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CarloGoldoni



LABOTTEGA DEL CAFFE'





L'AUTOREA CHI LEGGE

Quandocomposi da prima la presente Commedialo feci col Brighella ecoll'Arlecchinoed ebbea dir verofelicissimo incontro per ogniparte. Ciò non ostantedandola io alle stampeho credutomeglio servire il Pubblicorendendola più universalecambiando in essa non solamente in toscano i due Personaggi suddettima tre altri ancorache col dialetto veneziano parlavano.

Corsein Firenze una Commedia con simil titolo e con vari accidenti aquesta similiperché da questa copiati. Un amico mio ditalento e di spirito fece prova di sua memoria; ma avendola uno o duevolte sole veduta rappresentare in Milanomolte cose da luiinventate dovette per necessità framischiarvi. Donata hoall'amicizia la burlaed ho lodato l'ingegno; nulladimenonévoglio arrogarmi il buono che non è mioné voglio chepassi per mia qualche cosa che mi dispiace.

Hovoluto pertanto informare il Pubblico di un simil fattoperchéconfrontandosi la miache ora io stampocon quella dell'amicosuddettosia palese la veritàe ciascheduno profitti dellasua porzione di lodee della sua porzione di biasimo si contenti.

QuestaCommedia ha caratteri tanto universaliche in ogni luogo ove fu ellarappresentatacredevasi fatta sul conio degli originaliriconosciuti. Il Maldicente fra gli altri trovò il suoprototipo da per tuttoe mi convenne soffrir talorabenchéinnocentela taccia d'averlo maliziosamente copiato. No certamentenon son capace di farlo.

Imiei caratteri sono umanisono verisimilie forse verima io litraggo dalla turba universale degli uominie vuole il caso chealcuno in essi si riconosca. Quando ciò accadenon èmia colpa che il carattere tristo a quel vizioso somigli; ma colpa èdel viziosoche dal carattere ch'io dipingotrovasi per suasventura attaccato.

 



PERSONAGGI

Ridolfocaffettiere

DonMarziogentiluomo napolitano

Eugeniomercante

Flaminiosotto nome di Conte Leandro

Placidamoglie di Flaminioin abito di pellegrina

Vittoriamoglie di Eugenio

Lisauraballerina

Pandolfobiscazziere

Trappolagarzone di Ridolfo

Ungarzone del parrucchiereche parla

Altrogarzone del caffettiereche parla

Uncameriere di locandache parla

Capitanodi birriche parla

Birriche non parlano

Altricamerieri di locandache non parlano

Altrigarzoni della bottega di caffèche non parlano

Lascena stabile rappresenta una piazzetta in Veneziaovvero una stradaalquanto spaziosa con tre botteghe: quella di mezzo ad uso di caffè;quella alla dirittadi parrucchiere e barbiere; quella alla sinistraad uso di giuocoo sia biscazza; e sopra le tre botteghe suddette sivedono alcuni stanzini praticabili appartenenti alla biscacollefinestre in veduta della strada medesima. Dalla parte del barbiere(con una strada in mezzo) evvi la casa della ballerinae dalla partedella bisca vedesi la locanda con porte e finestre praticabili.

 

ATTOPRIMO

Scenaprima

RidolfoTrappola e altri garzoni



Ridolfo:Animofigliuoliportatevi bene; siate lesti e pronti aservire gli avventoricon civiltàcon proprietà:perché tante volte dipende il credito di una bottega dallabuona maniera di quei che servono.

Trappola:Caro signor padroneper dirvi la veritàquestolevarsi di buon oranon è niente fatto per la miacomplessione.

Ridolfo:Eppure bisogna levarsi presto. Bisogna servir tutti. Abuon'ora vengono quelli che hanno da far viaggioi lavorantiibarcaruolii marinaitutta gente che si alza di buon mattino.

Trappola:E' veramente una cosa che fa crepar di ridere vedere anche ifacchini venire a bevere il loro caffè.

Ridolfo:Tutti cercan di fare quello che fanno gli altri. Una voltacorreva l'acquaviteadesso è in voga il caffè.

Trappola:E quella signoradove porto il caffè tutte lemattinequasi sempre mi prega che io le compri quattro soldi dilegnae pur vuole bere il suo caffé.

Ridolfo:La gola è un vizio che non finisce maied èquel vizio che cresce sempre quanto più l'uomo invecchia.

Trappola:Non si vede venir nessuno a bottega; si poteva dormireun'altra oretta.

Ridolfo:Or ora verrà della gente; non è poi tanto dibuon'ora. Non vedete? Il barbiere ha aperto: è in bottegalavorando parrucche. Guardaanche il botteghino del giuoco èaperto.

Trappola:Oh! in quanto poi a questa biscazzaè aperta che èun pezzo. Hanno fatto nottata.

Ridolfo:Buono! A messer Pandolfo avrà fruttato bene.

Trappola:A quel cane frutta sempre bene: guadagna nelle carteguadagna negli scrocchiguadagna a far di balla coi baratori. Idenari di chi va là dentro sono tutti suoi.

Ridolfo:Non v'innamoraste mai di questo guadagnoperché lafarina del diavolo va tutta in crusca.

Trappola:Quel povero signor Eugenio! Lo ha precipitato.

Ridolfo:Guardate anche quelloche poco giudizio! Ha moglie unagiovane di garbo e di propositoe corre dietro a tutte le donneepoi di più giuoca da disperato.

Trappola:Piccole galanterie della gioventù moderna.

Ridolfo:Giuoca con quel conte Leandroe li ha persi sicuri.

Trappola:Oh quel signor conte è un bel fior di virtù!

Ridolfo:Oh viaandate a tostare il caffèper farne unacaffettiera di fresco.

Trappola:Vi metto gli avanzi di ieri sera?

Ridolfo:Nofatelo buono.

Trappola:Signor padroneho poca memoria. Quant'è che aveteaperto bottega?

Ridolfo:Lo sapete pure. Saranno incirca otto mesi.

Trappola:E' tempo di mutar costume.

Ridolfo:Come sarebbe a dire?

Trappola:Quando si apre una bottega nuovasi fa il caffèperfetto. Dopo sei mesi al piùacqua calda e brodo lungo.(parte)

Ridolfo:E' grazioso costui! spero che farà bene per la miabottegaperché in quelle botteghe dove vi èqualcheduno che sappia fare il buffonetutti corrono.



Scenaseconda

Ridolfoe Messer Pandolfo dalla bottega del giuocostrofinandosi gli occhicome assonnato.

Ridolfo:Messer Pandolfovolete il caffè?

Pandolfo:Sìfatemi il piacere.

Ridolfo:Giovannidate il caffè a messer Pandolfo. Sedeteaccomodatevi.

Pandolfo:Nonobisogna che io lo beva prestoe che ritorni altravaglio. (un giovane porta il caffè a Pandolfo)

Ridolfo:Giuocano ancora in bottega?

Pandolfo:Si lavora a due telai.

Ridolfo:Così presto?

Pandolfo:Giuocano da ieri in qua.

Ridolfo:A che giuoco?

Pandolfo:A un giuoco innocente: prima e seconda.

Ridolfo:E come va?

Pandolfo:Per me va bene.

Ridolfo:Vi siete divertito anche voi a giuocare?

Pandolfo:Sìanch'io ho tagliato un poco.

Ridolfo:Compatiteamicoio non ho da entrare ne' vostri interessi;ma non istà bene che il padrone della bottega giuochi anchelui perché se perdesi fa burlaree se guadagnafasospettare.

Pandolfo:A me basta che non mi burlino; del resto poiche sospettinoquanto vogliononon ci penso.

Ridolfo:Caro amicosiamo vicinie non vorreiche vi accadesserodelle disgrazie. Sapete che per il vostro giuoco siete statodell'altre volte in cattura.

Pandolfo:Mi contento di poco. Ho buscati due zecchinie non ho volutoaltro.

Ridolfo:Bravopelar la quaglia senza farla gridare. A chi li avetevinti?

Pandolfo:Ad un garzone d'orefice.

Ridolfo:Malemalissimo: così si da mano ai giovani perchérubino ai loro padroni.

Pandolfo:Eh! non mi venite a moralizzare. Chi è gonzo stia acasa sua. Io tengo giuoco per chi vuole giocare.

Ridolfo:Tener giuoco stimo il meno; ma voi siete preso di mira pergiuocator di vantaggioe in questa sorta di cose si fa presto aprecipitare.

Pandolfo:Io bricconate non ne fo. So giuocare. Son fortunato e perquesto vinco.

Ridolfo:Bravotirate innanzi così. Il signor Eugenio hagiuocato questa notte?

Pandolfo:Giuoca anche adesso. Non ha cenatonon ha dormito e ha persotutti i denari.

Ridolfo:(Povero giovine!) (da sé) Quanto avràperduto?

Pandolfo:Cento zecchini in contantie ora perde sulla parola.

Ridolfo:Con chi giuoca?

Pandolfo:Col signor Conte.

Ridolfo:Con quello sì fatto?

Pandolfo:Appunto con quello.

Ridolfo:E con chi altri?

Pandolfo:Loro due soli: a testa a testa.

Ridolfo:Poveraccio! Sta fresco davvero!

Pandolfo:Che importa? A me basta che scozzino delle carte assai.

Ridolfo:Non terrei giuocose credessi di farmi ricco.

Pandolfo:No? Per quale ragione?

Ridolfo:Mi pareche un galantuomo non debba soffrire di vederassassinar la gente.

Pandolfo:Ehamicose sarete così delicato di pellefaretepochi quattrini.

Ridolfo:Non me ne importa niente. Finora sono stato a serviree hofatto il mio debito onoratamente. Mi sono avanzato quattro soldiecoll'aiuto del mio padrone di allorach'era il padrecome sapetedel signor Eugenioho aperta questa bottegae con questa vogliovivere onoratamentee non voglio far torto alla mia professione.

Pandolfo:Oh! anche nella vostra professione vi sono de' bei capid'opera!

Ridolfo:Ve ne sono in tutte le professioni. Ma da quelli non vannole persone ragguardevoli che vengono alla mia bottega.

Pandolfo:Avete anche voi gli stanzini segreti.

Ridolfo:E' vero; ma non si chiude la porta.

Pandolfo:Il caffè non potete negarlo a nessuno.

Ridolfo:Le chicchere non si macchiano.

Pandolfo:Eh via! si serra un occhio.

Ridolfo:Non si serra niente; in questa bottega non vien che genteonorata.

Pandolfo:Sìsìsiete principiante.

Ridolfo:Che vorreste dire?

(Gentedella bottega del giuoco chiama: Carte!)

Pandolfo:La servo. (verso la sua bottega)

Ridolfo:Per caritàlevate dal tavolino quel povero signoreEugenio.

Pandolfo:Per meche perda anche la camicianon ci penso.(s'incammina verso la sua bottega)

Ridolfo:Amicoil caffé ho da notarlo?

Pandolfo:Nientelo giuocheremo a primiera.

Ridolfo:Io non sono un gonzoamico.

Pandolfo:Viache serve? Sapete pure che i miei avventori si servonoalla vostra bottega. Mi meraviglio che attendiate a queste piccolecose. (s'incammina)

(Tornanoa chiamare)

Pandolfo:Eccomi. (entra nel giuoco)

Ridolfo:Bel mestiere! vivere sulle disgraziesulla rovina dellagioventù! Per me non vi sarà mai pericolo che tengagiuoco. Si principia con i giuochettie poi si termina collabassetta. Nonocaffècaffè; giacché colcaffè si guadagna il cinquanta per centoche cosa vogliamocercar di più?



Scenaterza

DonMarzio e Ridolfo

Ridolfo:(Ecco quiquel che non tace maie che sempre vuole averragione.) (da sè)

DonMarzio: Caffè!

Ridolfo:Subitosarà servita.

DonMarzio: Che vi è di nuovoRidolfo?

Ridolfo:Non sapreisignore.

DonMarzio: Non si è ancora veduto nessuno a questavostra bottega.

Ridolfo:E' per anco buon'ora.

DonMarzio: Buon'ora? Sono sedici ore sonate.

Ridolfo:Oh illustrissimo nonon sono ancora quattordici.

DonMarzio: Ehviabuffone!

Ridolfo:Le assicuro io che le quattordici ore non sono sonate.

DonMarzio: Ehviaasino.

Ridolfo:Ella mi strapazza senza ragione.

DonMarzio: Ho contato in questo punto le oree vi dico chesono sedici; e poi guardate il mio orologio (gli mostral'orologio) ;questo non fallisce mai.

Ridolfo:Benese il suo orologio non fallisceosservi; il suoorologio medesimo mostra tredici ore e tre quarti.

DonMarzio: Ehnon può essere. (cava l'occhialetto eguarda)

Ridolfo:Che dice?

DonMarzio: Il mio orologio va male. Sono sedici ore. Le hosentite io.

Ridolfo:Dove l'ha comprato quell'orologio?

DonMarzio: L'ho fatto venir di Londra.

Ridolfo:L'hanno ingannata.

DonMarzio: Mi hanno ingannato? Perché?

Ridolfo:Le hanno mandato un orologio cattivo. (ironicamente)

DonMarzio: Come cattivo? E' uno dei più perfetticheabbia fatto il Quarè.

Ridolfo:Se fosse buononon fallirebbe di due ore.

DonMarzio: Questo va sempre benenon fallisce mai.

Ridolfo:Ma se fa quattordici ore meno un quartoe dice che sonosedici.

DonMarzio: Il mio orologio va bene.

Ridolfo:Dunque saranno or ora quattordicicome dico io.

DonMarzio: Sei un temerario. Il mio orologio va benetu di'malee guarda ch'io non ti dia qualche cosa nel capo. (un giovaneporta il caffè)

Ridolfo:E' servita del caffè. (con sdegno) (Oh chebestiaccia!) (da sè)

DonMarzio: Si è veduto il signor Eugenio?

Ridolfo:Illustrissimo signor no.

DonMarzio: Sarà in casa a carezzare la moglie. Che uomoeffeminato! Sempre moglie! Non si lascia più vederesi faridicolo. E' un uomo di stucco. Non sa quel che si faccia. Sempremoglie! sempre moglie! (bevendo il caffè)

Ridolfo:Altro che moglie! E' stato tutta la notte a giuocare qui damesser Pandolfo.

DonMarzio: Se lo dico io. Sempre giuoco. Sempre giuoco! (dala chicchera e s'alza)

Ridolfo:(Sempre giuoco; sempre moglie; sempre il diavoloche se loporti!) (da sè)

DonMarzio: E' venuto da me l'altro giorno con tutta segretezzaa pregarmi che gli prestassi dieci zecchini sopra un paio diorecchini di sua moglie.

Ridolfo:Vede bene; tutti gli uomini sono soggetti ad avere qualchevolta bisogno; ma non tutti hanno piacere poi che si sappiae perquesto sarà venuto da leisicuro che non dirà niente anessuno.

DonMarzio: Oh io non parlo. Fo volentieri servizio a tuttienon me ne vanto. (mostra gli orecchini in una custodia) Eccoliqui; questi sono gli orecchini di sua moglie. Gli ho prestato diecizecchini; vi pare che io sia coperto?

Ridolfo:Io non me ne intendoma mi par di sì.

DonMarzio: Avete il vostro garzone?

Ridolfo:Ci sarà.

DonMarzio: Chiamatelo. EhiTrappola.



Scenaquarta

Trappoladall'interno della bottegadetti.

Trappola:Eccomi.

DonMarzio: Vieni qui. Va dal gioielliere qui vicinofaglivedere questi orecchiniche sono della moglie del signor Eugenioedimandagli da parte miase io sono al coperto di dieci zecchinichegli ho prestati.

Trappola:Sarà servita. Dunque questi orecchini sono dellamoglie del signor Eugenio?

DonMarzio: Sìor ora non ha più niente; èmorto di fame.

Ridolfo:(Meschinoin che mani è capitato!) (da sè)

Trappola:E al signor Eugenio non importa niente di far sapere i fattisuoi a tutti?

DonMarzio: Io sono una personaalla quale si puòconfidare un segreto.

Trappola:Ed io sono una personaalla quale non si puòconfidar niente.

DonMarzio: Perché?

Trappola:Perché ho un vizioche ridico tutto con facilità.

DonMarzio: Male malissimo; se farai così perderai ilcreditoe nessuno si fiderà di te.

Trappola:Ma come ella l'ha detto a mecosì io posso dirlo adun altro.

DonMarzio: Va a vedere se il barbiere è a tempo perfarmi la barba.

Trappola:La servo (da sè) (per dieci quattrini vuolebere il caffèe vuole un servitore a suo comando.) (entradal barbiere)

DonMarzio: DitemiRidolfo: che cosa fa quella ballerina quivicina?

Ridolfo:In verità non so niente.

DonMarzio: Mi è stato detto che il conte Leandro latiene sotto la sua tutela.

Ridolfo:Con graziasignoreil caffè vuol bollire. (dasè) (Voglio badare a' fatti miei.) (entra in bottega)



Scenaquinta

Trappolae Don Marzio.

Trappola:Il barbiere ha uno sotto; subito che avrà finito discorticar quelloservirà V. S. illustrissima.

DonMarzio: Dimmi: sai niente tu di quella ballerina che sta quivicino?

Trappola:Della signora Lisaura?

DonMarzio: Sì.

Trappola:Soe non so.

DonMarzio: Raccontami qualche cosa.

Trappola:Se racconterò i fatti degli altriperderò ilcreditoe nessun si fiderà più di me.

DonMarzio: A me lo puoi dire. Sai chi sonoio non parlo. Ilconte Leandro la pratica?

Trappola:Alle sue ore la pratica.

DonMarzio: Che vuol dire alle sue ore?

Trappola:Vuol direquando non è in caso di dar soggezione.

DonMarzio: Bravo; ora capisco. E' un amico di buon cuorechenon vuole recarle pregiudizio.

Trappola:Anzi desidera che la si profitti per far partecipe anche luidelle sue care grazie.

DonMarzio: Meglio! Oh che Trappola malizioso! Va viava a farvedere gli orecchini.

Trappola:Al gioielliere lo posso dire che sono della moglie delsignor Eugenio?

DonMarzio: Sìdiglielo pure.

Trappola:(da sè) (Fra il signor Don Marzioed ioformiamo una bellissima segreteria.) (parte)



Scenasesta

DonMarziopoi Ridolfo.

DonMarzio: Ridolfo.

Ridolfo:Signore.

DonMarzio: Se voi non sapete niente della ballerinaviracconterò io.

Ridolfo:Ioper dirglieladei fatti degli altri non me ne curomolto.

DonMarzio: Ma sta bene saper qualche cosa per potersi regolare.Ella è protetta da quella buona lana del conte Leandroedeglidai profitti della ballerina ricava il prezzo della suaprotezione. Invece di spenderemangia tutto a quella povera diavola;e per cagione di lui forse è costretta a fare quello che nonfarebbe. Oh che briccone!

Ridolfo:Maio son qui tutto il giornoe posso attestare che incasa sua non vedo andare altriche il conte Leandro.

DonMarzio: Ha la porta di dietro; pazzopazzo! Sempre flusso eriflusso. Ha la porta di dietropazzo!

Ridolfo:Io bado alla mia bottegas'ella ha la porta di dietrocheimporta a me? Io non vado a dar di naso a nessuno.

DonMarzio: Bestia! Così parli con un par mio? (s'alza)

Ridolfo:Le domando perdononon si può dire una facezia?

DonMarzio: Dammi un bicchier di rosolio.

Ridolfo:(da sè) (Questa barzelletta mi costeràdue soldi.) (fa cenno ai giovaniche dieno il rosolio)

DonMarzio: (Oh questa poi della ballerina voglio che tutti lasappiano.) (da sè)

Ridolfo:Servita del rosolio.

DonMarzio: Flusso e riflusso per la porta di dietro. (bevendoil rosolio)

Ridolfo:Ella starà male quando ha il flusso e riflusso per laporta di dietro.



Scenasettima

Eugeniodalla bottega del giuocovestito da notte e stralunatoguardando ilcielo e battendo i piedi; e detti.

DonMarzio: Schiavosignor Eugenio.

Eugenio:Che ora è?

DonMarzio: Sedici ore sonate.

Ridolfo:E il suo orologio va bene.

Eugenio:Caffè!

Ridolfo:La servosubito. (va in bottega)

DonMarzio: Amicocom'è andata?

Eugenio:Caffè! (non abbadando a Don Marzio)

Ridolfo:Subito. (di lontano)

DonMarzio: Avete perso? (ad Eugenio)

Eugenio:Caffè. (gridando forte)

DonMarzio: (Ho intesogli ha persi tutti.) (da sèva a sedere)



Scenaottava

Pandolfodalla bottega del giuoco e detti.

Pandolfo:Signor Eugeniouna parola. (lo tira in disparte)

Eugenio:So quel che volete dirmi. Ho perso trenta zecchini sullaparola. Songalantuomoli pagherò.

Pandolfo:Ma il signor Conte è làche aspetta. Dice cheha esposto al pericolo i suoi denarie vuol essere pagato.

DonMarzio: (Quanto pagherei a sentire che cosa dicono.) (dasé)

Ridolfo:(ad Eugenio) Ecco il caffè.

Eugenio:(a Ridolfo) Andate via. (a Pandolfo) Ha vinticento zecchini in contanti; mi pare che non abbia gettata via lanotte.

Pandolfo:Queste non sono parole da giuocatore; V. S. sa meglio di mecome va l'ordine in materia di giuoco.

Ridolfo:(ad Eugenio) Signoreil caffè si raffredda.

Eugenio:(a Ridolfo) Lasciatemi stare.

Ridolfo:Se non lo voleva...

Eugenio:Andate via.

Ridolfo:Lo beverò io (si ritira col caffè)

DonMarzio: (a Ridolfoche non gli risponde) (Che cosadicono?)

Eugenio:(a Pandolfo) So ancor ioche quando si perdesipaga ma quando non ve n'ènon si può pagare.

Pandolfo:Sentiteper salvare la vostra riputazioneson uomo capacedi ritrovare trenta zecchini.

Eugenio:Oh bravo! (chiama forte) Caffè!

Ridolfo:(ad Eugenio) Ora bisogna farlo.

Eugenio:Sono tre ore che domando caffèe ancora non l'avetefatto?

Ridolfo:L'ho portatoed ella mi ha cacciato via.

Pandolfo:Gliel'ordini con premurache lo farà da suo pari.

Eugenio:(a Ridolfo) Ditemivi dà l'animo di darmi uncaffè ma buono? Viada bravo.

Ridolfo:Quando mi dia tempola servo. (va in bottega)

DonMarzio: (da sé) (Qualche grand'affare. Sonocurioso di saperlo.)

Eugenio:AnimoPandolfotrovatemi questi trenta zecchini.

Pandolfo:Io ho un amicoche gli darà; ma pegnoe regalo.

Eugenio:Non mi parlate di pegnoche non facciamo niente. Ho que'panni a Rialtoche voi sapete; obbligherò que' panniequando li venderò pagherò

DonMarzio: (da sé) (Pagherò. Ha dettopagherò. Ha perso sulla parola.)

Pandolfo:Bene: che cosa vuol dar di regalo?

Eugenio:Fate voi quel che credete a proposito.

Pandolfo:Senta; non vi vorrà meno di un zecchino allasettimana.

Eugenio:Un zecchino di usura alla settimana?

Ridolfo:(col caffèad Eugenio) Servita del caffè.

Eugenio:(a Ridolfo) Andate via.

Ridolfo:La seconda di cambio.

Eugenio:(a Pandolfo) Un zecchino alla settimana?

Pandolfo:Per trenta zecchini è una cosa discreta.

Ridolfo:(ad Eugenio) Lo vuoleo non lo vuole?

Eugenio:(a Ridolfo) Andate viache ve lo getto in faccia.

Ridolfo:(da sè) (Poveraccio! Il giuoco l'haubbriacato.) (porta il caffè in bottega)

DonMarzio: (s'alzae va vicino ad Eugenio) SignorEugeniovi è qualche differenza? Volete che l'aggiusti io?

Eugenio:Nientesignor Don Marzio: la prego lasciarmi stare.

DonMarzio: Se avete bisognocomandate.

Eugenio:Le dico che non mi occorre niente.

DonMarzio: Messer Pandolfoche avete voi col signor Eugenio?

Pandolfo:Un piccolo affareche non abbiamo piacere di far sapere atutto il mondo.

DonMarzio: Io sono amico del signor Eugenioso tutti i fattisuoie sa che non parlo con nessuno. Gli ho prestati anche diecizecchini sopra un paio d'orecchini; non è egli vero? e nonl'ho detto a nessuno.

Eugenio:Si poteva anche risparmiare di dirlo adesso.

DonMarzio: Ehqui con messer Pandolfo si può parlatecon libertà. Avete perso sulla parola? Avete bisogno di nulla?Son qui.

Eugenio:Per dirglielaho perso sulla parola trenta zecchini.

DonMarzio: Trenta zecchinie dieciche ve ne ho datisonoquarantagli orecchini non possono valer tanto

Pandolfo:Trenta zecchini glieli troverò io.

DonMarzio: Bravo; trovateneglie quaranta; mi darete i mieidiecie vi darò i suoi orecchini.

Eugenio:(da sè) (Maledetto sia quando mi sonoimpicciato con costui.)

DonMarzio: (ad Eugenio) Perché non prendere ildanaro che vi offerisce il signor Pandolfo?

Eugenio:Perché vuole un zecchino alla settimana.

Pandolfo:Io per me non voglio niente; è l'amico che fa ilservizioche vuole così.

Eugenio:Fate una cosa: parlate col signor Conteditegli che mi diatempo ventiquattr'ore; son galantuomolo pagherò.

Pandolfo:Ho paura ch'egli abbia da andar viae che voglia il danarosubito.

Eugenio:Se potessi vendere una pezza o due di que' pannimispiccerei.

Pandolfo:Vuole che veda io di ritrovare il compratore?

Eugenio:Sìcaro amicofatemi il piacereche vi pagheròla vostra sensaria.

Pandolfo:Lasci che io dica una parola al signor Contee vado subito.(entra nella bottega del giuoco)

DonMarzio: (ad Eugenio) Avete perso molto?

Eugenio:Cento zecchiniche aveva riscossi ierie poi trenta sullaparola.

DonMarzio: Potevate portarmi i dieciche vi ho prestati.

Eugenio:Vianon mi mortificate più; ve li darò ivostri dieci zecchini.

Pandolfo:(col tabarro e Cappellodalla sua bottega). Il signorConte si è addormentato colla testa sul tavolino. Intanto vadoa veder di far quel servizio. Se si risvegliaho lasciato l'ordineal giovaneche gli dica il bisogno. V.S. non si parta di qui.

Eugenio:Vi aspetto in questo luogo medesimo.

Pandolfo:Questo tabarro è vecchio; ora è tempo difarmene uno nuovo a ufo. (da sèparte)



Scenanona

DonMarzio ed Eugeniopoi Ridolfo.

DonMarzio: Venite quisedetebeviamo il caffè.

Eugenio:Caffè! (siedono)

Ridolfo:A che giuoco giuochiamosignor Eugenio? Si prende spassode' fatti miei?

Eugenio:Caro amicocompatitesono stordito.

Ridolfo:Ehcarosignor Eugeniose V.S. volesse badare a me la nonsi troverebbe in tal caso.

Eugenio:Non so che direavete ragione.

Ridolfo:Vado a farle un altro caffèe poi la discorreremo.(siritira in bottega)

DonMarzio: Avete saputo della ballerina che pareva non volessenessuno? Il Conte la mantiene.

Eugenio:Credo di sìche possa mantenerlavince i zecchini acentinaia.

DonMarzio: Io ho saputo tutto.

Eugenio:Come l'avete saputocaro amico?

DonMarzio: Ehio so tutto. Sono informato di tutto. So quandovi vaquando esce. So quel che spendequel che mangia; so tutto.

Eugenio:Il Conte è poi solo?

DonMarzio: Oibò; vi è la porta di dietro.

Ridolfo:(col caffè) Ecco qui il terzo caffè.(ad Eugenio)

DonMarzio: Ah! che diteRidolfo? So tutto io della ballerina?

Ridolfo:Io le ho detto un'altra volta che non me ne intrico.

DonMarzio: Grand'uomo son ioper saper ogni cosa! Chi vuolsapere quel che passa in casa di tutte le virtuosee di tutte leballerineha da venir da me.

Eugenio:Dunque questa signora ballerina è un capo d'opera?

DonMarzio: L'ho veramente scoperta come va. E' roba di tuttogusto. AhRidolfolo so io?

Ridolfo:Quando V. S. mi chiama in testimoniobisogna ch'io dica laverità. Tutta la contrada la tiene per una donna da bene.

DonMarzio: Una donna da bene? Una donna da bene?

Ridolfo:Io le dico che in casa sua non vi va nessuno.

DonMarzio: Per la porta di dietroflusso e riflusso.

Eugenio:E sì ella pare una ragazza più tosto savia.

DonMarzio: Sì savia! Il conte Buonatesta la mantiene.Poi vi va chi vuole.

Eugenio:Io ho provato qualche volta a dirle delle parolinee non hofatto niente.

DonMarzio: Avete un filippo da scommettere? Andiamo.

Ridolfo:(da sè) (Oh che lingua!)

Eugenio:Vengo qui a bever il caffè ogni giorno; eper dirlanon ho veduto andarvi nessuno.

DonMarzio: Non sapete che ha la porta segreta qui nella stradaremota? Vanno per di là.

Eugenio:Sarà così.

DonMarzio: E' senz'altro.



Scenadecima

Ilgarzone del barbiere e detti.

Garzone:(a Don Marzio) Illustrissimose vuol farsi far labarbail padrone l'aspetta.

DonMarzio: Vengo. E' cosi come vi dico. Vado a farmi la barbae come torno vi dirò il resto. (entra dal barbieree poi atempo ritorna)

Eugenio:Che diteRidolfo? La ballerina si è tratta fuori.

Ridolfo:Cred'ella al signor Don Marzio? Non sa la lingua ch'egli è?

Eugenio:Lo soche ha una lingua che taglia e fende. Ma parla contanta franchezzache convien dire che ei sappia quel che dice.

Ridolfo:Osserviquella è la porta della stradetta. A starqui la si vede; e giuro da uomo d'onoreche per di là in casanon va nessuno.

Eugenio:Ma il Conte la mantiene?

Ridolfo:Il Conte va per casama si dice che la voglia sposare.

Eugenio:Se fosse cosinon vi sarebbe male; ma dice il signor DonMarzioche in casa vi va chi vuole.

Ridolfo:Ed io le dico che non vi va nessuno.

DonMarzio: (esce dal barbiere col panno bianco al collo e lasaponata sul viso) Vi dico che vanno per la porta di dietro.

Garzone:Illustrissimol'acqua si raffredda.

DonMarzio: Per la porta di dietro. (entra dal barbiere colgarzone)



Scenaundicesima

Eugenioe Ridolfo.

Ridolfo:Vede? E' un uomo di questa fatta. Colla saponata sul viso.

Eugenio:Sìquando si è cacciata una cosa in testavuole che sia in quel modo.

Ridolfo:E dice male di tutti.

Eugenio:Non so come faccia a parlar sempre de' fatti altrui.

Ridolfo:Le dirò: egli ha pochissime facoltà; ha pocoda pensare a' fatti suoie per questo pensa sempre a quelli deglialtri.

Eugenio:Veramente è fortuna il non conoscerlo.

Ridolfo:Caro signor Eugeniocome ha ella fatto a intricarsi conlui? Non aveva altri da domandare dieci zecchini in prestito?

Eugenio:Anche voi lo sapete?

Ridolfo:L'ha detto qui pubblicamente in bottega.

Eugenio:Caro amicosapete come va: quando uno ha bisogno si attaccaa tutto.

Ridolfo:Anche questa mattinaper quel che ho sentitoV. S. si èattaccata poco bene.

Eugenio:Credete che messer Pandolfo mi voglia gabbare?

Ridolfo:Vedrà che razza di negozio le verrà aproporre.

Eugenio:Ma che devo fare? Bisogna che io paghi trenta zecchinicheho persi sulla parola. Mi vorrei liberare dal tormento di don Marzio.Ho qualche altra premura; se posso vendere due pezze di pannofo'tutti i fatti miei.

Ridolfo:Che qualità di panno è quello che vorrebbeesitare?

Eugenio:Panno padovanoche vale quattordici lire il braccio.

Ridolfo:Vuol ella che veda io di farglielo vendere con riputazione?

Eugenio:Vi sarei bene obbligato.

Ridolfo:Mi dia un poco di tempoe lasci operare a me.

Eugenio:Tempo? Volentieri. Ma quello aspetta i trenta zecchini.

Ridolfo:Venga quifavoriscami faccia un ordineche mi sienoconsegnate due pezze di pannoed io medesimo le presterò itrenta zecchini.

Eugenio:Sìcarovi sarò obbligato. Saprò lemie obbligazioni.

Ridolfo:Mi maraviglionon pretendo nemmeno un soldo. Lo faròper le obbligazioni ch'io ho colla buona memoria del suo signorpadreche è stato mio buon padronee dal quale riconosco lamia fortuna. Non ho cuor di vederla assassinare da questi cani.

Eugenio:Voi siete un gran galantuomo.

Ridolfo:Favorisca di stender l'ordine in carta.

Eugenio:Son qui; dettatelo voich'io scriverò.

Ridolfo:Che nome ha il primo giovane del suo negozio?

Eugenio:Pasquino de' Cavoli.

Ridolfo:(dettaed Eugenio scrive) Pasquino de' Cavoli... consegnerete aMesser Ridolfo Gamboni... pezze due panno padovano... a sua elezioneacciò egli ne faccia esito per conto mio... avendomi prestatogratuitamente... zecchini trenta. Vi metta la data e sisottoscriva.

Eugenio:Ecco fatto.

Ridolfo:Si fida ella di me?

Eugenio:Capperi! Non volete?

Ridolfo:Ed io mi fido di lei. Tengaquesti sono trenta zecchini.(gli numera trenta zecchini)

Eugenio:Caro amicovi sono obbligato.

Ridolfo:Signor Eugenioglieli doacciò possa comparirepuntuale e onorato; le venderò il panno ioacciò nonle venga mangiatoe vado subito senza perder tempo: ma la mipermetta che faccia con lei un piccolo sfogo d'amoreper l'anticaservitù che le professo. Questa che V. S. tieneè lavera strada di andare in rovina. Presto presto si perde il credito esi fallisce. Lasci andare il giuocolasci le male praticheattendaal suo negozioalla sua famigliae si regoli con giudizio. Pocheparolema buonedette da un uomo ordinarioma di buon cuore; se leascolteràsarà meglio per lei. (parte)



Scenadodicesima

Eugenio solopoi Lisaura alla finestra.

Eugenio:Non dice male; confesso che non dice male. Mia mogliepovera disgraziatache mai dirà? Questa notte non mi haveduto; quanti lunari avrà ella fatti? Già le donnequando non vedono il marito in casapensano cento cose una peggiodell'altra. Avrà pensatoo che io fossi con altre donneoche fossi caduto in qualche canaleo che per i debiti me ne fossiandato. So che l'amorech'ella ha per mela fa sospirare; le vogliobene ancor ioma mi piace la mia libertà. Vedo peròche da questa mia libertà ne ricavo più mal che beneeche se facessi a modo di mia mogliele faccende di casa miaandrebbero meglio. Bisognerà poi risolversie mettergiudizio. Oh quante volte ho detto così! (vede Lisaura allafinestra) (Capperi! Grand'aria! Ho paura di sì ioche visia la porticina col giuocolino) Padrona mia riverita!

Lisaura:Serva umilissima!

Eugenio:E' moltosignorache è alzata dal letto?

Lisaura:In questo punto.

Eugenio:Ha bevuto il caffè?

Lisaura:E' ancora presto. Non l'ho bevuto.

Eugenio:Comanda che io la faccia servire?

Lisaura:Bene obbligata: non s'incomodi.

Eugenio:Nientemi maraviglio. Giovaniportate a quella signoracaffècioccolata; tutto quel ch'ella vuolepago io.

Lisaura:La ringraziola ringrazio. Il caffè e la cioccolatali faccio in casa.

Eugenio:Avrà della cioccolata buona?

Lisaura:Per dirlaè perfetta.

Eugenio:La sa far bene?

Lisaura:La mia serva s'ingegna.

Eugenio:Vuole che venga io a darle una frullatina?

Lisaura:E' superfluo che s'incomodi.

Eugenio:Verrò a beverla con leise mi permette.

Lisaura:Non è per leisignore.

Eugenio:Io mi degno di tutto; apraviache staremo un'orettainsieme.

Lisaura:Mi perdoninon apro con questa facilità.

Eugenio:Ehidicavuole che io venga per la porta di dietro?

Lisaura:Le personeche vengono da mevengono pubblicamente.

Eugenio:Apravianon facciamo scene.

Lisaura:Dica in graziasignor Eugenio: ha veduto ella il conteLeandro?

Eugenio:Così non lo avessi veduto.

Lisaura:Hanno forse giuocato insieme la scorsa notte?

Eugenio:Pur troppo; ma che serveche stiamo qui a far sentire atutti i fatti nostri? Aprache le dirò ogni cosa.

Lisaura:Vi dicosignoreche io non apro a nessuno.

Eugenio:Ha forse bisogno che il signor Conte le dia licenza? Lochiamerò.

Lisaura:Se cerco del signor Conteho ragione di farlo.

Eugenio:Ora la servo subito. E' qui in bottegache dorme.

Lisaura:Se dormelasciatelo dormire.



Scenatredicesima

Leandro dalla bottega del giuoco e detti.

Leandro:Non dormononon dormo. Son qui che godo la belladisinvoltura del signor Eugenio.

Eugenio:Che ne dite dell'indiscretezza di questa signora? Non mivuole aprire la porta.

Leandro:Chi vi credete ch'ella sia?

Eugenio:Per quel che dice Don Marzioflusso e riflusso.

Leandro:Mente don Marzioe chi lo crede.

Eugenio:Bene. Non sarà così; ma col vostro mezzo nonpotrei io aver la grazia di riverirla?

Leandro:Fareste meglio a darmi i miei trenta zecchini.

Eugenio:I trenta zecchini ve li darò. Quando si perde sullaparolavi è tempo a pagare ventiquattr'ore.

Leandro:Vedetesignora Lisaura? Questi sono quei gran soggettichesi piccano d'onoratezza. Non ha un soldoe pretende di fare ilgrazioso.

Eugenio:I giovani della mia sortasignor Conte caronon sonocapaci di mettersi in un impegno senza fondamento di comparir cononore. S'ella mi avesse apertonon avrebbe perduto il suo tempoevoi non sareste restato al di sotto coi vostri incerti. Questi sonodanariquesti sono trenta zecchinie queste faccie quando non nehannone trovano. Tenete i vostri trenta zecchinie imparate aparlare coi galantuomini della mia sorta. (va a sedere in bottegadel caffè)

Leandro:(da sè) (Mi ha pagatodica che che vuolechenon m'importa.) (a Lisaura) Aprite!

Lisaura:Dove siete stato tutta questa notte?

Leandro:Aprite!

Lisaura:Andate al diavolo!

Leandro:Aprite! (versa gli zecchini nel CappelloacciòLisaura gli veda.)

Lisaura:Per questa volta vi apro. (si ritira ed apre)

Leandro:Mi fa graziamediante la raccomandazione di queste bellemonete. (entra in casa)

Eugenio:Egli sìed io no? Non sono chi sonose non glielafaccio vedere.



Scenaquattordicesima

Placidada Pellegrino ed Eugenio.

Placida:Un poco di carità alla povera pellegrina.

Eugenio:(da sè) (Ecco qui; corre la moda dellepellegrine.)

Placida:(ad Eugenio) Signoreper amor del cielomi diaqualche cosa.

Eugenio:Che vuol dir questosignora pellegrina? Si va cosi perdivertimento o per pretesto?

Placida:Né per l'unoné per l'altro.

Eugenio:Dunque per qual causa si gira il mondo?

Placida:Per bisogno.

Eugenio:Bisognodi che?

Placida:Di tutto.

Eugenio:Anche di compagnia.

Placida:Di questa non avrei bisognose mio marito non mi avesseabbandonata.

Eugenio:La solita canzonetta. Mio marito mi ha abbandonata. Di chepaese sietesignora?

Placida:Piemontese.

Eugenio:E vostro marito?

Placida:Piemontese egli pure.

Eugenio:Che facev'egli al suo paese?

Placida:Era scritturale d'un mercante.

Eugenio:E perché se n'è andato via?

Placida:Per poca volontà di far bene.

Eugenio:Questa è una malattia che l'ho provata anch'ioe nonsono ancora guarito.

Placida:Signoreaiutatemi per carità. Sono arrivata inquesto punto a Venezia. Non so dove andarenon conosco nessunononho danarison disperata.

Eugenio:Che cosa siete venuta a fare a Venezia?

Placida:A vedere se trovo quel disgraziato di mio marito.

Eugenio:Come si chiama?

Placida:Flaminio Ardenti.

Eugenio:Non ho mai sentito un tal nome.

Placida:Ho timore che il nome se lo sia cambiato.

Eugenio:Girando per la cittàpuò darsi chese vi èlo troviate.

Placida:Se mi vedràfuggirà.

Eugenio:Dovreste far cosi. Siamo ora di carnovaledovrestemascherarvie così più facilmente lo trovereste.

Placida:Ma come posso farlose non ho alcuno che mi assista? Non sonemmeno dove alloggiare.

Eugenio:(da sé) (Ho intesoor ora vado inpellegrinaggio ancor io). Se voletequesta è una buonalocanda.

Placida:Con che coraggio ho da presentarmi alla locandase non honemmeno da pagare il dormire?

Eugenio:Cara pellegrinase volete un mezzo ducatove lo possodare. (da sè) (Tutto quello che mi è avanzatodal giuoco.)

Placida:Ringrazio la vostra pietà. Ma più del mezzoducatopiù di qual si sia monetami sarebbe cara la vostraprotezione.

Eugenio:(da sè) (Non vuole il mezzo ducato; vuolequalche cosa di più.)



Scenaquindicesima

DonMarzio dal barbiere e detti.

DonMarzio: (da sè) (Eugenio con una pellegrina!Sarà qualche cosa di buono!) (siede al caffèguardando la pellegrina coll'occhialetto)

Placida:Fatemi la carità; introducetemi voi alla locanda.Raccomandatemi al padrone di essaacciòvedendomi cosìsolanon mi scaccio non mi maltratti.

Eugenio:Volentieri. Andiamoche vi accompagnerò. Illocandiere mi conoscee a riguardo miospero che vi useràtutte le cortesie che potrà.

DonMarzio: (da sè) (Mi pare d'averla veduta altrevolte). (guarda di lontano coll'occhialetto)

Placida:Vi sarò eternamente obbligata.

Eugenio:Quando possofaccio del bene a tutti. Se non ritroveretevostro maritovi assisterò io. Son di buon cuore.

DonMarzio: (da sè) (Pagherei qualche cosa dibello a sentir cosa dicono.)

Placida:Caro signorevoi mi consolate colle vostre cortesissimeesibizioni. Ma la carità d'un giovanecome voiad una donnache non è ancor vecchianon vorrei che venisse sinistramenteinterpretata.

Eugenio:Vi diròsignora: se in tutti i casi si avesse questoriguardosi verrebbe a levare agli uomini la libertà di faredelle opere di pietà. Se la mormorazione è fondatasopra un'apparenza di malesi minora la colpa del mormoratore; ma sela gente cattiva prende motivo di sospettare da un'azione buona oindifferentetutta la colpa è suae non si leva il merito achi opera bene. Confesso d'esser anch'io uomo di mondo; ma mi piccoinsieme d'esser un uomo civileed onorato.

Placida:Sentimenti d'animo onestonobilee generoso.

DonMarzio: (ad Eugenio) Amicochi è questa bellapellegrina?

Eugenio:(da sè) (Eccolo qui; vuol dar di naso pertutto). (a Placida) Andiamo in locanda.

Placida:Vi seguo. (entra in locanda con Eugenio)



Scenasedicesima

DonMarziopoi Eugenio dalla locanda.

DonMarzio: Ohche caro signor Eugenio! Egli applica a tuttoanche alla pellegrina. Colei mi pare certamente sia quella dell'annopassato. Scommetterei che è quella che veniva ogni sera alcaffè a domandar l'elemosina. Ma io però non glie ne homai dativeh! I miei danariche sono pochili voglio spender bene.Ragazzinon è ancora tornato Trappola? Non ha riportati gliorecchiniche mi ha dati in pegno per dieci zecchini il signorEugenio?

Eugenio:Che cosa dice de' fatti miei?

DonMarzio: Bravocolla pellegrina!

Eugenio:Non si può assistere una povera creaturache siritrova in bisogno?

DonMarzio: Sìanzi fate bene. Povera diavola! Dall'annopassato in quanon ha trovato nessuno che la ricoveri?

Eugenio:Come dall'anno passato! La conoscete quella pellegrina?

DonMarzio: Se la conosco? E come! E' vero che ho corta vistama la memoria mi serve.

Eugenio:Caro amicoditemi chi ella è.

DonMarzio: E' unache veniva l'anno passato a questo caffèogni seraa frecciare questo e quello.

Eugenio:Se ella dice che non è mai più stata inVenezia?

DonMarzio: E voi glielo credete? Povero gonzo!

Eugenio:Quella dell'anno passato di che paese era?

DonMarzio: Milanese.

Eugenio:E questa è piemontese.

DonMarzio: Oh sìè vero; era di Piemonte.

Eugenio:E' moglie d'un certo Flaminio Ardenti.

DonMarzio: Anche l'anno passato aveva con lei unoche passavaper suo marito.

Eugenio:Ora non ha nessuno.

DonMarzio: La vita di costoro; ne mutano uno al mese.

Eugenio:Ma come potete dire che sia quella?

DonMarzio: Se la riconosco!

Eugenio:L'avete ben veduta?

DonMarzio: Il mio occhialetto non isbaglia; e poi l'ho sentitaparlare.

Eugenio:Che nome aveva quella dell'anno passato?

DonMarzio: Il nome poi non mi sovviene.

Eugenio:Questa ha nome Placida.

DonMarzio: Appunto; aveva nome Placida.

Eugenio:Se fossi sicuro di questovorrei ben dirle quello che ellasi merita.

DonMarzio: Quando dico una cosa iola potete credere. Colei èuna pellegrinache in vece d'essere alloggiatacerca di alloggiare.

Eugenio:Aspettateche ora torno. (Voglio sapere la verità.)(entra in locanda)



Scenadiciassettesima

DonMarziopoi Vittoria mascherata.

DonMarzio: Non può essere altroche quellaassolutamente; l'ariala staturaanche l'abito mi par quello. Nonl'ho veduta bene nel visoma è quella senz'altro; e poiquando mi ha vedutosubito si è nascosta nella locanda.

Vittoria:Signor Don Marziola riverisco. (si smaschera)

DonMarzio: Oh signora mascherettavi sono schiavo.

Vittoria:A sorteavreste voi veduto mio marito?

DonMarzio: Sìsignoral'ho veduto.

Vittoria:Mi sapreste dire dove presentemente egli sia?

DonMarzio: Lo so benissimo.

Vittoria:Vi supplico dirmelo per cortesia.

DonMarzio: Sentite. (la tira in disparte) E' qui inquesta locanda con un pezzo di pellegrinama co' fiocchi.

Vittoria:Da quando in qua?

DonMarzio: Or orain questo puntoè capitata qui unapellegrina; l'ha vedutagli è piaciutaed è entratosubitamente nella locanda.

Vittoria:Uomo senza giudizio! Vuol perdere affatto la riputazione.

DonMarzio: Questa notte l'avrete aspettato un bel pezzo.

Vittoria:Dubitava gli fosse accaduta qualche disgrazia.

DonMarzio: Chiamate poca disgrazia aver perso cento zecchini incontantie trenta sulla parola?

Vittoria:Ha perso tutti questi danari?

DonMarzio: Sì! Ha perso altro! Se giuoca tutto ilgiornoe tutta la nottecome un traditore.

Vittoria:(Misera me! Mi sento o strappar il cuore.) (da sè)

DonMarzio: Ora gli converrà vendere a precipizio quelpoco di pannoe poi ha finito.

Vittoria:Spero che non sia in istato di andar in rovina.

DonMarzio: Se ha impegnato tutto!

Vittoria:Mi perdoni; non è vero.

DonMarzio: Lo volete dire a me?

Vittoria:Io l'avrei a saper più di voi.

DonMarzio: Se ha impegnato a me... Basta. Son galantuomononvoglio dir altro.

Vittoria:Vi prego dirmi che cosa ha impegnato. Può essere cheio non lo sappia.

DonMarzio: Andateche avete un bel marito.

Vittoria:Mi volete dire che cosa ha impegnato?

DonMarzio: Son galantuomonon vi voglio dir nulla.



Scenadiciottesima

Trappolacolla scatola degli orecchini e detti.

Trappola:Ohson qui; il gioielliere... (Uh! che vedo! La moglie delsignor Eugenio; non voglio farmi sentire.) (da sè)

DonMarzio: (piano a Trappola) Ebbenecosa dice ilgioielliere?

Trappola:(piano a Don Marzio) Dice che saranno stati pagatipiù di dieci zecchinima che non glieli darebbe.

DonMarzio: (a Trappola) Dunque non sono al coperto?

Trappola:(a Don Marzio) Ho paura di no.

DonMarzio: (a Vittoria) Vedete le belle baronate che favostro marito? Egli mi di in pegno questi orecchini per diecizecchinie non vagliono nemmeno sei.

Vittoria:Questi sono i miei orecchini.

DonMarzio: Datemi dieci zecchinie ve li do.

Vittoria:Ne vagliono più di trenta.

DonMarzio: Eh! trenta fichi! Siete d'accordo anche voi.

Vittoria:Teneteli fin a domanich'io troverò i dieci zecchini.

DonMarzio: Fin a domani? Oh non mi corbellate. Voglio andare afarli vedere da tutti i gioiellieri di Venezia.

Vittoria:Almeno non dite che sono mieiper la mia riputazione.

DonMarzio: Che importa a me della vostra riputazione! Chi nonvuol che si sappianon faccia pegni. (parte)



Scenadiciannovesima

Vittoriae Trappola.

Vittoria:Che uomo indiscretoincivile! Trappoladov'è ilvostro padrone?

Trappola:Non lo so; vengo ora a bottega.

Vittoria:Mio marito dunque ha giuocato tutta la notte?

Trappola:Dove l'ho lasciato ierseral'ho ritrovato questa mattina.

Vittoria:Maledettissimo vizio! E ha perso cento e trenta zecchini?

Trappola:Così dicono.

Vittoria:Indegnissimo gioco! E ora se ne sta con una forestiera indivertimenti?

Trappola:Signora sìsarà con lei. L'ho veduto varievolte girarle d'intorno; sarà andato in casa.

Vittoria:Mi dicono che questa forestiera sia arrivata poco fa.

Trappola:No signora; sarà un mese che la c'è.

Vittoria:Non è una pellegrina?

Trappola:Oibò pellegrina; ha sbagliato perché finiscein ina ; è una ballerina.

Vittoria:E sta qui alla locanda!

Trappola:Signora nosta qui in questa casa. (accennando la casa)

Vittoria:Qui? Se mi ha detto il signor Don Marzioch'egli ritrovasiin quella locanda con una pellegrina.

Trappola:Buono! Anche una pellegrina?

Vittoria:Oltre la pellegrina vi è anche la ballerina? Una diquae una di là?

Trappola:Sìsignora; farà per navigar col vento semprein poppa. Orzae poggiasecondo soffia la tramontanao loscirocco.

Vittoria:E sempre ha da far questa vita? Un uomo di quella sortadispiritodi talentoha da perdere così miseramente il suotemposacrificare le sue sostanzerovinar la sua casa? Ed io l'hoda soffrire? Ed io mi ho da lasciar maltrattare senza risentirmi? Ehvoglio esser buonama non balorda; non voglio che il mio tacerefaciliti la sua mala condotta. Parleròdirò le mieragioni; e se le parole non bastanoricorrerò alla giustizia.

Trappola:E' veroè vero. Eccoloche viene dalla locanda.

Vittoria:Caro amicolasciatemi sola.

Trappola:Si serva purecome più le piace. (entranell'interno della bottega)



Scenaventesima

Vittoriapoi Eugenio dalla locanda.

Vittoria:Voglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (simaschera)

Eugenio:Io non so quel ch'io m'abbia a dire; questa negae queitien sodo. Don Marzio so che è una mala lingua. A queste donneche viaggiano non è da credere. Mascheretta? A buon'ora! Sietemutola? Volete caffè? Volete niente? Comandate.

Vittoria:Non ho bisogno di caffèma di pane. (si smaschera)

Eugenio:Come! Che cosa fate voi qui?

Vittoria:Eccomi qui strascinata dalla disperazione.

Eugenio:Che novità è questa? A quest'ora in maschera?

Vittoria:Cosa dite eh? Che bel divertimento! A quest'ora in maschera.

Eugenio:Andate subito a casa vostra!

Vittoria:Anderò a casae voi resterete al divertimento.

Eugenio:Voi andate a casaed io resterò dove mi piaceràdi restare.

Vittoria:Bella vitasignor consorte!

Eugenio:Meno ciarlesignora: vada a casache farà meglio.

Vittoria:Sìanderò a casa; ma anderò a casa mianon a casa vostra.

Eugenio:Dove intendereste d'andare?

Vittoria:Da mio padre; il qualenauseato dei mali trattamenti che voimi fatesaprà farsi render ragione del vostro procedere edella mia dote.

Eugenio:Bravasignorabrava. Questo è il gran bene che mivolete; questa è la premura che avete di me e della miariputazione.

Vittoria:Ho sempre sentito dire che crudeltà consuma amore. Hotanto soffertoho tanto piantoma ora non posso più.

Eugenio:Finalmenteche cosa vi ho fatto?

Vittoria:Tutta la notte al giuoco!

Eugenio:Chi vi ha detto che io abbia giuocato?

Vittoria:Me l'ha detto il signor Don Marzioe che avete perduto centozecchini in contantie trenta sulla parola.

Eugenio:Non gli credetenon è vero.

Vittoria:E poi a’ divertimenti con la pellegrina.

Eugenio:Chi vi ha detto questo?

Vittoria:Il signor Don Marzio.

Eugenio:(Che tu sia maledetto!) (da sè) Credeteminonè vero.

Vittoria:E di più impegnare la roba mia; prendermi un paio diorecchinisenza dirmi niente. Sono azioni di farsi ad una moglieamorosacivile e onesta come sono io?

Eugenio:Come avete saputo degli orecchini?

Vittoria:Me l'ha detto il signor Don Marzio.

Eugenio:Ah lingua da tanaglie!

Vittoria:Già dice il signor Don Marzioe lo diranno tutticheuno di questi giorni sarete rovinato del tutto; ed ioprima che ciòsuccedavoglio assicurarmi della mia dote.

Eugenio:Vittoriase mi voleste benenon parlereste così.

Vittoria:Vi voglio bene anche troppoe se non vi avessi amato tantosarebbe stato meglio per me.

Eugenio:Volete andare da vostro padre?

Vittoria:Sìcertamente.

Eugenio:Non volete più star con me?

Vittoria:Vi sarò quando avrete messo giudizio.

Eugenio:(alterato) Ohsignora dottoressanon mi stia ora aseccare.

Vittoria:Zitto; non facciamo scene per la strada.

Eugenio:Se aveste riputazione non verreste a cimentare vostro maritoin una bottega da caffè.

Vittoria:Non dubitatenon ci verrò più.

Eugenio:Animo! via di qua.

Vittoria:Vadovi obbediscoperché una moglie onesta deveobbedire anche un marito indiscreto. Ma forseforse sospirereted'avermi quando non mi potrete vedere. Chiamerete forse per nome lavostra cara consortequando ella non sarà più in gradodi rispondervi e di aiutarvi. Non vi potrete dolere dell'amor mio. Hofatto quanto far poteva una moglie innamorata di suo marito. M'avetecon ingratitudine corrisposto; pazienza. Piangerò da voilontanama non saprò così spesso i torti che voi mifate. V'amerò semprema non mi vedrete mai più.(parte)

Eugenio:Povera donna! Mi ha intenerito. So che lo dicema non ècapace di farlo; le andrò dietro alla lontanae la piglieròcon le buone. S'ella mi porta via la doteson rovinato. Ma non avràcuore di farlo. Quando la moglie è in colleraquattro carezzebastano per consolarla. (parte)

 

ATTOSECONDO



Scenaprima

Ridolfodalla stradapoi Trappola dalla bottega interna.

Ridolfo:Ehigiovanidove siete?

Trappola:Son quipadrone.

Ridolfo:Si lascia la bottega solaeh?

Trappola:Ero lì coll'occhio attentoe coll'orecchio inveglia. E poi che volete voi che rubino? Dietro al banco non viennessuno.

Ridolfo:Possono rubar le chicchere. So ioche vi èqualcheduno che si fa l'assortimento di chiccheresgraffignandoneuna alla volta a danno dei poveri bottegai.

Trappola:Come quelli che vanno dove sono rinfreschiper farsiprovvisione di tazzee di tondini.

Ridolfo:Il signor Eugenio è andato via?

Trappola:Oh se sapeste! E' venuta sua moglie. Oh che pianti! Oh chelamenti! Barbarotraditorecrudele! Un poco amorosaun pocosdegnata. Ha fatto tanto che lo ha intenerito.

Ridolfo:E dove è andato?

Trappola:Che domande? Stanotte non è stato a casa. Sua moglielo viene a ricercare; e domandate dove è andato?

Ridolfo:Ha lasciato nessun ordine?

Trappola:E' tornato per la porticina di dietro a dirmi che a voi siraccomanda per il negozio de' panniperché non ne ha uno.

Ridolfo:Le due pezze di panno le ho vendute a tredici lire ilbraccioed ho tirato il denaroma non voglio ch'egli lo sappia; nonglieli voglio dar tuttiperché se gli ha nelle manigli faràsaltare in un giorno.

Trappola:Quando sa che gli avetegli vorrà subito.

Ridolfo:Non gli dirò d'averli avutigli darò il suobisognoe mi regolerò con prudenza.

Trappola:Eccolo che viene: Lupus est in fabula.

Ridolfo:Cosa vuol dire questo latino?

Trappola:Vuol dire: il lupo pesta la fava. (si ritira in bottegasorridendo)

Ridolfo:E' curioso costui. Vuol parlar latinoe non sa nemmenoparlare italiano.



Scenaseconda

Ridolfoed Eugenio.

Eugenio:Ebbeneamico Ridolfoavete fatto niente?

Ridolfo:Ho fatto qualche cosa.

Eugenio:So che avete avute le due pezze di pannoil giovane me loha detto. Le avete esitate?

Ridolfo:Le ho esitate.

Eugenio:A quanto?

Ridolfo:A tredici lire il braccio.

Eugenio:Mi contento: danari subito?

Ridolfo:Parte alla manoe parte col respiro.

Eugenio:Oimè! Quanto alla mano?

Ridolfo:Quaranta zecchini.

Eugenio:Via non vi è male. Datemeliche vengono a tempo.

Ridolfo:Ma pianosignor Eugenio: V. S. sa pure che le ho prestatitrenta zecchini.

Eugenio:Benevi pagherete quando verrà il restante delpanno.

Ridolfo:Questola mi perdoninon è un sentimento onesto dapar suo. Ella sa come l'ho servitacon prontezzaspontaneamentesenza interessee la mi vuol far aspettare? Anch'ioo signorehobisogno del mio.

Eugenio:Viaavete ragione. Compatitemiavete ragione. Tenete litrenta zecchinie date quei dieci a me.

Ridolfo:Con questi dieci zecchini non vuol pagare il signor DonMarzio? Non si vuol levar d'intorno codesto diavolo tormentatore?

Eugenio:Ha il pegno in manoaspetterà.

Ridolfo:Così poco stima V. S. la sua riputazione? Si vuollasciar malmenare dalla lingua d'un chiacchierone? Da uno che faservizio a posta per vantarsi d'averlo fattoe che non ha altropiacereche mettere in discredito i galantuomini?

Eugenio:Dite benebisogna pagarlo. Ma ho io da restar senza danari?Quanto respiro avete accordato al compratore?

Ridolfo:Di quanto avrebbe bisogno?

Eugenio:Che so io? Diecio dodici zecchini.

Ridolfo:Servita subito; questi sono dieci zecchinie quando vieneil signor Don Marzioio ricupererò gli orecchini.

Eugenio:Questi dieci zecchini che mi datedi qual ragione s'intendeche sieno?

Ridolfo:Gli tengae non pensi altro. A suo tempo conteggeremo.

Eugenio:Ma quando tireremo il resto del panno?

Ridolfo:La non ci pensi. Spenda quellie poi qualche cosa sarà;ma badi bene di spenderli a doveredi non gettarli.

Eugenio:Sìamicovi sono obbligato. Ricordatevi nel contodel panno tenervi la vostra senseria.

Ridolfo:Mi maraviglio; fo il caffettieree non fo il sensale. Sem'incomodo per un padroneper un amiconon pretendo di farlo perinteresse. Ogni uomo è in obbligo di aiutare l'altro quandopuòed io principalmente ho obbligo di farlo con V. S. pergratitudine del bene che ho ricevuto dal suo signor padre. Michiamerò bastantemente ricompensatose di questi danaricheonoratamente le ho procuratise ne servirà per profitto dellasua casaper risarcire il suo decoro e la sua estimazione.

Eugenio:Voi siete un uomo molto proprio e civile; è peccatoche facciate questo mestiere; meritereste miglior stato e fortunamaggiore.

Ridolfo:Io mi contento di quello che il cielo mi concedee noniscambierei il mio stato con tanti altriche hanno piùapparenza e meno sostanza. A me nel mio grado non manca niente. Fo unmestiere onoratoun mestiere nell'ordine degli artigiani pulitodecoroso e civile. Un mestiere cheesercitato con buona maniera econ riputazionesi rende grato a tutti gli ordini delle persone. Unmestiere reso necessario al decoro delle cittàalla salutedegli uomini e all'onesto divertimento di chi ha bisogno direspirare. (entra in bottega)

Eugenio:Costui è un uomo di garbo; non vorrei però chequalcheduno dicesse che è troppo dottore. Infatti per uncaffettiere pare che dica troppo; ma in tutte le professioni ci sonodegli uomini di talento e di probità. Finalmente non parla nèdi filosofianè di matematica: parla da uomo di buongiudizio; e volesse il cielo che io ne avessi tantoquanto egli neha.



Scenaterza

ConteLeandro di casa di Lisaura ed Eugenio.

Leandro:Signor Eugenioquesti sono i vostri denari; eccoli quitutti in questa borsa; se volete che ve gli rendaandiamo.

Eugenio:Son troppo sfortunatonon giuoco più.

Leandro:Dice il proverbio: una volta corre il canee l'altra lalepre.

Eugenio:Ma io sono sempre la lepree voi sempre il cane.

Leandro:Ho un sonno che non ci vedo. Son sicuro di non poter tenerele carte in mano; eppure per questo maledetto vizio non m'importa diperderepurché giuochi.

Eugenio:Anch'io ho sonno. Oggi non giuoco certo.

Leandro:Se non avete denarinon importaio vi credo.

Eugenio:Credeteche sia senza denari? Questi sono zecchini; ma nonvoglio giuocare. (mostra la borsa con i dieci zecchini)

Leandro:Giuochiamo almeno una cioccolata.

Eugenio:Non ne ho volontà.

Leandro:Una cioccolata per servizio.

Eugenio:Ma se vi dico...

Leandro:Una cioccolata sola solae chi parla di giuocar di piùperda un ducato.

Eugenio:Viaper una cioccolataandiamo. (da sé)(Già. Ridolfo non mi vede.)

Leandro:(Il merlotto è nella rete.) (entra con Eugenionella bottega del giuoco)



Scenaquarta

DonMarziopoi Ridolfo dalla bottega.

DonMarzio: Tutti gli orefici gioiellieri mi dicono che nonvagliono dieci zecchini. Tutti si maravigliano che Eugenio m'abbiagabbato. Non si può far servizio: non do piùpiùun soldo a nessunose lo vedessi crepare. Dove diavolo saràcostui? Si sarà nascosto per non pagarmi.

Ridolfo:Signoreha ella gli orecchini del signor Eugenio?

DonMarzio: Eccoli qui; questi belli orecchini non vagliono uncorno; mi ha trappolato. Briccone! si è ritirato per nonpagarmi; è fallitoè fallito.

Ridolfo:Prendasignoree non faccia altro fracasso; questi sonodieci zecchinifavorisca darmi i pendenti.

DonMarzio: Sono di peso? (osserva coll'occhialetto)

Ridolfo:Glieli mantengo di peso e se calano son qua io.

DonMarzio: Li mettete fuori voi?

Ridolfo:Io non c'entro: questi sono denari del signor Eugenio.

DonMarzio: Come ha fatto a trovare questi denari?

Ridolfo:Io non so i fatti suoi.

DonMarzio: Li ha vinti al giuoco?

Ridolfo:Le dico che non lo so.

DonMarzio: Ahora che ci pensoavrà venduto il panno.Sìsìha venduto il panno; gliel'ha fatto vendermesser Pandolfo.

Ridolfo:Sia come esser si vogliaprenda i denarie favoriscarendere a me gli orecchini.

DonMarzio: Ve Li ha dati da sè il signor Eugenioo veLi ha dati Pandolfo?

Ridolfo:Oh l'è lunga! Li vuoleo non Li vuole?

DonMarzio: Date quadate qua. Povero panno! L'avràprecipitato.

Ridolfo:Mi dà gli orecchini?

DonMarzio: Li avete a portar a lui?

Ridolfo:A lui.

DonMarzio: A luio a sua moglie?

Ridolfo:(con impazienza) O a luio a sua moglie.

DonMarzio: Egli dov'è?

Ridolfo:Non lo so.

DonMarzio: Dunque Li porterete a sua moglie?

Ridolfo:Li porterò a sua moglie.

DonMarzio: Voglio venire anch'io.

Ridolfo:Li dia a mee non pensi altro. Sono un galantuomo.

DonMarzio: Andiamoandiamoportiamoli a sua moglie.(s'incammina)

Ridolfo:So andarvi senza di lei.

DonMarzio: Voglio farle questa finezza. Andiamoandiamo.(parte)

Ridolfo:Quando vuole una cosanon vi è rimedio. Giovanibadate alla bottega. (lo segue)



Scenaquinta

Garzoniin bottegaEugenio dalla biscazza.

Eugenio:Maledetta fortuna! Li ho persi tutti. Per una cioccolata hoperso dieci zecchini. Ma l'azione che mi ha fatto mi dispiace piùdella perdita. Tirarmi sottovincermi tutti i denarie poi nonvolermi credere sulla parola? Ora sìche son punto; ora sìche darei dentro a giuocare sino a domani. Dica Ridolfo quel che sadire; bisogna che mi dia degli altri denari. Giovanidov'è ilpadrone?

GARZONIE' andato via in questo punto.

Eugenio:Dov'è andato?

GARZONINon lo sosignore.

Eugenio:Maledetto Ridolfo! Dove diavolo sarà andato? (allaporta della bisca) Signor Conteaspettatemiche or ora torno.(in atto di partire) Voglio veder se trovo questo diavolo diRidolfo.



Scenasesta

Pandolfodalla strada e detto.

Pandolfo:Dovedovesignor Eugeniocosì riscaldato?

Eugenio:Avete veduto Ridolfo?

Pandolfo:Io no.

Eugenio:Avete fatto niente del panno?

Pandolfo:Signor sìho fatto.

Eugenio:Via bravoche avete fatto?

Pandolfo:Ho ritrovato il compratore del panno; ma con che fatica! L'hofatto vedere da più di diecie tutti lo stimano poco.

Eugenio:Questo compratorequanto vuol dare?

Pandolfo:A forza di parole l'ho tirato a darmi otto lire al braccio.

Eugenio:Che diavolo dite? Otto lire il braccio? Ridolfo me ne hafatto vendere due pezze a tredici lire.

Pandolfo:Denari subito?

Eugenio:Parte subitoe il resto con respiro.

Pandolfo:Oh che buon negozio! Col respiro! Io vi fo dare tutti idenari uno sopra l'altro. Tante braccia di pannotanti bei ducatid'argento veneziani.

Eugenio:(da sè) (Ridolfo non si vede! Vorrei denari;son punto.)

Pandolfo:Se avessi voluto vendere il panno a credenzal'avrei vendutoanche sedici lire. Ma col denaro alla manoal di d'oggiquando sipossono pigliaresi pigliano.

Eugenio:Ma se costa a me dieci lire.

Pandolfo:Cosa importa perder due lire al braccio nel pannose avete iquattrini per fare i fatti vostrie da potervi riscattare di quelche avete perduto?

Eugenio:Non si potrebbe migliorare il negozio? Darlo per il costo?

Pandolfo:Non vi è speranza di crescere un quattrinello.

Eugenio:(da sè) (Bisogna farlo per necessità.)Viaquel che s'ha da fare si faccia subito.

Pandolfo:Fatemi l'ordine per aver le due pezze di pannoe in mezz'oravi porto qui il denaro.

Eugenio:Son qui subito. Giovanidatemi da scrivere. (I garzoniportano il tavolino col bisogno per scrivere)

Pandolfo:Scrivete al giovane che mi dia quelle due pezze di panno cheho segnate io.

Eugenio:Benissimoper me è tutt'uno. (scrive)

Pandolfo:(da sè) (Oh che bell'abitoche mi vogliofare.)



Scenasettima

Ridolfodalla strada e detti.

Ridolfo:(da sè) (Il signor Eugenio scrive d'accordocon messer Pandolfo. Vi è qualche novità.)

Pandolfo:(da sè vedendo Ridolfo) (Non vorrei che costuimi venisse a interrompere sul più bello.)

Ridolfo:Signor Eugenioservitor suo.

Eugenio:(seguitando a scrivere) Ohvi saluto.

Ridolfo:Negozinegozisignor Eugenio? negozi?

Eugenio:(scrivendo) Un piccolo negozietto.

Ridolfo:Posso esser degno di saper qualche cosa?

Eugenio:Vedete cosa vuol dire dar la roba a credenza? Non mi possoprevalere del mioho bisogno di denarie conviene ch'io rompa ilcollo ad altre due pezze di panno.

Pandolfo:Non si dice che rompa il collo a due pezze di pannoma chele vende come si può.

Ridolfo:Quanto le danno il braccio?

Eugenio:Mi vergogno a dirlo. Otto lire.

Pandolfo:Ma i suoi quattrini l'un sopra all'altro.

Ridolfo:E vossignoria vuol precipitar la roba cosìmiseramente?

Eugenio:Ma se non posso far a meno. Ho bisogno di denari.

Pandolfo:Non è anche poco da un'ora all'altra trovar i denariche gli bisognano.

Ridolfo:(ad Eugenio) Di quanto avrebbe bisogno?

Eugenio:Che? avete da darmene?

Pandolfo:(da sè) (Sta a vedere che costui mi rovina ilnegozio.)

Ridolfo:Se bastassero sei o sette zecchinili troverei.

Eugenio:Eh via! Freddurefreddure! Ho bisogno di denari. (scrive)

Pandolfo:(da sè) (Manco male!)

Ridolfo:Aspetti; quanto importeranno le due pezze di panno a ottolire il braccio?

Eugenio:Facciamo il conto. Le pezze tirano sessanta braccia l'una: edue via sessantacento e venti. Cento e venti ducati d'argento.

Pandolfo:Ma vi è poi la senseria da pagare.

Ridolfo:(a Pandolfo) A chi si paga la senseria?

Pandolfo:(a Ridolfo) A mesignorea me.

Ridolfo:Benissimo. Cento e venti ducati d'argentoa lire ottol'unoquanti zecchini fanno?

Eugenio:Ogni undici quattro zecchini. Dieci via undici cento edieci; e undicicento e vent'uno. Quattro via undiciquarantaquattro. Quarantaquattro zecchini meno un ducato. Quarantatrée quattordici liremoneta veneziana.

Pandolfo:Dica pure quaranta zecchini. I rotti vanno per la senseria.

Eugenio:Anche i tre zecchini vanno ne' rotti?

Pandolfo:Certo; ma i denari subito.

Eugenio:Viavianon importa. Ve li dono.

Ridolfo:(O che ladro!) Faccia ora il contosignor Eugenioquantoimportano le due pezze di panno a tredici lire?

Eugenio:Ohimportano molto più.

Pandolfo:Ma col respiro; e non può fare i fatti suoi.

Ridolfo:Faccia il conto.

Eugenio:Ora il farò colla penna. Cento e venti bracciaalire tredici il braccio. Tre via nulla; e due via tre sei; un viatre; un via nulla; un via due; un via uno. Somma: nulla; sei; due etre cinque; uno. Mille cinquecento e sessanta lire.

Ridolfo:Quanti zecchini fanno?

Eugenio:Subito ve lo so dire. (conteggia) Settanta zecchini eventi lire.

Ridolfo:Senza la senseria?

Eugenio:Senza la senseria.

Pandolfo:Ma aspettarli chi sa quanto. Val più una pollastraoggi che un cappone domani.

Ridolfo:Ella ha avuto da me: prima trenta zecchinie poi diecichefan quaranta; e dieci degli orecchini che ho ricuperatiche sonocinquanta; dunque ha avuto da mea quest'ora dieci zecchini di piùdi quello che gli dà subitoalla manoun sopra l'altroquesto onoratissimo signor sensale! Pandolfo: (Che tusia maledetto!) (da sè)

Eugenio:E'veroavete ragione; ma adesso ho necessità didanari.

Ridolfo:Ha necessità di danari? ecco i danari: questi sonoventi zecchini e venti lire che formano il resto di settanta zecchinie venti lireprezzo delle cento e venti braccia di pannoa tredicilire il bracciosenza pagare un soldo di senseria; subitoallamanoun sopra l'altrosenza ladroneriesenza scrocchisenzabricconate da truffatori.

Eugenio:Quand'è cosiRidolfo carosempre più viringrazio; straccio quest'ordine(a Pandolfo) e da voisignor sensalenon mi occorre altro.

Pandolfo:(Il diavolo l'ha condotto qui. L'abito è andato infumo.) Benenon importaavrò gettati via i miei passi.

Eugenio:Mi dispiace del vostro incomodo.

Pandolfo:Almeno da bevere l'acquavite.

Eugenio:Aspettate; tenete questo ducato (cava un ducato dalla borsache gli ha dato Ridolfo.)

Pandolfo:Obbligatissimo. (da sè) (Già vi cascheràun'altra volta.) (ad Eugenio) Mi comanda altro?

Eugenio:La grazia vostra.

Pandolfo:(Vuole?) (gli fa cenno se vuol giuocarein maniera cheRidolfo non veda)

Eugenio:(di nascosto egli pure a Pandolfo) (Andatechevengo.)

Pandolfo:(Già se gli giuoca prima del desinare.) (va nellasua bottega e poi torna fuori)

Eugenio:Come è andataRidolfo? Avete veduto il debitore cosipresto? Vi ha dati subito i danari?

Ridolfo:Per dirgli la veritàgli avevo in tasca sin dallaprima volta; ma io non glieli voleva dar tutti subitoacciònon gli mandasse a male sì presto.

Eugenio:Mi fate torto a dirmi così; non sono già unragazzo. Basta... dove sono gli orecchini?

Ridolfo:Quel carosignor Don Marziodopo aver avuti i diecizecchiniha voluto per forza portar gli orecchini colle sue manialla signora Vittoria.

Eugenio:Avete parlato voi con mia moglie?

Ridolfo:Ho parlato certo; sono andato anch'io col signor Don Marzio.

Eugenio:Che dice?

Ridolfo:Non fa altro che piangere poverina! Fa compassione.

Eugenio:Se sapeste come era arrabbiala contro di me! Voleva andar dasuo padrevoleva la sua dotevoleva far delle cose grandi.

Ridolfo:Come l'ha accomodata?

Eugenio:Con quattro carezze.

Ridolfo:Si vede che le vuol bene: è assai di buon cuore.

Eugenio:Ma quando va in colleradiventa una bestia.

Ridolfo:Non bisogna poi maltrattarla. E' una signora nata beneallevata bene. M'ha dettoche s'io lo vedogli dica che vada apranzo a buon'ora.

Eugenio:Sì sìora vado.

Ridolfo:Caro signor Eugeniola pregobadi al sodolasci andar ilgiuoco; non si perda dietro alle donne; giacchè V.S. ha unamoglie giovinebellae che le vuol bene; che vuol cercare di più?

Eugenio:Dite benevi ringrazio davvero.

Pandolfo:(dalla sua bottega si spurgaacciò Eugenio losenta e lo guardi. Eugenio si volta. Pandolfo fa cenno che Leandrol'aspetta a giuocareEugenio fa cenno che anderà. Pandolfotorna in bottega; Ridolfo non se ne avvede)

Ridolfo:Io lo consiglierei andar a casa adesso. Poco manca almezzogiorno. Vadaconsoli la sua cara sposa.

Eugenio:Sìvadosubito. Oggi ci rivedremo.

Ridolfo:Dove posso servirlala mi comandi.

Eugenio:Vi sono tanto obbligato. (vorrebbe andare al giuoco mateme che Ridolfo lo veda)

Ridolfo:Comanda niente? Ha bisogno di niente?

Eugenio:Nienteniente. A rivedervi.

Ridolfo:Le son servitore. (si volta verso la sua bottega)

Eugenio:(vedendo che Ridolfo non l'osservaentra nella bottegadel giuoco)



Scenaottava

Ridolfopoi Don Marzio.

Ridolfo:Spero un poco alla volta tirarlo in buona strada. Mi diràqualcuno: perchè vuoi tu romperti il capo per un giovinechenon è tuo parenteche non è niente del tuo? E perquesto? Non si può voler bene ad un amico? Non si puòfar del bene a una famigliaverso la quale ho delle obbligazioni?Questo nostro mestiere ha dell'ozio assai. Il tempoche avanzamolti l'impiegano o a giuocareo a dir male del prossimo. Iol'impiego a far del bene se posso.

DonMarzio: Oh che bestia! Oh che bestia! Oh che asino!

Ridolfo:Con chi l'ha signor Don Marzio?

DonMarzio: SentisentiRidolfose vuoi ridere. Un medicovuol sostenere che l'acqua calda sia più sana dell'acquafredda.

Ridolfo:Ella non è di quest'opinione?

DonMarzio: L'acqua calda debilita lo stomaco.

Ridolfo:Certamente rilassa la fibra.

DonMarzio: Cos'è questa fibra?

Ridolfo:Ho sentito dire che nel nostro stomaco vi sono due fibrequasi come due nervidalle quali si macina il ciboe quando questefibre si rallentanosi fa una cattiva digestione.

DonMarzio: Sìsignore; sì signore; l'acqua caldarilassa il ventricoloe la sistole e la diastole non possonotriturare il cibo.

Ridolfo:Come c'entra la sistole e la diastole?

DonMarzio: Che cosa sai tuche sei un somaro? Sistole ediastole sono i nomi delle due fibreche fanno la triturazione delcibo digestivo.

Ridolfo:(Oh che spropositi! altro che il mio Trappola!)



Scenanona

Lisauraalla finestra e detti.

DonMarzio: (a Ridolfo) Ehi? L'amica della porta di dietro.

Ridolfo:Con sua licenzavado a badare al caffè. (vanell'interno della bottega)

DonMarzio: Costui è un asinovuol serrar presto labottega. (a Lisauraguardandola di quando in quando col solitoocchialetto) Servitor suopadrona mia.

Lisaura:Serva umilissima.

DonMarzio: Sta bene?

Lisaura:Per servirla.

DonMarzio: Quant'è che non ha veduto il conte Leandro?

Lisaura:Un'ora in circa.

DonMarzio: E' mio amico il conte.

Lisaura:Me ne rallegro.

DonMarzio: Che degno galantuomo!

Lisaura:E' tutta sua bontà.

DonMarzio: Ehi! E' vostro marito?

Lisaura:I fatti miei non li dico sulla finestra.

DonMarzio: Apriteapriteche parleremo.

Lisaura:Mi scusiio non ricevo visite.

DonMarzio: Eh via!

Lisaura:No davvero.

DonMarzio: Verrò per la porta di dietro.

Lisaura:Anche ella si sogna della porta di dietro? Io non apro anessuno.

DonMarzio: A me non avete a dir così. So benissimo cheintroducete la gente per di là.

Lisaura:Io sono una donna onorata.

DonMarzio: Volete che vi regali quattro castagne secche? (lecava dalla tasca)

Lisaura:La ringrazio infinitamente.

DonMarzio: Sono buonesapete? Le fo seccare io ne' miei beni.

Lisaura:Si vede che ha buona mano a seccare.

DonMarzio: Perché?

Lisaura:Perchè ha seccato anche me.

DonMarzio: Brava! Spiritosa! Se siete cosi pronta a fare lecapriolesarete una brava ballerina.

Lisaura:A lei non deve premere che sia bravao non brava.

DonMarzio: In verità non me ne importa un fico.



Scenadecima

Placidada pellegrinaalla finestra della locandae detti.

Placida:(da sè) (Non vedo più il signorEugenio.)

DonMarzio: (a Lisaura dopo avere osservato Placidacoll'occhialetto) Ehi! Avete veduto la pellegrina?

Lisaura:E chi è colei?

DonMarzio: Una di quelle del buon tempo.

Lisaura:E il locandiere riceve gente di quella sorta?

DonMarzio: E' mantenuta.

Lisaura:Da chi?

DonMarzio: Dal signor Eugenio.

Lisaura:Da un uomo ammogliato? Meglio!

DonMarzio: L'anno passato ha fatto le sue.

Lisaura:(ritirandosi) Serva sua.

DonMarzio: Andate via?

Lisaura:Non voglio stare alla finestraquando in faccia vi èuna donna di quel carattere. (si ritira)



Scenaundicesima

Placidaalla finestraDon Marzio nella strada.

DonMarzio: Ohohohquesta è bella! La ballerina siritira per paura di perdere il suo decoro! (coll'occhialetto)Signora pellegrinala riverisco.

Placida:Serva devota.

DonMarzio: Dov'è il signor Eugenio?

Placida:Lo conosce ella il signor Eugenio?

DonMarzio: Ohsiamo amicissimi. Sono statopoco faaritrovare sua moglie.

Placida:Dunque il signor Eugenio ha moglie?

DonMarzio: Sicuroche ha moglie; ma ciò non ostante glipiace divertirsi coi bei visetti: avete veduto quella signora che eraa quella finestra?

Placida:L'ho veduta; mi ha fatto la finezza di chiudermi la finestrain facciasenza fare alcun mottodopo avermi ben bene guardata.

DonMarzio: Quella è unache passa per ballerinama!m'intendete.

Placida:E' una poco di buono?

DonMarzio: Sì; e il signor Eugenio è uno dei suoiprotettori.

Placida:E ha moglie?

DonMarzio: E bella ancora.

Placida:Per tutto il mondo vi sono de' giovani scapestrati.

DonMarzio: Vi ha forse dato ad intendere che non eraammogliato?

Placida:A me poco preme che lo siao non lo sia.

DonMarzio: Voi siete indifferente. Lo ricevete com'è.

Placida:Per quello che ne ho da far iomi è tutt'uno.

DonMarzio: Già si sa. Oggi unodomani un altro.

Placida:Come sarebbe a dire? Si spieghi.

DonMarzio: Volete quattro castagne secche? (le cava ditasca)

Placida:Bene obbligata.

DonMarzio: Davvero se voleteve le do.

Placida:E' molto generososignore.

DonMarzio: Veramente al vostro merito quattro castagne sonopoche. Se voleteaggiungerò alle castagne un paio di lire.

Placida:Asino senza creanza. (serra la finestra e parte)

DonMarzio: Non si degna di due liree l'anno passato sidegnava di meno. (chiama forte) Ridolfo?



Scenadodicesima

Ridolfoe detto.

Ridolfo:Signore?

DonMarzio: Carestia di donne. Non si degnano di due lire.

Ridolfo:Ma ella le mette tutte in un mazzo.

DonMarzio: Roba che gira il mondo? Me ne rido.

Ridolfo:Gira il mondo anche della gente onorata.

DonMarzio: Pellegrina! Ahbuffone!

Ridolfo:Non si può saper chi sia quella pellegrina.

DonMarzio: Lo so. E' quella dell'anno passato.

Ridolfo:Io non l'ho più veduta.

DonMarzio: Perché sei un balordo.

Ridolfo:Grazie alla sua gentilezza. (da sé) (Mi vienvolontà di

pettinargliquella parrucca.)



Scenatredicesima

Eugeniodal giuoco e detti.

Eugenio:(allegro e ridente) Schiavosignoripadroni cari.

Ridolfo:Come! Qui il signor Eugenio?

Eugenio:(ridendo) Certo; qui sono.

DonMarzio: Avete vinto?

Eugenio:Sìsignoreho vintosìsignore.

DonMarzio: Oh! Che miracolo!

Eugenio:Che gran caso! Non posso vincere io? Chi sono io? Sono unostordito?

Ridolfo:Signor Eugenioè questo il proponimento di nongiuocare?

Eugenio:State zitto. Ho vinto.

Ridolfo:E se perdeva?

Eugenio:Oggi non potevo perdere.

Ridolfo:No? Perché?

Eugenio:Quando ho da perdere me lo sento.

Ridolfo:E quando se lo senteperché giuoca?

Eugenio:Perché ho da perdere.

Ridolfo:E a casa quando si va?

Eugenio:Viami principierete a seccare?

Ridolfo:Non dico altro. (da sé) (Povere le mie parole)



Scenaquattordicesima

Leandrodalla bottega del giuoco e detti.

Leandro:Bravobravo; mi ha guadagnati i miei denari; e s'io nonlasciava staremi sbancava.

Eugenio:Ah? Son uomo io? In tre tagli ho fatto il servizio.

Leandro:Mette da disperato.

Eugenio:Metto da giuocatore.

DonMarzio: (a Leandro) Quanto vi ha guadagnato?

Leandro:Assai.

DonMarzio: (ad Eugenio) Ma pure quanto avete vinto?

Eugenio:(con allegria) Ehisei zecchini.

Ridolfo:(da sé) (Oh pazzo maledetto! Da jeri in qua neha perduti cento e trentae gli pare aver vinto un tesoroad averneguadagnati sei.)

Leandro:(da sé) (Qualche volta bisogna lasciarsivincere per allettare.)

DonMarzio: (ad Eugenio) Che volete voi fare di questisei zecchini.

Eugenio:Se volete che gli mangiamoio ci sono.

DonMarzio: Mangiamoli pure.

Ridolfo:(da sé) (O povere le mie fatiche!)

Eugenio:Andiamo all'osteria? Ognuno pagherà la sua parte.

Ridolfo:(piano ad Eugenio) (Non vi vadala tireranno agiuocare.)

Eugenio:(piano a Ridolfo) (Lasciateli fare; oggi sono infortuna.)

Ridolfo:(da sé) (Il male non ha rimedio.)

Leandro:In vece di andare all'osteriapotremo far preparare quisopra nei camerini di messer Pandolfo.

Eugenio:Sìdove voleteordineremo il pranzo qui allalocandae lo faremo portar là sopra.

DonMarzio: Io con voi altriche siete galantuominivengo pertutto.

Ridolfo:(da sé) (Povero gonzo! non se ne accorge.)

Leandro:EhimesserPandolfo?



Scenaquindicesima

Pandolfodal giuoco e detti.

Pandolfo:Sono qui a servirla.

Leandro:Volete farci il piacere di prestarci i vostri stanzini perdesinare?

Pandolfo:Sono padroni; ma vedeanch'io... pago la pigione.

Leandro:Si sapagheremo l'incomodo.

Eugenio:Con chi credete aver che fare? Pagheremo tutto.

Pandolfo:Benissimo; che si servano. Vado a far ripulire. (va inbottega del giuoco)

Eugenio:Viachi va a ordinate?

Leandro:(ad Eugenio) Tocca a voi come il più praticodel paese.

DonMarzio: (ad Eugenio) Sìfate voi.

Eugenio:Che cosa ho da ordinare?

Leandro:Fate voi.

Eugenio:Ma dice la canzone: L'allegria non è perfettaquando manca la donnetta.

Ridolfo:(Anche di più vuol la donna!) (da sè)

DonMarzio: Il signor Conte potrebbe far venire la ballerina.

Leandro:Perché no? In una compagnia d'amici non ho difficoltàdi farla venire.

DonMarzio: (a Leandro) E' vero che la volete sposare?

Leandro:Ora non è tempo di parlare di queste cose.

Eugenio:E io vedrò di far venire la pellegrina.

Leandro:Chi è questa pellegrina?

Eugenio:Una donna civile e onorata.

DonMarzio: (da sè) (Sìsìl'informerò io di tutto.)

Leandro:Viaandate a ordinate il pranzo?

Eugenio:Quanti siamo? Noi tredue donneche fanno cinque; signorDon Marzioavete dama?

DonMarzio: Io no. Sono con voi.

Eugenio:Ridolfoverrete anche voi a mangiare un boccone con noi?

Ridolfo:Le rendo grazie; io ho da badare alla mia bottega.

Eugenio:Eh vianon vi fate pregare.

Ridolfo:(piano ad Eugenio) Mi pare assaiche abbia tantocuore.

Eugenio:Che volete voi fare? Giacché ho vintovoglio godere.

Ridolfo:E poi?

Eugenio:E poibuona notte; all'avvenire ci pensano gli astrologi.(entra nella locanda)

Ridolfo:(Pazienza. Ho gettato via la fatica.) (si ritira)



Scenasedicesima

DonMarzio e il Conte Leandro.

DonMarzio: Viaandate a prendere la ballerina.

Leandro:Quando sarà preparatola farò venire.

DonMarzio: Sediamo. Che cosa v'è di nuovo delle cose dimondo?

Leandro:Io di nuove non me ne diletto. (siedono)

DonMarzio: Avete saputo che le truppe moscovite sono andate a'quartieri d'inverno?

Leandro:Hanno fatto bene; la stagione lo richiedeva.

DonMarzio: Signor nohanno fatto male; non dovevanoabbandonare il posto che avevano occupato.

Leandro:E' vero. Dovevano soffrire il freddoper non perderel'acquistato.

DonMarzio: Signor no; non avevano da arrischiarsi a star lìcon il pericolo di morire nel ghiaccio.

Leandro:Dovevano dunque tirare avanti.

DonMarzio: Signor no. Oh che bravo intendente di guerra!Marciar nella stagione d'inverno!

Leandro:Dunque che cosa avevano da fare?

DonMarzio: Lasciate ch'io veda la carta geograficae poi vidirò per l'appunto dove avevano da andare.

Leandro:(Oh che bel pazzo!) (da sè)

DonMarzio: Siete stato all'Opera?

Leandro:Signor sì.

DonMarzio: Vi piace?

Leandro:Assai.

DonMarzio: Siete di cattivo gusto.

Leandro:Pazienza.

DonMarzio: Di che paese siete?

Leandro:Di Torino.

DonMarzio: Brutta città.

Leandro:Anzi passa per una delle belle d'Italia.

DonMarzio: Io son napolitano. Vedi Napoli e poi muori.

Leandro:Vi darei la risposta del Veneziano.

DonMarzio: Avete tabacco?

Leandro:(gli apre la scatola) Eccolo.

DonMarzio: Oh! che cattivo tabacco.

Leandro:A me piace così.

DonMarzio: Non ve n'intendete. Il vero tabacco è rapè.

Leandro:A me piace il tabacco di Spagna.

DonMarzio: Il tabacco di Spagna è una porcheria.

Leandro:Ed io dico che è il miglior tabacco che si possaprendere.

DonMarzio: Come! A me volete insegnare che cosa ètabacco? Io ne faccione faccio farene compro di quane compro dilà. So quel che è questoso quel che è quello.(gridando forte) Rapèrapè vuol essererapè.

Leandro:(forte ancor esso) Signor sìrapèrapè è vero; il miglior tabacco è il rapè.

DonMarzio: Signor no. Il miglior tabacco non è sempre ilrapè. Bisogna distinguerenon sapete quel che vi dite.



Scenadiciassettesima

Eugenioritorna dalla locanda e detti.

Eugenio:Che è questo strepito?

DonMarzio: Di tabacco non la cedo a nessuno.

Leandro:(ad Eugenio) Come va il desinare?

Eugenio:Sarà presto fatto.

DonMarzio: Viene la pellegrina?

Eugenio:Non vuol venire.

DonMarzio: Viasignor dilettante di tabaccoandate a prenderela vostra signora.

Leandro:Vado. (Se a tavola fa così gli tiro un tondo nelmostaccio.) (picchia dalla ballerina)

DonMarzio: Non avete le chiavi?

Leandro:Signor no. (gli aprono ed entra)

DonMarzio: (ad Eugenio) Avrà quella della portadi dietro.

Eugenio:Mi dispiace che la pellegrina non vuol venire.

DonMarzio: Farà per farsi pregare.

Eugenio:Dice che assolutamente non è più stata inVenezia.

DonMarzio: A me non lo direbbe.

Eugenio:Siete sicuro che sia quella?

DonMarzio: Sicurissimo; e poisepoco faho parlato con leie mi voleva aprire... Bastanon sono andatoper non far tortoall'amico.

Eugenio:Avete parlato con lei?

DonMarzio: E come!

Eugenio:Vi ha conosciuto?

DonMarzio: E chi non mi conosce? Sono conosciuto piùdella bettonica.

Eugenio:Dunque fate una cosa. Andate voi a farla venire.

DonMarzio: Se vi vado ioavrà soggezione. Fate così:aspettate che sia in tavola; andatela a prenderee senza dir nullaconducetela su.

Eugenio:Ho fatto quanto ho potutoe m'ha detto liberamente che nonvuol venire.



Scenadiciottesima

Camerieridi locanda che portano tovagliatovagliolitondiniposatevinopanebicchieri e pietanze in bottega di Pandolfoandando e tornandovarie voltepoi LeandroLisaura e detti.

UNCameriere: Signorila minestra è in tavola.(va cogli altri in bottega del giuoco)

Eugenio:(a don Marzio) Il Conte dov'è?

DonMarzio: (batte forte alla porta di Lisaura) Animoprestola zuppa si fredda.

Leandro:(dando mano a Lisaura) Eccocieccoci.

Eugenio:(a Lisaura) Padrona mia riverita.

DonMarzio: Schiavo suo. (a Lisauraguardandola conl'occhialetto)

Lisaura:Serva di lor signori.

Eugenio:(a Lisaura) Godo che siamo degni della sua compagnia.

Lisaura:Per compiacere il signor Conte.

DonMarzio: E per noi niente.

Lisaura:Per lei particolarmenteniente affatto.

DonMarzio: Siamo d'accordo (piano ad Eugenio) (Di questasorta di roba non mi degno.)

Eugenio:(a Lisaura) Viaandiamoche la minestra patisce;resti servita.

Lisaura:Con sua licenza. (entra con Leandro nella bottega delgiuoco)

DonMarzio: Ehi! che roba! Non ho mai veduta la peggio. (adEugeniocol suo occhialettopoi entra nella bisca)

Eugenio:Né anche la volpe non voleva le ciriege. Io per altromi degnerei. (entra ancor esso)



Scenadiciannovesima

Ridolfodalla bottega.

Ridolfo:Eccolo lìpazzo più che mai. A tripudiare condonnee sua moglie sospirae sua moglie patisce. Povera donna!Quanto mi fa compassione.



Scenaventesima

EugenioDon MarzioLeandroe Lisaura negli stanzini della biscacciaapronole tre finestre che sono sopra le tre bottegheove sta preparato ilpranzoe si fanno vedere dalle medesime. Ridolfo in istradapoiTrappola.

Eugenio:(alla finestra) Oh che bell'aria! Oh che bel sole!Oggi non è niente freddo.

DonMarzio: (ad altra finestra) Pare propriamente diprimavera.

Leandro:(ad altra finestra) Qui almeno si gode la gentechepassa.

Lisaura:(vicino a Leandro) Dopo pranzo vedremo le maschere.

Eugenio:A tavolaa tavola. (siedonorestando Eugenio e Leandrovicini alla finestra)

Trappola:(a Ridolfo) Signor padroneche cos'è questostrepito?

Ridolfo:Quel pazzo del signor Eugenio col signor Don Marzioed ilConte colla ballerinache pranzano qui sopra nei camerini di messerPandolfo.

Trappola:(vien fuori e guarda in alto) Oh bella! (verso lefinestre) Buon pro a lor signori.

Eugenio:(dalla finestra) Trappolaevviva.

Trappola:Hanno bisogno d'aiuto?

Eugenio:Vuoi venire a dar da bere?

Trappola:Darò da berese mi daranno da mangiare.

Eugenio:Vienivieni che mangerai.

Trappola:(a Ridolfo) Signor padronecon licenza. (va perentrare nella biscaed un cameriere lo trattiene)

Cameriere:(a Trappola) Dove andate?

Trappola:A dar da bere ai miei padroni.

Cameriere:Non hanno bisogno di voi; ci siamo noi altri.

Trappola:Mi è stato detto una voltache oste in latino vuoldir nemico. Osti veramente nemici del pover uomo!

Eugenio:Trappolavieni su.

Trappola:Vengo. (al Cameriere) A tuo dispetto. (entra)

Cameriere:Badate ai piattiche non si attacchi su i nostri avanzi.(entra in locanda)

Ridolfo:Io non so come si possa dare al mondo gente di cosìpoco giudizio! Il signor Eugenio vuole andare in rovinasi vuolprecipitare per forza. A meche ho fatto tanto per luiche vede conche cuorecon che amore lo trattocorrisponde così? Miburlami fa degli scherzi? Basta: quel che ho fatto l'ho fatto perbenee del bene non mi pentirò mai.

Eugenio:(forte) Signor don Marzioevviva questa signora!(bevendo)

Tutti: Evviva! evviva!



Scenaventunesima

Vittoriamascherata e detti.

Vittoria:(passeggia avanti la bottega del caffèosservandose vi è suo marito)

Ridolfo:Che c'èsignora maschera? che domanda?

Eugenio:(bevendo) Vivano i buoni amici.

Vittoria:(sente la voce di suo maritosi avanzaguarda in altolo vede e smania).

Eugenio:(col bicchiere di vino fuor della finestrafa unbrindisi a Vittoria non conoscendola) Signora mascheraalla suasalute!

Vittoria:(fremee dimena il capo)

Eugenio:(a Vittoria come sopra) Comanda restar servita? E'padronaqui siamo tutti galantuomini.

Lisaura:(dalla finestra) Chi è questa mascherachevolete invitare?

Vittoria:(smania)



Scenaventiduesima

Cameriericon altra portata vengono dalla locandaed entrano nella solitabottegae detti.

Ridolfo:E chi paga? Il gonzo.

Eugenio:(a Vittoria come sopra) Signora mascherase non vuolvenirenon importa. Qui abbiamo qualche cosa meglio di lei.

Vittoria:Oimè! Mi sento male. Non posso più!

Ridolfo:(a Vittoria) Signora mascherasi sente male?

Vittoria:(si leva la maschera) Ah Ridolfoajutatemi percarità.

Ridolfo:Ella è qui?

Vittoria:Son io pur troppo!

Ridolfo:Beva un poco di rosolio.

Vittoria:Nodatemi dell'acqua.

Ridolfo:Eh no acqua; vuol esser rosolio. Quando gli spiriti sonooppressivi vuol qualche cosa che li metta in moto. Favoriscavengadentro.

Vittoria:Voglio andar su da quel cane; voglio ammazzarmi sugli occhisuoi.

Ridolfo:Per amor del cielovenga quis'acqueti.

Eugenio:(bevendo) E viva quella bella giovinotta. Cari quegliocchi.

Vittoria:Lo sentite il briccone? Lo sentite? Lasciatemi andare.

Ridolfo:(la trattiene) Non sarà mai vero che io lalasci precipitare.

Vittoria:Non posso più. Aiutoch'io muoRo. (cade svenuta)

Ridolfo:Ora sto bene! (la va aiutandoe sostenendo alla meglio)



Scenaventitreesima

Placidasulla porta della locanda e detti.

Placida:Oh cielo! Dalla finestra mi parve sentire la voce di miomarito; se fosse quisarei giunta bene in tempo a svergognarlo.(esce il cameriere dalla biscaccia) Quel giovineditemi ingraziachi vi è lassù in quei camerini? (alcameriereche viene dalla biscaccia)

Cameriere:Tre galantuomini. Uno il signor Eugeniol'altro il signorDon Marzio napolitanoed il terzo il signor conte Leandro Ardenti.

Placida:(da sé) (Fra questi non vi è Flaminioquando non si fosse cangiato nome.)

Leandro:E viva la bella fortuna del signor Eugenio!

TUTTI(bevendo) Evviva!

Placida:(Questo è il mio marito senz'altro.) (alcameriere) Caro galantuomofatemi un piacereconducetemi su daquesti signoriche voglio loro fare una burla.

Cameriere:Sarà servita. (Solita carica dei camerieri.)(l'introduce per la solita bottega del gioco)

Ridolfo:(a Vittoria) Animoprenda coraggionon saràniente.

Vittoria:(rinviene) Io mi sento morire. (dalle finestre deicamerini si vedono alzarsi tutti da tavola in confusione per lasorpresa di Leandro vedendo Placidae perché mostra divolerla uccidere)

Eugenio:Nofermatevi!

DonMarzio: Non fate!

Placida:AiutoAiuto! (fugge via per la scalaLeandro vuolseguirla colla spadaEugenio lo trattiene)

Trappola:(con un tondino di roba in un tovagliuolo salta da unafinestrae fugge in bottega del caffè)

Placida:(esce dalla bisca correndoe fugge nella locanda)

Eugenio:(con arme alla mano in difesa di Placidacontro Leandroche la insegue)

DonMarzio: (esce pian piano dalla biscacciae fugge viadicendo) Rumores fuge.

ICAMERIERI (dalla bisca passano nella locandae serrano la porta)

Vittoria:(resta in bottega assistita da Ridolfo)

Leandro:(colla spada alla mano contro Eugenio) Liberate ilpasso. Voglio entrare in quella locanda.

Eugenio:Nonon sarà mai vero. Siete un barbaro contro lavostra moglieed io la difenderò sino all'ultimo sangue.

Leandro:Giuro al cielove ne pentirete. (incalza Eugenio collaspada)

Eugenio:Non ho paura di voi. (incalza Leandroe l'obbliga arinculare tantoche trovando la casa della ballerina apertaentrain quella e si salva)



Scenaventiquattresima

EugenioVittoria e Ridolfo.

Eugenio:(Bravando verso la porta della ballerina) Vilecodardofuggi? Ti nascondi? Vien fuorise hai coraggio.

Vittoria:(si presenta ad Eugenio) Se volete sanguespargete ilmio.

Eugenio:Andate via di quidonna pazzadonna senza cervello.

Vittoria:Non sarà mai vero ch'io mi stacchi viva da voi.

Eugenio:(minacciandola con la spada) Corpo di baccoandateviache farò qualche sproposito.

Ridolfo:(con arme alla mano corre in difesa di Vittoria e sipresenta contro Eugenio) Che pretende di farepadron mio? Chepretende? Crede per aver quella spada di atterrir tutto il mondo?Questa povera donna innocente non ha nessuno che la difendamafinché avrò sangue la difenderò io. Ancheminacciarla? Dopo tanti strapazziche le ha fattiancheminacciarla? (a Vittoria) Signoravenga con mee non abbiatimor di niente.

Vittoria:Nocaro Ridolfo; se mio marito vuol la mia mortelasciateche si soddisfaccia. Viaammazzamicaneassassinotraditore:ammazzamidisgraziatouomo senza riputazionesenza cuoresenzacoscienza.

Eugenio:(rimette la spada nel fodero senza parlaremortificato)

Ridolfo:(ad Eugenio) Ahsignor Eugeniovedo che giàè pentitoed io le domando perdonose troppo temerariamenteho parlato. Vossignoria sa se le voglio benee sa cosa ho fatto perleionde anche questo mio trasporto lo prenda per un effettod'amore. Questa povera signora mi fa pietà. E' possibilechele sue lagrime non inteneriscano il di lei cuore?

Eugenio:(si asciuga gli occhie non parla)

Ridolfo:(piano a Vittoria) Osservisignora Vittoriaosserviil signor Eugenio; piangeè inteneritosi pentiràmuterà vitastia sicurache le vorrà bene.

Vittoria:Lacrime di coccodrillo! Quante volte mi ha promesso di mutarvita! Quante volte colle lagrime agli occhi mi ha incantata! Non glicredo più; è un traditorenon gli credo più.

Eugenio:(freme tra il rossoree la rabbia. Getta il cappello interra da disperatoe senza parlare va nella bottega interna delcaffè)



Scenaventicinquesima

Vittoriae Ridolfo.

Vittoria:(a Ridolfo) Che vuol dire che non parla?

Ridolfo:E' confuso.

Vittoria:Che si sia in un momento cambiato?

Ridolfo:Credo di sì. Le dirò: se tanto ellache ionon facevamo altro che piangeree che pregaresi sarebbe sempre piùimbestialito. Quel poco di muso duroche abbiam fattoquel poco dibravatal'ha messo in suggezionee l'ha fatto cambiare. Conosce ilfallovorrebbe scusarsie non sa come fare.

Vittoria:Caro Ridolfoandiamolo a consolare.

Ridolfo:Questa è una cosa che l'ha da fare V. S. senza di me.

Vittoria:Andate prima voisappiatemi dire come ho da contenermi.

Ridolfo:Volentieri. Vado a vedere; ma lo spero pentito. (entra inbottega)



Scenaventiseiesima

Vittoriae poi Ridolfo.

Vittoria:Questa è l'ultima volta che mi vede piangere. O sipentee sarà il mio caro marito; o persistee non saròpiù buona a soffrirlo.

Ridolfo:Signora Vittoriacattive nuove; non vi è più.E' andato via per la porticina.

Vittoria:Non ve l'ho detto ch'è perfidoch'è ostinato?

Ridolfo:Ed io credo che sia andato via per vergognapieno diconfusioneper non aver coraggio di chiederle scusadi domandarleperdono.

Vittoria:Ehche da una moglie teneracome son iosa egli quantofacilmente può ottenere il perdono.

Ridolfo:Osservi. E' andato via senza cappello. (prende ilcappello in terra)

Vittoria:Perché è un pazzo.

Ridolfo:Perché è un confuso; non sa quel che sifaccia.

Vittoria:Ma se è pentitoperché non dirmelo?

Ridolfo:Non ha coraggio.

Vittoria:Ridolfovoi mi lusingate.

Ridolfo:Faccia così: si ritiri nel mio camerino; lasci che iovada a ritrovarloe spero di condurglielo quicome un cagnolino.

Vittoria:Quanto sarebbe meglioche non ci pensassi più!

Ridolfo:Anche per questa volta faccia a modo mioe spero ch'ellanon si pentirà.

Vittoria:Sìcosì farò. Vi aspetterò nelcamerino. Voglio poter dire che ho fatto tutto per un marito. Ma seegli se ne abusagiuro di cambiare in altrettanto sdegno d'amore.(entra nella bottega interna)

Ridolfo:Se fosse un mio figlio non avrei tanta pena. (parte)

 



ATTOTERZO



Scenaprima

Leandroscacciato di casa da Lisaura.

Leandro:A me un simile trattamento?

Lisaura:(sulla porta) Sìa voifalsarioimpostore!

Leandro:Di che vi potete dolere di me? D'aver abbandonata mia moglieper causa vostra?

Lisaura:Se avessi saputoche eravate ammogliatonon vi avreiricevuto in mia casa.

Leandro:Non sono stato io il primo a venirvi.

Lisaura:Siete però stato l'ultimo.



Scenaseconda

DonMarzio che osserva coll'occhialettoe ride fra sée detti.

Leandro:Non avete meco gittato il tempo.

Lisaura:Sìsono stata anch'io a parte de' vostri indegniprofitti. Arrossisco in pensarlo; andate al diavoloe non viaccostate più a questa casa.

Leandro:Ci verrò a prendere la mia roba.

DonMarzio: (ridee burla di nascosto Leandro)

Lisaura:La vostra roba vi sarà consegnata dalla mia serva.(entrae chiude la porta)

Leandro:A me un insulto di questa sorta? Me la pagherai.

DonMarzio: (rideevoltandosi Leandrosi compone inserietà)

Leandro:Amicoavete veduto?

DonMarzio: Che cosa? Vengo in questo punto.

Leandro:Non avete veduto la ballerina sulla porta?

DonMarzio: Nocertamentenon l'ho veduta.

Leandro:(da sé) (Manco male!)

DonMarzio: Venite quaparlatemi da galantuomoconfidatevi conmee state sicuroche i fatti vostri non si sapranno da chi chesia. Voi siete forestierecome sono ioma io ho più praticadel paese di voi. Se vi occorre protezioneassistenzaconsiglioesopra tutto segretezzason qua io. Fate pur capitale di me. Dicuorecon premurada buon amico; senza che nessuno sappia niente.

Leandro:Giacché con tanta bontà vi esibite difavorirmiaprirò a voi tutto il mio cuorema per amor delcielo vi raccomando la segretezza.

DonMarzio: Andiamo avanti.

Leandro:Sappiate che la pellegrina è mia moglie.

DonMarzio: Buono!

Leandro:Che l'ho abbandonata in Torino.

DonMarzio: (da séguardandolo con l'occhialetto)(Oh che briccone!)

Leandro:Sappiate ch'io non sono altrimenti il conte Leandro.

DonMarzio: (da sécome sopra) (Meglio.)

Leandro:I miei natali non sono nobili.

DonMarzio: Non sareste già figliuolo di qualche birro?

Leandro:Mi maravigliosignore; son nato poveroma di genteonorata.

DonMarzio: Viavia: tirate avanti.

Leandro:Il mio esercizio era di scritturale...

DonMarzio: Troppa faticanon è egli vero?

Leandro:E desiderando vedere il mondo...

DonMarzio: Alle spalle de' gonzi.

Leandro:Son venuto a Venezia...

DonMarzio: A fare il birbante.

Leandro:Ma voi mi strapazzate. Questa non è la maniera ditrattare.

DonMarzio: Sentite: io ho promesso proteggervie lo farò;ho promesso segretezzae la osserverò; ma fra voi e me aveteda permettermi che possa dirvi qualche cosa amorosamente.

Leandro:Vedete il caso in cui mi ritrovo; se mia moglie mi scopresono esposto a qualche disgrazia.

DonMarzio: Che pensereste di fare?

Leandro:Si potrebbe vedere di far cacciar via di Venezia colei?

DonMarzio: Viavia. Si vede che siete un briccone.

Leandro:Come parlatesignore?

DonMarzio: Fra voi e meamorosamente.

Leandro:Dunque anderò via io; basta che colei non lo sappia.

DonMarzio: Da me non lo saprà certamente.

Leandro:Mi consigliate ch'io parta?

DonMarzio: Sìquesto è il miglior ripiego.Andate subito: prendete una gondola; fatevi condurre a Fusinaprendete le postee andatevene a Ferrara.

Leandro:Anderò questa sera; già poco manca alla notte.Voglio prima levar le mie poche robeche sono qui in casa dellaballerina.

DonMarzio: Fate prestoe andate via subito. Non vi fatevedere.

Leandro:Uscirò per la porta di dietroper non esser veduto.

DonMarzio: (da sé) (Lo diceva io; si serve per laporta di dietro.)

Leandro:Sopra tutto vi raccomando la segretezza.

DonMarzio: Di questa siete sicuro.

Leandro:Vi prego d'una graziadatele questi due zecchini (gli dàdue zecchini) ; poi mandatela via. Scrivetemie torno subito.

DonMarzio: Le darò i due zecchini. Andate via.

Leandro:Ma assicuratevi che ella parta...

DonMarzio: Andate viache siate maledetto!

Leandro:Mi scacciate?

DonMarzio: Ve lo dico amorosamenteper vostro bene; andateche il diavolo vi porti.

Leandro:(Oh che razza d'uomo! Se strapazza gli amiciche faràpoi coi nemici!) (va in casa di Lisaura)

DonMarzio: Il signor Conte! Briccone! Il signor Conte! Se nonsi fosse raccomandato a megli farei romper l'ossa di bastonate.



Scenaterza

Placidadalla locanda e detto.

Placida:Sìnasca quel che può nascerevoglioritrovare quell'indegno di mio marito.

DonMarzio: Pellegrinacome va?

Placida:Voise non m'ingannosiete uno di quelli che erano allatavola con mio marito?

DonMarzio: Sison quello delle castagne secche.

Placida:Per carità ditemi dove si trova quel traditore.

DonMarzio: Io non lo soe quand'anche lo sapessinon ve lodirei.

Placida:Per che causa?

DonMarzio: Perché se lo trovatefarete peggio. Viammazzerà.

Placida:Pazienza. Avrò terminato almen di penare.

DonMarzio: Ehspropositi! Bestialità! Ritornate aTorino.

Placida:Senza mio marito?

DonMarzio: Sì; senza vostro marito. Ormaiche voletefare? E' un briccone.

Placida:Pazienza! almeno vorrei vederlo.

DonMarzio: Ohnon lo vedete più.

Placida:Per caritàditemise lo sapete; è egli forsepartito?

DonMarzio: E' partitoe non è partito.

Placida:Per quel che vedoV. S. sa qualche cosa di mio marito?

DonMarzio: Io? Soe non soma non parlo.

Placida:Signoremuovetevi a compassione di me.

DonMarzio: Andate a Torinoe non pensate ad altro. Tenetevidono questi due zecchini.

Placida:Il Cielo vi rimeriti la vostra carità; ma non voletedirmi nulla di mio marito? Pazienza! me ne anderò disperata.(in atto di partire piangendo)

DonMarzio: Povera donna! (da sé) Ehi? (lachiama)

Placida:Signore!

DonMarzio: Vostro marito è qui in casa della ballerinache prende la sua robae partirà per la porta di dietro.(parte)

Placida:E' in Venezia! Non è partito! E' in casa dellaballerina! Se avessi qualcheduno che mi assistessevorrei di belnuovo azzardarmi. Ma così sola temo di qualche insulto.



Scenaquarta

Ridolfoed Eugenio e detta.

Ridolfo:Eh viacosa sono queste difficoltà? Siamo tuttiuominitutti soggetti ad errare. Quando l'uomo si pentela virtùdel pentimento cancella tutti il demerito dei mancamenti.

Eugenio:Tutto va benema mia moglie non mi crederà più.

Ridolfo:Venga con me; lasci parlare a me. La signora Vittoria levuol bene; tutto si aggiusterà.

Placida:Signor Eugenio?

Ridolfo:Il signor Eugenio si contenti di lasciarlo stare. Ha altroche fareche badare a lei.

Placida:Io non pretendo di sviarli da' suoi interessi. Mi raccomandoa tutti nello stato miserabile in cui mi ritrovo.

Eugenio:CredetemiRidolfoche questa povera donna meritacompassione; è onestissimae suo marito è un briccone.

Placida:Egli mi ha abbandonata in Torino. Lo ritrovo in Veneziatenta uccidermied ora è sulle mosse per fuggirmi nuovamentedi mano.

Ridolfo:Sa ella dove egli sia?

Placida:E' qui in casa della ballerina; mette insieme le sue robe efra poco se ne andrà.

Ridolfo:Se andrà vialo vedrà.

Placida:Partirà per la porta di dietroed io non lo vedròo se sarò scoperta mi ucciderò.

Ridolfo:Chi ha detto che anderà via per la porta di dietro?

Placida:Quel signore che si chiama Don Marzio.

Ridolfo:La tromba della comunità. Faccia così: siritiri in bottega qui del barbiere; stando lì si vede laporticina segreta. Subito che lo vede usciremi avvisie lascioperare me.

Placida:In quella bottega non mi vorranno.

Ridolfo:Ora... Ehimesser Agabito? (chiama)



Scenaquinta

Ilgarzone del barbiere dalla sua bottega e detti.

Garzone:Che volete messer Ridolfo?

Ridolfo:Dite al vostro padrone che mi faccia il piacere di tenerquesta pellegrina in bottega per un pocofino che venga io aripigliarla.

Garzone:Volentierivengavengapadronache imparerà afare la barba. Benchéper pelarela ne saprà piùdi noi altri barbieri. (rientra in bottega)

Placida:Tutto mi convien soffrire per causa di quell'indegno. Poveredonne! E’ meglio affogarsiche maritarsi così. (entradal barbiere)



Scenasesta

Ridolfoed Eugenio.

Ridolfo:Se possovoglio vedere di far del bene anche a questapovera diavola. E nello stesso tempo facendola partire con suomaritola signora Vittoria non avrà più di leigelosia. Già mi ha detto qualche cosa della pellegrina.

Eugenio:Voi siete un uomo di buon cuore. In caso di bisognotroverete cento amici che s'impegneranno per voi.

Ridolfo:Prego il cielo di non aver bisogno di nessuno. In tal casonon so che cosa potessi sperare. Al mondo vi èdell'ingratitudine assai.

Eugenio:Di me potrete disporre finch'io viva.

Ridolfo:La ringrazio infinitamente. Ma badiamo a noi. Che pensa elladi fare? Vuol andar in camerino da sua moglieo vuol farla venire inbottega? Vuol andar solo? Vuole che venga anch'io? Comandi.

Eugenio:In bottega non istà bene; se venite anche voiavràsoggezione. Se vado solomi vorrà cavare gli occhi... Nonimporta; ch'ella si sfoghi; che poi la collera passerà. Anderòsolo.

Ridolfo:Vada pure col nome del cielo.

Eugenio:Se bisognavi chiamerò.

Ridolfo:Si ricordi che io non servo per testimonio.

Eugenio:Ohche caro Ridolfo! Vado. (in atto di incamminarsi)

Ridolfo:Vai bravo!

Eugenio:Che cosa credete che abbia da essere?

Ridolfo:Bene.

Eugenio:Piantio graffiature?

Ridolfo:Un poco di tutto.

Eugenio:E poi?

Ridolfo:Ognun dal canto suo cura si prenda.

Eugenio:Se non chiamonon venite.

Ridolfo:Già ci s'intende.

Eugenio:Vi racconterò tutto.

Ridolfo:Viaandate.

Eugenio:(Grand'uomo è Ridolfo! Gran buon amico!) (entranella bottega interna)



Scenasettima

Ridolfopoi Trappola e giovani.

Ridolfo:Marito e moglie? gli lascio stare quanto vogliono. EhiTrappolagiovanidove siete?

Trappola:Son qui.

Ridolfo:Badate alla bottegache io vado qui dal barbiere. Se ilsignor Eugenio mi vuolechiamatemiche vengo subito.

Trappola:Posso andar io a far compagnia al signor Eugenio?

Ridolfo:Signor nonon avete da andaree badate bene che làdentro non vi vada nessuno.

Trappola:Ma perché?

Ridolfo:Perché no!

Trappola:Anderò a vedere se vuol niente.

Ridolfo:Non andarse non chiama. (Voglio intendere un po' megliodalla pellegrinacome va questo suo negoziose possovoglio vedered'accomodarlo.) (entra dal barbiere)



Scenaottava

Trappolapoi Don Marzio.

Trappola:Appunto perché mi ha detto che non vi vadasoncurioso d'andarvi.

DonMarzio: Trappolahai avuto paura?

Trappola:Un poco.

DonMarzio: Si è più veduto il signor Eugenio?

Trappola:Sìsignoresi è veduto; anzi è lìdentro. Ma zitto.

DonMarzio: Dove?

Trappola:Zitto! nel camerino.

DonMarzio: Che vi fa? Giuoca?

Trappola:(ridendo) Signor sìgiuoca.

DonMarzio: Con chi?

Trappola:(sotto voce) Con sua moglie.

DonMarzio: Vi è sua moglie?

Trappola:Vi è; ma zitto!

DonMarzio: Voglio andare a ritrovarlo.

Trappola:Non si può.

DonMarzio: Perché?

Trappola:Il padrone non vuole.

DonMarzio: (vuole andare) Ehviabuffone!

Trappola:(lo ferma) Le dico che non si va!

DonMarzio: (come sopra) Ti dico che voglio andare!

Trappola:(come sopra) Ed io dico che non anderà!

DonMarzio: Ti caricherò di bastonate!



Scenanona

Ridolfodalla bottega del barbiere e detti.

Ridolfo:Che c'è?

Trappola:Vuol andare per forza a giuocar in terzo col matrimonio.

Ridolfo:Si contentisignoreche là dentro non vi si va.

DonMarzio: Ed io ci voglio andare!

Ridolfo:In bottega mia comando ioe non vi anderà. Portirispettose non vuol che ricorra. (a Trappolaed altri garzoni)E voifinché tornolà dentro non lasciate entrarchicchessia. (batte alla casa della ballerina ed entra)



Scenadecima

DonMarzioTrappola e garzonipoi Pandolfo.

Trappola:Ha sentito? Al matrimonio si porta rispetto.

DonMarzio: (A un par mio? Non vi anderà?... Portirispetto?... A un par mio? E sto cheto? E non parlo? E non lobastono? Briccone! Villanaccio! A me? A me?) (sempre passeggiando)Caffé. (siede)

Trappola:Subito. (va a prendere il caffée glielo porta)

Pandolfo:Illustrissimoho bisogno della sua protezione.

DonMarzio: Che c'èbiscazziere?

Pandolfo:C'è del male.

DonMarzio: Che male c'è? Confidamiche t'ajuterò.

Pandolfo:Sappiasignoreche ci sono dei maligni invidiosiche nonvorrebbero veder bene ai pover uomini. Vedono che io m'ingegnoonoratamente per mantener con decoro la mia famigliae questibricconi mi hanno dato una querela di baro di carte.

DonMarzio: (ironico) Bricconi! Un galantuomo della tuasorta! Come l'hai saputo?

Pandolfo:Me l'ha detto un amico. Mi confido peròche non hannoproveperché nella mia bottega praticano tutti galantuominie niuno può dir male di me.

DonMarzio: Oh s'io avessi da esaminarmi contro di tene sodelle belle della tua abilita!

Pandolfo:Caro illustrissimoper amor del cielola non mi rovini; miraccomando alla sua caritàalla sua protezioneper le miepovere creature.

DonMarzio: Viasìt'assisteròti proteggerò.Lascia fare a me. Ma bada bene. Carte segnate ne hai in bottega?

Pandolfo:Io non le segno... Ma qualche giuocatore si diletta.

DonMarzio: Prestoabbruciatele subito. Io non parlo.

Pandolfo:Ho paura di non aver tempo per abbruciarle.

DonMarzio: Nascondile!

Pandolfo:Vado in bottegale nascondo subito.

DonMarzio: Dove le vuoi nascondere?

Pandolfo:Ho un luogo segreto sotto le travatureche né ancheil diavolo le ritrova. (entra in bottega del giuoco)

DonMarzio: Vache sei un gran furbo!



Scenaundicesima

DonMarziopoi un capo de' birri mascheratoed altri birri nascostipoi Trappola.

DonMarzio: Costui è alla vigilia della galera. Se trovaalcuno che scopra la metà delle sue bricconatelo piglianoprigione immediatamente.

CAPO(ai birri sulla cantonata della stradai quali si ritirano)(Girate qui d'intornoe quando chiamo venite.)

DonMarzio: (da sè) (Carte segnate! Oh che ladri!)

CAPO(siede) Caffè!

Trappola:La servo. (va per il caffèe lo porta)

CAPOAbbiamo delle buone giornate.

DonMarzio: Il tempo non vuol durare.

CAPOPazienza. Godiamolo finché è buono.

DonMarzio: Lo goderemo per poco.

CAPOQuando è mal temposi va in un casinoe si giuoca.

DonMarzio: Basta andare in luoghi dove non rubino!

CAPOQuiquesta bottega vicina mi pare onorata.

DonMarzio: Onorata? E' un ridotto di ladri.

CAPOMi pare sia messer Pandolfo il padrone.

DonMarzio: Egli per l'appunto.

CAPOPer dir il veroho sentito dire che sia un giuocator di vantaggio.

DonMarzio: E' un baro solennissimo.

CAPOHa forse truffato ancora a lei?

DonMarzio: A me noche non son gonzo. Ma quanti capitanotutti li tira al trabocchetto.

CAPOBisogna ch'egli abbia qualche timoreche non si vede.

DonMarzio: E' dentro in bottegache nasconde le carte.

CAPOPerché mai nasconde le carte?

DonMarzio: M'immaginoperché sieno fatturate.

CAPOCertamente. E dove le nasconderà?

DonMarzio: Volete ridere? Le nasconde in un ripostiglio sottole travature.

CAPO(da sè) (Ho rilevato tanto che basta.)

DonMarzio: Voisignorevi dilettate di giuocare?

CAPOQualche volta.

DonMarzio: Non mi par di conoscervi.

CAPOOr ora mi conoscerete. (s'alza)

DonMarzio: Andate via?

CAPOOra torno.

Trappola:(al Capo) Eh? Signore; il caffè.

CAPOOr ora lo pagherò. (si accosta alla stradae fischia. Ibirri entrano in bottega di Pandolfo)



Scenadodicesima

DonMarzio e Trappola.

DonMarzio: (s'alzae osserva attentamente senza parlare)

Trappola:(anch'egli osserva attentamente)

DonMarzio: Trappola...

Trappola:Signor Don Marzio...

DonMarzio: Chi son coloro?

Trappola:Mi pare l'onorata famiglia.



Scenatredicesima

Pandolfolegatobirri e detti.

Pandolfo:Signor Don Marziogli sono obbligato.

DonMarzio: A me? Non so nulla.

Pandolfo:Io andrò forse in galerama la sua lingua merita laberlina. (va via coi birri)

CAPO(a Don Marzio) Sìsignorel'ho trovato che nascondevale carte. (parte)

Trappola:Voglio andargli dietroper veder dove va. (parte)



Scenaquattordicesima

DonMarzio solo.

DonMarzio: Oh diavolodiavolo! Che ho io fatto? Colui che iocredeva un signore di contoera un birro travestito. Mi ha traditomi ha ingannato. Io son di buon cuore; dico tutto con facilità.



Scenaquindicesima

Ridolfoe Leandro di casa della ballerina e detto.

Ridolfo:(a Leandro) Bravo; così mi piace; chi intendela ragione fa conoscere che è un uomo di garbo; finalmente inquesto mondo non abbiamo altro che il buon nomela fama e lariputazione.

Leandro:Ecco lì quello che mi ha consigliato a partire.

Ridolfo:Bravosignor Don Marzio; ella dà di questi buoniconsigli; invece di procurare di unirlo con la moglie lo persuadeabbandonarlae andar via?

DonMarzio: Unirsi con sua moglie? E' impossibilenon la vuolecon lui.

Ridolfo:Per me è stato possibile; io con quattro parole l'hopersuaso. Tornerà con la moglie.

Leandro:(da sè) (Per forzaper non esserprecipitato.)

Ridolfo:Andiamo a ritrovare la signora Placidache è qui dalbarbiere.

DonMarzio: (a Leandro) Andate a ritrovare quella buonarazza di vostra moglie.

Leandro:Signor Don Marziovi dico in confidenza tra voi e me chesiete una gran lingua cattiva. (entra dal barbiere con Ridolfo)



Scenasedicesima

DonMarziopoi Ridolfo.

DonMarzio: Si lamentano della mia linguae a me pare diparlare bene. E' vero che qualche volta dico di questo e di quello;macredendo dire la veritànon me ne astengo. Dicofacilmente quello che so; ma lo faccioperché son di buoncuore.

Ridolfo:(dalla bottega del barbiere) Anche questa èaccomodata. Se dice davveroè pentitose fingesaràpeggio per lui.

DonMarzio: Gran Ridolfo! Voi siete quello che unisce imatrimoni.

Ridolfo:E ella è quello che cerca di disunirli.

DonMarzio: Io ho fatto per far bene.

Ridolfo:Chi pensa male non può mai sperar di far bene. Nons'ha mai da lusingarsiche da una cosa cattiva ne possa derivare unabuona. Separare il marito dalla moglieè un'opera controtutte le leggie non si possono sperare che disordini e pregiudizi.

DonMarzio: (con disprezzo) Sei un gran dottore.

Ridolfo:Ella intende più di me; ma mi perdonila mia linguasi regola meglio della sua.

DonMarzio: Tu parli da temerario.

Ridolfo:Mi compatiscase vuole; e se non vuolemi levi la suaprotezione.

MARZIOTe la leveròte la leverò. Non ci verrò piùa questa tua bottega.

Ridolfo:(da sè) (Oh il ciel lo volesse!)



Scenadiciassettesima

Ungarzone della bottega del caffè e detti.

Garzone:Signor padroneil signor Eugenio vi chiama. (si ritira)

Ridolfo:Vengo subito; (a Don Marzio) con sua licenza.

DonMarzio: Riverisco il signor politico. Che cosa guadagnate inquesti vostri maneggi?

Ridolfo:Guadagno il merito di far del bene; guadagno l'amiciziadelle persone; guadagno qualche marca d'onoreche stimo sopra tuttele cose del mondo. (entra in bottega)

DonMarzio: Che pazzo! Che idee da ministroda uomo di conto!Un caffettiere fa l'uomo di maneggio! E quanto s'affatica! E quantotempo vi mette! Tutte cose che io le avrei accomodate in un quartod'ora.



Scenadiciottesima

RidolfoEugenioVittoria dal caffè e Don Marzio.

DonMarzio: (da sè) (Ecco i tre pazzi. Il pazzodiscolola pazza gelosae il pazzo glorioso.)

Ridolfo:(a Vittoria) In verità provo una consolazioneinfinita.

Vittoria:Caro Ridolforiconosco da voi la pacela quietee possodire la vita.

Eugenio:Credeteamicoch'io era stufo di far questa vitama nonsapeva come fare a distaccarmi dai vizi. Voi siate benedettom'aveteaperto gli occhie un poco coi vostri consigliun poco coi vostririmproveriun poco colle buone graziee un poco coi benefizi miavete illuminatomi avete fatto arrossire: son un altro uomoespero che sia durabile il mio cambiamentoa nostra consolazioneagloria vostrae ad esempio degli uomini savionorati e dabbenecome voi siete.

Ridolfo:Dice tropposignore: io non merito tanto.

Vittoria:Sino ch'io sarà viva mi ricorderò sempre delbene che mi avete fatto. Mi avete restituito il mio caro consortel'unica cosache ho di bene in questo mondo. Mi ha costato tantelagrime il prenderlotante me ne ha costato il perderloe molte mene costa il riacquistarlo; ma queste sono lagrime di dolcezzalagrime d'amoree di tenerezzache m'empiono l'anima di dilettoche mi fanno scordare ogni affanno passatorendendo grazie al cieloe lode alla vostra pietà.

Ridolfo:Mi fa piangere dalla consolazione.

DonMarzio: (da sèguardando sempre conl'occhialetto) (Oh pazzi maledetti!)

Eugenio:Volete che andiamo a casa?

Vittoria:Mi dispiacech'io sono ancora tutta lagrimearruffata escomposta. Vi sarà mia madree qualche altra mia parente adaspettarmi; non vorrei che mi vedessero col pianto agli occhi.

Eugenio:Viaacchetatevi; aspettiamo un poco.

Vittoria:Ridolfo non avete uno specchio? Vorrei un poco vedere comesto.

DonMarzio: (da sè coll'occhialetto) (Suo maritole avrà guastato il tuppè.)

Ridolfo:Se si vuol guardar nello specchioandiamo qui sopra neicamerini del giuoco.

Eugenio:Nolà dentro non vi metto più piede.

Ridolfo:Non sa la nuova? Pandolfo è ito prigione.

Eugenio:Sì? Se lo merita; briccone! Me ne ha mangiati tanti.

Vittoria:Andiamocaro consorte.

Eugenio:Quando non vi è nessunoandiamo.

Vittoria:Così arruffata non mi posso vedere. (entra nellabottega del giuoco con allegria)

Eugenio:Poverina! Giubila dalla consolazione! (entra come sopra)

Ridolfo:Vengo ancor io a servirli. (entra come sopra)



Scenadiciannovesima

DonMarziopoi Leandro e Placida.

DonMarzio: Io so perché Eugenio è tornato in pacecon sua moglie. Egli è fallitoe non ha più da vivere.La moglie è giovinee bella... Non l'ha pensata maleeRidolfo gli farà il mezzano.

Leandro:(uscendo dal barbiere) Andiamo dunque alla locanda aprendere il vostro piccolo bagaglio.

Placida:Caro maritoavete avuto tanto cuore di abbandonarmi?

Leandro:Via non ne parliamo più. Vi prometto di cambiarevita.

Placida:Lo voglia il cielo. (s'avvicina alla locanda)

DonMarzio: (a Leandro burlandolo) Servo divosustrissimasignor Conte.

Leandro:Riverisco il signor protettoreil signor buona lingua.

DonMarzio: (a Placida deridendola) M'inchino allasignora contessa.

Placida:Servasignor cavaliere delle castagne secche. (entra inlocanda con Leandro)

DonMarzio: Anderanno tutti e due in pellegrinaggio a battere labirba. Tutta la loro entrata consiste in un mazzo di carte.



Scenaventesima

Lisauraalla finestra e Don Marzio.

Lisaura:La pellegrina è tornata alla locanda con queldisgraziato di Leandro. S'ella ci sta troppome ne vadoassolutamente di questa casa. Non posso tollerare la vistanédi luiné di lei.

DonMarzio: (coll'occhialetto) Schiavosignoraballerina.

Lisaura:(bruscamente) La riverisco.

DonMarzio: Che cosa avete? Mi parete alterata.

Lisaura:Mi maraviglio del locandiereche tenga nella sua locandasimil sorta di gente.

DonMarzio: Di chi intende parlare?

Lisaura:Parlo di quella pellegrinala quale è donna di malaffaree in questi contorni non ci sono mai state di questeporcherie.



Scenaventunesima

Placidadalla finestra della locanda e detti.

Placida:Ehsignorinacome parlate dei fatti miei? Io sono unadonna onoratanon so se cosi si possa dir di voi.

Lisaura:Se foste una donna onoratanon andreste pel mondobirboneggiando.

DonMarzio: (ascoltae osserva di qua e di lacoll'occhialettoe ride)

Placida:Son venuta in traccia di mio marito.

Lisaura:Sìe l'anno passato in traccia di chi eravate?

Placida:Io a Venezia non ci sono più stata.

Lisaura:Siete una bugiarda. L'anno passato avete fatta una tristafigura in questa città. (Don Marzio osservae ride comesopra)

Placida:Chi vi ha detto questo?

Lisaura:Eccolo lì; il signor Don Marzio me l'ha detto.

DonMarzio: Io non ho detto nulla.

Placida:Egli non può aver detto una tal bugia; ma di voi simi ha narrato la vita e i bei costumi. Mi ha egli informatodell'esser vostroe che ricevete le genti di nascosto per la portadi dietro.

DonMarzio: Io non l'ho detto. (sempre coll'occhialetto diquae di là)

Placida:Sì che l'avete detto.

Lisaura:E' possibile che il signor Don Marzio abbia detto di me unasimile iniquità?

DonMarzio: Vi diconon l'ho detto.



Scenaventiduesima

Eugenioalla finestra de' camerinipoi Ridolfo da altra similepoi Vittoriadall'altraaprendole di mano in manoe detti a' loro luoghi.

Eugenio:Sìche l'ha dettoe l'ha detto anche a meedell'unae dell'altra. Della pellegrinache è stata l'annopassato a Venezia a birboneggiare; e della signora ballerinachericeve le visite per la porta di dietro.

DonMarzio: Io l'ho sentito dir da Ridolfo.

Ridolfo:Io non son capace di far queste cose. Abbiamo anzi altercatoper questo. Io sosteneva l'onore della signora Lisaurae V. S.voleva che fosse una donna cattiva.

Lisaura:Oh disgraziato!

DonMarzio: Sei un bugiardo.

Vittoria:A me ancora ha detto che mio marito teneva pratica collaballerinae colla pellegrina; e me le ha dipinte per duescelleratissime femmine.

Placida:Ah scellerato!

Lisaura:Ah maledetto!



Scenaventitreesima

Leandrosulla porta della locanda e detti.

Leandro:Signor sìsignor sìV. S. ha fatto nasceremille disordini! ha levata la riputazione colla sua lingua a duedonne onorate.

DonMarzio: Anche la ballerina onorata?

Lisaura:Tale mi vanto di essere. L'amicizia col signor Leandro nonera che diretta a sposarlonon sapendo che egli avesse altra moglie.

Placida:La moglie l'ha; e son io quella.

Leandro:E se avessi abbadato al signor Don Marziol'avreinuovamente sfuggita.

Placida:Indegno!

Lisaura:Impostore!

Vittoria:Maldicente!

Eugenio:Ciarlone!

DonMarzio: A me questo? A meche sono l'uomo il piùonorato del mondo?

Ridolfo:Per essere onorato non basta non rubarema bisogna anchetrattar bene.

DonMarzio: Io non ho mai commesso una mala azione.



Scenaventiquattresima

Trappolae detti.

Trappola:Il signor Marzio l'ha fatta bella.

Ridolfo:Che ha fatto?

Trappola:Ha fatto la spia a Messer Pandolfo; l'hanno legatoe sidice che domani lo frusteranno.

Ridolfo:E' uno spione! via dalla mia bottega. (parte dallafinestra)



Scenaventicinquesima

Ilgarzone del barbiere e detti.

Garzone:Signore spionenon venga più a farsi far la barbanella nostra bottega. (entra nella sua bottega)



Scenaultima

Ilcameriere della locanda e detti.

Cameriere:Signora spianon venga più a far desinari allanostra locanda. (entra nella locanda)

Leandro:Signor protettoretra voi e me in confidenzafar la spia èazion da briccone. (entra nella locanda)

Placida:Altro che castagne secche! Signor soffione. (parte dallafinestra)

Lisaura:Alla berlinaalla berlina! (parte dalla finestra)

Vittoria:O che caro Don Marzio! Quei dieci zecchini che prestasti amio maritosaranno stati una paga di esploratore. (parte dallafinestra)

Eugenio:Riverisco il signor confidente. (Parte dalla finestra)

Trappola:Io fo riverenza al signor referendario. (entra inbottega)

DonMarzio: Sono storditosono avvilitonon so in qual mondomi sia. Spione a me? A me spione? Per avere svelato accidentalmenteil reo costume di Pandolfosarò imputato di spione? Io nonconosceva il birronon prevedeva l'ingannonon sono reo diquest'infame delitto. Eppur tutti m'insultanotutti mi vilipendononiuno mi vuoleognuno mi scaccia. Ah sìhanno ragionelamia linguao presto o tardimi doveva condurre a qualche granprecipizio. Ella mi ha acquistato l'infamiache è il peggiorede' mali. Qui non serve il giustificarmi. Ho perduto il credito e nonlo riacquisto mai più. Anderò via di questa città;partirò a mio dispetto; e per causa della mia trista lingua mipriverò d'un paesein cui tutti vivono benetutti godono lalibertàla paceil divertimentoquando sanno essereprudenticauti ed onorati.