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FedericoII di Svevia


RIME







Dele mia disianza



Dele mia dis´anza

Dele mia dis´anza

c'˛penato ad avire

mifa sbaldire - poi ch'i' n'˛ ragione

chŔm'Ó data fermanza

com'iopossa compire

[lu meu placire ] - senza ogne cagione

ala stagione - ch'io l'aver˛ ['n] possanza.

Senzafallanza - voglio la persone

percui cagione - faccio mo' membranza.

Atut[t]ora membrando

delo dolze diletto

chedio aspetto- sonne alegro e gaudente.

Vaiotanto tardando

chŔpaura mi metto

ed˛ sospetto - de la mala gente

cheper neiente - vanno disturbando

erampognando - chi ama lealmente;

ond'iosovente - vado sospirando.

Sospiroe sto '[n] rancura;

ch'ioson sý disioso

epauroso - mi face penare.

Matanto m'asicura

losuo viso amoroso

elo gioioso - riso e lo sguardare

elo parlare - di quella criatura

cheper paura - mi face penare

edimorare: - tant'Ŕ fine e pura.

TantoŔ sagia e cortise

nocreco che pensasse

nŔdistornasse - di ci˛ che m'Ó impromiso.

Dala ria gente aprise

dalor non si stornasse

chemi tornasse - a danno chi gli ˛ offiso

eben mi Ó miso - [ . . . -ise]

[. . . -ise] - in fococi˛ m'Ŕ aviso

chelo bel viso - lo cor m'adivise.

Divisom'Ó lo core

elo corpo Ó 'n balýa;

tienmie mi lia - forte incatenato.

Lafiore d'ogne fiore

pregoper cortesia

chepi¨ non sia - lo suo detto fallato

nŔdisturbato - per inizadore

nŔsuo valore - non sia menovato

nŔrabassato - per altro amadore.







Misuraprovidenzia e meritanza



Misuraprovidenzia e meritanza

Misuraprovidenzia e meritanza

fannoesser l'uomo sagio e conoscente

eogni nobiltÓ bon sen[n]'avanza

eciascuna ric[c]heza fa prudente.

NŔdi ric[c]heze aver grande abundanza

farial'omo ch'Ŕ vile esser valente

madella ordinata costumanza

discendegentileza fra la gente.

Omoch'Ŕ posto in alto signoragio

ein riccheze abundatosto scende

credendofermo stare in signoria.

Undenon salti troppo omo ch'Ŕ sagio

pergrande alteze che ventura prende

matut[t]ora mantegna cortesia.





Poich'a voi piaceamore



Poich'a voi piaceamore

Poich'a voi piaceamore

cheeo degia trovare

farondemia possanza

ch'iovegna a compimento.

Dat'agio lo meo core

invoimadonnaamare

etutta mia speranza

invostro piacimento;

enon mi partiragio

davoidonna valente

ch'eov'amo dolzemente

epiace a voi ch'eo agia intendimento.

Valimento- mi datedonna fina

chŔlo meo core adesso a voi si 'nchina.

S'ioinchinorason agio

disý amoroso bene

caspero e vo sperando

c'ancoradeio avire

allegromeo coragio;

etutta la mia spene

fudata in voi amando

edin vostro piacire;

eveio li sembianti

divoichiarita spera

caspero gioia intera

ed˛ fidanza ne lo meo servire

apiacire - di voi che siete fiore

sorl'altre donn' e avete pi¨ valore.

Valorsor l'altre avete

etutta caunoscenza

canull'omo por[r]ia

vostropregio contare

chetanto bella sete!

Secondomia credenza

nonŔ donna che sia

altasý bellapare

nŔc'agia insegnamento

'nvervoidonna sovrana.

Lavostra ciera umana

midÓ conforto e facemi alegrare:

s'eopregiare - vi possodonna mia

pi¨conto mi ne tegno tuttavia.

Atutt[t]or vegio e sento

ed˛nne gra[n] ragione

ch'Amoremi consenti

voigentil criatura.

GiÓmai non n'˛ abento

vostrabella fazone

cotant'Ó valimenti.

Pervo' son fresco ognura;

al[o] sole riguardo

lovostro bello viso

chem'Ó d'amore priso

etegnol[o]mi in gran bonaventura.

PreioÓ tuttura - chi al buon segnore crede

per˛son dato a la vostra merzede.

MerzŔpietosa agiate

dimevegentil cosa

chŔtut[t]o il mio disio

[. . . . -ente];

ecerto ben sacc[i]ate

alentepi¨ che rosa

checi˛ ch'io pi¨ golio

Ŕvoi veder sovente

lavostra dolze vista

acui sono ublicato

coree corp' ˛ donato.

A[l]orach'io vi vidi primamente

mantenente- fui in vostro podere

chealtra donna mai non voglio avere.