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Anonimo


IFIORETTI

DISAN FRANCESCO D'ASSISI





Alnome di Yhesu Christo

crusifixoet de la sua

matregloriosa.


Inquesto libro se contengono

certimiracoli et exempli

devotidel glorioso poverello

messersancto Francesco

et dealquanti suoi devotissimi frati

etcompagni.





I


DEIDODICI PRIMI COMPAGNI DE SANCTO FRANCESCO



In primaè da considerare che 'l glorioso messer santo Francesco intucti l'acti de la vita sua fo conforme ad Christo: però checomo Yhesu Christo nel principio de la sua predicatione elesse xijapostoli a dispregiare el mondo et omni cosa mondana et seguitare luiin povertà et ne l'altre virtudi; così sancto Francescoelesse nel principio del fondamento de l'Ordine xij compagni (Idodici compagni sonosecondo l'ordine di tempo in cui seguironoFrancescoi seguenti: 1° Bernardo da Quintavalle; 2° PietroCatani; 3° Egidio; 4° Sabbatino; 5° Morico; 6°Giovanni della Capella; 7° Filippo Longo; 8° Giovanni da S.Costanzo; 9° Barbaro; 10° Bernardo di Vigilante de Vida; 11°Angelo Tancredi; 12° Silvestro)professori del'altissima povertà.


Et comouno di li xij apostoli de Chirstoriprovato da Diofinalmente seappicchò per la gola; così uno de' xij compagni desancto Francescoche haveva nome frate Iohanni da la Cappellaapostatòet finalmente se appicchò per la gola semedesimo. Et questo è ad altri grande exemplo de umilitade etmateria de fervore et de timoreconsiderato che nullo è certofine a la fine perseverare ne la grazia de Dio.


Et comoquelli sancti apostoli furono ad tucto el mondo maravigliosi desanctità et pieni de Spirito Sancto; così quellidevotissimi compagni de sancto Francesco furono homini de tantasanctitàche dal tempo de li apostoli in qua el mondo nonhabe così maravigliosi homini sancti: però che alcunode loro fo rapto insino al terzo cielocomo sancto Paoloet questofo frate Egidio; ad alcuno de loro furono toccate le labra colcarbone del fuoco da l'angelocomo fo ad Ysaia prophetaet questofo frate Filippo Longo; alcuno de loro parlava cum Diocomo unoamico co l'altrocomo Moyses (Esodo; III e ss.)et questo fo frateSilvestro; alcuno de loro volava per suctilità per aere a laluce de la divina sapientiacomo el aquila evangelista Ioannietquesto fo frate Bernardo humilissimoel quale profondissimamenteexponeva la divina scriptura; alcuno de loro fo canonizato etsanctificato in cielo vivendo egli anchora in terraet questo fofrate Rufinogentile homo de Asisi.


Et cosìtucti furono privilegiati de singulare segnosì como nelprocesso se dirà.




II

COMOFRATE BERNARDO AB ANDONO' EL MONDO PER SERVIRE A DIO.



El primocompagno de sancto Francesco fo frate Bernardo de Asisiel quale seconverti in questo mondo.


Essendosancto Francesco anchora in habito secularebenchè iàavesse disprezato el mondoet andando tucto dispecto et mortificatoper la penitenzain tanto che da molti era reputato stoltoet comopazo era schernito et cacciato con pietre et loto da parenti et dastraniet egli in omni iniuria et scherno passandose pazientementecomo sordo et muto; messer Bernardoel quale era de li piùnobiliricchi et savii de Asisicomenzò ad considerare insancto Franceso così excessivo dispregio del mondoet lagrande patientia ne le iniurieet che egli per dui anni era cosìabbandonato et disprezato da omni personasempre pareva piùcostante et patiente; comenzò a pensare et dire fra semedesimo: "Per nullo modo pò essere che questo Francesconon habia grande gratia da Dio". Et invitolo ad cena et addormire; et sancto Francesco cenò et albergò la seracon lui.


Alhoramesser Bernardo se pose in cuore de considerare la sua sanctità;onde fece apparecchiare per sancto Francesco uno lecto ne la camerasuane la quale ardeva de nocte sempre una lampana. Et sanctoFrancescoper celare la sua sanctitàincontinentecomo fointrato ne la camerase gictò in su el lecto et fece vista dedormire; et messer Bernardosimilmente depo alcuno spatiose pose aiacere et comenzò a ronfiare fortementecomo che dormisse.Di che sancto Francescocredendo veramente che messer Bernardodormissecomo mostravain su el primo sonno se leva de lecto etponse in orationelevando gli occhi et le mani ad cieloet congrandissima devotione diceva: "Dio mio! Dio mio!" Et cosìdicendo et forte lacrimando stette insino ad matutino semprereplicando: "Dio mio!" et non altro. Et questo dicevasancto Francesco contemplando et admirando la excellentia de ladivina Maiestàla quale dignava de con(de)scendere a lipreghi del suo servo poverello Francescoche pregava per lo mondoche perivaet disponeva provedere per la salute de l'anima sua e del'altre; et però illuminato da lo Spirito Sancto de laprophetiaprevedendo le grande cose che Dio deveva fare mediante luiet l'Ordine suoet con la sua insuficientia et poca virtùchiamava et pregava Diochè la sua pietà etomnipotentiasenza la quale niente pò la humana fragilitàsupplesse et adiutasse et fornesse quello che per sè nonpoteva. Or vedendo messer Bernardo li acti devotissimi de sanctoFrancesco per lo lume de la lampanaet considerando diligentementele parole che egli dicevafo toccato nel cuore da lo Spirito Sanctode mutare la vita sua.

Di chela matina chiamò sancto Francesco et dixeli così: "Ioho al tutto disposto nel mio cuore de abandonare el mondo etsequitare te in ciò che tu me commanderai". Odendoquestosancto Francesco se relegrò et dixe così:"Messer Bernardoquesto che voi dite è operatione sigrande e male agevoleche de ciò se vole richiedere consiglioa nostro Signore Yhesu Christo et pregarlo che li piaccia de mostraresopra de ciò la sua volontà et insegnarce como noipossiamo mettere questo in executione. Et però andiamoinsieme al vescovatodove sta uno buono prete et farimo dire laMessa et poi starimo in oratione in sino ad terzapregando Dio chene le tre apriture del messale ce demostri la via che ad lui piaceche elegiamo". Rispuse messer Bernardo che questo molto lipiaceva; di che alhora andarono al vescovato.


Et poiche hebero odita la Messa et stati in oratione insino ad terza(Insino ad terza; fin circa le nove antimeridiane)el prete per lipreghi de sancto Francesco prese el messale etfacto el segno de lacrocelo aperse nel nome del nostro Signore Yhesu Christo tre volte:ne la prima apritura occurse quella parola che dixe Christo nelvangelio al iovene che demandava de la via de la perfectione: Si tuvuoi essere perfectova et vendi ciò che tu haiet dallo adli poveriet seguita me (MATTEO; XIX21). Ne la seconda aprituraoccurse quella parola che Christo dixe nel vangelio a li apostoliquando li mando ad predicare: Non portate nulla per vianèbastonenè tascanè calzamentonè denari(LUCA; IX3); volendo per questo che tutta la loro speranza delvivere ponessero in Dio et havessero tucta la loro intenzione adpredicare el vangelio. Ne la terza apritura del messale occursequella parola che Christo dixe: Chi vuole venire depo meabandoni semedesimoet tolla la croce sua et seguiti me (MATTEO; XVI24 ).Alhora dixe sancto Francesco: "Messer Bernardoecco elconsiglio che Christo ce dà; va adonque et fa pienamente ciòche tu hai odito et sia benedecto et nostro Signore Yhesu Christoelquale ha degnato demostrarce la sua via evangelica". Oditoquestomesser Bernardo se partì et vendecte ciò chehavevache era molto riccoet cum grande alegreza distribuìomni cosa a poveria vedovea orfania pelegrinia monasterii eta spedali; et ad omni cosa sancto Francesco fedelmente etprovidamente lo adiutava.


Vedendounochiamato messer Silvestroche sancto Francesco dava tantidenari a poveristrecto da l'avaritiadixe a sancto Francesco: "Tunon me pagasti integramente de quelle pietre che tu comperasti da meper acconciare la chiesa et peròhora che tu hai denaripagame". Alhora sancto Francesco se maravigliò de la suaavaritiaet non volendo contendere con luisì como veroobservatore del vangeliomise le mani in seno ad messer Bernardoetpiene de denari le mise in mano de messer Silvestrodicendo che sipiù ne volesse più gli ne darìa. Contento dequellimesser Silvestro se partì et tornose a casa.


Et lasera repensando quello che haveva facto el dìreprendendosede la sua avaritiaconsiderando el fervore de messer Bernardo et lasanctità de sancto Francescola nocte seguente et dui altrenocte habe da Dio cotale visione. Vedeva uscire de la bocca desancto Francesco una croce de orola cui summità toccava elcielo et le braccia se extendevano da l'oriente insino a l'occidente.Per questa visione egli dette per amore de Dio ciò che havevaet fecese Frate Minore et fo ne l'Ordine de tanta sanctità etgratia che parlava con Dio como el uno amico co l'altrosecondo chesancto Francesco più volte provò et più de soctose dechiarirà.


MesserBernardo similemente habe tanta gratia da Dio che spesse volte erarapto in contemplatione; et sancto Francesco diceva de lui che eradegno de omni reverentia et che egli haveva fondato questo Ordine;però che fo el primo che haveva abandonato el mondononservandose nullama dando omni cosa a poveri de Christoetcomenzato la povertà evangelicaofferendose nudo a le bracciadel Crucifixo.


El qualesia benedetto in secula seculorum. Amen.



III

COMOSANCTO FRANCESCO PER HUMILTA' SE FECE PORRE UNO PIEDE IN SU LA BOCCAET L'ALTRO INSU LA GOLA DA FRATE BERNARDO PRIMOGENITO DE L'ORDINESUO.


Eldevotissimo servo del Crucifixo messer sancto Francescoperl'aspreza de la penitentia et continuo piangereera deventato quasiciecho et poco vedeva.


Unavolta tra l'altre se partì dal luoco (Dalla Porziuncola) doveera et andò ad uno luoco ( Alle Carceri sui fianchi del monteSubasio al di sopra d'Assisi) dove era frate Bernardoper favellarecon lui de le cose de Dio; et iognendo (Iognendo: giungendo) adluocotrovò che frate Bernardo era ne la selva in orationetutto elevato et conioncto con Dio. Alhora Sancto Francesco andòne la selva et chiamòlo: "Vienidixeet parla ad questociecho ". Et frate Bernardo non li respuse nienteperòche essendo homo de grande contemplatione haveva la mente suspesa etelevata in Dio. Et perchè haveva la singulare gratia deparlare de Diocome sancto Francesco più volte havevaprovatoempertanto desiderava de parlare con lui.


Factoalcuno intervallolo chiamò la seconda volta et la terza inquel medesimo modo; et frate Bernardo non lo odivaet perònon li respusenè ando ad lui. Et per questo sanctoFrancesco se partì un poco sconsolatoet meravigliavase frasè medesimo che frate Bernardochiamato tre voltenon eraandato ad lui.


Partendosecon questo pensierisancto Francescoquando fo un poco allungatodixe al suo compagno: "Aspectame qui"; et egli andòivi presso ad un luoco solitarioet pusòse in orationeetpregava Dio che li revelasse perché frate Bernardo non eraandato ad lui. Et stando cosìli venne una voce da Dio chedixe: "O povero homicciolode che sii tu così turbato;deve el homo lassare Dio per le creature? Frate Bernardoquando tulo chiamaviera conioncto meco; et però non poteva venire adtenè responderte. Adonque non te maravigliare si egli nonte potè parlareperò che egli era si fuore de sèche delle tue parole non odiva nulla".


Havendosancto Francesco questa resposta da Dioincontinente con grandefretta retornò verso frate Bernardoper accusarlessihumelmente del pensiero che haveva havuto in verso de lui.


Etvedendolo venirefrate Bernardo si le fece incontra et gettoseli ali piedi; alhora sancto Francesco el fece levare su et con grandehumilità li narrò el pensiero et la turbatione chehaveva havuta verso de luiet como de ciò Dio lo ne avevarepreso. Onde concluse così: "Io te comando per sanctaobedientiache tu faccia ciò che io te dirò".Temendo frate Bernardo che sancto Francesco non li comandasse qualchecosa excessivacomo soleva farevole honestamente schifare quellaobedienti; onde li respuse così: "Io so apparecchiatofare la vostra obedientia et volontàsi voi me promectete defare quello che io comandirò ad voi". Et promettendolisancto Francescodixe frate Bernardo: "Ditepadrequellovolete che io faccia". Alhora dixe sancto Francesco: "Iote comandoper sancta obedientiache per punire la mia presumptionehora che me gicterò in terra suppinome pungi el uno piede insu la bocca et l'altro in su la golaet così me passi trevolta da l'uno lato ad l'altrodicendome vergogna et vituperioetspecialmente me dirai: "Jacivillanofigliolo de PietroBernardone; onde viene ad te tanta superbiache sei una vilissimacreatura?" Odendo questo frate Bernardobenchè li fossemolto duro a farlopure per obedientia sanctaquanto più puòcortesemente adempiè el comandamento.


Et factoquestodice sancto Francesco: "Or comanda tu ad me quello cheio facciaperò che te ho promessa obedientia". Dixefrate Bernardo: "Io te comando per sancta obedientiache omnivolta che noi siamo insiemetu me reprendi et correggi asperamentede li miei defecti". Di che sancto Francesco forte semeravegliòperò che frate Bernardo era de tantasanctitàche egli lo aveva in grande reverenza et non loreputava reprensibile in cosa veruna. Et però d'alhora inanzisancto Francesco se guardava stare molto con luiper la dectaobedientiaad ciò che non li venesse decta alcuna parola decorreptione verso de luiel quale egli conosceva de tanta sanctità;ma quando aveva voglia de vederlo o de odirlo favellare de Dioelpiù presto che poteva se spacciava da lui et partevase. Etera grande devotione ad vedere con quanta caritàreverentiaet humilità sancto Francesco parlava con frate Bernardofigliolo primogenito.


Ad laudede Christo. Amen.



IV

COMOSANCTO FRANCESCO ANDO' IN GALITIA; ET DE LA QUESTIONE CHE PUSEL'ANGELO AD FRATE HELYA.



Nelprincipio d l'Ordinequando erano ancho pochi frati et non eranoanchor presi di luochi (abitazioniper i Frati)sancto Francesco per sua devotione andòad sancto Jacobo de Galitia (S. Giacomo di Compostellametafamosa di pellegrinaggi per tutto il medio evo)et menòcon lui alquanti fratifra quali fo el uno frate Bernardo. Etcamminando così insieme trovarono in una terra un poveroinfermo al quale havendo compassionedixe sancto Francesco ad frateBernardo: "Figlioloio voglio che tu remanghi qui a servirequesto infermo". Et frate Bernardo humelmente acceptò elcomandamento et remase; et sancto Francesco andò con l'altricompagni ad sancto Jacopo. Et essendo ionti et stando la nocte inoratione la chiesa de santo Jacobofo da Dio revelato ad sanctoFrancesco che egli deveva pigliare molti luochi per lo mondoperoche l'Ordine suo se deveva dilatare et crescere in grande moltitudinede frati. Et per questa revelatione sancto Francesco comenzòa pigliare de luochi in quelle contrade. Et retornando sanctoFrancesco per la via de primaretrovò frate Bernardo et loinfermo perfectamente guarito; onde sancto Francesco concedectel'anno sequente ad frate Bernardo che egli andasse ad sancto Jacobo.


Et cosìsancto Francesco se tornò ne la Valle de Spoliti (Spoleto).Et standose in uno luocho solitario egli et frate Masseo et frateHelya et alcuni altri; li quali tucti se guardavano disturbare sanctoFrancesco da la orationeet ciò facevano per la granderiverentia che li portavanoet sapevano che Dio gli revelava grandecose ne l'oratione. Hor advenne un giorno che sancto Francesco erain oratione ne la selvauno jovene belloapto ad caminarevenne adla porta del luochoet picchiò forteet sì infrettaet per sì grande spatioche li frati molto semeravigliarono de cos' disusato picchiare. Andò frate Masseoaperse la porta et dixe ad quello iovene: "Onde vieni tufiglioloche non pare che tu ce fussi mai piùchè haipicchiato così disusatamente; "Respuse el iovene: "Etcomo se deve picchiare?" Dixe frate Masseo: "Picchia trevolte l'una depo l'altra di radoet poi aspecta tanto che l'fratehabia decto el Pater nostro et venga ad te; et si in questointervallo non vienepicchia una altra volta". Respuse eliovene; "Io ho gran frettaet però ho picchiato sìforte; chè ho ad fare lungo viagio et qua sò venuto perfavellare ad frate Francesco; ma egli hora sta ne la selva et non lovoglio exturbare; ma va et mandame frate Helyachè li voglioparlare et porli una questioneperò che io ho inteso che òmolto savio". Va frate Masseo et dice ad frate Helya che vadaad quel iovene. Et frate Helya se ne scandaliza et non ce vuoleandare; di che frate Masseo non sa que farsene que respondere adcolui; però che si diceva: Frate Helya non pò venirementiva; et si diceva como era turbato et non voleva veniretemevade non darli malo exemplo. Et però che frate Masseo penavatanto ad tornareeliovene picchia una altra volta como primaetpoco stante tornò frate Masseo a la porta et dixe al iovene:"Tu non hai observata la mia doctrina nel picchiare". Dixeel iovene: "Frate Helya non vole venire ad me; ma ve et d' afrate Francesco che io sò venuto ad favellare con lui; ma peròche io non voglio impedire da la orationedigli che mandi frateHelya".


Alhoraandò frate Masseo ad sancto Francesco che orava ne la selvacolla faccia levata verso el cieloet dixeli tucta l'ambassata deliovene et la resposta de frate Helya. Quel iovene era l'angelo deDio in forma humana. Alhora sancto Francesco non mutandose deluochonè movendo la facciadixe a frate Masseo: "Va etdì ad frate Helya che per obedientia vada ad quel ioveneprestamente".


Odendofrate Helya la obedientia de sancto Francescoandò a la portamolto turbatoet con grande impeto et remore et dixe al iovene: "Quevoli tu? "Respuse el iovene: "Guardafrateche tu nonsii turbatocomo tu pariperò che l'ira impedisce l'animo etnon li lassa discernere el vero". Dixe frate Helya: "Dimmequel che tu vuoi da me". Respuse el iovene: "Io tedemando si ad li observatori del sancto evangelio è licitomagnare ciò che lo è posto innantisecondo cheChristo dixe a li suoi discipoli( LUCA; X8 ) et demandote si adalcuno homo è licito ponerli innanti alcuna cosa contraria ala libertà evangelica". Respuse frate Helyasuperbamente: "Io so bene questoma non te voglio respondere;va per li facti tuoi". Dice el iovene: "Io saperìameglio respundere ad questa questione de te". Alhora frateHelya turbato se partì et chiuse la porta: puoi comenzòad pensare de la dicta questione et dubitavane fra se medesimo; etnon la sapeva solvereperò che egli era Vicario de l'Ordineet aveva ordinata et facta costituzione oltra el vangelio et oltra laRegola de sancto Francescoche niuno frate ne l'Ordine magnassecarnesì che la dicta questione era expressamente contra delui. Onde non sapendo dechiarare se medesimoet considerando lamodestia de quel ioveneet che dixe che sapeva ad quella questionerespondere meglio de luiretornò a la porta et aprìlaper demandare el iovene de la dicta questione; ma era iàpartito; però que la superbia de frate Helya non era degnafavellare co l'angelo.


FactoquestoSancto Francescoal quale da Dio omni cosa era statarevelatatornò da la selva et fortemente et con alta voceriprese frate Helyadicendo: "Ma faifrate Helya superbochecacci da noi l'angeli che ce vengono ad admagestrare. Io te dico chetemofrateche la tua superbia non te faccia finire fuore de questoOrdine". Et così gli advenne poicomo sancto Francescogli predixeperò che morì fuore de l'Ordine. Inquello dì medesimo et in quella hora che quello angelo separtìapparì ad frate Bernardo che tornava da santoJacobo et era a la riva de un grande fiume et salutòlo in suolinguagio dicendo: "Dio te dia paceo buon frate". Etmaravigliandose frate Bernardo et considerando la belleza de queliovene et la loquela de la sua patriacon la salutazione pacifica etcon la faccia lieta sì lo demandò: "Onde vienituo buon iovene?" "Io vengodixede cotale luochodove demora sancto Francesco et andai per favellare con lui et non hopotutoperò che era ne la selva ad ontemplare le cose divineet io non l'o voluto impedire. In quel luocho demora frate Masseofrate Egidio et frate Helya; Frate Masseo m'ha insegnato de picchiarela porta ad modo de frati; ma frate Helyaperò che non mevolse respondere a la quistione che io gli propusipoi se ne pentì;et volevame odire et vedereet non potè". Depo questeparole dixe l'angelo ad frate Bernardo: "Perchè non passitu de là?" Respuse frate Bernardo: "Perchètemo de la profondità de l'acqua che io vedo". Dicel'angelo: "Passiamo insieme; et non dubitare". Et presela mano et in uno bactere de occhio el puse da l'altra parte delfiume. Alhora frate Bernardo cognobe che quello era l'angelo de Dioet cum grande reverenza et gaudio ad alta voce dixe: "O angelobenedecto de Diodimme quale è el nome tuo". Dixel'angelo: "Perchè demandi tu del nome mio el quale èadmirabile?".


Et dectoquestol'angelo se partì et lassò frate Bernardo tuctoconsolatointanto che tucto quello viaggio fece con alegreza. Etconsiderò el dì e l'hora che l'angelo li era apparitoet iongenedo al luocho dove era sancto Francesco con li compagnisopradicti recitò a loro omni cosa ordinatamente. Etcognobero certamente quello medesimo angelo in quello dì et inquella hora era apparito ad loro et ad lui. Et rengraziarono Dio.Amen.




V

COMOFRATE BERNARDO PRESE EL LUOCO DE' FRATI AD BOLOGNA


Perchèsancto Francesco con li suoi compagni erano da Dio chiamati etelecti ad portare col cuore et con l'opereet predicare con lalingua la croce de Yhesu Christoegli parevano et erano hominicrucifixiquanto a l'habito et quanto a la vita austeraet quanto ali acti et operationi loro; et però desideravano piùsostenere vergogna et opprobrii per amore de Yhesu Christochehonori del mondo et reverentie et vane laude. Anzi de le iniurie serelegravanoet de li honori se contristavano.


Et cosìse andavano per lo mondo como pelegrininon portando seco altro cheChristo crucifixo; et però che egli erano veri tralci de lavitecioè de Christoveraproducevano per lo mondo grandiet boni fructi de l'animequale quadagnavano ad Dio.


Horaadvenne che nel principio de la religione sancto Francesco mandòfrate Bernardo ad Bolognaad ciò che ivisecondo la gratiache Dio li haveva datafacesse fructo. Et frate Bernardofacendoseel segno de la sancta croceper la sancta obedientia se partìet pervenne ad Bologna. Et vedendolo li fanciulli in habito disusatoet vileli facevano molti scherni et iniurie como ad pazo; et frateBernardo patientemente et alegramente omni cosa sosteneva per amorede Yhesu Christo. Anziad ciò che meglio fosse stratiatosepuse studiosamente ne la piaza de la città; onde sedendo ivise radunarono molti fanciulli et hominiet chi li tirava el capuccioderieto et chi denantichi li gittava polverechi pietre et chi lospengeva de là et chi de quà: et frate Bernardo semprede uno modo et de una patientiacol volto lietonon se ramaricavaet non se mutava. Et per più dì retornava ad quelmedesimo luocoper sostenere simile cose.


Et peròche la patientia è opera de perfectione et prova de virtùuno savio doctore de legevedendo et considerando tanta constantiaet virtù de frate Bernardo in non poterse conturbare in tantidì per niuna molestia o iniuriadixe infra sèmedesimo: "Impossibile è che costui non sia uno sanctohomo". Et appressandose ad lui sì lo demandò:"Chi sei tu? et que sei venuto ad fare in quà?" Etper resposta frate Bernardo se mise mano in seno et traxe fuore laregola de sancto Francescoet decteli chè la legesse: etcomo la hebe lectaconsiderando el suo altissimo stato deperfectionecum grandissimo stupore et admiratione se voltòal compagno et dixe: "Veramente questo è el piùalto stato de religione che io mai odessenè vedesse; et peròcostui con li suoi compagni sonno de li più sancti homini dequesto mondoet fa grandissimo peccato chi li fa iniuria; el qualesommamente se deverìa honorarecum ciò sia cosa chelui sia vero amico de Dio". Et dixe ad Frate Bernardo: "Sivoi volessete prendere uno luoco per vostra habitatione in servitiode Dioio per salute de l'anima mia volentieri ve lo darò".Dixe frate Bernardo: "Messereio credo che ve habia spirato elSignore nostro Yhesu Christoet però io accepto la vostraproferta volentieri ad honore del nostro Signore Yhesu benedecto".Alhora el decto iudice cum grande reverentia et carità menòfrate Bernardo ad casa sua; et poi li decte el luoco promessoettucto lo aconciòet fornì a le sue spese; et deventòprotectore de li frati et singulare loro benefactore et defensore.


FrateBernardoper la sua sancta conversationecomenzò ad esseremolto honorato da la gentein tanto che beato se teneva chi lopoteva toccare o vedere. Ma eglicomo vero et humele discipolo deChristo et de sancto Francescotemendo che el honore del mondo nonli tollesse la pace et la salute de l'anima suase partì dellì et tornò ad sancto Francesco et dixeli così:"Patreel luoco è preso ne la città de Bologna;mandatevi de li frati che lo mantengano et che ve stienoperòche io non vi faceva più guadagnoanzi per lo troppo honoreche m'era factotemo che io non perdesse più che nonguadagnerei".


Alhorasancto Francescoodendo omni cosa per ordinesì como Dioaveva ordinato et adoperato per frate Bernardorengratiò Dioel quale così comenzava a dilatare li poverelli discipoli dela croce; et allora mandò de li suoi compagni ad Bologna et inLombardiali quali presero molti luochi in diverse parti.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.




VI

DE LAMORTE DE FRATE BERNARDO


Erafrate Bernardo de tanta santitàche santo Francesco liportava reverentia et spesse volte el lodava. Essendo un iornosancto Francesco in orationegli fo revelato da Dio che frateBernardo per divina permissione deveva sostenere molte pungente etdure bactaglie da le demonia; di che sancto Francescohavendo grandecompassione al decto frate Bernardoel quale egli molto amava comofigliolomolti dì orò con lacrimepregando Dio perlui ricommendandolo ad Yhesu Christo benedectochè li devessedare victoria da le demonia. Et orando così sancto Francescodevotamente; Dio un dì li respuse et dixe: "Francesconon temereperò che tucte le tentationi le quali haveràfrate Bernardo et da le quali deve essere combactutoli sonno da Diopermesse per exercitio de virtù et corona de merito; etfinalmente de tucti li inimici haverà victoriaperòche egli è uno de' commissarii del Reame de Dio".


De laqual resposta sancto Francesco habe grandissima alegreza et rengratiòDio. Et da quella hora innanti li portò sempre maiure amoreet reverentia.


Et beneli mostrònon solamente in vita suama etiamdio ne la morte.Però che venendo sancto Francesco ad mortead modo chequello sancto patriarca Iacob (Genesi; LXVIIII e ss)chestandoliintorno li figlioli adolorati et lacrimosi de la partenza de cosìadmirabile patredemandò et dixe: "Dove è lo mioprimogenito? Vieni ad mefiglioload ciò che io te benedicaprima che muora". Alhora frate Bernardo dixe in secreto adfrate Helyael quale era Vicario de l'Ordine: "Patreva da lamano dericta del sancto"el quale haveva perduto el vedere perlo troppo lacrimarepuse la mano dericta sopra el capo de frateHelya et dixe: "Questo non è el capo del mio primogenitofrate Bernardo". Alhora frate Bernardo andò ad lui da lamano sinistra. Et sancto Francesco alhora concellò le braccia(Cancellò le braccia: incrociò le braccia) ad modo decroceet puse lamano ricta sopra al capo de frate Bernardo et lamanca sopra al capo de frate Helyaet dixe ad frate Bernardo:"Benedicate el Patre del nostro Signore Yhesu Christo con omnibenedictione spirituale et celestiale in Christosì como tusei el primo electo in questo sancto Ordine a dare exemploevangelicoet sequitare Christo ne la evangelica povertà:imperò che non solamente tu desti el tuo et distribuistiintegramente et liberamente a li poveri per amore de Christo; maetiemdio te medesimo offeriste ad Dio in questo Ordine in sacrificiode suavità. Benedecto sii tu adonque dal nostro Signore YhesuChristo et da me poverello servo suo de benedictioni eterneandandostandovegiando et dormendovivendo et morendo. Chi te benediràsia pieno de benedictioniet chi te maledicesse non remarràsenza punitione. Sii el principale de li tuoi fratelliet al tuocomandamento tucti li frati obediscano; habi li centia de ricevere adquesto Ordine et de cacciare chi tu vorraiet nullo frate habiasignoria sopra de teet siate licito de andare et ed de stare dovete piace".


Depo lamorte de santo Francescoli frati amavano et riverevano frateBernardo como venerabile patre. Et venendo egli ad mortevennero adlui molti frati de diverse parti; fra quali venne quello yerarchicoet divino frate Egidioel quale vedendo frate Bernardocon alegrezadixe: Sursum cordafrate Bernardosursum corda!.


Et frateBernardo dixe ad uno frate che apparecchiasse ad Frate Egidio unluoco apto ad contemplareet così lo facto.


Etessendo frate Bernardo ne l'ultima hora de la mortese fece rizareet favellò a li frati che li erano denantiet dixe:"Consideratecarissimi fratellinon ve voglio dire molteparolema devete considerare che lo stato de la religione che io hoavutovoi avete et questo che ho io horavoi haverite anchora. Ettruovo questo ne l'anima miache per mille mundi equali ad questonon vorria non avere servito al nostro Signore Yhesu Christo. Et deomni offesa che io ho facta me rendo in colpa al mio Signore Yhesubenedecto et ad voi. Pregovefratelli miei carissimiche voi veamiate insieme".


Et poidepo queste paroledecte altri admagestramenti buoniet reponendosein su el lectola faccia sua deventò splendida et lietraoltra mododi che tucti li frati se meravigliarono. Et in quellaletitia la sua animacoronata de gloriapassò de la presentevita a la beata vita de li angeli.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



VII


COMOSANCTO FRANCESCO SOLO CON UNO MENZO PANE DEIUNO' TUCTA UNAQUADRAGESIMA NE L'ISOLA DE LACO DE PEROSCIA


Elvenerabile servo de Yhesu Christo sancto Francescoperò chein certe cose fo quasi uno altro Christodato al mondo per salute dela genteDio Patre lo volse fare in molti acti conforme et simile alsuo figliolo Yhesu Christo sì como se demostra nel venerabilecollegio de xij compagni et nel venerabile misterio de le sacrestigmate et nel continuato ieiunio de la sancta quadragesimaelquale fece in questo modo.


Essendouna volta sancto Francescoel dì de carnascialeal lato alLaco de Peroscia (lago di Perugia)in casa de uno suo devotocol quale era la nocte albergatofo spirato da Dio che egli andassead fare quella quadragesima in una isola del decto lacodi chesancto Francesco pregò quel suo amicoper amore de YhesuChristochè lo portasse su ne la navicella in una isola(Isola Maggiore) dove non habitasse persona; et questo fece lanocte del dì de la ceneresì che persona non se neavedesse. Et costuiper la grande devotione che haveva ad santoFrancescosolicitamente adempì la sua volontà etportòlo a la decta isola; et sancto Francesco non portòcon lui altro che due panetti. Et essendo ionto ne l'isolaelamico partendose per tornare ad casa suasancto Francesco el pregòcaramente che non revelasse ad persona como egli fosse iviet chenon venisse per lui insino al iovedì sancto. Et cosìse partì colui; et sancto Francesco remase solo.


Et nonessendoce alcuna habitatione ne la quale se potesse reducereintròin una siepe molto folta et strecta la quale molti pruni et arbori lahavevano acconcia ad modo de una cappannetta; et in questo cotaleluoco se puse ad contemplare le cose celestiali. Et ivi stecte tuctala quadragesima senza magnare et senza berealtro che la metàde uno de quilli panettisecondo che trovò quel suo devotoamico el iovedì sanctoquando tornò per lui; el qualetrovò de dui pani el uno intigro et menzo l'altro. E l'altromenzo se crede che sancto Francesco magnasse per reverentia delieiunio de Yhesu Christo benedectoel quale ieiuniò XL dìet XL nocte senza prendere cibo materiale. Et con quello menzo panecacciò da sè la vanagloriaet ad exemplo de Christoieiunò XL d' et XL nocte.


Et poiin quella isoladove sancto Francesco haveva facta sìmaravigliosa abstinentiafece Dio molti miracoli per li suo meriti;per la qual cosa comenzarono li homini ad edificare de le case; et inpoco tempo se fece uno castello buono et grandeet ècce elluoco de fratifacto ad reverentia de sancto Francesco. Et anchorali homini et le donne hanno grande devotione in quello luoco dovesancto Francesco fece la dicta quadragesima.


Ad laudede Christo. Amen.





VIII


EXEMPLOMARAVIGLIOSO DE PATIENTIA EL QUALE DIXE SANCTO FRANCESCO AD FRATELIONE


Venendouna volta sancto Francesco da Peroscia ad Sancta Maria de l'Angelicon frate Lione a tempo di vernoe il fredo grandissimo fortementeli cruciavachiamò frate Lioneche andava un poco innanziet dixe così: "O frate Lioneadvengadio che li FratiMinori in onmi terra dieno bono exemplo de sanctità et de bonaedificatione; nientedemeno scriviet nota diligentementeche ivinon è perfecta letiti". Et andando più oltrasancto Francesco lo chiamò la seconda volta et dixe: "Ofrate Lionebenchè li Frati Minori alluminino li ciechietdistendano li tractiet caccino le denomiaet rendano el odire a lisurdiet lo andare a li zoppiet lo parlare a li mutoliet chemaiure cosa èresuscitino li morti de quattro dì;scrivi che in ciò non è perfetta letitia". Etandando più oltrasanto Francesco grida forte: "O frateLionesi el Frate Minore sapesse tucte le lingueet tucte lescentieet tucte le scripturesì che sapesse profetareetrevelare non solamente le cose futurema etiamdio li secreti de leconscientie; scrivi che in ciò non è perfecta letitia".Andando un poco più oltrasancto Francesco grida forte: "Ofrate Lionebenchè el Frate Minore parli con la linguaangelicaet sappia li cursi de le stelleet le virtù de leherbeet fosserli revelati tucti li thesori de la terraetcognoscesse tucte le virtà de li ucelliet de li pesciet detucti li animaliet de li hominiet de l'arboriet de le pietreet de le radiceet de le acque; scrivi che in ciò non èperfecta letitia". Et andando un poco più oltra. SanctoFrancesco chiamò frate Lione et dixe: "O frate Lionebenchè l' Frate Minore sapesse sì bene predicarecheconvertesse tucti l'infideli a la fede de Christo; scrivi che non èivi perfecta letitia".


Etdurando questo modo de parlare ben dui migliafrate Lione con grandeadmiratione lo demandò et dixe: "Patreio te prego dala parte de Dioche tu me dichi ove è perfecta letitia".Et sancto Francesco li respuse et dixe:"Quando noi iongerìmoad Sancta Maria de l'Angelicosì bagnati per la piovia etgiacciati per lo fredo et infangati de lutoet afflicti de fameetpicchiarimo la porta del luocoel portanaro verrà adirato etdirà: "Voi chi site?" et noi dirìmo: "Siamodui de vostri frati". Et quello dirà: "Voi nondite veroanzi site dui ribaldi che andate ingannando el mondo etrobando le limosine dè poveri". Et non ce apriràet faràce stare de fuore a la neve et a l'acquacum fredo etcum fame in sino a la nocte; alhora si noi tanta iniuria et tantacrudeltà sosterremo patientemente senza turbatione etsenzamormorare de luipensaremo humilmente et caritativamente che quelloportanaro Dio lo fa favellare contra de noi; o frate Lionescriviche ivi è perfecta letitia.


Et sinoi perseverarìmo picchiandoet egli uscirà fuoreturbato et como gaglioffi importuni ce caccerà cum villanie etcum guanciate dicendo: "Partiteve de quigiottoncellivilissimiandate a l'hospedalechè qui non magnerite voi nèalbergarite"; si noi questo sosterremo patientemente conalegreza et con amore; o frate Lionescrivi che qui èperfecta letitia. Et si noipur constrecti da la fame et dal fredoet da la noctepur picchiaremoet chiameremoet pregarìmoloper amore de Dio con grande pianto che ce apra et mèctace purdentroet quello più scandalizato dica: "Costoro sonno(Sonno: sono gaglioffi importuniio li pagarò como sonoc'igni; et uscirà fuore con uno bastone nochioruto etpigliaràci per lo cappuccio et gicteràce in terra etrivolglieràce (Rivoglierace: avvolgeracci) ne la neve etbacteràci con quello bastone; et si noi tucte queste cosesosterremo patientemente con alegrezapensando le pene de Christobenedectole quali noi debiamo sostenere per suo amore; o frateLionescrivi che in questo è perfecta letitia. Et peròodi la conclusioneo frate Lione. Sopra ad tucte le gratie et donide lo Spirito Sanctole quale Christo concedecte ad li amici suoisi è vincere se medesimoet volentieri per amor de Christosostenere pene et iniurieopprobrii et disastri; però che intucti l'altri doni de Dio noi non ce possiamo gloriareperòche non sonno nostrima de Dioonde dice l'apostolo: Que hai tu chenon habi da Dio? et si tu l'ai avuto da luiperché te gloriicomo si tu lo havessi da te? (Lettera ai Corinti: IV7) Ma ne lacroce de la tribulatione et de l'afflictione ce possiamo gloriareperò che questo è nostro. Et però dicel'apostolo: Io non me voglio gloriaresi non ne la croce del nostroSignore Yhesu Christo (Lettera ai Galati: VI24).


Al qualesia sempre honore et gloria in secula seculorum.

Amen.



IX


COMOSANCTO FRANCESCO DIXE MATUTINO CUM FRATE LIONE SENZA BREVIARIO


Essendosancto Francesco una volta nel principio de l'Ordine cum frate Lionein uno luoco dove non haveva libro da dire l'officio divinodixesancto Francesco ad frate Lione: "Carissimonoi non habiamobreviarioche possiamo dire matutino; ma ad ciò che noiexpendiamo el tempo ad laude de Dioio diròet turesponderai como te insegnarò; et guarda che tu non muti leparole altramente che te dirò. Io dirò così:"O frate Francescotanti mali et peccati facisti nel seculoche tu sii degno de l'inferno"; et tufrate Lionereponderai:"Vera cosa che tu meriti l'inferno profondissimo". Etfrate Lione cum simplicità columbina respuse: "Volentieripatre; cominciamo al nome de Dio". Alhora sancto Francescodice: "O frate Francescotu facesti tanti mali et tanti peccatinel seculoche tu sii digno de l'inferno". Et frate Lionerespuse: "Dio per te farò tanti beniche n'andirai inParadiso". Dice sancto Francesco :"Non dire cosìmaquando io dirò: "O Francescotu hai facte tante coseinique contra a Dioche tu se digno de essere maletecto da Dio; ettu responderai: "Vera cosa è che sii digno esser messofra li maledicti". Et frate Lione responde: "Volentieripatre mio". Alhora sancto Francesco con molte lacrime et suspiriet picchiare de pectodice ad alta voce: "O signor mio Dio delcielo et de la terraio ho commesso contra de te tanta iniquitàet tanti peccatiche al tucto io sò digno essere da temaledecto". Et frate Lione responde : "O frate FrancescoDio te farà taleche fra li benedecti tu sirai singularmentebenedecto".


SanctoFrancesco maravigliandose che Frate Lione respondeva pureal contrariode quello che egli li haveva impostosì lo reprende dicendo:"Perchè non respondi tu como io te ho imposto? Io tecomando per sancta obedientia che tu me respondi como io te insegno".Io dico così: "O frate Francesco cattivellopensi tuche Dio haverà misericordia de te; cum ciò sia cosa chehabi commissi tanti peccati contra el Patre de la misericordia?"Et tufrate Lioneresponderai: "Per niuno modo sèdigno de trovare misericordia". Ma quando sancto Francesco dixe:O frate Francesco cattivelo etc.; respuse frate Lione: "DioPatrela cui misericordia è infinita più che'l peccatotuofarà teco grande misericordiaet sopra epsa teadiongnirà molte gratie".


Adquesta resposta sancto Francescodolcemente turbato et patientementeadiratodixe:"O frate Lioneperchè tu hai avutapresumptione de fare el contrario de quello che io t'òimposto? " Responde frate Lione molto humilmente etreverentemente et dice: "Dio el sapatre mioche omni volta meho posto in cuore de respondere como tu me hai conmandato; ma Dio mefa parlare como ad lui piace et non secondo che piace ad me".Di che sancto Francesco se meravigliòet dixe ad frate Lione:"Io te prego carissimamente che questa volta tu me rispondi comoio te ho decto". Respuse frate Lione: "Dì su alnome de Dioche per certo questa volta io te respondirò comotu vuoli". Et sancto Francesco lacrimando dixe: "O frateFrancesco cattivellopensi tu che Dio habia misericordia de techehai facti tanti mali; "Respuse frate Lione: "Anzitureceverai grandissima gratia da Dioet exalteràte etglorificheràte in eternoperò che chi si humilia saràexaltato ( LUCA; XIV11). Et io non posso dire altroperòche Dio parla per la bocca mia".


Et cosìin questa humile contentione con molte lacrime et con molta devotioneet consolatione spirituale vegiarono in sino al dì.


Al laudede Yhesu Christo. Amen.



X


RESPOSTANOBILE ET HUMILE DE SANCTO FRANCESCO AD FRATE MASSEO SUO COMPAGNO


Demorandosancto Francesco una volta nel luoco de la Portiuncolacum frateMasseo de Marignano homo de molta scientiasanctità etdiscretione et gratia nel parlare de Dioper la qual cosa sanctoFrancesco molto lo amava; un iorno tornando sancto Francesco de laselva da la orationeet essendo in su el uscire de la selvaeldecto frate Masseoel volse provare como fosse humileet fèceliseincontraet dixe: "Perchè ad teperchè ad teperchè ad te tucto el mondo viene derieto et omni persona pareche desideri de vederteet de odirteet de obedirte? Tu non seinobile; onde adonque ad teche tucto el mondo te venga derieto?"Odendo questo sancto Francescotucto realegrato in spiritorizandola faccia in cieloper grande spatio stecte con la mente in Dio; etpoi retornando in sèse inginocchiò et rendecte laudeet gratie ad Dio; et poi con grande fervore de spririto se revoltòad frate Masseo et dixe: "Vuol tu saperevuol tu saperevuoltu sapereperchè ad me viene tucto el mondo derieto? Questoho io da quelli occhi de l'altissimo Dioli quali in omni luococontemplano li buoni et li rei: però che quelli occhisanctissimi non hanno veduto infra li peccatori niuno piùvilenè più insufficientenè più grandepeccatore de me: et però ad fare quella operationemaravigliosala quale egli intende da farenon ha trovata piùvile creatura de me sopra la terra; et ha electo me per confondere lanobilità et la grandeza et la forteza et la belleza et lasapientia del mondoad ciò che conosca che omni virtùet omni bene è da luiet non da la creaturaet niuna personase possa gloriare nel cospecto suo; ma chi se gloriase glorii nelSignore ( Lettera I ai Corinti: I27-31 )de cui è omnihonore et gloria in eterno.


Alhorafrate Masseo ad sì humile respostadecta cum tanto fervorese expaventò et cognobe certamente che sancto Francesco erafondato in vera humiltà.

Ad laudede Christo. Amen.




XI


COMOSANCTO FRANCESCO ANDANDO A SIENA REPACIFICO' HOMINI CHE SE OCCIDEVANOINSIEME


Andandoun iorno sancto Francesco per camino cum frate Masseoel decto frateMasseo andava un poco innanzi. Iongendo ad uno trivio de vieperle quale se poteva andare ad Sienaad Fiorenza et Arezodice frateMasseo: "Patreper quale via volemo noi andare? "Respusesancto Francesco :"Per quella che Dio vorrà". Dicefrate Masseo: "Et como porremo noi sapere la volontà deDio?" Dixe sancto Francesco:"Al segnale che io tedomanderò; onde io te conmando per sancta obedientiache inquesto trivio nel luoco dove tu tieni li pieditu te giri intornosì como fanno li fanciulliet non restare si io non teldico". Alhora frate Masseo comenzò ad volgerse in giro;et tanto se voltòche per la vertigine del capola quale sesuole generare per cotale girareegli cadè più voltein terra; ma non dicendoli sancto Francesco che restesseet eglivolendo fedelmente obedirese rizava su et poi recomenzava. Alhoraquando egli se volgeva ben fortedixe sancto Francesco: "Stàfermo et non te mutare". Et così fece. Et sanctoFrancesco lo demanda: "Inverso qual parte tieni tu la faccia?"Responde frate Masseo: "Verso Siena". Di che sanctoFrancesco dixe: "Quella è la via per la quale vuole Dioche noi andiamo".


Andandoper quella viafrate Masseo fortemente se maravigliava de quello chesancto Francesco li haveva indicto farecomo fanciulliinnanti adseculari che passavano; nientedemeno non era ardito demandare sanctoFrancesco per reverentia.


Appressimandosead Sienael popolo de la città odì de l'advenimentosuo (Advenimento suo: venuta sua)onde se gli fecero incontra et pergrande devotione portarono luiel compagno insino al vescovatochenon toccaro niente terra con li piedi. In quella hora alquantihomini de Siena combactevano insiemeet ià dui de loro neerano morti; et iognendovisancto Francesco predicò ad lorosì devotamenteche tucti li reduxe ad pace et concordiainsieme. Per la qual cosaodendo el vescovo de Siena quella sanctaoperatione che sancto Francesco haveva factasi lo invitò adcasa suaet recevettelo con grandissimo honore quel dì etancho la nocte. Et la matina sequente sancto Francescohumileelquale ne le sue operationi non cercava si non la gloria de Dioselevò per tempo col suo compagno et partìse senzapigliar comiato da persona.


Di chefrate Masseo andava per la via mormorando et dicendo: Que èquesto che fa questo homo? Fèceme girare ne la via como unofanciulloet al vescovoche tanto l'à onoratonon li hadecta una buona parolanè rengriatiatolo. Et pareva ad frateMasseo che sancto Francesco se fosse portato indiscretamente. Ma poiper divina inspiratione retornando in se medesimo et reprendendosediceva fra se stesso: Frate Masseotu sii troppo superbocheiudichi l'opere divineet sii degno de l'inferno per la tuaindiscreta superbiaperò che nel dì de heri (Heri:ieri ) sancto Francesco fece sì sancte operationiche si lehavesse facte l'angelo de Dio non sirìeno state piùmaravigliose. Onde si te comandasse che tu gictassi le pietreeldeveresti obedirechè ciò che egli ha facto in questavia (In questa via: in questo viaggio) è proceduto dal'ordinatione divinasì como se demostra nel buon fine che èsequìto; però che si non havesse repacificati coloroche combactevano insiemenon solamentecomo havevano iàincomenzatomolti corpi sirìeno morti de coltellomaetiamdio molte anime haverìa el diavolo tirate ad l'inferno.Et però tu sii stultissimo et superboche mormori de quelloche manifestamente procede da la volontà de Dio.


Et tuctequeste cose che frate Masseo imaginava nel cuore suoandandoinnanzifuorono revelate da Dio ad sancto Francesco. Ondeapprossimandose sancto Francesco dixe così: "FrateMasseoad quelle cose che tu pensi orat'atieniche sonno buone etutili da Dio spirate; ma la prima mormoratione che tu facevi eravanaciecha et superbaet fo ad te messa ne l'animo dal diavolo".Alhora frate Masseo se advide che sancto Francesco sapeva li secretidel suo cuoreet certamente comprese che lo spirito de la divinasapientia dirizava el patre sancto intucti li acti suoi.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XII


COMOSANCTO FRANCESCO PROVO' LA HUMILTA' DE FRATE MASSEO SUO COMPAGNO.


SanctoFrancescovolendo humiliare frate Masseo ad ciò che per moltidoni che Dio gli dava non se levasse insuperbiama per virtùde la sancta humilità crescesse con epsi de virtù invirtù; una volta che demorava in uno luoco solitario conquelli suoi primi compagni veramente sanctidi li quali era el unofrate Masseodixe un dì sancto Francescopresenti tuctil'altri compagni: "Frate Masseotucti questi tuoi compagnihanno gratia de oratione et de contemplatione; ma tu hai gratia depredicare la parola de Dio et satisfare al popolo. Et però iovoglioad ciò che costoro possano intendere a lacontemplationeche tu facci l'officio de la porta et vadi per lalimosina et facci la cocina; et quando l'altri frati magnirannotumagnirai fuore de la porta del luocosì che ad quelli cheverrano ad luoco nanzi che picchinotu satisfacci ad loro dealquante parole de Diosì che non bisogni che vada fuorealtri che tu. Et questo farai per merito de la sancta obedientia".Alhora frate Masseo inchienando el capohumilmente recevette etsequitò questa obedientia per più dìfacendol'officio de la portade la limosina et de la cocina. Di che licompagnicomo homini illuminati da Diocomenzaro sentire ne li lorocuori grande rimordemento considerando che frate Masseo era homo degrande perfectione como loro o piùet ad lui era posto tuctoel peso del luoco et non ad loro. Per la qual cosa se mossero tuctiet andaro ad pregare sancto Francesco chè li piacessedistribuire fra loro quelli officiiperò che le loroconscientie per nullo modo potevano sostenere che frate Masseoportasse tante fatighe. Odendo questosancto Francesco consentìa li loro preghi et voluntadi et chiamò frate Masseo et dixe:"Frate Masseoli tuoi compagni vogliono far parte de li officiiche io te ho dati; et però vogli che li dicti offici sedividano". Alhora frate Masseo cum grande humilità dixe:"Patreciò che tu me imponio de tucto o de partetucto lo reputo facto da Dio". Alhora sancto Francescovedendola carità de coloro et la humilità de frate Masseofece ad loro una predica maravigliosa de la sanctissima humilitàadmagestrandoli che quanto maiuri doni et gratie c'è da Diotanto noi debiamo essere più humili; però che senzahumilitade niuna virtù è acceptabile ad Dio. Etfornita la predicadistribuì l'officii cum grande carità-


Ad laudede Christo. Amen.



XIII


EXEMPLOMARAVIGLIOSO DE POVERTA' ET HUMILITA' DE SANCTO FRANCESCO.


Elmaraviglioso sequitatore de Christo sancto Francescoper conformarseperfectamente ad Christo in omni cosael qualesecondo che dice elvangeliomandò li suoi discipuli a dui a dui ad tucte quellecittade et luochi dove egli deveva andare ( MARCO; VI7 e LUCA; X1); da poi che sancto Francesco ad exemplo de Christo habe radunatiXII compagnisì li mandò per lo mondo ad predicare adui a dui. Etper dare ad loro exemplo de vera obedienzacomenzòprima ad andaread exemplo de Christo che comenzò prima adfare che ad insegnare (Atti degli Apostoli; I1). Onde avendoassignate a li compagni l'altre parte del mondoegli prendendo frateMasseo per compagno prese el camino verso la provincia de Francia.


Etpervenendo un iorno ad una villa assai affamatiandarosecondo laRegolamendicando el pane per amore de Dio; et sancto Francesco andòper una contradaet frate Masseo per un altra. Ma perchèsancto Francesco era homo troppo desprezato et piccolo de corpoperòera reputato un vile poverello da chi non lo conoscevanon gli fodato si non paricchi pezolini de pane secco; ma frate Masseoperchèera homo grande et bello del corposì gli fuorono dati buonipezi de pane grandiet assaiet alcuno integro.


Accactatoche egli heberose retrovarono insieme fuor de la villain unluocoper magnaredove era una bella fonteet al lato era unabella pietra largasopra la quale ciaschuno puse le limosine cheavevano accactate . Et vedendo sancto Francesco che li pezi del panede frate Masseo erano più grandi et più belli che lisuoifece grandissima alegrezaet dixe così: "FrateMasseonoi non siamo digni de così gran thesoro". Etdicendo queste parole più volterespuse frate Masseo: "Patrecomo se pò chiamare thesorodove è tanta povertàet manchamento de le cose che bisognano? Qui non è tovaglianè coltellonè taglierinè scodellenècassane mensanè fantenè fantesca". Dixealhora sancto Francesco: "Et questo è quello che ioreputo grande thesoroove non è cosa veruna apparecchiata perindustria humana; ma ciò che ci èèapparecchiato da la providentia devinasì como se vedemanifestamente dal pane accactatoet ne la mensa de pietra et ne lafonte sì chiara et bella. Et però voglio che preghiamoDio ch' el thesoro de la sancta povertà così nobeleelquale ha per servitore Dioce faccia amare con tucto el cuore".Et decte queste paroleet facta la orationeet presa la refectionecorporale de quelli pezi del pane et de l'acquase levarono percaminare in Francia.


Etiongnendo ad una chiesadixe sancto Francesco al compagno:"Intriamo in questa chiesa a l'oratione". Et sanctoFrancesco se ne va derieto a l'altareet ponse in orationeet inquella oratione si ricevette da la divina visitatione sìexcessivo fervoreche infiammò l'anima sua sìfortemente de l'amore de la sancta povertàche sì perlo colore de la faccia et per lo nuovo exbadigliare de la boccapareva che gictasse fiamma de amore. Et venendo così infocatoal compagnosì gli dixe: "A! A! A! frate Masseodammete medesimo". Et cosi dixe tre volteet ne la terza voltasancto Francesco col fiato levò frate Masseo in aere etgictòlo denanti ad se per spatio de una hasta de lancia. Diche frate Masseo hebe grandissimo stupore et recitò poi a licompagni che in quello levare et suspingere col fiatoel quale lifece sancto Francescosentì tanta dolceza de animo etconsolatione de lo Spirito Sancto che mai in vita sua sentìtanta suavità.


Et factoquestodixe sancto Francesco: "Andiamo ad sancto Pietro et adsancto Paolo et preghiamoli che ce ensignino et adiutino ad possedereel thesoro exmesurato de la sanctissima povertà; peròche ella è thesoro dignissimo et sì divinoche noi nonsimo digni de possederlo ne li nostri vasi vilissimi; cum ciòsia cosa che questa virtù sua quella celestialeper la qualetucte l'altre cose terrene et transitorie se calcanoet per la qualeomni impaccio se tolle (Tolle; toglie) denancti a l'animaad ciòche ella se possa coniongere cum Dio eterno. Questa è quellavirtù la quale fa l'animaancora posta in terraconversarein cielo co l'angeli. Questa è quella che accompagnòYhesu Christo in su la Crocecum Christo fu sepellitacum Christorisuscitòcum Christo salì in cielo; et la qualeetiamdio in questa vita concede a l'animeche de lei se inamoranoageveleza de volar in cielo; cum ciò sia cosa che ella guardil'arme de la vera humiltà et carità. Et peròpreghiamo li sanctissimi apostoli de Christoli quali fuoro perfectiamatori de questa povertà evangelicache ce accactino questagratia dal nostro Signore Yhesu Christoli quali fuoro perfectiamatori de questa povertà evangelicache ce accactino questagratia dal nostro Signore Yhesu Christoche per la sua sanctamisericordia ce conceda de meretare de essere veri amatori et veriobservatori et discipoli de la sanctissima evangelica povertà".


Et inquesto parlare ionsero ad Romaet intraro ne la chiesa de sanctoPietro; et sancto Francesco se puse in oratione cum molte lacrime inuno cantuccio de la chiesaet frate Masseo ne l'altro. Et standolungamente in oratione cum molte lacrime et grande devotioneappariero ad sancto Francesco li sancti apostoli Pietro et Paolo cumgrande splendoreet sì li dixero: "Però chedemandi et desideri observare quello che Christo et li sanctiapostoli servaronolo nostro Signore Yhesu Christo benedecto cemanda ad te ad annuntiarte como la tua oratione è exauditaetè conceduto ad te et a li tuoi sequaci da Dioperfectissimamente el thesoro de la sanctissima povertà. Etanche da sua parte te dicemoche qualunque ad tuo exemplo sequitaràperfectamente questo desiderioegli è securo de labeatitudine de vita eterna; et tucti li tuoi sequaci con teco serannoda Dio benedecti". Et decte queste parole disparieronolassando sancto Francesco pieno de consolatione.


Etlevandose sancto Francesco da la oratione retrovò el suocompagno et dixe se Dio li haveva revelato nulla; respuse de no.Alhora sancto Francesco li dixe como li sancti apostoli li eranoappariti et quello che li havevano revelato. Di checiaschuno pienode letitiadeterminaro retornare a la Valle de Spoleti lassandol'andata de Francia.


Ad laudede Christo. Amen.




XIV


COMOSANCTO FRANCESCO CON CERTI SUOI COMPAGNI FAVELLANDO DE DIOAPPARVEIN MEZZO DE LORO YHESU CHRISTO BENEDECTO



Essendouna volta sancto Francesconel comenzamento de l'Ordineraccoltocon li suoi conpagni inuno luoco a parlare de Dioegli in fervore despirito conmandò ad uno de loro che nel nome de Dio aprisse labocca et parlasse de Dio ciò che lo Spirito Sancto lospirasse. Adempiendo el frate el conmandamento et parlando de Diomaravigliosamentesancto Francesco l'impuse silentioet conmandòad uno altro el simigliante. Et obedendosuctilissimamente parlòde Dioet sancto Francesco similmente l'impuse silentio; et comandòal terzo che parlasse de Dio. El quale comenzò a parlare sìprofondamente de le cose de Dioche sancto Francesco certamente videche questocomo l'altri duiparlava per Spirito Sancto.


Etquesto anche se demostra per expresso segnale; però chestando in questo parlamentoapparve Christo benedecto in menzo deloro in specie de uno bellissimo iovene: et benedicendoli gli riempièdi tanta dolcezza che tucti furono ratti <di se medesimietiacevano como mortinon sentendo niente di questo mondo. Et poiritornando in se medesimi>dixe alhora sancto Francesco :"Fratelli miei carissimiregratiate Dioel quale ha voluto perla bocca de li simplici revelare li thesori de la divina sapientia;però che Dioel quale apre la bocca a li mutiet le linguede li semplici fa parlare sapientissimamente (Sapienza: X21).


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XV


DELMARAVIGLIOSO MAGNARE CHE FECE SANCTO FRANCESCO CUM SANCTA CHIARA ADSANCTA MARIA DE L'ANGELI.



SanctoFrancescoquando stava ad Asisispesse volte visitava sancta Chiara(Nota: Chiara fu della città di Assisi. Nacque (1193) daFavarone di Offredduccio e da Ortalanaambedue di famiglia nobile ericca. Fin dalla più tenera età principiò arisplendere per la sue virtù. A diciassette anni (1210)udite le prediche che S. Francesco faceva nella Cattedraledesiderosa della più alta perfezione cristianaandòripetutamente in segreto con una sua fida compagnaBona diGuelfuccioa chiedergli consiglio sul come più facilmenteconseguirla. così venne alla determinazione di abbandonare ilmondo e votarsi totalmente a Dio. La notte seguente la domenicadelle Palme (28 marzo 1211) fugge dalla casa paterna a S.Maria degliAngeli in Porziuncoladi dove S. Francescovestitala dell'abitomonasticola conduce al monastero benedettino di S. Paolo pressoBastia.


Di quivii parenti con lusinghe e minacce tentano di strapparlama essaresiste e vincee dopo pochi giorni dimora passa al monasteroanchequesto benedettinodi S. Angelo di Pansoe poco dopo a S. Damiano.Quivi sorse il primo monastero de monache che da lei si disseroClarissequivi visse per circa 43 anni nel continuo esercizio dellepiù eroiche virtùvisse per circa 43 anni nel continuoesercizio delle più eroiche virtùquivi morìnel 1253. Il suo corpo si venera nella chiesa a lei dedicatapressola quale le Clarisse andarono ad abitare dopo la morte della loroSanta Madredandoli sancti admagestramenti. Et avendo epsagrandissimo desiderio de magnare una volta con luiet de ciòpregandolo molte voltelui volse mai fare quella consolatione. Ondevedendo li suoi compagni el desiderio de sancta Chiaradixero adsancto Francesco: "Patread noi pare che questa rigiditànon sia secondo la carità divinache sora Chiaravergenecosì sanctada Dio dilectatu non exaudisci in cosìpiccola cosacomo è magnare con voi; et spetialmenteconsiderando che ella per la tue predicationi abandonò lepompe et le riccheze del mondo. Et di verosi ella te demandassemaiure gratia che questala deverate fare a la vostra piantaspirituale.


Alhorasancto Francesco respuse: "Pare ad voi che io debia exaudire?"Respusero li compagni: "Patredegna cosa è che tuli facci questa consolatione". Dixe alhora sancto Francesco:"Poi che pare ad voipare ancho ad me. Ma ad ciò cheella sia più consolataio voglio che questo magnare se facciain sancta Maria de l'Angeliperò che ella è statalungo tempo rinchiusa in sancto Damianosì che li ioveràvedere un poco el luoco de sancta Mariaove ella fo tondita et factasposa de Yhesu Christo; et ivi magnerimo insieme al nome de Dio.


Venendoadonque el dì ordinato ad ciòsancta Chiara uscìdel monasterio con una compagnaet accompagnata da li compagni desancto Francesco venne ad sancta Maria de l'Angeli. Et salutatadevotamente la vergene Maria gratiosa denanti al suo altaredove erastata tondita et velatapoi la menaro vedendo el luoco insino adtanto che venne el hora del magnare. Et in questo menzo sanctoFrancesco fece apparecchiare la mensa in su la piana terracomo erausato de fare. Et facta el horase pongono ad magnare sanctoFrancesco et sancta Chiara insieme; et uno de li compagni <desancto Francesco> con la compagna de sancta Chiara. Et poi tuctil'altri compagni se aconciarono humilemente. Et per la prima vivandasancto Francesco comenzò a parlare de Dio sì suaveetsì altamente et sì maravigliosamentechedescendendosopre de loro l'abundantia de la gratia divinatucti fuorono raptiin Dio.


Etstando così rapti con le mani et co l'occhi levati in cieloli homini d'Asisi et da Bectona (Bettona: paese di fronte adAssisi)de la contrada dintorno vedevano che sancta Maria del'Angeli et tucto el luoco et la selvache era alhora al lato elluocoardevano fortementeet pareva che fosse un fuoco grandissimoche occupava la chiesa et luoco et la selva insieme. Per la qualcosa li Asisiciani cum grande frecta cursero la giù perspegnere el fuococredendo fermamente che omni cosa ardesse. Maiongendo al luoco et non trovando ardere nullaintrando dentrotrovaro sancto Francesco cum sancta Chiara et con tucta la lorocompagnia rapti per contemplatione et sedere intorno ad quella humilemensa. De que ipsi certamente compresero che quello era stato fuocodivino et non materialelo quale Dio haveva facto appariremiracolosamentead demostrare et significare el fuoco del divinoamoredel quale ardevano l'anime de quisti sancti frati et de questesancte monache; onde li dicti homini suspiravano con grandeconsolatione ne li loro cuori et cum sancta edificatione.


Poidepo grande spatiotornando in sè sancto Francesco et sanctaChiara insieme con li altriet sentendose bene confortati de cibospiritualepoco se curarono de cibo corporale. Et cosìfornito quello benedecto magnaresanta Chiarabene accompagnatasetornò ad sancto Damiano. Di che le monachevedendolanehabero grande alegreza; però che temevano che sancto Francesconon l'avesse mandata ad regere qualche altro monasteriosi comohaveva mandata sora Agnese (Nota: Agnese sorella minore di S. Chiara.Seguì questa nel monastero per consacrarsi a Dio sedicigiorni dopola seguì in cielo dopo tre mesi ( 16 novembre1253) sua sorella per abbadessa Idel monasterio de Montecelli deFiorenza. Et sancto Francesco alcuna volta haveva decto ad sanctaChiara: "Apparecchiatesi bisognasse de mandarte in alcunoluoco"; et ellacomo figliola de la obedientiahavevarisposto: "Patreio so sempre apparecchiata de andare dove mecommandereti". Et però le suore se relegrarono moltoquando la videro tornare. Et sancta Chiara d'alhora innanzi remasemolto consolata.


Ad laudede Christo. Amen.


XVI


REVELATIONECHE HEBE SANCTA CHIARA ET FRATE SILVESTRO QUE VITA DEVESSE TENERESANCTO FRANCESCO


Elhumile servo de Yhesu Christo messer sancto Francescopoco tempodepo la sua conversioneavendo ià radunati molti frati etricevuti a l'Ordineposto in grande pensiero et dubitatione dequello che devesse fare: o intendere solamente a la orationeoalcuna volta predicare; et sopra de ciò desiderava molto desapere la volontà de Dio. Et perchè la sancta humilitàera in luinon presumeva de senè de le sue orationipensòde cercare la divina volontà co l'orationi altrui.


Ondeegli chiamò frate Masseo et dixeli così: "Vanni adsora Chiara et digli per mia parte che ella con alcune delle piùspirituale compagne che habia devotamente preghino Dioche lipiaccia de mostrarme quale sia il meglio: o che io intenda adpredicareo unicamente a l'oratione. Et poi andirai ad frateSilvestro et similmente li dirai . Costui era stato nel secoloquello messer Silvestroche aveva veduta una croce d'oro procedereda la bocca de sancto Francescola quale era lunga insino al cieloet larga fine a le estremità del mondo; et era questo frateSilvestro de tanta devotione et sanctitàche ciò chechiedeva a Dio impetrava et era esauditoet spesse volte parlava cumDio; et però sancto Francesco haveva in lui grande devotione.


Andòfrate Masseo etsecondo el conmandamento de sancto Francescofecel'ambasciata (prima) ad sancta Chiara et poi ad frate Silvestro. Laquale recevutasubito se puse in orationeet orando hebe la divinarespostaet tornò ad frate Masseo et dixe così:"Questo dice Dio che tu dichi ad frate Francesco: che Dio nonl'à chiamato in questo stato solamente per sema acciòcha faccia fructo a l'anime et multi per lui sieno salvati".


Havutaquesta respostafrate Masseo tornò ad sancta Chiara <asapere quello ch'ella aveva impetrato da Dio> et ella respusechequella medesima resposta haveva havuta lei e le sue compagne da Diocome frate Silvestro.


Et conquesto frate Masseo retornò ad sancto Francesco et da lui forecevuto con grande caritàetlavatoli li piedi et magnatolo chiamò ne la selva et cavandose lo capuccio etinginocchiandose denanti ad frate Masseo et faccendo croce de lebraccia lo demandò: "Que conmanda che io faccia el nostrosignore Yhesu Christo benedecto? "Respuse frate Masseo che sìad frate Silvestro at sì ad suora Chiara et così a lasorella Christo haveva resposto et revelato: "che la sua volontàsi è che tu vadi per lo mondo predicandoperò che nonper te solo te ha electo Dioma per te et per altri". Alhorasancto Francescoquesta resposta oditaet cognosciuta per epsa lavolontà de Diocon grandissimo fervore dixe: "Andiamo alnome de Dio". Et prese per compagni frate Masseo et frateAngelo.


Etandando con impeto de spiritosenza considerare vianèsemita (sentiero) ionsero ad uno castello che se chiamaCannaia. Et sancto Francesco se puse ad predicareconmandando primaa le rondiniche cantavanoche tenessero silentio insino ad tantoche havesse predicato. Et così fo obedito. Et ivi predicòcon tanto fervoreche li homini et le donne de quello castello pergrande devotione volevano andarli derieto et abandonare el castello;ma sancto Francesco non volsedicendo ad loro: "Non habiatefrecta et non ve partiteche io ordinarò quello che voidebiate fare per salute de l' anime vostre". Alhora pensòde fare el terzo Ordine per salute universale de tucti. Et cosìlassandoli molto consolati et ben disposti ad penitentiapartìsede llì et venne fra Cannaia et Bevagni.


Etpassando oltra con quello fervorelevò li occhi in alto etvide alquanti arbori ad lato la viainsu li quali era grandemultitudine de ucelli; de che sancto Francesco maravigliandose dixe ali compagni: "Voi me aspectarite qui ne la viaet io andiròad predicare a le mie sorelle ucelle". Et dentro nel campocomenzò ad predicare ad li ucelli che erano in terra; etsubito quelli che stavano in su l'arbori vennero ad lui; et tuctiinsieme stectero fermi<mentre che sancto Francesco compièdi predicare; et poi anche non si partivano> finchè lòdecte la benedictione.


Etsecondo che recitò poi frate Masseo a li frati da Massaandando fra loro sancto Francescoet toccandole co l'abito niuna semoveva.


Lasubstantia de la predica fo questa:


"Sorellemie ucelle

voi sitetenute molto ad Dio vostro creatore

etsemprein omni luoco

lodevete laudare

peròche egli ve ha dato el vestimento duplicato et triplicato;

appreso

peròche de voi reservò el seme ne l'arca de Noè

ad ciòche la spetie de voi non venesse meno nel mondo; anchora li sitetenute per lo elemento de l'aere che ha deputato ad voi.


Oltra aquestovoi non seminate

nonbacteteet Dio ve pasce et dave li fiumi et li fonti per vostrobere

et montiet valle per vostro rifugio

etl'arbori per fare li nidi.


Et cumciò sia cosa che voi non sapiate nè coscire

nètagliare

Dioveste voi et li vostri figlioli.


Ondemolto ve ama el Creatore

poichève ha dati tanti beneficii.


Et peròguardatevesorelle miedal peccato de la ingratitudinema sempreve studiate laudare Dio.

Dicendoad loro sancto Francesco queste paroletucti quelli ucellicomenzarono ad aprire li becchiet ad distendere l'ale et li colliet con reverentia inchienare li capi fine ad terraet con acti etcon canti demostrare che le parole de sancto Francesco davano a lorograndissimo dilecto. Et sancto Francesco insieme con loro sedelectavaet maravigliandose molto de tanta moltitudine de ucelli etde la loro bellissima varietàet de la loro actentione etfamiliaritade; per la qual cosa egli co'lloro divotamente lodava ilCreatore.


Fornitala predicasancto Francesco lo' fece el segno de la sancta croce etdedigli licentia de partirse; et alhora tucti quelli ucelli schieratise levarono in aere con maravigliosi cantiet poi secondo la croceche lò haveva facta sancto Francescocosì se diviseroin quattro parte; el una parte volò verso l'orientel'altraverso l'occidentela terza verso el meridieet la quarta verso loaquilone (mrzzogiorno)et ciascuna schiera andava cantandomaravigliosamentesignificando che como sancto Francescoconfalonieri de la croce de Christoera stato loro predicatore etsopre de loro haveva facto el segno de la crocesecondo el qualeegli devevano andare cantando in quattro parte del mondo; cosìla predicatione de la croce de Christo renovata per sancto Francescose deveva per lui et per li suoi compagni portare per tucto el mondo;li quali fratiad modo de ucellinon possedendo alcuna cosa propriain questo mondosolo ad la providentia de Dio conmectono la lorovita. Ad laude de Christo. Amen.



XVII


COMOUNO NOVITIO VIDE UNA REVELATIONE FACTA AD SANCTO FRANCESCO.


Unofanciullo molto puro et innocente fo recevuto a l'Ordinevivendosancto Francesco ; et stava in uno locarello piccolonel quale lifrati per necessità dormivano in capolecto. Or venendo sanctoFrancesco una volta al decto luocola seradecta Compietase andòad dormire per poterse levare la nocte a la orationequando glialtri frati dormivanocomo lui era usato de fare. El dectofanciullo se pose in cuore de vedere solicitamente le vie de sanctoFrancescoper poter conoscere la sua sanctità et spetialmentequello che la nocte faceva quando se levava. Et ad ciò che elsonno non lo ingannassese puse ad dormire ad lato ad sanctoFrancesco per sentire quando egli se levasseet legò la cordasua con quella de sancto Francesco; et de questo sancto Francesco nonsentì nulla. Ma la nocte su el primo sonnoquando tucti ifrati dormivarnosancto Francesco se lieva et trova la corda suacosì legatasciolsela si pianamentech' el fraticello nolsentì et andosene solo ne la selva che era presso al luocoetintrò in una celluza che ce era et pùsesi in oratione.


Depoalcun spatio se desta el fraticelloet non trovando sanctoFrancescoet trovarsi la corda scioltalievase su et va cercandosancto Francescoet trovando aperto el uscio de la selva pensòche sancto Francesco vi fusse dentro. Et intrando ne la selva etiongendo presso al luoco dove sancto Francesco oravacomenzòad udire un grande favellare; et approximandose più per odireet per intendere el parlamentoegli vide una luce mirabile la qualeattorniava sancto Francescoet in epsa vide Christo benedecto et lavergine Marìa et sancto Johanni Baptista et lo Evangelista etgrandissima moltitudine de Angelili quali parlavano con sanctoFrancesco. Vedendo questo el fanciullo et odendocade in terratramortito.


Poifornito el misterio de quella sancta apparitionetornando sanctoFrancesco al luococo lli piedi trovò el decto fanciulloiacere ne la via come mortoet per compassione se lo puse in braccioet portòlo a lectocomo fa el buon pastore con la suapecorella.


Et poisapendo da lui como haveva veduta la decta visioneli conmandòche non lo dicesse mai ad persona finchè egli fosse vivo. Elfanciullo poicrescendo in grande gratia de Dio et de sanctoFrancescofo valente homo ne l'Ordineet solo depo la morte desancto Francesco revelò a li frati la decta visione.


Ad laudede Christo. Amen.



XVIII


DELMARAVIGLIOSO CAPITOLO FACTO AD SANCTA MARIA DE L'ANGELIDECTOCAPITOLO DE LE STOIE



Elfedele servo de Yhesu Christo sancto Francesco tenne una voltaCapitolo generalead Sancta Maria de l'Angelial quale seradunarono cinque milia fratiet vennevi sancto Domenicocapo efondatore de' Frati Predicatori el quale alhora veniva de Borgogna etandava ad Romaet odendo questa Congregatione et Capitolo che sanctoFrancesco faceva ad Sancta Mariasi lo andò a vedere consepte frati de l'Ordine suo.


Foanchora nel decto Capitolo uno cardinale devotissimo de sanctoFrancescoal quale egli haveva prophetato che deveva essere Papaetcosì fo; el quale cardinare era venuto studiosamente daPerosciache ce stava la corteet omne dì veniva ad vederesancto Francesco con li suoi fratiet alcuna volta cantava la messaalcuna volta faceva el sermone a li frati in Capitolo.


Etprendeva el decto cardinale grandissimo dilecto et consolationequando veniva ad visitare questo sancto collegiovedendo in quellapianura sedere li frati ad schierequi LXqui Cdove CCdove CCCtucti occupati solamente ad rascionare de Dioin orationeinlacrime et in exercito de carità; et stavano in tanto silentioet in tanta modestiache ivi non se sentiva uno rumorenèuno strepito; et maravigliosamente de tancta moltitudine et cosìordinatacon lacrime et con grande devotione diceva: "Veramentequesto è el campo de l'exercito de cavalieri de YhesuChristo".


Non seudiva in tanta moltitudine niuno favellare fabulenè buscie(favolecose vane); ma devunque si radunava una schiera de frati oegli oravanoo dicevano officioo piangevano li peccata loro et deloro benefactorio vero ragionavano de la salute de l'anima. Eterano in quello campo tecti de graticcie et de stoiedistincti perturmesecondo li frati de diverse Provincie; et però sechiamava quel Capitolo el Capitolo de le stoie o vero de li graticci.Li loro lecti era la pura terraet chi ce haveva un poco de paglia;el guanciale era pietra o legno.


Per laqual cosa era grande devotione de loro ad chi li vedeva o odivaetera tanta la fama de la loro sanctitàche la corte del Papache era alhora ad Perosciacardinalivescoviabbati con altrichiericiconti et baronicavalieri et altri gentili homini etpopolari de l'altre terre de la Valle de Spoliti venivano ad vederequella sanctagrande et humile compagnia et congregationela qualeel mondo non hebe mai de cotanti homini insieme. Et principalmentevenivano per vedere el capo et patre sanctissimo de tucta quellasancta congregationeel quale haveva robata al mondo quella bellapreda et radunato così bella gregie al loro vero pastore YesuChristo benedecto.


Etessendo così radunato tucto el Capitolo generaleel patre detucti sancto Francesco in fervore de spirito propone la parola diDioet predicando ad loro in alta voce quello che lo Spirito Sanctolo faceva parlare; per thema propuse queste parole: "Figliolimieigrande cose habiamo promesse a Dioma troppo maiure sono daDio promesse ad noi; observiamo quello che habiamo promessoetaspectiamo de certo quello che è promesso ad noi. Breve èlo dilecto del mondoma la pena che seguita ad epso èperpetua. Piccola è la pena di questa vitama la gloria del'altra vita è infinita". Et sopre ad queste parolepredicando devotissimamenteconfortava et reduceva li frati adreverentia et obedientia de la sancta matre Ecclesiaad caritàfraternalead orare per tucto el popolo de Dioad haveretemperantia ne la prosperità et patientia ne l'adversitàdel mondoad tenere pudicitia et castità angelica; ad haverepace con Diocon li homini et con la propria conscentia; ad amore etobservantia de la sanctissima povertà. Et qui dixe: "Ioconmando per merito de la sancta obedienti ad tucti voiche siteecqui (quì) congregati che nullo de voi habia curanèsolicitudine de veruna cosa da magnarenè da berenède altre cose necessarie al corpoma solamente intendete a laoratione et ad laudare Dio; et tucta la solicitudine del corpo vostrolassate a Dio; però che egli ha spetial cura de noi". Ettucti recevectero questo conmandamento con alegro cuore et lietafaccia. Et fornito el sermone de sancto Francesco tucti se pusero inoratione.


Di chesancto Fomenico se maravigliò del comandamento de sanctoFrancesco et reputavalo indiscretonon potendo pensare como tantamoltitudine se potesse regeresenza havere cura et solicitudine dele cose necessarie al corpo. Ma lo principale pastore Christobenedectovolendo mostrare como lui ha cura de le sue pecorelle etsingulare amore a li poveri suoiincontinente spirò (ispirò)a le gente de Perosciade Spolitide Folignide Aspellode Asisiet de l'altre terre dentorno che portassero da magnare et da bere adquella sancta congregarione. Et ecco subitamente venire de le decteterre homini con somieri et cavalli et carri carchi de panevino etcasciofave et altre buone cose da magnare secondo che a lìpoveri erano de bisogno. Et fra questo rechavano tovaglieorciolibicchieri et altri vasi necessarii ad tanta moltitudine. Et beato sereputava chi più cose portare poteva et piùsolicitamente servireintanto che etiandio li cavalieri et baroni etaltri gentili homini con grande humilità et devotione liservevano innanti.


Per laqual cosa sancto Domenico vedendo queste cose et conoscendo che laprovidentia divina se adoperava in lorohumilmente se recognobehaver male iudicato et inginocchiòse innanzi ad sanctoFrancesco et humilmente dixe sua colpaet odionse: "VeramenteDio ha cura speciale de questi poverelli et io non lo sapevaet ioda hogi innanzi promecto de observare la evangelica povertàsancta; et meledico da parte de Dio omnipotente tucti li frati del'Ordine mio li quali nel decto Ordine presumeranno de havere deproprio " (Nel Capitolo generale dei Domenicani tenuto a Bolognanella Pentecoste del 1220 lo stesso S. Domenico emanò undecreto col quale imponeva ai suoi la rinuncia ai beni terreni e ilvivere nella più stretta povertà). Si chèsancto Domenico fu molto edificato del fedele et sanctissimo servo deChristo Francesco et de la obedientia et de la povertà de sìgrande et ordinato collegioet de la providentia divina et de lacopiosa abondantia de omni bene.


Et inquesto medesimo Capitolo fo decto ad sancto Francesco che multi fratiportavano la panziera del ferro in su la carne et cerchi de ferro;per la qual cosa multi ne infermavanoet multi n'erano impediti dal'oratione. Di che sancto Francescocomo discretissimo patreconmandò per sancta obedientiache qualunque havesse panzierao cerchio de ferrose lo cavasse et ponesselo denanti ad lui. Etfosì fecero. Et fuoro annumerate cinquecento panziere etmulti più cerchi de ferrointanto che facevano uno buonomonticello; et sancto Francesco tucti li fece lassare ivi.


Poifornito el Capitolosancto Francesco confortandoli tucti in bene etadmagestrandoli como devessero scampare de questo mondo malvascio(malvagio) senza peccatocon la benedictione de Dio et sua gliremandò ad le loro Provincietucti consolati de letitiaspirituale.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.


XIX

COMOSANCTO FRANCESCO ANDO' AL CARDINALE PROTECTORE DE L'ORDINE.


Essendosancto Francesco una volta gravemente infermo de gli occhimesserUgolino cardinale et protectore de l'Ordineper grande tenereza chehaveva de luisì gli scripse che andasse ad lui ad Rietedove erano optimi medici da occhi. Alhora sancto Francescorecevutache hebe la lettera del cardinalese ne andò prima ad sanctoDamianodove era sancta Chiaradevotissima sposa de Yhesu Christoper dargli alcuna consolatione et poi andare al cardinale. Etessendo ivi sancto Francescola nocte seguente peiorò sìde gli occhi che niente vedeva; di che non potendose partire sanctaChiara li fece una celluza de canniccine la quale egli se potessemeglio reposare. Ma sancto Francesco si per lo dolore de la infermitàet per la moltitudine de sorciche gli facevano grandissima noianiente se poteva posarenè de dìnè de nocte.


Etsostenendo più dì quella pena et tribulationecomenzòad pensare et reconoscere che quello era uno flagello de Dio per lisuoi peccati; et cum tucto el cuore et con la bocca comenzò adrengratiare Dio; et poi diceva ad alta voce: "Signore mioioso degno de questo et de pegio. Signore mio Yhesu Christopastorebuonoel quale ad noi peccatori et indigni hai posta la tuamisericordia in diverse pene et angoscie corporaleconcedi grati etvirtù ad metua pecorellache per niuna infermitàangoscia o dolore io me parta da te". Et facta questa orationevenne una voce da cielo la quale gli dixe: "Francescorispondime. Si tucta la terra fosse oroet tucti li marili fontiet li fiumi fossero balsamoet tucti li montiet colliet saxifossero pietre prectioseet tu trovassi uno altro thesoro piùnobile che queste cosetanto quanto el oro è piùnobile che la terrael balsamo che l'acquaet le pietre pretiosepiù che li monti et li saxiet fòssete ( ti fosse )dato per questa infermità quello più nobile thesoronon deveresti tu essere contento bene et alegro? "RelegrateFrancescoperò che quello thesoro è la vita eternaelquale io te conservo et insino ad hora io te ne investisco; et questainfermità è arra de questo thesoro beato".


Alhorasancto Francesco chiamò el compagno con grandissima alegrezade quella gloriosa promessa

et dixe:"Andiamo al cardinale". Et consolando prima sancta Chiaracon sancte paroleda lei humilmente prese conmiatopigliando elcammino verso Riete.


Etquando ce ionse pressotanta moltitudine del popolo si li feceincontrache perciò egli non volse intrare ne la terramaandosene ad una chiesa presso a la città forse due miglia.Sapendo poi i cittadini che egli era in quella chiesaad turmecurrevano ad vederlointanto che la vigna de la chiesa tucta seguastava et tucte le uve se coglievano. Di che el prete multo sedolevaet nel cuore suo se penteva havere recevuto sancto Francescone la sua chiesa.


Etessendo da Dio revelato ad sancto Francesco el pensiero del preteelfece chiamare ad se et dixeli: "Patre carissimoquante some devino te rende questa vigna el annoquando è bona stascione?"Respuse el prete che XII some. Dixe sancto Francesco : "Io tepregopatre carissimoche tu sostenghi patientemente el miodemorare ecqui alquanti dìperò che io ce truovo moltoriposoet lassa tollere (Tollere: togliere) ad omni persona dequesta uva de la vigna et fidate de me poverello; et io te promectoda la parte del mio Signore Yhesu Christo che in questo anno terendirà la vigna XX some de vino". Et questo facevasancto Francescode stare iviper lo grande fructo de l'anime chese vediva fare da le gentiche venivano ad luide' quali molti separtivano inebriati del divino amore et abandonavano el mondo.


Confidòseel prete de la promessa de sancto Francesco et lassòliberamente la vigna ad coloro che venivano ad lui. Maravigliosacosa! La vigna fo al tucto guasta et coltasì che appena ceremasero alquanti racèmoli (Racèmoli; racimolimiserigrappoli) de uve. Venne el tempo de la vendegna (vendemmia)elprete coglie quelli racèmoli et metteli nel tino et pista; etsecondo la promessa de sancto FrancescoXX some de optimo vinoricolse.


Nelquale miracolo manifestamente se dette ad intendere checomo per limeriti de sancto Francesco la vigna spoliata de uve era abundata invinocosì el popolo christiano sterile de virtù per lopeccatoper li meriti de sancto Francesco et per la sua doctrinaspesse volte abonda in buono fructo de penitentia.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XX

COMOUN NOVITIO REMASE NE L'ORDINE PER LA INFRASCRIPTA VISIONE.


Unoiovene molto nobile et delicato venne a l'Ordine de sancto Francesco;el quale depo alquanti dìper instigatione del demoniocomenzò ad havere in tanta abominatione el habito che portavache gli pareva portare un sacco vilissimo; haveva horrore de lemanicheabominatione del cappuccioet la lungheza et l'aspreza lipareva una soma (peso) importabile. Et crescendo pure eldespiacere de la religioneegli finalmente deliberò lassareel habito et retornare al mondo.


Havevaià costui preso per usanzasecondo che gli haveva ensegnatoel suo magistroin qualunque hora egli passava denanti a l'altaredel conventonel quale stava el Corpo de Christoinginocchiarsi congrande reverentiaet cavarse el cappuccioet inchienarse con lebraccia in croce. Or advenne che in quella noctene la quale sedeveva partire et oscire de l'Ordinegli convene passare denanti al'altareet passando de llìsecondo el usanzaseinginocchiòet fece reverentia. Et subito in quelloinginocchiamento fo rapto in spirito et foli monstrata da Dio unamaravigliosa visione in questo modo. Vide costui denanti a sèuna moltitudine de sancti ad modo de processione a dui a duivestititucti de bellissimi vestimenti et drappi pretiosiet la faccia et lemani loro resplendevano como soleet andavano con canti de angelisuavissimi. Fra li quali erano dui più nobilmente vestiti etornati che tucti li altriet erano attorniati de tanta claritàche davano grandissimo stupore ad chi li guardava; et quasi in finede la processionevide uno adornato de tanta gloriache pareva uncavaliero novellopiù ornato che gli altri. Vedendo eliovene questa visionese maravigliava et non sapeva quello chequesta visione se volesse dire: et non era ardito de demandare etstava stupefacto per dolceza.



Nondimenoessendo passata tucta la processionecostui curre et va ad li ultimiet con grande timore li demanda et dice: "Carissimi patriiove prego che ve piaccia dirme chi sonno questi cosìmaravigliosi in questa processione sì venerabile".Respondono costoro et dicono: "Sappifiglioloche noi siamotucti frati Minorili quali hora venimo de la gloria de paradiso".Et costui demanda: "Chi sò chelli dui che resplendonopiù che gli altri? "Respondono costoro et dicono:"Quelli dui el uno è sancto Francescol'altro èsancto Antonioquello ultimoche tu vidi così ornatoèuno sancto frate che è morto novellamente; el qualeperchéha combactuto valentemente contra le tentationi et ha perseverato insino a la finenoi lo meniamo hora alla gloria del paradiso. Etquesti vestimenti de drappi così belli che noi portiamocesonno dati da Dio in scambio de l'aspra de le toniche le quali noipatientemente portammo ne la religioneet la grande chiaritàche tu vidi in noi c'è data da Dio per la humilitàetper la patientiaet per la sancta povertàobedientia etcastitàle quale noi servammo in sino al fine. Et peròfigliolonon te sia duro portare el sacco de la religione cosìfructuosoperò chesi col sacco de sancto Francesco tu peramore de Yhesu Christo dispregirai el mondoet mortificherai lacarneet contra el demonio combactirai valentementetu insieme connoi haberai simile vestimento et clarità de gloria".


Et dectequeste paroleel iovene tornò in sè medesimoetconfortato de la visionecacciò da se omni tentationeetrecognobe la sua colpa inanzi al guardiano et a gli altri frati; etdae llì ( da lì ) inanzi desiderò l'aspreza dela penitenza et de li vestimentiet finì la vita sua nel'Ordine con grande sanctitade.


Ad laudede Christo. Amen.



XXI

COMOSANCTO FRANCESCO PACIFICO' EL LUPO COL POPOLO D'EUGUBIO


Al tempoche sancto Francesco demorava en la città d'Eugubio (OggiGubbio) apparì uno lupo asprissimoterribile et feroceel quale non solamente devorava li animalima etiandio li homini; intanto che tucti li cittadini stavano impauritiperò chespesse volte se appressava a la città; et tucti andavanoarmati quando uscivano de la terracomo si andassero ad combactere;et con tucto ciò non se potevano defendere da luichi conlui se scontrava solo. Et per paura de questo lupo vennero ad tantoche niuno ardiva oscire de la terra.



Per laqual cosa sancto Francesco havendo compassione ad quelli hominivolse uscire fuore ad quel lupobenchè li cittadini ne losconsigliassero; et facendose el segno de la sancta croceuscìfuore con li suoi fratitucta la sua fidanza reponendo in Dio. Etdubitando gli altri de andare più oltrasancto Francescopiglia el cammino in verso dove era el lupo. Et questo videromolticittadini li quali erano venuti ad vedere quello miracolo.


El dictolupo se fa incontra ad sancto Francesco con la bocca operta; etapprossimandose ad luisancto Francesco gli fece el segno de lacroceet chiamòlo ad sè et dixe così "Vieniecquàfrate lupo; io te conmando da la parte de Yhesu Christoche tu non facci lesionenè malenè ad menèad persona". Mirabile dire! Incontinente che sancto Francescohebe facta la croceel lupo chiuse la bocca et ristette de correre;etfacto el conmandamentovenne mansueto como agnelloet gictòsea li piedi de sancto Francesco ad iacere.


Alhorasancto Francesco parlò così et dixe: "Frate lupotu fai molti danni in queste partiet hai facti molti maleficiiguastando et occidendo le creature de Dio senza sua licentia; et nonsolamente hai occise et devorate le bestiema tu hai havuto ardirede occidere et guastare li homini facti a la ymagine de Dio; per laqual cosa tu sii degno de le forche como latro et homicidialepessimo; et omni gente grida et mormora de teet tucta questa terrat'è inimica. Ma io voglio fare la pacefrate lupofra te etcostorosì che tu non li offendi più et elli teperdoniranno omni offesa passataet nè homininè canite perseguiteronno più.


Dictequeste paroleel lupo con acti corporali de codade orecchie etmenare de capo mostrava de acceptare ciò che sancto Francescodicevaet de volerlo observare. Alhora sancto Francesco dixe:"Frate lupoda poi che te piace de tenere questa paceio te promettode farte dare le spese continuamentefinchè viveraidal'homini de questa terrasì che tu non patirai piùfame; però che io so bene che per la fame tu hai facto omnimale. Ma puoi che io te accactirò questa gratiaio voglioche tu e promecti che non nocirai mai più ad niuno homonèad niuno animale. Premettime tu così?" Et inchinando elcapoel lupo fece evidente segnale che promecteva. Et sanctoFrancesco dice: "Frate lupoio voglio che tu me facci fede dequesta promissionead ciò che io me ne possa bene fidare".Et distendendo sancto Francesco la mano per recevere la fedeellupo levò el piede denantiet domesticamente el puse sopra lamano de sancto Francesco dandoli quello segnale de fede che poteva.


Alhoradixe sancto Francesco: "Io te conmando nel nome de YhesuChristoche tu venghi meco senza dubutare de nullaet andiamo adfermare questa pace nel nome de Dio". El lupo obediente se neva con lui como uno agnello mansueto; di che li cittadini fortementese mavavigliano. Et subito questa novità se sparse per tuctala città; sì che omni gentegrandi et piccolimaschiet feminetrahono a la piaza per vedere el lupo con sanctoFrancesco.


Etessendo ivi bene radunato tucto el popololevòse su sanctoFrancesco et predicà ad lorodicendotra l'altre cosecomoper li peccati Dio permecte cotale perstilentieet che piùpericolosa è la fiamma de l'infernoche è da durareeternalmente a li dannatiche non è la rabia del lupoelquale non pò occidere si non el corpo.


"Quantoè adonque da temere la bocca de l'infernoquando tantamultitudine tiene in terrore et in paura la bocca de un piccoloanimale? Fate degna penitentia de li vostri peccatiet Dio vedelibererò dal lupo in presente et nel futuro dal fuocoeternale".


Et factala predicadixe santo Francesco: "Oditefratelli miei: fratelupoel quale è qui denanti ad voiha promessoet fàctomefedede far pace con voi et de non offenderve mai più in cosaverunasi voi gli promectete darli omni dì le spesenecessarie; et io intrarà ricolta (entrerò mallevadore)per lui ch' el patto de la pace lui observirà fermamente".Alhora tucto el popolo ad una voce promise de nutricarlocontinuamente.


Etsancto Francesco denanti ad tucto el popolo dixe al lupo: "Ettufrate lupopromecti de observare li pacti de la pace ad costoroet che tu non offendirai nè animalinè niuna creatura?" El lupo se inginocchiò et chienò el capo et conacti mansueti de corpode coda et de orecchie demostraquanto èpossibilede voler observare a lloro omni pacto. Alhora dixe sanctoFrancesco: "Io voglio che como tu me desti la fede et promessafuor de la portacosì qui denanti ad tucto el popolo me diifede de la tua promessache tu non me ingannirai de la recolta cheio te ho facta". Alhora el lupo levando el piè ricto silo puse in mano de sancto Francesco. Onde per quello acto et del'altri decti de sopra fo tanta admiratione et alegreza in tucto elpopolosì per la devotione de sancto Francescoet sìper la novità del miracolo et per la pace de lupoche tucticomenzarono gridare ad cielolaudando et benedicendo Dioel qualehaveva mandato ad loro sancto Francescoche per li suoi meriti lihaveva liberati da la bestia crudele.


Et puoiel decto lupo vixe dui anni in Eugubio et intravase domesticamenteper le case ad uscio ad usciosenza fare male ad persona et senzaesserne facto ad luiet fo nutricato cortesemente da le gentietandandose così per la terra ià mai niuno cane liabaiava. Finalmente depo dui anni frate lupo morì devecchiezaonde li cittadini molto se dolseroperò chevedendolo andare così mansueto per la cittàserecordavano meglio de la virtù et sanctità de sanctoFrancesco.


Ad laudede Christo. Amen.




XXII

DE LETURTURE CHE FUORONO DONATE AD SANCTO FRANCESCO ET DA LUI LIBERATE


Unoiovene haveva prese un iorno molte turtureet portandole ad venderese scontrò in sancto Francesco (Il fattosecondo gli Actus -cap. 24 avvenne a Siena)el quale haveva sempre singulare pietade ali animali mansuetiet guardando ad quelle turture con occhipietosidixe al iovene: "O buon ioveneio te prego che tu medii questi ucelli così mansueti et innocentili quali ne lasancta Scriptura sonno assimigliati a l'anime castehumilidevoteet fedelichè non vengano a le mani de li homini crudelicheli occidano". De subito coluispirato da Diole decte adsancto Francescoet egli recevendoli in grembiocomenzò adparlarli dolcemente et diceva: "O sorelle miesempliceinnocenti et casteperchè ve lassate voi pigliare? Or ecchoio ve voglio scampare da la morte et farve li nidiad ciò chefaciate fructo et moltiplichiate (Genesi C.1 v.22) secondo elconmandamento del nostro Creatore".


Et adtucte fece el nido. Et elle comenzarono ad fare l'ova et figliarenanzi a li fratiet così domesticamente usavano con sanctoFrancesco et con l'altri fratisì como fossero state gallinesempre nutricate da loro. Et mai non se partierono in fino chesancto Francesco con la sua benedictione lo' decte licentia.


Et aliovene che gli haveva donate dixe sancto Francesco: "Figliolotu sirai anchor frate Minore et in questo sancto Ordine serviraiYhesu Christo benedecto gratiosamente". Et poi el decto iovenese fece fratesì como sancto Francesco li haveva dectoetvixe ne l'Ordine con grande sanctitate.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.




XXIII

COMOSANCTO FRANCESCO LIBERO' UN FRATE DA LE BRANCHE DEL DIAVOLO.


Standouna volta sancto Francesco in oratione nel luogo de sancta Maria del'Angelivide per divina revelatione tucto el luoco attorniato etassediato da le demonia ad modo che da uno grande exercito; ma niunopoteva però intrare nel luocoperò che quelli fratierano de tanta sanctitàche le demonia non havevano con chiappiccarse. Ma pure perseverando cosìuno de quelli frati sescandalizò con uno altroet pensava nel cuore suo como eglilo potesse accusare et farne vendecta. Per la qual cosa stando inquesto mal pensierolo demoniohavendo la intrata apertaintrònel luoco et pùsese (posossi) nel collo ad questo frate.


Vedendoel solicito pastoreche sempre vegiava (vegliava) sopra losuo gregeche el lupo era intrato ad devorare la sua pecorella; fecesubitamente chiamare ad sè quel frateet conmandò chesubito devesse excoprire el veneno de l'odio concepto contro elproximoper lo quale egli era ne la mano del nemico. Di che coluiimpauritoperchè se vedeva compreso dal patre sanctoexcoprìomni veneno et rancoreet recognobe la colpa sua et demandònehumilemente la penitenza. Et absoluto che fo dal peccatoetricevuta la penitenzaincontinente denanzi ad sancto Francesco eldemonio se partì; et lo frateliberato da la crudele bestiaper la volontà del buono pastoreregraziò Dioetretornando correpto et admagistrato ad la grege del sancto pastorevixe poi in grande sanctità.


Ad laudede Christo. Amen.



XXIV

COMOSANCTO FRANCESCO ANDO' PER CONVERTIRE EL SOLDANO.


SanctoFrancescoper zelo de la fede de Yhesu Christo et per lo desideriodel martirio andò una volta oltra mare con XII suoi compagnidevotissimi et sanctiper andarsene derictamente al Soldano deBabillonia.


Etiognendo in alcuna contrada de Saracinidove se guardavano li passida homini sì crudeliche niuno christianoche inde passassepoteva scampare che non fosse morto; piacque ad Dio scamparli da lamortema presibactuti et legati furono menati denanti al Soldano.Et essendo denanti ad luisancto Francescoadmagestrato da loSpirito Sanctopredicò così devotamente de la fede deChristoche etiandio per epsa egli voleva intrare nel fuoco.


Di cheel Soldano comenzò havere grande devotione de luiet per laconstantia de la fede sua et per lo dispregio del mondo che vedevainluiperò che nullo dono voleva da lui recevereessendopoverissimoet etiandio per lo fervore del martirio che in luivedeva. Et da quello ponto inanzi el Soldano l'odiva volentierietpregòlo che spesse volte tornasse ad luiconcedendoliberamente ad lui et ad li compagni che potessero predicare dovepiacesse ad loro. Et decte ad loro uno segnale per lo quale egli nonpotessero essere offesi.


Havutoadonque questa licentiasancto Francesco mandò quelli electisuoi compagni ad dui ad dui in diverse parte de Saracini ad predicarela fede de Christo; et egli con uno de loro elesse una contradaadla quale iongendo intrò in uno albergo per riposarse. Et iviera una femina bellissima del corpo et soza de l'animala qualemaledecta lo richiese de peccato. Et dicendo sancto Francesco: "Ioacceptoandiamo ad lecto"et ella lo voleva menare in camera.Et sancto Francesco dixe: "Vieni mecho". Et menòlaad uno grandissimo fuoco che se faceva in quella casa; et in fervorede spirito spogliandose ad lato ad questo fuocoinsu lo spiazoinfocatonudoinvita costei che ce vada et spòglisi su inquello letto così morbido et spiumacciato. Et stando cosìsancto Francesco per grande spatio con alegro visoet non ardendosenè abrusciandose nientequella feminaper tale miracolospaventata et conpuncta nel cuore suonon solamente se pentèdel peccato et de la mala intentionema etiandio se converti a lafede de Christo perfectamenteet deventò de tanta sanctitadeche per lei molte anime se salvaro in quelle contrade.


Finalmentevedendose sancto Francesco non potere fare più fructo inquelle partiper divina revelatione se despuse con tucti li suoicompagni retornare fra li fedeliet radunateli tucti insieme retornòal Soldano et prese commiato da lui. Alhora el Soldano gli dixe:"Frate Francescovolentieri me convertirìa a la fede deYhesu Christoma io temo de farlo per hora; però che sicostoro lo sentisseroocciderieno te et me con tucti li tuoicompagni. Et cum ciò sia cosa che tu possi anchora fare moltobeneet io habia ad spacciare molte cose de gran pesovoglio perhora induciare la morte tua et la mia. Ma pregote che me insegnicomo io me possa salvareet sò apparecchiato ad fare ciòche me dirai".

Dixealhora sancto Francesco: "Signoreio me partirò hora davoima poi che io sirò tornato in mio paese et gito in cieloper la gratia de Diodepo la morte miasecondo che piacerà aDioio te mandirò dui de li miei fratida li quali turecevirai el baptismo (Battesimo) de Yhesu Christoet sirai salvosecondo che me ha revelato el mio Signore Yhesu Christo benedecto.Et ut in questo menzo exbrìgate da omni impacciochèquando verrà ad te la gratia de Dio te truovi apparecchiato adfede et ad devotione.


Et cosìpromise de fare et fece. Facto questosancto Francesco se tornòcon quello venerabile collegio de li suoi sancti compagniet depoalquanti anni sancto Frncesco per morte corporale rendecte l'anima adDio. Et lo Soldano infirmando aspectava la promessa de sanctoFrancescoet faceva stare le guardie ad certi passiconmandando chesi dui frati ce passassero co l'abito de sancto Francesco de subitofossero menati ad lui. In quel tempo apparve sancto Francesco ad duide li suoi frati et conmandòli che senza inducio andassero alSoldano et procurino la sua salute secondo che lo haveva promesso.Li quali frati incontinente se mosseroet passando el mareda ledecte guardie fuorono menati denanti al Soldano. Et vedendoli elSoldano hebe grandissima alegreza et dixe: "Hora so io cheveramente Dio ha mandati ad me li suoi servi per la mia salutesecondo la promessa de sancto Francescoper revelatione divina".Recevendo adonque informatione da li decti fraticosìregenerato in Christose morì de quella infirmitàetfo salva l'anima sua per li meriti et operatione de sancto Francesco.


Ad laudede Christo. Amen.


XXV

COMOSANCTO FRANCESCO SANO' UN LEPROSO INFERMO DE L'ANIMA ET DEL CORPO.


Elhumile et vero descipolo de Yhesu Christo messer sancto Francescovivendo in questa miserabile vitacon tucto el suo exforzo seingegnava de sequitare Christo suo perfecto magestro; onde advenivaspesse volteper divina operationeche ad chi sanava el corpoDiosanava el anima ad una medesima horasì como se lege de YhesuChristo.


Peròche egli non solamente serviva volentieri leprosima oltra ad questohaveva ordinato che li frati del suo Ordineandando o stando per lomondoservissero a' leprosiper amore de Dioel quale volse esserereputato per noi leproso. Advenne una volta che appresso ad quelluoco dove demorava sancto Francescoera uno hospedale de infirmiinfra quali era uno leproso sì impatiente et sìimportabile et protervoche omni persona credevaet così erade certoche era invasato dal demonioperò che eglivillaniggiava de parole et de bactiture qualunque lo servivaetchepegio eravitupeperosamente biastimava Christo et la sua sanctissimaMatreche per niuno modo se trovava chi volesse o potesse servirlo.Et advenga Dio che le iniurie proprie o villanie li frati sestudiassero portare patientemente per accrescere il merito de lapatientia; non di meno le iniurie de Christo et de la sua Matre leloro conscentie non potevano sosteneredeterminaro al tucto deabandonarlo: ma non volevano fare insino ad tanto che sanctoFrancesco non lo sapesse.


Ordinatamentesignificato che lo hebero ad sancto Francescoper sua caritàne venne ad vederlo personalmente quello leproso tanto perverso; etiognendo ad lui el salutò dicendo: "Dio te dia pacefratel mio carissimo". Responde lo leproso rimbrocciandolo: "Etque pace posso io havere da Dioche me ha tolta la pace et omnibeneet hame facto tucto marcio et puzolente?" Et sanctoFrancesco dixe: "Figliolohabi patientiaperò che leinfirmità del corpo ce sonno de grande meritoquando sonnoportate patientemente". Responde el leproso: "Como possoportare con pace la pena cheme afflige el dì et la nocte? Etnon solamente io sò afflicto de l'infermità miamapegio me fanno li frati che tu me daesti chè me servisseroliquali non me servono como debiano". Alhora sancto Francescocognoscendo che questo leproso era posseduto dal malegno spirito perrevelatione divinaandò et pùsesi in oratione et pregòDio devotamente per lui.


Et factala orationeretornò ad lui et dixe così: "Figlioloio te voglio servirepoichè tu non te contenti de l'altri"."Piacemedice el leproso; ma que me porrai fare più tuche gli altri?". Responde sancto Francesco: "Ciò chetu vorraiio farò". Dice lo infermo: "Io voglioche tu me lavi tucto quantoperò che io puzo sìfortementeche io medesimo non me posso patire". Alhora sanctoFrancesco incontinente fece scaldare l'acqua con molte buone erbeodoriferepoi spoglia costui et comènzalo ad lavare con lesue gratiose manoet uno altro frate mecteva su l'acqua. Et perdivino miracolodove sancto Francesco toccava con le sue sanctemanose parteva la lepra et la carne remaneva perfectamente sanata.


Et comose comenzò ad sanare la carnecosì se sanava l'anima;onde vedendose lo leproso comenzare ad guariregli venne grandecompunctione et pentimento de li suoi peccatiet piangevaamarissimamente; sì che quando el corpo se mundava da fuore dala lepra per lo lavamento de l'acqual'anima se nectava dentro delpeccato per la contritione et per le lacrime.


Etessendo perfectamente sanato quanto al corpo et quanto a l'animahumilmente se rendeva in colpaet piangendo diceva ad altavoce:"Guai ad meche io so' degno de l'inferno per le villanieet per le iniurie che ho facte ad li fratiet per la impatientia etbiastime che ho havute contra de Dio". Onde XV dìperseverò in amaro pianto per li suoi peccati et chiesenemisericordia ad Dioconfesandose al prete integramente. Et sanctoFrancesco vedendo così expresso miracoloel quale Dio havevaadoperato per le sue manoregratiò Dio et partìse dellìet andò in altri pagesi ( paesi ) assai de longaper fugire omni gloria mundana; emperciochè in tucte le sueoperationi solo cercava el honore et la gloria de Dio et non lapropria.


Poi eldecto leproso sanato de l'anima et del corpocomo ad Dio piacquedepo XV dì de la sua penitentiainfirmòse de altrainfermità; et armato de li ecclesiastici Sacramenti morìsanctamenteet l'anima sua se ne andò ad paradiso; et apparvein aere ad sancto Francescoche stava in una selva ad la orationeet dixeli così: "Recognoscime tu?" "Chi siitu?" dixe sancto Francesco. Et egli respuse: "Patreioso' quello leproso lo quale Christo benedecto guarì per lituoi meritiet hogi ne vo ad vita eterna; di che molte gratie rendoad Dio et ad te. Benedecta sia l'animael corpo tuoet benedectele tue sancte paroleet le tue operationi; però che per temolte anime se salvaranno nel mondo. Et sappi che non è dìnel mondoche li sancti angeli non regratiino Dio de li fructi chetu et l'Ordine tuo continuamente facete in diverse parti del mondo;et però confòrtate et rengratia Dio et stà conla sua benedictione". Et decte queste parolese n'andòad cielo; et sancto Francesco remase tucto consolato.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXVI

COMO PERLI MERITI DE SANCTO FRANCESCO SE CONVERTIERONO TRE LATRONI ET POI SEFECERO FRATI DE L'ORDINE SUO


Andandosancto Francesco una volta per lo distrecto del Borgo de Sansepolcroet passando per uno castello che se chiama Montecasalevenne ad luiun iovene nobile et molto delicato et dixeli : "Patreio vorriaessere volentieri de li vostri frati".


Etsancto Francesco respuse: "Figliolotu sii iovenedelicato etnobile; forse che tu non porresti sopportare la povertà etl'aspreza nostra". Et egli dixe: "Patrenon site voihomini como io? Adonque como la sostenete voicosì lasosterrò io per la divina gratia". Piacque molto adsancto Francesco quella resposta; de que incontinentebenedicendololo recevette a l'Ordine et pùseli nome frate Angelo. Etportòse questo iovene si gratiosamenteche de llì adpoco tempo sancto Francesco el fece Guardiano nel luoco deMontecasale.


In queltempo usavano in quella contrada tre nominati latroni (Nominatilatroni: famigerati ladroni)li quali un iorno vennero al luoco de"frati et pregaro el decto Guardiano che lo' desse da magnare.Or perchè in quella contrada facevano molti maliel guardianorespuse ad loro reprendendoli molto aspramente et dicendoli: "Voilatroni et crudeli homicidenon ve vergognate de robare le fatighealtrui; ma etiandiocomo presumptuosi et sfacciativolete devorarele limosine che sonno mandate ad li servi de Dioche non site purdigni che la terra ve sostengaperò che voi non havete alcunareverentia nè ad Dioche ve creònè al'homininè a le sue creature: andate adonque per li factivostriet qui non apparete più". Di que coloro separtierono con grande exdegno turbati.


Et eccosancto Francesco che tornava de fuore con la tasca del pane et conuno vasello de vino che haveva accattato; et recitandoli el guardianocomo lui haveva cacciati colorosancto Francesco lo represedicendoli che li peccatori meglio se reducevano ad Dio con dolcezache con aspre reprensioni: "Onde el nostro magestro Christoelcui Evangelio noi havemo promesso observaredice che non èbisogno a li sani lo medico ma ad l'infirmiet non era venuto adchiamare li iusti ma li peccatori ad penitentia; et però eglispesse volte magnava con loro. Cum ciò sia cosa adonque che tuhabi facto contra la carità et contra el sancto Evangelio deChristoio te conmando per sancta obedientiache incontinente tupigli questa tasca de pane et questo vasello de vino et và adloro derieto solicitamente per monte et valle cercandolisìche tu li troviet presenta lò tucto questo pane et questovino da mia parte; et poi te inginocchia denanti ad loro ethumelmente dirai tua colpa de la tua crudeltàet poi lipregherai da mia parte che non facciano più maleet temanoDio et non offendano el proximo; et si faranno questoio promecto desubvenirli ne li loro bisogniet de dar lò continuamente damagnare et da bere. Et quando haverai decto questopartiràitehumilmente et vieni ad me". Mentre che el decto guardiano andòad fare questosancto Francesco se puse in oratione et pregava Dioche remorbidasse li cuori ad quelli latroni et convertisseli adpenitentia.


Iognendoad loro el obediente guardiano presentò lo' el pane et vinoet humilmente fece como sancto Francesco li impuse. Et como piacquead Diomagnando questi latroni la elimosina de sancto Francescocomenzaro ad dire insieme: "Miseri noi exventurati! Como asprepene de l'inferno ce aspectanoli quali andiamo non solamenterobando li proximima bactendo et etiandio occidendo; niente de menode tanti mali et così scelerate cosecomo noi facciamononhabiamo niuno remordimento de conscentianè timore de Dio.Et ecco questo sancto frate che è venuto ad noiper paricchieparole che ce dixe iustamente per nostra colpa et malatiaet cosìhumilmente ce ha decta sua colpaet oltra ad questo ce ha recatopane et vino et hace facta così liberale promessa da parte delPatre loro. Veramente questi frati sono sanctili quali meritanoparadiso; et noi siamo veramente figlioli de la eterna dannationeetnon sapemo si de li peccati che habiamo facti insino ad qui noi nepoterimo trovare misericordia da Dio". Queste et simile paroledicendo l'uno de lorol'altri dui dixero: "Certamente tu diciel vero ; ma eccoque debiamo noi fare?" "Andiamodixecostuiad sancto Francescoet si egli ce darà speranza chenoi troviamo misericordia da Dio de li nostri peccatifaciamo ciòche lui ce conmandaad ciò che possiamo le nostre animeliberare da le pene de l'inferno".


Piacquequesto consiglio ad tuctiet così tucti tre accordati se nevengono in frecta ad sancto Francesco et diconli così: "Patreper multi scelerati peccatiche noi habiamo factinon crediamotrovare misericordia da Dio; ma si tu ce dàiecco che siamoapparecchiati de fare ciò che tu conmandiraiet stare conteco ad fare penitentia". Alhora sancto Francescorecevendolicaritativamente et con benignitàli confortò dandolimulti exempliet facendoli certi de accaptare lo' da DioMisericordia mostrando lo' come la misericordia de Dio èinfinita. "Et si noi havessemo infiniti peccatianche lamisericoria de Dio è maiure: et secondo el Vangelio etl'apostolo PaoloChristo benedecto venne in questo mondo per salvareli peccatori.


Per lequal parole et simili admagestramenti li decti tre latronirenunciarono el demonio et fecero grande penitentiapoi che fuoronorecevuti a l'Ordine; de li quali dui ne andarono ad paradiso in posospatio; ma el terzosopravivendo et repensando le sue peccatafecesì grande penitentiache per XV anni continuiexcepte lequadragesime conmunile quale faceva con gli altri fratide altrotempo sempre tre dì de la septimana ieiunava in pane et acquaet sempre andava scalzo et solo con una tonica indossomai nondormiva depo matutino. Infra questo tempo sancto Francesco passòde questa presente vita.


Avendoadonque costui per molti anni continuata cotal penitentiaet eccoteche una nocte depo matutino gli venne tanta tentatione de dormireche per niuno modo poteva resistere al sonnonè vegiare comosoleva. Finalmentenon potendo più resistereandosene su inlecto per dormire; et subito posto giù el capofo rapto etmenato in spirito su in uno monte altissimo nel quale era una ripaprofondissimaet di qua et di là erano saxi spezati etscogliosi et li scogli variati che uscivano fuore de' sazi; di cheinquesta ripa era pauroso aspecto ad guardarci. Et l'angelo chemenava questo frate si lo spense et gictollo giù per questaripa tucto exmembrato et menuzatosecondo che ad lui pareva. Etiacendose così malconcio dice colui che lo menava: "Lievatesu chè te conviene fare anchora grande viagio". Respondeel frate: "Tu me pari indiscreto et crudele homochè mevidi per morire per la caduta che me ha sì expezatoet dici:Lievate sù". Et l'angelo si accostò ad lui ettoccòloet tucte le sue membra gli sanò. Poi limostra una grande pianura piena de pietre acute et taglientepienade spine et de tribuliet dice che per tucto questo piano liconviene passare ad piedi nudi tanto che ionga al fine; nel qualevedeva ardere una fornace ne la quale gli convaneva intrare.


Havendoquel frate passata tucta quella pianura cum grande angoscia et penal'angelo li dice: "Entra in questa fornaceperò checosì te conviene fare". Dice costui: "Oimè!quanto me sii crudele guidatoreche me vidi essere presso che mortoper questa angosciosa pianura et hora per reposo me dici che io entriin questa fornace ardente". Et vide costui intorno alla fornacemolte demonia che havevano forche de ferro in manoet indutiandointrare si lo spinsero dentro subitamente cum grande furore .


Et puoiche fo dentro ne la fornacevide uno homo ivi che era stato suocompareel quale tucto ardeva. Et demandòlo costui dicendo:"O compare exventuratocomo venisti tu qua?" Et quellorespuse: "Và un poco più inanzi et trovirai lamoglie miatua conmareche te dirà la cascione de la nostradannatione". Et andando el frate più oltra li apparve ladecta conmare tucta infocata renchiusa in una mensura de grano tuctofocoso; et egli la demanda: "O conmare miseraperchèvenisti in così crudele tormento?" Et ella respuse:"Perchè al tempo de la grande famela quale predixesancto Francesco inanzilo marito mio et io falsavamo el grano et labiadache noi vendevamonel mesurareet però io ardostrecta in questa mensura".


Et dectequeste parolel'angelo che menava questo frate si lo spense fuore dela fornaceet poi li dixe: "Apparecchiate ad fare unohorribile viagio". Et costui ramaricandose diceva: "Odurissimo conductoretu non me hai alcuna compassione. Vidi che sòquasi arso in questa fornaceet hanco me vuoi menare in viagiopericoloso et horribile?" Alhora el angelo el toccò etfece sano.


Et poiel menò ad uno ponte che non se poteva passare senza pericoloel quale era molto sottile et strecto et exdrusciulente et senzasponde da latoet di sotto passava un fiume obscuro et terribilepieno de serpenti et dragoni et de scorpionili quali gictavanograndissima puza. Et dixe l'angelo: "Passa questo pontechèal tucto te conviene passare". Respuse costui: "Et como loporrò passare che io non cada in questo pericoloso fiume?"Dice l'angelo: "Vieni depo me et poni el piè tuo dovevedirai porre el mioet passirai bene". Passa questo fratederieto a l'angelocomo li haveva insegnatoet ionto al menzo delponte l'angelocomo li haveva insegnatoet ionto al menzo del pontel'angelo se n'andò viaet pùsesi in uno montealtissimo molto da lunga. Et costui considerò bene el luocodove l'angelo era volato; ma remanendo egli senza guidatore etguardando giùvedeva quelli animali terribili stare con licapi fuore de l'acqua con le bocche aperteapparecchiati addevorarlo si cadesse; era in tanto tremore che per niuno modo sapevaque farseperò che ad rieto tornare non potevaet non ardivade andare inanzi.


Ondevedendose in tante tribulationi et che altro refugio non haveva sinon Diose inchienò et abracciò el ponte et con tuctoel cuore se reconmandava ad Dio che per la sua misericordia lisuccerresse. Et facta la orationeli parve mectere l'ale; de cheegli pregava cum grande alegrezza che le penne crescessero per poterandare de là dal pontedove era volato l'angelo. Ma depoalcun tempochè egli haveva voglia de volare per passarequesto pontese mise ad volare; et perchè l'ale non eranotanto cresciutecade su el ponte et le penne gli cascaronodi checostui da capo abraccia el ponteet como prima se riconmanda ad Dio.Facta la oratione anchora li pareva mectere l'ale; ma non aspectandoche l'ale crescessero perfectamentemectendose ad volare inanzi altempo recade da capo in su el ponte et le penne cascarono. Per laqual cosa vedendo che per la fretta che egli haveva de volare inanzial tempo non poteva volarediceva fra sè medesmo: "Percerto si io remecto l'ale la terza voltaio aspectirò tantoche siranno sì grande che io porrò volare senzacadere". Et stando inquesto pensiero li pareva mectere l'ale laterza volta; et aspectando gran tempotanto che erano bene grandi;parevaliper la primaseconda et terza volta ad mectere l'alehavere aspectato centocinquanta anni et più. Et finalmente selieva questa terza volta con tucto el suo exforzo et volò inalto fine al luoco dove era volato l'angelo.


Etbussando a la porta del palazo dove era pervenutoel portanaro eldemandò: "Chi sii tu che sii venuto qua?" Respuse:"Io sò frate Minore". Dixe el portaio: "Aspecaquichè io tornarò et menarò sancto Francescoper sapere si te conosce". Andando costui per sancto Francescoquesto frate comenzò ad guardare le mura maravigliose dequesto palazole quale pareva relucente et de tanta claritàche chiaramente vedeva li cori de li Sancti et ciò che dentrose faceva. Et stando costui stupefacto in questoeccote veniresancto Francescofrate Bernardo et frate Egidioet depo sanctoFrancesco tanta multitudine de Sancti et Sancte li quali havevanosequitato la vita suache quasi parevano innumerabili. Iognendosancto Francesco dice al portinaio: "Lassalo entrare dentroperò ch'egli è de li miei frati". Et incontinentecomo fo entrato dentrosentì tanta consolatione et alegrezache dementicò tucte le tribulationi che haveva havutecomo simai non fossero state. Et alhora sancto Francesco menandolo dentroli mostrò molte cose maravigliose et poi li dixe: "Figliolote conviene de tornare al mondo et starvi septe dìne liquali apparecchiate diligentemente con omni devotioneperòche depto septe dìio verrò per teet alhora verraimeco ad questo loco de li beati". Et era sancto Francescocoperto de uno mantello maravigliosoadornato de stellebellissimoet le sue cinque Stigmate erano cinque stelle relucente et bellissimede tanto splendore che tucto quello palazzo illuminavano con li lororagi. Et frate Bernardo haveva incapo una corona de stellebellissimeet frate Egidio era adornato de maraviglioso lume; etmolti altri frati conobe fra loro li quali al mondo non haveva maiveduti. Licentiato adonque da sancto Francescose ritornò almondo benchè mal volentieri.


Destandoseet ritornando in sèli frati suonano ad Prima; sì chenon era stato in quella visione si non da Matutino ad Primabenchèad lui paresse essere stato molti anni. Et recitando per ordine alsuo guardiano tucta questa visioneinfra septe dì comenzp adfebricare; et l'octavo dì venne per lui sancto Francescosecondo la promessacon grandissima moltitudine de Sanctiet menòl'anima sua al reame de vita eterna.


Ad laudede Christo. Amen.



XXVII

COMOPREDICANDO SANCTO FRANCESCO AD BOLOGNA SE CONVERTI' FRATE PELEGRINOET FRATE RICCIERI DE LA MARCHA.


Pervenendouna volta sancto Francesco a la città de Bolognatucto elpopolo de la città curreva per vederloet era sìgrande la calcache appena poteva iongere in su la piaza. Etessendo tutta la piaza piena de homini et de donne et de scolarisancto Francesco se lieva su nel mezzo in uno loco altoet comenzòad predicare sì como era dictato da lo Spirito Sancto. Etpredicava sì maravigliose coseche pareva più prestoAngelo che homoet le sue parole parevano celestiale ad modo chesagepte acutele quale passavano sì li cuori de chil'odivanoche in quella predica grande moltitudine de homini et dedonne se convertierono ad penitentia. Fra quali fuorono dui nobilistudianti de la Marcha de Ancona; et l'uno avea nome Pelagrinoetl'altro Riccierili qualiper la decta predica toccati per divinaispirationevennero ad sancto Francescodicendoli che al tuctovolevano abandonare el mondo et essere de li suo frati. Alhorasancto Francescoconoscendo per revelatione divina che costoro eranomandati da Dio et che ne l'Ordine devevano tenere sancta vitaetconsiderato el grande fervorecon alegrezza gli recevetteet dixe:"TuPelegrinoterrai ne l'Ordine la via de la humiltà;et tu Riccieriservirai li frati.


Et cosìfo: chè frate Pelegrino non volse andare como chierecomacomo laicobenchè fosse molto licterato et grandedecretalista; per la quale humilità egli pervenne ad grandeperfectione de virtùin tanto che frate Bernanrdo dixe de luiche egli era de li più perfecti frati del mondo. Et finalmenteel decto frate Pelegrinopieno di virtùpassò dequesta vitaad andò ad vita eternacon molti miracoli inanziet depo la morte. Et frate Riccieri devotamente et fedelmente servìli frati con grande humilità et santità; et deventòmolto familiare de sancto Francescoin tanto che molti secreti lirevelava. Et essendo facto Ministro ne la Marcha de Anconagrandetempo la resse con grandissima pace et discretione.


Et depoalcuno tempo Dio gli mise una grande tentatione ne l'anima sua; diche egli tributato et angustiato fortemente se afligeva con digiunidisciplinelacrime et orationi de dì et de nocteet nonpoteva però cacciare da lui questa tentationema spesse volteera in grande desperatione impero che per essa egli si riputavaabandonato da Dio. Et stando in questa desperationeper ultimoremedio se determinò de andare ad sancto Francescopensandosefra sè medesimo così: "Si sancto Francesco mefarà buono visto et mostraràme familiaritàcomosuoleio credo che Dio non me haverà abandonatoet hanco(Hancoancora) havrà de me pietàma si non me faràbuon visosirà segnale de essere da Dio in tutto abandonato".Muòvese adonque costui et viene ad sancto Francescochestava nel palazo del Vescovo de Asise gravemente infermo.


Et Diorevelò ad sancto Francesco tucto el modo de la tentatione defrate Riccieri et suo proponimento et suo venire. Et incontinentechiamò frate Lione et frate Masseoet diceli: "Andatepresto incontra al mio figliolo frate Riccieriet abbracciatelo damia parteet diteli che infra tucti li frati che sonno nel mondo iosingularmente amo lui". Vanno costoro et truovano frateRiccieri per la viaet abbracciandolo li dicono questo che sanctoFrancesco lo' ha imposto. Onde tanta dolceza et consolatione gli foa l'anima suache quasi uscì fuor de sèetregratiando Dio con tucto el cuoreandò et ionse al luocodove sancto Francesco iaceva infermo. Nondimeno sentendo venirefrate Riccieribenchè gli fosse gravese levò su etfècelise incontraet abbracciòlo dulcissimamenteetsi gli dixe: "Figliol mio frate Riccierifra tucti frati chesonno nel mondo io amo te singularmente". Et decto questosigli fece el segno de la Croce ne la fronteet basciòloetpoi gli dixe: "Figlioloquesta tentatione te ha permessa Dioper grande guadagno de merito; ma si tu non vuoi più questoguadagnonon l'abbi". Maravigliosa cosa! Si presto como sanctoFrancesco hebe decte queste parolesubito se partì da luiomni tentationecomo si mai non l'avesse sentitaet remanse tuctoconsolato.


Ad laudede Christo. Amen.




XXVIII

COMOFRATE BERNARDOODENDO LA MESSA FO RAPTO IN SPIRITO.


Quantagratia faccia Dio spesse volte a li poveri evangelicili quali peramore de Yhesu Christo abandonano el mondose demostra in frateBernardoprimogenito de sancto Francescoel qualepoi che prese elhabitospesse volte era rapto per contemplatione de le cosecelestiali.


Et fral'altre advenne una volta che odiva la Messaet stando con la mentesuspesasubito fo rapto et absorto in contemplatione in tal modochelevandose el Corpo de Christonon se ne advide nientenèse inginocchiònè cavò el cappucciocomo glialtri che v'eranoma senza bactere occhiostette così fixoet insensibile da la matina insino ad Nona. Et depo Nona retornandoinsè andava per lo luoco gridando con voce admirativaetdiceva: "O frati! o frati! o frati! Non è niuno inquesta contrada sì grandenè sì nobilealquale fosse proferto uno palazo bellissimo pieno d'oronon li fosseagevole portare un sacco pieno de letame per guadagnare quellothesoro nobilissimo".


Adquesto thesoro celestialepromesso ad li amatori de Diofo frateBernardo predecto sì elevato con la menteche per XV annicontinui sempre andò con la mente et con la faccia levata incielo. Et in quel tempo mai non se tolse famebenchèmangiassede ciò che gli era posto inanziun poco; peròche diceva che de quel ch' el homo non gusta non fa perfectaabstinentiama la perfecta abstinentia si è temperarse de lecose che sanno buone a la bocca. Et con questo venne anco ad tantaclarità et lume de intelligentiache etiandio li grandichirici recurrevano ad lui per solutioni de forti questioni et maleagevoli passi de la Scriptura sancta; et egli de omni difficultàli dechiarava.


Peròche la mente sua era tucta sciolta da le cose terreneet egli comorondine volava per contemplatione; onde alcuna volta XX dìalcuna volta XXX dì se stava solo in su le cime de li montialtissimicontemplando le cose celestiali. Per la qual cosa dicevafrate Egidio de lui che non era dato ad onniunoquelo che havevafrate Bernardocioè che volando se pasceva como la rondine.Et per questa excellente gratia che haveva da Diosancto Francescovolontieri et spesse volte favellava con lui de dì et denocte: onde alcuna volta fuorono trovati insiemeper tucta la nocterapti in Dio ne la selva ambeduidove se erano raccolti ad favellarede Dio.


El qualeè benedecto in secula seculorum. Amen.




XXIX

COMOFRATE RUFINOPER LI MERITI DE SANCTO FRANCESCOFO LIBERATO D'UNATENTATIONE CHE GLI MISE EL DEMONIO.


FrateRufinode li più nobili homini de Asisicompagno de sanctoFrancesco et homo de grande sanctitadefo un tempo molto combactutode la predestinatione dal demonio; onde egli stava molto melanconosoet tristo; però che el demonio gli metteva pure incuore cheegli era dannato et non era de li electi ad vita eternaet che seperdeva ciò che faceva ne l'Ordine. Durando questa tentationepiù et più dìet egli per vergogna non lorevelava ad sancto Francesconientedemeno non lassava la oratione etl'abstinentia usata; onde el nemico li comenzò ad iongeretristitia sopre tristitia; et oltra la bactaglia dentroelcombacteva anchor da fuore con false apparitioni.


Di cheuna volta gli apparve in forma del Crucifixo et sì li dixe: "Ofrate Rufinoperchè te affligi tu in penitentia et orationecum ciò sia cosa che tu non sii de li electi ad vida eterna?Et credemiperò che io so quelli che ho electi etpredestinatiet non credere al figliolo de Pietro Bernardone si tedicesse el contrarioet ancho non n'el demandara de questoperòche nè egli nè altri lo sasi non io che sòFigliolo de Dio; però credemi per certo che tu sii del numerode li dannatiet così el figliolo de Pietro Bernardonetuopatreet ancho el patre suo sonno dannatiet qualunque lo seguita èingannato".

Oditequeste parolefrate Rufino comenzò ad essere cosìottenebrato dal principe de le tenebreche ià perdeva omnifede et amore che haveva havuto ad sancto Francescoet non se curavade dirgline nulla.


Maquello che ad sancto Francesco non dixe frate Rufinolo revelòlo Spirito Sancto. Onde vedendo in spirito sancto Francesco tantopericolo del decto Frate Rufinomandò per lui frate Masseoal quale frate Rufino respuse rimbrocciando: "Que ho io ad farecon frate Francesco?" Alhora frate Masseo tucto pieno desapientia divinaconoscendo la fallacia del demoniodixe così:"O frate Rufinoor non sai tu che frate Francesco ècomo un angelo de Dio? Onde io voglio che ad omni modo tu venghi adluiperò che io vegio chiaramente te essere ingannato daldemonio". Et odite queste parolefrate Rufino se mosse et andòad sancto Francesco.


Etvedendolo venire da longasancto Francesco comenzò adgridare: "O frate Rufino captivelload chi hai creduto?"Et iognendo ad lui gli dixe per ordine tucta la tentatione che havevahavuta dal demonio dentro et de fuoremostrandogli chiaramente checolui che gli era apparito era demonio et non Christoet che pernullo modo gli deveva mai consentire a le sue subiestioni. "Maquando el demonio te dice più: Tu sii dannatodice sanctoFrancescoet tu li respondi: "Apri la bocca et mò vi tecaco". Et questo te sia segnale che egli è demoniochèdecte che tu haverai queste parole incontinente fugirà. Adquesto ancora devevi tu conoscere che era demonioperò che teindurò el cuore ad omni bene; la quale cosa è propriosuo officio; ma Christo benedecto mai non indura el cuore de l'homofedeleanzi lo admorbidasecondo che dice per lo propheta: Io vetorrò el cuore de pietra et darove el cuore de carne.


Alhorafrate Rufinovedendo che sancto Francesco gli diceva così perordine tucto el facto et modo de la sua tentationecomponcto per lesue parolecomenzò ad lacrimare fortissimamenteethumilmente inanzi ad sancto Francesco conobe la sua colpa de haverlicelata quella tentatione. Et così remase tucto consolato etconfortato per li admonimenti de sancto Francescoet tucto fo mutatoin meglio. Poi finalmente gli dixe sancto Francesco: "Vàconfessate et non lassare lo studio de la oratione usataet sappiper certo che questa tentatione te sirà ad grande utilitàet consolationeet in brevi lo provirai".


Retornandosefrate Rufino ne la cella sua ad la selvaet standose con moltelacrime in orationeeccote venire lo inimico de l'umana natura informa de Christosecondo l'apparentia de fuoreet dixeli: "Ofrate Rufinonon t'ò io decto che tu non credi al figliolo dePietro Bernardoneet che non te affatighi in lacrime et orationiperò che tu sii dannato? Que te iova affligerte mentre seivivochè quando morrai sirai dannato? "Subito frateRufino respuse: "Apri la boccaet mo te ce caco". Di cheel demonio exdegnato incontinente se mutò ne la sua formahorribilissimaet partìse con tanta tempesta et commotione depietre del monte Subasio che era ivi ad latoche per grande spatiobastò la ruina de le pietre che venevano giù per lavalle exfavillando fuoco horribile. Et per lo remore che le pietrefacevano sancto Francesco con li compagni escierono fuore del luococon grande admiratione ad vedere que novità fosse quella. Etancho se vede quella ruina grandissima de pietre. Alhora frateRufino conobe manifestamente che colui era el demonio che lo havevaingannato. Et tornando ad sancto Francesco ancho da capo se iecta interra reconoscendo la colpa sua. Et sancto Francesco el confortòcon dolce parole et andòsene molto consolato ad la sua cella.


Ne laquale standose egli in oratione devotissimamenteChristo benedectoli apparve et tucta la sua anima rescaldò del divino amoreetdixeli; "Bene facistifiglioloche credisti ad frateFrancescoperò che colui che te haveva contristato era eldemonio; ma io sò Christotuo magistro. Et però chetu ne sii certoio te do questo segnale che mentre che tu sirai vivonon sentirai mai tristitianè melanconia nisuna". Etdecto questoChristo benedecto se partì lassandolo con tantaalegreza et dolceza de spirito et elevatione de mente che el dìet la nocte era absorto et rapto in Dio.


Etd'alhora inanzi fo sì confortato et fermato in gratia etsecurtà de la sua saluteche tucto deventò mutato inaltro homo. Et sirìa stato el dì et la nocte inorationechi lo havesse lassato stare. Onde diceva sancto Francescode lui che frate Rufino era in questa vita canonizato da YhesuChristo et che non dubitava de dire "Sancto Rufino" benchèfosse ancor vivo in terra.


Ad laudede Christo. Amen.



XXX

COMOSANCTO FRANCESCO MANDO' FRATE RUFINO NUDO AD PREDICARE AD ASISI


FrateRufino eraper la continua contemplationesì absorto in Dioche quasi era diventato insensibile et mutoe rarissime volteparlava; et appresso egli non haveva gratianè facundianèardire de predicare. Nientedemeno sancto Francesco una volta glicommandò che andasse ad predicare al popolo ciò che Diolo spiriasse. Di che frate Rufino gli respuse: "Patreio teprego che me perdoni et ad ciò non me mandi; però checomo tu saiio non ho gratia de predicareet so' semplece etidiota". Alhora dixe sancto Francesco: "Perchè nonhai obedito prestamenteio te conmando per sancta obedientia chenudocon le brache solamentetu vadi ad Asisi et intri in unachiesa et così nudo predicherai al popolo". Al qualeconmandamento frate Rufino se spoglia nudoet va ad Asisi et intrain una chiesa; et facta reverentia a l'altaresale in su el polpitoet comenzò ad predicare. Per la qual cosa li fanciulli ethomini comenzarono ad ridere et dicevano: "Eccoquesti fratiche fanno tanta penitentiache diventano stoltiet escono fuore dese".


Inquesto menzo sancto Francesco pensando sopra la prompta obedientia defrate Rufinoet del conmandamento duro che gli haveva factocomenzòad reprendere se medesimo et diceva: "Onde ad te tantapresumptionefigliolo de Pietro Bernardonevile homiccioloadconmandare ad frate Rufinoel quale è de' maiori gentilihomini de Assisiche vada nudo ad predicare al popolo como uno pazo?Certamente tu provirai in te quello che tu conmandi ad altrui".Et subito in fervore de spirito se spogliò anch'egli nudo etvàsene ad Asisiet menò con lui frate Lionecherecasse el habito suo et quello de frate Rufino. Et vedendolo liasiscianilo schernivano reputando che egli et frate Rufino fosseroimpazati per la troppa penitentia. Et intrando sancto Francesco nela chiesa dove era frate Rufinoet alhora predicava queste parole:"O carissimifugite el mondolassate le peccata; rendetel'altruise volete scampare da l'inferno; servate li commandamentide Dioamate el proximosi volete andare ad paradiso et possedereel reame de vita eterna". Et alhora sancto Francesco nudo montòin su el pulpito ad predicareet predicò si maravigliosamentedel dispregio del mondoet de la penitentiaet de la sancta povertàvoluntariaet del desiderio del reame celestialeet de la nuditàet opprobio et de la passione del nostro signore Yhesu Christochetucti quelli che erano ad la predicamaschi et femine in grandemultitudinecomenzarono ad piangere fortissimamente con incredibiledevotione et compunzione de cuore; et non solamente ivima per tuctoAsisi fo in quel dì tanto pianto de la passione de Christoche mai non ve fo simile.


Et cosìfo edificato et consolato el popolo de l'acto de sancto Francesco etde frate Rufino. Poi sancto Francesco se vestì lui et frateRufinoet così vestiti se retornarono ad Sancta Maria del'Angelilaudando et glorificando Dio che lo' haveva data gratia devencere se medesimi per dispregio de sèet edificatione de lepecorelle con buono exemploet demostrare quanto è dadispregiare el mondo. Et in quel dì crebe tanto la devotionedel popolo verso de loroche beato se reputava chi lo' potevatoccare l'orlo del vestimento.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXXI

COMOSANCTO FRANCESCO PER DIVINA ISPIRATIONE CONOSCEVA TUTTE LE VIRTU' ETLI MANCAMENTI DE LI SUOI COMPAGNI.


Sìcomo el nostro signore Yhesu Christo dice nel Vangelio: "Ioconosco bene le mie pecore et elle conoscono meetc.; così elservo de Dio sancto Francescocomo buono pastoretucti li meriti etvirtò de li suoi compagni per revelatione divina sapevaetcosì conosceva li loro defecti; per la qual cosa epso sapevaad tucti provedere de optimo remediocioè humiliando lisuperbi et esaltando li humilivituperando li vitii et laudando levirtùsì como se lege ne le mirabile revelationi cheegli haveva de quella sua primitiva famiglia.


Fra lequali se truova che essendo sancto Francesco una volta con quella suafamiglia in uno luoco ad rascionare de Diofrate Rufino usciva fuorede la selva et passò alquanto de lunga da costoro. Alhorasancto Francescovedendolosi rivoltò ad li compagni etdemandoli così: "Quale credete che sia la piùsancta animache Dio habia nel mondo?" Et respondendoli checredevano che fosse la suaet sancto Francesco dixe: "Ocarissimisò da me el più indegno et più vilehomo che Dio habia nel mondo; ma vedete voi quel frate Rufino cheesce hora da la selva? Dio me ha revelato che l'anima sua èuna de le tre anime più sancte che Dio habia hora in questomondo; et fermamente ve dico che io non dubitaria de chiamarlo"Sancto Rufino"cum ciò sia cosa che l'anima suasia confirmata in gratia et sanctificata et canonizzata in cielo dalnostro signore Yhesu Christo".


Etqueste parole non diceva mai sancto Francesco in presentia de frateRufino.


Conobeanchor sancto Francesco li defecti de' suoi fraticomo se comprendechiaramente in frate Helia el quale egli spesse volte reprendeva dela sua superbia; et in frate Iohanni da la Cappellaal quale eglipredixe che se deveva impiccare per la gola sè medesimo; et inquel frate al quale el diavolo teneva strecta la gola quando eracorrepto de la disobbedientia; et in molti altri fratili qualidefecti secreti et le virtù chiaramente egli conosceva perdivina revelatione.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXXII

COMOFRATE MASSEO IMPETRO' DA DIO LA VIRTU' DE LA SANCTA HUMILITADE.


Li primicompagni de sancto Francesco con tucto lo exforzo se ingegnavanoessere poveri de cose terrene et ricchi de virtùper le qualise perviene a le vere riccheze celestiale et eterne.


Advenneun iorno cheessendo raccolti insieme certi frati ad parlare de Diouno de loro dixe questo exemplo: "Fo uno che era grande amico deDioet haveva grande gratia de vita activa et contemplativaet conquesto haveva sì profonda humilitàche se reputavagrandissimo peccatore; la quale humilità lo sanctificava etconfermava in gratia facendolo continuo crescere in virtù etdoni de Dioet mai non lo lassava cadere in peccato". Odendofrate Masseo così meravigliose cose dela humilità etconoscendo che ella era uno thesoro de vita eternacomenzò adessere infiammato de amore et crescere in questa virtùetlevando la faccia in cielofece voto et proponimento firmissimo denon se relegrare maiper fin che egli sentisse la decta virtùne la sua anima perfettamente. Et d'alhora inanzi se stava quasirechiuso in cella macerandose con deiunivigilieorationi et piantigrandissimi denanzi ad Dioper impetrare questa virtùsenzala quale egli se reputava degno de l'inferno.


Etstando frate Masseo molti dì in questo desiderioadvenne cheun iorno egli intrò ne la selvaet in fervore de spiritoandava per la selva gictando lacrimesospiri et vocidemandando confervente desiderio questa virtù divina. Et perchè Dioexaudisce le orationi de gli humili et contritistando cosìfrate Masseovenne una voce da cielo la quale chiamò duevolte dicendo: "Frate Masseo! Frate Masseo!" Et egliconoscendo per spirito che quella era la voce de Yhesu Christorespuse: "Signor mio! Signor mio!" Et Christo ad lui: "Chevuoli tu dare per havere questa virtù che tu demandi?"Respuse frate Masseo: "Voglio dare gli occhi dal capo mio".Et Christo ad lui: "Io voglio che tu habi la gratia et anchol'occhi". Et decto questola voce disparì; et frateMasseo remase pieno de tanta gratiaper la divina virtùdesiderataet de tanto lume de Dioche d'alhora inanzi egli erasempre in iubilo; et spesse voltequando oravafaceva un iubilouniforme con suonoad modo de colombaoctuso: U! U! U!con faccialieta et cuore iocondo stava così in contemplazione. Et conquestoessendo deventato umilissimose reputava minimo de gli altrihomini del mondo.


Unavolta fo demandato da frate Iacobo de Fallaroneperchè nelsuo iubilo non mutava versorespuse con grande letitia chequandoin una cosa se truova omni benenon bisogna mutare verso.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXXIII

COMOEL PAPA ANDO' AD VISITARE SANCTA CHIARA NEL SUO MONASTERIO.


SantaChiaradevotissima descepola de la Croce de Christo et nobile piantade santo Francescoera de tanta sanctitàche non solamenteli Ovescovi et Cardinalima etiandio el Papa desiderava con grandeaffecto de vederla.


Fral'altre volte andò una volta el Sancto Patre al monasterioper odirla favellare de le cose celestiale et divine; et essendo cosìinsieme in divini rascionamentisancta Chiara fece intantoapparecchiare la mensa et porve suso el panead cio che el SanctoPatre el benedicesse. Ondefornito el rascionamento spiritualesancta Chiara inginocchiandose con grande reverentia el prega che lipiaccia benedire el pane posto a la mensa. Responde el papa: "SuorChiara fedelissimaio voglio che tu benedichi questo pane et faccisopra epso el segno de la santa Crocefigliola de Christoal qualete sii tucta data ". Et sancta Chiara dice:"SanctissimoPatreperdonatemiperò che io sirìa de grandereprensionesi in presentia del Vicario de Christoioche so' unavile feminellapresumesse de fare cotale benedictione". Elpapa respuse: "Ad ciò che questo non sia imputato adpresumptionema ad merito de obedientiaio te conmando che sopra adquisti pani tu facci el segno de la sancta Croce et benedichili nelnome de Dio".


Alhorasancta Chiaracomo vera figliola de l'obedientiaextendendo lamanodevotissimamente benedixe quilli pani col segno de la sanctaCroce. Mirabil cosa! Subitamente apparve in tucti quelli pani elsegno de la Croce intagliato bellissimo. Et alhora de quilli paniparte ne fo magnata et parte per miracolo reservata. El papvedutoel miracoloprese del dicto pane et regratiando Dio se partìlassando sancta Chiara con la sua benedictione.


Inquillo tempo demorava in quillo monasterio suora Ortolanamatre desancta Chiaraet suora Agnesesua sorellaet ambedue insieme consanta Chiara piene de virtù et de Spirito Sanctocon moltealtre sancte monache. A le quali sancto Francesco mandava multiinfirmi; et elle col segno de la croce ad tucte rendènosanità.

Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXXIV

COMOSANCTA CHIARA FO PORTATA MIRACOLOSAMENTE LA NOCTE DE NATALE AL'OFFICIO NE LA CHIESA DE SANCTO FRANCESCO.


Essendouna volta sancta Chiara gravemente infermatanto che non potevaandare ad fare l'officio suo in chiesa con l'altre monache; venendola sollennità de la Natività de Yhesu Christotuctel'altre andarono ad Matutinoet ella sola se remase nel lectomalcontenta puoi chè ella non poteva andare insieme con l'altreet havere quella consolatione spirituale. Ma Yhesu Christo suosposonon volendola lassare così exconsolatamiracolosamentela fece portare a la chiesa de sancto Francesco et essere ad tuctol'Officio del Matutinoet oltra questo recevere la sanctaCommunioneet poi reportarla ad lecto suo.


Tornandole monache ad sancta Chiarafornito l'Officioli dixero: "Omatre nostracomo grande consolatione havemo havuta in questa sanctaNatività! Or fosse piaciuto ad Dioche tu fossi stata connoi!". Et sancta Chiara gli respuse: "Laude et gratie nerendo al mio Signore Yhesu benedectosorelle mie et figliolecarissimeperò che ad omni sollennità de questasanctissima nocteet ad maiore che voisò stata io con moltaconsolatione dell'anima; però chead procuratione del patremio sancto Francescocon le mie corporale orecchie ho odito tucto elcanto et suono de li organi che ve s'è factoet ivi medesimoho presa la sancta Communione. Onde de tancta gratia ad me factarelegratevene et regratiatene Dio.

Ad laudede Yhesu Christo. Amen.




XXXV

COMOSANCTO LODOVICO RE DE FRANCIA VISITO' FRATE EGIDIO


Andandosancto Lodovico re de Francia (Nota: Lodovico nacque a Poissy il 25aprile 1225. Re di Franciacapitanò la settima (1248) el'ottava (1270) crociatadurante la quale (25 agosto 1270) morì.Fu canonizzato da Bonifacio VIII l' 11 agosto 1297. Di un suoviaggio in Italia da altriprima della redazione de I Fiorettinonsi fa menzione) in peregrinagio visitando li Santuarii del mondoetodendo la fama grandissima de frate Egidioel quale era stato de liprimi compagni de sancto Francescose puse in cuore de visitarlopersonalmente. Per la qual cosa egli venne ad Perosciadovedemorava frate Egidio.


Etiognendo a la porta del luoco de' fraticomo uno povero pelegrinosconosciutocon pochi compagnidemanda con grande instantia frateEgidionondicendo altramente chi fosse che el demandava. Va adonqueel portinaio et dice ad frate Egidio che uno pellegrino è adla porta che el demandava; et Dio haveva rivelato ad frate Egidio chequello è lo re de Francia. De che egli con grande fervoresubito uscì fuore de cella et curre ad la portaet senzaaltro demandarenè mai se erano veduti insiemecongrandissima devotione inginocchiando se abbracciano insieme etbaciaronse con tanta domestichezacomo si lungo tempo havesserotenuta amicitia insieme; ma con tucto questo non parlavano l'uno adl'altroma stavano così abbracciati con quelli signi de amorecaritativi in silentio. Et stati che fuorono per grande spazio neldecto modo senza parlarse insiemese partierono el uno da l'altro;sancto Lodovico se ne andò al suo viagioet frate Egidio sene andò ad la sua cella.


Partendoseel reuno de li suoi compagni fo demandato da uno frate chi eracolui che tanto era stato abbracciato con frate Egidio; et quellorespuse che era Lodovico re de Franciael quale era venuto ad vederefrate Egidio. Di chedicendolo costui ad altri fratitucti nehebero grande melanconia che frate Egidio non li haveva parlatonèdecta parola; et ramaricandosene gli dixero: "Do! perchèsii tu stato così villanoche ad uno così facto reelquale è venuto de Francia per vederte et per odire da tequalche bona parolaet tu non hai aperta bocca?" Respuse frateEgidio: "Carissimi fratellinon ve maravigliate de questo; peròche nè io ad lui nè lui ad me possette parlare parolaperò che così presto como noi ce abracciammo insiemela luce de la divina Sapientia revelò et manifestò adme el cuore suo et ad lui el mio; et così per divinarevelatione reguardandoce ne li cuoriciò che io voleva diread lui et egli ad me troppo meglio conoscevamo che si noi ce avessemovoluto parlare con la linguaet con maiure consolationeche si noihavessemo voluto explicare con la voce quello che noi sentevamo nelcuoreper lo difecto de la lingua humanala quale non pòchiaramente esprimere li misterii secreti di Dioce sirìastato più presto exconsolatione che consolatione. Et peròsappiate de certo che el re s'è partito mirabilmenteconsolato".


Ad laudede Christo. Amen.




XXXVI

D'UNA MIRABILE VISIONE CHE HEBE FRATE LEONE DE L'ORDINE NOSTRO


Unavolta sancto Francesco era infermo et frate Leone el servivaeldecto Frate Leonestando in oratione presso ad sancto Francescoforapto in extasi et fo menato ad uno fiume grandissimolargo etimpetuoso. Et stando ad guardare chi lo passavaet egli videalquanti frati carcati intrare in questo fiumeli quali subitamenteerano abatuti da l'impeto del fiume et affocavanoalquanti andavanoin sino al terzoalquanti insino al mezoalquanti presso ad laproda; li quali tuctiper lo impeto del fiume et per li pesi cheportavano adossofinalmente cadevano et affocavano. Vedendo questofrate Leone haveva ad loro grandissima compassione. Et standose cosìeccote venire una grande moltitudine de frati senza peso alcunoadossone li quali reluceva la santa povertà; et intrando inquesto fiumepassarono da l'altro lato senza alcuno pericolo. Etveduto questofrate Leone retornò in sè.


Alhorasancto Francescosentendo per spirito che frate Leone haveva havutaqualcuna visionelo chiamò ad sè et dixe: "Quehai tu veduto? " Et dicta che li hebe tucta la visionedixesancto Francesco:"Frate Leoneciò che tu hai veduto èvero. El grande fiume che vedisti è chesto mondo; li fratiche affocano sonno quelli che non seguitano la evangelica professioneet specialmente quanto a l'altissima povertade; ma quelli che senzapericolo passanosonno quelli frati che niuna cosa terrena nècarnale cercano nè possedono in questo mondoma solamentehavendo el temperato vivere (Vivere; vitto) et vestiresonnocontentisequitando Christo nudo in croceel peso et iugo suave deChristo et la sancta obedientia portano alegramente et volentieri; etperò agevelmente passano de la vita presente et vanno ad vitaeterna".


Ad laudede Christo. Amen.


XXXVII

COMOUNO GENTILE HOMO PER LA CARITA' CHE FECE AD SANCTO FRANCESCO ET AD LISUOI COMPAGNI MERITO' ESSERE FRATE MINORE


Iognendosancto Francesco una sera al tardo ad casa de uno gentile homo etmolto potentefo recevuto da lui ad albergolui et li compagnicomo fossero stati angeli de paradisocon grandissima cortesia etdevotione. Per la qual cosa sancto Francesco gli puse grande amoreconsiderando che ne l'intrare de casa egli lo haveva abracciato etbasciato amichevolmenteet poi li haveva lavati li piedi etsciuctati et basciati humelmenteet acceso uno gran fuoco etapparecchiata la mensa de molti boni cibi; et quando magnavanocostui gli serviva con alegra faccia. Hormagnato che hebero sanctoFrancesco con li suoi compagnidixe questo gentile homo: "Eccopatreio ve proferisco me et le mie cose; quando voi havete bisognode nullade tonica o de mantello o de veruna altra cosacomperatelaet io la paghirò; et vedete che io so'apparecchiato ad provedere intucti li vostri bisognichè perla gratia de Dio io possoperò che abondo in omni benetemporale; et per amore de Dioche me l'ha dataio ne fo volentieribene a' li poveri suoi".


Di chevedendo sancto Francesco tanta cortesia et amorevelezza in luiconcepecteli tanto amoreche poi partendose andava dicendo col suocompagno: "Veramente questo gentile homo sirìa bono perla nostra conpagniael quale è così grato etcognoscente verso de Dioet così amorevole et cortese alproximo et ad li poveri. Sappicarissimo frateche la cortesia èuna de le proprietà de Dioel quale dà la sua piogia ali iusti et a li iniusti in cortesìa; et è la cortesìasorella de la caritàla quale expenge el odio et conserval'amore. Et però che io ho cognosciuto in questo buono homotanta virtù divinavolentieri el vorrìa per conpagno;et però voglio che un giorno torniamo ad luiche forse Dio lotoccarà nel cuore ad volerse accompagnare con noi ne liservitii de Dio; et in questo mezzo noi pregarimo Dio che gli mectanel cuore questo desiderio et dìeli gratia mecterlo ineffecto". Mirabile cosa! De lì a pochi dìfactache sancto Francesco hebe la orationeDio mise nel cuore de questogentile homo questo desiderio; et dixe sancto Francesco al compagno:"Andiamofratelloa l'homo corteseche io ho certa speranzain Dio che egli con la cortesìa de le cose temporali donaràse medesimo in nostro compagno". Et andaro.


Etiognendo presso ad la casa suadixe sancto Francesco al suocompagno:"Aspectame un pocoperò che io voglio primapregare Dio che faccia prospero el nostro cammino et che la nobilepredala quale noi pensiamo de tòrre al mondopiaccia adChristo benedicto de concederla ad noi poverelli ed debeliper virtùde la sua santissima passione". Et dicto questose puse inoratione devotissimamente in un luoco che poteva esser veduto daldicto gentile homo; ondecomo piacque al Dioguardando colui in quaet in làvide sancto Francesco stare in oratione denanti adYhesu Christo benedettoel quale in grande clarità gli eraapparito ne la decta oratione et stava inanti ad lui; et in questostare cosìvedeva sancto Francesco per buono spazio levato daterra corporalmente. Per la qual cosa egli fo toccato da Dio sìfactamente in spirito ad lassare el mondoche de subito egli uscìfuore del palazo suoet in fervore de spirito curre verso sanctoFrancesco et iognendo ad luiche stava in orationegli se gictòad li piedi et con grandissima instantia et devotione el prega che loreceva ad fare penitentia con lui.


Alhorasancto Francescovedendo che la sua oratione era exaudita de quelloche haveva chiesto con grande instantialevòse su et infervore et letitia spirituale devotamente abbraccia et bascia costuiet regratia Dio che uno così facto cavalieri havevaaccresciuto ad la sua compagnia. Et diceva quel gentile homo adsancto Francesco: "Patreque commandi tu che io faccia? Eccoio so' apparecchiato ad omni tuo conmandamentodare ad li poveri ciòche possedoet con teco sequitare Yhesu Christoscarcato de omnicosa temporale".


Et cosìfecechesecondo el consiglio de sancto Francescodistribui a lipoveri tucto el suo et intrò ne l'Ordineet vivecte in grandepatientia et sanctità de vita et conversatione honesta.


Ad laudede Christo. Amen.



XXXVIII

COMOFO REVELATO AD SANCTO FRANCESCO CHE FRATE ELIA DOVEVA APOSTARE ETMORIRE FUORE DE L'ORDINE



Demorandosancto Francesco una volta con frate Heliagli fo revelato che frateHelia deveva apostatare et essere dannato et finalmente morire fuorede l'Ordine. Per la qual cosa sancto Francesco concepecte una cotaledisplicentia verso de luiintanto che non parlavanèconversava con lui; et si adveniva che alcuna volta frate Heliaandasse inverso de sègli torceva la via in altra parte pernon scontrarse con lui.


De chefrate Helia se comenzò ad avedere che sancto Francesco havevadisplicentia de lui; onde volendo saper la cascioneuno giorno seacostò per parlargliet sancto Francesco schifandolofrateHelia sì lo retenne cortesemente per forza et cominciòload pregare discretamente che li piacesse significare la cascione perla quale egli così schifava la sua conpagnia et parlareconsueto.


Etsancto Francesco gli responde et dice: "La cascione èquestaperò che ad me è stato revelatocomo per lituoi peccati aposteterai et morirai fuore de l'Ordineet anche me haDio revelato che tu sii dannato".


Odendoquestofrate Helia dice così:"Patre mioio te prego peramore de Yhesu Christoche per questo tu non me schifinècacci da te ; ma como buono pastoread exemplo de Christoretrovaet recevi la pecora che perisceet prega Dio per mechesi puòessereegli revochi la sententia de la mia dannatione; peròche se trova scripto como Dio sa mutare la sententiasi el peccatorese monda dal peccato; et io ho tanta fede ne le tue orationiche seio fosse nel mezo de'infernoet tu facessi per me oratione ad Dioio senterìa alcuno refrigerio. Onde anche te pregoche mepeccatore reconmandi ad Dioel quale venne per salvare i peccatoriet receverli ad misericordia sua". Et questo diceva frate Heliacon devotione et lacrime; di che sancto Francescocomo pietosopatregli promecte pregare Dio per lui; et così fece. Etpregando Dio per lui devotissimamenteintese per divina revelationeche la sua oratione era exaudita quanto ad la revocatione de lasententia de la dannatione de frate Heliaet che finalmente l'animasua non sirìa dannatama de certo uscerìa de l'Ordineet fuore de l'Ordine morrìa. Et così advenne. Peròcherebellandose Federico re de Siciliaet essendo excomunicato dalpapa lui et qualunque li dava adiuto et consilio; el decto frateHeliail quale era tenuto uno de li più savii homini delmondorechiesto dal decto Federicose accostù ad luideventò ribello de sancta Chiesa et apostetò dal'Ordine: per la qual cosa fo excomunicato et privato de l'habito desancto Francesco.


Etstando così excomunicatoinfermò gravemente; la qualeinfirmità odendo un suo fratellolaycoel quale era rimastone l'Ordine et era de buona et honesta vitasì lo andòad visitareet fra l'altre cose gli dixe: "Fratello miocarissimomolto me doglio che sii excomunicato et fuore de l'Ordinetuoet così te morrai; ma si tu ce vedissi modo veruno che iote potesse cavare de questo pericolovolentieri ne piglierìaomni fatiga". Respuse frate Helia: "Fratello mioio nonce vedo altro rimedio si non che tu vadi al papa (Innocenzo IV1243-1254)et preghilo per amore de Yhesu Christo et del suo servosancto Francescoper lo cui admagestramento et doctrina io abandonaiel mondoche lui me absolva et restituiscame el habito de lareligione".


Dicequesto suo fratello che volentieri se affatigharìa per la suasalute: et partendose da luise ne andò a li piedi del papapregandolo per amore de Yhesu Christo et de sancto Francesco suoservoche faccia gratia al suo fratello. Et como piacque ad Dioelpapa gli concedecte che retornasse etsi el trovasse vivoche dasua parte lo absolvesse da la excomunicatione et restituissili elhabito.


Partendosicostui lieto et con gran frecta retorna ad frate Heliaet trovalovivoma in su la morteet sì lo absolvette da laexcomunicationeet remiseli l'abito. Frate Helia passò dequesta vitaet l'anima sua fo salvata per li meriti de sanctoFrancesco et per le sue orationine le quali frate Helia havevahavuta così grande fede.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XXXIX

COMOSANCTO ANTONIO PREDICO' IN PRESENTIA DEL PAPA ET DE TUCTO ELCONCISTORIO MARAVIGLIOSAMENTE


Lomaraviglioso vasello de lo Spirito Sancto sancto Antonio da Paduauno de li electi discipuli et conpagni de sancto Francescoel qualesancto Francescochiamava suo vescovouna volta predicando inconcistorio denanzi al Papa et a li Cardinalinel quale concistorioerano de diverse nationicioè GreciLatiniFranciosiTodeschiSchiaviAnghelisi et d'altre nationi et diverse lingue delmondoinfiammato de Spirito Sanctosì ferventemente etintelligibilmente propose et parlò de la parola de Diochetucti quelli che erano in concistorioqualunque fossero de diversilinguaggichiaramente intendèno le sue parole tuctedistinctamentecomo si avesse parlato in linguaggio di ciascuno deloro; che tucti stavano stupefactiet pareva ad loro che fosserenovato quello antico miracolo de li Apostoli nel tempo de laPentecosteli quali parlavano in virtù de lo Spirito Sanctoin omni linguaggio.


Etdicevano insieme el un et l'altro con admiratione: "Hor non èdi Spagna costui che predica? Hor como odiamo noi costui che predicain nostro linguaggio?"


El Papasimilmenteconsiderando et maravigliandosi de la profunditàde le sue parole diceva: "Veramente costui è archa delTestamento et armario de la Scriptura divina".


Ad laudede Christo. Amen.



XL

COMOSANCTO ANTONIO MARAVIGLIOSAMENTE PREDICO' A LI PESCI


VolendoYhesu Christo benedecto monstrare la grande sanctità del suofedelissimo servo sancto Antonioet como devotamente era da udire lasua predicatione et la sua sancta doctrina; per li animali nonrascionevili una voltaintra l'altreper li pesci represe laschioccheza de l'infedeli hereticiad modo como nel TestamentoVecchio anticamente per la bocca de l'asina aveva ripresa laignorantia de Balaam (Numeri: XXII; 21-30 ).


Ondeessendo una volta sancto Antonio ad Ariminodove era grandemoltitudine di hereticivolendoli reducere a lume de la vera fede deChristo et ad la via de la veritàmulti dì predicòad loro et disputava con loro de la fede de Christo et de la sanctaScriptura; ma eglinon solamente non consentivano ad li suoi sanctiparlamentima etiandiocomo indurati et obstinatinon lo volevanoodire. Un giorno per divina ispiratione sancto Antonio se ne andòne la foce del fiume ad lato al mare (Il fiume è la Marecchia."Ne la foce del fiume ad lato al mare" sorgea memoria delfattouna cappella); et standose così ad la riva del mare etdel fiumeodite la sua parolapoi che li infedeli heretici laschifano de odire". Et decto che hebe cosìsubitamentevenne ad lui ad la riva tanta moltitudine di pesci grandipiccoli etmenzaniche mai in tucto quel mare et fiume non ne fo veduta tantamoltitudinene sì grandi; et tucti tenevano le capi fuore del'acqua et stavano attenti inverso la faccia de sancto Antoniotuttiin grandissima pace et mansuetudine et ordine: però chedenanzi et più presso stavano li pesciolini minoridepo lorostavano li menzaniet derietodove stava l'acqua piùprofondastavano li pesci maiori.


Essendoadonque in cotale ordine et disposizione allocatili pescisanctoAntonio comenzò sollennemente ad predicare et dire così:"Fratelli miei pescimolto sitesecondo la vostra possibilitàtenuti de regratiare el vostro Creatoreel quale ve ha dato cosìnobile elemento per vostra habitatione; sì como ve piacehavete l'acque dulci et insalateet have dati molti refugii perevitare le tempestadi; anche ve ha dato lo elemento chiaro et ciboche possiate vivere. Dio vostro creatore benigno et cortesequandove creòsì ve conmandò che crescièsseteet moltiplicàsseteet detteve la sua beneditione. Poi quandofo il diluvio generaletucti l'altri animali morendovoi solireservò senza danno. Appresso ve ha date l'ale per poterediscurrerecomo ad voi piace. Ad voi fo conceduto de conservareIona propheta per conmandamento de Dioet depo el terzo dìgictarlo ad terra sano et salvo ( GIONA: II; 1-11 ). Voi offeresteel censo al nostro Signore Yhesu Christo nanzi a la resurrectione (MATTEO: XVII23-26 )et deptoper singulare misterio: per le qualemolte cose molto site tenuti ad laudare et benedire Diochève ha dati tanti beneficii più che ad l'altre creature".


Adqueste et ad simile parole et admagestramenti de sancto Antoniocomenzaro li pesci ad aprire la bocca et inchienare li capiet conquesti et altri signi de reverentiasecondo el modo ad loropossibilelaudavano Dio. Alhora sancto Antoniovedendo tantareverentia verso el loro Creatorerelegrandose in spiritodixe adalta voce: "Benedecto sia Dio eternoperò che piùlo honorano li pesci che non fanno li homini heretici". Etquesto più sancto Antonio predicavatanto più lamoltitudine de li pesci crescevaet niuno se mutava del luoco chehaveva preso.


Adquesto miracolo comenzò ad currere el popolo de la cittàfra' quali ce trassero li heretici sopradecti; li quali vedendo cosìmanifesto miracoloconpucti ne li loro cuoritucti se gictarono ali piedi de sancto Antonio per odire la sua predica. Et alhorasancto Antonio comenzò ad predicare de la fede catholicaetsì nobelmente predicòche tucti quelli heretici seconvertiero a la vera fede de Christoet ritornaro. Et tucti lifedeli ne remasero con grande alegreza confortati et fortificati nela fede. Et fato questosancto Antonio licentiò li pesci conla benedictione de Dioet tutti se partièro con maravigliosiacti de alegrezzaet similmente el popolo.


Poisancto Antonio stecte in Arimino molti dìpredicando etfacendo molto fructo spirituale de l'anime.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XLI

DEFRATE SIMONE DE ASISI


Intornoal principio de l'Ordinevivendo sancto Francescovenne a l'Ordineuno iovene de Asisichiamato frate Simone; el quale Dio adornòde tanta gratia et contemplationeche tucta la vita sua era specchiode santitadesecondo che io odecti da coloro che lungo tempo fuoronocon lui. Costui rarissime volte era veduto fuore de la cella; et sialcuna volta stava con li fratisempre favellava de Dio.


Costuinon haveva mai imparata grammaticaet nondemeno sìprofondamente parlava de Dio et de l'amore de Christoche le sueparole parevano sopranaturali. Onde una seraessendo gito ne laselva con frate Iacomo da Massa per parlare de Dioet parlandodulcissimamente del divino amorestectero tucta la nocte in quelloparlamentoet la matina pareva ad loro essere stati un piccolospatiosecondo che me recitò el decto frate Iacomo.


El dectofrate Simone haveva in tanta suavità el dolceza de SpiritoSancto le divine visitationi amorose de Dioche spesse voltequandole sentiva venirese poneva in su el lecto; però che latranquilla soavità de lo Spirito Santo rechiedeva in lui nonsolo el reposo de l'animama etiandio del corpo. Et in quelle cotalevisitationi era molte volte rapto in Dio et deventava tuctoinsensibile a le cose corporale. Onde una voltaquando era cosìrapto et non sentiva de fuore co li sentimenti corporaliuno fratevolendo havere de ciò esperientia et vedere si fosse comopareva de fuoreandò et prese un carbone de fuoco acceso etpuseli in su el piede nudoet frate Simone non ne sentìnullaet non li fece nessuno segnaleadvenga che ve stesse sutantoche per sè medesimo se spense.


El dectofrate Simone quando se poneva ad mensainanzi che prendesse ciboper sè prendevaet dava il cibo spirituale parlando de Dio;per lo cui devoto parlare se convertì uno iovene de SanctoSeverino; el quale nel secolo era vanissimo et mundanoet de sangueera nobile et molto delicato del corpo. Et frate Simonerecevendoel decto iovene a l'Ordineli reservava i panni et suoi vestimentiseculari; et egli stava con frate Simone per informarse de leobservantie regulari. Di che lo demonio li mise sì fortetentatione carnaleche per niuno modo costui poteva resistere: perla qual cosa se ne andò ad frate Simone et dixegli: "Rendimele mie vestimenta che io recai dal secoloperò che io nonposso più sostenere la tentatione". Et frate Simonehavendoli conpaxioneli diceva: "Siedi ecqui un poco con mecofigliolo". Et comenzò ad parlare de Dioet subito omnitentatione se partiva; et poi ad tempo la tentatione retornavaetegli chiedendo li pannifrate Simone la cacciava col parlare de Dio.


Et factocosì più voltefinalmente una nocte lo assalìsì forte più che non solevache per cosa del mondo nonpoteva resistereandossene ad frate Simone redemandando al tucto lisuoi panni. Alhora frate Simonesecondo che haveva usato da farelo fece sedere ad lato suo; et parlando de Dioel iovene renchienòel capo nel grambio de frate Simone per melancolia et per tristitia.Alhora frate Simone per compazione levò gli occhi al cieloet pregando Dio devotissimamentefo rapto et fo da Dio exaudito;onde retornando egliel iovene al tucto se sentì liberato daquella tentationecomo si mai non l'havesse sentita.


Anziessendo mutata la tantatione in ardore de Spiritoperò ches'era accostato al carbone infocatotucto deventò infiammatode l'amore de Dio et del proximo; intanto che essendo preso una voltaun malfattoreche gli devevano essere tracti ambedui gli occhicostui se ne andò arditamente al Rectore nel pieno Consiglioet con molte lacrime et devoti preghi demandò che ad sèfosse tracto un occhioet al malfattore l'altroad ciò chenon remanesse privato de ambedui. Ma quel Rectore vedendo el granfervore de costuifacto el Consiglioperdonò liberamente almalfattore.


Standoseun iorno ne la selva frate Simone in orationeet sentendo grandeconsolatione ne l'anima suauna schiera de cornacchie con lorogridare li comenzaro ad fare grande noia; di che egli lo' conmandònel nome de Yhesu Christo che se devessero partire et non tornarvipiù. Et partendose li decti ucellida lì inanzi nonfuorono mai più veduti nè llìnè intucta la contrada dentorno. Et questo fo manifesto ad tucta laCustodia de Fermone la quale era el decto luoco.


Ad laudede Christo. Amen.



XLII

DEALQUANTI FRATI DE LA MARCHA


LaProvincia de la Marcha de Ancona fo anticamentead modo ch'el cielode stelleadornata de sancti Fratili qualicomo luminarie delcielo hanno adornato et illuminato el cielocosì el Ordine desancto Francesco ha illuminato el mondo con exempli et con doctrina.Tra gli altri fuorono prima frate Lucido Anticoel quale veramentefo lucente per sanctità et ardente per carità divina;la cui gloriosa linguainformata da lo Spirito Sanctofacevamaravigliosi fructi ne la predicatione.


Unoaltro fo frate Bentivoglia da Sancto Severinoel quale fo veduto dafrate Masseo essere levto in aera per grande spatiostando egli nela selva in oratione.

Per loquale miracoloessendo alhora el detto frate Masseo Piovanolassòla Pieve et fecese Frate Minoreet fo puoi de tanta sanctitàche fece molti miracoli in vita et in morte; il corpo suo èriposto ad Morro.


El dettofrate Bentivogliademorando una volta ad Travebonantisoloadservire uno leprosoet avendo comandamento dal suo Mariureche sedevesse partire de llì et andare ad uno altro luocoel qualeera de lunga XV migliaet non volendo abandonare quello leprosocongrande fervore de carità sì lo piglia et pònseloinsu la spalla et portòlo da l'aurora insino al levare delsole per tutta quella via de XV miglia insino al detto luocodoveera mandatoche se chiama Monte Sansavino. Il quale viagiosifosse stato aquilanon averìa possuto fare in sì pocotempo: et de questo miracolo fo grande admiratione in tutto quelpaese.


Unoaltro fo frate Pietro da Montecello (Montecello; oggi Treiainprovincia di Macerata. Questo beato morì circa il 1304); elquale fo veduto da frate Servodei da Urbinolevato da terra cinque overo sei bracciainsino a li piedi del Crucifixo ne la chiesainnanzi al quale stava in orazione. Questo frate Pietro deiunava unavolta la quaresima de Santo Michele Arcangelo con grande devotioneel'ultimo dì de quella quaresima standose in chiesa inorationefo udito da uno frate iovineche studiosamente stavanascosto sotto l'altare maiure per vedere qualche acto de la suasanctità; et standose cosìodì parlare consancto Michele queste parole. Diceva sancto Michele: "FratePietrotu ti sei fedelmente fatigato per meet in molti modi haiafflicto el corpo tuo; eccoio so' venuto ad consolarte et ancheperchè tu demandi alcuna gratiaet te l'accatterò daDio". Et frate Pietro respondeva; "Sanctissimo Principe dela Milizia celestialeet fedele zelatore de l'onore divino etpietoso protectore de l'animeio te demando questa gratiache meimpetri da Dio la perdonanza de li miei peccati". Respusesancto Michele: "Chiedi altra gratiaperò che questa teaccatterò de leggero". Et frate Pietro non demandavaaltra gratia. Sancto Michele concluse et dixe: "Io per la fedeche tu hai in mete accatterò questa gratie et molte altre".


Etfornito questo parlamentoche durò per grande spatiosanctoMichele se partìlassando frate Pietro molto consolato.


Ad laudede Christo. Amen.




XLIII

COMOLA VERGINE MARIA PUSE EL SUO BENEDECTO FIGLIOLO IN BRACCIO A FRATECORRADO DA OFFIDA


Al tempode questo frate Pietro da Monticellofo un altro chiamato frateCorrado da Offida. El quale essendo insieme de famiglia nel luoco deForanone la Custodia d'Anconael detto frate Corrado se ne andòun iorno ne la selva ad contemplare Dioet frate Pietrosecretametne se ne andò derieto ad lui per vedere quello chefaceva frate Corrado. Stava in oratione et pregava la Vergine Mariadevotamentecon grande piantoche li accaptasse gratia dal suobenedecto Figlioloche egli sentisse uno poco de quella dolcezalaquale sentì Simeone nel dì de la Purificationequandoegli portò in braccio Yesu benedecto. Et facta questaoratione la Vergine Maria lo exaudì; chè sequitando laoratione venne la regina del cielo col suo benedecto Figliolo inbracciocon grandissima clarità et lume; et appressandose adfrate Corradosì gli puse in braccio quello benedectoFigliololo quale recevendo devotissimamenteabbracciandolo etbaciandolo et strengendoselo al pectotutto se strugeva et resolveain amore divinoet inesplicabile devotione. Et frate Pietrosimilementeel quale de nascosto vedeva omni cosacosìsentiva ne l'anima sua grandissima dolceza et consolatione.


Etpartendose la Vergine Maria da frate Corradofrate Pietro in frectase tornò ad luocoper non essere da lui veduto; ma poi chefrate Corrado tornava tutto alegro et iocondofrate Pietro li dixe:"O Celicogrande consolatione hai havuta hogi!" Et frateCorrado responde: "Que è quello che tu dicifratePietro? Que sai tuque me habia havuto?" "Bene so iobenso iocomo la Vergine Maria col suo benedecto Figliolo hogi te havisitato". Alhora frate Corradoel quale como veramente humiledesiderava essere secreto ne le gratie de Dioet sì lo pregòche non lo dicesse ad persona. Et fo sì grande amore d'alhorainanzi intra ambedui questi fratiche uno cuore et una anima parevache fosse intra loro in omni cosa.


Et dettofrate Corrado una voltanel luoco de Sarolo (Sarolo; SirolotraAncona e RecanatiSull'Adriatico)con le sue orationi liberòuna femina indemoniataorando per lei tucta la nocte et la matinafugì per non essere honorato dal populo.


Ad laudede Christo. Amen.


XLIV

DELDECTO FRATE CORRADO DA OFFIDA


El dectofrate Corrado da Offida era zelatore de la evangelica povertàet de la Regola de sancto Francescoet fo de sì religiosavita et de sì grandi meriti apo Dioche Christo benedecto nela vitaet ne la morte lo honorò de molti miracoli.


Fraquali una voltaessendo venuto al luoco d'Offida forestieroforestiero; venuto al convento di Offida come ospiteessendo la suaordinaria residenza altrove)li frati lo pregarono per amor de Dioet de la caritàche egli admonesse un iovene che stava inquello luocoel quale se portava s' fanciullescamente etdissolutamenteche tucti gli altri frati turbava ne l'Officiodivinoet de l'altre observantie regulari poco se curava. Di chefrate Corrado per conpassione de quello iovene et per li preghi degli altri fratisi lo chiamò da parte et in fervore de caritàgli dixe sì efficace et devote parole de admagestramentocheco l'operatione de la divina gratia colui deventò subitamentede fanciullovecchio de costumiet fo sì obedientebenignohumile et devotoet sì pacifico et serventeet ad omni virtùstudiosoche como prima per lui tucta la famiglia era turbatacosìpoi tucti ne erano consolati et contentiet ciaschuno lo amava decore.


Oradvennesì como piacque ad Dioche pochi dì depoquesta sua conversioneel dicto iovene infermò et morìdi che li frati molto se ne dogliono; et pochi dì depo la suamorteapparì ad frate Corradoche devotamente stava inoratione denanzi a l'altare maiureet sì lo saluta umelmentecomo patre; et frate Corrado el demanda: "Chi sei tu?"Respuse colui: "Patreio so' quello iovene che morì adquesti dì". Et frate Corrado dixe: "O figliolocarissimoque è de te?" Et quello respose: "Patremio carissimoper la gratia de Dio et per la vostra Doctrina (Perla vostra doctrina; per i vostri insegnamenti)n'è beneperòche io non sò dannatoma per certi miei peccatili quali nonhebi tempo de purgarli sufficientemente sostegno grandissime pene nelPurgatorio; ma io te pregopatre miochecomo per la tua pietàame sucurristi quando io era vivocosì hora te piacciasuccurrerme ne le mie penedicendo per me alcuno paternostroperòche la tua oratione è molto accepta nel cospecto de Dio".Alhorafrate Corrado consentendo benignamente ad li suoi preghi etdicendo per lui una volta el paternostro cum REQUIEM ETERNAMdixequella anima:"O carissimo patrequanto bene è questoetquanto sento refrigerio hora! Io te prego che lo dichi un'altravolta". Et frate Corrado lo dice; et decto che fodice quellaanima: "Patre mioquando tu oritucta me sento alleviare: ondete prego che non resti pregare per me". Alhora frate Corradovedendo che quella anima era così adiutata per le sue ortionidixe per lei cento paternostri; et forniti che fuoronodixe quellaanima: "Io te regratiopatre mio carissimoda la parte de Diode la carità che hai avuta verso de me; però che per latua oratione io so' liberata da omni penaet hora ne vo al reame devita eterna". Et decto questoquella anima se partì.Alhora frate Corradoper dare alegreza a li frati et confortorecitò ad loro per ordine tutta la visione.


Ad laudede Christo. Amen.




XLV

COMOFO MOSTRATO AD FRATE PIETRO DA MONTECELLOCHI HAVEVA AVUTO MAIUREDOLORE DE LA PASSIONE DE YHESU CHRISTO.


Al tempoche demoravano insieme ne la Custodia de Anchona frate Corrado etfrate Pietro sopradecti(li quali erano due stelle lucente ne laProvincia de la Marchaet dui homini celestiali); però chefra loro era tanto amore et tanta carità che uno medesimocuore et una anima parevano ambeduiegli se legarono insieme adquesto pattoche omni consolationela quale la benignitàdivina facesse ad loroel uno ad l'altro el devesse revelare incarità.


Fermatoinsieme questo pattoadvenne che uno iorno standose frate Pietro inoratione et pensando devotamente ne la passione de Christocomo labeatissima Matre de Yhesu Christo et Iohanni dilectissimo discipoloet sancto Francesco erano depincti ad piete de la croceper doloremortale crucifixi cum Christovenneli desiderio de sapere quale dequelli tre haveva havuto maiure dolore de la passione de Christoola Matre la quale lo haveva generatoo el discipolo che sopra alpecto sua haveva dormitoo sancto Francesco che era cum Christocrucifixo.


Etstando in questo devoto pensierogli apparve la Vergine Mariaeldiscipolo Iohanni et sancto Francescovestiti de nobilissimivestimenti de gloria; ma sancto Francesco pareva vestito de piùbella vesta che sancto Iohanni.


Etstanto frate Pietro tutto expaventato de questa visionesanctoIohanni el confortò et dixeli: "Non dubitarecarissimofratechè noi simo venuti a dechiararte del tuo dubio. Sappiadonque che la Matre de Christo et poi io ce dolemmo sopra omnicreatura de la passione de Yhesu Christo; ma depo noi sanctoFrancescone hebe maiure dolore che nisuno altro; et però tu elvedi in tanta gloria". Et frate Pietro el demandò etdixe: "Sanctissimo Apostolo de Christodimmeperchèpare più bello el vestimento de sancto Francesco che' el tuo?" Responde sancto Iohani: "La cascione è questa:però che quando egli era nel mondoportà piùvili vestimenti de me".


Et dectequeste parolesancto Iohanni decte ad frate Pietro uno vestimento degloriael quale egli portava in manoet dixteli: "Prendiquesto vestimentoche io t'ho arrecato". Et volendo sanctoIohanni vestirlofrate Pietro stupefacto cade in terra et comenzòad gridare: "Frate Corradofrate Corrado carissimosuccurripresto vieni ad vedere cosa maravigliosa". Et in queste paroledisparì questa visione. Venendo poi frate Corrado gli dixeomni cosa per ordineet regratiarono a Dio.


Ad laudede Christo. Amen



XLVI

COMOFRATE IOHANNI DE LA PENNA INTRO' A L'ORDINE


FrateIohanni da la Penna essendo fanciullo seculare ne la Provincia de laMarchauna nocte gli apparve uno fanciullo bellissimo et chiamòlodicendo: "O Iohannivanni ad sancto Stefano dove predica unode li frati meia la cui doctrina credi et ad le sue parole attendiperò che io ve l'o mandato; et facto questohaverai ad fareuno grande viagioet poi verrai ad me". Di che costuiincontinente se levò su et sentì grande mutatione nel'anima sua. Et andando ad sancto Stefanoce trovò grandemoltitudine de homini et de femmine che stavano per odire la predica.Et colui che deveva predicare era uno Frate Minorechiamato frateFilippoel quale era uno de li primi frati che erano venuti ne laMarcha d' Ancona; et pochi luochi erano presi ne la Marcha.


Monta suquesto frate et predica devotissimamente non con parole de sapientiahumanama con virtù de lo Spirito Sanctoannuntiando elreame de vita eterna. Et finita la predicael decto fanciullo se neandò ad frate Filippoet dixeli: "Patresi ve piacessereceverme a l'Ordineio farìa volentieri penitenza etserverìa al nostro Signore Yhesu Christo". Odendoquesto frate Filippoet conoscendo nel fanciullo una maravigliosainnocentia et prompta volontà ad servire Diosì glidixe: "Verrai ad me el tale dì ad Racanatiet io te faròrecevere". Nel quale luoco se deveva fare el CapitoloProvinciale. Di che el fanciulloel quale era purissimose pensòche quello fosse el viagio grande che egli deveva faresecondolarevelatione che haveva havutaet puoi andarsene ad Paradiso; et cosìcredeva fareincontanente che fusse recevuto a l'Ordine. Andandoadonquefo recevuto.


Etvedendo ch' el suo pensieri non se forniva alhoradicendo elMinistro in Capitolo chi volesse andare ne la Provincia de Provenzaper merito de la sancta obedientia lui gli darìa licentiavolentierivenneli volontà de andarvipensando nel cuore suoche quello fosse el grande viagio che deveva fare prima che andassead Paradiso; ma vergognavase de dirlo. In fine confidandose de frateFilippoel quale lo haveva facto recevere a l'Ordinele pregòcaramente che gli accaptasse quella gratia de andare in Provenza.Alhora frate Filippovedendo la sua sancta purità etintentionesì li accaptò questa licentia; onde frateIohanni con grande letitia se mosse ad andarehavendo questaopinione chefornita quella viase ne anderìa ad Paradiso.


Macomopiacque ad Dioegli stecte in quella Provincia XXV anni in questaaspectatione et desideriovivendo in grandissima honestà etsanctità exemplarevivendo et crescendo in virtù etgratia de Dio; et era sommamente amato da' frati et da' secolari.


Standoseun iorno devotamente in oratione et piangendo et lamentandoseperchèel suo desiderio non se adempivaet ch'el suo peregrinagio troppose prolungava: alhora gli apparve Yhesu Christo benedectoal cuiaspecto l'anima sua fo al tucto liquefactaet dixeli così:"Figliolo frate Iohannidemandame ciò che tu vuoli".Et egli respuse: "Signor mionon so altro que domandare si nonteperò che io non desidero niuna altra cosa; ma de questosolo te pregoche me perdoni tucti li miei peccatiet che io teveda una voltaquando ne haverò maiure bisogno che me faccigratia". Dixe Yhesu Christo: "Exaudita è la tuapetitione". Et decto questose partìet frate Iohanniremase tucto consolato et confortato.


Finalmenteodendo li frati de la Marcha la fama de la sua sanctitadeordenaronocol Generaleche gli mandò la obedientiache tornasse ne laMarcha; la quale obedientia egli recevendolietamente se mise incamino pensando chefornita quella viase ne devesse andare adParadisosecondo la promessa. Ma tornato che fo ne la Marchavissein epsa XXX anniet non era cognosciuto da niuno suo parente; etomni dì aspectava la misericordia de Dioche gli adempiessequella promissione. Et in questo tempo più volte fece elofficio del Guardianato con grande descretioneet Dio per li meritisuoi adoperò molti miracoli.


Et tragli altri doni che egli recevecte da Diosi hebe lo spirito de laprophetia; onde andando egli una volta fuor del luocouno suonovitio fo conbactuto dal demonio et sì fortemente tentatoche egliacconsentendo a la tentationedeliberò infra semedesimo uscire de l'Ordine subito como frate Ioanni tornava defuori: la quale tentatione et deliberatione sentendo frate Iohanniper spiritoincontinente ritornò ad casaet sì chiamaad se queto novitioet diceli: "Io voglio che tu te confessi".Et prima che egli lo confessassegli recitò tucta la suatentationesecondo che Dio gli haveva revelataet concluse et dixe:"Figlioloperchè tu me hai aspectato et non te volistipartire senza la mia benedictioneDio te ha facta questa gratiachemai de questo Ordine tu non usciraima morrai ne l'Ordinecon ladivina gratia". Alhora el decto novitio fo confirmato in buonavolontàet remanendo ne l'Ordine deventò sancto homo.


Et tuctequeste cose recità ad me frate Ugolino del decto frateIohanni.


El qualeera de animo alegro et reposatoer rare volte favellavaet era homode grande orationeet depo Matutino non tornava a la cellamastavase in chiesa in orationo insino al dì. Et stando egliuna volta in orationesì gli apparse l'angelo de Dio etdixeli così: "Frate Iohanniegli è fornito el tuoviagioel quale tanto tempo hai aspectato; et però io teannuncio da la parte de Dioche tu demandi qualunque gratia tuvuoli. Et anco te dico che tu elegi quale tu vuoli; o uno dìde Purgatorioo septe dì de pene in questo mondo". Etelegendo frate Iohanni piutosto septe dì de pene in questomondosubito infirmò de diverse infirmitade; però chegli prese la febre forteet la gotta ne le mani et ne li piedielmale del fianco et molte altre malone: ma quello che peio li facevasi era che uno demonio gli stava inanzi et teneva in mano una grandecarta scriptadove erano li peccati che mai haveva facti et pensatiet dicevali: "Per questi peccatiche tu hai facti et pensatiet dicevali: "Per questi peccati che tu hai facti col pensieroet co la lingua et co l'operetu sii dannato nel profondo del'inferno". Et egli non se recordava de niun bene che maiavesse factonè che fosse fratenè stato ne l'Ordine;ma così se pensava essere dannatocome quello demonio glidiceva. Onde quando egli era demandato come stesserespondeva: "Stomaleperò ch'io sò dannato".


Vedendoquestoli frati mandarono per un frate antico chiamto frate Matteoda Monterubianoche era sancto homo et grande amico de frate Iohanisopradecto. Et gionse el decto frate Matteo el septimo dì dela tribolationeet demandòlo como stava. Et egli respose:"Sto malechè so' dannato". Alhora gli dixe:"Frate Matteonon te ricordi tuche molte volte te siiconfessato da meet io integramente te ho absoluto de tutti li tuoipeccati? Non te ricordi tu anchor che hai servito ad Dio in questoOrdine tanti anni? Appressonon te ricordi tu che la misericordiade Dio excede tutti li peccati del mondoet che Yhesu Christobenedecto per noi recomprare pagò infinito prezo? Et peròhabi buona speranza chè per certo tu sirai salvo". Et inquesto dire de frate Matteoperò che era fornito el terminode la sua purgationela tentatione se partì et venne laconsolatione.


Et congrande letitia et gaudio dice frate Iohanni ad frate Matteo: "Peròche tu sii affatigato et l'hora è tardaio te prego che tevadi ad reposare". Et frate Matteo non lo voleva lassare; mapur finalmente ad grande sua instantia se partì da lui etandòse ad posare. Et frate Iohanni remase solo col fratech'el serviva. Et eccote venire Yhesu Christo benedecto con grandesplendore et suavità de odoresecondo che li haveva promessode apparirli una altra voltaquando egli haveva maiure bisognoetperfectamente lo sanò da omni infirmitade et malatia. Alhorafrate Iohannicon le mano iuncte regratiandolo che con optimo fineaveva terminato il suo grande viagio de la misera vita presente; etne le mano de Yhesu Christo benedectoche sì lungo tempo lohaveva aspectato. Et è reposto el corpo suo nel luoco de laPenna de Sancto Iohanni.


Ad laudede Christo. Amen.




XLVII

DEFRATE HUMILE ET DE FRATE PACIFICO SUO FRATELLO


Ne ladecta Provincia de la Marchafuorono dui fratelli ne l'ordinedepola morte de sancto Francescoel uno habe nome frate Humile etl'altro frate Pacifico; li quali fuorono homini de grande sanctitadeet perfectione; el unocioè frate Humilestava nel luoco deSoffianoet ivi se morì; l'altro se stava in uno luoco assaide lunga da lui. Or como piacque ad Diofrate Pacifico un iornostandose in oratione in uno luoco solitariofo rapto in extasi etvide l'anima de suo fratello frate Humille andare in cielo derictasenza niuno impedimento; la quale alhora se parteva dal corpo.


Oradvenne poidepo molti anniquesto frate Pacifico che remase foposto de famiglia nel decto luoco de Soffianodove era morto el suofratello. In quel tempo li fratiad petitione del Signore deMontefortemutarono el decto luoco in uno altro; et fra l'altre coseche li frati traslataronofurono le reliquie de li frati che eranomorti in quello luoco. Et venendo ad la sepoltura de frate Humileel suo fratello prese el ossa sue et sì le lavò conbuono vinoet involsele in una tovaglia biancaet con grandereverentia et devotione le baciava et piangeva: di che gli altrifrati se maravigliavano et non havevano bono exemplo de lui; peròche essendo egli homo de grande sanctitàpareva che per amoresensuale et carnale piangesse el suo fratelloet che piùdevotione monstrasse a le sue reliquieche ad quelle de gli altrifratili quali non erano stati de minore sanctità che quellede frate Humilleet erano degne de reverentia como le sue.


Conoscendofrate Pacifico la sinistra imaginatione de li fratisatisfece loroet dixe: "Fratelli miei carissiminon ve maravigliateperchèa l'ossa del mio fratello io ho facto quello che non ho facto adl'altri; però chebenedecto sia Dionon me ha mai tractoamore carnalecomo voi vedetema pertanto ho facto cosìchèquando el mio fratello passo de questa vitaorando io in uno luocoremoto da luividi l'anima sua derictamente andare in cielo; et peròio s' certoche le sue ossa sonno sancte et debono essere inparadiso; et dìcove che si Dio me havesse conceduta tantacerteza de gli altri fratiquella medesima reverentia haverìafacta a l'ossa loro". Per la qual cosa vedendo li frati la suadevota et sancta intentionefuorono da lui ben edificati etlaudarono Dioel quale fa così maravigliose cose ad li suoisancti frati.


Ad laudede Christo. Amen.


XLVIII

COMOUNO SANCTO FRATE FO CONFORTATO DA LA VERGINE MARIA


Nelprenominato luoco de Soffiano fo anticamente uno frate Minore detanta sanctità et gratiache tucto pareva divinoet spessevolte era rapto in Dio. Standose questo frate alcuna volta tuctoabsorto et elevato in Dioperò che haveva la gratia de lacontemplationevenivano ad lui ucelli de diverse maniere etdomesticamente se posavano sopra le sue spalleet sopra el capoetin su le bracciaet ne le maniet cantavano maravigliosamente. Eracostui molto solitario et rare volte parlavama quando era demandatode cosa verunarespondeva sì gratiosamente che piùtosto pareva angelo che homoet era de grandissima oratione; et lifrati lo havevano in grandissima reverentia.


Fornendoquesto frate el fine de la vita suasecondo la dispensatione divinainfirmò ad mortein tanto che veruna cosa poteva pigliareetcum questo non voleva ricevere alcuna medicina carnalema tucta lasua speranza era nel medico spirituale Yhesu Christo benedecto et sula sua benedecta madre; da la quale meritò essere visitato etconfortato. Onde standose in su el letto et desponendose ad la mortecon tutta la sua devotioneecco che li apparve la gloriosa Madre deChristocum grandissima multitudine de Angeli et sancte vergini cummeraviglioso splendoreet appresòse al letto suo. Onde eglivedendola prese grandissimo conforto et alegrezaquanto a l'anima etquanto al corpoet comenzòla ad pregare humilemente chèprieghi el suo Figliolo che per li suoi meriti lo traha de questapregione de la misera carne. Et perseverando in questo prego cummolte lacrimela Vergine gloriosa gli respuse chiamandolo per nomeet dicendo: "Non dubitarefiglioloperò che el tuopriego è exauditoet io sò venuta per confortarte unpoconanzi che tu te parti de questa vita".


Eraallato alla Vergine Maria tre sancte verginele quali portavano inmano tre bossoli di latovaro di smisurato odore e soavità.Allora la vergine Maria gloriosa prese et aperse uno di quelibossoliet tucta la casa fo ripiena d'odore; et prendendo di quellolattovaro con uno cucchiaiolo diede allo 'nfermoil quale sìstosto com'egli l'ebbe assaggiatolo 'nfermo sentì sìgrande conforto et tanta dolcezzache l'anima non parea che potessestare nel corpoonde cominciò a dire: "Non piùo suavissima Matre di Yhesu Christovergine Maria benedectaetsalvatrice de l'umana generatione; non piùo medicabenedecta; non più chè io non posso sostenere tantasoavità". ma la pietosa Matrepure porgendo spesso adlo 'nfermo de quello electuariovotà el primo vascello.


Et ellapoi prese el secondomectevi el cocchiaio per darne ad costui; etegli dolcemente se rammaricava et diceva: "O dulcissima Matre deDiose l'anima mia è tutta liquefacta per l'odore et suavitàdel primo electuariocomo porrò io sostenere el secondo? Iote pregobenedecta sopra tucti i santichè tu non me ne dìepiù". Responde la Vergine Maria: "Assaggiafigliolopure un poco del secondo vascello". Et dandogline unpoco dixe: "Omaifigliolotu ne hai tanto che ti puòbastare. Confortateperò che presto verrò per te etmenarotti al reame del mio Figlioloel quale tu hai sempredesiderato".


Et dictoquestose partì da luiet remase sì confortato etconsolato per la dolcezzache per più dì visse satioet forte senza niuno cibo corporale. Et depo alquanti dìalegramente parlando con li fraticon grande letitia et gaudio passòde questa vita misera et andòsene ad vita eterna.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



XLIX

DEFRATE IOHANNE DE LA VERNIA NATIVO DE LA MARCHA


Tral'altri devoti et sancti frati et figlioli de sancto Francescoiquali sonno la gloria del patresecondo che dice Salomonefo ad lidicti tempi ne la dicta Provincia de la Marcha el venerabile servo deDio frate Iohanni da Fermoel qualeper gran tempo che demorònel sacro luoco de la Verniaet ivi passò de questa vitasechiama pure frate Iohanni de la Verna; però che fo homo desingulare vita et de gran sanctità.


Questofrate Iohanniessendo fanciullo secularedesiderava con tucto elcuore la via de la penitenzala quale mantiene la munditia del corpoet de l'anima; ondeessendo piccolo fanciullocomenzò adportare la panziera alle carne nudee' l circho de ferro per faregrande abstinentia; et maximamente quando dimorava con li canonici desancto Pietro de Fermoli quali vivevano splendidamenteet eglifugiva le dilitie corporali et mancerava el corpo suo cum granderigidità de abstinentia. Ma havendo in ciò i conpagnimolto contratili quali li spogliavano la panzieraet in diversimodi impedivano la sua abstinentia; egli spirato da Dio pensòde lassare el mondo con li suoi amatori et offerirse tucto ne lebraccia del Cruxifixocon l'abito del crocifixo sancto Francesco.Et così fece.


Essendoadonque recevuto a l'Ordine così fanciullo et conmesso a lacura del Magestro de li Novitiideventò sì spiritualeet devotoche alcuna voltaodendo el decto Magestro parlare de Dioel cuor suo se strugeva como la cera al fuoco; et così congrande suavità de gratia se rescaldava ne l'amore divinocheeglinon potendo star fermonè sostenere tanta suavitàse levavaet como ebrio de spirito discurreva hor per l'ortohorper la selvahor per la chiesasecondo che la fiamma et l'impeto delo spirito lo spengeva.


Poiinprocesso de tempola divina gratia continuamente fece questacreatura angelica crescere de virtù in virtù et in donicelestiali et divine revelationi et raptiin tanto che la mente suaalcuna volta era elevata ad splendore de' Cherubinialcuna volta adardore de ' Seraphinialcuna volta ad amorosi et excessiviabbracciamenti de Yhesu Christoet non solamente per gustispirituali dentroma etiandio per expressi signi da fuoreet gusticorporali. Et singularmente per exessivo modo una volta accese elsuo cuore la fiamma del divino amoreche durò questa fiammaben tre anni; nel quale tempo riceveva molte consolationi etvisitationi divine et spesse volte era rapto in Dio; et brevementenel decto tempo egli pareva tutto infocato et inceso ne l'amore deYhesu Christo. Et questo fo nel sacro Monte de la Verna.


Ma peròche Dio ha singulare cura de li suoi figliolidando ad lorosecondodiversi tempihora adversitàsecondo che vede el lorobisogno ad mantenerli humiliovero per accendere el desiderio piùad le cose spirituali; piacque ad la bontà divinadopo treanni subtrahere da frate Iohanni questa fiamma de divino amoreetprivòlo d' ogni consolatione spirituale; di che frate Iohanniremase senza lume et senza amore de Dio et tucto sconzolatoafflictoet adolorato. Per la qual cosa egli se ne andava per la selva cosìangoscioso discurrendo de là et de quàchiamando convocicon pianti e con suspiri el dilecto Sposo de l'anima suaelquale se era nascosto el partito da luiet senza cui presential'anima sua non trovava nè requienè riposo; ma inniun modonè in niun luogo poteva trovare el dolce Gesùnè abbacterse ad quelli gusti de l'amore de Christocomo erausato. Et bastòli questa tribulatione molti dìne liquali egli perseverò in continuo piangere et sospirare et inpregare Dio che per la sua pietà gli rendesse el Dilecto del'anima sua.


Quandopiacque ad Dio de havere provta assai la sua patientia et acceso elsuo desiderioun iorno che frate Iohanni se andava per la selva cosìtribulato et afflictoper lassezza se pure ad sedere ad lato ad unofago (faggio)et stava con la faccia tutta bagnata per lelacrime et guardando verso el cielo; incontinente apparve YhesuChristo presso ad lui nel vioctolo onde frate Iohanni era venutomanon diceva nulla. Et vedendolo frate Iohanni et reconoscendoloch'egli era Yhesu Christo presso ad lui nel vioctolo onde frateIohanni era venutoma non diceva nulla. Et vedendolo frate Iohanniet reconoscendolo ch' egli era Yhesu Christosubito gli se gictòad li piedi et con exmesurato pianto lo pregava devotissimamenteetdiceva: "SuccurrimeSignor mioperò che senza teAngellomansuetissimoio sto in angoscie et in paura; senza teFigliolo de Dio altissimoio sto in confusione et in vergogna; senzate io sto spogliato de ogni beneperò che tu sii vera luce del'anime; senza te io sò perduto et dannatoperò chesii vita de l'anime et vita de le vite; senza te sò sterile etaridoperò che tu sii fonte d'ogni dono et gratia; senza teio sò al tutto exconsolatoperò che tu sii Yhesunostra redemptioneamore et desideriopane confortativo et vino cherelegra li cuori de li Angeliet de tucti li Sancti. Illumina meMagestro gratiosoet pastore pietosissimoperò che io sòtua pecorellaben che indigna".


Ma peròche el desiderio de li sancti hominili quali Iddio indutia adexaudiresì li accende ad maiure amore et meritoYhesubenedecto se parte senza exaudirlo et vàsene per lo vioctolosopradicto. Alhora frate Iohanni se glieva su et curreli derieto etda capo se gli gictò ad li piediet con una sanctaimportunità sì lo retiene et con devotissime lacrime sìlo preca et dice: "O Yhesu dulcissimohabi misericordia de metribulato; exaudiscime per la moltitudine de la tua misericordia etper la verità de la salute tuaet rendime la letitia de lafaccia tua et del tuo pretioso exguardoperò che de la tuamisericordia è piena tucta la terra". Et Yhesu Christoanchora se partì et non gli dice nullanè gli dàalcuna consolatione; et fa como la madre al fanciullino quando gli fabramare la poppaet fàselo venire derieto piangendoad ciòche la prenda poi più volentieri.


Et frateIohanni cum maiure fervore et desiderio sequita Christo; et ionctoche fo ad luiChristo benedecto se rivolta verso lui et guardandolocol viso gratioso et alegroaperse le sue sanctissime braccia etabracciòlo dulcissimamente. Et in quello aprire de bracciavide frate Iohanni uscire del suo sanctissimo pecto ragi de lucemaravigliosai quali alluminarono tucta la selva et lui ne l'animaet nel corpo.


Alhorafrate Iohanni se inginocchiò a li piedi de Yhesu Christoetad modo che ad la Magdalena li porse li piedi ad baciarebenignamente; et frate Iohanni gli prese con somma reverentia etbaciandoli gli bagnò con tante lacrime che apreva una altraMagdalena; et diceva: "Io te pregoSignor mioche tu nonguardi a li miei peccatima per la tua sanctissima passioneresuscita l'anima mia ne la gratia del tuo amorecum ciò siacosa che questo sia il tuo conmandamentoche noi te amiamo cum tuctoel cuore et con tucto l'affecto (MATTEO; XXII37: MARCO; XII30:LUCA; X27); el quale conmandamento niuno pò adempire senzael tuo adiutorio. Aiutame adonquedulcissimo Figliolo de Diosìche io ami te con tucto el mio core et con tucte le mie forze".


Etstando così in questo parlare innanzi a li piedi de Christofo exauditoet rehebe da lui la prima gratiacioè la fiammadel divino amoreet tucto se sentì renovato et consolato; etconoscendo el dono de la divina gratia essere retornato ad luicomenzò ad regratiare Christo benedecto et devotamenteabbracciare li suoi sanctissimi piedi. Et puoi rizandose perriguardare el Salvatore in facciaChristogli porse le sue manosanctissime ad basciare; et frate Iohanni se accostò al pectode Yhesu Christo et abbracciollo et con grande devotione basciòquello sacratissimo pectoet Christo abbracciò et basciòlui similemente. Et in questo abbracciamento sentì frateIohanni tanto odore divinoche si tucte le spetie e l'altre coseadorifere del mondo fossero state radunate insiemesarìanoparute puza ad comparatione de quello odore; et alhora frate Iohannifo tucto rapto et consolato et illuminatoet duròli quelloodore ne la sua cella parecchi mesi. Et d'alhora innanzi da la suaboccaabevarata ad la fonte de la divina Sapientia nel sacrato pectodel Salvatoreuscivano parole maravigliose et celestialile qualimutavano li cuori di chi le odiva et facevano grandi fructi al'anime. Et nel vioctolo de la selvanel quale stectero quelligratiosi piedi de Christoet per buono spatio d'entornosentivafrate Iohanni quello odorevedeva quello splendorequando andava allìad grande tempo da poi.


Ritornandoin sè frate Iohanni poi et disparendo la presentia corporalede Christo depo quello raptoegli remase sì illuminato nel'animachebenchè non fosse homo litterato per humanostudionon di meno maravigliosamente solveva le questionisubtilissime de la Trinità divina et de li profundi misteriide la Scriptura Sancta. Et molte volte puoiparlando denanti alPapa et a li Cardinaliad li Regi et Baroniet Magestri et Dottoritucti li metteva in grande stupore per l'alteza de le sue parole etprofonde sententie che diceva.


Ad laudede Christo. Amen.



L

COMOPER LA MESSA DE FRATE IOHANNI MOLTE ANIME FUORONO LIBERATE


Dicendouna volta frate Iohanni la Messa el dì depo Omniasancti perl'anime de tucti mortisecondo che la Sancta Chiesa ha ordinatoofferse con tanto affetto de carità e con tanta compassionequello altissimo Sacrificio (el quale per la sua efficacia l'anime deli morti desiderano sopra omni altro bene che per loro se possafare)che pareva che egli tucto se extrugesse per pietà etcarità fraterna. Per la qual cosa in quella Messa levando elCorpo de Christo et offerendo ad Dio padre el Sacrificio pregandoloper amore del suo benedecto Figliolo Yhesu Christoche perricomperare l'anime perdute volse morire in Crocegli devessepiacere de liberare da le pene del Purgatorio l'anime de li morti dalui create e recomperate; incontinente egli vide quasi infinite animeuscire del Purgatorioad modo de faville de fuoco innumerabili cheuscivano de una fornace accesaet videle salire in cielo per limeriti de la Passione de Yhesu Christoel quale omni dì èofferto per li vivi et per li morti in quella Hostia sacratissima.


Ad laudede Yhesu Christo. Amen.



LI

COMOFRATE IOHANNI HEBE UNA VISIONE DE FRATE IACOBO DE FALLERONE


Al tempoche frate Iacobo da Falleronehomo de grande sanctitòelquale stava grandemente infermonel luoco de Magliano ne la Custodiade Fermoodendo de la sua infirmità frate Iohanni supradectoel quale demorava alhora nel luoco de la Massaet perchè loamava como suo caro patrese puse in oratione per luipregando Diodevotamente che al decto frate Iacobo rendesse sanità delcorposi fosse sua salute.


Etstando in questa devota orationefo rapto in exstasi et vide nel'aere uno grande exercito de Angeli sancti stare sopra la cella suala quale era ne la selvacon tanto splendoreche tucta la contradade intorno ne era alluminata. Et fra questi Angeli vide frateIacoboper cui egli pregavastare in vestimenti candidi tuttoresplendentevìdivi anchora fra loro sancto Francescoadornato de le sacre Stigmate de Yhesu Christo con multa gloria.Vìvidi anche et ricognobevi frate Lucido sanctoet frateMatteo Antiquo da Monterubbiano et altri fratili quali non havevamai veduti nè cognosciuti in questa vita. Et riguardando cosìfrate Iohanni quella beata schiera de Sancti con grande dilectoglifo revelato de certo la salvatione de frate Iacoboet che de quellainfirmità deveva morire; ma non così prestoet depo lamortedeveva andare ad Paradiso. De la quale revelatione frateIohanni haveva tanta alegreza per la salute de l'anima suache de lamorte corporale poco se dolevama con grande dolceza lo chiamava frasè medesimo dicendo: "Frate Iacobomio dolce padre;frate Iacobomio dolce fratello; frate Iacobofidelissimo servo etamico de Dio; frate Iacoboconpagno de li Angeli et consorte di liBeati". E così in questa certezza che ne haveva perdivina rivelatione ritornò in sèet subito se

partìdel luoco et andò ad Magliano ad visitare frate Iacobo.


Ettrovandolo sì aggravato che appena poteva parlaresìgli annuntiò la morte del corpo et la salute de l'anima et lagloriasecondo la certeza che ne haveva havuta per quellarevelatione; di che frate Iacobo tucto realegrato ne l'animo et ne lafaccialo recevette con grande letitiaregratiandolo de le buonenovelle che gli portava e reconmendandose ad lui devotamente. Alhorafrate Iohanni lo pregò caramente che depo la morte sua devessetornare ad lui et parlargli de lo stato suo; et frate Iacobo glipromisesi piacesse ad Dio de permetterlo. Et decte queste paroleappressandose el hora del suo passamentofrate Iacobo comenzòad dire quello verso del salmo devotamente: IN PACE IN IDIPSUMDORMIAM ET REQUIESCAM (SALMO IV9). Et decto questo versoconlieta faccia passò de questa vita.


Et puoiche fo seppellitofrate Iohanni se retornò al luoco de laMassa et aspectava la promessa de frate Iacoboche tornasse ad luiin quel dì che haveva promesso. Ma el decto dì gliapparve Yhesu Christo con grande conpagnia de Angeli et de Sanctifra quali non era frate Iacobo; onde frate Iohannimaravigliandosemoltorecomandòlo devotamente ad Christo. Puoi el dìseguenteorando frate Iohanni ne la selvagli apparve frate Iacoboaccompagnato da li Angelitutto glorioso et lietoet frate Iohannigli dixe: "O patreperchè non sii tornato ad me quel dìche promettesti?". Et frate Iacobo respuse: "Peròche io haveva bisogno de una purgazione; ma in quella hora che YhesuChristo te apparì et me gli reconmendastifusti exaudito etliberòmi da omni pena. Et alhora io apparì ad frateIacobolaico sanctoda la Massache serviva ad Messa et vide laHostia consacrata convertita et mutata in forma de uno bellissimofanciullo vivoquando se levò el Signoreet dixeli: "Hogicon quello fanciullo me ne vo ad vita eternaal quale reame niunopoteva andare senza lui". Et decte queste parolefrate Iacoboexparì et andòsene in cielo con tucta quella sanctaconpagnia de Angeli; et frate Iohanni remase tucto consolato.


Morìel decto frate Iacobo la vigilia de sancto Iacobo Apostolo del mesedi luglio (24 luglio ) nel supradicto luoco de Magliano; nel qualeper i suoi meriti la divina bontà adoperò moltimiracoli depo la sua morte.


Ad laudeChristo. Amen.



LII

COMOFRATE IOHANNI VIDE TUCTE LE COSE CREATE


Elsopradecto frate Iohanniperò che perfectamente havevaabnegatoomni dilecto et consolatione mundanaet in Dio haveva postatucta la sua speranzala divina bontà li donava maraviglioseconsolationi et revelationispecialmente nelle sollennità deChristo; onde una volta appressandose la Natività de YhesuChristone la quale egli aspectava consolatione de la dolce humanitàde Yhesu Christo benedectolo Spirito Sancto gli mise sìexcessivo amore ne l'anima sua de la carità de Christoper laquale se era humiliato ad prendere la nostra humanitàcheveramente gli pareva che l'anima gli fosse tracta dal corpo et cheardesse como una fornace. El quale ardore non potendo sofferiretucto se angosciava et struggevasi et gridava ad alta voceperòche per lo impeto de lo Spirito Sancto et per lo troppo fervore del'amore non se poteva contenere dal gridare.


Et inquella hora che quello exmesurato fervore gli venivahaveva certasperanza de la sua saluteintanto chesi alhora fusse mortononcredeva passare per lo Purgatorio. Et questo amore gli duròben sei mesibenchè quello excessivo fervore non avesse cosìcontinuoma venevali certe hore del dì.


Et inquesto tempo et poi recevecte molte consolationi et visionimaravigliose da Dio; et più volte fo raptosì comevide quel frate che da prima scripse queste cose.

Fra lequaliuna volta fo sì elevato in Dio et raptoche vide inlui Creatore tucte le cose create celestiali et terreneet tucte leloro perfectioni et gradi et ordini distincti. Et alhora conobechiaramente como omni cosa creata representava el suo Creatoreetcomo Dio è di sopradentroet de fuoreet da lato ad tuttele cose create. Appresso conobe uno Dio in Tre Personeet lainfinita carità la quale fece incarnare el Figliolo de Dio perla obedienza del Padre. Et finalmente conobe che non c'era niunaaltra via per andare ad vita eternasi non per Yhesu Christobenedectoel quale è viaverità et vita (GIOVANNI;XIV6) de l'anime.


Ad laudede Christo. Amen.



LIII

MIRABILECOSA CHE ADVENNE AD FRATE JOHANNI DICENDO LA MESSA


Ancorael decto frate Iohanni dicendo la Messa nel sopradecto luoco deMaglianosecondo che recitarono li frati che furono presentiadvenne una voltala prima notte depo la ottava de sancto Lorenzoinfra la ottava de l'Assumptione de la Donnahavendo decto Matutinoin chiesa con gli altri fratiet sopravenendo in lui lailluminatione de la sancta contemplationese ne andò nel'orto ad contemplare la passione de Christoet despùsese cumtucta la sua devotione ad celebrare la Messala quale gli toccava lamatina ad cantare. Et stando in contemplatione de le parolesacramentali cioè: HOC EST ENIM CORPUS MEUMet considerandola infinita carità de Christoper la quale ce volse nonsolamente recomperare col suo pretioso sanguema etiandio lassarceper cibo de le nostre anime el suo dignissimo Corpo et Sangue;comenzòli ad crescere in tanto fervore et in tanta suavitàlo amore del dolce Yhesu Christoche l'anima sua non poteva piùsostenere tanta dolcezama gridava forteet como ebrio de spiritofra sè medesimo non restava de dire: HOC EST CORPUS MEUM; peròche dicendo queste parolegli pareva vedere Christo benedecto con laVergine Maria et con moltitudine d'Angeli. Et in questo erailluminato da lo Spirito Sancto de tutti profundi et alti misteri dequello altissimo Sacramento.


Etvenuta l'aurora egli entrò in chiesa con quello fervore et conquelle parole non credendo essere odito da persona; ma in coro stavauno frate in orationeel quale vedeva et odiva tucto. Et nonpotendo in quello fervore contenerse per la abundantia de la divinagratiagridava ad alta voce; et tanto stecte in questo modoche fohora de dire la Messa; ondeessendo paratoandò a l'altare.


Etcomenzando la Messaquanto più seguiva oltratanto piùgli cresceva el amore divino et quello ardore de la caritadecolquale egli era dato ad uno sentimento de Dio ineffabileel qualeegli medesimo non sapeva et non poteva exprimere con la lingua. Diche temendo egli che quello fervore et sentimento de Dio non durassetanto che egli non potesse fornire la Messafo in grande dubio etnon sapeva qual parte prendersio de procedere oltra ne la Messa ode aspectare. Ma perchè altre volte gli era advenuto similecosael Signore haveva sì temperato quello fervoreche nongli era convenuto lassare la Messa. Or confidandosi de poter farcosì questa voltacon gran timore se mise ad procedere oltrane la Messa.


Etpervenendo infine al prefatio de la Donnagli comenzò si adcrescere la divina illuminatione et suavità de l'amore divinoche venendo ad la parola che dice “Qui pridie” appenapoteva sostenere tanta suavità et dolceza.


Finalmenteiognendo a l'acto de la consecratione et dicendo sopra l'ostia leparole debitecioè: HOC ESTdixeet non poteva procederepiù oltrama pur queste replicava. La cascione perchèegli non poteva procedere più oltrasi era che sentiva etvedeva la presentia de Christo cum multitudine de Angelila cuimaiestà egli non poteva sofferire; et vedeva che Christo nonintrava ne l'hostiao vero che l'ostia non se transubstantiava nelCorpo de Christosi egli non proferiva l'altra metà de leparolecioè; CORPUS MEUM. Di que stando in questa ansietàet non procedendo più oltrael guardiano et gli altri fratiet molti secolari che erano in chiesa per odire la Messaseappressarono a l'altare et stavano tucti expaventati ad vedere etconsiderare l'acti de frate Iohanni; et multi de loro piangevano perdevotione.


A lafinedepo lungo spatiofrate Iohanni proferì: CORPUS MEUMad altra voce; et subito la forma del pane exparìet nel'hostia apparì Yhesu Christo benedetto incarnato etglorificatoet demostròli la humilità et la caritàla quale omni dì lo fa venire ne le mani del sacerdotequandoconsacra l'ostia. Per la qual cosa egli fo anchora piùelevato in dolcezza de contemplazione. Onde levato che hebe l'ostiae calice consacratoegli fo rapto fuore de sè medesimo; etessendo l'anima suspesa da li sentimenti corporaliel corpo suo cadèindietroet si non che fo sostenuto dal guardianoche gli stavaderietoche temeva de ciòegli sirìa caduto supino interra. Accorendovi li frati et li secolari li quali erano in chiesahomini et donnesi lo portarono in sacristia como mortoperòchè l'corpo suo era raffredato como corpo de homo mortoet dedita de le mano erano attrappate sì forteche non se potevanoponto distendere nè muovere. Et in questo modo stette cosìrapto infino ad terza. Et però che io fui presente ad questodesiderava de sapere quello che Dio haveva operato inverso de luionde egliperò che se fidava molto de meme narròtucto el facto per ordine. Et fra l'altre cose me dixe checonsecrando egli el Corpo de Christoe l'Sangue el quale era in sul'altareet inanziel cuore suo era liquido como cera stemperataet la carne sua gli pareva che fosse senza ossaper tal modo chequasi non poteva levar le braccia nè le mani per fare el segnode la croce sopra al calice. Anco me dixe che inanzi che se facessepretegli era stato rivelato che deveva venire meno ne la Messa; maperò che haveva decte molte. Messe et questo non gli eraadvenutopensava che la rivelatione non fosse stata da Dio. Etnientedemeno el dì denanti l'Assumptione de la Donnanelquale el sopradecto caso gli advenneancho gli era stato da Diorevelato che quel caso gli deveva advenire circa la festa del'Assumptionema poi non se ne ricordava de la revelatione.


Ad laudede Christo. Amen