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Anonimoromano

Vitadi Cola di Rienzo



Prologoe primo capitolo

dovese demostra le rascione per le quale questa opera fatta fu

Dicelo glorioso dottore missore santo Isidoronello livro delleEtimologieche lo primo omodeGrecia che trovassi lettera fu uno Grieco lo quale abbe nome Cadmo.'Nanti lo tiempo dequestonon era lettera. Donnequanno faceva bisuogno de fare alcuna cosamemorabilescriverenon se poteva. Donne le memorie se facevano con scoiture in sassi epataffiiliqualise ponevano nelle locora famose dove demoravano moititudine de ienteovero seponevanolà dove state erano le cose fatte: como una granne vattagliaovero vettoria [...]tristezzedisconfitte inscolpivano [...] e aitri animali in sassi overo ientearmatain segno detalememoria. E queste sassa fonnavano in quelle locora dove le cose fatteeranoin segnodeperpetua memoria. Livro non ne facevanoché lettera non setrovava appo li Grieci. Equestomuodo servaro li Romani per tutta Italia e in Francia e massimamentein Roma; chéfacennoasapere alli loro successori [...] loro fattifecero arcoratriomfali in soli[i]s convattaglieuomini armaticavalli e aitre cosecomo se trova mo' in Persia e inArimino. Dapoiche Cadmo comenzao a trovare le letterela iente comenzao a scriverele cose e·lli fattiloroper la devolezza della memoriae massimamente li fatti avanzarani emannifichi: comoTitoLivio fece lo livro dello comenzamento de Roma fino allo tiempo deOttavianocomoscrisseLucano li fatti de CesariSalustio e moiti aitri scrittori nonlassaro perire la memoriademoite cose antepassate de Roma. Dunqua iolo quale [...] meaientilezzacomo piaciutoènea Dioaio vedute cose de moita memoria per la loro granneescellenzia de novitate inquestomunnolassaraio passare queste cose senza alcuna scrittura? Certonon foraconvenevoleche de esse remanga tenebre de ignoranzia per pigrizia de scrivere.Anche nevogliofare speziale livro e narrazione. L'opera ène granne e bella.Questo affanno prennopermoite cascione. La primache omo trovarao alcuna cosa scritta laquale se revederaoavenirein similedonne conoscerao che·llo ditto de Salamone ènevero. Dice Salamone:"Nonè cosa nova sotto lo soleché cosa che pare nova stataè". L'aitra cascione de questoèneche qui se trovarao moito belli e buoni esempî; donne porraoomo alcuna cosapericolosaschifarealcuna porrao eleiere e adoperaresì che lo leierede questa opera nonpassaraosenza frutto de utilitate. La terza cascione ène che aiorespietto alla magnificenziadequesta novitatecomo de sopra ditto ène; ché cosa depoco essere omo non curalassalastarecosa granne scrive. La quarta cascione ène quella chemosse Tito Livio. DiceTitoLivio nella prima decada e fao menzione de Alisantro de Macedonia:quanta iente abbedapede e da cavalloquanto tiempo durao soa signoriaquanto se steseper lo munno. Ediceche soa grannezza fu nulla cosa in comparazione de Romani. Questodicennoresponnead una questione la quale omo li potria fare e dicere: "Innellonarrare le istorie deRomanicomo te impacci delli fatti de Alisantro?" Responne Tito Livio edice: "Questo faccioperponere requie allo animo mio". Quasi dica: "Lo animo mioène stimolato de scriverequestamateria. Voglione toccare. Puoi me se posa consolato lo mio animo".Così dico io:"L'animomio stimolato non posa finente dio che io non aio messe in scrittoqueste bellecosee novitati le quale vedute aio in mea vita". La quinta cascioneène anche quella chescriveTito Livio nello proemio dello sio livronella prima decada. Dice:"Mentre che stooccupatoa scrivere queste coseso' remoto e non veggo le crudelitati lequale per tantitiempila nostra citate hao vedute". Così dico io: "Mentreche prenno diletto in questa operastoremoto e non sento la guerra e li affanni li quali curro per lopaeseli quali per la moitatribulazionesiento tristi e miserabili non solamente chi li patema chi liascoita". Quello cheioscrivo sì ène fermamente vero. E de ciò me siatestimonio Dio e quelli li quali mo' vivo conmecoché le infrascritte cose fuoro vere. E io le viddi e sentille:massimamente alcuna cosachefu in mio paiese intesi da perzone fidedegnele quale concordavanoad uno. E de ciò ioponeraiocerti segnalisecunno la materia curzeli quali fuoro concurrienticon esse cose.Questisegnali farrao lo leiere essere certo e non suspietto de mio dicere.Anche questacronicascrivo in vulgareperché de essa pozza trare utilitate onneiente la qualesimplicementeleiere saocomo soco vulgari mercatanti e aitra moita bona iente laquale perletteranon intenne. Dunqua per commune utilitate e diletto fo questa operavulgarebenchéiol'aia ià fatta per lettera con uno latino moito [...] Mal'opera non ène tanto ordinata né tantocopiosacomo questa. Anche questa opera destinguo per capitoliperchévolenno trovarecobellesenza affanno se pozza trovare. [...]

Cap.II

ComoIacovo de Saviello senatore fu cacciato de Campituoglio per lopuopoloe della cavallariade missore Stefano della Colonna e missore Napolione delli Orsini.

Dunquada quale novitate comenzaraio? Io comenzaraio dallo tiempo de Iacovode Saviello.Essennosenatore solo per lo re Rubertofu cacciato da Campituoglio dalliscendichi. Liscendichifuoro Stefano della Colonnasignore de Pelestrinae Poncello demissore Orsosignoredello Castiello de Santo Agnilo. Questi se redussero nello Arucieloesonata lacampanafecero adunare lo puopolola moita cavallaria armata e li moitipedoni. TuttaRomastava armata. Bene me recordo como per suonno. Io stava in SantaMaria delloPiubicoe viddi passare la traccia delli cavalieri armati li quali traievanoa Campituoglio. Forteivanoregogliosi. Moiti eranoe bene a cavallo e bene armati. L'uitimo dequellise bene merecordoportava una iuba de zannato roscio e una scuffia de zannato giallo incapounamazzaa cavallo in mano. Passavano per la strada rittaper la posanadonne demorano liferrarida canto a casa de Pavolo Iovinale. La traccia era longa. La campanasonava. Lopuopolose armava. Io stava in Santa Maria dello Piubico. A queste coseponeva cura.Iacovode Saviello senatore stava in Campituoglio. Erase stecconiatointorno. Non vaizenientesio infortellireché sallo su Stefanosio zioe Poncelloscindichi de Romaedoicementelo presero per mano e miserollo a valleacciò che non avessipericolo nellaperzona.Fu alcuno che penzao e disse: "Stefanocomo puoi fare tantaonta a tio nepote?"Laresposta de Stefano fu supervadisse: "Con doi denari de ceraselo rappagaraio". Maiquestidenari non se trovaro. Anche comenzo io dallo tiempo che questi doibaroni fuoro fatticavalieriper lo puopolo de Romabagnati de acqua rosata per li vintiottoBuoni Uomini inSantaMaria de l'Arucielo a granne onore. L'uno fu chiamato missoreStefanol'aitro missoreNapolione.Granne fu la festagranne fu l'onore là in Campituoglio.Nella piazza de SantaMariafuoro spase trabacche e paviglioni. Là erano tromme eceramelle e onne instrumento.Vedesirompere de astecurrere de cavalli e pettorali de sonaglie. Moiteerano le banniere.Piùerano le reconoscianze. Moita se faceva festa. Moito li fu fattoonore. Nella chiesia deSantaMaria de l'Arucielo stavano doi liettili più onorati. Benpareva cosa reale. Questecoseme recordo como per suonno. Currevano anni Domini MCCC [...] lisopraditti cavalieribagnatine iero allo re Ruberto a Napolilo quale li cenze la spada; laquale cosa moitodespiacqueallo romano puopolo. Certo da queste cose io non comenzo; cabenchécosìfosseio era in tanta tenerezza de etateche conoscimento non aveaelettivo. Anco vogliocomenzareda cosa de più aitezza. Incomenzaremo collo nome de Dio dallasconfitta delloprincipedella Moreala quale fu per questa via.

Cap. III

Comofu sconfitto lo principe della Morea a porta de Castiello SantoAgniloe como fu trovatoGuelfo e Gebellinoe delle connizione de Dante e que fine abbe soavita.

Currevanoanni Domini MCCCXXVIIdello mese de settiembronella viilia desanto Agnilo devennegnequanno fatta fu la granne sconfitta per li Romani a porta deCastiello; la quale fuperquesta via. Li elettori dello imperio nella Alamagna liesseroLudovico duce de Bavaria inimperatorelo quale non fu obediente a papa Iannicomo se dicerao. Quanno lavenuta dequestoelietto a Roma fu intesapapa Iannilo quale era in quello tiempoe Ruberto re deApugliase provedevano de pararese a soa venuta. Dunqua de loro commannamentomissoreIanni della Rascioneprincipe della Moreafrate dello re Rubertoemissore IanniGaietanolegato in Toscanase muossero con iente moita a Roma per farecontrasto ereparo.La adunanza fu fatta nella citate de Nargne. La iente fu moito bellae bene acconcia.Settecientofuoro li cavalieripedoni senza fine. Tutti li baroni de casa Orsinaerano conessi:missore Napolionecavaliero noviello dello puopoloBertollo deFrancesco dello Montenepotedello legatocanfione della parte guelfamissore Antrea de Campo deFiore e moitiaitri.La iente ne veniva grossa e smesurata per occupare Roma. Romaniinsemmiante defarebuono scudose 'nantipararo e fecero capitanio dello puopolo unovertuosissimobaronede casa della Colonna - Sciarra fu sio nome -lo quale fu delli piùdotti e savii deguerrache in quello tiempo fussi. 'Nanti che lo legato approssimassiSciarra abbe tutte lefortezzede Roma. Bene abbe Castiello Santo Agnilo. Puoi ordinao lo puopolo efececaporioni.Fece capo vinticinquetutti romani. Ordinao tutti conestavili. Moitoli tenevasolliciti.Bene guardava le porte. Spesso faceva parlamento. Moite spie avea.IacovoSavielloTeballo Santo Stati e moita baronia collo puopolo era. Quanto lavenuta dello legatopiùapprossimavatanto li Romani stavano più solliciti. Ecco chela notte della viilia de santoAgnilofuoro ionti in Roma. E entraro nella citate Leoninanon per laportaché se guardavamaentraro per lo muro rotto. Ruppero lo muro quale stao sotto leIncarcerate edato quellomuroper terrafecero uno granne guado in fronte allo pozzo e per quellacosì fatta viatradusseroloro banniereloro legioni de iente. Entratioccuparo da porta deCastiello fi' aSantoPietro. Tutto era copierto de iente armata. Bene sonavano tromme etrommettenaccarie cerammelle. Gran festa facevano. Bene scrissero lettere dellaentrata de Roma.Fratanto la porta dello brunzo stava enzerrata. Quanno Sciarralofranco capitaniosappechela iente era iontanon se dubitao nienteanco se armao e fecesonare la campana astormo.Mesa notte era e forza lo primo suonno. Uno vanno con tromme mannaoper laterrache onne perzona fosse armataca·lli nemici erano entrati inPuorticae chetraiessinoa Campituoglio. La iente che dormiva subitamente se sviglia. Ciascunoprennearme.Coscia abbe nome lo vannitore. La campana sonava terribilemente. Laiente trasse aCampituoglio.Là traie la baronia e·lli populari. Lo buono capitanioparlao e disse ca venutieranoper entrare in Romaper mozzare le zinne delli pietti delle donne deRoma. Moitoinanimaola iente. Poi partìo la iente in doi parte. De l'una parte fucapo essodell'aitra fucapoIacovo de Saviellolo quale fu mannato alla porta de Santo Ianniquale se dice portaMaiure.E questo perché sapeva ca quella iente se era partuta e venivada doi portepartedaporta Castielloparte da porta Maiure. Ma non venne cosìcacomo Dio voizefu dato lodìede santo Agnilo. Quelli intesero lo dìe po' santo Agnilo.Donne la cosa venne fallutacanonvennero alle porte ad uno ponto né ad uno dìe. QuannoIacovo ìo alla portanon trovaoalcuno.Là se tenne senza alcuno impaccio conestavilito. Dall'aitraparte cavalca Sciarraconsio confallone. Granne ène la cavallaria. Sette rioni seabiaro denanti armati.Esmesuratoera lo puopolo. Ionze a ponte de Santo Pietro. Io me recordo che inquella notteunocavalieri romano armatoessenno cavalcato a ponteodìo unatrommetta de nimici.Volennofuire tramazzao da cavallo. Lassao lo cavallo e vennesene a pede.Sacci ca nonabbecarestia de paura! Quanno lo puopolo fu ionto a ponteallora sefaceva dìe. Era laaurora.Allora Sciarra commannao che·lla porta dello brunzo fossioperta. La folla eragranne.Moito fuoro storditi li nimicivedenno per lo ponte li moitipennoncielli. Sapeno caonnepennone avea venticinque uomini. Ora se opere la porta. Lo rionedelli Monti vaodenanti.Allocase lo puopolo per li puortichiper la piazza de Castiello. Làerano schierati lisollatie l'aitre iente. Ora vedese currere de cavalli. L'uno lo broccia desopra a l'aitro. Chidaochi tolle. Tromme sonavano de·llà e de cà.Granne è lo romoregranne è lo stormo. Chidaochi tolle. Sciarra e missore Antrea de Campo de Fiore se infrontanoinsiemmori e sì sevillaniaroforte. Puoi se ruppero aduosso le aste. Puoi se colpiavano dellespade. Non nevolevala vita l'uno de lo aitro. Intanto se departiero e tornaro a loroiente. Vedese ferirelanciaree prete iettare. Ben pare che fossi stormo crudele. Lo puopolo deRoma vao 'nanti eretocomo onna de mare. Ma li nimici daienno latoli Romani se allocarofi' a mesa lapiazza.Là fu fatta una novitate così. Unolo quale avea nomeIanni Manno de Colonnaportavalo confallone dello puopolo de Roma. Como ionze allo pozzo lo qualestao in quellapiazzadenanti alle Incarceratedonne era rotto lo muroprese questoconfallone e iettaolonellopozzo. E questo fece per dare uitima sconfitta allo puopolo de Roma.Bene debbe lotraditoreperdire la vita. Non perciò perdìo vigore lo Romanoché ià lo principe dava a reto.Oravedese fuireora vedese commattere. Là se pare chi ènefiglio de bona mamma.Sciarradella Colonna forte conforta soa iente e fece una notabile cosachela soasopravestacagnao in poca ora. Granne senno lillo fece fare. Granne parte dellopuopolopassaocanto lo fiumedallo lato de Santo Spirito. Là per la follaaffocati fuoro cinque pedoniromani.Anco là fu un'aitra novitate. Uno granne omo de Roma - Cola demadonnaMartomeadelli Aniballi avea nome - fu perzona assai arditaiovine comoacqua. Coizeaudaciade volere prennere per la perzona lo principe. Speronao lo destrierie ruppe la forteschieradove stava affasciato lo principe. Venneli denanti e destese la manoper pigliarlo.Benese ne·llo credeva menare; ma non respusero le mesureca·lloprincipe li menao deunamazza de fierro e ferìo lo cavallo. La potenzia dellodestrieri dello principe fu tanta cherecessavaa reto Nicola e recessannose a reto Nicolanon abbe sufficientespazio lo siocavallo.Donne li piedi dereto li vennero meno e cadde in quello fossato loquale stao infrontealla porta dello spidale de Santo Spiritolo quale ène fattoper defesa de l'uorto. Inquellofossato lo cavallo e essocredennose retornarecaddero menati aforza dalli cavallidelloprincipee là fu occiso. Granne fu la tristizia che Roma abbede così inclito barone.Allorase fiariao lo puopolo. Lo principe deo a reto. Inchinao soa schiera.Comenzaro a fuire.Loluoco donne se partiro fu porta Veredara. Quella fu la via che licampao. Ora se aiza laterza.Lo fuire ène granne. Maiure è lo maciello. Cosìse macellavano como le pecora. Nullaresistenziafaco. Moita iente ce fu occisa. Moita preda Romani guadagnaro.Alquanti baroniromanidella parte Orsinali quali fecero resistenziafuoro presoni. Inpresone stettero tantoquantolo capitanio voize. Infra li quali fu Bertollo capo de parte Orsinacapitanio dellaChiesiae della parte guelfa. E se non fusse che Sciarra lo portava ingroppali Romani loàbberanomuorto. Aitra iente non fece defesacioène NapoletaniProvenzaliFranceschiPugliesi.Tante fuoro le corpora morte che nude iacevanoche non se potedicere. Per tuttapiazzade Castiello fi' a Santo Pietroda Santa Maria in Trespadinadapiazza de SantoSpiritoper tutte puorticadalli Armeniper onne strada iacevano como lasemmolaseminatitagliatinudi e muorti. Là fra questa iente iaceva lo contede Santo Severino emoitaaitra bona iente: la vista lo mustrava. Ora se delequa lo principecon quella soa ientechepotéo cogliere. Po' moiti dìe fuoro trovati uominimuorti per le vignearmatinellecapannee nelli cupi delli arborili quali nello stormo erano stati feruti.Per la via lo spirito liaveaabannonati. Sciarra tornao a Campituoglio con granne triomfo. Bellopallio mannao aSantoAgnilo Pescivennolo e uno bello calice per merito e onore de questaromana vittoria.Inquesto tiempo fuoro fatte quelle maladette parteGuelfi e Gebellinili quali non erano stati'nantianco erano stati Bianchi e Neri. Una seraquanno la iente lassaoperaappriesso allocenarenella citate de Fiorenza se appicciaro doi cani. L'uno abbe nomeGuelfol'aitroGebellino.Forte se stracciavano. A questo romore de doi cani la moitaiovinaglia trasse.Partefavorava allo Guelfoparte allo Gebellino. Quanno se fuoro li cani[...]

Cap.IV

Depapa Ianni e della venuta dello Bavaro a Roma e della soa partenzaedello antipapa lo quale fece..........

Cap.V

Dellomostro che nacque in Roma e dello legato dello papa lo quale fucacciato de Bologna.

[...]una citateda priesso a Bologna vinti miglia: Ferrara hao nome. Dequesta Ferrara so'cacciatialquanti citadini nuobilili quali se chiamano quelli da Fontana. Equesto avenneperchévenniero Ferrara a Veneziani. Ora ne soco signori in luoco loro limarchesi da Este.Questide Fontana pregaro lo legato che li tornassi in loro casa per annitre. Li marchesi deFerrararespusero allo legato fiorini quattordici milia per annoacciòche non tornassinoquellili quali vennuta avevano la loro patria a Veneziani. Po' li quattroanni dello tributoloannosettimo dello sio dominiolo legato non li pareva essere signore senon aveva lasignorialibera. Fece una oste generale e sì·lla mannao sopraFerrara. Ferrara ène unalongaterramiglio unoe iace sopra la ripa de uno nobile e granne fiumelo quale hao nomePo.Da l'aitro lato li stao un aitro vraccio de Po. Questa citatecomoditto èneè signoriatadallimarchesi da Esteli quali so' nuobili uominimoito amati dallitiranni de Lommardia.L'ostedello legato fu potentissima. De colpo abbe tutto lo contado deFerrara. Puoi passaoloPo e fece uno ponte de lename a soa posta. Puoi toize lo borgo deFerraralo quale vaoinvierzoVenezia. Poca cosa era da fare. La terra era perduta. Per acqua e perterra staievaassediata.Erance da fare uno bottone. Lo capitanio dell'oste era lo conte deArmeniacloqualesparlava contra li baroni de Romagna e dicevali traditorilo qualeper grannezza soanoncurava de fare quella guardia la quale aveva de bisuogno. Anco ce fulo puopolo deBolognalo quale non stava volentieri fore de casa. Anco ce fu la moitasollariali quali noneranopacatica·lle pache che se·lli mannavano non se·llidaievano. Anco ce fu li signori deRomagna.Lo legato li teneva moito poveri. Nulla provisione li daieva. Quannoademannavanoalcuna graziaresponneva: "Bene. Faciemus ". Vedi quedoveano penzarequelliche suoglio essere signori e non haco cobelle! Drento in questaFerrara ionzero da doimiliavarvute. Lo marchese Rainaldo non demorao. Su nell'ora della terzaessìo de Ferrara edeosesopra l'oste. L'oste pranzava. Ora vedese occidere de ientevedesefuirevedesestrillae pianto. Lo conte Armeniac fu presone e revennuto LXXX miliafiorini. Li signori deRomagnase lassaro prennere de loro spontanea voluntate. La moita iente fumorta e presa.Moitarobba fu guadagnata. Senza defesa fu guadagnato uno esmesuratotrabocco lo qualeavevanome asino. Lo puopolo de Bologna se recuverao in su lo ponte. Loponte era legatodestroppe. Cadde in fiume. Quanta iente morìo bene puoi sapere.Alcune perzone fuorochese appennicaro alle funi delle mole e per l'acqua campavano. Venneuno con unaaccettae tagliao quella fune. Tutta quella ientela quale campavaannegaoin Po. Vedi sefigliofu de demonio quello omo! Vinti milia perzone pericolaro nella rotta.Lo carroccio tameaBologna tornao. Quanno la novella fu ionta a Bolognalo pianto fugrannissimo e·llatristezzegranne. Lo legato non se dubitao niente. In prima scrisse lettere amissoreMalatestalo quale colli aitri tiranni era lassato. La sentenzia della letteraera: perché se erarebellatoalla Chiesia romana? Missore Malatesta rescrisse una lettera. Aitronon contenevasenon questo: "Bene. Faciemus ". Po' questo lo legato seapparecchiava de fare un'aitraostemoito più pericolosa. Fece venire da sio paiese cinquecientoiannetti vestuti de gialloconlonghe gammecon garavellotti in mano. Puoi mise coite grannissimeper coglieremonetaper l'oste fare. Quanno lo puopolo de Bologna se sentìoagravato sì per le coite sìperla iente mortaforte ne mormorava. Uno dottore de leie - missoreBrandelisio delliGozadiniabbe nome - su nella piazza dello Communo se mosse con una spada inmano.Levapuopolo e caccia dello palazzo della Biada lo menescalco dello legatoe occisealquantie derobao. Ora fu puosto lo assedio allo bello e nobile castiellodello legatodelloqualede sopra ditto ène. Lo assedio stette dìe quinnici.L'acqua li fu toitaperché lo curzo lifurotto. Dentro era fodero de panevinocarne inzalata e moite cose.Li Bolognesitraboccavanolo sterco dentro dello castiello e valestravano. Vedenno lo legatoche tutto lomunnose·lli era rebellatofu sollicito de campare soa perzona. Làtrasse lo vescovo deFiorenza.Lo legato se mise in mano de Fiorentini. Li Fiorentini lo trasserofòra allo castiello.Cantole mura ne iva la strada la quale vao alla porta de Fiorenza. Tuttolo puopolo deBolognali gridava e facevanolli le ficora e dicevanolli villania. Lepeccatrice li facevano leficorae sì·lli gridavano dicennoli moita iniuria. Bene seaizavano li panni dereto emostravanollilo primo delli Decretali e lo sesto delle Clementine. Moita onta lifecero. Ben loàbberanomanicato a dienti se non fussi stato in balìa de Fiorentini.Lo legato fece la via delleAlpecon povera compagnia e con poche some. Ionze a Pisada Pisa inAvignone.Bolognesiderobaro tutta iente de Lengua de oca. Moiti ne occisero. Puoideruparo a terraquellonobile castiello de che ditto ène. Aitro non lassaro se non lachiesia. Fi' dallifonnamentitrassero le mura. Quanno questo fucurrevano anni Domini MCCCXXXIVdemese[...] La campana dello legato àbbero li Eremitani; lanobilissima cona dello aitare li fratipredicatoride santo Domenicola quale ène de alabastroopera pisanavalore de X miliafiorini.La lampana cerchiata d'aorola quale ardeva nello coro dello legatoàbbero li fratimenori.Anco àbbero tutta la carne seccatanto potessino deluviare.In questo tiempo era inBolognamissore Ianni de Antreadottore de Decretaliomo de tantaescellenzia de sennodescienzia e cortesiache passava. Questo fu quello lo quale fece lolivro lo quale se dicelaNovella.

Cap.VI

Comofrate Venturino venne a Roma colle palommelle e dello campanile deSanto Pietro lo quale fu arzo.

Currevanoanni Domini MCCCXXXIIIIdello mese de marzoin quaraiesima unofratepredicatorelo quale avea nome frate Venturino de Bergamo de Lommardiadelloordine desantoDomenicocommosse con soie predicazioni devote la maiure parte deLommardia adevozionee penitenza e connusse questa iente in Roma allo perdono. EranoBergamaschiBrescianiComaniMilanesiMantovani. Una parte fuoro ientili e buonima ledieci partefuorodelle vescovata. Questa ientela quale venne con frate Venturinofuinnumerabile. Etantofu più cosa maravigliosaquanto arrecavano abito. L'abitoloquale questo frateVenturinoli avea datoera che questi portavano una gonnella biancalongapassata mesagamma.Sopra la gonnella portavano uno tabarretto de biado corto fino alloinuocchio. Ingammeportavano caize de bianco. De sopra le caize portavano calzaroni decorame fi' amesagamma. In capo portavano una capelluzza de panno de lino bianca e desopraportavanouna capelluzza de panno de lana biadanella quale dalla fronteportavano uno tau.Laparte de sopra era biancala parte de mieso era roscia. In piettoportavano una palommabiancala quale teneva in vocca uno ramo de oliva in segno de pace. Nellamano rittaportavanolo vordonenella manca li paternostri. Con questa iente frateVenturino descenneperLommardia predicanno. Moita iente lo sequita. Veone in Fiorenza.Fiorentinigraziosamenterecipiero cotale iente. Fuoro divisi per le case caritativamente edato a lorodamagnarebuono liettolavati piedifatta moita caritate per tre dìesenza premio. Puoi semuosseroli moiti Fiorentini e presero quello medesimo abito e sequitano frateVenturino.Viengoa Vitervo. Da Vitervo entrano in Roma. Ora la fama de frate Venturinode Bergamoforteventava a Roma. Dicevase ca voleva aconvertire Romani. Quanno fuiontofu receputoinSanto Sisto. Là predicao. Soa iente moito pareva ordinata ebona. La sera cantavano lelaode.Bene ivano ad ordine. Uno confallone de zannato arrecavanolo qualedonao allaMinerva.Allo dìe de presente penne nella voita della Minerva sopre lacappella de missoreLatino.Ène de zannato verdeluongo e ampio. Drento stao penta lafigura de santa Maria.De·llàe de cà staco penti agnilili quali sonano violesantoDomenico e santo Pietro martireeaitri profeta. Quello segnale lassao. Puoi predicao in Santa MariaMinerva lo dìe dellaAnnunziazione.Puoi predicao in Campituoglionello parlatorio. Tutta Roma trasseper odiresoapredica. Forte tenevano mente Romani. Queti stavano. Ponevano cura sepeccava infaizolatino. Allora predicao e disse ca sciogliessino le calzamenta dellipiedi loroca la terradovestavano era santa. E disse che Roma era terra de moita santitate perle corpora lequalein essa iaccio. Ma Romani so' mala iente. Allora li Romani se nerisero. Puoi sedomannaouna grazia e uno dono a Romani. Da vero che·llo ioco de Nagoninon era fatto.Dissefrate Venturino: "Signorivoi devete fare una vostra festa laquale gosta moita moneta.Nonvao né per Dio né per santi; anche se fao peridolatriain servizio de demonio. Questapecuniadatela a mi. Io la despenzaraio per Dio alli uomini necessitosiliquali non puocofornirelo tiempo fi' allo sudario vedere". Allora li Romani secomenzaro a fare gabe de essoedissero ca era pascio. Così dicenno non più demoraroanche se levaro in pede epartirosee lassarolo solo. Puoi predicao in Santo Ianni. Romani non lovolevano odireanchene facevano la caccia. Allora se desperava dell'ira e sì·llimaledisse e disse ca mainonvidde più perverza iente. Non comparze più. Anche separtìo de secreto e gìone fòra deRoma.Ionze in Avignone. Lo papa lo privao dello predicare. In questotiempo uno folgoroferìolo campanile de Santo Pietro e tutto lo cucurullo arze. Le campanenon toccao. Ancheinquesto tiempo morìo papa Iannidello quale ditto ène.Quanno approssimao a morterevocaolo errore de chi diceva ca·lle anime delli beati non veionoDio de faccia. E disse caciòche avea ditto avea ditto per disputazione fare.

Cap.VII

Depapa Benedetto e dello tetto de Santo Pietro de Roma lo quale furenovato.

Currevanoanni Domini MCCCXXXIIII quanno fu creato papa Benedetto. Fuoitramontanovasconee fu monaco bianco de l'ordine de Cistella de santo Bernardo. Aveanome locardinalebianco quanno fu eletto. La soa elezzione fu più divina cheumanaperché licardinalili diero la voce per lo quartosì che chi hao la voce per loquarto ène nella più infimaconnizione.Ora tutti li cardinali se concordavano in esso per lo quartosìche tutti l'àbberoperdesperato. Ma puoi che·lle voce fuoro tutte dello biancosoaelezzione fu divinaca laconcordiade tutti fu che fussi papa; lo quale essere papa ciascheunoassemmotì: l'abbe perdesperato.Questo abbe nome lo cardinale bianco e fu omo moito corpulento egrasso egruossoroscio. La soa figura de ponto stao in Santo Pietrodentro allachiesiasopre laportamaiure della nave maiure. Questo papa fu omo santissimo e servaoquestaconnizioneche non voize mai despenzare nelli matrimonii li quali se faco intrali parienti.Moitoli despiaceva cutale parentezze. Mai non li voize consentire. Anchefu omo moitoscarzoe retenente dello tesauro della Chiesia; non solamente dello tesauroma dellebeneficia.Moito bene voleva vedere a chi le daieva e voleva vedere de que vitafussi evolevaliforte esaminare. Moiti ne esaminao esso medesimo. Non voleva idiote.Quanno livenivainnanti alcuno prelato indegno overo idiotade non convenevile famali tolleva partedelleprebenne e sì·lle presentava alli sufficienti e buoni.Moito iva cercanno li buoni chierichisufficienti.Moito li onorava. E perché ne trovava pochidestrenze legrazie a sì e non volevaprovedere.Denanti a questo papa Benedetto venne uno monaco de Santo Pavolo deRoma-frate Manosella avea nome -lo quale per la morte dello antecessoresio era elietto abbate.Questoera omo lo quale se delettava de ire per Roma la notte facenno lematinatesonannolo legutoca era bello sonatore e cantatore de ballate. E iva per lecorte alle nozzeeper le vigne alle calate. Così dico Romani. Quanto ne potevaessere tristo santoBenedettoquanno lo sio monaco saitava e ballava! Quanno questo elietto fudenanti allasantitatede papa Benedettodisse: "Santo patreio so' lo elietto deSanto Pavolo de Roma".Oralo papa sao tutte le connizioni de chi li veo denanti. Disse: "Saicantare?" Respuse loelietto:"Saccio". Lo papa: "Io dico la cantilena". Disselo elietto: "Le canzoni saccio". Disselopapa: "Sai sonare?" Disse lo eletto: "Saccio".Disse lo papa: "Io dico se tu sai toccarel'organie·llo leguto". Respuse quello: "Troppo bene".Allora mutao favella lo papa e disse: "Econveoseallo abbate dello venerabile monistero de Santo Pavolo esserebuffone? Va' per lifattituoi!" Così tornao collo capo lavato. Questo papaBenedetto reconfermao tutto loprociessolo quale avea fatto lo antecessore sio contra lo Bavaro. Puoi fecefornire tutto lotettode Santo Ianni de Lateranilo quale fi' alla mitate era descopierto.Puoi fece renovaretuttolo tetto de Santo Pietro Maiure de Roma de una bella opera nobile epulita. CurrevanoanniDomini MCCC[...]dello mese [...]quanno quella opera fornita fu.Gustao LXXX miliafiorinid'aoro. Lo capomastro de tutta l'opera abbe nome mastro Ballo deColonnaescellentissimofalenamelo quale fu de tanta escellenziache sappe 'nanti dicerelo dìel'oralo ponto nello quale quello tetto fu in tutto fornito. E per siosapere posava li travi viecchietirava li nuovi suso aitopiù prestamente che se fussi unociello. Uno omo stava cavalcatonell'unocapouno aitro nello aitro. Io non vòizera essere stato unode quelli. Quanno lo tettoviecchiose posavafonce trovato uno esmesuratissimo trave de mirabilegrossezze. Io loviddi.Dieci piedi era gruosso. Tutto era affasciato de funi per la moitaantiquitate. Per lagrannegrossezza era tanto durato questo trave. Era de abeto como li aitri.E fonce trovatoscrittode lettere cavate CONquasi dica: "Questo ène de quellitravi li quali puse in questotettolo buono Constantino". Era antiquo quanto che l'aleluia. Questotrave ne fu posato edentrode esso fuoro trovate caverne e cupainefatte sì perl'antiquitate sì per fere le qualeavevanorosicato e fatta drento avitazione; ca ce fuoro trovati drento soriciesmesuratissimianidate e fuoronce trovate fi' alle martore eche più ènegolpi colli loro nidi. Chi lo vidde nonlopoteva credere. Questo nobile trave fu spezzato e de esso fuoro fattetavole necessarieperla opera novella. E moiti ientili uomini de Roma ne àbberotavole da manicare. Unamaravigliavoglio contare. Per fare questo tetto fuoro adunati tutti li saviimastri li quali averesepotiero drento de Roma e fòra. Intra li quali fu uno dellibuoni dello munnolo quale abbenomeNicola de Agniletto de Vetralla. Questo stava suso in uno arcotrave alavorare. Lotraveera puosto su nello muro aito. Con uno secure in mano faceva questomastro lavorieriloquale bisognava. Lo mastro stava in pede. Forza lo trave non stavaogualeanche stavapennente.Lo peso era granne. Lo trave sbinchiao e nello sbinchiare aizaricao enelloaizaricarese mosse de luoco e revoltaose. Poco fu che lo mastro non cadde aterra. Deounoadatto saito e remase puro in pede. Granne paura abbe lo mastro decadere a terraessocollo trave. E·lla soa paura non potéo nasconnerecasubitamente la mesa della varvalideventao canuta. Spesse voite da puoi se·lla radeva. Spessodiceva ca quella canutezzafuper paura che abbe che non venisse a balle esso e·llo traveaizaricato. Lo simiglianteavennea Corradino re. Da puoi che fu sconfitto alla vittoria e preso adAsturalo re Carlo lifecetagliare la testa. Suoi capelli erano tanto belli chequannocrullava la testapareva chefilide aoro se movessino atorno ad una colonna d'ariento. In quellanottela quale demoraoinpresoneli capelli d'aoro fuoro deventati canuti. La dimanequannofu decollatomoitoparevamutato de bionno in canuto. E questa mutazione fu in una notte.Alcuno me pòteraadimannareperché per la paura se fao la canutezze. In questo responneAvicenna e dicecaquanno l'omo stao in luoco moito aitotutta la virtute se reduce aconfortare la virtuteanimaledello cerebroche non [...] E imperciò le membra tremanoperché·sse denudanodellavirtute regitiva. Cosìin simile casolo calore della coticase parte dalla circonferenziaevao allo spesso de mieso per salvaresecosì la cotica sedenuda de sio vigore in talemuodoche lo pelo non recipe la soa tentura. E segno de ciò èneche sente omo quella parteformicolare.E questo moito incontra a quelli li quali usano per mare. Ancoadomannaraoalcunoperché questo fu canuto più da uno lato che dall'aitro.Dirraio ca quello movimento fusubitoin quella subitezza. Quella parte che fu più presso allopericoloquella recipéo laimpressione;l'aitra fu più desposta a saluteperciò non fu canuta.

Cap.VIII

Dellacometa la quale apparze nelle parte de Lommardia e della abassazione demissore Mastino tiranno per li Veneziani.

Currevano anni Domini MCCCXXXVIIdello mese de agostoapparze nelleparte de Lommardia unacometa moito splennente e bella e durao dìe tre. In airo puoidesparze. Questa cometa pareva chefussi una stella lucentissima più delle aitree estennevadereto a sé una coma destintapezzuta amuodo de una spadae penneva la ponta sopra de Verona. Questa comastava da uno delli lati. Noniva né su né io'ma ritta se stenneva como fossi unafiamma de fuoco. Moito commosse la iente adammirazioneque voleva dicere questa novitate. Dice Aristotilenella Metaoraca questa non è veracestella; anche ène una [...] fatta nella sovrana parte del'airoe faose de materia umida e callala qualesalle su e accennese e dura tanto quanto la materia donne se fao.Anche dice ca questa mai nonappareche non significhi novitati grannispezialmente sopra liprincipi della terrae commozioni dereami e morte e caduta de potienti. In bona fe'ca così fu;cacomo questa desparzecosì perLommardia se destese la novella che Padova fu perduta. E sì·llaàbbero Veneziani e presero drentomissore Alberto della Scala de Verona; e fu mannato in Veneziainpresone. Anco sequitao ladestruzzione e·lla ruvina de missore Mastino della Scalaloquale fu tanto potente e tiranno che sevoize fare rege de corona. E puoi perdìo onne cosa e venne aconvenevile stato. La quale novitate fuper questa via. Po' la morte de missore Cane della Scala remase unsio nepote: missore Mastino abbenome. Questo missore Mastino della Scala fu delli maiuri tiranni deLommardia: quello che più citateabbepiù potenziapiù castellapiùcommunanzepiù grannia. Abbe VeronaVicenzaTrevisiPadovaCivitaleCremaBresciaReggioParma. In Toscana abbe LuccalaLunisciana. De XV grosse citatefu signore. Parma venze a forza de guerra. Mentre che soa oste seposava sopra alcuna citatederizzavali sopre quaranta trabocchi. Mai non se partivafinente chenon era signore. Voleva esseresignore sì per forza sì per amore. Puoi mise pede inToscana. Abbe Lucca e ingannao Fiorentinidonne Fiorentini li ordinaro quella ruvina la quale li venne desopra. Puoi menacciava de volere Ferrarae Bologna. Una cosa faceva alli nuobili li quali li davano le citateche·lli teneva con seco e davaligranne provisione. Moiti erano li baronimoiti erano li sollati dapede e da cavallomoiti li buffonimoitiso' li falconipalafrenipontanidestrieri da iostra. Granne eralo armiare. Vedesi levare cappucci decapovedesi Todeschi inchinareconviti esmesurati; tromme ecerammellecornamuse e naccaresonare. Vedese tributi veniremuli con some scaricareiostre etornii e bello armiarecantaredanzaresaitareonne bello e doice deletto fare. Drappi franceschitartareschi [...] velluti intagliarepannilavoratismaitati'naorati portare. Quanno questo signorecavalcavatutta Verona crullava. Quannomenacciavatutta Lommardia tremava. Infra le aitre magnificenziesoie se racconta che LXXXtaglieri de credenza abbe una voita che voize pranzare in cammora. Eonne tagliero abbe unodeschettoonne deschetto abbe doi baroni. Iudicimiediciletterativirtuosi de onne connizione aveaprovisione in soa terra. La soa fama sonava in corte de Roma. Non haosimile in Italia. Ora semannifica missore Mastino. E considerannose essere tanto potentegloriavasenon conosce lafrailitate umana. Quanno se vidde in tanta aitezzafece fare palazzaesmesurate in Verona. E per farele fonnamenta guastao una chiesia: Santo Salvato' abbe nome. Mai benenon li prese da puoi. Puoicomenzao a desprezzare li tiranni de Lommardia. Non curava de ire aparlamento con essi. Puoi fecefare una corona [...] tutta adornata de pernezaffinibalascirobini e smarallivalore de fiorini XXmilia. Questa corona fece fareperché abbe intenzione defarse incoronare re de Lommardiae defierro la fece de fattoper industria e per sagacitate de siopiettoa dare a intennere che per fierro dearme avea guadagnato sio reame. Quanno questo abbe fattol'animidelli tiranni de Lommardia furonoforte turvati: bene penzano via de non essere subietti a loro paro.Questo missore Mastino fu cavalierodello Bavaroe fu omo assai savio de testa e iusto signore. Pertutto sio renno ivi securo con aoro inmano. Granne iustizia faceva. Fu un omo brunopelosovarvutoconuno grannissimo ventre. Mastrode guerra. Cinquanta palafreni avea da soa cossa. Onne dìemutava robba. Doi milia cavaliericavalcavano con essoquanno cavalcava. Doi milia fanti da pedearmatielietticolle spade in manoivano intorno a soa perzona. Mentre che sequitao la vertutecrebbe.Puoi che insuperbìocomenzao adeluviareanche comenzao a corromperese de lussuria. Forte deventaolussurioso. Che avessedetoperate cinquanta poizelle in una quaraiesima se avantao. Questivizii lo fecero cadere de sioonorato stato. Puoi manicava la carne lo venerdìe e·llosabato e·lla quaraiesima. Non curava descommunicazione. Lo muodo che cadde de soa aitezza fu questo. Avea unsio fratelo quale aveanome missore Alberto della Scala. Questo missore Alberto fu mannato areiere Padovaché·llomannao a muodo reale. Contibaronisollati e aitra moita iente abbecon seco. Bellissima fu soacompagnia. Questo missore Alberto teneva questa via. Entrava nellemonistera delle donne religiose.Demoravance tre o quattro dìe. Puoi visitava l'aitro. Donquaera alcuna bella monaca detuperava.Puoi usava paravole laide sempre e detoperose. Missore Marsilio daCarrara e missore Ubertiello daCarrara erano li maiuri de Padovaquelli li quali li aveano data lasignoriae suoi parienti erano. Questomissore Ubertiello avea una soa bella donna. Per tutta dìeper tutte ore non finava missore Alberto despaziare e dicere: "O missore Ubertiellomannuca beneca teaio fatto doi voite revaglio questa notte".Mai non finava. Ad onne tratto questo diceva. Missore Ubertiellorideva. Collo riso passava. Lo riderenon descegneva. Missore Alberto avea con seco una compagniadesordinataiente valorda esboccata. Ciarloni non guardavano que·sse facessino edicessino. Li simiglianti costumi conveniva cheavessi lo signore. Ora continua missore Alberto lo desordinatofavellare e non se ne sao remanere.Tuttavia dice: "O missore Ubertiellotre voite t'aio fattococozzo in questa notte". Questa villaniadicere non lassava né per soa ientilezza né per soaonoranza dello consorte né per parentezze né perbene volere né per onestate né per alcuna via MissoreUbertiello de ciò crepava. Più non potevasostenere [...] Marsilio fu un savio cavalieri e moito scaitrito esecreto. De colpo cavalcao a Verona eparlao con missore Mastino. E deoli ad intennere che poteva essere lopiù granne omo che fussi mainella contrada e che poteva domare lo regoglio e·lla grannezzede Veneziani. E deoli lo muodo el'ordine per questa via: "Missore Mastinotu hai nello tioterreno de Padova una villa la quale se diceBovolenta. Questa Bovolenta se destenne nelli paludi canto la marina.Antiquamente ce stavano fila efacevacese lo sale. Tuomo grannese fai lo sale in tio terrenonullo te porrao vetare de usare toarascione. Quanno Veneziani vederanno che tu farrai lo saleovero tefarraco tributo de moita monetaovero lo loro sale non tanto valerao. E quella monetala quale haola Cammora de Venezia per lo salel'averaidonne serrai maiure allo doppio e·lli puorciveneziani verraco alla vostra mercede. Anche intoa scusa manna là una ambasciatadicenno che questo nonaiano Veneziani per iniuria: con ciò siacosa che voi usete vostra rascione nettamentenon volete perdire lerascioni dello padovano. Nonesforzete alcuno. Nello luoco usato volete fare lo sale in vostroterreno per avere la dovana e·llagranne pecunia per le spese le quale occurreno per li sollati e aitregrannezze fare". Questo uosso misein canna missore Marsilio a missore Mastino. Crese lo tiranno allifallaci ditticredennose volare piùaito che Dio non consentiva. Allora incontinente commannao che nellavilla de Bovolentacanto lamarinaalli staini fosse fatto uno bello castiello de lenameloquale dilientemente fosse guardiato perguardia delli salinari. E fé fare le fila e mise li operari. Eliberamente fu comenzato a fare lo sale belloe assai buono dello munno. Dehcomo l'opera preziosa veniva! Lifatti ivano de ponto. Intantocomoordinato eraionze a Venezia missore Marsilioinformato dellofattoe gìo per ambasciatorecomoaveva demannato. Fu denanti allo duce e alli maiurientie dissequella ambasciata in quelle paravole;ma li mutao li pontiché·lli fece sonare de aitrosuono e deoli aitra sentenziae disse: "Signori venezianimissore Mastino intenne de fare lo sale nello sio terreno per averequella pecunia la quale voi avete etollereve de mano per signoriarve e per abassare vostre saline. Sequeste perditenon site cobelle. Lofrutto della Cammora de Venezia è lo sale. Moito bene operatel'uocchi in li vostri fatti". Più non disse.Assai abbe fatto e dittoche abbe acceso lo fuoco tra Veneziani emissore Mastino. Allora Venezianifecero una ambasciata preziosamoito adorna. Dodici maiurienti deVenezia fuorogrannissimimercatanti e ricchissime perzonesavii e descretitutti vestuti deuna robbapanni devisati de scarlattie de velluti verdie aitri lavorieri forrati de varimoitoassettati. La gonnella era longa fi' alli piedilaguarnaccia corta fi' a mesa gamma [...] corto fi' allo inuocchiolecappuccia con piccoli pizzi in capola capella della seta de sottoappistigliati de pistiglioni deariento 'naoraticorreie smaitate in centa.Ben pargo adornati de straniera devisanza. Con donzielli assai eaitra famiglia passano lo maree interra ferma montano in loro piccoli palafrenotti e vengone a Verona.Venivano trottanno l'uno dereto al'aitro como fussino miedici. Moita iente loro trasse a vedere.Granne maraviglia se fao omo de cosìnova devisanza. Parevate vedere lo ioco de Testaccia de Roma. Quannoli ambasciatori fuoro entratiin Veronatutta Verona curre a vederli. Così li guardava omofitto como fussino lopi. E questo perchél'abito loro era moito devisato dallo abito delli cortisciani;imperciò che portavano cotte de nuobili pannistrette alla catalanaforrate de frigolane endisine de sopracappealamanne forrate de varicappuccialle gote con fresi de aoro intorno alle spallecorreie in centa conspranche d'ariento 'naoratoin piedide caize. Moito vaco destri per la sala. Moito cavalcano adatti perla citate. Puoi se ne iro li dodiciambasciatori denanti a missore Mastino. Naturalmente la favella deVeneziani è regogliosae cosìregogliososenza umanitateparlaro a missore Mastino e dissero:"Missore Mastinolo Communo deVenezia te prega che non te vogli perdere Venezia per lo sale e nonvogli fare quello che tuoiantecessori non fecero e quello che non è stato fatto innostri dìe. Lo sale ène de Venezianinon ènede Padovani. De fare cutale sale te conveo remanerese non vòiturbare li uomini de Venezia e se vòiremanere nuostro amico". A questa ammasciata respuse lo Mastinoe disse: "Verrete crai a pranzarein mea corte con meco e là averete la resposta". Losequente dìe lo convito fu apparecchiatogrannissimo. In quella sala fu apparecchiato per più deottociento perzone. Alla prima tavola aitrescudelle non ce fuorose non de buono arientoné aitrevascella. A questo convito Veneziani venneroli quali tutti a dodici fuoro puosti ad una tavola in pede dellasalain veduta de tutta la corte per làvenuta. Lavate che àbbero le manonon se despogliaro lorolarghi tabarrettianche con essi se miseroa tavola. Granne era lo ridere che omo faceva de essi. Cosìstavano assemmoti como fussino Patariniovero scommunicati. Tutta la iente li resguardava como alocchi. Stavamissore Mastino in capo dellasalapiù aito che tutta l'aitra baroniaservuto a tavolacomo re. Tutta soa nobilitate de corte vedeva. Asoa veduta cosa nulla era celata. Ora vedesi vivanne venire.Cavalieri a speroni de aoro servivanodenanti. Legutiviolecornamuseribeche e aitri instrumenti moitofacevano doice sonare. Benepareva in paradiso demorare. Po' le vivanne viengo buffoni riccamentevestuti. Tal cantavatalballavatal mottiava. Onneuno se sforza [...] Non se lassano dallomuro cacciare. Mustrano de averecore. Non curano de valestra né de menacce. Lo romore eragranne. Lance e saiette volavano. Dehquanto ène cosa orribile! Allora missore Pietro Roscio consoie belle masnate se tenne secreto e quetode fòra ad una porta la quale se dice porta de ponte Cuorvo. Elà stettementre che la vattaglia eraalla porta de Santa Croce. Questa porta de ponte Cuorvo avea inguardia missore Marsilio da Carrara.Su nella mesa terza lo fattore de missore Marsilio operze la porta eabassao li pontie mise drentomissore Pietro Roscio senza colpo de spada. Ora ne veo per la stradaalla piazza lo capitanio deVeneziani con moita grossa pedonaglia e cavallaria. Ià l'orade terza era. In esso ponto missoreAlberto se era levato da dormire. Cavalcava uno bello palafrenovestuto con solo un guarnelloaccompagnato con solo missore Marsilio. Una vastoncella in manoteneva. Per la terra ivatrastullanno. Omnis armatorum eius multitudo pugnans resistebat adportam. Como missoreAlberto accapitao in capo della stradavidde che nella piazzaiogneva granne stuologranne masnatede iente. Odìo tromme e ceramelle. Vidde lo grannissimoconfallone de Santo Marco de Venezia.Maravigliaose forte e disse a missore Marsilio: "Que iente ènequesta?" A ciò respuse missoreMarsilio e disse: "Questo ène missore Pietro Roscioloquale hao auta gola de vederte". Disse missoreAlberto: "Moreraio io?" Disse missore Marsilio: "No.Torna in reto. Va' in la mea cammora". Così fufatto. Tornao missore Alberto e misese nella cammora de missoreMarsilioe là fu enzerrato con unachiave. Veneziani la piazza presero e toizero l'arme e·llicavalli a tutta la forestaria de missore Alberto.E presero esso con soa baronia e sì·llo mannaro inpresone a Venezia. E là stette fi' che la guerra fufinita. Allora apparze quella cometa della quale de sopra ditto ène.E presero Veneziani guardia delleporte de Padova. Sine mora iescono fòra e faco terribileguerra a quello della Scala. Vao missorePietro Roscio ardenno e consumanno le terre. Prese per forzaMonsilicee là fu occiso. Non per tantolassano Veneziani de fare la dura guerra. Allora perdìo lacitate de Brescia. Onne perzona se·llirebella. Nulla resistenzia fao. Missore Mastino consideranno la soadesaventuradesperatocon soiemano occise lo vescovo de Veronalo quale era de soa ienteeocciselo su sopra le scale dellovescovato. Albuinovastardo de missore Canelo scannao. Sotto locapitale dello lietto de questovescovo fu trovato uno spiecchio de acciaro con moite divisecarattere. Nello manico era una figura.La lettera diceva: "Questo ène Fiorone". Puoi li futrovato un livricciuolonello quale stava pento unnimico de Diolo quale abracciava uno omoe un aitro demonio lidava una cortellata in piettoin quelloluoco nello quale esso relevata avea la feruta. Questo fece missoreMastino avenno paura che·llovescovo non li togliessi la signoria. La guerra durao bene anni doi.Uitimamente missore Mastino erastanco né poteva più. Venne a pace con Veneziani e apatti. Li patti fuoro questi: lo primoche essofece refutanza della moneta la quale avea in Veronala quale avevanodespesa Veneziani; lo secunnoche mannao le robbe dello Communo de Veneziale quale buttaro XXIIIImigliara de fioriniper onnerobba fiorini doi milia; lo terzoche Veneziani voizero Trevisisìche convenne che per la fatica deVeneziani missore Mastino li donassi Trevisi. Verona e Vicenza lilassaro per l'amore de Dio e permisericordia. Le aitre terrecomo Padova e Civitaleremasero apuopolo. Allora Veneziani liremannaro missore Albertolo fratecon quelli nuobili li qualitenevano presoni. A tutta questa guerraFiorentini tennero mano e fecero con loro denari quello aiutorio chebastao. Ora è tornato lo Mastinodella Scala de granne aitezze ad umile stato. Non perciò intanta umilitateche in soa veteranezza nonmorisse granne signore de Verona e de Vicenza. Omo de guerra fecefare in soa vita uno monimentode marmodove fu sepellitoin casa de frati minorilà doveposano le donne. In quello monimento nonce stao inscritto né Dio né santianche ce staoinscuite cacciascionicavallicaniastori e aitrepaganie. L'opera de Veneziani con questo tiranno fu como l'opera deRomanili quali mannaro laambasciata a Benevento. Beneventani sparzero aduosso alliambasciatori la orina. Per la quale cosaRomani fuoro turbatie per essi fu destrutta la provincia de Sannioe fu suiugata allo Communo deRomacomo Tito Livio dice.

Cap.IX

Dellaaspera e crudele fame e della vattaglia de Parabianco in Lommardiae delli novielli delle vestimenta muodi.

Po' questa cometadella quale de sopra ditto ènefu uno annomoito umidomoito piovoso. Abunnaromoite reumemoiti catarri nelle iente. E per tre vernate durao tantaneveche esmesuratamentecoperiva le citate. Moite casemoiti tetti in Bologna caddero per logranne peso che·lla neve faceva.Anche le estate erano umidesì che omo non poteva essire fòrade casa a fare sio mestieri eprocaccio. Li campi non fuoro lavorati. Li grani e onne legume chefuoro seminati fuoro perdutiperché se affocavano per la soperchia umiditatenon sepotevano procurare. Donne sequitao sterilitatee mala recoita. E per quella mala recoita sequitao la fame sìorribile che forte cosa pare a contareacredere. Questa fame fu per tutto lo munno generale. Lo grano fuvennuto in Roma XXI libre deprovesini lo ruio. Currevano anni Domini MCCCXXXVIII. Scrive TitoLivio che nello tiempo fu unafame nella contrada de Roma sì terribile che moita ientepresure perzone'nanti volevano perdire lavitache vivere in fame. Donne abolveano lo cappuccio innanti delliocchi per non vedere loro morte esì se iettavano nello fiume de Tevere e là affocatiperivanoe collo perire remediavano la fame. Inbona fe'questo non viddi avenire in quello tiempo. Ma infinitefemine fuoro le quale iettaro loro onoreper avere dello pane. Moita iente vennéo soa franchia per lopane. Fuoro vennute palazzapossessionide campi e vignee dati per poca cosaper avere dello pane. Granneera la pecunia che se numeravaper poca de annona avere. Moita iente manicava li cavoli cuotti senzapane. La povera iente manicavali cardi cuotti collo sale e l'erve porcine. Tagliavano la gramicciae·lle radicine delli cardi marini ecocevanolle colla mentella e manicavanolle. Anche ivano per li campimennicanno le rape emanicavanolle. Anche fu tale patre che onne dimane a ciaschedunodelli figli una rapa per manicare insemmiante de pane daieva. Anche manicavano la carnechi ne avevasenza pane. De vino fu bonaderrata. Incresceme de contare tante tristezze. Le donne pusero iosodelle alegrezze e·lle cegnimentae·lle adornamentavedenno la fame la quale sìterribilmente bussava. Chi abbe grano abbe tutte leadornamenta delle donne. In quello tiempo io me retrovai in Bologna evedeva che quelli delle villevenivano in citate a comparare dello pane della gabella. Dehcomotornavano tristiquanno non neportavano! Manicava la iente pera secche e tritatemisticate collafarinacapora e vientrianche losangue delli animali. E moite perzone fuoro trovate morte de fame.Moite perzone ivano gridanno denotte: "Panepane". De notte ivanoconsideranno che eranoperzone de alcuno lenaio; per la vergognanon volevano apparere; de dìe non volevano essere conosciute.Nella citate de Romase non fussestata una nave de grano la quale succurze - per mare da Pisa venne -tutta Roma periva. Doi miracoligranni incontraro in tiempo de così fatta carestia. Innellacitate de Piacenzain Lommardiafu unonobile omo de casa delli Visconti de Castiello Nuovo lo quale setrovava da vinti milia corve de grano.Era lo tiempo de maioche la fava dao suso. Lo lunedìe fueche tutta Piacenza curze a soa casadomannanno dello grano. Respuse lo nobile: "Sei livre vogliodella corva". Lo martedìe venne la ientecon sei livre. Quello li remannao senza grano e disse: "Settelivre ne voglio". Lo mercordìe tornao laiente per grano con sette livre. Quello disse: "Otto livre nevoglio". Lo iovedìe la iente veniva con ottolivre. Quello ne domannava nove. Lo venardìe quelli ne vennerocon nove livre de bolognini. Lo iniquoomo favellao e disse così: "Tornete a casaientemolestiosa. Questo mio grano mai non vennose deesso non aio dieci livre". Con granne tristezze fétornare lo puopolo e·lla carovana a casa a sostenerefame. Ma lo buono e cortese Dio non voize cosìché·llosabato ionze uno cavaliericitatino dePiacenza - missore Manfredo de Lando avea nome -con una nave degrano. Lo grano valeva livrecinque. La fava comenzava ad ingranare. L'aitro dìe lo granofu a livre quattro. Lo terzo dìe fu a livretre. Quanno lo nobile delli Visconti vidde questoforte fu turvato.E incontinente tornao a casa e entraoin quello luoco dove sio grano era. E considerao la moita moneta laquale de quello grano àbbera autase avessi allargata la mano alli necessitosi. Puro favellao e disse:"Ahi grano mioio so' destrutto". Eavenno la mente più a l'avarizia che alla pietateiettaonello trave de mieso dello tettosopra lo siogranouno capestro e làin mieso dello sio granose appeseper la canna. Nella contrada de Romainuno castiello lo quale se dice Castiglione delli Alberteschiincontrao un aitro miracolocomo io intesi daperzone fidedegne. Essenno questa terribile carestiatutta lapoveraglia de Romafemine e uomini ezitielline fuiro per le castella. Là se ne sparzero. Inquesto Castiglione fu uno che abbe nome IanniMacellaro. E fu lo primo che a Santo Spirito de Roma donasse massariade vestiame. Questo fu riccomassaro. Figlioli non avearicchezze moita: fantifantesche assaipecoravuoviiumentecampiseminatipozzi pieni de grano. Tutte queste cose Dio li consentìo.Quanno venne lo tiempo che la favaera verde in ervaonne massaro mannava uno vannoche nulla perzonamontassi in soa fava. QuestoIanni per contrario mannao lo vannoche onne chivielli isse a siocampo de favaaitro non sparagnassiche li fusti delle favemanicassino allo piacere. Ora vedesi traierede iente affamata. Corvinamservant pauperes famelici. L'oste pusero in quello campitiello. Pertutto dìe là demoravano amanicare. Lo patrone a cavallo in soa iumenta bene li visitava onnedìe e sì·lli salutava. Puoi li dicevache manicassino bene e portassino della fava a casa a loro piacere.Puoi dava uno panetto per omo.Allora tornava. In quello muodo consolava li bisognosi. Ora passao lacarestia e venne lo tiempo dellaleta fertilitate. Li poveri a Roma tornaro. La fava de questocastiello fu carpita. Puoi fu vattuta. Lifusti della fava de questo buono omo fuoro puosti nella aranelliquali cosa nulla de frutto era. Mentreche li fusti se battevanoDio immise la soa granne abunnanzia efrutto in quelli fusti. Ora vedesi favaabunnare. Tanta fu la favala quale da quelle gamme fu coitacheparze veracemente che la fava delliaitri castellani se partisse delle proprie are e venisse nella aradove li fusti se vattevano. Così Dioliberamente mustrao che bene li piace la elemosina de buono corenello bisuogno e che esso cortesiafao a chi soveo alle necessitati aitrui e che per uno ne rennecientocomo nello Vagnelio dice. Inquesto tiempocurrevano anni Domini MCCCXXXVIII[I]dello mese defrebarola prima domenicade quaraiesimaquanno fu la orribile sconfitta in LommardiafraComo e Milanonelli campi deParabianco. La quale novitate fu per questa via. Puoi che Venezianiàbbero ottenuta la vittoria sopramissore Mastino della Scala de Verona e àbbero Trevisi e sìcassaro tutti li sollati da pede e dacavalloquesti sollatipartennose e non avenno suollofecero lagranne compagnia. Loro capo econnuttore era uno famoso Todesco - Malerva avea nome -prode deperzonasaputo de guerra.Cavalieri a speroni de aoro ce erano assai. Erance lo conte Olando elo conte Guarnierili quali da puoifuoro capora de compagnia. Erano da tre milia cavalieri e da quattromilia pedonifantimasnadierisenza aitra innumerabile iente la quale sequitava. Uno cacciato daMilano - missore Lodrisi Visconteavea nome - penzao de tornare in Milanoavenno questa compagnia eaitro sio esfuorzo. Così fece.Fece granne promissioni allo Malerva e quetamente mosse soie masnate.Ordinatamente passa per lopadovanocanto lo veroneseper mesa Lommardia. Nullo contradicentene vennero fra Milano eBresciapuoi a Bergamo. E passaro ad uno luoco lo quale hao nome laColomma de Chiaravalle. Loluoco ène granne e riccoluoco de frati bianchi de santoBennardo. Là se posaro. Là li trassero persuccurzo suoi amicisuoi benvoglienti. Làde fòraalli maiuri campistenne paviglioni. Currevano anniDomini MCCCXXXVIII[I]dello mese de frebaro. Mentre questa grannemoititudine per la contradapassavaforte tremavano le citati. Granne era la guardia la qualedìe e notte se faceva. Puoi che làalla Colommafu ionta questa brigataallora dechiarato fu chemissore Lodrisi voleva tornare in casaper forza. Allora missore Azo Visconte era signore de Milano e dellacasa delli Visconti. Questomissore Azo subitamente sollicitao tutte le citati de Lommardia lequale stavano suiette a Milano. Puoisollicitao tutti li suoi parienti. Puoi sollicitao tutti suoi amici.Non fina de mannare lettere eambasciatori. Puoi sollicita lo puopolo de Milano. Puoi trasse fòrasio granne esfuorzo de cavalieri e depedoni e puseli in campo. Là erano BrescianiTrentiniBergamaschiComaniLodesani. Granne era laturba. La maiure parte erano villani. In campo iaccio doi uostiquella de missore Lodrisi e quella demissore Azo Visconte. In mieso de questi doi uosti staco li campi deuna villa la quale se diceParabianco. Lo tiempo era de vierno e era quella neve granne conquella umiditate della quale dittoène de sopra. E era sì esmesuratamente granne la neveche non lassava fare vattaglia ordinata. Fi'allo inuocchio omo se affonnava nella neve. Granne era lo infango. Learme e le soprainsegne stavanoimbrattate. Spesse voite se battevano questi uosti insiemmora. Puoitornano a loro paviglioni. Tre dìeduraro questi tumuiti. La banniera dell'una parte e dell'aitra era locampo bianco e·llo serpente neroloquale aveva in canna uno omo nudo. Una notte fu tanta la stanchezzedelli uomini dell'oste de missoreAzoche più de setteciento ne fuoro scannati dormenno. Allorala dimane non fu demoranza nulla.L'una parte e l'aitra se acconcia. Vedese tromme sonarevedeseguarnire de capitanii. Ora se fieroinsiemmora. Tutto lo campo de Parabianco stao pieno de commattenti.Tutto dìe durao la vattaglia.Vedese ferire de lancespade e mazze. Mortale ène quellavattaglia. Granne suono fao. In quellavattaglia fu sconfitto missore Lucchinozio de missore Azocapodella ientee preso per la perzona efu vincitore missore Lodrisi con sio capitaniolo Malerva.Quarantaquattro centinara de uomini fuorooccisisenza li affocati in fiume e nelli gorgi della neve:ComasiniTrentiniBergamaschiiente de villada pede la maiure parteli quali per lo impedimento della neve nonpotevano la voita dare. Trentaseicentinara de cavalli fuoro stempanatisenza li moiti feruti. Oravedi como succurze la ventura amissore Lucchino! Stava drento da Milano missore Azo armato con tuttolo puopolo. Per via nullavoleva essire. Stava reservato alli bisuogni dereto un sio parentemissore Ianni dello Fiesco deGenovasio quinatocon cinqueciento Borgognoni de bona taglia insoa compagnia. Como la novellaionze della sconfittacosì essìo fòra de Milanocon cinqueciento Borgognoni e con CCCC Todeschi eionze alli campi de Parabianco. La prima cosaraccoize tutti quellili quali fuiti erano dello stormo. Cosìli aionze ad unoquelli che potéo. La secunna cosaprovisecomo stava l'oste e vidde che la iente dellacompagnia non stava ordinataanche stava sparza per lo campochi dequachi de làsopra laguadagna dello spogliare. La terza cosacompusese con Malerva eordinao che non commattessie inprecio li donao dieci fiaschi pieni de ducatiin semmiante depresentarli buono vino de Malvascia.Granne capestro ène la moneta. Allora prestamente sonao soietromme e deose sopra ad essi. Pocaresistenzia abbe. E deo per terra lo confallone de missore Lodrisi ede Malerva e prese missoreLodrisi per la perzona. In quella resistenzia fu occiso missore Iannidello Fiesco de Genova. Puoi chefu fatto presone missore Lodrisi e fu rotta soa schieratutto locampo fu vento senza aitracontradizzione. Tornao in Milano con triomfo e granne danno; cacomoditto de sopra ènequarantaquattro centinara de perzone morierosenza li aitripericolati delle ferute. Vedesi caricareche·sse faceva. Avevano le carra piene de queste corpora mortee sì·lle traievano dello campo e sì·lleportavano a loro sepoiture. Missore Lodrisi la vita non perdìoma fu renchiuso in perpetuo carcere inun castiello lo quale se dice Santo Columbano. Là dato li fuonne diletto lo quale demannava: desonarecantaremagnarede femine; salvo che essire non poteva depresone. Quelli sollati dellacompagnia fuoro tutti derobati. Perdiero arme e cavalli. Io ne viddivenire de questi bene da doicientocinquanta a pede. Tale avea speroni alla correiatale una targettatale uno cimiero e alcuno menavaronzinosecunno le connizione. Alli Borgognoni fu data paca doppia egranni doni. Malerva fu lassato.Pochi dìe stette che missore Azo Viscontesignore de Milanomorìo e succedéo innella signoriamissore Lucchinosio zio. Ora comenza a signoriare missore LucchinoViscontelo quale abbe lamaiure parte de Lommardia: ParmaPiacenzaLodeBergamoBresciaMilanoCrema e Civitale. Evisse in signoria anni [...] in tanta pace e iustiziache non setrovava in terreno chi se crullasse.Coll'aoro in mano iva l'omo franco. Fu omo severo senza alcunapietate. Mai non perdonava. Secunnolo peccatosecunno la fallenza puniva. Questo fu de tantacrudelitate che fece manicare alli suoi caniuno guarzone todesco lo quale li aveva presentate ceraseperchéaveva feruto un sio cane lo quale liaveva abaiato. E non abbe remissione né per puerizia néper caritate dello patrelo quale eraconestavilesio amiconé per moneta. Questo missoreLucchinobenché guardie avessi de uomini dapede e da cavallo a muodo regalenientedemeno abbe una speziale enova guardia con seco. Laguardia soa erano doi cani alani granni e terribiligruossi comolionilanuti como pecora. L'uocchiavevano rosci e terribili. Questi doi cani alani sempre losequitavano per la cortel'uno dalla parte rittal'aitro dalla parte manca. In mieso dello palazzo avea una fortetorre. dentro dalla torre era unaspaziosa cammora. Quanno missore Lucchino se posava in quellacammorali cani staievano descioiti.Sempre circondavano la torre. Nulla perzona a l'uscio se potevaaccostare. Denanti alla torre stava lagranne sala. Alla porta stava la guardia. L'aitra guardia stava allaporta generale della corte nelloterrio. L'aitra guardia staieva nella piazza. Quanno missore Lucchinomanicava solostaieva a tavolalicani tuttavia con essogranni quarti de carne dao ora a l'unoora al'aitro. Quanno missore Lucchinostaieva in pedela moita baronia li faceva intorno piazza consilenzio per temenza delli cani. Nullo secrullanullo parla; ca se per ventura lo signore un poco guardassealcuno con malo esguardosùbito licani li forano sopra in cannaderannolo per terra. De tale guardiacanina nullo se maraviglica questacosa nova non ène. Scrive Valerio Massimo che Massinissa furege de Numidia e fu moito amico efidele serviziale dello puopolo de Roma. Questo re Massinissa sempreavea in guardia de soa perzonadoi granni canigranni mastinie non se renneva securo senza essibenché avessi guardie de pedoni ede cavalieriavesse lo potente e ricco reame de Numidiasopra tuttoquesto avesse la bona amiciziade Romaniper li quali era signoreera salvosecuro e temuto.Alcuna voita fu demannato questoperché faceva. Respuse e disse: "L'omoche vole esserelibero naturalmentenon sao mantenerefidelitate. Lo canelo quale non conosce libertateè fidelea sio patrone". Anche questo missoreLucchino fu omo moito iusto. Né per aoro né per arientolassava de fare iustiziasì che soa terra erafranca. Abbe uno sio figlio vastardo: missore Bruzo avea nome. Aquesto missore Bruzo donao lasignoria de Lodi. A quella citatella lo mannao a regnare. Accadde cheuno ientile omo occise un aitro.Fu preso e devease decollare. Li parienti de questo malefattoreparlaro con missore Bruzo e disserocosì: "Missore Bruzoa ti bisognano denari. Non perda laperzona lo presonieri vuostro. Ecco quinnicimilia fiorini apparecchiati". Questo odenno missore Bruzo decolpo fu mollato. Cavalcao da Lode aMilano. Fu denanti allo patresì se inninocchiao e domannaograziaperché esso era povero cavalieri.Poteva guadagnare quinnici milia fiorinise allo malefattore salvavala vita. Questo odenno lo patremissore Lucchinodeo de cenno a un sio donzielloche li portassidalla cammora un sio elmo. L'elmoera moito forbito e relucente. De sopre era uno bello cimierodevelluto vermiglio copierto. Eranoncescritte lettere de aoro. Quanno l'elmo fu venutodisse: "Bruzolieii queste lettere". Le lettere fuorolesse. Dicevano: "Iustizia". Disse: "Dunqua noi inapparenzia la iustizia portemoin effetto no? Che vòiche quinnici milia fiorini pesino più che·llo elmo miolo quale pesa più che·lla mea signoria? Va' e tornaa Lode e fa' la iustizia. E se questa non faiio la farraio de ti".Moito voleva che issi omo netto in sioterreno. Moito amao lo puopolo menuto. Resse anni [...] e in soasignoria morìo e rassenao labacchetta megliore e maiure che non la prese. In questo tiempocomenzao la iente esmesuratamente amutare abitosì de vestimenta sì della perzona.Comenzaro a fare li pizzi delli cappucci luonghi [...]comenzaro a portare panni stretti alla catalana e collatiportarescarzelle alle correie e in capo portarecapelletti sopre lo cappuccio. Puoi portavano varve granne e foitecomo bene iannetti e Spagnuolivoco sequitare. Denanti a questo tiempo queste cose non eranoanchese radevano le perzone lavarva e portavano vestimenta larghe e oneste. E se alcuna perzonaavessi portata varvafora statoauto in sospietto de essere omo de pessima rascionesalvo non fusseSpagnuolo overo omo depenitenza. Ora ène mutata connizioneche a deletto portanocapelletto in capo per granne autoritatevarva foita a muodo de eremitanoscarzella a muodo de pellegrino.Vedi nova devisanza! E che piùènechi non portassi capelletto in capovarva foitascarzella in centanon ène tenuto cobelleoveropocoovero cosa nulla. Granne capitagna ène la varva. Chiporta varva ène temuto. Qui me voglio unpoco stennere. In uno paiese fu uno rege lo quale moito onorava lifilosofi e l'uomini li quali soco savii edico bone paravole. Questo re moito cercava de avere compagnia deuomini virtuosi. In soa corteaccadde un granne filosofo. Moito fu alegro lo re della presenzia dequesto buono omo e tantomaiuremente quanto questo filosofo aveva buono aspietto e pienamenteresponneva ad onne questioneche ad esso se faceva. Ora vole lo re onorare la bontatelascienziala vertutela quale in questofilosofo se trovava. Invitaolo ad uno solenne convito de diverzi cividelicati e buoniallo quale convitofu tutta soa baronia. La saladove lo magnare se facevafu granne elarga. Le tavole messe atornoatorno. Tutto lo palmento della sala era copierto de tappitiliquali tappiti erano de pura e netta seta. Lemura intorno erano ammantate de celoni riccamente lavorati a babuinimessi a seta ed aoro filato. Locielo de sopra era de cortinafatto a stelle d'aoro. Moiti pannitartareschi là sparzi erano. Voleva lo reche quello convito solenne fussi. In capo della sala stava una tavolapiccola. A questa tavola sedevanolo re e lo filosofo soli. Viengo li servizialidelicato portanomanicare. Mentre che·sse manicavalo renon perdeva tiempoanche dilientemente domannava lo filosofo che lirennessi rascione de certi dubii.Lo filosofocomo prudente perzonasufficientemente responneva. Soieresposte fortemente cadevanonello animo dello reca·sse accostavano allo vero. Donne lore spesse fiate diceva: "Bene dicesti.Piaceme". Infra tanto allo filosofo venne voluntate de sputare.Teneva in vocca una granne spurgatauna ora grossa. Più tenere non lo poteva. Fore conveniva cheuscissi. Guardava lo filosofo intorno allomuro e per terracercava lo luoco dove potessi sputare. Non vedeluoco da ciò; cacomo ditto èneonne cosa era coperta de nuobili tappiti. Allora voize lo filosofo locapo e abbe veduta la faccia dellore. Lo re aveva una varva moito neragranne e larga; la longhezzafi' a mieso lo piettole banne fi'nelle ionte delle spalle. Pareva uno varvassore. Considerao lofilosofo che quella varva fussi lo piùbrutto luoco de quella sala e più atto a recipere lo siosputo. Fermaose lo savio filosofo e sputao inmieso della varva dello re. Quanno lo re se sentìo ciòfortemente stette turbato e regoglioso e disse:"Questo perché hai fatto?" Respuse lo filosofo edisse: "De sottoda latode sopreda onne canto mestaco panni messi ad aoro. Non ce ène luoco alcuno laido dasputare poteresalvo questa toa varva: èlo più laido luoco che nce sia. Perciò ce aio sputatoca omo deo sputare nello più laido luoco". Aqueste paravole lo re non responnevama stava muto. Allora lofilosofo lo toccava in la spalla e disse:"Di' ca bene dico. Di' ca te piace". Ora se questiliquali portano la varvastaiessino a lato a questofilosoforecìperano quello che recipéo lo re.

Cap.X

Dellamorte dello re Ruberto e della venuta che fece la reina de Ongaria aRoma.

Anni Domini currevano MCCCXLII[I] quanno finìo li suoi dìelo inclito e glorioso omo Ruberto regede Cecilia e de Ierusalem. E fu sotterrato onorabilemente nellacitate de Napoliin Santa Chiara. Iacenello luoco dove duormo suoi antecessori. Per la cui morte lo rennode Puglia fu desolatocomo iosose dicerao. Questo re Ruberto fu omo moito savioe tanto savio cheper sio sapere acquistao lacoronaca non dovea essere re. Esso anche ordinao che Carlo siofrate consobrinoa chi spettava lacoronafussi chiamato re de Ongaria; e così fudonne puoi fucoronato esso. Questo re Ruberto fuomo che mantenne sio reame in tanta paceche per tutta PugliatuttaTerra de Lavorotutta Calavriae Abruzzo la iente delle ville arme non portavanéconoscevano arme. Anche portavano in mano unamazza de leno per defennerse dalli cani. Anche questa tale usanza inparte se serva. Questo requanno li iogneva la novella che diceva: "Cinqueciento dell'ostetoa soco perduti nella vattaglia"responneva e diceva: "Cinqueciento carlini so' perduti".Questo re fu tanto industrioso che forza deimperio in soa vita non se potéo accostare a sio renno. Doiimperatori consumao drento le mura deRoma: como fu Errigo conte de Luzoinborgo e Lodovico duce de Bavieracomo de sopra ditto ène.Anche questo re fu conte de Provenza e fu omo granne litteratoespezialmente fu espierto nella artedella medicina. Granne fisico fone e filosofo fone. Alcuna cosa avarovoleva vedere como soa monetadespenneva. E che piùle pene perzonale convertiva inpecuniarie. Abbe questo re un sio figlio loquale fu duca de Calavria. Fu omo moito iustiziale e diceva: "Lore Carlonuostro visavoacquistao emantenne questo reame per prodezzemio avo per larghezzemio patreper sapienzia. Dunqua io lovoglio mantenere per iustizia". Forte se studiava lo duca deservare somma iustizia. Accadde che unobarone dello renno occise uno cavalieri. Fu citato a corte dello rein Napoli. Là fu tenuto in presone efu connannato alla testa. Puoi lo re commutao la sentenzia in pecuniade perzonaleché lo connannaoin quinnici milia once. La moneta pacata fu. L'omo tratto dallodubioso luoco e fu messo in un aitrolibero e largo. Quanno lo duca questo sentìoincontinenteentrao quella presone donne questo era statoessito. Li fierri se fece mettere alle gamme. Miserabilemente stavacomo volessi perdere la perzona.De là non vole iessire. Quanno lo patre sentìo questoconoscenno la voluntate dello figliocondescesealla iustizia contra soa voluntate. L'omicidiario la testa perdìo.Da puoi se fece venire denanti lo ducasio figlioallo quale disse queste paravole: "Ducanoi simocondescesi a toa voluntate a bona fede;ché·lla troppo granne iustiziadove non se trovaremissioneène pessima crudelitate". Questo resempre teneva galea apparecchiata per fuire in Provenzase facevamestieri; la quale galea sechiamava la galea roscia. Questo recomo abbe receputa la coronavoize reacquistare la Cecilialaquale sio patre per lussuria perduta avea. Granne esfuorzo de ientefece. Ciento milia perzone abbe.Armao sio navilio per passare a recuperare la Cecilia. 'Nanti cheissiiettao suoi artila sorte dellageomanzia. Fuolli respuosto che dovea prennere la Cecilia. Ora ne vaolo navilioe·llo stuolo se calao aTrapani. Là a Trapanifacennose alcuna curreriafusubitamente presa una donna la quale ne iva amarito. Fu demannata como avessi nome. Respuse: "Io so' latriste Cecilia". Questo odenno lo re fuforte turvato. Disse ca era ingannato dalli suoi arti. La promessaadempita era. Sio stare non era utile.Procacciava dello tornare; ma tornare non potevané averefodero potevaperché lo mare era turvato.Granne bussagranne tempestate faceva. La fortuna no·llilassava partirenon li lassava portareforaggio. In terra de nemici li conveniva morire de fame. Vedicrudelitate che li convenne usare perscampare con soa oste. Lo pane aveano poco. Davase a mesura. Penzaode mancare ienteperché·llibastasse più lo pane che avea. Eadem actio prava fuit etstudiosacomo Aristotile dice. Era drentofra mareuna isoletta con selveforza da longa dall'oste migliadieci. Abbe galee e mise in esse forzada sei milia perzonee deoli ferramenta da tagliare lenaaccette eronchee mannaoli a quella isolasotto spezie de lena fare. Puoi che li sei milia fuoro portati làfuoro lassati. Li legni tornaro. Là lilassaro senza pane. Là moriero de pura fame. Vedi crudelitate!Per passare tiempo sei milia perzonemoriero de fame. Nullo li visitaonullo li confortao. A questi forastato de bisuogno la cappa de santoAlbertola quale se li faceva tavolaper tornare a casa. Mancatache abbe lo re questa soa oste dequeste perzoneesso cercava de tornare. Como le navi fuorodescioitesubitamente la tempestatedesiettao lo navilio là e cà. Tutta notte viddero lipericoli de mare. Dodici legnidove lo re stavaperviolenzia de fortuna vennero in puorto de Messina. Era l'auroralodìe se faceva. Lo romore dellimarinari era granne. Don Federicocunato de re Rubertoexcitato pertale romorelo quale nonmustrava opera de mercatantise levao da lietto e fecese allibalconi e guardanno vidde insegneregale. Conubbe ca re Rubertosio cunatoera iettato per lafortunalo quale venne per la Ceciliarecuperare. La reina sequitao lo re eciò conoscennodisse:"Ahi reque farrete a mio frate?" Lo reabbe misericordia e non curao ca quelle dodici galee erano perdute.De soie mano non potevanocampare. In quello stantein su la mesa terzaacquetao la fortuna.Lo re con soie galee se trassealquanto a retopuoi tanto più che tornao a Napoli. In siopalazzo entrao. Mai non gìo più in armatanéper mare né per terra. Avea un sio ogliardino allato dellopalazzo e là sempre stava a valestrare.Mentre che valestravapenzava li fatti de sio reame. Mentre che ivade segnale a segnaledava leresposte e·lle odienzie alle ientecommetteva li fatti e·llecose le quali devea. In questo tiempocurrevano anni Domini MCCCXLIIIvenne a Roma a visitare le corporadelli santi e·lle basilichesante la reina de Ongariamatre de Lodovico re de Ongaria e deAntrea re de Pugliasio frate. Stettedìe tre in Roma e visitao tutte le santuarie e fece grannidoni a tutte le chiesie. Frate Acutounofraticiello de Ascisci lo quale fece lo spidale della Croce a SantaMaria Rotonnafu lo primo che·llidomannassi elemosina per acconciare ponte Muollilo quale era perterra. La reina li donao tantamonetache lo ponte se refaceva con alcuno aiuto. Donne fuoro fattele cosse nove e·lla torre eforano fatte le arcorase non avessi auto impedimento. Puoiincomenzao a muitiplicare la poveragliade Roma e tanto era lo petireche non bastava lo sio dare. Per laimportunitate delli petitori seabivacciao la reina e convenneli partire. Nam pauperes habent morescorvinos. Rustici montanimores habent lupinos. Moito la onoraro le donne de Roma. Moitoammirava l'abito de Romane.Partìose e gìo a Napoli a visitare sio figlio reAntreae visitaolo e là recipéo per la reina Iuvanna eperli conti dello renno quelle onoranze le quale diceraio là dovese tocca della morte de re Antrea. Questareina veniva sopra una carretta. Quattro palafreni tiravano quella.Otto contesse sedevano con essa.Tutte guardavano ad essa. Nella aitra carretta venivano aitredamiscelle con veli ongareschi e concoronette d'aoro puro in capo. Cinquanta cavalieri a speroni d'aorointornoe aitri serviziali. Questadonna avea mozze quattro deta della soa mano ritta. E mozzaolille unobarone de Ongaria: Felicianoabbe nome. La novella fu così. Feliciano abbe una figlianomeElisabettala quale per compagnia dellareina usava in corte regale. Lo cunato dello re carnaliter illammediante regina cognovit. Venne lotiempo che·llo patre la retrasse dallo servizio della reina edisse ca·lla voleva maritare. DisseElisabetta: "Non se conveo che marito aia quella a chi sottoombra de re è tuoito sio onore". Questoodenno Feliciano fu turbato. Più non disse. Anche ne gìocon un sio iovinetto figliocavalieria parlarecollo re. Lo re era in una oste. Entra Feliciano l'oste e passa onneiente. Passa lo steccato intorno allore e ionze allo paviglione regale. Là'nanti la porta dellopaviglionetrovao uno fratelo quale eraconfessore dello repiecaose in terra e sì se confessao edisse: "Io dego condescennere ad uno casocollo megliore cavalieri dello munnodonne è pericolo demorte de doi perzone. Pregote che meassolvi". Lo frate no·llo intese. Imbrattao la portafece soa crocesio misereree abbe assoluto dequello che non intenneva. Intra tanto le guardie nunziaro allo re cheFeliciano era venuto. Lo re stava atavola e pranzava esso e·lla reina e sio figlio Lodovicomoderelo quale era in etate de infanzia. Deolicenzia lo re che Feliciano entrasse. Felicianoauto commiatodisse allo figlio: "Sta' qui. Non entrare.Se odissi romorecavalca e vattene. Lo cavallo bene te portarao".Entra Feliciano. Quanno lo re loviddeaizao la voce e disse: "Ahi pazzohaime trovata drentola Boemia quella bona spada la quale mepromettesti?" Respuse Feliciano e disse: "No. Io latrovaraio. Volete che aia tale fierrotale tagliarequale hao questa mea cortellessa?" E ditto questoaizao lacortellessa sopra lo capo dello re più de doipiedi.Lo re levao l'uocchi per guardare alla accia de questo fierro. AlloraFeliciano abassava la mano elassao cadere de fortuna. Ìo lo colpo per partire la testadello re in doi parte. Lo retemenno etremannosùbito se mise sotto la tavola. La reina parao lamano. Lo fierro coize quattro detale qualesùbito caddero in terra. La cosa era nova. Lo romore granne.Li donziellili quali servivanocollecortella da servire occisero Feliciano. Puoi curzero sopra lo figlioe sì·llo occisero. Patre e figlio morìoin uno ponto per la lengua de Elisabetta. La reina ne perdìomesa mano.

Cap.XI

Dellasconfitta de Spagna e della toita della Zinzera e dello assedio deIubaltare.

MCCC[...] anni Domini currevanode mese de [...]quanno fu fatta lagranne e orribile vattaglia infraCristiani e Saracini. Duce Deo Cristiani fuoro vincitori. Saracinifuoro sconfitti in Spagna in unocampo lo quale se dice Cornacervinanello terreno della citate deSibiliadove moriero sessanta miliaMori. La quale novitate fu per questa via. Uno nobile e glorioso refu in Spagna. A nostri dìi megliorenon fu. Abbe nome donno Alfonzofiglio dello re Duranno re deCastelle. Questo re Alfonzo fu moitovittorioso. Continuamente resse la frontiera contra delli Saracini.In una rotta sconfisse unogrannissimo duca de Saracinilo quale avea nome Picazzoe sì·lloprese per la perzona. QuestoPicazzo avea uno uocchio. Non più consideranno lo re Alfonsola nobilitate e·lla potenzia de Picazzodeliverao de perdonarli la vitase voleva recipere lo battesimo eprennere soa figlia per moglie. Lecose fuoro promesse e venivano ad effetto. Quanno Picazzo venne allafonte dello battesimofupentuto. Desprezzanno lo battesimo e lo cristianesimo sputaoorribilmente nella conca. Questovedenno lo buono re Alfonzo fu turvato. Niente tarda. Impuina mano asoa spada e senza misericordiali partìo la testa dallo vusto. Quello cuorpo fu iettato frali cani. Questo iovine Picazzo avea una siamatre reina: la Ricciaferra avea nome. La Ricciaferra avea un re permaritolo quale avea nomeSalim re de Bellamarinanato de una citate che se dice Trebesten.Questa Ricciaferrasentennoocciso lo bello sio figlio Picazzo per la mano dello re Alfonzopenzao de fare la vennetta sopre liCristiani e sopra lo re Alfonzo. E perché ciò fare nonse poteva senza granne esfuorzopenzao de farelo passaio sopre la Cristianitatee così fece. Abbe ordinatocollo loro papalo quale in quello tiempoavea nome Galiffa de Baldalisoldano de Babilloniache fecessi unocommannamento generale eindulgenzia per tutta Saracinia - PartiaMediaTurchia - a fare lopassaio e·lla granne armata perprennere terre de Cristiani e occupare e destruiere le chiesie deCristo e relevare tiempi a Macometto.Così fu fatto. Per tutta Saracinia vanno predicanno lialfaquecquicioène prieitie portano lettereespresse da parte de Galiffa loro papa che·sse faccia lo passosopra Cristiani. La iente fu adunatagrannissima da pede e da cavallo. Fuoro da quattrociento miliaperzone da vattaglia. Fuoro tutte conmazze in mano e fionne: PerzianiArabiSaracini neriPartiDulciani. Queste fuoro le ienerazionicommosse a questa adunanza per lo passo fare de cà da mare.Quattro fuoro li regi de corona li qualiquesta iente guidavano. Lo primo fu lo re dello Garbolo re deMaroccolo re de Bellamarinain aitronome de Trebestene lo re de Granata. Questi fuoro li regi deSaracinia. Vero ène che·llo re deGranata non venne con questiché sio reame ène drentodella Spagna; ma quanno sentìo la forzapassata de Saracinisì se rebellao e mosseguerra drentonella Spagna. Questi quattro regi con tantaiente muossero e passaro lo mare e liberamente se posaro in terraferma. Sei iornate de terrenooccuparo de Cristiani con cavalliasinimulicamiellifemineinfinitesierviarmefodero de pane eaitro arnese da guerra. Francamente passano e pono l'oste sopra unacitate de Spagna la quale se diceTaliffae dicono che quella ène cammora loro. Nelli lati espaziosi campi destienno li paviglioni e iaccioin campo. Per fermo assedio fare portano ignegni e trabocchetta.Grossa era la iente. Non dubitano.Alquanto magnanobevo. Loro tammuri sonano. Dehcomo granne romorefaco! Haco ignegni daaizare scaleda iettare macine. Loro campodove posaroavea nomeCornacervinacampo spaziosoabunnevole de acqualena e ervaanche forteca·llofortificava uno fiume lo quale se dice RigoSalato. Questo fiume desparte Taliffa da Sibilia. Da vero che inquesto campo non forano venuti népotuti venire per la stretta valle la quale passaro canto la costase non fussi che nella entrata dellopaiese se pattiaro con un granne e potente barone dello reame: donIanni Manuelle avea nome. Questodon Ianni Manuelle era delle più potente colonne de Spagna. Lamontagna era in sia balìa. Era questodon Ianni in errore collo re Alfonzoché no·llifavellava e derobare facevaperché reprenneva lo reloquale con soa reina stare non volevaanche stava con una badascia -madonna Leonora avea nome -como io' diceremo. A questo don Ianni Manuello donaro li Saracinigranne quantitate de doppie deaoroperché·lli concedessi lo passo; e così fu.De licenzia dello re Alfonzo don Ianni Manuelloconcedéo lo passo a Saracinie vennero nelli campi deCornacervinacomo ditto ènee là stavano adoste a fermo assedio. Derizzaro trabocchi e fecero ignegni da ponerescalecon rote e funi. L'ostestette ben mesi tre. Taliffa se perdeva in tuttose non sesuccurreva. Non se poteva recuperare.Quanno lo buono re Alfonzo se sentìo sopre l'oste e·lloesfuorzo grannenon dottaoanche se puse allafrontiera in Sibiliala citate reale. Dicese che madonna santa Mariafussi nata in questa citate. Oranon dorme lo re Alfonzo. Manna per succurzo allo papa. Manna alliregi li quali staco intorno ad essocioène a sio ziodon Dionisi de Lisvona canto marere dePuortogalloallo re de Navarraallo re deAragona. Manna commannamenta espresse a tutti suoi baroni chesequitinolo. A don Ianni Manuellofao commannamento tanto che non se partaanche stea e chiuda laessuta e fera deretoquanno lostormo oderao. Ben se sollicita lo re. Ben chiama tutta la Spagna.Questi regi non fecero respostamacavalcaro de sùbito con loro espediti cavalieri e pedoni.Mustrano lo loro buono volere e forza. Loprimo aiutorio fu quello de papa Benedetto: setteciento uomini d'armede buono apparecchioTodeschie Franceschicavalli gruossibene armativennero crociatiassoluti de pena e de colpa. Lo secunnoaiutorio fu lo re de Navarra con quelli de Pampalonacon cinquemilia cavalieri adornibuono capiellode acciaro in testabona targia in vracciotagliente guisarina dalatolucente zagaglia in mano. Anchevenne con pedoni vinti milia. Lo terzo aiutorio fu lo re de Aragonacon cinque milia cavalieri fraProvenzani e Franceschi. Con esso fuoro quelli de Tolosa. Anche menaopedoni vinti milia. Anche cefu don Dionisi sio zio con quelli della citate de Lisvona. Lo quartoaiutorio fu lo re de Puortogallo conquinnici milia cavalieri spagnuolicurrienti cavalli e dardi inmano. Lo quinto fu esso re Alfonzore deCastiellocon trenta milia cavalieri buoniadornicon cavallispagnuoli de quelli de Castigliali quali secontano li più nuobili destrieri che sianopedoni senza fine.Mentre che lo assedio era sopra Taliffalore Alfonzo era in Sibilia con soa baronia. La fame e·llo caroera granne in Sibilia. La ientela quale eravenuta a servirenon poteva tanto demorare. La moneta non bastava.Forte se mormorava la iente detanta tardanza. Allora lo re Alfonzorepreso da suoi baronideliverao iessire fòra alla vattaglia ecercare soa ventura. Spene abbe in Diolo quale non li fallìo.Esse fòra vigorosamente. In questaforma soa iente conestavilìo. Trenta milia cavalieri abbe debuono guarnimentonon piùciento milia depedoni. Era in miesofra soa iente e l'oste de Saracinilo fiume loquale se dice Salato. De·llà daSalato stao Cornacervinadove staco trabacche e paviglionialfaniche e confalloniiente assaicomoditto ènecon moiti tammuri. Da lo lato ritto de l'ostestavano le montagne de Ilerdala veglia terra.Dallo lato manco stavano le pianure spaziose. Dereto li stava unastretta vallela quale avevanopassata per forza de monetacomo ditto ène. De sopre dallavalle staievano le montagne le qualeteneva don Ianni Manuello. Denanti aveano lo fiume e·llinimici. Lo passo dello fiume curatamente seguardava. Lo re Alfonzo tenne questa via. Imprimamente mannao lisetteciento cavalieri papalicrociati a passare lo fiume. Treciento rompessino lo passo ecommattessino colle guardie. Doiciento seponessino dallo lato della currente dell'acqua a sostenere la forzadello fiumeche·lla pedonagliapotessi passare; li doiciento remanessino a guardare lo passoaitronon facessino. Non era piccolopericolo passare lo fiumelo guado rompere. Tutti fuoro destrierieletti. A questa iente aitro confallonedato non fuse non uno confallone collo campo bianco e·llacroce vermiglia. Su la croce era locrucifisso. Po' li setteciento crociati sequitao esso re Alfonzo acavallo in uno cavallo ferrante liardo.Dicese che fussi lo più bello e megliore dello munno. In soacompagnia abbe cavalieri dieci miliacherotto lo passofossi lo primo lo re con soa iente alla vattaglia.Po' lo re Alfonzo sequitao lo re deAragona con cinque milia cavalieri e pedoni vinti milia. Questo ìodallo lato della montagna a ponere liimpedimenti e occupare li passi e·lle sellele entrate e·lledesceseperché Saracini per la montagnanon avessino valore né redutto né fuga. Dallo latomancoinnella pianurafu mannato lo re de Navarracon dieci milia cavaliericon cinque milia pedoniperché loSaracino non potessi dare la fuga nédestennersi per li campi. Po' queste iente sequitao lo re dePuortogallo con quaranta milia pedoni etutto l'aitro esfuorzo a sostenere le spalle. Questa fu la schieragrossa. Dallo aitro lato dereto don IanniManuelle devea ferire colli montanari. Questa fu loro bellaconestavilia. Così ne venne la lettera aRoma a missore Stefano della Colonna berbentanaa gran pena intesa.Dato l'ordine e·llo nomelisetteciento cavalieri ionzero allo fiume. Rompo l'acqua e passano.Non vaize reparo. Tre cavalieriliquali erano sopranamente a cavallofuoro li primi che l'acquapassaro: uno arcivescovo e doi cavalieria speroni de aorodonzielli dello re Alfonzouomini li qualisapevano la contradausati dello passo.Questi fuoro li primi 'nanti all'aitra iente. Là nello passarefuoro presi dalli perfidi Saracini eprestamente loro teste dallo vusto fuoro troncate. Là inquello passo fuoro martiri gloriosi de Cristo.Ora iogne la cavallaria. Passa unopassa l'aitro. Poco vale loreparo. A una forza tutto lo stuolo deCristiani fu puosto de·llà dallo fiume. Nullo cepericolao nello passose non l'arcivescovo e li doicavalierili quali lo glorioso martirio recipiero. Passato lostuoloSaracinila perfida ientenon dottavaper la granne loro moititudine. Anche stavano canto l'acqua emanicavano e godevanoloro cembalisonavanogranne stormo facevano. Alla fine se levano su. Priennoloro armearcoramazze e fionnee resisto forte e pienamente. L'ora era su la terza. Ora vedesitromme e instrumenti sonare. Odeseromore da parte in parte. Tamanto è lo strillareche voceumana nulla se intenneva. Su in quelle costerembombava lo crudele romore. Dieci miglia da longa fu odito. Odipiantoodi gridare. A cuorpo acuorpo se affrontano. Alle mano soco. Chi daochi tolle."Daedaedae" odivi; aitro noper granneferire su nelle teste armate. Vedese iettare de lanceaizare despadesaiette volare. Le pretevreccede fiumede piena mano fioccavano como neve. Là erano lamaiure parte Turchili quali aitro nonaveano se non fionne e prete. Moita iente pericolaro. Io ademannaiuno pellegrino spagnuolo se dequesta rotta alcuna cosa sapeva. Quello disse ca nce fue trassesesio capiello de capo e scoperze lafronte e mustrao una sanice rotonna in mieso della frontee disse caquello fu colpo de preta. Un aitrolo quale similemente adimannaiscoperze lo capo de sio cappuccio emustraome tre sanici de colpo despada e una nella fronte de preta. Puoi bene sapere ca se maniavanoSaracinica·sse aiutavano.Vedese travoccare da cavalloteste fenneresaiette e sbiedi piettipassare. Passano li cavalli sopra lecorpora. Granne ène lo pianto e·llo guamentare. Cosìcurre lo sangue como rigo de acqua. Là se parechi ène figlio de bona mamma. Ora vedesi lo bello commatteree·llo delettevole armiare che·lli iannettifacevano. Currevano per lo campo commattennoferenno e lancianno.Non era chi li potessi adetaretanta era la loro velocitate e leierezze. Una targetta in vraccioportavano longa doi piedilata unocoperta de linoso·lla quale da capo a pede se coperivanostaffe corte [...] vestimento de lino inceratoin capo scuffia de fierro. In mano portavano dardi. Questi dardilanciavano. Chi ne leva uno piùne nonne vole. Quanno li dardi mancavanolo iannetto currenno con siocurzieri se piecava fino a terra.Coglie sio dardo e destramente lo lancia denantideretoabassoinaito secunno soa voluntate. Granneène loro leierezze. Questo ène lo iocare dellaiannettia. Questi iannetti soco li scoperitori regali. Duraola vattaglia fi' alla nonapiù noperché la ientesaracina sentìo don Ianni Manuellolo quale dellamontagna descenneva per ferire dereto e per lo passo parare. Quannofu questo sentuto e conubberola fumieralo splennore delle lance e delle insegnesubitamente livenne meno lo core e·lla vertute.Tutti fuoro rotti. Non puoco resistere. Ora se voitanodacose allafuga. Terribile cosa è loro fuire.Fugo senza alcuna remissione. Non è speranza se non nellegamme. Ora vedesi occidereora vedesimaciello fare. Granne tagliare se fao de quella canaglia della ientesaracina. Questa sì ène la nobilesconfitta de Spagnainfra moite poche memorabile. LX milia corporade Saracini fuoro morteXLmilia li presoni. A queste cose lo re non funé·llesentìoper lo poco dubio lo quale avea nella soa forteschiera. Commattéo puoi che la novitate pervenne alla forteschiera e·llo dubio fu palesato. Stava inguardia della porta dello regale paviglione uno omo - Serafin aveanome - più granne che li aitri trepiedimacrotutto nervosolonghe le gammenero lo voitovestutode uno perponto de iuba de seta. Inmano teo una mazza de fierro 'naorata. Questo Serafina cui erafidata la perzona dello redubitao denunziare la mala novella. Puro la manifestao alla reina. Mossese lareina: Ricciaferra avea nome.Passa denanti allo re. Delli suoi uocchi fontana de lacrimedescenneva. E disse: "Su reca·lla venturaène de donno Alfonzo". Lo re iocava a scacchi. Questoodenno fu turbato. Più non dissepiù non odìo.Bastaro doi paravole. Vestuto de una [...] de aoro longa fi' allipiedibarretta de aoro in capo con pretepreziosebacchetta d'aoro in manosalle a cavalloprenne lo caminode casa soa. Era intornoaffasciato da sette milia Turchi con vastoni de fierro inaorati inmanovestuti de iube de sannato sopreponte de ballacchinoarmati alla imperiale. Anche ivano aitricavalieri con lancecon fierri latilucienti.Denanti a questi ivano assai cembali sonanti e aitri strumenti senzafine. Regale pareva la forza e losuono. Più denanti vaco dieci milia iannetti currenno esparienno da onne lato dardicomo fao laspinosa alli cani. Nulla perzona ad essi se accostasì granneène lo fioccare delli dardi. E moita aitraiente da pede e da cavallo con granne fortezzecon sole armature losequita. A questo muodo ne vaofuienno dello stormo Salimlo re de Bellamarina. Rompe e passa onnepara per forza della nobilitatede soa cavallaria. Lassao Ricciaferrala soa donnala reina. Lassaoonne cosa desperata. Sei dìedurao la fuga. Sei dìe durao la incaiza. Così iaceseminata la iente morta como le pecora. Po' lapartenza dello re la reina fece destennere panni bianchi de seta interra. Là fece ponere tutta lamoneta e·lle gioie regale. Là essa sedeva con cinquantasoie soffragane concubine dello sio re. Unocavalieri spagnuolo - Arcilasso avea nome -armato e bene a cavallocon una lancia in mano currevaper lo campo. In sio furore entrao lo Alfaniccioène lopaviglione dello re. Occurzeli la reina. Quannoquesto Spagnuolo vidde la reina sedere in figura de tristizia (purola soa vista dignitate mustrava)lassase e deoli de una lancia. Da oitra in parte la passao. De colpol'abbe morta. Torna in reto e per locampo fao granne male. Una maraviglia fuche·llo ferrantedello re Alfonzodella cui bellezza alcunacosa ditto èneda puoi che fune in quello campomai nonposaomai non fu potuto tenere. Contravoluntate delli circustanti allo freno portao lo re nello paviglionedello re de Bellamarina e là restette defuriare. Così fece como avessi auto senno umano. Quanno lo reAlfonzo allo paviglione regale fu iontotrovao la reinala quale morta iaceva e in mieso de soie soffraganestavale quale piagnevano eguardavano quello cuorpo. Erance una la quale era cristiana - aveanome Maria -nata de una villa laquale hao nome Obeda. Questa Maria fu schiavae per soa bellezza esuoi costumi era concubina dere. Parlao e disse allo re che avessi mercede; Arcilasso la donnaavea esmattata. Quanno lo re inteseche·lla reina era morta per le mano de Arcilassofu fortedolente e disse: "Ahi Arcilassocomo non tetemperasti a tio furore? La mea vittoria era doppia". Puoi feceatti de tristezze sopre la donna. Era ladonna grassa e grossa. Credere non se pò. Nelle gammenellevraccia e in canna avea cierchi de aoropurissimo smaitatiornati de prete preziose. Questa donna decommannamento dello re fu operta. Puoifu inzalata e messa in una cassa piena de aloè e fu posta perdignitate in una aita torre. Puoi lo cuorpode questa donna revennéo allo marito infinita quantitate demoneta. Po' questo lo re Alfonzo fecetollere lo tesauro dello re fuitolo quale fu doppie [...]chemilli muli ne fuoro fatigati a portare arme eaitro arnesecomo se dicerao. Maria de Obedaguardiana della reinafu liberata. Disse ca quelledoppie non erano la quarta partele tre parte ne erano furate per laiente. Ora tornemo alla incaiza deSaracini. La incaiza durao dìe sei. Non era muodo allomacellare. Lo sesto dìe trovaro una citate cantomare che·lli recipéo: Ziziria hao nome. Quella Ziziriafisse lo Cristiano. Intanto daose la iente allaguadagna dello robare. LX milia fuoro le corpora delli Saracinimorte. Quelle loro ossa fuoro adunatein uno campo e de esse fatta fu una grannissima montagna. Fine allodìe de oie dura. Anche piùchéoie in questi dìe vao lo aratore e ara lo campoe arannotrova testegammevraccia e ossa assai.No·lle poco capare. Anche piùche durao alcuno spaziode dìe che·lli viannanti sequitavano per loromestieriper le selve trovavano a pede delli arbori ossa iacere informa de omo lo quale dormissi.Questo era che·lli feruti essivano dallo stormo e posavanose apede delli arbori per accogliere lenacastanchi eranoecomo se posavanolo spirito e·lla vita inun tiempo li abannonava. Così remanevanoquelle ossa senza carne. Infra le gote vedeva omo resplennere aoro.Questo era ché Mori se metto lemonete e loro doppie d'aoro in vocca. Queste doppie lucevano comoaoro. Allora chi questo trovavapercoteva la zucca dello capo con preta e bastonisì chespartiva le ganghee·lla coccia volava interra. Lo viannante alegro la moneta prenneva. Granne fu lo guadagnode questo stormo. XL miliacorpora de Saracini fuoro presimaschi e femineli quali fine nellodìe de oie staco siervi de Spagnuoli.Zappanoaranofilanotiessocucinano e aitri mestieri secunno leconnizioni. Onne artificio faco.Infiniti ne fuoro vennuti como se venno le crape. Per tutta Spagnafuoro vennuti colla corona in capo.Anche ce soco de quelli siervi. Onne servizio faco a Spagnuoli lorosignori. Hortos et vineas coluntdominorum precepto solo victu contenti. Anco ce fu guadagnata lamoita robba: denariarnesiarmevestimentavascella de metallo de ramecavallimulisomaricamiellipaviglionitrabacchetanto forag[g]iotanto arnese. Estima quanta fu la iente! Lo reAlfonzo abbe lo paviglione regale contutto quello drento. Lo paviglione avea nome Alfanic. Trecientocammore avea. Era de panno de linoattorniato de corame roscio con corde de seta invernicate d'aoro. Mainon vedesti più mirabile né piùbella cosa. Nello fastigio de sopredalla parte de fòratutto stava puosto a lunedrento de diverzicolori. Non se pote quello lavoriero contare. Drento dallo Alfanic futrovata la Ricciaferrala reinamorta per Arcilassocomo ditto ènela quale fu vennuta a siomarito moito aoro inzalata in una cassa.Puoi ce fuoro trovati li tesauri regalila quarta parte; le trefurate erano. Milli e doiciento muli portaroquellee fuoro doppie. Disseme chi le viddechi le despese chequelle doppie erano d'aoro e erano informa de piattielli de arientopoca cosa meno che·lle patelledello calice dello aitare. Anche fra quellotesauro fu trovata la lettera della indulgenziala quale li aveaconceduta lo loro granne papa - Galiffade Baldali aveva nome -nella quale prometteva a chi moriva inquesto passo la resurezzione a terzodìe. Puoi prometteva sette mogliere vergine nello santoparadiso. Puoi li prometteva de farli stareabbracciati con santo Macometto e con santo Elinason. Puoi liprometteva de satollareli de latte e decaso e lagane e vuturo e mele. Queste erano le promissioni dellosoldano Galiffa de Baldali in soalettera. Puoi li commannava che tutta Cristianitate sterminassino eoccupassino lo munno. Anche ce futrovato in quello Alfanic arme assaiguarnimenti regali de pannitartareschi e ballacchini ornati conaoro e prete preziose. De questo tesauro lo buono re Alfonzo mannaoin Avignone a papa Benedettolo quale era vivo allorala decima parte de queste doppie d'aoro.Vaize da ciento sessanta milia fiorini.Anche li mannao lo confallone reale collo quale abbe la vittorialoquale portao nello stormo. Anche limannao lo bello cavallo ferrante lo quale lo re cavalcao nellavattaglialo quale ferrante papaChimentosio successorelo donao e mannao a Filippo de Valosi re deFrancia per lo moito bene che livoize. Anche li mannao vinti de quelli Saracini presonieri con quellearmecon quello abitocon quellicavalli colli quali fuoro presi. Così ionzero in Avignonequesti vinti Mori. Per la mutazione dello paiesee per la perduta licenzia tutti morierosalvo uno sololo quale sefece devoto cristianodonziello dellopapa. Fi' alli dìe nuostri vive. Anche li mannao vinticonfalloni presi nella rotta de Turchi e Medili qualiconfalloni una collo granne confallone sio regale fuoro appesi nellacappella de papa Benedetto dellopalazzo papale de Avignone. Allo dìe de mo' non ce staco.Fatta che fu questa sconfittalo re deGranata per tema de sio reame deventao tributario a re de Castelle.Io pozzo dicere in bona fede converitateché delle arme de questi io viddi per questa via.Nella citate de Tivoli venne Carlo imperatoreanno Domini MCCC [...]como se dicerao. La iente era moita. Io stavain una ponticalà dove venneuno a comparare cannele de cera e confietti e spezie. Questo tenevauna spada sotto vraccio. Lopomo era tutto inaorato e lavorato a igli e fiori. Dissi io: "Vòitu vennere questa spada?"e trassila fòradello fodero. Era la spada como le nostre socoin forma de miesostuoccomesa spada. Non eratroppo granne né troppo latamacomo le nostrebeneconvenevilefatta allo muodo genovese. Lopomo era luongo como uno prungo pianol'ilzo como mesa lunae erala maiure parte 'naorato lofierrol'ilzo e·llo pomo tutto. La vaina era curata contenere de fierro bene lavorato e·llo caspiello concorreie moito adorne. Parevame che·lla spada non era sempiacomo le nostre. Respuse lo buono omoe disse: "Io non la voglio vennerené la dera percinquanta fiorini". E ciò fermao con sacramento. Laiente che intorno stava disse: "Perché?" Respuse edisse: "Questa spada fu guadagnata nella rotta deSpagnanello granne stormo quanno fu sconfitto lo re de Bellamarinadallo re de Castiglia. Io me nceretrovai. Dunquebenché assai bona siaaiola cara troppo.Non la dera per moneta alcuna". Fattaquesta sconfitta e raccuoito lo campo e licenziati li regi e li aitriaiutoriilo re Alfonzo non posa. Anchefece iente de sio reame e de crociata e sequitao la iniqua ienteperfida. Moito li molesta. De loroterreno vole. Intanto morìo papa Benedettolo biancoe fucreato papa Chimentolo monaco nero. Erauna nobile citate canto marenelli confini de Saraciniala qualeavea nome la Ginzera. Lo paese haonome Gigizia. Questa era delle megliori e delle più nobile epiù ricche de speziariaseta e panni deTuniso che in Saracinia fussi. Questa citate assediao lo buono reAlfonzo per mare e per terra. Loassedio fu durissimo. Ciento trentacinque galee abbe per mare e perterra iente infinita da pede e dacavallo. Durao lo assedio mesi diciotto e fu auta per fame. In quellacitate entrao lo re Alfonzo e soaiente. Prese chi voizeoccise chi·lli parze e cacciaone tuttala perfida iente. Toize tutto loro arneseloquale fu tanto che ène inestimabile. Quella citate empìode Cristiani. E fuoronce edificate chiesielocora de religiosi e fonne fatte doi vescovata. Quella citate fi'allo dìe de oie serve a Cristo glorioso ebenedetto. Ora poni cura alla novella. Puoi che·llo re abbeventa la Ginzeranon abbe bisuogno detanta moititudine de iente. Licenziao li sollati. Granne spesa aveafatta. Fra li aitri licenziati fuoro trentacuorpi de galee de Genovesile quale li aveano bene servuto. Questegalee tornaro a Genova. Quannofuoro nello entrare dello puortocomo usanza ènesonarotromme e naccari e ceramelle. Troppoimperiale faco suono e alegrezze. Puoi entraro lo puorto e puserosead ordine. Moito letamente dao interra tutto lo stuolobene vestutibene adobati e riccamente. Forteaveano guadagnato. Fra le aitrecose per novitate pusero nello puortosu lo passo dello puortoseide quelli Morili quali erano malevestuti. De gialle schiavine loro cuorpo era ammantato. Fierritenevano in gamma. Mustravano caerano presonieri. Tutta Genova curre e descegne allo puorto a vederele galee venute. La moita ientese foice. La moita iente fao intorno rota a questi mori. Desidera omovedere la iente della strania fede.Staievano li sei Mori miserabilemente timorosi fra tanta iente. Moitomoito favellavano e po' lofavellare voitavano loro caporaaizavano la faccia e resguardavanocomo ammaravigliassinole belleedificia e palazza aitissime le quale staco intorno allo puorto deGenova. No·lli intenneva la iente. Eralà uno siervo de Genovesi lo quale fu saracino. Era cristianoe nutricato in Genova. Latina lenguasapeva. Diceva la iente: "Que dico questi?" Responneva:"Questi dico così:"Non è maraviglia se noiSaracini simo sconfitti e perdientica nce ène stata sopretutta Cristianitate e Genova"". Quannoaiognevano Genovaallora volveano le facce maravigliannose a quellepalazza dello puorto de Genova.Credevano che Genova fussi tutta la fortezze e bellezze de Cristianinon se ne trovassi simile. Inquesto potemo conoscere che loro avitazioni non soco cosìdelicati como li nuostri. Anche ne vennedella Gizera lo vescovo de Peroscialo quale fu delli crociatiemenao con seco otto de quelli Turchi.Fuoro da cavallofuoro uomini bianchi e belli como noi; calzamentacomo noironzini como noi. Incapo portavano uno capiello fi' alle recchie como mitra de papa. Veroè che in mieso avea uno pizzorittoluongosottile como fussi cuollo de gruvacopierto de pannode lino bianco. Aduosso portavanouno farsetto de panno de lino bianco como noi. Vero è che·llemaniche erano longhe fi' alle deta dellamano. Sopre lo farsetto portavano uno manto de panno de lino comopiviale da preite. La ponta dellolato ritto se iettava dalla spalla manca e quella della manca seiettava dalla spalla ritta. Po' questodonno Alfonzo non posa. Anco fao iente de sio paiesee abbeassediato lo bello e nobile castiellouitima fortezze de Saracini. Iubaltare lo castiello hao nome. Lopaiese hao nome Alcacuc. In questocastiello Macometto scrisse la soa leie e deola a Saracini e fece lolivro lo quale se dice Alcorano.Sopre de questo castiello puse l'oste lo re e iurao per la maiestatede sio reame e per l'aitezza de soacorona mai da quello assedio non partire finente che quello castiellonon avea. Ficcao sio stennardo interra. Serrato era allo torno. Lì puse l'oste e guardiecredennosello prennere per fame. Ène lo castiellobellissimo e fortissimo. Hao nome Iubaltare. Stao in una penna depreta viva aitissima. Su in quellapreta l'aquile faco lo nido. Puoi l'aitezza veo abassanno alla piana.Làcanto la pianuraène menatouno muro fortissimo con spessi torricielli. Picazzode chi dittoènelo fece fare su lo vivo sasso.Drento dallo muro hao una fontana de moita abunnanzia. Nella destesadella pianura hao la meschita.Haoce arbori de onne rascione. Mai non fu veduta sì piacevolefortezza. Cristiani per loro negligenziala perdiero. Questa fortezze se crese recuperare donno Alfonzo perassedio; ma non li venne fattocasopravenne la granne e orribile mortalitatedella quale se diceraoe ferìolo con una iannuglia nellainguinaglia. Donne li convennelevato campomorire nello tiempodella granne mortalitate in Sibilialacitate regale. Questo re donno Alfonzo fu lo più nobilelopiù gloriosopiù iustopiù pietoso re che maifusse in Spagna. Sempre mai Spagnuoli lo piagneraco. Onne vertuteabbe. Non abbe defetto alcuno.Una sola cosa abbe reprensibileca esso non amava la soa reinanécon essa voleva starebenchéuno figlio ne abbe. Anche teneva una soa badascia - donna Leonoraaveva nome - la quale amavasopra tutte cosela quale era sio confuortodella quale aveafiglioli e figlie. Senza essa non potevastare. Per moite voite lo papa sì·llo ammonìo esì·llo scommunicao. Voleva che questa soa badasciadonna Leonoraiettasse via. E·llo re per la epistola lirespuse doicementeanche per una ambasciataedisse: "Santo patrese piace a voi che io mora e non viva piùio lasso stare; tutta fiata che io staiessisenza essa io non pòtera vivere". Così lo santopatre non lo molestava. Non voleva che soa vita finebreve avessi. Io demorava nella citate de Bologna allo Studio eimprenneva lo quarto della fisicaquanno odìo questa novella contare nella stazzone dellorettore de medicina da uno delli bidielli.

Cap.XII

Comofu cacciato de Fiorenza lo duca de Atenae como morìo papaBenedetto e fu creato papa Chimento.


Anni Domini MCCCXLIIuno fulguro nello campanile de Santo PietroMaiure de Roma deo e arzetutto lo cucurullo. Fu nell'ora de vesperoquanno li calonici incoro cantavano lo offizio. Currevanoanni Domini MCCCXLII quanno papa Benedetto lo bianco morìo efu elietto papa Chimento sesto.Questo papa Chimento fu monaco nero e fu perzona de tantasufficienzia che non avea paro. Eragrannissimo teologo e fu bellissimo sermocinatore. Quanno esso tenevacatreda per sermocinare overodesputaretutto Parisci concurreva a vedere esso. Dehcomo bello fusermocinatore! Omo gallicomoito largifluoda si' che in Studio fu era tanta soa larghezzacheallo despennere no·lli iognevano soieprevenne. Questo abbe tutti li gradi de dignitate. In prima fu monaconero de santo Benedettoconventualesottopriore; puoi fu decano; puoi fu priore; puoi fufatto abbate; puoi fu fatto vescovo;puoi arcivescovo de Ruen; puoi cardinale de titolo de santo Nereo eAchilleo; puoiuitimofu creatopapa. Que abbe a dicere? Ca se grado se trovasse alcuno maiureanchel'àbbera desiderato. Comoquesto papa creato fucosì lo cucurullo dello campanile deSanto Pietro Maiure fu abrusciatocomoditto ène. A questo papa venne l'ambasciata de Roma moitoonorabiledodici perzone: sei secolariseiclerici. Capo loro fu Stefano della Colonna e·llo commannatorede Santo Spirito. Questi dodiciambasciatori lo pregaroda parte de Dio e dello puopolo de Romache·lli piacessi de venire a visitarela sede dello sio vescovato de Roma. Anche lo pregaro che·lliconcedessi la indulgenzia generale delloiubileoche tornassi ciento anni a numero de cinquanta; perchéla etate ène brevepochi ne viengo anumero de ciento. A questi ambasciatori a po' dìe lo paparespuse. E imprimamente provao che·llapetizione loro era iustae provao per dodici rascioni che esso eratenuto de venire a visitare lo siovescovatola citate romana. Quanto allo secunnoconcedéo loquinquagesimo iubileo in Romagenerale remissione de peccatipena e colpa alli pentuti econfiessi; delle connizioni dello quale iubileoinfra se dicerao. In tiempo de questo papaanni Domini MCCCXLII[I]in dìe de santa Annafucacciato de Fiorenza missore Gottifredoconte de Brennaduca deAtenasignore perpetuale deFiorenza; e folli fatta moita onta e moito despiacere e detuperio edanno; e fuoro muorti uomini e lorocarne fu manicata. La quale novitate fu per questa via. Fiorentinicompararo Lucca da missoreMastino della Scala e entraro in possessione. Pisaniturbati dequesto mercatofecero intorno a Luccauno esmesurato e memorabile assedio; iente da cavallo numero [...]iente da pede numero [...] Intornoall'oste fecero fossati e steccatatorri de lename spessi. Anchecarvoniaro e stecconiaro la strada laquale vao da Pisa a Lucca; dura miglia dieci. E questo fecero perchéliberamente omo isse a l'oste confodero e con arnesesenza impedimento. Durao lo assedio mesi [...]Alloraper mantenere lo assediofecero la gabella che se chiama Seca. In breve sconfissero Fiorentinie levaroli de campoe nonlassaro succurrere missore Malatestacapitanio de Fiorentinicongrascia. Anche fecero una cosanotabile; ché missore Malatesta ionze la sera con fodero e congranne iente ad uno fiumelo quale sedice Serchioappresso a Lucca. De notte Pisani fecero uno fossatoesmesuratamente luongo e largofra lo Serchio e·lla citate de Luccalonghezze [...]latezze[...] Tutto questo lavoriero fu espedito innotte una. Quanno la matina missore Malatestaparatis omnibus copiistam ad pugnam quam etiamad grasciamtransivit aquam diluculonon potens transire eximpedimento vallimiratusstupefactusque retrocessit meavitqueper ripam fluminis ascendensdeditque circuitummiliaribus decem fermeibique improvise pisanum exercitum invasit.Tum verofacta resistenziafactoque ingenti Florentinorum impetufessi Florentini tergadederunt. Multi caduntmulticapiuntur. Vix Malatesta cum aliquibus evasit. Omnis eorum copiamilitibus preda fuit. Alla finePisani venzero Lucca per forza de fame. Fi' allo dìe presentela tiengo. Fiorentinivedennosi cosìconfusichiamaro per capitanio de guerra e signore missoreGottifredoconte de Brennaduca deAtena; imperciò che era omo savio e potentedella casa deFrancia. Quanno missore Gottifredo abberecepute lettereforte fu alegro. Sallìo a cavallo con soaienteda cinqueciento cavaliericon salmariae granne arnese. Ritto per lo camino ne veo. Entra nella citate deFiorenza e a pacifico [...] senzatumuitode concordia dello Consigliorecipéo la signoriaperpetuale. Ora comenza a reiere lo duca.Fortemente guida. La prima cosa che fecessi fu che esso trasse depresone missore Pietro Zacconedelli Tarlatisignore de Arezzoe sì·llo liberao decattivitatelà dove era perpetualmente deputato. Oravedesi le granne e ricche ambasciate che li venivano per tuttaToscana. In Arezzo mise la signoria.Abbe PistoiaSan MiniatoVulterra e Prato. Apparecchiavase tuttaToscana avereduca esserevoleva de Toscana. Con Pisani stette quetosì che molestade·llà non se sentiva. Resse assai aspero ebona spene a Fiorentini daieva. Puoi che abbe receputa la signorialiberamente significao in diverzipaesi la soa gloria. Fra li quali mannao uno vescovo de Francia aFilippo re in Pariscisio parente. Lovescovo disse como lo duca avea la signoria de Fiorenza. A ciòrespuse lo re Filippo e disse: "Piacemeassai". Puoi domannao e disse: "Hao fatta novitate alcunaGottifredo lo duca?" Respuse lo vescovo edisse: "Hao mutate le porteca hao serrate le porte vecchie efatte le novee sopre le novelle portehao fatte belle torre e aite". Disse lo re: "Di' aGottifredo conte de Brenna che Filippo de Valosi loprega che esso se studii de essere signore delle coraiora delle ientee non delli torri". L'aitraambasciata fece uno cavalierilo quale gìo allo re Ruberto inNapolide chi ditto ène de sopre. Anchenon era de questa vita passato. Annunziao lo cavalieri allo re lanobile signoria de sio parentelo ducaGottifredo. Respuse lo re e disse: "Noi bene vorramo cheGottifredo da tanto fussi". Puoi domannao:"Dove posa lo duca? Posa in Santa Croce?" Respuse locavalieri e disse: "No. Anche posa nello bellopalazzo delli Anziani". Lo re scrullao la testa e disse: "Nonfao bene. Va' e dilli che repona li priori deFiorenza in sio palazzo e in soa nobilitate. Renna la onoranza allopuopolo". Questo duca fu signoremesi diecipuoi fu de Fiorenza detoperosamente cacciato. Le cascioniperché fu cacciato fuoroqueste. In prima usava grannissima crudelitate. Senza remediooccideva la iente. Avea con seco unoofficialelo quale se diceva conservatoremissore Guiglielmo deAscisci. Cavalieri e iudice era.Questo missore Guiglielmo era uno roscio venenoso. Quanno manicavafaceva denanzi a sé senzamisericordia martoriare le perzone e facevale smembrare e moriredello martorio. Avea uno sio figliocavalieriiovine de dodici annimoito agnelica creaturamasemplice. Quanno l'omo era posato dellomartorioquesto sio figlio lo faceva sostenere e diceva: "Dehdalli un aitro crullo per mio amore!Aizalo su!" A moiti questo fecedonne moiti ne moriero. Peioera lo patre che Dionisi tiranno deCecilia. Ora procede lo crudele conservatore e taglia testeappenneoccide senza misericordia. E chepiùli buoni populari de Fiorenza vestuti con vari e conpanni onorati appiccava denanti alle loro case.Appiccao Nardo de Cenne vascellarolo quale fu delli piùavanzarani populari de Fiorenza per soaricchezza; ad onne tratto prestava allo Communo ciento milia fiorini.Moiti fuoro li aitri. Puoi questosignore usava moita avarizia. Onne moneta de iente struieva econsumava onne perzona. Tutta lamoneta traieva de mano alli mercatanti. Aveva con seco uno pessimo ecrudele omofiorentino denativitate; ma era stato anticamente cacciato perpetuale per le soiefaizitate e inganni. Questo fu ià siocompagnone in armein viaii. Avealo redutto in statoin grazia soae de Fiorentini. Sere Errigo Fegiavea nome. Questo sere Errigo Fegi era sopre la gabella e era tantosottile spirito in trovare monetache là donne esso traieva lo fiorino aitri non poteva traierelo vaco dello miglio. Tutta dìe devisavagabelle. Mai non vedesti sì diabolico spirito. Più eraquesto sottile nella gabella che non fu Aristotilenella filosofia. Per la cui introduzzione onne guadagnoonnecapitagna entrava in Communo. Perquesto li mercatanti se reputavano deserti. Puoi questo duca usavamoita lentezza in fatti de Fiorentini.Sopre Pisa non faceva cosa nulla de novitate. Lassao perdere Lucca el'onore de Fiorenza nonrecuperava. Li staiili quali teneva missore Mastino per la comparade Luccanon recoglievaanche lilassava stare senza menzione. Suoi sollati facevano li moiti devitiper Fiorenzanon pacavano. Esso nemannava tutta la moneta in sio paiese. Treciento milia fiorini nefuoro trattili quali fuoro per marederobati a Monacolo forte castiello fra Genova e Marzilia. Puoi seapparecchiava a fare uno nobilecastiello. Forte faceva murare drento dalla citate. Lo palazzo dellipriori voleva comprennere. Questeconnizioni consideranno li citatini de Fiorenza forte se duogliodella signoria. Secretamente cercano viade darela per terra. Male se pò per la granne forestaria laquale avea. Lo primo che questaconiurazione fece sentire fu uno corazzarolo quale gìo alloducacomo cenavae disse: "Voi deveteessere muorto". Lo duca: "Da chi?" "Dallopuopolo". "Quanno?" "Lo dìe de santoIacovo". "In quemuodo?" "Quanno cavalcarete per la terraverrao unocurrieri contrafatto e porierao a voi lettere.Mentre che le leiereteverrao uno e stennerao sio arco turchesco epercoteraote de una frezza. Dallolato starrao uno con uno spontone. Dallo aitro verrao uno con unostuocco. Puoi se gridarao:"Puopolopuopolo!"". Disse lo duca: "Questo da chi sai?"Disse lo corazzaro: "Da mea mogliera". La moglie losapeva da una femina de preite. La femina dello preite venne e·llopreite e stette presente locorazzaro. No·llillo sappe provare. Lo corazzaro fu tenagliatoper Fiorenza con tenaglie refocate. Puoipo' essoveniva lo preite a cavallo in una mula con chierica rasacon corona de oliva in capoconguanti de camoscio in mano. Vaco sonanno tromme e trommette. Locorazzaro fu per la cannaappeso. Onne iente temeva de tale ioco. La prima festa che vennearmao tutta soa forestaria e inmieso de doi suoi nepoti a bello galoppo tutta Fiorenza curze.Denanti a sé menava li nuobili deFiorenza desarmati. Ora cresce l'opera dello castiello. Uno sabatoda vesperocurrevano anni DominiMCCCXLII[I]appresso dello palazzo de priori fu fatta una meschia.Subitamente voce veo: "Al'armea l'arme! Puopolopuopolo!" Tutto lo puopolo deFiorenza fu armato. Fuoro alle mano lopuopolo colli sollati. Li sollati fuoro perdienti. Lassano li cavallinello piazzale dello palazzo delli priori eper le valestra tutti ne entraro lo palazzo. Quattordici centinara deperzone se renchiusero in quellobello palazzo. Allo torno le strade fuoro sbancate de banche demacellari. La notte lo primo che·nneescìo de palazzo fu uno iudice sommoniaco - missore Simone deNorcia avea nome - soloarmato detutte arme. Sentuto che fu dalle guardienon li vaize sio defennerefu occiso. Doiciento fiorini aveaseco. Fu partuto in quattro parte. Ad onne Anziano ne fu presentatauna parte. Erano fatti quattroAnziani popularili quali fussino sopre tutte cose. Fatto dìelo puopolo commatte lo palazzo. Iettanofuoco alla porta. Non vaize loro reparoné con acqua nécon aitro argumento. Tutta la porta fiariava efu consumata. Alquanti dìe se tenne lo duca renchiuso con soaiente in quello palazzo. Alla fine lofetore dello sterco e della orina granne era. Meglio veniva de morireche morire de fetore. Nonpotevano campare. Granne mormorazione faco li sollati allo duca. Inquesto se tratta patti. Lo puopolostao fore allo palazzoarmato; crudamente grida. Puoi chiamano chevolevano lo conservatore inmanolo crudele missore Guiglielmo de Ascisci. Ciò vedenno loducache per aitra via non potevacamparecommannao che missore Guiglielmo essissi fòra. Ponicura que fece lo crudele patre pervolere campare. Voize che sio figlio issi denanzi da esso permitigaremuorto lo figliola ira dellopuopolo sopre de si. Quanno lo iovinetto figlio patris precepto vaodenantiappriesso della portacomo l'aino allo maciellobene conosce soa mortebene conosce lapoca pietate dello patre. Volve latesta e dice: "Ahi patredove me manni?" Dice lo patre:"Va' securamente". Como fu alla portafureceputo dallo irato puopolo nelle ponte delle spade. Uno preite fulo primo che·lli smembrao lo vracciocolla spalla e disse: "Ecco la mea parte. Io non voglio piùmessa cantare". Sacci ca questo iovinettodespiacere allo preite fece. Tal tagliatal mozza. Milli vocconi nefuoro fatti. Po' lo figlio veo lo patremoito onoratamente vestuto con vari. Uno calice d'ariento avea'naorato in mano colla ostia. Malevolentieri veniva; ma quelli de drento lo premevanoquelli de fòralo tiravano. Così lo tagliano comofoglia menutelle. La carne soa e dello figlio fu portata per Fiorenzae fu vennuta a peso e fu arrostita;e fu chi ne manicao. Sacci ca forte aveano patiti questiquannorecipeano cutale mesure. Allo ducanon fu fatto male nella perzonaca·llo conte Simone deCasentino collo Communo de Siena trattao lipatti e sì·llo trassesalva la perzonade sio palazzode notte con da cinquanta perzone. Questo fu lo dìede santa Anna. Puoi lo menao in sio contado e sì·llifece renunzare la signoria de Fiorenza. Alloracavalcao lo duca e venne a Bologna poveramentetutto derobato. DaBologna se partìo e gìone in siopaiese. Granne detoperio abbegranne abbe danno. Più de CCCCperzone de suoi sollati ce fuoromorte e derobate. Missore Ianni de Braio e missore Caucassasodoisuoi granni baroni e parientifuoro a fierro muorti. Missore Ceretieri delli Visdominisioconsiglierifugìo e aizao la più corta. SereErrigo Fegilo sottile gabellierifu preso in abito de frate biancoumiliato e sì fu spogliato nudo. Eragrasso e gruosso più che uno terribile puorco. Fu sparato e fuappeso per li piedi. Granne destrazio lizitielli facevano de luiiettavanolli prete e loto e percoteanollocon bastoni. Fiorenza fu retornata apuopololo stato pacifico e communo. Lo duca ne gìo inFranciain sio paiese. Alla fine morìo nellavattaglia la quale fu fatta fra lo re de Francia e·llo re deEgnilterra; nello quale stormo Iuvanni re deFrancia fu presonecomo se dicerao. Currevano anni Domini MCCC[...]Questo duca de Atena fuocciso in quella vattaglia. Tal fine abbe lo duca de Atena signore deFiorenza.

Cap.XIII

Dellacrociata la quale fu fatta in Turchia alle Esmirre.

Quanno fu fatta la crociata sopre la Turchia ad uno luoco oitra marelo quale se dice Esmirrela qualecrociata commosse tutta Cristianitatela novella fu per questa via.Sapemo che la terra abitabile sedivide in tre parte: AsiaAfrica e Europa. Queste tre parti dellaterra divide lo marelo quale iace inmiesoa muodo de una mesa croce. In questa Asia ène unaprovincia piccola e moito bella e opulentainfra le aitrela quale hao nome Turchia; que Turchia ène laprima delle aitre provincie de Asia e èneconfinata con noi. Hao sette citati. La prima hao nome Esmirre.Questa stao canto mare nella pontadella terra e ène citate destrutta nella piana e èneseredutta nello monteda longa dalla veglia citatemiglia cinque. La secunna hao nome Aito Luocolà dove stao latomma dello biato santo Iannivagnelistalà dove santo Ianni scrisse la Pocalissi. E veotanto a dicere Aito Luoco quanto che aitofavellareché santo Ianni aitamente parlao in soie profezie.La terza citate hao nome Pergamodovenato fu lo soprano miedico Galieno. La quarta hao nome Efeso. Laquinta hao nome Filadelfia. Lasesta hao nome Frigia. La settima hao nome Pamfilia. Queste settecitate fuoro de Cristiani e fuorofatte bone vescovata ordinate per lo biato santo Ianni vagnelista. Maallo dìe de oie per li peccatinuostri so' de infideli le sei. La settimacioè Filadelfiaène de Cristiani. Ène spartuta un poco dalleaitre per uno vraccio de mare. Serve a Cristo glorioso. Nellacontrada de Romania era uno imperatorede Constantinopoli lo quale avea nome Parialoco. Sio figlio avea nomeCatacucino. Questo Parialocoavea moito granne fede a uno Cristiano lo quale avea nome missoreMartino Zaccaria de Genovaloquale era nobile e valente mastro de guerra. Fecelo sio armiraglio demare. Tutta la contrada dellomare guardiava in servizio de Parialoco. Granne onore renne a siosignore. Navi e iente avea a siopiacere. Puoi questo Parialoco donao a missore Martino per soaspenzaria una isola moito bella enobilede granne fruttocioène l'isola de Chio. De quellaisola veo la masticequanta ne ène. Làcresco li arbori delle lacrimedelli quali la mastice se fao. Granneera la baronia de missore Martino.Là demora con soa famiglia e masnata granne e manente. Accaddeche Turchi tuolzero a Genovesiuna terra canto marela quale se dice Fogliara Vecchia. Puoi litoizero Metellinala quale stao dalliconfini de Atena in Greciadove fu lo Studio. Puoi li assediaro permare e per terra la citate de Pera.Per onne via la volevano. No·lli poteva campare. MissoreMartinoconsideranno l'onta de suoi citadinianche lo dannopiù no·llo poteva patere. Armao soiegalee con suoi valestrieri e bella oste e destraiovinaglia. Vao per maree infoderao Perae leva dell'oste Turchie moito danno li fece. Puoi vetaoche nullo mercatante turco usassi in sio terrenonella isola deChio. Nella ponta della provincia deTurchia signoriavano tre grannissimi baroni. Frati carnali erano. Loprimo avea nome Morbascianolosecunno avea nome Cherubinolo terzo avea nome Orcano. Questisignoriavano la citate delle Esmirree Aito Luoco e moite terre. Questo Morbasciano faceva cogliere lopassaio e la gabella dellemercatantie le quale passavano per mare canto sio terreno. Ecoglievase lo passaio in quella pontadove oie Veneziani haco edificata la citate delle Esmirrenellapianura canto mare dove fu la citateantica. Questi passaieri e gabellieri non reguardavano alcunospezialmente li mercatanti de Venezia.Quanto volevano aizare lo pedag[g]iotanto lo aizavano. OnneVeneziano se reputava sforzato perquesti passaieri. Non valeva rechiamo che facessino a Morbasciano.Accadde che in quella [...]Veneziani. Stava l'oste sopra Negroponte. Intorno intorno guastava lopaieseolivevignearborifruttevili; serrano le strade. Per la moita iente Negroponteaffamava. Era in Negroponte lo patriarcade Ierusalem - don Manuello Camorsino avea nome -venezianofratede santo Francescoomomannificode granne senno e onesta vita. Forte se vergognava essereassediato con tanta bona iente.Non sao qual via prenna per campare. Po' alcuno tiemponon troppoviddero navi che apparevano permare. Dodici fuoro le galeelo confallone de Santo Marco de Venezia.Missore Pietro Zenolovittorioso e franco capitanioera loro connuttore. Quanno questiTurchi sentiero l'armata de Venezianiche·sse accostavalevarose de campo e tornaro a reto alleloro citate. La prima cosa fornierofortemente la ponta delle Esmirreche là non potessinoVeneziani allo puorto fare capo. Levata l'ostede campoesse fòra de Negroponte don Manuellolo patriarcacon cavalieri e pedonicon vettuagliade biscuotto e favacarne secca e vino. Sequita li Turchi. Entra inmare. Conubbe che·lla ponta delleEsmirre era guarnita. Non ce poteva arrivare. Allora con tutta soaiente se posao dodici miglia dalonga ad una isola che stao in marela quale se dice isola deCervia. Là se posao. Tre dìe stette connon poca suspizione. Po·lli tre dìe galee de Venezianie de Genovesi ionzero. Allora fecero una moitobella ordinanza de galee e vaco inver' le Esmirre per averle. Lopuorto non potevano entrare. Lo luocoera forte. Le valestra e·lle frecce iettavano. Non era via deentrare. Allora de queste galee se partiroalquante e esfilatose luongo luongo canto mare a mano manca ivanoqueste galee caricate de tavole eportavano castella de lename [...] patriarca abbe sio consiglio. Nondemorao niente. Non voize averesperanza in solo lo finire per mare. Fece fare intorno a questo luocouno cegnimento de muro de preta.Onne perzona mura caiceterraprete della ruvina delle antiquecasepuro che vista aia de muro. Lopatriarca con uno nobile cavalieri francesconome Fiore de Belgioiapusero li fonnamenti con loromano. Fecero allo murato solo una porta inver' la Turchia. Guardavainvierzo lo mare. Non avea muro.E cuoizero tanto terreno quanto fussi una piccola citatella. Làallocaro la iente. Vedesi capanne farela piazzalo mercatalelo cagno della moneta. Tal fao vidannatalvennetal compara. Ancherenchiusero drento acqua doiceviva fontana. Puoi fu fatto intorno aquesto muratoper più fortezzeuna fossa moito esmesuratamente largasì chequanno erabisuognometteva lo mare intorno alloluoco. Se alcuna nave veniva per mare con grasciasecura non venivaperché curzali de Turchi anchegiravano lo mare. Moito danno facevano. Puoi che saputo fu che·lloluoco delle Esmirre era fonnatoallora la grascia veo dalle avitazioni intorno. Viengo con foderoquelli de Modonequelli de Coronequelli de Patrassoquelli de Malvasiaquelli de Fogliara e quellide Filadelfia. Quanno Morbascianoabbe saputo che·lla ponta delle Esmirre aveano ventaVenezianimannao soie ambasciate per tuttaTurchia. Tutta Turchia curre allo reparo. La adunanza se fao deTurchi alle fortezze della montagnainvierzo Aito Luoco. Più 'nanti non viengosalvo non fussiper badalucco fare. Ora vedesi onne dìecurrerie fare. Curro Cristianipredanorobbano. Curro Turchilosimile faco. Imbuscanosefiero desùbito furiosamentefugo voitannose. Granne danno faco. Moitobene li vedeva omo descegnere esallire per la montagna l'uno po' l'aitro a filo a filo. Avevano lororonzini piccolimoito currientipiccoletesteferrati delli piedi denantidereto desferrati. Cosìcurrevano. Parevano daini alesantrini. Lamaiure parte de questi Turchi portavanoloro usanzavestimentabianche de panno de linolarghe lemaniche e longhecorte a mesa gamma. Nulla defferenzia ènedalle cotte delli chierici. In capo capiellibianchi collo pizzo luongo a muodo dello cuollo de cicogna. Varveavevano foite e luonghi capelli. Invraccio una rotella lavorata atorno a muodo de uno grannissimotaglieriingessata. Questi soco loropavesi. Da lato portavano spade turchesche moito fornite; e non hacoponta e soco alcuna cosapiecate dallo lommolo pietto tagliente. Anche gran parte de loroportava lance con uno fierropulitissimomoito fortemente lato; alcuno era 'naorato. Da latoportavano arcora e turcassi con frezze.Dehquanto granne male con loro frezzate facevano! De quelle frezzeera alcuna nella quale stavaavvolto uno filo d'aoro; ché la freccia dignitate avea. Anchece erano fra essi moiti armati con iubbedoppie de panno inceratolarghelavorate con belli lavoriericoperte de sannati e de ballacchini. Orase comenza la dura e aspera guerra per terra e per mare. Entra inmare missore Pietro Zeno deVenezia e vao attornianno tutta la Turchia. Arde le terre canto mare.Là dove sio stuolo se posa nonhao reparo. Puoi li venne alle mano una bella caienza e novapescascione. Cinque legni de Turchiacurrevano la marina e menavano Griechi e Grecheli quali avevanopresi con loro bienipecoravestiame e aitro arnese. Questi Griechi erano delle ville canto lamarina. Erano presi da Turchi ederobati. Loro ville erano arze. Quanno missore Pietro vidde questilegni da longaconubbe la soaventura. Aiza le vele de soie galee allo viento. Così le ionzecomo fao lo sparvieri la quaglia. Econoscenno che preda portavano disse: "E pateremo tantodetoperio?" Dodici galee avea. Ferivanosoie galee dalla proda nello ventre delli legni de Turchi eaffonnavanolli in mare. Erano quelli legni nongranni. Tre ne fuoro affonnati in pelago con ciò che drentoera. Non ne campao anima vivente. Li doilegni fuoro intorniati e presi. Nell'uno stava lo ameli dello mareche veo a dicere mastro e signore.Avea nome Mostafà. Queste doi non fuoro sfonnateperchénon fecero alcuna resistenzia. Parzemeglio servareli vivi. Quanno se traievano li Turchi delli lorolegniad uno ad uno se legavano in cannacon una corda. Onneuno incrocicchiava le mano allo pietto einchinavanosecomo fecessinoreverenziae dicevano: "Ano stavròsstavròs";quasi veo a dicere: "Perdonetececa volemo la croce eessere cristiani". Ora ne torna lo franco guerrieromissorePietro Zenocon questa caccia alleEsmirre. Mentre questo Mostafà stava in presoneuna letterain soa lengua li venne da una soa donna.Drento nella lettera era uno cierro de capelli moito bionni. Puoicavalcava missore Pietro Zeno perterra e fao granne danno. Vao pericolanno tutte quelle locora deTurchiquelle castellanze. Li faotroppo granne paura. Quanno missore Pietro Zeno cavalca per terramissore Martino Zaccariaguerrea per mare e quanno l'uno per marel'aitro per terratempestano e pericolano Turchia. Non lipuoto resistere le fortezze de sopre ad Aito Luoco. Se apparecchianode resistere Turchi. MissorePietro Zeno de Venezia e missore Martino Zaccaria de Genova erano doifranchi capitaniisufficientiad onne fattoluonghi como doi astemacri e brunibene armati edassettati. Defetto infra li Cristianifu che non aveano iente da cavallo. Poca iente da cavallo con essiera. Erance lo sufficienteconestavile todescode chi de sopra ditto ènelo Malervaloquale po' la sconfitta de Parabianco nellicampi de Milano per voto era venuto a servire con vinticinquecavalieri a soie spese uno anno. Erancemissore Nolfolo nepote dello re de Cipricon cinquanta uomini dacavallotutti cavalieri a speronid'aoroperzone de gran fatto. Erance lo patriarcamissore ManuelloCamorsino de Veneziafrateminore. Erance uno nobilissimo barone de Francia: Fiore de Belgioiaavea nome. Questo Fiore deBelgioia se trovao a fonnare le mura collo patriarcacomo ditto ène.Pedoni ce erano da quinnici milianon armati così sufficientemente como se deo; perché lacosa non era penzatae in longa contrada.Era dello mese de iennaroanno Domini MCCCXLVin dìe dellafestivitate de santo Antonio. Sentìolo patriarca che la iente de Turchi era moitiplicata in tanto checredeva essere assaitato drento dallosio redutto. De ciò abbe ferma fede. Auto consiglio collimaiuri della Cristianitatecioène missorePietro Zenomissore Martino ZaccariaFiore de Belgioia de Franciamissore Nolfo de CipriMalervaconestavile lo Alemannofu deliverato de non mostrarese timorosianche fare resistenzia a muodo deuomini costanti. Era una chiesia antiquissimala quale hao nomeSanto Ianni. Dicesi che·llo biato santoIanni la edificao. Questa chiesia fu lo vescovato de quella terra'nanti che fussi destrutta la citatementre che se avitava da Cristiani. Po' la destruzzione era remasacampestre. Questa chiesia era dadoi valestrate longa dallo muro noviello. Non era coita drento dallocegnimento. In questa chiesiaentrao lo patriarca colli sopraditti baroni in numero de quaranta.Moito rengraziano Dio de tantobeneficioché haco recuperata la chiesia de Cristianilaquale era perduta. Ammirano le muralatreunala aitezza e benedico Dio e santo Ianniché soachiesia haco recuperata. Puoi là fu celebrata lamessa con grannissima solennitate. Con lacrimedevozione e alegrezzepregano Dio che così succedain tutta Turchia. In doi muodi rasciona la iente de questa novitate.Alcuno dice: mentre che lo patriarcacolli quaranta sopraditti cantava la messali Turchi venivano ingranne moititudine queti per la costanascuosti fra li arborie entraro nella chiesia de Santo Ianni e làmentre la messa se cantavapreseroli sopraditti quaranta e là sì·lli occisero edecapitaroli. Né succurzo non àbberoperché·llaiente dapede era alcuna cosa lontana. Alcuno me dice per aitra viae èneverisimile. Disse ca·llo viddeperzonalmentee ciò fermao per sacramento. Disse questochenello dìe de santo Antonio de iennaronella chiesia de Santo Ianni fore le Esmirrefu cantata la messa conmoita solennitate. Po' la messa lopatriarca predicao moito bene e confortao li Cristiani a persequitarela iente infidele e recuperare leterre de Cristiani e liberare le chiesie sette de mano de cani. Puoidisse: "Forza che Dio me volessivisitaresacciate che nella mea gamma ritta aio una sanice".Puoi fece la croce e deo soabenedizzione a tutto quello puopolo. Da quinnici milia Cristianierano da pede. Po' questo se armao detutte arme: corazzefalle e manicheuna varvuta in testacossalide fierro tutti lavorati. De sopre dallearme se iettao uno ricco manto vescovilelo quale se dice pivialetutto lavorato a seta e aoro finofilatoadornato de perne e prete preziosecomo se conveo a cosìaito prelato. In mano una spada nudalucente teneva. A cavallo in uno potente destrieri ben pareva barone.Dao de speroni e vao allomartirio de buono core. Sequita po' esso missore Pietro Zeno deVenezia e missore Martino Zaccariade Genovaarmatiadornaticomo puoi credere. Lo loro essire allavattaglia fu senza provisione. Laiente non era conestavilita. Bene aveano sentito lo romore delliTurchima non credevano che tanto dapriesso fussino li aguaiti e·lle poste fra essi. Como iessironon tennero la deritta viaanche dechinaroalla sinistra per la più largura. Lo puopolo buono piezzo po'essi tenne dalla parte destra. Credevanosesequitare chi non iva denanzi. Quanto più vaco meno trovano.Erano quelle locora non domesticheanche paurose per li moiti impedimenti de mura rottefonnamenti decase e de torri; locora senza vielocora da intanare iente. Quanno li trelo patriarcamissore PietroZenomissore Martino Zaccariafuoro alquanto delongatise retrovaro soli senza sequito nellolaberinto delle deserte case. Là de sùbitose descopre la posta de Turchi. Senza romore fuoro intorniati. No·llivaize scrullare loro spadeno·llivaize loro defesa. Fuoro in terra da cavallo. Loro teste subitamentefuoro partite dallo vusto. Trebaroni recipero lo santo martirio e fuoro fatti cavalieri de Cristo.Quelli cani turchi le loro teste neportaro. Portarone le arme loro e li belli adornamenti. Anche nemenaro li loro destrieri. Le corporanude in terra lassaro. Ad presulem tamen plangibilior casus fuit. Nameques insuper - Dardonomen erat - in virum sacrum sceleratas primum manus iniecit clavaqueferrea ictus ictibuscumulans moribundum semianimemque pontificem leva tenuit arreptoquegladio caputobtruncatnudatumque cadaver ad terram prolapsum dimisitvenerabilemque calvariam ornatoinvolvens pallio ad suos abiit. Ora esse fòra pienamente laiente. Nella escita fu saputa la mortedello patriarca e delli doi canfioniperché fuoro trovate lecorpora dalla codata dello stuolo. Granne èla tristezzagranne è lo piantomaiure la vergogna detornare. Ciascheuno otta de morire. Iesse fòraalli nudi campi lo adorno cavalieri francescoFiore de Belgioiaadorno con arme smaitatelavorate denobile maiesterio. Alegramente vao a prennere la corona. Iesse foremissore Nolfonepote dello re deCipriadorno como reale. Iesse fòra Malerva lo Todescolobuono conestavile da sessanta cavalieri.Dopo essi tutto l'aitro puopolo. Como fuoro alli discopierti campivedesi cavalli currerevedesi volarede frecceiettare de lanceferire de spade. Moita iente de·llàe de cà cade. Non ce se trova reparo.Fiore de Belgioia non voize campare. Sperona sio destriero. Con unaspada in mano defennennosemuorto cadde fra quella canaglia. Missore Nolfonepote dello re deCiprifu passato da doi frezze e sìmorìo. Malerva lo Todesco fu presone vivo. Vivo fu scorticatodalli cani. Moiti Cristiani morieromoitine fuoro presonimoiti ne fuoro coronati dello santo martirio. Chifu arzo poco da longa dalle Esmirrechi fu scorticatochi fu decollato. Alla fine Cristiani non potevanopiù sostenere. Daco la voita in retoe tornano alle Esmirree misero lo mare intorno alle fosse esalvarose dallo furore de quelli cani li qualivenivano taglianno e occidenno Cristiani e prennenno. E cosìabbe fine lo occiderechiuse le portedelle Esmirre e data l'acqua intorno. Infiniti tamen ne fuoro muortidelli Turchipresi e scorticati.Scoita bella novella! Disseme unolo quale tutte queste cose viddeche moiti Turchi fuoro presifra liquali ne fu alcuno moito grasso. Questo così grasso scorticarovivo e·llo cuoro lassaro cadere iosocomo le brache e lassarolo. Como fu lassatogìo umilemente.Puoi che fu nello securo (vedere benese poteva)voizese lo Turco scorticato e con doi mano faceva leficora alli Cristianisì rotonne chebastara che fossi stato de agosto. Ora se chiudo Cristiani nelleEsmirre. Non haco caporale. Vao lanovella alla citate de Veneziavao in corte de Romavao per tuttaCristianitatevao denanti allo papa ealli cardinali. Forte se dole la corte della acerva morte dellopatriarcadella rotta de Cristiani. Unogranne Consiglio fu fatto in Venezia fra li maiurienti e·lloduce. Fu deliverato che tutta loro potenziaponessino in vennicare l'onta de loro citatinoanche per vencere lapontaglia e tenere le Esmirre amano potente. Questo fare non se poteva senza vraccio papale.L'ambasciata de Veneziani fu denantiallo papa in Avignone e domannaoli umilemente la crociata sopraTurchi. Papa Chimento recipéograziosamente questi ambasciatori e offerze soa voluntate bona.Allora vao la voce per tuttaCristianitate della crociata fare: remissione de pena e de colpa achi servivachi se moriva deritto neiva alli piedi de Dio non piecanno né da lato manco néda lato ritto. Predicata non fu questa crociataper li puosti dalla Chiesiané servato l'ordine lo quale sedevea servarese non che sola tanto la vocemosse la iente. Granne commozione fu fatta. Ora se apparecchia lamoita iente a volere morire perDio: uominifeminefratiprieiti. Tal venne possessionetalearnese. Movese chi hao la moneta; chinonla vao cercanno. Tale vao mennicanno per Dio per poterseconnucere alla frontaglia. NellaCristianitate non fu citatenon fu castiellonon communanza che nonne venissi la moita iente. De talecitate doicientode tale trecientode tale cinquecientode talemilli. Considera quanta moititudine fu!Anche se vestivano cutale camise bianche. De sopre aveano croci roscede panno roscio. Moitostavano conti per le piazze con così fatto vestimento. Tuttele strade vedevi renovare de così fattaiente. Caminante onne perzona arriva ad Ancona. Là entra inmare e passa alle Esmirre. Ancheservavano aitra connizioneche li odiosi rennevano ferma pacepuoise vestivano lo sopraditto abito.Quanno papa Chimento vidde tanta commozione e che retenere non sepotevaparzeli meglio dare atanta moititudine capoca senza capo tanto puopolo bene non stava.Commannao a missore Guidodalfino de Viennache questo peso portassi. Obedìo lo dalfinoallo santo patre. Prenne lo confallonedella croce e con soa cavallaria passa la Provenza. Veo in Italia.Arriva ad Anconada Ancona aNegroponte. Per lo camino soa mogliela soa donnamorìo.Intanto alle Esmirre iogne lo grannepuopolo. Tutto dìe le nave de Veneziani questa ienteportavano. Quanta moneta guadagnavano quellenavi! Quanto scorticavano! De uno vile bagattino non facevanocortesia. Viengo quelli de Modonequelli de Coronequelli de Fogliaraquelli de Patrassoquelli deMalvasia. Veo la bella e onorata ientede Filadelfia bene a cavallobene armata. In questo mieso moitibadalucchi fuoro fatti per la libertatedello irenon senza danno. Piacque intanto a Veneziani de farealcuna triegua fine che lo dalfinovenuto fussi. La ambasciata ne gìo ad Aito Luoco da parte deVeneziani per la triegua. Demannavanole Esmirre interamente. Quanno la ambasciata fu iontaMorbascianoiaceva in terra appoiato sopra losinistro vraccio e sì pranzava. Grasso era tantoesmesuratamente che pareva votticiello lo sio ventre;vestuto de bisso moito nobilemente lavorato a seta. Denanti livenivano scudella de preta storiatelucentepiene de vidanna con zuccarolatte de miennoleova espezie e risi. E sì teneva in mano unocucchiaro d'aoro e fortemente devorava. Odita che abbe la ambasciatanon se levao suso da siopranzoma fra l'aitre paravole disse: "Noi sapemo bene che percerto lo dalfino sopra noi veo. Mentreche durano doi nuostri prosperosi amicili quali demorano fra laiente cristiananoi non dubitamo".Dissero li ambasciatori: "Quali soco questi vuostri amici?"Respuse Morbascianoné per interpreteanche in lengua latinae disse: "Soco Guelfo e Gebellino".Intanto ionze lo dalfino de Vienna nelleEsmirre. Trenta cavalieri aveanon più. De colpocomo ionzecosì fece enzerrare le porte e teneva laiente a freno; no·lli lassava avere libertate dello iessire.Presure currerie fuoro fatte. Moiti Turchifuoro presi. La iente ne venne moita de Romadella AlamagnadeFranciade Piccardia. Non ceremase citate. Deciotto [...] durao questo assedio e questapontaglia. Quinnici milia Cristiani ve·sseretrovaro ad uno ponto. Po' questo comenzao la cosa a dechinare. Locallo era grannela polvere sìgranne che fi' a mesa gamma l'omo se ficcava nella polvere. La ienteinfermava fortemorivane comole pecora. La carestia ce era granne. Lo mastro dello spidale de Rodivetava che·lle navi de Venezianinon venissinoanche mannava lo fodero e·lle arme alli Turchi.Donne la iente se turbava. Gran partese mette in mare e torna. Gran parte ne veo. Poca iente remaneva.Quanno la iente se partivatutta lamoneta che avevano li era toita per le guardie de Veneziani. Forteerano cercati. Lo dalfino fonnaoaitre mura più larghe con torri e con porte e fossati de bonae ferma preta. Là Veneziani pusero loroguardianie fine allo dìe de oie là tiengo quellaterra. Fatte queste nove e secure muralo dalfino nonabbe più luoco. Partìose dalle Esmirre e tornao in siopaiese. Aitra cosa nulla de novitate fatta per essonon fu. Questo cutale fine abbe la cruciata alle Esmirre.

Cap.XIIII

Dellasconfitta de Francialà dove morze lo re de Boemia e·lore de Francia fu sconfitto dallo re de Egnilterra.

Currevano anni Domini MCCC[...] quanno fu fatta la orribile sconfittain Franciada priesso a Pariscia otto leuceallo monte de Carsise fu sconfitto Filippo de Valosire de Francia e fu vincitore Adoardore de Egnilterra. La quale novitate fu per questa via. La cascionedella guerra fra lo re de Francia e·llore de Egnilterra fu questa e aitra non. Fu uno re de Francia moitosapio e buono e iusto lo quale abbenome Filippo lo buono. Questo Filippo veramente abbe lo seno dellacroce nella spalla ritta. Ancheiocava collo lione sì domesticamente como alcuno iocara conuno cacciulino. Questo re Filippo in soaveteranezze non se trovao erede maschio. Sola una figlia avealaquale deo per mogliera ad Adoardore de Egnilterra. La reina Isabella era chiamata. Quanno questo reFilippo venne a mortenon avennofiglionon voize lassare sio reame senza governatore. Era in Franciauno nobile contelo quale aveanome Filippode Valosi conte. Questo era sio parentenon perciòdella vera linea. Anche era lo piùsaviosaputoscaitrito de senno de tutta Francia. Anche era prodeca era stato allo suollo inLommardia. Lassao lo re questo conte de Valosi sio fattore edespenzatore de tutto lo reame. Onnecosa li commise in mano. E così morìo e passao dequesta vita. Remase Filippo de Valosi. Comenzaoa reiere lo reame bene e saviamente. E vedenno che non aveacontrariovedenno che dello re non erafiglio maschiocompusese colli baroni dello reamecompusese collopapa e sì se fece incoronare. Fuonto e sacrato in Ruen e sio figlio Ianni fu duca de Normannia. Dapuoi che Adoardo re de Egnilterrasappe che Filippo avea presa la corona de Franciaiurao per lamaiestate de sio renno mai non dareposa a Franceschi fi' che non racquistava lo reame lo quale decadevaa soa matre. Poco li valeval'ambasciatepoco li valeva losenghepoco li valeva papa con soacorte. Allora mosse sio stuolosiagranne ostedescenne per Egnilterra e con sio navilio regale passalo mare e venne in terra fermanello terreno de Francia. Lo numero de soa iente fu diciotto miliauomini da cavallonon piùtrentamilia arcieri da pedeconsiderati famiglifanticuochi e tuttaiente. Ène usanza de Englesi che onnefamiglio della casa hao un arco. Quanno lassa sio offiziousa l'arcoe stao per arcieri. Là fu lo reAdoardo. Là fu sio figlio Adoardettoprence de Gales. Làfu la reinaconticavalieri e baroni assai.Carrette aveano da tre miliapiene de ciò che faceva mestieria l'oste. Puoi che li Englesi àbberopassato lo mareposati in terra fermala prima cosa notabile che lore Adoardo facessi fu che tutto sionavilio fece tornare in Egnilterra. De ciò dubitao soa iente edimannao: "Questo perché?" Respuse lore e disse: "Io non voglio che aiate speranza nello tornare.Siate prodi". Puoi assediao una forte terra laquale era capo de quelli paiesi - Salluppo avea nome - e sì·llaprese per forza e tennela per si. Puoi sene venne descennenno per la costa de Normanniacanto la marina.Terreno curze da più de doicientomiglia e veo ardenno e refocanno ville e castellapredanno eoccidenno. Non trova reparo. Da longamustra allo re Filippo lo granne danno che faceva. Moita ienteprenneva e derobava. Dao per terrafortezze e torrichi ad esso contrastava. Puoi scrisse allo reFilippo che·llo aspettassi e che volevaessere con esso a campo alla vattagliade ciò domannassi lotermine. Lo re Filippo domannao terminedìe quinnicinon piùquanto esso mannassi per siofiglio Ianni. Ianni duca de Normannia stava inVascogna ad oste sopra un castiello lo quale hao nome Arpiglione. Làsopra uno fiumestava soapotentissima oste. Trabacche e paviglioni e onne guarnimentoabannonao in campoda puoi che abbeinteso lo commannamento de sio patre. Nulla demoranza fece. Mossesecon soa granne iente.Solamente ne portao l'arme e·lli cavalli. Forte cavalca dìequinnici. Non vaize sio forte cavalcarecaquanno ionzeerano passati dìe trentala baratta erafornita. Non potéo a sio patre dare succurzo. Nonpotéo essere alla sembiaglia. Ora tornemo alla materia. Lo reFilippoavenno promesso de essere allocampoben sapeva che suoi baroni non li erano leali. Ben sapeva chesoa baronia avea tratti li Englesie allocatili in mieso de Francia. Troppo se dole che vede suoi nimiciliberamente vagare per tutta laFranciasenza reparo. Puro se fornisce de iente assai e bona. Abbeda ciento milia cavalieri. Abbe dadodici milia pedoni. Abbe lo re de Boemia - Ianni abbe nome - conmilli Todeschi. Questo re Ianni sedelettava de ire a suollo. Anche abbe lo re de Maiorica - Ianni nome-lo quale era cacciato de sioreame. Stava e prenneva suollo. Anche abbe Ludovico conte deFlandrialo quale era cacciato de siocontado. Anche abbe missore Ottone de Oria e missore Carlo delliGrimaldi con cinque miliavalestrieri genovesi. Moiti abbe conti e baroni e iente assai. Ora neveo lo re de Egnilterra con siosfuorzo e ionze de notte in una valle larghissima la quale staoappriesso de Parisci otto leghe. Quellavalle iace fra uno castiello lo quale se dice Monte de Carsia. Dal'aitro lato stao una villa de più dequattro milia perzone la quale hao nome Albavilla. Fra queste doiterrenelli campi piania pede allacosta de Carsiaallocao tutta la soa iente e puse soa oste. Quannoquesta iente ionta fu e l'osteallocatanotte era e era l'ora che sonava la squilla. Li currieriche 'nanti curzero e·lli spionili quali seaccostaro a Parisci e a San Dionisiodiero le campane de San Dioniside Francia e·lle campane deSanta Maria delle Sciampelle che alla squilla sonavano. Anche odierotutti li matutini delli religiosi edelle capelle che dereto li sequitano. Quanno la novella fu saputa inParisci che·lli Englesi aveanopuosto campotutta iente regale prese arme. E fu tanta lamoititudineche l'armatura fu vennutadociento fiorini. L'alba dello dìe se fece. Piacque allo reFilippo che lo re de Boemia fussi capitaniogenerale e iessissi fòra allo reparo; e così fu. Iessefòra de Parisci Ianni re de Boemiafiglio de ErrigoimperatoreIanni re de MaioricaLudovico conte de Flandria e tuttal'aitra baronia. Nello iessire fòra liEnglesi guardavano da longa per la strada ritta de Pariscila qualestao in una adatta veduta.Guardanno li Englesi sentiero lo traiere fòra e la venuta deFranceschi allo campo. Questo conubberoallo scianniare delli elmi lucienti e delli cimierianche dellebanniere le quale facevano alli ragi dellosole che nasceva. Allora operze la vista Adoardo e conubbeinfallibilemente che vattaglia non potevaschifare. E considerata la moititudine de Franceschinon èmaraviglia che affrissese un poco. Dubitaoe ruppe voce e disse: "Ahi Dioaiutame". Puoi prestamentefra poca de orafece attorniare soa ostecon bone catene de fierrocon pali de fierro moito spessificcatiin terra. Questo attorniamento erafatto alla rotonnaa muodo de uno fierro de cavalloda onne partechiusosalvo che denanti li lassaouno granne guadoa muodo de portaper fare l'entrate e·lleiessute. Puoi ce fece carvonara cupelàdove lo luoco era debile. Onne Englese avea opera. Puoi attorniaoqueste catene colle carrette lequale aveano menate. Puse l'una carretta allato a l'aitra e·llitomoni aizao deritti in airo. Bene parevauna bona citate muratasì staievano le carrette spesse. Puoiordinao soa iente così. Dallo lato sinistronella costa de Carsìera una montatella. Là era unpoco de selvotta. Erance anco lo granolo qualenon era metuto. Era dello mese de settiembroa dìe tre. Perle granne freddure in quello paiese losettiembro lo grano se matura. Là in quella selvotta e fra lograno nascuse e allocao dieci milia arcieride Egnilterra da pede. Puoi puse ad onne carretta un barile pieno desaiette. Ad onne barile deo doivalestrieri. Puoi puse fòra della soa oste cinquecientocavalieri de buono appriesto. Loro capitanio fuAdoardo principe de Galessio figlio. Questa fu la prima vattaglia.Dereto a questi cinqueciento pusedoi aleciascheuna de cinqueciento buoni cavalieril'una dallo latorittol'aitra dallo lato manco. Po'questi cinqueciento ne puse milli. Questa fu la terza vattaglia. Po'questi milli reservaose con tuttal'aitra cavallaria drento da l'ostedrento dalle catene. Questofattoconfortao li suoi e accommannaosea Dio e disse: "Ahi sir Diodefienni e aiuta la rascione".Questa fu soa conestavilia. Questa fu soabella ordinanza. De sabato fualli dìe tre de settiembro.Essìo fòra de Parisci lo re de Boemia allocampo e pusese non moito da longa dalli Englesi. Era lo re de Boemiapullino. Non vedeva bene. Laprima cosadimannao della conestavilia dello re Adoardo. Quannointese così fatta conestaviliasubitamente disse: "Noi simo perdienti. Englesi perdire nonpuoco senza nuostro granne danno". Puoidemannao que tiempo fussi. Folli respuosto e ditto che sopra liEnglesi stava l'airo pulito como zaffinosopra Franceschi stava lo tiempo atto a piovia. Allora disse: "Lavattaglia non fao per noifao peressi". Puoi mannao la ambasciata allo re Filippo in Parisci.L'ambasciatori dissero così: "Re Filippoquanno piaccia alla aitezza vostrala adosa non sia; chésenza danno non èutilitate nulla. Meglio veoche staiamo fermi alli passi. Lo re de Egnilterra partire se vorrao.Quanno se partiraonoi li serremodereto alle spalle. Averemo de esso mercato". Lo re Filippo fuforte turvato e fra le aitre paravoledisse così: "Veome voluntate de annegare nella acqua deSecanaquanno lo megliore capitanio dellomunno hao paura". Que paravole li ambasciatori non celaro allore de Boemia. Allora lo re de Boemiadisse così: "Oie bene se parerao ca io non aio paura.Anche bene se parerao ca·llo commattere ènepiù pascia che ardire". Allora commannao che·llevattaglie ordinate curressino. 'Nanti questo curzo(alquanto era) avea ordinate nove vattaglie. Ma le tre fuoro lefamosele più principale. La primavattaglia fu de missore Ottone de Oria e missore Carlo delliGrimaldicapitanii de cinque miliaGenovesivalestrieri da pede. La secunna fu lo re de Maiorica colloconte de Flandriacon tre miliacavalieri. Puoi fuoro moite particulare vattaglie. Puoi fu esso re deBoemia con milli Todeschi equattro milia Franceschi e sio figlio Carlo appriesso. La primavattaglia che venissi allo campo ladimane tiempori fo li valestrieri genovesinumero de cinque milia. Aquesti fu commannato chemontassino nella costa de Carsia per soprastare alli Englesi; ma nonvenne fattoché·lli Englesi aveanooccupato lo colle e puosti li impedimenti fra lo grano. Dunqua sepusero in un aitro monticiello dalonga. Puoi sopravenne una sciagura; ché non valestravanocanon potevano caricare le valestra. Erastata una poca de pioverella. La terra era infusamolle. Quannovolevano caricare le valestramettevano un pede nella staffa. Lo pede sfuiva. Non potevano ficcarelo pede in terra. Allora se levaoun bisbiglio infra li Franceschi e dubitavano che·lli Genovesifussino traditoriperché non aveanoreceputa la paca. Dicevano: "Questi non valestraraco e sevalestraracoiettaranno aste senza fierro.Dunqua morano Genovesi". Questo dicenno Franceschi se muossero afurore contra li loro sollati.Traievano crudamente de spade e de lance. Genovesi fuoro tutti occisifi' ad uno. Mormoraosemissore Ottone allo re della morte de soa ientelo quale respuse edisse: "Non avemo bisuogno depedoni. Iente avemo assai". Questa fu la prima varatta. Cinquemilia Genovesi fuoro occisi ad una ora.Ora se avegìo le frontierele ponte delle vattaglie Ianni rede Maiorica a Adoardo duca de Gales.Nella adosa fu sì granne lo strillaresì granne loromore e·llo scuoppio delle asteche parze che doimontagne se urtassino insiemmora. Tal daotal tolle. Sonanoinstrumentitrommecornamuse assai. Inquesta vattaglia fu una tale novitate. Lo prence de Gales aveasperonato lo sio cavallo moito drentodalli nimici. Solo granne danno faceva. Uno contelo quale seappellava lo conte Valentinolo vidde econubbe. Cresese forte avere guadagnato. Per gran pesce prennerel'amo iettao. Accostao sio cavalloquetamente e abracciao Adoardo prence de Gales. Puoi lo prese per lecatenelle della corazza e disse:"Tu si' mio presone". Allora se ferma e fortemente lotraieva della schiera e connucevalo in soa liberabalìa. Mentre che così lo conte Valentino menava lofiglio dello re de Egnilterrasopravenne lo contede Lancionelo quale era frate carnale allo re Filippoe vedennoche Adoardetto era perdutolegatocomo pecorelladisse queste paravole forte iratamente: "Ahiconte Valentinocomo si' tu tanto arditode menare in presone mio cusino?" E questo dicenno non aspettaoresposta nullaanche se fionga eaizao una soa mazza de fierro inaoratala quale teneva in manoeferìo lo conte Valentino nella testa.E spessianno li colpi uno dopo l'aitrolo conte Valentino perdìovigore. Lassao lo freno e·lle catenellede Adoardetto e muorto cadde in terra de sio cavallo. AlloraAdoardettosperonatonimirum alegrotornao alla soa schierala quale ià avea comenzato adaffiaccare. Questa novitate vidde Ludovicoconte de Flandrialo qualecomo ditto èneera cacciato desio contadostava a suollo in Parisci pergran tiempo. Era omo veglioperzona bona e onesta. Amava moito lo reFilippo e sio onore. Conubbeche·llo tradimento era in mieso della baronia de Francia. Piùnon potéo celare la soa vogliache nondicessi lo vero. Soavemente aizao la voce e disse: "Ahi conteLancionequesta non è leanza nébontate la quale devete servare alla corona. La guerra era venta dovel'hai fatta perduta". Quanno loconte Lancione odìo questonon voize odire più. Voizela testa de sio destrieri e con quella medesimamazza tanto colpiao lo conte de Flandria vecchiarelloche·llooccise. O cruda cosache a questo simoconnuttiche per dicere lo vero e reprennere lo male fatto deggiaomo perire. Non fu alcuno dellacompagnia dello conte de Flandria tanto ardito che ne facessi fiato.Solo uno destretto famiglio siodomesticoomo da pedede vile lenaiovedenno tanta crudelitatesguainao un sio stuocco e sì·lloimpontao nello ventre allo conte Lancione e sì·llopassao oitra in partesì che lo conte Lancionetraditore de sio fratelà nello campo morìo. Questofamigliolo quale occise lo conte Lancionegìodenanti allo re Filippo e disse ca avea muorto sio frate per vennettade sio signore e dello tradimento loquale esso fecee questo provao per bona testimonianza. Questoodenno lo re Filippo li perdonao e deesso non voize vennetta. Mentre queste cose se facevanoli arcierienglesi descennevano dalla costainfra lo grano e non finavano de iettare frezze infra la cavallaria.Stienno l'arcora e saiettano:"Dadada". Onne iente pericolavano. Nello lato manco sfonnavano licavallidonne l'oste fu moito mancata.La iente feruta dao allo tornare. Li cavalli cado muorti. Li Englesise fiongano. Quella vattaglia fuperduta. Intanto moite fuoro le vattaglie e le belle conestavilie.Que fu la più famosa? Una industriaservano li Englesi da cavallo. Quanno vedevano l'omo loro muortoinluoco dello muorto ponevano lovivoin luoco dello feruto remettevano lo sanoin luoco dellostanco mettevano lo fiesco. Puoicommutavanoché·lli cinqueciento della ala rittavennero alla fronte denanti. In luoco loro venne lamitate delli milli li quali staievano alla terza vattaglia. E quellidenanzi tornaro alli milli. E cosìcommutavano l'ala manca. La schiera guardiaderetola grossa regalesempre stava ferma in sioluoco. Non se fora mossa senza granne cascione. Lo re Ianni deMaiorica in questo stormo non semorìoma fu feruto nella faccia. Moito crudamente esso morìoin sio paiese. Volenno tornare a sioreamecommattéo con sio cunatolo re de Maioricae fusconfitto e sì·lli fu tagliata la testa. Puoi chequeste vattaglie fuoro infugatelo re de Boemia demannao alli suoi aque partuto stava lo campo.Respuosto li fu che nello campo non era remasa perzona vivente aitrache solo esso con soa iente.Tutti Franceschi erano attriti. Li Englesi stavano fuorti e rigidifermicon loro stennardo ritto levato.Allora lo re de Boemia commannao che se apparecchiassino a ferire doigrannissimi baronili qualierano suoi collaterali. Dissero così: "Que vòifare tu? Tutta iente francesca ène sbarattata. Li Englesistaco fuorti. Noi non simo saiza. A tanta iente è pazzia loire". Respuse lo re: "Dunqua voi non site lifigli de quelli doi miei amici li quali fuoro li più prodi chefussino in la Alamagna". Respusero li doibaroni: "Prodezze non bisognaca non simo cobelle appo·llinimici". Respuse lo re: "Io voglio che neiamo. Iamo a morire ad onore". Dissero li conti: "Cheguadagni tu della toa morte e della nostra?"Respuse lo re: "Per bona fedequesto che dico io lo dico perchéme credo pugnare per la veritate". Aquesto li doi baroni fuoro conventi. Como pecorella abassaro le lorovoci e dissero: "Refa' ciò che a tepiace". Allora lo re fece venire denanti a sé alquantibaronili quali erano li maiuri de Luzoinborgo edello reame de Boemiae sì·lli commannao che a siofiglio Carlo fussino obedienti como alla perzonasoa e che·llo devessino onorare como re e signore. Anche licommannao che·llo salvassino fòra dellostormo. Puoi commannao alli contili quali erano nelle frontedenantiche·llo mettessino tanto innanti edrento fra li Englesichese fecessi mestierilo tornare non sepotessi. Puoi incatenaose in mieso dellidoi baroni sopraditti e legaro le catene delle corazzeperchéfussi a loro commune una morteunoonore. La prima schiera fu milli Todeschi de Luzoinborgoiente dabeneBoemii e ientili uomini dePraga. Po' essi sequitavano quattro milia FranceschiBorgognoni ePiccardi. Sio figlio Carlo se servaodereto. Allora sonaro le tromme e·lle cornamuse da parte inparte. Allora abassaro l'aste e speronaro lidestrieri. Allora se fiero senza misericordia. Li Englesi servaro doiviziose industrie: la primache·llicinqueciento cavalieri denanti refiescaro colli milli dereto; lasecunnaca·lle doi ale delli cinqueciento ecinqueciento fecero allargare e prennere campo a destri ed asinistriaccostannosi alla frontiera dacosta. Quanno li Todeschi se fuoro aduosso colli Englesi nelle primefrontiereallora le alele qualeaveano preso campoferiero dalli lati da costada ciasche parte. Lore de Boemia fu attorniatodenantida lato e da costato. Lo cavallo dello re cadde. Lo retramazzao e fu muorto dalli cavalli [delli]doi baroni allato ad esso. Cade in prima missore Haun dello Tornellouno nobile cavaliero francesco loquale portava la banniera dello re. Questo fu quasi delli primi collore scavalcato e muorto. Li milliTodeschi non diero le spalleanche fecero bona resistenziadato chenon avessino né re né confallone.Moiti Englesi moriero. Alla fine la schiera dello re de Boemia fuattritacomo se trita poca saiza dagranne pistello. Stava Carlo figlio dello re Ianni da longa alquanto.Quanno intese sio patre esseremuorto e sconfittonon potéo tenere le lacrime. Intantoparlao e disse: "Moramo con esso". Ià movevasoie banniere per ire. Lo sio ire era temerariosenza utileca·lliEnglesi stavano più fuorti che mai. Iratristezze e furore lo menavano. Allora li suoi baroni li fuorointorno e presero lo cavallo per lo freno evoitaro la testa inver' de Parisci e sì·llo strascinaroa malo sio talento fine in Parisci; e là se posao.Lassaose fare doice forza e fece lo meglio e mustrao lo animo devolere fare. Ora non è chi tengacampo per lo re de Francia. Lo campo remase alli Englesi. Li Englesinon se diero alla robba. Anchefecero una cosa moito notabile. Bene da tre dìe po' lasconfitta non se trassero arme da duossonondescesero da cavallo. Non se partìo stennardo regale de campo.Non se mosse alcuno della guardia.Puoi che viddero che omo nullo contradicevale locora erano securede aguaitoallora una parteordinata se deo alla robarìaallo arnese guadagnatoaspogliare le corpora morte. Ecco quellanobilissima sconfitta fatta in Francia alla villa de Carsia. Sessantamilia uomini muorti in campo. Moitifuoro li presoni. Muorto lo re de Boemiacapitanio generale dellaostelo conte de Lancione de ValosiAloisi conte de Flandria e aitri baroni assai. Milli e cinquecientopara de speroni d'aoro se trovaro liEnglesi guadagnatisenza le aitre milli e treciento banniere presenella rotta. Li milli Todeschi ne fuoroportati in Parisci con carrette. La maiure parte dello cuorpo dellore de Boemia fu portata: gran partene era guasta. Queste corpora ne iessiro nude de campo a Parisci allasepoitura. L'aitra iente non fucoita alloraanche demorao dìe quattro in piana terrainspettaculo de onne iente. Po' questo li Englesicuoizero lo campo e tutto loro arnese assettaro nelle carrette efatta ordinata compagnianondemoraro più. Vanno e tornano a reto. Loro camino fu a Caleselo forte castiello canto la marinaperassediarlo. Calesani stavano perfidifideli allo re de Francia.Pescatori sococa staco canto maremala ientederobatori de mare. Quanta iente passava per mare deEgnilterra in Franciatantarobavano. Allora lo re Adoardo là ne gìo e assediaoquello castiello de Calese mesi tredici per mare eper terra. Per mare abbe navi che guardavano li passiche nonpotessino avere né entrata né iessuta.Per terra esso sì·llo assediao. E fece uno fossatoterribile da si' allo castiello. Puoi circonnao l'oste soacon un aitro fossato grannissimo e con tavole lo armaoperchénullo potessi offennere soa iente. Orastao lo assedio. Ora ionta macine e palle de piommo su nelle porte.Tutte le infragnetutte lescommove. Ietta prete de trabocco. Non fina notte e dìe. Iettafuoco nella terra. Bombardespingardee aitre orribile cose da pericolare lo castiello e·lliavitatori. Calesani forte se defennevano. Anche essiavevano trabocchi e tormenti da commattere in terra. Iettavano inmarein terracomo fao la spinosa.Una piommata essìo de Calese e coize una nave granne e bona.Sfonnaola e sì·lla affonnao in mare.Ià mancata era la vivanna nello castiello e anche nello oste.Quelli non se volevano rennere. Questinon se movevano da assedio. La fame era granne. Ià Calesaniaveano incomenzato a iettare li suortiche l'uno manicassi l'aitro. Nell'oste comenzava la iente povera amanicare li cavalli. Calesanicostrettiper la famecon licenzia de Adoardo mannaro lettere allo rechesuccurressi. Lo re de Franciacavalcao con doiciento milia perzone. Era tornato sio figlio Ianniduca de Normannia. Quanno l'ostedello re se approssimao a Calesetrovao l'oste dello re Adoardoforte curata sì de fossati sì de tavolati.Non pò passarenon se pò accostare per le moitefrezze. Allora lo re Filippo mannao per Adoardoche iessissi fòra allo campoalla vattaglia. Respuse Adoardo:"Io iesseraio fòra alla mea petizionenonalla toa". Respuse lo re Filippo: "Granne vergogna ène.Io staio in campo. Tu non si' ardito iessire forealla vattaglia". Respuse Adoardo: "Vergogna non èneca io non staio indarno. Lo mio stare non èsenza utile. Io intenno mo' sopra Calese. Lo primo dìe chel'opera de Calese ène fornita io iesseraiofòra allo campo". Respuse lo re Filippo: "Calese tedono io. Non lassare per ciò. Da mo' sia tio".Respuse Adoardo: "Non bisogna che tu me lo donica quello cheio me guadagno colla spada in manonon bisogna che me sia donato". Allora lo re Filippononpotenno passaredeo licenzia a Calesani cheprovedessino ad onne loro fatto e salute. Deo la voita in reto etornao in Parisci. La fame consumavaCalesani. Calesani demannaro mercede allo re de Egnilterra. Diceva lore: "Como averaio mercedeche me haco fatto despennere tutto mio ariento?" Le porte fuoroaperte. Lo re voleva tutti Calesaniocciderema per la pregaria instantissima della reina e de alquantimastri in teologia lo re li perdonao.Iessiro Calesani de Calese con una gonnella per omoaitro no. Calesecon aoroarientopanni eanimali remase alli Englesi. Quello castiello fu empito de Englesi.Bene serve alla corona de Egnilterrafi' allo dìe de mode.

Cap.XV

Dellogrannissimo diluvio e piena de acqua.

Granne circuito avemo fattomoito tiempo simo iti spierzimoitopaiese stranio avemo cercato.Cercato avemo la Lommardia e·lla Spagnala Turchia e·llaFrancia. Ora ène anche tiempoconvenevile de tornare a casa. Tornemo in Italiatornemo allemagnifiche e inaudite novitate le qualiper noviello haco tutta Italia cercata. Diceremo in prima dellogranne diluvio lo quale fu in Roma. Maitanta acqua non abunnao nello Tevere. Mai non passao lo Tevere sìpessimamente suoi tierminimaitanto danno non fece. Currevano anni Domini MCCC[...]de pontificatode papa Chimento sesto.Nella citate de Roma crebbe lo fiume lo quale se dice Teveree fuper sio crescere de acqua unodiluvio mortifero e maraviglioso in tale muodoche pochianchenullise recordassino essere stato losimile. Tutta la state passata operze Dio le cataratte dello cielo emannao acqua spessa e foitanongranne. Ma puoi nello autunnorecoite le uvecomenzanno dalla festade Onniasantiparze che·llefontane dello abisso fussino operte per vomacare acqua. Alloracomenzao lo Tevere a crescere e nondescresceva niente. Innelli dìe fra Onniasanti e Nataleforzada dìe ottodurao lo crescere dell'acquala quale terribilemente iessiva li usati tiermini dello lietto dellosio canale. Allora empìo tutta la pianurala quale iace intorno alla citate de Romapuoi la maiure partedrento e de fore. Maraviglia ène e cosamai non odita da Romano. Tutta la pianura de Roma nota. Soli settecuolli se pareno non occupati dallaacqua. Questi so' li tiermini e·lli confini de tale diluvio inRomae dico brevemente. In primala piazzade Santa Maria Rotonna era tanto piena che per nulla via per essa sepoteva irené a pede né acavallo. Anche nella contrada de Santo Agnilo Pescivennolo vennel'acqua fi' alla contrada delli Iudieila quale vao alla piazza delli Iudiei da priesso a l'arco lo qualevao alla piazza delli Savielli. Anche inColonna pervenne l'acqua fi' allo Folseracelo quale stao a SantoAntrea de Colonnadove stao lagranne colonna. Anche porta dello Puopolo notava per tale viacheper nullo modo ad essa se potevaire. Item lo campo dell'Austa tutto stava pieno. Item a Santo Trifoexuberao fi' allo aitare e empìo lachiesia. Anche entrao lo monistero e·lla chiesia delle monachede Santo Silviestro dello Capo. E chivoize ire alle donnegìo colla sannolella. Item entrao lomonistero de Santo Iacovo de Settignano per lavia de Tristevere in tale muodoche tutto lo luoco e·llachiesia notava nell'acquae occupao tutto locoro collo aitare. Anche pareva a quelli che staievano nello monte deSanto Vrancazio che da pedefossi un laco terribilein mieso dello quale pareva stare quellomunistero. Anche occupao li confini e·llachiesia de Santo Pavolo Maiurele vigne e·lle seminatalicampi collo seminato. Anche occupao tuttele vigne nello territorio della porta de Santo Pavolola quale haonome Ostienseanche tutte le vigne inporta de Santo Pietrobrevemente onne pianura la quale iace canto lofiume. Con ciò sia cosa chetanta abunnanzia d'acqua occupassi tutto lo spazio de Santo Spiritoe·lla piazza dello Castiello e·lle casede Puorticaentrao la porta dello pontela quale ène demetalloe sallìo alla porta secunna dello pontela quale ène de leno. Anche la onna della acquala qualeveniva per la porta de Civita Leonina cantolo Castielloimprimamente se commattéo coll'onna la qualeveniva da Santo Spirito. Da puoiperchépareva uno lacolo luoco non se posseva passare se non collasannolella. Quanno iva l'omo a ponteper la strada rittada casa delli Vaianise iva nella acqua fi'alli guazzaroni dello cavallo. Questasoperchia acqua consumao e defocao tutti li coiti e·lliseminati che trovao. E sorrenao le vigne decreta. E scarporìo li arbori da radicina. E deo per terra murie case. Affocao vestiame. Danniao loterritorio de Roma più de dociento migliara de fiorini. Ancheruppe le catene e·lli ignegni delli mulinarie menaone da cinque bone molele quale connusse allo mare. Allorafuoro le mole perduteaitre moitedeslocate recuperate a granne pena. Anche per l'acqua venivanoarborinavimoletavoleanimalicasele quale violentemente avea tratto lo furore della acqua. Partede queste cose se prennevanoparte ne erano portate a mareanche portebanchevotti pieni devino e vuoiti. E fu tale che prese lavotte piena de vino e fu chi prese la cassa nella quale era pecunia.E fu chi vidde che per lo fiumenotava una casa de leno de tavole de quelle villenella quale fuodito un guarzone che stava nella colae vagiva. Queste cosee anche innumerabilefurava lo curzodell'acqua e menao vuovi collo arato ecolla gomera. Granne tiempo piobbe. Granne tiempo lo Tevere stetteenfiato. Puoi che comenzao acrescerecinque dìe durao la piena. Fi' allo quinto dìecrebbe. Lo sesto dìe stettenon fece innanti. Losettimo descrebbe e tornao lo fiume da puoi a sio lietto usato.Pisciainsantiuno macellaro de Romaaveva uno tronco de crastati in una casa canto fiume. Vedenno lofiume crescerecessaoli in una casatanto da longa che li pareva impossibile che·llo fiumeentrassi in quella. La notte crebbe lo fiume estesese tanto che occupao quella casa. Pisciainsantiquanno ìola dimanetrovao la casa piena deacqua e·lli crastati affocati notavano. Nella citate deFiorenzaanni Domini MCCC[...]dello mese denoviembroalli dìe quattroper lo granne diluvio fu pocomeno sommerza la citate de Fiorenza. Loponte fu per terrali forni guasti. Lì non se potéococere pane granne tiempo. Li pozzi se empiero deacqua. Crescente lo fiumel'acqua crebbe. Mancanno lo fiumel'acquamancao.

Cap.XVI

Dellagalea sorrenata e derobata in piaia romana.

Currevano anni Domini MCCC[...]dello mese de [...]a dìe[...] quanno sorrenao una galea demercatantia in piaia romanafra Puorto e Ostiain lo Tevere. Lanovella fu per questa via. Mercatantidello renno venivano da ponente e aveano caricata in Marzilia e inAvignone una galea de pannifranceschi. Lo legno era della reina Iuvanna. Lo patroneli comitie·lli marinari erano d'Ischia. Lamercantia era de Napoletani e Ischiani. Movese la galea e forte levain aito le vele allo viento. PassaMarziliapassa Monacopassa lo mare de Genova. Puoi ne passa aPisa. Puoi ne veo a Piommino.Puoi ne veo a Civitavecchia. Passata che abbe la piaia deCivitavecchiavolevano entrare in casa.Allora se mosse una pestilenzia de viento. Lo mare bussava senzamisericordia. Li vienti erano tantocontrariiche maiesterio de marinari perdiva onne rascione. La notteera forza mesa. La oscuritateorribile. Mai non vedesti sì pena de inferno. Nullo remedioerasalvo che de tornare allo puorto deCivitavecchia. Forte e duro pareva alli marinari e alle vivatetornare in reto e tanta via perdire. Se aCivitavecchia tornavanoponevano la nave in salvo. Fu deliverato detenere mesa viade canzare inpiaia romana e fuire lo pericolorecuveranno nello Tevere de Roma.Così fu fatto. Voitano li marinarisuoi artificii e ignegni. Daco la voita per entrare la foce deTevere. A quanto pericolo passao in quellaentrata! Ora ne veo la galea per lo fiumecredennose essere salvipuoi che l'ira dello mare non liappotevapuoi che la foce era passata. Ma non gìo così.Quanno lo legno fu in mieso dello canale delloTeverenello luoco che iace fra Uostia e Puortolo legno staievanon se moveva. Là iace uno malopasso. L'acqua hao là poco de fonno. Caddero là inquello malo passo dove ène poca de acqua. Nontennero lo pieno canale. Li usati marinari de Genova e de Ceciliaquello passo schifano. Alloradescesero marinari alquanti per sapere la cascione della demoranzadella nave e viddero che·llo legnotoccava terra; e non valeva aiutare con pali né premere convraccia. Anche lo fiume tempestate avea.Lo legno s'era sorrenato nella rena. L'onna buttava e moveva lo legnoda lato in lato. Pareva che·llovolessi revoitare sottosopra. Allora la tristezze delli marinari edello patrone fu granne. Piango levivate. Ciascheuno crede morire. Allora se fece dìe. Lo dìesuccurze con soa chiarezza. Lo romore fusentito allo castiello de Puorto e ad Ostia. Vennero sannolari dePuorto e portaro quelle vivate perdenari in terra. Salvaro lo patroneli marinari e·lle vivatecon loro robba. La mercatantia remase nellolegno. Era nello castiello de Puorto uno nobile romano: Martino dePuorto avea nome. Quello Martinoabbe suoi fattori e fece tutta quella galea sgommorare e trarne lamercatantia de panni e de speziarie;li quali panni se vennéo e non ne voize rennere cobelle alliperdienti. Anche più che 'nanti sostenne deessere scommunicatoche de volere rennere l'aitruio. Assenava unasoa proverbia antica: "Chipericola in mare pericoli in terra". Per la qual cosa e peralcuno aitro excesso Martino de Puorto fuappeso per la cannacomo se dicerao. In quella galea venne la monetae·lli riennita de Provenzalaquale veniva alla reina Iuvanna de soa contrada. In quella vennepanni de valore de vinti milia fiorini.In quella venne vivate de Provenzaniuomini e femineli quali neivano a Napoli. In quella venivasacca de pepe e de cennamo e de cannella. In quella venne uno ferierode Santo Ianni: avea nomefrate Monrealeprovenzano de Narbacavalieri a speroni d'aoromoito iovinetto. Arrivao con fortunain piaia romana e perdìo là in quello pericolo onne sioarnesefi' alla scarzella delli fiorini. Sola laperzona campao. Lo quale entrao in terra romana moito de tenerissimaetatee fu omo de masnata edeventao virtuosissimo capitanio e fecese omo de granne fatto e degranne valore e fu capo dellaGranne Compagnia. A l'uitimo li fu tagliata la testa in Romacomo sedicerao.

Cap.XVII

DeLeonardo de Orvieto tenagliato per Roma. ] [...]..................

Cap.XVIII

Delligranni fatti li quali fece Cola de Rienzilo quale fu tribuno deRoma augusto.

Cola de Rienzi fu de vasso lenaio. Lo patre fu tavernaroabbe nomeRienzi. La matre abbe nomeMatalenala quale visse de lavare panni e acqua portare. Fu natonello rione della Regola. Sio avitaziofu canto fiumefra li mulinarinella strada che vao alla Regoladereto a Santo Tomaosotto lo tempiodelli Iudei. Fu da soa ioventutine nutricato de latte de eloquenziabuono gramaticomegliore rettoricoautorista buono. Dehcomo e quanto era veloce leitore! Moito usavaTito LivioSeneca e Tulio eValerio Massimo. Moito li delettava le magnificenzie de Iulio Cesariraccontare. Tutta dìe sespeculava nelli intagli de marmo li quali iaccio intorno a Roma. Nonera aitri che essoche sapessileiere li antiqui pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava.Queste figure de marmo iustamenteinterpretava. Dehcomo spesso diceva: "Dove soco questi buoniRomani? Dove ène loro summaiustizia? Pòterame trovare in tiempo che questi fussino!"Era bello omo e in soa vocca sempre risoappareva in qualche muodo fantastico. Questo fu notaro. Accadde cheun sio frate fu occiso e non fufatta vennetta de sia morte. Non lo potéo aiutare. Penzaolongamano vennicare lo sangue de sio frate.Penzao longamano derizzare la citate de Roma male guidata. Per sioprocaccio gìo in Avignone perimbasciatore a papa Chimento de parte delli tredici Buoni Uomini deRoma. La soa diceria fu sìavanzarana e bella che sùbito abbe 'namorato papa Chimento.Moito mira papa Chimento lo bello stiledella lengua de Cola. Ciasche dìe vedere lo vole. Allora sedestenne Cola e dice ca·lli baroni de Romaso' derobatori de strade: essi consiento li omicidiile robbarieliadulteriionne male; essi voco che laloro citate iaccia desolata. Moito concipéo lo papa contra lipotienti. Puoia petizione de missore Iannidella Colonna cardinalevenne in tanta desgraziain tantapovertatein tanta infirmitateche pocadefferenzia era de ire allo spidale. Con sio iuppariello aduossostava allo sole como biscia. Chi lo pusein bassoquello lo aizao: missore Ianni della Colonna lo remisedenanti allo papa. Tornao in graziafufatto notaro della Cammora de Romaabbe grazia e beneficia assai. ARoma tornao moito alegro; frali dienti menacciava. Puoi che fu tornato de cortecomenzao a usaresio offizio cortesemente; e benevedeva e conosceva le robbarie delli cani de Campituogliolacrudelitate e la iniustizia delli potienti.Vedeva pericolare tanto Communo e non se trovava uno buono citatinoche·llo volessi aiutare.Imperciò se levao in pede una fiata nello assettamento deRomadove staievano tutti li consiglieriedisse: "Non site buoni citatini voili quali ve rodete losangue della povera iente e non la volete aiutare".Puoi ammonìo li officiali e·lli rettori che devessinoprovedere allo buono stato della loro romana citate.Quanno la luculenta diceria fu fornitalevaose uno de Colonnaloquale avea nome Antreuozzo deNormannoallora cammorlengoe deoli una sonante gotata. Puoi selevao uno lo quale era scrivisenato- Tomao de Fortifiocca avea nome - e feceli la coda. Questo fine abbesoa diceria. Anco secunnariolo preditto Cola ammonìo li rettori e·llo puopolo allobene fare per una similitudine la quale fecepegnere nello palazzo de Campituoglio 'nanti lo mercato. Nello paretefòra sopra la Cammora penzeuna similitudine in questa forma. Era pento uno grannissimo mareleonne orribileforte turvato. Inmieso de questo mare stava una nave poco meno che soffocatasenzatomonesenza vela. In questanavela quale per pericolare stavastava una femina vedova vestutade nerocenta de cengolo detristezzesfessa la gonnella da piettosciliati li capellicomovolessi piagnere. Stava inninocchiataincrociava le mano piecate allo pietto per pietatein forma deprecare che sio pericolo non fussi. Losoprascritto diceva: "Questa ène Roma". Atorno aquesta navedalla parte de sottonell'acqua stavanoquattro nave affonnateloro vele caduterotti li arboriperduti litomoni. In ciascheuna stava unafemina affocata e morta. La prima avea nome Babilloniala secunnaCartainela terza Troiala quartaIerusalem. Lo soprascritto diceva: "Queste citati per lainiustizia pericolaro e vennero meno". Unalettera iessiva fra queste morte femine e diceva così: "Sopraonne signoria fosti in aitura. Oraaspettamo qui la toa rottura". Dallo lato manco stavano doiisole. In una isoletta stava una femina chesedeva vergognosae diceva la lettera: "Questa èneItalia". Favellava questa e diceva così: "Tollestilabalìa ad onne terra e sola me tenesti per sorella". Nellaaitra isola staievano quattro femine colle manoalle gote e alli inuocchi con atto de moita tristezzee dicevanocosì: "D'onne virtute fostiaccompagnata. Ora per mare vai abannonata". Queste erano quattrovirtù cardinalecioèneTemperanzaIustiziaPrudenza e Fortezze. Dalla parte ritta stavauna isoletta. In questa isoletta stavauna femina inninocchiata. Le mano destenneva a cielo como orassi.Vestuta era de bianco. Nomeavea Fede Cristiana. Lo sio vierzo diceva così: "O summopatreduca e signor miose Roma peredove starraio io?" Nello lato ritto della parte de soprastaievano quattro ordini de diverzi animali collescellee tenevano cuorni alla voccae soffiavano como fussinovienti li quali facessino tempestate allomaree davano aiutorio alla nave che pericolassi. Lo primo ordineerano lionilopi e orzi. La letteradiceva: "Questi so' li potienti baroniriei rettori". Losecunno ordine erano canipuorci e caprioli. Lalettera diceva: "Questi soco li mali consiglierisequaci dellinuobili". Lo terzo ordine stavano pecoronidragoni e golpi. La lettera diceva: "Questi soco li faiziofficialiiudici e notari". Lo quarto ordinestavano lieporigatti e crape e scigne. La lettera diceva: "Questisoco li popularilatronimicidiariadulteratori e spogliatori". Nella parte de sopra staieva locielo. In mieso stava la maiestate divinacomo venissi allo iudicio. Doi spade li iessivano dalla voccade làe de cà. Dall'uno lato stava santoPietrodall'aitro santo Pavolo ad orazione. Quanno la iente viddequesta similitudine de tale figuraonne perzona se maravigliava. Quanno Cola de Rienzi scrivevanonusava penna de oca; anco soapenna era de fino ariento. Diceva che tanta era la nobilitate de sioofficioche la penna devea essered'ariento. Non moito tiempo passao che ammonìo lo puopolo peruno bello sermone vulgare lo qualefece in Santo Ianni de Laterani. Dereto dallo coronello murofeceficcare una granne e mannificatavola de metallo con lettere antique scrittala quale nullo sapevaleiere né interpretarese non soloesso. Intorno a quella tavola fece pegnere figurecomo lo senatoromano concedeva la autoritate aVespasiano imperatore. Làin mieso della chiesiafece fareuno parlatorio de tavole e fece fare gradide lename assai aiti per sedere. E fece ponere ornamenta de tappiti ede celoni. E congregao moitipotienti de Romafra li quali fu Stefano della Colonna e IanniColonna sio figliolo quale era delli piùscaitriti e mannifichi de Roma. Anche ce fuoro moiti uomini saviiiudici e decretalistimoita aitra ientede autoritate. Sallìo in sio pulpito Cola de Rienzi fra tantabona iente. Vestuto era con una guarnacciae cappa alamanna e cappuccio alle gote de fino panno bianco. In capoaveva uno capelletto bianco.Nella rota dello capelletto stavano corone de aorofra le quale nestava denanti una la quale erapartuta per mieso. Dalla parte de sopra dello capelletto veniva unaspada d'ariento nudae la sia pontaferiva in quella corona e sì·lla partiva per mieso.Audacemente sallìo. Fatto silenziofece sio bellosermonebella diceriae disse ca Roma iaceva abattuta in terra enon poteva vedere dove iacessica lierano cavati li uocchi fòra dello capo. L'uocchi erano lo papae lo imperatoreli quali aveva Romaperduti per la iniquitate de loro citatini. Puoi disse: "Vedetequanta era la mannificenzia dello senatocala autoritate dava allo imperio". Puoi fece leiere una cartanella quale erano scritti li capitoli collaautoritate che·llo puopolo de Roma concedeva a Vespasianoimperatore. In primache Vespasianopotessi fare a sio benepiacito leie e confederazione con quale ienteo puopolo volessi; anche chepotessi mancare e accrescere lo ogliardino de RomacioèneItalia; potessi dare contado più e menocomo volessi; anche potessi promovere uomini a stato de duca e deregi e deponere e degradare; ancopotessi disfare citate e refare; anco potessi guastare lietti defiumi e trasmutarli aitrove; anche potessiimponere gravezze e deponere allo benepiacito. Tutte queste coseconsentìo lo puopolo de Roma aVespasiano imperatore in quella fermezza che avea consentuto aTiberio Cesari. Lessa questa cartaquesti capitolidisse: "Signoritanta era la maiestate dellopuopolo de Romache allo imperatore davala autoritate. Ora l'avemo perduta". Puoi se stese piùinnanti e disse: "Romanivoi non avete pace. Levostre terre non se arano. Per bona fede che·llo iubileo seapprossima. Voi non site proveduti dellaannona e delle vettuaglie; ca se la iente che verrao allo iubileo vetrova desfornitile prete ne portaracode Roma per raia de fame. Le prete a tanta moititudine nonbastaraco". Puoi concluse e disse:"Pregove che la pace con voi aiate". Po' queste paravoledisse: "Signorisaccio ca moita iente me teoin vocca per questo che dico e faccioe questo perché? Per lainvidia. Ma rengrazio Dio che tre coseconsumano li medesimi. La prima ène la lussuriala secunna lofuocola terza ène la invidia". Fatto losermone e descesoda tutta iente fu pienamente laodato. In questidìi usanno alli magnari colli signoride Romacon Ianni Colonnali baroni ne prennevano festa de siofavellare. Facevanollo sallire in pedee sì·llo facevano sermonare. E diceva: "Io serraiogranne signore o imperatore. Tutti questi baronipersequitaraio. Quello appenneraioquello decollaraio". Tuttili iudicava. De ciò li baroni crepavanodelle risa. Po' queste cose 'nanti disse la salluta soa e·llostato della citate e·llo ieneroso reimento perquesto muodo. Fece pegnere nello muro de Santo Agnilo Pescivennololo quale è luoco famoso a tuttolo munnouna figura così fatta. Nello cantone della partemanca stava uno fuoco moito ardentelofume e·lla fiamma dello quale se stennevano fi' allo cielo. Inquesto fuoco staievano moiti populari eregidelli quali alcuni parevano miesi vivialcuni muorti. Anco inquella medesima fiamma staieva unadonna moito veteranae per la granne caliditate le doi parte dequesta veglia erano anneritela terzaparte remasa era illesa. Da la parte rittanello aitro cantoneerauna chiesia con uno campanileaitissimodalla quale chiesia iessiva uno agnilo armatovestuto debianco. La soa cappa era descarlatto vermiglio. In mano portava una spada nuda. Colla mano mancaprenneva questa donna vegliaper la manoperché la voleva liberare da pericolo. Nellaaitezza dello campanile staievano santo Pietroe santo Pavolo como venissino da cieloe dicevano così:"Agniloagnilosuccurri alla albergatricenostra". Puoi staieva pento como de cielo cadevano moiti falconie cadevano muorti in mieso de quellaardentissima fiamma. Anco era nella aitezza dello cielo una bellapalomma biancala quale tenevanello sio pizzo una corona de mortellae donavala ad uno minimocelletto como passaroe puoicacciava quelli falconi da cielo. Quello piccolo celletto portavaquella corona e ponevala in capo dellaveglia donna. De sotto a queste figure staieva scritto così:"Veo lo tiempo della granne iustizia e ià tacifi' allo tiempo". La iente che conflueva in Santo Agniloresguardava queste figure. Moiti dicevano caera vanitate e ridevano. Alcuni dicevano: "Con aitro se vòlzerarettificare lo stato de Romache configure". Alcuno diceva: "Granne cosa ène questa egranne significazione hao". Anche 'nanti disse lasalluta soa per questa via. Scrisse una cetola e ficcaola nella portade Santo Iuorio della Chiavica. Lacetola diceva così: "In breve tiempo li Romani tornaracoallo loro antico buono stato". Questa scritta fuposta la prima dìe de quaraiesima nella porta de Santo Iuoriodella Chiavica. Puo' questo adunao moitiRomani popularidiscreti e buoni uomini. Anco fra essi fuorocavalerotti e de buono lenaiomoitidescreti e ricchi mercatanti. Abbe con essi consiglio e rascionaodello stato della citate. Uitimamenteadunao questa bona iente e matura nello Monte de Aventino e in unoluoco secreto. Là fu deliveratode intennere allo buono stato. Fra li quali esso fu levato in piedi erecitao piagnenno la miserialaservitute e·llo pericolo nello quale iaceva la citate de Roma.Anco recitao lo stato pacificosignorileloquale Romani solevano avere. Recitao la fidele subiezzione delleterre circustante perduta. Questecose dicenno piagneva e piagnere faceva cordogliosamente la iente.Puoi concluse e disse ca seconveniva servare pace e iustiziacomenzanno con sollanieri. Puoidisse "Della moneta non dubiteteca la Cammora de Roma hao moite riennite inestimabile. In primaperlo focatico pacano per fumantequattro [...]comenzanno dallo ponte Ceperano fi' allo ponte dellaPaglia. Montava ciento milia fiorini.Item de sale ciento milia fiorini. Anche li puorti de Roma e·llerocche de Roma ciento milia fiorini.Anche per lo passo delle vestie e per connannazioni ciento miliafiorini". Puoi disse: "Allo presentecomenzaremo con quattro milia fiorinili quali hao mannati missorelo papae ciò sao lo vicario sio".Puoi disse: "Signorinon crediate che questo non sia delicenzia e voluntate dello papaca moiti tirannifaco violenzia nelli bieni della Chiesia". Per queste paravoleaccese li animi delli congregati. Ancomoite cose recitaodonne piagnevano. Puoi deliverao de intennereallo buono statoe de ciò adonneuno deo sacramento nelle lettere. Fatto questola citate de Romastava in grannissima travaglia.Rettori non avea. Onne dìe se commatteva. Da onne parte sederobava. Dove era luocole vergine sedetoperavano. Non ce era reparo. Le piccole zitelle se furavano emenavanose a desonore. La moglieera toita allo marito nello proprio lietto. Li lavoratoriquannoivano fòra a lavorareerano derobatidove? su nella porta de Roma. Li pellegrinili quali viengo permerito delle loro anime alle santechiesienon erano defesima erano scannati e derobati. Li prieitistaievano per male fare. Onnelasciviaonne malenulla iustizianullo freno. Non ce era piùremedio. Onne perzona periva. Quello piùavea rascionelo quale più poteva colla spada. Non ce eraaitra salvezza se non che ciascheuno sedefenneva con parienti e con amici. Onne dìe se facevaadunanza de armati. Li nuobili e li baroni inRoma non staievano. Missore Stefano della Colonna era ito collamilizia in Corneto per grano. Era infine dello mese de abrile. Allora Cola de Rienzi la prima dìemannao lo vanno a suono de tromma checiasche omo senza arme venisse allo buono stato allo suono dellacampana. Lo sequente dìe làdamesa notteodìo trenta messe dello Spirito Santo nellachiesia de Santo Agnilo Pescivennolo. Làsul'ora de mesa terza iessìo fòra della preditta chiesiaarmato de tutte armema solo lo capo eradescopierto. Iesse fòra bene e palese. Moititudine de guarzonilo sequitavano tutti gridanti. Denanti dasé faceva portare da tre buoni uomini della ditta coniurazionetre confalloni. Lo primo confallone fugrannissimorosciocon lettere de aoronello quale staieva Roma esedeva in doi lioniin mano tenevalo munno e la palma. Questo era lo confallone della libertate. ColaGuallatolo buono dicitoreloportava. Lo secunno era bianconello quale staieva santo Pavolocolla spada in manocolla coronadella iustizia. Questo portava Stefanelloditto Magnacuccianotaro.Nello terzo staieva santo Pietrocolli chiavi della concordia e della pace. Anco portava un aitro loconfallone lo quale fu de santo Iuoriocavalieri. Perché era veterano fu portato in una cassetta suin una asta. Ora prenne audacia Cola deRienzibenché non senza paurae vaone una collo vicariodello papae sallìo lo palazzo deCampituoglio anno Domini MCCCXLVI[I]. Aveva in sio sussidio forza daciento uomini armati.Adunata grannissima moititudine de ientesallìo inparlatorioe sì parlao e fece una bellissima diceriadella miseria e della servitute dello puopolo de Roma. Puoi disse caesso per amore dello papa e persalvezza dello puopolo de Roma esponeva soa perzona in pericolo. Puoifece leiere una carta nellaquale erano li ordinamenti dello buono stato. Contefiglio de CeccoMancinola lesse brevemente.Questi fuoro alquanti suoi capitoli: Lo primoche qualunche perzonaoccideva alcunoesso sia occisonulla exceptuazione fatta. Lo secunnoche li piaiti non seproluonghinoanco siano spediti fi' alli XVdìe. Lo terzoche nulla casa de Roma sia data per terra peralcuna cascionema vaia in Communo. Loquartoche in ciasche rione de Roma siano auti ciento pedoni evinticinque cavalieri per communosuollodaienno ad essi uno pavese de valore de cinque carlini deariento e convenevile stipennio. Loquintoche della Cammora de Romadello Communole orfane e·llevedove aiano aiutorio. Lo sestoche nelli paludi e nelli staini romani e nelle piaie romane de maresia mantenuto continuamente unlegno per guardia delli mercatanti. Settimoche li denarili qualiviengo dello focatico e dello sale e dellipuorti e delli passaii e delle connannazionise fossi necessariosedespennano allo buono stato. Ottavoche·lle rocche romaneli pontile porte e·llefortezze non deiano essere guardate per alcuno baronesenon per lo rettore dello puopolo. Nonoche nullo nobile pozza averealcuna fortellezze. Decimoche libaroni deiano tenere le strade secure e non recipere li latroni e limalefattorie che deiano fare lagrascia so pena de mille marche d'ariento. Decimoprimoche dellapecunia dello Communo se facciaaiutorio alli monisteri. Decimosecunnoche in ciasche rione de Romasia uno granaro e che se provedadello grano per lo tiempo lo quale deo venire. Decimoterzioche sealcuno Romano fussi occiso nellavattaglia per servizio de Communose fussi pedone aia ciento livrede provisionee se fussi cavalieriaia ciento fiorini. Decimoquartoche·lle citate e·lleterrele quale staco nello destretto della citate deRomaaiano lo reimento dallo puopolo de Roma. Decimoquintochequanno alcuno accusa e nonprovassi l'accusasostenga quella pena la quale devessi patere loaccusatosì in perzona sì in pecunia.Moite aitre cose in quella carta erano scrittele quale perchémoito piacevano allo puopolotutti levarovoce in aito e con granne letizia voizero che remanessi làsignore una collo vicario dello papa. Anco lidiero licenzia de punireocciderede perdonarede promovere astatode fare leie e patti colli puopolide ponere tiermini alle terre. Anco li diero mero e libero imperioquanto se poteva stennere lo puopolode Roma. Puoi che queste cosele quale in Roma fatte eranopervennero alle recchie de missoreStefano della Colonnalo quale staieva in Corneto nella milizia pergranocon poca compagnia senzademoranza ne cavalcao e venne a Roma. Ionto nella piazza de SantoMarciellodisse ca queste cosenon li piacevano. Lo sequente dìela matina per tiempoColade Rienzi mannao a missore Stefano loeditto e commannamento che se dovessi partire de Roma. MissoreStefano la cetola prese e sì·llasciliao e fecene milli piezzi e disse: "Se questo pascio me faopoca de iraio lo farraio iettare dallefinestre de Campituoglio". Quanno Cola de Rienzi questo inteseespeditamente fece sonare lacampana a stormo. Tutto lo puopolo traieva con furore. Granne seapparecchiava pericolo. Alloramissore Stefano cavalcao in sio cavallo. Solo con uno fante da pedene fuìo fòra de Roma. A granpena se fisse poco in Santo Lorienzo fòra le mura per poco depane manicare. Vaone a Pellestrina loveterano. Denanti allo figlio e allo nepote lamentanza fao. AlloraCola de Rienzi mannaocommannamenti a tutti li baroni de Roma che se partissino e issino aloro castella; la quale cosasubitamente fatta fu. Lo sequente dìe li fuoro rennuti tuttili ponti li quali staco nello circuito della citate.Allora Cola de Rienzi fece suoi officiali. E mo' prenne uno e mo'prenne un aitro; questo appenneaquesto mozza lo capo senza misericordia. Tutti li riei iudicacrudelemente. E puoi parlao allo puopoloein quello parlamento se fece confermare e fece fermare tutti suoifattie domannao de grazia dallopuopolo che esso e·llo vicario dello papa fussino chiamatitribuni dello puopolo e liberatori. Allora lisignori voizero fare una loro coniurazione contra lo tribuno e·llobuono stato: non fuoro in concordia; lacosa non venne fatta. Quanno Cola de Rienzi intese che la coniuradelli baroni non venne ad effettoper la discordia loroallora li citao e mannaoli lo editto. Lo primoche venne allo commannamento fuStefano della Colonnafiglio de missore Stefano. Entrao lo palazzocon pochi. Vidde che·lla rascionese renneva ad onne iente. Moito era lo puopolo lo quale inCampituoglio staieva. Teméo e forte semaravigliao de sì foita moititudine. Lo tribuno li iessìodenanti armatoe sì·llo fece iurare sopra locuorpo de Cristo e sopra lo Vagnelio de non venire contra allotribuno e alli Romanie de fare lagrasciae tenere le strade securee non recettare latroni néle perzone de mala connizioneanche defavorare alli orfani e alli pupillie non fraudare lo bene delloCommunoe comparere armato e senzaarme ad onne soa petizione. Data licenzia a Stefanovenne missoreRanallo delli Orsinipuoi IanniColonnapuoi Iordanopuoi missore Stefano. Non iamo piùlontano: tutti li baroni li iuraro obedienziacon pauraallo buono statoe offierzero le loro proprie perzonee·lle castella e·lli vassalli in sussidiodella citate. Francesco de Saviello fu sio speziale signore:nientedemeno venne ad iurare subiezzione.Intanto se servava con crudelitatenulla misericordiain tale muodoche decapitao un monaco de SantoAnestasiperzona infamata. Le vestimenta prime dello tribuno fuorode una infiammata como fussiscarlatto. Soa faccia era terribile e·llo sio aspietto. Atanta iente dava respostaa pena àbbera omocreso che avessi capo. Po' alquanti dìe vennero li iudicidella citate e iuraro fidelitate e offierzero allobuono stato. Puoi vennero li notari e fecero lo medesimo. Puoi limercatanti. Brevementeper ordine instato de reposato animosenza armeciascheuno iurao allo buonostato communo. Allora queste cosecomenzaro a piacere e le arme comenzaro a cessare. Puo' queste coseordinao la casa della iustizia edella pace e ficcao in essa lo confallone de Santo Pavolonelloquale stava la spada nuda e la palmadella vittoriae puse in essa iustissimi popularili quali fuorosopra la paceli buoni uomini pacieri.Questo ène lo ordine lo quale là se servava. Doiinimicati venivano e davano le piarie della pace fare.Puoisecunno la connizione della iniuriaaitro e tanto quello chepatuto aveva ne faceva a quello loquale fatto aveva. Allora se basavano in voccae·llo offesodava integra pace. Uno cecao l'uocchio adun aitro. Venne e fu connutto nelle scale de Campituoglio. Stavainninocchiato. Venne quello lo qualeera dell'uocchio privato. Piagneva lo malefattore e pregava per Dioche·lli perdonassi. Puoi destesesoa faccia se li piaceva de trarli l'uocchiose·lli fussipiaciuto. Allora non li cecao l'uocchioca fumosso de pietatema sì·lli remise soa iniuria. Dellecose civile se renneva rascione espeditamente. Inquesto tiempo orribile paura entrao l'animi delli latronimicidiarimalefattoriadulteratori e de onneperzona de mala fama. Ciasche diffamata perzona iessiva fòradella citate nascostamentesecretamente fuiva. Alla mala iente pareva che essi devessino esserepresi nelle loro case proprie eessere menati allo martirio. Dunqua fugo li riei più làassai che non so' li confini della contrada deRoma. Non speravano salute in alcuno. Lassavano le caseli campilevignele moglie e·lli figli. Allorale selve se comenzaro ad alegrareperché in esse non setrovava latrone. Allora li vuovi comenzaro adarare. Li pellegrini comenzaro a fare loro cerca per le santuarie. Limercatanti comenzaro a spessiareli procacci e camini. In questo tiempo nella citate de Roma nato fuuno mostro. Nella contrada deCamigliano de una femina pedonessa nacque uno infante muortoloquale avea doi caporaquattromanoquattro piedicomo fussino doi appiccati dallo pietto. Mal'uno maiure era che l'aitro e parevache lo menore avanzassi lo maiurenon senza ammirazione della iente.In questo tiempo paura etimore assalìo li tiranni. La bona ientecomo liberata daservitutese alegrava. Allora lo tribuno feceuno sio generale Consiglioe scrisse lettere luculentissime allecitati e alle communitati de ToscanaLommardiaCampagnaRomagnaMaretimaallo duca de Veneziaamissore Lucchino tiranno deMilanaalli marchesi de Ferraraallo santo patre papa ChimentoaLudovico duca de Bavarialo qualeera stato elietto imperatorecomo ditto de sopra ènealliregali de Napoli. In queste lettere proponevalo sio nome per mannifico titulo in questa forma: "Nicola severoe pietosode libertatede pace e deiustizia tribunoanche della santa romana repiubica liberatoreillustre". In queste lettere dechiarao lostato buonopacificoiustolo quale comenzao aveva. Dechiaravacomo lo viaio de Romalo qualesoleva essere dubiosoera libero. Puoi petiva che·llimannassino sintichi sufficientidelli quali aveabisuogno a rascionare cose utile allo buono stato nella sinodoromana. Puoi li confortava e diceva chese alegrassino e daiessino grazie e laode a Dio de tanto e talebeneficio. Li currierili quali portavanole soie lettereportavano in mano vastoncelle de leno penteinarientate. Arme nulla portavano. Tantomuitiplicaro questi suoi currieriche de essi numero granne eraperché erano receputi graziosamente egranni onori onne omo a loro faceva. Guidardoni tollevano. Unocurrieri sio fiorentino fu mannato inAvignone allo papa e a missore Ianni della Colonna cardinale.Reportao la vastoncella de leno definissimo ariento maitata coll'arme dello puopolo de Roma e dellopapa e dello tribunovalore de fiorinitrenta. Po' la soa tornata lo currieri disse: "Questa verga aioportata piubicamente per le selveper lestrade. Migliara de perzone se soco inninocchiate denanti da essa ebasatola con lacrime per alegrezzadelle strade sanateliberate da latroni". Anche aveva lotribuno li moiti scrittori e moiti dittatorili qualinon cessavano dì e notte scrivere lettere. Moiti erano li piùfamosi de terra de Roma. Puoi ad essocomenzaro a concurrere buffoni assai e cavalieri de cortesonettatori e cantatori. Canzoni vulgari evierzi per lettera de suoi fatti fatti fuoro. In questo tiempo era inRoma uno iovine potente e nobileperzona: nome sio era Martino de Puortonepote dello cardinale deCeccano e de missore IacovoGaietano cardinale. Ià per li tiempi passati stato erasenatore; suoi antecessori la dignitate dello senatoper più fiate àbbero. De questo Martino feci menzionesopra della galea sorrenata. Questo fu signoredello castiello de Puorto. Soa vita era venuta a tirannia. Soanobilitate bruttava per tirannielatronie.Prese per moglie una nobilissima feminamadonna Mascia delliAlberteschila quale moito era bella eera stata vedova. Stette con questa nova soa donna forza un meseperché male se sappe retenere.Anche pessimamente se temperava dallo sopierchio civo. Cadde inpessima infirmitate e incurabile. Limiedici dico retruopico. Sio ventre era pieno de acqua. Comovotticiello parevapiene le gamme e·llocuollo sottile e·lla faccia macrala sete grannissima. Legutoda sonare pareva. Stavase in soa casaquetamente renchiuso e facevase medicare dalli fisichi. Questo omocosì nobilesotto spezie desecuritate infermo a morteper terrore de tutta l'aitra iente fecepigliare nella propria casanelle manodella soa donnanello palazzo canto lo fiume de Ripa Armeae fecelomenare a Campituoglio. Puoiche là a Campituoglio fu lo barone latrone connuttoera forzaora de nona. Non fece demoranza.Sonao la campana a stormo. Lo puopolo fu adunato. Fu Martinodesmantatola soa cappa allacincillonia fatta. E legatoli le mano deretofu fatto inninocchiarenelle scale canto lo lionenello luocousato. Là odìo la sentenzia de sia morte. A pena lolassao confessare perfettamente allo preite. Alleforche lo connannaoperché avea derobata la galea sorrenata.Menato così mannifico omo alle forchenello piano de Campituoglio fu appeso. Soa donna da longa per libalconi lo poteva vedere. Una notte edoi dìe pennéo nelle forchené·lli iovaola nobilitate né·lla parentezze delli Orsini. A quellomodo resseRoma e moiti in simile pena dannao. Questa cosa spaventao li animidelli potientili quali sapevano leloro inique operazioni. Aitri per pietate ne lacrimavaaitri netemeva. Ora comenza la iustizia aprennere vigore. La fama de tale fatto spaventao li mannifichi intale muodo che a pena avevano fedede sé medesimi. Allora le strade fuoro aperte. Notte e dìecaminavano liberamente li viatori. Nonardisce alcuno arme portare. Nullo omo fao ad aitri iniuria. Losignore non se accotiava de toccare losio servo. Onne cosa guardiava lo tribuno. Per la alegrezze de cosìescellente fatto piangono alcunicon alegrezze e pregano Dio che fortifichi lo sio core e·llointellietto in questo proponimento. Tutta laintenzione dello tribuno primamente fu de esterminare li tiranni econfonnerelli in tale via che de essinon se trovassi pianta. Li vetturalili quali portavano le somelassavano le some nelle strade piubichebene le retrovavano sane e salve. Allora fu mercato nella gota uno loquale avea nome Tortora (eradelli suoi currieri)perché avea receputa pecunia senzalicenziaquanno fu mannato alli regali deNapoli. La fama de sì virtuoso omo per tutto lo munno sedestenne. Tutta la Cristianitate fu commossacomo se levassi da dormire. Fu uno Bolognese lo quale fu uno dellischiavi dello soldano de Babillonia.Lo primo che potéo aizarela più cortane venne aRoma. Questo disse che allo granne Racham dittofu che nella citate de Roma se era levato un omo de granne iustiziaomo de puopolo; lo quale respusee dubitanno disse: "Maumet e santo Elinason aiutino Ierusalem"cioène la Saracinia. Appeso che fuMartinoin quelli dìe fu una festa de santo Ianni de iugno.Tutta Roma a Santo Ianni vao la dimane.Voize questo omo ire alla festa como l'aitri. La soa ita fu perquesta via. Cavalcao con granneappriesto de cavalieri. Sedeva sopra uno destrieri bianco. Vestutoera de bianche vestimenta de setaforrate de zannatoinfresate de aoro filato. Sio aspietto era belloe terribile forte. Denanti allo siocavallo li ivano li ciento iurati da pede armati dello rione dellaRegola. Sopra lo capo sio portava loconfallone. Un aitro dìe cavalcao per pranzo a Santo PietroMaiure de Roma. Uomini e femine lotrassero a vedere. Questo fu l'ordine de soa bella cavalcata. Laprima iente che venissi fu una miliziade iente armata da cavalloadornata e bellala quale devea ire aponere campo sopre lo profietto. Po'questi sequitava lo ordine delli officialiiudicinotaricammorlenghicancellieriscrivisenato e onneofficialepacieri e scintichi. Puoi sequitavano quattro menescalchicolli loro cavalcanti usati. Puo'questi sequitava Ianni de Allolo quale portava la coppa d'arientoinaorato in mano collo dono a muodode senatore. Puo' questo venivano li sollati da cavallo. Po' questivenivano li trommatorili qualivenivano sonanno colle tromme d'ariento. Naccari d'ariento sonantionesto e mannifico suonofacevano. Puoi venivano li vannitori. Tutta questa iente passava consilenzio. Po' questi veniva unoomo solo lo quale portava in mano una spada nuda in segno deiustizia: Bucciofiglio de Iubileofu. Po'questo sequitava uno omo lo quale per tutta la via veniva iettanno esparienno pecunia a muodoimperiale: Liello Migliaro sio nome fu. De·llà e de càaveva doi perzonele quale sostenevano le saccadella moneta. Po' questi sequitava lo tribuno solo. Sedeva in unodestrieri grannevestuto de setacioène de velluto mieso verdemieso gialloforrato de varo.Nella mano ritta portava una verga deacciaro politalucente. Nella soa summitate era uno melo de ariento'naoratoe sopra lo pomo staievauna crocetta de aoro. Drento della crocetta staieva lo leno dellacroce. Da l'uno lato erano letteresmaitatedicevano: "Deus "da l'aitro: "SpiritusSanctus ". Puo' esso immediate veniva Cecco deAlesso e portavali sopre capo uno stennardo a muodo regale. In quellostennardo era lo campo debianco; in mieso staieva uno sole de aoro splennente e atornostaievano le stelle de ariento. In capodello stennardo era una palomma bianca d'arientola quale portava invocca una corona de oliva. Dallolato ritto e manco aveva con seco da pede cinquanta vassalli deVitorchianoli fidelicolli sbiedi inmano. Bene parevano orzi vestuti e armati. Po' questi sequitava lacompagnia de moita ientedesarmatasì de ricchisì de potientideconsigliericompagni e de moita iente onesta. Con cutaletriomfocon cutale gloria passao lo ponte de Santo Pietroonneperzona salutanno. De colpo le portee·lle tavolata fuoro date per terrala strada spaziosa elibera. Puoi che fu ionto alle scale de SantoPietroli calonici de Santo Pietro con tutto lo chiericato liiessiro incontra vestuti e parati colle cottebianche solennementecolla croce e collo oncienzo. Vennerocantanno"Veni Creator Spiritus" fi' allescale e sì·llo recipiero con granne letizia.Inninocchiato denanti allo aitare deo soa offerta. Lochiericato preditto li raccommannao li bieni de Santo Pietro. Losequente dìe deo odienzia alle vedovealli orfanialli desolati. E fece prennere doi scrivisenato e fecelimitrare como faizarii e connannaoli ingranne pecuniamille livre per uno. L'uno avea nome TomaoFortifioccal'aitro avea nome Poncellettodella Cammora. Questi doi erano moito potienti populari. Dalloprincipio questo omo faceva vita assaitemperata. Puoi comenzao a muitiplicare vite e cene e conviti ecrapule de divierzi civi e vini e de moiticonfietti. Puoi fece stecconiare lo palazzo de Campituoglio fra lecolonne e chiuselo de lename. Ecommannao che tutte le steccata delli renchiostri delli baroni deRoma issero per terra; e fu fatto.Anco commannao che quelli travitavole e lename fussi portato aCampituoglio alle spese delli baroni;e fu fatto. Allora in casa de missore Stefano della Colonna preselatronili quali appese. Puoiconnannao ciascheuno lo quale era stato senatore in ciento fioriniperché de essi voleva reedificare eracconciare lo palazzo de Campituoglio. Recipéo per ciaschebarone ciento fiorinima lo palazzo nonfu acconciobenché comenzassi. E fece prennere Pietro deAgabito per la perzonalo quale era statoin quello anno senatoree a pedecomo fussi latronelo fece menarea corte dalli suoi menescalchi.Ora comenzano a spessiare le immasciate delle terre e delli nuobili.Tutta Toscana avea ià mannate leimmasciarie. Allora ordinao la milizia delli cavalieri de Roma perquesto ordine. Per ciasche rione deRoma ordinao pedoni e cavalieri trentae deoli suollo. Ciaschecavalieri avea destrieri e ronzinocavallicopertatiarme adornate nove. Bene pargo baroni. Anco ordinao lipedoni puro adornie deoli liconfallonie divise li confalloni secunno li segnali delli rioniedeoli suollo. E commannao che fussinopriesti ad onne suono de campana e feceselli iurare fidelitate. Fuoropedoni MCCCli cavalieriCCCLXelietti iovinimastri de guerrabene armati. Puoi che·llotribuno se vidde armato de così fattamiliziaallora se apparecchia de movere guerra a più potientiperzone. Manna sio editto intorno e citatutti potienti nelle finaite de Roma. Intanto ordinao alquanti suoifattori e mannaoli coglienno lofocatico. Coizero dunqua lo cienzo antico dello puopolo de Romaeonne dìe la moneta vene a Romaper tale viache increscimento e fatiga fosse contare pecunia detanta iente. Prestamente li vassallidelli baroni pacano uno carlino per fumante. Apparecchiavanose aquesta paca le citatele terre e lecommunanzele quale staco nella Toscana inferiore e in Campagna e inMaretima. No·llo créseri: livassalli de Antioccia pacaro. Puoi che·llo editto abbe mannatoa tutti li baroni e alle citate intornodoicemente obedisconosecunno che de sopra ditto ène. Allaloro matre e donna Roma umilereverenzia faco. Solo Ianni da Vico profiettotiranno de Vitervonon vole obedire. Per mille voitecitato non voize comparere. Allora deo contra esso profietto lasentenzia e privaolo in piubicoparlamento della soa dignitate e disse ca era occiditore dello siofratefazziosoe che non volevarennere lo altruiocioène la rocca de Respampanoeappellaolo Ianni de Vico. Allora determinao l'ostesopra quello. E feceli capitanio sopra Cola Orsino guarzonesignorede Castiello Santo Agniloe deoliper consiglieri Iordano delli Orsini. E abbe in quella oste li moitiaiutorii. E posero campo sopre la citatede Vetralla e stiettero in assedio dìi sessanta. E currevanoonne pianura fi' in Vitervo ardenno ederobanno. Dehcomo granne paura fecero a Vitervesi! Donne fu autaVetralla per bona voluntatedelli avitatori. Erance una forte rocca. Quella rocca non fu auta.Volennola Romani prennere per artede guerrafecero trabocchi e manganelle. Moito spessiavano loroprete. Puoi fecero una asinella deleno e connusserolla fi' alla porta della rocca. La notte se fece.Quelli della rocca misticaro zolfopecee uogliolenatrementina e aitre cosee iettaro questa misturasopra lo edificio. La asinella fu in quellanotte arza. La dimane fu trovata cenere. In questa oste fuoroCornetani con tutto loro sfuorzo eManfredo loro signore. Fuoronce le masnate de Peroscinide Todinide Nargnesibaroni de Romaassai. Moito fu bella ostepotente e onorata. Puoi che li Romaniàbbero consumato e guasto onnecampoàbbero arzo lo lavoro e·llo lino fi' in Vitervoera mesa state de luglioquanno lo callo staoinfervente. Allora lo tribuno determinao a questa oste ireperzonalmente e mustrare tutta soa potenziacon cavalieri e pedoni e depopulare le vigne de Vitervo. Quanno loprofietto questo sentìoincontinentepenzao de obedire. In questo tiempo erano in destretto alquantibaroni (de Campituoglio non sepotevano partire)cioène Stefano della Colonna e missoreIordano de Marini. Lo profietto in primamannao li immasciatori. Puoi perzonalmente venne a Roma. Era oranonada mieso dìe. Entrao inCampituoglio e posese sotto le vraccia dello tribuno. In soacompagnia avea forza da sessanta. Allorafuoro inzerrate le porte de Campituoglio esonata la campanafuoroadunati uomini e femine deRoma. Lo tribuno fece uno parlamentonello quale disse che Ianni deVico voleva obedire allo puopolode Roma. Allora lo renvestiva della prefettura e disse che renneva libieni dello puopolo. E così fufattoperché'nanti che lo profietto se partissi de Roma e'nanti che lo esercito de Vetralla se venissirassenata fu alli fattori e allo scindico de Roma la rocca deRespampanoe puoi lo profietto fu lassato.Ora ascoita novitate delle sonnora. La notte denanti allo dìedello accordo lo tribuno dormiva in un siooniesto e triomfale lietto. Primo suonno era. Mentre che dormivacomenzao fortemente a gridare persuonno e diceva: "Lassamelassame". A questo favellare liservitori della Cammora curzero e dissero:"Signore nuostroque novitate ène? Volete cobelle?"Allora lo tribuno era resvigliatofavellao e disse:"Mode io me sonnava che uno frate bianco veniva a mine ediceva:"Tuolli la toa rocca deRespampano. Ecco che te·lla renno". E dicenno questo inquesto suonno me prese per la mano. Alloragridai". Questo suonno né più né menodevenne como fu. Uno fraticiellolo quale aveva nome frateAcuto de Ascisci spidalierilo quale fece lo spidale della Croce deSanta Maria Rotonnadello qualede sopre feci menzione nella renovazione de ponte Muollifu santa ebona perzona. Questo trattao laconcordia fra Romani e·llo profietto. Venne lo sequente dìeallo tribuno colle novelle della pace e disse:"Tuolli la rocca de Respampano. Io te la renno". Favellavaallo puopolo lo tribuno in parlatorio. Tutta lastrada de mercato piena era. In capo della strada apparze frate Acutovestuto de biancoa cavallo inun sio asiniello copierto de biancoincoronato de rami de olivacolli rami della oliva in mano. Pervederlo moita iente se fioccava. Da longa lo vidde lo tribuno e dissealli suoi cubiculari: "Ecco losuonno de questa notte". In questa oste de Vetralla lo Romanoabbe mille perzone da cavallopedonisei milla. La oste fu tornata incoronata de rami de oliva. Ora voglioun poco iessire dalla materia.Pòtera alcuno adomannare se·llo suonno pò esserevero. A ciò responno e dico: bene che moiti suonnisiano vanitatisiano moiti delusioni de demonianientedemeno moitisuonni se trova omo veri como Dioli inspirassispezialmente in perzone temperatedove non abunnanofumositate per crapula e perdesusato civoe in tiempo della notte che se dice auroraquanno separte la notte dallo dìeché locerebro stao purificatoli spiriti staco temperati. E de ciòfao fede lo biato santo Gregorio nelloDialogo. Dice santo Gregorio che nello monistero sio fu uno monaco desanta vita e bona lo qualeaveva nome Mierolo. Questo Mierolo fra le moite virtute aveva questache mai non finava de diceresalmisalvo quanno manicava e dormiva. Infermao. Dormenno questofrate Mierolo infermo sonnaoseche una bella corona de variati fiori descegneva da cielo e posavasenello sio capo. Questo suonnodisse alli monaci. Venne e morìo. Como interpretassi siosuonno in bona partealegramente passao.Po' li anni XIIII de soa morte un aitro monaco cavava la sepoituraper uno muorto in quello luoco doveMierolo stava sepellito. Como fu cavatasubitamente de quello luocoiessìo una fraganziauno odoresuavissimocomo fussino state in quella fossa rosevioleigli emoiti fiori. Dunqua bene fu vero losuonno de Mierolo che da cielo li veniva la corona de fiorili qualifiori puo' li anni XIIII renniero odoredrento alla fossa. Anco ne fao menzione frate Martino nella soacronica. Dice che Marzialeimperatorelo quale staieva in Constantinopoliuna notte se sonnaoche lo arco de Attila vedeva rottoin doi parte. Estimao Marziale che Attila fussi muorto; e cosìfu lo vero. Questo Attila fu granne regee fu granne tiranno. Avea arcieri assai. Tutta Pannonia e Bulgariagìo profonnenno. Depopulao moitecitateAquileia e aitre. Occise Bella frate sio e fu sconfitto daFranceschiBorgognoni e Sanzonesi eItaliani. Nella quale sconfitta fu muorto lo re de Borgogna efuoronce muorti ciento ottanta miliacapora d'uominisì che rigo de sangue abunnao. Dunque Attilare como sconfitto retornao in sio paiesee adunao grannissima iente de Ongari e de Daziani e tornava perentrare in Italia. Delle prime terreche trovassi fu Aqulieiala quale disfece. Papa Lione santissimo inquello tiempo viveva. Pregaolo chese iessissi fòra de Italia; e così fu. Como se partìode Italia per tornare in soa contradamorìo inPannonia. La notte de soa morte apparze in suonno a Marzialeimperatore in Constantinopoli in Grecial'arco de Attila rottodonne Marziale estimao che Attila fussemuorto; e così fu. Anco ne faomenzione Valerio Massimo dello suonno de Cassio Parmeselo quale seretrovao ad occidere IulioCesaridonne se era partito da Romaiva fuienno. Ottaviano eAntonio lo sequitavano como nemicocapitale. Questo Cassio una notte se redusse in una piccola fortezza.Messo a liettovidde in suonnouno omo terribile con una faccia scuralo quale li menacciava. Soiemenacce erano in lengua greca.Per doi voite a tale suonno se svigliao. Alla terza se fece venire lolume e commannao che li suoiservienti lo guardassino. Anco quello medesimo suonno vidde ladimane. Le legione de Ottaviano el'oste de Antonio li fu soprae sì fu preso Cassio e sìli fu tronco lo capo. Aristotile lo filosofo de ciòfao menzione e speziale trattato in un sio livro lo quale hao nome DeSuonno e Vigilianello capitolodella divinazione nello suonno. Dice Aristotile e quelli li qualisequitano la soa opinione che·llo suonnopote essere vero naturalmente. E ciò sottilemente demustra peruna cutale via. In prima suppone lofilosofo che questa differenzia sia fra lo vigliare e·llodormire. Nello vigliare granni movimenti pargoallo imaginare piccolinello dormire li movimenti e·lle cosepiccole pargo granne. Como incontra che inalcuna perzona poca de flemma dolce li destilla per la vocca e pareliassaiare zuccaromele ecennamo. In alcuno abunna poca de collora e pareli vedere saiettevolare per lo cielofocorafiammee tempestate. In alcuno se move ventositate overo alcuno piccoloventariello e pareli vedere che tuttele ventora tempiestino. La cascione de ciò sì èneche nello sopore tutti li spiriti staco insiemmoraredutti drento alla fantasia ed alla imaginativadonne soco piùtemperati a comprennere; ancoperchésoco adunatisoco più potienti in soa operazione. Nellovigliare li spiriti so' despierzile cose soco variee moite; e quanno la virtute stao unitaène più forteche quanno ène sparza. Ià avemo che li spiritinella notte staco sollicitiintentorosie piccola cosa li move. Lasecunna cosa presuppone Aristotileène questa. Dice: "Ciò che noi operamo èneper l'airosenza lo quale vivere non se pote. L'airo ène inmieso de noi. La favella umana vao da omo in omoperchél'airo ène refratto da omo in omo. L'airo semuta e move secunno le mutazioni le quale l'uomini facocomo èdelle densitati delle forme che apparonello spiecchio". Pone un aitro esempio: "Alcuno ietta lapreta nello laco. La preta move l'acqua.L'acquamossa una partemove l'aitra parte vicina in muodo de rotae tante rote fao quanto dura lapotenzia dello vraccio. Stao lo pescatore con sio amopescanonvede quello che la preta iettaomavede li cierchi che l'acqua fao. Conosce che omo li fao impaccio allopesce prennere. Movese e veonea pregare che non ietti prete più". CosìdiceAristotilela favellale operazione umane mutano l'airo.L'airo mutato da parte in parte perveo allo sentimento umano e delliaitri animalicomo incontra che·llacamarda e·lle morte corpora iettano vapori corrotti per loairo e perveo allo odorato delli lopi e delliavoitoridonne se scrive che cinqueciento miglia lo avoitore currealle corpora morte. Questo non foraper aitro se non per la mutazione che fa l'airo continuato da cuorpoa cuorpo. Ora vole Aristotile chenon solamente li effetti delle cose mutino l'airoma anco se mutal'airo per lo volereli penzamenti delloomo; chéquanno uno vole occidere un aitroli spiriti se·lliinfiammano aduosso. Li spiriti infiammatimutano l'airo secunno qualitate de quella collora accesa. L'airomutato se continua colla perzona chedeve essere offesa. Nella perzona che offesa deo essere staco lispiriti temperati secunno laconnizione dello suonnocomprenno l'ira dello omo sopra de sésecunno alcuna speciein tale specie osimile. Questa ène la rascione naturale la quale adduce lofilosofo. Dunqua non fu inconveniente sequello imperatore vidde in suonno l'arco de Attila rotto; chéper la morte de Attila l'airo mutao nelloemisperio de parte in parte l'airo senza contradizzionesìche pervenne allo spirito dello imperatoredormente. Ora voglio tornare alla materia. Puoi che lo profiettoobedìo e assenao la rocca deRespampanoincontinente li fu rassenato in Maretima lo forte eopulente castiello de CerepuoiMonticielli da priesso a TivoliVitorchiano da priesso de Vitervola rocca de Civitavecchia cantomarelo Piglio in Campagna e Puorto canto Tevere. Abbe allora allesoie mano le fortellezzeli passie·lli ponti de Roma in tutto. Allora prese core e ordinaoIanni Colonna capitanio contra quelli deCampagnase fussino rebellispecialmente contra lo conte de FonniIanni Gaietano; lo quale Ianni e liCampanini obediero. Lo profietto in segno de vera obedienzia mannaoFrancesco sio figlio per staiomoito onoratamente accompagnato. Allora Cola de Buccio de Bracciauno potente che abita sopre lemontagne de Rietefuìo e aizao de la più corta longada terra de Roma. Puoi fece in Campituoglio unamoito bella cappella renchiusa con fierri stainati. Là drentofaceva cantare solenne messa con cantoriassai e moita illuminaria. Puoi se faceva stare denanti a sémentre sedevatutti li baroni in pede ritticolle vraccia piecate e colli cappucci tratti. Dehcomo staievanopaurosi! Avea questo una soa mogliemoito iovine e bellala qualequanno iva a Santo Pietroivaaccompagnata da iovini armati. Dellepatricie la sequitavano. Le fantesche colli sottili pannicielli'nanti allo visaio li facevano viento eindustriosamente rostavanoche soa faccia non fossi offesa da mosca.Avea un sio zio: Ianni Varvieriavea nome. Varvieri fu e fu fatto granne signore e fu chiamato IanniRoscio. Iva a cavallo forteaccompagnato da citatini romani. Tutti li suoi parienti ivano a pari.Avea una soa sorella vedovalaquale voize maritare a barone de castella. E fece officiali e renovaode essi onne rascione. Allorafama e paura de sì buono reimento passao in onne terra. Decitate e terre moito lontane vennero aRoma perzone le quale accusaro; e quelli che appellaro e quelli chefuoro puniti no·llo pòtieri credere.Nella citate de Peroscia fu occuitamente occiso uno Iudioricchissimo usurarocolla soa Iudea. Per lotiempo la esecuzione fu trattata a Roma. Moiti offesi tiranniatidelle citate de Toscana vennero aRoma e pregavano per Dio che·lli remettessi in loro case. Adonne iente bene prometteva. Oraspessiano li forestieri e·lli alberghi so' repieni per lafolla della moita forestaria. Le case abannonate seracconciavano. Nello mercato la moita iente curre. Li signori dellaMontagnaquelli de MalietiTodinode Antonioli quali de Roma soco sempre stati stranieritutti serappresentano. In tiempo de tantaprosperitatevolenno essere solo signorelicenziao lo vicario dellopapasio collegalo quale fu unooitramontanogranne decretalista e vescovo de Vitervobenchéde Avignonedalli granni prelatiavessi le moite lettere e·lle moite ambasciate. Allora mannaouno ammasciatore allo papa significannoquesto stato. Questo ammasciatorepuoi che fu tornatodisse che lopapa con tutti li cardinali fortedubitaro. Ora te conto le ammasciate ornate le quale ad essovenivano. Tutta Roma staieva letaridevapareva tornare alli anni megliori passati. Venne lavenerabile ammasciata e triomfale deFiorentinide Seneside Arezzode Todede Teranide SpoletideRietede Ameliade TivolideVelletride Pistoiade Fulignide Ascisci. Queste e moiti aitriuomini de spettata bontateperzoneposateonesteiudicicavalierimercatantibelli e facunniparlatoriuomini de sapienziafacevano leammasciarie. Tutte queste citati e communanze se offierzero allobuono stato. Le citati de Campagnalo ducatole terre dello Patrimonio se renniero. Sì nonvolenno essere sotto la Chiesia lo puopolo deGaieta colla ammasciaria mannao dieci milia fiorini e offierzerose.Veneziani scrissero lettere seiellatecollo seiello pennente de piommonelle quale offierzero allo buonostato le perzone loro e·llo avere.Missore Lucchinolo granne tiranno de Milanamannao una letteranella quale confortao lo tribuno abene fare e allo buono stato e ammaiestravalo che cautamente sapessidomare li baroni. La maiureparte delli tiranni de Lommardia lo desprezzaro. Ciò fumissore Tadeo delli Pepoli de Bolognalomarchese Obizo de Ferraramissore Mastino della Scala de Veronamissore Filippino de Gonzaga deMantovali signori de Carrara de Padovain Romagna missoreFrancesco delli Ordelaffi de Forlìmissore Malatesta de Arimino e moiti aitri tirannili qualifattalaida e vituperosa respostaauto piùmaturo consiglioapparecchiavano de mannare sollenni ambasciate.Ludovico duce de Bavariaiàimperatorefi' dalla Alamagna mannao secreti ammasciatori e pregavaper Dio che·llo accordassi collaChiesiaché non voleva morire scommunicato. Dello regno dePuglia li scrisse lo duca de Durazzo eofferivase. Nello soprascritto diceva: "Allo amico nuostrocarissimo". Anco li scrisse missore Aloisiprincipe de Tarantoe aitri regali. Da Ludovico re de Ongaria venivauna grossa ammasciata eonorata. Ià vennero li preventori delli ambasciatori epregavano che·llo tribuno collo puopolo de Romaprovedessi sopre la vennetta la quale se dovessi fare della crudamorte la quale fece lo re Antrearede Puglialo quale dalli baroni era stato appesocomo se diceraopuoi. Erano questi preventori dellaambasciata doi perzone assai notabilevestute de ricchi verdiforrati de vari con cappe alamanne.Quanno lo tribuno intese loro ammasciatavolennoli dare respostamenaoli su nello parlatorio denanti atutto lo puopolo. Era dìe sabato. Fatto era de alquantiiustizia. Allora se fece ponere in capo la coronatribunaledella quale io farraio menzione. Nella mano ritta tenevauno melo d'ariento colla croce.Allora favellao e disse: "Iudicaraio la rotonnitate delle terrein iustizia e li puopoli in ogualitate". Dissepuoi: "Questi soco li ambasciatori delli Ongarili qualidemannano iustizia della morte dello aitroinnocente re Antrea". Dalla reina Iuvannamoglie dello reAntreainfelice reabbe lettere graziosedalla quale medesima la tribunessa ne abbe cinqueciento fiorini eiole. Dallo santo patre apostolicolettere abbe che facessi bene. Da moiti prelati lettere abbe specialiche sapessi suiere le zinne dellasanta Chiesia como de pietosa e dolce matre. Ora Filippo de Valloisre de Francialettera manna peruno arcieri. La lettera era scritta in vulgare; non era pomposamaera como lettera de mercatanti.Quanno la lettera fu ionta in Romalo tribuno era caduto de siodominiolo stato era rottodonne fuassenata alli signori de Castiello Santo Agniloe Agnilo Malabrancacancellieri de Romal'abbe in soiemano. Voglio alcuna cosa breviare delle magnifiche resposte le qualedaieva. Venne a Romal'ammasciata dello principe de Taranto. Tre fuoro li ammasciatoriuno arcivescovo dello ordine desanto Francescomastro in teologiauno cavalieri a speroni d'aorouno iudice con bella compagniasome e aitro arnese. Quanno li tre ammasciatori fuoro denanti allotribunolo arcivescovo propusequeste paravole: "Misit viros renovare amicitiam ". Puoi sedestese e disse como loro signore sealegrava moito de sì fatto stato. Puoi lo confortava. Puoi seofferìo. Puoi domannava che Romanifussino una con esso a contrariare allo re de Ongarialo qualeveniva ad ardere e refocare lo reamede Puglia. Ditte queste paravolelo ammasciatore fece fine. A questeparavole lo tribuno senzaprovisione alcuna respuse per questa via. In prima propuse così:"Sit procul a vobis arma et gladius.Terra marique sit pax ". Puoi disse: "Avemo alquantipopularicolli quali auto consiglioa voi darremoresposta". Quanno lo fratemastro in teologiaqueste paravoleabbe intesesubitamente esbauttìo sìforte che brevemente non sapeva que dicere. La cascione dello siosbaottimento fu questache·llaresposta dello tribuno responneva alla proposta e ambedoi erano de untiestopoco da longa l'unodall'aitronello livro de Maccabei. L'opera fu così. Ientestraniera per forza entraro nello reame deIudea. Li regali de Iudea forte resistenzia fecero. La guerra fugranne. Li campi non fuoro coitivati.La carestia era granne per la contrada. Non avevano foraggio.Convenne che Iudiei recurressino aRomanicolli quali avevano lega. Donne mannaro a Roma liammasciatori per renovare questaamistanzaca volevano aiuto e succurzo. Anco vennero e adomannarograno per la carestia cheaveano. In ciò adussero navi e addussero moneta assai. Romanirespusero in una letterascrissero cheessi ortavano non essere guerra in loro paese de Iudea e che pace lidonassi Dio per terra e per mare.All'opera della annona li Romani caricaro le navi de grano e·llamoneta misero nelli sacchie sìmannaro lo grano e remannaro in reto la moneta. De ciò lofrate esbaottìoca penzao in sio animo:"Moito ène savio omo questo tribunomoita scienzia saoché me hao respuosto per lo tiesto dellaAbibia in quella colonna dove stava la mea proposta. Certo moito saomoita memoria e prodezza hao".Ora te voglio contare alcuna cosa della iustizia la quale questofaceva. Confesso che quelli che inRoma venno carne o pesce siano li peiori uomini dello munno; onneiente suoglio imbrattare. Alloradicevano nettamente: "Questa carne ène de pecoquestaène de crapaquesta ène sediticcia. Questopesce ène buonoquesto ène rio". Nettamenteciasche arte diceva la veritate. Fra li aitri ambasciatoriuno monaco nero della citate de Castiello venne a Roma. Albergao inCampo de Fiore. Làpo'vesperolevato da cena non potéo trovare la cappala qualeavea lassata fòra; era furata. Abbe lomonaco alquante paravole coll'oste. L'oste diceva: "Non meassenasti cappa". Non valenno lo turbarea trovare la cappalo monaco ne gìo denanti allo tribuno edisse: "Missoreio me pusi a cena. Lassaimea cappa de fore dallo albergo. Credeva che vostra signoria me·llaconservassi. Ora me ène furata.Non la pozzo reavere. Monaco sacrato so'. In gonnella ne vado leieria muodo de sparvieri". A ciòrespuse lo tribuno e disse: "Toa cappa salva ène".Mannao per panni. In quello stante li fece tagliare ecosire ricca cappa de quello panno de quello colore. Ora torna lomonaco moito contento allo albergo edisse: "Io non aio perduta cosa alcuna. Ecco la mea cappa".Lo notaro dello tribuno scrisse li confinidello luocoe se·lla ruvina soa maturata non fussinetraieva più de milli fiorini. Nello terreno dellocastiello de Crapanica fu derobato uno vetturale. Be·lli futuoito uno mulo e una soma de uoglio. Perbona fede lo conte Bertuollode cui era la signoria dello castiellomannao per lo uoglio e per lo mulofiorini trenta e quattrociento fiorini pacao per connannazionechémale guardao lo paiese. Anco unocurrieri li portao lettere. Dormenno in sio albergo de notte un aitrocurrieri lo ammazzao e toizeli soamoneta. Essenno lo malefattore presofu sotterrato vivo e de soprada esso in una fossa fu messo loocciso. Anche più bella questione della morte de re Antrea sedevolveva a Roma. Li abocati da partedello re de Ongaria e·lli abocati da parte della reina Iuvannacomparzero denanti alla banca dello iudicedello tribuno e questionavano. Li abocati dello re domannavanoiustizia. Quelli della reina dicevano cain la reina non fu alcuna colpa della morte de sio marito. L'aitraparte se mormorava della iniuria e coninstanzia domannava vennetta. Le abocazioni dell'una parte e dellaaitra se mettevano in livro. Questafu cosa magna de non poco onore. Ora te voglio contare como fu fattocavalieri a granne onore. Puoiche lo tribuno vidde che onne cosa li succedeva prospera e chepacificamentesenza contradizzionereievacomenzao a desiderare l'onoranza della cavallaria. Dunqua fufatto cavalieri bagnato nella nottede santa Maria de mieso agosto. La grannezza de questa festa fu perquesta via. In primaapparecchiao alle nozze tutto lo palazzo dello papa con onnecircustanzia de Santo Ianni in Laterano eper moiti dìi denanzi fece le menze da magnare delle tavole edello lename delli renchiostri delli baronide Roma. E fuoro stese queste menze per tutta la sala dello viecchiopalazzo de Constantino e dellopapa e lo palazzo nuovosì che stupore pareva a chi loconsiderava. E fuoro rotti li muri delle saledonne venivano scaloni de leno allo scopierto per ascio de portare lacucina la quale là se coceva. E adonne sala apparecchiao lo cellaro de vino nello cantone. Era laviilia de santo Pietro in Vincola. Oraera de nona. Tutta Romamaschi e feminene vaco a Santo Ianni.Tutti se apparecchiano sopra liporticali per la festa vedere e nelle vie piubiche per vedere questotriomfo. Allora venne la moitacavallaria de diverze nazione de ientebaronipopulariforesi apettorale de sonaglievestuti dezannatocon banniere. Facevano granne festacurrevano iocanno. Orane viengo buffoni senza fine.Chi sona trommechi cornamusechi cerammellechi miesi cannoni.Puoi questo granne suono vennela moglie a pede colla soa matre. Moite oneste donne laaccompagnavano per volerli compiacere.Denanti alla donna venivano doi assettati iovinili quali portavanoin mano uno nobilissimo freno decavallo tutto 'naorato. Tromme d'ariento senza numero ora vedesitrommare. Po' questi venne grannumero de iocatori da cavallofra li quali Peroscini e Cornetanifuoro li più avanzarani. Doi voiteiettaro loro vestimenta de seta. Puoi veniva lo tribuno e·llovicario dello papa allato. Denanzi allotribuno veniva uno lo quale portava in mano una spada nuda. Sopra locapo un aitro li portava unopennone. In mano portava una verga de acciaro. Moiti notabili eranoin soa compagnia. Era vestutocon una gonnella bianca de seta miri candorisinzaganata de aorofilato. La serafra notte e dìesallìo nella cappella de Bonifazio papafavellao allo puopoloe disse: "Sacciate ca questa notte me degofare cavalieri. Crai tornareteca oderete cose le quale piaceraco aDio in cieloalli uomini in terra". Intanta moititudine da onne parte era letizia. Non fu orrorenon arme.Doi perzone àbbero paravole.Adirati trassero le spade. 'Nanti che colpo menassino le tornaro inloro guaine. Onneuno vao in soavia. Delle citate vicine a questa festa vennero li abitatoriche piùèli veterani e·lle poizellevedove emaritate. Puoi che onne iente fu partutaallora fu celebrato unosolenne officio per lo chiericato. E po'lo officio entrao nello vagno e vagnaose nella conca dello imperatoreConstantinola quale ène depreziosissimo paragone. Stupore ène questo a dicere. Moitofece la iente favellare. Uno citatino deRomamissore Vico Scuotto cavalierili cenze la spada. Puoi seadormìo in uno venerabile lietto eiacque in quello luoco che se dice li fonti de Santo Iannidrentodallo circuito delle colonne. Là compìotutta quella notte. Ora odi maraviglia. Lo lietto e·llalettiera nuovi erano. Como venne lo tribuno asallire a liettosubitamente una parte dello lietto cadde in terraet sic in nocte silenti mansit. Fatta ladimanelevase su lo tribuno vestuto de scarlatto con varicenta laspada per missore Vico Scuottocon speroni d'aorocomo cavalieri. Tutta Romaonne cavallarianevao a Santo Iannianco li baroni eforesi e citadini per vedere missore Nicola de Rienzi cavalieri.Faose granne festafaose letizia.Staieva missore Nicola como cavalieri ornato nella cappella deBonifazio papa sopra la piazza consolenne compagnia. Là se cantava solennissima messa. Non cemancao cantorenon apparato deornamento. Mentre che tale solennitate se celebravalo tribuno sefece 'nanti allo puopolomise granvoce e disse: "Noi citemo missore papa Chimento che a Roma vengaalla soa sede". Puoi citao locolleio delli cardinali. Anco citao lo Bavaro. Puoi citao li elettoridello imperio in la Alamagna e disse:"Voglio che questi vengano a Roma. Voglio vedere che rascionehaco nella elezzione"; ca trovavascritto chepassato alcuno tiempola elezzione recadeva a Romani.Fatta tale citazioneprestamentefuoro apparecchiate lettere e currieri e fuoro messi in via. Puo'questo trasse fòra della vaina la soaspada e ferìo lo aitare intorno in tre parte dello munno edisse: "Questo è mioquesto è mioquesto èmio". Era là presente a queste cose lo vicario dellopapa. Stava como leno idiota. Non sentivamastupefatto de questa novitate contradisse. Abbe un sio notaro e persentenzia piubica se protestao edisse ca queste cose non se facevano de soa voluntateanco senza soacoscienzia e licenzia de papa;e de ciò pregao lo notaro che ne traiessi piubico instrumento.Mentre che lo notaro gridanno ad aitavoce queste protestazioni allo puopolo facevacommannao missoreNicola che trommetrommettenaccari e ceramelle sonassinoche per lo maiure suono la voce dellonotaro non se intennessi. Lomaiure suono celava lo minore. Viziosa buffonia! Fatta questa cosala messa e soa solennitate finitafu. Intienni una cosa notabile. Continuamente in quello dìedalla dimane nell'alva fi' a nonaper le naredello cavallo de Constantinolo quale era de brunzoper canali depiommo ordinati iessìo vino roscioper froscia ritta e per la manca iessìo acqua e cadevaindeficientemente in la conca piena. Tutti lizitiellicitatini e stranierili quali avevano setestaievano allotornocon festa vevevano. Puoi chepalesato fu che vagnato era nella conca de Constantino e che citatoavea lo papamoito ne stette laiente sospesa e dubiosa. Fu tale che lo represe de audaciataledisse che era fantasticopazzo. Ora nevaco allo solennissimo pranzo de varietate de moiti civi e nuobilivini signori e donne assai. Sedéomissore Nicola e·llo vicario dello papa soli alla tavolamarmorea - menza papale ène - nella sala deSanto Iannila vecchia. Tutta quella sala fu piena de menze. Lamoglie colle donne manicao nella saladello palazzo nuovo dello papa. In questo pranzo fu maiure carestiade acqua che de vino. Chi voizestare allo pranzo stette. Non ce fu ordine alcuno. Abbatichierichicavalierimercatanti e aitra ienteassai. Confietti de divisate manere. Funce abunnanzia de storionelopesce delicatofasanicrapetti.Chi voleva portare lo refudioportava liberamente. A tale convitofuoro li ammasciatori li quali ad essoerano venuti de diverze parte. Mentre lo manicare se facevasenza liaitri buffoni moitifu uno vestutode cuoro de vove. Le corna in capo avea. Vove pareva. Iocao e saitao.Fornito lo pranzocavalcamissore Nicola de Rienzi a Campituogliovestuto de scarlatto convaricon granne cavallaria. Nonlassaraio quello che ordinao nella soa salluta. Fece una cassa conuno forame de sopre quanno inprezzopuoi devenne in vilitate. Anche se fece uno capelletto tuttode pernemoito belloe su nellacima staieva una palommella de perne. Questi divierzi vizii lo fecerotramazzare e connusserollo inperdimento per questa via. Uno dìe convitao a pranzo missoreStefano della Colonna lo vegliardodellacui bontate ditto ène de sopre. Como fu ora de pranzocosìlo fece menare per forza in Campituoglio elà lo retenne. Puoi fece menare Pietro de Agabitosignore deIennazzanolo quale fu prepuosto deMarziglia e allora era senatore de Roma. Anco fece menare per forzaLubertiellofiglio dello conteVertollolo quale era senatore. Anco questi doi senatori fece menarea Campituoglio como fussinolatroncielli. Anco retenne lo prosperoso iovine Ianni Colonnaloquale alli pochi dìi avea fatto capitaniosopra Campagna. Anco retenne Iordano delli Orsini dello Monteancomissore Ranallo delli Orsini deMarini. Retenne Cola Orsinosignore dello Castiello Santo Agnilo.Retenne lo conte VertollomissoreOrso de Vicovaro delli Orsini e moiti aitri delli granni baroni deRoma. Non abbe Luca de Saviello néStefano della Colonna né missore Iordano de Marini. Lisopraditti baroni abbe in sia destretta presonelo tribunosotto guardiae tenneli sotto spezie de tradimentodannoli ad intennere ca se volevaconsigliare con essiad alcuni per pranzare. Venuta la seralipopulari romani moito biasimavano lamalizia delli nuobili e magnificavano la bontate dello tribuno.Allora missore Stefano lo veglio mosseuna questione: quale era meglio ad un rettore de puopolol'essereprodigo overo avaro? Moito fudesputato sopra ciò. Dopo tutti missore Stefanopresa laponta della nobile guarnaccia dello tribuno:"Per titribunofora più convenevole che portassivestimenta oneste de vizuoconon queste pompose".E ciò dicenno li mostrao la ponta della guarnaccia. Questoodenno Cola de Rienzi fu turbato. La seraera. Fece stregnere tutti li nuobili e feceli aiognere guardie.Missore Stefano lo veterano fu renchiusoin quella sala dove se fao lo assettamento. Tutta la notte stettesenza lietto. Annava de là e de càtoccava la portapregava le guardie che·lli operissino. Leguardie non lo scoitavano. Crudele cosafatta li fu in tutta quella notte senza pietate. Ora se fao dìe.Lo tribuno avea deliverato de troncare latesta ad onneuno nello parlatorio per liberare del tutto lo puopolode Roma. Commannao che loparlatorio fussi parato de panni de seta de colori rosci e bianchiefatto fu. Ciò fece in segnale desangue. Puo' fece sonare la campana e adunao lo puopolo. Puoi mannaolo confessorecioène unofrate minorea ciasche baroneche se levassino a penitenza eprennessero lo cuorpo de Cristo.Quanno li baroni sentiero tale novella una collo stormo dellacampanadeventaro sì ielati che nonpotevano favellarenon sapevano que·sse fare. La maiure partese umiliao e prese penitenza ecommunione. Missore Ranallo delli Orsini e alcuno aitroperchéla dimane per tiempo avevanomanicate le ficora fieschenon se potiero communicare. MissoreStefano della Colonna non se voizeconfessare né communicare. Diceva che non era apparecchiatoné soie cose aveva despenzate.Intanto alcuni citatini romani consideranno lo iudicio che questovoleva fareimpedimentierolo conparavole dolci e losenghevile. Alla fine ruppero lo tribuno in soaopinione e levarolo de proponimento.Era ora de terza. Tutti li baroni como dannatitristidesceseroioso allo parlatorio. Sonavano le trommecomo se volessino iustiziare li baroni denanti allo puopolo. Lotribunomutato dello sio proponimentosallìo nella aringhiera e fece uno bello sermone. Fonnaosenello paternostro:"Dimitte nobis debita".Puoi scusao li baroni e disse ca volevano essere in servizio dellopuopoloe pacificaoli collo puopolo.Ad uno ad uno inchinaro lo capo allo puopolo. Alcuni de loro fecepatriziialcuni fece profietti sopra laannonaalcuni duca de Toscanaalcuni duca de Campagna. E deo aciascheuno una bella robbaforrata de varoadornauno confallone tutto de spiche de aoro. Puoili fece pranzare con esso ecavalcao per Roma e menaoselli dereto. Puoi li lassao ire in loroviaii salvi. Questo fatto moitodespiacque alli descreti. Disse la iente: "Questo hao acceso lofuoco e·lla fiamma la quale non porraospegnere". E io li dico questo proverbio: "Chi vole pederepuoi culo stregnerefatigase la natica".Vengote a dicere in que muodo fu assediato lo castiello de Marini.Puoi che li baroni fuoro lassatinoncuraro de compagnia. Vacone fòra de Roma alle lorofortellezze. Fra dienti menacciavano. Non eraaccottiante alcuno comenzare la varatta con Romani. Fra tantoColonnesi e·lli signori de Marinimissore Ranallo e missore Iordanofortificavano le loro fortellezze.Secretamente faco una iura.Mustrano ca voco rebellare. Fortificano Marini e renovano lo fossatointorno. Menano uno fortesteccato de doppie lena. Tanta fu la pascia dello tribunoche ciònon sappe vetare. Non se parao alloprincipio. Aspettao fi' che lo castiello fu forte guarnito. Fra tantoquesto tribuno deventao iniquo. Moitaiente de esso se mormorava. Puoi che lo castiello de Marini bene fuinforzatoguarnito de saiettelance e uominivettuaglia e muralename e vinola rebellione sescoperze. Folli mannato lo editto checomparessi. Allo messaio fuoro fatte non meno de tre ferute in capolà fra le vigne de Marini. Puoiessivano fòra de Marini e onne dìe predavano li campide Roma. Menavano vuovipecorapuorciiumente. Tutto connucevano a Marini. Ora vedese per Roma sciliare degote. Onne perzona lagnatastrilla. Rancore e paura nasco. Un'aitra voita lo tribuno li citao ecommannao che venissino a Roma apede sotto pena dello sio furore. Puoi commannao che fussino pentimissore Ranallo e missore Iordano'nanti allo palazzo de Campituoglio como cavaliericollo capo desotto retrosi e·lli piedi de sopra.Perciò peio ne fao missore Iordano. Curreva fi' a porta deSanto Ianni e prenneva uomini e feminearmenti de vestie. Onne cosa ne porta a Marini. Missore Ranallolofratene passao de·llà dalloTevere e entrao nella citate de Nepe e curreva de·llà ede cà ardenno e predanno. Ardeva terre. Arzela castelluzzacase e uomini. Non se schifao de ardere una nobiledonna vedova veterana in una torre.Per tale crudelitate li Romani fuoro più irati. Moito hacoconceputo contra missore Ranallo e missoreIordano. Non pare opera da gabe. La perverza mente de Romani fucontra Colonnesi. Era allora levennegne. L'uva era matura. La iente la pistava. Allora lo tribunoadunao tutto lo puopolo armato etrasse fòra l'oste de Roma e iessìo fòra soprelo castiello de Marini e locao sio esercito in uno luoco loquale se dice la Maccantregola. Valle ène sotto una selvalonga dallo castiello forza un miglio. L'ostefu bellagrossa e potentede pedoni e de cavalieri. Fuoro pedoni davinti miliacavalieri da ottociento.Era lo tiempo forte corocciato e piovoso per tale viache impacciaval'oste. Non li lassava fare guastoalcuno. Alla finein spazio forze da otto dìiguastaro tuttociò che era intorno allo castiello de Marini.Tutto depopularo lo sio terreno. Tagliaro vignearbori; arzero mole;scaizaro la nobile selva nontoccata fi' a quello tiempo. Onne cosa guastaro. Per anni quellocastiello non fu tale né tanto. Puoitrassero delli arnari preda secunno che se potéo. Tutta Romaiaceva là. In questi dìi sopravenne aRoma uno cardinale; legato era de papa. Questo legato infestavatuttavia con lettere che·llo tribunotornassi a Romaca·lli voleva alcuna cosa rascionare. Alloralo tribunofatto lo guastouna dimane pertiempo levao campo e annao sopra la castelluzzapoco da longa daMarini. Sùbito la presee instantifuoro dati per terra li muri intorno. Ià voleva commattere larocca e la torre rotonnadove se eraredutta la fantaria. E per espugnare quella torre avea fatto fare doicastella de lenamele quale sevoitavano sopra rote. Avea scale e artificii de lename. Mai nonvedesti sì belli ignegni. Apparecchiavapicchioni e aitri instrumenti. Moite ammasciate recipéo inquello luoco. Curreva de·llà una acquicella.In quella acquicella vagnao doi cani e disse ca erano Ranallo eIordano cani cavalieri. Puoi guastao lamola. Puoi mosse tutta soa oste e tornao a Romaperché lelettere dello legato infrettavano. La matinaper tiempo deo per terra le belle palazza in pede de ponte de SantoPietroin fronte de Santo Cieizo.Puoi ne ìo con soa cavallaria a Santo Pietro. Entrao lasacristia e sopra tutte le arme se vestìo ladalmatica de stati de imperatore. Quella dalmatica se viesto liimperatori quanno se incoronano. Tuttaène de menute perne lavorata. Ricco ène quellovestimento. Con cutale veste sopra l'arme a muodo deCesari sallìo lo palazzo dello papa con tromme sonanti e fudenanti allo legatosoa bacchetta in manosoa corona in capo. Terribilefantastico pareva. Quanno fu pervenutoallo legatoparlao lo tribuno edisse: "Mannastivo per noa. Que ve piace de commannare?"Respuse lo legato: "Noa avemo alcuneinformazioni de nuostro signore lo papa". Quanno lo tribuno ciòodìoiettao una voce assai aita e disse:"Que informazioni so' queste?" Quanno lo legato odìosì rampognosa respostatenne a si e stettequeto. Deo la voita in reto lo tribuno e fao guerra contra MariniMarini contra Romani. Ora te vengo acontare como Colonnesi fuoro sconfitti in Roma. La guerra era forte.Li citatini de Roma parevanoforte affannati della fatica e dello desciascio e dello danno. Lotribuno non pacava li sollati comosoleva. Granne bisbiglio per la citate era. Li cavalerotti de Romascrissero lettere a Stefano dellaColonnache venissi con ienteca·lli volevano aperire laporta. Li Colonnesi fecero la adunata inPellestrinanumero de setteciento cavalieripedoni quattro milia.Per forza voco tornare a Roma. Moitibaroni so' nella iura con essi. Granne apparecchio se fao inPellestrina. E per tornare a Romadaievano dolce resposta ca volevano venire alle loro case. De questaadunanza lo tribuno fortespaventao e deventao como fussi infermomatto. Non prenneva civo nédormiva. Una dimanetiempori'nanti alla sconfitta forze tre dìiparlao allopuopolo e confortaolo e fra le moite paravoledisse: "Sacciate ca in questa notte me ène apparzo santoMartinolo quale fu figlio de tribunoedisseme:"Non dubitareca tu occiderai li nimici de Dio"".L'aitra dimane sequentede notte moitotiemporisonao soa campana a stormo. Adunao lo puopolo tutto armato.Assettato parlao e disse:"Signorifacciove asapere ca in questa notte me apparze santoBonifazio papa e disseme che oie inquesto dìe farremo vennetta delli suoi nimici colonnesiliquali sì laidamente vituperaro la Chiesia deDio". Puoi disse: "Aio uno figlio - Lorienzo hao nome - queverrà con meco alla vattaglia contra litraditori dello puopolo e contra li periuri". Puoi disse:"Sapemo per le spie nostre ca questa iente ènevenuta e posata appriesso alla citate a quattro miglia in uno luocoche se dice Monimento. Donne ènevero segnale che non solamente serraco sconfittianco serraco occisie sepelliti nello Monimento". Editto questofece sonare trommeceramelle e naccarie ordinao levattaglie e fece li capitanii dellevattagliee deo lo nome"Spirito Santo cavalieri". Ciòfattoquetamentesenza romorecolle legioneordinati da pede e da cavallose ne vaco a porta Santo Lorienzolaquale hao nome porta Tevertina.Delli baroni fuoro collo puopolo Iordano delli OrsiniCola Orsino deCastiello Santo AgniloMalabranca cancellieri della PoscinaMatteo figlio dellocancellieriLubertiello figlio dello conteVertollomoiti aitri. Non voglio lassare lo muodo che servao lotribuno dello profietto 'nanti la sconfitta.Lo tribuno mannao per lo profietto. Lo profietto volenno obedirevenne con ciento cavalieri per esserealla vattaglia in servizio de Romani. Da XV baronetti de Toscanaaveva con seco menati. Anco aveamenato sio figlio Francesco. Quella fu la prima voita que armeportao. Denanti a sé mannaocinqueciento some de grano per grasciacomo se conveo a profietto.Erase sforzato de compiacere aRomani. Como fu iontofu invitato a pranzo. Sedennoli fu tuoito learme a si e alli suoi compagni.Puoi fu messo in presone esso e·llo figlio. Lo arnese e·llicavalli li fu tuoito e dati per Romani. E feceuno parlamento lo tribuno allo puopolonello quale disse lo tribuno:"Non ve maravigliate che io tengo inpresone lo profiettoca esso era venuto per ferire da costa e persconfiere lo puopolo de Roma". Oratorno alla vattaglia. Colonnesi se muossero con granne esfuorzo daMonimento dalla mesa notte econnusserose allo munistero de Santo Lorienzo fòra le mura.Era lo tiempo rencrescevile per la pioviae per lo aspero freddo. Adunarose li baroniStefano della ColonnaIanni sio figlioPietro de Agabitolo quale era stato prepuosto de Marziliasignore de Iennazzanomissore Iordano de MariniCola deBuccio de BracciaSciarretta della Colonna e moiti aitri. Vennero aconsiglio de que devessino fareperché Stefano era infestato da un vomaco e tremava comofronne. Pietro de Agabitoessenno unpoco affannatosonnato se aveva de vedere la soa donna vedova chepiagneva e sciliavase. Per paurade tale suonno se voleva da l'oste assentare. Non se voleva trovarealla rotta. Anco odivano sonare lacampana a stormo. Sapevano che lo puopolo forte irato era ecorocciato. Anco perché Stefano dellaColonnacapitanio de tutta l'oste generalecomo ionze làdenanti a tuttila prima cosasolo con unfantea cavallo a un palafreno ne gìo alla porta de Roma ecomenzao a chiamare ad aita voce laguardia a nome. Pregava che operissi la porta. Adduceva questerascioni: "Io so' citatino de Roma.Voglio a casa mea tornare. Vengo per lo buono stato". Portava loconfallone della Chiesia e dellopuopolo. A queste paravole respuse la guardia della porta - PavoloBussa avea nome lo buonovalestrieri - e disse: "Quella guardia che chiamate qua nonstao. Le guardie so' mutate. Io so' venutode nuovo qua con miei compagni. Voi non potete entrare qua per viaalcuna. La porta ène inzerrata.Non conoscete quanta ira hane lo puopolo de voi che turbate lo buonostato? Non odite la campana?Pregove per Diopartiteve. Non vogliate essere a tanto male. Insegno che voi non pozzate entrareecco che ietto la chiave de fòra". Iettao la chiaveecadde in una pescolla d'acqua la quale staieva defòra per lo malo tiempo che era. Quanno li baronistaienno inconsiglioavessino recitate tutte questecosebene viddero che entrare non potevano. Deliveraro de partiresead onorefatte tre schiereordinati venire fi' alla porta denanti de Romale sonante tromme eaitri instrumentie dare la voita amano rittatornare a casa con granne onore. Così fu fatto. Iàne erano venute doi vattagliela primae·lla secunnasì della pedonaglia sì dellacavallaria. Petruccio Fraiapane fu lo connuttore. Sonate letromme alla portadiero la voita a mano ritta e senza lesione alcunatornaro. Ora ne veniva la terzaschiera. In questa era la moititudine della cavallariaerance lanobile ienteeranonce li prodi e bene acavallo e tutta la fortezza. Uno vanno fu 'nanti messoche nulloferisse sotto pena dello pede. Li primiferitori fuoro da otto nuobili baronifra li quali fu lodesventurato Ianni Colonna. Questi nuobili primiferitori 'nanti ivano ad onne moititudine uno buono spazio. Eraallora l'alva dello dìe. Li Romani drentodalla portanon avenno la chiaveper forza opierzero la porta periessire alla varatta. Granne romorefao lo ferire delle accette. Granne ène la confusione dellostrillare. La porta ritta fu opertala mancaremase enzerrata. Ianni Colonnaapprossimannosi alla portaconsiderao lo romore drentoconsideraolo non ordinato aperireestimao che suoi amici avessino muossodrento romore e che avessino rotta laporta per forza. Questo considerato Ianni Colonna sùbito seimbraccia lo pavesotto con una lancia allacossasperonao lo sio destriero. Adorno como baroneforte currennonon se retenneentrao la portadella citate. Dehcomo granne paura fece allo puopolo! Alloradenanti a esso deo la voita a finire tuttala cavallaria de Roma. Similemente tornao a reto tutto lo puopolofuienno quasi per spazio de mesavalestrata. Non per tanto questo Ianni Colonna fu sequitato dallisuoi amatorianco remase solo làcomo fussi chiamato allo iudicio. Allora Romani presero vigoreintennenno che esso era solo. Anco fupiù la soa desaventura. Lo destrieri lo trasportao in unagrotta poco più de·llà dalla portadallo latomanco entranno la porta. In quella grotta fu scavalcato da cavallo econoscenno sia desaventuradomannava allo puopolo misericordia e adiurava per Dio che soiearmature no·lli dispogliassino. Quevaio più dicenno? Là fu denudato edatoli tre ferutemorìo. Fonneruglia de Treio fu lo primo che locolpiao. Iovine era de bona industriavarva non avea messa. La soafama sonava per onne terra devertute e de gloria. Iace nudosupinoferutomuortoin unomonteruozzo canto allo muro della citatedrento dalla porta. Erano suoi capelli caricati de loto. A pena sepoteva conoscere. Ora vedimaraviglia! Incontinente lo tiempo pestilenzialeturvatosecomenzao a reschiarare. Lo sole daievalucienti raii. De tiempo caliginoso fu fatto sereno e alegro. IntantoStefano della Colonna in tantamoititudine la quale ordinatamente veniva denanti alla portateneramente domannao dello sio figlioIanni. Respuosto li fu: "Noi non sapemo que aia fattodove siaito". Allora sospettao Stefano cheavessi entrata la porta. Perciò speronao e solo la portaentrao e vidde che lo sio figlio iaceva in miesode moiti in terra li quali lo occidevano fra la grotta e·llopantano della acqua. De ciòtemenno della soaperzonatornao a retoiessìo la porta. La mente razionale loabannonaofu smarrito. Lo amore dellofiglio lo convenze. Non fece paravola alcunaanco tornao e entrao laporta se per via alcuna poteva losio figlio liberare. Non se approssimaoca conubbe che muorto era.Intenneva a campare la perzona.Tornava in reto tristo. Nello iessire che faceva della portavennede sopra dallo torriciello una grossamacina e percosse esso nelle spalle e·llo cavallo nellagroppa. Ora lo sequitano le lance lanciate de·llàe de cà. Lo cavalloferuto nello pietto de lanciaiettavacaicie sì spesso chenon potennosemantenere a cavallocadde per terra. Veo lo puopolo senza rascione esì·llo occide in fronte dellaportain quello luoco dove stao la maine nello paretein mieso allastrada. Là iacque nudo in veduta adonne puopoloa chi passava. Non aveva uno delli piedi. Moite feruteavea. Fra lo naso e·lli uocchiavea una feruta e sì terribile operturache pareva lo guadodelle gote dello lopo. Lo sio figlio Ianniabbe sole doi ferute nello pettignone e nello pietto. Ora iesse lopuopolo furioso senza ordinesenzaleie; cerca a chi dea morte. Scontraro li iovini Pietro de Agabitodella Colonna che dereto fu prepuostode Marzilialo quale chierico fu. Mai vestute non se aveva arme senon allora. Era caduto da cavallo.Non poteva liberamente annareperché la terra era scivolente.Fugìose in una vigna vicina. Calvo erae veterano. Pregava per Dio che perdonassino. Non vaize lo pregare.In prima li tuoizero soa monetapuoi lo desarmaropuoi li tuoizero la vita. Stette in quella vignanudomuortocalvograsso. Nonpareva omo da guerra. Appriesso da esso in quella vigna iaceva unaitro barone delli signori deBellovedere. Fuoro de muorti in poco de spazio da dodici. Alla supinaiacevano. Tutta l'aitramoititudinesì de pedoni sì de cavalierilassanol'arme de·llà e de cà senza ordine con grannepaura.Non se voitavano capo dereto. Non fu chi daiessi colpo. MissoreIordano levao la fronnosanon seretenne fi' a Marini. Sconfitta fu onne moititudine. Abattuti fuoroli nimici e iacquero muorti in terrainveduta delli passanti e de onne puopoloquelli li quali fuorosenatori illustri si' ad ora nona. Da veroche·llo stennardo dello tribuno gìo per terra. Lotribuno sbaottito staieva colli uocchi aizati a cielo. Aitraparavola non disse se non questa: "Ahi Diohaime tu traduto?"Puoi che·lla vittoria fu per lo puopololotribuno fece sonare soie tromme de ariento e con granne gloria etriomfo recoize lo campo e pusese incapo la soa corona de ariento de fronni de oliva e tornao con tuttolo puopolo triomfante a Santa Mariadell'Arucielo e là rassenao la verga dello acciaro e·llacorona della oliva alla Vergine Maria. Denanti aquella venerabile maine appese la bacchetta e·lla corona incasa delli frati minori. Da puoi mai nonportao bastone né corona né confallone sopra capo. Po'questo parlao allo puopolo in parlatorio e disseca voleva convertere la spada nella guaina. E trasse la spada esì·lla forviva colle vestimenta soie edisse: "Aio mozzato recchia da tale capo che non lo potéotagliare papa o imperatore". Quelle trecorpora fuoro portate in Santa Maria delli fraticopierti de paliide aoronella cappella de Colonnesi.Vennero le contesse con moititudine de donne scapigliate per ulularede sopra li muorticioè sopra lecorpora de StefanoIanni e Pietro de Agabito. Lo tribuno le fececacciare e non voize che·lli fussifatto onore né esequio e disse: "Se me faco poco de iraquelle tre corpora maladettefacciole iettarenello catafosso delli appesica soco periurinon soco degni deessere sepelliti". Allora queste trecorpora fuoro secretamente de notte portate nella chiesia de SantoSilviestro dello Capo e là senzaululato fuoro sepellite dalle monache. Qui voglio un poco delongaredalla materia. Scrive lo faconnorecitatore Tito Livio che de Africa se mosse uno capitaniolomegliore che mai fusse nello munno:Aniballo de Cartaine abbe nome. Questo Aniballo ruppe la pace aRomani e desfece la citate deSagonza in Spagna a despietto e onta dello senato de Roma. Puoipassao l'Alpi de cà in Pedemonti evenne in Lommardiae là sconfisse Sempronio consolo de Romaad uno fiume che se dice Tesinocanto Pavia. Puoi ne venne in Toscana e làallo laco dePerosciasconfisse lo esercito de Roma etagliao la testa a Fiaminio consolo. Puoi voize commattere Spoleti eno·llo potéo avere. Puoi deo lavoita in Campagna a Montecasinoe là li venne alla frontieraFabio lo saputo con granne oste e tenneload abaio anni tre. Po' li tre anni fuoro mutati li capitanii. Fabiofu casso. Li capitanii fuoro doi: per linuobili fu capitanio Emilio Pavoloper li populari fu capitanioTerenzio Varro. Lo sapere e·lla industriade Aniballo fu tanta che levao questi doi capitanii dalli piedi loroe connusseli con onne loro potenzia decavalieri e de pedoni fi' in Puglia ad uno fiume lo quale se diceVolturno. E là sconfisse lo puopolo deRomasconfisse doi osti. Là morìo uno delliimperatoriEmilio Pavolo. Fuoronce muorti ottantasenatori. Morìoce Serviliolo quale l'anno passato era statoconsolo. Morieronce tribuni e bona ienteassai. Morieronce quarantaquattro migliara de pedoni. Morieronce ottomilia e ottociento cavalieri.Dieci milia fuoro li presonieri. Fonce guadagnata robba infinitacavalli e armeaoro e ariento. Li frenie·lle coperte delli cavalli de Romani erano tutte de aorolavorate. Roma fu terribilemente vedovata.Fatta cotale sconfittaera ora tardacalava lo sole. Aniballovittorioso staieva forte alegro. Li principidell'oste soa li fecero intorno rota e facevanolli festa e alegrezzadello triomfo che avea in tale dìe.Puoi li domannaro de grazia che quella notte e·llo dìesequente daiessi posa a si e alla soa cavallariaperché erano lassi e stanchi. Staieva fra questi principi unoprodissimo omolo quale avea nomeMaharbal. Questo era duca e connucitore della cavallaria. Fecese'nanti Maharbal e disse questeparavole: "Aniballola opinione mea non è che tu deiposa né a ti né alli tuoi cavalieri. Vòi tusapereque hai guadagnato oie in questa sconfitta? De qui a cinque dìitu vincitore manicarai e farrai festa inCampituoglio se senza demoranza esequisci la toa fortuna. Dunque loposare non fao per ti. Muovi tuoicavalieri e toie masnatenon li dare posa. Passemone a Roma. Romatrovaremo desfornita colle porteaperte. Serrai signore a queto. Meglio è che Romanidicano:"Aniballo è venuto" che:"Aniballo deovenire"". A queste paravole Aniballo respuse e disse:"Maharbalio moito laodo la toa bona voluntatema la notte hao consiglio. Vogliomene alquanto penzare econsigliare". Respuse Maharbal e disse:"AniballoAniballotu sai con tuoi ignegni vencerema non saiusare la vettoria". Dunque dice TitoLivio: "Quella demoranza fu salutifera allo puopolo de Romacaliberao Romani da servitute e retrasselo imperio de mano de Africanialli quali decadeva". Ora alloprepositose Cola de Rienzi tribunoavessi sequitata la soa vittoriaavessi cavalcato a Mariniprennevalo castiello de Marini e desertavain tutto missore Iordanoche mai non levava capoe·llopuopolo de Roma fora remaso in libertatesenza tribulazione. Vengote a dicere como lo tribuno cadde dalla soasignoria. La dimane po' lasconfitta fuoro chiamati tutti li cavalieri romanili qualiappellava"sacra milizia"e disseli: "Vogliovedare la paca doppia. Vengate con meco". Non sapeva alcuno quevolessi fare. Sonanno le trommegìoa quello luoco dove fu fatta la sconfitta. Menao seco un sio figlioLorienzo. Nello luoco dove fu muortoStefano remase una pescolla de acqua. Iontofece scavalcare lofiglio e asperzeli sopra l'acqua dellosangue de Stefano in quella pescolla e disse: "Serrai cavalieridella vittoria". Maravigliatisi tutti li aitrianco stordienticommannao che·lli conestavili da cavalloferissino lo figlio piattoni colle spade là dallolommo. Questo fattotornao a Campituoglio e disse: "Iate la viavostra. Opera commune ène quellache avemo fatta. Avemo tutti sire romani. A noi e a voi spettaopugnare per la patria". Questo dittoforte turbao l'animo delli cavalieri. Da puoi mai non voizero armeportare. Allora lo tribuno comenzaoad acquistare odio. La iente ne sparlava e diceva ca soa arroganziaera non poca. Allora comenzaoterribilemente deventare iniquo e lassare le vestimenta dellaonestate. Vestiva panni como fussi unoasiano tiranno. Ià mustrava de volere tiranniare per forza. Iàcomenzao a tollere delle abadie. Iàprenneva chi pecunia aveva e tollevala. A chi l'aveva imponevalisilenzio. Sì spesso non facevaparlamento per la paura che avea dello furore dello puopolo. E presecolore e carne e megliomanicavameglio dormiva. Allora lassao lo profiettoperchénon era sano della perzona; tenne in staiolo figlio. Allora li puopoli lo comenzaro ad abannonare e·llibaronie non tanti tanti ivano a corte per larascione como solevano. Allora impuse la data dello sale; volevapecunia per sollati. Nientedemenomissore Iordano de Marini non cessava de infestare onne dìeeprenneva e derobava la iente. Depresure se mormorava. Era lo tiempo dello autunnolà dopo levennegne. Lo grano era carovaleva loruio sette livre de provesini. Questo tolleva la pecunia a chil'aveva. Missore Iordano predava. Lopuopolo male se contentava. Lo legato cardinaledello quale de sopraditto ènelo maledisse eiudicaolo per eretico. Puoi compuse colli signoricioène conLuca SavielloSciarretta della Colonnaedavali in tutto favore. Allora le strade fuoro chiuse. Li massaridelle terre non portavano lo grano aRoma. Onne dìe nasceva uno romore. Era in quello tiempo inRoma uno conte cacciato dallo regno:aveva nome missore Ianni Pepinopaladino de Aitamuraconte deMinorvino. Questo paladinodemorava in Romaperché soie grannie e boganze non potevanopatere li regali de Napoli. Cumfamilia sua degebat Rome. Missore lo conte paladino in quello tiempofece iettare una sbarra inColonna. Esso fu lo capo della rottura drento de Roma. La sbarra fuiettata sotto l'arco de Salvatore inPesoli. Una notte e uno dìe sonao a stormo la campana de SantoAgnilo Pescivennolo. Uno Iudio lasonava. Non ce traieva alcuno a rompere questa sbarra. Lo tribunosùbito mannao per defesa unabanniera da cavallo là a quella sbarra. Uno conestavileloquale avea nome Scarpettacommattennocadde muortoferuto de lancia. Quanno lo tribuno sappe che Scarpettaera muorto e che·llo puopolonon traieva allo sio stormareconsideranno la campana de SantoAgnilo Pescivennolo sonaresospirava forte tutto raffredatopiagnevanon sapeva que sefacessi. Sbaottito e annullato lo sio corenon avea virtute per uno piccolo guarzone. A pena poteva favellare.Estimava che in mieso la citate lifussino puosti li aguaiti; la quale cosa non eraperché nullose palesao rebello. Non era chi se levassicontra lo puopoloma solo era raffredato. Se crese essere occiso.Que vaio più dicenno? Con ciò siacosa che non fussi omo de tanta virtute che volessi morire inservizio dello puopolocomo promessoavevapiagnenno e sospiranno fece uno sermone allo puopolo lo qualelà se trovao e disse ca essoavea bene riesso e per la invidia la iente non se contentava de esso."Ora nello settimo mese descennode mio dominio". Queste paravole piagnenno quanno abbe dittesallìo a cavallo e sonanno tromme dearientocon insegne imperialeaccompagnato da armati triumphaliterdescendit e gìo a CastielloSanto Agnilo. Là stette celatorenchiuso. La moglie se partìoin abito de frate minore dello palazzodell'Alli. Quanno lo tribuno scenneva de soa grannezzapiagnevanoanco li aitri che con essostaievano. Piagneva e·llo miserabile puopolo. La cammora soafu trovata piena de moiti ornamenti. Detale lettere messive che fuoro trovate no·llo créseri.Li baroni sapevano cotale cadutama stettero dìitre 'nanti che volessino tornare a Roma per la paura. Puoi chetornarodemoraro con paura. Lisenatori fatti po' lo tribuno riessero debilemente e penzero lotribuno collo capo de sotto e colli piedi desopra a muodo de cavalieri nello muro dello palazzo de Campituoglio.Anco penzero Cecco Mancinosio notaro e cancellieri. Penzero Conte sio nepotelo quale rennéola rocca de Civitavecchia. Locardinale legato entrao in Roma e procedeva contra esso e dannao lamaiure parte delli suoi fatti edisse ca era eretico. Puoi Cola de Rienzi nascosamente ne gìoin Boemia allo imperatore Carlo e stettein Pragala citate regale. Puoi ne gìo allo papa in Avignonee là sappe sì fare che fu revocato sioprociesso e fu fatto senatore de Roma per lo papae venne a Roma efece cose memorabile e grannecomo se dicerao. Puoi fu occiso per lo puopolo e fattone granneiudiciocomo se toccarao nellocapitolo de soa tornata in Italia. Lo paladinolo quale ruppe Romae·llo buono statodigno Dei iudiciofinao male e vituperosamente morìo. Puo' fatto questo anniottofu appeso per la canna in Pugliainuna soa terra donne era paladinola quale avea nome Aitamura. Incapo li fu posta una mitra de cartaa muodo de corona. La lettera diceva così: "Missore IanniPipino cavalieride Aitamura paladinoconte de Minorbinosignore de Variliberatore dello puopolo deRoma". 'Nanti che fussi appeso moitose reparava con sio favellarediceva: "Non so' de lenaio deessere appeso. Moneta faiza fatta non aioné dego portare mitra. Se dato è per lo mio male fareche io moratagliateme la testa". La respostadelli regali fu questa: "Per le toie stomacarie lo re Ruberto teimpresonao in perpetuo carcere. Lo reAntrea te liberaofonne amaramente muorto. Delle mano de regalicampare non potevi. Sola Roma terecipéo e sì te salvao. Tu li tollesti lo sio buonostato. Tornasti in grazia delli regali. Puoi te facesti capode granne compagnia. Arcieri e robatori in toie terre allocavi. Tuttolo reame consumaviderobavipredavi. Re de Puglia te facevi. Dunqua degna cosa ène che toavita fine aia laida e vituperosacomohao meritato". Ecco li fatti primi de Cola de Rienzilo qualese fece chiamare tribuno augusto.

Cap.XIX

Dellamorte de Antreasso re de Puglialo quale fu appesoe como fucomenzata a fare de tal morte iustizia.

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Cap.XX

Dellavenuta dello re de Ongaria in Italia e della morte dello duca deDurazzolo quale fu decollato.

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Cap.XXI

Dellacrudele mortalitate per tutto lo munno e delle scale de Santa Mariade l'Arucielo.

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Cap.XXII

Delloterratriemulo lo quale fu in Italia.

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Cap.XXIII

Delloquinquagesimo iubileo in Roma e della tornata la quale fece lo re deOngaria in Roma e in Puglia.

Currevano anni Domini MCCCL quanno papa Chimento concedéo alliRomani la universaleinduglienzia de pena e de colpa per uno anno. Dunqua in quello annosenza impedimento alcuno vennea Roma tutta la Cristianitate. A questa induglienzia fu lo cardinalede Bologna su lo marelegato deLommardiae fonce missore Aniballo de Ceccanocardinale legato inRoma per lo papa per correierelo puopolo e per ministerio delli pellegrini. Questo cardinalelegatoscritta che abbe soa famigliamuosso de Avignonedescenneva in Lommardia. Missore Ianni Viscontearcivescovo de Milanatiranno de Lommardiali iessìo innanti per farli onore.Cinque destrieri copierti de scarlattomenati amanoivano denanti allo arcivescovo. Quanno lo legato vidde questostordìofavellao e disse:"Arcivescovoque pompaque vanagloria è questa?"Respuse lo arcivescovo e disse: "Legatoquestanon ène pompama ène ca voglio che saccia lo patresanto ca esso hao sotto de si uno chierichetto loquale pò qualche cosa". A questo arcivescovo non erapossibile de avere questi destrierica erano ligruossi cavalli delli conestavili li quali aveva sparzi per lecitate. Puoi che lo legatomissore Aniballofuionto in Romaposao nello palazzo dello papa e comenzao a provederedello stato de Roma e dellipellegrini. Questo missore Aniballo abbe in sé quattroproprietati non laudabili: la primaca esso fu deCampagna; la secunnache esso fu guercio; la terzafu moitopomposopieno de vanagloria; la quartavoglio tacere. Questo cardinaleionto in Romavenne a descordia conRomani per questa via. Aveaun sio camiellolo quale teneva colli muli per la salmaria. La ientetrasse uno dìe a questo camiello pervederlo nello renchiostro a pede dello palazzo. Granne cosa faointorno allo palazzo la iente vana. Chilo mirachi li tocca lo pelochi lo capochi li bennardi. E·llocavalcano. Ora lo voco fare annare.Granne ène lo cifolaregranne è lo romore. Staieva làun famiglio dello legato. Parzeli male de tantalicenziareprenneva la iente. Alle represe aionze le menacce. Onneperzona fece partire fòra dellosteccato. La iente non voize più odire. Prenne prete a pienamanorompo lo steccato e tiengo deretoallo famigliaccio. Iettavano prete su allo palazzo. Gridavano come sefao allo Patarino. A questoromore traie la iente con vastoni e stanche. Dalla piazza de SantoPietro traio quelli de Puortica armatide tutte armeclinora de acciaropavesipanzierescudivalestre.Allo palazzo se fao lo grannecommattere. La porta serrata era. Lo romore era terribile. Le pretefioccavanoverruti e lancelanciate como acqua ventosa. Ben pare che per forza vogliano tollerela fortezza. Quanno lo legatosentìo ciòmaravigliaose e abbe paura. Staieva su allibalconi de sopre. Sopre tutto vedeva. Nonsapeva per che cascione questo fussi. Davase delle mano per lo visaioe diceva: "Questo que voledicere? Que aio io fatto? Per que tanto detoperio me se fao? Vedicomo date cascione voi Romaniche·llo patre santo venga a Roma! In questa terra lo papa nonfora signorenon fora iusto arciprete.Non me cresi venire a badaluccare. Haco li Romani somma povertate egranne regoglio". Stenneva lamano e faceva semmiante che cessassino de tale furore. Alla finefrate Ianni de Luccacommannatore de Santo Spiritocurze e sì racquetao liirrazionabili citatini. Onne omo torna a casa. Locardinale abbe granne feltrenga; àbberase preso de stare inAvignone. Questo legato fece preclarecose. Esso ficcao in Santo Pietro quelli doi belli panni li qualistaco dallo lato dello coroe donao uno aSanto Ianni e [un] aitro a Santa Maria Maiure. Questo voizerevisitare lo tesauro de Santo Pietro.Questo dava assoluzioni e penitenzie de province e de citatedeprincipi e cose. Questo punìopenitenziericassaone e impresonaone. Fece cavalierideo dignitatie officia. Aizava e abassava lotermine delli dìi. Lì concedeva la remissione delliquinnici in uno dìe per la tanta iente che era in Roma;case questo non facevaRoma non àbbera potuto reiere tanto.Questo diceva messa pontificalementecon tutte cerimonie como papa. A suono de tromme de ariento veniva inchiesia e tornava in palazzo.Questo legato voize fare la cerca quinnici dìi e guadagnare laanima como l'aitri. Ma vedi quel'incontrao. Ditta messacavalcava uno dìe lo legato per farela cerca. Mossese da Santo Pietro eivase a Santo Pavolo. Mentre che passao per la strada che vao dalliArmeni a Santo Spiritoin quelloluoco che stao in mieso fra Santo Lorienzo delli Pesci e Santo Agnilodelle Scalede sùbito iessìo deuna casella per la finestrella della Incarcerata da lato a SantoLorienzo doi verrutili quali fuorovalestrati per occidere lo legato. L'uno no·llo toccao e negìo in aria vanol'aitro lo percosse su nellocapiello e sì se ficcao drento. De tale vidanna stordìolo cardinale. Se fisse la traccia della famiglialisuccurze. Facoli rosta intorno. Lo romore ène granne:"Prienniprienni". Curri de·llàcurri de càpertrovare chi avea voluto occidere lo cardinale. Curzero nella casettadonne erano venuti li verruti. Aveala casetta l'uscio deretouna postica. Per quella postica livalestrierilassate le valestrase eranopartuti. Misticarose colla moita iente foita per la perdonanzanonfuoro conosciuti. Nella casetta nonfu trovata perzona alcuna. Doi valestre trovate fuoro. La casetta gìoper terra pianata. Iustus propeccatore lo preite fu preso e messo allo tormentomai non disse chifuoro quelli valestrieri. Allora setorna a casa lo legato. Omo pomposo che cercava gloria vedeva che nonera reputato. Crepava dedolore. Staieva infiammato. Non trovava posa. Vatteva le mano ediceva: "Dove so' io venuto? ARoma deserta. Meglio me fora essere in Avignone piccolo pievano chein Roma granne prelato.Hacome commattuto a casa nello palazzo. Puoi me haco valestrato. Nonsaccio de chi vennetta fare".Questo dicenno non pò soa ira temperare. Fece granne scutriniodelli malefattorimai non fu potutosapere chi fussino quelli. Estimao e abbe ferma opinione che Cola deRienzi tribuno fussi stato quello.In nullo aitro puse la colpa. Alloraacciò che lo papa neavessi compassionescrisse lettere in corteallo santo patredove recitao sio infortuniocomo era commattutocomo era valestrato e volutooccidere. E drento della lettera mise lo verruto. Puoi persatisfazione deo una terribile sentenzia emaidizzione contra chi avea peccato contra esso. Maidisse escommunicao Cola de Rienzi e chi aveafrodeappellannolo patarino e fantasticoe annullao onne sio fattoe deoli onne maidizzione che potéo.E privao li colpevoli delli officii e beneficii e dignitatetoizeliacqua e fuoco. Non ce lassao a farecobelle per confonnere suoi nimici. Omo decretalista sapeva quantogranne era lo errorequanta penadevea avere. Da quello tiempo innanti sempre portao lo legato sottolo capiello una cervelliera de fierroe aduosso bone corazzine sotto la cappa. Trovaose a Roma a questecose lo cardinale de SantoGrisoganoomo de Franciagranne prelatogranne barone. Gìodenanti a missore Aniballo. Perconsolarelo queste paravole disse: "Chi volessi rettificare Romaconvénnera che tutta la guastassipuoila edificassi de nuovo". Ciò dittolevao la fronnosa.Camina in soa legazione. Voglio dicere como lolegato morìo. Era dello mese de lugliolo fervente callo. Aquesto missore Aniballo decommannamento dello papa li convenne assentare fòra de Roma egire a Napoli a provedere sopra ladesolazione dello regno de Puglialo quale iva in desperzionecomose dicerao. Spontaneo se parte deRoma lo legato. Oitra per Campagna visitao Ceccanola soa contrata.Passaone a Montecasino evenne a Santo Iermano. Là posao. Lo sequente dìemossese da Santo Iermanofece piccola iornata.Venne a un castiello non moito da longa. In quello castiello posao.Como usanza èneli presienti licurrevano da onne parte. Fra le aitre cose li fuoro presentati moitibuoni vini in fiaschi. Dice omo caquesti vini fuoro venenatica li votti tutti erano venenati per laGran Compagnia che curreva lo paiese.Questo non è verisimile. Pazzo fora chi volessi venenare siovino. De questi divierzi vini lo cardinalecallo per lo cavalcarebebbe e beneperché aveva sete. Eradelli buoni vevitori che avessi la Chiesiade Dio. Fu allora alla tavola in salaalla cena. Omo de Campagnavoize vedere la univerza soafamiglia. Stao lieto e de bona airacena. Po·lle vidanne perrefiescare de consiglio de doi suoi presientimiedicimastro Guido da Prato e mastro Matteo da Vitervosolevamanicare latte fiesco pecorino.Voize la usanza servare. Convenne ca de la famiglia isse fi' allocampo alle precoia e là mognessi lepecora. Empiuto che àbbero de latte uno granne catino dearientovennesi alla cena. Granne orapassata aspettaomentre questo latte se pone e ène monto. Locardinalevenuto lo lattesopra lo lattese pone con suo cucchiarocomenza a manicare. Presene pieno ventre.Civo corruttivile. Granne orapo' lo pastopo' lo latte vennero cetruolie de quelli perrefiescare manicaoinfusi nello acetodecommannamento delli miedici ditti. La notte fattagìo aposare. Non trovao posa alcunanon dormìo.Lo civo li stava nello stomacocrudoindigesto. La dimane se levaosvogliato per lo poco spazio detiempo che avea cavalcato. Lo primo luoco che trovao fu la villa deSanto Iuorio. Là posaoc'a cavallonon poteva più ire. Posato non magnao la sera. De notte passaode questa vita. Moita tristizia abbe lasoa compagnia. Così fu desperdutacomo le pecorellaabannonate dallo pastoreper doi cascioni: laprimache tutto lo arnese li fu levato dalli baroni della contrata;la secunnache·llo nepote dellocardinaleuno delli doimorìo. Sùbito tutta lafamiglia infermao. Quello morequesto more. Tutta lafamiglia morìoché omo non ne campao. Chi morìoper le terre de Campagnachi a Romachi aVitervo. Missore Iannil'aitro nepotemorìo in Santo Spiritode Roma. Non remansit canis mingensad parietem. Ecco la novitate: lo legato dello papa morìo inviaio nella villa de Santo Iuoriopo' esso linepoti e tutta la famigliaanno Domini MCCCLnello iubileo. Locuorpo dello legato fu opierto.Grasso era drento como fussi vitiello lattante. La vacuitate delloventre fu empita de cera munna. Locuorpo fu inonto de aloè e vestuto in abito de frate menore.Messo in una cassa sopra de un mulocomo fussi una somaqua venerat via Romam rediit. Venuto in SantoPietro senza compagniasenzaululatosenza chierico fu operta semplicemente la soa sepoituradella soa cappella. Là fu iettato. Nonfu allocatoanco fu iettato sì che cadde in bocconie cosìimboccato remase. Considera dunqua queène la vita umanaque ène la gloria dello munnoqueène lo onore. Omo pomposoaito prelato chedesiderava la monetali onorile granne casamentale onorabilecompagnieiace solo in abito depovertaterenchiuso in soa tomma; né soie ricchezze vaizeroche uno vile omo se faticassi adestennere quello cuorpo secundum debitam figuramsupino.

Cap.XXIIII

ComoPeroscini assediaro Bettona e desficcaro la terra da fonnamenti etagliaro la testa a missore Crispolto traditore

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Cap.XXV

Comole campane de Santo Pietro de Roma arzero e como perdìo lopapa la signoria dello senato e como papa Chimento morìo.

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Cap.XXVI

Comolo senatore fu allapidato da Romani e delli magnifichi fatti li qualifece missore Egidio Conchese de Spagnalegato cardinaleperrecuperare lo Patrimoniola Marca de Ancona e Romagna.

Muorto papa Chimentofu creato papa Innocenziolo quale fu dittocardinale de Chiaramontedelloabito de santo Pietropreite seculare. Como papa Innocenzio fucreatoDio li mustrao granne vennettade quelli che·lli avevano tuoito lo senato. Curreva annoDomini MCCCLIIIde quaraiesimade sabatode frebaro. Levaose una voce subitamente per mercato in Roma:"Puopolopuopolo!" Alla quale voceRomani curro de·llà e de cà como demoniaacceside pessimo furore. Iettano prete allo palazzo; mettoa robaspecialemente li cavalli dello senatore. Quanno lo conteBertollo delli Orsini sentìo lo romorepenzao dello campare e de salvarese alla casa. Armaose de tutte armeelmo relucente in testasperoni in pede como barone. Descenneva per li gradi per montare acavallo. Lo strillare e·llo furorese converte nello desventurato senatore. Più prete e sassi lifioccano de sopra como fronni checascano delli arbori lo autunno. Chi li daochi li promette.Stordito lo senatore per li moiti colpinon livastava coperirese de sotto soie arme. Puro abbe potestate de ire inpede allo palazzo dove stao lamaine de santa Maria. Là da priesso per lo moito fioccare deprete la virtute li venne meno. Allora lopuopolo senza misericordia e leie in quello luoco li compìo lidìiallapidannolo como caneiettanno sassisopra lo capo como a santo Stefano. Là lo conte passao dequesta vita scommunicato. Non fece mottoalcuno. Muorto che fulassatoonne perzona torna a casa. Senatorcollega turpiter per funemdemissusdeformis pileo per posticam palatii obvoluta facietransivit ad domum. La cascione detanta severitate fu ca questi doi senatori vivevano como tiranni. Iàerano infamatiché granomannavano per mare fòra de Roma. Era lo grano carissimo. Lacanaglia non comportava la fame e·llodeiuno. Non sao temere lo puopolo affamato. Non aspetta che dichi:"Fa' questo". Questa connizionehao la carestiache moiti potienti hao perterrata. Anco pòteraessere la cascione che Dio nonconsente che·lle cose della Chiesia siano violate. De ciòfavellava Valerio Massimo. Dao lo esempiode Dionisio tiranno de Cecilialo quale tagliava li capelli e·llevarve de auro le quale avevano li suoidieie diceva ca·lli diei non deveano avere similitudine debecchi varvati. De questa onta la quale fecea suoi diei fu punitoca in soa vita visse con paura e po' la mortesoa sio figlio venne in tanta miseriache viveva de insegnare li guarzoni lo alfabeto. Forza più nonsapeva. Vedi maraviglia! Saputa che fula morte dello senatore lapidatola carestia de sùbito cessaoper lo paiese intorno e fu convenevolederrata de grano. Questo papa Innocenzio la prima cosa che se puse incore fu che·lli tirannirestituissero l'altruioli bieni della Chiesia li quali avevanousurpati e sforzati. A ciò esequire mannaosio legato in Italia missore Egidio Conchese de Spagnacardinale.Questo don Gilio quanto fussisufficiente guerrieri l'opere soie lo demustravano. Esso fu in primacavalieri a speroni d'aoro. Puoi fuarcidiacono de Conche. E fu de tanta industriache fu fattoconfallonieri dello re de Castelle. Essoperzonalemente se trovao alla rotta de Taliffa in Spagnacomo desopra ditto ène. Desceso lo legatodon Gilio in lo Patrimoniovenne a Montefiascone. Aitro non trovaose non Montefiascone.AcquapennenteBolsenatutte le aitre terre teneva occupate Ianni deVicoprofietto de Vitervo. Ancoteneva TeraniAmeliaNargneOrvietoVitervoMartaCanino. Eramagno. Bussava per corromperePeroscia. Lo legatotrovanno sì poche terreforte li parze.Nientedemeno voize parlamentare colloprofietto. Mannao per esso e fuoro insiemmora. Avea lo profietto insé una mala naturache ciò cheomo li adimannava de sùbito li ammetteva e diceva. "Fattoserrà. Ben ce piace". Alla fine non servavale promesse. Quanto più te promettevapeio tenevi. Per lamoita usanza questa connizione servao allolegato. Non se ne sappe astenere. Como fuoro insiemmorilo legatodisse: "Profiettoque vòi tu?" Loprofietto disse: "Ciò che piace a ti". Lo legatodisse: "Voglio che rienni alla Chiesia lo sio e tienghiti lotio". Lo profietto disse: "Vogliolo fare volentieri. So'contento". E in ciò puse lo sio seiello in la cartacolli capitoli scritti. Deo la voita in reto a Vitervo. Dellepromesse niente servava. Diceva: "Io non nevoglio fare cobelle". Aiogneva: "Lo legato hao cinquantaprieiti fra compagni e cappellani. Li mieiregazzi bastano a contrastare alli prieiti suoi". Questaparavola non se potéo celareche non pervenissealle recchie dello legato. A ciò respuse lo legato e disse:"Bene se vederao che miei prieiti serraco piùvalorosi che·llo profietto con suoi regazzi". Puoi che lolegato conubbe l'animo dello profietto induratovidde la perverza mente ostinatacrociata non li bannìo sopra(no·lli pareva da tanto)ma abbe loaiutorio della lega de Toscanade Perosciade Fiorenza e Siena.Fece granne ostein la quale fu essoperzonalmente. In quella oste fu Cola de Rienzi cavalierilo qualeveniva assoluto de Avignone dallopapacomo s'è ditto. Poco curò lo profietto de oste desollati. Allora iessìo fòra lo puopolo de Roma.Ianni conte de Vallemontone fu lo capitanio. Comenzao a fare loguasto. Uno terzieri de Vitervoguastarovigneoliveta e arbori. Onne cosa metto in ruvina. Laiente sparlava dello profietto. Ranieride Bussa lo molestava. Lo profiettocomo tiranno dubitanno de suoicitatinividdese male parato.Deliberato consilio saniorimise lo capo in vraccio e in gremmiodella Chiesia rennenno lo altruio.Rennéo VitervoOrvietoMarta e Canino. Remaserolli soiecastella nettamente. Remaseli ancoCornetoCivitavecchia e Respampano. Po' non moito tiempo Iordanodelli Orsini li tolle Corneto inmieso dìe. Lamentaose lo profietto allo legato e disse ca eraingannatoperché era cacciato deVitervo. Respuse lo legato e disse: "Profiettotu non patituorto". Mustraoli la cetola colli patti seiellata.La cetola diceva: "Io voglio restituire lo altruio e tenere lomio proprio". Ciò oditolo profietto stettequeto. In questo Vitervo lo legato fonnao uno bellissimo castiellocasatofornito con moiti torripalazzae casamenta per fermamento e fortezza della Chiesia de Roma. Lo qualecastiello stao e cresce fi' allinuostri dìi. Iace alla porta che vao a Montefiascone. Acquasufficiente e fosse piene d'acqua staointorno. Espedita la opera dello Patrimoniolo legato alquantodemorao in Orvieto. Reconciliao Orvietoe·llo paieselo quale moito era corrotto. Puoi abbe Nargnepuoi Amelia. Puoi ne vao a maiure cosefaread espedire li fatti della Marcaad abassare l'arroganziadelli Malatesta. Era missore Malatestauno delli più savii guerrieri de Romagna. Tiranno potentemoite citate e castella signoriava. La maiureparte della Marca de Ancona teneva sì per amore sì perforza. Aveva sio fratemissore Galeotto.Sempre questo mannava alle frontaglie. Teneva Anconala nobilecitate. Como missore Galeottosentìo lo legato approssimare nella contratagrannemoititudinepiù de tre milia cavalieriadunao.Iessìo fòra de Ancona. Venne a Racanati incontra allolegato. Era con missore Galeotto Gentile daMogliano da Fermo con moiti aitri caporali della Marca. Mannao alloradicenno allo legato che soavenuta non era utilenon poteva colli Malatesti balanciare oguadagnare. Lo legato a queste paravolerespusescrisse in una carta sole queste paravole: "Da buoniguerrieri buoni pattierida buoni pattieribuoni guerrieri". Respuse missore Galeotto: "Di' allolegato: tanta iente non pericoli. Io vogliocommattere collo legato in campo a solo a solo". Lo legatorespuse: "Va' di': eccome proprio nellocampo. Là la voglio proprio con essoperzona a perzona. Nonse parta". Respuse missore Galeotto:"Va' di' a monsignore lo legato ca io non la voglio da perzona aperzona con essocase io lo vencessiià io pèrdera; ché lui ène omo veteranoprelatoatto a sola paternitate". Trovaose allora collo legatouno gentilotto della Marca: Nicola da Buscareto aveva nome. QuestoNicola da Buscaretoessennopresente a queste ammasciatedisse: "Signore lo legatoe nonconoscete la rottura delli Malatesta?Non te accuorii ca nelle paravole soie missore Galeotto èrotto e perduto? Non te pò contrastare. Noiavemo vento. Legatoinfesta e non finare de turvare li Malatesta deRimino; ché Galeotto ià èneconventolo core li manca. Questo me demustra lo sio favellare".Per le paravole de Nicola daBuscareto lo legato fu acceso de persequitare li Malatesti. Avea conseco lo legato bona iente assaimoiti caporalipartisciani della Marcamissore Lomo da EsiIumentaro dalla Piralo signore de Caglimissore Redolfo de CamerinoEsmeduccio de Santo Severino. Anco aveala nobile iente todescache·lli donao lo imperatore. Era per quelli dìi in RomaCarlo imperatorede cui se dicerao. Avea presala corona. Tutta ToscanaLommardia e RomagnaAlamagna li feceomaio. A questo imperatore lolegato domannao sussidio. Lo imperatore li mannao li cavalieri liquali mannati li aveva lo Communo dePeroscia e de Fiorenza. Anco baroni della Alamagna moito provatimissore Carlo li mannao. Intanto lolegato con soa iente se era assemmiato in campo. Missore GaleottoMalatesta redutto se era in unaforte terrala quale se dice Paturnofra Macerata e Anconaquannoecco sùbito che dereto li venivala nobile iente imperialeTodeschi e Toscaniconti della Alamagnausati a guerramoiti cimierilorocornamuse sonannoloro naccari. De caminare non avevano posato. Comomissore Galeotto sentìo loaiutorio allo legato venireperdìo la mente e·llavirtute. Non se poteva aiutare. Chiamaose ventoconfessaose presonedomannao mercede allo legato. Lo legato lo abbenelle soie mano presone contutta iente soa. Missore Malatesta per recomparare lo frate feceobedienzia allo legato. Rennéoliliberamente la citate de Ancona e tutte le terre che teneva in laMarca. Rennéoli quelle che teneva inRomagna. Allora la Chiesia guadagnòe la nobile citate deAnconaterra portuosacollo marecollemercatantiecolli moiti provienti. Là fece doi bellissimerocche fi' in lo dìe de oie. Puoi fece uno sionepote marchese e mannaolo a Macerata per correttore della Marca.Puoi connescese edescretamente provedéo alli Malatestiche potessino vivereonorata e ientilemente de loro frutto.Lassaoli quattro bone e famose citateAriminoFanoPesaro eFossambrunoquattro notabile epoterose terre. Puoi li fece capitanii della Chiesia contra allirebelli. Po' queste cose movèose a maiurifatti e movimenti fare. Era in Romagna un perfido cane patarinorebello della santa Chiesia. Trentaanni stato era scommunicatointerditto sio paiese senza messacantare. Moite terre teneva occupatedella Chiesiala citate de Forlìla citate de CesenaForlimpuopoloCastrocaroBrettonoroImola eGiazolo. Tutte queste teneva e tiranniavasenza moite aitre castellae communanze le quale erano depaiesani. Era questo Francesco omo desperato. Avea odio insanabile aprelatirecordannose che ià fumale trattato dallo legato anticomissore Bettrannio dello Poiettocardinale de Uostiacomo de sopraditto ène. Non voleva de cetero vivere a descrezione deprieiti. Staieva perfidotiranno ostinato.Questo Francescoquanno sentìo le campane sonare allascommunicazionede sùbito fece sonare leaitre campane e scommunicao lo papa e·lli cardinali. E chepeio fufece ardere e papa e cardinali inpiazzali quali erano pieni de carta e de fieno. Staienno arascionare colli ientili amici suoi diceva:"Ecco ca simo scommunicati. Non per tanto lo panela carnelovino che bevemo non ce sao buononon ce fao prode". Delli prieiti e delli religiosi tenne questavia. Fatta la scommunicazione per lovescovolo vescovoreceputa alcuna iniuriavituperosamente seassentao. Allora lo capitaniocostrenze la clericia a celebrare. Celebrano li moiti essennointerdittiquattordici chierici religiosisetteseculari. Ottoli quali non voizero celebrarerecipero lo santomartirio. Sette ne fuoro appesi per lacannasette ne fuoro scorticati. Era incarnato con Forlivesiamatocaramente. Demostrava muodicomo de pietosa caritate. Maritava orfaneallocava poizellesoveniva a povera iente de soa amistate.Vengo alla guerra. Don Gilio Conchese de Spagna fece sio fonnamento eresidenzia in Ancona. E peravere più fortezza bannìo la crociata. Io la odìipredicare. Remissione de pena e colpa a chi prennevala croce o chi faceva aiutorio. Ora ne veo lo legato sopra allo canecapitanio de ForlìFrancesco delliOrdelaffi. 'Nanti che lo campo fusse puostoapparecchiaose tuttecose necessarie all'oste. Lo legatomannao vescovi e cavalieri e aitra iente bonache predicassino locapitanio che non volessiperseverare in tale errore. La predicazione quetamente odìo.La notte iessiva fòra de Forlì e predavaterre della Chiesia. Menava preda e presoni. Aitra resposta nonfaceva. Lo legatoconoscenno loanimo indurato de Francesco delli Ordelaffipuse lo campo sopra lacitate de Cesena. Li Malatestierano caporali e connuttori dell'oste. Dodici milia fuoro licrociatitrenta milia li sollati. Doi uosti fuoroonneuno per sé. Fece l'oste granne guasto e dannaio. A suonode trommetta tre milia guastatori conbanniere se ponevano e levavano dallo guasto. Res digna memoratu.Intanto lo santo patre mannaolettere espresseche don Gilio tornassi in Provenza. La cascione fuche·llo conte de Savoia con grannecompagniada tre milia varvuteiva guastanno tutta la Provenza.Prenneva terrederobava erevennevase l'uomini. 'Nanti che don Gilio se partissivenne unaitro legatoomo de Franciaabbate deBorgognaprevennato de granne fruttomoito potente e sufficienteperzona. Aveva lo capitanio un siofiglionome missore Ianni. Avevane un aitronome missore Ludovico.Questo gito denanti a sio patreumilemente lo pregava e disse: "Patreper Diote piaccia denon volere contennere colla Chiesia e nonvolere contrastare a Dio. Facciamo le commannamentasiamo obedienti.So' certo ca lo legato ènedescreto. Como bene hao trattato li Malatesticosì benetrattarao noi. Tanto ce lassaraoche beneonoratamente poteremo vivere". Alle paravole umile lo supervopatre disse: "Tu fusti biscione overome fusti scagnato alli fonti". Lo figliosentenno la subitezzadello patrepartivase denantidava la voita.Allora lo patre li iettao dereto un cortiello luongonudoe ferìolonelli reni; della quale feruta Ludovicosio figlio morìo 'nanti mesa notte. Mentre che lo legatoabbate se assediava alla guerramissore Egidionon lassava que fare. Forte guerria sopra Cesena. Lassao trebattifuollidieci miglia da longa ciascuno.Li legati tornaro ad Arimino. In Cesena staieva madonna Cialamoglie dello capitanio de Forlìconsuoi nepoti e con granne forestaria drento dalla rocca. A questamadonna Cia lo capitanio scrisse unalettera. La lettera diceva così: "Ciaaiate bona esollicita cura della citate de Cesena". Madonna Ciarespuse in questa forma: "Signore miopiacciave de avere bonacura de Forlìca io averaio bona curade Cesena". Iterato lo capitanio scrisse un'aitra lettera. Lasentenzia era questa: "Ciade nuostrocommannamento fa' che tagli la testa a quattro populari de Cesenacioène Ianni ZaganellaIacovodelli VastardiPalazzino e Vertonucciouomini guelfi delli qualiavemo suspizione". La donnareceputala letteranon curze sùbito alla sentenziaancoesquisitissima con diligenzia spiao della connizione dequesti quattro citatini e trovao che erano bone e fidele perzone.Specialemente la donna abbe consigliode doi fidelissimi amici dello maritocioène Scaraglinonobile omoe Iuorio delli Tumberti. A questimustra la lettera. La resposta de questi fu questa: "Madonnanoi non vedemo cascione per la qualequesti deano perdere la vita. Non sentimo che aitra novitate movano.Se questi perdissino la vitaforapericolo che lo puopolo se desdegnassi. Passa dunque per mo' dequesto iudicio fare. Noi intantostarremo attenterosi e porremo cura alli atti e muodi loro. Quannovedessamo alcuno male semmianteli 'nanti farremocomprenneremoli e con manifesto iudicio lorotorremo la perzona". La donna assentìoallo consiglio delli doi nuobili fideli de sio marito. Soprastettesede novitate fare. Questo trattato fu desecreto e de secreto fu revelato a questi quattro. Allora questiquattro tiengo nuovo trattatopenzanode revoitare la citate sottosopra. Ianni Zaganella deo l'ordine intrali amici suoi. Con un sio ronzinettocavalcava per la terraquesto e quello sollicitava. Una dimanecomola cosa era recenteIacovo delliVastardi curre colla vicinanza alla portala quale se dice portadella Troiae sì·lla prese. Vertonuccio ePalazzino fecero puopolo e sbarraro la citate. Puoi mannaro doiiumentari alli Ongari che staievano aSavignano nello vattifolle. Celeriter illi vadunt. Quanno madonna Ciaodìo lo romoresappe che selevava puopolosùbito fece armare soa forestariasollati dacavallo e da pede. Commannao checurressino la citate. Ma ciò fare non se potevache·llaterra staieva sbarratalo puopolo armatolaporta della terra presali torri rencastellati. E che peio fulicavalieri venivano in succurzo allo puopolo.Lànella calata dello soleottociento arcieri de Ongarialiquali staievano in Savignano in lo vattifollevenivano volannoiente veloceattesi a guerra. Non entraro inCesenama ivano intorno alla citateorainnantiora in retoper dare core alli citatini. Ciò vedennomadonna Cia se retrasse a reto soaforestaria e renchiusese nello cassaroe là se sostenne.Quello cassaro parte della citate ène e fortemurato intorno. Hao drento la piazza dello Communolo palazzo e·llatorrehao drento granne avitaziode parziali. È luoco alquanto aitosoprastao alla citate cheiace piana. Irata madonna Cia de questaperdenza convertìo la sia ira in li doi consiglieri amicissimidello maritoIuorio delli Tumberti eScaraglinofeceli decollare. Quodfactum maritus improbavit. Posteradieluce ortaecco liMalatesti venire collo granne succurzocolla moita potenzia. Datalila porta della Troiaentrano inCesena. Ora stao assediata madonna Cia in la rocca. Allora fu rennutolo castiello Fiumone. LiMalatesti faco aspero vattagliare alla rocca. Faco badalucchiiettano drento fuocolevano trabocchiiettano prete e sassi assai. Non faco utilitate alcuna. Era drentol'acqua. Era drento la mastra torresopra la porta dello cassaro. Commannao lo legato la cavataoperafaticosa de moita spesa e longa.Fatta la cavata sotto la cisternala cisterna fu rottal'acqua fuperduta. Puoi ionze la cavata sotto lamastra torre della piazza. Messo fuoco alli pontiellila torre congranne romore e ruvina cadde. Ora sefao la cavata alla torre sopra la porta donne era la entrata in locassaro. Madonna Cia irata de ciò nonsapeva que·sse fare. Prese delli citatini che·lli parzedrento dello cassarode quali più dubitavae miseliin quella torre sopra la porta e disse: "Se la torre cadecadasopre de voi". La torre staieva in pontiellitremava. Lo legatodon Giliopassava per la contrada con grannecompagniaveniva per vedere laconnizione de Cesenal'opera della cavata e·llo appuostodello assedio. Allora da cinqueciento donnede Cesena iessiro fòra scapigliatesfesse dallo pietto.Piagnennolamentanno facevano granneromore. Inninocchiate 'nanti allo legato demannavano mercede. Insciuslegatus della cascione de sìamaro pianto domannao perché questo facevano. Respusero ledonne: "Legatoin la torre sopra laporta soco renchiusi nuostri maritifratelli e parienti. La cavata èfornita. Se la torre cadel'uomini so'perduti. Donne per Dio te pregamo che tardi de mettere fuoco in lipontielli". Lo legato sùbito conubbeche madonna Cia dubitava de sica era rotta nello animo. Abbetrattato e a soie mano abbe li Cesenatimessi nella torre. Messo fuoco nella torrela torre cadde con partedello girone. Allora lo guado fulibero per entrare. Non per ciò che alcuno entrassi confurorema de piano consenzo. Lo legato abbealle soie mano madonna Cia con un sio figlio e doi suoi nepoti.Recusao madonna Cia essere liberatatemenno la subitezza de sio maritoanco con instanzia pregao che·llaChiesia la servassi. Tre miliafiorini gostava lo dìe li mastri delle cavate e dellitrabocchi e delli aitri artificii. Dodici milia fiorinigostao lo dìe li sollati. Lo legato entrao in Cesena emantenne la terra per la Chiesia. Questo è lomuodo che la citate de Cesena in Romagna fu guadagnata. Ora se paralo legato sopra la citate deForlì. Primo ordinao l'oste granne e copiosa. Intanto saputoche fu della presonia de madonna Cialaquale era mannata in Ancona in guardiauna soa figlioladonnanobilemaritata ad uno grannemarchiscianovenne denanti allo patre lacrimannocolle vracciapiecate. Inninocchiata parlao e disse:"Patre e signore miopiacciate che così fatta donnamadonna matremanon stea in mano altruie comopresoniera. Pregotefa' la voluntate della santa Chiesia". Aqueste paravole lo capitanio aitra respostanon deose non che prese questa soa figlia per le trecce e con uncortiello li partìo la testa dallo vusto.Po' la presa de Cesena lo legato mannao allo capitaniodicenno così:"Capitaniorienni quello che tionon è. Io te renno toa donnafiglioto e nepoteti". Aqueste paravole lo capitanio deo questa resposta:"Dicete allo legato ca io credeva che fussi savio omo. Oramai lotengo per una vestia pazza. Diceteche se io avessi auto in presone essotre dìi passati so' cheio l'àbbera appeso per la cannacomo essoave auto le cose mie". Indurato lo animo de sì perverzoeretico patarinodon Giliolo legato anticosepartìo e gìone in Provenza. Como la compagnia sentìoapprossimare don Gilio alle finaitecosì sedelequao como fao la poca neve a fervente sole. Remase lo legatonoviellomissore [...] abbate deBorgogna. Questo legato fece l'oste pentolosa sopra de Forlì.Per moiti anni vannìo la crociatae fupredicata la croce per tutta Italia. Mozzava lo grano e tagliava levignearbori e oliveta. Bussava adonne pontoad onne ora. Per questa fervente guerra lo capitanioperdìo Favenza e·lli Manfredisuoiconsuortiiurati con esso. Anco perdìo Bertonoro. Allora serestrenze drento a Forlìnello forte. Inquesto assedio sopra Forlì fuoro presi assai voite dellicrociatili quali per meritare erano iti acommattere contra de quelli scismatici. Li crociati presi eranomenati denanti a Francescolo qualediceva queste paravole: "Voi portete la croce. La croce ènede panno. Lo panno se infracida. Io voglioche portate croce che non se infracidi". Allora eraapparecchiato un fierro cannente in forma decroce. Questo fierro li poneva sotto alla pianta delli piedi e cosìli lassava derobati ire. Moiti aitricrociati presealli quali disse queste paravole: "Site venutiper guadagnare l'anima. Se ve lassoforzatornarete alli primi vuostri peccati. Meglio ène che in questatenerezzamentre site contritimorate.Dio ve reciperao nella soa citate". Ciò dittoli facevascorticareappenneredecapitare e aghiadiaretenagliarede diverzi martirii morire. La guerra durao anni moiti.Per questa guerra mantenere fupredicata la crociata moite fiate. Mode novamente che curre annoDomini MCCCLVII[I]de iennaronella citate de Tivoli fu predicata. His ferme diebus Iohannes rexFrancie captus est a filio regisAnglie bello magis tumultuario quam militari apud villam que dicitur[...] ductusque in Angliamsub custodia annis ferme duobus. Tandem cum magno sui detrimento etregni evasit.

Cap.XXVII

Comomissore Nicola de Rienzi tornao in Roma e reassonse lo dominio conmoite alegrezze e como fu occiso per lo puopolo de Roma crudamente.

Currevano anni Domini MCCCLIII[I]lo primo dìe de agostoquanno Cola de Rienzi tornao a Roma efu receputo solennissimamente. Alla fine a voce de puopolo fu occiso.La novella fu per questa via.Puoi che Cola de Rienzi cadde dallo sio dominiodeliverao departirese e ire denanti allo papa. 'Nantila soa partita fece pegnere nello muro de Santa Maria Matalenainpiazza de Castiellouno agniloarmato coll'arme de Romalo quale teneva in mano una croce. Su lacroce staieva una palommella. Lipiedi teneva questo agnilo sopra lo aspido e lo vasalischiosopra lolione e sopra lo dragone. Pento chefuli valordi de Roma li iettaro sopra lo loto per destrazio. Unasera venne Cola de Rienzisecretamente desconosciuto per vedere la figura 'nanti soa partenza.Viddela e conubbe che pocol'avevano onorata li valordi. Allora ordinao che una lampana liardessi denanti uno anno. De notte separtìo e gìo luongo tiempo venale. Anni fuoro sette.Iva forte devisato per paura delli potienti de Roma.Gìo como fraticiello iacenno per le montagne de Maiella conromiti e perzone de penitenza. Alla finese abiao in Boemia allo imperatore Carlodella cui venuta sediceraoe trovaolo in una citate la qualese appella Praga. Làdenanti alla maiestate imperialeinninocchiato parlao prontamente. Queste fuorosoie paravole e sio loculento sermone denanti a Carlo re de Boemianepote de Enrico imperatorenovellamente elietto imperatore per lo papa: "Serenissimoprincipeallo quale è conceduta la gloria detutto lo munnoio so' quello Cola allo quale Dio deo grazia depotere governare in paceiustizialibertate Roma e·llo destretto. Abbi la obedienzia dellaToscanaCampagna e Maretima. Refrenai learroganzie delli potienti e purgai moite cose inique. Verme so'omofrailepianta como l'aitri. Portavain mano lo vastone de fierrolo quale per mea umilitate convertieiin vastone de lenoimperciò Dio mehao voluto castigare. Li potienti me persequitanocercano l'animamea. Per la invidiaper la superviame haco cacciato de mio dominio. Non voco essere puniti. De vostrolenaio so'figlio vastardo deEnrico imperatore lo prode. A voi confugo. Alle ale vostre recurrosotto alla cui ombra e scudo omodeo essere salvo. Credome essere salvato. Credo che me defennerete.Non me lassarete perire inmano de tiranninon me lassarete affocare nello laco dellainiustizia. E ciò è verisimileca imperatoresite. Vostra spada deo limare li tiranni. Vedi la profezia de frateAgnilo de Mente de Cielo nellemontagne de Maiella. Disse che l'aquila occiderao li cornacchioni".Puoi che abbe parlatoCarlodestese la mano e recipéolo graziosamentedisse che nondubitassi de alcuno. Quanno ionze in Pragafu lo primo dìe de agosto. Demorao per lo spazio de tiempoalcuno. Desputava con mastri in teologia.Diceva assai. Favellava cose maravigliose. Lengua deserta facevastordire quelli TodeschiquelliBoemi e Schiavoni. Abafava onne perzona. In presone non stettemacon compagnia assai onoratasotto qualche guardia. Assai vinoassai vivanna li era data. Po'alcuno tiempo domannao in grazia alloimperatore de ire in Avignone e comparere denanti allo papa emostrare como non era eretico népatarino. Moito li contrastao lo imperatore che non isse. Alla finecondescese alla voluntate soa.Diceva Cola de Rienzi: "Serenissimo principeio voluntario vaiodenanti allo santo patre. Dunquesevoi non me mannete per forzasite innocente dello sacramento".Nello ire che faceva per tutte le terrese levavano puopoli efatto grege con romoreli venivano denanti.Prennevanollodicevano ca lovolevano salvare de mano dello papa. Non volevano che issi. A tuttiresponnevadiceva: "Io voluntariovaionon costretto". Rengraziavali e così passava decitate in citate. Per tutta la via li fuoro fattisolienni onori. Quanno li puopoli vedevano essomaravigliannol'accompagnavano. E per tale via ionzein Avignone lo primo dìe de agosto. Ionto in Avignone parladenanti allo papa. Scusavase ca non erapatarinoné incurreva la sentenzia dello cardinale don Bruno.Voleva stare alla esaminazione. Aqueste paravole lo papa stette queto. Fu renchiuso in una torregrossa e larga. Una iusta catena tenevain gamma. La catena era legata su alla voita della torre. Làstaieva Cola vestuto de panni mezzani.Aveva livri assaisio Tito Liviosoie storie de RomaAbibia eaitri livri assai. Non finava de studiare.Vita assai sufficiente della scudella dello papache per Dio sedaieva. Fuoro esaminati suoi fatti e futrovato fidele cristiano. Allora fu revocato lo prociesso e·llasentenzia de don Bruno e dello cardinalede Ceccanoe fu assoluto. E venne in grazia dello papa e fuscapulato. Quanno iessìo de presone fu loprimo dìe de agosto. Deveva venire in Italia uno legatodonGilio Conchesecardinale de Spagna.Apparecchiavase e scriveva sia famiglia. Cola de Rienzi con questolegato iessìo de Avignone purgatobenedetto e assoluto. E collo legato passao la Provenza e venne aMontefiascone per recuperare loPatrimoniocomo ditto ène. Delle prime terre che se rennieroalla Chiesia fu Toscanellae·llo cassarofu vennuto per moneta. Cola de Rienzi se retrovao a prennere la terraper la Chiesia. Puoi se retrovaonello assedio de Vitervoe retrovaose a tutti quelli fatti de armeda cavalieri. Avea vestimenta assaiiuste e onestebuono cavallo. Non solamente in l'osteanco inMontefiascone aveva tamanta rechiesade Romaniche stupore era a dicere. Onne Romano ad esso fao capo.Forte ène visitato. Granne codade populari se strascinava dereto. Onne iente faceva maravigliarepersi' lo legatotanto l'appresciavala rechiesa delli citatini de Roma. Per maraviglia lo vedevano. Forteli pareva che campata avessi lavita infra tanti potienti. Alla sopraditta depopulazione de Vitervocomo sopra narrato ènefuoroRomani. Tornata l'ostegranne partita de Romani trasse a vedere Colade Rienzi: uomini popularigranne lengue e core; maiure profertepoche attese. Dicevano: "Tornaalla toa Roma. Curala de tantainfirmitate. Sinne signore. Noa te darremo sobalimentofavore eforza. Non dubitare. Mai non fustitanto demannato né amato quanto allo presente". Questevessiche li populari de Roma li daievano: nonli daievano denaro uno. Per queste paravole mosso Cola de Rienzianco per la gloriala qualenaturalemente affettavapenzava de fare alcuno fonnamento donnepotessi avere iente e sussidio perRoma entrare. Dissene collo legato. Non li deo denaro uno. Aveva tameordinato che dallo Communode Peroscia avessi alcuna provisionedonne poteva iustamente viverecon onore. Questa soaprovisione non li vastava a fare sollati. Allora cavalcao e venne aPerosciae per presure voite fu nelloConsiglio. Bene parlavabene dicevameglio prometteva. Assaiavevano quelli consiglieri le recchieattente ad odire per la doicezza delle paravole che se lassavanoascoitare. Così se facevano leccarecomo lo mele. Ma perché li consiglieri staco a scinnicatoconvenne fare bona custodia delle cose desio Communo. Da Communo de Peroscia non potéo ottenere unocortonese. Retrovarose allora inPeroscia doi iovini provenzalimissore Arimbaldodottore de leieemissore Bettronecavalieri deNarba in Provenzafrati carnali. Questi erano frati carnali delloprodo fra Monreale. Fra Monreale fua fare la guerra dello re de Ongaria. Puoi fu capo della GranneCompagnia. Guastao moite terre inPugliaarze e refocao moiteassai communanze mise a roba e portaonele femine. In Toscanarevennéo SienaFiorenzaArezzo e moite terre. La pecuniapartiva fra suoi compagni. Puoi ne passaonella Marca e consumao li Malatesti. Prese per forza Montefilateranoe Filinodove moriero più desetteciento villani. Arze le terre e derobaole. Revennéo liuomini e portaone le donnequelle cheapparenza avevano. Era feriero de Santo Ianniomo sollicito e prododella cui prodezza se dicerao.Questo avea acquistata de moita pecunia per le robbarieper leprede. Avea tanta monetache potevasufficientemente vivere ad onore senza ire più sollato.Connusse questi doi suoi fratelli in Peroscia efeceli dare provisione dallo Communo. La soa moneta deo allimercatanti e commannao alli frati cheavessino fra loro pacenon fecessino contenzione; chépuoiche·lli aveva allocatiintenneva de servireallo abito sio. Gìo fra Monreale aitrove per aitri suoimestieri fare. Puoi che Cola de Rienzi sentìodemorare in Peroscia missore Arimbaldo de Narbaomo iovineperzonaletterataabiaose allo sioostieri e voize con esso pranzare. Sumpto cibomette mano Cola deRienzi a favellare della potenziade Romani. Mistica soie storie de Tito Livio. Dice soie cose deBibia. Opere la fonte de sio sapere.Dehcomo bene parlava! Tutta soa virtute opere in lo rascionare. Esì de ponto diceche onne omoabafa soa bella dicerialeva de piedi onne omo. Teo la mano allagota e ascoita con silenzio MissoreArimbaldo. Maravigliaose dello bello parlare. Ammira la magnitudinedelli virtuosi Romani.Incalescente vinomonta lo animo in aitezze. Lo fantastico piaceallo fantastico. Missore Arimbaldosenza Cola de Rienzi non sao demorare: con esso staocon esso vao.Uno civo priennoin uno liettoposano. Penzano de fare cose magnederizzare Roma e farla tornare inpristino sio. A ciò farebisognava moneta. Senza sollati non se pò fare. A tre miliafiorini sallìo la mastice. Fecese prometteretre milia fiorinie esso promise de rennerellie per merito promisefarlo citatino de Roma e grannecapitanio onoratoa despietto dello fratemissore Bettrone. Ancodello mercatante toize dello puostoquattro milia fiorini e deoli a Cola de Rienzi. 'Nanti tame chemissore Arimbaldo assenassi questamoneta a Cola de Rienzivoizene avere licenzia de sio maiure fratefrate Monreale. Mannaoli unalettera. La sentenzia era questa: "Onorato fratellopiùaio guadagnato io in uno dìe che voi in tuttotiempo de vostra vita. Io aio acquistato la signoria de Romalaquale me promette missore Nicola deRienzi cavalieritribunovisitato da Romanichiamato dallopuopolo. Credo che lo penzieri non verraofallato. Vego ca collo aiutorio dello ignegno vuostro lo mio statonon serrao rotto. Bisogna in ciòmoneta per incomenzare. Quanno piacerao alla vostra fraternitateiotollo quattro milia fiorini dellopuosto e con potenzia armata me camino a Roma". Fra Monrealelessa la lettera de sio fraterescrisse. Lo tenore de soa scrittura era questo: "Granne ora meaio penzato sopra la opera la qualeintienni. Granne e importavile peso ène quello che vòifornire. Nello animo mio bene non cape che tevenga fatto. La mente non ce vao. La rascione me·llocontradice. Nientemeno fate voi e facciatebene. Imprimamente hai guardia che·lli quattro milia fiorininon se perdano. Se ve scontrasse alcunacosa sinistrascrivateme. Verraio con succurzocon millidoi miliaperzonequante bisognaracoefarraio le cose magnifiche. Non dubitete. Tu e tio frate ameteve eonoretevenon fate romore".Missore Arimbaldoreceputa la letterafu lieto assai. Mise inordine collo tribuno dello caminare. Puoiche Cola de Rienzi abbe li quattro milia fiorinivestìosericcamente de più robbeadobaose a sennodello savio sio ornatamente: gonnellaguarnaccia e cappa descarlatto forrata de varoinfresata deaoro finopistiglioni de aorospada ornata in centacavalloornatosperoni de aorofamiglia vestutanova. Così adorno ne tornao a Montefiascone denanti allolegato. Menava per compagnia missoreBettrone e missore Arimbaldo de Narba fratellicon famiglie e cose.Quanno fu denanti allo legatofaceva dell'altiero. Mustravase gruosso con sio cappuccio in canna descarlattocon cappa descarlattoforrati de panze de vari. Stava supervo. Capezziava.Menava lo capo 'nanti e retocomodicessi: "Chi so' io? Io chi so'?" Puoi se rizzava nelleponte delli piedi; ora se aizavaora se abassava.Maravigliase lo legato e deo alquanto fede alle soie paravole. Puronon li deo denaro uno. Alloraparlao Cola e disse: "Legatofamme senatore de Roma. Io vaio eparote la via". Lo legato lo fecesenatore e mannaolo via. A potere venire a Roma bisognava iente. Denoviello missore Malatesta deArimino aveva cassati li sollati suoida sedici bannierebonaientedoiciento cinquanta varvute.Demoravano in Peroscia per trovare suollo. Per questa iente averemannao Cola de Rienzi siomessaio. Lo messaio trovao li conestavili e disse così:"Prennete suollo per doi mesi. Recepate per unola paca. Averete suollo in perpetuo. Connucerete missore Nicola deRienzi a Romasenatore per lopapa". A queste paravole li conestavili fuoro in consiglio. Lasentenzia delli Todeschi fu de non ire.Assenavano tre cascioni. La prima: "Romani soco mala ientesuperviarrogantinon haco paro". Lasecunna: "Questo ène omo popularopoverode vileconnizione. Non averao da pacare. Dunqua a chiserviremo noa?" La terza: "Li potienti de Roma non voco lostato de questo omo. Tutti ne serraconimicica·lli despiace mo'. Dunqua questo suollo nonprennamo. La annata a Roma non fao per noa".Da vero questa fu la resposta delli Todeschie fu vera. SocoTodeschi como descengo dallaAlamagna semplicipurisenza fraude. Como se allocano fra Italianideventano mastri codutiviziosiche siento onne malizia. Alli Todeschi respuse uno conestavileborgognone e disse: "Prennamo questidenari novielli sollacciati per uno mese. Tornaremo lo buono omo insoa casa. Scorgamolo in Roma.Guadagnaremo la perdonanza. Chi vorrao tornare tornaraochi vorraoremanere remanerao". Questasentenzia venze. Le sedici banniere presero suollo da Cola de Rienzi.Questa iente da cavallo abbe.Abbe anco alquanti Peroscinifigli de buoni uomini. Abbe anco daciento fanti toscani masnadieri concorazzine da suollonobile e bella brigata. Con questa ientedescenne per Toscanapassa valli e montie locora pericolose. Senza reparo ionze ad Orte. Allora la soa venutafu sentuta a Roma. Romani seapparecchiavano a receperelo con letizia. Li potienti staievano allaguattata. Da Orte se mosse e ionzea Romaanno Domini MCCCLIII[I]. La cavallaria de Roma li iessìodenanti fi' a Monte Malo collefrasche delle olive in mano in segno de vettoria e pace. Iessìolilo puopolo con granne letiziacomofussi Scipione Africano. Fuoro fatti archi triomfali. Entrao la portade Castiello. Per tutta piazza deCastielloper lo ponteper la strada fuoro fatte arcora de drappide donnede ornamento de aoro e deariento. Pareva che per la letizia tutta Roma se operissi. Granne ènela alegrezza e·llo favore dellopuopolo. Con questo onore fu menato fi' allo palazzo de Campituoglio.Là fece sio bello e luculentoparlare e disse ca sette anni era ito spierzo fòra de soacasacomo gìo Nabuccodonosorma per lapotenzia dello virtuoso Dio era tornato in soa sede senatore per lavocca de papa. Non che esso fussisufficiente; la soa vocca lo poteva sufficiente fare. Aionze cheintenneva rettificare e relevare lo statode Roma. Allora fece capitanii de guerra missore Bettrone e missoreArimbaldo de Narba e donaoli loconfallone de Roma. Fece cavalieri uno Cecco de Peroscia sioconsigliero e vestìolo de aoro. Grannefesta li Romani li fecerocomo fecero li Iudiei a Cristoquannoentrao in Ierusalem a cavallo nellaasina. Quelli lo onoraro destennennoli 'nanti panni e frasche deolivacantanno"Benedictus qui venis!"Alla fine tornaro a casa e lassarolo solo colli discipuli nellapiazza. Non fu chi li proferissi uno poveromagnare. Lo sequente dìe Cola de Rienzi abbe alcunoammasciatore delle vicinanze intorno. Dehcomo bene responneva! Dava resposte e promissioni. Apparecchiavase deferventemente guidare. Libaroni staievano alla guattataa que reiessiva. Lo stormo dellotriomfo era granne. Moite banniere.Mai non [fu] tanta pompa. Fanti con duridaine de·llà ede cà. Per bene pare che voglia per tiranniaguidare. Delle soie cose che perdìo le moite li fuororassenate. Mannao commannamenti e lettere perle terre e·llo destretto de soa felice tornata. Vole checiascuno se apparecchi a buono stato. Eraquesto omo fortemente mutato dalli primi suoi muodi. Soleva esseresobriotemperatoastinente. Oradeventato destemperatissimo vevitoresummamente usava lo vino. Adonne ora confettava e veveva.Non ce servava ordine né tiempo. Temperava lo grieco collofiaianola malvascia colla rebola. Adonne ora era dello vevere più fiesco. Orribile cosa era poterepatere de vederlo. Troppo veveva.Diceva che nella presone era stato accalmato. Anco era deventatogruosso sterminatamente. Avevauna ventresca tonnatriomfale a muodo de uno abbate asiano. Tuttoera pieno de carni lucienti comopagonerosciovarva longa. Sùbito se mutava nella facciasùbito suoi uocchi se·lli infiammavano.Mutavase de opinione. Così se mutava sio intellietto comofuoco. Aveva li uocchi bianchi: tratto trattose·lli arrosciavano como sangue. Stato che fu nello palazzo deCampituogliolo più aitodìi quattromannao per la obedienzia a tutti li baroni. Fra li aitri rechieseStefano della Colonna in Pellestrina.Questo Stefanello remase piccolo guarzone po' la morte dello patreStefano e de Ianni Colonna siofratecomo ditto ène. Redutto s'è ora in Pellestrinaallo forte. A questo Stefanello mannao doi citatinide RomaBuccio de Iubileo e Ianni Cafarielloper ammasciatorichedevessi obedire licommannamenti dello santo senatosotto pena de soa ira. Questiammasciatori Stefanello retenne ealcuni de essi mise in oscuritate. Anco li trasse uno dente econnannaoli in quattrociento fiorini. Losequente dìe curze li campi de Roma con suoi arcieri ebriganti. Tutto lo vestiame ne menava. Loromore se levao per Roma. La mormoranza ne venne allo tribuno dellapreda de Romani che se neiva. Allora lo tribuno cavalcao con suoi pochi famigli. Solo iessìola porta. Li sollati lo sequitarotalearmatotale nosecunno che lo tiempo pateva. Curzero da portaMaiurevia de Pellestrinaper aviaper locora salvatichedeserte. La tratta fu vanainutile. Nontrovaro né omo né vestia né arcieri. Liarcieri e·lli fanti de Pellestrina dotti de guerra per moitefiate descretamente avevano connutta la predae nascostala in una selvala quale se chiama Pantanoche iace fraTivoli e Pellestrina. Là se tenneroqueti. La notte saviamente quella preda trassero da Pantano esalvarola in Pellestrina. Cercato cheabbe moito la iente dello tribunonon trovanno cosa alcunaperchéla notte eravenne alla citate deTivoli. Là posao. Fatta la dimanela novella ionze che levestie de Romani erano tratte da Pantano econnutte in Pellestrina. Allora lo tribuno irato disse: "Queiova de ire de là e de cà per locora senzavie? Non voglio più scelmire cosa della Colonna. Alle manovoglio essere". Quattro dìi in Tivoli stette.Mannao suoi editti. Espeditamente fece venire da Roma la romanacavallariatutti li sollati da cavalloe·lli fanti masnadieri. Era vivace de scrivere. Staieva siostennardo in Tivoli con soa arme de azule asole de aoro e stelle de ariento e coll'arma de Roma. Forte cosa!Quello stennardo non era lucentecomo era prima; staieva miserabilefiacconon daieva le code alloviento regoglioso. Venuto lo stuolode suoi sollatile moite bannierecornamuse e trommette assaivenuti missore Bettrone e missoreArimbaldoli quali li aveva fatti capitanii de guerra generalilisollati se mormoravanoca volevano lapaca. Li conestavili todeschi demannavano monetaché loroarme staievano in pegno. Moite scusetrovao. Non valeva più la fuga. Vedi bella lerciaria che fecealli suoi capitanii. Abbe missore Bettronee missore Arimbaldo e disseli: "Trovo scritto nelle storieromane che non era moneta in Communo deRoma per sollati. Lo consolo adunao li baroni de Romadisse:"Noache avemo li offizii e·lle dignitatesiamo li primi a dunare quello che ciascheuno pò de bonavoluntate". Per quello duno fu adunata tantamonetache iustamente la milizia fu pacata. Così voi doicomenzete a dunare. La bona iente de Romavederao che voi forestieri dunate. Serrao pronta a dunare. Averemodenari a furore". Li capitaniiallora li dunaro milli fiorinicinqueciento per unoin doi vorze.Quella pecunia lo tribuno compartio allisollati. Alla fantaria deo mesa paca de moneta de tevertini. Puoiadunao puopolo nella piazza de SantoLorienzo de Tivoli e fece soa bella diceria. Disse como era itovenale anni settecomo fu in grazia deCarlo imperatorelo cui aiutorio de prossimo aspettava. Disse comofu in grazia dello papa a despiettode Colonnesi suoi nemici. Mo' era per lo papa senatore de Romanonlassato guidare per la tirannia deColonnesiper Stefanello serpente venenosoionco vallico. Dunqueintenneva de desertare casa dellaColonna e farli peio che quello che prima li fece aitra voita. Casamaladettaché per la loro superviaterra de Roma vive in povertate. Le aitre contrade vivo in ricchezza.Puoi aionze e disse: "Voglio farel'oste sopra Pellestrina e farli lo guasto generale. Dunqua prego voiTevertini che de buono core ceaccompagnetein tanta necessitate ce sovengatenon ce abannonete".Questa diceria fu fatta nelloparapietto delli Palloni. Fatta questa dicerialo sequente dìemosse la fantaria forestieramosse tuttasoa cavallaria e·llo puopolo de Tivoli con grascia e conarnese ad ostee gìone a Castiglione de SantaPerzeta. Là posao dìi doi. Là se adunao la ientetutta. Puoi se mosse lo sequente dìe e fu sopraPellestrina con tutto sio sfuorzoanno Domini MCCCLIII[I]de mese[...]dìe [...] AssediaoPellestrina e allocao lo tribuno l'oste a Santa Maria della Villadoi miglia da longa dalla citate. Là fuoromilli cavalieri fra Romani e sollatifu lo puopolo de Tivoli e deVelletrie·lle masnate dellecommunanze intorno e della badia de Farfae de Campagna e dellaMontagna. Puosto lo assediociasche perzona cobelle faceva. Solo esso Cola de Rienzi de continuoaveva l'uocchi sopra Pellestrina.Aizava la testa e resguardava lo aito collelo forte castielloeconsiderava per quale muodo potessiconfonnere e derovinare quelle edificia. Non levava lo sguardode·llà. Diceva: "Questo è quello montelo quale me conveo appianare". Spesso ancocontinuo guardanno enon movenno lo penzieri sio daPellestrinavedeva che per la parte de sopra vestiame veniva dapascere e entrava la porta de sopraper abbeverarepuoi tornava alli pascoli. Anco vedeva da l'aitraporta de sopra entrare uomini consalmariecon some. Vedeva la traccia longa delli vetturali chevenivano con fodere in Pellestrina.Allora domannava quelli li quali staievano seco e diceva: "Quellisomarieri que voco dicere?"Responnevano quelli che con esso staievano: "Senatorequellovestiame veo da pascere e torna inPellestrina a l'acqua per vevere. Quelli uomini portano farina egrascia per infoderare la terra che nonaffamassi". Allora responneva e diceva: "Dicetemenon sepòterano pigliare li passiche questovestiame sì liberamente non issi a pastura e quelli nonportassino fodere?" Responnevano li meno lialiRomani e dicevano: "Tanta è la fortura delli monti dePellestrinache quelle entrate de sopra e quelleiessite non se·lli puoco vetare. Tanta è lasalvatichezza de questo luocoche nulla oste là pòterademorare". Ma non era così. Anco era la cruditate dellibaroni de Romali quali staievano a vedereque ne iessivanon ce volevano operare. Allora lo tribuno dissequeste paravole: "Mai non te lento fi'che non te consumoPellestrina. E se io po' la sconfitta deColonnesi a porta de Santo Lorienzo avessicavalcato collo puopolo de Romain questa terra liberamente entravasenza contradizzione. Ià foraderuvinata. Io non sostènnera allo presente questo affanno. Lopuopolo de Roma vìssera in pacereposato". Allo secunno dìe che l'oste posta fufucomenzato lo guasto e fu depopulato tutto loogliardino de Pellestrinatutto lo piano fi' alla citate. Non remaseaitro che la parte de sopramenoche·llo terzo. Quello poco non fu depopulatoperchéalli dìi otto l'oste se partìo. E questa partenza fuper doi cascioni. La primache Velletrani erano odiosi conTevertini. Subitamente se mettevano dentroin Pellestrina. Per tale via fuoro auti sospietti che·llabaratta non se levassi nell'oste. La secunnacascione fu che·lla fante de missore [...] [...] "Sostengaqui uno o doi de noilassi ire mi. Io li farraiovenire dieci miliavinti milia fiorini e moneta e iente quanta lipiace. Dehfaccialo per Dio!" A questeparavole non trovava tutore alcuno. Fatta la nottepreso da primosuonno fra Monreale fu menato allotormento. Quanno vidde la cordadesdegnato con mormorazione disse:"Ià ve aio bene ditto che voirustichi villani site. Voleteme ponere allo tormento. Non vedete cheio so' cavalieri? Como è in voitanta villania?" Puro un poco fu aizato. Allora disse: "Ioso' stato capo della Gran Compagnia. Eperché so' cavalieriso' voluto vivere ad onore. Aiorevennute le citati de Toscanamessali la tagliaderupate terre e presa la iente". Allora fu tornato nello luocodelli suoi fratelliintro li ceppiredutto inrestretto fra suoi fratelli. Conubbe che morire li conveniva.Domannao penitenzae per tutta notteabbe con seco uno frate lo quale lo confessava. E così ordinaotutti suoi fatti. Odenno lo mormuoritode suoi fratelliad ora se voitava ad essiparlava. Queste paravolediceva: "Doici fratinon dubitete.Voi site zitielli iovininon avete provate le onne della ventura.Voi non morerete. Io moro e de meamorte non dubito. La vita mea sempre fu con trivulazioni. Fastidio meera lo vivere. De morire nondubitava. So' contentoca moro in quella terra dove morìo lobiato santo Pietro e santo Pavolobenchénostra desaventura sia per toa colpamissore Arimbaldoche me haiconnutto qui in questo laberinto.Non perciò questo lasso. Non ve mormoretenon ve dogliate demeché io moro volentieri. Omo so'como ciello fui ingannatocomo l'aitri uomini so' traduto. Dio meaverao misericordia. Fui buono allomunnoserraio buono denanti a Dioe specialemente non dubito perchévenni con intenzione de benefare. Voi iovini site: temeteca non avete conosciuto que ènela fortuna. Pregove che ve amete e siatevalorosi allo munnocomo fui io che me feci fare obedienzia allaPugliaToscana e alla Marca".Spesse voite così dicennolo dìe se fece. La matinavoize odire la messae odìola staienno scaizo anude gamme. All'ora de mesa terza fu sonata la campana e fu adunatolo puopolo. Connutto fraMonreale nelle scale allo lionestaieva inninocchiato denanti amadonna santa Maria. Alle gote tenevauno cappuccio de scuro con uno freso de aoro. Aduosso teneva unoiuppariello de velluto brunocositode fila de auro. Descento era senza alcuno cegnimento. Le caize ingamma de scuro. Le mano legatelarghe. Teneva la croce in mano. Tre fraticielli con esso staievano.Mentre che odiva la sentenziaparlava e diceva: "Ahi Romanicomo consentite mea morte? Mainon ve feci offesama la vostrapovertate e·lle mee ricchezze me faco morire". Puoidiceva: "Dove so' io cuoito? Per bona fe' diecetanta iente me aio veduta denanti e più che questa non è".Puoi diceva: "So' alegro de morire là dovemorìo Pietro e Pavolo. La mea vita senza trivolazione non èstata". Puoi diceva: "Tristo questo maletraditore po' la mea morte!" Nella sentenzia fuoro mentovate leforche. Allora stordìo forte e levaosesùbito in piedi como perzona smarrita. Allora quelli chestavano intorno lo confortaro che non dubitassi.Fecero fede che connannato era alla testa. De ciò fu contentostette queto. Abiato allo pianoper tuttala strada non finava volverse de là e de cà. Parlava ediceva: "Romaniiniustamente moro. Moro perla vostra povertate e per le mie ricchezze. Questa citate intennevade relevare". Moite cose diceva. Apeta a peta la croce basava. Forte se maniava de quello che poteva.Omo operativotriomfatoresottile guerrieri. Da Cesari in cà mai non fu alcuno megliore.Questo ène quello lo qualecon fortunaarrivatoruppe in piaia romanacomo ditto ène de sopra dellagalea sorrenata. Puoi che fu nello pianolà dove fuoro le fonnamenta della torrefatta la rotaintornoinninocchiase in terra. Puoi se levao edisse: "Io non staio bene". Voitaose invierzo oriente eraccommannaose a Dio. Puoi se inninocchiao interrabasao lo ceppo e disse: "Dio te salvisanta iustizia".Fece colla mano una croce sopra lo ceppo ebasaola. Trasse lo cappuccio e iettaolo. Posta che li fu la mannarain cuollofavellao e disse: "Nonstao bene". Allora era seco moita bona ientefra quali era losio miedico de piaghe. Questo li trovao laionta. Puosto lo fierroallo primo colpo stoizao in là. Pochipeli della varva remasero nello ceppo. Fratiminori tuoizero sio cuorpo in una cassaionto lo capo collo vusto.Pareva che atorno allo cuollo avessiuna zaganella de seta roscia. Fu tumulato in Santa Maria del'Arucielo lo escellente omo fra Monrealela cui fama sonao per tutta Italia de virtute e de gloria. In lacitate de Tivoli staieva uno domestico siode sio lenaiolo qualeodita la morte de sio signorelo sequentedìe de dolore morìo senza remedio.Muorto questo valente omoli Romani ne staievano forte afferrati.Allora lo tribuno adunao lo puopolofavellao e disse: "Signorinon staiate turbati della morte dequesto omoché ène stato lo peiore omodello munno. Hao derobato citate e castellamuorti e presi uomini edonnedoi milia femine mannacattive. Allo presente era venuto per turbare nuostro stato e nonrelevarelo. Cercava de essere liberosignore. Esso voleva le grazie fare. Voleva depopulare Campagna eterra de Romalo residuo deItalia. Nostra briga bene connuceremo a buono fine colla grazia deDio. Ma allo presente farremocomo fao lo trescatore dello grano: la spulla e·lle scorzevoite manna allo vientole vaca nette se servaper si. Così noi avemo dannato questo faizo omo. La monetasoali cavallile arme terremo per farenostra briga". Per queste paravole Romani fuoro alquantoacquetati. Fra tanto una espressa lettera ecommannamento venne dallo legato che missore Arimbaldo li fussimannato sano e salvo. Così fufatto. Remase sio fratemissore Bettronein le catene. Della monetade fra Monreale abbe lo tribunogran parte; tutta noperché missore Ianni de Castiello neabbe la maiure parte. Allora li nuobili deRoma se guardavano da esso como da traditoreperché nonservava fede a sio amico. Allora Cola deRienzi pacao li sollati espeditamenteda pede e da cavalloquelliche remanere voizero. L'aitriliberamente lassao tornare. Recoize arcieri in granne quantitate. Datreciento uomini da cavallo aveva.Fece capitanio dello puopolo lo savio e saputo guerrieri LiccardoImprennente delli Aniballisignore deMonte delli Compatri. Mise le masnate intorno alle terre dePellestrina. In Frascati teneva masnata defanti e de arcieri. In la Colonna teneva masnata de fanti e dearcieri. In Castiglione de Santa Perzetamise masnata de fanti. In Tivoli teneva lo menescalco. Se reservao inRomain Campituoglioperprovedereper vedere que era da fare. Granne penzieri aveva deprocacciare moneta per sollati.Restretto se era a povera spesa; onne denaro voleva per pache. Mainon fu veduto tale omo. Soloesso portava lo penzieri de Romani. Più vedeva esso stanno inCampituoglio che suoi officiali nellelocora puosti. Sempre bussavasempre scriveva alli officiali. Daievalo muodol'ordine da fare cosee·lli fatti prestamentede chiudere li passi donne sefacevano le offesede prennere uomini e spie. Mainon finava. Mai suoi officiali staievano lientifreddi; non facevanocosa notabilesalvo lo prodeguerrieri Liccardolo quale non se infegneva. Notte e dìefaceva predare Colonnesiper tuttaCampagna li persequitava. Non li lassava cogliere cielo. ConsumavaStefanello e Colonnesi ePellestrinesi. La guerra menava a buono fineomo mastro che sapevali passi e·lle locoraconosceva litiempi. Sapevase fare amare da sollati. Era obedito de voglia.Dicevano l'Ongari: "Mai non fu vedutotale capitanio sì valoroso". Desarmato voitava la manodicenno: "Quello vestiame venga cà". Como lodiceva così veniva. A buono fine la guerra veniva. Ora vogliocontare la morte dello tribuno. Aveva lotribuno fatta una gabella de vino e de aitre cose. Puselinome"sussidio". Coize sei denari per soma devino. Coglievase la moita moneta. Romani se·llo comportavanoper avere stato. Anco stregneva losale per più moneta avere. Anco stregneva soa vita e soafamiglia in le spese. Onne cosa penza persollati. Repente prese uno citatino de Roma nobile assaiperzonasufficientesaputa: nome aveaPannalfuccio de Guido. Omo virtuosoassai desiderava la signoriadello puopolo. E sì·lli troncao latesta senza misericordia e cascione alcuna. Della cui morte tuttaRoma fu turbata. Staievano Romanicomo pecorella. Queti non osavano favellare. Così temevanoquesto tribuno como demonio. In lococonsilii obtinebat omnem suam voluntatemnullo consiliatorecontradicente. Ipso instanti ridensplangebat et emittens lacrimas et suspiria ridebattanta inerata eivarietas et mobilitasvoluntatis. Ora lacrimavaora sgavazzava. Puoi se deo a prennere laiente. Prenneva questo e quellorevennevali. Lo mormuorito quetamente per Roma sonava. Perciòa fortezza de si sollao cinquantapedoni romani per ciasche rionepriesti ad onne stormo. Le pache nonli dava. Prometteva onne dìe.Tenevali in spene. Promettevali abunnanzia de grano e cose assai.Novissime cassao Liccardo dellacapitania e fece aitri capitanii. Questa fu la soa sconfittura.Allora lassao Liccardo lo predare e·llosollicito guerriaremormorannose debitamente de sì ingratoomo. Era dello mese de settiembroa dìiotto. Staieva Cola de Rienzi la dimane in sio lietto. Avease lavatala faccia de grieco. Subitamente veovoce gridanno: "Viva lo puopoloviva lo puopolo". A questavoce la iente traie per le strade de·llà e decà. La voce ingrossavala iente cresceva. Nelle capocroce demercato accapitao iente armata cheveniva da Santo Agnilo e da Ripa e iente che veniva da Colonna e daTreio. Como se ionzeroinsiemmoricosì mutata voce dissero: "Mora lo traditoreCola de Rienzimora!" Ora se fionga laioventute senza rascionequelli proprio che scritti aveva in siosussidio. Non fuoro tutti li rionisalvoquelli li quali ditti soco. Curzero allo palazzo de Campituoglio.Allora se aionze lo moito puopolouominie femine e zitielli. Iettavano prete; faco strepito e romore;intorniano lo palazzo da onne latodereto edenantidicenno: "Mora lo traditore che hao fatta la gabellamora!" Terribile ène loro furore. A questecose lo tribuno reparo non fece. Non sonao la campananon se guarnìode iente. Anco da primadiceva: "Essi dico:"Viva lo puopolo"e anco noi lodicemo. Noi per aizare lo puopolo qui simo. Mieiscritti sollati so'. La lettera dello papa della mea confirmazionevenuta ène. Non resta se non piubicarlain Consiglio". Quanno a l'uitimo vidde che·lla voceterminava a maledubitao forte; specialemente chéesso fu abannonato da onne perzona vivente che in Campituogliostaieva. Iudicinotarifanti e onneperzona aveva procacciato de campare la pelle. Solo esso con treperzone remasefra li quali fuLocciolo Pellicciarosio parente. Quanno vidde lo tribuno puro lotumuito dello puopolo crescereviddese abannonato e non provedutoforte se dubitava. Demannava allitre que era da fare. Volennoremediarefecese voglia e disse: "Non irao cosìper lafede mea". Allora se armao guarnitamente detutte arme a muodo de cavalierila varvuta in testacorazza e fallee gammiere. Prese lo confallonedello puopolo e solo se affece alli balconi della sala de sopramaiure. Destenneva la manofacevasemmiante che tacessinoca voleva favellare. Sine dubio che se loavessino scoitato li àbbera rotti emutati de opinionel'opera era svaragliata. Ma Romani non lovolevano odire. Facevano como lipuorci. Iettavano pretevalestravano. Curro con fuoco per ardere laporta. Tante fuoro le valestratee·lli verrutiche alli balconi non potéo durare. Unoverruto li coize la mano. Allora prese questoconfallone e stenneva lo sannato da ambedoi le mano. Mostrava lelettere dello aurol'arme dellicitatini de Romaquasi venissi a dicere: "Parlare non melassate. Ecco che io so' citatino e popularocomo voi. Amo voie se occidete meoccidete voi che romani site".Non vaize questi muodi tenere.Peio fao la iente senza intellietto. "Mora lo traditore!"chiama. Non potenno più sostenerepenzao peraitra via campare. Dubitavase de remanere su nella sala de sopraperché anco stava presone missoreBettrone de Narbaa chi fatta aveva tanta iniuria. Dubitava che nonlo occidessi con soie mano.Conosceva e vedeva che responneva allo puopolo. Penzao partirse dallasala de sopra e delongareseda missore Bettrone per cascione de più securitate. Alloraabbe tovaglie de tavola e legaose in centa efecese despozzare ioso nello scopierto denanti alla presone. Nellapresone erano li presonieri;vedevano tutto. Tolle li chiavi e tenneli a sé. Dellipresonieri dubitava. De sopra nella sala remaseLocciolo Pellicciarolo quale a quanno a quanno se affaceva allibalconi e faceva atti con manoconvocca allo puopolo e diceva: "Essolo che vene ioso dereto"e issino dereto allo palazzoca deretoveniva. Puoi se volvea allo tribunoconfortavalo e diceva che nondubitassi. Puoi tornava allo puopolofacenno li simili cenni: "Essolo deretoessolo ioso dereto".Davali la via e l'ordine. Locciolo lo occise.Locciolo Pellicciaro confuse la libertate dello puopololo quale mainon trovao capo. Solo per quelloomo poteva trovare libertate. Solo Locciolo se·llo avessiconfortatode fermo non moriva; ché fu arzala salalo ponte della scala cadde a poca d'ora. Ad esso non potevaalcuno venire. Lo dìe cresceva. Lirioni della Regola e li aitri forano venutilo puopolo cresciutolevoluntate mutate per la diverzitate.Onne omo fora tornato a casaovero granne vattaglia stata fora. MaLocciolo li tolle la speranza. Lotribuno desperato se mise a pericolo della fortuna. Staienno alloscopierto lo tribuno denanti allacancellariaora se traieva la varvutaora se·lla metteva.Questo era che abbe da vero doi opinioni. Laprima opinione soade volere morire ad onore armato colle armecolla spada in mano fra lo puopolo amuodo de perzona magnifica e de imperio. E ciò demostravaquanno se metteva la varvuta e tenevasearmato. La secunna opinione fu de volere campare la perzona e nonmorire. E questo demostravaquanno se cavava la varvuta. Queste doi voluntate commattevano nellamente soa. Venze la voluntatede volere campare e vivere. Omo era como tutti li aitritemeva dellomorire. Puoi che deliverao permeglio de volere vivere per qualunche via potéocercao etrovao lo muodo e·lla viamuodo vituperosoe de poco animo. Ià li Romani aveano iettato fuoco nella primaportalenauoglio e pece. La portaardeva. Lo solaro della loia fiariava. La secunna porta ardeva ecadeva lo solaro e·llo lename a piezzoa piezzo. Orribile era lo strillare. Penzao lo tribuno devisatopassare per quello fuocomisticarese colliaitri e campare. Questa fu l'uitima soa opinione. Aitra via nontrovava. Dunque se spogliao le insegnedella baronial'arme puse io' in tutto. Dolore ène derecordare. Forficaose la varva e tenzese la facciade tenta nera. Era là da priesso una caselluccia dove dormivalo portanaro. Entrato làtolle uno tabarrode vile pannofatto allo muodo pastorale campanino. Quello viletabarro vestìo. Puoi se mise in capouna coitra de lietto e così devisato ne veo ioso. Passa laporta la quale fiariavapassa le scale e·lloterrore dello solaro che cascavapassa l'uitima porta liberamente.Fuoco non lo toccao. Misticaosecolli aitri. Desformato desformava la favella. Favellava campanino ediceva: "Susosuso a gliutradetore!" Se le uitime scale passava era campato. La ienteaveva l'animo suso allo palazzo. Passavala uitima portauno se·lli affece denanti e sì·lloreaffiguraodeoli de mano e disse: "Non ire. Dove vaitu?" Levaoli quello piumaccio de capoe massimamente che separeva allo splennore che daieva livraccialetti che teneva. Erano 'naorati: non pareva opera de riballo.Alloracomo fu scopiertoparzeselo tribuno manifestamente: mostrao ca esso era. Non poteva dare piùla voita. Nullo remedio era senon de stare alla misericordiaallo volere altruio. Preso per levraccialiberamente fu addutto per tuttele scale senza offesa fi' allo luoco dello lionedove li aitri lasentenzia vododove esso sentenziato aitriaveva. Là adduttofu fatto uno silenzio. Nullo omo era arditotoccarelo. Là stette per meno de oralavarva tonnitalo voito nero como fornaroin iuppariello de setaverdescentocolli musacchini inaoraticolle caize de biada a muodo de barone. Le vraccia teneva piecate. Inesso silenzio mosse la facciaguardao de·llà e de cà. Allora Cecco delloViecchio impuinao mano a uno stuocco e deoli nello ventre.Questo fu lo primo. Immediate puo' esso secunnao lo ventre de Treionotaro e deoli la spada in capo.Allora l'unol'aitro e li aitri lo percuoto. Chi li daochi lipromette. Nullo motto faceva. Alla primamorìopena non sentìo. Venne uno con una fune eannodaoli tutti doi li piedi. Dierolo in terrastrascinavanolloscortellavanollo. Così lo passavano comofussi criviello. Onneuno ne·sse iocava. Allaperdonanza li pareva de stare. Per questa via fu strascinato fi' aSanto Marciello. Là fu appeso per lipiedi a uno mignaniello. Capo non aveva. Erano remase le cocce per lavia donne era strascinato.Tante ferute avevapareva criviello. Non era luoco senza feruta. Lemazza de fòra grasse. Grasso eraorribilementebianco como latte insanguinato. Tanta era la soagrassezzache pareva uno esmesuratobufalo overo vacca a maciello. Là pennéo dìidoinotte una. Li zitielli li iettavano le prete. Lo terzo dìede commannamento de Iugurta e de Sciarretta della Colonna fustrascinato allo campo dell'Austa. Làse adunaro tutti Iudiei in granne moititudine: non ne remase uno. Làfu fatto uno fuoco de cardi secchi.In quello fuoco delli cardi fu messo. Era grasso. Per la moitagrassezza da sé ardeva volentieri.Staievano là li Iudiei forte affaccennatiafforosiaffociti.Attizzavano li cardi perché ardessi. Cosìquello cuorpo fu arzo e fu redutto in polve: non ne remase cica.Questa fine abbe Cola de Rienziloquale se fece tribuno augusto de Romalo quale voize essere campionede Romani. In cammora soafu trovato uno spiecchio de acciaro moito polito con carattere efigure assai. In quello spiecchiocostregneva lo spirito de Fiorone. Anco li fuoro trovati pugillaridove aveva scritti Romanila coita chevoleva mettere. Lo primo ordineciento perzone da cinquecientofiorini; lo secunno ordinecientoperzone da quattrociento fiorini; lo terzoda ciento fiorini; loquartoda cinquanta fiorini; lo quintodadieci fiorini. Quanno questo omo fu occiso currevano anni DominiMCCCLIII[I]alli otto dìi desettiembro in ora della terza. Non solamente questo fu muorto infurore de puopoloma tutta soaforestaria fu derobata de tutto arnese. Perdiero cavalli e arme.Fuoro lassati nudi sì quelli che setrovaro a Romasì quelli che staievano de fore per lefortezze a guerriare. Vogliome stennere sopraquesta materia. Franceschi entraro in Roma e assediaro Tarpeialomonte de Campituoglio. Per lapaura Romani se erano redutti là. Puoi che viddero che inTarpeia non era sufficienzia de foderodeliveraro de mannare fòra li veteranicomo perzone inutileper avere più foderoper salvare laioventute. Così fu. Li veterani'nanti che issiro fòrade Tarpeiafuoro in consiglio. Dissero così: "Noigimo alle case nostre. Fra li Franceschi per carnario muorti serremosenza dubio. Meglio ène chemoramo in abito de virtute che de miseria. Onneuno se vesta leornamenta soie". Così fu. Li veteranine iro alle case. Ciascheuno se adobao con quelli ornamenti li qualiavevano auti nelle onoranze dellioffizii. Tale se vestìo a muodo de ponteficetale a muodo desenatorechi de consolo. Allocarose nellifacistuori adornaticolle bacchette in manoadorni de pretepreziose e de aoro. Fra li aitri uno avevanome Papirio. Forte adorno staieva denanti la soa casacum pretextacum trabea indutus. Lamatina li Franceschi se maravigliaro de tale novitatecurzero avedere como cosa nova. UnoFrancesco prese la varva a questo Papirio e disse: "Ahivegliardovegliardo!" Allora Papirio sedesdegnaoperché lo Francesco non li favellava conreverenziacomo l'abito sio mustrava. Destese labacchetta e ferìo lo Francesco nello capoe non teméode morire per salvare la onoranza dellamaiestate soa. Lo buono Romano dunqua non voize morire colla coitrain capo como Cola de Rienzimorìo.

Cap.XXVIII


Dellavenuta de Carlo imperatore a Roma e della soa coronazione e della soapartenza alla Alamagna.