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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumenono





Cap.i

Attivitàdel pontefice per suscitare nemici al re di Francia. Difficoltàdi accordi fra il re e gli svizzeri. Intimazioni del pontefice alduca di Ferrara per la lavorazione del sale a Comacchio.

Dell'assoluzionede' vinizianifatta con animo tanto costante del ponteficesiperturbò molto Cesare al quale questa cosa principalmenteapparteneva. Ma non se ne perturbò quasi meno il re diFranciaperché per l'utilità propria desiderava che lagrandezza de' viniziani non risorgesse. Non si accorgeva perciòinteramente quali fussino gli ultimi fini del pontefice; manutrendosinelle difficoltà che se gli preparavanocon vanesperanzesi persuadeva che 'l pontefice si movesse per sospettodell'unione sua con Cesaree che temporeggiando con lui e non glidando causa di maggiore timorecontento della assoluzione fattanonprocederebbe piú oltre. Ma il ponteficeconfermandosi piúl'un dí che l'altro nelle sue deliberazionidette licenzacon tutto che molto contradicessino gli oratori de' confederatia'feudatari e sudditi della Chiesa che si conducessino agli stipendide' viniziani; i quali soldorno Giampaolo Baglione con titolo digovernatore delle loro gentirimaste per la morte del conte diPitigliano senza capitano generalee Giovanluigi e Giovanni Vitellifigliuoli già di Giovanni e di Cammilloe Renzo da Ceri percapitano di tutti i fanti loro; e avendo cosí scopertamentepreso il patrocinio de' vinizianiprocurava di concordargli conCesaresperando per questo mezzo non solo di separarlo dal re diFrancia ma cheunito seco e co' vinizianigli moverebbe la guerra;la qual cosa perchéper le necessità di Cesareglisuccedesse piú facilmente interponeva l'autorità suacon gli elettori dello imperio e colle terre franche che nella dietadi Augusta non gli deliberassino alcuna sovvenzione. Ma quanto piúsi maneggiava questa materia tanto piú si trovava dura edifficile; perché Cesare non voleva concordia alcuna se nonritenendosi Veronae i vinizianine' quali il papa avea speratodovere essere maggiore facilitàpromettendosi in qualunquecaso d'avere a difendere Padova e che tenendo quella cittàdovesse il tempo porgere loro molte occasionidimandavanoostinatamente la restituzione di Veronaofferendo di pagareinricompenso di quellaquantità grandissima di danari. Nécessava il pontefice di stimolare occultamente il re di Inghilterra amuovere guerra contro al re di Franciarinnovando la memoria delleinimicizie antiche tra quegli regnidimostrando l'occasione d'averesuccessi felicissimiperché se egli pigliava l'armi contro alremolt'altria' quali era o sospetta o odiosa la sua potenzalepiglierebbono; e confortandolo ad abbracciare con quella divozioneche era stata propria de' re di Inghilterra la gloria che se gliofferivadi essere protettore e conservatore della sedia apostolicala quale altrimenti era per l'ambizione del re di Francia inmanifestissimo pericolo: alla qual cosa lo confortava medesimamentema molto occultamenteil re d'Aragona.

Maquel che importava piúil pontefice continuando co' svizzerile pratiche cominciate per mezzo del vescovo di Sion (la cui autoritàera grande in quella nazionee il quale non cessava con sommaefficacia di orare a questo effetto ne' consigli e di predicare nellechiese)avea finalmente ottenuto che i svizzeri accettando pensionedi fiorini mille di Reno l'anno per ciascuno cantonesi fussinoobligati alla protezione sua e dello stato della Chiesapermettendogli di soldareper difendersi da chi lo molestassecertonumero de' fanti loro: la qual cosa gli avea renduta piúfacile la discordia che cominciava a nascere tra loro e il re diFrancia. Perché i svizzeriinsuperbiti per l'estimazione cheuniversalmente si faceva di loroe presumendo che tutte le vittorieche il re presente e il re Carlo suo antecessore aveano ottenute inItalia fussino principalmente procedute per la virtú e per ilterrore dell'armi loroe perciò dalla corona di Franciameritare moltoaveano dimandatoricercandogli il re di rinnovareinsieme la confederazione che finivache accrescesse loro lepensioni; le quali erano di sessantamila franchi l'annocominciatedal re Luigi undecimo e continuate insino a quel tempooltre allepensioni che secretamente si davano a molti uomini privati: le qualicose dimandando superbamenteil re sdegnato della insolenza loro eche da villani nati nelle montagne (cosí erano le parole sue)gli fusse cosí imperiosamente posta la tagliacominciòpiú secondo la degnità reale che secondo l'utilitàpresentecon parole alterate a ribattergli e dimostrare quasi didisprezzargli. Alla qual cosa gli dava maggiore animoche nel tempomedesimoper opera dí Giorgio Soprasassoi vallesi sudditidi Sionche si reggono in sette comunanze chiamate da loro le corticorrotti da' donativi e da promesse dí pensioniin publico ein privato si erano confederati con luiobligandosi di dare il passoalle sue gentinegarlo agli inimici suoi e andare al soldo suo conquel numero di fanti che comportavano le forze loro; e in simigliantemodo si erano confederati seco i signori delle tre leghe che sichiamano i grigioni; e benché una parte de' vallesi non avesseancora ratificatosperava il re indurgli co' mezzi medesimi allaratificazione: onde si persuadeva non gli essere piú tantonecessaria l'amicizia de' svizzeri; avendo determinatooltre a'fanti che gli concederebbono i vallesi e i grigionidi condurrenelle guerre fanti tedeschi; temendo medesimamente poco de' movimentiloroperché non credeva potessino assaltare il ducato diMilano se non per la via di Bellinzone e altre molte angusteper lequali venendo molti potevano facilmente essere ridotti in necessitàdi vettovaglie da pochivenendo pochi basterebbono similmente pochia fargli ritirare. Cosí stando ostinato a non augumentare lepensioninon si otteneva ne' consigli de' svizzeri di rinnovare secola confederazionecon tutto che confortata da molti di loroa'quali privatamente ne perveniva grandissima utilità; e per lamedesima cagione piú facilmente consentirono allaconfederazione dimandata dal pontefice.

Perla quale nuova confederazione parendogli avere fatto fondamentogrande a' pensieri suoie oltre a questo procedendo per natura intutte le cose come se fusse superiore a tutti e come se tutti fussinonecessitati a ricevere le leggi da luiseminava origine di nuovoscandolo col duca di Ferrara: o mosso veramente dalla cagione chevenne in disputa tra loro o per lo sdegno conceputo contro di luichericevuti da sé tanti benefici e onoridependesse piúdal re di Francia che da lui. Quale si fusse la cagionecercandoprincipio di controversiecomandò imperiosamente ad Alfonsoche desistesse da fare lavorare sali a Comacchioperché nonera conveniente che quel che non gli era lecito fare quando iviniziani possedevano Cervia gli fusse lecito possedendo la sediaapostolicadi cui era il diretto dominio di Ferrara e di Comacchio:cosa di grande utilitàperché dalle saline di Cerviaquando non si lavorava a Comacchiosi diffondeva il sale in molteterre circostanti. Ma piú confidava Alfonso nella congiunzioneche aveva col re di Francia e nella sua protezione che non temevadelle forze del pontefice; e lamentandosi d'avere a essere costrettodi non ricôrre il frutto il quale nella casa propria conpochissima fatica gli nascevaanzi avere per uso de' popoli suoi acomperare da altri quello di che poteva riempiere i paesi forestieriné dovere passare in esempio quello a che i viniziani non conla giustizia ma con l'armi l'aveano indotto a consentirerecusava diubbidire a questo comandamento: onde il pontefice mandò aprotestarglisotto gravi pene e censurenon gli era lecito farequando i viniziani possedevano Cervia gli fusse lecito possedendo lasedia apostolicadi cui era il diretto dominio di Ferrara e diComacchio: cosa di grande utilitàperché dalle salinedi Cerviaquando non si lavorava a Comacchiosi diffondeva il salein molte terre circostanti. Ma piú confidava Alfonso nellacongiunzione che aveva col re di Francia e nella sua protezione chenon temeva delle forze del pontefice; e lamentandosi d'avere a esserecostretto di non ricôrre il frutto il quale nella casa propriacon pochissima fatica gli nascevaanzi avere per uso de' popoli suoia comperare da altri quello di che poteva riempiere i paesiforestieriné dovere passare in esempio quello a che iviniziani non con la giustizia ma con l'armi l'aveano indotto aconsentirerecusava di ubbidire a questo comandamento: onde ilpontefice mandò a protestarglisotto gravi pene e censureche desistesse.

 

Cap.ii

Massimilianoe il re di Francia si accordano per assalire di nuovo i veneziani;contrarietà del pontefice. Vano tentativo de' veneziani perprendere Verona. Nuove querele e minaccie del pontefice contro ilduca di Ferrara. Discussione fra il pontefice e il re di Francia perla controversia col duca.

Questierano i pensieri e l'opere del ponteficeintento con tutto l'animoalla sollevazione de' viniziani. Ma da altra parte il re de' romani eil re di Franciadesiderosi parimenti della loro depressione emalcontenti delle dimostrazioni che faceva per essi il ponteficeeperciò venuti insieme in maggiore unioneconvennono diassalire quella state con forze grandi i viniziani: mandando da unaparte il re di Francia Ciamonte con potente esercitoal quale siunissino le genti tedesche che erano in Verona; e da altra parteCesarecon le genti le quali sperava ottenere dallo imperio nelladieta di Augustaentrasse nel Friulie presolo procedesse ad altreimprese secondo che gli mostrasse il tempo e l'occasioni. Alla qualcosa ricercorno il pontefice checome obligato per la lega diCambraiconcorresse coll'armi insieme con loro; ma esso a cui erasommamente molesta questa cosa rispose apertamente non essere tenutoa quella confederazioneche aveva già avuta perfezione poichéera stato in potestà di Cesare avere prima Trevigi e poiricompenso di danari. Ricercò similmente Massimiliano il recattolico di sussidio per le obligazioni medesime di Cambraie perle convenzioni fatte seco particolarmente quando gli consentíil governo di Castigliama con prieghi che l'accomodasse piútosto di danari che di genti; ma eglinon si disponendo a sovvenirlodi quel che piú aveva di bisognogli promesse mandargliquattrocento lanciesussidio a Cesare di poca utilità perchénell'esercito franzese e suo abbondavano cavalli.

Nelquale tempoessendo la città di Verona molto vessata da'soldati che la guardavano perché non erano pagatile gentivinizianechiamate occultamente da alcuni cittadinipartitesi daSan Bonifaziosi accostorono di notte alla città per scalarecastello San Piero essendo entrati per la porta San Giorgio dovementre dimoranoper congiugnere insieme le scaleperchéseparate non ascendevano all'altezza delle murao sentiti da quegliche guardavano il castello di San Felice o parendo loro vanamenteudire romoreimpauritilasciate le scale si discostorono; dondel'esercito si ritornò a San Bonifazioe in Verona venuta aluce la congiurazione ne furono puniti molti.

Inclinòin questo tempo l'animo del pontefice a riunirsi col re di Franciamosso non da volontà ma da timore; perché Massimilianodimandava superbamente che gli prestasse dugentomila ducatiminacciandolo che altrimenti si unirebbe col re di Francia contro alui; e perché era fama che nella dieta di Augusta sideterminerebbe di concedergli aiuti grandie perché di nuovotra il re di Inghilterra e il re di Francia era stata fatta epublicata con solennità grande la pace: e perciò moltostrettamente cominciò a trattare con Alberto da Carpicolquale era proceduto insino a quel dí con parole e speranzegenerali. Ma perseverò poco tempo in questa sentenza: perchéla dieta di Augustasenza le forze della quale erano in piccolaestimazione i minacci di Cesarenon corrispondendo all'espettazionenon gli determinò altro aiuto che di trecentomila fiorini diRenosopra il quale assegnamento aveva già fatte molte spese;e dal re di Inghilterra gli fu significato avere nella pace inseritouno capitolo ch'ella si intendesse annullata qualunque volta il re diFrancia offendesse lo stato della Chiesa. Dalle quali cose ripresoanimo e ritornato a' primi pensieriaggiunse contro al duca diFerrara nuove querele. Perché quel ducadappoi che 'l golfofu liberatoavea poste nuove gabelle alle robe che per il fiume delPo andavano a Vinegia; le qualiallegando il pontefice che secondola disposizione delle leggi non si potevano imporre dal vassallosenza licenza del signore del feudoe che erano in pregiudiciogrande de' bolognesi suoi sudditifaceva instanza che si levassino;minacciando altrimenti assaltarlo con l'armi: e per fargli maggioretimore fece passare le sue genti d'arme nel contado di Bologna e inRomagna.

Turbavanoqueste cose molto l'animo del re: perché da una parte gli eramolestissimo il pigliare l'inimicizia col ponteficeda altra partelo moveva l'infamia d'abbandonare il duca di Ferraradal quale perobligarsi alla protezione avea ricevuto trentamila ducati; némeno lo moveva il rispetto della propria utilitàperchédependendo totalmente Alfonso da lui e augumentando tanto piúnella sua divozione quanto piú vedeva perseguitarsi dalponteficeed essendo lo stato suo alle cose di Lombardia moltoopportunoriputava interesse suo il conservarlo. Però siinterponeva col pontefice perché tra loro si introducessequalche concordia. Ma al pontefice pareva giusto che 'l re sirimovesse da questa protezioneallegando averla presa contro a'capitoli di Cambrai: per i qualifatti sotto colore di restituirequello che era occupato alla Chiesasi proibiva che alcuno de'confederati pigliasse la protezione de' nominati dall'altroe da séessere stato nominato il duca di Ferrara: e di piúche alcunonon si intromettesse delle cose appartenenti alla Chiesa. Confermarsiil medesimo per la confederazione fatta particolarmente tra loro aBiagrassanella quale espressamente si diceva che 'l re non tenesseprotezione alcuna di stati dependenti dalla Chiesa e non neaccettasse in futuroannullando tutte quelle che per il passatoavesse preso. Alle quali cose benché per la parte del re sirispondessecontenersi nella medesima convenzione che ad arbitriosuo si conferissino i vescovadi di qua da' montiil che il ponteficeavere violato nel primo vacanteavere medesimamente contravenuto infavore de' viniziani a' capitoli fatti a Cambraionde esserglilecito non osservare a lui le cose promesse; nondimenoper non avereper gli interessi del duca di Ferrara a venire all'armi colponteficeproponeva condizioni per le qualinon si contravenendototalmente né direttamente al suo onorepotesse il ponteficerestare in maggiore parte sodisfatto negli interessi che la Chiesa edegli pretendevano contro ad Alfonso; ed era oltre a questo contentoobligarsisecondo una richiesta fatta dal ponteficeche le gentifranzesi non passassino il fiume del Pose non in quanto fussetenuto per la protezione de' fiorentini o per dare molestia aPandolfo Petrucci e a Giampaolo Baglionesotto pretesto de' danaripromessigli dall'uno e intercettigli dall'altro.

 

Cap.iii

Resadi Vicenza e di altre terre alle milizie francesi e tedesche.Discorso del capo della legazione de' vicentini. Inumana risposta delprincipe di Analt. Intercessione benevola di Ciamonte; crudeltàdei tedeschi.

Lequali cose mentre che si agitavanoCiamonte con mille cinquecentolancie e con diecimila fanti di varie nazionitra' quali eranoalcuni svizzericondotti privatamente non per concessione de'cantoniseguitandolo copia grande d'artiglierie e tremila guastatorie co' ponti preparati per passare i fiumied essendogli congiunto ilduca di Ferrara con dugento uomini d'arme cinquecento cavallileggieri e duemila fantie avendo senza ostacolo occupato (perchéi viniziani l'abbandonorno) il Pulesine di Rovigoe presa la torreMarchesana posta in su la ripa dell'Adice di verso Padovavenuto aCastel Baldoebbe con semplici messi le terre di Montagnana ed Estiappartenenti l'una ad Alfonso da Esti per donazione di Massimilianol'altra impegnatagli da lui per sicurtà di danari prestati; iquali luoghi recuperato che ebbe Alfonsosotto pretesto di certegalee de' viniziani che venivano su per il Pone rimandò lapiú parte delle sue genti. Unissi con Ciamonte il principe diAnault luogotenente di Cesareuscito di Verona con trecento lanciefranzesi dugento uomini d'arme e tremila fanti tedeschiseguitandolosempre dietro uno alloggiamento; e lasciatosi addietro Monselicetenuto da' vinizianivennono in quel di Vicenzadove Lunigo e tuttoil paese senza contradizione se gli arrendé: perchél'esercito vinizianoche si diceva essere di seicento uomini d'armequattromila tra cavalli leggieri e stradiotti e ottomila fantisottoGiampaolo Baglione governatore e Andrea Gritti proveditorepartitosiprima da Soave e andatosi continuamente ritirandosecondo iprogressi degli inimicine' luoghi sicurifinalmente messasufficiente guardia in Trevigie a Mestri posto mille fantisi eraritirato alle Brentelle luogo vicino a tre miglia di Padovainalloggiamento molto forteperché il paese è pieno diargini e quel luogo circondato dall'acque di tre fiumiBrentaBrentella e Bacchiglione. Per la ritirata del qualei vicentini deltutto abbandonati e impotenti per se stessi a difendersinonrimanendo loro altra speranza che la misericordia del vincitoreeconfidando potere piú facilmente ottenerla per mezzo diCiamontemandorono a dimandargli salvocondotto per mandareimbasciadori a lui e al principe di Anault; il quale ottenutosipresentorono in abito miserabile e pieni di mestizia e di spaventoinnanzi all'uno e l'altro di loroche erano al Ponte a Barberanopropinquo a dieci miglia a Vicenza. Ovepresenti tutti i capitani epersone principali degli esercitiil capo della legazione parlòsecondo si dicecosí:

-Se fusse noto a ciascuno quello che la città di Vicenzainvidiata già per le ricchezze e felicità sua da moltecittà vicineha patitopoichépiú per erroree stoltizia degli uomini e forse piú per una certa fataledisposizione che per altra cagioneritornò sotto il dominiode' vinizianie i danni infiniti e intollerabili che ha ricevutocirendiamo certissimiinvittissimi capitaniche ne' petti vostrisarebbe maggiore la pietà delle nostre miserie che lo sdegno el'odio per la memoria della ribellione: se ribellione merita d'esserechiamata lo errore di quella nottenella qualeessendo spaventatoil popolo nostroperché lo esercito inimico aveva per forzaespugnato il borgo della Postierlanon per ribellarsi né perfuggire lo imperio mansueto di Cesare ma per liberarsi dal sacco edagli ultimi mali delle cittàuscirono fuora imbasciadori adaccordarsi con gli inimici; movendo sopratutto gli uomini nostrinonassuefatti all'armi e a' pericoli della guerral'autorità delFracassa; il qualecapitano esperimentato in tante guerre e soldatodi Cesareo per fraude o per timore (il che a noi non appartiene diricercare)ci consigliò che mediante l'accordo provedessimoalla salute delle donne e figliuoli nostri e della nostra afflittapatria. In modo che si conosce che non alcuna malignità masolo il timoreaccresciuto per l'autorità di tale capitanofu cagione non che si deliberasse ma piú tosto che in brevespazio di tempoin tanto tumulto in tanti strepiti d'arme in tantituoni d'artiglierie nuovi agli orecchi nostrisi precipitasse adarrenderci a viniziani; la felicità de' quali e la potenza nonera tale che ci dovesse per se stessa invitare a questo: e quantosieno diversi i falli nati dal timore e dallo errore da queglipeccati che sono mossi dalla fraude e dalla mala intenzione èmanifestissimo a ciascuno. Ma quando bene la nostra fusse stata nonpaura ma volontà di rebellarsie fusse stato consiglio econsentimento universale di tuttinonin tanta confusionepiúpresto movimento e ardire di pochi non contradetto dagli altrie chei peccati di quella infelice città fussino del tuttoinescusabilile nostre calamità da quel tempo in qua sonostate tali che si potrebbe veramente dire che la penitenza fussesenza comparazione stata maggiore che il peccato: perchédentro alle muraper le rapine de' soldati stati alla guardianostrasiamo stati miserabilmente spogliati di tutte le facoltà;e chi non sa quel chedi fuoraper la guerra continua abbiamopatito? e che rimane piú in questo misero paese che sia salvo?Arse tutte le case delle nostre possessionitagliati tutti glialberiperduti gli animalinon condotte al debito fine giàdue anni le ricolteimpedite in grande parte le sementesenzaentrate e senza fruttisenza speranza che mai piú possarisorgere questo distruttissimo paesesiamo ridotti in tanteangustiein tanta miseria cheavendo consumato per sostentare lavita nostraper resistere a infinite spese che per necessitàabbiamo fattetutto quello che occultamente ci avanzavanonsappiamo piú come in futuro possiamo pascere noi medesimi e lefamiglie nostre. Venga qualunque piú inimico animo e piúcrudelema che in altri tempi abbia veduto la patria nostraavederla di presente; siamo certi non potrà contenere lelagrimeconsiderando che quella città chebenchépiccola di circuitosoleva essere pienissima di popolosuperbissimadi pompeillustre per tante magnifiche e ricche casericettocontinuo di tutti i forestieriquella città dove non siattendeva ad altro che a conviti a giostre e a piacerisia ora quasidesolata di abitatorile donne e gli uomini vestiti vilissimamentenon vi essere piú aperta casa alcunanon vi essere alcuno chepossa promettersi di avere modo di sostentare sé e la famigliasua pure per uno mesee in cambio di magnificenzedi feste e dipiaceri non si vedere e sentire altro che miserielamentazionipubliche di tutti gli uominipianti miserabili per tutte le stradedi tutte le donne: le quali sarebbono ancora maggiori se non ciricordassimo che dalla volontà tuagloriosissimo principe diAnaultdepende o l'ultima desolazione di quella afflittissima nostrapatria o la speranza di poteresotto l'ombra di Cesaresotto ilgoverno della sapienza e clemenza tuanon diciamo respirare orisorgereperché questo è impossibilemaconsumandola vita per ogni estremitàfuggire almeno l'ultimo eccidio.Speriamoperché ci è nota la benignità eumanità tuaperché è verisimile che tu vogliimitare Cesaredegli esemplidella clemenza e mansuetudine delquale è piena tutta l'Europa. Sono consumate le sostanzenostresono finite tutte le nostre speranzenon ci è piúaltro che le vite e le persone: nelle quali incrudelireche fruttosarebbe a Cesare? che laude a te? Supplichiamti con umilissimiprieghi(i quali immaginati essere mescolati con pianti miserabilid'ogni sessod'ogni etàd'ogni ordine della nostra città)che tu voglia che Vicenza infelice sia esempio a tutti gli altridella mansuetudine dello imperio tedescosia simile alla clemenza ealla magnanimità de' vostri maggiori; che trovandosivittoriosi in Italia conservorono le città vinteeleggendolemolti di loro per propria abitazione: dondecon gloria grande delsangue germanicodiscesono tante case illustri in Italiaquegli daGonzaga quegli da Carrara quegli dalla Scalaantichi giàsignori nostri. Sia esempioin uno tempo medesimoVicenzache iviniziani nutriti e sostentati da noi ne' minori pericoli l'abbinone' maggiori pericoline' quali erano tenuti a difenderlavituperosamente abbandonata; e che i tedeschiche avevano qualchecausa di offenderlal'abbino gloriosamente conservata. Piglia ilpatrocinio nostro tuinvittissimo Ciamontee commemora l'esempiodel tuo renel quale fu maggiore la clemenza verso i milanesi everso i genovesiche senza causa o necessità alcuna si eranospontaneamente ribellatiche non fu il fallo loro; a' quali avendodel tutto perdonatoessiricomperati da tanto beneficiogli sonostati sempre divotissimi e fedelissimi. Vicenza conservataoprincipe di Analtse non sarà a Cesare a comodità saràalmeno a gloriarimanendo come esempio della sua benignità;distrutta non potrà essergli utile a cosa alcunae laseverità usata contro a noi sarà molesta a tuttaItaliala clemenza farà appresso a tutti piú grato ilnome di Cesare: e cosícome nelle opere militari e nelguidare gli eserciti si riconosce in lui la similitudine dello anticoCesaresarà riconosciuta similmente la clemenza; dalla qualefu piú esaltato insino al cielo e fatto divino il nome suopiú perpetuata appresso a' posteri la sua memoriache dal'armi. Vicenzacittà antica e chiarae già piena ditanta nobiltàè in mano tua; da te aspetta la suaconservazione o la sua distruzionela sua vita o la sua morte.Muovati la pietà di tante persone innocentidi tante infelicidonne e piccoli fanciulli i qualiquella calamitosa notte e piena diinsania e di errorinon intervennono a cosa alcuna; e i quali oracon pianti e lamenti miserabili aspettano la tua deliberazione. Mandafuora quella vocetanto desideratadi misericordia e di clemenza;per la qualerisuscitatala infelicissima patria nostra ti chiameràsempre suo padre e suo conservatore. -

Nonpotette orazione sí miserabilené la pietàverso la infelice cittàmitigare l'animo del principe diAnalt in modo chepieno di insolenza barbara e tedesca crudeltànon potendo temperarsi che le parole fussino manco feroci che ifattinon facesse inumanissima risposta; la quale per suocomandamento fu pronunziata da uno dottore suo auditorein questasentenza:

-Non crediateo ribelli vicentiniche le lusinghevoli parole vostresieno bastanti a cancellare la memoria dei delitti commessi ingrandissimo vilipendio del nome di Cesare: alla cui grandezza e allabenignità con la quale vi aveva ricevuto non avendo rispettoalcunocomunicato insieme da tutta la città di Vicenza ilconsigliochiamaste dentro l'esercito viniziano; il quale avendo congrandissima difficoltà sforzato il borgodiffidando di poterevincere la cittàpensava già di levarsi; chiamastelocontro alla volontà del principe che rappresentava l'imperiodi Cesarecostrignestelo a ritirarsi nella fortezza; e pieni dirabbia e di veleno saccheggiaste l'artiglierie e la munizione diCesarelaceraste i suoi padiglionispiegati da lui in tante guerree gloriosi per tante vittorie. Non feciono queste cose i soldativiniziani ma il popolo di Vicenzascoprendo sete smisurata delsangue tedesco. Non mancò per la perfidia vostra chel'esercito vinizianose conosciuta l'occasione avesse seguitato lavittorianon pigliasse Verona. Né furono questi i consigli oconforti di Fracassail quale circonvenuto dalle vostre falsecalunnie ha giustificata chiaramente la sua innocenza; fu pure lavostra malignitàfu l'odio che senza cagione avete al nometedesco. Sono i peccati vostri inescusabilisono sí grandiche non meritano rimessione; sarebbe non solo di gravissimo danno maeziandio vituperabile quella clemenza che si usasse con voiperchési conosce chiaramente che in ogni occasione fareste peggio. Nésono stati errori i vostri ma sceleratezze; né i danni che voiavete ricevuti sono stati per penitenza de' delitti ma perchécontumacemente avete voluto perseverare nella rebellione: e orachiedete la pietà e la misericordia di Cesareil quale avetetraditoquando abbandonati da' viniziani non avete modo alcuno didifendervi. Aveva deliberato il principe di non vi udire: cosíera la mente e la commissione di Cesare; non ha potuto negarlo perchécosí è stata la volontà di Ciamonte; ma non perquesto si altererà quella sentenza chedal dí dellavostra rebellioneè stata sempre fissa nella mente di Cesare:non vi vuole il principe altrimenti che a discrezione delle facoltàdella vita e dell'onore. Né sperate che questo si faccia peravere facoltà di dimostrare piú la sua clemenzama sifa per potere piú liberamente farvi esempio a tutto il mondodella pena che si conviene contro a coloro che sísceleratamente hanno mancato al principe suo della loro fede. -

Attonitiper sí atroce risposta i vicentinipoiché per alquantospazio furono stati immobilicome privi di tutti i sentimenticominciorno di nuovo con lagrime e con lamenti a raccomandarsi allamisericordia del vincitore; ma essendo ribattuti dal medesimodottoreche gli riprese con parole piú inumane e piúbarbare che le primenon sapevano né che rispondere néche pensare. Se non che Ciamonte gli confortò che ubbidissinoalla necessitàe col rimettersi liberamente nello arbitriodel principe cercassino di placare la sua indegnazione: lamansuetudine di Cesare essere grandissimané doversi credereche il principenobile di sangue ed eccellente capitanoavesse afare cosa indegna della sua nobiltà e della sua virtú:né dovergli spaventare l'acerbità della rispostaanziessere da desiderare che gli animi generosi e nobili si traportinocon le paroleperché spessoavendo sfogato parte dellosdegno in questo modoalleggieriscono l'asprezza de' fatti:offersesi intercessore a mitigare l'ira del principema che essiprevenissino col rimettersi in lui liberamente. Il consiglio delquale e la necessità seguitando i vicentinidistesisi interrarimesseno assolutamente sé e la loro città allapotestà del vincitore. Le parole de' quali ripigliandoCiamonteconfortò il principe che nel punirgli avesse piúrispetto alla grandezza e alla fama di Cesare che al delitto loro; néfacesse esempioagli altri che fussino caduti o per potere cadere insimili erroritale chedisperata la misericordiaavessino aperseverare insino all'ultima ostinazione. Sempre la clemenza averedato a' príncipi benivolenza e riputazione; la crudeltàdove non fusse necessarioavere sempre fatto effetti contrarinérimossocome molti imprudentemente credevanogli ostacoli e ledifficoltà ma accresciutelee fattele maggiori. Conl'autorità del qualee co' prieghi di molti altri e lemiserabili lamentazioni de' vicentinifu contento finalmente Analtpromettere loro la salute delle personerestando libera alloarbitrio e volontà sua la disposizione di tutte le sostanze:preda maggiore in opinione che in effettiperché giàla città era rimasta quasi vota di persone e di robe. Le qualiricercando la ferità tedescainteso che in certo monte vicinoa Vicenza erano ridotti molti della città e del contado con leloro robein due caverne dette la grotta di Masanoove per lafortezza del luogo e difficoltà dello entrarvi si reputavanoessere sicurii tedeschi andati per pigliarglicombattuta invano enon senza qualche loro danno la caverna maggioreandati alla minorené potendo sforzarla altrimentifatti fuochi grandissimi laottennono con la forza del fumo; dove è fama morissino piúdi mille persone.

Cap.iv

Presadi Legnago da parte de' francesi. Nuove terre abbandonate da'veneziani; guerra devastatrice e indecisa nel Friuli. Nuovi accordifra Massimiliano e il re di Francia. Presa di Monselice. L'esercitofrancese si ritira nel ducato di Milano.

PresaVicenzasi mostrava maggiore la difficoltà delle altre coseche da principio non era stato disegnato. Perché Massimilianonon solamente non si moveva contro a' vinizianicome aveva promessoma le genti che aveva in Italiaper mancamento di danaricontinuamente diminuivano; in modo che Ciamonte era necessitato dipensare non che altro alla custodia di Vicenza; e nondimeno deliberòdi andare a campo a Lignagola quale terra se non si acquistavariuscivano di niuno momento tutte le cose fatte insino a quel giorno.Passa per la terra di Lignago il fiume dello Adigerimanendo versoMontagnana la parte minore detta da loro il Porto; ove i vinizianiconfidandosi non tanto nella fortezza della terra e nella virtúde' difensori quanto nello impedimento dell'acqueaveano tagliato ilfiume in uno luogo; dalla ripa di là è la partemaggioredalla quale l'aveano tagliato in due luoghi; per le qualitagliate il fiume avendo sparso ne' luoghi piú bassi alcunirami aveva coperto in modo il paese circostante cheper essere statosoffocato dall'acque molti mesiera diventato quasi palude. Facilitòin qualche parte le difficoltàla temerità e ildisordine degli inimici: perché venendo Ciamonte conl'esercito ad alloggiare a Minerbio distante tre miglia da Lignagoeavendo mandati innanzi alcuni cavalli e fanti de' suoiscontroronoal passare dell'ultimo ramo propinquo a mezzo miglio a Lignagoifanti che stavano a guardia di Portousciti per vietare loro ilpassare; ma i fanti guasconi e spagnuolientrati ferocementenell'acqua insino al pettogli urtoronoe poi gli seguitorno contale impeto che alla mescolata insieme con loro entrorono in Porto;salvatasi piccola parte di quegli fantiperché alcuni nefurno ammazzati nel combattere e la piú parte degli altristudiando di ritirarsi in Lignagoera annegata nel passare lo Adice.Per il quale successoCiamonte mutato il disegno di alloggiare aMinerbioalloggiò la sera medesima in Porto; e fatte condurrel'artiglierie grosse sotto l'acqua (le quali il fondo del terrenoreggeva)la notte medesima fece serrare da' guastatori la tagliatadel fiume: e conoscendo che dalla parte di Porto era Lignagoinespugnabileper la larghezza del fiume sí grosso che condifficoltà si poteva battere da quella parte (benchétra Lignago e Portoper essere infra gli argininon sia sígrosso come di sotto)comandò si gittasse il ponte perpassare dalla parte di là l'artiglierie e la maggiore partedello esercito; ma trovato che le barche condotte da lui non eranopari alla larghezza del fiumefermato l'esercito appresso al fiumeall'opposito di Lignagodi là dall'Adice fece passare insulle barche il capitano Molardocon quattromila fanti guasconi econ sei pezzi di artiglieria. Il quale passatosi cominciò dal'una parte e l'altra del fiume a percuotere il bastione fatto in sul'argine alla punta della terradalla banda di sopra; ed essendonegià abbattuta una parteancora che quegli di dentro nonomettessino di riparare sollecitamentela notte seguente ilproveditore vinizianoavendo maggiore timore delle offese degliinimici che speranza nella difesa de' suoisi ritiròimprovisamente con alcuni gentiluomini viniziani nella rocca: laritirata del quale intesasi come fu díil capitano de' fantiche era nel bastione si arrendé a Molardosalvo l'avere e lepersone; e nondimenouscitonefu co' fanti svaligiato da quegli delcampo. Preso il bastionefu da Molardo saccheggiata la terra; e ifanti che erano a guardia d'uno bastione fabricato in su l'altrapunta della terra se ne fuggirono per quegli paludilasciate l'armiall'entrare dell'acque: e cosíper la viltà di quegliche vi erano dentroriuscí piú facile e piúpresto che non si era stimato l'acquisto di Lignago. Né fecemaggiore resistenza il castello che avesse fatto la terra; perchéessendo il dí seguente levate con l'artiglieria le difeseecominciato a tagliare da basso co' picconi uno cantone d'unotorrionecon intenzione di dargli poi fuocosi arrenderono: conpatto cherimanendo i gentiluomini viniziani in potestà diCiamontei soldati lasciate l'armi se ne andassino salvi ingiubbone. Mescolò la fortuna nella vittoria con amaro fielel'allegrezza di Ciamonteperché quivi ebbe avviso della mortedel cardinale di Roano suo zioper l'autorità somma del qualeappresso al re di Francia esaltato a grandissime ricchezze e onorisperava continuamente cose maggiori. In Lignagoper essere itedeschi impotenti a mettervi gentelasciò Ciamonte a guardiacento lancie e mille fanti; e avendo dipoi licenziato i fantigrigioni e vallesisi preparava per ritornare col rimanente delloesercito nel ducato di Milano per comandamento del reinclinato anon continuare piú in tanta spesadalla qualeper noncorrispondere alle deliberazioni prima fatte le provisioni dallaparte di Cesarenon risultava effetto alcuno importante. Ma glicomandò poi il re che ancora soprasedesse per tutto giugnoperché Cesare venuto a Spruchpieno di difficoltàsecondo il solito ma pieno di disegni e di speranzefaceva instanzanon si partissepromettendo di passare d'ora in ora in Italia.

Nelquale tempodesiderando i tedeschi di recuperare MorosticoCittadellaBasciano e altre terre circostantiper fare piúfacile a Cesare il venire da quella parteCiamonte si fermòcoll'esercito a Lungara in sul fiume del Bacchiglioneper impedirealle genti de' viniziani l'entrare in Vicenzarimasta senza guardiae similmente l'opporsi a' tedeschi; ma inteso quivi le gentiviniziane essersi ritirate in Padovacongiunti seco di nuovo itedeschivennono alle Torricellein sulla strada maestra che va daVicenza a Padova: onde lasciata Padova a mano destrasi condussono aCittadellacon non piccola incomodità di vettovaglieimpedite da i cavalli leggieri che erano in Padova e molto piúda quegli che erano a Monselice. Arrendessi Cittadella senzacontrastoe il medesimo fece poi MorosticoBassano e l'altre terrecircostantiabbandonate dalle genti viniziane: però espeditele cose da quella partegli esercitiritornati alle Torricellelasciato Padova in su la destra e girando alla sinistra verso lamontagnasi fermorno in su la Brenta accanto alla montagnaa diecimiglia di Vicenza; condottisi in quel luogo perché i tedeschidesideravano di occupare la Scalapasso opportuno per le genti cheavevano a venire di Germaniae che solo di tutte le terre da Trevigiinsino a Vicenza rimaneva in mano de' viniziani. Dal qualealloggiamento partito il principe di Analtco' tedeschi e con centolancie franzesisi dirizzò alla Scala lontana venti miglia;ma non potendo passare innanziperché i villani pieni diincredibile affezione verso i vinizianie in tanto che. fattiprigionieleggevano piú tosto di morire che di rinnegare obestemmiare il nome loroavevano occupato molti passi nellamontagnaottenuto per accordo Castelnuovopasso medesimamente dellamontagnase ne ritornò allo alloggiamento della Brenta;avendo mandato molti fanti per altra via verso la Scala: i qualisecondo l'ordine avuto da luischifando la via di Bassano persfuggire il Covolopasso forte in quelle montagnegirorno piúbasso per il cammino di Feltro; e trovato in Feltro pochissima gentee saccheggiatolo e abbruciatolosi condusseno al passo della Scalail quale insieme con quello del Covolo trovorno abbandonato daciascuno. Né erano in questo tempo minori ruine nel paese delFriuliperché assaltato ora da' viniziani ora da' tedeschiora difeso ora predato da' gentiluomini del paesee facendosi orainnanzi questi ora ritirandosi quegli secondo l'occasionenon sisentiva per tutto altro che mortisacchi e incendi; accadendo chespesso uno luogo medesimo saccheggiato prima da una parte fu poisaccheggiato e abbruciato dall'altra: e da pochissimi luoghicheerano fortiin fuorasottoposto tutto il resto a questa miserabiledistruzione. Le quali cose non avendo avuto in sé fatto alcunomemorabilesarebbe superfluo raccontare particolarmente e fastidiosoa intendere tanto varie rivoluzionile quali non partorivano effettoalcuno alla somma e importanza della guerra.

Maapprossimandosi il tempo determinato alla partita dell'esercitofranzesefu di nuovo convenuto tra Cesare e il re di Francia chel'esercito suo soprasedesse per tutto 'l mese seguentema che lespese straordinarie (cioè quelle che corrono oltre alpagamento delle genti)le quali aveva insino ad allora pagate il resi pagassino per l'avvenire da Cesaree similmente i fanti per ilmese predetto; maperché Cesare non aveva danarichefattoil calcolo quel che importassino queste speseil re gli prestassecomputate queste speseinsino in cinquantamila ducati; e che seCesare non restituivainfra uno anno prossimoquesti e gli altricinquantamila che gli erano stati prestati primail re avesseinsino ne fusse rimborsatoa tenere in mano Verona con tutto il suoterritorio.

AvutoCiamonte il comandamento dal re di soprasederevoltò l'animoall'espugnazione di Monselice; e perciòsubito che furnounite co' tedeschi quattrocento lancie spagnuole guidate dal duca diTerminile quali mandate dal re cattolico in aiuto di Massimilianoavevanosecondo le consuete arti lorocamminato tardissimamentegli esercitipassato il fiume della Brenta e dipoi alla villa dellaPurla il fiume del Bacchiglionepresso a cinque miglia di Padovaarrivorono a Monselice; avendo in questo tempo patito molto nellevettovaglie e ne' saccomanniper le correrie de' cavalli che eranoin Padova e in Monselice: da' quali anche fu preso Sonzino Benzone daCrema condottiere del re di Franciache con pochi cavalli andava arivedere le scorte; il qualeperché era stato autore dellaribellione di CremaAndrea Grittiavendo piú inconsiderazione l'essere suddito de' viniziani che l'essere soldatodegl'inimicifece subito impiccare. Sorge nella terra di Monseliceposta nella pianuracome uno monte di sasso (dal quale èdetta Monselice) che si distende molto in alto; nella sommitàdel quale è una roccae per il dosso del monteche tuttaviasi ristrignesono tre procinti di muragliail piú basso de'quali abbraccia tanto spazio che a difenderlo da esercito giustosarebbeno necessari duemila fanti. Abbandonorno gli inimicisubitamente la terra; nella quale alloggiati i franzesi piantornol'artiglieria contro al primo procintocon la quale essendosibattuto assai e da piú latii fanti spagnuoli e guasconicominciorono senza ordine ad accostarsi alla muragliatentando disalire dentro da molte parti. Eranvi a guardia settecento fanti; iqualipensando fusse battaglia ordinata né essendosufficienti per il numero a potere resistere quando fussino assaltatida piú luoghifatta leggiera difesa cominciorono a ritirarsiper deliberazione fattasecondo si credéprima tra loro: malo feciono tanto disordinatamente che gli inimici che erano giàcominciati a entrare dentroscaramucciando con loro e seguitandogliper la costaentrorno seco mescolati negli altri due procinti edipoi insino nel castello della fortezza; dove essendo ammazzata lamaggiore parte di lorogli altriritiratisi nella torre e volendoarrendersi salve le personenon erano accettati da' tedeschi: iquali dettono alla fine fuoco al mastio della torrein modo che disettecento fanti con cinque conestabilie principale di tuttiMartino dal Borgo a San Sepolcro di Toscanase ne salvoronopochissimi; avendo ciascuno minore compassione della loro calamitàper la viltà che avevano usata. Né si dimostròminore la crudeltà tedesca contro agli edifici e alle muraperché non soloper non avere gente da guardarlarovinoronola fortezza di Monselice ma abbruciorono la terra. Dopo il qual dínon feceno piú questi eserciti cosa alcuna importanteeccettoche una correria di quattrocento lancie franzesi insino in su leporte di Padova.

Partíin questo tempo medesimo dal campo il duca di Ferrara e con luiCiattiglionemandato da Ciamonte con dugento cinquanta lancie per lacustodia di Ferraradove era non piccola sospezione per la vicinitàdelle genti del pontefice: e nondimeno i tedeschi stimolavanoCiamonte chesecondo che prima si era trattato tra loroandasse acampo a Trevigidimostrando essere di piccola importanza le cosefatte con tanta spesa se non si espugnava quella cittàperchédi potere spugnare Padova non s'avea speranza alcuna. Ma in contrarioreplicava Ciamonte: non essere passato Cesare contro a' viniziani conquelle forze che avea promessequegli che erano congiunti secoessere ridotti a piccolo numeroin Trevigi essere molti soldatilacittà munita con grandissime fortificazioninon si trovarepiú nel paese vettovaglie ed essere molto difficile ilcondurne di luoghi lontani al campo per le assidue molestie de'cavalli leggieri e degli stradiotti de' viniziani; i qualiavvisatiper la diligenza de' villani di ogni piccolo loro movimento edessendo tanto numeroapparivano sempre dovunque potessinodanneggiargli. Levò queste disputazioni nuovo comandamentovenuto di Francia a Ciamonte chelasciate quattrocento lancie emille cinquecento fanti spagnuolipagati dal rein compagnia de'tedeschioltre a quegli che erano alla guardia di Lignagoritornasse subito coll'esercito nel ducato di Milano: perchégiàper opera del ponteficesi cominciavano a scoprire moltemolestie e pericoli. Però Ciamontelasciato Persis al governodi queste gentiseguitò il comandamento del re; e i tedeschidiffidando di potere fare piú effetto alcuno importantesifermorono a Lunigo.

Cap.v

Crescesempre piú l'odio del pontefice contro il re di Francia per laprotezione di questo al duca di Ferrara. Nuove manifestazionidell'avversione del pontefice al duca ed al re. Sospetti e gelosia diFerdinando d'Aragona per il re di Francia.

Avevail pontefice propostosi nell'animoe in questo fermati ostinatamentetutti i pensieri suoinon solo di reintegrare la Chiesa di moltistatii quali pretendeva appartenerseglima oltre a questo dicacciare il re di Francia di tutto quello possedeva in Italia;movendolo o occulta e antica inimicizia che avesse contro a lui operché il sospetto avuto tanti anni si fusse convertito inodio potentissimoo la cupidità della gloria di essere statocome diceva poiliberatore di Italia da' barbari. A questi finiaveva assoluto dalle censure i viniziania questi fini fatta laintelligenza e stretta congiunzione co' svizzeri; simulando diprocedere a queste cose piú per sicurtà sua che perdesiderio di offendere altri: a questi fininon avendo potutorimuovere il duca di Ferrara dalla divozione del re di Franciaavevadeterminato di fare ogni opera per occupare quello ducatopretendendo di muoversi solamente per le differenze delle gabelle ede' sali. E nondimenoper non manifestare totalmenteinsino cheavesse le cose meglio preparatei suoi pensieritrattavacontinuamente con Alberto Pio di concordarsi col re di Francia; ilqualepersuadendosi non avere seco altra differenza che per causadella protezione del duca di Ferrara e desideroso sopramodo difuggire la sua inimiciziaconsentivadi fare con lui nuoveconvenzioniriferendosi a capitoli di Cambraine' quali siesprimeva che nessuno de' confederati potesse ingerirsi nelle coseappartenenti alla Chiesae inserendovi tali parole e tali clausuleche al pontefice fusse lecito procedere contro al duca quantoapparteneva alle particolarità de' sali e delle gabellea'quali fini solamente pensava il re distendersi i pensieri suoi:interpretando talmente l'obligo che avea della protezione del ducache e' paresse quasi potesse convenire in questo modo lecitamente. Maquanto piú il re si accostava alle dimande del pontefice tantopiú egli si discostava: non lo piegando in parte alcuna lamorte succeduta del cardinale di Roanoperché a quegli chearguendo essere finito il sospettolo confortavano alla pacerispondeva vivere il medesimo re e però durare il medesimosospetto; allegando in confermazione di queste parolesapersi chel'accordo fatto dal cardinale di Pavia era stato violato del re perpropria sua deliberazionecontro alla volontà e consiglio delcardinale di Roano: anzia chi piú perspicacemente consideròi progressi suoiparve se ne accrescessino il suo animo e lesperanze. Né senza cagione: perchéessendo tali lequalità del re che aveva piú bisogno di essere rettoche e' fusse atto a reggerenon è dubbio che la morte diRoano indebolí molto le cose sue; conciossiaché in luioltre alla lunga esperienza fusse nervo grande e valoree tantaautorità appresso al re che quasi non mai si discostasse dalconsiglio suodonde egli confidando nella grandezza sua ardivaspesse volte risolvere e dare forma alle cose per se stesso;condizione che non militando in alcuno di quegli che succedettono nelgovernonon ardivano non che deliberare ma né pure di parlareal re di cose che gli fussino molestené egli prestava lamedesima fede a' consigli loro; ed essendo piú persone eavendo rispetto l'uno a l'altroné confidandosi all'autoritàancora nuovaprocedevano piú lentamente e piúfreddamente che non ricercava la importanza delle cose presenti e chenon sarebbe stato necessario contro alla caldezza e impeto delpontefice. Il qualenon accettando niuno dei partiti proposti dalrelo ricercò alla fine apertamente che rinunziassenon concondizione o limitazione ma semplicemente e assolutamenteallaprotezione presa del duca di Ferrara; e cercando il re dipersuadergli essergli di troppa infamia una tale rinunziazionerispose in ultimo chepoi che il re recusava di renunziaresemplicementenon voleva convenire seco né anche esserglioppositoma conservandosi libero da ogni obligazione con ciascunoattenderebbe a guardare quietamente lo stato della Chiesa:lamentandosi piú che mai del duca di Ferrara checonfortatoda amici suoi a soprasedere di fare il saleaveva risposto nonpotere seguitare questo consiglio per non pregiudicare alle ragionidello imperioal quale apparteneva il dominio diretto di Comacchio.Ma fu oltre a questo dubitazione e opinione di moltila quale inprogresso di tempo si augumentòche Alberto Pio imbasciadoredel re di Francianon procedendo sinceramente nella sua legazioneattendesse a concitare il pontefice contro al duca di Ferrara;movendolo il desiderio ardentissimonel quale continuò insinoalla morteche Alfonso fusse spogliato del ducato di Ferrara: perchéavendo Ercole padre di Alfonso ricevutonon molti anni avantidaGiberto Pio la metà del dominio di Carpidatogli inricompenso il castello di Sassuolo con alcune altre terredubitavaAlberto di non avere (come bisogna spesso che 'l vicino manco potenteceda alla cupidità del piú potente) a cedergli allafine l'altra metà che apparteneva a sé. Ma quel che diquesto sia la veritàil ponteficedimostrando segni piúimplacabili contro ad Alfonso e avendo già in animo di muoverel'armisi preparava di procedergli contro con le censureattendendodi giustificare i fondamentie specialmente avendo trovatosecondodicevanelle scritture della camera apostolica la investitura fattada' pontefici alla casa da Esti della terra di Comacchio.

Questierano palesemente gli andamenti del pontefice; ma occultamentetrattava di cominciare movimenti molto maggioriparendogli averefondato le cose sue con l'amicizia de' svizzericon l'essere inpiede i viniziani e ubbidienti a' cenni suoivedere inclinato a'medesimi fini o almeno non congiunto col re di Francia sinceramenteil re di Aragonadeboli in modo le forze e l'autorità diCesare che non gli dava causa di temernené essendo senzasperanza di potere concitare il re di Inghilterra. Ma sopratutto gliaccresceva l'animo quello che arebbe dovuto mitigarlocioè ilconoscere che il re di Franciaaborrente di fare la guerra con laChiesadesiderava sommamente la pace; in modo che gli pareva chesempre dovesse essere in potestà sua il fare concordia secoeziandio poiché gli avesse mosso contro l'armi. Per le qualicose diventando ogni dí piú insolentee moltiplicandoscopertamente nelle querele e nelle minaccie contro al re di Franciae contro al duca di Ferrararecusò il dí dellafestività di san Pieronel quale dí secondo l'anticausanza si offeriscono i censi dovuti alla sedia apostolicaaccettareil censo dal duca di Ferrara; allegando che la concessione diAlessandro sestoche nel matrimonio della figliuola l'aveva daquattromila ducati ridotto a centonon era valida in pregiudicio diquella sedia: e nel dí medesimoavendo prima negato licenzadi ritornarsene in Francia al cardinale di Aus e agli altri cardinalifranzesiinteso che quello di Aus era uscito con reti e con cani incampagnaavendo sospetto vano che occultamente non si partissemandato precipitosamente a pigliarlolo ritenne prigione in CastelSanto Agnolo. Cosígià scoprendosi in manifestacontenzione col re di Franciae però costretto tanto piúa fare fondamenti maggioriconcedette al re cattolico la investituradel regno di Napolicol censo medesimo col quale l'avevano ottenutai re di Aragona; avendo prima negato di concederla se non col censodi quarantottomila ducaticol quale l'avevano ottenuta i refranzesi: seguitando il pontefice in questa concessione non tantol'obligazione la qualesecondo il consueto dell'antiche investituregli fece quel re di tenere ciascuno anno per difesa dello stato dellaChiesaqualunque volta ne fusse ricercatotrecento uomini d'armequanto il farselo benevolo: e la speranza che questi aiuti potessinoin qualche occasioneessere cagione di condurlo a inimicizia apertacol re di Francia. Della quale erano già sparsi i semiperchéil re cattolicoinsospettito della grandezza del re di Franciaeingelosito della sua ambizionepoiché non contento a' terminidella lega di Cambrai cercava di tirare sotto il dominio suo la cittàdi Veronamosso ancora dalla antica emulazionedesiderava nonmediocremente che qualche impedimento s'opponesse alle cose sue; eperciò non cessava di confortare la concordia tra Cesare e ivinizianimolto desiderata dal pontefice: nelle quali cose benchéoccultissimamente procedesse non era possibile che del tutto sicoprissino i pensieri suoi; onde essendo sorta in Sicilia la suaarmatadestinata ad assaltare l'isola delle Gerbe (è questaappresso a' latini la Sirte maggiore)faceva sospetto al re emetteva negli animi degli uominiconsci della astuzia suadiversedubitazioni.

Cap.vi

Disegnidel pontefice contro il re di Francia. Inizi della guerra controFerrara. Insuccesso della spedizione veneto pontificia contro Genova.Successi dell'esercito pontificio nel ferrarese.

Macominciorono al re di Francia le molestie onde manco pensavae intempo che non pareva che alcuno movimento d'arme potesse esserepreparato contro a sé. Perché il ponteficeprocedendocon grandissimo secretotrattava che in uno tempo medesimo fusseassaltata Genova per terra e per maree che nel ducato di Milanoscendessino dodicimila svizzeriche i viniziani unite tutte le forzeloro si movessino per ricuperare le terre che si tenevano per Cesaree che l'esercito suo entrasse nel territorio di Ferraraconintenzione di farlo dipoi passare nel ducato di Milano se a' svizzericominciassino a succedere le cose felicemente: sperando che Genovaassaltata all'improvisoavesse facilmente a fare mutazioneper lavolontà di molti avversa allo imperio de' franzesi e perchési solleverebbe la parte Fregosaprocedendosi sotto nome di faredoge Ottavianoil padre e il zio del quale erano stati nellamedesima degnità; che i franzesispaventati per il movimentodi Genova e assaltati da' svizzeririvocherebbono nel ducato diMilano tutte le genti che aveano in aiuto di Cesare e del duca diFerraraonde i viniziani facilmente ricupererebbono Veronaerecuperatala procederebbono contro al ducato di Milano; il medesimofarebbono le genti sueottenuta facilmentecome speravaFerraraabbandonata dagli aiuti de' franzesi; talmente che non potrebbedifendersi contro a tanti inimicie da una guerra tanto repentinalo stato di Milano.

Cominciòin un tempo medesimo la guerra contro a Ferrara e contro a Genova.Perchécon tutto che 'l duca di Ferraracontro al qualeprocedevaper accelerare l'esecuzionecome contro a notoriodelinquentegli offerisse di dargli i sali fatti a Comacchio eobligarsi che non vi se ne lavorasse in futurolicenziati di corte isuoi oratorimosse le genti contro a lui; le qualicon la denunziasolamente di uno trombetto ottennononon le difendendo AlfonsoCento e la Pieve: le quali castellaappartenenti prima al vescovadodi Bolognaerano state da Alessandronel matrimonio dellafigliuolaapplicate al ducato di Ferrara; data ricompensa a quelvescovado di altre entrate. Contro a Genova andorno undici galeesottili de' vinizianidelle quali era capitano Grillo Contarenoeuna di quelle del ponteficein sulle quali erano Ottaviano FregosoIeronimo Doria e molti altri fuoruscitie nel tempo medesimo perterra Marcantonio Colonna con cento uomini d'arme e settecento fanti;il qualepartitosi dagli stipendi de' fiorentini e soldato dalponteficesi era fermato nel territorio di Lucca sotto nome di farela compagniaspargendo voce d'avere poi a passare a Bologna: lastanza del quale benché avesse dato a Ciamonte qualchesospetto delle cose di Genovanondimenonon sapendo dovere venirel'armataed essendosi astutamenteper opera del ponteficedivulgato che le preparazioni per muoversi che già facevano isvizzeri e il soprasedere di Marcantonio fussino per assaltareall'improviso Ferraranon aveva Ciamonte fatto altra provisione aGenova che di mandarvi pochi fanti. Accostossi Marcantonio con le suegenti in val di Bisagnauno miglio presso alle mura di Genovacontutto non fusse stato ricevutocome il pontefice si era persuasonéin Serezana né nella terra della Spezie; e nel tempo medesimol'armata di mareche aveva occupato Sestri e Chiaveriera venuta daRapalle alla foce del fiume Entelloche entra in mare appresso alporto di Genova. Nella quale cittàal primo romore delloappropinquarsi degli inimiciera entrato in favore del re di Franciacon ottocento uomini del paese il figliuolo di Gianluigi dal Fiescoe con numero non minore uno nipote del cardinale del Finale; per iquali presidi essendo confermata la città non vi si fecedentro movimento alcuno: onde cessata la speranza principale de'fuorusciti e del ponteficee sopravenendovi tuttavia gente diLombardia e della riviera di ponenteed essendo entrato nel portoPreianni con sei galee grosseparve senza frutto e non senzapericolo il dimorarvi piú; in modo che e l'armata di mare e ilColonna per terra si ritirorono a Rapalletentato nel ritorno dioccupare Portofinodove fu morto Francesco Bollanopadrone di unagalea de' viniziani. E partendosi dipoi l'armata per ritirarsi aCivitavecchiaMarcantonio Colonnanon confidando di potere condursisalvo per terra perché era sollevato tutto il paeseardentesecondo l'usanza de' villanicontro a' soldati quandodisfavorevolmente si ritiranomontato in su le galee con sessantacavalli de' miglioririmandò gli altri per terra alla Spezie;i quali furonola maggiore partein quel di Genovadipoi in queldi Lucca e ne' confini de' fiorentinisvaligiati. Passòquesto assalto con piccola laude di Grillo e di Ottavianoperchéper timore si astennono da investire l'armata di Preiannialla qualesuperiorisi credette che innanzi entrasse nel porto l'arebbono convantaggio grande assaltata. Uscí del porto di Genovadopo lapartita loroil Preianni con sette galee e quattro naviseguitandol'armata viniziana; la qualesuperiore di galeeera inferiore dinumero di navi e meglio armate. Toccò l'una e l'altraall'isola dell'Elbala viniziana in Portolungarola franzese inPortoferrato; e dipoi l'armata franzesecosteggiata la inimicainsino al monte Argentarosi ritornò a Genova.

Eranoin questo tempo le genti del ponteficesotto il duca d'Urbinoentrate contro al duca di Ferrara in Romagna; doveavendo preso laterra di LugoBagnacavallo e tutto quello che il duca teneva di quadal Poerano a campo alla rocca di Lugo. Alla quale mentre chestanno con poca diligenza e poco ordinesopravenendo avviso che ilduca di Ferraracon le genti franzesi e con cento cinquanta uominid'arme de' suoicon molti cavalli leggieri e con tremila fanti traguasconi spagnuoli e italianiveniva per soccorrerlail ducad'Urbinolevatosi subitamente e lasciate in preda agli inimici trebocche d'artiglieriesi ritirò a Imola; e Alfonso con questaoccasione recuperò tutto quello che in Romagna gli era statooccupato. Ma rimessosi in ordine e ingrossato di nuovo il campoecclesiasticoripigliò facilmente le terre medesime; e pocodipoi pigliò la rocca di Lugodopo averla battuta molti dí:la quale spugnatasi presentò loro occasione di maggioresuccesso. Perché non essendo in Modona presidio alcunononavendo il ducaoccupato nella difesa dell'altre cose ove il pericoloera piú propinquopotuto provedervi da se stesso néottenere da Ciamonte che vi mandasse dugento lancieil cardinale diPaviapassato con l'esercito a Castelfrancoottenne subitamented'accordo quella città; invitato a andarvi da Gherardo eFrancesco Maria conti de' Rangonigentiluomini modonesidi taleautorità che ne potevanomassime Gherardodisporre adarbitrio loro: i quali si mossenosecondo si credettepiúper ambizione e per cupidità di cose nuove che per altracagione. Perduta Modonail ducatemendo che Reggio non facesse ilmedesimovi messe subito gente; e Ciamontefacendo dopo il dannoricevuto quel che piú utilmente arebbe fatto da principiovimandò dugento lancie: con tutto che già fusse occupatoper il movimento de' svizzeri.

Cap.vii

Glisvizzeri soldati dal pontefice giungono a Varese. Azione de' francesicontro gli svizzeri. Ritirata degli svizzeri.

Eramolti mesi prima finita la confederazione tra i svizzeri e il re diFranciaavendo il re perseverato nella sentenza di non accrescereloro le pensioni (benché contro al consiglio di tutti i suoii quali gli ricordavano considerasse di quanta importanza fusse ilfarsi inimiche quelle armi colle quali prima avea spaventatociascuno); e perciò essisollevati dalla autorità epromesse del pontefice e istigati dal vescovo di Sioneaccendendogli sopratutto lo sdegnoper le dimande negatecontro alreaveano con consentimento grande della moltitudinein una dietatenuta a Lucerna deliberato di muoversi contro a lui. Il movimentode' quali avendo presentito Ciamonte avea posto guardia a' passiverso Comorimosso del lago tutte le barcheritirato le vettovagliea' luoghi sicuri e levato i ferramenti de' mulini; e incerto se isvizzeri volessino scendere nello stato di Milano ocalato il montedi San Bernardoentrare per Val di Augusta nel Piemonte per andare aSavonacon intenzione di molestare le cose di Genovao di condursidi quivipassato lo Apenninocontro al duca di Ferraraavevaindotto il duca di Savoia a negare loro il passo eper potergliimpediremandato di consentimento suo a Ivrea cinquecento lancie:non cessando però in questo mezzo di fare ogni opera percorrompere con doni o con promesse i príncipi della nazioneper divertirgli da questo moto. Ma questo vanamente si tentavatantoodio avevano e tanto erano concitatimassime la moltitudinecontroal nome del re di Francia: talmente chereputando la causa quasiproprianon ostante le difficoltà che aveva il pontefice dimandare loro denari (perché i Fucherimercatanti tedeschiche avevano prima promesso di pagargliaveano poi ricusatoper nonoffendere l'animo del re de' romani)si mossono al principio disettembre seimilasoldati dal ponteficetra' quali eranoquattrocento cavallila metà scoppiettieridumilacinquecento fanti con gli scoppietti e cinquanta con gli archibusisenza artiglieria senza provedimento o di ponti o di navi; evoltatisi al cammino di Bellinzonee preso il ponte della Tresaabbandonato da seicento fanti de' franzesi che vi erano alla guardiasi fermorno a Vareseper aspettaresecondo publicavanoil vescovodi Sion con nuove genti.

Turbavamolto questa cosa l'animo de' franzesie per il terrore ordinarioche avevano de' svizzeri e piú particolarmente perchéallora era piccolo numero di gente d'arme a Milano; essendonedistribuita una parte alla guardia di BresciaLignagoValeggio ePeschieratrecento lancie erano andate in aiuto al duca di Ferraracinquecento congiunte con l'esercito tedesco contro a' viniziani:nondimeno Ciamonteristrette le forze suevenne con cinquecentolancie e quattromila fanti nel piano di Castiglione distante daVarese due miglia; avendo mandato nel monte di Brianza Gianiacopo daTriulziacciocché non tanto con la gente che menòsecoche fu piccola quantitàquanto col favore degli uominidel paese si sforzasse di impedire che i svizzeri non facessino quelcammino. I qualisubito che arrivorono a Vareseavevano mandato adimandare il passo a Ciamontedicendo volere andare in servigiodella Chiesa; e perciò si dubitava che o per il ducato diMilano volessino passare a Ferraraper il quale camminooltre alleopposizioni delle genti franzesiarebbono avuto la difficoltàdi passare i fiumi del Po e dell'Oglioo che volgendosi a manosinistra girassino per le colline sotto Como e dipoi sotto Leccoperpassare Adda in quegli luoghi dove è stretto e poco correntee che dipoi per le colline del bergamasco e del brescianopassato ilfiume dell'Oglioscendessino o per il bresciano o per la Ghiaradaddanel mantovanopaese largo e dove non si trovavano terre o fortezzeche gli potessino impedire: e in qualunque di questi casi era laintenzione di Ciamonteancora che scendessino nella pianura (tantaera la riputazione della ferocia e della ordinanza di quellanazione)di non gli assaltarema uniti insieme i cavalli e i fantie con molte artiglierie da campagna andargli costeggiandoperimpedire loro le vettovaglie e difficultarein quanto si potessefare senza tentare la fortunai passi de' fiumi. E in questo mezzoavendo bene proveduti di cavalli e di fanti i luoghi vicini a Varesecol fare nascere spesso la notte romori vani e costrignergli a dareall'armegli tenevano infestati tutta la notte.

AVaresedove già si pativa molto di vettovagliesi unirno dinuovo insieme cogli altri quattromila svizzeri; dopo la venuta de'quali il quarto dí tutti si mossono verso Castiglione e sivoltorono alla mano sinistra per le collinecamminando semprestretti e in ordinanza con lento passoessendo in ciascuna filaottanta o cento di loro e nell'ultime file tutti gli scoppiettieri egli archibusieri: col quale modo procedendo si difendevanovalorosamente dallo esercito franzeseil quale gli andavacontinuamente costeggiando e scaramucciando alla fronte e allespalle; anzi uscivano spesso cento o centocinquanta svizzeri dellosquadrone per andare a scaramucciareandandostando e ritirandosisenza che nascesse nella loro ordinanza uno minimo disordine.Arrivorono con questo ordine il primo dí al passo del ponte diVedanguardato dal capitano Molard co' fanti guasconi; dondeavendolo fatto ritirare con gli scoppiettialloggiorono la notte adAppiano distante otto miglia da Varese; e Ciamonte si fermò adAssaronvilla grossa verso il monte di Brianza lontana sei miglia daAppiano. Il dí seguente si dirizzorno per le colline alcammino di Cantúcosteggiandogli pure Ciamonte con dugentolancieperchéper l'asprezza de' luoghil'artiglierie ealla guardia di quelle i fanti erano restati piú al basso: enondimenoa mezzo il camminoo per le molestiecome si gloriavaCiamonteavute il dí da' franzesi o perché tale fussestato il disegno lorolasciato il cammino di Cantúvoltatisipiú alla sinistrasi andorono per luoghi alti ritirando versoComo; in uno borgo della quale città e nelle ville vicinealloggiorono quella notte. Dal borgo di Como feciono l'altroalloggiamento al Chiassotre miglia piú innanzitenendosospesi i franzesi se per la valle di Lugana se ne ritornerebbeno aBellinzone o se pure si condurrebbeno in su l'Addadove benchénon avessino ponte era opinione di molti che si sforzerebbono passaretutti il fiume in uno tempo medesimo in su foderi di legname; malevata l'altro giorno questa dubitazionese ne andorono adalloggiare al ponte a Tressae di quivi sparsi alle case loro;ridotti già in ultima estremità di pane e con carestiagrandissima di danari: la quale subita ritirata si credetteprocedesse per la carestia di danariper la difficoltà delpassare i fiumi e molto piú per la necessità dellevettovaglie. Cosí si liberorono per allora i franzesi da quelpericolonon stimato poco da loro: ancora che il remagnificandosopra la verità le cose sueaffermasse stare ambiguo se fussestato utile alle cose il lasciargli passaree che cosa facesse piúdebole il ponteficeo essere senza armi o avere armi che looffendessino come offenderebbono i svizzeri; i quali eglicon tanteforze e con tanti danariaveva avuto infinite difficoltà amaneggiare.

Cap.viii

Rapidariconquista da parte de' veneziani delle terre precedentementeperdute. Vano tentativo contro Verona. Liberazione dalla prigioniadel marchese di Mantova.

Mamaggiore sarebbe stato il pericolo de' franzesi se in uno tempomedesimo fussino concorse contro a loro le offese disegnate dalpontefice. Ma come fu prima l'assalto di Genova che il movimento de'svizzeri cosí tardò a farsi innanzipiú che nonera disegnatol'esercito de' viniziani; ancora che avessino avutomolto opportuna occasione. Perché essendo molto diminuite legenti de' tedeschi che alla partita di Ciamonte erano restate invicentinocon le quali erano i fanti spagnuoli e le cinquecentolancie franzesil'esercito vinizianouscito di Padovarecuperòsenza fatica EstiMonseliceMontagnanaMorosticoBassano; efattisi innanziritirandosi continuamente i tedeschi alla volta diVeronaentrorno in Vicenza abbandonata da loro: e cosí avendoricuperatoda Lignago in fuoratutto quello che con tanta spesa etravaglio de' franzesi avevano perduto in tutta la statevennono aSan Martino a cinque miglia di Verona; nella quale città siritirorno gli inimici. La ritirata de' quali non fu senza pericolo se(come affermano i viniziani) in Luzio Malvezzoil quale alloraperla partita di Giampagolo Baglione dagli stipendi venetigovernava legenti lorofusse stato maggiore ardire: perché essendo iviniziani venuti alla villa della Torregli inimici lasciate nelloalloggiamento molte vettovaglie si indirizzorono verso Veronaseguitandogli tutto l'esercito veneto e infestandogli continuamente icavalli leggieri; e nondimeno sostenendo i franzesimassime conl'artiglierievalorosamente il retroguardopassato il fiume Arpanosi condussono senza danno a Villanuovaalloggiando i vinizianipropinqui a mezzo miglio; e il seguente dí non gli seguitandosollecitamente i vinizianiperché allegavano i fanti nonpotere pareggiare la prestezza de' cavallisi ritirorno in Verona.

DaSan Martinopoiché vi furono stati alquanti díaccostatisi a Veronanon senza biasimo che il differire fusse statoinutilecominciorno a battere con l'artiglierie piantate in sulmonte opposito il castello di San Felice e la muraglia vicina: elettoforse quel luogo perché vi si può difficilmenteripararee perché non vi possono se non molto incomodamenteadoperare i cavalli. Erano nell'esercito veneto ottocento uominid'arme tremila cavalli leggierila maggiore parte stradiottiediecimila fantioltre a quantità grandissima di villani; e inVerona erano trecento lancie spagnuolecento tra tedesche eitalianepiú di quattrocento lancie franzesimillecinquecento fanti pagati dal ree quattromila tedeschinon piúsotto il principe di Analt morto non molti giorni avanti; e il popoloveronese di mala disposizione contro a' tedeschi aveva l'armi inmanocosa nella quale aveano sperato molto i viniziani: lacavalleria leggiera de' qualinel tempo medesimopassando l'Adice aguazzo sotto Veronascorreva per tutto il paese. Batteva con grandeimpeto la muraglia l'artiglieria de' vinizianiancora chel'artiglieria piantata dentro da' franzesi e coperta co' suoi riparifacesse a quegli di fuorache non erano riparatigravissimo danno:da uno colpo della quale essendo state levate le natiche a Lattanzioda Bergamouno de' piú stimati colonnelli de' fantivinizianimorí fra pochi giorni. Finalmenteavendo fattomaraviglioso progresso l'artiglieria di fuora e rovinata una partegrande del muro insino al principio della scarpa e battute tutte lecannoniere in modo che l'artiglierie di dentro non potevano piúfare effetto alcunonon stavano i tedeschi senza timore di perdereil castelloancora che bene riparato; alla perdita del quale perchénon fusse congiunta la perdita della cittàdisegnavanoincaso di necessitàritirarsi a certi ripari i quali avevanofatti in luogo propinquoper battere subito co' loro cannoniqualigià v'avevano tutti piantatila facciata di dentro delcastellosperando aprirla in modo che gli inimici non potessinofermarvisi. Ma era molto superiore la virtú delle genti cheerano in Veronaperché nell'esercito viniziano non eranoaltri fanti che italiani; e queglipagati per l'ordinario ogniquaranta dístavano a quel servizio piú per trovare inaltri luoghi piccola condizione che per altre cagioni: conciossiachéla fanteria italiananon assueta all'ordinanze oltramontane néstabile in campagnafusse allora quasi sempre rifiutata da coloroche avevano facoltà di servirsi di fanti forestierimassimamente di fanti svizzeri di tedeschi e di spagnuoli. Peròessendo con maggiore virtú sostentata la difesa che fattal'offesausciti una notte ad assaltare l'artiglieria circa milleottocento fanti con alcuni cavalli de' franzesie messi in fugafacilmente i fanti che vi erano alla guardiane chiavorono duepezzi; e sforzandosi di condurgli dentroed essendo giàlevato il romore per tutto il camposoccorse con molti fanti ilZitolo da Perugiail quale combattendo valorosamente finí lavita con molta gloria: ma sopragiugnendo Dionigi di Naldo e lamaggiore parte dello esercitofurno costretti quegli di dentrolasciata quivi l'artiglieriaa ritirarsi; ma con laude non piccolaavendo da principio rotti i fanti che la guardavanoammazzato partedi quegli che primi vennono al soccorso e tra gli altri il Zitolocolonnello molto stimato di fantie preso Maldonato capitanospagnuoloe ultimamente ritiratisi salvi quasi tutti. Finalmenteicapitani vinizianiinviliti da questo accidente né sentendofarsi per il popolo movimento alcunogiudicando anche non soloinutile ma pericoloso il soprastarvi perché l'alloggiamentoera male sicuroessendo alloggiati i fanti in sul monte e i cavallinella valle assai lontani da' fantideliberorono di ritirarsi alloalloggiamento vecchio di San Martino: la quale deliberazione feceaccelerare il presentirsi che Ciamonteessendo già partiti isvizzeriinteso il pericolo di Verona veniva a soccorrerla. Nellevarsi il campo entrorono i saccomanni di Veronaaccompagnati dagrossa scortanella Valle Pollienta contigua al monte di San Felice;maessendo venuti al soccorso molti cavalli leggieri de' vinizianii quali presono la bocca della vallefurono tutti quegli che eranousciti di Verona o ammazzati o fatti prigioni. Da San Martinoper lafama della venuta di Ciamontel'esercito veneto si ritirò aSan Bonifazio. Nel quale tempo le genti che erano alla guardia diTrevigi presono per accordo la terra di Assilio propinqua al fiumeMusonedove erano ottocento fanti tedeschie poi la rocca. E nelFriuli si procedeva con le medesime variazioni e con le crudeltàconsuetenon piú guerreggiando con gli inimici maattendendosi da ogni parte alla distruzione ultima degli edifici edel paese: i quali mali consumavano medesimamente la Istria.

Succedettein questo tempoper modo molto notabilela liberazione dallacarcere del marchese di Mantovatrattata dal ponteficemosso dallaaffezione che prima gli aveva e da disegno di usare l'opera sua eservirsi delle comodità del suo stato nella guerra contro alre di Francia: e si credette per tutta Italia egli essere stato causadella sua liberazione. Nondimeno io intesi già da autore degnodi fedee per mano del quale passava allora tutto il governo dellostato di Mantovaessere stata molto diversa la cagione. Perchédubitandosicome era la veritàche i vinizianiper l'odioche gli avevano e per il sospetto che avevano di luinon fussinoinclinati a tenerlo perpetuamente incarceratoed essendosi invanotentato molti rimedifu determinato nel consiglio di Mantova diricorrere a Baiset principe de' turchi; l'amicizia del quale ilmarchesecol mandargli spessi messi e vari presentiaveva moltianni intrattenuta. Il qualeintesa la sua calamitàchiamatoa sé il bailo de' mercatanti viniziani che negoziavano in Peraappresso a Costantinopolilo ricercò gli promettesse che 'lmarchese sarebbe liberato; e recusando il bailo di promettere quelche non era in potestà sua e offerendo scriverne a Vinegiaove non dubitava si farebbe deliberazione conforme al desiderio suoBaiset replicandogli superbamente essere la sua volontà cheegli assolutamente lo promettessefu necessitato a prometterlo: ilche essendo significato dal bailo a Vinegiail senatoconsiderandonon essere tempo a irritare principe tanto potentedeterminòdi liberarlo; ma per occultare il suo disonoree riportare qualchefrutto della sua liberazioneprestò orecchi al desiderio delpontefice. Per mezzo del quale essendobenché occultamenteconchiuso cheper assicurare i viniziani che 'l marchese non simoverebbe loro controil figliuolo primogenito fusse custodito inmano del ponteficeil marchese condotto a Bolognapoichéquivi ebbe consegnato il figliuolo agli agenti del ponteficeliberato se ne andò a Mantova: scusando sé appresso aCesare e al re di Francia seper la necessità di riordinarelo stato suonon andava ne' loro eserciti a servirglicomefeudatario dell'uno e soldato dell'altro (perché dal re diFrancia gli era stata sempre conservata la solita condotta eprovisione)ma veramente avendo nell'animo di stare neutrale.

Cap.ix

Altravana spedizione veneto pontificia contro Genova. Ostinata pertinaciadel pontefice malgrado gli insuccessi e sua deliberazione di recarsia Bologna perché sian condotte piú efficacemente leimprese. Il re di Francia pensa alla convocazione di un concilio.

Male cose tentate infelicemente non aveano diminuito in parte alcuna lesperanze del pontefice; il qualepromettendosi piú che mai lamutazione dello stato di Genovadeliberò di nuovod'assaltarla. Peròavendo i vinizianii quali piú pernecessità seguitavano che approvavano questi impetuosimovimentiaccresciuta l'armata loro che era a Civitavecchia conquattro navi grossepersuadendosi che il nome suo inducesse piúfacilmente i genovesi a ribellarsiaggiuntavi una sua galeazza conalcuni altri legnibenedisse publicamente con le solennitàpontificali la sua bandiera: maravigliandosi ciascuno cheora chescoperti i pensieri suoi erano in Genova molti soldati e nel portopotente armataegli sperasse ottenere quello che non aveva ottenutoquando il porto era disarmato e nella città pochissimaguardiané si aveva sospetto alcuno di lui. All'armatemarittimele quali seguitavano i medesimi fuorusciti e di piúil vescovo di Genova figliuolo di Obietto dal Fiescosi doveanocongiugnere forze terrestri: perché Federico arcivescovo diSalernofratello di Ottaviano Fregososoldava co' danari delpontefice nelle terre della Lunigiana cavalli e fanti; e Giovanni daSassatello e Rinieri della Sassettasuoi condottieriaveano avutocomandamento di fermarsi colle compagnie loro al Bagno dellaPorrettaper potere quando fusse di bisogno accostarsi a Genova. Main quella città erano state fatte per terra e per mare potentiprovisioni: e perciò alla fama dell'approssimarsi dell'armatadegli inimicinella quale erano quindici galee sottili tre galeegrosse una galeazza e tre navi biscaine l'armata franzese uscita conventidue galee sottili del porto di Genova si fermò a PortoVenere; facendogli sicurtà la diversità de' legniperchéinferiore agli inimici uniti insieme ma superiore oalmeno pari di forze alle galeepoteva sempre con la prestezza deldiscostarsi salvarsi dalle navi. Accostoronsi l'armate l'unaall'altra sopra Porto Venere quanto pativa il tiro delle artiglieriee poi che alquanto si furono battutel'armata del pontefice andòa Sestri di Levante donde si presentò innanzi al porto diGenovaentrando insino nel porto con uno brigantino Gianni Fregoso;ma essendo la terra guardata in modo che chi era di contrario animonon poteva fare sollevazionee tirando gagliardamente all'armata latorre di Codifàfu necessitata partirsi. Andò dipoi aPortoveneree avendolo per parecchie ore combattuto senza fruttodisperati del successo di tutta la impresa ritornorno aCivitavecchia: onde partita l'armata vinizianadi consentimento delponteficeper ritornarsene ne' suoi marifu assaltata nel Faro diMessina da gravissima tempesta; andorono a traverso cinque galeel'altre scorsono verso la costa di Barberiariducendosi alla finemolto conquassate ne porti de' viniziani. Non concorsono in questoassalto le forze disegnate per terra: perché le genti che sisoldavano di Lunigianagiudicando per la fama delle provisioni fatteda' franzesi pericoloso l'entrare nella riviera di levantenon simossono; e quelle che erano al Bagno della Porrettascusandosi che ifiorentini avessino denegato loro il passonon si feciono piúinnanzima entrati nella montagna di Modonache ancora ubbidiva alduca di Ferraraassaltorono la terra di Fanano: la quale benchénel principio non ottenessinonondimeno alla fine tutta la montagnanon sperando essere soccorsa dal ducasi arrendé loro.

Cosínon erainsino a questo díriuscita al pontefice cosa alcunatentata contro al re di Francia: perché né le cose diGenova avevano fattocome egli si era promesso certissimamentemutazione; né i vinizianitentata invano Veronasperavanopiú di fare progresso da quella parte; né i svizzeriavendo piú presto mostrate che mosse l'armierano passatiinnanzi; né Ferrara aiutata prontamente dai franzesiesopravenendo la stagione del vernosi giudicava che fusse in alcunopericolo: solamente gli era succeduto furtivamente l'acquisto diModenapremio non degno di tanti moti. E nondimeno al ponteficeingannato di tante speranzepareva che intervenisse quello che diAnteo hanno lasciato gli scrittori fabulosi alla memoria de' posteriche quante volte domato dalle forze di Ercole toccava la terra tantosi dimostrava in lui maggiore vigore: il medesimo operavanol'avversità nel ponteficeche quando pareva piúdepresso e piú conculcato risorgeva con l'animo piúcostante e piú pertinacepromettendosi del futuro piúche mai; non avendo per ciò quasi altri fondamenti che semedesimoe il presupporsi (come diceva publicamente) cheper nonessere l'imprese sue mosse da interessi particolari ma da mero eunico desiderio della libertà d'Italiaavessino per l'aiutodi Dio ad avere prospero fine. Imperocché eglispogliato divalorose e fedeli arminon aveva altri amici certi che i vinizianiche correvano per necessità la medesima fortuna; de' qualiper essere esausti di danari e oppressi da assai difficoltà eangustienon poteva sperare molto; e dal re cattolico riceveva piútosto occulti consigli che palesi aiutiperché secondol'astuzia sua si intratteneva con Massimiliano e col re di Franciafacendo a lui varie promesse ma sospese da molte condizioni edilazioni. La diligenza e fatiche usate con Cesare per alienarlodalla amicizia del re di Francia e indurlo a concordia co' vinizianiapparivano del continuo piú inutili; perché Cesarequando l'esercito del pontefice si mosse contro al duca di Ferrarav'aveva mandato uno araldo a protestare che non lo molestassinoedessendo andato in nome del pontefice Costantino di Macedonia pertrattare tra lui e i viniziani aveva ricusato udirloe dimostrandodi volere unirsi maggiormente col re di Francia ordinava dimandargliper convenire seco della somma delle coseil vescovoGurgense: né gli elettori dello imperiobenchéinclinati al nome del pontefice e alla divozione della sediaapostolicaalieni dallo spendere e volti co' pensieri loro solo allecose di Germaniaerano di momento in questi travagli. Poco piúpareva potesse sperare del re d'Inghilterrabenché giovane edesideroso di cose nuovee che faceva professione di amare lagrandezza della Chiesa e che aveva non senza inclinazione d'animoudite le sue imbasciate; perchéessendo separato da Italiaper tanto spazio di terra e di marenon poteva solo deprimere il redi Francia: oltre cheaveva ratificato la pace fatta con lui e peruna solenne imbasceriache a questo effetto gli mandòricevuta la sua ratificazione. Nessuno certamenteavendo sídeboli fondamenti e tanti ostacolinon arebbe rimesso l'animo;avendo massime facoltà di ottenere la pace dal re di Franciacon quelle condizioni chevincitoreappena arebbe dovuto desideraremaggiori. Perché il re consentiva di abbandonare la protezionedel duca di Ferrarase non direttamenteper onore suoalmancoindirettamenterimettendola di giustizia ma in giudici che avessinopronunziato secondo la volontà del pontefice; il qualecomefu certo di potere ottenere questoaggiunse volere che oltre aquesto lasciasse libera Genova: procedendo in queste cose con tantapertinacia che nessunoeziandio de' suoi piú intrinsechiardiva di parlargli in contrario; anzitentato per ordine del redallo oratore de' fiorentinisi alterò maravigliosamente; edessendo venuto a lui per altre faccende uno uomo del duca di Savoiae offerendo che il suo principequando gli piacessesiintrometterebbe in qualche pratica di paceproruppe in tantaindegnazione cheesclamando che era stato mandato per spia non pernegoziatorelo fece sopra questo incarcerare ed esaminare contormenti. E finalmentediventando ogni dí piú ferocenelle difficoltà e non conoscendo né impedimenti népericolirisoluto di fare ogni opera possibile per pigliare Ferrarae omettere per allora tutti gli altri pensierideliberò ditrasferirsi personalmente a Bolognaper strignere piú con lasua presenza e dare maggiore autorità alle cosee accrescerela caldezza de' capitani inferiore allo impeto suo; affermando che aespugnare Ferrara gli bastavano le forze sue e de' viniziani: iqualitemendo che alla finedisperato di buono successonon siconcordasse col re di Franciasi sforzavano di persuadergli ilmedesimo.

Daaltra parte il re di Franciagià certo per tante esperienzedell'animo del pontefice contro a sée conoscendo esserenecessario provedere che non sopravenissino allo stato suo nuovipericolideliberò di difendere il duca di Ferrarastabilirequanto poteva la congiunzione con Cesaree col consentimento suoperseguitare con l'armi spirituali il pontefice; e sostentate le coseinsino alla primaverapassare allora in Italia personalmente conpotentissimo esercitoper procedere o contro a' viniziani o controal ponteficesecondo lo stato delle cose. Perciòproponendoa Cesare non solo di muoversi altrimenti che per il passato contro a'viniziani ma ancora di aiutarlosecondo si sapeva essere suo anticodesiderioa occupare Roma e tutto lo stato della Chiesa comeappartenente di ragione allo imperioe similmente tutta Italiadalducato di MilanoGenovalo stato de' fiorentini e del duca diFerrara in fuoralo indusse facilmente nella sentenza sua; especialmente che si chiamassecon l'autorità di ambidue edelle nazioni germanica e franzesea uno concilio universale; nonessendo senza speranza cheper non avere ardire di discostarsi dallavolontà sua e di Cesareconcorrerebbe al medesimo il re diAragona e la nazione spagnuola: alla qual cosa si aggiugneva un altrograndissimo fondamentoche molti cardinali italiani e oltramontanidi animo ambizioso e inquieto promettevano di farsene scopertamenteautori. Per ordinare queste cose aspettava il re con sommo desideriola venuta del vescovo Gurgensedestinato a sé da Cesare; main questo mezzoper dare principio alla instituzione del concilio elevare di presente al pontefice l'ubbidienza del suo reameavevafatto convocare tutti i prelati di Franciache a mezzo settembreconvenissino nella città di Orliens. Queste erano ledeliberazioni e i preparamenti del re di Francianon approvati intutto dal suo consiglio e dalla sua corte; i qualiconsiderandoquanto possa essere inutile il dare spazio di tempo allo inimicolostimolavano a non differire il muovere dell'armi insino al temponuovo: il consiglio de' quali se fusse stato seguitato si mettevasubito il pontefice in tante molestiee si perturbavano di manierale cose sueche non gli sarebbe per avventura stato facilecome poifuconcitare tanti príncipi contro a lui. Ma il re perseveròin altra sentenzao dominato dalla avarizia o raffrenato da timoreche facendo da sé solo guerra al pontefice non si ritenessinogli altri príncipio avendolo forse in orrore per essere cosacontraria al cognome del cristianissimo e alla professione didifendere la Chiesache sempre ne' tempi antichi aveano fatta i suoipredecessori.

Cap.x

Accanimentodel pontefice per prendere Ferrara. Fazione franco veneziana pressoMontagnana. I francesi minacciano Modena. Il duca di Ferrara occupaCento e altre terre; quindi accorre ad impedire a' veneziani ilpassaggio del Po. Le armi spirituali usate dal pontefice contro ilduca di Ferrara e i suoi aderenti. Decisioni del clero gallicano;cardinali dissidenti dal pontefice.

Entròil pontefice in Bologna alla fine di settembredisposto ad assaltarecon tutte le forze sue e de' viniziani Ferraraper terra e peracqua. Però i vinizianiricercatine da luimandorono duearmate contro a Ferrara; le quali entrate nel fiume del Pol'una perle Fornaci l'altra per il porto di Primarofacevano nel ferraresegravissimi danni: non mancando nel tempo medesimo le genti delpontefice di scorrere e predare per tutto il paesema non siaccostando a Ferraranella quale città oltre alle genti delduca erano dugento cinquanta lancie franzesi. Perchése benegli ecclesiastici fussino pagati per ottocento uomini d'arme secentocavalli leggieri e seimila fantinondimenooltre a essere lamaggiore parte gente collettiziail numero (come i ponteficicomunemente sono malserviti nelle cose della guerra) era moltominore; e si aggiugneva cheavendo Ciamonte dopo la perdita diModona mandate tra Reggio e Rubiera dugento cinquanta lancie e dumilafantierano per comandamento del pontefice andati con l'esercitoalla guardia di Modena Marcantonio Colonna e Giovanni Vitellicondugento uomini d'arme e ottocento fanti. Però il ponteficefaceva instanza che dell'esercito vinizianoil qualeessendo moltodiminuite a Verona e per tutto le forze di Cesareaveva senzadifficoltà recuperato quasi tutto il Friuline passasse unaparte nel ferrareseche di nuovo avea recuperato il Polesine diRovigoabbandonato per le molestie che il duca aveva intorno aFerrara. Aspettava similmente il pontefice trecento lancie spagnuolequali dimandate da lui per l'obligo della investitura gli eranomandate dal re d'Aragonasotto Fabrizio Colonna; disegnando cheunite queste con l'esercito suoassaltassino da una parte Ferrara edall'altra l'assaltassino le genti de' viniziani; e persuadendosi che'l popolo di Ferrarasubito che l'esercito si accostasse alle murapiglierebbe l'armi contro al duca: con tutto che i capitani suoi glidimostrassinoil presidio che vi era dentro essere tale chefacilmente poteva difendere la città contro agli inimici econtenere il popoloquando bene avesse inclinazione di tumultuare.Perciòcon incredibile sollecitudinesoldava in molti luoghiquantità grande di fanti. Ma tardavano a venirepiúche non arebbe volutole genti de' viniziani; perché avendocondotto per il Po in mantovano molte barche per gittare il ponteilduca di Ferrara con le genti franzesiassaltatele allo improvisoletolse loro. Prese anche in certi canali del Pulesine molte barche ealtri legniinsieme col proveditore viniziano. Nel quale tempoessendo venuto a luce uno trattato che avevano in Brescia per farlaribellare al re di Franciavi fu decapitato il conte Giovanmaria daMartinengo. Ma molto piú tardavano a venire le lanciespagnuole; le quali condotte in su' confini del regno di Napolirecusavanoper comandamento del re lorodi passare il fiume delTronto se prima non si consegnava allo imbasciadore suo la bolladella investitura conceduta: la quale il papasospettando chericevuta la bolla le genti promesse non venissinofaceva difficoltàdi concedere se prima non giugnevano a Bologna. E nondimenonéper le ragioni allegate da' capitani né per queste difficoltàdiminuiva della speranza di ottenere con le sue genti sole Ferrara;attendendo con maraviglioso vigore a tutte l'espedizioni dellaguerra: non ostante che gli fusse sopravenuta nel tempo medesimograve infermitàla qualereggendosi contro al consiglio de'medicinon meno che l'altre cose disprezzava; promettendosi lavittoria di quella come della guerraperché affermava esserevolontà divina che per opera sua Italia si riducesse inlibertà. Procurò similmente che 'l marchese di Mantovail quale chiamato a Bologna da lui era stato onorato del titolo digonfaloniere della Chiesasi conducesse con titolo di capitanogenerale agli stipendi de' vinizianipartecipando il pontefice inquesta condotta con cento uomini d'arme e con mille dugento fantimacon patto che questa cosa si tenesse occulta; ricercando cosíil marchesesotto colore di essere necessario che prima riordinassee provedesse il paese suoacciò che i franzesi avessinominore facilità di offenderloma in verità perchéil marchesesottomettendosi a questo peso non per volontà maper necessità delle promesse fattecercava di interporretempo all'esecuzione per poterecon qualche occasione chesopravenisseliberarsene.

Mal'ardore che aveva il pontefice di offendere altri si convertíin necessità di difendere le cose propriela quale sarebbestata ancora piú presta e maggiore se nuovi accidenti nonavessino costretto Ciamonte a differire le sue deliberazioni. Perchépoi che l'esercito viniziano si era levato d'intorno a VeronaCiamonteil quale era venuto a Peschiera per andare a soccorrerequella cittàdeliberò voltarsi subito con l'esercitoalla recuperazione di Modenadove le genti che erano a Rubieraavevano presa la terra di Formigine di assalto; il che se avessefatto arebbe facilmentecome si credeottenutalaperchédentro erano piccole forzela terra non fortificata né tuttiamatori del dominio della Chiesa: ma accadde chequando era permuoversii fanti tedeschi che erano in Veronaper essere mal pagatida Cesaretumultuorno; onde Ciamonteperché non rimanesseabbandonata quella cittàfu costretto a soprasedere insino atanto avesse fermato gli animi loroper la qual cosa pagònovemila ducati per lo stipendio presente e promesse di pagarglimedesimamente per il mese seguente. Ma non rimediato prima a questodisordinesopravenne subito un altro accidente. Perchéessendosi le genti de' viniziani ritirate verso PadovaLa Grotta chein suo nome era governatore di Lignagoparendogli avere occasione disaccheggiare la terra di Montagnanavi spinse tutte le lancie equattrocento fanti; da' quali mentre che gli uomini della terraimpauriti del saccosi difendonosopravenneno molti cavallileggieri de' vinizianietrovandogli disordinatifacilmente gliruppono con gravissimo dannoperché era stata impedita lafuga per la rottura fatta dagli inimici di uno ponte: per il qualecasoessendo spogliato quasi Lignago di gentenon è dubbioche se vi si fussino volte subito le genti viniziane l'arebbenopreso; la quale opportunità passò presto perchéCiamonteinteso il casovi mandò con grandissima celeritànuova gente. Ma tolsono a lui questi impedimenti l'occasione direcuperare Modenanella quale in questo spazio di tempo eranoentrati molti fanti e fatte sollecitamente molte reparazioni. Enondimenoper la venuta sua a Rubierafu costretto il ponteficemandare a Modena l'esercito destinato contro a Ferrara: doveessendounite tutte le forze sue sotto il duca di Urbino capitano generaleelegato il cardinale di Paviae condottieri di autoritàGiampaolo Baglione Marcantonio Colonna e Giovanni Vitellifacevainstanza che si combattesse cogli inimici; cosa molto detestata da'capitaniperché erano senza dubbio maggiori le forze de'franzesi e di numero e di virtúperché la fanteriaecclesiastica era raccolta subitamente e nell'esercito non era néubbidienza né ordine convenientee tra 'l duca di Urbino e ilcardinale di Pavia discordia manifesta. La quale procedette tantooltre che il ducaaccusandolo di infedeltà appresso alponteficeo di propria autorità o per comandamento avuto daluilo condusse come prigione a Bologna; ma purgate con la presenzasola tutte le calunnierimase appresso a lui in maggiore grado eautorità che prima.

Mentreche queste genti stanno a fronte l'una dell'altraCiamontealloggiato con la cavalleria a Rubierai fanti a Marzagliagliecclesiastici a Modena nel borgo verso Rubierafacendosi tra lorospesse correrie e scaramuccieil duca di Ferrarail quale avevaprima senza resistenza recuperato il Polesine di RovigoconCiattiglione e con le lancie franzesiriprese senza ostacolo ilFinale; e dipoi entrato nella terra di Centooccupata prima dalponteficeper la rocca la quale si teneva per luila saccheggiòe abbruciòe si preparava per andare a unirsi con Ciamonte:per il quale timore le genti della Chiesa si ritirorno in Modonaavendo messo una parte delle fanterie nel borgo che è voltoalla montagna. Ma essendo il duca appena mossofu necessitato difermarsi a difendere le cose proprie; perché le gentivinizianein numero di trecento uomini d'arme molti cavalli leggierie quattromila fantierano venute per acquistare il passo del Po edipoi unirsi colle genti del ponteficea campo a Ficheruolocastello in sul Popiccolo e debole ma celebrato molto nella guerrache ebbeno i viniziani con Ercole duca di Ferraraper la lungaoppugnazione di Ruberto da San Severino e per la difesa di Federigoduca di Urbinocapitani famosissimi di quella età. Ottennonloi viniziani per accordo avendolo prima battuto con l'artiglierieedipoi presono la terra della Stellata che è in su la rivaopposita; e avendo libero il passo del Ponon mancava a passarealtro che gittare il ponte. Il quale Alfonsoche dopo la perditadella Stellata si era con lo esercito ridotto al Bondinoimpediva sigittassecon artiglierie piantate in su una punta donde facilmentesi batteva quel luogo; e scorreva oltre a questo il fiume del Po condue galee. Le quali presto si ritiroronoperché l'armatavinizianaimpedita da principio di entrare nel Po perché lebocche del fiume erano guardate per ordine del ducavenuta perl'Adice contr'acqua vi entrò: in modo che dalle due armate de'viniziani era infestato gravemente il paese di Ferrara. Ma cessòpresto questa molestiaperché il duca uscito di Ferraraassaltò quella cheentrata per Primarosi era condotta aAdria con due galee due fuste e molte barche minori; e rottala senzadifficoltà si voltò a quella che non avendo se nonfuste e legni minorientrata per le Fornaciera venuta allaPulisella. La qualevolendo per uno rivo vicino ridursi nello Adicefu impedita di entrarvi per la bassezza dell'acque; donde assaltata ebattuta dall'artiglierie degli inimicila gente che vi era nonpotendo difenderla l'abbandonòattendendo a salvare sée l'artiglierie.

Inquesti movimenti dell'armi temporali cominciavano a risentirsi daogni parte l'armi spirituali. Perché il pontefice aveasottoposti publicamente alle censure Alfonso da Esti e insieme tuttiquegli che si erano mossi o moveano in aiuto suoe nominatamenteCiamonte e tutti i principali dell'esercito franzese: e in Francia lacongregazione de' prelatitrasferita da Orliens a Torsiavevabenché piú per non si opporre alla volontà delreche molte volte intervenne con loroche per propria volontào giudicioconsentito a molti articoli proposti contro al pontefice;modificato solamente cheinnanzi se gli levasse la obbedienzasimandassino oratori a fargli noti gli articoli che aveva determinatiil clero gallicano e ad ammunirlo che in futuro gli osservassee chein caso che dipoi contravenisse fusse citato al concilio; al quale sifacesse instanza con gli altri príncipi che concorressinotutte le nazioni de' cristiani. Concesseno ancora al re facoltàdi fare grande imposizione di danari sopra le chiese di Francia; epoco poiin una altra sessione che fu tenuta il vigesimo settimo dídi settembreintimorono il concilio per al principio di marzoprossimo a Lione: nel qual dí entrò in Torsi il vescovodi Gursiaricevuto con sí raro ed eccessivo onore che apparíquanto la sua venuta fusse stata lungamente desiderata e aspettata.Scoprivasi ancora già la divisione de' cardinali contro alpontefice. Perché i cardinali di Santa Croce e di Cosenzaspagnuolie i cardinali di Baiosa e San Malò franzesieFederigo cardinale di Sanseverinolasciato il pontefice che per lavia di Romagna andò a Bolognavisitando per il cammino iltempio di Santa Maria dell'Oreto nobilissimo per infiniti miracoliandorono con sua licenza per la Toscana; ma condotti a Firenze eottenuto salvocondotto da' fiorentininon per alcuno tempodeterminato ma per insino a tanto che lo revocassino e quindici dídappoi che la revocazione fusse intimatasoprasedevano con variescuse lo andare piú innanzi: del soprastare de' qualiinsospettito il ponteficedopo molte instanze fatte che andassino aBolognascrisse uno breve al cardinale di San Malò e a quellodi Baiosa e al cardinale di Sanseverino che sotto pena della suaindignazione si trasferissino alla corte; e procedendo con piúmansuetudine col cardinale di Cosenza e col cardinale di Santa Crocecardinale chiaro per nobiltà per lettere e per costumie perle legazioni che in nome della sedia apostolica aveva esercitategliconfortò con uno breve a fare il medesimo. I qualidisposti anon ubbidireavendo invano tentato che i fiorentini concedessinonon solo a loro ma a tutti i cardinali che vi volessino veniresalvocondotto fermo per lungo tempose ne andorono per la via diLunigiana a Milano.

Cap.xi

Gliecclesiastici perdono Carpi. Confusione e tumulto in Bologna perl'avvicinarsi de' francesi coi Bentivoglio. Timori de' cardinali;energia del ponteficeche conforta i bolognesi alla fedeltàalla Chiesa. L'esercito francese trattenuto per le speranze dellaconcordia col pontefice. Vane trattative di concordia. Commenti ecritiche all'azione dei comandanti francesi.

Ciamonteinfratantoper recuperare Carpiche prima era stato occupato dallegenti della Chiesavi mandò Alberto Pio e la Palissa conquattrocento lancie e quattromila fanti; innanzi a quali essendosimosso Alberto con uno trombetto e con pochi cavallila terra chemolto l'amavaintesa la venuta suacominciò a tumultuare:per il quale timore gli ecclesiasticiche in numero di quarantacavalli leggieri e cinquecento fanti vi erano a guardiasipartironodirizzandosi a Modonama seguitati dalle genti franzesiche erano sopravenute poco poie a furore al prato del Cortile che èquasi in mezzo tra Carpi e Modonamessi in fuga; salvandosi icavalli ma perdendosi la piú parte de' fanti. Pareva utile aCiamonte combattere con gl'inimici innanzi che arrivassino le lanciespagnuole (le quali il papa per sollecitare aveva depositato in manodel cardinale Regino la bolla della investitura)e innanzi che legenti viniziane si unissino con loro; le qualiavendo fatto certiripari contro alle artiglierie di Alfonsosperavano di avere gittatopresto il ponte: perciò si accostò a Modonadoveessendosi scaramucciato assai tra' cavalli leggieri dell'una parte edell'altranon vollono mai gli ecclesiasticiconoscendosiinferioriuscire con tutte le forze fuora.

Perdutaquesta speranzadeliberò di mettere a esecuzione quel chemoltie principalmente i Bentivoglicon varie offerte lostimolavano; che e' non fusse da consumare inutilmente il tempointorno a cose delle quali era molto maggiore la difficoltàche l'utilitàma da assaltare all'improviso la sedia dellaguerrail capo principale dal quale procedevano tante molestie epericoli: essere di questo molto opportuna occasioneperchéin Bologna erano pochi soldati forestierinel popolo molti fautoride' Bentivoglila maggiore parte degli altri inclinata piúpresto ad aspettare l'esito delle cose che a pigliare l'armi persottoporsi a pericoli o contrarre inimicizie nuove; se ora non sitentassepassare la presente occasioneperché sopravenendole genti che aspettavanoo de' viniziani o degli spagnuolinon sipotere sperarequando bene vi si andasse con potentissimo esercitoquel che ora con forze molto minori era facilissimo a ottenere.Raccolto adunque insieme tutto l'esercitoe seguitandol'i Bentivoglicon alcuni cavalli e con mille fanti pagati da loropreso il camminotra 'l monte e la strada maestraassaltò Spilimberto castellode' conti Rangoninel quale erano quattrocento fanti mandati dalponteficema poi che ebbe battuto alquanto l'ottenne il dímedesimo a patti; e arrendutosegli il dí seguenteCastelfrancoalloggiò a Crespolano castello distante diecimiglia da Bolognacon intenzione di appresentarsi il prossimo díalle porte di quella città: nella qualedivulgata la suavenuta e che erano con esso i Bentivogliogni cosa si era piena diconfusione e di tumultograndissima sollevazione nella nobiltàe nel popolotemendo una parte desiderando l'altra la ritornata de'Bentivogli; altri stando sospesio incerti dell'animo o veramentemossi cosí leggiermente o dal desiderio [o] dal timore cheoziosamente fussino per risguardare il processo di questa cosa.

Mamaggiore confusione e molto maggiore terrore occupava gli animi de'prelati e de' cortigianiavvezzi non a' pericoli delle guerre maall'ozio e alle dilicatezze di Roma. Correvano i cardinali mestissimial ponteficelamentandosi che avesse condotto séla sediaapostolica e loro in tanto pericoloe aggravandolo con sommainstanza o che facesse provedimenti bastanti a difendersi (il che intanta brevità di tempo stimavano impossibile) o che tentassedi comporre con condizioni meno gravi che fusse possibile le cosecogli inimicii quali si giudicava non doverne essere alienio cheinsieme con loro si partisse da Bologna; considerando almenose pureil pericolo proprio non lo movevaquanto importasse all'onore dellasedia apostolica e di tutta la cristiana religione se nella personasua accadesse sinistro alcuno: del medesimo lo supplicavano tutti ipiú intrinsechi e piú grati ministri e servitori suoi.Egli soloin tanta confusione e in tanto disordine di ogni cosaincerto dell'animo del popolo e mal sodisfatto della tarditàde' vinizianiresisteva pertinacemente a queste molestie; nonpotendo neanche la infermità che conquassava il corpo piegarela fortezza dell'animo. Aveva nel principio fatto venire MarcantonioColonna con una parte de' soldati che erano a Modonae chiamato a séIeronimo Donato imbasciadore de' vinizianisi era con esclamazioniardentissime lamentato che per la tardità degli aiutipromessigli tante volte si era lo stato e la persona sua condotta intanto pericolo; non solamente con ingratitudine abominevole in quantoa luiche principalmente per salvargli aveva presa la guerra e checon gravissime spese e pericoli e con l'aversi provocati inimici loimperadore e il re di Franciaera stato cagione che la libertàloro si fusse conservata insino a quel díma oltre a questocon imprudenza inestimabile in quanto a se stessiperchédappoi che egli o fusse vinto o necessitato di cedere a qualchecomposizionein che speranza di salute in che grado rimarrebbequella republica? protestando in ultimo con ardentissime parole chefarebbe concordia co' franzesi se per tutto il dí seguente nonentrava in Bologna il soccorso delle loro genti che erano allaStellata; avendoper la difficoltà di gittare il pontepassato in su varie barche e legni il Po. Convocò ancora ilreggimento e i collegi di Bolognae con gravi parole gli confortòchericordandosi de' mali della tirannide passata e quanto piúperniciosi ritornerebbono i tiranni stati scacciativolessinoconservare il dominio della Chiesanel quale aveano trovato tantabenignità; concedendo per fargli piú prontioltre alleconcedute primaesenzioni della metà delle gabelle delle coseche si mettevano dentro per il vitto umanoe promettendo diconcederne in futuro delle maggiori; notificando le cose medesime perpublico bandonel quale invitò il popolo a pigliare l'armiper la difesa dello stato ecclesiastico: ma senza fruttoperchéniuno si movevaniuno faceva in favore suo segno alcuno. Perciòconoscendo finalmente in quanto pericolo fusse ridottoed espugnatodalla importunità e lamentazioni di tantie instando oltre aciò molto appresso a lui gli oratori di Cesare del recattolico e del re di Inghilterrapregati da' cardinaliconsentísi mandasse a domandare a Ciamonte che concedesse facoltà diandare a lui sicuramentein nome del ponteficea GiovanfrancescoPico conte della Mirandola; e poche ore dipoi mandò eglimedesimo uno de' suoi camerieri a ricercarlo che mandasse a luiAlberto da Carpinon sapendo che non fusse nello esercito: e neltempo medesimoacciò che in ogni caso si salvassino le cosepiú preziose del pontificatomandò Lorenzo Puccisuodatariocol regno (chiamano cosí la mitria principale) cheera pieno di gioie nobilissimeperché si custodissino nelfamoso monasterio delle Murate di Firenze. Sperò Ciamonte perle richieste fattegli che il pontefice inclinasse alla concordialaquale essoperché sapeva essere cosí la mente del remolto desiderava; e per non perturbare questa disposizione ritenne ildí seguente l'esercito nel medesimo alloggiamento: benchépermettesse che i Bentivogli con molti cavalli di amici e seguaciloroseguitandogli alquanto da lontano cento cinquanta lanciefranzesicorressino insino appresso alle mura di Bologna. Per lavenuta de' qualicon tutto che Ermesminore ma il piú ferocede' fratellisi appresentasse allato alla portanon si fece dentromovimento alcuno.

UdíCiamonte benignamente Giovanfrancesco dalla Mirandolae lo rimandòil dí medesimo a Bolognaa significare le condizioni con lequali era contento di convenire: che 'l pontefice assolvesse Alfonsoda Esti dalle censuree tutti quegli che per qualunque cagione sierano intromessi nella difesa sua o nell'offesa dello statoecclesiastico: liberasse medesimamente i Bentivogli dalle censure edalle taglierestituendo i beni che manifestamente a essiappartenevano: degli altri posseduti innanzi all'esilio si conoscessein giudicio; e che avessino facoltà d'abitare in qualunqueluogo piacesse loropure che non si appropinquassino a ottantamiglia a Bologna: non si alterasse nelle cose de' viniziani quel chesi disponeva nella confederazione fatta a Cambrai: che tra ilpontefice e Alfonso da Esti si sospendessino l'armi almanco per seimesiritenendo ciascuno quello possedeva; nel quale tempo ledifferenze loro si decidessino per giudici che si dovessino deputareconcordemente; riservando a Cesare la cognizione delle cose diModenala qual città si deponesse incontinente in sua mano:Cotignuola si restituisse al re cristianissimo: liberassesi ilcardinale di Ausperdonassesi a' cardinali assenti; e le collazionide' benefici di tutto il dominio del re di Francia si facessinosecondo la sua nominazione. Con la quale risposta essendo ritornatoil Mirandolanoma non senza speranza che Ciamonte non persisterebberigorosamente in tutte queste condizioniudiva pazientemente ilponteficecontro alla sua consuetudinela relazionee insieme iprieghi de' cardinali che con ardore inestimabile lo supplicavanochequando non potesse ottenere meglioaccettasse in questa manierala composizione; ma da altra partelamentandosi essergli propostecose troppo esorbitantie mescolando in ogni parola doglienzegravissime de' vinizianie dimostrando di stare sospeso consumava ildí senza esprimere quale fusse la sua deliberazione. Alzòla speranza sua che alla fine del dí entrò in BolognaChiappino Vitellocon seicento cavalli leggieri de viniziani e unasquadra di turchi che erano a' soldi loro; il quale partito la nottedalla Stellata era venuto galoppando per tutto il camminoper lasomma prestezza impostagli dal proveditore viniziano. La mattinaseguente alloggiò Ciamonte con tutto l'esercito al Ponte aReno vicino a tre miglia a Bolognadove andorno subito a lui isegretari degli oratori de' re de' romani di Aragona e diInghilterrae poco dipoi gli imbasciadori medesimi; i quali quelgiornoe con loro Alberto Pio venuto da Carpiritornorno piúvolte al pontefice e a Ciamonte. Ma eranell'uno e nell'altrovariata non mediocremente la disposizione: perché Ciamontemancandogli per l'esperienza del dí dinanzi la speranza disollevare per mezzo de' Bentivogli il popolo bolognesee cominciandoa sentire strettezza di vettovaglie la quale era per diventarecontinuamente maggiorediffidava della vittoria; e il ponteficeinanimito perché il popoloscoprendosi favorevole allaChiesaavevafinalmente il giorno medesimo pigliato l'armieperché s'aspettava che innanzi al principio della notteentrasse in Bolognaoltre a dugento altri stradiotti de' vinizianiFabbrizio Colonna con dugento cavalli leggieri e una parte degliuomini d'arme spagnuolinon solo conosceva essere liberato dalpericolo maritornato nella consueta elazioneminacciava diassaltare gli inimicisubito che fussino giunte tutte le gentispagnuole che erano vicine: per la qual confidenza rispose semprequel díniuno mezzo esservi di concordia se il re di Francianon si obligava ad abbandonare totalmente la difesa di Ferrara.Proposonsi il dí seguente nuove condizioniper le qualiritornorono a Ciamonte i medesimi imbasciadori; le quali sidisturborno per varie difficoltà: di maniera che Ciamontedisperato di potere fare piúo coll'armi o per i trattatidella pacefrutto alcunoed essere difficile a dimorare quividiminuendogli le vettovaglie e cominciando a essere per ilsopravenire della vernata i tempi sinistriritornò il dímedesimo a Castelfranco e il dí prossimo a Rubiera;dimostrando di farlo mosso da' prieghi degli oratorie per dare alpontefice spazio di pensare sopra le cose propostee a sé diintendere la mente del re.

Accusornoin questo tempo molti la deliberazione di Ciamonte di imprudenzal'esecuzione di negligenza: come senon avendo forze sufficienti aspugnare Bolognaconciossiaché nell'esercito non fussino piúdi tremila fantifusse stato inconsiderato consiglio il muoversi peri conforti de' fuorusciti; le speranze de' qualimisurate piúcol desiderio che con le ragioniriescono quasi sempre vanissime.Avere dovuto almenose pure deliberava di tentare questa impresaristorare colla prestezza la debolezza delle forzema per contrarioavere corrotta l'opportunità con la tardità; perchédopo l'indugio del muoversi da Peschiera aveva perduti inutilmentetre o quattro dímentre che considerando la impotenza del suoesercito stava sospeso o di tentare da se medesimo o di aspettare legenti del duca di Ferrara e Ciattiglione con le lancie franzesi:potersi forse questo difendere; ma come mai potersi scusare che presoCastelfranco non si fusse subito accostato alle porte di Bolognanédato spazio di respirare a una città dove non era ancoraentrato alcuno soccorsoil popolo sospesoe maggiore (come accadenelle cose súbite) la confusione e il terrore? mezzo unicosealcuno ve ne eraa fargli ottenere o vittoria o onesta composizione.Ma sarebbeper avventuraminore spesso l'autorità di quegliche riprendono le cose infelicemente succedute se nel tempo medesimosi potesse sapere quel che sarebbe accaduto se si fusse procedutodiversamente; perché molte volte si conoscerebbe che sarebbeseguito altrimenti di quello che da se stessa si presuppone lafallacia de' discorsi umaniquandogiudicando le cose incerteaffermano che se si fusse proceduto in questa formao se si fusseproceduto altrimentisarebbe risultato l'effetto che si desiderava onon arebbe avuto luogo quel che ora è accaduto.

Cap.xii

Ilpontefice sempre piú indignato contro il re di Francia;milizie veneziane in suo aiuto. Terre occupate da' pontifici. Ilpontefice fa decidere l'impresa contro Ferrara e la Mirandola.Massimiliano e il re di Francia deliberano di accertarsi delleintenzioni del re d'Aragona; risposta di Ferdinando. Nuovaconvenzione fra Massimiliano e il re di Francia. L'esercitopontificiopresa Concordiasi reca alla Mirandola. Congiura controPier Soderini in Firenze.

PartitoCiamonteil ponteficeinfiammato sopra modo contro al resilamentò con tutti i príncipi cristiani che il re diFranciausando ingiustamente e contro alla verità de' fattiil titolo e il nome di cristianissimosprezzando ancora laconfederazione con tante solennità fatta a Cambraimosso daambizione di occupare Italiada sete scelerata del sangue delpontefice romanoaveva mandato lo esercito ad assediarlo con tuttoil collegio de' cardinali e con tutti i prelati in Bologna; eritornando con animo molto maggiore a' pensieri della guerra negòagli imbasciadorii qualiseguitando i ragionamenti cominciati conCiamontegli parlavano della concordiavolere udire piú cosaalcuna se prima non gli era data Ferrara: e con tutto cheper lefatiche sopportate in tanto accidente e col corpo e coll'animofussemolto aggravata la sua infermitàcominciò di nuovo asoldare gente e a stimolare i vinizianiche finalmente avevanogittato il ponte tra Ficheruolo e la Stellatache mandassino sottoil marchese di Mantova parte delle loro genti a Modena a unirsi conle suee con l'altra parte molestassino Ferrara; affermando che inpochissimi dí acquisterebbe ReggioRubiera e Ferrara.Tardorono le genti viniziane a passare il fiumeper il pericolo nelquale sarebbeno incorsi se (come si dubitava) fusse sopravenuta lamorte del pontefice; ma costretti finalmente cedere alle sue voglielasciate l'altre genti in su le rive di là dal Pomandoronoverso Modona cinquecento uomini d'arme mille seicento cavallileggieri e cinquemila fantima senza il marchese di Mantova. Ilqualefermatosi a Sermidi a soldare cavalli e fantiper andarecome dicevadipoi all'esercitobenché sospetta già a'viniziani la sua tarditàsi condusse a San Felice castellodel Modonese: dove avuto avviso che i franzesi che erano in Veronaerano entrati a predare nel contado di Mantovaallegando lanecessità di difendere lo stato suose ne tornò conlicenza del pontefice a Mantova; ma con querela grave de' vinizianiperchéancora che avesse promesso di ritornare prestoinsospettiti della sua fedecredevanocome similmente fu credutoquasi per tutta Italiache Ciamonteper dargli scusa di non andareall'esercitoavesse con suo consentimento fatto correre i soldatifranzesi nel mantovano. La quale suspizione si accrebbeperchéda Mantova scrisse al pontefice essereper infermitàsopravenutagliimpedito a partirsi.

Uniteche furno intorno a Modena le genti del pontefice le viniziane e lelancie spagnuolenon si dubita chese senza indugio si fussinomosseche Ciamonteil qualequando si partí del bologneseaveva per diminuire la spesa licenziati i fanti italianiarebbeabbandonata la città di Reggioritenendosi la cittadella; maripreso animo per la tardità del muoversicominciò dinuovo a soldare fanticon deliberazione di attendere solamente aguardare SassuoloRubieraReggio e Parma. Ma mentre che quelloesercito soggiorna intorno a Modenaincerto ancora se avesse aandare innanzi o volgersi a Ferraracorrendo alcune squadre diquelle della Chiesa verso Reggiomesse in fuga da' franzesiperderono cento cavalli e fu fatto prigione il conte di Matelica. Nelqual tempoessendo il duca di Ferrara e con lui Ciattiglionecon legenti franzesialloggiati in sul fiume del Po tra lo Spedaletto e ilBondinoopposito alle genti de' viniziani che erano di là dalPol'armata lorovolendoper l'asprezza del tempo e per esseremale proveduta da Vinegiaritirarsiassaltata da molte barche diFerrara che con l'artiglieria messono in fondo otto legnisicondusse con difficoltà a Castelnuovo del Ponella fossa cheva nel Tartaro e nello Adice; dove come fu condotta si disperse.Comandò poi il pontefice che l'esercito il qualenon viessendo venuto il marchese di Mantovagovernava Fabrizio Colonnalasciato a guardia di Modona il duca di Urbinoandasse a dirittura aFerrara; dando a' capitaniche unitamente dannavano questoconsigliosperanza quasi certa che il popolo tumultuerebbe. Ma il dímedesimo che si erano mossi ritornorono indietro per suocomandamentonon si sapendo quel che l'avesse indotto a sísubita mutazione; e lasciati i primi disegniandorono a campo allaterra di Sassuoloove Ciamonte avea mandati cinquecento fantiguasconi: la quale avendo battuto due dícon giubilo grandedel ponteficeche sentiva della camera medesima il tuono delleartiglierie sue intorno a Sassuolo della quale avevapochi díinnanzisentito con gravissimo dispiacere il tuono di quelle degliinimici intorno a Spilimbertogli dettono l'assaltoil quale conpiccolissima difficoltà succedette felicementeperchési disordinorono i fanti che vi erano dentro; e appresentate poisubito l'artiglierie alla fortezza dove si erano ritiratiecominciata a batterlasi arrenderono quasi subito senza alcunopatto: con la medesima infamia e infelicità di Giovanni daCasale (che era loro capitano) che avea sentita quando il Valentinooccupò la rocca di Furlí; uomo di vilissima nazionemapervenuto a qualche grado onorato perché nel fiore della etàera stato grato a Lodovico Sforzae poi famoso per l'amore noto diquella madonna. Espugnato Sassuoloprese l'esercito Formigine; evolendo il pontefice che andassino a pigliare Montecchioterra fortee importante situata tra la strada maestra e la montagna in suiconfini di Parma e di Reggioe che era tenuta dal duca di Ferrara maparte del territorio di Parmarecusò Fabrizio Colonnadicendo essergli proibito dal suo re il molestare le giurisdizionidello imperio. Non provedeva a questi disordini Ciamonte; il qualelasciato in Reggio Obigní con cinquecento lancie e con dumilafanti guasconi sotto il capitano Molardsi era fermato a Parmaavendo ricevute nuove commissioni dal re di astenersi dalle spese.Perché il reperseverando nel proposito di temporeggiarsiinsino alla primaveranon faceva allora per le cose di qua da' montiprovedimento alcuno. Onde declinando in Italia la sua riputazione ediventandone maggiore l'animo degl'inimiciil ponteficeimpazienteche le sue genti non procedessino piú oltre néammettendo le scuse che della stagione del tempo e dell'altredifficoltà gli facevano i suoi capitanichiamatigli tutti aBolognapropose si andasse a campo a Ferrara: approvando il pareresuo solamente gli imbasciadori vinizianio per non lo sdegnarecontradicendogli o perché i soldati loro ritornassino piúvicini a' suoi confini; dannandolo tutti gli altrima invanoperchénon consultava piú ma comandava. Fu adunque deliberato che siandasse col campo a Ferrarama con aggiunta che per impedire a'franzesi il soccorrerla si tentassein caso non apparisse moltodifficilela Mirandola: la quale terrainsieme con la Concordiasignoreggiata da' figliuoli del conte Lodovico Pico[e daFrancesca] madre e nutrice loroconservava sotto la divozione delre di Francia; seguitando l'autorità di Gianiacopo da Triulzisuo padre naturaleper cui opera i piccoli figliuoli n'aveano daCesare ottenuta la investitura. Aveva il pontefice molto primaricevutiglicome appariva per uno brevenella sua protezionema siscusava che le condizioni de' tempi presenti lo costrignevano aprocurare che quelle terre non fussino tenute da persone sospette asé; offerendose volontariamente gli erano concedutedirestituirle come prima avesse acquistato Ferrara. Fu dubitato insinoallora (la quale dubitazione si ampliò poi molto piú)che il cardinale di Paviasospetto già d'avere occultointendimento col re di Franciafusse stato artificiosamente autoredi questo consiglioper interrompere con la impresa della Mirandolal'andare a campo a Ferrara; la quale città non era alloramolto fortificata né aveva presidio molto grandee i soldatifranzesi stracchi col corpo e con l'animo dalle faticheil ducaimpotente e il re alieno dal farvi maggiori provedimenti.

Mamentre che il pontefice attendeva con tanto ardore all'espedizionedella guerrail re di Franciaintento piú alle pratiche cheall'armicontinuava di trattare col vescovo di Gursia le cosecominciate: le qualidimostratesi al principio molto faciliprocedetteno in maggiore lunghezza per la tardità dellerisposte di Cesare e perchédubitando del re di Aragona (ilqualeoltre all'altre azioniaveva di nuovosotto colore che versoOtranto si fusse scoperta l'armata de' turchirivocato nel regno diNapoli le genti sue che erano a Verona)giudicorno Cesare e il re diFrancia necessario di accertarsi della mente suacosí circala continuazione nella lega di Cambrai come in quello che si avesse afare col ponteficeperseverando egli nella congiunzione co'viniziani e nella cupidità di acquistare immediatamente allaChiesa il dominio di Ferrara. Alle quali dimande rispose dopo spaziodi qualche dí il re cattolicopigliando in uno tempo medesimooccasione di purgare molte querele che da Cesare e dal re di Franciasi facevano di lui: avere conceduto le trecento lancie al ponteficeper l'obligazione della investiturae a effetto solamente didifendere lo stato della Chiesa e recuperare le cose che erano anticofeudo di quella; avere revocato le genti d'arme da Verona perchéera passato il termine per il quale le aveva promesse a Cesareenondimeno che non l'arebbe revocate se non fusse stato il sospettode' turchi; essersi interposto l'oratore suo a Bologna con Ciamonteinsieme con gli altri oratori allo accordo non per dare tempo a'soccorsi del pontefice ma per rimuovere tanto incendio dellacristianitàsapendo massimamente essere al re molestissima laguerra con la Chiesa; essere stato sempre nel medesimo proposito diadempiere quel che era stato promesso a Cambraie volerlo fare infuturo molto piúaiutando Cesare con cinquecento lancie edumila fanti contro a' viniziani: non essere già suaintenzione di legarsi a nuove obligazioni né ristrignersi acapitolazioni nuoveperché non ne vedeva alcuna urgentecagione e perchédesideroso di conservarsi libero per poterefare la guerra contro agli infedeli d'Affricanon voleva accrescerei pericoli e gli affanni della cristianità che aveva bisognodi riposo: piacergli il concilio e la riformazione della Chiesaquando fusse universale e che i tempi non repugnassinoe di questasua disposizione niuno essere migliore testimonio del re di Franciaper quello che insieme ne avevano ragionato a Savona; ma i tempiessere molto contrariperché il fondamento de' concili era lapace e la concordia tra i cristianinon potendosi senza l'unionedelle volontà convenire cosa alcuna in beneficio comunenéessere degno di laude cominciare il concilio in tempo e in manierache e' paresse cominciarsi piú per sdegno e per vendetta cheper zelo o dell'onore di Dio o dello stato salutifero della republicacristiana. Diceva oltre a questo separatamente agli oratori diCesareparergli grave aiutarlo a conservare le terre perchédipoi per danari le concedesse al re di Franciasignificandoespressamente di Verona. Intesa adunque per questa risposta laintenzione del re cattoliconon tardorno piúGurgense da unaparte in nome di Cesare e il re di Francia dall'altradi fare nuovaconfederazione; riserbata facoltà al pontefice di entrarviinfra due mesi prossimie al re cattolico e al re d'Ungheria infraquattro. Obligossi il re di pagare a Cesare (fondamento necessarioalle convenzioni che si facevano con lui)parte di presente parte intempicentomila ducati: promesse Cesare di passare alla primavera inItalia con tremila cavalli e diecimila fanti contro a' viniziani; nelquale caso il re fusse obligato a spese proprie mandargli milledugento lancie e ottomila fanti con provedimento sufficiented'artiglieriee per mare due galee sottili e quattro bastarde:osservassino la lega fatta a Cambraie ricercassino in nome comunealla osservanza del medesimo il pontefice e il re cattolico; e se ilpontefice facesse difficoltà per le cose di Ferrara fusse ilre tenuto a stare contento a quello che fusse consentaneo allaragionema in caso denegasse la richiesta loro si proseguisse ilconcilio; per il quale Cesare dovesse congregare i prelati diGermaniacome aveva il re di Francia fatto de' prelati suoiperprocedere piú innanzi secondo che fusse poi deliberato daloro. Non si trattò in questa convenzione de' danari prestatidal re a Cesare né dell'obligazione acquistata sopra Veronama si credeva il re avesse rimosso l'animo dallo appropriarselasapendo quanto Cesare fusse desideroso di ritenersela. Publicate leconvenzioniGurgensemolto onorato e ricevuti grandissimi donisene ritornò al suo principe; e il recol quale nuovamente icinque cardinali che procuravano il concilio avevano convenuto che néegli senza consenso loro né essi senza consenso suoconcorderebbeno col ponteficedimostrandosi con le parole moltoacceso a passare personalmente in Italia con tale potenza che permolto tempo assicurasse le cose suele quali perché prima noncadessino in maggiore declinazionecommesse a Ciamonte che nonlasciasse perire il duca di Ferrara. Il quale aggiunse ottocentofanti tedeschi alle dugento lancie che prima vi erano conCiattiglione.

Daaltra parte l'esercito del ponteficepoiché furono fattebenché lentamente le provisioni necessarielasciato allaguardia di Modona Marcantonio Colonna con cento uomini d'armequattrocento cavalli leggieri e dumila cinquecento fantiandòa campo alla Concordia; la quale presa per forzail medesimo díche vi furono piantate l'artiglieriee poi ottenuta a patti lafortezzasi accostò alla Mirandola. Approssimavasi giàla fine del mese di dicembre eper sortela stagione di quello annoera molto piú aspra che ordinariamente non suole essere: peril che e per essere la terra fortee perché si credeva che ifranzesi non dovessino lasciare perdere uno luogo tanto opportunoicapitani principalmente diffidavano di ottenerla; e nondimeno tantocertamente si prometteva il pontefice la vittoria di tutta la guerrache mandandoper la discordia che era tra 'l duca di Urbino e ilcardinale di Pavialegato nuovo nell'esercito il cardinale diSinigaglia gli commessein presenza di moltiche sopra tuttoprocurasse chequando l'esercito entrava in Ferrarasi conservassequanto si poteva quella città. Cominciorno a tirare controalla Mirandola l'artiglierie il quarto dí poi che l'esercitosi fu accostato; ma patendo molti sinistri e incomodità de'tempi e delle vettovagliele quali venivano al campo scarsamente delmodeneseperché essendo state messe in Guastalla cinquantalancie de' franzesialtrettante in Coreggioe in Carpi dugentocinquantae avendo rotto per tutto i ponti e occupati i passi dondepotevano venire del mantovanofacevano impossibile il condurle peraltra via. Ma s'allargò prestamente alquanto questastrettezzaperché quegli che erano in Carpiessendopervenuto falso romore che l'esercito inimico andava per assaltarglispaventati perché non vi avevano artiglieriese ne partirono.

Ebbenella fine di questo anno qualche infamia la persona del ponteficecome se fusse stato conscio e fautore cheper mezzo del cardinalede' Medicisi trattassecon Marcantonio Colonna e alcuni giovanifiorentiniche fusse ammazzato in Firenze Piero Soderinigonfaloniere; per opera del quale si diceva i fiorentini seguitare leparti franzesi: perchéavendo il pontefice procurato conmolte persuasioni di congiugnersi quella republicanon gli era maipotuto succedere; anzi non molto prima avevanoa richiesta del re diFranciadisdetta la tregua a' sanesicon molestia grandissima delponteficebenché avessino recusato non muovere l'armi se nondopo i sei mesi della disdettacome il re desiderava per mettere insospetto il pontefice; e oltre a questo aveano mandato al re dugentouomini d'arme perché stessino a guardia del ducato di Milanocosa dimandata dal re per virtú della loro confederazionenontanto per l'importanza di tale aiuto quanto per desiderio diinimicargli col pontefice.

Cap.xiii

Ilpontefice presso l'esercito all'assedio della Mirandola. Pericolicorsi dal pontefice; presa della Mirandola. Il re di Francia ordinauna piú decisa azione di guerra.

Finíin questo stato delle cose l'anno mille cinquecento dieci. Ma ilprincipio dell'anno nuovo fece molto memorabile una cosa inaspettatae inaudita per tutti i secoli. Perchéparendo al ponteficeche l'oppugnazione della Mirandola procedesse lentamenteeattribuendo parte alla imperizia parte alla perfidia de' capitaniespecialmente del nipotequel che procedeva maggiormente da moltedifficoltàdeliberò di accelerare le cose con lapresenza sua; anteponendo l'impeto e l'ardore dell'animo a tutti glialtri rispettiné lo ritenendo il considerare quanto fusseindegno della maestà di tanto grado che il pontefice romanoandasse personalmente negli eserciti contro alle terre de' cristianiné quanto fusse pericolosodisprezzando la fama e il giudicioche appresso a tutto il mondo si farebbe di luidare apparentecolore e quasi giustificazione a coloro chesotto titoloprincipalmente di essere pernicioso alla Chiesa il reggimento suo escandolosi e incorriggibili i suoi difettiprocuravano di convocareil concilio e suscitare i príncipi contro a lui. Risonavanoqueste parole per tutta la corte: ciascuno si maravigliavaciascunograndemente biasimavané meno che gli altri gli imbasciadoride' viniziani; supplicavanlo i cardinali con somma instanza che nonandasse. Ma vani erano i prieghi di tuttivane le persuasioni. Partíil secondo dí di gennaio da Bolognaaccompagnato da trecardinali; e giunto nel campo alloggiò in una casetta di unovillano sottoposta a' colpi dell'artiglierie degli inimiciperchénon era piú lontana dalle mura della Mirandola che tiri in duevolte una balestra comune. Quiviaffaticandosi ed esercitando nonmeno il corpo che la mente e che lo imperiocavalcava quasicontinuamente ora qua ora là per il camposollecitando che sidesse perfezione al piantare dell'artiglieriedelle quali insino aquel dí era piantata la minore parte; essendo impedite quasitutte l'opere militari da' tempi asprissimi e dalla neve quasicontinuae perché niuna diligenza bastava a ritenere che iguastatori non si fuggissinoessendo oltre alla acerbità deltempo molto offesi dall'artiglieriedi quegli di dentro. Peròessendo necessario fare ne' luoghi dove s'avevano a piantarel'artiglierieper sicurtà di coloro che vi s'adoperavanonuovi ripari e fare venire al campo nuovi guastatoriil ponteficementre che queste cose si provedevanoandòper non patire inquesto tempo delle incomodità dell'esercitoalla Concordia:nel quale luogo venne a luiper commissione di CiamonteAlbertoPioproponendo vari partiti di composizione; i qualibenchépiú volte andasse dall'uno all'altrofurno tentati vanamenteo per la solita durezza sua o perché Albertodel quale semprecrescevano i sospettinon negoziasse con la sinceritàconveniente. Stette alla Concordia pochi giorniriconducendoloall'esercito la medesima impazienza e ardoreil quale non raffreddòpunto nel cammino la neve grossissima che tuttavia cadeva dal cieloné i freddi cosí smisurati che appena i soldatipotevano tollerargli; e alloggiato in una chiesetta propinqua allesue artiglierie e piú vicina alle mura che non eral'alloggiamento primoné gli sodisfacendo cosa alcuna diquelle che si erano fatte e che si facevanocon impetuosissimeparole si lamentava di tutti i capitanieccetto che di MarcantonioColonnail quale di nuovo avea fatto venire da Modona: néprocedendo con minore impeto per l'esercitoora questi sgridando oraquegli altri confortandoe facendo colle parole e co' fattil'ufficio del capitanoprometteva che se i soldati procedevanovirilmente che non accetterebbe la Mirandola con alcuno patto malascierebbe in potestà loro il saccheggiarla. Ed eracertamente cosa notabilee agli occhi degli uomini molto nuovacheil re di Franciaprincipe secolaredi età ancora fresca eallora d'assai prospera disposizionenutrito dalla giovanezzanell'armial presente riposandosi nelle camereamministrasse percapitani una guerra fatta principalmente contro a lui; e da altraparte vedere che il sommo ponteficevicario di Cristo in terravecchio e infermo e nutrito nelle comodità e ne' piacerisifusse condotto in persona a una guerra suscitata da lui contro acristiania campo a una terra ignobile; dove sottoponendosicomecapitano d'esercitialle fatiche e a' pericolinon riteneva dipontefice altro che l'abito e il nome.

Procedevanoper la sollecitudine estrema per le querele per le promesse per leminacciele cose con maggiore celerità che altrimenti nonarebbono fatto; e nondimenorepugnando molte difficoltàprocedevano lentamenteper il piccolo numero de' guastatoriperchénell'esercito non erano molte artiglierie né quelle de'viniziani molto grossee perché per l'umidità deltempo le polveri facevano con fatica l'ufficio consueto. Difendevansiarditamente quegli di dentroa' quali era preposto Alessandro daTriulzio con [quattrocento] fanti forestierisostenendo con maggiorevirtú i pericoli per la speranza del soccorso promesso daCiamonte: il qualeavendo avuto comandamento dal re di non lasciareoccupare al pontefice quella terraaveva chiamati a sé ifanti spagnuoli che erano in Verona; e raccogliendo da ogni parte legenti sue e soldando continuamente fantie il medesimo facendo fareal duca di Ferraraprometteva d'assaltareinnanzi che passasse ilvigesimo dí di gennaioil campo inimico. Ma molte cosefacevano difficile e pericoloso questo consiglio: la strettezza deltempo breve a raccorre tanti provvedimentilo spazio dato agliinimici di fortificare l'alloggiamentola fatica di condurrenellastagione tanto freddaper vie pessime e per le nevimaggiori chemolti anni fussino statel'artiglierie le munizioni e levettovaglie: e augumentò le difficoltà colui chedovevaricompensando con la prestezza il tempo perdutodiminuirle.Perché Ciamonte corse subitamente in su' cavalli delle poste aMilanoaffermando andarvi per provedere piú sollecitamentedanari e l'altre cose che bisognavano; ma essendosi divulgato ecreduto averlo indotto a questo l'amore di una gentildonna milaneseraffreddò molto l'andata suacon tutto che presto ritornassegli animi de' soldati e le speranze di quegli che difendevano laMirandola: onde non oscuramente molti dicevanonuocere forse nonmeno che la negligenza o la viltà di Ciamonte l'odio suocontro a Gianiacopo da Triulzi; e che perciòpreponderando(come spesso si fa) la passione propria alla utilità del regli fusse grato che i nipoti fussino privati di quello stato. Daaltra parte il pontefice non perdonava a cosa alcuna per ottenere lavittoriaacceso in maggiore furore perché da uno colpo dicannone tirato da quegli di dentro erano stati ammazzati nella cucinasua due uomini: per il quale pericolo partitosi di quelloalloggiamentoe dipoiperché non poteva temperare semedesimoil dí seguente ritornatoviera stato costretto pernuovi pericoli ridursi nell'alloggiamento del cardinale Regino; dovequegli di dentrosapendo per avventura egli esservisi trasferitoindirizzorno una artiglieria grossa non senza pericolo della suavita. Finalmente gli uomini della terraperduta interamente lasperanza di essere soccorsi e avendo l'artiglierie fatto processograndeessendo oltre a questo cosí profondamente le fossecongelate che sostenevano i soldatitemendo di non potere resisterealla prima battaglia che si ordinava di dare infra due giornimandornoin quel medesimo dínel quale Ciamonte aveapromesso di accostarsiimbasciadori al pontefice per arrendersiconpatto che fussino salve le persone e le robe di tutti. Il qualebenché da principio rispondesse non volere obligarsi a salvarela vita de' soldatipure alla finevinto da' prieghi di tutti isuoigli accettò con le condizioni proposte; eccettuato cheAlessandro da Triulzi con alcuni capitani de' fanti rimanessinoprigioni suoie che la terraper ricomperarsi dal sacco statopromesso a' soldatipagasse certa quantità di danari: enondimenoparendo loro essergli debito quel che era stato promessonon fu piccola fatica al pontefice rimediare non la saccheggiassino;il quale fattosi tirare in sulle muraperché le porte eranoatterratediscese da quelle nella terra. Arrendessi insieme laroccadata facoltà alla contessa di partirsene con tutte lerobe sue. Restituí il pontefice la Mirandola al conteGiovanfrancescoe gli cedette le ragioni de' figliuoli del conteLodovico come acquistate da sé con guerra giusta; ricevuta dalui obligazione (eper sicurtà dell'osservanzala personadel figliuolo) di pagargli fra certo tempoper la restituzione dellespese fatteventimila ducati; e vi lasciòperchépartito che fusse l'esercito i franzesi non l'occupassinocinquecento fanti spagnuoli e trecento italiani. Dalla Mirandola andòa Sermidi nel mantovanocastello posto in sulla riva del Popienodi grandissima speranza di acquistare senza dilazione alcuna Ferrara;per il cheil dí medesimo che ottenne la Mirandolaavevamolto risolutamente risposto ad Alberto Pio non volere piúporgere l'orecchie a ragionamento alcuno di concordia seinnanzi chesi trattassino l'altre condizioni della pacenon gli era consegnataFerrara.

Maper nuova deliberazione de' franzesi variorno i suoi pensieri. Perchéil reconsiderando quanto per la perdita della Mirandola fussediminuita la riputazione delle cose suee disperando che l'animo delpapa si potesse piú ridurre spontaneamente a quieti consiglicomandò a Ciamonte che non solamente attendesse a difendereFerrara ma che oltre a questo non si astenessepresentandoseglioccasione opportunada offendere lo stato della Chiesa; onderaccogliendo Ciamonte da ogni parte le gentiil pontefice perconsiglio de' capitani si ritirò a Bologna: dove stato pochidí o per timore o per sollecitaresecondo dicevadi luogopiú vicino l'oppugnazione della bastia del Genivolocontroalla quale disegnava mandare alcuni soldati che aveva in Romagnavenne a Lugo; e se ne andò finalmente a Ravennanon gliparendo forse sí piccola espedizione degna della presenza sua.

Cap.xiv

Discussionee deliberazioni de' capitani francesi e del duca di Ferrara. Pareredel Triulzio. Il pontefice consegna Modena al re de' romani. Morte diCiamonte e giudizio dell'autore su di lui. Insuccesso de' pontifici.

Eransile genti vinizianenon comportando la propinquità degliinimici assaltare Ferrarafermate al Bondinoe tra Cento e ilFinale l'ecclesiastiche e le spagnuole; le qualicon tutto che fussepassato il termine de' tre mesisoprasedevano a' prieghi delpontefice. Da altra parte Ciamonteraccolto l'esercitosuperioreagli inimici di fantisuperiore ancora per la virtú degliuomini da cavallo ma inferiore di numeroconsultava quello fusse dafare; e proponevano i capitani franzesi checongiunte all'esercitole genti del duca di Ferrarasi andasse a trovare gli inimiciiquali benché fussino alloggiati in luoghi forti si dovevasperare con la virtú dell'armi e coll'impeto dell'artiglierieavergli facilmente a costrignere a ritirarsi; e succeduto questononsolamente rimaneva Ferrara liberata da ogni pericolo ma si ricuperavainteramente la riputazione perduta insino a quel dí.Allegavasiper la medesima opinioneche nel passare con l'esercitoper il mantovano si rimoverebbono le scuse del marchesee gliimpedimenti da' quali affermava essere stato ritenuto a non pigliarel'armi come feudatario di Cesare e soldato del re; e che ladichiarazione sua era molto utile alla sicurtà di Ferrara emolto nociva in questa guerra agli inimiciperdendone comoditànon piccole gli eserciti de' viniziani di vettovaglie di ponti e dipassi di fiumie perché il marchese incontinente rivocherebbei soldati che aveva nel campo della Chiesa. Ma in contrarioconsigliava il Triulzioil quale ne' dí medesimi che laMirandola si perdette era ritornato di Francia; dimostrando esserepericoloso il cercare di assaltare nella fortezza de' suoialloggiamenti l'esercito degli inimicipernicioso il sottomettersi anecessità di procedere dí per dí secondo iprocessi loro. Piú utile e piú sicuro essere ilvoltarsi verso Modona o verso Bologna: perché se gli inimicitemendo di non perdere qualcuna di quelle cittàsi movessinosi conseguiterebbe il fine che si cercavadi liberare Ferrara dallaguerra; non si movendosi poteva facilmente acquistare o l'una ol'altrail che succedendomaggiore necessità gli tirerebbe adifendere le cose proprie; e forse cheuscendo di sito sífortes'arebbe occasione di ottenere qualche preclara vittoria.Questa era la sentenza del Triulzo: nondimenoper la inclinazione diCiamonte e degli altri capitani franzesi a detrarre alla suaautoritàfu approvato l'altro consiglio; affaticandoseneoltre a questo sommamente Alfonso da Estiperché sperava chegli inimici sarebbono necessitati a discostarsi dal suo statoilquale afflitto e consumato diceva essere impossibile che sostenessepiú lungamente sí grave peso; perché temeva chese i franzesi s'allontanavano non entrassino le genti inimiche nelPolesine di Ferraraonde la infermità di quella cittàprivata di tutto lo spirito che gli rimanevairrimediabilmentes'aggravava.

Andòadunque l'esercito franzese per il cammino di Lucera e di Gonzaga adalloggiare a Razzuolo e alla Moiaove soggiornò perl'asprezza del tempo tre dí; rifiutando il consiglio di chiproponeva s'assaltasse la Mirandolaperché era impossibilealloggiare alla campagnae alla partita del pontefice erano statiabbruciati i borghi e tutte le case all'intorno. Non piacquesimilmente l'assaltare la Concordia lontana cinque migliaper nonperdere tempo in cosa di piccola importanza. Però venne aQuistellie passato il fiume della Secchia in su uno ponte fattocolle barche alloggiò il dí prossimo a Reverein sulfiume del Po: il quale alloggiamento fu cagione che Andrea Grittichericuperato prima il Pulesine di Rovigo e lasciata una parte de'soldati viniziani sotto Bernardino dal Montone a Montagnana perresistere alle genti che guardavano Veronasi era con trecentouomini d'arme mille cavalli leggieri e mille fanti accostato al fiumedel Po per andare a unirsi con l'esercito della Chiesasi ritiròa Montagnana; avendo prima saccheggiata la terra di Guastalla. DaRevere andorno i franzesi a Sermididistendendosima ordinatamenteper le ville circostanti: i quali come furono alloggiatiandòCiamonte con alcuni de' capitanima senza il Triulzoa [la terradella Stellata]nel quale luogo l'aspettava Alfonso da Estiperdeliberare con qual modo s'avesse a procedere contro agli inimiciiquali tutti si erano ridotti ad alloggiare al Finale; e fu deliberatocheunite le genti d'Alfonso colle franzesi intorno al Bondinoandassino tutti ad alloggiare in certe ville vicine a tre miglia alFinaleper procedere dipoi secondo la natura de' luoghi e quel chefacessino gl'inimici. Ma a Ciamontecome fu tornato a Sermidifudetto essere molto difficile il condursi a quello alloggiamentoperché per l'impedimento dell'acquedelle quali era pieno ilpaese intorno al Finalenon si poteva andarvi se non per la strada eper gli argini del canaleil quale gli inimici aveano tagliato inpiú luoghi e messevi le guardie per impedire non si passasse;il che pareva dovesse riuscire molto difficileaggiuntal'opposizione loro a' tempi tanto sinistri: onde stando Ciamontemolto dubbioAlfonsoavendo appresso a sé alcuni ingegneri euomini periti del paesee dimostrando il sito e la disposizione de'luoghisi ingegnava di persuadere il contrario; affermando che conla forza dell'artiglierie sarebbeno costretti quegli che guardavano ipassi tagliati ad abbandonarglie che perciò sarebbe moltofacile gittareove fusse necessarioi ponti per passare. Le qualicose essendo referite da Ciamonte e disputate nel consiglioeraapprovato il parere di Alfonsopiú tosto non impugnando checonsentendo il Triulzio: e forse che la taciturnità sua mossepiú gli uomini che non arebbe fatto la contradizione. Perchéconsiderandosi piú dappresso che le difficoltà sidimostravano maggiorie che quel capitanovecchio e di sílunga esperienzaaveva sempre riprovata tale andatae che se neintervenisse alcuno sinistro sarebbe imputato dal re chi contro alparere suo ne fusse stato autoreCiamonterichiamato l'altro dísopra la medesima deliberazione il consigliopregòefficacemente il Triulzio che non con silenziocome aveva fatto ildí precedentema con aperto parlare esprimesse la suasentenza. Egli incitato da questa instanzae molto piúdall'essere deliberazione di tanto pesostando tutti attentissimi audirloparlò cosí:

-Io tacetti ieri perché per esperienza molte volte ho vedutoessere tenuto piccolo conto del consiglio mioil quale se si fusseseguitato da principio non saremmo al presente in questi luoghinéaremmo perduto invano tanti giorni che si potevano spendere con piúprofitto; e sarei oggi nella medesima sentenza di tacere se non mispronasse la importanza della cosaperché siamo in procintodi volere mettere sotto il punto incertissimo di uno dado questoesercitolo stato del duca di Ferrara e il ducato di Milanopostatroppo grande senza ritenersi niente in mano: e mi invita oltre aquesto a parlare il parermi comprendere che Ciamonte desideri che ilprimo a consigliare sia io quello che già comincia a andare alui per l'animocosa che non mi è nuovaperché altrevolte ho compreso essere manco disprezzati i consigli miei quando sitratta di ritirare qualche cosa forse non troppo maturamentedeliberata che quando si fanno le prime deliberazioni. Noi trattiamodi andare a combattere con gli inimici; e io ho sempre veduto esserefondamento immobile de' grandi capitaniil quale io medesimamente hocon l'esperienza imparatoche mai debbe tentare la fortuna dellabattaglia chi non è invitato da molto vantaggio o stretto daurgente necessità; oltre che è secondo la ragione dellaguerra che agli inimici che sono gli attoripoiché si muovonoper acquistare Ferraratocchi il cercare di assaltare noie non chea noia' quali basta il difendersitocchi contro a tutte le regoledella disciplina militare sforzarci d'assaltare loro. Ma vediamoquale sia il vantaggio o la necessità che ci induce. A me pareed èse io non mi inganno del tuttocosa molto evidente chenon si possa tentare quel che propone il duca di Ferrara se non congrandissimo disavvantaggio nostro; perché non possiamo andarea quello alloggiamento se non per uno argine e per una stretta epessima stradadove non si possono spiegare tutte le forze nostreedove loro possono con poche forze resistere a numero molto maggiore.Bisognerà che per l'argine camminiamo cavallo per cavallocheper la strettezza dell'argine conduciamo l'artiglierie i carriaggi lecarra e i ponti: e chi non sa chenel cammino stretto e cattivoogni artiglieria ogni carro che inciampi fermerà almanco peruna ora tutto l'esercito? e cheessendo inviluppati in tanteincomoditàogni mediocre sinistro potrà facilmentedisordinarci? Alloggiano i nimici al copertoprovisti di vettovagliee di strami; noi alloggieremo quasi tutti allo scoperto e cibisognerà portarci dietro gli straminé potremo se noncon gran fatica condurne la metà del bisogno. Non abbiamo arapportarci a quel che dichino gl'ingegneri e i villani pratichi delpaeseperché le guerre si fanno con le armi de' soldati e colconsiglio de' capitani; fannosi combattendo in su la campagnanonco' disegni che dagli uomini imperiti della guerra si notano in su lecarteo si dipingono col dito o con una bacchetta nella polvere. Nonmi presuppongo io i nimici sí debolinon le cose loro in taledisordinené che abbino nello alloggiarsi e nel fortificarsisaputo sí poco valersi dell'opportunità dell'acque ede' sitiche io mi prometta che subito che saremo giunti nelloalloggiamento che si disegnaquando bene vi ci conducessimoagevolmenteabbia a essere in potestà nostra l'assaltargli.Potranno molte difficoltà sforzarci a soprasedervi due o tredíese non altra difficoltàle nevi e le pioggiein sí sinistra e sí rotta stagione: in che grado saremodelle vettovaglie e degli strami se ci accadrà soprastarvi? Equando pure fusse in potestà nostra l'assalirglichi èquello che si prometta tanto facile la vittoria? chi è quelloche non consideri quanto sia pericoloso l'andare a trovare gliinimici alloggiati in luogo fortee l'avere in uno tempo medesimo acombattere con loro e con le incomodità del sito del paese? Senon gli costrigniamo a levarsi subito di quello alloggiamento saremonecessitati a ritirarci; e questo con quante difficoltà sifaràper il paese che tutto ci è contrarioe ovediventerebbe grandissimo ogni piccolissimo disfavore? Meno veggo lanecessità di mettere tutto lo stato del re in questoprecipizio; perché ci siamo mossi principalmente non per altroche per soccorrere la città di Ferraranella quale semettiamo a guardia piú gentipossiamo starne sicurissimiquando bene noi dissolvessimo l'esercito; e se si dicesse che ètanto consumata cherimanendogli addosso l'esercito degli inimicièimpossibile che in breve tempo non caggia per se stessanon abbiamonoi il rimedio della diversionerimedio potentissimo nelle guerrecon la qualesenza mettere pure uno cavallo in pericologlinecessitiamo ad allargarsi da Ferrara? Io ho sempre consigliatoeconsiglio piú che maiche noi ci voltiamo o verso Modona overso Bolognapigliando il cammino largo e lasciando Ferraraperquesti pochi díche per piú non sarànecessariobene proveduta. Piacemi ora piú l'andare a Modenaalla qual cosa ci stimola il cardinale da Estipersona talee cheafferma avervi dentro intelligenzaproponendo lo acquisto moltofacile: e conquistando uno luogo sí importantegli inimicisarebbeno costretti a ritirarsi subito verso Bologna; e quando benenon si pigliasse Modonail timore di quella e delle cose di Bolognagli costrignerà a fare il medesimo; come indubitatamentearebbono fattogià molti díse da principio si fusseseguitato questo parere. -

Conobbenotutti per le efficaci ragioni del savio capitanoquando ledifficoltà erano già presentiquello che egliquandoerano ancora lontaneaveva conosciuto. Però approvato datutti il suo parereCiamontelasciato al duca di Ferrara persicurtà sua maggiore numero di gentesi mosse coll'esercitoper il cammino medesimo verso Carpi; non avendo né ancheconseguito che il marchese di Mantova si dichiarasseche era statauna delle cagioni allegata principalmente da coloro che aveanoconsigliato contro all'opinione del Triulzo. Perché ilmarchesedesiderando conservarsi in queste turbolenze neutralecomes'approssimava il tempo nel quale aveva data speranza di dichiararsipregava con varie scuse che gli fusse permesso il differire ancoraqualche dí: al pontefice dimostrando il pericolo evidente chegli soprastava dall'esercito franzese; a Ciamonte supplicando che nongli interrompesse la speranza che avevache 'l papain brevissimospazio di tempogli renderebbe il figliuolo. Ma né anche ildisegno di occupare Modona procedette felicementefacendo maggioreimpedimento l'astuzia e i consigli occulti del re d'Aragona chel'armi del pontefice. Era stato molesto a Cesare che il ponteficeavesse occupato Modonacittà stata riputata lunghissimo tempodi giurisdizione dello imperioe tenuta moltissimi anni dallafamiglia da Esti co' privilegi e investiture de' Cesari; e con tuttoche con molte querele avesse fatta instanza che la gli fusseconcedutail ponteficeche delle ragioni di quella città osentiva o pretendeva altrimentiera stato da principio renitentemassimamente mentre sperò dovergli essere facile l'occupareFerrara. Ma scoprendosi poi manifestamente in favore da Esti l'armifranzesiné potendo sostenere Modona se non con gravi speseaveva cominciato a gustare il consiglio del re d'Aragona; il quale loconfortò cheper fuggire tante molestiemitigare l'animo diCesare e tentare di fare nascere alterazione tra il re di Francia eluilo consentisseatteso massimamente che quando in tempo piúcomodo desiderasse di riaverla gli sarebbe sempre faciledando aCesare quantità mediocre di danari: il quale ragionamento erastato prolungato molti díperché secondo la variazionedelle speranze si variava la deliberazione del pontefice; ma sempreera stata ferma questa difficoltàche Cesare ricusavariceverla se nell'instrumento della consegnazione non s'esprimevachiaramente quella città essere appartenente all'imperioilche al pontefice pareva durissimo consentire. Ma comeoccupata cheebbe la Mirandolavedde Ciamonte uscito potente alla campagnae chea lui ritornavano le medesime difficoltà e spese della difesadi Modonaomessa la disputazione delle paroleconsentí chenello instrumento si dicesserestituirsi Modona a Cesare della cuigiuridizione era: la possessione della quale come Vitfrustoratoredi Cesare appresso al papaebbe ricevutapersuadendosi dovereessere sicura per l'autorità cesarealicenziòMarcantonio Colonna e le genti con le quali l'avea prima guardata innome della Chiesa: e a Ciamonte significòModona nonappartenere piú al pontefice ma essere giustamente ritornatasotto il dominio di Cesare. Non credette Ciamonte questo essere veroe però stimolava il cardinale da Esti all'esecuzione deltrattato che diceva avere in quella città: per ordine delqualei soldati franzesi che Ciamonte aveva lasciati alla guardia diRubieraessendosi una notte accostati piú tacitamentepotettono a uno miglio appresso a Modonasi ritirorno la nottemedesima a Rubieranon corrispondendo gli ordini dati da quegli didentroo per qualche difficoltà sopravenuta o perché ifranzesi si fussino mossi innanzi al tempo. Uscirono dipoi un'altranotte di Rubiera per accostarsi pure a Modonama dalla grossezza efurore dell'acque furno impediti di passare il fiume della Secchiache corre innanzi a Rubiera. Dalle quali cose insospettito Vitfrustavendo fatti incarcerare alcuni modonesiincolpati che macchinassinocol cardinale da Estiimpetrò dal pontefice che MarcantonioColonna col medesimo presidio vi ritornasse; il che non arebberitenuto Ciamonteche già era venuto a Carpidi andarvi acampose la qualità del tempo non gli avesse impedito ilcondurre l'artiglierieper quella vianon piú lunga di diecimigliache è tra Ruolo e Carpila quale è peggiore ditutte le strade di Lombardia; le qualila invernatasfondatedall'acque e piene di fanghisono pessime. Certificossi oltre aquesto ogni dí piú CiamonteModona essere stata dataveramente a Cesare; perciò convenne con Vitfrust di nonoffendere Modona né 'l suo contadoricevuta all'incontropromessa da lui che ne' movimenti tra 'l pontefice e il recristianissimo non favorisse né l'una né l'altra parte.

Sopravennepochi dí poi infermità grave a Ciamonteil qualeportato a Coreggio finí dopo quindici giorni l'ultimo dídella vita sua; avendo innanzi morisse dimostrato con divozionegrande di pentirsi sommamente dell'offese fatte alla Chiesaesupplicato per instrumento publico al pontefice che gli concedessel'assoluzione: la qualeconceduta che ancora vivevanon potettesopravenendo la mortepervenire alla sua notizia. Capitanomentrevissedi grande autorità in Italiaper la potenza somma delcardinale di Roano e per l'amministrazione quasi assoluta del ducatodi Milano e di tutti gli eserciti del rema di valore inferioremolto a tanto peso: perchécostituito nel grado infimo degliuomini non sapeva da se stesso l'arti della guerra né prestavafede a quegli che le sapevano. Di maniera chenon essendo dopo lamorte del zio sostentata piú la insufficienza dal favoreeranegli ultimi tempi venuto quasi in dispregio de' soldati; a' qualiperché non rapportassino male dí lui al repermettevagrandissima licenza: in modo che 'l Triulzocapitano nutrito nellaantica disciplinaaffermava spesso con sacramentonon volere maipiú andare negli eserciti franzesi se non vi fusse o il reproprio o egli superiore a tutti. Aveva nondimeno il re destinatoprimadi dargli successore... monsignore di Lungavillabenchéillegittimodel sangue regio; non seguitando tanto la virtúquantoper la nobiltà e per le ricchezzel'autorità el'estimazione della persona.

Perla morte di Ciamonte ricaddesecondo gli instituti di Franciainsino a nuova ordinazione del reil governo dell'esercito aGianiacopo da Triulziuno de' quattro mariscialli di quel reame; ilqualenon sapendo se in lui avesse a continuare o nonon ardiva ditentare cosa alcuna di momento. Ritornò nondimenocoll'esercito a Sermidiper andare a soccorrere la bastia delGenivolo; la quale il pontefice molestava colle genti che erano inRomagnaavendo similmente procurato che nel tempo medesimo vi siappressasse l'armata de' viniziani di tredici galee sottili e moltilegni minori. Ma non fu necessitato a procedere piú oltreperchémentre che le genti di terra vi stanno intorno conpiccola ubbidienza e ordineecco che all'improviso sopravengono ilduca di Ferrara e Ciattiglione coi soldati franzesi; i qualiuscitida Ferrara con maggiore numero di genti che non aveano gli inimiciifanti per il Po alla secondai capitani co' cavalli camminando perterra in sulla riva del Poarrivorno in sul fiume del Santernoinsul quale gittato il ponte che aveano condotto seco furono in unmomento addosso agl'inimici: i quali disordinatinon facendoresistenza alcuna altri che trecento fanti spagnuoli deputati aguardare l'artiglieriesi messono in fuga: salvandosi con difficoltàGuido VainaBrunoro da Furlí e Meleagro suo fratellocondottieri di cavalliperdute l'insegne e l'artiglierie. Per il chel'armata vinizianadiscostatasi per fuggire il pericolos'allargònel Po.

Cap.xv

Massimilianoper consiglio del re d'Aragona si fa propugnatore di pace. Timori esospetti del re di Francia verso Ferdinando. Il re di Francia mandail cardinale di Parigi a Mantova per le eventuali trattative. Fazionidi guerra vicino al Po e nel mirandolese. L'ambasciatore diMassimilianoper invito del ponteficesi reca presso di lui aBologna.

Variavanoin questo modo le cose dell'arminon si vedendo ancora indizio dapotere fondatamente giudicare quale dovesse essere l'esito dellaguerra. Ma non meno né con minore incertitudine variavano ipensieri de' príncipiprincipalmente di Cesare; il qualeinaspettatamente deliberò di mandare il vescovo Gurgense aMantova a trattare la pace. Erasicome è detto di soprastabilito per mezzo del vescovo prefato tra 'l re di Francia e Cesaredi muovere potentemente alla primavera la guerra contro a' vinizianie che in caso che 'l pontefice non consentisse d'osservare la lega diCambraidi convocare il concilio: al quale Cesare molto inclinatoaveva dopo il ritorno di Gurgense chiamato i prelati degli stati suoipatrimonialiperché trattassino in quali modi e in qual luogosi dovesse celebrare. Macome naturalmente era vario e incostante einimico del nome franzeseavea dipoi prestato l'orecchie al red'Aragona; il qualeconsiderando che l'unione di Cesare e del reela depressione con l'armi comuni de' vinizianimedesimamente laruina del pontefice per mezzo del concilioaccrescerebbenoimmoderatamente la grandezza del re di Franciasi era ingegnatopersuadergli essere piú a proposito suo la pace universalepure che con quella conseguisse o in tutto o in maggiore parte quelloche gli occupavano i viniziani; confortandolo che a questo effettomandasse a Mantova una persona notabile con ampia autorità eche operasse che il re di Francia facesse il medesimoe che eglisimigliantemente vi manderebbe; onde il pontefice non potrebbedinegare di fare il similené finalmente deviare dallavolontà di tanti príncipi; dalla cui deliberazionedependendo la deliberazione de' viniziani (perché per nonrimanere soli erano necessitati seguitare la sua autorità)potersi verisimilmente sperare che Cesaresenza difficoltàsenza armi senza accrescere la riputazione o la potenza del re diFranciaotterrebbe con somma laude insieme con la pace universale lointento suo. E quando pure non ne succedesse quel che ragionevolmentene doveva succederenon per questo rimanere privato della facoltàdi muovereal tempo determinato e coll'opportunità medesimela guerra: anziessendo egli il capo di tutti i príncipicristiani e avvocato della Chiesaaugumentarsi molto legiustificazioni ed esaltarsi assai da questo consiglio la gloria sua;perché a tutto il mondo manifestamente apparirebbe avereprincipalmente desiderato la pace e l'unione de' cristianima averlocostretto alla guerra l'ostinazione e perversi consigli degli altri.Furno capaci a Cesare le ragioni addotte dal re cattolicoe perciònel tempo medesimo scrisse al pontefice e al re di Francia. Alponteficeavere deliberato di mandare il vescovo Gurgense in Italiaperchécome conveniva a principe religiosoe per la degnitàimperiale avvocato della Chiesa e capo di tutti i príncipicristianiaveva statuito procurare quanto potesse la tranquillitàdella sedia apostolica e la pace della cristianità; econfortare lui checome apparteneva a vicario vero di Cristoprocedesse con la medesima intenzioneacciò chenon facendoquel che era ufficio del ponteficenon fusse costretto egli apensare a' rimedi necessari per la quiete de' cristiani. Nonapprovare che e' trattasse di privare i cardinali assenti delladegnità del cardinalatoperché non si essendoassentati per maligni pensieri né per odio contro a lui nonmeritavano tale pena; né appartenere al papa solo laprivazione de' cardinali. Ricordargli oltre a questoessere cosamolto indegna e inutile creare in tante turbazioni cardinali nuovicome similmente gli era proibito per i capitoli fatti da' cardinalinel tempo della sua elezione al pontificato; esortandolo a riservaretal cosa a tempo piú tranquillonel quale non arebbe onecessità o cagione di promuovere a tanta degnità senon persone approvatissime per prudenza per dottrina e per costumi.Al re di Francia scrisse chesapendo la inclinazione che sempre aveaavuta alla pace onesta e sicuraavea deliberato di mandare a Mantovail vescovo Gurgense a trattare la pace universalealla quale credevacon fondamenti non leggieri che il ponteficel'autorità delquale erano costretti a seguitare i vinizianifusse inclinato; ilmedesimo prometterebbono gli oratori del re d'Aragona; e che perciòlo ricercava che egli similmente vi mandasse imbasciadori con ampiomandato: i quali come fussino congregatiGurgense richiederebbe ilpontefice che facesse il medesimoe in caso lo denegasse se glidenunzierebbe in nome di tutti il concilio: mandando che perprocedere con maggiore giustificazione e porre fine alle controversiedi tuttiGurgense udirebbe le ragioni di tutti; ma chein qualunquecasotenesse per certo che giammai co' viniziani non farebbeconcordia alcuna se nel tempo medesimo non si terminassino colpontefice le differenze sue.

Fugrata questa cosa al ponteficenon a fine di pace o di concordia maperchépersuadendosi potere disporre il senato viniziano acomporsi con Cesaresperava che Cesare liberato per questo mezzodalla necessità di stare unito col re di Francia siseparerebbe da lui; onde agevolmente potrebbe contro al re nascerecongiunzione di molti príncipi. Ma questa improvisadeliberazione fu molestissima al re di Francia; perchénonavendo speranza che ne avesse a risultare la pace universalegiudicava che il minore male che ne potesse succedere sarebbeinterporre lunghezza all'esecuzione delle cose convenute da sécon Cesare. Temeva che il ponteficepromettendo a Cesare di aiutarloacquistare il ducato di Milano e a Gurgense la degnità delcardinalato e altre grazie ecclesiastichenon l'alienasse da lui; oalmenoessendo mezzo che la composizione co' viniziani non fusse piúfavorevole a Cesaremettesse lui in necessità d'accettare lapace con inonestissime condizioni. Accrescevagli il sospettol'essersi Cesare confederato di nuovo co' svizzeribenchésolamente a difesa. Persuadevasiil re cattolico essere stato autorea Cesare di questo nuovo consiglio; della cui mente sospettavagrandemente per molte cagioni. Sapeva che l'oratore suo appresso aCesare si era affaticato e affaticava scopertamente per la concordiatra Cesare e i viniziani: credeva che occultamente desse animo alponteficenell'esercito del quale erano state le genti sue molto piútempo che quello che per i patti della investitura del regno diNapoli era tenuto: sapeva cheper impedire l'azioni suesi opponevaefficacemente alla convocazione del concilio; e sotto specie d'onestàdannava palesemente cheardendo Italia di guerree con la manoarmatasi trattasse di fare una opera che senza la concordia ditutti i príncipi non poteva partorire altro che fruttivelenosissimi: aveva notizia prepararsi da lui nuovamente in mare unaarmata molto potentee con tutto che publicasse di volere passare inAffrica personalmente non si poteva però sapere se ad altrifini si preparava. Facevanlo molto piú sospettare ledolcissime parole sue colle quali pregava quasi fraternalmente il reche facesse la pace col ponteficerimettendo eziandioquandoaltrimenti fare non si potessedelle sue ragioniper non sidimostrare persecutore della Chiesacontro all'antica pietàdella casa di Franciae per non interrompere a lui la guerradestinata per esaltazione del nome di Cristo contro a' mori diAffricaturbando in uno tempo medesimo tutta la cristianità;soggiugnendo essere stata sempre consuetudine de' príncipicristianiquando preparavano l'armi contro agli infedelidomandarein causa tanto pia sussidio dagli altrima a lui bastare non essereimpeditoné ricercarlo d'altro aiuto se non che consentisseche Italia stesse in pace. Le quali parolebenché porte al redall'oratore suo e da lui proprio dette all'oratore del re risedenteappresso a luimolto destramente e con significazione grande diamorepareva perciò che contenessino uno tacito protesto dipigliare l'armi in favore del pontefice: il che al re non parevaverisimile che ardisse di fare senza speranza di indurre Cesare almedesimo.

Angustiavanoqueste cose non mediocremente l'animo del ree l'empievano disospetto che il trattare la pace per mezzo del vescovo Gurgensesarebbe opera o vana o perniciosa a sé; nondimenoper nondare causa di indegnazione a Cesaresi risolvé a mandare aMantova il vescovo di Parigiprelato di grande autorità edotto nella scienza delle leggi. In questo tempo medesimo significòil re a Gianiacopo da Triulziil quale fermatosi a Sermidi aveapermaggiore comodità dell'alloggiare e delle vettovagliedistribuito in piú terre circostanti l'esercitoessere lavolontà sua che da lui fusse amministrata la guerra; conlimitazione cheper l'espettazione della venuta di Gurgensenonassaltasse lo stato ecclesiastico: alla qual cosa repugnando anchel'asprezza inusitata del tempoper la qualecon tutto che fussecominciato il mese di marzoera impossibile alloggiare alloscoperto.

Perciòil Triulzopoi che non s'aveva occasione di tentare altro e che erane' luoghi tanto vicinideliberò di tentare se si potevaoffendere l'esercito inimico; il qualeallargatosi quando Ciamonteritornò da Sermidi a Carpialloggiava al Bondino quasi tuttala fanteriae la cavalleria al Finale e per le ville vicine. Peròricevuta la commissione del reandò il dí seguentealla Stellata e l'altro dí alquanto piú innanzi; ovedistribuí al coperto per le ville circostanti l'esercitoefacendo gittare il ponte con le barche tra la Stellata e Ficheruoloin su tutto il fiume del Po: avendo ordinato che 'l duca di Ferrarane gittasse un altro un miglio di sotto ove si dice la Puntain suquello ramo del Po che va a Ferrara; e che con l'artiglierie venisseallo Spedalettoluogo in sul Polesine di Ferrara che è diriscontro al Bondino. Ebbe in questo mezzo il Triulzio notizia dallesue spie che molti cavalli leggieridi quella parte dell'esercitode' viniziani che era di là dal Podovevano la notte prossimavenire appresso alla Mirandola a ordinare certe insidie; perciòvi mandò occultamente molti cavalli: i quali giunti aBellaerepalagio del contado mirandolanovi trovorno fra' Lionardonapoletano capitano de' cavalli leggieri de' vinizianiuomo chiaroin quello esercitoil quale non temendo dovessino venirvi gliinimicismontato quivi con cento cinquanta cavalli ne aspettavamolti altri che lo doveano seguitare; ma oppresso all'improvisovolendosi difenderefu ammazzato con molti de' suoi. Venne Alfonsoda Esticome era destinatoallo Spedalettoe la notte seguentecominciò a tirare con l'artiglierie contro al Bondino; e neltempo medesimo il Triulzio mandò Gastone monsignore di Foisfigliuolo di una sorella del re (il qualegiovanettoera l'annodinanzi venuto all'esercito)a correrecon cento uomini d'armequattrocento cavalli leggieri e cinquecento fantiinsino alle sbarredell'alloggiamento degli inimici: il quale messe in fuga cinquecentofanti destinati alla guardia di quella fronte; onde gli altri tuttilasciato guardato il Bondinosi ritirorno di là dal canalenel sito forte. Ma non succedette al Triulzo alcuna delle cosedestinate; perché l'artiglieria piantata contro al Bondinoessendovi in mezzo il Pofaceva per la distanza del luogo piccoloprogressoe molto piú perché cresciuto il fiumeetagliato l'argine da quegli che erano nel Bondinoallagòtalmente il paese che dalla fronte degli alloggiamenti franzesi alBondino non si poteva piú andare se non colle barche: dimaniera che 'l capitanodisperato di potere piú condursi perquella via agli alloggiamenti degli inimicichiamò da Veronadumila fanti tedeschi e ordinò si soldassino tremila grigioniper accostarsi loro per la via di San Felice; in caso cheper operadel vescovo Gurgensenon si introducesse la pace.

Lacui venuta era stata alquanto piú tarda perché a Salòin sul lago di Gardaaveva aspettato piú dí invano larisposta del pontefice; il quale aveva per lettere ricercato chemandasse imbasciadori a trattare. Venne finalmente a Mantovaaccompagnato da don Petro d'Urreail quale per il re d'Aragonarisedeva ordinariamente appresso a Cesare ove pochi dí poisopravenne il vescovo di Parigi; persuadendosi il re di Francia (ilqualeper essere piú vicino alle pratiche della pace e aprovedimenti della guerraera venuto a Lione) che medesimamente ilpontefice dovesse mandarvi. Il qualeda altra partefaceva instanzache Gurgense andasse a lui; mosso non tanto perché gli paressequesto essere piú secondo la degnità pontificale quantoperché speravae coll'onorarlo e col caricarlo di promesseecon l'efficacia e autorità della presenzaaverlo a indurrenella sua volontàalienissima piú che mai dallaconcordia e dalla pace: il che per persuadergli piú facilmenteprocurò che andasse a lui Ieronimo Vich valenzianooratoredel re cattolico appresso a sé. Non negava Gurgense di volereandare al pontefice; ma dicevaessere richiesto di fare prima quelche era conveniente fare dipoi; affermando che piú facilmentesi rimoverebbono le difficoltà se si trattasse prima aMantovacon intenzione di andare poi al pontefice con le cosedigerite e quasi conchiuse. Astrignerlo a questo medesimo non meno lanecessità che il rispetto della facilità: perchécome era egli conveniente lasciare solo il vescovo di Parigimandatodal re di Francia a Mantova per l'instanza fatta da Cesare? con chesperanza potersi trattare da lui le cose del suo re? come convenienterichiederlo che andasse insieme con lui al pontefice? perchéné secondo la commissione né secondo la degnitàdel re poteva andare in casa dello inimicose prima non fussinocomposteo quasi compostele differenze loro. In contrarioargomentavano i due imbasciadori aragonesidimostrando che tutta lasperanza della pace dipendeva dal comporre le cose di Ferrara; perchécomposte quellenon rimanendo al pontefice piú causa alcunadi sostentare i vinizianisarebbono essi del tutto necessitati dicedere alla pace con quelle leggi che volesse Cesare medesimo.Pretendere il pontefice che la sedia apostolica avesse in sulla cittàdi Ferrara potentissime ragioni: riputareoltre a questoAlfonso daEsti avere usato seco grande ingratitudineavergli fatte molteingiurie; e per mollificare l'animo suo gravemente sdegnato esserepiú conveniente e piú a proposito che il vassallodimandasse piú tosto clemenza al superiore che disputassedella giustizia. Dunqueavendosi a impetrare clemenzaessere nonsolamente onesto ma quasi necessario il trasferirsi a lui; il chefacendo non dubitavano che molto mitigato diminuirebbe il rigore; néessi giudicare essere utile che quella diligenza industria e autoritàche s'aveva a usare per disporre il pontefice alla pace si spendessenel persuaderlo a mandare. Soggiugnevanocon parole bellissimenonsi potere né disputare né terminare le differenze senon intervenivano tutte le partima in Mantova non essere altri cheunaperché Cesare il re cristianissimo e il re cattolicoerano in tanta congiunzione di leghedi parentadi e di amore che sidovevano riputare come fratellie che gli interessi di ciascuno diloro fussino comuni di tutti. Assentí finalmente Gurgenseconintenzione che 'l vescovo di Parigiaspettando a Parma chepartorisse l'andata suavi andasse anch'eglise cosípiacesse al suo redi andare al pontefice.

Cap.xvi

Nominadi nuovi cardinali. Entrata dell'ambasciatore di Massimiliano inBologna e suo superbo contegno. Sue trattative di accordo coiveneziani. Avversione del pontefice alla pace coi francesi e subitofallimento delle trattative. Gli ambasciatori aragonesi per invitodell'inviato di Massimiliano ritirano le milizie spagnoledall'esercito pontificio.

Ilquale non aveva in questo tempoper le cose che si trattavanoattenenti alla pacedeposti i pensieri della guerra: perchédi nuovo tentava l'espugnazione della bastia del Genivoloavendopreposto a questa impresa Giovanni Vitelli. Ma essendoper lastrettezza de' pagamentiil numero de' fanti molto minore di quelche aveva disegnatoed essendo per le pioggie grandie perchéquegli che erano nella bastia aveano rotto gli argini del Poinondato il paese all'intornonon si faceva progresso alcuno: e peracqua vi erano superiori le cose d'Alfonso da Esti; perchéavendo con una armata di galee e di brigantini assaltata appresso aSanto Alberto l'armata de' vinizianiquellaspaventata perchémentre combattevano si scoperse una armata di legni minori che venivada Comacchiosi rifuggí nel porto di Ravennaavendo perdutodue fuste tre barbotte e piú di quaranta legni minori. Onde ilpapaperduta la speranza di pigliare la bastiamandò quellegenti nel campo che alloggiava al Finalediminuito molto di fantiperché strettissimamente erano pagati. Creò nel tempomedesimo il pontefice otto cardinaliparte per conciliarsi gli animide' príncipiparte per armarsicontro alle minaccie delconciliodi prelati dotti ed esperimentati e di autoritànella corte romanae di persone confidenti a sétra' qualifu l'arcivescovo d'Iorch (diconlo i latini eboracense) imbasciadoredel re di Inghilterrae il vescovo di Sion: questo come uomoimportante a muovere la nazione de' svizzeri; quello perché nefu ricercato dal suo reil quale aveva già non piccolasperanza di concitare contro a' franzesi. E per dare arra quasi certadella medesima degnità a Gurgensee renderselo con questasperanza piú facilesi riservòcol consentimento delconcistoriofacoltà di nominarne un altro riservato nel pettosuo.

Mainteso che ebbeGurgense avere consentito di andare a luidispostoa onorarlo sommamentee parendogli niuno onore potere esseremaggiore che il pontefice romano farsegli incontroe oltre a questodargli maggiore comodità d'onorarlo il riceverlo in unamagnifica cittàandò da Ravenna a Bologna; doveilterzo dí dopo l'entrata suaentrò il vescovo Gurgensericevuto con tanto onore che quasi con maggiore non sarebbe statoricevuto re alcuno: né si dimostrò da lui pompa emagnificenza minore; perchévenendo con titolo diluogotenente di Cesare in Italiaaveva seco grandissima compagnia disignori e di gentiluominitutti colle famiglie lorovestiti eornati molto splendidamente. Alla porta della città se glifece incontrocon segni di grandissima sommissionel'imbasciadoreche 'l senato viniziano teneva appresso al pontefice: contro al qualeeglipieno di fasto inestimabilesi voltò con parole e gestimolto superbisdegnandosi che uno che rappresentava gli inimici diCesare avesse avuto ardire di presentarsi al cospetto suo. Con questapompa accompagnato insino al concistorio publicoove con tutti icardinali l'aspettava il ponteficepropose con breve ma superbissimoparlareCesare averlo mandato in Italia per il desiderio che avevadi conseguire le cose sue piú tosto per la via della pace chedella guerra; la quale non poteva avere luogo se i viniziani non glirestituivano tutto quello che in qualunque modo se gli apparteneva.Parlò dopo l'udienza publica col pontefice privatamentenellamedesima sentenza e con la medesima alterezza: alle quali parole edimostrazioni accompagnòil seguente dífatti nonmeno superbi. Perché avendo il ponteficecon suoconsentimentodiputati a trattare seco tre cardinaliSan GiorgioRegino e quel de' Medicii quali aspettandolo all'ora che eranoconvenuti di essere insiemeeglicome se fusse cosa indegna di luitrattare con altri che col ponteficemandò a trattare conloro tre de' suoi gentiluominiscusandosi di essere occupato inaltre faccende: la quale indegnità divorava insieme conmolt'altre il ponteficevincendo la sua natura l'odio incredibilecontro a' franzesi.

Manella concordia tra Cesare e i vinizianidella quale cominciòa trattarsi primaerano molte difficoltà. Perché sebene Gurgenseil quale aveva dimandato prima tutte le terreconsentisse alla fine che a loro rimanessino Padova e Trevigi contutti i loro contadi e appartenenzevoleva che in ricompenso dessinoa Cesare quantità grandissima di danari; che da lui in feudole riconoscessinoe le ragioni dell'altre terre gli cedessino: lequali cose erano nel senato ricusate; ove tutti unitamenteconchiudevano piú utile essere alla republica (poi che aveanotalmente fortificate Padova e Trevigi che non temevano di perderle)conservarsi i danari; perchése mai passava questa tempestapotrebbe offerirsi qualche occasione che facilmente recupererebbonoil loro dominio. Da altra parte il pontefice ardeva di desiderioconvenissino con Cesaresperando che da questo avesse a succedereche egli si alienasse dal re di Francia; però gli stimolavaparte con prieghi parte con minaccieche accettassino le condizioniproposte. Ma era minore appresso a loro la sua autoritànonsolamente perché conoscevano da quali fini procedesse tantacaldezza ma perchésapendo quanto gli fusse necessaria lacompagnia loro in caso non si riconciliasse col re di Franciatenevano per certo che mai gli abbandonerebbe. Pureda poi che fudisputato molti dírimettendo il vescovo Gurgense qualcheparte della sua durezza e i viniziani cedendo piú di quel cheaveano destinato alla instanza ardentissima del ponteficeinterponendosi medesimamente gli oratori del re d'Aragonache atutte le pratiche intervenivanopareva che finalmente fussino perconvenire; pagando i vinizianiper ritenersi con consentimento diCesare Padova e Trevigima in tempi lunghiquantitàgrandissima di danari.

Rimanevala causa della riconciliazione tra 'l pontefice e il re di Franciatra i quali non appariva altra controversia che per le cose del ducadi Ferrara; la quale Gurgense per risolvere (perché Cesaresenza questa aveva deliberato non convenire) andò a parlare alponteficeal quale rarissime volte era stato; persuadendosiper lesperanze avute dal cardinale di Pavia e dagli oratori del recattolicodovere essere materia non difficileperché daaltra parte sapevail re di Franciaavendo minore rispetto alladegnità che alla quieteessere disposto a consentire moltecose di non piccolo pregiudicio al duca. Ma il ponteficeinterrompendogli quasi nel principio del parlare il ragionamentocominciò per contrario a confortarlo checoncordando co'vinizianilasciasse pendenti le cose di Ferrara; lamentandosi cheCesare non conoscesse l'occasione paratissima di vendicarsiconl'altrui forze e danaridi tante ingiurie ricevute da' franzesieche aspettasse d'essere pregato di quel che ragionevolmente dovevacon somma instanza supplicare. Alle quali cose Gurgense poi che conmolte ragioni ebbe replicatoné potendo rimuoverlo dallasentenza suagli significò volersi partire senza darealtrimenti perfezione alla pace co' viniziani; e baciatigli secondoil costume i piediil dí medesimoche fu il quintodecimodalla venuta sua a Bolognase ne andò a Modona; avendo invanoil pontefice mandato a richiamarlo subito che fu uscito della città:onde si indirizzò verso Milanolamentandosi in molte cose delponteficee specialmente chementre che per la venuta sua in Italiaerano quasi sospese l'armiavesse mandato secretamente per turbarelo stato di Genova... vescovo di Ventimiglia figliuolo già diPaolo cardinale Fregoso. Dell'andata del quale essendo penetratanotizia a' franzesilo fecionocosí incognito come andavapigliare nel Monferrato; onde condotto a Milano manifestòinteramente le cagioni e i consigli della sua andata.

RicercòGurgensequando partí da Bolognagli imbasciadori aragonesi(i qualiessendosi per quel che appariva affaticati molto per lapace comunesi dimostravano sdegnati della durezza del pontefice)che facessino ritornare nel reame di Napoli le trecento lanciespagnuole; il che essi prontamente acconsentirono. Donde ciascunotanto piú si maravigliava chenel tempo che si trattava delconcilioe che si credeva dovere essere potenti in Italiacon lapresenza d'amendue i rel'armi franzesi e tedescheil ponteficeoltre all'inimicizia del re di Franciasi alienasse Cesare e siprivasse degli aiuti del re cattolico. Dubitavano alcuni che inquesto come in molte altre cose fussino diversi i consigli del red'Aragona dalle dimostrazionie che altro avessino in publicooperato gli oratori suoi altro in secreto col pontefice; perchéavendo provocato il re di Francia con nuove offesee per quellerisuscitata la memoria delle antichepareva che dovesse temere chela pace di tutti gli altri non producesse gravissimi pericoli controa sérimanendo indeboliti di stato di danari e di riputazionei vinizianipoco potente in Italia il re de' romani e varioinstabile e prodigo piú che mai: altridiscorrendo piúsottilmenteinterpretavano potere per avventura essere che ilponteficequantunque il re cattolico gli protestasse d'abbandonarloe richiamasse le sue genticonfidasse che egliconsiderando quantonocerebbe a sé proprio la sua depressioneavesse sempre ne'bisogni maggiori a sostenerlo.

Cap.xvii

Ifrancesioccupata Concordiasi portano vicino a Bologna. Ilpontefice abbandona Bologna per Ravenna. Eccitazione degli animi inBologna. Il legato del papa abbandona la cittàove vengonochiamati i Bentivoglio. Ritirata e perdite degli esercitiecclesiastico e veneziano. I francesi in attesa di istruzioni del re.Consegna della fortezza di Bologna ai cittadini; terre ricuperate dalduca di Ferrara.

Perla partita di Gurgenseperturbate le speranze della paceancora cheil pontefice gli avesse quattro dí poi mandato dietro ilvescovo di Moraviaoratore appresso a sé del re di Scoziaper trattare della pace col re di Franciasi rimossono le cagioniche aveano ritardato Gianiacopo da Triulzi; il quale ardeva di onestaambizione di fare qualche opera degna della virtú e anticagloria suae donde al re si dimostrasse con quanto danno proprio sicommetta il governo delle guerre (cosa tra tutte l'azioni umane lapiú ardua e la piú difficilee che ricerca maggioreprudenza ed esperienza) non a capitani veterani ma a giovaniinespertie della virtú de' quali niuna altra cosa fatestimonianza che il favore. Peròcontinuando nelle primedeliberazioniancora che non fussino arrivati i fanti grigioniperché il generale di Normandia dal quale dipendevanol'espedizionisperando nella pace e cercando di farsi piúgrato al re con la parsimonia dello spendereaveva differito ilmandare a soldarglipose al principio del mese di maggiocon milledugento lancie e settemila fantiil campo alla Concordia; la qualeottenne il dí medesimoperché avendo gli uomini dellaterraimpauriti perché aveano già cominciato a tirarel'artiglieriemandato imbasciadori a lui per arrendersied essendoperciò allentata la diligenza delle guardiei fantidell'esercito saltati dentro la saccheggiorno. Presa la Concordiaper non dare occasione agli emuli suoi di calunniarlo che attendessepiú alla utilità propria che a quella del relasciataindietro la Mirandola si dirizzò verso Buonportovilla postain sul fiume del Panaroper accostarsi tanto agli inimici che conl'impedire loro le vettovaglie gli costrignesse a diloggiareo acombattere fuora della fortezza del loro alloggiamento. Entrato nelcontado di Modena e alloggiato alla villa del Cavezzointeso che aMassa presso al Finale alloggiava GiampaoloManfrone con trecentocavalli leggieri de' vinizianimandò là Gastone diFois con trecento fanti e cinquecento cavalli; contro a' qualiGiampaolosentito il romoresi messe sopra uno ponte in battaglia:ma non corrispondendo la virtú de' suoi all'ardire e animositàsuaabbandonato da lororestò con pochi compagni prigione.Accostossi poi l'esercito a Buonportoavendo in animo il Triulziogittare il ponte dove il canalederivato di sopra a Modona dal fiumedel Panarosi unisce col fiume. Ma già l'esercito inimicoper impedirgli il passo del fiumeera venuto ad alloggiare in luogotanto vicino che si offendevano con l'artiglierie: da uno colpo dellequali fu ammazzatopasseggiando lungo l'argine del fiumeilcapitano Perault spagnuolosoldato dello esercito ecclesiastico.Sono in quello luogo le ripe del fiume altissimee perciò eraagli inimici facilissimo lo impedirlo; onde il Triulziopreso nuovoconsigliogittò il ponte piú altouno migliosolamente sopra al canale. Passato il canale si dirizzò versoModenacamminando lungo lo argine del Panarocercando luogo dovefusse piú facile il gittare il ponte; e avendo sempre vistade' cavalli e de' fanti degli inimicii quali erano alloggiativicini a Castelfranco in su la strada Romeama in uno alloggiamentocinto da argini e da acqueentrò in su la medesima strada alponte di Fossalta presso a due miglia a Modena; e piegatosi a manodestra verso la montagnapassò senza contrasto il Panaro aguazzoche in quel luogo ha il letto largo e senza ripa: il qualepassatoalloggiò nel luogo dove si dice la Ghiara di Panarodistante tre miglia dallo esercito ecclesiastico. Camminò ildí seguente verso Piumaccioaccomodato di vettovaglieconconsentimento di Vitfrustda' Modonesi; e nel medesimo díl'esercito ecclesiasticonon avendo ardire di opporsi alla campagnae giudicando essere necessario l'accostarsi a Bologna perchéin quella città non si facesse movimentoatteso che iBentivogli seguitavano l'esercito franzeseandò ad alloggiareal ponte a Casalecchio tre miglia di sopra a Bolognain quel luogomedesimo nel qualenell'età de' proavi nostriGiovanGaleazzo Visconte potentissimo duca di Milanosuperiore molto diforze agli inimiciottenne contro a' fiorentini bolognesi e altriconfederati una grandissima vittoria; ma alloggiamento di sito moltosicuro tra 'l fiume del Reno e il canalee che ha la montagna allespallee per il quale si impedisce che Bologna non sia privata dellacomodità del canale chederivato dal fiumepassa per quellacittà. Arrendessi il dí seguente al TriulzioCastelfranco. Il qualesoprastato tre dí nello alloggiamentodi Piumaccioper le pioggie e per ordinarsi delle vettovaglie dellequali non aveano molta copiavenne ad alloggiare in su la stradamaestra tra la Samoggia e Castelfranco; nel quale luogo stettesospeso quello avesse a fareper molte difficoltà le quali inqualunque deliberazione se gli rappresentavano: perchéconosceva essere vano l'assaltare Bologna se dentro il popolo nontumultuavae accostandosi in sulle speranze de' moti popolaridubitava non essere costretto a ritirarsi prestocome avea fattoCiamontecon la reputazione diminuita; piú imprudente epericoloso andare a combattere cogli inimicifermatisi inalloggiamento tanto forte; l'accostarsi a Bologna dalla parte disotto non avere altra speranza se non che gli inimiciper timore chee' non assaltasse la Romagnaforse si moverebbonoonde potersi dareoccasione o a lui di combattere o a' bolognesi di fare tumulto. Purealla finedeliberando di tentare se alcuna cosa partorisse o ladisposizione universale della città o le intelligenzeparticolari de' Bentivoglicondusse l'esercito (l'avanguardia delquale guidava Teodoro da Triulziola battaglia eglie ilretroguardo Gastone di Fois) ad alloggiare al ponte a Lavinoluogoin su la strada maestra distante cinque miglia da Bolognae famosoper la memoria dello abboccamento di LepidoMarcantonio e Ottavianoi quali quivi (cosí affermano gli scrittori)sotto nome deltriumviratostabilirono la tirannide di Roma e quella non maiabbastanza detestata proscrizione.

Nonera in questo tempo piú il pontefice in Bologna: il qualedopo la partita di Gurgensequando dimostrando superchia audaciaquando timorecome intese essersi mosso il Triulziocon tutto chenon vi fussino piú le lancie spagnuolesi partí daBologna per andare all'esercitoa fine di indurre con la presenzasua i capitani a combattere con gli inimici; alla qual cosa non gliaveva potuti disporre né con lettere né con imbasciate.Partí con intenzione di alloggiare il primo dí a Cento;ma fu necessitato alloggiare nella terra della Pieveperchémille fanti de' suoi entrati in Cento non volevano partirsene seprima non ricevevano lo stipendio: dalla qual cosa forse stomacatooconsiderando piú da presso il pericolomutata sentenzaritornò il dí seguente in Bologna. Ove crescendogliper l'approssimarsi del Triulzioil timoredeliberato di andarsenea Ravennachiamato a sé il magistrato de' quarantaricordòloro cheper beneficio della sedia apostolica e per opera e faticasuausciti dal giogo di una acerbissima tirannideavevanoconseguita la libertàottenuto molte esenzioniricevute dasé in publico e in privato grandissime grazie ed essere perconseguirne ogni dí piú; per le quali cosedove primaoppressi da dura servitú e vilipesi e conculcati da' tiranninon erano negli altri luoghi di Italia in considerazione alcunaoraesaltati di onori e di ricchezzee piena di artifici e mercatanziela cittàe sollevati alcuni di loro ad amplissime dignitàerano in pregio e in estimazione per tutto; liberi di se medesimipadroni interamente di Bologna e di tutto il suo contadoperchéloro erano i magistratiloro gli onoritra essi e nella loro cittàsi distribuivano le entrate publichenon avendo la Chiesa quasialtro che il nome e tenendovi solo per segno della superioritàuno legato o governatoreil quale senza essi non poteva deliberaredelle cose importantie di quelle che pure erano rimesse ad arbitriosuo si referiva assai a' loro pareri e alle loro volontà: eche se per questi beneficie per il felice stato che avevanoeranodisposti a difendere la propria libertàsarebbono da lui nonaltrimenti aiutati e difesi che sarebbe in caso simile aiutata edifesa Roma. Necessitarlo la gravità delle cose occorrenti aandare a Ravennama non per questo essersi dimenticato o perdimenticarsi la salute di Bologna; per la quale avere ordinato che legenti vinizianeche con Andrea Gritti erano di là dal Po eper questo gittavano il ponte a Sermidiandassino a unirsi conl'esercito suo. Essere sufficientissimi questi provedimenti adifendergli; ma non quietarsi l'animo suo se anche non gli liberavadalla molestia della guerra: e perciòper necessitare ifranzesi a tornare a difendere le cose proprieerano giàpreparati diecimila svizzeri per scendere nello stato di Milano; iquali perché si movessino subitamente erano stati mandati dalui a Vinegia ventimila ducatie ventimila altri averne ordinati iviniziani. E nondimenoquando a loro fusse piú grato tornaresotto la servitú de' Bentivogli che di godere la dolcezzadella libertà ecclesiasticapregargli che gli aprissinoliberamente la loro intenzioneperché sarebbe seguitata dalui; ma ricordare bene chequando si risolvessino a difendersieravenuto il tempo opportuno a dimostrare la loro generosità eobligarsi in eterno la sedia apostolicasé e tutti ipontefici futuri. Alla quale propostafatta secondo il costume suocon maggiore efficacia che eloquenzapoiché ebbono consultatotra loro medesimirispose in nome di tutti con la magniloquenzabolognese il priore del reggimentomagnificando la fede lorolagratitudine de' benefici ricevutila divozione infinita al nome suo;conoscere il felice stato che avevano e quanto per la cacciata de'tiranni fussino amplificate le ricchezze e lo splendore di quellacittàe dove prima avevano la vita e le facoltàsottoposte allo arbitrio d'altri ora sicuri da ciascuno goderequietamente la patriapartecipi del governo partecipi dell'entratené essere alcuno di loro che privatamente non avesse ricevutoda lui molte grazie e onori; vedere nella città loro rinnovatala degnità del cardinalatovedere nelle persone de' suoicittadini molte prelature molti uffici de' principali della corteromana: per le quali grazie innumerabili e singolarissimi beneficiessere disposti prima consumare tutte le facoltàprimamettere in pericolo l'onore e la salute delle moglie e de' figliuoliprima perdere la vita propria che partirsi dalla divozione sua edella sedia apostolica. Andasse pure lieto e felice senza timore oscrupolo alcuno delle cose di Bolognaperché primaintenderebbe essere corso il canale tutto di sangue del popolobolognese che quella città chiamare altro nome o ubbidirealtro signore che papa Giulio. Detteno queste parole maggioresperanza che non conveniva al pontefice: il qualelasciatovi ilcardinale di Paviase ne andò a Ravennanon per il camminodiritto (con tutto che accompagnato dalle lancie spagnuole che se netornavano a Napoli) ma pigliandoper paura del duca di Ferraralastrada piú lunga di Furlí.

Venutoil Triulzio al ponte a Lavinosi dimostrava grandissima sollevazionenella città di Bolognaempiendosi gli animi degli uomini dimolti e diversi pensieri. Perché moltiassuefatti al viverelicenzioso della tirannide e a essere sostentati con la roba e co'danari d'altriavendo in odio lo stato ecclesiasticodesideravanoardentemente il ritorno de' Bentivogli; altriper i danni ricevuti eche temevano di ricevere vedendo condotti in su le loro possessioni enel tempo propinquo alle ricolte due tali esercitiridotti in gravedisperazionedesideravano ogni cosa che fusse per liberargli daquesti mali; altrisospettando che per qualche tumulto che nascessenella città o per i prosperi successi de' franzesi (la memoriadello impeto de' qualiquando vennono sotto Ciamonte la prima voltaa Bolognaera ancor loro innanzi agli occhi) non andasse la cittàa saccoproponevano la liberazione da questo pericolo a qualunquegoverno o dominio potessino avere; pochidimostratisi prima inimicide' Bentivoglifavorivano ma quasi piú con la volontàche con le opere il dominio della Chiesa: ed essendo tutto il popolochi per desiderio di cose nuove chi per sicurtà e salute suamessosi in su l'arme ogni cosa era piena di timore e di spavento; nénel cardinale di Pavia legato di Bologna era animo o consigliobastante a tanto pericolo. Perché non avendo in quella cittàsí grande e sí popolosapiú che dugento cavallileggieri e mille fantie perseverando piú che mai nelladiscordia col duca d'Urbino che era con l'esercito a Casalecchioavevamenato o dal caso o dal fatosoldatidel numero de'cittadiniquindici capitani; a' qualiinsieme con le compagnie loroe col popoloaveva dato cura della guardia della terra e delleporte: de' qualinon avendo egli avuto prudenza nello eleggergliera la maggiore parte di quegli che erano affezionati a' Bentivogli;e tra questi Lorenzo degli Ariostiil quale prima incarcerato etormentato in Romaper sospetto che avesse congiurato co'Bentivogliera poi stato lungamente guardato in Castel Santo Agnolo.I quali come ebbeno l'armi in manocominciando a fare occultiragionamenti e conventicolee seminando nel popolo scandalosenovellecominciò il legato ad accorgersi tardi della propriaimprudenza; e per fuggire il pericolo nel quale da se medesimo si erapostofatta finzione che cosí ricercasse il duca d'Urbino egli altri capitanivolle che andassino con le compagnie loro nelloesercito: ma rispondendo essi non volere abbandonare la guardia dellaterratentò di mettere dentro con mille fanti Ramazzottomagli fu dal popolo vietato l'entrarvi. Onde ínvilitomaravigliosamente il cardinalee ricordandosi essere in sommo odiodel popolo il governo suoe avere nella nobiltà moltiinimiciperché non molto innanzi aveva (benchésecondo disseper comandamento del pontefice) fattoprocedendo conla mano regiadecapitare tre onorati cittadini come fu notteuscitooccultamente in abito incognito per uno uscio segreto del palazzosiritirò nella cittadella: e con tanta precipitazione che sidimenticasse di portarne le sue gioie e i suoi danari: le quali coseavendo poi subitamente mandato a pigliarecome l'ebbe ricevutesene andò per la porta del soccorso verso Imolaaccompagnatocon cento cavalli da Guido Vaina marito della sorellacapitano de'cavalli deputati alla sua guardia; e poco dopo lui uscí dellacittadella Ottaviano Fregosonon con altra compagnia che di unaguida. Intesa la fuga del legatosi cominciò per tutta lacittà a chiamare con tumulti grandissimi il nome del popolo:la quale occasione non volendo perdere Lorenzo degli Ariosti eFrancesco Rinuccianche egli uno del numero de' quindici capitani eseguace de' Bentivogliseguitandogli molti della medesima fazionecorsi alle porte che si chiamano di San Felice e delle Lamepiúcomode al campo de' franzesile roppono con l'accettee occupatelemandorno senza indugio a chiamare i Bentivogli; i qualiavuti dalTriulzio molti cavalli franzesiper fuggire il cammino diritto delPonte a Renoalla cui custodia era Raffaello de' Pazzi uno de'condottieri ecclesiasticipassato il fiumepiú bassoeaccostatisi alla porta delle Lamefurno subitamente introdotti.

Allaribellione di Bologna fu congiunta la fuga dello esercito: perchéalla terza ora della notte il duca d'Urbinole genti del quale dalponte da Casalecchio si distendevano insino alla porta detta diSiragosaavendocome si credeintesa la fuga del legato e ilmovimento del popolosi levò tumultuosamentelasciando lapiú parte de' padiglioni distesicon quasi tutto l'esercito;eccetto quegli che deputati alla guardia del campo erano dalla partedel fiume verso i franzesia' quali non dette avviso alcuno dellapartita. Ma sentita la mossa sua i Bentivogliche erano giàdentroavvisatone subitamente il Triulziomandorono fuora dellaterra parte del popolo a danneggiargli; da' qualie da' villani chegià calavano da ogni partecon smisurati gridi e romoriassaltato il campo che passava lungo le murafurono tolte lorol'artiglierie e le munizioni con quantità grande di carriaggi;benché sopravenendo i franzesitolseno al popolo e a' villanidelle cose guadagnate la maggiore parte. E già era arrivato alPonte a Reno con la vanguardia Teodoro da Triulzi; dove Raffaello de'Pazzi combattendo valorosamente gli sostenne per alquanto spazio ditempoma non potendo finalmente resistere al numero tanto maggiorerimase prigione: avendocome confessava ciascunocon la resistenzasua dato comodità non piccola a' soldati della Chiesa disalvarsi. Ma le genti de viniziani e con loro Ramazzottochealloggiava in sul monte piú eminente di Santo Lucanon avendose non tardi avuta notizia della fuga del duca d'Urbinopreseno persalvarsi la via de' monti; per la qualeancora che ricevessino dannogravissimosi condussono in Romagna. Furono in questa vittoriaacquistata senza combatteretolti quindici pezzi d'artiglieriagrossa e molti minori tra del pontefice e de' vinizianilo stendardodel duca proprio con piú altre bandieregrande parte de'carriaggi degli ecclesiastici e quasi tutti quegli de' viniziani;svaligiati qualcuno degli uomini d'arme della Chiesama de'viniziani piú di cento cinquantae dell'uno e dell'altroesercito dissipati quasi tutti i fanti; preso Orsino da MugnanoGiulio Manfrone e molti condottieri di minore condizione. In Bolognanon furno commessi omicidiné fatta violenza ad alcuno nédella nobiltà né del popolo; solamente fatti prigioniil vescovo di Chiusi e molti altri prelatisecretari e altriofficiali che assistevano al cardinalerimasti nel palagio dellaresidenza del legatoperché a tutti aveva celata la suapartita. Insultò il popolo bolognesela notte medesima e ildí seguentea una statua di bronzo del ponteficetirandolaper la piazza con molti scherni e derisioni: o perché nefussino autori i satelliti de' Bentivogli o pure perché ilpopoloinfastidito da' travagli e danni della guerra (come èper sua natura ingrato e cupido di cose nuove)avesse in odio ilnome e la memoria di chi era stato cagione della liberazione e dellafelicità della loro patria.

Soprastetteil dí seguenteche fu il vigesimo secondo di maggioilTriulzio nel medesimo alloggiamento; e l'altro dí lasciatasiindietro Bologna andò in su il fiume dello Idicee poi sifermò a Castel San Pieroterra posta in sull'estremitàdel territorio bologneseper aspettareinnanzi passasse piúoltrequale fusse la intenzione del re di Franciao di procedereavanti contro allo stato del pontefice o se purebastandogli avereassicurato Ferrara e levato alla Chiesa Bologna che per opera suaaveva acquistatavolesse fermare il corso della vittoria. Peròavendogli Giovanni da Sassatello condottiere del ponteficee checacciata di Imola la parte ghibellina quasi dominava come capo de'guelfi quella cittàofferto occultamente di dargli Imolanonvolle insino alla risposta del re accettarla.

Restavala cittadella di Bologna nella quale era il vescovo Vitellocittadella ampia e forte ma proveduta secondo l'uso delle fortezzedella Chiesaperché vi erano pochi fanti poche vettovaglie equasi niuna munizione. Nella qualeudito il caso di Bolognaeravenuto la notte da Modona Vitfrust a persuadere al vescovo conpromesse grandi che la desse a Cesare; ma il vescovopattuito ilquinto dí co' bolognesi che fussino salve le persone e la robadi quegli che vi eranoe ricevuta obligazione che a lui in certotempo fussino pagati tremila ducatila dette loro: la quale avutacorsono subito popolarmente a rovinarlaincitandogli al medesimo iBentivoglinon tanto per farsi benevoli i cittadini quanto persospetto che il re di Francia non la volesse in potestà suacome era stato già parere di qualcuno de' capitani didomandarla; ma il Triulziogiudicando essere alieno dalla utilitàdel re il credersi che egli volesse insignorirsi di Bolognal'avevacontradetto.

Ricuperòcon l'occasione di questa vittoria il duca di Ferraraoltre a Centoe la PieveCutignuolaLugo e l'altre terre di Romagna; e nel tempomedesimo cacciò Alberto Pio di Carpiil [quale] lo possedevacon lui comunemente.

Cap.xviii

Ilpontefice per timore de' nemici vincitori avanza richieste di pace.Il duca d'Urbino uccide il cardinale legato. Viene indetto ilconcilio di Pisa. Ragioni della scelta di Pisa. Concessione de'fiorentini. Giudizi di fautori e di avversari del concilio.

Ricevettedella perdita di Bologna grandissima molestiacome era convenienteil pontefice; affliggendolo non solamente l'essere alienata da séla principale e piú importante cittàeccettuata Romadi tutto lo stato ecclesiasticoe il parergli essere privato diquella gloria chegrande appresso agli uomini e nel concetto suomassimamentegli aveva data l'acquistarlamaoltre a questoperil timore che l'esercito vincitore non seguitasse la vittoria alquale conoscendo non potere resisteree desideroso di rimuoverel'occasioni che lo invitassino a passare piú innanzisollecitava che le reliquie de' soldati vinizianirichiamate giàdal senatosi imbarcassino al Porto Cesenatico; e per la medesimacagione commesse gli fussino restituiti i ventimila ducati i qualimandati prima a Vinegia per fare muovere i svizzerisi ritrovavanoancora in quella città. Ordinò ancora che il cardinaledi Nantes di nazione brettone invitassecome da séilTriulzio alla pacedimostrando essere al presente il tempo opportunoa trattarla; il quale risposenon convenire il procedere con questageneralità ma essere necessario venire espressamente alleparticolarità: avere il re quando desiderava la pacepropostole condizioni; dovere ora il pontefice fare il medesimopoi che taleera lo stato delle cose che a lui apparteneva il desiderarla.Procedeva in questo modo il pontefice piú per fuggire ilpericolo presente che perché avesse veramente disposto deltutto l'animo alla pacecombattendo insieme nel petto suo la paurala pertinacia l'odio e lo sdegno.

Nelquale tempo medesimo sopravenne un altro accidente che gli raddoppiòil dolore. Accusavano appresso a lui molti il cardinale di Paviaalcuni di infedeltà altri di timidità altri diimprudenza: il qualeper scusarsi da se stesso venuto a Ravennamandòcome prima arrivòa significargli la sua venutae a dimandargli l'ora della udienza; della qual cosa il ponteficeche l'amava sommamentemolto rallegratosirispose che andasse adesinare seco. Dove andandoaccompagnato da Guido Vaina e dallaguardia de' suoi cavalliil duca di Urbinoper l'antica inimiciziache aveva con luie acceso dallo sdegno che per colpa sua (cosídiceva) fusse proceduta la ribellione di Bologna e per quella la fugadell'esercitofattosegli incontro accompagnato da pochied entratotra' cavalli della sua guardia che per riverenza gli davano luogoammazzò di sua mano propria con uno pugnale il cardinale:degnoforseper tanta degnità di non essere violato madegnissimoper i suoi vizi enormi e infinitidi qualunqueacerbissimo supplizio. Il romore della morte del quale pervenutosubitamente al papacominciò con grida insino al cielo e urlimiserabili a lamentarsi; movendolo sopramodo la perdita di unocardinale che gli era tanto caroe molto piú l'essere in sugli occhi suoi e dal proprio nipotecon esempio insolitoviolata ladegnità del cardinalatocosa tanto piú molesta a luiquanto piú faceva professione di conservare ed esaltarel'autorità ecclesiastica: il quale dolore non potendotollerarené temperare il furorepartí il dímedesimo da Ravenna per ritornarsene a Roma. Né giunto afatica a Riminiacciocché da ogni parte in uno tempo medesimolo circondassino infinite e gravissime calamitàebbe notiziache in Modona in Bologna e in molte altre città eranoappiccatene' luoghi publicile cedole per le quali se gli intimavala convocazione del conciliocon la citazione che vi andassepersonalmente. Perché il vescovo Gurgensebenchépartito che fu da Modona avesse camminato alquanti dílentamenteaspettando risposta dallo oratore del re di Scozia(ritornato da lui a Bologna) sopra le proposte che 'l ponteficemedesimo gli aveva fattenondimeno essendo venuto con risposte moltoincertemandò subito tre procuratori in nome di Cesare aMilano; i qualicongiunti co' cardinali e co' procuratori del re diFranciaindissono il concilioper il primo dí di settembreprossimonella città di Pisa.

Voltoronoi cardinali l'animo a Pisa come luogo comodoper la vicinitàdel marea molti che aveano a venire al concilioe sicuro per laconfidenza che il re di Francia avea ne' fiorentinie perchémolti altri luoghiche ne sarebbeno stati capacierano o incomodi osospetti a loroo da potere essere con colore giusto ricusati dalpontefice. In Francia non pareva onesto il chiamarloo in alcunoluogo sottoposto al re; Gostanzauna delle terre franche di Germaniaproposta da Cesarebenché illustre per la memoria di quelfamoso concilio nel qualeprivati tre che procedevano comeponteficifu estirpato lo scisma continuato nella Chiesa [circaquaranta] annipareva molto incomodo; sospetto all'una parte eall'altra Turinoper la vicinità de' svizzeri e degli statidel re di Francia; Bolognainnanzi si alienasse dalla Chiesanonera sicura per i cardinalidipoi era il medesimo per il pontefice. Efu ancoranella elezione di Pisaseguitata in qualche parte lafelicità dello augurioper la memoria di due concili che vierano stati celebrati prosperamente: l'uno quando quasi tutti icardinaliabbandonati Gregorio [duodecimo] e Benedetto [tredecimo]che contendevano del pontificatocelebrando il concilio in quellacittàelessono in pontefice Alessandro quinto; l'altro piúanticamente quando... Aveano prima i fiorentini consentitolo al re diFranciail quale gli aveva ricercatiproponendo essere autore dellaconvocazione del concilio non meno Cesare che eglie consentirvi ilre d'Aragona: degni di essere lodati forse piú del silenzioche della prudenza o della fortezza dell'animo; perchéo nonavendo ardire di dinegare al re quel che era loro molesto o nonconsiderando quante difficoltà e quanti pericoli potessepartorire uno concilio che si celebrava contro alla volontàdel ponteficetennono tanto secreta questa deliberazionefatta inun consiglio di piú di cento cinquanta cittadiniche e fusseincerto a' cardinali (a' quali il re di Francia ne dava speranza manon certezza) se l'avessino concedutoe al pontefice non nepervenisse notizia alcuna.

Pretendevanoi cardinali potersi giuridicamente convocare da loro il conciliosenza l'autorità del ponteficeper la necessitàevidentissima che aveva la Chiesa di essere riformata (come dicevano)non solamente nelle membra ma eziandio nel capocioè nellapersona del pontefice; il quale(secondo che affermavano) inveteratonella simonia e ne' costumi infami e perduti né idoneo areggere il pontificatoe autore di tante guerreera notoriamenteincorrigibilecon universale scandolo della cristianitàallacui salute niun altra medicina bastava che la convocazione delconcilio: alla qual cosa essendo stato il pontefice negligenteessersi legittimamente devoluta a loro la potestà delconvocarlo; aggiugnendovisi massimamente l'autoritàdell'eletto imperadore e il consentimento del re cristianissimocolconcorso del clero della Germania e della Francia. Soggiugnevanolousare frequentemente questa medicina essere non solamente utile manecessario al corpo infermissimo della Chiesaper istirpare glierrori vecchiper provedere a quegli che nuovamente pullulavanoperdichiarare e interpretare le dubitazioni che alla giornata nascevanoe per emendare le cose che da principio ordinate per bene sidimostravano talvolta per l'esperienza perniciose. Perciòavere i padri antichinel concilio di Gostanzasalutiferamentestatuito che perpetuamente per l'avveniredi dieci anni in dieciannisi celebrasse il concilio. E che altro freno che questo avere ipontefici di non torcere della via retta? e come altrimenti potersiin tanta fragilità degli uominiin tanti incitamenti cheaveva la vita nostra al malestare sicurise chi aveva sommalicenza sapesse non avere mai a rendere conto di se medesimo? Daaltra parte moltiimpugnando queste ragioni e aderendo piúalla dottrina de' teologi che de' canonistiasserivano l'autoritàdel convocare i concili risedere solamente nella persona delponteficequando bene fusse macchiato di tutti i vizipure che nonfusse sospetto di eresia; e che altrimenti interpretandosarebbe inpotestà di pochi (il che in modo niuno si doveva consentire)o per ambizione o per odii particolari palliando la intenzionecorrotta con colori falsil'alterare ogni dí lo stato quietodella Chiesa: le medicine tutte per sua natura essere salutiferemanon date con le proporzioni debite né a' tempi convenientiessere piú tosto che medicine veleno; e peròcondannando coloro che sentivano diversamentechiamavano questacongregazione non concilio ma materia di divisione della unitàdella sedia apostolicaprincipio di scisma nella Chiesa d'Iddio ediabolico conciliabolo.