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CarloGoldoni



UNADELLE ULTIME SERE

DICARNOVALE







L’AUTOREA CHI LEGGE

Infondo di questa Commedia è un’allegoriache ha bisognodi spiegazione. Essendo io in quell’anno chiamato in Franciaeavendo risolto di andarviper lo spazio almeno di due anniimmaginai di prender congedo dal Pubblico di Venezia col mezzo di unacommedia; e come non mi pareva ben fatto di parlare sfacciatamente edalla scoperta di mee delle cose mieho fatto de’ Commediantiuna società di Tessitorio sia di fabbricanti di stoffee misono coperto col titolo di Disegnatore.

L’allegorianon è male adattata. I Comici eseguiscono le opere degliAutoried i Tessitori lavorano sul modello de’ loroDisegnatori.

Lasimilitudine sarebbe più verase si trattasse di Commedie asoggettonelle quali i Comici ci mettono più del loroma puòpassare anche per le Commedie scritte; e l’allegoria fu bencompresae gustata. Vero èche la Commedia non potea passareche in quella tale occasionee credodopo quel temponon sia statarappresentata; ma vi sono delle cose in essache anche senzal’allegoria possono recare qualche dilettoe credo nondispiacerà ai Leggitori d’averla. I caratteri sono verisemplici e piacevoliindipendentemente dal fondo della Commedia: unMarito e una Moglie che si amanoe taroccano sempre insieme. UnaDonnache sa essere ammalataquando s’annoia; e diventasanissima quando trova da divertirsi. Un giovane brillantefacetoche diverte gli altridivertendo se stesso: un buon uomocapo difamigliache sa unire alla più esatta condotta l’allegriae l’onesto divertimento.

Lacaricatura di una vecchiache vuol fare la spiritosa: due Amantiinfineche alla vista di una società numerosa trovano imomenti per intendersi insiemee procurarsi onestamente il fine deiloro amori. Tutto ciòaggiunto alla pittura del sistema e delcostume di quel ceto di personeche ho introdotte in quest’operabastami pareper dar materia ad una Commediaanche senza ilmerito dell’allegoria.

Viho introdottoper adornarlail giuoco detto della Meneghellagiuoco di carte particolar di Veneziache non giuocasi in altrepartie serve di trattenimento alle Società che si trovanonumerose e si compiacciono di giuocar tutti insiemepotendo giuocarefino in sedicialla stessa tavolae nella medesima compagnia. Comela scenain cui giuocano i miei personaggiè lungaed itermini di cui si servono non possono essere compresi da quelli chenon conoscono un simil giuocom’ingegnerò di darneun’idea; e non credo fatica inutilefacendo conoscere il giuocofavorito delle belle giovani Veneziane.

Principiandodall’etimologia del nomedirò che Menega in Venezianovuol dire Domenica e Meneghella è il diminutivocome chidicesse Domenichellao Domenichina. La carta che chiamasi laMeneghellaè il due di spade. Quei che conoscono le carteitalianesapranno che i quattro semi che le compongono formano:SpadeCoppeBastoni e Danari. Le figure di questi semi varianosecondo i paesi. Le Spadeper esempioin varie parti sono impressediritteed in Venezia ritortea guisa di sciabole. Il due di Spadeè composto di due di queste sciaboleche incrocicchiando leguardie e le punteformano un ovale nel mezzonel cui vacuo èscritto il nome del fabbricatoreed ordinariamente vi si legge:Messer Domenico Cartolerall’insegna della Perletta.

Iocredo che il nome di Domenico abbia dato il nome di DomenichinaoDomenichellae in Veneziano di Meneghella: almeno questa etimologiaè molto più onesta di quella che alcuni libertiniritrar pretendono dalla figura. Questa dunque è la cartatrionfantela carta superiore di questo gioco; e dopo di essa gliAssii Cavallii Fantii Diecii Nove ecc. impiegandosi tutte lecinquantadue carte che formano il mazzo. I Giuocatori sidistribuiscono a due per duei quali devono esser viciniveggendosile carte fra di loro. E facendo banco comune di quel denaro chemettono sopra la tavolametà per unoe dividendo alla fineil restose perdonoo la vincita oltre il capitalse guadagnanoerimettendone fuori di nuovose il primo capitale è perdutoprima che il giuoco finisca. Le coppie de' Giuocatori sono per lo piùcomposte di un uomo e di una donnae la Padrona di casa ha laprudente attenzione di unire le persone che stanno volentieriinsiemecosa che rende oltremodo piacevole questo giuoco all'onestama tenera gioventù. Nel mezzo della tavola si mette untondinodove ciascheduno dee porre quella moneta ch'èdestinata per il fondo del giuoco; per esempioun soldo. Se iGiuocatori sono dodicicome nella mia Commediaecco dodici soldinel tondo. Comee da chi si guadagnanolo vedremo in appresso.

Pervedere chi è queglio quellache dee dar le carte la primavoltaqualcheduno prende il mazzomescolafa alzaredà unacarta scoperta a ciaschedunoe quegli a cui tocca la Meneghellaèil primo a dar le carte. Questi dunque mescolafa alzare il suovicinoe se questi alzaper venturae fa vedere la Meneghellatira i dodici soldi del tondo; passano la manoe tutti rimettono neltondino un soldo per ciascheduno. Se non alzasi la Meneghellaquegliche fa le cartene dà tre a ciascheduno e ne prende sei perse stessodelle quali sceglie le tre migliori; e questo chiamasi far"lissia"cioè fare il "bucato". Volta poila quarantesima cartas'ella è la Meneghellatira il tondocome quegli che l'alzae passa avanti il mazzo. Colui che ha lamanogiuoca la carta che più gli torna contoe come vede lecarte del suo Compagnoo giuoca un Assos'egli ne hao giuocanell'Asso del suo compagno.

GliAssicome abbiamo dettosono le prime carte dopo la Meneghella. LaMeneghella può prender l'Assoe si chiama "tagliare";e questo succedese quegliper esempioche ha la Meneghella ha trecarte sicuree teme di doverne perdere duerispondendo a quei Semich'egli non hama rade volte si famentre per lo piùl'ultima carta è la più interessante.

Chiprende dunque la prima manotira quattro soldi dal tondoe giuocapoi la carta che vuolela più utile al suo giuocoo a quellodel suo Compagno; e chi prende la seconda manotira ancor quattrosoldi. I quattro che restanodopo le due mani suddettesi dice cherestano per l'invito; ed ecco come si fa l'invito. La persona che haguadagnato la seconda manose resta con una terza cartagiudicatabuonao perché sia un Assoo un Reo perché sia diun Semedel quale se ne vedono molte sulla tavolainvitae si dice"un soldoo due soldio tre ecc. chi vuol veder la mia carta"e mette la somma nel tondino. Quelli che hanno carte buonee speranoche siano dello stesso Semee superiori in valore alla carta copertadell'invitotengono l'invitoe mettono la somma invitata.

Quegliche ha la Meneghellatiene sicuramenteed è certo divincere; per questa ragione rade volte si tagliano gli Assi collaMeneghellasperando di far miglior giuoco alla fine. Il giuoco èpiù belloquando la Meneghella è stata forzata; cioèquando qualchedunoper necessità o per elezionegiuocandoSpadetrova la Meneghella in mando di qualcheduno senz'altre Spadee la fa cadere: allora chi l'hae la giuoca forzatasi fa dare unsoldo da ciaschedunoe tira i quattro soldi dal tondo; ma questopremio qualche volta non vale quello che si può guadagnarenell'invito. Quando l'invito è fattoe tenutoquegli che hainvitatoscopree fa veder la sua carta.- Allora quei che hantenuto l'invitose si trovano aver la carta in mano di quel Semeeche sia superioredicono: "io ci fo su quella carta"peresempio"dieciquindicio venti soldi". Qualche voltasaranno in due o in tre a far lo stessoperché la cartascoperta saràmettiamoil Fante o il Cavallo di bastonieduno avrà il Ree l'altro avrà l'Asso; e quegli che hala Meneghellatiene sempreperché è sicuro divincere; se gli altri si piccanotanto meglio per luianzi non solotiene tutto quello che invitanoma aumenta quando puòdavantaggioe l'ultimo a scoprire è sempre l'ultimo adaumentare. Sovente accadeche un Giuocatore non avrà cartabuonao non l'avrà del Seme della carta scopertae nonostante rinforzaed aumenta l'invito. Questa si chiama "Cazzada"una bravata per far ritirare gli altrie guadagnare il resto deltondoe la somma del primo o del secondo invito; e chi ha laMeneghella ridee profitta delle Cazzade.

Eccoa poco presso tutto il famoso giuoco della Meneghella. Diràqualchedunoch'esso non meritava una sì esatta descrizione.Spero che questo tale me la perdoneràpoiché non glicosta gran cosa. Altri aspettano forsech'io faccia parolasull'articolo della promessa del Disegnatorecon cui si eraimpegnato a mandar di Moscovia de' suoi Disegni ai fabbricatori distoffe in Venezia. Levate il velo dell'allegoriae preso me inimpegno di mandar Commedie in Italia durante il mio soggiorno inFranciapretendono forse ch'io qui renda conto di quel che ho fattoo ch'io mi abbia a giustificare di quello ch'io non ho fatto. Maquesto non è il luogoné il tempo. Mi riserbo di farloin altra occasioneallora quando col racconto della mia vitaarriverò a parlare della mia andata e del mio soggiorno inFrancia.

 

 

Personaggi

SiorZamaria testorcioè fabbricatore di stoffe

SioraDomenicafiglia di Zamaria

SiorAnzolettodisegnatore di stoffe

SiorBastianmercante di seta

SioraMartamoglie di Bastian

SiorLazarofabbricatore di stoffe

Sior'Albamoglie di Lazaro

SiorAgustinfabbricatore di stoffe

SioraElenettamoglie di Agustin

SioraPoloniache fila oro

SiorMomolomanganaro

MadamaGatteauvecchia francese ricamatrice

Cosmogarzone lavorante di Zamaria

Baldisseragarzone lavorante di Zamaria

Martingarzone lavorante di Zamaria

 Lascena si rappresenta in venezia in casa di Zamaria

 



ATTOPRIMO



Scena I

Camerae lumi sul tavolino

ZAMARIABALDISSERACOSMO e MARTIN

Zamaria:Puttivegnì qua. Stassera ve dago festa. Semo in ti ultimi zorni decarneval. Dago da cena ai mi amici; dopo cena se balerà quatromenueti; vualtri darè una manse bisognae po magnerègoderève devertirè.

Baldissera:Sior sìsior patron; grazie al so bon amor.

Martin:Semo qua a servirlae goderemo anca nu le so grazie.

Cosmo:Oestassera no sentiremo la realtina al teler.(aglialtri giovani)

Zamaria:Ah!baronveh! lo soche ti gh'ha manco voggia dei altri de laorar.Peccàpeccàche no ti applichiche no ti voggitender al sodo. Se ti volti xè un bon laorante; e se tivolessiti deventeressi el più bravo testor de sto paese. Masia dito a to onor e gloriano ti gh'ha volontà de far ben.

Cosmo:No so cossa dir. Pol esser ancache la diga la verità.

Zamaria:Oh!viaper stassera no disemo altro. Devertìmosee che tuttigoda. Doman posior Cosmo carissimodè drio a quel drapeto.Vusior Baldisseradomattina a bon'ora andè dal manganeravéder se i ha dà l'onda a quel amuere vusiorMartinscomenzerè a ordir quel camelotto color de gazìa

Martin:Benissimo; e adesso cossa vorlache femo?

Zamaria:Adessoandè de là; vardèse a mia fia ghe bisognagnente; fè qualcossase ghe n'avè voggia; e se no savècossa fartolè el trottoloe devertive.

Martin:Ohche caro sior patron! Almanco el xè semprealiegro.(parte)

Baldissera:La diga. Balerémio anca nu un per de balloni?

Zamaria:Siorsì. No se sàlo? Ha da balar tutti; balerò ancami.

Baldissera:Grazie; e viva; oh che gusto! (El xè un vecchiettoche propriamente el fa voggia).

Cosmo:La digasior patron: me dàla licenzache alla festafazza vegnir una putta?

Zamaria:Unaputta?

Cosmo:La vegnirà co so madre.

Zamaria:Chièla?

Cosmo:Togninafia de siora Gneseche incana sea.

Zamaria:Coss'è?Com'èla? Gh'è pericoloche sta putta perda elgiudizio?

Cosmo:Per cossa?

Zamaria:Gh'èpericoloche la te creda?

Cosmo:Cossa songio?

Zamaria:Unfurbazzoun galiottoche ghe n'ha burlà cinque.

Cosmo:E una sie. Patrongrazie. La farò vegnir. A bonreverirla. (parte)



Scena II

ZAMARIApoi DOMENICA

Zamaria:Peccàde costù! el gh'ha un'abilitadazza terribile; ma nol ghetende. I fa cussì costori. I laora co i gh'ha bisogno; e co igh'ha un ducatoa revéderse fina che l'è fenìo.M'ha piasso anca a mi a divertirmee me piase ancora; ma per dianade dia! ai mii interessi ghe tendo; e son quelche son a forza detenderghee de laorar. Sior sìsfadigarse co se ghe xèe gòder i amici ai so tempialle so stagion.

Domenica:Oh! son quasior padre. Òggio fatto presto avestirme?

Zamaria:Brava!chi t'ha conzà

Domenica:Mi; da mia posta.

Zamaria:Mova làche ti par conzada dal Veronese.

Domenica:E sìtra conzarme e vestirmea un'ora e un quartono ghe son arivada.

Zamaria:Brava!Ti xè una putta de garbo.

Domenica:E avanti de prencipiarson andada in cusina; ho dà imi ordeni; ho agiutà a far suso i raffioi; ho fatto metter elstuffà in pignattae ho volesto metterghe mi la so conza; hofattoche i torna a lavar el polame; ho fatto el pien alladindiettaho volesto véder a impastar le polpette; ho dàfora el vin; ho messo fora la biancaria. No me manca altro che tirarfora le possaele sottocoppee quelle quatro bottiglie de vin deCipro.

Zamaria:Movia; mo se lo so; mo se ti xè una donetta de garbo.

Domenica:A cenain quanti sarémiosior padre?

Zamaria:Aspetta.No m'arecordo. Mio compare Lazaro co so muggier.

Domenica:Credémioche la vegna sior'Alba?

Zamaria:Lam'ha dito de sì. Per cossa no averàvela da vegnir?

Domenica:No sàloche cossa lessache la xè? La gh'hasempre mal. No la magnano la parlano la sa zogar: ora ghe diol latestaora ghe diol el stomegoora ghe vien le fumane.

Zamaria:Cossavustu far? Sior Lazaro el xè mio compare. El xè ancaelo de la mia profession; gh'avemo insieme de' negozieti. Qualcossabisogna ben soportar.

Domenica:E chi altri ghe sarà?

Zamaria:Hoinvidà sior Bastian.

Domenica:Sior Bastian Caparetti?

Zamaria:Siorasì. Anca elo; perché el xè mercante da seach'el me dà tutto l'anno da laorar.

Domenica:E so muggier?

Zamaria:Ancasiora Marta.

Domenica:Siora Marta se degnerala mo de vegnir?

Zamaria:Percossa no s'averàvela da degnar?

Domenica:So che la sta sull'ariache la pratica tutte le primesignore de Marzaria; che la va in te le prime conversazion.

Zamaria:Eper questo? Nu cossa sémio? No podemo star al pari de chi sesia? Sóngio qualche laorante? Son paron anca mi. Negozio colmio; non ho da dar gnente a nissun. E pocossa serve? Siora Marta xèla più bona creatura de sto mondo. Credeuperché lasta benperché la gh'ha dei bezziche la sia superba? Gnancaper insonio; vederèvederèco allegramente che la nefarà star.

Domenica:E chi altri viensior padre? Vienla sior'Elenetta?

Zamaria:Siorasì. No voleuche abbia invidà mia fiozza Elenetta?

Domenica:E so mario?

Zamaria:S'intende.Anca mio fiozzo Agustin.

Domenica:Moco a bon'ora che quel putto s'ha maridà!

Zamaria:Els'ha maridàperché bisognavach'el se maridasse. Stomatrimonio l'ho fatto mi. El xè restà fio solosenzapadree senza madre. L'ho fatto passar capo mistro testor. L'hatolto in casa sta putta; la gh'ha dà dei bezzetti; la gh'hauna madreche per el teler xè un oracolo; la sta con lori...

Domenica:So madona sarà un oracolo; ma Agustin xè elpiù bel pampalugo del mondo.

Zamaria:Cossasaveu?

Domenica:No se védelo!

Zamaria:Elxè ben altrettanto bon.

Domenica:Bon el xè? E mi ho sentio a dirche tutto el dìmario e muggier no i fa altro che rosegarse.

Zamaria:Saveuperché? Perché i se vol ben. I xè tutti dozelosi; e per questo ogni men de che i ha qualcossa da tarocar; darestoquel putto el xè l'istessa bontà. Cussìte ne capitasse uno a ti.

Domenica:Mi? de diana! Un mario aloccono lo toravese el mecargasse de oro.

Zamaria:Cossavoréssistu? Un spuzzetta? Un scartozzetto? Che te magnassetutto? Che te fasse patir la fame?

Domenica:No ghe n'è dei puttiche gh'ha del spiritoe che xèboni?

Zamaria:Miho paura de no.

Domenica:Eh! sior sìche ghe n'è. (modestamentemacon artifiziomostrando ch’ella ne ha qualcheduno in veduta)

Zamaria:Moltopochifia mia.

Domenica:E cussì? I àlo minzonai tutti queliche ha davegnir?

Zamaria:Aspettè.Chi òggio dito?

Domenica:No me parche l'aveva dito de invidar sior Anzolettodessegnador?

Zamaria:Ah!sì ben. Anca elo.

Domenica:(Questo giera quelloche me premeva).

Zamaria:Tornemoa dir: mio compare...

Domenica:Eh! sior sì; m'arecordo tutti. I xè setteenu doche fa nove.

Zamaria:Ela mistrache fa diese.

Domenica:Quala mistra?

Zamaria:Lafilaoro.

Domenica:Oh! gh'ho gustoche vegna siora Polonia. El doveva invidaranca sior Momolo manganer.

Zamaria:L'hoinvidàl'ho pregà; ho fatto de tutto per obligarlo avegnire no gh'è stà caso. El disech'el gh'ha unimpegnoche nol pol vegnir.

Domenica:Me despiase; perché el xè unico per tegnir inviva una conversazion. Donca co la mistra saremo diese.

Zamaria:Siorasìa tola saremo diese; e fè parechiar de làper i putti.

Domenica:Sior sì.

Zamaria:Edèghe anca a lori le so possade d'arzentoe la so bozzetta devin de Cipro.

Domenica:Eh! a lori podemo dar del moscato.

Zamaria:Siorano; vòiche i magnae che i beva de tutto quel che magnemo ebevemo anca nu.

Domenica:Oh! xè qua sior'Elenae sior Agustin.

Zamaria:Oh!viabravi; i ha fatto ben a vegnir. Scomenzemo a aver un pocheto decompagnia.

Domenica:(Mi voraveche vegnisse sior Anzoletto).



Scena III

AUGUSTINELENETTA e i suddetti

Zamaria:Oefiozza!

Elenetta:Sior santolopatron

Zamaria:Bondìfiozzo.

Elenetta:Patronasiora Domenica.

Domenica:Sior'Elenapatrona.

Agustin:Patrona.(a Domenica)

Domenica:Patron. (ad Agustin)

Elenetta:Semo qua a incomodarli.

Domenica:Cossa dìsela? La ne fa finezza.

Zamaria:Oh!via. A monte le cerimonie. Mettè zoso el tabaroe 'l capelo.(a Agustin)

Agustin:(vuol metter il tabarro sul tavolino)

Zamaria:Delàde làin quell'altra camera.

Agustin:(va a mettere giù ecc. e poi torna)

Domenica:La vegna qua; la resta servida. (fa sedere Elenetta)

Zamaria:Fiozzasenza gnente in testa sè? No gh'avè paura de sfredirve?

Elenetta:Cossa voléveloche me mettesse el zendà?

Zamaria:Nogh'avè una prigioniera?

Elenetta:La gh'homa no me l'ho messa.

Domenica:Moche caro sior padre! L'ha da balare el volche la sedesconza la testa!

Zamaria:Inveritàche vualtre done sè bele; sè beledagalantomo. Ora ve mettè in testa un stramazzoora andècolla testa nua.

Domenica:Eh! viacaro elo; cossa sàlo elo?

Elenetta:Voleva metterme qualcossa in testae Agustin no ha volesto.

Zamaria:Percossa no àlo volesto?

Elenetta:Perché el m'ha conzà elo.

Zamaria:Ohbella! el v'ha conzà elo? Per cossa?

Elenetta:Perché mio mario no vol perucchieri per casa.

Zamaria:Elv'ha conzà elo? Bravopulito. Oefiozzovegnì qua.L'avè conzada da frìzer vostra muggier.

Agustin:Per cossa?

Zamaria:Noseu stà vuche l'ha infarinada?

Agustin:Oh! che caro sior santolo!

Domenica:La digasior'Elenetta: cossa fa so siora madre? (aElenetta)

Elenetta:Eh! cussìcussì. La m'ha ditoche lareverissa. (con un poco di sussiego)

Domenica:Grazie.

Zamaria:Perchéno xèla vegnua anca ela vostra madona? (a Agustin)

Agustin:No so... No la xè vegnua; ma la xè stada acasa malvolentiera.

Zamaria:Ohbela! Perché no vegnir?

Elenetta:Caro sior santoloperché voléveloche lavegnisse? No la xè miga invidada.

Zamaria:Eper questo? Mi no son andà drio a quelo. No gièrelapatronase la voleva?

Elenetta:Oh! no sàlo:

Chechi vae no xè invidai

Xèmal vistio descazzai.

Zamaria:Andèlàfiozzoandèla a levar

Elenetta:Nonono stè a andarche za no la vegnirà.(a Agustin)

Zamaria:Seno la vol vegnirche la lassa star.

Domenica:(Vardè doveche se cazza l'ira! Le gh'ha bisognoele gh'ha tanta superbia!)

Agustin:Elenavoleuche vaga?

Elenetta:Sior no; no voggioche andè.

Agustin:Mo per cossa?

Elenetta:Perché no voggio.

Agustin:Vardèche sesti; no la volche vaga!

Elenetta:Sior no: no me fè inrabiar.

Zamaria:Animobuttè a monte. No crie; che la xè una vergogna. Stèin pase. Voggiève ben.

Agustin:Mi? De diana! che la 'l diga elase ghe voggio ben.

Elenetta:E misior? Podeu dirche no ve ne voggia?

Agustin:Mi no digo ste cosse.

Zamaria:V'avètolto con tanto amor.

Elenetta:E se no l'avesse fattola torneria a far.

Zamaria:Sentìucome che la parla? (a Agustin)

Agustin:In quanto a questoanca mise no l'avesse sposadalasposeria.

Zamaria:Viasièu benedetti! Me consolo de cuor.

Agustin:Ma quela so ustinazionmi no la posso soffrir.

Elenetta:Cossa ve fazzio?

Agustin:Tutto el dì la me brontola.

Elenetta:Perché gh'ho rason.

Agustin:Per cossa gh'aveu rason?

Elenetta:Perché gh'ho rason.

Zamaria:Oe!volémio fenirla? Fiozzovegnì con miche ve vòimostrar un drapetoche gh'ho sul telerche no ve despiaserà.

Agustin:Sior sì. Lo vederò volentiera.

Zamaria:Sentìfioi; mi ve parlo schietto. Sta sera gh'ho voggia de devertirme; v'hoinvidà con tanto de cuor; ma musoni no ghe ne voggio; e criorino ghe ne voggio sentir. Se ve piaseparoni; se no ve piaseaìda.M'aveu capìo? Andémo. (parteconducendo viaAgustin)



Scena IV

ELENETTAe poi DOMENICA

Elenetta:In verità dassenoper non darghe desturbosquasisquasi anderave via.

Domenica:Eh! viacara elala lassa andar.

Elenetta:Mono séntela?

Domenica:Ghe vorla veramente bene a sior Agustin?

Elenetta:Se ghe voggio ben? De diana! Se stago un'ora senza de elome par de esser persa.

Domenica:No dìselich'el xè tanto un bon putto?

Elenetta:Siora sìdasseno.

Domenica:E i cria donca?

Elenetta:Cossa dìsela? Se volemo bene tutto el dì semagnemo i occhi.

Domenica:A mi movédelasto ben nol me comoderia gnenteaffatto.

Elenetta:E mi son contentache no scambierave el mio stato con chise sia.

Domenica:La gh'ha gusto a criar?

Elenetta:Crioma ghe voggio ben.

Domenica:E lu?

Elenetta:E lu el criae el me vol ben.

Domenica:Oh! cari.

Elenetta:Cussì la xè.

Domenica:Chi contenta gode.

Elenetta:Mi son contentae godo.

Domenica:(Oh siestu! e po te pustu!) Oh! xè qua siora Marta coso mario.

Elenetta:Chi xèli?

Domenica:No la li cognosse?

Elenetta:Oh! mi no cognosso nissun.

Domenica:I xè marcanti da sea; ma de quelisàla? cheghe piove la roba in casa da tutte le bande.

Elenetta:Sia malignazo! Gh'ho suggizion. Me vergogno.

Domenica:Eh! viacara ela; la lassache la vaga a incontrar.(s'alza e va incontro a Marta)



Scena V

MARTABASTIAN e dette

Elenetta:(Anderave più volentiera dessuso con mio mario).

Domenica:Patrona riverita.

Marta:Patronasiora Domenica.

Domenica:Che grazieche favori xè questi?

Marta:Cossa dìsela? Semo qua a darghe incomodo.

Domenica:Anzi el xè un onorche nol meritemo.

Bastian:Patrona; son qua anca mi a ricever le so care grazie.

Domenica:Patronsior Bastian. La se comoda; la me daga a mi eltabarin.(a Marta)

Marta:Quelche la comanda. (si cava il tabarine lo dàa Domenica)

Domenica:Anca elosior Bastianel me daga el tabaroe 'l capelo.

Bastian:Eh! anderò mi...

Domenica:Sior nosior no; cossa serve? Che el daga qua. Za hod'andar de là a far un servizieto!

Bastian:Me despiase de incomodarla. (si cava ecc. e dàtutto a Domenicaed ella parte)



Scena VI

MARTABASTIAN ed ELENETTA

Marta:Patrona mia riverita. (ad Elenettasedendo)

Elenetta:Serva.

Marta:(La cognosseu?) (a Bastian)

Bastian:(Mi no).(a Marta)

Marta:Cossa dìsela de sto fredo? (a Elenetta)

Elenetta:Cossa vorla? Semo in tel cuor de l'inverno. (a Marta)

Bastian:(Son ben curioso de saver chi la xè). (andandodall'altra parte)

Marta:La xè zovene assae. La lo sentirà poco elfredo.

Elenetta:Oh! cossa dìsela? No son tanto zovene. Xè unanoche son maridada.

Marta:Maridada la xè!

Elenetta:Servirla.

Marta:Vardèvedè! Mi no credeva.

Bastian:Perméttela? (siede presso di Elena)

Elenetta:(Oh caro! Perché no se séntela arente de somuggier?) (guardando verso la scenae scostandosi)

Bastian:Coss'è? No la volche me senta arente de ela?(accostandosi)

Elenetta:La se comoda pur. Con grazia. (s'alzae va a sederedall'altra parte)

Marta:(Mola godo ben dasseno).

Bastian:Coss'èsignora? Cossa gh'àla paura? Cossacrédelache mi sia? (a Elena)

Elenetta:Caro eloel compatissa. Soche fazzo una mala creanza; mase vien mio mariopoveretta mi.

Bastian:Xèlo qualche vecchio sto so mario?

Elenetta:Oh! sior no; el xè zovene più de mi.

Bastian:E patisse sto boccon de malinconia?

Marta:Chi xèlo so consorte?

Elenetta:Sior Agustin Menueli.

Marta:(Oh! lo cognosso. No me dago gnente de maraveggia).

Bastian:(L'ho ditoche nol podeva esser altroche un pampalugo).

Marta:Cossa vol dirche nol xè qua anca elosior Agustin?

Elenetta:Siora sìche 'l ghe xè. El xè andàde suso co sior santolo Zamaria. De diana! la voraveche fossevegnua senza mio mario?

Marta:Saràvelo un gran delitto? In casa de persone onestee civilno se pol andar qualche volta senza so mario?

Elenetta:Oh! mi no vago fora della porta senza de elo.

Bastian:E sior Agustin lo làssela andar? Lo làsselapraticar?

Elenetta:De dia! che sgrafferave i occhi.

Bastian:Oh! se fusse mi so mario...

Elenetta:Cossa faràvelo?

Bastian:Ghe taggierave le ongie.

Elenetta:Che 'l se consolache so muggier no lo sgrafferà.

Marta:Dasseno! cossa voràvela dir?

Bastian:(Eh! no ghe badè. No vedeu cossache la xè?)(a Marta)



Scena VII

DOMENICAe detti

Domenica:Oh! son qua; che i compatissase son stada un pochetotropo. I m'ha chiamà in cusina; son andada a dar un'occhiada.Perchésàla? se no fusse mi in sta casano se faravemai gnente.

Marta:Eh! savemoche putache la xè.

Bastian:Quando magnémio sti confettisiora Domenica?

Domenica:Oh! per mi? l'ha ancora da nasser.

Elenetta:(Sarave orache 'l fusse nato).

Bastian:La diga: quanto xèche no la vede sior Anzoletto?

Domenica:Qualo sior Anzoletto?

Bastian:Qualo? Quelo...

Domenica:Chi quelo?

Marta:Mo via con quela boccache no pol tàser. (aBastian)

Bastian:Mi no digo gnente.

Domenica:(Come l'àli savestoche tra Anzolettoe mi ghe xèqualche prencipio? Non l'ho dito a nissun; no lo sa gnanca miopadre).

Elenetta:(Mo che zenteche se ne vol impazzardove che no ghetocca!)

Domenica:Oh! vardè chi xè qua!

Bastian:Chi? sior Anzoletto?

Domenica:(Magari!) Sior Momoloel manganer.

Marta:Gh'ho ben gusto dasseno. El xè el più caromatto del mondo.

Domenica:El belo xèche sior padre l'aveva invidàe'l gh'ha ditoche nol podeva vegnir.

Bastian:No sàla? Lu gh'ha l'abilità de zirar in t'unzorno setteo otto conversazion.

Marta:Cossa fàloche nol vien avanti?

Domenica:L'è capace d'averse fermà coi zovenia dirghecento mile minchionerie.

Marta:Fermo de tuttoche 'l staga qua stassera.

Domenica:Oh! mi no lo lasso andar via seguro.

Elenetta:(Cossa mai fàlo sto mio marìoche nol vien?El me fa pensar cento cosse).

Domenica:Vèlo quavèlo qua sior Momolo.



Scena VIII

MOMOLOe detti

Momolo:Patrone riverite.

Marta:Bravosior Momolo.

Bastian:BondìMomolo.

Momolo:Paron benedetto. (a Bastian)

Domenica:Cossa feu qua? Meriteressi giustoche ve mandassimo via.

Momolo:Saldi; le se fermache ghe conteròcome che la xèstada.

Domenica:Mo che panchiana!

Momolo:Gnente. L'ascolta un omocol parla. Giera impegnàd'andar a cena in t'un logo. Son andà; m'ho informà chighe giera; i m'ha ditoche ghe giera un musoche no me piase; unacerta signorache 'l so sangue no se confà col mio; e mi hofatto dir alla parona de casache me xè vegnù lafreve; e ho chiappà susoe son vegnù via.

Marta:Bravo; avè fatto ben.

Domenica:Panchiane! panchiane!

Momolo:Sìanca da puttoche la xè cussì. (sivolta) Patrona reveritaghe domando umilmente perdonse gh'hovoltàco riverenzael tabaro; perché giera sorapensier. Me premevano so se la me capissa...

Elenetta:Eh! sior sìl'ho capio. (voltandosi condisprezzo)

Momolo:Chi èla sta signora?

Marta:No la cognossé? Sior'Elenamuggier de sior AgustinMenueli.

Momolo:La me permettache fazza el mio debito. (a Elena)

Bastian:Momoloabbiè giudizio.

Momolo:Fermève. (a Bastian) Ho tutta la sodisfazionde aver l'onor de conoscerla. Sior Agustin xè mio amigoe miobon paron; e la prego anca ela degnarse...

Elenetta:Graziegrazie.

Momolo:Se la gh'avesse qualcossa da manganar.

Elenetta:Oh! mi in ste cosse no me n'impazzo.

Momolo:Se la me permettela vegnirò a reverir.

Elenetta:Mi no ricevo visite; da mi no vien nissun.

Momolo:La se ferma. Sàla chi son mi?

Elenetta:A mi no m'importa de saver.

Momolo:Mo viano la me fazza inspasemar.

Elenetta:Son stuffa.

Momolo:De cossa?

Elenetta:Siora Domenicaco so bona grazia. (s'alza)

Domenica:Che la se comoda.

Elenetta:(Anderò a véderdove che s'ha ficcàmio mario). (in atto di partire)

Momolo:Patrona.

Elenetta:Patron. (andando via)

Momolo:Gnanca?

Elenetta:Oh! mi non son de quelle da sbuffonar. (parte. Tuttiridono)



Scena IX

DOMENICAMARTABASTIANMOMOLO

Momolo:In fatti: gh'aveva bisogno di sentarme; senza che nissuns'incomodai m'ha favorio la carega.

Domenica:Cavève el tabaro.

Momolo:La se fermi. Me lo caverò adessadesso.

Domenica:Cavèveloco volè; per mi no me movo.

Momolo:Dove xèlo sior Zamaria?

Domenica:El xè dessuso co sior Agustin.

Momolo:Cossa diralocol me vederà?

Domenica:Meriteressiche 'l ve disesse...

Momolo:Va' viache no te voggio. E mi ghe dirave: fermèveche ghe sone ghe voggio star.

Marta:L'èche se volessi andar viasiora Domenica no velasserave andar.

Momolo:Per so graziae non per mio merito.

Domenica:Manco malche ve cognossè!

Momolo:Mi almancoin bon ponto lo possa dirtutti me vol ben.

Domenica:Per cossa mo credeuche i ve voggia ben?

Momolo:Perché son belo.

Domenica:Va' viamalagrazia.

Marta:E mi cossa sóngio?

Momolo:Sìela benedetta; la xè la mia parona anca ela;ma no me n'impazzo. Lasso fari onori de la casa a mio compareBastian.

Bastian:Momoloquanto xèche no andè a la comedia?(a Momolo)

Momolo:Xè un pezzo. In sti ultimi zorni mi no ghe vago. Mepiase più cussìquatro amiciun gotto de vinunafersora de maroni.

Domenica:Stassera cenerè con nu.

Momolo:No la posso servir.

Domenica:Per cossa? Averessi ardir de impiantarne?

Momolo:Mi no; stago qua fin domanfin doman l'altro; fin staquaresemafin che la vol.

Domenica:Cossa donca disèu de no voler cenar?

Momolo:Digo cussìperché gh'averave voggia deservirla bene xè otto dì che desordenoe gh'ho paurade no farme onor.

Domenica:Eh! no v'indubitèche qua da nu no ghe saràda desordenar.

Momolo:Ghe n'è più de quel vin da galantomeni?

Domenica:Ghe ne xè ancora.

Momolo:Co gh'è de quelognente paura.

Domenica:Viaandè de làandève a cavar eltabaro.

Momolo:Con so bona grazia. (in atto d'andare)

Domenica:Saveu chi vien stassera da nu? (a Momolo)

Momolo:Chicara ela?

Domenica:Siora Polonia.

Momolo:Cara culìa; ghe vòi proprio ben; ma semo inbaruffa. Me raccomando a ele; le diga do paroletecussì senzamalizia; le fazza del ben a sto povero pupillo. (parte)

Marta:L'assicuroche in t'una compagnia el xè un oracolo.

Bastian:Stimoche 'l xè sempre de sto bon umor.

Domenica:Sempre cussì; el xè nato cussìe 'lmorirà cussì.

Marta:Xè veroche tra lu e Polonia ghe sia qualcossa?

Domenica:Oh! la se fegura. El dise. Ma in quela testa crédelache ghe sia fondamento? Ela sì piutostocredoche la ghetenderia se 'l disesse dasseno.

Bastian:Ghe dirò: el xè cussì alegromaturlo;ma ai so interessi el ghe tende.

Domenica:Sior sìsior sì; el xè onoratoco fauna perla. Oh! vien zente.

Marta:Chi xèli?

Domenica:Sior'Alba co so mario. Con grazia. (s'alzae vaincontro)

Bastian:Xèla quelache gh'ha sempre mal? (a Marta)

Marta:Sìchi la sente elala xè sempre amalada: mano la starave a casa una serachi la copasse. (a Bastian)



Scena X

ALBALAZARO e detti

Domenica:Patronasior'Alba.

Alba:Patrona. (si baciano) Patrona.(a Marta)

Marta:Patrona. (si baciano)

Bastian:Compare Lazaro.

Lazaro:Patron sior Bastian. (si baciano Bastian e Lazarofra di loro)

Domenica:Cossa fàla? Stàla ben? (ad Alba)

Alba:Gh'ho un dolorazzo de testache no ghe vedo.

Domenica:La se senta. La me daga qua el tabarin.

Alba:Nonola lassa; che gh'ho piuttosto fredo. Gh'ho untremazzo intorno...

Domenica:Vorla un poco de fogo?

Alba:La me farà grazia.

Domenica:Adesso gh'anderò a tiòr el scaldapiè. Eela ghe ne vorla?

Marta:Oh! mi nola vedastago benissimo.

Domenica:Le compatissavago miperché la donna no pol. (Lapodeva far de manco de vegnir sta giazzèra). (parte)

Lazaro:Co gh'avevi maldovevi star a casacara fia.

Alba:Eh! me passerà.

Bastian:(Bisognache ghe sia vegnù mal per strada. Se las'avesse sentio qualcossa a casano la sarave vegnua).

Marta:(Ghe credeu vuche la gh'abbia mal?) (a Bastian)

Lazaro:Cossa ve sentìu? (ad Alba)

Alba:Gnente.

Marta:Mo viala staga alegrala se diverta.

Alba:Gh'ho una mancanza de respiroche no posso tirar el fià.

Lazaro:Voleu gnente? Voleu andarve a molar el busto?

Alba:Eh! sior no; n'importa.

Bastian:(El gh'ha una gran pazzenzia. Mi no sarave bon).

Domenica:Son qua col fogo. La resta servida. (vuol mettere loscaldapiè ecc.)

Alba:No la s'incomoda. Gh'ho sto busto cussì strettochenon me posso gnanca sbassar. (vuol mettere lo scaldapièenon può)

Domenica:La servirò mi. (mette lo scaldapiè)

Lazaro:Ma no voleu star mal con quel busto cussì serà?Andè làcara fiaandève a molar.

Alba:Eh! (con disprezzo)

Lazaro:Fè a vostro modoche viverè dies'anni de più.

Alba:Gh'àla un garòfolo? (a Domenica)

Domenica:Anderò de là a tòrghelo.

Marta:Mimi se la vol. (vuol tirar fuori un garofano ecc.)

Bastian:Vorla un diavolon? (apre una scatoletta ecc.)

Alba:Sior sì.

Domenica:Cossa se séntela?

Alba:No so gnanca mi. Gh'ho un affanno!...



Scena XI

MOMOLOe detti

Momolo:Oh! son qua.

Alba:Oh! sior Momolosior Momolo. (rallegrandosi)

Momolo:Sior'Albaghe son servitor.

Alba:Anca elo xè qua?

Momolo:No sàla? Mi penetro per tuttoco fa la luse del sol.

Alba:Ah! ah! (ride moderatamente)

Domenica:Ghe xè passà? (ad Alba)

Alba:Un pochetto.

Momolo:Gh'àla mal? Vorlache mi ghe daga un recipeper varir?

Alba:Via mo; che recipe?

Momolo:Recipeno ghe pensar. Recipedevertirse. Recipesior sìe ste cosse.

Alba:Oh! che matto: ah ah ah ahoh che matto! (ridendoforte)

Domenica:Oh! via viame consolo: la xè varìa.

Marta:No ghe voleva altriche sior Momolo a farla varir.

Momolo:Vorleche ghe ne conta una bela? Son stà de su dasior Zamaria. Ho trovà i do novizziuno in t'un cantonl'altro in t'un altro. I ha criài s'ha dito robaipianzeva. Sior Zamaria giera desperà. Mi ho procurà degiustarli. Ho chiapà Agustin per un brazzo. L'ho menàda la novizza. Le indivina mo? Vien quava' via; sentìlàsseme star: i m'ha strazzà un manegheto.(mostra ilmanichetto rotto)

Alba:Oh bela! oh bela! Oh che gusto! oh bela! (ridendo)

Momolo:Grazie del so bon amor. (ad Alba)

Domenica:Viavia; ve darò mi una camisa.

Momolo:N'importa; lo ficco sotto.

Domenica:Bisogna benche ve muès'avè da balar.

Momolo:Se bala anca?

Domenica:I dise. Balerala anca elasior'Alba?

Alba:Siora sì; no vorla?

Domenica:Oh! viame consolo.

Marta:(La gh'ha tanto mal elaquanto che ghe n'ho mi).

Momolo:Ghe digo benche ho visto desuso in teler un drapoche noho visto el più belo. Un dessegno de sior Anzolettoche xèuna cossa d'incantoche no gh'ha invidia a uno dei più belide Franza.

Bastian:Cossa serve? I nostri drapico se volche i riessairiesse. Gh'avemo omeniche xè capaci; gh'avemo sede; gh'avemocolori; gh'avemo tutto.

Lazaro:Cossa disèusior Bastiande quei drapiche st'annoxè vegnui fora dai mii teleri?

Bastian:Stupendi: i me li ha magnai da le man. V'arecordeu quel rasocon quei finti màrtori? Tutti lo credeva de Franza. I volevafina scometter; ma per grazia del Cieloroba forestiera in te la miabottega no ghe ne vien.

Lazaro:I me fa da rider! Che i ordenae che i pagae i vederàse savemo far.

Alba:(butta via lo scaldapiedi e il tabarrin)

Domenica:Coss'è?

Marta:Cossa gh'àla?

Alba:Me vien una fumana.

Momolo:Com'èla? Saldisior'Alba; saldisior'Alba.

Alba:Eh! andè via de qua; no me rompè la testa.

Momolo:Me cavo: fogo in camin; me cavo.

Alba:Son tutta in t'un'acqua.

Domenica:Vorla despogiarse?

Alba:Siora no.

Marta:Vorlache ghe metta un fazzoleto in te le spalle?

Alba:Oh! giusto.

Lazaro:Voleu gnentefia?

Alba:No voggio gnente.

Lazaro:Voleuche andemo a casa?

Alba:La me favorissa el mio tabarin.

Domenica:La toga.

Lazaro:Andémo; le compatissa.

Alba:Se la me dà licenzavoggio andar dessuso a védersto drapo. (a Domenica)

Domenica:Ghe xè passà?

Alba:Me xè passà. Sior Momolola favorissa.

Momolo:La comandi.

Alba:El me compagna dessuso.

Momolo:Volentiera.

Lazaro:Ve compagnerò mi. (ad Alba)

Momolo:Fermève. (a Lazaro) So qua a servirla.Benedeta la mia parona! Saldisior'Alba.

Alba:Coss'è sto saldi?

Momolo:Gnente. Saldi. Perché son debole de zonture.(partecon Alba)



Scena XII

DOMENICAMARTABASTIAN e LAZARO

Bastian:(Se vedeche tutto el so mal la lo gh'ha in te la testa).

Domenica:Viache i vaga anca lori.

Bastian:Eh! mi l'ho visto; soche drapoch'el xè.

Domenica:Che i vaga; che i vaga a trovar sior padre.

Bastian:Coss'è? Vorle restar sole?

Domenica:Sior sì; volemo restar sole.

Lazaro:Andemosior Bastian. Se savessi! gh'ho sempre paurache amia muggier no ghe vegna mal!

Bastian:Gh'avè una gran pazzenziacompare!

Lazaro:Cossa voleu far? La xè mia muggier.

Bastian:Voleuche mi v'insegna a varirla?

Lazaro:Come?

Bastian:Se ghe dise: Àstu mal? sta in casa. Anca sìche ghe passa el dolor de stomego?

Lazaro:No son bon; no gh'ho cuor; no me basta l'anemo. (parte)

Bastian:To danno; gòditela doncache bon pro te fazza.(parte)



Scena XIII

DOMENICAe MARTA

Domenica:Manco malche semo un pocheto sole. Gh'ho voggia de parlarcon ela.

Marta:Son quasiora Domenica; cossa gh'àla da comandarme?

Domenica:La diga: cossa intendévelo de dir sior Bastiancolparlava de sior Anzoletto?

Marta:Mi no so in verità.

Domenica:Eh! viacara ela. La gh'ha pur ditoch'el tasa.

Marta:Ghe diròco la volche ghe diga la verità:ne xè stà ditoche sior Anzoleto gh'ha de la stima perela; e che anca ela no lo vede mal volentiera.

Domenica:Ghe xè mal per questo?

Marta:Gnente; anzi in verità dassenoho dito co mio mario;el sarave un negozio a proposito per tutti do.

Domenica:Anca miper parlarghe col cuor in manghe diròchesior Anzolettoco l'occasionch'el vien qua da sior padre a portari dessegni...

Marta:Via. Cossa serve? Nualtri marcanti gh'avemo bisogno de'testori; i testori ha bisogno del dessegnador...

Domenica:Siora sì. Co l'occasionche 'l vien qua...

Marta:Ho capio; i xè zoveni tutti do...

Domenica:Ma gnentesàla? No averemo dito trenta parole.

Marta:Via!

Domenica:El m'ha domandàse gh'ho morosi.

Marta:Bon!

Domenica:El m'ha tratto un motose ghe tenderave.

Marta:Gh'àla dito de sì?

Domenica:Mai.

Marta:Mo per cossa?

Domenica:Oh! la vede ben. (con modestia)

Marta:No so cossa dir.

Domenica:La mistra Poloniala tiraorola conóssela?

Marta:La conosso.

Domenica:Elavédelaela m'ha dito qualcossa.

Marta:E ela gh'àla fatto dir gnente?

Domenica:Gnente. S'avemo scritto una polizeta.

Marta:Sì bensì ben. La gh'àla sta polizeta?

Domenica:Siora sì. La vorla véder?

Marta:Magari!

Domenica:Adesso ghe la mostro.(si guarda in tasca)

Marta:(Ehsì ben. Trenta parolee una polizeta xèquelche basta).

Domenica:Oh! xè qua la mistra Polonia. (ripone la carta)

Marta:Gh'àla suggizion?

Domenica:No voraveche la disesse... Ghe la mostrerò un'altravolta.



Scena XIV

POLONIAcol zendale sulle spallee dette

Polonia:Patrone riverite.

Domenica:Siora Polonia!

Marta:Patronasiora Polonia.

Domenica:Sola sè?

Polonia:M'ho fato compagnar da un zovene.

Domenica:Coss'èche me parè scalmanada?

Polonia:Gnentegnente. La lassache me cava el zendà.

Domenica:Saveuchi ghe xè dessuso?

Polonia:Chi?

Domenica:Sior Momolo.

Polonia:El manganer?

Domenica:Siora sì dasseno.

Polonia:Uh! sìelo malignazo anca elo. Asti omeni no gh'èda creder; no gh'è da fidarse: i xè tutti compagni.

Domenica:Disè: cossa xè stà?

Polonia:La lassache me cava el zendà.(va a porre ilzendale sul tavolino)

Marta:Bisognache ghe sia nato qualcossa.

Domenica:Sentiremo. Son curiosa anca mi.

Polonia:Gh'ho da parlar. (a Domenica)

Domenica:A mi?

Polonia:A ela.

Domenica:De cossa?

Polonia:De un no so che.

Domenica:Parlèparlè liberamente. De siora Marta (laxè tanto bona) mi no gh'ho suggizion.

Marta:Se le vol parlar in secretole se comoda pur.

Domenica:Oh! giusto. Cossa gh'è? (a Polonia)

Polonia:Gh'ho da parlar dell'amigo.

Domenica:De sior Anzoletto?

Polonia:Giusto de elo.

Domenica:Mo viaparlè.

Polonia:Sàla gnentesiora Marta? (a Domenica)

Domenica:Parlève digo; no abbiè suggizion.

Marta:Per so graziala m'ha dito qualcossa.

Polonia:Co l'è cussì doncaghe conterò unabella novità.

Domenica:Che xè mo?

Polonia:Che xè? Che ho savesto de certoe de segurochesior Anzoletto ha avù una lettera da Moscovia; che ghe xèdei testori italianiche volche 'l vaga là a far eldessegnador.

Domenica:Poveretta mi!

Marta:E elocossa dìselo?

Polonia:El va.

Marta:El va?

Polonia:Ma siora sìluche 'l va.

Domenica:Lo saveu de seguro?

Polonia:Segurissimo.

Marta:Come l'aveu savesto?

Polonia:Che dirò... No voraveche 'l me sentisse.

Domenica:Eh! no v'indubitèche nol ghe xèno. E chisa gnancase 'l vien.

Polonia:Eh! el vienel vien; e 'l pol esser poco lontan. Co hopassà el ponte de Canareggiol'ho visto su la fondamenta inbottega de quel dal tabaco.

Domenica:Disècontème. (mortificata)

Polonia:Ghe xè a Venezia una recamadora franzeseche vien danu a tòr de l'oro per recamarche la va in Moscovia anca elae la m'ha contà tuttoe la m'ha mostrà la letteradove che i ghe scrive de sior Anzolettoe la m'ha anca ditoche lava in Moscovia con elo.

Domenica:Come! Anca con una donna el va via?

Polonia:Oh! la xè vecchiasàla? La xè vecchia;la gh'averà più de sessant'anni. La xè madamaGatteau. La conóssela?

Domenica:Sìla conosso. Ho parlà con ela; la xèstada anca in casa mia.

Marta:Mo ve digo mo ben la veritàche 'l me despiaseassaema assae.

Domenica:Eh! cara elala me 'l lassa dir a miche me despiase.

Marta:Dasseno me despiase anca a mi; perché in materia dedrapila sache ogni ano ghe vol de le novità; e luper dirquel che xèper la nostra bottegal'ha sempre trovàqualcossa che ha dà in tel genio all'universal.

Polonia:Zitozito; el xè qua.

Domenica:Me vien voggia da darghe una strapazzada...

Polonia:Nocara elano la fazza scene. No la diga gnenteche ghel'abia dito mi.

Domenica:Taserò fin che poderò.

Marta:La me lassa parlar a mi. (siedono)

Polonia:La prego de no me minzonarper amor de quella vecchiarecamadora; che se la savesseche raccolache la xè!



Scena XV

ANZOLETTOe dette; poi COSMO

Anzoletto:Patrone mie riverite.

Marta:Patron.

Domenica:(E co allegroche 'l xè!)

Anzoletto:Son qua anca mi a recever le grazie de siora Domenicae desior Zamaria.

Domenica:Le mie nola veda. Mi no despenso grazie a nissun.

Polonia:(Xè impossibileche la tasa).

Anzoletto:Cossa gh'àlasiora Domenica?

Domenica:Me dol la testa.

Anzoletto:Me despiase ben.

Marta:La mastega del reobarbaroche 'l ghe farà ben. Lamanda alla spezieria; la procura de farse dar de quel de Moscovia. (aDomenicacon caricatura)

Anzoletto:De Moscovia?

Marta:Sior sì. No xè veroche 'l meggio reobarbaroxè de queloche vien de Moscovia?

Anzoletto:Mi no so. Mi no me n'intendo.

Polonia:Che bon tabaco àlo toltosior Anzoleto?

Anzoletto:Padoan. M'àla visto a comprarlo?

Polonia:Sior sì. Che 'l me ne daga una presa.

Anzoletto:M'ha parso anca a mi de véderla a trapassar. (dàil tabacco ecc.)

Polonia:(Me pento adesso de aver parlà).

Anzoletto:Comàndela? (offre tabacco a Domenica)

Domenica:Grazie. No ghe ne togo. (con disprezzo)

Anzoletto:Pazzenzia. E elacomàndela? (a Marta)

Marta:Ch'el diga: ghe n'àlo comprà assae de stotabaco? (prendendo tabacco)

Anzoletto:No la vede? Mez'onza.

Marta:Credevache 'l ghe n'avesse comprà doo tre lire.

Anzoletto:Perché tanto?

Marta:Credevache 'l s'avesse fatto la provision per el viazo.

Anzoletto:Per el viazo?

Polonia:Che 'l digasior Anzoleto...

Anzoletto:La prego: de che viazo pàrlela? (a Marta)

Marta:Eh! gnente; ho falà. Diseva de quel de la recamadorafranzese.

Polonia:(Porla tàserin so tanta malora?)

Anzoletto:Sioracapisso benissimo...

Domenica:Eh! viacara siora Martala tasa. I omeni xè paronide la so libertà. Vorlo andar? che 'l vaga.

Anzoletto:La me permetta...

Marta:Benche 'l vaga. Nissun ghe lo pol impedir. Ma perchéno dirlo almanco?

Anzoletto:La prego...

Domenica:Oh! questo po sì. Sperava anca miche 'l gh'avessealmanco tanta proprietà de farme sta confidenza.

Anzoletto:Perméttele?...

Marta:Bisogna véder...

Domenica:La lassach'el parla.

Marta:Che 'l diga pur.

Polonia:(Podeva pur anca mi aspettar a doman).

Anzoletto:Ghe dirò. Xè veroche ho una lettera deMoscoviache là i me chiama a esercitarme in tel mio mestier.Xè veroche la proposizion me convien; xè vero ancache l'ho accettada. Ma xè vero altresì...

Marta:Belo quel "altresì"; el scomenza a parlarforestier.

Anzoletto:Tutto queloche la comanda. Parlerò venezian. Ma xèanca veroche ancuo solamente ho risolto; e che prima de adesso noghe lo podeva comunicar.

Marta:Tutte chiaccoleche no val un bezzo.

Domenica:Basta. Se per elo ha da esser benme consolo.

Anzoletto:No so cossa dir. Sarà quelche piaserà alCielo.

Marta:Sentìfio caro; lassemo le burle da banda. Mivoraveche fessi del ben. Ma finalmentequa sè ben visto; ein Moscoviano savè come che la ve possa andar.

Polonia:De dia! No digoche sior Anzoleto sia un cativodessegnador. Ma che ghe sia in Moscovia sta carestia de dessegnadoriche i abbia de grazia de vegnirghene a cercar uno a Venezia?

Anzoletto:Ghe diròpatrona...

Cosmo:Sior Anzolettoche 'l vegna dessù dal patronche 'lghe vol parlar.

Anzoletto:Vegno. Andè; disègheche vegno subito. (aCosmoche parte) Ghe diròse le me permette. Xèun pezzoche i dessegni de sto paese piasee incontra per tutto.Sia merito dei dessegnadorio sia merito dei testorii nostri drapiha chiapà concetto. Xè andà via dei laorantiei xè stai ben accolti. Se gh'ha mandà dei dessegniiha avù del compatimento; ma no basta gnancora. Se vol provarse una man italianadessegnando sul fattosul gusto dei Moscovitipossa formar un mistocapace de piaser a le do nazion. La cossa noxè facilema no la xè gnanca impussibile. El malgrando xè questoche i ha falà in te la scieltachemi son l'infimo dessegnadore che 'l progetto bellissimo xèin pericolo per causa mia. Ciò non ostante ho risolto d'andar.Chi sa? Son stà compatìosenza meritoal mio paese;posso aver sta fortuna anca via de qua. Farò el mio dover. Dequesto me comprometto; l'ho sempre fattoe procurerò semprede farlo; e se la mia insuficienza no permetterà che siaapplaudido in Moscovia le mie operazion; almanco cercheròd'imparar; tornerò qua con delle nove cognizioncon dei novilumie provederò i mii testorie servirò la miapatriache ha sempre avudo per mi tanta clemenza e tantabenignità.(parte)

 

Scena XVI

DOMENICAMARTA e POLONIA

Marta:Respondèghese ve basta l'anemo.

Domenica:El xè andà viaperché no ghe responda;ma ghe ne dirò tanteche speroche no l'anderà.

Polonia:Vorlache ghe insegnami cossa che l'ha da far? La parlacon quela vecchia recamadora; altri che ela no poderave trovar lastrada de farlo restar.

Domenica:Ghe parleria volentiera; ma la parla tanto poco italianchestento a intenderlache mai più.

Polonia:Se stentama se capisse. La fazza a mio modola parla conmadama Gatteau.

Domenica:Come poderàvio far a parlarghe?

Polonia:Oe! la sta qua ai "do Ponti". Vago a véderse de là ghe xè el puttoche m'ha compagnà; ese noghel digo a un dei so zovenie la mando a chiamar. Poverazza!la me fa peccà. I ghe dà speranzae potolèsuso. Omeni! Omeni! Son squasi in tel caso anca mi. Se la savesse!Bastano digo altro. E po i dise de nu. Uh! che gh'avemo un cuor nuche no fazzo per dirma semo proprio da imbalsamar.(parte)

 

Scena XVII

MARTAe DOMENICA

Marta:Siora Domenicacossa gh'àla intenzion de far?

Domenica:No so gnanca mi.

Marta:Ma pur?

Domenica:Vorlache andémo dessuso anca nu?

Marta:Quel che la comanda.

Domenica:La resta servidache adessadesso vegno anca mi.

Marta:Vorla restar qua?

Domenica:Un pochetto. Se la me permette?

Marta:La se comoda. (Ho capio; la se vol conseggiar da so posta.Che la varda de no far pezo. Ho sempre sentio a dirche amor xèorbo; e chi se lassa menar da un orbova a pericolo de cascar int'un fosso). (parte)

 

Scena XVIII

Domenica:No so quala far. No voriache l'andasse; ma no voravegnanca esser causa miche 'l perdesse la so fortuna. Certoza chese vedeche sta recamadora gh'ha corrispondenza in Moscoviasepoderia farghe parlar per qualchedune obligarla a scriver de làche nol sache no l'è bonche ghe n'è de meggio... Emiche a Anzoleto ghe voggio ben; mi saria capace de farghe perderel so conceto? Nono sarà mai vero. Che 'l vagase l'had'andar; patiròme despiaserà; ma pazzenzia. No fariasto torto né a luné a nissunse credesse de deventarprincipessa. Nono certo; patircrepar; ma rassegnarse al Cieloeperder tuttopiù tosto che far una mala azion. (parte)

 



ATTOSECONDO



Scena I

ZAMARIAe ANZOLETTO

Zamaria:Vegnìqua mosior Anzoleto.

Anzoletto:Son qua a servirlasior Zamaria.

Zamaria:Com'èlacompare? Xè vero quelche i dise? Xèla la veritàche andè via?

Anzoletto:Sior sìxè verissimo. Son chiamà inMoscovia.

Zamaria:Seumo veramente chiamào seu vu che ha brogià per andar?

Anzoletto:V'assicuroda omo d'onorche mi a sta cossa no ghepensava; ve posso mostrar le lettere. Le ha viste i mii patroniimii amici; e i fatti mii li sa tutto el mondo. E pocaro siorZamariame crederessi cussì minchionchestando ben dovesondove no me manca da laorarvolesse lassar el certo perl'incertoe rischiar de precipitarme? Considerè un'altracossa. I me paga i viazi. Co se cercaco se pregaco se fa brogiove par a vuche se possa sperar i viazi d'andare tornar?

Zamaria:Fèconto de tornar donca.

Anzoletto:Se el Cielo me lassa in vitalo sperolo desideroe lofarò.

Zamaria:Noso cossa dir; andè che 'l Cielo ve benediga. Me despiasechefin che stè viano gh'averemo dei vostri dessegni.

Anzoletto:E per questo? Manca in sto paese dei ottimi dessegnadori?Venezia no xè scarsa de bei talenti. In tutte le arteintutte le scienze la xè stada sempre felice; e adesso piùche mai in ste lagune fiorisse i bei spiritie 'l bon gustoe lenovità. Per mi ho fatto troppo. Son stà piùsofferto de quelche merito.

Zamaria:Mino so gnente. Savèche nualtri testori no semo boni da altroche da eseguir; e no tocca a nu a giudicar. Ma gièrimo usaicon vu. I mii teleri principalmente i giera provisti da vue lanostra roba incontravae i nostri aventori giera contenti.

Anzoletto:Caro sior Zamariavu parlè con tropa bontà.De centoe più dessegniche ho fattoqualchedun ghe n'èandà male qualche volta avè butà la sedal'oroe l'arzento per causa mia.

Zamaria:Mino digo cussì. Soche i mii drapi laorai sui vostri dessegnise no i ho smaltii a Veneziai ho smaltii in terraferma; e se inqualcun ho descapitàm'ho reffatto sora la brocca con quelliche xè andai ben.

Anzoletto:Sièu benedeto! Vu sè un omo onesto. Vu sèun omo da ben. Ma ghe xè dei altri testoriche no parlacussì.

Zamaria:Vegnìquasentì. No poderessifin che stè viamandarme deidessegni da dove che sè?

Anzoletto:Perché no? Se ve compiasessi de comandarmee se vefidessi de mive servirave con tutto el cuor.

Zamaria:Siorsì; mandèghenee non ve dubitè.

Anzoletto:Ghe ne manderò.

Zamaria:V'impegneu?

Anzoletto:M'impegno.

Zamaria:Meprometteu?

Anzoletto:Ve prometto.

Zamaria:Vardèbenche su la vostra parola torò l'impegno coi mii aventori.

Anzoletto:Gh'ho tanto respettoe tante obligazion coi aventori de stabottegache sarave un ingratose trascurasse de corisponder a lefinezzeche i m'ha praticà. Se vu disè dasseno; sevolèse ve premeanca mi v'assicurono mancherò.

Zamaria:Bravoson contento; me fido de vu. No parlemo altro. Devertìmosegodémose in bona pase. Oezentedove seu? Animovegnìde qua.

 

Scena II

Tutti

Momolo:Son quaparoncomandè.

Zamaria:Evu prima de tutti.

Momolo:Son qua mi; capo de ballo mi.

Zamaria:Adessono se bala. Se balerà dopo cena. Che ora xè?

Momolo:No so; ho lassà el reloggio dal reloggier.

Marta:Xè tre oresior Zamaria.

Marta:Tree do cinque. A cinqu'ore anderemo a cena. Via intantoche i fazza qualcossache i se deverta. Prestocartelusetaolini.

Domenica:(Gh'ho altra voggia miche zogar).

Zamaria:Zoghemoa un zogoche zoga tutti.

Alba:Per miche i me lassa fora.

Zamaria:Siorano; l'ha da zogar anca ela. (ad Alba)

Alba:Mi no so zogar.

Lazaro:Eh! sìcara fiache savè zogar. (ad Alba)

Alba:No some stuffovago via co la testa; fazzo deispropositie i criae mi co i criabutto le carte in tola.

Marta:Oh! viaa cossa se zoga? (a Domenica)

Domenica:A quelche i comanda lori. Mi za no zogo.

Marta:Gnanca ela no zoga? Oh! bella. Donca lassemo star de zogar.(Ho capio; el reobarbaro gh'ha fatto mal).

Zamaria:OeDomenicaxèstu matta? Coss'è ste scene?

Domenica:Viavia; per no desgustar la compagniazogherò ancami.

Marta:A cossa podémio zogar?

Momolo:La se ferma. Mi gh'ho in scarsela la facoltà decinquanta soldi; se le volche li taggiale servo.

Zamaria:Nocomparein casa mia no se zoga a la basseta.

Bastian:Zoghemo al mecante in fiera.

Marta:Sior nosior no. Mi me piase zogar co le carte in man.

Zamaria:Dixèvucompare Lazaro. Trovè un zogoche piasa anca a vostramuggier.

Alba:Mo se mi no zogo.

Zamaria:Mose mi vòiche la zoga.

Lazaro:Zoghemo a barba Valerio.

Polonia:Oh! che zogo sempio che 'l trova fora. Più tosto po ala tondina.

Marta:Ih! un zogoche no fenisse mai. Vorliche diga mi?

Zamaria:Sìla diga ela.

Marta:Zoghemo a la meneghela.

Zamaria:Sìper diana. A la meneghela.

Marta:In quanti sémio? Chi zoga?

Momolo:Miper no me perder.

Alba:Mi no seguro.

Zamaria:Giustomo vucomareavè da zogar per la prima. Zogherè conmi.

Alba:Mo se mi no so.

Marta:E elosior Zamariaghe ne sàlo?

Zamaria:Misarà vint'ani che no ho zogà.

Marta:Bisogna compagnar un che sae un che no sa. Viala fazzaelasiora Domenica; la unissa ela i zogadori; da brava.

Domenica:Mi no sono gh'ho pratica; la fazza ela.

Marta:Vorlache fazza mi?

Domenica:Sìla me fa finezza.

Marta:Sior'Alba...

Alba:La me metta con unoche ghe ne sappiaperchéprima mi no ghe ne soe po me diol la testache la me va in pezzi.

Marta:La zogherà con mio marioche 'l xè bravo.

Bastian:(Cospetto! M'àla fatto un bel regalo mia muggier!)

Marta:Sior Momolo zogherà co siora Eleneta.

Elenetta:Siora?

Marta:La zogherà co sior Momolo.

Elenetta:Mi nola veda.

Momolo:La me refuda

Marta:Viaviaho inteso. La zogherà co so mario.

Momolo:La se ferma. Son qua; chi me vol? Son reffudà. Ibocconi reffudai xè meggio dei altri.

Marta:Vu zogherè con siora Polonia.

Polonia:No lo voggio.

Momolo:Chi no me volno me merita.

Polonia:Varèche fusto!

Marta:Viaviadestrighémoseche vien tardi. L'èdita. Siora Poloniae sior Momolo. Mi zogherò co sior Lazaroe siora Domenica co sior Anzoleto.

Anzoletto:(Sì ben; sto incontro lo desiderava). (si accosta)

Domenica:Nocara siora Martami la me lassa fora.

Zamaria:Coss'è?Farastu anca ti de le putelae?

Domenica:Mi ho da tender de là.

Zamaria:Ghetenderò mi.

Marta:Aponto. Nol gh'ha compagnosior Zamaria?

Zamaria:Mino m'importa; che i zoghi loro. Za mi no soe po anca ghe vedo poco.Animola taolada xè fatta. Puttiportè de qua quelatola longae delle carieghe. Portè un mazzo de cartee unpiatelo.(i giovani portano tutto) Gh'àli soldoni?Gh'àli bisogno de soldoni?

Agustin:(Sior santolocaro eloel me impresta un da vinti).

Zamaria:(Coss'èfiozzo? No gh'avè bezzi?)

Agustin:(Sior no; mia muggier no voiche porta bezzi in scarsella).

Zamaria:Oefiozza. (ad Elena)

Elenetta:Sior. (a Zamaria)

Zamaria:(Chediavolo de vergogna! Gnanca vinti soldi in scarsella no volèche gh'abbia vostro mario?) (ad Elena)

Elenetta:(Eh! caro sior; coi omeni gh'ha dei bezzi in scarselano sesache occasionche ghe possa vegnir). (a Zamaria)

Zamaria:(Dauna banda no la gh'ha gnanca torto. Digo benche xè assaeche Agustin ghe staga). (Tolèfiozzoqueste xè trelire).

Agustin:(Cossa vorloche fazza de tanti bezzi?)

Zamaria:(Podèperder anca de più).

Agustin:(Oh! mi no perdo più de un da vinti).

Marta:Animopatroni. Tutti ai so posti.

(Sidispongono tutti a sedere. Domenica in principio della tavola; poiAnzolettopoi Martapoi Lazaropoi Albapoi Bastianpoi Elenapoi Agostinopoi Poloniapoi Momolo)

Anzoletto:(Gh'ho ben piacer de aver l'onor de zogar con ela. Lafortuna m'ha volesto beneficar). (a Domenica)

Domenica:(Eh! viacaro siorch'el vaga a burlar in qualche altrologo). (ad Anzoletto)

Anzoletto:(La me permettache me possa giustificar).

Domenica:(Zittozitto; za che mio padre no ha savesto gnente finadessono voggioche 'l se n'incorzae che 'l m'abbia da criarsenza sugo).(siedono ai loro posti)

Marta:Mettemo suso do soldi per omo. Semo in diese; do fia diesevinti. La prima carta tira sette. La segonda sieperché selassa el soldo dell'invido; e in ultima resta sette. (tuttipongono il loro soldo nel tondino)

Anzoletto:(Ghe vòi più ben de queloche la seimagina).(a Domenica)

Domenica:(Eh! caro siors'el me volesse benno l'anderave inMoscovia).(ad Anzoletto)

Anzoletto:(Ma la prego de considerar...)

Domenica:(Zittozittoch'el tasa).

Polonia:La digasiora Domenica. M'imaginoche faremo l'invidoligà.

Domenica:Per miquelche la comanda.

Polonia:Che no se passa un traero.

Marta:Oh! per un traero no se pol far cazzade! Cossa dìselaela?

Alba:Che i fazza pur quelche i vol. (a Marta) Me cascai occhi da sonno.(a Bastian)

Bastian:(Stago fresco! M'ha toccà una bona compagna).

Marta:(dando le carte per veder a chi tocca) Mi diriachese podesse invidar almanco do traeri.

Agustin:Mi no voggio che se invida più de do soldi.

Marta:Tanto fache lassemo star.

Zamaria:Viafiozzono siè cussì spilorza. Co se ghe xèseghe sta.

Elenetta:Ben; co avemo perso un da vintino zoghemo altro.

Zamaria:Gh'aveupaura? Zoghè per mi.

Elenetta:Eh! sior no; zogheremo per nu.

Marta:Oh! tocca a far le carte a siora Polonia. (passano ilmazzo a Polonia)

Zamaria:(vagirando dietro le sediee guarda coll'occhialetto)

Momolo:Vorlache le fazza mi per ela? (a Polonia)

Polonia:Eh! sior nole so far anca mi. (a Momolo) Se falissìa? (mescolando le carte)

Marta:Siora sì. No vorla?

Zamaria:Viada bravie fè de le bele cazzade.

Bastian:Sior'Alba gh'ha sonno. La me darà licenzache parlaqualche volta con ela.(a Elena)

Elenetta:(Eh! sior no; che 'l tenda a la so compagna). (a Bastian)

Bastian:(Mo viano la sia cussì cattiva). (a Elena)

Agustin:(Cossa te dìselo?) (a Elena)

Elenetta:(Se ti savessi! el me fa una rabia!...) (a Agostino)

Agustin:(Vien qua da miche mi vegnirò là). (Agostinoed Elena si mutano di posto)

Bastian:(Mo che razza de zente).

Zamaria:Coss'è?Coss'è ste muanze? (ad Agostino e ad Elena)

Agustin:Oh! védelo? Mi bisognache regola el zogo; de làno podevae qua son a bona man.

Marta:(Mo che scempiezzi!)

Zamaria:Puttofè a modo mio. Stè a casano andè in nissunlogoperché al tempo d'ancuoi ve tacherà i moccolidrio. (ad Agostinoe parte)



Scena III

Tuttifuori di ZAMARIA

Polonia:Alzè.

Momolo:Se almanco alzasse la meneghela. (alzando)Dèmeleboneche son bon anca mi. (a Polonia)

Polonia:(Sìsìsior baron). (dando fuori lecarteche si fanno passare di mano in mano)

Momolo:(Mo viache sè la mia cara colona). (a Polonia)

Polonia:(No ve credo una maledetta). (a Momolo)

Momolo:(Mettème a la provae vederèse digo laverità). (a Polonia)

Polonia:(Benben. Vederemo). (a Momolofacendo lissìa)

Elenetta:Mo che carteche la n'ha dà; se pol far pezo?

Domenica:(Mi no gh'ho gnente; tanto fache le butta a monte).(adAnzoletto)

Anzoletto:(Nono; la tegna le carte in man. Vardando le cartese poldir qualche paroleta).(a Domenica)

Domenica:(Cossa serve parlar? Le xè parole buttade via). (adAnzoletto)

Anzoletto:(Me preme de dirghe le mie rason). (a Domenica)

Elenetta:El re de bastoni. (giuocando) Buttè zo quela.(ad Agostino)

Agustin:Sior no; questa.

Elenetta:E mi voggio questa. (leva una carte delle tre di Agostinoe la butta in tavola)

Bastian:(dà giù la sua carta) Viala responda.(ad Alba)

Alba:Cossa òggio da responder?

Bastian:No la vede? Bastoni.

Alba:Quala òggio da dar?

Bastian:Mo via. L'asso. (le fa dar giù l'asso di bastoni)

Elenetta:Sia malignazo! Subito l'asso. (tutti gettano la lorocarta in tavola)

Marta:(Che 'l tegna su le so carte. Vorloche i ghe veda lameneghela?) (a Lazaropiano)

Lazaro:(Eh no gh'è pericoloche nissun me la veda). (pianoa Maria)

Bastian:Viala zoga.

Alba:Cossa òi da zogar? (ad Alba)

Bastian:Quel fante.

Alba:Qual fante?

Bastian:Mo queloquelo. No la ghe vede? (con impazienza)

Alba:Mi deboto buto le carte in tola.

Bastian:Mo no la vaga in colera. El fante de danari. (giuocandola carta di sior'Alba)

Lazaro:Ve sentìu gnente? (ad Albagiuocandoe si lasciaveder le carte)

Alba:Gnente. (a Lazaro) (Oemio mario gh'ha lameneghela). (piano a Bastianridendo)

Marta:Vorlo tegnir su le so carte? (a Lazaro)

Polonia:Coss'èpatronigh'àli la meneghela?(a Marta e a Lazaro)

Marta:Eh! gh'avemo dei totani.(rispondendo per sé e perLazaro)

Anzoletto:Danari no ghe n'avemo.(rispondendo)

Domenica:(Sti maledetti danari xè queliche lo fa andar via).(ad Anzolettorispondendo colla carta)

Anzoletto:(No solamente i danarima anca un pocheto de onor). (aDomenica)

Momolo:El cavalosaràvelo bon? (giuocando)

Elenetta:Sior no; gh'avemo el re. (giuocando)

Bastian:E mi l'asso.

Elenetta:Sì! i gh'ha tutti i assi del mondo.

Bastian:Tiremo tredese soldi; e quel soldo chi vol véder lamia carta. (tira i soldi dal piatto)

Marta:Nualtri un soldeto per omo. (mettono due soldi in piatto)

Anzoletto:Nu no volemo gnente.

Momolo:Un soldeto mi.

Polonia:Eh! nocaro vuche i gh'ha la meneghela.(aMomolo)

Momolo:Vedémola.

Polonia:Mi no voggio.

Momolo:Co no volèsè parona. Co una donna dise novoggiome rendo subito.

Marta:Gh'è altriche voggia gnente?

Agustin:Mi un soldo.

Elenetta:Sior no.

Agustin:Un soldo!

Elenetta:Sparagnémolo.

Marta:E lorivorli gnente? (a Bastian e ad Alba)

Bastian:Gnente a sto mondo.

Marta:Vostro danno. Vedeu? V'avè fatto cognosser che lagh'avè. (a Lazarotirando il piatto)

Lazaro:Mi? Come? (tutti mettono di nuovo i loro due soldi neltondofuori di Domenica e Anzolettoperché parlano e nonbadano)

Marta:Eh! sìsìcareto; no stè ben a rentevostra muggier.

Alba:Poverazzo! el xè de bon cuor mio mario.(ridendo)

Marta:Tocca a far le carte a sior'Elenetta. (dà le cartead Elena) Viachi manca a metter su?

Anzoletto:Mancheremo nualtri. (prende i quattro soldi)

Marta:(Mo i compatissopoverazzi!)

Anzoletto:(Se la savessequanto che me despiase).(a Domenica)

Domenica:(De cossa?)

Anzoletto:(De doverla lassar). (mettendo i soldi nel piatto)

Domenica:(Busiaro!) (ad Anzoletto)

Elenetta:Che la leva. (a Poloniadandole le carte perchéalzi)

Marta:(Siora Domenicacome vàla?) (a Domenica)

Domenica:(Qua no se sente altroche de le busie). (a Marta)

Marta:(Se sè un putto civiltratè almanco consincerità). (ad Anzoletto)

Anzoletto:(Per farghe véderche no son busiaroghe faràuna proposizion). (a Domenicache senta anche Marta)

Domenica:(Che xè?)

Anzoletto:(Vorla vegnir in Moscovia con mi?) (come sopra)

Marta:(Sì benche l'accetta. Nol dise mal). (aDomenica)

Domenica:(Come?) (ad Anzoletto)

Anzoletto:(Col consenso de so sior padre). (come sopra)

Marta:(Se gh'intende). (a Domenica)

Domenica:(Sposai?) (ad Anzoletto)

Anzoletto:(No vorla?) (come sopra)

Marta:(Bravobravo dasseno). (ad Anzolettorimettendosi algiuoco)

Agustin:Spadeche la vegna. (giuocando)

Domenica:Spade? Chi zoga spade? (con allegria)

Agustin:Mi; el cinque de spade.

Domenica:E mi el cavalo. (allegra butta giù la carta)

Marta:L'aspettache no tocca a ela. (a Domenica) (Adessola se confonde per l'allegrezza). Via a lori. (a Bastian e adAlba)

Bastian:El re. (dando giù la carta) A elalaresponda. (ad Alba)

Alba:Son stuffa. (rispondendo con disprezzo)

Bastian:(Anca mi).

Marta:Mi ghe metto l'asso; ma ghe scomettoche vien fora lameneghella. (dà giù la carta)

Domenica:Viache 'l responda. (ad Anzoletto)

Anzoletto:(Me premeche la me responda ela). (a Domenicagiuocando)

Domenica:(Ghe responderò). (ad Anzoletto)

Elenetta:Prestoche i se destriga. (a Momolo e Polonia)

Polonia:Cossa serve? (risponde)

Momolo:Vienla? (ad Elenarispondendo)

Elenetta:Vèla qua. (dà giù la meneghella conallegrezza)

Momolo:Cara culìa!

Agustin:Che i la paga. (con allegria)

Marta:Xèla sforzada?

Elenetta:Siora sì. (raccoglie i soldi) Tirèsette soldi. (ad Agostino che li tira dal piatto) Coppeelsette. (giuoca)

Agustin:El re. (giuoca)

Bastian:No tiremo mai. (giuoca)

Alba:Me vien l'accidia. (giuocae si tocca la testa)

Marta:No ghe n'ho coppe. (giuoca) Via el traga zo quelbaston. (a Lazaro)

Domenica:(Se mio padre volesse...) (ad Anzoletto)

Anzoletto:(Se podemo provar). (a Domenica)

Marta:Viache i responda. (a Domenica e ad Anzoletto)

Domenica:Cossa zógheli?

Marta:Coppe.

Domenica:Cossa gh'è de coppe?

Elenetta:El re. No la vede?

Domenica:Ghe n'avémio nu coppe? Ah! sìl'asso.(giuocae poi parla piano ad Anzoletto)

Elenetta:Malignazzo! e tanto la sta?

Marta:(Mi la compatisso).

Momolo:Bon pro ve fazzacompare Anzoleto. (forte adAnzoletto)

Anzoletto:De cossa?

Momolo:Eh! gnente; de quel asso de coppeche avè zogà.

Domenica:Xela nostra?

Polonia:No vorla? El xè l'assoe xè zoso lameneghela.

Domenica:La meneghela xè zo? Aspettè. Tutti queibezzi chi vol véder la mia carta.

Polonia:Ih! ih! (meravigliandosi)

Elenetta:Sior nosior no.

Domenica:Ben. Chi no volvaga via.

Polonia:A montea monte. (a Momolo)

Momolo:Mi mo la vederia volentiera.

Polonia:E mi no.

Momolo:Ghe scomettoche la xè una bulada in credenza.

Polonia:Voleu véderla? Soddisfève.

Momolo:Cossa dìsela ela colla so prudenza? (ad Elenetta)

Elenetta:Mi? che 'l fazza el so zogo. (a Momoloruvidamente)

Momolo:Mo viano la me tratta malche son una persona civil.

Agustin:La fenìmiosior Momolo?

Momolo:Fermève. Quanto àli dito su la so carta?

Domenica:Sette soldiseu sordo?

Momolo:Mora l'avariziae crepa la gnagnera: sette soldi. (mettei soldi in piatto)

Domenica:Che xè altri?

Agustin:Ghe semo nu.

Marta:E nu gnente. (getta via le carte)

Elenetta:Oh! figurèvese vòi buttar via sette soldi.Dè quadè qua.(prende le carte di Agostino e lebutta a monte)

Agustin:Mo viasioraseu patrona vu? (a Elena)

Elenetta:Mi la voggio cussì. (ad Agostino)

Agustin:Debottodebotto...

Elenetta:Coss'è sto debotto?

Agustin:Insolente.

Elenetta:Musso.

Momolo:Le se ferma.

Marta:Mo no fali stomego? (a Lazaroparlando di Agostino e diElena)

Domenica:Viaghe xè altri?

Bastian:Vorlache i mettemo? (ad Alba)

Alba:Cossa?

Bastian:Sti sette soldi?

Alba:Per miche 'l ghe ne metta anca trentacossa m'importa?

Bastian:Mo la zoga molto de gusto! Ecco qua sette soldi. (limette)

Domenica:Questo xè el fante de danari. (scopre la carta)

Agustin:Vedeusiora? (ad Elena)

Elenetta:E cussì?

Agustin:Col re la m'ha fatto andar via.

Elenetta:Chi se podeva imaginarche co una strazza de carta laandasse a invidar sette soldi? Se vedeche la gh'ha dei bezzi dabuttar via.

Domenica:Cara siorase zoga; se fa per tegnir el zogo in viva. Nogh'avemo bezzi da buttar via; ma no semo gnanca spilorzi.

Momolo:La se ferma. Su quel fante altri diese soldetti

Bastian:Vorlache ghe tegnimo? (ad Alba)

Alba:A mi el me domanda? Co sto sussuro me va atorno la testache no ghe vedo.

Bastian:Son qua mi con diese soldetti.

Momolo:Cossa dìsela ela? (a Domenica)

Domenica:Per mino vòi altro.

Momolo:Questo qua xè el lustrissimo sior cavalo.

Bastian:Altri diese soldetti su quel lustrissimo sior cavalo. (limette in piatto)

Momolo:El re xè a monte; la meneghela xè zoso;no gh'è altroche l'asso. O l'assoo una cazzada. A Momolomanganer cazzae no se ghe ne fa. Son quadiese soldicompareBastian.

Bastian:Aspettè; avanti che i mettè susovoleuchespartimo?

Momolo:Nocompareo tutti vostrio tutti mii. (li mette)

Bastian:Co l'è cussìtirèveli.

Momolo:Grazie. (vuol tirare il piatto)

Bastian:Fermève. Questo xè l'assocompare.

Momolo:Tegnìme la testategnìme la testa.

Elenetta:Védistu? (ad Agostino)

Agustin:Ti gh'ha rason. (ad Elena)

Bastian:Tiremo sto piatelo. (tira il piatto)

Alba:Xèli tutti nostri?

Bastian:Tutti nostri.

Alba:Tutti nostri?

Bastian:Tutti nostri.

Alba:Oh! bravo sior Bastianbravo sior Bastianbravo siorBastian. (ridendo)

Marta:Vedeu? Questo xè un bel incontro. Nu de ste fortuneno ghe n'avemo. (a Lazaro)

Lazaro:Gh'ho gustoche mia muggier se diverta. Àla sentiocome che l'ha ridesto?

Marta:Vardèvedè! Fè sbarar i mascoli persta bela cossa. Oh! viache i metta susopatroni. Tocca a far lecarte a sior Agustin. (Agostino mescola le cartee tutti mettono)

Domenica:(Caro sior Anzoletosaria troppo felicese succedesse stacossa!)

Anzoletto:(Se sior Zamaria se contentami la gh'ho per fatibile).

Domenica:Mettemo suso.

Anzoletto:Son qua mi. (Se la volmi ghe parlerò). (aDomenica)

Domenica:(Magari!)

Agustin:Alzaviada bravaalza la meneghela. (ad Elena)

Elenetta:Vèla quavèla qua. (alza la meneghella)

Agustin:El piatoel piato. (tira il piattoe passa le carte aBastian)

Momolo:Bravame consolo con ela. (ad Elena)

Polonia:(Ghe scomettoche so mario ha fatto qualche fufigna per faralzar la meneghela). (a Momolo)

Momolo:(Sìho visto tutto; la meneghela giera foradel mazzo). (a Polonia)

Marta:Animopatroni. Bisogna tornar a metter suso.

Anzoletto:(Subitoche s'ha fenio de zogarmi ghe parlo).

Domenica:(Se savessecome far a fenir). (mettono i denari neltondo)

Bastian:Viada bravoalzèla anca vu. (ad Agostinodandogli da alzare)

Agustin:Eh! sior no. (Basta una volta). (alza)

Bastian:(dà fuori le carte)

 

Scena IV

ZAMARIAe detti

Zamaria:Comevàla? (a Domenica)

Domenica:Eh! la va ben.(con allegria)

Zamaria:Vadagneu?(a Domenica)

Domenica:Ho speranza de vadagnar. (guardando Anzoletto)

Anzoletto:Cussì spero anca mi. (guardando Domenica)

Zamaria:Equacome vàla? (a Lazaro e Marta)

Lazaro:Bensior compare.

Marta:Ben disè? Se perdemo.

Lazaro:Oemia muggier xè de bona voggia.(a Zamaria)

Zamaria:Sì?Me consolo. Come vàlasiora comare? (ad Alba)

Alba:Oimei; che odor gh'àlo intornosior compare?

Zamaria:Polesserche me sapia le man da nosa muschiada.

Alba:Oh! che 'l vaga viache no posso soffrir sta spuzza.

Zamaria:Spuzzaghe disè?

Alba:Che 'l vaga viache debotto me vien mal.

Lazaro:Moandè viacaro sior compare. (alzandosi unpoco)

Zamaria:Ih!ih! cossa gh'òggio intorno? El contagio? E qua come xèla?(a Momolo)

Momolo:Mi son el tipo del delirio. Sfortunà al zogo;sfortunà in amor. Chi me scazzachi me brontolachi me cria;all'ultima de le ultimefazzo contoche anderò in Moscoviaanca mi.

Polonia:Cossa andereu a far in Moscovia?

Momolo:A impastar el caviaro.

Zamaria:Oh!che caro matto.(va del bello girando dietro le sedie)

Marta:Oh! viaa chi tocca a zogar?

Bastian:Aspettèche fazza la mia lissìa.(fa lascelta delle carte)

Domenica:(Se 'l savesse! gh'ho una paurache 'l diga de no miopadreche tremo).(ad Anzoletto)

Anzoletto:(Crédelache a mi nol me la voggia dar?)

Domenica:(Se 'l stasse a Veneziano gh'averia nissun dubbio; maandando vianol gh'ha altroche mi; e so che l'ha dito cento volteche lontana da elonol vol assolutamenteche vaga).

Anzoletto:(Questa la me despiaserave infinitamente).

Zamaria:(arrivasopra la sedia di Domenicasenza ch'ella se ne accorga)

Domenica:(E per questo s'avemio da abandonar?) (ad Anzoletto)

Anzoletto:(Mi no me perdo de coragio cussì per poco). (aDomenica)

Zamaria:(Cheinteressi gh'àli sti siori?)

Bastian:Viache la zoga quel asso. (ad Alba)

Alba:L'asso de coppe. (giuocando)

Domenica:Oh! qua el xè? (a Zamaria scoprendolomortificata)

Zamaria:Decossa se descorrepatroni?

Domenica:Consegiévimo le nostre carte.

Zamaria:Ecossa parlèvi de abandonar?

Domenica:De abandonar?

Anzoletto:Sior sì; ghe par a eloche queste sia carte daabandonar? Ghe par a eloche qua no se possa chiapar? La volevabuttar via le so carte; nodigo mitegnìmole suso. Mi no meperdo de coragio per cussì poco.

Zamaria:Sìben; se i zoga quase ghe dà questae co st'altra se pol farzogo.

Bastian:A proposito de abandonaraveu savesto sior Zamariachesior Anzoleto ne abandona?

Zamaria:Siorsìl'ho savesto; ma el m'ha anca promessoche 'l me manderàdei dessegni; n'è verofio mio?

Anzoletto:Sior sìho promessoe li manderè.

Bastian:Caro sior Anzoletoco andè via vucossa servechemandè i dessegni? Co no sè vu assistente al telercredeu che i testori possa redur i drappi segondo la vostraintenzion?

Anzoletto:Caro sior Bastianla perdona. La fa tortoa dir cussìa persone che gh'ha la praticache gh'ha esperienzae che gh'haabilità. Xè tanti anniche i laora sui mii dessegniche oramai i gh'ha poco bisogno de mi. Per maggior cautelafaròi dessegni più sminuzzadicon tutti quei chiarie scuriecon tutti quei ombrizamentiche sarà necessari. Minieròle carte; ghe sarà su i colori. No la s'indubita; gh'ho tantasperanzache i aventori sarà contenti; e che 'l so servitorAnzoleto no ghe sarà desutile gnanca lontan.

Bastian:Cossa disèusior Lazaro? Seu persuaso?

Lazaro:Mi sìche 'l manda pure che nol se dubita gnente.

Zamaria:Epocossa serve? No dìseloche 'l tornerà?

Bastian:Oh! mi mo credoche nol torna altro

Anzoletto:Per cossa crédeloche non abbia più datornar?

Zamaria:Chei zogache i zogache co i averà fenio de zogarparleremo.Gh'ho una cossa in mente. Chi sa? Co se volche 'l tornaso miquelche ghe vol per farlo tornar. Viache i se destrigachedebotto xè ora da andar a cena.

Bastian:Nu gh'avemo in tola l'asso de coppe. (tutti rispondono)La zoga quelche la vol. Quel diese de bastoni. (Ad Alba. Tira isette soldi)

 

Scena V

COSMOe detti

Cosmo:Siora Poloniaxè qua una franzeseche la domandaela.

Polonia:Dasseno? (Me despiaseche semo qua).

Zamaria:Chièla sta franzeseche ve domanda? (a Polonia)

Polonia:La sarà madama Gatteaula recamadora.

Zamaria:Sìla cognosso. Se volèfela vegnir avanti.

Anzoletto:(Madama Gatteau!) (a Domenica)

Domenica:(Sior sìghe conterò tutto). (adAnzoletto)

Polonia:Via; za che sior Zamaria se contentadisègheche laresta servida.(a Cosmo)

Cosmo:Benissimo. (La par la marantega vestia da festa). (parte)

 

Scena VI

MADAMAGATTEAU e detti

Madama:Messieursmesdames. J'ai l'honneur de vous saluer. (fariverenza a tutti)

Zamaria:Madamala reverisso.

Madama:Votre servantemonsieur.

Anzoletto:Servomadama Gatteau.

Madama:Bon soirmon cher Anjoletto.(riverenza amorosa)

Polonia:Madama Gatteau.(chiamandola)

Madama:Me voicimadamoiselle. (fa riverenza a tuttie passavicino a Polonia)

Alba:(si agitafa dei contorcimenti)

Momolo:Forti. Com'èla? (verso sior'Albaalzandosi)

Marta:Coss'è? Cossa gh'àla? (ad Alba)

Bastian:Ghe vien le fumane? (ad Alba)

Lazaro:Cossa gh'aveufia mia?

Alba:Ho sentio un odorche me fa morir. (come sopra)

Marta:Anca mi ho sentio qualcossama no capisso.

Momolo:Lavandasampareglieodori che consola el cuor.

Bastian:Odori de madama Gatteau.

Lazaro:Sia maledìo sti odori.

Alba:Me vien mal.

Momolo:Fermèveche so qua mi. (s'alza)

Zamaria:Prestova làagiùtila. No ti vedi? (a Domenica)

Domenica:(Cossa vorlo? Che impianta qua madama Gatteau? Le xètante). (a Zamaria)

Marta:La vegna quasior'Elenala me daga una man.

Elenetta:Son qua. Poveretta! la me fa peccà.

Domenica:Siora Poloniacara fiamenèla in te la mia camera.(a Polonia)

Polonia:Siora sìvolentiera. (Sia malignazo sti muri de mezapiera). (Polonia e Marta conducono via sior'Alba)

Momolo:Aséobulgaroassa fetidapezza brusada; prestomiedegochirurgospizier. Mi vago intanto a darme una scaldadina.(parte)

Lazaro:Caro sior Zamariache 'l vegna de là con mi.

Zamaria:Noghe xè tre done?

Lazaro:Se bisognasse mandar a chiamar qualchedun.

Zamaria:Podèandar anca vase bisogna.

Lazaro:Mi no gh'ho cuor de abandonar mia muggier. (parte)

Zamaria:Ancami gh'ho qualcossa da far.

Bastian:Anderò misior Zamariaanderò mi. Caramadamacon quei vostri odori...

Madama:Pardonnez-moimonsieur. Je n'ai pas de mauvaises odeurs.

Bastian:Pardonnez-moimadame; vous avez des odeurs détestables.(parte)

Madama:Fy doncfy donc.

Agustin:(Dove che xè mia muggierghe posso andar anca mi).(in atto di partire)

Zamaria:Doveandeufiozzo?

Agustin:Vago de là un pocheto.

Zamaria:Aveupaurache i ve magna vostra muggier?

Agustin:Oh! giusto; vago cussìper véder sebisognasse qualcossa. (va via correndo)

Zamaria:Moel xè ridicolo quelche sta ben.

Anzoletto:(Sior Zamaria; za che gh'avemo sto poco de tempose me dèlicenzave vorave parlar).

Zamaria:Siorsìvolentiera; vegnì de là con mi. (parte)

Anzoletto:Prego el Cieloche nol me diga de no. Quella povera puttame despiaserave tropo a lassarla. (parte)



Scena VII

DOMENICAe MADAMA GATTEAU

Domenica:Ve prego de compatirmadamase siora Poloniaper causamiav'ha mandà a incomodar.

Madama:C'est un honneur pour moi. (riverenza)

Domenica:Mo fème el servizio de parlar italian.

Madama:Io so poco parlarepoco.

Domenica:Eh! che parlè benissimo.

Madama:Vous êtes bien bonnemademoiselle. (riverenza)

Domenica:Disèmecara madama; sior Anzoleto dessegnador xèloveramente impegnà d'andar in Moscovia?

Madama:Ouimademoiselleil est engagétrès engagé.

Domenica:E gh'avè d'andar anca vu?

Madama:Ouimademoiselle. Nous irons ensemble. Il y aura unevoiture à nous deux.

Domenica:Mo fème el servizio de parlar italian.

Madama:Alons toujours italiano; parlare sempre italiano.

Domenica:Disèmecara madama; se 'l menasse con elo unazoveneno l'anderave in sedia con vu? (scherzando)

Madama:Ah fymademoiselle! Me connoissez-vous bien? Je suishonnête femmeet en outre... e oltre questocome potrebbeesser possibilech'io vedessi altra femmina con Anjolettoqui estmon cher amimon cher amourmon mignon?

Domenica:Come! sè innamorada de sior Anzoleto? (conmaraviglia)

Madama:Hélas! mademoiselleje ne vous le cacherai pas.

Domenica:(Oh! vecchia del diavolo. Squasi squasi me l'ho imaginada.Magrazie al Cielono la me dà zelosia). Lo sàlo eloche ghe sè inamorada?

Madama:Mademoiselle; pas encore tout affait.

Domenica:Perché no ghe l'aveu dito?

Madama:Ah! la pudeur... Come voi dite? Il rossore me lo haimpedito.

Domenica:Seu ancora da maridar?

Madama:Nonmademoiselle. Io ho avuto trois mariti.

Domenica:E ve xè restà ancora la pudeur?

Madama:Ouiper la grazia du Ciel.

Domenica:E andar con elo da sola a solo da Venezia fin a Moscovianopatiria gnente la pudeur?

Madama:Io son sicura della mia virtù.

Domenica:Sìper la vostra virtùe anca un pocheto perla vostra età.

Madama:Pour mon âge? Pour mon âgevous ditesmademoiselle? Quanti anni mi donate voi?

Domenica:Mi no saveria; no vorave dir un sproposito. Sessanta? (perfarghe grazia).

Madama:Beaucoup moinsbeaucoup moins.

Domenica:Come? Cossa disèu?

Madama:Molto menomolto meno.

Domenica:Cinquanta?

Madama:Molto meno.

Domenica:Quaranta?

Madama:Un poco meno.

Domenica:Bisogna dirmadamache le donne al vostro paesede tremesi le parlade tre ani le se maridade vinti ani le sia vecchiee de quaranta decrepite.

Madama:Vous vous moquez de moimademoiselle. (sdegnosa)

Domenica:Mi no moco gnente. Digo cussì per modo de dir.

Madama:Io amo molto monsieur Anjoletto; e il Cielo lo ha fattonascere per la mia consolassione. Lui faira suoi dissegni; je fairaimiei ricamie guadagneremo beaucoup d'argentoe viveremo ensemblein perfecta pacein perfecto amore; je l'adoreraiil m'adorera.

Domenica:Ho pauramadamache 'l v'adorerà poco.

Madama:Pourquoi doncs'il vous plaît?

Domenica:Purquèpurquà el xè inamoràde una zovene.

Madama:Est-il possible?

Domenica:La xè cussìcome che ve digo mi; e ve diròmo anca de più: che pol esserche sta zovene el la voggiasposarche 'l la voggia menar in Moscovia con elo.

Madama:Je ne puis pas croire; mais si tout è vero quelchevoi dite; si monsieur Anjoletto è amoroso di un'altra giovineje fairai le diable à quatre; et monsieur Anjoletto non anderàpiù in Moscovia. Je n'irai pasmais il n'ira pas; oui: jen'irai pasmais il n'ira pas.

Domenica:Poveretta! me despiase de averve dà sto travaggio.

Madama:E chi è questa femminache mi vuol rapire mon petitcoeur?

Domenica:No so; no so ben chi la sia.

Madama:Si vous ne la connoissez-pasje me flatemademoiselle...

Domenica:Cossa? Ve vien el flato?

Madama:Point de plesanteries; je dicoch'io mi lusingochemonsieur Anjoletto non sarà amoroso di altrache de moi.

Domenica:E mi ve digo de certoche 'l xè amoroso de un'altrae che son squasi segurache 'l la sposerà.

Madama:Nonnon; je ne le crois pas.

Domenica:Se volè creparmi no so cossa farve.

Madama:Je disnon lo credonon lo credo. Il faut que je luiparle; bisognache io gli parliche io lo veda. Il fautque je luidécouvre ma flammeet je suis surequ'il saura me préférerà toute autre. D'ailleurss'il est cruels'il est barbarecontre moije jureparole d'honnête femme: je n'irai pas enRussiemais il n'ira pas; je n'irai pasmais il n'ira pas. (parte)

Domenica:Mo va làfia miache ti xè un capo d'opera.Pàrleghe quantoche ti volche per grazia del Cielo no ti xèin stato de metterme in zelosia. Me despiaseche la diseper quelche posso capir: mi non anderòma non l'anderà gnancalu. No soperché la lo diga; no soche manche la gh'abbia;e se possa depender da ela el farlo andaro no farlo andar. Polesser ancache la se lusingasenza rasoncome che la se lusingavache 'l gh'avesse da voler ben; e che la credachescrivendo ai soamicighe possa bastar l'anemo de farlo restarper astiopervendettao per speranza col tempo de farlo zo. Mi no so cossa dir;se no l'andasse per causa miame despiaseravee per dir la veritàgh'averave gusto de andar anca mi; ma finalmentese 'l restasse aVeneziache mal sarave per elo? Za nol ghe n'ha bisogno; el sta bendove che 'l xèe qua no ghe manca da laorar. El va viapiùper capricioche per interesse. Bezzi no credoche 'l ghe ne voggiaavanzar. Lo conossoel xè un galantomo: vadagna pocovadagnaassaein fin dell'anno sarà l'istesso. El diseche 'l va viaper l'onor. Cossa vorlo de più de quelche l'ha avudo qua? Nos'ha visto fina quatroo cinque teleri in t'una volta laorar sui sodessegni? No xè piene le boteghe de roba dessegnada da lu?Vorlo statue? Vorlo trombe? Vorlo tamburi? Sarave forsi meggio pereloe per miche 'l restasse qua: che se a diese ghe despiaseriache 'l restasse; ghe sarà centoche gh'averà da caroche 'l resta.(parte)

 

 

ATTOTERZO

 

Scena I

DOMENICAe POLONIA

Domenica:La xè cussìfia miacome che ve conto.

Polonia:Tutto averave credestoma no maiche quela vecchias'avesse incapricià de quel putto.

Domenica:Poverazza! La vorave el quarto mario.

Polonia:E se vedeche la 'l vol zovene.

Domenica:No crederave maiche Anzoleto fasse sta bestialità.

Polonia:No lo credo cussì minchion; e po no m'àladitoche 'l s'ha dichiarà de volerla sposar?

Domenica:Sìcussì l'ha dito; ma bisogna sentir cossache dirà mio sior padre.

Polonia:Sentiremo. No pàrleli insieme adesso?

Domenica:I parla; ma i va drio molto un pezzo. Se savessi co curiosache son!

Polonia:Mi la compatisso.

Domenica:Ho paurache sior padre no me voggia lassar andar.

Polonia:No se xè gnancora seguriche sior Anzoleto abbiad'andar. Per quelche ha dito la vecchiano xèlo ancora inforsi d'andar?

Domenica:Basta; sia quelch'esser se voggia; che 'l vagao che 'lstagame bastache 'l sia mio mario.

Polonia:El Cielo ghe conceda la grazia.

Domenica:E vufiaco sior Momolocome vàla?

Polonia:No védelache corlo che 'l xè? Come pòssiofidarme?

Domenica:Mettèlo alle strettee che 'l ve resolva; o un belsìo un bel no.

Polonia:Certoche cussì mi no voggio più star.

Domenica:Oh! xè qua siora Marta. Sentimocossa che fasior'Alba.

 

Scena II

MARTAe dette

Marta:Mo quante scene! mo quante smorfie! mo quante scene!

Domenica:De chisiora Marta?

Marta:De quela cara sior'Alba.

Polonia:Causa so mario. Se so mario no la segondasseno la lefarave.

Domenica:Ghe xè passà? (a Marta)

Marta:Ghe xè passàghe xè tornà; ghexè tornà a passar. Ora la pianzeora la ride; la xèuna cossache se i la mettesse in comediano i lo crederia.

Domenica:Debotto xè ora de andar a cena. Vegnirala a tolasior'Alba?

Marta:Rèstela qua la recamadora franzese?

Domenica:Sior padre l'ha invidada; no sopol esser de sìchela resta; ma per certe scenetteche xè natepol esser ancade no.

Marta:Oh! se la ghe xè elasior'Alba no vien a tolaseguro.

Polonia:Per i odori forsi?

Marta:Per i odori.

Polonia:Adessoadesso anderò mi de là; e sentiròdove diavoloche la gh'ha sti odori; e vederòse ghe liposso levar.

Domenica:Sìcara fiaandè de là; parlèghee vedè de scavar circa quel negozioche vu savè.

Polonia:Siora sì; la lassa far a mi. Mi con madama gh'hoconfidenza; posso parlarghe con libertà.

Domenica:Fè per miche anca mi farò qualcossa per vu.

Polonia:Ghe raccomando; se la pol dirghe do parole a Momololasentache intenzionche 'l gh'ha.

Domenica:Siora sì; lo farò volentiera.

Marta:Brave! Da bone amighe: ve aggiutè una con l'altra.

Polonia:Cossa vorla far? Una man lava l'altra.

Marta:E tutte docossa làvele?

Polonia:Tutto quelche la vol. (parte)

 

Scena III

DOMENICAe MARTA

Marta:Ghe xè gnente da novo de sior Anzoleto?

Domenica:No so; el xè de là co sior padre.

Marta:Sperémio ben?

Domenica:Chi sa?

Marta:Vèlo qua; vèlo qua sior Anzoleto.

Domenica:Oimè! propriamente me trema el cuor.

 

Scena IV

ANZOLETTOe dette

Marta:Com'èlasior Anzoleto?

Anzoletto:Mal.

Domenica:Come mal?

Anzoletto:No gh'è caso; ho dito tutto quelche podeva dir: enol se vol persuàdere no gh'è remedio che 'l sevoggia piegar.

Domenica:Poveretta mi!

Marta:Moper cossa?

Anzoletto:Per dir la veritàel m'ha parlà con tantoamore con tanta bontàche 'l m'ha intenerio. El disee 'lprotestache se stasse quael me la daria la so putta con tutto elcuor; ma andando viae andando cussì lontannol gh'ha cuorde lassarla andar. Nol gh'ha altriche ela; el ghe vol ben; el xèvecchio; el gh'ha paura de no véderla più; nol volrestar solosenza nissun dal cuor. No so cossa direl m'ha fatopianzer; me diol in te l'anemame sento a morir; ma co no gh'èremediobisogna rassegnarse al destin.

Domenica:Ah! pazzenzia.

Anzoletto:Cara siora Domenicael Cielo sase ghe voggio ben. Gheprometto alla presenza de sta signorasull'onor mioin fede degalantomode omo onestoe da ben: altre che ela no sposerò.La lassache vaga; tornerò presto; vegnirò a sposarla;ghe lo zuro con tutto el cuor.

Marta:(Propriamente me intenerisso anca mi). Viasiora Domenicacossa vorla far? No séntela? El ghe promette de vegnirla asposar.

Domenica:Eh! cara elacol sarà via de quanol s'arecorderàpiù de mi.

Anzoletto:No son capace de usar ingratitudine con chi che siamoltomanco con elaverso la qual gh'ho tanta stimatanto debitoe tantoamor.

Marta:Mocaro sior Anzoletoza che professè a sioraDomenica tanto amor; perché no ve resolveu de restar?

Anzoletto:No posso; son in impegno. Ho dà parola; bisognaandar.

Domenica:Ma seu seguro veramente de andar?

Anzoletto:Se vivoson segurissimo.

Domenica:Aveu parlà con madama Gatteau?

Anzoletto:Mi no. Cosa dìsela? Apponto; cossa xèla vegnuaa far qua?

Domenica:No savèche la ve vol ben? Che la xèinamorada de vu?

Anzoletto:De mi?

Marta:Disèu dassenosiora Domenica?

Domenica:Pur tropo digo la verità.

Anzoletto:Pur tropola dise? Cossa xè sto pur tropo? Mecrederàvela cussì matto?

Domenica:Eh! caro sior; la xè vecchiaxè vero; masoliin t'un calessein t'un viazo cussì lontanno se saquelche possa nasser.

Marta:Cossa diavolo voleuche nassa?

Anzoletto:Se credesseche sta cossa ghe fasse ombraanderòsolono m'importa de compagnia. Intanto ho accettà d'andarcon madamain quanto m'ha parsoche la so età me podesseassicurar da ogni criticae da ogni mormorazion. Da restonom'importa d'andar con elae no gh'anderò.

Domenica:Sì; ma la se protestache se ghe negherècorespondenza al so amorno l'anderà elae no anderègnanca vu.

Anzoletto:Cossa gh'ìntrela in t'i fatti mii? Xèla elaforsiche me fa andar?

Domenica:Mi no so altro; ve digoche a mi colla so bocca la m'hadito cussì.

Marta:Sior sì; la xè capace de scriver de le letterecontra de vu; de farve perder el creditoe de farve del mal.

Anzoletto:Mi no so cossa dir. Se la gh'ha sto cuorche la 'l fazzache gnanca per questo mi no me saverò vendicar. Mi stimomadama Gatteau. La xè una brava recamadorae dei so recami minon ho mai dito mal. Perché me vorla insolentar mi? Perchévorla dir mal de mi? Lassemo star da una banda sto so ridicolo amorche 'l xè un pettegolezzoche no val gnente. In cossa sevorla taccar per descreditarme? Forsiperché i mii dessegnixè d'un gusto diverso dai so recami? Mi venero i sóieela no poderà mai arivar a destruzer i mii. El Cielo benedissale so fatturee a mi me daga grazia de no pezorar ne le mie. Fazzamadama quelche ghe par; mi anderò in Moscoviae saràde mi quel che 'l Cielo destinerà.

Marta:Sior sì; parlaparla. La conclusion xèquesta: anderò in Moscovia.

Domenica:E mi poverazza resterò qua.

Anzoletto:La veda elase ghe basta l'anemo co so sior padre... (aDomenica)

Marta:Vorlache ghe parlemo? Vorlache andémo insieme aparlarghe? (a Domenica)

Domenica:Sìcara ela. La me fazza sto ben. La vegna de làcon mi. Da mia posta no gh'averia coraggio de parlar.

Marta:Andémo.

Anzoletto:Prego el Cieloche le gh'abia più fortuna de mi.

Domenica:Lo disèu de cuor?

Anzoletto:El Cielo me fulminase no digo la verità.

Marta:Andémosiora Domenicaandémoche gh'ho bonasperanza. Mico me metto in te le cosseghe riesso. (parte)

Domenica:Caro Anzoletoe averessi cuor de lassarme?

Anzoletto:No so cossa dir... La vedein che statoche son...

Domenica:Mo andè làche saressi un gran can. (parte)

 

Scena V

ANZOLETTOpoi MADAMA GATTEAU

Anzoletto:Veramente a sta putta xè qualche tempoche ghevoggio ben; ma la so modestia no ha mai fattoche conossa el soamor. Adessoche son per partirla me fa saver quel che no saveva es'ha aumentà estremamente la mia passion. Con tutto questonassa quel che sa nasserho rissoltoho promessoe bisogna andar.Se non andasseno se dirave miga: nol vaperché el s'hapentio; ma se dirave piutosto: nol vaperché no i lovol. L'ha parlà senza fondamento; no i giera altro i sóiche casteli in aria; coss'hai da far in Moscovia de un cattivodessegnador? A ste cosse ghe son avezzo. No le me fa certospecie; ma la prudenza insegna de schivarleco le se pol schivar.

Madama:Ah! mon cher Anjoletto...

Anzoletto:Coss'èmadamacossa me voressi dir? (alterato)

Madama:Doucementmon amidoucements'il vous plaît.

Anzoletto:Scusème. Son un poco alterà.

Madama:J'ai quelque chose à vous dire.

Anzoletto:Avè da dirme qualcossa?

Madama:Ouimon cher ami.

Anzoletto:E ben; cossa voleu dirme?

Madama:J'ai de la peine à me déclarer; mais il lefaut pour ma tranquillité. Hélas! je meurs pour vous.

Anzoletto:Permettème madamache ve diga con pienissimalibertàche ve ringrazio de l'amor che gh'avè per mi;ma che 'l mio stato presentee l'impegnoche gh'ho co sioraDomenicache amoquanto mi stessome rende incapace d'ogni altroamor. Sta vostra dichiarazion me mette in necessità deabandonar l'idea de vegnir in Moscovia con vu; ma in Moscovia sperode andarghee se 'l Cielo volghe anderò. Soche ve sèprotestada de voler scriver contro de mi; sfoghève pursevolè; ma sappièche no gh'ho paura de vu. Ve digo perultimoper via de amichevole amoniziontra vu e miche nissun nesente: pensè ai vostri annie vergognève d'unapassionche xè indegna dela vostra etàe che ve polrender oggetto de derision. (parte)

 

Scena VI

MADAMAGATTEAU

Madama:Oh Ciel! quel coup de foudre! Suis-je moi-même? ou nesuis-je plus qu'une ombreun fantôme? Ai-je tout d'un coupperdu ces grãcesces charmes?... (tira fuori uno specchioe si guarda) Hélas! suis-je donc si vieillesi laidesiaffreuse? Ah! malheureuse Gatteau.

 

Scena VII

ZAMARIAe la suddettapoi COSMO

Zamaria:Coss'èmadama? cossa xè stà?

Madama:Ce n'est rience n'est rienmonsieur; c'est une fleurqueje ne sçaurois placerqui me met en colère. (mostraaccomodarsi un fiore della cuffia)

Zamaria:Parlèitalianse volèche ve intenda.

Madama:Je disch'io sono arrabbiata con un fiore della mia cuffia.

Zamaria:Moviacara madamano ve desperè per sta sorte de cosse. (Oh!povereto mi! Xèla questa per mi una sera de carnevalo xèlala sera dei desperai?)

Madama:Ditemonsieur Jamaria: pare a voich'io sia vecchiach'iosia bruttach'io sia detestabile?

Zamaria:Nomadama; chi v'ha dito sta cossa? Vu brutta? No xè vero gnente.Sè in bona etàsè pulitafè la vostrafegura.

Madama:Ah! l'honnêt hommeque vous êtesmonsieurJamaria!

Zamaria:(Perdir la veritàla gh'ha i so anettima la i porta bene laxè una dona de sesto).

Madama:Monsieur Anjoletto ha avuto la téméritéde me dire des sottisesdes impertinences.

Zamaria:Carafiai xè cussì i zoveni; no i gh'ha giudizio. No ipensache i ha da vegnir vecchi anca lori.

Madama:Est-il vraimonsieur Jamariache vostra figlia ira inMoscovia avec monsieur Anjoletto?

Zamaria:Caravutasè. No so gnente. M'ha parlà el puttoe gh'hodito de no; m'ha parlà la puttam'ha parlà sioraMartae no gh'ho dito né sìné no. Le hovoleste tegnir in speranzaper non desturbar la conversazion. Sevolè andar in Moscovia con Anzoletocomodèveche miafia no gh'ho intenzionche la vaga.

Madama:Nonmonsieur Jamaria; monsieur Anjoletto non è pasdigne de moi. Il a avuto la témérité disprezzarmi. Je mourerois piuttostoche andar con lui. Il èvraiche sola non posso andare. Che non sono ancora sìvecchiae che ho con me molto argentoe avrei bisogno de lacompagnie di un onest'uomo; mais je aborrisco questi giovaniimpertinentie je voudrois accompagnarmi con un uomo avanzato.

Zamaria:Sìbenve lodoe sarà meggio per vu.

Madama:Est-il vraimonsieur Jamariaque vous êtes veuf?

Zamaria:Come?Se mi son vovi?

Madama:Voglio dire: è vero che voi siete vedovo?

Zamaria:Siorasì; son veduo.

Madama:Oh! la miserabile vitach'è quella di noi poverivedovelli! Pourquoi non vi maritatemonsieur Jamaria?

Zamaria:Oh!che cara madama. Ve parche mi sia in stato de maridarme?

Madama:Commentmonsieur? Un hommecome voi sietepotrebbesvegliare le fiamme de Cupidon dans le coeur d'une jolie dame.

Zamaria:Oh!che cara madama.

Madama:Voi siete frescorobustoadorabile.

Zamaria:Disèudasseno?

Cosmo:Sior padronla vegna de là in cusina a darun'occhiadae ordenar cossa che s'ha da metter in tola.

Zamaria:Dovexè mia fia?

Cosmo:La xè de là con quelle altre signore.

Zamaria:Vegnomi donca. (Cosmo parte) Con graziamadamavago de làperché i vol metter in tola. Se volè andar in camera damia fiacomodève.

Madama:Nonmonsieurje resterai icise voi mi donate lapermission.

Zamaria:Comodèvecome volè. A revéderse a tola.

Madama:Ricordatevich'io voglio a table sedere appresso di voi.

Zamaria:Arentede mi?

Madama:Ouimonsieursi vous plaît. (riverenza)

Zamaria:(Oh!che cara madama. La xè godibileda galantomo). (parte)

 

Scena VIII

MADAMAGATTEAUpoi MOMOLO

Madama:Ouimonsieur Jamaria seroit mieux mon fait. Il n'est plusjeunemais il est encore frais. Il est libre sur tout. Il trouveque je ne suis pas vieille ni laideet il a raison. Voyons un peu.(tira fuori lo specchietto) Ouimes yeux sont toujoursfrippons. La colère m'a fait changer. Mettons du rouge. (tirafuori una scatolettae si dà il belletto col pennello)

Momolo:Madamavostro servitor tre tombole.

Madama:Monsieurvotre servante. (fa la riverenzae seguita abellettarsi)

Momolo:Brava! pulitocussì me piase; senza suggizion.

Madama:Monsieurso beneche questo si fa in Italia segretamente;mais nous en France ci diamo il rosso pubblicamenteet parmi nous cen'est pas un ingannomais un usageune galanterie. (ripone iltutto)

Momolo:Siora sì; la xè un'usanzache no me despiase.Piutosto una riosa de so manche un cogumero de so piè. Lafavorissa de vegnir al supè.

Madama:Pardonnez-moimonsieur. Je n'ai pas l'honneur de vousconnoître.

Momolo:No la me conosse? Mi son el complimentario de la maison.

Madama:Êtes vous de ces messieurs? De ces ouvriers en soie?

Momolo:Comanmadama? Io non intender.

Madama:Siete voi di questi signori... Come si dice? Che fanno: tritratritratritra? (fa il moto di quei che tessono)

Momolo:Nomadama. Io sono di queli che fano: iuiuiu. (fail moto della ruota del mangano)

Madama:Êtes vous gondoliere? (fa il cenno di vogare)

Momolo:Nodiableno star barcariolo. Star patron de mangano.

Madama:Che cosa vuol dir mangano?

Momolo:Vuol dir gran pietragran pietrae metter sopra tuttoquelche voler; e dar ondae manganarsealanatelae ancavecchiase bisognar.

Madama:Ouiouila calandrela calandre.

Momolo:La calandrala calandra.

Madama:Eh bienmonsieurne m'avez vous pas ditqu'on a servi?

Momolo:Comuòdo?

Madama:Non m'avete voi dettoche hanno servito la soupe?

Momolo:I ha servio la sopa? (con maraviglianon intendendo)

Madama:Ouiche hanno messo in tavola?

Momolo:Uìuìhanno messo in tavola.

Madama:Alons doncsi vous plaît.

Momolo:Comàndelache la serva? (le offerisce la mano)

Madama:Bien obligéemonsieur Manganò.

Momolo:M'àla tolto mi per el mangano?

Madama:Êtes vous marié?

Momolo:Siora noson putto.

Madama:Et pourquoi no vi maritate?

Momolo:No me maridoperché nessuna me vol.

Madama:Cependantvous meritez beaucoup.

Momolo:Grazie a la so bontà.

Madama:Je ne puis pas dire d'avantage.

Momolo:Chi l'impedisceche non la parla?

Madama:C'est la pudeur.

Momolo:Mo cara quela pudor! Mo cara! mo benedetta!

Madama:Fripponcoquinbadin! (vezzosamente)

Momolo:Me vorla ben?

Madama:(Mais non; il est trop babillard). Alonsmonsieursi vousplaît.(sostenuta)

Momolo:Son qua a servirla.(le dà la mano)

Madama:Bien obligéemonsieur Manganò.(gli dàla mano con una riverenza)

Momolo:Andémo. (Che pùssistu esser manganada!)(partono)



Scena IX

Tinellocon tavola lunga apparecchiata per dodici personecon tondiposatesedie ecc. con quattro lumi in tavolae varie pietanze in mezzofrale quali dei ravioliun capponedelle paste sfogliate ecc. Unacredenziera in fondocon lumitondibicchieribocciebottiglieecc. Si tira avanti la tavola. — Tuttifuorché Madama eMomolo.

Zamaria:Animo;prestoche i raffioi se giazza.

Domenica:(El m'ha dà speranza. Nol m'ha dito de no). (adAnzoletto)

Anzoletto:(Mo via; gh'ho un poco più de consolazion). (aDomenica)

Zamaria:(Noi voggio miga arente quei putti). Siora Martala se senta qua.(quasi in mezzo)

Marta:Sior sìdove che 'l comanda.(siede)

Zamaria:SiorAnzoletovegnì qua arente de siora Marta.

Anzoletto:(Oh! questa no me l'aspettava). (s’incamminamortificatospiacendogli non dover sedere vicino a Domenica)

Domenica:(Poveretta mi! Sta cossa me mette in agitazion). (per lastessa causa)

Marta:Perché no se sentémiocome che gièrimosentai ala meneghela? (a Zamaria)

Zamaria:Perstavolta la se contenta cussì; gh'ho gusto de disponer mi.Sior Anzoleto qua. (gli assegna la sedia vicino a Marta)

Anzoletto:Son qua. (siede melanconico)

Marta:(Coss'èputto? I ve l'ha fattaah!) (adAnzoletto)

Anzoletto:(La tasacara elache son fora de mi). (a Marta)

Zamaria:Sioracomarequa. (ad Alba)

Marta:Do done arente? (a Zamaria)

Zamaria:Eh!siora noqua in mezzo vegnirà sior Momoloche 'l sa trinzar.Dov'èlo sior Momolo? Vardèchiamèloche 'lvegna; che vegna anca madama Gatteau. Quasiora comare. (ad Alba)

Alba:Che 'l varda benche madama no gh'abbia odoriche se lagh'ha odorimi scampo via. (siede)

Polonia:No la s'indubitasior'Albache gh'ho fatto la visita mieodori no la ghe n'ha più.

Zamaria:QuaSior Bastian.

Bastian:(Per diache anca a tola m'ha da toccar sto sorbettoimpetrìo!) (siede presso sior’Alba)

Zamaria:Vegnìquasiora Poloniasentève qua.

Polonia:Volentieradove che 'l vol. (siede presso a Bastian)

Zamaria:Equasior compare.(a Lazaro)

Lazaro:Mo carosior compare...

Zamaria:Coss'èno stè ben? Ve metto arente mia fia. Domenica se senteràqua. (nell’ultimo luogo)

Domenica:(Pazzenzia! Me toccherà a magnar del velen). (siede)

Zamaria:Viano ve sentèsior compare? (a Lazaro)

Lazaro:Son tropo lontan da mia mugier.

Zamaria:Com'èla?Seu deventà zeloso anca vu?

Lazaro:Eh! giusto. Xèche mi so el so naturale a tola sonavezzo a governarmela mi.

Alba:Eh! per quelche magno mino gh'è pericolo che mefazza mal.

Bastian:E poson qua mi; no ve dubitè gnente. La governeròmi.

Lazaro:Caro sior Bastian ve la raccomando. (siede)

Zamaria:Quamia fiozza. (a Elenapresso Bastian) E qua mio fiozzo.(adAgostinopresso a Elena)

Agustin:Mi qua? (Agostino va presso Bastian)

Zamaria:Nonoqua elae vu qua. (a Agostino)

Elenetta:Eh! sior nomi stago ben qua. (presso Agostino)

Zamaria:Siornove digo omoe donna. Che diavolo! No ve basta a esser arente avostra muggier? Cossa gh'aveu paura? Sior Anzoleto savècheputtoche 'l xè.

Agustin:Caro sior santolose el me vol benche el me lassa starqua.(a Zamaria)

Zamaria:Stèdovediavoloche volè. (a Agostino)

Agustin:(Magnerò de più gusto). (a Elenasedendo)

Elenetta:(Anca mi starò con più libertà). (aAgostinosedendo)



Scena X

MOMOLOe detti

Momolo:La se fermiche so qua anca mi.

Zamaria:Viadestrighève. Dove xè madama?

Momolo:Madama gh'ha riguardo a vegnirper amor de la pudeur.

Zamaria:Eh!andè là; disègheche la vegna.

Momolo:Nodassenosul sodo. La gh'ha riguardo a vegnir per amorde sior Anzoleto.

Anzoletto:Per mi disègheche no la se toga nissun pensier.Quel che xè stàxè stà. Se l'ha parlàper rabiala merita qualche compatimento. Ghe sarò bon amigo;basta che la me lassa star.

Momolo:Co l'è cussìla vago donca a levar. Sàlechi son mi? Monsieur Manganò per servirle. (parte)

Marta:Moche caro mattoche 'l xè!

Polonia:(Gh'àla po dito gnentesiora Domenica?) (aDomenica)

Domenica:(Cara fiave pregolassème star). (a Polonia)

Polonia:(Poveretta! la compatisso). No se pol miga dir:

Lalontananza ogni gran piaga sana.

Bisognadir in sto caso:

Lalontananza fa mazor la piaga. (accennando la distanza in cui sitrovano Domenica e Anzoletto)



Scena XI

MADAMAGATTEAUMOMOLO e detti

Momolo:Largolargo al complimentario. (dando braccio a Madamae la conduce presso a Zamaria)

Zamaria:Oh!viamanco mal; ghe semo tutti.

Madama:J'ai l'honneur de présenter mon très-humblerespect à toute la compagnie. (facendo la riverenzaed èrisalutata)

Zamaria:Sonquamadama; avè dito de voler restar arente de mie v'hosalvà el posto.

Momolo:Fermèveche madama ha da star in mezzo. (aZamaria)

Zamaria:Siornoche in mezzo avè da star vu per taggiar.

Momolo:Micomparefazzo conto de sentarme qua.(presso Elena)

Elenetta:Sior no.

Agustin:Sior no.

Zamaria:Andèlàve digo; andève a sentar in mezzo.

Momolo:Sior sì; gh'avè rason. Son el più beloho da star in mezzo. (va a sedere)

Zamaria:Sentèvequamadama. (le assegna l’ultimo posto)

Madama:Bien obligée à votre politesse. Je vousremercie. (fa una riverenza a Zamariae siede)

Zamaria:Fiozzave contenteuche me senta qua? (ad Elenasedendo)

Elenetta:Oh sior sì; no xèlo patron? (a Zamaria)

Agustin:(No ghe star tanto d'arente). (ad Elena)

Elenetta:(Oh! no lo toccono t'indubitar). (ad Agostino)

Momolo:(Dà i ravioli a tutti. Tutti si mettono lasalvietta)

Madama:Faites-moi l'honneurmonsieur. (a Zamariafacendosipuntare la salvietta)

Zamaria:Saveroggiofar? (si mette gli occhiali per puntare la salvietta)

Madama:Très-parfaitement; obligéemonsieur.

Momolo:Siora Marta. Sior Anzoletto. (dando i ravioli)Siora... Com'èla? Xè falà el scacco. Una pedinafora de logo. (vedendo che Agostino è presso Anzolettoenon una donna)

Agustin:Dè quadè quadestrighève. (aMomolo)

Momolo:Tolècompare; e questi... tolè: drio man.(fapassar i tondi)

Agustin:A mia muggier.

Momolo:Vedeu? Non ardisso gnanca de nominarla. (ad Agostinoburlandosi di lui) Questi a sior Zamaria; e questi a madama.

Madama:Bien obligéemonsieur. (si mette a mangiare colcucchiaro e forchetta)

Elenetta:(Cossa distu? Co pochiche 'l me n'ha dà?) (adAgostino)

Agustin:(E a mi? Varda. El lo fa per despetto).(a Elena)

Lazaro:Muggier? (a sior’Alba)

Alba:Cossa gh'è?

Lazaro:Ve piàseli?

Alba:Oh! misavèche de sta roba no ghe ne magno.

Lazaro:Poverazza! Mi no so de cossache la viva. (a Polonia)

Polonia:(No voleuche no la gh'abbia fame? Avanti de vegnir de quala xè andada in cusinae la s'ha fatto far tanto de zàinade pan in brodo). (a Lazaro)

Lazaro:(Sìah! poverazza. Bisognache no la podesse più).(a Polonia)

Marta:Fortisiora Domenica. Coss'è? No la magna?

Domenica:Siora sìmagno. (Me sentoche no posso più).

Marta:(Poverazza! la compatisso). (ad Anzoletto)

Anzoletto:(No sochi staga pezo da ela a mi). (a Marta)

Zamaria:Vepiàseli sti rafioletti? (a Madama)

Madama:Ils sont délicieuxsur ma parole. (a Zamaria)

Zamaria:Fèmeservizio de parlar italian. (a Madama)

Madama:(Ouimonsieur. Non so per voiche cosa non facessi). (aZamaria)

Zamaria:(Permi?) (a Madama)

Madama:(Per voimon cher). (a Zamaria)

Zamaria:(Cossaxè sto ser?) (a Madama)

Madama:(Vuol diremio caro). (a Zamaria)

Zamaria:(Caroa mi me disè?) (a Madama)

Momolo:Patroni: chi vol del figàse ne toga.

Polonia:Dè quadèmene una fetta a mi.

Momolo:A vufia mia? No solamente el figàma el cuor vedaraveel cuor. (a Poloniadandole il fegato)

Madama:Ah! le bon morceau qu'est le coeur. (a Zamaria)

Zamaria:Cossafia? (a Madama)

Madama:Il cuore è il miglior boccone del mondo. (aZamaria)

Zamaria:Vepiàselo? (a Madama)

Madama:Ouimolto mi piace il cuore; ma tutti i cuori non farebberoil mio piacere. Il vostromonsieur Jamariail vostro cuore mipotrebbe fare contenta. (a Zamaria)

Zamaria:Disèudasseno? (a Madama)

Marta:Sior Zamariacom'èla?

Polonia:Oeme consolosior Zamaria.

Momolo:Le se ferma.(alle donne) Seguitècomparechemi intanto taggierò sto capon. (a Zamaria. Taglia uncapponepoi lo presenta)

Zamaria:Coss'èmale lengue? Cossa voressi dir? No se pol discorer gnanca?

Bastian:Lassè che i digasior Zamaria; co capita de stefortuneno le se lassa scampar. (ridendo)

Marta:Mo vardèlise no i par do sposini! Se no i fainvidia a la zoventù!

Polonia:Eh! co gh'è la salutei ani no i stimo gnente.

Bastian:I xè tutti do prosperosi; el Ciel li benedigache iconsola el cuor.

Zamaria:Disèquel che volèche mi no ve bado. (Tendémo a nu). (aMadama)

Madama:(On parle per rabbiaper rabbia). (a Zamaria)

Momolo:Che i se serva de capon; co i s'averà po serviotaggieremo st'altrose bisognerà.

Marta:Patroni: a la salute de chi se vol ben. (beve)

Madama:Je vous fais raisonmadameet que vive l'amour. (guardandoZamariae beve)

Zamaria:Evvival'amor. (beve)

Bastian:E viva sior Zamaria. (beve)

Polonia:Evviva madama Gatteau. (beve)

Madama:Vous me faites bien de l'honneur.

Momolo:Fermève. A la salute del più belo de tutti; eviva mi; grazie a la so bontà. (beve)

Elenetta:Oh! a la salute de tutta sta compagnia. (beve)

Agustin:A la confermazion del detto. (beve)

Lazaro:A la salute de mia muggier. (beve)

Alba:Grazie. A la salute de mio mario. (beve acquaridendo)

Lazaro:Co l'acqua me lo fè el prindese?

Alba:Con cossa? No saveuche no bevo vin?

Polonia:(In cusina la ghe n'ha bevù tanto de gotto). (aLazaro)

Lazaro:(Sì ben; per qualche volta el miedego ghe l'haordenà). (a Polonia)

Marta:Vianol bevesior Anzoleto? Portèghe un gotto devinche 'l fazza un prindese almanco.

Polonia:E elasiora Domenicano la beve? Viaportèghe dabever a la padroncina.

Domenica:Nono; no ve incomodèche no bevo.(ai servitori)

Zamaria:Cossafastu? No ti magnino ti beviti pianzi el morto. (a Domenica)

Domenica:Eh! caro sior padremi lassoche 'l se diverta elo.

Zamaria:Coss'è?Cossa voréssistu dir?

Domenica:Mi? Gnente.

Marta:Caro sior Zamariano vorloche quella povera putta siamalinconica? El xè causa elo.

Zamaria:Moper cossa?

Marta:El parla in t'una manierae po el se contien in t'un'altra.El ghe dà de le bone speranzee poe po... no digo altro.

Zamaria:Cogh'ho dà speranzache la gh'abbia pazzenzia.

Marta:E per cossa méttelo sti putti uno a Mestree l'altroa Malghera?

Zamaria:Mocara siora Marta...

Marta:Mocaro sior Zamaria... (con calore)

Momolo:Fermève.

Bastian:Tasèquietèveno interompè. (aMomolo)

Momolo:Lassè parlar i omeni.

Bastian:Lassè parlar mia muggier.

Marta:Gh'ho parlà mi a sior Zamaria; so quelche 'l m'hadito a mi.(verso Bastian)

Momolo:La se fermi.

Bastian:Tasè.

Alba:(s’alza con impeto)

Marta:Coss'è? Ghe vien mal?

Lazaro:Coss'è stà?

Alba:Ghe domando scusa; che i compatissa. Gh'ho tanto de testa.Mi in mezzo a ste ose no ghe posso star.

Lazaro:Voleuche andémo a casa?

Zamaria:Moviacomparemo viasiora comarequietève per carità.

Marta:La vaga là in tel posto de siora Domenicache somario no la stordirà.

Lazaro:Sì benvegnì qua. Se conténtela? (aDomenica)

Domenica:Per miche la se comoda pur. (s’alza)

Alba:Mi son cussì; le me compatissa. Gh'ho una testacussì deboleche la se me scalda per gnente. (parte dalsuo posto)

Lazaro:Poverazza la xè delicata. (a Polonia)

Marta:Anca mi voggio star arente de mio mario.(va a sederepresso Bastian)

Bastian:Per cossa sta novità? (a Marta)

Marta:(Eh! tasé vuche no savè gnente). (aBastianpiano)

Domenica:Perché no vala al so posto? (a Marta)

Marta:Perché stago ben qua.

Domenica:E midove vorlache vaga?

Marta:No ghe xè una carega voda? (accenna dov’ellaera primapresso Anzoletto)

Domenica:Vorlo vegnir qua elosior padre? (a Zamaria)

Madama:Pardonnez-moimademoisellemonsieur votre pèreneme faira pas cette incivilité. (a Domenica)

Domenica:Me senterò mi donca. (siede)

Zamaria:(Cossaòggio da far? Bisognache gh'abbia pazzenzia). (vedendoDomenica presso Anzoletto)

Anzoletto:(Sia ringrazià el Cielo!) (a Domenica)

Domenica:(Ghe son po arivada). (ad Anzoletto)

Anzoletto:(No podeva più).

Marta:Siora Domenica?

Domenica:Siora.

Marta:(Òggio fatto pulito?) (alzandosi davanti a Momolo)

Domenica:(Pulitissimo). (alzandosi davanti a Momolo)

Momolo:Vorleche ghe digapatrone? che sto vegnir davanti deigalantomeni in sta maniera no la sta bene no la par bon. Voggio benesser tutto quelche le vol; ma gnanca per el so zogattolo no lem'ha da tòr. (con faccia soda)

Marta:Coss'è? Seu matto? (a Momolo)

Domenica:Che grilo ve xè saltà? (a Momolo)

Zamaria:Momolo.Cossa xè stà? Cossa v'àli fatto?

Momolo:Caro sior Bastianla me fazza la finezza de vegnir quaperché ste signore le me tol un pochetto troppo per man.(s’alza)

Bastian:Son quacompare. No ve scaldèperché qua noghe vedo rason de scaldarse. (s’alza dal suo postoe vanell’altro)

Marta:No me par d'averve struppià. (a Momolo)

Momolo:Le se fermache me xè passà. (sedendopresso Poloniae ridendo)

Marta:Spieghèmola mo. (a Momolo)

Momolo:Adesso ghe la spiego in volgar. Tutti xè arente a laso colonae anca mi me son rampegà. Cossa disèuvitamia? Òggio fatto ben? (a Polonia)

Polonia:Mo quandoquando fareu giudizio?

Momolo:El mese de maiquando vienlo?

Marta:Andè làche m'avevi fatto vegnir suso el miocaldo. Ma stimocon che muso duro! (a Momolo)

Agustin:(Nu almanco no se scambiemo). (a Elena)

Elenetta:(Oh! nu stemo ben). (a Agostino)

Agustin:(Oh! che magnadache ho dà). (a Elena)

Elenetta:(No xè miga gnancora fenio). (a Agostino)

Marta:E cussìgh'è altri prindesi?

Momolo:Son qua mi. Al bon viazo de compare Anzoleto.(beve)

Marta:Petèvelo el vostro prindese.

Momolo:Per cossa me l'òi da petar?

Marta:Co no va via anca siora Domenicapetèvelo.

Momolo:Dème da bever. Al bon viazo de sior Anzoletoe sioraDomenica. (beve)

Marta:Petèvelo. (a Momolo)

Momolo:Anca questo m'ho da petar? (a Marta)

Marta:Co sior Zamaria no dise de sìpetèvelo. (aMomolo)

Momolo:Dème da bever. (forte ai servitori)

Bastian:Compareve ne peterè de quei pochi.

Momolo:Fermèvedème da bever.

Allasalute de sior Zamaria

Chela so putta lasserà andar via. (beve)

Marta:Petèvelo. (a Momolo)

Momolo:Dème da bever. (forte ai servitori)

Polonia:Oeseu matto? (gli leva il bicchiere)

Momolo:La se fermi. (a Polonia)

Polonia:No vòiche bevè altrove digo.

Madama:Alonsmonsieuralonsfacciamo la partita in quattro.Monsieur Anjolettoe mademoiselle Dominique. Monsieur Jamariaetmoi.

Marta:Animoda bravosior Zamaria.

Lazaro:Sior compare? (a Zamaria)

Zamaria:Cossagh'è?

Lazaro:Badème a mi. Un poco de muggier la xè una granbela cossa.

Zamaria:Disèudasseno?

Momolo:Fermève. Ascoltè un omoche parla. Chi sóngiomi? Sior Momolo manganer. Un bon puttoun putto civilche laorache fa el so dover; ma che no gh'ha mai un ducato in scarsela. Percossa no gh'òggio mai un ducato in scarsela? Perché noson maridà. No gh'ho regolano gh'ho governo. Vago a tórzioco fa le barche rotte. Marìdete. Me mariderò. Quando?Quando? Co sta zoggia vorrà. (accennando Polonia)

Polonia:Fè giudizioe ve sposerò. (a Momolo)

Momolo:Sposèmee farò giudizio. (a Polonia)

Polonia:No me fido. (a Momolo)

Momolo:Provè. (a Polonia)

Marta:Orsùsior Momolofenìla. Maridèvesevolè: se no volèlassé star; ma a nu ne premeche se marida siora Domenicae sior Anzoleto.

Zamaria:Patronain sta cossa gh'ho da intrar anca mi?

Marta:Sior sì; ma che dificoltà ghe xè?

Zamaria:Ghexèche no gh'ho altri a sto mondoche elae che no gh'hocuor de lassarla andar.

Marta:E per el benche ghe volèvoleu véderladesperada? Voleuche la se ve inferma in t'un letto?(a Zamaria)

Zamaria:Insto stato ti xè? (a Domenicapateticamente)

Domenica:Caro sior padremi so so cossa dir. Ghe confesso la verità;la mia passion xè granda; e no so cossa che sarà de mi.

Zamaria:Eti gh'averà cuor de lassarme? In sta etàsenza nissundal cuorte darà l'anemo de abandonarme?

Marta:Per cossa non andeu con elasior Zamaria?

Bastian:Perché no ve marideu?

Polonia:Perché non andeu con madama?

Momolo:Tolè esempio da un omo. Maridèvecompare.

Marta:E andè via co la vostra creatura.

Zamaria:Ei mii interessi? E i mii teleri? E la mia bottega?

Domenica:Caro sior padreco tornerà sior Anzoletotorneremoanca nu.

Zamaria:Maintantoaveràvio da spiantar qua el mio negozio? Da perder elmio inviamento? Da abandonar i mii teleri?

Momolo:Fermèvecompare. Se avè bisogno de un agentede un direttorpontualonorato; me conossèsavè chison. Son qua mi.

Bastian:E mi ve promettoche per el mio negozio no lasseròche servirme dei vostri omenie dei vostri teleri; basta ches'impegna sior Anzoletoanca che vu no ghe siède mandar idessegniche l'ha promesso.

Anzoletto:Sior sì; quel che ho dito a sior Zamarialo ratificoa sior Lazaroe a sior Agustin. Manderò i mii dessegnie noghe ne lasserò mai mancar.

Marta:E cussìcossa resòlvelosior Zamaria?

Zamaria:Noso gnente. No le xè cosse da resolver cussì in t'unfià.

Madama:Ascoltatemonsieur Jamaria. Voi avete del benee qui nonlo perderete. Io poi ho tanto in mio pouvoirche potreste esseretrès-contento di passare avec moi vostra vita.

Zamaria:Madamafème una finezzavegnì un pocheto de là con mi.(s’alza)

Madama:Très-volontiersmonsieur. (s’alza)

Zamaria:Domenicavien de là anca ti.

Domenica:Sior sìsior parevegno anca mi. (StèalliegroAnzoletoche spero ben). (s’alza)

Zamaria:(Voggiovéder prima in quanti piè de acquache son). Patronicon so bona grazia. (parte)

Madama:Messieursavec votre permission. (parte)

Domenica:Prego el Cieloche la vaga ben. (parte)

 

Scena XII

Tuttifuorché i tre suddetti. Tutti s’alzanovengono avanti. Iservitori sparecchiano. AGOSTINO ed ELENA restano indietro.

Marta:Sior Anzoletome ne consolo.

Anzoletto:Spèrela ben?

Marta:Oh! mi sì; mi ve la dago per fatta.

Bastian:El xè un omo cauto sior Zamaria. El vorràsegurarse del stato de madama.

Polonia:Eh! madama gh'ha dei bezzigh'ha delle zoggie; la sta benben; ma tre volte ben.

Momolo:No àla avù tre marii? Un poco de pele de unoun poco de pele de un altrola s'averà fatto el borson.

Marta:Ne scriveralosior Anzoleto?

Anzoletto:No vorla? Scriverò ai mii cari amici; scriveròai mii patroni; se saverà frequentemente de mi; e se saveràsempre la verità. Perché mi no gh'ho altro de bon a stomondoche la schiettezza de cuorla verità in boccae lasincerità su la penna.(Agostino ed Elena parlano piano fradi loroe partono)

Momolo:Oe! i do zelosi se l'ha moccada.

Anzoletto:Lassèche i fazza. Bisogna soffrir tutti col sodifetto. Specialmente co i xè de queiche no dàmolestia a nissun. Credèmecompareche 'l più belstudio xè quelo de conoscer i caratteri de le personeeprevalerse del bon esempioe correger se stessivedendo in altriquele cosseche no par bon.

Marta:Scrivène spessosior Anzoleto.

Anzoletto:Scriverò; ma che i scriva anca lori.

Momolo:Mi ve scriverò le novità.

Anzoletto:Me farè un piaser grandissimo.

Momolo:E se vien fora critichevoleu che ve le manda?

Anzoletto:Ve dirò; se le xè critichesior sì; sele xè satiresior no. Ma al dì d'ancuopar che siadificile el criticar senza satirizar; onde no ve incomodè demandarmele. No le me piasené per miné per altri. Sevegnirà fora de le cosse contra de mipazzenzia: za elresponder no serve a gnente; perché se gh'avè tortofèpezo a parlar; e se gh'avè rasono prestoo tardiel mondove la farà

Cosmo:Patronidise sior Zamariache i se contenta de andar tuttide là.

Marta:Dove?

Cosmo:In portegoche xè parechià per balar.

Marta:Andémosior Anzoleto; bon augurioandémo.(prendeAnzoletto per mano)

Anzoletto:E pur ancora me trema el cuor.

Marta:Mariovegnì anca vaandémo. (prendeanch’ella Bastian per mano)

Bastian:Mia muggier almanco xè de bon cuor.(parte conMarta e Anzoletto)

Momolo:Comàndelache la serva?

Polonia:Magariche sior Zamaria ve lassasse vu diretor del sonegozio de testor.

Momolo:Ve parche saria capace de portarme ben?

Polonia:Sè un poco matturlo; ma gh'avè de l'abilitàe sè un zovene pontual.

Momolo:Oh! sia benedetochi me vol ben. (a Polonia)

Polonia:Animoanimoandémo.(lo prende per un braccio)

Momolo:Con so portazion. (a Lazaro e Albae parte)

Lazaro:Viamuggierandémo. Andémose a devertir.

Alba:Mi anderave in letto più volentiera.

Lazaro:Voleuche andémo a casa?

Alba:Cossa voleu? Che i se n'abbia per mal?

Lazaro:Voleu andarve a buttar sul letto un tantin?

Alba:Andémo de làche voggio balar. (s’alzae parte)

Lazaro:(Brava! Mo che cara cossache xè sta mia muggier!)(parte)

 

Scena XIII

Salailluminata per il ballo. — DOMENICAZAMARIAMADAMAAGUSTINELENAcon altre personetutte a sedere. Poi MARTAANZOLETTO eBASTIANpoi POLONIA e MOMOLOpoi ALBApoi LAZARO

Marta:Semo quasior Zamaria.

Zamaria:(s’alzadal suo postoe corre incontro a Anzoletto)Vegnì quasior Anzoletovegnì quafio mio. Ho risoltoho stabilio: vedarò mia fiavegnirò con vu. Sieu benedetto; sèmio zenerosè mio fio.

Marta:Evvivaevviva siora Domenicame ne consolo.

Domenica:Graziegrazie.(alzandosi)

Anzoletto:Caro sior Zamariano gh'ho termini che basta perringraziarlo; l'allegrezza me impedisce el parlar.

Bastian:Me consolo co sior Anzoletoe co siora Domenica.

Momolo:Compare Anzoletoanca mi co tanto de cuor.

Polonia:Anca micon tuttidasseno.

Lazaro:Bravibravi; anca mi gh'ho consolazion. Muggiervegnìqua anca vasentì.(ad Alba)

Alba:Eh! ho sentio; me ne consolo.(colla solita flemma)

Lazaro:Poverazza! la xè debole; no la pol star in piè.(a tutti)

Elenetta:Sior santolosiora Domenicame ne consolo.

Agustin:(prende Elena per manoe la conduce a sedere dov’eranoprima)

Zamaria:Scampèvedèche no i ve la sorba. (a Agostino) Sior Momolovegnì qua.

Momolo:Comandèparon.

Zamaria:Zache v'avè esebìo de favorirme; fazzo conto de lassarvea vu el manizo dei mii interessi.

Momolo:E mi pontualmente ve servirò.

Zamaria:Vedarò un tanto a l'annoe un terzo dei utiliacciò chev'interessè con amor.

Momolo:Tutto quelloche comandè.

Zamaria:Mafè da omo.

Momolo:Se ho da far da omobisognache me marida.

Zamaria:Maridève.

Momolo:Me marideròse sta cara zoggia me vol. (aPolonia)

Polonia:Sior sì: adessoco sto poco de fondamentovesposerò!

Marta:Oh! viale candele se brusa. Prencipiemo a balar.

Zamaria:Siorasìsubito; ma avanti de prencipiar: puttidestrighèvedève la man. (a Anzoletto e Domenica)

Anzoletto:Son quacon tutta la consolazion.

Domenica:Son fora de mi da la contentezza.

Anzoletto:Marioe muggier. (si danno la mano)

Bastian:Sior Anzoletonovamente me ne consolo. Andè a bonviazoe no ve desmenteghè de nu.

Anzoletto:Cossa dìsela maicaro sior Bastian? Mi scordarme desto paese? De la mia adoratissima patria? Dei mii patroni? Dei miicari amici? No xè questa la prima voltache vago; e sempredove son stàha portà el nome de Venezia scolpìonel cuor; m'ho recordà delle graziedei benefiziche horecevesto; ho sempre desiderà de tornar; co son tornàme xè stà sempre de consolazion. Ogni confrontoche hoavù occasion de farm'ha sempre fatto comparir piùbelopiù magnificopiù respetabile el mio paese; ognivoltache son tornàho scoverto de le belezze maggior; ecussì sarà anca sta voltase 'l Cielo me concederàde tornar. Confessoe zuro su l'onor mioche parto col cuorstrazzà; che nissun allettamentoche nissuna fortunase ghen'avessecompenserà el despiaser de star lontan da chi me volben. Conservème el vostro amorcari amiciel Cielo vebenedissae ve lo diga de cuor.

Marta:Viano parlemo altro. No disè altroche debotto mefè contaminar. Sior Zamariaprencipiemo a balar.

Zamaria:Unmomento de tempo. La lassache destriga un'altra picola facendettae po son con ela. Madama. (chiamandola)

Madama:Que voulez-vousmonsieur? (s’alza)

Zamaria:Favorìde vegnir qua.

Madama:Me voici à vos ordres.(s’accosta)

Zamaria:Miafia xè maridada.

Madama:Madamemonsieur.(a Domenica e Anzoletto) Je vousfais mon compliment.

Zamaria:Sevolèse podemo sposar anca nu.

Madama:Quel bonheur! quel plaisir! que je suis heureusemon cherami!

Zamaria:Voleuo no voleuin bon italian?

Madama:Voici la mainmon petit coeur. (gli dà la mano)

Zamaria:Marioe muggier.

Madama:Ah mon mignon! (a Zamaria)

Momolo:Fermève. Con un ambo se vadagna poco. Siora Poloniaghe vol el terno.

Polonia:Ho capio. Me voressi sposar co sto sugo?

Momolo:Sti altri con che sugo s'àli sposà?

Zamaria:Viasiora Poloniafè anca vu quelche avemo fatto nu.

Polonia:Me conséggieloche la fazza?

Zamaria:Sìve conseggioe me sarà de consolazion.

Polonia:Co l'è cussìson qua co volè. (aMomolo)

Momolo:Mia muggier.

Polonia:Mio mario.

Marta:Bravi.

Lazaro:Pulito.

Anzoletto:Me ne consolo.

Momolo:Fermève. Che ho prencipià a fargiudizio.(serio)

Zamaria:Oh!adesso andémo a balar.

Domenica:Andémoche anca mi balerò de cuor. Mi circal'andar via no serveche diga gnente: ha dito tanto che basta siorAnzoleto. Digo benche anca mi son piena de obligazion con chi m'hafatto del bene che se degna de volerme ben. Andémofenimode gòder una de ste ultime sere de carneval. Signori con tantabontà n'avè favorio; vualtriche sè avezzi agòder de le belissime sere de carnevalve parla muffa lanostra? Compatìlave supplicocompatìla almanco ingrazia del vostro povero dessegnador.