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Vamba

(aliasLuigi Bertelli)


Ilgiornalino di Gian Burrasca


(pubblicatoa puntate tra il 1907 e il 1908 su Il Giornalino della Domenica)


1.


Eccofatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino ilfoglietto del calendario d'oggi che segna l'entrata delletruppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son natoio come ci ho scritto sotto perché gli amici chevengono in casa si ricordino di farmi il regalo.


LUNAPIENA

SETTEMBRE

20MERCOLEDI'

S.Eustachiosoldato e m.


1870.Entrata delle truppe italiane in Roma.


1897.Nascita di Giannino.


Lamamma me ne ha fatto uno proprio bello dandomi questo giornalinoperché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede.Che bel librocon la rilegatura di tela rossa e tutte le paginebianche che non so davvero come farò a riempire! Ed eratanto che mi struggevo di avere un giornalino miodove scriverci lemie memoriecome quello che hanno le mie sorelle AdaLuisa eVirginia che tutte le sere prima d'andare a lettocoi capelli sullespalle e mezzo spogliatestanno a scrivere delle ore intere.


Nonso davvero dove trovino tante cose da scrivere quelle ragazze!


Ioinvece non so più che cosa diree allora come faròa riempire tutte le tue pagine bianchemio caro giornalino? Miaiuterò con la mia facilità di disegnare e faròqui in fondo alla pagina il mio ritratto come sono ora all'etàdi nove anni finiti.


Peròin un giornalino bello come questo bisognerebbe metterci deipensieridelle riflessioni...


Miviene un'idea! Se ricopiassi qui un po' del giornalino di Ada chegiusto è fuori insieme alla mamma a far delle visite?


Eccoquisono andato su in camera di Adaho aperto la cassetta della suascrivaniale ho preso il suo giornale di memorie e ora possocopiare in pace.


"Ohse quel vecchiaccio del Capitani non tornasse più! Edinveceè venuto anche stasera. E' impossibile! Non mi piace!Non mi piacee non mi piacerà maimaimai... La mamma hadetto che è molto ricco; e che se mi chiedesse in mogliedovrei sposarlo. Non è una crudeltà questa? Poverocuore mio! Perché ti mettono a tali torture?! Egli ha certemani grandi e rossee col babbo non sa parlare d'altro che di vinoe di oliodi campidi contadini e di bestie; e se loavessivedutoalmeno una volta vestito a modo... Ohse questastoria finisse; se non venisse più: mi metterei l'anima inpace... Ierseramentre l'accompagnavo all'uscioed eravamosoli nella stanza d'ingressovoleva baciarmi la mano; ma io fuipronta a scapparee rimase con un palmo di naso... Almeno sefosse come il mio caro Alberto De Renzis. Che peccato che Alberto nonsia altro che un misero impiegatuccio... Mi fa continuamente dellescenatee io non ne posso più! Che delusione! Chedelusione è la vita... Mi sento proprio infelice!!!..."Eora bastaperché ho empito due pagine.


Tiriapro prima d'andare a lettogiornalino mioperchéstasera m'è successo un affare serio.


Versole 8come al solitoè venuto il signor Adolfo Capitani. E'un coso vecchiobruttogrosso grosso e rosso... Le mie sorellehanno proprio ragione di canzonarlo!


Dunqueio ero in salotto col mio giornalino in mano quando ad untratto lui mi dice con quella sua vociaccia di gatto scorticato:Cosa legge di bello il nostro Giannino? Io naturalmente gli ho datosubito il mio libro di memorie ed egli si è messo a leggerloforte davanti a tutti.


Daprincipio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte. Ma appenaha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalinodi Ada questa si è messa a urlare e faceva di tutto perstrapparglielo di manoma lui duro; ha voluto arrivar fino infondo e poi serio serio mi ha detto:


-Perché hai scritto tutte queste sciocchezze?


Iogli ho risposto che non potevano essere sciocchezze perché leaveva scritte nel suo libro di memorie Ada che è la miasorella maggiore e perciò ha più giudizio di me e saquello che dice.


Appenadetto questo il signor Capitani si è alzato serio serioha preso il cappello e se n'è andato via senza salutarenessuno.


Bellaeducazione!


Eallora la Mamma invece di pigliarsela con lui se l'è presacon megridando e minacciandoe quella stupida di Ada si èmessa a piangere come una fontana!


Andatea far del bene alle sorelle maggiori!


Basta!Sarà meglio andare a letto. Ma intanto son contento perchého potuto empire tre pagine zeppe zeppe del mio caro giornalino!


21SettembreSon proprio nato disgraziato!


Incasa non mi possono più soffrire e tutti non fanno altro chedire che per colpa mia è andato all'aria un matrimonio che peri tempi che corrono era una gran fortunache un marito come ilsignor Capitanicon ventimila lire di renditanon si trova tutti igiorniche Ada sarà condannata a restare zittella tutta lavita come la zia Bettinae via e dàlliuna quantitàdi storie che non finiscono mai.


Iovorrei sapere che gran male ho fatto alla fin fineper copiare unpensiero dallo scartafaccio di mia sorella!


Ohma da ora in avantio bene o malegiuro che il giornalino loscriverò tutto da meperché tutte questescempiaggini delle mie sorelle mi dànno ai nervi.


Dopoil fatto di ieri serapareva che stamani fosse successa a casa unagran disgrazia. Era già sonato da un bel pezzo mezzogiornoenon c'era nemmeno l'idea di mettersi a tavola a far colazionecome gli altri giorni. Io non ne potevo più dalla fame; zittozitto sono andato in salotto da pranzoho preso dalla credenzatre paniniun bel grappolo d'uvaun'infinità di fichidottatie con la lenza sotto il braccio mi sono avviato verso ilfiume per mangiare in pace. Dopo mi son messo a pescaree nonpensavo che ad acchiappare i pescioliniquando ad un trattohosentito dare uno strattone alla canna che reggevo in mano;forse mi sarò proteso un po' troppo in avantiperché...giùpùnfete! sono cascato nell'acqua! Voi non cicrederete: ma in quel momento non ho potuto fare a meno di pensarefra me e me: Eccoi miei genitori e le mie sorelle saranno contentiora di nonavermi più tra i piedi! Ora non diranno piùche son la rovina della casa! Non mi chiameranno più "GianBurrasca" di soprannome che mi fa tanta rabbia!


Affondavogiù giù nell'acquae non capivo più nullaquando mi son sentito tirar su da due braccia d'acciaio. Horespirato a pieni polmoni l'aria fresca di settembree subitosentendomi meglioho domandato al barcaiuolo che mi teneva incollose aveva pensato di mettere in salvo anche la mia poveralenza!


Nonso perché la mia mamma abbia pianto tantoquando Gigimi ha riportato a casa fradicio mezzo. Io stavo benissimo e glielodicevo ma le mie parole erano dette al ventoperché lelacrime della mamma pareva che non finissero mai. Come erocontento di essere cascato nel fiumee di avere corso il rischio diaffogare! Se nonon avrei avuto tanti complimentiné tuttequelle moine.


Luisami ha messo subito a letto; Ada mi ha portato una tazza di brodocaldo bollente; e tuttianche le persone di serviziosonostati intorno a mefino all'ora di andare a desinare. Poilasciandomi così infagottato nelle coperte da farmi davveromorire di soffocazionesono andati giù raccomandandomi distar buono e di non muovermi.


Maera possibile questoper un ragazzo della mia età? Checosa ho fatto appena son rimasto solo? Mi sono levatohotirato fuori dall'armadio il mio vestitino buono alla marinaramison vestitoe scendendo pian piano le scale per non farmi sentiresono andato a nascondermi dietro la tenda della finestra insalotto. Se mi avessero scoperto quante gridate avrei avuto!... Nonso come sia andatache mi sono addormentato quasi subito; forseavevo sonnoo ero stanco. Il fatto è che dopo unabuona dormita ho aperto gli occhi; e da una fessura della tenda hoveduto Luisa seduta sul sofàaccanto al dottor Collaltochechiacchieravano a voce bassa. Virginia strimpellava il pianoin unangolo della stanza. Ada non c'era; era andata certo a lettoperché sapeva che il Capitani non veniva.


-Ci vorrà almeno un anno - diceva lui. - Il dottor Baldisaicomincia a diventar vecchioe mi ha promesso di prendermicome suo aiuto. Ti dispiace aspettareamor mio?


-Oh no: e a te? - ha risposto Luisae tutti e due si sono messi aridere.


-Ma non lo dire ancora a nessuno - ha continuato lui.- Prima didichiararci fidanzati in pubblico voglio avere una posizionesicura... - Oh ti pare? sarebbe una sciocchezza.


Miasorella aveva appena finito di dire cosìche si alzò aun trattoattraversò il salotto e si mise a sedere lontanadal dottor Collalto. In quel momento appunto entravano nella stanzale Mannelli.


Tuttinon facevano che domandare con grande interessecome stava ilpovero Giannino quando la mamma si precipita in salottocon unviso bianco da far pauraurlando che ero scappato dal lettoche miaveva cercato dappertuttoma che non mi aveva potuto trovare. Alloraperché non si affannasse di piùesco dal nascondigliocacciando un grande urlo.


Chepaura hanno avuto tutti!


-GianninoGiannino! - si lamentava la mamma piangendo - mi faraiammalarese seguiti così. Mi farai ammalare...


-Come! Sei stato tutto questo tempo dietro la tenda? - mi hadomandato Luisafacendosi di mille colori.


-Certo: mi predicate sempre di dire la verità; e alloraperché non dite alle vostre amicheche siete promessisposi? - ho risposto rivolgendomi a lei e al dottore.


Miasorella mi ha preso per un braccio trascinandomi fuori dellastanza.


-Lasciami! Lasciami! - gridavo. - Vado da me solo. Perchéti sei rizzata in piedi quando hai sentito toccare il campanello?Collalto... - ma non ho potuto finire la fraseperchéLuisa mi ha tappato la boccasbatacchiando l'uscio.


-Avrei una gran voglia di bastonarti - e cominciava apiangere.Collalto non te la perdonerà più - esinghiozzavasinghiozzavapoverinacome se avesse perduto il piùgran tesoro del mondo.


-Smetti di piangeresorellina mia - io le dicevo. - Ti parechesarei venuto fuori dalla tenda senza dir nullase sapevoche il dottore è tanto pauroso? -


Inquella è venuta la mamma che mi ha riportato a lettoraccomandando a Caterina di non lasciarmi finché non fossibene addormentato.


Macome avrei potuto dormiregiornalino mio carosenza primaconfidarti tutte le peripezie della giornata? Caterina non ne puòpiù dal sonnoe ogni volta che sbadigliapare che latesta le debba cascare giù dal collo.


Addiogiornalinoaddio per stasera.


7OttobreSono due settimane che non ho più scritto una parolanel mio giornaleperché mi sono ammalato da quel giornofamoso che fui per affogare e che scappai dal letto mentre sudavo.Collalto è venuto su a vedermi due volte al giorno; ed èstato così buono con meche quasi quasi sento rimorso diaverlo fatto spaventare quella sera. Quanto tempo mi ci vorràper guarire?... Stamani sentivo Ada e Virginia che parlavano insiemenel corridoio: com'è naturale mi sono messo ad ascoltarequello che dicevano. Pare che ci sarà nientemeno che unafesta di ballo in casa nostra.


Virginiadiceva che era contentissima che io sia a letto; così sisentiva più tranquilla ed era sicura della riuscita dellafesta. Essa spera che io debba rimanere in camera un mese intero.Non so capire perché le sorelle maggiori non voglianobene ai fratelli più piccoli... Ed ioinvecesono cosìbuono con Virginia... Quando sto bene vado anche due volte ilgiorno alla postaa prenderle e ad impostarle le lettere; qualchevoltanon dicone avrò perduta qualcuna; ma essa nonl'ha mai saputo e non ha nessuna ragione di avercela con me! Oggimi sentivo così beneche mi è venuta la voglia dilevarmi. Verso le tre quando ho sentito venir su per le scaleCaterina che mi portava la merendasono sgusciato dal lettomisono nascosto dietro l'uscio di camera tutto imbacuccato in unosciallone nero della mammae mentre la cameriera stava perentrarele sono saltato addossoabbaiando come un cane... Checredi che abbia fatto quella stupida?... Dalla paura ha lasciatocascare in terra il vassoio che reggeva con tutt'e due le mani...Che peccato!... Il bricco di porcellana celeste è andatoin mille pezzi; il caffè e latte si è rovesciato sultappetino che la mamma mi aveva comprato ieri; e quella sciocca hacominciato a urlare così forte che il babbola mammalemie sorellela cuoca e Giovanni sono corsi su tutti spaventatiper vedere quello che era successo... Ci può essere unaragazza più oca di quella?... Al solitoio sono statogridato... Ma... appena sono guaritovoglio scappare da questacasae andare lontano lontanocosì impareranno a trattare iragazzi come si deve! ...


Finalmentestamani ho avuto il permesso di alzarmi... Ma era possibile che unragazzo come me potesse stare fermo fermo fermo su di unapoltronacon una coperta di lana sulle gambe? C'era da moriredi noia; così mentre Caterina era andata giù unmomento a prendermi un bicchiere di acqua inzuccheratacon lascusa che avevo setelesto butto via ogni cosae me ne vo incamera di Luisa a guardare tutte quelle fotografie che tieneserbate dentro la cassetta della sua scrivania. Le mie sorelleerano in salotto con un'amicala signorina Rossi. Caterinaappena tornata col bicchiere d'acqua e lo zuccheromi cercadappertuttoinutilmente... Sfido!... Mi ero nascosto dentrol'armadio...


Cherisate matte ho fattocon quei ritratti... Su uno c'era scritto:"Un vero imbecille!"... Su un altro: "Ohcarinodavvero!"... Su un altro: "Mi ha chiestoma... fossiminchiona!"... E in altri: "Simpaticone!!!!... oppure:"Che bocca!"... In uno poi c'era scritto: "Ritrattodi un ciuco!"...


Intutti c'era una frase di questo genere. Io mi sono impossessato dicirca una dozzina di fotografie delle persone che conoscoperfare qualche burletta innocenteappena uscirò di casa; poi horichiuso per benino la cassettain modo che Luisa non si accorgeràdi nulla...


Maio non avevo voglia di ritornare nella mia stanzaccia tutta sporca ein disordine; non avevo voglia di annoiarmi. Se mi mascherassidadonna? ho pensato a un tratto.


Hotrovato un busto vecchio di Luisauna sottana bianca inamidata conlo strascicole ho preso dall'armadio il vestito di batista colordi rosa a tramezzi di trina e ho cominciato a vestirmi. La gonnellaera un po' stretta alla vita e ho dovuto appuntarla con gli spilli.Mi son bene unto le gote con una pomata color di rosa di unvasettinoe mi sono guardato allo specchio... Misericordia!... nonero più io... Che bella signorina ero diventato!... Cheinvidiache invidiaavranno di me le mie sorelle! ho esclamatofuori di me dalla contentezza!


Ecosì dicendo ero arrivato in fondo alle scale proprioquando la signorina Rossi stava per andarsene. Che chiasso!


-Il mio vestito di batista rosa! - ha urlato Luisa facendosi smortain viso dalla stizza. -


Lasignorina Bice mi ha preso per un braccio rivolgendomi alla lucee: "Da che parte ti sono venute quelle belle gote rosseGiannino?" mi ha detto in aria di canzonatura.


Luisami ha fatto cenno che non parlassi; ma io facendo finta di nonvederlaho risposto: "Ho trovato una pomata in unacassetta..." E quella signorina ha cominciato a ridere in unmodo così maliziosoche non so quello che le avrei fatto.


Miasorella ha detto che Bice Rossi è una pettegolache non leparrà vero di andare a raccontare a tutti che miasorella si tinge la faccia; e questo poi non è veroe lopotrei giurareperché quella pasta serve a colorire ifiori di seta che Luisa sa fare tanto bene per guarnire i cappelli.


Stavoper ritornare in camera alla svelta allorché mi sonofermato davanti a Luisa e guardandola fissa le ho strappato una galain fondo al vestito. Non l'avessi mai fatto... E' diventata unafuriae mi ha dato uno schiaffo...- Ah signorina!... - ho dettofra me e me. - Se sapesse che le ho preso i ritratti! -


Lesorelle credono che le gote dei ragazzi sieno fatte apposta peressere schiaffeggiate... Se sapessero invecei pensieri tetrie disperati che ci vengono in mente quando fanno così...Sono stato zittoma... a domani!


2.


8Ottobre.


Ah!come mi son divertito oggi a andare a trovare tutti gli originalidelle fotografie che presi alle mie sorelle!


Hoincominciato da Carlo Nelliil padrone di quel bel negozio di modeche è nel Corso e che va vestito sempre tutto per l'appuntoe che cammina sempre in punta di piedi perché ha le scarpetroppo stretteil quale appena mi ha visto entrare mi ha detto:


-Oh Gianninosei guarito bene?


Iogli ho detto di sìe poi ho risposto perbene a tutte ledomande che mi faceva ed egli mi ha regalato una bella cravatta tuttarossa. Io l'ho ringraziato come era mio doveree siccome lui haricominciato a rivolgermi delle interrogazioni sulle mie sorelleio ho creduto bene che quello fosse il momento buono per tirar fuorila fotografia. Sotto c'era scritto a penna: "vecchiogommeux"; ma non so che cosa volesse dire.


Dipiù gli erano stati allungati i baffi e allargata la boccafino alle orecchie.


Luinel vedere il suo ritratto ridotto a quel modo è diventatorosso come un peperone e ha detto subito:


-Ah! sei stato tueh brutto birbante? -


Iogli ho risposto di noche avevo trovato le fotografie a quel modoin camera delle mie sorelle e sono scappato via perché avevaun viso da far paurae poi non volevo più perder tempo conlui a dargli altre spiegazioniavendo da distribuire le altrefotografie che avevo preso.


Infattisono andato subito in farmacia da Pietrino Masi.


Comeè bruttopovero Pietrinocon quei capellacci rossi e conquella faccia gialla tutta butterata! Ma lui non se lo figuranemmeno...


-BuongiornoPietro - gli ho detto.


-O Giannino! - mi ha risposto - E a casa stanno tutti bene?


-Sìe tanti saluti da tutti. -


Luiallora ha tirato giù dallo scaffale un bel barattolo divetro bianco e mi ha detto:


-Che ti piacciono le pasticche di menta?


Esenza aspettare che gli rispondessi me ne ha date una manciata ditutti i colori.


E'proprio vero che i ragazzi che hanno la fortuna d'avere dellesorelle simpatiche ricevon sempre mille attenzioni dai giovinotti!


Ioho preso tutte le pasticche e poi gli ho tirato fuori la fotografia efacendogli l'occhio pio gli ho detto:


-Guarda qui: l'ho trovata in casa stamani.


-Fammi vedere! - E Pietrino Masi ha steso la mano ma io non glivolevo dare il ritratto a nessun costo però lui me l'hapresa per forza e così ha potuto leggere quel che c'erascritto di dietro col lapis blù:


"Hachiesto la mia manoma fossi minchiona!".


Pietrinoè diventato bianco come questo foglioe lì per lìcredevo perfino che gli venisse uno svenimento. Ma invece ha dettodigrignando i denti:


-E' una vergogna che le tue sorelle piglino così in giro lepersone perbenehai capito? -


Benchéio avessi capito benissimolui per spiegarmelo meglio haalzato una gamba per appiccicarmi un calcioma io ho fattouna cilecca e ho infilato svelto svelto la portae mi c'èentrato anche di pigliare un'altra manciata di pasticche di menta cheerano rimaste sparse sul banco. E sono andato da Ugo Bellini.


UgoBellini è un avvocato giovanissimo - avrà ventitréanni - e sta nello studio insieme al suo babbo che è avvocatoanche luima di quelli bravie sta in Via Vittorio Emanueleal numero 18.


Ugoa vederlo camminarepar che sia chi sa chi; va via tutto impettitocol naso per aria e quando discorre ha una voce da basso profondo chepare se la faccia venir su dalle suola delle scarpe.


E'proprio buffoe le mie sorelle hanno ragione; ma io nelpresentarmi a lui avevo un po' di tremarellaperché èun tipo che non vuole scherzi. Mi sono affacciato all'uscio e gli hodetto:


-Scusista qui il "Vecchio Silva Stendere"?


-Ma che hai? - ha risposto.


-Eccoho qui una fotografia per lui!


Egli ho consegnato il suo ritratto sotto il quale era scritto: "Pareil Vecchio Silva Stendere". Come è buffo! Ugo Bellinil'ha preso e io viadi corsa! Gli deve aver fatto un grandeeffetto perché mentre scendevo le scale l'ho sentito urlarecol suo vocione terribile:


-Maleducate! Pettegole! Sguaiate! -


Ah!Ma se seguitassi a scrivere tutte le scene di stamanistasera nonandrei più a letto!


Chefaccie spaurite facevano tutti quei giovanotti appena avevansott'occhio la loro fotografiamentre io invece mi sentivoscoppiar dal ridere vedendo tutte le smorfie che facevano!


Maquello che mi ha fatto ridere più di tutti è statoGino Viani quando gli ho dato la sua fotografia ove in fondoera scritto: "Ritratto d'un ciuco". Poveretto! Gli sonvenute le lacrime agli occhi e ha detto con un filo di voce:


-La mia vita è spezzata! -


Manon era vero niente perché se gli si fosse spezzato la vitanon avrebbe potuto camminare in su e in giù per la stanzacome facevaborbottando una quantità di parole senza sensocomune.


9Ottobre.


OggiAdaLuisa e Virginia hanno tormentato tutto il giorno la mammaperché acconsentisse a dare quella famosa festa da ballodella quale esse chiacchieran tra loro da tanto tempo. Prega eripregala mamma che è tanto buona ha finito per contentarlee la festa è stata fissata per martedì di quest'altrasettimana.


Ilbello è che discorrendo degli inviti da fare hannorammentatonaturalmenteanche tutti quelli ai quali hoportato ieri lefotografie.


Figuriamocisedopo quei complimenti scritti dalle mie sorelle in fondo ailoro ritrattiavranno voglia di venir a ballar con loro!


12Ottobre.


Miocaro giornalinoho tanto bisogno di sfogarmi con te!


Pareimpossibilema è proprio vero che i ragazzi non vengono almondo che per fare dei malannie sarebbe bene che non nenascesse più nessunocosì i loro genitori sarebberocontenti!


Quantecose mi son successe ierie ne avrei tante da confidartigiornalino mio! Ma appunto perché ne ho avute tante non miè stato possibile scriverle. Ah sìquante ne hoavute ieri!... E anche ora duro fatica a muovermi e non posso starneppure a sedere a causa di tutte quelle cose che ho detto eche mi ci hanno lasciatocon rispetto parlandocerti vesciconialti un dito...


Maho giurato oggi di descrivere il fatto come è andatoebenché soffra tanto a stare a sederevoglio confidarequi tutte le mie sventure...


Ahgiornalino mioquanto soffroquanto soffro!... E sempre per laverità e per la giustizia!...


Tidissi già l'altro giorno che le mie sorelle avevano avutodalla mamma il permesso di dare una festa da ballo in casa nostra; enon ti so dire come erano tutte eccitate da questo pensiero.Andavano e venivano per le stanzebisbigliavan tra lorosempre tutte affaccendate... Non si pensava ad altronon siparlava d'altro.


Ieril'altrodopo colazionesi eran riunite in salotto a far la notadegli invitati e parevan tutte al colmo della contentezza. Aun trattoeccoti una grande scampanellatae le mie sorellesospendendo la nota degli invitati si mettono a cinguettare:


-Chi sarà a quest'ora? - E che scampanellata!... Non puòesser che un contadino! - Certouna persona senza educazione...


Inquel momento comparisce la Caterina sulla porta esclamando:


-Ah signorineche sorpresa!... -


Edietro di lei eccoti la zia Bettina... proprio la zia Bettina inpelle e in ossala zia Bettina che sta in campagna e che vienea trovarci due volte l'anno.


Leragazze dissero con un filo di voce:


-Uhche bella sorpresa! -


Madiventarono livide dalla bilee con la scusa di andare a farlepreparare la camera piantarono la zia con la mamma e andaronoa riunirsi nella stanza da lavoro. Io le seguii per godermi la scena.


-Ah brutta vecchiaccia! - disse Ada con gli occhi pieni di lacrime.


-E figuriamoci se non si tratterrà! - esclamòVirginia con aria ironica. - E come sarà contentaanzidiaver l'occasione della festa da ballo per mettersi il suo vestito diseta verde e i suoi guanti gialli di cotone e la cuffietta lillain capo!


-Ci farà fare il viso rosso! - soggiunse la Luisa disperata.Ahè impossibileecco! Io mi vergogno di presentare una ziacosì ridicola! -


Lazia Bettina è ricca strariccama è cosìanticapoveretta! Così antica che pare uscita dall'arcadi Noè: con la differenza che gli animali dall'arca di Noèvennero fuori tutti a coppiae la zia Bettinainveceeravenuta solaperché non ha mai trovato un cane di marito!


Dunquele mie sorelle non volevano che la zia rimanesse alla festa daballo. E siamo giusti: non avevano forse ragionepovere ragazze?Dopo essersi tanto affaccendate perché la festa riuscissebenenon era un vero peccato che questa vecchia ridicolavenisse a compromettere l'esito della serata?


Bisognavasalvare la situazione. Bisognava che qualcuno sisacrificasse per la loro felicità. Ah! non è forseuna nobile azione per un ragazzo di cuore il sacrificio per lafelicità delle sue proprie sorelle?


Ioavevo il rimorso della vendetta che m'ero già presa di lorocon la brutta celia delle fotografie e decisi subito di compensare levittime con una buona azione.


Perciòieri l'altro seradopo pranzopresi da parte la zia Bettina e coltono serio che meritava la circostanza le dissi pigliandola allalarga:


-Cara ziavuol fare una cosa gradita alle sue nipoti?


-Che dici?


-Le dico questo: se lei vuol proprio contente le sue nipotifacciail piacere di andarsene prima della festa da ballo. Capiràlei è troppo vecchia e poi si veste in modo tropporidicolo per queste festeed è naturale che non ce lavogliano. Non dica che glie l'ho ridetto io; ma dia retta a meritorni a casa sua lunedì e le sue nipoti gliene sarannoinfinitamente grate. -


Oradomando io: doveva la zia inquietarsidopo che le avevo parlatocon tanta franchezza? E dovevadopo che l'avevo pregata di nondir nulla a nessunoandare a spifferare ogni cosa a tuttigiurando e spergiurando che la mattina dopoappena alzatasarebberipartita?


Ela zia Bettina infatti è andata via ieri mattinafacendo ilsolenne giuramento di non metter mai più piede in casa nostra.


Maquesto non è tutto. Pare che il babbo le avesse chiesto inprestito una certa somma di danaroperché essa gli harinfacciato il favore che gli aveva fatto dicendo che era una veravergogna il dare le feste da ballo con i quattrini degli altri!


Checolpa avevo io di tutto questo?


Maal solitola stizza di tutti si è riversata su un poveroragazzo di nove anni!


Nonvoglio avvilire queste pagine col raccontare tutto quel che hosofferto. Basti dire che iermattinaappena appena partita lazia Bettinala persone che più dovrebbero volermi bene inquesto mondomi hanno calato i calzoncini e giùfrustatesenza pietà...


AhiAhi! Non posso più stare a sedere... E oltre al dolore c'èanche la preoccupazione per la festa da ballo. I preparativison quasi finitie io non sono punto tranquillo perquell'affare delle fotografie...


Basta:Dio ce la mandi buonagiornalino mioe senza vento!


3.


15Ottobre.


Siamoal famoso martedìcausa di tutte le agitazioni diquesti giorni...


Caterinami ha messo il vestito nuovo e quella bella cravatta rossa tuttadi seta che mi ha regalato l'altro giorno Carlo Nelliquello dellafotografia dov'era scritto: "vecchio gommeux".


Lemie sorelle mi hanno fatto una predica lunga come una quaresimacon le solite raccomandazioni d'esser buonodi non far nientedi maledi comportarmi educatamente con le persone che verranno incasae altre simili uggiosità che tutti i ragazzi sanno amemoria a forza di sentirsele ripetere a tutte l'oree chesi stanno a sentire proprio per dar prova della nostracondiscendenza verso i nostri maggioripensando invece atutt'altre cose.


Naturalmenteio ho risposto sempre di sìe allora ho avuto ilpermesso d'uscir di camera e girare per tutte le stanze delpian terreno.


Chebellezza! Tutto è pronto per la festa che cominceràfra poco. La casa è tutta illuminata e mille fiammelledi luce elettrica risplendono qua e là riflettendosi neglispecchimentre ogni sorta di fiori sparsi per tutto fan bellamostra dei lor vivaci colori ed espandono per le sale i loro grati edelicati profumi.


Mail più grato profumo è quello della crema allacioccolata e alla vaniglia nelle grandi scodelle d'argento edella gelatina gialla e rossa che trema nei vassoie di queimonti di pasticcini e di biscotti d'ogni qualità che siinalzano in salotto da pranzosulla tavola ricoperta da una bellatovaglia tutta ricamata.


Dovunqueè un allegro scintillìo di cristalli e d'argento...


Lemie sorelle sono bellissimetutte vestite di biancoscollateconle gote rosse e gli occhi raggianti di felicità. Esse giranoper tutto per vedere se ogni cosa è in ordine e accorronoa ricevere gliinvitati.


Iosono venuto su a pigliare questi appunti sulla festa. ora che ho lamente serena... Perché dopogiornalino mionon possogarantire se sarò in grado di confidarti ancora le mieimpressioni.


Hofretta d'andare a lettoma prima voglio raccontar qui come sonoandate le cose.


Quandoson ritornato al pian terreno erano già venute le signorinedi nostra conoscenzacome sarebbero le Mannellile FabianiBiceRossile Carlini e tante altre tra le quali quellaseccherellona della Merope Santini che si dà il belletto inmodo indecente e alla quale la mia sorella Virginia ha appioppato ilnome d'"uscio ritinto".


Leragazze erano moltema di uomini non c'erano che il dottorCollaltoil fidanzato di Luisae il sonatore di pianoforte chestava a sedere con le braccia incrociate aspettando il segnale pereseguire il primo ballabile.


L'orologiosegnava le nove; e il sonatore ha incominciato a sonare una polcama le signorine seguitavano a girar per la sala chiacchierando tra diloro.


Poiil sonatore ha sonato una mazurca e due o tre ragazze si sondecise a ballar tra loroma non si divertivano. E intantol'orologio segnava già le nove e mezza.


Lemie povere sorelle non levavano gli occhi dalle lancette che perrivolgerli all'uscio d'ingresso; e avevano un'aria cosìdesolata che facevano proprio compassione.


Anchela mamma era molto preoccupatatant'è vero che mi sonpotuto ingoiare quattro gelati uno dietro l'altro senza cheneppure se n'accorgesse.


Comemi rimordeva la coscienza!


Finalmentequando mancavano pochi minuti alle diecisi è sentito unascampanellata.


Questasonata di campanello ha rallegrato le invitate più di tuttele sonate fatte fino allora sul pianoforte. Tutte le signorine hannodato un gran respirone di sollievovoltandosi verso la portad'ingresso in attesa dei ballerini da tanto tempo aspettati. Le miesorelle si son precipitate per far gli onori di casa...


Edecco cheinvece degli invitatientra Caterina con una granlettera e la porge all'Ada. Luisa e Virginia le si fannoattorno esclamando: - Qualcuno che si scusa di non poter venire! -


Altroche scusa! Quella non era una letterané un biglietto: erauna fotografia che esse conoscevano benissimo e che era stata pertanto tempo chiusa nella scrivania di Luisa.


Lemie sorelle son diventate di mille colorie passata la primaimpressione son cominciate fra loro le interrogazioni:


-Ma come mai? Ma come può essere? Ma com'è stato?... -


Madi là a poco un'altra scampanellata... Le invitate sivoltano daccapo verso l'ingresso aspettando sempre un ballerinoecome prima si presenta invece Caterina con un'altra lettera che lemie sorelle aprono trepidanti: è un'altra delle fotografieda me recapitate l'altro giorno ai rispettivi originali.


Edopo cinque minuti un'altra scampanellata e un'altra fotografia... Lemie povere sorelle erano diventate di mille colori; io ero cosìmortificato nel pensare che ero io l'unica causa di questiloro dispiaceriche mi misi a mangiar panini gravidi per distrarmima non mi fu possibile perché il rimorso era troppo grandee avrei pagato chi sa che per trovarmi non so dove pur di non vederele mie povere sorelle in quello stato.


Finalmenteson venuti Ugo Fabiani ed Eugenio Tinti che sono statifesteggiati più d'Orazio Coclite dopo la sua vittoriacontro i Curiazi. Ma io ho capito perché il Fabiani e ilTinti non avevano fatto come gli altri invitati! Mi son ricordatoche sul ritratto del Fabiani era scritto: - "Che carogiovane!" - e su quello del Tinti: "Bellobellissimotroppo bello per questa terra!" -


Maanche essendo in tre ballerinicompreso il Collalto che balla comeun orsocome potevano fare a contentare una ventina di signorine?


Aun certo punto hanno fatto un "carré" di "lancieri"ma una ragazzaha dovuto far da uomoe così èfinito che hanno imbrogliato ogni cosama senza che l'imbrogliofacesse rider nessuno.


Lepiù maligne bensìcome la Biceridevano tra loronel vedere che la festa non era riuscita e che le mie povere sorelleavevano quasi le lacrime agli occhi.


Unacosa molto riuscitainvecesono stati i rinfreschi macome hodetto primaio ero molto angustiatosicché non ho potutoassaggiare che tre o quattro bibite delle quali la migliore eraquella di marenabenché anche quella di ribes fosseeccellente.


Mentrestavo passeggiando per la sala ho sentito Luisa che ha detto pianoal dottor Collalto:


-Dio mio! Se potessi sapere chi è stato come mi vorreivendicare! E' stato uno scherzo indegno! Domanicertosaremo sullebocche di tutti e non ci potrà più soffrire nessuno!Ahse potessi avere almeno la soddisfazione di sapere chi èstato!... -


Inquel momento il Collalto si è fermato dinanzi a me eguardandomi fisso ha detto a mia sorella:


-Forse Giannino te lo potrebbe direnon è vero Giannino?


-Di che? - ho risposto io facendo finta di nulla. Ma mi sentivo ilviso infocato e poi mi tremava la voce.


-Come di che! O chi ha preso dunque i ritratti dalla camera di Luisa?- Ah! - ho soggiunto non sapendo più che cosa dire - forsesarà stato Morino...


-Come! - ha detto mia sorella fulminandomi con gli occhi. - Il gatto?- Già. L'altra settimana gli detti due o tre fotografieperché si divertisse a masticarle e può essere che luile abbia portate fuori e le abbia lasciate per la strada...


-Ahdunque le hai prese tu! - ha esclamato Luisarossa come labrace e con gli occhi che le uscivano dalla testa.


Parevami volesse mangiare. Ho avuto una paura terribile e perciòdopo essermi empite le tasche di torronesono scappato su in camera.Assolutamente non voglio essere alzato quando gl'invitati sene anderanno via. Ora mi spoglio e vo a letto.


16Ottobre.


E'appena giorno.


Hopreso una grande risoluzione e prima di metterla in effetto voglioconfidarla qui nelle pagine di questo mio giornalino di memoriedove registro le mie gioie e i miei dispiaceri che sono tantibenché io sia un bambino di nove anni.


Stanottefinita la festaho sentito un gran bisbigliare all'uscio di cameramiama io ho finto di dormire e non hanno avuto il coraggio disvegliarmi: ma stamaniquando si alzerannomi toccherannocertamente delle altre frustatementre non mi è ancoracessato il dolore di quell'altre che ebbi l'altro giorno dal babbo.


Conquesto pensiero non ho potuto chiudere occhio in tutta la notte. Nonc'è altro scampo per me che quello di scappar di casa primache i miei genitori e le mie sorelle si sveglino. Cosìimpareranno che i ragazzi si devono correggere ma senza adoprare ilbastoneperchécome ci insegna la storia dove raccontale crudeltà degli Austriaci contro i nostri piùgrandi patriotti quando cospiravano per la libertàilbastone può straziare la carne ma non puòcancellare l'idea.


Perciòmi è venuto l'idea di scappare in campagnadalla ziaBettinadove sono stato un'altra volta. Il treno parte alle 6 edi qui alla stazione in mezz'ora ci si va benissimo.


Sonobell'e pronto per la fuga: ho fatto un involto mettendovi duepaia di calze e una camicia per cambiarmi... In casa tutto èsilenzioora scenderò piano piano le scalee via incampagnaall'aria aperta...


Vivala libertà!...


4.


[Aquesto punto il giornalino di Gian Burrasca ha una pagina assaisgualcita e quasi interamente occupata dall'impronta di unamanosudicia di carbone sopra alla quale èa caratteri grossie incerti come se fosse stata scritta con un pezzo dibraceuna frase interrotta da un fregaccio. Riproduciamofedelmente anche questo documento che è di non lieveimportanza nelle memorie del nostro Giannino Stoppani].


«MOIOPER LA LIBERTA'».


17Ottobre.


Lazia Bettina non s'è ancora alzata e io approfitto di questomomento per registrare qui l'avventura accadutami ieri e chemeriterebbe proprio di esser descritta dalla penna di un Salgari.Iermattinadunquementre tutti dormivanofuggii da casa comeavevo stabilitodirigendomi verso la stazione.


Ioavevo già disegnato nella mia mente il modo di effettuareil mio progetto che era quello di recarmi a casa della ziaBettina. Non avendo quattrini per prendere il treno e nonconoscendo la strada provinciale per andarvimi proponevo dientrare nella stazioneaspettare il treno col quale eroandato l'altra volta dalla zia Bettinae dirigermi per la stessastradalungo la ferroviaseguendo le rotaiefino al paese pressoil quale è la villa Elisabetta dove sta appunto mia zia.Così non c'era pericolo di sbagliaree io ricordandomi chea andarci col treno ci si mette tre ore o poco piùmiproponevo di arrivarci prima di sera.


Giuntodunque alla stazione presi il biglietto d'ingresso ed entrai. Iltreno arrivò poco dopoed ioper evitare il caso di esservisto da qualche persona di conoscenzami diressi verso gli ultimivagoni per attraversare la linea e andare dalla parte opposta allastazione. Ma invece mi fermai dinanzi all'ultimo vagone che eraun carro per bestiamevuotoe che aveva la garetta dove sta ilfrenatorevuota anch'essa.


-Se montassi lassù?


Fuun lampo. Assicuratomi con un'occhiata che nessuno badava a mesaltai sulla scaletta di ferromi arrampicai su e mi misiseduto nella garettacol ferro del freno tra le gambe e lebraccia appoggiate sul manubrio del freno.


Dilì a poco il treno partì e io sentii arrivarmi findentro il cervello il fischio della macchina la cui groppa neraio vedevo di lassù distendersi alla testa di tutti i vagoniche si trascinava dietrotanto più che il vetro delfinestrino della garetta da quella parte era stato rotto e non ven'era rimasto che un pezzetto in un angoloa punta.


Meglio!Da quel finestrino aperto proprio all'altezza della mia testa iodominavo tutto il treno che si slanciava a traverso la campagna cheera ancora avvolta nella nebbia. Ero felice e per festeggiarein qualche modo la mia fortuna cavai di tasca un pezzetto di torronee mi misi a rosicchiarlo.


Mala mia felicità durò poco. Il cielo s'era fatto scuro enon tardò a venir giù una pioggia fitta fitta e adalzarsi un vento impetuosomentre una scarica terribile di tuoni siinseguiva tra l'ombre delle montagne...


Ionon ho paura dei tuonitutt'altro; ma mi mettono addosso ilnervosoe perciò appena incominciò a tuonare mi sipresentò alla mente la mia situazione in un quadro moltodiverso da quello col quale mi era apparsa da principio.


Pensavoche in quel treno nel quale viaggiava tanta gente io eroisolato e ignorato da tutti. Nessunoné parenti néestraneisapeva che io ero lìsospeso in aria in mezzoa così tremenda tempesta e sfidando così gravipericoli.


Orapensavo che aveva molta ragione il babbo quando diceva roba dachiodi del servizio ferroviario e delle condizioni scandalosenelle quali si trova il materiale. Io ne avevo lì una provaevidente nel finestrino della garetta dal qualeessendo rottoil vetro come ho detto primaentrava vento e pioggia facendomigelare la parte sinistra della faccia che vi si trovava di contromentre mi sentivo la parte destra infocata in modo che mi parevad'esser mezzo ponce emezzo sorbettoe ripensavo malinconicamentealla festa da ballo della sera precedente che era stata la causa ditanti guai.


Eil peggio fu quando incominciarono le gallerie!


Ilfumo lanciato dalla macchina si addensava sotto la volta del tunnel edal finestrino rotto invadeva la mia angusta garetta impedendomi ilrespiro. Mi pareva d'essere in un bagno a vaporedal qualepoiquando il treno usciva dal tunnelpassavo a un tratto al bagnofreddo della pioggia.


Inun tunnel più lungo degli altri credetti di morireasfissiato. Il fumo caldo mi avvolgeva tuttoavevo gli occhi chemi bruciavano per la polvere di carbone che entrava col fumonella garetta e che mi accecavae per quanto mi facessi coraggiosentivo che ormai le forze erano per abbandonarmi.


Inquel momento l'animo mio fu vinto da quella cupa disperazione chein certe avventure provano anche gli eroi più valorosi comeRobinson Crosuèi Cacciatori di capigliature e tanti altri.Ormai per me (così mi pareva) la era finita e volendoche almeno rimanesserocome esempiole ultime parole di un ragazzoinfelice condannato a morir di soffocazione in un treno nel fioredegli anniscrissi nel giornalino con uno zolfino spento cheavevo trovato nel sedile della garetta le parole della paginaprecedente:


"Moioper la Libertà!"Ma non potei finir la parola perchéin quel punto mi sentii un nodo alla gola e non capii piùnulla.


Devoessermi svenuto dicertoe credo che se non avessi avuto il ferro delfreno tra le gambe che mi reggeva sarei caduto giù dallagaretta e morto stritolato sotto il treno.


Quandorientrai in me stesso la pioggia gelata mi sferzava di nuovo lafaccia e mi prese un freddo così acuto nelle ossa cheincominciai a battere i denti.


Fortunatamentedi lì a poco il treno si fermò e sentii gridare il nomedel paese al quale ero diretto. Io volli scendere alla svelta giùper la scaletta di ferroma mi tremavano le gambe e all'ultimoscalino inciampai e caddi in ginocchio.


Subitomi vennero d'intorno due facchini e un impiegato che miraccolsero e guardandomi con tanto d'occhi mi domandarono come maimi trovavo lassù sulla garetta.


Iorisposi che vi ero salito in quel momentoma loro mi portarononell'ufficio del capostazione il quale mi messe dinanziuno specchietto dicendomi - Ahci sei salito oraeh? E codestomuso da spazzacamino quando te lo sei fatto?


Ionel vedermi nello specchio rimasi senza fiato. Non mi riconoscevopiù. La polvere di carbonedurante il mio disastroso viaggiomi era penetrata nella pelle della faccia alterando i miei connotatiper modo che parevo un vero e proprio abissino. Non dico nientepoi degli abitiridotti addirittura a brandelli e sporchianch'essi come la faccia.


Fuicostretto a dire da dove venivo e dove andavo.


-Ah! - disse il capostazione - Vai dalla signora Bettina Stoppani?Allora pagherà lei per te.


Edisse all'impiegato:


-Faccia un verbale di contravvenzione computandogli tre biglietti diterza classe e la trasgressione per aver viaggiato in unagaretta riservata al personale!


Ioavrei voluto rispondere che questa era una ladroneria bella ebuona. Come! Mentre le ferrovie avrebbero dovuto per giustiziarifare un tanto a me che mi ero adattato a viaggiare peggio dellebestieche almeno viaggiano al copertomi si faceva invece pagareper tre?


Masiccome mi sentivo male mi contentai di dire:


-Almenogiacché il viaggiare nelle garette costa cosìcaro procurino che ci sieno i finestrini col vetro!


Nonl'avessi mai detto! Il capostazione mandò subito unfacchino a verificare la garetta dove avevo viaggiato e saputo chenon c'era il vetro mi fece aumentare la contravvenzione di ottantacentesimi come se l'avessi rotto io!


Miaccorsi una volta di più che il mio babbo aveva ragione a dircornadel servizio ferroviarioe non dissi altro per paura che miavessero a metter nel conto anche il ritardo del treno e magariqualche guasto della locomotiva.


Cosìaccompagnato dall'impiegatomi avviai verso la villaElisabettae non vi so dire come rimase la zia Bettina quando sivide capitar dinanzi uno straccione così sudicio com'eroio epeggio ancoraun conto da pagare di sedici lire e ventie più la mancia all'impiegato che glielo portava!


-Che è accadutomio Dio?... - gridò appena potécapire dalla voce che ero io.


-Senti zia Bettina - le ho detto - a telo saiio dico sempre laverità...


-Bravo. Dimmi dunque.


-Eccosono scappato di casa...


-Scappato di casa? Come! Hai abbandonato il tuo babbola tua mammale tue sor...


Masi è interrotta all'improvvisocome se le fosse venuto male.Certo si ricordava in quel momento che le mie sorelle non l'avevanovoluta alla festa.


-E' naturale! - ha soggiunto - Quelle ragazze farebbero perder lapazienza a un Santo!... Vieni in casafigliolo mioa lavartichemi sembri un bracino e poi mi racconterai tutto...


Intantoio guardavo Bianchinoil vecchio barboncino che è cosìcaro alla zia Bettinae alla finestra della villa il vaso didìttamo al quale ella è pure così affezionata.Nulla è cambiato dall'ultima volta che ci venni e mi pare dinon essermi mai mosso di qui.


Quandomi fui lavato la zia Bettina si accorse che avevo un po' difebbre e mi mise a letto benché io tentassi di persuaderlache era tutta questione d'appetito.


Iole raccontai tutta la storia delle fotografie e della festa daballo e le feci anche vedere i lividi delle frustate che avevoavuto prima per causa sua...


Lazia Bettina mi fece alcuni rimproveri a mezza boccama in fondo midisse che stassi pur tranquillo che da lei non correvonessun pericolo; e io fui così commosso dalla sua bontàche volli farle assaggiare un pezzetto del torrone che avevo intasca dei calzonie la pregai di prenderloche così neavrei mangiato un po' anche io. Difatti la zia Bettina fece permetter la mano in tascama non fu capace di aprirla.


-Ma qui c'è la colla! - disse.


Cheera successo? Il torronecol calore del fumo rinserratosi nellagarettasi era tutto strutto e aveva appiccicato la tasca deicalzoni per modo che non era più possibile di aprirla.


Basta:la zia mi fece compagnia finché alla fine la stanchezza nonmi fece prender sonno... e da allora mi sono svegliato in questomomentoe il primo mio pensiero è stato per tegiornalinomioche mi hai seguito sempremio fido compagnoa traverso atanti dispiaceria tante avventure e a tanti pericoli...


5.


Stamanila zia Bettina s'è molto inquietata con me per uno scherzoinnocente che in fin dei conti era stato ideato con l'intenzionedi farle piacere.


Hogià detto che la zia è molto affezionata a unapianta di dittamo che tiene sulla finestra di camera suaapianterrenoe che annaffia tutte le mattine appena si alza.Basta dire che ci discorre perfino insieme e gli dice: Eccomibellomioora ti dò da bere! Bravomio carocome seicresciuto! - E' una sua maniae si sa che tutti i vecchi ne hannoqualcuna.


Essendomidunque alzato prima di leistamattinasono uscito di casaeguardando la pianta di dittamo m'è venuta l'idea di farlacrescere artificialmente per far piacere alla zia Bettina checi ha tanta passione.


Lestolestoho preso il vaso e l'ho vuotato. Poi al fusto dellapianta di dittamo ho aggiuntolegandovelo ben bene con un pezzodispagoun bastoncino drittosottile ma resistente che ho ficcatonel vaso vuoto facendolo passare a traverso quel foro che ènel fondo di tutti i vasi da fioriper farci scolar l'acqua quandosi annaffiano. Fatto questoho riempito il vaso con la terra che viavevo levatain modo che la pianta non pareva fosse statamenomamente toccata; e ho rimesso il vaso al suo postosulterrazzino della finestrail cui fondo è di tante assicelledi legnofacendo passare fra l'una e l'altra di esse ilbastoncino che veniva giù dal foro del vaso e che io tenevo inmano aspettando il momento di agire.


Doponeanche cinque minuti eccoti la zia Bettina che apre la finestra dicamerae incomincia la sua scena patetica col dittamo:


-Ohmio carocome stai? Ohpoverettoguarda un po': hai unafogliolina rotta... sarà stato qualche gatto... qualchebestiaccia!... -


Iome ne stavo lì sottofermoe non ne potevo più dalridere.


-Aspettaaspetta! - seguitò a dire la zia Bettina. Orapiglio le forbicine e ti levo la fogliolina troncatase no seccae ti fa male alla salutesaicarino!... -


Edè andata a prendere le forbicine. Io allora ho spinto un po'in su il bastoncino.


-Eccomibello mio! - ha detto la zia Bettina ritornando allafinestra. - Eccomi caro!...


Maha cambiato a un tratto il tono alla voce ed ha esclamato:


-Ma sai che t'ho da dire? Che tu mi sembri cresciuto!...


Ioscoppiavo dal riderema mi trattenevomentre la zia seguitava anettare il suo dittamo con le forbicine e a discorrere:


-Ma sì che sei cresciuto... E sai che cos'è che ti facrescere? E' l'acqua fresca e limpida che ti dò tutte lemattine... Oraorabello mio te ne dò dell'altracosìcrescerai di più... -


Eè andata a pigliar l'acqua. Io intanto ho spinto in su ilbastoncino e questa volta l'ho spinto parecchioin modo che lapianticella doveva parere un alberello addirittura.


Aquesto punto ho sentito un urlo e un tonfo.


-Uhil mio dittamo!...


Ela ziaper la sorpresa e lo spavento di veder crescere la sua carapianta a quel modoproprio a vista d'occhios'era lasciata cascardi mano la brocca dell'acqua che era andata in mille bricioli.


Poisentii che borbottava queste parole:


-Ma questo è un miracolo! Ferdinando mioFerdinandoadoratoche forse il tuo spirito è in questa cara piantache mi dasti per la mia festa? -


Ionon capivo precisamente quel che voleva direma sentivo che la suavoce tremava eper farle più paura che mai ho spinto in supiù che potevo il bastoncino. Ma mentre la zia vedendoche il dittamo seguitava a crescere continuava a urlare: Ah!Oh! Oh! Uh!il bastoncino ha trovato un intoppo nella terra delvasoe siccome io lo spingevo con forza per vincere il contrastoèsuccesso che il vaso si è rovesciato fuor della finestra ed ècaduto rompendosi a' miei piedi. Allora ho alzato gli occhi e hovisto mia zia affacciatacon un viso che faceva paura.


-Ahsei tu! - ha detto con voce stridula. Ed è sparitadalla finestra per riapparire subito sulla porta armata di unbastone.


Ionaturalmenteme la son data a gambe per il podere e poi sonsalito sopra un fico dove ho fatto una grande spanciata difichi verdini che credevo di scoppiare.


Quandoson ritornato alla villa ho visto sulla solita finestra un vaso nuovocon la pianta di dittamo e ho pensato che la ziaavendorimediato al mal fattosi fosse calmata. L'ho trovata in salottoche discorreva con un facchino della stazione e appena mi ha vistomi ha detto con aria molto sostenuta mostrandomi due telegrammi:


-Ecco qui due dispacci di vostro padre. Uno di iersera che non haavuto corso perché la stazione era chiusae uno di stamani.Vostro padre è disperato non sapendo dove vi sietecacciato... Gli ho risposto che venga a prendervi col prossimotreno! -


Ioquando il facchino è andato viaho tentato di rabbonirla ele ho detto con la mia voce piagnucolosa che di solito fa un grandeeffettoperché ci si sente il ragazzo che è pentito:


-Cara ziale chiedo scusa di quel che ho fatto...


Malei ha risposto arrabbiata:


-Vergognatevi!


-Però - ho seguitato a dire con voce sempre piùpiagnucolosa io non sapevo che nel dittamo ci fosse lo spirito diquel signor Ferdinando che diceva lei... -


Aqueste parole la zia Bettina s'è cambiata a un tratto. E'diventata rossa come il tacchino della contadina e ha dettobalbettando:


-Zittozitto!... Mi prometti di non dir niente a nessuno di quel cheè successo?


-Sìglielo prometto...


-Ebbeneallora non ne parliamo più: e io cercherò difarti perdonare anche dal tuo babbo... -


Ilbabbo arriverà certamente col treno delle 3non essendovenealtri né prima né dopo. E io sento una certatremarella...


6.


Sonoqui chiuso nel salotto da desinaree sento di lànell'ingresso quella vociaccia stridula della zia Bettina che sisfoga contro di me con la moglie del contadino e ripete:


-E' un demonio! Finirà male! -


Etutto questo perché? Per aver fatto il chiasso coifigliuoli del contadinocome fanno tutti i ragazzi di questomondo senza che nessuno ci trovi nulla da ridire. Ma siccomeio ho la disgrazia d'avere tutti parenti che non voglion capireche i ragazzi hanno diritto di divertirsi anche lorocosìmi tocca ora a star qui chiuso e sentirmi dire che finirò maleeccetera ecceteramentre invece io volevo che la zia Bettinafinisse col pigliarci gusto anche lei al serraglio di bestie ferociche m'era riuscito così bene.


L'ideam'è venuta perché una volta il babbo mi portò avedere quello di Numa Hava e da allora ci ho sempre ripensatoperché il sentire nell'ora del pasto tutti quegli urli deileonidelle tigri e di tanti altri animali che girano in qua e in lànelle gabbie stronfiando e raspando è una cosa che fauna grande impressione e non si dimentica tanto facilmente. E poi ioho sempre avuto molta passione per la storia naturale e a casaho i mammiferi illustrati del Figuier che li leggo sempre guardandole figure che mi son divertito tante volte a ricopiare.


Ieridunquenel venire qui alla villa avevo visto nella fattoria checonfina col podere della zia due operai che tingevano lepersiane della casa del fattore di verde e le porte della stallaaccanto di rosso; sicché stamanidopo il fatto dellapianta di dittamoappena mi è venuto l'idea del serraglio mison subito ricordato dei pentolini di tinta degli operai che avevovisto ieri alla fattoria e ho detto fra me che avrebbero potutofar comodocome difatti mi sono stati molto utili.


Primadi tutto mi son messo d'accordo con Angiolino il figliuolo delcontadino della ziaun ragazzo che ha quasi la mia età mache non ha mai visto nulla nella sua vita sicché mi sta semprea sentire a bocca aperta e m'ubbidisce in tutto e per tutto.


-Ti voglio far vedere qui sull'aia il serraglio di Numa Hava gli hodetto - Vedrai!


-Voglio vedere anche io! - ha esclamato subito la Geppina che èla sua sorella minore.


-Anche io! - ha detto Pietrinoun bambino di due anni e mezzo chenon sa ancora camminare e che si trascina per terra con le mani econ le ginocchia.


Lìnella casa del contadino non c'eran che questi tre ragazzi perchéi loro genitori e i fratelli maggiori eran tutti nel campo alavorare.


-Va bene - ho detto - Ma bisognerebbe poter pigliare i pentolinidelle tinte alla fattoria...


-Questo è il momento buono - ha detto Angiolino perché èl'ora che i verniciatori vanno al paese a far colazione.


Esiamo andati tutt'e due alla fattoria. Non c'era nessuno. Daunapartea pie' di una scala c'eran due pentoli pieni di tinta aolio: in uno la tinta rossa e nell'altro la tinta verde; e c'eraanche un bel pennellone grosso come il mio pugno. Angiolino hapreso un pentoloio ho preso l'altro e il pennello e viasiamo ritornati sull'aia di casa sua dove Pietrino e la Geppinaci aspettavano ansiosi.


-Cominceremo dal fare il leone - ho detto.


Aquesto scopo avevo portato con me dalla villa Bianchinoil vecchiocan barbone della zia Bettina al quale ella è cosìaffezionata. Gli ho attaccato al collare una fune e l'ho legato allastanga del carro da buoi che era sull'aia edato di piglio alpennelloneha cominciato a tingerlo tutto di rosso.


-Veramente - ho detto a quei ragazzi perché avessero un'ideaprecisa dell'animale che volevo loro rappresentare - il leoneè colore arancionema siccome manca il giallo noi lo faremorosso che in fondo viene a esser quasi lo stesso.


Inpoco tempo Bianchinointeramente trasformatonon era piùriconoscibile ementre esso si andava asciugando al solehopensato a preparare un'altra belva.


Pocodistante da noi c'era una pecorella che pascolava; l'ho legataalla stanga del carroaccanto al canee ho detto:


-Questa la trasformeremo in una bellissima tigre.


Edopo aver mescolate in una catinella un po' di tinta rossa e un po'di tinta verde le ho dipinto sul dorso tante ciambelline in modoche pareva proprio una tigre del Bengala come quella che avevovisto da Numa Havameno cheper quanto le avessi tinto anche ilmusonon aveva quell'espressione feroce che faceva una cosìbella impressione in quella vera.


Aquesto punto ho sentito un grugnito e ho domandato ad Angiolino:


-Che ci avete anche un maiale?


-Sì: ma è un maialino piccolo; è qui nellastallaguardi sor Giannino!


Eha tirato fuori infatti un porcellino grasso grasso con la pellecolor di rosa che era una bellezza.


-Che se ne potrebbe fare? - ho domandato a me stesso. E Angiolino haesclamato.


-Perché non ci fa un leofante?


Iomi son messo a ridere.


-Vorrai dire un elefante! - gli ho risposto - Ma sai che un elefanteè grande come tutta questa casa? E poi con che gli si potrebbefare la proboscide?


Aquesta parola i figliuoli del contadino si son messi a ridere tuttie tre e finalmente Angiolino ha domandato:


-O che è ella codesta cosa così buffa che ha detto leisor Giannino? - E' come un naso lungo lungo quasi quanto la stanga diquesto carro e che serve all'elefante per pigliar la robaperalzare i pesi e per annaffiare i ragazzi quando gli fanno idispetti. -


Chebrutta cosa è l'ignoranza! Quei villanacci di ragazzi non mihanno voluto credere e si son messi a ridere più che mai.


Iointanto riflettevo per trovare il modo di utilizzare il maialinocolor di rosa che seguitava a grugnire come un disperato. Alla fineho risolto il problema e ho gridato:


-Sapete che cosa farò? Io cambierò questo maialino in uncoccodrillo! -


Sulcarro c'era una copertaccia da cavallo. L'ho presa e l'ho fermata daun lato legandola con una fune intorno alla pancia del maialino;poirisollevando tutta la parte di coperta che avanzavastrascicando di dietrol'ho legata stretta stretta a usosalame in modo che rappresentasse la lunga coda del coccodrillo.Fatto questo ho tinto di verde tanto il maialino che la copertain modo chea lavoro compiutol'illusione era perfetta.


Dopoaver legata anche questa belva alla stanga del carro da buoihopensato di farne un'altra servendomi dell'asino che ho presonella stalla e cheessendo di color grigiosi è prestatobenissimo a far da zebra. Infatti è bastato che glidipingessi sul corposul muso e sulle gambe tante striscedopoaver mescolato daccapo il rosso colverdeper ottenere una zebrasorprendenteche ho legata con gli altri animali alla solitastanga.


Infinesiccome per rallegrare la scena mancava la scimmiacon lo stessocolore ho tinto la faccia di Pietrino che appunto stavaberciando e sgambettando come una bertucciae servendomid'uno straccio strettamente legato gli ho anche fabbricato unasplendida coda che ho assicurata alla cintola del marmocchiosotto la sottanina.


Poiper rendere la cosa anche più naturale ho pensato che ilvedere la scimmia sopra un albero avrebbe fatto un bellissimoeffetto e perciò aiutato da Angiolino ho messo Pietrino su unramo dell'albero che è accanto all'aia assicurandolo con unafune perché non cascasse. Così ho completato il mioserraglio e ho incominciato la spiegazione.


7.


-Osservinosignori: questa bestia a quattro zampe con la groppatutta rigata a strisce bigie e nere è la Zebraun curiosoanimale fatto come un cavallo ma che non è un cavalloche morde e tira i calci come i ciuchi ma che non è un ciucoe che vive nelle pianure dell'Africa cibandosi dei sedani enormiche nascono in quelle regioni e scorazzando qua e là a causadelle terribili mosche cavalline che in quei paesi caldi hanno leproporzioni dei nostri pipistrelli...


-Accidempoli! - ha detto Angiolino - O che può essere?


-Può essere sicuro! - ho risposto io - Ma tu devi stare zittoperché mentre si dà la spiegazione delle bestie ferociè proibito al pubblico di interrompere perché èpericoloso. Quest'altra belva che è qui accanto è latigre del Bengalache abita in Asiain Africa e in altriluoghi dove fa strage degli uomini e anche delle scimmie... -


Aquesto punto della mia spiegazione Pietrino ha incominciato apiagnucolare di sull'albero evoltandomi in su ho visto che lafune con la quale l'avevamo legato al ramo s'era allentata ed eglistava sospeso con gli occhi fuor della testa per la paura. Inquella posizione pareva proprio una scimmia vera quando staattaccata agli alberi con la codae io ho approfittato subito dellacircostanza per richiamar l'attenzione del pubblico su questanuova bestia del mio serraglio.


-Hanno uditosignori e signore? Al solo nome della tigre la scimmiasi è messa a strideree con ragione perché essa èspesso vittima degli assalti di questo terribile animale ferino. Lascimmia che loro osservano lassù sull'albero èuna di quelle che si chiamano volgarmente bertucce e che vivonoabitualmente in cima agli alberi delle foreste verginidovesi nutrono di bucce di cocomerodi torsoli di cavolo e di tuttoquel che si trova a portata delle loro mani. Questi curiosi eintelligenti animali hanno il brutto vizio di scimmiottare tutto quelche vedono fare agli altrie questo è appunto il motivo percui i naturalisti hanno messo loro il nome di scimmie... Bertucciafate la riverenza a questi signori!... -


MaPietrino non ha voluto saperne di far la riverenza e ha seguitato apiagnucolare.


-Faresti meglio - gli ho detto - a soffiarti il naso... Ma intantonoi passeremo al leonea questo nobile e generoso animale che bena ragione è chiamato il re di tutte le bestie perchécol suo bel manto e la sua forza impone soggezione a tutti quantiessendo capace di mangiarsi anche una mandria di bovi in unboccone... Esso è il carnivoro più carnivoro di tuttii carnivorie quando ha fame non porta rispetto a nessunomanon è tanto feroce come altre belve che ammazzano la gente perpuro divertimento; esso invece è un animale di cuore e siracconta anche nei libri che una volta trovandosi egli a Firenze dipassaggio e avendo incontrato per la strada un piccolo bambinoche si chiamava Orlanduccio e che si era persolo presedelicatamente per la giacchetta e lo riportò pari pari allasua mamma che se non morì di paura e di consolazione fu unvero miracolo. Molte altre cose avrei potuto dire intorno alleone; ma siccome Pietrino seguitava a berciare sull'albero chepareva lo scannasseromi sono affrettato a passare al coccodrillo.


-Guardinosignoriquesto terribile anfibio che può viveretanto nell'acqua che nella terra e che abita sulle sponde del Nilodove dà la caccia ai negri e ad altri animali facendolisparire nell'enorme bocca come se fossero piccole pasticche dimenta!... Esso si chiama coccodrillo perché ha il corporicoperto di grosse squame dure come le noci di cocco fresco che sivende nei bare con le quali si difende dai morsi delle altrebestie feroci che si aggirano in quei paraggi... -


Incosì dire ho dato una buona dose di bacchettate sul gropponedel maialino che ha incominciato a grugnire come un disperatomentre il pubblico rideva a più non posso.


-La caccia al coccodrillosignori e signoreè moltodifficile appunto perché su quel groppone cosìduro le armi a punta come la sciabola e il coltello si spuntanoele armi a fuoco sono inutili perché le palle rimbalzano ese ne vanno via. I coraggiosi cacciatori però hanno pensatoun modo molto ingegnoso per pigliare i coccodrilliservendosi di unostile a due punte in mezzo al quale è legata una cordache adoperano così... -


Eperché quei due poveri ignoranti capissero qualcosahopreso un pezzo di legnopoi col temperino vi ho fatto le punte datutt'e due le parti e vi ho legato uno spago nel mezzo; fattoquesto mi sono avvicinato al maialinogli ho fatto aprir bocca e viho introdotto dentro arditamente il pezzo di legnoseguitando lamia spiegazione:


-Ecco qua: il cacciatore aspetta che il coccodrillo faccia unosbadigliociò che gli succede spesso dovendo viveresempre sulle sponde del Nilo dove anche una bestia finisce perannoiarsi; e allora ficca il suo dardo nell'enorme boccadell'animale anfibio che naturalmente si affretta a richiuderla.Ma che cosa succede? Succede che chiudendo la bocca viene ainfilarsi da se stesso le due punte del dardo nelle due mascellecome possono osservare lor signori... Infatti il maialino richiudendola bocca s'era bucato e mandava certi urli che arrivavano al cielo.


Inquel momento voltandomi ho visto il babbo e la mamma d'Angiolinoche venivano giù dal campo trafelati. Il contadino gridava:


-Ohil mi' maialino!... -


Ela contadina sporgeva le braccia verso quel moccione di Pietrino cheseguitava anche lui a piangere e diceva:


-Uhpovera la mi' creatura!... -


E'inutile. I contadini sono ignoranti e perciò in tutte lecose si lasciano sempre trasportare all'esagerazione. Avederli correre affannati e fuor della grazia di Dio pareva che gliavessi ammazzato tutti i figlioli e tutte le bestieinvece dicercarecome facevo iodi istruire que' villani tentando di farentrare in que' cervellacci duri delle spiegazioni sulle cose che nonavevano mai visto.


Masapendo quanto sia difficile far entrar la ragione in quellezuccheper non compromettermi ho sciolto alla svelta tutte lebestie feroci emontato sul ciucogli ho dato un par di legnate evia a precipizio su per la strada maestracon Bianchino dietro cheabbaiava a più non posso.


Dopoaver girato un pezzo finalmente sono arrivato alla villa. La ziaBettina è corsa sulla porta e vedendomi sul ciuco haesclamato:


-Ahche hai fatto?... -


Poivedendo Bianchino tutto tinto di rosso ha dato un balzo indietroimpaurita come se fosse stato un leone davvero; ma l'hariconosciuto subito e allora gli si è buttata addosso tremandocome una foglia e gemendo:


-UhBianchino mioBianchino caro! Come ti hanno ridottopoveroamor mio?... Ah! E' stato di certo questo manigoldo!... -


Esi è rialzata tutta inviperita. Ma io ho fatto piùpresto di lei ebuttatomi giù dal ciucoson corso inquesta stanza e mi ci son chiuso.


-Starai lì in prigione finché non viene a ripigliartituo padre! - ha detto la zia Bettina: e ha chiuso la porta di fuoria chiave.


Dopopoco ho sentito la contadina che è venuta a far rapporto ditutto quel che ho fatto sull'aias'intende esagerando ogni cosa.Ha detto che il maiale sputa sangueche Pietrino è in unostato da far pietàeccetera. Basti dire ché mi si tieneresponsabile anche di quel che non è successo e infatti èla decima volta che quell'uggiosa ripete:


-Ma ci pensa leisora padronase il mi' Pietrino cascava giùdall'albero?... -


Lasciamoladire: bisogna compatire le persone ignoranti perché loronon ci hanno colpa. Tra pochi minuti arriverà il babbo esperiamo che egli saprà distinguere quel che è laverità.


17Ottobre.


Eccomia casa mianella mia cameretta che ho rivisto tantovolentieri!... E' proprio vero quel che dice il proverbio:


Casamiacasa miaPer piccina che tu sia Tu mi sembri una badìa. Eora bisogna che ripigli la narrazione al punto dove l'ho lasciataieri... Che giornata piena di avvenimenti!...


Avevoappena smesso di scrivere che arrivò alla villa il mio babbo.La zia Bettina aveva incominciato a raccontargli le mie prodezzecome le chiamava leis'intende esagerando ogni cosa e mettendotutto in cattiva luce (ci vuol tanto poco a rappresentare ilfatto più innocente come un atroce delittoquando si trattadi dare addosso a un povero ragazzo che non ha voce in capitolo!)ma io ho incominciato a tempestare l'uscio di pugni e di calciurlando a squarciagola:


-Apritemi! Voglio rivedere il mio babboio!... -


Lazia Bettina mi ha aperto subito e io mi son buttato addosso albabbocoprendomi il viso con le mani perché in quelmomento mi sentivo proprio commosso.


-Cattivo- mi ha detto - tu non puoi figurarti quanto ci hai fattosoffrire tutti quanti!...


-E' un infame! - ha aggiunto la zia Bettina. - Vedete un po' come haridotto quel mio povero Bianchino!


-Toh! - ha esclamato il babbo guardando il cane tinto di rosso emettendosi a ridere. - Come è buffo!


-E' stato lui! Ed è tinta a olio che non va piùvia!... Povero Bianchino mio!...


-Che male c'è? - ho borbottato io con voce piagnucolosa. - Lochiami Rossino da qui avanti...


-Ah sì? - ha gridato allora la zia con la sua vocestridula e tremando dalla rabbia. - Questo sfacciato haincominciato di prima mattinata a farmi disperare...


-Ma che ho fattodopo tutto? Ho spiantato la pianta di dittamomaio non sapevo che gliel'avesse regalata il signor Ferdinando perla sua festa e che ora ci fosse dentro lo spirito...


-Basta così! - ha gridato la zia Bettina interrompendomi.Vattene e non ritornare mai più in casa miahai capito?


-Silenzio! - ha aggiunto mio padre con voce severa; ma io mi sonoaccorto che rideva sotto i baffi. -


Poiha parlato sotto voce con la zia e ho sentito che ricordava spessomia sorella Luisa. E da ultimo mi ha preso per la mano e salutandola zia Bettina le ha detto:


-Dunque ci contovia! Non sarebbe né giusto néserioper un pettegolezzo riportato da un ragazzo il mancarea una festa di famiglia così importante. -


Quandosiamo stati in treno ho detto al babbo:


-Hai proprio ragionesaibabboa dir male del servizioferroviario! -


Egli ho raccontato tutte le peripezie del mio viaggio e delfinestrino rotto che mi fecero ripagare per nuovo.


Ilbabbo mi ha un po' sgridatoma ho capito che in fondo mi davaragionee questo è naturale perché io davo ragione alui.


Orasono in pace con tutti e mi sento proprio felice.


Ierseraalla stazione c'era una vera folla ad aspettarmi: parentiamiciconoscentitutti eran venuti lì apposta per salutarmi e nonsi sentiva dir altro che Giannino qua e Giannino là... Mipareva d'esser un soldato reduce dalla guerra dopo aver vinto unabattaglia.


Nondico poi quel che successe a casa: a pensarci solamente mi viendapiangere. La mammapovera donnasinghiozzavale mie sorelle nonsi saziavano di baciarmi e la Caterina si asciugava gli occhicol grembiule e non faceva che ripetere:


-Ahsor Giovannino! Ah sor Giovannino!... -


E'un fatto positivo che un ragazzo che scappa di casaquandoritornapoiha di gran belle soddisfazioni!


Mapoi c'è un'altra cosa che mi rende feliceed è questa:mia sorella sposa il dottor Collalto e lo sposalizio si faràtra cinque giornie ci sarà un gran pranzo di nozze conun'infinità di dolci di tutte le specie...


IlCollalto essendosi stancato di aspettare che il dottor Baldi loprendesse per suo aiutoaveva concorso per andare assistente inun grande laboratorio di medicina a Roma che non mi ricordo piùcome si chiamae ora avendo vinto il posto e dovendo partirsubito ha deciso di sposare mia sorella e andar via con lei.


Questoveramente mi fa dispiacere perché io voglio molto benealla Luisa e anche al dottor Collalto che è un giovaneallegro che spesso fa il chiasso con me e che sa stare alla burletta.Ma come si fa?


18Ottobre.


Comesono contento! Iersera il dottor Collalto mi ha portato unasplendida scatola di tinte e mi ha detto:


-Tieni: tu che hai tanta disposizione per il disegno ti potraiesercitare all'acquarello... -


Emia sorella accarezzandomi i capelli ha soggiunto:


-E così quando dipingerai penserai un poco anche alla tuasorella lontananon è vero? -


Ela voce con la quale mia sorella ha detto questo era cosìaffettuosa che mi sarei messo a piangere per la commozione: mail piacere di possedere finalmente una bella scatola di tintediquellecompletecome la desideravo da tanto tempoera troppogrande e mi son messo a saltare dalla contentezza e poi mi sonrinchiuso qui in camera mia e ho voluto subito comunicare per ilprimo la mia gioia al giornalino dipingendo il disegno del serraglioche avevo fatto alla villa della zia Bettina mentre ero in prigioneaspettando il babbo.


Poiho fatto vedere il mio lavoro al Collalto che ha detto:


-Ma bravo! Pare proprio un quadro dell'epoca giottesca! -


Oradico io: se non avessi avuto l'idea di fare il serraglio dellebelve feroci non avrei avuto quella di disegnarloe alloraquesto lavoro non ci sarebbe stato! Dunque certe scappateper unragazzo che si sente nato per far l'artistason necessarieeallora perché i parenti son sempre lì pronti asgridarlo e a punirlo?


Bastaquel che è certo è che il Collalto mi ha fatto un belregalo e che io bisognerà che in qualche modo gli esterni lamia gratitudine. Ho un'idea... ma mi ci vogliono tre o quattrolire per metterla in esecuzione.


Vedremo!


19Ottobre.


StamaniLuisa mi ha condotto in camera sua mi ha baciato e con lelacrime agli occhi mi ha regalato un bello scudo d'argentodicendomial solitodi esser buonodi non fare sciocchezzeperchéin casa col da fare che c'è per i preparativi dello sposalizionessuno può badare a me...


L'hosempre detto che Luisa è la migliore di tutte.


Hopreso lo scudo e viaa mettere in esecuzione la mia idea.


Hocomprato dodici razzi col fischiosei candele romaneottotippitappiquattro belle girandole e altri fuochi artificialitutti svariati coi quali festeggerò gli sposi la sera delmatrimonioin giardino.


Nonmi par vero d'arrivare a quel momento. Intanto ho nascosto tutti ifuochi sull'armadio della mamma perché questa deve essere unasorpresa per tutti.


24Ottobre.


Eccocial gran giorno!


E'dal 19 che non scrivo più una riga qui nel giornalinoma hoavuto tanto da fare!


Inquesti giorni mi sono accorto che i ragazzi possono essere moltoutili nelle case quando vi sono circostanze solennie quandole persone grandi chiedono loro i piaceri con educazione e con garbo.Giannino qua! Giannino là! Giannino su! Giannino giù!Non riparavo a contentar tutti. Chi voleva il rocchetto di cotonechi la matassina di setachi i campioni di stoffechi mi mandavaalla posta a ritirar lettere chi a far telegrammiinsomma arrivavoalla sera stanco mortoma con la coscienza tranquilla d'averfatto il mio dovere per l'avvenire di mia sorella.


Finalmenteil gran giorno è venutooggi ci sarà losposalizio e stasera farò i fuochi e cosìdimostrerò a Collalto che ride sempre quando dice che io sonsuo cognato come anche i ragazzi sappiano nutrire l'affettoper i parenti e la gratitudine per le scatole di tinte che ricevonoin regalo.


E'arrivata anche la zia Bettina per assistere allo sposalizio e cosìha rifatto la pace con tutti. Peròmentre la Luisa siaspettava da lei in regalo quel paio di diamanti che ebbe in ereditàdalla povera nonnaha avuto invece una coperta da letto di lanagialla e celeste che la zia Bettina aveva fatto con le sue mani.


Luisaè rimasta mortificata e io ho sentito che diceva a Virginia:


-Quella vecchia dispettosa si è voluta vendicare dell'altravolta che venne da noi!


Peròmia sorella ha avuto dei bei regali da tutte le parti...


Nondico nulla dei dolci che ci son preparati in sala da pranzo!...Una cosa da sbalordire!... Però il migliore è lapanna montata coi cialdoni.


Giornalinomiosono nella massima disperazione e mentre sto qui chiusonella mia cameretta non ho altro conforto che di confidare a te tuttala mia angoscia!...


Ilbabbo mi ha chiuso qui dentro dicendomi una filza di parolacceinmezzo alle quali invece di virgole ci ha messo tanti calci cosìforti che bisogna che stia a sedere su una parte sola e cambiandoparte ogni cinque minuti... Bel modo di correggere i ragazzi che sonperseguitati dalla disgrazia e dalle circostanze impreviste!...


E'colpa miadomando iose stamani il Collalto ha ricevuto untelegramma ed è dovuto partire insieme alla Luisa col trenodelle seiinvece di trattenersi la sera come era stato stabilitoprima? Naturalmente io che avevo fatto tutto il mio progetto perfare i fuochi stasera in giardino son rimasto male; ma nessuno sipiglia mai pensiero di indagare i dolori che si nascondononell'anima dei ragazzicome se fossimo dei pezzi di legnomentre invece tutti si scagliano addosso a noi quando per sfogare ilnostro dolore si è fatto qualcosa che ha urtato i nervi allepersone grandi...


Epoi alla fine che ho fatto mai? Uno scherzoun semplice scherzochese il Collalto fosse stato meno pauroso tutti avrebbero presoper il suo verso senza far tanto baccano...


Chescena!


Nonpotendo fare i fuochi la sera avevo pensato di accendere almenouna girandola e me n'ero messa in tasca una di quelle piùpiccoleaspettando il momento opportuno.


Quandogli sposi sono scesi dal Municipio io mi son messo dietro a loro.Erano così commossi che non mi hanno neanche visto. Alloranon so comem'è venuto l'idea di attaccar la girandolaal bottone di dietro del frak di Collalto e acceso un fiammifero leho dato fuoco... Non è possibile ridire quel che èsuccesso... ed è meglio che cerchi di riprodurlo con letinte che mi regalò il Collalto stessocon quelle tinte perle quali io sentivo tanta gratitudine verso di lui da avere spesotutto lo scudo che mi aveva dato sua moglieche è miasorellain tanti fuochi d'artificio!...


Chescena! Il dottorementre la girandola gli girava dietro le faldetremava e urlava senza saper che cosa fosse accadutoLuisa eraquasi svenutagli invitati anch'essi erano tutti impauriti... eio mi divertivo un mondoquando a un tratto mio padre inmezzo allaconfusione generale mi ha preso per un orecchio e mi haaccompagnato fin qui a forza di parolacce e di pedate.


Inquel pandemonio mi pareva d'essere un rivoluzionario russo dopo unattentato allo Zar!


Maio non avevo per niente l'intenzione di attentare alla vita diCollalto e volevo fare semplicemente uno scherzo per esprimere lamia gioiatant'è vero che non è accaduto nulla dimale e se la gente che s'è trovata al fatto fosse stata piùcoraggiosatutto sarebbe finito in una risata.


Purtroppoperò le buone intenzioni dei ragazzi non sono mairiconosciute ed eccomi qui in prigionevittima innocentedelle esagerazioni delle persone grandicondannato a pane e acquamentre giù tutti gozzovigliano e si finiscono i dolci!


29Ottobre.


Orasono proprio contento.


Ildottore aveva ragione a dire che ho la pelle dura: soncompletamente guaritoe per di più tutti hanno verso dime mille attenzioni e mille riguardi. Ieri ho sentito il babbo chediceva alla mamma:


-Proviamo a trattarlo con dolcezzaa pigliarlo per il suo verso...Dev'essere molto pentito d'avermi trattato con tanta severità;e difatti mi ha promesso di condurmi stasera al teatro avedere il celebre prestigiatore Morgan che è qui di passaggio.


Civerrà anche l'avvocato Maralliquello con gli occhiali e conquel barbone e che è stato causa di una gran discussione incasa perché è socialista e la mamma non lo puòsoffrire specialmente quando dice male dei preti e di tuttoeperciò - come dice l'Ada - è una nota volgare nellanostra conversazionementre il babbo sostiene che in fondo èun buon diavoloche bisogna andar coi tempi e che il Maralli si vafacendo una buona posizione e che finirà certamente deputato.


30Ottobre.


Hodeciso che quando sarò grande farò il prestigiatore.


Ierserami son divertito immensamente al teatro. Quel Morgan è moltobravo e ha fatto dei bei giuochi. Ioin tutto il tempo che èdurata la rappresentazionenon gli ho levato gli occhi di dosso perscoprire il segreto dei suoi giuochima molti sono troppo difficili.Qualcuno però scommetto che lo saprei fare anche io comeper esempio quello delle uovadi ingoiare una spada e di prenderein prestito dalle signore un orologio e poi pestarlo in un mortaioe farlo sparire... Oggi voglio esercitarmi ben bene in camera mia epoi quando son sicurodella riuscita voglio dare una rappresentazionein salotto vendendo i biglietti a due soldi alle mie sorelle e aquelli che vengono in conversazionee tutti resteranno a boccaaperta e impareranno così a rispettarmi di più.


Oggitanto per provareho dato una piccola rappresentazione ingiardino ai miei amici Renzo e Carluccio e a Fofo e Marinellache stanno di casa accanto a noi e sono figli della signora Olgache scrive i libri stampati ed è sempre distratta e sempreaffaccendata. Il biglietto d'ingresso era di un soldo a testa.


-Mi farebbe la gentilezza qualche signora - ho detto- di prestarmi unorologio d'oro? Lei?


-Io non ce l'ho - ha risposto Marinella - ma posso vedere se miriesce di pigliar quello della mamma. -


Infattiè corsa in casa ed è tornata in giardino con unbell'orologino d'oro.


Ioche avevo portato con me un piccolo mortaio dove Caterina pesta lemandorle e lo zucchero quando fa i dolci vi ho buttatodentro l'orologio della signora Olga e col pestello hoincominciato a pestarlo ben bene come fa il Morgan; ma l'orologioera molto duro e non s'è tritato benemeno il cristallo chesi è stritolato subito in mille bricioli .


-Osservinosignori! - ho detto - Come loro vedono l'orologio dellasignora Marinella non è più riconoscibile...


-E' vero! - hanno detto tutti.


-Ma noi - ho soggiunto io - lo faremo riapparire come era prima!Infatti ho rovesciato il mortaio in un fazzoletto dove holegato strettamente i pezzi dell'orologio che mi aveva datoMarinella e con molta sveltezza mi son cacciato il fagottino intasca. Poi facendo finta di niente ho cavato fuori del petto unaltro fagottino che m'ero preparato prima e cioè l'orologiodella mamma che avevo già involtato in un fazzoletto simile alprimo e mostrandolo agli invitati ho detto: - E làsignoriosservino l'orologio ritornato intatto! -


Tuttihanno applaudito rimanendo molto contenti dello spettacolo eMarinella ha preso l'orologio della mamma mia credendolo quellodella sua mamma e così io mi son fatto molto onore.


Staseradarò una grande rappresentazione in casa mia e credo che andràsplendidamente. Ora preparo i biglietti d'invito.


31Ottobre.


Ahgiornalino mio come son nato disgraziato! E quel che mi èsuccesso finora non è nienteperché c'è il casoche io finisca in galeracome mi è stato predetto da piùd'uno etra gli altridalla zia Bettina...


Sonocosì avvilito che in casa non hanno avuto neanche il coraggiodi picchiarmi. La mamma mi ha accompagnato qui in camera miaemi ha detto semplicemente:


-Procura di non farti vedere da nessuno... e prega Dio che abbiapietà di te e di me cheper causa tuasono la donna piùdisgraziata di questa terra! -


Poveramamma! A pensare al suo viso pieno di malinconia mi viene dapiangere... Mad'altra parteche ho a fare se tutte le coseanche le più semplicimi vanno a rovescio?


Comeavevo stabilitoieri sera volli dare la rappresentazione digiuochi di prestigionel salotto... e in questo non c'era nientedi maletant'è vero che tutti dissero: - Vediamovediamoquesto rivale di Morgan! -


Fragli spettatorioltre Mario Marri che fa le poesie e porta lacaramellala signorina Sturli che le mie sorelle dicono sistringe troppoe l'avvocatoc'era anche Carlo Nelliquello cheva vestito tutto per l'appunto e che ha rifatto la pace dopo ches'era avuto tanto a male che Virginia gli avesse scritto sulritratto: "Vecchio gommeux".


-Cominceremo dal giuoco della frittata! - dissi io.


Presidal cappellinaio il primo cappello che mi capitò fra mano elo posai su una sediaa una certa distanza dal pubblico: poi presidueuovale ruppi e versai le chiare e i torli nel cappellomettendo i gusci in un piatto.


-Stiano attentisignori! Ora prepareremo la frittata e poi lametteremo a cuocere!... -


Econ un cucchiaio mi misi a sbattere le uova dentro il cappelloavendo nell'ideadopodi levarci la fodera e farlo ritornarpulito come prima.


IlCarli nel vedermi sbattere le uova dentro il cappello dette in unagran risata e gridò:


-Ohquesta è bella davvero!...


8.


Chegiornata eterna!


Hosentito il rumore della carrozza che portava via gli sposipoi lavoce di Caterina che cantava la solita canzonetta della "GranVia"mentre metteva a posto i piatti:


Làsulla spiaggiaChe si vede remota...


Tuttisono allegri e contentitutti hanno mangiato a crepapellee io sonqui solocondannato a pane e acqua e tutto questo mi succede per iltroppo amor fraterno ché mi ha spinto a festeggiare losposalizio di mia sorella.


Ilpeggio è che si fa sera e io non ho né candela néfiammiferi... L'idea di dovere star qui solo al buio mi mette ibrividie ora capisco tutto quello che doveva soffrire ilpovero Silvio Pellico e tanti altri gloriosi superstiti dallepatrie battaglie (nota 1) ingiustamente perseguitati.


Zitti!sento rumore all'uscio... qualcuno apre di fuori...


NOTA1: Si prega di condonareper la tristezza del momentoal poveroGianninooltre l'audace associazione d'ideel'errataclassificazione di Silvio Pellico nelle patriottiche benemerenze.


Quand'hosentito armeggiare nella serratura dell'uscio mi son nascosto sottoil letto perché avevo paura che fosse il babbo e che venisseper picchiarmi. Invece era la mia cara sorella Ada.


Sonouscito di sotto il letto e l'ho abbracciata gridando; ma lei mi hadetto subito:


-Silenzioper carità: il babbo è uscito unmomento... Guai se sapesse che son venuta qui da te!... Prendi!


Emi ha dato un panino gravido col prosciutto e un involtino diconfetti.


L'hosempre detto io: Ada è la migliore di tutte e io le vogliomolto bene perché lei compatisce i ragazzi e non liinfastidisce con tante prediche inutili.


Miha portato anche una candela e una scatola di fiammiferi e il"Corsaro nero" del Salgari. Meno male... Almenopotrò leggere e dimenticare le ingiustizie!


25Ottobre.


E'appena giorno.


Holetto quasi tutta la notte. Che scrittore questo Salgari! Cheromanzi!... Altro che i "Promessi Sposi"con quelledescrizioni noiose che non finiscono mai! Che bella cosa essere uncorsaro! E un corsaro neroper giunta!


Nonso che cosa mi sia entrato nel cervelloleggendo tante avventureuna più straordinaria dell'altra... Ma il fatto è chenon posso star fermo e sento proprio la voglia di far qualcosa digrandeche faccia impressione a quelli che mi perseguitanodimostrando che in certi momenti anche un ragazzo puòdiventare un eroe purché abbia del sanguenelle venecome ilCorsaro nero...


Oraci penso e qualcosa alla fine farò...


26Ottobre.


Sonoancora nella mia camera... mapurtropposono in letto malatoe hoappena la forza di scrivere poche righe su quel che mi èaccaduto iermattina.


Ricordoperfettamente che tagliai con un temperino i lenzuoli del lettoin tante strisceche le annodai insiemeche le fermai da un latoa una gamba del tavolinoe che afferrandomi ad esse mi calaiarditamente fuor della finestra.


Maa questo punto i ricordi mi si confondono... Battei la testaquesto è certo: ma dove? Mi pare nel canale della doccia...Poi battei un fianco in terra... Forse le strisce del lenzuolo sistrapparono... Forse non eran fermate bene al tavolino... Non so...Il fatto è che a un tratto vidi tutte le stelle... e poi buiopesto!


Ah!Rammento che quando riaprii gli occhi mi trovai qui in letto evidi il babbo che girava in su e in giù e si dava i pugniin testa dicendo:


-E' impossibile! E' impossibile! Questo ragazzo è lamiadisperazione! Sarà la mia rovina!... -


Ioavrei voluto chiedergli perdono di essermi rotto la testama nonpotevo parlare...


Poiè venuto il dottoremi ha fasciato ben bene e alla mammache piangeva ha detto:


-Non si spaventi... suo figlio ha la pelle dura!... -


Intantoperò i miei genitori e le mie sorelle non mi hanno lasciato unminuto in tutta la giornatae ogni pochino erano a domandarmi:


-Come va la testa? -


Nessunos'è azzardato di farmi un rimprovero.


Sfido!Devono aver capito che in fondo un po' di ragione l'ho anche io.Se il babbo che si vantacome tutte le persone grandid'esserestato sempre buono quand'era piccinofosse stato rinchiusoper un'intera giornata in una camera a pane e acquascommettoavrebbe fatto anche lui quel che ho fatto io per riavere lalibertà...


10.


Iosempre più incoraggiato nel vedere che tutti sidivertivano ai miei giuochiper finire l'esperimento proprio allaperfezione come avevo visto fare al celebre Morgan dissi:


-Ora che le uova sono sbattuteio pregherei un signore di buonavolontà a reggere il cappello mentre vado ad accendere ilfuoco...


Erivolgendomi all'avvocato Maralliche era il più vicinoa meripresi:


-Leisignorevuol avere la gentilezza di reggere il cappello per unminuto? -


L'avvocatoaccondiscese e preso il cappello nella destra vi gettò unosguardo dentro e si mise a ridere esclamando:


-Toh! Ma io credevo che ci fosse un doppio fondo... Invece hasbattuto le uova proprio dentro il cappello!...


CarloNelli che sentì dette in un'altra risata piùclamorosa della prima ripetendo:


-Ahquesta è bella!... questa è proprio graziosa!...


Iotutto contentopresi nell'ingresso il candeliere con la candelaaccesa che avevo già preparato eritornato accantoall'avvocato Maralliglielo misi nella sinistradicendo:


-Ecco acceso il fuoco: ora leisignorefavorisca di tenerlo sottoal cappellonon tanto vicino per non bruciarlo... Eccocosì... Bravo... Ora poi la frittata è bell'e cotta espengeremo il fuoco... Ma come? Ah! ecco qui: noi lo spengeremo conla mia pistola... Veramente il Morgan per far questo giuoco adoperauna carabina; ma ioavendo una di quelle pistole da ragazziche si caricano con un proiettile di piombo a punta da una parte econ uno spennacchietto dall'altracoi quali si tira nelbersaglioavevo creduto che fosse la stessa cosa e impugnatala mia arma mi impostai dinanzi all'avvocato Maralli.


Inquesto puntomolto importante per la riuscita dell'esperimentodovendo io spengere con un colpo della mia pistola la candelafui distratto improvvisamente da due grida.


CarloNelliavendo a un tratto riconosciuto nelle mani dell'avvocatoMaralli il proprio cappelloaveva smesso subito di rideregridando con angoscia:


-Uh! Ma quel cappello è il mio! -


Nellostesso tempo l'avvocato Marallivedendomi con la pistola stesaaveva esclamato sgranando i suoi occhi dietro gli occhiali:


-Ma è forse carica?...


Inquel momento lasciai andare il colpoe si udì un urlo:


-Ahimi ha ammazzato!... -


El'avvocato Maralli lasciandosi cadere dalle mani il candeliere e ilcappello con le uova dentro che si sparsero sul tappetosporcandolo tuttosi gettò su una sedia premendosi il visocon tutte e due le mani...


Lesignorine Mannelli si svennerole altre si dettero a urlarelemie sorelle si messero a piangere come fontaneCarlo Nellisi precipitò sul suo cappello ringhiando:


-Assassino!...-


Miamadre intanto aiutata da Mario Marriaveva afferrato l'avvocatoMarallisorreggendolo e scostandogli le mani dal viso dove vidicon terroreproprio accanto all'occhio destrolo spennacchiettorosso del proiettile a punta che gli s'era conficcato nella carne...


Ebbene:posso giurare che ero il più dispiacente di tuttima in quelmomento io non potei trattenermi dal ridere perché ilMaralli con quello spennacchietto rosso ficcato accanto all'occhioera proprio buffo...


AlloraCarlo Nelli che in tutta quella confusione aveva sempreseguitato a ripulire il cappello col fazzoletto esclamò alcolmo dello sdegno:


-Ma quello lì è un delinquente nato!...


Ela signorina Sturli che si era avvicinata al Maralli per vedere checosa gli era successoaccorgendosi d'aver macchiata la camicettadi seta bianca col sangue che usciva dall'occhio del ferito si miseanche lei a smacchiarsi col fazzolettoborbottando tutta stizzita:


-Quel ragazzo finirà in galera!... -


Iosmessi di ridereperché incominciavo a capire che la cosaera molto seria.


MarioMarri aiutato dagli altri invitati avevano preso l'avvocatoMaralli a braccia e l'avevan trasportato su nella cameradei forestieri; e intanto Carlo Nelli s'era incaricato d'andare achiamare il dottore.


Iorimasto solo in salottomi misi in un cantuccio a singhiozzare e ariflettere ai miei casi... e ci rimasi cosìtristedimenticato da tuttiquasi tutta la nottefinché non mi hascoperto la mamma che mi ha accompagnatocome ho scritto primaquiin camera mia...


Pareche l'avvocato Maralli perderà un occhioa andargli bene!...


Eio? Io finirò in galeracome dicono tutti!...


Sonodisperatomi gira la testami sento tutto pesto come se miavessero bastonato... Non ne posso piùnon ne posso più!...


Hodormito e mi sento meglio.


Cheore sono? Dev'essere tardi perché sento venir su dallacucina un odorino di stracotto che mi rallegra un po' lo spiritoin mezzo a questo silenzio sepolcrale...


Maun'idea terribile mi perseguita sempre: quella del processodellaprigionedei lavori forzati a vita...


Poverome! Povera la mia famiglia!...


11.


Misono affacciato alla finestra e ho visto giùin giardinoCaterina in gran conciliabolo con Gigiquello che mi salvòla vita quando ero per affogare.


Caterinasi sbracciavasi accaloravae Gigi ogni tanto si tirava ilcappello sugli occhiallungava il collo e spalancava la boccacome fa lui quando un discorso gli interessa di molto.


Ioli guardavo tutti e due e capivo benissimo che Caterina raccontava aGigi il fatto di iersera dell'avvocato Maralli e che Gigi era moltoimpressionato del racconto; e capivo anche che il far quei gestiche facevano era segno che l'affare era molto serio e cheprobabilmente il povero avvocato stava male... A un certo puntoanziquando Caterina ha alzato le braccia al cielom'èvenuto anche il dubbio terribile che il povero Maralli fosse morto...


Eppurebisognagiornalino mioche ti confessi una cosa: nel vedere que'due far tutti quei gesti non ne potevo più dal ridere.


Cheio sia davvero un delinquente natocome ha detto iersera CarloNelli?


Mail buffo poi è questocaro giornalino: che ora ripensando aquesta cosa del delinquente nato mi viene da piangere perchépiù che ci rifletto e più mi pare proprio diessere un ragazzo venuto al mondo per soffrire e per far soffrireedico fra me:


-Oh quanto era meglio che Gigi mi avesse lasciato affogare quelgiorno!...


Zitti!...sento rumore nell'andito...


Ah!forse il Maralli è morto davvero... forse i carabinierivengono ad arrestarmi per omicidio...


Mache carabinieri!... Era la mammala mia buona mamma che èvenuta aportarmi da mangiare e a darmi notizie dell'avvocatoMaralli!...


Ahgiornalino mio che peso mi son levato dalla coscienza!... Salto eballo per la stanza come un pazzo dall'allegria...


L'avvocatonon è mortoe non c'è neanche pericolo di morte.


Pareche tutto si ridurrà alla perdita dell'occhio perchéè rimasto offeso non so che nervo... e il dottore haassicurato che il Maralli tra una diecina di giorni potràandar fuori.


LaMamma quand'è venuta era molto seriama poi quando èandata via era allegra come mecertamente perché anche leideve aver capito la ragione.


Siccomequando è entrata in camera io ero molto spaventato perchécredevo che fossero i carabinieriella mi ha detto:


-Ahmeno male chese non altrohai rimorso di quel che haifatto!...


Iosono stato zittoe allora lei mi ha preso tra le braccia eguardandomi in viso mi ha dettoma senza sgridarmianzi convoce piangente:


-Lo vediGiannino mioquanti dispiaceriquante disgrazie per colpatua!...


Ioalloraper consolarlale ho risposto:


-Sìlo vedo: ma se son disgraziescusache colpa ci ho io?


Leiallora mi ha rimproverato perché io mi ero messo a fare igiochi di prestigio e io le ho detto:


-Ma se quando mi son messo a farli tutti quelli che erano in salottosi divertivano ed erano felici e contenti!...


-Perché non potevano prevedere quello che tu hai fatto dopo...


-E io lo potevo forse prevedere? Sono forse indovino io?


Alloralei ha tirato fuori l'affare del cappello di Carlo Nelli che diceè andato via impermalito perché gliel'ho tuttoinsudiciato con le uova.


-Va bene - ho detto io. - Ma anche quella è stata unadisgraziaperché io ho preso un cappello qualunque dalcappellinaio e non sapevo che fosse il suo...


12.


-Ma Giannino miose fosse stato d'un altro non sarebbe stato lostesso? -


Cosìha detto la mammaed era qui che l'aspettavo.


-No che non sarebbe stato lo stesso... per Carlo Nelli! Infattiquando egli si è accorto che io non sapevo più comerimediare il giuoco e che il cappello ormai era rovinatoilsignor Carlo Nelli rideva a crepapellecredendo che il cappellofosse d'un altroe diceva: - "Ah questa è bella!Questa è graziosa!" Mentre invecequando poi s'èaccorto che il cappello era il suoha detto che io ero undelinquente nato!... Sempre così!... Tutti così!...E anche il Maralli rideva e si divertiva perché avevavisto che il cappello non era il suoe se lo avessi poi anchesfondato con un colpo di pistolasi sarebbe divertito più chemai... Invece la disgrazia ha voluto che cogliessi lui vicino aun occhioed ecco che allora tutti dànno addosso al poveroGianninoe tutti si mettono a gridare che Giannino finiràin galera... Sempre così!... Tutti così!... Anchela zia Bettina mi ha detto a questo modo e ce l'ha a morte conme... E in fondo che avevo fatto di male? Avevo sradicatodal vaso una pianticella di dìttamo che costerà duecentesimi... Ma siccome io son nato disgraziatoper l'appuntos'è data la combinazione che quella pianta era stata data allazia Bettina da un certo Ferdinandoe pare anzia quanto diceleiche ci sia dentroin quella piantalo spirito di questosignore...


Aquesto punto la mamma mi ha interrotto piena di curiositàdicendomi:


-Comecome?... Raccontami tutto per benevia: come ti disse la ziaBettina?... -


Eha voluto che le dicessi tutto il fatto del dìttamo e leripetessi quel che mi disse la zia Bettinaparola per parola; e pois'è messa a ridere e mi ha detto:


-Cerca di star quizitto e tranquillo... Poi ritorneròese sei stato buonoti porterò per merenda un po' di conservadi pesche... E se n'è andata giùe ho sentito chechiamava l'Ada e la Virginia dicendo:


-Ahve ne voglio raccontare una carina!... -


Menomale. Io l'ho sempre detto: fra tuttila mamma è quellache capisce di più la ragionee che sa distinguere se unacosa succede per disgrazia oppure per cattiveria.


C'èstata l'Ada a portarmi la cena e ha voluto anche lei che leraccontassi il fatto del dìttamo della zia Bettina.


Miha dato ottime notizie. Un'ora fa c'è stato il dottore daccapoe ha detto che l'avvocato Maralli va molto meglioma che devestare in camera al buio almeno per una settimana.


Capiscoche dev'essere una cosa seccante: ma è anche piùseccante il dovere stare relegati in una camera senza essermalaticome son costretto a star io.


Maci vuol pazienza. Ada mi ha detto che il babbo è moltoarrabbiatoche non mi vuol più vedere e che perciòbisogna aspettare che gli passi l'inquietudine e allora conl'intromissione della mamma tutto sarà appianato.


Intantoio vo a letto perché ho molto sonno.


PrimoNovembre.


Oggimentre il babbo era fuoriAda è venuta a darmi lenotizie dell'avvocato Maralliche va sempre migliorandoe a dirmise volevo scendere in salotto col patto che dopo una mezz'orettaritornassi in camera mia.


Iosono sceso molto volentieriper cambiare aria; e dopo poco èvenuta la signora Olga a far visita alla mamma e mi ha fattomolte feste dicendo che ero cresciutoche avevo gli occhiintelligenti e molte altre cose che dicono le donne di noi ragazziquando discorrono con le nostre mamme.


Peròmia sorella Virginia che era venuta in quel momento ha credutobene di farmi subito scomparire dicendo che ero troppo spensieratoed è entrata a parlare del fatto dell'altra sera che haraccontato naturalmente a modo suoesagerandocome fa sempre leie portando alle stelle la rassegnazione della povera vittima(così chiama l'avvocato) che rimarrà priva di unocchio per tutta la vita.


Lasignora Olga però che è una persona molto istruita eche scrive i libri ha detto che la vittima era da compiangersi ma cheera stata una disgrazia; e io ho aggiunto subito:


-Sicuro: e una disgrazia volutaperché se l'avvocato fossestato fermo come dicevo io non avrei sbagliato la mira...


Dopomolti discorsi la signora Olga ha tirato fuori l'orologio e hadetto:


-Mio Dio! Già le quattro!


Lamamma allora ha osservato:


-Curiosa! Lei ha un orologio che somiglia perfettamente al mio...


-Ahsì? - ha risposto la signora Olga - e se l'èriposto in senomentre Virginia che le stava di dietro facevadei cenni con le mani alla mamma che non capiva niente.


Quandopoi la signora Olga se n'è andataVirginiache ha sempreil vizio di chiacchierare e di ficcare il naso nelle cose chenon le appartengonoha esclamato:


-Ma mamma! Non hai visto cheoltre all'orologioaveva anche unciondolo preciso al tuo?... E' una cosa strana! ...


Eson salite tutte in camera della mamma per pigliar l'orologio... Mal'orologio non c'era perché l'avevo preso io l'altro giornoper fare i giuochi di prestigio nel giardino.


E'impossibile descrivere come son rimaste la mamma l'Ada e Virginia.L'Ada è corsa subito in camera sua ed è tornatadicendo:


-Mo io ve ne dirò un'altra... un'altra che è anche piùstraordinariatanto cheprima di dirla ho voluto sincerarmi. Quandola signora Olga si è soffiata il naso ho osservato cheaveva un fazzoletto di tela batista col ricamo come quello che miregalasti tumammaper la miafesta. Ebbene: ora sono andata avedere nel mio cassetto e me ne manca proprio uno!... -


Sfido!E' il fazzoletto che presi l'altro giorno per fare il gioco diprestigio in giardino e che consegnai a Marinella condentro l'orologio della Mamma!..


Ebbene:per queste due cose così semplici la mamma e le mie duesignore sorelle sono state lì a chiacchierare piùd'un'ora con mille: "Ah! Oh! Uh!" e sono andate aricercare l'ultimo giorno che la signora Olga era stata da noichefu l'altro lunedìe si son ricordate che la mamma l'avevafatta passare in camera suae finalmente Ada ha concluso tuttele discussioni così:


-Questo è un caso di cleptomanìa.


Questaparola io la conosco per averla letta più di una voltanel giornale del babboe so che è una specie di malattiacuriosissima che spinge la gente a rubare la roba degli altrisenza neanche accorgersene.


Ioallora ho detto:


-Sempre l'esagerazioni!...


Eavrei voluto spiegare la cosa salvando la signora Olga da un'accusaingiusta; ma siccome Virginia è saltata su a dire che iosono un ragazzo e che dovevo stare zittoe guaianziseavessi detto a qualcuno del fatto al quale avevo assistitocosìio le ho piantate lasciando che se la sbrigassero fra loro.


Quantasuperbia hanno i grandi! Ma questa volta si accorgeranno cheancheessendo ragazzisi può giudicare le cose molto meglio diloro che voglion sempre saper tutto!...


2Novembre.


Oggiè il giorno dei morti e si va al Camposanto a visitare latomba dei poveri nonni e quella del povero zio Bartolommeo che morìdue anni sonopurtroppoe che se fosse campato m'avrebbe regalatouna bella bicicletta che m'aveva promesso tante volte...


Lamamma mi ha detto di vestirmi alla sveltae che in questacircostanza solennese mi porterò beneil babbo forse rifaràla pace con me.


Oggidunqueprima d'uscir di casail babbo mi ha consegnato unacorona di fiori e mi ha detto dandomi del voicon quella vocegrave che fa sempre quando è stato adirato con me e chedopoun pezzosi decide a ridiscorrere:


-Speriamo che il pensiero dei poveri nostri nonni vi ispirino adiventar migliore di quel che siete...


Ionaturalmentenon ho fiatatoben sapendo che in questecircostanze ai ragazzi è proibito di dir liberamente le lororagioni: ho chinato la testa come si fa quando si diventa rossi e hoguardato di sotto in su il babbo che mi fissava con tanto dicipiglio.


Intantola mamma ci ha chiamati perché la carrozza che aveva mandato aprendere per Caterina era prontae ci siamo montati tuttimenola Virginia che è rimasta in casa perché dovevavenire il dottore dall'avvocato Maralli che va sempre migliorando.


Ioho detto alla mamma: - Se permetti vado a cassettacosì cistate più comodi. -


Ecosì ho fattoanche perché a cassetta mi divertomolto di piùspecialmente quando si piglia la carrozza aore perché allora si va piano e il fiaccheraio mi lascia anchetener le guide.


-Che bella giornata! - ha detto l'Ada. - E quanta gente!...


Infattiquando siamo entrati nel Camposanto pareva d'essere alpasseggioed era un bel colpo d'occhio il vedere tuttequelle famiglie che formicolavano nei viali cariche di fiorivariopinti per i loro poveri defunti.


Abbiamovisitato le tombe dei poveri nonni e del povero zioe pregato perloro come si fa tutti gli annie poi si è fatto il girodel Camposanto per vedere le nuove tombe.


13.


Aun certo punto ci siamo fermati a una tomba in costruzione e l'Adaha detto:


-Ecco la cappella della famiglia Rossi della quale discorre tanto laBice...


-Che lusso! - ha osservato la mamma - quanto costerà?


-Tre o quattromila lire di certo! - ha risposto il babbo.


-Farebbero meglio a pagare i debiti che hanno!... - ha detto l'Ada.Io ho colto l'occasione per riparlare col babbo e gli ho domandato:


-E a che serve questo fabbricato?


-Serve per seppellirvi via via tutta la famiglia Rossi...


-Come! Sicché anche la signorina Bice sarà sotterrataqui dentro?


-Certamente.


Ionon ne potevo piùe mi son messo a ridere come un matto.


-Che c'è da ridere?


-C'è che questa cosa di farsi farequando uno è vivola casa per quando sarà morto mi pare dimolto buffaecco!...


-Eh! - ha detto il babbo - sotto un certo punto di vistainfattièuna vanità come tante altre...


-Sicuro! - è saltata su a dire Ada. - Come quella di avere ilpalco di suo al teatroe non so come Bice non si vergogni a farcisivedere sapendo che suo padre ha dovuto pigliar altri quattrini inprestito dalla banca...


Equi il babbola mamma e l'Ada si son messi a chiacchierar tra diloroe siccome io mi seccavoavendo visto di lontano Renzoe Carluccio li ho raggiunti e ci siamo messi a fare ai cavalli lungoi viali che si prestano molto beneessendo tutti coperti dighiaia e avendo ai lati le barriere da saltare nei recinti pienid'erbapurché però non veggano i guardiani perchéè proibito.


Aun tratto mi son sentito pigliar per il goletto. Era il babbo tuttoinfuriato perchéa quanto paremi cercava da un pezzo con lamamma e l'Ada.


-Proprio non c'è nulla di sacro per te! - mi ha dettocon voce severa. - Anche qui dove si viene per piangere trovi ilmodo di far delle birichinate!...


-Vergogna! - ha soggiunto Ada dandosi una grande aria di superiorità- mettersi a fare il chiasso in Camposanto!...


Alloraio mi son ribellato e le ho detto:


-Ho fatto il chiasso con Carluccio e Renzo perché sonpiccino e voglio bene ai miei amici anche nel Camposantomentreinvece ci sono le ragazze grandi che vengono qui a dir male delleloro amiche!...


Ilbabbo ha fatto una mossa come per picchiarmima l'Ada l'ha fermato eho sentito che ha borbottato:


-Lascialo stareper carità... Sarebbe capace d'andare aridirlo a Bice!...


Eccocome sono le sorelle maggiori! Esse difendono qualche volta iloro fratelli minorima sempre per interesse e contro iltrionfo della verità e della giustizia!...


Credevoche la bufera scoppiasse poi a casama una grande novità cheabbiamo trovato al nostro arrivo ha dissipato ogni malumore.


Virginiaci è venuta incontro ridendo e piangendo nello stesso tempo eci ha raccontato che il dottore aveva trovato l'avvocato Marallimolto migliorato e che ormai poteva garantire non soltanto laprossima guarigionema anche che non avrebbe altrimenti perdutol'occhio che fino ad ora aveva creduto in pericolo.


E'impossibile ripetere la contentezza prodotta in noi da una sìgrata e inaspettata notizia.


Ioho avuto molto piacere anche perché tutto questo dimostrache in fondo quelle che chiamano le mie birbonate sono vereinezie e che sarebbe ora di finirla con le esagerazioni e lepersecuzioni!


14.


5Novembre.


Inquesti giorni non ho avuto un minuto di tempo per scrivere nel miocaro giornalinoe anche oggi ne ho pochissimo perché ho dafare le lezioni.


Propriocosì. Si sono riaperte le scuolee io ho messo giudizio evoglio proprio studiare sul serio e "farmi onore"comedice la mamma. Con tutto questo non posso esimermi di mettere quinel giornalino delle mie memorieil ritratto del professore dilatino che è cosìbuffospecialmente quando vuolfare il terribile e grida:


-Tutti zitti! Tutti fermi! E guai se vedo muovere un muscolo delviso!... -


Perquesto noialtrifin dai primi giorni gli s'è messo ilsoprannome di "Muscolo" e ora non glielo leva piùnessunocampasse mill'anni!


Inquesti giorniin casa nulla di nuovo. L'avvocato Maralli va sempremigliorando e tra un paio di giorni il dottore gli sfasceràl'occhio e gli permetterà di riveder la luce.


Ierivenne in casa una commissione del partito socialista perrallegrarsi con lui della guarigionee c'è stato un po' dibattibecco tra la mamma e il babbo perché la mamma nonvoleva lasciar passare questi "eresiarchi"come lichiama leie il babbo invece li fece entrare in cameradell'avvocato che mi fece proprio ridere perché disse: -Sono molto contento di vedervi mentre invece eran tutti al buio.


Basta:dopo che furono andati viail Maralliparlando col babbogli disseche proprio era felice di avere avuto in questa circostanzatante manifestazioni di stima e di simpatia della cittadinanza...


Epensare che sul principioa sentir quelli di casa miapareva chel'avessi ammazzato!...


Ierimentre studiavo la grammatica latinastando attento a quel chedicevano tra loro la mamma e Adane ho sentita una carina.


Sitratta della signora Olga e della sua pretesa "cleptomanìa".Pare dunque che la mamma abbia avvertito della cosacontutta la delicatezza possibileil marito della signora Olga cheè il signor Luigiun bolognese che discorre in napoletanoquando discorrema discorre poco perché è burbero epare che ce l'abbia con tuttibenché invece sia il piùbuon uomo di questo mondopieno di cuore e che vuol bene ai ragazzie li sa compatire.


Ilsignor Luigia quanto ho sentitorimase molto sorpreso dellanotizia che gli dètte la mammae stentava a credercimaquando toccò con mano che l'orologio della signora Olga eraquello della mamma si convinse econ una scusa fece visitaresua moglie da un celebre dottore il quale sentenziò che lacosa era possibilissima trattandosi di un temperamento moltonervosoe prescrisse una cura ricostituente. Il fatto che lehanno ordinato questa cura l'ha raccontato lei ieri sera alla mamma;ma lei crede che sia per una malattia di debolezza che il medico leha riscontratoe ha detto anzi che se l'è levata di testalui perché lei sta benissimo e che fa la cura unicamenteper contentar suo marito.


Naturalmenteio mi son divertito molto a questa scenae spero di divertirmianche di più in seguito.


Intantostamani ho colto il momento che nessuno badava a me e sono andatoin camera di Ada dove le ho preso tutti i fazzoletti che hotrovato; poipassando dal salotto da pranzoho presol'ampolliera d'argento e me la son nascosta sotto alla bluse; efinalmente sono andato in giardinoho chiamato Marinella econ lascusa di fare a nascondersisono andato in casa sua e ho lasciatol'ampolliera nella sua stanza da pranzo. In quanto ai fazzoletti liho dati a Marinella dicendole di portarli in camera della suamammaciò che ha fatto subito; e di lei son sicuro perchéMarinella è una bambina piuttosto silenziosa e sa tenere ilsegreto.


Eora aspettiamo quest'altro atto della commedia.


7Novembre.


Stamania scuola alla lezione di latino n'è successa una che meritadavvero d'esser raccontata.


Renzoche sta di posto accanto a meaveva portato un po' di pece presanel negozio di suo zio che fa il calzolaio e iocolto ilmomento che un compagno che sta davanti a noi si era alzato perandare a dir la lezioneho steso ben bene questa pallottolina dipece nel posto dove sta a sedere questo ragazzo che è MarioBettima noi si chiama il "Mi' lordo" perchéva vestito tutto per l'appunto e all'inglesementre inveceha sempre il collo e gli orecchi così sudici che pareproprio uno spazzaturaio travestito da signore. Naturalmente quando èritornato al suo posto non si è accorto diniente. Madopo un po' di tempo la pece sulla quale stava a sedere gli s'erariscaldata sotto e ha fatto presa sui calzoni in modo che eglinelmuoversie nel sentirsi tirare per il di dietroha cominciato aborbottare e a smaniare.


Ilprofessore se n'è accorto e allora tra Muscolo e il Mi'lordo è avvenuta una scena da crepar dal ridere.


-Che c'è lì? Che ha il Betti?

-Eccoio...

-Zitto!

-Ma...

-Fermo!...

-Ma io non posso...

-Zitto e fermo! Guai se lo vedo muovere un muscolo!...

-Ma scusiio non posso...

-Non può? Non può star zitto né fermo? Alloraesca dal suo posto...

-Ma io non posso...

-Vada fuori di scuola!

-Non posso...

-Ah!...


Econ un ruggito Muscolo si è scagliato sul povero Mi'lordo e afferratolo per un braccio lo ha tirato fuori delbancocon l'intenzione di buttarlo fuori di scuolama l'halasciato subito perché ha sentito un gran "crac"e s'è accorto che un pezzo dei calzoni di quel povero ragazzoera rimasto attaccato al sedile. Muscolo è rimasto male...ma è rimasto peggio il Mi' lordo; e bisognava vederlitutti e due impappinati a guardarsi in faccia senza che nessun de'due si potesse spiegare l'accaduto.


Unarisata clamorosa è rimbombata nella classee ilprofessore rovesciando su tutti la sua rabbia ha urlato:


-Tutti fermi! Tutti zitti! Guai se...


Manon ha avuto il coraggio di finire il suo solito ritornello. Eh sì!altro che muscolo! Tutta la scolaresca era a bocca spalancata edera impossibileanche volendoche qualcuno si potesse frenare...


Basta.Dopoper questo fattoè venuto il Presidee perl'affare della pece siamo stati interrogati in sette o otto dinoialtri che stiamo nel banco dietro a quello del Mi' lordoma nonci sono state spiatefortunatamentee la cosa è rimasta lì.


Peròil Presideguardandomi fissoha detto:


-Stia attento chi è statoché può essere che lapaghi quando meno se l'aspetta. -


Oggiil dottore ha sfasciato l'occhio all'avvocato Maralli e ha detto chedomani potrà incominciare a tenere l'imposta della finestra unpo' apertain modo che passi nella camera appena un filo di luce.


15.


Ierila mamma e Ada sono andate a render la visita alla signora Olga equando son tornate ho sentito che dicevano fra loro:


-Hai visto? Aveva un altro fazzoletto mio!


-E l'ampolliera d'argento? Ma io mi domando come avrà fatto aportar via l'ampolliera! Dove se la sarà nascosta?


-Uhm! E' proprio una malattia seria... Bisogna avvertire suo maritostasera stessa.


Ioridevo dentro di me ma ho fatto finta di nullae anzi ho detto aun tratto:


-Chi è malatomamma?


-Nessuno - ha risposto subito Adacon quella sua solita aria disuperioritàcome per dire che io essendo un ragazzo non devosapere niente...


Epensare che invece ne so tanto più di loro!...


15Novembre.


Sonodiversi giorni che non scrivo nulla nel mio giornalinoe questodipende dall'avere avuto in questo tempo troppo da lavorare perla scuola. Basta dire che sono stato mandato via due volteperchéappuntocon tutta la mia buona volontà non eroarrivato a fare tutto il compito che ci avevano dato!


Maoggi non posso proprio fare a meno di registrare quiin questepagine dove confido tutti i miei pensieriuna grande notiziauna notizia strepitosa che dimostra come i ragazzianche quandofanno del malein fondo lo fanno sempre a fin di benementre igrandiper quel gran viziaccio di esagerare che hannociperseguitano ingiustamentebenché qualche volta soncostretti a riconoscere il loro torto come sarebbe appunto nel casonostro.


Edecco la grande notizia: l'avvocato Maralli ierserain una lungaconversazione che ha avuto col babbo gli ha chiesto la manodi Virginia.


Questofatto ha messo la rivoluzione in casa. La mammaappena l'hasaputos'è messa a urlare che sarebbe stato un delitto ilsacrificare una povera figliuola nelle mani di quell'uomo senzaprincipii e senza religione e che lei non avrebbe mai e poi mai datoil suo consenso.


Ilbabbo invece sostiene che il Maralli è un ottimo partitoper Virginia sotto tutti gli aspetti perché è ungiovane molto avveduto e che farà carriera e che bisognaadattarsi ai tempi molto più che oggi l'essere socialistanon è più una cosa brutta come era venti anni sono.


Virginiadà ragione al babbo e ha detto che il Maralli è quelche si può desiderare di meglio e che leigiacché s'èpresentata l'occasione d'accasarsinon se la vuol lasciare scappare.


Ancheio avrei piacere che questo sposalizio si facesse perché cosìci sarà un altro pranzo di nozze e chi sa quantidolci e quanto rosolio...


16Novembre.


StamaniAda ha pianto e strepitato con la mamma perché dice che non ègiusta che anche Virginia si sposi mentre lei deve marcire incasacondannata a restare zitellona come la zia Bettina; e che seil babbo dà il permesso a Virginia di sposare un socialistanon c'è ragione di proibire a lei di sposare il De Renzis cheè poveroma è un giovane distinto e che in seguitopotrà farsi una bella posizione.


18Novembre.


Lebambinein generalesono dei veri tormenti e non somigliano punto anoi ragazzi. Ora ne verrà unain casa nostra apassare una settimanae mi ci vorrà una bella pazienza...


Mala mammase sarò buonomi ha promesso di regalarmi unabicicletta e io farò il possibile per dimostrarmi gentile conquesta bambina chea quanto ho sentitodeve arrivare domani.


E'questa la sesta volta a far poco che mi promettono un velocipede epare impossibiletutte le volte è successo qualche cosa chemi ha impedito di averlo. Speriamo che questa sia la buona!


Labambina che si aspetta è una nipotina dell'avvocatoMaralli il quale ha scritto a una certa signora Merope Castellicheè una sua sorella maritata a Bolognadi venire qui con lafiglia per conoscere la sua futura cognata che sarebbe la mia sorellaVirginia.


Ormaipare che per lo sposalizio tutto sia concluso e tanto la mamma chel'Ada ierseradopo una gran predica fatta dal babbohanno finitocon l'acconsentire.


19Novembre.


Siamoandati alla stazione a prendere la signora Merope Castelli eMariache a vederla è una bambina qualunquema chediscorre in bolognese in un modo che fa proprio ridere perchénon ci si capisce niente.


Tuttiin casa sono felici e contenti che sieno venute queste nostrefuture parentie anche io ne godo moltissimotanto più cheCaterina ha preparato due bei dolciuno con la crema e uno con laconserva di frutta perché ciascuno scelga secondo il propriogustocome farò io chenon avendo preferenzeli sceglieròtutt'e due.


20Novembre.


E'passato un giorno della settimana e ho fatto tutti gli sforzipossibili e immaginabili per esser buono come promisi l'altrogiorno alla mamma.


Ieridopo scuolaho fatto i balocchi con Maria e l'ho trattata molto beneadattandomi a giuocare tutto il giorno con la sua bambola che èmolto bella ma è anche parecchio noiosa.


Labambola di Maria si chiama Flora ed è grande quasi quantola sua padroncina. Ma l'unica cosa di divertente che abbia questabambola è il movimento degli occhi che quando è rittastanno aperti e quando la si mette a giacere si chiudono.


Ioho voluto capacitarmi di questa cosa e le ho fatto un buco nellatesta dal quale ho potuto scoprire che il movimento era regolato daun meccanismo interno molto facile a capirsi. Infatti l'ho smontatoe ho spiegato a Maria come stavano le coseed ella si èinteressata alla spiegazionema dopoquando ha visto che gliocchi della bambola erano rimasti storti e non si chiudevano piùsi è messa a piangere come se le fosse accaduta unadisgrazia sul serio.


Comesono sciocche le bambine'La Maria ha fatto la spia al suo ziodell'affare della bambolae stasera l'avvocato Maralli mi ha detto:


-Ma dunque tuGiannino mioce l'hai proprio con gli occhi deglialtri!...


Peròdopo un poco ha ripreso sorridendo:


-Via viafaremo accomodare gli occhi della bambola... come si sonoaccomodati i miei. E del restocara Mariabisogna consolarsinel pensare che tutte le disgrazie non vengono per nuocere. Guardaquella toccata a meper esempio! Se Giannino non mi tirava unapistolettata in un occhio io non sarei stato così pietosamenteospitato e assistito in questa casanon avrei avuto modo forsedi apprezzare tutta la bontà della mia Virginia... e nonsarei ora il più felice degli uomini!


Aqueste parole tutti si sono commossi e Virginia mi ha abbracciatopiangendo.


Inquel momento io avrei voluto dire tutto quello che mi passavanell'animoricordando le ingiustizie patite e facendo conoscerecol fatto che i grandi hanno torto di perseguitare i ragazzi perogni nonnullama sono stato zitto perché ero commosso ancheio.


22Novembre.


Riaprendoil giornalino e rileggendo le ultime parole scritte ieri l'altromi si riempie l'anima di malinconia e dico fra me:- Tutto èinutilee i grandi non si correggeranno mai. -


Eintanto anche questa voltaaddio bicicletta!


Mentrescrivo sono qui barricato in camera miae deciso a non cederefinché non avrò la sicurezza di non essere picchiatodal babbo.


Ilfattocome sempresi riduce a una inezia e la causa di essodovrebbe procurarmi un premio invece che un gastigo avendo io fattodi tutto per obbedire la mamma che ieriprima di andar via di casacon le mie sorelle e con la signora Merope per far delle visitemiaveva detto: - Cerca di divertire Mariamentre siamo fuorie abbi giudizio. -


Iodunquedopo aver fatto con lei da cucina e qualche altro giuocotanto per contentarlaessendomi seccato a queste stupidagginida bambinile ho detto:


-Guardaè quasi buio e c'è un'ora prima di andarea desinare: vogliamo fare quel bel giuococome ti feci vedereieri in quel bel libro di figure? Io sarò il signore e tu loschiavo che io abbandono nel bosco...


-Sì! Sì! - ha risposto subito.


Lamammacon le mie sorelle e la signora Merope non erano ancoratornate; Caterina era a preparare da mangiare in cucina: e ioho condotto Maria in camera miale ho levato il vestitino biancoe le ho messo il mio di panno turchinoperché sembrasseproprio un ragazzo. Poi ho preso la mia scatola di colori e le hotinto la faccia da mulattoho preso un paio di forbici esiamo scesi giù nelgiardinodove ho ordinato allo schiavo chemi venisse dietro.


Eravamogiunti in un viale solitarioquando rivolgendomi a Mariahosoggiunto:


-Senti: ora ti taglio i ricciolicome nel raccontose notiriconoscono.


-La mamma non vuole che tu mi tagli i capelli! - ha risposto leimettendosi a piangere. Ma io non le ho dato retta: le hotagliato tutti i riccioli perché altrimenti non era possibilefar quel gioco. Poi l'ho messa a sedere su una pietravicino allasiepedicendole che doveva far finta d'essere smarrita. Emi sono avviato tranquillamente verso casa. Intanto ella urlavaurlava proprio come se fosse stato uno schiavo veroe io mitappavo gli orecchi per non sentire perché volevo seguitare ilgioco fino in fondo. Il cielo era stato tutto il giornocoperto di nuvolee in quel momento cominciarono a venir giùcerti goccioloni grossi grossi... Quando sono entrato in salottotutti erano a tavola ad aspettarci. Sulla tovaglia c'era unbellissimo vassoio pieno di crema e di savoiardi che mi hanno fattovenir subito l'acquolina in bocca.


-Oheccoli finalmente ! - ha esclamato la mamma vedendomicon unrespirone di sollievo. - Dov'è Maria? Dille che venga apranzo.


-Abbiamo fatto il gioco dello schiavo - ho risposto - Maria devefingere di essersi smarrita.


-E dove si è smarrita? - ha domandato la mamma ridendo.


-Ohqui vicinonel viale dei Platani - ho continuatomettendomi atavola a sedere.


Mail babbola mammala signora Merope e l'avvocato Maralli sonoscattati in piedicome se la casa fosse stata colpita da unfulminementre invece tonava appena appena.


-Dici sul serio? - mi ha domandato il babbostringendomi forte ilbraccioe imponendo agli altri di mettersi a sedere.


-Sì; abbiamo fatto quel giuoco del signore e delloschiavo. Per questo ho dovuto travestirla da mulatto; e io chefacevo il padrone che l'abbandonaval'ho lasciata sola laggiù:poi viene la fatache la conduce in un palazzo incantatoe leidiventanon si sa comela più potente regina della terra.


Nessunoha più messo un boccone in bocca dopo che ebbi detto questomeno io. La signora Merope si torceva le mani dalla disperazionee diceva che la bambina sarebbe morta dallo spaventoche avevapaura dei toniche le sarebbe venuta certamente una malattiaealtre esagerazioni simili.


Asentirlapareva che dovessero succedere tutti i guai del mondo perun po' di freddo e un po' d'umidità.


16.


-Brutto! Cattivo! Scellerato! - ha esclamato Virginiastrappandomidi mano i biscotti che stavo per mangiare - Non la finisci mai conle birbonate? Che coraggio hai avuto di venire in casa elasciare quell'angiolo carolaggiùsolaal freddo e albuio? Ma che cosa ti viene fuori dalla tasca?


-Oh nullasono i capelli di Maria. Glieli ho dovuti tagliare perchénon fosse riconosciuta. Non ho detto che l'ho travestita damulattocon i capelli corti e la faccia nera? -


Quila signora Merope si è fatta pallida pallidaed ha chinatola testa...


Lamamma ha cominciato a spruzzarle il viso con l'acetoe piangeva esinghiozzava. Il babbo si è alzato per andare a prendere unalanterna. Che furia d'andare a cercare quella bambina! Nemmeno sefosse stata un oggetto di valore! Mi faceva stizza di veder la casain iscompiglio per una cosa da nulla. Il fatto è che miè toccato di smetter di mangiare per andare a far vedere inche posto avevo lasciato Maria. Era una vergogna sentire quello chedicevano di me; pareva che non fossi lì presente!Dicevano che ero un disubbidienteuno sbarazzinouno scelleratounragazzo senza cuorecome se le avessi tagliato la testainvece deicapelli!


Questoè il fatto nella sua semplicità. La signora Meropeparte oggiper Bolognaperché non mi può piùvederee perché ha piovuto mentre che la sua bambina erasmarrita nel viale. E io che mi infradiciai tutto per andare acercare Marianon ebbi in ricompensa né bacinéabbraccinon ebbi una tazza di brodo bollente con l'uovo dentrocome leinon ebbi un bicchierino di marsala con i biscottinilacremae le fruttené mi stesero sul sofà per farmitante carezze. Neppur per sogno! fui invece cacciato in camera comeun cane e il babbo disse che sarebbe venuto su per conciarmi per ildì delle feste. So pur troppo quel che vogliono dire questeminaccie. Ma io feci le barricatecome nelle città in tempodi guerrae non mi prenderanno che sulle rovine del lavamano e deltavolino da scrivere che ho messo contro l'uscio. Zitto! Sento delrumore... che sia l'ora del combattimento? ho le provvigioni incameral'uscio è chiuso a chiaveci ho messo davanti illettosopra il letto c'è il tavolino da scriveresultavolino lo specchio grande.


Eccoil babbo... picchia alla porta perché gli aprama nongli rispondo. Voglio star qui zitto zitto come il gatto quandoè in cantina. Ohse per un miracolo un ragno filasse latelaa un trattoa traverso l'uscio! Il nemico crederebbe che lacamera fosse vuotae se n'andrebbe.


Ese volesse aprir per forza? Sento un gran fracasso! Spingono laporta... Andrà a finire che lo specchio cadrà e andràin briciolie dopo la colpa sarà miatanto permutare... Sempre così: è il ragazzaccio cattivoè il famoso Gian Burrasca che fa sempre tutti i malanni...roba vecchia.


Novembre23.


Nientedi nuovo.


Iericom'era stato stabilitoè partita la signora Merope conquella leziosa di Mariae bisognava sentire quanti complimenti!Pare sia andato anche l'avvocato Maralli ad accompagnarle fino aBologna. All'uscio di camera mia non ci sono stati piùassalti.


Inogni modo io son deciso a resistere. Ho rinforzato la barricata eho messo insieme anche una discreta quantità diprovvigioni procuratemi da Caterina per mezzo d'un panierino che hocalato dalla finestra del giardino mentre la mia famigliaera andata ad accompagnare alla stazione la signora Merope.


Novembre24.


Dopola tempesta viene la calma! Tre giorni fa il cielo era cupoorainvece è sereno. La pace è conclusal'assedio èlevato.


Stamanidal buco della serraturami è stato promesso di non darmipiù bastonate e io ho promesso solennemente di ritornare ascuoladi studiare e di esser buono.


Cosìl'onore è stato salvo... e anche la mobilia e lo specchiograndeperché ho levato la barricata e sono uscito di camera.


Vivala libertà!


Novembre28.


Inquesti giorni non ho scritto nulla nel giornalino perché hoavuto molto da fare per mettermi in pari con le lezioni. In casatutti son contenti di me e il babbo ieri mi ha detto:


-Forse ti si presenta l'occasione di riguadagnare la bicicletta chehai perduto per la tua cattiveria con Maria. Vedremo!


Novembre29.


Conoggi incomincia la nuova prova... e questa volta voglio propriovedere se mi riesce d'acchiappare questa famosa bicicletta cheda tanto tempo mi vedo scappare davanti agli occhi.


Acasa non ci siamo che ioVirginia e Caterina. I miei genitori conAda sono andati a passare una settimana da Luisa. La mamma èpartitadicendo che questo viaggio non le farà pro; che sistruggerà tutto il tempo che starà fuoriper la paurache io ne faccia delle solitema io le ho raccomandato di non starein pensieropromettendole che sarò buono; che anderòtutti i giorni a scuolache ritornerò a casa appenafinite lelezionie obbedirò a mia sorella; insomma sarò unragazzo modello.


Voglioinvocare tutti i santi del Paradiso che mi aiutino a cacciare lecattive intenzioni. Caterina dice che tutto sta a cominciare; chenon è poi una cosa tanto difficile esser buoni per unasettimana sola: basta volere. Non so come fa a sapere queste coseleiche non è stata mai un ragazzo. Ma è certoche per aver finalmente una bicicletta credo che potròfare a meno di gettare i sassi dietro i cani per la stradae saltarla scuola. Non c'è da direquest'altra settimana potrògirare su e giù per il paese tutto trionfante su una bellaRaleigh! E la mia buona condotta sarà portata per esempioagli altri ragazzi... Mi sembra di sognare !


Novembre30.


E'passata una notte solada che il babbola mamma e Ada sono andativiae posso dire di essere abbastanza contento di me. E' veroche ieri ruppi lo specchio in camera della mamma; ma quella fuproprio una disgrazia. Ero con un mio compagno a giocare a palla inquella stanzacon l'uscio chiusoperché Virginia nonsentissequando la pallache avevo legata alle caloscie di miasorellaper vedere se rimbalzava di piùandava a colpire lospecchio sul cassettonechecom'è naturalesi ruppe inmille pezzirovesciando sul tappeto nuovo una bottiglia d'acqua diColonia.


Allorapensammo di andare a giocare in giardino; ma ecco che dopo pochiminuti comincia a pioviscolare. Fummo costretti a rifugiarci insoffittae rovistare tutte quelle antichità.


Quandopiù tardi andai a pranzomi misi addosso una vecchiazimarra del nonnoche avevo trovato appunto in soffitta; e non osodire le risate che fecero Virginia e Caterina nel vedermi cosìtravestito. Avrò la bicicletta? Mi pare di essere statoabbastanza buono.


PrimoDicembre.


Sonodue giorni e due notti che i miei genitori sono partitie non hofatto altro che pensare alla bicicletta.


Questavolta sono proprio sicuro d'acchiapparla.


17.


2Dicembre.


Oggiè stata una giornata veramente di Paradiso: tirava unbel venticello frescoche mi ha fatto venire la voglia diandare a pescarebadando bene però di non affogare comemi successe l'altra voltase no addio bicicletta! Dopo scuola sonoandato a comprare una lenza nuovadegli amie mi sonoavviato in riva al fiume. Da principio non venivano su che delleerbaccepoi ho preso due ghiozziche sono sguizzati un'altra voltanell'acqua; ma verso buio ecco un'anguilla veragrossa comeun coccodrillo. Che dovevo farne? Naturalmentel'ho portata acasa per mangiarla domani mattina a colazionee perdivertirmici stasera ho pensato di metterla per benino sulpianofortein salotto da ricevere. Dopo pranzoCaterina haacceso i lumi in quella stanzae mia sorella è scesa giùe si è messa a sonare e a cantare la solita romanza che cantasempre e che comincia: "Nessuno ci vedenessuno ci sente"...


Aun trattoha dato un grand'urlo:


-Ah! Una vipera!... Uh!... Ah!... Oh!... Ih!... Eh!...


Cheurli!... Il fischio della locomotiva non c'è pernientea paragone! Io sono subito corso in salotto per rendermiconto di quello che era successo; Caterina pure è accorsa; eabbiamo visto Virginia che si contorceva sul canapè come uncane arrabbiato.


-Scommetto che c'è qualcosa sul piano - ho detto a Caterina.Caterina si è avvicinata al piano-forte per vederee poiviacon un balzo è corsa alla porta di casa urlando:Aiuto!...


Alloraha incominciato a entrare in casa la gente del vicinatoetuttiappena data un'occhiata al piano-fortea urlarecome disperati.


-Ma se è un'anguilla! - ho detto iostanco finalmente dituttequeste esagerazioni.


-Che cosa? Che cosa? - hanno domandato tutti in coro.


-E' un'anguilla innocente - ho ripetutomettendomi a ridere.


Ledonne sono proprio sciocchedi buttare all'aria la casa perun'anguillache poi mangiano con tanto gustoquando viene portataa tavola cucinata e condita.


Mihanno detto che sono cattivoper aver fatto spaventare Virginia...Si sa; è sempre la medesima storia. Anche se ho la disgraziadi avere una sorella che non riconosce un'anguilla da una viperalacolpa è mia...


2Dicembre.


Sonotre giorni e tre notti che i miei genitori sono partiti; e me lapasso abbastanza bene. Virginia brontolò anche ieriperchéstetti tutto il giorno a pescare; ma il peggio fu cheavendoil vestito buonofeci un bello strappo ai calzoni e una macchia disugna alla giacchettina. Tornando a casaverso lecinquesalii su dall'usciolino di cucinaper cambiarmi ilvestito.


Apranzo mia sorella mi disse:


-Gianninoanche oggi è venuto il maestro a fare il rapportodella tua assenza. Dove sei stato tutto il giorno?


-A pescare.


-Benone! Ma ti avverto che se seguiti così lo diròcertamente al babboquando torna.


-Domani andrò a scuola.


-Meno male. E hai portato a casa un altro serpente? -


Risposidi noche uno bastava.


Mipreme la bicicletta e non voglio comprometterla per similisciocchezze.


4Dicembre.


Com'èpaurosa mia sorella! Ha tanta paura dei ladriche non puòdormire la notteora che il babbo e la mamma non sono a casa.La seraguarda sotto il lettodietro gli uscidietro la tendadella finestraper vedere se non c'è nessuno in cameraenon spengerebbe mai il lume. Non capisco perché leragazze debbano essere così sciocche!


Ierisera erano appena due ore che dormivo saporitamentequando fuisvegliato da urla tremendecome se la casa fosse addirittura inpreda alle fiamme. Balzo da lettoe mi affaccio al corridoio; inquesto mentre Virginia entra precipitosamente in camera miaincamicia da nottemi prende per un braccioe chiude l'uscio achiave.


-Giannino! Giannino!... c'è un ladro sotto il letto! esclamacon la voce affannosa. Poi spalanca la finestrae si mette agridare:


-Aiuto!... aiuto!... al ladro!... al ladro!...


Tuttele persone del vicinato si destano a quelle grida; e in meno che nonsi dicesono all'uscio di casa nostra. Caterina e Virginiache haavuto appena il tempo di infilarsi una veste da camerasiprecipitano giùnelle braccia dei vicini che domandanoansiosamente: - Ma che cosa c'è? che cosa c'è?


-Un uomo sotto il mio letto!... l'ho veduto io con i miei occhi!Presto! Andate a vedere... Ma per caritànon andate susenza un revolver!...


18.


Duedi quelli che avevano più coraggio salirono su; gli altridue rimasero con Virginia a rincorarla. Andai anch'io in cameradi mia sorella. Quei valorosi guardarono adagino adagino sotto illetto. Era proprio vero: c'era un uomo. Lo presero per unagambae lo trascinarono fuori. Egli lasciava fare non pensandonemmeno a sparare la pistola che aveva in mano. Uno deicoraggiosi accorsi aveva afferrato intanto una seggiolaperlanciargliela addosso e l'altro stava col braccio steso armatodi revolvernel caso che avesse opposto resistenza. Ad un trattotutti si rivolsero a guardarmi con gli occhi spalancati.


-Gianninoanche questa è opera tua!


-Giàappunto; - risposi - Virginia crede sempre che ci sia unladro sotto il lettoed ho pensatoche non le sarebbe parsostrano di trovarcene unoalmeno per una volta . -


Giornalinomio carosai che cos'era che aveva fatto tanto paura a mia sorella eaveva messo sottosopra il vicinato?


Unsemplice vestito vecchio del babbo ripieno di innocentissimapaglia!...


5Dicembre.


Sonocinque giorni che i miei genitori son partiti; ma Virginia hamandato oggi un telegramma pregandoli di anticipare il ritorno.


Ellava dicendo a tutti chese seguita a rimaner sola con mesiammalerà certamente...


Eio intanto perderò anche questa volta la bicicletta... eperché? Perché ho la disgrazia di avere una sorellanervosa che di nulla nulla si spaventa.


E'giusta?


6Dicembre.


Oggiè tornato il babbola mamma e l'Adatutti dicattivissimo umore.


E'inutile dire che si sono sfogati tutti contro di meripetendo chesono un pessimo soggettoun ragazzaccio incorreggibile e tuttele solite cose che oramai so a mente da un pezzo.


Ilbabbo per l'affare del fantoccio mi ha fatto una predica d'un'oradicendo che era stata un'azione degna di uno sciagurato senzacervello e senza cuore come sono io.


Anchequesto è un complimento vecchio oramaie mi piacerebbe chesi rimettesse un po' a nuovo. Non mi si potrebbe chiamare qualchevoltatanto per cambiareuno sciagurato senza fegato e senzamilza o uno sciagurato senza ventricolo e senza coratella?...


Maoggi era destino che fosse la mia beneficiatala beneficiata diquesto infelice Gian Burrasca - come mi chiamano tutti imiei persecutori apposta perché sanno di farmi dispetto - e ledisgrazie mi capitavano a due a due come le ciliegecon ladifferenza che le ciliege si ha piacere che capitino cosìmentre le disgrazie sarebbe bene che venissero a una per voltaaltrimenti non ci si resiste.


Ilfatto è che il babbo non aveva ancora finita la predicaper lo spavento avuto da Virginiache arriva una lettera di quelcaro signor Prèside il quale ha voluto fare il suobravo rapporto per una sciocchezza accaduta ieri in scuolaunacosa alla quale si è voluto dare una grande importanza non sisa perché.


Eccocome sta il fatto.


Ioieri avevo portato a scuola una boccettina d'inchiostro rosso cheavevo trovato sulla scrivanìa del babbo... e in questo mipare non ci sia nulla di male.


Ioho sempre detto che sono un gran disgraziatoe lo ripeto. Infattiguardate: io porto a scuola una bottiglietta d'inchiostrorosso proprio nel giorno in cui alla mamma del Nelli viene inmente di mettergli quella po' po' di golettona inamidata; e leimette al suo figliuolo quella golettona proprio nel giorno in cuia me è venuto il capriccio di portare a scuola unabottiglietta d'inchiostro rosso. Basta. Non so come mi èvenuta l'idea di utilizzare la goletta del Nellila quale eracosì grandecosì biancacosì luccicante...e intinta la penna dalla parte del manico nell'inchiostro rossopiano piano perché il Nelli non sentissegli ho scrittosulla goletta questi versi:


Tuttifermi! Tutti zittiChe se vi vede MuscoloSiete tutti fritti!


Pocodopo il professor Muscolo ha chiamato il Nelli alla lavagnaetutti leggendo su quella bella goletta bianca scritti questi treversi in un bel color rosso hanno dato in una grande risata.


Daprincipio Muscolo non capivae non capiva nulla neppure il Nelliproprio come l'altra volta quando gli messi la pece sotto icalzoni che gli rimasero attaccati sulla panca. Ma poi ilprofessore lesse i versi e diventò una tigre.


Andòsubito dal Prèside il qualeal solitovenne afare un'inchiesta.


Ionel frattempo avevo fatto sparire la boccettina dell'inchiostrorosso nascondendola sotto la base di legno del banco; ma ilPrèside volle far la rivista delle cartelle di tutti noi chestavamo di posto dietro al Nelli (cosa insopportabile perchél'andare a frugare nella roba degli altri è proprio un mododi procedere degno della Russia) e nella mia trovò la pennacol cannello tinto di rosso.


-Lo sapevo che era stato lei! - mi disse il Prèside - come fulei a metter la pece sotto i calzoni dello stesso Nelli... Va bene! Tanto va la gatta al lardo... -


Eper questa cosa mi ha fatto rapporto.


-Lo vedi? - ha gridato il babbo mettendomi la lettera del Prèsidesotto il naso. - Lo vedi? Non si finisce di rimproverarti diuna birbonata che ne vien fuori un'altra peggio!...


E'verissimone convengo. Ma è colpa mia se è venuto lalettera del Prèside proprio nel momento in cui il babbomi rimproverava per l'affare del fantoccio?


19.


7Dicembre.


Scrivodopo aver divorate tutte le mie lacrime. Proprio così;perché ho finito in questo momento di mangiare unascodella di minestra piangendovi dentro per la rabbia di doverlamangiare.


Ilbabbo ieri ha decretato che la mia punizione per l'affare delfantoccio di Virginia e per l'altra sciocchezza dei versi controil professor Muscolo debba consistere nel darmi da mangiare persei giorni consecutivi sempre minestreniente altro che minestre.


Equestosi capisceperché sanno che io le minestre non leposso soffrire... Se per combinazione la minestra mi piacessesipuò esser sicuri che mi avrebbero tenuto sei giorni senzaminestra... E poi dicono che son dispettosi i ragazzi! ...


Ilfatto è che ho resistito tutto il giorno rifiutandomi dimangiaredeciso a morir di fame piuttosto che sottostare a unaprepotenza così feroce. Ma pur troppo stasera non nepotevo più e... ho dovuto piegarmi alla necessitàpiangendo amaramente sul mio infelice destino e sulla minestra dicapellini che ho terminata in questo momento.


8Dicembre.


Ela sesta minestra che mangio in due giorni... e tutte di capellini.Io domando se anche ai tempi dell'Inquisizione s'è maipensato a infliggere un sì terribile supplizio a un poveroinnocente.


Matutto ha un limitee io comincio a ribellarmi a questa indegnapersecuzione. Un'ora fa sono entrato in cucina nel momento incui Caterina non c'era e ho messo una manciata di sale nellacazzeruola dove era a cuocere lo stufato.


Ilbello è che oggi c'è a pranzo anche l'avvocato Maralli!


Megliocosì: io in camera mia mangerò la mia settimaminestra di capellinima loro non potranno mangiare il lorostufato!


Oggidopo aver trangugiato la minestra non ho saputo resistere allacuriosità di vedere che effetto faceva lo stufato con tuttoquel salee sceso al piano terreno sono andato a far capolinoall'uscio della stanza da desinare.


E'stato beneperché così ho potuto ascoltareuna parte di conversazione che mi interessava da vicino.


-Dunque - ha detto la mamma - domani l'altro bisognerà alzarsialle cinque...


-Sicuro - ha risposto il babbo - perché la carrozza saràqui alle sei precisee per andar lassù ci voglionoalmeno un par d'ore. La funzione durerà una mezz'orettaecosì prima dell'undici saremo diritorno...


-Io alle sei precise sarò qui - ha detto il Maralli...


Evoleva dir di piùma in quel momento ha messo in bocca unpezzo di stufato e s'è messo a tossire e a sbuffare come seavesse ingoiato un mulino a vento.


Tuttisi son messi a dire:


-Che c'è? Che cos'è stato?


-Ah!... Assaggiatelo!... - ha risposto l'avvocato.


L'hannoassaggiatoe allora è stato un coro generale di tosse estarnutie tutti hanno incominciato a urlare:


-Caterina! Caterina!


Ionon ne potevo più dal ridere e sono scappato in camera mia.


Vorreisapere dove anderanno tutti domani l'altro alle sei di mattinaincarrozza...


Credonodi farla a mema io starò all'erta!


9Dicembre.


Sonoalla dodicesima minestra di capellini... ma continuo nelle mievendette.


Loronon possono immaginare che cosa possa diventare di cattivo unpovero ragazzo obbligato a mangiare fin cinque e sei minestreal giornotutte di capellinima se n'accorgeranno.


Intantostamani sono andato in cucina e ho messo un bel pizzicotto di pepenel caffè... ed era un divertimentodopoil vederecome sputavano tutti quanti!


Oggipoi c'è stato in casa un via vai di gente e da ultimo èvenuto il garzone del pasticcere con una grande scatola dicartone e un sacchetto pieno che Caterina ha riposto subitonella credenzachiudendo a chiave.


Ioperòsapendo che la chiave della camera di Ada aprebenissimo anche la credenzaho colto il momento opportuno e hovoluto vedere che cosa ci fosse in quella scatola e in quelsacchetto.


Lodico subito: la scatola era piena di altre piccole scatole tondesulle quali era scritto in lettere dorate: "NozzeStoppani-Maralli".


Estata una rivelazione per me.


-Ah! - ho detto - c'è uno sposalizio in casa e non mi si dicenulla? Ahc'è una festa in famiglia e il povero Giannino sitiene all'oscuro di tuttocondannato a mangiar minestre dicapellini dalla mattina alla sera?


Eaperto il sacchetto portato dal pasticciere e il cui contenutodopoavere scoperto quello della scatolanon era più un misteroper memi son fatto una bella scorpacciata di confetti esclamando:


-Nocari miei! Deve festeggiare gli sposi anche GianninoperchéGiannino è proprio quello che ha fatto nascere lo sposalizio esarebbe una vera ingratitudine il non fargli prender parte allafesta!


20.


10Dicembre.


Evvivagli sposi! Evviva Giannino!... E abbasso le minestre dicapellini!


Finalmentela pace è tornata in famiglia e tutto per merito mio.Stamattina dunquecome mi ero ripromessoio stavo all'erta equando ho sentito un po' di rumore in casazitto zitto mi sonoalzatomi son vestito e sono stato ad aspettare gli eventi.


Nessunopensava a me.


Hosentito il babbola mammaAda e Virginia che sono scesi giùdalle loro camere; poi è venuto l'avvocato Marallie daultimo ha suonato il campanello il vetturino e tutti sono usciti.


Alloraio che stavo prontolesto come una saetta sono sbucato dalla miacamerasono uscito di casae via a corsa precipitosa dietro lacarrozza che si era appena mossa.


L'horaggiunta poco distante da casaho agguantato la traversa dilegno che è in fondo dietro il mantice e mi son ficcato lìa sederecome fanno i ragazzi di stradapensando fra me:


-Ecco che ora non potrete più nascondermi dove andate!...


Ilpiù bello poi è questo: che stando lì udivotutti i discorsi che facevano dentro la carrozza...


Etra l'altro ho sentito il Maralli che diceva:


-Per caritàbadate che quel tremoto di Gian Burrasca nonsappia niente di questa nostra gita... altrimenti lo ridice a mezzomondo! Cammina camminadopo molto tempo la carrozza s'èfermata e tutti sono scesi. Ho aspettato un poco e poi sono scesoanch'io.


Ohmeraviglia!...


Siera davanti a una chiesetta di campagnanella quale erano entrati imiei genitorile mie sorelle e il Maralli.


-Che chiesa è questa? - ho domandato a un contadino che era lìfuori. - E' la chiesa di San Francesco al Monte. -


Sonoentrato anche ioe ho visto dinanzi all'altar maggioreinginocchiati davanti al prete l'avvocato Maralli e Virginiaepiù indietro Adail babbo e la mamma.


Iostrisciando lungo la parete della chiesa mi sono avvicinatoall'altare senza che nessuno si accorgesse di mee cosìho potuto assistere a tutto lo sposalizio e quando il prete hadomandato a Virginia e al Maralli se erano contenti di sposarsi eche loro hanno risposto di sìallora sono uscito a un trattofuori dell'ombra e ho detto:


-Sono contento anche io; e allora perché non mi avete dettonientebrutti cattivi?


Nonso perchéma in quel momento mi è venuto dapiangere perché quell'azione mi era dispiaciuta davveroe tutti sono rimasti cosi maravigliati della mia apparizionechenessuno ha fiatato.


Masubito la mamma si è messa a singhiozzare e mi ha presotra le braccia e mi ha baciato domandandomi con voce tremante:


-Giannino mioGiannino mioma come hai fatto a venir fin qui?-


Ilbabbo ha borbottato:


-Una delle solite! -


AncheVirginiadopo lo sposaliziopiangeva e mi ha abbracciato ebaciatoma il Maralli mi è parso molto malcontento e presomiper un braccio mi ha detto:


-Bada beneGianninoche non ti scappi detto a nessunoin cittàquello che hai visto... Hai inteso?


-E perché ?


-Non ti impicciare del perché. Non son cose che possonocapire i ragazziqueste. Sta' zitto e basta. -


Eccodunque un'altra delle tante solite cose che i ragazzi non possoncapire! Ed è possibile - domando io - che delle persone grandicredano sul serio che una ragione simile possa soddisfare un ragazzo?


Basta.L'interessante per me è che ora tutti mi vogliono bene;siamo tornati a casa e nel ritorno sono stato a cassetta colvetturinoe ho guidato quasi sempre io; equel che piùcontaora non mangerò più minestre di capellini perun pezzo.


12Dicembre.


Granbella cosa per un ragazzo avere delle sorelle grandi che piglianmarito!


Giùla sala da pranzo pare diventata una bottega di pasticcere... Visono preparate paste di tutte le qualità: le migliori peròsono quelle con la conserva di fruttama son buoni anche i diticon la crema dentrosebbene abbiano il difetto che quando simettono in bocca da una parte per mangiarli la crema scappa via daquell'altrae anche le maddalene nella loro semplicità sonosquisitema in quanto alla delicatezza le marenghe bisognalasciarle stare...


Ioperò non le ho lasciate stare e di quelle ne ho mangiatenove... sono così fragili che si struggono in bocca e nondurano nulla.


Traun'ora gli sposi torneranno dal municipio con i testimoni e tuttigli invitati e allora avrà principio il rinfresco...


Incasa c'è soltanto Ada che piangepoverettaperchévede che tutte le sorelle piglian marito e lei ha paura di far comela zia Bettina.


Aproposito: la zia Bettina non è venutabenché ilbabbo l'abbia invitata. Ha risposto che non si sentiva diaffrontare il viaggioe che mandava tanti augurii di felicitàdal fondo del cuorema Virginia ha detto che non sa che se ne faree che sarebbe stato meglio se quell'avaraccia le avesse mandatoun regalo.


Giornalinomiorieccoci daccapo chiusi in camerae forseDio non vogliacondannati alle minestre di capellini!


Quantosono disgraziato...! Sono tanto disgraziato che piangerei chi sacome se non mi venisse da ridere nel ripensare alla faccia delMaralli quando è scoppiata la gola del caminetto. Com'erabuffocon quel barbone che gli tremava tutto dalla paura.


Ildisastro è stato grande; ed è inutile dire che lacausa sono stato io perché io sono la disperazione dei mieigenitori e la rovina della casa... per quantoalla fin dei contila rovina si riduca a una sola stanza e precisamente al salotto diricevimento.


Eccodunque com'è andato il fatto.


Quandoil Marallimia sorellail babbola mamma e tutti gli altri sontornati dal municipio faceva un gran freddoragione per cui unodegli invitati entrando nella sala da pranzo ha detto:


-Siamo tutti intirizziti; se ci date anche il rinfrescomoriremo quiassiderati! -


AlloraVirginia e l'avvocato Maralli han chiamato subito Caterina e le hanfatto accendere il caminetto nella sala da ricevere.


LaCaterinapoverettaha obbedito e...


Dioche bomba!


E'parsa proprio una bomba; e poi lì per lìtra lapolveresotto la pioggia dei calcinacci che schizzavano qua e làsi è creduto che rovinasse tutta la casa.


Caterinaè cascata lunga distesa senza più dar segno di vita;Virginia che stava lì a vederle accendere il caminetto hacacciato un urlo come quando trovò il fantoccio sotto illetto; e il Marallibianco come un cencio lavatoscoteva ilbarbone e ballettava per la stanza ripetendo:


-Mamma miail terremoto! Mamma miail terremoto! -


Moltiinvitati sono scappati via. Il babbo invece è corso subitosul luogo del disastroma nessuno capiva il perché si eraschiantata la gola del caminetto facendo rovinare giù mezzaparete della stanza.


Aun trattoquando tutto pareva finito si è sentito dentro ilcamino un fischio e tutti son rimasti senza fiato per la sorpresa. IlMaralli ha detto:


-Ah! Lì dentro c'è un incendiario! Bisognachiamar le guardie! Bisogna farlo arrestare!... -


Maio che avevo capito tutto non ho potuto fare a meno di esternare ilmio dispiacere:


-Ahi miei razzi col fischio! -


Miero ricordato in quel momento che quando avevo comperato i fuochiper festeggiare il matrimonio di Luisanon avendoli potutipiù adoperare li avevo ficcati appunto su per la gola delcamino nel salone di ricevimentodove non andava mai nessunoperché il babbo non me li trovasseché altrimenti meli avrebbe sequestrati. Naturalmente la mia esclamazione èstata un lampo di luce per tutti.


-Ah! - ha gridato l'avvocato Maralli imbestialito - ma tu seiaddirittura il mio flagello! Ero scapolo e tentasti di accecarmiora piglio moglie e tenti di incenerirmi!... -


Lamamma intanto mi aveva preso per un braccio eper salvarmi dalbabbomi ha portato qui in camera miatanto per mutare.


Fortunache quando ci sono dei rinfreschi in casa io ho la precauzione difarmi sempre la parte prima che incomincino!...


21.


13dicembre.


Stamattinaessendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati ilPrèside per quei tre versi che mettevano in ridicolo ilprofessor Muscolola mamma mi ha accompagnato a scuola:


-Ti ci accompagno io - ha detto - perché se ti ciaccompagnasse il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davantiall'uscio di scuola senza neppure toccar terra...


-Come! - ho detto - in pallone?


Hodetto cosìma avevo capito benissimo che l'ideaera diaccompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto...


Appenaarrivato mi è toccato naturalmente di sentire una granpredica del Prèside in presenza alla mamma che sospirava eripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze:


-Lei ha proprio ragione... Siè cattivo... Dovrebbe essergratoinveceai professori che son così buoni... Ma oraha promesso di correggersi... Dio voglia che la lezione glifrutti... Staremo a vedere... Speriamo bene...


Ioho tenuto sempre la testa bassa e ho detto sempre di sì;ma da ultimo mi son seccato di far quella figura da mammalucco equando il Prèside ha detto sgranando gli occhi dietro lelenti e sbuffando come un mantice:


-Vergognamettere il soprannome ai professori che si sacrificano pervoi!


-E io allora che dovrei dire! - ho risposto - Tutti mi chiamano GianBurrasca!


-Ti chiamano così perché sei peggio della grandine - haesclamato mia madre.


-E poi tu sei un ragazzo! - ha aggiunto il Prèside.


Lasinfonia è sempre questa: i ragazzi devono portar rispetto atuttima nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi...


Equesto si chiama ragionare; e con questo credono di persuaderci e dicorreggerci!...


Basta.A scuola tutto è andato benee tutto è andato beneanche a casa perché la mamma ha fatto in modoanche alritornodi non farmi incontrare col babbo checome ha dettovuol farmi camminare senza toccar la terra coi piedi.


Passandodal pianerottolo ho visto un gran viavai di muratori: stannoaccomodando la gola del camino del salone da ricevere.


14dicembre.


Nientedi nuovo né a scuola né in casa. Non ho ancora rivistoil babbo e ormai spero che quando lo rivedrò gli saràgià passato ogni cosa.


Ahstasera purtroppogiornalino miol'ho visto e l'ho sentito!...Scrivo col lapisstando disteso sul letto... perché misarebbe impossibile stare a sedere dopo avercene prese tante!


Cheumiliazione! Che avvilimento!...


Vorreiscrivere ancora raccontando la causa di questa nuova bufera che mis'è scaricata sulle spalle... anziper essere piùesattisotto le spalle: ma non posso; soffro troppo nel morale perl'amor proprio che è stato colpito a sanguee anche nelmateriale che è stato purtroppo colpito a sangue anche luisenza nessuna pietà.


15Dicembre.


Sonostato a scuola: e rinunzio a dire quel che ho provatonell'andarenello stare e nel tornare.


Scrivoin piedi perché... mi stanco meno.


Ilmotivodunquedelle busse avute ieri è da ricercarsi nellamanìa che ha la Caterina di occuparsi sempre delle coseche non la riguardano invece di pensare alle sue faccende. E sisa ormai che in ultimo chi ci va di mezzo son sempre ioanche se sitratta di antiche sciocchezze che ormai dovrebbero esseredimenticate.


IerseraCaterina frugando in un armadio trovò un paio di calzoni mieidi mezza stagione che non mi ero più messo daquest'autunno; e frugando nelle tasche trovòinvoltato inun fazzolettoun orologio d'oro da donna ridotto in bricioli.


Invecedi lasciar la roba dove l'aveva trovata come le avrebbe dovutosuggerire la più elementare delicatezzache cosa fece laCaterina? Andò subito dall'Adala quale andòdalla mamma e tanto chiacchierarono tutte e due su questafaccenda che arrivò il babbo e volle sapere anche lui di checosa si trattava.


Eallora vennero tutti da me per le spiegazioni.


-Non è niente- dissi io - è una cosa proprio dinulla... Non mette conto neanche di parlarne...


-Ma come! Un orologio d'oro...


-Sima è inservibile.


-Sfido! E' ridotto in mille bricioli.


-Appunto. Serviva per fare certi giochi tra noi ragazzi... ma èpassato tanto tempo!


-Meno discorsi! - ha detto il babbo a un tratto - e sentiamo di chesi tratta.


Miè toccato naturalmente a raccontare tutta la storia delgioco di prestigio che feci tanto tempo fa con Fofo e conMarinella facendomi dare l'orologio della signora Olga che pestainel mortaio e che sostituii poi con quello della mamma.


Appenaebbi finito il mio racconto fu un diluvio di esclamazionidirimproveridi minacce.


-Come! - gridava la mamma - Ah! Ora capisco! Ora si spiega tutto! Lasignora Olga che è tanto distratta non si èmai accorta della sostituzione...


-Sicuro! Proprio così! - urlava Ada - E noi che abbiamcreduto a un caso di cleptomanìa! E quel che è peggiolo abbiam fatto credere anche a suo marito! che figura!...


-Ma tu - ripigliava a gridare la mamma - tusciaguratoperchénon dicesti niente?


Equi le aspettavo.


-Io anzi lo volevo dire - risposi - Mi ricordo benissimo cheincominciai a dirvi che non era per niente un caso di cleptomanìae allora saltaste su tutte a gridare che io in queste cose nondovevo metter boccache i ragazzi non devono impicciarsi di quelche dicono i grandiche non posson capire l'importanza delle cosee così via dicendo. E io stetti zitto per obbedienza...


-E la nostra ampolliera d'argento che ritrovammo poi in casa dellasignora Olga?


-E i miei fazzoletti ricamati?


-Anche questa roba la portai io in casa della signora Olga perdivertirmi...


Aquesto punto s'è avanzato verso di me il babbospalancando gli occhi ed esclamando con voce minacciosa:


-Ah tu ti diverti così? Ora ti farò vedere come midiverto io!... -


-Ma è colpa mia se loro s'eran messe in testa l'affaredella cleptomanìa?


-Brutto birbanteora l'hai da pagar tutte!


-Ma pensababbo - seguitavo a dire piagnucolando - pensa che sontutte cose passate... I fuochi li misi nella gola del caminoquando prese marito la Luisa... L'affare dell'orologio èdell'ottobre... Capirei che tu mi avessi picchiato allora... Ma oranoeccoora son cose passatebabbonon me ne ricordo più...-


Quiil babbo riuscì ad acciuffarmi e disse con accento feroce:


-Orainveceio te ne farò ricordare per un pezzo!


Einfatti... mi ha lasciato molti segni nel taccuino!


E'giusta? Se è giusta mi aspetto un giorno o l'altrod'esser picchiato per le bizze che facevo quanto ero piccino di dueanni!...


22.


16dicembre.


Oggiho avuto una gran soddisfazione.


Erastato stabilito che appena tornato a scuola dovessi andare con lamamma e l'Ada dalla signora Olga a confessare quella che chiamanola mia colpa e a chieder perdono.


Infattisiamo andati tutti da leie iotutto confusohoincominciato a raccontarle il fatto del gioco di prestigiochela signora Olga ha ascoltato con molta curiosità. Poi hadetto:


-Ma vedete un po' che testa ho io! Ho tenuto per tanto tempo unorologio che non è mio senza neppure accorgermene!


Edè corsa a pigliarlo per restituirlo alla mamma che diceva:


-Ma le pare ! Ma le pare! -


Ecco!questo si chiama ragionare! Infatti se la signora Olga si fosseaccorta subito dell'orologio tutto si sarebbe spiegato a suo tempo.E'colpa miadunquese la signora Olga è tanto distratta?


Mail più bello è stato quando la mamma e l'Adahanno dovuto raccontare la faccenda della cleptomanìa.


Viavia che procedeva il racconto la signora Olga si interessavadivertendosi come se si fosse trattato di un'altra persona inveceche di leie da ultimo dette in una solenne risata agitandosi sulcanapé ed esclamando:


-Ah bella! Ah bellissima! Come! Mi hanno fatto prendere anche dellemedicine per guarire della cleptomanìa! Ah! Ma questo èun episodio graziosissimodegno di un romanzo!... E tubirichinoti ci divertivieh? Chi sa quanto hai riso!... Sfido!mi ci sarei divertita anche io!...


Emi ha acchiappato per la testa e mi ha coperto di baci.


Comeè buona la signora Olga! Come si capisce subito che èuna donna piena di cuore e piena d'ingegnosenza tutte leesagerazioni che hanno le altre donne!


Lamamma e l'Ada son rimaste molto confuse perché siaspettavanoinvecechi sa che scena! Ma quando siamo venuti via nonho potuto far a meno di dir loro:


-Imparate dalla signora Olga come si devono trattare i ragazzi!... Emi son grattato dove mi duole tanto a camminare.


17Dicembre.


Oggia scuola ho avuto che dire con Cecchino Bellucci per causa diVirginia.


-E' vero - mi ha detto il Bellucci - che tua sorella ha sposatoquell'arruffapopoli dell'avvocato Maralli ?


-E' vero - gli ho risposto - ma il Maralli non è quello chedici tu: invece è un uomo d'ingegno e presto saràdeputato.


-Deputato? Bum!...


Eil Bellucci si è coperto la bocca soffocando una risata.


Ionaturalmente ho incominciato a riscaldarmi.


-C'è poco da ridere! - gli ho detto scotendolo per un braccio.


-Ma non sai - ha ripreso lui - che per fare il deputato ci voglionodimoltima dimolti quattrini? Sai chi sarà deputato? Mio zioGaspero: ma lui è commendatore e il Maralli no; lui èstato sindaco e il Maralli no; lui è amico di tuttele persone più altolocate e il Maralli no; lui ha l'automobilee il Maralli no...


-Che c'entra l'automobile! - gli ho detto. -


-C'entraperché con l'automobile mio zio Gaspero puòandare in tutti i paesi di campagna e anche in cima ai monti a fare idiscorsimentre il Marallise ci vuole andarebisogna che ci vadaa piedi...


-Nei paesi di campagna? Il mio cognatoper una certa regola tuaèil capo di tutti gli operai e di tutti i contadinie se il tuo ziova in campagna anche con l'automobile ci troverà delle bravebastonate!


-Bum! A parole!


-C'è poco da far bum...


-Bum!


-Smetti di fare bumt'ho detto.


-Bum! bum!


-Quando s'esce di scuola poi te lo dò io il bum!


Luis'è chetatoperché sacome sanno tutticheGiannino Stoppani riffe non se ne lascia far da nessuno.


Difattidopo scuola l'ho raggiunto alla porta d'uscita dicendogli:


-Ora facciamo i conti fra noi!


Malui ha affrettato il passo eappena fuorièmontato sull'automobile di suo zio che lo aspettava e s'èmesso a suonar la tromba tra l'ammirazione di tutti i nostricompagnimentre lo "scioffèr" girava il manubrioe via di gran corsa...


Nonimporta. Gliele darò domani!


23Dicembre.


E'quasi una settimana che non scrivo in questo mio caro giornalino.Sfido! Come avrei potuto farlo con la clavicola spostata e ilbraccio sinistro ingessato?


Maoggi finalmente il dottore mi ha tolto l'apparecchio e allameglioposso descrivere quidove confido tutti i miei pensieri etutti i casi della mia vitala tremenda avventura che misuccesse il 18 Dicembre - data memorabile per me perché fu unvero miracolo che non segnasse l'ultimo giorno della mia vita.


Quellamattinadunqueappena Cecchino Bellucci venne a sedermiaccanto in scuolalo trattai di vigliacco perché erascappato in automobile per paura della lezione che gli avevopromesso.


Luiallora mi spiegò che in questi giorni essendo i suoigenitori a Napoli per la malattia di suo nonnoche sarebbe il babbodella sua mammaera stato preso in casa del suo zio Gaspero ilquale lo mandava a prendere a scuola tutti i giorni con l'automobileper lo scioffère che perciò non poteva trovarsi asolo a solo con mealmeno per un certo tempo.


Dietroqueste spiegazioni mi calmai e ci mettemmo a discorreredell'automobile che è una cosa che mi interessa assai; e ilBellucci mi spiegò tutto il meccanismo dicendomi che lui loconosce benissimo e ci sa andare anche solo e ci è andato piùd'una voltaperché basta saper girare il manubrio estare attenti alle voltateanche un ragazzo lo sa manovrare.


Ioveramente ci credevo poco perché mi pareva impossibileche lasciassero l'automobile nelle mani a un ragazzetto comeCecchino Bellucci. E siccome glielo dissilui per punto d'impegnomi propose una scommessa.


-Senti - mi disse - lo scioffèr oggi deve fermarsi allaBanca d'Italia per sbrigare una commissione che gli ha dato lo zioGasperoe io rimarrò solo sull'automobile. Tu cerca ilmodo di uscir prima dalla scuola e fatti trovare sul portonedella Banca mentre lo scioffèr si tratterà dentro;tu monterai sull'automobile e io ti farò fare un girettointorno alla piazzae così vedrai se son capace o no. Va bene?


-Benone !


Esi scommise dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino.


23.


Dettofattouna mezz'oretta prima dell'uscita cominciai a dimenarmisulla panca finché il professor Muscolo mi disse:


-Tutti fermi! Che cos'ha lo Stoppani che si divincola come unserpente? Tutti zitti!


-Mi dòle il corpo - dissi. - Non ne posso più...


-Allora vada a casa... tanto c'è poco all'uscita.


Eiocome s'era stabilito con Cecchinouscii e andai difilato allaBanca d'Italia dove aspettai fuori del portone.


Pocodopo eccoti l'automobile del Bellucci. Lo scioffèrdiscese e quando fu entrato nella Bancaa un cenno di Cecchinomontai su e mi misi a sedere accanto a lui.


-Ora vedrai se so mandarla anche da me - mi disse. - Tieni intanto latromba e suona...


Sichinò dicendo:


-Vedi? Per andare basta girar questo...


Egirò il manubrio.


L'automobilefece: "putupum!" due o tre voltee via di gran carriera.Io lì per lì mi divertii molto e mi misi asonar la tromba a tutt'andareed era un ridere a veder tutta lagente sgambettar di qua e di là per scansarsi guardandocispaventata.


Mafu un attimo; capii subito che Cecchino non sapeva regolarl'automobile in nessuna manierané frenarlanéfermarla.


-Suonasuona! - mi dicevacome se il sonare la tromba potesseinfluire sul meccanismo. Si uscì dalla città comeuna palla di schioppoe via per la campagna con una velocitàvertiginosatanto che non si respirava.


Cecchinoa un tratto lasciò il manubrio e si abbandonò sulsedilebianco come un cencio lavato.


Diomioche momento!


Solamentea ripensarci mi sento rizzare i capelli sulla testa Fortunatamentela strada era larga e dirittae io vedevo come insogno sfuggirmidinanzi agli occhi la campagna intorno. Di questa visione mi èrimasta un'impressione così viva che posso qui riprodurla comein una istantanea.


Ricordobenissimo che un contadino che lavorava coi buoivedendocipassare come una saetta urlò con una voce formidabile chearrivò a coprire il rumore dell'automobile:


-L'osso del collo!...


Ilmal augurio si avverò anche troppo prestoe se non ci siruppe proprio l'osso del collo andaron rotte altre ossa non menoutili. Io ricordo appena che a un certo punto vidi dinanzi a mesorgere a un tratto dalla terra come un grande fantasma bianco chesi riversasse sull'automobile... e poi più nulla.


Dopoho saputo che a una svoltata della strada eravamo andati contro unacasache la violenza dell'urto era stata tale che io e Cecchinoavevamo fatto un volo per aria di una trentina di metri e chenella disgrazia avevamo avuto la fortuna di cascare dentro unamacchia che ci servì come di una molla attutendo il colpodella caduta in modo che non fu - come poteva essere mortale.


Diceche dopo mezz'ora del disastro arrivò lo scioffèrdel Bellucci con un altro automobile che era corso a prendere a noloappena si era accorto della nostra fuga e ci trasportò tuttie due all'ospedale dove a Cecchino ingessarono la gamba destra e a meil braccio sinistro.


Ionon mi potevo muovere e dovettero accompagnarmi a casa inlettiga...


Certoè stato un brutto azzardoe i miei poveri genitori e Adahanno provato un gran dispiacere; ma però èstata anche una bella soddisfazione per me il raccontare a tuttiquelli che son venuti a farmi visita questa mia avventuradescrivendo la nostra corsa vertiginosa che faceva ripetere aciascuno:


-E' stata una vera e propria "corsa alla morte"comequella di Parigi!


Eoltre a questo ho la soddisfazione di aver vinto a quello sballonedi Cecchino Bellucci dieci pennini nuovi e un lapis rosso eturchino cheappena saremo guaritimi dovrà darese nonvuole che gli dia quella famosa lezione che deve avere per i suoi"bum" contro mio cognato!


24Dicembre.


Ildottore ha detto che il braccio ritornerà certo comeprimama intanto io non posso muoverlo.


Luisaalla quale il babbo aveva scritto di questa mia malattiaharisposto proponendo di mandarmi da lei a Roma dove il dottorCollalto dice che c'è un suo amico specialista che farebbe lacura elettrica e il massaggio sicché potrei trattenermi daloro durante le vacanze di Natale e poi ritornare a casa guarito.


Ioho incominciato a urlare dalla contentezza e avrei anche battuto lemani se mi riuscisse d'alzare il braccio.


-Però - ha detto il babbo - con che coraggio ti si puòmandar fuori di casa?


-Io starei sempre in pensiero di qualche disgrazia ha aggiunto lamamma.


L'Adaha messo la nota finale:


-Bisogna proprio dire che il Collalto sia un buon uomo a invitarti acasa sua dopo il bel regalo di nozze che gli facesti...


Ioson rimasto così avvilito da questo plebiscito che lamamma s'è mossa a compassione e ci ha messo subito una buonaparola:


-Se almenodopo tanti guaipromettesse proprio sul serio d'esserbuonod'esser gentile col dottor Collalto...


-Silo prometto! - ho gridato con quello slancio e quell'entusiasmoche metto sempre nelle mie promesse.


Ecosìdopo un po' di discussione è stato stabilitoche per Santo Stefano il babbo mi accompagnerà a Roma.


Iosono felice e benedico il momento in cui mi son rovinato ilbraccio.


Andarea Roma è un mio antico sogno e non mi par vero di vedere ilReil Papagli Svizzeri e tutti i monumenti antichi che ci sono...


Quellopoi che mi solletica più di tutto è l'idea di farla cura elettricae solamente a pensarci mi par di sentirmidentro il corpo una batteria di pile e non posso star fermo...


VivaRoma capitale!


Inquesto momento ho saputo che Cecchino Bellucci sta male.


Pareche sia proprio un affare serio e che sia difficile che la gamba gliritorni come prima.


PoveroCecchino! Ecco a che cosa si può andare incontro quando cisi vanta di saper fare una cosa mentre invece non se ne sa niente!


Peròmi dispiace molto di questa cosa perché il Bellucci con tuttii suoi difetti è un buon ragazzo.


25Dicembre.


Iopreferisco a tutti gli altri mesi dell'anno quello di Dicembreperché c'è il Natale e Caterina fa sempre due beibudini uno di riso e uno di semolino perché alla mamma piacequello di semolino e quello di riso non lo può soffrire e ilbabbo va matto per quello di riso mentre quello di semolino l'ha anoia come il fumo agli occhi; io invece li preferisco tutti eduee siccome anche il dottore dice che tra i dolci i budini sonopiù igienicicosì ne mangio quanto mi pare enessuno mi dice nulla.


24.


26Dicembre.


Partoper Roma fra due ore.


C'èuna grande novità; il babbo non viene ad accompagnarmima mi affida invece al signor Clodoveo Tyrynnanzysuo intimoamico che viene appunto nella capitale per affari e che miconsegnerà al dottor Collaltonelle sue proprie mani medesime- come ha detto lui.


Chetipo buffo è il signor Clodoveo!


Primadi tutto vuol far sempre il forestiero e s'è cambiato gli idel suo cognomeche sarebbe Tirinnanziin tanti ipsilonnifacendone un "Tyrynnanzy"perché dice che nel suocommerciorappresentando le principali fabbriche d'inchiostridell'Inghilterragli giova il presentarsi al cliente con treipsilonni...


Epoi è un tombolotto grosso e grasso con un faccione largocontornato da due cespugli rossi di fedine e con un nasino piùrosso che mai e tondo tondo nel mezzoche pare proprio un dique' pomodorini piccoli ma tutti sugo.


-Bada! - gli ha detto il babbo - ti prendi una bella responsabilitàperché Giannino è un ragazzaccio capace di tutto...


-Eh! - ha risposto il signor Clodoveo - ma non saràcapace di scuotere la mia flemma inglese garantita come i mieiinchiostri... Se non è buono gli tingo la faccia e lo mandoin una colonia indiana!... -


-Marameo! - ho fatto fra me - e son salito a prepararmi la valigiacon Caterina perché da me solocol braccio malatonon posso.


Homesso tutto quel che mi può occorrere a Roma: le tintelapalla di gomma coi tamburellila pistola col bersaglioe orametterò anche temio caro giornalino che mi accompagni intutte le vicende della mia vita...


Arivederci dunque a Roma!


27Dicembre.


Giornalinomioti riprendo subito appena arrivato a Roma perché ho danarrarti nelle tue pagine tutte le mie avventure di viaggio chenon sono piccole né poche...


Ieripoco dopo che si fu partitiil signor Clodoveo si mise a porre inordine la sua roba esclamando:


-Meno male! Siamo noi due soli... e speriamo che si rimanga fino aRoma. Vediragazzo mio? Questa è la mia cassettacoi miei campionarii... Guarda qui quante boccette e boccettineeche varietà d'inchiostri!... Ne avresti da scrivere per tuttala vita!... Questo è inchiostro per penne stilografiche...Questo qui è inchiostro per i ministeri dei quali ho lafornitura... e su questi ci guadagnamo benesai? Vedi? E bisogna cheio sappia fino a un puntino i prezzi tuttie la qualitàchimica... Ci vuol la testa a postosaiper il commercio. -


Ioda principio mi sono divertito molto a vedere tutte quelleboccette; ma poi il signor Clodoveo ha avuto un'ispirazioneinfernale e mi ha detto:


-Ora sta' attendo a tutte le principali stazioni dove si ferma iltrenoe guarda dal finestrino; io ti spiegherò l'importanzadi tutte le città e te le farò conoscere meglio che lageografiaperché io ho la pratica commerciale e questa fapiù di tutti i libri... -


-E infatti via via che si arrivava a una stazione il signor Clodoveosi affannava a far la sua brava lezione peggio del professorMuscolofinché a forza di sentire spiegazioni misono addormentato profondamente.


Quandomi son destato ho visto nel divano difaccia il signor Clodoveo chedormiva russando come un contrabbasso.


Misono affacciato al finestrino e mi son messo a guardar la campagna:ma poi mi son seccato e non sapevo che cosa fare... Ho aperto lamia valigiaho riguardato tutti i miei balocchi... Ma ormai liconoscevo da un pezzo e non bastavano a farmi passar la noia dadosso...


Alloraho tirato giù la cassetta dei campionari del signor Clodoveoe mi son divertito a riguardare tutte quelle boccette coi cartellinidi tutti i colori.


Inquel momento il treno si era fermato e dal finestrino ho visto cheun altro treno era fermo di faccia a noiper lo scambioapochissima distanzatanto che spenzolandomi fuori forse avreipotuto toccare la faccia dei viaggiatori che vi stavano affacciati...


E'stato allora che m'è venuta un'idea terribile.


-Se avessi uno schizzetto! - ho pensato.


Mentrepensavo a questolo sguardo si è fermato sulla palla digomma che era nella mia valigia rimasta apertae allora ho detto frame:


-E perché non potrei fabbricarmelo? -


Ecavato di tasca il temperino ho fatto un buco nella palla; poi hopreso tre bottigliette d'inchiostro dalla cassetta delsignor Clodoveoe sono andato nella ritiratadovestappate leboccetteho versato il contenuto nella catinella allungandola conl'acqua. Fatto questo ho sgonfiato la palla e immersala nellacatinella l'ho riempita...


Quandoson tornato nello scompartimento il treno di faccia si moveva e iviaggiatori eran tutti affacciati...


Nonho fatto altro che sporgere un po' le braccia fuori dal miofinestrino e stringere gradatamente la palla tra le manicolforo rivolto in avanti...


Ahche emozione! Che effetto! Che divertimento!...


Campassimill'anni non riderò mai quanto ho riso in quel momento nelvedere tutti quei visi affacciatiche da principio avevano unagrande espressione di stupore e poi subito di rabbiaspenzolarsifuori in mezzo alle braccia che mi tendevano i pugni chiusi mentreil treno si allontanava...


Miricordo perfettamente di uno che ebbe uno schizzo d'inchiostro inun occhio e che pareva diventato pazzo e ruggiva come una tigre...


Selo incontrassi lo riconoscerei... ma forse è meglio chenon lo incontri più!


Ilsignor Clodoveo intanto seguitava a dormire come un ghirosicchéio ebbi il tempo di rimettere al posto la sua cassetta deicampionari in modo che non potesse accorgersi di niente.


Etutto sarebbe andato a finir bene ed egli non avrebbe avuto di chelamentarsi di mese più tardi non mi fosse venutaun'altra idea peggiore della prima perché questa ha avutodelle serie conseguenze. Ricominciavo a seccarmi di veder sempre ilsignor Tyrynnanzy sdraiato sul divano e di sentirlo stronfiarequando disgraziatamente mi dette nell'occhio il manubrio del segnaled'allarme che pendeva da una cassettina sospesa nel soffitto delcompartimento.


Bisognavasapere che qualche altra volta mi aveva dato nell'occhio quelgingillo e che sempre avevo provato una grande tentazione divedere che cosa succede in un treno quando si dà l'allarme.


Questavolta non seppi resistere: montai sul divanoinfilai la mano nelmanubrio e tirai giù con quanta forza avevo. Il treno sifermò quasi istantaneamente.


Alloraaiutandomi alla meglio col braccio malato mi riuscìd'arrampicarmi sulla rete dove si metton le valigie e mici accovacciai dentro stando a vedere che cosa sarebbe accaduto.Immediatamente si aprirono tutti e due gli sportellidello scompartimento e cinque o sei impiegati vi entrarono dentrofermandosi dinanzi al signor Clodoveo che seguitava a dormire; e unoscotendolo disse:


-Ah! forse gli è venuto un accidente!


Ilsignor Tyrynnanzy si svegliò di soprassalto esclamando:


-Che vi pigli...


Eallora vennero le spiegazioni:


-Lei ha dato il segnale d'allarme!


-Io? Niente affatto!...


-Eppure è stato dato da questo scompartimento!


25.


-Ah! E' Giannino!... Il ragazzo!... Dov'è il ragazzo?...esclamò a un tratto come fuor di sé il signorClodoveo - Ah! Forse qualche disgrazia!... Dio mio! Il figlio diun mio amico che mi era stato affidato!...


Micercarono nella ritirata; guardarono sotto i divani; finalmente unimpiegato mi scoprì accucciato tra due valige sulla rete edesclamò:


-Eccolo lassù!...


-Disgraziato!... - gridò il signor Clodoveo - Tu hai dato ilsegnale d'allarme?... Che hai fatto?...


-Ohi!... - risposi con voce piagnucolosaperché ora capivotutto il male fatto - mi doleva tanto il braccio malato...


-Ah! E per questo si sei arrampicato costassù?


Intantodue impiegati mi avevano preso di peso e mi avevan tirato giùmentre gli altri eran corsi via a far ripartire il treno.


-Lei sa che c'è la multa! - dissero gli impiegati rimasti.


-Lo so: ma la pagherà il padre di questo signorino! -rispose il signor Clodoveo guardandomi come se mi avesse volutoincenerire.


-Intanto però bisogna che paghi lei...


-Ma se io dormivo!


-Appunto: dal momento che le era stato affidato il ragazzo dovevavigilarlo...


-Sicuro! - esclamai io tutto contento guardando l'impiegato che davaprova di tanto senso comune - La colpa è del signorClodoveo... Ha dormito per tutto il viaggio!... -


Ilsignor Tyrynnanzy fece l'atto come di strozzarmima non disseniente.


E'stato fatto il verbale di contravvenzione e il signor Clodoveo hadovuto pagar la multa.


Rimastisoliha durato un pezzo a dirmi delle impertinenze; e il peggioè stato quandoessendosi egli ritirato nella ritirataè riuscito fuori edopo aver dato un'occhiata nella suacassetta dei campionaris'è accorto delle boccette chemancavano.


-Che hai fatto dei miei campioni d'inchiostroassassino!... hagridato.


-Ho scritto una lettera ai miei proprii genitori! - ho rispostotremando.


-Come una lettera!... Qui mancano tre bottigliette!...


-Ne avrò scritte tre... ora non mi ricordo!...


-Ma tu sei peggio di Tiburzi!... Ma come fa la tua povera famiglia asopportare una canaglia come te?... -


Ecosì ha seguitato a dirmi parolacce finché non siamoarrivati a Roma.


Belmodo questo di accompagnare un ragazzo affidato da un amico!...


Maio ho avuto prudenza e non gli ho risposto mai nientemeno chequando mi ha consegnato al mio cognato Collaltoal quale ha detto:


-Tenga: glielo consegno intatto... ma in parola d'onore dareidiecianni di vita piuttosto che essere nei piedi di lei che ècostrettopovero signorea tenerlo per diversi giorni!... Diogliela mandi buona!... Hanno ragione a chiamarlo Gian Burrasca!


Alloranon ne ho potuto più e gli ho risposto:


-Con codesti piedoni che ha lei invecedovrebbe ringraziare Iddiod'essere nei piedi di chiunque altro! E in quanto a Gian Burrascaè meglio farsi chiamar così che farsi chiamare con treipsilonni come fa lei che è proprio una ridicolaggine! -


Ildottor Collalto mi ha fatto cenno di stare zitto e mentre miasorella mi faceva passare in un'altra stanza ho sentito cheegli diceva sospirando:


-Si comincia bene!


28Dicembre.


Ilmio braccio è molto peggiorato a causa dello sforzo fattoieri per salire nella rete dal compartimento. Il Collalto mi haportato stamani da quel suo amico che fa le cure elettriche eche si chiama il professor Perussi il qualedopo avermi visitatomi ha detto:


-Ci vorrà una diecina di giorni e anche più...


-Meglio! - ho detto io.


-O che hai piacere a star male? - ha esclamato il professoresorpreso.


-Noma mi piace tanto di stare a Romae poi il far la curaelettrica con tutte quelle macchine deve essere molto divertente...


Ilprofessor Perussi ha incominciato subito a farmi il massaggioelettrico applicandomi la corrente con una macchina moltocomplicata che mi faceva come un gran formicolìo in tutto ilbracciomentre io ridevo a più non posso.


-Questa - ho detto - è la macchina per fare ilsolletico... Ci vorrebbe per il signor Tyrynnanzy chedopol'affare del segnale d'allarmeè diventato così serio!


-Vergognati! - ha detto il Collalto; ma l'ha detto ridendo.


Miasorella Luisa mi ha fatto grandi raccomandazioni di star buono equieto in questi giorni che rimarrò presso di leiperchéprima di tutto lo sora Matilde che è sua cognataossia lasorella di Collaltoè una ragazza invecchiata ed èmolto ordinata nelle sue cose e anche un po' meticolosae poiperché il dottor Collalto è specialista per le malattiedel nasodella gola e degli orecchicome è scritto nelcartellino sull'uscio di casae dà le consultazioni tutti igiornimotivo per cui non bisogna far rumore a causa dei clienti chevengono a farsi visitare.


-Del resto - ha detto - tu anderai molto fuoria veder Romae tiaccompagnerà il cavalier Metello che la conosce sasso persasso.


29Dicembre.


Ierisono stato a girare col cavalier Metello che è un signoreamico di Collaltomolto istruito e che sa la storia d'ogni monumentodall'a alla zeta. Mi ha portato a vedere il Colosseo cheanticamente era un anfiteatro dove facevano i combattimenti deglischiavi con le bestie ferocie le matrone si divertivano a vedermangiare i cristiani vivi. Com'è bella Roma per uno cheabbia passione per la storia! E che grande varietà di pasteal caffè Aragno dove sono stato iersera con mia sorella!


Stamaniandiamo con lei a fare una passeggiata a Ponte Molle.


Tornoora da Ponte Molle dove sono stato in tram con Luisa. Le hodomandato perché si chiama Ponte Molle ma lei non lo sapeva eallora ci siamo rivolti a un uomo di lì il quale ha detto:


-Si chiama Ponte Molle perché è sul Tevere che èsempre molleossia bagnato a questo modoe non è cometanti altri fiumi che appena vien l'estate si asciugano subito.


Quandoho detto questa cosa al cavalier Metelloche è venuto pocofa per fissar la passeggiata di domanisi è messo a ridere acrepapellee poiritornato serioha detto:


-Questo ponte si chiamava anticamente "Molvius" e anche"Mulvius" ev'è pure chi lo chiamava "Milvius"ma il nome che ha ora è forse una corruzione dell'anticadenominazione "Molvius"nome che deriva probabilmentedal colle che gli sovrasta di facciasebbene molti si ostininonella denominazione "Milvius" facendola derivareda "Aemilius" ossia da Emilio Scauro che si credesia stato il costruttore del pontementre d'altra parte èprovato che lo stesso ponte esisteva un secolo prima chenascesse Emilio Scaurotanto è vero che Tito Livio dichiarache quando il popolo di Roma andò incontro ai messiche portavano la notizia della vittoria contro Asdrubaletraversarono proprio quel ponte... -


Ilcavalier Metelloè molto istruito e certo pochi possonvantarsi di sapere la storia romana come la sa lui; ma in quanto amedico la veritàmi persuadeva più laspiegazione che mi ha dato stamani quell'uomo che tutti i"Milvius"i "Molvius" e i "Mulvius"del cavalier Metello.


30Dicembre.


Oggimentre eravamo a colazione la cameriera è venuta a direa Collalto:


-Professorec'è la marchesa Sterzi che è venuta asentire per quella cura che le disse ieri l'altro...


IlCollalto che aveva molto appetito ha incominciato a sbuffaredicendo:


-Proprio in questo momento!... Dille che aspetti... E intanto tu va'dal farmacista e fatti spedir questa ricetta subito!...


Ementre il cameriere se n'andava ha aggiunto:


-Questa vecchia civetta che parla col naso come un oboesi èmessa in testa che io possa farla guarire... Però èuna buona cliente e va trattata bene...


Dopoquesto discorso mi è venuto naturalmente una voglia pazzadi vedere questa signora e poco dopocon una scusami sonoalzato da tavola e sono andato nella sala d'aspetto dove infatti hotrovato una signora buffa con una bella mantella di pelliccia eche appena mi ha visto mi ha detto:


-Ahbel ragazzino... che fai?


Iolì per lì non ho saputo resistere alla tentazione dirifarle il verso e ho risposto discorrendo col naso:


-Io sto bene e lei?


Nelsentirmi discorrer col naso si è turbatapoi mi haguardato e vedendo che stavo serio mi ha detto:


-Ah! forse anche tu hai la mia malattia?


Eioparlando col naso più che mai:


-Sissignora! -


-Forse - ha seguitato la marchesa - fai anche tu la cura delprofessor Collalto?


Eio daccapo:


-Sissignora!...


Allorami ha abbracciato e baciatoe poi ha detto:


-Il professore Collalto è molto bravoè unospecialista evedraici guarirà tutti e due...


Eiosempre discorrendo col naso:


-Sissignorasissignora!...


Inquel momento è entrato il Collalto che sentendomi discorrere aquel modo è diventato pallido come questa carta e volevacerto dirmi qualcosama la signora non glie ne ha dato il tempoperché ha detto subito:


-Ecco qui un mio compagno di sventura è veroprofessore?Anche luimi ha dettoè ammalato come me e viene dalei a chiederle la guarigione...


IlCollalto mi ha dato un'occhiata che pareva volesse fulminarmimaper non pregiudicare la situazione ha detto in fretta:


-Ehgiàgià... vedremosicuro! Intanto eccosignora marchesaprenda questa boccetta e faccia delleinalazioni mattina e sera versando poche goccie delcontenuto in una catinella d'acqua bollente...


Iosono uscito dalla sala e son corso da mia sorelladove poco dopomiha raggiunto il Collalto che mi ha detto con la voce che glitremava dalla rabbia:


-Bada beneGiannino: se tu ardisci un'altra volta di entrare nellasala d'aspetto e di parlare con i clientiio ti strozzohaicapito? Ti strozzoin parola d'onore... Ricòrdatelo! -


Comesono interessati gli uominie specialmente i dottori specialisti inmalattie del naso e della gola!


Perpaura di perder la clientela strozzerebbero anche le persone difamiglia e perfino i poveri ragazzi innocenti.


26.


3IDicembre.


Com'èuggioso quel cavalier Metello!


Ancheoggi mi ha portato a veder Roma e questo mi fa piacerema lui cimette tante spiegazioni che è una cosa insopportabile.


Peresempio dinanzi all'arco di Settimio Severo s'è messo a dire:


-Questo splendido arco trionfale eretto dal Senato l'anno 205dell'Era cristiana in onore di Settimio Severo e dei suoifigli Caracalla e Geta ha sulle due faccie una iscrizione nellaquale è detto come in seguito alle vittorie riportate suiPartisugli Arabisugli Adiabeni...


Ah!Alla fine del discorso quest'arco di Settimio Severo mi parevad'averlo tutto sullo stomacoe la mia bocca era diventata unarco trionfale più grande di tutti gli archi trionfali diRoma messi insieme...


Lasora Matildecioè la sorella di Collaltoè moltobrutta e molto uggiosa e non fa che sospirare e discorrere col gattoe col canarino; però con me va molto d'accordo e anche oggimi ha detto che in fondo sono un buon figliolo.


Midomanda sempre come era Luisa da ragazza e che cosa faceva edicevae io le ho raccontato la storia delle fotografie che trovaiin camera sua prima che pigliasse marito e della burletta chefeci distribuendole ai rispettivi originalie poi le ho dettoanche di quando le trovai nel cassetto della toeletta un vasetto dipomata rosa con la quale mi tinsi le gote e lei s'arrabbiòtanto e mi dette perfino uno schiaffo perché c'era presente lasua amica Bice Rossi che era una ragazza pettegola e non le sarebbeparso il vero d'andare a dire che mia sorella si tingeva...


Bisognavavedere come si divertiva la sora Matilde a sentirmidescrivere queste cosee basti dire che da ultimo mi haregalato cinque gianduiotti e due caramelle di limonee bisognaproprio dire che mi vuol bene perché a quel che dice la Luisaè più golosa lei di dolci che dieci ragazzie se limangia tutti per sé.


Seli tiene tutti chiusi nell'armadio e ce n'ha di tutte le qualitàma se mi riesce un di questi giorni di metterci le mani puòdire addio alle sue provviste!...


Oracaro giornalinoti lascio perché domani è il primodell'anno e devo scrivere una lettera ai miei proprii genitori perchieder perdono delle mie mancanze di quest'anno e promettere perl'anno novo d'esser bonostudioso e ubbidiente.


2Gennaio.


Eccocinell'anno novo!


Chepranzoieri! Quanti dolci e liquori e rosolii e pasticcini ditutti i colori e di tutti i sapori!


Chebella cosa è il capodanno e che peccato che venga cosìdi rado! Se comandassi io vorrei fare una legge perchéil primo dell'anno capitasse almeno un paio di volte al mesee cistarebbe anche la sora Matilde la quale ieri mangiò tantibiscottini che stamani ha dovuto pigliare l'acqua di Janos.


3Gennaio.


Ierine ho fatto una grossama però ci sono stato spinto e sesi andasse in tribunale credo che i giudici mi darebbero lecircostanze attenuanti perché era un pezzo che il signormarchese mi provocavasenza nessuna ragione.


Questosignor marchese è un vecchio ganimede tutto ritinto cheviene dal professor Perussidove anche lui fa una cura elettricama tutta diversa dalla mia perché lui fa i bagni di lucementre io fo il massaggio... o per dir meglio lo facevo perchédopo questo fatto non lo fo più.


Pareche a questo tale il professore Perussi avesse raccontato ilfatto dell'automobile che fu causa che io mi ruppi il braccioperché ogni volta che ci incontravamo su nel gabinetto diconsultazione mi diceva:


-Ehigiovanotto! Quando andiamo a fare una corsa in automobile? -


Equesto me lo diceva con un risolino così maligno che nonso come abbia fatto a non rispondergli male...


Iodomando chi gli dava il dirittoa questo corvo spelacchiato chenon so nemmeno come si chiamadi mettere in ridicolo lamia disgraziae se io non avevo tutte le ragioni d'averlo preso inuggia e di accarezzare l'idea di fargli qualche tiro che gliservisse di lezione...


Eil tiro gliel'ho fatto ieri ed è riuscito anche peggio dicome l'avevo architettato io.


Bisognasapere prima di tutto che il bagno di luce che faceva il signormarchese consiste in una specie di cassa piuttosto grandedentro la quale il malato si mette a sedere su un apposito sedile eci rimane chiuso dentro con tutta la personameno la testa cheresta fuori da un'apertura rotonda nella parete superiore. Dentroquesta cassa vi sono moltissime lampade rosse di luce elettricache rimane accesa e nella quale dicono che il malato fa il bagnomentre invece non si bagna per niente e resta asciutto come quandoci è entratose non di più.


Iodunqueavevo visto un paio di volte il signor marchese entrare incodesto cassettone che è in una stanza molto distante daquella dove io mi facevo il massaggioe rimanervi un'oratrascorsa la quale l'inserviente andava ad aprir la cassa e a levarlodi dentro.


Elì in quella stanza ieri si è svolta la miaferoce ma giusta vendetta.


Avevoportato con me una cipolla che avevo trovato in cucina a casa di miasorella. E dopo fatto il massaggioinvece d'andar viasgattaiolai nella stanza del bagno di luce dove si era recatopoco prima il signor marchese.


Egliera làinfattied era così buffa quella sua testatutta ritinta sporgente fuori da quel cassone che non potei fare ameno di ridere. Egli mi guardò meravigliato e poi col suosolito risolino canzonatorio mi disse:


-Che venite a far qui? Perché non andate a fare unapasseggiata in automobileoggi che è una bella giornata?


Ionon ne potevo più dalla rabbia. Tirai fuori la cipolla egliela stropicciai forte forte sotto il naso e tutt'intorno allabocca: ed era buffo il sentirlo agitar gambe e braccia dentro ilcassone dov'era chiusosenza poter difendersi in nessuna manieraevederlo fare con la faccia le più ridicole smorfiecercando di gridare inutilmente perché l'odore acutissimodella cipolla quasi lo soffocava...


-E ora - gli dissi - se permette vado a fare una giratina inautomobile!


Eme ne venni via richiudendo la porta della stanza.


Stamattinaho saputo chepassata l'ora del bagno l'inserviente andòper levarlo dal cassonee vedendolo col viso rosso e tuttoin lacrimechiamò d'urgenza il professor Perussi che esclamòsubito:


-Questa è una crisi nervosa... Prestofategli una doccia... -


Eil signor marchese fu inaffiato ben benemalgrado le sue proteste ele sue grida le quali non facevano che confermar sempre piùil professore nella sua opinione che si trattasse di unaterribile sovraeccitazione nervosa.


Inutiledire che il professor Perussi si è affrettato a informaredell'accaduto il suo amico e mio cognato Collalto pregandolo dinon mandarmi più a far la cura elettrica; ed è ancheinutile aggiungere che il Collalto me ne ha dette di tutti i coloriterminando con questeparole:


-Bravo davvero!... Gian Burrasca non poteva incominciar l'anno megliodi così... Ma in quanto a proseguirlocaro mioloproseguirai a casa tuaperché io ne ho abbastanza!


27.


4Gennaio.


StamaniCollalto aveva scritto al mio babbo una lettera col pepe e col sale(come ha detto lui) informandolo di tutte le mie birbanterie (sonsempre sue parole) e pregandolo di venirmi subito a riprendere; mapoi la lettera non è stata più impostata e anzi miocognato ha smesso il broncio e mi ha detto sorridendo:


-Viaper questa volta ci passeremo sopraanche per non dare undispiacere ai tuoi genitori... Ma bada bene! La lettera rimane quinel cassetto del mio scrittoioe alla prima che mi faiancoraio l'aggiungo alle altre e le spedisco tutte insieme atuo padre... Règolati! -


Ilcurioso è che questo cambiamento di scena è avvenuto inseguito a un'altra mia birbanteria - per dir come diceCollalto- ma pare che abbia fatto molto piacere a mio cognato.


Edecco come sta il fatto.


Oggialla solita oracioè quando si era a colazioneèvenuta la marchesa Sterziquella che fa la cura per non parlar piùcol naso. Io allora ho pensato chegiacché il Collaltoaveva scritto al babbo (allora credevo che avesse giàimpostata la lettera)potevo pigliarmi qualche altro divertimentosenza pregiudicare di più la mia situazione; e còltoil momento propizio sono andato di corsa nella sala delleconsultazioni.


Lamarchesa stava seduta in una poltrona voltando le spalle verso laporta per la quale ero entrato io.


Misono avvicinato piano piano alla poltrona e quando le sono statoproprio dietromi sono chinato perché non mi vedesse e hofatto un urlo:


-Maramèo!...-


Lamarchesa ha fatto un salto sulla poltrona e quando mi ha vistoaccoccolato sul tappeto ha esclamato:


-Chi è là?


-Il gatto mammone! - ho rispostoinarcando la schienapuntandomisulle mani e sui piedi e sbuffando come fanno i gatti.


Miaspettavo che la marchesa Sterzi si risentisse per questo mioscherzoma invece ella mi ha guardato un poco con ammirazione epoi si è chinata su memi ha rialzatomi haabbracciatomi ha accarezzatoe ha incominciato a dire convoce tremante per la commozione:


-Oh caro! Oh caro! Ah che gioiache grande gioia mi hai recataragazzo mio!... Oh che grata sorpresa!... Parlaparlaancora... Ripeti ancora quella magica parola che mi ridà lapace dell'anima e suona al mio orecchio come una dolce promessa e ilpiù gradito augurio ch'io possa mai desiderare...


Iosenza farmi pregare ho ripetuto:


-Marameo!


Ela marchesa a raddoppiare le carezze e gli abbraccimentre io perfarle piacere seguitavo a ripetere: Marameomarameo...


Finalmenteho capito il motivo di tanta allegrezza: la marchesasentendoche non discorrevo più col naso come la prima volta che miaveva incontratomi credeva guarito e non finiva di domandarmi:


-E quanto tempo è durata la cura? E quando hai cominciato asentire il miglioramento? E quante inalazioni facevi al giorno?E quanti sciacqui? -


Ioda principio le rispondevo quel che mi veniva alla bocca; ma poisiccome cominciavo a seccarmil'ho piantata lì e soltantoquando sono stato sulla portale ho ripetutosempre per farlepiacere:


-Marameo! -


Maproprio in quel momento stava per entrare il dottor Collalto ilqualeavendo sentito quella parolami ha allungato una pedatanelcorridoio che son riuscito a scansare per miracoloe haborbottato fremendo:


-Canaglia! Ti avevo proibito di venir qui!... -


Poiè entrato nella sala di consultazionee ioritornandoindietro per il corridoio con l'intenzione di andare incamera mia e chiudermici dentro a scanso di altre pedatehosentito che diceva alla marchesa Sterzi:


-Perdoneràsignora marchesase quel ragazzaccio maleducato...


Mala marchesa lo ha interrotto subito:


-Ma che dice maicaro professore! Anzi non può immaginarequanto confortante sia stato per me il poter constatare i miracolosieffetti della sua cura... Quel ragazzo è guarito in pochigiorni!...


Quici è stata una pausae poi ho sentito il Collalto che diceva:


-Giàgià... Infatti è guarito presto... Saunragazzo! Ma spero col tempo di guarire anche lei...


Nonho voluto sentir altro... e invece di andarmi a chiudere in camerasono andato da mia sorella che ho trovato nel suo salottino dalavoro e alla quale ho raccontato tutta la scena.


Cherisate abbiamo fatto insieme!


Ecosìmentre si rideva a crepapelleci ha sorpresi ilCollalto che ha riso anche lui... e non ha spedito più lalettera al babbo.


-Giannino - ha detto mia sorella - ha promesso di esser buononon èvero?


-Sì- ho risposto - e non dirò più bugie...nemmeno alla marchesa Sterzi.


-Ah! - ha esclamato mio cognato - badiamo bene che non abbia aincontrarti più con leialtrimenti c'è il caso cheil bene vada a finire in male!


5Gennaio.


Oggiho avuto un'altra grande soddisfazione... Pare proprio che incasa di mia sorella si incominci un po' a render giustizia airagazzi! Stamani verso le dieci è venuto da mio cognato ilprofessore Perussiquello che fa le cure elettrichee siccome sison chiusi tutti e due nello studio iodubitando che ci fossequalche nuova complicazione nell'affare di quel signor marcheseritinto al quale sfregai una cipolla nel muso mentre era chiusonel bagno di luce elettrica mi sono messo con l'orecchio al bucodella serratura per ascoltare...


Dicola verità: se invece di aver sentito quel che ho sentitoproprio con quest'orecchio me l'avesse raccontato qualcuno non cicrederei per tutto l'oro del mondo...


Ilprofessore Perussiappena entrato nello studiodando in una granrisata ha detto al Collalto queste precise parole:


-Non sai che mi capita? Quel marchesesai bene che veniva da me afare i bagni di lucedopo la canagliata che gli fece l'altrogiorno quel pezzo da galera di tuo cognatomi ha detto che in vitasua non era stato mai bene né si era sentito così inforze come quel giorno e che certo doveva dipendere dallefregagioni di cipolla fattegli sul viso durante il bagno...Conclusione: ora nel mio gabinetto gli fo una cura novissimamaisentita rammentare nelle cronache scientifiche di tutto il mondoe che ho battezzato "bagno di luce con massaggio faciale dicipolla".


Aquesto punto hanno dato tutt'e due in una grande risatae questa èstata una fortuna perché così non hanno sentito la mia.


Poiil Collalto ha raccontato il fatto della marchesa Sterzie quidaccapo a ridere come due matti...


Epensare che spesso si sgridano i ragazzi per certe cose chese igrandi aspettassero il tempo necessario per vedere come vannoa finiredovrebbero invece lodarle e ringraziarci di averle fatte!


6Gennaio.


Evvivala Befana!


StamaniLuisa mi ha portato in camera una bella calza piena di dolci conun bel pulcinella in cimae Collalto mi ha regalato un belportamonete di pelle di coccodrillo. Da casa mia poi mi hannoscritto di avermi preparato altre liete sorprese per quandoritornerò.


Perme oggi è una bellissima giornata. Viva la Befana!...


8Gennaio.


Sonoqui in camera mia e sto aspettando il babbo che deve venire aprendermiperché purtroppo ieri il Collalto gli ha speditola famosa letterae quel che è peggio con l'aggiuntadi una pagina di birbanterie.


Questoè il nome che egli dà alle disgrazie che possonocapitare a un povero ragazzo perseguitato dal proprio destino chepare si diverta a ricacciarlo nell'abisso proprio nel momento in cuitenta di sollevarsi alla stima dei suoi proprii genitori e parenti.


Ele disgraziesi sanon vengono mai sole; motivo percui ieri me nesono successe diverse collegate insieme in modo chese i grandinon fossero sempre propensi a esagerare l'importanza dei nostrierrorisi dovrebbero considerare logicamente come una disgraziasola.


Edecco per filo e per segno come andò la faccenda.


Ierimattina mentre la sora Matilde era fuori di casaandai nel suosalottino da lavoro dove avevo visto entrare Mascherinoilgrosso gatto bianco e nero prediletto di mia cognata.


Sultavolino da lavoro stava la gabbia col canarinoun'altra creaturache gode la protezione della sora Matilde la qualecome diconotuttivuol molto bene alle bestie mentre non può soffrire iragazzicosaquestaassai ingiusta e che non si spiega.


Epoi non ho mai capito che razza di bene sia quello di tenereperesempioun povero uccellino rinchiuso in una gabbiainvecedi lasciarlo volare libero per l'aria come è la sua abitudine.


Poverocanarino! Mi pareva che mi guardasse e cinguettando dolcemente midicesse:


-Fammi gustareanche per pocola libertà che da tanto tempomi è negata!


Laporta e la finestra del salottino erano chiuse: non c'era pericoloperciò che il canarino potesse scappare... Io gli aprii lagabbiettaed esso si affacciò girando il capino qua e làtutto sorpreso di trovar l'usciolino aperto. Poi finalmente sidecise e uscì dalla prigione.


Iom'ero messo a sedere su una sediacol gatto sulle ginocchia estavo osservando con grande attenzione tutte le mosse del canarino.Fosse l'emozione o altroper prima cosa la povera bestiola sporcòun bel ricamo di seta che era sul tavolino; ma siccome non eraancora finito pensai che fosse poco male e che la sora Matildeavrebbe potuto rifarlo facilmente.


Mail gattoforse dando alla cosa una maggiore importanzavollepunire crudelmente l'infelice canarino; il fatto è che misaltò via a un tratto dalle ginocchiabalzò su unasedia che era tra mezzo rovesciandolae di lì sultavolinoabbrancò il povero uccellino e lo divorò inun boccone prima ancora che io potessi pensare a impedire una similetragedia.


Peròa mia volta volli punire esemplarmente la crudeltà diMascherino perché in avvenire in simile occasione nonavesse a ricadere nello stesso difetto.


Accantoal salottino da lavoro della sora Matilde c'è la sua stanzettada bagno; io dunque vi entrai esalito su una sediaapriila cannella dell'acqua fredda; poi afferrai il gatto per il colloe lo tenni un pezzo con la testa sotto la doccia mentre esso sidivincolava come se avesse le convulsioni.


Aun certo punto dètte un tale scossone che non lo potei piùreggeree Mascherinognaolando in modo che pareva ruggissesislanciò nel salottino facendo salti terribili attorno allastanza e rompendo un vaso di vetro di Venezia che era sullaconsolle.


Iointanto cercavo di richiudere la cannella dell'acquama per quantisforzi facessi non vi riuscivo. La tinozza era già piena el'acqua incominciava a traboccare... Peccato! Mi dispiacevamolto per l'impiantito della stanza da bagnotutto lucido che erauna bellezza: ma fortunatamente l'acqua che già vi scorrevacome un fiume trovò uno sfogo nel salottino da lavoro doveanche io mi ritirai per non bagnarmi troppo le scarpe.


Maci rimasi pocoperché vidi sulla consolle Mascherinoaccovacciato che mi guardava fisso con certi occhi gialli terribilicome se da un momento all'altro mi avesse voluto mangiarecome aveva fatto col povero canarino. Ebbi paura e uscii chiudendo laporta.


Passandodalla stanza degli armadividi dalla finestra una bambina biondache stava facendo i balocchi sulla terrazza del piano di sottoesiccome la finestra era molto bassa mi venne il pensiero gentile difare una visita a quella bella bambina e mi calai di sotto.


-Oh! - esclamò la bambina - Chi sei? Non sapevo che lasignora Collalto avesse un bambino...


Ioallora le dissi chi ero e le raccontai la mia storia che pare ladivertisse immensamente. Poi mi fece passare in una stanzettavicino alla terrazza dove aveva le sue bambole e me le fecevedere tutte spiegandomi in quali circostanze le aveva avutechigliele aveva date e via dicendo.


Aun tratto però incominciò a venir giù dell'acquadal soffittoe la bambina chiamò la sua mamma dicendo:


-Mammamamma! Piove in casa!... -


Lamamma corse e rimase molto sorpresa di trovarmi con la sua bambinama io le spiegai la cosa ed ellache doveva essere una signoramolto ragionevolesorrise dicendo:


-Ah! si è calato nella terrazza? Ecco un ragazzo cheincomincia presto ad avere delle avventure galanti! -


Iole risposi molto gentilmente; e poisiccome ella si mostrava assaiimpensierita per l'acqua che veniva giù sempre piùabbondante dal soffittole dissi:


-Non tema nientesignora; non piove in casa... Io credo chequest'acqua venga invece dalla stanza da bagno di mia cognata doveho lasciato il rubinetto aperto...


-Ahma allora bisogna avvertire di sopra... PrestoRosaaccompagnate questo signorino dalle signore Collalto e avvertiteleche hanno la stanza da bagno allagata. -


-Rosache era la camerierami accompagnò infatti di sopra evenne ad aprire il servitore di mio cognato; ma fu inutile avvertireperché proprio in quel momento era tornata in casa la soraMatilde e s'era accorta di tutto.


28.


Ilservitore del Collalto si chiama Pietro e ha un fare cosìserio e una voce così grave che fin dalle prime volte miha dato sempre una grande soggezione.


-Guardi! - mi disse con un tono solenne che mi fece fremere dal capoai piedi. - Cinque cose aveva la signorina Matilde alle qualiteneva molto e che erano si può direle cose che avesse piùcare al mondo: il suo canarino che aveva allevato leiil suo belgatto bianco e nero che aveva trovato e raccolto per la stradalei stessa quando era piccinoil vaso di vetro di Venezia che erail ricordo di una sua amica d'infanzia che è mortal'anno passatoil ricamo di seta al quale lavorava da sei anni eche voleva regalare all'altar maggiore della chiesa deiCappuccinie il tappeto del suo salottino da lavoroun tappeto veropersiano che le aveva portato un suo zio da un viaggio che fece...Ora il canarino è mortoil gatto è in agonia e dàdi stomaco tutta roba giallail vaso di vetro di Venezia èin mille bricioliil ricamo di seta è rovinato e iltappeto vero di Persia è tutto scolorito dall'acqua che haallagato il salottino...


Tuttequeste cose le disse lentamentecon aria dignitosa e mesta a untempocome se raccontasse una storia misteriosa di paesi e ditempi lontani.


Misentivo così avvilito che balbettai:


-Che devo fare?


-Io - soggiunse Pietro - se avessi la disgrazia di essere ne' suoipiedi... li adoprerei per ritornare a Firenze di corsa.


Edisse questa freddura con una voce funebre che mi fece rabbrividireEppurein fin dei contiil suo consiglio mi parve il solo chemi offrisse una via di salvezza nella critica situazione incui mitrovavo.


Avreivoluto andarmene subitosicuro com'ero di non incontrar nessuno de'miei parenti; ma potevo partire lasciando in mani nemiche questepagine alle quali confido tutta l'anima mia? Potevoabbandonartigiornalino mio carounico conforto in tantevicissitudini della mia vita?


Nomille volte no!


Zittozittoin punta di piedisalii nella mia camerettami misi ilcappellopresi la mia borsa e ritornai giùpronto a lasciarla casa di mia sorella per sempre. Ma non feci in tempo. Proprionel momento in cui ero per varcare la soglia di casaLuisa miagguantò per le spalle esclamando:


-Dove vai?


-A casa - risposi.


-A casa? A quale casa?


-A casa miadal babbodalla mamma e dall'Ada...


-E come fai a prendere il treno?


-Non prendo treno: vo a piedi.


-Disgraziato! A casa anderai domani. Collalto ha spedito al babbo inquesto momentola lettera alla quale non ha aggiunto chequeste parole: "Stamani Gian Burrasca in meno di un quartod'ora ne ha fatte tante e tante che ci vorrebbe un volume adescriverle. Venga a prenderlo domattina e gliele dirò avoce".


Misentivo accasciato sotto il peso delle mie sventure e non replicai.Mia sorella mi spinse in camera sua e vedendomi in quellostato cedette a un sentimento di pietà e passandomi lamano sul capo esclamò:


-Ma GianninoGiannino mio! Come hai fatto a far tanti danni in pochiminuti che sei rimasto solo?


-Tanti danni? - risposi singhiozzando- Io non ho fatto niente... E'il mio destino infame che mi perseguita sempreperchéson nato disgraziato...


Inquel momento entrò il Collalto che avendo udite le mieultime paroleesclamò a denti stretti:


-Disgraziato? Disgraziati son quelli che devono tenerti in casa... maper mequesta volta puoi stare sicuroè una disgrazia chefinisce domani!


L'accentoironico di mio cognato mi fece tanto rabbia in quel momento che lelacrime mi si seccarono a un tratto negli occhie scattai:


-Sidisgraziato! Qualche voltaè verom'è successo difar del male che poi è riuscito in bene per gli altricome il fatto di quel marchese che faceva i bagni di luce dalprofessor Perussi il quale guadagna ora dei bei quattrini conla cura della cipolla che ho inventato io...


-Ma chi t'ha detto?...


-Lo so e basta. E come quell'altro fatto della marchesa Sterzi allaquale ho fatto credere che tu mi abbia guarito dalla voce nasale...


-Zitto!


-Nonon voglio stare zitto! E siccome quel fatto ti fece dimoltocomodocosì tu non mandasti la lettera a casa miaper nondare un dispiacere ai miei genitori! Succede sempre così:quando il male che può fare un ragazzo vi torna utilevoialtri grandi siete pieni di indulgenza; mentre poi se facciamomagari qualcosa a fin di bene e che ci riesce malecome èsuccesso a me stamaniallora ci date tutti addosso senzaremissione!...


-Come! Ardiresti di sostenere che quel che hai fatto stamani era afin di bene?


-Sicuro! Io volevo far godere un poca di libertà a quelpovero canarino che s'era annoiato a star sempre rinchiuso in quellagabbia: è forse colpa mia se il canarino appena fuori hasporcato il ricamo di seta della sora Matilde? Allora il gatto l'havoluto castigare e gli è saltato addosso; è colpamia se Mascherino è troppo severo e si è mangiato ilcanarino? Per questo fatto si meritava una lavata di testa e l'homesso sotto la cannella del bagno... E' colpa mia se l'acqua gliha fatto male allo stomaco? E' colpa mia se ha rotto il vaso divetro di Venezia? E' colpa mia senon riuscendomi di chiuderelacannella del bagnol'acqua ha allagato il salotto e hafatto scolorire il tappeto di Persia della sora Matilde? E poi io hosempre sentito dire che i tappeti veri di Persia nonsbiadiscono... Se è sbiadito vuol dire che non eraPersiano...


-Come non era Persiano! - urlò in quel momento la soraMatilde entrando in camera di mia sorella come una bomba - Anche lecalunnie! E che calunnie! Si osa calunniare la buonanima di mio zioProspero che era un galantuomo ed era incapace di regalarmi untappeto persiano falso!... Ah! quale profanazionemio Dio!...


Ela sora Matilde appoggiò un gomito sul cassettone alzando gliocchi al cielo e prendendo una posa malinconica che mi èrimasta così impressa da poterla riprodurre come un ritrattocon la fotografiae che lì per lì mi fece proprioridere.


-Andiamo via! - esclamò mia sorella - Non bisogna poiesagerare: Giannino non voleva certo mancar di rispetto a tuo zio...


-Non è forse mancar di rispetto a mio zio il dire che miingannava regalandomi dei tappeti coi colori falsi? Sarebbe come sedicessi a te che hai le gote tinte col rossetto!


-Eh no! - rispose piccata mia sorella - Non è lo stesso casoperché il tappeto alla fin fine è scoloritomentre ioho in faccia una tinta che non sbiadiscee grazie a Dio non diventomai gialla...


-Diocome prendi le cose sul serio! - esclamò la sora Matildesempre più indispettita - Io ho fatto un paragonee non hovoluto dir niente affatto che tu ti tinga. Se mai lo dice qui il tuosignor fratello che mi ha raccontato che quando eri ragazzaavevi il rossetto sulla toelette...


Aqueste parole mi sentii arrivare uno scapaccione che veniva certo damia sorellae corsi a chiudermi in camera mia dalla quale sentiiuna gran lite che si accendeva tra le due donne che facevano a chiurlava di piùmentre ogni tanto la voce del Collaltocercava invano di calmarle esclamando:


-Ma no... Ma sì... Ma senti... Ma pensa... -


Erimasi nella mia camera finché non venne Pietro aprendermi per andare a pranzodurante il quale il Collalto e Luisatra i quali ero a sederemi tenevano a turno per la giacchetta comese io fossi stato un pallone senza frenare e loro avessero avutopaura che volassi via da un momento all'altro.


Lastessa scena si è ripetuta stamani per la colazionedopo laquale Pietro mi ha riaccompagnato qui in camera dove sto aspettandol'arrivo del babbo il quale certamente considererà la cosa dallato peggiorecome fanno tutti!


IntantoPietro mi ha detto che Luisa e la sora Matilde non si parlano piùda ieri... e anche di questo si dirà che la colpa èmia come se dipendesse da me il fatto di avere una sorella conla faccia troppo rossa e una cognata con la faccia troppo gialla!...


29.


9Gennaio.


Scrivoin casa del Maralli.


Houn nodo alla gola e duro fatica a riordinare le idee per raccontarequi la scena di ieri che è stata come la scena d'una tragediama non di quelle che fa D'Annunzio che sentii recitare una volta eche anche la mamma diceva che non poteva starebenché le miesorelle le dassero sulla voce dicendo che dipendeva che lei non eraintellettuale. La mia invece è una tragedia vera che sipotrebbe intitolare: "Il piccolo bandito" ossia: "Lavittima della libertà"perché in fin dei contitutto quello che mi succede è stato per dare la libertàa un povero canarino che la sora Matilde voleva tenere chiuso ingabbia.


Ierimattina dunque il babbo venne a prendermi a Roma e naturalmenteebbe dal Collalto la descrizione di tutte le mie birbanteriemenos'intendequella della marchesa Sterzi e del marchese che fala cura della cipolla.


Ilbabbo è stato a sentir tuttoe da ultimo ha detto: - Ora ilvaso è colmo. -


Enon mi ha detto più una parolafinché non siamoarrivati a casa.


Lìho trovato la mamma e l'Ada che mi hanno abbracciato tuttepiangenti ripetendo come un lamento:


-Ah Giannino! Oh Giannino!...


Ilbabbo mi staccò da loromi accompagnò in camera mia elì mi disse serio seriocon voce calmaqueste preciseparole:


-Ho già fatto le carte necessarie e domani andrai in collegio.-


Ese n'andò richiudendo l'uscio.


Piùtardi venne l'avvocato Maralli con mia sorella Virginiae tutti edue fecero di tutto per rimuovere il babbo dalla sua risoluzionema io sentivo che il babbo ripeteva sempre questo ritornello:


-Non lo voglio più vedere! Non lo voglio più vedere! -


Bisognache renda questa giustizia all'avvocato Maralli: è un uomo dicuore che difende i deboli contro la persecuzione e controle ingiustizie e che a tempo e luogo sa mostrarsi grato deibenefici ricevuti. E per questoricordando la pistolettata chegli tirai nell'occhioha detto al babbo:


-Che vuole? quel ragazzo fu lì lì per accecarmi e dopoil giorno in cui sposai Virginiaandai anche a rischio di esserseppellito vivo... sotto le rovine del caminetto nel salotto daricevere. Ma non posso dimenticare che io e Virginia dobbiamo alui d'essere uniti... E poi prese anche le mie difesea scuolacontro il nipote di Gaspero Bellucci che diceva male di me...Io l'ho saputo e questo indica che Giannino è un ragazzo disentimentonon è vero Giannino? Perciò io glivoglio bene... Perché bisogna guardare al fondo delle cose:per esempio anche per tutti quei danni commessi a Romadopotuttoil movente è stato generoso: egli voleva dar lalibertà a un uccellino... -


Cheavvocato d'ingegno è il Maralli!... Io che stavo fuoridell'uscio a sentire questo suo discorso così poderoso nonpotei più star fermo ed entrai nella stanza gridando:


-Viva il socialismo!...


Ecaddi nelle braccia di Virginiasinghiozzando.


Miopadre si mise a ridere e poi disseasciutto:


-Va bene: ma poiché il socialismo vuole che ciascuno abbiala sua parte di gioia nel mondoperché l'avvocato non tiprende con sé per qualche tempo?


-E perché no? - esclamò il Maralli. - Scommetto che ioho la maniera di farlo diventare un omìno...


-Sentirai che gioia! - disse il babbo. - In ogni modo siccome io nonvoglio più vederloper me lo scopo è ugualmenteraggiunto. Piglialo pure!...


Ecosì fu conchiuso il patto: io sarei stato bandito da casamia e tenuto in prova per un mese dal Maralli dove potròriabilitarmi e dimostrare che non sonoin fondoquell'essereinsopportabile che dicono tutti.


Virginiae suo maritofin dal loro ritorno del viaggio di nozze che feceroquando prese fuoco il caminetto nel salotto da riceverevennero ad abitare questo quartiere che è molto comodo ecentrale e dove mio cognato ha messo pure il suo studio d'avvocatoche ha un ingresso a sé ma che comunica con la casa permezzo d'un usciolino che mette nella stanza degli armadi.


Ioho una cameretta piccolama elegante che dà sul cortile edove sto benissimo.


Incasaoltre mia sorella e il Marallic'è il signorVenanziozio del Maralliche è venuto da qualche giorno apassare un po' di tempo presso il nipote perché dice chequesto clima gli giova di più alla salute. Però lasalute non si sa dove l'abbia: è un vecchio cadentesordoal punto che bisogna parlargli col corno acusticoe ha una tosseche pare un tamburo.


Diconoperò che è ricco sfondato e che bisogna trattarlo contutti i riguardi.


Domaniritorno a scuola.


10Gennaio.


Inquesto momento vorrei avere la penna di Edmondo De Amicis perchélascena che è successa a scuola stamani è una diquelle da far piangere la gente come vitelli.


Appenasono entrato in classe si è sentito un gran brusìo:tutti i compagni avevano gli occhi fissi su me.


Certoè una bella soddisfazione l'essere stato il protagonistadi un'avventura come quella dell'automobilee io non stavo in medalla gioiae guardavo tutta quella massa di ragazzi dall'altoal basso perché nessuno di loro s'era mai ritrovato a unpericolo come quello che avevo passato io...


Maperò sbagliavo: ce n'era unoinvece che ci s'eraritrovato con me... e quest'uno uscì faticosamente dal suoposto puntellandosi con le mani sul banco e mi venne incontroreggendosi su una stampella.


Iomi sentii tutto un rimescolìo dentro l'anima e il corpoein un baleno mi andò via tutta la vanità d'essere statoun eroementre mi saliva un nodo alla gola epallido come unmortoripetevo dentro di me:


-Oh povero Cecchino! Oh povero Cecchino! -


Inun momento io e il Bellucci ci si ritrovò avvinghiatiinsiemetutti bagnati di piantosinghiozzandosenza poter direuna parola. Tutti i ragazzi avevano le lacrime agli occhi e perfinoil professor Muscolo che aveva incominciato a dire: "Tuttifermi"rimase sull'effe che gli uscì di bocca come unlungo soffio il quale finì da ultimo in un dirotto pianto.


PoveroCecchinodavvero!


Malgradotutte le cure che gli hanno fatto fare gli è rimasto la gambadestra più corta e dovrà andare zoppo per tutta lavita.


Ahcredi puregiornalino mio: il vederlo ridotto a quel modocon lastampellami ha fatto una grande impressionee io che mi eroormai quasi dimenticato il fatto dell'automobiledinanzi allospettacolo di sì terribili conseguenzemi accorgo ditutta la leggerezza che mettiamo spesso noi ragazzinell'affrontare certi rischi senza dar loro l'importanza che devonoavere.


Naturalmentemi sono guardato bene dal chiedere al povero Cecchino Bellucci idieci pennini nuovi e il lapis rosso e turchino che avevamo scommessoe che gli avevo vinto.


13Gennaio.


Ilmio cognato è proprio una brava persona. Egli mi tratta comese io fossi un uomonon mi dà mai mortificazioni e ripetesempre:


-Giannino in fondo è un bravo ragazzo e diventeràqualche cosa.-


Orora mi ha sorpreso mentre avevo dinanzi a me il giornalino e lohasfogliato guardando le figure che vi ho disegnato.


-Ma sai - ha detto - che tu hai una grande disposizione per ildisegno? E poi si vede che osservi e ti vai migliorando... Vedi unpo' dalle prime figure che hai fatto a queste ultime che progresso!Bravo Giannino! Faremo di te un artista! -


Questesono cose che fanno piacere ad un ragazzo e io vogliodimostrare a mio cognato quanto gli sono riconoscente per tuttoquello che fa per me; perciò ho deciso di fargli unregalo e non avendo neppure un soldo ho pensato di ricorrere alsignor Venanzioche è tanto riccoe di chiedergli inprestito un paio di lire.


Oggia desinare il Maralli ha parlato ancora del mio giornalino.


-Tu non l'hai mai visto? - ha domandato a Virginia.


-No.


-Faglielo vedereGiannino: vedrai ci siamo tuttie comesomiglianti! Giannino è un artista! -


Iotutto contento ho preso il giornalino e ho mostrato a mia sorellele figurema ho proibito a tutti di leggerloperchévoglio che i miei pensieri rimangano segreti.


Perònonostante la mia proibizionea un certo punto Virginia haesclamato:


-Ahguarda: qui c'è il nostro sposalizio di San Francesco alMonte! -


Aqueste parole mio cognato s'è slanciato sul giornalino e havoluto leggere quelle pagine dove è descritto il mio viaggiosulla traversadietro la carrozza e la scena che successe quando lisorpresi tutti in chiesa e li rimproverai perché non miavevano detto nulla.


Dopoaver letto quello che avevo scritto il Maralli mi ha fatto unacarezza e poi mi ha detto:


-Senti Gianninomi devi fare un gran piacere... Me lo prometti?


Iogli ho risposto di sì.


-Bene: - ha ripreso il mio cognato. - Tu devi permettermi distrappare dal tuo giornalino queste pagine...


-Questo poi no!


-Come! ma se mi hai detto di sì!


-Ma scusaperché mi vuoi strappar quelle pagine?


-Per bruciarle.


-Ma perché bruciarle?


-Perché... perché... Il perché lo so io e non èuna cosa che possa capire un ragazzo. -


Eccole solite ragionacce! Ma ormai avevo giurato a me stesso di esserbuonoe ho voluto accondiscendere anche a questo sacrifiziomamolto a malincuoreperché l'idea di sottrarre al mio carogiornalino una parte delle mie confidenzemi pareva una cosa fattamale e mi faceva un gran dispiacere.


IlMarallidunqueha strappato le pagine del suo sposalizio a SanFrancesco al Montene ha fatto una palla e l'ha buttatanel caminetto. Quand'ho visto che il fuoco s'è attaccato aun angolo di una pagina che era rimasto arricciato sulla palla dicarta fatta dal mio cognatomi son sentito una stretta dolorosaal cuore; ma ne ho sentita subito un'altrae questa volta era digioiavedendo che la fiamma appena lambito quel pezzo di cartaaccartocciata s'era spenta rispettando la palla che era stata moltocompressa ed era perciò assai resistente; e dal quel puntoquanti palpiti a ogni minaccia del fuoco contro le pagine del miogiornalino! Ma fortunatamente ormai la fiamma aveva esulato dallaparte ove il Maralli l'aveva gettatoe poco dopomentre nessunobadava a mesvelto sveltoho raccattato dal caminetto la palla dicartame la son nascosta nella blousee ora ho stese per bene lepagine e con la gomma le ho riappiccicate al loro posto.


C'èl'angolo di una pagina un po' abbruciacchiato ma lo scritto el'illustrazione sono rimasti intatti e io caro giornalino miosono felice di riaverti interocosìcon tutti i mieisfoghibuoni o cattivibelli o bruttispiritosi o stupidich'essi sienosecondo il momento.


Oravoglio andare a chieder due lire al signor Venanzio.


Mele darà?


Hopreso il momento buono: mia sorella è fuoriil Maralli ènel suo studioe io ho afferrato la trombettal'ho ficcata in unorecchio al signor Venanzio e gli ho gridato:


-Per piaceremi presterebbe due lire?


-Il paniere per poter partire ? - ha risposto lui - Che paniere?


Ioho ripetuto la domanda con quanta voce avevoe allora ha risposto: -I ragazzi non devono aver mai quattrini. -


Questavolta aveva capito!


Alloraio gli ho detto:


-Ha ragione Virginia a dire che lei è un grande avaraccio!... -


Aqueste parole il signor Venanzio ha dato un balzo sulla poltrona eha cominciato a brontolare:


-Ahdice così? Brutta pettegola! Eh! Si sa... se avesse moltidanari lei li spenderebbe tutti in vestiti e cappellini!... Ah!...Ha detto che sono un avaraccio? Eh! Eh!...


Ioper consolarlo ho creduto bene di dirgli che per questo il Marallil'aveva sgridatacome infatti era vero; e lui tutto contento miha domandato:


-Ahmio nipote l'ha sgridata? Meno male! Volevo ben dire io! Mionipote è un buon giovane e mi è stato sempre moltoaffezionato... E che le ha detto?


-Le ha detto: E' bene che lo zio sia avaro: così milascerà più quattrini...


Ilsignor Venanzio è diventato rosso come un tacchino e s'èmesso abalbettare in modo che credevo gli venisse un colpo.


-Si faccia coraggio! - gli ho detto - forse questo è ilcolpo apoplettico che il Maralli dice sempre che un giorno o l'altrole deve venire...


Egliha alzato le braccia al cieloha borbottato dell'altre parole e poialla fine s'è levato di tasca il suo borsellino ha presouna moneta di due lire e me l'ha data dicendomi:


-Eccoti le due lire... E te le darò spessoragazzo mio apatto che tu mi dica sempre quello che dicono di me mio nipote e tuasorella... perché sono cose che mi fanno molto piacere! Tu seiun bravo ragazzo e fai bene a dir sempre la verità!... -


E'un fatto che a esser buoni e a non dir bugie ci si guadagna sempre.Ora penserò a fare il regalo a mio cognatoperché selo merita.


30.


14Gennaio.


Ilgiovane di studio del Maralli èinveceun vecchiotentennone che sta sempre nella stanza d'ingressoseduto a untavolino con lo scaldino tra le gambee scrive sempredallamattina alla serasempre copiando e ricopiando le medesime cose...


Ionon so come fa a non incretinire; ma forse dipende perché ècretino di suo.


Eppuremio cognato ha molta fiducia di luie ho sentito spesso che l'haincaricato d'incombenze anche difficili che non so come faccia adisimpegnarle con quella faccia di Piacciaddìo che sirimpasta... Invecese il Maralli avesse giudizioquando haqualche commissione da sbrigare alla svelta e per la qualec'è bisogno d'un po' d'istruzione e d'intelligenzadovrebbe affidarla a mee così piano piano farmiimpratichire nella professione e tirarmi su per avvocato. Mipiacerebbe tanto di diventar come lui e d'andar nei tribunali adifendere i birbantima quelli buoni peròcioè cheson diventati cattivi per disgrazia e per forza delle circostanzenelle quali si son trovaticome è successo a me; e lìvorrei fare certi bei discorsiurlando con tutto il fiato che ho incorpo (e mi par d'averne più di mio cognato) per farestare zitti gli avversarii e far trionfare la giustizia contro laprepotenza delle classi sfruttatricicome dice sempre il Maralli.


Ioqualche volta mi trattengo a discorrere con Ambrogio che èappunto il giovane di studio e che è dello stesso mio parere.


-L'avvocato Maralli si farà strada - mi dice spesso - ese lei diventasse avvocato troverebbe qui nel suo studio lanicchia bell'e fatta.


Oggiintanto ho incominciato a impratichirmi un poco di processi e ditribunali...


Miocognato era fuori; e Ambrogio a un certo punto ha posato loscaldinoè uscito di dietro al suo tavolino e mi ha detto:


-Che mi potrei fidar di leisor Gianninoper un piacere? -


Gliho risposto di sìe lui allora mi ha detto che aveva daandare un momento a casa sua dove aveva dimenticato certe carteimportantissimeche avrebbe fatto presto...


-Lei stia qui finché non torno io: e chiunque venga lofaccia aspettare... Mi raccomando però; non si muova diqui... Posso star sicurosor Giannino?


L'horassicurato e mi son messo a sedere dove sta lui con lo scaldino trale gambe e la penna in mano.


Dilì a poco è entrato un contadinoun tipo buffo conun ombrellone verde sotto il braccio e che rigirandosi il cappellotra le mani ha detto:


-Che è qui che ho a venire?


-Chi cercate? - gli ho domandato.


-Del sor avvocato Maralli...


-L'avvocato è fuori... ma io sono il suo cognato e poteteparlare liberamente... E' come se ci fosse lui in persona. E voi chisiete?


-Chi sono io? Io son Gosto contadino del Pian dell'Olmodove miconoscono tuttie anzi mi chiamano "Gosto grullo" perdistinguermi daun altro Gosto che sta nel podere accantoe sonocome lei sapràascritto alla Lega dove pago due soldi tuttele settimane che Dio mette in terrae il sor Ernesto lopuò dire che è il nostro segretario e sa far di contoperché lui non è un contadino come noialtridisgraziati... Sicché i'ero venuto a sentire per quelprocesso dello sciopero con la ribellioneche deve andare fradue giorni e dove son testimoniocome qualmente il giudiceistruttore mi ha mandato a chiamare per farmi l'interrogatoriomaio prima d'andar da lui son venuto qui per sentire come mi devoregolare... -


Ionon ne potevo più dal riderema mi son trattenutoe anzi hopreso un'aria molto seria e gli ho detto:


-Come andò il fatto?


-Guà! Il fatto andò che quando noi ci si trovò difronte i soldati si cominciò a vociaree dopo poco Gigiil Matto e Cecco di Merenda cominciarono a tirar sassate e allora isoldati spararono. Ma che le ho a dire queste cose al giudiceistruttore? -


S'intendeesser bestiema a questo punto non credevo mai che uncontadino ci potesse arrivare. Hanno proprio ragione a chiamarloGosto grullo! Come si fadico ioa non sapere che in Tribunale itestimoni devono dire la veritàtutta la verità eniente altro che la veritàche sono cose che le sanno anchei bambini d'un anno?


Iogli ho detto di dire le cose come stavano che in quanto al restopoi ci avrebbe pensato il mio cognato.


-Ma i compagni di Pian dell'Olmo però mi hanno raccomandato dinegare il fatto delle sassate!


-Perché sono ignoranti e grulli come voi. Fate come vi dico ioe non dite nulla a nessuno di quel che avete fattoe vedreteche tutto anderà a finir bene.


-Guà!... Lei non è il cognato del sor avvocato Maralli?


-Sicuro.


-E a discorrer con lei non è lo stesso che discorrer con lui?


-Precisamente.


-E quand'è così vo tranquillo e dico come stanno le coseper filo e per segno... Arrivedella e grazie! -


Ese n'è andato. Io son rimasto molto soddisfatto d'aversbrigato quest'affare a mio cognato... Pensare che se stassi quisempre potrei preparare i processidare i pareri ai clienti edessergli utile e nello stesso tempo divertirmi chi sa quanto!...


Sentoproprio d'esser nato per far l'avvocato...


Quandoè tornato Ambrogio e mi ha domandato se c'era stato nessunogli ho risposto:


-C'è stato un grullo... ma me lo son levato di tra i piedi.


Ambrogioha sorrisoè tornato al suo postos'è messo loscaldino tra le gambe e la penna tra le dita e ha ricominciato ascrivere sulla carta bollata.


15Gennaio.


Ilsignor Venanzio è uggiosone convengoma ha delle buonequalità. Con meper esempioè pieno di gentilezze edice sempre che sono un ragazzo originale e che si diverte un mondo asentirmi discorrere.


E'di una curiosità straordinaria. Vuol saper tutto quello chesi fa in casa e tutto quello che si dice di luie per questo mi dàquattro soldi al giorno.


Stamaniper esempiosi è molto interessato ai soprannomi coi qualilo chiamano in casae io glie ne ho detti parecchi.


Miasorella Virginia lo chiama "vecchio spilorcio""sordo rimbambito""spedale ambulante"; ilMaralli lo chiama lo "zio Tirchio"lo "zioRudero"e spesso gli dice anche "vecchio immortale"perché non muore mai. Perfino la donna di servizio gli hamesso il soprannome: lo chiama "Gelatina" perchétrema sempre.


-Meno male - ha detto il signor Venanzio - bisogna convenire chetratuttila più gentile verso di me è la serva. Laricompenserò! -


Es'è messo a ridere come un matto.


16Gennaio.


Hogià pensato al regalo che debbo fare a mio cognato. Glicompreròuna bella cartella da tenere sulla sua scrivaniainvece di quella che ha orache è tutta strappucchiata esudicia d'inchiostro.


Epoi comprerò anche un paio di razzi che manderòdalla terrazza in segno di gioia per esser finalmente diventato unbuon ragazzo come desiderano i miei genitori.


17Gennaio.


Ierimattina me n'è successa una bella.


Nelritornare a casadopo aver comprato la cartella per il Maralli e idue razzipassai dallo studioe vedendo nella stanza d'aspetto cheAmbrogio non c'era e che aveva lasciato sotto il tavolino loscaldino spento mi venne l'idea di fargli una sorpresa e gli cimisi dentro i due razzinascosti ben bene sotto la cenere.


Veramentese avessi potuto immaginare le conseguenzequesto scherzo non loavrei fatto; ma come si fasanto Dioa immaginarsi leconseguenze che hanno il torto di venir sempre dopoquando nellecose non c'è più rimedio?


Peròda qui in avanti voglio pensarci ben bene prima di fare una burla inmodo che non mi succeda più di sentirmi direcome perquesto fattoche io fo gli scherzi di cattivo genere.


E'stata proprio una faccenda seriama per me che sapevo che nonc'era pericolo è stata una cosa da morire dal ridere.


Ioavevo visto Ambrogio andare in cucina ad assettare lo scaldinocome fa tutte le mattinee naturalmente stavo in vedetta. A uncerto punto si è sentito un gran tonfo e un urloe allora miocognato e due clienti che erano nello studio si son precipitatinella stanza d'aspetto e son corse pure Virginia e la donna diservizio per vedere quel che era successo. Ma ecco che quandotutti erano lì riuniti scoppia nello scaldino un tonfopiù grosso del primo e allora via tutti come pazzi a scappardi qua e di làlasciando quel povero Ambrogio soloincastrato tra il tavolino e la seggiola e che non aveva la forzadi moversi e balbettava:


-Che sarà mai? Che sarà mai? -


Ioho cercato di fargli coraggio dicendogli:


-Non è niente di pericoloso... Anzi! Io credo che sieno certirazzi che avevo messo lì per fare un po' di festa...


Mail pover Ambrogio non capiva più niente e non mi sentivaneppure; però mi ha sentito il Maralliche dopo esserescappato via con gli altri ora ritornava piano piano e facevacapolino dalla porta.


-Ah! - ha gridato mostrandomi il pugno - sei stato tuancora coituoi fuochi d'artifizio? Ma dunque hai giurato proprio difarmi rovinare la casa in capo?


Ioallora ho cercato di rinfrancare anche lui dicendogli:


-Ma novia: t'assicuro che non è rovinato altro che unoscaldino... Non è nientevedi? E' stata più la paurache il danno...


Nonl'avessi mai detto! Mio cognato è diventato rosso dallarabbia e ha incominciato a gridare:


-Che paura e non paurabrutto imbecille che non sei altro! Io non hopaura di nullaper tua regola... ma ho paura a tenerti in casamiaperché sei un flagello e vedo cheprima o poifiniresticol farmi la pelle...


Ioallora mi son messo a piangere e sono scappato in camera miadovepoco dopo è venuta mia sorella che mi ha fatto una predicad'un'orama poi ha finito col perdonarmi e col persuadere ilMaralli a non riportarmi a casa mia per esser mandato in collegio.


Eioper dimostrargli la mia gratitudinestamani prima che egliandasse nello studiogli ho messo sulla scrivania la cartellanuova che gli compraie ho buttato quella vecchia nel caminetto.


Speriamoche anche lui mi sia grato della mia gratitudine...


Oggiho pensato tutto il giorno a correggermi dal difetto di fare glischerzi di cattivo generee perciò mi è venuto inmente di farne uno che non può aver nessuna seria conseguenzané recar danno a nessuno. Mentre ero dal signor Venanzioche tra parentesi si è divertito un mondo al racconto delfatto d'ieriho colto il momento in cui aveva posato le lenti sultavolino e gliele ho prese. Poi sono andato nellastanza d'aspetto equando Ambrogio è andato nello studio a parlare col Marallilasciando le sue lenti sul tavolinoho preso anche le sue e soncorso in camera mia.


Lìho rotto una delle due punte di un pennino facendone un piccolocacciavite; e con questosvitando i perni delle lenti ho messoquelle d'Ambrogio nei cerchietti d'oro del signor Venanzio e lelenti del signor Venanzio nei cerchietti d'acciaio di Ambrogioriserrando poi i pernetti con le viti com'era prima.


L'operazioneè stata fatta così alla lesta che ho potuto rimetterele due paia di lenti al loro posto senza che né Ambrogio néil signor Venanzio si fossero ancora accorti della loro mancanza.


Nonmi par vero di vedere come anderà a finire questo scherzo chenon potrà essere certo giudicato uno scherzo di cattivogenere.


18GennaioMi convinco sempre più che è molto difficileper un ragazzo il prevedere le conseguenze di quello che faperché anche la burla più innocente può causarea volte delle complicazioni straordinarie che neppure a essergrandi si saprebbero immaginare.


Ierseradunqueappena Ambrogio ritornò al suo solito tavolino e simise le lenti sul nasofece un atto di meraviglia; e dopoaverle rigirate tra le dita e ben considerate da tutte le partie averle appannate più volte col fiato e ben ben ripulite colsuo fazzolettone a scacchi turchini ed essersele rimesse sulnasoincominciò a mugolare:


-O Dioo Dioo Dio! Che diamine mai m'è accaduto? Non civeggo più... Ah! Ho capito... questa è unaconseguenza dello spavento di ieri! Vuol dire che sono ammalatograve... Pover'a me! Son rovinato... -


Eandò a rammaricarsi col Maralli al quale chiese ilpermesso di assentarsi subito dallo studio per recarsi in unafarmaciaperché sentiva di non reggere e certo gli era pervenire qualche cosa di molto serio.


Equesta è una conseguenza. L'altra è anche piùstrana e complicata. Stamani il signor Venanzio s'è messonella poltrona per leggere come fa sempre il "Corriere dellasera" cheinvecegli arriva la mattina; ma appena s'èmesso le lenti ha incominciato a dire:- Uh! mi si appannanole pupille... Uh! mi si confonde la vista... Mi gira la testa...Ahci siamo! Per caritàmandate subito a chiamare ilmedico... e un notaromi raccomando! Un notaro!


Allorain casa è successo una rivoluzione. Il Maralli èaccorso al fianco dello zio eficcatogli il corno acusticonell'orecchio ha cominciato a dirgli: - Coraggiozio... Ci sonqui ionon tema di niente! Penso a tutto io... Non sispaventiè un deliquio passeggero... -


Mail signor Venanzio aveva chiuso gli occhi ed era stato preso da untremito che andava aumentando sempre più.


Arrivatoil medico l'ha visitato e ha detto che il malato era incondizioni disperate. A questa notizia il Maralli è diventatodi tutti i colorinon poteva più star fermo e non faceva cheripetere:


-Ziocoraggio... Son qui io!


31.


Permetter fine a questa scena tragica son corso nella stanzad'aspetto e ho preso le lenti d'Ambrogio che egli avevalasciato iersera sul suo tavolino con l'intenzione di portarleal signor Venanzioe che avrebbero fatto il miracolo diguarirloimmediatamente. Ma quando son ritornato la porta era chiusa edi fuori stava mio cognato e Virginia.


IlMaralli era piuttosto allegroe ho sentito che diceva:


-Ha detto che sarebbe stata una cosa lesta... e questocapiraièun buon segno perché vuol dire che ci saranno pochi legati...


Ea me che avevo steso la mano per aprir la maniglia della bussola hasoggiunto:


-Lascia andare... Non si può entrare. C'è ilnotaro... fa iltestamento...


Dilì a poco mio cognato se n'è andato nello studioperché gli è venuto un clientee anche Virginia èandata viaraccomandandomi di star lì e di avvertirla appenafosse uscito il notaro.


Maioinvecequando il notaro è uscito sono entrato incamera e presa la trombetta ho gridato al signor Venanzio:


-Non dia retta al dottore! Lei si è impaurito perchénon ci vedeva più coi suoi occhiali... Ma sitratta probabilmente di un indebolimento di vista. Provi questid'Ambrogio che sono più forti dei suoi... -


Emessegli sul naso le lenti che avevo con me gli ho presentatodavanti agli occhi il "Corriere della sera".


Ilsignor Venanzio alloranel vedere che ci vedevas'ècalmato subitopoi ha fatto il confronto tra le due paia dilenti e abbracciandomi mi ha detto:


-Ma turagazzo miosei un portento! Tu hai un acume molto superiorealla tua età e diventerai certamente qualcosa digrosso... E mio nipote dov'è?


-Era lì fuorima ora è nel suo studio.


-E che diceva?


-Diceva che se lei si sbrigava presto col notaro era buon segnoperché significava che c'erano pochi legati. -


Aqueste parole il vecchio ha dato in una tal risata che credo che nonne abbia mai fatte di simili in tutta la sua vitae poi regalandomii suoi occhiali d'oro che gli avevo chiesto e che gli eranooramai inutili ha esclamato:


-Ahquesta poi è la più carina di tutte! E ora non midispiace che di una cosa: di non potere risuscitare per assistereall'apertura del testamentoperché rimorirei dal ridere!


E'tornato Ambrogiotutto impensierito perché il medico gli hadetto che ha una nevrastenìa acuta e gli ha ordinato dismettere di fumare e di mettersi in assoluto riposo...


-Pensare - diceva quel pover'uomo - che non posso fare né unacosa né l'altra! Come fo a mettermi in riposo se ho bisognodi lavorare per vivere? E come farò io disgraziatoa smetteredi fumare... se non ho mai fumato in vita mia neppure una sigaretta?


Maio l'ho tolto da ogni imbarazzoe presentandogli gli occhialid'oro del signor Venanzio gli ho detto:


-Si provi un po' queste lenti e vedrà che glipasserà la nevrastenìa... -


Bisognavavedere la gioia d'Ambrogio! Pareva diventato pazzo e voleva sapereuna quantità di come e di perché; ma io hotagliato corto dicendogli:


-Questi occhiali mi sono stati regalati dal signor Venanzio e io liregalo a lei. Se li tenga e non cerchi altro!...


19Gennaio.


IlMaralli da iersera è di un umore terribile.


Primadi tutto se la prese con me perché non lo avevo avvertitocome mi aveva dettoquando il notaro era uscito dalla camera delsignor Venanzio; e poi era molto preoccupato perché nonriusciva a spiegarsi il miglioramento avvenuto nelle condizioni disalute di suo ziocosì a un trattosenza una causamentre il medico aveva detto prima che si trattava di una cosa grave.


Stamaniera anche più nero di iersera e me ne ha dette di tutti icolori perché gli buttai nel caminetto la sua vecchiacartella tutta strappata e scarabocchiata mettendogli invecesulla scrivania una cartella nuovatutta dorata che è unabellezza. E questa è la gratitudine per aver avuto ilgentile pensiero di fargli un regalo! Parea quanto ho potutocapireche nella cartella vecchia vi fossero delle carte e deidocumenti importantissimi che riguardavano un processoe che oraper la loro mancanzail Maralli non sappia più dove batterla testa...


Fortunatamenteera l'ora della scuola e me ne sono andato via lasciando chesi sfogasse con Ambrogio.


Quandoson tornato di scuola ho trovato mio cognato anche più nerodi stamani.


Ilsignor Venanzio gli aveva detto che ero stato io che l'avevoguarito dandogli le lenti d'Ambrogio e Ambrogio poi gliaveva raccontato d'esser stato guarito pure da me per avergli datole lenti del signor Venanzio.


-Voglio assolutamente sapere come sta questa faccenda! - ha detto ilMaralli sgranandomi tanto d'occhi in faccia.


-Ma io che c'entro?


-C'entri benissimo. Com'è che mio zio non ci vede piùcon le sue lenti mentre ci vede con quelle d'Ambrogio? E com'èche Ambrogio non ci vede più con le sue e ci vede con quelledello zio Venanzio?


-Uhm! Bisognerebbe sentire un oculista...


Inquel momento però è venuto Ambrogio esclamando:


-Tutto è spiegato! Guardi: lo vede questo sgraffietto inquesta lente? Ebbene: da questo sgraffietto ora riconosco che lalente è mia... Queste sono le mie lenti che ho sempreavuto: soltanto sono state messe nei cerchietti d'oro di suo zio...Capisce?


Aquesta rivelazione il Maralli ha cacciato un grido e ha fatto unpasso verso di mestendendo un braccio per afferrarmima io hofatto più presto di lui e son corso a chiudermi in camera.


Cheanche questo di cambiar le lenti a due paia d'occhiali sia statouno scherzo di cattivo genere?


Machi avrebbe potuto prevedere che per questo scherzo il signorVenanzio e Ambrogio si sarebbero impauriti a quel modo?


Edè colpa mia se i loro medici per questo fatto hannoriscontrato nel primo un caso disperato e nel secondo una nevrastenìaacuta?


E'un'ora che son chiuso in camera mia. Tanto per passare il tempo mison fabbricatocon un bastoncinouna gugliata di refe e unospillo ritortouna lenza e mi diverto a pescare nella miacatinella certi pesciolini ritagliati nella carta.


20Gennaio.


StamaniVirginia s'è intromessa nella questione tra me e il Maralli epare che egli non mi riporti a casa mia come aveva minacciato difare. - Che badi beneperò - ha detto a mia sorella - chebadi di rigar dritto! Io mi son già pentito di quel che hofatto per luie ormai basta una goccia per far traboccare ilvaso!...


21Gennaio.


Altroche goccia! Su quel vaso di mio cognato che era lì lìper traboccare c'è cascato addirittura un diluvio e... non soproprio di dove cominciare.


Dovreipiangere dal dispiacerestrapparmi i capelli dalladisperazione... ma le disgrazie che mi son capitate ieri tra capoe collo sono tante e si sono scatenate cosìimprovvisamentetutte insiemeche io son rimasto rimbecillito e mipar di sognare... Andiamo per ordine.


Laprima causa della mia rovina è stata la passione per la pesca.Ieriappena ritornato da scuolapresi in camera mia quella lenzache mi ero fabbricato ieri l'altro e andai nella stanza delsignor Venanzio con l'intenzione di pescare nella sua catinellaper farlo divertire.


Disgraziatamenteil signor Venanzio dormiva e dormiva in un modo curiosoconla testa arrovesciata sulla spalliera della poltrona e con la boccaspalancata dalla quale gli usciva un rantolino che andava a finire inun piccolo fischio...


Alloracambiai idea. Dietro alla poltrona c'era una tavolae iomontatovi soprastando seduto su un panchettinomi misiperriderea pescare nella bocca del signor Venanziotenendo la lenzaal disopra della sua testa e l'amo sospeso all'altezza della boccaspalancata... - Ora quando si sveglia - pensavo - chi sa come rimarràsorpreso! Disgraziatamente gli venne a un tratto dastarnutire; e nello starnutoavendo egli chinata la testal'amoandò a posarglisi sulla lingua eavendo poi richiusa laboccagli restò dentromentre iosenza accorgermeneperun semplice istinto di pescatoredetti una stratta alla lenzatirando in su...


Siudì un grido acutissimoe io vidicon mia grandemaravigliaattaccato all'amo un dente con due barbe!


Nellostesso tempo il signor Venanzio sputava una boccata di sangue... Inquel terribile istantepreso da un grande sgomentogettai lalenza esceso con un salto dalla tavolascappai come un pazzoin camera mia.


Dopoun'oretta è venuto mio cognatoseguìto da mia sorellache gli raccomandava: - Riportalo a casa magari subitoma non lopicchiare!


-Picchiarlo? Ma se mi ci mettessi dovrei ammazzarlo rispondeva ilMaralli - Nono; ma voglio che sappia almeno quel che micosta l'averlo tenuto una settimana in casa mia!...


Quandomi fu dinanzi mi guardò ben bene in faccia e poidisse lentamentecon una calma che mi faceva più paura che seavesse urlato come tante altre volte:


-Sai? Ora son convinto anche io che tu anderai a finire in galera...e t'avverto che io non sarò certo il tuo avvocatodifensore... Iovediho conosciuta molta canaglia: ma tu hainelle tue intraprese di delinquente delle risorse misterioseignorate a tutti gli altri... Per esempiocome avrai fatto a fareun taglio alla lingua di mio zio Venanzio e a portargli via undente che è stato trovato attaccato a uno spillo ricurvolegato a un fil di refe?


Eperché hai fatto questo? Chi lo sa! Ma quello che devisapere è questo: che mio zio vuole assolutamente andar viada casa miadove dice di non sentirsi sicuroe che cosìper causa tuaio vado a rischio di perdere una vistosaeredità della qualesenza di tepotevo dirmi sicuro...


IlMaralli s'è asciugato il sudoremordendosi al tempostesso le labbra; poi ha ripreso lentamente:


-Tu mi hai dunque rovinato come uomo ma aspettaché c'èdell'altro! E quest'altropurtroppol'ho scoperto in tribunalealprocessoche è andato tutto a rotoli e che ha segnato lamia rovina nella mia professione e nella mia carrierapolitica. Tu parlasti quattro o cinque giorni fa con un contadinochiamato Gosto Grullo?


-Sì- confessai io.


-E che gli dicesti?


Aquesto punto mi parve che la constatazione di una buona azionecompiuta dovesse compensare il fallo rimproveratomi precedentementee risposi con accento trionfale:


-Gli dissi che in tribunale doveva dire la veritàtutta laveritànient'altro che la veritàcome ho vistoscritto in quel cartello che è sulla testa del presidente.


-Sicuro! E infatti l'ha detta! Egli ha raccontato che gli imputatiavevan tirato dei sassi ai soldati e gli imputati sonostati condannati. Hai capito? E li hai fatti condannar tu! E ioche ero avvocato difensore ho perso la causa per te! E per tei giornali avversarii mi attaccheranno ora con violenza e per teil nostro partito avrà in paese meno credito di quel cheaveva... Hai capito? Sei contento ora? Sei soddisfatto dell'operatua? Vuoi far qualche cos'altro? Hai in mente altre rovinealtricataclismi da compiere? Ti avverto che nel caso hai tempo fino adomattina alle ottoperché ora è troppo tardi perriaccompagnarti a casa tua...


Ionon capivo più nullanon avevo la forza né diparlare né di muovermi...


IlMaralli mi lasciò lì come inebetito; mia sorella midisse:


-Disgraziato! - e se n'andò anche lei.


Ahsìdisgraziato: disgraziato io e più disgraziatitutti quelli che hanno a che far con me...


Sonogià le ottocaro giornalino: il Maralli mi aspetta nellostudio per ricondurmi a mio padre che mi metterà subito incollegio!


Sipuò essere più disgraziati di me?


Eppurenon mi riesce di piangere... Anzi! Con tutta la tremendaprospettiva del mio triste avvenirenon so levarmi dallamente l'immagine di quel dente con quelle due barbe che hopescato ieri nella bocca spalancata del signor Venanzio e ogni tantomi scappa daridere...


32.


22Gennaio.


Hoappena due minuti per scrivere due righe. Sono a Montaguzzonelcollegio Pierpaolie profitto di questo momento in cui mi trovosoloin cameratacon la scusa di prendere dal mio baule labiancheria che mi è necessaria per la mia toilette.


Propriocosì. Ieri mattina il Maralli mi riaccompagnò dalbabbo al quale raccontò tutto quello che gli era successoper causa miae allora il babbo - a racconto finito- nondisse altro che queste parole:


-Me l'aspettavo: tant'è vero che il suo baule con tutto ilcorredo richiesto dal collegio Pierpaoli è su bell'e pronto.Partiremo subitocon la corsa delle nove e quarantacinque!


Giornalinomionon ho coraggio di descrivere qui la scena dellaseparazione dalla mammadall'Ada e dalla Caterina... Sipiangeva tutti come tante fontanee anche ora nel ripensarci mivengon giùsu queste paginei goccioloni a quattro aquattro...


Poveramamma! In quel momento ho capito quanto bene mi vuolee ora chesono così lontano da lei capisco quanto bene le voglio io...Basta: il fatto è chedopo due ore di treno e quattro didiligenzasono arrivato quidove il babbo mi ha consegnato alsignor direttore e mi ha detto lasciandomi:


-Speriamo che quando ritornerò a prenderti possa trovare unragazzo diverso da quello che lascio! -


Miriescirà di diventare diverso da quel che sono?


Sentola voce della direttrice...


Mihanno messo la divisa del collegio che è bigiacolberrettino da soldatola tunica con una doppia fila di bei bottonid'argento e i pantaloni lunghi con le bande rossoscure.


Ipantaloni lunghi mi stanno benissimo; ma però la divisa delcollegio Pierpaoli non ha sciabola e anche questo per me èstato un bel dispiacere!


29Gennaio.


E'una settimanagiornalino mioche non ho scritto più unrigo in queste tue paginenelle quali in questi giorni avrei avutopur tante cose tristi e comiche da confidare e anche tantelacrime da versare!...


Maquiin questo stabilimento carcerario che chiamano collegiononsiamo mai solineppure quando si dormee la libertà nonpenetra mai per nessunoneppure per un minuto secondo...


Ildirettore si chiama il signor Stanislao ed è un uomo seccosecco e lungo lungocon due gran baffoni brizzolati che quandos'arrabbia gli treman tuttie con una zazzera di capelli nerissimiche gli vengono in avanti appiccicati sulle tempie e che glidànno l'aria d'un grand'uomoma dei tempi passati.


E'un tipo militare che parla sempre a forza di comandi e facendo gliocchi terribili.


-Stoppani- mi ha detto un paio di giorni fa - stasera starete apane e acqua! Per fianco destro... March!


Equestoperché? Perché mi aveva sorpreso nelcorridoio che conduce alla sala di ginnastica mentre scrivevo colcarbone sul muro: "Abbasso i tiranni!".


Piùtardi la direttrice mi disse:


-Sei un sudicione e un malvagio. Sudicione perché haisporcato il muroe malvagio perché offendi le persone checercano di farti del bene correggendoti. Chi hai volutoindicare come i tiranni? Sentiamo...


-Uno è Federigo Barbarossa - risposi pronto - un altro èGaleazzo Viscontiun altro è il generale Radeschie unaltro è...


-Siete anche un impertinenteecco tutto! Andate in classe subito!Questa direttrice non capisce nulla; invece d'aver piacere che iomiappassioni contro i peggiori personaggi della storia patrias'èmessa in testada quella voltache io la canzoni e non mi levamai gli occhi di dosso.


Ladirettrice si chiama la signora Geltrude ed è la moglie delsignor Stanislaoma è un tipo tutto diverso da lui. E' bassabassa e grassa grassacon un naso rosso rossoe declama sempree fa dei grandi discorsi per delle cose da nullae non si cheta maiun minutocorre per tutto e discorre con tutti e su tutto e sututti trova a ridire. Gli insegnanti che fanno lezione allediverse classi sono tutti dipendenti dal direttore e dalladirettrice e paion loro servitori. Il professore di francese arrivaperfino a baciare la mano alla signora Geltrude tutte le mattinequando le dà il buongiorno e tutte le sere quando le dàla buona sera; e il professore di matematiche dice sempre al signorStanislao quando va via: - Servo suosignor direttore!


Noicollegiali siamo ventisei in tutti: otto grandidodici mezzani esei piccoli. Io sono il più piccino di tutti. Sidorme in tre camerateuna accanto all'altrasi mangia tutti in ungran salonedue pasti al giorno e la mattina il caffè elatte col pane inzuppatoma senza burro e sempre con poco zucchero.


Ilprimo giorno a desinare vedendo venir la minestra di riso esclamai: -Meno male! Il riso mi piace moltissimo...


Unragazzo di quelli grandi che sta di posto accanto a me (perchéa tavola ci mettono sempre alternatiuno più piccino e unopiù grande) e che si chiama Tito Barozzo ed ènapoletanodètte in una gran risata e disse:


-Tra una settimana non dirai più così!


Ioallora non capii nientema ora ho compreso benissimo ilsignificato di quelle parole.


Sonosette giorni che sono qui emeno l'altro ieri che era venerdìsi è sempre mangiato la minestra di riso due volte algiorno...


Miè venuta così a noia che l'idea di una minestra dicapelliniche prima mi era così antipaticaora mi mandatutto in solluchero!...


Ohmamma miacara mammina che mi facevi fare spesso da Caterina glispaghetti con l'acciugata che mi piacciono tantochi sa cometi dispiacerebbe se tu sapessi che il tuo Giannino incollegio è obbligato a mangiare dodici minestre di riso inuna settimana!


PrimoFebbraio.


E'appena giorno e io che mi sono svegliato presto ne profitto percontinuare a registrare le mie memorie nel mio caro giornalinomentre i miei cinque compagni dormono della grossa.


Inquesti due giorni passati ho due fatti notevoli da narrare: unacondanna alla prigione e la scoperta della ricetta per fareuna eccellente minestra di magro.


Ieril'altro dunquecioè il 30 Gennaiodopo colazionementrestavo chiacchierando con Tito Barozzoun altro collegiale grandeun certo Carlo Pezzigli si accostò e gli disse sottovoce:


-Nello stanzino ci son le nuvole...


-Ho capito! - rispose il Barozzo strizzando un occhio.


Epoco dopo mi disse: - Addio Stoppanivo a studiare - e se n'andòdalla parte dove era andato il Pezzi.


Ioche avevo capito che quella d'andare a studiare era una scusa bella ebuona e che invece il Barozzo era andato nello stanzino accennatoprima dal Pezzifui preso da una grande curiosità esenzaparerelo seguii pensando:


-Voglio vedere le nuvole anch'io.


Earrivato a una porticina dove avevo visto sparire il mio compagno ditavolala spinsi e... capii ogni cosa.


Inuna piccola stanzetta che serviva per pulire e assettare i lumi apetrolio (ve n'erano due file da una partee in un angolo unagran cassetta di zinco piena di petrolio e cenci e spazzolini su unapanca) stavano quattro collegiali grandi chenel vedermisirimescolarono tuttie unoun certo Mario Michelozzicercavadi nascondere qualcosa...


Mac'era poco da nascondereperché le nuvole dicevanotutto: la stanza era piena di fumo e il fumo si sentiva subito cheera di sigarotoscano.


-Perché sei venuto qui? - disse il Pezzi con aria minacciosa.


-Oh bella! Son venuto a fumare anch'io.


-Nono! - saltò a dire il Barozzo - Egli non èavvezzo... gli farebbe malee così tutto sarebbe scoperto.


-Va bene: allora starò a veder fumare.


-Bada bene però - disse un certo Maurizio Del Ponte - Guaise...


-Ioper tua regola - lo interruppi con alterezzaavendo capito quelche voleva dire - la spia non l'ho mai fatta e spero bene!


Allorail Michelozzi che era rimasto sempre prudentemente con le manidietrotirò fuori un sigaro toscano ancora accesoselo cacciò avidamente tra le labbratirò due o treboccate e lo passò al Pezzi che fece lo stesso passandolopoi al Barozzo che ripeté la medesima funzione passandolo alDel Ponte chedopo le tre boccate di regolalo rese alMichelozzi... e così si ripeté il passaggio parecchievolte finché il sigaro fu ridotto a una misera cicca e lastanza era così piena di fumo che ci si asfissiava...


-Apri il finestrino! - disse il Pezzi al Michelozzi. E questi si eramosso per eseguire il saggio consiglio quando il Del Ponte esclamò:


-Calpurnio!


Esi precipitò fuori della stanza seguito dagli altri tre.


Iosorpreso da quella parola ignorataindugiai un po' nellaistintiva ricerca del suo misterioso significato. Purcomprendendo ch'era un segnale di pericoloe quando a brevissimadistanza dagli altri feci per uscir dalla porticinami trovai afaccia a faccia col signor Stanislao in persona che mi afferròper il petto con la destra e mi ricacciò indietro esclamando:


-Che cosa succede qua? -


Manon ebbe bisogno di nessuna risposta; appena dentro la stanzacomprese perfettamente quel che era successo e con due occhida spiritatomentre gli tremavano i baffi scompigliati dall'iratonò:


-Ahsi fuma! Si fumae dove si fuma? Nella stanza del petrolioarischio di far saltar l'istituto! Sangue d'un drago! E chi hafumato? Hai fumato tu? Fa' sentire il fiato... march! -


Esi chinò giù mettendomi il viso contro il viso in modoche i suoi baffoni grigi mi facevano il pizzicorino nellegote. Io eseguii l'ordine facendogli un gran sospiro sul nasoed egli si rialzò dicendo:


-Tu no... difatti sei troppo piccolo. Hanno fumato i grandi... quelliche sono scappati da qui quando io imboccavo il corridoio. Echi erano? Svelto... march!


-Io non lo so.


-Non lo sai? Come! Ma se erano qui con te!


-Sìerano con me... ma io non li ho visti... Sacon questofumo!... -


Aqueste parole i baffi del signor Stanislao incominciarono a ballareuna ridda infernale.


-Ah! Sangue di un drago! Tu ardisci rispondere così alDirettore? In prigione! In prigione! March!


Eafferratomi per un braccio mi portò viachiamò unbidello e gli disse:


-In prigione fino a nuov'ordine! -


33.


Laprigione è una stanzetta su per giù comequella dei lumi a petrolioma più alta della metàec'è una finestra lassù per ariacon due barre diferro incrociate che le dà proprio l'aspetto triste di unaprigione.


Fuiserrato lì dentro a catenaccioe vi rimasi solo con imiei pensieri finché non venne a farmi visita la signoraGeltrude la quale mi fece una lunga predica sul pericolodell'incendio che avrebbe potuto succedere se il fuoco delsigaro si fosse appiccato al petrolioe seguitò adeclamare per un bel pezzo per finire poicon voce pateticaascongiurarmi di dire a lei la veritàassicurandomi che nonera per dare delle punizioni ai colpevolima per prenderedelleprecauzioni nell'interesse di tutti...


Ionaturalmente seguitai a dire che non sapevo niente e che non avreidetto niente maianche se mi avessero tenuto in prigione peruna settimanache dopo tutto era meglio stare a pane e acqua cheessere obbligati a mangiar la minestra di riso due volte al giorno...


Ladirettrice se ne andò tutta invelenita dicendomi convoce drammatica:


-Vuoi essere trattato con tutto il rigore? Tal sia di te! -


Rimastosolo daccapomi sdraiai sul lettuccio che era in un canto dellaprigione e non tardai ad addormentarmi perché era giàtardi e io ero stanco da tante emozioni.


Lamattina dopocioè iermattinami svegliai di lietissimoumore.


Ilmio pensieroconsiderando i miei casi corse ai tempi dellecospirazioniquando i patriotti italiani marcivano nelleprigioni piuttosto che dire i nomi dei congiurati ai tedeschiemi sentivo pieno d'allegriae avrei voluto magari che laprigione fosse stata più stretta e magari anche umidae conqualche topo.


Peròin mancanza di topic'era qualche ragnoe io mi misi in testa diammaestrarne unocome Silvio Pellicoe mi misi all'opera contutto l'impegnoma dovetti smettere. Non so se dipenda perchéi ragni d'allora fossero più intelligenti di quelli d'ora operché i ragni di collegio siano più zucconi deglialtrima il fatto è che quel maledetto ragno faceva tuttoil contrario di quel che gli dicevo di faree mi fece tantoarrabbiare che da ultimo lo schiacciai con un piede.


Allorami venne in mente chese avessi potuto chiamare dalla finestraqualche passerottosarebbe stato molto più facile diammaestrarloma la finestra era così alta!...


Nonso che cosa avrei dato per potere arrampicarmi su quellafinestrina; e a furia di pensarci mi era venuto come una frenesiae non potevo più star fermoné mi riusciva dilevarmi dal cervello quell'idea...


Cominciaidal trascinare il lettuccio sotto la finestra per diminuirne ladistanzapoi presi un pezzo di corda che avevo in tascalevai lacinghia dei calzoni e l'aggiunsi a quella... Ma con tutt'e duesi arrivava appena alla metà dell'altezza cui era postala finestra. Allora mi cavai la camiciala strappai a strisciecheattorcigliai a uso fune e che aggiunsi alla corda che avevo già;ne venne una corda assai lunga che lanciai mirando alla finestra.Ora ci arrivavama occorreva una lunghezza maggiore per farneritornar giù una parte dopo averla fatta passare sulla sbarrache era nel mezzo alla finestra. Mi cavai anche le mutande dellequali feci altre striscie che aggiunsi alle altre. Cosìottenni una corda sufficiente a tentare la scalata che mi eroprefisso di dare alla finestra.


Daun capo di essa attaccai una scarpa; e incominciai i miei eserciziidi tiro a segno lanciando con la destra la scarpa contro la barradi ferro e tenendo nella sinistra l'altro capo della corda.


Quantivani tentativi! Non avevo orologio per calcolare quanto tempooccupassi in questo lavoroma potevo giudicarne la durata dalsudore che mi bagnava tutto per la fatica.


Finalmentemi riuscì di fare in modo che la scarpa lanciata al disopradella sbarra girasse al di sottoritornando dentro la stanza; edopopiano pianoa forza di piccole e prudenti scosse date con laparte di corda che avevo in mano mi riuscì di far calare giùl'altro capo tanto da arrivare ad acchiapparlo.


Chefelicità! Su quella doppia corda mi arrampicai su su finoalla finestradove mi riuscì di accoccolarmi alla meglioe salutai il cielo che mai mi era parso così limpido e cosìbello come in quel momento.


Maoltre alla bellezza del cielo che scorgevo al disopra di me micommosse l'animo un grato odorino di soffritto che veniva daldi sotto... La finestrinainfattidava sul cortiletto dellacucina in un angolo del quale era una enorme caldaia piena d'acquabollente. Allora mi ricordai che era venerdìil giornosacro alla famosa minestra di magro che in mezzo a tutte leminestre di riso della settimana veniva ad allietare i nostristomachia quella eccellenteminestra di magro cosìsaporita e che pareva riunire in sé le fragranze piùcare all'umano palato...


Misentivo venir l'acquolina in bocca e una grande malinconia miscendeva giù nella desolata solitudine delle mie poverebudella... Fortunatamente questo atroce supplizio duròpocoperché ogni desiderio mi sparì come perincanto dallo stomaco appena scoprii la ricetta con la qualeil cuoco del collegio faceva la sua ottima minestra di magro.


Standoappollaiato sulla finestra avevo visto più volte andaree venire lo sguatteroun ragazzettaccio che da quel che capii erastato preso da poco perché sentivo il cuoco che gli dicevacontinuamente: Fa' cosìfa' cosàpiglia quipiglialà - e gli insegnava tutto quel che aveva a fare e dovestavano gli utensili e come dovevano essere adoperati...


-Tutti i piatti sudici di ieri- gli domandò a un certopunto il cuoco- dove gli hai messi?


-Lassù su quell'asse come mi diceste voi.


-Benone. Ora rigovernali nella solita caldaia dove hai rigovernatoieri e ier l'altroché l'acqua calda dev'essere al puntogiusto... E poi risciacquali come le altre volte nell'acqua pulita.


Losguattero portò tutti i piatti sudici nel cortiletto e a due adue li fece scivolare dentro il caldaione dell'acqua calda. Poisimise a tirarli sua uno per voltasciaguattandoli estrisciandovi sopra l'indice della destra steso per levarvi benel'unto...


Quand'ebbetirato su l'ultimo piattolo sguattero esclamò immergendo lamano nella caldaia:


-Che brodo! Si taglia col coltello!...


-Benone! - disse il cuoco comparendo sull'uscio della cucina. Gli ècome deve essere per la minestra d'oggi.


Losguattero sgranò tanto d'occhiproprio come feci io lassùsul mio osservatorio.


-Come! La minestra d'oggi?


-Sicuro! - spiegò il cuocoaccostandosi al caldaione. -Questo è il brodo per la minestra di magro alla casalinga delvenerdì che piace tanto a tutte queste carogne di ragazzi.Capirai! Qui ci son tutti i sapori...


-Sfido io! Ci ho rigovernato i piatti due giorni di seguito...


-E prima che tu venissi c'erano stati rigovernati i piatti d'altridue giorni... Insommaper tu' regolain questa caldaia si cominciaa rigovernar la domenica e si dura fino al giovedìsempre nella medesim'acqua; e capirai bene che quando si arriva alvenerdì l'acqua non è più acquama è unbrodo da leccarsi i baffi...


-Vo' direte bene- disse lo sguattero sputando - ma io i baffi nonme li voglio leccare un accidente...


-Grullaccio! - ribatté il cuoco - Ti par'egli che noi simangi di questa roba? Il personale di cucina mangia la minestraspeciale che si fa per il direttore e per la direttrice...


-Ah! - fece lo sguatterotirando un gran respiro di sollievo.


-Oravia: portiamo la caldaia sul fuocoché c'è giàil pane bell'e affettato e il soffritto è pronto. E tu imparail mestieree mosca! Il personale di cucinaquesto te l'ho giàspiegatonon deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che sifa intorno ai fornelli. Hai capito? -


Euno da una parte uno dall'altraafferrarono la caldaia e l'alzarondi peso; ma allo sguattero nel chinarsi cadde ilberrettaccio tutt'untoche aveva in testanella caldaia ed eglifermatosi dette in una grande risata e ritiratolo su strizzandovelodentro esclamò:


-Guà! Ora gli è anche più saporito di prima! -


Aquesto punto non ne potetti più dallo schifo e dall'ira; ecavatomi la scarpa rimastami in piedi la tirai giù conforza nella caldaia urlando:


-Porci! Allora metteteci anche questa!... -


Ilcuoco e lo sguattero si voltarono in sucome due spiritatie mipar di vedere anche ora quei quattro occhi dilatatifissi su mein una comica espressione di maraviglia e di sgomento.


Iointanto seguitavo a lanciar loro tutti i titoli che simeritavanofinché essiriavutisi finalmente dallosbalordimentosi precipitarono dentro la cucina.


Pochiminuti dopo la piccola porta della mia prigione si apriva e vientrava di profilo - ché altrimenti non ci sarebbe potutapassare - la signora Geltrude declamando:


-Ah disgraziato! Uhche vedo!... A rischio di cader giùe sfracellarsi!... In nome di DioStoppaniche cosa fate costassù?


-Eh! - risposi - sto a veder preparare la minestra di magro allacasalinga...


-Ma che dici? Sei impazzato?


Inquel momento entrò un bidello con una scala.


-Appoggiatela lìe fate scendere quello sciagurato! imposecon aria drammatica la signora Geltrude.


-Nonon scendo! - risposi aggrappandomi alla sbarra di ferro. Sedevo rimanere in prigione voglio starmene quassù perchéc'è più aria... e poi si impara come si cucinano iragazzi in un collegio!... - Scendivia! Non capisci che erovenuta appunto per farti uscire dalla prigione? Purchés'intendetu prometta di essere buono e ubbidienteché senofigliuolo mioè un affar serio!...


Ioguardai la direttrice sorpreso.


-Perché questa improvvisa liberazione? - pensavo fra me -.Eppure non ho rivelato i nomi dei ragazzi che fumavano nellostanzino del petrolio... Dunque? Ah! Ho capito! Ora cercan dipigliarmi con le buone maniere perché non racconti ai mieicompagni la scoperta della ricetta per la zuppa di magro allacasalinga...


Inogni modo non c'era più ragione di rimanere appollaiatosulla finestrina e discesi.


Appenaebbi toccato terra la signora Geltrude ordinò al bidellodi riportar via la scala e poipresomi per un bracciomi disse contono imperioso:


-Di' su: che volevi dire della minestra di magro che si fa incollegio?


-Volevo dire che io non intendo di mangiarla più mai.Guardi! Mi assoggetto piuttosto a mangiar quella di riso anche ilvenerdì... a meno che non mi dia la minestra speciale chefanno per lei e per il signor direttore...


-Ma che dici? Io non t'intendo... Dimmi tutta la verità...tuttacapisci? -


Allorale raccontai semplicemente tutto quello che avevo visto esentito dalla finestrina della mia prigione; e con mia grandesorpresa la signora Geltrudemolto impressionata del mio raccontoesclamò:


-La cosa che diciragazzo mioè molto seria... Bada bene! Sitratta di far perdere il pane a due persone: al cuoco e allosguattero... Pensaci: hai detto proprio la verità?


-L'ho detta e la sostengo.


-Allora vieni a far rapporto dal signor direttore! -


Difattimi condusse nell'ufficio di direzione dovedietro a unascrivania piena di libristava il signor Stanislao.


-Lo Stoppani - gli disse la signora Geltrude - ha un rapporto moltograve da fare contro il personale di cucina. Viaracconta!


Eio raccontai da capo la scena alla quale avevo assistito.


34.


Passavodi sorpresa in sorpresa. Anche il direttore mi apparveindignato del racconto fatto. Chiamò il bidello e ordinò:


-Fate venir qui il cuoco e lo sguattero. March!


Pocodopoeccoli tutti e due; e io daccapo a ripetere il racconto per laterza volta... Ma la mia maraviglia giunse al colmo quandoinvecedi rimanere confusicom'io mi aspettavosotto il peso dellemie rivelazioniessi dèttero in una grande risatae ilcuocopresa la paroladisse indirizzandosi al signor Stanislao:


-La mi scusisignor direttorema le par possibile che si facciatutto questo? Deve sapere che io ho per abitudine di far semprela burlettae ora specialmente che ho per le mani questo sguatteroche è nuovo del mestieremi diverto un mondo a darglienead intenderedelle cotte e delle crude... Quello che ha raccontato ilsignorino è sacrosantamente vero: soltantocome le hodettosi trattava di parole dette per ischerzo...


-Va bene - disse il direttore - Ma il mio dovere mi impone diprocedere immediatamente a un'ispezione in cucina.Precedetemi... March! E voiStoppaniattendetemi qui...


Euscì impettitocon passo militare.


Quandoritornò poco dopo mi disse sorridendo:


-Tu hai fatto bene a riferirmi quel che avevi visto... Mafortunatamente la cosa sta come aveva raccontato il nostro cuoco...e puoi mangiar tranquillo la tua brava scodella di minestraalla casalinga. Cerca di esser buono... Va'!


Emi dette un colpetto di mano su una guancia.


Iome ne andai tutto contento e persuaso in mezzo ai miei compagniche giusto in quel momento uscivano di classe.


Pocodopo andammo tutti a pranzoe il Barozzo che come dissi giàè di posto accanto a memi strinse forte la mano sotto latovaglia e mi disse sottovoce:


-Bravo Stoppani! sei stato forte... Grazie!


Quandovenne in tavola la minestra di magro alla casalinga il mio primomovimento fu di repulsione. Ma le parole del cuoco mi avevanopersuaso... E poi avevo molta fame... E poiappena assaggiatadovetti riconoscere che quella minestra era proprio buona emi pareva impossibile che una cosa così prelibata potesseesser preparata in un modo così ripugnante.


Avreivoluto raccontare al Barozzo tutta la scena che si era svolta nelcortiletto della cucina e poi nell'ufficio di direzione... Ma lasignora Geltrudeche quando si mangia gira sempre intornoalla tavolanon mi levava gli occhi di dossoe mi accorsi che mivigilava in modo specialeproprio per vedere se mangiavo laminestra e se raccontavo l'avventura della mattinata ai mieicompagni di tavola. Anche dopodurante l'ora di ricreazione lasignora Geltrude continuò la sua sorveglianza speciale; laquale non impedì che il Pezziil Del Ponte e il Michelozzi mifacessero una gran festadichiarandomi che benché io siapiccinodopo quel fatto d'aver sostenuto la prigione piùtosto che far la spiami consideravano un amico grande come loro emi avrebbero ammesso nella loro società segreta che si chiama:"Uno per tutti e tutti per uno".


Lasorveglianza speciale è durata fino a ieri sera; ma a cena miparve che il mio contegno avesse finalmente persuaso la direttriceche mi ero dimenticato di tutto.


Cosìpotei narrar tutto per filo e per segno al Barozzoil qualeprese la cosa molto sul serio e dopo aver pensato un po' disse:


-Vorrei sbagliare... Ma per me l'interrogatorio del cuoco e dellosguattero è tutta una commedia.


-Come!


-Sicuro. Prendiamo a considerare la faccenda dal momento in cui ilcuocoaccortosi che tu avevi assistito alla preparazionedella minestra di magro alla casalingaè corso ad avvertireil direttore o la direttrice. Qual'era il consiglio che dovevanoseguire nel loro interesse? Quello di rabbonirti e dicancellare dalla tua mente lo spettacolo che avevi visto. Essidunque hanno detto al cuoco e allo sguattero: "Quando saretechiamati dite che è stata una burletta!". Ed ecco chela direttrice viene ad aprirti la prigionefinge discandalizzarsi al tuo racconto e ti conduce dal direttore ilquale finge di fare un tremendo processo al cuoco e allo sguatteroi quali fingono di avere scherzato... e tupersuaso di tutto questomangi e gusticome al solitola tua brava minestra di magro allacasalinga e... e tutto sarebbe andato bene per loro se tu non avessiraccontato la cosa al tuo amico Barozzo che ha piùesperienza di te e che riferirà la cosa alla società...


-Per questa cosain tempo di ricreazione faremo un'adunanza edecideremo. Non mi par vero che arrivi quell'ora! ...


Maè già sonata la sveglia e bisogna che mi affretti anascondertigiornalino mio!


L'adunanzadella Società segreta "Tutti per uno e uno per tutti"è andata benissimo.


Cisiamo riuniti tutti in un angolo del cortile; questo disegno che hofatto qui staseraprima di addormentarmirappresenta il momentopiù solenne della discussionecon Tito Barozzo chepresiedeva alla mia sinistrae accanto a lui Mario Michelozzialla mia destra Carlo Pezzi etra questi e il MichelozziMaurizioDel Ponte.


Primadi tutto c'è stato un voto di plauso per meperchéquel giorno in cui i soci si erano riuniti a fumare nello stanzinodel petroliopiuttosto che far la spia mi ero fatto condannare inprigione. Poi un altro voto di plauso per avere scopertol'affare della minestra di magro... Insomma sono stato trattato comeun eroe e tutti mi hanno dimostrato una grande ammirazione.


Dopoaver discusso ben bene ci siamo trovati d'accordo su questopunto: che per accertarsi se la minestra del venerdì èfatta con la rigovernatura dei piatti serviti ai pasti degli altrigiorni bisognaincominciando da domani dopo mangiato mettere nelpiatto qualche cosa che dia un colore all'acqua nellaquale i piatti saranno rigovernati...


-Ci vorrebbe dell'anilina! - ha detto il Del Ponte.


-Ci penso io a procurarla! - ha aggiunto Carlo Pezzi - ne ho vistanel gabinetto di chimica.


-Benissimo. Domani allora principieremo la prova.


Eci siamo separati dandoci la mano; quello che la stendeva diceva:


-"Tutti per uno!".


El'altrostringendo la manorispondeva:


-"Uno per tutti!".


Sonomolto contento di essere entrato in questa societàmaero incertocaro giornalino miodi scriverne nelle tue pagineavendo giurato di non confidare il segreto a nessuno... Peròho pensato che a te potevo confidar tutto perché mi seifedele e poi io ti custodisco benechiuso a chiave nella miavaligetta.


Aproposito; la mia valigia è riposta con la mia biancheriain un piccolo armadietto scavato nel vano della parete a capo dellettoal disopra del comodino.


Tuttii collegiali hanno un armadietto similechiuso da uno sportellobigio.


L'altraseradunquementre gli altri dormivanoper riporre nellavaligia il giornalino mi ficcai addirittura dentro il mio armadinoe sentii dentro delle voci.


Rimasiin ascolto pieno di curiosità. Non mi ero sbagliato: levoci erano al di là del muro in fondo all'armadietto... e miparve perfino di riconoscere la voce della signora Geltrude.


Dev'essereuna parete sottilissima.


2Febbraio.


Siè incominciato la prova.


Primadi mezzogiorno Carlo Pezzi aveva già distribuito a ciascunodi noi un involtino nel quale sono dei granellini minutissimi comequelli della rena.


Perl'appunto oggiessendo domenicaabbiamo avuto una pietanza dipiùe cioè il pesce con la maionesee cosìnoi altri soci della società segreta abbiamo messo ungranellino nel piatto che aveva servito per il pescee un altronel piatto dei muscoletti in umido (anche questa dei muscolettiin umido è una pietanza che ritorna spesso in tavolacomela minestra di riso) e così abbiamo rimandato in cucina duegranellini d'anilina a testacioè dieci in tutto. Stasera acena poiessendoci una pietanza di stracotto abbiamo messo neipiatti sudici un altro granellinosicché nella giornatasono quindici granellini che sono andati in cucina nel famosocaldaione... - Capirai - mi ha detto il Barozzo - anche se diqui a giovedì ne mettiamo un altro solo al giorno (perchébisogna mettere il granellino soltanto nei piatti dove si èmangiato una pietanza in umido) sono altri venticinquegranellini e cioè quaranta in tuttitanti quanti bastano percolorire di rosso il brodo della minestra di venerdì...ammesso che l'inchiesta del signor Stanislao sia statacome séguitoacredereuna burletta.


-Sicché avremo la minestra col brodo rosso?


-Eh no! Molto probabilmente in settimana lo sguattero non siaccorgerà affatto del colore che aumenteràgradatamentegiorno per giorno; e se n'avvedrà solo ilcuoco il venerdì mattina quando si disporrà amanipolare la sua famosa minestra alla casalinga.


-Ma allora farà un'altra minestra!


-Sicuro: edovendo rimediare alla sveltafarà unaminestra di riso... Ebbene: se venerdì non ci saràla tradizionale minestra di magro alla casalingavorràdire... che questa era proprio fatta col brodo della rigovernaturae allora noi insorgeremo! -


Cheingegno ha il Barozzo! Egli prevede tutto e sa rispondere a tuttosempre...


Oragiornalino mioti rimetto a posto e... E poi lo sai che cosa fo? Hoqui uno scalpello che ho preso oggi nell'ora di ricreazione giùnel cortilementre il muratore che viene da qualche giorno afar dei lavori era uscito... E con questo scalpello voglioincominciare piano piano a fare un buco nella parete in fondoall'armadino per vedere di dove vengono le voci che sentii l'altrasera.


Imiei compagni dormono: ora spengo il lume e mi ficco dentrol'armadietto a lavorare...


3Febbraio.


Oggidopo desinare durante una riunione della nostra societàsegreta abbiamotra altre coseparlato anche della continuitàdi questa stomachevole minestra di risoe ci siamo tutti trovatid'accordo nel pensare che sarebbe davvero ora di finirla.


MarioMichelozzi ha detto:


-Io ho un'idea. Se mi riesce di procurarmi i mezzi per metterla inesecuzione ve la comunicherò e domanderò l'aiutodel nostro bravo Stoppani. -


Perme è un piacere di sentirmi così stimato dai ragazzipiù grandie di godere tutta la loro fiduciamentre glialtri ragazzetti della mia classe non son considerati nulla e non liguardano neppure.


Peròc'è un mio compagno che ha l'età mia e si chiama GiginoBalestriil quale è un bravo figliolo e siamodiventati amici. Questo meriterebbe di entrare nella societàsegreta perché mi pare fedele e sicuro... Ma prima voglioaccertarmi meglio perché mi dispiacerebbe troppo di farmicanzonare presentando un traditore.


Miè venuta una lettera della mamma la quale mi dice tante bellecose e mi ha consolato un poco nella vita di collegio che èuna vitaccia impossibilesia per la mancanza di libertàsia perché si mangia molto malee più di tuttoperché siamo lontani dalle nostre famiglie eper quantodicano di tener le veci dei nostri genitoriil signor Stanislao ela signora Geltrude non arriveranno mai a farci dimenticareil babbo e la mamma.


35.


4Febbraio.


Grandenovità!


Stanottedopo un lungo e paziente lavorodovendo fare in modo di non farrumore per non svegliare i compagni del dormitorioson riuscitofinalmente a fare un buco nella parete in fondo all'armadietto cheè nel vano del muro a capo del mio lettino.


Subitoè apparso un chiaroreuna luce opaca che venivadall'altra partema riparata da qualche cosa che era frapposta aldi là della parete.


Spingendolo scalpello fuori del buco sentii che l'ostacolo era cedevoleedopo averne studiata per un pezzo la naturami convinsi chedoveva essere un quadro attaccato nella parete che avevo forata. Mase la tela mi vietava la vista non mi impediva l'udito; e iosentivosebbene non riuscendo ad afferrar le parolela vocedel signor Stanislao e della signora Geltrude che parlavano tra diloro. Mi giunse solo distintamente questa frase pronunziata convivacità dalla direttrice:


-Tu sarai sempre un imbecille! Queste carognette mangianoanchetroppo bene! Intanto ho fatto un contratto col fattore delmarchese Rabbi per trenta quintali di patate... -


Conchi parlava la signora Geltrude? L'altra voce che io sentivo eracertamente quella di suo maritoma è impossibile cheil signor Stanislaocon quella sua aria rigida di vecchio militarepermettesse alla signora Geltrude di trattarlo a quel modo...


L'argomentodelle patate mi ha fatto pensare che vi fosse presente anche ilcuoco e che il dialogo corresse con lui.


TitoBarozzo al quale ho raccontato la cosa mi ha risposto:


-Chi sa! In ogni modo questa è una faccenda secondaria. Laquestione principale è che si presentano dinanzi al nostroimmediato avvenire di infelici collegiali trenta quintali di patatecioè trenta volte cento chilogrammiovverosia tremilachilogrammi che è quanto dire centoquindici chilogrammiper ogni stomacodovendosi certo escludere dal conto gli stomachidirettoriali e del personale di cucinaper i quali è fattoun trattamento diverso!... -


Oggidurante l'ora di ricreazione si è riunita la Societàsegretae io ho raccontato l'affare del foro nell'armadiettoetutti hanno applaudito dicendo che quel posto d'osservazione eraimportantissimo e poteva essere di molta utilità pertuttima che bisognava prima accertarsi che stanza fosse quelladalla quale venivano le voci del direttore e della direttrice.


Diquesto si è preso l'incarico Carlo Pezzi che ha uno zioingegnere e che sa come si fa a sviluppare le piante delle case.


5Febbraio.


Stamanimentre attraversavo il corridoio che conduce alla scuola didisegnoMario Michelozzi mi si è avvicinato mormorando:


-"Uno per tutti!"- "Tutti per uno!" - ho risposto.


-Vai nello stanzino del petrolio che è aperto. Dietro laporta troverai un bottiglione pieno di petroliocoperto con unasciugamano: prendiloportalo nel tuo dormitorio e nascondilo sottoil tuo letto. Maurizio Del Ponte fa la guardia: se senti gridare:Calpurnio! lascia andare il bottiglione e scappa.


Ioho eseguito l'ordine e tutto è andato benissimo.


Oggidurante la ricreazioneCarlo Pezzi ha studiato molto perscoprire quale stanza è quella al di là del mioarmadino. Ma più che con la sua scienza d'ingegnere siè aiutato chiacchierando con i muratori che seguitano alavorare a certe riparazioni del collegio.


IlMichelozzi mi ha detto:


-Stasera tienti pronto: mentre tutti dormiranno noi ci occuperemo delriso... e rideremo!


6FebbraioE' vicina la svegliagiornalino mioe io ho moltifatti da registrare.


Primadi tutto una lieta notizia: i convittori del collegio Pierpaoli nonmangeranno più minestra di riso per un pezzo!


Ierseraquando tutti dormivanoio che stavo sull'attenti sentii nellaporta del dormitorio un lieve sgretolìo a piùripresecome quello di un tarlo. Era il segnale convenuto: ilMichelozzi raschiava la porta con l'unghia per avvertirmi diportar fuori il bottiglione pieno di petroliociò che io feciin un batter d'occhio.


Eglilo prese e porgendomi la mano mi sussurrò in un orecchio:


-Vieni dietro a me rasentando il muro... -


Chepalpiti nell'avventurarsi cosìnel buio dei corridoifermandosi in ascolto a ogni più lieve rumoretrattenendo ilrespiro...


Aun certo puntosboccando da un corridoio stretto strettola scenafu rischiarata da una finestra le cui imposte erano aperteeci fermammo dinanzi a una porticina nascosta nel muro.


-Il magazzino! - mormorò il Michelozzi - Prendi questachiave... E' quella del gabinetto di fisica e apre benissimo anchequesta porta... Fa' piano... -


Presila chiavela introdussi pian piano e la girai nella serraturaadagino adagino... La porticina si aprì ed entrammo.


Ilmagazzino era fiocamente illuminato dal chiarore che veniva da unfinestrino aperto sulla parete difaccia alla portain alto; ea quella luce incerta vedemmo da un lato una fila di balle apertecon della roba bianca...


Vimisi le mani; era il risoquell'odiato riso che nel collegioPierpaoli ci era servito a tutti i pastitutti i giornimenoil venerdì e la domenica...


-Aiutami! - mormorò il Michelozzi.


Loaiutai ad alzare il bottiglionee giù! innaffiammo benbene le balle col petrolio.


-Ecco fatto! - aggiunge il mio compagno posando il bottiglione interra e incamminandosi verso l'uscita. - E ora quella bellaprovvista di riso posson farsela fritta.


Ionon risposi. Avevo adocchiato un sacco di fichi secchi e me ne eroempite già le tasche e la bocca.


Dopoaver richiusa la porticina tornammo cautamente per la strada giàfatta e ci separammo dinanzi al mio dormitorio.


-Tutto è andato bene! - disse a bassa voce il Michelozzi - eabbiamo reso un grande servigio a tutti i nostri compagni. Ora vo ariportare la chiave del gabinetto di fisica al suo posto e poi aletto... "Uno per tutti!"- "Tutti per uno!"E cistringemmo la mano.


Iozitto zitto andai a letto; ma ero così commosso perquesta avventurosa spedizione notturna che non potevo prender sonno.


Allafine mi decisi a ripigliare il mio lavoro dentro l'armadietto; ilsegnale col quale il Michelozzi mi aveva prima annunziato lasua presenza mi aveva suggerito il modo di forare senza pericolo latela che rendeva inutile il mio osservatorio.


Maprima di accingermi a tal lavoro ho voluto allargare il finestrinoeadoperando con tutta la prudenza possibile lo scalpello nelleconnessiture dei quattro lati di un mattone riuscii aindebolirlo talmente che finì con lo staccarsi.


Oraavevo dinanzi a me un vero e proprio finestrino che potevo a miotalento richiudere e riaprirerimettendo o rilevando il mattonea seconda del bisogno.


Restavaa bucar la tela che vi era dinanzi. Un po' con l'unghie e un po'con lo scarpello mi misi a grattarla a riprese cadenzatepensando:


-Anche se di dentro sentono questo rumore crederanno che sia un tarloe io potrò seguitare il mio lavoro fino a che non abbiaraggiunto lo scopo. -


Difattiho seguitato a grattare finché non ho sentitotastando coldito sulla telaun forellino...


Manella stanza che era oggetto di tante faticose ricerche da parte diMaurizio Del Ponte v'era buio perfetto.


Alloranon essendovi per il momento altro da fareme ne ritornai a lettosoddisfatto del mio lavoro.


Inverità la mia coscienza non poteva rimproverarmi diessermi abbandonato all'ozio che è il padre dei vizii... e iomi addormentai placidamente pregustando già in sogno legrandi sorprese che mi riserba questo mio osservatorio che mi costatanti sudori e per il quale ho perduto tanti sonni...


Nonmi par vero d'arrivare a stasera!


Evvivaevviva!...


Oggia desinare si è finalmente cambiato minestra!... Abbiamoavuto una eccellente pappa col pomodoro alla quale le ventiseibocche dei convittori del Collegio Pierpaoli han rivolto conventisei sorrisi il più caldo e unanime saluto...


Noidella Società segreta ci si guardava ogni tanto con unsorriso diverso da tutti gli altri perché sapevamo ilmistero di questo improvviso cambiamento.


Chisa che tragedia era successa in cucina!...


Lasignora Geltrude girava attorno alla tavola con gli occhi iniettatidi sangue che pareva una belvavolgendo lo sguardo qua elà sospettosamente...


Perme e per Mario Michelozzi è stata una grande soddisfazionequella d'aver fatto cambiar regime ai nostri pastie ripensandoalla nostra audace spedizione di stanotteai pericoli affrontati contanto sangue freddomi par d'essere uno degli eroi di quelleimprese gloriose che si trovano in tutte le storie di tutti i popolie che a farle devono essere state molto divertenti per chi le hafattequanto sono noiose a leggerle per i poveri scolari che devonopoi impararle a mente con tutte le date...


Ealla fin dei conti non si tratta forsesia pure in un campo piùristrettodelle medesime cause e dei medesimi fatti nei quali chiha più core e più coraggio si sacrifica per il benecomune?


Anchenelle storie delle nazioni ci sono i popoli che ogni tanto sistancano d'aver sempre minestra di risoe allora avvengonole congiurei complottie saltan fuori i Michelozzi e gli Stoppaniche affrontano i pericoli finchéper la loro abnegazionenon si passa alla pappa col pomodoro...


Chefa se il popolo ignora chi è stato che ha fatto cambiarminestra? A noi ci basta la coscienza d'aver fatto quel che abbiamofatto per la felicità di tutti.


Perògli altri soci della nostra Società segreta ci han fattomolta festaa me e al Michelozziper la riuscita dell'impresae Tito Barozzo stringendoci la mano ci ha detto:


-Bravi! Vi nomineremo i nostri petrolieri d'onore!...


IntantoMaurizio Del Ponte ci ha fatto una comunicazione moltoimportante.


-Ho visto la stanza sulla quale il nostro bravo Stoppani ha aperto ilsuo finestrino che ci sarà di una utilitàincalcolabile. Ho potuto penetrarvi perché in questi giorni imuratori stanno rifacendovi un pezzo d'impiantito. E' la salaparticolare della direzionequella dove il signor Stanislao e lasignora Geltrude ricevono le persone più intime e di riguardo.Questa stanza a destra comunica con l'ufficio di direzione e asinistra con la camera da letto dei coniugi direttori. In quantoal quadro che impedisce al nostro Stoppani di spingere lo sguardo suquesta importante piazza nemicaè il grande ritratto aolio del professor Pierpaolo Pierpaolibenemerito fondatore diquesto collegiozio della signora Geltrude alla quale passòin eredità... Benissimo!


Staserami godrò dunque lo spettacolo nella sala riservata diPierpaolo Pierpaoli buonanimadal mio palchetto su all'ultimoordine stando comodamente sdraiato nel mio armadietto.


-Come vorremmo essere al tuo posto! - mi hanno detto i compagni dellaSocietà "Uno per tutti e tutti per uno".


36.


7Febbraio.


Ierseraappena i miei piccoli compagni si furono addormentati saltai su nelmio armadietto richiudendo lo sportello per di dentro e levato ilmattone aprii il mio finestrinovi ficcai la testa e appiccicail'occhio al piccolo foro fatto ieri notte nella tela in cuiè effigiato il compianto professor Pierpaolo Pierpaoliche ebbe l'infelicissima idea di fondare questo odioso collegio.


Daprincipio tutto era buio; ma poco dopo la scena si rischiaròa un tratto e vidi comparire giù dalla porta a sinistra lasignora Geltrude impugnando un doppiere con le candele acceseseguita dal signor Stanislao che diceva con accento di preghiera:


-Ma cara Geltrudeè certo che quest'affare del petrolio nelleballe del riso è inesplicabile...


Ladirettrice non rispose e seguitò lentamente a camminareverso la porta di destra.


-Possibile che si annidi tra i collegiali un tipo cosìaudace da compiere un fatto simile? In ogni modo farò ditutto per scoprirlo... -


Aquesto punto la signora Geltrude si fermòsi rivoltòverso il marito e con voce stridula gli disse:


-Voi non scoprirete niente. Perché voi siete un imbecille! -


Edentrò nella camera lasciando la sala del defuntoPierpaolo Pierpaoli nella più completa oscurità.


Lascena alla quale avevo assistito dal mio palchetto era statabrevissimama abbastanza interessante.


Senon altro essa mi aveva dimostrato che l'altra notte la direttriceparlando delle patate non si era rivolta al cuoco come mi avevafatto supporre la grande libertà di linguaggio adoperatomaaveva parlato col direttore...


Lasignora Geltrude quando diceva: "imbecille!" si rivolgevaproprio al suo marito in persona!...


Oggiè una grande giornata; è venerdìe noidella Società segreta aspettiamo con ansia l'esito del nostrostratagemma per scoprire se la minestra di magro è fatta o nocon la rigovernatura dei piatti...


8Febbraio.


Ierisera avrei voluto scrivere in queste pagine l'ultima parte dellacronaca della giornatama mi premeva di vigilare il campo nemicodal mio osservatorio... E poi bisogna da ora in avanti adoperareuna grande prudenza perché siamo spiati da tutte le parti etremo solo al pensiero che mi possano trovare questo miogiornalino...


Fortunache la chiave della valigia nella quale lo tengo rinchiuso èassai complicata... E poi i sospetti sono contro i convittorigrandi e... E poi in fin dei contise fossi messo alle strettepotrei dir delle cose che farebbero smascellar dalle risa tuttiquanticome rido io in questo momento soffocando a stento l'ilaritàper non svegliare i miei compagni...


Ahgiornalino mioquante cose ho da scrivere!... E che cose!...


Maandiamo per ordinee cominciamo dal fatto maravigliosostrabiliante della minestra di magro di ieri.


Dunquea mezzogiorno in puntotutti i ventisei convittori delcollegio Pierpaoli eranocome al solitoseduti intorno allatavola del refettorio in attesa del pranzo... E qui mi ci vorrebbela penna del Salgari oppure di Alessandro Manzoni per descriverel'ansietà di tutti i compagni della nostra Societàsegretamentre si aspettava che portassero la minestra.


Aun tratto eccola!... I nostri colli si allunganoi nostri occhiseguono con grande curiosità le zuppiere... e appena laminestra incomincia a riempire le scodelle tutte le bocche siarrotondano in un lungo ooooh!... di meraviglia e un mormoriogenerale si leva nel quale son ripetute queste parole- L'èrossa!...


Lasignora Geltrudeche gira qua e là dietro le nostresediesi ferma ed esclama sorridendo:


-Si capisce! ci sono le barbe rossenon vedete? -


Ela minestra di magroinfattiquesta voltaè piena dipiccole fette di barbe rossetestimoni muti e terribiliperla nostra Società segretadella ingegnosa nequizia delcuoco...


-E ora che si fa? - dico piano al Barozzo.


-Ora si fa così! - mormora egli con gli occhi sfavillanti disdegno. E alzatosi in piedigirando lo sguardo intorno ai compagniesclama con la sua voce energica:


-Ragazzi! Nessuno mangi questa minestra rossa... Essa èavvelenata! A queste parole i collegiali lascian cadere il cucchiaiosulla tavola e fissano gli occhi in faccia a Barozzo esprimendo ilmassimo stupore. La direttriceil cui volto è diventatoanche più rosso della minestraaccorre e afferrato ilBarozzo per un braccio gli grida con la sua voce stridula:


-Che dici?


-Dico - ripiglia il Barozzo - che non sono le barbe che tingono dirosso la minestrama è l'anilina che ci ho messo io!


L'affermazionefatta con tanta precisione e tanta fermezza dal coraggiosopresidente della Società "Uno per tutti e tutti peruno"sconvolge addirittura la signora Geltrude che resta lìper qualche minuto confusasenza poter nulla rispondere; mainfine l'ira sua terribile esplode in questa frase piena di reconditeminacce:


-Tu! tu!... tu!... Ma sei pazzo?...


-Nonon son pazzo - ribatte il Barozzo - E ripeto che questaminestra è rossa in causa dell'anilina che vi ho messo iomentre avrebbe avuto tutte le ragioni di diventar rossa di vergognaper il modo col quale è fatta!...


Questabella frasedetta con quell'accento meridionale cosìsonoroha finito di sconvolgere la povera direttrice che non sapevafar altro che ripetere:


-Tu! Tu! Proprio tu!...


Einfinescostando la sua sediaha concluso in un sibilo:


-Va' giù in direzione! Bisogna che tutto sia spiegato!


Eha fatto un cenno al bidello che lo accompagnasse.


Questascena si è svolta così fulmineamente che iconvittorianche dopo l'uscita del Barozzo dal refettoriorimanevano lìringrullitisempre con gli occhi fissi sullasedia rimasta vuota.


Frattantola direttrice aveva dato ordine di portar via la minestra rossa edi recare in tavola l'altra pietanza che era baccalà lessosul quale i convitati si scagliarono così affamati che essooppose invano ai loro denti la sua durezza.


Ioinveceper quanto avessi non meno appetito degli altrispelluzzicai la mia porzione di baccalà con fareimpacciato. Mi sentivo nell'anima lo sguardo fissoacuto dellasignora Geltrude chefin dal primo momento in cui s'eraalzato da sedere il Barozzo gettando l'allarme contro la minestradi magronon mi aveva mai levato gli occhi da dosso.


Durantel'ora di ricreazione continuò la vigile sorveglianza delladirettrice e non potei parlare che di sfuggita col Michelozzi.


-Che si fa?


-Prudenza! Bisogna prima sentire il Barozzo.


Mail Barozzo non fu visto da nessuno in tutto il giorno.


Lasera ricomparve a cenae pareva un altro. Aveva gli occhi rossi einfossati e sfuggiva gli sguardi curiosi dei suoicompagnispecialmente di noi della Società segreta.


-Che è stato! - gli domandai piano.


-Zitto...


-Ma che hai?


-Se mi sei amico non parlarmi!


Ilsuo fare era imbarazzatola sua voce mal sicura.


Cheera dunque accaduto?


Eccola domanda che mi rivolgevo ieri senza trovarvi una risposta. Ierseraappena i miei piccoli compagni di dormitorio si furonoaddormentatimi ficcai dentro il mio armadiettosenza neppurpensare a scrivere in queste pagine i fatti della giornataperquanto fossero di grande importanza. Era per il momento assaipiù importante il vedere quel che accadeva nella sala deldefunto professor Pierpaolo Pierpaoli cercando di scoprire lebatterie nemiche.


Eper la veritàla mia aspettazione non fu punto delusa.


Appenadentro nel mio osservatorio sentii la voce della signoraGeltrude che diceva:


-Sei un perfetto imbecille! -


Capiisubito che parlava con suo marito; e difattiaccostato l'occhio alforellino fatto nel ritratto del compianto fondatore di questocollegioho visto giù nella sala i due coniugi direttoril'uno di fronte all'altrola direttrice con le mani sui fianchicol naso addirittura paonazzo e gli occhi sfavillantie ildirettore drittorigido in tutta la sua lunghezzanell'attitudinedi un generale che si prepari a sostenere un assalto.


-Sei un perfetto imbecille! - ripeteva la signora Geltrude - E sideve a tenaturalmentese abbiamo tra i piedi quelpezzente napoletano che finirà col rovinare l'istitutopropalando l'affare della minestra...


-CalmatiGeltrude - rispondeva il signor Stanislao - e cerca diconsiderare seriamente la cosa. Prima di tutto il Barozzo fuaccettatodi comune accordo a condizioni eccezionali per riguardo alsuo tutore che ci procurò altri tre convittori a rettaintera...


-D'accordo! Ehsfido! Non la finivi più con le tueragionacce stupide...


-ViaGeltrudecerca di moderarti e di ascoltarmi. Il Barozzovedrainon abuserà della scoperta fatta con la sua anilina.Tu sai che egli ignorava di esser tenuto qui a pattispeciali; e io profittando di questo e toccando la corda sensibiledella sua dignità gli ho fatto considerare con un discorsomolto efficace che egli era tenuto qui quasi per compassione e cheperciò avevalui più degli altriil dovere dimostrarsi grato e affezionato a noi e al nostro istituto. A questarivelazione il Barozzo è rimasto talmente turbato che nonha avuto più parola ed è diventato un pulcino. Dopola mia reprimenda ha balbettato: "Signor Stanislaomiperdoni... Capisco ora di non avere qui dentro nessun diritto... epuò esser sicuro che non avrò mai né unaparola né un atto contro il suo collegio... Glielo giuro".


-E tuimbecilleti fidi dei suoi giuramenti?


-Certamente. Il Barozzo ha un fondo di carattere serio ed èrimasto molto impressionato dal quadro che gli ho fatto delle suecondizioni di famiglia. Sono assolutamente sicuro che da parte suanon avremo nulla da temere...


-Non capisci nulla. E lo Stoppani? Lo Stoppani che è la causaprima dello scandalo! Lo Stoppani che è proprio quello che hamesso il campo a rumore per la minestra di magro?


-Lo Stoppani è meglio lasciarlo stare. Per lui è unaltro paio di maniche; egli è addirittura un bambino ele sue chiacchiere non possono nuocere alla buona famadell'istituto...


-Come! Non lo vuoi neppure punire?


-Ma no cara. Il punirlo lo irriterebbe maggiormente. E poi chi hamesso l'anilina nei piatti è il Barozzo: mi ha confessatoegli stesso di essere stato luilui solo...


Aquesto punto la signora Geltrude ebbe un tale accesso di bile checredetti le pigliasse lì per lì un accidente.


Alzòle braccia al cielo e si mise a declamare:


-Ah numi! Ah eterni Dei!... E tu fai il direttore di un collegio! Tucosì cretino da credere a quel che ti dice un ragazzacciocome il Barozzopretendi di stare alla testa di questo istituto? Matu sei da rinchiudere in un manicomio!... Tu sei un idiota come nonve ne sono mai stati nel mondo!...


IlDirettore sotto questa valanga di ingiurie reagìeabbassata la testa al livello della sua violenta consorte laguardò negli occhi esclamando:


-Ora poi basta!


Ea questo punto io vidigiornalino miola cosa piùstraordinariapiù lontana da ogni previsione e insiemepiù comica che si possa immaginare.


Lasignora Geltrudeallungando la destra sul capo del signorStanislaocome un artigliogli afferrò i capelli esclamando:


-Ah! Che vorresti fare? -


Ementre ella ringhiava queste parole io vidi con profondo stupore chela chioma corvina del direttore era rimasta nelle grinfiedella direttrice la quale agitava la parrucca in aria ripetendofuriosa:


-Ah! Vorresti anche minacciarmi! Tu! Me?...


Egittata via a un tratto la parrucca afferrò un battipanni digiunco ch'era su un tavolino e si mise a inseguire il signorStanislao cheavvilitocon la testa completamente nuda cercavagoffamente di sfuggire alle minacce coniugali girando attorno allatavola...


Lascena era così supremamente ridicola cheper quantisforzi facessinon potei trattenere completamente le risa em'uscì dalla bocca un mugolìo acuto.


Questomugolìo fu la salvezza del signor Stanislao.


37.


Idue coniugi si voltarono in su stupiti verso il ritratto; elasignora Geltrude passando dalla irritazione a una vaga pauramormorò: - Ah! La buonanima dello zio Pierpaolo!...


Edio prudentemente mi ritirai lasciando i due coniugi pacificati a untratto da un comune sentimento di timorea fantasticare intornoal mugolìo del compianto fondatore di questo malauguratocollegio.


8Febbraio.


Stamanifra i componenti la società "Uno per tuttitutti peruno" è passata la solita parola d'ordine chesignifica: Nell'ora diricreazione c'è adunanza.


Einfatti l'adunanza c'è stata e io non mi ricordod'aver mai assistito a una seduta di società segreta piùemozionante di questa. Nel rileggere il resoconto che ne ho fattomi par d'avere davanti agli occhi una scena della vita deicristiani nelle catacombe o un episodio della Carboneriacome sitrovano descritti nei romanzi storici.


Figuratidunquegiornalino mioche all'adunanza non mancava nessuno dellanostra societàperché il contegno del Barozzoaveva dato nell'occhio a tuttie s'era tutti ansiosi di sapere comemai tutto ad un tratto egli aveva cambiato cosìdopoessere stato chiamato in direzionea proposito dell'affaredell'anilina.


Cisiamo riuniti nel solito angolo del cortilecon molta precauzioneper non dare nell'occhio alla Direttricela quale pare chediventi più sospettosa un giorno dell'altroe mespecialmente non mi abbandona mai con lo sguardo come se da unmomento all'altro temesse qualche gherminella.


Perfortuna non sospetta neppure lontanamente che la voce del signorPierpaoloche le ha fatto tanta pauraera viceversa la mia vocese no mi ammazzerebbe per lo meno; perché quella donna io lacredo capace di tutto!


Dunqueappena ci siamo raccolti in circoloil Barozzoche erapallido in modo da fare impressioneha detto sospirandoconaria cupa:


-Assumo la presidenza dell'assemblea... per l'ultima volta...


Tuttisiamo rimasti male e ci siamo guardati in viso con espressione digrande meravigliaperché il Barozzo era stimato datutti un giovine pieno di coraggiod'ingegnoe di uncarattere molto cavalleresco: insomma proprio il presidente idealeper una società segreta.


E'seguìto un momento di silenzio che nessuno ha osatointerrompere; poi il Barozzo con la voce sempre più cupa hacontinuato:


-Sìamici mieifino da questo momento io debbo declinarel'alto onore di presiedere la nostra associazione... Ragionigravigravissimeper quanto indipendenti dalla mia volontàmi costringono a dimettermi. Se non mi dimettessi sarei una speciedi traditore... e questo non sarà mai! Di me tutto si potràdirema nessuno deve potermi accusare mai d'aver conservatoper un giorno solo una carica di cui mi considero indegno...


Quiil Michelozziche ha un'indole piuttosto teneraper quanto difronte al pericolo si comporti da eroeha interrottocon unavoce strozzata dalla commozione:


-Indegno? Ma è impossibile che tu ti sia reso indegno direstare fra noi... di conservare la presidenza della nostra società!


-E' impossibile! - abbiamo ripetuto tutti in coro.


Mail Barozzo tentennando la testa ha proseguito:


-Io non ho fatto nulla per diventare indegno... la coscienza non mirimprovera nessun'azione contraria alle leggi della nostra societào a quelle dell'onore in generale. -


Quiil Barozzo si mise una mano sul cuore in modo straordinariamentedrammatico.


-Non posso dirvi nulla! - proseguì l'ex presidente. Se aveteancora un po' d'affetto per me non dovete domandarmi né orané mai quale motivo mi costringe ad abbandonare lapresidenza. Vi basti sapere che io non potreid'ora innanziaiutare e tanto meno promuovere la vostra resistenza contro leautorità del nostro collegio... dunque vedete bene che la miaposizione è insostenibile e la mia decisioneimmutabile.


Tuttisi guardarono di nuovo in faccia e qualcuno si scambiò anchele proprie impressioni a bassa voce. Io capii subito che le paroledel Barozzo sembravano a tutti molto significantiechepassata la prima impressione di stuporele sue dimissionisarebbero state accettate.


Ancheil Barozzo lo capìma rimase fermo nel suo atteggiamentocome Marcantonio Bragadino quando aspettava d'essere scorticato daiTurchi. Allora io non ne potei più e pensando a quello cheavevo visto e sentito la sera prima dal buco fatto attraversoil fondatore del Collegiogridai con quanto fiato avevo:


-Invece tu non ti dimetterai!


-E chi me lo può impedire? - disse il Barozzo con moltadignità. Chi può vietarmi di battere la strada che misuggerisce la voce della coscienza?


-Ma che voce della coscienza! - risposi io. E proseguii:


-Ma che strada da battere! La voce che ti ha turbato così èstata quella della signora Geltrude; e quanto al batteretiassicuro che non c'è bisogno d'altre battiture dopo quelle cheha ricevuto iersera il signor Stanislao! -


Aqueste parole i componenti la società "Uno per tuttie tutti per uno" sono rimasti così meravigliati chem'hanno fatto compassionee ho subito sentito il bisogno diraccontar loro tutta la scena avvenuta in Direzione.


Enon ti so diregiornalino miose tutti sono stati soddisfatti disentire che nessun motivo serio costringeva il Barozzo adimettersiperché non era vero nulla che lo tenesseroin collegio percompassionementre anzi ci avevano trovato il lorotornaconto per via dei molti convittori procurati dal patrigno delnostro presidente.


Mapiù specialmente i componenti la societàs'interessarono al racconto della bastonaturae della perditadella parruccaperché nessuno si sarebbe immaginato che ilDirettore con quella sua aria militare si lasciasse maltrattarein quel modo dalla moglie; e tanto meno si poteva supporre che isuoi capelli fossero presi a imprestitoappunto come l'ariamilitare.


IlBarozzo però era rimasto sempre distratto e come concentratoin se stesso. Si vedeva che le mie spiegazioni non lo avevanoconsolato della terribile delusione provata quando aveva saputo ditrovarsi nel Collegio a condizioni diverse dagli altri.


Einfattinonostante la nostra insistenza non volle recedere dallagrave deliberazione presae concluse dicendo- Lasciatemi liberoamici mieiperché io prima o dopo farò qualcosa digrosso... qualcosa che voi non credereste in questo momento.


Ionon posso più essere della vostra Società perchéuno scrupolo me lo vietae ho bisogno di riabilitarmise non difronte a voidi fronte a me stesso. -


Edisse queste parole in un modo così deliberato che nessuno osòaprir bocca. Si decise di riunirsi al più presto possibileper eleggere un altro presidenteperché ormai si era fattotardi e c'era il caso che qualcuno venisse a cercarci.


-Gravi avvenimenti si preparano! - mi disse Maurizio Del Ponte mentreci stringevamo la mano scambiandoci le fatidiche parole: "Unoper tutti! Tutti per uno!"Vedremo se il Del Ponte avràindovinatoma anche a me l'animo presagisce qualchestrepitosa avventuraper un'epoca forse molto prossima.


38.


Altrastrepitosa notizia!


Ierseradal mio osservatorio ho scoperto che il direttoreladirettrice e il cuoco sono spiritisti...


Sicuro!Quand'ho messo l'occhio al solito forellino essi eran giàriuniti tutti e tre attorno a un tavolino tondo e il cuoco diceva:


-Eccolo! Ora viene!


Echi doveva venire era proprio lo spirito del compiantoprofessorPierpaolo Pierpaoli benemerito fondatore del nostrocollegio e dietro alle cui venerate sembianze io stavo in quelmomento vigilando i suoi indegni evocatori...


Nonmi ci volle dimolto tempo né dimolto ingegno percomprendere la causa e lo scopo di quella seduta spiritica.


Evidentementeil signor Stanislao e la signora Geltrude erano rimasti moltoimpressionati dal mugolìo che avevan sentito la seraavanti discendere dal ritratto del loro predecessoree ora spinti unpo' dal rimorso per la scenata fatta in presenza alla rispettabileeffigie del compianto fondatore dell'istituto e fors'anche da un vagotimore che incutevan nel loro animo i recenti avvenimentievocavano lo spirito dell'illustre defunto per domandargli perdonoconsiglio ed aiuto. Capii subito anche che il cuoco era il mediumcioè il pezzo forte di quelle sedutequello che aveva ilprivilegio di poter chiamare gli spiriti e discorrer con loro.


-Ora viene! Eccolo! - ripeteva il cuoco.


Aun tratto la signora Geltrude esclamò:


-Eccolo davvero! -


Infattiil tavolino s'era mosso.


-Parlo con lo spirito del professor Pierpaoli? - domandò ilcuoco fissando sul piano del tavolino due occhi spalancati cheluccicavano come due lumini da notte.


Siudirono alcuni colpi battuti sul tavolino e il cuoco esclamòconvinto:


-E' proprio lui.


-Domandagli se era lui anche ieri sera - mormorò la signoraGeltrude. - Fosti qui anche ieri sera? Rispondi! - disse il cuocoin tono di comando.


Eil tavolino a ballare e a picchiarementre i tre spiritisti sialzavano dalla sedia e si dondolavano qua e là e sirimettevano a sedere seguendone tutti i movimenti.


-Sì - disse il cuoco - era lui anche iersera.


Ilsignor Stanislao e la signora Geltrude si scambiarono un'occhiatacome per dire:


-Eh! Ci abbiamo fatto una bella figura!


Poiil signor Stanislao disse al cuoco:


-Domandagli se posso rivolgergli la parola... -


Mala signora Geltrude lo interruppe bruscamentefulminandolo conun'occhiata:


-Niente affatto! Se qualcuno ha diritto di parlare con lo spirito delprofessor Pierpaolo Pierpaoli sono ioio sua nipote e non voiche egli non conosceva neanche per prossimo! Avete capito?


Erivolta al cuoco soggiunse:


-Domandagli se vuol parlare con me!


Ilcuoco si concentrò in se stesso e poisempre figgendo gliocchi sul piano del tavolino ripeté la domanda.


Pocodopo il tavolino ricominciò a ballare e a scricchiolare.


-Ha detto di no - rispose il cuoco.


Lasignora Geltrude rimase malementre il signor Stanislaononsapendo padroneggiarsidié libero sfogo alla gioia cheprovava per la meritata sconfitta della sua prepotente consorteesclamando con un accento di giubilo infantile degno più di meche di lui:


-Hai visto?


Enon l'avesse mai detto!


Lasignora Geltrude si rivoltò tutta inviperita scagliando involto al povero direttore l'ingiuria abituale:


-Siete un perfetto imbecille! -


-Ma Geltrude! - rispose egli imbarazzato con un fil di voce. Ti pregodi moderarti... almeno in presenza al cuoco... almeno in presenzaallo spirito del compianto professor Pierpaolo Pierpaoli!


Latimida protesta di quel pover'uomo in quel momento mi commosse evolli vendicarlo contro la violenza di sua moglie. Perciòcon voce rauca e con accento di rimprovero esclamai: Ah!...


Itre si voltarono di botto verso il ritrattopalliditremanti dipaura.


Vifu una lunga pausa.


Ilprimo a ritornar padrone di se stesso fu il cuocoil qualefissando verso di me i suoi occhi di fuoco esclamò:


-Sei tu ancora lo spirito di Pierpaolo Pierpaoli? Rispondi!


Iofeci un sibilo: - Sssssss...


Ilcuoco continuò: - Ti è concesso di parlare direttamentecon noi?


Mivenne un'idea. Contraffacendo la voce come prima risposi:


-Mercoledì a mezzanotte!


Itre tacquerocommossi dal solenne appuntamento. Poi il cuoco dissea bassa voce:


-Si vede che stasera e domani gli è vietato di parlare... Adomani l'altro!


Sialzaronomisero il tavolino da una parterivolsero uno sguardosupplichevole verso di me e poi il cuoco uscì ripetendocon voce grave:


-A domani l'altro.


Ilsignor Stanislao e la signora Geltrude restarono un po' in mezzodella stanzaimpacciati. Poi il direttore dolcementedissealla moglie:


-Geltrude... Geltrude... Cercherai di moderarti? Sìèvero? Non mi dirai più quella brutta parola?...


Ellacombattuta tra la paura e il suo carattere arcignorispose adenti stretti:


-Non ve lo dirò più... per rispettare il desiderio diquell'anima santa di mio zio... Ma anche senza dirvelocredetea me rimarrete sempre quel perfetto imbecille che siete!


Aquesto punto lasciai il mio osservatorio perché non nepotevo più dal ridere.


Stamanidopo avere scritto in questa pagine il fatto della sedutaspiritica di ierserami sono accorto che uno dei miei compagnidi dormitorio era sveglio.


Gliho fatto cenno di stare zittoe del resto anche se non glieloavessi raccomandato sarebbe stato zitto lo stessoperché sitrattava di un amico fidatodi Gigino Balestra del quale ho giàparlato in questo mio giornalino.


GiginoBalestra è un ragazzo serioche mi è molto affezionatoe ormai ho potuto riscontrare in più circostanze che possocontare su lui senza pericolo d'esser compromesso.


Primadi tutto siamo concittadini. Egli è figlio del famosopasticcere Balestra dal quale si serve sempre mio padrerinomato perle meringhe che ha sempre freschemolto amico del mio cognatoMaralli perché è anche lui un pezzo grosso del partitosocialista.


Epoi ci sentiamo anche legati di amicizia per la rassomiglianza dellevicende della nostra vita. Anche lui è disgraziato come me emi ha raccontato tutta la storia delle sue sventurel'ultimadelle qualiche fu la più grossa e che fece prendere al suobabbo la risoluzione di cacciarlo in collegioè cosìinteressante che voglio raccontarla qui nel mio giornalino.


-Campassi mill'anni - mi diceva Gigino - non mi scorderòmai del primo Maggio dell'anno passato che è e rimarràsempre il più bello e il più brutto giorno della miavita! -


Inquel giorno - e io me ne ricordo benissimo - c'era una grandeagitazione in città perché i socialisti avrebberovoluto che tutti i negozi fossero stati chiusi mentre moltibottegai volevano tenere aperto; e anche nelle scuole c'era uncerto fermento perché alcuni babbi di scolariessendosocialistivolevano che il Preside dasse vacanzamentre moltialtri babbi non ne volevan sapere.


Naturalmentei ragazzi in quella circostanza si schierarono tutti dalla partedei socialistianche quelli che avevano i babbi d'un altropartitoperché quando si tratta di far vacanza io credoche tutti gli scolari di tutto il mondo sieno pronti adichiararsi solidali nello stesso sacrosanto principio che sarebbequello d'andare a fare piuttosto una bella passeggiata in campagnacol garofano rosso all'occhiello della giacchetta.


Difattisuccesse che molti ragazzi in quel giorno fecero scioperoe miricordo benissimo che lo feci anche ioe che per questo fattoilbabbo mi fece stare tre giorni a pane e acqua.


Mapazienza! Tutte le grandi idee hanno sempre avuto i loro martiri...Al povero Gigino Balestra però successe qualche cosa dipeggio.


Eglidunquea differenza di meaveva fatto sciopero dalla scuola colconsenso di suo padre; anzi suo padre lo avrebbe obbligato a farvacanza seper una ipotesi impossibile ad avverarsiGiginoavesse voluto andare a scuola.


-Oggi è la festa del lavoro - gli aveva detto il signorBalestra - e io ti dò il permesso di andare fuor di porta coni tuoi compagni. Sta' allegro e abbi giudizio! -


Giginonon aveva inteso a sordo: e con alcuni suoi amici era andato a fareuna visita a certi suoi compagni che stavano in campagna. Arrivatisul postotutti insieme si misero a fare il chiasso evia viail numero della comitiva era andato aumentandotanto che daultimo erano non meno di una ventina di ragazzi di tutte le etàe di tutte le condizioni socialitutti fraternizzanti in unagrande baldoria d'urli e di canti.


Aun certo punto Gigino che si dava una cert'aria per essere il figliodi uno dei capi del partito socialistaentrò a parlaredel primo maggiodella giustizia sociale e di altre cose dellequali aveva sentito parlare spesso in casa e che avevaimparato a ripetere pappagallescamente; ma a un trattouno dellacomitivaun ragazzaccio tutto strappucchiato gli rivolse abruciapelo questa inopportuna domanda:


-Tutti bei discorsi; ma che è giustaeccoche tu abbia unabottega piena di paste e di pasticcini a tua disposizionementrenoi poveri non si sa neppure di che sapore sieno? -


Giginoa questa inaspettata osservazione rimase male. Ci pensò unpoco e rispose:


-Ma la bottega non è mica mia: è del mio babbo!...


-E che vuol dire? - ribatté il ragazzaccio. - Non èsocialista anche il tuo babbo? Dunqueoggi che è lafesta del socialismo dovrebbe distribuire almeno una pasta a testa atutti i ragazzispecialmente a quelli che non ne hanno maiassaggiate... Se non comincia lui a dare il buon esempio non sipuò pretendere certo che lo facciano i pasticcieriretrogradi!...


Questotendenzioso ragionamento ebbe la virtù diconvincere l'assemblea e tutta la comitiva si mise a urlare:


-Hai ragioneGranchio! (Era questo il soprannome del ragazzacciotutto strappato). Evviva Granchio!... -


Giginonaturalmenteera mortificato perché gli parevadi fronte atutti quei ragazzidi farci una cattiva figurae non solo luima anche il suo babbo; sicché si struggeva dentro ditrovar qualche ragione con la quale ribattere il suo avversarioquando gli venne un'idea che da principio lo spaventò quasiper la sua arditezzama che gli apparve poi di possibileesecuzione e l'unica che avesse la virtù in quel frangente disalvare la reputazione politica e sociale sua e di suo padre.


Avevapensato che in quel momento il suo babbo era alla Camera diLavoro a fare un discorsoe che le chiavi di bottega erano incasanella sua cameradentro il cassetto del comodino.


-Ebbene! - gridò. - A nome mio e di mio padre vi invitotutti nel nostro negozio ad assaggiare le nostre specialità...Ma intendiamociehragazzi! Una pasta a testa!


L'umoredell'assemblea si mutò come per incanto e un solo gridoecheggiòaltoentusiasticoripetuto da tutte quellebocche in ciascuna delle quali serpeggiava la medesima acquolinatentatrice.


-Evviva Gigino Balestra! Evviva il suo babbo!...


Etutti quanti mossero dietro di luicompatticon l'ardore e lavelocità di un eroico drappello alla conquista di unaposizione lungamente vagheggiata e il cui possesso si presenti a untratto privo di ogni ostacolo.


-Sono una ventina fra tutti - pensava intanto Gigino e per unaventina di paste... mettiamo pure una venticinquinadall'essercial non esserciin bottega dove ce ne sono a centinaianessuno se nepuò accorgere... In verità non varrebbe la pena che peruna simile miseriacompromettessi il mio prestigioquello di miopadre e perfin quello del partito al quale apparteniamo!


Arrivatiin città Gigino disse ai suoi fedeli seguaci:


-Sentite: ora vo a casa a pigliar le chiavi di bottega... fo unlampo. Voialtri intanto venite dall'usciolino di dietro... maalla spicciolataper non dar nell'occhio!


-Bene! - gridarono tutti.


MaGranchio osservò:


-Ohe!... Non ci farai mica la burlettaeh? Se nocapisci! ... Giginoebbe un gesto di grande dignità:


-Sono Gigino Balestra! - disse - e quando ho dato una parola si puòesser sicuri! -


Andòlesto lesto a casadove c'era la sua mamma e una sua sorellina;senza farsi vedere sgusciò in camera del babboprese dalcassetto del comodino le chiavi di bottega e ritornò via dicorsa lanciando alla mamma queste parole:


-Vo con i miei compagnima tra poco ritorno a casa! -


Ese n'andò difilato al negozioguardando a destra e asinistra per paura che qualche persona di conoscenza della suafamiglia avesse a sorprenderlo durante quella manovra.


Aprìla porta scorrevole di ghisa e la tirò su tanto da poterentrare in bottegae una volta dentro la richiuse. S'era provvistoin casa di una scatola di cerini e con essi accese una candelache il babbo teneva sempre vicino alla porta; cosìtrovò il contatore del gasl'aprìe accese poi lelampade della pasticceriae fatto questo andò ad aprirl'usciolino dietro il negozio che dava in un vicolo pocofrequentato.


Daquell'usciolino incominciarono a entrare i compagni di Giginoaunoa duea tre...


-Mi raccomando - badava a ripetere il figlio del pasticcere. Una peruno... al più due... Ma non mi rovinate!


Maa questo punto è meglio che lasci la parola allo stessoGigino Balestra che essendo stato il protagonista di quella avventuracomica e tragica a un tempola racconta certamente meglio di quelche potrei fare io.


-Lì per lì - dice Gigino - mi parve che il numero deimiei compagni fosse molto cresciuto. Il negozio era addiritturainvaso da una vera folla che bisbigliava girando intorno sullepaste e sulle bottiglie de' rosolii certi occhi che parevan di fuoco.Granchio mi domandò se potevano prendere una bottiglia dirosoliotanto per non murare a secco e avendo acconsentitome neversò gentilmente un bicchiere pieno dicendo che il primo abere doveva essere il padrone di casa. E io bevvi e bevvero tuttifacendomi dei brindisi e invitandomi a riberesicché sidovette stappare un'altra bottiglia... Intanto anche le pastesparivano e i più vicini a me me ne offrivano dicendomi:Prendisenti com'è buona questasenti com'èsquisita quest'altra proprio come se loro fossero stati i padronidella pasticceria e io il loro invitato. Che vuoi che ti dicacaro Stoppani. Si arrivò a un punto che io non capivo piùnulla; ero esaltatomi sentivo addosso un ardore e un entusiasmo chenon avevo provato maimi pareva d'essere in un paese fantasticotutto popolato da ragazzi di marzapane col cervello di crema e ilcuore di marmellata uniti da un dolce patto di fratellanza conditacon molto zucchero e rosolio di tutte le qualità... Eormai anche io seguitavo come tutti gli altri a mangiar paste aquattro ganasce e a vuotar bottiglie e boccette di tutti i colori edi tutti i sapori volgendo delle occhiate di beatitudine in quelcampo aperto alla baldoria nel quale si agitavano come fantasmitutti quei ragazzi che ogni tanto urlavano a bocca piena: - Evvivail socialismo! Evviva il primo Maggio! - Io non ti so dire quantodurasse quella grande scena d'ogni dolcezza e d'ogni letizia... Soche a un certo punto la musica cambiò a un tratto e una voceterribilequella di mio padre rimbombò nel negozio gridando:Ahrazza di caniora ve lo dò io il socialismo! - e fu undiluvio di scapaccioni che piovve da tutte le parti fra le grida e ipianti di tutta quella folla di ragazzi ubriachi che siaccalcava confusamente verso la porticina cercando di fuggire. Ioebbi un momento di lucido intervallo nelqualecon un volgerd'occhiabbracciai quel quadro bizzarro e sentii in un lampotutta la terribile responsabilità che mi pesava... Il bancoprima cosparso di centinaia di paste tutte messe per ordine eravuotogli scaffali attorno erano tutti in disordine e visi affacciavano qua e là i colli di bottiglie rovesciatedalle quali colavan giù rosoli e sciroppiin terra era unpiaccichiccio di pasta sfoglia pesticciatadovunque sulle sedienelle cornici degli scaffali e del banco eran bioccoli di cremae di panna sbuzzata fuori delle meringhee ditate di cioccolata...Ma fu solocome ho dettoin un lampo ch'io intravidi tuttoquesto perché un maledetto scapaccione mi fece rotolarsotto il banco e non vidi né sentii più nulla.Quando mi svegliai ero a casanel mio lettoe accanto a me c'erala mia mamma che piangeva. Mi sentivo un gran peso nella testa esullo stomaco... Il giorno dopo2 maggioil babbo mi dette dueonce d'olio di ricino; la mattina di poitre maggiomi fecevestire e mi portò qui nel collegio Pierpaoli...


39.


CosìGigino Balestra ha concluso il suo racconto con un accentocomicamente solenne che mi ha fatto proprio ridere.


-Vedi? - gli ho detto - Anche tu sei vittima com'è accaduto ame in più circostanze della vitadella tua buona fedee della tua sincerità. Tu avendo il babbo socialistahai creduto nel tuo entusiasmo di dover mettere in pratica le sueteorie distribuendo i pasticcini a que' poveri ragazzi che non neavevan mai assaggiatie il tuo babbo ti ha punito... E' inutile:il vero torto di noi ragazzi è uno solo: quello di pigliarsul serio le teorie degli uomini... e anche quelle delle donne! Ingenerale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini unaquantità di cose belle e buone... ma guai se uno dei loroottimi insegnamentinel momento di metterlo in praticaurta iloro nervio i loro calcolio i loro interessi! Io miricorderò sempre d'un fatto di quando ero piccino... Lamia buona mammache pure è la più buona donna diquesto mondomi predicava sempre di non dir bugie perché adirne solamente una si va per sette anni in Purgatorio; ma ungiorno che venne a cercarla la sarta col conto e che lei aveva fattodire dalla Caterina che era uscitaio per non andare in Purgatoriocorsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che lamamma era in casa... e in premio di aver detto la verità cipresi un bello schiaffo!


-E perché ti hanno messo in collegio?


-Per aver pescato un dente bacato!


-Come! - ha esclamato Gigino al colmo dello stupore.


-Per uno starnuto d'un vecchio paralitico! - ho aggiunto iodivertendomi a vederlo sgranar tanto d'occhi.


Poidopo averlo tenuto per un bel pezzo in curiositàgliho raccontato l'ultima mia avventura in casa del mio cognato Maralliper la quale fu interrotto il mese di esperimento concesso da miopadre ed io fui accompagnato in questa galera.


-Come vedi - conclusi - anche io sono stato una vittima del miodestino disgraziato... Perché se quel signor Venanzio ziodi mio cognato non avesse fatto uno starnuto proprio nel momentoin cui io avevo avvicinato la lenza con l'amo alla sua boccasgangherataio non gli avrei strappato quell'unico dente bacato chegli rimaneva e non sarei qui nel collegio Pierpaoli! Vedi unpo'a volteda che può dipendere la sorte e la reputazionedi un povero ragazzo...


Hovoluto raccontar qui le confidenze che son corse tra me e GiginoBalestra per dimostrare che siamo legati ormai in intima amiciziae chese stamani egli era sveglio e mi guardava mentre io scrivevonel Giornalinonon avevo nessuna ragione - come ho già dettoin principio - di diffidare di lui. Anzi gli ho detto in grandesegretezza di queste mie memorie che vo scrivendol'ho messo aparte dei miei progetti e gli ho proposto d'entrare nella nostraSocietà segreta... Egli mi ha abbracciato con uno slanciod'affetto che mi ha commosso e ha detto che si sentiva orgogliosodella fiducia che rimettevo in lui. Oggiinfattidurante l'ora diricreazionel'ho presentato ai mieiamici che l'hanno accoltobenissimo.


IlBarozzo non c'era. Da quando ha dato le dimissioni egli vivesolitario e pensieroso e quando ci incontra si limita a salutarcicon un'aria triste triste. Povero Barozzo!


Ioin adunanza ho raccontato tutta la scena della seduta spiritica diiersera e si è stabilito di riflettere tutti seriamente pertrarre partito da questa nuova situazione e per preparar qualchetiro per mercoledì notte.


Domanimartedì ci riuniremo per eleggere il nuovo presidente eper decidere sull'intervento dello spirito del compiantoprofessor Pierpaoli all'appuntamento dato al signor Stanislaoalla signora Geltrude e al loro degno cuoco inventoredella minestra di rigovernatura.


40.


11Febbraio.


Ierseranulla di nuovo.


Dalmio osservatorio vidi il Direttore e la Direttrice traversare lasala del venerato Pierpaolo lentamente silenziosamenteeandarsene nella loro camera dopo aver rivolto verso il ritrattouna timida occhiatacome per dire:


-A domani serae che Dio ce la mandi buona! -


GiginoBalestramentre scrivoè là nel suo lettuccio che miguarda e sorride...


Oggidurante l'ora di ricreazionec'è stata l'elezionedel presidente della nostra Società segreta.


Tuttii soci avevano già scritto il nome scelto in pezzetti dicarta che ripiegati sono stati messi in un berretto. GiginoBalestra che è il socio più piccino (ha due mesi emezzo meno di me) ha fatto lo squittinio ed è risultatoeletto presidente Mario Michelozzi.


Ancheio ho votato per lui perché se lo meritae perché seda qualche giorno nel collegio non si mangia più la solitaminestra di riso si deve a lui.


Abbiamodiscusso su quello che si deve preparare per la sedutaspiritica di domani sera. Ciascuno aveva la sua ideama èstata approvata quella di Carlino Pezzi.


CarloPezziche è quel ragazzo che ha la specialità dellatopografiamentre cercava di stabilire su quale stanza dava il mioosservatoriofece conoscenza con un ragazzo che serve damanuale ai muratori addetti ai lavori di riparazione nel collegio.


Servendosidi questa sua amicizia egli spera di poter penetrare nel salonedel ritratto di Pierpaolo e fare una cosa chese riesceavràun effetto straordinario sui tre spiritisti...


Epoi... e poi... ma non voglio scrivere di quel che abbiamoprogettato e complottato.


Diròsolo che se quel che abbiamo pensato di fare riuscirà noisaremo finalmente vendicati di tanti bocconi amari che abbiamdovuto ingozzare... compresi quelli della famosa minestra di magrofatta con la rigovernatura dei nostri piattie quel che èpeggio di quelli del signor Stanislao e della signora Geltrude.


12Febbraio.


Dioquanti avvenimenti si accumulano per stanotte!...


Apensarci mi va via la testa e mi pare d'essere il protagonista d'unodi quei romanzi russi dove tuttoanche le cose piùsemplici come sarebbe quella di mettersi le dita nel nasoacquistauna grande aria di tenebroso mistero.


Intantoregistrerò qui due notizie importanti.


Prima:oggi Carlino Pezzimentre il Direttore e la Direttrice erano apranzoha trovato modo per mezzo di quel suo amico manualedi entrare nel salone di Pierpaolo dove l'imbianchino aveva lasciatouna lunga scala che gli era servita per ritoccare lariquadratura del soffitto.


Inun attimo il Pezzi ha drizzato la scala al ritratto di Pierpaoloearrampicatosi fin lassùcon un temperino gli ha fatto duebuchi negli occhi. Così tutto è stato felicementepreparato per il grande spettacolo stabilito di stanotte.


Secondanotizia. Ho visto Tito Barozzo che era già stato messo a partedel nostro progetto e che mi ha detto:


-SentiStoppani. Devi sapere chedal giorno in cui ebbi a patirenella stanza del Direttore la grande umiliazione che tu sai e cheha annientato nell'anima mia ogni slancio di ribellione controle ingiustizie e i soprusi che si commettono in questo collegiodove io son tenuto per compassioneun solo pensierouno solocapisci? mi ha dato la forza finora di resistereed è questo:la fuga. -


Ioho fatto un atto di sorpresa e di dolore all'idea di perdere unamico così simpatico e così amato da tutti; ma egliha soggiunto subito:


-E' inutilecrediogni argomento che mi si potesse portare incontrario. Della mia miserabile condizione qui dentro non possoesser giudice che ioe io ti so dire che essa èintollerabile e chese si dovesse prolungarefinirebbe conl'uccidermi. Perciò ho deciso di scapparee nulla potràrimuovermi da questa mia risoluzione.


-E dove anderai? -


IlBarozzo s'è stretto nelle spalle allargando le braccia.


-Non lo so: anderò per il mondo che è cosìgrande e dove io sarò libero e non soffrirò mai chenessun mio simile ardisca umiliarmi come hanno ardito il mio tutore eil direttore del collegio.


Aqueste parole pronunziate con nobile alterezza l'ho guardato conammirazione e poi ho esclamato con entusiasmo:


-Scappo anch'io con te!... -


Eglimi ha guardato con uno sguardo pieno d'affetto che non scorderòmai e nel quale ho letto la gratitudine e il ricambio di tutto ilbene ch'io gli voglio. Poi con accento grave nel quale ho sentitotutta la sua superiorità su meha soggiunto:


-Nocaro amico mio. Tu non puoi né devi scappare di quiperché tu sei in condizioni molto diverse delle mie. Tu staiqui con tutti i tuoi diritti e puoi insorgere ogni volta chequalcuno te li contesti con l'inganno o con la violenza. E poi tu haiuna mamma e un babbo che soffrirebbero molto della tua scomparsa...mentre io non ho che un tutore il quale non piangerà certoignorando le mie notizie!... -


Enel dir così il povero Barozzo ha avuto un sorriso cosìtriste e così amaro che m'ha fatto venir le lacrime agli occhie in un impeto di affetto e di pietà l'ho abbracciatostretto stretto esclamando:


-Povero Tito!...


El'ho lasciato bagnandolo del mio pianto.


Egliha avuto un singhiozzomi ha stretto forte forte sul petto; e poiscostandomi e passandosi una mano sugli occhi ha ripreso:


-Dunque sentiStoppani. Quello che avete combinato per stanotte puòfavorire splendidamente il mio progetto. Vorrete aiutarmi? E'l'ultimo atto di solidarietà fraterna che chiedo ai mieicompagni della Società segreta...


-Figurati !


-Allora sta' bene attento. Quando il Direttorela Direttrice e ilcuoco saranno sopraffatti dagli spirititu andrai alla stanzinadei lumi a petrolio che tu conoscil'aprirai con questachiave eattaccata alla porta dalla parte internatroverai unachiave molto grossa che prenderai teco. Quella è la chiavedel portone d'ingresso del collegio con la quale esso è chiusoogni sera per di dentro. Vieni con questa chiave nel corridoio a pianterreno... Lì ci sarò io.


41.


Incosý dire Tito Barozzo mi afferr= la destrame la strinsee si allontan= in fretta.


Sonosopraffatto dagli avvenimenti che si preparano per stanotte... ComeanderÓ?


13Febbraio.


Quantecosee qualiho da scrivere stamani!... Ma tuttooraconsiglia la massima prudenza e non posso perdermi in descrizionie in considerazioni oziosema bisogna che mi sbrighi a registrare ifatti nudi e crudi.


Chenotte!... e che botte!... Ecco dunque com'Þ andata.


Naturalmenteiersera non mi sono addormentato.


L'orologiodella chiesa vicina suonava le undici e mezza...


Imiei compagni dormivano... mi alzai e mi vestii. Gigino Balestra chedal suo lettuccio non mi perdeva di vista fece lo stesso epianino pianinoin punta di piedimi venne accanto.


-SdrÓiati sul mio letto - gli dissi all'orecchio. -Io vo nell'armadietto: a suo tempo di lass¨ ti dar= il segnale.-


Egliobbedý e io salii sul comodinoe di lý entrai nelmio piccolo osservatorio.


Misil'occhio al solito forellino. Tutto era buio nel salone; ma i trespiritisti non tardarono ad arrivare.


Ilcuoco che portava un lume a petrolio lo pos= su una consolleetutti e tre si rivolsero a me... cioÞ al ritratto delcompianto Pierpaolo Pierpaoli.


Ildirettore disse a bassa voce:


-Mi pare che stasera abbia gli occhi pi¨ neri... -


Lasignora Geltrude lo guard= e schiuse le labbra in modo ch'io capiibenissimo che era per dargli dell'imbecillema si ritenne perpaura dello spirito di suo zio. E pensare che il povero sorStanislao aveva pienamente ragioneperchÚ i due buchifatti da Carlino Pezzi negli occhi del ritrattosul fondo nerodello sgabuzzino dove stavo iodovevano fare appunto l'effettoche gli occhi del compianto fondatore del Collegio si fossero moltoingranditi!


Pocodopo il Direttorela Direttrice e il cuoco erano seduti attorno alsolito tavolinocon le mani unite e stavano aspettandosilenziosamentetutti riconcentratiche il fluido si sviluppasse.L'orologio della chiesa suon= dodici tocchi.


Ilcuoco esclam=:


-Pierpaolo Pierpaoli! -


Iltavolino dÞtte un balzo.


-C'Þ! - mormor= la signora Geltrude.


Vifu una pausa solenne.


-Puoi parlare? - domand= il cuoco: e tutti e tre sbarrarono gli occhiverso il ritratto.


Incominciavala mia parte. Risposi assentendo con un sý che pareva unsoffio:


-Sssss... -


Itre spiritisti erano cosý commossi che ci volle un belpezzetto prima che ripigliassero un po' di fiato.


-Dove sei? - disse finalmente il cuoco.


-In Purgatorio- risposi con un fil di voce.


-Ah zio! - esclam= la signora Geltrude. - Voi che eravate cosýbuonocosý virtuoso!... E per quali peccati?


-Per uno solo- risposi io.


-E quale?


-Quello di aver lasciato questo mio istituto a persone indegne didirigerlo! -


Dissiqueste parole con voce un po' pi¨ alta e con accento adirato; eparve che esse cadessero sulla testa dei tre spiritisti cometante tegole. Si abbandonarono col capo e con le braccia stese sulpiano del tavolinoaffranti dalla terribile rivelazione erimasero cosýsopraffatti dai loro rimorsi per parecchiotempo.


Laprima a riaversi fu la signora Geltrude che domand=:


-Ahzio... adorato zio... Degnatevi di dire i nostri torti e noi liripareremo.


-Li sapete! - risposi con voce grave.


Ellaparve riflettere; poi riprese:


-Ma ditemeli... Ditemeli!... -


Ionon risposi. Mi ero giÓ imposto di non rispondere che alledomande che favorivano il nostro progetto e oramai non ve n'era cheuna che aspettavoe che non poteva indugiare a essermi rivolta.


-Zio!... Non rispondete pi¨?... - disse ancora la Direttrice convoceinsinuante.


Lostesso silenzio.


-Sei dunque molto sdegnato con noi ? - aggiunse ella.


Eio sempre zitto.


-Che sia andato via? - chiese al cuoco.


-Pierpaolo Pierpaoli! - disse l'odiato manipolatore delle minestre dimagro con le rigovernature. - Ci sei sempre?


-Ssssss... - risposi.


-C'Þ sempre - disse il medium. - Se non risponde vuol direche a certe domande non vuol rispondere e bisogna fargliene dellealtre.


-Ziozio!... - esclam= la signora Geltrude. - Abbiate pietÓdi noipoveri peccatori!... -


Aquesto punto io mi scostai dal forellino fatto da me nella tela epiantai gli occhi nei buchi fatti da Carlino Pezzi e incominciaia roteare le pupille a destra e a sinistra eogni tantoa fissarlesui tre spiritisti.


Essiche tenevano sempre lo sguardo intento al ritrattopoco dopo siaccorsero che esso muoveva gli occhie presi da un gran tremitosi scostarono dal tavolino e caddero in ginocchio.


-Ah zio - mormor= la signora Geltrude - pietÓ! pietÓ dinoi!... Come potremo riparare ai nostri torti? -


Eraqui che l'aspettavo.


-Togliete il segreto alla porta - dissi - perch'io possa venire avoi... -


Ilcuoco si alz= e pallidocamminando a zig-zag come un ubriaco and= atogliere il segreto alla porta.


-Spegnete il lume e aspettatemi tutti in ginocchio! -


Ilcuoco spense il lume e lo sentii poi tornare a inginocchiarsiaccanto agli altri due.


Ilgran momento era giunto.


Lasciaiil mio posto d'osservazione e affacciatomi all'ingressodell'armadietto feci con la gola un suono come si fa quando si russa.Immediatamente Gigino Balestra si alz= dal mio letto ov'eraancora disteso esenza far rumoreuscý dalla camerata.


Egliandava a dar l'avviso ai compagni della SocietÓ segreta cheeran tutti pronti per irrompere nel salone di Pierpaolo Pierpaoli earmati di cinghie e di battipannifarne le giuste vendette.


Iomi rivoltai nel mio sgabuzzino e accostai l'orecchio alla tela delritratto per godermi un po' la scena.


Sentiiaprire l'uscio della salarichiuderlo col segretoe poi a untratto le grida dei tre spiritisti sotto i primi colpi:


-Ah! Gli spiriti!... PietÓ!... Aiuto!... Soccorso!... -


Miritirai precipitosamentee uscito di camerata accesi uno stoppinodel quale mi ero provvistoandai alla stanzetta dei lumi apetrolioaprii con la chiave che mi aveva dato il Barozzostaccaila grossa chiave che trovai attaccata dietro la porta secondo leistruzioni che egli mi aveva datoe corsi al portone d'ingresso delcollegio.


TitoBarozzo era lý.


Presela chiaveaprý il portonepoi si rivolse a me e miavvinghi= con le bracciae mi tenne stretto stretto al suo petto; mibaci= e le nostre lacrime si confusero insieme sui nostri visi...


Chemomento! Mi pareva d'essere in un sogno... e quando ritornai in me ioero soloappoggiato al portone dell'istitutochiuso.


TitoBarozzo non c'era pi¨.


42.


Giraila mandata e ritirai la chiave dal portone e rifacendorapidamente la strada già fatta l'andai a rimettere al suopostorichiusi l'uscio dello stanzino dei lumi e ritornai incamerata dove mi affacciai con la massima precauzioneassicurandomi se i miei piccoli colleghi dormivano tutti.


Dormivanoinfatti. Il solo desto era Gigino Balestraa sedere sul mio lettoche mi aspettava inquietonon sapendo il motivo per il quale erouscito.


Volevaparlarema io gli accennai di stare zitto: salii sul comodinomitirai su a sedere nell'armadietto e feci cenno a Gigino di venir suanche lui. Con molti sforzi si riuscì a ficcarci tutti e duenel mio osservatorio tra le cui anguste paretistavamo distesistretti l'uno all'altro come due sardine di Nantescon ladifferenza che noi non eravamo senza testa come loroma anziavevamo i nostri visianch'essi appiccicati insiemedentro lafinestrina da me aperta sulla gran sala di Pierpaolo che era nellapiù completa oscurità.


-Ascolta- dissi con un soffio di voce a Gigino.


Siudiva giù un singulto cadenzato.


-Geltrude- sibilò il mio compagno.


Dovevaessere infatti la direttrice che piangeva e ogni tantoborbottava con accento fioco:


-Pietà!... Perdono!... Mi pento di tutto!... Non lo faròpiù!... Misericordia dell'anima mia!... -


Aun tratto nel silenzio tragico di quel momento s'alzòuna voce tremula che diceva:


-Pierpaolo Pierpaoli... Possiamo riaccendere il lume?


Eraquel mascalzone del cuocoinventore della minestra dirigovernatura. Non mi pareva vero di veder come lo avevano conciatoi compagni della società segreta e mi affrettai a risponderecol solito sibilo:


-Sssssss... -


Siudì inciampare; poi lo sfregamento scoppiettante di unfiammifero di legno contro il murosi vide una piccolascialba fiammella giallognola vagar qua e là nel buio come unfuoco fatuo in un cimitero e finalmente un lume si accese.


Ahche spettacolo! Non lo dimenticherò mai.


Lesediei tavolini erano rovesciati in terra. Sulla consolle ilgrande orologioi candelabri erano in bricioli: Dovunque regnavail più spaventevole disordine.


Daun latoaccanto al lume accesoappoggiato alla pareteil cuococol faccione verde pieno di bitorzoli vòlto verso di noiguardava con gli occhi languidi e lacrimosi il ritratto.


Dall'altraparteaccovacciata in un angoloera la Direttricecol visosgraffiatoi capelli disciolti e le vesti in brandelli. Anche leiaveva gli occhi gonfistralunati e fissava sul ritratto leinquiete pupille.


Poisopraffatta dal rimorso e dal dolore dètte in un piantodirottobalbettando sempre rivolta alla venerata effige del defuntoPierpaolo: - Ahzio! Hai avuto ragione di punirci! Sì...Noi siamo indegni di questa tua grande istituzione alla qualededicasti tutta la tua vita intemerata!... E hai fatto bene amandarci gli spiriti a punircia gastigarci delle nostre colpe...Graziezio! Grazie... E se ci vuoi dare altri gastighi fa' pure!...Fa' pure!... Ma ti giuro che da qui in avanti noi non ricadremopiù nel peccato tremendo dell'egoismodell'avariziadellaprepotenza... Te lo giuriamoè vero Stanislao?... -


Esi volse lentamente alla sua destrapoi girò lo sguardoda ogni partesgomenta.


-O Dio! Stanislao non c'è più!... -


43.


Infattiil Direttore mancavae io sentii una stretta al cuore. Che neavevano fattoi compagni della Società segreta?...


-Stanislao!... - chiamò con voce più alta la Direttrice.


Nessunorispose.


Allorail cuoco alzò la voce verso il ritratto:


-Pierpaolo Pierpaoli! Gli spiriti punitori hanno forse portato ilnostro povero direttore all'inferno?... -


Iorimasi zitto. Volevo dimostrareorache lo spirito del fondatoredel Collegio non era più presente. E vi riuscii perchéil cuocodopo averlo più volte chiamatodisse (e nel dirquesto la sua voce aveva ripreso il suo tono calmo naturale):


-Non c'è più! -


Anchela signora Geltrude fece un sospiro di sollievo e parve liberatadauna grande preoccupazione.


-Ma Stanislao? - disse - Stanislao! Stanislaodove sei?... -


Aun tratto dall'uscio che dalla sala mette nella camera dei dueconiugi venne fuori una lunga figura così comicamentefantastica chepur essendo recente la drammatica solennità diquel terribile convegno spiriticoil cuoco e la direttrice nonpotettero frenar le risa.


Ilsignor Stanislao pareva diventato più secco e piùallampanato di prima: ma il pezzo della sua persona cui eraimpossibile volger lo sguardo senza ridere era la testa tutta monda ebianca come una palla di biliardo e con un occhio tutto cerchiatodi nero intorno intorno e con una espressione di così comicadesolazione che tanto io che Gigino Balestramalgrado i nostri piùeroici sforzinon potemmo frenare una risata.


Fortunatamentein quel momento ridevano anche il cuoco e la signora Geltrudesicché non si accorsero di noi. Ma il direttore che nonrideva dovette udire qualcosa perché volse l'atterritoocchio cerchiato di nero verso di noi... e noi ci frenammo ancoraresistendo finché ci fu possibilema la risata a untratto ci scappò via dal naso in un sordo grugnito e ciritirammopiù in fretta che ci fu possibile in quellaristrettezzanell'armadietto scendendo poi giù nellacamerata.


Giginoraggiunse il suo lettuccio e tutti e due rispogliatici in unbaleno ci ficcammo sotto le rispettive lenzuolapalpitanti...


Nonho chiuso occhio in tutta la nottetemendo sempre che tutto fossestato scoperto e che una improvvisa ispezione venisse asorprenderci. Fortunatamente nulla di nuovo è accaduto e ioposso stamani confidare al mio Giornalino le ultime vicende delcollegio Pierpaoli.


44.


14Febbraio.


Hoappena il tempo di segnare qui in stile telegrafico gli avvenimentidi ieri. Nel critico momento che attraversiamo se questomio giornalino cadesse nelle grinfie della direttrice sarebbe unarovina per tutti... Perciò l'ho levato dalla mia valigia elo tengo legato sul petto con uno spago e vorrei vedere chiavesse l'ardire di venirmelo a cercare!


Eccodunque quel che è successo in queste ventiquattr'ore.


Ierifin dalla prima mattina in tutto il collegio ci fu un granmovimentoun gran chiacchierare sottovoceed anche unestraneoavrebbe capito subito che qualcosa di straordinariodoveva essere avvenuto.


Siera sparsa la notizia della fuga di Tito Barozzo e mentre tutti icollegiali commentavano il fatto e andavano a caccia di particolarii bidelli e gli inservienti dell'istituto andavano e venivano concerte facce smunte come se avessero perso un terno al lotto e davanoin giro certe occhiate torve che parevan proprio poliziotti allaricerca di qualche bandito.


Intantosi diceva che la Direzione aveva diramato telegrammi a destra e asinistraavvisando le autorità di tutti i paesi vicinidando i connotati del fuggiascomentre era aperta una severissimainchiesta per stabilire se nella fuga il Barozzo aveva avuto deicomplici tra i suoi compagni o nel personale addetto al collegio.


C'erain giro anche la notizia che la direttriceappena scoperto ilfatto si era ammalata d'un'eruzione nella pelle ed era dovutatornare in letto e che il direttore per correre qua e là adare ordini aveva battuto un occhio in uno spigolo e poi aveva presouna gran flussione sicché aveva la testa tuttarinfagottata in una gran ciarpa di seta nera e aveva un occhio anchepiù nero...


Ioe i miei compagni della Società segreta sapevamo ilmotivo di queste eruzioni e di queste flussionima stavamonaturalmente zitti e cheti limitandoci a scambiare degli sguardiche valevano per cento discorsi.


Acolazione apparve in refettorio il signor Stanislao e non so come sifacesse tutti quanti a non scoppiare in una clamorosa e sonorarisata. Si sentiva bensì qua e là qualcuno chemalgrado tutti gli sforzi sghignazzavae si vedeva dovunque ungrande affaccendarsi a pulirsi la bocca col tovagliolo per nasconderealla meglio l'ilarità che avevainvaso tutti...


Com'eraridicolopovero signor Stanislaocon quella ciarpona neraavvoltolata intorno alla zucca completamente pulita (noi dellaSocietà si sapeva che ormai non poteva più coprirselacon la parrucca ch'era stata buttata in un luogo tale che anche sel'avesse ritrovatanon se la sarebbe rimessa di certo!) e conquell'occhio grossolanguido e lacrimoso come un uovo al tegaminopoco cotto...


-Pare un becchino turco! - disse piano Maurizio Del Ponte alludendo aquel turbante nero che gli copriva la testa.


Piùtardi si seppe che a uno a uno i collegiali erano chiamati indirezione per subire un interrogatorio.


-Che t'hanno domandato? - chiesi a uno che incontrai nel corridoiogrande mentre usciva di direzione.


-Nulla - mi rispose.


Versosera ne acchiappai un altro:


-Che t'ha detto il direttore?


-Nulla.-


Capiiallora perfettamente che il signor Stanislao doveva avere nei suoiinterrogatori intimiditi i ragazzi in un modo addirittura feroce conchi sa quali minacce se avessero rivelato una parola.


Inquesta idea mi confermò più tardi MarioMichelozziil quale passandomi accanto mi disse rapidamente:


-All'erta! Calpurnio ha mangiato la foglia! -


Main camerata mi aspettava la terribile rivelazione della nostracompleta rovina...


-Sei stato in Direzione? - sussurrai a Gigino Balestra mentre mipassava dinanzi.


-No- rispose.


Comemai erano stati interrogati tutti i collegiali più piccoli enoi due no?


Questaesclusione mi dava molto da pensare e andai a letto deciso di nonavventurarmi nel mio osservatoriotemendo di una vigilanzaspeciale notturna.


Nonso quanto tempo stetti cosìsveglioriflettendo sui casidella giornataarchitettando deduzioni su deduzioni; ma latentazione di salire sull'armadietto mi si riaffacciava sempreostinataa traverso a tutte le mie riflessionifinchéda ultimo mi vinse e mi fece abbandonare ogni saggio consiglio diprudenza.


Miassicurai prima se tutti i miei compagni dormivanoficcai losguardo in tutti gli angoli della camerata per vedere se c'eraqualche spia messa a vigilaree alzatomi pian piano salii sulcomodino ed entrai nell'armadietto...


Ohsorpresa!... La parete in fondo era murata: murata come era primach'io levassi con tanto paziente lavoro il mattoneaprendomicosì vasto e interessante campo di osservazione sulla vitaprivata dei signori direttori del collegio Pierpaoli!


Nonso come riuscii a trattenere un grido.


Sgusciaigiù dall'armadietto sul comodino e di lì sotto ilenzuoli... e in mezzo alle ipotesi più strane e fantasticheche mi ballavano vertiginosamente nel cervellouna dominavasulle altree ritornava alla mia mentetenaceimplacabilemostrandomi tutte le probabilità delle quali era armata...


-E' andata così: - diceva con una terribile sicurezzal'ipotesi trionfatrice di tutte le altre- il signor Stanislaoha sentito ridere te e Gigino Balestra dietro il quadro di PierpaoloPierpaolie gli è entrato da quel momento un vago sospettoche è andato via via crescendo; e siccome gli ci voleva pocoa sincerarsistamattina ha preso una scalal'ha appoggiata allapareteè salito fino al quadro l'ha alzatoha guardato sottodi essoha scoperto il finestrino che avevi fatto e... e l'ha fattomuraredopo essersi assicurato - questo s'intende - doverispondeva questo finestrino e avere scoperto così che essocorrispondeva proprio nell'armadietto di Giannino Stoppanidettodai suoi nemici Gian Burrasca!-


Ahimè!L'ipotesigiornalino mio caromi pare proprio che colga nel segnoe mi aspetto qualche cosa di grosso...


Chisadopo queste righe che butto giù alla meglio inquestaterribile nottata insonnequando potrò ancoraconfidare i miei pensieri e i casi della mia vita alle tue pagine?


20Febbraio.


Novità!Novità! Novità!...


Quantiavvenimenti in questa settimana! Me ne sono accadute tante che nonho avuto mai il tempo di scriverle... Anche perché nonvolevo sciupare le mie avventure descrivendole in queste paginetroppo alla sveltamentre meriterebbero di essere narrate in unromanzo.


Perchéla mia vita è un vero romanzoe io quando ci penso nonposso fare a meno di ripetere sempre fra me il solito ritornello:


-Ahse avessi la penna di E. Salgariche volume vorrei scriveredafar rimanere a bocca spalancata tutti i ragazzi di questomondopeggio che con tutti i corsari rossi e neri!... -


Basta:scriverò come soe tumio caro giornalinononti vergogneraisperose le tue pagine sono scritte con pocaartetenendo conto in compenso che sono scritte con grandesincerità.


Eveniamo dunque alle grandi novitàla prima delle quali èquesta: che io in questo momento sto scrivendo sul MIO tavolinoin camera MIAdi fronte alla finestra che dà sul MIOgiardino...


Propriocosì. Sono stato mandato via dal collegio Pierpaolie questaè certamente una gran disgrazia; ma sono finalmente in casamia e questa è una grandissima fortuna.


Andiamodunque per ordine.


Lamattina del 14 avevo un triste presentimentocome appare dallerighe che scrissi in fretta e furia qui nel giornalino; eil presentimento non mi ingannava.


Uscendodalla camerata mi accorsi subito che qualche cosa di grosso eraper succedere. Si vedeva nelle facce delle personesi sentivanell'aria un non so che di grave e di solenne che annunciavaqualche avvenimento straordinario.


IncontraiCarlo Pezzi che mi disse in fretta:


-I grandi sono stati interrogati tutti meno ioil Michelozzi e ilDel Ponte...


-E dei nostri- risposi- sono stati chiamati tutti meno io eGigino Balestra!


-E' evidente che tutto è stato scoperto. Ho saputo che lasignora Geltrude dirige il processo dal letto facendo agireCalpurnio checertonon sarebbe stato capace d'andare in fondo allafaccenda... Noi siamo tutti d'accordose saremo interrogatia nonrispondere neanche una sillabaper non compromettere di piùla situazione.


-Io e il Balestra faremo lo stesso- risposi alzando la destra insegno di giuramento.


Proprioin quell'istante venne un bidello che mi disse:


-Il signor Direttore la desidera. -


Confessoche quello fu un brutto momento per me. Mi sentii un granrimescolìo nel sangue... ma fu proprio un momentoequando mi presentai in direzione ero relativamente calmo e misentivo sicuro di me.


Ilsignor Stanislaosempre col suo turbante nero in testa e il suoocchio maculato che era diventato violettomi squadrò benbene da dietro la sua scrivanìasenza parlarecredendo diincutermi chi sa che pauramentre invece io che conoscevo quest'artegirai in qua e in là lo sguardo distrattamente sugliscaffali pieni di libritutti splendidamente rilegaticon certedorature bellissimee che lui non leggeva mai.


Finalmenteil Direttore mi domandò a bruciapelo con accento severo:


-VoiGiovanni Stoppanila notte dal 13 al 14 siete uscito versomezzanotte dalla vostra camerata e non vi avete fatto ritorno chedopo un'ora circa. E' vero? -


Ioseguitai a guardare i libri degli scaffali.


-Dico a voiripeté il signor Stanislao alzando la voce. - E'vero o no? -


Enon ricevendo risposta urlò anche più forte:


-Ehidico! Rispondete: e ditemi dove siete stato e che avete fattoin quell'ora! -


Ioa questo punto fissai lo sguardo sulla carta dell'America appesaalla parete a destra della scrivanìa e... seguitai a farl'indiano.


Ilsignor Stanislao allora si alzò dalla sedia puntando le manisulla scrivanìa e protendendo la faccia stralunata verso dime; poi al colmo dell'ira gridò:


-Hai capito che devi rispondereeh? Pezzo di canaglia! -


Maio non mi scossie pensai fra me:


-Si arrabbia perché sto zitto; dunque io sono il primo deicollegiali compromessi che egli ha chiamato in direzione! -


Aquesto punto l'usciolino a sinistra della scrivanìa siaprì e comparve la signora Geltrude tutta rinfagottata in unaveste da camera verdognolacon un viso pure verdognolo e con gliocchi tutti pestiche si volsero subito su di me pieni di odio.


-Che c'è? - disse. - Che sono questi urli?


-C'è- rispose il Direttore - che questo pessimosoggetto non risponde alle mie domande...


-Lascia fare a me- rispose lei- ché tanto te saraisempre il medesimo... -


Esi fermò; ma io capii - e lo capì certo anche ilsignor Stanislao che la parola che mancava al discorso era"imbecille".


LaDirettrice fece tre passi e mi si piantò dinanzi in unaattitudine minacciosa e cominciò a voce bassanella quale sisentiva concentrata una rabbia tanto più terribile in quantodoveva essere repressa:


-Ahnon rispondieh? pezzo di mascalzone... Tu non vuoi convenireeh? delle tue prodezze!... Chi è dunque che ha fatto scapparel'altra notte quell'altro mascalzone come teil tuo degno amicoBarozzo? Fortunatamente c'è stato chi ti ha visto e chiha parlato... Ahcredevi di farla lisciaeh? Credevi che non tisi tenesse gli occhi addosso eh? Sei tu che ci hai messo il collegioin rivoluzione fin dal primo momento che ci sei capitato tra ipiedicon le tue perfide invenzionicon le tue vili calunnie... Mabastasai? E anche senza interrogarti vi sono tante prove etestimonianze delle tue canagliate che abbiamo avvertito fino da ierituo padre di venirti a riprenderee a quest'ora dev'essere perla strada... Se non ti vuol tenere in casa ti metterà ingalerache è il solo posto degno d'un briccone come te!


45.


Miafferrò per un braccio e scuotendomi riprese:


-Sappiamo tutto! Una cosa sola ci potresti dire... Lo sai tu dov'èandato il Barozzo?


Nonrisposi; ed ella scuotendomi più forte:


-Rispondi. Lo sai?


Esiccome io seguitavo a tacereella esasperataallargò unbraccio come per lasciarmi andare uno schiaffo; ma io balzaiindietro e afferrato un gran vaso giapponese che era sulla consollefeci l'atto di buttarlo in terra.


-Brigante! Assassino! - urlò la direttrice tendendomi ilpugnoLascia andare! Gàspero!... -


Accorseil bidello.


-Portate via questo demonioe fategli preparar la sua roba che seDio vuole tra poco ce lo leveremo di torno! Portatemi qui ilBalestra. Il bidello mi accompagnò in cameratami fecerivestire degli abiti da borghese che avevo quando entrai inCollegio- e che tra parentesi mi eran diventati corti malarghiprova manifesta che il regime del Collegio Pierpaoli faallungare i ragazzi ma non li ingrassa - e preparare la miavaligia.


Poifece l'atto di andarsene dicendomi:


-Stia quiché tra poco arriverà il suo babbo e se Diovuole si avrà dopo un po' di pace.


-Imbecille più del signor Stanislao che è tutto dire! -gli risposi al colmo dell'ira.


Egliparve offendersi e mi venne sulla faccia esclamando:


-Lo ridica!


-Imbecille! - ripetei io.


Eglimi morse un dito e si allontanò tutto stizzito mentre iogli dicevo:


-Se vuoi che te lo ridica anche un'altra volta non far complimentihai capito? -


Edètti in una risata; ma era un riso sforzatoperchénell'anima ero più arrabbiato io di luiarrabbiato per nonpoter trovare il bandolo dell'arruffata matassa e per ignorare lasorte dei miei compagni della Società segreta.


Miappariva chiara una cosa: che la risata mia e di Gigino Balestramentre eravamo nell'armadietto ad assistere alla famosa scenanotturna aveva fatto scoprire a Calpurnio il nostro osservatorio;che zitto zitto Calpurnio lo aveva fatto murare mentre noi eravamoalle lezioni; che poi con una intuizione molto facileCalpurnioaveva capito che le bòtte distribuite nella fatale nottatanon erano state date dallo spirito dello zio di sua moglie ma daicollegiali; che aveva perciò incominciato a interrogarequalche beniamino cercando di scuoprire quali collegiali in quellanotte erano usciti di camerata; e che infine aveva trovatoil beniamino che in quella notteessendosi svegliatoavevavisto uscire dalla camerata i congiurati e aveva fatto bravamentela spia.


Ecertamente le spie erano almeno due: una dei ragazzi grandi cheaveva compromesso Mario MichelozziCarlo Pezzi e Maurizio DelPontee una dei piccoli che aveva compromesso me e Gigino Balestra.


Un'altracosa era chiara: che Calpurniocertamente guidatodall'astuta sua moglieaveva basato tutto il suo processosulla nostra complicità nella fuga del Barozzononaccennando neanche lontanamente al nostro complottodiròcosìspiritistico che era in realtà molto piùgrave ma che avrebbese ammesso e risaputofatto perdere ilprestigio del Direttore e della Direttrice... e anche del cuoco!


Peròin questa ridda di tetri pensieridi deduzioni e di induzioni chemi frullava nel cervelloun'idea buffa mi si riaffacciavacontinuamente:


-Chi sa perché i compagni della Società segreta hannomesso al signor Stanislao il soprannome di Calpurnio? -


Emi maravigliavo di non averne mai domandato una spiegazione finorache mi sarebbe stato così facile averlae ora che mancavapoco tempo ad abbandonare per sempre il collegio mi sentivo aun tratto una grande curiosità di saperlouna curiositàche mi pungeva sempre piùche a poco a poco mi invadevatutto cacciando viain seconda lineatante altre preoccupazioniche pure avevano diritto d'essere accolte in prima fila...


Aun certo punto vidi passare pel corridoio il Michelozzi e mislanciai verso di lui.


-Dimmi - gli dissi rapidamente - perché il signor Stanislao sichiama Calpurnio?


IlMichelozzi mi guardò con aria attonita.


-Come! - disse - Ma non sai quel che è successo? Non seistato chiamato?


-Sì: è sono stato mandato via. E voialtri?


-Anche noi !


-Sta bene: ma io voglio andar via sapendo il perché ilsignor Stanislao si chiama Calpurnio...


IlMichelozzi rise.


-Guarda nella Storia romana e capirai! - rispose. E fuggì via.


Inquel momento passava un ragazzo della mia camerataun certo EzioMasiche mi guardò con un lieve risolino maligno.


Quelrisolinoin quel momentofu per me come una rivelazione. Miricordai d'una volta in cui avevo avuto che dire col Masi ilquale infine aveva ceduto alle mie minacce di picchiarlo; sapevoche egli era uno dei collegiali più ben visti dalla signoraGeltrude... E tutto questo condussenella mia mentea formularsubito un'accusa:


-E' stato lui che ha fatto la spia! -


Nonci stetti a ragionar sopra; lo presi per un braccio e lo spinsicosì in camerata mormorando:


-Senti Masi... t'ho da dire una cosa. -


Sentivoche egli tremava; e intanto andavo architettando nella mia mentel'interrogatorio da rivolgergli e una vendetta nel caso ch'io loavessi scoperto veramente colpevole.


Neltragitto che feci trascinandolo dalla porta della camerata al mioletto feci tutto un piano strategico per l'assaltoe uniformandomia quello rallentai la mano con la quale lo stringevo e lo invitaia sedere accanto a me col più bel sorriso del mondo.


Egliera pallido come un morto.


-Non aver pauraMasi- gli dissi con accento mellifluo perchéanzi io ti ho portato qui per ringraziarti. -


Eglimi guardò sospettoso.


-Lo so che sei stato tu che hai detto al signor Stanislao che iol'altra notte ero uscito di camerata...


-Non è vero! - protestò lui.


-Non lo negare; me l'ha detto luicapisci? E appunto per questo ioti voglio ringraziareperché mi hai fatto proprio unpiacere...


-Ma io...


-Non capisci che io non ci volevo più stare qui dentro? Noncapisci che ne facevo di tutte apposta per farmi mandar via? Chenon mi par vero d'essere arrivato a questo momento in cui stoaspettando mio padre che sarà qui fra poco a prendermi?Dunque perché dovrei avercela con te che m'hai fattoraggiungere il mio scopo? -


Eglimi guardò non ancora rassicurato.


-Oragiacché mi hai fatto questo piacere me ne devi fare unaltro. Senti... vorrei andare un momento di là a salutare unmio amico e a dargli la mia giacchetta da collegiale che hopromesso di lasciargli per ricordo: puoi aspettarmi quie dire albidellonel caso che venisse a cercarmiche ritorno subito? -


46.


IlMasi ora non dubitava piùe manifestò una grandecontentezza di essersela cavata così a buon mercato.


-Ma figurati! - mi disse - fa' puresto qui io!... -


Iocorsi via. La scuola di disegnoch'era lì vicina era apertae non c'era nessuno. Vi entraistesi la mia giacchetta dacollegiale su un banco e inzuppato in un calamaio il manico di unapenna scrissi nella schiena della giaccaa grandi letterelaparola "Spia".


Fattoquestoin un lamporitornai in cameratadove entrai con passomisuratotenendo la mia giubba per il baveroripiegata in duein modo che il Masi non vedesse la parola che vi avevo scritta.


-Non ho potuto trovare l'amico - dissi. - Pazienza! Ma poichénon ho potuto lasciar la mia giacchetta a luiper ricordovogliolasciarla a tementre io mi prenderò la tua in memoria delgran servizio che mi hai reso. Vogliamo fare a baratto? Vediamo se tista bene? -


Eappoggiata lievemente la mia giacchetta sul letto lo aiutai alevarsi la sua e poi a rimettergli la miafacendo inmodo naturalmente che non vedesse la parola che v'era scrittanella schiena.


Quandol'ebbe indossata gliela abbottonai e gli dissi dandogli una bottacon la mano sulla spalla:


-Caro Masila ti va come un guanto! -


Eglisi dètte un'occhiata alla bottonierae si adattòfacilmente a questa mia stravaganza. Si alzòmi porse lamano... ma io feci finta di non accorgermeneperché miripugnava di stringer la destra di un traditoree mi disse:


-Dunque addio Stoppani! -


Iolo ripresi per il braccio e accompagnandolo alla porta risposi:


-Addio Masi; e grazie sai? -


Elo vidi allontanarsi per il corridoio recando dietro la schiena laparola infamante che s'era meritata.


Pocodopo venne il bidello che mi disse:


-Stia prontosuo padre è arrivato ed è in direzione aparlare col signor Stanislao. -


Mivenne un'idea:


-Se andassi anche io in direzionea raccontare a mio padre infacciaal signor Stanislaotutti i fatti ai quali egli si guardavabene di accennareda quello della minestra di rigovernatura aquello della seduta spiritica?


Mal'esperienzapurtroppomi avvertiva che i piccini di fronte aipiù grandi hanno sempre tortospecialmente quando hannoragione.


Ache pro difendersi? Il Direttore avrebbe detto che quelle che ionarravo erano fandoniemalignità e calunnie di ragazziemio padre avrebbe creduto certo più a lui che a me.Meglio stare zitti e rassegnarsi al proprio destino.


Infattiquando mio padre venne a prendermi non disse nulla.


Avreiben voluto saltargli al collo e abbracciarlo dopo tanto tempo chenon lo rivedevoma egli mi dètte un'occhiataccia severa chemi agghiacciò e non disse altra parola che questa:


-Via! -


Epartimmo.


Indiligenza si mantenne sempre il medesimo silenzio. Esso non furotto da mio padre che nell'entrare in casa.


-Eccoti di ritorno - disse - ma è un cattivo ritorno. E oramaiper te non c'è che la Casa di correzione. Te lo avverto find'ora. -


Questeparole mi spaventarono; ma la paura mi passò subito perchédi lì a poco ero nelle braccia della mamma e di Adapiangente e felice. Non dimenticherò mai quel momento: e se ibabbi sapessero quanto bene fa all'anima dei figlioli iltrattarli così affettuosamente piangerebbero anche lorocon essi quando c'è l'occasione di farloinvece di darsisempre l'aria di tiranniché tanto non giova a niente.


47.


Ilgiorno dopocioè il giorno 15seppi dell'arrivo diGigino Balestraanche lui mandato via dal collegio per l'affaredella grande congiura del 12 Febbraiodata memorabile nella storiadei collegi d'Italia e forse d'Europa. E anche questa è unanovità che mi ha fatto piacere perché spero ditrovarmi spesso insieme col mio buon amico... e magari di mangiarqualche volta insieme qualche pasticcino nel suo bel negozio...Però quando non vede il suo babbo che è socialistamache in quanto a pasticcini li vorrebbe tutti per sé.


Eieri poi ne ho saputa un'altra.


Ilsignor Venanzioquel vecchio paralitico al quale pescai a cannal'ultimo dente che gli era rimastopare che stia moltomalepoverettoe il mio cognato è in grande aspettativa perl'eredità. Questo almeno ho raccapezzato dai discorsi chesento fare; e anzi ho anche saputo che il Maralliappena ebbela notizia del mio ritorno dal collegio disse all'Ada:


-Per caritàbadate che non mi venga in casa perchése no mi fa perdere quel che ho acquistato in questo temponell'animo di mio zio e va a finire che mi disereda davvero! -


Manon abbia paurache io in casa sua non ci vado. Oramai ho promessoalla mia buona mamma e all'Ada di metter la testa a partito e difare in modo che il babbo non abbia a mettere in esecuzione laminaccia fatta di cacciarmi in una casa di correzione chéquesto sarebbe davvero un disonore per me e per la mia famiglia; ein questi cinque giorni ho dimostrato che questa volta non sitratta di promesse da marinaroe che se voglio so anche essereun ragazzo pieno di giudizio.


Tant'èvero che la mamma stamani mi ha abbracciato e mi ha dato un baciodicendo:


-Bravo Giannino! Seguita così e sarai la consolazione deituoi genitori! -


Lafrase non è nuovama però detta da una mamma buonacome la mia fa sempre un effetto nuovo nel cuore di un figliuolo perbenee io le ho giurato di mantenermi sempre così.


Iol'ho sempre detto che le mamme sono più ragionevoli deibabbi. Infatti la mammaquando le ho raccontato dell'affare dellaminestra di magro che ci davano in collegio il venerdì edell'eterno riso che si mangiava in tutti gli altri giornidella settimana mi ha datopienamente ragione e ha detto a miasorella:


-Poverinichi sa come si stomacavano a mangiar quelle porcherie! -


21Febbraio.


Pareche il babbovisto che mi sono corretto dai miei difettiabbiaintenzione di mettermi un maestro in casa per farmi poipigliar l'esame regolare a fin d'anno. Speriamo bene!


Oggifinalmente ho rivisto Gigino Balestra. Per l'appunto mia sorella hauna amicauna certa signorina Cesira Boniche sta di casa in unquartiere accanto a quello dove abita Giginoe siccome oggi Adaè andata a far visita a quella sua amica io ho coltol'occasione di farne una al mio amico.


Quantoabbiamo parlato delle nostre avventure passate!


Aun certo punto dei nostri discorsi mi s'è riaffacciata allamente la curiosità di sapere come mai nel collegio Pierpaoliera venuto l'uso di chiamare il signor Stanislao col nome diCalpurnio.


-Mi hanno detto che è levato dalla Storia Romanae aquesto ci arrivavo anche io. Ma che significa? Perchél'hanno adattato al direttore? Lo sai tu? -


GiginoBalestra si è messo a ridere; poi ha preso una StoriaRomana che aveva sul suo scaffalettoha cercato un po' e mi hamesso il libro dinanzi agli occhi aperto nelle pagine dove sonoraccontate le guerre di Giugurta; e lì ho letto questopezzetto che mi sono ricopiato perché volevo metterlo quinel mio giornalino proprio tale e quale:


"Dopoche Giugurta ebbe fatto torturare e uccidere il cugino profuse oroa destra e a sinistra perché il misfatto fosse taciuto. Mail tribuno Caio Memmio manifestò dinanzi al Foro lascelleraggine di Giugurta e il Senato bandì contro lo slealeprincipe numida la guerra che affidò a uno dei consolieletti per l'anno successivo e che chiamavasi Lucio CalpurnioBestia..."- Ah! - gridai smascellandomi dalle risa. - Ora hocapito finalmente! Lo chiamavamo Calpurnio perché...


-...perché anche udendoci- concluse Gigino- non capisseche gli davamo della Bestia! -


E'un ingegnoso strattagemmanon c'è che dire. Ma sarebbe statomolto meglio che l'avessi conosciuto prima perché allorachiamando Calpurnio il signor direttore del collegio Pierpaoli ciavrei provato più gusto. Ho parlato con Gigino Balestra anchedi un altro importante argomento: dei pasticcini.


-Vedi se puoi passare domattina dal negozioverso le dieci. Il babboa quell'ora ha una adunanza per le elezioni... Ti aspettoalla bottega. -


Infattiho saputo che ci sono le elezioni politicheperché quello cheera deputato è diventato pazzo a un tratto per il motivo- dicono tutti quelli che s'intendono di politica- che aveva presole cose troppo sul serio. E ora i candidati sono ilcommendatore Gaspero Belluccizio di Cecchino e l'avvocato Marallimio cognato.


Pensareche nel dicembre scorsoproprio il giorno prima che ci sirovinasse in quella disastrosa corsa in automobileconCecchino Bellucci ci pigliammo a parole appunto sulla maggioreo minore probabilità che avrebbero avuto di diventar deputatii due che oggi si trovano in lotta davvero! A sentire GiginoBalestra parrebbe che l'elezione del Maralli fosse sicura; e lui èal caso di saperlo perché il suo babbo non solamente èpasticcerema è il grande elettore del suo partito edice che di riffe o di raffe questa volta il collegio deve essereconquistato dai socialisti e che è già sicurodella vittoria.


Perquesto ha messo fuori un giornaletto intitolato "Ilsole dell'avvenire" che è in grande polemica conl'"Unione nazionale" che sostiene lo zio di Cecchino.


GiginoBalestra mi ha fatto vedere questi giornali e mi ha detto:


-Il babbo ora non ripara a dar retta a tutte le commissioni ed èsempre occupato a scrivere nel giornale... Domani siamo sicuri chein bottega non viene. Non mancare! -


23Febbraio.


Stamanimi son purgato.


Nonho mai potuto capire il perché i pasticcini che son tantobuoni debbano far male e i purganti che son tanto cattivi debbano farbene. Il fatto è che dei pasticcini ieri ne mangiai unaventinatutti con le mandorlee pare che per l'appunto lemandorle sieno molto indigeste.


GiginoBalestra all'ora che avevamo fissatocioè alle dieciera sulla porta del negozio e mi fece l'occhiolinocome per direche aspettassi un poco prima d'entrare. Infatti feci una giratinain su e in giù e finalmente mi fece cenno di passare. Inquel momento non c'era nessunoperché il ministro eraandato a dare un'occhiata nel laboratorio.


-Bisogna far presto- disse Gigino- perché ritorna subito. -


Iofeci in un lampo: quattro pasticcini ogni boccone... e si vede cheil mangiare così in fretta mi fece maleperché appenatornato a casa mi sentii un gran peso allo stomaco e dei giramenti ditesta tali che dovettero mettermi a letto.


Naturalmentedell'affare dei pasticcini non dissi niente... anche per noncompromettere il mio amico Gigino Balestra.


24Febbraio.


Stamanici è arrivata in casa una triste notizia; il signor Venanzio èmorto stanotte.


Poverosignor Venanzio! Era un po' uggiosone convengoma era un buonuomo e mi dispiace molto che se ne sia andato.


Mipare di vederlo ancora... Povero signor Venanzio!


48.


Chegiornata di grandi emozioni!


E'vicina la mezzanotte; tutti son già andati a letto e io sonosolo qui nella mia cameretta: solo col mio segretocol mio grandesegretoe piango e rido e tremo non so perché né dichee stento quasi a scrivere qui questo importante avvenimentodella mia vitanella paura che sia risaputo...


Mano! Oramai in queste pagine ho confidato ogni atto e ogni pensierodella mia vitae sento come un bisogno di sfogare quiin questomio caro giornalinola piena dei sentimenti che mi invade l'animoe mi commuove tutto...


Peròprima di tutto voglio dare un'occhiata se il mio prezioso segreto èal suo posto...


Sìsì! Sono lì tutti e duecento... Non ne manca uno!Procuriamo di rimettersi in calmadunquee ripigliamo il discorsotranquillamente dal punto in cui è stato interrotto.


Ilpovero signor Venanziodunqueè morto: e questo l'ho scrittofino da ieri.


Scrissianche che la notizia mi aveva fatto dispiacereed è proprioveroperché in fondo quel vecchio sordo e paraliticoalquale tutti auguravano la mortemi faceva compassionee ora che èmorto e di lassù può vedere le cose come stanno devecapire che se gli pescai con l'amo l'ultimo dente non lo feci afin di male ma con lo scopo di divertirloe che certo non avreifatto quello che feci se ne avessi potuto prevedere le conseguenzeche del resto furono molto esagerate da mio cognato perché inuna bocca avere un dente solo e bacato e non averne punti ètutt'unoe non credo per questo di avere abbreviato la vita d'unminuto a quel povero disgraziato.


Peròper quanto la notizia della morte del signor Venanzio mi avessefatto dispiacerestamani non ci pensavo piùquandoun fatto stranissimo è venuto a un tratto a richiamarmeloalla mente.


Versole nove e mezzomentre inzuppavo il terzo panino imburrato nel miocaffè e latte con molto zucchero (non è perghiottoneriama io metto sempre dimolto zucchero perché lamattina prendo sempre dimolto latte con dimolto caffè perpoterci inzuppare dimolti panini con dimolto burro) mi sonsentito chiamare a un tratto:


-Giannino! Giannino!... Vieni quasubito... -


Eral'Ada che urlava a quel modo e io certooccupato com'eronon misarei mosso neanche d'un passo se nell'accento di mia sorellanon avessi sentito veramente qualche cosa di insolito...


Soncorso nella stanza d'ingresso dove l'ho trovata insieme allamammae tutte e due stavano commentando una lettera che tenevanoin mano.


-GuardaGiannino - mi ha detto subito la mammaquesta lettera èper te...


-E allora- ho osservato subito- perché l'avete aperta?


-Oh bella! Io sono la tua mamma e ho dirittocredodi vedere chi tiscrive...


-E chi mi scrive?


-Ti scrive il cavaliere Ciapi notaro.


-E che vuole da me?


-Leggi. -


Alloraho lettopieno di maraviglia la lettera che ricopio qui tale equale:


CAV.Temistocle CiapiNotaro.


SignorGiovanni StoppaniNella mia qualità di pubblico notaroincaricato di dare esecuzione alle disposizioni testamentarie deldefunto sig. Venanzio Marallimi pregio ricopiare qui ilparagrafo 2 di dette disposizioni che la riguardano personalmente:


Paragrafo2 - Desidero e domando che alla lettura di questo miotestamentooltre agli interessati e cioè mio nipoteavvocato Carlo MaralliCesira Degli Innocenti sua donna diservizio e il comm. Giovan Maria Salvianisindaco dellacittàintervenga anche il giovinetto Giovannino Stoppanicognato del predetto Carlo Marallisebbene nessuna delledisposizioni testamentarie qui contenute lo interessino. Ma iodesidero la sua presenza perché avendolo conosciuto di personaamo che in queste mie disposizioni il giovinetto Stoppani stessotrovi un efficace ammaestramento sulla vanità delle umanericchezze e un utile esempio di carità verso il prossimo. Atale scopo dò espresso incarico al notaro cav. TemistocleCiapi di mandare a prendere il detto Giovanni Stoppani dove sitrova a tutte spese da pesare sulla somma dell'intero capitale di cuial paragrafo 9".


Inordine dunque al desiderio espresso nel paragrafo qui soprariportato La prevengo che alle ore 15 di oggi manderòalla sua abitazione un mio incaricato di fiducia il quale loaccompagnerà in vettura fino al mio studio in Via VittorioEmanuelen. 15piano primo dove sarà data lettura deltestamento del defunto sig. Venanzio Maralli.


TEMISTOCLECIAPINotaro.


49.


-Guarda un po' di ricordarti benecaro Giannino... - mi disse lamamma dopo che ebbi letto la lettera del notaro. - Pensa a quelloche facesti in quei giorni che rimanesti in casa del Maralli... Nonc'è il caso che ci sia sotto qualche altro dispiacere?


-Uhm! - risposi io - Ci fu l'affare del dente...


-E' curiosa! - esclamò Ada. - Non si è mai sentito unaltro esempio di invitare un ragazzo ad assistere alla lettura di untestamento...


-Se ti avesse lasciato qualcosa si capirebbe - aggiunse la mamma. Madi questo non c'è pericolo dopo tutto quel che gli facesti...


-E poi- osservò mio sorella- la lettera parla chiaro:"sebbene"dice"nessuna delle disposizionitestamentarie qui contenute lo interessino"... Dunque!


-In ogni modo- concluse la mamma- non diremo niente al babbohaicapito? Ché se c'è qualche trascico d'alloranon vorrei che compromettesse quel che hai acquisito dacchései tornato di collegio e ti mettessero in una Casa di correzione...-


Siamorimasti dunque d'accordo che alle ore 15 Caterina sisarebbetrovata fuori della porta di casa per dire al vetturino diattendere senza fargli suonare il campanello e che io sarei salitozitto zitto nella carrozza annunziata dalla lettera del notaro. Albabbo la mamma e Ada avrebbero detto di avermi mandato a divertirmidalla signora Olga.


E'inutile dire con quanto desiderio abbia aspettato l'ora fissata.Finalmente Caterina è venuta a chiamarmi e io sonosgusciato via di casa e son montato nella carrozza che mi aspettavacon lo sportello aperto. Dentro c'era un uomo tutto vestito di neroche mi ha detto:


-E' lei Giovannino Stoppani? -


-Sì; e ho qui la lettera...


-Benissimo. -


Quandopoco doposono entrato nello studio del notaro Ciapi c'era ilsindaco e poco dopo è arrivato il mio cognato Maralli cheappena mi ha visto ha alzato tanto di musoma io ho fatto finta dinulla e invece ho salutato la sua donna di servizio Cesirache èarrivata subito dopo di lui e che è venuta a mettersi asedere accanto a mee mi ha domandato come stavo.


Ilnotaro Ciapi stava seduto su una poltronadavanti a un tavolino.Questo notaro è un tipo buffopiccolo piccolo e grassograssocon una faccia tonda mezza affogata dentro una papalinaricamatacon una nappa che gli vien sempre sull'orecchio e cheegli cerca di cacciar via con certe scrollatine di testa comefarebbe uno che avesse i capelli troppo lunghi sulla fronte permandarseli indietro.


Eglici ha guardato tutti e poi ha suonato il campanello e ha detto:


-I testimoni! -


Eson venuti due cosi neri neriche si son messi tra me e il notaroil quale ha preso uno scartafaccio e ha incominciato a leggerecon voce nasalecome dicesse un'orazione:


-In nome di Sua Maestà il re Vittorio Emanuele Terzofelicemente regnante... -


Egiù una filastrocca di cose nelle quali non capivo nientefinché poi a un certo punto incominciò a leggereproprio le parole dettate dal signor Venanzio prima di morire equelle le capii benissimo. Naturalmente non posso ricordarmi lefrasi precisema ricordo le cifre dei diversi làscitie ricordo anche che tutte quelle disposizioni testamentarieerano dettate in un modo curiosocon uno stile pieno di ironìacome se il povero signor Venanzio nell'ultima ora della sua vitasi fosse preso il supremo divertimento di pigliare in giro tuttiquanti.


Laprima disposizione era di dare dal suo patrimonio la somma didiecimila lire alla Cesirae non saprei ridire la scena chenacque quando il notaro ebbe letto questo paragrafo del testamento.La Cesira alla notizia di quella fortuna si svenne e tutti lecorsero attornofuori che il Maralli che diventò pallidocome un morto e guardava la sua donna di servizio con due occhi comese la volesse mangiare. Eppure a sentire il povero signor Venanzioche spiegava tutte le ragioni per le quali lasciava tutti queiquattrini a quella ragazzapareva che l'avesse fatto proprio per farpiacere al suo nipote.


-Io lascio questa somma alla nominata Cesira Innocenti (su per giùdiceva così) prima di tutto per gratitudine mia verso dilei chenella casa di mio nipote ove passai gli ultimi anni dellamia vita mi trattò con ogni riguardosuperando ingentilezza perfino i miei parenti. Basti dire che ella abitualmentesi limitò sempre a trattarmi col soprannome di "gelatina"alludendo al tremore continuo che mi dava la paralisi. -


Oraio mi ricordavo benissimo che questo fatto al povero signorVenanzio l'avevo detto proprio ioragione per cui se a Cesiraora capitava questa bella eredità doveva ringraziar me. Mail signor Venanzio aggiungeva altre ragioni:


-Inoltre- diceva press'a poco nel suo testamento- a favorire inmodo speciale questa buona ragazza son mosso dalle giuste esane teorie politiche e sociali di mio nipoteil quale ha semprepredicato che nel mondo non vi devono essere più néservi né padroni; ed egliio credoaccoglieràbenissimo questo mezzo ch'io porgo a Cesira Innocenti di nonesser più serva in casa di lui e a lui di non esserpiùsuo padrone.


L'avvocatoMaralli nel sentir leggere questo paragrafo sbuffava e ripetevaa bassa vocerivolgendosi al sindaco:


-Eh!... Uhm!... Giàmio zio è stato sempre unoriginale!... -


Eil sindaco sorrideva con una certa aria canzonatoria e stava zitto.Intanto il notaro seguitava a leggere ed era arrivato a unaltro paragrafo che diceva così:


-Sempre per rispetto alle nobili teorie di altruismo sulle quali sonofondate le teorie politico-sociali di mio nipotepoiché miparrebbe di recare ad esso una profonda offesa lasciando del miocapitale erede lui che fu sempre avversario accanito delcapitale e dei suoi privilegiprimo dei quali è quellodella ereditàlascio tutto il mio patrimonio giàdescritto ai poveri di questa cittàdei quali il giornodella mia morte risulterà negli atti del Comune la fededi miserabilità; mentre al mio amatissimo nipoteinricordo del suo affetto verso di me e degli augurii e voti fatticontinuamente a mio riguardo lascio per mio ricordo personaleche egli certo terrà carissimol'ultimo mio dentestrappatomi dal suo piccolo cognato Giovannino Stoppani e che hofatto espressamente rilegare in oro per uso di spillo da cravatta.


Eil notaro levò infatti da un astuccio un enorme spillone incima al quale era proprio il dente con le barbe che avevo pescatoio nella bocca sgangherata del povero signor Venanzio.


Aquella vistanaturalmentenon seppi resistere e mi scappòda ridere.


Nonl'avessi mai fatto! L'avvocato Maralli che pareva invecchiato didieci anni e tremava tutto per la rabbia e per lo sforzo chefaceva per contenersiscattò e stendendo una mano verso di meesclamò:


-Canaglia! Ridi ancheeh? al frutto delle tue canagliate! -


50.


Ec'era in queste parole tale accento di odio che tutti si son voltatia guardarlo e il notaro gli ha detto:


-Si calmisignor avvocato! -


Eha fatto per porgergli l'astuccio col dente del povero signorVenanzio; ma il Maralli l'ha respinto con un gestoenergico esclamando:


-Lo dia a quel caro ragazzo... Fu lui che lo levò al defuntoe io glielo regalo! -


Es'è messo a ridere. Ma si capiva che era un risosforzato per rimediare alla scena fatta prima.


Infattidopo aver messo la firma sotto ai fogli che gli porgeva il notaroha salutato e se n'è andato via.


Mentreil sindaco prendeva degli accordi col notaro per distribuire aipoveri i danari lasciati loro dal povero signor Venanziola Cesirami ha detto:


-Ha vistosor Giovanninocom'è rimasto il sor padrone?


-Eh! Il bello è che se la pigliava con me!


-Già. Chi sa che scena farà a casa! Io non so come farea andarci!... - Che t'importa? Ormai te sei una signora... Vedi checosa vuol dire a trovar bene un soprannome a un vecchioparalitico?... -


Inquel momento il sindaco aveva finito di firmar fogli e fissare colnotaroe questi ha chiamato la Cesira alla quale ha detto diritornar da lui l'indomani.


Cosìson rimasto solo nella stanzae il notaroaperto un cassettodella sua scrivania ha levato fuori un involto e alzandosigli occhiali e guardandomi fisso in faccia mi ha detto:


-Il defunto signor Venanzio Maralli era veramente un originale; ma ame non sta il giudicarloe il mio dovere di notaro è dieseguire fino all'ultimo le sue volontà testamentarie sienoesse state espresse per iscritto che a voce. A voce dunque il signorVenanzio mi disse: "Io ho qui un involto contenente mille lirein tanti biglietti di banca da cinque che desiderodopo la miamortesieno consegnati a brevimano e senza che nessuno veda e chenessuno venga a saperloal cognato di mio nipoteGiovanninoStoppani col patto che egli li prenda e litenga con sée ne disponga a suo piacere e non dica a nessuno di posseder talesomma".


Questeparole che mi hanno empito di maraviglia il notaro le ha dette conun tono di voce uguale come se le avesse prima imparate a mente. Poicambiando accento mi ha detto accarezzandomi:


-Il defunto mi disse che tu eri la disperazione de' tuoi parenti...


-Ora però son diversi giorni che son buono! - ho detto io.


-Meno male! Guarda dunque di non usar male il denaro che ti consegno.Forse il defunto signor Maralli lasciandotelo senza nessun vincoloe nessuna vigilanza ha voluto darti una prova di grande stima edi grande fiducia... e sia per questoo sia per la sua bizzarranatura si sia divertito a pensare a quel che tu avrestipotuto fare trovandoti in possesso di questi quattriniho credutomio dovere di darti un consiglio che la mia qualità dinotaro e di esecutore testamentario non mi vietava... -


Emi ha consegnato l'involto. Poi ha aggiunto porgendomi anchel'astuccio col dente del defunto:


-E questo? Tuo cognato te lo ha ceduto. Prendi; e ora ti faròriaccompagnare a casa. -


Ioero così confuso da tante inaspettate sorprese che non gli hodetto neppure grazie. Sull'uscio dello studio era quell'uomo tuttonero che mi aveva accompagnato fin lì e che è scesogiù con me alla porta ed è entrato con me nellacarrozza che mi ha portato fino a casa.


Ilbabbo non c'era e la mamma e l'Ada mi son venute subito d'intorno afarmi mille domande.


Quandohanno saputo che il signor Venanzio aveva lasciato tutto il suopatrimonio ai poveri del Comune e che al Maralli non era toccatoche uno spillo d'oro col dente che aveva ceduto a mehannocominciato a scaricarmi un diluvio di esclamazioni:


-Come! Possibile!... Ma perché?... Ma come mai? -


Ioperò ho risposto sempre che non ne sapevo nullae quando allafine ho potuto liberarmi dalle loro domande me ne son venuto qui incamera e ho riposto il mio tesoro nel cassetto del tavolino che hochiuso a chiave.


51.


Peril resto della giornata ho fatto finta di nullama era tanto ilnervoso che avevo addosso che il babbo a cena se n'èaccortoe ha detto:


-Si può sapere che cos'hai staserache mi sembri un'anguilla?Finalmente quando sono stato solo qui nella mia camerettahodato libero sfogo alla mia emozione e ho contemplato il mio tesoroe ho contati e ricontati i duecento biglietti da cinque lire deiquali sono possessoree li ripongo nel cassetto del tavolino echiudoe poi riapro e li ritiro fuori e li rimiro e liriconto daccapo per poi richiuderli e rilevarli senza decidermi asepararmi da loro...


Mipare d'essere diventato quel vecchio d'una operetta che ho sentitadue anni fa che era intitolata "Le Campane di Corneville";ma però non è per avarizia che contemplo tutti questiquattrinima per i sogni che ci fo sopra che sono tanti e cosìdiversi! Ho sognato più in queste poche ore che stosveglioche in tutte le nottate dormite da che son nato!...


Basta:mi pare che sia ora d'andare a letto... Chiudo la miacassaforte e buonanotte!


26Febbraio.


E'appena giorno e io sono ancora qui a contare i miei duecentobiglietti da cinque lire che mi si parano davanti come duecentopunti interrogativi:


-Che ne farò? -


Ilfatto è che da quando ho tutti questi quattrini non sono piùio: ho la testa piena di pensieridi preoccupazionidi paure.Stanotte non m'è riuscito di chiuder occhio: ognitantino mi svegliavo di soprassalto perché mi parevasempre che venissero i ladri a rubarmi le mie mille lireo il babboa domandarmi di dove provenivanociò cheper mein fondorappresentava lo stesso pericolo di perderle.


Inogni modo bisogna che le assicuri meglio perché ci potrebbeessere in casa un'altra chiave che apra il cassetto del mio tavolinoe nulla di più facile che la mamma e Ada vengano a frugarcidentro...


Laprima spesa che bisogna che faccia è quella di unabuona cassafortepiccola in modo che possa nasconderla in fondoall'armadio dove tengo i miei balocchi di quando ero piùpiccino.


Inquanto all'impiego che farò dell'ereditàfra i tantisogni che ho fatto due specialmente mi stanno fissi nellamente: comperare un'automobileo aprire un negozio dipasticceria come quello del babbo di Gigino Balestra...


Vedremo!Intanto prendo venti biglietti da cinque lire in tasca e vo a cercarela cassaforte...


Edeccomi di nuovo soloin camera mia mentre tutti dormono: solo colmio tesoro che è quifinalmente sicuro nel mio armadio...


Chebella soddisfazione avere una cassafortecon mille liredentro!... Un momento: ora non sono più millelirema settecentotrentadue perché oggi ho speso la sommanon indifferente di lire duecentosessantotto!


Matutte spese giustificatee tutte regolarmente registrate qui nellibro d'entrata e uscita che mi costa una lira e dal quale risultail seguente stato di cassa a tutt'oggi:


ENTRATAEreditatodal povero sig. Venanzio: 1000 00USCITAElemosine: 15 00Cassaforte:250 00Pasticcini: 3 00Nel registro che ho comperato c'èanche una colonna per le "Osservazioni"ma lìnon ho scritto nienteperché l'unica osservazione chepotevo metterci era questa: che i quattrini peggio spesi sonostati quelli delle elemosine.


Infattistamani appena sono uscito di casa ho trovato sugli scalini dellachiesa di San Gaetano un povero cieco che chiedeva l'elemosinaeio messa subito mano a tasca ho tirato fuori un biglietto da cinquelire e gliel'ho lasciato cadere dentro il cappello che egliteneva sulle ginocchia.


Egliha fatto un gesto di maraviglia e agguantato con moto fulmineo ilbiglietto lo ha messo contro la luce guardandolo attentamente; poimi ha chiesto:


-Ma... non è mica falsoeh signorino? -


Immediatamenteun altro povero cieco che era dall'altra parte della scalinata èvenuto a esaminare il biglietto e ha detto:


-Ma non vedi che è buonissimo? E a mesignorino? Non me nedà uno anche a me? -


Ioper non fare ingiustizie ne ho dato uno anche a lui; e siccome inquel momento uno zoppo che chiedeva l'elemosina sulla portadella chiesa è corso precipitosamente a me per goderedello stessotrattamento dei suoi due colleghiho dato cinque lireanche a lui.


Mail bello della scena è stato questo: che io infatuato comeero in quel momento della mia munificenzamentre mi davo una grandearia di importanza nel levar di tasca i miei biglietti dibancanon ho neanche menomamente pensato al fatto stranissimo diquei due ciechi che vedevano e di quello zoppo che correva.


Ciho ripensato dopo...


Alloraho capito che la carità è una gran bella cosamabisogna saperla fare... e lì per lì ho provato tantastizza di essere stato ingannato così sfacciatamente cheper un legittimo sentimento di reazionesono andato al negozioBalestra e mi son mangiato tre lire di pasticcini!


Forsene ho mangiati troppi; e senza dubbio ho abusato di canditi che mipiacciono di molto e per l'appuntofra i dolcisono i piùindigesti di tutti.


Mainsomma questa è stata una spesa fatta bene e non me ne pento.Un'altra spesa molto complicata a fare è stataquella della cassaforte. Pare impossibile che sia cosìdifficile a un ragazzo che si presenta in una bottega coi suoibravi quattrini di comperare quel che più gli pare e piace!


Eppureal primo negozio dove mi son presentato a chiedere unacassaforte si son messi a ridere e siccome io insistevo mihanno detto:


-Bambinolèvati di qui che abbiamo altro da fare che badarealle tue burlette! -


Inun altro negoziosiccome si disponevano a farmi la stessaaccoglienzami son risentito e ho detto:


-Che credono perché sono un ragazzo che io non abbia iquattrini? -


Eho levato di tasca una manciata di biglietti.


52.


Allorail commesso del negozio ha cambiato subito maniere e mi ha dato dellei. Però non mi ha voluto dar la cassafortescusandosi chelui non poteva vendere ai minorenni e che perciò bisognava checi andassi col mio babbo.


Già:non ci mancherebbe altro!


Perfortuna in quel momento sulla bottega ci era un giovanotto che miguardava mentre tiravo fuori i quattrini e che appena sono uscitomi ha detto:


-Ma come son buffi! Per comprar la roba da ora in avanti ci vorràla fede di nascita!... -


Naturalmenteio ho acconsentito a questa giusta criticae allora questobravo giovanotto mi ha domandato:


-Ma lei che voleva comprar qualcosa?


-Sì: una cassaforte - ho risposto - ma una cassafortepiccola...


-Quanto vorrebbe spendere?


-Ma... non saprei. Voglio una cassaforte che sia forte davverocapisce? -


Ilgiovanotto ha pensato un pocoe poi ha detto guardandomi fisso:


-Trecento lire?...


-Eh! E' un po' cara.


-Cara? No davvero! Non sa che le casseforti costano delle migliaia dilire? Ma lei deve prendere una cassaforte d'occasione... se netrovano facilmente: le costa meno e le fa lo stesso servizio.


-E dove si trovano?


-Lei deve venir con me. Io ho diversi negozianti amicitutte bravepersone che vendono roba garantita e senza far tante storie comefanno nei negozi di lusso...


Emi ha accompagnato in diverse botteghe dove vendevano tutta robausata e di tutte le specie. Da principio pareva difficile trovareuna cassaforte: nessuno ce l'aveva. Abbiamo girato parecchioprima di trovare finalmente quel che si cercava. Quel giovanottoera proprio servizievole e non è stato contento finchéfinalmente non è riuscito a procurarmi quel che mi occorreva.Egli entrava via via nelle botteghe di questi negozianti suoi amicicoi quali si tratteneva a parlare mentre io aspettavo sullaporta; e all'ultima bottega dove ci siamo fermati è ritornatofuori col padrone mostrandomi una cassaforte che per la misura eraproprio quel che mi ci volevasebbene fosse un poco arrugginita.


Ionaturalmente ho tirato nel prezzoe daipicchia e mena me l'harilasciata per 250 lire. Gli ho dati tutti i quattrini che avevoin tasca e me la son fatta portare a casa per le cinqueperchésapevo che a quell'ora il babbo non c'era e la mamma e l'Ada erano afare una visita.


Difattiho avuto la cassaforte e ho dato il restocioè altre 168 lireoltre le 82 che avevo già date.


Maora son contento perché il mio capitale è al sicuro enon c'è più paura!


27Febbraio.


L'orizzontesi rannuvola.


Oggiil babbo mi ha fatto una predica d'un'oradicendomene di tutti icolori e terminando colla solita conclusione: che io son destinatoa esser la rovina della famiglia.


Etutto questo perchéa quanto parel'avvocato Maralli gli hadetto che era stato diseredato dal suo zio per colpa mia.


Oraanche se questo fosse verodico ioè giusta che mi sidebbano dare ora le sgridate per una colpa passatadella qualeho già scontata la pena stando in Collegio?


Semprecosì! Sempre ingiustizie e prepotenze!


Iosono stato a sentire sempre zitto; e dopo la predica sono uscitocon una scusa e sono andato al negozio Balestradove homangiato dodici paste tutte svariateper rifarmi la bocca.


53.


Uscendoho incontrato Gigino Balestra al quale ho raccontato dellasgridata avuta ed egli mi ha detto tutto maravigliato:


-Ma se l'avvocato Marallianzidice che è stato luiche ha consigliato suo zio a lasciar tutto ai poveri!... Come! Vienicon me a casa mia e vedrai.


Siamoandati infatti a casa sua e lì Gigino mi ha fattovedere l'ultimo numero del "Sole dell'avvenire" doveè un articolo intitolato: "Il nostro candidato controil privilegio dell'eredità". Ricopio qui il principiodell'articolo dal giornale che mi ha regalato Giginoperchéè bene che in queste pagine di un giornale scritto da unbambino si veda con quale sincerità sieno scritti i giornalidei grandi:


"Acosto di parere indiscreti al nostro egregio amico avvocatoMarallie sicurissimi delle proteste che gli inspireràla sua naturale modestianoi non possiamo assolutamentetacere di un nobilissimo fatto che torna a suo onore e che èprova novella della coerenza che egli segue sempre in tutti gliatti della vita verso i suoi principii.


Ilnostro candidatodunquecon la generosità che è unadelle prime virtù dell'animo suoaveva ospitato un suo ziomolto malato e molto riccostraordinariamente riccodel qualeegli sarebbe stato il naturale erede... se il nostro valorosocompagno non fosse fedele seguace dei nostri principii contro ogniprivilegio capitalisticoprimo dei quali il diritto di eredità.


Eglidunquein ossequio al programma del nostro partitonon solonulla fece di quel che avrebbe fatto qualunque borghese perpersuadere il ricco zio a farlo erede del lauto patrimonioma con la predicazione sincera delle proprie idee lo convinse anominare eredi i poveri della cittài quali oggiappunto in cui avverrà la distribuzione del làscitoal nostro Municipioavranno un aiuto alla loro grama esistenza".


Equi l'articolo era tutto un attacco contro il candidato avversarioche era chiamato egoistasfruttatoreecceteramentre si esaltavail disinteresse del mio cognato.


Ioquando ho letto quest'articoloson cascato dalle nuvolepoichében sapevo com'erano andate le cose riguardo all'ereditàdel povero signor Venanzio. E sapendo che il giornale era fattodal babbo di Gigino gli ho detto:


-Ma come! Ma qui il tuo babbo ha sbagliato!... Quando lo vedràil Maralliquest'articolostarete freschi!...


-Che dici? Ma il Maralli l'ha visto e come!


-L'ha visto ?


-Non solo l'ha vistoma prima hanno discusso a lungolui e ilbabbose conveniva di farloe da ultimo hanno deciso di sìperchécome ha detto il Maralliil suo zio nel testamentostesso dichiara che lascia eredi i poveri in ossequio alle ideedel nipote e sebbene abbia scritto questo per canzonarloda chi nonconosce come stanno le cose può essere preso benissimo sulserio. - Almeno- ha detto il tuocognato- avrò avuto unutile morale! ...


-Sicché ha approvato tutto?


-Ha approvato? Altro che! Anzi il principio dell'articolo lo hascritto il Maralli stesso... -


Iosono rimasto di stucco: ma Gigino Balestrache è piùinfarinato di me di cose elettoralimi ha detto: - Ti famaraviglia? Non è nulla ancora! Oravediincomincia lapolemica con l'"Unione Nazionale" e sentissi che cosa nonsi dicono!... Ma il babbomentre gliene scrive di quelle da levareil peloci ride e si diverte... Se il mio babbo non facesse ilpasticceresarebbe un giornalista di prim'ordinelo dicono tutti:ma lui dice gli rendono più i pasticci con la crema chequelli scritti! - E come anderà a finire l'elezione ?


-Eh! Il Maralli ha tutte le probabilità di riuscireperché c'è l'unione dei partiti popolari...


54.


Bisognache dica la verità: io avrei piacere che il mio cognato fosseeletto deputato.


Perché?Non lo so neppur io precisamente; ma mi pare che avere undeputato in famiglia sia una cosa utile e da avercidellesoddisfazionie ho in idea che se il Maralliriuscissemi perdonerebbe; e allora mi piacerebbe molto d'andarcon lui nei comizi elettorali dove tutti urlanoanche i ragazzisenza che nessuno li sgridi...


-Anzi- mi ha detto Gigino- più che si urla e piùci hanno piacere. Se vuoi venire domenica si va a Collinella dovec'è una gran fabbrica con dimolti operai e lì il babbovuole che si gridi: Evviva la lega! -


Cianderei volentierima non so se il babbo mi ci manderà...Vedremo.


PrimoMarzo.


Questeelezioni incominciano a interessarmi davvero.


Ierimentre ero fuoriho sentito urlare il giornale dei moderati:


-Legghino l'"Unione Nazionale"con la vera storiadell'eredità del candidato socialista! -


Iol'ho comperato subito e ho letto il primo articolo nel quale sirispondeva punto per punto all'articolo del "Soledell'avvenire" che mi aveva fatto vedere l'altro giorno GiginoBalestra.


"Sivorrebbe dal nostro avversario trarre vantaggio da una meritatapunizione (così diceva l'"Unione") e nonpossiamo negare che egli dimostri in questo suo strattagemmaelettorale un cervello assai sottile e una faccia molto tosta"...


Eseguitava a raccontar la storia del povero signor Venanzio che nondivideva affatto le idee dell'avvocato Maralli e che anzi perqueste idee del nipote in perfetta opposizione con le sue sidecise a diseredarlolasciando il vistoso patrimonio ai poveri dellacittà.


Edi questo (seguitava a dire l'"Unione") il nostroavversario che vorrebbe ora apparire un eroe deldisinteresse e un martire dell'altruismoebbe tutt'altro chepiaceree anzi provò tanto dolore e tanta rabbia che licenziòsu due piedi la propria domestica Cesira Magari dopo averla copertad'improperi perché tra i legati del defunto Venanzio Marallive n'era uno di diecimila lire in suo favore. Bisognava convenireche questa era la verità: e io non potevo comprenderecome mai il mio cognatoche pure era così furboavessepotuto dare appiglio ai suoi avversari di dirgli delle cosecosì scottanti mentre era facile prevedere che essisarebbero stati informati esattamente di tutta la faccendapensando che l'incaricato di distribuire ai poveri l'ereditàdel signor Venanzio era stato proprio il sindacocioèuno dei capi del partito conservatore e che era stato presente allalettura del testamento quando l'avvocato Maralli aveva fattoquella famosa scenata che ho detto prima.


Masi vede che nelle lotte elettorali le bugie sono all'ordine delgiorno in tutti i partitiperché anche l'"UnioneNazionale" ne dice parecchiee una poi è cosìsfacciata che non la posso mandar giù.


Inseconda paginainfattic'è un articoletto intitolato: "Inemicidella religione"che ricopio qui tal quale:


"Sidice che anche questa voltacome al solitogli elettoricattolici si asterranno dal dare il voto. Ora noi nonsapremmo concepirenella lotta attualequesta astensione la qualeverrebbe direttamente a favorirecontro un candidato ossequentea tutti gli articoli del nostro Statuto e prima che agli altrial primoil trionfo di un candidato socialista che si vantanemico di tutte le istituzioni che sono i cardini d'ogni civilesocietà e rinnega la religione dello Stato in ogni modocon le parole e con le opere".


Equi il giornale seguitava per una colonna a trattare il Maralli dimiscredentementre io mi ricordo benissimoe ho registrato ilfatto proprio qui nel mio caro giornalinoche mio cognato quandosposò mia sorella andò in chiesa perchéaltrimenti il babbo e la mamma non avrebbero mai acconsentitoal matrimonio.


Comesi fadomando ioa inventare tante calunnie?


Questemenzogne del giornale conservatore mi hanno talmente indignato cheda ieri sto pensando se non sia il caso di andare alla direzioneper far rimettere le cose al posto.


Mipare che questo sarebbe prima di tutto il mio dovere perché sideve sempre far risaltare la veritàe poi sarebbeanche una buona occasione per rendere un servizio al mio cognatodopo chesia pure senza volerlogli ho fatto perdere l'ereditàdi suo zio sulla quale egli faceva tanto assegnamento.


Voglioandar subito a trovare il mio amico Gigino Balestra ches'intende molto di questioni elettorali per sentire il suo parere.Oggi sono stato da Gigino Balestra al quale ho confidato ilmio progetto.


Eglici ha pensato un po' sopra e poi mi ha detto:


-E' una buona idea! Ci anderemo insieme.


Infattisiamo rimasti d'accordo che domattina alle 11 anderemo allaDirezione dell'"Unione Nazionale" e porteremo una"rettifica" (dice Gigino che si chiama così)all'articolo intitolato: "I nemici della religione".


Questa"rettifica" l'abbiamo combinata insiemee oraprima diandare a lettol'ho ricopiata perbene in certi fogli di carta che miha dato Gigino e nei quali mi ha raccomandato di scrivere da unaparte sola perché dice che quando si scrive per la stampa sideve far così.


Edecco la rettifica che ricopio tal quale:


"OnorevoledirezioneLeggendo l'articolo del numero scorso del suo pregiatogiornale il quale è intitolato «I nemici dellareligione» mi credo in dovere di fare osservare alla S. V.che non è esatto quel che si afferma nel detto articolodove è scritto che l'avvocato Maralli mio cognato è unmiscredentementre posso garantire che questo èassolutamente falso avendo assistito io in persona al suomatrimonio che fu celebrato nella chiesa di San Sebastiano aMontaguzzo dove si comportò molto divotamente dandoprova di essere un buon cristiano al pari di chiunque. GianninoStoppani".


E'la prima volta che scrivo un articolo in un giornale e non mi parvero di arrivare a domani!...


55.


2marzo.


Stamaniappena alzato ho fatto il riscontro di cassa e vi ho trovato lasomma precisa di lire italiane 71235.


Quandosono sceso per la colazione ho trovato il babbo di un umoreinsopportabileperché dice che io non studioche io nonpenso che a divertirmi e altre simili ripetizioni che non so capirecome non gli venga a noia a ritirarle fuori così spessosenza neanche cambiarci una sillabasenza trovarci neppureun'intonazione di voce diversa.


Basta.Io sono stato a sentirlo con rassegnazione fino alla finepensando alla "rettifica" che devo portare all'"UnioneNazionale". Come mi accoglieranno?


Uhm!In ogni modo bisogna "ristabilire la verità"come ha detto Gigino Balestrae io lo farò ad ogni costo.


Siamostaticome avevamo stabilitocon Gigino Balestra alladirezione del giornale l'"Unione Nazionale" e sono propriosoddisfatto di avere avuto un'idea così felice...


Daprincipio quando ci siamo presentati in ufficiovedendo dueragazzinon ci volevano far passare nella Direzione e uno ciha detto:


-Ragazziqui non si ha tempo da perdere!...


Ilbello è che lui stava lì a sedere dinanzi a un tavolinosenza far nulla!


-Ma noi veniamo per una "rettifica"! - ha dettosubito Gigino Balestra dandosi una certa aria.


-Una "rettifica"? Che "rettifica"?


Allorasono intervenuto io e ho detto:


-Siccome nell'"Unione Nazionale" è stato stampatoche l'avvocato Maralli non è cristianoio che sono il suocognato posso giurare che non è vero perché l'ho vistoio con questi occhi quando ha sposato mia sorella che stavainginocchiato nella chiesa di San Sebastiano a Montaguzzo...


-Comecome? Lei è cognato dell'avvocato Maralli? Ah!Aspetti un poco... -


Equel giovanotto è andato in un'altra stanza da dove èriuscito poco dopo dicendomi:


-Si accomodino! -


Ecosì siamo entrati proprio dal direttore che è un uomocon una testa pulita pulitae anzi è la sola cosa pulitache abbia perché ha un vestito che pare tessuto col sudiciumee una cravatta nera tutta unta nel cui centro brillava uno schizzo ditorlo d'ovo in modo che pareva proprio che ce lo avesse messo lìapposta per far finta d'averci uno spillo d'oro.


Peròè stato molto gentile e quando ha letto la mia "rettifica"dopo aver riflettuto un poco ha detto:


-Benissimo! La verità innanzi tutto... Ma ci vorrebberodelle prove... dei documenti...


Ioallora gli ho raccontato che tutto il fatto com'era andato eradescritto qui nel mio giornalinoin quelle pagine chefortunatamente avevo potuto salvare dal caminetto quando il miocognato aveva tentato di distruggerle...


-Ah! Aveva tentato di bruciarleeh?


-Sicuro! Ma vede la combinazioneeh? Se io non le avessi riprese atempo ora sarebbe peggio per lui perché non potreidimostrarle la verità di quel che io dico...


-Eh già... sicuro... -


Infattiil direttore dell'"Unione Nazionale" ha detto che gliera necessario di vedere questo mio giornalino e hofissato di portarglielo stasera stessamentre egli da parte sua siè impegnato di pubblicare nel prossimo numero non solo lamia "rettifica"ma anche se ci sarà bisogno ladescrizione del matrimonio religioso di mio cognato...


Chisa che piacere avrà il Maralli quando leggeràl'articolo nel giornale avverso dove gli renderanno giustiziaequando saprà che io sono stato la causa di tutto. Mifiguro già di vedermelo venire incontro con le braccia apertea rifar la pacee allora si metterà una pietra sulpassato e l'innocenza trionferà contro tutte lecalunnie...


Eoracaro giornalino mioti chiudo e mi accingo a separarmi da teper qualche giornoma son contento perché tu mi aiuti acompiere una buona azione e a far rifulgere la veritàcontro tutte queste invenzioni tendenziose - come le chiama il mioamico Gigino Balestra!


Quitermina il giornalino di Gian Burrasca; ma non terminano quinaturalmente le sue monellerie e le sue avventuree a me cheho impresa la pubblicazione di queste memorie corre almenol'obbligoimmediato di completar la narrazione dell'avventuraelettorale rimasta interrotta sul più bello... o sul piùbruttosecondo il punto di vista politico-sociale dei mieipiccoli lettori.


Infattiproprio in una questione politico-sociale andò a incappare ilnostro povero Giannino Stoppani e non è da far le meravigliese la sua buona fede fu tradita da tutte le parti e ogni suo calcoloda cima a fondo sbagliato.


Veroè che il direttore dell'"Unione Nazionale"accolse come aveva promesso la "rettifica" rimessagli da"Gian Burrasca"ma il titolo dell'articolo in cuiessa comparve basta a rivelare il secondo fine cui si faceva servireil riconoscimento della verità.


L'articoloera intitolato: "L'avvocato Maralli libero pensatore incittà e bigotto in campagna"e in esso alladichiarazione di Giannino Stoppani si faceva seguire la descrizionedel matrimonio religioso di sua sorella col Maralli fedelmentericopiata dal "Giornalino" e si concludeva coldipingere il candidato socialista come un opportunista dellapeggiore specienon spinto da altre molle in ogni suaattitudine nell'agone politico che da quelle di un volgare interessee di una smodata ambizione.


Incasa Stoppani la notizia di questa tragedia elettorale giunse diprima mattina. Il babbo di Giannino ricevé il numerodell'"Unione Nazionale" con quel terribile articolosegnato con lapis bleu e con queste parole scritte nel marginedall'avvocato Maralli:


-"Vostro figlio che mi aveva già rovinato come uomofacendomi perdere l'eredità di mio zio e comeprofessionista facendomi perdere una causa importante ètornato in tempo dal collegio per rovinarmi nella mia carrierapolitica... e c'è riuscito perfettamente!".


Latempesta scoppiò tremenda sul capo del povero GianBurrasca... e anche più in giù.


-Ma io ho detto la verità! - gridava egli sotto lagragnuola inaspettata. - Io credevo di far bene difendendoloda un'accusa ingiusta!... -


Eil padre mentre la gragnuola rinforzava:


-Stupido! Rompicollo! I ragazzi non devono impicciarsi nelle cose chenon possono capire! Cretino! Birbante! Sei la rovina di tuttala famiglia!... -


Ecerto il nostro Giannino non poteva capire i misteri della politicaper i quali a volte la difesa fatta da un'anima semplice e ingenuapuò recar più danno di un'offesa lanciata dall'animapiù nera e perversa. Il fatto è che la rivelazionech'egli fece all'"Unione Nazionale" e che questa feceal pubblico determinò la ribellione contro il Maralli di unafrazione del suo stesso partito e i partiti che a quello si eranoalleatie il giorno dell'elezione fu ignominiosamentesconfitto.


Manon basta. La polemica fra l'"Unione Nazionale" eil "Sole dell'avvenire" si inacerbì al punto chenon bastando più tutte le male parole del vocabolarioelettorale italiano si passò alle bastonate e un giorno lapasticceria del babbo di Gigino Balestra fu teatro di una zuffaterribile tra moderati e socialisti che si picchiarono di santaragionedicendosi le cose più amare su un terreno cosparsodelle cose più dolci che si possano immaginare e riducendosiscambievolmente in uno stato compassionevole e anche appetitosocol volto ammaccato pieno di bitorzoli e di bioccoli di cremaannerito da ecchimosi e da ditate di cioccolatagocciolante disangue e di alkermes...


Nevennero querele da ambe le partie in tribunale uno dei documentipiù importanti per stabilire l'origine dei fatti deiquali si discutevafu appunto il "Giornalino di GianBurrasca" che il direttore dell'"Unione Nazionale"non aveva più restituito al suo legittimo proprietario eche rimase poi lungamente dimenticato fra gli incarti dellaCancelleria giudiziariaciò che non farà certomaraviglia a chi sa come tutto nella Giustizia italiana sia lungoe oblioso.


Comealla fine il "Giornalino di Gian Burrasca" capitasse trale mie mani io non dirò: basti sapere che iocheebbi la fortuna di scoprirlo tra le mani di una portinaia moglied'un usciere del tribunale mentre ella lo leggeva a' suoifigliuolidovetti durarmolta fatica e spender molti quattrini incarta bollata per ottenere col consenso di Giannino Stoppani - larestituzione del manoscrittonon potendo il tribunale perregolarità consegnare un documento processuale né aGian Burrasca che era proprietario ma era minorenne né a meche ero purtroppo maggiorennema non ero il proprietario. Eneanche questo farà maraviglia a chi sappia come tutto nellaGiustizia Italiana sia regolarmente faticoso e costoso...


Hodetto in principio che non terminano col "Giornalino" leavventure di Gian Burrasca... Infatti dopo che egli ebbe rovinatala posizione politica di suo cognatoil suo babbo si decise arinchiuderlo in una casa di correzionee la stessa decisione nellostesso tempo era presa dal babbo di Gigino Balestra checome avetevistoera stato complice necessario nella rettifica recataall'"Unione Nazionale".


Sottoquesta terribile minaccia i due ragazzi concertarono una fuga e...e da questo punto si apre un altro periodo della storia di GianBurrasca che vi narrerò un 'altra volta.