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GalileoGalilei




DIALOGOSOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI

TOLEMAICOE COPERNICANO





SerenissimoGran Duca


ladifferenza che è tra gli uomini e gli altri animalipergrandissima che ella siachi dicesse poter darsi poco dissimile tragli stessi uominiforse non parlerebbe fuor di ragione. Qualproporzione ha da uno a mille? e pure è proverbio vulgatocheun solo uomo vaglia per milledove mille non vagliano per un solo.Tal differenza depende dalle abilità diverse degl'intellettiil che io riduco all'essere o non esser filosofo: poiché lafilosofiacome alimento proprio di quellichi puònutrirseneil separa in effetto dal comune esser del volgoin piùe men degno gradocome che sia vario tal nutrimento. Chi mira piùaltosi differenzia più altamente; e 'l volgersi al granlibro della naturache è 'l proprio oggetto della filosofiaè il modo per alzar gli occhi: nel qual librobenchétutto quel che si leggecome fattura d'Artefice onnipotentesia perciò proporzionatissimoquello nientedimeno è piùspedito e più degnoove maggioreal nostro vedereappariscel'opera e l'artifizio. La costituzione dell'universotra i naturaliapprensibiliper mio crederepuò mettersi nel primo luogo:che se quellacome universal contenentein grandezza tutt'altriavanzacome regola e mantenimento di tutto debbe anche avanzarli dinobiltà. Peròse a niuno toccò mai in eccessodifferenziarsi nell'intelletto sopra gli altri uominiTolomeo e 'lCopernico furon quelli che sì altamente lessero s'affisarono efilosofarono nella mondana costituzione. Intorno all'opere de i qualirigirandosi principalmente questi miei Dialoghinon pareva doversiquei dedicare ad altri che a Vostra Altezza; perché posandosila lor dottrina su questi duech'io stimo i maggiori ingegni che insimili speculazioni ci abbian lasciate loro opereper non fardiscapito di maggioranzaconveniva appoggiarli al favore di Quelloappo di me il maggioreonde possan ricevere e gloria e patrocinio. Ese quei due hanno dato tanto lume al mio intendereche questa miaopera può dirsi loro in gran parteben potrà anchedirsi di Vostr'Altezzaper la cui liberal magnificenza non solo mis'è dato ozio e quiete da potere scriverema per mezo di suoefficace aiutonon mai stancatosi in onorarmis'è in ultimodata in luce. Accettila dunque l'Altezza Vostra con la sua solitabenignità; e se ci troverrà cosa alcuna onde gliamatori del vero possan trar frutto di maggior cognizione e digiovamentoriconoscala come propria di sé medesimaavvezzatanto a giovareche però nel suo felice dominio non ha niunoche dell'universali angustieche son nel mondone senta alcuna chelo disturbi. Con che pregandole prosperitàper crescer semprein questa sua pia e magnanima usanzale fo umilissima reverenza.

Dell'AltezzaVostra Serenissima

Umilissimoe devotissimo servo e vassallo

GalileoGalilei



ALDISCRETO LETTORE


Sipromulgò a gli anni passati in Roma un salutifero edittocheper ovviare a' pericolosi scandoli dell'età presenteimponevaopportuno silenzio all'opinione Pittagorica della mobilitàdella Terra. Non mancò chi temerariamente asserìqueldecreto essere stato parto non di giudizioso esamema di passionetroppo poco informatae si udirono querele che consultori totalmenteinesperti delle osservazioni astronomiche non dovevano conproibizione repentina tarpar l'ale a gl'intelletti speculativi. Nonpoté tacer il mio zelo in udir la temerità di sìfatti lamenti. Giudicaicome pienamente instrutto di quellaprudentissima determinazionecomparir publicamente nel teatro delmondocome testimonio di sincera verità. Mi trovai allorapresente in Romaebbi non solo udienzema ancora applausi de i piùeminenti prelati di quella Corte; né senza qualche miaantecedente informazione seguì poi la publicazione di queldecreto. Per tanto è mio consiglio nella presente faticamostrare alle nazioni forestiereche di questa materia se ne satanto in Italiae particolarmente in Romaquanto possa mai averneimaginato la diligenza oltramontana; e raccogliendo insieme tutte lespeculazioni proprie intorno al sistema Copernicanofar sapere cheprecedette la notizia di tutte alla censura romanae che escono daquesto clima non solo i dogmi per la salute dell'animama ancoragl'ingegnosi trovati per delizie degl'ingegni.

Aquesto fine ho presa nel discorso la parte Copernicanaprocedendo inpura ipotesi matematicacercando per ogni strada artifiziosa dirappresentarla superiorenon a quella della fermezza della Terraassolutamentema secondo che si difende da alcuni chediprofessione Peripateticine ritengono solo il nomecontentisenzapasseggiodi adorar l'ombrenon filosofando con l'avvertenzapropriama con solo la memoria di quattro principii mal intesi.

Trecapi principali si tratteranno. Prima cercherò di mostraretutte l'esperienze fattibili nella Terra essere mezi insufficienti aconcluder la sua mobilitàma indifferentemente potersiadattare così alla Terra mobilecome anco quiescentee speroche in questo caso si paleseranno molte osservazioni ignoteall'antichità. Secondariamente si esamineranno li fenomenicelestirinforzando l'ipotesi copernicana come se assolutamentedovesse rimaner vittoriosaaggiungendo nuove speculazionile qualiperò servano per facilità d'astronomianon pernecessità di natura. Nel terzo luogo proporrò unafantasia ingegnosa. Mi trovavo aver dettomolti anni sonochel'ignoto problema del flusso del mare potrebbe ricever qualche luceammesso il moto terrestre. Questo mio dettovolando per le bocchedegli uominiaveva trovato padri caritativi che se l'adottavano perprole di proprio ingegno. Oraperché non possa mai comparirealcuno straniero chefortificandosi con l'armi nostreci rinfaccila poca avvertenza in uno accidente così principalehogiudicato palesare quelle probabilità che lo renderebberopersuasibiledato che la Terra si movesse. Spero che da questeconsiderazioni il mondo conosceràche se altre nazioni hannonavigato piùnoi non abbiamo speculato menoe che ilrimettersi ad asserir la fermezza della Terrae prender il contrariosolamente per capriccio matematiconon nasce da non aver contezza diquant'altri ci abbia pensatomaquando altro non fusseda quelleragioni che la pietàla religioneil conoscimento delladivina onnipotenzae la coscienza della debolezza dell'ingegnoumanoci somministrano.

Hopoi pensato tornare molto a proposito lo spiegare questi concetti informa di dialogocheper non esser ristretto alla rigorosaosservanza delle leggi matematicheporge campo ancora a digressionital ora non meno curiose del principale argomento.

Mitrovaimolt'anni sonopiù volte nella maravigliosa cittàdi Venezia in conversazione col signor Giovan Francesco Sagredoillustrissimo di nascitaacutissimo d'ingegno.Venne là diFirenze il signor Filippo Salviatinel quale il minore splendore erala chiarezza del sangue e la magnificenza delle ricchezze; sublimeintellettoche di niuna delizia più avidamente si nutrivache di specolazioni esquisite. Con questi due mi trovai spesso adiscorrer di queste materiecon l'intervento di un filosofoperipateticoal quale pareva che niuna cosa ostasse maggiormente perl'intelligenza del veroche la fama acquistata nell'interpretazioniAristoteliche.

Orapoiché morte acerbissima hanel più bel sereno deglianni loroprivato di quei due gran lumi Venezia e Firenzehorisoluto prolungarper quanto vagliono le mie debili forzela vitaalla fama loro sopra queste mie carteintroducendoli perinterlocutori della presente controversia. Né mancheràil suo luogo al buon Peripateticoal qualepel soverchio affettoverso i comenti di Simplicioè parso decentesenzaesprimerne il nomelasciarli quello del reverito scrittore.Gradiscano quelle due grand'animeal cuor mio sempre venerabiliquesto publico monumento del mio non mai morto amoree con lamemoria della loro eloquenza mi aiutino a spiegare alla posteritàle promesse speculazioni.

Eranocasualmente occorsi (come interviene) varii discorsi alla spezzatatra questi signorii quali avevano più tosto ne i loroingegni accesache consolatala sete dell'imparare: peròfecero saggia risoluzione di trovarsi alcune giornate insiemenellequalibandito ogni altro negoziosi attendesse a vagheggiare conpiù ordinate speculazioni le maraviglie di Dio nel cielo enella terra. Fatta la radunanza nel palazzo dell'illustrissimoSagredodopo i debitima però brevicomplimentiil signorSalviati in questa maniera incominciò



GIORNATAPRIMA

INTERLOCUTORI

SalviatiSagredo e Simplicio


Salviati:Fu la conclusione e l'appuntamento di ieriche noi dovessimoin questo giorno discorrerequanto piú distintamente eparticolarmente per noi si potesseintorno alle ragioni naturali eloro efficaciache per l'una parte e per l'altra sin qui sono stateprodotte da i fautori della posizione Aristotelica e Tolemaica e da iseguaci del sistema Copernicano. E perché collocando ilCopernico la Terra tra i corpi mobili del cieloviene a farla essaancora un globo simile a un pianetasarà bene che ilprincipio delle nostre considerazioni sia l'andare esaminando quale equanta sia la forza e l'energia de i progressi peripatetici neldimostrare come tale assunto sia del tutto impossibile; attesochésia necessario introdurre in natura sustanze diverse tra di lorocioè la celeste e la elementarequella impassibile edimmortalequesta alterabile e caduca. Il quale argomento tratta egline i libri del Cieloinsinuandolo prima con discorsi dependenti daalcuni assunti generalie confermandolo poi con esperienze e condimostrazioni particolari. Ioseguendo l'istesso ordineproporròe poi liberamente dirò il mio parereesponendomi alla censuradi voied in particolare del signor Simpliciotanto strenuocampione e mantenitore della dottrina Aristotelica.

Èil primo passo del progresso peripatetico quello dove Aristotileprova la integrità e perfezione del mondo coll'additarcicom'ei non è una semplice linea né una superficie purama un corpo adornato di lunghezzadi larghezza e di profondità;e perché le dimensioni non son piú che queste treavendole eglile ha tutteed avendo il tuttoè perfetto.Che poivenendo dalla semplice lunghezza costituita quellamagnitudine che si chiama lineaaggiunta la larghezza si costituiscala superficiee sopragiunta l'altezza o profondità ne risultiil corpoe che doppo queste tre dimensioni non si dia passaggio adaltrasí che in queste tre sole si termini l'integritàe per cosí dire la totalitàaverei ben desiderato cheda Aristotile mi fusse stato dimostrato con necessitàemassime potendosi ciò esequire assai chiaro e speditamente.

Simplicio:Mancano le dimostrazioni bellissime nel 2°3° e 4°testodoppo la definizione del continuo? Non aveteprimieramenteche oltre alle tre dimensioni non ve n'è altraperchéil tre è ogni cosae 'l tre è per tutte le bande? eciò non vien egli confermato con l'autorità e dottrinade i Pittagoriciche dicono che tutte le cose son determinate datreprincipiomezo e fineche è il numero del tutto? E dovelasciate voi l'altra ragionecioè chequasi per leggenaturalecotal numero si usa ne' sacrifizii degli Dei? e chedettante pur cosí la naturaalle cose che son tree non amenoattribuiscono il titolo di tutte? perché di due si diceamenduee non si dice tutte; ma di tresíbene. E tutta questa dottrina l'avete nel testo 2°. Nel 3°poiad pleniorem scientiamsi legge che l'ogni cosailtuttoe 'l perfettoformalmente son l'istesso; e che peròsolo il corpo tra le grandezze è perfettoperché essosolo è determinato da 3che è il tuttoed essendodivisibile in tre modiè divisibile per tutti i versi: madell'altrechi è divisibile in un modoe chi in duaperchésecondo il numero che gli è toccatocosí hanno ladivisione e la continuità; e cosí quella ècontinua per un versoquesta per duema quellocioè ilcorpoper tutti. Di piú nel testo 4°doppo alcune altredottrinenon prov'egli l'istesso con un'altra dimostrazionecioèche non si facendo trapasso se non secondo qualche mancamento (e cosídalla linea si passa alla superficieperché la linea èmanchevole di larghezza)ed essendo impossibile che il perfettomanchiessendo egli per tutte le bandeperò non si puòpassare dal corpo ad altra magnitudine? Or da tutti questi luoghi nonvi par egli a sufficienza provatocom'oltre alle tre dimensionilunghezzalarghezza e profonditànon si dà transitoad altrae che però il corpoche le ha tutteèperfetto?

Salviati:Ioper dire il veroin tutti questi discorsi non mi sonsentito strignere a concedere altro se non che quello che haprincipiomezo e finepossa e deva dirsi perfetto: ma che poiperché principiomezo e fine son 3il numero 3 sia numeroperfettoed abbia ad aver facultà di conferir perfezione achi l'averànon sento io cosa che mi muova a concederlo; enon intendo e non credo cheverbigraziaper le gambe il numero 3sia piú perfetto che 'l 4 o il 2; né so che 'l numero 4sia d'imperfezione a gli elementie che piú perfetto fussech' e' fusser 3. Meglio dunque era lasciar queste vaghezze a i retorie provar il suo intento con dimostrazione necessariaché cosíconvien fare nelle scienze dimostrative.

Simplicio:Par che voi pigliate per ischerzo queste ragioni: e pure ètutta dottrina de i Pittagoricii quali tanto attribuivano a inumeri; e voiche sete matematicoecredo ancoin molte opinionifilosofo Pittagoricopare che ora disprezziate i lor misteri.

Salviati:Che i Pittagorici avessero in somma stima la scienza de inumerie che Platone stesso ammirasse l'intelletto umano e lostimasse partecipe di divinità solo per l'intender egli lanatura de' numeriio benissimo lo soné sarei lontano dalfarne l'istesso giudizio; ma che i misteri per i quali Pittagora e lasua setta avevano in tanta venerazione la scienza de' numeri sieno lesciocchezze che vanno per le bocche e per le carte del volgononcredo io in veruna maniera; anzi perché so che essiacciòle cose mirabili non fussero esposte alle contumelie e al dispregiodella plebedannavano come sacrilegio il publicar le piúrecondite proprietà de' numeri e delle quantitàincommensurabili ed irrazionali da loro investigatee predicavanoche quello che le avesse manifestate era tormentato nell'altro mondopenso che tal uno di loro per dar pasto alla plebe e liberarsi dallesue domandegli dicessei misterii loro numerali esser quelleleggerezze che poi si sparsero tra il vulgoe questo con astuzia edaccorgimento simile a quello del sagace giovane cheper torsidattorno l'importunità non so se della madre o della curiosamoglie che l'assediava acciò le conferisse i segreti delsenatocompose quella favola onde essa con molte altre donnerimasero dipoicon gran risa del medesimo senatoschernite.

Simplicio:Io non voglio esser nel numero de' troppo curiosi de'misterii de' Pittagorici; ma stando nel proposito nostroreplico chele ragioni prodotte da Aristotile per provarele dimensioni nonesserné poter esserpiú di tremi paionoconcludenti; e credo che quando ci fusse stata dimostrazione piúnecessariaAristotile non l'avrebbe lasciata in dietro.

Sagredo:Aggiugnetevi almancose l'avesse saputao se la gli fussesovvenuta. Ma voisignor Salviatimi farete ben gran piacere diarrecarmene qualche evidente ragionese alcuna ne avete cosíchiarache possa esser compresa da me.

Salviati:Anzie da voi e dal signor Simplicio ancora; e non purcompresama di già anche saputase ben forse non avvertita.E per piú facile intelligenza piglieremo carta e pennachegià veggio qui per simili occorrenze apparecchiatee nefaremo un poco di figura. E prima noteremo questi due punti ABetirate dall'uno all'altro le linee curve A C BA D B e la retta A Bvi domando qual di

essenella mente vostra è quella che determina la distanza tra itermini ABe perché.

Sagredo:Io direi la rettae non le curve; sí perché laretta è la piú breve; sí perché l'èunasola e determinatadove le altre sono infiniteineguali e piúlunghee la determinazione mi pare che si deva prendere da quel cheè uno e certo.

Salviati:Noi dunque aviamo la linea retta per determinatrice dellalunghezza tra due termini: aggiunghiamo adesso un'altra linea retta eparallela alla A Bla quale sia C Dsí che tra esse restifrapposta una superficiedella quale io vorrei che voi mi assegnastela larghezza. Però partendovi dal termine Aditemi dove ecome voi volete andare a terminare nella linea C D per assegnarmi lalarghezza tra esse linee compresa; dico se voi la determineretesecondo la quantità della curva A Eo pur della retta A Fopure…

Simplicio:Secondo la retta A Fe non secondo la curvaessendosi giàescluse le curve da simil uso.

 Sagredo:Ma io non mi servirei né dell'una nédell'altravedendo la retta A F andare obliquamente; ma vorreitirare una linea che fusse a squadra sopra la C Dperchéquesta mi par che sarebbe la brevissimaed unica delle infinitemaggiorie tra di loro inegualiche dal termine A si possonoprodurre ad altri ed altri punti della linea opposta C D.

Salviati:Parmi la vostra elezionee la ragione che n'adduceteperfettissima: talché sin qui noi abbiamoche la primadimensione si determina con una linea retta; la secondacioèla larghezzacon un'altra linea pur rettae non solamente rettamadi piúad angoli retti sopra l'altra che determinòla lunghezza; e cosí abbiamo definite le due dimensioni dellasuperficiecioè la lunghezza e la larghezza. Ma quando voiaveste a determinare un'altezzacomeper esempioquanto sia altoquesto palco dal pavimento che noi abbiamo sotto i piedi; essendo cheda qualsivoglia punto del palco si possono tirare infinite lineeecurve e rettee tutte di diverse lunghezzead infiniti punti delsottoposto pavimentodi quale di cotali linee vi servireste voi?

Sagredo:Io attaccherei un filo al palcoe con un piombinochependesse da quellolo lascerei liberamente distendere sino chearrivasse prossimo al pavimento; e la lunghezza di tal filoessendola retta e brevissima di quante linee si potessero dal medesimo puntotirare al pavimentodirei che fusse la vera altezza di questastanza.

Salviati:Benissimo. E quando dal punto notato nel pavimento da questofilo pendente (posto il pavimento a livelloe non inclinato) voifaceste partire due altre linee retteuna per la lunghezza e l'altraper la larghezza della superficie di esso pavimentoche angoliconterrebber elleno con esso filo?

Sagredo:Conterrebbero sicuramente angoli retticadendo esso filo apiombo ed essendo il pavimento ben piano e ben livellato.

Salviati:Adunque se voi stabilirete alcun punto per capo e terminedelle misuree da esso farete partire una retta linea comedeterminatrice della prima misuracioè della lunghezzabisognerà per necessità che quella che dee definir lalarghezza si parta ad angolo retto sopra la primae che quella cheha da notar l'altezzache è la terza dimensionepartendo dalmedesimo punto formipur con le altre dueangoli non obliquimaretti: e cosí dalle tre perpendicolari avretecome da trelinee une e certe e brevissimedeterminate le tre dimensioniA BlunghezzaA C larghezzaA D altezza.

Eperché chiara cosa èche al medesimo punto non puòconcorrere altra linea che con quelle faccia angoli rettie ledimensioni dalle sole linee rette che tra di loro fanno angoli rettideono esser determinateadunque le dimensioni non sono piúche 3e chi ha le 3 le ha tuttee chi le ha tutte èdivisibile per tutti i versie chi è tale è perfettoetc.

Simplicio:E chi lo dice che non si possan tirare altre linee? e perchénon poss'io far venir di sotto un'altra linea sino al punto Achesia a squadra con l'altre?

Salviati:Voi non potete sicuramente ad un istesso punto far concorrerealtro che tre linee rette soleche fra di loro costituiscano angoliretti.

Sagredo:Síperché quella che vuol dire il signorSimplicio par a me che sarebbe l'istessa D A prolungata in giú:ed in questo modo si potrebbe tirarne altre duema sarebbero lemedesime prime trenon differenti in altroche dove ora si toccanosolamenteall'ora si segherebberoma non apporterebbero nuovedimensioni.

Simplicio:Io non dirò che questa vostra ragione non possa esserconcludentema dirò bene con Aristotile che nelle cosenaturali non si deve sempre ricercare una necessità didimostrazion matematica.

Sagredo:Síforsedove la non si può averema se quiella ci èperché non la volete voi usare? Ma saràbene non ispender piú parole in questo particolareperchéio credo che il signor Salviati ad Aristotile ed a voi senza altredimostrazioni avrebbe concedutoil mondo esser corpoed esserperfetto e perfettissimocome opera massima di Dio.

Salviati:Cosí è veramente. Però lasciata lageneral contemplazione del tuttovenghiamo alla considerazione dellepartile quali Aristotile nella prima divisione fa duee tra diloro diversissime ed in certo modo contrarie; dicola celeste e laelementare: quellaingenerabileincorruttibileinalterabileimpassibileetc.; e questaesposta ad una continua alterazionemutazioneetc. La qual differenza cava egli come da suo principiooriginariodalla diversità de i moti locali: e camina con talprogresso.

Uscendoper cosí diredel mondo sensibile e ritirandosi al mondoidealecomincia architettonicamente a considerareche essendo lanatura principio di motoconviene che i corpi naturali siano mobilidi moto locale. Dichiara poii movimenti locali esser di tre genericioè circolarerettoe misto del retto e del circolare; e liduoi primi chiama sempliciperché di tutte le linee lacircolare e la retta sole son semplici. E di quiristringendosialquantodi nuovo definiscede i movimenti semplici uno esser ilcircolarecioè quello che si fa intorno al mezoed il rettoall'insú ed all'ingiúcioè all'insúquello che si parte dal mezoall'ingiú quello che va verso ilmezo: e di qui inferisce come necessariamente conviene che tutti imovimenti semplici si ristringano a queste tre speziecioè almezodal mezoed intorno al mezo; il che rispondedice egliconcerta bella proporzione a quel che si è detto di sopra delcorpoche esso ancora è perfezionato in tre cosee cosíil suo moto. Stabiliti questi movimentisegue dicendo cheessendode i corpi naturalialtri semplici ed altri composti di quelli (echiama corpi semplici quelli che hanno da natura principio di motocome il fuoco e la terra)conviene che i movimenti semplici sieno dei corpi semplicied i misti de' compostiin modo però che icomposti seguano il moto della parte predominante nella composizione.

Sagredo:Di graziasignor Salviatifermatevi alquantoperchéio mi sento in questo progresso pullular da tante bande tanti dubbiche mi sarà forza o dirglis'io vorrò sentir conattenzione le cose che voi soggiugnereteo rimuover l'attenzionedalle cose da dirsise vorrò conservare la memoria de' dubbi.

Salviati:Io molto volentieri mi fermeròperché corroancor io simil fortunae sto di punto in punto per perdermimentremi conviene veleggiar tra scogli ed onde cosí rotteche mifannocome si diceperder la bussola: peròprima che farmaggior cumuloproponete le vostre difficultà.

Sagredo:Voiinsieme con Aristotileda principio mi separastealquanto dal mondo sensibile per additarmi l'architettura con laquale egli doveva esser fabbricatoe con mio gusto mi cominciaste adire che il corpo naturale è per natura mobileessendo che siè diffinito altrovela natura esser principio di moto. Qui minacque un poco di dubbio; e fuper qual cagione Aristotile non disseche de' corpi naturali alcuni sono mobili per natura ed altriimmobiliavvengaché nella definizione vien dettola naturaesser principio di moto e di quiete; che se i corpi naturali hannotutti principio di movimentoo non occorreva metter la quiete nelladefinizione della naturao non occorreva indur tal definizione inquesto luogo. Quanto poi al dichiararmiquali egli intenda esser imovimenti semplici e come ei gli determina da gli spazichiamandosemplici quelli che si fanno per linee sempliciche tali sono lacircolare e la retta solamentelo ricevo quietamentené micuro di sottilizargli l'instanza della elica intorno al cilindrocheper esser in ogni sua parte simile a se stessapar che sipotesse annoverar tra le linee semplici. Ma mi risento bene alquantonel sentirlo ristrignere (mentre par che con altre parole vogliareplicar le medesime definizioni) a chiamare quellomovimentointorno al mezoe questosursum et deorsumcioè insu e in giú; li quali termini non si usano fuori del mondofabbricatoma lo suppongono non pur fabbricatoma di giàabitato da noi. Che se il moto retto è semplice per lasemplicità della linea rettae se il moto semplice ènaturalesia pur egli fatto per qualsivoglia versodico in suingiúinnanziin dietroa destra ed a sinistrae se altradifferenza si può immaginarepurché sia rettodovràconvenire a qualche corpo naturale sempliceo se nola supposizioned'Aristotile è manchevole. Vedesi in oltre che Aristotileaccennaun solo esser al mondo il moto circolareed in conseguenzaun solo centroal quale solo si riferiscano i movimenti retti in sue in giú; tutti indizi che egli ha mira di cambiarci le cartein manoe di volere accomodar l'architettura alla fabbricae noncostruire la fabbrica conforme a i precetti dell'architettura: chése io dirò che nell'università della natura ci possonessere mille movimenti circolaried in conseguenza mille centrivisaranno ancora mille moti in su e in giú. In oltre ei ponecome è dettomoti semplici e moto mistochiamando sempliciil circolare ed il rettoe misto il composto di questi; de i corpinaturali chiama altri semplici (cioè quelli che hannoprincipio naturale al moto semplice)ed altri composti; ed i motisemplici gli attribuisce a' corpi semplicied a' composti ilcomposto: ma per moto composto e' non intende piú il misto diretto e circolareche può essere al mondoma introduce unmoto misto tanto impossibilequanto è impossibile a mescolaremovimenti opposti fatti nella medesima linea rettasí che daessi ne nasca un moto che sia parte in su e parte in giú; eper moderare una tanta sconvenevolezza e impossibilitàsiriduce a dire che tali corpi misti si muovono secondo la partesemplice predominante; che finalmente necessita altrui a dire cheanco il moto fatto per la medesima linea retta è alle voltesemplice e tal ora anche compostosí che la semplicitàdel moto non si attende piú dalla semplicità dellalinea solamente.

Simplicio:Oh non vi par ella differenza bastevole se il movimentosemplice ed assoluto sarà piú veloce assai di quelloche vien dal predominio? e quanto vien piú velocementeall'ingiú un pezzo di terra purache un pezzuol di legno?

Sagredo:Benesignor Simplicio; ma se la semplicità si ha damutar per questooltre che ci saranno centomila moti mistivoi nonmi saprete determinare il semplice; anzidi piúse lamaggiore e minor velocità possono alterar la semplicitàdel motonessun corpo semplice si moverà mai di motosempliceavvengaché in tutti i moti retti naturali lavelocità si va sempre agumentandoed in conseguenza sempremutando la semplicitàla qualeper esser semplicitàconviene che sia immutabile; equel che piú importavoigraverete Aristotile d'una nuova notacome quello che nelladefinizione del moto composto non ha fatto menzione di tarditàné di velocitàla quale ora voi ponete per articolonecessario ed essenziale. Aggiugnesi che né anco potrete dacotal regola trar frutto veruno imperocché ci saranno de'mistie non pochide' quali altri si moveranno piúlentamenteed altri piú velocementedel semplicecomeperesempioil piombo e 'l legno in comparazione della terra: e peròtra questi movimenti quale chiamerete voi il semplicee quale ilcomposto?

Simplicio:Chiamerassi semplice quello che vien fatto dal corposemplicee misto quel del corpo composto.

Sagredo:Benissimo veramente. E che dite voisignor Simplicio? pocofa volevi che il moto semplice e il composto m'insegnassero qualisiano i corpi semplici e quali i misti; ed ora volete che da i corpisemplici e da i misti io venga in cognizione di qual sia il motosemplice e quale il composto: regola eccellente per non saper maiconoscer né i moti né i corpi. Oltre che giàvenite a dichiararvi come non vi basta piú la maggiorvelocitàma ricercate una terza condizione per definire ilmovimento sempliceper il quale Aristotile si contentò d'unasolacioè della semplicità dello spazio; ma orasecondo voiil moto semplice sarà quello che vien fatto soprauna linea semplicecon certa determinata velocitàda uncorpo mobile semplice. Or sia come a voi piacee torniamo adAristotileil qual mi definíil moto misto esser quello chesi compone del retto e del circolare; ma non mi trovò poicorpo alcuno che fusse naturalmente mobile di tal moto.

Salviati:Torno dunque ad Aristotileil qualeavendo molto bene emetodicamente cominciato il suo discorsoma avendo piú lamira di andare a terminare e colpire in uno scopoprima nella mentesua stabilitosiche dove dirittamente il progresso lo conducevainterrompendo il filo ci esce traversalmente a portar come cosa notae manifestache quanto a i moti retti in su e in giúquestinaturalmente convengono al fuoco ed alla terrae che però ènecessario che oltre a questi corpiche sono appresso di noine siaun altro in natura al quale convenga il movimento circolareil qualesia ancora tanto piú eccellentequanto il moto circolare èpiú perfetto del moto retto: quanto poi quello sia piúperfetto di questolo determina dalla perfezion della lineacircolare sopra la rettachiamando quella perfettaed imperfettaquesta; imperfettaperché se è infinitamanca di finee di termine; se è finitafuori di lei ci è alcunacosa dove ella si può prolungare. Questa è la primapietrabase e fondamento di tutta la fabbrica del mondoAristotelicosopra la quale si appoggiano tutte l'altre proprietàdi non grave né leggierod'ingenerabileincorruttibile edesente da ogni mutazionefuori della localeetc.: e tutte questepassioni afferma egli esser proprie del corpo semplice e mobile dimoto circolare; e le condizioni contrariedi gravitàleggerezzacorruttibilitàetc.le assegna a' corpi mobilinaturalmente di movimenti retti. Là onde qualunque volta nellostabilito sin qui si scuopra mancamentosi potràragionevolmente dubitar di tutto il restoche sopra gli viencostrutto. Io non nego che questoche sin qui Aristotile haintrodotto con discorso generaledependente da principii universalie priminon venga poi nel progresso riconfermato con ragioniparticolari e con esperienzele quali tutte è necessario chevengano distintamente considerate e ponderate; ma già che neldetto sin qui si rappresentano moltee non piccioledifficultà(e pur converrebbe che i primi principii e fondamenti fussero sicurifermi e stabiliacciocché piú risolutamente si potessesopra di quelli fabbricare)non sarà forse se non ben fattoprima che si accresca il cumulo de i dubbivedere se per avventura(sí come io stimo) incamminandoci per altra strada ciindrizzassimo a piú diritto e sicuro camminoe con precettid'architettura meglio considerati potessimo stabilire i primifondamenti. Peròsospendendo per ora il progressod'Aristotileil quale a suo tempo ripiglieremo e partitamenteesamineremodico chedelle cose da esso dette sin quiconvengoseco ed ammetto che il mondo sia corpo dotato di tutte le dimensionie però perfettissimo; ed aggiungoche come tale ei sianecessariamente ordinatissimocioè di parti con sommo eperfettissimo ordine tra di loro disposte: il quale assunto non credoche sia per esser negato né da voi né da altri.

Simplicio:E chi volete voi che lo neghi? La prima cosaegli èd'Aristotile stesso; e poila sua denominazione non par che siapresa d'altrondeche dall'ordine che egli perfettamente contiene.

Salviati:Stabilito dunque cotal principiosi puòimmediatamente concludere chese i corpi integrali del mondo devonoesser di lor natura mobiliè impossibile che i movimenti lorosiano rettio altri che circolari: e la ragione è assaifacile e manifesta. Imperocché quello che si muove di motorettomuta luogo; e continuando di muoversisi va piú e piúsempre allontanando dal termine ond'ei si partí e da tutti iluoghi per i quali successivamente ei va passando; e se tal motonaturalmente se gli convieneadunque egli da principio non era nelluogo suo naturalee però non erano le parti del mondo conordine perfetto disposte: ma noi supponghiamoquelle esserperfettamente ordinate: adunquecome taliè impossibile cheabbiano da natura di mutar luogoed in conseguenza di muoversi dimoto retto. In oltreessendo il moto retto di sua natura infinitoperché infinita e indeterminata è la linea rettaèimpossibile che mobile alcuno abbia da natura principio di muoversiper linea rettacioè verso dove è impossibile diarrivarenon vi essendo termine prefinito; e la naturacome bendice Aristotile medesmonon intraprende a fare quello che non puòesser fattoné intraprende a muovere dove èimpossibile a pervenire. E se pur alcuno dicesseche se bene lalinea rettaed in conseguenza il moto per essaèproduttibile in infinitocioè interminatotuttavia peròla naturaper cosí direarbitrariamente gli ha assegnatialcuni terminie dato naturali instinti a' suoi corpi naturali dimuoversi a quelliio risponderò che ciò per avventurasi potrebbe favoleggiare che fusse avvenuto del primo caosdoveconfusamente ed inordinatamente andavano indistinte materie vagandoper le quali ordinare la natura molto acconciamente si fusse servitade i movimenti rettii qualisí come movendo i corpi bencostituiti gli disordinanocosí sono acconci a ben ordinare ipravamente disposti; ma dopo l'ottima distribuzione e collocazione èimpossibile che in loro resti naturale inclinazione di piúmuoversi di moto rettodal quale ora solo ne seguirebbe ilrimuoversi dal proprio e natural luogocioè il disordinarsi.Possiamo dunque direil moto retto servire a condur le materie perfabbricar l'operama fabbricata ch'ell'èo restare immobileose mobilemuoversi solo circolarmente; se però noi nonvolessimo dir con Platoneche anco i corpi mondanidopo l'esserestati fabbricati e del tutto stabilitifuron per alcun tempo dal suoFattore mossi di moto rettoma che dopo l'esser pervenuti in certi edeterminati luoghifuron rivolti a uno a uno in giropassando dalmoto retto al circolaredove poi si son mantenuti e tuttavia siconservano: pensiero altissimo e degno ben di Platoneintorno alquale mi sovviene aver sentito discorrere il nostro comune amicoAccademico Linceoe se ben mi ricordail discorso fu tale. Ognicorpo costituito per qualsivoglia causa in istato di quietema cheper sua natura sia mobileposto in libertà si moveràtutta volta però ch'egli abbia da natura inclinazione aqualche luogo particolare; ché quando e' fusse indifferente atuttiresterebbe nella sua quietenon avendo maggior ragione dimuoversi a questo che a quello. Dall'aver questa inclinazione nenasce necessariamente che egli nel suo moto si anderàcontinuamente accelerando; e cominciando con moto tardissimononacquisterà grado alcuno di velocitàche prima e' nonsia passato per tutti i gradi di velocità minorio vogliamodire di tardità maggiori: perchépartendosi dallostato della quiete (che è il grado di infinita tarditàdi moto)non ci è ragione nissuna per la quale e' debbaentrare in un tal determinato grado di velocitàprima cheentrare in un minoreed in un altro ancor minore prima che inquello; anzi par molto ben ragionevole passar prima per i gradi piúvicini a quello donde ei si partee da quelli a i piú remoti;ma il grado di dove il mobile piglia a muoversi è quello dellasomma tarditàcioè della quiete. Oraquestaaccelerazion di moto non si farà se non quando il mobile nelmuoversi acquista; né altro è l'acquisto suo se nonl'avvicinarsi al luogo desideratocioè dove l'inclinazionnaturale lo tira; e là si condurrà egli per la piúbrevecioè per linea retta. Possiamo dunque ragionevolmentedire che la naturaper conferire in un mobileprima costituito inquieteuna determinata velocitàsi serva del farlo muoverper alcun tempo e per qualche spaziodi moto retto. Stante questodiscorsofiguriamoci aver Iddio creato il corpoverbigraziadiGioveal quale abbia determinato di voler conferire una talvelocitàla quale egli poi debba conservar perpetuamenteuniforme: potremo con Platone dire che gli desse di muoversi daprincipio di moto retto ed acceleratoe che poigiunto a quel talgrado di velocitàconvertisse il suo moto retto in circolaredel quale poi la velocità naturalmente convien esser uniforme.

Sagredo:Io sento con gran gusto questo discorsoe maggiore credo chesarà doppo che mi abbiate rimossa una difficultà: laquale èche io non resto ben capace come di necessitàconvenga che un mobilepartendosi dalla quiete ed entrando in unmoto al quale egli abbia inclinazion naturalepassi per tutti igradi di tardità precedentiche sono tra qualsivoglia segnatogrado di velocità e lo stato di quieteli quali gradi sonoinfiniti; sí che non abbia potuto la natura contribuire alcorpo di Giovesubito creatoil suo moto circolarecon tale etanta velocità.

Salviati:Io non ho dettoné ardirei di direche alla natura ea Dio fusse impossibile il conferir quella velocitàche voiditeimmediatamente; ma dirò bene che de facto lanatura non lo fa; talché il farlo verrebbe ad esser operazionefuora del corso naturale e però miracolosa.

Muovasicon qual si voglia velocità qual si sia poderosissimo mobileed incontri qualsivoglia corpo costituito in quieteben chedebolissimo e di minima resistenza; quel mobileincontrandologiàmai non gli conferirà immediatamente la sua velocità:segno evidente di che ne è il sentirsi il suono dellapercossail quale non si sentirebbeo per dir meglio non sarebbese il corpo che stava in quiete ricevessenell'arrivo del mobilelamedesima velocità di quello.

Sagredo:Adunque voi credete che un sassopartendosi dalla quieteedentrando nel suo moto naturale verso il centro della Terrapassi pertutti i gradi di tardità inferiori a qualsivoglia grado divelocità?

Salviati:Credoloanzi ne son sicuroe sicuro con tanta certezzacheposso renderne sicuro voi ancora.

Sagredo:Quando in tutto il ragionamento d'oggi io non guadagnassialtro che una tal cognizioneme lo reputerei per un gran capitale.

Salviati:Per quanto mi par di comprendere dal vostro ragionaregranparte della vostra difficultà consiste in quel dover passarein un tempoed anco brevissimoper quelli infiniti gradi di tarditàprecedenti a qual si sia velocità acquistata dal mobile inquel tal tempo: e peròprima che venire ad altrocercheròdi rimovervi questo scrupoloche doverà esser agevol cosamentre io vi replico che il mobile passa per i detti gradima ilpassaggio è fatto senza dimorare in verunotalchénonricercando il passaggio piú di un solo instante di tempoecontenendo qualsivoglia piccol tempo infiniti instantinon ce nemancheranno per assegnare il suo a ciascheduno de gl'infiniti gradidi tarditàe sia il tempo quanto si voglia breve.

Sagredo:Sin qui resto capace: tuttavia mi par gran cosa che quellapalla d'artiglieria (che tal mi figuro esser il mobile cadente)chepur si vede scendere con tanto precipizio che in manco di diecibattute di polso passerà piú di dugento braccia dialtezzasi sia nel suo moto trovata congiunta con sí picciolgrado di velocitàchese avesse continuato di muoversi conquello senza piú accelerarsinon l'averebbe passata in tuttoun giorno.

Salviati:Dite pure in tutto un annoné in dieciné inmillesí come io m'ingegnerò di persuadervied ancoforse senza vostra contradizione ad alcune assai sempliciinterrogazioni ch'io vi farò. Però ditemi se voi avetedifficultà nessuna in concedere che quella pallanelloscenderevadia sempre aquistando maggior impeto e velocità.

Sagredo:Sono di questo sicurissimo.

Salviati:E se io dirò che l'impeto aquistato in qualsivoglialuogo del suo moto sia tanto che basterebbe a ricondurla aquell'altezza donde si partíme lo concedereste?

Sagredo:Concedere'lo senza contradizionetuttavolta che la potesseapplicarsenz'esser impeditatutto il suo impeto in quella solaoperazionedi ricondur se medesimao altro eguale a séaquella medesima altezza: come sarebbe se la Terra fusse perforata peril centroe chelontano da esso cento o mille bracciasi lasciassecader la palla; credo sicuramente che ella passerebbe oltre alcentrosalendo altrettanto quanto scese: e cosí mi mostral'esperienza accadere d'un peso pendente da una cordache rimossodal perpendicoloche è il suo stato di quietee lasciato poiin libertàcala verso detto perpendicolo e lo trapassa peraltrettanto spazioo solamente tanto meno quanto il contrastodell'aria e della corda o di altri accidenti l'impediscono. Mostramil'istesso l'acquache scendendo per un sifonerimonta altrettantoquanto fu la sua scesa.

Salviati:Voi perfettamente discorrete. E perch'io so che non avetedubbio in conceder che l'acquisto dell'impeto sia mediantel'allontanamento dal termine donde il mobile si parteel'avvicinamento al centro dove tende il suo motoarete voidifficultà nel concedere che due mobili egualiancorchéscendenti per diverse lineesenza veruno impedimentofaccianoacquisto d'impeti egualituttavolta che l'avvicinamento al centrosia eguale?

Sagredo:Non intendo bene il quesito.

Salviati:Mi dichiarerò meglio col segnarne un poco di figura.Però noterò questa linea A B parallela all'orizonteesopra il punto B drizzerò la perpendicolare B Ce poicongiugnerò questa inclinata C A. Intendendo ora la linea C Aesser un piano inclinatoesquisitamente pulito e durosopra ilquale scenda una palla perfettamente rotonda e di materia durissimaed una simile scenderne liberamente per la perpendicolare C Bdomando se voi concedereste che l'impeto della scendente per il pianoC Agiunta che la fusse al termine Apotesse essere egualeall'impeto acquistato dall'altra nel punto Bdoppo la scesa per laperpendicolare C B.

Sagredo:Io credo risolutamente di síperché in effettoamendue si sono avvicinate al centro egualmenteeper quello chepur ora ho concedutogl'impeti loro sarebbero egualmente bastanti aricondur loro stesse alla medesima altezza.

Salviati:Ditemi ora quello che voi credete che facesse quella medesimapalla posata sul piano orizontale A B.

Sagredo:Starebbe fermanon avendo esso piano veruna inclinazione.

Salviati:Ma sul piano inclinato C A scenderebbema con moto piúlento che per la perpendicolare C B.

Sagredo:Sono stato per risponder risolutamente di síparendomi pur necessario che il moto per la perpendicolare C B debbaesser piú veloce che per l'inclinata C A: tuttaviase questoècome potrà il cadente per l'inclinatagiunto alpunto Aaver tanto impetocioè tal grado di velocitàquale e quanto il cadente per la perpendicolare avrà nel puntoB? Queste due proposizioni par che si contradicano.

Salviati:Adunque molto piú vi parrà falso se io diròche assolutamente le velocità de' cadenti per laperpendicolare e per l'inclinata siano eguali. E pur questa èproposizione verissima; sí come vera è questa ancorache dice che il cadente si muove piú velocemente per laperpendicolare che per la inclinata.

Sagredo:Queste al mio orecchio suonano proposizioni contradittorie;ed al vostrosignor Simplicio?

Simplicio:Ed a me par l'istesso.

Salviati:Credo che voi mi burliatefingendo di non capire quel chevoi intendete meglio di me. Però ditemisignor Simplicio:quando voi v'immaginate un mobile esser piú veloce d'un altroche concetto vi figurate voi nella mente?

Simplicio:Figuromil'uno passar nell'istesso tempo maggiore spaziodell'altroo vero passare spazio egualema in minor tempo.

Salviati:Benissimo: e per mobili egualmente velociche concetto vifigurate?

Simplicio:Figuromi che passino spazi eguali in tempi eguali.

Salviati:E non altro concetto che questo?

Simplicio:Questo mi par che sia la propria definizione de' moti eguali.

Sagredo:Aggiunghiamoci pure quest'altra di piú: cioèchiamarsi ancora le velocità esser egualiquando gli spazipassati hanno la medesima proporzione che i tempi ne' quali sonpassatie sarà definizione piú universale.

Salviati:Cosí èperché comprende gli spazieguali passati in tempi egualie gl'ineguali ancorapassati intempi inegualima proporzionali a essi spazi. Ripigliate ora lamedesima figuraed applicandovi il concetto che vi figurate del motopiú veloceditemi perché vi pare che la velocitàdel cadente per C B sia maggiore della velocità delloscendente per la C A.

Simplicio:Parmiperché nel tempo che 'l cadente passeràtutta la C Blo scendente passerà nella C A una parte minordella C B.

Salviati:Cosí sta; e cosí si verificail mobilemuoversi piú velocemente per la perpendicolare che perl'inclinata. Considerate ora se in questa medesima figura si potessein qualche modo verificare l'altro concettoe trovare che i mobilifussero egualmente veloci in amendue le linee C AC B.

Simplicio:Io non ci so veder cosa taleanzi pur mi par contradizioneal già detto.

Salviati:E voi che ditesignor Sagredo? Io non vorrei giàinsegnarvi quel che voi medesimi sapetee quello di che pur ora miavete arrecato la definizione.

Sagredo:La definizione che io ho addotta è statache i mobilisi possan chiamare egualmente veloci quando gli spazi passati da lorohanno la medesima proporzione che i tempi ne' quali gli passano: peròa voler che la definizione avesse luogo nel presente casobisognerebbe che il tempo della scesa per C A al tempo della cadutaper C B avesse la medesima proporzione che la stessa linea C A alla CB; ma ciò non so io intender che possa esseretuttavolta cheil moto per la C B sia piú veloce che per la C A.

Salviati:E pur è forza che voi l'intendiate. Ditemi un poco:questi moti non si vann'eglino continuamente accelerando?

Sagredo:Vannosi accelerandoma piú nella perpendicolare chenell'inclinata.

Salviati:Ma questa accelerazione nella perpendicolare è ellaperò talein comparazione di quella dell'inclinatache presedue parti eguali in qualsivoglia luogo di esse lineeperpendicolaree inclinatail moto nella parte della perpendicolare sia sempre piúveloce che nella parte dell'inclinata?

Sagredo:Signor noanzi potrò io pigliare uno spazionell'inclinatanel quale la velocità sia maggiore assai chein altrettanto spazio preso nella perpendicolaree questo saràse lo spazio nella perpendicolare sarà preso vicino al termineCe nell'inclinata molto lontano.

Salviati:Vedete dunque che la proposizione che dice "Il moto perla perpendicolare è piú veloce che per l'inclinata"non si verifica universalmente se non de i moti che cominciano dalprimo terminecioè dalla quiete; senza la qual condizione laproposizione sarebbe tanto difettosache anco la sua contradittoriapotrebbe esser veracioè che il moto nell'inclinata èpiú veloce che nella perpendicolareperché èvero che nell'inclinata possiamo pigliare uno spazio passato dalmobile in manco tempo che altrettanto spazio passato nellaperpendicolare. Oraperché il moto nell'inclinata è inalcuni luoghi piú veloce ed in altri meno che nellaperpendicolareadunque in alcuni luoghi dell'inclinata il tempo delmoto del mobile al tempo del moto del mobile per alcuni luoghi dellaperpendicolare avrà maggior proporzione che lo spazio passatoallo spazio passatoed in altri luoghi la proporzione del tempo altempo sarà minore di quella dello spazio allo spazio. Comeper esempiopartendosi due mobili dalla quietecioè dalpunto Cuno per la perpendicolare C B e l'altro per l'inclinata C Anel tempo che nella perpendicolare il mobile avrà passatatutta la C Bl'altro avrà passata la C Tminore; e peròil tempo per C T al tempo per C B (che gli è eguale) aràmaggior proporzione che la linea T C alla C Bessendo che lamedesima alla minore ha maggior proporzione che alla maggiore: e perl'oppositoquando nella C Aprolungata quanto bisognassesiprendesse una parte eguale alla C Bma passata in tempo piúbreveil tempo nell'inclinata al tempo nella perpendicolare arebbeproporzione minore che lo spazio allo spazio. Se dunquenell'inclinata e nella perpendicolare possiamo intendere spazi evelocità tali che le proporzioni tra essi spazi siano e minorie maggiori delle proporzioni de' tempipossiamo ben ragionevolmenteconcedere che vi sieno anco spazi per i quali i tempi de i movimentiritengano la medesima proporzione che gli spazi.

 Sagredo:Già mi sent'io levato lo scrupolo maggioreecomprendo esser non solo possibilema dirò necessarioquelloche mi pareva un contradittorio: ma non però intendo perancora che uno di questi casi possibili o necessari sia questo delquale abbiamo bisogno di presentesí che vero sia che iltempo della scesa per C A al tempo della caduta per C B abbia lamedesima proporzione che la linea C A alla C Bonde e' si possasenza contradizione dire che le velocità per la inclinata C Ae per la perpendicolare C B sieno eguali.



Salviati:Contentatevi per ora ch'io v'abbia rimossa l'incredulitàma la scienza aspettatela un'altra voltacioè quando vedretele cose dimostrate dal nostro Accademico intorno a i moti locali:dove troverete dimostratoche nel tempo che 'l mobile cade per tuttala C Bl'altro scende per la C A sino al punto Tnel quale cade laperpendicolare tiratavi dal punto B; e per trovare dove il medesimocadente per la perpendicolare si troverebbe quando l'altro arriva alpunto Atirate da esso A la perpendicolare sopra la C Aprolungandoessa e la C B sino al concorsoe quello sarà il puntocercato. Intanto vedete come è vero che il moto per la C B èpiú veloce che per l'inclinata C A (ponendo il termine C perprincipio de' moti de' quali facciamo comparazione); perché lalinea C B è maggiore della C Te l'altra da C sino alconcorso della perpendicolare tirata da A sopra la C A èmaggiore della C Ae però il moto per essa è piúveloce che per la C A. Ma quando noi paragoniamo il moto fatto pertutta la C Anon con tutto 'l moto fatto nel medesimo tempo per laperpendicolare prolungatama col fatto in parte del tempo per lasola parte C Bnon repugna che il mobile per C Acontinuando discendere oltre al Tpossa in tal tempo arrivare in Ache qualproporzione si trova tra le linee C AC Btale sia tra essi tempi.Oraripigliando il nostro primo propositoche era di mostrare comeil mobile gravepartendosi dalla quietepassascendendoper tuttii gradi di tardità precedenti a qualsivoglia grado di velocitàche egli acquistiripigliando la medesima figuraricordiamoci cheeramo convenuti che il cadente per la perpendicolare C B ed ildescendente per l'inclinata C Ane i termini BA si trovasseroavere acquistati eguali gradi di velocità. Oraseguitando piúavantinon credo che voi abbiate difficultà veruna inconcedere che sopra un altro piano meno elevato di A Cqual sarebbeverbigraziaD Ail moto del descendente sarebbe ancora piútardo che nel piano CA: talché non è da dubitar puntoche si possano notar piani tanto poco elevati sopra l'orizonte A Bche 'l mobilecioè la medesima pallain qualsivoglialunghissimo tempo si condurrebbe al termine Agià che percondurvisi per il piano B A non basta tempo infinitoed il moto sifa sempre piú lento quanto la declività èminore. Bisogna dunque necessariamente confessarepotersi sopra iltermine B pigliare un punto tanto ad esso B vicinoche tirando daesso al punto A un pianola palla non lo passasse né anco inun anno. Bisogna ora che voi sappiateche l'impetocioè ilgrado di velocitàche la palla si trova avere acquistatoquando arriva al punto A è taleche quando ella continuassedi muoversi con questo medesimo grado uniformementecioèsenza accelerarsi o ritardarsiin altrettanto tempo in quanto èvenuta per il piano inclinato passerebbe uno spazio lungo il doppiodel piano inclinato; cioè (per esempio) se la palla avessepassato il piano D A in un'oracontinuando di muoversi uniformementecon quel grado di velocità che ella si trova avere nelgiugnere al termine Apasserebbe in un'ora uno spazio doppio dellalunghezza D A: e perché (come dicevamo) i gradi di velocitàacquistati ne i punti BA da i mobili che si partono da qualsivogliapunto preso nella perpendicolare C Be che scendono l'uno per ilpiano inclinato e l'altro per essa perpendicolareson sempre egualiadunque il cadente per la perpendicolare può partirsi da untermine tanto vicino al Bche 'l grado di velocità acquistatoin B non fusse bastante (conservandosi sempre l'istesso) a condurreil mobile per uno spazio doppio della lunghezza del piano inclinatoin un anno né in dieci né in cento. Possiamo dunqueconcludere che se è vero chesecondo il corso ordinario dinaturaun mobilerimossi tutti gl'impedimenti esterni edaccidentariisi muova sopra piani inclinati con maggiore e maggiortardità secondo che l'inclinazione sarà minoresíche finalmente la tardità si conduca a essere infinitache èquando si finisce l'inclinazione e s'arriva al piano orizontalee seè vero parimente che al grado di velocità acquistato inqualche punto del piano inclinato sia eguale quel grado di velocitàche si trova avere il cadente per la perpendicolare nel punto segatoda una parallela all'orizonte che passa per quel punto del pianoinclinato; bisogna di necessità confessare che il cadentepartendosi dalla quietepassa per tutti gl'infiniti gradi ditarditàe chein conseguenzaper acquistar un determinatogrado di velocità bisogna ch'e' si muova prima per linearettadescendendo per breve o lungo spaziosecondo che la velocitàda acquistarsi dovrà essere minore o maggioree secondo che'l piano sul quale si scende sarà poco o molto inclinato:talché può darsi un piano con sí pocainclinazionecheper acquistarvi quel tal grado di velocitàbisognasse prima muoversi per lunghissimo spazio ed in lunghissimotempo; sí che nel piano orizontale qual si sia velocitànon s'acquisterà naturalmente maiavvenga che il mobile giàmai non vi si muoverà. Ma il moto per la linea orizontalechenon è declive né elevataè moto circolareintorno al centro: adunque il moto circolare non s'acquisteràmai naturalmente senza il moto retto precedentema beneacquistatoche e' si siasi continuerà egli perpetuamente con velocitàuniforme. Io potrei dichiararvied anco dimostrarvicon altridiscorsi queste medesime verità; ma non voglio interromper consí gran digressioni il principal nostro ragionamentoe piútosto ci ritornerò con altra occasionee massime che ora si èvenuto in questo proposito non per servirsene per una dimostrazionnecessaria ma per adornare un concetto platonico: al quale voglioaggiugnere un'altra particolare osservazionepur del nostroAccademicoche ha del mirabile. Figuriamocitra i decreti deldivino Architetto essere stato pensiero di crear nel mondo questiglobiche noi veggiamo continuamente muoversi in giroed averestabilito il centro delle lor conversioni ed in esso collocato ilSole immobileed aver poi fabbricati tutti i detti globi nelmedesimo luogoe di lí datali inclinazione di muoversidiscendendo verso il centrosin che acquistassero quei gradi divelocità che pareva alla medesima Mente divinali qualiacquistatifussero volti in girociascheduno nel suo cerchiomantenendo la già concepita velocità: si cerca in qualealtezza e lontananza dal Sole era il luogo dove primamente furonoessi globi creatie se può esser che la creazion di tuttifusse stata nell'istesso luogo. Per far questa investigazione bisognapigliare da i piú periti astronomi le grandezze de i cerchi nei quali i pianeti si rivolgonoe parimente i tempi delle lororevoluzioni: dalle quali due cognizioni si raccoglie quantoverbigraziail moto di Giove è piú veloce del moto diSaturno; e trovato (come in effetto è) che Giove si muove piúvelocementeconviene chesendosi partiti dalla medesima altezzaGiove sia sceso piú che Saturnosí come pure sappiamoessere veramenteessendo l'orbe suo inferiore a quel di Saturno. Mavenendo piú avantidalla proporzione che hanno le duevelocità di Giove e di Saturnoe dalla distanza che ètra gli orbi loro e dalla proporzione dell'accelerazion del motonaturalesi può ritrovare in quanta altezza e lontananza dalcentro delle lor revoluzioni fusse il luogo donde e' si partirono.Ritrovato e stabilito questosi cerca se Marte scendendo di làsino al suo orbe […] si trova che la grandezza dell'orbe e lavelocità del moto convengono con quello che dal calcolo civien dato; ed il simile si fa della Terradi Venere e di Mercuriode i quali le grandezze de i cerchi e le velocità de i motis'accostano tanto prossimamente a quel che ne danno i computiche ècosa maravigliosa.

Sagredo:Ho con estremo gusto sentito questo pensieroe se non ch'iocredo che il far quei calcoli precisamente sarebbe impresa lunga elaboriosae forse troppo difficile da esser compresa da meio ve nevorrei fare instanza.

Salviati:L'operazione è veramente lunga e difficileed anconon m'assicurerei di ritrovarla cosí prontamente; peròla riserberemo ad un'altra volta

Simplicio:Di graziasia conceduto alla mia poca pratica nelle scienzematematiche dir liberamente come i vostri discorsifondati sopraproporzioni maggiori o minori e sopra altri termini da me non intesiquanto bisognerebbenon mi hanno rimosso il dubbiooper megliodirel'incredulitàdell'esser necessario che quellagravissima palla di piombo di 100 libre di pesolasciata cadere daaltopartendosi dalla quiete passi per ogni altissimo grado ditarditàmentre si vede in quattro battute di polso averpassato piú di 100 braccia di spazio: effetto che mi rendetotalmente incredibilequella in alcuno momento essersi trovata instato tale di tarditàche continuandosi di muover con quellanon avesse né anco in mille anni passato lo spazio di mezodito. E pure se questo èvorrei esserne fatto capace.

Sagredo:Il signor Salviaticome di profonda dottrinastima benespesso che quei termini che a se medesimo sono notissimi e familiaridebbano parimente esser tali per gli altri ancorae però talvolta gli esce di mente che parlando con noi altri convien aiutar lanostra incapacità con discorsi manco reconditi: e peròioche non mi elevo tantocon sua licenza tenterò dirimuover almeno in parte il signor Simplicio dalla sua incredulitàcon mezo sensato. E stando pure sul caso della palla d'artiglieriaditemi in graziasignor Simplicio: non concederete voi che nel farpassaggio da uno stato a un altro sia naturalmente piú facilee pronto il passare ad uno piú propinquo che ad altro piúremoto?

Simplicio:Questo lo intendo e lo concedo: e non ho dubbio cheverbigraziaun ferro infocatonel raffreddarsiprima passeràda i 10 gradi di caldo a i 9che da i 10 a i 6.

Sagredo:Benissimo. Ditemi appresso: quella palla d'artiglieriacacciata in su a perpendicolo dalla violenza del fuoconon si vaella continuamente ritardando nel suo moto sin che finalmente siconduce al termine altissimoche è quello della quiete? e neldiminuirsi la velocitào volete dire nel crescersi latarditànon è egli ragionevole che si faccia piúpresto trapasso da i 10 gradi a gli 11che da i 10 a i 12? e da i1000 a i 1001 che a' 1002? ed in somma da qualsivoglia grado ad unsuo piú vicinoche ad un piú lontano?

Simplicio:Cosí è ragionevole.

Sagredo:Ma qual grado di tardità è cosí lontanoda qualsisia motoche piú lontano non ne sia lo stato dellaquietech'è di tardità infinita? per lo che non èda metter dubio che la detta pallaprima che si conduca al terminedella quietetrapassi per tutti i gradi di tardità maggiori emaggiorie per conseguenza per quello ancora che in 1000 anni nontrapasserebbe lo spazio di un dito. Ed essendo questosí comeèverissimonon dovràsignor Simplicioparerviimprobabile chenel ritornare in giúla medesima pallapartendosi dalla quiete recuperi la velocità del moto colripassare per quei medesimi gradi di tardità per i quali ellapassò nell'andare in suma debbalasciando gli altri gradidi tardità maggiori e piú vicini allo stato di quietepassar di salto ad uno piú remoto.

Simplicio:Io resto per questo discorso piú capace assai che perquelle sottigliezze matematiche; e però potrà il signorSalviati ripigliare e continuare il suo ragionamento.

Salviati:Ritorneremo dunque al nostro primo propositoripigliando làdi dove digredimmochese ben mi ricordaeramo sul determinarecome il moto per linea retta non può esser di uso alcuno nelleparti del mondo bene ordinate; e seguitavamo di dire che non cosíavviene de i movimenti circolaride i quali quello che èfatto dal mobile in se stessogià lo ritien sempre nelmedesimo luogoe quello che conduce il mobile per la circonferenzad'un cerchio intorno al suo centro stabile e fissonon mette indisordine né sé né i circonvicini. Imperocchétal motoprimieramenteè finito e terminatoanzi non purfinito e terminatoma non è punto alcuno nella circonferenzache non sia primo ed ultimo termine della circolazione; econtinuandosi nella circonferenza assegnataglilascia tutto ilrestodentro e fuori di quellalibero per i bisogni d'altrisenz'impedirgli o disordinargli già mai. Questoessendo unmovimento che fa che il mobile sempre si parte e sempre arriva alterminepuòprimieramenteesso solo essere uniforme:imperocché l'accelerazione del moto si fa nel mobile quando e'va verso il termine dove egli ha inclinazioneed il ritardamentoaccade per la repugnanza ch'egli ha di partirsi ed allontanarsi dalmedesimo termine; e perché nel moto circolare il mobile sempresi parte da termine naturalee sempre si muove verso il medesimoadunque in lui la repugnanza e l'inclinazione son sempre di egualiforze; dalla quale egualità ne risulta una non ritardata néaccelerata velocitàcioè l'uniformità del moto.Da questa uniformità e dall'esser terminato ne puòseguire la continuazion perpetuacol reiterar sempre lecircolazionila quale in una linea interminata ed in un motocontinuamente ritardato o accelerato non si può naturalmenteritrovare: e dico naturalmenteperché il moto rettoche si ritardaè il violentoche non può esserperpetuoe l'accelerato arriva necessariamente al terminese vi è;e se non vi ènon vi può né anco esser motoperché la natura non muove dove è impossibile adarrivare. Concludo per tantoil solo movimento circolare poternaturalmente convenire a i corpi naturali integranti l'universo ecostituiti nell'ottima disposizione; ed il rettoal piú chesi possa direessere assegnato dalla natura a i suoi corpi e partidi essiqualunque volta si ritrovassero fuori de' luoghi lorocostituite in prava disposizionee però bisognose di ridursiper la piú breve allo stato naturale. Di qui mi par che assairagionevolmente si possa concludereche per mantenimento dell'ordineperfetto tra le parti del mondo bisogni dire che le mobili sienomobili solo circolarmentee se alcune ve ne sono che circolarmentenon si muovanoqueste di necessità sieno immobilinonessendo altrosalvo che la quiete e 'l moto circolareatto allaconservazione dell'ordine. Ed io non poco mi maraviglio cheAristotileil quale pure stimò che 'l globo terrestre fussecollocato nel centro del mondo e che quivi immobilmente si rimanessenon dicesse che de' corpi naturali altri erano mobili per natura edaltri immobilie massime avendo già definitola natura esserprincipio di moto e di quiete.

Simplicio:Aristotilecome quello che non si prometteva del suoingegnoancorché perspicacissimopiú di quello che siconvienestimònel suo filosofareche le sensate esperienzesi dovessero anteporre a qualsivoglia discorso fabbricato da ingegnoumanoe disse che quelli che avessero negato il sensomeritavano diesser gastigati col levargli quel tal senso: orachi è quellocosí cieco che non veggale parti della terra e dell'acquamuoversicome gravinaturalmente all'ingiúcioèverso il centro dell'universoassegnato dall'istessa natura per finee termine del moto retto deorsum; e non vegga parimentemuoversi il fuoco e l'aria all'insú rettamente verso ilconcavo dell'orbe lunarecome a termine naturale del moto sursum?e vedendosi tanto manifestamente questoed essendo noi sicuri cheeadem est ratio totius et partiumcome non si deve egli direesser proposizion vera e manifesta che il movimento naturale dellaterra è il retto ad mediume del fuoco il retto amedio?

Salviati:In virtú di questo vostro discorsoal piú alpiú che voi poteste pretendere che vi fusse conceduto èchesí come le parti della terra rimosse dal suo tuttocioèdal luogo dove esse naturalmente dimoranocioèfinalmenteridotte in prava e disordinata disposizionetornano al luogo lorospontaneamentee però naturalmentecon movimento rettocosí(conceduto che eadem sit ratio totius et partium) si potrebbeinferire che rimosso per violenza il globo terrestre dal luogoassegnatogli dalla naturaegli vi ritornerebbe per linea retta.Questocome ho dettoè quanto al piú vi si potesseconcederefattavi ancora ogni sorte d'agevolezza: ma chi volesseriveder con rigore queste partiteprima vi negherebbe che le partidella terra nel ritornare al suo tutto si movessero per linea rettae non per circolare o altra mista; e voi sicuramente avereste chefare assai a dimostrare il contrariocome apertamente intenderetenelle risposte alle ragioni ed esperienze particolari addotte daTolomeo e da Aristotile. Secondariamentese altri vi dicesse che leparti della terra si muovono non per andar al centro del mondomaper andare a riunirsi col suo tuttoe che per ciò hannonaturale inclinazione verso il centro del globo terrestreper laquale inclinazione conspirano a formarlo e conservarloqual altrotutto e qual altro centro trovereste voi al mondoal quale l'interoglobo terrenoessendone rimossocercasse di ritornareonde laragion del tutto fusse simile a quella delle parti? Aggiugnete che néAristotile né voi proverete già mai che la Terra defacto sia nel centro dell'universo; mase si puòassegnare centro alcuno all'universotroveremo in quello esser piúpresto collocato il Solecome nel progresso intenderete.

Orasí come dal cospirare concordemente tutte le parti della terraa formare il suo tutto ne segue che esse da tutte le parti con egualeinclinazione vi concorranoeper unirsi al piú che siapossibile insiemesfericamente vi si adattano; perché nondoviamo noi credere che la Lunail Sole e gli altri corpi mondanisiano essi ancora di figura rotonda non per altro che per un concordeinstinto e concorso naturale di tutte le loro parti componenti? dellequali se tal ora alcuna per qualche violenza fusse dal suo tuttoseparatanon è egli ragionevole il credere che spontaneamentee per naturale instinto ella vi ritornerebbe? ed in questo modoconcludere che 'l moto retto competa egualmente a tutti i corpimondani?

Simplicio:E' non è dubbio alcuno che come voi volete negare nonsolamente i principii nelle scienzema esperienze manifeste ed isensi stessivoi non potrete già mai esser convinto o rimossoda veruna oppinione concetta; e io piú tosto mi quieteròperché contra negantes principia non est disputandumche persuaso in virtú delle vostre ragioni. E stando su lecose da voi pur ora pronunziate (già che mettete in dubbioinsino nel moto de i gravi se sia retto o no)come potete voi mairagionevolmente negare che le parti della terracioè che lematerie gravissimedescendano verso il centro con moto rettoselasciate da una altissima torrele cui parete sono dirittissime efabbricate a piomboesse gli vengonoper cosí direlambendoe percotendo in terra in quel medesimo punto a capello doveverrebbe a terminare il piombo che pendesse da uno spago legato inalto ivi per l'appunto onde si lasciò cadere il sasso? non èquesto argomento piú che evidentecotal moto esser retto everso il centro? Nel secondo luogovoi revocate in dubbio se leparti della terra si muovano per andarcome afferma Aristotilealcentro del mondoquasi che egli non l'abbia concludentementedimostrato per i movimenti contrarimentre in cotal guisa argomenta:il movimento de i gravi è contrario a quello de i leggieri; mail moto de i leggieri si vede esser dirittamente all'insúcioè verso la circonferenza del mondo; adunque il moto de igravi è rettamente verso il centro del mondoed accade peraccidens che e' sia verso il centro della Terrapoichéquesto si abbatte ad essere unito con quello. Il cercar poi quelloche facesse una parte del globo lunare o del Solequando fusseseparata dal suo tuttoè vanitàperché sicerca quello che seguirebbe in conseguenza d'un impossibileattesochecome pur dimostra Aristotilei corpi celesti sono impassibiliimpenetrabiliinfrangibilisí che non si può dare ilcaso; e quando pure e' si dessee che la parte separata ritornasseal suo tuttoella non vi tornerebbe come grave o leggierachépur il medesimo Aristotile prova che i corpi celesti non sono négravi né leggieri.

Salviati:Quanto ragionevolmente io dubitise i gravi si muovano perlinea retta e perpendicolarelo sentiretecome pur ora ho dettoquando esaminerò questo argomento particolare. Circa ilsecondo puntoio mi meraviglio che voi abbiate bisogno che 'lparalogismo d'Aristotile vi sia scopertoessendo per se stesso tantomanifestoe che voi non vi accorgiate che Aristotile suppone quelloche è in quistione. Però notate…

Simplicio:Di graziasignor Salviati parlate con piú rispettod'Aristotile. Ed a chi potrete voi persuader già mai chequello che è stato il primounico ed ammirabile esplicatordella forma silogisticadella dimostrazionede gli elenchide imodi di conoscere i sofismii paralogismied in somma di tutta lalogicaequivocasse poi sí gravemente in suppor per notoquello che è in quistione? Signoribisogna prima intenderloperfettamentee poi provarsi a volerlo impugnare.

Salviati:Signor Simplicionoi siamo qui tra noi discorrendofamiliarmente per investigar qualche verità; io non aròmai per male che voi mi palesiate i miei errorie quando io non avròconseguita la mente d'Aristotileriprendetemi pur liberamentecheio ve ne arò buon grado. Concedetemi in tanto che io espongale mie difficultàe ch'io risponda ancora alcuna cosa a levostre ultime paroledicendovi che la logicacome benissimo sapeteè l'organo col quale si filosofa; masí come puòesser che un artefice sia eccellente in fabbricare organima indottonel sapergli sonarecosí può esser un gran logicomapoco esperto nel sapersi servir della logica; sí come ci sonmolti che sanno per lo senno a mente tutta la poeticae son poiinfelici nel compor quattro versi solamente; altri posseggono tutti iprecetti del Vincie non saprebber poi dipignere uno sgabello. Ilsonar l'organo non s'impara da quelli che sanno far organima da chigli sa sonare; la poesia s'impara dalla continua lettura de' poeti;il dipignere s'apprende col continuo disegnare e dipignere; ildimostraredalla lettura dei libri pieni di dimostrazioniche sonoi matematici solie non i logici. Oratornando al propositodicoche quello che vede Aristotile del moto de i corpi leggierièil partirsi il fuoco da qualunque luogo della superficie del globoterrestre e dirittamente discostarsenesalendo in alto; e questo èveramente muoversi verso una circonferenza maggiore di quella dellaTerraanzi il medesimo Aristotile lo fa muovere al concavo dellaLuna: ma che tal circonferenza sia poi quella del mondooconcentrica a quellasí che il muoversi verso questa sia unmuoversi anco verso quella del mondociò non si puòaffermare se prima non si suppone che 'l centro della Terradalquale noi vediamo discostarsi i leggieri ascendentisia il medesimoche 'l centro del mondoche è quanto dire che 'l globoterrestre sia costituito nel centro del mondo; che è poiquello di che noi dubitiamo e che Aristotile intende di provare. Equesto direte che non sia un manifesto paralogismo?

Sagredo:Questo argomento d'Aristotile mi era parsoanco per un altrorispettomanchevole e non concludentequando bene se gli concedesseche quella circonferenza alla quale si muove rettamente il fuocofusse quella che racchiude il mondo. Imperocchépreso dentroa un cerchio non solamente il centroma qualsivoglia altro puntoogni mobile che partendosi da quello camminerà per linearettae verso qualsivoglia partesenz'alcun dubbio andràverso la circonferenzae continuando il moto vi arriveràancorasí che verissimo sarà il dire che egli verso lacirconferenza si muova; ma non sarà già vero che quelloche per le medesime linee si movesse con movimento contrariovadiaverso il centrose non quando il punto preso fusse l'istesso centroo che 'l moto fusse fatto per quella sola linea cheprodotta dalpunto assegnatopassa per lo centro. Talché il dire: "Ilfuocomovendosi rettamenteva verso la circonferenza del mondo;adunque le parti della terrale quali per le medesime linee simuovono di moto contrariovanno verso 'l centro del mondo"nonconclude altrimentise non supposto prima che le linee del fuocoprolungatepassino per il centro del mondo: e perché di essenoi sappiamo certo che le passano per il centro del globo terrestre(essendo a perpendicolo sopra la sua superficiee non inclinate)adunqueper concluderebisogna supporre che il centro della Terrasia l'istesso che il centro del mondoo almeno che le parti delfuoco e della terra non ascendano e descendano se non per una lineasola che passi per il centro del mondoil che è poi falso erepugna all'esperienzala qual ci mostra che le parti del fuoco nonper una linea solama per le infinite prodotte dal centro dellaTerra verso tutte le parti del mondoascendono sempre per lineeperpendicolari alla superficie del globo terrestre.

Salviati:Voisignor Sagredomolto ingegnosamente conduceteAristotile al medesimo inconvenientemostrando l'equivoco manifesto;ma aggiugnete un'altra sconvenevolezza. Noi veggiamo la Terra esseresfericae però siamo sicuri che ella ha il suo centro; aquello veggiamo che si muovono tutte le sue partiché cosíè necessario dire mentre i movimenti loro son tuttiperpendicolari alla superficie terrestre intendiamo comemovendosial centro della Terrasi muovono al suo tutto ed alla sua madreuniversale; e siamo poi tanto buoniche ci vogliam lasciarpersuadere che l'instinto loro naturale non è di andar versoil centro della Terrama verso quel dell'universoil quale nonsappiamo dove siané se siae che quando pur sianon èaltro ch'un punto imaginario ed un niente senza veruna facultà.All'ultimo detto poi del signor Simplicioche il contendere se leparti del Sole o della Luna o di altro corpo celesteseparate dalsuo tuttoritornassero naturalmente a quellosia una vanitàper essere il caso impossibileessendo manifestoper dimostrazionidi Aristotileche i corpi celesti sono impassibiliimpenetrabiliimpartibilietc.rispondoniuna delle condizioni per le qualiAristotile fa differire i corpi celesti da gli elementari avere altrasussistenza che quella ch'ei deduce dalla diversità de i motinaturali di quelli e di questi; in modo chenegato che il motocircolare sia solo de i corpi celestied affermato ch'ei convenga atutti i corpi naturali mobilibisogna per necessaria conseguenzadire che gli attributi di generabile o ingenerabilealterabile oinalterabilepartibile o impartibileetc.egualmente e comunementeconvengano a tutti i corpi mondanicioè tanto a i celestiquanto a gli elementario che malamente e con errore abbiaAristotile dedotti dal moto circolare quelli che ha assegnati a icorpi celesti.

Simplicio:Questo modo di filosofare tende alla sovversion di tutta lafilosofia naturaleed al disordinare e mettere in conquasso il cieloe la Terra e tutto l'universo. Ma io credo che i fondamenti de iPeripatetici sien taliche non ci sia da temere che con la rovinaloro si possano construire nuove scienze.

Salviati:Non vi pigliate già pensiero del cielo né dellaTerrané temiate la lor sovversionecome né ancodella filosofiaperchéquanto al cieloin vano è chevoi temiate di quello che voi medesimo reputate inalterabile eimpassibile; quanto alla Terranoi cerchiamo di nobilitarla eperfezionarlamentre proccuriamo di farla simile a i corpi celesti ein certo modo metterla quasi in cielodi dove i vostri filosofil'hanno bandita. La filosofia medesima non può se non riceverbenefizio dalle nostre disputeperché se i nostri pensierisaranno verinuovi acquisti si saranno fattise falsicolributtarglimaggiormente verranno confermate le prime dottrine.Pigliatevi piú tosto pensiero di alcuni filosofi e vedete diaiutargli e sostenergliché quanto alla scienza stessaellanon può se non avanzarsi. E ritornando al nostro propositoproducete liberamente quello che vi sovviene per mantenimento dellasomma differenza che Aristotile pone tra i corpi celesti e la parteelementarenel far quelli ingenerabiliincorruttibiliinalterabilietc.e questa corruttibilealterabileetc.

Perquelli che si perturbano per aver a mutar tutta la Filosofia simostri come non è cosíe che resta la medesimadottrina dell'animadelle generazionidelle meteoredegli animali.

Simplicio:Io non veggo per ancora che Aristotile sia bisognoso disoccorsorestando egli in piedesaldo e forteanzi non essendo perancora pure stato assalitonon che abbattutoda voi. E qual saràil vostro schermo in questo primo assalto? Scrive Aristotile: Quelloche si generasi fa da un contrario in qualche subiettoe parimentesi corrompe in qualche subietto da un contrario in un contrariosíche (notate bene) la corruzzione e generazione non è se non nei contrari; ma de i contrari i movimenti son contrari; se dunque alcorpo celeste non si può assegnar contrarioimperocchéal moto circolare niun altro movimento è contrarioadunquebenissimo ha fatto la natura a fare esente da i contrari quello chedoveva essere ingenerabile ed incorruttibile. Stabilito questo primofondamentospeditamente si cava in conseguenza ch'ei siainaugumentabileinalterabile impassibilee finalmente eterno edabitazione proporzionata a gli Dei immortaliconforme alla opinioneancora di tutti gli uomini che de gli Dei hanno concetto. Confermapoi l'istesso ancor per il senso; avvenga che in tutto il tempopassatosecondo le tradizioni e memorienissuna cosa si vedeessersi trasmutatané secondo tutto l'ultimo cielo nésecondo alcuna sua propria parte. Che poi al moto circolare niunoaltro sia contrariolo prova Aristotile in molte maniere; ma senzareplicarle tutteassai apertamente resta dimostratomentre che imoti semplici non sono altri che treal mezodal mezo e intorno almezode i quali i dua retti sursum et deorsum sonomanifestamente contrarie perché un solo ha un solo percontrarioadunque non resta altro movimento che possa essercontrario al circolare. Eccovi il discorso di Aristotile argutissimoe concludentissimoper il quale si prova l'incorruttibilitàdel cielo.

Salviati:Questo non è niente di piú che il puroprogresso d'Aristotilegià da me accennatonel qualetuttavolta che io vi neghi che il motoche voi attribuite a i corpicelestinon convenga ancora alla Terrala sua illazione restanulla. Dicovi per tanto che quel moto circolareche voi assegnate ai corpi celesticonviene ancora alla Terra: dal cheposto che ilresto del vostro discorso sia concludenteseguirà una diqueste tre cosecome poco fa si è detto ed or vi replicocioèo che la Terra sia essa ancora ingenerabile eincorruttibilecome i corpi celestio che i corpi celesti sienocome gli elementarigenerabilialterabilietc.o che questadifferenza di moti non abbia che far con la generazione e corruzione.Il discorso di Aristotile e vostro contiene molte proposizioni da nonesser di leggiero ammessee per poterlo meglio esaminaresaràbene ridurlo piú al netto ed al distintoche sia possibile: escusimi il signor Sagredo se forse con qualche tedio sente replicarpiú volte le medesime cosee faccia conto di sentir ripigliargli argomenti ne i publici circoli de i disputanti. Voi dite: "Lagenerazione e corruzione non si fa se non dove sono i contrari; icontrari non sono se non tra i corpi semplici naturalimobili dimovimenti contrari; movimenti contrari sono solamente quelli che sifanno per linee rette tra termini contrarie questi sono solamentedua cioè dal mezo ed al mezoe tali movimenti non sono dialtri corpi naturali che della terradel fuoco e degli altri dueelementi; adunque la generazione e corruzione non è se non tragli elementi. E perché il terzo movimento semplicecioèil circolare intorno al mezonon ha contrario (perchécontrari sono gli altri duae un solo ha un solo per contrario)però quel corpo naturale al quale tal moto competemanca dicontrario; e non avendo contrarioresta ingenerabile eincorruttibile etc.perché dove non è contrarietànon è generazione né corruzione etc.: ma tal motocompete solamente a i corpi celesti: adunque soli questi sonoingenerabiliincorruttibilietc.". E primaa me sirappresenta assai piú agevol cosa il potersi assicurare se laTerracorpo vastissimo e per vicinità a noi trattabilissimosi muova di un movimento massimoqual sarebbe per ora il rivolgersiin se stessa in ventiquattro oreche non è l'intendere edassicurarsi se la generazione e corruzione si facciano da i contrarianzi pure se la corruzione e la generazione ed i contrari sieno innatura: e se voisignor Simpliciomi sapeste assegnare qual sia ilmodo di operare della natura nel generare in brevissimo tempocentomila moscioni da un poco di fumo di mostomostrandomi qualisieno quivi i contrariqual cosa si corrompa e comeio vi reputereiancora piú di quello ch'io foperché io nessuna diqueste cose comprendo. In oltre arei molto caro d'intendere come eperché questi contrari corruttivi sieno cosí benigniverso le cornacchie e cosí fieri verso i colombicosítolleranti verso i cervi ed impazienti contro a i cavalliche aquelli concedano piú anni di vita cioèd'incorruttibilitàche settimane a questi. I peschigliulivihanno pur radice ne i medesimi terrenisono esposti a imedesimi freddia i medesimi caldialle medesime pioggie e ventied in somma alle medesime contrarietà; e pur quelli vengonodestrutti in breve tempoe questi vivono molte centinaia d'anni. Dipiúio non son mai restato ben capace di questa trasmutazionesustanziale (restando sempre dentro a i puri termini naturali)perla quale una materia venga talmente trasformatache si deva pernecessità direquella essersi del tutto destruttasíche nulla del suo primo essere vi rimanga e ch'un altro corpodiversissimo da quellase ne sia prodotto; ed il rappresentarmisi uncorpo sotto un aspetto e di lí a poco sotto un altrodifferente assainon ho per impossibile che possa seguire per unasemplice trasposizione di partisenza corrompere o generar nulla dinuovoperché di simili metamorfosi ne vediamo noi tutto ilgiorno. Sí che torno a replicarvi che come voi mi vorretepersuader che la Terra non si possa muover circolarmente per via dicorruttibilità e generabilitàaverete che fare assaipiú di meche con argomenti ben piú difficilima nonmen concludentivi proverò il contrario.

Sagredo:Signor Salviatiperdonatemi se io interrompo il vostroragionamentoil qualesí come mi diletta assaiperchéio ancora mi trovo involto nelle medesime difficultà cosídubito che sia impossibile il poterne venire a capo senza deporre intutto e per tutto la nostra principal materia; peròquando sipotesse tirare avanti il primo discorsogiudicherei che fusse benerimettere ad un altro separato ed intero ragionamento questaquistione della generazione e corruzionesí come ancoquandociò piaccia a voi ed al signor Simpliciosi potrà faredi altre quistioni particolari che il corso de' ragionamenti ciporgesse avantidelle quali io terrò memoria a parteperproporle un altro giorno e minutamente esaminarle. Orquanto allapresentegià che voi dite chenegato ad Aristotile che ilmoto circolare non sia della Terracome degli altri corpi celestine seguirà che quello che accade della Terracirca l'essergenerabilealterabileetc.sia ancora del cielolasciamo star sela generazione e corruzione sieno o non sieno in naturae torniamo aveder d'investigare quel che faccia il globo terrestre.

Simplicio:Io non posso accomodar l'orecchie a sentir mettere in dubbiose la generazione e corruzione sieno in naturaessendo una cosa chenoi continuamente aviamo innanzi a gli occhie della qualeAristotile ha scritto due libri interi. Ma quando si abbiano a negarei principii nelle scienze e mettere in dubbio le cose manifestissimechi non sa che si potrà provare quel che altri vuole esostener qualsivoglia paradosso? E se voi non vedete tutto il giornogenerarsi e corrompersi erbepianteanimaliche altra cosa vedetevoi? come non vedete perpetuamente giostrarsi in contro lecontrarietàe la terra mutarsi in acqual'acqua convertirsiin arial'aria in fuocoe di nuovo l'aria condensarsi in nuvoleinpioggiegrandini e tempeste?

Sagredo:Anzi veggiamo pur tutte queste cosee però vogliamoconcedervi il discorso d'Aristotilequanto a questa parte dellagenerazione e corruzione fatta da i contrari; ma se io vi concluderòin virtú delle medesime proposizioni concedute ad Aristotileche i corpi celesti sieno essi ancoranon meno che gli elementarigenerabili e corruttibiliche cosa direte voi?

Simplicio:Dirò che voi abbiate fatto quello che èimpossibile a farsi.

Sagredo:Ditemi un pocosignor Simplicio: non sono queste affezionicontrarie tra di loro?

Simplicio:Quali?

Sagredo:Eccovele: alterabileinalterabilepassibileimpassibilegenerabileingenerabilecorruttibileincorruttibile?

Simplicio:Sono contrarissime

Sagredo:Come questo siae sia vero ancora che i corpi celesti sienoingenerabili e incorruttibiliio vi provo che di necessitàbisogna che i corpi celesti sien generabili e corruttibili.

Simplicio:Questo non potrà esser altro che un soffisma.

Sagredo:Sentite l'argomentoe poi nominatelo e solvetelo. I corpicelestiperché sono ingenerabili ed incorruttibilihanno innatura de i contrariche sono i corpi generabili e corruttibili; madove è contrarietàquivi è generazione ecorruzione; adunque i corpi celesti son generabili e corruttibili.

Simplicio:Non vi diss'io che non poteva esser altro ch'un soffisma?Questo è un di quelli argomenti cornutiche si chiamanosoriti: come quello del Candiottoche diceva che tutti i Candiottierano bugiardiperòessendo egli Candiottoveniva a dir labugiamentre diceva che i Candiotti erano bugiardi; bisogna adunqueche i Candiotti fussero veridicied in conseguenza essocomeCandiottoveniva ad esser veridicoe perònel dir che iCandiotti erano bugiardi diceva il veroe comprendendo sécome Candiottobisognava che e' fusse bugiardo. E cosí inquesta sorte di soffismi si durerebbe in eterno a rigirarsisenzaconcluder mai niente.

Sagredo:Voi sin qui l'avete nominato: resta ora che lo sciogliatemostrando la fallacia.

Simplicio:Quanto al solverlo e mostrar la sua fallacianon vedete voiprimala contradizion manifesta? i corpi celesti sono ingenerabili eincorruttibili; adunque i corpi celesti son generabili ecorruttibili? E poila contrarietà non è tra i corpicelestima è tra gli elementili quali hanno la contrarietàde i moti sursum et deorsum e della leggerezza e gravità;ma i cieliche si muovono circolarmenteal qual moto niun altro ècontrariomancano di contrarietàe però sonoincorruttibili etc.

Sagredo:Pianosignor Simplicio. Questa contrarietàper laquale voi dite alcuni corpi semplici esser corruttibilirisied'ellanell'istesso corpo che si corrompeo pure ha relazione ad un altro?dico se l'umiditàper esempioper la quale si corrompe unaparte di terrarisiede nell'istessa terra o pure in un altro corpoqual sarebbe l'aria o l'acqua. Io credo pur che voi direte chesícome i movimenti in su e in giúe la gravità e laleggerezzache voi fate i primi contrarinon posson essere nelmedesimo suggettocosí né anco l'umido e 'l seccoilcaldo e 'l freddo: bisogna dunque che voi diciateche quando ilcorpo si corrompeciò avvenga per la qualità che sitrova in un altrocontraria alla sua propria. Peròper farche 'l corpo celeste sia corruttibilebasta che in natura ci sienocorpi che abbiano contrarietà al corpo celeste; e tali sonogli elementise è vero che la corruttibilità siacontraria all'incorruttibilità.

Simplicio:Non basta questoSignor mio. Gli elementi si alterano e sicorrompono perché si toccano e si mescolano tra di loroecosí possono esercitare le lor contrarietà; ma i corpicelesti sono separati da gli elementida i quali non son néanco tocchise ben essi toccano gli elementi. Bisognase voi voleteprovar la generazione e corruzione ne i corpi celestiche voimostriate che tra loro riseggano le contrarietà.

Sagredo:Ecco ch'io ve le trovo tra di loro. Il primo fonte dal qualevoi cavate le contrarietà de gli elementiè lacontrarietà de' moti loro in su e in giú; adunque èforza che contrari sieno parimente tra di loro quei principii da iquali dependono tali movimenti; e perché quello èmobile in su per la leggerezzae questo in giú per lagravitàè necessario che leggerezza e gravitàsieno tra di loro contrarie; né meno si deve credere che siencontrari quegli altri principii che son cagioni che questo sia gravee leggiero quello. Maper voi medesimila leggerezza e la gravitàvengono in conseguenza della rarità e densitàadunquecontrarie saranno la densità e la rarità: le qualicondizioni tanto amplamente si ritrovano ne i corpi celestiche voistimate le stelle non esser altro che parti piú dense del lorcieloe quando ciò siabisogna che la densità dellestelle superi quasi d'infinito intervallo quella del resto del cielo;il che è manifesto dall'essere il cielo sommamentetrasparentee le stelle sommamente opachee dal non si trovarelassú altre qualità che 'l piú e 'l meno denso oraroche della maggiore e minor trasparenza possano esser principii.Essendo dunque tali contrarietà tra i corpi celestiènecessario che essi ancora sien generabili e corruttibiliin quelmedesimo modo che son tali i corpi elementario vero che non lacontrarietà sia causa della corruttibilitàetc.

Simplicio:Non è necessario né l'un né l'altro:perché la densità e rarità ne i corpi celestinon son contrarie tra lorocome ne i corpi elementari; imperocchénon dependono dalle prime qualitàcaldo e freddoche sonocontrariema dalla molta o poca materia in proporzione allaquantitàora il molto e 'l poco dicono solamente unaopposizione relativache è la minor che siae non ha chefare con la generazione e corruzione.

Sagredo:Talché a voler che il denso e 'l raroche tra glielementi deve esser cagione di gravità e leggerezzale qualipossan esser cause di moti contrari sursum et deorsumda iquali dependano poi le contrarietà per la generazione ecorruzione[…]non basta che sieno di quei densi e rari chesotto la medesima quantitào vogliam dir molecontengonomolta o poca materiama è necessario che e' siano densi erari mercè delle prime qualitàfreddo e caldo;altramentenon si farebbe niente. Mase questo èAristotileci ha ingannatiperché doveva dircelo da principioelasciare scritto che son generabili e corruttibili quei corpisemplici che son mobili di movimenti semplici in su e in giúdependenti da leggerezza e gravitàcausate da rarità edensitàfatta da molta e poca materiamercé del caldoe del freddoe non si fermare sul semplice moto sursum etdeorsum; perché io vi assicuro che quanto al fare i corpigravi e leggierionde e' sien poi mobili di movimenti contrariqualsivoglia densità e rarità bastavenga ella percaldo e freddo o per quel che piú vi piaceperché ilcaldo e 'l freddo non hanno che far niente in questa operazioneevoi vedrete che un ferro infocatoche pur si può chiamarcaldopesa il medesimo e si muove nel medesimo modo che freddo. Malasciato ancor questoche sapete voi che il denso e 'l raro celestenon dependano dal freddo e dal caldo?

Simplicio:Solloperché tali qualità non sono tra i corpicelestili quali non son caldi né freddi.

Salviati:Io veggo che noi torniamo di nuovo a ingolfarci in un pelagoinfinito da non ne uscir maiperché questo è unnavigar senza bussolasenza stellesenza remisenza timoneondeconvien per necessità o passare di scoglio in scoglio o darein secco o navigar sempre per perduti. Peròse conforme alvostro consiglio noi vogliamo tendere avanti nella nostra principalmateriabisogna chelasciata per ora questa general considerazionese il moto retto sia necessario in natura e convenga ad alcuni corpivenghiamo alle dimostrazioniosservazioni ed esperienze particolariproponendo prima tutte quelle che da Aristotile da Tolomeo e da altrisono state sin qui addotte per prova della stabilità dellaTerracercando secondariamente di solverlee portando in ultimoquelle per le quali altri possa restar persuaso che la Terra sianonmen che la Luna o altro pianetada connumerarsi tra i corpi naturalimobili circolarmente.

Sagredo:Io tanto piú volentieri mi atterrò a questoquanto io resto assai piú sodisfatto del vostro discorsoarchitettonico e generale che di quello d'Aristotileperchéil vostro senza intoppo veruno mi quietae l'altro ad ogni passo miattraversa qualche inciampo; e non so come il signor Simplicio nonsia restato subito persuaso dalla ragione arrecata da voi per provache il moto per linea retta non può aver luogo in naturatuttavoltaché si supponga che le parti dell'universo sienodisposte in ottima costituzione e perfettamente ordinate.

Salviati:Fermatedi graziasignor Sagredoché pur ora misovviene il modo di poter dar sodisfazione anco al signor Simpliciotuttavolta però che e' non voglia restar talmente legato adogni detto d'Aristotileche egli abbia per sacrilegio ildiscostarsene da alcuno. E' non è dubbio che per mantenerl'ottima disposizione e l'ordine perfetto delle parti dell'universoquanto alla local situazionenon ci è altro che il movimentocircolare e la quiete; ma quanto al moto per linea rettanon veggoche possa servire ad altro che al ridurre nella sua naturalcostituzione qualche particella di alcuno de' corpi integrali che perqualche accidente fusse stata rimossa e separata dal suo tuttocomedi sopra dicemmo. Consideriamo ora tutto il globo terrestre eveggiamo quel che può esser di luituttavoltaché edesso e gli altri corpi mondani si devano conservare nell'ottima enatural disposizione. Egli è necessario direo che egli restie si conservi perpetuamente immobile nel luogo suoo cherestandopur sempre nell'istesso luogosi rivolga in se stessoo che vadiaintorno ad un centromovendosi per la circonferenza di un cerchio:de i quali accidentied Aristotile e Tolomeo e tutti i lor seguacidicon pure che egli ha osservato sempreed è per mantenere ineternoil primocioè una perpetua quiete nel medesimo luogo.Orperché dunque in buon'ora non si dev'egli dire che suanaturale affezione è il restare immobilepiú tosto chefar suo naturale il moto all'ingiúdel qual moto egli giàmai non si è mosso ned è per muoversi? E quanto almovimento per linea rettalascisi che la natura se ne serva perridur al suo tutto le particelle della terradell'acquadell'ariae del fuocoe di ogni altro corpo integrale mondanoquando alcunadi loroper qualche casose ne trovasse separatae però inluogo disordinato trasposta; se pure anco per far questa restituzionenon si trovasse che qualche moto circolare fusse piúaccomodato. Parmi che questa primaria posizione risponda moltomegliodico anco in via d'Aristotile medesimoa tutte le altreconseguenzeche l'attribuire come intrinseco e natural principio degli elementi i movimenti retti. Il che è manifesto: perchés'io domanderò al Peripateticosetenendo egli che i corpicelesti sieno incorruttibili ed eterniei crede che 'l globoterrestre non sia talema corruttibile e mortalesí che egliabbia a venir tempo checontinuando suo essere e sue operazioni ilSole e la Luna e le altre stellela Terra non si ritrovi piúal mondoma sia con tutto il resto de gli elementi destrutta eandata in nienteson sicuro che egli risponderà di noadunque la corruzione e generazione è nelle partie non neltuttoe nelle parti ben minime e superficialile quali son comeinsensibili in comparazion di tutta la mole: e perchéAristotile argumenta la generazione e corruzione dalla contrarietàde' movimenti rettilascinsi tali movimenti alle partiche sole sialterano e corromponoed all'intero globo e sfera de gli elementiattribuiscasi o il moto circolare o una perpetua consistenza nelproprio luogoaffezioni che sole sono atte alla perpetuazione ed almantenimento dell'ordine perfetto. Questo che si dice della terrapuò dirsi con simil ragion del fuoco e della maggior partedell'aria; a i quali elementi si son ridotti i Peripatetici adassegnare per loro intrinseco e natural moto uno del quale mai non sisono mossi né sono per muoversie chiamar fuor della naturaloro quel movimento del quale si muovonosi son mossie son permuoversi perpetuamente. Questo dicoperché assegnano all'ariaed al fuoco il moto all'insúdel quale già mai si èmosso alcuno de i detti elementima solo qualche lor particellaequesta non per altro che per ridursi alla perfetta costituzionementre si trovava fuori del luogo suo naturale; ed all'incontrochiamano a lor preternaturale il moto circolaredel qualeincessabilmente si muovonoscordatisi in certo modo di quello chepiú volte ha detto Aristotileche nessun violento puòdurar lungo tempo.

Simplicio:A tutte queste cose abbiamo noi le risposte accomodatissimele quali per ora lascerò da parte per venire alle ragioni piúparticolari ed esperienze sensatele quali finalmente devonoanteporsicome ben dice Aristotilea quanto possa essercisomministrato dall'umano discorso.

Sagredo:Servanci dunque le cose dette sin qui per averci messo inconsiderazione qual de' due generali discorsi abbia piú delprobabile: dico quello di Aristotileper persuadercila natura de icorpi sullunari esser generabile e corruttibileetc.e peròdiversissima dall'essenza de i corpi celestiper esser loroimpassibiliingenerabiliincorruttibilietc.tirato dalladiversità de i movimenti semplici; o pur questo del signorSalviatichesupponendo le parti integrali del mondo esseredisposte in ottima costituzioneesclude per necessaria conseguenzada i corpi semplici naturali i movimenti retticome di niuno uso innaturae stima la Terra esser essa ancora uno de i corpi celestiadornato di tutte le prerogative che a quelli convengono: il qualdiscorso sin qui a me consuona assai piú che quell'altro. Siadunque contento il signor Simplicio produr tutte le particolariragioniesperienze ed osservazionitanto naturali quantoastronomicheper le quali altri possa restar persuasola Terraesser diversa da i corpi celestiimmobilecollocata nel centro delmondoe se altro vi è che l'escluda dall'esser essa ancoramobile come un pianetacome Giove o la Lunaetc.: ed il signorSalviati per sua cortesia si contenterà di rispondere a partea parte.

Simplicio:Eccoviper la primadue potentissime dimostrazioni perprova che la Terra è differentissima da i corpi celesti.Primai corpi che sono generabilicorruttibilialterabilietc.son diversissimi da quelli che sono ingenerabili incorruttibiliinalterabilietc.: la Terra è generabilecorruttibilealterabileetc.e i corpi celesti ingenerabiliincorruttibiliinalterabilietc.: adunque la Terra è diversissima da i corpicelesti.

SAGRPer il primo argomentovoi riconducete in tavola quello che ci èstato tutt'oggi ed a pena si è levato pur ora.

Simplicio:PianoSignore; sentite il restoe vedrete quanto e' siadifferente da quello. Nell'altro si provò la minore aprioried ora ve la voglio provare a posteriori; guardatese questo è essere il medesimo. Provo dunque la minoreessendo la maggiore manifestissima. La sensata esperienza ci mostracome in Terra si fanno continue generazionicorruzionialterazionietc.delle quali né per senso nostroné pertradizioni o memorie de' nostri antichise n'è veduta verunain cielo; adunque il cielo è inalterabile etc.e la Terraalterabile etc.e però diversa dal cielo. Il secondoargomento cavo io da un principale ed essenziale accidente; ed èquesto. Quel corpo che è per sua natura oscuro e privo diluceè diverso da i corpi luminosi e risplendenti: la Terra ètenebrosa e senza luce; ed i corpi celesti splendidi e pieni di luce:adunque etc. Rispondasi a questiper non far troppo cumuloe poi neaddurrò altri.

Salviati:Quanto al primola forza del quale voi cavatedall'esperienzadesidero che voi piú distintamente miproduciate le alterazioni che voi vedete farsi nella Terra e non incieloper le quali voi chiamate la Terra alterabile ed il cielo no.

Simplicio:Veggo in Terra continuamente generarsi e corrompersi erbepianteanimalisuscitarsi ventipioggietempesteprocelleed insomma esser questo aspetto della Terra in una perpetua metamorfosi;niuna delle quali mutazioni si scorge ne' corpi celestilacostituzione e figurazione de' quali è puntualissimamenteconforme a quelle di tutte le memoriesenza esservisi generato cosaalcuna di nuovoné corrotto delle antiche.

Salviati:Macome voi vi abbiate a quietare su queste visibilioperdir meglioveduteesperienzeè forza che voi reputiate laChina e l'America esser corpi celestiperché sicuramente inessi non avete vedute mai queste alterazioni che voi vedete qui inItaliae che peròquanto alla vostra apprensionee' sienoinalterabili.

Simplicio:Ancorché io non abbia vedute queste alterazionisensatamente in quei luoghice ne son però le relazionisicure: oltre checum eadem sit ratio totius et partiumessendo quei paesi parti della Terra come i nostriè forzache e' sieno alterabili come questi.

Salviati:E perché non l'avete voisenza ridurvi a dovercredere all'altrui relazioniosservate e viste da per voi con ivostri occhi propri?

Simplicio:Perché quei paesioltre al non esser esposti a gliocchi nostrison tanto remoti che la vista nostra non potrebbearrivare a comprenderci simili mutazioni.

Salviati:Or vedete come da per voi medesimo avete casualmente scopertala fallacia del vostro argomento. Imperocché se voi dite chele alterazioniche si veggono in Terra appresso di noinon lepotresteper la troppa distanzascorger fatte in Americamoltomeno le potreste vedere nella Lunatante centinaia di volte piúlontana: e se voi credete le alterazioni messicane a gli avvisivenuti di làquai rapporti vi son venuti dalla Luna asignificarvi che in lei non vi è alterazione? Adunque dal nonveder voi le alterazioni in cielodovequando vi fusserononpotreste vederle per la troppa distanzae dal non ne aver relazionementre che aver non si possanon potete arguir che elle non visienocome dal vederle e intenderle in Terra bene arguite che le cisono.

Simplicio:Io vi troverò delle mutazioni seguite in Terra cosígrandiche se di tali se ne facessero nella Lunabenissimopotrebbero esser osservate di qua giú. Noi aviamoperantichissime memorieche giàallo stretto di GibilterraAbile e Calpe erano continuati insieme con altre minori montagne lequali tenevano l'Oceano rispinto; ma essendosiqual se ne fusse lacausaseparati i detti montied aperto l'adito all'acque marinequeste scorsero talmente in dentroche ne formarono tutto il mareMediterraneo: del quale se noi considereremo la grandezzae ladiversità dell'aspetto che devon fare tra di loro lasuperficie dell'acqua e quella della terravedute di lontanonon hadubbio che una tale mutazione poteva benissimo esser compresa da chifusse stato nella Lunasí come da noi abitatori della Terrasimili alterazioni dovrebbero scorgersi nella Luna: ma non ci èmemoria che mai si sia veduta cosa tale: adunque non ci resta attaccoda poter dire che alcuno de i corpi celesti sia alterabile etc.

Salviati:Che mutazioni cosí vaste sieno seguite nella Lunaionon ardirei di dirlo; ma non sono anco sicuro che non ve ne possanoesser seguite: e perché una simil mutazione non potrebberappresentarci altro che qualche variazione tra le parti piúchiare e le piú oscure di essa Lunaio non so che ci sienostati in Terra selinografi curiosiche per lunghissima serie di annici abbiano tenuti provvisti di selinografie cosí esattecheci possano render sicurinissuna tal mutazione esser già maiseguita nella faccia della Luna; della figurazione della quale nontrovo piú minuta descrizioneche il dire alcuno che larappresenta un volto umanoaltri che l'è simile a un ceffo dileoneed altri che l'è Caino con un fascio di pruni inspalla. Adunque il dire "Il cielo è inalterabileperchénella Luna o in altro corpo celeste non si veggono le alterazioni chesi scorgono in Terra" non ha forza di concluder cosa alcuna.

Sagredo:Ed a me resta non so che altro scrupolo in questo primoargomento del signor Simplicioil quale desidero che mi sia levato.Però io gli domando se la Terra avanti l'innondazionemediterranea era generabile e corruttibileo pur cominciòallora ad esser tale.

Simplicio:Era senza dubbio generabile e corruttibile ancora avanti; maquella fu una mutazione tanto vastache anche nella Luna si sarebbepotuta osservare

Sagredo:Ohse la Terra fupure avanti tale alluvionegenerabile ecorruttibileperché non può esser tale la Lunaparimente senza una simile mutazione? perché ènecessario nella Luna quello che non importava nulla nella Terra?

Salviati:Argutissima instanza. Ma io vo dubitando che il signorSimplicio alteri un poco l'intelligenza de i testi d'Aristotile e degli altri Peripateticili quali dicano di tenere il cieloinalterabileperché in esso non si è veduto generarené corromper mai alcuna stellache forse è del cieloparte minore che una città della Terrae pur innumerabili diqueste si son destrutte in modo che né anco i vestigii ci sonrimasti.

Sagredo:Io certo stimava altramentee credeva che il signorSimplicio dissimulasse questa esposizione di testo per non gravare ilMaestro ed i suoi condiscepoli di una nota assai piú deformedell'altra. E qual vanità è il dire: "La parteceleste è inalterabileperché in essa non si generanoe corrompono stelle"? ci è forse alcuno che abbia vedutocorrompersi un globo terrestre e rigenerarsene un altro? e non èegli ricevuto da tutti i filosofiche pochissime stelle sieno incielo minori della Terrama bene assaissime molto e molto maggiori?Il corrompersi dunque una stella in cielo non è minor cosa chedestruggersi tutto il globo terrestre: peròquando per potercon verità introdur nell'universo la generazione e corruzionesia necessario che si corrompano e rigenerino corpi cosí vasticome una stellatoglietelo pur via del tuttoperché viassicuro che mai non si vedrà corrompere il globo terrestre oaltro corpo integrale del mondosí cheessendocisi vedutoper molti secoli decorsiei si dissolva in manierache di sénon lasci vestigio alcuno.

Salviati:Ma per dar soprabbondante soddisfazione al signor Simplicio etorlose è possibiledi erroredico che noi aviamo nelnostro secolo accidenti ed osservazioni nuove e talich'io nondubito punto che se Aristotile fusse all'età nostramuterebbeoppinione. Il che manifestamente si raccoglie dal suo stesso modo difilosofare: imperocché mentre egli scrive di stimare i cieliinalterabili etc.perché nissuna cosa nuova si èveduta generarvisi o dissolversi delle vecchieviene implicitamentea lasciarsi intendere che quando egli avesse veduto uno di taliaccidentiaverebbe stimato il contrario ed antepostocome convienela sensata esperienza al natural discorsoperché quando e'non avesse voluto fare stima de' sensinon avrebbealmeno dal nonsi vedere sensatamente mutazione alcunaargumentata l'immutabilità.

Simplicio:Aristotile fece il principal suo fondamento sul discorso apriorimostrando la necessità dell'inalterabilitàdel cielo per i suoi principii naturalimanifesti e chiari; e lamedesima stabilí doppo a posterioriper il senso e perle tradizioni de gli antichi.

Salviati:Cotestoche voi diteè il metodo col quale egli hascritta la sua dottrinama non credo già che e' sia quellocol quale egli la investigòperché io tengo per fermoch' e' proccurasse primaper via de' sensidell'esperienze e delleosservazionidi assicurarsi quanto fusse possibile dellaconclusionee che doppo andasse ricercando i mezi da poterladimostrareperché cosí si fa per lo piú nellescienze dimostrative: e questo avviene perchéquando laconclusione è veraservendosi del metodo resolutivoagevolmente si incontra qualche proposizione già dimostrataosi arriva a qualche principio per sé noto; ma se laconclusione sia falsasi può procedere in infinito senzaincontrar mai verità alcuna conosciutase già altrinon incontrasse alcun impossibile o assurdo manifesto. E non abbiatedubbio che Pitagora gran tempo avanti che e' ritrovasse ladimostrazione per la quale fece l'ecatumbesi era assicurato che 'lquadrato del lato opposto all'angolo retto nel triangolo rettangoloera eguale a i quadrati de gli altri due lati; e la certezza dellaconclusione aiuta non poco al ritrovamento della dimostrazioneintendendo sempre nelle scienze demostrative. Ma fusse il progressodi Aristotile in qualsivoglia modosí che il discorso apriori precedesse il senso a posteriorio per l'oppositoassai è che il medesimo Aristotile antepone (come piúvolte s'è detto) l'esperienze sensate a tutti i discorsi oltrechequanto a i discorsi a priorigià si èesaminato quanta sia la forza loro. Ortornando alla materiadicoche le cose scoperte ne i cieli a i tempi nostri sono e sono statetaliche posson dare intera soddisfazione a tutti i filosofi:imperocché e ne i corpi particolari e nell'universaleespansione del cielo si son visti e si veggono tuttavia accidentisimili a quelli che tra di noi chiamiamo generazioni e corruzioniessendo che da astronomi eccellenti sono state osservate molte cometegenerate e disfatte in parti piú alte dell'orbe lunareoltrealle due stelle nuove dell'anno 1572 e del 1604senza verunacontradizione altissime sopra tutti i pianeti; ed in facciadell'istesso Sole si veggonomercé del telescopioprodurre edissolvere materie dense ed oscure in sembianza molto simili allenugole intorno alla Terrae molte di queste sono cosí vasteche superano di gran lunga non solo il sino Mediterraneoma tuttal'Affrica e l'Asia ancora. Oraquando Aristotile vedesse queste coseche credete voisignor Simplicioch' e' dicesse e facessei.

Simplicio:Io non so quello che si facesse né dicesse Aristotileche era padrone delle scienzema so bene in parte quello che fanno ediconoe che conviene che facciano e dicano i suoi seguaciper nonrimaner senza guida senza scorta e' senza capo nella filosofia.Quanto alle cometenon son eglino restati convinti quei moderniastronomiche le volevano far celestidall'Antiticoneeconvinti con le loro medesime armidico per via di paralassi e dicalcoli rigirati in cento modiconcludendo finalmente a favord'Aristotile che tutte sono elementari? e spiantato questoche eraquanto fondamento avevano i seguaci delle novitàche altropiú resta loro per sostenersi in piedi?

Salviati:Con flemmasignor Simplicio. Cotesto moderno autore che cosadice egli delle stelle nuove del 72 e del 604 e delle macchie solari?perché quanto alle cometeioquant'a mepoca difficultàfarei nel porle generate sotto o sopra la Lunané ho maifatto gran fondamento sopra la loquacità di Ticonenésento repugnanza alcuna nel poter credere che la materia loro siaelementaree che le possano sublimarsi quanto piace lorosenzatrovare ostacoli nell'impenetrabilità del cielo peripateticoil quale io stimo piú tenue piú cedente e piúsottile assai della nostra aria; e quanto a i calcoli delleparalassiprima il dubbio se le comete sian soggette a taleaccidentee poi l'incostanza delle osservazioni sopra le quali sonfatti i computimi rendono egualmente sospette queste opinioni equellee massime che mi pare che l'Antiticone talvoltaaccomodi a suo modoo metta per fallaciquelle osservazioni cherepugnano al suo disegno.

Simplicio:Quanto alle stelle nuovel'Antiticone se ne sbrigabenissimo in quattro paroledicendo che tali moderne stelle nuovenon son parti certe de i corpi celestie che bisogna che gliavversarise voglion provare lassú esser alterazione egenerazionedimostrino mutazioni fatte nelle stelle descritte giàtanto tempodelle quali nissuno dubita che sieno cose celestiilche non possono far mai in veruna manieracirca poi alle materie chealcuni dicono generarsi e dissolversi in faccia del Soleei non nefa menzione alcuna; ond'io argomento ch' e' l'abbia per una favolaoper illusioni del cannocchialeo al piú per affezioncellefatte per ariaed in somma per ogni altra cosa che per materiecelesti.

Salviati:Ma voisignor Simplicioche cosa vi sete immaginato dirispondere all'opposizione di queste macchie importunevenute aintorbidare il cieloe piú la peripatetica filosofia? egli èforza checome intrepido difensor di quellavi abbiate trovatoripiego e soluzionedella quale non dovete defraudarci.

Simplicio:Io ho intese diverse opinioniintorno a questo particolare."Chi dice che le sono stelleche ne' loro proprii orbia guisadi Venere e di Mercuriosi volgono intorno al Solee nel passarglisotto si mostrano a noi oscuree per esser moltissimespesso accadeche parte di loro si aggreghino insieme e che poi si separinoaltrile credono esser impressioni per aria; altriillusioni de'cristalli; ed altrialtre cose. Ma io inclino assai a credereanzitengo per fermoche le sieno un aggregato di molti e vari corpiopachiquasi casualmente concorrenti tra di loro: e peròveggiamo spesso che in una macchia si posson numerare dieci e piúdi tali corpicelli minutiche sono di figure irregolari e ci sirappresentano come fiocchi di neve o di lana o di mosche volantivariano sito tra di loroed or si disgregano ed ora si congreganoemassimamente sotto il Soleintorno al qualecome intorno a suocentrosi vanno movendo. Ma non però è di necessitàdire che le si generino e si corrompanoma che alcune volte sioccultano doppo il corpo del Soleed altre voltebenchéallontanate da quellonon si veggono per la vicinanza dellasmisurata luce del Sole: imperocché nell'orbe eccentrico delSole vi è costituita una quasi cipolla composta di moltegrossezzeuna dentro all'altraciascheduna delle qualiessendotempestata di alcune piccole macchiesi muove; e benché ilmovimento loro da principio sia parso inconstante ed irregolarenulla dimeno si dice essersi ultimamente osservato che dentro a tempideterminati ritornano le medesime macchie per l'appunto". Questopare a me il piú accomodato ripiego che sin qui si siaritrovato per render ragione di cotale apparenzaed insiememantenere la incorruttibilità ed ingenerabilità delcielo; e quando questo non bastassenon mancheranno ingegni piúelevati che ne troveranno de gli altri migliori.

Salviati:Se questo di che si disputa fusse qualche punto di legge o dialtri studi umanine i quali non è né verità néfalsitàsi potrebbe confidare assai nella sottigliezzadell'ingegno e nella prontezza del dire e nella maggior pratica negli scrittorie sperare che quello che eccedesse in queste cosefusse per far apparire e giudicar la ragion sua superiore; ma nellescienze naturalile conclusioni delle quali son vere e necessarie névi ha che far nulla l'arbitrio umanobisogna guardarsi di non siporre alla difesa del falsoperché mille Demosteni e milleAristoteli resterebbero a piede contro ad ogni mediocre ingegno cheabbia auto ventura di apprendersi al vero. PeròsignorSimpliciotoglietevi pur giú dal pensiero e dalla speranzache voi aveteche possano esser uomini tanto piú dottieruditi e versati ne i libriche non siamo noi altriche aldispetto della natura sieno per far divenir vero quello che èfalso. E già che tra tutte le opinioni che sono state prodottesin qui intorno all'essenza di queste macchie solariquestaesplicata pur ora da voi vi par la veraresta (se questo è)che l'altre tutte sien false; ed ioper liberarvi ancora da questache pure è falsissima chimeralasciando mill'altreimprobabilità che vi sonodue sole esperienze vi arreco incontrario. L'una èche molte di tali macchie si veggononascere nel mezo del disco solaree molte parimente dissolversi esvanire pur lontane dalla circonferenza del Sole; argumentonecessario che le si generano e si dissolvono: ché se senzagenerarsi e corrompersi comparissero quivi per solo movimento localetutte si vedrebbero entrare e uscire per la estrema circonferenza.L'altra osservazione a quelli che non son costituiti nell'infimogrado d'ignoranza di prospettivadalla mutazione dell'apparentifiguree dall'apparente mutazion di velocità di motosiconclude necessariamente che le macchie son contigue al corpo solaree chetoccando la sua superficiecon essa o sopra di essa simuovonoe che in cerchi da quello remoti in verun modo non siraggirano. Concludelo il motoche verso la circonferenza del discosolare apparisce tardissimoe verso il mezo piú veloce;concludonlo le figure delle macchiele quali verso la circonferenzaappariscono strettissime in comparazione di quello che si mostranonelle parti di mezoe questo perché nelle parti di mezo siveggono in maestà e quali elle veramente sonoe verso lacirconferenzamediante lo sfuggimento della superficie globosasimostrano in iscorcio: e l'una e l'altra diminuzionedi figura e dimotoa chi diligentemente l'ha sapute osservare e calcularerisponde precisamente a quello che apparir deve quando le macchiesien contigue al Solee discorda inescusabilmente dal muoversi incerchi remotibenché per piccoli intervallidal corposolare; come diffusamente è stato dimostrato dall'amico nostronelle Lettere delle Macchie Solari al signor Marco Velseri.Raccogliesi dalla medesima mutazion di figura che nissuna di esse èstella o altro corpo di figura sferica; imperocché tra tuttele figure sola la sfera non si vede mai in iscorcioné puòrappresentarsi mai se non perfettamente rotondae cosí quandoalcuna delle macchie particolari fusse un corpo rotondoquali sistimano esser tutte le stelledella medesima rotondità simostrerebbe tanto nel mezo del disco solare quanto verso l'estremità;dove che lo scorciare tanto e mostrarsi cosí sottili versotale estremitàed all'incontro spaziose e larghe verso ilmezoci rende sicuri quelle esser falde di poca profondità ogrossezza rispetto alla lunghezza e larghezza loro. Che poi si siaosservato ultimamente che le macchie doppo suoi determinati periodiritornino le medesime per l'appuntonon lo crediatesignorSimplicioe chi ve l'ha detto vi vuole ingannare; e che ciòsiaguardate che ei vi ha taciuto quelle che si generano e quelleche si dissolvono nella faccia del Solelontano dalla circonferenzané vi ha anco detto parola di quello scorciareche èargomento necessario dell'esser contigue al Sole. Quello che ci èdel ritorno delle medesime macchienon è altro che quel chepur si legge nelle sopraddette Letterecioè che alcunedi esse può esser talvolta che siano di cosí lungaduratache non si disfacciano per una sola conversione intorno alSolela quale si spedisce in meno di un mese.

Simplicio:Ioper dire il veronon ho fatto né sí lunghené sí diligenti osservazioniche mi possano bastare aesser ben padrone del quod est di questa materia; ma voglio inogni modo farlee poi provarmi io ancora se mi sucedesse concordarequel che ci porge l'esperienza con quel che ci dimostra Aristotileperché chiara cosa è che due veri non si possoncontrariare.

Salviati:Tuttavolta che voi vogliate accordar quel che vi mostreràil senso con le piú salde dottrine d'Aristotilenon ciaverete una fatica al mondo. E che ciò sia veroAristotilenon dic'egli che delle cose del cielomediante la gran lontananzanon se ne può molto resolutamente trattare?

Simplicio:Dicelo apertamente.

Salviati:Il medesimo non afferm'egli che quello che l'esperienza e ilsenso ci dimostrasi deve anteporre ad ogni discorsoancorchéne paresse assai ben fondato? e questo non lo dic'egli resolutamentee senza punto titubare?

Simplicio:Dicelo.

Salviati:Adunque di queste due proposizioniche sono ambedue dottrinad'Aristotilequesta secondache dice che bisogna anteporre il sensoal discorsoè dottrina molto piú ferma e risoluta chel'altrache stima il cielo inalterabilee però piúaristotelicamente filosoferete dicendo: "Il cielo èalterabileperché cosí mi mostra il senso"chese direte: "Il cielo è inalterabileperché cosípersuade il discorso ad Aristotile". Aggiugnete che noi possiamomolto meglio di Aristotile discorrer delle cose del cieloperchéconfessando egli cotal cognizione esser a lui difficile per lalontananza da i sensiviene a concedere che quello a chi i sensimeglio lo potessero rappresentarecon sicureza maggiore potrebbeintorno ad esso filosofare: ora noimercé del telescopiocelo siam fatto vicino trenta e quaranta volte piú che vicinonon era ad Aristotilesí che possiamo scorgere in esso centocose che egli non potette vederee tra le altre queste macchie nelSoleche assolutamente ad esso furono invisibili: adunque del cieloe del Sole piú sicuramente possiamo noi trattare cheAristotile.

Sagredo:Io sono nel cuore al signor Simplicioe veggo che e' sisente muovere assai dalla forza di queste pur troppo concludentiragioni; madall'altra bandail vedere la grande autoritàche si è acquistata Aristotile appresso l'universaleilconsiderare il numero de gli interpreti famosi che si sono affaticatiper esplicare i suoi sensiil vedere altre scienzetanto utili enecessarie al publicofondar gran parte della stima e reputazionloro sopra il credito d'Aristotilelo confonde e spaventa assai; eme lo par sentir dire: "E a chi si ha da ricorrere per definirele nostre controversielevato che fusse di seggio Aristotile? qualaltro autore si ha da seguitare nelle scuolenelle accademienellistudi? qual filosofo ha scritto tutte le parti della naturalfilosofiae tanto ordinatamentesenza lasciar indietro pur unaparticolar conclusione? adunque si deve desolar quella fabbricasotto la quale si ricuoprono tanti viatori? si deve destruggerquell'asiloquel Pritaneodove tanto agiatamente si ricoveranotanti studiosidovesenza esporsi all'ingiurie dell'ariacol solorivoltar poche cartesi acquistano tutte le cognizioni della natura?si ha da spiantar quel propugnacolodove contro ad ogni nimicoassalto in sicurezza si dimora?" Io gli compatisconon meno chea quel signore checon gran tempocon spesa immensacon l'opera dicento e cento arteficifabbricò nobilissimo palazzoe poi loveggaper esser stato mal fondatominacciar rovinae cheper nonvedere con tanto cordoglio disfatte le mura di tante vaghe pittureadornatecadute le colonne sostegni delle superbe loggecaduti ipalchi doratirovinati gli stipitii frontespizi e le cornicimarmoree con tanta spesa condottecerchi con catene puntellicontraffortibarbacani e sorgozzoni di riparare alla rovina.

Salviati:Eh non tema già il signor Simplicio di simil cadute;io con sua assai minore spesa torrei ad assicurarlo del danno. Non ciè pericolo che una moltitudine sí grande di filosofiaccorti e sagaci si lasci sopraffare da uno o duache faccino unpoco di strepito; anzi non pure col voltargli contro le punte dellelor pennema col solo silenziogli metteranno in disprezzo ederisione appresso l'universale. Vanissimo è il pensiero dichi credesse introdur nuova filosofia col reprovar questo o quelloautore: bisogna prima imparare a rifar i cervelli degli uominierendergli atti a distinguere il vero dal falsocosa che solo Dio lapuò fare. Ma d'un ragionamento in un altro dove siamo noitrascorsi? io non saprei ritornare in su la tracciasenza la scortadella vostra memoria.

Simplicio:Me ne ricordo io benissimo. Eramo intorno alle rispostedell'Antiticone all'obbiezioni contro all'immutabilitàdel cielotra le quali voi inseriste questa delle macchie solarinon toccata da lui; e credo che voi voleste considerar la suarisposta all'instanza delle stelle nuove.

Salviati:Or mi sovviene il restante; e seguitando la materiaparmiche nella risposta dell'Antiticone sieno alcune cose degne diriprensione. E primase le due stelle nuovele quali e' non puòfar di manco di non por nelle parti altissime del cieloe che furonodi lunga durata e finalmente svanirononon gli danno fastidio nelmantener l'inalterabilità del cieloper non esser loro particerte di quello né mutazioni fatte nelle stelle antichea cheproposito mettersi con tanta ansietà ed affanno contro lecometeper bandirle in ogni maniera dalle regioni celesti? nonbastav'egli il poter dir di loro quel medesimo che delle stellenuove? cioè che per non esser parti certe del cielo némutazioni fatte in alcuna delle sue stellenessun progiudizioportano né al cielo né alla dottrina d'Aristotile?Secondariamenteio non resto ben capace dell'interno dell'animo suomentre che e' confessa che le alterazioni che si facessero nellestelle sarebber destruttrici delle prerogative del cielocioèdell'incorruttibilità etc.e questoperché le stelleson cose celesticome per il concorde consenso di tutti èmanifesto; ed all'incontroniente lo perturbaquando le medesimealterazioni si facessero fuori delle stellenel resto della celesteespansione. Stim'egli forse che il cielo non sia cosa celeste? io perme credeva che le stelle si chiamassero cose celesti mediante l'essernel cielo o l'esser fatte della materia del cieloe che peròil cielo fusse piú celeste di loroin quella guisa che non sipuò dire alcuna cosa esser piú terrestre o piúignea della terra o del fuoco stesso. Il non aver poi fatto menzionedelle macchie solaridelle quali è stato dimostratoconcludentemente prodursi e dissolversi ed esser prossime al corposolare e con esso o intorno ad esso raggirarsimi dàgrand'indizio che possa esser che questo autore scriva piútosto a compiacenza di altri che a soddisfazion propria; e questodicoperchédimostrandosi egli intelligente dellematematicheè impossibile ch'ei non resti persuaso dalledimostrazioniche tali materie sono necessariamente contigue alcorpo solaree sono generazioni e corruzioni tanto grandichenissuna cosí grande se ne fa mai in Terra: e se tali e tante esí frequenti se ne fanno nell'istesso globo del Solecheragionevolmente può stimarsi delle piú nobili parti delcieloqual ragione resterà potente a dissuaderci che altre nepossano accadere ne gli altri globi?

Sagredo:Io non posso senza grande ammirazionee dirò granrepugnanza al mio intellettosentir attribuir per gran nobiltàe perfezione a i corpi naturali ed integranti dell'universo questoesser impassibileimmutabileinalterabile etc.ed all'incontrostimar grande imperfezione l'esser alterabilegenerabilemutabileetc.: io per me reputo la Terra nobilissima ed ammirabile per letante e sí diverse alterazionimutazionigenerazionietc.che in lei incessabilmente si fanno; e quandosenza esser suggettaad alcuna mutazioneella fusse tutta una vasta solitudine d'arena ouna massa di diasproo che al tempo del diluvio diacciandosi l'acqueche la coprivano fusse restata un globo immenso di cristallodovemai non nascesse né si alterasse o si mutasse cosa verunaiola stimerei un corpaccio inutile al mondopieno di ozio eper dirlain brevesuperfluo e come se non fusse in naturae quella stessadifferenza ci farei che è tra l'animal vivo e il morto; ed ilmedesimo dico della Lunadi Giove e di tutti gli altri globimondani. Ma quanto piú m'interno in considerar la vanitàde i discorsi popolaritanto piú gli trovo leggieri e stolti.E qual maggior sciocchezza si può immaginar di quella chechiama cose preziose le gemmel'argento e l'oroe vilissime laterra e il fango? e come non sovviene a questi taliche quando fussetanta scarsità della terra quanta è delle gioie o de imetalli piú pregiatinon sarebbe principe alcuno chevolentieri non ispendesse una soma di diamanti e di rubini e quattrocarrate di oro per aver solamente tanta terra quanta bastasse perpiantare in un picciol vaso un gelsomino o seminarvi un arancinodella Cinaper vederlo nascerecrescere e produrre sí bellefrondifiori cosí odorosi e sí gentil frutti? Èdunquela penuria e l'abbondanza quella che mette in prezzo edavvilisce le cose appresso il volgoil quale dirà poi quelloessere un bellissimo diamanteperché assimiglia l'acqua purae poi non lo cambierebbe con dieci botti d'acqua. Questi che esaltanotanto l'incorruttibilitàl'inalterabilitàetc.credoche si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campareassai e per il terrore che hanno della morte; e non considerano chequando gli uomini fussero immortalia loro non toccava a venire almondo. Questi meriterebbero d'incontrarsi in un capo di Medusachegli trasmutasse in istatue di diaspro o di diamanteper diventar piúperfetti che non sono.

Salviati:E forse anco una tal metamorfosi non sarebbe se non conqualche lor vantaggioché meglio credo io che sia il nondiscorrereche discorrere a rovescio.

Simplicio:E' non è dubbio alcuno che la Terra è molto piúperfetta essendocome ella èalterabilemutabileetc.chese la fusse una massa di pietraquando ben anco fusse un interodiamantedurissimo ed impassibile. Ma quanto queste condizioniarrecano di nobiltà alla Terraaltrettanto renderebbero icorpi celesti piú imperfettine i quali esse sarebberosuperflueessendo che i corpi celesticioè il Solela Lunae l'altre stelleche non sono ordinati ad altro uso che al serviziodella Terranon hanno bisogno d'altro per conseguire il lor fineche del moto e del lume.

Sagredo:Adunque la natura ha prodotti ed indrizzati tanti vastissimiperfettissimi e nobilissimi corpi celestiimpassibiliimmortalidivininon ad altro uso che al servizio della Terrapassibilecaduca e mortale? al servizio di quello che voi chiamate la fecciadel mondola sentina di tutte le immondizie? e a che proposito far icorpi celesti immortali etc.per servire a uno caduco etc.? Toltovia questo uso di servire alla Terral'innumerabile schiera di tuttii corpi celesti resta del tutto inutile e superfluagià chenon hannoné possono averealcuna scambievole operazione fradi loropoiché tutti sono inalterabiliimmutabiliimpassibili: ché severbigraziala Luna èimpassibileche volete che il Sole o altra stella operi in lei? saràsenz'alcun dubbio operazione minore assai che quella di chi con lavista o col pensiero volesse liquefare una gran massa d'oro. Inoltrea me pare che mentre che i corpi celesti concorrano allegenerazioni ed alterazioni della Terrasia forza che essi ancorasieno alterabilialtramente non so intendere che l'applicazionedella Luna o del Sole alla Terra per far le generazioni fusse altroche mettere a canto alla sposa una statua di marmoe da talcongiugnimento stare attendendo prole.

Simplicio:La corruttibilitàl'alterazionela mutazione etc.non son nell'intero globo terrestreil quale quanto alla suaintegrità è non meno eterno che il Sole o la Lunama ègenerabile e corruttibile quanto alle sue parti esterne; ma èben vero che in esse la generazione e corruzione son perpetuee cometali ricercano l'operazioni celesti eterne; e però ènecessario che i corpi celesti sieno eterni.

Sagredo:Tutto cammina bene; ma se all'eternità dell'interoglobo terrestre non è punto progiudiziale la corruttibilitàdelle parti superficialianzi questo esser generabilecorruttibilealterabile etc. gli arreca grand'ornamento e perfezioneperchénon potete e dovete voi ammetter alterazioni generazioni etc.parimente nelle parti esterne de i globi celestiaggiugnendo loroornamentosenza diminuirgli perfezione o levargli l'azionianziaccrescendoglielecol far che non solo sopra la Terrama chescambievolmente fra di loro tutti operinoe la Terra ancora verso diloro?

Simplicio:Questo non può essereperché le generazionimutazioni etc. che si facesserverbigrazianella Lunasarebberinutili e vane et natura nihil frustra facit.

Sagredo:E perché sarebbero elleno inutili e vane?

Simplicio:Perché noi chiaramente veggiamo e tocchiamo con manoche tutte le generazionimutazionietc.che si fanno in Terratutteo mediatamente o immediatamente sono indrizzate all'usoalcomodo ed al benefizio dell'uomo; per comodo de gli uomini nascono icavalliper nutrimento de' cavalli produce la Terra il fienoe lenugole l'adacquano; per comodo e nutrimento de gli uomini nascono leerbele biadei fruttile fieregli uccellii pescied insommase noi anderemo diligentemente esaminando e risolvendo tuttequeste cosetroveremoil fine al quale tutte sono indrizzate esseril bisognol'utileil comodo e il diletto de gli uomini. Or diquale uso potrebber esser mai al genere umano le generazioni che sifacessero nella Luna o in altro pianeta? se già voi nonvoleste dire che nella Luna ancora fussero uominiche godesser de'suoi frutti; pensieroo favolosoo empio.

Sagredo:Che nella Luna o in altro pianeta si generino o erbe o pianteo animali simili a i nostrio vi si facciano pioggieventituonicome intorno alla Terraio non lo so e non lo credoe molto menoche ella sia abitata da uomini: ma non intendo già cometuttavolta che non vi si generino cose simili alle nostresi deva dinecessità concludere che niuna alterazione vi si faccianévi possano essere altre cose che si mutinosi generino e sidissolvanonon solamente diverse dalle nostrema lontanissime dallanostra immaginazioneed in somma del tutto a noi inescogitabili. Esí come io son sicuro che a uno nato e nutrito in una selvaimmensatra fiere ed uccellie che non avesse cognizione alcunadell'elemento dell'acquamai non gli potrebbe caderenell'immaginazione essere in natura un altro mondo diverso dallaTerrapieno di animali li quali senza gambe e senza ale velocementecamminanoe non sopra la superficie solamentecome le fiere soprala terrama per entro tutta la profonditàe non solamentecamminanoma dovunque piace loro immobilmente si fermanocosa chenon posson fare gli uccelli per ariae che quivi di piúabitano ancora uominie vi fabbricano palazzi e cittàedhanno tanta comodità nel viaggiareche senza niuna faticavanno con tutta la famiglia e con la casa e con le cittàintere in lontanissimi paesi; sí comedicoio son sicuro cheun taleancorché di perspicacissima immaginazionenon sipotrebbe già mai figurare i pescil'oceanole navileflotte e le armate di mare; cosí e molto piúpuòaccadere che nella Lunaper tanto intervallo remota da noi e dimateria per avventura molto diversa dalla Terrasieno sustanze e sifacciano operazioni non solamente lontanema del tutto fuorid'ogninostra immaginazionecome quelle che non abbiano similitudine alcunacon le nostree perciò del tutto inescogitabiliavvengachéquello che noi ci immaginiamo bisogna che sia o una delle cose giàveduteo un composto di cose o di parti delle cose altra voltavedute; ché tali sono le sfingile sirenele chimereicentaurietc.

Salviati:Io son molte volte andato fantasticando sopra queste coseefinalmente mi pare di poter ritrovar bene alcune delle cose che nonsieno né possan esser nella Lunama non già veruna diquelle che io creda che vi sieno e possano esserese non con unalarghissima generalitàcioè cose che l'adorninooperando e movendo e vivendo eforse con modo diversissimo dalnostroveggendo ed ammirando la grandezza e bellezza del mondo e delsuo Facitore e Rettoree con encomii continui cantando la Suagloriaed in somma (che è quello che io intendo) facendoquello tanto frequentemente da gli scrittor sacri affermatocioèuna perpetua occupazione di tutte le creature in laudare Iddio.

Sagredo:Queste sono delle cose chegeneralissimamente parlandovipossono essere; ma io sentirei volentieri ricordar di quelle che ellacrede che non vi sieno né possano esserele quali èforza che piú particolarmente si possano nominare.

Salviati:Avvertitesignor Sagredoche questa sarà la terzavolta che noi cosí di passo in passonon ce n'accorgendocisaremo deviati dal nostro principale institutoe che tardi verremo acapo de' nostri ragionamentifacendo digressioni; però sevogliamo differir questo discorso tra gli altri che siam convenutirimettere ad una particolar sessionesarà forse ben fatto.

Sagredo:Di graziagià che siamo nella Lunaspediamoci dallecose che appartengono a leiper non avere a fare un'altra volta unsí lungo cammino.

Salviati:Sia come vi piace. E per cominciar dalle cose piúgeneraliio credo che il globo lunare sia differente assai dalterrestreancorché in alcune cose si veggano delleconformità: dirò le conformitàe poi lediversità. Conforme è sicuramente la Luna alla Terranella figurala quale indubitabilmente è sfericacome dinecessità si conclude dal vedersi il suo disco perfettamentecircolaree dalla maniera del ricevere il lume del Soledal qualese la superficie sua fusse pianaverrebbe tutta nell'istesso tempovestitae parimente poi tuttapur in un istesso momentospogliatadi lucee non prima le parti che riguardano verso il Sole esuccessivamente le seguentisí che giunta all'opposizioneenon primaresta tutto l'apparente disco illustrato; di cheall'incontroaccaderebbe tutto l'oppositoquando la sua visibilsuperficie fusse concavacioè la illuminazione comincierebbedalle parti avverse al Sole. Secondariamenteella ècome laTerraper se stessa oscura ed opacaper la quale opacità èatta a ricevere ed a ripercuotere il lume del Soleil chequandoella non fusse talefar non potrebbe. Terzoio tengo la sua materiadensissima e solidissima non meno della Terra; di che mi èargomento assai chiaro l'esser la sua superficie per la maggior parteinegualeper le molte eminenze e cavità che vi si scorgonomercé del telescopio: delle quali eminenze ve ne son molte intutto e per tutto simili alle nostre piú aspre e scoscesemontagnee vi se ne scorgono alcune tirate e continuazioni lunghe dicentinaia di miglia; altre sono in gruppi piú raccoltiesonvi ancora molti scogli staccati e solitariripidi assai edirupati; ma quello di che vi è maggior frequenzasono alcuniargini (userò questo nomeper non me ne sovvenir altro chepiú gli rappresenti) assai rilevatili quali racchiudono ecircondano pianure di diverse grandezzee formano varie figuremala maggior parte circolarimolte delle quali hanno nel mezo un monterilevato assaied alcune poche son ripiene di materia alquantooscuracioè simile a quella delle gran macchie che si veggoncon l'occhio liberoe queste sono delle maggiori piazze; il numeropoi delle minori e minori è grandissimoe pur quasi tuttecircolari. Quartosí come la superficie del nostro globo èdistinta in due massime particioè nella terrestre enell'acquaticacosí nel disco lunare veggiamo una distinzionmagna di alcuni gran campi piú risplendenti e di altri meno;all'aspetto de i quali credo che sarebbe quello della Terra assaisimigliantea chi dalla Luna o da altra simile lontananza la potessevedere illustrata dal Soleed apparirebbe la superficie del mare piúoscurae piú chiara quella della terra. Quintosícome noi dalla Terra veggiamo la Luna or tutta luminosaor mezaorpiúor menotalor falcatae talvolta ci resta del tuttoinvisibilecioè quando è sotto i raggi solarisíche la parte che riguarda la Terra resta tenebrosa; cosíappunto si vedrebbe dalla Lunacoll'istesso periodo a capello esotto le medesime mutazioni di figurel'illuminazione fatta dal Solesopra la faccia della Terra. Sesto…

Sagredo:Piano un pocosignor Salviati. Che l'illuminazione dellaTerraquanto alle diverse figuresi rappresentassea chi fussenella Lunasimile in tutto a quello che noi scorgiamo nella Lunal'intendo io benissimo; ma non resto già capacecome ella simostrasse fatta coll'istesso periodoavvenga che quello che fal'illuminazion del Sole nella superficie lunare in un meselo fanella terrestre in ventiquattr'ore.

Salviati:È vero che l'effetto del Solecirca l'illuminarquesti due corpi e ricercar col suo splendore tutta la lorsuperficiesi spedisce nella Terra in un giorno naturalee nellaLuna in un mesema non da questo solo depende la variazione dellefiguresotto le quali dalla Luna si vedrebbero le parti illuminatedella terrestre superficiema da i diversi aspetti che la Luna vamutando col Sole: sì che quandoverbigraziala Lunaseguitasse puntualmente il moto del Sole e stesse per caso semprelinearmente tra esso e la Terra in quell'aspetto che noi diciamo dicongiunzionevedendo ella sempre il medesimo emisferio della Terrache vedrebbe il Solelo vedrebbe perpetuamente tutto lucido; comeper l'oppositoquando ella restasse sempre all'opposizione del Solenon vedrebbe mai la Terradella quale sarebbe continuamente voltaverso la Luna la parte tenebrosae perciò invisibile; maquando la Luna è alla quadratura del Sole. dell'emisferoterrestre esposto alla vista della Luna quella metà che èverso il Sole è luminosae l'altra verso l'opposto del Sole èoscurae però la parte della Terra illuminata sirappresenterebbe alla Luna sotto figura di mezo cerchio.

Sagredo:Resto capacissimo del tutto; ed intendo già benissimoche partendosi la Luna dall'opposizione del Sole di dove ella nonvedeva niente dell'illuminato della terrestre superficiee venendodi giorno in giorno verso il Sole incomincia a poco a poco a scoprirqualche particella della faccia della Terra illuminatae questa vedeella in figura di sottil falceper esser la Terra rotonda; edacquistando pur la Luna col suo movimento di dí in dímaggior vicinità al Soleviene scoprendo piú e piúsempre dell'emisfero terrestre illuminatosí che allaquadratura ne scuopre la metà giustosí come noi dilei veggiamo altrettanto; continuando poi di venir verso lacongiunzionescuopre successivamente parte maggiore della superficieilluminatae finalmente nella congiunzione vede l'intero emisferiotutto luminoso. Ed in somma comprendo benissimo che quello che accadea gli abitatori della Terranel veder le varietà della Lunaaccaderebbe a chi fusse nella Luna nel veder la Terra ma con ordinecontrario: cioè che quando la Luna è a noi piena edall'opposizion del Solea loro la Terra sarebbe alla congiunzion colSole e del tutto oscura ed invisibile; all'incontroquello stato chea noi è congiunzion della Luna col Solee però Lunasilente e non vedutalà sarebbe opposizion della Terra alSolee per cosí dire Terra pienacioè tutta luminosa;e finalmente quanta parte a noidi tempo in temposi mostra dellasuperficie lunare illuminatatanto dalla Luna si vedrebbe essernell'istesso tempo la parte della Terra oscurae quanto a noi restadella Luna privo di lume tanto alla Luna è l'illuminato dellaTerra; sí che solo nelle quadrature questi veggono mezocerchio della Luna luminosoe quelli altrettanto della Terra. In unacosa mi par che differiscano queste scambievoli operazioni: ed èchedato e non concesso che nella Luna fusse chi di làpotesse rimirar la Terravedrebbe ogni giorno tutta la superficieterrestremediante il moto di essa Luna intorno alla Terra inventiquattro o venticinque ore; ma noi non veggiamo mai altro che lametà della Lunapoiché ella non si rivolge in sestessacome bisognerebbe per potercisi tutta mostrare.

Salviati:Purché questo non accaggia per il contrariocioèche il rigirarsi ella in se stessa sia cagione che noi non veggiamomai l'altra metàché cosí sarebbe necessarioche fussequando ella avesse l'epiciclo. Ma dove lasciate voiun'altra differenzain contraccambio di questa avvertita da voi?

Sagredo:E qual è? ché altra per ora non mi vien inmente.

Salviati:È chese la Terra (come bene avete notato) non vedealtro che la metà della Lunadove che dalla Luna vien vistatutta la Terraall'incontro tutta la Terra vede la Lunama dellaLuna solo la metà vede la Terra; perché gli abitatoriper cosí diredell'emisfero superiore della Lunache a noi èinvisibileson privi della vista della Terrae questi son forse gliantictoni. Ma qui mi sovvien ora d'un particolare accidentenuovamente osservato dal nostro Accademico nella Lunaper il qualesi raccolgono due conseguenze necessarie: l'una èche noiveggiamo qualche cosa di piú della metà della Lunael'altra èche il moto della Luna ha giustamente relazione alcentro della Terra: e l'accidente e l'osservazione è tale.Quando la Luna abbia una corrispondenza e natural simpatia con laTerraverso la quale con una tal sua determinata parte ellariguardiè necessario che la linea retta che congiugne i lorcentri passi sempre per l'istesso punto della superficie della Lunatal che quello che dal centro della Terra la rimirassevedrebbesempre l'istesso disco della Lunapuntualmente terminato da unamedesima circonferenza: ma di uno costituito sopra la superficieterrestreil raggio che dall'occhio suo andasse sino al centro delglobo lunare non passerebbe per l'istesso punto della superficie diquella per il quale passa la linea tirata dal centro della Terra aquel della Lunase non quando ella gli fusse verticale; ma posta laLuna in oriente o in occidenteil punto dell'incidenza del raggiovisuale resta superiore a quel della linea che congiugne i centrieperò si scuopre qualche parte dell'emisferio lunare verso lacirconferenza di soprae si nasconde altrettanto dalla parte disotto; si scuopredicoe si nasconde rispetto all'emisfero che sivedrebbe dal vero centro della Terra: e perché la parte dellacirconferenza della Luna che è superiore nel nascereèinferiore nel tramontareperò assai notabile dovràfarsi la differenza dell'aspetto di esse parti superiore e inferiorescoprendosi oraed ora ascondendosidelle macchie o altre cosenotabili di esse parti. Una simil variazione dovrebbe scorgersiancora verso l'estremità boreale ed australe del medesimodiscosecondo che la Luna si trova in questo o in quel ventre delsuo dragone; perchéquando ella è settentrionalealcuna delle sue parti verso settentrione ci si nascondee siscuopre delle australie per l'opposito. Orache queste conseguenzesi verifichino in fattoil telescopio ce ne rende certi. Imperocchésono nella Luna due macchie particolariuna delle qualiquando laLuna è nel meridianoguarda verso maestroe l'altra gli èquasi diametralmente oppostae la prima è visibile anco senzail telescopioma non già l'altra: è la maestrale unamacchietta ovatadivisa dall'altre grandissime; l'opposta èminoree parimente separata dalle grandissimee situata in campoassai chiaro: in amendue queste si osservano molto manifestamente levariazioni già dettee veggonsi contrariamente l'unadall'altra ora vicine al limbo del disco lunare ed ora allontanatecon differenza taleche l'intervallo tra la maestrale e lacirconferenza del disco è piú che il doppio maggioreuna volta che l'altra; e quanto all'altra macchia (perché l'èpiú vicina alla circonferenza)tal mutazione importa piúche il triplo da una volta all'altra. Di qui è manifestolaLunacome allettata da virtú magneticaconstantementeriguardare con una sua faccia il globo terrestrené da quellodivertir mai.

Sagredo:E quando si ha a por termine alle nuove osservazioni escoprimenti di questo ammirabile strumento?

Salviati:Se i progressi di questa son per andar secondo quelli dialtre invenzioni grandiè da sperare che col progresso deltempo si sia per arrivar a veder cose a noi per ora inimmaginabili.Ma tornando al nostro primo discorsodicoper la sesta congruenzatra la Luna e la Terrachesí come la Luna gran parte deltempo supplisce al mancamento del lume del Sole e ci rendecon lareflessione del suole notti assai chiarecosí la Terra adessa in ricompensa rendequando ella n'è piúbisognosacol refletterle i raggi solariuna molto gagliardailluminazionee tantoper mio pareremaggior di quella che a noivien da leiquanto la superficie della Terra è piúgrande di quella della Luna.

Sagredo:Non piúnon piúsignor Salviati; lasciatemiil gusto di mostrarvi come a questo primo cenno ho penetrato la causadi un accidente al quale mille volte ho pensatoné mai l'hopotuto penetrare. Voi volete dire che certa luce abbagliata che sivede nella Lunamassimamente quando l'è falcataviene dalreflesso del lume del Sole nella superficie della terra e del mare: epiú si vede tal lume chiaroquanto la falce è piúsottileperché allora maggiore è la parte luminosadella Terra che dalla Luna è vedutaconforme a quello chepoco fa si conclusecioè che sempre tanta è la parteluminosa della Terra che si mostra alla Lunaquanta l'oscura dellaLuna che guarda verso la Terraonde quando la Luna èsottilmente falcataed in conseguenza grande è la sua partetenebrosagrande è la parte illuminata della Terra vedutadalla Lunae tanto piú potente la reflession del lume.

Salviati:Questo è puntualmente quello ch'io voleva dire. Insommagran dolcezza è il parlar con persone giudiziose e dibuona apprensivae massime quando altri va passeggiando ediscorrendo tra i veri. Io mi son piú volte incontrato incervelli tanto duricheper mille volte che io abbia loro replicatoquesto che voi avete subito per voi medesimo penetratomai non èstato possibile che e' l'apprendano.

Simplicio:Se voi volete dire di non averlo potuto persuadere loro síche e' l'intendinoio molto me ne maraviglioe son sicuro che nonl'intendendo dalla vostra esplicazionenon l'intenderanno forse perquella di altriparendomi la vostra espressiva molto chiara; ma sevoi intendete di non gli aver persuasi sí che e' lo credanodi questo non mi maraviglio puntoperché io stesso confessodi esser un di quelli che intendono i vostri discorsima non vi siquietanoanzi mi restanoin questa e in parte dell'altre seicongruenzemolte difficultàle quali promoverò quandoavrete finito di raccontarle tutte.

Salviati:Il desiderio che ho di ritrovar qualche veritànelquale acquisto assai mi possono aiutare le obbiezioni di uominiintelligentiqual sete voimi farà esser brevissimo nellospedirmi da quel che ci resta. Sia dunque la settima congruenza ilrispondersi reciprocamente non meno alle offese che a i favori: ondela Lunache bene spesso nel colmo della sua illuminazioneperl'interposizion della Terra tra sé e il Solevien privata diluce ed ecclissatacosí essa ancoraper suo riscattosiinterpone tra la Terra e il Solee con l'ombra sua oscura la Terra;e se ben la vendetta non è pari all'offesaperché benespesso la Luna rimaneed anco per assai lungo tempoimmersatotalmente nell'ombra della Terrama non già mai tutta laTerrané per lungo spazio di temporesta oscurata dallaLunatuttaviaavendosi riguardo alla picciolezza del corpo diquesta in comparazion della grandezza di quellonon si puòdir se non che il valorein un certo mododell'animo siagrandissimo. Questo è quanto alle congruenze. Seguirebbe orail discorrer circa le disparità; ma perché il signorSimplicio ci vuol favorire de i dubbi contro di quellesaràbene sentirgli e ponderargli prima che passare avanti.

Sagredo:Síperché è credibile che il signorSimplicio non sia per aver repugnanze intorno alle disparità edifferenze tra la Terra e la Lunagià che egli stima le lorsustanze diversissime.

Simplicio:Delle congruenze recitate da voi nel far parallelo tra laTerra e la Lunanon sento di poter ammetter senza repugnanza se nonla prima e due altre. Ammetto la prima cioè la figura sfericase bene anco in questa vi è non so che stimando io quelladella Luna esser pulitissima e tersa come uno specchiodove chequesta della Terra tocchiamo con mano esser scabrosissima ed asprama questaattenente all'inegualità della superficievaconsiderata in un'altra delle congruenze arrecate da voi; peròmi riserbo a dirne quanto mi occorre nella considerazione di quella.Che la Luna sia poicome voi dite nella seconda congruenzaopaca edoscura per se stessacome la Terraio non ammetto se non il primoattributo della opacitàdel che mi assicurano gli eclissisolari; ché quando la Luna fusse trasparente l'aria nellatotale oscurazione del Sole non resterebbe cosí tenebrosa comeella restama per la trasparenza del corpo lunare trapasserebbe unaluce refrattacome veggiamo farsi per le piú dense nugole. Maquanto all'oscuritàio non credo che la Luna sia del tuttopriva di lucecome la Terraanzi quella chiarezza che si scorge nelresto del suo disco oltre alle sottili corna illustrate dal Solereputo che sia suo proprio e natural lumee non un reflesso dellaTerrala quale io stimo impotenteper la sua somma asprezza edoscuritàa reflettere i raggi del Sole. Nel terzo paralleloconvengo con voi in una partee nell'altra dissentoconvengo nelgiudicar il corpo della Luna solidissimo e durocome la Terraanzipiú assaiperché se da Aristotile noi caviamo che ilcielo sia di durezza impenetrabilee le stelle parti piúdense del cieloè ben necessario che le siano saldissime edimpenetrabilissime.

Sagredo:Che bella materia sarebbe quella del cielo per fabbricarpalazzichi ne potesse averecosí dura e tanto trasparente!

Salviati:Anzi pessimaperché sendoper la somma trasparenzadel tutto invisibilenon si potrebbesenza gran pericolo di urtarnegli stipiti e spezzarsi il capocamminar per le stanze.

Sagredo:Cotesto pericolo non si correrebbe eglise è verocome dicono alcuni Peripateticiche la sia intangibile; e se la nonsi può toccaremolto meno si potrebbe urtare.

Salviati:Di niuno sollevamento sarebbe cotesto; conciosiachése ben la materia celeste non può esser toccataperchémanca delle tangibili qualitàpuò ben ella toccare icorpi elementari; e per offendercitanto è che ella urti innoied ancor peggioche se noi urtassimo in lei. Ma lasciamo starquesti palazzi o per dir meglio castelli in ariae non impediamo ilsignor Simplicio.

Simplicio:La quistione che voi avete cosí incidentementepromossaè delle difficili che si trattino in filosofiaedio ci ho intorno di bellissimi pensieri di un gran cattedrante diPadova; ma non è tempo di entrarvi adesso. Peròtornando al nostro propositoreplico che stimo la Luna solidissimapiú della Terrama non l'argomento giàcome fate voidalla asprezza e scabrosità della sua superficieanzi dalcontrario cioè dall'essere atta a ricevere (come veggiamo tranoi nelle gemme piú dure) un pulimento e lustro superiore aqual si sia specchio piú terso; ché tale ènecessario che sia la sua superficieper poterci fare sí vivareflessione de' raggi del Sole. Quelle apparenze poi che voi ditedimontidi scoglidi arginidi vallietc.son tutte illusioni; edio mi sono ritrovato a sentire in publiche dispute sostenergagliardamentecontro a questi introduttori di novitàchetali apparenze non da altro provengono che da parti inegualmenteopache e perspicuedelle quali interiormente ed esteriormente ècomposta la Lunacome spesso veggiamo accadere nel cristallonell'ambra ed in molte pietre preziose perfettamente lustratedoveper la opacità di alcune parti e per la trasparenza di altreappariscono in quelle varie concavità e prominenze. Nellaquarta congruenza concedo che la superficie del globo terrestreveduto di lontanofarebbe due diverse apparenzecioè una piúchiara e l'altra piú oscurama stimo che tali diversitàaccaderebbono al contrario di quel che dite voicioè credoche la superficie dell'acqua apparirebbe lucidaperché èliscia e trasparentee quella della terra resterebbe oscura per lasua opacità e scabrositàmale accomodata a riverberareil lume del Sole. Circa il quinto riscontrolo ammetto tuttoeresto capace che quando la Terra risplendesse come la Luna simostrerebbe a chi di lassú la rimirassesotto figure conformia quelle che noi veggiamo nella Luna; comprendo anco come il periododella sua illuminazione e variazione di figure sarebbe di un mesebenché il Sole la ricerchi tutta in ventiquattr'oreefinalmente non ho difficultà nell'ammettere che la metàsola della Luna vede tutta la Terrae che tutta la Terra vede solola metà della Luna. Nel sestoreputo falsissimo che la Lunapossa ricever lume dalla Terrache è oscurissimaopaca edinettissima a reflettere il lume del Solecome ben lo reflette laLuna a noi; ecome ho dettostimo che quel lume che si vede nelresto della faccia della Lunaoltre alle corna splendidissime perl'illuminazion del Solesia proprio e naturale della Lunae grancosa ci vorrebbe a farmi credere altrimenti. Il settimode glieclissi scambievolisi può anco ammetterese benpropriamente si costuma chiamare eclisse del Sole questo che voivolete chiamare eclisse della Terra. E questo è quanto per orami occorre dirvi in contradizione alle sette congruenzealle qualiinstanze se vi piacerà di replicare alcuna cosal'ascolteròvolentieri.

Salviati:Se io ho bene appreso quanto avete rispostoparmi che travoi e noi restino ancora controverse alcune condizionile quali iofaceva comuni alla Luna ed alla Terra; e son queste. Voi stimate laLuna tersa e liscia com'uno specchioecome taleatta arefletterci il lume del Soleed all'incontro la Terraper la suaasprezzanon potente a far simile reflessione. Concedete la Lunasolida e durae ciò argumentate dall'esser ella pulita etersae non dall'esser montuosa; e dell'apparir montuosa neassegnate per causa l'essere di parti piú o meno opache eperspicue. E finalmente stimatequella luce secondaria esser propriadella Luna e non per reflession della Terrase ben par che al mareper esser di superficie pulitavoi non neghiate qualche riflessione.Quanto al torvi di erroreche la reflession della Luna non si facciacome da uno specchioci ho poca speranzamentre veggo che quelloche in tal proposito si legge nel Saggiatore e nelleLettere Solari del nostro amico comune non ha profittato nullanel vostro concettose però voi avete attentamente lettoquanto vi è scritto in tal materia.

Simplicio:Io l'ho trascorso cosísuperficialmenteconforme alpoco tempo che mi vien lasciato ozioso da studi piú sodi:peròse col replicare alcune di quelle ragioni o coll'addurnealtre voi pensate risolvermi le difficultàle ascolteròpiú attentamente.

Salviati:Io dirò quello che mi viene in mente al presente epotrebb'essere che fusse una mistione di concetti miei propri e diquelli che già lessi ne i detti librida i quali mi sovvienbene ch'io restai interamente persuasoancorché leconclusioni nel primo aspetto mi paresser gran paradossi. Noicerchiamosignor Simpliciose per fare una reflession di lumesimile a quello che ci vien dalla Lunasia necessario che lasuperficie da cui vien la reflessione sia cosí tersa e lisciacome di uno specchioo pur sia piú accomodata una superficienon tersa e non lisciama aspra e mal pulita. Oraquando a noivenisser due reflessioniuna piú lucida e l'altra menodadue superficie opposteciio vi domandoqual delle due superficievoi credete che si rappresentasse a gli occhi nostri piúchiara e qual piú oscura.

Simplicio:Credo senza dubbio che quella che piú vivamente mireflettesse il lumemi si mostrerebbe in aspetto piú chiarae l'altra piú oscura.

Salviati:Pigliate ora in cortesia quello specchio che èattaccato a quel muroed usciamo qua nella corte. VenitesignorSagredo. Attaccate lo specchio là a quel murodove batte ilsole; discostiamoci e ritiriamoci qua all'ombra. Ecco là duesuperficie percosse dal solecioè il muro e lo specchio.Ditemi ora qual vi si rappresenta piú chiara: quella del muroo quella dello specchio? voi non rispondete?

Sagredo:Io lascio rispondere al signor Simplicioche ha ladifficultà; ché ioquanto a meda questo pocoprincipio di esperienza son persuaso che bisogni per necessitàche la Luna sia di superficie molto mal pulita.

Salviati:Ditesignor Simplicio: se voi aveste a ritrar quel muroconquello specchio attaccatovidove adoprereste voi colori piúoscurinel dipignere il muro o pur nel dipigner lo specchio?

Simplicio:Assai piú scuri nel dipigner lo specchio.

Salviati:Or se dalla superficie che si rappresenta piú chiaravien la reflession del lume piú potentepiú vivamenteci refletterà i raggi del Sole il muro che lo specchio.

Simplicio:Benissimosignor mio; avete voi migliori esperienze diqueste? Voi ci avete posti in luogo dove non batte il reverbero dellospecchio; ma venite meco un poco piú in qua: novenite pure.

Sagredo:Cercate voi forse il luogo della reflessione che fa lospecchio?

Simplicio:Signor sí.

Sagredo:Oh vedetela là nel muro oppostogrande giusto quantolo specchioe chiara poco meno che se vi battesse il Soledirettamente.

Simplicio:Venite dunque quae guardate di lì la superficiedello specchioe sappiatemi dire se l'è piú scura diquella del muro.

Sagredo:Guardatela pur voiché io per ancora non voglioacceccare; e so benissimosenza guardarlache la si mostra vivace echiara quanto il Sole istessoo poco meno

Simplicio:Che dite voi dunque che la reflession di uno specchio sia menpotente di quella di un muro? io veggo che in questo muro oppostodove arriva il reflesso dell'altra parete illuminata insieme con queldello specchioquesto dello specchio è assai piúchiaro; e veggio parimente che di qui lo specchio medesimo miapparisce piú chiaro assai che il muro.

Salviati:Voi con la vostra accortezza mi avete prevenutoperchédi questa medesima osservazione avevo bisogno per dichiarar quel cheresta. Voi vedete dunque la differenza che cade tra le duereflessionifatte dalle due superficie del muro e dello specchiopercosse nell'istesso modo per l'appunto da i raggi solari; e vedetecome la reflession che vien dal muro si diffonde verso tutte le partioppostelima quella dello specchio va verso una parte solanonpunto maggiore dello specchio medesimo; vedete parimente come lasuperficie del muroriguardata da qualsivoglia luogosi mostrachiara sempre egualmente a se stessae per tutto assai piúchiara che quella dello specchioeccettuatone quel piccolo luogosolamente dove batte il reflesso dello specchio ché di líapparisce lo specchio molto piú chiaro del muro. Da questecosí sensate e palpabili esperienze mi par che moltospeditamente si possa venire in cognizionese la reflessione che civien dalla Luna venga come da uno specchioo pur come da un murocioè se da una superficie liscia o pure aspra.

Sagredo:Se io fussi nella Luna stessanon credo che io potessi conmano toccar piú chiaramente l'asprezza della sua superficie diquel ch'io me la scorga ora con l'apprensione del discorso. La Lunaveduta in qualsivoglia positurarispetto al Sole e a noici mostrala sua superficie tocca dal Sole sempre egualmente chiara; effettoche risponde a capello a quel del murocheriguardato daqualsivoglia luogoapparisce egualmente chiaroe discorda dallospecchioche da un luogo solo si mostra luminoso e da tutti glialtri oscuro. In oltrela luce che mi vien dalla reflession del muroè tollerabile e debilein comparazion di quella dellospecchio gagliardissima ed offensiva alla vista poco meno dellaprimaria e diretta del Sole: e cosí con suavitàriguardiamo la faccia della Luna; che quando ella fusse come unospecchiomostrandocisi ancoper la vicinitàgrande quantol'istesso Solesarebbe il suo fulgore assolutamente intollerabileeci parrebbe di riguardare quasi un altro Sole.

Salviati:Non attribuite di graziasignor Sagredoalla miadimostrazione piú di quello che le si perviene. Io vogliomuovervi contro un'instanzache non so quanto sia di agevolescioglimento. Voi portate per gran diversità tra la Luna e lospecchioche ella rimandi la reflessione verso tutte le partiegualmentecome fa il murodove che lo specchio la manda in unluogo solo determinatoe di qui concludetela Luna esser simile almuroe non allo specchio. Ma io vi dico che quello specchio manda lareflessione in un luogo soloperché la sua superficie èpianae dovendo i raggi reflessi partirsi ad angoli eguali a quellide' raggi incidentiè forza che da una superficie piana sipartano unitamente verso il medesimo luogo; ma essendo che lasuperficie della Luna è non pianama sfericaed i raggiincidenti sopra una tal superficie trovano da reflettersi ad angolieguali a quelli dell'incidenza verso tutte le partimediante lainfinità delle inclinazioni che compongono la superficiesfericaadunque la Luna può mandar la reflessione per tuttoe non è necessitata a mandarla in un luogo solocome quellospecchio che è piano.

Simplicio:Questa è appunto una delle obbiezioni che io volevofargli contro.

Sagredo:Se questa è unaè forza che voi ne abbiatedelle altre; però diteleché quanto a questa prima mipar che ella sia per riuscire piú contro di voi che in favore.

Simplicio:Voi avete pronunziato come cosa manifestache la reflessionfatta da quel muro sia cosí chiara ed illuminante come quellache ci vien dalla Lunaed io la stimo come nulla in comparazion diquella: imperocché "in questo negozio dell'illuminazionebisogna aver riguardo e distinguere la sfera di attività; echi dubita che i corpi celesti abbiano maggiore sfera di attivitàche questi nostri elementaricaduchi e mortali? e quel murofinalmenteche è egli altro che un poco di terraoscura edinetta all'illuminare?"

Sagredo:E qui ancora credo che voi vi inganniate di assai. Ma vengoalla prima instanza mossa dal signor Salviati: e considero che perfar che un oggetto ci apparisca luminosonon basta che sopra essocaschino i raggi del corpo illuminantema ci bisogna che i raggireflessi vengano all'occhio nostro; come apertamente si vedenell'esempio di quello specchiosopra il quale non ha dubbio chevengono i raggi luminosi del Solecon tutto ciò ei non ci simostra chiaro ed illustrato se non quando noi mettiamo l'occhio inquel luogo particulare dove va la reflessione. Consideriamo adessoquel che accaderebbe quando lo specchio fusse di superficie sferica:ché senz'altro noi troveremo che della reflessione che si fada tutta la superficie illuminatapiccolissima parte è quellache perviene all'occhio di un particolar riguardanteper esser unaminimissima particella di tutta la superficie sferica quellal'inclinazion della quale ripercuote il raggio al luogo particolaredell'occhio; onde minima convien che sia la parte della superficiesferica che all'occhio si mostra splendenterappresentandosi tuttoil rimanente oscuro. Quando dunque la Luna fusse tersa come unospecchiopiccolissima parte si mostrerebbe a gli occhi di unparticulare illustrata dal Soleancorché tutto un emisferiofusse esposto a' raggi solaried il resto rimarrebbe all'occhio delriguardante come non illuminato e perciò invisibileefinalmente invisibile ancora del tutto la Lunaavvenga che quellaparticella onde venisse la riflessioneper la sua piccolezza e granlontananza si perderebbe; e sí come all'occhio ella resterebbeinvisibilecosí la sua illuminazione resterebbe nullachébene è impossibile che un corpo luminoso togliesse via lenostre tenebre col suo splendore e che noi non lo vedessimo.

Salviati:Fermate in graziasignor Sagredoperché io veggoalcuni movimenti nel viso e nella persona del signor Simpliciochemi sono indizi ch'ei non resti o ben capace o soddisfatto di questoche voi con somma evidenza ed assoluta verità avete detto; epur ora mi è sovvenuto di potergli con altra esperienzarimuovere ogni scrupolo. Io ho veduto in una camera di sopra ungrande specchio sferico: facciamolo portar quae mentre che siconducetorni il signor Simplicio a considerare quanta ègrande la chiarezza che vien nella parete qui sotto la loggia dalreflesso dello specchio piano.

Simplicio:Io veggo che l'è chiara poco meno che se vi percotessedirettamente íl Sole.

Salviati:Cosí è veramente. Or ditemi: selevando viaquel piccolo specchio pianometteremo nell'istesso luogo quel grandesfericoqual effetto credete voi che sia per far la sua reflessionenella medesima parete?

SIMPCredo che gli arrecherà lume molto maggiore e molto piùampio.

Salviati:Ma se l'illuminazione sarà nullao cosípiccola che appena ve ne accorgiateche direte allora?

Simplicio:Quando avrò visto l'effettopenserò allarisposta.

Salviati:Ecco lo specchioil quale voglio che sia posto accantoall'altro. Ma prima andiamo là vicino al reflesso di quelpianoe rimirate attentamente la sua chiarezza: vedete come èchiaro qui dove e' battee come distintamente si veggono tuttequeste minuzie del muro.

Simplicio:Ho visto e osservato benissimo: fate metter l'altro specchioa canto al primo.

Salviati:Eccolo là. Vi fu messo subito che cominciaste aguardare le minuziee non ve ne sete accortosí grande èstato l'accrescimento del lume nel resto della parete. Or tolgasi vialo specchio piano. Eccovi levata via ogni reflessioneancorchévi sia rimasto il grande specchio convesso. Rimuovasi questo ancorae poi vi si riponga quanto vi piace: voi non vedrete mutazione alcunadi luce in tutto il muro. Eccovi dunque mostrato al senso come lareflessione del Sole fatta in ispecchio sferico convesso non illuminasensibilmente i luoghi circonvicini. Ora che risponderete voi aquesta esperienza?

Simplicio:Io ho paura che qui non entri qualche giuoco di mano. Ioveggo purenel riguardar quello specchiouscire un grandesplendoreche quasi mi toglie la vistaequel che piúimportave lo veggo sempre da qualsivoglia luogo ch'io lo rimirieveggolo andar mutando sito sopra la superficie dello specchiosecondo ch'io mi pongo a rimirarlo in questo o in quel luogo:argomento necessarioche il lume si reflette vivo assai verso tuttele bandeed in conseguenza cosí potente sopra tutta quellaparete come sopra il mio occhio.

Salviati:Or vedete quanto bisogni andar cauto e riservato nel prestareassenso a quello che il solo discorso ci rappresenta. Non ha dubbioche questo che voi dite ha assai dell'apparente; tuttavia potetevedere come la sensata esperienza mostra in contrario.

Simplicio:Come dunque cammina questo negozio?

Salviati:Io vi dirò quel che ne sentoche non so quanto vi siaper appagare. E primaquello splendore cosí vivo che voivedete sopra lo specchioe che vi par che ne occupi assai buonapartenon è cosí grande a gran pezzoanzi èpiccolo assai assai; ma la sua vivezza cagiona nell'occhio vostromediante la reflessione fatta nell'umido de gli orli delle palpebrela quale si distende sopra la pupillauna irradiazione avventiziasimile a quel capillizio che ci par di vedere intorno alla fiammelladi una candela posta alquanto lontanao vogliate assimigliarla allosplendore avventizio di una stella; che se voi paragonerete ilpiccolo corpicello verbigraziadella Canicolaveduto di giorno coltelescopioquando si vede senza irradiazionecol medesimo veduto dinotte coll'occhio liberovoi fuor di ogni dubbio comprenderete chel'irraggiato si mostra piú di mille volte maggiore del nudo ereal corpicello: ed un simile o maggior ricrescimento fa l'immaginedel Sole che voi vedete in quello specchio; dico maggioreper esserella piú viva della stellacome è manifesto dalpotersi rimirar la stella con assai minor offesa alla vistachequesta reflession dello specchio. Il reverbero dunqueche si ha daparticipare sopra tutta questa pareteviene da piccola parte diquello specchioe quello che pur ora veniva da tutto lo specchiopianosi participava e ristrigneva a piccolissima parte dellamedesima parete: qual meraviglia è dunque che la reflessioneprima illumini molto vivamentee che quest'altra resti quasiimpercettibile?

Simplicio:Io mi trovo piú inviluppato che maie mi sopraggiugnel'altra difficultàcome possa essere che quel muroessendodi materia cosí oscura e di superficie cosí mal pulitaabbia a ripercuoter lume piú potente e vivace che uno specchioben terso e pulito.

Salviati:Piú vivace noma ben piú universalechéquanto alla vivezzavoi vedete che la reflessione di quellospecchietto pianodove ella ferisce là sotto la loggiaillumina gagliardamenteed il restante della pareteche riceve lareflession del murodove è attaccato lo specchionon èa gran segno illuminato come la piccola parte dove arriva il reflessodello specchio. E se voi desiderate intender l'intero di questonegozioconsiderate come l'esser la superficie di quel muro aspraèl'istesso che l'esser composta di innumerabili superficiepiccolissimedisposte secondo innumerabili diversità diinclinazionitra le quali di necessità accade che ne sienomolte disposte a mandare i raggireflessi da loroin un tal luogomolte altre in altroed in somma non è luogo alcuno al qualenon arrivino moltissimi raggi reflessi da moltissime superficiettesparse per tutta l'intera superficie del corpo scabrososopra ilquale cascano i raggi luminosi: dal che segue di necessità chesopra qualsivoglia parte di qualunque superficie opposta a quella chericeve i raggi primarii incidentipervengano raggi reflessied inconseguenza l'illuminazione. Seguene ancorache il medesimo corposul quale vengono i raggi illuminantirimirato da qualsivoglialuogosi mostri tutto illuminato e chiaro: e però la Lunaper esser di superficie aspra e non tersarimanda la luce del Soleverso tutte le bandeed a tutti i riguardanti si mostra egualmentelucida. Che se la superficie suaessendo sfericafusse ancoraliscia come uno specchioresterebbe del tutto invisibileatteso chequella piccolissima parte dalla quale potesse venir reflessal'immagine del Soleall'occhio di un particolareper la granlontananzaresterebbe invisibilecome già abbiam detto.

Simplicio:Resto assai ben capace del vostro discorsotuttavia mi pardi poter risolverlo con pochissima faticae mantener benissimo chela Luna sia rotonda e pulitissima e che refletta il lume del Sole anoi al modo di uno specchio: né perciò l'immagine delSole si deve veder nel suo mezoavvengaché "non per lespezie dell'istesso Sole possa vedersi in sí gran distanza lapiccola figura del Solema sia compresa da noi per il lume prodottodal Sole l'illuminazione di tutto il corpo lunare. Una tal cosapossiamo noi vedere in una piastra dorata e ben brunitachepercossa da un corpo luminososi mostraa chi la guarda da lontanotutta risplendente; e solo da vicino si scorge nel mezo di essa lapiccola immagine del corpo luminoso".

Salviati:Confessando ingenuamente la mia incapacitàdico chenon intendo di questo vostro discorso altro che di quella piastradorata; e se voi mi concedete il parlar liberamenteho grandeopinione che voi ancora non l'intendiate ma abbiate imparate a mentequelle parole scritte da qualcuno per desiderio di contraddire emostrarsi piú intelligente dell'avversariomostrarsiperòa quelli cheper apparir eglino ancora intelligentiapplaudono aquello che e' non intendonoe maggior concetto si formano dellepersone secondo che da loro son manco intesee pur che lo scrittorestesso non sia (come molti ce ne sono) di quelli che scrivono quelche non intendonoe che però non s'intende quel che essiscrivono. Peròlasciando il restovi rispondo quanto allapiastra doratache quando ella sia piana e non molto grandepotràapparir da lontano tutta risplendente mentre sia ferita da un lumegagliardoma però si vedrà tale quando l'occhio sia inuna linea determinatacioè in quella de i raggi reflessi; evedrassi piú fiammeggiante che se fusseverbigraziad'argentomediante l'esser colorata ed attaper la somma densitàdel metalloa ricevere brunimento perfettissimo: e quando la suasuperficieessendo benissimo lustratanon fusse poi esattamentepianama avesse varie inclinazioniallora anco da piú luoghisi vedrebbe il suo splendorecioè da tanti a quantipervenissero le varie reflessioni fatte dalle diverse superficie; cheperò si lavorano i diamanti a molte facceacciò il lordilettevol fulgore si scorga da molti luoghi: ma quando la piastrafusse molto grandenon però da lontanoancorché ellafusse tutta pianasi vedrebbe tutta risplendente. E per megliodichiararmiintendasi una piastra dorata piana e grandissima espostaal Sole: mostrerassi a un occhio lontano l'immagine del Sole occupareuna parte di tal piastra solamentecioè quella donde viene lareflessione de i raggi solari incidenti; ma è vero che per lavivacità del lume tal immagine apparirà inghirlandatadi molti raggie però sembrerà occupare maggior parteassai della piastra che veramente ella non occuperà. E che ciòsia veronotato il luogo particolare della piastra donde viene lareflessionee figurato parimente quanto grande mi si rappresenta lospazio risplendentecuoprasi di esso spazio la maggior partelasciando solamente scoperto intorno al mezo: non però sidiminuirà punto la grandezza dell'apparente splendore a quelloche di lontano lo rimiraanzi si vedrà egli largamente sparsosopra il panno o altro con che si ricoperse. Se dunque alcuno colvedere una piccola piastra dorata da lontano tutta risplendentesisarà immaginato che l'istesso dovesse accadere anco di piastregrandi quanto la Lunasi è ingannato non meno che secredessela Luna non esser maggiore di un fondo di tino. Quando poila piastra fusse di superficie sfericavedrebbesi in una sola suaparticella il reflesso gagliardoma benmediante la vivezzasimostrerebbe inghirlandato di molti raggi assai vibranti: il restodella palla si vedrebbe come coloratoe questo anco solamente quandoe' non fusse in sommo grado pulito; ché quando e' fussebrunito perfettamenteapparirebbe oscuro. Esempio di questo aviamogiornalmente avanti gli occhi ne i vasi d'argentoli qualimentresono solamente bolliti nel bianchimentoson tutti candidi come lanevené punto rendono l'immagini; ma se in alcuna parte sibrunisconoin quella subito diventano oscurie di lí rendonol'immagini come specchi: e quel divenire oscuro non procede da altroche dall'essersi spianata una finissima grana che faceva lasuperficie dell'argento scabrosae però tale che riflettevail lume verso tutte le partiper lo che da tutti i luoghi simostrava egualmente illuminata; quando poicol brunirlasi spiananoesquisitamente quelle minime inegualitàsí che lareflessione de i raggi incidenti si drizza tutta in luogodeterminatoallora da quel tal luogo si mostra la parte brunitaassai piú chiara e lucida del restanteche è solamentebianchitoma da tutti gli altri luoghi si vede molto oscura. E notoche la diversità delle vedutenel rimirar superficie brunitecagiona differenze tali di apparenzeche per imitare e rappresentarein pitturaverbigraziauna corazza brunitabisogna accoppiare nerischietti e bianchil'uno a canto all'altroin parti di essa armedove il lume cade egualmente.

Sagredo:Adunquequando questi Signori filosofi si contentassero diconceder che la LunaVenere e gli altri pianeti fussero disuperficie non cosí lustra e tersa come uno specchioma uncapello mancocioè quale è una piastra di argentobianchita solamentema non brunitaquesto basterebbe a poterla farvisibile ed accomodata a ripercuoterci il lume del Sole?

Salviati:Basterebbe in parte; ma non renderebbe un lume cosípotentecome fa essendo montuosa ed in somma piena di eminenze ecavità grandi Ma questi Signori filosofi non la concederannomai pulita meno di uno specchioma bene assai piúse piúsi può immaginareperché stimando eglino che a' corpiperfettissimi si convengano figure perfettissimebisogna che lasfericità di quei globi celesti sia assolutissima; oltre chequando e' mi concedessero qualche inegualitàancorchéminimaio me ne prenderei senza scrupolo alcuno altra assaimaggioreperché consistendo tal perfezione in indivisibilitanto la guasta un capello quanto una montagna.

Sagredo:Qui mi nascono due dubbi: l'uno è l'intendereperchéla maggior inegualità di superficie abbia a far piúpotente reflession di lume; l'altro èperché questiSignori Peripatetici voglian questa esatta figura.

Salviati:Al primo risponderò ioed al signor Simplicio lasceròla cura di rispondere al secondo. Devesi dunque avvertire che lemedesime superficie vengono dal medesimo lume piú e menoilluminatesecondoché i raggi illuminanti vi cascano soprapiú o meno obliquamentesí che la massimailluminazione è dove i raggi son perpendicolari. Ed ecco ch'iove lo mostro al senso. Io piego questo foglio tanto che una partefaccia angolo sopra l'altra; ed esponendole alla reflession del lumedi quel muro oppostovedete come questa facciache riceve i raggiobliquamenteè manco chiara di quest'altradove lareflessione viene ad angoli retti; e notate come secondo che io glivo ricevendo piú e piú obliquamentel'illuminazione sifa piú debole.

Sagredo:Veggo l'effettoma non comprendo la causa.

Salviati:Se voi ci pensaste un centesimo d'orala trovereste; ma pernon consumare il tempoeccovene un poco di dimostrazione in questafigura.

Sagredo:La sola vista della figura mi ha chiarito il tuttoperòseguite.

Simplicio:Dite in grazia il resto a meche non sono di síveloce apprensiva.

Salviati:Fate conto che tutte le linee parallele che voi vedetepartirsi da i termini ABsieno i raggi che sopra la linea C Dvengono ad angoli retti: inclinate ora la medesima C Dsí chependa come D O; non vedete voi che buona parte di quei raggi cheferivano la C Dpassano senza toccar la D O? Adunque se la D O èilluminata da manco raggiè ben ragionevole che il lumericevuto da lei sia piú debole. Torniamo ora alla Lunalaqualeessendo di figura sfericaquando la sua superficie fussepulita quanto questa cartale parti del suo emisferio illuminato dalSole che sono verso l'estremitàriceverebbero minor lumeassaissimo che le parti di mezocadendo sopra quelle i raggiobliquissimie sopra queste ad angoli retti; per lo che nelplenilunioquando noi veggiamo quasi tutto l'emisferio illuminatole parti verso il mezo ci si dovrebbero mostrare piúrisplendentiche l'altre verso la circonferenza: il che non si vede.Figuratevi ora la faccia della Luna piena di montagne ben alte: nonvedete voi come le piagge e i dorsi loroelevandosi sopra laconvessità della perfetta superficie sfericavengono espostialla vista del Soleed accomodati a ricevere i raggiassai menoobliquamentee perciò a mostrarsi illuminati quanto il resto?

Sagredo:Tutto bene: ma se vi sono tali montagneè vero che ilSole le ferirà assai piú direttamente che non farebbel'inclinazione di una superficie pulitama è anco vero chetra esse montagne resterebbero tutte le valli oscuremediantel'ombre grandissime che in quel tempo verrebber da i monti; dove chele parti di mezobenché piene di valli e montimediantel'avere il Sole elevatorimarrebbero senz'ombree però piúlucide assai che le parti estremesparse non men di ombre che dilume: e pur tuttavia non si vede tal differenza.

Simplicio:Una simil difficultà mi si andava avvolgendo per lafantasia.

Salviati:Quanto è piú pronto il signor Simplicio apenetrar le difficultà che favoriscono le opinionid'Aristotileche le soluzioni! Ma io ho qualche sospetto che a bellostudio e' voglia anco talvolta tacerle; e nel presente particulareavendo da per sé potuto veder l'obbiezioneche pure èassai ingegnosanon posso credere che e' non abbia ancora avvertitala rispostaond'io voglio tentar di cavargliela (come si dice) dibocca. Però ditemisignor Simplicio: credete voi che possaessere ombra dove feriscono i raggi del Sole?

Simplicio:Credoanzi son sicuroche noperché essendo egli ilmassimo luminareche scaccia con i suoi raggi le tenebreèimpossibile che dove egli arriva resti tenebroso; e poi aviamo ladefinizione che tenebræ sunt privatio luminis.

Salviati:Adunque il Solerimirando la Terra o la Luna o altro corpoopaconon vede mai alcuna delle sue parti ombrosenon avendo altriocchi da vedere che i suoi raggi apportatori del lume; ed inconseguenza uno che fusse nel Solenon vedrebbe mai niente diadombratoimperocché i raggi suoi visivi andrebbero sempre incompagnia de i solari illuminanti.

Simplicio:Questo è verissimosenza contradizione alcuna.

Salviati:Ma quando la Luna è all'opposizion del Solequaldifferenza è tra il viaggio che fanno i raggi della vostravistae quello che fanno i raggi del Sole?

Simplicio:Ora ho inteso; voi volete dire che caminando i raggi dellavista e quelli del Sole per le medesime lineenoi non possiamoscoprir alcuna delle valli ombrose della Luna. Di graziatoglietevigiú di questa opinionech'io sia simulatore o dissimulatore;e vi giuro da gentiluomo che non avevo penetrata cotal rispostanéforse l'avrei ritrovata senza l'aiuto vostro o senza lungo pensarvi.

Sagredo:La soluzione che fra tutti due avete addotta circaquest'ultima difficultàha veramente soddisfatto a me ancora;ma nel medesimo tempo questa considerazione del camminare i raggidella vista con quelli del Solemi ha destato un altro scrupolocirca l'altra parte: ma non so se io lo saprò spiegareperchéessendomi nato di presentenon l'ho per ancoraordinato a modo mio; ma vedremo fra tutti di ridurlo a chiarezza. E'non è dubbio alcuno che le parti verso la circonferenzadell'emisferio pulitoma non brunitoche sia illuminato dal Solericevendo i raggi obliquamentene ricevono assai meno che le partidi mezole quali direttamente gli ricevono; e può essere cheuna striscia largaverbigraziaventi gradiche sia versol'estremità dell'emisferionon riceva piú raggi cheun'altra verso le parti di mezolarga non piú di quattrogradi; onde quella veramente sarà assai piú oscura diquestae tale apparirà a chiunque le rimirasse amendue infaccia o vogliam dire in maestà. Ma quando l'occhio delriguardante fusse costituito in luogo tale che la larghezza de iventi gradi della striscia oscura se gli rappresentasse non piúlunga d'una di quattro gradi posta sul mezo dell'emisferioio non hoper impossibile che se gli potesse mostrare egualmente chiara eluminosa come l'altraperché finalmente dentro a due angoliegualicioè di quattro gradi l'unovengono all'occhio lereflessioni di due eguali moltitudini di raggidi quellicioèche si reffettono dalla striscia di mezolarga gradi quattroe de ireflessi dall'altra di venti gradima veduta in iscorcio sotto laquantità di gradi quattro: ed un sito tale otterràl'occhioquando e' sia collocato tra 'l detto emisfero e 'l corpoche l'illuminaperché allora la vista e i raggi vanno per lemedesime linee. Par dunque che non sia impossibile che la Luna possaesser di superficie assai bene egualee che non dimeno nelplenilunio si mostri non men luminosa nell'estremità che nelleparti di mezo.

Salviati:La dubitazione è ingegnosa e degna d'esserconsiderata: e comeché ella vi è nata pur oraimprovisamenteio parimente risponderò quello cheimprovisamente mi cade in mentee forse potrebb'essere che colpensarvi piú mi sovvenisse miglior risposta. Ma prima che ioproduca altro in mezosarà bene che noi ci assicuriamo conl'esperienza se la vostra opposizione risponde cosí in fattocome par che concluda in apparenza. E peròripigliando lamedesima cartainclinandonecol piegarlauna piccola parte soprail rimanenteproviamo se esponendola al lumesí che sopra laminor parte caschino i raggi del lume direttamentee sopra l'altraobliquamentequesta che riceve i raggi diretti si mostri piúchiara; ed ecco già l'esperienza manifestache l'ènotabilmente piú luminosa. Oraquando la vostra opposizionesia concludentebisognerà cheabbassando noi l'occhio tantocherimirando l'altra maggior partemeno illuminatain iscorcioella ci apparisca non piú larga dell'altra piúilluminatae che in conseguenza non sia veduta sotto maggior angoloche quellabisogneràdicoche il suo lume si accresca síche ci sembri cosí lucida come l'altra. Ecco che io la guardoe la veggo sí obliquamente che la mi apparisce piústretta dell'altra; ma con tutto ciò la sua oscuritànon mi si rischiara punto. Guardate ora se l'istesso accade a voi.

Sagredo:Ho vistonéperché io abbassi l'occhioveggopunto illuminarsi o rischiararsi davvantaggio la detta superficie;anzi mi par piú tosto che ella si imbrunisca.

Salviati:Siamo dunque sin ora sicuri dell'inefficaciadell'opposizione. Quanto poi alla soluzionecredo cheper esser lasuperficie di questa carta poco meno che tersapochi sieno i raggiche si reflettano verso gl'incidentiin comparazione dellamoltitudine che si reflette verso le parti opposte e che di queipochi se ne perdano sempre piú quanto piú si accostanoi raggi visivi a essi raggi luminosi incidenti; e perché non iraggi incidentima quelli che si reffettono all'occhiofannoapparir l'oggetto luminosoperò nell'abbassar l'occhiopiúè quello che si perde che quello che si acquistacome ancovoi stesso dite apparirvi nel vedere il foglio più oscuro.

Sagredo:Io dell'esperienza e della ragione mi appago. Resta ora che'l signor Simplicio risponda all'altro mio quesitodichiarandomiquali cose muovano i Peripatetici a voler questa rotondità nei corpi celesti tanto esatta.

Simplicio:L'essere i corpi celesti ingenerabiliincorruttibiliinalterabiliimpassibiliimmortalietc.fa che e' sienoassolutamente perfetti; e l'essere assolutamente perfetti si tira inconseguenza che in loro sia ogni genere di perfezionee peròche la figura ancora sia perfettacioè sfericaeassolutamente e perfettamente sfericae non aspera ed irregolare.

Salviati:E questa incorruttibilità da che la cavate voi?

Simplicio:Dal mancar di contrari immediatamentee mediatamente dalmoto semplice circolare.

Salviati:Talchéper quanto io raccolgo dal vostro discorsonel costituir l'essenza de i corpi celesti incorruttibileinalterabile etc.non v'entra come causa o requisito necessariolarotondità; che quando questa cagionasse l'inalterabilitànoi potremo ad arbitrio nostro far incorruttibile il legnola ceraed altre materie elementaricol ridurle in figura sferica.

Simplicio:E non è egli manifesto che una palla di legno meglio epiú lungo tempo si conserverà che una guglia o altraforma angolarefatta di altrettanto del medesimo legno?

Salviati:Cotesto è verissimoma non però dicorruttibile diverrà ella incorruttibile; anzi resteràpur corruttibilema ben di piú lunga durata. Però èda notarsi che il corruttibile è capace di piú e dimeno talepotendo noi dire: "Questo è men corruttibiledi quello"comeper esempioil diaspro è mencorruttibile della pietra serena; ma l'incorruttibile non riceve ilpiú e 'l menosí che si possa dire: "Questo èpiú incorruttibile di quell'altro"se amendue sonoincorruttibili ed eterni. La diversità dunque di figura nonpuò operare se non nelle materie che son capaci del piúo del meno durare; ma nelle eterneche non posson essere se nonegualmente eternecessa l'operazione della figura. E per tantogiàche la materia celeste non per la figura è incorruttibilemaper altronon occorre esser cosí ansioso di questa perfettasfericitàperchéquando la materia saràincorruttibileabbia pur che figura si vogliaella saràsempre tale.

Sagredo:Ma io vo considerando qualche cosa di piúe dico checonceduto che la figura sferica avesse facultà di conferirel'incorruttibilitàtutti i corpidi qualsivoglia figurasarebbero eterni e incorruttibili. Imperocché essendo il corporotondo incorruttibilela corruttibilità verrebbe aconsistere in quelle parti che alterano la perfetta rotondità:comeper esempioin un dado vi è dentro una pallaperfettamente rotondae come tale incorruttibile; resta dunque checorruttibili sieno quelli angoli che ricuoprono ed ascondono larotondità; al piú dunque che potesse accaderesarebbeche tali angoli e (per cosí dire) escrescenze sicorrompessero. Ma se piú internamente andremo considerandoinquelle parti ancora verso gli angoli vi son dentro altre minori palledella medesima materiae però esse ancoraper esser rotondeincorruttibili; e cosí ne' residui che circondano queste ottominori sferettevi se ne possono intendere altre; talchéfinalmenterisolvendo tutto il dado in palle innumerabilibisogneràconfessarlo incorruttibile. E questo medesimo discorso ed una simileresoluzione si può far di tutte le altre figure.

Salviati:Il progresso cammina benissimo: sí che quandoverbigraziaun cristallo sferico avesse dalla figura l'esserincorruttibilecioè la facultà di resistere a tutte lealterazioni interne ed esternenon si vede che l'aggiugnerli altrocristallo e ridurloverbigraziain cubo l'avesse ad alterar dentroné anco di fuorisí che ne divenisse meno atto aresistere al nuovo ambientefatto dell'istessa materiache non eraall'altro di materia diversae massime se è vero che lacorruzione si faccia da i contraricome dice Aristotile; e di qualcosa si può circondare quella palla di cristalloche gli siamanco contraria del cristallo medesimo? Ma noi non ci accorgiamo delfuggir dell'oree tardi verremo a capo de' nostri ragionamentisesopra ogni particulare si hanno da fare sí lunghi discorsi;oltre che la memoria si confonde talmente nella multiplicitàdelle coseche difficilmente posso ricordarmi delle proposizioni cheordinatamente aveva proposte il signor Simplicio da considerarsi.

Simplicio:Io me ne ricordo benissimo; e circa questo particulare dellamontuosità della Lunaresta ancora in piede la causa che ioaddussi di tale apparenzapotendosi benissimo salvare con dirch'ella sia un'illusione procedente dall'esser le parti della Lunainegualmente opache e perspicue.

Sagredo:Poco faquando il signor Simplicio attribuiva le apparentiinegualità della Lunaconforme all'opinione di certoPeripatetico amico suoalle parti di essa Luna diversamente opache eperspicueconforme a che simili illusioni si veggono in cristalli egemme di piú sortimi sovvenne una materia molto piúaccomodata per rappresentar cotali effettie tale che credo certoche quel filosofo la pagherebbe qualsivoglia prezo; e queste sono lemadreperlele quali si lavorano in varie figuree benchéridotte ad una estrema liscezzasembrano all'occhio tanto variamentein diverse parti cave e colmeche appena al tatto stesso si puòdar fede della loro egualità.

Salviati:Bellissimo è veramente questo pensiero; e quel che nonè stato fatto sin orapotrebbe esser fatto un'altra voltaese sono state prodotte altre gemme e cristalliche non han che farecon l'illusioni delle madreperlesaran ben prodotte queste ancora.Intantoper non tagliar l'occasione ad alcunotacerò larisposta che ci andrebbee solo procurerò per ora disodisfare alle obbiezioni portate dal signor Simplicio. Dico pertanto che questa vostra è una ragion troppo generalee comevoi non l'applicate a tutte le apparenze ad una ad una che si veggononella Lunae per le quali io ed altri si son mossi a tenerlamontuosanon credo che voi siate per trovare chi si soddisfaccia dital dottrina; né credo che voi stesso né l'autormedesimo trovi in essa maggior quieteche in qualsivoglia altra cosaremota dal proposito. Delle molte e molte apparenze varie che siscorgono di sera in sera in un corso lunarevoi pur una sola non nepotrete imitare col fabbricare una palla a vostro arbitrio di partipiú e meno opache e perspicue e che sia di superficie pulita;dov'e cheall'incontrodi qualsivoglia materia solida e nontrasparente si fabbricheranno palle le qualisolo con eminenze ecavità e col ricevere variamente l'illuminazionerappresenteranno l'istesse viste e mutazioni a capelloche d'ora inora si scorgono nella Luna. In esse vedrete i dorsi dell'eminenzeesposte al lume del Sole chiari assaie doppo di loro le proiezionidell'ombre oscurissime; vedrete le maggiori e minorisecondo cheesse eminenze si troveranno piú o meno distanti dal confineche distingue la parte della Luna illuminata dalla tenebrosa; vedretel'istesso termine e confinenon egualmente distesoqual sarebbe sela palla fusse pulitama anfrattuoso e merlato; vedreteoltre aldetto terminenella parte tenebrosamolte sommità illuminatee staccate dal resto già luminosovedrete l'ombre sopradettesecondoché l'illuminazione si va alzandoandarsi ellenodiminuendosinché del tutto svaniscononé piúvedersene alcuna quando tutto l'emisferio sia illuminato;all'incontro poinel passare il lume verso l'altro emisfero lunarericonoscerete l'istesse eminenze osservate primae vedrete leproiezioni dell'ombre loro farsi al contrario ed andar crescendo:delle quali cose torno a replicarvi che voi pur una non potreterappresentarmi col vostro opaco e perspicuo.

Sagredo:Anzi pur se ne imiterà unacioè quella delplenilunioquandoper esser il tutto illuminatonon si scorge piúné ombre né altro che dalle eminenze e cavitàriceva alcuna variazione. Ma di graziasignor Salviatinon perdetepiú tempo in questo particolareperché uno che avesseavuto pazienza di far l'osservazioni di una o due lunazioni e nonrestasse capace di questa sensatissima veritàsi potrebbe bensentenziare per privo del tutto di giudizio; e con similia checonsumar tempo e parole indarno?

Simplicio:Io veramente non ho fatte tali osservazioniperchénon ho avuta questa curiositàné meno strumento atto apoterle fare; ma voglio per ogni modo farle: e intanto possiamolasciar questa questione in pendente e passare a quel punto chesegueproducendo i motivi per i quali voi stimate che la Terra possareflettere il lume del Sole non men gagliardamente che la Lunaperché a me par ella tanto oscura ed opacache un taleeffetto mi si rappresenta del tutto impossibile.

Salviati:La causa per la quale voi reputate la Terra inettaall'illuminazione non è altramente cotestasignor Simplicio.E non sarebbe bella cosa che io penetrassi i vostri discorsi meglioche voi medesimo?

Simplicio:Se io mi discorra bene o malepotrebb'esser che voi megliodi me lo conosceste; mao bene o mal ch'io mi discorrache voipossiate meglio di me penetrar il mio discorsoquesto non crederòio mai.

Salviati:Anzi vel farò io creder pur ora. Ditemi un poco:quando la Luna è presso che pienasí che ella si puòveder di giorno ed anco a meza nottequando vi par ella piúsplendenteil giorno o la notte?

Simplicio:La nottesenza comparazionee parmi che la Luna imitiquella colonna di nugole e di fuoco che fu scorta a i figliuoli diIsdraeleche alla presenza del Sole si mostrava come una nugolettama la notte poi era splendidissima. Cosí ho io osservatoalcune volte di giorno tra certe nugolette la Luna non altramente cheuna di esse biancheggiante; ma la notte poi si mostrasplendentissima.

Salviati:Talché quando voi non vi foste mai abbattuto a vederla Luna se non di giornovoi non l'avreste giudicata piúsplendida di una di quelle nugolette.

Simplicio:Cosí credo fermamente.

Salviati:Ditemi ora: credete voi che la Luna sia realmente piúlucente la notte che 'l giornoo pur che per qualche accidente ellasi mostri tale?

Simplicio:Credo che realmente ella risplenda in se stessa tanto digiorno quanto di nottema che 'l suo lume si mostri maggiore dinotte perché noi la vediamo nel campo oscuro del cielo; ed ilgiornoper esser tutto l'ambiente assai chiarosí che elladi poco lo avanza di luceci si rappresenta assai men lucida.

SALVOr ditemi; avete voi veduto mai in su la meza notte il globoterrestre illuminato dal Sole?

Simplicio:Questa mi pare una domanda da non farsi se non per burlaovero a qualche persona conosciuta per insensata affatto.

Salviati:Nonoio v'ho per uomo sensatissimoe fo la domanda sulsaldo: e però rispondete puree poi se vi parrà che ioparli a spropositomi contento d'esser io l'insensato; chébene è piú sciocco quello che interroga scioccamenteche quello a chi si fa interrogazione.

Simplicio:Se dunque voi non mi avete per semplice affattofate contoch'io v'abbia rispostoe detto che è impossibile che uno chesia in Terracome siamo noivegga di notte quella parte della Terradove è giornocioè che è percossa dal Sole.

Salviati:Adunque non vi è toccato mai a veder la Terrailluminata se non di giorno; ma la Luna la vedete anco nella piúprofonda notte risplendere in cielo: e questasignor Simplicioèla cagione che vi fa credere che la Terra non risplenda come la Lunache se voi poteste veder la Terra illuminata mentreché voifuste in luogo tenebroso come la nostra nottela vedreste splendidapiú che la Luna. Orase voi volete che la comparazioneproceda benebisogna far parallelo del lume della Terra con queldella Luna veduta di giornoe non con la Luna notturnapoichénon ci tocca a veder la Terra illuminata se non di giorno. Non stacosí?

Simplicio:Cosí è dovere.

Salviati:E perché voi medesimo avete già confessatod'aver veduta la Luna di giorno tra nugolette biancheggianti esimilissimaquanto all'aspettoad una di essegiàprimamente venite a confessare che quelle nugoletteche pur sonmaterie elementarison atte a ricever l'illuminazione quanto laLunaed ancor piúse voi vi ridurrete in fantasia d'avervedute talvolta alcune nugole grandissimee candidissime come laneve; e non si può dubitare che se una tale si potesseconservar cosí luminosa nella piú profonda notteellailluminerebbe i luoghi circonvicini piú che cento Lune. Quandodunque noi fussimo sicuri che la Terra si illuminasse dal Sole alpari di una di quelle nugolettenon resterebbe dubbio che ella fussenon meno risplendente della Luna. Ma di questo cessa ogni dubbiomentre noi veggiamo le medesime nugolenell'assenza del Solerestarla notte cosí oscure come la Terra; equel che è piúnon è alcuno di noi al quale non sia accaduto di veder piúvolte alcune tali nugole basse e lontanee stare in dubbio se lefussero nugole o montagne: segno evidentele montagne non esser menluminose di quelle nugole.

Sagredo:Ma che piú altri discorsi? Eccovi là su laLunache è piú di meza; eccovi là quel muroaltodove batte il Sole; ritiratevi in quasí che la Luna sivegga accanto al muro; guardate ora: che vi par piú chiaro?non vedete voi che se vantaggio vi èl'ha il muro? Il Solepercuote in quella parete; di lí si reverbera nelle paretidella sala; da quelle si reflette in quella camerasí che inessa arriva con la terza riflessione: e ad ogni modo son sicuro chevi è piú lumeche se direttamente vi arrivasse il lumedella Luna.

Simplicio:Oh questo non credo ioperché quel della Lunaemassime quando ell'è pienaè un grande illuminare.

Sagredo:Par grande per l'oscurità de i luoghi circonviciniombrosima assolutamente non è moltoed è minore chequel del crepuscolo di mez'ora doppo il tramontar del Sole; il che èmanifestoperché non prima che allora vedrete cominciare adistinguersi in Terra le ombre de i corpi illuminati dalla Luna. Sepoi quella terza reflessione in quella camera illumini piú chela prima della Lunasi potrà conoscere andando làcollegger quivi un libroe provar poi stasera al lume della Luna se silegge piú agevolmente o menoche credo senz'altro che sileggerà meno.

Salviati:Orasignor Simplicio (se però voi sete statoappagato)potete comprender come voi medesimo sapevi veramente chela Terra risplendeva non meno che la Lunae che il ricordarvisolamente alcune cose sapute da per voie non insegnate da meven'ha reso certo: perché io non vi ho insegnato che la Luna simostra piú risplendente la notte che 'l giornoma giàlo sapevi da per voicome anco sapevi che tanto si mostra chiara unanugoletta quanto la Luna; sapevi parimente che l'illuminazion dellaTerra non si vede di notteed in somma sapevi il tuttosenza saperdi saperlo. Di qui non doverà di ragione esservi difficile ilconceder che la reflessione della Terra possa illuminar la partetenebrosa della Lunacon luce non minor di quella con la quale laLuna illustra le tenebre della notteanzi tanto piúquantoche la Terra è quaranta volte maggior della Luna.

Simplicio:Veramente io credeva che quel lume secondario fosse propriodella Luna.

Salviati:E questo ancora sapete da per voie non v'accorgete disaperlo. Ditemi: non avete voi per voi stesso saputo che la Luna simostra piú luminosa assai la notte che il giornorispettoall'oscurità del campo ambiente? ed in conseguenza non venitevoi a sapere in genereche ogni corpo lucido si mostra piúchiaro quanto l'ambiente è piú oscuro?

Simplicio:Questo so io benissimo.

Salviati:Quando la Luna è falcata e vi mostra assai chiaro quellume secondarionon è ella sempre vicina al Soleed inconseguenza nel lume del crepusculo?

Simplicio:Èvvi; e molte volte ho desiderato che l'aria sifacesse piú fosca per poter veder quel tal lume piúchiaroma l'è tramontata avanti notte oscura.

Salviati:Voi dunque sapete benissimo che nella profonda notte quellume apparirebbe piú?

Simplicio:Signor síed ancor piú se si potesse tor viail gran lume delle corna tocche dal Solela presenza del qualeoffusca assai l'altro minore.

Salviati:Oh non accad'egli talvolta di poter vedere dentro adoscurissima notte tutto il disco della Lunasenza punto essereilluminato dal Sole?

Simplicio:Io non so che questo avvenga maise non ne gli eclissitotali della Luna.

Salviati:Adunque allora dovrebbe questa sua luce mostrarsi vivissimaessendo in un campo oscurissimo e non offuscata dalla chiarezza dellecorna luminose: ma voi in quello stato come l'avete veduta lucida?

Simplicio:Holla veduta talvolta del color del rame ed un pocoalbicante; ma altre volte è rimasta tanto oscurache l'ho deltutto persa di vista.

Salviati:Come dunque può esser sua propria quella luceche voicosí chiara vedete nell'albor del crepuscolonon ostantel'impedimento dello splendor grande e contiguo delle cornae che poinella piú oscura notterimossa ogni altra lucenon appariscepunto?

Simplicio:Intendo esserci stato chi ha creduto cotal lume venirleparticipato dall'altre stelleed in particolare da Veneresuavicina.

Salviati:E cotesta parimente è una vanitàperchénel tempo della sua totale oscurazione dovrebbe pur mostrarsi piúlucida che maiché non si può dire che l'ombra dellaTerra gli asconda la vista di Venere né dell'altre stelle; maben ne riman ella del tutto priva alloraperché l'emisferioterrestre che in quel tempo riguarda verso la Lunaè quellodove è nottecioè un'intera privazion del lume delSole. E se voi diligentemente andrete osservandovedretesensatamente chesí come la Lunaquando è sottilmentefalcatapochissimo illumina la Terrae secondoché in leivien crescendo la parte illuminata dal Solecresce parimente losplendore a noiche da quella vienci reflesso; cosí la Lunamentre è sottilmente falcata e cheper esser tra 'l Sole e laTerrascuopre grandissima parte dell'emisferio terreno illuminatosi mostra assai chiara e discostandosi dal Sole e venendo verso laquadraturasi vede tal lume andar languendoed oltre la quadraturasi vede assai debileperché sempre va perdendo della vistadella parte luminosa della Terra: e pur dovrebbe accadere ilcontrario quando tal lume fusse suo o comunicatole dalle stelleperché allora la possiamo vedere nella profonda notte enell'ambiente molto tenebroso.

Simplicio:Fermatedi graziache pur ora mi sovviene aver letto in unlibretto moderno di conclusionipieno di molte novità"chequesto lume secondario non è cagionato dalle stelle néè proprio della Luna e men di tutti comunicatogli dalla Terrama che deriva dalla medesima illuminazion del Solela qualeperesser la sustanza del globo lunare alquanto trasparentepenetra pertutto il suo corpoma piú vivamente illumina la superficiedell'emisfero esposto a i raggi del Solee la profonditàimbevendo eper cosí direinzuppandosi di tal luce a guisadi una nugola o di un cristallola trasmette e si rende visibilmentelucida. E questo (se ben mi ricorda) prova egli con l'autoritàcon l'esperienza e con la ragioneadducendo CleomedeVitellioneMacrobio e qualch'altro autor modernoe soggiugnendovedersi peresperienza ch'ella si mostra molto lucida ne i giorni prossimi allacongiunzionecioè quando è falcatae massimamenterisplende intorno al suo limbo; e di piú scrive che neglieclissi solariquando ella è sotto il disco del Solesi vedetraluceree massime intorno all'estremo cerchio. Quanto poi alleragioniparmi ch'e' dica che non potendo ciò derivare nédalla Terra né dalle stelle né da se stessarestanecessariamente ch'e' venga dal Sole; oltrechéfatta questasupposizionebenissimo si rendono accomodate ragioni di tutti iparticulari che accascano. Imperocché del mostrarsi tal lucesecondaria piú vivace intorno all'estremo limbone ècagione la brevità dello spazio da esser penetrato da i raggidel Soleessendoché delle linee che traversano un cerchiolamassima è quella che passa per il centroe delle altre le piúlontane da questa son sempre minori delle piú vicine. Dalmedesimo principio dice egli derivare che tal lume poco diminuisce. Efinalmenteper questa via si assegna la causa onde avvenga che quelcerchio piú lucido intorno all'estremo margine della Luna siscorga nell'eclisse solare in quella parte che sta sotto il disco delSolema non in quella che è fuor del disco; provenendo ciòperché i raggi del Sole trapassano a dirittura al nostroocchio per le parti della Luna sottopostema per le parti che sonfuoricascano fuori dell'occhio".

Salviati:Se questo filosofo fusse stato il primo autore di taleopinioneio non mi maraviglierei che e' vi fusse talmenteaffezionatoche e' l'avesse ricevuta per vera; ma ricevendola daaltrinon saprei addur ragione bastante per iscusarlo dal non avercomprese le sue fallaciee massime doppo l'aver egli sentita la veracausa di tale effettoed aver potuto con mille esperienze emanifesti riscontri assicurarsiciò dal reflesso della Terrae non da altroprocedere; e quanto questa cognizione fa desiderarqualche cosa nell'accorgimento di questo autore e di tutti gli altriche non le prestano l'assensotanto il non l'avere intesa e nonesser loro sovvenuta mi rende scusabili quei piú antichiiquali son ben sicuro che se adesso l'intendesserosenza una minimarepugnanza l'ammetterebbero. E se io vi devo schiettamente dire ilmio concettonon posso creder che quest'autor moderno internamentenon la credama dubito che il non potersen'egli fare il primoautorelo stimoli un poco a tentare di supprimerla o smaccarlaalmanco appresso a i sempliciil numero de i quali sappiamo essergrandissimo; e molti sono che godono assai piú dell'applausonumeroso del popoloche dell'assenso de i pochi non vulgari.

Sagredo:Fermate un pocosignor Salviatiché mi par di vedereche voi non andiate drittamente al vero punto nel vostro parlare;perché questiche tendono le pareti al comunesi sanno ancofare autori dell'invenzioni di altripurché non sieno tantoantiche e fatte pubbliche per le cattedre e per le piazzeche sienopiú che notorie a tutti.

Salviati:Oh io son piú cattivo di voi. Che dite voi dipubbliche o di notorie? non è egli l'istesso l'esserl'opinioni e l'invenzioni nuove a gli uominiche l'esser gli uomininuovi a loro? se voi vi contentaste della stima de' principiantinelle scienzeche vengon su di tempo in tempopotreste farvi ancoinventore sin dell'alfabetoe cosí rendervi ad essiammirando; e se ben poi col progresso del tempo si scoprisse lavostra sagacitàciò poco pregiudica al vostro fineperché altri sottentrano a mantenere il numero de i fautori.Ma torniamo a mostrare al signor Simplicio la inefficacia de idiscorsi del suo moderno autorene i quali ci sono falsità ecose non concludenti ed inopinabili. E primaè falso chequesta luce secondaria sia piú chiara intorno all'estremomargine che nelle parti di mezosí che si formi quasi unanello o cerchio piú risplendente del resto del campo. Ben èvero che guardando la Luna posta nel crepuscolosi mostranel primoapparireun tal cerchioma con inganno che nasce dalla diversitàde i confini con i quali termina il disco lunaresparso di questaluce secondaria: imperocché dalla parte verso il Sole confinacon le corna lucidissime della Lunae dall'altra ha per termineconfinante il campo oscuro del crepuscolola relazion del quale cifa parere piú chiaro l'albore del disco lunareil quale nellaparte opposta viene offuscato dallo splendor maggiore delle corna.Che se l'autor moderno avesse provato a farsi ostacolo tra l'occhio elo splendor primario col tetto di qualche casa o con altro tramezzosí che visibile restasse solamente la piazza della Luna fuoridelle cornal'avrebbe veduta tutta egualmente luminosa.

Simplicio:Mi par pur ricordare che egli scriva d'essersi servito di unsimile artifizio per nascondersi la falce lucida.

Salviati:Oh come questo èla suache io stimava inavvertenzadiventa bugia; la quale pizzica anco di temeritàpoichéciascheduno ne può far frequentemente la riprova. Che poinell'eclisse del Sole si vegga il disco della Luna in altro modo cheper privazioneio ne dubito assaie massime quando l'eclisse nonsia totalecome necessariamente bisogna che siano state le osservatedall'autore; ma quando anco e' si scorgesse come lucidoquesto noncontrariaanzi favorisce l'opinion nostraavvengaché allorasi oppone alla Luna tutto l'emisferio terrestre illuminato dal Soleché se bene l'ombra della Luna ne oscura una partequesta èpochissima in comparazione di quella che rimane illuminata. Quelloche aggiugne di piúche in questo caso la parte del margineche soggiace al Sole si mostri assai lucidama non cosíquella che resta fuorie ciò derivare dal venircidirettamente per quella parte i raggi solari all'occhioma non perquestaè bene una di quelle favole che manifestano le altrefinzioni di colui che le raccontaperchése per farcivisibile di luce secondaria il disco lunare bisogna che i raggi delSole vengano direttamente al nostro occhionon vede il poverino chenoi mai non vedremmo tal luce secondaria se non nell'eclisse delSole? E se l'esser una parte della Luna remota dal disco solaresolamente manco assai di mezo grado può deviare i raggi delSolesí che non arrivino al nostro occhioche saràquando ella se ne trovi lontana venti e trenta quale ella ne ènella sua prima apparizione? e come verranno i raggi del Solechehanno a trapassar per il corpo della Lunaa trovar l'occhio nostro?Quest'uomo si va di mano in mano figurando le cose quali bisognerebbech'elle fussero per servire al suo propositoe non va accomodando isuoi propositi di mano in mano alle cose quali elle sono. Ecco: perfar che lo splendor del Sole possa penetrar la sustanza della Lunaei la fa in parte diafanaquale èverbigrazialatrasparenza di una nugola o di un cristallo; ma non so poi quelloch'ei si giudicassecirca una tal trasparenzaquando i raggi solariavessero a penetrare una profondità di nugola di piú didua mila miglia. Ma ammettasi che egli arditamente rispondesseciòpotere esser benissimo ne i corpi celestiche sono altre faccendeche questi nostri elementariimpuri e fecciosie convinchiamol'error suo con mezi che non ammettono rispostao per dir megliosutterfugii. Quando ei voglia mantenere che la sustanza della Lunasia diafanabisogna ch'ei dica che ella è tale mentrechéi raggi del Sole abbiano a penetrar tutta la sua profonditàcioè ne abbiano a penetrar piú di dua mila migliamache opponendosigliene solo un miglio ed anco menonon lapenetreranno piú che e' si penetrino una delle nostremontagne.

Sagredo:Voi mi fate sovvenire di uno che mi voleva vendere un segretodi poter parlareper via di certa simpatia di aghi calamitatia unoche fusse stato lontano due o tre mila miglia; e dicendogli io chevolentieri l'avrei compratoma che volevo vederne l'esperienzaeche mi bastava farla stando io in una delle mie camere ed egli inun'altrami rispose che in sí piccola distanza non si potevaveder ben l'operazione: onde io lo licenziaicon dire che non misentivo per allora di andare nel Cairo o in Moscovia per veder taleesperienza; ma se pure voleva andare essoche io arei fatto l'altraparterestando in Venezia. Ma sentiamo come va la conseguenzadell'autoree come bisogni ch'egli ammettala materia della Lunaesser permeabilissima da i raggi solari nella profondità didua mila migliama opacissima piú di una montagna dellenostre nella grossezza di un miglio solo.

Salviati:L'istesse montagne appunto della Luna ce ne fannotestimonianzale qualiferite da una parte dal Solegettanodall'opposta ombre negrissimeterminate e taglienti piú assaidell'ombre delle nostre; che quando elle fussero diafanemai nonavremmo potuto conoscere asprezza veruna nella superficie della Lunané veder quelle cuspidi luminose staccate dal termine chedistingue la parte illuminata dalla tenebrosa; anzi né menovedremmo noi questo medesimo termine cosí distintose fussevero che 'l lume del Sole penetrasse la profondità della Luna;anziper il detto medesimo dell'autorebisognerebbe vedere ilpassaggio e confine tra la parte vista e la non vista dal Sole assaiconfuso e misto di luce e tenebreché bene ènecessario che quella materia che dà il transito a i raggisolari nella profondità di dua mila migliasia tantotrasparente che pochissimo gli contrasti nella centesima o minorparte di tal grossezza: tuttavia il termine che separa la parteilluminata dalla oscura è tagliente e cosí distintoquanto è distinto il bianco dal neroe massime dove il tagliopassa sopra la parte della Luna naturalmente piú chiara e piúaspra; ma dove sega le macchie antichele quali sono pianureperandare elle sfericamente inclinandosisí che ricevono i raggidel Sole obliquissimiquivi il termine non è cosítaglientemediante la illuminazione piú languida. Quellofinalmente ch'ei dice del non si diminuire ed abbacinare la lucesecondaria secondo che la Luna va crescendoma conservarsicontinuamente della medesima efficaciaè falsissimo; anzipoco si vede nella quadraturaquandoper l'oppositoella dovrebbevedersi piú vivapotendosi vedere fuor del crepuscolonellanotte piú profonda. Concludiamo per tantoesser la reflessiondella Terra potentissima nella Luna; equello di che dovrete farmaggiore stimacavatene un'altra congruenza bellissima: cioèche se è vero che i pianeti operino sopra la Terra col moto ecol lumeforse la Terra non meno sarà potente a operarreciprocamente in loro col medesimo lume e per avventura col motoancora; e quando anco ella non si movessepur gli può restarela medesima operazioneperché giàcome si èvedutol'azione del lume è la medesima appunto cioèdel lume del Sole reflessoe 'l moto non fa altro che la variazionede gli aspettila quale segue nel modo medesimo facendo muover laTerra e star fermo il Soleche se si faccia per l'opposito.

Simplicio:Non si troverà alcuno de i filosofi che abbia dettoche questi corpi inferiori operino ne i celestied Aristotile dicechiaro il contrario.

Salviati:Aristotile e gli altri che non han saputo che la Terra e laLuna si illuminino scambievolmenteson degni di scusa; ma sarebberben degni di riprensione sementre vogliono che noi concediamo ecrediamo a loro che la Luna operi in Terra col lumee' volessin poia noiche gli aviamo insegnato che la Terra illumina la Lunanegarel'azione della Terra nella Luna.

Simplicio:In somma io sento in me un'estrema repugnanza nel potereammettere questa società che voi vorreste persuadermi tra laTerra e la Lunaponendolacome si dicein ischiera con le stelle;chéquando altro non ci fussela gran separazione elontananza tra essa e i corpi celesti mi par che necessariamenteconcluda una grandissima dissimilitudine tra di loro.

Salviati:Vedetesignor Simplicioquanto può un inveteratoaffetto ed una radicata opinione; poiché è tantogagliardache vi fa parer favorevoli quelle cose medesime che voistesso producete contro di voi. Che se la separazione e lontananzasono accidenti validi per persuadervi una gran diversità dinatureconvien che per l'opposito la vicinanza e contiguitàimportino similitudine: ma quanto è piú vicina la Lunaalla Terra che a qualsivoglia altro de i globi celesti? Confessatedunqueper la vostra medesima concessione (ed averete anco altrifilosofi per compagni)grandissima affinità esser tra laTerra e la Luna. Or seguitiamo avantie proponete se altro ci restada considerare circa le difficultà che voi moveste contro lecongruenze tra questi due corpi.

Simplicio:Ci resterebbe non so che in proposito della soliditàdella Lunala quale io argumentava dall'esser ella sommamente pulitae lisciae voi dall'esser montuosa. Un'altra difficultà minasceva per il credere io che la reflession del mare dovesse esserper l'egualità della sua superficie piú gagliarda chequella della Terrala cui superficie è tanto scabrosa edopaca.

Salviati:Quanto al primo dubbiodico chesí come nelle partidella Terrache tutte per la lor gravità conspirano adapprossimarsi quanto piú possono al centroalcune tuttavia nerimangono piú remote che l'altrecioè le montagne piúdelle pianuree questo per la lor solidità e durezza (chése fusser di materia fluida si spianerebbero)cosí il vedernoi alcune parti della Luna restare elevate sopra la sfericitàdelle parti piú basse arguisce la loro durezzaperchéè credibile che la materia della Luna si figuri in formasferica per la concorde conspirazione di tutte le sue parti almedesimo centro. Circa l'altro dubbioparmi che per le cose cheaviamo considerate accader negli specchipossiamo intender benissimoche la reflession del lume che vien dal mare sia inferiore assai aquella che vien dalla terraintendendo però della reflessioneuniversale; perché quanto alla particolare che la superficiedell'acqua quieta manda in un luogo determinatonon ha dubbio chechi si constituirà in tal luogovedrà nell'acqua unreflesso potentissimoma da tutti gli altri luoghi si vedràla superficie dell'acqua piú oscura di quella della terra. Eper mostrarlo al sensoandiamo qua in sala e versiamo un poco diacqua sul pavimento: ditemi oranon si mostr'egli questo mattonebagnato piú oscuro assai degli altri asciutti? Certo síe tale si mostrerà egli rimirato da qualsivoglia luogoeccettuatone un soloe questo è quello dove arriva ilreflesso del lume che entra per quella finestra: tiratevi adunqueindietro pian piano.

Simplicio:Di qui veggo io la parte bagnata piú lucida del restodel pavimentoe veggo che ciò avviene perché ilreflesso del lumeche entra per la finestraviene verso di me.

Salviati:Quel bagnare non ha fatto altro che riempier quelle piccolecavità che sono nel mattone e ridur la sua superficie a unpiano esquisitoonde poi i raggi reflessi vanno uniti verso unmedesimo luogo: ma il resto del pavimento asciutto ha la suaasprezzacioè una innumerabil varietà di inclinazioninelle sue minime particelleonde le reflessioni del lume vanno versotutte le partima piú debili che se andasser tutte uniteinsieme; e però poco o niente si varia il suo aspetto perriguardarlo da diverse bandema da tutti i luoghi si mostral'istessoma ben men chiaro assai che quella reflession della partebagnata. Concludo per tanto che la superficie del mareveduta dallaLunasí come apparirebbe egualissima (trattone le isole e gliscogli)cosí apparirebbe men chiara che quella della terramontuosa e ineguale. E se non fusse ch'io non vorrei parercome sidicedi volerne troppovi direi d'aver osservato nella Luna quellume secondarioch'io dico venirle dalla reflession del globoterrestreesser notabilmente piú chiaro due o tre giorniavanti la congiunzione che doppocioè quando noi la veggiamoavanti l'alba in oriente che quando si vede la seradoppo iltramontar del Solein occidente; della qual differenza ne ècausa che l'emisferio terrestre che si oppone alla Luna orientale hapoco mare ed assaissima terraavendo tutta l'Asiadovechéquando ella è in occidenteriguarda grandissimi maricioètutto l'Oceano Atlantico sino alle Americhe: argomento assaiprobabile del mostrarsi meno splendida la superficie dell'acqua chequella della terra.

Simplicio:Ma credete voi forse che quelle gran macchie che si veggononella faccia della Luna siano marie il resto piú chiaroterrao cosa tale?

Adunqueper vostro credereella farebbe un aspetto simile a quello che noiveggiamo nella Lunadelle 2 parti massime.

Salviati:Questo che voi domandate è il principio delleincongruenze ch'io stimo esser tra la Luna e la Terradalle qualisarà tempo che noi ci sbrighiamoché pur troppo siamodimorati in questa Luna. Dico dunque che quando in natura non fussealtro che un modo solo per far apparir due superficieillustrate dalSoleuna piú chiara dell'altrae che questo fosse per esseruna di terra e l'altra di acquabisognerebbe necessariamente direche la superficie della Luna fosse parte terrea e parte aquea; maperché vi sono piú modi conosciuti da noiche possoncagionare il medesimo effettoed altri per avventura ne possonessere incogniti a noiperò io non ardirei di affermarequesto piú che quello esser nella Luna. Già si èveduto di sopra come una piastra d'argento bianchitocol toccarlocol brunitoiodi candido si rappresenta oscuro; la parte umida dellaTerra si mostra piú oscura della arida; ne i dorsi dellemontagnele parti silvose appariscono assai piú fosche dellenude e sterili; ciò accadeperché tra le piante cascagran quantità di ombra ed i luoghi aprici son tutti illuminatidal Sole; e questa mistione di ombre opera tantoche voi vedete ne ivelluti a opera il color della seta tagliata mostrarsi molto piúoscuro che quel della non tagliatamediante le ombre disseminate trapelo e peloed il velluto piano parimente assai piú fosco cheun ermisino fatto della medesima setasí che quando nellaLuna fossero cose che imitassero grandissime selve l'aspetto loropotrebbe rappresentarci le macchie che noi veggiamo; una taldifferenza farebbero s'elle fusser mari e finalmente non repugna chepotesse esser che quelle macchie fosser realmente di color piúoscuro del rimanenteché in questa guisa la neve fa comparirle montagne piú chiare. Quello che si vede manifestamentenella Luna è che le parti piú oscure son tutte pianurecon pochi scogli e argini dentrovima pur ve ne son alcuni: ilrestante piú chiaro è tutto pieno di scoglimontagnearginetti rotondi e di altre figure; ed in particolare intorno allemacchie sono grandissime tirate di montagne. Dell'esser le macchiesuperficie pianece ne assicura il veder come il termine chedistingue la parte illuminata dall'oscuranel traversar le macchiefa il taglio egualema nelle parti chiare si mostra per tuttoanfrattuoso e merlato. Ma non so già se questa egualitàdi superficie possa esser bastante per sé sola a far apparirl'oscuritàe credo piú tosto di no. Reputooltre aquestola Luna differentissima dalla Terraperchése beneio mi immagino che quelli non sien paesi oziosi e mortinon affermoperò che vi sieno movimenti e vitae molto meno che vi sigenerino pianteanimali o altre cose simili alle nostremase purve n'èfussero diversissimee remote da ogni nostraimmaginazione: e muovomi a cosí credereperchéprimamentestimo che la materia del globo lunare non sia di terra edi acquae questo solo basta a tòr via le generazioni ealterazioni simili alle nostre; maposto anco che lassú fosseacqua e terraad ogni modo non vi nascerebbero piante ed animalisimili a i nostrie questo per due ragioni principali. La prima èche per le nostre generazioni son tanto necessarii gli aspettivariabili del Soleche senza essi il tutto mancherebbe: ora leabitudini del Sole verso la Terra son molto differenti da quelleverso la Luna Noiquanto all'illuminazion diurnaabbiamo nellamaggior parte della Terra ogni ventiquattr'ore parte di giorno eparte di notteil quale effetto nella Luna si fa in un mese; equello abbassamento ed alzamento annuo per il quale il Sole ciapporta le diverse stagioni e la disegualità de i giorni edelle nottinella Luna si finisce pur in un mese; e dove il Sole anoi si alza ed abbassa tantoche dalla massima alla minima altezzavi corre circa quarantasette gradi di differenzacioè quantaè la distanza dall'uno all'altro tropiconella Luna nonimporta altro che gradi dieci o poco piúché tantoimportano le massime latitudini del dragone di qua e di làdall'eclittica. Considerisi ora qual sarebbe l'azion del Sole dentroalla zona torrida quando e' durasse quindici giorni continui aferirla con i suoi raggiche senz'altro s'intenderà che tuttele piante e le erbe e gli animali si dispergerebbero; e se pur vi sifacessero generazionisarebber di erbepiante ed animalidiversissimi da i presenti. Secondariamenteio tengo per fermo chenella Luna non siano pioggeperché quando in qualche parte visi congregassero nugolecome intorno alla Terraci verrebbero adascondere alcuna di quelle cose che noi col telescopio veggiamo nellaLunaed in somma in qualche particella ci varierebber la vista;effetto che io per lunghe e diligenti osservazioni non ho veduto maima sempre vi ho scorto una uniforme serenità purissima.

Sagredo:A questo si potrebbe rispondereo che vi fossero grandissimerugiadeo che vi piovesse ne i tempi della lor nottecioèquando il Sole non la illumina.

Salviati:Se per altri riscontri noi avessimo indizii che in essa sifacesser generazioni simili alle nostree solo ci mancasse ilconcorso delle pioggepotremmo trovarci questo o altro temperamentoche supplisse in vece di quellecome accade nell'Egittodell'inondazione del Niloma non incontrando accidente alcuno checoncordi co i nostride' molti che si ricercherebbero per produrvigli effetti similinon occorre affaticarsi per introdurne un soloequello anco non perché se n'abbia sicura osservazionema peruna semplice non repugnanza. Oltre chequando mi fosse domandatoquello che la prima apprensione ed il puro naturale discorso mi dettacirca il prodursi là cose simili o pur differenti dallenostreio direi sempredifferentissime ed a noi del tuttoinimmaginabiliche cosí mi pare che ricerchi la ricchezzadella natura e l'onnipotenza del Creatore e Governatore.

Sagredo:Estrema temerità mi è parsa sempre quella dicoloro che voglion far la capacità umana misura di quantopossa e sappia operar la naturadove cheall'incontroe' non èeffetto alcuno in naturaper minimo che e' siaall'intera cogniziondel quale possano arrivare i piú specolativi ingegni. Questacosí vana prosunzione d'intendere il tutto non può averprincipio da altro che dal non avere inteso mai nullaperchéquando altri avesse esperimentato una volta sola a intenderperfettamente una sola cosa ed avesse gustato veramente come èfatto il sapereconoscerebbe come dell'infinità dell'altreconclusioni niuna ne intende.

Salviati:Concludentissimo è il vostro discorso; in confermaziondel quale abbiamo l'esperienza di quelli che intendono o hanno intesoqualche cosai quali quanto piú sono sapientitanto piúconoscono e liberamente confessano di saper poco; ed il sapientissimodella Greciae per tale sentenziato da gli oracolidicevaapertamente conoscer di non saper nulla.

Simplicio:Convien dunque direo che l'oracoloo l'istesso Socratefusse bugiardopredicandolo quello per sapientissimoe dicendoquesto di conoscersi ignorantissimo.

Salviati:Non ne seguita né l'uno né l'altroessendo cheamendue i pronunziati posson esser veri. Giudica l'oracolosapientissimo Socrate sopra gli altri uominila sapienza de i qualiè limitata; si conosce Socrate non saper nulla in relazionealla sapienza assolutache è infinita; e perchédell'infinito tal parte n'è il molto che 'l poco e che ilniente (perché per arrivarper esempioal numero infinitotanto è l'accumular migliaiaquanto decine e quanto zeri)però ben conosceva Socratela terminata sua sapienza essernulla all'infinitache gli mancava. Ma perché pur tra gliuomini si trova qualche saperee questo non egualmente compartito atuttipotette Socrate averne maggior parte de gli altrie perciòverificarsi il responso dell'oracolo.

Sagredo:Parmi di intender benissimo questo punto. Tra gli uominisignor Simplicioè la potestà di operarema nonegualmente participata da tutti: e non è dubbio che la potenzad'un imperadore è maggiore assai che quella d'una personaprivata; ma e questa e quella è nulla in comparazionedell'onnipotenza divina. Tra gli uomini vi sono alcuni che intendonmeglio l'agricoltura che molti altri; ma il saper piantar un sermentodi vite in una fossache ha da far col saperlo far barbicareattrarre il nutrimentoda quello scierre questa parte buona perfarne le fogliequest'altra per formarne i viticciquella per igrappoliquell'altra per l'uvaed un'altra per i fiociniche sonpoi l'opere della sapientissima natura? Questa è una solaopera particolare delle innumerabili che fa la naturaed in essasola si conosce un'infinita sapienzatalché si puòconcludereil saper divino esser infinite volte infinito.

Salviati:Eccone un altro esempio. Non direm noi che 'l sapere scoprirein un marmo una bellissima statua ha sublimato l'ingegno delBuonarruoti assai assai sopra gli ingegni comuni degli altri uomini?E questa opera non è altro che imitare una sola attitudine edisposizion di membra esteriore e superficiale d'un uomo immobile; eperò che cosa è in comparazione d'un uomo fatto dallanaturacomposto di tante membra esterne ed internede i tantimuscolitendininerviossache servono a i tanti e sídiversi movimenti? Ma che diremo de i sensidelle potenzedell'animae finalmente dell'intendere? non possiamo noi diree conragionela fabbrica d'una statua cedere d'infinito intervallo allaformazion d'un uomo vivoanzi anco alla formazion d'un vilissimoverme?

Sagredo:E qual differenza crediamo che fusse tra la colomba d'Architaed una della natura?

Simplicio:O io non sono un di quegli uomini che intendanoo 'n questovostro discorso è una manifesta contradizione. Voi tra imaggiori encomiianzi pur per il massimo di tuttiattribuiteall'uomofatto dalla naturaquesto dell'intendere; e poco fa dicevicon Socrate che 'l suo intendere non era nulla; adunque bisogneràdire che né anco la natura abbia inteso il modo di fare unintelletto che intenda.

Salviati:Molto acutamente opponete; e per rispondere all'obbiezioneconvien ricorrere a una distinzione filosoficadicendo chel'intendere si può pigliare in due modicioèintensiveo vero extensive: e che extensivecioè quanto allamoltitudine degli intelligibiliche sono infinitil'intender umanoè come nulloquando bene egli intendesse mille proposizioniperché mille rispetto all'infinità è come unzero; ma pigliando l'intendere intensivein quanto cotal termineimporta intensivamentecioè perfettamentealcunaproposizionedico che l'intelletto umano ne intende alcune cosíperfettamentee ne ha cosí assoluta certezzaquanto sen'abbia l'intessa natura; e tali sono le scienze matematiche purecioè la geometria e l'aritmeticadelle quali l'intellettodivino ne sa bene infinite proposizioni di piúperchéle sa tuttema di quelle poche intese dall'intelletto umano credoche la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettivapoichéarriva a comprenderne la necessitàsopra la quale non par chepossa esser sicurezza maggiore.

Simplicio:Questo mi pare un parlar molto resoluto ed ardito.

Salviati:Queste son proposizioni comuni e lontane da ogni ombra ditemerità o d'ardire e che punto non detraggono di maestàalla divina sapienzasí come niente diminuisce la Suaonnipotenza il dire che Iddio non può fare che il fatto nonsia fatto. Ma dubitosignor Simplicioche voi pigliate ombra peresser state ricevute da voi le mie parole con qualche equivocazione.Peròper meglio dichiararmidico che quanto alla veritàdi che ci danno cognizione le dimostrazioni matematicheella èl'istessa che conosce la sapienza divina; ma vi concederò beneche il modo col quale Iddio conosce le infinite proposizionidellequali noi conosciamo alcune pocheè sommamente piúeccellente del nostroil quale procede con discorsi e con passaggidi conclusione in conclusionedove il Suo è di un sempliceintuito: e dove noiper esempioper guadagnar la scienza d'alcunepassioni del cerchioche ne ha infinitecominciando da una dellepiú semplici e quella pigliando per sua definizionepassiamocon discorso ad un'altrae da questa alla terzae poi alla quartaetc.l'intelletto divino con la semplice apprensione della suaessenza comprendesenza temporaneo discorsotutta la infinitàdi quelle passioni; le quali anco poi in effetto virtualmente sicomprendono nelle definizioni di tutte le cosee che poi finalmenteper esser infiniteforse sono una sola nell'essenza loro e nellamente divina. Il che né anco all'intelletto umano è deltutto incognitoma ben da profonda e densa caligine adombratolaqual viene in parte assottigliata e chiarificata quando ci siamofatti padroni di alcune conclusioni fermamente dimostrate e tantospeditamente possedute da noiche tra esse possiamo velocementetrascorrere: perché in sommache altro è l'esser neltriangolo il quadrato opposto all'angolo retto eguale a gli altri dueche gli sono intornose non l'esser i parallelogrammi sopra basecomune e tra le paralleletra loro eguali? e questo non èegli finalmente il medesimo che essere eguali quelle due superficieche adattate insieme non si avanzanoma si racchiuggono dentro almedesimo termine? Or questi passaggiche l'intelletto nostro fa contempo e con moto di passo in passol'intelletto divinoa guisa dilucetrascorre in un instanteche è l'istesso che diregliha sempre tutti presenti. Concludo per tantol'intender nostroequanto al modo e quanto alla moltitudine delle cose inteseesserd'infinito intervallo superato dal divino; ma non peròl'avvilisco tantoch'io lo reputi assolutamente nullo; anziquandoio vo considerando quante e quanto maravigliose cose hanno inteseinvestigate ed operate gli uominipur troppo chiaramente conosco ioed intendoesser la mente umana opera di Dioe delle piúeccellenti.

Sagredo:Io son molte volte andato meco medesimo considerandoinproposito di questo che di presente ditequanto grande sial'acutezza dell'ingegno umano; e mentre io discorro per tante e tantomaravigliose invenzioni trovate da gli uominisí nelle articome nelle letteree poi fo reflessione sopra il saper miotantolontano dal potersi promettere non solo di ritrovarne alcuna dinuovoma anco di apprendere delle già ritrovateconfusodallo stupore ed afflitto dalla disperazionemi reputo poco meno cheinfelice. S'io guardo alcuna statua delle eccellentidico a memedesimo: "E quando sapresti levare il soverchio da un pezzo dimarmoe scoprire sí bella figura che vi era nascosa? quandomescolare e distendere sopra una tela o parete colori diversie conessi rappresentare tutti gli oggetti visibilicome un Michelagnoloun Raffaelloun Tiziano?" S'io guardo quel che hanno ritrovatogli uomini nel compartir gl'intervalli musicinello stabilirprecetti e regole per potergli maneggiar con diletto mirabiledell'uditoquando potrò io finir di stupire? Che diròde i tanti e sí diversi strumenti? La lettura de i poetieccellenti di qual meraviglia riempie chi attentamente consideral'invenzion de' concetti e la spiegatura loro? Che diremodell'architettura? che dell'arte navigatoria? Ma sopra tutte leinvenzioni stupendequal eminenza di mente fu quella di colui ches'immaginò di trovar modo di comunicare i suoi piúreconditi pensieri a qualsivoglia altra personabenchédistante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare conquelli che son nell'Indieparlare a quelli che non sono ancora natiné saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qualfacilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi soprauna carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioniumanee la chiusa de' nostri ragionamenti di questo giorno: edessendo passate le ore piú caldeil signor Salviati penso ioche avrà gusto di andare a godere de i nostri freschi inbarca; e domani vi starò attendendo amendue per continuare idiscorsi cominciatietc.

 

GIORNATASECONDA

Salviati:Le diversioni di ieriche ci torsero dal dritto filo de'nostri principali discorsifuron tante e talich'io non so se potròsenza l'aiuto vostro rimettermi su la tracciaper poter procedereavanti.

Sagredo:Io non mi meraviglio che voiche avete ripiena e ingombratala fantasia tanto delle cose dette quanto di quelle che restan dadirsivi troviate in qualche confusione; ma ioche per essersemplice ascoltatorealtro non ritengo che le cose uditepotròper avventuracol ricordarle sommariamenterimettere ilragionamento su 'l suo filo. Per quello dunque che mi èrestato in mentefu la somma de i discorsi di ieri l'andaresaminando da i fondamenti loroqual delle due opinioni sia piúprobabile e ragionevole: quella che tienela sustanza de i corpicelesti esser ingenerabileincorruttibileinalterabileimpassibileed in somma esente da ogni mutazionefuor che dallalocalee però essere una quinta essenza diversissima daquesta de i nostri corpi elementarigenerabilicorruttibilialterabilietc.o pur l'altra chelevando tal difformità diparti dal mondoreputa la Terra goder delle medesime perfezioni chegli altri corpi integranti dell'universoed esser in somma un globomobile e vagante non men che la LunaGioveVenere o altro pianeta.Fecersi in ultimo molti paralleli particolari tra essa Terra e laLuna e piú con la Luna che con altro pianeta forse per avernoi di quella maggiore e piú sensata notiziamediante la suaminor lontananza. Ed avendo finalmente conclusoquesta secondaopinione aver piú del verisimile dell'altraparmi che 'lprogresso ne tirasse a cominciare a esaminare se la Terra si devastimare immobilecome da i piú è stato sin quicredutoo pur mobilecome alcuni antichi filosofi credettero edaltri da non molto tempo in qua stimanoe se mobilequal possaessere il suo movimento.

Salviati:Già comprendo e riconosco il segno del nostro cammino;ma innanzi che si cominci a procedere piú oltredevo dirvinon so che sopra queste ultime parole che avete dettodell'essersiconcluso la opinione che tien la Terra dotata delle medesimecondizioni de i corpi celesti esser piú verisimile dellacontraria: imperocché questo non ho io conclusosícome non son né anco per concludere verun'altra delleproposizioni controverse; ma solo ho auta intenzione di produrretanto per l'una quanto per l'altra partequelle ragioni e risposteinstanze e soluzioniche ad altri sin qui sono sovvenuteconqualche altra ancora che a menel lungamente pensarviècascata in mentelasciando poi la decisione all'altrui giudizio.

Sagredo:Io mi era lasciato trasportare dal mio proprio sentimentoecredendo che in altri dovesse esser quel che io sentiva in mefeciuniversale quella conclusione che doveva far particolare; e veramenteho erratoe massime non sapendo il concetto del signor Simplicio quipresente.

Simplicio:Io vi confesso che tutta questa notte sono andato ruminandole cose di ierie veramente trovo di molte belle nuove e gagliardeconsiderazioni; con tutto ciò mi sento stringer assai piúdall'autorità di tanti grandi scrittoried in particolare…Voi scotete la testasignor Sagredoe sogghignatecome se iodicessi qualche grande esorbitanza.

Sagredo:Io sogghigno solamentema crediatemi ch'io scoppio nel volerfar forza di ritener le risa maggioriperché mi avete fattosovvenire di un bellissimo casoal quale io mi trovai presente nonsono molti anniinsieme con alcuni altri nobili amici mieii qualivi potrei ancora nominare.

Salviati:Sarà ben che voi ce lo raccontiateacciò forseil signor Simplicio non continuasse di creder d'avervi esso mosse lerisa.

Sagredo:Son contento. Mi trovai un giorno in casa un medico moltostimato in Veneziadove alcuni per loro studioed altri percuriositàconvenivano tal volta a veder qualche taglio dinotomia per mano di uno veramente non men dotto che diligente epratico notomista. Ed accadde quel giornoche si andava ricercandol'origine e nascimento de i nervisopra di che è famosacontroversia tra i medici galenisti ed i peripatetici; e mostrando ilnotomista comepartendosi dal cervello e passando per la nucailgrandissimo ceppo de i nervi si andava poi distendendo per la spinalee diramandosi per tutto il corpoe che solo un filo sottilissimocome il refe arrivava al cuorevoltosi ad un gentil uomo ch'egliconosceva per filosofo peripateticoe per la presenza del quale egliaveva con estraordinaria diligenza scoperto e mostrato il tuttoglidomandò s'ei restava ben pago e sicurol'origine de i nervivenir dal cervello e non dal cuoreal quale il filosofodoppoessere stato alquanto sopra di sérispose: "Voi mi avetefatto veder questa cosa talmente aperta e sensatache quando iltesto d'Aristotile non fusse in contrarioche apertamente diceinervi nascer dal cuorebisognerebbe per forza confessarla per vera".

Simplicio:Signoriio voglio che voi sappiate che questa disputadell'origine de i nervi non è miga cosí smaltita edecisa come forse alcuno si persuade.

Sagredo:Né sarà mai al sicurocome si abbiano disimili contradittori; ma questo che voi dite non diminuisce punto lastravaganza della risposta del Peripateticoil quale contro a cosísensata esperienza non produsse altre esperienze o ragionid'Aristotilema la sola autorità ed il puro ipse dixit.

Simplicio:Aristotile non si è acquistata sí grandeautorità se non per la forza delle sue dimostrazioni e dellaprofondità de i suoi discorsi: ma bisogna intenderloe nonsolamente intenderloma aver tanta gran pratica ne' suoi librichese ne sia formata un'idea perfettissimain modo che ogni suo dettovi sia sempre innanzi alla mente; perché e' non ha scritto peril volgoné si è obligato a infilzare i suoi silogismicol metodo triviale ordinatoanziservendosi del perturbatohamesso talvolta la prova di una proposizione fra testi che par chetrattino di ogni altra cosa: e però bisogna aver tutta quellagrande ideae saper combinar questo passo con quelloaccozzarquesto testo con un altro remotissimo; ch' e' non è dubbio chechi averà questa praticasaprà cavar da' suoi libri ledimostrazioni di ogni scibileperché in essi è ognicosa.

Sagredo:Masignor Simplicio miocome l'esser le cose disseminate inqua e in là non vi dà fastidioe che voi crediate conl'accozzamento e con la combinazione di varie particelle trarne ilsugoquesto che voi e gli altri filosofi bravi farete con i testid'Aristotilefarò io con i versi di Virgilio o di Ovidioformandone centoni ed esplicando con quelli tutti gli affari de gliuomini e i segreti della natura. Ma che dico io di Virgilio o dialtro poeta? io ho un libretto assai piú breve d'Aristotile ed'Ovidionel quale si contengono tutte le scienzee con pochissimostudio altri se ne può formare una perfettissima idea: equesto è l'alfabeto; e non è dubbio che quello chesaprà ben accoppiare e ordinare questa e quella vocale conquelle consonanti o con quell'altrene caverà le risposteverissime a tutti i dubbi e ne trarrà gli insegnamenti ditutte le scienze e di tutte le artiin quella maniera appunto che ilpittore da i semplici colori diversiseparatamente posti sopra latavolozzavacon l'accozzare un poco di questo con un poco diquello e di quell'altrofigurando uominipiantefabbricheuccellipescied in somma imitando tutti gli oggetti visibilisenza che su la tavolozza sieno né occhi né penne nésquamme né foglie né sassi: anzi pure ènecessario che nessuna delle cose da imitarsi o parte alcuna diquellesieno attualmente tra i colorivolendo che con essi sipossano rappresentare tutte le cose; ché se vi fusseroverbigraziapennequeste non servirebbero per dipignere altro cheuccelli o pennacchi.

Salviati:E' son vivi e sani alcuni gentil uomini che furon presentiquando un dottor leggente in uno Studio famosonel sentircircoscrivere il telescopioda sé non ancor vedutodisse chel'invenzione era presa da Aristotilee fattosi portare un testotrovò certo luogo dove si rende la ragione onde avvenga chedal fondo d'un pozzo molto cupo si possano di giorno veder le stellein cielo; e disse a i circostanti: "Eccovi il pozzoche denotail cannone; eccovi i vapori grossida i quali è toltal'invenzione de i cristalli; ed eccovi finalmente fortificata lavista nel passare i raggi per il diafano piú denso e oscuro".

Sagredo:Questo è un modo di contener tutti gli scibili assaisimile a quello col quale un marmo contiene in sé unabellissimaanzi mille bellissime statuema il punto sta a saperlescoprire: o vogliam dire che e' sia simile alle profezie diGiovacchino o a' responsi degli oracoli de' gentiliche nons'intendono se non doppo gli eventi delle cose profetizate.

Salviati:E dove lasciate voi le predizioni de' genetliaciche tantochiaramente doppo l'esito si veggono nel tema o vogliam dire nellafigura celeste?

Sagredo:In questa guisa trovano gli alchimistiguidati dall'umormelanconicotutti i più elevati ingegni del mondo non aververamente scritto mai d'altro che del modo di far l'oromaperdirlo senza palesarlo al volgoesser andati ghiribizando chi questae chi quell'altra maniera di adombrarlo sotto varie coperte: epiacevolissima cosa è il sentire i comenti loro sopra i poetiantichiritrovando i misteri importantissimi che sotto le favoleloro si nascondonoe quello che importino gli amori della Lunae 'lsuo scendere in Terra per Endimionel'ira sua contro Atteoneequando Giove si converte in pioggia d'oroe quando in fiammeardentie quanti gran segreti dell'arte sieno in quel Mercuriointerpretein quei ratti di Plutonein quei rami d'oro.

Simplicio:Io credoe in parte soche non mancano al mondo de'cervelli molto stravagantile vanità de' quali non dovrebberoridondare in pregiudizio d'Aristotiledel quale mi par che voiparliate talvolta con troppo poco rispetto; e la sola antichitàe 'l gran nome che si è acquistato nelle menti di tanti uominisegnalatidovrebbe bastar a renderlo riguardevole appresso di tuttii letterati.

Salviati:Il fatto non cammina cosísignor Simplicio: sonoalcuni suoi seguaci troppo pusillanimiche danno occasioneoperdir meglioche darebbero occasionedi stimarlo menoquando noivolessimo applaudere alle loro leggereze. E voiditemi in graziasete cosí semplice che non intendiate che quando Aristotilefusse stato presente a sentir il dottor che lo voleva far autor deltelescopiosi sarebbe molto piú alterato contro di lui checontro quelli che del dottore e delle sue interpretazioni siridevano? Avete voi forse dubbio che quando Aristotile vedesse lenovità scoperte in cieloe' non fusse per mutar opinione eper emendar i suoi libri e per accostarsi alle piú sensatedottrinediscacciando da sé quei cosí poveretti dicervello che troppo pusillanimamente s'inducono a voler sostenereogni suo dettosenza intendere che quando Aristotile fusse talequale essi se lo figuranosarebbe un cervello indocileuna menteostinataun animo pieno di barbarieun voler tirannicochereputando tutti gli altri come pecore stolidevolesse che i suoidecreti fussero anteposti a i sensialle esperienzealla naturaistessa? Sono i suoi seguaci che hanno data l'autorità adAristotilee non esso che se la sia usurpata o presa; e perchéè piú facile il coprirsi sotto lo scudo d'un altro che'l comparire a faccia apertatemono né si ardisconod'allontanarsi un sol passoe piú tosto che mettere qualchealterazione nel cielo di Aristotilevogliono impertinentemente negarquelle che veggono nel cielo della natura.

Sagredo:Questi tali mi fanno sovvenire di quello scultoreche avendoridotto un gran pezzo di marmo all'immagine non so se d'un Ercole odi un Giove fulminantee datogli con mirabile artifizio tantavivacità e fierezza che moveva spavento a chiunque lorimiravaesso ancora cominciò ad averne paurase ben tuttolo spirito e la movenza era opera delle sue mani; e 'l terrore erataleche piú non si sarebbe ardito di affrontarlo con lesubbie e 'l mazzuolo.

Salviati:Io mi son piú volte maravigliato come possa esser chequesti puntuali mantenitori d'ogni detto d'Aristotile non siaccorgano di quanto gran progiudizio e' sieno alla reputazione ed alcredito di quelloe quantonel volergli accrescere autoritàgliene detraggano; perchémentre io gli veggo ostinati involer sostener proposizioni le quali io tocchi con mano essermanifestamente falseed in volermi persuadere che cosí farconvenga al vero filosofo e che cosí farebbe Aristotilemedesimomolto si diminuisce in me l'opinione che egli abbiarettamente filosofato intorno ad altre conclusioni a me piúrecondite: ché quando io gli vedessi cedere e mutare opinioneper le verità manifesteio crederei che in quelle dove e'persistesseropotessero avere salde dimostrazionida me non inteseo sentite.

Sagredo:O veroquando gli paresse di metter troppo della lorreputazione e di quella d'Aristotile nel confessar di non aver saputaquesta o quella conclusione ritrovata da un altronon sarebb'eimanco male il ritrovarla tra i suoi testi con l'accozzarne diversiconforme alla prattica significataci dal signor Simplicio? perchése vi è ogni scibileè ben anco forza che vi si possaritrovare.

Salviati:Signor Sagredonon vi fate beffe di questo avvedimentochemi par che lo proponghiate burlando; perché non è grantempo che avendo un filosofo di gran nome composto un librodell'animanel qualein riferir l'opinione d'Aristotile circal'esser o non essere immortaleadduceva molti testinon giàde i citati da Alessandroperché in quelli diceva cheAristotile non trattava né anco di tal materianon chedeterminasse cosa veruna attenente a ciòma altri da séritrovati in altri luoghi reconditiche piegavano al sensoperniziosoe venendo avvisato che egli avrebbe avute delledifficultà nel farlo licenziareriscrisse all'amico che nonperò restasse di procurarne la spedizioneperchéquando non se gli intraversasse altro ostacolonon aveva difficultàniuna circa il mutare la dottrina d'Aristotilee con altreesposizioni e con altri testi sostener l'opinion contrariapurconforme alla mente d'Aristotile.

Sagredo:O questo dottor síche mi può comandarechenon si vuol lasciar infinocchiar da Aristotilema vuol esso menarlui per il naso e farlo dire a suo modo! Vedete quanto importa ilsaper pigliar il tempo opportuno! Ei non si deve ridurre a negoziarcon Ercole mentre è imbizarrito e su le furiema quando stafavoleggiando tra le meonie ancelle. Ah viltà inauditad'ingegni servili! farsi spontaneamente mancipioaccettar perinviolabili decretiobligarsi a chiamarsi persuaso e convinto daargomenti che sono tanto efficaci e chiaramente concludentiche glistessi non sanno risolversi s'e' sien pure scritti in quel propositoe se e' servano per provar quella tal conclusione! Ma dichiamo lapazzia maggiore: che tra lor medesimi sono ancor dubbise l'istessoautore abbia tenuto la parte affermativa o la negativa. È egliquesto un far loro oracolo una statua di legnoed a quella correrper i responsiquella temerequella riverirequella adorare?

Simplicio:Ma quando si lasci Aristotilechi ne ha da essere scortanella filosofia? nominate voi qualche autore

Salviati:Ci è bisogno di scorta ne i paesi incogniti eselvaggima ne i luoghi aperti e piani i ciechi solamente hannobisogno di guida; e chi è taleè ben che si resti incasama chi ha gli occhi nella fronte e nella mentedi quelli si hada servire per iscorta. Né perciò dico io che non sideva ascoltare Aristotileanzi laudo il vederlo e diligentementestudiarloe solo biasimo il darsegli in preda in maniera che allacieca si sottoscriva a ogni suo detto esenza cercarne altraragionesi debba avere per decreto inviolabile; il che è unabuso che si tira dietro un altro disordine estremoed è chealtri non si applica piú a cercar d'intender la forza dellesue dimostrazioni. E qual cosa è piú vergognosa che 'lsentir nelle publiche disputementre si tratta di conclusionidimostrabili uscir un di traverso con un testoe bene spesso scrittoin ogni altro propositoe con esso serrar la bocca all'avversario?Ma quando pure voi vogliate continuare in questo modo di studiaredeponete il nome di filosofie chiamatevi o istorici o dottori dimemoria; ché non conviene che quelli che non filosofano maisi usurpino l'onorato titolo di filosofo. Ma è ben ritornare arivaper non entrare in un pelago infinitodel quale in tutt'ogginon si uscirebbe. Peròsignor Simpliciovenite pure con leragioni e con le dimostrazionivostre o di Aristotilee non contesti e nude autoritàperché i discorsi nostri hanno aessere intorno al mondo sensibilee non sopra un mondo di carta. Eperché nel discorso di ieri si cavò dalle tenebre e siespose al cielo aperto la Terramostrando che 'l volerla connumeraretra quelli che noi chiamiamo corpi celesti non era proposizionetalmente convinta e prostrata che non gli restasse qualche spiritovitaleséguita che noi andiamo esaminando quello che abbia diprobabile il tenerla fissa e del tutto immobile intendendo quanto alsuo intero globoe quanto possa avere di verisimilitudine il farlamobile di alcun movimentoe di quale: e perché in talquistione io sono ambiguoed il signor Simplicio risolutoinsiemecon Aristotileper la parte dell'immobilitàegli di passo inpasso andrà portando i motivi per la loro opinioneed io lerisposte e gli argomenti per la parte contrariaed il signor Sagredodirà i moti dell'animo suo ed in qual parte e' si sentiràtirare

Sagredo:Io son molto contentocon questo però che a me ancoraresti libertà di produrre quel che mi dettasse talora ildiscorso semplice naturale.

Salviati:Anzi di cotesto io in particolare ve ne supplico perchédelle considerazioni piú facili eper cosí dirematerialicredo che poche ne sieno state lasciate indietro da gliscrittoritalché solamente qualcuna delle piú sottilie recondite può desiderarsi e mancare; e per investigar questequal altra sottigliezza può esser piú atta di quelladell'ingegno del signor Sagredoacutissimo e perspicacissimo?

Sagredo:Io son tutto quel che piace al signor Salviatima di grazianon mettiam mano in un'altra sorte di diversioni di cerimonieperchéora son filosofoe sono in scuola e non al Broio.

Salviati:Sia dunque il principio della nostra contemplazione ilconsiderare che qualunque moto venga attribuito alla Terraènecessario che a noicome abitatori di quella ed in conseguenzapartecipi del medesimoei resti del tutto impercettibile e come s'e'non fussementre che noi riguardiamo solamente alle cose terrestri;ma è beneall'incontroaltrettanto necessario che ilmedesimo movimento ci si rappresenti comunissimo di tutti gli altricorpi ed oggetti visibili cheessendo separati dalla Terramancanodi quello. A tal che il vero metodo per investigare se moto alcuno sipuò attribuire alla Terraepotendosiquale e' siaèil considerare ed osservare se ne i corpi separati dalla Terra siscorge apparenza alcuna di movimentoil quale egualmente competa atutti; perché un moto che solamente si scorgesseverbigrazianella Lunae che non avesse che far niente con Venere o con Giove nécon altre stellenon potrebbe in veruna maniera esser della Terrané di altri che della Luna. Oraci è un motogeneralissimo e massimo sopra tuttied è quello per il qualeil Solela Lunagli altri pianeti e le stelle fisseed in sommal'universo tuttotrattane la sola Terraci appariscono unitamentemuoversi da oriente verso occidente dentro allo spazio di ventiquattr'oree questoin quanto a questa prima apparenzanon harepugnanza di potere esser tanto della Terra solaquanto di tutto ilresto del mondotrattone la Terraimperocché le medesimeapparenze si vedrebbero tanto nell'una posizione quanto nell'altra.Quindi è che Aristotile e Tolomeocome quelli che avevanopenetrata questa considerazionenel voler provare la Terra esserimmobilenon argumentano contro ad altro movimento che a questodiurno; salvo però che Aristotile tocca un non so che controad un altro moto attribuitogli da un anticodel quale parleremo asuo luogo.

Sagredo:Io resto molto ben capace della necessità con la qualeconclude il vostro discorsoma mi nasce un dubbiodel quale non soliberarmi: e questo èche attribuendo il Copernico alla Terraun altro movimento oltre al diurnoil qualeper la regola pur oradichiaratadovrebbe restare a noiquanto all'apparenzaimpercettibile nella Terrama visibile in tutto il resto del mondoparmi di poter necessariamente concludereo che egli abbiamanifestamente errato nell'assegnare alla Terra un moto del quale nonapparisca in cielo la sua general corrispondenzao vero chese larispondenza vi èaltrettanto sia stato manchevole Tolomeo anon reprovar questosí come reprovò l'altro.

Salviati:Molto ragionevolmente avete dubitatoe quando verremo atrattare dell'altro movimentovedrete di quanto intervallo abbia ilCopernico superato di accortezza e perspicacità d'ingegnoTolomeomentre egli ha veduto quello che esso non veddedico lamirabil corrispondenza con la quale tal movimento si reflette intutto il resto de i corpi celesti. Ma per ora sospendiamo questaparte e torniamo alla prima considerazione; intorno alla quale andròproponendocominciandomi dalle cose piú generaliquelleragioni che par che favoriscano la mobilità della Terrapersentir poi dal signor Simplicio le repugnanti. E primase noiconsidereremo solamente la mole immensa della sfera stellata incomparazione della piccolezza del globo terrestrecontenuto daquella per tanti milioni di voltee piú penseremo allavelocità del moto che deve in un giorno e in una notte fareuna intera conversioneio non mi posso persuadere che trovar sipotesse alcuno che avesse per cosa piú ragionevole e credibileche la sfera celeste fusse quella che desse la voltaed il globoterrestre restasse fermo.

Sagredo:Se per tutta l'università degli effetti che possonoaver in natura dependenza da movimenti taliseguisseroindifferentemente tutte le medesime conseguenze a capello tantodall'una posizione quanto dall'altraioquanto alla mia prima egenerale apprensionestimerei che colui che reputasse piúragionevole il far muover tutto l'universoper ritener ferma laTerrafusse piú irragionevole di quello chesendo salito incima della vostra Cupola non per altro che per dare una vista allacittà ed al suo contadodomandasse che se gli facesse girareintorno tutto il paeseacciò non avesse egli ad aver lafatica di volger la testa: e ben vorrebbero esser molte e grandi lecomodità che si traesser da quella posizione e non da questache pareggiassero nel mio concetto e superasser questo assurdosíche mi rendesser piú credibile quella che questa. Ma forseAristotileTolomeo e il signor Simplicio ci devono trovare i lorvantaggili quali sarà bene che sien proposti a noi ancorase vi sonoo mi sia dichiarato come e' non vi sieno népossano essere.

Salviati:Io sí comeper molto che ci abbia pensatonon hopotuto trovar diversità alcunacosí mi par d'avertrovato che diversità alcuna non vi possa essere; onde iostimo il piú cercarla esser in vano. Però notate: ilmoto in tanto è motoe come moto operain quanto harelazione a cose che di esso mancano; ma tra le cose che tutte neparticipano egualmenteniente opera ed è come s'e' non fusse:e cosí le mercanzie delle quali è carica la naveintanto si muovonoin quantolasciando Veneziapassano per Corfúper Candiaper Ciproe vanno in Aleppoli quali VeneziaCorfúCandia etc. restanoné si muovono con la navema per leballecasse ed altri collide' quali è carica e stivata lanavee rispetto alla nave medesimail moto da Venezia in Soríaè come nulloe niente altera la relazione che è tra diloroe questoperché è comune a tutti ed egualmenteda tutti è participato; e quando delle robe che sono in naveuna balla si sia discostata da una cassa un sol ditoquesto solosarà stato per lei movimento maggiorein relazione alla cassache 'l viaggio di dua mila miglia fatto da loro di conserva.

Simplicio:Questa è dottrina buonasoda e tutta peripatetica.

Salviati:Io l'ho per piú antica; e dubito che Aristotilenelpigliarla da qualche buona scuolanon la penetrasse interamenteeche peròavendola scritta alteratasia stato causa diconfusionemediante quelli che voglion sostenere ogni suo detto: equando egli scrisse che tutto quel che si muovesi muove sopraqualche cosa immobiledubito che equivocasse dal dire che tutto quelche si muovesi muove rispetto a qualche cosa immobilela qualproposizione non patisce difficultà verunae l'altra ne hamolte.

Sagredo:Di grazianon rompiamo il filoe seguite avanti il discorsoincominciato.

Salviati:Essendo dunque manifesto che il moto il quale sia comune amolti mobiliè ozioso e come nullo in quanto alla relazionedi essi mobili tra di loropoiché tra di essi niente si mutae solamente è operativo nella relazione che hanno essi mobilicon altri che manchino di quel mototra i quali si muta abitudine;ed avendo noi diviso l'universo in due partiuna delle quali ènecessariamente mobile e l'altra immobile; per tutto quello che possadepender da cotal movimentotanto è far muover la Terra solaquanto tutto 'l resto del mondopoiché l'operazione di talmoto non è in altro che nella relazione che cade tra i corpicelesti e la Terrala qual sola relazione è quella che simuta. Orase per conseguire il medesimo effetto ad unguem tanto fase la sola Terra si muovacessando tutto il resto dell'universocheserestando ferma la Terra solatutto l'universo si muova di unistesso motochi vorrà credere che la natura (che purpercomun consensonon opera con l'intervento di molte cose quel che sipuò fare col mezo di poche) abbia eletto di far muovereun numero immenso di corpi vastissimie con una velocitàinestimabileper conseguir quello che col movimento mediocre di unsolo intorno al suo proprio centro poteva ottenersi?

Simplicio:Io non bene intendo come questo grandissimo moto sia comenullo per il Soleper la Luna per gli altri pianeti e perl'innumerabile schiera delle stelle fisse. E come direte voi essernulla il passare il Sole da un meridiano all'altroalzarsi sopraquesto orizonteabbassarsi sotto quelloarrecare ora il giorno orala nottesimili variazioni far la Luna e gli altri pianeti e lestelle fisse ancora?

Salviati:Tutte coteste variazioni raccontate da voi non son nullasenon in relazion alla Terra. E che ciò sia verorimovete conl'immaginazione la Terra: non resta piú al mondo nénascere né tramontar di Sole o di Lunané orizonti némeridianiné giorni né nottiné in somma pertal movimento nasce mai mutazione alcuna tra la Luna e 'l Sole oaltre qualsivoglino stellesian fisse o erranti; ma tutte lemutazioni hanno relazione alla Terra; le quali tutte in somma nonimportano poi altro che 'l mostrare il Sole ora alla Cinapoi allaPersiadopo all'Egittoalla Greciaalla Franciaalla Spagnaall'America etc.e far l'istesso della Luna e del resto de i corpicelestila qual fattura segue puntualmente nel modo medesimo sesenza imbrigar sí gran parte dell'universosi faccia rigirarein se stesso il globo terrestre. Ma raddoppiamo la difficoltàcon un'altra grandissima: la qua le èche quando siattribuisca questo gran moto al cielobisogna di necessitàfarlo contrario a i moti particolari di tutti gli orbi de i pianetide i quali ciascheduno senza controversia ha il movimento suo proprioda occidente verso orientee questo assai piacevole e moderatoeconvien poi fargli rapire in contrariocioè da oriente inoccidenteda questo rapidissimo moto diurno; dove chefacendosimuover la Terra in se stessasi leva la contrarietà de' motied il solo movimento da occidente in oriente si accomoda a tutte leapparenze e sodisfà a tutte compiutamente.

Simplicio:Quanto alla contrarietà de i motiimporterebbe pocoperché Aristotile dimostra che i moti circolari non soncontrarii fra di loroe che la loro non si può chiamar veracontrarietà.

Salviati:Lo dimostra Aristotileo pur lo dice solamente perchécosí compliva a certo suo disegno? Se contrarii son quellicome egli stesso affermache scambievolmente si destruggonoio nonso vedere come due mobili che s'incontrino sopra una linea circolaresi abbiano a offender meno che incontrandosi sopra una linea retta.

Sagredo:Di graziafermate un poco. Ditemisignor Simplicioquandodue cavalieri si incontrano giostrando a campo apertoo pure quandodue squadre intere o due armate in mare si vanno ad investire e sirompono e si sommergonochiameresti voi cotali incontri contrariitra di loro?

Simplicio:Diciamoli contrarii.

Sagredo:Come dunque ne i moti circolari non è contrarietà?Questiessendo fatti sopra la superficie della terra o dell'acquache sonocome voi sapetesferichevengono ad esser circolari.Sapete voisignor Simplicioquali sono i moti circolari che non sontra loro contrarii? son quelli di due cerchi che si toccano per difuorachegirandone unofa naturalmente muover l'altrodiversamente; ma se uno sarà dentro all'altroèimpossibil che i moti loro fatti in diverse parti non si contrastinol'un l'altro.

Salviati:Ma contrarii o non contrariiqueste sono altercazioni diparole; ed io so che in fatti molto piú semplice e naturalcosa è il poter salvare il tutto con un movimento solochel'introdurne duese non volete chiamarli contrariiditegli opposti:né io vi porgo questa introduzione per impossibilenépretendo di trar da essa una dimostrazione necessariama solo unamaggior probabilità. Si rinterza l'inverisimile coldisordinare sproporzionatissimamente l'ordine che noi veggiamosicuramente esser tra quei corpi celesti la circolazion de' quali nonè dubbiama certissima. E l'ordine èche secondo cheun orbe è maggiorefinisce il suo rivolgimento in tempo piúlungoed i minori in piú breve: e cosí Saturnodescrivendo un cerchio maggior di tutti gli altri pianetilocomplisce in trent'anni; Giove si rivolge nel suo minore in annidodiciMarte in dua; la Luna passa il suotanto piú piccoloin un sol mese; e non men sensibilmente vediamodelle Stelle Mediceela piú vicina a Giove far il suo rivolgimento in brevissimotempocioè in ore quarantadua in circala seguente in tregiorni e mezola terza in giorni settee la piú remota insedici: e questo tenore assai concorde non punto verràalterato mentre si faccia che il movimento delle ventiquattr'ore siadel globo terrestre in se stesso; chequando si voglia ritener laTerra immobileè necessariodopo l'esser passati dal periodobrevissimo della Luna a gli altri conseguentemente maggiorifino aquel di Marte in due annie di lí a quel della maggiore sferadi Giove in anni dodicie da questa all'altra maggiore di Saturnoil cui periodo è di trent'anniè necessariodicotrapassare ad un'altra sfera incomparabilmente maggioree farlafinire un'intera revoluzione in vintiquattr'ore. E questo poi èil minimo disordinamento che si possa introdurreperché sealtri volesse dalla sfera di Saturno passare alla stellatae farlatanto piú grande di quella di Saturnoquanto a proporzioneconverrebbe rispetto al suo movimento tardissimo di molte migliaiad'annibisognerebbe con molto piú sproporzionato saltotrapassar da questa ad un'altra maggioree farla convertibile inventiquattr'ore. Ma dandosi la mobilità alla Terral'ordinede' periodi vien benissimo osservatoe dalla sfera pigrissima diSaturno si trapassa alle stelle fissedel tutto immobilie viensi asfuggire una quarta difficoltàla qual bisognanecessariamente ammettere quando la sfera stellata si faccia mobile;e questa è la disparità immensa tra i moti di essestelledelle quali altre verranno a muoversi velocissimamente incerchi vastissimialtre lentissimamente in cerchi piccolissimisecondo che queste e quelle si troveranno piú o meno vicine ai poli; che pure ha dell'inconvenientesí perché noiveggiamo quelledel moto delle quali non si dubitamuoversi tuttein cerchi massimisí ancora perché pare con non buonadeterminazione fatto il constituir corpiche s'abbiano a muovercircolarmentein distanze immense dal centroe fargli poi muoverein cerchi piccolissimi. E non pure le grandezze de i cerchi ed inconseguenza le velocità de i moti di queste stelle sarannodiversissimi da i cerchi e moti di quell'altrema le medesime stelleandranno variando suoi cerchi e sue velocità (e sarà ilquinto inconveniente)avvengaché quelle che due mil'anni faerano nell'equinozialeed in conseguenza descrivevano col motocerchi massimitrovandosene a i tempi nostri lontane per moltigradibisogna che siano fatte piú tarde di moto e ridottesi amuoversi in minori cerchi; e non è lontano dal poter accaderche venga tempo nel quale alcuna di loroche per l'addietro si siamossa sempresi riducacongiugnendosi col poloa star fermae poiancoradopo la quiete di qualche tempotorni a muoversi: dove chel'altre stelleche si muovono sicuramentetutte descrivonocome siè dettoil cerchio massimo dell'orbe loroed in quelloimmutabilmente si mantengono. Accresce l'inverisimile (e sia il sestoinconveniente)a chi piú saldamente discorrel'essereinescogitabile qual deva esser la solidità di quellavastissima sferanella cui profondità sieno cosítenacemente saldate tante stelleche senza punto variar sito traloroconcordemente vengono con sí gran disparità dimoti portate in volta: o se pure il cielo è fluidocome assaipiú ragionevolmente convien crederesí che ogni stellaper se stessa per quello vadia vagandoqual legge regolerà imoti loro ed a che fineper far cherimirati dalla Terraappariscano come fatti da una sola sfera? A me pare che per conseguirciòsia tanto piú agevole ed accomodata maniera ilcostituirle immobili che 'l farle vagantiquanto piúfacilmente si tengono a segno molte pietre murate in una piazzachele schiere de' fanciulli che sopra vi corrono. E finalmenteper lasettima instanzase noi attribuiamo la conversion diurna al cieloaltissimobisogna farla di tanta forza e virtúche secoporti l'innumerabil moltitudine delle stelle fissecorpi tuttivastissimi e maggiori assai della Terrae di piú tutte lesfere de i pianetiancorché e questi e quelle per lor naturasi muovano in contrario; ed oltre a questo è forza concedereche anco l'elemento del fuoco e la maggior parte dell'aria sianoparimente rapiti e che il solo piccol globo della Terra resticontumace e renitente a tanta virtú: cosa che a me pare cheabbia molto del difficilené saprei intender come la Terracorpo pensile e librato sopra 'l suo centroindifferente al moto edalla quieteposto e circondato da un ambiente liquidonon dovessecedere ella ancora ed esser portata in volta. Ma tali intoppi nontroviamo noi nel far muover la Terracorpo minimo ed insensibile incomparazione dell'universoe perciò inabile al fargliviolenza alcuna.

Sagredo:Io mi sento raggirar per la fantasia alcuni concetticosíin confuso destatimi da i discorsi fatti; che s'io voglio potermi conattenzione applicar alle cose da dirsiè forza ch'io vegga semi succedesse meglio ordinargli e trarne quel costrutto che vi èse però ve ne sarà alcuno: e per avventura il procedereper interrogazioni mi aiuterà a piú agevolmentespiegarmi. Però domando al signor Simplicioprimase e'crede che al medesimo corpo semplice mobile possano naturalmentecompetere diversi movimentio pure che un solo convengache sia ilsuo proprio e naturale.

Simplicio:D'un mobile semplice un soloe non piúpuòessere il moto che gli convenga naturalmentee gli altri tutti peraccidente e per participazione; in quel modo che a colui chepasseggia per la navesuo moto proprio è quello delpasseggioe per participazione quello che lo conduce in portodoveegli mai col passeggio non sarebbe arrivatose la nave col moto suonon ve l'avesse condotto.

Sagredo:Ditemisecondariamente: quel movimento che perparticipazione vien comunicato a qualche mobilementre egli per sestesso si muove di altro moto diverso dal participatoè eglinecessario che risegga in qualche suggetto per se stessoo pur puòesser anco in natura senz'altro appoggio?

Simplicio:Aristotile vi risponde a tutte queste domandee vi dice chesí come d'un mobile uno è il motocosí di unmoto uno è il mobileed in conseguenza che senza l'inerenzadel suo suggetto non può né essere né ancoimmaginarsi alcun movimento.

Sagredo:Io vorrei che voi mi dicestenel terzo luogose voi credeteche la Luna e gli altri pianeti e corpi celesti abbiano lor movimentipropriie quali e' siano.

Simplicio:Hannoglie son quelli secondo i quali e' vanno scorrendo ilzodiaco: la Luna in un meseil Sole in un anno Marte in dualasfera stellata in quelle tante migliaia; e questi sono i moti loroproprii e naturali.

Sagredo:Ma quel moto col quale io veggo le stelle fissee con essetutti i pianetiandare unitamente da levante a ponente e ritornarein oriente in ventiquattr'orein che modo gli compete?

Simplicio:Hannolo per participazione.

Sagredo:Questo dunque non risiede in loro; e non risedendo in loroné potendo esser senza qualche suggetto nel qua le e' riseggaè forza farlo proprio e naturale di qualche altra sfera.

Simplicio:Per questo rispetto hanno ritrovata gli astronomi ed ifilosofi un'altra sfera altissima senza stellealla qualenaturalmente compete la conversion diurnae questa hanno chiamata ilprimo mobileil quale poi rapisce seco tutte le sfere inferioricontribuendo e participando loro il movimento suo.

Sagredo:Ma quandosenza introdurr'altre sfere incognite evastissimesenza altri movimenti o rapimenti participaticollasciare a ciascheduna sfera il suo solo e semplice movimentosenzamescolar movimenti contrariima fargli tutti per il medesimo versocome è necessario ch'e' sieno dependendo tutti da un solprincipiotutte le cose caminano e rispondono con perfettissimaarmoniaperché rifiutar questo partitoe dar assenso aquelle cosí strane e laboriose condizioni?

Simplicio:Il punto sta in trovar questo modo cosí semplice espedito.

Sagredo:Il modo mi par bell'e trovato. Fate che la Terra sia il primomobilecioè fatela rivolgere in se stessa in ventiquattr'oree per il medesimo verso che tutte le altre sfereche senzaparticipar tal moto a nessun altro pianeta o stelletutte avranno ilor ortioccasi ed in somma tutte l'altre apparenze.

Simplicio:L'importanza è il poterla muovere senza milleinconvenienti.

Salviati:Tutti gli inconvenienti si torranno via secondo che voi gliandrete proponendo: e le cose dette sin qui sono solamente i primi epiú generali motivi per i quali par che si renda non del tuttoimprobabile che la diurna conversione sia piú tosto dellaTerra che di tutto 'l resto dell'universo; li quali io non vi portocome leggi infrangibilima come motivi che abbiano qualcheapparenza. E perché benissimo intendo che una sola esperienzao concludente dimostrazione che si avesse in contrariobasta abattere in terra questi ed altri centomila argomenti probabiliperònon bisogna fermarsi quima procedere avanti e sentire quel cherisponde il signor Simplicioe quali migliori probabilità opiú ferme ragioni egli adduce in contrario.

Simplicio:Io dirò prima alcuna cosa in generale sopra tuttequeste considerazioni insiemepoi verrò a qualcheparticolare. Parmi che universalmente voi vi fondiate su la maggiorsemplicità e facilità di produrre i medesimi effettimentre stimate che quanto al causargli tanto sia il muover la Terrasola quanto tutto 'l resto del mondotrattone la Terrama quantoall'operazione voi reputate molto piú facile quella chequesta. Al che io vi rispondo che a me ancora par l'istessomentreio riguardo alla forza mianon pur finitama debolissima; marispetto alla virtú del Motoreche è infinitanon èmeno agevole il muover l'universoche la Terra e che una paglia. Ese la virtú è infinitaperché non se ne deveegli esercitare piú tosto una gran parte che una minima? Pertanto parmi che il discorso in generale non sia efficace.

Salviati:Se io avessi mai detto che l'universo non si muove pormancamento di virtú del Motoreio avrei erratoe la vostracorrezzione sarebbe oportuna; e vi concedo che a una potenza infinitatanto è facile il muover centomilaquanto uno. Ma quello cheho detto io non ha riguardo al Motorema solamente a i mobilied inessi non solo alla loro resistenzala quale non è dubbioesser minore nella Terra che nell'universoma a i molti altriparticolari pur ora considerati. Al dir poi che d'una virtúinfinita sia meglio esercitarne una gran parte che una minimavirispondo che dell'infinito una parte non è maggior dell'altraquando amendue sien finite; né si può dire che delnumero infinito il centomila sia parte maggiore che 'l duese benquello è cinquantamila volte maggior di questo; e quando permuover l'universo ci voglia una virtú finitabenchégrandissima in comparazione di quella che basterebbe per muover laTerra solanon però se n'impiegherebbe maggior partedell'infinitané minore sarebbe che infinita quella cheresterebbe oziosa; talché l'applicar per un effettoparticolare un poco piú o un poco meno virtú nonimporta niente: oltre che l'operazione di tal virtú non ha pertermine e fine il solo movimento diurnoma sono al mondo altrimovimenti assai che noi sappiamoe molti altri piú ve neposson essere incogniti a noi. Avendo dunque riguardo a i mobilienon si dubitando che operazione piú breve e spedita èil muover la Terra che l'universoe di piú avendo l'occhioalle tante altre abbreviazioni ed agevolezze che con questo solo siconseguisconoun verissimo assioma d'Aristotile che c'insegna chefrustra fit per plura quod potest fieri per pauciora ci rendepiú probabileil moto diurno esser della Terra solachedell'universo trattone la Terra.

Simplicio:Voi nei referir l'assioma avete lasciato una clausola cheimporta il tuttoe massime nel presente proposito. La particolalasciata è un æque bene; bisogna dunque esaminarese si possa egualmente bene sodisfare al tutto con questo e conquello assunto.

Salviati:Il vedere se l'una e l'altra posizione sodisfaccia egualmentebenesi comprenderà da gli esami particolari dell'apparenzealle quali si ha da sodisfareperché sin ora si èdiscorsoe si discorreràex hypothesisupponendo chequanto al sodisfare all'apparenze amendue le posizioni sienoegualmente accomodate. La particola poiche voi dite essere statalasciata da meho piú tosto sospetto che sia superfluamenteaggiunta da voi: perché il dire "egualmente bene" èuna relazionela quale necessariamente ricerca due termini almenonon potendo una cosa aver relazione a se stessae dirsiverbigraziala quiete esser egualmente buona come la quieteeperché quando si dice "invano si fa con piú meziquello che si può fare con manco mezi"s'intende chequel che si ha da fare deva esser la medesima cosae non due cosedifferentie perché la medesima cosa non può dirsiegualmente ben fatta come se medesimaadunque l'aggiunta dellaparticola "egualmente bene" è superflua ed unarelazione che ha un termine solo.

Sagredo:Se noi non vogliamo che ci intervenga come ieriritornisidi grazianella materiaed il signor Simplicio cominci a produrquelle difficultà che gli paiono contrarianti a questa nuovadisposizione del mondo.

Simplicio:La disposizione non è nuovaanzi antichissimae checiò sia veroAristotile la confutae le sue confutazioni sonqueste. "Primase la Terra si movesse o in se stessastandonel centroo in cerchioessendo fuor del centroènecessario che violentemente ella si movesse di tal motoimperòche e' non è suo naturale; ché s'e' fusse suol'avrebbe ancora ogni sua particella; ma ognuna di loro si muove perlinea retta al centro: essendo dunque violento e preternaturalenonpotrebbe essere sempiterno: ma l'ordine del mondo èsempiterno: adunque etc. Secondariamentetutti gli altri mobili dimoto circolare par che restino indietro e si muovano di piú diun mototrattone però il primo mobile: per lo che sarebbenecessario che la Terra ancora si movesse di due moti; e quando ciòfossebisognerebbe di necessità che si facessero mutazioninelle stelle fisse: il che non si vedeanzi senza variazione alcunale medesime stelle nascono sempre da i medesimi luoghie ne imedesimi tramontano. Terzoil moto delle parti e del tutto ènaturalmente al centro dell'universoe per questo ancora in esso sista. Muove poi la dubitazione se il moto delle parti è perandare naturalmente al centro dell'universoo pure al centro dellaTerra; e concludeesser suo instinto proprio di andare al centrodell'universoe per accidente al centro della Terra: del qual dubbiosi discorse ieri a lungo. Conferma finalmente l'istesso col quartoargomento preso dall'esperienza de' gravili qualicadendo da altoa basovengono a perpendicolo sopra la superficie della Terra; emedesimamente i proietti tirati a perpendicolo in altoaperpendicolo per le medesime linee ritornano a bassoquanto benefussero stati tirati in immensa altezza: argomenti necessariamenteconcludentiil moto loro esser al centro della Terrache senzapunto muoversi gli aspetta e riceve. Accenna poi in ultimoesser dagli astronomi prodotte altre ragioni in confermazione dell'istesseconclusionidico dell'esser la Terra nel centro dell'universo edimmobile; ed una sola ne produceche è il risponder tutte leapparenzeche si veggono ne' movimenti delle stellealla posizionedi essa Terra nel centrola qual rispondenza non avrebbe quando ellanon vi fusse". Le altreprodotte da Tolomeo e da altriastronomile potrò arrecare orase cosí vi piaceodopo che arete detto quanto vi occorre in risposta di queste diAristotile.

Salviati:Gli argumenti che si producono in questa materiason di duegeneri: altri hanno riguardo a gli accidenti terrestrisenzarelazione alcuna alle stelleed altri si cavano dalle apparenze edosservazioni delle cose celesti. Gli argomenti d'Aristotile son perlo piú cavati dalle cose intorno a noie lascia gli altrialli astronomi; però sarà benese cosí vi pareesaminar questi presi dalle esperienze di Terrae poi verremoall'altro genere. E perché da Tolomeoda Ticone e da altriastronomi e filosofioltre a gli argomenti d'Aristotilepresiconfermati e fortificati da lorone son prodotti de gli altrisipotranno unir tutti insiemeper non aver poi a replicar le medesimeo simili risposte due volte. Peròsignor Simplicioovogliate referirgli voio vogliate ch'io vi levi questa brigasonper compiacervi.

Simplicio:Sarà meglio che voi gli portiatecheper avercifatto maggiore studiogli arete piú in prontoed anco inmaggior numero.

Salviati:Per la piú gagliarda ragione si produce da tuttiquella de i corpi graviche cadendo da alto a basso vengono per unalinea retta e perpendicolare alla superficie della Terra; argomentostimato irrefragabileche la Terra stia immobile: perchéquando ella avesse la conversion diurnauna torre dalla sommitàdella quale si lasciasse cadere un sassovenendo portata dallavertigine della Terranel tempo che 'l sasso consuma nel suo caderescorrerebbe molte centinaia di braccia verso orientee per tantospazio dovrebbe il sasso percuotere in terra lontano dalla radicedella torre. Il quale effetto confermano con un'altra esperienzacioè col lasciar cadere una palla di piombo dalla cimadell'albero di una nave che stia fermanotando il segno dove ellabatte che è vicino al piè dell'albero; ma se dalmedesimo luogo si lascerà cadere la medesima palla quando lanave camminila sua percossa sarà lontana dall'altra pertanto spazio quanto la nave sarà scorsa innanzi nel tempodella caduta del piomboe questo non per altro se non perchéil movimento naturale della palla posta in sua libertà èper linea retta verso 'l centro della Terra. Fortificasi talargomento con l'esperienza d'un proietto tirato in alto pergrandissima distanzaqual sarebbe una palla cacciata da unaartiglieria drizzata a perpendicolo sopra l'orizontela quale nellasalita e nel ritorno consuma tanto tempoche nel nostro parallelol'artiglieria e noi insieme saremmo per molte miglia portati dallaTerra verso levantetalché la pallacadendonon potrebbemai tornare appresso al pezzoma tanto lontana verso occidentequanto la Terra fosse scorsa avanti. Aggiungono di piú laterza e molto efficace esperienzache è: tirandosi con unacolubrina una palla di volata verso levantee poi un'altra con egualcarica ed alla medesima elevazione verso ponenteil tiro versoponente riuscirebbe estremamente maggiore dell'altro verso levante;imperocché mentre la palla va verso occidenteel'artiglieriaportata dalla Terraverso orientela palla verrebbea percuotere in terra lontana dall'artiglieria tanto spazio quanto èl'aggregato de' due viaggiuno fatto da sé verso occidenteel'altro dal pezzoportato dalla Terraverso levante; e perl'oppositodel viaggio fatto dalla palla tirata verso levantebisognerebbe detrarne quello che avesse fatto l'artiglieriaseguendola: posto dunqueper esempioche 'l viaggio della palla perse stesso fosse cinque migliae che la Terra in quel tal parallelonel tempo della volata della palla scorresse tre miglianel tiro diponente la palla cadrebbe in terra otto miglia lontana dal pezzocioè le sue cinque verso ponente e le tre del pezzo versolevante; ma il tiro d'oriente non riuscirebbe piú lungo di duemigliaché tanto resta detratto dalle cinque del tiro le tredel moto del pezzo verso la medesima parte: ma l'esperienza mostra itiri essere eguali; adunque l'artiglieria sta immobilee perconseguenza la Terra ancora. Ma non meno di questii tiri altresíverso mezo giorno o verso tramontana confermano la stabilitàdella Terra: imperocché mai non si correbbe nel segno chealtri avesse tolto di mirama sempre sarebbero i tiri costieri versoponenteper lo scorrere che farebbe il bersaglioportato dallaTerraverso levantementre la palla è per aria. E non solo itiri per le linee meridianema né anco i fatti verso orienteo verso occidente riuscirebber giustima gli orientali riuscirebberoaltie gli occidentali bassituttavolta che si tirasse di punto inbianco; perché sendo il viaggio della palla in amendue i tirifatto per la tangentecioè per una linea parallelaall'orizonteed essendo che al moto diurnoquando sia della Terral'orizonte si va sempre abbassando verso levante ed alzandosi daponente (che però ci appariscono le stelle orientali alzarsie le occidentali abbassarsi)adunque il bersaglio orientales'andrebbe abbassando sotto il tiroonde il tiro riuscirebbe altoel'alzamento del bersaglio occidentale renderebbe basso il tiro versooccidente. Talché mai non si potrebbe verso nissuna partetirar giusto: e perché l'esperienza è in contrarioèforza dire che la Terra sta immobile.

Simplicio:Oh queste son ben ragionialle quali è impossibiletrovar risposta che vaglia.

Salviati:Vi giungono forse nuove?

Simplicio:Veramente sí. Ed ora veggo con quante belle esperienzela natura ci è voluta esser cortese per aiutarci a venire incognizione del vero. Oh come bene una verità si accorda conl'altrae tutte conspirano al rendersi inespugnabili!

Sagredo:Che peccato che l'artiglierie non fussero al tempo diAristotile! Avrebbe ben egli con esse espugnata l'ignoranzaeparlato senza punto titubare delle cose del mondo.

Salviati:Ho avuto molto caro che queste ragioni vi sien giunte nuoveacciò che voi non restiate nell'opinione della maggior partede i Peripateticiche credono che se alcuno si parte dalla dottrinad'Aristotileciò avvenga da non avere intese népenetrate ben le sue dimostrazioni. Ma voi sentirete sicuramentedell'altre novitàe sentirete da questi seguaci del nuovosistema produr contro a se stessi osservazioniesperienze e ragionidi forza assai maggiore che le prodotte da Aristotile e Tolomeo o daaltri oppugnatori delle medesime conclusionie cosí verrete acertificarvi che non per ignoranza o inesperienza si sono indotti aseguir tale opinione.

Sagredo:Egli è forza che con questa occasione io vi raccontialcuni accidenti occorsimi da poi in qua ch'io cominciai a sentirparlare di questa opinione. Essendo assai giovanetto che appena avevofinito il corso della filosofiatralasciato poi per essermiapplicato ad altre occupazionioccorse che certo oltramontano diRostochioe credo che 'l suo nome fosse Cristiano Vurstisioseguacedell'opinione del Copernicocapitò in queste bandeed in unaAccademia fece dua o ver tre lezzioni in questa materiacon concorsodi uditorie credo piú per la novità del suggetto cheper altro: io però non v'intervenniavendo fatta una fissaimpressione che tale opinione non potesse essere altro che unasolenne pazzia. Interrogati poi alcuni che vi erano statisentiitutti burlarseneeccettuatone uno che mi disse che 'l negozio nonera ridicolo del tutto; e perché questo era reputato da me peruomo intelligente assai e molto circospettopentitomi di non viessere andatocominciai da quel tempo in quasecondo chem'incontravo in alcuno che tenesse l'opinione Copernicanaadomandarlo se egli era stato sempre dell'istesso parere; néper molti ch'io n'abbia interrogatiho trovato pur un solo che nonm'abbia detto d'essere stato lungo tempo dell'opinion contrariamaesser passato in questa mosso dalla forza delle ragioni che lapersuadono: esaminatigli poi ad uno ad unoper veder quanto bene e'possedesser le ragioni dell'altra partegli ho trovati tutti averleprontissimetal che non ho potuto veramente dire che per ignoranza oper vanità o per farcome si diceil bello spirito si sienogettati in questa opinione. All'incontrodi quanti io abbiainterrogati de i Peripatetici e Tolemaici (che per curiositàne ho interrogati molti)quale studio abbiano fatto nel libro delCopernicoho trovato pochissimi che appena l'abbiano vedutoma diquelli ch'io creda che l'abbiano intesonessuno: e de i seguaci purdella dottrina peripatetica ho cercato d'intendere se mai alcuno diloro ha tenuto l'altra opinionee parimente non ne ho trovatoalcuno. Là ondeconsiderando io come nessun è chesegua l'opinion del Copernicoche non sia stato prima dellacontraria e che non sia benissimo informato delle ragioni diAristotile e di Tolomeoe che all'incontro nissuno è de'seguaci di Tolomeo e d'Aristotileche sia stato per addietrodell'opinione del Copernico e quella abbia lasciata per venire inquella d'Aristotileconsiderandodicoqueste cosecominciai acredere che uno che lascia un'opinione imbevuta col latte e seguitada infinitiper venire in un'altra da pochissimi seguitae negatada tutte le scuole e che veramente sembra un paradosso grandissimobisognasse per necessità che fusse mossoper non dir forzatoda ragioni piú efficaci. Per questo son io divenutocuriosissimo di toccarcome si diceil fondo di questo negozioereputo a mia gran ventura l'incontro di amendue voida i quali iopossa senza veruna fatica sentir tutto quel ch'è stato dettoe forse che si può direin questa materiasicuro di doveresserin virtú de' vostri ragionamenticavato di dubbio eposto in istato di certezza.

Simplicio:Ma purché l'opinione e la speranza non vi vadiafallitae che in ultimo non vi troviate piú confuso cheprima.

Sagredo:Mi par d'esser sicuro che cotesto non possa intervenire inveruna maniera.

Simplicio:E perché no? Io son buon testimonio a me medesimochequanto piú si va avantipiú mi confondo.

Sagredo:Cotesto è indizio che quelle ragioni che sin qui vierano parse concludentie vi tenevano sicuro della veritàdella vostra opinionecominciano a mutare aspetto nella vostra menteed a lasciarvi pian pianose non passarealmeno inclinare verso lacontraria. Ma ioche sonoe sono stato sin oraindifferenteconfido grandemente d'avermi a ridurre in quiete e in sicurezza; evoi stesso non me lo negheretese volete sentir qual cosa mipersuada a cosí sperare.

Simplicio:La sentirò volentierie non men grato mi sarebbe chein me operasse il medesimo effetto.

Sagredo:Favoritemi dunque di rispondere alle mie interrogazioni. Eprimaditemisignor Simplicio: non è la conclusione dellaquale noi cerchiamo la cognizionese si deva tenercon Aristotile eTolomeoche stando ferma la Terra sola nel centro dell'universoicorpi celesti si muovano tutti o pur sestando ferma la sferastellata ed il Sole nel centrola terra ne sia fuorie siano suoiquei movimenti che ci appariscono esser del Sole e delle stellefisse?

Simplicio:Queste son le conclusioni delle quali si disputa.

Sagredo:Queste due conclusioni non son ellen taliche per necessitàbisogna che una sia vera e l'altra falsa?

Simplicio:Cosí è: noi siamo in un dilemmauna parte delquale bisogna per necessità che sia verae l'altra falsa;perché tra 'l moto e la quieteche son contradittoriinon sidà un terzosí che si possa dire: "La Terra nonsi muovee non sta ferma; il Sole e le stelle non si muovononéstanno ferme".

Sagredo:La Terrail Sole e le stelle che cosa sono in natura? soncose minimeo pur considerabili?

Simplicio:Son corpi principalissiminobilissimiintegrantidell'universo vastissimiconsiderabilissimi.

Sagredo:E 'l moto e la quiete quali accidenti sono in natura?

Simplicio:Tanto grandi e principaliche la natura stessa per quelli sidefinisce.

Sagredo:Talché il muoversi eternamente e l'esser del tuttoimmobile sono due condizioni molto considerabili in natura edindicanti grandissima diversitàe massime attribuite a corpiprincipalissimi dell'universoin conseguenza delle quali non possonvenire se non eventi dissimilissimi.

Simplicio:Cosí è sicuramente.

Sagredo:Or rispondetemi ad un altro punto. Credete voi che indialetticain rettoricain fisicain metafisicain matematicaefinalmente nell'università de' discorsisieno argomentipotenti a persuadere e dimostrare altrui non meno le conclusionifalse che le vere?

Simplicio:Signor no; anzi tengo per fermo e son sicuro che per la provadi una conclusion vera e necessaria sieno in natura non solo una mamolte dimostrazioni potissimee che intorno ad essa si possadiscorrere e rigirarsi con mille e mille riscontrisenza intopparmai in veruna repugnanzae che quanto piú qualche sofistavolesse intorbidarlatanto piú chiara si farebbe sempre lasua certezza; e cheall'oppositoper far apparir vera unaproposizion falsa e per persuaderla non si possa produrre altro chefallaciesofismiparalogismiequivocazioni e discorsi vaniinconsistenti e pieni di repugnanze e contradizioni.

Sagredo:Orase il moto eterno e la quiete eterna sono accidentitanto principali in naturae tanto diversi che da essi non possondependere se non diversissime conseguenzee massime applicati alSole ed alla Terracorpi tanto vasti ed insigni nell'universoedessendo di piú impossibile che l'una delle due proposizionicontradittorie non sia vera e l'altra falsae non si potendo perprove della falsa produrr'altro che fallacieed essendo la verapersuasibile per ogni genere di ragioni concludenti e demostrative;come volete che quello di voi che si sarà appreso a sostenerla proposizion vera non mi abbia a persuadere? Bisognerebbe benech'io fussi d'ingegno stupidodi giudizio stravoltoe stolido dimente e d'intelletto e cieco di discorsoch'io non avessi adiscernere la luce dalle tenebrele gemme da i carboniil vero dalfalso.

Simplicio:Io vi dicoe vi ho detto altre volteche il maggior maestroper insegnare a conoscere i sofismi e paralogismi ed altre fallacie èstato Aristotileil quale in questa parte non si può maiesser ingannato.

Sagredo:Voi l'avete pur con Aristotileche non può parlareed io vi dico che se Aristotile fosse quie' rimarrebbe da noipersuasoo sciorrebbe le nostre ragioni e con altre miglioripersuaderebbe noi. Ma che? voi medesimo nel sentir recitarl'esperienze dell'artiglierienon l'avete voi conosciute ed ammiratee confessate piú concludenti di quelle d'Aristotile? con tuttociò non sento che 'l signor Salviatiil quale le ha prodottee sicuramente esaminate e scandagliate puntualissimamenteconfessid'esser persuaso da quellené meno da altre di maggioreefficacia ancorache egli accenna d'esser per farci sentire. E nonso con che fondamento voi vogliate riprender la naturacome quellache per la molta età sia imbarbogita ed abbia dimenticato aprodurre ingegni specolativiné sappia farne piú senon di quelli chefacendosi mancipii d'Aristotileabbiano aintender col suo cervello e sentir co i suoi sensi. Ma sentiamo ilrimanente delle ragioni favorevoli alla sua opinioneper venir poial lor cimentocoppellandole e ponderandole con la bilancia delsaggiatore.

Salviati:Prima che proceder piú oltredevo dire al signorSagredo che in questi nostri discorsi fo da copernichistae lo imitoquasi sua maschera; ma quello che internamente abbiano in me operatole ragioni che par ch'io produca in suo favorenon voglio che voi logiudichiate dal mio parlare mentre siamo nel fervor dellarappresentazione della favolama dopo che avrò depostol'abitoche forse mi troverete diverso da quello che mi vedete inscena. Ora seguitiamo avanti. Produce Tolomeo ed i suoi seguaciun'altra esperienzasimile a quella de i proiettied è dellecose cheseparate dalla Terralungamente si trattengono per ariaquali sono le nugole e gli uccelli volanti; e come che di quelle nonsi può dir che sieno portate dalla Terranon essendo a leiaderentinon par possibile ch'elle possin seguire la velocitàdi quellaanzi dovrebbe parere a noi che tutte velocissimamente simovessero verso occidente; e se noiportati dalla Terrapassiamo ilnostro parallelo in vintiquattr'oreche pure è almeno sedicimila migliacome potranno gli uccelli tener dietro a un tanto corso?doveall'incontrosenza veruna sensibil differenza gli vediamovolar tanto verso levante quanto verso occidente e verso qualsivogliaparte. Oltre a ciòse mentre corriamo a cavallo sentiamoassai gagliardamente ferirci il volto dall'ariaqual vento dovremmonoi perpetuamente sentir dall'orienteportati con sí rapidocorso incontro all'aria? e pur nulla di tale effetto si sente. Ècciun'altra molto ingegnosa ragionepresa da certa esperienzaed ètale. Il moto circolare ha facoltà di estruderedissipare escacciar dal suo centro le parti del corpo che si muovequalunquevolta o 'l moto non sia assai tardo o esse parti non sian moltosaldamente attaccate insieme; che per ciòquandoverbigrazianoi facessimo velocissimamente girare una di quelle granruote dentro le quali caminando uno o dua uomini muovono grandissimipesicome la massa delle gran pietre del manganoo barche caricheche d'un'acqua in un'altra si traghettano strascinandole per terraquando le parti di essa ruota rapidamente girata non fossero piúche saldamente contestesi dissiperebbero tuttenépermolto che tenacemente fossero sopra la sua esterior superficieattaccati sassi o altre materie gravipotrebbero resistereall'impetoche con gran violenza le scaglierebbe in diverse partilontane dalla ruotaed in conseguenza dal suo centro. Quando dunquela Terra si movesse con tanto e tanto maggior velocitàqualgravitàqual tenacità di calcine o di smaltiriterrebbe i sassile fabbriche e le città intereche da síprecipitosa vertigine non fusser lanciate verso 'l cielo? e gliuomini e le fiereche niente sono attaccati alla Terracomeresisterebbero a un tanto impeto? dove cheall'oppositoe queste edassai minori resistenzedi sassettidi renadi foglievediamoquietissimamente riposarsi in Terrae sopra quella ridursi cadendoancorché con lentissimo moto. Eccovisignor Simplicioleragioni potissimepreseper cosí diredalle cose terrestri:restano quelle dell'altro generecioè quelle che hannorelazione all'apparenze celestile quali ragioni tendon veramentepiú a dimostrar l'esser la Terra nel centro dell'universoeda spogliarla in conseguenza del movimento annuo intorno ad essoattribuitogli dal Copernico; le qualicome di materia alquantodifferentesi potranno produr dopo che averemo esaminata la forza diqueste sin qui proposte.

Sagredo:Che ditesignor Simplicio? parv'egli che 'l signor Salviatipossegga e sappia esplicare le ragioni tolemaiche e aristoteliche?credete voi che nissuno peripatetico sia altrettanto posseditoredelle dimostrazioni copernicane?

Simplicio:Se non fusse il gran concetto che per i discorsi avuti sinqui mi son formato della saldezza di dottrina del signor Salviati edell'acutezza d'ingegno del signor Sagredoiocon lor buona graziami vorrei partire senza piú sentir altroparendomi impossibilcosa che contradir si possa a sí palpabili esperienzeevorrei senza sentir altro restar nella mia opinione anticaperchémi par che quando bene ella fusse falsal'essere appoggiata su tantoverisimili ragioni la renderebbe scusabile: e se queste son fallaciequali vere dimostrazioni furon mai cosí belle?

Sagredo:È pur bene che noi sentiamo le risposte del signorSalviati: le quali se saranno vereè forza che sieno ancorapiú belle e infinitarnente piú bellee che quelle sienbrutte anzi bruttissimese è vera la proposizion metafisicaleche 'l vero e 'l bello sono una cosa medesimacome ancora il falso e'l brutto. Peròsignor Salviatinon perdiamo piútempo.

Salviati:Fuse ben mi ricordail primo argomento prodotto dal signorSimplicio questo: La Terra non si può muover circolarmenteperché tal moto gli sarebbe violentoe però nonperpetuo: dell'esser poi violento la ragione eraperchéquando fosse naturalele parti sue ancora si moverebberonaturalmente in giroil che è impossibileperchénaturale delle parti è il muoversi di moto retto all'ingiú.Qui rispondo che averei auto caro che Aristotile si fosse megliodichiaratoquando disse: "Le parti ancora si moverebbercircolarmente"imperocché questo muoversi circolarmentepuò intendersi in due modi: uno èche ogni particellaseparata dal suo tutto si movesse circolarmente intorno al suoproprio centrodescrivendo i suoi piccoli cerchiettini; l'altro èche movendosi tutto 'l globo intorno al suo centro inventiquattr'orele parti ancora girassero intorno al medesimo centroin ventiquattr'ore. Il primo sarebbe una impertinenza non minore chese altri dicesse che di una circonferenza di cerchio ogni partebisogna che sia un cerchioo vero perché la Terra èsfericaogni parte di Terra bisogna che sia una pallaperchécosí richiede l'assioma eadem est ratio totius et partium.Ma s'egli intese nell'altrocioè che le partia imitaziondel tuttosi moverebbero naturalmente intorno al centro di tutto ilglobo in ventiquattr'oreio dico che lo fanno; ed a voiin veced'Aristotiletoccherà a provar che no.

Simplicio:Questo è provato da Aristotile nel medesimo luogomentre dice che naturale delle parti è il moto retto al centrodell'universoonde il circolare non gli può naturalmentecompetere.

Salviati:Ma non vedete voi che nelle medesime parole vi è ancola confutazione di questa risposta?

Simplicio:In che modo? e dove?

Salviati:Non dic'egli che 'l moto circolare alla Terra sarebbeviolento? e però non eterno? e che questo è assurdoperché l'ordine del mondo è eterno?

Simplicio:Dicelo.

Salviati:Ma se quello che è violento non può essereternopel converso quello che non può esser eterno non potràesser naturale: ma il moto della Terra all'ingiú non puòessere altramente eterno: adunque meno può esser naturalenégli potrà esser naturale moto alcuno che non gli sia ancoeterno. Ma se noi faremo la Terra mobile di moto circolarequestopotrà esser eterno ad essa ed alle partie perònaturale.

Simplicio:Il moto retto è naturalissimo delle parti della Terrae gli è eternoné mai accaderà che di motoretto non si muovanointendendo però semprerimossi gliimpedimenti.

Salviati:Voi equivocatesignor Simplicioed io voglio pur vedere diliberarvi dall'equivoco. Però ditemi: credete voi che una naveche dallo stretto di Gibilterra andasse verso Palestinapotesseeternamente navigare verso quella spiaggiamovendosi sempre conegual corso?

Simplicio:Non altramente.

Salviati:E perché no?

Simplicio:Perché quella navigazione è ristretta eterminata tra le Colonne e 'l lito di Palestinaed essendo ladistanza terminatasi passa in tempo finito: se già altri nonvolessecol ritornare in dietro con movimento contrariotornar poia replicar il medesimo viaggio; ma questo sarebbe un moto interrottoe non continuato.

Salviati:Verissima risposta. Ma la navigazione dallo stretto diMagaglianes per il mar Pacificoper le Moluccheper il capo diBuona Speranzae di lí per il medesimo stretto e di nuovo peril mar Pacifico etc.credete voi ch'ella si potesse perpetuare?

Simplicio:Potrebbesiperché essendo questa una circolazioneche ritorna in se stessacol replicarla infinite volte si potrebbeperpetuare senza veruno interrompimento.

Salviati:Adunque una nave in questo viaggio potrebbe durare a navigarein eterno.

Simplicio:Potrebbequando la nave fusse incorruttibile madissolvendosi la navesi terminerebbe di necessità lanavigazione.

Salviati:Ma nel Mediterraneoquando anco la nave fusseincorruttibilenon però potrebbe muoversi perpetuamente versoPalestinaper esser tal viaggio terminato. Due cose adunque siricercanoacciò che un mobile senza intermissione possamuoversi eternamente: l'una è che il moto possa di sua naturaessere interminato e infinito; e l'altrache il mobile sia parimenteincorruttibile ed eterno.

Simplicio:Tutto questo è necessario.

Salviati:Adunque già per voi stesso venite ad aver confessatoesser impossibile che mobile alcuno si muova eternamente di motorettoessendo che il moto rettoo vogliatelo in su o vogliatelo ingiúvoi stesso lo fate terminato dalla circonferenza e dalcentro: sí che quando bene il mobilecioè la Terrasia eternatuttaviaper non essere il moto retto di sua naturaeternoma terminatissimonon può naturalmente competere allaTerraanzicome pure ieri si disseAristotile medesimo ècostretto a far il globo della Terra eternamente stabile. Quando poivoi dite che le parti della Terra sempre si moveranno all'ingiúrimossi gli impedimentiequivocate gagliardamenteperchéall'incontro bisogna impedirlecontrariarle e violentarlese voivolete ch'elle si muovano; perchécadute ch'elle sono unavoltabisogna con violenza rigettarle in altoacciò torninoa cader la seconda: e quanto a gli impedimentiquesti gli tolgonosolamente l'arrivare al centro; ché quando ci fosse un pozzoche passasse oltre al centronon però una zolla di terra simoverebbe oltre a quellose non in quanto traportata dall'impeto lotrapassasseper ritornarvi poi e finalmente fermarvisi. Quantodunque al poter sostenere che il movimento per linea retta convenga opossa convenir naturalmente né alla Terra né ad altromobilementre l'universo resti nel suo ordine perfettotoglietevenepur giú del tuttoe fate pur forza (se voi non le voleteconcedere il moto circolare) di mantenerle e difenderle l'immobilità.

Simplicio:Quanto all'immobilitàgli argomenti di Aristotileepiú gli altri prodotti da voimi par che la concludanonecessariamente sin orae gran cose ci vorrannoper mio giudizioaconfutargli.

Salviati:Venghiamo dunque al secondo argomento: che era che quei corpide i quali noi siam sicuri che circolarmente si muovonohanno piúd'un mototrattone il primo mobile; e però quando la Terra simovesse circolarmentedovrebbe muoversi di due motidal che neseguirebbe mutazione circa gli orti e gli occasi delle stelle fisse;il che non si vede seguire; adunque etc. La risposta semplicissima epropriissima a questa instanza è nell'argomento stessoedAristotile medesimo ce la mette in boccae non può essere chevoisignor Simplicionon l'abbiate veduta.

Simplicio:Né l'ho vedutané ancor la veggo.

Salviati:Non può essereperché ella vi è troppochiara.

Simplicio:Io vogliocon vostra licenzadare un'occhiata al testo.

Sagredo:Faremo portare il testo adesso adesso.

Simplicio:Io lo porto sempre in tasca. Eccolo qui; e so per appunto illuogoche è nel secondo del Cieloal cap. 14. Eccolo: testo97: Prætereaomnia quæ feruntur latione circularisubdeficere videnturac moveri pluribus una latione præterprimam sphæram; quare et Terram necessarium estsive circamedium sive in medio posita feraturduabus moveri lationibus: siautem hoc accideritnecessarium est fieri mutationes ac conversionesfixorum astrorum: hoc autem non videtur fieri; sed semper eadem apudeadem loca ipsius et oriuntur et occidunt. Or qui non veggo iofallacia nissunae parmi l'argomento concludentissimo.

Salviati:Ed a me questa nuova lettura ha confermata la fallacianell'argumentaree di piú scoperto un'altra falsità.Però notate. Due posizionio vogliam dire due conclusionison quelle che Aristotile vuole impugnare: l'una è di quellichecollocando la Terra nel mezola facesser muovere in se stessacirca 'l proprio centro: l'altra è di quelli checostituendola lontana dal mezola facessero andar con moto circolareintorno ad esso mezo: ed amendue queste posizioni impugnacongiuntamente con l'istesso argomento. Ora io dico che egli erranell'una e nell'altra impugnazionee che l'errore contro la primaposizione è di uno equivoco o paralogismoe contro allaseconda è una conseguenza falsa. Venghiamo alla primaposizioneche costituisce la Terra nel mezo e la fa mobile in sestessa circa il proprio centroed affrontiamola con l'istanzad'Aristotiledicendo: Tutti i mobili che si muovono circolarmentepar che restino indietroe si muovono di piú d'una lazioneeccettuata la prima sfera (cioè il primo mobile); adunque laTerramovendosi circa il proprio centroessendo posta nel mezobisogna che si muova di due lazionie resti in dietro: ma quandoquesto fussebisognerebbe che si variassero gli orti e gli occasidelle stelle fisse; il che non si vede fare: adunque la Terra non simuove etc. Qui è il paralogismo; per iscoprirlodiscorro conAristotile in tal modo. Tu di'o Aristotileche la Terra posta nelmezo non può muoversi in se stessaperché sarebbenecessario attribuirle due lazioni: adunquequando non fussenecessario attribuirle altro che una lazion solatu non avresti perimpossibile che di una tal sola ella si movesseperché fuordi proposito ti saresti ristretto a ripor l'impossibilitànella pluralità delle lazioniquando anco di una sola ellamuover non si potesse. E perché di tutti i mobili del mondo tufai che un solo si muova d'una lazion solae tutti gli altri di piúd'una; e questo tal mobile affermi che è la prima sferacioèquello per il quale tutte le stelle fisse ed erranti ci apparisconomuoversi concordemente da levante a ponentequando la Terra potesseesser quella prima sferache col muoversi d'una lazion sola facesseapparir le stelle muoversi da levante in ponentetu non glielanegheresti: ma chi dice che la Terra posta nel mezo si volge in sestessanon gli attribuisce altro moto che quello per il quale tuttele stelle appariscono muoversi da levante a ponentee cosíella viene a esser quella prima sfera che tu stesso concedi muoversid'una lazione sola: bisogna dunqueo Aristotilese tu vuoiconcluder qualcosache tu dimostri che la Terra posta nel mezo nonpossa muoversi né anco di una sola lazioneo vero che némeno la prima sfera possa aver un sol movimento; altrimenti tu neltuo medesimo silogismo commetti la fallacia e ve la manifestinegando ed insieme concedendo l'istessa cosa. Vengo ora alla secondaposizioneche è di quelli che ponendo la Terra lontana dalmezola fanno mobile intorno ad essocioè la fanno unpianeta ed una stella errantecontro alla qual posizione procedel'argomentoe quanto alla forma è concludentema pecca inmateria: imperocchéconceduto che la Terra si muova in cotalguisae che si muova di due lazioninon però ne segue dinecessità chequando ciò sias'abbiano a farmutazioni ne gli orti e ne gli occasi delle stelle fissecome a suoluogo dichiarerò. E qui voglio scusar bene l'errord'Aristotileanzi lo voglio lodar d'aver egli arrecato il piúsottile argomento contro alla posizion del Copernicoche arrecar sipossa; e se l'instanza è acutaed in apparenzaconcludentissimavedrete tanto piú esser sottile ed ingegnosala soluzionee da non esser ritrovata da ingegno men acuto di quellodel Copernico; e dalla difficultà nell'intenderla potreteargomentare la difficultàtanto maggioredel ritrovarla.Lasciamo in tanto per ora la risposta in pendentela quale a suoluogo e tempo intenderetedopo l'aver replicata l'instanza medesimad'Aristotelee di piú fortificata grandemente a favor suo. Orpassiamo all'argomento terzopur d'Aristotileintorno al quale nonfa bisogno replicar altroessendosegli a bastanza risposto tra ierie oggi: imperocché e' replica che 'l moto de' gravi ènaturalmente per linea retta al centroe cerca poi se al centrodella Terra o pur dell'universoe conclude che naturalmente alcentro dell'universoma per accidente a quel della Terra. Peròpossiamo passare al quartonel quale converrà che citrattenghiamo assaiper esser fondato sopra quella esperienza dallaquale prende poi forza la maggior parte degli argomenti che restano.Dice dunque Aristotileargomento certissimo dell'immobilitàdella Terra essere il veder noi i proietti in alto a perpendicoloritornar per l'istessa linea nel medesimo luogo di dove furon tiratie questoquando bene il movimento fusse altissimoil che nonpotrebbe accadere quando la Terra si movesseperché nel tempoche 'l proietto si muove in su e 'n giúseparato dalla Terrail luogo dove ebbe principio il moto del proietto scorrerebbemercèdel rivolgimento della Terraper lungo tratto verso levantee pertanto spazionel cadereil proietto percuoterebbe in Terra lontanodal detto luogo: sí che qui s'accomoda l'argomento della pallatirata in su coll'artiglieriasí ancora l'altro usato daAristotile e da Tolomeodel vedere i gravi cadenti da grandi altezzevenir per linea retta e perpendicolare alla superficie terrestre.Oraper cominciar a sviluppar questi nodidomando al signorSimplicioquando altri negasse a Tolomeo e ad Aristotile che i gravinel cader liberamente da alto venissero per linea retta eperpendicolarecioè diretta al centrocon qual mezo loproverebbero.

Simplicio:Col mezo del sensoil quale ci assicura che quella torre èdiritta e perpendicolaree ci mostra quella pietra nel caderevenirla radendosenza piegar pur un capello da questa o da quellapartee percuotere al piede giusto sotto 'l luogo donde fu lasciata.

Salviati:Ma quando per fortuna il globo terrestre si movesse in giroed in conseguenza portasse seco la torre ancorae che ad ogni modosi vedesse la pietra nel cadere venir radendo il filo della torrequal bisognerebbe che fusse il suo movimento?

Simplicio:Bisognerebbe in questo caso dir piú tosto "i suoimovimenti"perché uno sarebbe quello col quale verrebbeda alto a bassoe un altro converrebbe ch'ella n'avesse per seguireil corso della torre.

Salviati:Sarebbe dunque il moto suo un composto di duecioè diquello col quale ella misura la torree dell'altro col quale ella lasegue: dal qual composto ne risulterebbe che 'l sasso descriverebbenon piú quella semplice linea retta e perpendicolarema unatrasversalee forse non retta.

Simplicio:Del non retta non lo so; ma intendo bene che di necessitàsarebbe trasversalee differente dall'altra retta perpendicolareche ella descrisse stando la Terra immobile.

Salviati:Adunque dal solamente vedere la pietra cadente rader latorrevoi non potete sicuramente affermare che ella descriva unalinea retta e perpendicolarese non supposto prima che la Terra stiaferma.

Simplicio:Cosí è; perché quando la Terra simovesseil moto della pietra sarebbe trasversalee non aperpendicolo.

Salviati:Ecco dunque il paralogismo d'Aristotile e di Tolomeo evidentee chiaroe scoperto da voi medesimonel quale si suppon per notoquello che s'intende di dimostrare.

Simplicio:In che modo? A me si dimostra silogismo in buona formae nonuna petizion di principio.

Salviati:Eccovi in che modo. Ditemi un poco: nella dimostrazione nonsi pon egli la conclusione ignota?

Simplicio:Ignotaperché altrimenti il dimostrarla sarebbesuperfluo.

Salviati:Ma il mezo termine non conviene egli che sia noto?

Simplicio:È necessarioperché altramente sarebbe unvoler provare ignotum per æque ignotum.

Salviati:La nostra conclusione da provarsie che è ignotanonè la stabilità della Terra?

Simplicio:Cotesta è.

Salviati:Il mezoche deve esser notonon è la caduta delsasso retta e perpendicolare?

Simplicio:Questo è il mezo.

Salviati:Ma non s'è egli poco fa conclusoche noi non possiamoaver notizia che tal caduta sia retta e perpendicolarese prima nonci è noto che la Terra stia ferma? adunque nel vostrosilogismo la certezza del mezo si cava dall'incertezza dellaconclusione. Vedete dunque quale e quanto è il paralogismo.

Sagredo:Io vorreiin grazia del signor Simpliciodifenderse fussepossibileAristotileo almeno restar io meglio capace della forzadella vostra illazione. Voi dite: Il veder rader la torre non bastaper assicurarsi che 'l moto del sasso sia perpendicolareche èil mezo termine del silogismose non si suppone che la Terra stiafermache è la conclusione da provarsi; perchéquandola torre si movesse insieme con la Terraed il sasso la radesseilmoto del sasso sarebbe trasversalee non perpendicolare. Ma iorisponderòche quando la torre si movessesarebbeimpossibile che 'l sasso cadesse radendolae però dal caderradendo s'inferisce la stabilità della Terra.

Simplicio:Cosí è; perché a voler che 'l sassovenisse radendo la torrequando ella fusse portata dalla Terrabisognerebbe che 'l sasso avesse due moti naturalicioè 'lretto verso 'l centro e 'l circolare intorno al centroil che èpoi impossibile.

Salviati:La difesa dunque d'Aristotile consiste nell'esserimpossibileo almeno nell'aver egli stimato impossibileche 'lsasso potesse muoversi di un moto misto di retto e di circolare;perché quando e' non avesse avuto per impossibile che lapietra potesse muoversi al centro e 'ntorno al centro unitamenteegli averebbe inteso che poteva accadere che 'l sasso cadente potessevenir radendo la torre tanto movendosi ella quanto stando fermae inconseguenza si sarebbe accorto che da questo radere non si potevainferir niente attenente al moto o alla quiete della Terra. Ma questonon iscusa altramente Aristotilenon solamente perché dovevadirloquando egli avesse auto tal concettoessendo un punto tantoprincipale nel suo argumentoma di piú ancora perchénon si può dir né che tale effetto sia impossibile néche Aristotile l'abbia stimato impossibile. Non si può dire ilprimoperché di qui a poco mostrerò ch'egli ènon pur possibilema necessario: né meno si può direil secondoperché Aristotile medesimo concede al fuocol'andare in su naturalmente per linea retta e 'l muoversi in giro colmoto diurnoparticipato dal cielo a tutto l'elemento del fuoco edalla maggior parte dell'aria; se dunque e' non ha per impossibilemescolare il retto in su col circolarecomunicato al fuoco edall'aria dal concavo lunareassai meno dovrà reputareimpossibile il retto in giú del sasso col circolareche fussenaturale di tutto 'l globo terrestredel quale il sasso èparte.

Simplicio:A me non par cotesta cosaperché quando l'elementodel fuoco vadia in giro insieme con l'ariafacilissima anzinecessaria cosa è che una particella di fuocoche da Terrasormonti in altonel passar per l'aria mobile riceva l'istessomovimentoessendo corpo cosí tenue e leggiero e agevolissimoad esser mosso; ma che un sasso gravissimo o una palla d'artiglieriache da alto venga a basso e sia già posta in sua balíasi lasci trasportar né da aria né da altroha deltutto dell'inopinabile. Oltre che ci è l'esperienza tantopropriadella pietra lasciata dalla cima dell'albero della navelaqualmentre la nave sta fermacasca al piè dell'alberomaquando la nave caminacade tanto lontana dal medesimo terminequanto la nave nel tempo della caduta del sasso è scorsaavanti; che non son poche bracciaquando 'l corso della nave èveloce.

Salviati:Gran disparità è tra 'l caso della nave e queldella Terraquando 'l globo terrestre avesse il moto diurno.Imperocché manifestissima cosa è che il moto dellanavesí come non è suo naturalecosí èaccidentario di tutte le cose che sono in essa; onde non èmeraviglia che quella pietrache era ritenuta in cima dell'alberolasciata in libertà scenda a bassosenza obligo di seguire ilmoto della nave. Ma la conversion diurna si dà per motoproprio e naturale al globo terrestreed in conseguenza a tutte lesue partie come impresso dalla natura è in loro indelebile;e però quel sasso che è in cima della torreha per suoprimario instinto l'andare intorno al centro del suo tutto inventiquattr'oree questo natural talento esercita egli eternamentesia pur posto in qualsivoglia stato. E per restar persuaso di questonon avete a far altro che mutar un'antiquata impressione fatta nellavostra mentee dire: "Sí comeper avere stimato io sinora che sia proprietà del globo terrestre lo stare immobileintorno al suo centronon ho mai auto difficultà o repugnanzaalcuna in apprendere che qualsivoglia sua particella resti essaancora naturalmente nella medesima quiete; cosí è bendovere che quando naturale instinto fusse del globo terreno l'andareintorno in ventiquattr'oresia d'ogni sua parte ancora intrinseca enaturale inclinazione non lo star fermama seguire il medesimocorso": e cosí senza urtare in veruno inconveniente sipotrà concludereche per non esser naturalema stranieroilmoto conferito alla nave dalla forza de' remie per essa a tutte lecose che in lei si ritrovanosia ben dovere che quel sassoseparatoche e' sia dalla navesi riduca alla sua naturalezza e ritorni adesercitare il puro e semplice suo natural talento. Aggiugnesi che ènecessario che almeno quella parte d'aria che è inferiore allemaggiori altezze de i montivenga dall'asprezza della superficieterrestre rapita e portata in giroo pure checome mista di moltivapori ed esalazioni terrestrinaturalmente séguiti il motodiurno; il che non avviene dell'aria che è intorno alla navecacciata da i remi: per lo che l'argumentare dalla nave alla torrenon ha forza d'illazione; perché quel sasso che vien dallacima dell'alberoentra in un mezo che non ha il moto della navemaquel che si parte dall'altezza della torresi trova in un mezo cheha l'istesso moto che tutto 'l globo terrestretalchésenz'esser impedito dall'ariaanzi piú tosto favorito dalmoto di leipuò seguire l'universal corso della Terra.

Simplicio:Io non resto capaceche l'aria possa imprimere in ungrandissimo sasso o in una grossa palla di ferro o di piombochepassasseverbigraziadugento libreil moto col quale essa medesimasi muove e che per avventura ella comunica alle piumealla neve edaltre cose leggierissime; anzi veggo che un peso di quella sorteesposto a qualsivoglia piú impetuoso ventonon vien pur mossodi luogo un sol dito: or pensate se l'aria lo porterà seco.

Salviati:Gran disparità è tra la vostra esperienza e 'lnostro caso. Voi fate sopraggiugnere il vento a quel sasso posto inquiete; e noi esponghiamo nell'ariache già si muoveilsassoche pur si muove esso ancora con l'istessa velocitàtalché l'aria non gli ha a conferire un nuovo motoma solomantenerlio per meglio dire non impedirliil già concepito:voi volete cacciar il sasso d'un moto straniero e fuor della suanatura; e noiconservarlo nel suo naturale. Se voi volevi produrreuna piú aggiustata esperienzadovevi dire che si osservassese non con l'occhio della frontealmeno con quel della menteciòche accaderebbe quando un'aquila portata dall'impeto del vento silasciasse cader da gli artigli una pietra; la qualeperchégià nel partirsi dalle branche volava al pari del ventoedopo partita entra in un mezo mobile con egual velocitàhogrande opinione che non si vedrebbe cader giú a perpendicoloma cheseguendo 'l corso del vento ed aggiugnendovi quel dellapropria gravitàsi moverebbe di un moto trasversale.

Simplicio:Bisognerebbe poterla fare una tale esperienzae poi secondol'evento giudicare; in tanto l'effetto della nave sin qui mostra diapplaudere all'opinion nostra.

Salviati:Ben dicestesin qui; perché forse di qui a pocopotrebbe mutar sembianza. E per non vi tenercome si dicepiúsu le bacchetteditemisignor Simplicio: parv'egli internamente chel'esperienza della nave quadri cosí bene al proposito nostroche ragionevolmente si debba credere che quello che si vede accaderein leidebba ancora accadere nel globo terrestre?

Simplicio:Sin qui mi è parso di sí; e benché voiabbiate arrecate alcune piccole disuguaglianzenon mi paion di talmomento che basti a rimuovermi di parere.

Salviati:Anzi desidero che voi ci continuiatee tenghiate saldo chel'effetto della Terra abbia a rispondere a quel della navepurchéquando ciò si scoprisse progiudiziale al vostro bisognononvi venisse umore di mutar pensiero. Voi dite: "Perchéquando la nave sta fermail sasso cade al piè dell'alberoequando ell'è in moto cade lontano dal piede adunqueper ilconversodal cadere il sasso al piede si inferisce la nave starfermae dal caderne lontano s'argumenta la nave muoversi; e perchéquello che occorre della nave deve parimente accader della Terraperò dal cader della pietra al piè della torre siinferisce di necessità l'immobilità del globoterrestre". Non è questo il vostro discorso?

Simplicio:È per appuntoridotto in brevitàche lo rendeagevolissimo ad apprendersi.

Salviati:Or ditemi: se la pietra lasciata dalla cima dell'alberoquando la nave cammina con gran velocitàcadesse precisamentenel medesimo luogo della nave nel quale casca quando la nave stafermaqual servizio vi presterebber queste cadute circal'assicurarvi se 'l vassello sta fermo o pur se cammina?

Simplicio:Assolutamente nissuno: in quel modo cheper esempiodalbatter del polso non si può conoscere se altri dorme o èdestopoiché il polso batte nell'istesso modo ne' dormientiche ne i vegghianti.

Salviati:Benissimo. Avete voi fatta mai l'esperienza della nave?

Simplicio:Non l'ho fatta; ma ben credo che quelli autori che laproduconol'abbiano diligentemente osservata: oltre che si conoscetanto apertamente la causa della disparitàche non lascialuogo di dubitare.

Salviati:Che possa esser che quelli autori la portino senza averlafattavoi stesso ne sete buon testimonioche senza averla fatta larecate per sicura e ve ne rimettete a buona fede al detto loro: sícome è poi non solo possibilema necessarioche abbianofatto essi ancoradico di rimettersi a i suoi antecessorisenzaarrivar mai a uno che l'abbia fatta; perché chiunque la faràtroverà l'esperienza mostrar tutto 'l contrario di quel cheviene scritto: cioè mostrerà che la pietra casca semprenel medesimo luogo della navestia ella ferma o muovasi conqualsivoglia velocità. Ondeper esser la medesima ragionedella Terra che della navedal cader la pietra sempre a perpendicoloal piè della torre non si può inferir nulla del moto odella quiete della Terra.

Simplicio:Se voi mi rimetteste ad altro mezo che all'esperienzaiocredo bene che le dispute nostre non finirebber per fretta; perchéquesta mi pare una cosa tanto remota da ogni uman discorsoche nonlasci minimo luogo alla credulità o alla probabilità.

Salviati:E pur l'ha ella lasciato in me.

Simplicio:Che dunque voi non n'avete fatte centonon che una provael'affermate cosí francamente per sicura? Io ritorno nella miaincredulitàe nella medesima sicurezza che l'esperienza siastata fatta da gli autori principali che se ne servonoe che ellamostri quel che essi affermano.

Salviati:Io senza esperienza son sicuro che l'effetto seguiràcome vi dicoperché cosí è necessario chesegua; e piú v'aggiungo che voi stesso ancora sapete che nonpuò seguire altrimentise ben fingeteo simulate di fingeredi non lo sapere. Ma io son tanto buon cozzon di cervelliche ve lofarò confessare a viva forza. Ma il signor Sagredo sta moltocheto: mi pareva pur di vedervi far non so che motoper dir alcunacosa.

Sagredo:Volevo veramente dir non so che; ma la curiosità chemi ha mossa questo sentir dire di far tal violenza al signorSimplicioche palesi la scienza che e' ci vuole occultaremi hafatto deporre ogni altro desiderio: però vi prego adeffettuare il vanto.

Salviati:Purché il signor Simplicio si contenti di risponderealle mie interrogazioniio non mancherò.

Simplicio:Io risponderò quel che sapròsicuro che avròpoca brigaperché delle cose che io tengo false non credo dipoterne saper nullaessendoché la scienza è de' verie non de' falsi.

Salviati:Io non desidero che voi diciate o rispondiate di saper nientealtro che quello che voi sicuramente sapete. Però ditemi:quando voi aveste una superficie pianapulitissima come uno specchioe di materia dura come l'acciaioe che fusse non parallelaall'orizontema alquanto inclinatae che sopra di essa voi ponesteuna palla perfettamente sferica e di materia grave e durissimacomeverbigraziadi bronzolasciata in sua libertà che credetevoi che ella facesse? non credete voi (sí come credo io) cheella stesse ferma?

Simplicio:Se quella superficie fusse inclinata?

Salviati:Síché cosí già ho supposto.

Simplicio:Io non credo che ella si fermasse altrimenteanzi pur sonsicuro ch'ella si moverebbe verso il declive spontaneamente.

Salviati:Avvertite bene a quel che voi ditesignor Simplicioperchéio son sicuro ch'ella si fermerebbe in qualunque luogo voi laposaste.

Simplicio:Come voisignor Salviativi servite di questa sorte disupposizioniio comincierò a non mi maravigliar che voiconcludiate conclusioni falsissime.

Salviati:Avete dunque per sicurissimo ch'ella si moverebbe verso ildeclive spontaneamente?

Simplicio:Che dubbio?

Salviati:E questo lo tenete per fermonon perché io ve l'abbiainsegnato (perché io cercavo di persuadervi il contrario)maper voi stesso e per il vostro giudizio naturale.

Simplicio:Ora intendo il vostro artifizio: voi dicevi cosí pertentarmi e (come si dice dal vulgo) per iscalzarmima non che inquella guisa credeste veramente.

Salviati:Cosí sta. E quanto durerebbe a muoversi quella pallae con che velocità? E avvertite che io ho nominata una pallaperfettissimamente rotonda ed un piano esquisitamente pulitoperrimuover tutti gli impedimenti esterni ed accidentarii: e cosívoglio che voi astragghiate dall'impedimento dell'ariamediante lasua resistenza all'essere apertae tutti gli altri ostacoliaccidentariise altri ve ne potessero essere.

Simplicio:Ho compreso il tutto benissimo: e quanto alla vostra domandarispondo che ella continuerebbe a muoversi in infinitose tantodurasse la inclinazione del pianoe con movimento acceleratocontinuamente; ché tale è la natura de i mobili graviche vires acquirant eundo: e quanto maggior fusse ladeclivitàmaggior sarebbe la velocità.

Salviati:Ma quand'altri volesse che quella palla si movesse all'insúsopra quella medesima superficiecredete voi che ella vi andasse?

Simplicio:Spontaneamente noma ben strascinatavi o con violenzagettatavi.

Salviati:E quando da qualche impeto violentemente impressole ellafusse spintaquale e quanto sarebbe il suo moto?

Simplicio:Il moto andrebbe sempre languendo e ritardandosiper essercontro a naturae sarebbe piú lungo o piú brevesecondo il maggiore o minore impulso e secondo la maggiore o minoreacclività.

Salviati:Parmi dunque sin qui che voi mi abbiate esplicati gliaccidenti d'un mobile sopra due diversi piani; e che nel pianoinclinato il mobile grave spontaneamente descende e va continuamenteaccelerandosie che a ritenervelo in quiete bisogna usarvi forza; masul piano ascendente ci vuol forza a spignervelo ed anco afermarveloe che 'l moto impressogli va continuamente scemandosíche finalmente si annichila. Dite ancora di piú che nell'uncaso e nell'altro nasce diversità dall'esser la declivitào acclività del pianomaggiore o minore; sí che allamaggiore inclinazione segue maggior velocitàeperl'oppositosopra 'l piano acclive il medesimo mobile cacciato dallamedesima forza in maggior distanza si muove quanto l'elevazione èminore. Ora ditemi quel che accaderebbe del medesimo mobile sopra unasuperficie che non fusse né acclive né declive.

Simplicio:Qui bisogna ch'io pensi un poco alla risposta. Non vi essendodeclivitànon vi può essere inclinazione naturale almotoe non vi essendo acclivitànon vi può esserresistenza all'esser mossotalché verrebbe ad essereindifferente tra la propensione e la resistenza al moto: parmi dunqueche e' dovrebbe restarvi naturalmente fermo. Ma io sono smemoratoperché non è molto che 'l signor Sagredo mi feceintender che cosí seguirebbe.

Salviati:Cosí credoquando altri ve lo posasse fermoma segli fusse dato impeto verso qualche parteche seguirebbe?

Simplicio:Seguirebbe il muoversi verso quella parte.

Salviati:Ma di che sorte di movimento? di continuamente acceleratocome ne' piani declivio di successivamente ritardatocome negliacclivi?

Simplicio:Io non ci so scorgere causa di accelerazione né diritardamentonon vi essendo né declività néacclività.

Salviati:Sì. Ma se non vi fusse causa di ritardamentomoltomeno vi dovrebbe esser di quiete: quanto dunque vorreste voi che ilmobile durasse a muoversi?

Simplicio:Tanto quanto durasse la lunghezza di quella superficie néerta né china.

Salviati:Adunque se tale spazio fusse interminatoil moto in essosarebbe parimente senza terminecioè perpetuo?

Simplicio:Parmi di síquando il mobile fusse di materia dadurare.

Salviati:Già questo si è suppostomentre si èdetto che si rimuovano tutti gl'impedimenti accidentarii ed esternie la fragilità del mobilein questo fattoè un degliimpedimenti accidentarii. Ditemi ora: quale stimate voi la cagionedel muoversi quella palla spontaneamente sul piano inclinatoe nonsenza violenzasopra l'elevato?

Simplicio:Perché l'inclinazion de' corpi gravi è dimuoversi verso 'l centro della Terrae solo per violenza in su versola circonferenza; e la superficie inclinata è quella cheacquista vicinità al centroe l'acclive discostamento.

Salviati:Adunque una superficie che dovesse esser non declive e nonacclivebisognerebbe che in tutte le sue parti fusse egualmentedistante dal centro. Ma di tali superficie ve n'è egli alcunaal mondo?

Simplicio:Non ve ne mancano: ècci quella del nostro globoterrestrese però ella fusse ben pulitae nonquale ella èscabrosa e montuosa; ma vi è quella dell'acquamentre èplacida e tranquilla.

Salviati:Adunque una nave che vadia movendosi per la bonaccia delmareè un di quei mobili che scorrono per una di quellesuperficie che non sono né declivi né acclivie peròdispostaquando le fusser rimossi tutti gli ostacoli accidentarii edesternia muoversicon l'impulso concepito una voltaincessabilmente e uniformemente

Simplicio:Par che deva esser cosí.

Salviati:E quella pietra ch'è su la cima dell'albero non simuov'ellaportata dalla naveessa ancora per la circonferenza d'uncerchio intorno al centroe per conseguenza d'un moto indelebile inleirimossi gli impedimenti esterni? e questo moto non è eglicosí veloce come quel della nave?

Simplicio:Sin qui tutto cammina bene. Ma il resto?

Salviati:Cavatene in buon'ora l'ultima conseguenza da per voise daper voi avete sapute tutte le premesse.

Simplicio:Voi volete dir per ultima conclusioneche movendosi quellapietra d'un moto indelebilmente impressolenon l'è perlasciareanzi è per seguire la naveed in ultimo per caderenel medesimo luogo dove cade quando la nave sta ferma; e cosídico io ancora che seguirebbe quando non ci fussero impedimentiesterniche sturbassero il movimento della pietra dopo esser postain libertà: li quali impedimenti son due; l'uno èl'essere il mobile impotente a romper l'aria col suo impeto soloessendogli mancato quello della forza de' remidel quale erapartecipecome parte della navementre era su l'albero; l'altro èil moto novello del cadere a bassoche pur bisogna che siad'impedimento all'altro progressivo.

Salviati:Quanto all'impedimento dell'ariaio non ve lo nego; e quandoil cadente fusse materia leggieracome una penna o un fiocco dilanail ritardamento sarebbe molto grande; ma in una pietra graveèpiccolissimo: e voi stesso poco fa avete detto che la forza del piúimpetuoso vento non basta a muover di luogo una grossa pietra; orpensate quel che farà l'aria quieta incontrata dal sassononpiú veloce di tutto 'l navilio. Tuttaviacome ho dettoviconcedo questo piccolo effettoche può dependere da taleimpedimento; sí come so che voi concederete a me che quandol'aria si movesse con l'istessa velocità della nave e delsassol'impedimento sarebbe assolutamente nullo. Quanto all'altrodel sopravegnente moto in giúprima è manifesto chequesti duedico il circolare intorno al centro e 'l retto verso 'lcentronon son contrarii né destruttivi l'un dell'altro néincompatibiliperchéquanto al mobileei non ha repugnanzaalcuna a cotal moto: ché già voi stesso aveteconcedutola repugnanza esser contro al moto che allontana dalcentroe l'inclinazioneverso il moto che avvicina al centroondenecessariamente segue che al moto che non appressa né discostadal centronon ha il mobile né repugnanza népropensione néin conseguenzacagione di diminuirsi in luila facultà impressagli: e perché la causa motrice non èuna solache si abbiaper la nuova operazionea inlanguidiremason due tra loro distintedelle quali la gravità attende soloa tirare il mobile al centroe la virtú impressa a condurlointorno al centronon resta occasione alcuna d'impedimento.

Simplicio:Il discorso veramente è in apparenza assai probabilema in essenza turbato un poco da qualche intoppo mal agevole asuperarsi. Voi in tutto 'l progresso avete fatta una supposizioneche dalla scuola peripatetica non di leggiero vi saràconcedutaessendo contrariissima ad Aristotile: e questa è ilprender come cosa notoria e manifesta che 'l proietto separato dalproiciente continui il moto per virtú impressagli dall'istessoproicientela qual virtú impressa è tanto esosa nellaperipatetica filosofiaquanto il passaggio d'alcuno accidente d'unoin un altro suggetto: nella qual filosofia si tienecome credo chevi sia notoche 'l proietto sia portato dal mezoche nel nostrocaso viene ad esser l'aria e però se quel sassolasciatodalla cima dell'alberodovesse seguire il moto della navebisognerebbe attribuire tal effetto all'ariae non a virtúimpressagli: ma voi supponete che l'aria non séguiti il motodella navema sia tranquilla. Oltre che colui che lo lascia caderenon l'ha a scagliare né dargli impeto col braccioma devesemplicemente aprir la mano e lasciarlo: e cosíné pervirtú impressagli dal proicientené per benefiziodell'ariapotrà il sasso seguire 'l moto della navee peròresterà indietro.

Salviati:Parmi dunque di ritrar dal vostro parlareche non venendo lapietra cacciata dal braccio di coluila sua non venga altrimenti adessere una proiezione.

Simplicio:Non si può propriamente chiamar moto di proiezione.

Salviati:Quello dunque che dice Aristotile del motodel mobile e delmotore de i proiettinon ha che fare nel nostro proposito; e se nonci ha che fareperché lo producete?

Simplicio:Producolo per amor di quella virtú impressanominataed introdotta da voila qualenon essendo al mondonon puòoperar nullaperché non entium nullæ suntoperationes; e però non solo del moto de i proiettima diogn'altro che non sia naturalebisogna attribuirne la causa motriceal mezodel quale non si è avuta la debita considerazioneeperò il detto sin qui resta inefficace.

Salviati:Orsú tutto in buon'ora. Ma ditemi: già che lavostra instanza si fonda tutta su la nullità della virtúimpressaquando io vi abbia dimostrato che 'l mezo non ha che farenella continuazion del moto de' proiettidopo che son separati dalproicientelascierete voi in essere la virtú impressao purvi moverete con qualch'altr'assalto alla sua destruzione?

Simplicio:Rimossa l'azione del mezonon veggo che si possa ricorreread altro che alla facultà impressa dal movente.

Salviati:Sarà beneper levare il piú che sia possibilele cause dell'andarsene in infinito con le altercazioniche voiquanto si può distintamente spianiate qual sia l'operazionedel mezo nel continuar il moto al proietto.

Simplicio:Il proiciente ha il sasso in mano; muove con velocitàe forza il braccioal cui moto si muove non piú il sasso chel'aria circonvicinaonde il sassonell'esser abbandonato dallamanosi trova nell'aria che già si muove con impetoe daquella vien portato: che se l'aria non operasseil sasso cadrebbedalla mano al piede del proiciente.

Salviati:E voi sete stato tanto credulo che vi sete lasciato persuaderqueste vanitàmentre in voi stesso avevi i sensi daconfutarle e da intenderne il vero? Però ditemi: quella granpietra e quella palla d'artiglieria cheposata solamente sopra unatavolarestava immobile contro a qualsivoglia impetuoso ventosecondo che voi poco fa affermastese fusse stata una palla disughero o altrettanta bambagiacredete che il vento l'avesse mossadi luogo?

Simplicio:Anzi so certo che l'averebbe portata viae tanto piúvelocementequanto la materia fusse stata piú leggiera; chéper questo veggiamo noi le nugole esser portate con velocitàpari a quella del vento stesso che le spigne.

Salviati:E 'l vento che cosa è?

Simplicio:Il vento si definiscenon esser altro che aria mossa.

Salviati:Adunque l'aria mossa molto piú velocemente e 'nmaggior distanza traporta le materie leggierissime che le gravissime?

Simplicio:Sicuramente.

Salviati:Ma quando voi aveste a scagliar col braccio un sassoe poiun fiocco di bambagiachi si moverebbe con piú velocitàe in maggior lontananza?

Simplicio:La pietra assaissimo; anzi la bambagia mi cascherebbe a ipiedi.

Salviati:Ma se quel che muove il proiettodoppo l'esser lasciatodalla manonon è altro che l'aria mossa dal braccio e l'ariamossa piú facilmente spigne le materie leggiere che le gravicome dunque il proietto di bambagia non va piú lontano e piúveloce di quel di pietra? bisogna pure che nella pietra resti qualchecosaoltre al moto dell'aria. Di piúse da quella travependessero due spaghi lunghi egualmentee in capo dell'uno fusseattaccata una palla di piomboe una di bambagia nell'altroedamendue si allontanassero egualmente dal perpendicoloe poi silasciassero in libertà non è dubbio che l'una e l'altrasi moverebbe verso 'l perpendicoloe che spinta dal proprio impetolo trapasserebbe per certo intervalloe poi vi ritornerebbe. Ma qualdi questi due penduli credete voi che durasse piú a muoversiprima che fermarsi a piombo?

Simplicio:La palla di piombo andrà in qua e 'n là millevoltee quella di bambagia dua o tre al piú.

Salviati:Talché quell'impeto e quella mobilitàqualunque se ne sia la causapiú lungamente si conserva nellematerie gravi che nelle leggieri. Vengo ora a un altro puntoe vidomando: perché l'aria non porta via adesso quel cedro ch'èsu quella tavola?

Simplicio:Perché ella stessa non si muove.

Salviati:Bisogna dunque che il proiciente conferisca il moto all'ariacol quale ella poi muova il proietto. Ma se tal virtú non sipuò imprimerenon si potendo far passare un accidente d'unsubbietto in un altrocome può passare dal braccio nell'aria?non è forse l'aria un subbietto altro dal braccio?

Simplicio:Rispondesi che l'ariaper non esser né grave néleggiera nella sua regioneè disposta a riceverefacilissimamente ogni impulso ed a conservarlo ancora.

Salviati:Ma se i penduli adesso adesso ci hanno mostrato che ilmobilequanto meno participa di gravitàtanto è menoatto a conservare il motocome potrà essere che l'ariachein aria non ha punto di gravitàessa sola conservi il motoconcepito? Io credoe so che voi ancora credete al presenteche nonprima si ferma il braccioche l'aria attornogli. Entriamo in camerae con uno sciugatoio agitiamo quanto piú si possa l'ariaefermato il panno conducasi una piccola candeletta accesa nellastanzao lascivisi andare una foglia d'oro volante; che voi dalvagar quieto dell'una e dell'altra v'accorgerete dell'aria ridottaimmediatamente a tranquillità. Io potrei addurvi milleesperienzema dove non bastasse una di questesi potrebbe aver lacura per disperata affatto.

Sagredo:Quando si tira una freccia contr'al ventoquanto èincredibil cosa che quel filetto d'ariaspinto dalla corda vadia aldispetto della fortuna accompagnando la freccia! Ma io ancora vorreisapere un particolare da Aristotileper il quale prego il signorSimplicio che mi favorisca di risposta. Quando col medesimo arcofussero tirate due freccieuna per punta al modo consuetoe l'altraper traversocioè posandola per lo lungo su la cordae cosídistesa tirandolavorrei sapere qual di esse andrebbe piúlontana. Favoritemi in grazia di rispostabenché forse ladimanda vi paia piú tosto ridicola che altrimenti; escusatemiperché ioche hocome voi vedeteanzi delgrossetto che nonon arrivo piú in alto con la miaspeculativa.

Simplicio:Io non ho veduto mai tirar le freccie per traverso: tuttaviacredo che intraversata non andrebbe né anco la ventesima partedi quel ch'ella va per punta.

Sagredo:E perché io ho creduto l'istessoquindi è chemi è nata occasione di metter dubbio tra 'l detto d'Aristotilee l'esperienza. Perchéquanto all'esperienzas'io metteròsopra quella tavola due freccie in tempo che spiri vento gagliardouna posata per il filo del vento e l'altra intraversata il ventoporterà via speditamente questa e lascierà starl'altra: ed il medesimo par che dovesse accaderequando la dottrinad'Aristotile fusse veradelle due tirate con l'arco; imperocchéla traversa vien cacciata da una gran quantità dell'aria mossadalla cordacioè da tanta quanta è la sua lunghezzadove che l'altra freccia non riceve impulso da piú aria che sisia il piccolissimo cerchietto della sua grossezza: ed io non soimmaginarmi la cagione di tal diversitàe desidererei disaperla.

Simplicio:La causa mi par assai manifestaed è perché lafreccia tirata per punta ha a penetrar poca quantità d'ariael'altra ne ha da fender tanta quanta è tutta la sua lunghezza.

Sagredo:Adunque le freccie tirate hanno a penetrar l'aria? Oh sel'aria va con loroanzi è quella che le conducechepenetrazione vi può essere? non vedete voi che a questo modobisognerebbe che la freccia si movesse con maggior velocitàche l'aria? e questa maggior velocitàchi la conferisce allafreccia? vorrete voi dir che l'aria le dia velocità maggioredella sua propria? Intendete dunquesignor Simplicioche 'l negozioprocede per l'appunto a rovescio di quel che dice Aristotilee chetanto è falso che 'l mezo conferisca il moto al proiettoquanto è vero che egli solo è che gli arrecaimpedimento: e inteso questointenderete senza trovar difficultàche quando l'aria si muove veramentemolto meglio porta seco lafreccia per traverso che per lo drittoperché molta èl'aria che la spigne in quella posturae pochissima in questa; matirate con l'arcoperché l'aria sta fermala frecciatraversapercotendo in molt'ariamolto viene impeditae l'altraper punta facilissimamente supera l'ostacolo della minima quantitàd'aria che se le oppone.

Salviati:Quante proposizioni ho io notate in Aristotile (intendendosempre nella filosofia naturale)che sono non pur falsema false inmanierache la sua diametralmente contraria è veracomeaccade di questa! Ma seguitando il nostro propositocredo che ilsignor Simplicio resti persuaso che dal veder cader la pietra nelmedesimo luogo semprenon si possa conietturare circa il moto o lastabilità della nave; e quando il detto sin qui non glibastasseci è l'esperienza di mezoche lo potrà deltutto assicurare: nella quale esperienzaal piú che e'potesse vederesarebbe il rimanere indietro il mobile cadentequando e' fusse di materia assai leggiera e che l'aria non seguisseil moto della nave; ma quando l'aria si movesse con pari velocitàniuna immaginabil diversità si troverebbe né in questané in qualsivoglia altra esperienzacome appresso son perdirvi. Orquando in questo caso non apparisca diversitàalcunache si deve pretender di veder nella pietra cadente dallasommità della torredove il movimento in giro è allapietra non avventizio e accidentarioma naturale ed eternoe dovel'aria segue puntualmente il moto della torree la torre quel delglobo terrestre? Avete voisignor Simplicioda replicar altro sopraquesto particulare?

Simplicio:Non altrose non che non veggio sin qui provata la mobilitàdella Terra.

Salviati:Né io tampoco ho preteso di provarlama solo dimostrare come dall'esperienza portata da gli avversarii per argomentodella fermezza non si può cavar nulla; sí come credomostrar dell'altre.

Sagredo:Di graziasignor Salviatiprima che passare ad altroconcedetemi che io metta in campo certa difficultà che mi si èraggirata per la fantasia mentre voi stavi con tanta flemmasminuzolando al signor Simplicio questa esperienza della nave.

Salviati:Noi siam qui per discorrereed è bene che ogn'unomuova le difficultà che gli sovvengonoché questa èla strada per venir in cognizion del vero. Però dite.

Sagredo:Quando sia vero che l'impeto col quale si muove la nave restiimpresso indelebilmente nella pietradopo che s'è separatadall'alberoe sia in oltre vero che questo moto non arrechiimpedimento o ritardamento al moto retto all'ingiúnaturalealla pietraè forza che ne segua un effetto meraviglioso innatura. Stia la nave fermae sia il tempo della caduta d'un sassodalla cima dell'albero due battute di polso: muovasi poi la naveelascisi andar dal medesimo luogo l'istesso sassoil qualeper lecose dettemetterà pur il tempo di due battute ad arrivare abassonel qual tempo la nave avràverbigraziascorso ventibracciatalché il vero moto della pietra sarà statouna linea trasversaleassai piú lunga della prima retta eperpendicolareche è la sola lunghezza dell'albero: tuttaviala palla l'avrà passata nel medesimo tempo. Intendasi di nuovoil moto della nave accelerato assai piúsí che lapietra nel cadere dovrà passare una trasversale ancor piúlunga dell'altraed insommacrescendosi la velocità dellanave quanto si vogliail sasso cadente descriverà le suetrasversali sempre piú e piú lunghee pur tutte lepasserà nelle medesime due battute di polso: ed a questasimilitudinequando in cima di una torre fusse una colubrinalivellatae con essa si tirassero tiri di punto biancocioèparalleli all'orizonteper poca o molta carica che si desse alpezzosí che la palla andasse a cadere ora lontana millebracciaor quattro milaor sei milaor dieci mila etc.tuttiquesti tiri si spedirebbero in tempi eguali tra di loroeciascheduno eguale al tempo che la palla consumerebbe a venire dallabocca del pezzo sino in terralasciatasenz'altro impulsocaderesemplicemente giú a perpendicolo. Or par meravigliosa cosa chenell'istesso breve tempo della caduta a piombo sino in terradall'altezzaverbigraziadi cento bracciapossa la medesima pallacacciata dal fuocopassare or quattrocentoor milleorquattromilaed or diecimila bracciasí che la palla in tuttii tiri di punto bianco si trattenga sempre in aria per tempi eguali.

Salviati:La considerazione per la sua novità èbellissimae quando l'effetto sia veroè meraviglioso: edella sua verità io non ne dubito; e quando non ci fussel'impedimento accidentario dell'ariaio tengo per fermo che senell'uscir la palla del pezzo si lasciasse cader un'altra dallamedesima altezza giú a piomboamendue arriverebbero in terranel medesimo instanteancorché quella avesse camminatodiecimila braccia di distanzae questa cento solamente; intendendoche il piano della Terra fusse egualeche per sicurezza si potrebbetirare sopra qualche lago. L'impedimento poi che potesse venirdall'ariasarebbe nel ritardar il moto velocissimo del tiro. Orsecosí vi piacevenghiamo alle soluzioni degli altri argomentigià che il signor Simplicio resta (per quanto io mi creda) bencapace della nullità di questo primopreso da i cadenti daalto a basso.

Simplicio:Io non mi sento rimossi tutti gli scrupoli; e forse ildifetto è mioper non esser di cosí facile e veloceapprensiva come il signor Sagredo. E parmi che quando questo motoparticipato dalla pietramentre era su l'albero della naves'avessecome voi ditea conservar indelebilmente in leidopoancora che si trova separata dalla navebisognerebbe che similmentequando alcunosendo sopra un cavallo che corresse velocementesilasciasse cader di mano una pallaquellacaduta in terracontinuasse il suo moto e seguitasse il corso del cavallo senzarestargli a dietro: il quale effetto non credo io che si veggasenon quando colui ch'è sul cavallo la gettasse con forza versola parte del corso; ma senza questocredo ch'ella resterà interra dov'ella percuote.

Salviati:Io credo che voi v'inganniate d'assaie son sicuro chel'esperienza vi mostrerà il contrarioe che la pallaarrivata che sia in terracorrerà insieme col cavallonégli resterà indietro se non quanto l'asprezza ed inegualitàdella strada l'impedirà: e la ragione mi par pure assaichiara. Imperocchéquando voistando fermotiraste perterra la medesima pallanon continuerebbe ella il moto anco fuordella vostra mano? e per tanto piú lungo intervalloquanto lasuperficie fusse piú egualesí cheverbigraziasoprail ghiaccio andrebbe lontanissima?

Simplicio:Questo non ha dubbioquando io gli do impeto col braccio; manell'altro caso si suppone che colui che è sul cavallo lalasci solamente cadere.

Salviati:Cosí voglio io che segua. Ma quando voi la tirate colbraccioche altro rimane alla pallauscita che ella vi è dimanoche il moto concepito dal vostro braccioil qualein leiconservatocontinua di condurla innanzi? orache importa chequell'impeto sia conferito alla palla piú dal vostro braccioche dal cavallo? mentre che voi sete a cavallonon corre la vostramanoed in conseguenza la pallacosí veloce come il cavallostesso? certo sí; adunquenell'aprir solamente la manolapalla si parte col moto già concepito non dal vostro braccioper moto vostro particolarema dal moto dependente dall'istessocavalloche vien comunicato a voial braccioalla manoefinalmente alla palla. Anzi voglio dirvi di piúche se coluinel correre getterà col braccio la palla al contrario delcorsoellaarrivata che sia in terratalvoltaancorchéscagliata al contrariopur seguiterà il corso del cavalloetalvolta resterà ferma in terrae solamente si muoveràall'opposito del corso quando il moto ricevuto dal braccio superassein velocità quello della carriera. Ed è una vanitàquella di alcuni che diconopotersi dal cavaliere lanciare unazagaglia per aria verso la parte del corso e col cavallo seguirla eraggiugnerla e finalmente ripigliarla: e dico una vanitàperché a far che il proietto vi torni in manobisogna tirarloall'insúnel modo medesimo che se altri stesse fermo; perchésia pure il corso quanto si voglia velocepurché sia uniformeed il proietto non sia una cosa leggierissimasempre ricaderàin mano al proicientee sia pur gettato in alto quanto si voglia.

Sagredo:Da questa dottrina io vengo in cognizione di alcuni problemiassai curiosiin materia di questi proietti; il primo de' qualidovrà parer molto strano al signor Simplicio. E il problema èquesto: ch'io dico che è possibile che lasciata cadersemplicemente la palla da uno che in qualsivoglia modo corravelocementearrivata che ella sia in terranon solo segua il corsodi coluima di assai lo anticipiil qual problema è connessocon questoche il mobile lanciato dal proiciente sopra il pianodell'orizontepuò acquistar nuova velocitàmaggioreassai della conferitagli da esso proiciente. Il quale effetto ho iopiú volte con ammirazione osservato nello stare a vedercostoro che giuocano a tirar con le ruzzolele quali si veggonouscite che son della manoandar per aria con certa velocitàla qual poi se gli accresce assai nell'arrivare in terra; e seruzzolando urtano in qualche intoppo che le faccia sbalzare in altosi veggono per aria andar assai lentamentee ricadute in terra purtornano a muoversi con velocità maggiore: ma quel che èancora piú stravaganteho io ancora osservato che nonsolamente vanno sempre piú veloci per terra che per ariamadi due spazi fatti amendue per terratal volta un moto nel secondospazio è piú veloce che nel primo. Or che direbbe quiil signor Simplicio?

Simplicio:Direila prima cosadi non aver fatta cotale osservazione;secondariamentedirei di non la credere; direi poinel terzo luogochequando voi me ne accertaste e che demostrativamente mel'insegnastevoi fuste un gran demonio.

Sagredo:Di quelli però di Socratenon di quei dell'Inferno.Ma voi pur tornate su questo insegnare; io vi dico che quando uno nonsa la verità da per séè impossibile che altrigliene faccia sapere; posso bene insegnarvi delle cose che non son névere né falsema le verecioè le necessariecioèquelle che è impossibile ad esser altrimentiogni mediocrediscorso o le sa da sé o è impossibile che ei le sappiamai: e cosí so che crede anco il signor Salviati. E peròvi dico che de i presenti problemi le ragioni son sapute da voimaforse non avvertite.

Simplicio:Lasciamo per ora questa disputae concedetemi ch'io dica chenon intendo né so queste cose che si trattanoe vedete pur difarmi restar capace de' problemi.

Sagredo:Questo primo depende da un altro; il quale èondeavvenga chetirando la ruzzola con lo spagoassai piúlontano ed in conseguenza con maggior forza vache tirata con lasemplice mano.

Simplicio:Aristotile ancora fa non so che problemi intorno a questiproietti.

Salviati:Sie molto ingegnosied in particolare quello onde avvengache le ruzzole tonde vanno meglio che le quadre.

Sagredo:E di questosignor Simplicionon vi darebbe l'animo disapere la ragionesenza altrui insegnamento?

Simplicio:Sì benesì bene; ma lasciamo le beffe.

Sagredo:Tanto sapete ancora la ragion di quest'altro. Ditemi dunque:sapete che una cosa che si muovaquando vien impedita si ferma?

Simplicio:Sollo; quando però l'impedimento è tanto chebasti.

Sagredo:Sapete voi che maggiore impedimento arreca al mobile l'averea muoversi per terra che per ariaessendo la terra scabrosa e durae l'aria molle e cedente?

Simplicio:E perché so questoso che la ruzzola andrà piúveloce per aria che per terra; talché il mio sapere ètutto all'opposito di quel che voi stimavi.

Sagredo:Adagiosignor Simplicio. Sapete voi che nelle parti di unmobile che giri intorno al suo centrosi ritrovano movimenti versotutte le bande? sí che altre ascendono altre descendonoaltrevanno innanzialtre all'indietro?

Simplicio:Lo soed Aristotile me l'ha insegnato.

Sagredo:E con qual dimostrazione? ditemela di grazia.

Simplicio:Con quella del senso.

Sagredo:Adunque Aristotile vi ha fatto vedere quel che senza lui nonavereste veduto? avrebbev'egli prestato mai i suoi occhi? Voi volevidire che Aristotile ve l'aveva detto avvertitoricordatoe noninsegnato. Quando dunque una ruzzolasenza mutar luogogira in sestessanon parallelama eretta all'orizontealcune sue partiascendonole opposte descendonole superiori vanno per un versol'inferiori per il contrario. Figuratevi ora una ruzzola chesenzamutar luogovelocemente giri in se stessa e stia sospesa in ariaechein tal guisa girandosia lasciata cadere in terra aperpendicolo: credete voi che arrivata che ella sarà in terraseguiterà di girare in se stessa senza mutar luogocomeprima?

Simplicio:Signor no.

Sagredo:Ma che farà?

Simplicio:Correrà per terra velocemente.

Sagredo:E verso qual parte?

Simplicio:Verso quella dove la porterà la sua vertigine.

Sagredo:Nella sua vertigine ci son delle particioè lesuperioriche si muovono al contrario delle inferiori; peròbisogna dire a quali ella ubidirà: ché quanto alleparti ascendenti e descendentil'une non cederanno all'altrené'l tutto andrà in giúimpedito dalla terranéin super esser grave.

Simplicio:Andrà la ruzzola girando per terra verso quella partedove tendono le parti sue superiori.

Sagredo:E perché non dove tendono le contrariecioèquelle che toccan terra?

Simplicio:Perché quelle di terra vengono impedite dall'asprezzadel toccamentocioè dall'istessa scabrosità dellaterra; ma le superioriche sono nell'aria tenue e cedentesonoimpedite pochissimo o nientee però la ruzzola andràper il loro verso.

Sagredo:Talché quell'attaccarsiper cosí direleparti di sotto alla terrafa ch'elle restanoe solo si spingonoavanti le superiori.

Salviati:E però quando la ruzzola cadesse sul ghiaccio o altrasuperficie pulitissimanon cosí bene scorrerebbe innanzimapotrebbe per avventura continuar di girare in se stessasenzaacquistar altro moto progressivo.

Sagredo:È facil cosa che cosí seguisse; ma almeno noncosí speditamente andrebbe ruzzolandocome cadendo su lasuperficie alquanto aspra. Ma dicami il signor Simplicio: quando laruzzolagirando velocemente in se stessavien lasciata cadereperché non va ella anche per aria innanzicome fa poi quandoè in terra?

Simplicio:Perchéavendo aria di sopra e di sottonéqueste parti né quelle hanno dove attaccarsie non avendooccasione di andar piú innanzi che indietrocade a piombo.

Sagredo:Talché la sola vertigine in se stessasenz'altroimpetopuò spigner la ruzzolaarrivata che sia in terraassai velocemente. Or venghiamo al resto. Quello spago che ilruzzolante si lega al braccioe col qualeavvolto intorno allaruzzolae' la tirache effetto fa in essa?

Simplicio:La costringe a girare in se stessaper isvilupparsi dallacorda.

Sagredo:Talché quando la ruzzola arriva in terraella vigiugne girando in se stessamercé dello spagno. Non ha elladunque cagione in se stessa di muoversi più velocemente perterrache ella non faceva mentre era per aria?

Simplicio:Certo sí: perché per aria non aveva altroimpulso che quel del braccio del proicientee se ben aveva ancora lavertiginequesta (come si è detto) per aria non spigne punto;ma arrivando in terraal moto del braccio s'aggiugne la progressionedella vertigineonde la velocità si raddoppia. E giàintendo benissimo che rimbalzando la ruzzola in altola sua velocitàscemeràperché l'aiuto della circolazione gli manca; enel ricadere in terra lo viene a racquistaree però torna amuoversi piú velocemente che per aria. Restami solo daintender che in questo secondo moto per terra ella vadia piúvelocemente che nel primoperchè cosí ella simoverebbe in infinitoaccelerandosi sempre.

Sagredo:Io non ho detto assolutamente che questo secondo moto sia piúveloce del primoma che può talvolta accader ch' e' sia piúveloce.

Simplicio:Questo è quello ch'io non capisco e ch'io vorreiintendere.

Sagredo:E questo ancora sapete per voi stesso. Però ditemi:quando voi vi lasciaste cader la ruzzola di mano senza che ellagirasse in se stessache farebbe percotendo in terra?

Simplicio:Nientema resterebbe quivi.

Sagredo:Non potrebb'egli accadere che nel percuotere in terra ellaacquistasse moto? pensateci meglio.

Simplicio:Se noi non la lasciassimo cadere su qualche pietra che avessependiocome fanno i fanciulli con le chiosee che battendo asbiescio su la pietra pendente acquistasse movimento in se stessa ingirocol quale poi ella seguitasse di muoversi progressivamente interranon saprei in qual altra maniera ella potesse far altro chefermarsi dove ella battesse.

Sagredo:Ecco pure che in qualche modo ella può acquistar nuovavertigine. Quando dunque la ruzzola sbalzata in alto ricade in giúperché non può ella abbattersi a dare su lo sbiescio diqualche sasso fitto in terra e che abbia il pendio verso dove èil motoed acquistandoper tal percossanuova vertigineoltre aquella prima dello spagoraddoppiar il suo motoe farlo piúveloce che non fu nel suo primo battere in terra?

Simplicio:Ora intendo che ciò può facilmente seguire. Evo considerando che quando la ruzzola sí facesse girare alcontrarionell'arrivare in terra farebbe contrario effettocioèil moto della vertigine ritarderebbe quel del proiciente.

Sagredo:E lo ritarderebbee l'impedirebbe tal volta del tuttoquando la vertigine fusse assai veloce. E di qui nasce la soluzionedi quell'effetto che i giuocatori di palla a corda piú espertifanno con lor vantaggiocioè d'ingannar l'avversario coltrinciar (che tale è il loro termine) la pallacioèrimetterla con la racchetta obliquain modo che ella acquisti unavertigine in se stessa contraria al moto proiettodal che ne séguitachenell'arrivare in terrail balzo chequando la palla nongirasseandrebbe verso l'avversarioporgendoli il consueto tempo dipoterla rimettereresta come mortoe la palla si schiaccia interrao meno assai del solito ribalzae rompe il tempo dellarimessa. Per questo anco si veggono quelli che giuocano con palle dilegno a chi piú s'accosta a un segno determinatoquandogiuocano in una strada sassosa e piena d'intoppida far deviar inmille modi la palla né punto andar verso il segnoperisfuggirli tuttigettar la palla non ruzzolando per terrama diposta per ariacome se avessero a gettare una piastra piana; maperché nel gettar la palla ella esce di mano con qualchevertigine conferitale dalle ditatuttavoltaché la mano sitenesse sotto la pallacome comunemente si tieneonde la pallanelpercuotere in terra presso al segnotra 'l moto del proiciente equel della vertigine scorrerebbe assai lontanaper far ch'ella sifermiabbrancano artifiziosamente la pallatenendo la mano di soprae la palla di sottoalla quale nello scappar vien conferita dalledita la vertigine al contrarioper la qualenel battere in terravicino al segnoquivi si ferma o poco piú avanti scorre. Maper tornar al principal problemache è stato causa di farnascer questi altridico che è possibile che uno mossovelocissimamente si lasci uscir una palla di mano la qualegiuntache sia in terranon solo séguiti il moto di coluima loanticipi ancoramovendosi con velocità maggiore. E per vedereun tal effettovoglio che il corso sia d'una carrettaalla qualeper banda di fuori sia fermata una tavola pendentesí che laparte inferiore resti verso i cavalli e la superiore verso le ruotedi dietro. Orase nel maggior corso della carretta alcunoche visia dentrolascerà cadere una palla giú per il pendiodi quella tavolaella nel venir giú ruzzolando acquisteràvertigine in se stessala qualeaggiunta al moto impresso dallacarrettaporterà la palla per terra assai piúvelocemente della carretta: e quando si accomodasse un'altra tavolapendente all'oppositosi potrebbe temperare il moto della carrettain modoche la palla scorsa giú per la tavolanell'arrivarein terrarestasse immobileed anco talvolta corresse al contrariodella carretta. Ma troppo lungamente ci siam partiti dalla materia; ese il signor Simplicio resta appagato della soluzione del primoargomento contro alla mobilità della Terrapreso da i cadentia perpendicolosi potrà venire a gli altri.

Salviati:Le digressioni fatte sin qui non son talmente aliene dallamateria che si trattache si possan chiamar totalmente separate daquella; oltreché dependono i ragionamenti da quelle cose chesi vanno destando per la fantasia non a un soloma a treche ancodi piúdiscorriamo per nostro gustoné siamo obligatia quella strettezza che sarebbe uno che ex professo trattassemetodicamente una materiacon intenzione anco di publicarla. Nonvoglio che il nostro poema si astringa tanto a quella unitàche non ci lasci campo aperto per gli episodiiper l'introduzion de'quali dovrà bastarci ogni piccolo attaccamento e quasi che noici fussimo radunati a contar favolequella sia lecito dire a mechemi farà sovvenire il sentir la vostra.

Sagredo:Questo a me piace grandemente: e già che noi siamo inquesta larghezzasiami lecitoprima che passare piú innanziricercar da voisignor Salviatise mai vi è venuto pensatoqual si possa credere che sia la linea descritta dal mobile gravenaturalmente cadente dalla cima della torre a basso; e se vi avetefatto sopra reflessioneditemi in grazia il vostro pensiero.

Salviati:Io ci ho talvolta pensato: e non dubito punto che quandoaltri fusse sicuro della natura del moto col quale il grave descendeper condursi al centro del globo terrestremescolandolo poi colmovimento comune circolare della conversion diurnasi troverrebbeprecisamente qual sorte di linea sia quella che dal centro dellagravità del mobile vien descritta nella composizion di talidue movimenti.

Sagredo:Del semplice movimento verso il centrodependente dallagravitàcredo che si possa assolutamente senza errore credereche sia per linea rettaquale appunto sarebbe quando la Terra fusseimmobile.

Salviati:Quanto a questa partenon solamente possiamo crederlamal'esperienza ce ne rende certi.

Sagredo:Ma come ce ne assicura l'esperienzase noi non veggiamo maialtro moto che il composto delli duecircolare ed in giú?

Salviati:Anzi pursignor Sagredonon veggiamo noi altro che ilsemplice in giúavvenga che l'altro circolarecomune allaTerra alla torre ed a noiresta impercettibile e come nulloe soloci resta notabile quello della pietranon participato da noi; e diquesto il senso dimostra che sia per linea rettavenendo sempreparallelo alla stessa torreche sopra la superficie terrestre èfabbricata rettamente ed a perpendicolo.

Sagredo:Avete ragionee ben troppo dappoco mi son dimostratomentrenon m'è sovvenuto una cosa sí facile. Ma già chequesto è notissimoche altro dite voi di desiderare perintender la natura di questo movimento a basso?

Salviati:Non basta intender che sia rettoma bisogna sapere se siauniforme o pure difformecioè se mantenga sempre un'istessavelocità o pur si vadia ritardando o accelerando.

Sagredo:Già è chiaro che si va accelerandocontinuamente.

Salviati:Né questo bastama converrebbe sapere secondo qualproporzione si faccia tal accelerazione: problemache sin qui noncredo che sia stato saputo da filosofo né da matematicoalcunoancorché da filosofied in particolare Peripateticisieno stati volumi intierie grandissimiscritti intorno al moto.

Simplicio:I filosofi si occupano sopra gli universali principalmente;trovano le definizioni ed i piú comuni sintomilasciando poicerte sottigliezze e certi tritumiche son poi piú tostocuriositàa i matematici: ed Aristotile si ècontentato di definire eccellentemente che cosa sia il moto inuniversalee del locale mostrare i principali attributicioèche altro è naturalealtro violentoche altro èsemplicealtro è compostoche altro è equabilealtroaccelerato; e dell'accelerato si è contentato di render laragione dell'accelerazionelasciando poi l'investigazione dellaproporzione di tale accelerazione e di altri piú particolariaccidenti al mecanico o ad altro inferiore artista.

Sagredo:Tutto benesignor Simplicio mio. Ma voisignor Salviaticalandovi talvolta dal trono della maestà peripateticaavetemai scherzato intorno all'investigazione di questa proporzionedell'accelerazione del moto de' gravi descendenti?

Salviati:Non mi è stato bisogno di pensarviattesochél'Accademiconostro comun amicomi mostrò già un suotrattato del motodove era dimostrato questocon molti altriaccidenti; ma troppo gran digressione sarebbe se per questo volessimointerromper il presente discorsoche pure esso ancora è unadigressionee farcome si diceuna commedia in commedia.

Sagredo:Mi contento d'assolvervi da tal narrazione per al presentecon patto però che questa sia una delle proposizioni riservatada esaminarsi tra le altre in altra particolar sessioneperchétal notizia è da me desideratissima: ed intanto torniamo allalinea descritta dal grave cadente dalla sommità della torresino alla sua base.

Salviati:Quando il movimento retto verso il centro della Terra fusseuniformeessendo anco uniforme il circolare verso oriente. siverrebbe a comporre di amendue un moto per una linea spiralediquelle definite da Archimede nel libro delle sue spiraliche sonoquando un punto si muove uniformemente sopra una linea rettamentreessa pur uniformemente si gira intorno a un de i suoi estremi puntifisso come centro del suo rivolgimento. Ma perché il motoretto del grave cadente è continuamente acceleratoèforza che la linea del composto de i due movimenti si vadia semprecon maggior proporzione allontanando successivamente dallacirconferenza di quel cerchio che avrebbe disegnato il centro dellagravità della pietra quando ella fusse restata sempre sopra latorre; e bisogna che questo allontanamento sul principio sia piccoloanzi minimoanzi pur minimissimoavvengaché il gravedescendentepartendosi dalla quietecioè dalla privazion delmoto a bassoed entrando nel moto retto in giúèforza che passi per tutti i gradi di tardità che sono tra laquiete e qualsivoglia velocitàli quali gradi sono infinitisí come già a lungo si è discorso e concluso.

Stantedunque che tale sia il progresso dell'accelerazioneed essendo oltredi ciò vero che il grave descendente va per terminare nelcentro della Terrabisogna che la linea del suo moto composto siataleche ben si vadia sempre con maggior proporzione allontanandodalla cima della torreoper dir megliodalla circonferenza delcerchio descritto dalla cima della torre per la conversion dellaTerrama che tali discostamenti sieno minori e minori in infinitoquanto meno e meno il mobile si trova essersi scostato dal primotermine dove posava. Oltre di ciò è necessario chequesta tal linea del moto composto vadia a terminar nel centro dellaTerra. Orfatti questi due presuppostivenni già descrivendointorno al centro A col semidiametro A B il cerchio B Irappresentantemi il globo terrestre; e prolungando il semidiametro ABin Cdescrissi l'altezza della torre BCla qualeportata dallaTerra sopra la circonferenza B Idescrive con la sua sommitàl'arco C Ddivisa poi la linea C A in mezo in Ecol centro Eintervallo E Cdescrivo il mezo cerchio C I Aper il quale dico orache assai probabilmente si può credere che una pietracadendodalla sommità della torre Cvenga movendosi del moto compostodel comune circolare e del suo proprio retto. Imperocchésegnando nella circonferenza C D alcune parti eguali C FF GG HHLe da i punti FGHL tirate verso il centro A linee retteleparti di esse intercette fra le due circonferenze C DB I cirappresenteranno sempre la medesima torre C Btrasportata dal globoterrestre verso D Inelle quali linee i punti dove esse vengonosegate dall'arco del mezo cerchio C I sono i luoghi dove di tempo intempo la pietra cadente si ritrova; li quali punti si vanno semprecon maggior proporzione allontanando dalla cima della torreche èquello che fa che il moto retto fatto lungo la torre ci si mostrasempre piú e piú accelerato. Vedesi ancora comemercédella infinita acutezza dell'angolo del contatto delli due cerchi DCC Iil discostamento del cadente dalla circonferenza CFDcioèdalla cima della torreè verso il principio piccolissimocheè quanto a dire il moto in giú esser lentissimoe piúe piú tardo in infinito secondo la vicinità al termineCcioè allo stato della quietee finalmente s'intende comein ultimo tal moto andrebbe a terminar nel centro della Terra A.

Sagredo:Intendo perfettamente il tuttoné posso credere che'l mobile cadente descriva col centro della sua gravità altralinea che una simile.

Salviati:Ma pianosignor Sagredo; ché io ho da portarvi ancoratre mie meditazioncelleche forse non vi dispiaceranno. La primadelle quali èche se noi ben consideriamoil mobile non simuove realmente d'altro che di un moto semplice circolaresícome quando posava sopra la torre pur si muoveva di un moto semplicee circolare. La seconda è ancora piú bella: imperocchéegli non si muove punto piú o meno che se fusse restatocontinuamente su la torreessendo che a gli archi C FF GG Hetc.che egli avrebbe passati stando sempre su la torresonoprecisamente eguali gli archi della circonferenza C I rispondentisotto gli stessi C FF GG Hetc. Dal che ne séguita laterza meraviglia: che il moto vero e reale della pietra non vienaltrimenti acceleratoma è sempre equabile ed uniformepoiché tutti gli archi eguali notati nella circonferenza C Ded i loro corrispondenti segnati nella circonferenza C I vengonopassati in tempi eguali. Talché noi venghiamo liberi diricercar nuove cause di accelerazione o di altri motipoichéil mobile tanto stando su la torre quanto scendendonesempre simuove nel modo medesimocioè circolarmentecon la medesimavelocità e la medesima uniformità. Or ditemi quel chevi pare di questa mia bizzarria.

Sagredo:Dicovi che non potrei a bastanza con parole esprimer quantoella mi par maravigliosa: e per quanto al presente mi si rappresentaall'intellettoio non credo che il negozio passi altrimenti; evolesse Dio che tutte le dimostrazioni de' filosofi avesser la metàdella probabilità di questa. Vorrei beneper mia interasodisfazionesentir la prova come quelli archi sieno eguali.

Salviati:La dimostrazion è facilissima. Intendete esser tirataquesta linea I E; ed essendo il semidiametro del cerchio C Dcioèla linea C Adoppio del semidiametro C E del cerchio C Isaràla circonferenza doppia della circonferenzaed ogn'arco del maggiorcerchio doppio di ogni arco simile del minoreed in conseguenza lametà dell'arco del cerchio maggiore eguale all'arco delminore: e perché l'angolo C E Ifatto nel centro E del minorcerchio e che insiste su l'arco C Iè doppio dell'angolo C ADfatto nel centro A del cerchio maggioreal quale suttende l'arcoC Dadunque l'arco C D è la metà dell'arco del maggiorcerchio simile all'arco C Ie però sono li due archi C DC Ieguali: e nell'istesso modo si dimostrerrà di tutte le parti.Ma che il negozioquanto al moto de i gravi descendentiprocedacosí puntualmenteio per ora non lo voglio affermare; ma diròbene che se la linea descritta dal cadente non è questa perl'appuntoella gli è sommamente prossima.

Sagredo:Ma iosignor Salviativo pur ora considerando un'altra cosamirabile: e questa èche stanti queste considerazioniilmoto retto vadia del tutto a monte e che la natura mai non se neservapoiché anco quell'uso che da principio gli siconcedetteche fu di ridurre al suo luogo le parti de i corpiintegrali quando fussero dal suo tutto separate e però inprava disposizione costituitegli vien levatoed assegnato pur almoto circolare.

Salviati:Questo seguirebbe necessariamente quando si fusse conclusoil globo terrestre muoversi circolarmentecosa che io non pretendoche sia fattama solamente si è andato sin quie si andràconsiderando la forza delle ragioni che vengono assegnate da ifilosofi per prova dell'immobilità della Terra: delle qualiquesta primapresa da i cadenti a perpendicolopatisce ledifficultà che avete sentite; le quali non so di quantomomento sieno parse al signor Simplicioe peròprima chepassare al cimento de gli altri argomentisarebbe bene ch'eiproducesse se cosa ha da replicare in contrario.

Simplicio:Quanto a questo primoconfesso veramente aver sentito variesottigliezze alle quali non avevo pensatoe come che elle migiungono nuovenon posso aver le risposte cosí in pronto. Maquestopreso da i cadenti a perpendicolonon l'ho per de i piúgagliardi argomenti per l'immobilità della Terrae non soquello che accaderà de i tiri dell'artiglieriee massime diquelli contro al moto diurno.

Sagredo:Tanto mi desse fastidio il volar de gli uccelli quanto mifanno difficultà le artiglierie e tutte le altre esperienzearrecate di sopra! Ma questi uccelliche ad arbitrio loro volanoinnanzi e 'n dietro e rigirano in mille modiequel che importapiústanno le ore intere sospesi per aria questidicomiscompigliano la fantasiané so intendere come tra tantegirandole e' non ismarriscano il moto della Terrao come e' possintener dietro a una tanta velocitàche finalmente supera aparecchi e parecchi doppi il lor volo.

Salviati:Veramente il dubitar vostro non è senza ragioneeforse il Copernico stesso non ne dovette trovar scioglimento di suaintera sodisfazionee perciò per avventura lo tacque; se benanco nell'esaminar l'altre ragioni in contrario fu assai concisocredo per altezza d'ingegnoe fondato su maggiori e piú altecontemplazioninel modo che i leoni poco si muovono per l'importunoabbaiar de i picciol cani. Serberemo dunque l'instanza de gli uccelliin ultimoe 'n tanto cercheremo di dar sodisfazione al signorSimplicio nell'altrecol mostrarglial modo solitoche egli stessoha le soluzioni in manose bene non se n'accorge. E facendoprincipio da i tiri di volatafatticol medesimo pezzo polvere epallal'uno verso oriente e l'altro verso occidentedicami qualcosa sia quella che lo muove a credere che 'l tiro verso occidente(quando la revoluzion diurna fusse del globo terrestre) dovrebberiuscir piú lungo assai che l'altro verso levante.

Simplicio:Muovomi a cosí credereperché nel tiro versolevante la pallamentre che è fuori dell'artiglieriavieneseguita dall'istessa artiglieriala qualeportata dalla Terra purvelocemente corre verso la medesima parteonde la caduta della pallain terra vien poco lontana dal pezzo. All'incontro nel tirooccidentaleavanti che la palla percuota in terrail pezzo si èritirato assai verso levanteonde lo spazio tra la palla e'l pezzocioè il tiroapparirà piú lungo dell'altroquanto sarà stato il corso dell'artiglieriacioè dellaTerrane' tempi che amendue le palle sono state per aria.

Salviati:Io vorrei che noi trovassimo qualche modo di far unaesperienza corrispondente al moto di questi proietticome quelladella nave al moto de i cadenti da alto a bassoe vo pensando lamaniera.

Sagredo:Credo che prova assai accomodata sarebbe il pigliare unacarrozzetta scopertaed accomodare in essa un balestrone da bolzonia meza elevazioneacciò il tiro riuscisse il massimo dituttie mentre i cavalli corresserotirare una volta verso la partedove si corree poi un'altra verso la contrariafacendo benissimonotare dove si trova la carrozza in quel momento di tempo che 'lbolzone si ficca in terrasí nell'uno come nell'altro tiro;ché cosí potrà vedersi per appunto quanto l'unoriesce maggior dell'altro.

Simplicio:Parmi che tale esperienza sia molto accomodata; e non hodubbio che 'l tirocioè che lo spazio tra la freccia e dovesi trova la carrozza nel momento che la freccia si ficca in terrasarà minore assai quando si tira verso il corso dellacarrozzache quando si tira per l'opposito. Siaper esempioiltiro in se stesso trecento bracciae 'l corso della carrozzaneltempo che il bolzone sta per ariasia braccia cento: adunquetirandosi verso il corsodelle trecento braccia del tiro lacarrozzetta ne passa centoonde nella percossa del bolzone in terralo spazio tra esso e la carrozza sarà braccia dugentosolamente; ma all'incontro nell'altro tirocorrendo la carrozza alcontrario del bolzonequando il bolzone arà passate le suetrecento braccia e la carrozza le sua cento altre in contrarioladistanza traposta si troverà esser di braccia quattrocento.

Salviati:Sarebbec'egli modo alcuno per far che questi tiri riuscisseroeguali?

Simplicio:Io non saprei altro modo che col far star ferma la carrozza.

Salviati:Questo si sa: ma io domandofacendo correr la carrozza atutto corso.

Simplicio:Chi non ingagliardisse l'arco nel tirar secondo il corsoepoi l'indebolisse per tirar contro al corso.

Salviati:Ecco dunque che pur ci è qualch'altro rimedio. Maquanto bisognerebbe ingagliardirlo di piúe quanto poiindebolirlo?

Simplicio:Nell'esempio nostrodove aviamo supposto che l'arco tirassetrecento bracciabisognerebbeper il tiro verso il corsoingagliardirlo sí che tirasse braccia quattrocento e perl'altro indebolirlo tanto che non tirasse piú di dugentoperché cosí l'uno e l'altro tiro riuscirebbe di bracciatrecento in relazione alla carrozzala quale col suo corso di centobracciache ella sottrarrebbe al tiro delle quattrocento el'aggiugnerebbe a quel delle dugentoverrebbe a ridurgli amenduealle trecento.

Salviati:Ma che effetto fa nella freccia la maggior o minor gagliardiadell'arco?

Simplicio:L'arco gagliardo la caccia con maggior velocitàe 'lpiú debole con minore; e l'istessa freccia va tanto piúlontana una volta che l'altracon quanta maggior velocitàella esce della cocca l'una volta che l'altra.

Salviati:Talché per far che la freccia tirata tanto per l'unoquanto per l'altro verso s'allontani egualmente dalla carrozzacorrentebisogna che se nel primo tiro dell'esempio proposto ella siparteverbigraziacon quattro gradi di velocitànell'altrotiro ella si parta con due solamente. Ma se si adopra il medesimoarcoda esso ne riceve sempre tre gradi.

Simplicio:Cosí è; e per questotirando con l'arcomedesimonel corso della carrozza i tiri non posson riuscire eguali.

Salviati:Mi ero scordato di domandar con che velocità sisupponepur in questa esperienza particolareche corra la carrozza.

Simplicio:La velocità della carrozza bisogna supporla di ungradoin comparazione di quella dell'arcoche è tre.

Salviati:Sísícosí torna il conto giusto. Maditemi: quando la carrozza correnon si muovono ancora con lamedesima velocità tutte le cose che son nella carrozza?

Simplicio:Senza dubbio.

Salviati:Adunque il bolzone ancorae l'arcoe la corda su la quale èteso.

Simplicio:Cosí è.

Salviati:Adunquenello scaricare il bolzone verso il corso dellacarrozza l'arco imprime i suoi tre gradi di velocità in unbolzone che ne ha già un gradomercé della carrozzache verso quella parte con tanta velocità lo portatalchénell'uscir della cocca e' si trova con quattro gradi di velocità;ed all'incontrotirando per l'altro versoil medesimo arcoconferisce i suoi medesimi tre gradi in un bolzone che si muove incontrario con un gradotalché nel separarsi dalla corda nongli restano altro che dua soli gradi di velocità. Ma giàvoi stesso avete deposto che per fare i tiri eguali bisogna che ilbolzone si parta una volta con quattro gradi e l'altra con due:adunquesenza mutar arcol'istesso corso della carrozza èquello che aggiusta le partitee l'esperienza è poi quellache le sigilla a coloro che non volessero o non potessero essercapaci della ragione. Ora applicate questo discorso all'artiglieriae troverete chemuovasi la Terra o stia fermai tiri fatti dallamedesima forza hanno a riuscir sempre egualiverso qualsivogliaparte indrizzati. L'errore di Aristotiledi Tolomeodi Ticonevostroe di tutti gli altriha radice in quella fissa e inveterataimpressioneche la Terra stia fermadella quale non vi potete osapete spogliare né anco quando volete filosofare di quel cheseguirebbeposto che la Terra si movesse; e cosí nell'altroargomentonon considerando che mentre che la pietra è su latorrefacirca il muoversi o non muoversiquel che fa il globoterrestre perché avete fisso nella mente che la Terra stiafermadiscorrete intorno alla caduta del sasso sempre come se sipartisse dalla quietedove che bisogna dire: Se la Terra sta fermail sasso si parte dalla quiete e scende perpendicolarmente; ma se laTerra si muovela pietra altresí si muove con pari velocitàné si parte dalla quietema dal moto eguale a quel dellaTerracol quale mescola il sopravegnente in giú e ne componeun trasversale.

Simplicio:MaDio buonocomese ella si muove trasversalmentelaveggo io muoversi rettamente e perpendicolarmente? questo èpure un negare il senso manifesto; e se non si deve credere al sensoper qual altra porta si deve entrare a filosofare?

Salviati:Rispetto alla Terraalla torre e a noiche tutti diconserva ci moviamocol moto diurnoinsieme con la pietrail motodiurno è come se non fusseresta insensibilerestaimpercettibileè senza azione alcunae solo ci restaosservabile quel moto del quale noi manchiamoche è il venirea basso lambendo la torre. Voi non sete il primo che senta granrepugnanza in apprender questo nulla operar il moto tra le cose dellequali egli è comune.

Sagredo:Ora mi sovviene di certo mio fantasticamentoche mi passòun giorno per l'immaginativa mentre navigava nel viaggio di Aleppodove andava consolo della nostra nazione - e forse potrebb'esser diqualche aiutoper esplicar questo nulla operare del moto comune edesser come se non fusse per tutti i participanti di quello: e vogliose cosí piace al signor Simpliciodiscorrer seco quello cheallora fantasticava da me solo.

Simplicio:La novità delle cose che sento mi fa curiosonon chetollerantedi ascoltare: però dite pure.

Sagredo:Se la punta di una penna da scrivereche fusse stata in naveper tutta la mia navigazione da Venezia sino in Alessandrettaavesseavuto facultà di lasciar visibil segno di tutto il suoviaggioche vestigioche notache linea avrebb'ella lasciata?

Simplicio:Avrebbe lasciato una linea distesa da Venezia sin lànon perfettamente diritta oper dir megliodistesa in perfetto arcodi cerchioma dove piú e dove meno flessuosasecondo che ilvassello fusse andato or piú or meno fluttuandoma questoinflettersi in alcuni luoghi un braccio o duea destra o a sinistrain alto o a bassoin una lunghezza di molte centinaia di migliapiccola alterazione arebbe arrecato all'intero tratto della lineasíche a pena sarebbe stato sensibilee senza error di momento sisarebbe potuta chiamare una parte d'arco perfetto.

Sagredo:Sì che il veroveroverissimo moto di quella puntadi penna sarebbe anco stato un arco di cerchio perfettoquando ilmoto del vassellotolta la fluttuazion dell'ondefusse statoplacido e tranquillo. E se io avessi tenuta continuamente quellamedesima penna in manoe solamente l'avessi talvolta mossa un dito odue in qua o in làqual alterazione arei io arrecata a quelsuo principale e lunghissimo tratto?

Simplicio:Minore di quella che arrecherebbe a una linea retta lungamille braccia il declinar in varii luoghi dall'assoluta rettitudinequanto è un occhio di pulce.

Sagredo:Quando dunque un pittore nel partirsi dal porto avessecominciato a disegnar sopra una carta con quella pennae continuatoil disegno sino in Alessandrettaavrebbe potuto cavar dal moto diquella un'intera storia di molte figure perfettamente dintornate etratteggiate per mille e mille versicon paesifabbricheanimalied altre cosese ben tutto il veroreale ed essenzial movimentosegnato dalla punta di quella penna non sarebbe stato altro che unaben lunga ma semplicissima linea; e quanto all'operazion propria delpittorel'istesso a capello avrebbe delineato quando la nave fussestata ferma. Che poi del moto lunghissimo della penna non resti altrovestigio che quei tratti segnati su la cartala cagione ne èl'essere stato il gran moto da Venezia in Alessandretta comune dellacarta e della penna e di tutto quello che era in nave; ma i motipiccoliniinnanzi e 'n dietroa destra ed a sinistracomunicatidalle dita del pittore alla penna e non al foglioper esser propriidi quellapotettero lasciar di sé vestigio su la cartache atali movimenti restava immobile. Cosí parimente è veroche movendosi la Terrail moto della pietranel venire a bassoèstato realmente un lungo tratto di molte centinaia ed anco di moltemigliaia di bracciae se avesse potuto segnare in un'aria stabile oaltra superficie il tratto del suo corsoaverebbe lasciata unalunghissima linea trasversale; ma quella parte di tutto questo motoche è comune del sassodella torre e di noici restainsensibile e come se non fussee solo rimane osservabile quellaparte della quale né la torre né noi siamo partecipiche è in fine quello con che la pietracadendomisura latorre.

Salviati:Sottilissimo pensiero per esplicar questo puntoassaidifficile per esser capito da molti. Orse il signor Simplicio nonvuol replicar altropossiamo passare all'altre esperienzeloscioglimento delle quali riceverà non poca agevolezza dallecose dichiarate sin qui.

Simplicio:Io non ho che dir altroed era mezo astratto su queldisegnoe sul pensare come quei tratti tirati per tanti versidiquadi làin suin giúinnanziin dietroe'ntrecciati con centomila ritortolenon sonoin essenza erealissimamentealtro che pezzuoli di una linea sola tirata tuttaper un verso medesimosenza verun'altra alterazione che il declinardal tratto dirittissimo talvolta un pochettino a destra e a sinistrae il muoversi la punta della penna or piú veloce ed or piútardama con minima inegualità: e considero che nel medesimomodo si scriverebbe una letterae che questi scrittori piúleggiadricheper mostrar la scioltezza della manosenza staccarla penna dal foglioin un sol tratto segnano con mille e milleravvolgimenti una vaga intrecciaturaquando fussero in una barca chevelocemente scorresseconvertirebbero tutto il moto della pennachein essenza è una sola linea tirata tutta verso la medesimaparte e pochissimo inflessa o declinante dalla perfetta drittezzainun ghirigoro: ed ho gran gusto che il signor Sagredo m'abbia destatoquesto pensiero. Però seguitiamo innanziché lasperanza di poterne sentir de gli altri mi terrà piúattento.

Sagredo:Quando voi aveste curiosità di sentir di similiarguzieche non sovvengono cosí a ognunonon ce ne mancanoe massime in questa cosa della navigazione. E non vi parrà unbel pensiero quello che mi sovvenne pur nella medesima navigazionequando mi accorsi che l'albero della navesenza rompersi o piegarsiaveva fatto piú viaggio con la gaggiacioè con lacimache col piede? perché la cimaessendo piúlontana dal centro della Terra che non è il piedeveniva adaver descritto un arco di un cerchio maggiore del cerchio per ilquale era passato il piede.

Simplicio:E cosíquand'un uomo camminafa piú viaggiocol capo che co i piedi?

Sagredo:L'avete da per voi stesso e di vostro ingegno penetratabenissimo. Ma non interrompiamo il signor Salviati.

Salviati:Mi piace di veder che il signor Simplicio si va addestrandose però il pensiero è suoe non l'ha imparato da certolibretto di conclusionidove ne sono parecchi altri non men vaghi earguti. Segue che noi parliamo dell'artiglieria eretta a perpendicolosopra l'orizontecioè del tiro verso il nostro verticeefinalmente del ritorno della palla per l'istessa linea sopral'istesso pezzoancorché nella lunga dimora che ella staseparata dal pezzola Terra l'abbia per molte miglia portato versolevantee par che per tanto spazio dovrebbe la palla cader lontanadal pezzo verso occidente; il che non accade; adunque l'artiglieriasenza essersi mossal'ha aspettata. La soluzione è l'istessache quella della pietra cadente dalla torree tutta la fallacia el'equivocazione consiste nel suppor sempre per vero quello che èin quistione; perché l'avversario ha sempre fermo nel concettoche la palla si parta dalla quietenel venir cacciata dal fuoco fuordel pezzoe partirsi dallo stato di quiete non può esser senon supposta la quiete del globo terrestreche è poi laconclusione di che si quistioneggia. Replico per tanto che quelli chefanno la Terra mobilerispondono che l'artiglieria e la palla che viè dentro participano il medesimo moto che ha la Terraanziche questoinsieme con leihann'eglino da naturae che peròla palla non si parte altrimenti dalla quietema congiunta co 'l suomoto intorno al centroil quale dalla proiezione in su non le vienné tolto né impeditoed in tal guisaseguitando ilmoto universale della Terra verso orientesopra l'istesso pezzo dicontinuo si mantienesí nell'alzarsi come nel ritorno: el'istesso vedrete voi accadere facendo l'esperienza in nave di unapalla tirata in su a perpendicolo con una balestrala quale ritornanell'istesso luogomuovasi la nave o stia ferma.

Sagredo:Questo sodisfà benissimo al tutto: ma perché hoveduto che il signor Simplicio prende gusto di certe arguzie dachiappar (come si dice) il compagnogli voglio domandare sesupposto per ora che la Terra stia fermae sopra essa l'artiglieriaeretta perpendicolarmente e drizzata al nostro zenitegli hadifficultà nessuna in intender che quello è il verotiro a perpendicoloe che la palla nel partirsi e nel ritorno siaper andar per l'istessa linea rettaintendendo sempre rimossi tuttigli impedimenti esterni ed accidentarii.

Simplicio:Io intendo che il fatto deva succeder cosí perappunto.

Sagredo:Ma quando l'artiglieria si piantasse non a perpendicolomainclinata verso qualche partequal dovrebbe essere il moto dellapalla? andrebbe ella forsecome nell'altro tiroper la lineaperpendicolaree ritornando anco poi per l'istessa?

Simplicio:Questo non farebb'ellama uscita del pezzo seguiterebbe ilsuo moto per la linea retta che continua la dirittura della cannasenon in quanto il proprio peso la farebbe declinar da tal diritturaverso terra.

Sagredo:Talché la dirittura della canna è laregolatrice del moto della pallané fuori di tal linea simuoveo muoverebbese 'l peso proprio non la facesse declinare ingiú: e peròposta la canna a perpendicolo e cacciatala palla in suella ritorna per l'istessa linea retta in giúperché il moto della palla dependente dalla sua gravitàè in giú per la medesima perpendicolare. Il viaggiodunque della palla fuor del pezzo continua la dirittura di quellaparticella di viaggio che ella ha fatto dentro al pezzo: non stacosí?

Simplicio:Cosí pare a me.

Sagredo:Ora figuratevi la canna eretta a perpendicoloe che la Terrasi volga in se stessa co 'l moto diurno e seco porti l'artiglieria:ditemi qual sarà il moto della palla dentro alla cannadatoche si sia fuoco?

Simplicio:Sarà un moto retto e perpendicolareessendo la cannadrizzata a perpendicolo.

Sagredo:Considerate beneperch'io credo ch' e' non saràperpendicolare altrimenti. Sarebbe bene a perpendicolo se la Terrastesse fermaperché cosí la palla non avrebbe altromoto che quello che le venisse dal fuoco; ma quando la Terra girilapalla che è nel pezzo ha essa ancora il moto diurnotalchésopravvenendole l'impulso del fuocoella camminadalla culatta delpezzo alla boccadi due movimentidal composto de' quali nerisultail moto fatto dal centro della gravità della pallaessere una linea inclinata. E per piú chiara intelligenzasial'artiglieria A C erettaed in essa la palla B: è manifestoche stando il pezzo immobilee datogli fuocola palla usciràper la bocca Aed avrà co 'l suo centrocamminando per ilpezzodescritta la linea perpendicolare B Ae quella diritturaandrà seguitando fuor del pezzomovendosi verso il vertice.Ma quando la Terra andasse in voltaed in conseguenza seco portassel'artiglierianel tempo che la palla cacciata dal fuoco si muovesseper la cannal'artiglieria portata dalla Terra passerebbe nel sito DEe la palla B nello sboccare sarebbe alla gioia Ded il moto delcentro della palla sarebbe stato secondo la linea B Dnon piúperpendicolarema inclinata verso levante; e dovendo (come giàs'è concluso) continuar la palla il suo moto per l'ariasecondo la direzion del moto fatto nel pezzoil moto seguiràconforme all'inclinazion della linea B D: e cosí non saràaltrimenti perpendicolarema inclinato verso levanteverso doveancora cammina il pezzoonde potrà la palla seguire il motodella Terra e del pezzo. Or eccovisignor Simpliciomostrato comeil tiro che pareva dover esser a perpendicolonon èaltrimenti.

Simplicio:Io non resto ben capace di questo negozio; e voisignorSalviati?

Salviati:Io ne resto in parte; ma vi ho non so che scrupoloche Diovoglia ch'io lo sappia spiegare. E' mi pare checonforme a questoche si è dettoquando il pezzo sia a perpendicolo e la Terrasi muovala palla non solo non avrebbe a ricadercome vuoleAristotile e Ticonelontana dal pezzo verso occidentema néancocome volete voisopra il pezzoanzi assai lontano versolevante; perchéconforme alla vostra esplicazioneellaavrebbe due motili quali concordemente la caccerebbero verso quellapartecioè il moto comune della Terrache portal'artiglieria e la palla da C A verso E Ded il fuocoche la cacciaper la linea inclinata B Dmoti amendue verso levantee peròsuperiori al moto della Terra.

Sagredo:NoSignore Il moto che porta la palla verso levante vientutto dalla Terraed il fuoco non ve ne ha parte alcuna; il moto chespigne la palla in suè tutto del fuoco né vi ha chefar punto la Terra: e che sia veronon date fuocoche mai nonuscirà la palla fuor del pezzoné pur si alzeràun capello: come ancorafermate la Terra e date fuoco la pallasenza punto inclinarsiandrà per la perpendicolare. Avendodunque la palla due motiuno in su e l'altro in giro de' quali sicompone il traversale B Dl'impulso in su è tutto del fuocoil circolare vien tutto dalla Terra ed a quel della Terra èeguale; e perché gli è egualela palla si mantiensempre a perpendicolo sopra la bocca dell'artiglieriae finalmentein quella ricade; e mantenendosi sempre sopra la dirittura del pezzoapparisce ancora continuamente sopra il capo di chi è vicinoal pezzoe però ci pare che ella giusto a perpendicolo salgaverso il nostro vertice.

Simplicio:A me resta un'altra difficultàed è cheperesser il moto della palla nel pezzo velocissimonon par possibileche in quel momento di tempo la trasposizion dell'artiglieria da C Ain E D conferisca inclinazion tale alla linea trasversale C Dchemercé di essa la palla poi per aria possa tener dietro alcorso della Terra.

Sagredo:Voi errate in piú conti. E primal'inclinazion dellatrasversale C D credo che sia molto maggiore di quello che voi viimmaginateperché tengo senza dubbio che la velocitàdel moto terrestrenon solo sotto l'equinozialema nel nostroparallelo ancorasia maggior che quella della pallamentre si muovedentro al pezzosí che l'intervallo C E sarebbe assolutamentemaggiore che tutta la lunghezza del pezzoe l'inclinazione dellatraversale maggiorein conseguenzadi mezzo angolo retto. Mao siapoca o sia molta la velocità della Terra in comparazione diquella del fuocoquesto non importa nienteperchése lavelocità della Terra è pocaed in conseguenza pocal'inclinazione della trasversaledi poca inclinazione ci èanco di bisogno per far che la palla continui di mantenersi nella suavolata sopra il pezzo: ed insommase voi attentamente andreteconsiderandocomprenderete che il moto della Terraco 'l trasferirseco il pezzo da C A in E Dconferisce alla trasversale C D quel dimeno o di piú inclinazione che si ricerca per aggiustare iltiro al suo bisogno. Ma errate secondariamentementre volestericonoscer la facultà del tener dietro la palla al moto dellaTerra dall'impeto del fuocoe ricadete nell'errore in che parevaesser incorso poco fa il signor Salviati; perché il tenerdietro alla Terra è l'antichissimo e perpetuo moto participatoindelebilmente ed inseparabilmente da essa pallacome da cosaterrestre e che per sua natura lo possiede e lo possederà inperpetuo.

Salviati:Quietiamoci pursignor Simplicioperché il negoziocammina giustamente cosí. Ed ora da questo discorso vengo aintender la ragione di un problema venatorio di questi imberciatoriche con l'archibuso ammazzano gli uccelli per aria: e perchéio mi era immaginato che per còrre l'uccello fermassero lamira lontana dall'uccelloanticipando per certo spazioe piúo meno secondo la velocità del volo e la lontananzadell'uccelloacciò che sparando ed andando la palla adirittura della mira venisse ad arrivar nell'istesso tempo almedesimo puntoessa co 'l suo moto e l'uccello co 'l suo voloecosí si incontrassero; domandando ad uno di loro se la lorpratica fusse talemi rispose di noma che l'artifizio era assaipiú facile e sicuroe che operano nello stesso modo perappunto che quando tirano all'uccello fermocioè cheaggiustano la mira all'uccel volantee quello co 'l muoverl'archibuso vanno seguitandomantenendogli sempre la mira addossosin che sparanoe che cosí gli imberciano come gli altrifermi. Bisogna dunque che quel motobenché lentochel'archibuso fa nel volgersisecondando con la mira il volodell'uccellosi comunichi alla palla ancora e che in essa sicongiunga con l'altro del fuocosí che la palla abbia dalfuoco il moto diritto in altoe dalla canna il declinar secondandoil volo dell'uccellogiusto come pur ora si è detto del tirod'artiglieria; dove la palla ha dal fuoco l'andare in alto verso ilverticee dal moto della Terra il piegar verso oriente e di amenduefarne un composto che segua il corso della Terra e che a chi laguarda apparisca solo di andare a dritto in suritornando per lamedesima linea di poi in giú. Il tener dunque la miracontinuamente indirizzata verso lo scopo fa che il tiro va a ferirgiusto: e per tener la mira a segnose lo scopo sta fermoanco lacanna converrà che si tenga ferma; e se il berzaglio simuoveràla canna si terrà a segno co 'l moto. E di quidepende la propria risposta all'altro argomento del tirar conl'artiglieria al berzaglio posto verso mezogiorno o versosettentrione; dove si instava che quando la Terra si movessei tiririuscirebber tutti costieri verso occidenteperché nel tempoche la pallauscita del pezzova per aria al segnoquelloportatoverso levantesi lascia la palla per ponente. Rispondo dunquedomandando seaggiustata che si sia l'artiglieria al segno elasciata star cosíella continua a rimirar sempre l'istessosegnomuovasi la Terra o stia ferma. Convien rispondere che la miranon si muta altrimentiperchése lo scopo sta fermol'artiglieria parimente sta fermae se quelloportato dalla Terrasi muovemuovesi con l'istesso tenore l'artiglieria ancora; emantenendosi la mirail tiro riesce sempre giustocome per le cosedette di sopra è manifesto.

Sagredo:Fermate un poco in graziasignor Salviatisin che ioproponga alcun pensiero che mi si è mosso intorno a questiimberciatori d'uccelli volanti: il modo dell'operar de' quali credoche sia qual voi ditee credo che l'effetto parimente segua delferir l'uccello; ma non mi par già che tale operazione sia deltutto conforme a questa de i tiri dell'artiglieriali quali debboncolpire tanto nel moto del pezzo e dello scopoquanto nella quietecomune di amendue: e le difformità mi paion queste. Nel tirodell'artiglieriaessa e lo scopo si muovono con velocitàegualesendo portati amendue dal moto del globo terrestre; e se bental volta l'esser il pezzo piantato piú verso il polo che ilberzaglioed in conseguenza il suo moto alquanto piú tardocome fatto in minor cerchiotal differenza è insensibileperla poca lontananza dal pezzo al segno: ma nel tiro dell'imberciatoreil moto dell'archibusocol quale va seguitando l'uccelloètardissimo in comparazion del volo di quellodal che mi par che neséguiti che quel piccol moto che conferisce il volger dellacanna alla palla che vi è dentronon possauscita che ellaèmultiplicarsi per aria sino alla velocità del volodell'uccelloin modo che essa palla se gli mantenga sempreindirizzataanzi par ch' e' debba anticiparla e lasciarsela allacoda. Aggiugnesi che in questo atto l'aria per la quale debbe passarla palla non si suppone che abbia il moto dell'uccello; ma ben nelcaso dell'artiglieria essa e 'l berzaglio e l'aria intermediaparticipano egualmente il moto universal diurno. Talché delcolpire dell'imberciatore crederei che ne fusser cagionioltre alsecondar il volo col moto della cannal'anticiparlo alquantocontener la mira innanzied oltr'a ciò il tirar (com'io credo)non con una sola pallama con buon numero di pallinele qualiallargandosi per ariaoccupano spazio assai grandeed oltre aquesto l'estrema velocità con la quale dall'uscita della cannasi conducono all'uccello.

Salviati:Ed ecco di quanto il volo dell'ingegno del signor Sagredoanticipa e previene la tardità del mioil quale forse arebbeavvertite queste disparitàma non senza una lunga applicaziondi mente. Oratornando alla materiaci restano da considerar i tiridi punto bianco verso levante e verso ponente: i primi de' qualiquando la Terra si muovessedovrebbon riuscir sempre alti sopra ilberzaglioe i secondi bassiavvengaché le parti della Terraorientaliper il moto diurnosi vanno continuamente abbassandosotto la tangente parallela all'orizonteche però ciappariscono le stelle orientali elevarsied all'incontro le partioccidentali si vengono alzandoonde le stelle occidentali mostranodi abbassarsi; e però i tiri che son aggiustati secondo ladetta tangente allo scopo orientaleil qualmentre la palla vienper la tangentesi abbassadoverebber riuscir altie glioccidentali bassimediante l'alzamento del berzaglio mentre la pallacorre per la tangente. La risposta è simile all'altre: perchésí come lo scopo orientale per il moto della Terra si vacontinuamente abbassando sotto una tangente che restasse immobilecosí anco il pezzo per la medesima ragione si va continuamenteinclinandoe seguitando di rimirar sempre l'istesso scopoonde itiri ne riescon giusti. Ma qui mi par opportuna occasione di avvertircerta larghezza che vien fattaforse con soverchia liberalitàda i seguaci del Copernico alla parte avversa: dico di concederglicome sicure e certe alcune esperienze che gli avversarii veramentenon hanno mai fattecomeverbigraziaquella de i cadentidall'albero della nave mentre è in motoed altre molte; trale quali tengo per fermo che una sia questa del far prova se i tirid'artiglieria orientali riescon altie gli occidentali bassi. Eperché credo che non l'abbiano mai fattavorrei che midicessero qual diversità e' credono che si dovrebbe scorgeretra i medesimi tiriposta la Terra immobile o postala mobile; e perloro risponda adesso il signor Simplicio.

Simplicio:Io non mi voglio arrogere di risponder cosífondatamente come forse qualche altro piú intendente di memadirò quello che penso cosí all'improviso cherisponderebberoche è in effetto quello che già èstato prodotto: cioè che quando la Terra si movessei tiriorientali riuscirebber sempre altietc.dovendocome parverisimile muoversi la palla per la tangente.

Salviati:Ma s'io dicessi che cosí segue in effettocomefareste a reprovare il mio detto?

Simplicio:Converrebbe venir all'esperienza per chiarirsene.

Salviati:Ma credete voi che si trovasse bombardier cosípraticoche togliesse a dar nel berzaglio ogni tiro nella distanzaverbigraziadi cinquecento braccia?

Simplicio:Signor no: e credo che non sarebbe alcunoper esperto chefusseche si promettesse di non errar ragguagliatamente piúd'un braccio.

Salviati:Come dunque ci potremmo con tiri cosí fallaciassicurar in quello di che dubitiamo?

Simplicio:Potremmoci assicurar in due modi: l'unoco 'l tirar moltitiri; e l'altroperché rispetto alla gran velocità delmoto della Terra la deviazion dallo scopo sarebbeper mio parergrandissima.

Salviati:Grandissimacioè assai piú d'un braccio; giàche il variar di tantoed anco di piúsi concede cheaccaschi ordinariamente anco nella quiete del globo terrestre.

Simplicio:Credo fermamente che la variazion sarebbe assai maggiore.

Salviati:Or voglio che per nostro gusto facciamo cosí allagrossa un poco di calcolose cosí vi piaceche ci serviràanco (se il computo batteràcome spero) per avvertimento dinon se ne andar in altre occorrenzecome si dicecosífacilmente preso alle gridae porger l'assenso a tutto quello cheprima ci si rappresenta alla fantasia. E per dare ancora tutti ivantaggi a i Peripatetici e Ticonicivoglio che ci figuriamo essersotto l'equinozialeper tirar con una colubrina di punto biancoverso occidente al berzaglio in cinquecento braccia di distanza.Prima cerchiamocosí (come ho detto) a un di pressoquantopuò essere il tempo nel quale la pallauscita dal pezzogiugne al segnoche sappiamo esser brevissimoed al sicuro non èpiú di quello nel quale un pedone cammina due passi; e questoè ancor manco di un minuto secondo d'oraperchépostoche il pedone cammini tre miglia per orache sono braccia novemilaessendo che un'ora contiene tremila seicento minuti secondivengonoa farsi in un secondo passi dua e mezo: un secondo dunque èpiú che il tempo del moto della palla. E perché larivoluzion diurna è ventiquattr'orel'orizonte occidentale sialza quindici gradi per oracioè quindici minuti primi digrado per un minuto primo di oracioè quindici secondi digrado per un secondo d'ora; e perché un secondo è iltempo del tiroadunque in questo tempo si alza l'orizonteoccidentale quindici secondi di gradoe tanto ancora il berzaglio:quindici secondi però di quel cerchiodel quale ilsemidiametro sia di braccia cinquecento (che tanta si è postoesser la lontananza del berzaglio dalla colubrina). Or guardiamonella tavola de gli archi e corde (che ecco qui appunto il libro delCopernico)qual parte è la corda di quindici secondi delsemidiametro che sia braccia cinquecento: qui si vedela corda di unminuto primo esser manco di trenta parti di quelle che ilsemidiametro è centomila; adunque delle medesime la corda diun minuto secondo sarà manco di mezocioè manco di unaparte di quali il semidiametro sia dugentomilae però lacorda di quindici secondi sarà manco di quindici dellemedesime dugentomila parti. Ma quello che di dugentomila èmanco di quindiciè ancor piú di quello che dicinquecento è quattro centesimi; adunque l'alzamento delberzaglio nel tempo del moto della palla è manco di quattrocentesimicioè di un venticinquesimo di braccio; saràdunque circa un dito: ed un sol ditoin conseguenzasarà losvario di ciascun tiro occidentalequando il moto diurno fusse dellaTerra. Ora s'io vi dirò che questo svario effettivamenteaccade in tutti i tiri (dico di dar piú basso un dito di quelche darebbono se la Terra non si movesse)come farestesignorSimplicioa convincermimostrandomi con l'esperienze ciò nonaccadere? non vedete voi che non è possibile ributtarmiseprima non trovate una maniera di tirar a segno tanto esattache mainon s'erri d'un capello? perchémentre che i tiri riuscirannovariabili di bracciacome de facto sonoio diròsempre che in ciascheduno di quelli svarii vi è contenutoquello di un ditocagionato dal moto della Terra.

Sagredo:Perdonatemisignor Salviati; voi sete troppo liberale;perché io direi a i Peripateticiche quando bene ogni tiroinvestisse il centro stesso del berzagliociò noncontrarierebbe punto al moto della Terra: imperocché ibombardieri si sono esercitati sempre in aggiustar la mira alberzaglioed hanno fatto la pratica di mettere il pezzo a segno inmodo che ci dien dentrostante il moto della Terra; e dico che se laTerra si fermassei tiri non riuscirebbon giustima gli occidentaliriuscirebbon altie bassi gli orientali. Or convincami il signorSimplicio.

Salviati:Sottigliezza degna del signor Sagredo. Ma abbiasi a vederequesta variazione nel moto o nella quiete della Terranon potendoella esser se non piccolissimanon può se non rimanersommersa nelle grandissime che per molti accidenti continuamenteaccascano. E tutto questo sia detto e conceduto per buona misura alsignor Simplicioe solo per avvertimento di quanto bisogni andarcauto nel conceder come vere molte esperienze a quelli che mai nonl'hanno fattema animosamente le producono quali bisognerebbe chefussero per servir alla causa loro. Dico che questo si dà pergiunta al signor Simplicioperché la verità schietta èche circa gli effetti di questi tiri il medesimo deve accaderepuntualmente tanto nel moto quanto nella quiete del globo terrestre;sí come accaderà di tutte l'altre esperienze addotte eche addur si possonole quali in tanto hanno nel primo aspettoqualche sembianza di veroin quanto l'antiquato concettodell'immobilità della Terra ci mantiene tra gli equivoci.

Sagredo:Io per la parte mia resto sin qui sodisfatto a pienoedintendo benissimo che chiunque si imprimerà nella fantasiaquesta general comunicanza della diurna conversione tra tutte le coseterrestrialle quali tutte ella naturalmente convengain quel modoche nel vecchio concetto stimavano convenirgli la quiete intorno alcentrosenza veruno intoppo discernerà la fallacia el'equivocazione che faceva parer gli argomenti prodotti esserconcludenti. Restami solamente qualche scrupolocome di sopra hoaccennatointorno al volar de gli uccelli; i qualiavendocomeanimatifacultà di muoversi a lor piacimento di centomilamotie di trattenersiseparati dalla Terralungamente per ariaequi con disordinatissimi rivolgimenti andar vagandonon resto bencapace come tra sí gran mescolanza di movimenti non si abbia aconfondere e smarrir il primo moto comuneed in qual modorestatiche ne sieno spogliatie' lo possano compensare e ragguagliar co 'lvoloe tener dietro alle torri ed a gli alberi che di corso tantoprecipitoso fuggono verso levante: dico tanto precipitoso che nelcerchio massimo del globo è poco meno di mille miglia per oradelle quali il volo delle rondini non credo che ne faccia cinquanta.

Salviati:Quando gli uccelli avessero a tener dietro al corso de glialberi con l'aiuto delle loro alistarebbero freschi; e quando e'venisser privati dell'universal conversioneresterebbero tanto indietroe tanto furioso apparirebbe il corso loro verso ponenteachi però gli potesse vedereche supererebbe di assai queld'una freccia; ma credo che noi non gli potremmo scorgeresícome non si veggono le palle d'artiglieriamentrecacciate dallafuria del fuocoscorron per aria. Ma la verità è cheil moto proprio de gli uccellidico del lor volarenon ha che farnulla co 'l moto universaleal quale né apporta aiuto nédisaiuto: e quello che mantiene inalterato cotal moto ne gli uccelliè l'aria stessa per la quale e' vanno vagandola qualeseguitando naturalmente la vertigine della Terrasí comeconduce seco le nugolecosí porta gli uccelli ed ogn'altracosa che in essa si ritrovasse pendente: talchéquanto alseguir la Terragli uccelli non v'hanno a pensaree per questoservizio potrebbero dormir sempre.

Sagredo:Che l'aria possa condur seco le nugolecome materiefacilissime per la lor leggerezza ad esser mosse e come spogliated'ogn'altra inclinazione in contrarioanzi pur come materieparticipanti esse ancora delle condizioni e proprietà terrenecapisco io senza difficultà veruna; ma che gli uccellicheper esser animatiposson muoversi di moto anco contrario al diurnointerrotto che l'abbianol'aria lo possa loro restituiremi parealquanto duretto: e massime che son corpi solidi e gravi; e noicomedi sopra s'è dettoveggiamo i sassi e gli altri corpi gravirestar contumaci contro all'impeto dell'ariae quando pure silascino superarenon acquistano mai tanta velocità quanto ilvento che gli conduce.

Salviati:Non diamosignor Sagredosí poca forza all'ariamossala qual è potente a muovere e condurre i navili bencarichi ed a sbarbar le selve e rovinar le torriquando rapidamenteella si muove; né però in queste si violenti operazionisi può dire che il moto suo sia a gran lunga cosíveloce come quello della diurna revoluzione.

Simplicio:Ecco dunque che l'aria mossa potrà ancora continuar ilmoto a i proietticonforme alla dottrina d'Aristotile: e ben mipareva strana cosa che egli avesse auto a errare in questoparticolare.

Salviati:Potrebbe senza dubbioquando ella potesse continuarlo in sestessa; masí come cessato il vento né le navicamminano né gli alberi si spiantanocosí non sicontinuando il moto nell'aria doppo che la pietra è uscitadella mano e fermatosi il braccioresta che altro sia che l'ariaquel che fa muover il proietto.

Simplicio:E comecessato il ventocessa il moto della nave? anzi sivede che fermato il ventoed anco ammainate le veleil vassellodura a scorrer le miglia intere.

Salviati:Ma questo è contro di voisignor Simpliciopoichéfermata l'ariache ferendo le vele conduceva il navilioad ognimodo senza l'aiuto del mezo ei continua il corso.

Simplicio:Si potrebbe dire che fusse l'acqua il mezo che conducesse lanave e le mantenesse il moto.

Salviati:Potrebbesi veramente direper dir tutto l'opposito del vero;perché la verità è che l'acquacon la sua granresistenza all'esser aperta dal corpo del vassellocon gran fremitogli contrastané gli lascia concepir a gran pezzo quellavelocità che il vento gli conferirebbequando l'ostacolodell'acqua non vi fusse. Voisignor Simplicionon dovete mai averposto mente con qual furia l'acqua venga strisciando intorno allabarcamentre ella velocemente spinta da i remi o dal ventoscorreper l'acqua stagnante; ché quando voi aveste badato a un taleffettonon vi verrebbe ora in pensiero di produr simil vanità:e vo comprendendo che voi siate sin qui stato del gregge di coloroche per apprender come passino simili negozi e per acquistar lenotizie de gli effetti di naturae' non vadano su barche o intorno abalestre e artiglieriema si ritirano in studio a scartabellargl'indici e i repertori per trovar se Aristotile ne ha detto nienteed assicurati che si sono del vero senso del testoné piúoltre desideranoné altro stimano che saper se ne possa.

Sagredo:Felicità grandee da esser loro molto invidiata;perché se il sapere è da tutti naturalmente desideratoe se tanto è l'essere quanto il darsi ad intender d'essereessi godono di un ben grandissimoe posson persuadersi d'intendere edi saper tutte le cosealla barba di quelli che conoscendo di nonsaper quel ch'e' non sannoed in conseguenza vedendosi non saper néanco una ben minimissima particella dello scibiles'ammazzano con levigiliecon le contemplazionie si macerano intorno a esperienze edosservazioni. Ma di grazia torniamo a' nostri uccelli: nel propositode' quali voi avevi detto che l'aria mossa con grandissima velocitàpoteva loro restituir quella parte del movimento diurno che tra glischerzi de' loro voli potessero avere smarrita; sopra di che ioreplico che l'aria mossa non par che possa conferire in un corposolido e grave una velocità tanta quanta è la suapropria; e perché quella dell'aria è quanto quelladella Terranon pareva che l'aria fusse bastante a ristorar il dannodella perdita nel volo de gli uccelli.

Salviati:Il discorso vostro ha in apparenza molto del probabileed ildubitar a proposito non è da ingegni dozinali; tuttavialevatane l'apparenzacredo che in esistenza e' non abbia un pelo piúdi forza che gli altri già considerati e sciolti.

Sagredo:E' non è dubbio alcunoche quando e' non siaconcludente necessariamentela sua efficacia non può esser senon nulla assolutamenteperché quando la conclusione ènecessariamente in questo modo solonon si può produr perl'altra parte ragion che vaglia.

Salviati:L'aver voi maggior difficultà in questa che nell'altreinstanzepare a me che dependa dall'esser gli uccelli animatiepoter per ciò usar forza a lor piacimento contro al primariomoto ingenito nelle cose terrenenel modo appunto che gli veggiamomentre son vivivolar anco all'insúmoto impossibile ad essicome gravidove che morti non posson se non cadere a basso; e perciòstimate voi che le ragioni che hanno luogo in tutte le sorti de iproietti detti di sopranon possano averlo ne gli uccelli; e quest'èverissimoe perché è veroperò non si vedesignor Sagredofare a quei proietti quel che fanno gli uccelli: chése voi dalla cima della torre lascerete cadere un uccel morto e unvivoil morto farà quell'istesso che fa una pietracioèseguiterà prima il moto generale diurnoe poi il moto abassocome grave; ma se l'uccello lasciato sarà vivochi glivieta cherestando sempre in lui il moto diurnoe' non si gettico'l batter le aleverso qual parte dell'orizonte piú glipiacerà? e questo nuovo motocome suo particolare e nonparticipato a noici si deve far sensibile. E quando e' si sia co 'lsuo volo mosso verso occidentechi gli ha da vietare che conaltrettanto batter di penne e' non ritorni in su la torre? Perchéfinalmentelo spiccar il volo verso ponente non fu altro che undetrar dal moto diurnoche haverbigraziadieci gradi di velocitàun sol gradoonde glie ne rimanevano novementre volava; e quandosi fusse posato in terragli ritornavano i dieci comunia i qualico 'l volar verso levante poteva aggiugnerne unoe con li undiciritornar su la torre: ed in sommase noi ben considereremo e piúintimamente contempleremo gli effetti del volar de gli uccellinondifferiscono in altro da i proietti verso tutte le parti del mondosalvo che nell'esser questi mossi da un proiciente esternoe quellida un principio interno. E quiper ultimo sigillo della nullitàdi tutte le esperienze addottemi par tempo e luogo di mostrar ilmodo di sperimentarle tutte facilissimamente. Riserratevi con qualcheamico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun grannavilioe quivi fate d'aver moschefarfalle e simili animalettivolanti; siavi anco un gran vaso d'acquae dentrovi de' pescetti;sospendasi anco in alto qualche secchielloche a goccia a gocciavadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta boccache siaposto a basso: e stando ferma la naveosservate diligentemente comequelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tuttele parti della stanza; i pesci si vedranno andar notandoindifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entrerannotutte nel vaso sottoposto; e voigettando all'amico alcuna cosanonpiú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte cheverso questaquando le lontananze sieno eguali; e saltando voicomesi dicea piè giuntieguali spazii passerete verso tutte leparti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cosebenchéniun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbanosucceder cosífate muover la nave con quanta si vogliavelocità; ché (pur che il moto sia uniforme e nonfluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minimamutazione in tutti li nominati effettiné da alcuno di quellipotrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma: voi saltandopasserete nel tavolato i medesimi spazii che prima néperchéla nave si muova velocissimamentefarete maggior salti verso lapoppa che verso la pruabenchénel tempo che voi state inariail tavolato sottopostovi scorra verso la parte contraria alvostro salto; e gettando alcuna cosa al compagnonon con piúforza bisognerà tirarlaper arrivarlose egli saràverso la prua e voi verso poppache se voi fuste situati perl'opposito; le gocciole cadranno come prima nel vaso inferioresenzacaderne pur una verso poppabenchémentre la gocciola èper ariala nave scorra molti palmi; i pesci nella lor acqua non conpiú fatica noteranno verso la precedente che verso lasussequente parte del vasoma con pari agevolezza verranno al ciboposto su qualsivoglia luogo dell'orlo del vaso; e finalmente lefarfalle e le mosche continueranno i lor voli indifferentemente versotutte le partiné mai accaderà che si riduchino versola parete che riguarda la poppaquasi che fussero stracche in tenerdietro al veloce corso della navedalla quale per lungo tempotrattenendosi per ariasaranno state separate; e se abbruciandoalcuna lagrima d'incenso si farà un poco di fumovedrassiascender in alto ed a guisa di nugoletta trattenervisieindifferentemente muoversi non piú verso questa che quellaparte. E di tutta questa corrispondenza d'effetti ne è cagionel'esser il moto della nave comune a tutte le cose contenute in essaed all'aria ancorache per ciò dissi io che si stesse sottocoverta; ché quando si stesse di sopra e nell'aria aperta enon seguace del corso della navedifferenze piú e mennotabili si vedrebbero in alcuni de gli effetti nominati: e non èdubbio che il fumo resterebbe in dietroquanto l'aria stessa; lemosche parimente e le farfalleimpedite dall'arianon potrebberseguir il moto della navequando da essa per spazio assai notabilesi separassero; ma trattenendovisi vicineperché la navestessacome di fabbrica anfrattuosaporta seco parte dell'aria suaprossimasenza intoppo o fatica seguirebbon la navee per similcagione veggiamo tal voltanel correr la postale mosche importunee i tafani seguir i cavallivolandogli ora in questa ed ora inquella parte del corpo; ma nelle gocciole cadenti pochissima sarebbela differenzae ne i salti e ne i proietti gravidel tuttoimpercettibile.

Sagredo:Queste osservazioniancorché navigando non mi siacaduto in mente di farle a postatuttavia son piú che sicuroche succederanno nella maniera raccontata: in confermazione di che miricordo essermi cento volte trovatoessendo nella mia cameraadomandar se la nave camminava o stava fermae tal voltaessendosopra fantasiaho creduto che ella andasse per un versomentre ilmoto era al contrario. Per tanto io sin qui resto sodisfatto ecapacissimo della nullità del valore di tutte l'esperienzeprodotte in provar piú la parte negativa che l'affirmativadella conversion della Terra. Resta ora l'instanza fondata su 'lveder per esperienza come una vertigine veloce ha facultà diestrudere e dissipare le materie aderenti alla machina che va involta; per lo che pareva a moltied anco a Tolomeoche quando laTerra si rigirasse in se stessa con tanta velocitài sassi egli animali dovessero esser scagliati verso le stellee che lefabbriche non potessero con sí tenace calcina esser attaccatea i fondamentiche esse ancora non patissero un tale eccidio.

Salviati:Prima che venire allo scioglimento di questa instanzanonposso tacer quello che mille volte ho osservatoe non senza risocadere nella mente quasi di tutti gli uomini nel primo motto chesentono di questo muoversi la Terracreduta da loro talmente fissaed immotache non solamente di tal quiete mai non hanno dubitatomafermamente creduto che tutti gli altri uomini insieme con lorol'abbiano stimata creata immobile e tale mantenutasi in tutti isecoli decorsi; e fermatisi in questo concettostupiscono poi nelsentire che alcuno le conceda il motoquasi che dopo averla eglitenuta immobilescioccamente pensiallorae non primaessersiella messa in motoquando Pitagora o chi altro si fusse il primo adir che ella si muoveva. Orache tale stoltissimo pensiero (dico dicredere che quelli che ammettono il moto della Terral'abbiano primacreduta stabile dalla sua creazione sino al tempo di Pitagorae solofattola poi mobile dopo che Pitagora la stimò tale) troviluogo nelle menti de gli uomini vulgari e di senso leggieroio nonme ne maraviglio; ma che gli Aristoteli e i Tolomei siano essi ancoraincorsi in questa pueriziami par veramente assai piú stranaed inescusabil semplicità.

Sagredo:Adunquesignor Salviativoi credete che Tolomeo pensasse didoverdisputandomantener la stabilità della Terra contro auomini li qualiconcedendo quella essere stata immobile sino altempo di Pitagoraallora solamente affermassero essersi ella fattamobilequando esso Pitagora le attribuí il moto?

Salviati:Non si può credere altrimentise noi ben consideriamola maniera ch' e' tiene in confutare il detto loro: la confutazionedel quale consiste nella demolizion delle fabbrichee nelloscagliamento delle pietrede gli animali e de gli uomini stessiverso il cielo; e perché tal rovina e sbalestramento non sipuò fare di edifizii e di animali che prima non sieno inTerrané in Terra possono collocarsi uomini e fabbricarsiedifizii se non quando ella stesse fermadi qui dunque èmanifesto che Tolomeo procede contro a quelli che avendo per alcuntempo conceduto la quiete alla Terra cioè allora che glianimalile pietre e i muratori potetter dimorarvie fabbricar ipalazzi e le cittàla fanno poi precipitosamente mobileallarovina e distruzione delle fabbriche e de gli animalietc. Chéquando egli avesse preso assunto di disputar contro a chi avesseattribuito alla Terra tal vertigine dalla sua prima creazionel'avrebbe confutata co 'l dire che se la Terra si fusse sempre mossamai non si sarebbe potuto costituir in essa né fiere néuomini né pietree molto meno fabbricare edifizii e fondarcittàetc.

Simplicio:Non resto ben capace di questa Aristotelica e Tolemaicasconvenevolezza.

Salviati:Tolomeo o arguisce contro a quelli che hanno stimata la Terramobile sempreo contro a chi ha stimato che ella sia stata per alcuntempo ferma e che poi si è messa in moto: se contro a i primidoveva dire: "La Terra non si è mossa sempreperchémai non sarebbero stati uomini né animali né edifiziiin Terranon permettendo loro la terrestre vertigine il dimorarvi";ma già che egli argumentando dice: "La Terra non simuoveperché le fiere gli uomini e le fabbrichegiàposte in Terraprecipiterebbono"suppone la Terra essersi unavolta trovata in tale statoche abbia ammesso alle fiere e a gliuomini il dimorarvi e 'l fabbricarvi; il che si tira in conseguenzal'essere stata ella alcun tempo fermacioè atta alla dimorade gli animali ed alla fabbrica de gli edifizii. Restate voi oracapace di quanto io ho voluto dire?

Simplicio:Resto e non resto: ma questo poco importa al merito dellacausané un erroruzzo di Tolomeocommesso per inavvertenzapuò esser bastante a muover la Terraquando ella siaimmobile. Ma lasciati gli scherzivenghiamo pure al nervodell'argomentoche a me pare insolubile.

Salviati:Ed iosignor Simpliciolo voglio ancora annodare e strignerda vantaggioco 'l mostrar ancor piú sensatamente come siavero che i corpi gravigirati con velocità intorno a uncentro stabileacquistano impeto di muoversi allontanandosi da quelcentroquando anco e' sieno in stato di aver propensione di andarvinaturalmente. Leghisi in capo di una corda un secchiellodentrovidell'acquae tenendo forte in mano l'altro capoe fattosemidiametro la corda e 'l braccioe centro la snodatura dellaspallafacciasi andare intorno velocemente il vasosí cheegli descriva la circunferenza di un cerchioil quale o siaparallelo all'orizonteo siagli erettoo in qualsivoglia modoinclinatoin tutti i casi seguirà che l'acqua non cascheràfuori del vasoanzi colui che lo gira sentirà sempre tirar lacorda e far forza per allontanarsi piú dalla spalla; e se nelfondo del secchiello si farà un forosi vedrà l'acquazampillar fuori non meno verso il cielo che lateralmente e verso laterra; e se in cambio d'acqua si metteranno pietruzzegirandonell'istesso modosi sentirà far loro l'istessa forza controalla corda; e finalmente si veggono i fanciulli tirar i sassi in granlontananza co 'l muover in giro un pezo di cannain cima della qualesia incastrato il sasso: argomenti tutti della verità dellaconclusionecioè che la vertigine conferisce al mobile impetoverso la circonferenzaquando il moto sia veloce; e perchéquando la Terra girasse in se stessail moto della superficieemassime verso il cerchio massimocome incomparabilmente piúveloce che i nominatidovrebbe estruder ogni cosa contro al cielo.

Simplicio:L'instanza mi par molto bene stabilita e annodatae grancosa ci vorràper mio crederea rimuoverla e sciorla.

Salviati:Lo scioglimento suo depende da alcune notizie non meno saputee credute da voi che da me; ma perché elle non vi sovvengonoperò non vedete lo scioglimento. Senza dunque ch'io ve loinsegniperché già voi le sapeteco 'l semplicericordarvele farò che voi stesso risolverete l'instanza.

Simplicio:Io ho posto mente piú volte al vostro modo diragionareil quale mi ha destato qualche pensiero che voi incliniatea quella opinion di Platoneche nostrum scire sit quoddamreminisci: peròdi graziacavatemi di questo dubbiodicendomi 'l vostro senso.

Salviati:Quel ch'io senta dell'opinion di Platonepossosignificarvelo con parole ed ancora con fatti. Già ne'ragionamenti avuti sin qui mi son io piú d'una voltadichiarato con fatti: seguirò l'istesso stile nel particolareche aviamo per le maniche potrà poi servirvi come esempio apiú agevolmente comprendere il mio concetto circa l'acquistodella scienzaquando però ci avanzi tempo per un altro giornoe non sia di noia al signor Sagredo che noi facciamo questadigressione.

Sagredo:Anzi mi sarà gratissimoperché mi ricordo chequando studiavo logicamai non potetti restar capace di quella tantopredicata dimostrazion potissima di Aristotile.

Salviati:Seguitiamo dunque: e dicami il signor Simplicio qual sia ilmoto che fa quel sassetto stretto nella cocca della cannamentre ilfanciullo la muove per tirarlo lontano.

Simplicio:Il moto del sasso sin che è nella cocca ècircolare cioè va per un arco di cerchioil cui centrostabile è la snodatura della spallae il semidiametro lacanna co 'l braccio.

Salviati:E quando la pietra scappa dalla cannaqual è il suomoto? séguit'ella di continuare 'l suo precedente circolareopur va per altra linea?

Simplicio:Non séguit'altrimenti di muoversi in giroperchécosí non si discosterebbe dalla spalla del proicientedoveche noi la veggiamo andar lontanissima.

Salviati:Di che moto dunque si muove ella?

Simplicio:Lasciate ch'io ci pensi un pocoperché non ci ho piúfatto fantasia.

Salviati:Signor Sagredoudite all'orecchio: ecco il quoddamreminisci in campagnabene inteso. Voi ci pensate moltosignorSimplicio!

Simplicio:Secondo me il moto concepito nell'uscir della cocca non puòesser se non per linea retta; anzi pur è egli necessariamenteper linea rettaintendendo del puro impeto avventizio. Mi dava unpoco di fastidio il vedergli descriver un arco; ma perché talarco piega sempre all'ingiúe non verso altra partecomprendo che quel declinare vien dalla gravità della pietrache naturalmente la tira al basso. L'impeto impresso dico senz'altroch'è per linea retta.

Salviati:Ma per qual linea retta? perché infinite e verso tuttele bande se ne posson produrre dalla cocca della canna e dal puntodella separazion della pietra dalla canna.

Simplicio:Muovesi per quella che è alla dirittura del moto cheha fatto la pietra con la canna.

Salviati:Il moto della pietramentre era nella coccagiàavete detto che è stato circolare; ora repugna l'essercircolare e a diritturanon essendo nella linea circolare partealcuna di retto.

Simplicio:Io non intendo che 'l moto proietto sia a dirittura di tuttoil circolarema di quell'ultimo punto dove terminò il motocircolare. Io mi intendo dentro di mema non so ben esplicarmi.

Salviati:Ed io ancora mi accorgo che voi intendete la cosama nonavete i termini proprii da esprimerla: or questi ve gli posso beninsegnar io; insegnarvicioèdelle parolema non delleveritàche son cose. E per farvi toccar con mano che voisapete la cosa e solo vi mancano i termini da esprimerladitemi:quando voi tirate una palla con l'archibusoverso che parteacquist'ella impeto di andare?

Simplicio:Acquista impeto di andare per quella linea retta che segue ladirittura della cannacioè che non declina né a destrané a sinistrané in su né in giú.

Salviati:Che in somma è quanto a direche non fa angolonessuno con la linea del moto retto fatto per la canna.

Simplicio:Cosí ho voluto dire.

Salviati:Se dunque la linea del moto del proietto si ha da continuarsenza far angolo sopra la linea circolare descritta da lui mentre fuco 'l proicientee se da questo moto circolare deve passar al motorettoqual dovrà esser questa linea retta?

Simplicio:Non potrà esser se non quella che tocca il cerchio nelpunto della separazioneperché tutte l'altre mi par cheprolungatesegherebbono la circonferenzae però conterrebbercon essa qualche angolo.

Salviati:Voi benissimo avete discorsoe vi sete dimostrato mezogeometra. Ritenete dunque in memoria che il vostro concetto reale sispiega con queste parole: cioè che il proietto acquista impetodi muoversi per la tangente l'arco descritto dal moto del proicientenel punto della separazione di esso proietto dal proiciente.

Simplicio:Intendo benissimoe quest'è quel ch'io volevo dire.

Salviati:D'una linea retta che tocchi un cerchioquale de' suoi puntiè il piú vicino di tutti al centro di quel cerchio?

Simplicio:Quel del contatto senza dubbio; perché quello ènella circonferenza del cerchioe gli altri fuoraed i punti dellacirconferenza son tutti egualmente lontani dal centro.

Salviati:Adunque un mobile partendosi dal contatto e movendosi per laretta tangentesi va continuamente discostando dal contatto ed ancodal centro del cerchio.

Simplicio:Cosí è sicuramente.

Salviati:Orse voi avete tenuto a mente le proposizioni che mi avetedettericongiugnetele insieme e ditemi ciò che se neraccoglie.

Simplicio:Io non credo però d'esser tanto smemoratoch'io nonme n'abbia a ricordare. Dalle cose dette si raccoglie che ilproiettomosso velocemente in giro dal proicientenel separarsi daquello ritiene impeto di continuare il suo moto per la linea rettache tocca il cerchio descritto dal moto del proiciente nel puntodella separazione; per il qual moto il proietto si va semprediscostando dal centro del cerchio descritto dal moto del proiciente.

Salviati:Voi dunque sin ora sapete la ragione del venir estrusi igravi aderenti alla superficie d'una ruota mossa velocemente;estrusidicoe lanciati oltre alla circonferenzasempre piúlontani dal centro.

Simplicio:Di questo mi par di restar assai ben capace; ma questa nuovacognizione piú tosto mi accresce che mi scemi l'incredulitàche la Terra possa muoversi in giro con tanta velocitàsenzaestruder verso il cielo le pietregli animalietc.

Salviati:Nell'istesso modo che voi avete saputo sin quisapreteanzisapeteanco il resto: e co 'l pensarvi sopra ve ne ricorderesteancora da per voi; maper abbreviar il tempovi aiuterò io aricordarvelo. Sin qui avete per voi stesso saputo che il motocircolare del proiciente imprime nel proietto impeto di muoversi(quando avviene ch'e' si separino) per la retta tangente il cerchiodel moto nel punto della separazioneecontinuando per essa ilmotovien sempre allontanandosi dal proiciente; ed avete detto cheper tal linea retta continuerebbe il proietto di muoversiquando dalproprio peso non gli fusse aggiunta inclinazione all'in giúdalla quale deriva l'incurvazione della linea del moto. Parmi ancorache voi abbiate saputo da per voi che questa piegatura tende sempreverso il centro della Terraperché là tendon tutti igravi. Ora passo un poco piú avantie vi domando se il mobiledopo la separazionenel continuar il suo moto rettosi va sempreallontanando egualmente dal centroo volete dalla circonferenzadiquel cerchio del qual il moto precedente fu parte; che tanto èa dir se un mobile che partendosi dal punto della tangenteemovendosi per essa tangentesi allontani egualmente dal punto delcontatto e dalla circonferenza del cerchio.

Simplicio:Signor noperché la tangente vicino al punto delcontatto si scosta pochissimo dalla circonferenzacon la quale ellacontiene un angolo strettissimoma nell'allontanarsi piú epiúl'allontanamento cresce sempre con maggior proporzione;sí che in un cerchio che avesseverbigrazia dieci braccia didiametroun punto della tangente che fusse lontano dal contatto duepalmisi troverebbe lontano dalla circonferenza del cerchio tre oquattro volte piú che un punto che fusse discosto daltoccamento un palmo; e'l punto che fusse lontano mezo palmoparimente credo che a pena si discosterebbe la quarta parte delladistanza del secondo; sì che vicino al contatto per un dito odueappena si scorge che la tangente sia separata dallacirconferenza.

Salviati:Talché il discostamento del proietto dallacirconferenza del precedente moto circolare in su 'l principio èpiccolissimo?

Simplicio:Quasi insensibile.

Salviati:Or ditemi un poco: il proietto che dal moto del proicientericeve impeto di muoversi per la retta tangentee che vi andrebbeancora se il proprio peso non lo tirasse in giúquanto stadoppo la separazionea cominciar a declinare a basso?

Simplicio:Credo che cominci subitoperché non avendo chi losostentinon può esser che la propria gravità nonoperi.

Salviati:Talchése quel sasso che scagliato da quella ruotamossa in giro con velocità grandeavesse cosípropension naturale di muoversi verso il centro dell'istessa ruota sícome e' l'ha di muoversi verso il centro della Terrasarebbe facilcosa che e' ritornasse alla ruotao piú tosto che e' non sene partisse; perché essendosu 'l principio dellaseparazionel'allontanamento tanto minimissimomediante l'infinitaacutezza dell'angolo del contattoogni poco poco d'inclinazione chelo ritirasse verso il centro della ruotabasterebbe a ritenerlosopra la circonferenza.

Simplicio:Io non ho dubbio alcuno chesupposto quello che non èné può esserecioè che l'inclinazione di queicorpi gravi fusse di andare al centro di quella ruotae' nonverrebbero estrusi né scagliati.

Salviati:Né io ancora suppongoné ho bisogno disupporrequel che non èperché non voglio negare chei sassi vengano scagliati; ma dico cosí per supposizioneacciò voi mi diciate il resto. Figuratevi ora che la Terra siala gran ruota chemossa con tanta velocitàabbia a scagliarle pietre. Già voi mi avete molto ben saputo dire che il motoproietto dovrà esser per quella linea retta che toccheràla Terra nel punto della separazione: e questa tangente come si vaella allontanando notabilmente dalla superficie del globo terrestre?

Simplicio:Credo che in mille braccia non s'allontani un dito.

Salviati:Ed il proietto non dite voi chetirato dal proprio pesodeclina dalla tangente verso il centro della Terra?

Simplicio:Hollo detto: e dico anco il resto e intendo perfettamente chela pietra non si separerà dalia Terrapoiché il suoallontanarsene su 'l principio sarebbe tanto e tanto minimo che benmille volte piú vien ad esser l'inclinazione che ha il sassodi muoversi verso il centro della Terrail qual centro in questocaso è anco il centro della ruota. E veramente è forzaconcedere che le pietregli animali e gli altri corpi gravi nonposson esser estrusi: ma mi fanno ora nuova difficultà le coseleggierissimele quali hanno debolissima inclinazione di calare alcentro ondemancando in loro la facultà di ritirarsi allasuperficie non veggo che elle non avessero a esser estruse; voi poisapete che ad destruendum sufficit unum.

Salviati:Daremo sodisfazione anco a questo. Però ditemi inprima quel che voi intendete per cose leggierecioè se voiintendete materie cosí leggiere veramente che vadano all'insúo pur non assolutamente leggierema cosí poco gravi che benvengano a bassoma lentamenteperché se voi intendete delleassolutamente leggiereve le lascerò esser estruse piúche voi non volete.

Simplicio:Io intendo di queste secondequali sarebbono pennelanabambagia e similia sollevar le quali basta ogni minima forza:tuttavia si veggono starsene in Terra molto riposatamente.

Salviati:Come questa penna abbia qualche natural propensione discender verso la superficie della Terraper minima ch'ella siavidico che ell'è bastante a non la lasciar sollevaree questonon è ignoto né anco a voi. Però ditemi: quandola penna fusse estrusa dalla vertigine della Terraper che linea simoverebb'ella?

Simplicio:Per la tangente nel punto della separazione.

Salviati:E quando ella dovesse tornar a riunirsiper qual linea simuoverebbe?

Simplicio:Per quella che va da lei al centro della Terra.

Salviati:Talché qui cascano in considerazione due moti: unodella proiezioneche comincia dal punto del contatto e segue per latangente; e l'altro dell'inclinazione all'ingiúche cominciadal proietto e va per la segante verso il centro: ed a voler che laproiezione seguabisogna che l'impeto per la tangente prevagliaall'inclinazione per la segante: non sta cosí?

Simplicio:Cosí mi pare.

Salviati:Ma che cosa pare a voi che sia necessaria che si trovi nelmoto proicienteacciò che e' prevaglia a queldell'inclinazioneonde ne segua lo staccamento e l'allontanamentodella penna dalla Terra?

Simplicio:Io non lo so.

Salviati:Come non lo sapete? qui il mobile è il medesimocioèla medesima penna; or come può il medesimo mobile superare nelmoto e prevalere a se stesso?

Simplicio:Io non intendo che e' possa prevalere o cedere a se medesimonel motose non co 'l muoversi or piú veloce e or piútardo.

Salviati:Ecco dunque che voi pur lo sapevi. Se dunque deve seguir laproiezione della penna e prevalere il suo moto per la tangente almoto per la segantequali bisogna che sieno le velocità loro?

Simplicio:Bisogna che il moto per la tangente sia maggior diquell'altro per la segante. Oh povero a me! o non è egli ancocentomila volte maggioree non solamente del moto in giúdella pennama anco di quello della pietra? ed ioben da semplicedavveromi ero lasciato persuadere che le pietre non potrebber esserestruse dalla vertigine della Terra! Torno dunque a ridirmie dicoche quando la Terra si muovessele pietregli elefantile torri ele città volerebbero verso il cielo per necessità; eperché ciò non seguedico che la Terra non si muove.

Salviati:Ohsignor Simpliciovoi vi sollevate cosí prestoch'io comincerò a temer piú di voi che della penna.Quietatevi un pocoe ascoltate. Se per ritener la pietra o la pennaannessa alla superficie della Terra ci fusse di bisogno che 'l suodescender a basso fusse piú o tanto quanto è il motofatto per la tangentevoi areste ragione a dir che bisognasse cheella si movesse altrettanto o piú velocemente per la seganteall'ingiú che per la tangente verso levante; ma non mi avetevoi detto poco fache mille braccia di distanza per la tangente dalcontatto non rimuovono appena un dito dalla circonferenza? Non bastadunqueche il moto per la tangenteche è quel dellavertigine diurnasia semplicemente piú veloce del moto per laseganteche è quel della penna all'ingiú; ma bisognache quello sia tanto piú veloceche 'l tempo che basta acondur la pennaverbigraziamille braccia per la tangentesia pocoper il muoversi un sol dito all'ingiú per la segante: il chevi dico che non sarà maifate pur quel moto velocee questotardoquanto vi piace.

Simplicio:E perché non potrebbe esser quello per la tangentetanto veloceche non desse tempo alla penna d'arrivar allasuperficie della Terra?

Salviati:Provate a mettere il caso in terminied io vi risponderò.Dite adunque quanto vi par che bastasse far quel moto piúveloce di questo.

Simplicio:Diròper esempioche quando quello fusse un miliondi volte piú veloce di questola penna e anco la pietraverrebbero estruse.

Salviati:Voi dite cosíe dite il falsosolo per difetto nondi logica o di fisica o di metafisica ma di geometria: perchése voi intendeste solo i primi elementi sapreste che dal centro delcerchio si può tirare una retta linea sino alla tangente chela tagli in modo che la parte della tangente tra 'l contatto e lasegante sia unodue e tre milioni di volte maggior di quella partedella segante che resta tra la tangente e la circonferenza; e di manoin mano che la segante sara più vicina al contatto questaproporzione si fa maggiore in infinito: onde non è da temereche per veloce che sia la vertigine e lento il moto in giúlapennao altro piú leggieropossa cominciare a sollevarsiperché sempre l'inclinazione in giú supera la velocitàdella proiezione.

Sagredo:Io non resto interamente capace di questo negozio.

Salviati:Io ve ne farò una dimostrazione universalissimaeanco assai facile. Sia data proporzione quella che ha la B A alla Ce sia B A maggior di C quanto esser si voglia; e sia il cerchio ilcui centro Ddal quale bisogni tirare una segantesì che latangente ad essa segante abbia la proporzione che ha B A alla C:prendasi delle due B AC la terza proporzionale A Ie come B I ad IAcosí si faccia il diametro F E ad E Ge dal punto G tirisila tangente G H: dico esser fatto quanto bisognavae come B A a Ccosí essere H G a G E. Imperocchéessendo come B I adI A cosí F E ad E Gsaràcomponendocome B A ad A Icosí F G a G E; e perché la C è mediaproporzionale tra B AA I e la GH è media tra FGGEperòcome BA a Ccosí sarà FG a GHcioè HG a GEche è quel che bisognava fare.

Sagredo:Resto capace di questa dimostrazione; tuttavia non mi sitoglie interamente ogni scrupoloanzi mi sento rigirar per la mentecerta confusionela qualea guisa di nebbia densa ed oscuranon milascia discerner con quella lucidità che suole esser propriadelle ragioni matematiche la chiarezza e necessità dellaconclusione. E quello in che io mi confondoè questo. Èvero che gli spazii tra la tangente e la circonferenza si vannodiminuendo in infinito verso 'l contatto; ma è anco veroall'incontroche la propensione del mobile al descendere si vafacendo in esso sempre minore quanto egli si trova piú vicinoal primo termine della sua scesacioè allo stato di quietesí come è manifesto da quello che voi ci dichiarastemostrando che il grave descendente partendosi dalla quiete debbepassar per tutti i gradi di tardità mezani tra essa quiete equalsivoglia segnato grado di velocitàli quali sono minori eminori in infinito. Aggiugnesi che essa velocità e propensioneal moto si va per un'altra ragione diminuendo pure in infinitoe ciòavviene dal potersi in infinito diminuire la gravità di essomobile: talché le cagioni che diminuiscono la propensione alloscendereed in conseguenza favoriscono la proiezioneson duecioèla leggerezza del mobile e la vicinità al termine di quieteed amendue agumentabili in infinito; le quali hannoall'incontroilcontrasto di una sola causa del far la proiezionela qualebenchéessa parimente agumentabile in infinitonon comprendo come essa solanon possa restar vinta dall'unione ed accoppiamento dell'altrecheson due pure agumentabili in infinito.

Salviati:Dubitazione degna del signor Sagredo; e per dilucidarlasíche piú chiaramente venga da noi compresapoiché voiancora dite d'averla in confusola verremo distinguendo con ridurlain figurala quale anco forse ci arrecherà agevolezza nelrisolverla. Segniamo dunque una linea perpendicolare verso il centroe sia questa A Ged ad essa sia ad angoli retti la orizontale A Bsopra la quale si farebbe il moto della proiezione e vi continuerebbed'andare il proietto con movimento equabilequando la gravitànon lo inclinasse a basso. Intendasi ora dal punto A prodotta unalinea rettala quale con la A B contenga qualsivoglia angoloe siaquesta A Ee notiamo sopra la A B alcuni spazii eguali A FF HHKe da essi tiriamo le perpendicolari F GH IK L sino alla A E. Eperchécome altra volta si è dettoil grave cadentepartendosi dalla quieteva acquistando sempre maggior grado divelocità di tempo in temposecondo che l'istesso tempo vacrescendo possiamo figurarci gli spazii A FF HH K rappresentarcitempi egualie le perpendicolari F GH IK L gradi di velocitàacquistati in detti tempisí che il grado di velocitàacquistato in tutto il tempo A K sia come la linea K L rispetto algrado H I acquistato nel tempo A He 'l grado F G nel tempo A Fliquali gradi K LH IF G hanno (come è manifesto) la medesimaproporzione che i tempi KAHAFA; e se altre perpendicolari sitireranno da i punti ad arbitrio notati nella linea F Asempre sitroverranno gradi minori e minori in infinitoprocedendo verso ilpunto Arappresentante il primo instante del tempo e il primo statodi quiete: e questo ritiramento verso A ci rappresenta la primapropensione al moto in giúdiminuita in infinito perl'avvicinamento del mobile al primo stato di quieteil qualeavvicinamento è agumentabile in infinito. Troveremo adessol'altra diminuzion di velocitàche pure si può fare ininfinito per la diminuzion della gravità del mobile; e questosi rappresenterà col produrre altre linee dal punto Alequali contengano angoli minori dell'angolo BAEqual sarebbe questa ADla qualesegando le parallele K LH IF G ne' punti MNOcifigura i gradi F OH NK M acquistati ne i tempi A FA HA Kminori de gli altri gradi F GH IK L acquistati ne i medesimitempima questi come da un mobile piú gravee quelli da unpiú leggiero. Ed è manifesto che col ritirar la linea EA verso A Bristrignendo l'angolo E A B (il che si può farein infinitosí come la gravità in infinito si puòdiminuire)si vien parimente a diminuire in infinito la velocitàdel cadenteed in conseguenza la causa che impediva la proiezione: eperò pare che dall'unione di queste due ragioni contro allaproiezionediminuite in infinitonon possa ella esser impedita. Eriducendo tutto l'argomento in brevi parolediremo: Col ristrignerl'angolo E A B si diminuiscono i gradi di velocità L KI HGF; ed in oltre col ritirar le parallele K LH IF G verso l'angoloA si diminuiscono pure i medesimi gradie l'una e l'altradiminuzione si estende in infinito: adunque la velocità delmoto in giú si potrà ben diminuir tanto e tanto(potendosi doppiamente diminuire in infinito)che ella non basti perrestituire il mobile sopra la circonferenza della ruotae per farein conseguenzache la proiezione venga impedita e tolta.All'incontro poiper far che la proiezion non seguabisogna che glispazii per i quali il proietto deve scendere per riunirsi alla ruotasi facciano cosí brevi ed angustiche per tardaanzi purdiminuita in infinitoche sia la scesa del mobileella pur basti aricondurvelo; e però bisognerebbe che si trovasse unadiminuzione di essi spazii non solo fatta in infinitoma di unainfinità tale che superasse la doppia infinità che sifa nella diminuzion della velocità del cadente in giú.Ma come si diminuirà una magnitudine piú di un'altrache si diminuisce doppiamente in infinito? Ora noti il signorSimplicio quanto si possa ben filosofare in natura senza geometria! Igradi della velocità diminuiti in infinitosí per ladiminuzion della gravità del mobile sí perl'avvicinamento al primo termine del motocioè allo stato diquietesempre son determinatie proporzionatamente rispondono alleparallele comprese tra due linee rette concorrenti in un angoloconforme all'angolo B A E o B A D o altro in infinito piúacutoma però sempre rettilineo. ma la diminuzione deglispazii per li quali il mobile ha da ricondursi sopra la circonferenzadella ruota è proporzionata ad un'altra sorte di diminuzionecompresa dentro a linee che contengono un angolo infinitamente piústretto ed acuto di qualsivoglia acuto rettìlineoquale saràquesto. Piglisi nella perpendicolare A C qualsivoglia punto Cefattolo centrodescrivasi con l'intervallo C A un arco A M Pilquale taglierà le parallele determinatrici de i gradi divelocitàper minime che elle siano e comprese dentro adangustissimo angolo rettilineo; delle quali parallele le parti cherestano tra l'arco e la tangente A B sono le quantità de glispazii e de i ritorni sopra la ruotasempre minorie con maggiorproporzione minori quanto piú s'accostano al contattominoridicodi esse paralleledelle quali son parti. Le parallele compresetra le linee rettenel ritirarsi verso l'angolodiminuiscono semprecon la medesima proporzionecomeverbigraziaessendo divisa la A Hin mezo nel punto Fla parallela H I sarà doppia della F Gesuddividendo la F A in mezola parallela prodotta dal punto delladivisione sarà la metà della F Ge continuando lasuddivisione in infinitole parallele sussequenti saranno sempre lametà delle prossime precedenti: ma non cosí avvienedelle linee intercette tra la tangente e la circonferenza delcerchio; imperocchéfatta l'istessa suddivisione nella F A epostoper esempioche la parallela che vien dal punto H fussedoppia di quella che vien da Fquesta sarà poi piú chedoppia della seguentee continuamente quanto verremo verso iltoccamento A troveremo le precedenti linee contenere le prossimeseguenti trequattrodiecicentomillecentomilae centomilionie piú in infinito. La brevitàdunquedi talilinee si riduce a taleche di gran lunga supera il bisogno per farche il proiettoper leggerissimo che siaritornianzi pur simantengasopra la circonferenza.

Sagredo:Io resto molto ben capace di tutto il discorso e della forzacon la quale egli strigne: tuttavia mi pare che chi volessetravagliarlo ancorapotrebbe muoverci qualche difficultàcondire che delle due cause che rendono la scesa del mobile piú epiú tarda in infinitoè manifesto che quella chedepende dalla vicinità al primo termine della scesacrescesempre con la medesima proporzionesí come sempre mantengonol'istessa proporzione tra di loro le parallele etc.; ma che ladiminuzion della medesima velocità dependente dalla diminuziondella gravità del mobile (che era la seconda causa) si facciaessa ancora con la medesima proporzionenon par cosímanifesto. E chi ci assicura che ella non si faccia secondo laproporzione delle linee intercette tra la tangente e la circonferenzao pur anco con proporzion maggiore?

Salviati:Io avevo preso come per vero che le velocità de imobili naturalmente descendenti seguitassero la proporzione delleloro gravitàin grazia del signor Simplicio e d'Aristotileche in piú luoghi l'afferma come proposizione manifesta; voiin grazia dell'avversarioponete ciò in dubbioed asseritepoter esser che la velocità si accresca con proporzionmaggioreed anco maggiore in infinitodi quella della gravitàonde tutto il discorso passato vadia per terra; resta a mepersostenerloil dire che la proporzione delle velocità èmolto minore di quella delle gravitàe cosí nonsolamente sollevarema fortificarequanto si è detto: e diquesto ne adduco per prova l'esperienzala quale ci mostreràche un grave anco ben trenta e quaranta volte piú di un altroqual sarebbeper esempiouna palla di piombo ed una di sughero nonsi moverà né anco a gran pezzo piú veloce ildoppio. Orase la proiezione non si farebbe quando ben la velocitàdel cadente si diminuisse secondo la proporzione della gravitàmolto meno si farà ella tutta volta che poco si scemi lavelocità per molto che si detragga del peso. Ma posto anco chela velocità si diminuisse con proporzione assai maggiore diquella con che si scemasse la gravitàquando ben anco ellafusse quella stessa con la quale si diminuiscono quelle parallele trala tangente e la circonferenzaio non penetro necessitàveruna che mi persuada doversi far la proiezione di materie quanto sivogliano leggierissimeanzi affermo pure che ella non si faràintendendo però di materie non propriamente leggierissimecioè prive di ogni gravità e che per lor natura vadanoin altoma che lentissimamente descendano ed abbiano pochissimagravità: e quello che mi muove a cosí credere èche la diminuzione di gravitàfatta secondo la proporzionedelle parallele tra la tangente e la circonferenzaha per termineultimo ed altissimo la nullità di pesocome quelle parallelehanno per ultimo termine della lor diminuzione l'istesso contattoche è un punto indivisibile; ora la gravità non sidiminuisce mai sino al termine ultimoperché cosí ilmobile non sarebbe grave; ma ben lo spazio del ritorno del proiettoalla circonferenza si riduce all'ultima piccolezzail che èquando il mobile posa sopra la circonferenza nell'istesso punto delcontattotalché per ritornarvi non ha bisogno di spazioquanto: e peròsia quanto si voglia minima la propensione almoto in giúsempre è ella piú che a bastanzaper ricondurre il mobile su la circonferenzadalla quale ei distaper lo spazio minimocioè per niente.

Sagredo:Veramente il discorso è molto sottilema altrettantoconcludente; ed è forza confessare che il voler trattar lequistioni naturali senza geometria è un tentar di fare quelloche è impossibile ad esser fatto.

Salviati:Ma il signor Simplicio non dirà cosí; se beneio non credo ch'ei sia di quei Peripatetici che dissuadono i lordiscepoli dallo studio delle mattematichecome quelle che depravanoil discorso e lo rendono meno atto alla contemplazione.

Simplicio:Io non farei questo torto a Platonema direi bene conAristotile che ei s'immerse troppo e troppo s'invaghí diquella sua geometria; perché finalmente queste sottigliezzemattematichesignor Salviatison vere in astrattoma applicatealla materia sensibile e fisica non rispondono: perchédimostrerranno ben i mattematici con i lor principiiper esempioche sphæra tangit planum in punctoproposizione similealla presente; ma come si viene alla materiale cose vanno per unaltro verso: e cosí voglio dire di quest'angoli del contatto edi queste proporzioniche tutte poi vanno a monte quando si vienealle cose materiali e sensibili.

Salviati:Adunque voi non credete altrimenti che la tangente tocchi lasuperficie del globo terrestre in un punto?

Simplicio:Non solo in un puntoma credo che molte e molte decine eforse centinaia di braccia vadia una linea retta toccando lasuperficie anco dell'acquanon che della Terraprima che separarsida lei.

Salviati:Ma s'io vi concedo questa cosanon v'accorgete voi che tantopeggio è per la causa vostra? perchése posto che latangenteda un sol punto in fuorifusse separata dalla superficiedella Terrasi è ad ogni modo dimostrato che per la grandestrettezza dell'angolo della contingenza (se però si devechiamar angolo) il proietto non si separerebbequanto meno avràegli causa di separarsi se quell'angolo si chiuda affatto e lasuperficie e la tangente procedano unitamente? Non vedete voi che aquesto modo la proiezione si farebbe su l'istessa superficie dellaTerrache tanto è quanto a dire che ella non si farebbe?Vedete adunque qual sia la forza del veroche mentre voi cercated'atterrarloi vostri medesimi assalti lo sollevano e l'avvalorano.Ma già che vi ho tratto di questo errorenon vorrei giàlasciarvi in quest'altro che voi stimaste che una sfera materiale nontocchi un piano in un sol punto; e vorrei pur che la conversazioneancor che di poche oreavuta con persone che hanno qualche cogniziondi geometria vi facesse comparir un poco piú intelligente traquei che non ne sanno niente. Orper mostrarvi quanto sia grandel'error di coloro che dicono che una sferaverbigraziadi bronzonon tocca un pianoverbigraziad'acciaioin un puntoditemi qualconcetto voi vi formeresti di uno che dicesse e costantementeasseverasse che la sfera non fusse veramente sfera.

Simplicio:Lo stimerei per privo di discorso affatto.

Salviati:In questo stato è colui che dice che la sferamateriale non tocca un pianopur materialein un puntoperchéil dir questo è l'istesso che dire che la sfera non èsfera. E che ciò sia veroditemi in quello che voi costituitel'essenza della sferacioè che cosa è quella che fadifferir la sfera da tutti gli altri corpi solidi.

Simplicio:Credo che l'essere sfera consista nell'aver tutte le lineeretteprodotte dal suo centro sin alla circonferenza eguali.

Salviati:Talché quando tali linee non fussero egualiquel talsolido non sarebbe altrimenti una sfera.

Simplicio:Signor no.

Salviati:Ditemi appressose voi credete che delle molte linee che siposson tirar tra due puntive ne possa essere altro che una rettasola.

Simplicio:Signor no.

Salviati:Ma voi intendete pure che questa sola retta sarà poiper necessità la brevissima di tutte l'altre.

Simplicio:L'intendoe ne ho anche la dimostrazion chiaraarrecata daun gran filosofo peripatetico; e parmise ben mi ricordach'ei laporti riprendendo Archimedeche la suppone come notapotendoladimostrare.

Salviati:Questo sarà stato un gran matematicoavendo potutodimostrar quel che né seppe né potette dimostrareArchimede; e se ve ne sovvenisse la dimostrazionela sentireivolentieriperché mi ricordo benissimo che Archimede ne ilibri della sfera e del cilindro mette cotesta proposizione tra ipostulatie tengo per fermo che l'avesse per indimostrabile.

Simplicio:Credo che mi sovverràperch'ella è assaifacile e breve.

Salviati:Tanto sarà maggior la vergogna d'Archimedee lagloria di cotesto filosofo.

Simplicio:Io farò la sua figura. Tra i punti AB tira la linearetta A B e la curva A C Bdelle quali ei vuol provare la rettaesser piú breve; e la prova è tale.

Nellacurva piglia un puntoche sarebbe Ce tira due altre rette A CCBle quali due sono piú lunghe della sola A Bche cosídimostra Euclide. ma la curva A C B è maggiore delle due retteA CC B; adunque a fortiori la curva A C B sarà moltomaggiore della retta A Bche è quello che si dovevadimostrare.

Salviati:Io non credo che a cercar tutti i paralogismi del mondo sipotesse trovare il piú accomodato di questo per dare unesempio della piú solenne fallacia che sia tra tutte lefallaciecioè di quella che prova ignotum per ignotius.

Simplicio:In che modo?

Salviati:Come in che modo? la conclusione ignotache voi voleteprovarenon è che la curva A C B sia piú lunga dellaretta A B? il mezo termineche si piglia per notonon è chela curva A C B sia maggior delle due A CC Ble quali è notoesser maggior della A B? e se vi è ignoto che la curva siamaggiore della sola retta A Bcome non sarà egli assai piúignoto che ella sia maggiore delle due rette A CC Bche si saesser maggiori della sola A B? e voi lo prendete per noto?

Simplicio:Io non intendo ancor bene dove consista la fallacia.

Salviati:Come le due rette sien maggiori della A B (sí come ènoto per Euclide)tuttavolta che la curva sia maggior delle duerette A CC Bnon sarà ella molto maggiore della sola rettaA B?

Simplicio:Signor sí.

Salviati:Esser maggiore la curva A C B della retta A B è laconclusionepiú nota del mezo termineche è l'esserla medesima curva maggior delle due rette A CC B: oraquando ilmezo è manco noto della conclusionesi domanda provareignotum per ignotius. Or torniamo al nostro proposito: bastache voi intendetela retta esser la brevissima di tutte le linee chesi posson tirare fra due punti. E quanto alla principal conclusionevoi dite che la sfera materiale non tocca il piano in un sol punto:qual è dunque il suo contatto?

Simplicio:Sarà una parte della sua superficie.

Salviati:E il contatto parimente d'un'altra sfera eguale alla primasarà pure una simil particella della sua superficie?

Simplicio:Non ci è ragione che non deva esser cosí.

Salviati:Adunque ancor le due sferetoccandosi si toccheranno con ledue medesime particelle di superficieperchéadattandosiciascheduna di esse all'istesso pianoè forza che si adattinoancor fra di loro. Imaginatevi ora le due sferei cui centri ABche si tocchinoe congiungansi i lor centri con la retta linea A Bla quale passerà per il toccamento. Passi per il punto Cepreso nel toccamento un altro punto Dcongiungansi le due rette A DB Dsí che si constituisca il triangolo ADBdel quale i duelati ADDB saranno eguali all'altro solo A C Bcontenendotantoquelli quanto questidue semidiametriche per la definizion dellasfera sono tutti eguali: e cosí la retta A Btirata tra i duecentri ABnon sarà la brevissima di tutteessendoci le dueADDB eguali a lei; il che per le vostre concessioni èassurdo.

Simplicio:Questa dimostrazione conclude delle sfere in astrattoe nondelle materiali.

Salviati:Assegnatemi dunque in che cosa consiste la fallacia del mioargomentogià che non conclude nelle sfere materialima síbene nelle immateriali e astratte.

Simplicio:Le sfere materiali son soggette a molti accidentia i qualinon soggiacciono le immateriali. E perché non può essercheposandosi una sfera di metallo sopra un pianoil proprio pesonon calchi in modo che il piano ceda qualche pocoo vero chel'istessa sfera nel contatto si ammacchi? In oltrequel pianodifficilmente potrà esser perfettoquando non per altroalmeno per esser la materia porosa; e forse non sarà mendiffficile il trovare una sfera cosí perfettache abbia tuttele linee dal centro alla superficie egualissime per l'appunto.

Salviati:Oh tutte queste cose ve le concedo io facilmentema ellesono assai fuor di proposito; perché mentre voi voletemostrarmi che una sfera materiale non tocca un piano materiale in unpuntovoi vi servite d'una sfera che non è sfera e d'un pianoche non è pianopoichéper vostro detto o queste cosenon si trovano al mondo o se si trovano si guastano nell'applicarsi afar l'effetto. Era dunque manco male che voi concedeste laconclusione ma condizionatamentecioè che se si desse inmateria una sfera e un piano che fussero e si conservassero perfettisi toccherebber in un sol puntoe negaste poi ciò potersidare.

Simplicio:Io credo che la proposizione de i filosofi vadia intesa incotesto sensoperché non è dubbio che l'imperfeziondella materia fa che le cose prese in concreto non rispondono alleconsiderate in astratto.

Salviati:Come non si rispondono? Anzi quel che voi stesso dite alpresente prova che elle rispondon puntualmente.

Simplicio:In che modo?

Salviati:Non dite voi che per l'imperfezion della materia quel corpoche dovrebbe esser perfetto sferico e quel piano che dovrebbe esserperfetto pianonon riescono poi tali in concreto quali altri se gliimmagina in astratto?

Simplicio:Cosí dico.

Salviati:Adunquetuttavolta che in concreto voi applicate una sferamateriale a un piano materialevoi applicate una sfera non perfettaa un piano non perfetto; e questi dite che non si toccano in unpunto. Ma io vi dico che anco in astratto una sfera immaterialechenon sia sfera perfettapuò toccare un piano immaterialechenon sia piano perfettonon in un puntoma con parte della suasuperficie; talché sin qui quello che accade in concretoaccade nell'istesso modo in astratto: e sarebbe ben nuova cosa che icomputi e le ragioni fatte in numeri astrattinon rispondessero poialle monete d'oro e d'argento e alle mercanzie in concreto. Ma sapetesignor Simplicioquel che accade? Sí come a voler che icalcoli tornino sopra i zuccherile sete e le lanebisogna che ilcomputista faccia le sue tare di casseinvoglie ed altre bagagliecosíquando il filosofo geometra vuol riconoscere in concretogli effetti dimostrati in astrattobisogna che difalchi gliimpedimenti della materia; che se ciò saprà fareio viassicuro che le cose si riscontreranno non meno aggiustatamente che icomputi aritmetici. Gli errori dunque non consistono nénell'astratto né nel concreto né nella geometria onella fisica ma nel calcolatore che non sa fare i conti giusti. Peròquando voi aveste una sfera ed un piano perfettibenchématerialinon abbiate dubbio che si toccherebbero in un punto; e sequesto era ed è impossibíle ad aversimolto fuor diproposito fu il dire che sphæra æenea non tangit inpuncto. Ma piú vi aggiungosignor Simplicio: concedutoviche non si possa dare in materia una figura sferica perfetta néun piano perfettocredete voi che si possano dare due corpimateriali di superficie in qualche parte e in qualche modo incurvataanco quanto si voglia irregolatamente?

Simplicio:Di questi non credo che ce ne manchino.

Salviati:Come ve ne siano di taliquesti ancora si toccheranno in unpuntoché il toccarsi in un sol punto non è migaprivilegio particolare del perfetto sferico e del perfetto piano.Anzi chi piú sottilmente andasse contemplando questo negoziotroverebbe che piú difficile assai è il trovar duecorpi che si tocchino con parte delle lor superficieche con unpunto solo: perché a voler che due superficie combagino beneinsiemebisogna o che amendue sieno esattamente pianeo che se unaè colmal'altra sia concavama di una incavatura che perappunto risponda al colmo dell'altra; le quali condizioni son moltopiú difficili a trovarsiper la lor troppo strettadeterminazioneche le altreche nella casual larghezza soninfinite.

Simplicio:Adunque voi credete che due pietre o due ferripresi a casoe accostati insiemeil piú delle volte si tocchino in un solpunto?

Salviati:Ne gli incontri casuali credo di nosí perchéper lo piú sopra essi sarà qualche poco d'immondiziacedentesí perché non si usa diligenza in applicargliinsieme senza qualche percossaed ogni poca basta a far che l'unasuperficie ceda qualche poco all'altrasí che scambievolmentesi figurinoalmeno in qualche minima particellal'una all'improntadell'altra: ma quando le superficie loro fussero ben tersee cheposati amendue sopra una tavolaacciocché l'uno non gravassesopra all'altrosi spingessero pian piano l'uno verso l'altroionon ho dubbio che potrebbero condursi al semplice contatto in un solpunto.

Sagredo:Egli è forza che con vostra licenza io proponga certamia difficultànatami nel sentir proporre al signor Simpliciola impossibilità che è nel potersi trovare un corpomateriale e solido che abbia perfettamente la figura sferica e nelveder il signor Salviati prestargli in certo modonon contradicendol'assenso. Però vorrei sapere se la medesima difficultàsi trovi nel figurare un solido di qualche altra figuracioèper dichiararmi megliose maggior difficultà si trovi involer ridurre un pezzo di marmo in figura d'una sfera perfettached'una perfetta piramide o d'un perfetto cavallo o d'una perfettalocusta.

Salviati:Per questa prima rispostala darò io: e prima miscuserò dell'assenso che vi pare ch'io abbia prestato alsignor Simplicioil quale era solamente per a tempoperchéio ancora avevo in animoavanti che entrare in altra materiadirquello che per avventura sarà l'istesso o assai conforme alvostro pensiero. E rispondendo alla vostra prima interrogazionedicoche se figura alcuna si può dare a un solidola sferica èla facilissima sopra tutte l'altresì come è anco lasemplicissima e tiene tra le figure solide quel luogo che il cerchiotiene tra le superficiali: la descrizion del qual cerchiocome piúfacile di tutte le altreessa sola è stata giudicata da imatematici degna d'esser posta tra i postulati attenenti alledescrizioni di tutte l'altre figure. Ed è talmente facile laformazion della sferache se in una piastra piana di metallo duro sicaverà un vacuo circolaredentro al quale si vadia rivolgendocasualmente qualsivoglia solido assai grossamente tondeggiatoper sestesso senz'altro artifizio si ridurrà in figura sfericaquanto piú sia possibile perfetta purché quel talsolido non sia minore della sfera che passasse per quel cerchio; equel che ci è anche di piú degno di considerazione èche dentro a quel medesimo incavo si formeranno sfere di diversegrandezze. Quello poi che ci voglia per formare un cavallo o (comevoi dite) una locustalo lascio giudicare a voiche sapete chepochissimi scultori si troveranno al mondo atti a poterlo fareecredo che il signor Simplicio in questo particolare non dissentiràda me.

Simplicio:Non so se io dissenta punto da voi. L'oppinion mia èche nessuna delle nominate figure si possa perfettamente otteneremaper avvicinarsi quanto si possa al piú perfetto gradocredoche incomparabilmente sia piú agevole il ridurre il solido infigura sfericache in forma di cavallo o di locusta.

Sagredo:E questa maggior difficultà da che credete voi cheella dependa?

Simplicio:Sì come la grand'agevolezza nel formar la sfera derivadalla sua assoluta semplicità ed uniformitàcosíla somma irregolarità rende difficilissimo l'introdur l'altrefigure.

Sagredo:Adunquecome l'irregolarità è causa didifficultàanco la figura di un sasso rotto con un martello acaso sarà delle difficili a introdursiessendo essa ancorairregolare forse piú di quella del cavallo?

Simplicio:Cosí deve essere.

Sagredo:Ma ditemi: quella figuraqualunque ella si sia che ha quelsassohall'egli perfettissimamente o pur no?

Simplicio:Quella che egli hal'ha tanto perfettamentechenessun'altra le si assesta tanto puntualmente.

Sagredo:Adunquese delle figure irregolarie perciòdifficili a conseguirsipur se ne trovano infiniteperfettissimamente ottenutecon qual ragione si potrà direche la semplicissimae per ciò facilissima piú dituttesia impossibile a ritrovarsi?

Salviati:Signoricon vostra pacemi par che noi siamo entrati in unadisputa non molto piú rilevante che quella della lana caprinae dove che i nostri ragionamenti dovrebber continuar di esser intornoa cose serie e rilevantinoi consumiamo il tempo in altercazionifrivole e di nessun rilievo Ricordiamoci in grazia che il cercar lacostituzione del mondo è de' maggiori e de' piú nobilproblemi che sieno in naturae tanto maggior poiquanto vieneindrizzato allo scioglimento dell'altrodico della causa del flussoe reflusso del marecercata da tutti i grand'uomini che sono statisin qui e forse da niun ritrovata: peròquando altro non ciresti da produrre per l'assoluto scioglimento dell'instanza presadalla vertigine della Terrache fu l'ultima portata per argomentodella sua immobilità circa il proprio centropotremo passareallo scrutinio delle cose che sono in pro e contro al movimentoannuo.

Sagredo:Non vorreisignor Salviatiche voi misuraste gl'ingegni dinoi altri con la misura del vostro: voiavvezzo sempre ad occuparviin contemplazioni altissimestimate frivole e basse tal una diquelle che a noi paiono degno cibo de' nostri intelletti; peròtalvoltaper sodisfazione nostra non vi sdegnate di abbassarvi aconcedere qualcosa alla nostra curiosità. Quanto poi alloscioglimento dell'ultima instanzapresa dallo scagliamento dellavertigine diurnaper sodisfare a me bastava assai meno di quello chesi è prodotto; tuttavia le cose che si son dettesoprabbondantementemi son parse tanto curioseche non solo non mihanno stancata la fantasiama me l'hanno con le loro novitàtrattenuta sempre con diletto tale che maggior non sapreidesiderarne: però se qualche altra specolazione resta a voi daaggiugnerviproducetela purech'io per la parte mia moltovolentieri la sentirò.

Salviati:Io nelle cose trovate da me ho sempre sentito grandissimodilettoe doppo questoche è il massimoprovo gran piacerenel conferirle con qualche amico che le capisca e che mostri digustarle: orpoiché voi sete uno di questiallentando unpoco la briglia alla mia ambizioneche gode dentro di séquando io mi mostro piú perspicace di qualche altro reputatodi acuta vistaprodurròper colmo e buona misura delladiscussion passataun'altra fallacia de i seguaci di Tolomeo ed'Aristotilepresa nel già prodotto argomento.

Sagredo:Ecco che io avidamente mi apparecchio a sentirla.

Salviati:Noi aviamo sin qui trapassato e conceduto a Tolomeo comeeffetto indubitabileche procedendo lo scagliamento del sasso dallavelocità della ruota mossa intorno al suo centrotanto siaccresca la causa di esso scagliamentoquanto la velocitàdella vertigine si agumenta; dal che si inferiva che essendo lavelocità della terrestre vertigine sommamente maggiore diquella di qualsivoglia macchina che noi artifiziosamente possiam fargirarel'estrusione in conseguenza delle pietre e de gli animalietc. dovesse esser violentissima. Ora io noto che in questo discorsoè una grandissima fallaciamentre noi indifferentemente edassolutamente paragoniamo le velocità tra di loro. Èvero che s'io fo comparazione delle velocità della medesimaruota o di due ruote eguali tra di loroquella che piúvelocemente sarà giratacon maggior impeto scaglieràle pietree crescendo la velocitàcon la medesimaproporzione crescerà anco la causa della proiezione; ma quandola velocità si facesse maggiore non con l'accrescer velocitànell'istessa ruotache sarebbe co 'l fargli dar numero maggiore diconversioni in tempi egualima co 'l crescere il diametro e far laruota maggioresí che ritenendo il medesimo tempo di unaconversione tanto nella piccola quanto nella gran ruotae solo nellagrande la velocità fusse maggiore per esser la suacirconferenza maggiorenon sia chi creda che la causa delloscagliamento nella gran ruota crescesse secondo la proporzione dellavelocità della sua circonferenza verso la velocitàdella circonferenza della minor ruotaperché questo èfalsissimocome per adesso una speditissima esperienza ci potràmostrar cosí alla grossa: ché tal pietra potremmo noiscagliare con una canna lunga un braccioche con una lunga seibraccia non potremoancorché il moto dell'estremitàdella canna lungacioè della pietra incastratavifusse piúveloce il doppio del moto della punta della canna piú corta;che sarebbe quando le velocità fussero taliche nel tempo diuna conversione intera della canna maggiorela minore ne facessetre.

SAGRQuestosignor Salviatiche voi mi ditegià comprendo iodovere necessariamente succeder cosíma non mi sovvien giàprontamente la causa perché eguali velocità non abbianoa operare egualmente in estruder i proiettima assai piúquella della ruota minore che l'altra della ruota maggiore: peròvi prego a dichiararmi come il negozio cammina.

Simplicio:Voisignor Sagredoquesta volta vi sete dimostratodissimile a voi medesimoche solete in un momento penetrar tutte lecoseed ora trapassate una fallacia posta nell'esperienza dellecannela quale ho io potuto penetrare; e questa è la diversamaniera di operare nel far la proiezione or con la canna breve ed orcon la lunga: perché a voler che la pietra scappi fuor dellacoccanon bisogna continuar uniformemente il suo motoma allorach'egli è velocissimoconvien ritenere il braccio e reprimerla velocità della cannaperloché la pietrache giàè in moto velocissimoscappa e con impeto si muove; ma talritegno non si può far nella canna maggiorela qualeper lasua lunghezza e flessibilitànon ubbidisce interamente alfreno del bracciomacontinuando di accompagnare il sasso perqualche spazioco 'l dolcemente frenarlo se lo ritien congiuntoenoncome se in un duro intoppo avesse urtatoda sé lo lasciafuggire ché quando amendue le canne urtassero in un ritegnoche le fermasseio credo che la pietra parimente scapperebbedall'una e dall'altraancorché i movimenti loro fusseroegualmente veloci.

Sagredo:Con licenzia del signor Salviatirisponderò io alcunacosa al signor Simpliciopoiché egli a me si èrivoltato: e dico che nel suo discorso vi è del buono e delcattivo buonoperché quasi tutto è vero; cattivoperché non fa in tutto al proposito nostro. Verissimo èche quando quello che con velocità porta le pietreurtasse inun ritegno immobileesse con impeto scorrerebbero innanziseguendone quell'effetto che tutto il giorno si vede accadere in unabarca chescorrendo velocementearreni o urti in qualche ostacoloche tutti quelli che vi son dentrocolti all'improvvisorepentinamente traboccano e cascano verso dove correva il navilio; equando il globo terrestre incontrasse un intoppo tale che del tuttoresistesse alla sua vertigine e la fermasseallora sì ch'iocredo che non solamente le fieregli edifizii e le cittàmale montagnei laghi e i mari si sovvertirebberoe pur che il globostesso non si dissipasse: ma niente di questo fa al proposito nostroche parliamo di quel che possa seguire al moto della Terra giratauniformemente e placidamente in se stessaancorché convelocità grande. Quello parimente che voi dite delle canneèin parte veroma non fu portato dal signor Salviati come cosa chepuntualmente si assesti alla materia di cui trattiamoma solamentecome un esempio che cosí alla grossa possa destarci la mente apiú accuratamente considerarese crescendosi la velocitàin qualsivoglia modocon l'istessa proporzione si accresca la causadella proiezionesì cheverbigraziase una ruota di diecibraccia di diametromovendosi in maniera che un punto della suacirconferenza passasse in un minuto d'ora cento bracciae perciòavesse impeto di scagliare una pietratale impeto si accrescecentomila volte in una ruota che avesse un milion di braccia didiametro: il che nega il signor Salviatied io inclino a crederl'istesso; ma non ne sapendo la ragionel'ho da esso richiestaecon desiderio la sto attendendo.

Salviati:Eccomi per darvi quella sodisfazione che dalle mie forze misarà concedutae benché nel mio primo parlare vi siaper parer ch'io vadia ricercando cose aliene dal proposito nostrotuttavia credo che nel progresso del ragionamento troverremo che purnon saranno tali. Però dicami il signor Sagredo in quali coseegli ha osservato consister la resistenza di alcun mobile all'essermosso.

Sagredo:Io per adesso non veggo esser nel mobile resistenza internaall'esser mosso se non la sua naturale inclinazione e propensione almoto contrariocome ne' corpi graviche hanno propensione al motoin giúla resistenza è al moto in su: ed ho dettoresistenza interna perché di questa credo che voiintendiatee non dell'esterneche sono accidentali e molte.

Salviati:Cosí ho voluto diree la vostra perspicacitàha prevalso al mio avvedimento. Ma s'io sono stato scarsonell'interrogaredubito che il signor Sagredo non abbiacon larispostaadequata a pieno la domandae che nel mobileoltre allanaturale inclinazione al termine contrariosia un'altra pureintrinseca e naturale qualità che lo faccia renitente al moto.Però ditemi di nuovo: non credete voi che l'inclinazioneverbigraziade i gravi di muoversi in giú sia eguale allaresistenza de i medesimi all'essere spinti in su?

Sagredo:Credo che ella sia tale per l'appunto; e per questo veggonella bilancia due pesi eguali restar fermi nell'equilibrioresistendo la gravità dell'uno all'esser alzato alla gravitàcon la quale l'altropremendo in giúalzar lo vorrebbe.

Salviati:Benissimo; sí che a voler che l'uno alzasse l'altrobisognerebbe accrescer peso al prementeo scemarlo all'altro. Ma senella sola gravità consiste la resistenza al moto in suondeavviene che nella bilancia di braccia disegualicioè nellastaderatalvolta un peso di cento libbreco 'l suo gravare in giúnon è bastante a alzarne uno di quattro libbre che glicontrasterà; e potrà questo di quattro abbassandosialzare quello di cento? ché tale è l'effetto dei romanoverso il grave peso che noi vogliam pesare. Se la resistenzaall'esser mosso risiede nella sola gravitàcome può ilromanoco'l suo peso di quattro libbre soleresistere al peso diuna balla di lana o di setache sarà ottocento o milleanzipure potrà egli vincere co 'l suo momento la balla esollevarla? Bisogna pursignor Sagredodire che qui si lavori conaltra resistenza e con altra forzache con quella della semplicegravità.

Sagredo:È necessario che sia cosí: però ditemiqual è questa seconda virtú.

Salviati:È quello che non era nella bilancia di braccia eguali.Considerate qual novità è nella staderaed in questadi necessità consiste la causa del nuovo effetto.

Sagredo:Credo che 'l vostro tentare mi abbia fatto sovvenir non soche. In amendue gli strumenti si lavora co 'l peso e co 'l moto:nella bilancia i movimenti sono egualie però l'un pesobisogna che superi l'altro in gravità per muoverlo; nellastadera il peso minore non moverà il maggiore se non quandoquesto si muova pocoessendo appeso nella minor distanzae quellosi muova moltopendendo da distanza maggiore: bisogna dunque direche 'l minor peso superi la resistenza del maggiore co 'l muoversimoltomentre l'altro si muova poco.

Salviati:Che tanto è quanto a dire che la velocità delmobile meno grave compensa la gravità del mobile piúgrave e meno veloce.

Sagredo:Ma credete voi che la velocità ristori per l'appuntola gravità? cioè che tanto sia il momento e la forza diun mobileverbigraziadi quattro libbre di pesoquanto quella diun di centoqualunque volta quello avesse cento gradi di velocitàe questo quattro gradi solamente?

Salviati:Certo sícome io vi potrei con molte esperienzemostrare: ma per ora bastivi la confermazione di questa sola dellastaderanella quale voi vedrete il poco pesante romano allora potersostenere ed equilibrare la gravissima ballaquando la sualontananza dal centrosopra il quale si sostiene e volgesi lastaderasarà tanto maggiore dell'altra minor distanza dallaquale pende la ballaquanto il peso assoluto della balla èmaggior di quel del romano. E di questo non poter la gran balla co 'lsuo peso sollevare il romanotanto men gravealtro non si vedepoterne esser cagione che la disparità de i movimenti che equella e questo far dovrebberomentre che la balla con l'abbassarsiun sol dito facesse alzare il romano cento dita (posto che la ballapesasse per cento romanie la distanza del romano dal centro dellastadera fusse cento volte piú della distanza tra 'l medesimocentro e 'l punto della sospension della balla): il muoversi poi lospazio di cento dita il romanonel tempo che la balla si muove perun sol ditoè l'istesso che 'l direesser la velocitàdel moto del romano cento volte maggior della velocità delmoto della balla. Ora fermatevi bene nella fantasiacome principiovero e notorioche la resistenza che viene dalla velocità delmoto compensa quello che depende dalla gravità d'un altromobile: sí chein conseguenzatanto resiste al l'esserfrenato un mobile d'una libbrache si muova con cento gradi divelocitàquanto un altro mobile di cento libbrela cuivelocità sia d'un grado soloed all'esser mossi due mobilieguali resisteranno egualmentese si avranno a far muovere con egualvelocità; ma se uno doverà esser mosso piúvelocemente dell'altrofarà maggior resistenzasecondo lamaggior velocità che se gli vorrà conferire. Dichiaratequeste cosevenghiamo all'esplicazion del nostro problema; e per piúfacile intelligenza facciamone un poco di figura. E siano due ruotediseguali intorno a questo centro Ae della minore sia lacirconferenza B Ge della maggiore C E Hed il semidiametro A B Csia eretto all'orizontee per i punti BC segniamo le rette lineetangenti B FC De ne gli archi B GC E sieno prese due partieguali B GC E; ed intendasi le due ruote esser girate sopra i lorcentri con eguali velocitàsí che due mobilili qualisarianoverbigraziadue pietreposte ne' punti B e Cvenganoortate per le circonferenze B GC E con eguali velocitàtalché nell'istesso tempo che la pietra B scorrerebbe perl'arco B Gla pietra C passerebbe l'arco C E: dico adesso che lavertigine della minor ruota è molto piú potente a farla proiezion della pietra Bche non è la vertigine dellamaggior ruota della pietra C. Imperocché dovendosicome giàsi è dichiarato far la proiezione per la tangentequando lepietre BC dovessero separarsi dalle lor ruote e cominciare il motodella proiezione da i punti BCverrebbero dall'impeto concepitodalla vertigine scagliate per le tangenti B FC D: per le tangentidunque B FC D hannole due pietreeguali impeti di scorreree viscorrerebbero se da qualche altra forza non ne fussero deviate. Nonsta cosísignor Sagredo?

Sagredo:Cosí mi par che cammini il negozio.

Salviati:Ma qual forza vi par che possa esser quella che devii lepietre dal muoversi per le tangentidove l'impeto della vertigineveramente le caccia?

Sagredo:È o la propria gravitào qualche colla che leritien posate o attaccate sopra le ruote.

Salviati:Ma a deviare un mobile dal moto dove egli ha impetonon civuol egli maggior forza o minoresecondo che la deviazione ha daesser maggiore o minore? cioèsecondoché nelladeviazione egli dovrà nell'istesso tempo passar maggiore ominore spazio?

Sagredo:Síperché già di sopra fu concluso chea far muovere un mobilecon quanta maggior velocità si ha dafar muoveretanto bisogna che sia maggiore la virtú movente.

Salviati:Ora considerate come per deviar la pietra della minor ruotadal moto della proiezioneche ella farebbe per la tangente B Feritenerla attaccata alla ruotabisogna che la propria gravitàla ritiri per quanto è lunga la segante F Go vero laperpendicolare tirata dal punto G sopra la linea B F; dove che nellaruota maggiore il ritiramento non ha da esser piú che si siala segante D Eo vero la perpendicolare tirata dal punto E sopra latangente D Cminor assai della F Ge sempre minore e minore secondoche la ruota si facesse maggiore: e perché questi ritiramentisi hanno a fare in tempi egualicioè mentre che si passano lidue archi eguali B GC Equello della pietra Bcioè ilritiramento F Gdoverà esser piú veloce dell'altro DEe però molto maggior forza si ricercherà per tenerla pietra B congiunta alla sua piccola ruotache la pietra C allasua grandech'è il medesimo che direche tal poca cosaimpedirà lo scagliamento nella ruota grandeche non loproibirà nella piccola. È manifestodunqueche quantopiú si cresce la ruotatanto si scema la causa dellaproiezione.

Sagredo:Da questo che ora intendo mercé del vostro lungosminuzzamentomi par di poter far restar pago il mio intelletto conassai breve discorso: perchévenendo dalla velocitàeguale delle due ruote impresso impeto eguale in amendue le pietreper le tangentisi vede la gran circonferenza co 'l poco separarsidalla tangenteandar secondando in un certo modo e con dolce morsosuavemente raffrenando nella pietra l'appetitoper cosí diredi separarsi dalla circonferenzasí che qualunque piccolritegnoo della propria inclinazione o di qualche glutinebasta amantenervela congiunta; il quale poi resta invalido a ciòpoter fare nella piccola ruotala qualeco 'l poco secondare ladirezione della tangentecon troppa ingorda voglia cerca ritenere asé la pietrae non essendo il freno e 'l glutine piúgagliardo di quello che manteneva l'altra pietra unita con la maggiorruotasi strappa la cavezzae si corre per la tangente. Per tantoio non solamente resto capace dell'aver tutti quelli erratochehanno creduto crescersi la cagione della proiezione secondo che siaccresce la velocità della vertigine; ma di piú voconsiderandoche scemandosi la proiezione nell'accrescersi la ruotatuttavoltaché si mantenga la medesima velocità in esseruoteforse potrebbe esser vero che a voler che la gran ruotascagliasse come la piccolabisognasse crescerle tanto di velocitàquanto se le cresce di diametroche sarebbe quando le intereconversioni si finissero in tempi eguali e cosí si potrebbestimare che la vertigine della Terra non piú fusse bastante ascagliare le pietreche qualsivoglia altra piccola ruota che tantolentamente si girasseche in ventiquattr'ore desse una sola rivolta.

Salviati:Non voglio per ora che noi cerchiamo tant'oltre; basta cheassai abbondantemente abbiamo (s'io non m'inganno) mostratol'inefficacia dell'argumentoche nel primo aspetto parevaconcludentissimoe tale era stato stimato da grandissimi uomini: edassai bene speso mi parrà il tempo e le parolese anco nelconcetto del signor Simplicio averò guadagnato qualchecredenzanon dirò della mobilità della Terramaalmanco del non esser l'opinion di coloro che la credonotantoridicola e stoltaquanto le squadre de' filosofi comuni la tengono.

Simplicio:Le soluzioni addotte sin qui all'instanze fatte contro aquesta diurna revoluzion della Terraprese da i gravi cadenti dallasommità d'una torree da i proietti a perpendicolo in su osecondo qualsivoglia inclinazione lateralmenteverso orienteoccidentemezzogiorno o settentrione etc.mi hanno in qualche partescemata l'antiquata incredulità concepita contro a taleopinione: ma altre maggiori difficultà mi si aggirano adessoper la fantasiadalle quali io assolutamente non mi saprei maisvilupparené forse credo che voi medesimi ve ne potretedisciorre; e può anco essere che venute non vi sienoall'orecchieperché sono assai moderne. E queste sono leopposizioni di due autori che ex professo scrivono contro alCopernico: le prime si leggono in un libretto di conclusioninaturali; le altre sono d'un gran filosofo e matematico insiemeinserte in un trattato che egli fa in grazia d'Aristotile e della suaopinione intorno all'inalterabilità del cielodove ei provache non pur le cometema anco le stelle nuovecioè quelladel settantadua in Cassiopea e quella del seicentoquattro nelSagittarionon erano altrimenti sopra le sfere de i pianetimaassolutamente sotto il concavo della Luna nella sfera elementare; eciò dimostra egli contro a TiconeKeplero e molti altriosservatori astronomie gli abbatte con le loro armi medesimecioèper via delle parallassi. Iose vi è in piacereprodurròle ragioni dell'uno e dell'altroperché le ho lette piúd'una volta con attenzione; e voi potrete esaminar la lor forza edirne il vostro parere.

Salviati:Essendoché il nostro principal fine è diprodurre e ponderar tutto quello che è stato addotto in pro econtro a i due sistemi Tolemaico e Copernicanonon è benepassar cosa alcuna delle scritte in cotal materia.

Simplicio:Comincerò dunque dall'instanze contenute nel librettodelle conclusionie poi verrò all'altre. Primieramentedunquel'autore con grand'acutezza va calcolando quante miglia perora fa un punto della superficie terrestre posto sotto l'equinozialee quante si fanno da altri punti posti in altri paralleli; e noncontento di investigar tali movimenti in tempi orariigli trova ancoin un minuto d'orané contento del minutolo ritrova sino auno scrupolo secondo; ma piúe' va insino a mostrarapertissimamente quante miglia farebbe in tali tempi una pallad'artiglieriaposta nel concavo dell'orbe lunaresuppostolo ancotanto grande quanto l'istesso Copernico se lo figuraper levar tuttii sutterfugii all'avversario: e fatta quest'ingegnosissima edesquisitissima supputazionedimostra che un grave cadente di lassúconsumerebbe assai piú di sei giorni per arrivar sino alcentro della Terradove naturalmente tendono tutte le cose gravi.Oraquando dall'assoluta potenza divina o da qualche angelo fussemiracolosamente trasferita lassú una grossissima palla diartiglieriae posta nel nostro punto verticale e di lílasciata in sua libertàè benper suo e mio parereincredibilissima cosa che ella nel descendere a basso si andassesempre mantenendo nella nostra linea verticalecontinuando di girarecon la Terra intorno al suo centro per tanti giornidescrivendosotto l'equinoziale una linea spirale nel piano di esso cerchiomassimoe sotto altri paralleli linee spirali intorno a coniesotto i poli cadendo per una semplice linea retta. Stabilisce poi econferma questa grand'improbabilità co 'l promoverper mododi interrogazionimolte difficultà impossibili a rimuoversida i seguaci del Copernico; e sonose ben mi ricorda…

Salviati:Piano un poco: di graziasignor Simplicionon vogliateavvilupparmi con tante novità in un tratto; io ho pocamemoriae però mi bisogna andar di passo in passo. E perchémi sovviene aver già voluto calcolare in quanto tempo un similgravecadendo dal concavo della Luna arriverebbe nel centro dellaTerrae mi par ricordare che il tempo non sarebbe sí lungosarà bene che voi ci dichiate con qual regola quest'autoreabbia fatto il suo computo.

Simplicio:Hallo fattoper provare il suo intento a fortiorivantaggioso assai per la parte avversasupponendo che la velocitàdel cadente per la linea verticale verso il centro della Terra fusseeguale alla velocità del suo moto circolare fatto nel cerchiomassimo del concavo dell'orbe lunareal cui ragguaglio verrebbe afare in un'ora dodicimila seicento miglia tedeschecosa cheveramente ha dell'impossibile; tuttaviaper abbondare in cautela edar tutti i vantaggi alla parteei la suppone per verae concludeil tempo della caduta dovere ad ogni modo esser piú di seigiorni.

Salviati:E quest'è tutto il suo progresso? e con questadimostrazione provail tempo di tal cascata dover esser piúdi sei giorni?

Sagredo:Parmi che e' si sia portato troppo discretamentepoichéessendo in poter del suo arbitrio dar qual velocità glipiaceva a un tal cadenteed in conseguenza farlo venire in Terra insei mesi ed anco in sei annisi è contentato di sei giorni.Ma di graziasignor Salviatiracconciatemi un poco il gusto co 'ldirmi in qual maniera procedeva il vostro computogià che voidite averlo altra volta fatto; ché ben son sicuro che se 'lquesito non ricercava qualche operazione spiritosavoi non vi aresteapplicata la mente.

Salviati:Non bastasignor Sagredoche la conclusione sia nobile egrandema il punto sta nel trattarla nobilmente. E chi non sa chenel resecar le membra di un animale si possono scoprir meraviglieinfinite della provida e sapientissima natura? tuttaviaper uno cheil notomista ne taglimille ne squarta il beccaio; ed ionel cercarora di sodisfare alla vostra domandanon so con quale delli dueabiti sia per comparire in scena: purpreso animo dalla comparsadell'autor del signor Simplicionon resterò di recitarvi (semi sovverrà) il modo che io tenevo. Ma prima ch'io metta manoad altronon posso lasciar di dire che dubito grandemente che ilsignor Simplicio non abbia fedelmente referito il modo co 'l qualequesto suo autore trova che la palla d'artiglierianel venir dalconcavo della Luna sino al centro della Terraconsumerebbe piúdi sei giorni; perchés'egli avesse supposto che la suavelocità nello scendere fusse stata eguale a quella delconcavo (come dice il signor Simplicio che e' suppone)si sarebbedichiarato ignudissimo anco delle prime e piú semplicicognizioni di geometria: anzi mi maraviglio che l'istesso signorSimplicio nell'ammetter la supposizione ch'egli dicenon veggal'esorbitanza immensa che in quella si contiene.

Simplicio:Ch'io abbia equivocato nel riferirlapotrebbe essere; ma cheio vi scuopra dentro fallacianon è sicuramente.

Salviati:Forse non ho ben appreso quel che avete riferito. Non ditevoi che quest'autore fa la velocità del moto della palla nelloscendere eguale a quella ch'ell'aveva nello andare in voltastandonel concavo lunaree che calando con tal velocità sicondurrebbe al centro in sei giorni?

Simplicio:Cosí mi par ch'egli scriva.

Salviati:E non vedete un'esorbitanza sí grande? Ma voi certo ladissimulate: ché non può esser che non sappiate che 'lsemidiametro del cerchio è manco che la sesta parte dellacirconferenza; e che in conseguenza il tempo nel quale il mobilepasserà il semidiametrosarà manco della sesta partedel tempo nel qualemosso con la medesima velocitàpasserebbe la circonferenza; e che però la pallascendendocon la velocità con la quale si muoveva nel concavoarriveràin manco di quattr'ore al centroposto che nel concavo compiesse unarevoluzione in ore ventiquattrocome bisogna ch'ei supponga permantenersi sempre nella medesima verticale.

Simplicio:Intendo ora benissimo l'errore; ma non glie lo vorreiattribuire immeritamenteed è forza ch'io abbia errato nelrecitar il suo argomento: e per fuggir di non gli n'addossar de glialtrivorrei avere il suo libroe se ci fusse chi andasse apigliarlol'averei molto caro.

Sagredo:Non mancherà un lacchèche anderàvolando; ed appunto si farà senza perdimento di tempochéintanto il signor Salviati ci favorirà del suo computo.

Simplicio:Potrà andareche lo troverà aperto su 'l miobanco insieme con quello dell'altro che pur argomenta contro alCopernico.

Sagredo:Faremo portar quello ancoraper piú sicurezza; ed intanto il signor Salviati farà il suo calculo. Ho spedito unservitore.

Salviati:Avanti di ogni altra cosabisogna considerare come ilmovimento de i gravi descendenti non è uniformema partendosidalla quiete vanno continuamente accelerandosi; effetto conosciuto edosservato da tuttifuor che dal prefato autore modernoil qualenon parlando di accelerazionelo fa equabile. Ma questa generalcognizione è di niun profittoquando non si sappia secondoqual proporzione sia fatto questo accrescimento di velocitàconclusione stata sino a i tempi nostri ignota a tutti i filosofieprimieramente ritrovata e dimostrata dall'Accademiconostro comunamico: il qualein alcuni suoi scritti non ancor pubblicatima inconfidenza mostrati a me e ad alcuni altri amici suoidimostra comel'accelerazione del moto retto de i gravi si fa secondo i numeriimpari ab unitatecioè che segnati quali e quanti sivoglino tempi egualise nel primo tempopartendosi il mobile dallaquieteaverà passato un tale spaziocomeper esempiounacannanel secondo tempo passerà tre cannenel terzo cinquenel quarto settee cosí conseguentemente secondo i succedentinumeri caffiche in somma è l'istesso che il dire che glispazii passati dal mobilepartendosi dalla quietehanno tra di loroproporzione duplicata di quella che hanno i tempi ne' quali talispazii son misuratio vogliam dire che gli spazii passati son tra diloro come i quadrati de' tempi.

Sagredo:Mirabil cosa sento dire. E di questo dite essernedimostrazion matematica?

Salviati:Matematica purissimae non solamente di questama di moltealtre bellissime passioni attenenti a i moti naturali e a i proiettiancoratutte ritrovate e dimostrate dall'amico nostro: ed io le hovedute e studiate tutte con mio grandissimo gusto e meravigliavedendo suscitata una nuova cognizione interaintorno ad un suggettodel quale si sono scritti centinaia di volumi; e né pur unasola dell'infinite conclusioni ammirabili che vi son dentroèstata osservata e intesa da alcuno prima che dal nostro amico

Sagredo:Voi mi fate fuggir la voglia d'intender piú oltre de inostri cominciati discorsie solo sentire alcuna delle dimostrazioniche mi accennate; peròo ditemele al presenteo almenodatemi ferma parola di farne meco una particolare sessioneed ancopresente il signor Simplicio se avrà gusto di sentire lepassioni ed accidenti del primario effetto della natura.

Simplicio:Averollo indubitatamenteancorchéper quantoappartiene al filosofo naturaleio non credo che il descendere acerte minute particolarità sia necessariobastando unageneral cognizione della definizion del moto e della distinzione dinaturale e violentoequabile e acceleratoe simili; chéquando questo non fusse bastatoio non credo che Aristotile avessepretermesso di insegnarci tutto quello che fusse mancato.

Salviati:Può essere. Ma non perdiamo piú tempo inquestoch'io prometto spenderci una meza giornata appartatamente pervostra sodisfazioneanzi pur ora mi sovviene avervi un'altra voltapromesso di darvi questa medesima sodisfazione. E tornando al nostrocominciato calcolo del tempo nel quale il grave cadente verrebbe dalconcavo della Luna sino al centro della Terraper proceder nonarbitrariamente e a casoma con metodo concludentissimocercheremoprima di assicurarcicon l'esperienza piú volte replicatainquanto tempo una pallaverbigraziadi ferro venga in Terradall'altezza di cento braccia.

Sagredo:Pigliando però una palla di un tal determinato pesoequella stessa sopra la quale noi vogliamo far il computo del tempodella scesa dalla Luna.

Salviati:Questo non importa nienteperché palle di unadidiecidi centodi mille libbretutte misureranno le medesime centobraccia nell'istesso tempo.

Simplicio:Oh questo non cred'ioné meno lo crede Aristotileche scrive che le velocità de i gravi descendenti hanno tra diloro la medesima proporzione delle loro gravità.

Salviati:Come voisignor Simpliciovolete ammetter cotesto per verobisogna che voi crediate ancorache lasciate nell'istesso momentocader due palle della medesima materiauna di cento libbre e l'altrad'unadall'altezza di cento bracciala grande arrivi in Terra primache la minore sia scesa un sol braccio: ora accomodatese voipoteteil vostro cervello a imaginarsi di veder la gran palla giuntain Terra quando la piccola sia ancora a men d'un braccio vicina allasommità della torre.

Sagredo:Che questa proposizione sia falsissimaio non ne ho undubbio al mondo; ma che anco la vostra sia totalmente veranon neson ben capace: tuttavia la credopoiché voi risolutamentel'affermate; il che son sicuro che non fareste quando non ne avestecerta esperienza o ferma dimostrazione.

Salviati:Honne l'una e l'altrae quando tratteremo la materia de imoti separatamenteve la comunicherò: intantoper non avereoccasione di piú interrompere il filoponghiamo di voler fareil computo sopra una palla di ferro di cento libbrela quale perreplicate esperienze scende dall'altezza di cento braccia in cinqueminuti secondi d'ora. E perchécome vi ho dettogli spaziiche si misurano dal cadentecrescono in duplicata proporzionecioèsecondo i quadrati de' tempiessendoché il tempo di un minutoprimo è duodecuplo del tempo di cinque secondise noimultiplicheremo le cento braccia per il quadrato di 12cioèper 144averemo 14400che sarà il numero delle braccia cheil mobile medesimo passerà in un minuto primo d'ora; eseguitando la medesima regolaperché un'ora è 60minutimultiplicando 14400numero delle braccia passate in unminutoper il quadrato di 60cioè per 3600ne verrà51840000numero delle braccia da passarsi in un'orache sono miglia17280. E volendo sapere lo spazio che si passerebbe in 4 oremultiplicheremo 17280 per 16 (che è il quadrato di 4)e ce neverranno miglia 276480: il qual numero è assai maggiore delladistanza dal concavo lunare al centro della Terrache èmiglia 196000facendo la distanza del concavo 56 semidiametriterrestricome fa l'autor modernoed il semidia metro della Terra3500 miglia di braccia 3000 l'unoquali sono le nostre migliaitaliane. Adunquesignor Simplicio quello spazio dal concavo dellaLuna al centro della Terra che il vostro computista diceva nonpotersi passare se non in assai piú di sei giornivedetecomefacendo il computo sopra l'esperienza e non su per le ditasipasserebbe in assai meno di 4 ore; e facendo il computo esattosipassa in ore 3minuti primi 22 e 4 secondi.

Sagredo:Di graziacaro Signornon mi defraudate di questo calculoesattoperché bisogna che sia cosa bellissima.

Salviati:Tale è veramente. Però avendo (come ho detto)con diligente esperienza osservato come un tal mobile passacadendol'altezza di 100 braccia in 5 secondi d'oradiremo: Se 100 bracciasi passano in 5 secondibraccia 588 000 000 (che tante sono 56semidiametri della Terra) in quanti secondi si passeranno? La regolaper quest'operazione è che si multiplichi il terzo numero peril quadrato del secondo; ne viene 14 700 000 000il quale si devedividere per il primocioè per 100e la radice quadrata delquozienteche è 12 124 minuti secondi d'orache sono ore 3minuti primi 22 e 4 secondi.

1005 588000000

AB C 25

__________________________

114700000000

35956

22

10

241________________

6012124

2422

202

242403

Sagredo:Ho veduta l'operazionema non intendo niente della ragionedel cosí operarené mi par tempo adesso di domandarla.

Salviati:Anzi ve la voglio direancorché non la ricerchiateperché è assai facile. Segniamo questi tre numeri conle lettere A primoB secondoC terzo; AC sono i numeri de glispaziiB è 'l numero del tempo: si cerca il quarto numeropur del tempo. E perché noi sappiamoche qual proporzione halo spazio A allo spazio Ctale deve avere il quadrato del tempo B alquadrato del tempo che si cerca peròper la regola aureasimultiplicherà il numero C per il quadrato del numero Bed ilprodotto si dividerà per il numero Aed il quoziente saràil quadrato del numeroche si cercae la sua radice quadrata saràl'istesso numero cercato. Or vedete come è facile daintendersi.

Sagredo:Tali sono tutte le cose veredoppo che son trovate; ma ilpunto sta nel saperle trovare. Io resto capacissimoe vi ringrazioe se altra curiosità vi resta in questa materiavi prego adirlaperchés'io debbo parlar liberamentediròconlicenzia del signor Simplicioche da i vostri discorsi imparo semprequalche bella novitàma da quelli de' suoi filosofi non sod'aver sin ora imparato cose di gran rilievo.

Salviati:Pur troppo ci resterebbe da dire in questi movimenti locali;ma conforme al convenuto ci riserberemo ad una sessione appartataeper ora dirò qualche cosa attenente all'autor proposto dalsignor Simplicio: al quale par d'aver dato un gran vantaggio allaparte nel concederle che quella palla d'artiglierianel cader dalconcavo della Lunapossa venir con velocità eguale allavelocità con la quale si sarebbe mossa in giro restando lassúe movendosi alla conversion diurna. Ora io gli dico che quella pallacadendo dal concavo sino al centroacquisterà grado divelocità assai piú che doppio della velocità delmoto diurno del concavo lunare; e questo mostrerò io consupposti verissimie non arbitrarii. Dovete dunque saperecome ilgrave cadendoed acquistando sempre velocità nuova secondo laproporzione già dettain qualunque luogo egli si trovi dellalinea del suo motoha in sé tal grado di velocitàchese ei continuasse di muoversi con quella uniformementesenza piúcrescerlain altrettanto tempo quanto è stato quello dellasua scesa passerebbe spazio doppio del passato nella linea delprecedente moto in giú: e cosíper esempiose quellapalla nel venir dal concavo della Luna al suo centro ha consumato ore3minuti primi 22 e 4 secondidico che giunta al centro si trovacostituita in tal grado di velocitàche se con quellasenzapiú crescerlacontinuasse di muoversi uniformementepasserebbe in altre ore 3minuti primi 22 e 4 secondi il doppio dispaziocioè quant'è tutto 'l diametro intero dell'orbelunare. E perché dal concavo della Luna al centro so no miglia196000le quali la palla passa in ore 3minuti primi 22 e 4secondiadunque (stante quello ch'è detto) continuando lapalla di muoversi con la velocità che si trova averenell'arrivare al centropasserebbein altre ore 3 minuti primi 22 e4 secondispazio doppio del dettocioè miglia 392000: ma lamedesimastando nel concavo della Lunache ha di circuito miglia1232000e movendosi con quello al moto diurnofarebbe nel medesimotempocioè in ore 3minuti primi 22 e 4 secondimiglia172880che sono assai manco che la metà delle miglia 392000.Ecco dunque come il moto nel concavo non è qual dice l'autormodernocioè di velocità impossibile a participarsidalla palla cadenteetc.

Sagredo:Il discorso camminerebbe benissimo e mi quieterebbequandomi fusse saldata quella partita del muoversi il mobile per doppiospazio del passato cadendoin altro tempo eguale a quel della scesaquando e' continuasse di muoversi uniformemente co 'l massimo gradodella velocità acquistata nel descendere: proposizione ancoun'altra volta da voi supposta per verama non dimostrata.

Salviati:Quest'è una delle dimostrate dal nostro amicoe lavedrete a suo tempo; ma in tanto voglio con alcune conietturenoninsegnarvi cosa nuovama rimuovervi da una certa opinione contrariamostrandovi che forse cosí possa essere. Sospendendosi con unfilo lungo e sottilelegato al palcouna palla di piombose noi laallontaneremo dal perpendicololasciandola poi in libertànon avete voi osservato che ella declinando passeràspontaneamente di là dal perpendicolo poco meno chealtrettanto?

Sagredo:L'ho osservato benissimoe veduto (massime se la palla saràgrave assai) che ella sormonta tanto poco meno della scesache hotalvolta creduto che l'arco ascendente sia eguale al descendenteeperò dubitato che le sue vibrazioni potessero perpetuarsi; ecrederò che lo farebbero se si potesse levar l'impedimentodell'ariala qualeresistendo all'esser apertaritarda qualchepoco ed impedisce il moto del pendolo: ma l'impedimento è benpoco; di che è argomento il numero grande delle vibrazioni chesi fanno avanti che il mobile si fermi del tutto.

Salviati:Non si perpetuerebbe il motosignor Sagredoquando ben silevasse totalmente l'impedimento dell'ariaperché ve n'èun altro piú recondito assai.

Sagredo:E qual è? ché altro non me ne sovviene.

Salviati:Vi gusterà il sentirloma ve lo dirò poi;intanto seguitiamo. Io vi ho proposta l'osservazione di questopendoloacciò che voi intendiate che l'impeto acquistatonell'arco descendentedove il moto è naturaleè perse stesso potente a sospignere di moto violento la medesima palla peraltrettanto spazio nell'arco simile ascendente; è taledicoper se stessorimossi tutti gl'impedimenti esterni. Credo anco chesenza dubitarne s'intendache sí come nell'arco descendentesi va crescendo la velocità sino al punto infimo delperpendicolocosí da questo per l'altro arco ascendente sivadia diminuendo sino all'estremo punto altissimoe diminuendo conl'istesse proporzioni con le quali si venne prima agumentandosíche i gradi delle velocità ne i punti egualmente distanti dalpunto infimo sieno tra di loro eguali. Di qui parmi (discorrendo conuna certa convenienza) di poter credereche quando il globoterrestre fusse perforato per il centrouna palla d'artiglieriascendendo per tal pozzo acquisterebbe sino al centro tal impeto divelocità che trapassato il centro la spignerebbe in su peraltrettanto spazio quanto fusse stato quello della cadutadiminuendosempre la velocità oltre al centro con decrementi simili agl'incrementi acquistati nello scendere; ed il tempo che siconsumerebbe in questo secondo moto ascendente credo che sarebbeeguale al tempo della scesa. Orase il mobile co 'l diminuirsuccessivamentesino alla totale estinzioneil sommo grado dellavelocità che ebbe nel centroconduce il mobile in tanto tempoper tanto spazio per quanto in altrettanto tempo era venuto conl'acquisto di velocità dalla total privazione di essa sino aquel sommo grado; par ben ragionevole che quando si movesse sempre co'l sommo grado di velocitàtrapassasse in altrettanto tempoamendue quelli spazii: perché se noi andremo con la mentedividendo quelle velocità in gradi crescenti e calanticomeverbigraziaquesti numerisí che i primi sino al 10 sieno icrescentie gli altri sino all'1 i calantie quellidel tempodella scesae gli altridel tempo della salitasi vede checongiunti tutti insiemefanno tanto quanto se una delle due parti diloro fusse stata tutta di gradi massimi; e però tutto lospazio passato con tutti i gradi delle velocità crescenti ecalanti (che è tutto il diametro intero) dev'esser eguale allospazio passato dalle velocità massime che in numero sono lametà dell'aggregato delle crescenti e delle calanti. Io miconosco essermi assai duramente spiegatoe Dio voglia ch'io mi lasciintendere.

Sagredo:Credo d'avere inteso benissimoed anco di poter in breviparole mostrar ch'io ho inteso. Voi avete voluto direchecominciando il moto dalla quiete ed andando successivamente crescendola velocità con agumenti egualiquali sono quelli de' numericonseguenticominciando dall'unitàanzi dal zerocherappresenta lo stato di quietedisponendogli cosíeconseguentemente quanti ne piacessesí che il minimo gradosia il zero e 'l massimoverbigrazia5tutti questi gradi divelocitàcon i quali il mobile si è mossofanno lasomma di 15; ma quando il mobile si movesse con tanti gradi in numeroquanti son questie che ciascheduno fusse eguale al massimoche è5l'aggregato di tutte queste velocità sarebbe doppiodell'altrecioè 30: e però movendosi il mobile peraltrettanto tempoma con velocità equabile e qual èquella del sommo grado 5doverà passare spazio doppio diquello che passò nel tempo acceleratoche cominciòdallo stato di quiete.

12 3 4 5 6 7 8 9 10 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5

Salviati:Voiconforme alla vostra velocissima e sottilissimaapprensivaavete spiegato il tutto assai piú lucidamente dimee fattomi anco venire in mente di aggiugnere alcuna cosa di piú.Imperocchéessendo nel moto accelerato l'agumento continuonon si può compartire i gradi della velocitàla qualesempre crescein numero alcuno determinatoperchémutandosidi momento in momentoson sempre infiniti: però megliopotremo esemplificare la nostra intenzione figurandoci un triangoloqual sarebbe questo A B Cpigliando nel lato A C quante parti egualine piaceràA DD EE FF Ge tirando per i punti DEFG linee rette parallele alla base B C; dove voglio che ci imaginiamole parti segnate nella linea A C esser tempi egualie le paralleletirate per i punti DEFG rappresentarci i gradi delle velocitàaccelerate e crescenti egualmente in tempi egualied il punto Aesser lo stato di quietedal quale partendosi il mobile abbiaverbigrazianel tempo A D acquistato il grado di velocità DHnel seguente tempo aver cresciuta la velocità sopra ilgrado D H sino al grado E Ie conseguentemente fattala maggiore ne itempi succedentisecondo i crescimenti delle linee F KG Letc. Maperché l'accelerazione si fa continuamente di momento inmomentoe non intercisamente di parte quanta di tempo in partequantaessendo posto il termine A come momento minimo di velocitàcioè come stato di quiete e come primo instante del temposusseguente A Dè manifesto che avanti l'acquisto del gradodi velocità D Hfatto nel tempo A Dsi è passato peraltri infiniti gradi minori e minoriguadagnati ne gli infinitiinstanti che sono nel tempo D Acorrispondenti a gli infiniti puntiche sono nella linea D A: però per rappresentare la infinitàde i gradi di velocità che precedono al grado D Hbisognaintendere infinite linee sempre minori e minoriche si intendanotirate da gl'infiniti punti della linea D Aparallele alla D Hlaqual infinità di linee ci rappresenta in ultimo la superficiedel triangolo A H D; e cosí intenderemoqualsivoglia spaziopassato dal mobile con moto checominciando dalla quietesi vadiauniformemente accelerandoaver consumato ed essersi servito diinfiniti gradi di velocità crescenticonforme all'infinitelineechecominciando dal punto Asi intendono tirate parallelealla linea H D ed alle I EK FL GB Ccontinuandosi il motoquanto ne piace.

Orafiniamo l'intero parallelogrammo A M B Ce prolunghiamo sino al suolato B M non solo le parallele segnate nel triangoloma la infinitàdi quelle che si intendono prodotte da tutti i punti del lato A C. Esí come la B C era massima delle infinite del triangolorappresentanteci il massimo grado di velocità acquistato dalmobile nel moto acceleratoe tutta la superficie di esso triangoloera la massa e la somma di tutta la velocità con la quale neltempo A C passò un tale spaziocosí il parallelogrammoviene ad esser una massa ed aggregato di altrettanti gradi divelocitàma ciascheduno eguale al massimo B Cla qual massadi velocità viene a esser doppia della massa delle velocitàcrescenti del triangolosí come esso parallelogrammo èdoppio del triangolo; e peròse il mobile che cadendo si èservito de i gradi di velocità accelerataconforme altriangolo A B Cha passato in tanto tempo un tale spazioèben ragionevole e probabile che servendosi delle velocitàuniformie rispondenti al parallelogrammopassi con moto equabilenel medesimo tempo spazio doppio al passato dal moto accelerato.

Sagredo:Resto interamente appagato. E se voi chiamate questo undiscorso probabilequali saranno le dimostrazioni necessarie?Volesse Dio che in tutta la comune filosofia se ne trovasse pur unadelle sí concludenti!

Simplicio:Non bisogna nella scienza naturale ricercar l'esquisitaevidenza matematica.

Sagredo:Ma questa del moto non è quistion naturale? e pur nontrovo che di esso Aristotile mi dimostri pur un minimo accidente. Manon divertiamo piú il nostro ragionamentoe voisignorSalviatinon mancate in grazia di dirmi quello che mi accennasteesser cagione del fermare il pendolooltre alla resistenza del mezoall'esser aperto.

Salviati:Ditemi: di due pendenti da distanze disegualiquello che èattaccato a piú lunga corda non fa le sue vibrazioni piúrare?

Sagredo:Síquando si movessero per eguali distanze dalperpendicolo.

Salviati:Cotesto allontanarsi piú o meno non importa nienteperché il medesimo pendolo fa le sue reciprocazioni sempresotto tempi egualisieno quelle lunghissime o brevissime; cioèrimuovasi il pendolo assaissimo o pochissimo dal perpendicolo; e sepur non sono del tutto egualison elleno insensibilmente differenticome l'esperienza vi può mostrare; ma quando ben le fusseromolto disegualinon disfavorirebbema favorirebbe la causa nostra.Imperocché segniamo il perpendicolo A Be penda dal punto Anella corda A C un peso Ced un altro pur nella medesima piúaltoche sia E; e discostata la corda A C dal perpendicoloelasciata poi in libertài pesi CE si moveranno per gliarchi C B DE G F: ed il peso Ecome pendente da minor distanzaedanco come (per vostro detto) allontanato meno vuol ritornare indietropiú presto e far le sue vibrazioni piú frequenti che ilpeso Ce però gli impedirà il trascorrere tant'oltreverso il termine D quanto farebbe se fusse libero; e cosírecandogli in ogni vibrazione continuo impedimentofinalmente loridurrà alla quiete. Orala corda medesima (levando i pesi dimezo) è un composto di molti pendoli gravicioèciascheduna delle sue parti è un tal pendoloattaccato piúe piú vicino al punto A e però disposto a far le suevibrazioni sempre piú e piú frequenti; ed inconseguenza è abile ad arrecare un continuo impedimento alpeso C. Segno di questo ne èche se noi osserveremo la cordaA Cla vedremo distesa non rettamentema in arco; e se noi incambio di corda piglieremo una catenavedremo tale effetto assai piúmanifestoe massime con l'allontanar assai il grave C dalperpendicolo A B: imperocchéper esser la catena composta dimolte particelle snodatee ciascheduna assai gravegli archi A E CA F D si vedranno notabilmente incurvati. Per questo dunqueche leparti della catenasecondo che son piú vicine al punto Avoglion far le lor vibrazioni piú frequentinon lascianoscorrer le piú basse quanto naturalmente farebbero; e con ilcontinuo detrar dalle vibrazioni del peso Cfinalmente lo fermanoquando ben l'impedimento dell'aria si potesse tor via.

Sagredo:Appunto sono arrivati i libri. Pigliatesignor Simplicioetrovate il luogo del quale si dubita.

Simplicio:Eccolo quidove egli incomincia ad argumentar contro al motodiurno della Terraavendo egli prima confutato l'annuo: MotusTerrae annuus asserere Copernicanos cogit conversionem eiusdemquotidianam; alias idem Terrae hemispherium continenter ad Solemesset conversumobumbrato semper averso(); e cosí la metàdella Terra non vedrebbe mai il Sole.

Salviati:Parmiper questo primo ingressoche quest'uomo non si siaben figurata la posizion del Copernico; perché s'egli avesseavvertitocome e' fa star l'asse del globo terrestre perpetuamenteparallelo a se stessonon arebbe detto che la metà dellaTerra non vedrebbe mai il Solema che l'anno sarebbe stato un solgiorno naturalecioè che per tutte le parti della Terra sisarebbe auto sei mesi di giorno e sei mesi di nottecome ora accadea gli abitatori sotto 'l polo. Ma questo siagli perdonatoevenghiamo al resto.

Simplicio:Segue: Hanc autem gyrationem Terrae impossibilem essesicdemonstramus.() Questo appresso è la dichiarazione dellaseguente figuradove si veggono dipinti molti gravi descendentieleggieri ascendentie uccelli che si trattengono per ariaetc.

Sagredo:Mostratedi grazia. Oh che belle figureche uccellichepallee che altre belle cose son queste?

Simplicio:Queste son palle che vengono dal concavo della Luna.

Sagredo:E questa che è?

Simplicio:È una chiocciolache qua a Venezia chiaman buovoliche ancor essa vien dal concavo della Luna.

Sagredo:Sísí: quest'è che la Luna ha cosígrand'efficacia sopra questi pesci ostreaceiche noi chiamiamo pesciarmai.

Simplicio:Quest'è poi quel calcolo ch'io dicevodi questoviaggio in un giorno naturalein un'orain un minuto primo ed in unsecondoche farebbe un punto della Terra posto sotto l'equinozialeed anco nel parallelo di 48 gradi. E poi segue questodov'io dubitonon avere errato nel referirlo; però leggiamolo: Hispositisnecesse estTerra circulariter motaomnia ex aere eidemetc. Quod si hasce pilas aequales ponemus ponderemagnitudinegravitateet in concavo spherae lunaris positas libero descensuipermittamussi motum deorsum aequemus celeritate motui circum (quodtamen secus estcum pila A etc.)elabentur minimum (ut multumcedamus adversariis) dies sex: quo tempore sexies circa Terram etc.()

Salviati:Voi purtroppo avevi fedelmente referita l'instanza diquest'uomo. Di qui potete comprendersignor Simpliciocon quantacautela dovrebber andar quelli che vorrebber dar a credere altruiquelle cose che forse non credono essi medesimi: perché mipare impossibil cosa che quest'autore non si avesse ad accorgere ch'e' si figurava un cerchio il cui diametroche appresso i matematiciè manco che la terza parte della circonferenzafusse piúdi 12 volte maggiore della medesima; errore che pone esser assai piúdi 36 quello ch'è manco d'uno.

Sagredo:Forse che queste proporzioni matematicheche son vere inastrattoapplicate poi in concreto a cerchi fisici ed elementari nonrispondon cosí per appunto: se ben mi pare che i bottaipertrovare il semidiametro del fondo da farsi per la bottesi servonodella regola in astratto de' matematiciancorché tali fondisien cose assai materiali e concrete. Però dica il signorSimplicio la scusa di quest'autoree se gli pare che la fisica possadifferir tanto dalla matematica.

Simplicio:La ritirata non mi par suffizienteperché lo svario ètroppo grande: e in questo caso non saprei che dire altrose non chequandoque bonus etc. Ma posto che il calcolo del signorSalviati sia piú giustoe che il tempo della scesa dellapalla non fusse piú di tre oreparmi ad ogni modo che venendodal concavo della Lunadistante per sí grand'intervallomirabil cosa sarebbe che ella avesse instinto da natura di mantenersisempre sopra 'l medesimo punto della Terra al quale nella sua partitaella soprastavae non piú tosto restar in dietro perlunghissimo intervallo.

Salviati:L'effetto può esser mirabilee non mirabilemanaturale e ordinariosecondo che sono le cose precedenti.Imperocchése la palla (conforme a' supposti che fa l'autore)mentre si tratteneva nel concavo della Luna aveva il moto circolaredelle ventiquattr'ore insieme con la Terra e co 'l resto delcontenuto dentro ad esso concavoquella medesima virtú che lafaceva andare in volta avanti lo scenderecontinuerà di farlaandar anco nello scendere; e tantum abest che ella non sia persecondare il moto della Terrama debba restare indietroche piútosto dovrebbe prevenirloessendoché nell'avvicinarsi allaTerra il moto in giro ha da esser fatto continuamente per cerchiminori: talchémantenendosi nella palla quella medesimavelocità che ell'aveva nel concavodovrebbe anticiparecomeho dettola vertigine della Terra. Ma se la palla nel concavomancava della circolazionenon è in obbligo nello scendere dimantenersi perpendicolarmente sopra quel punto della Terra che gliera sottoposto quando la scesa cominciò; né ilCopernico né alcuno de' suoi aderenti lo dirà.

Simplicio:Ma l'autore farà instanzacome voi vedetedomandandoda qual principio dependa questo moto circolare de' gravi e de'leggiericioè se da principio interno o esterno.

Salviati:Stando nel problema di che si trattadico che quel principioche faceva andar la palla in volta mentre era nel concavo lunareèil medesimo che gli mantiene la circolazione anco nello scendere:lascerò poi che l'autore lo faccia interno o esterno a modosuo.

Simplicio:L'autore proverà che non può esser néinterno né esterno.

Salviati:Ed io risponderò che la palla nel concavo non simuovevae sarò libero dal dover dichiarare come discendendoresti sempre verticale al medesimo puntoattesoché ella nonvi resterà.

Simplicio:Bene; ma come i gravi e i leggieri non possono aver principioné interno né esterno di muoversi circolarmentenéanco il globo terrestre si muoverà di moto circolare; e cosíavremo l'intento.

Salviati:Io non ho detto che la Terra non abbia principio néesterno né interno al moto circolarema dico che non so qualde' dua ella si abbia; ed il mio non lo sapere non ha forza dilevarglielo. Ma se questo autore sa da che principio sieno mossi ingiro altri corpi mondaniche sicuramente si muovonodico che quelloche fa muover la Terra è una cosa simile a quella per la qualesi muove MarteGiovee che e' crede che si muova anco la sferastellata; e se egli mi assicurerà chi sia il movente di uno diquesti mobiliio mi obbligo a sapergli dire chi fa muover la Terra.Ma piúio voglio far l'istesso s'ei mi sa insegnare chi muovale parti della Terra in giú.

Simplicio:La causa di quest'effetto è notissimae ciaschedun sache è la gravità.

Salviati:Voi erratesignor Simplicio; voi dovevi dire che ciaschedunsa ch'ella si chiama gravità. Ma io non vi domando del nomema dell'essenza della cosa: della quale essenza voi non sapete puntopiú di quello che voi sappiate dell'essenza del movente lestelle in giroeccettuatone il nomeche a questa è statoposto e fatto familiare e domestico per la frequente esperienza chemille volte il giorno ne veggiamo; ma non è che realmente noiintendiamo piúche principio o che virtú sia quellache muove la pietra in giúdi quel che noi sappiamo chi lamuova in suseparata dal proicienteo chi muova la Luna in giroeccettoché (come ho detto) il nomeche piú singulare eproprio gli abbiamo assegnato di gravità. doveché aquello con termine piú generico assegnamo virtúimpressaa quello diamo intelligenzao assistenteo informanteed a infiniti altri moti diamo loro per cagionela natura.

Simplicio:Parmi che quest'autore domandi assai manco di quello a chevoi negate la risposta; poiché e' non vi chiede qual siaparticolarmente e nominatamente il principio che muove i gravi e ileggieri in giromaqualunque e' si siacerca solamente se voi lostimate intrinseco o estrinseco: che se beneverbigraziaio non soche cosa sia la gravitàper la quale la Terra descendesoperò ch'ell'è principio internopoichénonimpeditospontaneamente muove; ed all'incontro so che il principioche la muove in suè esternoancorché io non sappiache cosa sia la virtú impressale dal proiciente.

Salviati:In quante quistioni bisognerebbe divertirese noi volessimodecidere tutte le difficultà che si vengono attaccando l'unain conseguenza dell'altra! Voi chiamate principio esternoed anco lochiamerete preternaturale e violentoquello che muove il proiettograve all'insú; ma forse non è egli meno interno enaturale che quello che lo muove in giú: può chiamarsiper avventura esterno e violento mentre il mobile è congiuntoco 'l proiciente; ma separatoche cosa esterna rimane per motoredella freccia o della palla? Bisogna pur necessariamente dire chequella virtú che la conduce in altosia non meno interna chequella che la muove in giú; ed io ho cosí per naturaleil moto in su de i gravi per l'impeto concepitocome il moto in giúdependente dalla gravità.

Simplicio:Questo non ammetterò io mai; perché questo hail principio interno naturale e perpetuoe quelloesterno violentoe finito.

Salviati:Se voi vi ritirate dal concedermi che i principii de i motide i gravi in giú ed in su sieno egualmente interni enaturaliche fareste s'io vi dicessi che e' potessero anco essere ilmedesimo in numero?

Simplicio:Lo lascio giudicare a voi.

Salviati:Anzi voglio io voi stesso per giudice. Però ditemi:credete voi che nel medesimo corpo naturale possano riseder principiiinterni che siano tra di loro contrarii?

Simplicio:Credo assolutamente di no.

Salviati:Della terradel piombodell'oroed in somma delle materiegravissimequale stimate voi che sia la lor naturale intrinsecainclinazionecioè a qual moto credete voi che 'l lorprincipio interno le tiri?

Simplicio:Al moto verso il centro delle cose gravicioè alcentro dell'universo e della Terradovenon impeditesicondurrebbero.

Salviati:Talchéquando il globo terrestre fusse perforato daun pozzo che passasse per il centro di essouna palla d'artiglierialasciata cader per essomossa da principio naturale ed intrinsecosi condurrebbe al centro; e tutto questo moto farebbe ellaspontaneamente e per principio intrinseco: non sta cosí?

Simplicio:Cosí tengo io per fermo.

Salviati:Ma giunta al centrocredete voi ch'ella passasse piúoltreo pur che quivi cesserebbe immediatamente dal moto?

Simplicio:Credo che ella continuerebbe di muoversi per lunghissimospazio.

Salviati:Ma questo moto oltre al centro non sarebb'egli all'insúeper vostro dettopreternaturale e violento? e da qual altroprincipio lo farete voi dependeresalvoché da quell'istessoche ha condotta la palla al centroe che voi avete chiamatointrinseco e naturale? trovate voi un proiciente esternoche glisopraggiunga di nuovo per cacciarla in su. E questo che si dice delmoto per il centrosi vede anco quassú da noi: imperocchél'impeto interno di un grave cadente per una superficie declivesela medesimapiegandosi da bassosi refletterà in suloporteràsenza punto interrompere il motoanco all'insú.Una palla di piombo pendente da uno spagorimossa dal perpendicolodescende spontaneamentetirata dall'interna inclinazionee senzainterpor quiete trapassa il punto infimoe senz'altro sopravvegnentemotore si muove in su. Io so che voi non negherete che tanto ènaturale ed interno de i gravi il principio che gli muove in giúquanto de i leggieri quello che gli muove in su: onde io vi metto inconsiderazione una palla di legnola quale scendendo per aria dagrande altezzae però movendosi da principio internogiuntasopra una profondità d'acquacontinua la sua scesaesenz'altro motore esterno per lungo tratto si sommerge; e pure ilmoto in giú per l'acqua gli è preternaturalee contutto ciò depende da principio che è internoe nonesterno della palla. Eccovi dunque dimostrato come un mobile puòesser mossoda uno stesso principio internodi movimenti contrarii.

Simplicio:Io credo che a tutte queste instanze ci sieno rispostebenché per ora non mi sovvengano. Ma comunque ciò siacontinua l'autor di domandar da qual principio dependa questo motocircolare de i gravi e de i leggiericioè se da principiointerno o esternoe seguendo dimostra che non può esser nél'uno né l'altrodicendo: Si ab externoDeusne illumexcitat per continuum miraculum? an vero angelus? an aer? Et huncquidem multi assignant. Sed contra… ()

Salviati:Non vi affaticate in legger l'instanzeperch'io non son diquelli che attribuisca tal principio all'aria ambiente. Quanto poi almiracolo o all'angelopiú tosto inclinerei in quella parte;perché quello che comincia da divino miracolo o da operazioneangelicaqual è la trasportazione d'una palla d'artiglierianel concavo della Lunanon ha dell'improbabile che in virtúdel medesimo principio faccia anco il resto. Ma quanto all'ariaa mebasta che ella non impedisca il moto circolare de i mobili che peressa si dice che si muovono; e per ciò farebasta (népiú si ricerca) che essa si muova dell'istesso motoe che conla medesima velocità finisca le sue circolazioni che il globoterrestre.

Simplicio:Ed egli insurgerà parimente contro a questodomandando chi conduce intorno l'ariala natura o la violenza? econfuta la naturacon dire che ciò è contro allaveritàall'esperienzaall'istesso Copernico.

Salviati:Contro al Copernico non è altrimentiil quale nonscrive tal cosae quest'autor glie l'attribuisce con troppo eccessodi cortesia: anzi egli dicee per mio parer dice beneche la partedell'aria vicina alla Terraessendo piú presto evaporazionterrestrepuò aver la medesima naturae naturalmente seguireil suo motoo veroper essergli contiguaseguirla in quellamaniera che i Peripatetici dicono che la parte superiore e l'elementodel fuoco seguono il moto del concavo della Luna; sí che aloro tocca a dichiarare se cotal moto sia naturale o violento.

Simplicio:Replicherà l'autoreche se 'l Copernico fa muovereuna parte dell'aria inferiore solamentemancando di cotal moto lasuperiorenon potrà render ragionecome quell'aria quietasia per poter condur seco i medesimi gravi e fargli secondare il motodella Terra.

Salviati:Il Copernico dirà che questa propension naturale de icorpi elementari di seguire il moto terrestre ha una limitata sferafuor della quale cesserebbe tal naturale inclinazione; oltrechécome ho dettonon è l'aria quella che porta seco i mobiliiqualisendo separati dalla Terraseguano il suo moto; sí checascano tutte le instanze che questo autor produce per provar chel'aria può non cagionar cotali effetti.

Simplicio:Come dunque ciò non siabisognerà dire chetali effetti dependano da principio interno; contro alla qualposizione oboriuntur dificillimæimmo inextricabilesquæstiones secundæ() che sono le seguenti:Principium illud interrum vel est accidensvel substantia: siprimumquale nam illud? nam qualitas loco motiva circum hactenusnulla videtur esse agnita. ()

Salviati:Come non si ha notizia di alcuna? non ci sono questechemuovon intorno tutte queste elementari materieinsieme con la Terra?Vedete come quest'autore suppon per vero quello ch'è inquistione.

Simplicio:Ei dice che ciò non si vedee parmi che abbia ragionein questo.

Salviati:Non si vede da noiperché andiamo in volta insiemecon loro.

Simplicio:Sentite l'altra instanza: Quæ etiam si essetquomodo tamen inveniretur in rebus tam contrariis? in igne ut inaqua? in aere ut in terra? in viventibus ut in anima carentibus?()

Salviati:Posto per ora che l'acqua e il fuoco sien contrarii comeanche l'aria e la terra (che pur ci sarebbe da dire assai)il piúche da questo ne possa seguiresarà che ad essi non possonoesser comuni i moti che tra loro sien contrarii sí cheverbigraziail moto in suche naturalmente compete al fuocononpossa competere all'acquama chesí come essa è pernatura contraria al fuococosí a lei convenga quel moto che ècontrario al moto del fuocoche sarà il moto deorsum:ma il moto circolareche non è contrario né al sursumné al deorsumanzi che si può mescolare conamenduecome il medesimo Aristotile affermaperché non potràegualmente competere a i gravi ed a i leggieri? I moti poi che nonposson esser comuni a i viventi ed a i non viventi son quelli chedependon dall'anima; ma quelli che son del corpoin quanto egli èelementareed in conseguenza participante delle qualità deglielementiperché non hanno ad esser comuni al cadavero ed alvivente? E peròquando il moto circolare sia proprio deglielementidovrà esser comune de i misti ancora.

Sagredo:È forza che quest'autor credache cadendo una gattamorta da una finestranon possa esser che anco viva ci potessecaderenon essendo cosa conveniente che un cadavero partecipi dellequalità che convengono ad un vivente.

Salviati:Non concludedunqueil discorso di quest'autore contro achi dicesseil principio del moto circolare de i gravi e de ileggieri esser un accidente interno. Non so quanto e' sia perdimostrare che non possa esser una sustanza.

Simplicio:Insurge contro a questo con molte opposizionila prima dellequali è questa: Si secundum (nempe si dicastaleprincipium esse substantiam)illud est aut materiaaut formaautcompositum; sed repugnant iterum tot diversæ rerum naturæquales sunt aveslimacessaxasagittænivesfumigrandinespiscesetc.quæ tamen omniaspecie et generedifferentiamoverentur a natura sua circulariteripsa naturisdiversissimaetc. ()

Salviati:Se queste cose nominate sono di nature diversee le cose dinature diverse non possono aver un moto comunebisogneràquando si debba sodisfare a tuttepensar ad altro che a due motisolamente in su e in giú; e se se ne deve trovar uno per lefreccieuno per le lumacheun altro per i sassiuno per i pescibisognerà pensare anco a i lombrichi e a i topazii eall'agaricoche non son men differenti di natura tra di loro che lagragnuola e la neve.

Simplicio:Par che voi ve ne burliate di questi argomenti.

Salviati:Anzi nosignor Simplicio; ma già si è rispostodi sopracioè che se un moto in giú o vero in su puòconvenire alle cose nominatepotrà non meno convenir loro uncircolare. E stando nella dottrina peripateticanon porrete voidiversità maggiore tra una cometa elementare e una stellacelesteche tra un pesce e un uccello? e pur quelle si muovonoamendue circolarmente. Or seguite il secondo argumento.

Simplicio:Si Terra staret per voluntatem Deirotarentne cæteraannon? si hocfalsum est a natura gyrari; si illudredeunt prioresquæstiones; et sane mirum essetquod gavia pisciculoalaudanidulo suo et corvus limaci petræqueetiam volensimminerenon posset.()

Salviati:Io per me darei una risposta generale: chedato per volontàdi Dio che la Terra cessasse dalla vertigine diurnaquegli uccellifarebber tutto quello che alla medesima volontà di Diopiacesse. Ma se pur cotesto autore desiderasse una piúparticolar rispostagli direi che e' farebber tutto l'opposito diquello che e' facessero quandomentre eglino separati dalla Terra sitrattenesser per ariail globo terrestre per volontà divinasi mettesse inaspettatamente in un moto precipitosissimo: tocca ora aquest'autore ad assicurarci di quello che in tal caso accaderebbe.

Sagredo:Di graziasignor Salviaticoncedete a mia richiesta aquest'autoreche fermandosi la Terra per volontà di Diol'altre cose da quella separate continuasser d'andar in volta delnatural movimento loroe sentiamo quali impossibili o inconvenientine seguirebbero: perché io per me non so veder disordinimaggiori di questi che produce l'autor medesimocioè chel'allodoleancorché le volesseronon si potrebber trattenersopra i nidi loroné i corbi sopra le lumache o sopra isassi; dal che ne seguirebbe che a i corbi converrebbe patirsi lavoglia delle lumachee gli allodolini si morrebber di fame e difreddonon potendo esser né imbeccati né covati dallelor madri: questa è tutta la rovina ch'io so ritrar cheseguirebbestante il detto dell'autore. Vedete voisignorSimpliciose maggiori inconvenienti seguir ne dovessero.

Simplicio:Io non ne so scorger di maggiorima è ben credibileche l'autore ci scorgaoltre a questialtri disordini in naturache forse per suoi degni rispetti non ha volsuti produrre. Seguiròdunque la terza instanza: Insuperquî fit utistæ restam variæ tantum moveantur ab occasu in ortum parallelæad æquatorem? ut semper moveanturnumquam quiescant?. ()

Salviati:Muovonsi da occidente in orienteparallele all'equinozialesenza fermarsiin quella maniera appunto che voi credete che lestelle fisse si muovano da levante a ponenteparalleleall'equinozialesenza fermarsi.

Simplicio:Quare quo sunt altiores celeriusquo humiliores tardius?()

Salviati:Perché in una sfera o in un cerchio che si volgaintorno al suo centrole parti piú remote descrivono cerchimaggiorie le piú vicine gli descrivono nell'istesso tempominori.

Simplicio:Quare quæ æquinostiali propiores in maioriquæremotiores in minoricirculo feruntur?()

Salviati:Per immitar la sfera stellatanella quale le piúvicine all'equinoziale si muovon in cerchi maggiori che le piúlontane.

Simplicio:Quare pila eadem sub æquinostiali tota circa centrum Terræambitu maximoceleritate incredibilisub polo vero circa centrumproprium gyro nullotarditate supremavolveretur?. ()

Salviati:Per immitar le stelle del firmamentoche farebbon l'istessose 'l moto diurno fusse loro.

Simplicio:Quare eadem respila verbi gratia plumbeasi semel Terramcircuivit descripto circulo maximoeamdem ubique non circummigretsecundum circulum maximumsed translata extra æquinostialem incirculis minoribus agetur? ()

Salviati:Perché cosí farebberoanzi pure hanno fatto indottrina di Tolomeoalcune stelle fisseche già eranovicinissime all'equinoziale e descrivevan cerchi grandissimied orache ne son lontanegli descrivon minori.

Sagredo:Oh s'io potessi tenere a mente tutte queste belle cosemiparrebbe pur d'aver fatto il grand'acquisto! BisognasignorSimplicioche voi me lo prestiate questo librettoperchéegli è forza che perentro vi sia un mare di cose peregrine edesquisitissime.

Simplicio:Io ve ne farò un presente.

Sagredo:Oh questo noio non ve ne priverei mai. Ma son finite ancorale interrogazioni?

Simplicio:Signor no; sentite pure: Si latio circularis gravibus etlevibus est naturalisqualis est ea quæ fit secundum lineamrectam? nam si naturalisquomodo et is motus quicircum estnaturalis estcum specie differat a recto? si violentusquîfit ut missile ignitumsursum evolansscintillosum caput sursum aTerranon autem circumvolvatur?() etc.

Salviati:Già mille volte si è detto che il motocircolare è naturale del tutto e delle partimentre sono inottima disposizione: il retto è per ridurr'all'ordine le partidisordinate; se ben meglio è dire che mainé ordinatené disordinatenon si muovon di moto rettoma di un motomisto che anco potrebb'esser circolare schietto; ma a noi restavisibile e osservabile una parte sola di questo moto misto cioèla parte del rettorestandoci l'altra parte del circolareimpercettibileperché noi ancora lo participiamo; e questorisponde a i razzili quali si muovono in su e in giroma noi nonpossiamo distinguer il circolareperché di quello ci moviamonoi ancora. Ma quest'autore non credo che abbia mai capita questamistionepoiché si vede come egli resolutamente dice che irazzi vanno in su a diritto e non vanno altrimenti in giro.

Simplicio:Quare centrum spheræ delapsæ sub æquatorespiram describit in eius planosub aliis parallelis spiram describitin cono? sub polo descendit in axelineam gyralem decurrens insuperficie cylindrica consignatam? ()

Salviati:Perché delle linee tirate dal centro allacirconferenza della sferache son quelle per le quali i gravidescendonoquella che termina nell'equinoziale disegna un cerchioequelle che terminano in altri paralleli descrivon superficie conichee l'asse non descrive altroma si resta nell'esser suo. E se io videbbo dire il mio parer liberamentedirò che non so ritrarreda tutte queste interrogazioni costrutto nissuno che rilievi controal moto della Terra; perché s'io domandassi a quest'autore(concedutogli che la Terra non si muova) quello che accaderebbe ditutti questi particolaridato che ella si movesse come vuole ilCopernicoson ben sicuro che e' direbbe che ne seguirebbon tuttiquesti effettiche egli adesso oppone come inconvenienti perrimuover la mobilità; talché nella mente di quest'uomole conseguenze necessarie vengon reputate assurdi. Madi graziaseci è altrospediamoci da questo tedio.

Simplicio:In questo che segueci è contro al Copernico e suoiseguaciche voglion che il moto delle partiseparate dal suo tuttosia solo per riunirsi al suo tuttoma che naturale assolutamente siail muoversi circolarmente alla vertigine diurna; contro a i qualiinstà dicendo checonforme all'oppinion di costorositota Terrauna cum aquain nihilum redigereturnulla grando autpluvia e nube decideretsed naturaliter tantum circumferretur; nequeignis ullus aut igneum ascenderetcumillorum non improbabilisententiaignis nullus sit supra. ()

Salviati:La providenza di questo filosofo è mirabile e degna digran lodeattesoché e' non si contenta di pensare alle coseche potrebbon accadere stante il corso della naturama vuol trovarsiprovvisto in occasione che seguissero di quelle cose cheassolutamente si sa che non sono mai per seguire. Io voglio dunqueper sentir qualche bella sottigliezzaconcedergli che quando laTerra e l'acqua andassero in nientené le grandini néla pioggia cadessero piúné le materie ignee andasserpiú in altoma si trattenesser girando: che sarà poi?e che mi opporrà il filosofo?

Simplicio:L'opposizione è nelle parole che seguonoimmediatamente; eccole qui: Quibus tamen experientia et ratio adversatur. ()

Salviati:Ora mi convien cederepoiché egli ha sí granvantaggio sopra di mequal è l'esperienzadella quale iomanco; perché sin ora non mi son mai incontrato in vedere che'l globo terrestrecon l'elemento dell'acquasia andato in nientesí ch'io abbia potuto osservare quel che in questo piccolfinimondo faceva la gragnuola e l'acqua. Ma ci dic'egli almancopernostra scienzaquel che facevano?

Simplicio:Non lo dice altrimenti.

Salviati:Pagherei qualsivoglia cosa a potermi abboccar con questapersonaper domandarglise quando questo globo sparíe'portò via anco il centro comune della gravitàsícom'io credo; nel qual casopenso che la grandine e l'acquarestassero come insensate e stolide tra le nugolesenza saper chefarsi di loro. Potrebbe anco esser cheattratte da quel grandespazio vacuolasciato mediante la partita del globo terrestresirarefacesser tutti gli ambientied in particolar l'ariache èsommamente distraibilee concorressero con somma velocità ariempierlo; e forse i corpi piú solidi e materialicome gliuccelliche pur di ragione ne dovevano esser molti per ariasiritirarono piú verso il centro della grande sfera vacua (chepar ben ragionevole che alle sustanze che sotto minor mole contengonoassai materiasieno assegnati i luoghi piú angustilasciandoalle piú rare i piú ampli)e quivimortisi finalmentedi fame e risoluti in terraformassero un nuovo globettinoconquella poca di acqua che si trovava allora tra nugoli. Potrebbe ancoessere che le medesime materiecome quelle che non veggon lumenons'accorgessero della partita della Terrae che alla ciecascendessero al solitopensando d'incontrarlae a poco a poco siconducessero al centrodove anco di presente andrebbero se l'istessoglobo non l'impedisse. E finalmenteper dare a questo filosofo unameno irrisoluta rispostagli dico che so tanto di quel cheseguirebbe dopo l'annichilazione del globo terrestrequanto egliavrebbe saputo che fusse per seguir di esso ed intorno ad esso avantiche fusse creato: eperché io son sicuro che direbbe che nonsi sarebbe né anco potuto immaginare nissuna delle coseseguitedelle quali la sola esperienza l'ha fatto scienziatodovrànon mi negar perdono e scusarmi s'io non so quel che egli sa dellecose che seguirebbero doppo l'annichilazione di esso globoattesoche io manco di quest'esperienza che egli ha. Dite ora se ci èaltra cosa.

Simplicio:Ci è questa figurache rappresenta il globo terrestrecon una gran cavità intorno al suo centroripiena d'aria eper mostrare che i gravi non si muovono in giú per unirsi co'l globo terrestrecome dice il Copernicocostituisce questa pietranel centroe domandaposta in libertà quel che ella farebbe;ed un'altra ne pone nella concavità di questa gran cavernaefa l'istessa interrogazionedicendo quanto alla prima: Lapis incentro constitutus aut ascendet ad Terram in punctum aliquodautnon: si secundumfalsum est partes ob solam seiunctionem a toto adillud moverisi primumomnis ratio et experientia renititurnequegravia in suæ gravitatis centro conquiescent. Itemsisuspensus lapis liberatus decidat in centrumseparabit se a totocontra Copernicum; si pendeatrefragatur omnis experientiacumvideamus integros fornices corruere. ()

Salviati:Risponderòbenché con mio disavvantaggiograndegià che son alle mani con chi ha veduto per esperienzaciò che fanno questi sassi in questa gran cavernacosa chenon ho veduta ioe dirò che credo che prima siano le cosegravi che il centro comune della gravitàsí che non uncentroche altro non è che un punto indivisibilee peròdi nessuna efficaciasia quello che attragga a sé le materiegravima che esse materiecospirando naturalmente all'unionesiformino un comun centroche è quello intorno al qualeconsistono parti di eguali momenti: onde stimoche trasferendosi ilgrande aggregato de i gravi in qualsivoglia luogole particelle chedal tutto fusser separate lo seguirebberoe non impedite lopenetrerebbero sin dove trovassero parti men gravi di loromapervenute sin dove s'incontrassero in materie piú gravinonscenderebber piú. E però stimo che nella cavernaripiena d'aria tutta la volta premerebbee solo violentemente sisostenterebbe sopra quell'ariaquando la durezza non potesse essersuperata e rotta dalla gravità ma sassi staccati credo chescenderebbero al centroe non soprannoterebbero all'aria: néper ciò si potrebbe dire che non si movessero al suo tuttomovendosi là dove tutte le parti del tutto si moverebberoquando non fussero impedite.

Simplicio:Quel che resta è certo errore ch'ei nota in un seguacedel Copernicoil qualefacendo che la Terra si muova del moto annuoe del diurno in quella guisa che la ruota del carro si muove sopra ilcerchio della Terra ed in se stessaveniva a fare o il globoterrestre troppo grande o l'orbe magno troppo piccolo; attesoché365 revoluzioni dell'equinoziale son meno assai che la circonferenzadell'orbe magno.

Salviati:Avvertite che voi equivocatee dite il contrario di quelloche bisogna che sia scritto nel libretto: imperocché bisognadire che quel tale autore veniva a fare il globo terrestre troppopiccolo o l'orbe magno troppo grandee non il terrestre troppogrande e l'annuo troppo piccolo.

Simplicio:L'equivoco non è altrimenti mio: ecco qui le paroledel libretto: Non videt quod vel circulum annuum æquominoremvel orbem terreum iusto multo fabricet maiorem.()

Salviati:Se il primo autore abbia erratoio non lo posso saperepoiché l'autor del libretto non lo nomina; ma ben èmanifesto e inescusabile l'error del librettoabbia o non abbiaerrato quel primo seguace del Copernicopoiché quel dellibretto trapassa senza accorgersi un error sí materialeenon lo nota e non lo emenda.

[Quiè attribuito l'errore all'autor del librettoma veramentel'errore non vi è.]

Maquesto siagli perdonatocome errore piú tosto d'inavertenzache d'altro. Oltre chese non ch'io sono omai stracco e sazio di piúlungamente occuparmi e consumare il tempo con assai poca utilitàin queste molto leggieri altercazionipotrei mostrare come non èimpossibile che un cerchioanco non maggior d'una ruota d'un carroco 'l dar non pur 365ma anco meno di 20 revoluzionipuòdescrivere o misurare la circonferenza non pur dell'orbe magnoma diuno mille volte maggiore: e questo dico per mostrare che non mancanosottigliezze assai maggiori di questacon la quale quest'autore notal'error del Copernico. Madi graziarespiriamo un pocoper venirpoi a quest'altro filosofooppositor del medesimo Copernico.

Sagredo:Veramente ne ho bisogno io ancorabenché abbiasolamente affaticato gli orecchi; e quando io pensassi di non aver asentir cose piú ingegnose in quest'altro autorenon so s'iomi risolvessi a andarmene a i freschi in gondola.

Simplicio:Credo che sentirete cose di maggior polsoperchéquest'è filosofo consumatissimoe anco gran matematicoed haconfutato Ticone in materia delle comete e delle stelle nuove.

Salviati:È egli forse l'autor medesimo dell'Antiticone?

Simplicio:È quello stesso: ma la confutazione contro alle stellenuove non è nell'Antiticonese non in quanto e dimostra che elle non erano progiudiziali all'inalterabilità edingenerabilità del cielosí come già vi dissi:ma doppo l'Antiticoneavendo trovato per via di parallassemodo di dimostrare che esse ancora son cose elementari e contenutedentro al concavo della Lunaha scritto quest'altro libro: Detribus novis stellis etc.ed inseritovi anco gli argomenticontro al Copernico. Io l'altra volta vi produssi quello ch'egliaveva scritto circa queste stelle nuove nell'Antiticonedoveegli non negava che le fussero nel cieloma dimostrava che la lorproduzione non alterava l'inalterabilità del cieloe ciòfacev'egli con discorso puro filosoficonel modo ch'io vi dissi; enon mi sovvenne di dirvi come di poi aveva trovato modo di rimuoverledal cieloperchéprocedendo egli in questa confutazione pervia di computi e di parallassimaterie poco o niente comprese da menon l'avevo lettee solo avevo fatto studio sopra queste instanzecontro al moto della Terrache son pure naturali.

Salviati:Intendo benissimoe converràdoppo che avremosentite le opposizioni al Copernicoche sentiamoo veggiamo almenola maniera con la quale per via di parallasse dimostra essere stateelementari quelle nuove stelleche tanti astronomi di gran nomecostituiron tutti altissime e tra le stelle del firmamento; e comequest'autore conduce a termine una tanta impresadi ritirar di cielole nuove stelle sin dentro alla sfera elementaresarà bendegno d'esser grandemente esaltato e trasferito esso tra le stelleoalmeno che per fama sia tra quelle eternato il suo nome. Peròspediamoci quanto prima da questa parteche oppone all'oppinion delCopernicoe cominciate a portare le sue instanze.

Simplicio:Queste non occorrerà leggerle ad verbumperchésono molto prolisse; ma iocome vedetenel leggerle attentamentepiú volteho contrassegnato nella margine le parole doveconsiste tutto il nervo della dimostrazionee quella basteràleggere. Il primo argomento comincia qui: Et primosi opinioCopernici recipiaturcriterium naturalis philosophiæniprorsus tollaturvehementer saltem labefactari videtur.() Ilqual criterio vuolesecondo l'opinione di tutte le sette defilosofiche il senso e l'esperienza siano le nostre scorte nelfilosofare; ma nella posizion del Copernico i sensi vengono aingannarsi grandementementre visibilmente scorgono da vicinoinmezi purissimii corpi gravissimi scender rettamente a perpendicoloné mai deviar un sol capello dalla linea retta; con tutto ciòper il Copernico la vista in cosa tanto chiara s'ingannae quel motonon è altrimenti rettoma misto di retto e circolare.

Salviati:Questo è il primo argomento che Aristotile e Tolomeo etutti i lor seguaci producono: al quale si è abbondantementerispostoe mostrato il paralogismoed assai apertamente dichiaratocome il moto comune a noi ed a gli altri mobili è come se nonfusse. Ma perché le conclusioni vere hanno mille favorevolirincontri che le confermanovoglioin grazia di questo filosofoaggiunger qualche altra cosa; e voisignor Simpliciofacendo laparte suarispondetemi alle domande. E primaditemi: che effetto fain voi quella pietra la qualecadendo dalla cima della torreècagione che voi di tal movimento vi accorgiate? perché se 'lsuo cadere nulla di piú o di nuovo operasse in voi di quelloche si operava la sua quiete in cima della torrevoi sicuramente nonvi accorgereste della sua scesané distinguereste il suomuoversi dal suo star ferma.

Simplicio:Comprendo il suo discendere in relazione alla torreperchéor la veggo a canto a un tal segno di essa torrepoi ad un bassoecosí successivamentesin che la scorgo giunta in terra.

Salviati:Adunquese quella pietra fusse caduta da gli artigli d'unavolante aquila e scendesse per la semplice aria invisibilee voi nonaveste altro oggetto visibile e stabile con chi far parallelo diquellanon potreste il suo moto comprendere?

Simplicio:Anzi pur me n'accorgereipoichéper vederla mentre èaltissimami converrebbe alzar la testae secondo ch'ella venissecalandomi bisognerebbe abbassarlaed in somma muover continuamenteo quella o gli occhisecondando il suo moto.

Salviati:Ora avete data la vera risposta. Voi conoscete dunque laquiete di quel sassomentre senza muover punto l'occhio ve lo vedetesempre avantie conoscete ch'ei si muovequandoper non lo perderdi vistavi convien muover l'organo della vistacioèl'occhio. Adunquetuttavoltaché senza muover mai l'occhio voivi vedeste continuamente un oggetto nell'istesso aspettosempre logiudichereste immobile.

Simplicio:Credo che cosí bisognasse necessariamente.

Salviati:Figuratevi ora d'esser in una navee d'aver fissato l'occhioalla punta dell'antenna: credete voi cheperché la nave simuovesse anco velocissimamentevi bisognasse muover l'occhio permantener la vista sempre alla punta dell'antenna e seguitare il suomoto?

Simplicio:Son sicuro che non bisognerebbe far mutazion nessunae chenon solo la vistama quando io v'avessi drizzato la mira d'unarchibusomai per qualsivoglia moto della nave non mi bisognerebbemuoverla un pelo per mantenervela aggiustata.

Salviati:E questo avviene perché il moto che conferisce la naveall'antennalo conferisce anche a voi ed al vostro occhiosíche non vi convien muoverlo punto per rimirar la cima dell'antenna;ed in conseguenza ella vi apparisce immobile.

Etanto è che il raggio della vista vadia dall'occhioall'antennaquanto se una corda fusse legata tra due termini dellanave: oracento corde sono a diversi termini fermatee negli stessiposti si conservanomuovasi la nave o stia ferma.

Oratrasferite questo discorso alla vertigine della Terra ed al sassoposto in cima della torrenel quale voi non potete discernere ilmotoperché quel movimento che bisogna per seguirlol'avetevoi comunemente con lui dalla Terra né vi convien muoverl'occhio; quando poi gli sopraggiugne il moto all'ingiúche èsuo particolaree non vostroe che si mescola co 'l circolarelaparte del circolare che è comune della pietra e dell'occhiocontinua d'esser impercettibilee solo si fa sensibile il rettoperché per seguirla vi convien muover l'occhio abbassandolo.Vorreiper tòr d'error questo filosofopotergli dire cheuna volta andando in barcafacesse d'avervi un vaso assai profondopieno d'acquaed avesse accomodato una palla di cera o d'altramateria che lentissimamente scendesse al fondosí che in unminuto d'ora appena calasse un braccioe facendo andar la barcaquanto piú velocemente potessetalché in un minutod'ora facesse piú di cento braccialeggiermente immergessenell'acqua la detta palla e la lasciasse liberamente scenderee condiligenza osservasse il suo moto: egli primieramente la vedrebbeandare a dirittura verso quel punto del fondo del vaso dovetenderebbe quando la barca stesse fermaed all'occhio suo ed inrelazione al vaso tal moto apparirebbe perpendicolarissimo erettissimo; e pure non si può dir che non fusse composto delretto in giú e del circolare intorno all'elemento dell'acqua.E se queste cose accaggiono in moti non naturalied in materie chenoi possiamo farne l'esperienze nel loro stato di quiete e poi nelcontrario del motoe purquanto all'apparenzanon si scorgediversità alcuna e par che ingannino il sensoche vogliamonoi distinguere circa alla Terrala quale perpetuamente èstata nella medesima costituzionequanto al moto o alla quiete? edin qual tempo vogliamo in essa sperimentare se differenza alcuna siscorge tra questi accidenti del moto locale ne suoi diversi stati dimoto e di quietese ella in un solo di questi due eternamente simantiene?

Sagredo:Questi discorsi m'hanno racconciato alquanto lo stomacoilquale quei pesci e quelle lumache in parte mi avevano conturbato; edil primo m'ha fatto sovvenire la correzione d'un erroreil quale hatanto apparenza di veroche non so se di mille uno non l'ammettesseper indubitato. E questo fuche navigando in Soriae trovandomi untelescopio assai buonostatomi donato dal nostro comune amicochenon molti giorni avanti l'aveva investigatoproposi a quei marinariche sarebbe stato di gran benefizio nella navigazione l'adoperarlo sula gaggia della nave per iscoprir vasselli da lontano ericonoscergli: fu approvato il benefizioma opposta la difficultàdel poterlo usare mediante il continuo fluttuar della navee massimein su la cima dell'alberodove l'agitazione è tanto maggioree che meglio sarebbe stato chi l'avesse potuto adoperare al piededove tal movimento è minore che in qualsivoglia altro luogodel vassello. Io (non voglio ascondere l'error mio) concorsi nelmedesimo pareree per allora non replicai altroné sapreidirvi da che mossotornai tra me stesso a ruminar sopra questofattoe finalmente m'accorsi della mia semplicità (ma peròscusabile) nell'ammetter per vero quello che è falsissimo:dico falsoche l'agitazion massima della gaggiain comparaziondella piccola del piede dell'alberodebba render piúdifficile l'uso del telescopio nell'incontrar l'oggetto.

Salviati:Io sarei stato compagno de i marinari ed anche vostrosu 'lprincipio.

Simplicio:Ed io parimente sarei statoe sono ancora; nécrederei co 'l pensarvi cent'anni intenderla altrimenti.

Sagredo:Potrò dunque io questa volta farvi a tutti due (comesi dice) il maestro addosso: e perché il proceder perinterrogazioni mi par che dilucidi assai le coseoltre al gusto chesi ha dello scalzare il compagnocavandogli di bocca quel che nonsapeva di saperemi servirò di tale artifizio E prima iosuppongo che le navifuste o altri legniche si cerca di scoprire ericonosceresieno lontani assaicioè 4610 o 20 migliaperché per riconoscer i vicini non c'è bisognod'occhiali; ed in conseguenza il telescopio puòin tantadistanza di 4 o 6 migliacomodamente scoprire tutto 'l vasselloedanco machina assai maggiore. Ora io domandoquali in ispezie equanti in numero siano i movimenti che si fanno nella gaggiadependenti dalla fluttuazion della nave.

Salviati:Figuriamoci che la nave vadia verso levante: primanel martranquillissimonon ci sarebbe altro moto che questo progressivo; maaggiunta l'agitazion dell'ondece ne sarà uno chealzando edabbassando vicendevolmente la poppa e la pruafa che la gaggiainclina innanzi e indietro; altre ondefacendo andare il vasselloalla bandapiegano l'albero a destra e a sinistra; altre possongirare alquanto la nave e farla defletterdiremo con l'artimonedaldritto punto orientale or verso greco or verso sirocco; altresollevando per di sotto la carinapotrebber far che la navesenzadefletteresolamente si alzasse ed abbassasse: ed in somma parmi chein spezie questi movimenti sien dueunocioèche muta perangolo la direzion del telescopioe l'altro che la mutadiremoperlineasenza mutar angolocioè mantenendo sempre la cannadello strumento parallela a se stessa.

Sagredo:Ditemi appresso: se noiavendo prima drizzato il telescopiolà a quella torre di Buranolontana di qua sei miglialopiegassimo per angolo a destra o a sinistrao vero in su o in giúsolamente quanto è un nero d'ugnache effetto ci farebbecirca l'incontrar essa torre?

Salviati:Ce la farebbe immediate sparir dalla vistaperché unatal declinazionebenché piccolissima quipuò importarlà le centinaia e le migliaia delle braccia.

Sagredo:Ma se senza mutar l'angoloconservando sempre la cannaparallela a se stessanoi la trasferissimo 10 o 12 braccia piúlontanaa destra o a sinistrain alto o a bassoche effetto cicagionerebbe ella quanto alla torre?

Salviati:Assolutamente impercettibile; perchésendo gli spaziiqui e là contenuti tra raggi parallelile mutazioni fatte quie là convien che sieno egualie perché lo spazio chescuopre là lo strumento è capace di molte di quelletorriperò non la perderemmo altrimenti di vista.

Sagredo:Tornando ora alla navepossiamo indubitabilmente affermareche il muovere il telescopio a destra o a sinistrain su o in giúed anco innanzi o indietro20 o 25 bracciamantenendolo peròsempre parallelo a se stessonon può sviare il raggio visivodal punto osservato nell'oggetto piú che le medesime 25braccia; e perché nella lontananza di 8 o 10 miglia lascoperta dello strumento abbraccia spazio molto piú largo chela fusta o altro legno vedutoperò tal piccola mutazione nonme lo fa perder di vista. L'impedimento dunque e la causa dellosmarrir l'oggetto non ci può venire se non dalla mutazionfatta per angologià che per l'agitazion della nave latrasportazion del telescopio in alto o a bassoa destra o asinistranon può importar gran numero di braccia. Orasupponete d'aver due telescopii fermati uno all'inferior partedell'albero della navee l'altro alla cima non pur dell'alberomaanco dell'antenna altissimaquando con essa si fa la pennae cheamendue sien drizzati al vassello discosto 10 miglia: ditemi se voicredete cheper qual si sia agitazion della nave e inclinaziondell'albero maggior mutazionequanto all'angolosi faccia nellacanna altissima che nella infima. Alzando un'onda la prua faràben dare indietro la punta dell'antenna 30 o 40 braccia piúche il piede dell'alberoe verrà a ritirar indietro la cannasuperiore per tanto spazioe la inferiore un palmo solamente; mal'angolo tanto si altera nell'uno strumento quanto nell'altro: eparimente un'onda che venga per bandatrasporta a destra ed asinistra cento volte piú la canna alta che la bassa; ma gliangoli o non si mutano o si alterano egualmente; ma la mutazione adestra o a sinistrainnanzi o in dietroin su o in giúnonreca impedimento sensibile nella veduta de gli oggetti lontanima síbene grandissima l'alterazione dell'angolo: adunque bisognanecessariamente confessare che l'uso del telescopio nella sommitàdell'albero non è piú difficile che al piedeavvengache le mutazioni angolari son eguali in amendue i luoghi.

Salviati:Quanto bisogna andar circospetto prima che affermare o negareuna proposizione! Io torno a direche nel sentir pronunziarresolutamente che per il movimento maggiore fatto nella sommitàdell'albero che nel piedeciascuno si persuaderà chegrandemente sia piú difficile l'uso del telescopio su alto chea basso. E cosí anco voglio scusar quei filosofi che sidisperano e si gettan via contro a quelli che non gli voglionconcedere che quella palla d'artiglieriache e veggon chiaramentevenire a basso per una linea retta e perpendicolareassolutamente simuova in quel modoma voglion che 'l moto suo sia per un arcoedanco molto e molto inclinato e trasversale. Ma lasciamogli inquest'angustiae sentiamo l'altre opposizioni che l'autore cheaviamo a mano fa contro al Copernico.

Simplicio:Continua pur l'autore di mostrare come in dottrina delCopernico bisogna negare i sensie le sensazioni massimequalsarebbe se noiche sentiamo il ventilar d'una leggierissima auranon abbiamo poi a sentire l'impeto d'un vento perpetuo che ci feriscecon una velocità che scorre piú di 2529 miglia per ora;ché tanto è lo spazio che il centro della Terra co 'lmoto annuo trapassa in un'ora per la circonferenza dell'orbe magnocome egli diligentemente calcolae perchécome ei dice purdi parer del Copernicocum Terra movetur circumpositus aër;motus tamen eiusvelocior licet ac rapidior celerrimo quocumqueventoa nobis non sentiretursed summa tum tranquillitasreputareturnisi alius motus accederet. Quid est vero decipi sensumnisi hæc esset deceptio? ()

Salviati:È forza che questo filosofo creda che quella Terra cheil Copernico fa andare in giroinsieme con l'aria ambienteper lacirconferenza dell'orbe magnonon sia questa dove noi abitiamomaun'altra separataperché questa nostra conduce seco noiancoracon la medesima velocità sua e dell'aria circostante:e qual ferita possiam noi sentirementre fuggiamo con egual corso aquello di chi ci vuol giostrare? Questo signore s'è scordatoche noi ancora siamonon men che la Terra e l'ariamenati in voltae che in conseguenza sempre siamo toccati dalla medesima parted'ariala quale però non ci ferisce.

Simplicio:Anzi no: eccovi le parole che immediatamente seguono:Præterea nos quoque rotamur ex circumductione Terræetc. ()

Salviati:Ora non lo posso piú né aiutare néscusare; scusatelo voi e aiutatelosignor Simplicio.

Simplicio:Per oracosí improvvisamentenon mi sovvien difesadi mia sodisfazione.

Salviati:Ombéci penserete stanottee difenderetelo poidomani: intanto sentiamo l'altre opposizioni.

Simplicio:Séguita pur l'istessa instanzamostrando che in viadel Copernico bisogna negar le sensazioni proprie. Imperocchéquesto principioper il quale noi andiamo intorno con la Terrao ènostro intrinsecoo ci è esternocioè un rapimento diessa Terra: e se questo secondo ènon sentendo noi cotalrapimentoconvien dire che 'l senso del tatto non senta il proprioobietto congiuntoné la sua impressione nel sensorio; ma seil principio è intrinseconoi non sentiremo un moto localederivante da noi medesimie non ci accorgeremo mai di unapropensione perpetuamente annessa con esso noi.

Salviati:Talché l'instanza di questo filosofo batte quachesia quel principioper il quale noi ci moviamo con la Terraoesterno o internodovremmo in ogni maniera sentirloe non losentendonon è né l'uno né l'altroe perònoi non ci moviamoné in conseguenza la Terra. Ed io dico chepuò essere nell'un modo e nell'altrosenza che noi losentiamo. E del poter esser esternol'esperienza della barca rimuoveogni difficultà soprabbondantemente: e dicosoprabbondantementeperchépotendo noi a tutte l'ore farlamuovere ed anco farla star fermae con grand'accuratezza andareosservando se da qualche diversitàche dal senso del tattopossa esser compresanoi possiamo imparare ad accorgerci se la simuova o novedendo che per ancora non si è acquistata talescienzaa che maravigliarsi se l'istesso accidente ci restaincognito nella Terrala quale ci può aver portatiperpetuamentesenza potere mai sperimentar la sua quiete? Voi setepursignor Simplicioper quel ch'io credoandato mille volte nellebarche da Padovae se voi volete confessar il veronon avete maisentita in voi la participazione di quel motose non quando labarcaarrenando o urtando in qualche ritegnosi è fermataeche voi con gli altri passeggiericolti all'improvvisosete conpericolo traboccati. Bisognerebbe che il globo terrestre incontrassequalche intoppo che l'arrestasseche vi assicuro che allora viaccorgereste dell'impeto che in voi risiedementre da esso sarestescagliato verso le stelle. Ben è vero che con altro sensomaaccompagnato co 'l discorsopotete accorgervi del moto della barcacioè con la vistamentre riguardate gli alberi e le fabbricheposte nella campagnale qualiessendo separate dalla barcapar chesi muovano in contrario: ma se per una tale esperienza volesterestare appagato del moto terrestredirei che riguardaste le stelleche per ciò vi appariscono muoversi in contrario. Ilmaravigliarsi poi di non sentir cotal principioposto che fussenostro internoè pensiero men ragionevole; perché senoi non sentiamo un simile che ci vien di fuori e che frequentementesi parteper qual ragione dovremmo sentirlo quando immutabilmenterisedesse di continuo in noi? Ora ècci altro in questo primoargomento?

Simplicio:Ècci questa esclamazioncella: Ex hac itaqueopinione necesse est diffidere nostris sensibusut penitusfallacibus vel stupidis in sensibilibusetiam coniunctissimisdiiudicandis; quam ergo veritatem sperare possumusa facultate adeofallaci ortum trahentem? ()

Salviati:Oh io ne vorrei dedur precetti piú utili e piúsicuriimparando ad esser piú circuspetto e men confidentecirca quello che a prima giunta ci vien rappresentato da i sensicheci possono facilmente ingannare; e non vorrei che questo autore siaffannasse tanto in volerci far comprender co 'l sensoquesto motode i gravi descendenti esser semplice retto e non di altra sortenési risentisse ed esclamasse perché una cosa tanto chiaramanifesta e patente venga messa in difficultà; perchéin questo modo dà indizio di credere che a quelli che dicontal moto non esser altrimenti rettoanzi piú tosto circolarepaia di veder sensatamente quel sasso andar in arcogià cheegli invita piú il lor senso che il lor discorso a chiarirsidi tal effetto: il che non è vero signor Simplicioperchésí come ioche sono indifferente tra queste opinioni e solo aguisa di comico mi immaschero da Copernico in queste rappresentazioninostrenon ho mai vedutoné mi è parso di vedercader quel sasso altrimenti che a perpendicolocosí credo chea gli occhi di tutti gli altri si rappresenti l'istesso. Meglio èdunque chedeposta l'apparenzanella quale tutti convenghiamofacciamo forza co 'l discorsoo per confermar la realtà diquellao per iscoprir la sua fallacia.

Sagredo:Se io potessi una volta incontrarmi in questo filosofochepur mi pare che si elevi assai sopra molti altri seguaci dell'istessedottrinevorrei in segno di affetto ricordargli un accidente cheassolutamente egli ha ben mille volte vedutodal qualecon moltaconformità di questo che trattiamosi può comprenderequanto facilmente possa altri restar ingannato dalla sempliceapparenza o vogliamo dire rappresentazione del senso. E l'accidente èil parerea quelli che di notte camminano per una stradad'esserseguitati dalla Luna con passo eguale al loromentre la veggonovenir radendo le gronde de i tetti sopra le quali ella gli appariscein quella guisa appunto che farebbe una gatta cherealmentecamminando sopra i tegolitenesse loro dietro: apparenza chequandoil discorso non s'interponesse pur troppo manifestamente ingannerebbela vista.

Simplicio:Veramente non mancano l'esperienze le quali ci rendono sicuridelle fallacie de i semplici sensi; peròsospendendo per oracotali sensazionisentiamo gli argomenti che seguonoche son presicome e' diceex rerum natura. Il primo de' quali èche la Terra non può muoversi di sua natura di tre movimentigrandemente diversio vero bisognerebbe rifiutare molte dignitàmanifeste: la prima delle quali èche ogni effetto depende daqualche causala secondache nessuna cosa produce se medesimadalche ne segue che non è possibile che il movente e quello che èmosso siano totalmente l'istessa cosa: e questo non solo nelle coseche son mosse da motore estrinseco è manifestoma siraccoglie anco da i principii proposti l'istesso accadere nel motonaturale dependente da principio intrinseco; altrimentiessendo cheil moventecome moventeè causae 'l mossocome mossoèeffettoil medesimo totalmente sarebbe causa ed effetto; adunque uncorpo non muove tutto sécioè che tutto muova e tuttosia mossoma bisogna nella cosa mossa distinguere in qualche modo ilprincipio efficiente della mozionee quello che di tal mozione simuove. La terza dignità è chenelle cose suggette a isensiunoin quanto unoproduce una cosa sola; cioè l'animanell'animale produce ben diverse operazionicioè la vistal'uditol'odoratola generazionema con istrumenti diversi: ed insomma si scorgenelle cose sensibili le diverse operazioni derivarda diversità che sia nella causa. Orase si congiugnerannoqueste dignitàsarà cosa chiarissima che un corposemplicequal è la Terranon si potrà di sua naturamuover insieme di tre movimenti grandemente diversi. Imperocchéper le supposizioni fattetutta non muove sé tutta; bisognadunque distinguere in lei tre principii di tre motialtrimenti unprincipio medesimo produrrebbe piú moti: ma contenendo in sétre principii di moti naturalioltre alla parte mossanon saràcorpo semplicema composto di tre principii moventi e della partemossa: se dunque la Terra è corpo semplicenon si moveràdi tre moti. Anzipur non si moverà ella di alcuno di quelliche le attribuisce il Copernicodovendosi muover d'un solo; essendomanifestoper le ragioni di Aristotileche ella si muove al suocentrocome mostrano le sue partiche scendono ad angoli retti allasuperficie sferica della Terra.

Salviati:Molte cose sarebbon da dirsi e da considerarsi intorno allatestura di questo argomento; ma già che noi lo possiamo inbrevi parole risolverenon voglio per ora senza necessitàdiffondermie tanto piúquanto la risposta mi vien dalmedesimo autore somministratamentre egli dicenell'animale da unsol principio esser prodotte diverse operazioni: onde io per ora glirispondocon un simil modo da un sol principio derivare nella Terradiversi movimenti.

Simplicio:A questa risposta non si quieterà punto l'autoredell'instanzaanzi vien pur ella totalmente atterrata da quello cheei soggiugne immediatamente per maggiore stabilimentodell'impugnazion fattasí come voi sentirete. Corroboradicol'argomento con altra dignitàche è questa: chela natura non mancané soprabbondanelle cose necessarie.Questo è manifesto a gli osservatori delle cose naturali eprincipalmente degli animaline' qualiperché dovevanomuoversi di molti movimentila natura ha fatte loro molte flessuree quivi acconciamente ha legate le parti per il motocome alleginocchiaa i fianchiper il camminar de gli animali e percoricarsi a lor piacimento; in oltre nell'uomo ha fabbricate molteflessioni e snodature al gomito ed alla manoper poter esercitarmolti moti. Da queste cose si cava l'argomento contro al triplicatomovimento della Terra: o vero il corpo uno e continuosenza esseresnodato da flessura nessunapuò esercitar diversi movimentio vero non può senza aver le flessurese può senzaadunque indarno ha la natura fabbricate le flessure negli animaliche è contro alla dignità; ma se non può senzaadunque la Terracorpo uno e continuo e privo di flessure e disnodamentinon può di sua natura muoversi di piú moti.Or vedete quanto argutamente va a incontrar la vostra rispostachepar quasi che l'avesse prevista.

Salviati:Dite voi su 'l saldoo pur parlate ironicamente?

Simplicio:Io dico dal miglior senno ch' i' m'abbia.

Salviati:Bisogna dunque che voi vi sentiate d'aver tanto buono inmanoda poter anco sostener la difesa di questo filosofo controqualche altra replica che gli fusse fatta in contrario: peròrispondetemivi pregoin sua graziagià che non possiamoaverlo presente. Voi primieramente ammettete per vero che la naturaabbia fatti gli articolile flessure e snodature a gli animaliacciocché si possano muover di molti e diversi movimenti; edio vi nego questa proposizionee dico che le flessioni son fatteacciocché l'animale possa muovere una o piú delle suepartirestando immobile il restoe dico che quanto alle spezie edifferenze de' movimentiquelli sono di una solacioè tutticircolari: e per questo voi vedetetutti i capi de gli ossi mobiliesser colmi o cavi; e di questialtri sono sfericiche son quelliche hanno a muoversi per tutti i versicome fa nella snodatura dellaspalla il braccio dell'alfiere nel maneggiar l'insegnae dellostrozziere nel richiamar co 'l logoro il falconee tal è laflessura del gomitosopra la quale si gira la mano nel forar colsucchiello; altri son circolari per un sol verso e quasi cilindriciche servono per le membra che si piegano in un sol modocome leparti delle dita l'una sopra l'altraetc. Ma senza piúparticolari incontriun solo general discorso ne può farconoscer questa verità; e questo èche di un corposolido che si muova restando uno de' suoi estremi senza mutar luogoil moto non può esser se non circolare: e perché nelmuover l'animale uno delle sue membra non lo separa dall'altro suoconterminaleadunque tal moto è circolare di necessità.

Simplicio:Io non l'intendo per questo verso; anzi veggo io l'animalemuoversi di cento moti non circolari e diversissimi tra loroecorrere e saltare e salire e scendere e notare e molt'altri.

Salviati:Sta bene: ma cotesti son moti secondariidependenti da iprimiche sono de gli articoli e delle flessure. Al piegar dellegambe alle ginocchia e delle cosce a i fianchiche son moticircolari delle partine viene in conseguenza il salto o il corsoche son movimenti di tutto 'l corpoe questi posson esser noncircolari. Oraperché del globo terrestre non si ha damuovere una parte sopra un'altra immobilema il movimento deve esserdi tutto il corponon ci è bisogno di flessure.

Simplicio:Questo (dirà la parte) potrebbe esser quando il motofusse un soloma l'esser tree diversissimi tra di loronon èpossibile che s'accomodino in un corpo inarticolato.

Salviati:Cotesta credo veramente che sarebbe la risposta del filosofo;contro alla quale io insurgo per un'altra bandae vi domando se voistimate che per via di articoli e flessure si potesse adattare ilglobo terrestre alla participazione di tre moti circolari diversi.Voi non rispondete? Già che voi taceterisponderò ioper il filosofo; il quale assolutamente direbbe di síperchéaltrimenti sarebbe stato superfluo e fuori del caso il metter inconsiderazione che la natura fa le flessioni acciocché ilmobile possa muoversi di moti differentie che perònonavendo il globo terrestre flessure non può aver i tre motiattribuitigli; perchéquando egli avesse stimato che néanco per via di flessure si potesse render atto a tali movimentiarebbe liberamente pronunziatoil globo non poter muoversi di tremoti. Orastante questoio prego voie per voise fussepossibileil filosofo autor dell'argomentoad essermi cortesed'insegnarmi in qual maniera bisognerebbe accomodar le flessureacciocché i tre moti comodamente potessero esercitarsi; e viconcedo tempo per la risposta quattro e anco sei mesi. Intanto a mepare che un principio solo possa cagionar nel globo terrestre piúmotiin quella guisa appuntocome dianzi risposiche un solprincipioco 'l mezo di varii strumentiproduce moti multiplici ediversi nell'animale: e quanto all'articolazionenon ve n'èbisognodovendo esser i movimenti del tuttoe non di alcune parti;e perché hanno ad esser circolarila semplice figura sfericaè la piú bella articolazione che domandar si possa.

Simplicio:Al piú che vi si dovesse concederesarebbe che ciòpotesse accader d'un movimento solo; ma di tre diversial parer mioe dell'autorenon è possibilecome egli pur continuandoecorroborando l'instanzasegue scrivendo: Figuriamoci co 'l Copernicoche la Terra si muovaper propria facultà e da principiointrinsecoda occidente in oriente nel piano dell'eclitticaedoltre a ciò che ella si rivolgapur da principio intrinsecointorno al suo proprio centro da oriente in occidentee per il terzomoto ch'ella per propria inclinazione si pieghi da settentrione inaustro ed all'incontro; essendo ella un corpo continuo e noncollegato con flessioni e giunturepotrà mai la nostrastimativa e 'l nostro giudizio comprendere che un medesimo principionaturale e indistintocioè che una medesima propensionesidistragga insieme in diversi moti e quasi contrarii? Io non possocredere che alcuno sia per dir tal cosase non chi a dritto e atorto avesse preso a sostenere questa posizione.

Salviati:Fermate un pocoe trovatemi questo luogo nel libro;mostrate. Fingamus modo cum CopernicoTerram aliqua sua vi et abindito principio impelli ab occasu ad ortum in eclipticæ planotum rursus revolvi ab indito etiam principio circa suimet centrum abortu in occasumtertio deflecti rursus suopte nutu a septentrione inaustrum et vicissim. Io dubitavosignor Simplicioche voi nonaveste preso errore nel riferirci le parole dell'autore; ma veggo cheegli stessoe pur troppo gravementesi ingannae con miodispiacere comprendo ch'e' si è posto ad impugnar unaposizione la quale e' non ha ben capita; imperocché questi nonsono i movimenti che 'l Copernico attribuisce alla Terra. E dondecava egli che 'l Copernico faccia il moto annuo per l'eclitticacontrario al moto circa il proprio centro? bisogna che e' non abbialetto il suo libroche in cento luoghied anco ne i primi capitoliscrive tali movimenti esser amendue verso le medesime particioèda occidente verso oriente. Ma senza sentirlo da altrinondovev'egli per se stesso comprendereche attribuendosi alla Terra imovimenti che si levano l'uno al Sole e l'altro al primo mobilebisognava che fussero necessariamente fatti pel medesimo verso?

Simplicio:Guardate pur di non errar voied il Copernico insieme. Ilmoto diurno del primo mobile non è egli da levante a ponente?ed il moto annuo del Sole per l'eclittica non èperl'oppositoda ponente a levante? come dunque volete che i medesimitrasferiti nella Terradi contrarii divengan concordi?

Sagredo:Certo che il signor Simplicio ci ha scoperta l'originedell'error di questo filosofo: è forza che esso ancora abbiafatto l'istesso discorso.

Salviati:Or che si puòcaviamo d'errore almanco il signorSimplicio. Il qualevedendo le stelle nel nascere alzarsi sopral'orizonte orientalenon arà difficultà nell'intenderechequando tal moto non fusse delle stellebisognerebbenecessariamente dire che l'orizonte con moto contrario si abbassasseed in conseguenza che la Terra si volgesse in se stessa al contrariodi quel che ci sembrano muoversi le stellecioè da occidenteverso orienteche è secondo l'ordine de' segni del zodiaco.Quanto poi all'altro motoessendo il Sole fisso nel centro delzodiaco e la Terra mobile per la circonferenza di quelloper far cheil Sole ci apparisca muoversi per esso zodiaco secondo l'ordine de isegniè necessario che la Terra cammini secondo il medesimoordine attesoché il Sole ci apparisce sempre occupar nelzodiaco il grado opposto al grado nel quale si trova la Terra: ecosíscorrendo la Terraverbigrazial'Arieteil Soleapparirà scorrer la Librae passando la Terra per il segnodel Toroil Sole scorrerà per quello dello Scorpione; laTerra per i Gemini il Sole per il Sagittario: ma quest'èmuoversi per il medesimo verso amenduecioè secondo l'ordinede' segnicome anco era la revoluzion della Terra circa il propriocentro.

Simplicio:Ho inteso benissimoné saprei qual cosa produr perisgravio d'un tanto errore.

Salviati:Ma pianosignor Simplicioché ce n'è un altromaggior di questo: ed èch'e' fa muover la Terra per il motodiurno intorno al proprio centro da oriente verso occidentee noncomprende che quando questo fusseil movimento delle 24 oredell'universo ci apparirebbe fatto da ponente verso levanteperl'opposito giusto di quel che noi veggiamo.

Simplicio:Oh ioche appena ho veduti i primi elementi della sferasonsicuro che non arei errato sí gravemente.

Salviati:Giudicate ora quale studio si può stimare che abbiafatto questo oppositore ne i libri del Copernicose e' prende alrovescio questa principale e massima ipotesisopra la quale si fondatutta la somma delle cose nelle quali il Copernico dissente dalladottrina d'Aristotile e di Tolomeo. Quanto poi a questo terzo motoche l'autorepur di mente del Copernicoassegna al globo terrestrenon so di quale e' si voglia intendere: quello non è eglisicuramente che il Copernico gli attribuisce congiuntamente con glialtri dueannuo e diurnoche non ha che fare co 'l declinare versoaustro e settentrionema solo serve per mantener l'asse dellarevoluzion diurna continuamente parallelo a se stesso; talchébisogna direo che l'oppositore non abbia compreso questoo l'abbiadissimulato. Ma benché questo solo grave mancamento bastasse aliberarne dall'obbligo di piú occuparci nella considerazionedelle sue opposizionituttavia voglio ritenerle in stimasícome veramente meritano di esser apprezzate assai piú chemille altre di altri vani oppositori. Tornando dunque all'instanzadico che i due movimenti annuo e diurno non sono altrimenticontrariianzi son per il medesimo versoe però possondependere da un medesimo principio; il terzo vien talmente inconseguenza dell'annuoda per se stesso e spontaneamenteche non vibisogna chiamar principio interno né esterno (come a suo luogodimostrerò) dal qualecome da causavenga prodotto.

Sagredo:Voglio pur io ancorascorto dal discorso naturaledire aquesto oppositore qualche cosa. Il qual vuol condennare il Copernicose io non gli so puntualmente risolvere tutti i dubbi e risponder atutte le opposizioni che ei gli faquasi che in conseguenza dellamia ignoranza segua necessariamente la falsità della suadottrina: ma se questo termine di condennar gli scrittori gli pariuridiconon dovrà parergli fuor di ragione se io nonapproverò Aristotile e Tolomeoquando egli non risolva megliodi me le difficultà medesime ch'io gli promuovo nella lorodottrina. E' mi domanda quali siano i principiiper i quali il globoterrestre si muove del moto annuo nel zodiacoe del diurno perl'equinoziale in se stesso. Dicogli che e' sono una cosa simile aquelli per i quali Saturno si muove per il zodiaco in 30 annied inse stesso in tempo molto piú breve secondo l'equinozialecomelo scoprirsi ed ascondersi de i suoi globi collaterali ci mostra; euna cosa simile a quella per la quale ei concederebbe senza scrupoloche il Sole scorresse l'eclittica in un annoed in se stesso sirivolgesse parallelo all'equinoziale in manco d'un mesecomesensatamente mostrano le sue macchie; e una cosa simil a quella perla quale le stelle Medicee scorrono il zodiaco in 12 annie tratanto si volgono in cerchi piccolissimi ed in tempi brevissimiintorno a Giove.

Simplicio:Quest'autore vi negherà tutte queste cosecomeinganni della vistamediante i cristalli del telescopio.

Sagredo:Oh questo sarebbe un volerne troppo per sémentre e'vuole che l'occhio semplice non si possa ingannare nel giudicar ilmoto retto de' gravi descendentie vuol che e' si inganni nelcomprendere questi altri movimentimentre la sua virtú vienperfezionata ed accresciuta a trenta doppii. Diciamogli dunque che laTerra partecipa la pluralità di movimenti in un modo simile eforse il medesimoco 'l quale la calamita ha il muoversi in giúcome gravee due moti circolariuno orizontale e l'altro verticalesotto il meridiano. Ma che piú? ditemisignor Simplicio trachi credete voi che quest'autore mettesse maggior diversitàtra il moto retto e 'l circolareo tra il moto e la quiete?

Simplicio:Tra il moto e la quiete sicuramente. E quest'èmanifesto; perché il moto circolare non è contrario alretto per Aristotileanzi e' concede che si possano mescolare; ilche è impossibile del moto e della quiete.

Sagredo:Adunque proposizione meno improbabile è il porre in uncorpo naturale due principii interniuno a 'l moto retto e l'altroal circolareche duepur interniuno al moto e l'altro allaquiete. Oradella naturale inclinazione che risegga nelle partidella Terradi ritornar al suo tutto quando per violenza ne vengonoseparateconcordano insieme amendue le posizioni; e solo dissentononell'operazion del tuttoché questa vuole che per principiointerno stia immobilee quella gli attribuisce il moto circolare: maper la vostra concessione e di questo filosofodue principiiuno almoto e l'altro alla quieteson incompatibili insiemesí comeincompatibili sono gli effetti; ma non già accade questo de idue movimenti retto e circolareche nulla repugnanza hanno fra diloro.

Salviati:Aggiugnete di piúche probabilissimamente puòessere che il movimento che fa la parte della Terra separatamentresi riconduce al suo tuttosia esso ancora circolarecome di giàsi è dichiarato: talché per tutti i rispettiin quantoappartiene al presente casola mobilità sembra piúaccettabile che la quiete. Ora seguitesignor Simplicioquello cheresta.

Simplicio:Fortifica l'autore l'instanza con additarci un altro assurdocioè che gli stessi movimenti convengano a nature sommamentediverse: ma l'osservazione ci insegnal'operazioni e i moti dinature diverse esser diversi; e la ragione lo confermaperchéaltrimenti non avremmo ingresso per conoscere e distinguer le naturequando elle non avessero i lor moti ed operazioni che ci scorgesseroalla cognizione delle sustanze.

Sagredo:Io ho dua o tre volte osservato ne i discorsi diquest'autoreche per prova che la cosa stia nel tale e nel tal modoe' si serve del dire che in quel tal modo si accomoda alla nostraintelligenzao che altrimenti non avremmo adito alla cognizione diquesto o di quell'altro particolareo che il criterio dellafilosofia si guasterebbequasi che la natura prima facesse ilcervello a gli uominie poi disponesse le cose conforme allacapacità de' loro intelletti. Ma io stimerei piúprestola natura aver fatte prima le cose a suo modoe poifabbricati i discorsi umani abili a poter capire (ma però confatica grande) alcuna cosa de' suoi segreti.

Salviati:Io son dell'istessa opinione. Ma ditesignor Simplicio:quali sono queste nature diversealle qualicontro all'osservazioneed alla ragioneil Copernico assegna moti ed operazioni medesime?

Simplicio:Eccole: l'acqua e l'aria (che pur sono nature diverse dallaterra)e tutte le cose che in tali elementi si trovanoarannociascheduna quei tre movimenti che il Copernico finge nel globoterrestre. E segue di dimostrar geometricamente come in via delCopernico una nugola che sia sospesa in ariae che per lungo tempoci soprastia al capo senza mutar luogobisogna necessariamentech'ell'abbia tutti tre que' movimenti che ha il globo terrestre: ladimostrazione è questae voi la potete legger da per voich'io non la saprei riferir a mente.

Salviati:Io non istarò altrimenti a leggerlaanzi stimosuperfluo l'avercela postaperch'io son sicuro che nessuno de gliaderenti del moto della Terra glie la negherà. Peròammessagli la dimostrazioneparliamo dell'instanza: la qual non mipare che abbia molta forza di concluder nulla contro alla posizionedel Copernicoavvengaché niente si deroga a quei moti e aquelle operazioni per i quali si viene in cognizione delle natureetc. Rispondetemi in graziasignor Simplicio: quelli accidenti ne'quali alcune cose puntualissimamente convengonoci posson eglinservire per farci conoscer le diverse nature di quelle tali cose?

Simplicio:Signor noanzi tutto l'oppositoperché dall'identitàdelle operazioni e degli accidenti non si può argumentaresalvo che una identità di nature.

Salviati:Talché le diverse nature dell'acquadella terradell'ariae dell'altre cose che sono per questi elementivoi nonl'arguite da quelle operazioni nelle quali tutti questi elementi eloro annessi convengonoma da altre operazioni: sta cosí?

Simplicio:Cosí è in effetto.

Salviati:Talché quello che lasciasse ne gli elementi tutti queimotioperazioni ed altri accidenti per i quali si distinguono le lornaturenon ci priverebbe del poter venire in cognizione di esseancorché e' rimovesse poi quella operazione nella qualeunitamente convengonoe che perciò non serve nulla per ladistinzione di tali nature.

Simplicio:Credo che il discorso proceda benissimo.

Salviati:Ma che la terral'acqua e l'aria siano da natura egualmentecostituite immobili intorno al centronon è opinione vostradell'autoredi Aristotiledi Tolomeo e di tutti i lor seguaci?

Simplicio:È ricevuta come verità irrefragabile.

Salviati:Adunque da questa comune natural condizionedi quietareintorno al centronon si trae argomento delle diverse nature diquesti elementi e cose elementarima convien apprender tal notiziada altre qualità non comuni; e però chi levasse a glielementi solamente questa quiete comune e gli lasciasse loro tuttel'altre operazioninon impedirebbe punto la strada che ne guida allacognizione delle loro essenze: ma il Copernico non leva loro altroche questa comune quietee glie la tramuta in un comunissimo motolasciandogli la gravitàla leggierezzai moti in suin giúpiú tardipiú velocila raritàla densitàle qualità di caldofreddoseccoumidoed in somma tuttel'altre cose: adunque un tal assurdoqual s'immagina questo autorenon è altrimenti nella posizion copernicana; né ilconvenire in una identità di moto importa piú o menoche il convenire in una identità di quietecirca 'ldiversificare o non diversificar nature. Or dite se ci è altroargomento in contrario.

Simplicio:Séguita una quarta instanzapresa pur da una naturaleosservazioneche è che i corpi del medesimo genere hanno motiche convengono in genereo vero convengono nella quiete: ma nellaposizione del Copernicocorpi che convengono in generee tra diloro similissimiarebbono in quanto al moto una somma sconvenienzaanzi una diametral repugnanzaimperocché stelle tanto tra diloro similinulladimeno nel moto sarebbero tanto dissimilipoichései pianeti andrebbono in volta perpetuamentema il Sole e tutte lestelle fisse perpetuamente starebbero immote.

Salviati:La forma dell'argomentare mi par concludentema credo beneche l'applicazione o la materia sia difettosa; e purchél'autore voglia persistere nel suo assuntola conseguenza verràsenz'altro direttamente contro di lui. Il progresso dell'argomento ètale: Tra i corpi mondanisei ce ne sono che perpetuamente simuovonoe sono i sei pianeti; de gli altricioè della Terradel Sole e delle stelle fissesi dubita chi di loro si muova e chistia fermoessendo necessario che se la Terra sta fermail Sole ele stelle fisse si muovanoe potendo anch'essere che il Sole e lefisse stessero immobiliquando la Terra si muovesse; cercasiindubbio del fattoa chi piú convenientemente si possaattribuire il motoed a chi la quiete. Detta il natural discorsoche il moto debba stimarsi essere di chi piú in genere ed inessenza conviene con quei corpi che indubitatamente si muovono e laquiete di chi da i medesimi piú dissente; ed essendo cheun'eterna quiete e perpetuo moto sono accidenti diversissimièmanifesto che la natura del corpo sempre mobile convien che siadiversissima dalla natura del sempre stabile; cerchiamo dunquementre stiamo ambigui del moto e della quietese per via di qualchealtra rilevante condizione potessimo investigare chi piúconvenga con i corpi sicuramente mobilio la Terrao pure il Sole ele stelle fisse. Ma eccola naturafavorevole al nostro bisogno edesiderioci somministra due condizioni insignie differenti nonmeno che 'l moto e la quietee sono la luce e le tenebrecioèl'esser per natura splendidissimoe l'esser oscuro e privo di ogniluce. Son dunque diversissimi d'essenza i corpi ornati d'un internoed eterno splendoreda i corpi privi d'ogni luce: priva di luce èla Terra; splendidissimo per se stesso è il Solee non menole stelle fisse; i sei pianeti mobili mancano totalmente di lucecome la Terra; adunque l'essenza loro convien con la Terraedissente dal Sole e dalle stelle fisse: mobile dunque è laTerraimmobile il Sole e la sfera stellata.

Simplicio:Ma l'autore non concederà che i sei pianeti sientenebrosie su tal negativa si terrà saldoo vero egliargomenterà la conformità grande di natura tra seipianeti e il Sole e le stelle fissee la difformità traquesti e la Terrada altre condizioni che dalle tenebre e dallaluce; anzior ch'io m'accorgonell'instanza quintache segueci èposta la disparità somma tra la Terra e i corpi celesti: nellaquale egli scriveche gran confusione e intorbidamento sarebbe nelsistema dell'universo e tra le sue parti secondo l'ipotesi delCopernico; imperocché tra corpi celesti immutabili edincorruttibilisecondo Aristotile e Ticone ed altritra corpidicodi tanta nobiltàper confessione di ognuno edell'istesso Copernicoche afferma quelli esser ordinati e dispostiin un'ottima costituzionee che da quelli rimuove ogni inconstanzadi virtútra corpidicotanto puricioè tra Veneree Martecollocar la sentina di tutte le materie corruttibilicioèla Terral'acqual'aria e tutti i misti! Ma quanto piúprestante distribuzione e piú alla natura convenienteanzi aDio stesso architettosequestrar i puri da gl'impurii mortali dagl'immortalicome insegnano l'altre scuoleche ci insegnano comequeste materie impure e caduche son contenute nell'angusto concavodell'orbe lunaresopra 'l quale con serie non interrotta s'alzanopoi le cose celesti!

Salviati:È vero che 'l sistema Copernicano mette perturbazionenell'universo d'Aristotile; ma noi trattiamo dell'universo nostrovero e reale. Quando poi la disparità d'essenza tra la Terra ei corpi celesti la vuol quest'autore inferire dall'incorruttibilitàdi quelli e corruttibilità di questa in via d'Aristotiledalla qual disparità e' concluda il moto dover esser del Solee delle fisse e l'immobilità della Terrava vagando nelparalogismosupponendo quel che è in quistione; perchéAristotile inferisce l'incorruttibilità de' corpi celesti dalmotodel quale si disputa se sia loro o della Terra. Della vanitàpoi di queste retoriche illazionise n'è parlato a bastanza.E qual cosa piú insulsa che direla Terra e gli elementiesser relegati e separati dalle sfere celestie confinati dentroall'orbe lunare? ma non è l'orbe lunare una delle celestisfereesecondo il consenso lorocompresa nel mezo di tuttel'altre? nuova maniera di separare i puri da gl'impuri e gliammorbati da' sanidar a gl'infetti stanza nel cuore della città!io credeva che il lazeretto se le dovesse scostare piú chefusse possibile. Il Copernico ammira la disposizione delle partidell'universo per aver Iddio costituita la gran lampadache dovevarendere il sommo splendore a tutto il suo tempionel centro di essoe non da una banda. Dell'esser poi il globo terrestre tra Venere eMartene tratteremo in breve; e voi stessoin grazia diquest'autorefarete prova di rimuovernelo. Madi grazia nonintrecciamo questi fioretti rettorici con la saldezza delledimostrazionie lasciamogli a gli oratori o piú tosto a ipoetili quali hanno saputo con lor piacevolezze inalzar con laudecose vilissime ed anco tal volta perniziose; e se altro ci restaspediamoci quanto prima.

Simplicio:Ci è il sesto ed ultimo argomento: nel qual ei poneper cosa molto inverisimile che un corpo corruttibile e dissipabilesi possa muovere d'un moto perpetuo e regolare; e questo conferma conl'esempio de gli animalili quali movendosi di moto a loro naturalepur si straccanoed hanno bisogno di riposo per restaurare le forze;ma che ha da fare tal movimento con quel della Terraimmenso alparagon del loro? mapiúfarla muovere di tre motidiscorrenti e distraenti in parti diverse? chi potrà maiasserir tali cosesalvo che quelli che si fussero giurati lordifensori? Né vale in questo caso quel che produce ilCopernicoche per essere questo moto naturale alla Terrae nonviolentoopera contrarii effetti da i moti violenti; e che sidissolvon benené posson lungamente sussisterle cose allequali si fa impetoma le fatte dalla natura si conservanonell'ottima loro disposizione; non valdicoquesta rispostachevien atterrata dalla nostra. Imperocché l'animale è purcorpo naturalee non fabbricato dall'arteed il movimento suo ènaturalederivando dall'animacioè da principio intrinseco;e violento è quel moto il cui principio è fuoried alquale niente conferisce la cosa mossa: tuttaviase l'animal continualungo tempo il suo motosi straccaed anco si muorequando sivuole sforzare ostinatamente. Vedete dunque come in natura siincontrano da tutte le bande vestigii contrarianti alla posizione delCoperniconé mai de' favorabili. E per non aver a ripigliarpiú la parte di questo oppositoresentite quel ch'ei producecontro al Keplero (co 'l quale ei disputa)in proposito di quelloche esso Keplero istava contro a quelli a i quali pare inconvenienteanzi impossibil cosal'accrescer in immenso la sfera stellatacomericerca la posizion del Copernico. Instà dunque il Keplerodicendo: Difficilius est accidens præter modulum subiectiintenderequam subiectum sine accidente augere: Copernicus igiturverisimilius facitqui auget orbem stellarum fixarum absque motuquam Ptolemæus qui auget motum fixarum immensa velocitate.()La qual instanza scioglie l'autoremaravigliandosi di quanto ilKeplero s'inganni nel dire che nell'ipotesi di Tolomeo si cresca ilmoto fuor del modello del subiettoimperocché a lui pare chenon si accresca se non conforme al modelloe che secondo il suoaccrescimento si agumenti la velocità del moto: il che provaegli configurarsi una macina che dia una revoluzione in 24 oreilqual moto si chiamerà tardissimo; intendendosi poi il suosemidiametro prolungato sino alla distanza del Solela sua estremitàagguaglierà la velocità del Sole; prolungatolo sinoalla sfera stellataagguaglierà la velocità dellefissebenché nella circonferenza della macina sia tardissimo.Applicando ora questa considerazione della macina alla sferastellataintendiamo un punto nel suo semidiametro vicino al centroquant'è il semidiametro della macina il medesimo motochenella sfera stellata è velocissimoin quel punto saràtardissimo: ma la grandezza del corpo è quella che ditardissimo lo fa divenir velocissimoancorché e' continuid'esser il medesimo; e cosí la velocità cresce non fuordel modello del subiettoanzi cresce secondo quello e la suagrandezzamolto diversamente da quel che stima il Keplero.

Salviati:Io non credo che quest'autore si sia formato concetto delKeplero cosí tenue e bassoche e' possa persuader si che e'non abbia inteso che il termine altissimo d'una linea tirata dalcentro sin all'orbe stellato si muove piú velocemente che unpunto della medesima linea vicino al centro a due braccia: e peròè forza che e' capisca e comprenda che il concetto el'intenzione del Keplero è stata di direminore inconvenienteesser l'accrescer un corpo immobile a somma grandezzachel'attribuire una somma velocità a un corpo pur vastissimoavendo riguardo al modulocioè alla norma ed all'esempiodegli altri corpi naturaline i quali si vede che crescendo ladistanza dal centrosi diminuisce la velocitàcioèche i periodi delle lor circolazioni ricercano tempi piúlunghi; ma nella quieteche non è capace di farsi maggiore ominorela grandezza o piccolezza del corpo non fa diversitàveruna. Talchése la risposta dell'autore debbe andar adincontrar l'argomento del Kepleroè necessario che essoautore stimi che al principio movente l'istesso sia muover dentro almedesimo tempo un corpo piccolissimo ed uno immensoessendo chel'augumento della velocità vien senz'altro in conseguenzadell'accrescimento della mole: ma quest'è poi contro alleregole architettoniche della naturala quale osserva nel modellodelle minori sferesí come veggiamo ne i pianeti esensatissimamente nelle stelle Mediceedi far circolare gli orbiminori in tempi piú brevi onde il tempo della revoluzion diSaturno è piú lungo di tutti i tempi dell'altre sfereminoriessendo di 30 anni: ora il passar da questa a una sferagrandemente maggioree farla muover in 24 orepuò benragionevolmente dirsi uscir delle regole del modello. Sí chese noi attentamente considereremola risposta dell'autore va noncontro al concetto e senso dell'argomentoma contro alla spiegaturae 'l modo del parlare; dove anco l'autore ha il torto né puònegare di non aver ad arte dissimulato l'intelligenza delle paroleper gravar il Keplero d'una troppo crassa ignoranza: ma l'impostura èstata tanto grossolanache non ha potuto con sí gran taradifalcar del concetto che ha della sua dottrina impresso il Kepleronelle menti de i litterati. Quanto poi all'instanza contro alperpetuo moto della Terrapresa dall'esser impossibil cosa che ellacontinuasse senza straccarsiessendo che gli animali stessiche pursi muovon naturalmente e da principio internosi straccano ed hannobisogno di riposo per relassar le membra…

Sagredo:Mi par di sentire il Keplero rispondergliche pur ci sono degli animali che si rinfrancano dalla stanchezza co 'l voltolarsi perterrae che però non si deve temer che il globo terrestre sistracchi; anzi ragionevolmente si può dire che e' goda d'unperpetuo e tranquillissimo riposomantenendosi in un eternorivoltolamento.

Salviati:Voisignor Sagredosete troppo arguto e satirico: malasciamo pur gli scherzi da una bandamentre trattiamo di coseserie.

Sagredo:Perdonatemisignor Salviati: questo ch'io dico non èmiga cosí fuor del caso quanto forse voi lo fate; perchéun movimento che serva per riposo e per rimuover la stanchezza a uncorpo defatigato dal viaggiopuò molto piú facilmenteservire a non la lasciar veniresí come piú facilisono i rimedii preservativi che i curativi. E io tengo per fermochequando il moto de gli animali procedesse come questo che vieneattribuito alla Terrae' non si stancherebbero altrimentiavvengache lo stancarsi il corpo dell'animale derivaper mio crederedall'impiegare una parte sola per muover se stessa e tutto il restodel corpo: comeverbigraziaper camminare si impiegano le cosce ele gambe solamenteper portar loro stesse e tutto il rimanente;all'incontro vedrete il movimento del cuore esser come infatigabileperché muove sé solo. In oltrenon so quanto sia veroche il movimento dell'animale sia naturalee non piú tostoviolento; anzi credo che si possa dir con verità che l'animamuove naturalmente le membra dell'animale di moto preternaturale:perchése il moto all'insú è preternaturale a icorpi gravil'alzar le gambe e le cosceche son corpi gravipercamminarenon si potrà far senza violenzae però nonsenza fatica del movente; il salir su per una scala porta il corpogravecontro alla sua naturale inclinazioneall'in suonde nesegue la stanchezzamediante la natural repugnanza della gravitàa cotal moto. Ma per muover un mobile di un movimento al quale e' nonha repugnanza nissunaqual lassezza o diminuzion di virtú edi forza si deve temer nel movente? e perché si deve scemar laforza dove non se n'esercita punto?

Simplicio:Sono i moti contrariide i quali il globo terrestre sifigura muoversiquelli sopra i quali l'autore fonda la sua instanza.

Sagredo:Già si è detto che non sono altrimenticontrariie che in questo l'autore si è grandementeingannatotalché il vigore di tutta l'instanza si volgecontro l'impugnator medesimomentre e' voglia che il primo mobilerapisca tutte le sfere inferiori contro al moto il quale essenell'istesso tempo e continuamente esercitano. Al primo mobiledunquetocca a stancarsicheoltre al muovere se stessodevecondur tant'altre sferele qualidi piúcon movimentocontrario gli contrastano. Talché quell'ultima conclusione chel'autor inferivacon dir che discorrendo per gli effetti di naturas'incontrano sempre cose favorabili per l'opinion d'Aristotile eTolomeoe non mai alcuna che non contrarii al Copernicoha bisognod'una gran considerazione; e meglio è direche sendo una diqueste due posizioni verae l'altra necessariamente falsaèimpossibile che per la falsa s'incontri mai ragioneesperienza oretto discorso che le sia favorevolesí come alla veranessuna di queste cose può esser repugnante. Gran diversitàdunque convien che si trovi tra i discorsi e gli argomenti che siproducono dall'una e dall'altra parte in pro e contro a queste dueopinionila forza de i quali lascerò che giudichiate voistessosignor Simplicio.

Salviati:Voisignor Sagredotraportato dalla velocità delvostro ingegnomi tagliaste dianzi il ragionamentomentre io volevodire alcuna cosa in risposta di quest'ultimo argomento dell'autore; ebenché voi gli abbiate piú che a sufficienza rispostovoglio ad ogni modo aggiugner non so cheche allora avevo in mente.Egli pone per cosa molto inverisimile che un corpo dissipabile ecorruttibilequal è la Terrapossa perpetuamente muoversid'un movimento regolaremassime vedendo noi gli animali finalmentestancarsi ed aver necessità di riposo; e gli accrescel'inverisimile il dover essere tal moto di velocitàincomparabile e immensarispetto a quella de gli animali. Ora io nonso intendere perché la velocità della Terra l'abbia dipresente a perturbarementre quella della sfera stellatatanto etanto maggiorenon gli arreca disturbo piú considerabile chese gli arrechi la velocità d'una macinela quale in 24 oredia una sola revoluzione. Se per esser la velocità dellaconversion della Terra su 'l modello di quella della macine non sitira in conseguenza cose di maggior efficacia di quellacessil'autore di temer lo stancarsi della Terra perché néanco qualsivoglia ben fiacco e pigro animaledico né anco uncamaleontesi straccherebbe col muoversi non piú di cinque osei braccia in 24 ore; ma se e' vuol considerar la velocitànon piú su 'l modello della macinema assolutamenteed inquanto in 24 ore il mobile ha da passare uno spazio grandissimomolto piú si dovrebbe mostrar renitente a concederla allasfera stellatala quale con velocità incomparabilmentemaggiore di quella della Terra deve condur seco migliaia di corpiciaschedun grandemente maggiore del globo terrestre.

Resterebbeora che noi vedessimo le prove per le quali l'autore concludelestelle nuove del 72 e del 604 essere state sublunarie non celesticome comunemente si persuasero gli astronomi di quei tempiimpresaveramente grande; ma ho pensatoper essermi tale scrittura nuovaelunga per i tanti calcoliche sarà piú espediente cheio tra stasera e domattina ne vegga quel piú ch'io potròe domani poitornando a i soliti ragionamentivi referisca quelloche avrò ritratto: e se ci avanzerà tempoverremo adiscorrere del movimento annuo attribuito alla Terra. Intantose voiavete da dire alcuna cosaed in particolare il signor Simpliciointorno alle cose attenenti al moto diurnoassai lungamente da meesaminatoci avanza ancora un poco di tempo da poter discorrere.

Simplicio:A me non resta altro che direse non che i discorsi auti inquesto giorno mi son ben parsi ripieni di pensieri molto acuti eingegnosiprodotti per la parte del Copernico in confermazion delmoto della Terrama non mi sento già persuaso a crederlo;perché finalmente le cose dette non concludon altro se non chele ragioni per la stabilità della Terra non son necessariemanon però si è prodotta dimostrazione alcuna per laparte contrariala quale necessariamente convinca e concluda lamobilità.

Salviati:Io non ho mai presosignor Simplicioa rimuovervi dallavostra opinionené meno ardirei di definitivamente sentenziarsopra sí gran litigio; ma solamente è statae saràanco nelle disputazioni seguentimia intenzione di farvi manifestoche quelli che hanno creduto che questo moto velocissimo delle 24 oresia della Terra solae non dell'universo trattane la sola Terranonsi erano persuasi che in cotal guisa potesse e dovesse esserecomesi dicealla ciecama che benissimo avevano vedute sentite edesaminate le ragioni della contraria opinioneed anco nonleggiermente rispostole. Con questa medesima intenzionequando cosísia di gusto vostro e del signor Sagredopotremo passare allaconsiderazione dell'altro movimentoprima da Aristarco Samio e poida Niccolò Copernico attribuito al medesimo globo terrestreil quale ècome credo che voi già abbiate sentitofatto sotto il zodiacodentro allo spazio d'un annointorno alSoleimmobilmente collocato nel centro di esso zodiaco.

Simplicio:La quistione è tanto grande e tanto nobileche moltocuriosamente sentirò discorrernepresupponendo d'aver asentir tutto quello che in tal materia si possa dire. Andròpoi meco medesimo facendo con mio comodo reflession maggiore sopra lecose sentite e da sentirsi; e quando altro io non guadagninon saràpoco il poterne con piú fondamento discorrere.

Sagredo:Adunqueper non stancar piú il signor Salviatifaremo punto a i ragionamenti d'oggie domani ripiglieremoconformeal solitoi discorsicon isperanza d'aver a sentir gran novità.

Simplicio:Io lascio il libro delle stelle nuovema riporto questodelle conclusioniper riveder quello che vi è scritto controal moto annuoche deve esser la materia de' ragionamenti di domani.

 

GIORNATATERZA

Sagredo:Il desiderio grande con che sono stato aspettando la venutadi Vostra Signoriaper sentir le novità de i pensieri intornoalla conversione annua di questo nostro globomi ha fatto parerlunghissime le ore notturne passateed anco queste della mattinabenché non oziosamente trascorse anzi buona parte vegliate inriandar con la mente i ragionamenti di ieriponderando le ragioniaddotte dalle parti a favor delle due contrarie posizioniquellad'Aristotile e Tolomeoe questa di Aristarco e del Copernico. Everamente parmiche qualunque di questi si è ingannatosiadegno di scusa; tali sono in apparenza le ragioni che gli possonoaver persuasituttavolta però che noi ci fermassimo sopra leprodotte da essi primi autori gravissimi: macome che l'opinioneperipatetica per la sua antichità ha auti molti seguaci ecultorie l'altra pochissimiprima per l'oscurità e poi perla novità mi pare scorgerne tra quei moltied in particolaretra i moderniesserne alcuni che per sostentamento dell'oppinione daessi stimata vera abbiano introdotte altre ragioni assai puerilipernon dir ridicole.

Salviati:L'istesso è occorso a mee tanto piú che aVossignoriaquanto io ne ho sentite produrre di taliche mivergognerei a ridirlenon dirò per non denigrare la fama de iloro autorii nomi de i quali si posson sempre tacerema per nonavvilir tanto l'onore del genere umano. Dove io finalmenteosservandomi sono accertato esser tra gli uomini alcuni i qualipreposteramente discorrendoprima si stabiliscono nel cervello laconclusionee quellao perché sia propria loro o di personaad essi molto accreditatasí fissamente s'imprimonoche deltutto è impossibile l'eradicarla giammai; ed a quelle ragioniche a lor medesimi sovvengono o che da altri sentono addurre inconfermazione dello stabilito concettoper semplici ed insulse cheelle sianoprestano subito assenso ed applausoed all'incontroquelle che lor vengono opposte in contrarioquantunque ingegnose econcludentinon pur ricevono con nauseama con isdegno ed iraacerbissima: e taluno di costorospinto dal furore non sarebbe ancolontano dal tentar qualsivoglia machina per supprimere e far tacerl'avversarioed io ne ho veduta qualche esperienza.

Sagredo:Questi dunque non deducono la conclusione dalle premessenéla stabiliscono per le ragionima accomodano o per dir meglioscomodano e travolgonle premesse e le ragioni alle loro giàstabilite e inchiodate conclusioni Non è ben adunquecimentarsi con similie tanto menoquanto la pratica loro ènon solamente ingiocondama pericolosa ancora. Per tanto seguiteremocol nostro signor Simplicioconosciuto da me di lunga mano per uomodi somma ingenuità e spogliato in tutto e per tutto dimalignità: oltre che è assai pratico nella peripateticadottrinasí che io posso assicurarmi che quello che nonsovverrà ad esso per sostentamento dell'opinione d'Aristotilenon potrà facilmente sovvenire ad altri. Ma eccolo appuntotutto anelanteil quale questo giorno si è fatto desiderareun gran pezzo. Stavamo appunto dicendo mal di voi.

Simplicio:Bisogna non accusar mema incolpar Nettunnodi questa miacosí lunga dimorache nel reflusso di questa mattina ha inmaniera ritirate l'acqueche la gondola che mi conducevaentratanon molto lontano di qui in certo canale dove non son fondamentaèrestata in seccoe mi è bisognato tardar lí piúd'una grossa ora in aspettare il ritorno del mare. E quivi standocosí senza potere smontar di barcache quasi repentinamentearrenòsono andato osservando un particolare che mi èparso assai maraviglioso: ed è che nel calar l'acquesivedevan fuggir via molto velocemente per diversi rivolettisendo giàil fango in piú parti scoperto; e mentre io attendo aconsiderar quest'effettoveggo in un tratto cessar questo motoesenza intervallo alcuno di tempo cominciar a tornar la medesima acquain dietroe di retrogrado farsi il mar direttosenza restar pure unmomento stazionario: effettoche per tutto il tempo che ho praticatoVenezianon mi è incontrato il vederlo altra volta.

Sagredo:Non vi debbe anco esser molte volte accaduto il restar cosíin secco tra piccolissimi rivolettiper li qualiper averpochissima declivitàl'abbassamento o alzamento solo diquanto è grossa una cartache faccia la superficie del mareapertoè assai per fare scorrere e ricorrer l'acqua per talirivoletti per ben lunghi spazii; sí come in alcune spiaggemarine l'alzamento del mare di 4 o 6 braccia solamente fa spargerl'acqua per quelle pianure per molte centinaia e migliaia dipertiche.

Simplicio:Questo intendo benissimoma avrei creduto che tra l'ultimotermine dell'abbassamento e primo principio dell'alzamento dovesseinterceder qualche notabile intervallo di quiete.

Sagredo:Questo vi si rappresenterà quando voi porrete mentealle mura o a i pali dove queste mutazioni si fanno a perpendicolo;ma non è che veramente vi sia stato di quiete.

Simplicio:Mi parevache per esser questi due moti contrariidovessetra di loro esser in mezo qualche quiete; conforme anco alla dottrinad'Aristotileche dimostra che in puncto regressus mediat quies.()

Sagredo:Mi ricordo benissimo di cotesto luogoma mi ricordo ancorache quando studiavo filosofianon restai persuaso delladimostrazione d'Aristotileanzi che avevo molte esperienze incontrario; le quali vi potrei anco addurrema non voglio cheentriamo in altri pelaghiessendo convenuti qui per discorrer dellamateria nostrase sarà possibilesenza interromperlacomeabbiamo fatto quest'altri giorni passati.

Simplicio:E pur converràse non interromperlaalmancoprolungarla assaiperché ritornato iersera a casami messi arileggere il libretto delle conclusionidove trovo dimostrazionicontro a questo movimento annuoattribuito alla Terramoltoconcludenti; e perché non mi fidavo di poterle cosípuntualmente riferireho voluto riportar meco il libro.

Sagredo:Avete fatto bene: ma se noi vogliamo ripigliare iragionamenti conforme all'appuntamento di iericonverràsentir prima ciò che avrà da riferirci il signorSalviati intorno al libro delle stelle nuovee poi senz'altriinterrompimenti verremo al moto annuo. Orache dice il signorSalviati in proposito di tali stelle? son ellen veramente statetraportate di cielo in queste piú basse regioni in virtúde' calcoli dell'autore prodotto dal signor Simplicio?

Salviati:Io mi messi iersera a legger i suoi progressie questamattina ancora gli ho data un'altra scorsaper veder pure se quelche mi pareva aver letto la seravi era scritto veramenteo seerano state mie larve e imaginazioni fantastiche della notte: ed insomma trovo con mio gran cordoglio esservi veramente scritto estampato quello che per riputazion di questo filosofo non avreivoluto. Che e' non conosca la vanità della sua impresanon mipar possibilesí perché l'è troppo scopertasíperché mi ricordo averlo sentito nominar con laudedall'Accademico amico nostro; parmi anco cosa troppo inverisimile cheegli a compiacenza di altri si possa esser indotto ad aver in cosípoca stima la sua riputazionech'e' si sia indotto a far pubblicaun'operadella quale non poteva attenderne altro che biasimoappresso gl'intelligenti.

Sagredo:Soggiugnete che saranno assai manco che un per centoaragguaglio di quelli che lo celebrerranno ed esalteranno sopra tuttii maggiori intelligenti che sieno o sieno stati già mai. Unoche abbia saputo sostener la peripatetica inalterabilità delcielo contro a una schiera d'astronomi e cheper lor maggiorvergognagli abbia atterrati con le lor proprie armi! E che voleteche possano quattro o sei per provinciache scorgano le sueleggierezzecontro a gl'innumerabili chenon sendo atti a poterlescoprire né comprenderese ne vanno presi alle gridae tantopiú gli applaudono quanto manco l'intendono? Aggiugnete cheanco quei pochi che intendonosi asterranno di dar risposta ascritture tanto basse e nulla concludenti; e ciò con granragioneperché per gl'intendenti non ce n'è bisognoeper quelli che non intendono è fatica buttata via.

Salviati:Il piú proporzionato gastigo al lor demerito sarebbeveramente il silenziose non fusser altre ragioni per le quali èforse quasi necessario il risentirsi: l'una delle quali èchenoi altri Italiani ci facciamo spacciar tutti per ignoranti e diamoda ridere a gli oltramontanie massime a quelli che son separatidalla nostra religione; ed io potrei mostrarvene di tali assaifamosiche si burlano del nostro Accademico e di quanti matematicisono in Italiaper aver lasciato uscire in luce e mantenervisi senzacontradizione le sciocchezze di un tal Lorenzini contro gliastronomi. Ma questo pur anco si potrebbe passarerispetto ad altramaggior occasione di risa che si potesse porger lorodependentedalla dissimulazione de gl'intelligenti intorno alle leggerezze diquesti simili oppositori alle dottrine da loro non intese.

Sagredo:Io non voglio maggior esempio della petulanzia di costoro edell'infelicità d'un pari del Copernicosottoposto ad esserimpugnato da chi non intende né anco la primaria suaposizioneper la quale gli è mossa la guerra.

Salviati:Voi non meno resterete maravigliato della maniera delconfutar gli astronomi che affermanole stelle nuove essere statesuperiori a gli orbi de' pianetie per avventura nel firmamentostesso.

Sagredo:Ma come potete voi in sí breve tempo aver esaminatotutto cotesto libroche pure è un gran volumeed èforza che le dimostrazioni sieno in gran numero?

Salviati:Io mi son fermato su queste prime confutazioni suenellequali con dodici dimostrazionifondate sopra le osservazioni didodici astronomiche tutti stimarono che la stella nuova del 72apparsa in Cassiopeafusse nel firmamentoprova per l'opposito leiessere stata sullunareconferendo a due a due l'altezze meridianeprese da diversi osservatori in luoghi di differente latitudineprocedendo nella maniera che appresso intenderete: e perché miparnell'esaminar questo primo suo progressod'avere scoperto inquest'autore una gran lontananza dal poter concluder nulla contro agli astronomiin favor de' filosofi peripateticie che molto emolto piú concludentemente si confermi l'opinion loronon hovolsuto applicarmi con una simil pazienza nell'esaminar gli altrisuo' metodima gli ho dato una scorsa assai superficialesicuro chequella inefficacia che è in queste prime impugnazionisiaparimente nell'altre: e sí come vedrete in fattopochissimeparole bastano a confutar tutta quest'operabenché construttacon tanti e tanti laboriosi calcolicome voi vedete. Peròsentite il mio progresso. Piglia quest'autoreper trafiggercomedicogli avversarii con le lor proprie armiun numero granded'osservazioni fatte da lor medesimiche pur sono da 12 o 13 autoriin numeroe sopra una parte di quelle fa suoi calcolie concludetali stelle essere state inferiori alla Luna. Oraperché ilproceder per interrogazioni mi piace assaigià che non ci èl'autore stessorispondami il signor Simplicioalle domande ch'iofaròquel ch'e' crederà che fusse per rispondere esso.E supponendo di trattar della già detta stella del 72apparsain Cassiopeaditemisignor Simpliciose voi credete che ellapotesse esser nell'istesso tempo collocata in diversi luoghicioèesser tra gli elementied anco tra gli orbi de' pianetied ancosopra questi e tra le stelle fisseed anco infinitamente piúalta.

Simplicio:Non è dubbio che bisogna dire che ella fusse in un solluogoed in una sola e determinata distanza dalla Terra.

Salviati:Adunquequando le osservazioni fatte da gli astronomi fussergiustee che i calcoli fatti da questo autore non fussero erratibisognerebbe necessariamente che da tutte quelle e da tutti questi sene raccogliesse la medesima lontananza sempre per appunto: non èvero?

Simplicio:Sin qua arriva a 'ntendere il mio discorsoche bisognerebbeche fusse cosí di necessità; né credo chel'autore contradicesse.

Salviati:Ma quando de' molti e molti computi fatti non ne riuscisseropur due solamente che s'accordasseroche giudizio ne fareste?

Simplicio:Giudicherei che tutti fussero fallacio per colpa delcomputista o per difetto de gli osservatori; ed al piú che sipotesse diredirei che un soloe non piúfusse giustomanon saprei già elegger quale.

Salviati:Vorreste voi dunque da fondamenti falsi dedurre e stabilirper vera una conclusione dubbia? certo no. Ora i calcoli di questoautore son taliche nessuno confronta con un altro; vedete dunquequant'è da prestar lor fede.

Simplicio:Veramentecome la cosa sia cosíquesto è unmancamento notabile.

Sagredo:Voglio pure aiutare il signor Simplicio e l'autorecon direal signor Salviati che il suo motivo concluderebbe bennecessariamentequando l'autore avesse intrapreso a volerdeterminatamente ritrovare quanta fusse la lontananza della stelladalla Terra; il che non credo che sia stato il suo intentoma solodi dimostrare che da quelle osservazioni si traevala stella esserestata sullunare; talchése dalle dette osservazioni e datutti i computi fatti sopra di esse si raccoglie l'altezza dellastella sempre minor di quella della Lunatanto basta all'autore perconvincer d'una crassissima ignoranza tutti quelli astronomi cheperdifetto di geometria o d'aritmeticanon avevano saputo dalle lormedesime osservazioni dedurre vere conclusioni.

Salviati:Sarà dunque conveniente ch'io mi volga a voisignorSagredoche tanto accortamente sostenete la dottrina di questoautore. E per veder di fare che anco il signor Simpliciobenchéinesperto di calcoli e dimostrazioniresti capace almeno della nonconcludenza delle dimostrazioni di questo autoreprima metto inconsiderazione come ed esso e gli astronomi tutti con i quali egli èin controversia convengono che la stella nuova fusse priva di motoproprioe solo andasse in giro al moto diurno del primo mobilemadissentono circa il luogoponendola quelli nella region celestecioè sopra la Lunae per avventura tra le stelle fisseequesti giudicandola vicina alla Terracioè sotto al concavodell'orbe lunare. E perché il sito della stella nuovadellaquale si parlafu verso settentrione e non in gran lontananza dalpoloin modo che a noi settentrionali ella non tramontava maifuagevol cosa il poter prendere con istrumenti astronomici le suealtezze meridianetanto le minime sotto il poloquanto le massimesopra; dalla conferenza delle quali altezzefatte da diversi luoghidella Terra posti in varie distanze dal settentrionecioè tradi loro differenti quanto all'altezze polarisi poteva argomentarela lontananza della stella. Imperocchéquando ella fussestata nel firmamento tra le altre fisse le sue altezze meridianeprese in diverse elevazioni di polo conveniva che fussero tra di lorodifferenti con le medesime differenze che tra esse elevazioni siritrovavano; cioèper esempiose l'elevazione della stellasopra l'orizonte era 30 gradipresa nel luogo dove l'altezza polareeraverbigraziagradi 45conveniva che l'elevazione della medesimastella fusse cresciuta 4 o 5 gradi in quei paesi piúsettentrionali ne' quali il polo fusse piú alto gli stessi 4 o5 gradi: ma quando la lontananza della stella dalla Terra fusse assaipiccola in comparazion di quella del firmamentole altezze suemeridiane convien cheaccostandoci al settentrionecrescanonotabilmente piú che l'altezze polari; e da quel maggioreaccrescimentocioè dall'eccesso dell'accrescimentodell'elevazion della stella sopra l'accrescimento dell'altezza polare(che si chiama differenza di parallasse)si calcola prontamenteconmetodo chiaro e sicurola lontananza della stella dal centro dellaTerra. Oraquesto autore piglia le osservazioni fatte da 13astronomi in diverse elevazioni di poloe conferendo una particelladi quelle a sua elezionecalcolacon dodici accoppiamentil'altezza della stella nuova essere stata sempre sotto la Luna; maciò conseguisce egli con promettersi tanto crassa ignoranza intutti quelli alle mani de' quali potesse pervenire il suo librocheveramente m'ha fatto nausea: ed io sto a vedere come gli altriastronomi ed in particolare il Keplerocontro al qualeprincipalmente inveisce quest'autoresi contenga in silenziochepur non gli suol morir la lingua in boccase già egli non hastimato tale impresa troppo bassa. Oraper farne avvertiti voihotrascritte sopra questo foglio le conclusioni che e' raccoglie dallesue 12 indagini. Delle quali la prima è delle due osservazioni

1.-Del Maurolico e dell'Hainzelio; onde si raccogliela stella esserestata lontana dal centro manco di 3 semidiametri terrestriessendola differenza di parallasse gr. 4.42 m.p. e 30 sec.

…… … … … … … … 3 semid.

2.-E calculata dall'osservazioni dell'Hainzelio e dello Schuleroconparallasse 8 m.p. e 30 sec.; e si raccoglie la sua lontananza dalcentro piú di

…… … … … … … … 25semid.

3.-E sopra le osservazioni di Ticone e dell'Hainzeliocon parallasse di10 m.p.; e si raccoglie la distanza dal centro poco meno di

…… … … … … … … 19 semid.

4.-E sopra l'osservazioni di Ticone e del Landgraviocon parallasse di14 m.p.; e rende la distanza dal centro circa

…… … … … … … … 10 semid.

5.-E sopra l'osservazioni dell'Hainzelio e di Gemmacon parallasse di42 m.p. e 3o sec.; per la quale si raccoglie la distanza circa

…… … … … … … …. 4 semid.

6.-E sopra l'osservazioni del Landgravio e del Camerariocon parallassedi 8 m.p.; e si ritrae la distanza circa

…… … … … … … …. 4 semid.

7.-E sopra l'osservazioni di Ticone e dell'Hageciocon parallasse di 6m.p.; e si raccoglie la distanza

…… … … … … … …. 32 semid.

8.-E con l'osservazioni dell'Hagecio e dell'Ursinocon parallasse di 43m.p.; e rende la distanza della stella dalla superficie della Terra

…… … … … … … …. 1/2 semid.

9.-E sopra le osservazioni del Landgravio e del Buschiocon parallassedi 15 m.p.; e rende la distanza dalla superficie della Terra

…… … … … … ….. 1/48 di semid.

10.-E sopra l'osservazioni del Maurolico e del Munosiocon parallasse di4 gr. e 30 m.p.; e rende la distanza dalla superficie della Terra

…… … … … … … … 1/5 di semid.

11.-E con le osservazioni del Munosio e di Gemmacon parallasse di 55m.p.; e rendono la distanza dal centro circa

…… … … … … … ….. 13 semid.

12.E con le osservazioni del Munosio e dell'Ursinocon parallasse digr. 1 e 36 m.p.; e si ritrae la distanza dal centro meno di

…… … … … … … ….. 7 semid.

Questesono 12 investigazioni fatte dall'autore a sua elezionetramoltissime checome egli dicepotevano farsi con le combinazionidelle osservazioni di questi 13 osservatori; le quali 12 ècredibile che sieno le piú favorevoli per provare il suointento.

Sagredo:Ma io vorrei sapere se tra le altre tante indaginipretermesse dall'autore ve ne sono di quelle che fussero in suodisfavorecioè dalle quali calcolando si raccogliesselastella nuova essere stata sopra la Lunasí come mi parcosía prima frontedi poter ragionevolmente dubitarementre io veggoqueste prodotte esser tanto tra di loro differentiche alcune midanno la lontananza della stella nuova da Terra 4610100emillee millecinquecento volte maggiore l'una che l'altra; talchéposso ben sospettare che tra le non calcolate ve ne fusse qualcuna infavor della parte avversae tanto piú mi pare di poter crederciòquanto io non penso che quelli astronomi osservatorimancassero della intelligenza e pratica di questi computiche nonpenso che dependano dalle piú astruse cose del mondo. E ben miparrà cosa piú che miracolosa sementre in queste 12sole indagini ce ne sono di quelle che rendono la stella vicina allaTerra a poche migliaed altre che per piccolissimo intervallo larendono inferiore alla Lunanon se ne trovi alcuna chea favordella parte avversala renda almanco per 20 braccia sopra l'orbelunareequel che sarà poi piú stravaganteche tuttiquelli astronomi siano stati cosí ciechiche non abbianoscorta una lor fallacia tanto patente.

Salviati:Cominciate ora a prepararvi l'orecchie a sentir con infinitaammirazione a quali eccessi di confidenza della propria autoritàe dell'altrui balordaggine trasporta il desiderio di contradire emostrarsi piú intelligente de gli altri. Tra le indaginitralasciate dall'autore ce ne sono di quelle che rendono la stellanuova non pur sopra la Lunama sopra le stelle fisse ancora; equeste non son pochema la maggior partecome vedrete inquest'altro fogliodove io l'ho registrate.

Sagredo:Ma che dice l'autore di queste? forse non le ha considerate?

Salviati:Le ha considerate pur troppoma dice che le osservazionisopra le quali i calcoli rendon la stella infinitamente lontanasonoerratee che non possono tra di loro combinarsi.

Simplicio:Oh questa mi par bene una ritirata deboleperché laparte potrà con altrettanta ragione dire che errate sianoquelle onde egli sottraela stella essere stata nella regioneelementare.

Salviati:Ohsignor Simpliciose mi succedesse di farvi restar capacedell'artifiziobenché non gran cosa artifiziosodi questoautorevorrei destarvi meraviglia ed anco sdegno mentre scorgestecome eglipalliando la sua sagacità co 'l velo della vostrasemplicità e de gli altri puri filosofisi vuole insinuarenella vostra grazia co 'l grattarvi le orecchie e co 'l gonfiar lavostra ambizionemostrando d'aver convinti e resi muti questiastronometti che hanno voluto assalire l'inespugnabile inalterabilitàdel cielo peripateticoequel che è piúammutitiglie convinti con le lor proprie armi. Io ne voglio fare ogni sforzo; edintanto il signor Sagredo condoni al signor Simplicio ed a me iltediarlo forse un po' troppomentre con soverchio circuito di parole(soverchio dicoalla sua velocissima apprensiva) anderòcercando di far palese cosache è bene che non gli restiascosa e incognita.

Sagredo:Ionon solo senza tedioma con gustosentirò ivostri discorsi; e cosí ci potessero intervenire tutti ifilosofi peripateticiacciò potessero comprendere quantodevano restar obbligati a questo lor protettore.

Salviati:Ditemisignor Simpliciose voi sete ben restato capacecomesendo la stella nuova collocata nel cerchio meridiano làverso settentrionea uno che da mezzo giorno camminasse versotramontana tanto se gli andrebbe elevando sopra l'orizonte l'istessastella nuova quanto il polotuttavolta che ella fusse veramentecollocata tra le stelle fisse ma che quando ella fusse notabilmentepiú bassacioè piú vicina a Terraellaapparirebbe elevarsi piú del medesimo poloe sempre piúquanto la vicinanza fusse maggiore?

Simplicio:Parmi d'esserne capacissimoin segno di che mi proveròa farne una figura matematica: ed in questo cerchio grande noteròil polo Pe in questi due cerchi piú bassi noterò duestelle vedute da un punto in Terrache sia A e le due stelle sienoqueste BCvedute per la medesima linea A B C incontro a una stellafissa D; camminando poi in Terra sino al termine Ele due stelle miappariranno separate dalla fissa D e avvicinatesi al polo Pe piúla piú bassa Bche mi apparirà in Ge manco la Ccheapparirà in F; ma la fissa D averà mantenuta lamedesima lontananza dal polo.

Salviati:Veggo che voi intendete benissimo. Credo che voi comprendiateancoracomeper esser la stella B piú bassa della Cl'angolo che vien costituito da i raggi della vista che partendosi dai due luoghi AE si congiungono in Ccioè quest'angolo A CEè piú strettoo vogliam dir piú acutodell'angolo costituito in B da i raggi A BE B.

Simplicio:Si vede al senso benissimo.

Salviati:Ed ancoper esser la Terra piccolissima e quasi insensibilerispetto al firmamentoed in conseguenza per esser brevissimo lospazio A Eche si può camminare in Terrain comparaziondell'immensa lunghezza delle linee E GE F da Terra sino alfirmamentovenite a intendere che la stella C si potrebbe alzare eallontanar tanto e tanto dalla Terrache l'angolo costituito in essada i raggi che partono da i medesimi punti AE divenisse acutissimoe come assolutamente insensibile e nullo.

Simplicio:E questo ancora intendo io perfettamente.

Salviati:Ora sappiatesignor Simplicioche gli astronomi ematematici hanno trovate regole infallibili per via di geometria ed'aritmeticada poteremercé della quantità di questiangoli BC e delle loro differenzecongiugnendovi la notizia delladistanza de i due luoghi AEritrovare a un palmo la lontananzadelle cose sublimituttavolta però che detta distanza e dettiangoli siano presi giusti.

Simplicio:Talchése le regole dependenti dalla geometria edall'aritmetica son giustetutte le fallacie ed errori ches'incontrassero nel volere investigar tali altezze di stelle nuove odi comete o di altroconvien che dependano dalla distanza A E e dagli angoli BCnon ben misurati. E cosí tutte quellediversità che si veggono in queste 12 indaginidependono nonda difetti delle regole de i calcolima da errori commessinell'investigar tali angoli e tali distanze per mezo delleosservazioni istrumentali.

Salviati:Cosí èné di questo casca difficultàveruna. Ora convien che attentamente notiatecome nell'allontanar lastella da B in Conde l'angolo si fa sempre piú acutoilraggio E B G si va continuamente allontanando dal raggio A B D dallaparte di sotto l'angolocome mostra la linea E C Fla cui parteinferiore E C è piú remota dalla parte A C che non èla E B: ma non può già mai accadere cheper qualunqueimmenso allontanamentole linee A DE F totalmente si disgiunghinodovendosi finalmente andare a congiugner nella stella; e solamente sipotrebbe dire che le si separassero e si riducessero ad esserparallelequando l'allontanamento fusse infinitoil qual caso nonsi può dare. Ma perché (notate bene) la lontananza delfirmamentoin relazione alla piccolezza della Terracome giàs'è dettosi reputa come infinitaperò l'angolocontenuto da i raggi che tirati da i punti AE andassero a terminarein una stella fissasi stima come nulloed essi raggi come duelinee parallele; e però si concludeche allora solamente sipotrà affermarela stella nuova essere stata nel firmamentoquando dalla collazione delle osservazioni fatte in diversi luoghi siraccolga co 'l calcolol'angolo detto esser insensibile e le lineecome parallele. Ma quando l'angolo sia di notabil quantitàconvien necessariamente la stella nuova esser piú bassa dellefisseed anco della Lunaquando però l'angolo A B E fussemaggiore di quello che si costituirebbe nel centro della Luna.

Simplicio:Adunque la lontananza della Luna non è tanto grandeche un simil angolo in lei resti insensibile?

Salviati:Signor no; anzi è egli sensibile non solo nella Lunama nel Sole ancora.

Simplicio:Ma se questo èpotrà anco essere che taleangolo sia osservabile nella stella nuova senza che ella siainferiore al Solenon che alla Luna.

Salviati:Cotesto può essereed è anco ne i presenticasicome vedrete a suo luogocioè quando averòspianata la strada in manierache voi ancorabenché nonintelligente di calcoli astronomicipossiate restar capace e toccarcon mano quanto quest'autore ha avuto piú la mira di scriverea compiacenza de i Peripateticico 'l palliare e dissimular variecoseche a stabilimento del veroco 'l portarle con nuda sincerità.Però seguiamo oltre. Dalle cose dichiarate sin qui credo chevoi restiate capacissimo come la lontananza della stella nuova non sipuò mai far tanto immensache 'l piú volte nominatoangolo interamente svanisca e che li due raggi de gli osservatori dai luoghi AE divengano linee parallele; e venite in conseguenza acomprender perfettamenteche quando il calcolo ritraesse dalleosservazionital angolo esser totalmente nullo o le linee esserveramente parallelesaremmo sicuri l'osservazioni esseralmeno inqualche minimo cheerrate; ma quando il calcolo ci desselemedesime linee essersi disseparate non solamente sinoall'equidistanzacioè sino all'esser parallelema avertrapassato oltre al termineed essersi allargate piú ad altoche a bassoallora bisogna risolutamente concluderele osservazioniessere state fatte con meno accuratezzaed in somma essere erratecome quelle che ci conducono ad un manifesto impossibile. Bisogna poiche voi mi crediatee supponghiate per cosa verissimache due lineerette che si partono da due punti segnati sopra un'altra rettaallora son piú larghe in alto che a bassoquando gli angolicompresi dentro di esse sopra quella retta son maggiori di due angoliretti; e quando questi fussero eguali a due rettiesse lineesarebbero parallele; ma se fussero minori di due rettile lineesarebbero concorrentie prolungate serrerebbero il triangoloindubitabilmente.

Simplicio:Iosenza prestarvi fedene ho scienzae non son tanto nudodi geometriach'io non sappia una proposizione che mille volte hoavuto occasione di leggere in Aristotilecioè che i treangoli d'ogni triangolo sono eguali a due retti: talchés'iopiglio nella mia figura il triangolo A B Eposto che la linea E Afusse rettacomprendo benissimo come i suoi tre angoli AEB sonoeguali a due rettie che in conseguenza li due soli EA son minoridi due retti tanto quanto è l'angolo B; onde allargando lelinee A BE B (ritenendole però ferme ne' punti AE) sin chel'angolo contenuto da esse verso le parti B svaniscali due da bassoresteranno eguali a due rettied esse linee saranno ridotteall'esser parallele; e se si seguitasse di slargarle piúgliangoli a i punti EA diverrebbero maggiori di due retti.

Salviati:Voi sete un Archimedee mi avete liberato dallo spender piúparole in dichiararvicome tuttavolta che da i calcoli si cavasse lidue angoli AE esser maggiori di due rettil'osservazionisenz'altro vengono ad essere errate. Quest'è quel tanto ch'iodesideravo che voi capiste perfettamentee ch'io dubitavo di nonaver a poter dichiarar in modo che un puro filosofo peripatetico neacquistasse sicura intelligenza. Ora seguitiamo quel che resta. Eripigliando quello che poco fa mi concedestecioèche nonpotendo esser la stella nuova in piú luoghima in un solotuttavoltaché i calcoli fatti sopra le osservazioni di questiastronomi non ce la rendono nel medesimo luogoè forza chesia errore nelle osservazionicioè o nel prender l'altezzepolario nel prender l'elevazioni della stellao nell'una enell'altra operazione; oraperché nelle molte indaginifattecon le combinazioni a due a due dell'osservazionipochissime sonoche si rincontrino a render la stella nel medesimo sito adunquequeste pochissime sole potrebbero esser le non erratema le altretutte sono assolutamente errate.

Sagredo:Bisognerà dunque credere a queste pochissime sole piúche a tutte l'altre insieme; e perché voi dite che queste chesi concordano son pochissimeed io tra queste 12 ne veggo due cherendon la distanza della stella dal centro della Terra amendue 4semidiametriche sono questa quinta e la sestaadunque piúprobabile è che la stella nuova sia stata elementare checeleste.

Salviati:Non sta cosí: perchése voi notate benenonci è scritto la distanza essere stata puntualmente 4semidiametrima circa 4 semidiametri; ma però voi vedrete chetali due distanze differivano tra di loro per molte centinaia dimiglia. Eccovele qui: vedete che questa quintache è 13389migliasupera la sestache è miglia 13100quasi di 300miglia.

Sagredo:Quali son dunque queste poche che s'accordano in por lastella nel medesimo luogo?

Salviati:Sonper disgrazia di questo autorecinque indaginichetutte la ripongono nel firmamentocome voi vedrete in quest'altranotadove io registro molte altre combinazioni. Ma io voglioconcedere all'autore piú di quello che per avventura midomanderebbeche è insomma che in ciascuna combinazione delleosservazioni sia qualche errore: il che credo che assolutamente sianecessario; perchésendo 4 in numero le osservazioni cheservono per una indaginecioè due diverse altezze di polo edue diverse elevazioni di stellafatte da diversi osservatoriindiversi luoghi e con diversi strumentichiunque abbia qualchecognizione di tal pratica dirà non potere essere che tra tutte4 non sia caduto qualche erroree massime mentre che noi veggiamoche nel prender una sola altezza di poloco 'l medesimo strumentonel medesimo luogo e dal medesimo osservatoreche l'ha potuta farmille voltetuttavia si va titubando di qualche minutoe spessoanco di molticome in questo medesimo libro potete vedere in diversiluoghi. Supposte queste coseio vi domandosignor Simpliciose voicredete che questo autore tenga i 13 osservatori in concetto d'uominiaccortiintelligenti e destri nel maneggiare tali strumentio purper uomini grossolani e inesperti.

Simplicio:Non può esser ch' e' gli reputi se non molto cauti edintelligenti; perché quando e' gli stimasse inetti a taleserciziopotrebbe dar bando al suo stesso librocome nullaconcludenteper esser fondato sopra supposizioni piene di errori; eper troppo semplici spaccerebbe noimentre e' credesse conl'inesperienza di quelli persuaderci per vera una sua falsaproposizione.

Salviati:Adunquecome questi osservatori sien talie che pur contutto ciò abbiano errato e però convenga emendar loroerroriper poter dalle loro osservazioni ritrar quel piú dinotizia che sia possibileconveniente cosa è che noi gliapplichiamo le minori e piú vicine emende e correzioni che sipossapurch'elle bastino a ritirar l'osservazioni dall'impossibilitàalla possibilità; sí cheverbigraziase si puòtemperar un manifesto errore ed un patente impossibile di una loroosservazione con l'aggiugnere o detrar 2 o ver 3 minutie con taleemenda ridurlo al possibilenon si deva volerlo aggiustare con lagiunta o suttrazione del 15 o 20 o 50.

Simplicio:Non credo che l'autore contradicesse a questo perchéconceduto che e' siano uomini giudiziosi ed espertisi deve crederpiú presto che egli abbiano errato di poco che d'assai.

Salviati:Or notate appresso. De i luoghi dove collocar la stellanuovaalcuni son manifestamente impossibilied altri possibili.Impossibile assolutamente è che ella fusse per infinitointervallo superiore alle stelle fisseperché un tal sito nonè al mondoe quando fussela stella posta là a noisarebbe stata invisibile; è anco impossibile che ella andasseserpendo sopra la superficie della Terrae molto piú che ellafusse dentro all'istesso globo terreno. Luoghi possibili sono questide' quali si è in controversianon repugnando al nostrointelletto che un oggetto visibilein aspetto di stellapotesseesser sopra la Lunanon men che sotto. Oramentre si va cercando diritrar per via d'osservazioni e di calcolifatti con quellasicurezza alla quale la diligenza umana può arrivarequalveramente fusse il suo luogosi trova che la maggior parte di essicalcoli la rendon piú che per infinito intervallo superiore alfirmamentoaltri la rendon prossima alla superficie della Terraedalcuni anco sotto tal superficiee de gli altriche la ripongono inluoghi non impossibilinissuni si concordano tra di lorodimodochéconvien diretutte le osservazioni esser necessariamente fallaci;talchése noi vogliamo pur da tante fatiche ritrar qualchefruttobisogna ridursi alle correzioniemendando tuttel'osservazioni.

Simplicio:Ma l'autore diràche delle osservazioni che rendonola stella in luoghi impossibilinon si deve far capitale alcunocome quelle che infinitamente sono errate e fallaci; e solo sidebbono accettar quelle che la costituiscono in luoghi nonimpossibilie tra queste solamente andar ricercandoper via de ipiú probabili e piú numerosi rincontrise non il sitoparticolare e giustocioè la sua vera distanza dal centrodella Terraalmeno di venire in cognizione se ella fu tra glielementi o pur tra i corpi celesti.

Salviati:Il discorso che fate voi adessoè quell'istesso cheha fatto l'autore a favor della causa suama con troppo irragionevoldisavvantaggio della parte; e quest'è quel punto principaleche mi ha fatto sopramodo maravigliare della troppa confidenza ch' e'si è presanon men della propria autoritàche dellacecità ed inavvertenza de gli astronomi: per i quali ioparleròe voi risponderete per l'autore. E prima io vidomandose gli astronomi nell'osservare con loro strumentiecercarverbigraziaquanta sia l'elevazione d'una stella sopral'orizontepossono deviar dal vero tanto nel piú quanto nelmenocioè ritrar con errore che ella sia talvolta piúalta del vero e talvolta piú bassao pure se l'errore non puòmai esser se non d'un generecioè cheerrandosemprepecchino nel soverchio e non mai nel menoo sempre nel meno négià mai nel soverchio.

Simplicio:Io non ho dubbio che sia egualmente pronto l'errare nell'unoche nell'altro modo.

Salviati:Credo che l'autore risponderebbe il medesimo. Oradi questidue generi d'erroriche son contrarii e ne quali possono essereegualmente incorsi gli osservatori della stella nuovaapplicati alcalcolol'un genere renderà la stella piú alta delveroe l'altro piú bassa: e perché già noiconvenghiamo che tutte le osservazioni son errateper qual ragionevuol quest'autore che noi accettiamo per piú congruenti co 'lvero quelle che mostrano la stella essere stata vicinache l'altreche la mostrano soverchiamente lontana?

Simplicio:Per quel che mi pare aver ritratto dalle cose dette sin quiio non veggo che l'autore ricusi quelle osservazioni ed indagini chepotesser render la stella lontana piú che la Luna ed anco piúdel Solema solamente quelle che la fanno remota (come voi stessoavete detto) piú che per un infinito intervallo; la qualdistanza perché voi ancora recusate come impossibileperòegli trapassacome per infinitamente convinte di falsità e diimpossibilitàcotali osservazioni. Parmi dunqueche se voivolete convincer l'autorevoi debbiate produrre indagini piúesatteo piú in numeroo di piú diligentiosservatorile quali costituiscano la stella in tanta e tantalontananza sopra la Luna o sopra al Solein luogo insomma possibilead esservisí come egli produce queste 12 che tutte rendonola stella sotto la Lunain luoghi che sono al mondo e dove ellapoteva essere.

Salviati:Maaasignor Simplicioqui consiste l'equivoco vostro edell'autore; vostro per un rispettoe dell'autore per un altro. Ioscorgo dal vostro parlareche voi vi sete formato concetto chel'esorbitanze che si commettono nello stabilir la lontananza dellastellavadano crescendo secondo la proporzione de gli errori che sifanno sopra lo strumento nel far l'osservazionie cheper ilconversodalla grandezza delle esorbitanze si possa argomentar lagrandezza de gli errorie che peròsentendo direritrarsidalla tale osservazione la lontananza della stella esser infinitasia necessario l'error nell'osservare essere stato infinitoe perciòinemendabile e come tale recusabile: ma il negoziosignor Simpliciomionon cammina cosí; e del non aver compreso come stiaquesto fattone scuso voicome inesperto di tali maneggima nonposso già sotto simil mantello palliar l'error dell'autoreilqualedissimulando l'intelligenza dí questoche si èpersuaso che noi veramente non fussimo per intendereha speratoservirsi della nostra ignoranza per accreditar maggiormente la suadottrina appresso la moltitudine de i poco intelligenti. Peròper avvertimento di quelli che son piú creduli che intendentie per trar voi d'erroresappiate che può essere (e che il piúdelle volte accaderà) che una osservazione la quale vi dia lastellaper esempionella lontananza di Saturnocon l'accrescere odetrarre un sol minute dall'elevazione presa con lo strumento la faràdivenir in distanza infinitae però di possibile impossibile;e per il conversoquei calcoli che fabbricati sopra taliosservazioni vi rendono la stella infinitamente lontanamolte voltepuò essere che con l'aggiugnere o scemare un sol minuto laritirino in sito possibile: e questo ch'io dico d'un minutopuòaccadere ancora con la correzione d'un mezoe d'un sestoe dimanco. Ora fissatevi ben nella menteche nelle distanze altissimequal èverbigrazial'altezza di Saturno o quella dellestelle fisseminimissimi errori fatti dall'osservatore sopra lostrumento rendono il sito di terminato e possibile infinito edimpossibile. Ciò non cosí avviene delle distanzesublunari e vicine alla Terradove può accadere chel'osservazione dalla quale si sia raccoltola stella esser lontanaverbigrazia4 semidiametri terrestrisi potrà crescere odiminuire non solamente d'un minutoma di dieci e di cento e diassai piúsenza che il calcolo la renda non pur infinitamenteremotama né anco superiore alla Luna. Comprendete da questoche la grandezza de gli erroriper cosí dire strumentali nonsi ha da stimare dall'esito del calcoloma dalla quantitàstessa de i gradi e de' minuti che si numerano sopra lo strumento; equelle osservazioni s'hanno a chiamar piú giuste o men erratele quali con la giunta o suttrazione di manco minuti restituiscono lastella in luogo possibile; e tra i luoghi possibiliil vero sitoconvien credere che fusse quello intorno al quale concorre numeromaggiore delle distanzesopra le piú giuste osservazionicalcolate.

Simplicio:Io non resto ben capace di questo che voi ditené soper me stesso comprendere come possa essere che nelle distanzemassime maggior esorbitanza possa nascere dall'error d'un sol minutoche nelle piccole da 10 o da 100; e però arei caro diintenderlo.

Salviati:Voise non per teorica almeno per praticalo vedrete daquesto breve sunto ch'io ho fatto di tutte le combinazioni e di partedelle indagini tralasciate dall'autorele quali io ho calcolateenotate sopra questo medesimo foglio.

Sagredo:Convien dunque che voi da ieri in quache pur non sonpassate piú di 18 orenon abbiate fatto altro che calcolaresenza prender né cibo né sonno.

Salviati:Anzi ho io preso l'uno e l'altro ristoro: ma io fo similicalcoli con gran brevità; e s'io debbo dire il veromi sonmaravigliato non poco che quest'autore vadia cosí per la lungaed interponendo tante computazioni non punto necessarie al quesitoche si cerca. E per piena intelligenza di questoed anco acciòspeditamente si possa conoscer quanto dalle osservazioni de gliastronomide i quali si serve l'autorepiú probabilmente siraccolgala stella nuova potere essere stata superiore alla Luna edanco a tutti i pianetie tra le stelle fisse e piú altaancoraho trascritte sopra questa carta tutte l'osservazioniregistrate dal medesimo autore che furon fatte da 13 astronomidoveson notate le elevazioni polari e le altezze della stella nelmeridianotanto le minime sotto il poloquanto le massime esuperiori: e son queste.

-Ticone.

Altezzadel polo gr. 55.58 m.p.

Altezzadella stella gr. 84.0 la massima;

27.57m.p. la minima.

Equeste sono del primo

scrittoma del secondo la

minimaè 27.45 m p.

_______________________________________________

-Ainzelio.

Altezzapolare gr. 48.22 m.p.

Altezzadella stella gr. 76.34 m.p.

76.33m.p. e 45 sec.

76.35m.p.

20.9m.p. e40sec.

20.9m.p. e 30sec.

20.9m.p. e 20sec.

_______________________________________________

-Peuceroe Sculero.

Altezzapolare 51.54 m.p.

Altezzadella stella 79.56 m.p.

23.33m.p.

_______________________________________________

-Landgravio.

Altezzapolare 51.18 m.p.

Altezzadella stella 79.30 m.p.

_______________________________________________

-Camerario.

Altezzapolare gr. 52.24 m.p.

dellastella 80.30 m.p.

80.27m.p.

80.26m.p.

24.28m.p.

24.20m.p.

24.17m p.

________________________________________________

-Agecio.

Altezzapolare gr. 48.22 m.p.

dellastella 20.15 m.p.

________________________________________________

-Ursino.

Altezzapolare 49.24 m.p.

stella79.

22.

________________________________________________

-Munosio.

Altezzapolare 39.30 m p.

Stella67.30 m.p.

11.30m.p.

________________________________________________

-Maurolico.

Altezzapolare gr. 38.30 m.p.

dellastella 20.15 m.p.

________________________________________________

-Gemma.

Altezzapolare 50.50 m p.

Stella79.45 m p.

________________________________________________

-Buschio.

Altezzapolare 51.10 m.p.

Stella79.20 m.p.

22.40m.p.

________________________________________________

-Reinoldo.

Altezzapolare 51.18 m.p.

Stella79.30 m.p.

23.02m.p.

Oraper veder tutto il mio progressopotremo cominciar da questicalcoliche son 5 trapassati dall'autore forse perché fannocontro di luiatteso che costituiscono la stella sopra la Luna permolti semidiametri terrestri. Il primo de' quali è questocalcolato sopra l'osservazioni del Landgravio d'Assia e di Ticoneche sonoanco per concession dell'autorede i piú esquisitiosservatori: ed in questo primo dichiarerò l'ordine che tengonell'investigazionela qual notizia vi servirà per tutti glialtriatteso che vanno con la medesima regolanon variando in altroche nella quantità del datocioè ne i numeri de igradi dell'altezze polari e delle elevazioni sopra l'orizonte dellastella nuovadella quale si cerca la distanza dal centro della Terrain proporzione al semidiametro del globo terrestre; del quale inquesto caso niente importa il saper quante miglia siaonde ilrisolver quello e la distanza de' luoghi dove furon fattel'osservazionicome fa quest'autoreè fatica e tempo gettatoviané so perché l'abbia fattoe massime che inultimo e' torna a riconvertir le miglia trovate in semidiametri delglobo terrestre.

Simplicio:Forse fa questo per ritrovarcon tali misure piúpiccole e con le loro frazionila distanza della stella determinatasino a 4 dita; perché noi altriche non intendiamo le vostreregole aritmeticherestiamo stupefatti nel sentir le conclusionimentre leggiamoverbigrazia: "Adunque la cometao la stellanuovaera lontana dal centro della Terra trecento settantatremilaottocentosette migliae piú dugent'undiciquattromilanovantasettesimi 373807 211/4097"e sopra questetanto precise puntualitàdove si registrano tali minuzieformiamo concetto che sia impossibil cosa che voi che ne' vostricalcoli tenete conto d'un ditopoteste in ultimo ingannarci di 100miglia.

Salviati:Questa vostra ragione e scusa sarebbe accettabilequando inuna distanza di migliaia di miglia un braccio di piú o di menofusse di gran rilievoe quando le supposizioni che noi pigllamo pervere fusser cosí certeche ci assicurassero che noi fussimoper ritrarre in ultimo un'indubitabil verità: ma qui voivedetenelle 12 indagini dell'autore le lontananze della stellacheda esse si raccolgonoesser differenti l'una dall'altra (e peròlontane dal vero) di molte centinaia e migliaia di miglia; oramentre io sia piú che sicuro che quel ch'io cerco devenecessariamente differir dal giusto di centinaia di migliaa cheproposito affannarsi nel calcoloper la gelosia di non ismagliard'un dito? Ma venghiamo finalmente all'operazionela qual io risolvoin tal modo. Ticonecome si vede nella notaosservò lastella nell'altezza polare di gr. 55.58 m.p.; e l'altezza polare delLandgravio fu 51.18 m.p.: l'altezza della stella nel meridianopresada Ticonefu gr. 27.45 m.p.; il Landgravio la trovò alta gr.23.03 m.p.: le quali altezze son queste notate qui appressocornevedete:

TiconePolo 55.58 m.p. stella 27.45 m p.

LandgravioPolo 51.18 m.p. stella 23.03 m.p.

Fattoquestosottraggo le minori dalle maggiorie restano questedifferenze qui sotto:

4.40m.p.4.42 m.p.

Parallasse2 m.p.

dovela differenza dell'altezze polari4.40 m.p.è minore delladifferenza dell'altezze della4.42 m.p.e però c'èdifferenza di parallasse gr. 0. 2 m.p. Trovate queste cosepigliol'istessa figura dell'autorecioè questanella quale ilpunto B è il luogo del LandgravioD il luogo di TiconeCluogo dellaA centro della TerraA B E linea verticale delLandgravioA D F di Ticonee l'angolo B C D differenza diparallasse.

Ang.BAD 4.40 m.p. Corda sua 8142 parti di quali il semid. AB è100000

BDF92.20 m.p.

BDC154.45 m.p. | sini 42657

BCD0.02 m.p. | 58

__________________________________

5842657 8142

8142

______

85314

170628

42657

341256

_____________

59

58| 3473 | 13294

571

5


Eperché l'angolo B A Dcompreso tra le verticalièeguale alla differenza dell'altezze polarisarà gr. 4.40m.p.e lo noto qui da parte; e di esso trovo la cordadalla tavolade gli archi e cordee la noto appressoche è 8142 parti diquali il semidiametro A B è 100000. Trovo poi l'angolo B D Cfacilmente: imperocché la metà dell'angolo B A Dche è2.20 m.p.giunta a un retto dà l'angolo B D F 92.20 m.p.alquale giugnendo l'angolo C D Fche è la distanza dal verticedella maggiore altezza della stellache qui è 62.15 m.p.cidà la quantità dell'angolo BDC 154.45 m.p.; il qualenoto insieme co 'l suo sinopreso dalla tavolail quale è42.657e sotto questo noto l'angolo della parallasse B C D 0.2 m.p.co 'l suo sino 58. E perché nel triangolo B C D il lato D B allato B C è come il sino dell'angolo opposto B C D al sinodell'angolo opposto B D Cadunque quando la linea B D fusse 58B Csarebbe 42.657; e perché la corda DB è 8142 di quali ilsemidiametro BA è 100000e noi cerchiamo di sapere quantedelle medesime parti sia B Cperò diremoper la regolaaurea: Se quando BD è 58BC è 42.657quando lamedesima DB fusse 8.142quanto sarebbe la BC? Però multiplicoil secondo termine per il terzo; mi viene 347.313.294il quale sideve dividere per il primocioè per 58ed il quozientesarebbe il numero delle parti della linea B C di quali ilsemidiametro A B è 100.000: e per sapere quanti semidiametri BA contenesse la medesima linea B Cbisognerebbe di nuovo dividere ilmedesimo quoziente trovato per 100.000ed aremmo il numero de'semidiametri compresi in B C. Orail numero 347.313.294 diviso per58 dà 5.988.160 1/4 come si vede qui:


59881601/4

58| 347313294

5717941

543


equesto diviso per 100000 ci dà 59 88160/100000


1| 00000 | 59 | 88160


Manoi possiamo abbreviare assai l'operazionedividendo il primoprodotto trovatocioè 347313294per il prodotto dellamultiplicazione delli due numeri 58 e 100000che è


59

58| 00000 | 3473 | 13294

571

5


ene vien parimente 59 5113294/5800000.


Etanti semidiametri son contenuti nella linea B Ca i qualiaggiuntone uno per la linea A Baveremo poco meno che 61semidiametri per le due linee A B Ce però la distanza rettadal centro A alla stella C sarà più di 60 semidiametri;adunque viene ad esser superiore alla Lunasecondo Tolomeo piùdi 27 semidiametrie secondo il Copernico più di 8posto chela lontananza della Luna dal centro della Terra in via di essoCopernico siaqual dice l'autoresemidiametri 52.

Conquesta simile indagine trovodall'osservazioni del Camerario e delMunosiola stella tornar situata in una simil lontananzacioèessa ancora più di 60 semidiametri: e queste sono leosservazionie questo appresso il calcolo.


Altezza| Camerario 52.24 m p. altezza | 24.28 m.p.

polaredel | Munosio 39.30 m.p. della stella | 11.30 m.p.

_________________

Differenzadell'altezze 12.58m.p. differenza

polari12.54 m p. dell'altezze

dellastella

12.54m.p.

__________

Differenzadi parallasse 0. 4 m.p. ed angolo

BCD.


|BAD 12.54 m.p.; e la sua corda 22466

Angoli| BDC 161.59 m.p.| 30930

|BCD 0. 4 | sini 116


Regolaaurea


22466

11630930 22466

_____________________

673980

202194

67398

_______________

59distanza BC semidiametri 59 e quasi 60.

116| 6948 | 73380

1144

10


Laindagine appresso è fatta sopra due osservazioni di Ticone edel Munosio; dalle quali si calcolala stella essere stata lontanadal centro della Terra semidiametri 478 e più.


Altezze| Ticone 55.58 m.p. altezze | 84. 0 m.p.

polaridi | Munosio 39.30 m.p. della stella | 67.30 m.p.

___________________

Differenzadelle 16.30 m.p. differenza

altezzepolari 16.28 m.p. dell'altezze

dellastella

16.28m.p.

___________

Differenzadi parallasse 0. 2 m.p. ed angolo

BCD.


|BAD 16.28 m.p.; la sua corda 28640

Angoli| BDC 104.14 m.p. | sini 96930

|BCD 0. 2 m.p. | sini 58


Regolaaurea


5896930 28640

28640

_____________

3877200

58158

77544

19386

_____________________

478

58| 27760 | 75200

4506

53


Quest'indagineche seguedà la stella remota dal centro più di 358semidiametri.


Altezze| Peucero 51.54 m.p. altezza | 79.56 m.p.

polari| Munosio 39.30 m.p. della stella | 67.30 m.p.

__________________

12.24m.p. 12.26 m.p.

12.24m.p.

_________

0.2 m.p.


|BAD 12.24 m.p.; corda 21600

Angoli| BDC 106.16 m.p. | sini 95996

|BCD 0. 2 m.p. | sini 58


Regolaaurea

5895996 21600

21600

_______________________

57597600

95996

191992

________________________

357

58| 20735 | 13600

3339

42


Daquest'altra indagine la stella si ritrova esser lontana dal centropiù di 716 semidiametri.


Altezze| Landgravio 51.18 m.p. della | 79.30 m.p.

polari| Ainzelio 48.22 m.p. stella | 76.33 m.p. e 45 sec

___________________________

2.56m.p. 2.56 m.p. e 15 sec.

2.56m.p.

__________________

0.0 15 sec.


BAD2.56 m.p.; corda 5120

BDC101.58 m.p. | sini 97845

BCD0. 0 15 sec. | sini 7


Regolaaurea


7| 97845 | 5120

5120

____________________

1956900

97845

489225

____________________

715

7| 5009 | 66400

134



Questecome vedeteson cinque indagini le quali rendon la stella assaisuperiore alla Luna: dove voglio che voi facciate considerazionesopra quel particolare che poco fa vi dissicioè che nelledistanze grandi la mutazioneo vogliam dir correzionedi pochissimiminutirimuove la stella per grandissimi spazii; comeper esempionella prima di queste indaginidove il calcolo rese la stella 60semidiametri remota dal centrocon la parallasse di 2 minutichivolesse sostenere che ella fusse nel firmamentonon ha a correggernelle osservazioni altro che 2 minuti e anco menoperchéallora cessa la parallasseo divien cosí piccola che rende lastella in lontananza immensaquale si riceve da tutti esser quelladel firmamento. Nella seconda indagine l'emenda di manco di 4 m.p. fal'istesso. Nella terza e nella quartapur come nella primadueminuti soli ripongon la stella anco sopra le fisse. Nella precedenteun quarto d'un minutocioè 15 secondici danno l'istesso. Manon cosí avverrà nelle altezze sublunari: imperocchéfiguratevi pure qual lontananza piú vi piacee fate prova divoler corregger le indagini fatte dall'autore ed aggiustarle síche tutte rispondano nella medesima determinata lontananza; voivedrete quanto maggiori emende vi bisognerà fare.

Sagredo:Non sarà se non beneper nostra piena intelligenzaveder qualche esempio di questo che dite.

Salviati:Stabilite voi a vostro beneplacito qual si sia determinatalontananza sublunaredove costituir la stellaché con pocabriga potremo assicurarci se correzioni simili a questeche abbiamoveduto bastar per ridurla tra le fissela ridurranno nel luogo davoi stabilito.

Sagredo:Per pigliare la piú favorevole distanza per l'autoreporremo che sia quella che è la maggiore di tutte leinvestigate da esso nelle sue 12 indagini; imperocchémentresi è in controversia tra gli astronomi ed essoe che quellidicono la stella essere stata superiore alla Lunae questoinferioreogni poco spazio che e' la provi essere stata sottoglidà la vittoria.

Salviati:Pigliamo dunque la settima indaginefatta sopra leosservazioni di Ticone e di Taddeo Agecioper le quali troval'autore la stella essere stata lontana dal centro 32 semidiametriil qual sito è il piú favorevole per la parte sua; eper dargli ogni vantaggiovoglio cheoltre a questola ponghiamonella piú disfavorevole lontananza per gli astronomiqual èil collocarla anco sopra il firmamento. Posto dunque ciòandiam ricercando quali correzioni sarebber necessarie applicareall'altre sue 11 indaginiacciò sublimassero la stella sinoalla distanza di 32 semidiametri; e cominciamo dalla primacalcolatasopra l'osservazioni dell'Ainzelio e del Mauroliconella qualel'autore trova la distanza dal centro circa 3 semidiametricon laparallasse di gr. 4.42 m.p. e 30 sec.: veggiamo ora se co 'lritirarla a 20 m.p. solamentesi eleva sino alli 32 semidiametri.Ecco l'operazionebrevissima e giusta: multiplico il sinodell'angolo B D C per la corda B De parto l'avvenimentodetrattonele 5 ultime figureper il sino della parallasse; ne viene 28semidiametri e mezo: talché né anco per la correzionedi gr. 4.22 m.p. e 30 seconditolti da gr. 4.42 m.p. e 30 secondisi eleva la stella sino all'altezza di 32 semidiametrila qualcorrezioneper intelligenza del signor Simplicioè di m.p.262 e mezo.

AinzelioPol. 48.22 stella 76.34 m.p. e 30 sec.

MaurolicoPol. 38.30 stella 62

______________________

9.5214.34 m.p. e 30 sec.

9.52

________________

Parallasse4.42 m.p. e 30 sec.


BAD9.52 m.p. corda 17200

BDC108.21 m.p. e 30 sec. sino 94910

BCD0.20 m.p. sino 582


94910

17200

____________

18982000

66437

9491

___________________

28

582| 16324 | 52000

4688

2


Nellaseconda operazionefatta sopra l'osservazioni dell'Ainzelio e delloSculerocon parallasse di gr. 0. 8 m.p. e 30 sec.trovasi la stellain altezza di 25 semidiametri in circacome si vede nella seguenteoperazione.


BDcorda 6166 97987

BDC| sini | 97987 6166

BCD| sini | 247 ____________

587922

587922

97987

587922

_______________

24

247| 6041 | 87842

1103

11


Eritirando la parallasse 0.8 m.p. e 30 sec. a 7 m.p.il cui sino è204si eleva la stella a 30 semidiametri in circa: non basta dunquela correzione di 1 m.p. e 30 sec.


29

204| 6041 | 87842

1965

12


|BAD gr. 7.36 corda 13254

Angoli| BDC 155.52 m.p. sino 40886

|BCD 0.10 m.p. sino 291


13254

40886

_________

79524

106032

106032

53016

_______________________

1830

291| 5419 | 03044 175 | 5419

250116

18


Orveggiamo qual correzione bisogna per la terza indaginefatta sul'osservazioni dell'Ainzelio e di Ticonela qual rende la stellaalta circa 19 semidiametricon la parallasse 10 m.p. Gli angolisoliti e lor sini e cordatrovati dall'autoreson questi; e rendono(come anco nell'operazione dell'autore) la stella lontana circa 19semidiametri; bisogna dunqueper alzarlascemar la parallasseconforme alla regola che egli ancora osserva nella nona indagine:ponghiamo per tanto la parallasse esser 6 m.p.il cui sino è175e fatta la divisionesi trova ancor meno di 31 semidiametri perla distanza della stella. È dunque la correzione di 4 m.p.poca per il bisogno dell'autore.

Venghiamoalla quarta indagine ed alle rimanenti con la medesima regolae conle corde e sini ritrovati dall'autor medesimo. In questa laparallasse è 14 m.p.e l'altezza trovata manco di 10semidiametri; e diminuendo la parallasse da 14 m.p. a 4 m.p.ad ognimodo vedete come la stella non si eleva né anco sino a 31semidiametri: non basta dunque la correzione di 10 m.p. sopra 14 m.p.


BDcorda 8142 43235

BDCsino 43235 8142

__________

BCDsino 407 86470

172940

43235

345880

___________________

30

116| 3520 | 19370

4


Nellaquinta operazione dell'autore abbiamo i sini e la corda come vedete:


BDcorda 4034 97998

BDCsino 97998 4034

___________

BCDsino 1236 391992

293994

391992

__________________

27

145| 3953 | 23932

1058

3


ela parallasse è 0.42 m.p. e 30 sec.la quale rende l'altezzadella stessa circa 4 semidiametri; e correggendo la parallasseconridurla da i 42 m.p. e 30 sec. a 5 m.p. solamente non basta peralzarla né anche sino a 28 semidiametri: l'emendazione dunquedi 37 m.p. e 30 sec. è poca.

Nellasesta operazione la cordai sini e la parallasse son tali


BDcorda 1920 40248

BDCsino 40248 1920

_________

BCD8 m. sino 233 804960

362232

40248

_______________

26

29| 772 | 76160

198

1

ela stella si trova esser alta circa 4 semidiametri: vegghiamo dove lasi riduce calando la parallasse da 8 a un solo m.p. Eccol'operazionee la stella non più alzata che sino a 27semidiametri in circa: non basta dunque la correzione di 7m.p. sopra8m.p.

Nell'ottavaoperazione la cordai sini e la parallassecome vedeteson tali:


BDcorda 1804 36643

BDCsino 36643 1804

_________

BCDsino 29 146572

293144

36643

________________

22

29| 661 | 03972

83

2


edi qui calcola l'autore l'altezza della stella semidiametri 1 e mezocon la parallasse di 43 m.p.; la quale ridotta a 1 m.p. dàtuttavia la stella lontana manco di 24 semidiametri: la correziondunque di 42 m.p. non basta.

Veggiamoora la nona. Ecco la cordai sini e la parallasseche è 15m.p.: onde l'autor calcolala lontananza della stella dallasuperficie della Terra esser manco di un quarantasettesimo disemidiametro. Ma questo è con error del calcolo; imperocchéla vien veramentecome noi vedremo qui adessopiù di unquinto: ecco che vengono circa 90/436 che son più di unquinto.


BDcorda 232 39046

BDCsino 39046 232

___________

BCDsino 436 78092

117138

78092

___________

436| 90 | 58672


Quelloche soggiugne poi l'autore in emenda delle osservazionicioèche non basta ritirar la differenza della parallasse né a unsol minutoné anco all'ottava parte di 1 m.p. è vero.Ma io dico che né meno la decima parte di 1 m.p. ridurràl'altezza della stella a 32 semidiametri: imperocché il sinodella decima parte di 1 m.p.cioè di 6 secondiè 3per il quale se nella nostra regola noi divideremo goo vogliam direse noi divideremo per 3000009058672ne verrà 3058672/100000cioè poco più di 30 semidiametri e mezo.

Ladecima dà l'altezza della stella un quinto di semidiametrocon quest'angolosini e parallasseche è gr. 4.30 m.p.: laquale veggo che ridotta da gr. 4.30 m.p. a 2 m.p.ad ogni modo nonpromuove la stella sino a 29 semidiametri.


BDcorda 1746 1746

BDCsino 92050 92050

__________

BCD4.30 m.p. sino 7846 87300

3492

15714

________________

27

58| 1607 | 19300

441

4


L'undecimarende la stella all'autore remota circa 13 semidiametricon laparallasse di 55 m.p.: veggiamoriducendola a 20 m.p.doveinnalzerà la stella. Ecco il calcolo: l'eleva a poco meno di33 semidiametri: la correzione dunque è di 35poco menosopra 55 m.p.


BDcorda 19748 96166

BDCsino 96166 19748

____________

BCD0.55 m.p. sino 1600 769328

384664

673162

865494

96166

32

_________________

582| 18900 | 86168

1536

36


Laduodecimacon la parallasse di gr. 1.36 m.p.rende la stella altameno di 6 semidiametri: ritirando la parallasse a 20 m.p.conduce lastella a meno di 30 semidiametri di lontananza: non basta dunque lacorrezione di gr. 1.16 m.p.


BDcorda 17258 17258

BDCsino 96150 96150

__________

BCD1.36 m.p. sino 2792 862900

17258

103548

155322

_______________

28

582| 16593 | 56700

4957

29


Questesono le correzioni delle parallasse delle 10 indagini dell'autoreper ridur la stella in altezza di 32 semidiametri:


gr.I. II. gr. I.II.

4.22m.p. e 30 sec. sopra 4.42.30

4sopra 0.10

10sopra 0.14

37sopra 0.42.30

7sopra 0. 8

42sopra 0.43

14e 50 sec. sopra 0.15

4.28sopra 4.30

35sopra 0.55

1.16sopra 1.36

____________________________________

216296 60

540540 9

_______ ____

756836 540


Diqui si vede come per ridur la stella all'altezza di 32 semidiametribisogna dalla somma delle parallassi 836 detrarne 756 e ridurle a 80né anco basta tal correzione.

Diqui si vede (sì come ho notato qua dreto) che quando l'autorestabilisse di voler ricever per vero sito della stella nuova ladistanza di 32 semidiametrila correzione dell'altre sue 10 indagini(e dico 10perché la secondaessendo assai ben altasiriduce all'altezza di 32 semidiametri con 2 m.p. di correzione)perfar che tutte restituissero detta stella in tal distanzaricercherebbe un ritiramento di parallassi taleche tra tutte lesuttrazioni importerebbero più di 756 m.p.: dove che nelle 5calcolate da meche rendono la stella sopra la Lunaper correggerlesì che la costituiscano nel firmamentobasta la correzione diminuti 10 e un quarto solamente. Ora aggiugnete a questealtre 5indagini che rendono la stella precisamente nel firmamento senzabisogno di veruna correzioneed avremo 10 indagini concordi acostituirla nel firmamento con la sola correzione di 5 di loro (comes'è veduto) di minuti 10 e un quarto: dove che per lacorrezione dell'altre 10 dell'autoreper ridurla in altezza di 32semidiametrivi bisogneranno l'emendazioni di minuti 756 sopraminuti 836; cioè bisogna che dalla somma di 836 se nedetraggano 756a voler che la stella si elevi all'altezza di 32semidiametried anco tal correzione non basta

Leindagini poiche immediatamente senz'altra correzione rendon lastella senza parallassee perciò nel firmamento ed anco nellepiù remote parti di essoed in somma alta quanto l'istessopoloson queste 5 notate qui:


Camerario| Altezze polari | Gr. 52.24 m.p | Altezze | 80.26

Peucero| | Gr. 51.54 | della stella | 79.56

______________

0.300.30

_______________________________________________________

Landgravio| Altezze polari | Gr. 51.18 | Altezze | 79.30

Ainzeglio| | Gr. 48.22 | della stella| 76.34

____________

2.562.56

______________________________________________________

Ticone| Altezze polari | Gr. 55.58 | Altezze | 84.

Peucero| | Gr. 51.54 | della stella| 79.56

____________

4.4 4. 4

______________________________________________________

Reinoldo| Altezze polari | Gr. 51.18 | Altezze | 79.30

Ainzeglio| | Gr. 48.22 | della stella| 76.34

____________

2.562.56

______________________________________________________

Camerario| Altezze polari | Gr. 52.24 | Altezze | 24.17

Agecio| | Gr. 48.22 | della stella| 20.15

____________

4.2 4. 2


Delresto de gli accoppiamenti che si posson fare delle osservazioni ditutti questi astronomiquelli che rendon la stella per infinitospazio sublime son molti più in numerocioè circa 30di piùche gli altri che dannocalcolandola stella sottola Luna; e perché (sì come siam convenuti) è dacredere che gli osservatori abbiano errato più presto di pocoche d'assaimanifesta cosa è che le correzioni da applicarsiall'osservazioni che danno la stella alta in infinitonel ritirarlaa bassoprima e con emenda minore la condurranno nel firmamento chesotto la Luna: talché tutte queste applaudono all'opinione diquelli che la mettono tra le fisse. Aggiugnete che le correzioni chesi ricercano per tali emendesono assai minori che quelle per lequali la stella dall'inverisimil vicinità si puòridurre all'altezza più favorevole per questo autorecome pergli esempi passati si è veduto: tra le quali impossibilivicinità ce ne son 3 che par che rimuovano la stella dalcentro della Terra per manco distanza d'un semidiametrofacendola incerto modo andar in volta sotto Terra; e queste son quellecombinazioni nelle qualiessendo l'altezza polare d'uno de gliosservatori maggiore dell'altezza polare dell'altrol'elevaziondella stella presa da quello è minore dell'elevazione dellastella di questo. E sono tali combinazioni le notate qui appresso.

Questaprima è del Landgravio con Gemma: dove l'altezza polare delLandgravio51.18 m.p.è maggiore del l'altezza polare diGemmache è 50.50 m.p.; ma l'altezza della stella delLandgravio79.30 m.p.è minore di quella della stella diGemma79.45 m.p.


Landgravio| Altezza polare 51.13 | Altezza 79.30

Gemma| 50.50 | della stella79.45


Lealtre due sono queste di sotto:


Buschio| Altezza polare 51.10 | Altezza 79.20

Gemma| 50.50 | della stella79.45

Reinoldo| Altezza polare 51.18 | Altezza 79.30

Gemma| 50.50 | della stella79.45


Daquello che sin qui v'ho mostratopotete comprendere quanto questaprima maniera d'investigar la distanza della stella e provarlasublunareintrodotta dall'autoresia disfavorevole per la causa suae quanto piú probabilmente e chiaramente si raccolgalalontananza di quella esser stata tra le piú remote stellefisse.

Simplicio:Sino a questa parte mi par che assai manifestamente siascoperta la poca efficacia delle dimostrazioni dell'autore; ma ioveggo che tutto questo vien compreso in non molte carte del libroepotrebb'esser che altre sue ragioni fusser piú concludenti chenon son queste prime.

Salviati:Anzi non posson esser se non men validese vogliamo che lepassate ci siano esempio per le rimanenti; attesoché (sícome è manifesto) l'incertezza e poca concludenza di quellechiaramente si comprende derivar da gli errori commessi nelleosservazioni strumentalidalle quali si è creduto le altezzepolari e della stella essere state prese giustamenteessendo ineffetto errate facilmente tutte; e pur per trovar l'altezze del polohanno avuto gli astronomi secoli di tempo da impiegarvisi a lor agioe le altezze meridiane della stella sono le piú agevoli daosservarsicome quelle che sono terminatissime e concedono qualchespazio all'osservatore di poterle continuarecome quelle che non simutano sensibilmente in tempo brevissimocome fanno le remote dalmeridiano: e se questo èsí come èverissimoqual fede vorrem noi prestare a calcoli fondati sopra osservazionipiú in numeropiú difficili a farsipiúmomentanee nel variarsicon la giunta appresso di strumenti piúincomodi e piú fallaci? Per una semplice occhiata che ho dataalle dimostrazioni seguentii computi son fatti sopra altezze dellastella prese in diversi cerchi verticaliche chiamano con vocearabica azimutti: nelle quali osservazioni si adopranostrumenti mobili non solo ne i cerchi verticalima nell'orizonteancora nel medesimo tempoin modo che conviennell'istesso momentoche si prende l'altezzaaver nell'orizonte osservata la distanza delverticalenel qual è la stelladal meridiano; in oltre doponotabile intervallo di tempo convien reiterar l'operazionee tenerminuto conto del tempo decorsofidandosi o d'oriuoli o d'altreosservazioni di stelle: una tal matassa di osservazioni va poiconferendo con un'altra similefatta da un altro osservatorein unaltro paesecon diverso strumento ed in diverso tempo; e da questacerca l'autore di ritrar quali sarebbono state l'altezze della stellae le latitudini orizontali accadute nel tempo ed ora dell'altre primeosservazionie sopra un tale aggiustamento fabbrica in ultimo il suocalcolo. Lascio ora giudicar a voi quanto sia da prestar fede a ciòche da simili indagini si ritrae. Oltre che io non dubito punto chequando altri si volesse martirizare sopra tali lunghissimi computisi troverebbesí come ne i passatiesser piú quelliche favorissero la parte avversache l'autore: ma non mi par chemetta conto prendersi una tal fatica per cosa che non è tra leprimarie intese da noi.

Sagredo:Io son dalla vostra in questa parte; ma sendo questo negoziocircondato da tante confusioni incertezze ed errorisopra qualconfidenza hanno tanti astronomi asseverantemente pronunziatolanuova stella essere stata altissima?

Salviati:Sopra due sorte di osservazionisemplicissime facilissime everissimeuna sola delle quali è piú che a bastanzaper assicurarne dell'essere stata locata nel firmamentoo almeno perlunghissimo tratto superiore alla Luna: una delle quali èpresa dall'egualità o poco differente inegualità dellesue lontananze dal polotanto mentre ell'era nell'infima parte delmeridianoquanto nella suprema; l'altra è l'aver leiconservato perpetuamente le medesime distanze da alcune stelle fissesue circonvicineed in particolare dall'undecima di Cassiopeanonpiú da essa remota di gradi I e mezo: dalli quali due capiindubitabilmente si raccoglie o l'assoluta mancanza di parallasseouna piccolezza taleche ne assicura con calcoli speditissimi dellasua gran lontananza dalla Terra.

Sagredo:Ma queste cose non sono state comprese da questo autore? e seegli le ha vedutein che modo se ne difende?

Salviati:Noi sogliamo dire che quando altrinon trovando ripiego chevaglia contro a i suoi falliproduce frivolissime scusecerca diattaccarsi alle funi del cielo; ma quest'autore ricorre non allecordema alle fila de' ragnateli del cielocome apertamente vedretenell'andare esaminando questi due punti pur ora accennativi. E primaquello che ci mostrino le distanze polari ad uno ad uno de gliosservatori l'ho io notato in questi brevi calcoli; per pienaintelligenza de quali devo primamente avvertirvicometuttavoltache la stella nuova o altro fenomeno sia vicino a Terragirando almoto diurno intorno al polopiú distante si mostreràda esso mentre si trovi nella parte di sotto nel meridianochequando è nella superiorecome in questa figura si vede: nellaquale il punto T denota il centro della TerraO il luogodell'osservatoreil firmamento l'arco V P Cil polo P; il fenomenomuovendosi per il cerchio F Svedesi or sotto il

poloper il raggio OFCed or soprasecondo il raggio O S Dsíche i luoghi veduti nel firmamento siano DC ma i veririspetto alcentro Tsono BAlontani egualmente dal polo: dove già èmanifestoil luogo apparente del fenomeno Scioè il punto Desser piú vicino al polo che non è l'altro apparenteluogo Cveduto per il raggio O F C; che è la prima cosa danotarsi. Conviene che nel secondo luogo voi notiatecome l'eccessodella apparente inferior distanza dal polo sopra l'apparentesuperiore distanzapur dal poloè maggiore che non èla parallasse inferiore del fenomeno; cioè dico che l'eccessodell'arco C P (distanza inferiore apparente) sopra l'arco P D(distanza apparente superiore) è maggiore dell'arco C A (che èla parallasse inferiore). Il che si raccoglie facilmente: imperocchédi piú eccede l'arco C P il P D che il P Bessendo P Bmaggiore di P D; ma P B è eguale a P Ae l'eccesso di C Psopra P A è l'arco C A; adunque l'eccesso dell'arco C P sopral'arco P D è maggiore dell'arco C Ache è laparallasse del fenomeno posto in F: che è quel che bisognavasapere. E per dar tutti i vantaggi all'autorevoglio chesupponghiamola parallasse della stella in F esser tutto l'eccessodell'arco C P (cioè della distanza inferiore dal polo) sopral'arco P D (distanza superiore). Vengo adesso ad esaminare quel checi danno le osservazioni di tutti gli astronomi prodotti dall'autore:tra le quali non ce n'è pur una che non gli sia in disfavore econtraria al suo intento. E facciamo principio da queste del Buschioil quale trovò la distanza della stella dal poloquando gliera superioreesser gr. 28.10 m.p.e la inferiore esser gr. 28.30m.p.sí che l'eccesso è gr. 0.20 m.p.il quale voglioche prendiamo (a favor dell'autore) come se tutto fusse parallassedella stella in Fcioè l'angolo T F O; la distanza poi dalverticecioè l'arco C Vè gr. 67.20 m.p. Trovatequeste due coseprolunghisi la linea C Oe sopra essa caschi laperpendicolare T Ie consideriamo il triangolo T O Idel qualel'angolo I è rettoe l'I O T notoper esser alla cimadell'angolo V O Cdistanza della stella dal vertice; inoltre neltriangolo T I Fpur rettangoloè noto l'angolo Fpreso perla parallasse: notinsi dunque da parte li due angoli I O TI F Tedi essi si prendano i siniche sono come si vede notato. E perchénel triangolo I O T di quali parti il sino tutto T O è100.000di tali il sino T I è 92.276e di piú neltriangolo I F T di quali il sino tutto TF è 100.000di taliil sino T I è 582per ritrovar quante parti sia T F di quelleche T O è 100.000diremo per la regola aurea: Quando T I è582T F è 100.000; ma quando T I fusse 92.276quanto sarebbeT F? Multiplichiamo 92.276 per 100.000; ne viene 9.227.600.000: equesto si deve partire per 582; ne vienecome si vede15854982: etante parti saranno in T F di quelle che in T O sono 100.000. Ondeper voler sapere quante linee T O sono in T Fdivideremo 15.854.982per 100.000; ne verrà 158 e mezo prossimamente: e tantisemidiametri sarà la distanza della stella F dal centro T. Eper abbreviar l'operazionevedendo noi come il prodotto delmultiplicato di 92.276 per 100.000 si deve divider prima per 582 epoi il quoziente per 100.000potremosenza la multiplicazione di92.276 per 100.000 e con una sola divisione del sino 92.276 per ilsino 582conseguir subito l'istessocome si vede lì sotto;dove 92.276 diviso per 582 Ci dà l'istesso 158 e mezo incirca. Tenghiamo dunque memoriacome la sola divisione del sino T Icome sino dell'angolo T O Idiviso per il sino T Icome sinodell'angolo I F Tci dà la distanza cercata T F in tantisemidiametri T O.

Angoli| IOT 67.20 m.p. | sini | 92276 15854982Angoli | IOT 67.20 m.p. |sini | 92276 15854982

|IFT 0.20 m.p. | | 582 582 | 9227600000

|3407002246

TITF TI TF 49297867

582100000 92276 0 325414

_____________________

100000| 158 | 54982

_____________________

|158

582| 92276

34070

492

3


Vedeteora quel che ci danno le osservazioni del Peucero: del quale ladistanza inferior dal polo è gr. 28.21 m.p.e la superioregr. 28.2 m.p.la differenza gr. 0.19 m.p.e la distanza dal verticegr. 66.27 m.p.; dalle quali cose si raccoglie la distanza dellastella dal centro quasi 166 semidiametri.


Angoli| IAC 66.27 m.p. | sini | 91672 165 427/553

|IEC 0.19 m.p. | | 553 553 | 91672

|36397

312

4


Eccoquel che ci mostra l'osservazione di Ticonepresa la piùfavorevole per l'avversario: cioèla distanza inferiore dalpologr. 28.13 m.p.; e la superiore28.2 m.p.lasciando ladifferenzache è 0.11 m.p.come se tutta fusse parallassela distanza dal verticegr. 62.15 m.p. Ecco qui sotto l'operazionee la lontananza della stella dal centro ritrovata semidiametri 2769/16


Angoli| IAC 62.15 m.p. | sini | 88500 276 9/16

|IEC 0.11 m.p. | | 320 320 | 88500

|2418

21


L'osservazionedel Reinoldoch'è la seguenteci rende la distanza dellastella dal centro semidiametri 793.


Angoli| IAC 66.58 m.p. | sini | 92026 793 38/116

|IEC 0. 4 m.p. | | 116 116 | 92026

|10888

33


Dallaseguente osservazion del Landgravio si ritrae la distanza dellastella dal centro semidiametri 1057.


Angoli| IAC 66.57 m.p. | sini | 92012 1057 53/87

|IEC 0. 3 m.p. | | 87 87 | 92012

|5663

5


Presedal Camerario due delle sue osservazioni più favorevoli perl'autoresi trova la lontananza della stella dal centro semidiametri3143.


Angoli| IAC 65.43 m.p. | sini | 91152 3143

|IEC 0. 1 m.p. | | 29 29 | 91152

|4295

1

L'osservazionedel Munosio non dà parallassee però rende la stellanuova tra le fisse altissime: quella dell'Ainzelio ce la dàremota per infinito spazioma con emendazion di un mezo minuto primola ripon tra le fisse: e l'istesso si ritrae dall'Ursino con lacorrezione di 12 m.p. De gli altri astronomi non ci sono le distanzesopra e sotto il poloonde non si può ritrar cosa veruna. Orvedete come tutte le osservazioni di tutti convengonoin disfavordell'autorein collocar la stella nelle regioni celesti e altissime.

Sagredo:Ma che difesa trov'egli contro a sí patenticontrarietà?

Salviati:Uno di quei debolissimi fili: dicendo che le parallassivengono diminuite mercè delle refrazionile quali operandocontrariamentesublimano il fenomenodove le parallassil'abbassano. Oraquanto vaglia questo miserabil refugiogiudicateloda questoche quando quest'effetto delle refrazioni fusse di quellaefficacia che da non molto tempo in qua alcuni astronomi hannointrodottoal piú che potesse operar circa l'elevar piúdel vero un fenomeno sopra l'orizontementre egli sia di giàalto 23 o 24 gradisarebbe il diminuirgli circa 3 minuti diparallasseil qual temperamento è scarsissimo per ritrar lastella sotto la Luna ed in alcuni casi è minore che non èil vantaggio conceduto da noi nell'ammetter che l'eccesso delladistanza inferior dal polo sopra la superiore sia tutto parallasseil qual vantaggio è cosa assai piú chiara e palpabileche l'effetto della refrazionedella grandezza del quale io dubitoe non senza ragione. Ma piúio domando quest'autore s'eicrede che quelli astronomidelle osservazioni de i quali egli siserveavessero cognizione di questi effetti delle refrazioni e vifacessero sopra considerazioneo no: se gli conobbero econsideraronoè ragionevol credere che di essi tenesser contonell'assegnare le vere elevazioni della stellafacendo a quei gradidi altezzeche sopra gli strumenti si scorgevanoquelle tare cheerano convenienti mercé dell'alterazioni delle refrazioniimmodo che le distanze pronunziate da loro fussero poi le corrette egiustee non le apparenti e false; ma s'ei crede che tali autori nonfacessero reflessione sopra le dette refrazioniconvien confessareche eglino abbiano parimente errato in determinar tutte quelle cosele quali non si possono perfettamente aggiustare senza lamodificazione delle refrazioni: tra le quali cose una èl'investigazione precisa delle altezze polarile quali comunementesi prendono dalle due altezze meridiane di alcuna delle stelle fissesempre apparentile quali altezze verranno alterate dallarefrazionenell'istesso modo appunto che quelle della stella nuova;talché l'altezza polareche da esse si deduceverràdifettosae partecipe dell'istesso mancamento che quest'autoreascrive alle altezze assegnate alla stella nuovacioè equella e queste postecon pari errorepiú sublimi del vero.Ma tale erroreper quanto appartiene al nostro presente negozio. nonprogiudica puntoperché non avendo noi bisogno di saper altroche la differenza tra le due distanze della stella nuova dal polomentre ella gli fu inferiore e poi superiorechiara cosa èche tali distanze saran l'istesse posta l'alterazion della refrazionecomunemente per la stella e per il poloch'è comunementeemendata per questo e per quella. Arebbe qualche momentobenchédebolissimol'argomento dell'autorese egli ci avesse assicuratiche l'altezza del polo fusse stata assegnata precisa e emendatadall'error dependente dalla refrazionedal quale non si fussero poiguardati i medesimi astronomi nell'assegnarci l'altezze della stellanuova; ma egli di ciò non ci ha fatti sicuriné forsece ne poteva faree forse (e questo è piú credibile)tal cautela è stata tralasciata da gli osservatori.

Sagredo:Parmi soprabbondantemente annullata questa instanza; peròditemi in qual maniera e' si libera poi da quell'aver mantenutasempre la medesima distanza dalle stelle fisse sue circonvicine.

Salviati:Apprendendosi similmente a due fili ancor piú debolidell'altrol'uno de' quali è pur legato alla refrazionematanto men saldamentequanto e' dice chepur la refrazione operandonella stella nuova e sublimandola sopra il vero sito rende incerte ledistanze vedute dalle verecomparate alle stelle fisse sue vicine;né posso a bastanza maravigliarmi come e' dissimulid'accorgersi che la medesima refrazione lavorerà nell'istessomodo nella stella nuova che nell'anticasua vicinasublimandoamendue egualmenteonde da tale accidente l'intervallo tra esseresti inalterato. L'altro refugio è ancora piú infelicee tiene assai del ridicolofondandosi sopra l'errore che puònascere nell'operazione stessa strumentalementre che l'osservatorenon potendo costituire il centro della pupilla dell'occhio nel centrodel sestante (strumento adoprato nell'osservare gl'intervalli tra duestelle)ma tenendolo elevato sopra detto centro quant'è ladistanza di essa pupilla da non so che osso della gotadoves'appoggia il capo dello strumentosi viene a formar nell'occhio unangolo piú acuto di quello che si forma da i lati delsestante: il qual angolo de' raggi differisce anco da se stessomentre si riguardano stelle poco elevate sopra l'orizonte e lemedesime poi poste in grande altura. Si fadicetal angolodifferentementre si vadia elevando lo strumentotenendo ferma latesta: ma se nell'alzar il sestante si piegasse il collo indietro esi andasse elevando la testa insieme con lo strumentol'angoloallora si conserverebbe l'istesso: suppone dunque la rispostadell'autore che gli osservatorinell'uso dello strumentononabbiano alzato la testa conforme al bisognocosa che non ha delverisimile. Ma posto anco che cosí fusse seguitolasciogiudicare a voi qual differenza può essere tra due angoliacuti di due triangoli equicrurii lati dell'uno de i qualitriangoli siano lunghi ciascuno quattro bracciae quelli dell'altroquattro braccia meno quant'è il diametro d'una lente; chéassolutamente non maggiore può essere la differenza tra lalunghezza delli due raggi visivi mentre la linea vien tirataperpendicolarmente dal centro della pupilla sopra il piano dell'astedel sestante (la qual linea non è maggiore che la grossezzadel pollice)e la lunghezza de i medesimi raggi mentreelevandosiil sestante senza alzar insieme la testatal linea non cade piúa perpendicolo sopra detto pianoma inclinafacendo l'angolo versola circonferenza alquanto acuto. Ma per liberare in tutto e per tuttoquesto autore da queste infelicissime mendicitàsappia (giàche si vede che egli non ha molta pratica nell'uso de gli strumentiastronomici) che ne i lati del sestante o quadrante si accomodano duetraguardi uno nel centro e l'altro nell'estremità oppostaiquali sono elevati un dito o piú dal piano dell'aste e per lesommità di tali traguardi si fa passar il raggio dell'occhioil quale occhio si tiene anco remoto dallo strumento un palmo o due opiú ancora; talché né pupillané osso digotané di tutta la personatocca né si appoggia allostrumento; il quale strumento né meno si sostiene o si eleva abracciae massime se saranno di quei grandicome si costumaliqualipesando le decine e le centinaia ed anco le migliaia dellelibbresi sostengono sopra basi saldissime: talché tuttal'instanza svanisce. Questi sono i sutterfugii di questo autoreiqualiquando ben fussero tutto acciaionon lo potrebbero sollevared'un centesimo di minuto: e con questi si persuade di darci a credered'aver compensata quella differenza che importa piú di centominutidico del non si esser osservata notabil diversitànelle distanze tra una fissa e la nuova stella in tutta la lorcircolazionechequando ella fusse stata prossima alla Lunadovevafarsi grandemente cospicua anco alla semplice vistasenza strumentoverunoe massime paragonandola con l'undecima di Cassiopeasuavicina a gr. 1 e mezo; che di piú di due diametri della Lunadoveva variarsicome ben avvertirono i piú intelligentiastronomi di quei tempi.

Sagredo:Mi par di vedere quell'infelice agricoltoreche dopol'essergli state battute e destrutte dalla tempesta tutte le sueaspettate ricolteva con faccia languida e china raggranellandoreliquie cosí tenuiche non son per bastargli a nutrir néanco un pulcino per un sol giorno.

Salviati:Veramente che con troppo scarsa provisione d'arme s'èlevato quest'autore contro a gl'impugnatori della inalterabilitàdel cieloe con troppo fragili catene ha tentato di ritirar dalleregioni altissime la stella nuova di Cassiopea in queste basse edelementari. E perché mi pare che assai chiaramente si siadimostrata la differenza grande che è tra i motivi di quelliastronomi e di questo loro oppugnatoresarà bene chelasciata questa partetorniamo alla nostra principal materia; nellaquale segue la considerazione del movimento annuo comunementeattribuito al Solema poida Aristarco Samio in primae dopo dalCopernicolevato dal Sole e trasferito nella Terra; contro alla qualposizione sento venir gagliardamente provisto il signor Simplicioedin particolare con lo stocco e con lo scudo del libretto delleconclusioni o disquisizioni matematichel'oppugnazioni del qualesarà bene cominciare a proporre.

Simplicio:Voglioquando cosí vi piacciariserbarle in ultimocome quelle che sono le ultime ritrovate.

Salviati:Sarà dunque necessario che voiconforme al modotenuto sin quiandiate ordinatamente proponendo le ragioni incontrariosí d'Aristotile come di altri antichiil che sonper far io ancoraacciò non resti nulla indietro senza esserattentamente considerato ed esaminato; e parimente il signor Sagredocon la vivacità del suo ingegnosecondoché si sentiràsvegliareprodurrà in mezo i suoi pensieri.

Sagredo:Lo farò con la mia solita libertà; e perchévoi cosí comandatesarete anco in obbligo di scusarla.

Salviati:Il favore obbligherà a ringraziarvie non a scusarvi.Ma cominci or mai il signor Simplicio a promuover quelle difficultàche lo respingono dal poter credere che la Terraa guisa de glialtri pianetisi possa muover in giro intorno ad un centro stabile.

Simplicio:La prima e massima difficultà è la repugnanzaed incompatibilità che è tra l'esser nel centro el'esserne lontano: perchéquando il globo terrestre si abbiaa muover in un anno per la circonferenza di un cerchiocioèsotto il zodiacoè impossibile che nell'istesso tempo e' sianel centro del zodiaco; ma che la Terra sia in tal centroèin molti modi provato da Aristotileda Tolomeo e da altri.

Salviati:Molto bene discorrete; e non è dubbio alcuno che chivorrà far muover la Terra per la circonferenza di un cerchiobisogna prima che e' provi che ella non sia nel centro di quel talcerchio. Séguita dunque ora che noi vegghiamo se la Terra siao non sia in quel centrointorno al quale io dico che ella si girae voi dite ch'ell'è collocata; e prima che questoènecessario ancora che ci dichiariamo se di questo tal centro abbiamovoi ed io l'istesso concetto o no. Però dite quale e dove èquesto vostro inteso centro.

Simplicio:Intendo per centro quello dell'universoquello del mondoquello della sfera stellataquel del cielo.

Salviati:Ancorché molto ragionevolmente io potessi mettervi incontroversiase in natura sia un tal centroessendo che névoi né altri ha mai provato se il mondo sia finito e figuratoo pure infinito e interminato; tuttaviaconcedendovi per ora che eisia finito e di figura sferica terminatoe che per ciò abbiail suo centroconverrà vedere quanto sia credibile che laTerrae non piú tosto altro corposi ritrovi in esso centro.

Simplicio:Che il mondo sia finito e terminato e sfericolo provaAristotile con cento dimostrazioni.

Salviati:Le quali si riducono poi tutte ad una solae quella sola alniente; perché se io gli negherò il suo assuntocioèche l'universo sia mobiletutte le sue dimostrazioni cascanoperchée' non prova esser finito e terminato se non quello dell'universo cheè mobile. Ma per non multiplicar le disputeconcedasi per orache il mondo sia finitosfericoed abbia il suo centro: e giàche tal figura e centro si è argomentato dalla mobilitànon sarà se non molto ragionevole se da gl'istessi movimenticircolari de' corpi mondani noi andremo alla particolarinvestigazione del sito proprio di tal centro; anzi Aristotilemedesimo ha egli pur nell'istessa maniera discorso e determinatofacendo centro dell'universo quell'istesso intorno al quale tutte lecelesti sfere si girano e nel quale ha creduto venir collocato ilglobo terrestre. Ora ditemisignor Simplicio: quando Aristotile sitrovasse costretto da evidentissime esperienze a permutar in partequesta sua disposizione ed ordine dell'universoed a confessared'essersi ingannato in una di queste due proposizionicioè onel por la Terra nel centroo nel dir che le sfere celesti simovessero intorno a cotal centroqual delle due confessioni credetevoi ch'egli eleggesse?

Simplicio:Credo che quando il caso accadessei Peripatetici…

Salviati:Non domando de i Peripateticidomando d'Aristotile medesimo;ché quanto a quelli so benissimo ciò cherisponderebbero. Essicome reverentissimi ed umilissimi mancipiid'Aristotilenegherebbero tutte l'esperienze e tutte l'osservazionidel mondoe recuserebbero anco di vederleper non le avere aconfessaree direbbero che il mondo sta come scrisse Aristotileenon come vuol la naturaperchétoltogli l'appoggio diquell'autoritàcon che vorreste che comparissero in campo? Eperò ditemi pure quel che voi stimate che fusse per farAristotile medesimo.

Simplicio:Veramente non mi saprei risolverequal de' due inconvenientie' fusse per reputar minore.

Salviati:Non usatedi graziaquesto termine di chiamar inconvenientequel che potrebb'esser necessario che fusse cosí.Inconveniente fu il voler por la Terra nel centro delle celestirevoluzioni. Ma già che voi non sapete in qual parte e' fusseper inclinarestimandolo io uomo di grand'ingegno andiamo esaminandoqual delle due elezioni sia la piú ragionevolee quellareputiamo che fusse la ricevuta da Aristotile. Ripigliando dunque ilnostro ragionamento da principioe postoin grazia d'Aristotileche il mondo (della grandezza del quale non abbiamo sensata notiziaoltre alle stelle fisse)come quello che è di figura sfericae circolarmente si muoveabbia necessariamentee rispetto allafigura e rispetto al motoun centroed essendo noi oltre a ciòsicuri che dentro alla sfera stellata sono molti orbil'uno dentroall'altrocon loro stelleche pur circolarmente si muovonosicerca quel che sia piú ragionevol credere e direche questiorbi contenuti si muovano intorno all'istesso centro del mondoopure intorno ad altro assai lontano da quello. Dite orasignorSimplicioil parer vostro circa questo particolare.

Simplicio:Quando noi potessimo fermarci sopra questo solo presuppostoe che fussimo sicuri di non poter incontrar qualche altra cosa che cidisturbasseio direi che molto piú ragionevol fusse il direche il continente e le parti contenute si movesser tutte circa uncomun centroche sopra diversi.

Salviati:Oraquando sia vero che 'l centro del mondo sia l'istessoche quello intorno al quale si muovono gli orbi de i corpi mondanicioè de' pianeticertissima cosa è che non la Terrama piú tosto il Solesi trova collocato nel centro del mondo;talchéquanto a questa prima semplice e generale apprensioneil luogo di mezo è del Solee la Terra si trova tanto remotadal centro quanto dall'istesso Sole.

Simplicio:Ma da che argumentate voi che non la Terrama il Solesianel centro delle conversioni de' pianeti?

Salviati:Concludesi da evidentissimee perciò necessariamenteconcludentiosservazionidelle quali le piú palpabiliperescluder la Terra da cotal centro e collocarvi il Solesono ilritrovarsi tutti i pianeti ora piú vicini ed ora piúlontani dalla Terracon differenze tanto grandicheverbigraziaVenere lontanissima si trova sei volte piú remota da noi chequando ell'è vicinissimae Marte si inalza quasi otto voltepiú in uno che in un altro stato. Vedete intanto se Aristotiles'ingannò di qualche poco in creder che e' fussero sempreegualmente remoti da noi.

Simplicio:Quali poi sono gl'indizii che i movimenti loro sieno intornoal Sole?

Salviati:Si argomenta ne i tre pianeti superioriMarte Giove eSaturnodal trovarsi sempre vicinissimi alla Terra quando sonoall'opposizion del Solee lontanissimi quando sono verso lacongiunzione; e questo avvicinamento ed allontanamento importa tantoche Marte vicino si vede ben 60 volte maggiore che quando èlontanissimo. Di Venere poi e di Mercurio si ha certezza delrivolgersi intorno al Sole dal non si allontanar mai molto da lui edal vedersegli or sopra ed or sottocome la mutazion di figure inVenere conclude necessariamente. Della Luna è vero che ellanon si può in verun modo separar dalla Terraper le ragioniche piú distintamente nel progresso si produrranno.

Sagredo:Io mi aspetto d'aver a sentir cose ancor piúmeravigliosedependenti da questo movimento annuo della Terrachenon sono state le dependenti dalla conversione diurna.

Salviati:Voi non v'ingannate punto: perchéquanto all'operaril moto diurno ne' corpi celestinon fu né potette esseraltro che il farci apparir l'universo precipitosamente scorrer incontrario; ma questo moto annuomescolandosi con i moti particolaridi tutti i pianetiproduce moltissime stravaganzele quali hannofatto sin ora perder la scherma a tutti i maggiori uomini del mondo.Ma ritornando alle prime apprensioni generalireplico che il centrodelle celesti conversioni de i cinque pianetiSaturnoGioveMarteVenere e Mercurioè il Sole; e sarà del moto dellaTerra ancorase ci succederà di metterla in cielo. Quanto poialla Lunaquesta ha un moto circolare intorno alla Terradallaquale (come ho già detto) in modo alcuno non si puòseparare; ma non però resta ella d'andare intorno al Soleinsieme con la Terra co 'l movimento annuo.

Simplicio:Io non resto ancora ben capace di questa struttura; e forseco 'l farne un poco di disegno s'intenderà meglioe piúagevolmente si potrà discorrere intorno ad essa.

Salviati:E cosí sia: anziper vostra maggior sodisfazione emeraviglia insiemevoglio che voi stesso la disegniatee veggiatecomenon credendo d'intenderlaottimamente la capite; e solo co 'lrisponder alle mie interrogazioni la descriverrete puntualmente.Pigliate dunque un foglio e le seste: e sia questa carta biancal'immensa espansione dell'universonella quale voi avete adistribuire ed ordinar le sue parti conforme a che la ragione videtterà. E primaessendo che senza mio insegnamento voitenete per fermo la Terra esser collocata in questo universoperònotate un punto a vostro beneplacitointorno al quale voi intendeteella esser collocatae contrassegnatelo con qualche carattere.

Simplicio:Sia questosegnato Ail luogo del globo terrestre.

Salviati:Bene sta. Sosecondariamenteche voi sapete benissimo cheessa Terra non è dentro al corpo solarené meno aquello contiguama per certo spazio distante; e peròassegnate al Sole qual altro luogo piú vi piaceremoto dallaTerra a vostro beneplacito e questo ancora contrassegnate.

Simplicio:Ecco fatto: sia il luogo del corpo solare questosegnato O.

Salviati:Stabiliti questi duevoglio che pensiamo di accomodar ilcorpo di Venere in tal manierache lo stato e movimento suo possasodisfar a ciò che di essi ci mostrano le sensate apparenze; eperò riducetevi a memoria quello cheo per i discorsi passatio per vostre proprie osservazioniavete compreso accadere in talestella; e poi assegnatele quello stato che vi parràconvenirsele.

Simplicio:Posto che sieno vere le apparenze narrate da voie che holette ancora nel libretto delle conclusionicioè che talestella non si discosti mai dal Sole oltre a certo determinatointervallo di 40 e tanti gradisí che ella già mai nonarrivi non solamente all'opposizion del Solema né anco alquadratoné tampoco all'aspetto sestile; e piúcheella si mostri in un tempo quasi 40 volte maggiore che in altrotempocioè grandissima quandosendo retrogradava allacongiunzion vespertina del Solee piccolissima quando con movimentodiretto va alla congiunzion mattutina; e di piúsendo veroche quando ella appar grandissimasi mostri di figura cornicolataequando appar piccolissimasi vegga rotonda perfettamente; sendodicovere cotali apparenzenon veggo che si possa sfuggire diaffermaretale stella raggirarsi in un cerchio intorno al Solepoiché tal cerchio in niuna maniera si può dire cheabbracci e dentro di sé contenga la Terrané meno chesia inferiore al Solecioè tra esso e la Terranéanco superior al Sole. Non può tal cerchio abbracciar laTerraperché Venere verrebbe talvolta all'opposizion delSole; non può esser inferioreperché Venere circal'una e l'altra congiunzione co 'l Sole si mostrerebbe falcata; népuò esser superioreperché si mostrerebbe semprerotondané mai cornicolata. E però per il ricetto dilei segnerò il cerchio C H intorno al Solesenza che egliabbracci la Terra.

Salviati:Accomodata Venereè bene che pensiate a Mercurioilqualecome sapetetrattenendosi sempre intorno al Solemolto menoda lui si allontana che Venereperò considerate qual luogoconvenga assegnargli.

Simplicio:Non è dubbio cheimmitando egli Venereaccomodatissima stanza sarà per lui un minor cerchio dentro aquesto di Veneree pure intorno al Soleessendomassime della suavicinità al Soleargomento ed indizio assai concludente lavivacità del suo splendore sopra quello di Venere e de glialtri pianeti: potremo dunque con tal fondamento segnare il suocerchionotandolo con li caratteri B G.

Salviati:Marte poi dove lo metteremo?

Simplicio:Marteperché viene all'opposizion del Soleènecessario che co 'l suo cerchio abbracci la Terra: ma veggo ch'e'bisogna per necessità ch'egli abbracci il Sole ancora;imperocchévenendo alla congiunzion co 'l Solese e' non glipassasse di soprama gli fusse inferioreapparirebbe cornicolatocome fa Venere e la Luna; ma egli si mostra sempre rotondo; adunque ènecessario che egli includa dentro al suo cerchio non meno il Soleche la Terra. E perché mi sovviene che voi abbiate detto chequando esso è all'opposizion del Sole si mostra 60 voltemaggiore che quando è verso la congiunzioneparmi che moltobene si accomoderà a queste apparenze un cerchio intorno alcentro del Sole e che abbracci la Terraquale io noto adesso econtrassegno D I: dove Marte nel punto D è vicinissimo allaTerraed è opposto al Sole; ma quando è nel punto Ièalla congiunzion co 'l Solema lontanissimo dalla Terra. E perchél'istesse apparenze si osservano in Giove ed in Saturnose ben conassai minor diversità in Giove che in Martee con minorancora in Saturno che in Giovemi par comprendere che moltoacconciamente sodisfaremo anco a questi due pianeti con due cerchipur intorno al Solee questo primo per Giove segnandolo E Led unaltro superiore per Saturno notato F M.

Salviati:Voi sin qui vi sete portato egregiamente. E perché(come vedete) l'appressamento e discostamento de' tre superiori vienmisurato dal doppio della distanza tra la Terra e 'l Solequesta famaggior diversità in Marte che in Gioveper essere il cerchioD I di Marte minore del cerchio E L di Giove; e similmente perchéquesto E L è minore del cerchio F M di Saturnola medesimadiversità è ancor minore in Saturno che in Giove: e ciòpuntualmente risponde all'apparenze. Resta ora che pensiate diassegnare il luogo alla Luna.

Simplicio:Seguendo l'istesso metodoche mi par concludentissimopoiché veggiamo che la Luna viene alla congiunzione edall'opposizione del Soleè necessario dire che il suo cerchioabbracci la Terra; ma non bisogna già che egli abbracci ilSoleperché quando ella fusse verso la congiunzionenon simostrerebbe falcatama sempre rotonda e piena di lume; oltre che giàmai non potrebbe ella farcicome spesse volte fal'eclisse delSolecon l'interporsi tra esso e noi. E dunque necessario assegnarleun cerchio intorno alla Terraqual sarebbe questo N Psí checostituita in P ci apparisca dalla Terra A congiunta co 'l Soleondepossa talora eclissarloe posta in N si vegga opposta al Soleed intale stato possa cadere nell'ombra della Terra ed oscurarsi

Salviati:Ora che faremosignor Simpliciodelle stelle fisse?Vogliamole por disseminate per gl'immensi abissi dell'universoindiverse lontananze da qualsivoglia determinato puntoo pur collocatein una superficie sfericamente distesa intorno a un suo centrosíche ciascheduna di loro sia dal medesimo centro egualmente distante?

Simplicio:Piú tosto torrei una strada di mezoe gli assegnereiun orbe descritto intorno a un determinato centro e compreso dentro adue superficie sferichecioè una altissima concava e l'altrainferiore convessa tra le quali costituirei l'innumerabil moltitudinedelle stellema però in diverse altezze; e questa si potrebbechiamar la sfera dell'universocontinente dentro di sé gliorbi de i pianetigià da noi disegnati.

Salviati:Adunque già aviamo noisignor Simpliciosin quiordinati i corpi mondani giusto secondo la distribuzion delCopernicoe ciò si è fatto di propria mano vostra: edi piú a tutti avete voi assegnati movimenti propriieccettuatone il Solela Terra e la sfera stellataed a Mercurio conVenere avete attribuito il moto circolare intorno al Sole senzaabbracciar la Terra: intorno al medesimo Sole fate muover li tresuperioriMarteGiove e Saturnocomprendendo la Terra dentro a icerchi loro; la Luna poi non può muoversi in altra maniera cheintorno alla Terrasenza abbracciar il Sole: e pure in questi moticonvenite voi ancora co 'l medesimo Copernico. Restano ora dadecideretra il Solela Terra e la sfera stellatatre cose: cioèla quiete che apparisce esser della Terra; il movimento annuo sottoil zodiacoche apparisce esser del Sole; e il movimento diurnocheapparisce esser della sfera stellatacon participarlo a tutto ilresto dell'universoeccettuatone la Terra. Ed essendo vero che tuttigli orbi de' pianetidico di MercurioVenereMarteGiove eSaturnosi muovono intorno al Solecome centro lorodi esso Solepar tanto piú ragionevole che sia la quiete che della Terraquanto di sfere mobili è piú ragionevole che il centrostia fermo che alcun altro luogo da esso centro remoto: alla Terradunquela qual resta costituita in mezo a parti mobilidico traVenere e Marteche l'una fa la sua revoluzione in nove mesi el'altro in due annimolto acconciamente si può attribuire ilmovimento d'un annolasciando la quiete al Sole. E quando ciòsiasegue per necessaria conseguenza che anco il moto diurno siadella Terra: imperocché sestando fermo il Solela Terra nonsi rivolgesse in se stessama solo avesse il movimento annuo intornoal Soleil nostro anno non sarebbe altro che un giorno ed una nottecioè sei mesi di giorno e sei mesi di nottecom'altra voltas'è detto. Vedete poi quanto acconciamente vien levatodall'universo il precipitosissimo moto delle 24 oree come le stellefisseche sono tanti Soliconforme al nostro Sole godono unaperpetua quiete. Vedete in oltre quanta agevolezza si trovi in questoprimo abbozzamentoper render le ragioni di apparenze tanto grandine' corpi celesti.

Sagredo:Io la scorgo benissimo; ma sí come voi da questasimplicità raccogliete gran probabilità per la veritàdi cotal sistemaaltri forse per l'opposito ne potrebbe farcontrarie deduzionidubitandonon senza ragionecomeessendo talcostituzione antichissima de' Pittagorici e tanto bene accomodataall'apparenzeabbia poi nel progresso di migliaia d'anni auto cosípochi seguacie sia sin da Aristotile medesimo stata rifiutataedoppo l'istesso Copernico vadia continuando nell'istessa fortuna.

Salviati:Se voisignor Sagredovi foste alcuna volta abbattutosícom'io molte e molte volte incontrato mi sonoa sentir quali sortedi scempiezze bastano a render contumace ed impersuasibile il vulgoal prestar l'orecchionon che l'assensoa queste novitàcredo che assai in voi si diminuirebbe la meraviglia del trovarsicosí pochi seguaci di tale opinione; ma poca stimaper miopareresi deve fare di cervelli a i qualiper confermargli efissamente ritenergli nell'immobilità della Terraconcludentissima dimostrazione è il vedere come stamani nonsaranno a desinar in Costantinopoli né stasera a cena nelGiapponee che son certi che la Terracome gravissimanon puòmontar su sopra il Sole e poi a rompicollo calare a basso. Di questitaliil numero de' quali è infinitonon bisogna tener contoné registrar le loro sciocchezze e cercar di fare acquistod'uomini nella cui difinizione entra solo il genere e manca ladifferenzaper avergli per compagni nelle opinioni sottilissime edelicatissime. In oltrequal guadagno credereste voi di poter maifare con tutte le dimostrazioni del mondo in cervelli tanto stolidiche non sono per se stessi bastanti a conoscer le lor cosíestreme pazzie? Ma la miasignor Sagredoè molto differentedalla vostra meraviglia: voi vi maravigliate che cosí pochisiano seguaci della opinione de' Pitagorici; ed io stupisco come sisia mai sin qui trovato alcuno che l'abbia abbracciata e seguitanéposso a bastanza ammirare l'eminenza dell'ingegno di quelli chel'hanno ricevuta e stimata veraed hanno con la vivacitàdell'intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensiche abbianopossuto antepor quello che il discorso gli dettavaa quello che lesensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario. Chele ragioni contro alla vertigine diurna della Terragiàesaminate da voiabbiano grandissima apparenzagià l'abbiamovedutoe l'averle ricevute per concludentissime i TolemaicigliAristotelici e tutti i lor seguaciè ben grandissimoargomento della loro efficacia; ma quelle esperienze che apertamentecontrariano al movimento annuoson ben di tanto piú apparenterepugnanzache (lo torno a dire) non posso trovar termineall'ammirazion miacome abbia possuto in Aristarco e nel Copernicofar la ragion tanta violenza al sensoche contro a questo ella sisia fatta padrona della loro credulità.

Sagredo:Adunque siamo per avere altri contrasti gagliardi contro aquesto movimento annuo ancora?

Salviati:Siamo; e tanto evidenti e sensatiche se senso superiore epiú eccellente de i comuni e naturali non si accompagnava conla ragionedubito grandemente che io ancora sarei stato assai piúritroso contro al sistema Copernicanodi quello che stato non sonodoppo che piú chiara lampada che la consueta mi ha fatto lume

Sagredo:Or dunquesignor Salviativegnamocome si diceallestretteché ogni parola che si spende in altro mi par gettatavia.

Salviati:Eccomi a servirvi.

Simplicio:Di graziasignoripermettetemi che io riduca a tranquillitàla mia menteche ora mi ritrovo molto fluttuante per certoparticolare pur ora tocco dal signor Salviatiacciò che iopossa poispianate che siano l'ondepiú distintamentericever le vostre specolazioni: imperò che non ben s'imprimanole spezie nello speccio ondeggiantecome il Poeta latinograziosamente ci espresse dicendo: … nuper me in littore vidicum placidum ventis staret mare. ()

Salviati:Voi avete molto ben ragionee però dite i vostridubbii

SIMPVoi avete ultimamente spacciati per egualmente d'ingegno ottusoquelli che negano alla Terra il moto diurnoperché non siveggono da quello trasportare in Persia o nel Giapponee quelli cheson contrarianti al moto annuo per la repugnanza che sentono neldovere ammettere che la vastissima e gravissima mole del globoterrestre possa sollevarsi in alto e quindi calare abassocomeconverrebbe che facesse quando intorno al Sole con tal movimento sirigirasse: ed ionon prendendo rossore d'essere annumerato traquesti sciocchisento l'istessa repugnanza nel mio cervelloquantoperò a questo secondo punto che oppone al moto annuoemassimamente mentre veggo quanta resistenza faccia all'esser mossaanco per pianonon dirò una montagna ma una pietra chepiccola parte sia d'una rupe alpestre. Perònon disprezzandoaffatto simili instanzevi prego a risolverlee non solo per mequanto per altria i quali sembrano concludentissime; perchého per assai difficile che alcuno per semplice che siaconosca econfessi la sua semplicitàmosso dal solo sentirsi reputareper tale.

Sagredo:Anziquanto piú semplicetanto piú saràegli impersuasibile del suo difetto. E con questa occasione voconsiderando come non solamente per sodisfare al signor Simpliciomaper altro rispetto ancoranon meno importanteè benerisolver questa ed altre instanze di simil sortepoiché sivede che non mancano uomininella comune filosofia ed in altrescienze versatissimicheper mancamento o dell'astronomia o dellematematiche o di qual altra facoltà si sia che acuiscel'ingegno alla penetrazion del verorestano persuasi da discorsitanto vani: per lo che mi par degna di commiserazione la condizionedel povero Copernicoil quale non si può tener sicuro che lacensura delle sue dottrine non possa per avventura cadere in mano dipersoneche non sendo abili a restar capaci delle sue ragionisottilissime e per ciò difficili ad esser comprese ma ben digià persuasi da simili vane apparenze della falsità diquelleper false e per erronee le vadano predicando. Per lo chequando non si potessero render capaci di quelle piú astruseèbene procurare che conoscano la nullità di queste altredallaqual cognizione venga moderato il giudizio e la condanna delladottrina che ora tengano per erronea. Recherò dunque due altreobiezzionima contro al moto diurnole quali non è molto chesentii produrre da persone di gran litteraturae poi verremo al motoannuo. La prima fuche quando fusse vero che non il Sole e l'altrestelle si sollevassero sopra l'orizonte orientalema che la parteorientale della Terra se gli abbassasse sottorestando quelleimmobilibisognerebbe che di lí a poche ore le montagnesituate a levante declinando in giú mediante la conversion delglobo terrestresi riducessero in tale statoche dove poco fa perascendere al lor giogo conveniva caminare all'ertaconvenisse dipoiper condursi lassúscendere alla china. L'altra fuchequando il moto diurno fusse della Terradoverebbe esser tantoveloceche uno costituito nel fondo di un pozzo non potrebbe se nonper un momento di tempo vedere una stella che gli fusse sopra 'lverticenon la potendo egli vedere se non quel brevissimo tempo nelquale passa 2 o 3 braccia della circonferenza della Terrachétanta sarà la larghezza del pozzo: tutta via si vede peresperienza che il passaggio apparente di tale stellanel traversareil pozzoconsuma assai lungo tempo; argomento necessario che labocca del pozzo non si muove altramente con quella furia checonverrebbe alla diurna conversioneeper consequenzache la Terraè immobile.

Simplicio:Di questi 2 argomentiil secondo veramente mi pare assaiconcludente: ma quanto al primocrederei di potermi da per me stessodisbrigarementre considero che l'istesso è che il globoterrestrerivolgendosi intorno al proprio centro porti una montagnaverso levanteche sestando fermo il globola montagnasveltadalla radicefusse strascicata sopra la Terra; ed il portare ilmonte sopra la superficie della Terra non veggo che sia differenteoperazione dal condurre una nave per la superficie del mare: ondetuttavolta che l'instanza del monte valessene seguirebbe parimentechecontinuando la nave il suo viaggiodiscostata che ella si fusseda i nostri porti per molti gradici convenisse per andare sopra 'lsuo albero non piú salirema muoversi per la piana e poiancora scendereil che non accadené io ho mai sentito alcunmarinaroetiam di quelli che hanno circondato tutto 'l globoche ponga differenza veruna circa tale operazionené intornoad alcun altro ministerio che si faccia in naveper ritrovarsi ilvassello piú in questa che in qualsivoglia altra parte.

Salviati:Voi molto ben discorrete: e se all'autore di quella instanzafusse mai caduto in mente di considerare che la sua vicina montagnapostagli a levantequando il globo terrestre girassedi lí a2 ore per tal moto si troverebbe condotta colà dove ora sitrovaverbigraziail monte Olimpo o 'l Carmeloarebbe compresocome dal suo proprio modo di argomentare si costrigneva a credere econfessare che per andare nel vertice di detti montide factoconviene sciendere. Questi sono di quei cervelli atti a negar gliantipodiatteso che non si può caminare col capo all'ingiúe coi piedi attaccati al palco; questi da concetti veried ancoperfettamente intesi da loronon sanno poi dedur soluzionifacilissime a i lor dubbi: voglio dire che benissimo intendono che ilgravitare e lo sciendere è tendere verso 'l centro del globoterrestree che 'l salire è il discostarsene; si perdono poinell'intendere che gli antipodi nostri per sostenersi e caminare nonhanno difficoltà verunaperché fanno giusto come noicioè tengono le piante de' piedi verso 'l centro della Terra e'l capo verso 'l cielo.

Sagredo:E pur sappiamouomini in altre dottrine di subblimi ingegniessersi abbagliati in tali cognizioni; dal che tanto maggiormentevien confermato quello che pur ora dicevocioè che èbene rimuover tutte le obbiezzioniancor che debolissime: e peròrispondasi pur ancora a quei del pozzo.

SALVQuesto secondo argomento ha bene in apparenza un non so che piúdel concludente; tutta via io tengo per fermo che quando si potesseinterrogare quell'istesso a chi e' sovvenneacciò meglio sispiegasse con dichiarare qual sia precisamente l'effetto che dovrebbeseguiree che gli par che non seguaposta la conversion diurnaesser della Terracredodicoche egli si avvilupperebbe nell'esporla sua difficoltà con le sue conseguenzeforse non meno diquel ch' e' farebbe nello svilupparsene col pensarvi.

Simplicio:S'io debbo dire 'l verostimo certo che cosíaccaderebbeimperò che io ancora di presente mi trovo nellamedesima confusione: perché mi pare che l'argomento stringaquanto alla prima apprensione; ma all'incontro veggo come per nebbiache se il discorso procedesse rettamentequella immensa rapiditàdi corso che si dovrebbe scorger nella stella quando il moto fussedella Terrasi doverebbe ancoraanzi molto piúscorgernella medesima quando il moto fusse suodovendo esser molte migliaiadi volte piú veloce nella stella che nella Terra. All'incontropoil'aversi a perder la vista della stella per il solo trapassodella bocca del pozzoche sarà poi 2 o tre braccia didiametromentre il pozzo con la Terra ne trapassano assai piúdi 2.000.000 in un'orapar ben che abbia da esser cosa tantomomentaneache né anco possa esser compresa; e pur dal fondodel medesimo pozzo per assai lungo spazio di tempo vien ella veduta.Però vengo in desiderio d'esser ridotto in chiaro di questonegozio.

Salviati:Ora mi confermo io maggiormente nel credere la confusionedell'autor dell'instanzamentre veggo che voi ancorasignorSimplicioadombratené ben possedetequello che dirvorreste: il che raccolgo io principalmente dal tralasciar voi unadistinzioneche è un punto principalissimo in questafaccenda. Però ditemi se nel far questa esperienzadico diquesto trapasso di stella sopra la bocca del pozzovoi fatedifferenza veruna dall'essere il pozzo piú o men profondocioè dall'esser quello che osserva piú o men distantedalla bocca; perché non vi ho sentito far caso sopra ciò.

Simplicio:Veramente non ci ho applicato il pensieroma ben la vostrainterrogazione mi sveglia la mentee mi accennatal distinzionedovere esser necessariissima; e già comincio a comprendere cheper determinare il tempo di tal passaggiola profondità delpozzo può per avventura arrecar diversità non minoreche la larghezza.

Salviati:Anzi pur vo io dubitando che la larghezza non ci abbia chefar nienteo pochissimo.

Simplicio:E pur mi pare che dovendo scorrer 10 braccia di larghezzaricerchi dieci volte piú tempo che il trapasso di un braccio:e son sicuro che una barchetta lunga 10 braccia prima mi trapasseràinnanzi alla vistache una galera lunga cento.

Salviati:E pur persistiamo ancora in quello inveterato concettodinon ci muover se non tanto quanto le nostre gambe ci portano. Questoche voi ditesignor Simplicio mio è vero quando l'oggettoveduto si muove stando voi fermo a osservarlo; ma se voi sarete nelpozzo quando il pozzo e voi insieme siate portati dalla terrestreconversione non vedete voi che né in un'ora né in millené in eterno sarete trapassato dalla bocca del pozzo? Quelloche in tal caso operi in voi il muoversi o non muoversi la Terranonpuò riconoscersi nella bocca del pozzoma in altro oggettoseparato e che non partecipi della medesima condizione dico di moto odi quiete.

Simplicio:Tutto sta bene: ma posto che iostando nel pozzosiaportato di conserva con esso dal moto diurnoe che la stella da meveduta sia immobilenon essendo l'apertura del pozzoche sola dàil passaggio alla mia vistapiú di tre braccia de i tantimilioni di braccia del resto della superficie terrestreche la vistam'impediscecome potrà essere il tempo della veduta sensibilparte di quello dell'occultazione?

Salviati:E pur ricadete nel medesimo equivoco: ed in effetto setebisognoso di chi v'aiuti a uscirne. Non èsignor Simpliciola larghezza del pozzo quella che misura il tempo dell'appariziondella stellaperché cosí la vedreste perpetuamenteessendo che perpetuamente la bocca del pozzo dà il transitoalla vostra vista; ma tal misura si deve prendere dalla quantitàdel cielo immobileche per l'apertura del pozzo vi resta visibile.

Simplicio:Ma quello che mi si scuopre del cielo non è egli talparte di tutta la sfera celestequale è la bocca del pozzo ditutta la terrestre?

Salviati:Voglio che vi rispondiate da voi medesimo; peròditemise la bocca del medesimo pozzo è sempre la medesimaparte della superficie terrena.

Simplicio:È senza dubbio la medesima sempre.

Salviati:E la parte del cielo veduta da quello che è nel pozzoè ella sempre la medesima quantità di tutta la sferaceleste?

Simplicio:Ora comincio a disottenebrarmi la mente e a intender quelloche poco fa mi accennastee che la profondità del pozzo hache fare assai nel presente negozio; perché non èdubbio che quanto piú si allontanerà l'occhio dallabocca del pozzominor parte del cielo si scopriràla qualpoiin consequenzapiú presto verrà trapassata epersa di vista da colui che dal profondo del pozzo la rimirerà

Salviati:Ma èvv'egli luogo alcuno nel pozzo dal quale siscoprisse tal parte appunto della celeste sferaquale è labocca del pozzo della superficie terrena?

Simplicio:Parmi che quando si profondasse il pozzo sino al centro dellaTerraforse di là si scoprirebbe una parte di cielochesarebbe di lui quale è il pozzo della Terra. Ma discostandosidal centro e salendo verso la superficiesi vien sempre scoprendoparte maggiore di esso cielo.

Salviati:E finalmenteposto l'occhio nel piano della bocca del pozzosi scuopre la metà del cielo o pochissimo menoper la qualpassare (dato che noi fussimo sotto l'equinoziale) ci vuol 12 ore ditempo.

Giàvi ho disegnato la forma del sistema Copernicano: contro alla veritàdel quale muove prima fierissimo assalto Marte istessoil qualequando fusse vero che variasse tanto le sue distanze dalla Terra chedalla minima alla massima lontananza ci fusse differenza quanto èdue volte dalla Terra al Solesarebbe necessario che quando èa noi vicinissimo si mostrasse il suo disco piú di 60 voltemaggiore di quello che si mostra quando è lontanissimo;tuttavia tal diversità di apparente grandezza non ci siscorgeanzi nella opposizione al Solequando è vicino allaTerranon si mostra né anco 4 o 5 volte piú grande chequandoverso la congiunzioneviene occultato sotto i raggi delSole. Altra e maggior difficultà ci fa Venereche se girandointorno al Solecome afferma il Copernicogli fusse ora sopra edora sottoallontanandosi ed appressandosi a noi quanto verrebbe adesser il diametro del cerchio da lei descrittoquando fusse sotto ilSole e a noi vicinissimadovrebbe il suo disco mostrarcisi poco menodi 40 volte maggiore che quando è superiore al Solevicinaall'altra sua congiunzione; tutta via la differenza è quasiimpercettibile. Aggiugnesi un'altra difficultà: che quando ilcorpo di Venere sia per se stesso tenebrosoe solo risplendacomela Lunaper l'illuminazion del Solecome par ragionevolequandoella si ritrova sotto il Soledovrebbe mostrarcisi falcatacome laLuna quando parimente ell'è vicina al Sole: accidente che inlei non apparisce; per lo che il Copernico pronunziò che ellao fusse lucida per se medesimao che la sua materia fusse talechepotesse imbeversi del lume solare e quello trasmettere per tutta lasua profonditàsí che potesse mostrarcisi semprerisplendente: ed in questo modo scusò il Copernico il nonmutar figura in Venerema della poco variata grandezza di lei nondisse cosa verunae di Marte assai meno del suo bisognocredo pernon poter a sua sodisfazion salvare un'apparenza tanto repugnantealla sua posizione: e purpersuaso da tanti altri rincontrici simantennee l'ebbe per vera. Oltre a queste coseil far che tutti ipianetiinsieme con la Terrasi muovano intorno al Solecomecentro delle lor conversionie che la Luna sola perturbi cotaleordineed abbia il suo movimento proprio intorno alla Terrae cheinsieme insieme ed essa e la Terra e tutta la sfera elementare simuova in un anno intorno al Solepar che alteri in guisa l'ordineche lo renda inverisimile e falso. Queste son quelle difficultàche mi fanno maravigliare come Aristarco e il Copernicoche non puòesser che non l'abbiano osservatenon le avendo poi potuterisolveread ogni modo abbiano per altri mirabili riscontriconfidato tanto in quello che la ragione gli dettavache purconfidentemente abbiano affermatonon poter la strutturadell'universo avere altra forma che la da loro disegnata. Ci sono poialtre gravissime e bellissime difficultànon cosíagevoli da esser risolute da gli ingegni mediocrima peròpenetrate e dichiarate dal Copernicole quali noi rimetteremo piúdi sottodoppo che averemo risposto ad altre opposizioni di altriche si mostrano contrarie a questa posizione. Ora venendo alledichiarazioni e risposte alle tre addotte gravissime obiezionidicoche le due prime non solamente non contrariano al sistemaCopernicanoma grandemente ed assolutamente lo favoriscono; perchée Marte e Venere si mostrano diseguali a se stessisecondo leproporzioni assegnatee Venere sotto il Sole si mostra falcatae vapuntualmente mutando sue figure nello stesso modo che fa la Luna.

Sagredo:Ma com'è stato questo occulto al Copernicoemanifesto a voi?

Salviati:Queste cose non possono esser comprese se non co 'l sensodella vistail quale da natura non è stato conceduto a gliuomini tanto perfettoche sia potuto arrivare a discerner talidifferenze; anzi pur lo strumento stesso del vedere a se medesimoreca impedimento: ma doppo che all'età nostra èpiaciuto a Dio di concedere all'umano ingegno tanto mirabilinvenziondi poter perfezionar la nostra vista co 'l multiplicarla46102030 e 40 volteinfiniti oggetti cheo per la lorolontananza o per la loro estrema piccolezzaci erano invisibilisisono co 'l mezo del telescopio resi visibilissimi.

Sagredo:Ma Venere e Marte non sono de gli oggetti invisibili per lalor lontananza o piccolezzaanzi pur gli comprendiamo noi con lasemplice vista naturale: perché dunque non distinguiamo noi ledifferenze delle grandezze e figure loro?

Salviati:In questo ci ha gran parte l'impedimento del nostro occhiostessocome pur ora vi ho accennatodal quale gli oggettirisplendenti e lontani non ci vengono rappresentati semplici eschietti; ma ce gli porge inghirlandati di raggi avventizii estraniericosí lunghi e foltiche il lor nudo corpicello cisi mostra ingrandito 1020100 e mille volte piú di quelloche ci si rappresenterebbe quando se gli levasse il capellizioradioso non suo.

Sagredo:Ora mi sovviene d'aver letto non so che in questa materianon so se nelle Lettere Solari o nel Saggiatore delnostro amico comune: ma non sarà se non benesí perridurlo in memoria a me sí per intelligenza del signorSimplicioche forse non ha viste tali scritturedichiararci piúdistintamente come sta questo negoziola cui cognizione penso chesia molto necessaria per ben restar capace di quello che ora sitratta.

Simplicio:A me veramente giugne nuovo tutto quello che di presente vienportato dal signor Salviati; chéper dire il veronon hoauto curiosità di legger cotesti libriné ho sin quiprestato molta fede all'occhiale nuovamente introdottoanziseguendo le pedate de gli altri filosofi peripatetici miei consortiho creduto esser fallacie e inganni de i cristalli quelle che altrihanno ammirate per operazioni stupende: e peròquando io siasin qui stato in erroremi sarà caro d'esserne cavato; eallettato dall'altre novità udite da voistarò piúattentamente a sentire il resto.

Salviati:La confidenza che hanno questi tali uomini del proprio loroaccorgimento è non meno fuor di ragione di quel che sia lapoca stima che fanno del giudizio altrui; ed è gran cosa chesi stimino atti a poter giudicar meglio d'un tale strumento senzaaverlo mai sperimentatoche quelli che mille e mille esperienze nehanno fatte e ne fanno ogni giorno. Ma lasciamodi graziaquestasorta di pervicaciche non si possono né anco tassare senzaonorargli piú che non meritano: e tornando al nostropropositodico che gli oggetti risplendentio sia che il loro lumesi refranga nella umidità che è sopra le pupilleo sirefletta ne gli orli delle palpebrespargendo i suoi raggi reflessisopra le medesime pupilleo sia pur per altra cagionesi mostranoall'occhio nostro circondati di nuovi raggie perciò maggioriassai di quello che ci si rappresenterebbero i corpi loro spogliatidi tale irradiazione; e questo ingrandimento si fa con maggiore emaggior proporzione secondo che tali oggetti lucidi son minori eminoriin quella guisa appunto che se noi supponessimo che ilricrescimento de' crini risplendenti fusseverbigraziaquattroditala qual giunta fatta intorno a un cerchio che avesse quattrodita di diametro accrescerebbe nove volte la sua apparente grandezzama…

Simplicio:Dubito che voi abbiate voluto dir tre volte; perchéaggiunto quattro dita di qua e quattro di là al diametro d'uncerchio che sia pur quattro ditasi viene a triplicar la suaquantitàe non a crescerla nove volte.

Salviati:Un poco di geometriasignor Simplicio. È vero che 'ldiametro cresce tre voltema la superficieche è quelladella quale noi parliamocresce nove volte; perchésignorSimpliciole superficie de i cerchi son fra di loro come i quadratide i lor diametried un cerchio che abbia quattro dita di diametroad un altro che ne abbia dodici ha quella proporzione che ha ilquadrato di quattro al quadrato di dodicicioè che ha 16 a144e però sarà maggior di quello nove voltee nontre: che sia per avvertimento al signor Simplicio. E seguendo avantise noi aggiugneremo la capellatura medesima di quattro dita a uncerchio che avesse due dita di diametro solamentegià ildiametro della ghirlanda sarebbe dieci ditae la piazza del cerchioall'area del nudo corpicello sarebbe come 100 a 4ché talisono i quadrati di 10 e di 2; l'ingrandimento dunque sarebbe di 25volte tanto: e finalmente le 4 dita di crini aggiunte a un picciolcerchio d'un dito di diametro l'ingrandirebbero 81 volta: e cosícontinuamente i ricrescimenti si fanno con maggior e maggiorproporzionesecondo che gli oggetti realiche si ricresconosonminori e minori.

Sagredo:La difficultà che ha dato fastidio al signorSimplicioveramente non l'ha dato a mema son bene alcune altrecose delle quali io desidero piú chiara intelligenza; ed inparticolare vorrei intendere sopra qual fondamento voi affermate chetale ricrescimento sia sempre eguale in tutti gli oggetti visibili.

Salviati:Già mi son io in parte dichiaratomentre ho dettoricrescer solamente gli oggetti lucidie non gli oscuri; oraaggiungo il rimanente: che degli oggetti risplendenti quelli che sondi luce piú vivamaggior fanno e piú forte lareflessione sopra la nostra pupillaonde molto piú mostranod'ingrandirsi che i manco lucidi. E per non mi distender piúlungamente sopra questo particolarevenghiamo a quello che la veramaestra ci insegna. Guardiamo questa seraquando l'aria sia benescuritala stella di Giove; noi la vedremo raggiante assai e moltogrande: facciamo poi passar la vista nostra per un cannelloo ancoper un piccolo spiraglio chestrignendo il pugno ed accostandoceloall'occhiolasceremo tra la palma della mano e le ditao veramenteper un foro fatto con un sottile ago in una carta; vedremo il discodel medesimo Giove spogliato de i raggima cosí piccolo cheben lo giudicheremo minore anco della sessantesima parte di quelloche ci apparisce la sua gran fiaccola veduta con l'occhio libero:potremo doppo riguardare il Canestella bellissima e maggior ditutte l'altre fissela quale all'occhio libero si rappresenta nongran fatto minor di Giove; ma toltagli poi nel modo detto lacapellaturasi vedrà il suo disco cosí piccolocheben non si giudicherà la ventesima parte di quel di Gioveanzi chi non è di vista perfettissima a gran fatica loscorgerà: dal che si può ragionevolmente concludere chetale stellacome quella che è di un lume grandemente piúvivo che quel di Giovefa la sua irradiazione maggiore che Giove lasua. L'irradiazion poi del Sole e della Luna è come nullamediante la grandezza lorola quale occupa per sé sola tantospazio nell'occhio nostroche non lascia luogo per i raggiavventizii; tal che i dischi loro si veggono tosi e terminati.Potremo assicurarci della medesima verità con un'altraesperienzada me piú volte fatta; assicurarcidicocome icorpi splendenti di luce piú vivace si irraggiano assai piúche quelli che sono di luce piú languida. Io ho piúvolte veduto Giove e Venere insiemelontani dal Sole 25 o 30 gradied essendo l'aria assai imbrunitaVenere pareva bene 8 ed anco 10volte maggior di Giovementre però si riguardavono conl'occhio libero; ma guardati poi co 'l telescopioil disco di Giovesi scorgeva veramente maggior quattro e piú volte di quel diVenerema la vivacità dello splendor di Venere eraincomparabilmente maggiore della luce languidissima di Giove: il cheda altro non procedeva che dall'esser Giove lontanissimo dal Sole eda noie Venere vicina a noi ed al Sole. Dichiarate queste cosenonsarà difficile a intender come possa esser che Martequand'èall'opposizion del Solee però vicino a Terra sette volte epiú che quando è verso la congiunzioneappena ci simostri maggiore 4 o 5 volte in quello stato che in questomentre lodoveremmo vedere piú di 50 volte tanto: di che la solairradiazione è causa; ché se noi lo spoglieremo de iraggi avventiziilo troveremo precisamente ingrandito con la debitaproporzione: per levargli poi la chiomail telescopio èl'unico e l'ottimo mezoil qualeingrandendo il suo disco 900 omille voltece lo fa veder nudo e terminato come quel della Lunaedifferente da se stesso nelle due posizioni secondo la debitaproporzione a capello. In Venere poiche nella sua congiunzionvespertinaquando è sotto il Solesi dovrebbe mostrar quasi40 volte maggiore che nell'altra congiunzion mattutinae pur non sivede né anco raddoppiataaccadeoltre all'effetto dellairradiazionech'ell'è falcatae le sue cornaoltreall'esser sottiliricevono il lume del Sole obliquamentee peròassai languidotalchéper esser poco e debilemeno ampla evivace si fa la sua irradiazione che quando si mostra a noi co 'l suoemisferio tutto lucido; ma però il telescopio apertamente cimostra le sue corna cosí terminate e distinte come quelledella Lunae veggonsi come di un cerchio grandissimoed aproporzione maggiori quelle quasi 40 volte del suo medesimo discoquando è superiore al Sole nell'ultima sua apparizionmattutina.

Sagredo:Oh Niccolò Copernicoqual gusto sarebbe stato il tuonel veder con sí chiare esperienze confermata questa parte deltuo sistema!

Salviati:Sí; ma quanto minore la fama della sublimitàdel suo ingegno appresso a gl'intendenti! mentre si vedecome purdissi dianziaver egli costantemente continuato nell'affermarescorto dalle ragioniquello di cui le sensate esperienze mostravanoil contrario: che io non posso finir di stupire ch'egli abbia purcostantemente voluto persistere in dir che Venere giri intorno alSoleed a noi sia meglio di sei volte piú lontana una voltache un'altrae pur sempre si mostri eguale a se stessaquando elladovrebbe mostrarsi quaranta volte maggiore.

Sagredo:In Giovein Saturno ed in Mercurio credo pur che si devanoveder ancor le differenze delle lor grandezze apparenti puntualmenterispondere alle lor variate lontananze.

Salviati:Ne' due superiori le ho io precisamente osservate quasi ognianno da ventidua anni in qua: in Mercurio non si può fareosservazione di momentoper non si lasciar egli vedere se non nellesue massime digressioni dal Solenelle quali le sue distanze dallaTerra sono insensibilmente diseguali e però tali differenzeinosservabilicome anco le mutazioni di figureche assolutamentebisogna che seguano come in Venere; e quando lo vediamodovrebbemostrarsi in figura di mezo cerchiocome fa Venere ancora nelle suemassime digressioni; ma il suo disco è tanto piccolo e 'l suosplendore tanto vivaceper esser egli cosí vicino al Soleche non basta la virtú del telescopio a radergli il crinesíche egli apparisca tutto tosato. Restaci da rimuover quella chepareva grande sconvenevolezza nel moto della Terracioè chevolgendosi tutti i pianeti intorno al Soleella solamente nonsolitaria come gli altrima in compagnia della Lunainsieme contutta la sfera elementareandasse in un anno intorno al Soleedinsieme insieme si movesse l'istessa Luna ogni mese intorno allaTerra. Qui è forza esclamar un'altra volta ed esaltarel'ammirabil perspicacità del Copernico ed insieme compiagnerla sua disavventurapoiché egli non vive al nostro tempoquandoper tòr via l'apparente assurdità del movimentoin conserva della Terra e della Lunavediamo Giovequasi un'altraTerranon in conserva di una Lunama accompagnato da quattro Luneandare intorno al Sole in 12 annicon tutto quello che puòesser contenuto dentro a gli orbi delle quattro stelle Medicee.

Sagredo:Per qual cagione chiamate voi Lune i quattro pianetigioviali?

Salviati:Tali si rappresentan elleno a chi stando in Giove leriguardasse. Imperocché esse per se stesse son tenebroseedal Sole ricevono il lumeil che è manifesto dal suo rimanereclissate quando entrano nel cono dell'ombra di Giove e perchédi esse vien solamente illuminato l'emisferio che riguarda verso ilSolea noiche siamo fuor de i loro orbi e piú vicini alSolesi mostrano sempre tutte lucide; ma a chi fusse in Giove simostrerebbero tutte luminose quando fussero nelle parti superiori dei lor cerchima nelle parti inferioricioè tra Giove e 'lSoleda Giove si scorgerebbon falcate: ed in somma farebbero a iGioviali le mutazioni stesse di figure che a noi Terrestri fa laLuna. Vedete ora quanto mirabilmente si accordano co 'l sistemaCopernicano queste tre prime cordeche da principio parevan sídissonanti. Di qui potrà intanto il signor Simplicio vederecon quanta probabilità si possa concludere che non la Terrama il Solesia nel centro delle conversioni de i pianeti: e poichéla Terra vien collocata tra i corpi mondani che indubitatamente simuovono intorno al Solecioè sopra Mercurio e Veneree sottoa SaturnoGiove e Martecome parimente non saràprobabilissimo e forse necessario concedere che essa ancora gli vadiaintorno?

Simplicio:Questi accidenti son tanto grandi e cospicuiche non èpossibile che Tolomeo e gli altri suoi seguaci non ne abbiano avutocognizioneed avendol autaè pur necessario che abbianoancor trovata maniera di render di tali e cosí sensateapparenze sufficiente ragioneed anco assai congrua e verisimilepoiché per sí lungo tempo è stata ricevuta datanti e tanti.

Salviati:Voi molto ben discorrete; ma sappiate che il principale scopode i puri astronomi è il render solamente ragione delleapparenze ne i corpi celestied ad esse ed a i movimenti dellestelle adattar tali strutture e composizioni di cerchiche i motisecondo quelle calcolati rispondano alle medesime apparenzepococurandosi di ammetter qualche esorbitanza che in fattoper altririspettiavesse del difficile: e l'istesso Copernico scriveaveregli ne' primi suoi studii restaurata la scienza astronomica sopra lemedesime supposizioni di Tolomeoe in maniera ricorretti i movimentide i pianetiche molto aggiustatamente rispondevano i computiall'apparenze e l'apparenze a i calcolituttavia però che siprendeva separatamente pianeta per pianeta; ma soggiugne che nelvoler poi comporre insieme tutta la struttura delle fabbricheparticolarine risultava un mostro ed una chimera composta di membratra di loro sproporzionatissime e del tutto incompatibilisíchequantunque si sodisfacesse alla parte dell'astronomo purocalcolatorenon però ci era la sodisfazione e quietedell'astronomo filosofo. E perché egli molto ben intendevache se con assunti falsi in natura si potevan salvar le apparenzecelestimolto meglio ciò si sarebbe potuto ottenere dallevere supposizionisi messe a ricercar diligentemente se alcuno tragli antichi uomini segnalati avesse attribuita al mondo altrastruttura che la comunemente ricevuta di Tolomeo; e trovando chealcuni Pitagorici avevano in particolare attribuito alla Terra laconversion diurnaed altri il movimento annuo ancoracominciòa rincontrar con queste due nuove supposizioni le apparenze e leparticolarità de i moti de i pianetile quali tutte cose egliaveva prontamente alle manie vedendo il tutto con mirabil facilitàcorrisponder con le sue partiabbracciò questa nuovacostituzione ed in essa si quietò.

Simplicio:Ma quali esorbitanze sono nella costituzione tolemaicachemaggiori non ne sieno in questa copernicana?

Salviati:Sono in Tolomeo le infermitàe nel Copernico imedicamenti loro. E primanon chiameranno tutte le sette de ifilosofi grande sconvenevolezza che un corpo naturalmente mobile ingiro si muova irregolarmente sopra il proprio centroe regolarmentesopra un altro punto? e pur di tali movimenti difformi sono nellafabbrica di Tolomeo ma nel Copernico tutti sono equabili intorno alproprio centro. In Tolomeo bisogna assegnare a i corpi celestimovimenti contrariie far che tutti si muovano da levante a ponenteed insieme insieme da ponente verso levante; che nel Copernico sontutte le revoluzion celesti per un sol versoda occidente inoriente. Ma che diremo noi dell'apparente movimento de i pianetitanto difforme che non solamente ora vanno veloci ed ora piútardima talvolta del tutto si fermanoed anco dopo per moltospazio ritornano in dietro? per la quale apparenza salvare introdusseTolomeo grandissimi epicicliadattandone un per uno a ciaschedunpianetacon alcune regole di moti incongruentili quali tutti conun semplicissimo moto della Terra si tolgono via. E non chiamerestevoisignor Simpliciograndissimo assurdo se nella costruzion diTolomeodove a ciascun pianeta sono assegnati proprii orbil'unosuperior all'altrobisognasse bene spesso dire che Martecostituitosopra la sfera del Solecalasse tanto cherompendo l'orbe solaresotto a quello scendesseed alla Terra piú che il corposolare si avvicinassee poco appresso sopra il medesimosmisuratamente si alzasse? e pur questa ed altre esorbitanze dal soloe semplicissimo movimento annuo della Terra vengono medicate.

Sagredo:Queste stazioniregressi e direzioniche sempre mi sonparse grandi improbabilitàvorrei io meglio intendere comeprocedano nel sistema Copernicano.

 

Salviati:Voisignor Sagredole vedrete proceder talmenteche questasola coniettura dovrebbe esser bastantea chi non fusse piùche protervo o indisciplinabile. a farlo prestar l'assenso a tutto ilrimanente di tal dottrina. Vi dico dunque chenulla mutato nelmovimento di Saturno di 30 anni in quel di Giove di 12in quel diMarte di 2in quel di Venere di 9 mesie in quel di Mercurio di 80giorni incircail solo movimento annuo della Terra tra Marte eVenere cagiona le apparenti inegualità ne' moti di tutte le 5stelle nominate: e per facile e piena intelligenza del tutto nevoglio descriver la sua figura Per tanto supponete nel centro o essercollocato il Soleintorno al quale noteremo l'orbe descritto dallaTerra co 'l movimento annuo B G Med il cerchio descrittoverbigraziada Giove intorno al Sole in 12 anni sia questo b g me nella sfera stellata intendiamo il zodiaco y u s; in oltrenell'orbe annuo della Terra prenderemo alcuni archi eguali BCCDDEEFFGGH H II KK LL Me nel cerchio di Giove noteremoaltri archi passati ne' medesimi tempi ne' quali la Terra passa isuoiche sieno bccddeeffgghhiikkllmchesaranno a proporzione ciascheduno minor di quelli notati nell'orbedella Terrasí come il movimento di Giove sotto il zodiaco èpiú tardo dell'annuo. Supponendo orache quando la Terra èin BGiove sia in bci apparirà a noi nel zodiacoessere in ptirando la linea retta B b p: intendasiora la Terra mossa da B in Ce Giove da b in cnell'istesso tempo; ci apparirà Giove esser venuto nel zodiacoin qe mosso direttamente 2 secondo l'ordine de' segni pq: passando poi la Terra in De Giove in d si vedrà nelzodiaco in re da E Giove arrivato in e apparirànel zodiaco in smosso pur sempre direttamente. Macominciando poi la Terra a interporsi piú dirittamente traGiove e 'l Solevenuta che ella sia in Fe Giove in fciapparirà in t già aver cominciato a ritornareapparentemente in dietro sotto il zodiaco; ed in quel tempo che laTerra averà passato l'arco E FGiove si saràtrattenuto dentro a i punti st e mostrandosi a noi quasifermo e stazionario. Venuta poi la Terra in Ge Giove in gall'opposizion del Solesi vedrà nel zodiaco in uegrandemente ritornato in dietro per tutto l'arco del zodiaco t Uancor che egliseguendo sempre il suo corso uniformesia veramenteandato innanzi non solo nel suo cerchioma nel zodiaco ancorarispetto al centro di esso zodiaco ed al Solein quello collocato;continuando poi e la Terra e Giove i movimenti lorovenuta che siala Terra in H e Giove in hsi vedrà grandementetornato indietro nel zodiaco per tutto l'arco u x: venuta laTerra in I e Giove in inel zodiaco si saràapparentemente mosso per il piccolo spazio x yed iviapparirà stazionario. Quando poi conseguentemente la Terrasarà venuta in K e Giove in knel zodiaco avràpassato l'arco y n con moto diretto; e seguendo il corso suola Terra da L vedrà Giove in l nel punto z: efinalmente Giove in m si vedrà dalla Terra M passato inacon moto pur diretto; e tutta la sua apparenteretrogradazione nel zodiaco sarà quanto è l'arco s yfatta da Giove mentre che egli nel proprio cerchio passa l'arco ei e la Terra nel suo l'arco E I. E questo che si è dettodi Gioveintendasi di Saturno e di Marte ancoraed in Saturno taliregressi esser alquanto piú frequenti che in Gioveper esseril moto suo piú tardo di quel di Giovesí che la Terrain piú breve spazio di tempo lo raggiugne; in Marte poi sonpiú rariper essere il moto suo piú veloce che quel diGioveonde la Terra piú tempo spende in racquistarlo. Quantopoi a Venere ed a Mercurioi cerchi de i quali son compresi da queldella Terraappariscono pur le loro stazioni e regressi cagionatinon da i moti di quelliche realmente sien talima dal moto annuodi essa Terracome acutamente dimostra il Copernico con ApollonioPergeonel libro 5 delle sue Revoluzioni al cap. 35.

VoivedeteSignoricon quanta agevolezza e simplicità il motoannuoquando fusse della Terrasi accomoda a render ragione delleapparenti esorbitanze che si osservano ne i movimenti de i cinquepianetiSaturnoGioveMarteVenere e Mercuriolevandole viatutte e riducendole a moti equabili e regolari; e di questomaraviglioso effetto è stato Niccolò Copernico il primoche ci ha resa manifesta la cagione. Ma di un altronon men diquesto ammirando e che con nodo forse di piú difficilescioglimento strigne l'intelletto umano ad ammetter questa annuaconversione e lasciarla al nostro globo terrestrenuova ed inopinataconiettura ce n'arreca il Sole stessoil quale mostra di non avervoluto esso solo sfuggir l'attestazione di una conclusione tantoinsigneanzicome testimonio maggior di ogni eccezioneci èvoluto essere a parte. Sentite dunque l'alta e nuova maraviglia.

Fuil primo scopritore ed osservatore delle macchie solarisícome di tutte l'altre novità celestiil nostro AcademicoLinceo; e queste scopers'egli l'anno 1610trovandosi ancora allalettura delle Matematiche nello Studio di Padovae quivi ed inVenezia ne parlò con diverside i quali alcuni vivono ancora:ed un anno doppo le fece vedere in Roma a molti Signoricome egliasserisce nella prima delle sue Lettere al signor Marco VelseroDuumviro d'Augusta. Esso fu il primo checontro alle opinioni de itroppo timidi e troppo gelosi dell'inalterabilità del cieloaffermò tali macchie esser materie che in tempi brevi siproducevano e si dissolvevano; chequanto al luogoerano contigueal corpo del Solee che intorno a quello si rigiravanoo veroportate dall'istesso globo solareche in se stesso circa il propriocentro nello spazio quasi di un mese si rivolgessefinivano loroconversioni: il qual moto giudicò sul principio farsi dal Soleintorno ad un asse eretto al piano dell'eclitticaatteso che gliarchi descritti da esse macchie sopra il disco del Sole apparivanoall'occhio nostro linee rette ed al piano dell'eclittica parallele;le quali però venivano alterate in parte di alcuni movimentiaccidentariivaganti ed irregolaria i quali elleno son sottopostee per i quali tumultuariamente e senza ordine alcuno si vanno tra diloro mutando di sitoora accozzandosi molte insiemeoradisseparandosied alcuna in piú dividendosie grandementemutandosi di figureper lo piú molto stravaganti. E benchétali incostanti mutazioni alterassero in parte il periodico primariocorso di esse macchienon fecero però mutar pensieroall'amico nostrosí che ei credesse che di tali deviazionifusse alcuna cagione essenziale e fermama continuò dicredere che tutta l'apparente alterazione derivasse da quelleaccidentarie mutazioni; in quella guisa appunto che accaderebbe a chida lontane regioni osservasse il moto delle nostre nugolele qualisi scorgerebbero muoversi di moto velocissimogrande e costanteportate dalla vertigine diurna della Terra (quando tal moto fussesuo) in ventiquattr'ore per cerchi paralleli all'equinozialema peròalterati in parte da i movimenti accidentarii cagionatigli da iventili quali verso diverse parti del mondo casualmente lespingono. Occorse in questo tempo che il signor Velsero gli mandòalcune lettere scritte da certo finto Apelle in materia di questemacchiericercandolo con instanza che gli volesse liberamente direil suo parere sopra tali letteree di piú significargli qualfusse l'opinion sua circa l'essenza di tali macchie: al che eglisodisfece con tre Letteremostrando prima quanto fussero vani ipensieri di Apellee scoprendogli secondariamente le proprieopinionicon predirgli appresso che assolutamente Apelleconsigliatosi meglio col tempoera per venire nella sua opinionesícome poi seguí. E perché parve al nostro Academico (sícome parve anco ad altri intelligenti delle cose della natura)d'avere investigato e dimostrato nelle dette tre Lettere se nonquanto si poteva dalla curiosità umana desiderare e ricercarealmeno quanto si poteva per umani discorsi conseguire in cotalmateriaintermesse per alcun tempo (occupato in altri studii) lecontinuate osservazionie solo per compiacere a qualche amicofaceva seco tal volta alcuna osservazione alla spezzata; sin cheincontratosi mecodoppo alcuni anniessendo noi nella mia villadelle Selvein una delle solari macchie solitariaassai grande edensainvitati anco da una chiarissima e continuata serenitàdi cielosi fecero a mia richiesta osservazioni di tutto il transitodi quellaappuntando diligentemente sopra la carta i luoghi digiorno in giornonell'ora che il Sole si trovava nel meridiano; edaccortici come il viaggio suo non era altrimenti per linea rettamaalquanto incurvatavenimmo in pensiero di fare altre osservazioni ditempo in tempo: alla quale impresa gagliardamente ci stimulòun concetto che repentinamente cascò in mente all'ospite mioe con tali parole mel conferí: "Filippoa granconseguenza mi par che ci si apra la strada. Imperocchésel'asse intorno al quale si rivolge il Sole non è erettoperpendicolarmente al piano dell'eclitticama sopra di quello èinclinatocome il pur ora osservato passaggio incurvato mi accennatal coniettura avremo degli stati del Sole e della Terraquale nésí ferma né sí concludente da verun altrorincontro non ne è sin qui stata somministrata". Iorisvegliato da sí alta promessagli feci instanza acciòapertamente mi scoprisse il suo concetto. Ed egli: "Quando ilmoto annuo sia della Terra per l'eclittica intorno al Solee che ilSole sia costituito nel centro di essa eclitticaed in quello sivolga in se stesso non intorno all'asse di essa eclittica (chesarebbe l'asse del movimento annuo della Terra)ma sopra unoinclinatostrane mutazioni converrà che a noi sirappresentino ne i movimenti apparenti delle macchie solariquandoben si ponga tale asse del Sole persister perpetuamente edimmutabilmente nella medesima inclinazione ed in una medesimadirezione verso l'istesso punto dell'universo. Imperocchécamminandogli intorno il globo terrestre al moto annuoprimieramenteconverrà che a noiportati da quelloi passaggi dellemacchie ben talvolta appariscano fatti per linee rettema questo duevolte l'anno solamenteed in tutti gli altri tempi si mostrerannofatti per archi sensibilmente incurvati. Secondariamentela curvitàdi tali archi per una metà dell'anno ci appariràinclinata al contrario di quello che si scorgerà nell'altrametà; cioè per sei mesi il convesso de gli archi saràverso la parte superiore del disco solaree per gli altri 6 mesiverso l'inferiore. Terzocominciando ad apparireeper cosídirea nascereall'occhio nostro le macchie dalla parte sinistradel disco solareed andando ad occultarsi e a tramontare nella partedestrai termini orientalicioè delle prime comparitepersei mesi saranno piú bassi de i termini opposti delleoccultazionie per altri sei mesi accaderà per l'oppositocioè che nascendo esse macchie da punti piú elevati eda quelli descendendone i corsi loro verranno ad ascondersi inpunti piú bassie per due giorni soli di tutto l'anno sarannotali terminide gli orti e de gli occasiequilibrati; doppo i qualilibramenti cominciando pian piano l'inclinazione de i viaggi dellemacchiee di giorno in giorno facendosi maggiorein tre mesigiugnerà alla somma obbliquitàe di lícominciando a diminuirsiin altrettanto tempo si ridurràall'altro equilibrio. Accaderàper la quarta maravigliacheil giorno della massima obbliquità sarà l'istesso chequello del passaggio fatto per linea rettae nel giorno dellalibrazione apparirà l'arco del viaggio piú che maiincurvato: ne gli altri tempi poisecondo che la pendenza si andràdiminuendo e incamminandosi verso l'equilibriol'incurvazione de gliarchi de i passaggiper l'oppositosi andrà agumentando".

Sagredo:Iosignor Salviati mioconosco che l'interrompervi ildiscorso è mala creanza; ma non men cattiva stimo che sia illasciarvi diffonder piú lungamente in parolementre ellevenganocome si dicebuttate al vento. Imperocchéa dirlaliberamenteio non mi so formar concetto alcuno distinto pur di unadelle conclusioni che avete pronunziate: ma perchéappresecosí in generale ed in confusomi si rappresentano cose diammirabili conseguenzevorrei pure in qualche maniera esserne fattocapace.

Salviati:L'istesso che accade a voiavvenne a me ancoramentre connude parole mi furon portate dal mio ospite; il quale mi agevolòpoi l'intelligenza col figurarmi il fatto sopra uno strumentomaterialeche non fu altro che una semplice sferaservendosi dialcuni de' suoi cerchima in altro uso di quello al qualecomunemente sono ordinati. Orain difetto della sferasuppliròcon farne disegni in cartasecondo che bisognerà. E perrappresentare il primo accidente da me propostoil quale fu che ipassaggi delle macchie due volte l'anno solamente potevano apparirfatti per linee rettefiguriamoci questo punto O esser centrodell'orbe magnoo vogliam dire dell'eclitticae parimente ancoradel globo dell'istesso Soledel qualemediante la gran distanza cheè tra esso e la Terrapossiamo suppor noi terreni di vedernela metà; però descriveremo questo cerchio A B C Dintorno al medesimo centro Oil quale ci rappresenti il termineestremo che divide e separa l'emisferio del Sole a noi apparentedall'altro occulto.

Eperché l'occhio nostronon meno che 'l centro della Terras'intende esser nel piano dell'eclitticanel quale èparimente il centro del Soleperòse ci rappresenteremo ilcorpo solare esser segato dal detto pianola sezione all'occhionostro apparirà una linea rettaquale sia la B O D; e postasopra di essa la perpendicolare A O Csarà l'asse di essaeclittica e del moto annuo del globo terrestre. Intendiamo ora ilcorpo solare (senza mutar centro) rivolgersi in se stessonon giàintorno all'asse A O C (che è l'eretto al pianodell'eclittica)ma intorno ad uno alquanto inclinatoqual siaquesto E O Iil quale asse fisso ed immutabile si mantengaperpetuamente nella medesima inclinazione e direzione verso imedesimi punti del firmamento e dell'universoe perché nellerevoluzioni del solar globo ciaschedun punto della sua superficie(trattone i poli) descrive la circonferenza d'un cerchioo maggioreo minore secondo ch' e' si ritrova piú o men remoto da essipolipreso il punto F egualmente distante da quellisegniamo ildiametro F O Gche sarà perpendicolare all'asse E I e saràdiametro del cerchio massimo descritto intorno a i poli EI. Postoora che la Terrae noi con leisia in tal luogo dell'eclittica chel'emisferio del Sole a noi apparente venga terminato dal cerchio A BC Dil qualepassando (come sempre fa) per i poli ACpassiancora per li EIè manifesto che il cerchio massimo il cuidiametro è F Gsarà eretto al cerchio A B C D; alquale è perpendicolare il raggio che dall'occhio nostro cascasopra il centro O; onde il medesimo raggio cade nel piano del cerchioil cui diametro è F Ge però la sua circonferenza ciapparirà una linea rettae l'istessa che F G: per lo chequalunque volta nel punto F fusse una macchiavenendo poi portatadalla solar conversionesegnerebbe sopra la superficie del Sole lacirconferenza di quel cerchio che a noi appare una linea retta. Rettodunque apparirà il suo passaggio; e retti ancora appariranno imovimenti di altre macchie le quali nell'istessa revoluzionedescrivessero minor cerchiper esser tutti paralleli al massimoel'occhio nostro posto in distanza immensa da quelli. Orase voiconsidererete comedoppo che avrà scorso la Terra in sei mesila metà dell'orbe magno e si sarà costituita incontroall'emisferio del Sole che ora ci è occultosí che ilterminator della parte che allor sarà veduta sia l'istessocerchio A B C Dche pur passerà per li poli EIintendereteche l'istesso accaderà de i viaggi delle macchiecioèche tutti appariranno fatti per linee rette: ma perché taleaccidente non ha luogo se non quando il terminator passa per i poliEIed esso terminatore di momento in momentomediante il motoannuo della Terrasi va mutandoperò momentaneo è ilsuo passar per i poli fissi EIed in conseguenza momentaneo èil tempo dell'apparir diritti i moti di esse macchie. Da questo chesin qui si è dettosi viene a comprendere ancora comeessendo l'apparizione e principio del moto delle macchie dalla parteFprocedendo verso Gi passaggi loro sono dalla sinistraascendendo verso la destra; ma posta la Terra nella partediametralmente oppostala comparsa delle macchie intorno a G saràbene alla sinistra del riguardantema il passaggio saràdescendente verso la destra F. Figuriamoci ora la Terra esser situataper una quarta lontana dal presente statoe segniamo in quest'altrafigura il terminatore A B C D e l'assecome primaA Cper il qualepasserebbe il piano del nostro meridianonel qual piano sarebbeancora l'asse della revoluzion del Solecon i suoi poliuno versodi noicioè nell'emisferio apparenteil qual polorappresenteremo col punto Ee l'altro caderà nell'emisferiooccultoe lo noto I. Inclinando dunque l'asse E I con la superiorparte E verso noiil cerchio massimo descritto dalla conversion delSole sarà questo B F D Gla cui metà da noi vedutacioè B F Dnon piú ci apparirà una linea rettaper non esser i poli EI nella circonferenza A B C Dma si mostreràincurvata e col suo convesso verso la parte inferiore Ced èmanifesto che l'istesso apparirà di tutti i cerchi minoriparalleli al massimo B F D. Intendesi ancorache quando la Terrasarà diametralmente opposta a questo statosí chevegga l'altro emisferio del Soleil quale ora è occultovedrà del medesimo cerchio massimo la parte D G B incurvatacol suo convesso verso la parte superiore A; e i corsi delle macchiein queste costituzioni saranno prima per l'arco B F D e poi perl'altro D G Be le lor prime apparizioni e l'ultime occultazionifatte intorno a i punti BDsaranno equilibratee non quelle piúo meno elevate di queste.  

Mase noi porremo la Terra in tal luogo dell'eclitticache né ilfinitore A B C D né il meridiano AC passi per i poli dell'asseE Icome adesso vi mostro disegnando questa terza figuradove ilpolo apparente E casca tra l'arco del terminatore A B e la sezionedel meridiano A Cil diametro del cerchio massimo sarà F O Ged il semicerchio apparente F N Ge l'occulto G S F: quelloincurvato col suo convesso N verso la parte inferiore; e questopiegato col suo colmo S verso la parte superiore del Sole:gl'ingressi e l'uscite delle macchiecioè i termini FGnonsaranno libraticome i passati BDma l'F piú basso e 'l Gpiú alto ma ben con minor differenza che nella prima figura;l'arco ancora F N G sarà incurvatoma non tanto quanto ilprecedente B F D: onde in tal costituzione i passaggi delle macchiesaranno ascendenti dalla parte sinistra F verso la destra Gesaranno fatti per linee curve. Ed intendendo la Terra esser collocatanel sito diametralmente oppostosí che l'emisferio del Soleadesso occulto sia il vedutoe dal medesimo finitore A B C Dterminatomanifestamente si scorge che il corso delle macchie saràper l'arco G S Fcominciando dal punto sublime Gche pur saràdalla sinistra del riguardanteed andando a terminaredescendendoverso la destranel punto F. Inteso quanto sin qui ho espostononcredo che resti difficultà veruna in comprender come dalpassare il terminatore dei solari emisferi per i poli dellaconversion del Sole o a quelli vicino o lontanonascono tutte lediversità ne gli apparenti viaggi delle macchiesí chequanto piú essi poli saranno lontani da esso terminatoretanto piú i detti viaggi saranno incurvati e meno obbliquionde nella massima lontananzache è quando detti poli sononella sezion del meridianola curvità è ridotta alsommoma l'obbliquità al minimocioè all'equilibriocome dimostra la seconda figura; all'incontroquando i poli sono nelterminatorecome mostra la prima figural'inclinazione èmassimama la curvità è minima e ridotta allarettitudinepartendosi il terminator da i policomincia la curvitàa farsi sensibile con andar sempre crescendoe l'obbliquità einclinazione si va facendo minore.

Questesono le stravaganti mutazioni che mi diceva l'ospite mio chesarebbero apparse di tempo in tempo ne i progressi delle macchiesolarituttavolta che fusse stato vero che il movimento annuo fussedella Terrae che il Solecostituito nel centro dell'eclitticasifusse girato in se stesso sopra un asse non erettoma inclinatoalpiano di essa eclittica.

Sagredo:Io resto assai ben capace di queste conseguenzee megliocredo che me l'imprimerò nella fantasia nell'andarleriscontrando con accomodar un globo con tale inclinazioneriguardandolo poi da diverse bande. Resta ora che ci diciate quelloche di poi seguí circa gli eventi delle immaginateconseguenze.

Salviati:Seguinneche continuando noi per molti e molti mesi a fardiligentissime osservazioninotando con somma accuratezza i passaggidi varie macchie in diversi tempi dell'annosi trovarono gli eventipuntualmente rispondere alle predizioni.

Sagredo:Signor Simpliciocome questo che dice il signor Salviati siavero (né già conviene por dubbio sopra le sue parole)di saldi argomenti e di gran conietture e di fermissime esperienzearanno bisogno i Tolemaici e gli Aristotelici per bilanciare unincontro di tanto pesoe far sí che la loro opinione non dial'ultimo tracollo.

Simplicio:Pianosignor mioche forse voi non sete ancora dove peravventura vi persuadete d'essere pervenuto: imperocché ioseben non mi sono interamente impadronito della materia del discorsofatto dal signor Salviatinon trovo che la mia logicamentreriguardo alla formam'insegni che tal maniera d'argomentare m'inducanecessità veruna di concludere a favor dell'ipotesiCopernicanacioè della stabilità del Sole nel centrodel zodiaco e della mobilità della Terra sotto la di luicirconferenza. Perchése bene è vero che posta la talconversion del Sole e la tal circuizion della Terra si debbannecessariamente scorger nelle macchie solari le tali e talistravaganzenon però ne séguita cheargomentando peril conversodallo scorgersi nelle macchie tali stravaganze si debbanecessariamente concluderela Terra muoversi per la circonferenza e'l Sole esser posto nel centro del zodiaco: imperocché chim'assicura che simili stravaganze non possano anco esser vedute nelSole mobile per l'eclittica da gli abitatori della Terra stabile nelcentro di quella? Se voi non mi dimostrate prima che di taleapparenza non si possa render ragione quando si faccia mobile il Solee stabile la Terraio non mi rimoverò dalla mia opinione edal credere che 'l Sole si muova e la Terra stia immobile.

Sagredo:Strenuamente si porta il signor Simplicioe molto acutamentes'oppone e sostiene la parte d'Aristotile e di Tolomeo; es'io debbodire il veromi par che la conversazione del signor Salviatiancorche sia stata di tempo breve l'abbia addestrato assai nel discorrerconcludentementeeffetto che intendo essere stato cagionato in altriancora. Quanto poi all'investigare e giudicare se delle apparentiesorbitanze ne i movimenti delle macchie solari si possa rendercompetente ragione lasciando la Terra immobile e mantenendo mobile ilSoleaspetterò che 'l signor Salviati ci manifesti il suopensiero; ché ben è credibile che egli v'abbia fattosopra reflessione e ritrattone quanto in tal proposito si puòprodurre.

Salviati:Io ci ho piú volte pensatoed anco discorsone conl'amico ed ospite mio: e circa quello che siano per produrre ifilosofi e gli astronomi in mantenimento dell'antico sistemaper unaparte siamo sicurisicuri dicoche i veri e puri Peripateticiridendosi di chi s'impiega in talial gusto loroinsipidesciocchezzespaccieranno tutte queste apparenze per vane illusionide' cristallied in questa maniera con poca fatica si libererannodall'obbligo di pensar piú oltre; quanto poi a i filosofiastronomidoppo aver noi con qualche attenzione specolato ciòche si potesse addurre in mezonon abbiamo investigato ripiego chebasti per sodisfare unitamente al corso delle macchie ed al discorsodella mente. Io vi esporrò quello che ci è sovvenutoevoi ne farete quel capitale che il giudizio vostro vi detterà.

Postoche gli apparenti movimenti delle macchie solari siano quali di soprasi è dichiaratoe posta la Terra immobile nel centrodell'eclitticanella cui circonferenza sia collocato il centro delSoleè necessario che di tutte le diversità che siscorgono in essi movimenti le cagioni riseggano in moti che siano nelcorpo solare: il quale primieramente converrà che in se stessosi rivolga portando seco le macchiele quali si è suppostoanzi pur dimostratoessere aderenti alla solar superficie.Bisogneràsecondariamentedire che l'asse della solarconversione non sia parallelo all'asse dell'eclitticache èquanto a dire che non sia eretto perpendicolarmente sopra 'l pianodell'eclitticaperchése fusse talei passaggi di essemacchie ci apparirebber fatti per linee rette e paralleleall'eclittica: è dunque tale asse inclinatopoiché ipassaggi per lo piú appariscon fatti per linee curve. Sarànel terzo luogonecessario dire che l'inclinazion di questo asse nonsia fissa e riguardante di continuo verso il medesimo puntodell'universoanzi che di momento in momento vadia mutandodirezione; perchéquando la pendenza riguardassecontinuamente verso l'istesso puntoi passaggi delle macchie noncangerebbero già mai apparenzamaretti o curvipiegati insu o in giúascendenti o descendenti che apparissero unavoltatali apparirebber sempre. È forza dunque diretaleasse esser convertibilee talora trovarsi nel piano del cerchioestremo terminator dell'emisferio apparentealloradicoquando ipassaggi delle macchie appariscono fatti per linee rette e piúche mai pendentiil che accade due volte l'anno; altre volte poitrovarsi nel piano del meridiano del riguardantein modo tale chel'uno de' suoi poli caschi nel solare emisferio apparente e l'altronell'occultoed amendue lontani da i punti estremio vogliam direda i polid'un altro asse del Soleil quale sia parallelo all'assedell'eclittica (il qual secondo asse converrà necessariamenteassegnare al globo del Sole)lontanidicotanto quanto importal'inclinazione dell'asse della revoluzione delle macchie; e di piúche il polo cadente nell'emisferio apparente una volta sia nellaparte superiore e l'altra nell'inferioreperché del cosíaccadere necessario argomento ce ne danno i passaggi quando sonoequilibrati e nelle lor massime curvitàora col convesso loroverso la parte inferioreed altra volta verso la superiore del discosolare. E perché tali stati si vanno continuamente mutandofacendosi le inclinazioni e le incurvazioni or maggiori ed or minorie talora riducendosi quelle all'equilibrio perfetto e queste allaperfetta dirittezzaconvien necessariamente porrel'istesso assedella revoluzione mestrua delle macchie avere una sua propriaconversioneper la quale i suoi poli descrivano due cerchi intorno ai poli d'un altro asseil quale per ciò conviene (come hodetto) assegnare al Soleil semidiametro de i quali cerchi rispondaalla quantità dell'inclinazione del medesimo asse; ed ènecessario che il tempo del suo periodo sia d'un annoavvengachétale è il tempo nel quale si restituiscono tutte l'apparenze ediversità ne i passaggi delle macchie: e del farsi laconversione di questo asse sopra i poli dell'altro asse parallelo aquel dell'eclitticae non intorno ad altri puntine son manifestoindizio le massime inclinazioni e le massime incurvazionile qualison sempre della medesima grandezza. Talchéfinalmentepermantener la Terra stabile nel centrosarà necessarioattribuire al Sole due movimenti intorno al proprio centrosopra duedifferenti assil'uno de i quali finisca la sua conversione in unannoe l'altro la sua in manco di un mese: il quale assuntoall'intelletto mio si rappresenta molto duro e quasi impossibile; equesto depende dal doversi attribuire all'istesso corpo solare du'altri movimenti intorno alla Terra sopra diversi assidescrivendocon l'uno l'eclittica in un annoe con l'altro formando spire ocerchi paralleli all'equinoziale uno per giorno; onde quel terzomovimentoil qual si debbe assegnare al globo del Sole in se stesso(non parlo di quello quasi mestruo che conduce le macchiema dicodell'altro che deve trasferir l'asse ed i poli di questo mestruo)non si vede ragion nessuna per la quale ei debba finire il suoperiodo piú tosto in un annocome dependente dal moto annuoper l'eclitticache in ventiquatt'orecome dependente dal motodiurno sopra i poli dell'equinoziale. So che questo che dicoalpresente è assai oscuroma vi si farà manifesto quandoparleremo del terzo moto annuo assegnato dal Copernico alla Terra.Oraquando questi quattro motitanto tra di loro incongruenti (liquali tutti per necessità converrebbe attribuire all'istessocorpo del Sole)si possano ridurre a un solo e semplicissimoassegnato al Sole sopra un asse non mai alterabilee chesenzainnovar cosa veruna ne i movimenti per tanti altri rincontriassegnati al globo terrestresi possa cosí agevolmente salvartante stravaganti apparenze ne i movimenti delle macchie solariparveramente che il partito non sia da recusarsi.

Questosignor Simplicioè quanto sin ora è sovvenutoall'amico nostro ed a me da potersi produrrein esplicazion diquesta apparenzada i Copernicani e da i Tolemaici per mantenimentodelle loro opinioni. Voi fatene quel capitale che il giudizio vostrovi persuade.

Simplicio:Io mi conosco inabile a potermi intromettere in una decisionetanto importante; e quanto al concetto miome ne staròneutralecon isperanza però che sia per venir tempo cheilluminati da piú alte contemplazioni che non sono questinostri umani discorsici debba essere svelata la mentee tolta viaquella caligine che ora ce la tiene offuscata.

Sagredo:Ottimo e santo è il consiglio al quale si attiene ilsignor Simplicioe degno d'esser da tutti ricevuto e seguitocomequello chederivando dalla somma sapienza e suprema autoritàsolo può con sicurezza essere abbracciato. Ma per quanto èpermesso di penetrare al discorso umanocontenendomi dentro a itermini delle conietture e delle ragioni probabilidirò beneun poco piú resolutamente che non fa il signor Simpliciononavertra quante sottigliezze io mai mi abbia sentiteincontrato maicosa di maggior maraviglia al mio intellettoné che piústrettamente m'abbia allacciata la mente (trattone le puregeometriche ed aritmetiche dimostrazioni)di queste due coniettureprese l'una dalle stazioni e retrogradazioni de i cinque pianetiel'altra da queste stravaganze de i movimenti delle macchie solari: eperché mi pare che elleno tanto facilmente e lucidamenterendan la vera cagione di apparenze tanto stravagantimostrando comeun solo semplice motomescolato con tanti altri pur semplicima tradi loro differentisenza introdur difficultà alcunaanzi conlevar tutte quelle ch'accompagnano l'altra posizione […] vo mecomedesimo concludendo necessariamente bisognare che quelli che restanocontumaci contro a questa dottrinao non abbian sentite o nonabbiano intese queste tanto manifestamente concludenti ragioni.

Salviati:Io non gli attribuirò titolo né di concludentiné di non concludentiattesochécome altre volte hodettol'intenzion mia non è stata di risolver cosa verunasopra cosí alta quistionema solo di proporre quelle ragioninaturali ed astronomiche le quali per l'una e per l'altra posizionepossono da me addursilasciando ad altri la determinazione: la qualenon dovrà in ultimo esser ambiguaattesochéconvenendo una delle due costituzioni esser necessariamente vera el'altra necessariamente falsaimpossibil cosa è che (standoperò tra i termini delle dottrine umane) le ragioni addotteper la parte vera non si manifestino altrettanto concludentiquantole in contrario vane ed inefficaci.

Sagredo:Sarà dunque tempo che sentiamo le opposizioni dellibretto delle conclusioni o disquisizioniche il signor Simplicioha riportato.

Simplicio:Ecco il libro; ed ecco il luogo dove l'autore primabrevemente descrive il sistema mondano conforme alla posizion delCopernicodicendo: Terram igitur una cum Luna totoque hocelementari mundo Copernicusetc. ()

Salviati:Fermate un pocosignor Simplicioché mi pare chequesto autore in questo primo ingresso si dichiari molto pocointelligente della posizione la quale egli intraprende a volerconfutarementre dice che il Copernico fa che la Terra insieme conla Luna va descrivendo in un anno l'orbe magnomovendosi da orienteverso occidente; cosa chesí come è falsa edimpossibilecosí non fu mai profferita da quello; ma ben lafa egli andare al contrariodico da occidente verso orientecioèsecondo l'ordine de i segnionde tale apparisce poi esser il motoannuo del Solecostituito immobile nel centro del zodiaco. Vedetetroppa ardita confidenza di uno! mettersi alla confutazione delladottrina di un altroed ignorare i suoi primi fondamentisopra iquali s'appoggia la maggiore e più importante parte di tuttala fabrica. Questo è un cattivo principio per guadagnarsicredito appresso il lettore. Ma seguitiamo piú avanti.

Simplicio:Esplicato l'universal sistemacomincia a propor sue instanzecontro a questo movimento annuo: e le prime son questech' e'profferisce ironicamente ed in derisione del Copernico e de' suoiseguaciscrivendo che in questa fantastica costituzione del mondoconvien dir solennissime sciocchezze; cioè che 'l SoleVeneree Mercurio son sotto alla Terrae che le materie gravi vannonaturalmente all'in su e le leggiere all'in giúe che Cristonostro Signore e Redentoresalí a gli inferi e scese incieloquando s'avvicinò al Solee che quando Iosuècomandò al Sole che si fermassela Terra si fermò overo il Sole si mosse al contrario della Terrae che quando il Soleè in Cancrola Terra scorre per il Capricornoe che i segniiemali fanno la state e gli estivali il vernoe che non le stellealla Terrama la Terra alle stelle nasce e tramontae che l'orientecomincia in occidente e l'occidente in orienteed in somma che quasitutto 'l corso del mondo si travolge.

Salviati:Ogni cosa mi piacefuor che l'aver mescolati luoghi dellaSacra Scritturasempre veneranda e tremendatra queste puerizie purtroppo scurrilie volsuto ferire con cose sacrosante chiperischerzo e da burla filosofandonon afferma né negamafatti alcuni presupposti o ipotesifamiliarmente ragiona.

Simplicio:Veramente ha scandalezato me ancora e non pocoe massime co'l soggiugner poiche se bene i Copernichisti rispondonobenchéassai stravoltamentea queste e simili altre ragioninon peròpotranno sodisfare e rispondere alle cose che seguono.

Salviati:Quest'è poi peggio di tuttoperché mostrad'aver cose piú efficaci e concludenti che le autoritàdelle Sacre Lettere. Madi graziariveriamo questee passiamo a idiscorsi naturali ed umani: anzi purequando e' non produca tra leragioni naturali cose di miglior senso che queste sin qui addottepotremo lasciar da banda tutta questa impresaperché iosicuramente non son per spender parola in rispondere a inezzie cosíscempie; e quello che egli diceche i Copernichisti rispondono aqueste instanzeè falsissimoné si può credereche uomo alcuno si mettesse a consumar il tempo tanto inutilmente.

Simplicio:Concorro io ancora nell'istesso giudizio: peròsentiamo l'altre instanzeche egli arreca per molto piúgagliarde. Ed ecco quicome voi vedeteegli con calcoli esattissimiconcludeche quando l'orbe magno della Terranel quale il Copernicofa che ella scorra in un anno intorno al Solefusse come insensibilerispetto all'immensità della sfera stellatasecondo chel'istesso Copernico dice che bisogna porloconverrebbe di necessitàdire e confermare che le stelle fisse fussero per una distanzainimmaginabile lontane da noie che le minori di loro fussero piúgrandi che non è tutto l'istesso orbe magnoed alcune altremaggiori assai di tutta la sfera di Saturno; moli veramente purtroppo vasteed incomprensibili ed incredibili.

Salviati:Io già ho veduto una cosa simile portata da Ticonecontro al Copernicoe non è ora che ho scoperta la fallaciao per dir meglio le fallaciedi questo discorsofabbricato sopraipotesi falsissime e sopra un pronunziato del medesimo Copernicopreso da i suoi contradittori con una puntualissima strettezzacomefanno quei litiganti cheavendo il torto nel merito principale dellacausasi attaccano a una sola paroluzza incidentemente profferitadalla partee su quella strepitano senza prender sosta. E per vostrapiú chiara intelligenzaavendo il Copernico dichiarato quellemirabili conseguenze che derivano dal movimento annuo della Terra negli altri pianeticioè le direzioni e retrogradazioni de itre superiori in particolaresoggiunse che questa apparentemutazione (che piú in Marte che in Gioveper esser Giove piúlontanoe meno ancora in Saturnoper esser piú lontano diGiovesi scorgeva) nelle stelle fisse restava insensibileper laloro immensa lontananza da noi in comparazion della distanza di Gioveo di Saturno. Qui si levano su gli avversarii di questa opinioneepresa quella nominata insensibilità del Copernico come postada lui per cosa che realmente ed assolutamente sia nullaesoggiugnendo che una stella fissa anco delle minori è pursensibile poiché ella cade sotto il senso della vistavengonocalcolandocon l'intervento di altri falsi assuntie concludendobisognare in dottrina del Copernico ammettere che una stella fissasia maggiore assai che tutto l'orbe magno. Ora ioper discoprir lavanità di tutto questo progressomostrerò che dalporre che una stella fissa della sesta grandezza non sia maggior delSolesi conclude con dimostrazion verace che la distanza di essestelle fisse da noi viene ad esser tantache basta per far che inesse non apparisca notabile il movimento annuo della Terrache ne ipianeti cagiona sí grandi ed osservabili variazioni; edinsieme partitamente mostrerò le gran fallacie ne gli assuntide gli avversarii del Copernico.

Eprimasuppongo con l'istesso Copernicoe concordemente con gliavversariiche il semidiametro dell'orbe magnoch'è ladistanza della Terra al Solecontenga 1208 semidiametri di essaTerra; secondariamente pongocon l'assenso de i medesimi e con laveritàil diametro apparente del Solenella sua mediocredistanza esser circa un mezo gradocioè minuti primi 30chesono 1800 secondicioè 108.000 terzi. E perché ildiametro apparente d'una stella fissa della prima grandezza non èpiú di 5 secondicioè 300 terzied il diametro di unafissa della sesta grandezza 50 terzi (e qui è il massimoerrore de gli avversarii del Copernico)adunque il diametro del Solecontiene il diametro d'una fissa della sesta grandezza 2160 volte; eperò quando si ponesseuna fissa della sesta grandezza esserrealmente eguale al Solee non maggioreche è il medesimoche dire quando si allontanasse il Sole tanto che il suo diametro simostrasse una delle 2160 parti di quello che ci si mostra adessoladistanza sua converrebbe esser 2160 volte maggiore di quello che èora in effetto; che è quanto dire che la distanza delle fissedella sesta grandezza sia 2160 semidiametri dell'orbe magno. E perchéla distanza del Sole dalla Terra contiene di comune assenso 1208semidiametri di essa Terrae la distanza delle fisse (come si èdetto) 2160 semidiametri dell'orbe magnoadunque molto maggiore(cioè quasi il doppio) è il semidiametro della Terra incomparazione dell'orbe magnoche 'l semidiametro dell'orbe magno inrelazione alla distanza della sfera stellatae per ciò ladiversità di aspetto nelle fissecagionata dal diametrodell'orbe magnopoco piú osservabile può esser diquella che si osserva nel Solederivante dal semidiametro dellaTerra.

Sagredo:Questaper il primo scalinofa un gran calare.

Salviati:Fallo veramente; poi che una stella fissa della sestagrandezzache al computo di questo autore bisognavapermantenimento del detto del Copernicoche fusse grande quanto tuttol'orbe magnoco 'l porla solamente eguale al Soleil qual Sole èminore assai della diecimilionesima parte di esso orbe magnorendela sfera stellata tanto grande e altache basta per rimuoverel'instanza fatta contro esso Copernico.

Sagredo:Fatemidi graziaquesto computo.

Salviati:Il computo è facile e brevissimo. Il diametro del Soleè undici semidiametri della Terraed il diametro dell'orbemagno contienede i medesimi2416per detto comune delle parti;talché il diametro dell'orbe contiene quel del Sole 220 volteprossimamente: e perché le sfere sono tra di loro come i cubide i lor diametrifacciamo il cubo di 220che è 10.648.000ed averemo l'orbe magno maggior del Sole dieci milioniseicentoquarant'ottomila volte; al qual orbe magno dicevaquest'autore dover essere eguale una stella della sesta grandezza.

Sagredo:L'error dunque di costoro consiste nell'ingannarsi sommamentenel prender il diametro apparente delle stelle fisse.

Salviati:Cotesto è l'errorema non è solo: e veramenteio resto grandemente ammirato come tanti astronomie pur di grannomequali sono AlfagranoAlbategnoTebizioe piúmodernamente i Ticonii Claviied in somma tutti i predecessori alnostro Accademicosi sien cosí altamente ingannati neldeterminar le grandezze di tutte le stelletanto fisse quantomobilitrattine i dua luminariiné abbiano posto cura allairradiazione avventiziache ingannevolmente le mostra cento e piúvolte maggiori che quando si veggono senza crini. E non si puòscusare questa loro inavvertenza perché era in lor potestàil vederle a lor piacimento senza i criniché basta guardarlenella lor prima apparizion della sera o ultima occultaziondell'aurora; e se non altroVenereche pure spesse volte si vede dimezo giorno cosí piccola che ben bisogna aguzzar la vistaeche pur poi nella seguente notte comparisce una grandissima fiaccolagli doveva fare accorti della lor fallacia: che non crederògià che eglino stimasseroil vero disco esser quello che simostra nelle profonde tenebree non quello che si scorgenell'ambiente luminosoperché i nostri lumiche veduti lanotte di lontano appariscon grandie da vicino mostrano la lor verafiammella terminata e piccolapotevano a sufficienza fargli cauti.Anzis'io devo liberamente dire il mio parerecredo assolutamenteche nessun di costoroné anco Ticone stessotanto accuratonel maneggiare strumenti astronomicie che tanto grandi ed esattisenza rispiarmo di spese grandissimene fabbricòsi sienomessi mai a voler prendere e misurare l'apparente diametro d'alcunastellatrattone il Sole e la Luna; ma penso che arbitrariamenteecome si dice a occhiouno di loro de i piú antichipronunziasse la cosa esser cosíe che i seguaci poi senzaaltro riscontro se ne sieno stati al primo detto: ché quandoalcuno di loro si fusse applicato al farne qualche riprovasisarebbe senza dubbio accorto dell'inganno.

Sagredo:Ma se eglino mancavano del telescopioe voi di giàavete detto che l'amico nostro con tale strumento è venuto incognizione della veritàdevono gli altri restare scusatienon accusati di negligenza.

Salviati:Questo seguirebbequando senza 'l telescopio non si potesseottenere l'intento. È vero che tale strumentoco 'l mostraril disco della stella nudo ed ingrandito cento e mille volterendel'operazione piú facile assaima si può anco senza lostrumento conseguirse ben non cosí esattamentel'istesso;ed io piú volte l'ho fattoe 'l modo che ho tenuto èquesto. Ho fatto pendere una cordicella verso qualche stellaed iomi son servito della Lirache nasce tra settentrione e grecoe poicon l'appressarmi e slontanarmi da essa cordatraposta tra me e lastellaho trovato il posto dal quale la grossezza della cordapuntualmente mi nasconde la stella; fatto questoho preso lalontananza dall'occhio alla cordache viene a esser un de' lati checomprendon l'angolo che si forma nell'occhio e che insiste sopra lagrossezza della cordae che è simileanzi l'istessochel'angolo che nella sfera stellata insiste sopra il diametro dellastellae dalla proporzione della grossezza della corda alla distanzadall'occhio alla cordacon la tavola de gli archi e cordehoimmediatamente trovata la quantità dell'angolo; usando peròla solita cautela che si osserva nel prendere angoli cosíacutidi non formare il concorso de' raggi visuali nel centrodell'occhiodove non vanno se non refrattima oltre all'occhiodove realmente la grandezza della pupilla gli manda a concorrere.

Sagredo:Capisco questa cautelase ben vi ho un non so che di dubbio;ma quel che mi dà piú fastidio è che in questaoperazionequando si faccia nelle tenebre della nottemi par che simisuri il diametro del disco irraggiatoe non il vero e nudo dellastella.

Salviati:Signor noperché la corda nel coprir il nudocorpicello della stella leva via i capelliche non son suoi ma delnostro occhiode i quali riman privo subito che se gli nasconde ilvero disco; e voinel far l'osservazionevedrete comeinaspettatamente vi si cuopre da una sottil cordicella quella assaigran fiaccola che pareva non doversi nascondere se non doppo ostacoloassai maggiore. Per misurar poi esattissimamente e ritrovar quante ditali grossezze di corda entrino nella distanza dell'occhiopiglionon un solo diametro della cordama accoppiando molti pezzi dellamedesima sopra una tavolasí che si tocchinoprendo con uncompasso tutto lo spazio occupato da 15 o 20 di loroe con talmisura misuro la lontananzagià con altro piú sottilfilo presadalla corda al concorso de' raggi visuali. E con questaassai esatta operazione trovoil diametro apparente d'una fissadella prima grandezzastimato comunemente 2 minuti primied anco 3minuti prima da Ticone nelle sue Lettere Astronomichefac.167non esser piú di 5 secondiche è una delle 24 odelle 36 parti di quello che essi han creduto: or vedete sopra chegravi errori son fondate le lor dottrine.

Sagredo:Veggo e comprendo benissimo; ma prima che passar piúoltrevorrei proporre il dubbio che mi nasce nel ritrovare ilconcorso de' raggi visuali oltre all'occhioquando si rimiranooggetti compresi sotto angoli molto acuti. E la difficultà miaprocede dal parermi che tal concorso possa essere or piúlontano ed or menoe questo non tanto mediante la maggiore o minorgrandezza dell'oggetto che si riguardaquanto che nel riguardareoggetti dell'istessa grandezza mi pare che 'l concorso de' raggi percerto altro rispetto deva farsi piú e meno remoto dall'occhio.

Salviati:Già veggo dove tende la perspicacità del signorSagredodiligentissimo osservatore delle cose della natura: e fareiben qualsivoglia scommessache tra mille che hanno osservato ne'gatti strignersi ed allargarsi assaissimo la pupilla dell'occhiononve ne sono duené forse uno che abbia osservatoun simileeffetto farsi dalle pupille de gli uomini nel guardarementre ilmezo sia molto o poco illuminatoe che nella aperta luce ilcerchietto della pupilla si diminuisce assai; sí che nelriguardare il disco del Sole si riduce a una piccolezza minore di ungrano di panicoche nel mirare oggetti non risplendentie dentro amezo men chiarosi allarga alla grandezza di una lente o piú;ed in somma questo allargamento e strignimento si diversifica piúassai che in decupla proporzione: dal che è manifesto chequando la pupilla è dilatata moltoè necessario chel'angolo del concorso de' raggi sia piú remoto dall'occhio; ilche accade nel riguardare gli oggetti poco luminosi. Dottrinasomministratami nuovamente dal signor Sagredo: per la qualequandosi abbia a fare un'osservazione esattissima e di gran conseguenzavenghiamo avvertiti a dover fare l'investigazione di tal concorsonell'atto dell'istessa o di molto simile operazione: ma in questaper manifestar l'errore de gli astronominon vi è necessariatanta accuratezzaperchéquando anco a favor della parte noisupponessimo tal concorso farsi sopra l'istessa pupillapocoimporterebbeper esser la fallacia loro tanto grande Non sosignorSagredose questo voleva essere il vostro motivo.

Sagredo:Quest'è per appuntoed ho caro che non sia statoirragionevolecome m'assicura l'essermi incontrato con voi; ma bencon questa occasione sentirei volentieri in che modo si possainvestigare la distanza del concorso de' raggi visuali.

Salviati:Il modo è assai facileed è tale. Lo pigliodue strisce di cartauna nera e l'altra biancae fo la nera largaper la metà della bianca; attacco poi la bianca in un muroelontana da essa fermo l'altra sopra una bacchetta o altro sostegnoin distanza di 15 o 20 braccia: e allontanandomi da questa secondaper altrettanto spazio per la medesima diritturachiara cosa èche in tal lontananza concorrerebbono le linee rette chepartendosida i termini della larghezza della biancapassassero toccando lalarghezza dell'altra striscia posta in mezo: onde ne séguitache quando in tal concorso si ponesse l'occhiola striscia nera dimezo asconderebbe precisamente la bianca oppostaquando la vista sifacesse in un sol punto; ma se noi troveremo che l'estremitàdella striscia bianca apparisca scopertasarà necessarioargomento che non da un punto solo escono i raggi visuali. E per farche la striscia bianca resti occultata dalla nerabisogneràavvicinar l'occhio: accostatolodunquetanto che la striscia dimezo occupi la remotae notato quanto è bisognatoavvicinarsisarà la quantità di tale avvicinamentomisura certa di quanto il vero concorso de' raggi visuali si faremoto dall'occhio in tale operazioneed averemo di piú ildiametro della pupillao vero di quel foro onde escono i raggivisuali; imperocché tal parte sarà egli della larghezzadella carta neraqual è la distanza dal concorso delle lineeche si produssero per l'estremità delle carte al luogo dovestette l'occhio quando prima vedde occultarsi la carta remotadall'intermediaqual èdicotal distanza della lontananzatra le due carte. E peròquando volessimo con esquisitezzamisurare il diametro apparente d'una stellafatta l'osservazione nelmodo sopradettobisognerebbe far paragone del diametro della cordaco 'l diametro della pupilla; e trovato verbigraziail diametrodella corda esser quadruplo di quei della pupillae la distanzadell'occhio alla corda esserper esempio30 bracciadiremo il veroconcorso delle linee prodotte da i termini del diametro della stellaper i termini del diametro della corda andare a concorrer lontanedalla corda 40 braccia: ché cosí sarà osservatacome si deve la proporzione tra la distanza della corda al concorsodelle dette linee e la distanza da tal concorso e 'l luogodell'occhioche debbe esser la medesima che cade tra 'l diametrodella corda e 'l diametro della pupilla.

Sagredo:Ho inteso benissimoe però sentiamo quel che adduceil signor Simplicio in difesa de gli avversarii del Copernico.

Simplicio:Ancorché quello inconveniente massimo e del tuttoincredibileindotto da questi avversarii del Copernico sia per ildiscorso del signor Salviati modificato assainon però mi partolto via in manierache non gli rimanga ancora tanto di vigore chebasti per atterrar cotal opinione: perchése ho ben capito lasomma ed ultima conclusionequando si ponesse le stelle della sestagrandezza esser grandi quanto il Sole (che pur mi par gran cosa acredersi)tuttavia resterebbe vero che l'orbe magno avesse acagionar nella sfera stellata mutazione e diversità tale qualè quella che il semidiametro della Terra produce nel Solechepure è osservabile; ondenon si scorgendo né una talené tampoco una minore nelle fisse parmi che per questo ilmovimento annuo della Terra resti pur desolato e distrutto.

Salviati:Voi ben concludereste signor Simplicioquando non ci fussealtro da produr per la parte del Copernico; ma molt'altre cose cirestano ancora. E quanto alla replica fatta da voinessuna cosa ciosta che noi non possiamo suppor la lontananza delle fisse esserancor molto maggiore di quello che si è fatto; e voi stessoechi si sia altro che non voglia derogare alle proposizioni ammesse dai seguaci di Tolomeobisognerà che ammetta perconvenientissima cosa il por la sfera stellata assaissimo maggioreancora di quello che pur ora abbiamo detto doversi stimare.Imperocchéconvenendo tutti gli astronomi che della maggiortardanza delle conversioni de' pianeti ne sia cagione la maggioranzadelle loro sfere e che per ciò Saturno sia piú tardo diGiove e Giove del Soleperché quello ha a descriver cerchiomaggiore di questoe questo di quest'altroetc.; considerando cheSaturnoverbigrazial'altezza del cui orbe è nove voltemaggiore che quella del Solee che per ciò il tempo di unarevoluzione di Saturno è 30 volte piú lungo che quellodi una conversion del Sole; essendo che nella dottrina di Tolomeo unaconversion della sfera stellata si finisca in 36.000 annidovequella di Saturno si fornisce in 30e quella del Sole in uno;argumentando con simile proporzionee dicendo: Se l'orbe di Saturnoper esser 9 volte maggiore dell'orbe del Solesi rivolge in tempo 30volte maggioreper la ragione eversa quanto doverà essergrande quell'orbe che si rivolge 36.000 volte piú tardo? sitroveràla distanza della sfera stellata dovere esser 10.800semidiametri dell'orbe magnoche sarebbe 5 volte appunto maggiore diquello che poco fa la calcolammo dovere esser quando una fissa dellasesta grandezza fusse quanto è il Sole. Or vedete quantominore ancora dovrebbeper tal rispettoesser la diversitàcagionata in esse dal movimento annuo della Terra. E quando con similrelazione noi volessimo argumentar la lontananza della sfera stellatada Giove e da Martequello ce la darebbe 15.000e questo 27.000semidiametri dell'orbe magnocioè ancora maggiorquello 7 equesto 12 volteche non ce la dava la grandezza della fissa suppostaeguale al Sole.

Simplicio:Mi par che a questo si potrebbe rispondere che 'l moto dellasfera stellata si è doppo Tolomeo osservato non esser cosítardo come esso lo stimò; anzi mi pare avere inteso chel'istesso Copernico è stato l'osservatore.

Salviati:Voi dite benissimoma non producete cosa che favorisca puntola causa de i Tolemaicili quali non hanno mai recusato il moto de i36.000 anni nella sfera stellataperché tanta tarditàla facesse troppo vasta ed immensa; ché se tal immensitànon era da concedersi in naturadovevano prima che ora negare unaconversione tanto tardache non potesse con buona proporzioneadattarsi se non ad una sfera di grandezza intollerabile.

Sagredo:Di graziasignor Salviatinon perdiam piú tempo inproceder per via di tali proporzioni con gente che sono accomodate adammetter cose sproporzionatissimetalché assolutamente conloro per questa strada non è possibile guadagnar nulla. E qualpiú sproporzionata proporzione si può immaginare diquella che questi tali trapassano ed ammettonomentre chescrivendonon ci esser piú conveniente modo di ordinar le celesti sfereche 'l regolarsi con le diversità de' tempi de' periodi loromettendo di grado in grado le piú tarde sopra le piúvelocicostituita che hanno altissima la sfera stellatacometardissima piú di tutteglie ne costituiscono una superioree per ciò maggioree la fanno muovere in ventiquattr'orementre che la sua inferiore si muove in 36.000 anni? Ma di questesproporzionalità se ne parlò a bastanza il giornopassato.

Salviati:Vorreisignor Simplicioche sospesa per un poco l'affezioneche voi portate a i seguaci della vostra opinionemi dicestesinceramente se voi credete che essi nella mente loro comprendanoquella grandezza che dipoi giudicano non poterper la sua immensitàattribuirsi all'universo; perché ioquanto a mecredo di noe mi pare chesí come nell'apprension de' numericome sicomincia a passar quelle migliaia di milionil'immaginazion siconfonde né può piú formar concettocosíavvenga ancora nell'apprender grandezze e distanze immense; síche intervenga al discorso effetto simile a quello che accade alsensoche mentre nella notte serena io guardo verso le stellegiudico al senso la lontananza loro esser di poche miglianéesser le stelle fisse punto piú remote di Giove o di Saturnoanzi pur né della Luna. Masenza piúconsiderate lecontroversie passate tra gli astronomi ed i filosofi peripatetici percagione della lontananza delle stelle nuove di Cassiopea e delSagittarioriponendole quelli tra le fissee questi credendole piúbasse della Luna: tanto è impotente il nostro senso adistinguere le distanze grandi dalle grandissimeancor che queste infatto siano molte migliaia di volte maggiori di quelle. E finalmenteio ti domandooh uomo sciocco: Comprendi tu con l'immaginazionequella grandezza dell'universola quale tu giudichi poi esseretroppo vasta? se la comprendivorrai tu stimar che la tuaapprensione si estenda piú che la potenza divina vorrai tu dird'immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? ma senon la comprendiperché vuoi apportar giudizio delle cose date non capite?

Simplicio:Questi discorsi camminan tutti benissimoe non si nega che'l cielo non possa superare di grandezza la nostra immaginazionecome anco l'aver potuto Dio crearlo mille volte maggiore di quelloche è: ma non deviamo ammetterenessuna cosa esser statacreata in vano ed esser oziosa nell'universo; oramentre che noiveggiamo questo bell'ordine di pianetidisposti intorno alla Terrain distanze proporzionate al produrre sopra di quella suoi effettiper benefizio nostroa che fine interpor di poi tra l'orbe supremodi Saturno e la sfera stellata uno spazio vastissimo senza stellaalcunasuperfluo e vano? a che fine? per comodo ed utile di chi?

Salviati:Troppo mi par che ci arroghiamosignor Simpliciomentrevogliamo che la sola cura di noi sia l'opera adequata ed il termineoltre al quale la divina sapienza e potenza niuna altra cosa faccia odisponga: ma io non vorrei che noi abbreviassimo tanto la sua manoma ci contentassimo di esser certi che Iddio e la natura talmente sioccupa al governo delle cose umaneche piú applicar non ci sipotrebbe quando altra cura non avesse che la sola del genere umano;il che mi pare con un accomodatissimo e nobilissimo esempio poterdichiararepreso dall'operazione del lume del Soleil qualementreattrae quei vapori o riscalda quella piantagli attrae e la riscaldain modocome se altro non avesse che fare; anzi nel maturar quelgrappolo d'uvaanzi pur quel granello solovi si applica che piúefficacemente applicar non vi si potrebbe quando il termine di tuttii suoi affari fusse la sola maturazione di quel grano. Orase questograno riceve dal Sole tutto quello che ricever si puònégli viene usurpato un minimo che dal produrre il Sole nell'istessotempo mille e mill'altri effettid'invidia o di stoltizia sarebbe daincolpar quel granoquando e' credesse o chiedesse che nel suo prosolamente si impiegasse l'azione de' raggi solari. Son certo cheniente si lascia indietro dalla divina Providenza di quello che siaspetta al governo delle cose umane; ma che non possano essere altrecose nell'universo dependenti dall'infinita sua sapienzanon potreiper me stessoper quanto mi detta il mio discorsoaccomodarmi acrederlo: tuttaviaquando pure il fatto stesse in altra manieranessuna renitenza sarebbe in me di credere alle ragioni che da piúalta intelligenza mi venissero addotte. In tantoquando mi viendetto che sarebbe inutile e vano un immenso spazio intraposto tra gliorbi de i pianeti e la sfera stellataprivo di stelle ed oziosocome anco superflua tanta immensitàper ricetto delle stellefisseche superi ogni nostra apprensionedico che è temeritàvoler far giudice il nostro debolissimo discorso delle opere di Dioe chiamar vano o superfluo tutto quello dell'universo che non serveper noi.

Sagredo:Dite puree credo che direte meglioche noi non sappiamoche serva per noi: ed io stimo una delle maggiori arroganzeanzipazzieche introdur si possanoil dire "Perch'io non so a quelche mi serva Giove o Saturnoadunque questi son superfluianzi nonsono in natura"; mentre che oh stoltissimo uomoio non so néanco a quel che mi servano le arteriele cartilaginila milza o ilfeleanzi né saprei d'avere il felela milza o i renise inmolti cadaveri tagliati non mi fussero stati mostratied allorasolamente potrei intender quello che operi in me la milzaquandoella mi fusse levata. Per intender quali cose operi in me questo oquel corpo celeste (già che tu vuoi che ogni loro operazionesia indrizzata a noi)bisognerebbe per qualche tempo rimuover queltal corpoe quell'effettoch'io sentissi mancare in medire chedependeva da quella stella. Di piúchi vorrà dire chelo spazio che costoro chiamano troppo vasto ed inutiletra Saturno ele stelle fissesia privo d'altri corpi mondani? forse perchénon gli vediamo? adunque i quattro pianeti Medicei e i compagni diSaturno vennero in cielo quando noi cominciammo a vederglie nonprima? e cosí le altre innumerabili stelle fisse non vi eranoavanti che gli uomini le vedessero? le nebulose erano prima solamentepiazzette albicantima poi noi co 'l telescopio l'aviamo fattediventare drappelli di molte stelle lucide e bellissime? Prosuntuosaanzi temerariaignoranza de gli uomini!

Salviati:Non occorresignor Sagredodistendersi piú in questeinfruttuose esagerazioni: seguitiamo il nostro institutoche èdi esaminare i momenti delle ragioni portate dall'una e dall'altrapartesenza determinar cosa alcunarimettendone poi il giudizio achi ne sa piú di noi. E tornando su i nostri discorsi naturalied umanidico che questo grandepiccoloimmensominimoetc.sontermini non assolutima relativisí che la medesima cosaparagonata a diversepotrà ora chiamarsi immensae tal orainsensibilenon che piccola. Stante questoio domando in relazionea chi la sfera stellata del Copernico si può chiamare troppovasta. Questaper mio parerenon può paragonarsi nédirsi tale se non in relazione a qualche altra cosa del medesimogenere: or pigliamo la minima del medesimo genereche saràl'orbe lunare; e se l'orbe stellato si deve sentenziare per troppovasto rispetto a quel della Lunaogn'altra grandezza che con simileo maggior proporzione ecceda un'altra del medesimo generedoveràdirsi troppo vastaed ancoper questa ragionenegarsi che ella siritrovi al mondo: e cosí gli elefanti e le balene sarannosenz'altro chimere e poetiche immaginazioniperché quellicome troppo vasti in relazione alle formichele quali sono animaliterrestrie quelle rispetto alle spillancoleche sono pescieveggonsi di sicuro essere in rerum naturasarebbono tropposmisuratiperché assolutamente l'elefante e la balenasuperano la formica e la spillancola con assai maggior proporzioneche non fa la sfera stellata quella della Lunafigurandoci noi dettasfera tanto grande quanto basta per accomodarsi al sistemaCopernicano. Di piúquanto è grande la sfera di Giovequanto quella di Saturnoassegnate per recettacolo di una stellasolae ben piccolain comparazione di una fissa? certo che se aciascuna fissa si dovesse consegnar per suo ricetto tal parte dellospazio mondanobisognerebbe far l'orbedove stanzia l'innumerabilmoltitudine di quellemolte e molte migliaia di volte maggiore diquello che basta per il bisogno del Copernico. In oltrenon chiamatevoi una stella fissapiccolissimadico anco delle piúapparentinon che di quelle che fuggono la nostra vista? e lechiamiamo cosí in comparazione dello spazio circonfuso. Oraquando tutta la sfera stellata fusse un corpo solo risplendentechiè che non capisca che nello spazio infinito si puòassegnare una distanza tanto grandedalla quale tale sfera lucidaapparisse cosí piccola ed anco minore di questo che dallaTerra ci pare adesso una stella fissa? di lí dunquegiudicheremmo allora piccola quella medesima cosache ora di quichiamiamo smisuratamente grande.

Sagredo:Grandissima mi par l'inezzia di coloro che vorrebbero cheIddio avesse fatto l'universo piú proporzionato alla piccolacapacità del loro discorsoche all'immensaanzi infinitaSua potenza.

Simplicio:Tutto questo che voi dite va bene; ma quello sopra di che laparte fa instanzaè l'avere a concedere che una stella fissaabbia ad esser non pure egualema tanto maggiore del Soleche pureamendue sono corpi particolari situati dentro all'orbe stellato. Eben parmi che molto a proposito interroghi quest'autore e domandi: "Ache fine ed a benefizio di chi sono macchine tanto vaste? prodotteforse per la Terracioè per un piccolissimo punto? e perchétanto remoteacciocché appariscano tantine e nienteassolutamente possano operare in Terra? a che proposito unaspropositata immensa voragine tra esse e Saturno? frustratorie sonotutte quelle cose che da ragioni probabili non son sostenute".

Salviati:Dall'interrogazioni che fa quest'uomo mi par che si possaraccorreche quando si lasci stare il cielole stelle e ledistanzedella quantità e grandezze ch'egli ha sin oracreduto (benché nissuna comprensibil grandezza egli giàmai non se ne sia sicuramente figurata)ei penetri benissimo e resticapace de i benefizii che da esse provengano sopra la Terrala qualenon piú sia una cosetta minimané che esse sien piútanto remote che appariscano cosí piccolinema tanto grandiquanto basta per potere operare in Terrae che la distanza tra essee Saturno sia proporzionata benissimoe che egli di tutte questecose abbia molto probabili ragionidelle quali ne averei volentierisentito qualcuna; ma il vedere che egli in queste poche parole siconfonde e si contraddicemi fa credere ch' e' sia molto penurioso escarso di queste probabili ragionie che quelle che ei chiamaragionisieno piú tosto fallacieanzi ombre di vaneimmaginazioni. Imperocché io domando adesso a luise questicorpi celesti operano veramente sopra la Terrae se per tale effettosono stati prodotti delle tali e tali grandezzeed in tali e talidistanze dispostio pure se non hanno che fare con le cose terrene.Se non han che fare con la Terrasciocchezza grande è ilvoler noi terreni esser arbitri delle grandezzee regolatori delleloro locali disposizionimentre siamo ignorantissimi di tutti i loroaffari e interessi: ma se dirà che operano e che a questo finesiano indrizzativiene ad affermare quello che per un altro versoegli medesimo nega ed a laudar quello che pur ora ha dannatomentrediceva che i corpi celestilocati in tanta lontananza che dallaTerra appariscan tantininon possono in lei operar cosa alcuna. Mauomo mionella sfera stellatagià stabilita nella distanzache ella si trova e che da voi vien giudicata per ben proporzionataper gl'influssi in queste cose terrenemoltissime stelle apparisconopiccolissimee cento volte tante ve ne sono del tutto a noiinvisibili (che è un apparire ancor minori che tantine):adunque bisogna che voi (contradicendo a voi medesimo) neghiate orala loro operazione in Terra; o vero che (contradicendo pure a voistesso) concediate che l'apparir tantine non detrae della lorooperazione; o sí veramente (e questa sarà piúsincera e modesta concessione) concediate e liberamente confessiateche 'l giudicar nostro circa le loro grandezze e distanze sia unavanitàper non dir prosunzione o temerità.

Simplicio:Veramente veddi ancor io subitonel legger questo luogolacontradizion manifestanel dir che le stelleper cosí diredel Copernicoapparendo tanto piccolinenon potrebbero operare inTerrae non si accorgere d'aver conceduto l'azione sopra la Terra aquelle di Tolomeo e sueche appariscono non pur tantinema sono lamaggior parte invisibili.

Salviati:Ma vengo ad un altro punto. Sopra che fondamento dice egliche le stelle appariscano cosí piccole? forse perchétali le veggiamo noi? e non sa egli che questo viene dallo strumentoche noi adoperiamo in riguardarlecioè dall'occhio nostro? Eche ciò sia veromutando strumento le vedremo maggiori emaggioriquanto ne piacerà: e chi sa che alla Terrache lerimira senza occhielle non si mostrino grandissime e qualirealmente elle sono? Ma è tempo chelasciate questeleggerezzevenghiamo a cose di piú momento: e peròavendo io già dimostrato queste due cose primaquanto bastipor lontano il firmamento sí che in lui il diametro dell'orbemagno non faccia maggior diversità di quella che fa l'orbeterrestre nella lontananza del Solee poi dimostrato parimente comeper far che una stella del firmamento ci apparisca della grandezzache noi la veggiamonon è necessario porla maggiore del Solevorrei saper se Ticone o alcuno de' suoi aderenti ha tentato mai diinvestigare in qualche modo se nella sfera stellata si scorga verunaapparenza per la quale si possa piú resolutamente negare oammettere il moto annuo della Terra.

Sagredo:Io per loro risponderei di noné tampoco averne avutobisogno; già che il Copernico stesso è che dicetaldiversità non vi essereed essiargomentando ad hominemglie l'ammettonoe sopra questo assunto mostrano l'improbabilitàche ne seguecioè che sarebbe necessario far la sfera tantoimmensache una stella fissaper apparirci grande come ciapparisceconverrebbe che in realtà fusse una mole cosíimmensa che eccedesse la grandezza di tutto l'orbe magno: cosa che èpoicome essi diconodel tutto incredibile.

Salviati:Io son del medesimo pareree credo appunto ch'egliargomentino contro all'uomo piú per difesa d'un altro uomoche per brama di venire in cognizion del vero; e non solamente noncredo che alcun di loro si sia applicato al far tal osservazionemanon son sicuro ancora se alcuno di essi sappia quale diversitàdovesse produr nelle fisse il movimento annuo della Terraquando lasfera stellata non fusse in tanta distanza che in esse tal diversitàper la sua piccolezza svanisse: perché il cessare da talinquisizione e rimettersi al semplice detto del Copernicopuòben bastare a convincer l'uomoma non già a chiarirsi delfattopotendo esser che la diversità ci siama non cercataoper la sua piccolezza o per mancamento di strumenti esattinoncompresa dal Copernico; che non sarebbe questa la prima cosa cheegliper mancanza di strumenti o per altro difettonon ha saputaepurfondato sopra altre saldissime coniettureaffermò quelloa cui parevano contrariare le cose non comprese da lui: chécome già si dissesenza il telescopio né Marte potevacomprendersi crescer 60 voltee Venere 40piú in quella chein questa posituraanzi le differenze loro appariscono minori assaidel vero; tuttavia si è poi venuto in certezzatali mutazioniesservi a capello quali ricercava il sistema copernicano. Or cosísarebbe ben fatto ricercarecon quella esquisitezza che si potessemaggiorese una tal mutazione che dovrebbe scorgersi nelle fisseposto il moto annuo della Terraeffettivamente si osservasse; cosache assolutamente credo non esser sin ora stata fatta da alcunoenon solamente fattama forse (come ho detto) né anco da moltiben inteso quel che cercar si dovrebbe. Né mi muovo a caso adir cosí; perché già veddi certa scrittura apenna di uno di questi anticopernicaniche dicevanecessariamentedover seguirequando tal opinion fusse veraun continuo alzamentoed abbassamento del polo di 6 mesi in 6 mesisecondo che la Terra intanto tempoper tanto spazio quant'è il diametro dell'orbemagnosi ritira or verso settentrione or verso austro; e pur glipareva ragionevoleanzi necessarioche seguendo noi la Terraquando fussimo verso settentrionedovessimo avere il polo piúelevato che quando siamo verso il mezo giorno. In questo medesimoerrore incorse uno per altro assai intelligente matematicopurseguace del Copernicosecondo che riferisce Ticone ne' suoiProginnasmi a fac. 684il quale diceva aver osservato mutarsil'altezza polare ed esser diversa la state dal verno: e perchéTicone nega il merito della causama non danna l'ordinecioènega il vedersi mutazione nell'altezza polarema non condanna taleinquisizione come non accomodata a conseguir quel che si cercavienea dichiararsi che egli ancora stimal'altezza polarevariata o nonvariata di 6 mesi in 6 mesiesser buona riprova per escludere ointrodurre il movimento annuo della Terra.

Simplicio:Veramentesignor Salviatiche a me ancora par che dovesseseguir l'istesso. Imperocché io non credo che voi mineghereteche se noi camminiamo solamente 60 miglia versotramontanail polo ci si alzerà un gradoed accostandosiparimente per altre 60 miglia al settentrioneci si alzerà ilpolo un altro gradoetc.: orase l'accostarsi e di scostarsi 60miglia solamente fa sí notabil mutazione nell'altezze polariche doverà fare il trasportarvi la Terrae noi insiemenondirò 60 migliama 60 migliaia?

Salviati:Doverà fare (se si deve seguir cotesta proporzione)che il polo ci si alzerà mille gradi. VedetesignorSimplicioquanto può un'inveterata impressione! Voiperesservi fissato nella fantasia per tanti anni che il cielo sia quelloche si rivolga in ventiquattr'oree non la Terrae che inconseguenza i poli di tal revoluzione siano nel cielo e non nel globoterrestrenon potete né anco per un'ora spogliarviquest'abito e mascherarvi del contrariofigurandovi che la Terra siaquella che si muova solamente per tanto tempo quanto basta perconcepir quello che ne seguirebbe quando questa bugia fusse vera. Sela Terrasignor Simplicioè quella che si muove in se stessain ventiquattr'orein lei sono i poliin lei è l'asseinlei è l'equinozialecioè il cerchio massimo descrittodal punto egualmente distante da i poliin lei sono gli infinitiparallelimaggiori e minoridescritti da i punti della suasuperficie piú e meno distanti da i poli; in lei sono tuttequeste cosee non nella sfera stellatacheper essere immobilemanca di tuttee solo con l'imaginazione vi si possono figurareprolungando l'asse della Terra sin là dove terminando segneràdue punti sopraposti a i nostri polied il piano dell'equinozialedisteso figurerà in cielo un cerchio a sécorrispondente. Orase il vero assei veri poliil veroequinoziale terrestri non si mutano in Terra tuttavolta che voiancora resterete nel medesimo luogo in Terratrasportate pure laTerra dove vi piaceche voi già mai non cangerete abitudinené a i poli né a i cerchi né ad altra cosaterrena; e questoper esser cotal trasportamento comune a voi ed atutte le cose terrestried il motodove è comuneècome se non vi fusse: e sí come voi non muterete abitudine a ipoli terreni (abitudinedicosí che vi si alzino o vis'abbassino)cosí parimente non la muterete a i poli figuratiin cielotuttavoltaché per poli celesti intenderemo (come giàsi è definito) quei due punti che dall'asse terrestreprolungato sin làvi vengono segnati. È vero che simutano tali punti nel cieloquando il trasportamento della Terravien fatto in tal modoche il suo asse vadia a ferire in altri edaltri punti della sfera celeste immobile; ma non si muta la nostraabitudine ad essisí che il secondo ci si elevi piúche il primo. Chi vuole che de i punti del firmamentorispondenti ai poli della Terral'uno se gli alzi e l'altro se gli abbassibisogna camminare in Terra verso l'unoallontanandosi dall'altro;ché il trasportar la Terrae con lei noi medesimi (come hogià detto)non opera niente.

Sagredo:Concedetemi in graziasignor Salviatich'io spiani assaichiaramente questo negozio con un esempiose ben grossolanoaltrettanto però accomodato a questo proposito. Figuratevisignor Simpliciod'essere in una galerae che stando in poppaabbiate drizzato un quadrante o altro strumento astronomico allasommità dell'albero del trinchettocome se voi volesteprender la sua elevazionela quale fusseverbigrazia40 gradi: nonè dubbioche camminando voi per corsía verso l'albero25 o 30 passitornando a drizzare il medesimo strumento allamedesima sommità dell'alberotroverete la sua elevazioneesser maggioreed esser cresciutaverb