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BuonarrotiMichelangelo

RIME



001

    Moltianni fassi qual felicein una
brevissima ora si lamenta e dole;
oper famosa o per antica prole
altri s'inlustrae 'n un momentoimbruna.

    Cosamobil non è che sotto el sole
non vinca morte e cangi lafortuna.

002

    Solio ardendo all'ombra mi rimango
quand'el sol de' suo razzi elmondo spoglia:
ogni altro per piaceree io per doglia
prostratoin terrami lamento e piango.

003

    Gratoe felicea' tuo feroci mali
ostare e vincer mi fu giàconcesso;
or lassoil petto vo bagnando spesso
contr'a mievogliae so quante tu vali.
    E se idannosi e preteriti strali
al segno del mie cor non fur ma'presso
or puoi a colpi vendicar te stesso
di que' begli occhie fien tutti mortali.
    Da quanti lacciancorda quante rete
vago uccelletto per maligna sorte
campamolt'anni per morir po' peggio
    tal di medonneAmorcome vedete
per darmi in questa età piùcrudel morte
campato m'ha gran tempocome veggio.

004

    Quantosi godelieta e ben contesta
di fior sopra ' crin d'or d'unagrillanda
che l'altro inanzi l'uno all'altro manda
come ch'ilprimo sia a baciar la testa!
    Contenta ètutto il giorno quella vesta
che serra 'l petto e poi par che sispanda
e quel c'oro filato si domanda
le guanci' e 'l collo ditoccar non resta.
    Ma più lieto quelnastro par che goda
dorato in puntacon sì fattetempre
che preme e tocca il petto ch'egli allaccia.
    Ela schietta cintura che s'annoda
mi par dir seco: qui vo' stringersempre.
    Or che farebbon dunche le miebraccia?

005

   I' ho già fatto un gozzo in questo stento
coma fa l'acquaa' gatti in Lombardia
o ver d'altro paese che si sia
c'a forza'l ventre appicca sotto 'l mento.
    La barbaal cieloe la memoria sento
in sullo scrignoe 'l petto fod'arpia
e 'l pennel sopra 'l viso tuttavia
mel fagocciandoun ricco pavimento.
    E' lombi entrati mison nella peccia
e fo del cul per contrapeso groppa
e ' passisenza gli occhi muovo invano.
    Dinanzi mis'allunga la corteccia
e per piegarsi adietro si ragroppa
etendomi com'arco sorïano.
    Peròfallace e strano
surge il iudizio che la mente porta
chémal si tra' per cerbottana torta.
    La miapittura morta
difendi orma'Giovannie 'l mio onore
nonsendo in loco bonné io pittore.

006

   Signorse vero è alcun proverbio antico
questo èben quelche chi può mai non vuole.
    Tuhai creduto a favole e parole
e premiato chi è del vernimico.
    I' sono e fui già tuo buonservo antico
a te son dato come e' raggi al sole
e del mietempo non ti incresce o dole
e men ti piaccio se piùm'affatico.
    Già sperai ascender perla tua altezza
e 'l giusto peso e la potente spada
fussi albisognoe non la voce d'ecco.
    Ma 'l cieloè quel c'ogni virtù disprezza
locarla al mondosevuol c'altri vada
a prender frutto d'un arbor ch'è secco.

007

    Chiè quel che per forza a te mi mena
oilmèoilmèoilmè
legato e strettoe son libero e sciolto?
    Setu incateni altrui senza catena
e senza mane o braccia m'hairaccolto
chi mi difenderà dal tuo bel volto?

008

    Comepuò esser ch'io non sia più mio?
    ODioo Dioo Dio
chi m'ha tolto a me stesso
c'a me fusse piùpresso
o più di me potessi che poss'io?
    ODioo Dioo Dio
come mi passa el core
chi non par che mitocchi?
    Che cosa è questoAmore
c'al core entra per gli occhi
per poco spazio dentropar che cresca?
    E s'avvien che trabocchi?

009

    Coluiche 'l tutto fe'fece ogni parte
e poi del tutto la piùbella scelse
per mostrar quivi le suo cose eccelse
com'hafatto or colla sua divin'arte.

010

    Quasi fa elmi di calici e spade
e 'l sangue di Cristo si vend'agiumelle
e croce e spine son lance e rotelle
e pur da Cristopazïenzia cade.
    Ma non ci arrivi più'n queste contrade
ché n'andre' 'l sangue suo 'nsin allestelle
poscia c'a Roma gli vendon la pelle
e èccid'ogni ben chiuso le strade.
    S'i' ebbi ma'voglia a perder tesauro
per ciò che qua opra da me èpartita
può quel nel manto che Medusa in Mauro;
    mase alto in cielo è povertà gradita
qual fia dinostro stato il gran restauro
s'un altro segno ammorza l'altravita?

011

    Quantosare' men doglia il morir presto
che provar mille morte ad ora adora
da ch'in cambio d'amarlavuol ch'io mora!
    Ahiche doglia 'nfinita
sente 'l mio corquando li torna a mente
chequella ch'io tant'amo amor non sente!
    Comeresterò 'n vita?
    Anzi mi diceperpiù doglia darmi
che se stessa non ama: e veroparmi.
    Come posso sperar di me ledolga
se se stessa non ama? Ahi trista sorte!
    Chefia pur verch'io ne trarrò la morte?

012

    Com'aròdunche ardire
senza vo' ma'mio bentenermi 'n vita
s'io nonposso al partir chiedervi aita?
       Que' singulti e que' pianti e que' sospiri
che 'l miser core voiaccompagnorno
madonnaduramente dimostrorno
la mia propinquamorte e ' miei martiri.
       Ma se ver è che per assenzia mai
mia fedel servitùvadia in oblio
il cor lasso con voiche non è mio.

013

    Lafama tiene gli epitaffi a giacere; non va né inanzi né
indietroperché son mortie el loro operare èfermo.

014

    ElDì e la Notte parlanoe dicono:
Noi abbiàno colnostro veloce corso condotto
alla morte el duca Giuliano; èben giusto
che e' ne facci vendetta come fa.
       E la vendetta è questa: che avendo noi
morto luilui cosìmorto ha tolta la luce a noi
e cogli occhi chiusi ha serrato e'nostri
che non risplendon più sopra la terra.
       Che arrebbe di noi dunche fattomentre vivea?

015

    Dite me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm'al ciel dond'ioderivo
e per le spezie all'esca a te arrivo
come pesce perfil tirato all'amo.
    E perc'un cor fra duafa picciol segno
di vitaa te s'è dato ambo leparti;
ond'io restotu 'l saiquant'io sonpoco.
    Eperc'un'alma infra duo va 'l più degno
m'è forzas'i' voglio essersempre amarti;
ch'i' son sol legnoe tu se'legno e foco.

016

    D'unoggetto leggiadro e pellegrino
d'un fonte di pietà nasce'l mie male.

017

    Crudeleacerbo e dispietato core
vestito di dolcezza e d'amar pieno
tuofede al tempo nascee dura meno
c'al dolce verno non fa ciascunfiore.
    Muovesi 'l tempoe compartiscel'ore
al viver nostr'un pessimo veneno;
lu' come falce e no'siàn come fieno
. . . . . . . . . . . . . .
    Lafede è corta e la beltà non dura
ma di par seco parche si consumi
come 'l peccato tuo vuol de' mie danni.
. . . .. . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
sempre fra noifare' con tutti gli anni.

018

    Millerimedi invan l'anima tenta:
poi ch'i' fu' preso alla prestinastrada
di ritornare endarno s'argomenta.
    Ilmare e 'l monte e 'l foco colla spada:
in mezzo a questi tuttiinsieme vivo.
    Al monte non mi lascia chim'ha privo
dell'intelletto e tolto la ragione.

019

Natura ognivalore
di donna o di donzella
fatto ha per imparareinsino aquella
c'oggi in un punto m'arde e ghiaccia el core.
    Dunchenel mie dolore
non fu tristo uom più mai;
l'angoscia e'l pianto e ' guai
a più forte cagion maggioreeffetto.
    Così po' nel diletto
nonfu né fie di me nessun più lieto.

020

    Tuha' 'l viso più dolce che la sapa
e passato vi par sùla lumaca
tanto ben lustrae più bel c'una rapa;
e'denti bianchi come pastinaca
in modo tal che invaghiresti 'lpapa;
e gli occhi del color dell'utriaca;
e' cape' bianchi ebiondi più che porri:
ond'io morròse tu non misoccorri.
    La tua bellezza par molto piùbella
che uomo che dipinto in chiesa sia:
la bocca tua mi paruna scarsella
di fagiuo' pienasi com'è la mia;
leciglia paion tinte alla padella
e torte più c'un arco diSorìa;
le gote ha' rosse e bianchequando stacci
comefra cacio fresco e' rosolacci.
    Quand'io tiveggoin su ciascuna poppa
mi paion duo cocomer in unsacco
ond'io m'accendo tutto come stoppa
bench'io sia dallazappa rotto e stracco.
    Pensa: s'avessiancor la bella coppa
ti seguirrei fra l'altre me' c'unbracco;
dunche s'i massi aver fussi possibile
io fare' oggiqui cose incredibile.

021

Chiunchenasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e 'l sole
niuna cosalascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl'ingegni e leparole;
e le nostre antiche prole
al sole ombreal vento unfummo.
    Come voi uomini fummo
lieti etristicome siete;
e or siàncome vedete
terra alsoldi vita priva.
    Ogni cosa a mortearriva.
    Già fur gli occhi nostriinteri
con la luce in ogni speco;
or son votiorrendi eneri
e ciò porta il tempo seco.

022

Che fie dime? che vo' tu far di nuovo
d'un arso legno e d'un afflittocore?
    Dimmelo un pocoAmore
acciòche io sappi in che stato io mi truovo.
    Glianni del corso mio al segno sono
come saetta c'al berzaglio ègiunta
onde si de' quetar l'ardente foco.
    E'mie passati danni a te perdono
cagion che 'l cor l'arme tu'spezza e spunta
c'amor per pruova in me non ha più loco;
es'e' tuo colpi fussin nuovo gioco
agli occhi meial cor timido emolle
vorria quel che già volle?
    Ond'orti vince e sprezzae tu tel sai
sol per aver men forza oggi chemai.
    Tu speri forse per nuovabeltate
tornarmi 'ndietro al periglioso impaccio
ove 'l piùsaggio assai men si difende:
più corto è 'l malnella più lunga etate
ond'io sarò come nel foco elghiaccio
che si distrugge e parte e non s'accende.
    Lamorte in questa età sol ne difende
dal fiero braccio e da'pungenti strali
cagion di tanti mali
che non perdona acondizion nessuna
né a loconé temponéfortuna.
    L'anima miache con la morteparla
e seco di se stessa si consiglia
e di nuovi sospettiognor s'attrista
el corpo di dì in dì speralasciarla:
onde l'immaginato cammin piglia
di speranza e timorconfusa e mista.
    AhiAmorcome se'pronto in vista
temerarioaudacearmato e forte!
    chee' pensier della morte
nel tempo suo di me discacci fori
pertrar d'un arbor secco fronde e fiori.
    Cheposs'io più? che debb'io? Nel tuo regno
non ha' tu tutto eltempo mio passato
che de' mia anni un'ora non m'ètocca?
    Qual ingannoqual forza o qualingegno
tornar mi puote a tesignore ingrato
c'al cuor lamorte e pietà porti in bocca?
    Bensare' ingrata e sciocca
l'alma risuscitatae senza stima
tornarea quel che gli diè morte prima.
    Ogninato la terra in breve aspetta;
d'ora in or manca ogni mortalbellezza:
chi amail vedoe' non si può po'sciorre.
    Col gran peccato la crudelvendetta
insieme vanno; e quel che men s'apprezza
colui èsol c'a più suo mal più corre.
    Ache mi vuo' tu porre
che 'l dì ultimo buonche mibisogna
sie quel del danno e quel della vergogna?

023

    I'fu'già son molt'annimille volte
ferito e mortonon chevinto e stanco
da temie colpa; e or col capo bianco
riprenderòle tuo promesse stolte?
    Quante volte ha'legate e quante sciolte
le triste membrae sì spronato ilfianco
c'appena posso ritornar mecoanco
bagnando il pettocon lacrime molte!
    Di te mi dolgoAmorcon teco parlo
sciolto da' tuo lusinghi: a che bisogna
prenderl'arco crudeltirare a voto?
    Al legnoincenerato sega o tarlo
o dietro a un correndoè granvergogna
c'ha perso e ferma ogni destrezza e moto.

024

    I'fe' degli occhi porta al mie veneno
quand' el passo dier liberoa' fier dardi;
nido e ricetto fe' de' dolci sguardi
dellamemoria che ma' verrà meno.
    Ancudinefe' 'l cormantaco 'l seno
da fabricar sospircon che tu m'ardi.

025

    Quand'ilservo il signor d'aspra catena
senz'altra speme in carcer tienlegato
volge in tal uso el suo misero stato
che libertàdomanderebbe appena.
    E el tigre e 'l serpeancor l'uso raffrena
e 'l fier leon ne' folti boschi nato;
e'l nuovo artistaall'opre affaticato
coll'uso del sudor doppiasuo lena.
    Ma 'l foco a tal figura nons'unisce;
ché se l'umor d'un verde legno estinge
ilfreddo vecchio scalda e po' 'l nutrisce
e tanto il torna in verdeetate e spinge
rinnuova e 'nfiammaallegra e'ngiovanisce
c'amor col fiato l'alma e 'l cor gli cinge.
    Ese motteggia o finge
chi dice in vecchia etate esservergogna
amar cosa divinaè gran menzogna.
    L'animache non sogna
non pecca amar le cose di natura
usando pesotermine e misura.

026

Quand'avvienc'alcun legno non difenda
il propio umor fuor del terresteloco
non può far c'al gran caldo assai o poco
non sisecchi o non s'arda o non s'accenda.
    Così'l cortolto da chi mai mel renda
vissuto in pianto e nutrito difoco
or ch'è fuor del suo propio albergo e loco
qualmal fie che per morte non l'offenda?

027

    FuggiteamantiAmorfuggite 'l foco;
l'incendio è aspro e lapiaga è mortale
c'oltr'a l'impeto primo più nonvale
né forza né ragion né mutarloco.
    Fuggiteor che l'esemplo non èpoco
d'un fiero braccio e d'un acuto strale;
leggete in mequal sarà 'l vostro male
qual sarà l'impio edispietato gioco.
    Fuggitee non tardateal primo sguardo:
ch'i' pensa' d'ogni tempo avere accordo;
orsentoe voi vedetecom'io ardo.

028

    Perchépur d'ora in ora mi lusinga
la memoria degli occhi e lasperanza
per cui non sol son vivoma beato;
la forza e laragion par che ne stringa
Amornatura e la mie 'nticausanza
mirarvi tutto il tempo che m'è dato.
    Es'i' cangiassi stato
vivendo in questoin quell'altro morrei;
népietà troverei
ove non fussin quegli.
    ODioe' son pur begli!
Chi non ne vive non è nato ancora;
ese verrà dipoi
a dirlo qui tra noi
forz'è chenatodi subito mora;
ché chi non s'innamora
de' begliocchinon vive.

029

    Ogn'iraogni miseria e ogni forza
chi d'amor s'arma vince ogni fortuna.

030

    Dagliocchi del mie ben si parte e vola
un raggio ardente e di sìchiara luce
che da' miechiusi ancortrapassa 'l core.
    Ondeva zoppo Amore
tant'è dispar la soma che conduce
dandoa me lucee tenebre m'invola.

031

    Amornon giàma gli occhi mei son quegli
che ne' tuo soli ebegli
e vita e morte intera trovato hanno.
    Tantemeno m'offende e preme 'l danno
più mi distrugge ecuoce;
dall'altra ancor mi nuoce
tante amor più quantepiù grazia truovo.
    Mentre ch'iopenso e pruovo
il maleel ben mi cresce in un momento.
    Onuovo e stran tormento!
    Però non misgomento:
s'aver miseria e stento
è dolce qua dove non èma' bene
vo cercando 'l dolor con maggior pene.

032

    Vivoal peccatoa me morendo vivo;
vita già mia non sonma delpeccato:
mie ben dal cielmie mal da me m'è dato
dalmie sciolto volerdi ch'io son privo.
    Servamie libertàmortal mie divo
a me s'è fatto. Oinfelice stato!
    a che miseriaa che viverson nato!

033

    Siepurfuor di mie propiec'ogni altr'arme
difender par ogni miecara cosa;
altra spadaaltra lancia e altro scudo
fuor dellepropie forze non son nulla
tant'è la trista usanzachem'ha tolta
la grazia che 'l ciel piove in ogni loco.
    Qualvecchio serpe per istretto loco
passar poss'iolasciando levecchie arme
e dal costume rinnovata e tolta
sie l'alma invita e d'ogni umana cosa
coprendo sé con più sicuroscudo
ché tutto el mondo a morte è men chenulla.
    Amorei' sento già di mefar nulla;
natura del peccat' è 'n ogni loco.
    Spogliadi me me stessoe col tuo scudo
colla pietra e tuo vere e dolciarme
difendimi da mec'ogni altra cosa
è come nonistatain brieve tolta.
    Mentre c'al corpol'alma non è tolta
Signorche l'universo puo' farnulla
fattorgovernatorre d'ogni cosa
poco ti fie averdentr'a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . ..
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
ched'ogn' uomo veril son le vere arme
senza le quali ogn' uomdiventa nulla.

034

    Lavita del mie amor non è 'l cor mio
c'amor di quel ch'i't'amo è senza core;
dov'è cosa mortalpienad'errore
esser non può già ma'nè pensierrio.
    Amor nel dipartir l'alma da Dio
mefe' san occhio e te luc' e splendore;
nè può nonrivederlo in quel che more
di teper nostro malmie grandesio.
    Come dal foco el caldoesserdiviso
non può dal bell'etterno ogni mie stima
ch'exaltaond'ella vienchi più 'l somiglia.
    Poiche negli occhi ha' tutto 'l paradiso
per ritornar làdov'i' t'ama' prima
ricorro ardendo sott'alle tuo ciglia.

035

    Elciglio col color non fere el volto
col suo contrarche l'occhionon ha pena
da l'uno all'altro stremo ov'egli èvolto.
    L'occhioche sotto intorno adagiomena
picciola parte di gran palla scuopre
che men rilieva suovista serena
    e manco sale e scende quand'el copre;
onde più corte son le suo palpebre
che mancogrinze fan quando l'aopre.
    El biancobiancoel ner più che funebre
s'esser puòelgiallo po' più leonino
che scala fa dall'una all'altravebre.
    Pur tocchi sotto e sopra el suoconfino
e 'l giallo e 'l nero e 'l bianco non circundi.

036

    Oltrequi fudove 'l mie amor mi tolse
suo mercèil core e viepiù là la vita;
qui co' begli occhi mi promisseaita
e co' medesmi qui tor me la volse.
    Quincioltre mi legòquivi mi sciolse;
per me qui piansie condoglia infinita
da questo sasso vidi far partita
colui c'a memi tolse e non mi volse.

037

    Inme la mortein te la vita mia;
tu distingui e concedi e parti eltempo;
quante vuo'breve e lungo è 'l vivermio.
    Felice son nella tuocortesia.
    Beata l'almaove non corretempo
per te s'è fatta a contemplare Dio.

038

    Quantadolcezza al cor per gli occhi porta
quel che 'n un punto el tempoe morte fura!
    Che è questo peròche mi conforta
e negli affanni cresce e sempre dura.
    Amorcome virtù viva e accorta
desta gli spirti ed è piùdegna cura.
    Risponde a me: - Come personamorta
mena suo vita chi è da me sicura. -
    Amoreè un concetto di bellezza
immaginata o vista dentro alcore
amica di virtute e gentilezza.

039

    Delfiero colpo e del pungente strale
la medicina era passarmi 'lcore;
ma questo è propio sol del mie signore
crescer lavita dove cresce 'l male.
    E se 'l primosuo colpo fu mortale
seco un messo di par venne d'Amore
che midisse: - Amaanz'ardi; ché chi muore
non ha da gire alciel nel mondo altr'ale.
    I' son colui chene' prim'anni tuoi
gli occhi tuo infermi volsi alla beltate
chedalla terra al ciel vivo conduce. -

040

    Quand'Amorlieto al ciel levarmi è volto
cogli occhi di costeianzicol sole
con breve riso ciò che preme e dole
del cor micacciae mettevi 'l suo volto;
    e s'i'durassi in tale stato molto
l'almache sol di me lagnar sivole
avendo seco là dove star suole
. . . . . . . . .. .

041

    Spirtoben natoin cu' si specchia e vede
nelle tuo belle membra onestee care
quante natura e 'l ciel tra no' può fare
quand'anull'altra suo bell'opra cede:
    spirtoleggiadroin cui si spera e crede
dentrocome di fuor nel visoappare
amorpietàmercécose sì rare
chema' furn'in beltà con tanta fede:
    l'amormi prende e la beltà mi lega;
la pietàla mercécon dolci sguardi
ferma speranz' al cor par che ne doni.
    Qualuso o qual governo al mondo niega
qual crudeltà per tempoo qual più tardi
c'a sì bell'opra morte nonperdoni?

042

    Dimmidi graziaAmorse gli occhi mei
veggono 'l ver della beltàc'aspiro
o s'io l'ho dentro allor chedov'io miro
veggioscolpito el viso di costei.
    Tu 'l de'saperpo' che tu vien con lei
a torm'ogni mie paceond'iom'adiro;
né vorre' manco un minimo sospiro
némen ardente foco chiederei.
    - La beltàche tu vedi è ben da quella
ma cresce poi c'a miglior locosale
se per gli occhi mortali all'alma corre.
    Quivisi fa divinaonesta e bella
com'a sé simil vuol cosaimmortale:
questa e non quella agli occhi tuo precorre. -

043

    Laragion meco si lamenta e dole
parte ch'i' spero amando esserfelice;
con forti esempli e con vere parole
la mie vergogna mirammenta e dice:
    - Che ne riportera' dalvivo sole
altro che morte? e non come fenice. -
Ma poco giovaché chi cader vuole
non basta l'altru' man pront' evittrice.
    I' conosco e' mie dannie 'lvero intendo;
dall'altra banda albergo un altro core
che piùm'uccide dove più m'arrendo.
    Inmezzo di duo mort' è 'l mie signore:
questa non voglio equesta non comprendo:
così sospesoel corpo e l'almamuore.

044

    Mentrec'alla beltà ch'i' vidi in prima
appresso l'almache pergli occhi vede
l'immagin dentro crescee quella cede
quasivilmente e senza alcuna stima.
    Amorc'adopra ogni suo ingegno e lima
perch'io non tronchi 'l filritorna e riede.

045

    Bendoverrieno al sospirar mie tanto
esser secco oramai le fonti e 'fiumi
s'i' non gli rinfrescassi col mie pianto.
    Cosìtalvolta i nostri etterni lumi
l'un caldo e l'altro freddo neristora
acciò che 'l mondo più non siconsumi.
    E similmente il cor ches'innamora
quand'el superchio ardor troppo l'accende
l'umordegli occhi il temprache non mora.
    Lamorte e 'l duolch'i' bramo e cercorende
un contento avenirche non mi lassa
morir; ché chi diletta nonoffende.
    Onde la navicella mie nonpassa
com'io vorreia vederti a quella riva
che 'l corpo pera tempo di qua lassa.
    Troppo dolor vuolpur ch'i' campi e viva
qual più c'altri veloce andandovede
che dopo gli altri al fin del giorno arriva.
    Crudelpietate e spietata mercede
me lasciò vivoe te da medisciolse
rompendoe non mancando nostra fede
e la memoria ame non sol non tolse
. . . . . . . . . . . .

046

    Se'l mie rozzo martello i duri sassi
forma d'uman aspetto or questoor quello
dal ministro che 'l guidaiscorge e tiello
prendendoil motova con gli altrui passi.
    Ma queldivin che in cielo alberga e stassi
altrie sé piùcol propio andar fa bello;
e se nessun martel senza martello
sipuò farda quel vivo ogni altro fassi.
    Eperché 'l colpo è di valor più pieno
quant'alzapiù se stesso alla fucina
sopra 'l mie questo al ciel n'ègito a volo.
    Onde a me non finito verràmeno
s'or non gli dà la fabbrica divina
aiuto a farloc'al mondo era solo.

047

    Quand'elministro de' sospir mie tanti
al mondoagli occhi meia sési tolse
naturache fra noi degnar lo volse
restò invergognae chi lo vide in pianti.
    Ma noncome degli altri oggi si vanti
del sol del solc'allor ci spensee tolse
mortec'amor ne vinsee farlo il tolse
in terra vivoe 'n ciel fra gli altri santi.
    Cosìcredette morte iniqua e rea
finir il suon delle virtute sparte
el'almache men bella esser potea.
    Contrarieffetti alluminan le carte
di vita più che 'n vita nonsolea
e morto ha 'l cielc'allor non avea parte.

048

    Comefiamma più cresce più contesa
dal ventoogni virtùche 'l cielo esalta
tanto più splende quant'è piùoffesa.

049

    Amorla tuo beltà non è mortale:
nessun volto fra noi èche pareggi
l'immagine del corche 'nfiammi e reggi
con altrofoco e muovi con altr'ale.

050

    Chefie doppo molt'anni di costei
Amorse 'l tempo ogni beltàdistrugge?
    Fama di lei; e anche questafugge
e vola e manca più ch'i' non vorrei.

051

    Oilmèoilmèch'i' son tradito
da' giorni mie fugaci e dallospecchio
che 'l ver dice a ciascun che fiso 'l guarda!
    Cosìn'avvienchi troppo al fin ritarda
com'ho fatt'ioche 'l tempom'è fuggito:
si trova come me 'n un giorno vecchio.
    Némi posso pentirné m'apparecchio
né mi consigliocon la morte appresso.
    Nemico di mestesso
inutilmente i pianti e ' sospir verso
ché non èdanno pari al tempo perso.
    Oilmèoilmèpur riterando
vo 'l mio passato tempo e nonritruovo
in tutto un giorno che sie stato mio!
    Lefallace speranze e 'l van desio
piangendoamandoardendo esospirando
(c'affetto alcun mortal non m'è piùnuovo)
m'hanno tenutoond'il conosco e pruovo
lontan certodal vero.
    Or con periglio pèro;
ché'l breve tempo m'è venuto manco
né sarie ancorses'allungassistanco.
    I' vo lassooilmèné so ben dove;
anzi temoch'il veggioe 'l tempoandato
mel mostrané mi val che gli occhi chiuda.
    Orche 'l tempo la scorza cangia e muda
la morte e l'alma insiemeognor fan pruove
la prima e la secondadel mie stato.
    Es'io non sono errato
(che Dio 'l voglia ch'io sia)
l'etternapena mia
nel mal libero inteso oprato vero
veggioSignornéso quel ch'io mi spero.

052

    S'alcunse stesso al mondo ancider lice
po' che per morte al ciel tornarsi crede
sarie ben giusto a chi con tanta fede
vive servendomiser e 'nfelice.
    Ma perché l'uomnon è come fenice
c'alla luce del sol resurge e riede
laman fo pigra e muovo tardi el piede.

053

    Chidi notte cavalcael dì conviene
c'alcuna volta si riposi edorma:
così sper'ioche dopo tante pene
ristori 'l miesignor mie vita e forma.
    Non dura 'l maldove non dura 'l bene
ma spesso l'un nell'altro si trasforma.

054

    Iocrederreise tu fussi di sasso
amarti con tal fedech'i'potrei
farti meco venir più che di passo;
se fussimortoparlar ti farei
se fussi in cielti tirerei a basso
co'piantico' sospirco' prieghi miei.
    Sendovivo e di carnee qui tra noi
chi t'ama e serve che de' crederpoi?
    I' non posso altro far cheseguitarti
e della grande impresa non mi pento.
    Tunon se' fatta com'un uom da sarti
che si muove di fuorsi muovedrento;
e se dalla ragion tu non ti parti
spero c'un dìtu mi fara' contento:
ché 'l morso il ben servir togli' a'serpenti
come l'agresto quand'allega i denti.
    E'non è forza contr'a l'umiltate
né crudeltàpuò star contr'a l'amore;
ogni durezza suol vincerpietate
sì come l'allegrezza fa 'l dolore;
una nuovanel mondo alta beltate
come la tuo non ha 'ltrimenti ilcore;
c'una vaginach'è dritta a vedella
non puòdentro tener torte coltella.
    E non puòesser pur che qualche poco
la mie gran servitù non ti siecara;
pensa che non si truova in ogni loco
la fede negli amiciche è sì rara;
. . . . . . . . . . .
. . . . . .. . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . ..
    Quando un dì sto che veder non tiposso
non posso trovar pace in luogo ignuno;
se po' ti veggomi s'appicca addosso
come suole il mangiar far al digiuno;
. .. . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
com'altri il ventre divotar si muore
ch'è più 'l confortopo' che pri' è'l dolore.
    E non mi passa tra le mani ungiorno
ch'i' non la vegga o senta con la mente;
néscaldar ma' si può fornace o forno
c'a' mie sospir nonfussi più rovente;
e quando avvien ch'i' l'abbi un po'dintorno
sfavillo come ferro in foco ardente;
e tanto vorre'dirs'ella m'aspetta
ch'i' dico men che quand'i' non hofretta.
    S'avvien che la mi rida pure unpoco
o mi saluti in mezzo della via
mi levo come polvere dalfoco
o di bombarda o d'altra artiglieria;
se mi domandasubitom'affioco
perdo la voce e la risposta mia
e subito s'arrendeil gran desio
e la speranza cede al poter mio.
    I'sento in me non so che grand'amore
che quasi arrivere' 'nsinoalle stelle;
e quando alcuna volta il vo trar fore
non ho bucosì grande nella pelle
che nol facciaa uscirneassa'minore
pareree le mie cose assai men belle:
c'amore o forzael dirne è grazia sola;
e men ne dice chi più altovola.
    I' vo pensando al mie viver diprima
inanzi ch'i' t'amassicom'egli era:
di me non fu ma'chi facesse stima
perdendo ogni dì il tempo insino asera;
forse pensavo di cantare in rima
o di ritrarmi da ognialtra schiera?
    Or si fa 'l nomeo pertristo o per buono
e sassi pure almen che i' ci sono.
    Tum'entrasti per gli occhiond'io mi spargo
come grappol d'agrestoin un'ampolla
che doppo 'l collo cresce ov'è piùlargo;
così l'immagin tuache fuor m'immolla
dentroper gli occhi cresceond'io m'allargo
come pelle ove gonfia lamidolla;
entrando in me per sì stretto vïaggio
chetu mai n'esca ardir creder non aggio.
    Comequand'entra in una palla il vento
che col medesmo fiatol'animella
come l'apre di fuorla serra drento
cosìl'immagin del tuo volto bella
per gli occhi dentro all'alma venirsento;
e come gli aprepoi si serra in quella;
e come pallapugno al primo balzo
percosso da' tu' occhi al ciel po'm'alzo.
    Perché non basta a unadonna bella
goder le lode d'un amante solo
ché suobeltà potre' morir con ella;
dunches'i' t'amoreveriscoe colo
al merito 'l poter poco favella;
c'un zoppo nonpareggia un lento volo
né gira 'l sol per un sol suomercede
ma per ogni occhio san c'al mondo vede.
    I'non posso pensar come 'l cor m'ardi
passando a quel per gli occhisempre molli
che 'l foco spegnerien non ch'e' tuosguardi.
    Tutti e' ripari mie son corti efolli:
se l'acqua il foco accendeogni altro è tardi
acamparmi dal mal ch'i' bramo e volli
salvo il foco medesmo. Ocosa strana
se 'l mal del foco spesso il foco sana!

055

    I't'ho compratoancor che molto caro
un po' di non so cheche sadi buono
perc'a l'odor la strada spesso imparo.
    Ovunchetu ti siadovunch'i' sono
senz'alcun dubbio ne son certo echiaro.
    Se da me ti nascondii' telperdono:
portandol dove vai sempre con teco
ti trovereiquand'io fussi ben cieco.

056

    Vivodella mie morte ese ben guardo
felice vivo d'infelice sorte;
echi viver non sa d'angoscia e morte
nel foco vengaov'io mistruggo e ardo.

057

    S'i'vivo più di chi più m'arde e cuoce
quante piùlegne o vento il foco accende
tanto più chi m'uccide midifende
e più mi giova dove più mi nuoce.

058

    Sel'immortal desioc'alza e corregge
gli altrui pensiertraessi e'mie di fore
forse c'ancor nella casa d'Amore
farie pietoso chispietato regge.
    Ma perché l'almaper divina legge
ha lunga vitae 'l corpo in breve muore
nonpuò 'l senso suo lode o suo valore
appien descriver quelc'appien non legge.
    Duncheoilmè!come sarà udita
la casta voglia che 'l cor dentroincende
da chi sempre se stesso in altrui vede?
    Lamie cara giornata m'è impedita
col mie signor c'allemenzogne attende
c'a dire il verbugiardo è chi nolcrede.

059

    S'uncasto amors'una pietà superna
s'una fortuna infra duaamanti equale
s'un'aspra sorte all'un dell'altro cale
s'unspirtos'un voler duo cor governa;
    s'un'animain duo corpi è fatta etterna
ambo levando al cielo e conpari ale;
s'amor d'un colpo e d'un dorato strale
le viscer diduo petti arda e discerna;
    s'amar l'unl'altro e nessun se medesmo
d'un gusto e d'un dilettoa talmercede
c'a un fin voglia l'uno e l'altro porre:
    semille e millenon sarien centesmo
a tal nodo d'amoree tantafede;
e sol l'isdegno il può rompere e sciorre.

060

    Tusa' ch'i' sosignor mieche tu sai
ch'i vengo per goderti piùda presso
e sai ch'i' so che tu sa' ch'i' son desso:
a che piùindugio a salutarci omai?
    Se vera èla speranza che mi dai
se vero è 'l gran desio che m'èconcesso
rompasi il mur fra l'uno e l'altra messo
chédoppia forza hann'i celati guai.
    S'i' amosol di tesignor mie caro
quel che di te più aminon tisdegni
ché l'un dell'altro spirto s'innamora.
    Quelche nel tuo bel volto bramo e 'mparo
e mal compres' èdagli umani ingegni
chi 'l vuol saper convien che prima mora.

061

    S'i'avessi creduto al primo sguardo
di quest'alma fenice al caldosole
rinnovarmi per fococome suole
nell'ultima vecchiezzaond'io tutt'ardo
    qual più velocecervio o lince o pardo
segue 'l suo bene e fugge quel chedole
agli attial risoall'oneste parole
sarie cors'anziond'or son presto e tardo.
    Ma perchépiù dolermipo' ch'i' veggio
negli occhi di quest'angellieto e solo
mie pacemie riposo e mie salute?
    Forseche prima sarie stato il peggio
vederloudirlos'or di pari avolo
seco m'impenna a seguir suo virtute.

062

    Solpur col foco il fabbro il ferro stende
al concetto suo caro e bellavoro
né senza foco alcuno artista l'oro
al sommogrado suo raffina e rende;
    nél'unica fenice sé riprende
se non prim'arsa; ond'ios'ardendo moro
spero più chiar resurger tra coloro
chemorte accresce e 'l tempo non offende.
    Delfocodi ch'i' parloho gran ventura
c'ancor per rinnovarmi abbiin me loco
sendo già quasi nel numer de' morti.
    Overs'al cielo ascende per natura
al suo elementoe ch'ioconverso in foco
siecome fie che seco non mi porti?

063

    Sìamico al freddo sasso è 'l foco interno
chedi queltrattose lo circumscrive
che l'arda e spezziin qualche modovive
legando con sé gli altri in loco etterno.
    Ese 'n fornace duraistate e verno
vincee 'n più pregioche prima s'ascrive
come purgata infra l'altre alte e dive
almanel ciel tornasse da l'inferno.
    Cosìtratto di mese mi dissolve
il focoche m'è dentroocculto gioco
arso e po' spento aver più vitaposso.
    Dunches'i' vivofatto fummo epolve
etterno ben saròs'induro al foco;
da tale oro enon ferro son percosso.

064

    Se'l foco il sasso rompe e 'l ferro squaglia
figlio del lor medesmoe duro interno
che farà 'l più ardentedell'inferno
d'un nimico covon secco di paglia?

065

    Inquel medesmo tempo ch'io v'adoro
la memoria del mie statoinfelice
nel pensier mi ritornae piange e dice:
ben ama chiben ardeov'io dimoro.
    Però chescudo fo di tutti loro...

066

    Forseperché d'altrui pietà mi vegna
perchédell'altrui colpe più non rida
nel mie propio valorsenz'altra guida
caduta è l'alma che fu già sìdegna.
    Né so qual militarsott'altra insegna
non che da vincerda campar piùfida
sie che 'l tumulto dell'avverse strida
non pèraove 'l poter tuo non sostegna.
    O carneosangueo legnoo doglia strema
giusto per vo' si facci el miepeccato
di ch'i' pur nacquie tal fu 'l padre mio.
    Tusol se' buon; la tuo pietà suprema
soccorra al mie predittoiniquo stato
sì presso a morte e sì lontan da Dio.

067

    Nuovopiacere e di maggiore stima
veder l'ardite capre sopr'unsasso
montarpascendo or questa or quella cima
e 'l mastrolorcon aspre noteal basso
sfogare el cor colla suo rozzarima
sonando or fermoe or con lento passo
e la suo vagache ha 'l cor di ferro
star co' porciin contegnosott'uncerro;
    quant'è veder 'n un eminenteloco
e di pagli' e di terra el loro ospizio:
chi ingombra 'ldesco e chi fa fora 'l foco
sott'a quel faggio ch'è piùlor propizio;
chi ingrassa e gratta 'l porcoe prende gioco
chidoma 'l ciuco col basto primizio;
el vecchio gode e fa pocheparole
fuor dell'uscio a sederee stassi al sole.
    Difuor dentro si vede quel che hanno:
pace sanza oro e sanza setealcuna.
    El giorno c'a solcare i collivanno
contar puo' lor ricchezze ad una ad una.
    Nonhan serrami e non temon di danno;
lascion la casa aperta allafortuna;
po'doppo l'opralieti el sonno tentano;
sazi dighiandein sul fien s'adormentano.
    L'invidianon ha loco in questo stato;
la superbia se stessa sidivora.
    Avide son di qualche verdeprato
o di quell'erba che più bella infiora.
    Illor sommo tesoro è uno arato
e 'l bomero è la gemmache gli onora;
un paio di ceste è la credenza loro
e lepale e le zappe e' vasi d'oro.
    O avariziaciecao bassi ingegni
che disusate 'l ben dellanatura!
    Cercando l'orle terre e ' ricchiregni
vostre imprese superbia ha forte e dura.
    L'accidiala lussuria par v'insegni;
l'invidia 'l mal d'altrui provvede ecura:
non vi scorgetein insaziabil foco
che 'l tempo èbreve e 'l necessario è poco.
    Colorc'anticamenteal secol vecchio
si trasser fame e sete d'acqua eghiande
vi sieno esemploscortalume e specchio
e freno alledeliziealle vivande.
    Porgete al mieparlare un po' l'orecchio:
colui che 'l mondo imperae ch'èsì grande
ancor disidrae non ha pace poi;
e 'lvillanel la gode co' suo buoi.
    D'oro e digemmee spaventata in vista
adornala Ricchezza vapensando;
ogni ventoogni pioggia la contrista
e gli agùrie ' prodigi va notando.
    La lieta Povertàfuggendoacquista
ogni tesorné pensa come oquando;
secur ne' boschiin panni rozzi e bigi
fuord'obrighidi cure e di letigi.
    L'avere e'l darl'usanze streme e strane
el meglio e 'l peggioe le cimedell'arte
al villanel son tutte cose piane
e l'erba e l'acquae 'l latte è la sua parte;
e 'l cantar rozzoe ' callidelle mane
è 'l dieci e 'l cento e ' conti e lo suocarte
dell'usura che 'n terra surger vede;
e senza affanno allafortuna cede.
    Onora e ama e teme e pregaDio
pe' pascolper l'armento e pel lavoro
con fedeconispeme e con desio
per la gravida vacca e pel bel toro.
    ElDubbioel Forseel Comeel Perché rio
no 'l puòma' farché non istà fra loro:
se con semplice fedeadora e prega
Iddio e 'l ciell'un lega e l'altro piega.
    ElDubbio armato e zoppo si figura
e va saltando come lalocuste
tremando d'ogni tempo per natura
qual suole al ventofar canna paluste.
    El Perché èmagroe 'ntorn'alla cintura
ha molte chiavee non son tantogiuste
c'agugina gl'ingegni della porta
e va di nottee 'lbuio è la suo scorta.
    El Come e 'lForse son parenti stretti
e son giganti di sì grandealtezza
c'al sol andar ciascun par si diletti
e ciechi furper mirar suo chiarezza;
e quello alle città co' fieripetti
tengonper tutto adombran lor bellezza;
e van per viefra sassi erte e distorte
tentando colle man qual istàforte.
    Povero e nudo e sol se ne va 'lVero
che fra la gente umìle ha gran valore:
un occhioha solqual è lucente e mero
e 'l corpo ha d'oroed'adamante 'l core;
e negli affanni cresce e fassi altero
e 'nmille luoghi nascese 'n un muore;
di fuor verdeggia sìcome smeraldo
e sta co' suo fedel costante e saldo.
    Cogliocchi onesti e bassi in ver' la terra
vestito d'oro e di variricami
il Falso vac'a' iusti sol fa guerra;
ipocritodifuor par c'ognuno ami;
perch'è di ghiaccioal sol sicuopre e serra;
sempre sta 'n cortee par che l'ombra brami;
eha per suo sostegno e compagnia
la Fraudela Discordia e laBugia.
    L'Adulazion v'è poich'èpien d'affanni
giovane destra e di bella persona;
di piùcolor coperta di più panni
che 'l cielo a primavera a'fior non dona:
ottien ciò che la vuol con dolci inganni
esol di quel che piace altrui ragiona;
ha 'l pianto e 'l riso inuna voglia sola;
cogli occhi adorae con le mani invola.
    Nonè sol madre in corte all'opre orrende
ma è lorbalia ancorae col suo latte
le crescel'aümenta e ledifende.

068

    Ungigante v'è ancord'altezza tanta
che da' sua occhi noiqua giù non vede
e molte volte ha ricoperta e franta
unacittà colla pianta del piede;
al sole aspira e l'alte torrepianta
per aggiunger al cieloe non lo vede
ché 'lcorpo suocosì robusto e magno
un occhio ha solo equell'ha 'n un calcagno.
    Vede per terra lecose passate
e 'l capo ha fermo e prossim'a le stelle;
di quagiù se ne vede dua giornate
delle gran gambee irsut' hala pelle;
da indi in su non ha verno né state
chéle stagion gli sono equali e belle;
e come 'l ciel fa pari allasuo fronte
in terra al pian col piè fa ognimonte.
    Com'a noi è 'l minuzzoldell'arena
sotto la pianta a lui son le montagne;
fra ' foltipel delle suo gambe mena
diverse forme mostruose e magne:
permosca vi sarebbe una balena;
e sol si turba e sol s'attrista epiagne
quando in quell'occhio il vento seco tira
fummo ofestuca o polvere che gira.
    Una granvecchia pigra e lenta ha seco
che latta e mamma l'orribilfigura
e 'l suo arrogantetemerario e cieco
ardir conforta esempre rassicura.
    Fuor di lui stassi in unserrato speco
nelle gran rocche e dentro all'alte mura;
quand'èlui in ozioe le' in tenebre vive
e sol inopia nel popolprescrive.
    Palida e giallae nel suograve seno
il segno porta sol del suo signore:
cresce del mald'altruidel ben vien meno
né s'empie per cibarsi a tuttel'ore;
il corso suo non ha termin né freno
e odiaaltrui e sé non porta amore;
di pietra ha 'l core e diferro le braccia
e nel suo ventre il mare e ' monticaccia.
    Sette lor nati van sopra laterra
che cercan tutto l'uno e l'altro polo
e solo a' iustifanno insidie e guerra
e mille capi ha ciascun per sésolo.
    L'etterno abisso per lor s'apre eserra
tal preda fan nell'universo stuolo;
e lor membra ciprendon passo passo
come edera fa el mur fra sasso e sasso.

069

    Benprovvide naturané conviene
a tanta crudeltà minorbellezza
ché l'un contrario l'altro ha temperato.
    Cosìpuò 'l viso vostro le mie pene
tante temprar con piccoladolcezza
e lieve fare quelle e me beato.

070

    Crudelestellaanzi crudele arbitrio
che 'l potere e 'l voler mi stringee lega;
né si travaglia chiara stella in cielo
dalgiorno [in qua?] che mie vela disciolse
ond'io errando evagabondo andai
qual vano legno gira a tutti e' venti.
    Orson quilassoe all'incesi venti
convien varar mie legnoesenza arbitrio
solcar l'alte onde ove mai sempre andai.
    Cosìquagiù si prendepreme e lega
quel che lassù già'll'alber si disciolse
ond'a me tolsi la dote del cielo.
    Quinon mi regge e non mi spinge il cielo
ma potenti e terrestri eduri venti
ché sopra di me non so qual si disciolse
per[darli mano?] e tormi del mio arbitrio.
    Cosìfuor di mie rete altri mi lega.
    Mie colpaèch'ignorando a quello andai?
    Maladetto[sie] 'l dì che ïo andai
col segno che correva su nelcielo!
    Se non ch'i' so che 'l giorno elcor non lega
né sforza l'almane' contrari venti
contraal nostro largito e sciolto arbitrio
perché [...] e pruoveci disciolse.
    Dunchese mai dolor del cordisciolse
sospiri ardentio se orando andai
fra caldi venti aquel ch'è fuor d'arbitrio
[...]pietoso de' mie caldiventi
vedeode e sente e non m'è contra 'l cielo;
chéscior non si può chi se stesso lega.
    Cosìl'atti suo perde chi si lega
e salvo sé nessun ma' sidisciolse.
    E come arbor va retto verso ilcielo
ti pregoSignor miose mai andai
ritornicome quelche non ha venti
sotto el tüo grande el mïoarbitrio.
    Colui che sciolse e lega 'l mioarbitrio
ov'io andai agl'importuni venti
fa' mie vendettas'tu mel destio cielo.

071

    I'l'hovostra mercèper ricevuto
e hollo letto delle volteventi.
    Tal pro vi facci alla natura identi
co' 'l cibo al corpo quand'egli è pasciuto.
    I'ho purpoi ch'i' vi lasciaisaputo
che Cain fu de' vostrianticedenti
né voi da quel tralignate altrimenti;
chés'altri ha benvel pare aver perduto.
    Invidiosisuperbial ciel nimici
la carità del prossimo v'èa noia
e sol del vostro danno siete amici.
    Seben dice il Poeta di Pistoia
istieti a mentee basta; e se tudici
ben di Fiorenzatu mi dai la soia.
    Qualprezïosa gioia
è certoma per te già non siintende
perché poca virtù non la comprende.

072

    Senel volto per gli occhi il cor si vede
altro segno non ho piùmanifesto
della mie fiamma; addunche basti or questo
signormie caroa domandar mercede.
    Forse lospirto tuocon maggior fede
ch'i' non credoche sguarda il focoonesto
che m'ardefie di me pietoso e presto
come graziac'abbonda a chi ben chiede.
    O felice queldìse questo è certo!
    Fermisiin un momento il tempo e l'ore
il giorno e 'l sol nella su'antica traccia;
    acciò ch'i' abbienon già per mie merto
il desïato mie dolcesignore
per sempre nell'indegne e pronte braccia.

073

    Mentredel foco son scacciata e priva
morir m'è forzaove sivive e campa;
e 'l mie cibo è sol quel c'arde e avvampa
edi quel c'altri muorconvien ch'i' viva.

074

    I'piangoi' ardoi' mi consumoe 'l core
di questo si nutrisce. Odolce sorte!
    chi è che viva soldella suo morte
come fo io d'affanni e di dolore?
    Ahi!crudele arciertu sai ben l'ore
da far tranquille l'angosciose ecorte
miserie nostre con la tuo man forte;
ché chi vivedi morte mai non muore.

075

    Egliè pur troppo a rimirarsi intorno
chi con la vista ancide icircustanti
sol per mostrarsi andar diporto attorno.
    Egliè pur troppo a chi fa notte il giorno
scurando il sol co'vaghi e be' sembianti
aprirgli spessoe chi con risi ecanti
ammuta altrui non esser meno adorno.

076

    Nonso se s'è la desïata luce
del suo primo fattorchel'alma sente
o se dalla memoria della gente
alcun'altra beltànel cor traluce;
    o se fama o se sognoalcun produce
agli occhi manifestoal cor presente
di sélasciando un non so che cocente
ch'è forse or quel c'apianger mi conduce.
    Quel ch'i' sento ech'i' cerco e chi mi guidi
meco non è; né so benveder dove
trovar mel possae par c'altri mel mostri.
    Questosignorm'avvienpo' ch'i' vi vidi
c'un dolce amaroun sìe no mi muove:
certo saranno stati gli occhi vostri.

077

    Se'l foco fusse alla bellezza equale
degli occhi vostriche da que'si parte
non avrie 'l mondo sì gelata parte
che nonardessi com'acceso strale.
    Ma 'l cielpietoso d'ogni nostro male
a noi d'ogni beltàche 'n voicomparte
la visiva virtù toglie e diparte
pertranquillar la vita aspr'e mortale.
    Non èpar dunche il foco alla beltate
ché sol di quel s'infiammae s'innamora
altri del bel del cielch'è da luiinteso.
    Così n'avviensignoreinquesta etate:
se non vi par per voi ch'i' arda e mora
pocacapacità m'ha poco acceso.

078

    Daldolce pianto al doloroso riso
da una etterna a una cortapace
caduto son: là dove 'l ver si tace
soprasta 'lsenso a quel da lui diviso.
    Né sose dal mie core o dal tuo viso
la colpa vien del malche mendispiace
quante più cresceo dall'ardente face
de gliocchi tuo rubati al paradiso.
    La tuo beltànon è cosa mortale
ma fatta su dal ciel fra noidivina;
ond'io perdendo ardendo mi conforto
    c'appressoa te non esser posso tale.
    Se l'arme ilciel del mie morir destina
chi puòs'i' muoiodirc'abbiate il torto?

079

    Felicespirtoche con zelo ardente
vecchio alla mortein vita il miocor tieni
e fra mill'altri tuo diletti e beni
me sol salutifra più nobil gente;
    come mi fustiagli occhior alla mente
per l'altru' fiate a consolar mivieni
onde la speme il duol par che raffreni
che non men che'l disio l'anima sente.
    Dunchetrovandoin te chi per me parla
grazia di te per me fra tante cure
talgrazia ne ringrazia chi ti scrive.
    Chesconcia e grande usur saria a farla
donandoti turpissimepitture
per rïaver persone belle e vive.

080

    I'mi credettiil primo giorno ch'io
mira' tante bellezze uniche esole
fermar gli occhi com'aquila nel sole
nella minor di tantech'i' desio.
    Po' conosciut'ho il fallo el'erro mio:
ché chi senz'ale un angel seguir vole
ilseme a' sassial vento le parole
indarno ispargee l'intellettoa Dio.
    Dunches'appresso il cor non misopporta
l'infinita beltà che gli occhi abbaglia
nédi lontan par m'assicuri o fidi
    che fiedi me? qual guida o qual scorta
fie che con teco ma' mi giovi ovaglia
s'appresso m'ardi e nel partir m'uccidi?

II

081

    Ognicosa ch'i' veggio mi consiglia
e priega e forza ch'i' vi segua eami;
ché quel che non è voi non è 'l miebene.
    Amorche sprezza ogni altramaraviglia
per mie salute vuol ch'i' cerchi e brami
voisolesolo; e così l'alma tiene
d'ogni alta spene e d'ogni valorpriva;
e vuol ch'i' arda e viva
non sol di voima chi di voisomiglia
degli occhi e delle ciglia alcuna parte.
    Echi da voi si parte
occhimie vitanon ha luce poi;
ché'l ciel non è dove non siate voi.

082

    Nonposso altra figura immaginarmi
o di nud'ombra o di terrestrespoglia
col più alto pensiertal che mie voglia
contrala tuo beltà di quella s'armi.
    Chéda te mossotanto scender parmi
c'Amor d'ogni valor mi priva espoglia
ond'a pensar di minuir mie doglia
duplicandolamorte viene a darmi.
    Però non valche più sproni mie fuga
doppiando 'l corso alla beltànemica
ché 'l men dal più veloce non siscosta.
    Amor con le sue man gli occhim'asciuga
promettendomi cara ogni fatica;
ché vileesser non può chi tanto costa.

083

    Veggionel tuo bel visosignor mio
quel che narrar mal puossi in questavita:
l'animadella carne ancor vestita
con esso è giàpiù volte ascesa a Dio.
    E se 'lvulgo malvagioisciocco e rio
di quel che sentealtrui segna eaddita
non è l'intensa voglia men gradita
l'amorlafede e l'onesto desio.
    A quel pietosofonteonde siàn tutti
s'assembra ogni beltà chequa si vede
più c'altra cosa alle persone accorte;
    néaltro saggio abbiàn né altri frutti
del cielo interra; e chi v'ama con fede
trascende a Dio e fa dolce la morte.

084

    Sìcome nella penna e nell'inchiostro
è l'alto e 'l basso e 'lmedïocre stile
e ne' marmi l'immagin ricca e vile
secondoche 'l sa trar l'ingegno nostro;
    cosìsignor mie carnel petto vostro
quante l'orgoglio è forseogni atto umile;
ma io sol quel c'a me propio è e simile
netraggocome fuor nel viso mostro.
    Chisemina sospirlacrime e doglie
(l'umor dal ciel terresteschietto e solo
a vari semi vario si converte)
    peròpianto e dolor ne miete e coglie;
chi mira alta beltà consì gran duolo
ne ritra' doglie e pene acerbe e certe.

085

    Com'ioebbi la vostrasignor mio
cercand'andai fra tutti e' cardinali
ediss'a tre da vostra part' addio.
    AlMedico maggior de' nostri mali
mostrai la dettaonde ne risetanto
che 'l naso fe' dua parti dell'occhiali.
    Ilservito da voi pregiat' e santo
costà e quasì comevoi scrivete
n'ebbe piacerche ne ris'altro tanto.
    Aquel che tien le cose più secrete
del Medico minor non l'hoancor visto;
farebbes'anche a luise fusse prete.
    Èccimolt'altri che rinegon Cristo
che voi non siate qua; né dàlor noia
ché chi non crede si tien manco tristo.
    Divoi a tutti caverò la foia
di questa vostra; e chi non sicontenta
affogar possa per le man del boia.
    LaCarne che nel sal si purg' e stenta
che saria buon per carbonat'ancora
di voi più che di sé par si rammenta.
    Ilnostro Buonarrotoche v'adora
visto la vostrase ben veggioparmi
c'al ciel si lievi mille volte ogn'ora;
    edice che la vita de' sua marmi
non basta a far il vostronom'eterno
come lui fanno i divin vostri carmi.
    Aiqual non nuoce né state né verno
dal temp' esenti eda morte crudele
che fama di virtù non ha ingoverno.
    E come vostro amico e miofedele
disse: - Ai dipintivisti i versi belli
s'appicconvoti e s'accendon candele.
    Dunque i' sonpur nel numero di quelli
da un goffo pittor senza valore
cavatoa' pennell' e alberelli.
    Il Berniaringraziate per mio amore
che fra tanti lui sol conosc' ilvero
di me; ché chi mi stim' è 'ngrand'errore.
    Ma la sua disciplin' el lum'intero
mi può ben dare gran miracol fia
a far un uomdipint' un uom da vero. -
    Così midisse; e io per cortesia
vel raccomando quanto so e posso
chefia l'apportator di questa mia.
    Mentre lascrivo a vers'a versorosso
diveng'assaipensando a cui lamando
send' il mio non professogoffo e grosso.
    Purnondimen così mi raccomando
anch'io a voie altro nonaccade;
d'ogni tempo son vostro e d'ogni quando.
    Avoi nel numer delle cose rade
tutto mi v'offeriscoe nonpensate
ch'i' manchise 'l cappuccio non mi cade.
    Cosìvi dico e giuroe certo siate
ch'i' non farei per me quel cheper voi:
e non m'abbiat'a schifo come frate.
    Comandatemie fate poi da voi.

086

    Ancorche 'l cor già mi premesse tanto
per mie scampo credendoil gran dolore
n'uscissi con le lacrime e col pianto
    fortunaal fonte di cotale umore
le radice e le vene ingrassa e'mpingua
per mortee non per pena o duol minore
    coltuo partire; onde convien destingua
dal figlio prima e tu mortodipoi
del quale or parlopiantopenna e lingua.
    L'unm'era fratee tu padre di noi;
l'amore a quelloa te l'obrigostrigne:
non so qual pena più mi stringa o nòi.
    Lamemoria 'l fratel pur mi dipigne
e te sculpisce vivo in mezzo ilcore
che 'l core e 'l volto più m'affligge etigne.
    Pur mi quieta che il debitoc'all'ore
pagò 'l mio frate acerboe tu maturo;
chémanco duole altrui chi vecchio muore.
    Tantoall'increscitor men aspro e duro
esser dié 'l caso quant'èpiù necesse
là dove 'l ver dal senso è piùsicuro.
    Ma chi è quel che morto nonpiangesse
suo caro padrec'ha veder non mai
quel che vedeainfinite volte o spesse?
    Nostri intensidolori e nostri guai
son come più e men ciascun glisente:
quant'in me posson tuSignortel sai.
    Ese ben l'alma alla ragion consente
tien tanto in colloche viepiù abbondo
po' doppo quella in esser piùdolente.
    E se 'l pensiernel quale i' miprofondo
non fussi che 'l ben morto in ciel si ridi
del timordella morte in questo mondo
    crescere' 'lduol; ma ' dolorosi stridi
temprati son d'una credenza ferma
che'l ben vissuto a morte me' s'annidi.
    Nostrointelletto dalla carne inferma
è tanto oppressoche 'lmorir più spiace
quanto più 'l falso persuasoafferma.
    Novanta volte el sol suo chiaraface
prim'ha nell'oceàn bagnata e molle
che tu siegiunto alla divina pace.
    Or che nostramiseria el ciel ti tolle
increscati di meche morto vivo
cometuo mezzo qui nascer mi volle.
    Tu se' delmorir morto e fatto divo
né tem'or più cangiar vitané voglia
che quasi senza invidia non loscrivo.
    Fortuna e 'l tempo dentro a vostrasoglia
non tenta trapassarper cui s'adduce
fra no' dubbialetizia e certa doglia.
    Nube non èche scuri vostra luce
l'ore distinte a voi non fanno forza
casoo necessità non vi conduce.
    Vostrosplendor per notte non s'ammorza
né cresce ma' per giornobenché chiaro
sie quand'el sol fra no' il caldorinforza.
    Nel tuo morire el mie morireimparo
padre mie caroe nel pensier ti veggio
dove 'l mondopassar ne fa di raro.
    Non ècom'alcun credemorte il peggio
a chi l'ultimo dìtrascende al primo
per graziaetterno appresso al divinseggio
doveDie graziati prosumo e stimo
e spero di vederse 'l freddo core
mie ragion tragge dal terrestre limo.
    Ese tra 1' padre e 'l figlio ottimo amore
cresce nel cielcrescendo ogni virtute
. . . . . . . . . . .

087

    VorreivolerSignorquel ch'io non voglio:
tra 'l foco e 'l cor dighiaccia un vel s'asconde
che 'l foco ammorzaonde noncorrisponde
la penna all'opree fa bugiardo 'l foglio.
    I't'amo con la linguae poi mi doglio
c'amor non giunge al cor; néso ben onde
apra l'uscio alla grazia che s'infonde
nel corchescacci ogni spietato orgoglio.
    Squarcia 'lvel tuSignorrompi quel muro
che con la suo durezza neritarda
il sol della tuo luceal mondo spenta!
    Manda'l preditto lume a noi venturo
alla tuo bella sposaacciòch'io arda
il cor senz'alcun dubbioe te sol senta.

088

    Sentod'un foco un freddo aspetto acceso
che lontan m'arde e sécon seco agghiaccia;
pruovo una forza in due leggiadre braccia
chemuove senza moto ogni altro peso.
    Unicospirto e da me solo inteso
che non ha morte e morte altruiprocaccia
veggio e truovo chisciolto'l cor m'allaccia
eda chi giova sol mi sento offeso.
    Com'esserpuòsignorche d'un bel volto
ne porti 'l mio cosìcontrari effetti
se mal può chi non gli ha donaraltrui?
    Onde al mio viver lietoche m'hatolto
fa forse come 'l solse nol permetti
che scalda 'lmondo e non è caldo lui.

089

    Veggioco' be' vostr'occhi un dolce lume
che co' mie ciechi giàveder non posso;
porto co' vostri piedi un pondo addosso
chede' mie zoppi non è già costume.
    Volocon le vostr'ale senza piume;
col vostro ingegno al ciel sempreson mosso;
dal vostro arbitrio son pallido e rosso
freddo alsolcaldo alle più fredde brume.
    Nelvoler vostro è sol la voglia mia
i miei pensier nel vostrocor si fanno
nel vostro fiato son le mie parole.
    Comeluna da sé sol par ch'io sia
ché gli occhi nostriin ciel veder non sanno
se non quel tanto che n'accende il sole.

090

    I'mi son caro assai più ch'i' non soglio;
poi ch'i' t'ebbinel cor più di me vaglio
come pietra c'aggiuntovil'intaglio
è di più pregio che 'l suo primoscoglio.
    O come scritta o pinta carta ofoglio
più si riguarda d'ogni straccio o taglio
tal dime foda po' ch'i' fu' berzaglio
segnato dal tuo visoe non midoglio.
    Sicur con tale stampa in ogniloco
vocome quel c'ha incanti o arme seco
c'ogni perigliogli fan venir meno.
    I' vaglio contr'al'acqua e contr'al foco
col segno tuo rallumino ogni cieco
ecol mie sputo sano ogni veleno.

091

    Perc'all'estremoardore
che toglie e rende poi
il chiuder e l'aprir degli occhituoi
duri più la mie vita
fatti son calamita
di mede l'alma e d'ogni mie valore;
tal c'anciderm' Amore
forseperch'è pur cieco
indugiatriema e teme.
    C'apassarmi nel core
sendo nel tuo con teco
pungere' prima letuo parte streme
e perché meco insieme
non moranonm'ancide. O gran martire
c'una doglia mortalsenzamorire
raddoppia quel languire
del quals'i' fussi mecosare' fora.
    Deh rendim' a me stessoacciòch'i' mora.

092

    Quantunche'l tempo ne costringa e sproni
ognor con maggior guerra
arendere alla terra
le membra afflittestanche e pellegrine
nonha per 'ncor fine
chi l'alma attrista e me fa cosìlieto.
    Né par che men perdoni
achi 'l cor m'apre e serra
nell'ore più vicine
e piùdubiose d'altro viver quieto;
ché l'error consueto
compiù m'attempoognor più si fa forte.
    Odura mia più c'altra crudel sorte!
    tardiorama' puo' tormi tanti affanni;
c'un cor che arde e arso ègià molt'anni
tornase ben l'ammorza la ragione
nonpiù già corma cenere e carbone.

093

    Spargendoil senso il troppo ardor cocente
fuor del tuo belloin alcunaltro volto
men forza hasignormolto
qual per piùrami alpestro e fier torrente.
    Il corchedel più ardente
foco più vivemal s'accordaallora
co' rari pianti e men caldi sospiri.
    L'almaall'error presente
gode c'un di lor mora
per gire al ciellàdove par c'aspiri.
    La ragione imartiri
fra lor comparte; e fra più salde tempre
s'accordantutt'a quattro amarti sempre.

094

    D'altruipietoso e sol di sé spietato
nasce un vil brutoche conpena e doglia
l'altrui man veste e la suo scorza spoglia
e solper morte si può dir ben nato.
    Cosìvolesse al mie signor mie fato
vestir suo viva di mie mortaspoglia
checome serpe al sasso si discoglia
pur per mortepotria cangiar mie stato.
    O fussi sol lamie l'irsuta pelle
chedel suo pel contestafa tal gonna
checon ventura stringe sì bel seno
    ch'i'l'are' pure il giorno; o le pianelle
che fanno a quel di lor basae colonna
ch'i' pur ne porterei duo nevi almeno.

095

    Rendeteagli occhi meio fonte o fiume
l'onde della non vostra e saldavena
che più v'innalza e crescee con più lena
chenon è 'l vostro natural costume.
    Etufolt'aïrche 'l celeste lume
tempri a' trist'occhide'sospir mie piena
rendigli al cor mie lasso e rasserena
tuascura faccia al mie visivo acume.
    Renda laterra i passi alle mie piante
c'ancor l'erba germugli che gli ètolta
e 'l suono ecogià sorda a' mie lamenti;
    glisguardi agli occhi mie tuo luce sante
ch'i' possa altra bellezzaun'altra volta
amarpo' che di me non ti contenti.

096

    Sìcome secco legno in foco ardente
arder poss'ios'i' non t'amo dicore
e l'alma perderse null'altro sente.
    Ese d'altra beltà spirto d'amore
fuor de' tu' occhi èche m'infiammi o scaldi
tolti sien quegli a chi sanz'essimuore.
    S'io non t'amo e adorch'e' miepiù baldi
pensier sien con la speme tanto tristi
quantonel tuo amor son fermi e saldi.

097

    Alcor di zolfoa la carne di stoppa
a l'ossa che di secco legnosièno;
a l'alma senza guida e senza freno
al desirprontoa la vaghezza troppa;
    a la ciecaragion debile e zoppa
al vischioa' lacci di che 'l mondo èpieno;
non è gran maravigliain un baleno
arder nelprimo foco che s'intoppa.
    A la bell'artechese dal ciel seco
ciascun la portavince lanatura
quantunche sé ben prema in ogni loco;
    s'i'nacqui a quella né sordo né cieco
proporzionato achi 'l cor m'arde e fura
colpa è di chi m'ha destinato alfoco.

098

    Ache più debb'i' omai l'intensa voglia
sfogar con pianti ocon parole meste
se di tal sorte 'l cielche l'alma veste
tard'o per tempo alcun mai non ne spoglia?
    Ache 'l cor lass' a più languir m'invoglia
s'altri pur deemorir? Dunche per queste
luci l'ore del fin fian menmoleste;
c'ogni altro ben val men c'ogni mia doglia.
    Peròse 'l colpo ch'io ne rub' e 'nvolo
schifar non possoalmens'èdestinato
chi entrerà 'nfra la dolcezza e 'l duolo?
    Sevint' e preso i' debb'esser beato
maraviglia non è se nudoe solo
resto prigion d'un cavalier armato.

099

    Benmi dove' con sì felice sorte
mentre che Febo il poggiotutto ardea
levar da terraallor quand'io potea
con le suopennee far dolce la morte.
    Or m'èsparito; e se 'l fuggir men forte
de' giorni lieti invan mipromettea
ragione è ben c'all'alma ingrata e rea
pietàle mani e 'l ciel chiugga le porte.
    Lepenne mi furn'ale e 'l poggio scale
Febo lucerna a' piè;né m'era allora
men salute il morir chemaraviglia.
    Morendo or senzaal ciell'alma non sale
né di lor la memoria il cor ristora:
chétardi e doppo il dannochi consiglia?

100

    Benfutemprando il ciel tuo vivo raggio
solo a du' occhia me dipietà vòto
allor che con veloce etterno moto
anoi dette la lucea te 'l vïaggio.
    Feliceuccelloche con tal vantaggio
da noit'è Febo e 'l suobel volto noto
e più c'al gran veder t'è ancoraarroto
volare al poggioond'io rovino e caggio.

101

    PerchéFebo non torce e non distende
d'intorn' a questo globo freddo emolle
le braccia sua lucentiel vulgo volle
notte chiamar quelsol che non comprende.
    E tant'èdebolche s'alcun accende
un picciol torchioin quella partetolle
la vita dalla nottee tant'è folle
che l'esca colfucil la squarcia e fende.
    E s'egli èpur che qualche cosa sia
cert'è figlia del sol e dellaterra;
ché l'un tien l'ombrae l'altro sol la cria.
    Masia che vuolche pur chi la loda erra
vedovascurain tantagelosia
c'una lucciola sol gli può far guerra.

102

    Onotteo dolce tempobenché nero
con pace ogn' oprasempr' al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t'esalta
echi t'onor' ha l'intelletto intero.
    Tumozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l'umid' ombraogni quiet' appalta
e dall'infima parte alla più alta
insogno spesso portiov'ire spero.
    O ombradel morirper cui si ferma
ogni miseria a l'almaal cornemica
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    turendi sana nostra carn' inferma
rasciughi i pianti e posi ognifatica
e furi a chi ben vive ogn'ira e tedio.

103

    Ognivan chiusoogni coperto loco
quantunche ogni materiacircumscrive
serba la nottequando il giorno vive
contro alsolar suo luminoso gioco.
    E s'ella èvinta pur da fiamma o foco
da lei dal sol son discacciate eprive
con più vil cosa ancor sue specie dive
tal c'ogniverme assai ne rompe o poco.
    Quel cheresta scoperto al solche ferve
per mille vari semi e millepiante
il fier bifolco con l'aratro assale;
ma l'ombra sol apiantar l'uomo serve.
    Dunchele notti piùch'e' dì son sante
quanto l'uom più d'ogni altrofrutto vale.

104

    Coluiche fecee non di cosa alcuna
il tempoche non era anzi anessuno
ne fe' d'un due e diè 'l sol altoall'uno
all'altro assai più presso diè laluna.
    Onde 'l casola sorte e lafortuna
in un momento nacquer di ciascuno;
e a me consegnaro iltempo bruno
come a simil nel parto e nella cuna.
    Ecome quel che contrafà se stesso
quando è bennottepiù buio esser suole
ond'io di far ben malm'affliggo e lagno.
    Pur mi consola assail'esser concesso
far giorno chiar mia oscura notte al sole
chea voi fu dato al nascer per compagno.

105

    Nonvider gli occhi miei cosa mortale
allor che ne' bei vostri interapace
trovaima dentroov'ogni mal dispiace
chi d'amor l'almaa sé simil m'assale;
    e se creata aDio non fusse equale
altro che 'l bel di fuorc'agli occhipiace
più non vorria; ma perch'è sìfallace
trascende nella forma universale.
    Iodico c'a chi vive quel che muore
quetar non può disir; népar s'aspetti
l'eterno al tempoove altri cangia ilpelo.
    Voglia sfrenata el senso ènon amore
che l'alma uccide; e 'l nostro fa perfetti
gli amiciquima più per morte in cielo.

106

    Perritornar là donde venne fora
l'immortal forma al tuocarcer terreno
venne com'angel di pietà sìpieno
che sana ogn'intelletto e 'l mondo onora.
    Questosol m'arde e questo m'innamora
non pur di fuora il tuo voltosereno:
c'amor non già di cosa che vien meno
tien fermaspemein cui virtù dimora.
    Néaltro avvien di cose altere e nuove
in cui si preme la naturae'l cielo
è c' a' lor parti largo s'apparecchia;
    néDiosuo graziami si mostra altrove
più che 'n alcunleggiadro e mortal velo;
e quel sol amo perch'in lui si specchia.

107

    Gliocchi mie vaghi delle cose belle
e l'alma insieme della suosalute
non hanno altra virtute
c'ascenda al cielche mirartutte quelle.
    Dalle più altestelle
discende uno splendore
che 'l desir tira a quelle
equi si chiama amore.
    Né altro ha ilgentil core
che l'innamori e ardae che 'l consigli
c'unvolto che negli occhi lor somigli.

108

    Indarnosperacome 'l vulgo dice
chi fa quel che non de' grazia omercede.
    Non fu'com'io credettiin vo'felice
privandomi di me per troppa fede
né sperocom'al sol nuova fenice
ritornar più; ché 'l temponol concede.
    Pur godo il mie gran dannosol perch'io
son più mie vostroche s'i' fussi mio.

109

    Nonsempre a tutti è sì pregiato e caro
quel che 'lsenso contenta
c'un sol non sia che 'l senta
se ben pardolcepessimo e amaro.
    Il buon gusto èsì raro
c'al vulgo errante cede
in vistaallor chedentro di sé gode.
    Cosìperdendoimparo
quel che di fuor non vede
chi l'alma hatristae ' suo sospir non ode.
    El mondo ècieco e di suo gradi o lode
più giova a chi piùscarso esser ne vuole
come sferza che 'nsegna e parte duole.

110

    Iodico a voi c'al mondo avete dato
l'anima e 'l corpo e lo spirto'nsïeme:
in questa cassa oscura è 'l vostro lato.

111

    S'eglièdonnache puoi
come cosa mortalbenché siadiva
di beltàc'ancor viva
e mangi e dorma e parli quifra noi
a non seguirti poi
cessato il dubbiotuo grazia emercede
qual pena a tal peccato degna fora?
    Chéalcun ne' pensier suoi
co' l'occhio che non vede
per virtùpropia tardi s'innamora.
    Disegna in me difuora
com'io fo in pietra od in candido foglio
che nulla hadentroe èvvi ciò ch'io voglio.

112

    Ilmio refugio e 'l mio ultimo scampo
qual più sicuro èche non sia men forte
che 'l pianger e 'l pregar? e nonm'aita.
    Amore e crudeltà m'hanposto il campo:
l'un s'arma di pietàl'altro dimorte;
questa n'ancidee l'altra tien in vita.
    Cosìl'alma impedita
del mio morirche sol poria giovarne
piùvolte per andarne
s'è mossa là dov'esser semprespera
dov'è beltà sol fuor di donna altiera;
mal'imagine vera
della qual vivoallor risorge al core
perchéda morte non sia vinto amore.

113

    Essernon può già ma' che gli occhi santi
prendin de' miecom'io di lordiletto
rendendo al divo aspetto
per dolcirisiamari e tristi pianti.
    O fallacesperanza degli amanti!
    Com'esser puòdissimile e dispari
l'infinita beltà'l superchio lume
daogni mie costume
che meco ardendonon ardin del pari?
    Fraduo volti diversi e sì contrari
s'adira e parte da l'unzoppo Amore;
né può far forza che di megl'incresca
quand'in un gentil core
entra di focoe d'acquapar che n'esca.

114

    Benvinci ogni durezza
cogli occhi tuocom'ogni luce ancora;
chés'alcun d'allegrezza avvien che mora
allor sarebbe l'ora
chegran pietà comanda a gran bellezza.
    Ese nel foco avvezza
non fusse l'almagià morto sarei
allepromesse de' tuo primi sguardi
ove non fur ma' tardi
gl'ingordimie nimicianz'occhi mei;
né doler mi potrei
di questonon poterche non è teco.
    Bellezzae grazia equalmente infinita
dove più porgi aita
menpuoi non tor la vita
né puoi non far chiunche tu miricieco.

115

    Lezivezzicarezzeorfeste e perle
chi potria ma' vederle
cogliatti suo divin l'uman lavoro
ove l'argento e l'oro
da le'riceve o duplica suo luce?
    Ogni gemma piùluce
dagli occhi suo che da propia virtute.

116

    Nonmi posso tener né voglioAmore
crescendo al tuofurore
ch'i' nol te dica e giuri:
quante più inaspri e'nduri
a più virtù l'alma consigli e sproni;
ese talor perdoni
a la mie morteagli angosciosi pianti
com'acolui che muore
dentro mi sento il core
mancarmancando i mietormenti tanti.
    Occhi lucenti e santi
miepoca grazia m'è ben dolce e cara
c'assai acquista chiperdendo impara.

117

    S'egliè che 'l buon desio
porti dal mondo a Dio
alcuna cosabella
sol la mie donna è quella
a chi ha gli occhifatti com'ho io.
    Ogni altra cosa oblio
esol di tant'ho cura.
    Non è granmaraviglia
s'io l'amo e bramo e chiamo a tutte l'ore;
népropio valor mio
se l'alma per natura
s'appoggia a chisomiglia
ne gli occhi gli occhiond'ella scende fore.
    Sesente il primo amore
come suo finper quel qua questaonora:
c'amar diè 'l servo chi 'l signore adora.

118

    Ancorche 'l cor già molte volte sia
d'amore acceso e da troppianni spento
l'ultimo mie tormento
sarie mortal senza la mortemia.
    Onde l'alma desia
de' giorni miementre c'amor m'avvampa
l'ultimoprimo in più tranquillacorte.
    Altro refugio o via
mie vita noniscampa
dal suo morirc'un'aspra e crudel morte;
nécontr'a morte è forte
altro che mortesìc'ogn'altra aita
è doppia morte a chi per morte ha vita.

119

    Dalprimo pianto all'ultimo sospiro
al qual son giàvicino
chi contrasse già mai sì fier destino
com'ioda sì lucente e fera stella?
    Nondico iniqua o fella
che 'l me' saria di fore
s'aver disdegnone troncasse amore;
ma piùse più la miro
prometteal mio martiro
dolce pietàcon dispietato core.
    Odesiato ardore!
    ogni uom vil sol potriavincer con teco
ond'ios'io non fui cieco
ne ringrazio leprime e l'ultime ore
ch'io la vidi; e l'errore
vincami; ed'ogni tempo sia con meco
se sol forza e virtù perde conseco.

120

    Bentempo saria omai
ritrarsi dal martire
ché l'etàcol desir non ben s'accorda;
ma l'almacieca e sorda
Amorcome tu sai
del tempo e del morire
checontro a morte ancorme la ricorda;
e se l'arco e la corda
avvien che tronchi ospezzi
in mille e mille pezzi
prega te sol non manchi un de'suoi guai:
ché mai non muor chi non guarisce mai.

121

    Comenon puoi non esser cosa bella
esser non puoi che pietosa nonsia;
sendo po' tutta mia
non puo' poter non mi distrugga estempre.
    Così durando sempre
miepietà pari a tua beltà qui molto
la fin del tuo belvolto
in un tempo con ella
fie del mie ardente core.
    Mapoi che 'l spirto sciolto
ritorna alla suo stella
a fruir quelsignore
ch'e' corpi a chiunche muore
eterni rende o per quieteo per lutto;
priego 'l miebenché brutto
com'èqui tecoil voglia in paradiso:
c'un cor pietoso val quant'un belviso.

122

    Se'l foco al tutto nuoce
e me arde e non cuoce
non è miamolta né sua men virtute
ch'io sol trovi salute
qualsalamandralà dove altri muore.
    Néso chi in pace a tal martir m'ha volto:
da te medesma il volto
dame medesmo il core
fatto non funé sciolto
da noi fiamai il mio amore;
più alto è quel signore
che ne'tu' occhi la mia vita ha posta.
    S'iot'amoe non ti costa
perdona a mecome io a tanta noia
chefuor di chi m'uccide vuol ch'i' muoia.

123

    Quantepiù par che 'l mie mal maggior senta
se col viso velmostro
più par s'aggiunga al vostro
bellezzatal che'l duol dolce diventa.
    Ben fa chi mitormenta
se parte vi fa bella
della mie pena ria:
se 'l miemal vi contenta
mie cruda e fera stella
che farie dunche conla morte mia?
    Ma s'è pur ver chesia
vostra beltà dall'aspro mie martire
e quel manchial morire
morend'iomorrà vostra leggiadria.
    Peròfate ch'i' stia
col mie duol vivoper men vostro danno;
e sepiù bella al mie mal maggior siete
l'alma n'ha ben piùquiete:
c'un gran piacer sopporta un grande affanno.

124

    Questamie donna è sì pronta e ardita
c'allor che lam'ancide ogni mie bene
cogli occhi mi promettee parte tiene
ilcrudel ferro dentro a la ferita.
    E cosìmorte e vita
contrarieinsieme in un picciol momento
dentro al'anima sento;
ma la grazia il tormento
da me discaccia per piùlunga pruova:
c'assai più nuoce il mal che 'l ben nongiova.

125

    Tantodi sé promette
donna pietosa e bella
c'ancor mirandoquella
sarie qual fu' per tempoor vecchio e tardi.
    Maperc'ognor si mette
morte invidiosa e fella
fra ' mie dolenti e' suo pietosi sguardi
solo convien ch'i' ardi
quel piccioltempo che 'l suo volto oblio.
    Ma poi che'l pensier rio
pur la ritorna al consueto loco
dal suo fierghiaccio è spento il dolce foco.

126

    Sel'alma è verdal suo corpo disciolta
che 'n alcun altrotorni
a' corti e brevi giorni
per vivere e morire un'altravolta
la donna miedi molta
bellezza agli occhi miei
fieallor com'or nel suo tornar sì cruda?
    Semie ragion s'ascolta
attender la dovrei
di grazia piena e didurezza nuda.
    Credos'avvien chechiuda
gli occhi suo begliaràcome rinnuova
pietàdel mie morirse morte pruova.

127

    Nonpur la mortema 'l timor di quella
da donna iniqua ebella
c'ognor m'ancidemi difende e scampa;
e se talorm'avvampa
più che l'usato il foco in ch'io son corso
nontrovo altro soccorso
che l'immagin sua ferma in mezzo il core:
chédove è morte non s'appressa Amore.

128

    Se'l timor della morte
chi 'l fugge e scaccia sempre
lasciar làlo potessi onde ei si muove
Amor crudele e forte
con piùtenaci tempre
d'un cor gentil faria spietate pruove.
    Maperché l'alma altrove
per morte e grazia al fin gioirespera
chi non può non morir gli è 'l timor caro
alqual ogni altro cede.
    Né controall'alte e nuove
bellezze in donna altera
ha forza altroriparo
che schivi suo disdegno o suo mercede.
    Iogiuro a chi nol crede
che da costeiche del mio piangerride
sol mi difende e scampa chi m'uccide.

129

    Damaggior luce e da più chiara stella
la notte il ciel le sueda lunge accende:
te sol presso a te rende
ognor piùbella ogni cosa men bella.
    Qual cor piùquesta o quella
a pietà muove o sprona
c'ognor chi ardealmen non s'agghiacc'egli?
    Chisenzaaverti dona
vaga e gentil persona
e 'l volto e gli occhi e 'biondi e be' capegli.
    Dunchecontr'a tequegli
ben fuggi e me con essi
se 'l bello infra ' nonbegli
beltà cresce a se stessi.
    Donnama s' tu rendessi
quel che t'ha dato il cielc'a noi l'hatolto
sarie più 'l nostroe men bello il tuo volto.

130

    Nonè senza periglio
il tuo volto divino
dell'alma a chi èvicino
com'io a morteche la sento ognora;
ond'io m'armo econsiglio
per far da quel difesa anzi ch'i' mora.
    Matuo mercedeancora
che 'l mie fin sie da presso
non mi rendea me stesso;
né danno alcun da tal pietà miscioglie:
ché l'uso di molt'anni un dì non toglie.

131

    Sottoduo belle ciglia
le forze Amor ripiglia
nella stagion chesprezza l'arco e l'ale.
    Gli occhi mieghiotti d'ogni maraviglia
c'a questa s'assomiglia
di lor fanpruova a più d'un fero strale.
    Eparte pur m'assale
appresso al dolceun pensier aspro e forte
divergogna e di morte;
né perde Amor per maggior tema odanni:
c'un'or non vince l'uso di molt'anni.

132

    Mentreche 'l mie passato m'è presente
sì come ognor miviene
o mondo falsoallor conosco bene
l'errore e 'l dannodell'umana gente:
quel corc'alfin consente
a' tuo lusinghi ea' tuo van diletti
procaccia all'alma dolorosi guai.
    Benlo sa chi lo sente
come spesso prometti
altrui la pace e 'lben che tu non hai
né debbi aver già mai.
    Duncheha men grazia chi più qua soggiorna:
ché chi menvive più lieve al ciel torna.

133

    Condottoda molt'anni all'ultim'ore
tardi conoscoo mondoi tuodiletti:
la pace che non hai altrui prometti
e quel riposoc'anzi al nascer muore.
    La vergogna e 'ltimore
degli annic'or prescrive
il cielnon mi rinnuova
che'l vecchio e dolce errore
nel qual chi troppo vive
l'anima'ncide e nulla al corpo giova.
    Il dico eso per pruova
di meche 'n ciel quel sol ha miglior sorte
ch'ebbeal suo parto più presso la morte.

134

    -Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che 'l mondo nonristora
favvi amor forza ancora
o pur per morte liberi nesiete?
- La nostra etterna quiete
fuor d'ogni tempoèpriva
d'invidiaamandoe d'angosciosi pianti.
    -Dunche a mal pro' ch'i' viva
conviencome vedete
per amare eservire in dolor tanti.
    Se 'l cielo èdegli amanti
amicoe 'l mondo ingrato
amandoa che sonnato?
    A viver molto? E questo mispaventa:
ché 'l poco è troppo a chi ben serve estenta.

135

    Mentrec'al tempo la mie vita fugge
amor più mi distrugge
némi perdona un'ora
com'i' credetti già dopomolt'anni.
    L'almache trema erugge
com'uom c'a torto mora
di me si duolde' sua etternidanni.
    Fra 'l timore e gl'inganni
d'amoree morteallor tal dubbio sento
ch'i' cerco in un momento
delme' di loro e di poi il peggio piglio;
sì dal mal uso èvinto il buon consiglio.

136

    L'almache sparge e versa
di fuor l'acque di drento
il fa sol perchéspento
non sie da loro il foco in ch'è conversa.
    Ognialtra aita persa
sariase 'l pianger sempre
mi resurge al tuofocovecchio e tardi.
    Mie dura sorte emie fortuna avversa
non ha sì dure tempre
che nonm'affligghin mendove più m'ardi;
tal ch'e' tuo accesisguardi
di fuor piangendodentro circumscrivo
e di quelc'altri muor sol godo e vivo.

137

    Seper gioir pur brami affanni e pianti
più crudoAmorm'èpiù caro ogni strale
che fra la morte e 'l male
nondona tempo alcunné brieve spazio:
tal c'a 'ncider gliamanti
i pianti perdie 'l nostro è menostrazio.
    Ond'io sol ti ringrazio
dellamie morte e non delle mie doglie
c'ogni mal sana chi la vitatoglie.

138

    Porgoumilmente all'aspro giogo il collo
il volto lieto a la fortunaria
e alla donna mia
nemica il cor di fede e foco pieno;
nédal martir mi crollo
anz'ogni or temo non venga meno.
    Chése 'l volto sereno
cibo e vita mi fa d'un gran martire
qualcrudel doglia mi può far morire?

139

    Inpiù leggiadra e men pietosa spoglia
altr'anima nontiene
che la tuodonnail moto e 'l dolce anelo;
tal c'allaingrata voglia
al don di tuo beltà perpetue pene
piùsi convien c'al mie soffrire 'l cielo.
    I'nol dico e nol celo
s'i' bramo o no come 'l tuo 'l miepeccato
chése non vivomorto ove te sia
otepietosache dove beato
mi fa 'l martirsi' etterna pacemia.
    Se dolce mi saria
l'inferno tecoin ciel dunche che fora?
    Beato a doppioallora
sare' a godere i' sol nel divin coro
quel Dio che 'ncielo e quel che 'n terra adoro.

140

    Sel'alma al fin ritorna
nella suo dolce e desïata spoglia
odanni o salvi il cielcome si crede
ne l'inferno men doglia
setuo beltà l'adorna
fieparte c'altri ti contempla evede.
    S'al cielo ascende e riede
com'ioseco desio
e con tal cura e con sì caldo affetto
fiemen fruire Dio
s'ogni altro piacer cede
come di quaal tuodivo e dolce aspetto.
    Che me' d'amartiaspetto
se più giova men doglia a chi èdannato
che 'n ciel non nuoce l'esser men beato.

141

    Perc'all'altamie speme è breve e corta
donnatuo fése con sanocchio il veggio
goderò per non peggio
quante di fuorcon gli occhi ne prometti;
ché dove è pietàmorta
non è che gran bellezza non diletti.
    Ese contrari effetti
agli occhi di mercé dentro a tesento
la certezza non tento
ma pregoove 'l gioire èmen che 'ntero
sie dolce il dubbio a chi nuocer può 'lvero.

142

    Credoperc'ancor forse
non sia la fiamma spenta
nel freddo tempodell'età men verde
l'arco subito torse
Amorche sirammenta
che 'n gentil cor ma' suo colpo non perde;
e lastagion rinverde
per un bel volto; e peggio è al sezzostrale
mie ricaduta che 'l mio primo male.

143

    Quant'ognorfugge il giorno che mi resta
del viver corto e poco
tanto piùserra il foco
in picciol tempo a mie più danno estrazio:
c'aita il ciel non presta
contr'al vecchio uso in cosìbreve spazio.
    Pur poi che non se'sazio
del foco circumscritto
in cui pietra non serva suonatura
non c'un corti ringrazio
Amorse 'l manco invitto
inchiuso foco alcun tempo non dura.
    Miepeggio è mie ventura
perché la vita all'arme che tuporti
cara non m'ès'almen perdoni a' morti.

144

    Passoinanzi a me stesso
con alto e buon concetto
e 'l tempo gliprometto
c'aver non deggio. O pensier vano e stolto!
    Chécon la morte appresso
perdo 'l presentee l'avvenir m'ètolto;
e d'un leggiadro volto
ardo e spero sanarche mortoviva
negli anni ove la vita non arriva.

145

    Secostei gode e tu soloAmorvivi
de' nostri piantie s'iocometesoglio
di lacrime e cordoglio
e d'un ghiaccio nutrir lavita mia;
dunchedi vita privi
saremo da mercé di donnapia.
    Meglio il peggio saria:
contraricibi han sì contrari effetti
c'a lei il goderea noitorrien la vita;
tal che 'nsieme prometti
più mortelàdove più porgi aita.
    A l'almasbigottita
viver molto più val con dura sorte
che graziac'abbi a sé presso la morte.

146

    Glisguardi che tu strazi
a me tutti gli togli;
né furto ègià quel che del tuo non doni;
ma se 'l vulgo ne sazi
e' brutie me ne spogli
omicidio èc'a morte ognor misproni.
    Amorperché perdoni
tuosomma cortesia
sie di beltà qui tolta
a chi gusta edesia
e data a gente stolta?
    Dehfalla un'altra volta
pietosa dentro e sì brutta difuori
c'a me dispiacciae di me s'innamori.

147

    -Deh dimmiAmorse l'alma di costei
fusse pietosa com'ha bell' ilvolto
s'alcun saria sì stolto
ch'a sé non sitogliessi e dessi a lei?
    E ioche piùpotrei
servirlaamarlase mi fuss'amica
chesendominemica
l'amo più c'allor far non doverrei?
    -Io dico che fra voipotenti dei
convien c'ogni riverso sisopporti.
    Poi che sarete morti
dimille 'ngiurie e torti
amando te com'or di lei tu ardi
far nepotrai giustamente vendetta.
    Ahimèlasso chi pur tropp'aspetta
ch'i' gionga a' suoi conforti tantotardi!
    Ancorse ben riguardi
ungenerosoalter e nobil core
perdon' e porta a chi l'offend'amore.

148

    Conpiù certa salute
men graziadonnami terrie ancorvivo;
dall'uno e l'altro rivo
degli occhi il petto sarie mancomolle.
    Doppia mercé mie picciolavirtute
di tanto vince che l'adombra e tolle;
né saggioalcun ma' volle
se non sé innalza e sprona
di quelgioir ch'esser non può capace.
    Iltroppo è vano e folle;
ché modesta persona
d'umilfortuna ha più tranquilla pace.
    Quelc'a vo' licea medonnadispiace:
chi si dà altruic'altrui non si prometta
d'un superchio piacer morte n'aspetta.

149

    Nonposso non mancar d'ingegno e d'arte
a chi mi to' la vita
contal superchia aita
che d'assai men mercé più se neprende.
    D'allor l'alma mieparte
com'occhio offeso da chi troppo splende
e sopra metrascende
a l'impossibil mie; per farmi pari
al minor don didonna alta e serena
seco non m'alza; e qui convien ch'impari
chequel ch'i' posso ingrato a lei mi mena.
    Questadi grazie piena
n'abonda e 'nfiamma altrui d'un certo foco
che'l troppo con men caldo arde che 'l poco.

150

    Nonmen gran graziadonnache gran doglia
ancide alcunche 'l furtoa morte mena
privo di speme e ghiacciato ogni vena
se viensubito scampo che 'l discioglia.
    Simil setuo mercépiù che ma' soglia
nella miseria mied'affanni piena
con superchia pietà mi rasserena
parpiù che 'l piangerla vita mi toglia.
    Cosìn'avvien di novell'aspra o dolce:
ne' lor contrari è mortein un momento
onde s'allarga o troppo stringe 'l core.
    Taltuo beltàc'Amore e 'l ciel qui folce
se mi vuol vivoaffreni il gran contento
c'al don superchio debil virtùmuore.

151

    Nonha l'ottimo artista alcun concetto
c'un marmo solo in sénon circonscriva
col suo superchioe solo a quello arriva
laman che ubbidisce all'intelletto.
    Il malch'io fuggoe 'l ben ch'io mi prometto
in tedonna leggiadraaltera e diva
tal si nasconde; e perch'io più nonviva
contraria ho l'arte al disïato effetto.
    Amordunque non hané tua beltate
o durezza o fortuna o grandisdegno
del mio mal colpao mio destino o sorte;
    sedentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempoe che 'l miobasso ingegno
non sappiaardendotrarne altro che morte.

152

Sìcome per levardonnasi pone
in pietra alpestra e dura
unaviva figura
che là più cresce u' più lapietra scema;
tal alcun'opre buone
per l'alma che purtrema
cela il superchio della propria carne
co' l'inculta suacruda e dura scorza.
    Tu pur dalle miestreme
parti puo' sol levarne
ch'in me non è di mevoler né forza.

153

    Nonpur d'argento o d'oro
vinto dal foco esser po' piena aspetta
votad'opra prefetta
la formache sol fratta il tragge fora;
taliocol foco ancora
d'amor dentro ristoro
il desir voto dibeltà infinita
di coste' ch'i' adoro
anima e cor dellamie fragil vita.
    Alta donna e gradita
inme discende per sì brevi spazi
c'a trarla fuor convien mirompa e strazi.

154

    Tantosopra me stesso
mi faidonnasalire
che non ch'i' 'l possadire
nol so pensarperch'io non son piùdesso.
    Duncheperché piùspesso
se l'alie tuo mi presti
non m'alzo e volo al tuoleggiadro viso
e che con teco resti
se dal ciel n'èconcesso
ascender col mortale in paradiso?
    Senon ch'i' sia diviso
dall'alma per tuo graziae chequest'una
fugga teco suo morteè mie fortuna.

155

    Legrazie tua e la fortuna mia
hannodonnasì vari
glieffettiperch'i' 'mpari
in fra 'l dolce e l'amar qual mezzosia.
    Mentre benigna e pia
dentroe difuor ti mostri
quante se' bella al mie 'rdente desire
lafortun' aspra e ria
nemica a' piacer nostri
con milleoltraggi offende 'l mie gioire;
se per avverso po' di talmartire
si piega alle mie voglie
tuo pietà mi sitoglie.
    Fra 'l riso e 'l piantoen sìcontrari stremi
mezzo non è c'una gran doglia scemi.

156

    Al'alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga
nonèdonnachi giunga
s'umiltà non v'aggiungi ecortesia:
il montar crescee 'l mie valore scema
e la lena mimanca a mezza via.
    Che tuo beltàpur sia
supernaal cor par che diletto renda
che d'ogni raraaltezza è ghiotto e vago:
po' per gioir della tuoleggiadria
bramo pur che discenda
là dov'aggiungo. E 'ntal pensier m'appago
se 'l tuo sdegno presago
per basso amaree alto odiar tuo stato
a te stessa perdona il mie peccato.

157

    Pietosae dolce aita
tuodonnateco insieme
per le mie partestreme
spargon dal cor gli spirti della vita
onde l'almaimpedita
del suo natural corso
pel subito gioirda mediparti.
    Po' l'aspra tuo partita
permie mortal soccorso
tornan superchi al cor gli spirtisparti.
    S'a me veggio tornarti
dal cordi nuovo dipartir gli sento;
onde d'equal tormento
e l'aita el'offesa mortal veggio:
el mezzoa chi troppo amaèsempre il peggio.

158

    Amorla morte a forza
del pensier par mi scacci
e con tal graziaimpacci
l'alma chesenzasarie più contenta.
    Cadutoè 'l frutto e secca è già la scorza
e quelgià dolceamaro or par ch'i' senta;
anzisol mitormenta
nell'ultim'ore e corte
infinito piacere in brevespazio.
    Sìtal mercéspaventa
tuo pietà tardi e forte
c'al corpo èmortee al diletto strazio;
ond'io pur ti ringrazio
in questaetà: ché s'i' muoio in tal sorte
tu 'l fai piùcon mercé che con la morte.

159

    Peresser mancoalta signoraindegno
del don di vostra immensacortesia
primaall'incontro a quellausar la mia
con tuttoil cor volse 'l mie basso ingegno.
    Mavisto poic'ascendere a quel segno
propio valor non èc'apra la via
perdon domanda la mie audacia ria
e del fallirpiù saggio ognor divegno.
    E veggioben com'erra s'alcun crede
la graziache da voi divinapiove
pareggi l'opra mia caduca e frale.
    L'ingegnol'artela memoria cede:
c'un don celeste non con millepruove
pagar del suo può già chi è mortale.

160

    S'alcunlegato è pur dal piacer molto
come da morte altrui tornarein vita
qual cosa è che po' paghi tanta aita
che rendail debitor libero e sciolto?
    E se purfussene sarebbe tolto
il soprastar d'una mercéinfinita
al ben servitoonde sarie 'mpedita
da l'incontroservirea quella volto.
    Duncheper teneralta vostra grazia
donnasopra 'l mie statoin me solbramo
ingratitudin più che cortesia:
    chédove l'un dell'altro al par si sazia
non mi sare' signor quel chetant'amo:
ché 'n parità non cape signoria.



161

    Perqual mordace lima
discresce e manca ognor tuo stancaspoglia
anima inferma? or quando fie ti scioglia
da quella iltempoe torni ov'eriin cielo
candida e lieta prima
depostoil periglioso e mortal velo?
    C'ancor ch'i'cangi 'l pelo
per gli ultim'anni e corti
cangiar non posso ilvecchio mie antico uso
che con più giorni più misforza e preme.
    Amorea te nolcelo
ch'i' porto invidia a' morti
sbigottito e confuso
sìdi sé meco l'alma trema e teme.
    Signornell'ore streme
stendi ver' me le tuo pietose braccia
tomm'ame stesso e famm'un che ti piaccia.

162

    Orain sul destroora in sul manco piede
variandocerco della miesalute.
    Fra 'l vizio e la virtute
ilcor confuso mi travaglia e stanca
come chi 'l ciel non vede
cheper ogni sentier si perde e manca.
    Porgola carta bianca
a' vostri sacri inchiostri
c'amor mi sganni epietà 'l ver ne scriva:
che l'almada séfranca
non pieghi agli error nostri
mie breve restoe che mencieco viva.
    Chieggio a voialta ediva
donnasaper se 'n ciel men grado tiene
l'umil peccato che'l superchio bene.

163

    Quantepiù fuggo e odio ognor me stesso
tanto a tedonnaconverace speme
ricorro; e manco teme
l'alma di mequant'a te sonpiù presso.
    A quel che 'l cielpromesso
m'ha nel tuo volto aspiro
e ne' begli occhipiend'ogni salute:
e ben m'accorgo spesso
in quel c'ogni altrimiro
che gli occhi senza 'l cor non han virtute.
    Lucigià mai vedute!
    né davederle è men che 'l gran desio;
ché 'l veder raro èprossimo a l'oblio.

164

    Perfido esemplo alla mia vocazione
nel parto mi fu data labellezza
che d'ambo l'arti m'è lucerna especchio.
    S'altro si pensaè falsaopinione.
    Questo sol l'occhio porta aquella altezza
c'a pingere e scolpir qui m'apparecchio.
    S'e'giudizi temerari e sciocchi
al senso tiran la beltàchemuove
e porta al cielo ogni intelletto sano
dal mortale aldivin non vanno gli occhi
infermie fermi sempre pur làd'ove
ascender senza grazia è pensier vano.

165

    Se'l commodo degli occhi alcun costringe
con l'usoparte insieme
laragion perdee teme;
ché più s'inganna quel c'a sépiù crede:
onde nel cor dipinge
per bello quel c'apicciol beltà cede.
    Ben vi fodonnafede
che 'l commodo né l'uso non m'ha preso
sìdi raro e' mie veggion gli occhi vostri
circonscritti ov'a pena ildesir vola.
    Un punto sol m'ha acceso
népiù vi vidi c'una volta sola.

166

    Benposson gli occhi mie presso e lontano
veder dov'apparisce il tuobel volto;
ma dove loroai pie'donnaè ben tolto
portarle braccia e l'una e l'altra mano.
    L'animal'intelletto intero e sano
per gli occhi ascende più liberoe sciolto
a l'alta tuo beltà; ma l'ardor molto
non dàtal previlegio al corp'umano
    grave emortalsì che mal segue poi
senz'ali ancord'un'angioletta il volo
e 'l veder sol pur se ne gloria eloda.
    Dehse tu puo' nel ciel quante tranoi
fa' del mie corpo tutto un occhio solo;
né fie poiparte in me che non ti goda.

167

    LamorteAmordel mie medesmo loco
del qualgià nudotrïonfar solevi
non che con l'arco e co' pungenti strali
tiscaccia e sprezzae col fier ghiaccio il foco
tuo dolce ammorzac'ha dì corti e brevi.
    In ogni corveril men di le' vali;
e se ben porti l'ali
con esse migiugnestior fuggi e temi
c'ogni età verde èschifa a' giorni stremi.

168

    Perché'l mezzo di me che dal ciel viene
a quel con gran desir ritorna evola
restando in una sola
di beltà donnae ghiaccioardendo in lei
in duo parte mi tiene
contrarie sìchel'una all'altra invola
il ben che non diviso aver devrei.
    Mase già ma' costei
cangia 'l suo stilee c'a l'un mezzomanchi
il cielquel mentre c'a le' grato sia
e' mie sìsparsi e stanchi
pensier fien tutti in quella donna mia;
e se'lor che m'è pia
l'alma il ciel cacciaalmen quel tempospero
non più mezz'esserma suo tutto intero.

169

    Nelmie 'rdente desio
coste' pur mi trastulla
di fuor pietosa enel cor aspra e fera.
    Amornon teldiss'io
ch'e' no' ne sare' nulla
e che 'l suo perde chi 'nquel d'altri spera?
    Or s'ella vuol ch'i'pèra
mie colpae danno s'ha prestarle fede
com'a chipoco manca a chi più crede.

170

    Spargendogran bellezza ardente foco
per mille cori accesi
come cosa èche pesi
c'un solo ancidea molti è lieve e poco.
    Machiuso in picciol loco
s'il sasso dur calcina
che l'acquepoi il dissolvon 'n un momento
come per pruova il sa chi 'l verdicerne:
così d'una divina
de mille il foco hodrento
c'arso m'ha 'l cor nelle mie parte interne;
ma lelacrime etterne
se quel dissolvon già sì duro eforte
fie me' null'esser c'arder senza morte.

171

    Nellamemoria delle cose belle
morte bisognaper tor di costui
ilvolto a leicom'a vo' tolto ha lui;
se 'l foco in ghiaccio e 'lriso volge in pianto
con tale odio di quelle
che del cor votopiù non si dien vanto.
    Ma serimbotta alquanto
i suo begli occhi nell'usato loco
fien legnesecche in un ardente foco.

172

    Costeipur si delibra
indomit' e selvaggia
ch'i' ardamora ecaggia
a quel c'a peso non sie pure un'oncia;
e 'l sangue alibra a libra
mi svenae sfibra e 'l corpo all'almasconcia.
    La si gode e racconcia
nel suofidato specchio
ove sé vede equale al paradiso;
po'volta a memi concia
sìc'oltr'all'esser vecchio
inquel col mie fo più bello il suo viso
ond'io vie piùderiso
son d'esser brutto; e pur m'è gran ventura
s'i'vincoa farla bellala natura.

173

    Sedal cor lieto divien bello il volto
dal tristo il brutto; e sedonna aspra e bella
il fachi fie ma' quella
che non arda dime com'io di lei?
    Po' c'a destinguermolto
dalla mie chiara stella
da bello a bel fur fatti gliocchi mei
contr'a sé fa costei
non men crudel chespesso
dichi: - Dal cor mie smorto il volto viene. -
Ches'altri fa se stesso
pingendo donnain quella
che faràpoise sconsolato il tiene?
    Dunc'ambon'arien bene
ritrarla col cor lieto e 'l viso asciutto:
séfarie bella e me non farie brutto.

174

    Perquel che di vo'donnadi fuor veggio
quantunche dentro al verl'occhio non passi
spero a' mie stanchi e lassi
pensier riposoa qualche tempo ancora;
e 'l più saperne il peggio
delvostro internoforse al mie mal fora.
    Secrudeltà dimora
'n un cor che pietà vera
co'begli occhi prometta a' pianti nostri
ben sarebb'oral'ora
c'altro già non si spera
d'onesto amorche quelch'è di fuor mostri.
    Donnas'agliocchi vostri
contraria è l'almae iopur contro aquella
godo gl'inganni d'una donna bella.

175

    No'saldaAmorde' tuo dorati strali
fra le mie vecchie ancor laminor piaga
che la mentepresaga
del mal passatoa peggio mitraporti.
    Se ne' vecchi men vali
campardovriase non fa' guerra a' morti.
    S'al'arco l'alie porti
contra me zoppo e nudo
con gli occhi perinsegna
c'ancidon più ch'e' tuo più feri dardi
chifia che mi conforti?
    Elmo non giàné scudo
ma sol quel che mi segna
d'onorperdendoebiasmo a tese m'ardi.
    Debile vecchioètardi
la fuga e lentaov'è posto 'l mie scampo;
e chivince a fuggirnon resti in campo.

176

    Mestiernon era all'alma tuo beltate
legar me vinto con alcuna corda;
chése ben mi ricorda
sol d'uno sguardo fui prigione e preda:
c'allegran doglie usate
forz'è c'un debil cor subito ceda.
    Machi fie ma' che 'l creda
preso da' tuo begli occhi in brevigiorni
un legno secco e arso verde torni?

177

    Innoi vive e qui giace la divina
beltà da morte anz'il suotempo offesa.
    Se con la dritta man face'difesa
campava. Onde nol fe'? Ch'era mancina.

178

    Lanuova alta beltà che 'n ciel terrei
unicanon c'al mondoiniquo e fello
(suo nome dal sinistro braccio tiello
il vulgocieco a non adorar lei)
    per voi solnacque; e far non la saprei
con ferri in pietrain carte colpennello;
ma 'l vivo suo bel viso esser può quello
nelqual vostro sperar fermar dovrei.
    E secome dal sole ogni altra stella
è vintavince l'intellettonostro
per voi non di men pregio esser dovea.
    Dunchea quetarviè suo beltà novella
da Dio formataall'alto desir vostro;
e quel soloe non iofar lo potea.

179

    Sequi son chiusi i begli occhi e sepolti
anzi temposol questo neconforta:
che pietà di lor vivi era qua morta;
or cheson mortidi lor vive in molti.

180

    Dehserbis'è di me pietate alcuna
che qui son chiuso e dalmondo disciolto
le lacrime a bagnarsi il petto e 'l volto
perchi resta suggetto alla fortuna.

181

    -Perché ne' volti offesi non entrasti
dagli anniMorteec'anzi tempo i' mora?
    - Perché nelciel non sale e non dimora
cosa che 'nvecchi e parte il mondoguasti.

182

    Nonvolse Morte non ancider senza
l'arme degli anni e de' superchigiorni
la beltà che qui giaceacciò c'or torni
alciel con la non persa sua presenza.

183

    Labeltà che qui giace al mondo vinse
di tanto ogni piùbella creatura
che mortech'era in odio alla natura
perfarsi amica a leil'ancise e stinse.

184

    Quison de' Braccideboli a l'impresa
contr'a la morte mia per nonmorire;
meglio era esser de' piedi per fuggire
che de' Bracci enon far da lei difesa.

185

    Quison sepultoe poco innanzi nato
ero: e son quello al qual fupresta e cruda
la morte sìche l'alma di me nuda
s'accorgea pena aver cangiato stato.

186

    Nonpuò per morte già chi qui mi serra
la beltàc'al mortal mie largir volse
renderla agli altri tutti a chi latolse
s'alfin com'ero de' rifarmi in terra.

187

    L'almadi dentro di fuor non vedea
come noiil voltochiuso in questoavello:
che se nel ciel non è albergo sìbello
trarnela morte già ma' non potea.

188

    Sedalla morte è vinta la natura
qui nel bel voltoancorvendetta in cielo
ne fie pel mondoa trar divo il suo velo
piùche mai bel di questa sepoltura.

189

    Quison chiusi i begli occhiche aperti
facén men chiari i piùlucenti e santi;
or perchémortirendon luce atanti
qual sie più 'l danno o l'util non siàncerti.

190

    Quison morto creduto; e per conforto
del mondo vissie con millealme in seno
di veri amanti; adunche a venir meno
per tormen'una sola non son morto.

191

    Sel'alma vive del suo corpo fora
la mieche par che qui di sémi privi
il mostra col timor ch'i' rendo a' vivi:
che nol pofar chi tutto avvien che mora.

192

    S'èvercom'èche dopo il corpo viva
da quel discioltac'amal grado regge
sol per divina legge
l'alma e non primaallorsol è beata;
po' che per morte diva
è fatta sìcom'a morte era nata.
    Dunchesinepeccata
in riso ogni suo doglia
preschiver debbe alcun del suodefunto
se da fragile spoglia
fuor di miseria in vera pace ègiunto
de l'ultim'ora o punto.
    Tant'esserde' dell'amico 'l desio
quante men val fruir terra che Dio.

193

    Apena prima aperti gli vidd'io
i suo begli occhi in questa fragilvita
chechiusi el dì dell'ultima partita
gli apersein cielo a contemplare Dio.
    Conosco epiangoe non fu l'error mio
col cor sì tardi a lor beltàgradita
ma di morte anzi tempoond'è sparita
a voi nongiàm'al mie 'rdente desio.
    DuncheLuigia far l'unica forma
di Cecchindi ch'i' parloin pietraviva
etternaor ch'è già terra qui tra noi
    sel'un nell'altro amante si trasforma
po' che sanz'essa l'arte nonv'arriva
convien che per far lui ritragga voi.

194

    Quivuol mie sorte c'anzi tempo i' dorma
né son giàmorto; e ben c'albergo cangi
resto in te vivoc'or mi vedi epiangi
se l'un nell'altro amante si trasforma.

195

    -Se qui cent'anni t'han tolto due ore
un lustro è forza chel'etterno inganni.
    - No: che 'n un giornoè vissuto cent'anni
colui che 'n quello il tutto impara emuore.

196

    Granventura qui morto esser mi veggio:
tal dota ebbi dal cieloanziche veglio;
chénon possendo al mondo darmi meglio
ognialtro che la morte era 'l mie peggio.

197

    Lacarne terrae qui l'ossa mieprive
de' lor begli occhi e delleggiadro aspetto
fan fede a quel ch'i' fu' grazia e diletto
inche carcer quaggiù l'anima vive.

198

    Sefussinperch'i' viva un'altra volta
gli altru' pianti aquest'ossa carne e sangue
sarie spietato per pietà chilangue
per rilegar lor l'alma in ciel disciolta.

199

    Chiqui morto mi piange indarno spera
bagnando l'ossa e 'l miesepulcrotutto
ritornarmi com'arbor secco al frutto;
c'uommorto non risurge a primavera.

200

    S'i'fu' già vivotu solpietrail sai
che qui mi serries'alcun mi ricorda
gli par sognar: sì morte èpresta e 'ngorda
che quel ch'è stato non par fusse mai.

201

    I'temo piùfuor degli anni e dell'ore
che m'han qui chiusoil ritornare in vita
s'esser può quach'i' non fe' lapartita;
po' c'allor nacqui ove la morte muore.

202

    I'fu de' Braccie se ritratto e privo
restai dell'almaor m'ècara la morte
po' che tal opra ha sì benignasorte
d'entrar dipinto ov'io non pote' vivo.

203

    De'Bracci nacquie dopo 'l primo pianto
picciol tempo il sol vidergli occhi mei.
    Qui son per sempre; néper men vorrei
s'i' resto vivo in quel che m'amò tanto.

204

    Piùche vivo non eromorto sono
vivo e caro a chi morte oggi m'hatolto;
se più c'averne copia or m'ama molto
chi cresceper mancargli è 'l morir buono.

205

    Semorte ha di virtù qui 'l primo fiore
del mondo e di beltànon bene aperto
anzi tempo sepultoi' son ben certo
che piùnon si dorrà chi vecchio muore.

206

    Dalciel fu la beltà mie diva e 'ntera
e 'l corpo sol mortaldal padre mio.
    Se morto è meco quelche ebbi d'Iddio
che dunche il mortal sol da morte spera?

207

    Persempre a mortee prima a voi fu' dato
sol per un'ora; e condiletto tanto
porta' bellezzae po' lasciai tal pianto
che 'lme' sarebbe non esser ma' nato.

208

    Quichiuso è 'l sol di c'ancor piangi e ardi:
l'alma suo lucefu corta ventura.
    Men grazia e menricchezza assai più dura;
c'a' miseri la morte èpigra e tardi.

209

    Quisol per tempo convien posi e dorma
per render bello el mieterrestre velo;
ché più grazia o beltà nonhave 'l cielo
c'alla natura fussi esempro e norma.

210

    Segli occhi aperti mie fur vita e pace
d'alcunqui chiusior chigli è pace e vita?
    Beltà nongiàche del mond'è sparita
ma morte sols'ognisuo ben qui giace.

211

    Sevivo al mondod'alcun vita fui
che gli è qui terra or labellezza mia
mort'è non solma crudel gelosia
c'alcunper me non mora innanzi a lui.

212

    Perc'all'altru'ferir non ave' pari
col suo bel volto il Braccio che quiserro
morte vel tolse e fecels'io non erro
perc'a leiancider toccava i men chiari.

213

    Sepultoè qui quel Braccioche Dio volse
corregger col suo voltola natura;
ma perché perso è 'l benc'altri noncura
lo mostrò al mondo e presto sel ritolse.

214

    Erala vita vostra il suo splendore:
di Cecchin Bracciche qui mortogiace.
    Chi nol vide nol perde e vive inpace:
la vita perde chi 'l vide e non muore.

215

    Ala terra la terra e l'alma al cielo
qui reso ha morte; a chi mortoancor m'ama
ha dato in guardia mie bellezza e fama
ch'etterniin pietra il mie terrestre velo.

216

    Quiserro il Braccio e suo beltà divina
e come l'alma al corpoè forma e vita
è quello a me dell'opra alta egradita;
c'un bel coltello insegna tal vagina.

217

    S'avviencome fenice mai rinnuovi
qui 'l bel volto de' Bracci di piùstima
fie ben che 'l ben chi nol conosce prima
per alcun tempoil perda e po' 'l ritruovi.

218

    Colsol de' Bracci il sol della natura
per sempre estintoqui lochiudo e serro:
morte l'ancise senza spada o ferro
c'un fiordi verno picciol vento il fura.

219

    I'fui de' Braccie qui mie vita è morte.
    Sendooggi 'l ciel dalla terra diviso
toccando i' sol del mondo alparadiso
anzi per sempre serri le suo porte.

220

    Depostoha qui Cecchin sì nobil salma
per morteche 'l sol ma'simil non vide.
    Roma ne piangee 'l cielsi gloria e ride
che scarca del mortal si gode l'alma.

221

    Quigiace il Braccioe men non si desìa
sepulcro al corpoal'alma il sacro ufizio.
    Se più chevivomorto ha degno ospizio
in terra e 'n cielmorte gli èdolce e pia.

222

    Quistese il Braccio e colse acerbo il frutto
morteanz'il fiorc'aquindici anni cede.
    Sol questo sasso ilgode che 'l possiede
e 'l resto po' del mondo il piange tutto.

223

    I'fu' Cecchin mortale e or son divo:
poco ebbi 'l mondo e per sempreil ciel godo.
    Di sì bel cambio e dimorte mi lodo
che molti mortie me partorì vivo.

224

    Chiusiha qui gli occhi e 'l corpoe l'alma sciolta
di Cecchin Braccimortee la partita
fu 'nanz' al tempo per cangiar suo vita
aquella c'a molt'anni spesso è tolta.

225

    I'fu' de' Braccie qui dell'alma privo
per esser da beltàfatt'ossa e terra:
prego il sasso non s'aprache mi serra
perrestar bello in chi m'amò già vivo.

226

    Chel'alma vivai' che qui morto sono
or ne son certo e chevivoero morto.
    I' fu' de' Braccie se 'ltempo ebbi corto
chi manco vive più speri perdono.

227

    Ripresoha 'l divin Braccio il suo bel velo:
non è più quic'anz'al gran dì l'ha tolto
pietà di terra; ches'allor sepolto
fussilu' sol sarie degno del cielo.

228

    Se'l mondo il corpoe l'alma il ciel ne presta
per lungo tempoilmorto qui de' Bracci
qual salute fie mai che 'lsoddisfacci?
    Di tanti anni e beltàcreditor resta.

229

    Occhimiesiate certi
che 'l tempo passa e l'ora s'avvicina
c'a lelacrime triste il passo serra.
    Pietàvi tenga aperti
mentre la mie divina
donna si degna d'abitarein terra.
    Se grazia il cieldisserra
com'a' beati suole
questo mie vivo sole
se lassùtorna e partesi da noi
che cosa arete qui da veder poi?

230

    Perchétuo gran bellezze al mondo sièno
in donna piùcortese e manco dura
prego se ne ripigli la natura
tuttequelle c'ognor ti vengon meno
    e serbi ariformar del tuo sereno
e divin volto una gentil figura
delciele sia d'amor perpetua cura
rifarne un cor di grazia e pietàpieno.
    E serbi poi i mie sospiri ancora
ele lacrime sparte insieme accoglia
e doni a chi quella amiun'altra volta.
    Forse a pietà chinascerà in quell'ora
la moverà co' la mie propiadoglia
né fie persa la grazia c'or m'è tolta.

231

    Nonè più tempoAmorche 'l cor m'infiammi
néche beltà mortal più goda o tema:
giunta ègià l'ora strema
che 'l tempo persoa chi men n'hapiùduole.
    Quante 'l tuo braccio dammi
mortei gran colpi scema
e ' sua accresce più che far nonsuole.
    Gl'ingegni e le parole
da te difoco a mio mal pro passati
in acqua son conversi;
e Die 'lvoglia c'or versi
con essa insieme tutti e' mie peccati.

232

    Nonaltrimenti contro a sé cammina
ch'i' mi facci allamorte
chi è da giusta corte
tirato là dovel'alma il cor lassa;
tal m'è morte vicina
salvo piùlento el mie resto trapassa.
    Né perquesto mi lassa
Amor viver un'ora
fra duo perigliond'io midormo e veglio:
la speme umile e bassa
nell'un fortem'accora
e l'altro parte m'ardestanco e veglio.
    Néso il men danno o 'l meglio:
ma pur più temoAmorche co'tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

233

    Seda' prim'anni aperto un lento e poco
ardor distrugge in breve unverde core
che faràchiuso po' da l'ultim'ore
d'unpiù volte arso un insaziabil foco?
    Se'l corso di più tempo dà men loco
a la vitaa leforze e al valore
che farà a quel che per naturamuore
l'incendio arroto d'amoroso gioco?
    Faràquel che di me s'aspetta farsi:
cenere al vento sì pietosoe fero
c'a' fastidiosi vermi il corpo furi.
    Severdein picciol foco i' piansi e arsi
chepiù secco orain un sì grandespero
che l'alma al corpo lungo tempoduri?

234

    Tantonon èquante da te non viene
agli occhi specchioa che'l cor lasso cede;
che s'altra beltà vede
gli èmortedonnase te non somiglia
qual vetro che nonbene
senz'altra scorza ogni su' obbietto piglia.
    Esemproe maraviglia
ben fie a chi si dispera
della tuo grazia al suo'nfelice stato
s'e' begli occhi e le ciglia
con la tuo pietàvera
volgi a far me sì tardi ancor beato:
a la miserianato
s'al fier destin preval grazia e ventura
da te fie vintoil cielo e la natura.

235

    Unuomo in una donnaanzi uno dio
per la sua bocca parla
ond'ioper ascoltarla
son fatto talche ma' più saròmio.
    I' credo benpo' ch'io
a me dalei fu' tolto
fuor di me stesso aver di me pietate;
sìsopra 'l van desio
mi sprona il suo bel volto
ch'i' veggiomorte in ogni altra beltate.
    O donna chepassate
per acqua e foco l'alme a' lieti giorni
dehfate c'ame stesso più non torni.

236

    Seben concetto ha la divina parte
il volto e gli atti d'alcunpo'di quello
doppio valor con breve e vil modello
dà vitaa' sassie non è forza d'arte.
    Néaltrimenti in più rustiche carte
anz'una pronta man prenda'l pennello
fra ' dotti ingegni il più accorto ebello
pruova e rivedee suo storie comparte.
    Simildi me model di poca istima
mie parto fuper cosa alta eperfetta
da voi rinascer po'donna alta e degna.
    Se'l poco accrescee 'l mie superchio lima
vostra mercéqual penitenzia aspetta
mie fiero ardorse mi gastiga e 'nsegna?

237

    Moltodiletta al gusto intero e sano
l'opra della prim'artechen'assembra
i volti e gli attie con più vive membra
dicera o terra o pietra un corp' umano.
    Sepo' 'l tempo ingiuriosoaspro e villano
la rompe o storce o deltutto dismembra
la beltà che prim'era si rimembra
eserba a miglior loco il piacer vano.

238

    Nonè non degna l'alma che n'attende
etterna vitain cui siposa e quieta
per arricchir dell'unica moneta
che 'l ciel nestampae qui natura spende.

239

    Com'esserdonnapuò quel c'alcun vede
per lunga sperïenzachepiù dura
l'immagin viva in pietra alpestra e dura
che 'lsuo fattorche gli anni in cener riede?
    Lacausa a l'effetto inclina e cede
onde dall'arte è vinta lanatura.
    I' 'l soche 'l pruovo in labella scultura
c'all'opra il tempo e morte non tienfede.
    Duncheposso ambo noi dar lungavita
in qual sie modoo di colore o sasso
di noi sembrandol'uno e l'altro volto;
    sì chemill'anni dopo la partita
quante voi bella fusti e quant'iolasso
si veggiae com'amarvi i' non fu' stolto.

240

    Sold'una pietra viva
l'arte vuol che qui viva
al par degli anni ilvolto di costei.
    Che dovria il ciel dilei
sendo mie questae quella suo fattura
non giàmortalma diva
non solo agli occhi mei?
    Epur si parte e picciol tempo dura.
    Dallato destro è zoppa suo ventura
s'un sasso resta e pur leimorte affretta.
    Chi ne faràvendetta?
    Natura solse de' suo natisola
l'opra qui durae la suo 'l tempo invola.



241

    Neglianni molti e nelle molte pruove
cercandoil saggio al buonconcetto arriva
d'un'immagine viva
vicino a mortein pietraalpestra e dura;
c'all'alte cose nuove
tardi si vienee pocopoi si dura.
    Similmente natura
ditempo in tempod'uno in altro volto
s'al sommoerrandodibellezza è giunta
nel tuo divinoè vecchiae de'perire:
onde la temamolto
con la beltà congiunta
distranio cibo pasce il gran desire;
né so pensar nédire
qual nuoca o giovi piùvisto 'l tuo 'spetto
o 'lfin dell'universo o 'l gran diletto.

242

    S'egliè che 'n dura pietra alcun somigli
talor l'immagin d'ognialtri a se stesso
squalido e smorto spesso
il focom'i' sonfatto da costei.
    E par ch'esempropigli
ognor da mech'i' penso di far lei.
    Benla pietra potrei
per l'aspra suo durezza
in ch'io l'esemprodir c'a lei s'assembra;
del resto non saprei
mentre mi struggee sprezza
altro sculpir che le mie afflitte membra.
    Mase l'arte rimembra
agli anni la beltà per durare ella
faràme lietoond'io le' farò bella.

243

    Ognorche l'idol mio si rappresenta
agli occhi del mie cor debile eforte
fra l'uno e l'altro obbietto entra la morte
e più'l discacciase più mi spaventa.
    L'almadi tale oltraggio esser contenta
più spera che gioir d'ognialtra sorte;
l'invitto Amorcon suo più chiare scorte
asuo difesa s'arma e s'argomenta:
    Morirdicesi può sol una volta
né più si nasce;e chi col mie 'mor muore
che fie po's'anzi morte in quelsoggiorna?
    L'acceso amordonde vienl'alma sciolta
s'è calamita al suo simile ardore
com'orpurgata in focoa Dio si torna.

244

    Se'l duol fa purcom'alcun dicebello
privo piangendo d'un belvolto umano
l'essere infermo è sano
fa vita e graziala disgrazia mia:
ché 'l dolce amaro è quello
checontr'a l'almail van pensier desia.
    Népuò fortuna ria
contr'a chi basso vola
girandotrïonfar d'alta ruina;
ché mie benigna e pia
povertànuda e sola
m'è nuova ferza e dolce disciplina:
c'al'alma pellegrina
è più saluteo per guerra o pergioco
saper perdere assai che vincer poco.

245

    -Se 'l volto di ch'i' parlodi costei
no' m'avessi negati gliocchi suoi
Amordi me qual poi
pruova faresti di piùardente foco
s'a non veder me' lei
co' suo begli occhi tum'ardi e non poco?
    - La men parte delgioco
ha chi nulla ne perde
se nel gioir vaneggia ognidesire:
nel sazio non ha loco
la speme e non rinverde
neldolce che preschive ogni martire -.
    Anzidi lei vo' dire:
s'a quel c'aspiro suo gran copia cede
l'altodesir non quieta tuo mercede.

246

    Tesola del mie mal contenta veggio
né d'altro ti richieggioamarti tanto;
non è la pace tua senza il mio pianto
ela mia morte a te non è 'l mie peggio.
    Ches'io colmo e pareggio
il cor di doglia alla tua voglia altera
perfuggir questa vita
qual dispietata aita
m'ancide e strazia enon vuol poi ch'io pera?
    Perché 'lmorir è corto
al lungo andar di tua crudeltàfera.
    Ma chi patisce a torto
non menpietà che gran iustizia spera.
    Cosìl'alma sincera
serve e sopporta equando che sia poi
speranon quel che puoi:
ché 'l premio del martir non ètra noi.

247

    Carom'è 'l sonnoe più l'esser di sasso
mentre che 'ldanno e la vergogna dura;
non vedernon sentir m'è granventura;
però non mi destardehparla basso.

248

    Dalciel discesee col mortal suopoi
che visto ebbe l'infernogiusto e 'l pio
ritornò vivo a contemplare Dio
per dardi tutto il vero lume a noi.
    Lucentestellache co' raggi suoi
fe' chiaro a torto el nido ovenacq'io
né sare' 'l premio tutto 'l mondo rio;
tu solche la creastiesser quel puoi.
    Di Dantedicoche mal conosciute
fur l'opre suo da quel popolo ingrato
chesolo a' iusti manca di salute.
    Fuss'io purlui! c'a tal fortuna nato
per l'aspro esilio suoco' lavirtute
dare' del mondo il più felice stato.

249

    -Per moltidonnaanzi per mille amanti
creata fustie d'angelicaforma;
or par che 'n ciel si dorma
s'un sol s'appropia quelch'è dato a tanti.
    Ritorna a'nostri pianti
il sol degli occhi tuoche par che schivi
chidel suo dono in tal miseria è nato.
    -Dehnon turbate i vostri desir santi
ché chi di me parche vi spogli e privi
col gran timor non gode il granpeccato;
ché degli amanti è men felice stato
quelloove 'l gran desir gran copia affrena
c'una miseria di speranzapiena.

250

    Quantedirne si de' non si può dire
ché troppo agli orbiil suo splendor s'accese;
biasmar si può più 'lpopol che l'offese
c'al suo men pregio ogni maggiorsalire.
    Questo discese a' merti delfallire
per l'util nostroe poi a Dio ascese;
e le porteche'l ciel non gli contese
la patria chiuse al suo giustodesire.
    Ingratadicoe della suofortuna
a suo danno nutrice; ond'è ben segno
c'a' piùperfetti abonda di più guai.
    Framille altre ragion sol ha quest'una:
se par non ebbe il suo exilioindegno
simil uom né maggior non nacque mai.

251

    Neldolce d'una immensa cortesia
dell'onordella vita alcunaoffesa
s'asconde e cela spessoe tanto pesa
che fa men cara lasalute mia.
    Chi gli omer' altru' 'mpenna epo' tra via
a lungo andar la rete occulta ha tesa
l'ardentecarità d'amore accesa
là più l'ammorzaov'arder più desia.
    PeròLuigi miotenete chiara
la prima graziaond'io la vitaporto
che non si turbi per tempesta o vento.
    L'isdegnoogni mercé vincere impara
e s'i' son ben del vero amicoaccorto
mille piacer non vaglion un tormento.

252

    Perch'ètroppo molesta
ancor che dolce sia
quella mercé chel'alma legar suole
mie libertà di questa
vostr'altacortesia
più che d'un furto si lamenta e duole.
    Ecom'occhio nel sole
disgrega suo virtù ch'esser dovrebbe
dimaggior luces'a veder ne sprona
così 'l desir nonvuole
zoppa la grazia in meche da vo' crebbe.
    Ché'l poco al troppo spesso s'abbandona
né questo a quelperdona:
c'amor vuol sol gli amicionde son rari
di fortuna evirtù simili e pari.

253

    S'i'fussi stato ne' prim'anni accorto
del fuocoallor di fuorchem'arde or drento
per men malnon che spento
ma privo are'dell'alma il debil core
e del colpoor ch'è morto;
masol n'ha colpa il nostro prim'errore.
    Almainfelicese nelle prim'ore
alcun s'è maldifeso
nell'ultim' arde e muore
del primo foco acceso:
chéchi non può non esser arso e preso
nell'età verdec'or c'è lume e specchio
men foco assai 'l distruggestanco e vecchio.

254

    Donn'a me vecchio e grave
ov'io torno e rientro
e come a peso ilcentro
che fuor di quel riposo alcun non have
il ciel porgele chiave.
    Amor le volge e gira
e aprea' iusti il petto di costei;
le voglie inique e prave
mi vietae là mi tira
già stanco e vilfra ' rari esemidei.
    Grazie vengon da lei
strane edolce e d'un certo valore
che per sé vive chiunche per le'muore.

255

    Mentrei begli occhi giri
donnaver' me da presso
tanto veggio mestesso
in lorquante ne' mie te stessa miri.
    Daglianni e da' martiri
qual io sonquegli a me rendono in tutto
e' mie lor te più che lucente stella.
    Benpar che 'l ciel s'adiri
che 'n sì begli occhi i' mi veggiasì brutto
e ne' mie brutti ti veggia sì bella;
némen crudele e fella
dentro è ragionc'al core
per lormi passie quella
de' tuo mi serri fore.
    Perché'l tuo gran valore
d'ogni men grado accresce suo durezza
c'amorvuol pari stato e giovanezza.

256

    S'alcunaparte in donna è che sie bella
benché l'altre sienbrutte
debb'io amarle tutte
pel gran piacer ch'i' prendo soldi quella?
    La parte che s'appella
mentreil gioir n'attrista
a la ragionpur vuole
che l'innocenteerror si scusi e ami.
    Amorche mifavella
della noiosa vista
com'irato dir suole
che nel suoregno non s'attenda o chiami.
    E 'l cielpur vuol ch'i' brami
a quel che spiace non sie pietàvana:
ché l'uso agli occhi ogni malfatto sana.

257

    Perchésì tardi e perché non più spesso
con fermafede quell'interno ardore
che mi lieva di terra e porta 'lcore
dove per suo virtù non gli èconcesso?
    Forse c'ogn' intervallo n'èpromesso
da l'uno a l'altro tuo messo d'amore
perc'ogni raroha più forz'e valore
quant'è più desïatoe meno appresso.
    La notte èl'intervalloe 'l dì la luce:
l'una m'agghiaccia 'l corl'altro l'infiamma
d'amordi fede e d'un celeste foco.

258

    Quantunchesie che la beltà divina
qui manifesti il tuo bel voltoumano
donnail piacer lontano
m'è corto sìchedel tuo non mi parto
c'a l'alma pellegrina
gli è duroogni altro sentiero erto o arto.
    Ond' iltempo comparto:
per gli occhi il giorno e per la notte ilcore
senza intervallo alcun c'al cielo aspiri.
    Sì'l destinato parto
mi ferm'al tuo splendore
c'alzar non lassai mie ardenti desiri
s'altro non è che tiri
la mente alciel per grazia o per mercede:
tardi ama il cor quel che l'occhionon vede.

259

    Benpuò talor col mie 'rdente desio
salir la speme e non esserfallace
ché s'ogni nostro affetto al ciel dispiace
ache fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qualpiù giusta cagion dell'amart'io
èche dar gloria aquella eterna pace
onde pende il divin che di te piace
ec'ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallacespeme ha sol l'amor che muore
con la beltàc'ogni momentoscema
ond'è suggetta al variar d'un bel viso.
    Dolceè ben quella in un pudico core
che per cangiar di scorza od'ora strema
non mancae qui caparra il paradiso.

260

    Nonè sempre di colpa aspra e mortale
d'una immensa bellezza unfero ardore
se poi sì lascia liquefatto il core
che 'nbreve il penetri un divino strale.
    Amoreisveglia e desta e 'mpenna l'ale
né l'alto vol preschiveal van furore;
qual primo grado c'al suo creatore
di quel nonsazial'alma ascende e sale.
    L'amor diquel ch'i' parlo in alto aspira;
donna è dissimil troppo; emal conviensi
arder di quella al cor saggio e verile.
    L'untira al cieloe l'altro in terra tira;
nell'alma l'unl'altr'abita ne' sensi
e l'arco tira a cose basse e vile.

261

    Se'l troppo indugio ha più grazia e ventura
che per tempo aldesir pietà non suole
la mienegli anni assaim'affliggee duole
ché 'l gioir vecchio picciol tempodura.
    Contrario ha 'l cielse di no'sente o cura
arder nel tempo che ghiacciar si vuole
com'ioper donna; onde mie triste e sole
lacrime peso con l'etàmatura.
    Ma forseancor c'al fin delgiorno sia
col sol già quasi oltr'a l'occaso spento
frale tenebre folte e 'l freddo rezzo
    s'amorc'infiamma solo a mezza via
né altrimenti ès'iovecchio ardo drento
donna è che del mie fin farà 'lmie mezzo.

262

    Amorse tu se' dio
non puo' ciò che tu vuoi?
    Dehfa' per mese puoi
quel ch'i' fare' per tes'Amorfuss'io.
    Sconviensi al gran desio
d'altabeltà la speme
vie più l'effetto a chi èpress'al morire.
    Pon nel tuo grado ilmio:
dolce gli fie chi 'l preme?
    Chégrazia per poc'or doppia 'l martire.
    Benti voglio ancor dire:
che sarie mortes'a' miseri èdura
a chi muor giunto a l'alta suo ventura?

263

    Lanuova beltà d'una
mi spronasfrena e sferza;
nésol passato è terza
ma nona e vesproe prossim'èla sera.
    Mie parto e mie fortuna
l'unco' la morte scherza
né l'altra dar mi può qui paceintera.
    I' c'accordato m'era
col capobianco e co' molt'anni insieme
già l'arra in man tene'dell'altra vita
qual ne promette un ben contrito core.
    Piùperde chi men teme
nell'ultima partita
fidando sé nelsuo propio valore
contr'a l'usato ardore:
s'a la memoria solresta l'orecchio
non giovasenza grazial'esser vecchio.

264

    Comeportato ho già più tempo in seno
l'immagindonnadel tuo volto impressa
or che morte s'appressa
con previlegioAmor ne stampi l'alma
che del carcer terreno
felice sie 'ldipor suo grieve salma.
    Per procella o percalma
con tal segno sicura
sie come croce contro a' suoavversari;
e donde in ciel ti rubò la natura
ritorninorma agli angeli alti e chiari
c'a rinnovar s'impari
làsù pel mondo un spirto in carne involto
che dopo te gliresti il tuo bel volto.

265

    Pernon s'avere a ripigliar da tanti
quell'insieme beltà chepiù non era
in donna alta e sincera
prestata fu sott'uncandido velo
c'a riscuoter da quanti
al mondo sonmal sirimborsa il cielo.
    Ora in un breveanelo
anzi in un puntoIddio
dal mondo poco accorto
sel'ha ripresae tolta agli occhi nostri.
    Németter può in oblio
benché 'l corpo sie morto
isuo dolcileggiadri e sacri inchiostri.
    Crudelpietàqui mostri
se quanto a questa il ciel prestava a'brutti
s'or per morte il rivuolmorremo or tutti.

266

    Qualmeraviglia èse prossim'al foco
mi strussi e arsise orch'egli è spento
di fuorm'affligge e mi consuma drento
e'n cener mi riduce a poco a poco?
    Vedeaardendo sì lucente il loco
onde pendea il mio grevetormento
che sol la vista mi facea contento
e morte e strazim'eran festa e gioco.
    Ma po' che del granfoco lo splendore
che m'ardeva e nutrivail ciel m'invola
uncarbon resto acceso e ricoperto.
    E s'altrelegne non mi porge amore
che lievin fiammauna favilla sola
nonfie di mesì 'n cener mi converto.

267

    I'sto rinchiuso come la midolla
da la sua scorzaqua pover esolo
come spirto legato in un'ampolla:
e la mia scura tomba èpicciol volo
dov'è Aragn' e mill'opre e lavoranti
efan di lor filando fusaiuolo.
    D'intorn'al'uscio ho mete di giganti
ché chi mangi'uva o ha presamedicina
non vanno altrove a cacar tutti quanti.
    I'ho 'mparato a conoscer l'orina
e la cannella ond'esceper queifessi
che 'nanzi dì mi chiamon la mattina.
    Gatticarognecanterelli o cessi
chi n'ha per masserizi' o menvïaggio
non vien a vicitarmi mai senz'essi.
    L'animamia dal corpo ha tal vantaggio
che se stasat' allentassel'odore
seco non la terre' 'l pan e 'l formaggio.
    Latoss' e 'l freddo il tien sol che non more;
se la non esce perl'uscio di sotto
per bocca il fiato a pen' uscir puòfore.
    Dilombatocrepatoinfranto erotto
son già per le fatichee l'osteria
èmortedov'io viv' e mangio a scotto.
    Lamia allegrezz' è la maninconia
e 'l mio riposo son questidisagi:
che chi cerca il malannoDio gliel dia.
    Chimi vedess' a la festa de' Magi
sarebbe buono; e piùse lamia casa
vedessi qua fra sì ricchi palagi.
    Fiammad'amor nel cor non m'è rimasa;
se 'l maggior caccia sempreil minor duolo
di penne l'alma ho ben tarpata e rasa.
    Iotengo un calabron in un orciuolo
in un sacco di cuoio ossa ecapresti
tre pilole di pece in un bocciuolo.
    Gliocchi di biffa macinati e pesti
i denti come tasti distormento
c'al moto lor la voce suoni e resti.
    Lafaccia mia ha forma di spavento;
i panni da cacciarsenz'altrotelo
dal seme senza pioggia i corbi al vento.
    Micova in un orecchio un ragnatelo
ne l'altro canta un grillo tuttanotte;
né dormo e russ' al catarroso anelo.
    Amorle muse e le fiorite grotte
mie scombiccheria' cembolia'cartocci
agli ostia' cessia' chiassi son condotte.
    Chegiova voler far tanti bambocci
se m'han condotto al fincomecolui
che passò 'l mar e poi affogò ne'mocci?
    L'arte pregiataov'alcun tempofui
di tant'opinïonmi rec'a questo
poverovecchio eservo in forz'altrui
    ch'i' son disfattos'i' non muoio presto.

268

    Perchél'età ne 'nvola
il desir cieco e sordo
con la mortem'accordo
stanco e vicino all'ultima parola.
    L'almache teme e cola
quel che l'occhio non vede
come da cosaperigliosa e vaga
dal tuo bel voltodonnam'allontana.
    Amorc'al ver non cede
dinuovo il cor m'appaga
di foco e speme; e non già cosaumana
mi parmi diceamar...

269

    Ord'un fier ghiaccioor d'un ardente foco
or d'anni o guaior divergogna armato
l'avvenir nel passato
specchio con trista edolorosa speme;
e 'l benper durar poco
sento non men che 'lmal m'affligge e preme.
    Alla buonaallarie fortuna insieme
di me già stancheognor chieggioperdono:
e veggio ben che della vita sono
ventura e grazial'ore brieve e corte
se la miseria medica la morte.

270

    Tumi da' di quel c'ognor t'avanza
e vuo' da me le cose che non sono.

271

    Dite con tecoAmormolt'anni sono
nutrito ho l'alma ese nontuttoin parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con laspeme il desir m'ha fatto buono.
    Orlassoalzo il pensier con l'alie e sprono
me stesso in piùsicura e nobil parte.
    Le tuo promesseindarno delle carte
e del tuo onordi che piango e ragiono
.. . . . . . .

272

    Tornamial tempoallor che lenta e sciolta
al cieco ardor m'era labriglia e 'l freno;
rendimi il volto angelico e sereno
onde fuseco ogni virtù sepolta
    e ' passispessi e con fatica molta
che son sì lenti a chi èd'anni pieno;
tornami l'acqua e 'l foco in mezzo 'l seno
sevuo' di me saziarti un'altra volta.
    Es'egli è purAmorche tu sol viva
de' dolci amari piantide' mortali
d'un vecchio stanco oma' puo' goder poco;
    chél'almaquasi giunta a l'altra riva
fa scudo a' tuo di piùpietosi strali:
e d'un legn'arso fa vil pruova il foco.

273

    Sesempre è solo e un quel che sol muove
il tutto per altezzae per traverso
non sempre a no' si mostra per un verso
ma piùe men quante suo grazia piove.
    A me d'unmodo e d'altri in ogni altrove:
più e men chiaro o piùlucente e terso
secondo l'egritudinche disperso
hal'intelletto a le divine pruove.
    Nel corch'è più capace più s'appiglia
se dir sipuò'l suo volto e 'l suo valore;
e di quel fassi solguida e lucerna.
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . ..
truova conforme a la suo parte interna.

274

    Dehfammiti vedere in ogni loco!
    Se da mortalbellezza arder mi sento
appresso al tuo mi sarà focoispento
e io nel tuo saròcom'eroin foco.
    Signormie caroi' te sol chiamo e 'nvoco
contr'a l'inutil mie ciecotormento:
tu sol puo' rinnovarmi fuora e drento
le voglie e 'lsenno e 'l valor lento e poco.
    Tu desti altempoAmorquest'alma diva
e 'n questa spoglia ancor fragil estanca
l'incarcerastie con fiero destino.
    Cheposs'io altro che così non viva?
    Ogniben senza teSignormi manca;
il cangiar sorte è solpoter divino.

275

    Daglialti monti e d'una gran ruina
ascoso e circunscritto d'un gransasso
discesi a discoprirmi in questo basso
contr'a mievogliain tal lapedicina.
    Quand'el solnacquie da chi il ciel destina
. . . . . . . . . . . .

276

    Passaper gli occhi al core in un momento
qualunche obbietto di beltàlor sia
e per sì larga e sì capace via
c'a millenon si chiudenon c'a cento
    d'ogni etàd'ogni sesso; ond'io pavento
carco d'affannie più digelosia;
né fra sì vari volti so qual sia
c'anzimorte mi die 'ntero contento.
    S'un ardentedesir mortal bellezza
ferma del tuttonon discese insieme
dalciel con l'alma; è dunche umana voglia.
    Mase pass'oltreAmortuo nome sprezza
c'altro die cerca; e diquel più non teme
c'a lato vien contr'a sì bassaspoglia.

0277

    Se con lo stile o coi colori avete
alla natura pareggiatol'arte
anzi a quella scemato il pregio in parte
che 'l bel dilei più bello a noi rendete
    poiche con dotta man posto vi sete
a più degno lavoroavergar carte
quel che vi mancaa lei di pregio in parte
neldar vita ad altruitutta togliete.
    Che sesecolo alcuno omai contese
in far bell'oprealmen cedalepoi
checonvien c'al prescritto fine arrive.
    Or lememorie altruigià spenteaccese
tornandofate or chefien quelle e voi
malgrado d'esseetternalmente vive.

278

    Chinon vuol delle foglie
non ci venga di maggio.

279

    Laforza d'un bel viso a che mi sprona?
    C'altronon è c'al mondo mi diletti:
ascender vivo fra gli spirtieletti
per grazia talc'ogni altra par men buona.
    Seben col fattor l'opra suo consuona
che colpa vuol giustizia ch'ion'aspetti
s'i' amoanz'ardoe per divin concetti
onoro estimo ogni gentil persona?

280

    L'almainquieta e confusa in sé non truova
altra cagion c'alcungrave peccato
mal conosciutoonde non è celato
all'immensapietà c'a' miser giova.
    I' parlo ateSignorc'ogni mie pruova
fuor del tuo sangue non fa l'uombeato:
miserere di meda ch'io son nato
a la tuo legge; e nonfie cosa nuova.

281

    Ardersole' nel freddo ghiaccio il foco;
or m'è l'ardente foco unfreddo ghiaccio
discioltoAmorquello insolubil laccio
emorte or m'èche m'era festa e gioco.
    Quelprimo amor che ne diè tempo e loco
nella strema miseria ègreve impaccio
a l'alma stanca...

282

    Contanta servitùcon tanto tedio
e con falsi concetti e granperiglio
dell'almaa sculpir qui cose divine.

283

    NonpuòSignor mie carla fresca e verde
età sentirquant'a l'ultimo passo
si cangia gustoamorvoglie epensieri.
    Più l'alma acquista ovepiù 'l mondo perde;
l'arte e la morte non va beneinsieme:
che convien più che di me dunche speri?

284

    S'atuo nome ho concetto alcuno immago
non è senza del parseco la morte
onde l'arte e l'ingegno si dilegua.
    Masequel c'alcun credei' pur m'appago
che si ritorni a viveratal sorte
ti serviròs'avvien che l'arte segua.

285

    Giuntoè già 'l corso della vita mia
con tempestoso marper fragil barca
al comun portoov'a render si varca
conto eragion d'ogni opra trista e pia.
    Ondel'affettüosa fantasia
che l'arte mi fece idol emonarca
conosco or ben com'era d'error carca
e quel c'a mal suogrado ogn'uom desia.
    Gli amorosi pensiergià vani e lieti
che fien ors'a duo mortem'avvicino?
    D'una so 'l certoe l'altrami minaccia.
    Né pinger néscolpir fie più che quieti
l'animavolta a quell'amordivino
c'apersea prender noi'n croce le braccia.

286

    Gl'infinitipensier mie d'error pieni
negli ultim'anni della vitamia
ristringer si dovrien 'n un sol che sia
guida agli etternisuo giorni sereni.
    Ma che poss'ioSignors'a me non vieni
coll'usata ineffabil cortesia?

287

    Digiorno in giorno insin da' mie prim'anni
Signorsoccorso tu mifusti e guida
onde l'anima mia ancor si fida
di doppia aitane' mie doppi affanni.

288

    Lefavole del mondo m'hanno tolto
il tempo dato a contemplareIddio
né sol le grazie suo poste in oblio
ma con lorpiù che senzaa peccar volto.
    Quelc'altri saggiome fa cieco e stolto
e tardi a riconoscer l'errormio;
manca la spemee pur cresce il desio
che da te sia dalpropio amor disciolto.
    Ammezzami la stradac'al ciel sale
Signor mie caroe a quel mezzo solo
salir m'èdi bisogno la tuo 'ita.
    Mettimi in odioquante 'l mondo vale
e quante suo bellezze onoro e colo
c'anzimorte caparri eterna vita.

289

    Nonè più bassa o vil cosa terrena
che quel chesenzatemi sento e sono
onde a l'alto desir chiede perdono
ladebile mie propia e stanca lena.
    DehporgiSignor mioquella catena
che seco annoda ogni celestedono:
la fededicoa che mi stringo e sprono;
némiecolpan'ho grazia intiera e piena.
    Tantomi fie maggiorquante più raro
il don de' donie maggiorfia sesenza
pace e contento il mondo in sé nonhave.
    Po' che non fusti del tuo sangueavaro
che sarà di tal don la tuo clemenza
se 'l cielnon s'apre a noi con altra chiave?

290

    Scarcod'un'importuna e greve salma
Signor mie caroe dal mondodisciolto
qual fragil legno a te stanco rivolto
da l'orribilprocella in dolce calma.
    Le spine e 'chiodi e l'una e l'altra palma
col tuo benigno umil pietosovolto
prometton grazia di pentirsi molto
e speme di salute ala trist'alma.
    Non mirin co' iustizia ituo sant'occhi
il mie passatoe 'l gastigato orecchio;
nontenda a quello il tuo braccio severo.
    Tuosangue sol mie colpe lavi e tocchi
e più abondiquant'i'son più vecchio
di pronta aita e di perdono intero.

291

    Pensoe ben so c'alcuna colpa preme
occulta a melo spirto in granmartire;
privo dal senso e dal suo propio ardire
il cor dipacee 'l desir d'ogni speme.
    Ma chi ètecoAmorche cosa teme
che grazia allenti inanzi al suopartire?

292

    Bensarien dolce le preghiere mie
se virtù mi prestassi dapregarte:
nel mio fragil terren non è già parte
dafrutto buonche da sé nato sie.
    Tusol se' seme d'opre caste e pie
che là germugliandove nefa' parte;
nessun propio valor può seguitarte
se nongli mostri le tuo sante vie.

293

    Caricod'anni e di peccati pieno
e col trist'uso radicato e forte
vicinmi veggio a l'una e l'altra morte
e parte 'l cor nutrisco diveleno.
    Né propie forze hoc'albisogno sièno
per cangiar vitaamorcostume osorte
senza le tuo divine e chiare scorte
d'ogni fallacecorso guida e freno.
    Signor mie carnonbasta che m'invogli
c'aspiri al ciel sol perché l'almasia
non come primadi nullacreata.
    Anziche del mortal la privi e spogli
prego m'ammezzi l'alta e ertavia
e fie più chiara e certa la tornata.

294

    Mentrem'attrista e duolparte m'è caro
ciascun pensier c'amemoria mi riede
il tempo andatoe che ragion mi chiede
de'giorni persionde non è riparo.
    Carom'è solperc'anzi morte imparo
quant'ogni uman diletto hacorta fede;
tristo m'èc'a trovar grazi' e mercede
negliultim'anni a molte colpe è raro.
    Chében c'alle promesse tua s'attenda
sperar forseSignoreètroppo ardire
c'ogni superchio indugio amor perdoni.
    Mapur par nel tuo sangue si comprenda
se per noi par non ebbe iltuo martire
senza misura sien tuo cari doni.

295

    Dimorte certoma non già dell'ora
la vita è breve epoco me n'avanza;
diletta al sensoè non però lastanza
a l'almache mi prega pur ch'i' mora.
    Ilmondo è cieco e 'l tristo esempro ancora
vince e sommergeogni prefetta usanza;
spent'è la luce e seco ognibaldanza
trionfa il falso e 'l ver non surge fora.
    Dehquando fieSignorquel che s'aspetta
per chi ti crede? c'ognitroppo indugio
tronca la speme e l'alma fa mortale.
    Cheval che tanto lume altrui prometta
s'anzi vien mortee senzaalcun refugio
ferma per sempre in che stato altri assale?

296

    S'avvienche spesso il gran desir prometta
a' mie tant'anni di molt'anniancora
non fa che morte non s'appressi ognora
e làdove men duol manco s'affretta.
    A che piùvita per gioir s'aspetta
se sol nella miseria Iddios'adora?
    Lieta fortunae con lungadimora
tanto più nuoce quante più diletta.
    Ese talortuo graziail cor m'assale
Signor mie caroquell'ardente zelo
che l'anima conforta e rassicura
    dache 'l propio valor nulla mi vale
subito allor sarie da girne alcielo:
ché con più tempo il buon voler men dura.

297

    Selungo spazio del trist'uso e folle
più temp'il suocontrario a purgar chiede
la morte già vicina nolconcede
né freno il mal voler da quel ch'e' volle.

298

    Nonfur men lieti che turbati e tristi
che tu patissie non giàlorla morte
gli spirti elettionde le chiuse porte
delcieldi terra a l'uom col sangue apristi.
    Lietipoichécreatoil redemisti
dal primo error di suo miserasorte;
tristia sentir c'a la pena aspra e forte
servo de'servi in croce divenisti.
    Onde e chifustiil ciel ne diè tal segno
che scurò gli occhisuoila terra aperse
tremorno i monti e torbide furl'acque.
    Tolse i gran Padri al tenebrosoregno
gli angeli brutti in più doglia sommerse;
godésol l'uomc'al battesmo rinacque.

299

    Alzuccheroa la mulaa le candele
aggiuntovi un fiascon dimalvagia
resta sì vinta ogni fortuna mia
ch'i' rendole bilance a san Michele.
    Troppa bonacciasgonfia sì le vele
che senza vento in mar perde la via
ladebil mie barcae par che sia
una festuca in mar rozz'ecrudele.
    A rispetto a la grazia e al grandono
al cib'al poto e a l'andar sovente
c'a ogni mi' bisognoè caro e buono
    Signor mie carbenvi sare' nïente
per merto a darvi tutto quel ch'i' sono:
ché'l debito pagar non è presente.

300

    Percroce e grazia e per diverse pene
son certomonsignortrovarciin cielo;
ma prima c'a l'estremo ultimo anelo
goderci in terrami parria pur bene.
    Se l'aspra via coimonti e co 'l mar tiene
l'un da l'altro lontanlo spirto e 'lzelo
non cura intoppi o di neve o di gelo
né l'alia delpensier lacci o catene.
    Ond'io con essoson sempre con voi
e piango e parlo del mio morto Urbino
chevivo or forse saria costà meco
    com'ebbigià in pensier. Sua morte poi
m'affretta e tira per altrocammino
dove m'aspetta ad albergar con seco.

301

    Dipiù cose s'attristan gli occhi mei
e 'l cor di tantequant'al mondo sono;
se 'l tuo di te cortese e caro dono
nonfussidella vita che farei?
    Del mietristo uso e dagli esempli rei
fra le tenebre foltedov'i'sono
spero aita trovar non che perdono
c'a chi ti mostritalprometter dei.

302

    Nonpiù per altro da me stesso togli
l'amorgli affettiperigliosi e vani
che per fortuna avversa o casi strani
ond'e'tuo amici dal mondo disciogli
    Signor miecartu sol che vesti e spogli
e col tuo sangue l'alme purghi esani
da l'infinite colpe e moti umani
. . . . . . . . . . . .