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GuicciardiniFrancesco



MEMORIEDI FAMIGLIA





L'averenotizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valentibuoni ed onorati cittadininon può essere se non utile a'descendentiperché è uno stimulo continuo di portarsiin modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e perquesto rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualitàde' progenitori nostrinon tanto per ricordo mioquanto etiam percoloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilitàdirò la verità delle cose che mi sono venute a notiziaetiam de' difetti ed errori loroacciò che chi leggeràs'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avutemaetiam a sapere fuggire e' vizi. Holle ritratte con gran fatica ediligenzianon tanto per cose che io abbi udite quanto per ricordi emolto più per lettere lorole quali mi sono state specchio aconoscere non solo le cose fatte da loroma etiam le qualitàed e' costumi loro. E perché qui dirò la veritàprego e' discendenti nostri a chi le verranno alle maninon lemostri a alcuno fuora di casama serbile per sé e suautilitàperché io l'ho scritte solamente a quellofinecome quello che desidero due cose al mondo più chealcuna altra: l'una la esaltazione perpetua di questa città edella libertà sua; l'altra la gloria di casa nostranon solovivendo ioma in perpetuo. A Dio piaccia conservare e accrescerel'una e l'altra.

Ionon ho notizia certacon tutto n'abbi ricerco assaidonde abbiavuto origine la famiglia nostrama truovo ebbe el priorato circa almilletrecentocirca a otto anni poi che fu cominciato quellomagistrato; ed e' primi di casa che avessino questa dignitàfurono Simone e Lionee' quali etiam furono gonfalonieri digiustizia. Non ho notizia delle qualità loroe stettesi lacasa nostra poi buon tempocioè circa a ottanta anniingrado mediocre di ricchezze e di statoe come volgarmente si dicebuoni popolani. Di poi è cresciuta in modoprima di ricchezzee poi di statoche è stata sempremassime per statoedancora oggi è delle prime famiglie della città; ed haavuti abondantissimamente tutti gli onori e gradi della cittàed insino a oggi quindici volte el gonfaloniere della giustiziachea Firenze non è se non cinque case l'abbino avuto piùvolte. E questo basti in genere della casa. Dirò ora inparticulare di alcuno uomocioè di quelli che sono stati inpiù qualità e grado.

MesserPieroda chi siamo discesi noifu cavalierema non ho notizia dachi fussi fatto e per che conto; fu ricco uomo e curò lefaccende che aveva in Toscana messer Niccola Acciaiuoli gransiniscalco del reameed attese per lui alla muraglia di Certosa; eparmi facile a credereconsiderati gli altri portamenti suache viarricchissi drentoperché e' fu quasi manifesto usurario edinfame. Fu gonfaloniere di giustizia una voltae per altro ebbe pocostato. Ebbe un solo figliuolo maschiochiamato Luigidel qualesubito si dirà.

MesserLuigiunico figliuolo di messer Pieromorto el padreper paura cheel corpo suo non fussi staggito a petizione del vescovo come diusuraioebbe a convenirsi con detto vescovo ed a tassarsi degliincertie così a restituire a quegli certi a chi messer Pieroavea prestato a usura. È vero che non restituì le sommeinterema una certa partesecondo che si convenne con loro; e fuconsigliato da frate Luigi Marsili frate di Santo Augustinoche eragrandissimo teologoche questa satisfazione gli bastava etiam inforo conscientiae; e di questo ne fece particularmente un lungoricordo a uno suo libro di sua manoal quale io mi rimetto. Fu dipoi uomo ricchissimoe forse così ricco come uomo che fussiallora nella città. Nello stato ebbe molte degnità e fupiù volte imbasciadore di fuoraed al Papaed a GiovanGaleazzo duca di Milanoed a Lodovico duca d'Angiòquandopassò in Italia per la impresa di Napoli contro al re Carlo.Ebbe ancora degli uffici di fuorabenché io non soparticularmente el numeroma fra gli altri fu vicario di SanMiniatoel quale uficio esercitò con tanta grazia ebenivolenzia de' sudditiche alla partita gli feciono onorigrandissimi e nuovie fecionlo dipignere al naturale in una lorosalabenché el suo successore per invidia la fece loroscancellare.

Fugonfaloniere di giustizia tre voltee la prima volta trovò lacittà in gran tumultoperché el popoloa tempo diSalvestro de' Medici suo antecessoreaveva arse e saccheggiate lecase a molti de' primi uomini della città; ed attendendo eglia quietare queste turbazioneel popolo minuto ed e' Ciompidubitando che tranquillata la città non fussino castigati de'furti ed incendi avevano fattie stimolati ancora dagli otto dellaguerrache erano inimici degli ottimati ed avevano gran credito colpopoloe da Salvestro de' Medici ed alcuni altri cittadini cheandavano alla medesima viafeciono una certa congiurazione; la qualesendo venuta a notizia de' signoried avendo fatti sostenere alcunidi loro da chi intesono el trattato e di poi Salvestrolamoltitudine si levò ed arse la casa del gonfaloniere e dimolti altri cittadini; di poi prese per forza el palagio del podestàed in ultimoentrata nel palagio de' signorigli cacciò dipalagiocassògli del magistrato ed in luogo loro elessealtri. Ed in questo tumulto el gonfaloniere Luigi fu fatto cavaliereda loroe poi confinato a Poppiano in villa suasì che inuno tempo di dua o tre dì gli fu da' medesimi uomini arsa lacasatoltogli el magistratocacciato della cittàe fattocavaliere.

Tutticoloro che hanno scritto questo movimento danno carico grande allasignoria e massime al gonfaloniere per esserne capoe biasimanglicome uomini vili e dapochiche non dovevano mai abandonare elpalagio. Io non intendo ora giustificare particularmente questaaccusama la conclusione è che ogni uomo savio non arebbefatto altrimenti; perché avevano la moltitudine inimica e gliotto della guerrae' quali gli tradirono; erano abbandonati da'collegi e da' buoni cittadiniin modo che quel partito funecessarioe furonne ancora confortati e pregati da' collegi perminore male. Perché e' non è dubiose avessino volutofare resistenziane sarebbono usciti in ogni modo con qualchedetrimento loro grande di morte o di altroe con più dannodella cittàperché la moltitudine si mitigòalquanto vedendogli cedere in qualche cosa. Ma la verità èbene questache e' meritano di essere biasimati in due cose: l'unache non punirono rigidamenteo per misericordia o per poco animoquegli che avevono sostenuti e spezialmente messer Salvestroil chese avessino fattosarebbe suto facile cosa che la moltitudinespaventata e vedutasi tôrre e' capisi fussi quietata;l'altrache quando ebbono notizia di quello che apparecchiavano e'Ciompinon feciono e' rimedi potevonoe di levare su e' cittadiniche gli arebbono favoritiche tutti poi stettono fermie di farevenire fanterie di fuorache era loro facile. Ma fidoronsi degliotto e raportoronsi a' preparamenti loroe' quali quasi tuttiavevano caro ed erano quasi autori di questo movimento e glitradirono; sì che el gonfaloniere non merita di esserbiasimato di avere a ultimo abandonato el palagioperchéquesta deliberazione fu necessaria e di meno danno alla cittàche se violentemente ne fussi stato cavato e morto. Ma bene puòessere caricato di essergli mancato l'animo o vero abondato lamisericordiache è spezie di dapocagginea punire e' tristie così d'avere avuta troppa fede in chi non doveva. Tornòpoi da' confini presto perché si mutò lo stato dellacittàe fucome è dettoonorato cittadino. Benchéfussi fatto cavaliere da' Ciompinon ritenne el titolo; ma preselopoicredo per una legge generale che si feceche qualunque erastato fatto cavaliere da' Ciompi e volessi ritenersi la cavalleriadovessi essere fatto da uno Esecutore.

Ebbesempre gravezze grandissimeed una delle maggiore brighe o forse lamaggiore che gli avessifu ripararsi da quelle. Morì circa al1400e morì essendo de' dieci di balìa per la guerrache si fece con Giovan Galeazzo Visconti duca di Milano. Morìcon gran dolore del populo; perché dubitando el populo come èsua usanzache parecchi cittadini potenti per qualche loroparticulare affezione non mantenessino la guerraquando fu fatto de'dieci promise al popolo che in questo magistrato gli accerterebbe sela pace si potessi avere o no; di che la morte sua dispiacque assaibenché alcuni cittadini ne facessino gran festa. Ed in luogosuo fu eletto allo uficio de' dieci Niccolò suo primofigliuolo.

Morìsendo di anni... e lasciò tre figliuoli: NiccolòPieroe Giovanni che fu poi cavalierede' quali Niccolò morìgiovane. La moglie sua ebbe nome madonna Gostanza e fu degli Strozzi.Secondo posso ritrarrefu uomo che ebbe un poco la lingua lungaedovette essere di poco animo; e non credo che fussi el piùsavio cittadino del mondoma dovette essere ordinario uomomassimenelle cose dello stato. Può bene essere che nelle mercantiefussi valentee gli effetti lo dimostrorno; perché quando elpadre morì ebbe a restituire tanto che non gli avanzòmolta robae nondimeno fu poi ricchissimo; e la ricchezza e loessere uomo di buona natura e di buona casa e credo liberaleglidettero riputazione anche nello stato.

Piero[Nel 1418 andò commessario al papacredo a accompagnarlo edonorarlo nel passare per el nostro. Fu podestà di Prato nel1424 e vi era quando fu la rotta di Zagonara.

Andònel 1418 a Mantovache vi era el papacredonon so a che fare nése publico o privato.

Nel1399 per uno furto fatto a messer Luigi che credeva fussi stato luima non erafu sostenuto in palagio del podestàluimesserLuigi Niccolò e Francesco.

Andònel 1423 capitano d'Arezzo.

Adì 26 di ottobre nel 1400essendo Piero fuggito a Bologna perla pesteBartolomeo Valori gli fece scrivere senza saputa di messerLuigi da Guidetto Guidetti che al podestà era preso che avevaa essere esaminato sopra cose di statoe che di Piero si bucinavaqualcosae confortalo in caso sia netto a venire insino a Firenze.

Nel1422 andò capitano delle galee grosse al viaggio di Levante:erano due galee grosse.

Nel1424 di gennaio andò imbasciadore a Siena.

Nelprincipio dell'anno 1425 andò commessario a Faenzaperessersi accordato nuovamente el signor Guidantonio co' fiorentiniela guerra ridotta di là. Di poi perché la fortunaglifu del mese di... sopragiunto Averardo de' Medici sanza suo carico.Vi fu anche in quel mezzo mandato messer Giovanni d'Agobbioperconto di madonna Gentile e per assettare certe differenzie conNiccolò da Tollentino e con Niccolò Piccinino. Andòcapitano di Castracaro nel 1409.

Diluglio 1427 andò imbasciadore allo imperadoreed essendoviGiovanni si fece cavaliereil che si interpretò avessi fattoper andargli innanzi: però si ragunorono messer Luigi Ridolfimesser Matteo CastiglioniNiccolò da UzzanoAstore GianniNiccolò di GinoGiovanni e Niccolò BarbadoriserPagolo di ser LandoSimone BuondelmontiBatista GuicciardiniBindoda RicasoliRidolfo Peruzzi e molti altrie scrissongli si facessicavaliere anche lui; non volle farlo.

Nel1429 alla fine dell'anno andò capitano della cittadella diPisa]secondo figliuolo di messer Luigifu da giovane ed innanzimorissi el padresviato e disubidiente; in modo che messer Luigiaveva fatto fermo giudicio avessi a fare cattiva riuscita; intantoche sendogli rubati certi arienti e cose di valuta in casainsino atanto non ritrovò chi era statotenne sempre per certo fussistato Piero suo figliuolo; e di questa sua opinione del furto e delgiudicio faceva in universale della riuscita avessi a fare Pieronefece ricordo a uno suo librodi che di sopra è fattomenzionee nondimenocome di sotto si diràla riuscita suafu ottima. Il che dimostra che e' trascorsi de' giovani sono fallacie non procedono sempre da mancamento di cervello ma da uno certofervore di etàel quale raffreddandosi cogli anninon sonopunto peggio di quegli che in gioventù sono stati moderati.

Andòdi poi in compagnia di certi imbasciadori contro alla voluntàdi messer Luigie sendo assaliti per la via dalla compagnia dimesser Otto Buonterzo da Parmafu preso lui solo per la fama dellaricchezza del padree gli altri lasciati a loro viaggio. Fugli postauna taglia grandela quale non si pagando perché a messerLuigi pareva troppa sommae massime sendovi ito a suo dispettoesperava forse che col tempo sarebbono contenti a minore quantitàaccadde che messer Luigi amalò e morì; e nellainfermità sua non ricordava altro che Pieroe ordinòfussi riscosso; e così fu di poi che si pagò di tagliaducati tremilae' quali credo andassino a conto di tutta la ereditàdi messer Luigi per suo ordinenon a conto proprio di Piero; purequesto non so certo.

Tornatoa Firenzein spazio di qualche anno fallì; e secondoritraggone fu più tosto cagione la negligenza sua che altraavversità improvvisa gli sopravenissiperché era uomomagnifico e di grande animoe non rivedeva e' conti suamalasciavasi governare da altrie però ebbe fine che suolecommunemente avere chi non vede e' fatti sua da se medesimo.Nondimeno le avversità feciono conoscere la natura suagenerosa e da beneperché nello accordo fece co' creditorivolle pagare soldi venti per lirama ebbe solo grazia di tempoecosì a' tempi convenutosi satisfece la intera sommavendendode' sua beni. Ho inteso ancora ed è veroche volle vendere lacasa sua di Firenzeche era quella che fu poi di messer Luigi e dimesser Rinieri; e perché la stava per sodo di dota della donnasua che era de' Buondelmonticome di sotto si dirànon sipoteva vendere sanza licenzia di lei; e sendo già rimastod'accordo col comperatore e menatolo in casa sua con un notaio perrogare el contratto e pigliare la licenzia della moglielei nonvolle mai dire sìanzi cacciò di casa el notaio e chicomperavae lui veduta la ostinazione della donnae forsepiaciutagli quella animositàebbe pazienza.

Lanatura sua fu di uomo da benemagnifico e generosoe continuamentee da giovane e da vecchio tenne sempre pratica con grandi maestri estretta familiarità; come furono tutti questi signori diRomagnael duca di Urbinoel signore di Camerinoel marcheseNiccolò da Ferrara e Lionello suo figliuoloNiccolòFortebracciel conte Francesco Sforza; e sopra tutti col signoreBraccio del Montonedi chi fu familiarissimo.

Nellecose dello stato ebbe grandi onori e grande autoritàe degliuffici del territorio nostrofu capitano di Volterradi ArezzodiCastracaropodestà di Pratovicario di Laricapitano dicittadella di Pisache durava tre mesi ed accettavasi per ogni uomodi autorità. Nel principio della guerra che mosse Filippo ducadi Milano a' fiorentiniandò imbasciadore al signor Braccioche era a campo alla Aquilaper ridurlo in Toscanasendo leobbligazioni aveva co' fiorentini di venire in loro aiuto con certonumero di gente quando e' fussino molestati; e così glipromise di venirebenché poi non ebbe effettoper esseredetto signore rotto e morto dalle genti della Chiesa e della reina edagli aquilani. Sendo di poi state rotte le genti nostre a Zagonarain Romagnae nelle avversità nostre sendosi accordato con noiGuidantonio Manfredi signore di Faenzae sendo volta là lafuria della guerravi fu mandato commessario per difesa di quellostato insieme con Averardo de' Medicie stettevi più mesiinsino a tanto che el forte della guerra si transferì verso elBorgo a San Sepolcro ed Anghiari. Di poi nel... fu mandatoimbasciadore a Sigismondo re di Ungheria e di Boemia ed imperadoreinsieme con Luca di messer Maso degli Albizzi; el quale sendoammalato per la via e però tornandosi a Firenzelui soloesequì la legazione.

Lacausa di questa imbasceria fu perchésendo la città inlega co' viniziani ed insieme in guerra col duca Filipposipretendeva che Sigismondosendo amico del duca ed inimico de'viniziani per causa della Dalmazia ed altre terre apartenenti alloimperio occupate da lorovoleva passare in Italia a' favori del ducae contro alla Legae per questo a Piero fu commesso molte cose incarico del ducae che trattassi la concordia fra lo imperadore eviniziani. Stettevi più d'uno anno e finalmente non siconchiuse nulla.

Dipoi nel 1430 fu mandato imbasciadore a Vinegiain compagnia diBernardo Guadagni e di Nerone di Nigiper cagione che molte coseoccorrevano trattarsi rispetto alla guerra che durava col duca diMilano; e perché ancora la lega fra noi e viniziani finivalaquale si rinnovò per più tempostettevi stanzialeforse un anno.

Passandodi poi lo imperadore Sigismondo in Italia in favore del duca e perpigliare la coronae sendo venuto a Luccae sendosi la cittàristretta col papa a tenere che le sue genti non potessino passarepiù innanzifu mandato commissario nel campo; e di poi sendolo imperadore passato a Siena e dando qualche intenzione volersiaccordare colla città con condizioni onestevi fu mandatoimbasciadoreprima soloe di poi vi tornò in compagnia diAgnolo di Filippo Pandolfini; stettevi pochi dì e sanzaconclusione. Fu ancora intorno a questi tempi mandato commessario aVolterraper essere Niccolò Piccinino e le genti del duca inquelle bande.

Successedi poi la novità del 1433quando fu cacciato Cosimo de'Medici; ed a luiper essersi poco innanzi congiunto con Cosimo efatto parentado secosarebbe forse stato fatto villaniase non chemesser Giovanni suo fratello e che era colla parte contraria aCosimolo difese ed aiutollo; e sendo in quello anno tratto podestàdi Pontasieveaccettò per levarsi di Firenzedove oltre anon avere faccenda era sospetto ed esoso allo stato che reggeva.Attese in quello tempo insieme con più altride' quali furonoe' capi Neri di Ginoche era suo amicissimoed Alamanno Salviati eLuca di messer Masoa praticare di rimettere Cosimoe tantooperorno che l'anno sequente la signoria lo rimesse; e sollevandosila parte avversalui insieme co' sopranominati riprese le arme.

Ebbepoi nella città grandissima autoritàe doppo Cosimo eNeri di Gino fu el primo uomo della cittàe truovòmolte lettere di usciti che raccomandavonoe di altri che avevono afare colla cittàdiritte a CosimoNeri e lui; e come messerGiovanni suo fratello aveva difeso luicosì lui non glilasciò fare male alcunoné di confini né diessere ammunitocon tutto che non solo e' capi di quella partemaetiam quasi tutti gli attinenti furono mandati via.

Andòdi poi nel 1437 imbasciadore e commessario a Reggio al conteFrancesco Sforzache vi era andato a instanzia de' vinizianiacciòche el ducainsospettito di Parmarevocassi le gente sue diBergamasco che premevano e' viniziani; e perché si era vedutoche questa andata non aveva fatto fruttoe dubitavasi che e'viniziani non l'avessino procurata più tosto perché noinon avessimo Lucca che per altro respettoe però la cittàdesiderava che el conte tornassi a campo a Luccae per detta cagionevi fu mandato Piero. E perché e' viniziani non si contentavanoche e' ritornassi in Toscanaandò insino a Vinegia perpersuader loro: e non vi si faccendo frutto alcunofinalmentetornato al conteoperò tanto che lo condusse in Toscanacontro alla voluntà de' viniziani.

Dipoi nel 1440sendo Niccolò Piccinino a campo a Castel SanNiccolò in Casentinoe trattandosi di soccorrere el castellovi fu mandato insieme con Neri di Gino a vedere el modo; e' quali sirisolverono essere cosa troppo pericolosa e da non farla in modoalcuno. Di poi sendo stato rotto Niccolò Piccinino dalle gentidel papa e nostree rivoltandosi lo esercito in Romagnavi fumandato commessarioe riebbe PorticoDoadola e San Cascianoedinsieme col legato del papa andò a ricuperare le terre dellaChiesa.

Pocodi poi strignendosi le cose in Lombardia fra la lega ed el ducaessendo a rincontro el conte e Niccolò Piccininoe parendodovere seguire vittoria di una delle partefu mandato làcommessariodove in brievi amalòe morì in Martiningocastello del Bresciano nell'anno 1441. [A dì 17 di giugno1441la signoria mandò per bullettino uno comandamento aPiero che per tutto dì 26 dovessi essere a cammino allaimbasceria sua al conte Francesco Sforza.

Lacausa vera dell'andata sua fu per vedere di recuperare e' diecimiladucati che pagò di taglia a Otto Buonterzodi che aveva allamercantia sentenzia contro al duca Filippo: imbarcossi a Riminidonde andò a Ferrara e poi a Vinegia per commissione dellasignoriae di quivi in campo che era a Martinengo; dove ammalato eldì medesimo o el sequente che arrivòche fu circa 20di lugliofu portato a Bresciae quivi morì a pochi dìdi agosto] Oltre agli onori detti di sopra e la autoritàgrande ebbe nella cittàmassime dal 34 al 41fu tre voltegonfaloniere di giustizia: una innanzi al 34 e dua poie molte voltede' dieci di balìa.

Fuuomo di animo grande ed ancora manescoche eziandio vecchioadirandosi arebbe dato delle busse a chi si adirava seco; benchécredo tal cosa fussi secondo la natura della cittàcheallotta era più fiera che non è oggiche ècorrotta da mille delicatezze e lascivie feminilenon da uomini. Funetto ne' casi della robae vedesene lo effettoche benchéfussi in stato e riputazione grande morì poveroche nonlasciò quello valessi fiorini cinquemila. Fu eziandio vecchiolussurioso e feminacciolo fortee truovò lettere assai chequando era fuora e massime nel 37 che era vecchioscriveva alla damadirizzandole a un suo di casachiamato lo Spagnuolo.

Ebbeper donna prima una figliuola di messer Donato Acciaiuoliche alloraera el primo cittadino di Firenzedi quale non ebbe figliuoli e nonso se la menassi; ebbe poi una figliuola di Bartolomeo Valoriuomomolto riputatoe non ebbe figliuoli; ebbe di poi una figliuola dimesser Andrea Buondelmonti chiamata Agnoladella quale ebbe trefigliuoli maschi: LuigiNiccolò ed Iacopoe tre femine: unafu moglie di Niccolò Corbinelli per nome Maddalenauna diAntonio de' Ricci chiamata Laudominaun'altra chiamata Gostanza fudonna di Francesco di Giuliano di Averardo de' Mediciel quale morìsanza figliuoli pochi mesi poi che l'ebbe menata; di poi fu moglie diDaniello degli Albertidel quale ebbe figliuolie rimanendo vedovasi maritò a messer Donato Cecchidel quale ebbe figliuoli estette poi molto tempo vedova. Tutti e' figliuoli di Piero furonobellissimie lui fu uomo bellogrande e gagliardoe morì dietà di anni...

MesserGiovanni fu el minore figliuolo di messer Luigie per quantoritraggo fu uomo baldanzoso e sanza rispettoe diceva sìliberamente male quasi di ognunoche per detta cagione fu avuto inodio da molti. [Giovanni fu commessario nel campo della lega conFrancesco Tornabuoni nel 1427e si trovò alla rotta diMaclodo che fu a' 12 d'ottobreed a' 9 di novembre el marchese diMantova lo fece cavaliere presso a Brescia quattro in cinque migliainnanzi che le bandiere entrassino in Brescia: disse era statosforzatoe Francesco scrisse a Piero crederlo. Alla entrata sua inFirenze gli fu fatto più onore si facessi mai a cavalieriedin gran parte per fare dispetto a Pieroperché la cittàera divisa] Ebbe molte degnità nella città e fu de'dieci di balìaed andò commessario in Lombardia collegenti della lega contro al duca di Milanoe quivi per non so chevittoria ebbonofu fatto cavaliere; e credo lo facessi volentieriperché sendo emulazione fra lui e Pieroche ognuno desideravaessere el primo nelle cose dello statoe sendo Piero di piùetàlo volle avanzare col grado. Andò di poi nellaguerra di Lucca commessario a Lucca; e non succedendo le cose benefurono constretti a ritirarsi col campo; di che dicendosicome ècostume del popolonella città molto male di lorounoMigliore di Giunta passagiere a Santa Gondaa stanza di Nerone diNigi e della parte di Cosimovenne a Firenze dicendo che da SantaGonda era passato uno mulo carico di grossoni che erano di messerGiovanni Guicciardiniche gli aveva avuti da' lucchesi perchési discostassi col campo. Di che sparlandosene in Firenze moltopublicamentemesser Giovanniper sentirsi innocentenon potendosopportare tale infamiavenne alla signoria e pregolla volessiritrovare la verità di questa cosa; e quando pur lei per altreoccupazioni non vi potessi attenderefussi contenta commetterla alcapitanoche era un figliuolo di messer Ruggieri di Perugia; e cosìfu commesso. Di che Averardo de' Medici venne a Cosimoed incitolloa volere attendere alla ruina di messer Giovannidicendo che non erauomo a Firenze più baldanzoso né più per opporsia ogni loro impresa; e per questo Cosimo parlò di notte alcapitano e feciongli scrivere da' Baglioni di Perugia incitandolocontro a messer Giovanni. La cosa durò molti giorniperchéel capitano desiderava servire Cosimoe nondimeno male si potevaprocedere contro a messer Giovanni per essere pure innocente ed uomodi qualità; e finalmente sendosi messer Giovanni rapresentatoin prigione e statovi parecchi dìfu di poi licenziatoecosì si posò la cosa non con molto onore di messerGiovanni: perché sendo innocentea purgare la fama sua sirichiedeva che si punissino quegli che gli avevono data tale infamiae certificassisi ognuno della innocenzia sua.

Seguìdi poi la novità del 33che fu confinato CosimoLorenzo edAverardo de' Medicie messer Agnolo Acciaiuoli; e luisendo dellaparte contro a Cosimofece riguardare Piero suo fratello che eradella altra parte. Di poi nel 34 sendo tornato Cosimofu per operadi Piero conservato sanza pregiudicio alcuno; nondimeno rimasesospetto allo stato e non adoperato più in nulla; e cosìdurando quello stato sarebbe sempre statoma morì poi in capocirca di uno anno. La donna sua fu degli Albizzied èbbenemolti figliuoli maschicioè MicheleFrancescoGabrielloLuigie più feminele quali tutte maritò in case del33e che pel 34 furono mandati in esiliocome BischeriPeruzziGuadagni. Fu poco aventurato de' maschiperché alcuno neimpazzòcioè Luigie gli altri furono di pococervello.

Luigiprimo figliuolo di Pieroche fu poi messer Luigi e cavalierenacquenel 1407; ebbe moltissimi onori e dignità e nella cittàe nel territorio nostro ed eziandio fuora delle nostre iurisdizione.E primavivente el padresendo ancora giovanefu podestà diFermo a dì... eletto dal conte Francesco allora signore dellaMarca; ne' quali uffici andò più tosto per guadagnareche per onoreperché el padre sendo povero si ingegnavamantenersi a questo modo. Ebbe nel contado nostro molti ufici e fuconsolo del mare e capitano di cittadella di Pisacapitano diVolterravicario di Vico Pisanovicario di San Miniatovicario diPesciacapitano della montagna di Pistoiavicario di San Giovannivicario di Poppi dua voltee dua volte vicario di Certaldocapitanodel Borgo a San Sepolcro e capitano di Arezzovicario di Scarperia.[Nel 1441 morto Pieroandò capitano a Volterra.

Niccolòsuo fratello morì di gennaio nel 1442.

Nel1444 andò vicario di Poppi.

Nel44 imbasciadore al duca Filippo.

Nel1445 di ottobre fu mandato al conte Francesco per vedere e' progressisuoi e consultare seco le occorrenzie.

Diaprile nel 1446 andò vicario di San Giovanni e poi al dicembrecapitano. della cittadella di Pisa.

Didicembre nel 47 andò imbasciadore al doge di Genovae difebraio commessario generale a Pisa.

Andònel 48 d'agosto commessario in campo contro al ree di ottobrevicario di Pescia.

Andòdi maggio nel 1449 podestà di Milano per ordine di Cosimodove stette due anni.

Adì 16 di maggio 1453 commessario in Val di Chianatornòa 8 di luglio.

Adì 7 di novembre ritornò commessario in campoche eraverso Poggibonizzi; eravi Piero di messer Maso: ma fra pochi dìle gente andorono alle stanze.

Dimarzo 1453 andò a Rimini al signor Gismondo nostro capitanoper intendersi con lui del danaio ed altre cose necessarie a uscirein campagna.

Digennaio 1454 andò imbasciadore a Vinegia per conto del conteIacopo; stettevi tutto aprile 1455 e di novembre andò a Pisaconsolo del mare per sei mesi.

Funel 58 a dare l'ubidienza a Pioe poi con messer Agnolo Acciaiuoli avisitare el re Ferrando.

Andònel 59 di aprilelui e Guglielmo Rucellaia incontrare ed onorareel papa che andava a Mantova.

Andòalla fine del 1459 capitano della Montagna di Pistoia.

Diluglio 1464andando el conte Iacopo Piccinino a Milanofu mandato aincontrarlo ed onorarlo su per el nostro.

Diottobre 1464 andò oratore a Roma alla ubidienzia di papaPaoloed a dì 9 di novembreel dì di san Salvadorefu fatto cavaliere dal papa in San Giovanni Laterano insieme conTommaso Soderini.

Andòdi gennaio a Napoli con Pandolfo Pandolfinidove stette pochi dìed al ritorno fu fermo a Roma etiam per pochi dì.

Allafine dell'anno 1465 andò con messer Bernardo Giugni a Milanoper la morte del duca Francesco: tornò di giugno.

D'aprilenel 1466 entrò vicario di Certaldo e perché era aMilano...

Nel66 di gennaio andò imbasciadore a Milano e poi venne col ducaGaleazzoe fu deputato lui ed Agnolo della Stufa commessari incampo.

Tornòpoi a Firenze e fu rimandato a Bologna di agosto 1467 perintrattenere e' bolognesi disperati per e' dannie messer Giovanni.

Andòdi settembre 1468 a Siena per pochi dì per dolersi del ricettodavano a' fuorusciti.

Digennaio 1468 a Ferrara allo imperadore che tornava da Romaconcommissione di favorire la investitura del duca di Milano.

Nel1469 imbasciadore a Milanodonde tornò di dicembre.

Andòal principio del 1470 o alla fine del 1469 vicario di San Miniato.

Alprincipio del 71 capitano d'Arezzoe di giugno commessario al Borgocon Iacopo Lanfredini per certe differenzie.

Andònel 1472 vicario di Certaldo.

Andònel 73 con Pandolfo Rucellai imbasciadore a Ferrara a onorare lenozze del duca Ercole. Era prima nel 1463 andato a Mantova con PierFrancesco de' Medici a onorare le nozze del marchese.

Andònel 74 vicario di Poppi.

Digennaio nel 74 andò imbasciadore a Vinegia: tornò difebraio nel 75.

Andònel 76 commessario a Pistoia per certe differenzie.

Didicembre nel 76 messer Tommaso e lui a Milano per la morte del ducaGaleazzo; restòvi messer Tommasoe lui tornò alla finedi febraio.

Nel78 sendo de' dieci andò commessario in sul Poggiodove giàera Iacopo suo fratello.

Andònel 79 di... imbasciadore a Vinegia.

Andòne l'80 di dicembre a Roma con undici altri imbasciadorea dimandarela venia secondo e' capitoli] Pochi anni poi la morte del padre andòimbasciadore a Milano al duca Filippocioè nel 1444dovestette poche settimanee di poi nella Marca al conte Francesco chefaceva allora guerra con papa Eugenio e col re Alfonso. Andòdi poi nel 47 imbasciadore al doge di Genovache era allora messerGiano da Campo Fregosoperché si era inteso che detto doge siera collegato a offesa nostra col re Alfonso nostro inimicoe fu lacommessione sua in sustanzia in ricordargli la amicizia che la casasua aveva sempre avuta colla città nostra; ed e converso lacontinua inimicizia del re di Ragona contro alla cittàcasa estato suoe confortarlo a non volere essere in favore degli inimicicontro agli amici. Trovò detto doge molto bene disposto aquesti effetti; e gli promesse che in qualunque convenzione facessicol re Alfonsonon si obligherebbe mai a offendere e' fiorentiniperché con loro intendeva conservarsi in amicizia.

Tornatopoi a Firenze fu mandato commessario a Pisa a guardia di quella cittàper e' sospetti s'avevano per e' movimenti del re Alfonso. Stetteviparecchi mesi; e di poi lo anno seguentesendo el re a campo aPiombinoe sendosi ribellata a noi gran parte della Maremma diVolterraed attendendo le genti nostre a recuperarlache vi eracapi messer Gismondo da Rimino e messer Federigo conte di Urbino ecommessario Neri di Gino Capponivi fu mandato commessario in luogodi Neri che volle partiree poco poi vi fu ancora mandato Luca dimesser Maso degli Albizzi; ed avendo recuperato BolgheriGuardistallo e Monteverdi ed alcuni altri luoghied attendendo aordinare lo esercito per levare el re da campo a Piombinoel reimpaurito non gli aspettò ed andossene verso e' paesi sua. Diche sendo finite le fazionedi quello anno tornò a Firenze.

Successedi poi che l'anno sequente 1450 el conte Francesco prese Milanoconfavore ancora de' fiorentini e massime di Cosimo de' Medicievolendosi uno podestà fiorentino di chi si potessi fidareemassime quando accadessi avessi a stare fuora di Milano per la guerradubitava avere co' vinizianiscrisse a Cosimo gli mandassi unosufficiente; el quale vi mandò Luigie stettevi tre annicioè insino al 1453con grandissima satisfazione del ducaelquale molto male volentieri gli dette licenziaperché volevavi stessi durante la guerra aveva co' viniziani.

Tornòa Firenze el giugno 1453 e fu mandato el novembre commissario insiemecon Luca di messer Maso a rassettare le gente nostre che erano inquello di Arezzoe ricondurle alla volta di Pisa. Di poi el marzosequente andò imbasciadore al signor messer Sigismondo daRimino a ricondurlo ed accordarlo colla città nostra; e cosìseguì lo effetto. Di poi fu mandato commessario in quello diArezzo a dare el guasto a Foiano; fu etiam... gonfaloniere digiustizia. E di poi sendo seguito pace e lega tra viniziani da unaparte e duca Francesco e fiorentini dall'altrae perché aNapoli si trattava col re Alfonso che lui ratificassi quella lega epacee facessisi una pace e lega universale per tutta Italia; eperché si intendeva che e' viniziani licenziavano da' soldiloro el conte Iacopo Piccininoe dubitavasi che o per ordine de'viniziani o da sé non riscompigliassi un'altra volta Italianon ancora bene posata; e perché quando si cominciò laguerra e' viniziani avevano fatta proibizione che e' panni nostri nonpotessino andare a Vinegiae si desiderava per la città chetale proibizione si levassiperò a cercare questi effetti fumandato in detto 1454 Luigi imbasciadore a Vinegia. Dove stette tantoche si conchiuse quello si trattava a Napolie che el conte Iacopouscì de' terreni loroche non vollono mai disporsi aritenerlo rispetto alla spesa e disagio grande dava loro; e dellaproibizione de' panni non si fece nulla.

Fudi poi nel 57 gonfaloniere di giustizia una altra voltae trovòla città in grande alterazione per le discordie drento edisunione de' cittadini per le cose dello statoche erano tantomultiplicateche gli amici di Cosimo pareva loro di essere inpericolo di qualche novità; ed eziandio per essere necessariodi trovare nuovo modo di gravezza che non si poteva anche fare sanzaalterazione del popolo. E sendo tratto lui gonfalonierelaintenzione degli amici di Cosimo eraparendo loro avere ungonfaloniere a propositovolersi assicurare delle cose di drento epercuotere gli avversari loro; e lui ancora era di questa medesimavolontà e molto bene disposto a darvi drento; e perchéCosimo era a Cafaggiuolo colle gottene scrisse a lui offerendosi aquesti effettie richiedendolo del parere suo. A Cosimo non parvetempo per più rispettie massime perché le cose difuora non erano molto quietee la città stava in timore delre Alfonso; e del medesimo parere fu Neri che si trovava infermo aPistoiadove pochi dì poi morì: e per questi rispettiel gonfaloniere non eseguì questi disegni.

Successenell'anno sequente 1458 la morte di papa Calistoed in suo luogo fueletto papa Pioe Luigi fu mandato in compagnia di più altriimbasciadore a fargli la ubidienzia; e perché don Fernandofigliuolo di re Alfonsomorto el padresi era nuovamente fatto refu commesso a messer Agnolo Acciaiuoliche etiam era del numero didetti imbasciadoried a luiche fatte le visitazioni di Romaandassino a Napoli a visitare el re Ferrandoe rallegrarsi seco edofferirgli le cose della città.

Seguìnello anno 1464 la morte di Pioed in suo luogo fu eletto Pauloalla creazione di chi fu mandato oratore con più altri adargli la ubidienza; ed avendo fatto el papa loro grandissimaraccoglienzafece del numero di detti imbasciadori cavalieri in SanGiovanni Lateranola mattina di san SalvadoreTommaso Soderini eluie pochi dì poi messer Otto Niccolini. E perché amesser Tommaso fu commesso rimanessi a Romamesser Otto e luientrorno in uno medesimo dì in Firenze colle cerimonieonorie doni consueti. E pochi mesi poi fu mandato oratore a Napolidovestette poco tempoe credo fussi più tosto legazione dicerimonia che di sustanza.

Successelo anno sequente 1465 la morte del duca Francescoe perché sidubitavaper essere gli Sforzeschi nuovi in quello statoe Galeazzofigliuolo del duca molto giovanee per la vicinità de'vinizianiche quegli popoli non facessino qualche movimentoil chesarebbe dispiaciuto sommamente alla città per la amiciziaconiunzione ed interessi aveva con quello statoe volendo favorireGaleazzo e dargli quella riputazione si potevavi fu diputatiimbasciadorimesser Bernardo Giugni e lui a condolersi della mortedel ducaed a offerire largamente tutte le forze della cittàe tutto quello che cadessi a beneficio di quello stato. E perchégli aveva a andare vicario di Certaldosi vinse per provvisione cheGiovanni di Niccolò Guicciardini suo cugino pigliassi edesercitassi lo uficio per lui insino a tanto che tornassi. Quandofurono giunti a Milano e fatte le prime cerimoniesendo suto fattoloro onore grandissimoe ritrovandosi quello stato in grandedisordine di danari ed in sospetto di guerramassime de' vinizianifurono richiesti gli imbasciadori scrivessino a Firenze erichiedessino per parte di quegli signoriessere serviti di danariin prestopigliando quegli assegnamenti volessino in sulle entrateloro. A Firenze se ne fece praticae fu dato loro commissionepromettessino ducati quarantamila; il che sendo seguìto esollecitandosi poi lo annoverarglisi levò su messer LucaPittimesser Agnolo Acciaiuoli e messer Dietisalvi di Neronee pertôrre la riputazione a Piero di Cosimooperorno tanto chedetta promessa non ebbe effettobiasimando molto gli imbasciadoriche l'avevano fatta. Di che seguì vergogna grande alla cittàed in particulare agli oratorie' quali avendo aspettato piùsettimane questo messia e non venendogiustificata la cittàel meglio potettonosi tornorono a Firenze. E messer Luigi di quiviandò a finire el suo uficio di Certaldo; dove sendovenne lanovità del 1466e luisendo le cose sollevateinnanzi laparte di Piero di Cosimo avessi vittoriavenne a Legnaia confanteria in favore di Piero e poi venne in Firenze al parlamento.

Vennelo anno seguente el movimento di Bartolommeo da Bergamoche siintendeva farsi occultamente per opera de' viniziani; e che lointento loro era per accorciare le cose di Italia a loro propositopercuotere prima o lo stato di Milano quale riputavano debole avendoun signore nuovo e giovane e non vi sendo più la riputazionedel duca Francescoovero fare forza di rimettere in FirenzeDietisalvimesser Agnolo e Niccolò Soderini. La quale impresaera sollecitata assai da' detti uscitied etiam pareva facileriputandosi che la città fussi alterata per la novitàfatta e vi fussi molti male contenti. E per questi sospetti sendosifatta una nuova lega a difesa degli stati fra re Ferrandostato diMilano e fiorentinie fatta sovvenzione di danari allo stato diMilanoperché mettessino in ordine le loro gente di arme cheerano numero assaied intendendosi el movimento di Bartolommeoandare innanzi ed ogni dì cresceree le difese dal cantodella lega farsi freddefu deputato oratore a Milano per riscaldareque' signori alla difesa communee sollecitare e' provedimentidisegnati. La quale legazione esequì molto beneperchéel duca Galeazzonon solo messe a ordine quelle genti avevapromessoe ne mandò duemila cavalli a Parma perchéfussino presti quando accadessia ogni requisizione de' fiorentinima eziandioquando intese Bartolommeo avere passato Po edadirizzarsi verso Romagnalo sequitò coll'altre genti e sicongiunse in Romagna col signore Federigo di Urbino capitano dellalega; ed a messer Luigi fu commesso rimanessi in campo commessario.Dove stato qualche settimanachiese con grande instanzia licenziaed ottenutola se ne venne a Firenze; e credo ne fussi cagione perchédubitassi el campo non avessi qualche sinistroe massime rispetto a'portamenti del duca Galeazzoquale era giovane e portavasi comegiovane.

Sendodi poi succeduto el fatto d'arme alla Mulinellae la furiosaritornata del duca verso Milano con gran dispiacere ed alterazione ditutta la legae stando e' bolognesi molto male contentivi fumandato messer Luigi a confortargli ed a tenergli fermi a' favoridella legae secondo la commessione sua vi stette pochi dìelasciògli molto male disposti.

L'annosequente 1468 fu mandato imbasciadore a Siena a dolersi che davanoricetto agli usciti nostriche era cagione di suscitare materia diqualche scandoloed a confortargli volessino bene vicinareestettevi pochi dì.

Successelo anno 1469 in Italia novitàe questo è che sendoRuberto signore di Rimino condotto a' soldi della legacioèreduca e fiorentinie loro avendogli promessa la protezione delsuo statoe questo sendo sommamente dispiaciuto a papa Paolo che delcontinuo cercava insignorirsi di quella cittàe dubitandosiche col favore de' viniziani non mandassi le genti sue a campo aRiminocome di poi fece; fu mandato messer Luigi a Milano perintendersi con quello signore alle difese di Riminoed a pensaremodo che quando gli avversari si movessinoavessino a difendersi incasa loronon a infestare quelle di altri. Fu veduto da quel signoremolto allegramentee volle fussi suo compare al primogenito che glinacquenon in nome di oratorema come messer Luigie trovando poiquel signore circa agli effetti perché vi era stato mandatoin opinione diversa colla cittàe freddo alla difesa diRiminoe molto più a volere muovere nuova guerranonsatisfece punto in questa legazionee non parve fussi vivo inmostrare al duca la opinione della cittàe mantenere sanzarispetto l'onore di quella. Potette esserne più cagione: operché conoscessi che sendo quel signore di natura sdegnosolo eseguire le commissione in quel modo gli era commessofussi perfare più danno che fruttoo pure perché si ingegnassidi farsi quel signore benevolo per avere da lui qualche beneficio perun suo figliuolo non legittimoprete; come ebbe di poi l'annoseguente subito fu tornato a Firenzeche gli dette una badia inCremonadi entrata di trecento ducati o meglio. Insomma e' tornòa Firenze con nome di essere affezionato al ducae così eracon effetto. Ed in quegli tempi medesimipe' dispareri nascevano inqueste cose del papasi fece in Firenze una dietache vi furono gliimbasciadori del re e del ducadove lui molto favorì la partedel duca; il che intendendo il re dal suo imbasciadorecominciòa volergli male; e poco di poi sendo lo imperadore Federigo a Ferrarache tornava da Roma per sua botie cercando el duca Galeazzoottenere da lui investitura del ducatoe richiedendo el favore dellacittàvi fu mandato a Ferrara imbasciadore messer Luigi peraiutare questa materiala quale non ebbe effetto.

Sendopoi a San Miniato vicarioe sendo la città nelle pratiche frare e ducae sendosi deliberata a Napoli allo imbasciadore unalettera di natura che esequendosila città si congiugneva colre e spiccavasi dalla amicizia di Milanosopragiunse messer Luigiinnanzi che la lettera fussi andatae tanto operò che la sirevocò e non andò. Messer Tommaso Soderini era alloradi più autorità che alcuno dello statoed aveva insinoalloradoppo la morte di Piero di Cosimogovernato Lorenzo; maallora Lorenzonon piacendogli questa sua grandezzacominciòa ristrignersi più con messer Luigie lui lo favorìfortein modo che nel 1470 si affaticò più che altrocittadino per la grandezza e sicurtà di Lorenzoe tanto chesi restrinse per cinque anni el modo di creare gli accopiatori. Ilche dette a Lorenzo una riputazione grandissimae credo che messerLuigivedendo urtare messer Tommasosi pensassi avere a disporreassai di Lorenzo; il che non gli venne fattorispetto a essereLorenzo uomo che volle e seppe governarsi da sé. Sendo di poipacificate per qualche tempo le cose di Italiafu gonfaloniere elmarzo 1472e perché la città era in quiete ed elmagistrato con poche faccendeattese a fare legge nuove e rinnovarele antiche apartenente a' costumicome circa alle pompe di nozze emortoricirca agli ornamenti delle donne ed uominicirca a' giuochie cose simili.

Sendodi poi di nuovo perturbate le cose di Italiaed el re Ferrandoristrettosi con papa Sisto e di qui seguitata una lega fra vinizianiMilano e fiorentinie parendo necessario per le cose che tuttodìsi agitavano apartenenti ed alla difesa della fede per la guerrafaceva el turco a' viniziani ed altri cristianied alla difesa diquesta lega particularetenere a Vinegia uno imbasciadore diautoritàvi fu mandato l'anno 1474 messer Luigiche alloraera vicario di Poppie stettevi più di uno annoed in questalegazione satisfece molto alla città. Ed a Vinegia fu onoratograndissimamente e tanto piacqueche quando intesono cercavalicenziascrissono a Firenze pregando ve lo sopratenessino ancoraqualche tempoil che non si feceperché messer Luigisentendolofece ogni instanzia di tornareacciò che aFirenze non si credessi che questo scrivere de' viniziani fussi statoprocurato da lui.

Dipoi lo anno 1476 sendo stato morto in Milano el duca Galeazzoedesiderandosi a Firenze in ogni modo che quello stato rimanessi ne'figliuolivi fu mandato subito imbasciadori messer Tommaso Soderinie messer Luiginon solo per dare riputazione a Madonna ed alfigliuoloma etiam per trovarsi con messer Cecco e col signoreRuberto da Sanseverino al governo e consiglio delle cose occorrevano.Stettevi messer Luigi tre mesie partissi rimanendovi messerTommasoperché vi aveva a rimanere un solo; ed ognuno sarebbevolentieri stato quello per el guadagno grande vi si facevacheoltre al salario ordinarioavevono cento ducati di provisione elmese per uno da Madonnama rimasevi messer Tommaso perché eradi più autorità e più savio. Di poi pocoavendoErcole duca di Ferrara tolto per donna madonna Elionora figliuola delre Ferrandoe celebrandosi le nozzeparve vi si dovessi mandarelegazione che fussi almeno uno uomo di autorità massime perrispetto del re; e però vi fu mandato messer Luigi insieme conPandolfo Rucellai.

Seguitòlo anno 1478 la novità di Firenze per conto de' Pazzicollamorte di Giuliano de' Medici e la ferita di Lorenzoe peròsubito messer Luigi fu fatto de' signori nuovi per favore di Lorenzose nuovo caso accadessi. E di poi lo anno medesimo venendo el duca diCalavria insieme col duca di Urbino collo esercito del papa e re aassaltarcifu mandato messer Luigi commessario generale per difesadelle cose nostre al Poggiodove innanzi era stato mandato Iacoposuo fratelloe quivi stettono tutt'a due quella state; cosa accadutain questa città rare volte e forse non maiche in unoesercito di quella natura fussi commessari generali solo duefratelli. E perché e' non avevono gente di qualità dastare a petto a' nimiciel duca prese ciò che e' campeggiòe massime la Castellina; di che a Firenze benché a torto masecondo el costume de' popolisi dette grande carico a chi aveva elgoverno del campo.

L'annoseguente poi 1479continuandosi questa guerra e la cittàtrovandosi tuttavia al disottomassime per essere quasi abbandonatada' collegatiperché Milanosendovi rientrato a governo confavore del re el signore Lodovico Sforza ed el signore Ruberto daSanseverinosi stava a vedereed e' viniziani benchéaiutassino pure procedevano freddamente; e sendo rotte le gentinostre al Poggio Imperialee poi gli inimici andati a campo a Collee quasi espugnatolosi fece risoluzione a Firenze che se la guerradurava lo anno seguentenon avendo la città altro soccorsoera necessario cedere a quello volessino gli inimici. E peròbisognava o pigliare ora la pace da loro come si poteva e condisavvantaggioo veramente vedere di avere tali sussidi che fussinopotenti non solo a difendere le cose nostrema a cacciar gli inimicide' terreni nostri e divertire la guerra in sul loro; perchée' si giudicava el paese nostro essere tanto offeso ed indebolitodagli inimici ed etiam da' soldati nostriche se la guerra vi sicontinuava piùera andare a una perdita manifesta. Econoscendosi che questi aiuti bisognava si facessino da' vinizianieche loro pigliassino la impresa e la difesa nostra e della lega inaltro modo non avevono fatto pel passato; però per intenderel'ultimo della loro intenzione e narrare loro tutte queste cose echiarirsi che fondamento si poteva fare in lorovi fu mandatoimbasciadore messer Luigi; el quale subito andato via ed esposto lacommissionee trovato e' viniziani molto freddi a questi effettinedette aviso alla cittàe molto più largamente aLorenzoconfortandolopoi che di quivi non si poteva sperareavolere pigliare la pace come si potevae che gli era meglio perdereun dito solo che insieme tutta la mano. E però Lorenzo quasidisperato della difesa andò a Napoli a gittarsi nelle bracciadel re; e messer Luigi sapendo essere mal voluto dal reperchéa tempo del duca Galeazzo aveva sempre tirato a' favori suae di poimorto lui a' favori de' vinizianientrò in gran sospetto chetra l'altre condizioni della pace el re non volessi si cavassi diFirenze messer Tommaso e luied alcuni altri cittadini che erano itialla via medesima. Fatta la pace tornò a Firenzeed incompagnia del vescovo di VolterraPiero MelliniMaso degli Albizzimesser Bongianni Gianfigliazzimesser Piero MinerbettimesserGuidantonio VespucciIacopo LanfrediniDomenico PandolfiniGinoCapponi ed altrifu mandato a chiedere la assoluzione delle censuree perdono al papa.

Dipoi l'anno 1483 fu mandato insieme con Francesco Dini commessario apigliare la tenuta di Colle ed altri luoghi che el re ci restituì.E di poi l'anno 1484 andò imbasciadore a Urbino a capitolarecon quel signore a' soldi di Milanore e noi; che fu la ultimalegazione e commessione avessi dalla cittàche per esserevecchio non fu più adoperato; e di poi lo anno 1487 sendovicario di Scarperia morì in Firenzesendo di etàd'anni ottanta.

Fuuomo animoso e di buono cervello ma un poco furioso e volonterosonelle cose sueche fu causa di fargli pigliare molte imprese di cheriuscì con poco onore. Nelle cose dello stato fu partigianode' Medicie per loro si sarebbe assai adoperatomassime innanziagli ultimi tempi ne' quali non si tenne molto bene contento diLorenzo. Circa alla conscienzia fu netto ne' fatti della roba dialtrie veddesene lo effetto che benché avessi quattromoglienon avessi figliuoli legittimiavessi lo stato grande edassai fattorie che erano di più utile che oggie godessietiam molti anni le entrate del figliuolo pretenondimeno lasciòpoche sustanzie. Circa allo stato arebbe per sua grandezza fatto ognicosa: fu uomo molto liberale e magnifico; fu molto servente e tantoche n'aveva gran caricoperché gli aiutava e raccomandava a'magistrati sanza distinzione o de' casi o delle persone. Fu uomo dicorpo bellostatura grande e biancoe gentile ariadi complessionemolto robustache si vedde ed in tutta la vita che fu sanissimoenella morteche benché fussi di ottanta anni morì congrandissima fatica e passione come se fussi giovane. Fulibidinosissimo etiam vecchio circa le feminee sarebbesi posto ascherzare colle sue fanteed a mottegiare etiam per la via conqualche vile donna avessi riscontrosanza rispetto alcuno o dellaetà o della degnità sua.

Ebbetanti onori quanti poteva avere uno cittadinoperché oltrealle commesserielegazioni ed uffici di fuorae lo essere stato trevolte gonfaloniere di giustiziafu etiam tre volte de' signoride'dieci infinite volteaccopiatore molte voltedi tutte le balìesi faciono a suo tempoe nello 80 fu de' trenta che ebbono ariformare lo statoe fuvi ancora Iacopo suo fratello. Ebbe amiciziecon molti gran maestri e massime col duca Galeazzoe prima col ducaFrancescocol quale ebbe anche familiarità assai. Fu etiamgrande amico del conte Iacopo Piccininoritenendo la amicizia conlui che era stata fra Niccolò Piccinino e Piero di messerLuigi loro padri. Ebbe lungo tempo strettissima dimestichezza conFederigo duca di Urbinoed insieme spesso si scrivevano; ma di poiper essersi el duca in tutto dato al re Ferrandoe messer Luigisendo in Firenze di contraria via al reed el re avendolo perinimicoel duca etiam gli cominciò a volere male. Cominciònegli ultimi tempi a cercare la amicizia del ree solo per avere dalui un vescovado per messer Rinieri suo figliuolo; ma sendo giàmolto vecchio e dependendo allora le cose della città piùda Lorenzo soloche non avevono fatto prima né da lui néda Piero né da Cosimoel re non fece quel conto di lui chearebbe fatto altra volta.

Ebbequattro mogliedelle quali la prima chiamata Cosa fu de' Peruzzi; laseconda chiamata Pippa fu figliuola di Nofri Parenti; la terzachiamata Nanna fu figliuola di Giovanni Vespucci; la quarta chiamataLodovica fu de' Venturie questa solo si maritò a lui cheaveva già più di 75 anni sendo vedovache era stataprima donna di Bartolommeo da Verrazzano. Non ebbe figliuoli dinessunase non della secondache n'ebbe tre figliuole femmine: laprimaCosa per nomemaritò a Piero di Gino Capponilaseconda per nome Agnola maritò con poca ventura a Piero diAndrea Vellutila terza per nome Bianca maritò a Filippo diFilippo di messer Luca Pitti contra a sua voglia; ma fecelo perimportunità di messer Luca che era allora grandeed aistanzia di Piero di Cosimoche per satisfare a messer Luca ne lostrinse assai. Non ebbe figliuoli maschi se non un non legittimochiamato Rinieriche fu poi doppo la morte sua vescovo di Cortona.Ebbelo sendo a Pisa consolo del maredi una schiava di BindoGalletti cittadino pisanoed a lui quando morì lasciòtutta la sua roba.

Iacopodi Piero Guicciardini [Giostrò di febraio 1446 in su la piazzadi Santa Maria Novella ed ebbe l'onore; aveva giostrato prima e nonavuto l'onorediceva luiper colpa d'altri. D'ottobre nel 1456 andòpadrone di una galea in Levante che vi andò sola; tornòdi giugno. Andò nel 59 capitano del Borgo a San Sepolcro.

Andònel 62 di ottobre capitano delle galee di ponente con tre galee;tornò d'agosto 1463.

D'aprilenel 65 andò a Napoli per le nozze del duca di Calavria doveetiam era Pandolfo Pandolfinima per la sua malattia Iacopo solofece le cerimonie.

Digennaio nel 65 andò vicario di Anghiari.

Alprincipio d'ottobre 1466 andò a Vinegia ed a Milano con messerTommaso Soderini.

Alprincipio del 1467 andò capitano d'Arezzoe passando donAlfunso con le gente del re a unirsi col duca di Urbinol'ebbe aincontrare in su' confini ed accompagnarlo insino in campo.

Disettembre 1468 al duca di Milano per la morte della madreed ebbecerta commissione sopra le cose di Lunigiana.

Nel1469 imbasciadore a Roma dove era messer Ottoe furonvi insieme:tornò di dicembrelasciatovi messer Otto.

Andòimbasciadore a Napoli nel 1470 con Pier Francesco de' Mediciedessendo restato a Napoli solofu per la morte di messer Otto mandatoa Roma dove era Pier Francesco per la pratica della lega universale;partissi alla fine dell'anno per andare capitano di Pisa dove erastato prima; ma per mandarlo a Napoli gli fu prolungato lo entrare inufizio per sei mesi; innanzi che andassi a Napoli era al principiodell'anno andato lui e Donato Acciaiuoli in quello di Pistoia persedare certe differenzie.

Andònel 72 con messer Donato Gianfigliazzi commessario alla impresa diVolterra; e nel tempo medesimo entrò vicario di San Giovanni:che andò di campo a pigliare l'uficio e tornò in camposubitoe poi finita la impresa tornò a San Giovanni.

Diluglio nel 74 lui e Donato Acciaiuoli commessari a Pistoia per lorodifferenzie.

Difebraio nel 75 andò imbasciadore a Milano; tornò didicembre nel 76.

Andònel 1478 commessario generale in campo] nacque nel 1422e sendo dietà sedici anni tolse per donna Guglielmetta figliuola diFrancesco de Nerliallora piccola fanciullacon dota di fiorini3500 di suggelloche erano allora come di grossi o poco meno; ebenché la ventura della dota fussi granderispetto alle pochefacoltà gli avevano a rimanere del padrenondimeno non fuminore anzi molto maggiore per la qualità della fanciullachenon solo ebbe compiutamente tutte quelle parte si aspettano a unadonnae di forma che fu più che mediocre e di governo di casain che fu eccellentema ancora ebbe ottimo ingegno e giudicio inquelle cose che si aspettano gli uomini. Lei sapeva giucarecommodamente a scacchi e sbaraglino; leggere benissimo; non era sìforte ragioneche datogli un poco di temponon avessi fattanoncolle regole ordinarie della aritmetica e che si insegnono per lescuolema col cervello suo. Ebbe buona notizia delle cose dellostatoe tale che molti uomini che vi sono drento adoperati non hannoforse tantae volentieri parlava ed udiva parlare di tutte quellecose che sono proprio ragionamento da uomini; ebbevi accompagnata labontà in modo che visse e morì santamente. E se allaparte sopradette si fussi aggiunto uno animo convenientesarebbestata da ogni banda eccellentissima; ma la fu più timidaancora che non si aspetta a una donna. Honne voluto fare menzioneperché rispetto a queste virtù io sono affezionatissimoalla memoria sua; amà' la assai mentre era in vitasendo ioancora fanciulloperché la morì nel 98e piùla amo così mortaperché la età mi fa piùgustare le sue virtù.

SendoIacopo di età di anni diciannovemorì Piero suo padrea Martiningoe lui che era seco stette in pericolo gravissimo dimorteche ebbe una malattia grande. Toccògli di patrimoniofiorini 1500ma messe in su una bottega l'avanzo della sua dota ecominciò a fare capitale con quellaperché allora gliesercizi guadagnavano molto bene. Attese mentre fu giovane a darsibel tempoe sendo bellissimo e liberale e di buona natura erauniversalmente molto amato. Giostrò due o tre volte ed ebbel'onore una voltache era gagliardissimo. Nelle cose dello statoebbe molti onori e degnità; e sendo di ventiquattro oventicinque anni fu eletto podestà a Fermoche vi era allorasignore el conte Francesco; ma disegnando poi menare la donnasifece prolungare el tempo della andatae non ho notizia se alla finevi andassi. Fu nel territorio nostro capitano di Pisadi Arezzo edel Borgo di San Sipolcro; vicario di Anghiaridi Certaldo e SanGiovanni; ebbe molte legazioni e commesserie. E prima l'anno 1465andandone a marito madonna Ipolita figliuola del duca Francesco aAlfonso duca di Calavria che fu poi re di Napolie trovandosi aNapoli per la città nostra oratore Pandolfo di messerGiannozzo Pandolfinie parendo si convenissi trovarsi dua oratori atanta festavi fu mandato Iacopoel quale solo eseguì lacommessione e fece le altre cerimonieperché el dì cheegli entrò in NapoliPandolfo amalò. Fatte le nozzetornò a Firenze e di quivi ne andò vicario a Anghiariel quale uficio finitosendo divisa la città fra la parte diPiero di Cosimo e messer Luca Pittifavorì Piero moltogagliardamente e sanza alcuno rispetto.

Dipoi lo anno seguente intendendosi che messer Dietisalvi e gli altriusciti sollecitavano ed a Venezia ed a Bartolommeo da Bergamo sifacessi qualche impresafurono eletti imbasciadori a Vinegia perintendere la mente de' vinizianie se erano in animo di conservarela pacemesser Tommaso Soderini ed Iacopo; con commessione cheparlato prima a Ferrara col duca Borsodegli andamenti del quale sidubitavaed espediti delle commessione di Vinegiase ne andassino aMilano e communicassino a quel signore quello avessino ritratto daVinegia; e quando paressi dubbio di guerra nuovamostrogli quelpericolo essere communeintendessino lo animo suo circaprovvedimenti communi. Furono a Ferrara col duca Borsoel quale contutti e' modi seppesi ingegnò loro persuadere non soloessere dispostissimo a conservare la pace di Italiama desideraresommamente essere amico della città. Seguitorono el cammino aVinegiadove le parole furono buone ma generalie veddono quellasignoria non volere venire a alcuno particolare pel quale potessinoavere sicurtà di futura pace. Parlorono ancora con messerDietisalvi che era là molto stimatoel quale andò loroa dolersi di Piero e di messer Luca e chiedere gli fossino mutati e'confini; ed in effetto parve loro che la intenzione sua fussi nonubbidire a' confini assegnatigli. Feciono giudizio per queste coseche lo animo de' viniziani fussi male disposto e che Bartolommeo daBergamo fussi per fare nuova impresanonostante che le parole diquella signoria fussino in contrarioe così le dimostrazioniche feciono loro in Vinegiae per tutte le loro terre uno onoresupremo. Vennonne a Milanoed esaminato lo animo di quel signore cheera bonissimoe le sue forze e le gente di armeraportorono aFirenze; di modo si fece convenzione seco sovvenirlo di certaquantità di danarie lui fussi obligato mandare a' soccorsinostri soldati almeno duemila cavalli.

Venendonepoi l'anno 1467 Bartolommeo da Bergamo in Romagnae mandando el reFerrando per li oblighi della lega gente di arme in soccorso de'fiorentinidi che era capo don AlonsoIacoposendo capitano diArezzofu mandato commessario a condurre queste gente in Romagna econgiugnerle con lo esercito della lega.

L'annopoi 1468sendo morta madonna Bianca madre del duca Galeazzofumandato Iacopo oratore a Milano a dolersi con quel signoreedinsieme ebbe commessione vedere di comporre certe differenzie eronoin Lunigiana fra sudditi nostri e sua. Giunto in Milano e volendoandare a visitare quel signorevestito di pagonazzo come era incommessioneperché non pareva conveniente avere a vestire dinero per la morte di una donnaed intendendo come el duca ne facevapazziegli parve per minore male vestire di nero. Stettevi pochi dìperché trovò el duca molto renitente a volere comporrele cose di Lunigiana.

L'anno1469 fu gonfaloniere di giustiziae di poi sendo intorbidate le cosedi Italia per la impresa fece papa Paulo ed e' viniziani contro aRuberto Malatesti signore di Ariminoe preparandosi el re Ferrandoduca Galeazzo e noisecondo gli oblighi della lega avevano insiemealla difesa di quello signoreparve che ciascuna di queste trepotenzie dovessi mandare oratori a Roma a fare intendere al papacome loro erano desiderosi conservare la pace di Italiae che perquesto rispetto pochi mesi innanzicome sapeva Sua Santitàavevano tolto a soldo el signore Ruberto e promessogli la protezionedel suo statoperché non lo faccendo vedevano quella cittàandare in mano de' vinizianiche sarebbe stato cagione mettere infuoco tutta Italia; ed ora per osservare la fede erano necessitati adifenderlo; e però pregare Sua Santità volessi levarele offese da quello signorealtrimenti protestargli farebbono ladifesa con ogni modo a loro possibileeziandio di offendere chioffendeva lui. Deputò la città messer Otto Niccolini eluie' quali vi andorno insieme cogli altri della legaedappiccandosi qualche pratica di pace vi stettono più mesi; edi poi sendo morto Piero di CosimoIacopo se ne tornò aFirenzelasciato messer Otto a Roma.

Successein fine di quello anno la rinnovazione della lega fra re Ferrandoduca e noie per questo rispettoper rallegrarsi ed essere quiviper le cose occorrevanofurono deputati imbasciadori a Napoli Iacopoe Pier Francesco de' Medicie perché Iacopo aveva a entrarecapitano di Pisasi mise per provvisione la sua entrata sidifferissi mesi sei; e sendo stati pochi dì a Napoli dovefurono visti molto volentierie trattandosi a Roma di fare una legagenerale tutti e' potentati di Italia per potere poi difendere e'paesi de' cristiani contro al turcoe trovandosi per questa cagionemesser Otto a Romagli fu dato in compagnia Pier Francesco de'Medicied Iacopo rimase solo a Napoli. Ma pochi dì poi seguìla morte di messer Ottoe però fu comandato a Iacopo chen'andassi a Roma per espedire quella commessione; e fu la andata suamolto grata al ducaperché rispetto alla amicizia aveva conlui e molto più con messer Luigisi persuase averviimbasciadore a suo proposito. Fu ancora gratissimo al re chedesiderava sommamente si conchiudessi questa legae lui nelle cosesi ebbono a maneggiare si seppe portare in modo che si conservòla amicizia dell'uno e l'altro insino al dì della partita sua.

Ebbequesta pratica molte difficultàperché questi dellalega non avevano commessione di conchiudere la lega generale se noncon riservazione della lega particularee questo in fatto dispiacevaal papa sommamentema simulava e nondimeno metteva difficultàne' modi del riservarla. Durò questa pratica parecchi mesi: efinalmente risolvendosi e' viniziani a conchiuderla in ogni modoperché era el bisogno loro per la guerra aveano col turcoesperanza che faccendosi questa legae' potentati di Italia fussinoper concorrere a qualche provisioneel papa etiam fu constretto aentrarvi drento; e così si conchiuse una lega generale ditutta Italiariservata la particulare fra reduca e fiorentini. Masendo in segreto el duca malcontento di questa conclusionenacqueche nel distendere le scritture gli oratori sua vollono vis'aggiugnessi alcuna parola che non vi aveva a essere; di chevenutone contenzioneel duca non volle ratificare la lega. Iacopo laratificò per nome de' sua signoried avendosi poi asoscrivere le scritture che si erano estesesanza le parole vivolevano gli oratori ducalied Iacopo avendo fatto intendere aFirenze gli fussi scritto dalla signoria quello avessi a farelaintenzione di Lorenzo e degli altri dello stato eraper compiacereal ducache queste scritture non si soscrivessino; e nondimeno nonne parlavano nelle pratiche per fuggire carico col popolo che si erasommamente rallegrato della conclusione della legama facevano chela signoria non rispondeva nulla a Iacopo circa alla parte delsoscriveree loro privatamentee massime messer Luigilo avisavanole lasciassi sospese. La intenzione di Iacopo era altrimentiescrisse largamente che si soscriverebbe a ogni modose già lasignoria non gli scrivessi espressamente el contrario; purefinalmente tirato dalle loro spesse letterealla partita aveva afare di Romaper essere a tempo entrare a Pisaavendo licenziadalla signoriapartì e non si soscrisse; di che in Firenzeebbe caricoin modo stette parecchi mesi a vincere gli stanziamentie credo ne dispiacessi assai al re. Venne in quegli giorni el duca aFirenzee partendosi fece la via da Pisadove Iacopo stette con luiparecchie oree confortollo assai a volere dare effetto a questalega. El duca lo vedde molto volentieri e carezzollo assaibenchécirca alla lega si rimanessi nella opinione sua.

Successelo anno 1472 la ribellione di Volterra che dette che pensare assaialla cittàe però risolvendosi a fare impresagagliardissimafu mandato messer Bongianni Gianfigliazzi a Urbinopel ducache aveva a essere capitano di questa impresaed Iacopo fumandato in quello di Volterra a assettare le nostre genterecuperareel contado ed ordinare quello che fussi necessario allo accamparsi.El quale riebbe tutto el contado innanzi che el duca giugnessie dipoi rimase commessario in campo insieme con messer Bongianni insino atanto che si ebbe la vittoria e presesi la terra.

L'anno1476sendosi poco innanzi fatto lega fra vinizianiduca di Milano enoie però sendo la città congiunta collo stato diMilanooltre gli antichi interessi ed amiciziacon questo vinculonuovoe tenendovisi di continuo uno imbasciadoree sendo diventataquella imbasceria di più importanza per e' sospetti avevaquello stato di Luigi re di Francia e di Carlo duca di Borgognavifu mandato imbasciadore Iacopoel quale vi stette circa a otto mesie fu molto grato e bene veduto dal signoreed alla città nonpotette più satisfare in questa legazione. Tornò aFirenze di settembreed el marzo sequente fu creato gonfaloniere digiustiziaed in questo suo uficio fece la legge sopra e' testamentiche fu fatta contro a' Pazzi a istanzia di Lorenzo de' Medici e dellostatobenché contra alla sua voluntà; e lui molto ladissuasenon solo per esser amicissimo di messer Iacopo de' Pazzima perché gli parve la cosa in sé disonestae un semeda generare scandolo come poi fu.

Andòpoi l'anno 1478 insieme con messer Antonio Ridolfi commessario aFivizzano a pigliare la possessione di quegli luoghi venutinuovamente sotto la iurisdizione nostra; dove non stettono moltoesollecitorno spedire quello avevono a fare per ritornarsene presto aFirenzerispetto alla novità seguita per conto de' Pazzi. Elmedesimo anno venendo a' danni nostri lo esercito ecclesiastico eregio guidato dal duca di Calavria e di UrbinoIacopo fu mandato incampo commessario; e poco poi gli fu aggiunto per compagno messerLuigi suo fratelloe quivi stettono quella state con poco successoperché non sendo tanti potessino stare alla campagna controgli inimiciloro presono RencineRaddaBrolio e Cacchiano e laCastellinadi che fu più romore. E di poi in fine della statesendo gli inimici accampati a Monte San Sovinoe deliberandosi perla importanza del luogo dargli soccorsotornandosene messer Luigi aFirenzeIacopo vi fu mandato colle gentied accozzossi con messerBongianni che vi era andato prima per difesa del paese. Stettonvimolti dì ed in vari pareri circa al modo del soccorso ed e'luoghi dove dovessino alloggiare; feciono una triegua cogli inimiciper parecchi dìe finalmente quello luogo si dette agliinimici. E benché el capitano duca di Ferrara ed e' commessarin'avessino gran carico in Firenzepure la verità fu chequegli uomini si potevano tenere un pezzoe dettonsi per tristizia.

L'annoseguente 1479sendo venuto all'improvviso el signore Ruberto daSanseverino insino in sulle porte di Pisa ed alloggiato in val diSerchioIacopo fu mandato subito a Pisadove poi sopravenne el ducadi Ferrara nostro capitanoed in compagnia sua messer Bongianni.Dove sendo stati alcuni dìed espedito quella parte di guerrafelicemente perché cacciorono gli inimiciel duca e messerBongianni se ne andorono al Poggio Imperiale nel campo si facevadalla banda di Sienaed Iacopo andò in val di Chiana nelcampo si disegnava contro a Perugiadove aveva a intervenire elsignore Ruberto Malatesta nostro capitanoed el signore Carlo daMontone soldato de' vinizianinel quale si faceva grande fondamentoessere fuoruscito di Perugiaed avervi pure drento amici assai ecredito grande rispetto alla memoria del padre e la riputazione sua.Venne el signore Rubertoe conte Carlo si morì; e nondimenoseguirono nella impresa faccendo scorrerie e pigliando luoghi di pocomomentoperché come volevono sforzare un luogo grossoneveniva el duca di Calavria in aiutoel quale avendo uno esercito piùgagliardo che non era alcuno de' nostri dua da per sési eraalloggiato in un luogo in mezzo fra Perugia e Sienae come uno de'dua eserciti si movevasubito si gli volgeva controin modo che eraforzato a ritrarsi; e però Iacopo con parere etiam del signoreRuberto ne scrisse a Firenzeconfortando a volere unire insiemequesti dua esercitiche sarebbono stati più forti che quellodel ducail che non piacque. Di poi venendo in aiuto di quella bandael signor Matteo de Capua con forse trentacinque squadre diecclesiasticifeciono in quello di Perugia fatti di arme insiemeedin effetto e' nostri furono superiori ed ebbono una bellissimavittoria; di che sendo e' perugini indeboliti ed in pratica strettadi pigliare qualche accordoil che arebbe avuto effetto fra due otre giorni che dava la vittoria di tutta la guerraseguì larotta dello altro esercito al Poggio Imperialebenché Iacopoavendo sentore vi tenevano trattatoavessi prima per due o trelettere dato aviso a Firenze vi provedessino. Udita questa nuovachel'ebbono quasi alle porte di Perugiasubito sanza aspettare avisoda' diecis'aviorono verso Arezzo per venirne presto colle gentiverso Firenze; e per la via ebbono lettere da' dieci che facessino elmedesimoe per loro ordine ne vennono a San Cascianodove siunirono colle reliquie dello esercito rotto; e di poi sendo e' nimiciandati a campo a Colle di ValdelsaIacopo chiesta licenzia edottenutala se ne ritornò a Firenze.

Seguitòla andata di Lorenzo de' Medici a Napolie perché gli era làa discrezione del reed era opinione di molti non avessi mai piùa tornareel popolo cominciò forte a mormorare dello statopresentee molti uomini da bene mal contenti a destarsi e parlare difare mutazione; a che Iacopoavendo oltra alla riputazionegraziagrande cogli uomini da benesi oppose sempre fortein modo che peruno uomo solo mantenne forse lo stato a Lorenzo più che alcunoaltro cittadino. Fatta la paceper riformare lo stato che erascossosi dette la balìa a trenta uominidove non intervennepiù che uno per casa; eccetto e' Ridolfi che vi fu messerAntonio e Tommaso di Luigie noi che ne fu messer Luigi e Iacopoche fu ancora allora creato degli otto della praticache fu la primavolta si feciono.

Successepoi nello 148[2] la guerra de' viniziani contro a Ferraranellaquale era loro collegato papa Sisto; e sendosi accordati alla difesadi FerraraNapoliMilano e noied avendo e' fiorentini rimesso inCittà di Castello messer Niccolò Vitellie sendo statatolta dagli ecclesiastici in Romagna la bastìa di Saturanoparve si dovessi attendere a recuperarla ed etiam di fare qualcheimpresa contro a Imola e Riminoper potere poi piùespeditamente volgersi alla difesa di Ferrara; fu mandato Iacopocommessario in Romagna per questi effetti. Dove non si potettecolorire alcuno disegnoperché el conte Girolamo che era interra di Romane venne colle gente della Chiesa a soccorso delpaese. Lo anno medesimofaccendosi per questi principi collegatico' quali si aggiunse ancora el ponteficeuna dieta a Cremona perconsultare in che modi e con che forze si avessi a difendere Ferraraed offendere e' vinizianivi fu mandato Iacopo imbasciadore per lacittà. E di poi sendosi transferiti a Ferrara l'anno sequenteel cardinale di Mantova legato del papaed el duca di CalavriaIacopo vi fu mandato con titolo di imbasciadore e commessario; e dipoi andando loro in Lombardia per rompere guerra a' viniziani allabanda dello stato di MilanoIacopo se ne tornò a Firenze; ebenché molto fussi pregato dal duca e cardinale volessi andarecon loro in campoed e' dieci l'avessino caroe lui lo desiderassiassai non tanto per compiacere a quegli signoriquanto per trovarsiin questa espedizione quale riputava dovessi essere bellissimanondimeno lo recusò per sentirsi male a una gamba.

L'altroannovegghiando continuamente la guerra in Lombardiae sendosuperiore le gente della legaIacopo vi fu diputato a stare apressoal duca di Calavria come imbasciadoree trovarsi alle deliberazionedella guerra come commessario generale delle nostre genteed ebbecomandamento fare la via di Lunigianae quando gli paressi che laimpresa di Serezzana fussi per riuscire colle genti che vi eranoporvisi a campo; quando non gli paressi da ottenerladare il guastoed espedito di queste fazione andarsene in Lombardia alla suaprincipale commessione. Venne in Lunigiana e non gli parendo poterecolle genti che vi erano ottenere Serezzanase ne andò inLombardiadove quello anno si acquistò Asola ed alcune terrede' viniziani; e stettevi tanto che le genti d'arme andorono allestanze. Di poi tornato a Firenze ritornò a Milano per pochi dìa una altra dieta vi si fece per consultare questa guerra commune.

Sendodi poi fatta la pace universale di tutta Italianella quale fu tragli altri uno capitolo che a' fiorentini fussi lecito fare la impresadi Serezzanae che eziandio potessino pigliare qualunque terra oluogo proibissi loro questo acquisto; e disegnandosi fare la impresae porvi campovi fu mandato Iacopo commessario generale. E perchéla impresa era difficile per essere molto discosto a' luoghi nostried avere in mezzo Pietrasantaterra de' genovesigli fu datocommessione che vedessi pigliare qualche occasione per la qualelasciata Serezzanasi potessi giustamente porre el campo aPietrasanta; e però lui fece un dì passare certi mulicarichi di vettovaglie per la volta di Serezzanae messevi a guardiaPagolo del Borgo nostro connestabole con parecchi fanti; di che e'pietrasantesi usciti fuora presono e' muli e svaligiorono e' fanti. Eper questo Iacopo partitosi da Serezzanello dove aveva lasciate legentene venne subito a campo a Pietrasantaed avendo piantate lebombarde e stretta molta la terrae' genovesi vi messono drento grannumero di fantie molti ne raccozzorno ne' luoghi vicini; in modoche sendo el campo ridotto in gran pericolofurono per migliorepartito costretti levare el campo. Ma a Firenze si deliberòseguitare la impresaed ingrossato lo esercito di fanterie chen'aveva prima mancamentoe mandatovi nuovi danari e commessariinsieme con Iacopomesser Bongianni ed Antonio di Puccioe sendosidi nuovo accampati alla terra e strettola in modo non poteva averepiù soccorsoe vedevasi di necessità s'aveva a darefra pochi dìIacopo ammalò gravemente e funne portatoa Pisadove sendos'ebbe Pietrasanta; ed el medesimoinnanzis'avessiavenne a messer Bongianni ed Antonio di Puccioe' qualisendo portati a Pisa amendua fra pochi dì morirono. Iacopoebbe male venuti a campo a Livorno e di poi partitisie disegnandosicon una armata e con favore di loro fuorusciti fare qualche insultoallo stato di Genovafurono mandati a Pisa commessari a ordinarequeste cose Iacopo e Pier Filippo Pandolfini; le quali poi non ebbonoeffetto per non si potere bene valere delle galee ed armatadisegnata.

Seguitòl'anno 1485 la guerra de' baroni e di poi di papa Innocenzio controal re Ferrandoe per lo stato di Milano e fiorentini si prese ladifesa secondo e' capitoli della lega; e perché da Milanocheera allora a governo del signore Lodovicovenivano e' provedimentimolto tardiin modo che la impresa si ridusse più volte ingran pericolovi fu mandato imbasciadore a sollecitargli Iacopoelquale con le ragioni vive che occorrevano riscaldò edimportunò in modoche finalmente ne uscirono e' soccorsipronti e gagliardidi che finalmente risultò unaonorevolissima paceed Iacopo ne satisfece assai al re e duca diCalavria ed alla città mirabilmente. Fatta la pacetornòa Firenze e sendo entrato vicario di Certaldo ebbe comandamentosubito andarne a Pisae quivi ordinate le genti transferirsi alsoccorso di Serezzanellodove e' genovesi erano a campo e moltol'avevano stretto. Partissi da Pisa colle nostre gentiche ne eracapitano el conte di Pitiglianoed appiccornosi col campo inimicoeruppongli molto onorevolmente; e di poi ordinandosi andare a campo aSerezzanaIacopo sendo stracco per la età e ricordandosi delmale aveva avuto a Pietrasantabenché giudicassi la impresariuscibilechiese licenzia la quale non ottenne; anzi ebbecomandamento andarne alla espedizione di Serezzanadove etiam fudeputato commessario in compagnia sua Piero Vettori. Presonlaonorevolmente.

L'annoseguente per qualche movimento de' genovesi fu mandato commessario aPisa lui e Bernardo del Nero; e di poi l'anno 1489andandone amarito madonna Isabella figliuola del duca di Calavriache eramaritata a Giovan Galeazzo duca di Milanoed avendo a uscire di navea Livornoparverispetto alla congiunzione s'aveva coll'uno stato el'altrodoversigli fare onore grandissimoe però furonomandati a onorarla Iacopo GuicciardiniPier Filippo PandolfiniePagolantonio Soderini. Questa fu la ultima commessione avessiperchépoco poi amalò di una infermità che durò qualchemese e male cognosciuta dai mediciperché aveva guasto drentoel petto; e finalmente a dì 18 di maggio 1490 passòdalla presente vita con tanto buono intelletto e tanta divozione ebuona disposizione che non si potrebbe desiderare più. Parlòinsino allo ultimoed ordinò le faccende sue non per via ditestamentoma le commisse a Piero suo figliuolo a paroleconfidandosi in luiquale cognosceva buono. Fece la ultimadipartenzia co' figliuoli e nipoti e co' parentidando loro ricordisecondo si conveniva alla età e qualità loro.

Consideratebene tutte le parti suafu uomo degnissimo e molto bene dotato de'beni dello animonatura e fortunae' quali quando si congiungono inuno lo fanno felice. Fu di buono cervelloanimosoliberaleservente e buonoalmeno netto di quegli vizi che sono piùmaligni; perché benché e' fussi libidinoso ed anche unpoco più studioso de' cibi che non si aspetta a uno uomo diquella qualitànondimeno fu netto ne' casi della robae fudi buona natura e non volta al male né vendicativa. Perchébenché di patrimonio gli rimanessi pocoche gli toccòfiorini millecinquecentonondimeno ebbe una dota grandecolcapitale della quale guadagnò molto bene rispetto a queglitemporaliche erano buoni pe' mercatanticome apparisce per unlibro tenuto da luidove sono brevemente notati tutti e' saldifacevano. Esercitossi eziandio navigandocome di sotto si diràe di poi quando dette donna al figliuoloche eziandio ebbe buonadotaaperse una bottega di seta colla quale in circa a venti anniavanzò undicimila ducati. Guadagnò eziandio col comunelecitamente in imbascerie e rettorìein modo che si vede cavòdelle sopradette cose la roba che lasciò insino in unoquattrino; e però si dimostra che con tutto avessi statograndenon se ne valse in arricchirvi drento collo usurpare la robadi altriné eziandio col farsi porre gravezza meno che sirichiedessi allo stato suoma sempre n'ebbe molto bene la sua parte.

Attesesempre a spegnere el male né volse mai essere bargello dellostato. Nel 66 sendo molto bene voluto da Piero di Cosimo e volendolofare degli otto di balìaricusò per non si voleretrovare a confinare cittadini. Era Piero di Cosimo clementissimoenondimeno in quella novità per satisfare agli amici sua lasciòcondannare e segnare molti più cittadini che da se medesimonon arebbe fatto. Concorreva Iacopo in quella voluntàe operòdi poi tanto che ne fece molti restituiree fra gli altri PieroMinerbetti che fu poi cavaliere; e perché era molto amico dimesser Angiolo Acciaiuolitenne pratica con Piero di Cosimo chefussi restituitoe Piero era disposto al farlo secondo la suabenigna naturama aspettava qualche occasione di poterlo fare sanzadispiacere troppo a' sua amici; ma morendo poi PierobenchéIacopo continuassi con Lorenzo la medesima praticanondimeno nonebbe effettoperché a Lorenzo non piacque.

QuandoPiero morìche fu nel 1469Iacopo era oratore a Roma escrisse a Lorenzo una letteraconfortandolo a pazienza e dandoglisoprattutto due ricordi: l'uno a conservare gli amici del padre edello avolola fedeltà e prudenzia de' quali si eraesperimentata in molti pericoli e novità; l'altro a volereimitare la clemenzia del padre e non usare el ferro o rimedi aspri senon ne' bisogni e necessità urgentissime. Di poi nella novitàde' Pazzi sendo Lorenzo molto incrudelito contro a loroo per suanatura o inasprito per la morte del fratellola ferita suae pelpericolo grande aveva portatoed avendo condannati in carcere e'giovani de' Pazzi innocenti e non conscii di quella congiurae fattodecreto che le fanciulle loro che si trovavano con poca dota non sipotessino maritare in FirenzeIacopo sempre confortò Lorenzoa volere fare uscire di carcere quegli giovani innocenti e piùtosto confinargli del territorio nostroe così a levare viala proibizione de' matrimoni; tanto che finalmente Lorenzobenchédoppo più annio mitigato da se medesimoo vinto da' prieghidi Iacopo e di qualcuno altro cittadino che lo confortavano almedesimocedé all'una e l'altra cosa.

FuIacopo al tutto sanza letterela qual cosa benché tolga laperfezione de' beni dello animopure dimostra el suo naturale buonocol quale sanza accidentale di lettere si esperimentò in moltelegazioni e pesi grandi. El suo parlare non fu copioso o elegantepiù tosto grave e naturalee come communemente suole esserenegli uomini savi e che sono sanza lettere. De' beni della natura fueziandio molto bene dotatoperché fu grandebianco ebellissimo uomoe forse così bello come uomo che fussi a' suatempi in Firenzefu gagliardissimo e sanissimoebbe solo difettonella vista che l'ebbe corta. Né gli mancarono e' beni dellafortunaperché con tutto el patrimonio fussi piccolonondimeno colla dotacogli esercizi e cogli ufici avanzòtanto e tutto lecitamenteche lasciò forse fiorini ventimila.Gli onori n'ebbe tanti quanti uno cittadino privato può averea Firenze; perché oltre alle commessione e legazione ed uficidetti di sopraed oltre allo essere stato dua volte gonfaloniere digiustiziaera disegnato fussi creato una [terza] volta: senonchétornando di villa si roppe una gambadella quale benché poiguarissinondimeno lo tenne impedito al tempo aveva a essere. Fu trevolte de' signoriaccopiatorede' diecinel quale uficio stetteuna volta forse tre anni continuodegli otto della pratica; e glialtri onori della città copiosissimamente. Andò inLevante padrone di una galeazza che andava sola e sanza esservicapitano; andò in Fiandra capitano di dua galeazze. Negliultimi anni della età sua avendosi a porre una gravezza edisegnandosi al porla cinque de' primi cittadini con emolumentograndericusònon gli parendo doversi impacciare in cosa chenon si può uscirne sanza fare dispiacere a moltissimi. Fu benepoi contento trovarsi a fare uno sgravocosa che viene in beneficiodi molti.

Dettesiall'ultimo della sua vita una plenissima autorità e balìae quanta ha el popolo di Firenzea diciassette cittadininel numerode' quali fu luie morì sendo ancora in quello magistrato; edin suo luogo fu eletto Piero suo figliuolo. Con tutto che messerLuigi gli fussi maggiore fratelloe rispetto alla età ed algrado e' primi onori si dessino prima a lui che a Iacoponondimenodal 75 massime insino all'ultimolo stato nelle cose sustanzialifaceva più conto di Iacopoed in lui si confidava piùper essere tenuto più savionon già perchéfussi più servile; anzi fra l'altre sue proprietà ebbequesta di dire liberamente quello gli parevadi che Lorenzo si adiròqualche volta secoma el più delle volte lo sopportòconoscendo veniva da bontà di natura. La autorità suamassime dallo 83 al 90fu grandissimae puossi dire arditamente chein quello tempo doppo Lorenzo e' fussi el primo uomo della città.Fu molto bene voluto universalmente dal popolo e dagli uomini dabeneed ancora fuori della città da' soldati e condottierinostride' quali assai quando e' morì lo piansono come padre.Ebbe etiam amicizie con molti principied infra gli altri el ducaGaleazzo nel 76 che vi fu imbasciadore lo amò assaibenchéetiam prima gli volessi bene. Ebbe grande amicizia col duca diCalavria e col cardinale di Mantovala quale negli ultimi tempi nontratenne molto per non ne dispiacere a Lorenzoa chi veniva insospetto ogni grandezza di cittadino troppo eminente. Ebbe una solamoglieGuglielmetta figliuola di Francesco de' Nerlidella qualecome sopra è detto fu felicissimoe morì viventeancora lei. Èbbene uno solo figliuolo maschio per nome Pierodel quale innanzi morissi vide nati sei o sette nipoti. Ebbe una solafemina per nome Maddalenala quale maritò a Bernardo diFrancesco Vettori; e però oltre alla felicità dellavita passata morì eziandio felicissimolasciando figliuolinipotiricchezzestatoonori; e quello che è di piùconto la integrità della conscienzia.

MesserRinieri Guicciardini fu figliuolo bastardo di messer LuigiGuicciardiniel quale acquistò sendo a Pisa consolo di maredi una schiava di Bindo Gallettichiamata Margherita. Costui si feceprete sendo ancora piccolo fanciulloe per essere abile alcanonicato si fece per rescritto ancora fanciullo dottore di ragionecanonica; e perché el padre gli aveva già fatti averequalche benefici e degnitàed aveva el modo a fargliene averedegli altridesiderando accompagnarlo colle virtùlo mandòessendo lui di anni ventuno a studio a Pavia e poi doppo qualche annolo transferì a studio a Pisa che si era cominciato di nuovo; enell'uno e l'altro luogo attendendo a andarsi a spasso ed a' piacerifece poco profittoe fu in ultimo fatto rettore dello studio a Pisache soleva essere a' nostri cittadini nello studio pisano la cartadella legittima degli ignoranti. Uscito di studioattese a' piaceried andarsene ai benefici suache era canonico di Santa Liperatacommendatario della badia di San Tommaso a Cremonae valse negliultimi tempi sua più di quattrocento ducati; ed el canonicatoaveva avuto dalla arte della lanala badia dal duca Galeazzo; erapiovano di Castelfalfi che l'ebbe da' capitani di parte guelfa che neerano padroni; aveva la canonica di Montevarchiche l'ebbe da papaPaolo per contemplazione di Iacopo Guicciardini imbasciadore allora aRoma. Aveva una propria a Lucardo che gliene dettono e' Machiavelliche ne erano padroni; aveva una chiesa chiamata e' Fraticelli inVergigno; aveva una capella a Loro in Casentinoe così sistette insino alla morte di suo padre.

Morìdi poi messer Luigi nel 1487 sendo lui già di età di 38annie lasciollo erede in solido d'ogni cosa; di che risentendosiassai Iacopoe parendogli che questo giudicio di messer Luigi fussinon ragionevoleperché messer Rinieri aveva tale entrata chenon aveva bisogno del patrimonio suo; e cognoscendo certo che questonon era stato instinto di messer Luigima averlo fatto importunato estimolato da luie massime che per la età messer Luigi avevadiminuito assai lo intelletto; considerando inoltre che per essere lanatura di messer Rinieri viziosa e poco amorevole de' sua parentiera facile cosa che e' lasciassi doppo la morte queste sustanziefuora di casacominciò a dargli ad intendere di non volerestare contento a questo testamento. E benché messer Rinieristessi da principio molto renitentepure lo effetto fu che doppomolti dibattiticonsiderando la autorità di Iacopo e quantoe' potessi valersi di luifu contento che la casa di Firenzechiamata le Cavela casa di Poppiano ed uno podere detto alla Massarimanessino a lui durante la vita sua e ne fussi usufruttuarioedoppo la morte venissino per la metà a Iacopo e sua erediperl'altra metà agli eredi di Niccolò che era statol'altro fratello di messer Luigi; gli altri beni che non erano moltisi dividessino de presenti fra detti sua parenti.

Efatta questa composizioneessendo poco poi nel 89 morto messerGirolamo Giugni arcidiacono di Firenzegli fu per favore di Iacopodata quella degnità. Desideroso di poi e morendo di vogliad'avere uno vescovadofu cortigiano insino al 94 di messer Giovannicardinale de' Medici si vestì in abito di protonotario. Mutatopoi lo stato nel 94parendogli che e' favori soli e la riputazionenon bastassi più a dargli vescovadocominciò perpotere comperarlo a accumulare danaried avendosi nel 98 a porredecime di licenzia del papa al clerofu deputato solo dal papacommessario a porle ed a riscuoterle; il che conseguì confavore del duca di Milano e monsignore Ascanioe per opera di messerFranscesco Gualterotti oratore allora a Roma. La quale cosa sendoglidi utilità grandissimagli recò anche adosso invidia ecarico grandein modo che per averci drento meno noia ed assicurarsipiù di questo uficioconsentì pochi mesi poi che glifussino dati in compagnia due canonici fiorentini. Era stato ancoramolti anni e cominciando innanzi al 94 commessario insieme con messerPandolfo della Luna alla imposizione dello studio: in modo che fra leentrate aveva ordinarie e questi due ufici raunò in poco tempopiù di tremila ducaticon tutto che largamente emagnificamente spendessi.

Eparendogli fussi tempo a colorire el disegno suodoppo moltepratiche tenute di uno vescovadodelle quali lasciò qualcunamassime Fiesole sconfortatone da Piero di Iacopo suo cuginoinultimo sendo vacato el vescovado di Cortonalasciatosi traportaredalla ambizionecontro alla voluntà di tutti e' sua parentied el parere di quegli che gli volevano benelo ottenne l'anno 1502da papa Alessandrola quale cosa gli costò tra el pagamentone fece al papa e le dispense di essere abilitatononostante chefussi bastardoe di potersi ritenere e' beneficie le spesenecessarie ed onorevole vi fece drentoducati quattromila o circa; enondimeno quello vescovado non rendeva ducati trecento. E peròlui doppo el fatto considerando che pazzia fussi stata la suaeparendogli strano trovarsi sanza uno quattrino ed in debito di moltee molte centinaia di ducatiadolorato deliberò ristrigneretutte le spese facevaed andarsene a Cortona al vescovadoe quivitanto stare che non solo avessi pagati e' debiti ma ancora sitrovassi rinsanguinato di qualche centinaia di ducati. Ma come vollela sorte suaoccorrendogli per sue faccendeandò la statedel 1503 a Cremonae quivi o stracco da' caldi e da' disordinivenutogli una febre lenta e tornandosenefu per morirsi per unoaccidente ebbe a Ferrara; ma riavutosi ne venne a Firenzeed essendoel male suo convertito in quartanasi stette così insinoapresso alla fine di gennaio; nel quale tempo sendo libero dallafebre o avendola sì sottile che era fatica a discernerlaglisaltò adosso una tossa la quale aggravandogli e destandoglifebre grandefinalmente a dì... di febbraio si morìsendo prima confessato e communicatoed essendo in atto di faretestamentonel quale voleva lasciare el suo mobile a' parenti piùprossimi di casama non avendoprevento dalla mortepotutofinirlorimase la sua eredità alle figliuole di messer Luigisua sorellee loro eredi: della quale pagati e' creditori vi fu diavanzo ducati seicento in circa.

Fuuomo di cervello ed ingegno assai commodoma furioso e mutabile e dipoco animo; ebbe una memoria profonda colla quale teneva a mentetutti fatti e le cose suabenché non ne scrivessi nessuno.Furono e' costumi sua cattiviperché e' fu dedito assai allalussuria e massime co' maschinel quale vizio fu notatopubblicamente ed èbbene carico grandissimo non solo da giovanema da vecchio ed insino al tempo che morì. Nella gola seguitòl'uso degli altri preti che si stanno a Firenze a poltroneggiarecheel pensare a mangiare è una delle maggiore faccende cheabbino. Circa allo spendere fu liberalee magnifico in vestireintenere buona ed onorevole cortein convitare spesso e bene; ma avaronel distribuire le sue entrate secondo le opere della pietàcosì in tutto quello che tornassi utile e beneficio a'parentico' quali volle sempre vedere le cose minutamentein modoche né in vita né in morte non giovò mai loro.Così fu avaro co' sua servidoria chi non fece in ultimotempo mai né bene né rimunerazione alcuna o rarissimevolte. Fu di natura molto collericotanto che era quasiintollerabile. La vita sua fu molto prosperaperché essendobastardo e non avendo lettere o virtùconseguitò tantibenefici e tante degnitàche innanzi al vescovado aveva dientrata più di mille ducati; e tutti gli furono dati non perindustria e fatica suama per opera ed autorità di messerLuigi suo padre e di Iacopo suo ziosanza che avessi a spendervidrento uno quattrino: solo el vescovado acquistò da sécomperandolo con simoniacosa che gli fu di danno e pregiudicioassai non solo all'anima ma ancora nel mondonel quale non ne ebbeconsolazione perché visse vescovo poco più di uno annomalato e malcontento la maggiore parte del temponé mai fu alsuo vescovado.

Fudi corpo bellissimoperché era grande di staturabianco ebella aria fu sanissimo e gagliardissimo. Ebbe alla morte tutti e'sacramenti della Chiesanon so già con che disposizione glipigliassima aveva gran paura e dolore della morte. Morìessendo d'età di anni 54e visse talmente che io n'ho fattomenzione più tosto per fare memoria di quella dignitàche ebbeche innanzi a lui non solo non fu mai vescovo in casamané ancora forse prete alcunoche per tenere conto dellequalità e costumi sua.

Pierounico figliuolo di Iacopo Guicciardininacque a' dì 9 digiugno 1454ed essendo di età di anni 18 vel circatolse perdonna con buona dota la Simona figliola di messer BongianniGianfigliazzi che era in quel tempo riputato cittadino. Attese dagiovane sempre alli studi e si nutrì nelle lettere ed in gravie buoni costumie benché sendo di età di anni 20giostrassinon per voluntà propria che non era suo esercizioma a satisfazione di Lorenzo e Giuliano de' Medici che ne feciono unainstanzia estrema quando Giuliano giostrònon per questolasciò li studi; anzi seguitandoli insino alla età piùvirile fece buono profitto nelle cose di umanitànellelettere greche ed in qualche notizia di filosofia. Morì Iacoposuo padre sendo lui di età di anni 36 e rimase uno maschioecon bonissime facultà e bello essere ed in una buonareputazioneperché sempre dalla sua puerizia era vivuto conopinione di prudente e buono. Fu nel territorio nostro essendogiovanevicario di Vico Pisano e di poi di Mugello; altri ufici nonesercitò se non consolo di marebenché ne rifiutòalcunitra' quali rifiutò podestà di Pisa.

L'anno1489avendosi a mandare di prossimo uno imbasciadore a Napoli al reFerrando per risedere apresso a quello re come si usavaordinariamenteaveva Lorenzo de' Medici disegnato che lui viandassi; ma seguitando nel principio del 1490 la morte di Iacopo suopadrefu interrotto dalle occupazioni sue private. Vegghiava in queltempo uno uficio di diciassette cittadinitutti e' primi dellacittàe con autorità pienissima quanto tutto elpopolotra' quali era Iacopo; in luogo di chi fu eletto Pierocheli dette reputazione grandevedendosi che Lorenzo de' Medici cheallora era capo del governopoi che lo tirava in tale gradodisegnava di adoperarlo assai. Successe una gravissima infirmitàdi papa Innocenzio l'anno 1491; e perché messer Giovanni de'Medici figliuolo di Lorenzo era stato eletto da detto papacardinalema per essere minore di anni 18 era differita lapublicazione e potere portare el capello sino a certo tempoconcondizione nondimeno che morendo interim el papa si intendessipublicato ipso iure; Lorenzo desideroso che la cosa non avessidifficultàe che lui in sulla morte del papa potessi entrarein conclaveper dare più autorità disegnò vi simandassino in nome della città due imbasciadorie' qualitrovandosi in sul fatto potessino aiutare e favorire la cosa secondofussi di bisogno. E così furono eletti messer GuidantonioVespucci e Piero con disegno cavalcassino subitoe così simessono in ordine; ma sopravenendo di poi nuove che el papa di chi aogni ora si aspettava la morteera migliorato ed andava alla salutenon accadde andassino. Di poi l'anno medesimo avendosi a mandare unoimbasciadore a Milano per risedervi ordinariamenteed inoltredisegnando Lorenzo volere riformare le cose di Pisa e nel contadoquanto allo estimo e nella città quale disegnava volererassettare ed aiutare e fare viva quanto potessideliberò visi mandassino tre consoli per elezione con pienissima autorità;e però propose a Piero che eleggessi dove volessi andare piùtostoo a Milano imbasciadoreo a Pisa consolo per uno anno. Luielesse più tosto Pisa e così vi andò insieme conLorenzo Morelli e Filippo della Antella; dove sendo stato poco piùche mezzo el tempomorì Lorenzoin modo che ogni disegno direformare quella città si interruppe.

Tornatol'anno seguenteche fu el settembre 1492a Firenzeed essendo inottime condizioni con Piero de' Medicifu mandato imbasciadore aMilanolegazione che era ordinariamente di momento assai per lecondizionipotenzia ed oportunità di quello stato alle cosenostree per la autorità del signore Lodovico che ne eraallora governatore; ma era di maggiore momento per nuovi dispareri enuovi moti che cominciavono a surgere. Stettevi uno annoed avendotrovato el signore Lodovico male dispostonon restò dipersuadere a Piero per lettereche si pensassi a placare edassicurare el signor Lodovico; ma tutto fu vanoperché Pierotirandolo e' fati alla ruina suasi era gittato in collo del re diNapoli e degli Orsiniin modo che le cose andorono tanto in làche ne seguì la passata de' franzesie tante tribulazione chehanno stracco Italia.