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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumeterzo





Cap.i

Lodigenerali al senato veneziano ed al duca di Milano per aver essiliberato l'Italia dai francesi. Lodovico Sforza mantiene fede solo adalcune delle condizioni di pace. Fa spogliare delle scrittureriguardanti i patti conclusi con Carlo VIII l'oratore fiorentino.Ambizione de' veneziani e dello Sforza al dominio di Pisa.Restituzione della terra e delle fortezze di Livorno ai fiorentini.Entraghes malgrado le lettere del re non consegna Pisa ai fiorentinied impedisce che essi se ne impadroniscano.

Laritornata poco onorata del re di Francia di là da' montibenché proceduta piú da imprudenza o da disordini cheda debolezza di forze o da timorelasciò negli animi degliuomini speranza non mediocre che Italiapercossa da infortunio tantograveavesse presto a rimanere del tutto libera dallo imperioinsolente de' franzesi; onde risonavano per tutto le laudi del senatoviniziano e del duca di Milano cheprese l'armicon savia e animosadeliberazioneavessino vietato che sí preclara parte delmondo non cadesse in servitú di forestieri: i quali seacciecati dalle cupidità particolarinon avessinoeziandiocon danno e infamia propriacorrotto il bene universalenon sidubita che Italia reintegrata co' consigli e le forze loro nelpristino splendoresarebbe stata per molti anni sicura dall'impetodelle nazioni oltramontane. Ma l'ambizionela quale non permesse chealcuno di loro stesse contento a' termini debitifu cagione dirimettere presto Italia in nuove turbazionie che non si godesse ilfrutto della vittoria che ebbono poi contro all'esercito franzeseche era rimasto nel regno di Napoli; la quale vittoria la negligenzae i consigli imprudenti del re lasciorono loro facilmente conseguireessendo il soccorso disegnato da luiquando si partíd'Italiarestato vanoperché né le provisionidell'armata né gli aiuti promessi da' fiorentini ebbonoeffetto.

Nonera Lodovico Sforza condisceso con sincera fede alla pace con Carloperché ricordandosicome è natura di chi offendedelle ingiurie che gli avea fatte si persuadeva non potere piúsicuramente commettersi alla sua fedema il desiderio di ricuperareNovara e di liberare dalla guerra lo stato proprio l'avevano indottoa promettere quello che non aveva in animo di osservare. Né sidubitò che alla pace fatta con questa simulazione fusseintervenuto il consentimento del senato vinizianodesiderosod'alleggerirsi senza infamia sua della spesa smisurata la quale perla loro republica si sosteneva intorno a Novara. E nondimenoLodovicoper non si partire subito cosí impudentementemacon qualche coloredalla capitolazioneadempié quello che e'non poteva negare che fusse in arbitrio suo: dette gli statichifeceliberare i prigioni pagando del suo proprio le taglie lororestituíi legni presi a Rapallerimosse di Pisa il Fracassail quale nonpoteva dissimulare che fusse stipendiario suo; e infra 'l meseconvenuto ne' capitoliconsegnò il castelletto di Genova alduca di Ferrarache andò in persona a riceverlo. Ma da altraparte lasciò in Pisa Luzio Malvezzo con non piccolo numero digentecome soldato de' genovesi; permesse che andassino nel regno diNapoli due caracche che a Genova s'erano armate per Ferdinandoscusandosi cheper averle egli soldate innanzi si conchiudesse lapacenon si consentiva a Genova il negargliene; impedíoccultamente che i genovesi gli dessino gli ostaggi; equello che fudi maggiore momento alla perdita delle castella di Napolipoi che 'lre ebbe finito d'armare le quattro navied egli proveduto alle duealle quali era tenutooperò che i genovesi dimostrando timorericusassino ch'elle si armassino di soldati del rese prima nonricevevano da lui sufficiente sicurtà di non se leappropriarené di tentare con esse di mutare il governo diGenova: delle quali cavillazioni facendo il re per uomini propriquerela a Lodovicoora rispondeva avere promesso di dare le navi manon obligatosi che le si potessino fornire di gente franzeseora cheil dominio che aveva di Genova non era assolutoma limitato con talicondizioni che in potestà sua non era il costringergli a faretutto quello che gli paressee specialmente le cose che essipretendessino essere pericolose allo stato e alla cittàpropria; le quali escusazioni per corroborare piúoperòche il pontefice comandasse a' genovesi e a luisotto pena dellecensureche non lasciassino cavare di Genova legni di alcuna sorteal re di Francia. Onde restò vano questo soccorsoaspettatocon sommo desiderio da' franzesi che erano nel reame di Napoli. Comesimilmente restorono vani i danari e gli aiuti promessi da'fiorentini. Perché dopo l'accordo fatto a Turino essendopartito subito con tutte le espedizioni necessarie GuidantonioVespucciuno degli oratori che erano intervenuti a conchiuderloepassando senza sospetto per il ducato di Milano perché larepublica fiorentina non si era dichiarata inimica di alcunofu percommissione del duca ritenuto in Alessandriatoltegli tutte lescrittureed egli condotto a Milano; dove intesa la capitolazione ele promesse de' fiorentinifu deliberato da' viniziani e dal ducaessere bene di non lasciare perire i pisanii qualisubito che ilre di Francia era partito da Pisaavevano per nuovi imbasciadoriraccomandate a Vinegia e a Milano le cose loro: movendosi amenduecon consenso del pontefice e degli oratori degli altri confederatisotto pretesto di impedire i danari e le genti che i fiorentinidoveanoriavendo Pisa e l'altre terremandare nel regno di Napoli:e perchéessendo congiunti al re di Franciapotrebbonodiventati piú potenti per la recuperazione di quella cittàe liberatisi da quello impedimentonuocere in molti modi alla saluted'Italia.

Masi movevano principalmente per la cupidità d'insignorirsi diPisa; alla quale predadisegnata molto prima da Lodovicoincominciavano medesimamente a volgere gli occhi i vinizianicomequegli cheper essere dissoluta l'antica unione degli altripotentati e indebolita una parte di coloro che solevano opporsegliabbracciavano già co' pensieri e con le speranze la monarchiad'Italia: alla quale cosa pareva che fusse molto opportuno ilpossedere Pisaper cominciare con la comodità del porto suoin quale si giudicava che difficilmente potessinonon avendo Pisaconservarsi lungo tempo i fiorentinia distendersi nel mare disottoe per fermare con la comodità della città unpiede di non piccola importanza in Toscana. Nondimeno erano stati piúpronti gli aiuti del duca di Milano; il qualeintrattenendosi neltempo medesimo con varie pratiche co' fiorentiniaveva ordinato cheFracassasotto colore di faccende privateperché aveapossessioni in quello contadoandasse a Pisae che i genovesi vimandassino di nuovo fanti: attendendo in questo mezzo i viniziani aconfortare i pisani con promesse di mandare loro aiutoper il cheavevano mandato a Genova uno secretario a soldare fanti e aconfortare i genovesi a non abbandonare i pisani; ma il mandargli aPisa eseguivano lentamenteperchémentre che la cittadellaera tenuta per il re emolto piúmentre che il re era inItalianon giudicavano essere da fare molto fondamento in quellecose.

Eda altra parte i fiorentiniintese le nuove convenzioni fatte daglioratori loro col re a Turinoavevano augumentato l'esercito loroper poteresubito che arrivassino l'espedizioni regiecostrignere ipisani a ricevergli: le quali mentre ritardanoper l'arrestamentofatto del loro imbasciadorepreso il castello di Palaiaposeno ilcampo a Vico Pisano. L'oppugnazione del qual castello riuscívana: parte perché i capitanio con cattivo consiglio operché giudicassino non avere gente sufficiente a porre ilcampo dalla parte di verso Pisamassime avendovi i pisani fatto unobastione in luogo rilevato assai vicino alla terras'accamporonodalla banda di sotto verso Bientinaluogo poco opportuno a nuocere aVicoe dove stando restava aperto il cammino da Pisa e da Cascinaagli assediati; parte perché Pagolo Vitelli con la compagniasua e de' fratelliricevuti tremila ducati da' pisaniv'entròalla difesadicendo avere lettere dal re e comandamento dal generaledi Linguadocafratello del cardinale di San Malòil qualeinfermo era rimasto a Pietrasantadi difendereinsino che altro nongli fusse ordinatoPisa e il suo contado: ed era certamente cosamaravigliosa che in uno tempo medesimo i pisani fussino difesi dallegenti del re di Francia e aiutati similmente da quelle del duca diMilano e nutriti di speranze da' vinizianicon tutto che e quelsenato e il duca fussino in manifesta guerra col re. Per il soccorsodelle genti de' Vitelli si difese facilmente Vico Pisanoe con dannonon piccolo del campo de' fiorentiniil quale alloggiava in luogo síscoperto che era molto offeso dall'artiglierie state condotte in Vicoda' pisani; in modo chedopo esservi dimorato molti dífunecessario che i capitani disonoratamente se ne levassino. Ma essendoarrivate poi l'espedizioni regiele quali duplicate erano statemandate occultamente per diverse viefurno subito restituite a'fiorentini la terra e le fortezze di Livorno e del portoda Salienteluogotenente di monsignore di Beumonteal quale il re l'aveva date aguardia; e monsignore di Lilladeputato commissario a ricevere da'fiorentini la ratificazione dell'accordo fatto a Turino e a fareeseguire la restituzionecominciò a trattare con Entraghescastellano della cittadella di Pisa e delle rocche di Pietrasanta edi Mutroneper stabilire seco il dí e il modo delconsegnarle.

MaEntraghesindotto o dalla medesima inclinazione che ebbono in Pisatutti i franzesi o da secrete commissioni che avesse da Lignísotto 'l cui nome e come dependente da lui eraquando il re partída Pisastato proposto a questa guardiao stimolato dall'amoreportava a una fanciulla figliuola di Luca del Lante cittadino pisanoperché non è credibile lo movessino solamente i danaride' quali poteva sperare di ricevere maggiore quantità da'fiorentinicominciò a interporre varie difficoltà; oradando interpretazione fuora del vero senso alle patenti regieoraaffermando d'avere avuto da principio comandamento di non lerestituire se non riceveva contrasegni occulti da Ligní: soprale quali cose essendosi disputato qualche dífu necessario a'fiorentini fare nuova instanza col reil quale ancora era aVercelliche facesse provisione a questo disordinenato con tantaoffesa della degnità e utilità propria. Dimostròil re molestia grande della disubbidienza d'Entraghesperònon senza indegnazione comandò a Ligní che locostrignesse a ubbidire; con intenzione di mandarecon questo ordinee con nuove patentie con lettere efficaci del duca d'Orliens delquale esso era sudditoun uomo d'autorità: ma potendo piúla pertinacia di Ligní e i favori suoi che il poco consigliodel refu prolungata l'espedizione per qualche díe allafine mandato con essa non un uomo d'autorità ma Lanciaimpugnoprivato gentiluomo; col quale andò Cammillo Vitellipercondurre nel reame di Napolicon parte de' danari che avevano asborsare i fiorentinile genti suele qualisubito che arrivoronole patenti regies'erano unite con l'esercito loro. Non partoríquesta espedizione frutto maggiore che avesse partorito la primabenché 'l castellano avesse già ricevuto dumila ducatida' fiorentini per sostentareinsino alla risposta del rei fantiche erano alla guardia della cittadellae che a Cammillo fussinostati pagati tremila ducati perché aveva impedito chealtrimentile lettere regie si presentassino. Perché ilcastellanoil qualesecondo che si credéaveva ricevute peraltra via occultamente da Ligní commissioni contrariedopocavillazione di molti dígiudicando che i fiorentiniperessere in Pisa oltre agli uomini della terra e del contado millefanti forestierinon fussino bastanti a sforzare il borgo di SanMarcocongiunto alla porta fiorentina contigua alla cittadellaallafronte del quale aveano primadi suo consentimentolavorato unobastione molto grandee cosí potersi da sé conseguirel'effetto medesimo senza privarsi di tutte l'escusazioni appresso alrefece intendere a' commissari fiorentini che si presentassino conl'esercito alla porta predettail che non potevano fare se nonespugnavano il borgoperché se i pisani non volessinomettergli dentro d'accordogli sforzerebbe ad abbandonarlaessendosottoposta quella porta all'artiglierie della cittadellain modo checontro alla volontà di chi v'era dentro non si potevadifendere. Però andativi con grande apparatoe con grandeardire e accesa disposizione di tutto il campoche alloggiava a SanRimedio luogo vicino al borgoassaltorono con tale valore da trebande il bastionedella disposizione del quale e de' ripari aveanoinformazione da Pagolo Vitelliche molto presto messono in fugaquegli che lo difendevano; e seguitandogli entrorono alla mescolatacon essi nel borgoper un ponte levatoio che si congiugneva colbastioneammazzando e facendo prigioni molti di loro. Né èdubbio che col medesimo impeto e senza avere aiuto dalla cittadellaarebbono nel tempo medesimoper la porta dove già eranoentrati alcuni de' loro uomini d'armeacquistata Pisaperchéi pisani messi in fuga niuna resistenza faceano; ma il castellanovedendo le cose riuscire a fine contrario di quello che avevadisegnatocominciò a tirare con l'artiglierie alle genti de'fiorentini: dal quale improviso accidente sbigottiti i commissari e icondottieriessendo già dall'artiglierie stati morti e feritimolti soldatitra' quali Pagolo Vitelli ferito in una gambadisperati di potere con l'opposizione della cittadella pigliare inquel dí Pisafatto sonare a raccoltafeciono ritirare legentirestando in potestà loro il borgo acquistatobenchéfra pochi giorni fussino necessitati di abbandonarloperchébattuti continuamente dall'artiglierie della cittadella dannograndissimo vi ricevevano; e si ritirorno verso Cascinaattendendoche provisioni facesse piú il re contro a sí manifestacontumacia de' suoi medesimi.

 

Cap.ii

Difficoltàcreate a' fiorentini da' potentati della lega. Lotta di fazioni inPerugia e nell'Umbria. Vani tentativi di Piero de' Medici per avereaiuti sufficienti ad entrare in Firenze. Verginio Orsino passa alsoldo del re di Francia.

Lequali mentre che s'aspettanonon mancavano da altre parti a'fiorentini nuovi e pericolosi travaglisuscitati principalmente da'potentati della lega. I qualia fine di interrompere l'acquisto diPisa e di costrignergli a separarsi dalla confederazione del re diFranciaconfortorono Piero de' Medici che con l'aiuto di VerginioOrsinoil quale fuggito del campo de' franzesi il dí delfatto d'arme del Taro era tornato a Braccianotentasse di ritornarein Firenze; cosa facile a persuadere all'uno e all'altroperchéa Verginio era molto a propositoin qualunque evento fusse per averequesto conatoraccorre co' danari d'altri i suoi antichi soldati epartigiani e rimettersi in sulla riputazione dell'armi; e a Pierosecondo il costume de' fuoruscitinon mancavano varie speranzepergli amici che aveva in Firenzeove anche intendeva dispiacere amolti de' nobili il governo popolaree per gli aderenti e seguaciassai che per la inveterata grandezza della famiglia sua avea intutto il dominio fiorentino. Credettesi che questo disegno avesseavuto origine a Milanoperché Verginio quando fuggída' franzesi era andato subito a visitare il ducama si stabilípoi in Romaove fu trattato molti dí appresso al ponteficedall'oratore veneto e dal cardinale Ascanioil quale procedeva percommissione di Lodovico suo fratello. E furono i fondamenti e lesperanze di questa impresa cheoltre alle genti che metterebbeinsieme Verginio de' suoi antichi soldatie con diecimila ducati iquali Piero de' Medici aveva raccolti del suo proprio e dagli amiciGiovanni Bentivogliosoldato de' viniziani e del duca di Milanorompesse nel tempo medesimo la guerra da' confini di Bolognae cheCaterina Sforzai figliuoli della quale erano agli stipendi del ducadi Milanodesse dalle città di Imola e di Furlícheconfinano co' fiorentiniqualche molestia; e si promettevano nonvanamente avere disposti al desiderio loro i sanesiaccesi dall'odioinveterato contro a' fiorentini e dalla cupidità diconservarsi Montepulcianola quale terra non si confidavano dipotere sostenere da loro medesimi. Perchéavendo pochi mesiinnanzicon le forze proprie e con le genti del signore di Piombinoe di Giovanni Savello soldati comunemente dal duca di Milano e daessitentato d'insignorirsi del passo della palude delle Chianeilquale da quella banda era confine tra i fiorentini e loro per lungotrattoe a questo effetto cominciato a lavorare appresso al ponte aValiano uno bastioneper battere una torre de' fiorentini posta insulla punta del ponte di verso Montepulcianoera riuscito tutto ilcontrario; perché i fiorentinicommossi dal pericolo dellaperdita di questo ponteche gli privava della facoltà dimolestare Montepulcianoe dava adito agli inimici d'entrare ne'territori di Cortona e d'Arezzo e degli altri luoghi che dall'altraparte della Chiana appartengono al dominio loromandatovi potentesoccorso sforzorono il bastione cominciato da' sanesie perstabilirsi totalmente il passo fabricorno appresso al pontema di làdalla Chianaun bastione capacissimo d'alloggiarvi molta gente: conl'opportunità del qualescorrendo insino alle porte diMontepulcianoinfestavano medesimamente tutte le terre che i sanesitenevano da quella parte. E a questo successo s'era aggiunto chepoco poi che fu passato il re di Franciaavevano rotto appresso aMontepulciano le genti de' sanesi e fatto prigione Giovanni Savelloloro capitano. Speravano inoltre Verginio e Piero de' Medicid'ottenere ricetto e qualche comodità da' perugini: non soloperché i Baglionii quali con l'armi e col seguito de'partigiani dominavano quasi quella cittàerano congiunti aVerginioseguitando ciascuno di loro il nome della fazione guelfaeperché con Lorenzo padre di Pieroe poi con Piero mentre erain Firenzeavevano tenuto strettissima amicizia e stati favoritisempre contro a' movimenti degl'inimicima ancora perchéessendo sottoposti alla Chiesabenché piú nelledimostrazioni che negli effettisi credeva che in questo che nonapparteneva principalmente allo stato loro avessino a cedere allavolontà del ponteficeaggiugnendovisi massimamente l'autoritàde' viniziani e del duca di Milano.

Partitiadunque con queste speranze Verginio e Piero de' Medici di terra diRomapersuadendosi che i fiorentinidivisi tra loro medesimi eassaltati col nome de' confederati da tutti i vicinipotessino confatica resisterepoi che ebbono soggiornato qualche dí traTerni e Todi e in quelle circostanzedove Verginio attendendo adabbassare per tutto la fazione ghibellina traeva da' guelfi danari eaiuto di gentisi pose a campo in favore de' perugini a Gualdoterra posseduta dalla comunità di Fuligno ma venduta prima perseimila ducati dal pontefice a' peruginiaccesi non tanto daldesiderio di possederla quanto dalla contenzione delle partiper lequali tutte le terre circostanti si trovavano allora in grandissimimovimenti. Perché pochi dí innanzi gli Oddifuoruscitidi Perugia e capi della parte avversa a' Baglioniaiutati da queglidi Fuligno di Ascesi e d'altri luoghi vicini che seguitavano la parteghibellinaerano entrati in Corcianoluogo forte vicino a Perugia acinque migliacon trecento cavalli e cinquecento fanti; per il qualeaccidente essendo sollevato tutto il paeseperché SpoletoCamerino e gli altri luoghi guelfi erano favorevoli a' BaglionigliOddi pochi dí dopo entrorono una notte furtivamente inPerugiae con tanto spavento de' Baglioni che già perduta lasperanza del difendersi cominciavano a mettersi in fuga: e nondimenoperderonoper uno inopinato e minimo casoquella vittoria che nonpoteva torre piú loro la possanza degl'inimici. Perchéessendo già pervenuti senza ostacolo a una delle bocche dellapiazza principalee volendo uno di loroche a questo effetto avevaportato una scurespezzare una catenala quale secondo l'uso dellecittà faziose attraversava la stradaimpedito a distendere lebraccia da' suoi medesimi che calcati gli erano intornogridòcon alta voce: - addietroaddietro - acciocché allargandosigli dessino facoltà di adoperarsi; la quale vocereplicata dimano in mano da chi lo seguitava e intesa dagli altri comeincitamento a fuggiremésse senza altro scontro o impedimentoin fuga tutta la gentenon sapendo alcuno da chi cacciati o perquale cagione si fuggissino: dal quale disordine preso animo erimessisi insieme gli avversariammazzatine nella fuga molti diloroe preso Troilo Savelloil quale per la medesima affezionedella parte era stato mandato in aiuto degli Oddi dal cardinaleSavelloseguitorno gli altri insino a Corcianoe lo recuperorno conl'impeto medesimo; né saziati per la morte di quegli che eranostati uccisi nel fuggire ne impiccorono in Perugia molti degli altricon la crudeltà che tra loro medesimi usano i parziali. Da'quali tumulti essendo nate molte uccisioni nelle terre vicine perconto delle partisollecite ne' tempi sospetti a sollevarsio persete d'ammazzare gl'inimici o per paura di non essere prevenuti daloroi perugini concitati contro a' fulignati avevano mandato ilcampo a Gualdo; dove avendo data la battaglia invanodiffidatisi dipoterlo ottenere con le loro forzeaccettorono gli aiuti diVerginioil quale si offerse loro acciocché al nome dellaguerra e delle prede concorressino piú facilmente i soldati. Enondimenostimolati da lui e da Piero de' Medici di aiutarescopertamente la impresa loroo almeno di concedere qualche pezzod'artiglieria e il ricetto per le genti loro a Castiglione del Lagoche confina col territorio di Cortonae comodità divettovaglie per l'esercitonon consentivano alcuna di questedimandeancora che delle cose medesime facesse instanza grandissimain nome del duca di Milano il cardinale Ascanioe il pontefice conbrevi veementi e minatori lo comandasse; perché essendo statidopo l'occupazione di Corcianoaiutati da' fiorentini con qualchesomma di danarii quali di piú avevano a Guido e a Ridolfoprincipali della casa de' Baglioni costituita annua provisioneecondotto a' suoi stipendi Giampagolo figliuolo di Ridolfosi eranoristretti con loro: alieni oltre a questo dalla congiunzione delponteficeperché temevano che il favore suo fusse inclinatoagli avversario che per occasione delle loro divisioni aspirasse arimettere in tutto quella città sotto l'ubbidienza dellaChiesa.

Nelquale tempo Pagolo Orsinoche con sessanta uomini d'arme dellacompagnia vecchia di Verginio era stato molti dí aMontepulciano e dipoi trasferitosi a Castello della Pieveteneva perordine di Piero de' Medici trattato nella città di Cortona;con intenzione di metterlo a effetto come le genti di Verginioilnumero e la bontà delle quali non corrispondeva a' primidisegnis'accostassino: nella quale dilazione essendosi scoperto iltrattato che si tenevaper mezzo d'uno sbandito di bassa condizionecominciorono a mancare parte de' loro fondamentie da altra parte adimostrarsi maggiori ostacoli. Perché i fiorentinisollecitia provedere a' pericolilasciati nel contado di Pisa trecento uominid'arme e dumila fantiavevano mandati ad alloggiare presso a Cortonadugento uomini d'arme e mille fanti sotto il governo del conteRinuccio da Marciano loro condottiere; e perché le genti de'sanesi non potessino unirsi con Verginiocome tra loro si eratrattatoavevano mandato al Poggio Imperiale che è a' confinidel sanesesotto il governo di Guidobaldo da Montefeltro ducad'Urbinocondotto poco innanzi da lorotrecento uomini d'arme emille cinquecento fantie aggiuntivi molti de' fuorusciti di Sienaper tenere quella città in maggiore terrore. Ma Verginiopoiché ebbe dato piú battaglie a Gualdodove fu feritod'un archibuso Carlo figliuolo suo naturalericevuticome sicredettein secreto danari da' fulignatine levò il camposenza menzione alcuna dello interesse de' perugini; e andò adalloggiare alle Tavernelle e dipoi al Panicale nel contado diPerugiafacendo nuova instanza che si dichiarassino contro a'fiorentini: il che non solo gli fu negatoanziper la malasodisfazione che avevano delle cose di Gualdocostretto quasi conminaccie a uscirsi del territorio loro. Peròessendo primaPiero ed egli andati con quattrocento cavalli all'Orsaia villapropinqua a Cortonasperando che in quella cittàla qualeper non essere danneggiata da' soldati non aveva voluto riceveredentro le genti d'arme de' fiorentinisi facesse qualche movimentopoiché veddeno ogni cosa quieta passorono le Chianecontrecento uomini d'arme e tremila fantima la piú parte gentemale in ordine per essere stati raccolti con pochi danari; e siridusseno nel sanese presso a Montepulcianotra ChiancianoTorritae Asinalunga: dove soprastettono molti dí senza fare fazionealcunaeccetto che qualche preda e correrieperché le gentide' fiorentinipassate le Chiane al ponte a Valianosi erano messeall'opposito nel Monte a Sansovino e negli altri luoghi circostanti.Né da Bolognasecondo la intenzione che era stata loro datasi faceva movimento alcuno; perché il Bentivogliodeterminatodi non si implicare per gli interessi d'altri in guerra con unarepublica potente e vicinaancoraché consentisse farsi moltedimostrazioni da Giuliano de' Mediciil quale venuto a Bolognacercava di sollevare gli amici che essi erano soliti di avere nellemontagne del bolognesenon volle muovere l'arminon ostante glistimoli de' collegatiinterponendo varie dilazioni e allegando variescuse. Anzi tra i collegati medesimi non era totalmente la medesimavolontà: perché al duca di Milano era grato che ifiorentini avessino travagli tali che gli rendessino manco potentialle cose di Pisa; ma non gli sarebbe stato grato che Piero de'Medicioffeso da lui sí gravementeritornasse in Firenzesebene egliper dimostrare di volere per l'avvenire dependere deltutto dalla sua autoritàavesse mandato a Milano il cardinalesuo fratello; e i viniziani non volevano abbracciare soli questaguerra: aggiugnendosi oltre a questo l'essere intentiil duca eloroalle provisioni per cacciare i franzesi del reame di Napoli.Perciò mancando a Piero e a Verginio non solo le speranze lequali s'avevano proposte ma ancora i danari per sostentare le gentidiminuiti assai di fanti e di cavallisi ritirorono al Bagno aRapolano nel contado di Chiusicittà suddita a' sanesi. Dovefra pochi dítirando Verginio il suo fatoarrivoronoCammillo Vitelli e monsignore di Gemelmandati dal re di Francia percondurlo a' soldi suoi e menarlo nel reame di Napoli; dove il reintesa l'alienazione de' Colonnesidesiderava di servirsene: ilquale partitonon ostante la contradizione di molti de' suoiche loconsigliavano o che si conducesse co' confederatiche ne loricercavano con grande instanzao che ritornasse al servigioaragonesefu accettato da lui; o perché sperasse diricuperare piú facilmente con questo mezzo i contadi di Albi edi Tagliacozzoo perchéricordandosi delle cose intervenutenella perdita del regno e vedendo essere grande appresso a Ferdinandol'autorità de' Colonnesi suoi avversarisi diffidasse dipotere piú ritornare seco nell'antica fede e grandezzao purelo movessesecondo che affermava eglila mala sodisfazione cheaveva de' príncipi confederati per avergli mancato dellepromesse fattegli al favore di Piero de' Medici. Fu adunque condottocon secento uomini d'arme per lui e per gli altri di casa Orsinamanondimeno con obligo di mandare Carlo suo figliuolo in Francia persicurtà del re (questi sono i frutti di chi ha giàfatta sospetta la fede propria); e ricevuti i danariattendeva aprepararsi per andare insieme co' Vitelli nel regno.

Cap.iii

Nuovevicende della lotta tra francesi ed aragonesi nel reame di Napoli. Lafortuna francese declina in Calabria. Carlo VIII consuma indivertimenti il tempo a Lione. Ricusa proposte fatte avanzare da'veneziani per decidere le cose del reame di Napoli.

Dovee innanzi alla perdita delle castella e poisi era con variaccidentiin vari luoghicontinuamente travagliato e travagliava.Perché avendo da principio fatta testa Ferdinando nel piano diSarnii franzesi ritiratisi da Pié di Grotta si erano fermatia Noceravicini agli inimici a quattro miglia; dove essendo le forzedell'uno e l'altro esercito assai del pari consumavano il tempoinutilmente a scaramucciarenon facendosi cosa alcuna memorabile:eccetto cheessendo stati condotti con trattato doppio per entrarenel castello di Gifonevicino alla terra di Sanseverinocirca asettecento cavalli e fanti di Ferdinandovi rimasono quasi tutti omorti o prigioni; ma essendo sopravenute in aiuto di Ferdinando legenti del ponteficei franzesi diventati inferiori si discostoronoda Nocera: onde quella terra insieme con la sua fortezza fu presa daFerdinandocon uccisione grande de' seguaci de' franzesi. Aveva inquesto tempo Mompensieri atteso a provedere le gentiuscite seco diCastelnuovodi cavalli e d'altre cose necessarie alla guerra; lequali riordinateunito con gli altri venne ad Arianoterra moltoabbondante di vettovaglie: e Ferdinando da altra parteessendo menopotente degli inimicisi fermò a Montefoscoli; pertemporeggiarsisenza tentare la fortunainsino a tanto che da'confederati avesse maggiore soccorso. Prese Mompensieri la terra edipoi la fortezza di San Severinoe arebbe fatti senza dubbiomaggiori progressi se non l'avesse impedito la difficoltà de'danari; perché non essendogliene mandati di Francianéavendo facoltà di cavarne del regnoe perciò nonpotendo pagare i soldatie stando per questa cagione l'esercitomalcontento e massimamente i svizzerinon faceva effetti pari alleforze che avea. Consumoronsi con queste azioniper l'uno e l'altroesercitocirca a tre mesi. Nel quale tempo e nella Pugliaguerreggiava con gli aiuti del paese don Federicocon cui era donCesare d'Aragonaessendogli oppositi i baroni e i popoli cheseguitavano la parte franzese; e nell'Abruzzi Graziano di Guerramolestato dal conte di Popoli e da altri baroni aderenti aFerdinandosi difendeva con valore grande; e il prefetto di Romache dal re aveva la condotta di dugento uomini d'armemolestavadagli stati suoi le terre di Montecasino e il paese circostante. Mapiú importanti erano le cose della Calavriadove eradeclinata alquanto la prosperità de' franzesiessendoammalato Obigní di lunga infermitàla quale gliinterroppe il corso della vittoria. Con tutto che quasi tutta laCalavria e il Principato fussino a divozione del re di FranciaConsalvorimesse insieme le genti spagnuole e i paesani amici degliaragonesii quali per l'acquisto di Napoli erano augumentatiavevaprese alcune terree manteneva vivo in quella provincia il nome diFerdinando: dove per i franzesi erano le medesime difficoltàper mancamento di danariche nello esercito. Nondimeno essendosiribellata da loro la città di Cosenzala recuperorno esaccheggiorno. Né in tante necessità e pericoli de'suoi provisione alcuna di Francia compariva: perché il refermatosi a Lioneattendeva a giostre a torniamenti e a piacerideposti i pensieri delle guerre; affermando sempre di volere di nuovoattendere alle cose d'Italia ma non ne dimostrando co' fatti memoriaalcuna. E nondimenoavendogli riportato Argentone da Vinegia che ilsenato viniziano aveva risposto non pretendere d'avere inimiciziaseconon avendo pigliate l'armi se non dopo l'occupazione di Novarané per altro che per la difesa del duca di Milano lorocollegatoe però giudicare essere superfluo il riconfermarel'amicizia antica con nuova pacee che da altra parte gli avevafatto offerire per terze persone di indurre Ferdinando a dargli dipresente qualche somma di danari e costituirgli censo dicinquantamila ducati l'annolasciandogli per sicurtà in manoTaranto per certo tempoil recome se avesse il soccorso preparatoe potentericusò di prestarvi orecchi: con tutto cheoltrealle difficoltà d'Italianon fusse a' confini della Franciasenza molestia; perché Ferdinando re di Spagnavenutopersonalmente a Perpignanoaveva fatto correre delle sue genti inLinguadocafacendo prede e danni assai e continuando condimostrazione di maggiore moto; ed era morto nuovamente il delfino diFranciaunico figliuolo del re: tutte cose da farlo piúfacilmentese in lui fusse stata capacità di determinarsialla pace o alla guerrainclinare a qualche concordia.

Cap.iv

Intimazionedel re di Francia al castellano di Pisa d'osservare gli ordini suoiriguardo alla consegna della fortezza. Il castellano consegna lafortezza a' pisani. I pisani distruggono la fortezza e si rivolgonoal re de' romani e a diversi stati d'Italia per aiuti. I pisani sipongono sotto la protezione de' veneziani. Il senato li riceve inprotezione. Esaltazione in Milano della sapienza e dell'ingegno diLodovico Sforza. Per opera di questo le fortezze di Serezana eSerezanello son consegnate a' genovesi anziché a' fiorentini.

Nellafine di questo anno si terminorono le cose della cittadella di Pisa.Perché il reintesa la ostinazione del castellanovi avevaultimatamente mandatocon comandamenti minatori e aspri non solo alui ma a tutti i franzesi che vi erano dentroGemele non molto poiBonò cognato del castellanoacciocché dimostratagliper persona confidente la facoltà che aveva di cancellare conl'ubbidienza gli errori commessie da altra parte i pregiudici ne'quali incorrerebbe perseverando nella disubbidienzasi disponessepiú facilmente a eseguire i comandamenti del re; e nondimenoeglicontinuando nella contumacia medesimadisprezzò leparole di Gemel: il quale vi soprasedé pochissimi díper la commissione che aveva dal re d'andare con Cammillo Vitelli aVerginio. Né la venuta di Bonòil quale ritardòmolti dí perché per ordine del duca di Milano furitenuto a Serezanarimosse il castellano dalla sua ostinazione;anzi tirato Bonò nella sentenza suasi convenne co' pisaniinterponendosi tra loro Luzio Malvezzi in nome del duca: per virtúdella quale convenzione consegnò a' pisaniil primo dídell'anno mille quattrocento novantaseila cittadella di Pisaricevuti da loro per sé dodicimila ducati e ottomila perdistribuire a' soldati che vi erano dentro; de' quali danarinonessendo i pisani potenti a pagarglin'ebbono quattromila da'viniziani quattromila da i genovesi e lucchesi e quattromila dal ducadi Milano: il quale nel tempo medesimogovernandosi con le sue artibenché poco credutetrattava simulatamente di ristrignersico' fiorentini in ferma amicizia e intelligenzaed era giàrestato d'accordo con gli oratori loro delle condizioni. Non parevaper ragione alcuna verisimile che né Ligní néEntraghes né alcuno altro avessino usata tanta trasgressionesenza volontà del reessendo massime in non piccolodetrimento suo; perché la città di Pisase beneEntraghes avesse capitolato che restasse suddita della corona diFranciarimaneva manifestamente a divozione de' confederatie pernon avere effetto la restituzione si privavano i franzesi che eranonel regno di Napoli del soccorso molto necessario delle genti e de'danari promessi nella capitolazione di Turino. E nondimeno ifiorentinii quali con somma diligenza osservorono i progressi ditutte queste coseancoraché da principio molto nedubitassinorestorono finalmente in credenza che tutto fusseproceduto contro alla volontà del re: cosa da parereincredibile a ciascuno che non sapesse quale fusse la sua natura e lecondizioni dello ingegno e de' costumi suoie la piccola autoritàche egli riteneva co' suoi medesimie quanto si ardisca contro a unoprincipe che sia diventato contennendo.

Ipisanientrati nella cittadellala distrusseno subito popolarmenteinsino da' fondamenti; e conoscendo di non avere forze sufficienti adifendersi per se stessimandorono in un tempo medesimo imbasciadorial papa al re de' romani a' viniziani al duca di Milano a' genovesia' sanesi e a' lucchesidimandando soccorso da tuttima conmaggiore instanza da' viniziani e dal duca di Milano; nel qualeaveano avuto prima inclinazione di trasferire liberamente il dominiodi quella cittàparendo loro d'essere costretti di non avereper fine principale tanto la conservazione della libertàquanto il fuggire la necessità di ritornare in potestàde' fiorentinie sperando in lui piú che in alcuno altroperavergli incitati alla rebellioneper la vicinitàe perchénon avendo dagli altri collegati riportato altro che speranzeavevano ottenuti da lui pronti sussidi. Ma il ducabenché neardesse di desiderioera stato sospeso ad accettarla per nonsdegnare gli altri confederatinel consiglio de' quali si eranocominciate a trattare le cose de' pisani come causa comune; oraconfortandogli a differire ora proponendo che la dedizione si facessepiú tosto palesemente in nome de' Sanseveriniper iscoprirlaeffettualmente per sé quando giudicasse il tempo opportuno:purepartito che fu d'Italia il re di Franciaparendoglialleggerito il bisogno che aveva de' collegatideliberòd'accettarla. Ma era ne' pisani cominciata a raffreddarsi questainclinazioneper la speranza grande che già aveano di essereaiutati dal senato viniziano; ed era anche dimostrato loro da altripotere piú facilmente conservarsi con l'aiuto di molti cherestrignendosi a uno soloe proposta con questo modo maggioresperanza di mantenere la libertà: le quali considerazionipotendo piú poiché ebbono ottenuta la cittadellasisforzavano di aiutarsi co' favori di ciascuno. Alla quale intenzioneera molto opportuna la disposizione degli stati d'Italia: perchéi genovesi per odio de' fiorentinii sanesi e i lucchesi per odio eper timoreerano per porgergli sempre qualche sussidioe per farlopiú ordinatamente trattavano di convenirsi con obligazionideterminate a questo effetto; e i viniziani e il duca di Milanoperla cupidità di insignorirsenenon erano per comportare che e'ritornassino sotto il dominio fiorentino; e giovava loro appresso alpontefice e gli oratori de' re di Spagna il desiderio della bassezzade' fiorentinicome troppo inclinati alle cose franzesi. Peròuditi in ciascuno luogo benignamentee ottenuta da Cesare perprivilegio la confermazione della libertàriportorono daVinegia e da Milano quelle medesime promesse di conservargli inlibertà che avevano primadi comune consentimentofatteloroper aiutargli a liberarsi da' franzesi; e il ponteficein nomee di consenso di tutti i potentati della legagli confortòper un breveal medesimopromettendo che da tutti sarebbono difesipotentemente: ma il soccorso efficace fu da' viniziani e dal duca diMilanoquesto augumentandovi le genti che prima v'avevaqueglimandandovene non piccola quantità. Nella quale cosa seavessino tutt'a due continuatonon arebbono avuto i pisani necessitàdi aderire piú all'uno che all'altro di lorodonde si sarebbeforse piú facilmente conservata la concordia comune. Maaccadde presto che il ducaalienissimo sempre dallo spendere einclinato da natura a procedere con simulazioni e con artenéparendogli che per allora potesse pervenire in lui il dominio diPisacominciando a somministrare parcamente le cose che dimandavanoi pisanidette loro occasione di inclinare piú l'animo a'vinizianii quali senza risparmio alcuno gli provedevano. Ondeprocedette chenon molti mesi poi che i franzesi avevano lasciata lacittadellail senato vinizianopregatone con somma instanza da'pisanideliberò di accettare la città di Pisa inprotezionepiú tosto confortandonegli che dimostrandoessergli molesto Lodovico Sforzama senza comunicarne con gli altriconfederatibenché da principio gli avessino confortati amandarvi gente: i qualine' tempi seguentiallegorono essererestati disobligati dalla promessa fatta a' pisani d'aiutarglipoiche senza consenso loro avevano convenuto particolarmente co'viniziani.

Ècertissimo che né il desiderio di conservare ad altri lalibertàla quale nella propria patria tanto amanonéil rispetto della salute comunecome allora e dappoi con magnificheparole predicoronoma la cupidità sola di acquistare ildominio di Pisafu cagione che i viniziani facessino questadeliberazione; per la quale non dubitavano dovere in breve tempoadempiere il desiderio loro con volontà de' pisani medesimiiquali eleggerebbono volentieri di stare sotto l'imperio veneto perassicurarsi in perpetuo di non avere a ritornare nella servitúde' fiorentini. E nondimeno questa cosa fu piú volte disputatanel senato lungamenteritardandosi la inclinazione quasi comune perl'autorità di alcuni senatori de' piú vecchi e dimaggiore riputazioneche molto efficacemente contradicevano;affermando che 'l farsi propria la difesa di Pisa era cosa piena dimolte difficoltàper essere quella città distantemolto per terra da' loro confini e molto piú distante permarenon potendo essi andarvi se non per ricetti e porti di altriecon lunga circuizione di tutti a due i mari da' quali è cintaItalia; e però non si potere senza gravissime spese difenderedalle molestie continue de' fiorentini. Essere verissimo che quelloacquisto sarebbe molto opportuno allo imperio venetoma doversiprima considerare le difficoltà del conservarloe molto piúle condizioni de' tempi presenti e che effetti potesse partorirequesta deliberazione: perché essendo tutta Italia naturalmentesospettosa della grandezza loronon potrebbe se non estremamentedispiacere a tutti uno augumento taleil che facilmente partorirebbemaggiori e piú pericolosi accidenti che molti per avventuranon pensavano; ingannandosi non mediocremente coloro che sipersuadevano che gli altri potentati avessino oziosamente acomportare che allo imperio venetoformidabile a tutti gli italianisi aggiugnesse l'opportunità sí grande del dominio diPisa; i quali se bene non erano potenti come per il passato avietarlo con le forze proprieavevano da altra partepoi che aglioltramontani era stata insegnata la strada del passare in Italiamaggiore occasione di opporsi loro col ricorrere agli aiutiforestieri; a' quali non essere dubbio che prontamente ricorrerebbonoe per odio e per timoreessendo vizio comune degli uomini volere piútosto servire agli strani che cedere a' suoi medesimi. E come potersicredere che 'l duca di Milanosolito a permettere tanto di séora alla cupidità e alla speranza ora al timoree movendoloal presente non meno lo sdegno che l'emulazione che ne' viniziani sitrasferisse quella preda che avea con tante arti procurata per sénon fusse piú presto per conturbare di nuovo Italia chesopportare che Pisa fusse occupata da loro? E benché con leparole e consigli suoi dimostrasse altrimentipotersi moltoagevolmente comprendere non essere questa la verità del cuoresuo ma insidiee per fini non sinceri artificiosi consigli: incompagnia del quale essere prudenza il sostentare quella cittàse non per altroper interrompere che i pisani non si dessino a lui;ma farsi propria questa causa e tirare addosso a sé tantainvidia e tanto peso non essere savio consiglio. Doversi considerarequanto fussino contrari questi pensieri dall'opere nelle quali sierano affaticati tanti mesie continuamente s'affaticavano; perchénon altre cagioni avere mosso quel senato a pigliare l'armicontante spese e pericoliche 'l desiderio d'assicurare sé etutta Italiada' barbari: a che avendo con sí gloriosisuccessi dato principioe nondimeno essendo appena il re di Franciaripassato di là da' montie tenendosi ancora per cui con unoesercito potente la maggiore parte del regno di Napolicheimprudenza che infamia sarebbequando era il tempo di stabilire lalibertà e la sicurtà d'Italiaspargere semi di nuovitravagli! che potrebbeno facilitare al re di Francia il ritornarvioal re de' romani l'entrarviche forsecome era noto a ciascunononaveaper quello che pretendeva contro allo stato loromaggiore epiú ardente desiderio di questo. Non essere la republicaveneta in grado che fusse costretta ad abbracciare consiglipericolosi o farsi incontro alle occasioni immatureanzi niuno inItalia potere piú aspettare l'opportunità de' tempi ela maturità delle occasioni. Perché le deliberazioniprecipitose o dubbie convenivano a chi aveva difficili o sinistrecondizionio a chi stimolato dalla ambizione e dalla cupiditàdi fare illustre il nome suo temeva non gli mancasse il temponon aquella republicache collocata in tanta potenza degnità eautorità era temuta e invidiata da tutto 'l resto d'Italiaela quale essendo a rispetto de' re e degli altri príncipiquasi immortale e perpetuaed essendo sempre il medesimo nome delsenato vinizianonon aveva cagione di affrettare innanzi al tempo lesue deliberazioni; e appartenere piú alla sapienza e gravitàdi quel senatoconsiderandocome era proprio degli uomini veramenteprudentii pericoli che si ascondevano sotto queste speranze ecupiditàe piú i fini che i princípi dellecoserifiutati i consigli temerariastenersicosínell'occasione di Pisa come nell'altre che s'offerivanodaspaventare e irritare gli animi degli altrialmeno insino a tantoche Italia fusse meglio assicurata da' pericoli e sospetti deglioltramontani; e avvertire sopratutto di non dare causa che di nuovovi entrassinoperché l'esperienza aveva dimostratoinpochissimi mesiche tutta Italia quando non era oppressa da nazionistraniere seguitava quasi sempre l'autorità del senatovinizianoma quando erano barbari in Italiain cambio di essereseguitato e temuto dagli altribisognava che insieme con gli altritemesse le forze forestiere.

Questee simili ragioni eranooltre alla cupidità del numeromaggioresuperate ancora dalle persuasioni di Agostino Barbaricodoge di quella cittàla cui autorità era divenuta sígrande cheeccedendo la riverenza de' dogi passatimeritava piútosto nome di potenza che di autorità; perchéoltreall'essere stato con felici successi in quella degnità moltianni e l'avere molte preclare doti e ornamentiavevaprocedendoartificiosamenteconseguito che molti senatori che volentieri siopponevano a quegli cheper la fama d'essere prudenti per la lungaesperienza e per l'avere ottenute le degnità supremeeranonella republica di maggiore estimazionecongiuntisi a luiseguitavano comunementepiú tosto a uso di setta che congravità o integrità senatoriai suoi consigli. Ilqualecupidissimo di lasciarecon l'ampliazione dello imperiochiarissima la memoria del suo nomené terminando l'appetitodella gloria l'essersi sotto il suo principato l'isola di Ciprimancati i re della famiglia Lusignanaaggiunta al dominio vinizianoera molto inclinato che si accettasse qualunque occasione diaccrescere il loro stato. Peròopponendosi a coloro che nellacausa pisana consigliavano il contrariodimostrava con efficacissimeparole quanto fusse utile e opportuno a quel senato l'acquistarePisae quanto importante il reprimere con questo mezzo l'audacia de'fiorentini; per opera de' quali aveanonella morte di Filippo MariaVisconteperduta l'occasione di insignorirsi del ducato di Milanoeche per la prontezza de' danari avevanonella guerra di Ferrara enelle altre impresenociuto piú loro che alcun altro de'potentati maggiori. Ricordava quanto rare fussino sí belleoccasionicon quanta infamia si perdessinoe quanto pungentistimoli di penitenza seguitassino chi non l'abbracciava: non esserele condizioni d'Italia tali che gli altri potentati potessino per sestessi opporsegli; e manco essere da temere che per questa oindegnazione o timore ricorressino al re di Franciaperché néil duca di Milano che l'aveva tanto ingiuriato ardirebbe mai diconfidarsenené muovere l'animo del pontefice questipensieriné potere piú il re di Napoliquando beneavesse ricuperato il regno suoudire il nome franzese. Nél'entrare loro in Pisabenché molesto agli altriessereaccidente sí impetuosoné tanto propinquo il pericoloche per questo s'avessino gli altri potentati a precipitare a' rimediche s'usano nell'ultime disperazioni; perché nelle infermitàlente non si accelerano le medicine pericolosepensando gli uomininon dovere mancare tempo a usarle: e se in questa debolezza edisunione degli altri d'Italia essi per timidità rifiutassinotanta occasioneaspettarsi vanamente di poterlo fare con maggioresicurtà quando gli altri potentati fussino ritornati nelpristino vigore e assicurati dal timore degli oltramontani. Doversiper rimedio del troppo timoreconsiderare che l'azioni mondane eranosottoposte tutte a molti pericolima conoscere gli uomini savi chenon sempre viene innanzi tutto quello di male che puòaccadereperchéper beneficio o della fortuna o del casomolti pericoli diventano vanimolti sfuggirsene con la prudenza econ la industria; e perciò non doversi confonderecome moltipoco consideratori della proprietà de' nomi e della sostanzadelle cose affermanola timidità con la prudenzanériputare savi coloro chepresupponendo per certi tutti i pericoliche sono dubbi e però temendo di tuttiregolanocome setutti avessino certamente a succederele loro deliberazioni. Anzinon potersi in maniera alcuna chiamare prudenti o savi coloro chetemono del futuro piú che non si debbe. Convenirsi molto piúquesto nome e questa laude agli uomini animosiimperocchéconoscendo e considerando i pericolie per questo differenti da'temerari che non gli conoscono e non gli consideranodiscorrononondimeno quanto spesso gli uominiora per caso ora per virtúsi liberano da molte difficoltà: dunquenel deliberarenonchiamando meno in consiglio la speranza che la viltànépresupponendo per certi gli eventi incertinon cosífacilmente come quegli altri l'occasioni utili e onorate rifiutano.Peròproponendosi innanzi agli occhi la debolezza e ladisunione degli altri italianila potenza e la fortuna grande dellarepublica vinizianala magnanimità e gli esempli gloriosi de'padri loroaccettassino con franco animo la protezione de' pisaniper la quale perverrebbe loro effettualmente la signoria di quellacittàuno senza dubbio degli scaglioni opportunissimi asalire alla monarchia di tutta Italia.

Ricevetteadunque il senato per publico decreto in protezione i pisanipromettendo espressamente di difendere la loro libertà. Laquale deliberazione non fu da principio considerata dal duca diMilano quanto sarebbe stato convenienteperché non essendoescluso per questo di potervi tenere delle sue genti gli era gratoavere compagni allo spenderee disegnando per avarizia diminuire delnumero de' soldati che vi teneva non riputava alieno dal beneficiosuo che Pisain uno tempo medesimofusse cagione di spese gravi a'viniziani e a' fiorentini; persuadendosi oltre a ciò che ipisaniper la grandezza e per la vicinità dello stato suo eper la memoria dell'opere fatte da lui per la loro liberazioneglifussino tanto dediti che avessino sempre a preporlo a tutti glialtri. Accresceva questi disegni e speranze fallaci la persuasionenella quale poco ricordandosi della varietà delle cose umanesi nutriva da se stessod'avere quasi sotto i piedi la fortunadella quale affermava publicamente essere figliuolo: tanto erainvanito de' prosperi successied enfiato che per opera e per iconsigli suoi fusse passato il re di Francia in Italiaattribuendo asé l'essere suto privato Piero de' Medicipoco ossequentealla sua volontàdello stato di Firenzela ribellione de'pisani da' fiorentinie l'essere stati cacciati del regno di Napoligli Aragonesi suoi inimici; e che poiavendo mutata sentenzafusseper i consigli e autorità sua proceduta la congiunzione ditanti potentati contro a Carlola ritornata di Ferdinando nel regnodi Napolie la partita del re di Francia d'Italia con condizioniindegne di tanta grandezza; e che insino nel capitano che aveva incustodia la cittadella di Pisa avesse potuto piú la sua oindustria o autorità che la volontà e i comandamentidel proprio re. Con le quali regole misurando il futuroe giudicandola prudenza e lo ingegno di tutti gli altri essere molto inferiorealla prudenza e ingegno suosi prometteva d'avere a indirizzaresempre ad arbitrio suo le cose d'Italia e di potere con la suaindustria circonvenire ciascuno: la quale vana impressione nondissimulandosi né per lui né per i suoiné conparole né con dimostrazionianzi essendogli grato che cosífusse creduto e detto da tuttirisonava Milano il dí e lanotte di voci vanee si celebrava per ciascunocon versi latini evolgari e con publiche orazioni e adulazionila sapienza ammirabiledi Lodovico Sforzadalla quale dependeva la pace e la guerrad'Italia; esaltando insino al cielo il nome suo e il cognome delMoro: il quale cognomeimpostogli insino da gioventúperchéera di colore bruno e per l'opinione che già si divulgavadella sua astuziaritenne volentieri mentre durò lo imperiosuo.

Néfu minore l'autorità del Moro nelle altre fortezze de'fiorentini che fusse stata in quella di Pisaparendo che ad arbitriosuo si governassino in Italia non meno gli inimici che gli amici.Perché se bene il re udite le querele gravissime fatteglidagli imbasciadori de' fiorentini se ne fusse commosso gravementeeperché almanco fussino restituite loro l'altre avesse mandatocon nuove commissioni e con lettere di LigníRuberto di Vestesuo camerierenondimenonon essendo appresso agli altri in maggioreprezzo l'autorità sua che ella fusse appresso a se medesimofu tanta l'audacia di Ligníil quale a molti affermava nonprocedere cosí senza volontà del reche per lecommissioni sueaggiunte alla mala volontà de' castellanifurono poco stimati i comandamenti regi. Però il bastardo diBiennail quale per ordine e sotto nome di Ligní teneva laguardia di Serezanapoiché ebbe condottevi le genti e icommissari de' fiorentini per riceverne la possessionela consegnòper prezzo di venticinquemila ducati a' genovesi; e il medesimo fecericevuta certa somma di danariil castellano di Serezanello:essendone stato autore e mezzano il Moro. Il qualeopposto a'fiorentinibenché sotto nome de' genovesiil Fracassa concento cavalli e quattrocento fantiimpedí che e' nonricuperassino tutte le altre terre che avevano perdute in Lunigiana;delle qualicon l'occasione delle genti mandate per ricevereSerezanaavevano recuperato una parte. E poco dipoi Entraghessottola custodia del quale erano anche le fortezze di Pietrasanta e diMutronee in cui mano era similmente venuta Librafattaritenutasiquestala quale non molti mesi poi concedette a' pisanivendéquelle per ventiseimila ducati a' lucchesicome precisamente ordinòil duca di Milano: il quale aveva prima desiderato che leconseguissino i genovesima mutata poi sentenza elesse gratificarnei lucchesiacciocché avessino cagione d'aiutare piúprontamente i pisanie per congiugnersigli piú mediantequesto beneficio. Le quali cose significate in Franciacon tutto che'l re se ne dimostrasse alterato con Ligní e facesse sbandireEntraghes di tutto il reamenondimeno ritornando Bonòcheoltre a essere stato partecipe de' danari de' pisani aveva trattatoin Genova la vendita di Serezanafurono accettate le suegiustificazioni; e raccolto gratamente uno imbasciadore de' pisanimandato insieme con lui a persuadere di volere essere sudditi fedelidella corona di Franciae a prestare il giuramento della fedeltà:benché non molto poiapparendo vane le sue commissionifusselicenziato. Né a Ligní fu imposta altra pena chepersegno di escluderlo dal favore regiotoltagli la facoltà didormiresecondo che era consuetonella camera del realla quale fupresto restituito; rimanendo in contumacia solamentebenchéper non molto lungo tempoEntraghes: potendo in queste coseoltrealla natura del re e gli altri mezzi e favorila persuasionenonfalsache i fiorentini fussino necessitati a non si separare da lui;perché essendo manifesta per tutto la cupidità de'viniziani e del duca di Milanosi teneva per certo che e' nonarebbono consentito che essi fussino reintegrati di Pisaquando beneavessino acconsentito di collegarsi con loro alla difesa d'Italia.Alla quale cosa cercavano di indurgli cogli spaventi e co' minaccinon tentando però per allora altro contro a loromabastandoglicon le genti che avevano messe in Pisamantenere vivaquella città e non gli lasciare perdere interamente ilcontado.

Cap.v

Ferdinandod'Aragona minacciato dalla venuta di nuove truppe nemiche. Aiuti de'veneziani e degli altri confederati a Ferdinando. Nuove vicende dellaguerra. Equilibrio delle forze avversarie.

Perchéil pericolo del regno di Napoli da ogn'altra cura gli divertiva:atteso che Verginioraccolti al Bagno a Rapolano e poi nel peruginodove dimorò qualche giornomolti soldatiandava con glialtri della casa Orsina verso lo Abruzzi; e al medesimo camminoandavano con la compagnia loro Cammillo e Pagolo Vitelli. A' qualidenegando di dare vettovaglie il castello di Montelione fu da loromesso a sacco; da che spaventate l'altre terre della Chiesa dondeavevano a passarenon si ritenendo per i gravi comandamenti fatti incontrario dal ponteficeconcedevano loro per tutto alloggiamento evettovaglie. Per il chee molto piú perché siaffermava che di Francia veniva per mare nuovo soccorsoparendo chele cose franzesi fussino per ricevere nel reame di Napoli grandeaugumentoné potendo Ferdinandoil quale era senza danari econ molte difficoltàsostenere senza maggiori aiuti tantopesofu costretto di pensare per la difesa sua a nuovi rimedi.

Nonavevano gli altri potentati da principio compreso Ferdinando nellaloro confederazione; e ancora cheda poi che ebbe ricuperato Napolii re di Spagna avessino fatto instanza che e' vi fusse ammessoiviniziani l'avevano recusatopersuadendosi le sue necessitàessere mezzo atto al disegno che già facevano che in potestàloro pervenisse una parte di quel reame. Però Ferdinandoprivato d'ogn'altra speranzaperché di Spagna non aspettavanuovi sussidi né volevano gli altri collegati sottomettersi atanta spesaconvenne col senato vinizianopromettendo l'osservanzaper ciascuna delle parti il pontefice e gli oratori de' re di Spagnain nome de' suoi reche i viniziani mandassino nel regno in soccorsosuo il marchese di Mantova loro capitanocon settecento uominid'arme cinquecento cavalli leggieri e tremila fantie vimantenessino l'armata di mare la quale allora vi avevanoma conpatto di potere rivocare questi sussidi ogni volta che per difesapropria n'avessino di bisogno; e gli prestassino per le necessitàpresenti quindicimila ducati: e perché fussino assicurati direcuperare le spese farebbonoche Ferdinando consegnasse loroOtrantoBrindisi e Tranie consentisse ritenessino Monopoli ePulignano che avevano ancora in manoma con condizione di doverglirestituire quando ne fussino rimborsati; ma non potessino allegarecheo per conto della guerra o della guardia o delle fortificazioniche vi facessinopassassino la somma di dugentomila ducati. I qualiportiper essere nel mare di soprae perciò molto opportunia Vinegiaaccrescevano assai la loro grandezza: la qualenon avendopiú chi se gli opponessené essendo uditi piúdopo la protezione accettata de' pisanii consigli di coloro chearebbono voluto che a' venti che sí prosperi si dimostravanole vele piú lentamente si spiegassinocominciava adistendersi per tutte le parti d'Italia; perchéoltre allecose del regno di Napoli e di Toscanaavevano di nuovo condottoAstore signore di Faenza e accettata la protezione del suo statoilquale era molto accomodato a tenere in timore i fiorentinila cittàdi Bologna e tutto il resto di Romagna. A questi aiuti particolaride' viniziani si aggiugnevano altri aiuti de' confederatiperchéil pontefice i viniziani e il duca di Milano mandavano in soccorso diFerdinando alcune altre genti d'armesoldate comunemente; benchéil ducanon partitosi ancora in tutto dalla simulazione di noncontrafare allo accordo di Vercellinon ostante che per consigliosuo si indirizzasse la maggiore parte di queste cosericusando chenelle condotte o in altre apparenze si usasse il nome suosi eraconvenuto di pagare occultamente ciascuno mese per il soccorso delreame diecimila ducati.

L'andatadegli Orsini e de' Vitelli fermò le cose dello Abruzzilequali erano in manifesto movimento contro a' franzesiessendosi giàribellato Teramo e Civita di Chietie dubitandosi che l'Aquilacittà principale di quella regionenon facesse il medesimo;la quale avendo eglino confermata nella divozione franzesee avendorecuperato per accordo Teramo e saccheggiata Giulianuovaquasi tuttol'Abruzzi seguitava il nome de' franzesi: in modo che le cose diFerdinando parevano per tutto il regno in manifesta declinazione.Perché la Calavria quasi tutta era in potestà diObignícon tutto che la sua lunga infermitàper laquale s'era fermato in Ghiaracedesse comodità a Consalvo ditenerecon le genti spagnuole e con le forze di alcuni signori delpaeseaccesa la guerra in quella provincia; Gaeta con molte terrecircostanti ubbidiva a' franzesi; il prefetto di Roma con lacompagnia sua e con le forze del suo statorecuperate le castella diMontecasinoinfestava Terra di Lavoro da quella banda; eMompensiericon tutto che molto lo impedisse a usare le forze sue ilmancamento de' danaricostrigneva Ferdinando a rinchiudersi ne'luoghi fortioppressato dalla medesima necessità di danari edi molte altre provisionima fondato interamente in sulla speranzadel soccorso viniziano; il qualeperché la convenzione traloro era stata fatta poco innanzinon poteva essere cosípresto come sarebbe stato di bisogno. Tentò Mompensieri dioccupare per trattato Beneventoma Ferdinando avutone sospetto vientrò subitamente con le sue genti. Accostoronsi i franzesi aBeneventoalloggiando al ponte a Finocchioe avendo preso FenezanoApice e molte terre circostanti. Ne' quali luoghi mancando loro levettovagliee approssimandosi il tempo di riscuotere la dogana dellepecore della Pugliaentrata delle piú importanti del reame diNapoliperché era solita ascendere ciascuno anno aottantamila ducatiche tutti si riscotevano nello spazio quasi diuno meseMompensieriper privare gli inimici di questa comoditàe non meno per l'estremo bisogno delle sue gentisi voltò alcammino di Pugliadella quale regione una parte si teneva per séun'altra ne tenevano gli inimici; né molto dietro a luiFerdinandointento a impedire piú prestocon qualche arte odiligenzai progressi degli inimici che a combattereinsino a tantoche i soccorsi suoi non arrivassino. Nel quale tempo giunse a Gaetaun'armata franzese di quindici legni grossi e sette minoriin sullaquale si erano imbarcati a Savona ottocento fanti tedeschi condottidelle terre del duca di Ghellerie quelli svizzeri e guasconi cheprima il re aveva ordinato che fussino portati in sulle navi grosseche si doveano armare a Genova; alla quale armata l'armata diFerdinandoche era sopra a Gaeta per impedire che non vi entrassinovettovaglieessendo per mancamento di danari male proveduta dellecose necessarieavea dato luogo: in modo cheessendo entrata nelporto sicuramentei fanti posti in terra presono Itri e altre terrecircostantie fatte per il paese molte prede speravano di ottenereSessaper opera di Giovambatista Caracciolo che prometteva dimettergli occultamente dentro; ma don Federigoil quale essendosiridotto con le genti che lo seguivano intorno a Taranto era poi statomandato da Ferdinando al governo di Napoliavutane notiziaentratovi subitofece prigioni il vescovo e certi altri consci deltrattato.

Main Pugliaove era ridotta la somma della guerraprocedevano le cosecon varia fortuna; perché l'uno e l'altro esercitodistribuitosi per l'asprezza del tempo per le terrené alcunoin una solaper la incapacità d'essema in piúattendeva con correrie e cavalcate grosse a predare i bestiamiusando piú tosto industria e celerità che virtúd'arme. In Foggia si era fermato Ferdinando con parte delle suegentimesse le altre parte in Troia e parte in Nocera: oveintendendo chetra San Severonella quale terra alloggiava contrecento uomini d'arme Verginio Orsinovenuto a unirsi conMompensierie la terra di Porcina ove era Mariano Savello con centouomini d'armesi era ridotta quantità quasi infinita dipecore e di altre bestiesi mosse con secento uomini d'armeottocento cavalli leggieri e mille cinquecento fantie arrivatoall'alba del díinnanzi a San Severofermatosi quivi con gliuomini d'arme per resistere a Verginio se si movessefece correre icavalli leggieriche allargandosi per tutto il paese predorno circasessantamila bestie; ed essendo uscito fuora della Porcina MarianoSavello a molestargli lo costrinsono a ritirarsiperduti trentauomini d'arme. Questo danno e la vergogna ricevuta fu cagione cheMompensieriraccolte tutte le sue gentiandò verso Foggiaper recuperare la preda e l'onore perduto: dovesuccedendogli piúdi quello che da principio aveva disegnatoscontrò tra Nocerae Troia ottocento fanti tedeschivenuti prima per mare a' soldi diFerdinandoi quali partitisi da Troiadove era il loroalloggiamentoandavanopiú per propria temerità cheper comandamento del ree contro al consiglio di Fabrizio Colonnache alloggiava medesimamente a Troiaper unirsi a Foggia conFerdinando; i qualinon potendo salvarsi né con la fuga nécon l'arminé volendo arrendersifurono combattendo tuttiammazzatinon lasciata perciò la vittoria senza sangue agliinimici. Presentossi poi Mompensieri con l'esercito ordinato acombattere innanzi a Foggiama non lasciando Ferdinando uscire fuorialtri che i cavalli leggieriandorono ad alloggiare al bosco dellaIncoronatadove stati due dí con difficoltà divettovagliee riavuta la maggiore parte delle bestie predatedinuovo tornorno innanzi a Foggiae alloggiati quivi una notteritornorno il dí prossimo a San Severonon avendo condottatutta la preda riavutaperché nel ritornarsene ne fu toltaloro una parte da' cavalli leggieri di Ferdinando. Cosídisperdendosi le bestiecavò l'una parte e l'altra delleentrate della dogana piccolissima utilità.

Andornopochi dí poi i franzesicacciati dalla penuria dellevettovagliea Campobasso che si teneva per lorodal quale luogopresono per forza la Coglionessa o vero Grigonisaterra vicinadoveda' svizzericontro alla volontà de' capitanifu usatacrudeltà tale che se bene si empiesse il paese di spaventoalienò da loro gli animi di molti: e Ferdinandoattendendo adifendere il meglio poteva le cose sue e aspettando la venuta delmarchese di Mantovariordinava intanto le genticon sedicimiladucati che gli aveva mandati il pontefice e con quegli che avevapotuti raccorre da sé. Nel qual tempo si unirono conMompensieri i svizzerie gli altri fanti che erano venuti per mare aGaeta; e da altra parte il marchese di Mantuaentrato nel regno evenuto a Capua per la via di San Germanoavendo per il camminopreseparte per forza parte per accordomolte terre benchédi piccola importanzasi unícirca il principio di giugnocol re a Nocera; dove don Cesare d'Aragona condusse le genti cheerano state intorno a Taranto. Cosí ridotte in luoghi viciniquasi tutte le forze de' franzesi e di Ferdinandosuperiori lefranzesi di fanti l'italiane di cavallipareva molto dubbio l'eventodelle cosenon si potendo discernere a quale delle due parti fusseper inclinare la vittoria.

Cap.vi

CarloVIIIanche per sollecitazioni di altritorna a pensare alle cosed'Italia. Deliberazioni del consiglio regio e preparativi per unanuova spedizione in Italia. Timori e azione politica di LodovicoSforza. Indugi frapposti alla spedizione dal cardinale di San Malò.Scarsi aiuti mandati da Carlo in Italia.

Nellaquale incertitudine mentre che si stail re di Franciada altrapartetrattava delle provisioni di soccorrere i suoi. Perchécome ebbe intesa la perdita delle castella di Napolie che per nonessere state restituite le fortezze a' fiorentini mancavano alle suegenti i danari e i soccorsi lorosvegliato dalla negligenza con laquale pareva fusse ritornato in Franciacominciò di nuovo avoltare l'animo alle cose d'Italia; e per essere piú espeditoda tutto quello che lo potesse riteneree per poteredimostrandosigrato de' benefici ricevuti ne' suoi pericoliricorrere di nuovo piúconfidentemente all'aiuto celesteandò in poste a Torsi e poia Parigi per sodisfare a' voti fatti da séil dí dellagiornata di Fornuovoa san Martino e a san Dionigi; donde ritornatocon la medesima diligenza a Lionesi riscaldava ogni dí piúin questo pensiero; al quale era per se stesso inclinatissimoattribuendosi a grandissima gloria l'avere acquistato un reame talee primo di tutti i re di Francia dopo molti secoli averepersonalmente rinnovata in Italia la memoria dell'armi e dellevittorie franzesi; e persuadendosi che le difficoltà le qualiaveva avute nel ritornare da Napoli fussino procedute piú da'disordini suoi che dalla potenza o dalla virtú degl'italianiil nome de' quali non era piúnelle cose della guerraappresso a franzesi in alcuna estimazione. E l'accendevano ancora glistimoli degli oratori de' fiorentinidel cardinale di San Piero inVincola e di Gian Iacopo da Triulziritornato per questa cagionealla corte; in compagnia de' quali facevano la medesima instanzaVitellozzo e Carlo Orsino e dipoi il conte di Montoriomandato peril medesimo effetto da' baroni che seguitavano le parti franzesi nelregno di Napoli; e ultimatamente vi andò da Gaeta per mare ilsiniscalco di Belcariil quale dimostrava speranza grande divittoria in caso che senza piú dilazione si mandasse ilsoccorso eper contrarioche le cose di quel reame essendoabbandonate non potevano sostenersi lungamente; e oltre a questi unaparte de' signori grandistati prima alieni dalle imprese d'Italiaconfortavano il medesimoper la ignominia che del lasciare perderel'acquisto fatto risultava alla corona di Franciae molto piúper il danno che tanta nobiltà franzese si perdesse nel reamedi Napoli. Né si raffrenavano questi concetti per i movimentii quali si dimostravano per i re di Spagna dalla parte di Perpignanoperché essendo apparati maggiori in nome che in fattie leforze di quegli re piú potenti alla difesa de' regni propriche all'offesa de' regni d'altrisi giudicava sufficiente rimediol'avere mandate a Nerbona e nell'altre terre che sono alle frontieredi Spagna molte genti d'armenon senza compagnia sufficiente disvizzeri.

Peròconvocati dal re nel consiglio tutti i signori e tutte le personenotabili che si trovavano nella cortefu deliberato che con piúcelerità che si potesse tornasse in Asti il Triulzio contitolo di luogotenente regio e con lui ottocento lancie dumilasvizzeri e dumila guasconie che poco dopo lui passasse i monti conaltre genti il duca di Orliense finalmente con tutte l'altreprovisioni la persona del re; il quale passando potentenon sidubitava che aderirebbono alla volontà sua gli stati del ducadi Savoia e de' marchesi di Monferrato e di Saluzzoopportuni moltoa fare la guerra contro al ducato di Milano; e chedal cantone diBerna infuorail quale aveva promesso al duca di Milano di non looffenderetutti i cantoni de' svizzeri andrebbono agli stipendi suoicon grandissima prontezza. Le quali deliberazioni procederono conmaggiore consentimento per l'ardore del re; il qualeinnanzi cheentrasse nel consiglioavea pregato strettamente il duca di Borboneche con efficaci parole dimostrasse essere necessario il farepotentissimamente la guerrae poi nel consiglioribattuto con lamedesima caldezza l'ammiraglioil quale seguitato da pochi avevanon tanto contradicendo direttamente quanto proponendo moltedifficoltàcercato di intepidire per indiretto gli animidegli altri: e affermava il re palesemente che in potestà suanon era di fare altra deliberazioneperché la volontàdi Dio lo costrigneva a ritornare in Italia personalmente. Fudeliberato nel medesimo consiglio che trenta navitra le quali unacaracca grossissima detta la Normanda e un'altra caracca grossa dellareligione di Rodipassassino dalla costa del mare Oceano ne' portidi Provenzadove si armassino trenta tra galee sottili e galeoniper mettere con sí grossa armata nel reame di Napoli soccorsograndissimo di gente di vettovaglie di munizioni e di danari; enondimeno chenon aspettando che questa fusse in ordinesi mandassesubito qualche navile carico di gente e di vettovaglie. Oltre a tuttele quali cose fu ordinato che a Milano andasse Rigault maestro dicasa del re: perché il ducabenché non avesse dato ledue caracche né permesso l'armarsi per il re a Genovaerestituito solamente i legni presi a Rapalle ma non le dodici galeestate tenute nel porto di Genovasi era sforzato di scusarsi con lainubbidienza de' genovesie tenuto continuamente con varie praticheuomini suoi appresso al re; al quale aveva di nuovo mandato AntonioMaria Palavicinoaffermando che era disposto a osservare l'accordofattodimandando gli fusse prorogato il tempo di pagare al ducad'Orliens i cinquantamila ducati promessi in quella concordia. Dallequali arti benché riportasse piccolo fruttoessendo notissimaal re la mente suasí per l'altre azioni sí perchéper lettere e istruzioni sue che erano state intercetteera venuto aluce essere da lui stimolati continuamente il re de' romani e i re diSpagna a muovere la guerra in Francianondimenosperandosi cheforse il timore lo indurrebbe a quello da che era aliena la volontàfu commesso a Rigault chenon disputando della inosservanza passatagli significasse in potestà sua essere di cancellare lamemoria dell'offese cominciando a osservarerendendo le galeeconcedendo le caracche e permettendo l'armare a Genova; e glisoggiugnesse la deliberazione della passata del rela quale sarebbecon gravissimo suo danno sementre gli era offerta la facoltànon ritornasse a quella amicizia la quale il re si persuadeva cheegli piú tosto per sospetti vani che per altra cagione avesseimprudentemente disprezzata.

Giàla fama degli apparati che si facevanotrapassata in Italiaavevadato molta alterazione a' collegati; e sopra tutti Lodovico Sforzaessendo il primo esposto all'impeto degl'inimicisi ritrovava ingrandissima ansietàinteso massime chedopo la partita diRigault dalla corteil re con parole e dimostrazioni molto bruscheaveva licenziato tutti gli agenti suoi. Per il cherivoltandosinella mente la grandezza del pericoloe che tutti i travagli dellaguerra si riducevano nel suo statosi sarebbe facilmente accomodatoalle richieste del re se non l'avesse ritenuto il sospettoper lacoscienza dell'offese fattegliper le quali era generata da ogniparte tale diffidenzache e' fusse piú difficile trovaremezzo di sicurtà per ciascuno che convenire negli articolidelle differenze; perché togliendosi alla sicurezza dell'unoquel che si consentisse per assicurare l'altroniuno volevarimettere nella fede di altri quel che l'altro recusava di rimetterenella sua. Cosí stringendolo la necessità a prenderequel consiglio che gli era piú molestoper cercare almenod'allungare i pericolicontinuò con Rigault l'arti medesimeche aveva usate insino allora; affermando molto efficacemente chefarebbe ubbidire i genovesi ogni volta che il re desse nella cittàdi Avignone sicurtà sufficiente per la restituzione dellenavie che ciascuna delle parti promettessedando ostaggi perl'osservanzache cose nuove in pregiudicio dell'altra non sitentassino: la quale praticacontinuata molti díebbefinalmenteper varie cavillazioni e difficoltà che siinterponevanol'effetto medesimo che avevano avuto l'altre. MaLodovico non consumando questo tempo inutilmente mandòmentrependevano questi ragionamentiuomini al re de' romani per indurlo apassare in Italia con l'aiuto suo e de' viniziani; e a Vinegia mandòimbasciadori a ricercargli che per provedere al pericolo comuneconcorressino a questa spesae che mandassino verso Alessandria isussidi che fussino necessari per opporsi a' franzesi: il che da lorofu offerto di fare prontissimamente. Ma non mostrorno già lamedesima facilità nella passata del re de' romanipoco amicoalla loro republicarispetto a quello possedevano in terra fermaappartenente allo imperio e alla casa di Austria; né sicontentavano che a spese comuni si conducesse in Italia un esercitoche in tutto dependesse da Lodovico: nondimenocontinuando Lodovicodi farne instanza perchéoltre all'altre ragioni che lomovevanole forze sole de' viniziani nello stato di Milano gli eranosospettedubitando quel senato che egliil quale sapevano esseregrandemente impauritonon si precipitasse a riconciliarsi col re diFranciaprestò finalmente il suo consentimentoe mandòper la cagione medesima a Cesare imbasciadori. Temevano ancora iviniziani e il duca che i fiorentinicome il re avesse passato imontinon facessino nella riviera di Genova qualche movimento; peròricercorono Giovanni Bentivogli che con trecento uomini d'armeco'quali era condotto da' confederatiassaltasse da' confini di Bolognai fiorentinipromettendogli che nel tempo medesimo sarebbonomolestati da' sanesi e dalle genti che erano in Pisae offerendoglidi obligarsiin caso che occupasse la città di Pistoiaaconservarvelo: di che benché il Bentivoglio desse lorosperanzanondimenoavendone l'animo molto lontanoe temendo nonpoco della venuta de' franzesimandò occultamente al re ascusarsi delle cose passate per la necessità del sito nelquale è posta Bolognae a offerire di volere dependere daluie di astenersi per rispetto suo da molestare i fiorentini.

Manon bastava la volontà del rebenché ardentissimaamettere a esecuzione le cose deliberatecon tutto che l'onoreproprio e i pericoli del regno di Napoli ricercassino prestissimaespedizione; perché il cardinale di San Malòin cuimano era oltre al maneggio delle pecunie la somma di tutto ilgovernobenché apertamente non contradicessedifferivatantocon allungare i pagamenti necessaritutte l'espedizioni cheprovisione alcuna a effetto non si conduceva; mossoo per parerglimigliore mezzo a perpetuare la sua grandezzanon facendo spesaalcuna che non appartenesse o all'utilità presente o a'piaceri del renon avere cagione di proporre ogni dídifficoltà di cose e necessità di danario perchécome molti dubitavanocorrotto da premi e da speranzeavessesecreta intelligenza o col pontefice o col duca di Milano: néa questo rimediavano i conforti e i comandamenti del repieniqualche volta di sdegno e di parole ingiurioseperchéconoscendo quale fusse la sua natura gli sodisfaceva con promessecontrarie agli effetti. E cosícominciata a ritardarsi peropera sua la esecuzione delle cose disegnatesi turborono quasi intutto per uno accidente inaspettato che sopravenne. Imperocchéalla fine del mese di maggio il requando ciascuno aspettava che nonmolto poi si movesse per passare in Italiadeliberò di andarea Parigi: allegando chesecondo il costume degli antichi revolevainnanzi si partisse di Francia pigliare licenza con le cerimonieconsuete da san Dionigi enel passare da Torsida san Martino; eche avendo disposto di passare in Italia abbondantissimo di danariper non si ridurre nelle necessità nelle quali era statol'anno dinanzibisognava che inducesse l'altre città diFrancia ad accomodarlo di danari con l'esempio della città diParigidalla quale non otterrebbe essere accomodato se non viandasse personalmente; e che approssimandosi in làfarebbepiú sollecite a cavalcare le genti d'arme che si movevano diNormandia e di Piccardia: affermando che innanzi alla partita suaspedirebbe il duca d'Orliense che in termine di un mese sarebberitornato a Lione. Ma si credette che la piú vera e principalecagione fusse l'essere egli innamorato in camera della reinalaquale poco avanti era andata a Torsi con la sua corte. Népotettono i consigli de' suoi né gli stretti prieghie quasilagrimedegl'italiani rimuoverlo da questa deliberazione; i qualigli dimostravano quanto fusse dannoso il perdere il tempo opportunoalla guerramassime in tanta necessità de' suoi nel regnonapoletanoe quanto fusse perniciosa la fama che volerebbe perItalia che e' si fusse allontanato quando doveva approssimarsi:variarsi per ogni piccolo accidenteper ogni leggiero romorelariputazione delle imprese; ed essere molto difficile il ricuperarlaquando è cominciata a declinarequando bene si facessino poieffetti molto maggiori di quegli che gli uomini prima si eranopromessi. I quali ricordi disprezzandoed essendo soprastato un mesedi piú a Lionesi mosse a quel camminonon avendo espeditoaltrimenti il duca d'Orliens ma solo mandato in Asti con non moltagente il Triulzionon tanto per le preparazioni della guerra quantoper stabilire nella sua divozione Filippo monsignoresuccedutonuovamenteper la morte del piccolo duca suo nipotenella ducea diSavoia. Né si feceinnanzi alla partita suaper le cose delregno altra provisione che di mandare con vettovaglie sei navi aGaetadando speranza che presto le seguiterebbe l'armata grossa; edi provedere per mezzo di mercatanti a Firenzebenché tardiquarantamila ducati per fargli pagare a Mompensieri: perché isvizzeri e i tedeschi avevano protestato chenon essendo pagatiinnanzi alla fine di giugnopasserebbono nel campo degli inimici.Rimasono a Lione il duca d'Orliensil cardinale di San Malò etutto il consigliocon commissione di accelerare le provisioni: allequali se il cardinale era proceduto lentamente in presenza del reprocedeva molto piú lentamente essendo assente.

Cap.vii

Nuovevicende della guerra nel reame di Napoli. Declina di nuovo la fortunade' francesi. Vittoria di Consalvo in Calabria. Resa di Atella.Continui progressi degli aragonesi. Morte di Ferdinando e successionedi Federico. Continuano gli indugi nella spedizione francese inItalia.

Manon potevano le cose del reame di Napoli aspettare la tarditàdi questi rimediessendo ridotta la guerra in termineper glieserciti congregati da ogni banda e per molte difficoltà cheda tutt'a due le parti si scoprivanoche era necessario che senzapiú dilazione si terminasse la guerra. Aveva Ferdinandopoiché ebbe unite seco le genti vinizianepresa la terra diCastelfranco; dove si unirno seco con dugento uomini d'arme GiovanniSforza signore di Pesero e Giovanni da Gonzaga fratello del marchesedi Mantova condottieri de' confederatiin modo che in tutto eranonel campo suo mille dugento uomini d'arme mille cinquecento cavallileggieri e quattromila fanti; e i franzesi nel tempo medesimo sierano accampati a Circellopropinquo a dieci miglia a Benevento.Appresso a' quali accostatosi Ferdinando a quattro migliasi pose acampo a Frangete di Monteforte; il quale luogo perché era beneproveduto non presono al primo assalto. Levoronsi i franzesi daCircello per soccorrerlo ma non arrivorono a tempoessendosi pertimore del secondo assalto arrendutilasciata la terra adiscrezionei fanti tedeschi che lo guardavano: la qual cosa parendoavversa a' franzesi sarebbe stata cagione della loro felicitàseo per imprudenza o per mala fortunanon avessino perduta tantaoccasione. Perché (cosí confessa quasi ciascuno)arebbeno quel dí facilmente rotto l'esercito inimico: perchéoccupata la maggiore parte nel sacco di Frangetenon attendeva a'comandamenti de' capitani; i qualivedendo che già tra ifranzesi e l'alloggiamento loro non era in mezzo altro che una vallesi sforzavano con grandissima diligenza di mettergli insieme. ConobbeMompensieri sí grande occasioneconobbela Verginio Orsino;de' quali l'uno comandaval'altrodimostrando la vittoria certapieno di lagrime pregavache non tardassino a passare la vallementre che nell'alloggiamento italiano era piena ogni cosa diconfusione e di tumultomentre che i soldatiattendendo parte arubare parte a portare via le cose rubatenon udivano l'imperio de'capitani. Ma Persíuno de' principalidopo Mompensieridell'esercitomosso o da leggierezza giovenile ocome piú sicredetteda invidia della sua gloriaallegando il disavvantaggiodel passare la valle salendo sotto i piedi quasi degli inimicie ilsito forte del loro alloggiamentoe confortando scopertamente isoldati a non combattereimpedí cosí salutiferoconsiglio; e si crede che istigati da luii svizzeri e i tedeschidomandando danaritumultuorono. Però Mompensiericostretto aritirarsiritornò intorno a Circelle; ove dandosi il díseguente la battagliaCamillo Vitellimentre che allato alle murafa egregiamente l'ufficio di capitano e di soldatopercosso nellatesta da uno sasso terminò la vita sua: per il quale caso ifranzesinon espugnato Circellene levorono il campo e se neandorno verso Arriano; disposti nondimeno i capitani a tentaresen'avessino avuta occasionela fortuna della giornata. Al qualeconsiglio era in tutto contrario il consiglio dell'esercitoaragonese; stando massime fermispecialmente i proveditorivinizianiin questa sentenza perchésapendo che gli inimicicominciavano a patire di vettovaglie e che erano senza danarievedendosi procedere in lungo i soccorsi di Franciasperavano chegiornalmente avessino a crescere i sinistri e le incomoditàloroe che in altre parti del regno avessino medesimamente ad averemaggiori molestieperché nello Abruzzidove nuovamenteAnnibale figliuolo naturale del signore di Camerinoandatovolontariamente a servire Ferdinando con quattrocento cavalli a speseproprieavea rotto il marchese di Bitontosi aspettava con trecentouomini d'arme il duca di Urbinocondotto di nuovo da' collegati: lafortuna de' quali e le condizioni maggiori egli seguitandoavevaabbandonato la condotta de' fiorentinialla quale era obligatoancora per piú di uno annoscusandosi che per esserefeudatario della Chiesa non poteva non ubbidire a' comandamenti delpontefice. Peròandando Graziano di Guerra per opporsegliassaltato nel piano di Sermona dal conte di Celano e dal conte diPopoli con trecento cavalli e con tremila fanti paesanigli messe infuga.

Macon la perdita della occasione del vincere intorno a Frangete eracominciata a declinare manifestamente la fortuna de' franzesiconcorrendo in uno tempo medesimo quasi infinite difficoltà;inopia estrema di danari carestia di vettovaglie odio de' popolidiscordia de' capitani disubbidienza de' soldati e la partita dimolti dal campoparte per necessità parte per volontàperché né del reame aveano avuto facoltà dicavare se non pochi danariné di Francia erano stati diquantità alcuna provedutiessendo stata troppo tarda laprovisione de' quarantamila ducati mandati a Firenze; di maniera nonpotevanoper questo e per la vicinità di molte terresostentate dalla propinquità degli inimicifare iprovedimenti necessari per avere le vettovaglie; e l'esercito erapieno di disordiniessendo indeboliti gli animi de' soldatie isvizzeri e i tedeschi dimandando ogni dí tumultuosamente diessere pagatie nocendo molto a tutte le deliberazioni lacontradizione continua di Persí a Mompensieri. Costrinse lanecessità il principe di Bisignano a partirsi con le suegentiper andare alla guardia del proprio statoper timore dellegenti di Consalvo; e molti de' soldati del paese alla giornata sisfilavanoperché oltre al non avere ricevuti mai danari eranomaltrattati da' franzesi e da' svizzeri nella divisione delle prede enella distribuzione delle vettovaglie. Per le quali difficoltàe sopratutto per la strettezza del vivereera l'esercito franzesenecessitato ritirarsi a poco a poco di uno luogo in uno altroil chediminuiva grandemente la riputazione sua appresso a' popoli; e benchégli inimici gli andassino continuamente seguitando non perciòsperavano d'avere facoltà di combatterecome sopratuttoMompensieri e Verginio desideravanoperché per non esseresforzati a combattere alloggiavano sempre in luoghi forti e ove nonpotessino essere impedite le sue comodità. Co' quali andando aunirsi Filippo Rosso condottiere de' vinizianicon la sua compagniadi cento uomini d'armeera stato rotto dalle genti del prefetto diRoma. Finalmenteessendo i franzesi alloggiati sotto Montecalvoli eCasalarbore presso ad ArrianoFerdinandoaccostatosi loro per tantospazio quanto è il tiro di una balestra ma alloggiando semprein sito fortegli ridusse in necessità grande di vettovagliee gli privò medesimamente dell'uso dell'acqua. Dondedeliberati di andarsene in Pugliadove speravano avere comoditàdi vettovagliee temendonella propinquità degl'inimicidelle difficoltà che facilmente sopravengono agli eserciti chesi ritiranolevatisi tacitamente al principio della nottecamminoronoinnanzi si fermassinoventicinque miglia. Seguitòglila mattina Ferdinandoma disperandosi di potere aggiugnergli siaccampò a Giesualdo; la quale terraavendo giàsostenuto quattordici mesi l'assedio di... famosissimo capitanofuda lui espugnata in uno giorno solo: cosa che ingannò molto ifranzesiperché avendo deliberato di fermarsi in Venosaterra forte di sito e molto abbondante di vettovagliela credenzache ebbono che Ferdinando non cosí presto pigliasse Giesualdofu cagione che perdessino tempo in Atellala quale terra aveanopresa e la saccheggiavano; onde innanzi partissinosopragiunti daFerdinandoche preso Giesualdo accelerò il camminobenchébattessino una parte de' suoi trascorsa innanzi al camponon potendoridursi a Venosa vicina a otto migliasi fermorono in Atellaconintenzione di aspettare se da parte alcuna venisse soccorsoesperandoper la vicinità di Venosa e di molte altre terrecircostanti che si tenevano per loropoterne ricevere comoditàdi vettovaglie. Accampovvisi subito Ferdinandointento tutto aimpedirle loropoiché vedeva presente la speranza di ottenerela vittoria senza pericolo e senza sanguee perciò attendendoa fare all'intorno molte tagliate e a insignorirsi delle terrevicine. Ma le difficoltà de' franzesi gli rendevano ogni díle cose piú facili. Perché i fanti tedeschinonavendopoi che furono levati del suo paesericevuto pagamento senon per due mesied essendo passati tutti i termini invanoaspettatise n'andorono nel campo di Ferdinando; onde crescendo alui la facoltà di infestare piú gli inimici e di piúdistendervisivi si conducevano piú difficilmente levettovaglie che venivano da Venosa e dall'altre terre circostanti. Néin Atella era tanto da vivere che bastasse a sostentare molti díi franzesiperché vi era piccola quantità di grano; eavendo gli aragonesi rovinato uno molinoil quale era in sul fiumeche corre propinquo alle murapativano anche di macinato: non sialleggerendo le incomodità presenti per la speranza delfuturo; poi che da parte alcuna non appariva segno di soccorso.

Mal'avversità che sopravenne in Calavria messe in ultima ruinale cose loro. Perché avendo Consalvoper l'occasione dellainfermità lunga di Obigní per la quale molti de' suoierano andati all'esercito di Mompensieripreso piú terre inquella provinciasi era ultimatamentecon gli spagnuoli e con moltisoldati del paesefermato a Castrovillole; dove avendo notizia che aLaino erano il conte di Meleto e Alberigo da San Severino e moltialtri baroni con numero di gente quasi parie che ingrossandocontinuamentedisegnavanocome fussino piú potentid'andaread assaltarlodeliberò di preveniresperando di opprimergliincauti per la sicurtà che avevano dal sito del loroalloggiamentoperché il castello di Laino è posto insul fiume [Sapri] che divide la Calavria dal Principatoe il borgo èdall'altra parte del fiume; nel quale alloggiando erano guardati dalcastello contro a chi venisse ad assaltargli per il cammino dirittoe tra Laino e Castrovillole erano Murano e alcun'altre terre delprincipe di Bisignano che si tenevano per loro. Ma Consalvocondiverso consigliopartí con tutta la sua gente daCastrovillole poco innanzi alla nottee uscendo della strada dirittaprese il cammino largoancora che molto piú lungo e difficileperché s'avevano a passare alcune montagnee condotto in sulfiume avviò la fanteria alla via del ponte che è tra 'lcastello di Laino e il borgo; il qual ponteper la medesima sicurtàera guardato negligentemente: egli con la cavalleriapassato ilfiume a guazzo due miglia piú altoarrivò innanzi díal borgoe trovato gli inimici senza scolte e senza guardia gliruppe in uno momentopigliando undici baroni e quasi tutta la genteperché fuggendo inverso il castello percotevano nella fanteriache aveva già occupato il passo del ponte. Da questa onorataoperala quale fu la prima delle vittorie che ebbe Consalvo nelregno di Napoliricuperate alcune altre terre di Calavriaeaugumentate le forzeandò con seimila uomini a unirsi colcampo che era intorno ad Atella; al quale erano arrivatipochi díinnanzicento uomini d'arme del duca di Candia soldato de'confederatiperché egli col resto della compagnia era rimastoin terra di Roma.

Perla venuta di Consalvo si strinse piú l'assedioperchéAtella fu circondata da tre partiponendosi da una le gentiaragonesi dall'altra le viniziane e dalla terza le spagnuole; dondes'impedivano le vettovaglie che vi venivanocorrendo massime pertutto gli stradiotti de' vinizianii quali presono molti franzesiche ne conducevano da Venosa; né avevano piú quegli didentro facoltà di andare al saccomanno se non a orestraordinarie e con grosse scorte: il che anche fu tolto del tuttoloroperché essendo uscito in sul mezzo dí PaoloVitelli con cento uomini d'armetirato dal marchese di Mantova inuno aguatone perdé parte. Cosí perdute tutte lecomoditàsi ridussono in ultimo in tanta strettezza che nonpotevanoeziandio con le scorteusare per i cavalli l'acqua delfiumee dentro mancava l'acqua necessaria alle persone; in modo chevinti da tanti mali e abbandonati d'ogni speranzaavendo giàsopportato l'assedio trentadue dínecessitati ad arrendersiimpetrato salvocondottomandorono PersíBartolomeo d'Alvianoe uno de' capitani svizzeri a parlare a Ferdinandocol quale vennenoin queste convenzioni: che l'offese si levassino tra le parti pertrenta dínon potendo nel detto tempo partirsi d'Atellaalcuno degli assediati; a' quali fusse dí per díconceduta dagli aragonesi la vettovaglia necessaria: fusse lecito aMompensieri significare al suo re l'accordo fattoe non avendosoccorso fra trenta dílasciasse Atella e tutto quello chenel regno di Napoli era in sua potestàcon tuttel'artiglierie che v'erano dentrosalve le persone e le robe de'soldati; con le quali fusse libero a ciascuno di andarseneo perterra o per marein Francia; e agli Orsini e agli altri soldatiitalianidi ritornarsene con le sue genti dove volessino fuora delregno: che a' baroni e agli altri che avevano seguitata la parte delre di Francia fussein caso che andassino fra quindici dí aFerdinandorimessa ogni pena e restituito tutto quello possedevanoquando si principiò la guerra. Il quale termine poi che fupassatoMompensieri con tutti i franzesi e con molti svizzeri e gliOrsini furno condotti a Castello a mare di Stabbia: disputandosi seMompensiericome luogotenente generale del re e superiore a tuttigli altrifusse obligato a fare restituirecome allegavaFerdinandotutto quello che nel reame di Napoli si possedeva in nomedel re di Francia; perché Mompensieri pretendeva non esseretenuto se non a quello che era in potestà sua di restituireeche l'autorità sua non si distendeva a comandare a' capitani ea' castellaniche nella Calavria nell'Abruzzi a Gaetae in moltealtre terre e fortezzel'aveano ricevute in custodia dal re e non dalui. Sopra che poi che si fu disputato alcuni dífuronocondotti a Baiasimulando Ferdinando di volergli lasciare partire:dovesotto colore che ancora non fussino a ordine i legni perimbarcarglifurno sopratenuti tantoche sparsi tra Baia e Pozzuoloper la mala aria e per molte incomoditàcominciorno ainfermarsi; talmente che e Mompensieri moríe del resto dellasua genteche erano piú di cinquemila uominine mancornotanti che appena se ne condusseno cinquecento salvi in Francia.Verginio e Paolo Orsinia requisizione del pontefice giàdeliberato di tôrre gli stati a quella famigliafuronorinchiusi in Castello dell'Uovoe le loro gentiguidate daGiangiordano figliuolo di Verginio e da Bartolomeo d'Alvianofuronoper ordine del medesimo svaligiate nell'Abruzzi dal duca d'Urbino; eGiangiordano e l'Alvianoi quali prima per comandamento diFerdinandolasciate le genti nel camminoerano ritornati a Napolifurno incarcerati; benché l'Alvianoo per industria sua o persecreto consentimento di Ferdinandoda cui era stato molto amatoebbe facoltà di fuggirsi.

Dopola vittoria di Atella Ferdinandodividendo per la recuperazione delresto del regno l'esercito in varie partimandò a campo aGaeta don Federico e Prospero Colonna; e nell'Abruzziove giàl'Aquila era ritornata alla divozione aragoneseFabrizio Colonna:eglipresa per forza la rocca di Sanseverinoe fatto per terroredegli altri decapitare il castellano e il figliuoloandò acampo a Salerno; ove il principe di Bisignanoandato a parlargliaccordò per sé per il principe di Salerno per il contedi Capaccio e per alcuni altri baronicon condizione di possedere iloro stati ma che Ferdinandoper sua sicurtàtenesse percerto tempo le fortezze: il quale accordo fattoandorno a Napoli. Néfu nello Abruzzi fatta molta difesaperché Graziano diGuerrache vi era con ottocento cavallinon avendo piúfacoltà di difendersisi ridusse a Gaeta. In Calavriadellaquale la maggiore parte si teneva per i franzesiritornòConsalvo; dove benché da Obigní fusse fatta qualcheresistenzanondimenoultimatamente ridotto in Groppolied essendoperdute Manfredonia e Cosenzastata prima saccheggiata da' franzesiprivato d'ogni speranzaconsentí di lasciare tutta laCalavriae gli fu conceduto il ritornarsene per terra in Francia.Certo è che molte di queste cose procederono per la negligenzae imprudenza de' franzesi: perché Manfredoniaancora chefusse forte e posta in paese abbondante da potersi facilmenteprovedere di vettovagliee che 'l re v'avesse lasciato al governoGabriello da Montefalconeavuto da lui in concetto d'uomo valorosonondimeno dopo breve assedio fu costretto ad arrendersi per la fame;altripotendosi difenderesi arrenderono o per viltà o perl'animo debole a sostenere le incomodità degli assedi; alcunicastellanitrovate le rocche bene proveduteavevano nel principiovendute le vettovagliein modo che presentandosi gli inimici eranonecessitati ad arrendersi subito. Dalle quali cose perdénelreame di Napoliil nome franzese quella riputazione che gli avevadata la virtú di colui che lasciato da Giovanni d'Angiòa guardia di Castel dell'Uovolo tenne dopo la vittoria diFerdinando molti anniinsino a tanto che l'essere consumati deltutto gli alimenti lo costrinse ad arrendersi.

Cosínon mancando quasi altro alla recuperazione di tutto il regno cheTaranto e Gaeta e alcune terre tenute da Carlo de Sanguinee ilmonte di Santo Angelodonde don Giuliano dell'Oreno infestava consomma laude i paesi circostantiFerdinandocollocato in sommagloria e in speranza grande di avere a essere pari alla grandezza de'suoi maggioriandato a Sommaterra posta nelle radici del monteVesevodove era la reina sua moglieo per le fatiche passate o perdisordini nuovi infermò sí gravemente cheportato giàquasi senza speranza di salute a Napolifiní fra pochi díla vita suanon finito l'anno dalla morte d'Alfonso suo padre:lasciatoper la vittoria acquistatae per la nobiltàdell'animo e per molte virtú regie le quali in lui nonmediocremente risplendevanonon solo in tutto il suo regno maeziandio per tutta Italiagrandissima opinione del suo valore. Morísenza figliuolie però gli succedette don Federigo suo zioavendo quel reame veduto in tre anni cinque re. Al qualevenutosubito dall'assedio di Gaetala reina vecchia sua matrigna consegnòCastelnuovo; benché per molti si dubitasse non lo volesseritenere per Ferdinando re di Spagnasuo fratello. Nel qualeaccidente si dimostrò egregia verso Federigo non solo lavolontà del popolo di Napoli ma eziandio de' príncipidi Salerno e di Bisignano e del conte di Capaccio; i quali in Napolifurono i primi che chiamorono il nome suo eallo scendere suo dinavei primi chefattisigli incontrolo salutorno come re:contenti molto piú di lui che del re mortoper lamansuetudine del suo ingegnoe perché già era nata nonpiccola suspizione che Ferdinando avesse in animocome prima fussinostabilite meglio le cose suedi perseguitare ardentemente tutticoloro che in modo alcuno si fussino dimostrati fautori de' franzesi.Donde Federigoper riconciliarsegli interamenterestituí atutti liberamente le loro fortezze.

Manon riscaldorono già questi disordinisucceduti con tantaignominia e tanto dannoné l'animo né gli apparati delre di Francia. Il qualenon si sapendo sviluppare da' piacerisoprastette quattro mesi a ritornare a Lione; e benché da luifusse molto spesso in questo tempo fatta instanza a' suoi che eranorimasti a Lione che si sollecitassino le provisioni marittime eterrestrie che già il duca d'Orliens si fusse preparato apartirsinondimenoper le medesime arti del cardinale di San Malòle genti d'armeespedite tardi de' pagamenticamminavano versoItalia lentamentee l'armatache s'aveva a unire a Marsiliasíoziosamente si ordinava che i collegati ebbono tempo di mandareprima a Villafrancaporto amplissimo appresso a Nizzadipoi insinoalle Pomiche di Marsiliaun'armatala quale a spese comuni avevanounita in Genovaper impedire che legni franzesi non andassino nelreamee alla tardità causata principalmente dal cardinale diSan Malò si dubitava non si aggiugnesse qualche cagione piúoccultanutrita con molta diligenza e arte nel petto del re daquegli i qualiper varie cagionisi sforzavano di rimuovere l'animosuo dalle cose d'Italia. Perché si sospettava che per semedesimo avesse dispiacere della grandezza del duca d'Orliensalquale per la vittoria sarebbe pervenuto il ducato di Milano; e gliera oltre a questo persuaso non essere sicuro il partirsi di Franciase prima non facesse qualche composizione co' re di Spagna: i qualidimostrando desiderio di riconciliarsi secogli avevano mandatoimbasciadori a proporre tregua e altri modi di concordia.Consigliavanlo ancora molti che aspettasse il parto propinquo dellareinaperché non conveniva alla prudenza suanéall'amore che e' doveva portare a' popoli suoiesporre la personapropria a tanti pericoli se prima non avesse un figliuolo al qualeappartenesse tanta successione: ragione che diventò piúpotente per il parto della reinaperché fra pochi dímorí il figliuolo maschio che di lei era nato. Cosíparte per la negligenza e poco consiglio del reparte per ledifficoltà artificiosamente interposte da altrisi differirnotanto le provisioni che ne seguitò la distruzione delle suegenti con la perdita totale del regno di Napoli: e sarebbe succedutoil medesimo de' confederati suoi d'Italia se per se stessi nonavessino costantemente difese le cose proprie.

Cap.viii

Colloquie accordi di Lodovico Sforza con Massimiliano Cesare. MassimilianoCesare in Italia. Fedeltà de' fiorentini ai francesi econsigli politici del Savonarola. Vicende della guerra de' fiorentiniper riconquistare Pisa. Morte di Piero Capponi. Maggiori aiuti de'veneziani a Pisa e minore fiducia de' pisani in Lodovico Sforza.

Èdetto di sopra cheper paura degli apparati franzesisi eracominciatopiú per sodisfazione di Lodovico Sforza che de'viniziania trattare di fare passare Massimiliano Cesare in Italia;col qualementre durava il medesimo timorefu convenuto che iviniziani e Lodovico gli dessino per tre mesi ventimila ducaticiascuno mese perché menasse seco un certo numero di cavalli edi fanti. La quale convenzione come fu fattaLodovicoaccompagnatodagli oratori de' collegatiandò a Manzoluogo di làdalle Alpi a' confini di Germaniaad abboccarsi seco; nel qualeluogo avendo parlato lungamenteed essendosi il medesimo díritirato di qua dall'Alpi a Bormiterra del ducato di MilanoCesareil dí seguentesotto specie di andare cacciandosi trasferínel luogo medesimo: ne' quali colloqui di due dí avendo Cesarestabilito con loro il tempo e il modo del passarese ne tornòin Germania per sollecitare l'esecuzione di quel che s'eradeliberato. Ma raffreddando intanto il romore delle preparazionifranzesiin modo che a questo effetto non pareva piúnecessario il farlo passareLodovico disegnò di servirsiadambizionedi quello che prima aveva procurato per propria sicurtà.Però continuando di sollecitarlo a passarené volendoi viniziani concorrere a promettergli trentamila ducatii qualidimandava oltre a' primi sessantamila che gli erano stati promessisi obligò egli a questa dimanda; tanto che finalmente passòCesare in Italiapoco innanzi alla morte di Ferdinando: la qualeintesa quando era già vicino a Milanoebbe qualche pensierodi favorire che il regno di Napoli pervenisse in Giovanni figliuolounico del re di Spagnasuo genero; ma essendogli dimostrato daLodovico che questoessendo molesto a tutta Italiadisunirebbe iconfederati e conseguentemente faciliterebbe i disegni del re diFrancianon solo se ne astenne ma favorí con lettere lasuccessione di Federigo.

Lapassata sua in Italia fu con pochissimo numero di gentedando voceche prestamente passerebbe insino alla somma la quale era obligato dimenare; e si fermò a Vigevano. Ove in presenza di Lodovico edel cardinale di Santa Crocemandatogli legato dal ponteficeedegli altri oratori de' collegatifu ragionato che andasse nelPiemonteper pigliare Asti e separare dal re di Francia il duca diSavoia e il marchese di Monferrato: i qualicome membri dependentidallo imperioricercò che andassino a parlare seco in qualcheterra del Piemonte; ma essendo le forze sue da disprezzare nécorrispondendo gli effetti all'autorità del nome imperialenéalcuno di essi consentí di andare a luinédell'impresa d'Asti v'era speranza che avesse a succedereprosperamente. Fece similmente instanza che andasse a lui il duca diFerrarail quale sotto nome di feudatario dello imperio possedeva lecittà di Modona e di Reggioofferendogli per sicurtàsua la fede di Lodovico suo genero; il quale ricusò diandarviallegando cosí convenire all'onore suoper tenereancora in diposito il castelletto di Genova. Però Lodovicoilquale stimolato dalla sua antica cupidità e dal dispiacere chePisatanto desiderata da sécadesse con pericolo di tuttaItalia in potestà de' viniziani desiderava sommamente diinterrompere questa cosaconfortò Cesare che andasse a quellacittà; persuadendosicon discorso pieno di fallacieche ifiorentiniimpotenti a resistere a lui e alle forze de' collegatisi rimoverebbono per necessità dalla congiunzione del re diFranciané potrebbono ricusare di dare arbitrio a Cesare chese non per concordia almeno per via di giustiziaterminasse ledifferenze loro co' pisani; e che in sua mano si deponesse Pisa contutto il contado: alle quali cose egli sperava con l'autoritàsua di fare consentire i pisanie che i vinizianiconcorrendovimassime la volontà di tutti gli altri confederatinon siopporrebbono a una conclusione la quale si dimostrava con tantobeneficio comune e onestissima per sua natura. PerchéessendoPisa anticamente terra di imperiopareva non appartenesse ad altriche a Cesare la cognizione delle ragioni di quegli che vipretendevano; e deposta Pisa in mano di Cesaresperava Lodovicocondanari e con l'autorità che aveva con luiche facilmenteglien'avesse a concedere. Questo parereproposto nel consiglio sottocolore chepoi che al presente cessava il timore della guerra [de']franzesiera da usare la venuta di Cesare per indurre i fiorentini aunirsi con gli altri confederati contro al re di Franciapiaceva aCesaremalcontento che la venuta sua in Italia non partorisseeffetto alcunoe perchéavendoper i concetti suoivastissimie non meno per i suoi disordini e smisurata prodigalitàsempre necessità di danarisperava che Pisa avesse a essereinstrumento di cavarneo da' fiorentini o da altrigrandissimaquantità. Ma fu medesimamente approvato da tutti iconfederaticome cosa molto utile alla sicurtà d'Italia; noncontradicendo anche l'oratore venetoperché quello senato sebene si accorgeva a che fine tendessino i pensieri di Lodovico siconfidava facilmente d'interromperglie sperava che per l'andata diCesare potesse facilmente acquistarsi a' pisani il porto di Livornoil quale unito a Pisa pareva che privasse d'ogni speranza ifiorentini di potere giammai piú ricuperare quella città.

Avevanoprima i collegati fatto molte volte instanza a' fiorentini ches'unissino con loro enel tempo che piú temevano dellapassata de' franzesidata speranza di obligarsi a operare talmenteche Pisa ritornasse sotto il dominio loro; ma essendo sospetta a'fiorentini la cupidità de' viniziani e di Lodoviconévolendo leggiermente alienarsi dal re di Francianon avevano uditocon molta prontezza queste offerte. Movevagli inoltre la speranzad'avereper la passata del rea recuperare Pietrasanta e Serezanale quali terre non potevano sperare di ottenere da' confederati; emolto piú perchéfacendo giudicio piú da'meriti loro e da quello che tolleravano per il re che dalla suanatura o consuetudinesi persuadevano d'avere a conseguirepermezzo della sua vittorianon solo Pisa ma quasi tutto il resto diToscana: nutriti in questa persuasione dalle parole di IeronimoSavonarolail quale continuamente prediceva molte felicità eampliazioni di imperiodestinate dopo molti travagli a quellarepublicae grandissimi mali che accadrebbono alla corte romana e atutti gli altri potentati d'Italia; al quale benché nonmancassino de' contradittorinondimeno dalla maggiore parte delpopolo gli era prestata fede grandee molti de' principalicittadinichi per bontà chi per ambizione chi per timoregliaderivano. In modo che essendo i fiorentini disposti a continuarenell'amicizia del re di Francianon pareva senza ragione che iconfederati tentassino di ridurgli con la forza a quello da che conla volontà erano alieni; e si giudicava impresa non difficileperché erano odiati da tutti i vicininon potevano sperareaiuto dal re di Franciaconciossiacosaché avendo abbandonatola salute de' suoi medesimi era credibile avesse a dimenticarsiquella degli altrie le spese gravissime con la diminuzionedell'entratesopportate già tre annigli avevano talmenteesausti che non si credeva potessino tollerare lunghi travagli.

Perchée questo anno medesimo avevano continuata sempre la guerra co'pisani: nella quale erano stati vari gli accidentie memorabili piúper la perizia dell'armi dimostrata in molte opere militari daciascuna delle partie per l'ostinazione con la quale le cose sitrattavanoche per la grandezza degli eserciti o per la qualitàde' luoghi intorno a quali si combattevache erano castella ignobilie in sé di piccolo momento. Perché avendo le genti de'fiorentinipoco poi che la cittadella fu data a' pisani e innanziche a Pisa sopravenissino gli aiuti de' vinizianipreso il castellodi Buti e accampatisi a Calcie innanzi lo pigliassinoperassicurarsi delle vettovagliecominciato a fabricare un bastione insul monte della Dolorosafurono i fanti che vi erano a guardiaperla negligenza lororotti dalle genti de' pisani; e poco dipoiessendo Francesco Secco con molti cavalli alloggiato nel borgo diButiacciocché le vettovaglie potessino andare sicuramente aErcole Bentivogliil quale con la fanteria de' fiorentini eraintorno alla piccola fortezza del monte della Verrucolaassaltatoallo improviso da fanti usciti di Pisaed essendo in luogo difficilea adoperarsi i cavalline perdé non piccola parte. Per iquali successi parendo piú prospere le cose de' pisanie consperanza di procedere a maggiore prosperità perché giàcominciavano ad arrivare gli aiuti de' vinizianiErcole Bentivoglioche alloggiava nel castello di Bientinainteso che GiampaoloManfrone condottiere de' viniziani era con la prima parte delle gentiloro arrivato a Vico Pisanovicino a Bientina a due migliasimulando timoree ora uscendo in campagna oracome si scoprivanole genti veneteritirandosi in Bientinapoiché lo vedderipieno d'audacia e di inconsiderazionelo condusse con grandeastuzia un giorno in un aguatodove lo ruppe con perdita della piúparte de' fanti e de' cavalliseguitandolo insino alle mura di VicoPisano: ma perché la vittoria non fusse del tutto lietaquando volleno ritirarsiFrancesco Seccoil quale quella mattina siera unito con Ercolefu morto da uno archibuso. Sopravenneno poil'altre genti de' vinizianitra' quali erano ottocento stradiotti econ loro Giustiniano Morosino proveditore; per il che essendo ipisani molto superioriErcole Bentivoglioperitissimo del sito delpaesenon volendo mettersi in pericolo né abbandonare deltutto la campagnaalloggiò in luogo fortissimo tra ilcastello di Pontadera e il fiume dell'Eracon l'opportunitàdel quale alloggiamento raffrenò assai l'impeto degli inimici:i quali in tutto questo tempo non presono altro che il castello diButiottenendolo a discrezione; e attendevano a predare tutto ilpaese co' loro stradiottide' quali trecento che avevano fatta unacavalcata in Val d'Era furono rotti da genti mandate loro dietro daErcole. Ed erano i fiorentini nel tempo medesimo infestati da'sanesi; i qualipresa l'occasione de' travagli che avevano nelcontado di Pisa e stimolati da' collegatimandorono il signore diPiombino e Giovanni Savello a campo al bastione del ponte a Valiano;ma intendendo sopravenire il soccorso guidato da Renuccio da Marcianosi ritirorono tumultuosamentelasciatavi parte dell'artiglierie. Peril che i fiorentiniassicurate le cose da quella bandavoltoronoRenuccio con le genti in quel di Pisa; in modo cheessendo quasipareggiate le forzesi ridusse la guerra alle castella dellecolline: le quali per essere affezionate a' pisaniprocedevano piútosto le cose con disavvantaggio de' fiorentini. E accadde anche chei pisanientrati per trattato nel castello di Ponte di Saccosvaligiorono una compagnia d'uomini d'arme e feceno prigione Lodovicoda Marcianobenché per sospetto delle genti de' fiorentiniche erano vicine subito l'abbandonassino; e per impadronirsi megliodelle collineimportanti molto per le vettovaglie che di quivi aPisa si conducevano e perché interrompevano a' fiorentini ilcommercio del porto di Livornofortificorono la piú parte diquelle castella; delle quali fuper accidente estraordinarionobilitato Soiano. Perchéessendovi andato il campo de'fiorentini con intenzione d'espugnarlo il dí medesimoe peròavendo fatto guastare tutti i passi del fiume della Cascina e messoin sulla riva le genti d'arme in battagliaacciocché gliinimici non potessino soccorrerlomentre che Piero Capponicommissario de' fiorentiniprocura di fare piantare l'artiglieriapercosso da uno degli archibusi della terra nella testaperdéla vita subitamente; fineper la ignobilità del luogo e perla piccola importanza della cosanon conveniente alla sua virtú.Donde il campo si levò senza tentare altro; essendo anche inquesto tempo stati necessitati i fiorentini a mandare gente inLunigianaal soccorso della rocca della Verrucolamolestata da'marchesi Malaspini con l'aiuto de' genovesi; donde facilmente gliscacciorono.

Eranostate per qualche mese potenti le forze de' pisaniperchéoltre agli uomini della terra e del contadodiventati già perlungo uso bellicosiv'avevano i viniziani e il duca di Milano molticavalli e fanti; benché assai piú numero fussino queglide' viniziani. Cominciorono poi a diminuirsiper non avere i debitipagamentile genti tenutevi dal duca; e però i viniziani vimandorono di nuovo cento uomini d'arme e sei galee sottili conprovisione di frumentinon perdonando a spesa alcuna necessaria allasicurtà di quella città e opportuna a tirare a séla benivolenza de' pisani. I quali si alienavano ogni dí piúcon gli animi dalla divozione del duca di Milanoinfastiditi e dallastrettezza sua allo spendere e provedergli e dalle sue variazioni;perché ora si dimostrava ardente nelle cose loro ora procedevafreddamente; talmente chequasi insospettiti della sua volontàattribuivano a lui che 'l Bentivogliosecondo la commissione avutada' collegatinon fusse cavalcato a' danni de' fiorentini; massimeche si sapeva essergli mancato da lui in grande parte dei pagamentio per avarizia o perché gli fussino grate le molestie ma nonla totale oppressione de' fiorentini. Per le quali operazioni avevagittato da se medesimo nelle cose di Pisa i fondamenti contrari allapropria intenzionee al fine per il quale era autore che sideliberasse nel consiglio de' collegati l'andata di Cesare a Pisa.

Cap.ix

MassimilianoCesare chiede a' fiorentini che sia a lui rimessa la questione conPisa. I veneziani mandano nuove genti a Pisa. Risposta de' fiorentinia Massimiliano Cesare. Colloquio de' legati fiorentini col duca diMilano.

Laquale poi che fu deliberataCesare mandò due imbasciadori aFirenzea significare che alla impresaquale aveva in animo di farepotentemente contro agl'infedeliaveva giudicato necessario passarein Italia per pacificarla e assicurarla; e per questa cagionericercava i fiorentini che si dichiarassino insieme con gli altriconfederati alla difensione d'Italiae quando pure avessino l'animodiverso da questoche manifestassino la loro intenzione. Volereperla cagione medesima e per quello che si apparteneva alla autoritàimperialeconoscere le differenze tra loro e i pisani; e peròdesiderare che insino a tanto fussino udite da lui le ragioni ditutti si sospendessino l'offesecome era certo che farebbono ipisania' quali aveva comandato il medesimo; affermando con umaneparole essere parato ad amministrare giustizia indifferentemente.Alla quale esposizionecommendato con parole onorevoli il propositodi Cesare e dimostrato d'avere fede grandissima nella sua bontàfu risposto che per imbasciadoriquali subito gli manderebbonofarebbono intendere particolarmente la mente loro.

Main questo tempo i vinizianiper non lasciare a Cesare o al duca diMilano facoltà di occupare Pisavi mandorono di nuovoconconsentimento de' pisaniAnnibale Bentivoglio loro condottiere concento cinquanta uomini d'armee poco poi nuovi stradiotti e millefanti; significando al duca avervegli mandati perché la lororepublicaamatrice delle città liberevoleva aiutare ipisani alla recuperazione del contado loro: con l'aiuto delle qualigenti i pisani finirono di recuperare quasi tutte le castella dellecolline. Per i quali benefici e per la prontezza de' viniziani nelledimande loro che erano molteora di gente ora di danari ora divettovaglie e di munizioniera la volontà de' pisanidiventata tanto conforme a quella de' viniziani chetrasportata inessi quella confidenza e amore che e' solevano avere nel duca diMilanodesideravano sommamente che quel senato continuasse nelladifesa loro; e nondimeno sollecitavano la venuta di Cesaresperandocon le genti che erano in Pisa e con quelle menava secoaverefacilmente a conseguire Livorno.

Daaltra parte i fiorentiniche oltre all'altre difficoltà eranostretti in quel tempo da gravissima carestiastavano con moltotimorevedendosi soli a resistere alla potenza di tanti príncipi;perché in Italia non era alcuno che gli aiutassee perlettere degli oratori che avevano in Francia erano stati certificatiche dal real quale avevano fatto grandissima instanza d'essere intanti pericoli soccorsi almeno di qualche quantità di danarinon si poteva sperare sussidio alcuno. Solamente cessava loro lamolestia di Piero de' Mediciperché il consiglio de'collegati fu di non usare in questo moto il nome e il favore suoavendo per esperienza compreso che i fiorentini per questo timorediventavano piú uniti alla conservazione della proprialibertà. Né cessava Lodovico Sforzasotto specied'essere geloso della salute loro e malcontento della grandezza de'vinizianidi confortargli efficacemente a rimettersi in Cesaredimostrando molti pericoli e spaventie proponendo non restare altromodo a trarre di Pisa i viniziani; donde seguiterebbe subito la lororeintegrazionecome cosa molto necessaria alla quiete d'Italiaedesiderata per questa cagione da' re di Spagna e da tutti gli altriconfederati. E nondimeno i fiorentininé mossi dalla vanitàdi queste insidiose lusinghe né spaventati da tante difficoltàe pericolideliberorono di non fare con Cesare dichiarazione alcunané rimettere in suo arbitrio le ragioni loro se prima nonerano restituiti alla possessione di Pisa; perché nonconfidavano né della volontà né della autoritàsuaessendo noto che non avendo da se stesso né forze nédanari procedeva come pareva al duca di Milanoné si vedendone' viniziani disposizione o necessità di lasciare Pisa: peròcon franco animo attendevano a fortificare e provedere quantopotevano Livornoe a ristrignere insieme tutte le genti loro nelcontado di Pisa. E nondimenoper non si dimostrare alieni dallaconcordia e sforzarsi di mitigare l'animo di Cesaregli mandoronoimbasciadoriessendo egli già arrivato a Genovaperrispondere a quello che avevano esposto gli oratori suoi in Firenze:la commissione de' quali fu di persuadergli non essere necessario diprocedere ad alcuna dichiarazioneperché per la divozione chesi portava al nome suo si poteva promettere della republicafiorentina tutto quello desiderasse; ricordare che al propositosantissimo che egli aveva di quietare Italia niuna cosa era piúopportuna che il restituire subito Pisa a' fiorentiniperchéda questa radice nascevano tutte le loro deliberazioni che eranomoleste a lui e a' confederatie perché Pisa era cagione chequalcun altro aspirasse allo imperio d'Italia e perciòprocurasse di tenerla in continui travagli; con le quali parolebenché non si esprimesse altrimentierano significati iviniziani; né convenire alla sua giustizia che chi era statospogliato violentemente fussecontro alla disposizione delle leggiimperialiastretto a fare compromesso delle sue ragioni se prima nonera reintegrato nella sua possessione: conchiudendo cheavendo dalui questo principiola republica fiorentinanon gli restando causadi desiderare altro che la pace con ciascunofarebbe tutte quelledichiarazioni che a lui paressino convenienti; e confidandosipienamente della sua giustizia rimetterebbe in lui prontamente lacognizione delle sue ragioni. La quale risposta non sodisfacendo aCesaredesideroso che innanzi a ogni cosa entrassino nella legaricevendo la parola da lui della reintegrazione alla possessione diPisa infra uno termine convenientenon ebbonodopo moltediscussionida lui altra risposta se non chein sul molo di Genovaquando già entrava in marerispose loro che dal legato delpontefice che era in Genova intenderebbono la sua volontà: dalquale rimessi al ducache da Tortonainsino dove aveva accompagnatoCesareera ritornato a Milanoandorono a quella città. Eavendo già dimandata l'udienzasopragiunseno commissioni daFirenzedove si era saputo il progresso della loro legazionechesenza cercare altra risposta se ne tornassino alla patria: peròvenuti all'ora deputata innanzi al ducaconvertirono la dimandadella risposta in significargli cheritornandosene a Firenzenonavevano ricusato d'allungare il cammino per fargliinnanzi cheuscissino del suo statoriverenzacome conveniva all'amicizia cheteneva seco la loro republica.

Avevail ducapresupponendo che avessino a dimandargli la rispostaperostentarecome faceva spessola sua eloquenza e le sue arti eprendersi piacere dell'altrui calamitàconvocato tutti glioratori de' collegati e tutto il suo consiglio; ma restandomaravigliato e confuso di questa propostané potendo celareil suo dispiaceregli dimandò che risposta avessino avuta daCesare. Alla quale dimandareplicando essi chesecondo le leggidella loro republicanon potevano con altro principe trattare le suecommissioni che con quello al quale erano destinati imbasciadoririspose tutto turbato: - Dunquese noi vi daremo la risposta per laquale sappiamo che Cesare v'ha rimesso a noinon la vorrete udire? -Soggiunseno non essere vietato loro l'udire né potere vietareche altri non parlasse. Replicò: - Siamo contenti di darvelama non si può fare questo se non esponete a noi quello cheesponeste a lui. - E replicando gli oratori non potereper lemedesime ragionied essere superfluoperché era necessarioche Cesare avesse significata la loro proposta a quegli a' qualiaveva commesso che in nome suo facessino la rispostanon potendoegli né con parole né con gesti dissimulare lo sdegnolicenziò e gli oratori e tutti coloro che aveva congregati:ricevuta in sé parte di quella derisione che aveva voluta fareagli altri.

Cap.x

Felicesbarco a Livorno di granaglie per i fiorentini. Contraria fortuna diMassimiliano Cesare nel tentativo d'impadronirsi di Livorno.Massimiliano Cesare con pochissima dignità del nome imperialeabbandona la Toscana e l'Italia e si ritira in Germania. LodovicoSforza ritira le sue genti da Pisa.

Cesarein questo mezzopartito del porto di Genova con sei galee che iviniziani avevano nel mare di Pisae con molti legni de' genovesiabbondanti d'artiglieria ma non d'uomini da combattereperchénon v'erano altro che mille fanti tedeschinavigò insino alporto della Spezie e di quivi andò per terra a Pisa; overaccolti cinquecento cavalli e mille altri fanti tedeschi che avevanofatto il cammino per terradeliberò con queste genti e conquelle del duca di Milano e con parte delle viniziane andare a campoa Livornocon intenzione di assaltarlo per terra e per maree chel'altre genti de' viniziani andassino a Ponte di Saccoacciocchéil campo de' fiorentiniche non era molto potentenon potesse omolestare i pisani o dare soccorso a Livorno. Ma niuna impresaspaventava i fiorentini meno che quella di Livornoprovedutosufficientemente di gente e d'artiglieriee ove aspettavano di díin dí soccorso di Provenza; perché non molto primaperaccrescere le forze sue con la riputazione nella quale allora eranoin Italia l'armi de' franzesiavevano con consentimento del re diFrancia soldato monsignore di Albigionuno de' suoi capitani concento lancie e mille fanti tra svizzeri e guasconiacciocchéper mare passassino a Livornoin su certe navi che per ordine loroerano state caricate di grani per sollevare la carestia che ne eraper tutto il dominio fiorentino. La quale deliberazionefatta conaltri pensieri e ad altri fini che per difendersi da Cesarese beneebbe molte difficoltàperché e Albigion con la suacompagnia già condotto alle navi ricusò d'entrare inmare e de' fanti se ne imbarcorono solamente seicentonondimeno futanto favorita dalla fortuna che né maggiore né piúopportuna provisione si sarebbe potuta desiderare; conciossiacosachéil dí medesimo che uno commissario pisanomandato innanzi daCesare con molti fanti e cavalli per fare ponti e spianare le vie perl'esercito che aveva a veniresi presentò a Livornoi legnidi Provenzache erano cinque navi e alcuni galeonie con essi unanave grossa di Normandiala quale il re mandava per rinfrescareGaeta di vettovaglie e di gentesi scopersono sopra Livornoco'venti tanto prosperi chenon se gli opponendo l'armata di Cesareperché fu costretta dal tempo ad allargarsi sopra la Meloria(scoglio famosoperché già appresso a quello furono inuna battaglia navale afflitte in perpetuo da' genovesi le forze de'pisani)entrorono nel porto senza ricevere alcuno danno; eccetto cheuno galeone carico di granoseparato dal resto dell'armatafu presodagl'inimici. Détte questo soccorsosí opportunogrande ardire a quegli che erano in Livornoe confermògrandemente l'animo de' fiorentiniparendo loro che l'essere giuntocosí a tempo fusse segno che dove in favore loro mancassino leforze umane avesse a supplire l'aiuto divino: come molte volte inquegli dínel maggiore terrore degli altriavevapredicandoal popoloaffermato il Savonarola.

Manon cessò per questo il re de' romani d'andare col campo aLivorno: dove mandati per terra cinquecento uomini d'arme e millecavalli leggieri e quattromila fantiegli andò in sulle galeeinsino alla bocca dello Stagno che è tra Pisa e Livorno. Eavendo assegnata l'oppugnazione d'una parte della terra al conte diGaiazzoche era stato mandato con lui dal duca di Milanoe postosiegli dall'altrabenché il primo dí s'accampasse conmolta difficoltà per la molestia grande dataglidall'artiglierie di Livornocominciòcome colui chedesideravala prima cosainsignorirsi del portoaccostate le gentiinnanzi dí dalla banda della Fontanaa battere con molticannoni il Magnanoil quale quegli di dentro avevano fortificatoerovinatocome veddeno porre il campo da quella parteil Palazzottoe la torre dal lato di marecome cosa da non potersi guardare eabile a fare perdere la torre nuova; e nel medesimo tempoperbattere dalla parte di mareaveva fatto appressare al porto l'armatasuaperché le navi franzesipoiché ebbono poste interra le genti e scaricato parte de' graniessendo finiti i noliloronon ostante i prieghi fatti in contrariosi erano partite perritornare in Provenzae la normanda per seguitare il cammino suoverso Gaeta. L'oppugnazione fatta al Magnanoper combattere poi laterra eziandio per mareriusciva di poco fruttoper esservi munitoin modo che l'artiglierie poco offendevanoe quegli di dentro spessouscivano fuora a scaramucciare. Ma era destinato che la speranzacominciata col favore de' venti avesse col beneficio pure de' ventila sua perfezione; perché levatosi uno temporale gagliardoconquassò in modo l'armata che la nave grimalda genovesecheaveva portata la persona di Cesarecombattuta lungamente da' ventiandò a traversodirimpetto alla rocca nuova di Livornocontutti gli uomini e artiglierie che vi erano soprae il medesimofeceno alla punta di verso Santo Iacopo due galee venete; e gli altrilegni dispersi in vari luoghi patirno tanto che non furno piúutili per la impresa presente: per il quale caso ricuperorono queglidi dentro il galeonevenuto prima in potestà degl'inimici.

Peril naufragio dell'armata ritornò Cesare a Pisa; dovedopomolte consultediffidandosi per tutti di potere piú pigliareLivornosi deliberò di levarne il campo e fare la guerra daaltra parte. Però Cesare andò a Vico Pisanoe fattoordinare uno ponte sopra Arno tra Cascina e Vico e uno sopra ilCilecchioquando si credeva dovesse passarepartitosi alloimproviso se ne ritornò per terra verso Milano; non avendofatto altro progresso in Toscana che avere saccheggiatoquattrocentocavalli de' suoiBorgheri castello ignobile nella Maremma di Pisa.Scusava questa subita partita per accrescersegli continuamente ledifficoltànon si sodisfacendo alle sue spesse dimande dinuovi danariné consentendo i proveditori veneti che lamaggiore parte delle genti loro uscisse piú di Pisa persospetto conceputo di luiné gli avevano i viniziani pagatointeramente la porzione de' sessantamila ducati; ondelodandosimolto del duca di Milanosi lamentava gravemente di loro. A Paviadove egli si trasferífu fatta nuova consulta; e benchéavesse publicato volere tornarsene in Germaniaconsentiva disoprastare in Italia tutta la vernata con mille cavalli e dumilafantiin caso che ogni mese se gli pagassino ventiduemila fiorini diReno; della quale cosa mentre che s'aspetta risposta da Vinegia andòin Lomellinanel tempo che era aspettato a Milano: essendoglicomene' tempi seguenti dimostrorno meglio i suoi progressifatale di nonentrare in quella città. Di Lomellinamutato consigliotornòa Cusago propinquo a sei miglia a Milanodonde inopinatamentesenzasaputa del duca e degli oratori che vi eranose n'andò aComo; e quivi intesomentre desinavache il legato del papaalquale aveva mandato a dire che non lo seguitasseera arrivatolevatosi da mensaandò a imbarcarsi con tanta celeritàche appena il legato ebbe spazio di parlargli poche parole allabarca; al quale rispose essere necessitato di andare in Germania mache prestamente ritornerebbe. E nondimenopoiché per il lagodi Como fu condotto a Bellasioavendo inteso che i vinizianiconsentivano a quello che si era trattato a Paviadétte dinuovo speranza di ritornare a Milano; ma pochissimi giorni poiprocedendo con la sua naturale varietàlasciata una parte de'suoi cavalli e de' fantise ne andò in Germania: avendoconpochissima degnità del nome imperialedimostrata la suadebolezza a Italiache già lungo tempo non aveva vedutiimperadori armati.

Perla partita sua Lodovico Sforzadisperato di potere piúsenon venivano nuovi accidentitirare Pisa a sé nécavarla di mano de' vinizianine levò tutte le genti suepigliando per parte di consolazione del suo dispiacere che iviniziani restassino soli implicati nella guerra co' fiorentini; dache si persuadeva che la stracchezza dell'uno e dell'altro potessecol tempo porgergli qualche desiderata occasione. Per la partitadelle quali genti i fiorentinirestati piú potenti nelcontado di Pisa che gli inimicirecuperorono tutte le castella dellecolline; e perciò i vinizianiessendo costretti per impedirei loro progressi a fare nuove provisioniaggiunsono a quelle che vierano tante genti che in tutto v'aveano quattrocento uomini d'armesettecento cavalli leggieri e piú di dumila fanti.

Cap.xi

Resadi Taranto a' veneziani. Il re di Francia progetta d'impadronirsi diGenova. Il pontefice dichiara confiscati gli stati degli Orsini.Guerra con gli Orsini e patti che la concludono. Presa di Ostia.Consalvo accolto trionfalmente in Roma e dal pontefice.

Risolveronsiin questo mezzo nel reame di Napoli quasi tutte le reliquie dellaguerra de' franzesi: perché la città di Taranto con lefortezzeoppressata dalla famesi arrendé a viniziani chel'avevano assediata con la loro armatai quali dopo averla ritenutamolti díed essendo già nato sospetto che se lavolessino appropriarela restituirono finalmente a Federigoinstandone assai il pontefice e i re di Spagna; ed essendosi inteso aGaeta che la nave normandaavendo combattuto sopra Porto Ercole conalcune navi de' genovesi che aveva incontrateseguitando dipoi ilsuo camminovinta dalla tempesta del mare era andata a traversoifranzesi che erano in quella cittàalla quale il nuovo re eratornato a campoancora chesecondo che era la famaavessinoprovisione da sostenersi qualche mesegiudicando che alla fine il reloro non sarebbe piú sollecito a soccorrergli che e' fussestato a soccorrere tanta nobiltà e tante terre che si tenevanoper luiaccordorono con Federigo per mezzo di Obigníilquale per alcune difficoltà nate nella consegnazione dellefortezze di Calavria non era ancora partito da Napolidi lasciare laterra e la fortezzaavendo facoltà di andarne salvi per marein Francia con tutte le robe loro.

Peril quale accordo essendo il re di Francia alleggierito de' pensieridi soccorrere il reamee da altra parte acceso dagli stimoli deldanno e dell'infamiadeliberò di assaltare Genovasperandonella parte che v'aveva Batistino Fregosostato già doge diquella cittàe nel seguito che aveva il cardinale di SanPiero in Vincola in Savona sua patria e in quelle riviere; e parevagli aggiugnesse opportunità l'essere in questo tempo discordiGianluigi dal Fiesco e gli Adornie universalmente i genovesimalcontenti del duca di Milano per essere stato autore che nellavendita di Pietrasanta i lucchesi fussino stati preferiti a loro eperchéavendo poi promesso di farla ritornare nelle loro manie usata a questoper mitigare lo sdegno conceputol'autoritàde' vinizianigli aveva pasciuti molti mesi di vane speranze. Iltimore di questa deliberazione del re costrinse Lodovicoil qualeper le cose di Pisa era quasi alienato da' viniziania unirsi dinuovo con loroe a mandare a Genova quegli cavalli e fanti tedeschiche Cesare aveva lasciati in Italia: a' quali se non fussesopravenuta questa necessità non sarebbe stata fatta alcunaprovisione.

Lequali cose mentre che si trattanoil ponteficeparendogli di avereopportunità grande d'occupare gli stati degli Orsini poichéi capi di quella famiglia erano ritenuti a Napolipronunziònel concistorioVerginio e gli altrirebellie confiscò glistati loroper essere andaticontro a' suoi comandamentiaglistipendi de' franzesi; il che fattoassaltònel principiodell'anno mille quattrocento novantasettele terre loroavendoordinato che i Colonnesida piú luoghi dove confinano con gliOrsinifacessino il medesimo. Fu questa impresa confortata assai dalcardinale Ascanio per l'antica amicizia sua co' Colonnesi edissensione con gli Orsinie consentita dal duca di Milano; mamolesta a' viniziani i quali desideravano di farsi benevola quellafamiglia; e nondimenonon potendo con giustificazione alcunaimpedire che il pontefice proseguisse le sue ragioninéessendo utile l'alienarselo in tempo taleconsentirono che il ducad'Urbino soldato comune andasse a unirsi con le genti della Chiesadelle quali era capitano generale il duca di Candia e legato ilcardinale di Luna pavesecardinale dependente in tutto da Ascanio. Eil re Federigo vi mandò in aiuto suo Fabrizio Colonna. Questoesercitopoi che se gli furono arrendute Campagnano e l'Anguillara emolte altre castellaandò a campo a Trivignano; la qualeterradifesasi per qualche dí francamentesi dette adiscrezione: ma mentre si difendevaBartolomeo d'Alviano uscito diBracciano roppeotto miglia appresso a Romaquattrocento cavalliche conducevano artiglierie nel campo ecclesiastico; e un altro díessendo corso presso alla Croce a Montemarimancò poco chenon pigliasse il cardinale di Valenzail qualeuscito di Roma acacciarefuggendo si salvò. Preso Trivignanoandò ilcampo all'Isolae battuta con l'artiglierie una parte della rocca laconseguí per accordo. E si ridusse finalmente tutta la guerraintorno a Bracciano; dove era collocata tutta la speranza delladifesa degli Orsiniperché il luogoprima forteera statobene munito e riparatoe fortificato il borgoalla fronte del qualeavevano fatto un bastione; e dentrodifensori a sufficienza sotto ilgoverno dello Alviano: chegiovane ancora ma di ingegno feroce e dicelerità incredibileed esercitato nelle armidava di séquella speranza alla quale non furono nel tempo seguente inferiori lesue azioni. Né il pontefice cessava di accrescere ogni díil suo esercitoal quale aveva di nuovo aggiunto ottocento fantitedeschidi quegli che avevano militato nel reame di Napoli.Combattessi per molti dí da ogni parte con grande contenzioneavendo quegli di fuora piantate da piú luoghi l'artiglierie némancando quegli di dentro di provedere e riparare per tutto con sommadiligenza e franchezza: furono nondimenodopo non molti dícostretti ad abbandonare il borgo; il quale presogli ecclesiasticidettono un assalto feroce alla terrama benché avessino giàposte le bandiere in sulle mura furono sforzati a ritirarsi con moltodanno: nella quale battaglia fu ferito Antonello Savello.Dimostrorono quegli di dentro la medesima virtú in uno altroassaltoributtando con maggiore danno gli inimicide' quali furonotra morti e feriti piú di dugento; con laude grandissimadell'Alviano a cui s'attribuiva principalmente la gloria di questadifesaperché e dentro era prontissimo a tutte le fazioninecessarie e fuori con spessi assalti teneva in quasi continuamolestiae di dí e di nottel'esercito degli inimici.Accrebbe le laudi sue perchéavendo ordinato che certicavalli leggieri corressino da Cervetriche si teneva per gliOrsiniun dí insino in sul campouscito fuora perl'occasione di questo tumultomesse in fuga i fanti che guardavanol'artiglieriadella quale condusse alcuni pezzi minori in Bracciano.E nondimenobattuti e travagliati il dí e la nottecominciavano a sostentarsi principalmente con la speranza delsoccorso; perché Carlo Orsino e Vitellozzocongiunto per ilvincolo della fazione guelfa a gli Orsinii qualiricevuti danaridal re di Francia per riordinare le compagnie loro dissipate nelregno di Napolierano passati in Italia in su' legni venuti diProvenza a Livornosi preparavano per soccorrere a tanto pericolo.Però Carloandato a Sorianoattendeva a raccorre i soldatiantichi e gli amici e partigiani degli Orsini; e Vitellozzo faceva aCittà di Castello il medesimo de' suoi soldati e de' fanti delpaesei quali come ebbe uniticon dugento uomini d'arme e milleottocento fanti de' suoie con artiglieria in sulle carretteall'uso franzesesi congiunse a Soriano con Carlo. Per il che icapitani ecclesiasticigiudicando pericolosose e' procedessino piúinnanziil trovarsi in mezzo tra loro e quegli che erano inBraccianoe per non lasciare in preda tutto il paese circostante nelquale avevano già saccheggiate alcune castellalevato ilcampo da Bracciano e ridotte l'artiglierie grosse nell'Anguillarasiindirizzorono contro degli inimici; co' quali incontratisi traSoriano e Bassano il combatterono insieme per piú oreferocementema finalmente gli ecclesiasticibenché nelprincipio del combattere fusse preso da' Colonnesi Franciotto Orsinofurono messi in fugatolti loro i carriaggi tolta l'artiglieriaetra morti e presi piú di cinquecento uomini; tra' qualirestorono prigioni il duca d'Urbino Giampiero da Gonzaga conte diNugolarae molti altri uomini di condizione; e il duca di Candiaferito leggiermente nel voltoe con lui il legato apostolico eFabrizio Colonnafuggendosi salvorno in Ronciglione. Riportòla laude principale di questa vittoria Vitellozzoperché lafanteria da Città di Castellostata disciplinata innanzi da'fratelli e da lui al modo delle ordinanze oltramontanefu questo díaiutata grandemente dall'industria sua; perché avendogliarmati di lancie piú lunghe circa un braccio di quello che eral'usanza comuneebbono tanto vantaggio quando da lui furono condottea urtarsi co' fanti degl'inimici cheoffendendo loro senza essereoffesiper la lunghezza delle lanciegli messono in fugafacilmente; e con tanto maggiore onore quanto nella battagliacontraria erano ottocento fanti tedeschidella quale nazione avevanoi fanti italiani sempredopo la passata del re Carloavutograndissimo terrore. Dopo questa vittoria cominciorono i vincitori acorrere senza ostacolo per tutto il paese di qua dal Teveree dipoipassata una parte delle genti di là dal fiume sotto MonteRitondocorrevano per quella strada che sola era restata sicura. Peri quali pericoli il ponteficesoldando di nuovo molta gentechiamòdel regno di Napoli in soccorso suo Consalvo e Prospero Colonna. Enondimenopochi dí poiinterponendosi con grande studio glioratori de' viniziani per beneficio degli Orsinie lo spagnuolo pertimore che da questo principio non nascesse nelle cose della legamaggiore disordinefu fatta pace; con inclinazione molto pronta cosídel ponteficealienissimo per natura dallo spenderecome degliOrsinii qualinon avendo danari ed essendo abbandonati daciascunoconoscevano essere necessario che alla fine cedessino allapotenza del pontefice. La somma de' patti fu: che agli Orsini fusselecito continuare insino alla fine nella condotta del re di Francianella quale era espresso che e' non fussino tenuti a pigliare l'armicontro alla Chiesa: riavessino tutte le terre perdute in questaguerra ma pagando al pontefice cinquantamila ducatitrentamilasubitoche da Federigo fussino liberati Giangiordano e PagoloOrsiniperché Verginio era pochi dí innanzi morto inCastel dell'Uovoo di febbre o come alcuni credettono di velenoegli altri ventimila si pagassino infra otto mesima depositando inmano de' cardinali [Ascanio] e di Sanseverino l'Anguillara eCervetriper l'osservanza del pagamento: liberassinsi i prigionifatti nella giornata di Sorianoeccetto il duca d'Urbino; dellaliberazione del qualebenché s'affaticassino gli oratori de'collegatiil pontefice non fece instanzaperché sapeva gliOrsini non avere facoltà di provedere a' danarii quali sitrattava pagassinose non mediante la taglia di quel duca; la qualefu poco poi concordata in quarantamila ducatie aggiuntovi che nonprima fusse liberato che Pagolo Vitelliil quale quando si arrendéAtella era restato prigione del marchese di Mantovaconseguissesenza pagare alcuna cosa la sua liberazione.

Espeditoil pontefice poco onorevolmente della guerra degli Orsinidatidanari alle genti che conduceva Consalvoe unite seco le suelomandò all'impresa d'Ostia che si teneva ancora in nome delcardinale di San Piero in Vincoladove appena furono piantatel'artiglierie che il castellano si arrendé a Consalvo adiscrezione. Avuta OstiaConsalvo quasi trionfante entrò inRomacon cento uomini d'arme dugento cavalli leggieri e millecinquecento fantitutti soldati spagnuolimenandosi innanzi ilcastellano come prigioneil quale poco poi liberò; eincontrato da molti prelatidalla famiglia del pontefice e di tuttii cardinaliconcorrendo tutto il popolo e tutta la cortecupidissimi di vedere un capitano il nome del quale risonava giàchiarissimamente per tutta Italiafu condotto al papa residente inconcistorio; il qualericevutolo con grandissimo onoregli donòla rosasolita a donarsi ogni anno da' ponteficiin testimonianzadel suo valore. Ritornò poi a unirsi col re Federigo: ilqualeassaltato lo stato del prefetto di Romaaveva preso tutte leterre chetolte nell'acquisto del regno al marchese di Pescaraglierano state donate dal re di Francia; e presa Sora e Arcima non leroccheera a campo a Rocca Guglielmaavendo per accordo conseguitolo stato del conte d'Ulivetogiàinnanzi vendesse quelloducato al prefettoduca di Sora. E nondimeno in queste prosperitànon mancavano a Federigo molte molestie; non solo dagli amiciperchéConsalvo teneva in nome de' suoi re una parte della Calavriamaeziandio dagli inimici riconciliati. Perché essendo stato unaserauscendo di Castenuovo di Napoliferito gravemente da uno certogreco il principe di Bisignanoentrò tanto terrore nelprincipe di Salerno che questo non fusse stato fatto per ordine delrein vendetta dell'offese passateche subitonon dissimulando lacausa del sospettose n'andò da Napoli a Salerno; e benchéil re mandasse in potestà sua il grecoche era in carcereper giustificarloche egli (come era la verità) l'avevaferito per ingiuria ricevuta molti anni innanzi da lui nella personadella sua moglienondimenocome nell'antiche e gravi inimicizie èdifficile stabilire fedele reconciliazioneperché èimpedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendettanonsi potette mai piú il principe disporre a fidarsi di lui. Ilche dando speranza che nel regno si avessino a fare nuovesollevazionia' franzesii quali ancora tenevano il monte diSant'Angelo e alcuni altri luoghi fortiera cagione di fargliperseverare piú costantemente al difendersi.

Cap.xii

CarloVIII tratta la tregua co' re di Spagna e manda milizie contro ilterritorio di Genova e contro il ducato di Milanooccupando alcuneterre. Infelice esito dell'impresa e probabili cause dell'insuccesso.Patti della tregua fra il re di Francia e i re di Spagna. I francesiperdono in Italia quasi tutte le terre recentemente occupate. Ifiorentini occupati nella riconquista di Pisa accettano malvolentierila tregua.

Maggioripericoli si dimostravano in questo tempo in Lombardia per i movimentide' franzesiassicurati per allora da' minacci degli spagnuoliperché essendo stati tra loro piú tosto leggieriassalti e dimostrazioni di guerra che alcuna cosa notabileeccettoche da' franzesi fu presa in brevissimo tempo e abbruciata la terradi Salssi era introdotta tra quei re pratica di concordia; e perdare maggiore facilità a trattarlalevate tra loro l'offeseper due mesi. Per la quale occasione Carlopotendo attendere piúspeditamente alle cose di Genova e di Savonaavendo mandato in Astiinsino al numero di mille lancie e tremila svizzeri e numero pari diguasconicommesse al Triulzioluogotenente suo in Italiacheaiutasse Batistino e il Vincola; disegnando oltre a questi mandaredietro con grosso esercito il duca d'Orliens a fare in nome propriol'impresa del ducato di Milano: e per facilitare quella di Genovamandò a' fiorentini Ottaviano Fregoso a ricercargli che neltempo medesimo assaltassino la Lunigiana e la riviera di levanteeordinò che Pol Batista Fregoso con sei galee turbasse lariviera di ponente.

Cominciòquesto movimento con tanto terrore del duca di Milanoil quale da sestesso non era preparato abbastanzané aveva ancora gli aiutiche gli avevano promessi i vinizianiche se fusse stato continuatoco' mezzi debiti arebbe partorito qualche effetto importante; e piúfacilmente nel ducato di Milano che a Genovaperché a Genovaessendosi per opera di Lodovico riconciliati Gianluigi dal Fiesco egli Adorniavevano soldati molti fanti e messa in ordine un'armataper marea spese de' viniziani e di Lodovico: con la quale sicongiunseno sei galee mandate da Federigoperché ilponteficeritenendo il nome di confederato piú ne' consigli enelle dimostrazioni che nelle operenon volle in questi pericoliconcorrere a spesa alcunané per terra né per mare. Iprogressi di questa espedizione furono che Batistino e con lui ilTriulzio andorno a Novidella quale terra Batistinostatone primaspogliato dal duca di Milanoriteneva la fortezza; per la venuta de'quali il conte di Gaiazzoche vi era a guardia con sessanta uominid'arme dugento cavalli leggieri e cinquecento fantidiffidandosipoterla difendere si ritirò a Serravalle. Per l'acquisto diNovi si augumentò non poco la riputazione de' fuoruscitiperché oltre a essere terra capace di molta gente impedisce iltransito da Milano a Genova; e per il sito nel quale è posta èmolto opportuna a offendere i luoghi circostanti. Occupò dipoiBatistino altre terre vicine a Novi; e nel tempo medesimo ilcardinale con dugento lancie e tremila fantipresa Ventimiglias'accostò a Savonama non facendo quegli di dentro movimentoalcunoe inteso che Giovanni Adorno s'approssimava con molti fantisi ritirò allo Altareterra del marchese di Monferratodistante otto miglia da Savona. Di maggiore momento fu il principioche si fece per il Triulzio. Il qualedesideroso di dare occasioneche la guerra si accendesse nel ducato di Milanoancora che lacommissione del re fusse che prima s'attendesse alle cose di Genova edi Savonaprese il Boscocastello importante nel contadod'Alessandriasotto pretesto cheper sicurtà delle genti cheerano andate nella rivierafusse necessario impedire a quegli delduca di Milano la facoltà di condursi da Alessandria in quellodi Genova; e nondimenoper non contrafare manifestamente alcomandamento del renon procedé piú avantiperdendograndissima occasione; perché il paese circostante era tuttoper l'occupazione del Boscoin grandissima sollevazionealtri pertimore altri per cupidità di cose nuovenon essendo per ilduca da quella parte piú di cinquecento uomini d'arme eseimila fantie cominciando Galeazzo Sanseverinoil quale era inAlessandria[dove] medesimamente si ritirò il conte diGaiazzoa diffidarsi di poterla difendere senza maggiori forze: egià Lodoviconon manco timido in questa avversità cheper natura fusse in tutte l'altrericercava il duca di Ferrara cheinterponesse tra il re di Francia e lui qualche concordia. Ma ilsoprasedere del Triulzio tra 'l Bosco e Novi dette tempo a Lodovicodi provedersie a' vinizianii quali concorrendo prontissimamentealla sua difesa avevano prima mandato a Genova mille cinquecentofantidi mandare in Alessandria molti uomini d'arme e cavallileggieri; e ultimatamente commessono al conte di Pitiglianocapodelle loro gentiperché il marchese di Mantova si era rimossodagli stipendi venetiche con la maggiore parte andasse in aiuto diquello stato. Cosí raffreddando le cose cominciate con grandesperanzaBatistinonon fatto a Genova frutto alcunoperchéla città per le provisioni fatte stette quietaritornòa unirsi col Triulzioallegando essere riusciti vani i disegni suoiperché da' fiorentini non era stata assaltata la riviera dilevante; i quali non avevano giudicato prudente consiglio loimplicarsi nella guerra se prima le cose de' franzesi non sidimostravano piú prospere e piú potenti. Andòmedesimamente il Vincola a unirsi col Triulzionon avendo fattoaltro che prese alcune terre del marchese del Finaleperchési era scoperto alla difesa di Savona. Unite le genti franzesi fecenoalcune scorrerie verso il Castellaccioterra vicina al Boscostatagià fortificata da' capitani del duca; e augumentandosicontinuamente l'esercito de' collegati che faceva la massa adAlessandriae per contrario cominciando a mancare a' franzesi danarie vettovagliené essendo gli altri capitani bene pazienti aubbidire al Triulziofu costrettolasciata guardia in Novi e nelBoscoa ritirarsi con l'esercito appresso ad Asti.

Credesiche a questa impresa nocessecome si vede molte volte intervenirela divisione fatta delle genti in piú partie che se tutti sifussino nel principio dirizzati a Genova arebbono forse avutomigliore successo; perchéoltre alla inclinazione dellefazioni e lo sdegno nato per causa di Pietrasantaparte de' cavallie de' fanti tedeschi che il duca di Milano v'aveva mandatisoprastativi pochi díse ne erano tornati all'improviso inGermania. Può essere ancora che da quegli medesimi ministrida' qualil'anno dinanziera stata impedita la passata del re inItalia e il soccorso del regno di Napolifussino usate l'artimedesime di impedire la impresa presente con la difficoltàdelle provisioni; e tanto piú che era fama che 'l duca diMilanoil quale a' sudditi suoi faceva gravi esazionidonasse assaial duca di Borbone e ad altri di quegli che potevano appresso al re:la quale infamia si distendeva non meno al cardinale di San Malò.Ma come si siacerto è che il duca d'Orliensdestinato apassare in Asti e sollecitatone molto dal refece tutte lepreparazioni necessarie a tale andata ma ritardòo perchénon confidasse nelle provisioni che si facevano o perchécomemolti interpretavanopartisse malvolentieri del regno di Franciaessendo il re continuamente indisposto della personae in caso dellasua morte senza figliuoli appartenendo a lui la successione dellacorona.

Mail renon gli essendo riuscita la speranza della mutazione di Genovae di Savonaristrinse le pratiche cominciate co' re di Spagnaritardate per una sola difficoltà: che il re di Franciadesiderando di restare espedito alle imprese di qua da' montirecusava che nella tregua che si trattava si comprendessino le cosed'Italia; e i re di Spagnadimostrando di non fare difficoltàdi consentire alla sua volontà per altro che per rispetto delloro onorefacevano instanza che vi si comprendessinoperchéessendo la intenzione comune fare la tregua perché conmaggiore facilità si trattasse la pacepotrebbono conmaggiore onestà partirsi dalla confederazione che avevano congli italiani. Alla qual cosapoiché furono andati dall'unaparte all'altra piú volte imbasciadoriprevalendo finalmentecome quasi semprel'arti spagnuolecontrassono tregua per sée per i sudditi e dependenti suoie per quegli ancora che qualunqued'essi nominasse; la quale treguacominciando tra loro il quinto dídi marzo ma tra i nominati cinquanta dí poidurasse per tuttoil mese d'ottobre prossimo. Nominò ciascuno di essi queglipotentati e stati italiani che erano confederati e aderenti suoie ire di Spagna nominorno di piú il re Federigo e i pisani.Convenneno oltre a questo di mandare a Mompolieri uomini propri pertrattare la pace dove potessino intervenire gli oratori degli altricollegati; e in questa pratica davano i re di Spagna speranza dipotere con qualche giustificata occasione congiugnersi col re diFrancia contro agli italianiproponendoinsino allorapartiti didividersi il regno di Napoli. La quale tregua benché fattasenza partecipazione de' collegati d'Italia fu nondimeno grata atuttie specialmente al duca di Milanodesiderosissimo che laguerra si rimovesse del suo dominio.

Maessendo restata libera in Italia la facoltà dell'offendersiinsino al vigesimo quinto dí di aprileil Triulzio eBatistinoe con loro Serenonritornati con cinquemila uomini nellariviera di ponenteassaltorono la terra d'Albingala quale benchéavessino al primo assalto quasi tutta occupatanondimenodisordinatisi nell'entrarvi ne furno cacciati da poco numero degliinimici. Entrorno dipoi nel marchesato del Finale per dare cagioneall'esercito italiano d'andare a soccorrerlosperando d'avereoccasione di condurgli alla giornata; il che non succedendo nonfeceno piú cosa di momentoessendo massime accresciuta ladiscordia de' capitani e mancando ogni dí piúper latregua fattai pagamenti. Nel qual tempo i collegati avevanodaNovi in fuorarecuperato le terre prima perdute; e Novi finalmentecon tutto che il conte di Gaiazzo andatovi a campo ne fusse statoributtatoottenneno per accordo: né restòde' luoghiacquistatiin potere de' franzesi altro che alcune piccole terreprese nel marchesato del Finale. Ne' quali travagli il duca diSavoiainfestato da tutte le parti con offerte grandie il marchesedi Monferratoil governo del quale era stato dal re de' romaniconfermato in Costantino di Macedonianon si dichiarorono néper il re di Francia né per i confederati.

Nonsi era in questo anno fatta cosa di momento tra i fiorentini e ipisanibenché continuamente si proseguisse la guerrase nonche essendo andati i pisanisotto Giampaolo Manfrone conquattrocento cavalli leggieri e con mille cinquecento fantiperricuperare il bastione fatto da loro al Ponte a Stagnoil qualeavevano perduto quando Cesare si partí da Livornoil conteRenuccio avutone notizia andò con molti cavalli a soccorrerloper la via di Livornonon pensando i pisani dovere essere assaltatise non per la via del Pontadera; e avendogli sopragiunti che giàcombattevano il bastionegli messe in fuga facilmentepigliandonemolti. Ma si posoronoper la tregua fattasimilmente l'armi traloro; benché malvolentieri fusse accettata da' fiorentiniperché giudicavano essere inutile alle cose loro il darespazio a' pisani di respiraree perchénon ostante latreguaper sospetto di Piero de' Medici che continuamente qualchecosa macchinavae per il timore delle genti viniziane che erano inPisala necessità gli costrigneva a continuare le spesemedesime.

Cap.xiii

Ilduca di Milano propone a' collegati di cedere Pisa a' fiorentini perstaccarli dal re di Francia. Fallimento della proposta. Condizioniinterne di Firenze. Vano tentativo di Piero de' Medici di rientrarein Firenze. Turpitudini e tragedie nella famiglia del pontefice. Lacondanna de' compromessi nel tentativo di Piero de' Medici.

Cosíessendo per tutto fermate l'armi o già in procinto difermarsiil duca di Milanobenché ne' prossimi pericoliavesse dimostrato grandissima sodisfazione del senato viniziano per ipronti aiuti ricevuti da quelloesaltando publicamente conmagnifiche parole la virtú e la potenza venetae commendandola providenza di Giovan Galeazzo primo duca di Milano che avessecommesso alla fede di quello senato l'esecuzione del suo testamentonondimeno non potendo tollerare che la preda di Pisalevata eseguitata da lui con tanta fatica e con tante artirestasse a lorocome appariva manifestamente avere a esseree però tentandodi conseguire col consiglio quello che non poteva ottenere con leforzeoperò che 'l pontefice e gli oratori de' re di Spagnaa' quali tutti era molesta tanta grandezza de' vinizianiproponessino cheper levare d'Italia ogni fondamento a' franzesi eper ridurla tutta in concordiasarebbe necessario indurre ifiorentini a entrare nella lega comune col reintegrargli di Pisapoiché altrimenti indurre non vi si potevano; perchéstando separati dagli altri non cessavano di stimolare il re diFrancia a passare in Italia ein caso passassepotevano co' danarie con le genti loroessendo massime situati nel mezzo d'Italiafareeffetti di non piccola importanza. Ma questa proposta fu dall'oratoreviniziano contradetta come molto perniciosa alla salute comuneallegando la inclinazione de' fiorentini al re di Francia essere talecheeziandio con questo beneficionon era da confidarsi di loro senon davano sicurtà bastante di osservare quello promettessinoe in cose di tanto momento nessuna sicurtà bastare se non ildeporre Livorno in mano de' collegati: cosa proposta artificiosamenteda luiperchésapendo che mai consentirebbono di deporreluogo sí importante allo stato lorogli restasse facoltàmaggiore di contradire; il che essendo dipoi succeduto come pensavas'oppose con tale caldezza chenon avendo il pontefice e l'oratoredel duca di Milano ardire di contradirgli per non gli alienare dallaloro congiunzionenon si seguitò questo ragionamento; e sicominciò per il pontefice e i viniziani nuovo disegno perdivertire con violenza i fiorentini dalla amicizia franzese: dandoanimo a chi pensava di offendergli le male condizioni di quellacittànella quale era tra' cittadini non piccola divisionecausata dalla forma del governo.

Perchéquando fu fondata da principio l'autorità popolare non eranostati mescolati quegli temperamenti cheinsieme con l'assicurare co'modi debiti la libertàimpedissino che la republica non fussedisordinata dalla imperizia e dalla licenza della moltitudine. Peròessendo in minore prezzo i cittadini di maggiore condizione che nonpareva convenientee sospetta da altra parte al popolo la loroambizionee intervenendo spesso nelle deliberazioni importanti moltiche n'erano poco capacie scambiandosi di due mesi in due mesi ilsupremo magistrato al quale si referiva la somma delle cose piúarduesi governava la republica con molta confusione. Aggiugnevasil'autorità grande del Savonarolagli uditori del quale sierano ristretti quasi in tacita intelligenzaed essendo tra loromolti cittadini di onorate qualitàe prevalendo ancora dinumero a quegli che erano di contraria opinionepareva che imagistrati e gli onori publici si distribuissino molto piú ne'suoi seguaci che negli altri; e per questo essendosi manifestamentedivisa la cittàl'una parte con l'altra ne' consigli publicisi urtavanon si curando gli uominicome accade nelle cittàdivisedi impedire il bene comune per sbattere la riputazione degliavversari. Faceva piú pericolosi questi disordiniche oltrea' lunghi travagli e gravi spese tollerate da quella cittàv'era quell'anno carestia grandissimaper il che si poteva presumereche la plebe affamata desiderasse cose nuove.

Laquale mala disposizione détte speranza a Piero de' Mediciincitato oltre a queste occasioni da alcuni cittadinidi poterefacilmente ottenere il desiderio suo. Però ristretti i suoiconsigli con Federigo cardinale da San Severinoantico amico suoecon l'Alvianoe stimolato occultamente da' viniziania' qualipareva che per i travagli de' fiorentini si stabilissino le cose diPisadeliberò di tentare di entrare furtivamente in Firenze;massime poi che fu avvisato essere stato creato gonfaloniere digiustiziache era capo del magistrato supremoBernardo del Nerouomo di gravità e d'autorità grande e stato lungamenteamico paterno e suoed essere eletti al medesimo magistrato alcunialtri i qualiper le dependenze vecchiecredeva che avessinoinclinazione alla sua grandezza. Assentí a questo disegno ilponteficedesideroso di separare i fiorentini dal re di Francia conle ingiurie poi che era stato impedito di separargli co' benefici; nécontradisse il duca di Milanonon gli parendo potere fare fondamentoo intelligenza stabile con quella città per i disordini delpresente governose bene da altra parte non gli piacesse il ritornodi Pierosí per l'offese fattegli come perché dubitavanon avesse a dipendere troppo dall'autorità de' viniziani.Raccolti adunque Piero quanti danari potette da se medesimo e conl'aiuto degli amicie si credette che qualche piccola quantitàgli fusse somministrata da' vinizianiandò a Sienae dietroa lui l'Alviano con cavalli e con fantifacendo il cammino sempre dinotte e fuora di strada acciocché l'andata sua fusseoccultissima a' fiorentini. A Sienaper favore di Giacoppo e diPandolfo Petruccicittadini principali di quel governo e amicipaterni e suoiebbe secretamente altre genti; in modo che conseicento cavalli e quattrocento fanti eletti si partídue dípoi che era cominciata la treguanella quale non si comprendevano isanesiverso Firenzecon speranza chearrivandovi quasi improvisoin sul fare del díavesse facilmenteo per disordine o pertumulto il quale sperava aversi a levare in suo favorea entrarvi:il quale disegno non sarebbe forse riuscito vano se la fortuna nonavesse supplito alla negligenza de' suoi avversari. Perchéessendo al principio della notte alloggiato alle Tavernelleche sonoalcune case in sulla strada maestracon pensiero di camminare lamaggior parte della notteuna pioggia che sopravenne molto grandegli dette tale impedimento che e' non potette presentarsi a Firenzese non molte ore poi che era levato il sole; il quale indugio dettetempo a quegli che facevano professione di essergli particolariinimiciperché la plebe e quasi tutto il resto de' cittadinistava ad aspettare quietamente l'esito della cosadi prendere l'armicon gli amici e seguaci loroe ordinare che da' magistrati fussinochiamati e ritenuti nel palagio publico i cittadini sospettie farsiforti alla porta che va a Siena; alla qualepregato da loroandòmedesimamente Pagolo Vitelliche ritornando da Mantova erapersortela sera precedentegiunto in Firenze: di modo non si movendocosa alcuna nella cittàné Piero potente a sforzare laporta alla quale s'era accostato per un tiro d'arcopoi che vi fudimorato quattro oretemendo che con pericolo suo non sopravenissinole genti d'arme de' fiorentinile quali pensavacome era verochefussino state chiamate di quel di Pisase ne ritornò a Siena.Donde l'Alviano partitosie introdotto in Todi da' guelfisaccheggiò quasi tutte le case de' ghibellini e ammazzòcinquantatré de' primi di quella parte; il quale esempioseguitando Antonello Savelloentrato in Ternie i Gatteschi colfavore de' Colonnesi entrati in Viterbofeceno simiglianti malinell'un luogo e nell'altroe nel paese circostante contro a' guelfi:non provedendo a tanti disordini dello stato ecclesiastico ilponteficeaborrente dallo spendere in cose similie perchéprendendo per sua natura piccola molestia delle calamità deglialtrinon si turbava di quelle cose che gli offendevano l'onore pureche l'utilità o i piaceri non si impedissino.

Manon potette già fuggire gli infortuni domesticii qualiperturborono la casa sua con esempli tragicie con libidini ecrudeltà orribilieziandio in ogni barbara regione. Perchéavendoinsino da principio del suo pontificatodisegnato di volgeretutta la grandezza temporale al duca di Candia suo primogenitoilcardinale di Valenza il qualed'animo totalmente alieno dallaprofessione sacerdotaleaspirava all'esercizio dell'arminonpotendo tollerare che questo luogo gli fusse occupato dal fratelloeimpaziente oltre a questo che egli avesse piú parte di luinell'amore di madonna Lucrezia sorella comuneincitato dallalibidine e dalla ambizione (ministri potenti a ogni grandesceleratezza)lo feceuna notte che e' cavalcava solo per Romaammazzare e poi gittare nel fiume del Tevere secretamente. Eramedesimamente fama (se però è degna di credersi tantaenormità) che nell'amore di madonna Lucrezia concorressino nonsolamente i due fratelli ma eziandio il padre medesimo: il qualeavendolacome fu fatto ponteficelevata dal primo marito comediventato inferiore al suo gradoe maritatala a Giovanni Sforzasignore di Peseronon comportando d'avere anche il marito perrivaledissolvé il matrimonio già consumato; avendofattoinnanzi a giudici delegati da luiprovare con falsetestimonianzee dipoi confermare per sentenzache Giovanni era pernatura frigido e impotente al coito. Afflisse sopra modo il ponteficela morte del duca di Candiaardente quanto mai fusse stato padrealcuno nell'amore de' figliuolie non assuefatto a sentire i colpidella fortunaperché è manifesto che dalla pueriziainsino a quella età aveva avuto in tutte le cose felicissimisuccessi; e se ne commosse talmente che nel concistoriopoichéebbe con grandissima commozione d'animo e con lacrime deploratagravemente la sua miseriae accusato molte delle proprie azioni e ilmodo del vivere che insino a quel dí aveva tenutoaffermòcon molta efficacia volere governarsi in futuro con altri pensieri econ altri costumi: deputando alcuni del numero de' cardinali ariformare seco i costumi e gli ordini della corte. Alla quale cosaavendo data opera qualche díe cominciando a manifestarsil'autore della morte del figliuolola quale nel principio si eradubitato che non fusse proceduta per opera o del cardinale Ascanio odegli Orsinideposta prima la buona intenzione e poi le lagrimeritornò piú sfrenatamente che mai a quegli pensieri eoperazioni nelle quali insino a quel dí aveva consumato la suaetà.

Nacquenoin questo tempo dal movimento fatto per Piero de' Medici nuovitravagli in Firenzeperché poco dipoi venne a luce laintelligenza che egli v'avevaper il che furono incarcerati molticittadini nobili e alcuni altri si fuggirono; e poichélegittimamente fu verificato l'ordine della congiurafuronocondannati alla morte non solo Niccolò RidolfiLorenzoTornabuoniGiannozzo Pucci e Giovanni Cambiche l'avevanosollecitato a veniree Lorenzo a questo effetto accomodatolo didanarima eziandio Bernardo del Neronon imputato d'altro ched'avere saputa questa pratica e non l'avere rivelata: il qualeerroreche per sé è punito in pena capitale daglistatuti fiorentini e dalla interpretazione data dalla maggiore partede' giurisconsulti alle leggi comunifece piú grave in luil'essere statoquando Piero venne a Firenzegonfalonierecome sefusse stato maggiormente obligato a fare uffizio piú dipersona publica che di privata. Ma avendo i parenti de' condannatiappellato dalla sentenza al consiglio grande del popoloper vigored'una legge che s'era fatta quando fu ordinato il governo popolareristrettisi quegli che erano stati autori della condannazionepersospetto che la compassione dell'età e della nobiltà ela moltitudine de' parenti non mitigassino negli animi del popolo laseverità del giudicioottenneno che in numero minore dicittadini si mettesse in consulta se era da permettere il proseguirel'appellazione o proibirlo; dove prevalendo l'autorità e ilnumero di quegli che dicevano essere cosa pericolosa e facile agenerare sedizionee che le leggi medesime concedevano che perfuggire i tumulti potessino essere le leggi in caso similedispensatefurono impetuosamentee quasi per forza e con minacciecostretti alcuni di quegli che sedevano nel supremo magistrato aconsentire chenon ostante l'appello interpostosi facesse la nottemedesima l'esecuzione: riscaldandosi a questo molto piú chegli altri i fautori del Savonarolanon senza infamia sua che nonavesse dissuasoa quegli massime che lo seguitavanoil violare unalegge propostapochi anni innanzida lui come molto salutare equasi necessaria alla conservazione della libertà.

Cap.xiv

Federicod'Aragona ricupera altre terre. Conclusione della tregua fra i re diSpagna e Carlo VIII. Morte di Filippo duca di Savoia. Il duca diFerrara consegna il castello di Genova a Lodovico Sforza. Continuidubbi e negligenza del re di Francia e conseguenze che ne derivanoper le cose d'Italia. Si torna a discutere fra i collegati italianidell'opportunità di cedere Pisa a Firenze. Obiezione eopposizione de' veneziani.

Inquesto anno medesimo Federigo re di Napoliottenuta la investituradel regno dal pontefice e fatta solennemente la sua incoronazionerecuperò per accordo il monte di Santo Angeloche era statovalorosamente difeso da don Giuliano dell'Oreno lasciatovi dal re diFranciae Civita con alcune altre terre tenute da Carlo de Sanguine;e cacciatofinita che fu la treguatotalmente del regno il prefettodi Romasi voltò a fare il simile del principe di Salerno: ilquale finalmenteassediato nella rocca di Diano e abbandonato datuttiebbe facoltà di partirsi salvo con le sue robe;lasciata quella parte dello stato che ancora non aveva perduta inmano del principe di Bisignanocon condizione di darla a Federigosubito che intendesse egli essere condotto salvo in Sinigaglia.

Nellafine di questo annoessendo prima interrotta per le dimandeimmoderate de' re di Spagna la dieta che da Mompolieri era statatrasferita a Nerbonasi ritornò tra quegli re a nuovepratiche; militando pure la medesima difficoltàperchéil re di Francia era determinato di non acconsentire piú adaccordo alcuno nel quale si comprendesse Italia; e a' re di Spagnapareva grave lasciargli libero il campo di soggiogarla e puredesideravano non avere guerra con lui di là da' montiguerraa loro di molta molestia e senza speranza di profitto. Finalmente siconchiuse tregua tra essiper durare insino a tanto fusse disdetta edue mesi dappoi; né vi fu compreso alcuno de' potentatid'Italia. A' quali i re di Spagna significorono la tregua fattaallegando avere cosí potuto farla senza saputa de' collegaticome era stato lecito al duca di Milano fare senza saputa loro lapace di Vercelli; e cheavendo rottoquando fu fatta la legalaguerra in Francia e continuatala molti mesiné essendo statipagati loro i danari promessi da' confederatiancora che avessinogiusta cagione di non osservare piú a chi gli aveva mancatoavevano nondimeno molte volte fatto intendere chevolendo pagareloro cento cinquantamila ducatiche se gli dovevano per la guerrache avevano fattaerano contenti accettargli per conto di quellofarebbono in futurocon deliberazione di entrare in Francia conpotentissimo esercito; ma che non avendo i confederati corrispostosopra queste dimande né alla fede né al beneficiocomunee vedendo che la lega fatta per la libertà d'Italia siconvertiva in usurparla e opprimerlaconciossiaché ivinizianinon contenti che in sua potestà fussino pervenutitanti porti del reame di Napoliavevano senza ragione alcunaoccupato Pisaera paruto loro onestopoiché gli altridisordinavano le cose comuniprovedere alle proprie con la tregua;ma fatta in modo che si potesse dire piú presto ammunizioneche volontà di partirsi dalla legaperché era inpotestà loro sempre di dissolverla disdicendola: comefarebbono quando vedessino altra intenzione e altre provisioni ne'potentati italiani al beneficio comune. E nondimeno non potettenogustare quegli re interamente la dolcezza della quieteper la mortedi Giovanni principe di Spagnaunico figliuolo maschio di tutti edue.

Moríin questi tempi medesimilasciato uno piccolo figliuolo Filippo ducadi Savoia; il quale dopo lunga sospensione pareva che finalmenteavesse inclinato a' collegatiche gli avevano promesso dare ciascunoanno ventimila ducati: e nondimeno la fede sua era sí dubbiaappresso a tutti che ancora essiin caso che il re di Franciafacesse potente impresanon si promettessino molto di lui.

Nellafine dell'anno medesimo il duca di Ferrarapassati già i dueanni che aveva ricevuto in diposito il castello di Genovalorestituí a Lodovico suo genero; avendo prima dimandato al redi Francia che secondo i capitoli di Vercelli gli restituisse la metàdelle spese fatte in quella guardia. Le quali il re consentiva dipagare dandogli il duca il castellettocome diceva essere tenuto perl'inosservanza del duca di Milano; a che rispondendo egli questa nonessere liquidatae che a costituire il duca di Milano in contumaciasarebbe stata necessaria la interpellazioneofferiva il re dideporleacciocché innanzi al pagamento si vedesse di ragionese era tenuto a consegnargliene. Ma appresso a Ercole fu piúpotente la instanza fatta in contrario da' viniziani e dal generomovendolo non solo i prieghi e le lusinghe di Lodovicoche pochi díinnanzi aveva dato l'arcivescovado di Milano a Ippolito cardinale suofigliuoloma molto piú perché era pericolosoprovocarsi la inimicizia di vicini tanto potentiin tempo chequotidianamente diminuiva la speranza della passata de' franzesi; eperòavendo richiamato della corte di Francia don Ferrandosuo figliolorestituí a Lodovico il castellettosodisfattoprima da lui delle spese fatte nel guardarloeziandio per laporzione che toccava a pagare al re: donde i vinizianipermostrarsegli obligaticondussono il medesimo don Ferrando aglistipendi loro con cento uomini d'arme.

Laquale restituzionefatta poco giustificatamentebenché allariputazione del re in Italia importasse moltonondimeno non dimostròdi risentirsene come sarebbe stato conveniente; anzi avendo mandatoErcole uno imbasciadore a lui a scusarsi cheper essere lo stato suocontiguo a' viniziani e al duca di Milano che avevano mandato adenunziargli quasi la guerraera stato costretto a ubbidire allanecessitàl'udí con la medesima negligenza che seavesse trattato di cose leggierecome quello cheoltre al procederequasi a caso in tutte le sue azionicontinuava nelle consueteangustie e difficoltà. Perché era in lui ardentissimacome prima la inclinazione del passare in Italiae avevapiúche avesse avuto maipotentissime occasioni: la tregua fatta co' redi Spagnal'avere i svizzeri confermata seco di nuovo laconfederazione e l'essere nate tra' collegati molte cause didisunione; ma lo impediva con varie arti la maggior parte di quegliche erano intorno a luiproponendoglialcuni di loropiacerialcuni confortandolo al fare la impresa ma con apparato sípotente per terra e per mare e con tanta provisione di danari che eranecessario si interponesse lungo spazio di tempoaltri servendosid'ogni difficoltà e occasione; né mancando il cardinaledi San Malò di usare la solita lunghezza nelle espedizioni de'danari: in modo che non solo il tempo di passare in Italia era piúincerto che mai ma si lasciavano oltre a ciò cadere le cosegià quasi condotte alla perfezione. Perché ifiorentinistimolandolo continuamente a passareerano convenutisecocominciata che fusse la guerra da luidi muovere l'armi loroda altra partee a questo effetto concordati che Obigní concento cinquanta lancie franzesicento pagate dal re e cinquantapagate da loropassasse per mare in Toscana per essere capo delloesercito loro; e il marchese di Mantovastato rimossodisonorevolmentequando vincitore ritornò del reame diNapolidagli stipendi de' viniziani per sospetto che e' trattasse dicondursi col re di Franciatrattava ora veramente di ricevere soldoda luie il nuovo duca di Savoia si era confermato nella aderenzasua; prometteva il Bentivogliopassato che e' fusse in Italiadiseguitare l'autorità sua; e il ponteficestando ambiguo delcongiugnersi seco come continuamente si trattavaaveva determinatoalmeno di non se gli opporre. Ma la tardità e la negligenzausata dal re raffreddava gli animi di ciascunoperché néin Italia per congregarsi in Asti passavano le genti secondo lepromesse fatte da luinon si dava espedizione alla condotta diObigníné mandava danari per pagare gli Orsini eVitelli soldati suoi: cosaavendosi a fare la guerramoltoimportante. Donde essendo i Vitelli per condursi co' vinizianiifiorentininon avuto tempo di avvisarnelogli condussono per unoanno a comune per il re e per loro; la qual cosa fu lodata da luimané ratificò né provedde al pagamento per la suaporzione; anzi mandò Gemel a ricercargli che gli prestassinoper la impresa cento cinquantamila ducati. Finalmente facendocomespesso solevadella volontà sua quella di altripartitosiquasi allo improviso da Lionese ne andò a Torsi e poi adAmbuosacon le consuete promesse di ritornare presto a Lione. Per lequali cose mancando la speranza a tutti quegli che in Italiaseguitavano la parte suaBatistino Fregoso si riconciliò colduca di Milano.

Ilqualepreso animo da questi progressiscopriva ogni dí piúla mala volontà che aveva per le cose di Pisa contro a'viniziani; stimolando il pontefice e i re di Spagna a introdurre dinuovoma con maggiore efficaciail ragionamento della restituzionedi quella città. Per la quale pratica i fiorentinicosíconfortati da luimandorononel principio dell'anno millequattrocento novantottoa Roma uno imbasciadorema con commissioneche procedesse con tale circospezione che il pontefice e gli altripotessino comprendere che in caso che Pisa fusse renduta loro siunirebbono con gli altri alla difesa d'Italia contro a' franzesienondimeno che il re di Franciase l'effetto non seguissenon avessecausa di prendere sospetto di loro. Continuossi questo ragionamentoin Roma molti giornifacendo instanza apertamente il pontefice e glioratori de' re di Spagna e del duca di Milano e quello del re diNapoli con lo imbasciadore vinizianoessere necessario per sicurtàcomune unire con questo mezzo i fiorentini contro a' franzesiedovere il suo senato consentirvi insieme con gli altriacciocchéestirpate le radici di tutti gli scandolinon restasse piúalcuno in Italia che avesse cagione di chiamarvi gli oltramontani;l'unione della quale quando si impedisse per questo rispettosidarebbe forse materia a gli altri di fare nuovi pensierida' qualiin pregiudicio di tutti nascerebbe qualche importante alterazione. Maera al tutto diversa la deliberazione del senato viniziano. Il qualepretendendo alla sua cupidità vari colorie accorgendosi dachi principalmente procedesse tanta instanzarispondeva per mezzodel medesimo oratore lamentandosi gravissimamentetale cosa nonessere mossa dal rispetto del bene universale ma da malignainclinazione che avea qualcuno de' collegati contro a loroperchéessendo i fiorentini congiuntissimi d'animo a' franzesiepersuadendosi di avere per il ritorno loro in Italia a occupare lamaggiore parte di Toscananon era dubbio non bastare ilreintegrargli di Pisa a rimuovergli da questa inclinazioneanziessere cosa molto pericolosa il renderla loroperché quantopiú fussino potenti tanto piú alla sicurtàd'Italia nocerebbono. Trattarsi in questa restituzione dell'onore edella fede di tutti ma principalmente della loro republica; perchéavendo i confederati promesso tutti d'accordo a' pisani d'aiutargli adifendere la libertà e dipoiperché ciascuno deglialtri spendeva malvolentieri per il bene publicolasciato il peso aloro soliné essi ricusato a questo effetto alcuna spesa otravaglioessere con troppo loro disonore l'abbandonarlae mancaredella fede datala quale se gli altri non stimavanoessisolitisempre a osservarla non volevano in modo alcuno violare. Esseremolestissimo al senato viniziano chesenza rispetto alcunofussinoimputati dagli altri di quello che con consentimento comune avevanocominciato e per interesse comune avevano continuatoe che con tantaingratitudine fussino lapidati delle buone opere; né meritarequesta retribuzione le spese intollerabili che avevano fatte inquesta impresa e in tante altree tanti travagli e pericolisostenuti da loro dappoi che era stata fatta la lega: le quali coseerano state di natura che e' potevano arditamente dire che per operaloro si fusse salvata Italiaperché né in sul fiumedel Taro si era combattuto con altre arminé con altre armirecuperato il reame di Napoliche con le loro. E quale esercitoavere costretto Novara ad arrendersi? quale avere necessitato il redi Francia ad andarsene di là da' monti? quali forzeessersegli opposte nel Piemontequalunque volta avea fatto pruova diritornare? Né si potere già negare che queste azioninon fussino principalmente procedute dal desiderio che avevano dellasalute d'Italiaperché né erano mai stati i primiesposti a' pericoliné per cagione loro nati disordini iquali fussino debitori di ricorreggere: perché néaveano chiamato il re di Francia in Italia né accompagnatolopoi che era stato condotto di qua da' montiné perrisparmiare i danari propri lasciato cadere in pericolo le cosecomuni; anzi essere stato spesse volte di bisogno che 'l senatoveneto rimediasse a' disordini nati per colpa d'altri in detrimentodi tutti. Le quali opere se non erano conosciute o se sípresto erano poste in oblivionenon volere perciòseguitandol'esempio poco scusabile degli altrimaculare né la fede néla degnità della loro republica; essendo massime congiuntanella conservazione della libertà de' pisani la sicurtàe il beneficio di tutta Italia.

Cap.xv

Mortedi Carlo VIII e sue conseguenze. Decadenza dell'autorità delSavonarola in Firenze. Suo conflitto col pontefice. Suo supplizio.

Lequali cose mentre che con aperta disunione si trattano tra icollegatinuovo accidente che sopravenne partorí effettimolto diversi da' pensieri degli uomini; perché la notteinnanzi all'ottavo dí d'aprile morí il re Carlo inAmbuosaper accidente di goccioladetto da' fisici apoplessiasopravenuto mentre stava a vedere giocare alla pallatanto potenteche nel medesimo luogo finí tra poche ore la vitacon laquale aveva con maggiore impeto che virtú turbato il mondoedera pericoloso non lo turbasse di nuovo. Perché si credeva permolti cheper l'ardente disposizione che aveva di ritornare inItaliaarebbe pure una voltao per propria cognizione o persuggestione di quegli che emulavano alla grandezza del cardinale diSan Malòrimosse le difficoltà che gli eranointerposte: in modo chese bene in Italiasecondo le suevariazioniqualche volta augumentasse qualche volta diminuissel'opinione della sua passatanon era però che non se nestesse in continua sospensione; e perciò il ponteficestimolato dalla cupidità d'esaltare i figliuoliaveva giàcominciato a trattare secretamente cose nuove con lui; e si divulgòpoio vero o falso che fusseche il duca di Milanoper non starein continuo timoreaveva fatto il medesimo. PervenneperchéCarlo morí senza figliuoliil regno di Francia a Luigi ducadi Orlienspiú prossimo di sangue per linea mascolina chealcun altro; al qualecome fu morto il reconcorse subito a Blesdove allora erala guardia reale e tutta la cortee poi di mano inmano tutti i signori del regnosalutandolo e riconoscendolo per re:con tutto che per alcuno tacitamente si mormorasse chesecondo gliordini antichi di quel reameera diventato inabile alla degnitàdella coronacontro alla quale avea nella guerra di Brettagnapigliate l'armi.

Mail dí seguente a quello nel quale terminò la vita diCarlodí celebrato da' cristiani per la solennitàdelle Palmeterminò in Firenze l'autorità delSavonarola. Il qualeessendo molto prima stato accusato al ponteficeche scandalosamente predicasse contro a' costumi del clero e dellacorte romanache in Firenze nutrisse discordieche la dottrina suanon fusse al tutto cattolicaera per questo stato chiamato con piúbrevi apostolici a Roma; il che avendo ricusato con allegare diverseescusazioniera finalmentel'anno precedentestato dal ponteficeseparato con le censure dal consorzio della Chiesa. Per la qualesentenza poiché si fu astenuto per qualche mese dal predicarearebbese si fusse astenuto piú lungamenteottenuta con nonmolta difficoltà l'assoluzioneperché il ponteficetenendo per se stesso poco conto di luisi era mosso a procederglicontro piú per le suggestioni e stimoli degli avversari cheper altra cagione: ma parendogli che dal silenzio declinasse cosíla sua riputazioneo si interrompesse il fine per il quale simovevacome si era principalmente augumentato dalla veemenza delpredicaredisprezzati i comandamenti del ponteficeritornòdi nuovo publicamente al medesimo uffizio; affermando le censurepromulgate contro a luicome contrarie alla divina volontà ecome nocive al bene comuneessere ingiuste e invalidee mordendocon grandissima veemenza il papa e tutta la corte. Da che essendonata sollevazione grandeperché i suoi avversaril'autoritàde' quali ogni dí nel popolo diventava maggioredetestavanoquesta inubbidienzariprendendo che per la sua temerità sialterasse l'animo del ponteficein tempo massimamente chetrattandosi da lui con gli altri collegati della restituzione di Pisaera conveniente fare ogni opera per confermarlo in questainclinazionee da altra parte lo difendevano i suoi fautoriallegando non doversi per i rispetti umani turbare le opere divine néconsentire che sotto questi colori i pontefici cominciassino aintromettersi nelle cose della loro republicasi stette molti díin questa contenzione: tanto che sdegnandosi maravigliosamente ilponteficee fulminando con nuovi brevi e con minaccie di censurecontro a tutta la cittàfu finalmente comandatogli da'magistrati che desistesse dal predicare; a' quali avendo egliubbiditofacevano nondimeno molti de' suoi frati in diverse chieseil medesimo. Ma non essendo minore la divisione tra' religiosi chetra' laicinon cessavano i frati degli altri ordini di predicareferventemente contro a lui; e proroppono alla fine in tanto ardoreche uno de' frati aderenti al Savonarola e uno de' frati minori siconvennono di entrarein presenza di tutto il popolonel fuocoacciocché salvandosi o abbruciando quello del Savonarolarestasse certo ciascuno se egli era o profeta o ingannatore:imperocché prima aveva molte volte predicando affermato cheper segno della verità delle sue predizioni otterrebbequandofusse di bisognograzia da Dio di passare senza lesione per mezzodel fuoco. E nondimenoessendogli molesto che il ragionamento delfarne di presente esperienza fusse stato mosso senza saputa suatentò con destrezza di interromperlo; ma essendo la cosa perse stessa andata molto innanzie sollecitata da alcuni cittadini chedesideravano che la città si liberasse da tanta molestiafunecessario finalmente procedere piú oltre. E peròessendoil dí deputatovenuti i due fratiaccompagnandoglitutti i suoi religiosiin sulla piazza che è innanzi alpalagio publicoove era concorso non solo tutto il popolo fiorentinoma molti delle città vicinepervenne a notizia de' fratiminori il Savonarola avere ordinato che il suo fratequando entravanel fuocoportasse in mano il Sacramento; alla qual cosa cominciandoa reclamaree allegando che con questo modo si cercava di mettere inpericolo l'autorità della fede cristianala quale negli animidegli imperiti declinerebbe molto se quella ostia abbruciasseeperseverando pure il Savonarolache era presentenella suasentenzanata tra loro discordianon si procedette a farneesperienza: per la qual cosa declinò tanto del suo credito che'l dí seguentenato a caso certo tumultogli avversari suoiprese l'armi e aggiunta all'armi loro l'autorità del sommomagistratoespugnato il monasterio di San Marco dove abitavalocondusseno insieme con due de' suoi frati nelle carceri publiche. Nelquale tumulto i parenti di coloro che l'anno passato erano statidecapitati ammazzorno Francesco Valoricittadino molto grande eprimo de' fautori del Savonarolaperché l'autorità suaera sopra tutti gli altri stata cagione che e' fussino stati privatidella facoltà di ricorrere al giudicio del consiglio popolare.Fu dipoi esaminato con tormentibenché non molto graviilSavonarolae in sugli esamini publicato uno processo; il qualerimovendo tutte le calunnie che gli erano state dateo di avarizia odi costumi inonesti o d'avere tenuto pratiche occulte con príncipiconteneva le cose predette da lui essere state predette non perrivelazione divina ma per opinione propria fondata in sulla dottrinae osservazione della scrittura sacrané essersi mosso perfine maligno o per cupidità d'acquistare con questo mezzograndezza ecclesiasticama bene avere desiderato che per opera suasi convocasse il concilio universalenel quale si riformassino icostumi corrotti del cleroe lo stato della Chiesa di Diotantotrascorsosi riducesse in piú similitudine che fussepossibile a' tempi che furono prossimi a' tempi degli apostoli: laquale gloriadi dare perfezione a tanta e sí salutare operaavere stimato molto piú che 'l conseguire il pontificatoperché quello non poteva succedere se non per mezzo dieccellentissima dottrina e virtúe di singolare riverenza chegli avessino tutti gli uominima il pontificato ottenersi spesso ocon male arti o per beneficio di fortuna. Sopra il quale processoconfermato da lui in presenza di molti religiosieziandio del suoordinema con parolese è vero quel che poi divulgorono isuoi seguaciconcise e da potere ricevere diverse interpretazionigli furonoper sentenza del generale di San Domenico e del vescovoRomolinoche fu poi cardinale di Surrentocommissari deputati dalponteficeinsieme con gli altri due fratiaboliti con le cerimonieinstituite dalla Chiesa romana gli ordini sacri e lasciato in potestàdella corte secolare; dalla quale furono impiccati e abbruciati:concorrendo allo spettacolo della degradazione e del supplicio nonminore moltitudine d'uomini che il dí destinato a farel'esperimento di entrare nel fuoco fusse concorsa nel luogo medesimoall'espettazione del miracolo promesso da lui. La quale mortesopportata con animo costante ma senza esprimere parola alcuna chesignificasse o il delitto o la innocenzanon spense la varietàde' giudici e delle passioni degli uomini; perché molti loreputorono ingannatoremolti per contrario credettono o che laconfessione che si publicò fusse stata falsamente fabricata oche nella complessione suamolto delicataavesse potuto piúla forza de' tormenti che la verità: scusando questa fragilitàcon l'esempio del principe degli apostoliil qualenon incarceratoné astretto da' tormenti o da forza alcuna estraordinaria ma asemplici parole di ancille e di servinegò di esserediscepolo di quello maestro nel quale aveva veduto tanti santiprecetti e miracoli.