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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumequinto





Cap.i

Preoccupazionidi Massimiliano per i successi del re di Francia. Il re dàaiuti a' fiorentini per la riconquista di Pisa. Le milizie francesiricevono Pietrasanta da' lucchesi. L'esercito francese dopo una solaazione contro Pisa tumultua e si scioglie; i pisani espugnanoLibrafatta. Turbamento del re di Francia per l'accaduto; i fiorentinirifiutano nuove offerte del re; peggioramento delle condizioni de'fiorentini.

Dallavittoria tanto piena e tanto prospera del ducato di Milano eraaugumentata di maniera l'ambizione e l'ardire del re di Francia chearebbe facilmentela state medesimaassaltato il reame di Napoli senon l'avesse ritenuto il timore de' movimenti de' tedeschi. Perchése bene l'anno dinanzi avesse ottenuta la tregua da MassimilianoCesare con inclusione dello stato di Milanonondimeno quel reconsiderando meglio quanto per la alienazione di uno feudo tale sidiminuisse la maestà dello imperioe specialmente laignominia che ne perveniva a luid'avere lasciatoquasi sotto lasua protezione e sotto le speranze dategli e dopo tanti danariricevuti da luispogliarne Lodovico Sforzanon avea piúvoluto udire gli imbasciadori né del re di Francia néde' vinizianicome occupatori delle giurisdizioni imperiali; eacceso ultimatamente molto piú per la cattivitàmiserabile de' due fratelliridestandosi nell'animo suo l'anticheemulazioni e la memoria delle ingiurie fatte in diversi tempi a sée a' suoi predecessori da' re di Francia e dalla republica vinizianacongregava spesse diete per concitare gli elettori e gli altripríncipi tedeschi a risentirsi con l'armi di tanta ingiuriafatta non meno alla nazione germanicadella quale era propria ladegnità imperialeche a sé: anzi dimostrava ilpericolo che il re di Franciapresumendo ogni dí piúper tanta pazienza de' príncipi dello imperioe insuperbitoper tanto favore della fortunanon indirizzasse l'animo a procurarecon qualche modo indiretto che la corona imperiale ritornassecomealtre volte era statane' re di Francia; alla qualcosa arebbe ilconsentimento del ponteficeparte per necessitànon potendoresistere alla potenza suaparte per la cupidità che avevadella grandezza del figliuolo.

Lequali cose furono cagione che il reincerto che fine avessino adavere queste pratichedifferisse ad altro tempo i pensieri dellaguerra di Napoli: e perciònon essendo occupate ad altraimpresa le genti suefu contentobenché non senza moltadifficoltà e dubitazionedi concedere le genti dimandate da'fiorentini per la recuperazione di Pisa e di Pietrasantaperchéin contrario faceano instanza grande i pisanie insieme con loro igenovesi i sanesi e i lucchesiofferendo pagare al re al presentecentomila ducati in caso che Pisa Pietrasanta e Montepulcianorimanessino libere dalle molestie de' fiorentinie aggiugnernecinquantamila in perpetuo ciascuno anno se per l'autorità suaconseguivano i pisani le fortezze del porto di Livorno e tutto ilcontado di Pisa. Alle quali cose pareva cheper la cupiditàde' danarifusse inclinato non poco l'animo del re; nondimenocomeera solito di fare nelle cose gravirimesse al cardinale di Roanoche era a Milanoquesta deliberazione: appresso al qualeoltre a'sopradettiintercedevano per i pisani Gianiacopo da Triulzi eGianluigi dal Fiescodesideroso ciascuno di farsi signore di Pisaofferendo di pagare al reperché lo permettessenon piccolasomma di danarie dimostrando appartenere alla sicurtà suatenere deboliquando n'avea l'occasionei fiorentini e gli altripotentati d'Italia. Ma nel cardinale potette piú il rispettodella fede del re e i meriti freschi de' fiorentinii quali aveanoaiutato il re prontamente nella recuperazione del ducato di Milanoconvertendo a sua richiesta le gentile quali in tal caso eranoobligati di dargliin pagamento di danari. Però fu deliberatoche a' fiorentini si dessino per la recuperazione di Pisae conpromissione del cardinale che nel passare restituirebbono Pietrasantae Mutronesecento lancie pagate dal ree a spese loro propriecinquemila svizzeri sotto il baglí di Digiunoe certo numerodi guasconie tutta l'artiglieria e le munizioni necessarie a quellaimpresa; e vi si aggiunsonocontro alla volontà del re e de'fiorentinisecondo il costume lorodumila altri svizzeri. Dellequali genti deputò capitano Beumontedimandatogli da'fiorentiniperché per essere stato pronto a restituire loroLivorno confidavano molto in luinon considerando che nel capitanodell'esercitose bene è necessaria la fede ènecessaria l'autorità e la perizia delle cose belliche: benchéil recon piú sano e piú utile consiglioavessedestinato Allegricapitano molto piú perito nella guerraeal qualeper essere di sangue piú nobile e di maggioreriputazionesarebbe stata piú pronta l'ubbidienza delloesercito.

Masi cominciorono prestamente a scoprire le molestie e le difficoltàche accompagnavano gli aiuti de' franzesi: perchéessendocominciato a correre il pagamento de' fanti il primo dí dimaggiodimororno tutto il mese in Lombardia per gli interessi propridel redesiderosocon l'occasione del transito di questo esercitodi trarre danari dal marchese di Mantova e da' signori di CarpidiCoreggio e della Mirandolaper pena degli aiuti dati a LodovicoSforza; in modo che i fiorentinicominciati a insospettire di questoindugioe parendo oltre a ciò darsi a' pisani troppo tempo diripararsi e provedersiebbono inclinazione di abbandonare laimpresa. Purepretermettendo malvolentieri tale occasionedata laseconda pagaattendevano a sollecitare il farsi innanzi. Finalmenteessendosi signori di Carpidella Mirandola e di Coreggiointercedendo per loro il duca di Ferraracomposti di pagareventimila ducatiné potendo perdere tempo a sforzare ilmarchese di Mantovail quale da una parte si fortificavada altraallegando la impotenza di pagare danarimandati imbasciadori al relo supplicava della veniaandorno a campo a Montechierucolicastello de' Torelli in parmigianoi quali aveano aiutato LodovicoSforza; non tanto mossi dal desiderio di punire loro quanto perminacciarecon lo approssimarsi a BolognaGiovanni Bentivogliperi favori similmente prestati a Lodovico Sforza: il qualeper fuggireil pericolocompose di pagare quarantamila ducati; e il re l'accettòdi nuovo nella sua protezione insieme con la città di Bolognama con espressa limitazione di non pregiudicare alle ragioni che viaveva la Chiesa. Accordata Bologna e preso per forza Montechierucolitornorno le genti indietro a passare l'Apennino per la via diPontriemoli; ed entrati in Lunigianaavendo piú rispetto agliappetiti e comodi loro che all'onestotolsenoa instanza de'Fregosiad Alberigo Malaspina raccomandato de' fiorentini ilcastello di Massa e l'altre terre sue. E passati piú innanzii lucchesi (benché reclamando la plebene fussino tra sestessi in gravi tumulti) consegnorono a Beumonte Pietrasantain nomedel re; il qualelasciata guardia nella fortezzanon rimosse dellaterra gli ufficiali loroperché il cardinale di Roanodisprezzando in questo le promesse fatte a' fiorentiniricevuta da'lucchesi certa quantità di danarigli avea accettati nellaprotezione del reconvenendo che il re tenesse Pietrasanta indiposito insino a tanto che 'l re avesse dichiarato a chi di ragionesi appartenesse.

Main questo tempo i pisaniostinati a difendersiavevano avuto daVitellozzocol quale erano per l'inimicizia comune co' fiorentini ingrandissima congiunzionealcuni ingegneri per indirizzare le lorofortificazioni; alle quali lavoravano popolarmente gli uomini e ledonne. E nondimenonon pretermettendo di intrattenere con le solitearti i franzesiavevano nel consiglio di tutto il popolo sottomessala città al re; della quale dedizione mandorono instrumentipublici non solo a Beumonte ma eziandio a Filippo di Ravestengovernatore regio in Genovache temerariamente l'accettò innome del re. E avendo Beumonte mandato in Pisa uno araldo a dimandarela terragli risposono non avere maggiore desiderio che viveresudditi del re di Franciae però essere paratissimi adarseglipure che promettesse di non gli mettere sotto il dominiode' fiorentini; sforzandosie con le lagrime delle donne e con ogniartedi fare impressione all'araldo di essere osservantissimi edivotissimi della corona di Francia dalla quale aveano ricevuta lalibertà. Ma Beumonteavendo esclusi gli imbasciadori pisanimandati a lui con la medesima offertapose il penultimo dí digiugno il campo a quella cittàtra la porta alle Piagge e laporta Calcesanadirimpetto al cantone detto il Barbagianni; e avendola notte medesima battuto con grande impetoe continuato di battereinsino alla maggiore parte del dí seguentegittorono interraper la bontà dell'artiglieria lorocirca sessantabraccia della muraglia. E come ebbono cessato di tirarecorsonosubito i fanti e i cavallimescolati senza ordine o disciplinaalcunaper dare la battaglia; non avendo pensato in che modoavessino a superare uno fosso profondofatto da' pisani tra il murobattuto e il riparo che era lavorato di dentro; di maniera checomelo scopersonospaventati dalla sua larghezza e profonditàconsumorono il resto del dí piú presto spettatori delladifficoltà che assaltatori. Dopo il quale dí diminuísempre la speranza della vittoria: parte perché avevano ifranzesiper la qualità de' ripari e per l'ostinazione de'difensori perduto l'ardire; parte perchéper le arti usatesi era ridesta l'antica inclinazione avuta da quella nazione a'pisaniin modo checominciando a parlare e a dimesticarsi conquegli di dentroche continuavano la medesima offerta di darsi alrepure che non ritornassino sotto il giogo de' fiorentiniedentrando sicuramente molti di loro in Pisa e uscendone come di terrad'amicidifendevano per tutto il campo e appresso a' capitani lacausa de' pisani; confortandogli similmente molti di loro adifendersi. E a questooltre a' franzesidetteno animo assaiFrancesco da Triulzi luogotenente della compagnia di Gianiacopo eGaleazzo Palavicino che con la compagnia sua era nel campo franzese.Con l'occasione de' quali disordini entrò in Pisadalla partedi verso il marepermettendolo quegli di fuoriTarlatino da Cittàdi Castello insieme con alcuni soldati esperimentati alla guerramandato da Vitellozzo in aiuto de' pisani; uomo allora non conosciutoma che dipoifatto capitano da loroperseverò insinoall'ultimo con non piccola lode nella difesa di quella città.A queste inclinazionicomuni cosí a' fanti come a' cavallisuccederono molti disordiniperchédesiderando di avereoccasione di levarsi dalla impresacominciorono a saccheggiare levettovaglie che si conducevano al campo; a' quali disordini nonbastando a provedere l'autorità del capitanomoltiplicornoogni dí tanto che finalmente i fanti guasconi tumultuosamentesi partirno dall'esercito; l'esempio de' quali seguitorno tutti glialtri. E nel partirsialcuni fanti tedeschivenuti per ordine delre da Romafeciono prigione Luca degli Albizi commissariofiorentinocon allegare che altra voltastati in servigio de'fiorentini a Livornonon erano stati pagati. Partironsi subito isvizzeri e gli altri fantima le genti d'arme si fermorono propinquea Pisadove soprastate pochi dínon aspettato di intenderela volontà del rese ne tornorono in Lombardia: lasciato ingrave disordine le cose de' fiorentiniperchéper poteresupplire al pagamento de' svizzeri e de' guasconiavevano licenziatotutti i loro fanti. La quale occasione conoscendo i pisani andorono acampo a Librafattala quale facilmente espugnornonon meno perl'imprudenza degli inimici che per le forze proprie; perchédandovi la battagliaed essendo concorsi dove si combatteva tutti ifanti che vi erano dentroalcuni di quelli di fuora salirno con lescale nel piú alto luogo della fortezza che non era guardatada che spaventati i fanti si arrenderono; e dipoi subitamenteaccampatisi al bastione della Venturamentre vi davano la battagliai fantio per viltà o per fraude di San Brandano conestabilede' fiorentinidi nazione luccheseche vi era dentros'arrenderono. L'acquisto de' quali luoghi fu molto utile a' pisaniperché rimasono allargati e liberi dalla parte di verso Lucca.

Turbòquesto successo delle cose di Pisa piú che non sarebbecredibile l'animo del reconoscendo quanto ne rimanesse diminuita lariputazione del suo esercitoné potendo tollerare cheall'armi de' franzesiche avevano con tanto spavento d'ognuno corsoper tutta Italiaavesse fatto resistenza una città solanondifesa da altri che dal popolo proprio e ove non era alcuno capitanodi guerra famoso; e come spesso fanno gli uomini nelle cose che sonoloro molestesi ingegnavaingannando se stessodi credere che ilnon avere i fiorentini fatte le debite provisioni di vettovaglie diguastatori e di munizionicome affermavano i suoi per scaricopropriofusse stato causa che e' non avessino ottenuta la vittoriae che all'esercito fusse mancata ogn'altra cosa che la virtú:lamentandosi oltre a ciò che dall'avergli fatto instanzaimprudentemente i fiorentini che mandasse le genti piú tostosotto Beumonte che sotto Allegri erano proceduti molti disordini. Eda altra partedesiderando di recuperare l'estimazione perdutamandò Corcú suo cameriere a Firenze non tanto perinformarsi se le cose referite da' capitani erano vere quanto perricercare i fiorentini chenon perdendo la speranza d'avere perl'avvenire migliore successoconsentissino che le sue genti d'armeritornassino ad alloggiare nel contado di Pisaper tenere la vernataseguente infestata continuamente quella cittàe conintenzionecome apparisse la primaveradi ritornare con esercitogiusto e meglio ordinato di capitani e di ubbidienza a oppugnarla; laquale offerta fu rifiutata da' fiorentinidisperati di poterecoll'armi de' franzesi ottenere migliori effetti; onde diventornocontinuamente peggiori le condizioni loroperchédivulgandosi il re essere alienato da essicominciorno i genovesi isanesi e i lucchesi a sovvenire i pisani scopertamente con genti econ danari e a pigliare animo qualunque desiderava di offendergli.Onde crescevano eziandio in Firenze le divisioni de' cittadiniinmodo che non solo non erano bastanti a ricuperare le cose perdute mané anche provedevano a' disordini del loro dominio; perchéessendosi levate in arme in Pistoia le parti Panciatica eCancellierae procedendo tra loro nella città e nel contado agrandissimi incendi e uccisioniquasi a modo di guerra ordinata econ aiuti forestierinon vi facevano alcuna provisioneconignominia grande della republica.

Cap.ii

Accordifra il pontefice ed il re di Francia; progressi del Valentino inRomagna. Insuccesso del Valentino contro Faenza per l'eroicaresistenza del popolo. Il giubileo del 1500 e gli aiuti di danaro delpontefice al Valentino.

Procedeanoin questo tempo prosperamente le cose di Cesare Borgia: perchése bene il remal sodisfatto del pontefice per non l'avere aiutatonella ricuperazione del ducato di Milanoavesse tardato a dargliaiuto a proseguire la impresa cominciata contro a' vicari di Romagnanondimeno lo indusse finalmente in altra sentenza il desiderio diconservarsi benevolo il pontefice per il timore che avea de'movimenti di Germanianon trovando mezzo alcuno di concordia conCesaree molto piú l'autorità del cardinale di Roanoper la cupidità di ottenere la legazione del regno di Francia.Promesse adunque il pontefice al re di aiutarlocon le genti e conla persona del figliuoloquando volesse fare l'impresa del regno diNapolie concedette al cardinale di Roano per [diciotto] mesi lalegazione del regno di Francia; concessione cheper essere cosanuovae perché divertiva ancora che non vi fusse compresa laBrettagnamolte faccende e molti guadagni dalla corte di Romafuriputata cosa molto grande: e da altra parte il re mandò inaiuto suosotto Allegritrecento lancie e dumila fantisignificando a ciascuno che riputerebbe per propria ingiuria sealcuno si opponesse alla impresa del pontefice. Con la qualereputazionee con le forze proprie che erano settecento uominid'arme e seimila fantientrato il Valentino in Romagnaprese senzaresistenza alcuna le città di Pesero e di Riminifuggendosenei suoi signori; e dipoi si voltò verso Faenzanon difesa daaltri che dal popolo medesimo: perché non solo GiovanniBentivogliavolo materno di Astore piccolo fanciullosi astenevaper non irritare l'armi del pontefice e del figliuolo e per ilcomandamento avuto dal redal porgergli aiutoe i fiorentini e ilduca di Ferrara per le medesime cagioni facevano il medesimomaancora i vinizianiobligati alla sua difesagli intimoronoperchécosí furono ricercati dal redi avere rinunziato allaprotezione che avevano di luicome similmente aveano fatto prima perla medesima cagione a Pandolfo Malatesta signore di Rimini; anzipermaggiore dimostrazione di essere favorevoli alle cose del ponteficecreorono in questo tempo medesimo il duca Valentino loro gentiluomodimostrazione solita farsi da quella republica o per recognizione dibenefici ricevuti o per segno di stretta benivolenza.

Avevail Valentino condotto a' soldi suoi Dionigi di Naldo da Bersighellauomo di seguito grande in Valdilamonaper opera del quale occupòsenza difficoltà la terra di Bersighella e quasi tutta lavalle; e avendo espugnata la rocca vecchia conseguí la nuovaper accordo dal castellanoe speròper trattato tenuto dalmedesimo Dionigi col castellano di Faenzauomo della valle medesimae che lungamente avea governato lo stato di Astoreentrare nellarocca di quella città; ma venuto il trattato a lucefu fattoprigione da' faventini. I qualiné sbigottiti per essereabbandonati da ciascuno né per la perdita molto importantedella valleavevano deliberato di correre ogni pericolo perconservarsi nella soggezione della famiglia de' Manfredidalla qualeerano stati moltissimi anni signoreggiati; e però avevanoatteso con grandissima sollecitudine alla fortificazione della terra.Dalla quale disposizione il Valentino non potendo rimuovergli nécon promesse né con minacciesi accampò alle muradella città tra i fiumi di Lamone e di Marzanoe piantòl'artiglierie a quella parte che è verso Furlílaqualebenché circondata di muravolgarmente si chiama ilborgoove i faventini avevano fatto uno gagliardo bastione; ebattuto che ebbe a sufficienzamassime al portone che è tra'l borgo e la terradette il quinto dí la battagliadallaquale difendendosi valorosamente ridusse i suoi agli alloggiamenticon molto dannotra' quali restò morto Onorio Savello. Néerano quieti gli altri díessendo infestato continuamentel'esercito dalle artiglierie di dentroe perché gli uominidella terrase bene non aveano se non piccolissimo numero di soldatiforestieriuscivano spesso ferocemente a scaramucciare. Ma sopratutte l'altre coseancora che non fusse finito il mese di novembrese gli opponeva l'acerbità del tempoasprissimo sopra quellastagioneperché erano nevi grandissime e freddiintollerabiliper i quali si impedivano quasi del tutto le fatichemilitari e l'alloggiare sotto 'l cielo scoperto; avendo i faventiniinnanzi che 'l campo si accostasse alle muraabbruciate tutte lecase e tagliati tutti gli alberi propinqui alla città. Dallequali difficoltà necessitato il Valentinolevato il campo ildecimo dídistribuí le genti alle stanze per le terrevicine: pieno di sommo dolore cheavendooltre alle forze franzesiuno esercito molto fiorito di capitani e soldati italianiperchévi erano Pagolo e Giulio OrsiniVitellozzoe Giampagolo Baglionicon molti uomini elettie avendosi promessoco' suoi concettismisuratiche né mari né monti gli avessino aresisteregli fusse oscurata la fama de' princípi della suamilizia da uno popolo vivuto in lunga pacee che in quel tempo nonaveva altro capo che un fanciullo; giurando efficacemente e con moltisospiri checome prima la stagione lo comportassetornerebbe allamedesima impresacon animo deliberato di riportarne o la vittoria ola morte.

Nelqual tempo Alessandro suo padreacciocché tutte le opereproprie corrispondessino a uno medesimo fineavendo questo annomedesimo creaticon grandissima infamiadodici cardinali non de'piú benemeriti ma di quegli che gli offersono prezzo maggioreper non pretermettere specie alcuna di guadagnospargeva per tuttaItalia e per le provincie forestiere il giubileocelebrato in Romacon concorso grandemassimamente delle nazioni oltramontane; dandofacoltà di conseguirlo a ciascuno chenon andato a Romaporgesse qualche quantità di danari: i quali tuttiinsiemecon gli altri che in qualunque modo poteva cavare de' tesorispirituali e del dominio temporale della Chiesasomministrava alValentino. Il qualefermatosi a Furlípreparava le cosenecessarie all'oppugnazione per l'anno futuro: né con minoreprontezza attendevano i faventini alla fortificazione della città.

Cap.iii

Treguatra Massimiliano e il re di Francia. Il re di Francia ed il re diSpagna si accordano segretamente per la conquista e la spartizionedel reame di Napoli. Il re di Francia comincia scopertamente ipreparativi per l'impresa.

Questecose si feciono l'anno mille cinquecento. Ma molto piúimportanti cose si ordinavano per l'anno mille cinquecent'uno dal redi Francia: alle quali per essere piú espedito aveva sempreprocurato di fare concordia col re de' romaniper la quale oltre aottenere da lui l'investitura del ducato di Milano gli fusse lecitoassaltare il regno di Napoli; usando in questo il mezzo dell'arciducasuo figliuoloinclinato alla pace perché i popoli suoipernon interrompere il commercio delle mercatanziemalvolentieriguerreggiavano co' franzesie perché il re che non avevafigliuoli maschi proponeva di dare Claudia sua figliuola per moglie aCarlo figliuolo dell'arciducae per dotaquando fussino di etàabile a consumare il matrimonioperché l'uno e l'altro eranominori di tre anniil ducato di Milano. Per la cui intercessionenon si potendo cosí prestamente risolvere molte difficoltàche intervenivano nella pratica della paceottennenel principiodell'anno mille cinquecent'unotregua per molti mesi daMassimilianodandogli per ottenerla certa quantità di danari.Nella quale non fu fatta menzione alcuna del re di Napoli; con tuttoche Massimilianoavendo ricevuto da lui quarantamila ducatieobligazione di pagargliaccadendo il bisognoquindicimila ducatiogni mesegli avesse promesso di non fare accordo alcuno senzaincluderveloe di rompere la guerrase fusse necessario il farediversionenello stato di Milano. Perciò rimanendo il re diFrancia sicuro per allora de' movimenti di Germaniae sperando diottenereinnanzi passasse molto tempoper mezzo del medesimoarciducala investitura e la pacevoltò tutti i suoipensieri alla impresa del regno di Napoli. Alla quale temendo non segli opponessino i re di Spagnae dubitando che a quelli re non siunissinoper timore della sua grandezzai viniziani e forse ilponteficerinnovò con loro le pratichecominciate a tempodel re Carlodella divisione di quel reameal quale Ferdinando redi Spagna pretendeva similmente avere ragione. Perché se beneAlfonso re di Aragona l'avesse acquistato per ragioni separate dallacorona di Aragonae però come di cosa propria ne avessedisposto in Ferdinando figliuolo suo naturalenondimeno in Giovannisuo fratello che gli succedette nel regno di Aragonae in Ferdinandofigliuolo di Giovanniera stata insino allora querela tacita cheavendolo Alfonso conquistato con l'armi e co' danari del reame diAragonaapparteneva legittimamente a quella corona: la quale querelaaveva Ferdinando coperta con astuzia e pazienza spagnuolanon solonon pretermettendo con Ferdinando re di Napolie poi con gli altriche succederono di luigli uffici debiti tra parenti ma eziandioaugumentandogli con vincolo di nuova affinitàperché aFerdinando di Napoli dette per moglie Giovanna sua sorella e consentípoi che Giovanna figliuola di quella si maritasse a Ferdinandogiovane; e nondimeno non aveva però conseguito che la cupiditàsua non fussemolto tempo primastata nota a' re napoletani.Concorrendo adunque in Ferdinando e nel re di Francia la medesimainclinazionel'uno per rimuoversi gli ostacoli e le difficoltàl'altro per acquistare parte di quello che lungamente avevadesideratopoiché a conseguire il tutto non appariva alcunaoccasionesi convenneno di assaltare in uno tempo medesimo il reamedi Napoliil quale tra loro si dividesse in questo modo: che al redi Francia toccasse la città di Napoli con tutta la Terra diLavoro e la provincia dello Abruzzie a Ferdinando le provincie diPuglia e di Calavria; e che ciascuno si conquistasse da se stesso lasua partenon essendo l'altro obligato ad aiutarlo ma solamente anon impedirlo. E sopra tutto convenneno che questa concordia sitenesse segretissimainsino a tanto che l'esercito che il re diFrancia mandasse a quella impresa fusse arrivato a Roma: al qualtempo gli imbasciadori di amendueallegando essersi fatta perbeneficio della cristianità questa convenzione e per assaltaregli infedeliunitamente ricercassino al pontefice che concedesse lainvestitura secondo la divisione convenuta tra loro; investendoFerdinando sotto titolo di duca di Puglia e di Calavria e il re diFrancia sotto titolo non piú di Sicilia ma di re di Ierusaleme di Napoli. Il quale titolo del regno ierosolimitanopervenuto unavolta in Federigo secondoimperadore romano e re di Napoliper dotedella sua moglie figliuola di Giovanni re di Ierusalemin nome manon in effettoera stato continuamente usato da' re seguenti; benchéin uno tempo medesimo se l'avessinoper diverse ragioninon menocupidamente appropriato i re di Cipri della famiglia Lusignana: tantosono avidi i príncipi di abbracciare colori da potere conapparente onestà vessarebenché spesso indebitamentegli stati posseduti da altri. La quale capitolazione tra i due recome fu fattail re di Francia cominciò scopertamente apreparare l'esercito.

Cap.iv

Dopoaver inflitte nuove e gravi perdite agli assalitori i faentini siarrendono al Valentino. Sdegno del re di Francia verso i fiorentini eintenzioni avverse a Firenze del Valentino. Accordi fra ilBentivoglio e il Valentino. Il Valentino abbandona il territoriofiorentino per unirsi alle milizie francesi in marcia verso Napoli.

Ilquale mentre che si preparail Valentinoche ne' primi dídell'annoaccostatosi di notte con quantità grande di scaleal borgo di Faenza e avendovi secondo si credeva intelligenzaaveainvano tentato di occuparlonon avendo piú speranza nellafraudeprese pochi dí poi Russi e l'altre terre di quelcontado; e ultimatamente vi ritornò col campo nel principiodella primaveraponendosi di verso la rocca; e da quella partebattuta la muragliafece dare mescolatamente la battaglia dallegenti franzesi e dagli spagnuoli che erano a' soldi suoi. I qualiessendosi presentati con disordinesi ritirorono senza fare fruttoalcuno; ma in capo di tre dí ne fece dare un'altra con leforze di tutto il campodella quale il primo assalto toccò aVitellozzo e agli Orsiniche scelto il fiore de' loro soldatiassaltorno con grande virtú e con grande ordinespingendositanto innanzi che talvolta ebbono speranza di ottenere. Ma non eraminore il valore di quegli di dentro e gagliarda la riparazione fattada loroin modo che trovandosi gli assaltatori avere innanzi a séuno fosso grandeed essendo battuti per fianco da molta artiglieriafurono costretti a ritirarsi; e vi restò morto di loroFerrando da Farnese e molti uomini di contoe numero grande diferiti. E nondimeno i faventiniavendo ricevuto danno non piccolo inquesto assaltocominciorono talmente a considerare come alla fineabbandonati da ciascunopotessino contro a tanto esercitosostenersie con quanto danno e male condizioni verrebbono oespugnati per forza o costretti per l'ultima necessità a darsiin potestà del vincitorecheraffreddato tanto ardore esottentrando la paurasi arrenderonopochi dí poialValentino; salvo l'avere e le personee pattuita la libertàdi Astore suo signoree che gli fusse lecito di andare dove gliparesserimanendogli salva l'entrata delle proprie possessioni. Lequali cose Valentinoquanto agli uomini di Faenzaosservòfedelmente: ma Astoreche era minore di diciotto anni e di formaeccellentecedendo l'età e la innocenza alla perfidia ecrudeltà del vincitorefusotto specie di volere rimanessenella sua corteritenuto appresso a luicon onorevolidimostrazioni; ma non molto tempo poi condotto a Romasaziata prima(secondo si disse) la libidine di qualcunofu occultamente insiemecon uno suo fratello naturale privato della vita.

Acquistatoche ebbe il Valentino Faenza si mosse verso Bolognaavendo in animonon solo di occupare quella città ma di molestare dipoi ifiorentini; i quali erano in molta declinazioneessendosi allosdegno primo del re di Francia aggiunte nuove cagioni. Conciossiachéaffaticati dalle gravi spese che aveano fatte e che continuamenteerano necessitati di fareper la guerra co' pisani e per il sospettoche aveano delle forze del pontefice e del Valentinonon pagavano alrecon tutto che ne facesse grande instanzail residuo de' danariprestati loro dal duca di Milanoné quegli che e' pretendevadovere avere per conto de' svizzeri mandati contro a Pisa; perchéavendo i fiorentini negato di pagare lorosecondo che a Milanoaveano convenuto col cardinale di Roanouna paga per ritornarsenealla patriaperché si erano partiti molti dí prima cheavessino finito di servire lo stipendio ricevutoil reperconservarsi benevola quella nazionel'aveva pagata del suo proprio:e gli dimandava con grande acerbità di parolenon ammettendoscusa alcuna della impotenza loro. Alle quali cose faceva piúdifficile il provedere la discordia civilenata da' disordini delgoverno popolarenel qualenon essendo alcuno che avesse cura fermadelle cosee molti de' cittadini principali sospettio come amicide' Medici o come desiderosi di altra forma di governosi reggevanopiú con confusione che con consiglio. Onde non facendoprovisione alle dimande del reanzi lasciate passare senza effettole dilazioni impetrate da luil'aveano acceso in gravissimaindegnazione; dimandandooltre a questoche si preparassino adargli i danari e gli aiuti promessi per la impresa di Napoliperchése benesecondo le convenzioninon si doveano se non dopo larecuperazione di Pisadoversi in quanto a lui avere per recuperatapoiché per colpa loro era proceduto il non ottenerla:movendolo o la cupidità de' danaride' quali era per naturamolto amatoreo lo sdegno che ne' tempi conceduti loro non gliaveano pagati o l'essergli persuaso cheper i disordini del governoe per i molti amici che v'aveano i Medicinon poteva nelleoccorrenze sue fare fondamento alcuno in quella città. E percondurgli con l'asprezza e con l'acerbità a quello a che nongli conduceva l'autorità usava publicamente sinistri terminiallo imbasciadore che aveano appresso a luiaffermando non esserepiú tenuto alla loro protezioneperché avendo essimancato di adempiere la capitolazione fatta a Milanopoichénon gli avevano pagati a' tempi promessi i danari convenuti inquellanon era obligato a osservarla loro: per il cheessendo peristigazione del pontefice andato alla corte sua Giuliano de' Medicia supplicarloin nome suo e de' fratellidella restituzione allapatriapromettendogli quantità grandissima di danaril'aveaudito gratissimamentetrattando con esso assiduamente sopra il lororitorno. E perciò il Valentinopreso animo da queste coseestimolato da Vitellozzo e dagli Orsini soldati suoi e inimicissimide' fiorentiniquello per la ingiuria della morte del fratelloquesti per la congiunzione che aveano co' Mediciaveva prima mandatoin aiuto de' pisani Liverotto da Fermo con cento cavalli leggieriedopo l'acquisto di Faenza deliberato di molestargli: con tutto che daloro il padre ed egli non avessino ricevuto offese ma piútosto grazie e comodità; perché a richiesta loro aveanorinunziato alla protezione degli stati de' Riarialla quale eranoobligatie consentito che allo esercito suo andassino vettovagliecontinuamentedel dominio fiorentino.

Partitoadunque di Romagna con questa deliberazionedichiarato giàdal pontefice dopo l'acquisto di Faenzacon approvazione delconcistorioduca di Romagnae ottenutane l'investituraentròcon l'esercito nel territorio di Bolognacon grandissima speranza dioccuparla. Ma il dí medesimo che alloggiò a Castel SanPieroterra posta quasi ne' confini tra Imola e Bolognaricevécomandamento dal re di Francia di non procedere né allaoccupazione di Bologna né a cacciarne Giovanni Bentivogliperché allegava essere obligato alla protezione e della cittàe di lui; e quella eccezione espressa nell'accettazione dellaprotezionedi non pregiudicare alle ragioni della Chiesadoversiintendere di quelle ragioni e preminenze che allora vi possedeva laChiesaperché intendendosi indistintamente e non secondo ilsuono delle parolecome pretendeva il ponteficesarebbe stata cosavana e di niuno momento a' bolognesi e a' Bentivogli il riceverglinella sua protezione. Però il Valentinodeposto per alloracon gravissima querela del pontefice e suala speranza conceputaconvenne col Bentivoglioper mezzo di Pagolo Orsinoche gliconcedesse passo e vettovaglia per il bolognesepagassegli ogni annonovemila ducatiservisselo di certo numero di uomini d'arme e difanti per andare in Toscanae gli lasciasse la terra di CastelBolognesecheposta tra Imola e Faenzaè giurisdizione diBologna; che da lui fu donata a Pagolo Orsini. Il quale accordo comefu fattoil Bentivoglioo per sospetto che avesse da séproprio o perchésecondo che fu famail Valentinoperconcitargli maggiore odio in quella cittàgli avesse rivelatoessere stato invitato ad accostarsi a Bologna dalla famiglia de'Mariscottifamiglia potente di clientele e partigianie che perquesto e per l'insolenza loro gli era molto sospettafece ammazzarequasi tutti quegli di loro che erano in Bologna; usando per ministridi questa crudeltàinsieme con Ermes suo figliuolomoltigiovani nobiliacciò che per la memoria di avere imbrattatele mani nel sangue de' Mariscotti fussinoessendo divenuti inimicidi quella famigliacostretti a desiderare la conservazione dellostato suo.

Nonseguitorno piú oltre il Valentino le genti franzesiperchéaspettavano di unirsi con l'esercito regioil quale in numero dimille lancie e di diecimila fanti andava sotto Obigní allaimpresa di Napoli. Ma il Valentino si dirizzò per il bologneseverso il dominio fiorentino con settecento uomini d'arme e cinquemilafanti di gente molto elettae di piú con cento uomini d'armee dumila fanti che sotto il protonotario suo figliuolo gli dette ilBentivoglio; e avendo mandato a chiedere a' fiorentini passo evettovaglia per il loro dominioandò innanzi non aspettata larispostadando agli imbasciadori che gli erano stati mandati da'fiorentini benigne paroleinsino che ebbe passato lo Apennino. Macome fu condotto a Barberinomutata la benignità in asprezzadimandò facessino confederazione secoconducessinlo con quelnumero di genti d'arme e con quelle condizioni che convenissino algrado suoe che mutato il governo presente ne costituissino un altronel quale piú potesse confidare; e pigliava animo a questedimande non tanto per la potenza suanon avendo seco maggioreesercito né artiglieria da battere terrequanto per le malecondizioni de' fiorentiniavendo poca gente d'armené altrifanti che i paesani che giornalmente comandavanoe in Firenze timoresospetto e disunione assaiper essere nel campo suo Vitellozzo e gliOrsinie perché per ordine suo Piero de' Medici si erafermato a Logliano nel bolognesee il popolo pieno di gelosia che icittadini potenti non avessino procurata la sua venuta per ordinareuno governo a loro sodisfazione. Ma in Valentino non era desiderio dirimettere Piero de' Mediciperché non giudicava a suoproposito la grandezza degli Orsini e di Vitellozzoco' quali sapevache Piero ritornato nella patria sarebbe stato congiuntissimo. E hooltre a questoudito da uomini degni di fede che nell'animo suo erafissa la memoria di uno antico sdegno conceputo contro a luiinsinoquando arcivescovo di Pampalonanon promosso ancora il padre alpontificatodava opera alle leggi canoniche nello studio pisano:perché essendo andato a Firenze per parlargli sopra uno casocriminale di uno suo familiarepoiché per piú ore ebbeaspettato invano d'avere udienza da luioccupato o in negozi o inpiacerisi era ritornato a Pisa senza avergli parlatoriputandosidisprezzato e non mediocremente ingiuriato. E nondimenopercompiacere a' Vitelli e agli Orsinisimulava altrimenti; e molto piúper accrescere il terrore e la disunione de' fiorentinimediante laquale sperava o ottenere da loro migliori condizioni o potere avereoccasione di occupare qualche terra importante di quel dominio. Mapresentendo già che lo insulto suo era molesto al re diFranciacondotto che fu a Campipresso a sei miglia a Firenzefececonvenzione con loro in questa sentenza: che tra la republicafiorentina e lui fusse confederazione a difesa degli statiessendoproibito l'aiutare i ribelli l'uno dell'altroe nominatamente alValentino i pisani; perdonassino i fiorentini tutti i delitti fattiper qualunque nella venuta suané se gli opponessino indifesa del signore di Piombinoil quale era sotto la loroprotezione; conducessinlo agli stipendi loro per tre anni contrecento uomini d'armee con soldo di trentaseimila ducati perciascuno annoli quali fusse tenuto mandare in aiuto loro qualunquevolta n'avessino di bisogno o per difesa propria o per offesad'altri. Il quale accordo fattoandò a Signafacendo piccolegiornatee dimorando in ogni alloggiamento qualche dí edanneggiando con incendi e con prede il paese non manco che se fussestato scoperto inimicodimandavasecondo l'uso de' pagamenti che sifanno alle genti d'armela quarta parte de' danari che si dovevanoin uno annoe di essere accomodato di artiglierie per condurlecontro a Piombino: una delle quali dimande ricusavano apertamente ifiorentini perché non vi erano obligatil'altra differivanoperché erano in animo di non osservare le promesse fatte perforzae per avvisi che aveano ricevuti dallo oratore loro che eraappresso al re di Francia speravano esserecon l'autoritàsualiberati da questa molestia. La quale speranza non riuscívanaperché al re era stato grato che il Valentino gliminacciasse ma non che gli assaltasse; e o gli sarebbe stata molestala mutazione del governo presente ose pure avesse desiderata altraforma di reggimento in Firenzegli sarebbe dispiaciuto fusse statointrodotto con altre forze o con altra autorità che con lasua: e peròcome gli pervenne la notizia che 'l Valentino eraentrato nel dominio fiorentinogli comandò che ne uscissesubitamentee a Obigníche era già in Lombardia conl'esercitochein caso non ubbidisseandasse con tutte le forze afarlo partire. Per il che Valentinonon avuto il quartieresidirizzò verso Piombino; e ordinò che i pisanii qualiper opera di Vitellozzomandato a Pisa da lui per condurre alloesercito artiglierieerano andati a campo alle Ripomarancie castellode' fiorentinise ne levassino. Entrato nel territorio di Piombinoprese SugheretoScarlino e l'isole dell'Elba e di Pianosa; elasciate ne' luoghi occupati genti sufficienti a difenderli e amolestare continuamente Piombinose ne andò con l'altre interra di Romaper seguitare all'impresa di Napoli l'esercito del re:del quale una parte condotta da Obigní era per la via diCastrocaro entrata in Toscanal'altra per la Lunigiana; contenendotutto l'esercitoquando era unitomille lancie quattromila svizzerie seimila altri tra fanti franzesi e guasconiesecondo il solitoloroprovisione grande d'artiglierie. E fu cosa notabile che quellaparte che venne per la Lunigiana passò amichevolmente per lacittà di Pisacon grandissima letizia cosí de'franzesi come de' pisani. E nel tempo medesimo partiva di Provenzaper la medesima impresasotto Ravesten governatore di Genoval'armata marittimacon tre caracche genovesi e sedici altre navi emolti legni minori carichi di molti fanti.

Cap.v

Federigod'Aragona si prepara alla difesa. Gli ambasciatori di Francia e diSpagna notificano al pontefice gli accordi conclusi: impressione inItalia. Federigo delibera di tentare la sorte delle armi. I francesioccupano Capua; patti fra Federigo e i francesi. Sventure dellafamiglia di Federigo. Federigo in Francia. Il duca di Calabria inIspagna.

Controa' quali movimenti il re Federigonon sapendo che l'armi spagnuolefussino sotto specie di amicizia preparate contro a luisollecitavaConsalvo Ferrandoil quale con la armata de' re di Spagna erasottosimulazione di dargli aiutofermatosi in Siciliache venisse aGaeta; avendogli messe in mano alcune terre di Calavriadimandate dalui per farsi piú facile l'acquisto della sua partema sottocolore di volerle per sicurtà delle sue genti. E speravaFederigocongiunto che fusse Consalvo con l'esercito suoil qualeparte d'uomini soldati da sé parte che da' Colonnesi sisoldavano a Marinodisegnava che fusse di settecento uomini d'armeseicento cavalli leggieri e seimila fantiavere esercito potente aresisteresenza essere necessitato a rinchiudersi per le terrea'franzesi: con tutto gli mancassino gli aiuti sperati dal principe de'turchial quale aveva con grandissima instanza dimandato soccorsodimostrandogli dalla vittoria del re presente quel medesimo anzimaggiore pericolo di quello che aveva temuto dalla vittoria del repassato. E per assicurarsi dalle fraudiessendogli accusati ilprincipe di Bisignano e il conte di Meleto d'avere occulte pratichecol conte di Caiazzoche era con l'esercito franzesegli avevafatti incarcerare. Con le quali speranzeavendo perciò primamandato Ferdinando suo primogenitoancora fanciulloa Tarantopiúper sicurtà suase caso avverso succedesseche per difesa diquella cittàsi fermò con l'esercito a San Germano;ove aspettando gli aiuti spagnuoli e le genti che gli conducevano iColonnesisperava d'avere con piú felice successo a difenderel'entrata del regno che non avevanella venuta di CarlofattoFerdinando suo nipote.

Nelquale stato delle cose era certamente Italia ripiena di incredibilesospensionegiudicandosi per ciascuno che questa impresa avesse aessere principio di gravissime calamità; perché nél'esercito preparato dal re di Francia pareva sí potente chedovesse facilmente superare le forze unite di Federigo e di Consalvoe si giudicava che cominciando a irritarsi gli animi di re sípotenti avesse l'una parte e l'altra a continuare la guerra conmaggiori forzeonde facilmente potessino sorgere per tutta Italiaper le varie inclinazioni degli altri potentatigravi e pericolosimovimenti. Ma si dimostrorno vani questi discorsi subito chel'esercito franzese fu giunto in terra di Roma. Perché glioratori franzesi e spagnuolientrati insieme nel concistorionotificorono al pontefice e a' cardinali la lega e la divisione fattatra' loro reper potere attenderecome dicevanoall'espedizionecontro agli inimici della religione cristiana; dimandandone lainvestitura secondo il tenore della convenzione che avevano fattache fu senza dilazione conceduta dal pontefice. E perciònonsi dubitando piú quale avesse a essere il fine di questaguerra e convertito il timore degli uomini in somma ammirazioneeramolto desiderata da ciascuno la prudenza del re di Franciacheavesse piú tosto voluto che la metà di quel reamecadesse nelle mani del re di Spagna e messo in Italiadove prima erasolo arbitro delle coseuno re emulo suoal quale potessinoricorrere tutti gli inimici e malcontenti di lui e congiunto oltre aquesto al re de' romani con interessi molto strettiche comportareche Federigo restasse nel tuttoriconoscendolo da lui epagandogliene tributocome per vari mezzi aveva cercato di ottenere.Ma non era nel concetto universale meno desiderata la integritàe la fede di Ferdinandomaravigliandosi tutti gli uomini chepercupidità di ottenere quella parte del reamesi fussecongiurato contro a uno re del sangue suoe che per potere piúfacilmente sovvertirlo l'avesse sempre pasciuto di promissioni falsedi aiutarlo; e oscurato lo splendore del titolo di re cattolico (ilquale titolo egli e la reina Elisabetta avevanopochi anni innanziconseguito dal pontefice)e quella gloria con la quale era statoesaltato insino al cielo il nome lorodi averenon meno per zelodella religione che per proprio interessecacciato i mori del reamedi Granata. Alle quali calunniedate all'uno e all'altro renon sirispondevain nome del re di Franciase non che la possanzafranzese era bastante a dare rimedioquando fusse il tempoa tuttii disordini; ma in nome di Ferdinando si diceva che se bene daFederigo gli fusse stata data giusta cagione di muoversi contro aluiper sapere che egli molto prima aveva tenuto pratiche secretecol re di Francia in suo pregiudicionondimeno non averlo mossoquesto ma la considerazione cheavendo quel re deliberato di fare aogni modo la impresa del reame di Napolisi riduceva in necessitào di difenderlo o di abbandonarlo. Pigliando la difesaera principiodi incendio sí grave che sarebbe stato molto pernicioso allarepublica cristianae massimamente trovandosi l'armi de' turchi sípotenti contro a' viniziani per terra e per mare; abbandonandoloconoscere che il regno suo di Sicilia restava in grave pericolo esenza questorisultare in danno suo notabile che il re di Franciaoccupasse il regno di Napoli appartenente a sé giuridicamentee che gli poteva anche pervenire con nuove ragioni in caso mancassela linea di Federigo. Però in queste difficoltà avereeletto la via della divisionecon speranza che per i cattivi governide' franzesi gli potrebbe in breve tempo pervenire medesimamente laparte loro: il che quando succedessesecondo che lo consigliasse ilrispetto dell'utilità publicaalla quale sempre piúche allo interesse proprio aveva riguardatoo lo riterrebbe per séo lo restituirebbe a Federigo; anzi piú presto a' figliuoliperché non negava d'avere quasi in orrore il nome suoperquello che e' sapeva cheinsino innanzi che il re di Franciapigliasse il ducato di Milanoaveva trattato co' turchi.

Lanuova della concordia di questi re spaventò in modo Federigocheancora che Consalvomostrando di disprezzare quello che si erapublicato a Romagli promettesse con la medesima efficacia di andareal soccorso suosi partí dalle prime deliberazioni; eritirato da San Germano verso Capuaaspettava le genti che perordine suo avevano soldate i Colonnesi: i qualilasciata guardataAmelia e Rocca di Papaabbandonorono tutto il resto di quellotenevano in terra di Romaperché il ponteficeconconsentimento del re di Franciaaveva mosso l'armi per occupare glistati loro. Nelle quali difficoltàavendo pure Consalvocomeintese l'esercito franzese avere passato Romascoperte le suecommissioni e mandato a Napoli sei galee per levarne le due reinevecchiesorella l'una l'altra nipote del suo reconsigliavaProspero Colonna che Federigo ritenesse quelle galeee unite tuttele forze sue si opponesse in sulla campagna agli inimici; perchénel tentare la fortuna poteva pure essere qualche speranza divittoriaessendo incertissimi piú che di tutte l'altre azionidegli uomini gli eventi delle battagliema in qualunque altro modoessere certissimo che e' non aveva facoltà alcuna di resisterea due potentissimi re che l'assaltavano in diverse parti del reame;nondimeno Federigogiudicando anche di piccolissima speranza questoconsigliodeliberò di ridursi alla guardia delle terre. Peròessendogià innanzi che Obigní uscisse di Romaribellato San Germano e altri luoghi vicinideterminò di farela prima difesa nella città di Capua; nella qualecontrecento uomini d'arme alcuni cavalli leggieri e tremila fantimesseFabrizio Colonnae con lui Rinuccio da Marciano condotto nuovamenteagli stipendi suoi. A guardia di Napoli lasciò ProsperoColonnaed egli col resto delle genti si fermò ad Aversa.

MaObignípartito di Romafece nel passare innanzi abbruciareMarinoCavi e certe altre terre de' Colonnesisdegnato perchéFabrizio aveva fatto in Roma ammazzare i messi di alcuni baroni delregno seguaci della parte franzeseche erano andati a convenire conlui. Dirizzossi poi a Montefortinodove si pensava che GiulioColonna facesse resistenza; ma avendolo abbandonato con poca laudeObigní procedendo piú oltre occupò tutte leterre circostanti alla via di Capua insino al Volturnoil quale nonsi potendo guadare presso a Capuaandò con lo esercito apassarlo piú alto verso la montagna: il che inteso perFederigo si ritirò in Napoliabbandonata Aversa; la qualecittàinsieme con Nola e molti altri luoghisi dette a'franzesi. Lo sforzo de' quali si ridusse totalmente intorno a Capuadove si accamporono parte di qua parte di là dal fiumedallabanda di sopra dove il fiume comincia a passare accanto alla terra; eavendola battuta da ogni parte gagliardamentedetteno uno assaltomolto feroceil quale benché non riuscisse prosperoanzi siritirassino dalle mura con molto dannonondimenonon essendo statosenza grave pericolo di quegli di dentrocominciorono gli animi de'capitani e de' soldati a inclinarsi all'accordomassime vedendosollevazione grande nel popolo della città e negli uomini delpaeseché ve ne era rifuggito grandissimo numero. Ma avendol'ottavo dí poi che era stato posto il campocominciato aparlareda uno bastionesopra le condizioni dello arrendersiFabrizio Colonna col conte di Gaiazzola mala guardia di quegli didentrocome spesso è intervenuto nella speranza propinquadegli accordidette occasione agli inimici di entrarvi; i qualiperla cupidità di rubare e per lo sdegno del danno ricevutoquando dettono l'assaltola saccheggiorno tutta con molta uccisioneritenendo prigioni quelli che avanzorono alla loro crudeltà.Ma non fu minore la empietà efferatissima contro alle donneche d'ogni qualitàeziandio le consecrate alla religionefurno miserabile preda della libidine e della avarizia de' vincitori;molte delle quali furono poi per minimo prezzo vendute a Roma: ed èfama che in Capua alcunespaventandole manco la morte che la perditadell'onoresi gittorno chi ne' pozzi chi nel fiume. Divulgossioltre all'altre sceleratezze degne di eterna infamiache essendonerifuggite in una torre molte che avevano scampato il primo impetoilduca Valentinoil quale con titolo di luogotenente del re seguitaval'esercitonon con altre genti che co' suoi gentiluomini e con lasua guardiale volle vedere tuttee consideratele diligentemente neritenne quaranta delle piú belle. Rimasono prigioni FabrizioColonna don Ugo di Cardona e tutti gli altri capitani e uomini dicondizionetra' quali Renuccio da Marcianoche il dí che sidette l'assalto era stato ferito da una freccia di balestra; edessendo in mano d'uomini del Valentino sopravisse due dínonsenza sospetto di morte procurata. Con la perdita di Capua futroncata ogni speranza di potere piú difendere cosa alcuna.Arrendessi senza dilazione Gaeta; ed essendo Obigní venuto conl'esercito ad AversaFederigoabbandonata la città diNapolila quale si accordò subito con condizione di pagaresessantamila ducati a' vincitorisi ritirò in Castelnuovo; epochi dí poi convenne con Obigní di consegnargli frasei dí tutte le terre e le fortezze che si tenevano per luidella parte la qualesecondo la divisione fattaapparteneva al redi Franciaritenendosi solamente l'isola di Ischia per sei mesi: nelquale spazio di tempo gli fusse lecito di andare in qualunque luogogli paresse eccetto che per il regno di Napolie di mandare aTaranto cento uomini d'arme; potesse cavare qualunque cosa diCastelnuovo e di Castel dell'Uovoeccetto che l'artiglierie che virimasono del re Carlo; fusse data venia a ciascuno delle cose fattedappoi che Carlo acquistò Napolie i cardinali Colonna e diAragona godessino l'entrate ecclesiastiche che avevano nel regno.

Manella rocca di Ischia certamente si veddono accumulateconmiserabile spettacolotutte le infelicità della progenie diFerdinando vecchio. Perché oltre a Federigospogliatonuovamente di regno sí preclaroansio ancora piú dellasorte di tanti figliuoli piccoli e del primogenito rinchiuso inTaranto che della propriaera nella rocca Beatrice sua sorella; laqualepoiché dopo la morte di Mattia famosissimo re diUngheriasuo maritoebbe promessa di matrimonio da Uladislao re diBoemia per indurla a dargli aiuto a conseguire quello regnoerastata da lui poiché ebbe ottenuto il desiderio suoingratamente repudiatae celebrato con dispensazione di Alessandropontefice un altro matrimonio. Eravi ancora Isabella giàduchessa di Milanonon meno infelice di tutti gli altriessendostataquasi in uno tempo medesimoprivata del maritodello stato edell'unico suo figliuolo.

Néè forse da pretermettere una cosa grandissimatanto piúrara quanto è piú raro a' tempi nostri l'amore de'figliuoli verso il padre: e questo è che essendo andato aPozzuolo per vedere il sepolcro paterno [uno] figliuolo di Gilibertodi Mompensiericommosso da gravissimo dolorepoi che ebbe sparseinfinite lacrime cadde morto in sul sepolcro medesimo.

MaFederigorisoluto per l'odio estremo che e' portava al re di Spagnadi rifuggire piú tosto nelle braccia del re di Franciamandòal re a dimandargli salvocondotto; e ottenutololasciati tutti isuoi nella rocca d'Ischiadove rimasono anche Prospero e FabrizioColonnache pagata la taglia era stato liberato da' franzesielasciata l'isolacome prima erasotto il governo del marchese delGuasto e della contessa di Francavillae mandate parte delle suegenti alla difesa di Tarantose ne andò con cinque galeesottili in Francia: consiglio certamente infeliceperché sefusse stato in luogo libero arebbe forsenelle guerre che poinacqueno tra i due reavuto molte occasioni di ritornare nel suoreame. Ma eleggendo la vita piú quietae forse sperandoquesta essere la via miglioreaccettò dal re il partito dirimanere in Franciadandogli il re la ducea d'Angiò e tantaprovisione che ascendeva l'anno a trentamila ducati; e comandòa quegli che aveva lasciati al governo d'Ischia che la dessino al redi Francia; i qualirecusando di ubbidirela ritenneno lungamentebenché sotto le insegne di Federigo.

Eranel tempo medesimo passato Consalvo in Calavria; dovebenchéquasi tutto il paese desiderasse piú presto il dominio de'franzesinondimenonon avendo chi gli difendessetutte le terre loriceverono volontariamenteeccetto Manfredonia e Taranto. Ma avutaManfredonia e la fortezza per assediosi ridusse col campo intorno aTarantodove era maggiore difficoltà; ma l'ottenne finalmenteper accordoperché il conte di Potenzasotto la cui custodiaera stato dato dal padre il piccolo duca di Calavriae fra Lionardonapoletano cavaliere di Rodi governatore di Tarantonon vedendosperanza di potere piú difendersiconvennono di dargli lacittà e la rocca se in tempo di quattro mesi non fussinosoccorsi: ricevuto da lui giuramento solennemente in su la ostiaconsegrata di lasciare libero il duca di Calavriail quale avevasegreto ordine dal padre di andarsenequando piú non sipotesse resistere alla fortunaa ritrovarlo in Francia. Ma néil timore di Dio né il rispetto della estimazione degli uominipotette piú che lo interesse dello stato: perchéConsalvogiudicando che in molti tempi potrebbe importare assai ilnon essere in potestà de' re di Spagna la sua personasprezzato il giuramentonon gli dette facoltà di partirsimacome prima potette lo mandò bene accompagnato in Ispagna; dovedal re raccolto benignamente fu tenuto appresso a luinelledimostrazioni estrinsechecon onori quasi regi.

Cap.vi

IlValentino prende Piombino. Matrimonio di Lucrezia Borgia con Alfonsod'Este. Il re di Francia tratta la pace con Massimiliano. Trattativedel re di Francia coi governi della Toscana. Trattative fraMassimiliano e il cardinale di Roano a Trento. Morte del dogeAgostino Barbarigo. Rinnovata la confederazione col re di Francia ifiorentini riprendono la guerra contro Pisa.

Procedevanoin questi tempi medesimi le cose del pontefice con la consuetaprosperità: perché aveva acquistato con grandissimafacilità tutto lo stato che i Colonnesi e i Savelli tenevanoin terra di Romadel quale donò una parte agli Orsini; e ilValentinocontinuando la impresa sua contro a Piombinovi mandòVitellozzo e Giovampagolo Baglioni con nuove gentiper la venuta de'quali spaventato Jacopo da Appiano che ne era signorelasciataguardata la fortezza e la terrase ne andò per mare inFranciaper tentare di ottenere dal reil quale molto prima l'avevaricevuto nella sua protezioneche per rispetto dell'onore proprionon lo lasciasse perire. Alla qual cosa il renon velando conartificio alcuno la infamia suarispose molto liberamente averepromesso al pontefice di non se gli opporrené potersegliopporre senza fare detrimento a se medesimo. Ma in questo mezzo laterraper opera di Pandolfo Petruccisi arrendé alValentino; e il medesimo fece poco dipoi la fortezza. Congiunseancora il pontefice Lucrezia sua figliuolastata giàdestinata a tre altri maritie allora vedova per la morte diGismondo principe di Biselli e già figliuolo naturale diAlfonso re di Napoliil quale era stato ammazzato dal ducaValentinoad Alfonso primogenito d'Ercole da Esti con dota dicentomila ducati in pecunia numerata e con molti donamenti digrandissimo valore. Al quale matrimoniomolto indegno della famigliada Estisolita a fare parentadi nobilissimie perchéLucrezia era spuria e coperta di molte infamieacconsentirono Ercolee Alfonso perché il re di Franciadesideroso di sodisfare intutte le cose al ponteficene fece estrema instanza; e gli mosseoltre a ciò il desiderio di assicurarsi con questo mezzo (seperò contro a tanta perfidia era bastante sicurtàalcuna) dall'armi e dall'ambizione del Valentino: il qualepotentedi danari e di autorità della sedia apostolica e per il favoreche aveva dal re di Franciaera già formidabile a una grandeparte d'Italiaconoscendosi che le sue cupidità non avevanotermine e freno alcuno.

Continuavain questi tempi medesimi con grandissima sollecitudine il re diFrancia di trattare la pace con Massimiliano Cesarenon solo persperanza di sollevarsi da spese e da sospettie ottenere da lui lainvestitura molto desiderata del ducato di Milanoma eziandio peravere facoltà di offendere i viniziani; movendolo il sapereche a loro erano moleste le sue prosperitàe il persuadersiche secretamente si fussino affaticati per interrompere la pace traCesare e lui. Ma lo moveva piú la cupidità cheper sestesso e per gli stimoli de' milanesiaveva di recuperare Cremona ela Ghiaradaddacose state poco innanzi concedute loro da essomedesimoe Brescia Bergamo e Cremastate già del ducato diMilanoe occupate da' viniziani nelle guerre che ebbeno con FilippoMaria Visconte. E per trattare piú da presso queste coseeper fare le provisioni necessarie alla impresa di Napoliavevamandato molto prima a Milano il cardinale di Roanola cui lingua eautorità era la lingua e l'autorità propria del reilquale vi era dimorato piú mesi non avendo ancora potutoperle spesse variazioni del re de' romanifermare seco cosa alcuna.

Permezzo del cardinaletrattorono i fiorentini in questo tempo diessere di nuovo ricevuti nella protezione del rema senza effettoperché proponeva condizioni molto difficili; anzi dimostrandod'avere totalmente l'animo alieno da loro e pretendendoil renonessere piú obligato alle convenzioni fatte a Milanofececonsegnare a' lucchesiaccettati di nuovo in protezionePietrasantae Mutronecome cose per antiche ragioni appartenenti a quella città:ma ricevuti da lorocome signore di Genovaventiquattromila ducatiperché i lucchesi possessori anticamente di Pietrasantal'aveanoper certe necessitàimpegnata per tanta quantitàa' genovesida' quali era poi per forza d'armi pervenuta ne'fiorentini. Trattò ancora co' sanesi co' lucchesi e co' pisanidi unirgli insieme per rimettere i Medici in Firenzedisegnando cheil re conseguisse da ciascuno non piccola somma di danari: le qualipratiche benché si conducessino insino quasi allastipulazionenondimeno non ebbeno effetto perché non eranotutti pronti a pagare la quantità de' danari dimandataeperché si conosceva essere piú facilità avalersi de' fiorentini.

Sopravennefinalmente speranza piú certa dal re de' romanie peròil cardinale andò a convenirsi [con lui] a Trento dovetrattorono molte cose concernenti di stabilire il matrimonio diClaudia figliuola del re di Francia e di Carlo primogenito delloarciducacon la concessione all'uno e l'altro di loro dellainvestitura del ducato di Milano. Trattossi similmente di muovereguerra a' vinizianiper ricuperare ciascuno quello che pretendevaessergli occupato da loro; e di convocare uno concilio universale perriordinare le cose della Chiesanon solocome dicevanonellemembra ma eziandio nel capo: e a questo simulava di consentire il rede' romani per dare speranza di conseguire il pontificato alcardinale di Roanoil quale ardentemente vi aspirava; avendone ilsuo reper l'interesse della grandezza proprianon minore cupiditàdi lui. Acconsentivasi ancora per la parte del re di Francianellainclusione degli aderenti e confederati suoila clausula "salvele ragioni dello imperio"; per la quale si permetteva aMassimiliano il riconoscerle eziandio contro a quegli che fussino oora nominati dal re o prima accettati sotto la sua protezione.Rimaneva solamente la difficoltà principale nella investituraperché Cesare recusava di concederla a' figliuoli maschisealcuni ne nascessinodel re; e vi era qualche difficoltàsopra la restituzione de' fuorusciti del ducato di Milanola qualedimandata instantemente da Cesare non era consentita dal reperchéerano molti e persone di seguito e di autorità: benchéastretto da' prieghi del medesimo non recusasse di liberare AscanioSforzae desse speranza di fare il medesimo di Lodovico Sforzaassegnandogli provisione di ventimila ducati l'annoco' qualionestamente vivesse nel regno di Francia. Sopra le quali difficoltànon essendo interamente concordi ma con speranza di introdurrequalche forma convenientee perciò prolungata di nuovo latreguaritornò il cardinale in Franciapresupponendosi quasiper certo che le cose trattate avessino ad avere presto perfezione:la quale [speranza] si augumentòperché non molto poil'arciducadovendo andare in Ispagna per ricevere da' popolinellapersona sua e di Giovanna sua moglie figliuola primogenita di queglireil giuramentocome destinati alla successionefatto con lamoglie il cammino per terrasi convenne a Bles col re di Francia;dove ricevuto con grandissimo onore rimasono insieme concordi delmatrimonio de' figliuoli.

Inquesto anno medesimo morí Augustino Barbarico doge de'vinizianiavendo esercitato molto felicemente il suo principatoecon tale autorità che pareva che in molte cose avessetrapassato il grado de' suoi antecessori. Peròlimitata conleggi nuove la potestà de' successorifu eletto in suo luogoLeonardo Loredano; non sentendoper la forma molto eccellente delgoverno lorole cose publichené per la morte del principené per la elezione del nuovovariazione alcuna.

Eranostate in questo anno medesimofuora dell'uso degli anni precedentiassai quiete l'armi tra' fiorentini e i pisani; perché ifiorentininon essendo piú sotto la protezione del re diFrancia e stando in continuo sospetto del pontefice e del Valentinoavevano piú atteso a guardare le cose proprie che aoffendergli; e i pisaniimpotenti da se stessi a travagliarglinonpotevano farlo con aiuto d'altriperché niuno si moveva senon per sostenergli quando erano in pericolo di perdersi. Manell'anno mille cinquecento due ritornorono a movimenti consuetiperché i fiorentiniquasi nel principio del detto annoconvennono di nuovo col re di Franciasuperate tutte le difficoltàpiú per beneficio della fortuna che per benignità delre o per altre cagioni. Conciossiacosaché essendo il re de'romani entratodopo la partita del cardinale di Roano da luiinnuovi disegnie recusando di concedere al re la investitura delducato di Milano eziandio per le figliuole femmineaveva mandato inItalia oratori Ermes Sforzaliberato di carcere dal re di Franciaper la intercessione della reina de' romani sua sorellae ilproposto di Brissinaa trattarecol pontefice e con gli altripotentatidella passata sua per pigliare la corona dello imperio: iqualidimorati alquanti dí in Firenzeavevano ottenuto chela città gli promettesse aiuto di cento uomini d'arme e ditrentamila ducati quando fusse entrato in Italia: e però ilresospettando che i fiorentini disperati dell'amicizia sua nonvolgessino l'animo alle cose di Massimilianopartendosi dalledimande immoderate che aveva fattesi ridusse a piútollerabili condizioni. La somma delle quali fu: che il rericevendogli in protezionefusse obligatoper tre anni prossimiadifendergli con l'armi a spese proprie contro a ciascuno che odirettamente o indirettamente gli molestasse nello stato e dominioche in quel tempo possedevano; che i fiorentini gli pagassino ne'detti tre anniogn'anno la terza partecentoventimila ducati;intendessinsi annullate tutte l'altre capitolazioni fatte tra loro egli oblighi dependenti da quelle; che a' fiorentini fusse lecitoprocedere con l'armi contro a' pisanie contro a tutti gli altrioccupatori delle terre loro. Dalla quale confederazione avendo presoanimodeliberorono dare il guasto de' grani e delle biade al contadodi Pisaper ridurre i pisani a ubbidienza con la lunghezza del tempoe con la famepoiché le espugnazioni erano state tentateinfelicemente. Questo consiglio era stato il primo anno della lororibellione proposto da qualche savio cittadinoconfortando che conquesti modi piú certibenché piú lunghisicercasse di affliggere e consumare i pisanicon minore spesa epericolo; perché nelle condizioni tanto perturbate d'Italiaconservandosi i danari potrebbeno aiutarsene a molte occasionimacercando di sforzargli sarebbe impresa difficile per essere quellacittà forte di muraglie e piena di abitatori ostinati adifenderlae perchéqualunque volta la fusse in pericolo diperdersitutti quegli che desideravano che la non si perdesse glidarebbeno aiuto; in modo che le spese sarebbeno grandi e la speranzapiccolaanzi con pericolo evidente di suscitarsi gravi travagli: ilquale consigliorifiutato da principio come dannosofu conosciutoutile dopo il corso di piú annima in tempo che per ottenernela vittoria si era già spesa quantità grande di danarie sostenuti molti pericoli. Dato il guastosperando che per rispettodella protezione del re nessuno si avesse a muoveremandorno ilcampo a Vico Pisano: perché la terrapochi dí innanziper tradimento di alcuni soldati che vi erano dentroera stata toltaloro da' pisanie il castellano della roccanon aspettato ilsoccorso che sarebbe arrivato in poche orel'avea con grandissimaviltà data loro. Né dubitavano ottenerne la vittoriafacilmentesapendo non essere dentro vettovaglie bastanti asostentargli per quindici díe confidando di impedire che nonve ne entrasse perchéfabricati bastioni in su' monti e inpiú luoghiaveano occupati tutti i passi. E nel tempomedesimoavendo notizia che Fracassail quale povero e senza soldostava nel mantovanoandava per entrare in Pisa con pochi cavalliinnome e con letterebenché quasi mendicatedi Massimilianodetteno ordine che in quel di Barga fusse assaltato nel passare:dovebenché rifuggito in una chiesa vicina nel territorio delduca di Ferrarafu da quegli che lo seguitavano fatto prigione.

Cap.vii

Causedi discordia e principio di guerra tra francesi e spagnuoli nel reamedi Napoli. Nuove milizie inviate dal re di Francia.

Questecose si moveano in Toscananon apparendo ancora quel che fuoridell'espettazione degli uomini aveano a partorire. Ma maggiori emolto piú pericolosi movimentie da' quali avevano aprocedere importantissimi effetticominciavano a scoprirsi nel reamedi Napoliper le discordie che insino nell'anno precedente eranonate tra' capitani franzesi e spagnuoli: le quali ebbono origineperchéessendo nella divisione fatta tra i due re aggiudicataall'uno la Terra di Lavoro e l'Abruzzi all'altro la Puglia e laCalavrianon furono espressi bene nella divisione i confini e ilimiti delle provinciedonde ciascuno cominciò a pretendereche a sé appartenesse quella parte che è detta ilCapitanato; dando occasione a questa disputazione l'essere statavariata la denominazione antica delle provincie da Alfonso di Aragonaprimo re di Napoli di quel nomeil qualeavendo rispetto afacilitare le esazioni delle entratedivise tutto il reame in seiprovincie principalicioè in Terra di LavoroPrincipatoBasilicataCalavriaPuglia e Abruzzi; delle quali la Puglia eradivisa in tre particioè in Terra di OtrantoTerra di Bari eCapitanato. Il quale Capitanato essendo contiguo all'Abruzziediviso dal resto della Puglia dal fiume di Lofanto già dettoAufidopretendevano i franzesi (i quali non avendo in considerazionela denominazione moderna avevanonel dividereavuto rispetto allaantica) o che il Capitanato non si comprendesse sotto alcuna dellequattro provincie divise o che piú tosto fusse partedell'Abruzzi che della Puglia; movendogli non tanto quello che in séimportasse il paese quanto perchénon possedendo ilCapitanatonon apparteneva a loro parte alcuna dell'entrate delladogana delle pecoremembro importante dell'entrate del regnoeperchéessendo privato l'Abruzzi e Terra di Lavoro de'frumenti che nascono nel Capitanatopotevano ne' tempi steriliesserne facilmente quelle provincie ridotte in grandissima estremitàqualunque volta dagli spagnuoli fusse proibito loro il trarne dellaPuglia e della Sicilia: ma in contrario si allegava non potere ilCapitanato appartenere a' franzesiperché l'Abruzzi terminatone' luoghi alti non si distende nelle pianuree perché nelledifferenze de' nomi e de' confini delle provincie si attende sempreall'uso presente. Sopra la quale altercazione erano stati contentil'anno dinanzidi partire in parti eguali l'entrata della dogana; mail seguente annonon contenti alla medesima divisionene avevaciascuno occupato il piú che aveva potuto. E si erano aggiuntepoi nuove contenzioninutricate insino allora (cosí era lafama) piú per volontà de' capitani che perconsentimento de' re: perché gli spagnuoli pretendevano che ilPrincipato e Basilicata si includesse in Calavriache si divide indue partiCalavria citra e Calavria ultra cioè l'una di sopral'altra di sottoe che Val di Benevento che tenevano i franzesifusse parte di Puglia; e però mandorono ufficiali a tenere lagiustizia alla Tripalda vicina a due miglia ad Avellinoovedimoravano gli ufficiali de' franzesi. I quali princípi dimanifesta dissensione essendo molesti a' baroni principali del regnosi intromesseno tra Consalvo Ernandes e Luigi d'Ormignacca duca diNemors viceré del re di Francia; ed essendo venutiper operaloroLuigi a Melfi e Consalvo a Atellaterra del principe di Melfidopo pratiche di qualche mesenelle quali anche i due capitaniparlorno insiemenon trovandosi tra loro forma di concordiaconvennono aspettare la determinazione de' loro ree che in questomezzo non si innovasse cosa alcuna. Ma il viceré franzeseinsuperbito perché era molto superiore di forzeavendo pochidí poi fatta altra deliberazioneprotestò la guerra aConsalvo in caso non rilasciasse subito il Capitanatoe dipoiimmediate fece correre le genti sue alla Tripalda; dalla qualeincursioneche fu fatta il decimonono dí del mese di giugnoebbe principio la guerra: la quale continuamente proseguendocominciò senza rispetto a occupare per forzanel Capitanato ealtrovele terre che si tenevano per gli spagnuoli. Le quali cosenon solamente non furono emendate dal suo re maavendo giànotizia che il re di Spagna era determinato a non gli cedere ilCapitanatovoltato con tutto l'animo alla guerragli mandòin soccorso per mare dumila svizzerie fece condurre agli stipendisuoi i príncipi di Salerno e di Bisignano e alcuni altri de'principali baroni. Venne oltre a questo il re a Lioneper potere diluogo piú propinquo fare le provisioni necessarie all'acquistodi tutto il reameal qualenon contento de' luoghi delladifferenzagià manifestamente aspiravae con intenzione dipassarese bisognassein Italia.

Cap.viii

Ribellionedi Arezzo a' fiorentini. I fiorentini sospettano della complicitàdel pontefice e del Valentino. Il re di Francia manda aiuti aifiorentini e fa intimazioni perché non siano offesi.

Maa questo fare piú prestamente lo costrinseno nuovi tumulti chesopravennono in Toscanaconcitati da Vitellozzocon saputa diGiampaolo Baglione e degli Orsini e con consiglio e autoritàprincipalmente di Pandolfo Petruccidesiderosi tutti che Piero de'Medici ritornasse nello stato di Firenze. Ebbe la cosa origine inquesto modo: che essendo pervenuto a notizia di Guglielmo de' Pazzicommissario fiorentino in Arezzoche alcuni cittadini aretini sierano convenuti con Vitellozzo di fare ribellare a' fiorentini quellacittàeglinon credendo che l'animo di tutti fusse corrottoe persuadendosi che la autorità del nome publico supplisse almancamento delle forzenon aspettato di fare provisione sufficientea opprimere i congiurati e chi gli volesse resisterecome in brevespazio di tempo poteva farefece subito incarcerare due de'consapevoli; per il che il popolo sollevato dagli altri congiuratieper l'ordinario di sinistro animo contro al nome fiorentinotumultuando ricuperò i due prigioni e fece prigione ilcommissario e gli altri ufficialie gridando per tutto Arezzo ilnome della libertà si scoperse in manifesta ribellione;rimanendo sola la cittadella a divozione de' fiorentininella qualenel principio del tumultosi era rifuggito Cosimo vescovo di quellacittàfigliuolo del commissario. E dopo questo mandornosubitamente gli aretini a chiamare Vitellozzonon contento cheinnanzi al tempo determinato da lui co' congiurati fusse succedutoquesto accidenteperché non aveva ancora in ordine leprovisioni disegnate per resistere alle genti de' fiorentini secomeera verisimilefussino venute per entrare in Arezzo per la fortezza:per il quale timorebenché subito andasse ad Arezzo con lacompagnia sua delle genti d'arme e con molti fanti comandati da Cittàdi Castelloe che Giampaolo Baglioni gliene mandasse da Perugia ePandolfo Petrucci gli porgesse segretamente qualche somma di danarinondimenolasciatevi quelle gentie dato ordine che attendessino achiudere sollecitamente la cittadella acciocché di quella nonsi potesse entrare nella cittàse ne ritornò a Cittàdi Castellosotto colore di andarvi per ritornare presto in Arezzocon maggiore provisione. Ma in Firenzeper quegli a' qualiapparteneva il fare deliberazione per provedervinon fu da principioconsiderato sufficientemente quanto importasse questo accidente.Perché avendo i cittadini principalicol consiglio de' qualisolevano deliberarsi le cose importanti della republicaconsigliatoche subito le genti che erano a campo a Vico Pisanoin tal numeroche movendosi con celerità non arebbeno avuto resistenzapotentesi voltassino ad Arezzomolti imperiti che risedevano ne'maggiori magistrativociferando questo essere caso leggiero e dapotersi medicare con le forze degli altri sudditi vicini a quellacittà ma dimostrarsi il pericolo molto maggiore da coloro iqualid'animo alieno dal presente governodesideravano che VicoPisano non si pigliasseacciocché non si potesse quell'annoattendere alla ricuperazione di Pisadifferirono tanto il muoveredelle genti che Vitellozzoripreso animo dalla loro tardità egià accresciuto di forzeritornò in Arezzo; ove dopolui andorno con altre genti Giampagolo Baglione e Fabio figliuolo diPagolo Orsinie il cardinale e Piero de' Medici. E avuto da Sienamunizione per l'artiglieria cominciorno a battere la cittadellanella qualesecondo l'uso di moltipiú solleciti a edificarenuove fortezze che diligenti a conservare le edificateeramancamento di vettovaglie e dell'altre cose necessarie a difenderla;e oltre a questo la serrorono con fossi e argini dal lato di fuoraper proibire che non vi entrasse soccorso: in modo che quegli didentromancando loro le cose necessariee sapendo che le genti de'fiorentini guidate da Ercole Bentivoglivenute finalmente a Quaratacastello vicino ad Arezzonon ardivano farsi piú innanzidisperati di avere soccorsoper necessità si arrenderonoilquartodecimo dí dal dí della ribellione con patto chesalvi gli altriil vescovo con otto eletti dagli aretini rimanessinoprigioniper permutargli con alcuni de' loro cittadini che eranostati incarcerati in Firenze. Disfeciono gli aretini popolarmente lacittadella; e le genti fiorentinetemendo che Vitellozzo eGiampagologià piú potenti di loronon andassino adassaltarglisi ritirorono a Montevarchilasciata facoltàagli inimici di pigliare tutte le terre circostanti. Credesi chequesto assalto fusse fatto senza partecipazione del pontefice e delValentinoa' quali sarebbe stato molesto il ritorno di Piero de'Medici in Firenze per la congiunzione sua con Vitellozzo e con gliOrsinii quali aveano già nell'animoma occultamentediopprimere; e nondimenoavendo sempre dato loro speranza delcontrarioconsentirono che VitellozzoGiampagolo e Fabiosoldatisuoiproseguissino questa impresa: anzi non dissimulorono poid'avere ricevuto della ribellione di Arezzo sommo piaceresperandodalle molestie de' fiorentini potere facilmente succedere o che essiacquistassino qualche parte del dominio loro o costrignerli inbeneficio proprio a qualche dura condizione. Ma a' fiorentini eradifficile credere che essi non ne fussino stati autori; e peròspaventati tanto piú e confidando poco ne' rimedi chepotessino fare da se medesimiperché avevano per la maladisposizione della città poco numero di genti d'arme a' soldiloroné era possibile provedersene tanto presto quantosarebbe in pericolo cosí subito stato necessarioricorsonocon estrema diligenza agli aiuti del re di Franciaricordandogli nonsolo quello che apparteneva all'onore suoper essere egli obligatosisí frescamente alla loro protezionema eziandio il pericoloimminente al ducato di Milano se il pontefice e il Valentinoperopera de' quali non era dubbio essere stato fatto questo movimentoriducessino in loro arbitrio le cose di Toscana. Trovarsi moltopotenti in su l'armi e con esercito fiorito di capitani e di soldatielettie già apparire manifestamente che a saziare la loroinfinita ambizione non era bastante né la Romagna né laToscana ma essersi proposti fini vasti e smisurati; e poi che avevanooffeso l'onore del reassaltando quegli che erano sotto la suaprotezionecostrignerli ora la necessità a pensare non menoalla sicurtà propria e a tôrre a lui la facoltàdi vendicarsi di tanta ingiuria.

Commossonomolto il re queste ragionigià prima cominciato a infastidiredella insolenza e ambizione del pontefice e del figliuolo; econsiderando essere cominciata nel regno di Napoli la guerra tra luie i re di Spagnainterrotta la concordia trattata con Massimilianoné potersi per molte cagioni confidare de' vinizianicominciòa dubitare che lo insulto di Toscana non avessecon occultoconsiglio d'altri contro a séfini maggiori: nella qualedubitazione lo confermorono molto le lettere di Carlo di Ambuosasignore di Ciamontenipote del cardinale di Roano e luogotenente suoin tutto il ducato di Milanoil quale insospettito di questa novitàlo confortava che al pericolo proprio sollecitamente provedesse.Peròdeliberato di accelerare il passare in Italia e di noninterporre tempo alcuno a sostenere le cose de' fiorentinicommesseal medesimo monsignore di Ciamonte che subito mandasse quattrocentolancie in soccorso loro: e mandò subito in poste Normandia suoaraldo a comandare non solamente a Vitellozzo a Giampagolo a Pandolfoe agli Orsini ma similmente al duca Valentinoche desistessino dalleoffese de' fiorentinie del medesimo fece egli stesso grandeinstanza con l'oratore del ponteficee minacciò con parolemolto ingiuriose Giuliano de' Medici e gli agenti per Pandolfo e perVitellozzo che erano nella sua corte.

Cap.ix

IlValentino s'impadronisce del ducato di Urbino. Vitellozzo Vitellioccupa alcune terre de' fiorentini. Timori del Baglione di Vitellozzodel Petrucci e degli Orsini per il procedere del Valentino.Vitellozzo cede Arezzo a' francesi che la consegnano ai fiorentini.Il gonfaloniere di giustizia a vita in Firenze.

Main questo tempo il Valentinoche dopo il caso di Arezzo era uscitocon l'esercito di Romasimulando di volere attendere allaespugnazione di Camerinoove aveva prima mandato a dare il guasto ea tenerlo assediato il duca di Gravina e Liverotto da Fermo con partedelle sue gentima in verità intento ad acquistare coninsidie il ducato di Urbinopoiché ebbe raccolto il restodello esercito ne' confini di Perugiadimandò a Guidobaldoduca di Urbino artiglierie e aiuto di genti; il che gli fu concedutofacilmenteperché a principe che avea l'armi tanto vicine nonera sicuro il negaree perché avendo prima composte colpontefice alcune differenze de' censi non avea cagione di temerne: ecosírendutolo manco sufficiente a difendersi partito subitoda Nocerae camminando con tanta celerità che non che altronon dette nel cammino spazio alle sue genti di cibarsisi condusseil dí medesimo a Caglicittà del ducato di Urbino. Laquale subita sua venutae il trovarsi sprovedutispaventòtanto ciascuno che il duca con Francesco Maria dalla Rovere prefettodi Roma suo nipoteavuto con difficoltà spazio di salvarsise ne fuggirono: di maniera chedalla rocca di San Leo e di Maiuoloin fuoraconseguí in poche ore tutto quello statocongrandissimo dolore e terrore di Pandolfo Petrucci di Vitellozzo edegli Orsinii quali per il male d'altri cominciavano chiaramente aconoscere il pericolo proprio.

Acquistatoil ducato di Urbino furono vari i suoi pensierio di volgersi aultimare la impresa di Camerino o di assaltare scopertamente ifiorentinialla qual cosa sarebbe stato inclinato con tutto l'animose non l'avesse ritenuto il comandamento già avuto dal reel'essere certificato che 'l renon ostante qualunque opera fatta dalpontefice perché non si opponesse a questi motimandava legenti d'arme in favore de' fiorentinidisposto in tutto adifendergliequel che piú lo movevache il re passavapersonalmente in Italia. Nella quale ambiguità mentre che stafermatosi in Urbino per prendere giornalmente consiglio da quel chesuccedevasi trattavano nel tempo medesimo per il pontefice e perlui varie cose co' fiorentinisperando indurgli a qualche lorodesiderio; e da altra parte permetteva che continuamente de' suoisoldati andassino nel campo di Vitellozzo. Il qualeavendo insiemeottocento cavalli e tremila fanti eperché le coseprocedessino con maggiore estimazionechiamando l'esercito suoesercito ecclesiasticoavevadopo che si era arrenduta lacittadella di Arezzooccupato il Monte a San SovinoCastiglioneAretino e la città di Cortonacon tutte l'altre terre ecastella di Valdichiana; delle quali niuna aveva aspettato l'assaltonon vedendo pronti gli aiuti de' fiorentinie perché essendoil tempo della ricolta non volevano perdere le loro entratee siscusavano non per questo ribellarsi da' fiorentinipoichénello esercito era Piero de' Medici per la restituzione del quale sipublicava essere fatta questa impresa. Né è dubbiochese dopo l'acquisto di Cortona Vitellozzo fusse sollecitamente entratonel Casentinoche in potestà sua sarebbe stato di andareinsino alle mura di Firenzenon vi essendo ancora giunte le gentide' franzesie dissipata la maggiore parte delle fanterie de'fiorentini perchéessendo quasi tutte delle terre perdutesene erano ritornate alle case loro. Ma la cupidità diacquistare per sé il Borgo a San Sepolcroterra propinqua aCittà di Castello (benché per velarla allegasse nonessere sicuro lasciarsi dietro alle spalle terra alcuna degliinimici)impedí il migliore consiglio; e però si voltòad Anghiarila quale terrapoichésola in questa costanzaebbe aspettato che vi fussino piantate l'artiglierieimpotente deltutto a difendersisi arrendé con alcuni soldati che vieranosenza alcuna eccezioneall'arbitrio suo. Avuto Anghiariottenne subito il Borgo a San Sepolcro per accordoe dipoi ritornòverso il Casentino; e giunto alla villa di Rassinamandò unotrombetto a dimandare la terra di Poppinella qualeforte di sitoerano dentro pochi soldati.

Mala riputazione dell'armi franzesi operò quel che ancora nonerano bastanti a operare le forze loro. Perché essendo giàcondotte presso a Firenze sotto il capitano Imbalt dugento lancienon avendo ardire per mancamento di fanti di accostarsi agli inimicierano andate a castel San Giovanni nel Valdarno con intenzione che inquel luogo si unissino tutte le genti; ma Vitellozzocome ebbeintesa la mossa loro verso il Valdarnotemendo per l'assenza suaalle cose di Arezzosi ritirò con grandissima prestezza dallaVernia alla collina di Ciciliano presso a due miglia a Quarataedipoi fattosi piú innanzi tre migliaper mostrare animo eassicurare Rondine e altri luoghi circostantisi pose in fortealloggiamento a canto a Rondinelasciati alcuni fanti a guardia diGargonsa e di Civitellache erano le porte onde le genti de'fiorentini potevano entrare nel paese. Le qualiessendo arrivate giàsotto il capitano Lancre dugento altre lanciesi congregavano traMontevarchi e Laterinacon intenzionecome avessino messo insiemetremila fantidi andare ad alloggiarsi appresso a Vitellozzo in suqualche colle eminente; il che egli non volendo aspettareperchéné arebbe potuto dimorarvi né levarsene senzagrandissimo pericolosi ritirò alle mura di Arezzo. Maessendo usciti i franzesi con tutto l'esercito in campagna e postisia fronte di Quaratasi ritirò dentro in Arezzo; e ancora chesempre avesse detto di volere fare in quella città una difesamemorabilefu necessitatosopravenendo nuovi casia fare nuovipensieri. Perché Giampaolo Baglione si era ritirato in Perugiacon le sue gentitemendo per l'esempio di Urbino delle cose proprie:per il quale esempioné meno per quello che succedette diCamerinoerano molto confusi gli animi di Vitellozzo di PandolfoPetrucci e degli Orsini; perché il Valentinomentre trattavaaccordo con Giulio da Varano signore di Camerinoconseguitòcon inganni quella cittàed essendo Giulio con due figliuolivenuto in potestà suagli fececon la medesima immanitàche usava contro agli altristrangolare.

Maquel che a Vitellozzo e agli altri dava maggiore terrore era che 'lre di Franciaarrivato già in Astimandava Luigi dellaTramoglia in Toscana con dugento lancie e con molte artiglierie; ilquale già condotto a Parma aspettava quivi tremila svizzerimandati dal re per la recuperazione d'Arezzoa spese de' fiorentini.Perché il recommosso maravigliosamente contro al ponteficeaveva nell'animo di spogliare Valentino della Romagna e degli altristati i quali aveva occupati; e a questo effetto avendo chiamati a sétutti quegli che o temevano della potenza sua o erano stati offesi daluiaffermava volervi andare in personadicendo publicamente congrande ardore che era impresa sí pietosa e sí santa chené piú pietosa né piú santa sarebbe laimpresa contro a' turchi: disegnando oltre a questonel tempomedesimocacciare di Siena Pandolfo Petrucciperché aLodovico Sforza quando ritornò a Milano avea mandato danariedipoi sempre fatto aperta professione di aderire a Cesare. Ma ilpontefice e il Valentinoconoscendo non potere resistere a sígrave tempestasi aiutavano con le loro arti; scusando il movimentod'Arezzo essere stato fatto da Vitellozzo senza saputa loronéessere stati di autorità bastante a ritirarlo né a fareche gli Orsini e Giampagolo Baglionebenché soldati suoimossi dagli interessi proprisi astenessino da dargli aiuto. Anziper mitigare piú l'animo del reaveva Valentino mandato aminacciare Vitellozzo che se non abbandonava subito Arezzo e l'altreterre de' fiorentini gli andrebbe contro con le sue genti. Per lequali cose spaventato Vitellozzoe temendo checome accade quasisemprericonciliatisi tra loro i piú potentilo sdegno delre non si volgesse contro a sémanco potentechiamato inArezzo il capitano Imbaltinvano contradicendo i fiorentini i qualivolevano che le terre perdute fussino restituite loro subitoliberamenteconvenne: che Vitellozzopartendosi incontinente con lesue genticonsegnasse Arezzo e tutte l'altre terre a' capitanifranzesi per tenerle in nome del reinsino a tanto che il cardinaleOrsino che andava al re avesse parlato con lui; e che in questo mezzonon entrasse in Arezzo altra gente che uno de' capitani franzesi conquaranta cavalliper sicurtà del qualee non meno dellaosservanza delle promesseVitellozzo desse a Imbalt due suoi nipotiper statichi. Ma fatto l'accordo se ne andò subito con tuttele genti e artiglierie che erano in Arezzolasciando libera a'franzesi la possessione di tutte le terre; le quali per commissionedel re furono subito restituite a' fiorentiniverificandosi quelchementre si trattava la concordiaavevanon senza derisionealle querele loro risposto Imbalt: non sapere dove si consistesse loingegno tanto celebrato de' fiorentiniche non conoscessino cheperassicurarsi subito della vittoria senza difficoltà e senzaspesae per fuggire il pericolo de' disordini i quali per la naturade' franzesi potrebbono nascere per mancamento delle vettovaglie oper altre cagioniaveano da desiderare che Arezzo in qualunque modovenisse in mano del re; il quale non sarebbe obligato a attendere piúche gli paresse le promesse fatte da' suoi capitani a Vitellozzo.

Ecosíessendo liberati con facilità grandebenchécon non piccola spesada sí grave e improviso assaltodirizzorono l'animo a riordinare il governo della republicaper laconfusione e per i disordini del quale essere nato tanto pericolo eraper l'esperienza manifesto già insino alla moltitudine; perchéper la spessa mutazione de' magistratie per essere il nome de'pochi sospetto al popolonon erano né persone publiche néparticolari che tenessino cura assidua delle cose. Ma perchéla città quasi tutta aborriva la tirannide e alla moltitudineera sospettissima l'autorità degli ottimatiné erapossibile ordinare con una medesima deliberazione la forma perfettadel governonon si potendo convincere gli uomini incapaci solamentecon le ragionifu deliberato di introdurre per allora di nuovo unacosa solacioè che il gonfaloniere della giustiziacapodella signoria e che insieme con quella si creava per tempo di duemesisi eleggesse in futuro per tutta la vita suaacciò checon pensieri perpetui vegghiasse e procurasse le cose publiche inmodo che per essere neglette non cadessino piú in tantipericoli. E si sperò checon l'autorità che glidarebbe la qualità della sua persona e l'avere a stareperpetuo in tanta degnitàacquisterebbe tale fede appresso alpopolo che facilmente potrebbe riordinare alla giornata l'altre partidel governo; e mettendo in qualche onesto grado i cittadini dimaggiore condizionecostituirebbe uno mezzo tra se medesimo e lamoltitudineper il qualetemperandosi la imperizia e la licenzapopolare e raffrenandosi chi succedesse a lui in quella degnitàse volesse arrogarsi tropposi stabilirebbe uno reggimento prudentee onoratocon molte circostanze da tenere concorde la città.Dopo la quale deliberazione fu nel consiglio maggiorecon concorso econsenso grande de' cittadinieletto gonfaloniere Piero Soderiniuomo di matura età di sufficienti ricchezze di stirpe nobile edi fama di essere integro e continentee che nelle cose publiche siera molto affaticatoed era senza figliuoliil cheper non dareoccasione a chi fusse eletto di pensare a cose maggioriera assaiconsiderato.

Cap.x

Omaggidi príncipi e di governi al re di Francia in Asti. Il re diFranciacontro l'aspettazione di tuttiriceve onorevolmente aMilano il Valentino. Vicende della guerra nel reame di Napoli. Il redelibera inopportunamente di ritornare in Francia. Sorpresa per gliaccordi conclusi fra il re ed il Valentino.

Maper ritornare alle cose comunial re di Francia come fu giunto inAsti concorsonosecondo il consuetotutti i príncipi e tuttele città libere di Italiachi in persona chi perimbasciadori; tra' quali il duca di Ferrara e il marchese di Mantovabenché questo né confidato né molto accettoeBatista cardinale Orsinoandatovi contro alla volontà delpontefice per giustificare i suoi e Vitellozzo delle cose di Arezzoe per incitare il re contro al pontefice e al Valentino; contro a'qualiatteso l'ardore dimostrato prima dal resi aspettava consommo desiderio di tutta Italia che l'armi franzesi si movessino. Mal'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quelche è desiderato da molti; perché dipendendocomunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà dipochied essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre moltodiversi dall'intenzioni e da' fini de' moltipossono difficilmentesuccedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro chedanno loro il moto. Cosí intervenne in questo casonel qualegli interessi e fini particolari indussono il re a deliberazionecontraria al desiderio universale. Mosse il re non tanto la diligenzadel ponteficeil quale non cessò maimandandogli spessouomini propridi cercare di mitigare l'animo suoquanto ilconsiglio del cardinale di Roanodesiderosocome sempre era statodi conservare l'amicizia tra il pontefice e il re; inducendolo aquesto forseoltre all'utilità del rein qualche partel'utilità particolare: perché e dal pontefice gli fuprorogata la legazione di Francia per diciotto mesie perchéattendendo sollecitamente a farsi fondamenti per ascendere alpontificatovoleva potere ottenere da lui promozione di parenti edependenti da sé al cardinalato. E giudicava servirgli allamedesima intenzione l'avere fama di amatore e di protettore dellostato ecclesiastico.

Concorrevanole condizioni de' tempi presenti a indurre piú facilmente ilre in questa sentenza. Conciossiaché e di Cesare avessesospettoil quale non quietando l'animo aveva mandato di nuovo aTrento molti cavalli e certo numero di fantie faceva offerte grandial pontefice per essere aiutato da lui a passare in Italia per lacorona dello imperio; ed era ogni suo moto in maggiore considerazioneperché sapeva il re essere molesto a' viniziani che in manosua fusse il ducato di Milano e il regno di Napoli. Aggiugnevasil'essere in discordia co' quattro cantoni de' svizzeri chedimandavano la cessione delle ragioni di Bellinzone e che oltre aquesto desse loro VallevoltolinaScafusae altre cose immoderate;minacciando altrimenti di accordarsi con Massimiliano. Le qualidifficoltà faceva piú gravi l'essere allora escluso diogni speranza di composizione col re di Spagna; perché se benequel re gli avea proposta la restituzione del re Federico a quelloreamee perciò egli l'avesse condotto seco in Italiae sifusse anche trattato di fare tregua per certo tempo ritenendociascuno quello possedevanondimeno l'una e l'altra pratica ebbetante difficoltà che il re di Franciacon grandissimaindegnazionelicenziò gli oratori spagnuoli dalla sua corte.Per le quali cagioniavendogli il pontefice ultimatamente mandatoTroccies cameriere suo confidatissimoe promettendogli Valentino edegli di aiutarlo quanto potessino nella guerra napoletanasi disposedi continuare nell'amicizia del pontefice; e peròcomeTroccies fu ritornato a Romail Valentinoin sulla relazione fattada luimontato secretamente in sulle poste andò al recheera venuto a Milano: da cuicontro all'espettazione e con gravissimodispiacere di tuttifu ricevuto con eccessive carezze e onori. Ondenon gli essendo piú necessarie le genti che aveva in Toscanale richiamò in Lombardia; avendo prima ricevuto nella suaprotezione i sanesi e Pandolfo Petruccicon condizione cheparte dipresente parte in certi tempigli pagassino quarantamila ducati. -

Raffreddoronsipoi prestamente i movimenti di Massimilianoin modo che al rerimaneva quasi solo il pensiero delle cose di Napoli. E queste parevache succedessino insino allora prosperamentee si sperava perl'avvenire maggiore prosperitàavendovi il resubito chegiunse in Italiamandati di nuovo per mare dumila svizzeri e piúdi dumila guasconi; i quali uniti col viceréche giàavevaeccetto Manfredonia e Santo Angelooccupato tutto ilCapitanatosi accamporono a Canosaguardata da Pietro Navarra conseicento fanti spagnuoli: il qualepoiché per molti dísi fu difeso egregiamentecommettendogli Consalvoperché nonsi perdessino quegli fantiche non aspettasse gli ultimi pericoliarrendé la terra a' franzesisalve le robe e le persone.Dondenon si tenendo piú né in Puglia né inCalavria né nel Capitanato terra alcuna per gli spagnuolieccetto le sopradettee BarlettaDatiAndriaGalipoliTarantoCosenzaGhiaraceSeminara e poche altre vicine al mareetrovandosi molto inferiori di genteConsalvo si ridusse conl'esercito in Barlettasenza danaricon poca vettovaglia e carestiadi munizioni; benché a questo fu alquanto sollevato per tacitoconsenso del senato vinizianoil quale non proibí che inVinegia facesse comperare molti salnitri: di che querelandosi il redi Franciarispondevano essere stato fatto senza saputa loro damercatanti privatie che in Vinegiacittà liberanon erastato mai vietato ad alcuno che non esercitasse le sue negoziazioni ei suoi commerci.

PresaCanosai capitani franzesiallegando che per molte cagionimassimeper carestia di acquanon si poteva fermarsi con tutto l'esercitointorno a Barletta (benchécome molti affermanocontro alconsiglio e i protesti di Obigní) deliberorno che le gentilequali era fama che fussino mille dugento lancie e diecimila fanti traitaliani e oltramontanirimanendone una parte ad assedio largointorno a Barlettal'altre attendessino alla recuperazione del restodel reame: cosa checome molti hanno credutoaggiunta allanegligenza de' franzesidette alle cose loro grandissimo nocumento.Dopo la quale deliberazione il viceré si insignorí ditutta la Pugliaeccetto Taranto Otranto e Galipoli; benchéscorrendo insino in sulle porte di Taranto fu morto di uno colpo diartiglieria monsignore della Bandacapitano di quaranta lancie. Dopoil quale successo ritornò all'assedio di Barletta. E nel tempomedesimo Obigníentrato in Calavria con l'altra partedell'esercitoprese e saccheggiò la città di Cosenzarimanendo la rocca in potere degli spagnuoli; e dipoiessendosiuniti tutti gli spagnuoli di quella provincia con altre genti venutedi Siciliavenuto con loro alle mani gli ruppe. Queste prosperitào sopravenute tutte o già nel corso di succedere mentre che ilre era in Italianon solo lo feceno negligente a continuare ledebite provisioninelle quali continuando sollecitamente arebbefacilmente cacciato gli inimici di tutto il regnoma gli rimossonoogni dubitazione di ritornarsene in Francia; tanto piú che giàsperava d'ottenerecome poco dipoi ottennetregua lunga dal re de'romani.

Manella partita sua di Italia cominciòcon somma ammirazioneuniversalea venire a luce quel che aveva trattato col ducaValentino; il qualeammessagli la giustificazione delle cose diArezzonon solo avea ricevuto in grazia maricevuta promissione efede dal pontefice e da lui di aiutarloquando gli fusse di bisognonella guerra del regno di Napoligli aveva all'incontro promesso diconcedergli trecento lancie per aiutarlo ad acquistarein nome dellaChiesaBologna e opprimere Giampaolo Baglioni e Vitellozzo:movendolo a favorire cosí immoderatamente la grandezza delpontefice o perché imprudentemente si persuadesse averselo afare con tanti benefici sinceramente amicoestante questacongiunzioneniuno dovere ardire di tentare contro a lui in Italiacose nuoveo perché non tanto confidasse della sua amiciziaquanto temesse della inimicizia. E si aggiugneva che contro aGiampaoloVitellozzo e gli Orsini aveva sdegno particolareperchétutti aveano disprezzato i comandamenti suoi di levarsi dalle offesede' fiorentini; e Vitellozzo specialmente avea recusato l'artiglierieoccupate in Arezzoe oltre a questoavendogli dimandatosalvocondotto per andare sicuramente a lui e ottenutoloaveva poirecusato di andarvi. Né reputava il re essere inutile allecose sue che i capitani italiani fussino oppressi: senza cheo perl'astuzia del pontefice e del Valentino o per persuasioni di altriavea cominciato a temere che questi medesimi e gli Orsini nonaderissino finalmente e seguitassino gli stipendii de' re di Spagna.

Cap.xi

Timoridi príncipi e di governi per il ritorno del Valentino inRomagna. Giustifica tali timori il contegno del re di Franciaspecialmente verso il Bentivoglio. Inutili rimostranze di Venezia alre. Confederazione contro il Valentino. Arti del pontefice e delValentino per disunire i collegati. Colloquio del Valentino con PaoloOrsini. Accordi fra il Valentino e Paolo Orsini e fra il Valentino eil Bentivoglio. Le genti del Valentino prendono Sinigaglia.Vitellozzo Vitelli e Liverotto da Fermo fatti strangolare dalValentino. Lodovico e Federico de' Pichi spogliano del potere ilfratello Giovan Francesco.

Ritornòadunque il Valentinolicenziato in Asti dal rein Romagnacontutto che prima avesse dato speranzaa quegli che temeano di luidicondurlo seco per sicurtà comune in Francia. La cui ritornatacommosse non solamente gli animi di coloro contro a' quali siindirizzava il suo primo impeto ma eziandio di molti altri: perchéil medesimo timore avevano Pandolfo Petrucci e gli Orsinicongiuntiquasi nella medesima causa con Vitellozzo e con Giampaolo Baglione; eal duca di Ferrara dava maggiore spavento la perfidia e l'ambizionesua e del padre che non dava confidenza il parentado; e i fiorentiniancora che avessino ricuperato le terre col favore del restavanocon molto timore trovandosi poco proveduti di gente d'armeperchéil renon confidandosi interamente del marchese di Mantova per ladependenza che avea avutaquando temeva le sue armicon loimperadorebenché a Milano l'avesse ricevuto in grazianonaveva consentito lo conducessino per loro capitano generale; econoscevano [per] molti segni che avessino la consueta volontàcontro a di loroe specialmente perchéper tenergli incontinuo sospettoricettavano ne' luoghi vicini tutti i fuoruscitidi Arezzo e di quell'altre terre.

Accrescevail timore di tutti questi il considerare quanto con l'armi co' danarie con l'autorità fussino potenti tali inimiciquanto in tuttele cose loro si dimostrasse propizia la fortunae che per tantiacquisti non si era moderata in parte alcuna la loro cupiditàanzicome se al fuoco fussino somministrati continuamente nuovialimentiera diventata immoderata e infinita. Temevasi che essiconoscendo quanto rispetto avesse loro il re di Francianonpigliassino animo a tentare qualunque cosaeziandio contro alla suavolontà; e già dicevano il padre e il figliuolopalesementepentirsi de' troppi rispetti e dubitazioni che avevanoavute nelle cose d'Arezzoaffermando che 'l resecondo la naturade' franzesie i mezzi potenti che avevano nella sua cortetollererebbe sempre le cose fatte benché gli fussino moleste.Né assicurava alcuno di questi che temevanol'essere il reobligato alla sua protezione; perché erano freschi gli esempliche aveva permesso che sotto quella fusse spogliato il signore diPiombinoné risentitosi che il medesimo fusse accaduto alduca d'Urbinoaccettatovi da lui quando mandò l'esercito aNapoliperché dette in servigio suo cinquanta uomini d'arme.Ma piú presente e piú tremendo era l'esempio diGiovanni Bentivogli; perchécon tutto che il re avesse ne'prossimi anni comandato al Valentino che non molestasse Bolognaallegando che le obligazioni che aveva col pontefice non siintendevano se non per le preeminenze e autorità le qualineltempo che si confederorno insiemevi possedeva la Chiesanondimenoin questo temporicercandolo il Bentivoglio di aiuto per lepreparazioni che si facevano contro a luivariando lainterpretazione delle parole secondo la varietà de' fini suoie commentando le capitolazioni fatte piú tosto comegiurisconsulto che come rerispondeva che la protezione per la qualesi era obligato a difenderlo non impediva la impresa del pontefice senon per la persona e beni suoi particolari; perchése bene leparole erano generalivi era specificato che la si intendesse senzapregiudicio delle ragioni della Chiesaalla quale niuno negavaappartenere la città di Bologna; e perché nellaconfederazione che aveva fatta col ponteficeanteriore di tempo atutte quelle che aveva fatte in Italiasi era obligatoin qualunqueconvenzione facesse per l'avvenire con altrieccettuare semprech'elle non si intendessino in pregiudicio delle ragioni dellaChiesa. Nella quale deliberazione perseverò in modo senzavergogna checonfortandolo a cosí fare il cardinale di Roanocontro al parere di tutti gli altri del suo consigliomandò aBologna uno uomo proprio a intimare cheessendo quella cittàappartenente alla Chiesanon poteva mancare di non favorire laimpresa del ponteficee che per virtú della sua protezionesarebbe lecito a' Bentivogli abitare privatamente in Bologna egodersi le loro sostanze.

Nésolamente a tutti questima insino a' vinizianicominciava a esseresospetta tanta prosperità del duca Valentino; sdegnatieziandio che pochi mesi innanzidimostrando essere in piccolaestimazione appresso a lui l'autorità di quel senatoavevafatto rapire la moglie di Giovambattista Caracciolo capitano generaledelle loro fanteriela qualeandando da Urbino a congiugnersi colmaritopassava per la Romagna. Peròper dare causa al re diprocedere piú moderatamente a' suoi favoridimostrando dimuoversi come amici e gelosi dell'onore suogli ricordorono per glioratori lorocon parole degne della gravità di tantarepublicache considerasse di quanto carico gli fusse il dare tantofavore al Valentinoe quanto poco convenisse allo splendore dellacasa di Francia e al cognome tanto glorioso di re cristianissimofavorire uno tiranno taledistruttore de' popoli e delle provincie esitibondo sí immoderatamente del sangue umanoed esempio atutto il mondo di orribile immanità e perfidia; dal qualecome da publico ladroneerano stati ammazzati sí crudelmentesotto la fede tanti nobili e signorie che non si astenendo ancoradal sangue de' fratelli e de' congiuntiora con ferro ora convelenoavesse incrudelito nelle età miserabili eziandio allabarbarie de' turchi. Alle quali parole il reconfermandosi forse piúnella sentenza sua per la intercessione de' vinizianirispondeva nonvolere né dovere impedire il pontefice che non disponesse adarbitrio suo delle terre che appartenevano alla Chiesa. In modo cheastenendosi gli altri per rispetto suo da opporsi all'armi delValentinoquegli che erano già prossimi allo incendiodeliberorono provedervi per loro medesimi. Però gli OrsiniVitellozzoGiampagolo Baglione e Liverotto da Fermocon tutto checome soldati del Valentinoil quale simulava di volere muoverel'armi solamente contro a Bolognaavessino ricevuto di nuovo danarida luiritirorno le genti delle loro condotte in luoghi sicuriconintenzione di unirsi insieme per la difesa comune. Alla qual cosa glifece accelerare la perdita della fortezza di Santo Leola quale pertrattato di uno del paeseproposto quivi a certa muragliaritornòin potestà di Guido duca di Urbino; e da questo principiorichiamandolo quasi tutti i popoli di quello statoegliandato daVinegiadove era rifuggitoper mare a Sinigagliaricuperòsubitodalle fortezze in fuoratutto il ducato.

Congregornosiadunque alla Magionein quel di Perugiail cardinale Orsino (ilquale dopo la partita del retemendo di ritornare a Romasi erastato a Monteritondo)Pagolo OrsinoVitellozzoGiampagolo Baglionee Liverotto da Fermoe per Giovanni Bentivogli Ermes suo figliuoloe in nome de' sanesi Antonio da Venafro ministro confidentissimo diPandolfo Petrucci; dovediscorsi i pericoli loro sí evidentie l'opportunità che avevano per la ribellione dello statod'Urbino e perché al Valentino abbandonato da loro restavanopochissime gentifeciono confederazione a difesa comune e a offesadi Valentino e a soccorso del duca d'Urbinoobligandosi a metteretra tutti in campo settecento uomini d'arme e novemila fanticonpatto che il Bentivoglio rompesse la guerra nel territorio d'Imolaegli altri con maggiore sforzo procedessino verso Rimini e versoPesero. Nella quale confederazioneavendo grandissimo rispetto a nonirritare l'animo del re di Franciae sperando che forse non glisarebbe molesto che il Valentino fusse travagliato con l'armi dialtriespressono volere essere obligati a muoversi prontamente conle persone proprie e con le genti a sua requisizione contro aciascuno; e per la medesima cagione non ammessono in questa unione iColonnesiancora che tanto inimici e perseguitati dal pontefice.Ricercorono oltre a questo il favore de' viniziani e de' fiorentiniofferendo a questi la restituzione di Pisala quale dicevano esserein arbitrio di Pandolfo Petrucci per la autorità che avea co'pisani; ma i viniziani stetteno sospesi aspettando di vedere prima lainclinazione del re di Franciae i fiorentini ancoraper lamedesima cagione e perché avendo l'una parte e l'altra perinimici temevano della vittoria di ciascuno.

Sopravennequesto accidente improviso al duca Valentinoin tempo che tuttoattento a occupare gli stati altrui niente meno pensava cheall'essere assaltati gli stati suoi. Ma non perduto per la grandezzadel pericolo né l'animo né 'l consiglioe confidandosommamentecome dicevanella sua prospera fortunaattese con sommaindustria e prudenza a' rimedi opportuni. Principalmente trovandosiquasi disarmatomandò senza dilazione a domandare con grandeinstanza aiuto al re di Franciaricordandogli quanto in ogni casopotesse valersi piú del pontefice e di lui che degli inimicisuoie quanto poco potesse confidarsi di Vitellozzo e di Pandolfoche era principale capo e consultore di tutti gli altrie che primaaveva aiutato il duca di Milano contro a lui e dipoi sempre avutadependenza dal re de' romani; e nondimeno attendeva sollecitamente aprovedersi di nuove gentinon dimenticando però né 'lpadre né egli l'insidie e l'arti fraudolente: perché ilponteficeora scusando le cose palesi ora negando le dubbiecercavacon grandissima diligenza di mitigare l'animo del cardinale Orsinoper mezzo di Giulio suo fratello; e il Valentinocon varie lusinghee promessesi ingegnava di placare e assicurare ora l'uno oral'altro di essicosí per fargli piú negligenti alleprovisioni come per speranza che queste pratiche separate avessino agenerare tra loro sospetto e disunione; deliberatoinsino non avesseesercito potentenon si partire da Imola ma attendere a guardarel'altre terrenon dando soccorso alcuno al ducato d'Urbino. Per ilche comandò a don Ugo di Cardona e don Michele uomini suoiche erano in quegli confini con cento uomini d'arme dugento cavallileggieri e cinquecento fantiche si ritirassino a Rimini: il che noneseguironoper l'occasione che si presentò loro di ricuperaree saccheggiare la Pergola e Fossombronedove furono introdotti da'castellani delle fortezze. Ma l'effetto dimostrò quantosarebbe stato piú utile seguitare la deliberazione del duca;perché andando verso Cagli scontrorono appresso a FossombronePagolo e il duca di Gravinatutti due della famiglia Orsinaco'quali erano seicento fanti di Vitellozzoed essendo venuti alle manirestorno rotti quegli di Valentino con morte di molti e moltiprigioni; tra' quali fu morto Bartolomeo da Capranica capitano disettanta uomini d'armee preso don Ugo di Cardona. Rifuggissi donMichele a Fanoonde per commissione di Valentino si ritirò aPeserolasciata Fanocome terra piú fedelein potestàdel popolopoi che non avea tante forze che potesse difenderleamendue. E in questi dí medesimi le genti de' bolognesicheerano alloggiate a Castel San Pierocorseno a Doccia luogo vicino aImola: e si riducevano certamente le cose del Valentino in moltopericolo se i collegati avessino usato piú prestezza aoffenderlo.

Mamentre che loroo per non essere a ordine con le genti convenutenella dieta o tenuti sospesi dalle pratiche della concordiaguardanonel volto l'uno l'altrocominciò a passare l'occasione cheprima si era dimostrata favorevole; perché il re di Franciaaveva commesso a Ciamonte che mandasse quattrocento lancie alValentinoe si ingegnasse con tutti i modi possibili dareriputazione alle cose sue: il che come fu inteso da' collegatitrovandosi molto confusicominciò ciascuno a pensare allecose proprie. Però il cardinale Orsino continuava le pratichecominciate col ponteficee Antonio da Venafro mandato da PandolfoPetrucci andò a Imola a trattare col Valentino; col qualetrattava medesimamente Giovanni Bentivogliavendo nel tempo medesimomandato Carlo degli Ingrati oratore al pontefice e fatte restituirele cose predate a Doccia. Le quali pratiche essendo con sommoartificio aiutate e nutrite dal Valentinoe giudicando Pagolo Orsinodovere essere mezzo opportuno a disporre gli altrisimulando diconfidare molto in luilo chiamò a Imola: per sicurtàdel quale il cardinale Borgia andò nelle terre degli Orsini.Con Pagolo usò il Valentino dolcissime parolelamentandosinon tanto di lui e degli altriche avendolo insino a quel díservito con tanta fede si fussino per sospetti vani alienati síleggiermente da séquanto della imprudenza proprianonavendo saputo procedere di maniera che avesse data loro causa di nonammettere queste vane dubitazioni; ma sperare che questa diffidenzanata al tutto senza cagionein luogo di inimicizia partorirebbe trasé e loro perpetua e indissolubile congiunzione: perchéed essi già si dovevano accorgere che non potevano opprimerlopoiché il re di Francia era tanto disposto a sostenere la suagrandezzaed egli da altra parteavendo meglio aperti gli occhi perla esperienza di questo motoconfessava ingenuamente di conoscereche dai consigli e dal valore dell'armi loro era proceduta tutta lasua felicità e riputazione. Peròdesiderosissimo diritornare nell'antica fede con loroessere parato ad assicurargli inqualunque modo volessinoe a finirepurché con qualche suadegnitàle controversie co' bolognesi ad arbitrio loro.Aggiunsea quello che apparteneva a tuttidimostrazione d'avereconfidenza grandissima in Pagoloempiendolo di speranze e dipromesse per sé proprioe con tanto artificio che facilmentegli persuase tutto quello che si esprimeva per luiefficace moltoper natura nelle parole e prontissimo di ingegno.

Lequali cose mentre che si trattavanoil popolo di Camerino richiamòGiovanmaria da Varano figliuolo del signore passatoche eraall'Aquilae Vitellozzocon grave querela sua e di Pagolo Orsinoprese la rocca di Fossombrone; ed essendo similmente perduta lafortezza d'Urbino e poi quelle di Cagli e di Agobbionon glirimaneva in quello stato altro che Santa Agataoltre ad avereperduto tutto il contado di Fano. E nondimeno Pagolocontinuando lapratica cominciatapoiché piú volte per dare formaalle cose de' Bentivogli parenti suoi (era la figliuola maritata aErmes figliuolo di Giovanni) fu andato da Imola a Bolognaconvenneseco in questa sentenzama con condizione se la convenzione fusseapprovata dal cardinale Orsinoall'autorità del quale quasitutti gli altri si riferivano. Cancellassinsi gli odii conceputi e lamemoria di tutte le ingiurie passate; confermassinsi a' collegatil'antiche condottecon obligazione di andare come soldati delValentino alla recuperazione del ducato di Urbino e degli altri statiribellatima per sicurtà loro non fussino obligati ad andarea servirlo personalmente se non uno per voltané il cardinaleOrsino obligato a stare in corte di Roma; e che delle cose di Bolognasi facesse compromesso libero nel duca Valentino nel cardinale Orsinoe in Pandolfo Petrucci. Con la quale conclusione essendo andatoPagolo Orsinofattoogni dí piúcapacissimo dellabuona intenzione di Valentinoa trovare gli altri per indurgli aratificareil Bentivoglionon gli parendo né sicuro néonorevole né ragionevole che le cose sue in arbitrio d'altruirimanessinomandato il protonotario suo figliuolo a Imola e ricevutiuomini dal Valentinoconchiuse accordo col pontefice e con lui; alquale piú facilmente condiscesono perché comprendevanoche il re di Franciaconsiderando meglio o la infamia o quel cheimportasse che la città di Bologna fusse in potestàloroe però rimosso dalla prima deliberazionenon era piúper comportare che l'ottenessino. Le condizioni furno: lega perpetuatra il Valentino da una parte e i Bentivogli insieme con la comunitàdi Bologna dall'altra; avesse il Valentino da' bolognesi condotta dicento uomini d'arme per otto anniche si convertiva in pagamento didodicimila ducati l'anno; obligati i bolognesi a servirlo di centouomini d'arme e di cento balestrieri a cavalloma solamente per unoanno prossimo; e che il re di Francia e i fiorentini promettessinol'osservanza per l'una parte e per l'altra; e che per maggiorestabilità della pace si maritasse al figliuolo di Annibale lasorella del vescovo di Enna nipote del pontefice. Né cessavaperciò Valentino di sollecitare la venuta delle genti franzesie di tremila svizzeri condotti a suo soldosotto specie di usarlenon piú contro a' collegati ma per la ricuperazione del ducatodi Urbino e di Camerino: perché i collegati si erano giàrisoluti a ratificare l'accordo fattoessendo stato tirato in questasentenza il cardinale Orsinoche era allo Spedaletto in quello diSienadalle persuasioni di Pagolo e confortatone molto da PandolfoPetrucci; a chebenché dopo lunga contradizioneconsentironoVitellozzo e Giampagolo Baglione a' quali era sospettissima la fededel Valentino. Dopo la ratificazione de' quali avendo medesimamenteratificato il ponteficeil duca d'Urbinobenché dal popoloche gli prometteva volere morire per la conservazione sua fussepregato di non partirsinondimeno temendo piú dell'armimilitari che non confidava delle voci popolariritornandosene aVinegiadette luogo all'impeto degli inimiciavendo prima fatterovinare tutte le fortezze di quello stato eccetto che quelle diSanto Leo e di Maiuolo; e i popoliessendovi andato per commissionedel Valentino i popoli Antonio dal Monte a Sansovinoche fu poicardinalecon facoltà di concedere loro veniaritornoronod'accordo sotto il suo giogo: il che fece anche la città diCamerinoperché il signore se ne fuggí nel reame diNapoliimpaurito perché Vitellozzo e gli altrilevate legenti loro del contado di Fanosi preparavano per andare comesoldati di Valentino a quella impresa. Nel quale tempo il ponteficemandò il campo a Palombararicuperata da' Savelli insieme conSenzano e altre loro castellanell'occasione dell'armi mosse daquesti altri.

Mail duca Valentinovolendo mettere a fine i suoi occulti pensieriandò da Imola a Cesena; dove non quasi arrivato che le lanciefranzesivenute non molti dí primasi partirno subitamenteda luirivocate da Ciamontenon per commissione del re ma ocomesi affermavaper indegnazione particolare nata tra lui e ilValentino o pure perché cosí fusse stato procurato daluiper essere manco formidabile a quegli i quali sommamentedesiderava di assicurare. A Cesena attese a riordinare le genti suemaggiori in numero che non era la famaperchéindustriosamente aveva fatto poche condotte grosse ma soldatoecontinuamente soldavamolte lancie spezzate e gentiluominiparticolari: e nel medesimo tempo Vitellozzo e gli Orsiniandati persuo comandamento a campo a Sinigagliaottenneno la terra e la rocca;onde la prefettessa sorella del duca d'Urbino si fuggíabbandonata da ciascunonon ostante che il figliuolo pupillo fussesotto la protezione del re di Franciail quale si scusava di non laaiutare perché si era aderita alla lega fatta alla Magione.Presa SinigagliaValentino andò a Fano; dove poi che fusoprastato qualche dí per mettere insieme tutte le genti suefece intendere a Vitellozzo e agli Orsini che il dí seguentevoleva andare ad alloggiare in Sinigagliae però cheallargassino fuori della terra i soldati che erano con loroi qualialloggiavano dentro: il che subitamente eseguironoalloggiando lefanterie ne' borghi della città e le genti d'arme distribuendoper il contado. Venne il dí ordinato Valentino a Sinigagliaal quale si feciono incontro Pagolo Orsino e il duca di GravinaVitellozzo e Liverotto da Fermoe da lui raccolti con grandissimecarezze l'accompagnorono insino alla porta della cittàinnanzi alla quale si erano fermate tutte le genti del Valentino inordinanza. Nel qual luogo volendo essi licenziarsi da luiperridursi agli alloggiamenti loro che erano di fuorainsospettiti giàper vedere che avea maggiore gente di quella che credevano avessegli ricercò venissino dentro perché aveva di bisogno diragionare con loro; il che non potendo ricusarebenché conl'animo già quasi indovino del futuro malelo seguitorno nelsuo alloggiamentoe con lui ritirati in una cameradopo pocheparoleperchésotto scusa di volere pigliare altre vestisipartí presto da lorofurono da genti che sopravenneno nellacamera fatti tutti a quattro prigioni; e in uno tempo medesimomandati a svaligiare i loro soldati. E il dí seguenteche ful'ultimo dí di dicembreacciò che l'anno millecinquecento due terminasse in questa tragediariservando gli altriin prigionefece strangolare in una camera Vitellozzo e Liverotto:de' quali l'uno non aveva potuto fuggire il fato di casa suadimorire di morte violentacome erano morti tutti gli altri suoifratelliin tempo che avevano già nell'armi grande esperienzae riputazionee successivamente l'uno dopo l'altrosecondo l'ordinedella etàGiovanni di uno colpo di artiglieria nel campo cheInnocenzio pontefice mandò contro alla città di OsimoCammillo soldato de' franzesi di uno sasso intorno a CercelleePagolo decapitato in Firenze; ma di Liverotto non potette negarealcuno che non avesse fine condegno delle sceleratezze sueessendomolto giusto che e' morisse per tradimento chi poco innanzi aveva pertradimento ammazzato crudelissimamente in Fermoper farsi grande inquella cittàGiovanni Frangiani suo zio con molti altri de'cittadini principali di quella terraavendogli nella casa suapropria condotti a uno convito.

Nonaccadde in questo anno altra cosa memorabileeccetto che Lodovico eFederico della famiglia de' Pichi conti della Mirandolaessendostati prima cacciati da Giovanfrancesco loro fratelloe pretendendoavervicon tutto che fusse maggiore di etàle medesimeragioni che luiottenute genti in aiuto loro dal duca di Ferraradiuna sorella naturale del quale erano natie da Gianiacopo da Triulzisuocero di Lodovico ne cacciorono per forza il fratello: cosa nontanto degna di memoria per se stessa quanto perché poineglianni seguentile controversie tra questi fratelli produssono effettidi qualche momento.

Cap.xii

GliOrsini prigioni del pontefice; morte sospetta del cardinale Orsini.Intimazione del Valentino ai senesi e risposta di questi.Interessamento del re di Francia alle cose di Toscana. Il Valentinonel Lazio contro gli Orsini. Nuove terre occupate dal Valentino.

Séguital'anno mille cinquecento trepieno se mai niuno de' precedenti dicose memorabili e di gravissimi accidenti; al quale dette principiola perfidia e la empietà del principe della cristianareligioneignaro di quel che avessequesto anno medesimoasuccedere a sé e alle cose sue. Perché avendo ilValentinocon somma celerità come erano convenuti tra lorosignificato al pontefice quanto felice fine avessino conseguito aSinigaglia le insidie sueeglitenuto l'avviso segretissimo eprocurato che per altre vie non potesse penetrare ad altrichiamòsubito sotto colore di altre faccende nel palagio di Vaticano ilcardinale Orsinoil qualefidandosi dello accordo fatto e dellafede di chi era noto a tutto il mondo che mai non aveva avuto fedetirato piú dal fato che dalla ragione era pochi díinnanzi andato a Roma; e arrivato in palazzo fu subito fattoprigione: e nel tempo medesimo presi alle loro case Rinaldo Orsinoarcivescovo di Firenzeil protonotario Orsinol'abate d'Alvianofratello di Bartolomeoe Iacopo da Santa Croce gentiluomo romano de'principali di quella fazione. I quali come furono condotti inCastello Santo Agnoloil pontefice mandò il principe diSquillaci suo figliuolo a pigliare la possessione delle terre diPagolo e degli altrie con lui il protonotario e Iacopo da SantaCroce perché le facessino consegnare; i quali furono dipoirimessi sotto la medesima custodia. E aveva il pontefice motteggiatocon arguzia spagnuola sopra quello che aveva fatto il figliuolodicendo che essendo stati Pagolo Orsino e gli altri i primi amancargli della fedeperché si erano obligati di andare a luiuno per volta e vi erano andati tutti insiemenon era stato menolecito a lui mancare a loro. Stette circa venti dí prigione ilcardinalepretendendo il pontefice alla incarcerazione di unocardinale sí antico e di tale età e autoritàvarie cagioni; e finalmentesparsa voce che fusse ammalatomoríin palazzocome si credette certissimamentedi veleno: la qualeopinione il pontefice per alleggierireancora che fusse assueto anon curarsi delle infamievolle che di giorno fusse portato scopertoalla sepolturaaccompagnato dalla sua famiglia e di tutti icardinali. E gli altri prigioni furononon molto dipoidata sicurtàdi rappresentarsiliberati.

MaValentinonon volendo essere stato scelerato senza premiosi partísenza indugio da Sinigaglia e si dirizzò a Città diCastello; e trovata quella città abbandonata da quegli che virestavano della famiglia de' Vitellii quali intesa la morte diVitellozzo si erano fuggiticontinuò il cammino versoPerugia; onde fuggí Giampagoloil qualedestinato a piútardo ma a maggiore supplizioera per sospetto stato piúcauto che gli altri a andare a Sinigaglia. Lasciò l'una el'altra città sotto il nome della Chiesaavendo rimesso inPerugia Carlo Baglione gli Oddi e tutti gli altri inimici diGiampagolo; e volendo con sí grande occasione tentare diinsignorirsi di Sienaseguitandolo alcuni fuorusciti di quella cittàandò con l'esercitonel quale erano arrivati di nuovo gliaiuti promessi dal Bentivoglioa Castel della Pieve; dove intesa lacattura del cardinale Orsinofece strangolare il duca di Gravina ePagolo Orsinie mandò imbasciadori a Siena a ricercare checacciassino Pandolfo Petruccicome inimico suo e turbatore dellaquiete di Toscanapromettendo checacciato che fusse luise neandrebbe con l'esercito in terra di Roma senza molestare altrimenti iloro confini: e da altra parte il pontefice ed egliardenti didesiderio che Pandolfocosí come era stato compagno di queglialtri nella vita fusse eziandio compagno nella mortesi ingegnavanodi addormentarlo con le medesime arti con le quali avevanoaddormentati tutti gli altriscrivendogli brevi e lettere moltoumanee mandandogli per messi propri imbasciate piene di affezione edi dolcezza. Ma il sospetto entrato nel popolo di Siena che nontendessino a occupare quella città faceva piú difficileil disegno loro contro a Pandolfoperché molti cittadinimalcontenti per l'ordinario di luisi riducevano a volere piútosto temporeggiarsi sotto la tirannide di uno cittadino che caderein servitú forestiera; in modo che di là non gli eradato nel principio risposta alcuna per la quale potesse sperare dellapartita di Pandolfo: ed egli nondimenocontinuando nella medesimasimulazione di non volere altro che questoprocedeva avanti nelterritorio loroed era già arrivato a Pienzae Chiusi el'altre terre vicine arrendutesegli d'accordo. Donde crescendo inSiena il timoree cominciandosi a spargere nel popolo ed eziandiotra alcuni de' principali non essere conveniente cheper mantenerela potenza di uno cittadinosi mettesse tutta la città in sígrave pericoloPandolfo deliberò di fare con buona grazia ditutti quello che dubitava non avere a fare alla fine con odiouniversalee con maggiore pericolo e danno proprio; e peròcon consentimento suofu significato in nome publico al Valentinoessere contenti compiacerlo della dimanda fattapure che si partissecon le sue genti de' terreni loro: la quale risoluzioneancorachéil pontefice ed egli avessino aspirato a maggiore disegnofuaccettataper la difficoltà conoscevano di espugnare Sienaterra grossaforte di sitonella quale erano Giampagolo Baglioni emolti soldati; e dove il popoloquando fusse restato certificato cheValentino avesse altro fine che la partita di Pandolfosarebbe statounito a resistergli. Aggiunsesi che al pontefice parveper lasicurtà proprianecessario che il figliuolo riducessel'esercito in terra di Romadove non si stava senza sospetto diqualche movimento: perché a Pitigliano si erano ridotti Giulioe alcuni degli Orsinie in Cervetri erano con molti cavalli Fabio eOrgantino Orsini; e Muzio Colonnapartito del reame di Napolieraentrato in Palombara in soccorso de' Savellii quali avevano fattodi nuovo intelligenza e parentado con gli Orsini. Ma perdé piúl'uno e l'altro di loro la speranza di occupare Sienaperchégià si comprendeva che al re di Franciabenché daprincipio ne fusse stato molto ambiguoera molesta questa impresacome quello chese bene avesse desiderato che fussino battutiVitellozzo e gli altri confederatigli pareva pure che la totaleloro ruinacon l'aggiunta di tanti statifacesse troppo potenti ilpontefice e Valentino; ed essendo la città di Siena e Pandolfosotto la sua protezionee non appartenente alla Chiesa ma alloimperiogli pareva potere molto giustificatamente opporsi a questoacquisto. Ebbeno anche speranza che per la partita di Pandolfo ilgoverno di quella città rimanesse in qualche confusionee perquesto potersegli in progresso di tempo presentare occasione dacolorire il disegno loro.

Partíadunque Pandolfo da Sienama lasciatavi la medesima guardia e lamedesima autorità negli amici e dipendenti da luiin modo nonappariva fatta mutazione del governo; e il Valentino si dirizzòverso Romaper andare alla distruzione degli Orsini. I qualiinsieme co' Savelliavevano preso il Ponte a Lamentano e correvanoper tutto il paese; ma si raffrenorono per la giunta di Valentinoilquale assaltò subito lo stato di Giangiordanonon avendorispetto che egliche non si era dimostrato contro a luiavesse lacondotta l'ordine di San Michele e la protezione del re di Francia efusse allora nel reame di Napoli a' servigi suoi: di che sigiustificava il pontefice col renon muoversi per cupidità dispogliarlo del suo stato ma perchéessendo tante ingiurie eoffese tra lui e la famiglia Orsinanon poteva averlo sicuramente sípropinquo; però essere contento di dargli in ricompenso ilprincipato di Squillaci e altre terre equivalenti. E nondimeno il renon accettando queste ragionisi risentí molto di taleinsultonon tanto perché in lui potesse piú che ilsolito il rispetto della protezione quanto perchénoncontinuando piú nella prima prosperità le cose sue nelregno di Napolicominciava avere a sospetto l'ardire e la insolenzadel pontefice e di Valentino; ritornandogli in memoria l'assaltodell'anno passato di Toscanae quel che poicontro alla suaprotezionenelle cose di Siena tentato avevanoe considerando chequanto piú avevano ottenutoe per l'avvenire otterrebbono daluitanto era diventata e per diventare sempre maggiore la lorocupidità: e però mandò con aspra imbasciata acomandare a Valentino che desistesse da molestare lo stato diGiangiordanoil quale per vie incognitenon senza grave pericolos'era condotto a Bracciano. E parendogli necessario assicurarsi chele cose di Toscana non facessino qualche variazioneinteso massimeche in Siena appariva principio di discordia civilecominciòper consiglio de' fiorentini a trattare che Pandolfo Petrucciilquale si era fermato in Pisatornasse in Sienae che tra fiorentinisanesi e bolognesi si facesse unione a difesa comunerestituendosiper levare tutte le cause della dissensionea' fiorentiniMontepulciano; e che ciascuno di questi si provedessesecondo la suapossibilitàdi genti d'arme per difesa comuneacciocchési interrompesse al pontefice e al Valentino la facoltà didistendersi piú in Toscana. Avea in questo mezzo il Valentinopreso con parte delle sue genti Vicovarodove erano per Giangiordanosecento fanti; ma avuto il comandamento del relevatosicon moltosdegno del pontefice e suodalla impresa di Braccianoandò aporre il campo a Ceri; ove con Giovanni Orsino signore di quel luogoera Renzo suo figliuoloe Giulio e Franciotto della medesimafamiglia; e nel tempo medesimo il padre procedeva per via digiustizia contro a tutta la casa degli OrsinieccettuatoGiangiordano e il conte di Pitiglianoil quale i viniziani nonvolevano comportare che fusse molestato.

ÈCeri terra antichissima e per la fortezza del sito suo moltocelebrataperché è posta in su uno masso anzi piúpresto in su uno poggio tutto d'un sasso intero; però da'romaniquando rotti da' franzesi al fiume di Alliaoggi detto[Caminate]si disperorono di potere difendere Romavi furnomandatecome in luogo sicurissimole vergini vestali e i simulacripiú secreti e piú venerandi degli deicon molte altrecose sacre e religiose; e per la medesima cagione non fu ne' tempiseguenti violata dalla ferocia de' barbariquando per ladeclinazione dello imperio romano inondorno con tanto impeto tuttaItalia. E per questoe per esservi copia di valorosi difensoririusciva a Valentino impresa difficile; il quale per espugnarla nédiligenza né industria pretermettevaaiutandosioltre amolte altre macchine bellicheper superare l'altezza delle muracongatti e con vari instrumenti di legname. Dove mentre che staFrancesco da Narnimandato a Siena dal re di Franciasignificòla mente regia essere che Pandolfo ritornasse; dal quale aveva primaricevuto promessa di perseverare nella divozione del re e per suasicurtà mandargli in Francia il figliuolo maggiorepagargliquello di che rimaneva debitore per la convenzione de' quarantamiladucati e restituire a fiorentini Montepulciano: il che inteso inSienafu piccola difficoltà al ritorno suoaggiugnendosialla riputazione del nome del re il favore scoperto de' fiorentini ela disposizione de' cittadini amici suoi; i qualiavendo anticipatodi pigliare l'armi la notte innanzi al dí destinato allavenuta suafeciono stare fermi tutti quegli che sentivanoaltrimenti. Succedette questo con grandissimo dispiacere delpontefice: le cose del qualeper altrofelicemente procedevanoperché se gli erano arrendute Palombara e l'altre terre de'Savellie quegli che erano in Cerivessati dí e notte inmolti modi e con molti assaltifinalmente si arrenderonocon pattoche a Giovanni signore della terra fusse pagata dal pontefice certaquantità di danarie lui e tutti gli altri fussino lasciatiandare salvi a Pitigliano; le quali cosefuora della consuetudinedel papa e contro all'espettazione universalefurono osservatesinceramente.

Cap.xiii

Vicendedella guerra franco spagnola nel reame di Napoli. Arrivo di nuoviaiuti spagnoli. Insuccessi de' francesi. La disfida di Barletta e lagloriosa vittoria degli italiani.

Nonprocedevano già con simile prosperità le cose de'franzesi nel regno di Napoliavendo insino nel principio di questoanno cominciato a difficultarsi. Imperocchéessendo il contedi Meleto con gente de' príncipi di Salerno e di Bisignano acampo a Terranuovapassò da Messina in Calavria don Ugo diCardona con ottocento fanti spagnuolii quali stati a' soldi diValentino aveva condotti da Romae con cento cavalli e ottocentofanti tra siciliani e calavresi; e giunto a Seminara si mosse versoTerranuovaper soccorrerla: il che intendendo il conte di Meletolevatosi da Terranuovaandò per incontrargli. Camminavano glispagnuoli per una pianura ristretta tra la montagna e una fiumana chemena pochissima acqua ma che si congiugne alla strada con uno argine;e i franzesisuperiori di numeroallo incontrocamminavano disotto al fiumedesiderosi di tirargli nel luogo largo; ma vedendogliprocedere stretti e in ferma ordinanzadubitando che se nontagliavano loro la strada non si conducessino salvi a Terranuovapassorno per assaltargli di là dal fiume: doveprevalendo lavirtú de' fanti spagnuoli esercitati nella guerra e nocendomolto a' franzesi il disavvantaggio dell'arginefurono rotti. Némolto poi arrivorono di Spagna a Messinaper maredugento uominid'arme dugento giannettieri e dumila fanti guidati da Manuello diBenavida: col quale passò allora in Italia Antonio de Levache salito poi di privato soldatoper tutti i gradi militarialcapitanato generaleacquistò in Italia molte vittorie. Iqualipassati da Messina a Reggio di Calavriapreso non molto primadagli spagnuoliessendo allora Obigní in altra parte dellaCalavria che quasi tutta si teneva per luiandorno ad alloggiare aLosarno propinquo a cinque miglia a Calimeranella quale terra duedí innanzi era entrato Ambricort con trenta lancie e il contedi Meleto con mille fanti: e presentativisi la mattina seguente insul fare del dídove non erano porte ma solamente la sbarraprese e morte prima le sentinellela espugnorono al secondo assaltobenché francamente si difendessino: dove restò morto ilcapitano SpiritoAmbricort prigione; e il conte di Meleto rifuggitonella rocca si salvòperché i vincitori si ritirornosubitamente a Terranuovatemendo di Obigníche con trecentolancie tremila fanti forestieri e dumila del paese si approssimava.Dopo il quale accidenteessendo Obigní fermatosi aPollistrine castello propinquogli spagnuolimancando loro levettovagliesi partirno una notte occultamente per andare aGhiarace; ma seguitati dalla gente di Obigní insino allamontata d'una difficile montagnaperderno sessanta uomini d'arme emolti fanti: benché de' franzesi vi moríper essersimesso troppo innanziGrugníuomo stimato assai da loro e cheguidava la compagnia stata del conte di Gaiazzoil quale poco dopola espugnazione di Capua era morto di morte naturale.

Sopravennein questo tempo di Spagna in Sicilia un'altra armatache condussedugento uomini d'arme dugento cavalli leggieri e duemila fantichen'era capitano Porto Carrera; il quale essendo morto a Reggiodoveera passato con le gentirimase la cura a don Ferrando d'Andrada suoluogotenente. Per la giunta de' quali ripreso animo gli spagnuoli ches'erano ridotti a Ghiaraceritornati a Terranuovasi fortificornonella parte della terra contigua alla fortezza tenuta per loroche èal capo d'una vallealla qual valle si congiugne il resto dellaterra; temendo e non invano della venuta di Obigníperchéeglivenuto subito da Pollistrinealloggiò in quella parteche non era occupata dagli spagnuoli: fortificandosi ciascunoemettendo le sbarre dal canto suo. Ma intendendo poi Obigní chegli spagnuoliche erano smontati a Reggios'accostavano per unirsicon gli altrisi ritirò a Losarno; e gli inimiciseguitandola comodità delle vettovagliesi poseno tutti insieme aSeminara.

Mamentre che nella Calavria le cose in questa maniera procedevanoilviceré franzeseritornato verso Barletta e fermatosi aMateraaveva distribuito le genti in piú luoghi circostantiattendendo a impedire che non vi entrassino vettovagliee sperandoche per la peste e carestia che era in Barletta gli spagnuoli nonpotessino piú dimorarviné ridursi a Trani dove eranole difficoltà medesime. Ma era maravigliosa in tanteincomodità e pericoli la perseveranza loroconfermata dallavirtú e dalla diligenza di Consalvo; il qualeora dandosperanza della venuta presta di dumila fanti tedeschia soldare iquali aveva mandato Ottaviano Colonna in Germaniae di altrisoccorsiora spargendo fama di volere ritirarsi per mare a Tarantogli sostentava; ancora molto piú con lo esempiotollerando inse medesimo con allegro animo tutte le fatiche e tutta la strettezzadel vivere e di tutte le cose necessarie; alle quali cose sopportarepersuadeva gli altri con le parole. In tale stato essendo ridotta laguerracomincioronoper la negligenza e per gli insolentiportamenti de' franzesia essere superiori quegli che insino a queldí erano stati inferiori: perché gli uomini diCastellanetaterra vicina a Barlettadisperati per i danni eingiurie che pativano da cinquanta lancie franzesi chev'alloggiavanoprese popolarmente l'armi gli svaligiorno; e pochi dípoi Consalvoavendo notizia che monsignore della Palissail qualecon cento lancie e trecento fanti alloggiava nella terra di Rubosdistante da Barletta dodici migliafaceva guardie negligentiuscitouna notte di Barletta e condottosi a Rubose piantate congrandissima celerità l'artiglieriele quali per essere ilcammino piano aveva facilmente condotte secol'assaltò contale impeto che i franzesii quali aspettavano ogn'altra cosaspaventati dallo assalto improvisofatta debole difesasiperderonorimanendo insieme con gli altri la Palissa prigione; e ildí medesimo se ne ritornò Consalvo a Barlettasenzapericolo di ricevere nel ritirarsida Nemorsil quale pochi díinnanzi era venuto a Canosadanno alcunoperché le gentisuealloggiateper tenere Barletta assediata da piú lati eforse per maggiore loro comoditàin vari luoghinon potevanoessere a tempo a congregarsi. E si aggiunse checome scrivonoalcunicento cinquanta lancie de' franzesimandate per pigliarecerti danari che si conducevano da Trani a Barlettafurono rotte dagenti le quali per assicurare i danari erano state mandate daConsalvo.

Seguitòappresso a questi un altro accidente che diminuí assail'ardire de' franzesinon potendo attribuire alla malignitàdella fortuna quello che era stato opera propria della virtú.Perché essendosopra la recuperazione di certi soldati cheerano stati presi in Rubosandato un trombetto a Barletta pertrattare di riscuoterglifurono dette contro a' franzesi da alcuniuomini d'arme italiani certe parole cheriportate dal trombetto nelcampo franzese e da quegli fatto risposta agli italianiaccesenotanto ciascuno di loro cheper sostenere l'onore della proprianazionesi convenneno che in campo sicuroa battaglia finitacombattessino insieme tredici uomini d'arme franzesi e tredici uominid'arme italiani; e il luogo del combattere fu statuito in unacampagna tra BarlettaAndria e Quadratodove si conducessinoaccompagnati da determinato numero di gente: nondimenoperassicurarsi dalle insidieciascuno de' capitani con la maggioreparte dell'esercito accompagnò i suoi insino a mezzo ilcammino: confortandogli cheessendo stati scelti di tuttol'esercitocorrispondessino con l'animo e con l'opere allaespettazione conceputache era tale che nelle loro mani e nel lorovalore si fusse con comune consentimento di tutti collocato l'onoredi sí nobili nazioni. Ricordava il viceré franzese a'suoiquesti essere quegli medesimi italiani che non avendo ardire disostenere il nome de' franzesiavevanosenza fare mai esperienzadella sua virtúdato loro sempre la via quante voltedall'Alpi avevano corso insino all'ultima punta d'Italia; néora accendergli nuova generosità d'animo o nuovo vigorematrovandosi agli stipendi degli spagnuoli e sottoposti a' lorocomandamenti non avere potuto contradire alla volontà d'essii qualiassueti a combattere non con virtú ma con insidie econ fraudisi facevano volentieri oziosi riguardatori degli altruipericoli: ma come gli italiani fussino condotti in sul campoe sivedessino a fronte l'armi e la ferocia di coloro da' quali eranostati sempre battutiritornati al consueto timoreo non ardirebbonocombattere o combattendo timidamente sarebbeno facile preda lorononessendo sufficiente scudo contro al ferro de' vincitori il fondamentofatto in su le parole e braverie vane degli spagnuoli. Da altra parteConsalvo infiammava con non meno pungenti stimoli gli italianiriducendo in memoria gli antichi onori di quella nazione e la gloriadell'armi lorocon le quali già tutto il mondo domatoavevano: essere ora in potestà di questi pochinon inferiorialla virtú de' loro maggiorifare manifesto a ciascuno che seItaliavincitrice di tutti gli altriera da pochi anni in qua statacorsa da eserciti forestieri esserne stata cagione non altro che laimprudenza de' suoi príncipii quali per ambizionediscordanti fra loro medesimiper battere l'un l'altrol'armistraniere chiamate avevano: non avere i franzesi ottenuto in Italiavittoria alcuna per vera virtúma o aiutati dal consiglio edall'armi degli italiani o per essere stato ceduto alle loroartiglierie; con lo spavento delle qualiper essere stata cosa nuovain Italianon per il timore delle loro armiessergli stata data lastrada: avere ora occasione di combattere col ferro e con la virtúdelle proprie persone; trovandosi presenti a sí gloriosospettacolo le principali nazioni de' cristianie tanta nobiltàde' suoi medesimii qualicosí dall'una parte comedall'altraavere estremo desiderio della vittoria loro.Ricordassinsi essere stati tutti allievi de' piú famosicapitani d'Italianutriti continuamente sotto l'armie avereciascuno d'essi fatto in vari luoghi onorevoli esperienze della suavirtú: e peròo essere destinata a questi la palma dirimettere il nome italiano in quella gloria nella quale era stato nonsolo a tempo de' loro maggiori ma ve l'avevano veduto essi medesimionon si conseguendo per queste mani tanto onoreaversi a disperareche Italia potesse rimanere in altro grado che di ignominiosa eperpetua servitú. Né erano minori gli stimoli che daglialtri capitani e da' soldati particolari dell'uno e dell'altroesercito erano dati a ciascuno di loroaccendendogli a essere similidi se medesimia esaltare con la propria virtú lo splendore ela gloria della sua nazione. Co' quali conforti condotti al campopieni ciascuno d'animo e di ardoreessendo l'una delle partifermatasi da una banda dello steccato opposita al luogo dove s'erafermata l'altra partecome fu dato il segnocorseno ferocemente ascontrarsi con le lancie: nel quale scontro non essendo apparitovantaggio alcunomesso con grandissima animosità e impetomano all'altre armidimostrava ciascuno di loro egregiamente la suavirtú: confessandosi tacitamente per tutti gli spettatori chedi tutti gli eserciti non potevano essere eletti soldati piúvalorosiné piú degni a fare sí gloriosoparagone. Ma essendosi già combattuto per non piccolo spazio ecoperta la terra di molti pezzi d'armadure e di molto sangue diferiti da ogni partee ambiguo ancora l'evento della battagliarisguardati con grandissimo silenzioma quasi con non minore ansietàe travaglio d'animo che avessino loroda' circostantiaccadde cheGuglielmo Albimonteuno degli italianifu gittato da cavallo da unofranzese; il quale mentre che ferocemente gli corre col cavalloaddosso per ammazzarloFrancesco Salamone correndo al pericolo delcompagno ammazzò con uno grandissimo colpo il franzesecheintento a opprimere l'Albimonte da lui non si guardava; e di poiinsieme con l'Albimonte che s'era sollevatoe col Miale che era interra feritopresi in mano spiedi che a questo effetto portatiavevanoammazzorono piú cavalli degl'inimici: donde ifranzesicominciati a restare inferiorifurono chi da uno chi da unaltro degli italiani fatti tutti prigioni. I qualiraccolti congrandissima letizia da' suoie rincontrando poi Consalvo che gliaspettava a mezzo il camminoricevuti con incredibile festa e onoreringraziandogli ciascuno come restitutori della gloria italianaentrorono come trionfanticonducendosi i prigioni innanziinBarletta; rimbombando l'aria di suono di trombe e di tamburidituoni d'artiglierie e di plauso e grida militari: degni che ogniitaliano procuriquanto è in séche i nomi lorotrapassino alla posterità mediante lo instrumento dellelettere. Furono adunque Ettore Fieramosca capuanoGiovanni CapoccioGiovanni Bracalone e Ettore Giovenale romaniMarco Corellario daNapoliMariano da SarniRomanello da FurlíLodovico Aminaleda TerniFrancesco Salamone e Guglielmo Albimonte sicilianiMialeda Troiae il Riccio e Fanfulla parmigiani; nutriti tutti nell'armio sotto i re d'Aragona o sotto i Colonnesi. Ed è cosaincredibile quanto animo togliesse questo abbattimento all'esercitofranzese e quanto n'accrescesse allo esercito spagnuolofacendociascheduno presagioda questa esperienza di pochidel fineuniversale di tutta la guerra.

Cap.xiv

Glisvizzeri occupano Lucherna e la Murata. Lotta che ne consegue frasvizzeri e francesi. Accordi fra gli svizzeri ed i francesi.

Erain questo tempo medesimo il re di Francia molestato in Lombardia da'svizzerifatto il principio non da tutta la nazione ma dai trecantoni occupatori di Bellinzone; i qualivolendo indurlo aconsentire che quella terra fusse loro propriaassaltorono Luchernae la Muratamuro di lunghezza grande in sul Lago maggiore presso aLuchernaper il quale si proibisce lo scendere di quelle montagnealla pianura se non per una porta che sola è in quel muro: ebenché nel principio non l'ottenessinoper la difesa de'franzesi che vi stavano a guardiae che Ciamonteil quale conottocento lancie e tremila fanti s'era fermato a Varese e a Galerasperasse ch'ella s'avesse a difenderenondimeno cresciuti poi isvizzeri di numeroperché ebbono soccorso da' grigionidopomolti assalti dati invanosaliti una parte di loro in su uno aspromonte che soprafà la Muratacostrinsono a levarsene coloroche la guardavano; e preso poi il borgo di Lucherna ma non la roccaogni dí augumentavanoperché gli altri nove cantonise bene da principio avessino offerte genti al re per laconfederazione che avevano con luicominciorono poi a dare soccorsoa' tre cantoniallegando non potere mancare d'aiutare i lorocompagni e fratellied esserne tenuti per le leghe antiche che eranotra loroanteriori alle obligazioni che avevano con tutti gli altri.E mentre che già in numero quindicimila sono intorno allaroccanon potendo i franzesi soccorrerla per la strettezza de' passie per le diligenti guardie vi facevanoattendevano a predare ilpaese circostante; e sdegnati che il castellano di Musoccoterra diGianiacopo da Triulzirecusava di prestare loro l'artiglierie perbattere la rocca di Luchernasaccheggiorono la terra di Musoccononmolestando la rocca perché era inespugnabile. Da altra parte ifranzesifacendo stima non piccola di questo motoe avendo raccoltetutte le forze che aveano in Lombardia e ottenuti aiuti da Bologna daFerrara e da Mantovaricercorono viniziani de' sussidi debiti per ladifesa dello stato di Milano; i quali avendogli promessi prontamentegli espedirono sí lentamente che non furono necessari: eattendeva Ciamonteavendo bene provedute le fortezze che erano ne'luoghi montuosia tenere le genti alla pianurasperando che isvizzeriche non ardivano per non avere né cavalli néartiglierie scendere ne' luoghi apertisi straccherebbono per ladifficoltà delle vettovagliee perché erano senzadanari e senza speranza di fare effetto alcuno importante. Nel qualestato essendo i svizzeri dimorati molti díe crescendo lapenuria delle vettovaglieperché i franzesiarmati moltilegniaveano sommerse molte barche che conducevano vettovaglie a'svizzeri e impedivano che per il lago non ne potessino avereecominciando a disunirsi tra loroperché la impresa nonatteneva se non ai cantoni che possedevano Bellinzonecorrottiancora i capitani da' danari de' franzesifurono alla fine contentidi ritirarsirestituiteda Musocco infuora come cosa nonappartenente al retutte le terre occupate in questa espedizioneeottenuta dal re promessa di non molestare Bellinzone fra certo tempo.Tanto erano i franzesi alieni da volere l'inimicizia de' svizzeri chenon si vergognavanonon solamente in questo tempo che avevano guerraco' re di Spagna temevano del re de' romani e avevano sospetti iviniziani ma eziandio in ogni altro tempocomperare l'amicizia diquella nazionecon pagare provisioni annue in publico e in privato efare accordi con loro con indegne condizioni; movendoglioltre alnon confidare della virtú de' fanti propriil conoscere checon disavvantaggio grande si fa la guerra con chi non ha che perdere.

cap.15

Pattidi pace stabiliti fra il re di Francia e l'arciduca Filippo comeprocuratore dei re di Spagna. La guerra continua nel reame di Napoli.Sfortuna delle armi francesi. Francesi e spagnoli a Cerignola. Lasconfitta de' francesi. Consalvo a Napoli.

Cosíliberato il re di Francia dalla guerra de' svizzerinon aveva neltempo medesimo minore speranza di liberarsi dalla guerra che era nelreame di Napoli: perchédopo molte pratiche di pace tenutevanamente tra l'uno e l'altro revolendosene ritornare di Spagna inFiandra Filippo arciduca di Austria e principe di Fiandradeliberòbenché contro a molti prieghi de' suoceriritornarsene perterra; da' quali ottenne ampia facoltà e libero mandato difare la pace col re di Franciastata moltomentre che era inIspagnaprocurata da luima accompagnandolo due loro imbasciadorisenza la partecipazione de' quali non voleva cosa alcuna néconchiudere né trattare. È incredibile con quantamagnificenza e onore fusse per ordine del re ricevuto per tutto ilregno di Francianon solo per desiderare di farselo propizio nellapratica dell'accordo ma per conciliarsi per ogni tempo l'animo diquel principegiovane e in espettazione di somma potenzaperchéera il piú prossimo alla successione dello imperio romano ede' reami di Spagna con tutte le dependenze loro; e con la medesimaliberalità furono raccolti e fatti molti donativi a quegli cheerano grandi appresso a lui: alle quali dimostrazioni corrispose conmagnanimità reale Filippo; perché avendo il reoltrealla fede datagli che e' potesse passare per Francia sicuramentemandato per sua sicurtà a stare in Fiandratanto che e' fussepassatoalcuni de' primi signori del reameFilippocome e' fuentrato in Franciaper dimostrare di confidarsi in tutto della suafedeordinò che gli statichi fussino liberati. Né aqueste dimostrazioni di amicizia tanto grandi succederonoper quantofu in loroeffetti minori; perché convenutisi a Blesdopodiscussione di qualche díconchiuseno la pace con questecondizioni: che il reame tutto di Napoli si possedesse secondo laprima divisionema lasciando in diposito a Filippo le provincie perla differenza delle quali si era venuto all'armie che di presenteCarlo figliuolo suo e Claudia figliuola del retra' quali sistabiliva lo sposalizio altre volte trattatos'intitolassino re diNapoli e duchi di Puglia e di Calavria; che la parte che toccava alre di Spagna fusse in futuro governata dall'arciducaquella del redi Francia da chi deputasse il rema tenendosi l'una e l'altra sottonome de' due fanciullia' quali quando consumavano il matrimonio ilre consegnasseper dota della figliuolala sua porzione. La qualepace fu solennemente publicata nella chiesa maggiore di Bleseconfermata con giuramento del ree di Filippo come procuratore de're suoi suoceri: pace certamentese avesse avuto effettodi momentograndissimoperché non solo si posavano l'armi tra re tantopotenti ma dietro a questa sarebbe seguitata la pace tra il re de'romani e il re di Francia; onde contro a' viniziani nascevano nuovipensierie il ponteficesospetto a tutti e in pessimo concetto diciascunonon rimaneva senza timore di concili e d'altri disegni adepressione della sua autorità. Ma avendo subito il re eFilippo mandato nel regno di Napoli a intimare la pace fattae acomandare a' capitani che insino a tanto venisse la ratificazione de're di Spagnapossedendo come possedevanos'astenessino dalleoffeseoffersesi il capitano franzese di ubbidire al suo rema lospagnuoloo perché piú sperasse nella vittoria operché l'autorità sola di Filippo non gli bastasserispose che insino non avesse il medesimo comandamento da' suoi renon poteva omettere di fare la guerra: alla continuazione della qualegli dava maggiore animoche il re di Franciasperando prima nellepratiche e poi nella conclusione della pace e presupponendo per certoquel che ancora era incertoaveva non solamente raffreddato l'altreprovisioni ma sopratenuto tremila fanti che prima aveva ordinato chea Genova s'imbarcassinoe trecento lanciedestinate che sotto Persíandassino a quella impresa; e per contrarioa Barletta eranoarrivati i duemila fanti tedeschi i qualisoldati con favore del rede' romani e imbarcatisi a Triestierano con grave querela del re diFrancia passati sicuramente per il golfo de' viniziani. E peròil duca di Nemorsnon potendo promettersi la sospensione dell'armi eindebolito per i danni ricevuti poco innanziper essere sufficientese l'occasione lo invitasse o la necessità lo costrignesseacombattere con gl'inimicimandò a chiamare tutte le gentifranzesi che erano divise in vari luoghida quelle in fuori chesotto Obigní militavano in Calavria; e tutti gli aiuti de'signori del regno: ma ebbe nel raccorle avversa la fortuna. Perchéavendo il duca d'Atri e Luigi d'Arsuno de' capitani franzesi cheavevano le genti loro sparse in Terra di Otrantodeliberato d'andareinsieme a unirsi col viceréperché presentivano chePietro Navarra con molti fanti spagnuoli era in luogo da potere loronuocere se fussino andati separatiaccadde che Luigi d'Arsavendoavuta opportunità di condursi sicuro da se stessopartísenza curarsi del pericolo del duca d'Atri; al qualerimasto soloessendo pervenuta notizia che Pietro Navarra si era mosso versoMatera per andare a unirsi con Consalvosi messe ancora esso incammino con la sua gente. Ma non bastano i consigli umani a resisterealla fortuna: perché avendo gli uomini di Rutiliano terra inquello di Barii quali in quegli medesimi dí si eranoribellati dai franzesichiamato Pietro Navarrae però eglivolgendosi dal cammino cominciato di Matera verso Rutilianosiscontrò nel duca d'Atri; il qualespaventato di questoaccidentestette sospeso di quello che avessi a farepurenonessendo sicura in tutto la ritirata e confidandosi che se bene erainferiore di numero di fanti aveva piú cavallie stimando chela fanteria spagnuola per avere la notte fatto lungo cammino fussestraccaappiccò la battaglia; nella quale essendosi da ogniparte combattuto valentementefu alla fine rotta la gente suamortoGiovann'Antonio suo zio ed egli fatto prigione. Ecome pare ch'ilpiú delle volte le avversità non vadino solequattrogalee franzesidelle quali era capitano Pregianni Provenzalecavaliere di Rodisorseno nel porto d'Otrantocon licenzadell'offiziale vinizianoche promesse non patirebbe fussinomolestate dall'armata di Spagnala quale sotto Villamarinavolteggiava ne' luoghi vicini; ma essendo poco dipoi entrata nelporto medesimoPregianni inferiore di forzetemendo nonl'investissinoacciò che almanco il danno suo non fusse conguadagno degli inimiciliberata la ciurma e messe in fondo le galeesalvò sé e i suoi per la via di terra. Aveva il re diFrancia commesso a' suoi capitani che standosi in su le difesefuggissino il venire alle maniperché arebbono presto o lostabilimento della pace o soccorso grande. Ma era difficileessendopotenti e vicini tutti gli esercitiraffrenare la caldezza de'franzesi e fargli stare pazienti a menare la guerra in lungo; anziera destinato chesenza differire piúsi decidesse la sommadelle cose. Di che nacque il principio in Calavria: perchéuniti che furono gli spagnuoli a SeminaraObigníraccoltetutte le genti sue e quelle de' signori che seguitavano la partefranzesealloggiò le fanterie nella terra di Gioia vicina atre miglia a Seminarae la cavalleria a Losarno lontano tre migliada Gioia; e fortificatosi con quattro pezzi d'artiglieria in su lariva del fiume in sul quale è posta Gioiastava preparato peropporsi agl'inimici se e' tentassino di passare il fiume. Ma glispagnuolifatto pensiero diverso dal suoil dí chedeliberorono passaremossono per la strada diritta la vanguardiacondotta da Manuel di Benavidaalla via del fiumeil quale giuntoalla riva cominciò a parlare con Obigníche avevacondotto tutto l'esercito suo in su la riva opposita; e in dettotempo la retroguardia spagnuolaseguitata dalla battagliasi volseper altro cammino a passare il fiume un miglio e mezzo di sopra aGioia. Del qual tratto accorgendosi Obigní si mosse con grandecelerità e senza artiglieriaper giugnergli innanzi che tuttiavessino passato: ma erano già passati tutti; e ordinatisibenché senza artiglieriein ferma e stretta battaglia simossono contro a' franzesii qualiaccelerando il cammino e avendocome dicono alcunimolto minore numero di fantiandavanodisordinati; in modo che presto gli roppenoinnanzi che passasse ilfiume l'antiguardia spagnuola. Nel quale conflitto restòprigione Ambricort con alcuni altri capitani franzesi e il duca diSomma con molti baroni del regno; e Obigníbenchéfuggisse nella rocca di Angitolarinchiusovi dentrofu costretto adarrendersi prigionerotto e preso in quegli luoghi medesimi dovepochi anni innanzi aveva con tanta gloria superato e rotto il reFerdinando e Consalvo: tanto è poco costante la prosperitàdella fortuna. Né a luiche fu de' piú eccellenticapitani che Carlo conducesse in Italiae di ingegno libero enobileaveva nociuto altro che il procedere con troppa caldezza allasperanza della vittoria. La qual cosa medesima nocette in Puglia alvicerétraportato forse a maggiore caldezza per avere intesala rotta ricevuta in Calavria; perché Consalvoessendogliincognita la vittoria de' suoiné potendo piú per lafame e per la peste perseverare in Barlettase ne partílasciatavi poca guardiae si dirizzò alla Cirignolaterralontana dieci miglia e quasi in triangolo tra Canosadove era ilvicerée Barletta.

Eragià stato disputato prima nel consiglio del viceré seera da cercare o da fuggire l'occasione della giornatae molti de'capitani avevano detta questa sentenzache essendo gli spagnuoliaccresciuti di gente e i suoi diminuitie cominciati a invilire peri disordini succeduti prima a Rubos e a Castellaneta e poi in Terradi Otranto e ultimatamente in Calavrianon fusse da commettersi allafortuna maritirandosi in Melfi o in qualche altra terra grossa eabbondanteaspettare che di Francia venisse o nuovo soccorso o lostabilimento della pace; al quale modo di temporeggiarsi astrignerglianche il comandamento ricevuto nuovamente dal re: ma aveva questoconsiglio avuto molti contradittoria' quali pareva pericolosol'aspettare che l'esercito vincitore di Calavria si unisse conConsalvoo si voltasse a qualche impresa importantedove nontroverebbono chi resistesse. Ricordavansi che frutto avesse partoritol'avere elettol'esercito di Mompensieripiú tosto ilritirarsi nelle terre che 'l combatteree gli esempli passati gliammonivano di quello che de' soccorsi lunghi e incerti di Franciasperare potessino; e seessendo le cose ambiguené Consalvoaveva consentito di levare le offese né i re di Spagnaaccettata la pacetanto manco essere per farlo ora che erano intanta speranza della vittoria. Non essere l'esercito loro inferioredi forze e di virtú a quello degl'inimiciné doversiarguire da' disordini ricevuti per propria negligenza a quelloesperimento che col ferro e col valore dell'animonon con l'astuziao con gli ingannisi farebbe in campagna aperta; ed essere piúsicuro e piú glorioso partito farecon speranza almancoegualeesperienza della fortuna chefuggendola e lasciandosi a pocoa poco consumareconcedere agl'inimici la vittoria senza sangue esenza pericolo; e i comandamenti del reche era lontanodoversi piúpresto per ricordi che per precetti ripigliarei quali erano fattiprudentemente se fussino stati seguitati da Obigníma essendovariato per quel disordine lo stato della guerra essere necessarioche medesimamente le deliberazioni si variassino. Era prevaluta nelconsiglio questa sentenza; e peròcome ebbono notizia dallespie che le genti spagnuoleo tutte o parteerano uscite diBarlettaprese similmente Nemors il cammino verso la Cirignolacammino all'uno e all'altro esercito molto incomodo; perchéper essere quegli paesi sterilissimi d'acquae la state sopravenutamolto piú tosto che non suole essere al principio di maggioèfama che quel dí ne perirono nel camminaredi setemolti diciascuna delle parti: né sapevano i franzesi se quel che siera mosso era tutto o parte dello esercito spagnuoloperchéFabrizio Colonna co' cavalli leggieri non lasciava penetrare a loronotizia alcunae le lancie ritte degli uomini d'armee i gambi de'finocchi che in quel paese sono altissimiimpedivano loro la vista.Arrivorono prima gli spagnuoli alla Cirignolache si guardava per ifranzesi; e ponendosi ad alloggiare tra certe vigneallargorono perconsiglio di Prospero Colonna un fosso che era alla fronte del loroalloggiamento. Sopragiunseno poi i franzesi mentre chel'alloggiamento si facevaed essendo già vicina la nottestettono dubbi o d'appiccare subito il fatto d'arme o di differire labattaglia al dí seguente; e consigliavano Ivo d'Allegri e ilprincipe di Melfi che si indugiasse al dí seguentenel qualdí speravano che gli spagnuolinecessitati dal mancamentodelle vettovaglieavessino a muoversionde fuggirsi oltre allapropinquità della notte il disavvantaggio di assaltargli nelproprio alloggiamentonon sapendo massimamente la disposizione diquello; madisprezzando impetuosamente Nemors il consiglio piúsalutiferoassaltorono gli spagnuoli con furore grande; combattendocon la medesima ferocità i svizzeri. Ed essendosio per casoo per altroattaccato il fuoco alla munizione degli spagnuoliConsalvoabbracciato l'auguriocon franco animo gridò: - Noiabbiamo vinto; Iddio ci annunzia manifestamente la vittoriadandocisegno che non ci bisogna piú adoperare l'artiglieria. -

Variaè la fama del progresso della battaglia. I franzesipublicoronole genti loro avere nel primo congresso rotta lafanteria spagnuolaarrivati alla artiglieria avere arsa la polvereed essersene insignoriti; ma chesopravenuta la nottele gentid'arme avevano percosso per errore nella fanteria propriaper ilquale disordine gli spagnuoli essersi rifatti. Ma dagli altri fupublicato cheper la difficoltà di passare il fossoifranzesi cominciando ad avvilupparsi tra loro medesimi si messeno infuganon meno per disordine proprio che per virtúdegl'inimici; essendo massime spaventati per la morte di Nemorsilquale combattendo ferocemente tra i primie riscaldando i suoi apassare il fossocadde percosso d'uno scoppio. Altripiúparticolarmenteche Nemorsdisperato di spuntare il fossovolendogirare la gente al fianco del campo per fare pruova d'entrare daquella bandafece gridare: - a dietroa dietro- la qual voce achi non sapeva la cagione dava segno di fuggire; e la morte suacheessendo nel primo squadrone nel medesimo tempo sopravennevoltòtutto l'esercito in fuga manifesta. Rimuovono alcuni altri dal viceréla infamia d'avere contro al consiglio degli altri combattutoanzila trasferiscono in Allegri cheessendo inclinato il viceré anon combattere quel díriprendendolo di timidità loindusse a contrario consiglio. Durò la battaglia perbrevissimo spazio; e ancora che gli spagnuolipassato il fossogliseguitassinone fuper essere già notte oscurapresi emorti pochissimispecialmente di uomini a cavallo; tra' quali fumorto monsignore di Ciandeu: il restoperduti i carriaggi perdutal'artiglieriasi salvò con la fugaspargendosi i capitani ei soldati in varie parti. È fama cheessendo giàcacciati per tutto gli inimiciche Consalvonon vedendo in luogoalcuno Prospero Colonna ne dimandava con instanzadubitava non fussestato ammazzato nel fatto d'arme; e che Fabriziovolendo tassarlo ditimiditàridendo gli rispose non essere da temere cheProspero fusse entrato in luogo pericoloso. Acquistossi questavittoria otto dí dopo la rotta di Obigní; e l'una el'altra in venerdígiorno osservato per felice daglispagnuoli.

Fecionoi franzesicome furono raccolti dalla fugavari disegnio diunirsi con le reliquie dello esercito in qualche luogo opportuno aimpedire a' vincitori l'andare a Napoli o di fermarsi alla difesa diNapoli; nondimenocome nelle cose avverse diventano ogni dímaggiori il timore e le difficoltà di chi è statovintoniuno di questi partiti si messe a esecuzioneperché ein altri luoghi aveano difficoltà di fermarsie Napoligiudicavano non potere difendere per la carestia delle vettovaglie:alla quale per provedere aveano prima i franzesi fatto comperare aRoma quantità grande di frumentima il popolo romano impedínon si traessinoo per conservare Roma abbondante o per suggestioneocculta (come molti credettono) del pontefice. Però Allegriil principe di Salerno e molti altri baroni si ritirorno tra Gaeta eTraiettoove si raccolse dietro al nome loro la maggiore parte dellereliquie dell'esercito. Ottenuta Consalvo tanta vittorianonallentando il favore della fortunasi dirizzò con l'esercitoa Napoli; e passando da Melfi offerse al principe la facoltàdi ritenersi il suo stato in caso volesse seguitare la divozionespagnuola: il qualeaccettando piú tosto d'essere lasciatopartire con la moglie e co' figliuoliandò a congiugnersi conLuigi d'Ars che s'era fermato a Venosa. Avuto MelfiseguitòConsalvo il cammino a Napoli; ove come cominciò ad accostarsii franzesi che v'erano dentro si ritirorno in Castelnuovoe inapoletani abbandonatiil quartodecimo dí di maggioriceverono Consalvo: come fecenonel tempo medesimoAversa e Capua.