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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumedecimo





Cap.i

Ilre di Francia ordina che le milizie si ritirino nel ducato di Milano;suo contegno amichevole e di devozione al pontefice; i Bentivoglioimitano il re. Il Triulzio licenzia parte de' soldati. Condizioni dipace del pontefice. Progetti di Massimiliano e sua impotenzad'effettuarli.

Aspettavasicon grandissima sospensione degli animi di tutta Italia e dellamaggiore parte delle provincie de' cristianiquel che il re diFranciaottenuta che ebbe la vittoriadeliberasse di fare; perchéa tutti manifestamente appariva essere in sua potestàl'occupare Roma e tutto lo stato della Chiesa: essendo le genti delpontefice quasi tutte disperse e dissipate e molto piú quellede' vinizianiné essendo in Italia altre armi che potessinoritenere l'impeto del vincitore; e parendo che il ponteficedifesosolamente dalla maestà del pontificatorimanesse perogn'altro rispetto alla discrezione della fortuna. E nondimeno il redi Franciao raffrenandolo la riverenza della religione o temendo dinon concitare contro a sése procedeva piú oltrel'animo di tutti i príncipideliberato di non usarel'occasione della vittoriacomandòcon consiglio peravventura piú pietoso che utilea Giaiacopo da Triulzi chelasciata Bologna in potestà de' Bentivogli e restituito sealtro avesse occupato appartenente alla Chiesariducesse subitamentel'esercito nel ducato di Milano. Aggiunse a' fatti mansuetiumanissime dimostrazioni e parole. Vietò che nel suo reamealcuno segno di publica allegrezza non si facesse; e affermòpiú volte alla presenza di molti checon tutto non avesseerrato né contro alla sedia apostolica né contro alponteficené fatto cosa alcuna se non provocato enecessitatonondimenoche per riverenza di quella sedia volevaumiliarsi e dimandargli perdono; persuadendosi che certificato perl'esperienzadelle difficoltà che aveano i suoi concettieassicurato del sospetto avuto vanamente di luiavesse a desiderarela pace con tutto l'animo: il trattato della quale non si era maiintermesso totalmenteperché il ponteficeinsino innanzi sipartisse da Bolognaaveva per questa cagione mandato al re loimbasciadore del re di Scoziacontinuando di trattare quel cheperil medesimo vescovosi era cominciato a trattare col vescovoGurgense. L'autorità del re seguitando i Bentivoglisignificavano al pontefice non volere essere contumaci o rebellidella Chiesa ma perseverare in quella subiezione nella quale avevatanti anni continuato il padre loro: in segno di cherestituito ilvescovo di Chiusi alla libertàl'aveanosecondo l'usoanticocollocato nel palazzo come apostolico luogotenente.

Partíadunque il Triulzio con l'esercitoe si accostò allaMirandola per ricuperarla; con tutto cheper i prieghi diGiovanfrancesco Picovi fusse entrato Vitfrust sotto colore ditenerla in nome di Cesaree protestato al Triulzio che essendogiurisdizione dello imperio si astenesse da offenderla. Il quale allafineconoscendo che l'autorità vana non bastavase ne partíricevute da lui certe promessepiú tosto apparenti perl'onore di Cesare che sostanziali; e il medesimo feceGiovanfrancescoimpetrato che fusse salvo l'avere e le persone: e ilTriulzionon avendo da fare altra espedizionemandate cinquecentolancie e mille trecento fanti tedeschisotto il capitano Iacoballacustodia di Veronalicenziò gli altri fantieccetto duemilacinquecento guasconi sotto Molard e Mongirone; i quali e le gentid'arme distribuí per le terre del ducato di Milano.

Maal desiderio e alla speranza del re non corrispondeva la disposizionedel pontefice; il quale ripreso animo per la revocazionedell'esercitorendendolo piú duro quel che pareva verisimilelo dovesse mollificareessendo ancora a Rimini oppressato dallapodagra e in mezzo di tante angustieproponevapiú tostocome vincitore che vintoper mezzo del medesimo scozzeseche perl'avvenire fusse per il ducato di Ferrara pagato il censo consuetoinnanzi alla diminuzione fatta per il pontefice Alessandroche laChiesa tenesse uno visdomino in Ferrara come prima tenevano ivinizianie se gli cedessino Lugo e l'altre terre che Alfonso daEsti possedeva nella Romagna: le quali condizioni benché al reparessino molto gravinondimenotanto era il desiderio della pacecol ponteficefece rispondere essere contento di consentire a quasitutte queste dimandepure che vi intervenisse il consentimento diCesare. Ma già il pontefice ritornato a Roma aveva mutatasentenza; dandogli ardireoltre a quello che si dava da se stessoiconforti del re d'Aragona: il qualeentrato per la vittoria del redi Francia in maggiore sospezioneaveva subito intermesso tutti gliapparati potentissimi che aveva fatti per passare personalmente inAffricaove continuamente guerreggiava co' mori; e revocatone PietroNavarra con tremila fanti spagnuoli lo mandò nel reame diNapoliassicurandoin uno tempo medesimole cose proprie e alpontefice dando animo di alienarsi tanto piú dalla concordia.Rispose adunque non volere la pace se insieme non si componevano conCesare i vinizianise Alfonso da Estioltre alle prime dimandenongli restituiva le spese fatte nella guerrae se il re non siobligava a non gli impedire la recuperazione di Bologna: la qualecittàcome ribellata dalla Chiesaaveva giàsottoposta allo interdetto ecclesiastico eper dare il guasto allebiade del contado loromandato nella Romagna Marcantonio Colonna eRamazzotto; benché questiaffatica entrati nel bolognesefurno facilmente scacciati dal popolo. Aveva nondimeno il ponteficevinto da' prieghi de' cardinaliquando ritornò a Romaconsentito alla liberazione del cardinale d'Ausil quale era statoinsino a quel dí custodito in Castel Sant'Angelo; ma concondizione che non uscisse del palagio di Vaticano insino a tanto nonfussino liberati tutti i prelati e ufficiali che erano stati presi inBolognae che dipoi non potesse sotto pena di quarantamila ducatiper la quale desse idonee sicurtàpartirsi di Roma: benchénon molto poi gli consentí il ritornarsene in Franciasottola medesima pena di non intervenire al concilio. Commosse la rispostadel pontefice tanto piú l'animo del re quanto piú siera persuasoil pontefice dovere consentire alle condizioni che essomedesimo aveva proposte: onde deliberando impedire che nonrecuperasse Bologna vi mandò quattrocento lanciee pochi dípoi prese in protezione quella città e i Bentivogli senzaricevere da loro obligazione alcuna di dargli o gente o danari; econoscendo essergli piú necessaria che mai la congiunzione conCesareove prima (benché per aspettare i progressi suoi fussevenuto nella provincia del Dalfinato) aveva qualche inclinazione dinon gli dare le genti promesse nella capitolazione fatta conGurgensese egli non passava personalmente in Italia (perchésotto questa condizione aveva convenuto di dargliene) comandòche dello stato di Milano vi andasse il numero delle genti convenuto:sotto il governo del la Palissaperché 'l Triulzioil qualeCesare aveva domandatoricusava di andarvi.

EraCesare venuto a Spruchardente da una parte alla guerra contro avinizianidall'altra combattuto nell'animo suo da diversi pensieri.Perché considerando che tutti i progressi che e' facesseriuscirebbeno alla fine di poco momento se non si espugnava Padovaeche a questo bisognavano tante forze e tanti apparati che era quasiimpossibile il mettergli insiemeora si volgeva al desiderio diconcordare co' vinizianialla quale cosa molto lo confortava il recattolicoora traportato da' suoi concetti vani pensava di andarepersonalmente con lo esercito a Romaper occuparecome era suoantico desideriotutto lo stato della Chiesa; promettendosioltrealle genti de' franzesidi condurre seco di Germania potenteesercito: ma non corrispondendo poiper l'impotenza e disordinisuoil'esecuzioni alle immaginazionipromettendo ora di venire digiorno in giorno in persona ora di mandare genteconsumava il temposenza mettere in atto impresa alcuna. E perciò al re diFrancia pareva molto grave d'avere solo a sostenere tutto il peso: laquale ragioneconforme alla sua tenacitàpoteva spesso piúin lui che quello che gli era da molti dimostrato in contrariocheCesare se da lui non fusse aiutato potentemente si congiugnerebbefinalmente con gli inimici suoi; dalla qual cosaoltre al sostenereper necessità spesa molto maggioregli stati suoi di Italiacadrebbeno in gravissimi pericoli.

Cap.ii

Azionedel pontefice contro la convocazione del concilio di Pisa;convocazione d'un concilio universale in San Giovanni in Laterano;intimazione a' cardinali dissidenti. Politica del pontefice verso ilre di Francia. Confederazione tra i fiorentini e i senesi.

Raffreddavansiin queste ambiguità e difficoltà i tumulti delle armitemporalima andavano riscaldando quegli dell'armi spirituali; cosídalla parte de' cardinali autori del concilio come dalla parte delponteficeintento tutto a opprimere questo male innanzi facessemaggiore progresso. Erasicome è detto di soprainditto eintimato il concilio con l'autorità del re de' romani e del redi Franciaintervenuti alla intimazione i cardinali di Santa Crocedi San Malò di Baiosa e di Cosenzae consentendovimanifestamente il cardinale di San Severino; e successivamentealleconsulte e deliberazioni che si facevanointervenivano i procuratoridell'uno e dell'altro re. Ma avevano i cinque cardinaliautori diquesta pesteaggiunto nella intimazioneper dare maggiore autoritàil nome di altri cardinali: de' quali Alibretcardinale franzesebenché malvolentieri vi consentissenon poteva disubbidire a'comandamenti del suo re; e degli altrinominati da loroilcardinale Adriano e il cardinale del Finale apertamente affermavanonon essere stato fatto con loro mandato né di loroconsentimento. Perònon si manifestando in questa cosa piúdi sei cardinaliil Ponteficesperando potergli farevolontariamente desistere da questa insaniatrattava continuamentecon loroofferendo venia delle cose commesse e con tale sicurtàche e' non avessino da temere di essere offesi; cose che i cardinaliudivano simulatamente. Ma non per questo cessava da' rimedi piúpotenti; anzi per consigliosecondo si disseproposto da Antoniodel Monte a San Sovinouno de' cardinali creati ultimatamente aRavennavolendo purgare la negligenzaintimò il conciliouniversaleper il primo dí di maggio prossimonella cittàdi Roma nella chiesa di San Giovanni Laterano: per la qualeconvocazione pretendeva avere dissoluto il concilio convocato dagliavversarie che nel concilio inditto da lui si fusse trasferitagiuridicamente la potestà e l'autorità di tutti; nonostante che i cardinali allegassino chese bene questo fusse statovero da principionondimenopoiché essi avevano prevenutodovere avere luogo il concilio convocato e intimato da loro.Publicato il concilioconfidando già piú delle ragionisuee disperandosi di potere riconciliarsi il cardinale di SantaCroceil qualeper ambizione di essere ponteficeera stato ingrande parte autore di questo motoe il medesimo di San Malòe di quello di Cosenza (perché degli altri non aveva ancoraperduta la speranza di ridurgli sotto l'ubbidienza sua)publicòcontro a quegli tre uno monitoriosotto pena di privazione delladegnità del cardinalato e di tutti i benefici ecclesiastici seinfra sessantacinque dí non si presentassino innanzi a lui:alla quale cosa perché piú facilmente si disponessinoil collegio de' cardinali mandò a loro uno auditore di ruotaa invitargli e pregargli chedeposte le private contenzioniritornassino all'unione della Chiesaofferendo di fare concederequalunque sicurtà desiderassino.

Nelquale tempo medesimoo essendo ambiguo e irrisoluto nell'animo omovendolo altra cagioneudiva continuamente la pratica della pacecol re di Franciala quale appresso a lui trattavano gli oratori delre e appresso al re il medesimo imbasciadore del re di Scozia e ilvescovo di Tivoli nunzio apostolico; e da altra parte trattava difare col re d'Aragona e co' viniziani nuova confederazione contro a'franzesi. Procurò nel tempo medesimo che a' fiorentini fusserestituito Montepulcianonon per benivolenza inverso loro ma persospetto cheessendo spirata la tregua che aveano co' sanesinonchiamassinoper essere piú potenti a recuperare quella terrain Toscana genti franzesi; e con tutto che al pontefice fusse molestoche i fiorentini recuperassino Montepulcianoe che per impedirgliavesse già mandato a Siena Giovanni Vitellicondotto concento uomini d'arme da' sanesi e da luie Guido Vaina con centocavalli leggierinondimenoconsiderando poi meglio che quanto piúla difficoltà si dimostrava maggiore tanto piú siinciterebbono i fiorentini a chiamarledeliberòacciòche il re non avesse occasione di mandare genti in luogo vicino aRomaprovedere con modo contrario a questo pericolo: alla qual cosaconsentiva Pandolfo Petrucciche era nel medesimo sospettonutritovi artificiosamente da' fiorentini. Trattossi la cosa moltidí: perchécome spesso le cose piccole non hannominori difficoltà né meno difficili a esplicarsi che legrandissimePandolfoper non incorrere nell'odio del popolo sanesevoleva si procedesse in modo che e' paresse niuno altro rimedioessere ad assicurarsi della guerra e a non si alienare l'animo delpontefice. Volevano oltre a questoil pontefice ed egliche neltempo medesimo si facesse tra i fiorentini e i sanesi confederazionea difesa degli stati; e da altra parte temevano che imontepulcianesiaccorgendosi di quel che si trattavanonpreoccupassinocon l'arrendersi da loro medesimila grazia de'fiorentinii qualiconseguito lo intento lorofussino poirenitenti a fare la confederazione: però fu mandato adalloggiare in Montepulciano Giovanni Vitelli; e il pontefice vi mandòIacobo Simonetta auditore di ruotail quale molti anni poi fupromosso al cardinalatoperché per mezzo suo si adattassinole cose di Montepulciano. Tanto chefinalmentein un tempo medesimofu fatta confederazione per venticinque anni tra fiorentini e sanesi;e Montepulcianointerponendosi il Simonetta per la venia econfermazione delle esenzioni e privilegi antichiritornò inmano de' fiorentini.

Cap.iii

L'esercitofranco tedesco contro i veneziani; i veneziani abbandonano diverseterre; fazioni di guerra; i veneziani perdono e ricuperano il Friuli.Difficoltà poste innanzi da Massimiliano riguardo al conciliopisano; continuano le trattative di pace fra il pontefice e il re diFrancia.

Eranostate per qualche mese piú quiete che il solito le cose tra ilre de' romani e i viniziani; perché i tedeschi non abbondantidi gente e bisognosi di danari non riputavano fare poco seconservavano Veronae l'esercito de viniziani non essendo potente aespugnare quella città stava alloggiato tra Suavi e Lunigodonde una notte abbruciornodi qua e di là dallo Adicegrande parte delle ricolte del veronese: benché assaltati nelritirarsi perdessino trecento fanti. Ma alla fama dello approssimarsia Verona la Palissa con mille dugento lancie e ottomila fanti siridusse lo esercito loro verso Vicenza e Lignagoin luogo forte equasi come in isola per certe acque e per alcune tagliate che avevanofatte: nel quale alloggiamento non stettono fermi molti díperché essendo la Palissa arrivato con parte delle genti aVeronae uscito subitosenza aspettarle tutteinsieme co' tedeschiin campagnasi ritirò quasi come fuggendo a Lunigo; e dipoicol medesimo terroreabbandonata Vicenza e tutte l'altre terre e ilPulesine di Rovigopreda ora de viniziani ora del duca di Ferrarasi distribuirno in Padova e Trevigi: alla difesa delle quali cittàvennono da Vinegianel modo medesimo che prima avevano fatto aPadovamolti giovani della nobiltà viniziana. Saccheggiòl'esercito franzese e tedesco Lonigo: e si arrendé loroVicenzadiventata preda miserabile de' piú potenti incampagna. Ma ogni sforzo e ogni acquisto era di piccolissimo momentoalla somma delle cose mentre che i viniziani conservavano Padova eTrevigiperché con l'opportunità di quelle cittàsubito che gli aiuti franzesi si partivano da' tedeschirecuperavanosenza difficultà le cose perdute: però l'esercitodopoquesti progressistette fermo piú dí al Ponte aBarberano aspettando o la venuta o la determinazione di Cesare. Ilqualevenuto da Trento e Roveréintento in uno tempomedesimo a cacciaresecondo il costume suole fiere e a mandarefanti all'esercitoprometteva di venire a Montagnana; proponendo difare ora la impresa di Padova ora quella di Trevigi ora di andare aoccupare Romae in tutte per la instabilità sua variando eper l'estrema povertà trovando difficoltà: némeno che nelle altrenell'andata di Romaperché lo andarvicon tante forze de' franzesi pareva cosa molto aliena dalla sicurtàe dignità sua; e il pericolo cheassentandosi quelloesercitoi viniziani non assaltassino Verona lo costringeva alasciarla guardata con potente presidio; e il re di Francia facevadifficoltà di allontanare per tanto spazio di paese le gentisue dal ducato di Milanoperché pochissima speranza glirestava della concordia co' svizzeri: i qualioltre al dimostrarsiinclinati a' desideri del ponteficedicevano apertamente allooratore del re di Francia essere molestissima a quella nazione laruina de' vinizianiper la convenienza che hanno insieme lerepubliche. Risolveronsi finalmente i concetti e discorsi grandi diCesaresecondo l'antica consuetudinein effetti non degni del nomesuo: perché accresciuti allo esercito trecento uomini d'armetedeschie uditi da altra parte gli oratori de' vinizianico' qualicontinuamente trattavasi accostò ai confini del vicentino; efatto venire la Palissaprima a Lungara presso a Vicenza e poi aSanta Crocelo ricercò che andasse a pigliare Castelnuovopasso di sotto alla Scala verso il Friuli e vicino a venti miglia diFeltroper dare a lui facilità di scendere da quella parte.Però la Palissa andò a Montebellona distante diecimiglia da Trevigi; donde mandati cinquecento cavalli e dumila fantiad aprire il passo di Castelnuovoaperto che lo ebbeno se neandorono alla Scala. Nel quale tempo i cavalli leggieri de'vinizianii quali correvano senza ostacolo alcuno per tutto ilpaeseroppono presso a Morostico circa settecento fanti e molticavalli franzesi e italianii quali per potere passare sicuramenteallo esercito andavano da Verona a Suavi per unirsi con trecentolancie franzesile quali essendo venute dietro al la Palissaaspettavano in quello luogo il suo comandamento; e benché nelprincipiosuccedendo le cose prospere per i franzesi e tedeschifusse preso il conte Guido Rangone condottiere de' vinizianinondimenocalando in favore de' viniziani molti villanirestornovittoriosi; morti circa quattrocento fanti franzesie presiMongirone e Riccimar loro capitani. Ma già continuamenteraffreddavano le cose ordinate: perché e il re di Franciavedendo non corrispondere gli apparati di Cesare alle offertesieradiscostandosi da Italiaritornato del Dalfinatodove erasoprastato molti giornia Bles; e Cesareritiratosi a Trento condeliberazione di non andare piú all'esercito personalmenteinluogo di occupare tutto quello che i viniziani possedevano in terraferma o veramente Roma con tutto lo stato ecclesiasticoproponevache i tedeschi entrassino nel Friuli e nel Trevisanonon tanto pervessare i viniziani quanto per costrignere le terre del paese apagare danari per ricomperarsi dalle prede e da' sacchi; e che ifranzesiperché i suoi non fussino impeditisi facessinoinnanzimettendo in Veronaove era la pestilenza grandedugentolancie; perché de' suoivolendo assaltare il Friulinon vipotevano rimanere altri che i deputati alla custodia delle fortezze.Acconsentí a tutte queste cose la Palissa eessendosi unitocon lui Obigní capitano delle trecento lancie che erano aSuavisi fermò in sul fiume della Piava. Lasciorno oltre aquesto i tedeschiper maggiore sicurtà di Veronadugentocavalli a Suave: i qualistandovi con grandissima negligenza e senzascolte o guardiefurono una notte quasi tutti morti o presi daquattrocento cavalli leggieri e quattrocento fanti de' viniziani.

Erasitutto questo annonel Friuli in Istria e nelle parti di Triesti e diFiumetravagliato secondo il solito diversamenteper terra edeziandio per mare con piccoli legni; essendo quegli infelici paesiora dall'una parte ora dall'altra depredati. Entrò poi nelFriuli l'esercito tedesco; ed essendosi presentato a Udineluogoprincipale della provinciae dove riseggono gli ufficiali de'vinizianiessendosene quegli fuggiti vilmentela terra si arrendésubito: e dipoi col medesimo corso della vittoria fece il medesimotutto il Friulipagando ciascuna terra danari secondo la loropossibilità. Restava Gradisca situata in sul fiume Lisonziodove era Luigi Mocenigo proveditore del Friuli con trecento cavalli emolti fanti; la qualebattuta dalle artiglierie e difesasi dal primoassaltosi arrendé per l'instanza de' soldatirestandoprigione il proveditore. Del Friuli ritornorono i tedeschi a unirsicon la Palissaalloggiato vicino a cinque miglia di Trevigi; allaquale città s'accostorno unitamenteperché Cesarefaceva instanza grande che si tentasse di espugnarla: ma avendolatrovata da tutte le parti molto fortificatae avendo mancamento diguastatoridi munizioni e d'altri provedimenti necessariperdutainteramente la speranza di ottenerne la vittoriasi discostorono.Partípochi dí poila Palissa per ritornarsene nelducato di Milanoper comandamento del re; perchécontinuamente cresceva il timore di nuove confederazioni e dimovimenti de' svizzeri. Furnogli sempre alle spalle nel ritirarsi glistradiotti de' vinizianisperando di danneggiarlo almeno al transitode' fiumi della Brenta e dell'Adice; nondimeno passò per tuttosicuramente; avendoinnanzi passasse la Brentasvaligiati dugentocavalli de' vinizianialloggiati fuora di Padovae preso Pietro daLonghena loro condottiere. Lasciò la sua partita molto confusii tedeschiperché non avendo potuto ottenere che alla guardiadi Verona rimanessino trecento altre lancie franzesifurnonecessitati ritirarvisilasciate in preda agli inimici tutte le coseacquistate quella state. Però le genti de' vinizianidellequali per la morte di Lucio Malvezzo era governatore GiampaoloBaglionericuperorno subito Vicenza; e dipoi entrate nel Friulispianata Cremonsaricuperornoda Gradisca in fuora (la qualecombatterono vanamente)tutto il paese; benchépochi dípoicerti fanti comandati del contado di Tiruolo espugnorono Cadoroe saccheggiorno Bellona. In questo modocon effetti leggieri e pocodurabilisi terminorno la state presente i movimenti dell'armi;senza utilità ma non senza ignominia del nome di Cesaree conaccrescimento della riputazione de' vinizianiche assaltati giàdue anni dagli eserciti di Cesare e del re di Francia ritenessinoalla fine le medesime forze e il medesimo dominio.

Lequali cose benché tendessino direttamente contro a Cesarenocevano molto piú al re di Francia: perchémentrecheo temendo forse troppo le prosperità e l'augumento diCesare o che consigliandosi con fondamenti falsi e non conoscendo ipericoli già propinqui o che soffocata la prudenza dallaavarizianon dà a Cesare aiuti tali che potesse sperare diottenere la vittoria desideratagli dette occasione e quasinecessità di inclinare l'orecchie a coloro che mai cessavanodi persuaderlo che s'alienasse da luiconservando in uno tempomedesimo in tale stato i viniziani che e' potessino con maggioriforze unirsi a quegli i quali desideravano di abbassare la suapotenza. Onde già cominciava ad apparire qualche indizio chenella mente di Cesarespecialmente nella causa del conciliogerminassino nuovi pensieri: nella quale pareva raffreddatomassimamente dopo l'intimazione del concilio lateranense;conciossiaché non vi mandassesecondo le promesse piúvolte fattealcuni prelati tedeschi in nome della Germanianéprocuratori che vi assistessino in suo nome; non lo movendo l'esempiodel re di Franciail quale aveva ordinato che in nome comune dellachiesa gallicana vi andassino ventiquattro vescovie che tutti glialtri prelati del suo regno o vi andassino personalmente o vimandassino procuratori. E nondimenoo per scusare questa dilazione operché tale fusse veramente il suo desideriocominciòin questo tempo a fare instanza cheper maggiore comodità de'prelati della Germania e perché affermava volervi intervenirepersonalmenteil concilio inditto a Pisa si trasferisse a Mantova oa Verona o a Trento: la quale dimandamolesta per varie cagioni atutti gli altriera solamente grata al cardinale di Santa Croce; ilqualeardente di cupidità di ascendere al pontificato (alqual fine aveva seminato queste discordie)sperava col favore diCesarenella benivolenza del quale inverso sé moltoconfidavapotervi facilmente pervenire. Nondimenorimanendodebilitata molto e quasi manca senza l'autorità di Cesare lacausa del conciliomandorno di comune consentimento a lui ilcardinale di San Severinoa supplicarlo che facesse muovere iprelati e i procuratori tante volte promessie a obligargli la fedeche principiato che fusse il concilio a Pisa lo trasferirebbono inquel luogo medesimo che egli stesso determinasse; dimostrandogli cheil trasferirlo prima sarebbe molto pregiudiciale alla causa comuneespecialmente perché era di somma importanza il prevenire aquello che era stato intimato dal pontefice. Col cardinale andòa fare la instanza medesimain nome del re di FranciaGaleazzo suofratello; il qualecon felicità dissimile alla infelicitàdi Lodovico Sforzaprimo padroneera stato onorato da lui delloufficio del grande scudiere. Ma principalmente lo mandò il reper confermare con varie offerte e partiti nuovi l'animo di Cesareper la instabilità del quale stava in grandissima sospensionee sospetto; con tutto che nel tempo medesimo non fusse senza speranzadi conchiudere la pace col pontefice. La qualetrattata a Roma dalcardinale di Nantes e dal cardinale di Strigonia e in Francia dalvescovo scozzese e dal vescovo di Tivoliera ridotta a termini talicheconcordate quasi tutte le condizioniil pontefice aveva mandatoal vescovo di Tivoli l'autorità di dargli perfezione: benchéinserite nel mandato certe limitazioni che davano ombra non mediocreche la volontà sua non fusse tale quale sonavano le parolesapendosi massime che nel tempo medesimo trattava con molti potentaticose interamente contrarie.

Cap.iv

Gravemalattia del pontefice e tentativo di giovani della nobiltàromana di infiammare il popolo contro il potere sacerdotale. Bollapontificia contro la simonia nell'elezione de' papi. Il ponteficeindeciso fra la pace e la preparazione della guerra alla Francia.Indecisione e sospetti del re di Francia.

Nellaquale dubietà mancò poco che non troncasse tutte lepratichee i princípi de' mali che s'apparecchiavanolamorte improvisa del pontefice: il qualeinfermatosi il decimosettimodí di agostofu il quarto dí della infermitàoppressato talmente da uno potentissimo sfinimento che stette peralquante ore riputato dai circostanti per morto; ondecorsa la famaper tutto avere terminato i suoi giornisi mossono per venire a Romamolti cardinali assentie tra gli altri quegli che aveano convocatoil concilio. Né a Roma fu minore sollevazione che sogliaessere nella morte de' pontefici: anzi apparirno semi di maggioritumultiperché Pompeio Colonna vescovo di Rieti e AntimoSavellogiovani sediziosi della nobiltà romanachiamato nelCapitolio il popolo di Romacercorno di infiammarlo consediziosissime parole a vendicarsi in libertà: assai esserestata oppressa la generosità romanaassai avere servitoquegli spiriti domatori già di tutto il mondo; potersi peravventurain qualche parte scusare i tempi passati per la riverenzadella religioneper il cui nome accompagnato da santissimi costumi emiracolinon costretti da arme o da violenza alcunaavere ceduto imaggiori loro allo imperio de' chericisottomesso volontariamente ilcollo al giogo tanto suave della pietà cristiana; ma oraquale necessità quale virtú quale degnitàcoprire in parte alcuna l'infamia della servitú? la integritàforse della vita? gli esempli santi de' sacerdoti? i miracoli fattida loro? e quale generazione essere al mondo piú corrotta piúinquinata e di costumi piú brutti e piú perduti? enella quale paia solamente miracoloso che Iddiofonte dellagiustiziacomporti cosí lungamente tante sceleratezze?sostenersi forse questa tirannide per la virtú dell'armiperla industria degli uomini o per i pensieri assidui dellaconservazione della maestà del pontificato? e qualegenerazione essere piú aliena dagli studi e dalle fatichemilitari? piú dedita all'ozio e ai piaceri? e piúnegligente alla degnità e a' comodi de' successori? avere intutto il mondo similitudine due principatiquello de' ponteficiromani e quello de' soldani del Cairoperché né ladegnità del soldano né i gradi de' mammalucchi sonoereditari ma passando di gente in gente si concedono a' forestieri: enondimeno essere piú vituperosa la servitú de' romaniche quella de' popoli dello Egitto e della Soríaperchéla infamia di coloro ricompera in qualche parte l'essere imammalucchi uomini bellicosi e ferociassuefatti alle fatiche e avita aliena da tutte le delicatezze; ma a chi servire i romani? apersone oziose e ignaveforestieri e spesso ignobilissimi non menodi sangue che di costumi; tempo essere di svegliarsi oramai dasonnolenza sí gravedi ricordarsi che l'essere romano ènome gloriosissimo quando è accompagnato dalla virtúma che raddoppia il vituperio e la infamia a chi ha messo indimenticanza l'onorata gloria de' suoi maggiori; appresentarsifacilissima l'occasionepoi che in sulla morte del ponteficeconcorreva la discordia tra loro medesimi disunite le volontàde' re grandiItalia piena d'armi e di tumultie divenutapiúche mai in tempo alcunoodiosa a tutti i príncipi latirannide sacerdotale.

Respiròda quello accidente tanto pericoloso il pontefice: dal quale alquantosollevatoma essendo ancora molto maggiore il timore che la speranzadella sua vitaassolvé il dí seguentepresenti icardinali congregati in forma di concistorioil nipote dall'omicidiocommesso del cardinale di Pavia; non per via di giustizia come primasi era trattatorepugnando a questo la brevità del tempomacome penitente per grazia e indulgenza apostolica. E nel medesimoconcistoriosollecito che l'elezione del successore canonicamente sifacessee volendo proibire agli altri d'ascendere a tanto grado perquel mezzo col quale vi era asceso eglifece publicare una bollapiena di pene orribili contro a quegli i quali procurassino o condanari o con altri premi di essere eletti pontefici; annullando laelezione che si facesse per simoniae dando l'adito molto facile aqualunque cardinale di impugnarla: la quale costituzione avevapronunziata insino quando era in Bolognasdegnato allora contro adalcuni cardinali i quali procuravanoquasi apertamentedi ottenerepromesse da altri cardinali per essere dopo la morte sua assunti alpontificato. Dopo il quale dí seguitò miglioramentomolto evidenteprocedendo o dalla complessione sua molto robusta odall'essere riservato da' fati come autore e cagione principale dipiú lunghe e maggiori calamità di Italia; perchéné alla virtú né a' rimedi de' medici si potevaattribuire la sua salute; a' qualimangiando nel maggiore ardoredella infermità pomi crudi e cose contrarie a' precetti loroin parte alcuna non ubbidiva.

Sollevatoche fu dal pericolo della morte ritornò alle consuete fatichee pensieri; continuando di trattare in un tempo medesimo la pace colre di Franciae col re d'Aragona e col senato vinizianoconfederazione a offesa de' franzesi: e benché con la volontàmolto piú inclinata alla guerra che alla pacepure talvoltadistraendolo molte ragioni ora in questa ora in quella sentenza.Inclinavanlo alla guerraoltre all'odio inveterato contro al re diFrancia e il non potere ottenere nella pace tutte le condizionidesideravale persuasioni contrarie del re d'Aragonainsospettitopiú che mai che il re di Francia pacificato col pontefice nonassaltassecome prima n'avesse occasioneil regno di Napoli; eperché questi consigli avessino maggiore autorità aveaoltre alla prima armata passata sotto Pietro Navarra d'Affrica inItaliamandata di nuovo un'altra armata di Spagnain sulla quale sidicevano essere cinquecento uomini d'arme secento giannettari etremila fanti; forze che aggiunte agli altri non eranoe per ilnumero e per il valore degli uominidi piccola considerazione. Enondimeno il medesimo reprocedendo con le solite artidimostravadesiderare piú la guerra contro a' moriné rimuoverloda quella utilità o comodo proprioné altro che ladivozione avuta sempre alla sedia apostolica; ma chenon potendosolo sostentare i soldati suoigli era necessario l'aiuto delpontefice e del senato viniziano: alle quali cose perché piúfacilmente coscendessinole genti sueche tutte erano discesenell'isola di Capri vicina a Napolidimostravano di apparecchiarsiper passare in Affrica. Onde spaventavano il pontefice le dimandeimmoderateinfastidivanlo queste artie lo insospettiva l'esserglinoto che quel re non cessava di dare speranze contrarie al re diFrancia. Sapeva che i viniziani non declinerebbono dalla sua volontà;ma sapeva medesimamente che per la guerra gravissima era indebolitala facoltà dello spenderee che il senato per se stesso erapiú tosto desideroso d'attendere per allora a difendere lecose proprie che a prendere di nuovo una guerra la quale non sipotrebbe sostentare senza spese grandissime e quasi intollerabili.Sperava che i svizzeri per la inclinazione piú comune dellamoltitudine si dichiarerebbono contro al re di Franciama nonn'avendo certezza non pareva doversi per questa speranza incertasottomettere a tanti pericoli; essendogli noto che mai aveanotroncate le pratiche col re di Franciae che molti de' principaliaquali dalla amicizia franzese risultava utilità grandissimas'affaticavano quanto potevano acciò chenella dieta la qualedi prossimo doveva congregarsi a...la confederazione col re sirinnovasse. Dell'animo di Cesarebenché stimolatoincessantemente dal re cattolico e naturalmente inimicissimo al nomefranzeseaveva minore speranza che timore; sapendo l'offerte grandiche di nuovo gli erano fatte contro a' viniziani e contro a sée che il re di Francia aveva possibilità di metterle in attomaggiori di quelle che gli potessino essere fatte da qualunque altro:e quando Cesare si unisse a quel resi rendeva per l'autoritàsua molto formidabile il concilio; e congiunte con buona fede le armisue colle forze e co' danari del re di Franciae coll'opportunitàdegli stati d'amendueniuna speranza poteva il pontefice avere dellavittoriala quale era molto difficile ottenere contro al re diFrancia solo. Sollevava l'animo suo la speranza che il re diInghilterra avesse a muovere la guerra contro al reame di Franciaindotto da consigli e persuasioni del re cattolico suo suocero e perl'autorità della sedia apostolicagrande allora nell'isola diInghilterrae in cui nome avea con ardentissimi prieghi supplicatol'aiuto suo contro al re di Franciacome contro a oppressore eusurpatore della Chiesa. Ma movevano molto piú quel re l'odionaturale de' re e de' popoli di Inghilterra contro al nome de'franzesil'età giovenile e la abbondanza grande de' danarilasciatagli dal padre; i quali era famanata da autori non leggieriche ascendessino a quantità quasi inestimabile. Le quali coseaccendevano l'animo del giovanenuovo nel regnoe che nella casasua non aveva mai veduto altro che prospera fortunaalla cupiditàdi rinnovare la gloria de' suoi antecessori; i qualiintitolatisi redi Franciae avendo in diverse età vessato vittoriosi congravissime guerre quel reamenon solo avevano lungamente possedutala Ghienna e la Normandiaricche e potenti provinciee preso in unabattagliafatta appresso a PottieriGiovanni re di Francia con duefigliuoli e con molti de' principali signorima eziandio occupatainsieme con la maggiore parte del regno la città di Parigimetropoli di tutta la Francia; e con tale successo e terrore che ècostante opinione che se Enrico quinto loro re non fussenel fioredell'età e nel corso delle vittoriepassato di morte naturaleall'altra vitaarebbe conquistato tutto il reame di Francia. Lamemoria delle quali vittorie rivolgendosi il nuovo re nell'animoaveva volto totalmente l'animo a cose nuove; con tutto che dal padrequando morivagli fusse stato ricordato espressamente checonservasse sopra tutte le cose la pace col re di Franciacon laquale sola potevano i re di Inghilterra regnare sicuramente efelicemente. E che la guerra fatta dagli inghilesi al re di Franciainfestato massimamente nel tempo medesimo da altre partifusse dimomento grandissimo non era dubbio alcuno; perché e percotevanelle viscere il regno suo e perchéper la ricordazione dellecose passateera sommamente temuto da' franzesi il nome inghilese. Enondimeno il ponteficeper la incertitudine della fede barbara e peressere i paesi tanto rimotinon poteva riposare in questo favoresicuramente i consigli suoi.

Questee con queste condizionierano le speranze del pontefice. Da altraparte il re di Francia aborriva la guerra colla Chiesadesiderava lapace mediante la qualeoltre al rimuoversi l'inimicizia delponteficesi liberava dalle dimande importune e dalla necessitàdi servire a Cesare; né faceva difficoltà nellaannullazione del concilio pisanointrodotto solamente da lui perpiegare con questo timore l'animo del pontefice alla pacepure chesi perdonasse a' cardinali e agli altri che v'avevano o consentito oaderito. Ma in contrario lo teneva sospeso la dimanda dellarestituzione di Bolognaessendo quella città per il sito suoopportunissima a molestarlo; perché dubitava che la pace nonfusse accettata dal pontefice sinceramente né con animodispostose l'occasioni gli ritornassinoa osservarlama perliberarsi dal pericolo del concilio e dell'armi. Sperava pure avere aconfermare l'animo di Cesare con la grandezza dell'offertee perchéinsino a ora non come alienato ma come confederato trattava secodelle occorrenze comuni; confortandolo trall'altre cose a nonconsentire che Bolognacittà di tanta importanzaritornassenella potestà del pontefice. Del re d'Aragona e del re diInghilterra non diffidava interamente; non ostante il procedere giàquasi manifesto dell'uno e i romori che si spargevano della mentedell'altroe con tutto che gli imbasciadori loro congiunti insiemel'avessinoprima con modeste parole e sotto specie di amichevoleofficio e dipoi con parole piú efficaciconfortato cheoperasse che i cardinali e i prelati del suo regno concorressino alconcilio lateranensee che permettesse che la Chiesa fussereintegrata della città sua di Bologna: perché da altrapartesimulando lo inghilese di volere perseverare nellaconfederazione che aveva secoe facendogli fede del medesimo moltide' suoicredeva non avesse a tentare d'offenderlo; e l'arti e lesimulazioni dell'Aragonese erano tali che il represtando minorefede a' fatti che alle parolecolle quali affermava che maipiglierebbe l'armi contro a luisi lasciava in qualche partepersuadere che quel re non sarebbe cosí congiunto con l'armimanifeste agli inimici suoi come era congiunto co' consigli occulti.Nelle quali vane opinioni si ingannava tantoche essendogli datasperanzada coloro che appresso a' svizzeri seguitavano le partisuedi potersi riconciliare quella nazione se consentiva alladimanda di augumentare le pensionipertinacemente di nuovo lodinegòallegando non volere essere taglieggiato; anziusandoi rimedi aspri ove erano necessari i benignivietò che nonpotessino trarre vettovaglie del ducato di Milano: delle qualipatendoper la sterilità del paesegrandissima incomoditàsperava s'avessino a piegare a rinnovare con le condizioni antiche laconfederazione.

Cap.v

Iprocuratori de' cardinali dissidenti celebrano gli atti perl'apertura del concilio pisanoe il pontefice lancia l'interdettocontro Firenze e Pisa. Dissensioni in Firenze; simpatie di molti pelcardinale de' Medici. I fiorentini appellano dall'interdetto. Ilconcilio di Pisa e la questione di Bologna ostacoli alla pace.Confederazione fra il ponteficeil re d'Aragona e il senatoveneziano e sue condizioni.

Sopravennein questo mezzo il primo dí di settembredídeterminato a dare principio al concilio pisano; nel quale díi procuratori de' cardinali venuti a Pisa celebrorono in nome lorogli atti appartenenti ad aprirlo. Per il che il ponteficesdegnatomaravigliosamente co' fiorentini che avessino consentito che neldominio loro si cominciasse il conciliabolo (il quale con questo nomesempre chiamava)dichiarò essere sottoposte allo interdettoecclesiastico le città di Firenze e di Pisaper vigore dellabolla del concilio intimato da lui; nella quale si conteneva chequalunque favorisse il conciliabolo pisano fusse scomunicato einterdettoe sottoposto a tutte le pene ordinate severamente dalleleggi contro agli scismatici ed eretici. E minacciando di assaltarglicon l'armielesse il cardinale de' Medici legato di Perugiae pochidí poiessendo morto il cardinale Regino legato di Bolognalo trasferí a quella legazione; acciò cheessendo contale autorità vicino ai confini loro lo emulo di quello statoentrassino tra se medesimi in sospetto e in confusione: dandoglisperanzache tal cosa potesse facilmente succederele condizioninelle quali era allora quella città.

Perchéoltre all'essere in alcuni il desiderio del ritorno della famigliade' Mediciregnavano tra gli altri cittadini di maggiore momento lediscordie e le divisioniantica infermità di quella cittàcausate in questo tempo dalla grandezza e autorità delgonfaloniere; la quale alcuni per ambizione ed emulazione nonpotevano tollerarealtri erano malcontenti che egliattribuendosinella deliberazione delle cose forse piú che non si convenivaal suo gradonon lasciasse quella parte agli altri che meritavano leloro condizioni: dolendosi che il governo della cittàordinato nei due estremicioè nel capo publico e nelconsiglio popolaremancassesecondo la retta instituzione dellerepublichedi uno senato debitamente ordinatoper il qualeoltre aessere come temperamento tra l'uno e l'altro estremoi cittadiniprincipali e meglio qualificati degli altri ottenessino nellarepublica grado piú onorato; e che il gonfaloniereelettoprincipalmente per ordinare questoo per ambizione o per sospettovano facesse il contrario. Il quale desideriose bene ragionevolenon però di tanta importanza che dovesse voltare gli animiloro alle divisioniperché eziandio senza questo ottenevanoonesto luogo néalla finesenza loro si disponevano le cosepublichefu origine e cagione principale de' mali gravissimi diquella città. Da questi fondamenti essendo nata la divisionetra i cittadinie parendo agli emuli del gonfaloniere che egli e ilcardinale di Volterra suo fratello avessino dependenza dal re diFrancia e confidassino in quella amiciziasi opponevano quantopotevano a quelle deliberazioni che si avevano a fare in favore diquel redesiderosi che il pontefice prevalesse. Da questo era ancoranato che il nome della famiglia de' Medici cominciava a essere mancoesoso nella città; perché quegli ancoraemuli delgonfaloniereche non desideravano il ritorno lorocittadini digrande autoritànon concorrevano piú a perseguitarglinon a impedire (come altre volte si era fatto) la conversazione deglialtri cittadini con loroanzi dimostrandoper battere ilgonfalonieredi non essere alieni dalla amicizia loro facevano quasiombra agli altri di desiderare la loro grandezza: dalla qual cosanasceva che non solo quegli che veramente erano amici loroche nonerano di molto momentoentravano in speranza di cose nuovemaancora molti giovani nobilistimolati o dalle troppe spese o dasdegni particolari o da cupidità di soprafare gli altriappetivano la mutazione dello stato per mezzo del ritorno loro. Eaveva con grande astuzia nutrito e augumentato piú anni questadisposizione il cardinale de' Medici; perché dopo la morte diPiero suo fratelloil cui nome era temuto e odiatosimulando di nonsi volere intromettere delle cose di Firenze né di aspirarealla grandezza antica de' suoiaveva sempre con grandissime carezzericevuto tutti i fiorentini che andavano a Roma e affaticatosiprontamente nelle faccende di tutti enon meno degli altridiquegli che si erano scoperti contro al fratello; trasferendo di tuttola colpa in luicome se l'odio e l'offese fussino terminate con lasua morte: nel quale modo di procedere essendo continuato piúannie accompagnato dalla fama che aveva nella corte di Roma diessereper naturaliberale ossequioso e benigno a ciascunoeradiventato in Firenze grato a molti. E però Giuliodesiderosodi alterare quel governonon imprudentemente lo propose a quellalegazione.

Appelloronoi fiorentini dallo interdettonon nominandoper offendere menonella appellazione il concilio pisano ma solamente il sacro conciliodella Chiesa universale; e come se per l'appellazione fusse sospesol'effetto dello interdetto furonoper comandamento del supremomagistratoastretti i sacerdoti di quattro chiese principali acelebrare publicamente nelle loro chiese gli offici divini: per ilche si scopriva piú la divisione de' cittadiniperchéessendo rimesso nello arbitrio di ciascuno o osservare o sprezzare lointerdettoregolava quasi ciascuno le cose spirituali secondo ilgiudicio o la passione che aveva nelle cose publiche e temporali.

Credette[il re di Francia] che il principiare del concilio facilitasse laconcordia col ponteficee perciò con instanza grande fusollecitato da lui; ingannato in questo come in molte altre coseperché e rendé il pontefice piú duro e ingelosígli animi degli altri príncipiingelositi che alla fine nonsi creasse un pontefice ad arbitrio suo: dandooltre a ciòsomma giustificazione; perché pareva gli movesse non gli odiie passioni particolari ma la causa dell'unione della Chiesa e l'onoredella religione. Onde di nuovo feciono instanza gli imbasciadori de're d'Aragona e d'Inghilterraofferendogli la pace col ponteficeincaso si restituisse Bologna alla Chiesa e che i cardinaliconvenissino al concilio lateranense; a' quali offerivano che il papaperdonerebbe. Ma ritenendolo da consentire il rispetto di Bolognarispose: che non difendeva una città contumace e rebelle dellaChiesasotto il cui dominio e ubbidienza si reggeva come permoltissimi anni aveva fatto innanzi al pontificato di Giulio; ilquale non doverrebbe ricercare piú della autorità conla quale l'aveano tenuta i suoi antecessori: medesimamenteilconcilio pisano essere stato introdotto con onestissimo e santissimoproposito di riformare i disordini notori e intollerabili che eranonella Chiesa; alla qualesenza pericolo di scisma o di divisionefacilmente si restituirebbe l'antico splendore se il ponteficecomeera giusto e convenienteconvenisse a quel concilio. Soggiugnendoche la inquietudine sua e l'animo acceso alle guerre e agli scandoliaveva costretto lui a obligarsi alla protezione di Bologna; e peròper l'onore suonon volere mancare altrimenti di difenderla chemancherebbe al difendere la città di Parigi.

Dunqueil ponteficerimossi tutti i pensieri dalla paceper gli odii eappetiti antichiper la cupidità di Bolognaper lo sdegno etimore del concilio e finalmente per sospettose differisse piúa deliberaredi essere abbandonato da tuttiperché giài soldati spagnuolidimostrando d'avere a passare in Affricacominciavano a Capri a imbarcarsideliberò di fare laconfederazione trattata col re cattolico e col senato viniziano: laquale fu il quinto dí di ottobre publicata solennementepresente il pontefice e tutti i cardinalinella chiesa di SantaMaria del popolo. Contenne che si confederavano per conservareprincipalmente l'unione della Chiesae a estirpazioneperdifenderla dallo scisma imminentedel conciliabolo pisanoe per larecuperazione della città di Bologna appartenenteimmediatamente alla sedia apostolica e di tutte l'altre terre eluoghi che mediatamente o immediatamente se gli appartenessinosottoil qual senso si comprendeva Ferrara; e che contro a quegli che adalcuna di queste cose si opponessino o che di impedirle tentassino(significavano queste parole il re di Francia)a cacciarglitotalmente di Italiacon potente esercito si procedesse. Nel qualeil pontefice tenesse [quattrocento uomini d'arme cinquecento cavallileggieri e semila fanti]tenessevi il senato viniziano [ottocentouomini d'arme mille cavalli leggieri e ottomila fanti]e il red'Aragona mille dugento uomini d'arme mille cavalli leggieri ediecimila fanti spagnuoli; per sostentazione de' quali pagasse ilponteficedurante la guerraciascuno meseventimila ducatiealtrettanti ne pagasse il senato viniziano; numerando di presente lostipendio per due mesiintra i quali dovessino essere venuti inRomagna o dove convenissino i confederati. Armasse il re d'Aragonadodici galee sottiliquattordici n'armassino i viniziani; i qualinel tempo medesimo movessino la guerra nella Lombardia al re diFrancia. Fusse capitano generale dell'esercito don Ramondo diCardonadi patria catelano e allora viceré del reame diNapoli. Che acquistandosi terra alcuna in Lombardia che fusse statade' vinizianise n'osservasse la dichiarazione del pontefice; ilquale incontinenteper scrittura fatta separatamentedichiaròsi restituissino a' viniziani. A Cesare fu riservata facoltàdi entrare nella confederazionee medesimamente al re diInghilterra; a quello con incerta speranza d'averlo finalmente aseparare dal re di Franciaa questo con espresso consentimento delcardinale eboracenseintervenuto continuamente a' trattamenti dellalega. La quale come fu contrattamorí Ieronimo Donato oratorevenetoper la prudenza e desterità sua molto grato alponteficee perciò stato molto utile alla patria nella sualegazione.

Cap.vi

Diversitàdi giudizi intorno alla politica del pontefice. Atti del ponteficecontro a' cardinali dissidenti; sdegno suo contro Firenze e ilSoderini. Orazione del Soderini perché si usino le entrate deibeni delle chiese se il pontefice muoverà guerra. Ragioni percui si delibera di non assalire i fiorentini.

Destòquesta confederazionefatta dal pontefice sotto nome di liberareItalia da' barbaridiverse interpretazioni negli animi degli uominisecondo la diversità delle passioni e degli ingegni. Perchémoltipresi dalla magnificenza e giocondità del nomeesaltavano con somme laudi insino al cielo cosí altopropositochiamandola professione veramente degna della maestàpontificale; né potere la grandezza dell'animo di Giulio avereassunto impresa piú generosané meno piena di prudenzache di magnanimitàavendo con la industria sua commossol'armi de' barbari contro a' barbari; onde spargendosi contro a'franzesi piú il sangue degli stranieri che degli italianinonsolamente si perdonerebbe al sangue nostroma cacciata una delleparti sarebbe molto facile cacciare con l'armi italiane l'altra giàindebolita ed enervata. Altriconsiderando forse piúintrinsecamente la sostanza delle cose né si lasciandoabbagliare gli occhi dallo splendore del nometemevano che le guerreche si cominciavano con intenzione di liberare Italia da' barbarinocerebbono molto piú agli spiriti vitali di questo corpo chenon aveano nociuto le cominciate con manifesta professione ecertissima intenzione di soggiogarla; ed essere cosa piútemeraria che prudente lo sperare che l'armi italianeprive divirtúdi disciplinadi riputazionedi capitani di autoritàné conformi le volontà de' príncipi suoifussino sufficienti a cacciare di Italia il vincitore; al qualequando mancassino tutti gli altri rimedi non mancherebbe mai lafacoltà di riunirsi co' vinti a ruina comune di tutti gliitaliani: ed essere molto piú da temere che questi nuovimovimenti dessino occasione di depredare Italia a nuove nazioni cheda sperare cheper l'unione del pontefice e de' vinizianis'avessino a domare i franzesi e gli spagnuoli. Avere da desiderareItalia che la discordia e consigli malsani de' nostri príncipinon avessino aperta la via d'entrarvi all'armi forestiere; ma chepoi che per la sua infelicità due de' membri piú nobilierano stati occupati dal re di Francia e dal re di Spagnadoversiriputare minore calamità che amendue vi rimanessinoinsino atanto che la pietà divina o la benignità della fortunaconducessino piú fondate occasioni (perché dal farecontrapeso l'un re all'altro si difendeva la libertà di quegliche ancora non servivano) che il venire tra loro medesimi alle armi;per le qualimentre durava la guerrasi lacererebbonocondepredazioni con incendi con sangue e con accidenti miserabilileparti ancora interee finalmente quel di loro che rimanessevincitore l'affliggerebbe tutta con piú acerba e piúatroce servitú.

Mail ponteficeil quale sentiva altrimentidivenuti per la nuovaconfederazione gli spiriti suoi maggiori e piú ardentisubitoche passò il termine prefisso nel monitorio fatto prima a'cardinali autori del concilioconvocato con solennità grandeil concistorio publicosedendo nell'abito pontificale nella saladetta de' redichiarò i cardinali di Santa Crocedi SanMalòdi Cosenza e quel [di] Baiosa essere caduti dalladegnità del cardinalatoe incorsi in tutte le pene alle qualisono sottoposti gli eretici e gli scismatici. Publicòoltre aquestouno monitorio sotto la forma medesima al cardinale di SanSeverinoil quale insino a quel dínon avea molestato; eprocedendo col medesimo ardore a' pensieri delle armi sollecitavacontinuamente la venuta degli spagnuoliavendo nell'animo cheinnanzi a ogni altra cosa si movesse la guerra contro a' fiorentiniper indurre a' voti de' confederati quella republicarimettendo algoverno la famiglia de' Mediciné meno per saziare l'odiosmisurato conceputo contro a Piero Soderini gonfalonierecome sedalla autorità sua fusse proceduto che i fiorentini non sifussino mai voluti separare dal re di Francia e che dipoi avessinoconsentito che in Pisa si celebrasse il concilio. Della qualedeliberazione penetrando molti indizi a Firenzee facendosi perpotere sostenere la guerra diverse preparazionifu trall'altre coseproposto essere molto conveniente che alla guerra mossa ingiustamentedalla Chiesa si resistesse colle entrate de' beni delle chieseeperciò si astringessino gli ecclesiastici a pagare quantitàgrandissima di danari; ma con condizione chedeponendosi in luogosicuronon si spendessino se non in caso fusse mossa la guerraeche cessato il timore che la dovesse essere mossa si restituissino achi gli avesse pagati: alla qual cosa contradicevano molti cittadinialcuni temendo di non incorrere nelle censure e nelle pene impostedalle leggi canoniche contro a' violatori della libertàecclesiasticama la maggiore parte di loro per impugnare le coseproposte dal gonfalonieredalla autorità del quale eramanifesto procedere principalmente questo consiglio. Ma essendoperla diligenza del gonfaloniere e per la inclinazione di molti altrideliberata già ne' consigli piú stretti la nuova leggeordinata sopra questoné mancando altro che l'approvazionedel consiglio maggioreil quale era convocato per questo effettoilgonfaloniere parlò per la legge in questa sentenza:

-Niuno è che possaprestantissimi cittadinigiustamentedubitare quale sia stata sempre contro alla vostra libertà lamente del ponteficenon solo per quel che ne apparisce di presented'averci tanto precipitosamente sottoposti allo interdettosenzaudire molte nostre verissime giustificazioni e la speranza che se glidava di operare di maniera che dopo pochi dí si removesse ilconcilio da Pisama molto piú per il discorso delle azionicontinuate da lui in tutto il tempo del suo pontificato. Delle qualiraccontando brevemente una parte (perché ridurle tutte allamemoria sarebbe cosa molto lunga) chi è che non sappia chenella guerra contro a' pisani non si potette ottenere da luibenchémolte volte ne lo supplicassimofavore alcuno né palese néocculto? con tutto che e la giustizia della causa lo meritassee chelo spegnere quel fuocoche non molti anni prima era stato materia digravissime perturbazioniappartenesse e alla sicurtà dellostato della Chiesa e alla quiete di tutta Italia; anzicome insinoallora si sospettòe fu dopo la vittoria nostra piúcerto semprequante volte ricorrevano a lui uomini de' pisani gliudiva benignamente e gli nutriva nella pertinacia loro con variesperanze: inclinazione in lui non nuova ma cominciata insino nelcardinalato; perchécome è noto a ciascuno di voilevato che fu da Pisa il campo de' franzesiprocurò quantopotette appresso al re di Francia e il cardinale di Roano perchéesclusi noiricevessino in protezione i pisani. Ponteficenonconcedette mai alla republica nostra alcuna di quelle grazie dellequali è solita a essere spesso liberale la sedia apostolica;perché in tante difficoltà e bisogni nostri nonconsentí mai che una volta sola ci aiutassimo delle entratedegli ecclesiastici (come piú volte aveva consentitoAlessandro sestobenché inimico tanto grande di questarepublica) madimostrando nelle cose minori l'animo medesimo cheaveva nelle maggiorici negò ancora il trarre dal clero idanari per sostentare lo studio publicobenché fusse piccolaquantità e continuata con la licenza di tanti ponteficie chesi convertiva in causa pietosa della dottrina e delle lettere. Quelche per Bartolomeo d'Alviano fu trattato col cardinale Ascanio inRoma non fu trattato senza consentimento del ponteficecome allorane apparirono molti indizie tosto ne sarebbono appariti effettimanifesti se gli altri di maggiore potenza che vi intervenivano nonsi fussino ritirati per la morte improvisa del cardinale: ma benchécessati i fondamenti primi non volle mai consentire a' giusti prieghinostri di proibire all'Alviano che non adunasse o intrattenessesoldati nel territorio di Romama proibí bene a' Colonnesi ea' Savelliper mezzo de' quali aremmo con piccola spesa divertiti inostri pericoliche non assaltassino le terre di quegli che sipreparavano per offenderci. Nelle cose di Sienadifendendo semprePandolfo Petrucci contro a noici astrinse con minaccie a prolungarela treguané si interpose poi per altroperché noirecuperassimo Montepulciano (per la difesa del quale avea mandatogente a Siena)se non per paura che l'esercito del re di Francia nonfusse da noi chiamato in Toscana. Da noipel contrarionon gli eramai stata fatta offesa alcunama proceduti sempre con la divozioneconveniente verso la Chiesagratificato lui particolarmente in tuttele dimande che sono state in potestà nostraconceduteglisenza alcuna obligazione anzi contro alla propria utilitàlegenti d'arme alla impresa di Bologna; ma niuno officio niuno ossequioè bastato a placare la mente sua. Della quale sono molti altrisegnima il piú potente quelloche per non parere traportatodallo sdegno e perché so essere nella memoria di ciascunovoglio tacitamente passared'avere prestato orecchie (voglio che leparole siano moderate) a quegli che gli offersono la morte mia; nonper odio contro a medal quale mai avea ricevuta ingiuria alcunaeche quando era cardinale m'avea sempre onoratamente raccoltoma peril desiderio ardente che ha di privare voi della vostra libertà:perché avendo sempre cercato che questa republica aderissealle sue immoderate e ingiuste volontàfusse partecipe dellesue spese e de' suoi pericoliné sperando dalla moderazione ematurità de' consigli vostri potere nascere imprudenti eprecipitose deliberazioniha diritto il fine suo a procurare diintrodurre in questa città una tirannide che dependa da luiche non si consigli e governi secondo le vostre utilità masecondo l'impeto delle sue cupidità; con le qualitirato dafini smisuratinon pensa ad altro che a seminare guerre di guerre ea nutrire continuamente il fuoco nella cristianità. E chi èquello che possa dubitare che ora che seco si dimostrano congiunte sípotenti armiche ora che signoreggia la Romagnache gli ubbidisconoi sanesi (donde ha lo adito a penetrare insino nelle viscere nostre)che e' non abbi intenzione di assaltarci? che e' non sia peringegnarsi apertamente di ottenere colle forze quel che già hatentato occultamente colle insidiee che con tanto ardore ha bramatosí lungamente? e tanto piú quanto piú fussimomal preparati a difenderci. Ma quando niuna altra cosa ildimostrassenon dimostra egli i pensieri suoi abbastanza d'averediputato nuovamente legato di Bologna il cardinale de' Mediciconintenzione di proporlo all'esercito? cardinale non mai onorato obeneficato da luie nel quale non dimostrò mai alcunaconfidenza. Che significa questoaltro chedando autoritàaccostando a' vostri confini anzi mettendo quasi in sul collo vostrocon tanta degnità con riputazione e con armiquel che aspiraa essere vostro tirannodare animo a' cittadini (se alcuni ne sonotanto pravi) che amino piú la tirannide che la libertàe sollevare i sudditi vostri a questo nome? Per le quali cose questimiei onorevoli colleghie molti altri buoni e savi cittadinihannogiudicato essere necessario che per difendere questa libertàsi faccino i medesimi provedimenti che s'arebbono a fare se la guerrafusse certa; e se bene sia verisimile che il re di Franciaalmenoper l'interesse proprioci aiuterà potentementenon dobbiamoper questa speranza omettere i rimedi che sono in nostra potestàné dimenticarci che facilmente molti impedimenti potrebbonosopravenire che ci priverebbono in qualche parte degli aiuti suoi.Non crediamo che alcuno nieghi che questo sia salutifero e necessarioconsiglioe chi pure lo negasse potrebbe essere che altro lo movesseche 'l zelo del bene comune. Ma sono bene alcuni che allegano cheessendo noi incerti se il pontefice ha nell'animo di muoverci laguerraè inutile deliberazioneoffendendo l'autoritàsua e gravando i beni ecclesiasticidargli giusta cagione disdegnarsi e provocarlo a farci quasi necessariamente la guerra: comeseper tanti e cosí evidenti segni e argomentinon sicomprendesse manifestamente quale sia la mente sua; o come seappartenesse a prudenti governatori delle republiche tardare aprepararsi dopo il principio dell'assaltovolere prima riceveredall'inimico il colpo mortale che vestirsi dell'armi necessarie adifendersi. Altri dicono cheper non aggiugnere all'ira delpontefice l'ira divinasi debbe provedere alla salute nostra conaltro modoperché non è in noi quella necessitàsenza la quale è sempre proibitocon pene gravissimedalleleggi canonichea' secolariimporre gravezze a' beni o alle personeecclesiastiche. È stata considerata questa ragione similmenteda noi e dagli altri che hanno consigliato che si faccia questalegge: ma non bastandocome voi sapetel'entrate publiche allespese che occorrerannoed essendo state sí lungamente e sígravemente affaticate le borse vostreed essendo manifesto che nellaguerra aranno a ogn'ora a essere di nuovo affaticatechi èquello che non vegga essere molto conveniente e necessario che lespese che si faranno per difenderci dalla guerra mossa dalle personeecclesiastiche si sostenghino in qualche parte co' danari dellepersone ecclesiastiche? cosa molte altre volte usata nella nostracittà e molto piú da tutti gli altri príncipi erepublichema non già mainé qui né altrovecon maggiore moderazione e circospezione; poiché non s'hanno aspendere in altro usoanzi s'hanno a depositare in luogo sicuroperrestituirglise il timore nostro sarà stato vanoa'religiosi medesimi. Se adunque il pontefice non ci moverà laguerra non spenderemo i danari degli ecclesiasticiné quantoallo effetto aremo imposto loro gravezza alcuna; se ce la moveràchi si potrà lamentare che con tutti i modi a noi possibili cidifendiamo da una guerra tanto ingiusta? Che cagione gli dàquesta republicache per necessità non per volontàcome a lui è notissimoha tollerato che a Pisa si chiami ilconcilioper la quale si possa dire che l'abbiamo provocato oirritato? se già non si dice provocare o irritare chi nonporge il collo o il petto aperto allo assaltatore. Benchénonlo provoca o irrita chi si prepara a difendersichi si mette inordine per resistere alla sua ingiusta violenza; ma lo provocheremmoo irriteremmo se non ci provedessimoperchéper la speranzadella facilità della impresadiventerebbe maggiore lo impetoe l'ardore che ha di distruggere da' fondamenti la vostra libertà.Né vi ritenga il timore di offendere il nome divino; perchéil pericolo è sí grave e sí evidentee sonotali i bisogni e le necessità nostre (né si puòin pregiudicio vostro trattare cosa di maggiore peso)che èpermesso non solo l'aiutarsi con quella parte di queste entrate chenon si converte in usi piianzi sarebbe lecito mettere mano allecose sacre: perché la difesa èsecondo la legge dellanaturacomune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dalconsentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duraturaquanto il mondoe alla quale non possono derogare né le leggicivili né le canoniche fondate in su la volontà degliuominie le qualiscritte in sulle cartenon possono derogare auna legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa naturae scrittascolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazioneumana. Né si ha aspettare che noi siamo ridotti a estremanecessitàperché condotti in tale statoe circondatie quasi oppressi dagli inimicitardi ricorreremmo a' rimeditardisarebbono gli antidotiincarnato che fusse nel corpo nostro ilveleno. Ma oltre a questocome si può negare che ne' privatinon sia gravissima necessità? quando le gravezze che sipongono ne costringono una grandissima parte a estremare di quellespese senza le quali non possono vivere se non con grandissimaincomoditàe con diminuire assai delle cose necessarie algrado loro. Questa è la necessità considerata dalleleggile quali non vogliono che si aspetti che i vostri cittadinisiano ridotti al pericolo della fame e in termine che non possinosostentare piú né sé né le sue famiglie:e da altra partecon questa imposizionenon si dà agliecclesiastici alcuna incomoditàanzi si disagiano di quellaparte delle entrate la quale o conserverebbeno inutilmente nellacassa o consumerebbeno in spese superflueo forse molti di loro(siami perdonata questa parola) spenderebbeno in piaceri nonconvenienti e non onesti. È conclusione comune di tutti i saviche a Dio piaccino sommamente le libertà delle cittàperché in quelle piú che in altra specie di governi siconserva il bene comuneamministrasi piú senza distinzione lagiustiziaaccendonsi piú gli animi de' cittadini all'operevirtuose e onoratee si ha piú rispetto e osservanza allareligione. E voi credete che gli abbia a dispiacere che per difenderecosa sí preziosaper la quale chi sparge il proprio sangue èlaudato sommamentevi vagliate d'una piccola parte di frutti e dientrate di cose temporali? le quali benché dedicate allechiese sono però pervenute tutte in quelle dalle elemosinedalle donazioni e da' lasci de' nostri maggiori; e le quali sispenderanno non meno in conservazione e per salute delle chiesesottoposte nelle guerre non altrimenti che le cose secolari allacrudeltà e avarizia de' soldatie che non saranno piúriguardate in una guerra fatta dal pontefice che sarebbeno in unaguerra fatta da qualunque empio tiranno o da' turchi. Aiutatementreche voi potetecittadinila vostra patria e la vostra libertà;e vi persuadete non potere fare cosa alcuna piú grata e piúaccetta al sommo Iddioe che a rimuovere la guerra dalle case dallepossessioni da i tempiie da i monasteri vostri non èmigliore rimedio che fare conoscerea chi pensa di offendervichevoi siete determinati di non pretermettere cosa alcuna perdifendervi. -

Uditoil parlare del gonfaloniere non fu difficoltà alcuna che lalegge proposta non fusse approvata dal consiglio maggiore. Dalla qualcosa benché crescesse sopra modo la indignazione del ponteficee si concitasse tanto piú al disporre i confederati a romperela guerra a' fiorentininondimeno rimossono da questa sentenza e luie quegli che in Italia trattavano per il re d'Aragona le persuasionidi Pandolfo Petrucci; il qualeconfortando che si assaltasseBolognadetestava il muovere la guerra in Toscana: allegando cheBolognaimpotente per se medesima a difendersisarebbe solamentedifesa dalle forze del re di Francia; ma per i fiorentiniresisterebbe e la potenza di loro medesimi eper l'utilitàpropria non meno che per Bolognail medesimo re. I fiorentinisebene inclinati con l'animo al re di Francianondimeno prudenti egelosi della conservazione dello stato loronon avere in tanti motia instanza sua offeso alcuno coll'arminé gli essere statiutili in altro che in accomodarloper difesa dello stato diLombardiadi dugento uomini d'armeper gli oblighi dellacapitolazione fatta comunemente col re cattolico e con lui: nonpotersi fare cosa piú grata né piú utile al redi Francia che necessitare i fiorentini a partirsi dalla neutralitàe fare diventare la causa loro comune con la causa sua; ed esseregrande imprudenzaavendo invano il re astrettigli con molti prieghie promesse che si dichiarino per luiche gli inimici suoi sienocagione di fargli conseguire quello che con l'autorità sua nonavesse potuto ottenere: comprendersi da ciascuno per molti segnimaaverne egli certissima notiziache a' fiorentini era molestissimoche il concilio si celebrasse in Pisané averlo consentitoper altro che per non avere avuto ardire di repugnare alle dimandedel re di Franciafatte subito dopo la rebellione di Bologna equando non si vedevano armi opposite in Italia; e che era certoconcorrere al concilio l'autorità di Cesaree si credeva cheanche vi fusse il consentimento del re cattolico: sapere eglimedesimamente che i fiorentini non erano per tollerare che neldominio loro si fermassino soldati franzesied essere cosa moltoperniciosa il minacciargli o l'aspreggiarglianzi per il contrarioessere utilissimo il trattare con mansuetudine e con dimostrazione diammettere le loro scuse; perché cosí procedendo o siotterrebbe da lorocol tempo o con qualche occasionequel che oranon si poteva sperareo almenonon gli costringendo a fare pertimore nuove deliberazionisi addormenterebbono in modo che ne'tempi pericolosi non nocerebbenoe ottenendosi la vittoria sarebbein potestà de' confederati dare quella forma al governo de'fiorentini che piú giudicassino espediente. Diminuiva inquesta causa l'autorità di Pandolfo il conoscersi che perl'utilità propria desiderava che nella Toscana non siincominciasse una guerra tanto graveper la quale o dagli esercitiamici o dagli inimici sarebbono parimenti distrutti i paesi di tutti;ma parveno tanto efficaci le sue ragioni che facilmente si deliberòdi non assaltare i fiorentini. Il quale consiglio fece riputaremigliore la contenzione chenon molti dí poicominciòtra' fiorentini e i cardinali.

Cap.vii

Ifiorentini vietano l'ingresso in Toscana e in Pisa alle miliziefrancesi al seguito de' cardinali del concilio. Avversione alconcilio del popolo e dei sacerdoti pisani; per un tumulto icardinali deliberano di trasferire il concilio a Milano. Avversioneal concilio anche del popolo milanese. Freddezza di Massimilianoriguardo al concilio e suo contegno ambiguo di fronte alle questionipolitiche. Condizioni difficili del re di Francia per la politicadegli altri sovrani e del pontefice.

Noneranocome è detto di sopraintervenuti i cardinali a' primiatti del concilio; perché si erano fermati al Borgo a SanDonninoo per aspettare i prelati che venivano di Francia o quegliche aveva promesso di mandare il re de' romanio per altre cagioni:onde essendo partiti per diverse viesi sparse fama che i duespagnuolii quali aveano preso il cammino di Bolognasiriconcilierebbono col pontefice; perché continuamentetrattavano collo imbasciadore del re d'Aragona che dimorava appressoal ponteficee perché aveano dimandato e ottenuto da'fiorentini la fede publica di potere sicuramente fermarsi in Firenze.Ma arrivati nel paese di Mugello si voltorno improvisamente versoLucca per congiugnersi con gli altrio perché veramenteavessino avuto sempre cosí nell'animo o perché nelcardinale di Santa Croce potesse piú finalmente l'anticaambizione che il nuovo timoreo perchéavendo ricevuto inquel luogo l'avviso di essere stati privatisi disperassino dipotere piú essere concordi col pontefice. Passavano nel tempomedesimo l'Apennino i tre cardinali franzesiSan MalòAlibret e Baiosaper la via di Pontriemoli; e con loro i prelati diFrancia: dietro a' quali partivano di Lombardiaper richiesta fattada lorotrecento lancie franzesi sotto il governo di Odetto di Foissignore di Lautrech deputato da' cardinali custode del conciliooperché giudicassino pericoloso lo stare in Pisa senza presidiotale o perché il concilioaccompagnato dall'armi del re diFranciaprocedesse con maggiore autorità o veramente (comedicevano) per avere possanza di raffrenare qualunque ardisse dicontraffare o di non ubbidire a' decreti loro. Ma i fiorentinicomeintesono questa deliberazionela quale insino che le genticominciorno a muoversi era stata loro celatadeliberorno nonricevere in quella cittàtanto importantetal numero disoldati: considerando la mala disposizione de' pisaniricordandosiche la ribellione passata era proceduta alla presenza e permettendolail re Carloe della inclinazione che al nome pisano avevano avuta isoldati franzesie dubitando oltre a questo che per la insolenzamilitare potesse nascervi qualche accidente pericoloso; ma molto piútemendo che se l'armi del re di Francia venivano a Pisa non nenascesse (e forse secondo il desiderio occulto del re) che la Toscanadiventasse la sedia della guerra. Perciò significornoneltempo medesimo: al reessere difficile l'alloggiarle per lastrettezza e sterilità del paeseincomodo non che altro apascere la moltitudine che conveniva al concilioné esserenecessarioperché Pisa era talmente retta e custodita da loroche i cardinali potevanosenza pericolo o di insulti forestieri o diopposizione di quegli di dentrosicurissimamente dimorarvi; e alcardinale di San Malòcolla cui volontà si reggevanoin queste cose i franzesiche aveano deliberato di non ammettere inPisa soldati. Il qualedimostrando colle parole di consentireordinava da altra parte che le gentiseparatamente e con minoredimostrazione che si potevaprocedessino innanzi; persuadendosi cheapprossimate a Pisa vi entrerebbonoo con la violenza o con arti operché i fiorentini non ardirebbonocon tanta ingiuria delredi proibirlo. Ma avendo il re risposto apertamente esserecontento non vi venissino e da altra parte non lo vietandoifiorentini mandorno al cardinale di San Malòcon imbasciatapari alla sua superbiaFrancesco Vettoria certificarlo che se icardinali entravano con l'armi nel dominio loro non solo non gliammetterebbono in Pisa ma gli perseguiterebbono come inimici: ilmedesimose le genti d'arme passavano l'Apennino verso Toscanaperché presumerebbono non passassino per altro che per entrarepoi occultamente o con qualche fraude in Pisa. Dalla quale propostacommosso il cardinaleordinò che le genti ritornassino di làdallo Apennino; consentendogli i fiorentini che con lui rimanessinooltre alle persone di Lautrech e di Ciattiglionecento cinquantaarcieri.

Convennonsitutti i cardinali a Luccala quale città il pontefice perquesta cagione dichiarò incorsa nello interdetto; ove lasciatoinfermo il Cosentinoche pochi dí poi vidde l'ultimo suo díandorno gli altri quattro a Pisa; non ricevuti né con lietianimi de' magistrati né con riverenza o divozione dellamoltitudineperché a fiorentini era molestissima la lorovenutané accetta o di estimazione alcuna appresso a' popolicristiani la causa del concilio. Perchécon tutto che iltitolo di riformare la Chiesa fusse onestissimo e di grandissimautilitàanzi a tutta la cristianità non menonecessario che gratonondimeno a ciascuno appariva gli autorimuoversi da fini ambiziosi e involti nelle cupidità delle cosetemporalie sotto colore del bene universale contendersi degliinteressi particolarie che a qualunque di essi pervenisse ilpontificato non arebbono minore bisogno di essere riformati cheavessino coloro i quali si trattava di riformare; e cheoltre allaambizione de' sacerdotiaveano suscitato e nutrivano il concilio lequistioni de' príncipi e degli stati: queste avere mosso il redi Francia a procurarloqueste il re de' romani a consentirloqueste il re d'Aragona a impugnarlo. Dunquecomprendendosichiaramente che con la causa del concilio era congiuntaprincipalmente la causa dell'armi e degli imperiaveano i popoli inorrore che sotto pietosi titoli di cose spirituali si procurassinoper mezzo delle guerre e degli scandolile cose temporali. Perònon solamente nello entrare in Pisa i cardinali apparímanifestamente l'odio e il dispregio comune ma piúmanifestamente negli atti conciliari. Perché avendo convocatoil clero a intervenire nella chiesa cattedrale alla prima sessioneniuno religioso volle intervenirvi; e i sacerdoti propri di quellachiesavolendo essisecondo il rito de' concilicelebrare la messaper la quale si implora il lume dello Spirito Santorecusorno diprestare loro i paramenti; e procedendo poi a maggiore audaciaserrate le porte del tempiosi opposono perché non vientrassino. Delle quali cose essendosi querelati i cardinali aFirenzefu comandato che non si negassino loro né le chiesené gli instrumenti ordinati a celebrare gli offici divini mache non si costrignesse il clero a intervenirvi; procedendo questedeliberazioniquasi repugnanti a se stessedalle divisioni de'cittadini: per le qualiricettando da una parte nelle terre loro ilconcilio dall'altra lasciandolo vilipenderesi offendeva in un tempomedesimo il pontefice e si dispiaceva al re di Francia. Però icardinaligiudicando lo stare in Pisa senza armi non essere senzapericoloe conoscendo diminuirsiin una città che nonubbidiva a' decreti lorol'autorità del concilioinclinavanoa partirsene come prima avessino indirizzate le cose. Ma glicostrinse ad accelerare un casoil quale benché fussefortuito ebbe perciò il fondamento dalla mala disposizionedegli uomini. Perché avendo un soldato franzese fatto a unameretrice certa insolenza nel luogo publicoe avendo i circostanticominciato a esclamareconcorsono al romore coll'armi moltifranzesicosí soldati come familiari de' cardinali e deglialtri prelati; e vi concorsono da altra parte similmente molti delpopolo pisano e de' soldati de' fiorentini: e gridandosi per quegliil nome di Franciaper questi quello di Marzocco (segno dellarepublica fiorentina)cominciò tra loro uno furioso assalto;ma concorrendovi i capitani franzesi e i capitani de' fiorentini fualla fine sedato il tumultoessendo già feriti molti diamendue le parti; e tra gli altri Ciattiglionecorso nel principiosenza arme per ovviare allo scandoloe similmente Lautrechconcorsovi per la medesima cagionebenché l'uno e l'altroferito leggiermente. Ma questo accidente empié di tantospavento i cardinalicongregati per sorte all'ora medesima nellachiesa quivi vicina di San Micheleche fatta il dí seguentela [seconda] sessionenella quale statuirno che il concilio sitrasferisse a Milanosi partirno con grandissima celeritàinnanzi al quintodecimo dí della venuta loro: con sommaletizia de' fiorentini e de' pisanima non meno essendone lieti iprelati che seguitavano il concilio; a' quali era molesto esserevenuti in luogo cheper la mala qualità degli edifici e permolte altre incomodità procedute dalla lunga guerranon eraatto alla vita dilicata e copiosa de' sacerdoti e de' franzesiemolto piú perchéessendo venuti per comandamento delre contro alla propria volontàdesideravano mutazione diluogo e qualunque accidente per difficultareallungare o dissolvereil concilio.

Maa Milano i cardinaliseguitando per tutto il dispregio e l'odio de'popoliarebbono avute le medesime o maggiori difficoltà:perché il clero milanesecome se in quella cittàfussino entrati non cardinali della Chiesa romanasoliti a essereonorati e quasi adorati per tuttoma persone profane ed esecrabilisi astenne subitamente da se stesso dal celebrare gli offici divini;e la moltitudinequando apparivano in publicogli maladiceva glischerniva palesemente con parole e gesti obbrobriosie sopra glialtri il cardinale di Santa Croce riputato autore di questa cosaeche era piú negli occhi degli uomini perché nell'ultimasessione pisana l'avevano eletto presidente del concilio. Sentivansiper tutte le strade i mormorii della plebe: solere i concili addurrebenedizioni pace concordia; questo addurre maladizioni guerrediscordie; solersi congregare gli altri concili per riunire la Chiesadisunitaquesto essere congregato per disunirla quando era unita;vulgarsi la contagione di questa peste in tutti che gli ricevevanoche gli ubbidivano che gli favorivano che in qualunque modo con essiconversavanoche gli udivano o che gli guardavano; né sipotere dalla venuta loro aspettare altro che sangue che fame chepestilenza chefinalmenteperdizione de' corpi e dell'anime.Raffrenò queste voci già quasi tumultuose Gastone diFoisil qualepochi mesi innanzi alla partita di Longavillaerastato preposto dal re al ducato di Milano e all'esercito; perchécon gravissimi comandamenti costrinse il clero a riassumere lacelebrazione degli ufficie il popolo a parlare in futuromodestamente.

Procedevanoper queste difficoltà poco felicemente i princípi delconcilio. Ma turbava molto piú le speranze de' cardinalicheCesaredifferendo di giorno in giornonon mandava né prelatiné procuratori; con tutto cheoltre a tante promesse fatteprimaavesse affermato al cardinale di San Severinoe continuamenteaffermasse al re di Franciavolergli mandare: anzinel tempomedesimoo allegando per scusao essendone fatto capace da altrinon essere secondo la sua degnità mandare al concilio pisano iprelati degli stati propri se il medesimo non si faceva in nome ditutta la nazione germanicaaveva convocati in Augusta i prelati diGermania per deliberare come nelle cose di quel concilio si dovessecomunemente procedere; affermando però a' franzesi che conquesto mezzo gli condurrebbe tutti a mandarvi. Tormentava anchel'animo del re colla varietà del suo procedere: perchéoltre alla freddezza dimostrata nelle cose del concilioprestavaapertamente l'orecchie alla concordia co' vinizianitrattata conmolte offerte dal pontefice e dal re di Aragona; da altra partelamentandosi del re cattolico che non si fusse vergognato dicontravenire sí apertamente alla lega di Cambraie che inquesta nuova non confederazione ma prodizione l'avesse nominato comeaccessorioproponeva a Galeazzo da San Severino d'andare a Romapersonalmente come inimico del ponteficema somministrandogli il reparte del suo esercito e quantità grandissima di danari: enondimeno non proponendo queste cose con tale fermezza che e' nonfusse dubbio quel chesodisfatto eziandio di tutte le sue dimandeavesse finalmente a deliberare.

Dunquenel petto del re combattevano le consuete sospensioni: che Cesareabbandonato da lui si unirebbe con gli inimici; a sostentarlosicomperava la sua congiunzione con prezzo smisurato il quale non sisapeva che frutto avesse a partorireconoscendosiper l'esperienzadel passatoche spesso gli nocevano piú i propri disordiniche giovassino le forzené sapendo il re in se medesimodeterminarsi quali gli avessino piú a nuocere in questo tempoo i successi prosperi o gli avversi di Cesare. Aiutava quanto potevala sua sospensione il re cattolico; dando speranzaper farloprocedere piú lentamente a' provedimenti della guerrachel'armi non si moverebbono: simile officioe per simili cagionifaceva il re di Inghilterra; il quale aveva risposto all'oratore delre di Francia non essere vero che avesse consentito alla lega fatta aRomae che era disposto di conservare la confederazione fatta conlui: e nel tempo medesimo il vescovo di Tivoli proponeva in nome delpontefice la pacepurché il re non favorisse piú ilconcilio e si rimovesse dalla protezione di Bologna; offerendod'assicurarlo che il pontefice non tenterebbe poi cose nuove contro alui. Dispiaceva meno al re la paceeziandio con inique condizioniche il sottomettersi a' pericoli della guerra e alle spese cheavendo a resistere agli inimici e a sostentare Cesaresidimostravano quasi infinite: nondimeno lo moveva lo sdegno di esserequasi sforzato dal re d'Aragona col terrore dell'armi a fare questo;il potersi molto difficilmente assicurare che il paparicuperataBologna e liberato dal timore del concilioosservasse la pace; e ildubbio chequando pure si dimostrasse apparecchiato a consentirealle condizioni proposteil pontefice non se ne ritraessecomealtre volte avea fatto: ondeoffesa la sua degnità e lariputazione diminuitaCesare si riputasse ingiuriato chelasciatolui nella guerra co' vinizianiavesse voluto conchiudere la pace persé solo. Però rispose precisamente al vescovo di Tivolinon volere consentire che Bologna stesse sotto la Chiesa se non nelmodo che anticamente soleva stare; e nel tempo medesimoper fareferma determinazione con Cesareche era a Brunech terra non moltodistante da Trentomandò a lui con ampie offerte e concelerità grandissima Andrea de Burgo cremoneseoratorecesareo appresso a sé: nel qual tempo alcuni de' suoi sudditidel contado di Tiruolo occuporno Butistencastello molto forteall'entrata di Valdicaldora.

Cap.viii

Disegnidel re di Francia dopo l'interruzione delle pratiche di pace. Notizieintorno agli svizzeri. Gli svizzeri entrano nel ducato di Milano. Neesconodopo pococon sorpresa generale. Il re di Francia chiede a'fiorentini che concorrano con aiuti alla guerra. Contrastantiopinioni in Firenze. Il Guicciardini inviato come ambasciatore al red'Aragona.

Interrottedel tutto le pratiche della pacefurno i primi pensieri del re checome la Palissail quale [avea] lasciati in Verona tremila fanti permitigare Cesare sdegnato della partita suaavesse ricondotto ilresto delle [genti] nel ducato di Milanoche soldati nuovi fanti eraccolto insieme tutto l'esercito si assaltasse la Romagna; sperandoinnanzi che gli spagnuoli vi si fussero approssimatioccuparla o intutto o in partee dipoi o procedere piú oltre secondol'occasioni o sostenere la guerra nel territorio d'altri insino allaprimavera: al qual tempopassando in Italia personalmente con tuttele forze del suo regnosperava dovere essere per tutto superioreagli inimici. Le quali cose mentre che disegnaprocedendo piúlente le deliberazioni che per avventura non comportavanol'occasionie ritraendo il re da molti provedimenti e specialmenteda soldare di nuovo fanti l'essere per natura alienissimo dallospenderesopravenne sospetto che i svizzeri non si movessino. Dellaquale nazione perché sparsamente in molti luoghi si èfatta menzionepare molto a proposito e quasi necessarioparticolarmente trattarne.

Sonoi svizzeri quegli medesimi che dagli antichi si chiamavano elvezigenerazione che abita nelle montagne piú alte [di Giuradettedi San Claudioin quelle di Briga e di San Gottardo]uomini pernatura ferocirusticanie per la sterilità del paese piútosto pastori che agricultori. Furono già dominati da' duchidi Austria; da' quali ribellatisigià è grandissimotemposi reggono per loro medesiminon facendo segno alcuno diricognizione né agli imperadori né ad altri príncipi.Sono divisi in tredici popolazioni: essi le chiamano cantoni;ciascuno di questi si regge con magistratileggi e ordini propri.Fanno ogni annoo piú spesso secondo che accade di bisognoconsulta delle cose universali; congregandosi nel luogo il qualeorauno ora altroeleggono i deputati da ciascuno cantone: chiamanosecondo l'uso di Germaniaqueste congregazioni diete; nelle quali sidelibera sopra le guerre le paci le confederazionisopra le dimandedi chi fa instanza che gli sia concedutoper decreto publicosoldati o permesso a' volontari di andarvi; e sopra le cose attenentiallo interesse di tutti. Quando per publico decreto concedonosoldatieleggono i cantoni medesimi tra loro uno capitano generaledi tuttial quale con le insegne e in nome publico si dà labandiera. Ha fatto grande il nome di questa gentetanto orrida eincultal'unione e la gloria dell'armicon le qualiper la ferocianaturale e per la disciplina dell'ordinanzenon solamente hannosempre valorosamente difeso il paese loro ma esercitato fuori delpaese la milizia con somma laude: la quale sarebbe stata senzacomparazione maggiore se l'avessino esercitata per lo imperio proprioe non agli stipendi e per propagare lo imperio di altrie se piúgenerosi fini avessino avuto innanzi agli occhia' tempi nostrichelo studio della pecunia; dall'amore della quale corrotti hannoperduta l'occasione di essere formidabili a tutta Italiaperchénon uscendo del paese se non come soldati mercenari non hannoriportato frutto publico delle vittorieassuefattisiper lacupidità del guadagnoa essere negli eserciticon taglieingorde e con nuove dimandequasi intollerabilie oltre a questonel conversare e nell'ubbidire a chi gli pagamolto fastidiosi econtumaci. In casai principali non si astengono da ricevere doni epensioni da' príncipi per favorire e seguitare nelle consultele parti loro: per il cheriferendosi le cose publiche all'utilitàprivate e fattisi vendibili e corruttibilisono tra loro medesimisottentrate le discordie; dondecominciandosi a non essere seguitatoda tutti quel che nelle diete approvava la maggiore parte deicantonisono ultimatamentepochi anni innanzi a questo tempovenuti tra loro medesimi a manifesta guerracon somma diminuzionedell'autorità che avevano per tutto. Piú basse diqueste sono alcune terre e villaggi chiamati vallesi perchéabitano nelle valliinferiori molto di numerodi autoritàpublica e di virtúperché a giudicio di tutti non sonoferoci come i svizzeri. E un'altra generazione piú bassa diqueste duechiamonsi grigioniche si reggono per tre cantonieperò detti signori delle tre leghe: la terra principale delpaese si dice Coira; sono spesso confederati de' svizzerie con loroinsieme vanno alla guerra e si reggono quasi co' medesimi ordini ecostumi; anteposti nell'armi a' vallesi ma non eguali a' svizzeri nédi numero né di virtú.

Isvizzeri adunquein questo tempo non degenerati ancora tanto nécorrotti come poi sono statiessendo stimolati dal ponteficesipreparavano per scendere nel ducato di Milano; dissimulando chequesto movimento procedesse dalla università de' cantonimadando voce ne fussino autori il cantone di Svit e quello di Friborgoil primo perché si querelava che uno suo corriere passando perlo stato di Milano era stato ammazzato da' soldati franzesiquestoperché pretendeva avere ricevuto ingiurie particolari. Iconsigli de' quali e publicamente di tutta la nazione benchéprima fussino pervenuti all'orecchie del re non l'aveano peròmosso a convenire con lorocome i suoi assiduamente lo confortavanoe come gli amici che aveva tra loro gli davano speranza potersiottenere; ritenendolo la solita difficoltà di non accrescereventimila franchi (sono questi poco piú o meno di diecimiladucati) alle pensioni antichee cosí ricusando per minimoprezzo quella amicizia che poi molte volte con tesoro inestimabilearebbe comperata; persuadendosi che o non si moverebbono o chemovendosi potrebbono poco nuocergliperché soliti aesercitare la milizia a piede non avevano cavallie perchénon avevano artiglierie: essere oltre a questo in quella stagione(già era entrato il mese di novembre) i fiumi grossimancarea essi i ponti e le navile vettovaglie del ducato di Milano ridotteper comandamento di Gastone di Fois ne' luoghi fortibene custoditele terre vicinee potersi opporre loro alla pianura le genti d'arme;per i quali impedimenti essere necessario chemovendosifussinonecessitati in ispazio di pochi dí a ritornarsene. E nondimenoi svizzerinon gli spaventando queste difficoltàeranocominciati a scendere a Varesenel qual luogo continuamenteaugumentavano; avendo seco sette pezzi d'artiglieria da campagna emolti archibusi portati da' cavallie medesimamente non al tuttosenza apparecchio di vettovaglie. La venuta de' quali faceva moltopiú timorosa cheessendo i soldati franzesi divenuti piúlicenziosi che 'l solitocominciava a essere a' popoli nonmediocremente grave lo imperio loro; perché il reastrettodalla avarizianon aveva consentito che si facesse provedimento difanti; né le genti d'arme che allora erano in Italiasecondoil numero veromille trecento lancie e dugento gentiluominipotevano tutte opporsi a' svizzeriessendone una parte alla guardiadi Verona e di Bresciae avendo Fois mandato di nuovo a Bolognadugento lancieper la venuta del cardinale de' Medici e diMarcantonio Colonna a Faenza: ovese bene non avessino fanti pagatinondimeno per le divisioni della cittàe perché inquelli dí il castellano della rocca di Sassiglionecastellodella montagna di Bolognal'aveva spontaneamente dato al legatoeraparuto necessario mandarvi questo presidio. Da Varese mandorno isvizzeri per uno trombetto a diffidare il luogotenente regio: ilquale avendo seco poca gente d'armeperché non aveva avutotempo a raccorlené piú che dumila fantiné sirisolvendo ancora per non dispiacere al re a soldarne di nuovoeravenuto ad Assaronterra distante tredici miglia da Milanonon conintenzione di combattere ma di andargli costeggiando per impedireloro le vettovaglie; nella qual cosa solo rimaneva la speranza delritenerglinon essendo tra Varese e Milano né fiumi difficilia passare né terre atte a essere difese. Da Varese vennono isvizzeri a Galeraessendo già augumentati insino al numero didiecimila; e Gastoneil quale seguitava Gianiacopo da Triulzisipose a Lignano distante quattro miglia da Galera: dalle quali coseimpauriti i milanesi soldavano fanti a spese proprie per guardiadella cittàe Teodoro da Triulzi faceva fortificare ibastioni ecome se l'esercito avesse a ritirarsi in Milanofare lespianate dalla parte di dentrointorno a' ripari che cingono iborghiperché i cavalli potessino adoperarsi. Presentossinondimeno Gastone di Foiscon cui erano cinquecento lancie e dugentogentiluomini del re e con molta artiglieriainnanzi alla terra diGalera; all'apparire de' quali i svizzeri uscirono ordinati inbattaglia: nondimenonon volendo insino non erano maggiore numerocombattere in luogo apertoritornorno presto dentro. Crescevaintratanto continuamente il numero loro; per il quale deliberati dinon ricusare piú di combattere vennono a Bustinella qualeterra erano alloggiate cento lancieche a fatica salvorno séperduti i carriaggi con parte de' cavalli. Alla fine i franzesiritirandosi sempre che essi procedevano innanzisi ridussono ne'borghi di Milano; essendo incerti gli uomini se volessino fermarsi adifendergliperché altro sonavano le loro parole altrodimostrava il fornire sollecitamente il castello di vettovaglie.Approssimoronsi dipoi i svizzeri a' sobborghi a due miglia; ma vi eragià molto allentato il timoreperché continuamentesopravenivano le genti d'arme richiamate a Milano e similmente moltifanti che si soldavanoe d'ora in ora si aspettavano Molard co'fanti guasconi e Iacob co' fanti tedeschirichiamati l'uno da Veronal'altro da Carpi. E in questo tempo furno intercette lettere de'svizzeri a' loro signori. Significavano essere debole l'opposizionede' franzesimaravigliavansi non avere ricevuto dal pontefice messoalcuno né sapere quel che facesse l'esercito de' viniziani; enondimenoche procedevano secondo che si era destinato.

Eranogià in numero sedicimila e si voltorno verso Monciala qualenon tentato di occupare ma standosi piú verso il fiumedell'Addadavano timore a' franzesi di volere tentare di passarlo;però gittavano il ponte a Cascianoper impedire loro iltransito con l'opportunità della terra e del ponte. Dovementre stannovenneimpetrato prima salvocondottouno capitano de'svizzeri a Milanoil quale dimandò lo stipendio di uno meseper tutti i fantiofferendo di ritornarsene al paese loro; mapartito senza conclusioneper essergli offerta somma molto minoretornò il seguente dí con dimande piú alteeancora che gli fussino fatte offerte maggiori che 'l dídinanzinondimenoritornato a suoirimandò subito indietrouno trombetto a significare che non voleano piú la concordia:e l'altro dí dipoimossi contro all'espettazione di tuttiverso Comose ne tornorno alla patria; lasciando liberi i giudícidegli uomini se fussino scesi per assaltare lo stato di Milano o perpassare in altro luogoe per quale cagione non soprafatti ancora daalcuna evidente difficoltà fussino tornati indietroo perchévolendo ritornarsene non avessino accettato i danariavendonemassime dimandati. Come si siaè manifesto che mentre siritiravano sopravenneno due messi del pontefice e de' vinizianiiquali si divulgò che se fussino arrivati prima non sisarebbeno i svizzeri partiti. Né si dubitache se nel tempomedesimo che entrorono nel ducato di Milano fussino stati glispagnuoli vicini a Bolognache le cose de' franzesinon potendoresistere da tante partisarebbono andate senza indugio in manifestaperdizione.

Ilquale pericolo gustando il re per l'esperienzache prima non l'avevaantiveduto con la ragionecommesseinnanzi sapesse la ritirataloroa Fois che per concordargli non perdonasse a quantitàalcuna di danari; né dubitando piúquando bene isvizzeri componessinod'avere a essere assaltato potentementecomandò a tutte le genti d'arme che aveva in Francia chepassassino i montieccetto dugento lancie le quali si riservònella Piccardia; e vi mandòoltre a questonuovo supplementodi fanti guasconie a Fois comandò che riempiesse l'esercitodi fanti italiani e tedeschi. Ricercò ancora con instanzagrande i fiorentinigli aiuti de' quali erano di momento grandeperl'aversi a fare la guerra ne' luoghi vicini e per l'opportunitàdi turbare da' confini loro lo stato ecclesiastico e interrompere levettovaglie e l'altre comodità all'esercito degli inimicisesi accostava a Bolognache scopertamente e con tutte le forze loroconcorressino seco alla guerra; ricercando la necessità dellecose presenti altro che aiuti piccoli o limitati o che sicontenessino dentro a' termini delle confederazioniné poteremai avere maggiore occasione d'obligarsi séné faremai beneficio piú preclaro e del quale si distendesse piúla memoria in perpetuo a' suoi successori: senza chese beneconsideravanodifendendo e aiutando lui difendevano e aiutavano lacausa propriaperché potevano essere certi quanto fussegrande l'odio del papa contro a loroquanta fusse la cupiditàdel re cattolico di fermare in quella città uno statodependente interamente da sé.

Maa Firenze sentivano diversamente. Moltiacciecati dalla dolcezza delnon spendere di presentenon consideravano quel che potesse portareseco il tempo futuro; in altri poteva la memoria che mai dal re néda Carlo suo precessore fusse stata riconosciuta la fede e l'opere diquella republicae l'avere con prezzo grande venduto loro il nonimpedire che recuperassino Pisa: col quale esempio non potersiconfidare delle promesse e offerte suené che per qualunquebeneficio gli facessino non si troverebbe in lui gratitudine alcuna;e perciò essere non piccola temerità fare deliberazionedi entrare in una guerrala quale succedendo avversaparteciperebbono piú che per rata parte di tutti i malisuccedendo prospera non arebbono parte alcuna benché minimade' beni. Ma erano di maggiore momento quegli cheo per odio o perambizione o per desiderio di altra forma di governosi opponevano algonfalonieremagnificando le ragioni già dette e adducendonedi nuovo; e specialmenteche stando neutrali non conciterebbonocontro a sé l'odio d'alcuna delle partiné darebbonoad alcuno de' due re giusta cagione di lamentarsi: perché néal re di Francia erano tenuti di altri aiuti che di trecento uominid'arme per la difesa degli stati propride' quali giàl'aveano accomodatoné questo potere essere molesto al red'Aragonail quale riputerebbe guadagno non piccolo che altrimentiin questa guerra non si intromettessinoanzi essere sempre lodati etenuti piú cari quegli che osservano la fedee specialmenteperché per questo esempio spererebbe che a lui medesimamentequando gli sopravenisse bisognosi osserverebbe quel che per lacapitolazione fatta a comune col re di Francia e con lui era statopromesso. Procedendo cosíse tra' príncipi nascessepace la città sarebbe nominata e conservata da amendue; se unoottenesse la vittorianon si reputando offeso né avendo causadi odio particolarenon sarebbe difficile comperare l'amicizia suacon quelli medesimi danari e forse con minore quantità diquella che arebbono spesa nella guerramodo col qualepiúche coll'armiaveano molte volte salvata la libertà imaggiori loro: procedendo altrimentisosterrebbono mentre durasse laguerraper altri e senza necessitàspese gravissime; eottenendo la parte inimica la vittoria rimarrebbe in manifestissimopericolo la libertà e la salute della patria. Contrario aquesti era il parere del gonfalonieregiudicando essere piúsalutifero alla republica che si prendessino l'armi per il re diFrancia: e perciòprima aveva favorito il concilio esuggerito al pontefice materia di sdegnarsiacciò che lacittàprovocata da lui o cominciata a insospettirnefussequasi necessitata a fare questa deliberazione; e in questo tempodimostrava non potere essere se non perniciosissimo consiglio lostare oziosi ad aspettare l'evento della guerrala quale si facevain luoghi vicini e tra príncipi tanto piú potenti diloro. Perché la neutralità nelle guerre degli altriessere cosa laudabilee per la quale si fuggono molte molestie espesequando non sono sí deboli le forze che tu abbia datemere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora tiarreca sicurtàe bene spessola stracchezza lorofacoltàdi accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il nonavere offeso alcunoil non avere data giusta cagione di querelarsi;perché rarissime voltee forse non maisi raffrena dallagiustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore;né reputarsiper queste ragionimeno ingiuriati i príncipigrandi quando è negato loro quel che desideranoanzisdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontàloro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria.Credersi stoltamente che il re di Francia non s'abbia a tenere offesoquando si vedrà abbandonato in tanti pericoliquando vedrànon corrispondere gli effetti alla fede che aveva ne' fiorentiniaquel che indubitatamente si prometteva di loroa quel che tantevolte gli era stato da loro medesimi affermato e predicato. Piústolto essere credere cherimanendo vincitoriil pontefice e il red'Aragona non esercitassino contro a quella republica immoderatamentela vittoria; l'uno per l'odio insaziabileamendue per la cupiditàdi fermare un governo che si reggesse ad arbitrio loropersuadendosiche la città libera arebbe sempre maggiore inclinazione a'franzesi che a loro: e questo non si vedere egli apertamenteavendoil ponteficecon approvazione del re cattolicodestinato legatoall'esercito il cardinale de' Medici? Dunque: lo stare neutrale nonimportare altro che volere diventare preda della vittoria diciascuno; aderendosi a uno di essialmeno dalla vittoria suarisultarne la sicurtà e la conservazione loropremiopoichéle cose erano ridotte in tanti pericolidi grandissimo momento; e sesi facesse la pace dovervi avere migliori condizioni. Ed esseresuperfluo disputare a quale parte si dovessino piú aderireperché niuno dubiterebbe doversi seguitare piú tostol'antica amicizia (e dalla quale se la republica non era statarimunerata o premiata era almeno stata piú volte difesa econservata) che amicizie nuoveche sarebbono sempre infedeli sempresospette. Diceva invano il gonfaloniere queste paroleimpedendosi ilvoto suo sopra tutto per l'opposizione di coloro a' quali era molestoche il re di Francia riconoscesse dalle sue opere l'esserglicongiunti i fiorentini. Nelle quali contenzioniinterrompendo l'unaparte il parere dell'altrané si deliberava il dichiararsi nétotalmente lo stare neutrali; onde spesso nascevano consigli incertie deliberazioni repugnanti a se medesimesenza riportarne grazia omerito appresso ad alcuno. Anziprocedendo con queste incertitudinimandoronocon dispiacere grande del re di Franciaal re d'Aragonaimbasciadore Francesco Guicciardiniquello che scrisse questaistoriadottore di leggeancora tanto giovane che per l'etàerasecondo le leggi della patriainabile a esercitare qualunquemagistrato; e nondimeno non gli dettono commissioni tali chealleggierissino in parte alcuna la mala volontà de'confederati.

Cap.ix

Labastia del Genivolo è presa da' fanti spagnuoli e ben prestoripresa dal duca di Ferrara. L'esercito ispano pontificio sottoBologna. Discussioni e varietà di pareri nell'esercito.Assalto a Bologna; miracoloso effetto della mina posta alla cappelladel Baracane. Entrata dell'esercito francese in Bolognagli ispanopontifici levano il campo e si ritirano verso Imola.

Manon molto dipoi che i svizzeri furno ritornati alle case lorocominciorno i soldati spagnuoli e quegli del pontefice a entrarenella Romagna; alla venuta de' quali tutte le terre che teneva ilduca di Ferrara di qua dal Poeccetto la bastia del fossato diGenivolosi arrenderono alla semplice richiesta di uno trombetto. Maperché non erano ancora condotte in Romagna tutte le genti el'artiglieriele quali il viceré aspettando si era fermato aImolaparve cheper non consumare quel tempo oziosamentePietroNavarra capitano generale de' fanti spagnuoli andasse allaespugnazione della bastia. Il quale avendo cominciato a batterla contre pezzi di artiglieriae trovando maggiore difficoltà aespugnarla che non avea credutoperché era bene munita evalorosamente difesa da cento cinquanta fanti che vi erano dentroattese a fare fabbricare due ponti di legnameper dare maggiorecomodità a' soldati di passare le fosse piene d'acqua; i qualidue ponti come furono finitiil terzo dí che vi si eraaccostatoche fu l'ultimo dí dell'anno mille cinquecentoundicidette ferocemente lo assaltoin modo che dopo lungo e bravocombattere i fanti saliti in sulle mura colle scale finalmentel'ottennenoammazzati quasi tutti i fanti e Vestitello lorocapitano. Lasciò Pietro Navarra alla bastia dugento fanticontradicendo Giovanni Vitelliil quale affermava essere tantoindebolita da' colpi delle artiglierie che senza nuova riparazionenon si poteva piú difendere: ma a fatica era ritornato aunirsi col viceré che il duca di Ferraraandatovi con novepezzi grossi d'artiglierial'assaltò con tale furore chesquarciato quel luogo piccolo in molte parti vi entrò perforza il dí medesimo: ammazzatiparte nel combattere parteper vendicare la morte de' suoiil capitano con tutti i fanti; edegli percosso di un sasso in sulla testabenché per la difesadella celata non gli facesse nocumento.

Eransiintratanto raccolte a Imola tutte le genti cosí ecclesiastichecome spagnuolepotenti di numero e di virtú di soldati e divalore di capitani; perché per il re d'Aragona vi eranocosídivulgava la famamille uomini d'arme ottocento giannettari eottomila fanti spagnuolie oltre alla persona del vicerémolti baroni del reame di Napolide' quali il piú chiaro perfama e per perizia d'arme era Fabrizio Colonnache aveva il titolodi governatore generale; perché Prospero Colonnasdegnandosid'avere a stare sottoposto nella guerra a' comandamenti del viceréaveva ricusato d'andarvi. Del pontefice vi erano ottocento uominid'arme ottocento cavalli leggieri e [otto] mila fanti italianisottoMarcantonio ColonnaGiovanni VitelliMalatesta Baglionefigliuolodi GiampagoloRaffaello de' Pazzi e altri condottierisottopostitutti all'ubbidienza del cardinale de' Medici legato; néavevano capitano generaleperché...duca di Terminielettodal pontefice come confidente al re d'Aragonaeravenendoall'esercitomorto a Civita Castellana; e il duca di Urbinosolitoa ottenere questo gradonon venivao perché cosífusse piaciuto al pontefice o perché non reputasse essere cosadegna di lui l'ubbidiremassimamente nelle terre della Chiesaalviceré capitano generale di tutto l'esercito de' confederati.Con queste gentiprovedute abbondantemente d'artiglierie condottequasi tutte del regno di Napolisi deliberò di porre il campoa Bolognanon perché non si conoscesse impresa moltodifficileper la facilità che avevano i franzesi disoccorrerlama perché niuna altra impresa si poteva fare chenon avesse maggiori difficoltà e impedimenti: starsi con tantoesercito oziosi arguiva troppo manifesta timiditàe lainstanza del pontefice era tale che chiunque avesse messo inconsiderazione le difficoltà gli arebbe dato cagione dicredere e di lamentarsi che già cominciassino ad apparire gliartifici e le fraudi degli spagnuoli. Però il vicerémosso l'esercitosi fermò tra 'l fiume dell'Idice e Bolognaove ordinate le cose necessarie all'oppugnazione delle città edirivati i canali che da' fiumi di Reno e di Savana entrano inBolognasi accostò poi alle muradistendendo la maggioreparte dell'esercito tra 'l monte e la strada che va da Bologna inRomagnaperché da quella parte aveva la comodità dellevettovaglie. Tra 'l ponte a Reno posto in sulla strada Romea che vain Lombardia e la porta di San Felice posta in sulla medesima stradaandò ad alloggiare Fabrizio Colonna con l'avanguardialaquale conteneva settecento uomini di arme cinquecento cavallileggieri e seimila fantiper potere piú facilmente vietare sei franzesi vi mandassino soccorso; e perché i monti fussino inpotestà loromessono una parte delle genti nel monasterio diSan Michele in Boscomolto vicino alla città ma posto inluogo eminente e che la sopragiudica; e occuporno similmente lachiesa piú altache si dice di Santa Maria del Monte.

InBolognaoltre al popolo armigerobenché forse piú perconsuetudine che per naturae alcuni cavalli e fanti soldati da'Bentivogliaveva Fois mandato duemila fanti tedeschi e dugentolanciesotto Odetto di Fois e Ivo di Allegri chiari capitaniquestoper la lunga esperienza della guerraquello per la nobiltàdella famiglia sua e perché si vedevano in lui aperti segni divirtú e di ferocia; e vi erano due altri capitaniFaietta eVincenzio cognominato il grandiavolo: e nondimeno collocavano piúla speranza del difendersi nel soccorso promesso da Fois che nelleforze proprieatteso il circuito grande della cittàil sitodalla parte del monte molto incomodoné vi essere altrefortificazioni che quelle che per il pericolo presente erano statefatte tumultuariamente; sospetti molti della nobiltà e delpopolo a' Bentivoglie per essere antica laude de' fanti spagnuoliconfermata nuovamente intorno alla bastia del Genivolochenell'oppugnazioni delle terre fussino per la agilità edestrezza loro di gran valore. Ma confermò non poco gli animiloro il procedere lentissimo degli inimici; i quali stettono nove díoziosi intorno alle mura innanzi tentassino cosa alcunaeccetto checomincioronocon due sagri e due colubrine piantate al monasterio diSan Michelea tirare a caso e senza mira certa nella cittàper offendere gli uomini e le casema presto se ne astennonoconoscendo per l'esperienza non si offendere con questi colpi gliinimiciné farsi altro effetto che consumare le munizioniinutilmente. Cagione di tanta tardità fu l'avereil díche s'accamporonoavuto notizia che Fois venuto al Finaleraccoglieva da ogni parte le genti; e pareva verisimile quel chedivulgava la fama cheper considerare quanto nocesse alle cose delre e quanta riputazione gli diminuisse il lasciare perdere una cittàtanto opportunaavesse a esporsi a ogni pericolo per conservarla:onde veniva quasi necessariamente in discussione non solamente daqual parte si potessino piú facilmentee con maggioresperanza di espugnarlapiantare l'artiglierie ma ancora come sipotesse vietare che non vi entrasse il soccorso de' franzesi. Perciòfu nella prima consulta deliberato che Fabbrizio Colonnaprovedutoprima di vettovagliepassando dall'altra parte della terraalloggiasse in sul poggio situato sotto Santa Maria del Montedalqual luogo potrebbe facilmente opporsi a quegli che venissino perentrare in Bolognané essere tanto distante dal restodell'esercito chesopravenendogli pericolo alcunonon potesse atempo essere soccorso; e che nel tempo medesimo si cominciassedallaparte dove erano alloggiati o in luogo poco distantea battere laterra: allegando gli autori di questo parerenon essere da crederechedependendo la conservazione di tutto quello che i franzesitenevano in Italia dalla conservazione dell'esercitoFois tentassecosa nell'esecuzione della quale fusse potuto essere costretto acombattere; né medesimamente che avesse in animoquando beneconoscesse poterlo fare sicuramentedi impiegarsi con tuttol'esercito in Bolognae cosí privarsi della facoltà disoccorrerese fusse di bisognolo stato di Milanonon sicurointeramente da' movimenti de' svizzeri ma con maggiore sospetto diessere assaltato dall'esercito viniziano; il qualevenuto a' confinidel veroneseminacciava d'assaltare Brescia. Ma il díseguente fuquasi da tutti i medesimi che l'aveano consentitoriprovato questo; considerando non essere certo che l'esercitofranzese non avesse a veniree se pure venisse non essere potentel'avanguardia sola a resisterené potersi lodare quelladeliberazione sostentata da uno fondamento tale che in potestàdegli inimici fusse variarlo o mutarlo. Però fu approvato dalviceré il parere di Pietro Navarranon comunicato ad altriche a lui; il quale consigliò chefatta provisione divettovaglie per cinque dí e lasciata solamente guardia nellachiesa di San Micheletutto l'esercito passasse alla parte oppositadella cittàonde potrebbe impedire che l'esercito inimico nonvi entrasse; e non essendo la terra riparata da quella parteperchénon aveano mai temuto dovervi essere assaltatiindubitatamente intracinque dí si piglierebbe. Ma come questa deliberazione fu notaagli altriniuno fu che apertamente non contradicesse l'andare conl'esercito ad alloggiare in luogo privato interamente dellevettovaglie che si conducevano di Romagnacon le quali sole sisostentava; di maniera che senza dubbio si dissolveva o distruggevase infra cinque dí non otteneva la vittoria. E quale èquellodiceva Fabrizio Colonnache se la possa promettereassolutamente in termine tanto stretto? e come si debbesotto unasperanza fallacissima per sua natura e sottoposta a molti accidentimettersi in tanto pericolo? e chi non vede chemancandoci l'oremisurate e avendo alla fronte Bolognaove è il popolo grandee molti soldatialle spalle i franzesi e il paese inimicononpotremo senza la disfazione nostra ritirarcicolle genti affamatedisordinate e impaurite? Proponevano alcuni altri che aggiuntoall'avanguardia maggiore numero di fanti si fermasse di là daBolognaquasi alle radici del monte tralle porte di Saragosa e diSan Felicefortificando l'alloggiamento con tagliate e altri ripari;e che la terra si battesse da quella parte dalla quale non solo eradebolissima di muraglie e di riparima ancorapiantando qualchepezzo di artiglieria in sul montesi offendevano per fiancomentresi dava la battagliaquegli che dentro difendessino la parte giàbattuta: il quale consiglio era medesimamente riprovato come nonsufficiente a impedire la venuta de' franzesi e come pericolosoperché se fussino assaltati non poteva l'esercitocon tuttoche in potestà sua fussino i monticondursi al soccorso loroin minore spazio di tre ore. Nelle quali ambiguità essendo piúfacile riprovaree meritamentei consigli proposti dagli altri cheproporre di quegli che meritassino di essere approvatiinclinornofinalmente i capitani che la terra si assaltasse da quella partedalla quale alloggiava l'esercito; mossitrall'altre ragionidaldiminuire già l'opinione che Foispoiché tantotardavaavesse a venire innanzi. Perciòe cominciorno a farele spianate per accostare alle mura l'artiglierie e fu richiamatal'avanguardia ad alloggiare insieme cogli altri. Ma poco dipoiessendo venuti molti avvisi che le genti franzesi continuamentemoltiplicavano al Finalee però ritornando il sospetto primodella venuta lorocominciò di nuovo a pullulare la varietàdelle opinioni: perchéconsentendo tutti che se Foiss'approssimava si doveva procurare di assaltarlo innanzi entrasse inBolognamolti ricordavano che l'avere in tal caso a ritirare dallemura l'artiglierie piantate darebbe molte difficoltà eimpedimenti all'esercito; il chequando le cose erano ridotte atermini tanto strettinon poteva essere né piúpericoloso né piú pernicioso. Altri ricordavano esserecosa non meno vituperosa che dannosa stare oziosamente tanti díintorno a quelle muraconfermando in uno tempo medesimo gli animidegli inimici che erano dentro e dando spazio di soccorrerla a quegliche erano fuora: però non essere piú da differire ilpiantare dell'artiglieriema in luogo che si potessino comodamenteritirare; facendoper andare a opporsi a' franzesile spianatetanto larghe che insieme si potesse muovere l'artiglierie el'esercito. All'opinione di quegli che confortavano il dare principioal combattere la terra aderiva cupidissimamente il legatoinfastidito di tante dilazioni né già senza sospettoche questo fusseper ordinazione del re loroprocedere artificiosodegli spagnuoli; dolendosi che se avessino subitoquando siaccostornocominciato a battere la cittàforse che aquell'ora l'arebbono espugnata. Non doversi piú moltiplicarenegli errorinon stare come inimici intorno a una città e daaltra parte fare segni di non avere ardire d'assaltarla: stimolarloogni dí con corrieri e con messi il pontefice; non sapere piúche si rispondere né che si allegarené potere piúnutrirlo con promesse e speranze vane. Dalle quali parole commosso ilviceré si lamentò gravemente chenon essendo eglinutrito nell'armi e negli esercizi della guerravolesse esserecagionecol tanto sollecitaredi deliberazioni precipitose.Trattarsi in questi consigli dell'interesse di tutto il mondonépotersi procedere con tanta maturità che non convenisse usarlamaggiore. Essere costume de' pontefici e delle republiche pigliarevolonterosamente le guerrema presecominciando presto arincrescere lo spendere e le molestiedesiderare di finirle troppopresto. Lasciasse deliberare a' capitaniche avevano la medesimaintenzione che egli ma avevano di piú l'esperienza dellaguerra. In ultimoPietro Navarraal quale molto si riferiva ilviceréricordò che in una deliberazione di tantomomento non dovevano essere in considerazione due o tre giorni piú;e peròche si continuassino i provedimenti necessari e perl'espugnazione di Bologna e per la giornata con gl'inimiciperseguitare quello che consigliasse il procedere de' franzesi.

Nonapparíper il corso de' due dílume alcuno dellamigliore risoluzione: perché Foisa cui si erano arrenduteCentola Pieve e molte castella del bolognesesoggiornava ancora alFinaleattendendo a raccorre le genti; le qualiper essere divisein vari luoghiné venendo cosí presto i fanti italianiche aveva soldatinon senza tardità si raccoglievano. Perònon apparendo piú cagione alcuna di differirefurnofinalmente piantate l'artiglierie contro alla muragliadistantecirca trenta braccia dalla porta detta di Santo Stefano donde si va aFirenzeove il muro volgendosi verso la porta detta di Castiglionevolta alla montagnafa uno angolo; e nel medesimo tempo si davaopera per Pietro Navarra a fare una cava sotterranea piú versola porta di strada Castiglionea quella parte del muro nel qualeeradalla parte di dentrofabbricata una piccola cappella detta delBaracaneacciò chedandosi la battaglia insiemepotessinopiú difficilmente resistere essendo divisi che se unitiavessino a difendere uno luogo solo: e oltre a questononabbandonando i pensieri dello opporsi a' franzesivollono chel'avanguardia ritornasse allo alloggiamento dove era prima.Rovinoronsi in un dí colle artiglierie poco meno di centobraccia di muragliae si conquassò talmente la torre dellaporta che piú non si potendo difendere fu abbandonata: dimaniera che da quella parte si poteva comodamente dare la battagliama si aspettava che prima avesse perfezione la mina cominciata;benché per temerità della moltitudine [poco mancò]che il dí medesimo disordinatamente non si combattesse. Perchéalcuni fanti spagnuolisaliti per una scala a uno foro fatto nellatorrescesono di quivi in una casetta congiunta con le mura didentroove non era guardia alcuna; il che veduto dagli altri fantiquasi tutti tumultuosamente vi si volgevano se i capitanicorsi alromorenon gli avessino ritenuti: ma avendo quegli di dentroconuno cannone voltato alla casettaammazzatane una partegli altrifuggirono dal luogo nel quale inconsideratamente erano entrati. Ementre che alla mina si lavora si attendeva per l'esercito a fareponti di legname e a riempiere le fosse di fascineper potereandando quasi a pianoaccostare i fanti al muro rotto e tirare insulla rovina qualche pezzo di artiglierie; acciò che quegli didentroquando si dava l'assaltonon potessino fermarsi alla difesa.Le quali preparazioni vedendo i capitani franzesie intendendo chegià il popolo cominciava a essere soprafatto dal timoremandorono subito a dimandare soccorso a Fois; il quale il dímedesimo mandò mille fantie il dí prossimo centoottanta lancie; la quale cosa generò credenza ferma negliinimici esso avere deliberato di non venire piú innanziperché non pareva verisimile che se altrimenti avesse in animone separasse da sé una parte; e tale era veramente la suaintenzioneperchéstimando questi sussidi essere sufficientia difendere Bolognanon voleva senza necessità tentare lafortuna del combattere. Finita in ultimo la mina e stando l'esercitoarmato per dare incontinente la battagliala quale perché sidesse con maggiori forze era stata richiamata l'antiguardiafece ilNavarra dare il fuoco alla mina. La quale con grandissimo impeto eromore gittò talmente in alto la cappella cheper quellospazio che rimase tra 'l terreno e il muro gittato in altofu daquegli che erano fuora veduta apertamente la città dentro e isoldati che stavano preparati per difenderla; ma subito scendendo ingiúritornò il muro intero nel luogo medesimo onde laviolenza del fuoco l'aveva sbarbatoe si ricongiunse insieme come semai non fusse stato mosso: onde non si potendo assaltare da quellapartei capitani giudicorno non si dovere dare [la battaglia]solamente dall'altra. Attribuirono questo caso i bolognesi amiracoloriputando impossibile che senza l'aiutorio divino fussepotuto ricongiugnersi cosí appunto ne' medesimi fondamenti;onde fu dipoi ampliata quella cappellae frequentata con non piccoladivozione del popolo.

Inclinòquesto successo Foiscome se non piú fusse da temere diBolognaa andare verso Bresciaperché aveva notizia chel'esercito viniziano si moveva verso quella città; dellaqualeper averviper il pericolo di Bolognalasciati iprovedimenti deboli e perché dubitava che dentro fussinoocculte fraudinon mediocremente temeva. Ma i prieghi de' capitaniche erano in Bolognaora dimostrando continuare il pericolo maggioreche prima se si partivaora dandogli speranzase vi entravadirompere il campo degli inimicilo alienorno da questo proposito.Peròancora che nel consiglio avessino contradetto quasitutti i capitanimossosiinclinando già il dí allanottedal Finalela mattina seguentenon essendo piú chedue ore di dícamminando con tutto l'esercito ordinato acombatterecon neve e venti asprissimientrò per la porta diSan Felice in Bologna; avendo seco [mille trecento] lancieseimilafanti tedeschi i quali tutti aveva collocati nell'antiguardiae[otto] mila tra franzesi e italiani. Entrato Fois in Bolognatrattòdi assaltare la mattina seguente il campo degli inimiciuscendofuora i soldati per tre porte e il popolo per la via del monte; iquali arebbe trovati senza pensiero alcuno della venuta suadellaquale è manifesto che i capitani non ebbononé quel díné per la maggiore parte del dí prossimonotizia: maIvo di Allegri consigliò che per uno dí ancorariposasse la gentestracca per la difficoltà del cammino; nonpensandoné egli né alcuno altropotere essere chesenza saputa loro fusse entratodi dí e per la strada romanauno esercito sí grande in una città alla quale eranoaccampati. La quale ignoranza continuava medesimamente insinoall'altro dí se per sorte non fusse stato preso uno stradiottogrecouscito insieme con altri cavalli a scaramucciare; il qualedimandato quel che si facesse in Bolognarispose che da sé nericeverebbono piccolo lumeperché vi era venuto il dídinanzi con l'esercito franzese: sopra le quali parole interrogatocon maraviglia grande diligentemente da' capitanie trovatolocostante nelle risposteprestandogli fededeliberorno levare ilcampo; giudicando cheper essere vessati i soldati dalla asprezzadella stagione e per la vicinità della città nellaquale era entrato uno tale esercitofusse pericoloso il soprastarvi.Però la notte seguenteche fu il decimonono dí dal díche si erano accampatifatte ritirare tacitamente l'artiglieriel'esercito a grande ora si mosse verso Imolacamminando per lespianate per le quali era venutoche mettevano in mezzo la stradamaestra e l'artiglierie: e avendo posto nel retroguardo il fioredell'esercito si discostorno sicuramenteperché non uscirnodi Bologna altri che alcuni cavalli de' franzesi; i qualiavendosaccheggiata parte delle munizioni delle vettovagliee perciòessendosi cominciati a disordinarefurononé senza dannorimessi dentro da Malatesta Baglioneil quale andava nell'ultimaparte dell'esercito.

Cap.x

Iveneziani prendono Brescia e Bergamo; subita partenza del Fois peraffrontare i nemici. Vittoria del Fois alla torre del Magnanino.Presa e saccheggio di Brescia.

Levatoil campoFoislasciati alla custodia di Bologna trecento lancie equattromila fantipartí subito per andare con grandissimacelerità a soccorrere il castello di Brescia; perché lacittà erail giorno precedente a quello nel quale entròin Bolognapervenuta in potestà de' viniziani. PerchéAndrea Grittiper comandamento del senatostimolato dal conte LuigiAvogaro gentiluomo bresciano e dagli uomini quasi di tutto il paesee dalla speranza che dentro si facesse movimento per luiavendo contrecento uomini d'arme mille trecento cavalli leggieri e tremilafanti passato il fiume dell'Adice ad Alberéluogo propinquo aLignagoe guadato dipoi il fiume del Mincio al mulino della Voltatra Goito e Valeggio; e successivamente venuto a Montechiarosi erafermato la notte a Castagnetolo villa distante cinque miglia daBresciadonde fece subito correre i cavalli leggieri insino alleporte; e nel tempo medesimorisonando per tutto il paese il nome disan Marcoil conte Luigi si accostò alla porta con ottocentouomini delle valli Eutropia e Sabiale quali aveva sollevateavendomandato dalla altra parte della città insino alle porte ilfigliuolo con altri fanti. Ma Andrea Grittinon ricevendo gli avvisiche aspettava da quelli di dentro né gli essendo fatto alcunode' segni convenutianzi intendendo la città essere per tuttodiligentemente custoditagiudicò non doversi procedere piúoltre; nel qual movimento il figliuolo Avogaroassaltato da queglidi dentrorimase prigione. Ritirossi il Gritti appresso a Montagnanaonde prima era partitolasciato sufficiente presidio al ponte fattoin sullo Adice. Ma di nuovo chiamato pochi dí poi ripassòl'Adicecon due cannoni e quattro falconie si fermò aCastagnetolo; essendosi nel tempo medesimo approssimato a un miglio aBrescia il conte Luigicon numero grandissimo d'uomini di quellevalli. E con tutto che dalla città non si sentisse cosa alcunafavorevoleil Grittiinvitato dal concorso maggiore che l'altravoltadeliberò tentare la forza: però accostatosi contutti i paesani si cominciò da tre parti a dare l'assalto; ilqualetentato infelicemente alla porta della Torresuccedetteprosperamente alla porta delle Pile ove combatteva l'Avogaroe allaporta della Garzulaove i soldatiguidati da Baldassarre diScipioneentrorno (secondo che alcuni dicono) per la ferrata per laquale il fiumeche ha il medesimo nomeentra nella città;invano resistendo i franzesi. I qualiveduto gli inimici entrarenella città e che in favore loro si movevano i brescianiiquali primaproibiti da loro di prendere l'armierano stati quietisi ritirornoinsieme con monsignore di Luda governatorenellafortezza; perduti i cavalli e i carriaggi: nel qual tumulto quellaparte che si dice la cittadellaseparata dal resto della cittàabitazione di quasi tutti i ghibellinifu saccheggiatariservate lecase de' guelfi. L'acquisto di Brescia seguitò subito ladedizione di Bergamoche eccetto le due castellal'uno posto inmezzo la città l'altro distante un mezzo migliosi arrendéper opera d'alcuni cittadini; e il medesimo feciono OrcivecchiOrcinuoviPontevico e molte altre terre circostanti: e si sarebbeforse fatto maggiore progresso o almeno confermata meglio la vittoriase a Vinegiaove fu letizia incredibilefusse stata tantasollecitudine a mandare soldati e artiglierie (le quali eranonecessarie per l'espugnazione del castelloche non era molto potentea resistere) quanta fu nel creare e mandare i magistrati che avessinoa reggere la città recuperata. La quale negligenza fu tantopiú dannosa quanto fu maggiore la diligenza e la celeritàdi Fois: il quale avendo passato il fiume del Po alla Stellatadalqual luogo mandò alla guardia di Ferrara cento cinquantalancie e cinquecento fanti franzesipassò il Mincio perPontemulino; avendoquasi nel tempo medesimo che passavamandato adimandare la facoltà del passare al marchese di Mantovao pernon lasciare luogo con la dimanda improvisa a' consigli suoi o perchétanto piú tardasse a andare la notizia della venuta sua allegenti viniziane. Di quivi alloggiò il dí seguente aNugara in veronese e l'altro dí a Pontepesere e a Treville tremiglia appresso alla Scalaove avendo avuto notizia che GiampaoloBaglione (il quale aveva fatta la scorta ad alcune genti eartiglierie de' viniziani andate a Brescia) era con [tre]cento uominid'arme [quattrocento] cavalli leggieri e mille dugento fanti daCastelfranco venuto ad alloggiare alla Isola della Scalacorsesubito per assaltarlo con trecento lancie e settecento arcieriseguitandolo il resto dell'esercito perché non potevapareggiare tanta prestezza: ma trovato che già era partitoun'ora innanzisi messe a seguitarlo con la medesima celerità.

AvevaGiampagolo saputo che Bernardino dal Montonesotto la cui custodiaera il ponte fatto ad Alberésentito l'approssimarsi de'franzesi l'aveva dissolutoper timore di non essere rinchiuso daloro e da' tedeschi che erano in Verona; ove Cesarealleggeritodalla custodia del Friuli perchéda Gradisca in fuoratuttoera ritornato in potestà de' vinizianiaveva poco innanzimandato tremila fanti i quali prima aveva in quella regione. PeròGiampaolo sarebbe andato a Brescia se non gli fusse stato mostratoche poco sotto Verona si poteva guadare il fiumeove andando perpassare scoperse da lungi Fois; e pensando non potesse essere altroche la gente di Veronaperché la prestezza di Foisincredibileaveva avanzato la famarimessi i suoi in battaglial'aspettò con forte animo alla torre del Magnaninopropinquaall'Adice e poco distante dalla torre della Scala. Fu molto feroce daciascuna delle parti lo incontro delle lanciee si combattépoi valorosamente con l'altre armi per piú d'una ora; mapeggioravano continuamente le condizioni de' marcheschi perchétuttavia sopravenivano i soldati dell'esercito rimasto indietroenondimeno urtatiritornorno piú volte negli ordini loro:finalmentenon potendo piú resistere al numero maggiorerotti si messono in fuga; seguitati dagli inimicigiàcominciando la notteinsino al fiume; il quale fu da Giampaolopassato a salvamentoma v'annegorno molti de' suoi. Furno de'viniziani parte morti parte presi circa novanta uomini d'armetra'quali rimasono prigioni Guido Rangone e Baldassarre Signorello daPerugiadissipati tutti i fanti e perduti due falconetti che soliaveano con loro; né quasi sanguinosa la vittoria per ifranzesi. Riscontrorno il dí seguente Meleagro da Furlícon alcuni cavalli leggieri de' vinizianii quali facilmente furnomessi in fugarimanendo Meleagro prigione; né perdendo unaora sola di tempoil nono dí poi che erano partiti daBolognaalloggiò Fois con l'antiguardia nel borgo di Brescialontano due balestrate dalla porta di Torre Lunga; il rimanentedell'esercito piú indietrolungo la strada che conduce aPeschiera. Alloggiatosubitamentenon dando spazio alcuno a semedesimo a respiraremandò una parte de' fanti ad assaltareil monasterio di San Fridianoposto a mezzo il montesotto il qualeera l'alloggiamento suoguardato da molti villani di Valditrompia; iquali fantisalito il monte da piú partifavorendogli ancorauna pioggia grande che impedí non si tirassino l'artiglieriepiantate nel monasteriogli roppono e ne ammazzorno una parte. Il díseguenteavendo mandato un trombetto nella città a dimandaregli fusse data la terrasalve le robe e le persone di tutti eccettoche de' vinizianied essendogli stato risposto in presenza di AndreaGritti ferocementegirato l'esercito all'altra parte della cittàper essere propinquo al castelloalloggiò nel borgo dellaporta che si dice di San Gianni; donde la mattina seguentequandocominciava ad apparire il díeletti di tutto l'esercito piúdi quattrocento uomini d'arme armati tutti d'armi bianche e seimilafanti parte guasconi e parte tedeschiegli con tutti a piedesalendo dalla parte di verso la porta delle Pileentrònonsi opponendo alcunonel primo procinto del castello: doveriposatigli e rinfrescatigli alquantogli confortò con breviparole che scendessino animosamente in quella ricchissima eopulentissima cittàove la gloria e la preda sarebbe senzacomparazione molto maggiore che la fatica e il pericoloavendo acombattere co' soldati viniziani manifestamente inferiori di numero edi virtúperché della moltitudine del popolo inespertaalla guerrae che già pensava piú alla fuga che allabattaglianon era da tenere conto alcuno; anzi si poteva sperare checominciandosi per la viltà a disordinare sarebbono cagione chetutti gli altri si mettessino in disordine: supplicandogli in ultimocheavendogli scelti per i piú valorosi di cosífiorito esercitonon facessino vergogna a se stessi né algiudicio suo; e che considerassino quanto sarebbono infami edisonorati sefacendo professione di entrare per forza nelle cittàinimiche contro a' soldati contro all'artiglierie contro allemuraglie e contro a' riparinon ottenessino al presenteavendol'entrata sí patente né altra opposizione che d'uominisoli. Dette [queste] parolecominciòprecedendo i fanti agliuomini d'armea uscire del castello; all'uscita del quale avendotrovati alcuni fanti che con artiglierie tentorno di impedirglil'andare innanzima avendogli fatti facilmente ritiraresceseferocemente per la costa in sulla piazza del palagio del capitanodetto il Burlettonel quale luogo le genti vinizianeristretteinsiemeferocemente l'aspettavano: ove venuti alle manifu perlungo spazio molto feroce e spaventosa la battagliacombattendol'una delle parti per la propria salute l'altra non solo per lagloria ma eziandio per la cupidità di saccheggiare una cittàpiena di tante ricchezzené meno ferocemente i capitani che isoldati privati; tra' quali appariva molto illustre la virtú ela fierezza di Fois. Finalmente furno cacciati dalla piazza i soldativinizianiavendo fatto maravigliosa difesa. Entrorno dipoi ivincitori divisi in due partil'una per la città l'altra perla cittadella; a' quali quasi in su ogni cantone e in su ognicontrada era fatta egregia resistenza da' soldati e dal popolomasempre vittoriosi spuntorno gli inimici per tutto; non mai attendendoa rubare insino non occuporno tutta la terra; cosí avevainnanzi scendessinocomandato il capitano; anzi se niuno preterivaquest'ordine era subitamente ammazzato da gli altri. Morirono inqueste battaglie dalla parte de' franzesi molti fanti né pochiuomini d'arme ma degli inimici circa ottomila uominiparte delpopolo parte de' soldati vinizianiche erano [cinquecento] uominid'arme [ottocento] cavalli leggieri e [ottomila] fanti; e tra questiFederigo Contareno proveditore degli stradiottiil quale combattendoin sulla piazza fu morto di uno colpo di scoppietto: tutti gli altrifurno presieccetto dugento stradiotti i quali fuggirono per unpiccolo portello che è alla porta di San Nazzaroma confortuna poco migliore perchériscontrando in quella parte de'franzesi che era rimasta fuora della terrafurno quasi tutti o mortio presi. I quali entrati poi dentro senza faticaper la medesimaportacominciorno essi ancoragodendo le fatiche e i pericoli deglialtria saccheggiare. Rimasono prigioni Andrea Gritti e AntonioGiustiniano mandato dal senato per podestà di quella cittàGiampaolo Manfrone e il figliuoloil cavaliere della GolpeBaldassarre di Scipioneuno figliuolo di Antonio de' Piiil conteLuigi Avogaro e un altro figliuoloDomenico Busicchio capitano distradiotti. Fu nel saccheggiare salvatoper comandamento di Foisl'onestà de' monasteri delle donnema la roba e gli uominirifuggitivi furno preda de' capitani. Fu il conte Luigi in sullapiazza publica decapitatosaziando Fois gli occhi propri del suosupplicio; i due figliuolibenché allora si differisse ilsuppliciopatirono non molto poi la pena medesima. Cosí perle mani de' franzesida' quali si gloriavano i bresciani esserediscesicadde in tanto sterminio quella cittànon inferioredi nobiltà e di degnità ad alcuna altra di Lombardiama di ricchezzeeccettuato Milanosuperiore a tutte l'altre; laqualeessendo in preda le cose sacre e le profanené meno lavita e l'onore delle persone che la robastette sette dícontinui esposta alla avarizia alla libidine e alla licenza militare.Fu celebrato per queste cose per tutta la cristianità consomma gloria il nome di Foische con la ferocia e celeritàsua avessein tempo di quindici dícostretto l'esercitoecclesiastico e spagnuolo a partirsi dalle mura di Bolognarottoalla campagna Giampaolo Baglione con parte delle genti de' vinizianirecuperata Brescia con tanta strage de' soldati e del popolo; dimaniera che per universale giudicio si confermavanon averegiàparecchi secoliveduta Italia nelle opere militari una cosasimigliante.

Cap.xi

Perordine del reil Fois s'accinge ad affrontare l'esercito de'collegati. Alleanza fra il pontefice e il re d'Inghilterra. Lamenteledi Massimiliano riguardo al re di Francia. Timori del re per glisvizzeri. Nessuna speranza del re nella concordia. I fiorentiniassolti dalle censure dal pontefice. Ordine del re al Fois dimarciareove sconfigga i nemicisu Roma con un legato del conciliopisano.

RecuperataBrescia e l'altre terre perdutedelle quali Bergamoribellatasi peropera di pochiavevainnanzi che Fois entrasse in Bresciarichiamati popolarmente i franzesiFoispoiché ebbe datoforma alle cose e riposato e riordinato l'esercitostracco per sílunghi e gravi travagli e disordinato parte nel conservare parte neldispensare la preda fattadeliberòper comandamento ricevutodal redi andare contro all'esercito de' collegati; il qualepartendosi dalle mura di Bologna si era fermato nel bolognese:astringendo il re a questo molti urgentissimi accidentii quali lonecessitavano a prendere nuovi consigli per la salute delle cose sue.

Cominciavagià manifestamente ad apparire la guerra del re diInghilterra: perché se bene quel re l'aveva prima con aperteparole negato e poi con dubbie dissimulatonondimeno non si potevanopiú coprire i fatti molto diversi. Perché da Roma siintendeva essere venutocon lungo circuito marittimoesserefinalmente arrivato lo instrumento della ratificazione alla legafatta; sapevasi che in Inghilterra si preparavano genti e navili e inIspagna navi per passare in Inghilterraed essere gli animi di tuttii popoli accesi a muovere la guerra in Francia; e opportunamente erasopravenuta la galeazza del pontefice carica di vini grechidiformaggi e di sommatei qualidonati in suo nome al re e a moltisignori e prelatierano ricevuti da tutti con festa maravigliosa; econcorreva tutta la plebe (la quale spesso non meno muovono le cosevane che le gravi) con somma dilettazione a vederlagloriandosi chemai piú si fusse veduto in quella isola legno alcuno con lebandiere pontificali. Finalmente avendo il vescovo di Moraviacheaveva tanto trattato tra il pontefice e il re di Franciamosso odalla coscienza o dal desiderio che aveva del cardinalatoriferitoin uno parlamento convocato di tutta l'isolamolto favorevolmente econ ampia testimonianza della giustizia del ponteficefu nelparlamento deliberato che si mandassino i prelati in nome del regnoal concilio lateranense; e il refacendone instanza gli imbasciadoridel papacomandò all'oratore del re di Francia che sipartisseperché non era conveniente che appresso a un re e inun reame divotissimo della Chiesa fusse veduto chi rappresentava unore che tanto apertamente la sedia apostolica perseguitava: e giàpenetrava il secreto essere occultamente convenuto che il re diInghilterra molestasse con l'armata marittima la costa di Normandia edi Brettagnae che mandasse in Spagna ottomila fantiper muovereunitamente coll'armi del re d'Aragonala guerra nel ducato diGhienna. Il quale sospetto affliggeva maravigliosamente il re diFrancia: perché essendoper la memoria delle antiche guerrespaventoso a' popoli suoi il nome degli inghilesiconosceva ilpericolo maggiore essendo congiunte con loro l'armi spagnuole; etanto piú avendoda dugento lancie in fuoramandate tutte legenti d'arme in Italiale quali richiamandoo tutte o parterimaneva in manifesto pericolo il ducato tanto amato da lui diMilano. E se beneper non rimanere tanto sprovedutoaccrescesseall'ordinanza vecchia ottocento lancienondimenoche confidenzapoteva averein tanti pericolinegli uomini inesperti che di nuovovenivano alla milizia?

Aggiugnevasiil sospettoche ogni dí piú crescevadellaalienazione di Cesare; perché era ritornato Andrea di Burgusstato espedito con tanta espettazioneil quale con tutto cheriferisse Cesare essere disposto a perseverare nella confederazionenondimeno proponeva molto dure condizioni mescolandovi varie querele.Perché dimandava di essere assicurato che gli fusse ricuperatoquello che gli apparteneva per i capitoli di Cambraiaffermando nonpotersi piú fidare delle semplici promesseper averee daprincipio e poi sempreconosciuto essere molesto al re che egliacquistasse Padova; e che per consumarlo e tenerlo in continuitravagli aveva speso volentieri ogni anno dugentomila ducatisapendoche a lui premeva piú lo spenderne cinquantamila: avererecusato l'anno passato concedergli la persona del Triulzioperchéera capitanoe per volontà e per scienza militaredaterminare presto la guerra: dimandava che la figliuola seconda delreminore di due annisi sposasse al nipoteassegnandogli in dotela Borgognae che la figlia gli fusse consegnata di presente; e chenella determinazione sua rimettessino le cause di Ferrara di Bolognae del concilio; contradicendo che l'esercito franzese andasse versoRomae protestando non essere per comportare che il re accrescessein parte alcuna in Italia lo stato suo. Le quali condizionigravissimee quasi intollerabili per se stessefaceva molto piúgravi il conoscere non potere stare sicuro checoncedutegli tantecosenon variasse poio secondo l'occasioni o secondo la suaconsuetudine. Anzila iniquità delle condizioni propostefaceva quasi manifesto argomento chegià deliberato dialienarsi dal re di Franciacercasse occasione di metterlo a effettocon qualche coloremassime che non solo nelle parole ma eziandionelle opere si scorgevano molti segni di cattivo animo; perchéné col Burgus erano venuti i procuratori tante volte promessiper andare al concilio pisanoanzi la congregazione de' prelatifatta in Augusta avea finalmente rispostocon publico decretoilconcilio pisano essere scismatico e detestabile: benché conquesta moderazione essere apparecchiati a mutare sentenza se incontrario fussino dimostrate piú efficaci ragioni. E nondimenoil renel tempo che piú gli sarebbe bisognato unire le forzesueera necessitato tenere a requisizione di Cesare [dugento] lanciee tremila fanti in Verona e mille alla custodia di Lignago.

Tormentavaoltre a questo molto l'animo del re il timore de' svizzeri; perchécon tutto che avesse ottenuto di mandare alle diete loro il baglíd'Amiens al quale aveva dato amplissime commissionirisoluto conprudente consiglio (se prudenti si possono chiamare quelledeliberazioni che si fanno passata già l'opportunitàdel giovare) di spendere qualunque quantità di danari perridurgli alla sua amicizianondimenoprevalendo l'odio ardentissimodella plebe e le persuasioni efficaci del cardinale sedunense allaautorità di quegli che avevanodi dieta in dietaimpeditoche non si facesse deliberazione contraria a luisi sentiva eranoinclinati a concedere semila fanti agli stipendi de' confederatiiquali gli dimandavano per potergli opporre agli squadroni ordinati estabili de' fanti tedeschi.

Trovavasiinoltre il re privato interamente delle speranze della corcordia; laqualebenché nel fervore dell'arminon avevano mai omesso ditrattare il cardinale di Nantes e il cardinale di Strigoniaprelatopotentissimo del reame dell'Ungheria: perché il ponteficeaveva ultimatamente rispostoprocurassinose volevano gli udissepiúche prima fusse annullato il conciliabolo pisanoe chealla Chiesa fussino rendute le città sueBologna e Ferrara;né mostrando ne' fatti minore asprezzaaveva di nuovo privatomolti de' prelati franzesi intervenuti a quello concilioe FilippoDecio uno de' piú eccellenti giurisconsulti di quella etàperché aveva scritto e disputato per la giustizia di quellacausae seguitava i cardinali per indirizzare le cose che s'avevanoa spedire giuridicamente.

Néaveva il renelle difficoltà e pericoli che se gli mostravanoda tanti luoghipiede alcuno fermo o certo in parte alcuna diItalia: perché gli stati di Ferrara e di Bologna gli eranostati ed erano di molestia e di spesae da' fiorentinico' qualifaceva nuova instanza che in compagnia sua rompessino la guerra inRomagnanon poteva trarre altro che risposte generali; anzi avevadell'animo loro qualche sospettoperché in Firenze risedevacontinuamente uno oratore del viceré di Napolie molto piúper avere mandato l'oratore al re cattolicoe perché noncomunicavano piú seco le cose loro come solevanoe molto piúperché avendogli ricercati che prorogassino la lega che finivafra pochi mesisenza dimandare danari o altre gravi obligazioniandavano differendoper essere liberi a pigliare i partiti che aquel tempo fussino giudicati migliori. La quale disposizione volendoaugumentare il ponteficené dare causa che la troppa asprezzasua gli inducesse a seguitare coll'armi la fortuna del re di Franciaconcedette lorosenza che in nome publico la dimandassinol'assoluzione dalle censure; e mandò nunzio a Firenze conumane commissioni Giovanni Gozzadini bolognese uno de' cherici dellacamera apostolicasforzandosi d'alleggerire il sospetto che aveanoconceputo di lui.

Vedendosiadunque il re solo contro a tantio dichiaratisegli inimici o cheerano per dichiararsiné conoscendo potere se non moltodifficilmente resistere se in uno tempo medesimo concorressino tantemolestiecomandò a Fois che con quanta piú celeritàpotesse andasse contro all'esercito degli inimicide' quali peressere riputati manco potenti dell'esercito suo si prometteva lavittoria; e che vincendoassaltasse senza rispetto Roma e ilponteficeil che quando succedesse gli pareva rimanere liberato datanti pericoli; e che questa impresaacciò che si diminuissel'invidia e augumentassinsi le giustificazionisi facesse in nomedel concilio pisanoil quale deputasse un legato che andassenell'esercito[e] ricevesse in suo nome le terre che siacquistassino.

Cap.xii

Leforze del Foissuo desiderio di affrontare i nemicie ritirata diquesti. Il re di Francia ordina di affrettare l'azioneper la treguaconclusa fra Massimiliano e i veneziani. Presa e sacco di Russi.L'esercito francese sotto Ravenna. Vano assalto alla cittàdifesa da Marcantonio Colonna.

Mossosiadunque Fois da Bresciavenne al Finaleove poiché peralcuni dí fu soggiornato per fare massa di vettovaglie lequali si conducevano di Lombardiae per raccorre tutte le genti cheil re aveva in Italiaeccetto quelle che per necessitàrimanevano alla guardia delle terreimpedito ancora da' tempi moltopiovosivenne a San Giorgio nel bolognese: nel quale luogo glisopravennonomandati di nuovo di Franciatremila fanti guasconimille venturieri e mille piccardieletti fanti e appresso a franzesidi nome grande: di maniera che in tuttosecondo il numero veroerano seco cinquemila fanti tedeschi cinquemila guasconi e ottomilaparte italiani parte del reame di Franciae mille secento lanciecomputando in questo numero i dugento gentiluomini. A questo esercitosi doveva congiugnere il duca di Ferraracon cento uomini d'armedugento cavalli leggieri e con apparato copioso di ottimeartiglierie: perché Foisimpedito a condurre le sue per terradalla difficoltà delle stradel'aveva lasciate al Finale.Veniva medesimamente nell'esercito il cardinale di San Severinodiputato legato di Bologna dal conciliocardinale feroce e piúinclinato all'armi che agli esercizi o pensieri sacerdotali. Ordinatein questo modo le cose si indirizzò contro agli inimiciardente di desiderio di combattere cosí per i comandamenti delreche ogni dí piú lo stimolavacome per la ferocianaturale del suo spirito e per la cupidità della gloriaaccesa piú per la felicità de' successi passati; nonperciò traportato tanto da questo ardore che avesse nell'animodi assaltargli temerariamentema appropinquandosi a' loroalloggiamenti tentare se spontaneamente venissino alla battaglia inluogo dove la qualità del sito non facesse inferiori le suecondizionio veramentecon impedire le vettovaglieridurgli anecessità di combattere. Ma molto differente era la intenzionedegli inimici; nell'esercito de' qualipoi che sotto scusa di certaquistione se ne era partita la compagnia del duca di Urbinoessendosecondo si dicevamille quattrocento uomini d'arme mille cavallileggieri e settemila fanti spagnuoli e tremila italiani soldatinuovamentee riputandosi che i franzesi oltre all'eccedergli dinumero avessino piú valorosa cavallerianon pareva lorosicuro il combattere in luogo parialmeno insino a tanto nonsopravenissino seimila svizzerii quali avendo di nuovo consentito icantoni di concederesi trattava a Vinegia (dove per questo eranoandati il cardinale sedunense e dodici imbasciadori di quellanazione) di soldargli a spese comuni del pontefice e de' viniziani.Aggiugnevasi la volontà del re d'Aragonail quale per letteree per uomini propri aveva comandato chequanto fusse in potestàloros'astenessino dal combattere; perchésperandoprincipalmente in quello di che il re di Francia temevaprincipalmentecioè chedifferendosi insino a tanto che dalre di Inghilterra e da lui si cominciasse la guerra in Franciasarebbe quel re necessitato a richiamare o tutte o la maggiore partedelle genti di là da' montie conseguentemente si vincerebbela guerra in Italia senza sangue e senza pericolo: per la qualeragione arebbeinsino da principiose non l'avessino commosso lainstanza e le querele gravi del ponteficeproibito che si tentassela espugnazione di Bologna. Dunqueil viceré di Napoli e glialtri capitani aveano deliberato di alloggiare sempre propinqui alloesercito franzeseperché non gli rimanesse in preda le cittàdi Romagna e aperto il cammino di andare a Romama porsicontinuamente in luoghi sí fortio per i siti o per averequalche terra grossa alle spalleche i franzesi non potessinoassaltargli senza grandissimo disavvantaggio; e perciò nontenere conto né fare difficoltà di ritirarsi tantevolte quante fusse di bisognogiudicandocome uomini militarinondoversi attendere alle dimostrazioni e romori ma principalmente aottenere la vittoriadietro alla quale séguita la riputazionela gloria e le laudi degli uomini: per la quale deliberazioneil díche l'esercito franzese alloggiò a Castelguelfo e a Medicinaessi che erano alloggiati appresso a detti luoghi si ritirorono allemura d'Imola. Passorno il dí seguente i franzesi un miglio emezzo appresso a Imolastando gli inimici in ordinanza nel luogoloro; ma non volendo assaltargli con tanto disavvantaggiopassatipiú innanzialloggiò l'avanguardia a Bubano castellodistante da Imola quattro miglial'altre parti dell'esercito aMordano e Bagnara terre vicine l'una all'altra poco piú di unomiglioeleggendo di alloggiare sotto la strada maestra per lacomodità delle vettovaglie; le quali si conducevano dal fiumedel Po sicuramenteperché LugoBagnacavallo e le terrecircostantiabbandonate dagli spagnuoli come Fois entrò nelbologneseerano ritornate alla divozione del duca di Ferrara.Andorno l'altro giorno gli spagnuoli a Castel Bologneselasciatonella rocca di Imola presidio sufficiente e nella terra sessantauomini d'arme sotto Giovanni Sassatelloalloggiando in sulla stradamaestra e distendendosi verso il monte; e il dí medesimo ifranzesi presono per forza il castello di Solaroloe si arrenderonoloro Cotignola e Granaroloove stettono il dí seguentee gliinimici si fermorno nel luogo detto il Campo alle Mosche. Nelle qualipiccole mutazioni e luoghi tanto vicini procedeva l'uno e l'altroesercito in ordinanzacon l'artiglieria innanzi e con la facciavolta agli inimicicome se a ogni ora dovesse cominciare labattaglia; e nondimenoprocedendo amendue con grandissimacircospezione e ordine: l'uno per non si lasciare stringere a faregiornata se non in luogo dove il vantaggio del sito ricompensasse ildisavvantaggio del numero e delle forze; l'altro per condurre innecessità di combattere gli inimicima in modo che in unotempo medesimo non avessino la repugnanza dell'armi e del sito.

EbbeFois in questo alloggiamento nuove commissioni dal re che accelerasseil fare la giornataaugumentando le medesime cagioni che l'aveanoindotto a fare il primo comandamento. Perché avendo ivinizianibenché indeboliti per il caso di Bresciaeastretti prima da' prieghi e poi da' protesti e minaccie delpontefice e del re d'Aragonarecusato pertinacemente la pace conCesare se non si consentiva che ritenessino Vicenzasi erafinalmente fatta tregua tra loro per otto mesiinnanzi al ponteficecon patto che ciascuno ritenesse quello possedeva e che pagassino aCesare cinquantamila fiorini di Reno: onde non dubitando piúil re della sua alienazionefu nel tempo medesimo certificatod'avere a ricevere la guerra di là da' monti. PerchéIeronimo Cabavigliaoratore del re d'Aragona appresso a luifattainstanza di parlarglipresente il consiglioaveva significato averecomandamento dal suo re di partirsie confortatolo in nome suo chedesistesse dal favorire contro alla Chiesa i tiranni di Bolognae daturbare per una causa sí ingiusta una pace di tanta importanzae tanto utile alla republica cristiana: offerendose per larestituzione di Bologna temeva di ricevere qualche dannodiassicurarlo con tutti i modi i quali esso medesimo desiderasse; e inultimo soggiugnendo che non poteva mancarecome era debito diciascuno principe cristianoalla difesa della Chiesa. PerciòFoisgià certo non essere a proposito l'accostarsi agliinimiciperchéper la comodità che avevano delleterre di Romagnanon si potevano se non con molta difficoltàinterrompere loro le vettovagliené sforzarglisenzadisavvantaggio grandealla giornataindotto anche perché ne'luoghi dove era l'esercito suo pativa di vettovagliedeliberòcon consiglio de' suoi capitani di andare a campo a Ravenna; sperandoche gli inimiciper non diminuire tanto di riputazionenonvolessino lasciare perdere in su gli occhi loro una cittàtalee cosí avere occasione di combattere in luogo eguale: eper impedire che l'esercito inimicopresentendo questonon siaccostasse a Ravenna si pose tra Cotignuola e Granarololontanosette miglia da loro; dove stette fermo quattro díaspettandoda Ferrara dodici cannoni e dodici pezzi minori d'artiglieria. Ladeliberazione del quale congetturando gli inimici mandorno a RavennaMarcantonio Colonnail quale innanzi consentisse d'andarvi bisognòche il legatoil viceréFabrizioPietro Navarra e tutti glialtri capitani gli obligassino ciascuno la fede sua di andare contutto l'esercitose i franzesi vi s'accampavanoa soccorrerlo; econ Marcantonio andorno sessanta uomini d'arme della sua compagniaPietro da Castro con cento cavalli leggierie Sallazart e Paradescon secento fanti spagnuoli; il resto dello esercito si fermòalle mura di Faenzadalla porta per la quale si va a Ravenna. Ovementre stavano feciono con gli inimici una grossa scaramuccia: e inquesto tempo Fois mandò cento lancie e mille cinquecento fantia pigliare il castello di Russiguardato solamente dagli uominipropri; i quali benché da principiosecondo l'uso dellamoltitudinedimostrassino audacianondimenosuccedendo quasisubito in luogo di quella il timorecominciorno il dímedesimo a trattare di arrendersi: per i quali ragionamenti ifranzesivedendo allentata la diligenza del guardareentrativiimpetuosamente messono la terra a sacco; nella quale ammazzorno piúdi dugento uominigli altri feciono prigioni. Da Russi si accostòFois a Ravennae il dí seguente alloggiò appresso allemuratra i due fiumi in mezzo de' qualiè situata quellacittà.

Nasconone' monti Apenniniove partono la Romagna dalla Toscanail fiumedel Ronco detto dagli antichi Vitise il fiume del Montonecelebrato perchéeccettuato il Poè il primode'fiumi che nascono dalla costa sinistra dello Apenninoche entri inmare per proprio corso: questimettendo in mezzo la città diFurlíil Montone dalla mano sinistra quasi congiunto allemurail Ronco dalla destra ma distante circa due migliasiristringono in sí breve spazio presso a Ravenna che l'unodall'una parte l'altro dall'altra passano congiunti alle sue mura;sotto le quali mescolate insieme l'acque entrano nel marelontanoora tre miglia ma che giàcome è famabagnava lemura. Occupava lo spazio tra l'uno e l'altro di questi due fiumil'esercito di Foisavendo la fronte del campo a porta Adriana quasicontigua alla ripa del Montone. Piantorono la notte prossimal'artiglierieparte contro alla torre detta Rancona situata tra laporta Adriana e il Roncoparte di là dal Montonedove peruno ponte gittato in sul fiume era passata una parte dello esercito:accelerando quanto potevano il battere per prevenire a dare labattaglia innanzi che gli inimicii quali sapevano già esseremossisi accostassino; né meno perché erano ridotti ingrandissima difficoltà di vettovaglieatteso che le gentivinizianeche si erano fermate a Ficheruolocon legni armatiimpedivano quelle che si conducevano di Lombardiae avendo affondatecerte barche alla bocca del canale che entra in Po dodici migliaappresso a Ravenna e si conduce a due miglia presso a Ravennaimpedivano l'entrarvi quelle che venivano da Ferrara in su legniferraresile quali condurre per terra in su le carra era difficile epericoloso. Era oltre a questo molto incomodo e con pericolo l'andarea saccomannoperché erano necessitati discostarsi sette ootto miglia dal campo. Dalle quali cagioni astretto Fois deliberòdare il dí medesimo la battagliaancora che conoscesse cheera molto difficile l'entrarviperché del muro battuto nonera rovinata piú che la lunghezza di trenta braccia néper quello si poteva entrare se non con le scaleconciossiachéfusse rimasta l'altezza da terra poco meno di tre braccia: le qualidifficoltà per superare con la virtú e con l'ordineeper accendergli con l'emulazione tra loro medesimipartí intre squadroni distinti l'uno dall'altro i fanti tedeschi italiani efranzesied eletti di ciascuna compagnia di gente d'arme dieci de'piú valorosiimpose loro che coperti dalle medesime armicolle quali combattono a cavallo andassino a piede innanzi a' fanti;i quali accostatisi al muro dettono l'assalto molto terribiledifendendosi egregiamente quegli di dentrocon laude grande diMarcantonio Colonnail quale non perdonando né a fatica néa pericolo soccorreva ora qua ora là secondo che piúera di bisogno. Finalmente i franzesiperduta la speranza dispuntare gli inimicie percossi con grave danno per fianco da unacolubrina piantata in su uno bastioneavendo combattuto per spaziodi tre oresi ritirorno agli alloggiamentiperduti circa trecentofanti e alcuni uomini d'arme e feritine quantità non minoreetra gli altri Ciattiglione e Spinosa capitano dell'artiglierieiquali percossi dall'artiglierie di dentro pochi dí poimorirono. Fu ancora ferito Federigo da Bozzole ma leggiermente.

Cap.xiii

L'esercitodei collegati si stanzia a tre miglia da Ravenna; deliberazione delFois di assaltarlo. Ordine dell'esercito francese e parole del Foisai soldati. Ordine dell'esercito dei collegati. La battaglia diRavenna. Le perdite de' due eserciti. Sacco di Ravennal'esercitofrancese dopo la morte del Fois.

Convertironsidipoi il dí seguente i pensieri dal combattere le mura alcombattere con gli inimici; i qualialla mossa dello esercitofranzesevolendo osservare la fede data a Marcantonioentrati aFurlítra i fiumi medesimi e dopo alquante miglia passato ilfiume del Roncovenivano verso Ravenna. Nel quale tempo i cittadinidella terraimpauriti per la battaglia data il dí precedentemandorono senza saputa di Marcantonio uno di loro a trattare diarrendersi. Il quale mentre va innanzi e indietro con le risposteecco scoprirsi l'esercito inimico che camminava lungo il fiume. Allavista del quale si levò subito con grandissimo romore in armil'esercito franzesearmati tutti entrorno ne' loro squadronilevoronsi tumultuosamente dalle mura l'artiglierie e levate sivoltorno verso gli inimici; consultando intrattanto Fois con glialtri capitani se fusse da passare all'ora medesima il fiume peropporsi che non entrassino in Ravenna: il che o non arebbonodeliberato di fareo almeno era impossibile coll'ordine convenientee con la prestezza necessaria; dove a loro fu facile l'entrare quelgiorno in Ravennaper il bosco della Pigneta che è tra 'lmare e la città: la qual cosa costrigneva i franzesi apartirsiper la penuria delle vettovagliedisonoratamente dellaRomagna. Ma essio non conoscendo l'occasione e temendo di nonessere sforzatimentre camminavanoa combattere in campagna apertao giudicando per l'approssimarsi loro essere abbastanza soccorsaRavennaperché Fois non ardirebbe piú di darvi labattagliasi fermorno contro all'espettazione di tutti appresso atre miglia a Ravennadove si dice il Mulinaccioe fermati attesonotutto il rimanente di quel dí e la notte seguentea farelavorare un fossotanto largo e tanto profondo quanto patí labrevità del tempoinnanzi alla fronte del loro alloggiamento.Nel qual tempo si consigliavanon senza diversità di pareritra' capitani franzesi. Perché dare di nuovo l'assalto allacittà era giudicato di molto pericoloavendo innanzi a sépoca apertura del muro e alle spalle gli inimici; inutile ilsoprasederesenza speranza di fare piú effetto alcunoanziimpossibile per la carestia delle vettovaglie; e il ritirarsi rendereagli spagnuoli maggiore riputazione di quella che essi col farsiinnanzi avevano i dí precedenti guadagnata: pericolosissimoecontro alle deliberazioni sempre fattel'assaltargli nel loroalloggiamentoil quale si pensava avessino fortificato; e tra tuttii pericoli doversi piú fuggire quello dal quale ne potevanosuccedere maggiori maliné potersi disordine o male alcunopareggiare all'essere rotti. Nelle quali difficoltà fu allafine deliberatoconfortando massimamente Fois questa deliberazionecome cosa piú gloriosa e piú sicuraandarecome primaapparisse il díad assaltare gli inimici: secondo la qualedeliberazionegittato la notte il ponte in sul Ronco e spianatiperfacilitare il passaregli argini delle ripe da ogni partelamattina all'aurora che fu l'undecimo dí d'apriledísolennissimo per la memoria della santissima Resurrezionepassornoper il ponte i fanti tedeschima quasi tutti quegli dellaavanguardia e della battaglia passorno a guazzo il fiume; ilretroguardo guidato da Ivo di Allegrinel quale erano quattrocentolancierimase in sulla riva del fiume verso Ravennaperchésecondo il bisogno potesse soccorrere all'esercito e opporsi se isoldati o il popolo uscissino di Ravenna; e alla guardia del pontegittato prima in sul Montonefu lasciato Paris Scoto con millefanti.

Preparoronsicon questo ordine i franzesi alla battaglia. L'avanguardia conl'artiglierie innanziguidata dal duca di Ferrarae ove era ancheil [generale] di Normandia con settecento lancie e co' fantitedeschifu collocata in sulla riva del fiume che era loro a manodestrastando i fanti alla sinistra della cavalleria. Allatoall'antiguardiapure per fiancofurno posti i fanti dellabattagliaottomilaparte guasconi parte piccardi; e dipoiallargandosi pure sempre tanto piú dalla riva del fiumefuposto l'ultimo squadrone de' fanti italiani guidati da Federico daBozzole e da... degli Scottinel quale non erano piú checinquemila fantiperché con tutto che Foispassando innanzia Bolognaavesse raccolti quelli che vi erano a guardiamolti sierano fuggiti per la strettezza de' pagamenti; e allato a questosquadronetutti gli arcieri e cavalli leggieri che passavano ilnumero di tremila. Dietro a tutti questi squadronii quali nondistendendosi per linea retta ma piegandosi facevano quasi forma dimezza lunadietro a tuttiin sulla riva del fiume erano collocatele secento lancie della battagliaguidate dal la Palissa e insiemedal cardinale di San Severino legato del concilioil qualegrandissimo di corpo e di vasto animocoperto dal capo insino a'piedi d'armi lucentissimefaceva molto piú l'ufficio delcapitano che di cardinale o di legato. Non si riservò Foisluogo o cura alcuna particolarema eletti di tutto l'esercito trentavalorosissimi gentiluomini volle essere libero a provedere esoccorrere per tuttofacendolo manifestamente riconoscere daglialtri lo splendore e la bellezza dell'armi e la sopravestaeallegrissimo nel voltocon gli occhi pieni di vigore e quasi per laletizia sfavillanti. Come l'esercito fu ordinatosalito in sul'argine del fiumecon facondia (cosí divulgò la fama)piú che militareparlò accendendo gli animi delloesercito in questo modo:

-Quello chesoldati mieinoi abbiamo tanto desideratodi potere nelcampo aperto combattere con gli inimiciecco chequesto díla fortuna stataci in tante vittorie benigna madre ci ha largamenteconcedutodandoci l'occasione d'acquistare con infinita gloria lapiú magnifica vittoria che mai alla memoria degli uominiacquistasse esercito alcuno: perché non solo Ravenna non solotutte le terre di Romagna resteranno esposte alla vostra discrezionema saranno parte minima de' premi del vostro valore; conciossiachénon rimanendo piú in Italia chi possa opporsi all'armi vostrescorreremo senza resistenza alcuna insino a Roma; ove le ricchezzesmisurate di quella scelerata corteestratte per tanti secoli dalleviscere de' cristianisaranno saccheggiate da voi: tanti ornamentisuperbissimi tanti argenti tanto oro tante gioie tanti ricchissimiprigioni che tutto il mondo arà invidia alla sorte vostra. DaRomacolla medesima facilitàcorreremo insino a Napolivendicandoci di tante ingiurie ricevute. La quale felicità ionon so immaginarmi cosa alcuna che sia per impedircelaquando ioconsidero la vostra virtú la vostra fortuna l'onorate vittorieche avete avute in pochi díquando io riguardo i voltivostriquando io mi ricordo che pochissimi sono di voi che innanziagli occhi miei non abbino con qualche egregio fatto datatestimonianza del suo valore. Sono gli inimici nostri quegli medesimispagnuoli che per la giunta nostra si fuggirono vituperosamente dinotte da Bologna; sono quegli medesimi chepochi dí sonononaltrimenti che col fuggirsi alle mura d'Imola e di Faenza o ne'luoghi montuosi e difficilisi salvorono da noi. Non combattémai questa nazione nel regno di Napoli con gli eserciti nostri inluogo aperto ed eguale ma con vantaggio sempre o di ripari o di fiumio di fossinon confidatisi mai nella virtú ma nella fraude enelle insidie. Benchéquesti non sono quegli spagnuoliinveterati nelle guerre napoletane ma gente nuova e inespertae chenon combatté mai contro ad altre armi che contro agli archi ele freccie e le lancie spuntate de' mori; e nondimeno rotti con tantainfamiada quella gente debole di corpo timida d'animo disarmata eignara di tutte l'arti della guerral'anno passatoall'Isola delleGerbe; dove fuggendo questo medesimo Pietro Navarracapitanoappresso a loro di tanta famafu esempio memorabile a tutto il mondoche differenza sia a fare battere le mura con l'impeto della polveree con le cave fatte nascosamente sotto terra a combattere con la veraanimosità e fortezza. Stanno ora rinchiusi dietro a uno fossofatto con grandissima paura questa nottecoperti i fanti dall'arginee confidatisi nelle carrette armate come se la battaglia si avesse afare con questi instrumenti puerili e non con la virtúdell'animo e con la forza de' petti e delle braccia. Caverannogliprestatemi fededi queste loro caverne le nostre artiglieriecondurrannogli alla campagna scoperta e piana: dove appariràquello che l'impeto franzese la ferocia tedesca e la generositàdegli italiani vaglia piú che l'astuzia e gli ingannispagnuoli. Non può cosa alcuna diminuire la gloria nostra senon l'essere noi tanto superiori di numeroe quasi il doppio diloro; e nondimenol'usare questo vantaggiopoiché ce lo hadato la fortunanon sarà attribuito a viltà nostra maa imprudenza e temerità loro: i quali non conduce a combattereil cuore o la virtú ma l'autorità di Fabbrizio Colonnaper le promesse fatte inconsideratamente a Marcantonio; anzi lagiustizia divinaper castigare con giustissime pene la superbia edenormi vizi di Giulio falso ponteficee tante fraudi e tradimentiusati alla bontà del nostro re dal perfido re di Aragona. Maperché mi distendo io piú in parole? perché consuperflui confortiappresso a soldati di tanta virtúdifferisco io tanto la vittoria quanto di tempo si consuma a parlarecon voi? Fatevi innanzi valorosamente secondo l'ordine datocertiche questo dí darà al mio re la signoria a voi lericchezze di tutta Italia. Io vostro capitano sarò sempre inogni luogo con voi ed esporròcome sono solitola vita mia aogni pericolo; felicissimo piú che mai fusse alcuno capitanopoi che ho a farecon la vittoria di questo dípiúgloriosi e piú ricchi i miei soldati che maida trecento anniin quafussino soldati o esercito alcuno. -

Daqueste parolerisonando l'aria di suoni di trombe e di tamburi e diallegrissimi gridi di tutto l'esercitocominciorono a muoversi versolo alloggiamento degli inimicidistante dal luogo dove avevanopassato il fiume manco di due miglia: i qualialloggiati distesi insu la riva del fiume che era loro da mano sinistrae fatto innanzi asé uno fosso tanto profondo quanto la brevità del tempoaveva permesso (che girando da mano destra cigneva tutto loalloggiamento)lasciato aperto per potere uscire co' cavalli ascaramucciare in su la fronte del fosso uno spazio di venti bracciadentro al quale alloggiamentocome sentirno i franzesi cominciare apassare il fiumesi erano messi in battaglia con questo ordine:l'avanguardia di ottocento uomini d'armeguidata da FabrizioColonnacollocata lungo la riva del fiumee congiunto a quella amano destra uno squadrone di seimila fanti: dietro all'avanguardiapure lungo il fiumeera la battaglia di secento lanciee allato unosquadrone di quattromila fanticondotta dal vicerée con luiil marchese della Palude; e in questa veniva il cardinale de' Mediciprivo per natura in gran parte del lume degli occhimansueto dicostumi e in abito di pacee nelle dimostrazioni e negli effettimolto dissimile al cardinale di San Severino. Seguitava dietro allabattagliapure in su la riva del fiumeil retroguardo diquattrocento uomini d'arme condotto da Carvagial capitano spagnuolocon lo squadrone allato di quattromila fanti; e i cavalli leggieride' quali era capitano generale Fernando Davalo marchese di Pescaraancora giovanetto ma di rarissima espettazioneerano posti a manodestra alle spalle de' fanti per soccorrere quella parte cheinclinasse: l'artiglierie erano poste alla testa delle genti d'arme;e Pietro Navarrache con cinquecento fanti eletti non si eraobligato a luogo alcunoaveva in sul fosso alla fronte dellafanteria collocato trenta carrette che avevano similitudine de' carrifalcati degli antichicariche di artiglierie minutecon uno spiedelunghissimo sopra esse per sostenere piú facilmente l'assaltode' franzesi. Col quale ordine stavano fermi dentro alla fortezza delfossoaspettando che l'esercito inimico venisse ad assaltargli: laquale deliberazione come non riuscí utile nella fine apparísimilmente molto nociva nel principio. Perché era statoconsiglio di Fabrizio Colonna che si percotesse negli inimici quandocominciorno a passare il fiumegiudicando maggiore vantaggio ilcombattere con una parte sola che quello che dava loro l'avere fattoinnanzi a sé uno piccolo fosso; ma contradicendo PietroNavarrai cui consigli erano accettati quasi come oracoli dalviceréfu deliberatopoco prudentementelasciargli passare.

Peròfattisi innanzi i franzesi e già vicini circa dugento bracciaal fossocome veddeno stare fermi gli inimici né volereuscire dello alloggiamento si fermoronoper non dare quellovantaggio che essi cercavano d'avere. Cosí stette immobilel'uno esercito e l'altro per spazio di piú di due ore; tirandoin questo tempo da ogni parte infiniti colpi d'artiglieriedallequali pativano non poco i fanti de' franzesi per avere il Navarrapiantato l'artiglieria in luogo che molto gli offendeva. Ma il ducadi Ferraratirata dietro all'esercito una parte dell'artiglierielecondusse con celerità grande alla punta de' franzesinelluogo proprio dove erano collocati gli arcieri: la quale puntaperavere l'esercito forma curvaera quasi alle spalle degli inimici:donde cominciò a battergli per fianco ferocementee congrandissimo dannomassime della cavalleriaperché i fantispagnuoliritirati dal Navarra in luogo basso accanto all'argine delfiume e gittatisi per suo comandamento distesi in terranon potevanoessere percossi. Gridava con alta voce Fabbrizioe con spessissimeimbasciate importunava il viceréche senza aspettare diessere consumati da' colpi delle artiglierie si uscisse allabattaglia; ma ripugnava il Navarramosso da perversa ambizioneperché presupponendosi dovere per la virtú de' fantispagnuoli rimanere vittoriosoquando bene fussino periti tutti glialtririputava tanto augumentarsi la gloria sua quanto piúcresceva il danno dell'esercito. Ma era già tale il danno chenella gente d'arme e ne' cavalli leggieri faceva l'artiglieria chepiú non si poteva sostenere; e si vedevanocon miserabilespettacolo mescolato con gridi orribiliora cadere per terra morti isoldati e i cavalli ora balzare per aria le teste e le bracciaspiccate dal resto del corpo. Però Fabrizioesclamando: -abbiamo noi tutti vituperosamente a morire per la ostinazione e perla malignità di uno marrano? ha a essere distrutto tuttoquesto esercito senza che facciamo morire uno solo degli inimici?dove sono le nostre tante vittorie contro a' franzesi? ha l'onore diSpagna e di Italia a perdersi per uno Navarro? - spinse fuora delfosso la sua gente d'armesenza aspettare o licenza o comandamentodel viceré: dietro al quale seguitando tutta la cavalleriafucostretto Pietro Navarra dare il segno a' suoi fanti; i qualirizzatisi con ferocia grandesi attaccorono co' fanti tedeschi chegià s'erano approssimati a loro. Cosí mescolate tuttele squadre cominciò una grandissima battagliae senza dubbiodelle maggiori che per molti anni avesse veduto Italia: perchée la giornata del Taro era stata poco altro piú che unogagliardo scontro di lanciee i fatti d'arme del regno di Napolifurono piú presto disordini o temerità che battaglieenella Ghiaradadda non aveva dell'esercito de' viniziani combattutoaltro che la minore parte; ma quimescolati tutti nella battagliache si faceva in campagna piana senza impedimento di acque o riparicombattevano due eserciti d'animo ostinato alla vittoria o allamorteinfiammati non solo dal pericolo dalla gloria e dalla speranzama ancora da odio di nazione contro a nazione. E fu memorabilespettacolo chenello scontrarsi i fanti tedeschi con gli spagnuolimessisi innanzi agli squadroni due capitani molto pregiatiIacopoEmpser tedesco e Zamudio spagnuolocombatterono quasi perprovocazione; dove ammazzato lo inimico restò lo spagnuolovincitore. Non eraper l'ordinariopari la cavalleria dell'esercitodella lega alla cavalleria de' franzesie l'avevano il díconquassata e lacerata in modo l'artiglierie che era diventata moltoinferiore: peròpoi che ebbe sostentato per alquanto spaziodi tempo piú col valore del cuore che colle forze l'impetodegli inimicie sopravenendo addosso a loro per fianco Ivo d'Allegricol retroguardo e co' mille fanti lasciati al Montonechiamato dalla Palissae preso già da' soldati del duca di FerraraFabbrizio Colonna mentre che valorosamente combattevanon potendopiú resistere voltò le spalle; aiutata anchedall'esempio de' capitaniperché il viceré eCarvagialnon fatta l'ultima esperienza della virtú de' suoisi messono in fuga conducendone quasi intero il terzo squadrone; econ loro fuggí Antonio De Levauomo allora di piccolacondizione ma che poiesercitato per molti anni in tutti i gradidella miliziadiventò chiarissimo capitano. Erano giàstati rotti tutti i cavalli leggieri e preso il marchese di Pescaraloro capitanopieno di sangue e di ferite; preso il marchese dellaPaludeil quale per uno campo pieno di fosse e di pruni avevacondotto alla battaglia con disordine grande il secondo squadrone;coperto il terreno di cavalli e d'uomini morti; e nondimeno lafanteria spagnuolaabbandonata da' cavallicombatteva conincredibile ferocia; e se bene nel primo scontro co' fanti tedeschiera stata alquanto urtata dall'ordinanza ferma delle piccheaccostatasi poi a loro alla lunghezza delle spadee molti deglispagnuoli coperti dagli scudi entrati co' pugnali tra le gambe de'tedeschierano con grandissima uccisione pervenuti già quasia mezzo lo squadrone. Presso a' quali i fanti guasconioccupata lavia tra il fiume e l'argineavevano assaltato i fanti italiani; iqualibenché avessino patito molto dall'artiglierianondimeno gli rimettevano con somma laude se con una compagnia dicavalli non fusse entrato tra loro Ivo d'Allegri: con maggiore virtúche fortunaperché essendogli quasi subito ucciso innanziagli occhi propri Viverroésuo figliuoloegli non volendosopravivere a tanto doloregittatosi col cavallo nella turba piústretta degli inimicicombattendo come si conveniva a fortissimocapitano e avendone già morti di lorofu ammazzato. Piegavanoi fanti italiani non potendo resistere a tanta moltitudinema unaparte de' fanti spagnuolicorsa al soccorso lorogli fermònella battaglia; e i fanti tedeschioppressi dall'altra parte deglispagnuolia fatica potevano piú resistere: ma essendo giàfuggita tutta la cavalleriasi voltò loro addosso Fois congrande moltitudine di cavalli; per il che gli spagnuolipiútosto ritraendosi che scacciati dalla battaglianon perturbati inparte alcuna gli ordini loroentrati in su la via che è trail fiume e l'arginecamminando di passo e con la fronte strettaeperò per la fortezza di quella ributtando i franzesicominciorono a discostarsi. Nel qual tempo il Navarradesideroso piúdi morire che di salvarsi e però non si partendo dallabattagliarimase prigione. Ma non potendo comportare Fois che quellafanteria spagnuola se ne andassequasi come vincitricesalvanell'ordinanza suae conoscendo non essere perfetta la vittoria sequesti come gli altri non si rompevanoandò furiosamente adassaltargli con una squadra di cavallipercotendo negli ultimi; da'quali attorniato e gittato da cavallo ocome alcuni diconoessendogli caduto mentre combatteva il cavallo addossoferito d'unalancia in uno fianco fu ammazzato: e secome si credeèdesiderabile il morire a chi è nel colmo della maggioreprosperitàmorte certo felicissimamorendo acquistata giàsí gloriosa vittoria. Morí di età molto giovanee con fama singolare per tutto il mondoavendo in manco di tre mesie prima quasi capitano che soldatocon incredibile celerità eferocia ottenuto tante vittorie. Rimase in terra appresso a lui conventi ferite Lautrechquasi per morto; che poicondotto a Ferraraper la diligente cura de' medici salvò la vita.

Perla morte di Fois furno lasciati andare senza molestia alcuna i fantispagnuoli: il rimanente dell'esercito era già dissipato emesso in fugapresi i carriaggiprese le bandiere e l'artiglieriepreso il legato del ponteficeil quale dalle mani degli stradiottivenuto in potestà di Federico da Bozzole fu da lui presentatoal legato del concilio; presi Fabrizio Colonna Pietro Navarra ilmarchese della Palude quello di Bitonto il marchese di Pescara emolti altri signori e baroni e onorati gentiluomini spagnuoli e delregno di Napoli. Niuna cosa è piú incerta che il numerode' morti nelle battaglie; nondimenonella varietà di moltisi afferma piú comunemente che trall'uno esercito e l'altromorirno almeno diecimila uominiil terzo de' franzesi i due terzidegli inimici; altri dicono di molti piúma senza dubbioquasi tutti i piú valorosi e piú elettitra' qualidegli ecclesiasticiRaffaello de' Pazzi condottiere di chiaro nome;e moltissimi feriti. Ma in questa parte fu senza comparazione moltomaggiore il danno del vincitore per la morte di Foisdi Ivod'Allegri e di molti uomini della nobiltà franzese; ilcapitano Iacobe piú altri valorosi capitani della fanteriatedescaalla virtú della quale si riferivama con prezzogrande del sangue loroin non piccola parte la vittoria; molticapitaniinsieme con Molardde' guasconi e de' piccardi: le qualinazioni perderonoquel díappresso a' franzesi tutta lagloria loro. Ma tutto il danno trapassò la morte di Foiscolquale mancò del tutto il nervo e la ferocia di quelloesercito. De' vinti che si salvorno nella battaglia fuggí lamaggiore parte verso Cesenaonde fuggivano ne' luoghi piúdistanti; né il viceré si fermò prima che inAnconaove pervenne accompagnato da pochissimi cavalli. Furonnesvaligiati e morti molti nella fugaperché e i paesanicorrevano per tutto alle stradee il duca di Urbinoil qualemandato molti dí prima Baldassarre da Castiglione al re diFranciae avendo uomini propri appresso a Foissi credeva cheoccultamente avesse convenuto contro al zionon solo suscitòcontro a quegli che fuggivano gli uomini del paese ma mandòsoldati a fare il medesimo nel territorio di Pesero: sole quelle chefuggirono per le terre de' fiorentiniper comandamento degliufficialie poi della republicapassorno illese.

Ritornatol'esercito vincitore agli alloggiamentii ravennati mandorno subitoad arrendersi: mao mentre che convengono o che già convenutoattendono a ordinare vettovaglie per mandarle nel campointermessala diligenza del guardare le murai fanti tedeschi e guasconientrati per la rottura del muro battuto nella terracrudelissimamente la saccheggiorno; accendendogli a maggiorecrudeltàoltre all'odio naturale contro al nome italianolosdegno del danno ricevuto nella giornata. Lasciòil quarto dípoiMarcantonio Colonna la cittadella nella quale si era rifuggitosalve le persone e la roba; ma promettendo all'incontro insieme congli altri capitanidi non prendere piú arme né controal re di Francia né contro al concilio pisano insino allafestività prossima di Maria Maddalena: né molti dípoi'l vescovo Vitello preposto con cento cinquanta fanti allaroccaconcedutagli la medesima facoltàconsentí didarla. Seguitorno la fortuna della vittoria le città di Imoladi Furlí di Cesena e di Riminie tutte le rocche dellaRomagnaeccetto quelle di Furlí e di Imola: le quali tuttefurno ricevute dal legato in nome del concilio pisano. Ma l'esercitofranzeserimasto per la morte di Fois e per tanto danno ricevutocome attonitodimorava oziosamente quattro miglia appresso aRavenna; e incerti il legato e la Palissa (ne' quali era pervenuto ilgovernoperché Alfonso da Esti se ne era già ritornatoa Ferrara) quale fusse la volontà del reaspettavano le suecommissioninon essendo anche appresso a' soldati di tanta autoritàche fusse bastante a fare muovere l'esercitoimplicato neldispensare o mandare in luoghi sicuri le robe saccheggiateeindeboliti tanto di forze e di animo per la vittoria acquistata contanto sangue che parevano piú simili a vinti che vincitori;onde tutti i soldati con lamenti e con lacrime chiamavano il nome diFois; il qualenon impediti né spaventati da cosa alcunaarebbono seguitato per tutto. Né si dubitava chetirato dalloimpeto della sua ferocia e dalle promesse fatteglisecondo sidicevadal reche a lui si acquistasse il reame di Napolisarebbesubito dopo la vittoriacon la consueta celerità corso aRomae che il pontefice e gli altrinon avendo alcuna altrasperanza di salvarsisi sarebbeno precipitosamente messi in fuga.

Cap.xiv

Icardinali premono sul pontefice per indurlo alla pace; per ladeliberazione contraria insistono gli ambasciatori del re d'Aragona ede' veneziani; incertezza del pontefice piú propenso allaguerra che alla pace. Fuggevoli speranze di pace. Il ponteficeincoraggiato dall'allontanarsi della minaccia francese. Si apre ilconcilio lateranense.

Pervennela nuova della rotta a Roma il terzodecimo dí di aprile;portata da Ottaviano Fregoso che corse co' cavalli delle poste daFossombronee sentita con grandissima paura e tumulto da tutta lacorte. Però i cardinaliconcorsi subitamente al ponteficelostrignevano con sommi prieghi cheaccettando la pace la quale nondiffidavano potersi ottenere assai onesta dal re di Franciasidisponesse a liberare oramai la sedia apostolica e la persona sua datanti pericoli: avere affaticato assai per la esaltazione dellaChiesa e per la libertà d'Italiae acquistato gloria anchedella sua santa intenzione; essergli statain cosí pietosaimpresaavversacome si era veduto per tanti segnila volontàdi Dioalla quale volersi opporre non essere altro che mettere tuttala Chiesa in ultima ruina: appartenere piú a Dio che a lui lacura della sua sposa; però rimettessesene alla volontàsua eabbracciando la pace secondo il precetto dello evangeliotraesse di tanti affanni la sua vecchiezzalo stato della Chiesa etutta la sua corteche non bramava né gridava altro che pace:essere da credere che già i vincitori si fussino mossi pervenire a Romaco' quali sarebbe congiunto il suo nipote;congiugnerebbonsi medesimamente Ruberto Orsino Pompeio Colonna AntimoSavello Pietro Margano e Renzo Mancino (questi si sapeva chericevuti danari dal re di Franciasi preparavanoinsino innanzialla giornataper molestare Roma): a' quali pericoli che altrorimedio essere che la pace? Da altra partegli imbasciadori del red'Aragona e del senato viniziano facevano in contrario gravissimainstanzasforzandosi persuadergli non essere le cose tanto afflittené ridotte in tanto esterminioné cosídissipato l'esercito che non si potesse in brevissimo tempo nécon grave spesa riordinare: sapersi pureil viceré essersisalvato con la maggiore parte de' cavalli; essersi partita dal fattod'arme ristretta insieme in ordinanza la fanteria spagnuolala qualese fusse salvacome era verisimileogni altra perdita essere dipiccolo momento; né aversi da temere che i franzesi potessinovenire verso Roma cosí presto che non avesse tempo aprovedersiperché era necessario che alla morte del capitanofussino accompagnati molti disordini e molti dannied essere pertenergli sospesi il sospetto de' svizzerii quali non essere piúda dubitare che si dichiarerebbono per la lega e scenderebbono inLombardia; né si potere sperare di ottenere la pace dal re diFrancia se non con condizioni ingiustissime e piene di infamiaeaversi a ricevere anche le leggi dalla superbia di BernardinoCarvagial e dalla insolenza di Federigo da San Severino: peròogn'altra cosa essere migliore che con tanta indignità e contanta infamia mettersisotto nome di pacein acerbissima einfedelissima servitúperché non cesserebbeno maiquegli scismatici di perseguitare la degnità e la vita sua;essere molto minore malequando pure non si potesse fare altrimentiabbandonare Roma e ridursi con tutta la corte o nel reame di Napoli oa Vinegiadove starebbe con la medesima sicurtà e onore e conla medesima grandezza; perché con la perdita di Roma non siperdeva il pontificatoannesso sempre in qualunque luogo allapersona del pontefice: ritenesse pure la solita costanza emagnanimità; perché Dioscrutatore de' cuori degliuomininon mancherebbe d'aiutare il santissimo proposito suo néabbandonerebbe la navicella di Pietrosolita a essere vessata dalleonde del mare ma non giammai a sommergersi; e i príncipicristianiconcitati dal zelo della religione e dal timore dellatroppa grandezza del re di Franciapiglierebbeno con tutte le forzee con le persone proprie la sua difesa. Le quali cose udiva ilpontefice con somma ambiguità e sospensionee in modo che sipotesse facilmente comprenderecombattere in lui da una parte l'odiolo sdegno e la pertinacia insolita a essere vinta o a piegarsidall'altra il pericolo e il timore; e si comprendeva ancheper lerisposte faceva agl'imbasciadorinon gli essere tanto molesto loabbandonare Roma quanto il non potere ridursi in luogo alcuno dovenon fusse in potestà d'altri: però rispondeva a'cardinali volere la paceconsentendo si ricercassino i fiorentiniche se ne interponessino col re di Franciae nondimeno non nerispondeva con tale risoluzione né con parole tanto aperte chefacessino piena fede della sua intenzione; aveva fatto venire daCivitavecchia il Biascia genovesecapitano delle sue galeeonde siinterpetrava che e' pensasse a partirsi da Romae poco di poil'aveva licenziato; ragionava di soldare quegli baroni romani che nonerano nella congiura con gli altriudiva volentieri i conforti de'due imbasciadori ma rispondendo il piú delle volte parolecontumeliose e piene di sdegno. Nel qual tempo sopravenne Giulio de'Medici cavaliere di Rodiche fu poi ponteficeil quale il cardinaleMediciottenuta licenza dal cardinale Sanseverinomandavadall'esercitoin nome per raccomandarsegli in tanta calamitàma in fatto per riferirgli lo stato delle cose: da cui avendo intesopienamente quanto fussino indeboliti i Franzesidi quanti capitanifussino privatiquanto valorosa gente avessino perdutaquantifussino quegli che per molti dí erano inutili per le feriteguasti infiniti cavallidissipata parte dello esercito in variluoghi per il sacco di Ravennai capitani sospesi e incerti dellavolontà del rené molto concordi tra loro perchéla Palissa recusava di comportare la insolenza di San Severino chevoleva fare l'officio di legato e di capitanosentirsi occultimormorii della venuta de' svizzeri né vedersi segno alcuno chequello esercito fusse per muoversi prestodalla quale relazioneconfortato molto il ponteficeintrodottolo nel concistorio gli feceriferire a' cardinali le cose medesime. E si aggiunse che il ducad'Urbinoquel che lo movessemutato consigliogli mandò aofferire dugento uomini d'arme e quattromila fanti. Perseveravanonondimeno i cardinali a stimolarlo alla pace: dalla quale benchécon le parole non si dimostrasse alienoaveva nondimeno nell'[animodi non l']accettare se non per ultimo e disperato rimedio; anziquando bene al male presente non si dimostrasse medicina presenteaderiva piú tosto al fuggire di Romapure che non rimanesseal tutto disperato che e dall'armi de' príncipi avesse aessere aiutata la causa sua e specialmente che i svizzeri simovessino; i qualidimostrandosi inclinati a' suoi desideriaveanomolti dí innanzi vietato agli imbasciadori del re di Franciadi andare al luogo nel qualeper determinare sopra le dimande delponteficeconvenivano i deputati da tutti i cantoni.

Lampeggiòin questo stato alcuna speranza della pace. Perché il re diFranciainnanzi si facesse la giornatacommosso da tanti pericoliche gli soprastavano da tante parti e sdegnato dalla varietàdi Cesare e dalle dure leggi gli proponevae perciòfinalmente deliberato di cedere piú tosto in molte cose allavolontà del ponteficeaveva occultamente mandato FabrizioCarretta fratello del cardinale del Finale a' cardinali di Nantes edi Strigoniache mai del tutto avevano abbandonati i ragionamentidella concordiaproponendo essere contento che Bologna si rendesseal ponteficeche Alfonso da Esti gli desse Lugo e tutte l'altreterre teneva nella Romagnaobligassesi al censo antico e che piúnon si facessino sali nelle sue terree che si estinguesse ilconcilio pisano; non dimandando dal pontefice altro che la pacesolamente con luiche Alfonso da Esti fusse assoluto dalle censure ereintegrato nelle antiche ragioni e privilegi suoiche a'Bentivoglii quali stessino in esiliofussino riservati i beniproprie restituiti alle degnità i cardinali e prelati cheaveano aderito al concilio: le quali condizionibenché i duecardinali temessino che essendo di poi succeduta la vittoria nonfussino piú consentite dal rené ardirono proporle inaltra manierané egliessendo tanto onorate per luinévolendo ancora manifestare quella occulta deliberazione che avevanell'animopotette recusarle; anzi forse giudicò essere piúutile ingegnarsi di fermare con questi ragionamenti l'armi del reper avere maggiore spazio di tempo a vedere i progressi di coloro ne’quali si collocavano le reliquie delle speranze sue. Peròfacendo del medesimo instanza tutti i cardinalisottoscrisseilnono dí dalla giornataquesti capitoliaggiugnendo a'cardinali la fede di accettargli se il re gli confermava; e alcardinale del Finaleche dimorava in Franciama assenteper nonoffendere il ponteficedalla cortee al vescovo di Tivoliil qualeteneva in Avignone il luogo del legatocommesse per lettere sitrasferissino al re per trattare queste cose; ma non espedíloro né mandato né possanza di conchiuderle.

Insinoa questo termine procedettono i mali del ponteficeinsino a questodí fu il colmo delle sue calamità e de' suoi pericoli:ma dopo quel dí cominciorno a dimostrarsi continuamente lesperanze maggiorie a volgersi alla grandezza suasenza alcunofrenola ruota della fortuna. Dette principio a tanta mutazione lapartita subita del la Palissa di Romagna; il qualerichiamato dalgenerale di Normandia per il romore che cresceva della venuta de'svizzerisi mosse coll'esercito verso il ducato di Milanolasciatiin Romagnasotto il legato del conciliotrecento lancie trecentocavalli leggieri e seimila fanti con otto pezzi grossi diartiglieria: e rendeva maggiore il timore che s'aveva de' svizzeriche il medesimo generalepensando piú a farsi grato al re chea fargli beneficioavevacontro a quel che ricercavano le cosepresentilicenziati imprudentementesubito che fu acquistata lavittoriai fanti italiani e una parte de' franzesi. La partita della Palissa assicurò il pontefice da quel timore che piúgli premevaconfermollo nella pertinacia e gli dette facilitàdi fermare le cose di Roma; per le quali aveva soldati alcuni baronidi Roma con trecento uomini d'armee trattava di fare capitanogenerale Prospero Colonna: perchéindeboliti gli animi di chitentava cose nuovePompeio Colonna che si preparava a Montefortinoconsentíinterponendosene Prosperodi diporreper sicurtàdel ponteficein mano di Marcantonio Colonna Montefortinoritenendosi bruttamente i danari avuti dal re di Francia; onde eRuberto Orsinoche prima era venuto da Pitigliano nelle terre de'Colonnesi per muovere l'armiritenendosi medesimamente i danariavuti dal reconcordò poco poi per mezzo di Giulio Orsinoricevuto dal pontefice in premio della sua perfidia l'arcivescovadodi Reggio nella Calavria. Solo Pietro Margano si vergognò diritenere i danari pervenuti a lui: con consiglio migliore e piúfortunatoperchénon molto tempo di poipreso nella guerradal successore del presente rearebbe col supplicio debito pagata lapena della fraude.

Dallequali cose confermato molto l'animo del ponteficepoi che cessava iltimore presente degli inimici forestieri e de' domesticidette ilterzo dí di maggiocon grandissima solennitàprincipio al concilio nella chiesa di San Giovanni in Lateranogiàcerto che non solo vi concorrerebbe la maggiore parte di Italiamala Spagna l'Inghilterra e l'Ungheria. Al quale principio intervenneegli personalmente in abito pontificaleaccompagnato dal collegiode' cardinali e da moltitudine grande di vescovi; ove celebrataoltre a molte altre precisecondo il costume anticola messa delloSpirito santoed esortati con una publica orazione i Padri aintendere con tutto il cuore al bene publico e alla degnitàdella cristiana religionefu dichiaratoper fare fondamentoall'altre cose che in futuro s’aveano a statuireil conciliocongregato essere verolegittimo e santo concilioe in quellorisedere indubitatamente tutta l'autorità e potestàdella Chiesa universale: cerimonie bellissime e santissimee dapenetrare insino nelle viscere de' cuori degli uominise tali sicredesse che fussino i pensieri e i fini degli autori di queste cosequali suonano le parole.

Cap.xv

Ilre di Francia sempre piú disposto alla pace col pontefice. Ilpontefice continua invece ad ostacolarla. Ossequi al cardinale de'Medici prigione in Milano e legato apostolico. Il re di Franciarichiama le milizie nel ducato di Milano e rinnova la confederazioneco' fiorentini.

Cosídopo la battaglia di Ravennaprocedeva il pontefice. Ma il re diFranciacon tutto che la letizia della vittoria perturbasse alquantola morte di Foisamatissimo da luicomandò subito che illegato e la Palissa conducessino l'esercito quanto piú prestosi poteva a Roma: nondimenoraffreddato il primo ardoreincominciòa ritornare con tutto l'animo al desiderio della paceparendogli chetroppo grave tempesta e da troppe parti sopravenisse alle cose sue.Perché se bene Cesare continuasse nel promettere di volerestare congiunto con luiaffermando la tregua fatta co' viniziani insuo nome essere stata fatta senza suo consentimento e che non laratificherebbenondimeno al reoltre al timore della sua incostanzae il non essere certo che queste cose non fussino dettesimulatamentepareva avereper le condizioni dimandavacompagnograve alla guerra e dannoso alla pace; perché credeva che lainterposizione sua l'avesse a necessitare a consentire a piúindegne condizioni: e oltre a questo non dubitava piú isvizzeri avere a essere congiunti con gli avversari; e dal re diInghilterra aspettava la guerra certaperché quel re avevamandato uno araldo a intimargli che pretendeva essere finite tutte leconfederazioni e convenzioni che erano tra loroperché intutte si comprendeva l'eccezione: "pure che e' non facesseguerra né con la Chiesa né col re cattolico suosuocero". Perciò il re intese con piacere grande esserestati ricercati i fiorentini che si interponessino alla pacemandòsubitamente a Firenze con amplissimo mandato il presidente diGranopoliperché trattasse di luogo piú propinquoeacciò chese cosí fusse espedientepotesse andare aRoma; e dipoi intesa per la sottoscrizione de' capitoli lainclinazionecome parevapiú pronta del ponteficesiinclinò interamente alla pace: benché temendo che perla partita dell'esercito non ritornasse alla pertinacia consuetacommesse al la Palissache già era pervenuto a Parmache conparte delle genti ritornasse subito in Romagna e che spargesse vocid'avere a procedere piú oltre. Parevagli grave il concedereBolognanon tanto per la instanza che in nome di Cesare gli erafatta in contrario quanto perché temeva cheeziandio fatta lapacenon rimanesse il medesimo animo del pontefice contro a lui; eperò essergli dannoso il privarsi di Bolognala qualedifendeva come bastione e propugnacolo del ducato di Milano: e oltrea questoessendo venuti il cardinale del Finale e il vescovo diTivoli senza mandato a conchiuderecome circondato allora il papa datante angustie e pericolipareva conveniente segno che simulatamenteavesse consentito. Nondimenoultimatamentedeliberòaccettare i capitoli predetticon alcune limitazioni ma non tali cheturbassino le cose sostanziali: con la quale risposta andò aRoma il secretario del vescovo di Tivoliricercando in nome [del re]che 'l pontefice o mandasse il mandato per conchiudere al vescovopredetto e al cardinale o che chiamasse da Firenze il presidente diGranopoliil quale aveva l'autorità amplissima di fare ilmedesimo.

Manel pontefice augumentavano ogni dí le speranzee perconseguente diminuiva se inclinazione alcuna aveva avuta alla pace.Era arrivato il mandato del re di Inghilterra per il qualespeditoinsino di novembredava facoltà al cardinale eboracensed'entrare nella lega; tardato tanto a venire per il lungo circuitomarittimoperché prima era stato in Spagna: e Cesaredinuovodopo lunghe dubitazioniaveva ratificato la tregua fatta co'vinizianiaccendendolo sopra tutto a questo le speranze dategli dalre cattolico e dal re di Inghilterra sopra il ducato di Milano e laBorgognae mandato Alberto Pio a Vinegia. Confermorno medesimamentenon mediocremente la speranza del pontefice le speranze grandissimedategli dal re di Aragona; il qualeavendo avuta la prima notiziadella rotta per lettere del re di Francia scritte alla reina (per lequali gli significavaGastone di Fois suo fratello essere morto consomma gloria in una vittoria avuta contro agli inimici)e dipoi piúpartitamente per gli avvisi de' suoi medesimii quali per ledifficoltà del mare pervenivano tardamentee parendogli cheil reame di Napoli ne rimanesse in grave pericoloaveva deliberatodi mandare in Italia con supplemento di nuove genti il gran capitano:al quale rimedio ricorreva per la scarsità degli altri rimediperchébenché estrinsecamente l'onorassegli era perle cose passate nel regno napoletano poco accettoe per la grandezzae autorità sua sospetto. Adunquequando al ponteficeconfermato da tante cose pervenne il secretario del vescovo di Tivolico' capitoli trattatie dandogli speranze che anche le limitazioniaggiunte dal re per moderare l'infamia dell'abbandonare la protezionedi Bologna si ridurrebbono alla sua volontàdeliberato altutto non gli accettarema rispetto alla sottoscrizione sua e allafede data al collegio simulando il contrariocome contro alla famadella sua veracità usava qualche volta di faregli feceleggere nel concistoriodimandando consiglio da' cardinali. Dopo lequali parole il cardinale arborense spagnuolo e il cardinaleeboracense (aveano cosí prima occultamente convenuto con lui)parlando l'uno in nome del re d'Aragona l'altro in nome del re diInghilterraconfortorno il pontefice a perseverare nella costanzané abbandonare la causa della Chiesa che con tanta degnitàaveva abbracciataessendo già cessate le necessità chel'aveano mosso a prestare l'orecchie a questi ragionamentievedendosi manifestamente che Dioche per qualche fine incognito anoi aveva permesso che la navicella sua fusse travagliata dal marenon voleva che la perisse; né essere conveniente négiusto fare pace per sé particolarmente eavendo a esserecomunetrattarla senza partecipazione degli altri confederatiricordandogli in ultimo che diligentemente considerasse quantopregiudicio potesse essere alla sedia apostolica e a sél'alienarsi dagli amici veri e fedeli per aderire agli inimiciriconciliati. Da' quali consigli dimostrando il pontefice esseremosso recusò apertamente la concordiae pochi dí poiprocedendo coll'impeto suopronunziò nel concistorio unomonitorio al re di Francia che rilasciassesotto le pene ordinateda' sacri canoniil cardinale de' Medici: benché consentíche si soprasedesse a publicarloperché il collegio de'cardinalipregandolo differisse quanto poteva i rimedi severissimis'offerse scrivere al re in nome di tutticonfortandolo esupplicandolo checome principe cristianissimolo liberasse. Era ilcardinale de' Medici stato menato a Milanodove era onestamentecustodito; e nondimenocon tutto che fusse in potestà dialtririluceva nella persona sua l'autorità della sediaapostolica e la riverenza della religionee nel tempo medesimo ildispregio del concilio pisano; la causa de' quali abbandonavanoconla divozione e con la fedenon solo gli altri ma coloro ancora chel'aveano accompagnata e favorita con l'armi. Perché avendo ilpontefice mandatogli facoltà di assolvere dalle censure isoldati che promettessino di non andare coll'armi piú controalla Chiesae di concedere a tutti i mortiper i quali fussedimandatala sepoltura ecclesiasticaera incredibile il concorso emaravigliosa la divozione con la quale queste cose si dimandavano epromettevano; non contradicendo i ministri del rema con gravissimaindegnazione de' cardinaliche innanzi agli occhi loronel luogoproprio ove era la sedia del concilioi sudditi e i soldati del recontro all'onore e utilità sua e nelle sue terrevilipesatotalmente l'autorità del concilioaderissino alla Chiesaromanariconoscendo con somma riverenza il cardinale prigione comeapostolico legato.

Perla tregua ratificata da Cesareancora che gli agenti suoi che eranoin Verona la negassinorevocò il re di Francia parte dellegenti che aveva alla guardia di quella città come se piúnon vi fussino necessariee perchéavendo richiamato di làda' monti per le minaccie del re di Inghilterra i dugentogentiluominigli arcieri della sua guardia e dugento altre lancieconoscevaper il sospetto che augumentava de' svizzeriaverebisogno di maggiore presidio nel ducato di Milano. E per la medesimacagione aveva astretti i fiorentini a mandargli in Lombardia trecentolanciecome per la difesa degli stati suoi di Italia erano tenutiper i patti della confederazione; la quale perché finiva fradue mesigli costrinseessendo ancora fresca la riputazione dellavittoriaa confederarsi di nuovo seco per cinque anniobligandosialla difesa dello stato loro con secento lanciee i fiorentinipromettendogli all'incontro quattrocento uomini d'arme per la difesadi tutto quello possedeva in Italia: benchéper fuggire ognioccasione di implicarsi in guerra col papaeccettuornodall'obligazione generale della difesa la terra di Cotignuolacomese la Chiesa vi potesse pretendere ragione.

Cap.xvi

Glisvizzeriaccettato il soldo del ponteficesi radunano a Coira. Leforze francesi fortemente diminuite in Italia. I fanti tedeschi perintimazione di Massimiliano abbandonano l'esercito francese. Ifrancesi si ritirano dal ducato di Milano. Il cardinale de' Mediciliberato dai paesani di Pieve del Cairo. Le città del ducatocostrette a pagare taglie agli svizzeri. Mutamenti politici dopo laritirata dei francesi.

Magià sopragiugnevano apertamente alle cose del re gravissimipericoli; perché i svizzeri aveano finalmente deliberato diconcedere seimila fanti agli stipendi del ponteficeche gli avevadimandati sotto nome di usare l'opera loro contro a Ferraranonavendo quegli che sostenevano le parti del re di Francia potutoottenere altro che ritardare la deliberazione insino a quel dí.Contro a' quali con furore grande esclamava nelle diete lamoltitudineaccesa di odio maraviglioso contro al nome del re diFrancia: non essere bastata a quel re la ingratitudine di averenegato di accrescere piccola quantità alle pensioni di colorocon la virtú e col sangue de' quali aveva acquistata tantariputazione e tanto statoche oltre a questo avesse con parolecontumeliosissime dispregiata la loro ignobilitàcome se alprincipio non avessino avuta tutti gli uomini una origine e unonascimento medesimoe come se alcuno fusse al presente nobile egrande che in qualche tempo i suoi progenitori non fussino statipoveri ignobili e umili; avere cominciato a soldare i fantilanzchenech per dimostrare di non gli essere necessaria piúnella guerra l'opera loropersuadendosi che essiprivati del soldosuoavessino oziosamente a tollerare di essere consumati dalla famein quelle montagne: però doversi dimostrare a tutto il mondovani essere stati i suoi pensieri false le persuasioni nocivasolamente a lui la ingratitudinené potere alcuna difficoltàritenere gli uomini militari che non dimostrassino il suo valoreeche finalmente l'oro e i danari servivano a chi aveva il ferro el'armi; ed essere necessario fare intendere una volta a tutto 'lmondo quanto imprudentemente discorreva chi alla nazione degli elvezipreponeva i fanti tedeschi. Traportavagli tanto questo ardore chetrattando la causa come propriasi partivano da casa ricevutosolamente uno fiorino di Reno per ciascuno; ove prima non movevano a'soldi del re se a' fanti non erano promesse molte paghe e a' capitanifatti molti doni. Congregavansi a Coira terra principale de'grigioni; i qualiconfederati del re di Francia da cui ricevevanoordinariamente pensioniaveano mandato a scusarsi che per l'anticheleghe che aveano co' cantoni piú alti de' svizzeri nonpotevano recusare di mandare con loro certo numero di fanti.

Perturbavamolto gli animi de' franzesi questo motole forze de' quali eranomolto diminuite: perchépoi che il generale di Normandia ebbecassati i fanti italianinon aveano oltre a diecimila fanti; edessendo passate di là da' monti le genti d'arme che avevarichiamate il renon rimanevano loro in Italia piú che milletrecento lanciedelle quali trecento erano a Parma. E nondimeno ilgenerale di Normandiafacendo piú l'ufficio di tesoriere ched'uomo di guerranon consentiva si soldassino nuovi fanti senza lacommissione del re; ma aveano fatto ritornare a Milano le genti cheper passare sotto la Palissa in Romagnaerano già pervenuteal Finalee ordinato che il cardinale di San Severino facesse ilmedesimo con quelle che erano in Romagna. Per la partita delle qualiRimini e Cesena con le loro rocche e insieme Ravenna tornorono senzadifficoltà all'ubbidienza del pontefice: né volendo ifranzesi sprovedere il ducato di MilanoBolognaper sostentazionedella quale si erano ricevute tante molestierimaneva comeabbandonata in pericolo.

Vennonoi svizzericome furno congregatida Coira a Trento; avendoconceduto loro Cesare che passassino per il suo stato: il qualeingegnandosi di coprire al re di Francia quanto poteva quel che giàavea deliberatoaffermava non poteva per la confederazione che aveacon loro vietare il passo. Da Trento vennono nel veronese dove gliaspettava l'esercito de' vinizianii quali concorrevano insieme colpontefice agli stipendi loro: e con tutto non vi fusse tanta quantitàdi danari che bastasse a pagargli tuttiperché eranooltreal numero dimandatopiú di seimilaera tanto ardente l'odiodella moltitudine contro al re di Francia che contro alla loroconsuetudine tolleravano pazientemente tutte le difficoltà.Dall'altra partela Palissa era venuto prima coll'esercito aPontoglio per impedire il passocredendo volessino scendere inItalia da quella parte; dipoiveduto altra essere la lorointenzionesi era fermato a Castiglione dello Striviereterravicina a sei miglia a Peschiera: incerti quali fussino i pensieri de'svizzerio di andare come si divulgava verso Ferrara o di assaltareil ducato di Milano. La quale incertitudine accelerò forse imali che sopravenneroperché non si dubita che arebbonoseguitato il cammino verso il ferrarese se non gli avesse fattomutare consiglio una lettera intercettaper mala sorte de' franzesidagli stradiotti de' viniziani; per la quale la Palissasignificandolo stato delle cose al generale di Normandia rimasto a Milanodimostrava essere molto difficile il resistere loro se si volgessinoa quel [cammino]: sopra la quale lettera consultato insieme ilcardinale sedunenseche era venuto da Vinegiae i capitanideliberoronocon ragione che rare volte è fallacevolgersi aquella impresa la quale comprendevano essere piú molesta agliinimici. Però andorono da Verona a Villafrancadove siunirono con l'esercito viniziano; nel quale sotto il governo diGiampaolo Baglione erano quattrocento uomini d'arme ottocento cavallileggieri e seimila fanticon molti pezzi di artiglieria attiall'espugnazione delle terre e alla campagna. Fu questo causa che laPalissaabbandonata Valeggio perché era luogo debolesiritirò a Gambara con intenzione di fermarsi a Pontevico; nonavendo nello esercito piú che sei o settemila fantiperchégli altri erano distribuiti tra BresciaPeschiera e Lignagonépiú che mille lancie; perchése bene fusse statoinclinato a richiamare le trecento che erano a Parmal'aveva ilpericolo manifestissimo di Bologna costrettodopo grandissimainstanza de' Bentivoglia ordinare che entrassino in quella cittàrestata quasi senza presidio. Quivi accorgendosi tardi de' pericoliloro e della vanità delle speranze dalle quali erano statiingannatie sopratutto lacerando l'avarizia e i cattivi consigli delgenerale di Normandialo costrinsono a consentire che Federigo daBozzole e certi altri capitani italiani soldassino con piúprestezza potessino seimila fantirimedio che non si poteva metterein atto se non dopo il corso almeno di dieci dí. E indebolival'esercito franzese oltre al piccolo numero de' soldati la discordiatra i capitaniperché gli altri quasi si sdegnavano diubbidire al la Palissa; e la gente d'armestracca da tante fatiche ecosí lunghi travaglidesiderava piú presto che siperdesse il ducato di Milanoper ritornarsene in Franciachedifenderlo con tanto disagio e pericolo. Partito la Palissa daValeggiovi entrorno le genti de' viniziani e i svizzerie passatedipoi il Mincio alloggiorono nel mantovano; ove il marchesescusandosi per la impotenza suaconcedeva il passo a ciascuno. Inqueste difficoltàfu la deliberazione de' capitaniabbandonata del tutto la campagnaattendere alla guardia delle terrepiú importanti; sperandoe non senza cagioneche coltemporeggiare s'avesse a risolvere tanto numero di svizzeri: perchéil ponteficenon manco freddo allo spendere che caldo alla guerradiffidandosi anche di potere supplire a' pagamenti di numero tantograndemandava molto lentamente danari. Però messono inBrescia dumila fanti cento cinquanta lancie e cento uomini d'arme de'fiorentiniin Crema cinquanta lancie e mille fantiin Bergamo millefanti e cento uomini d'arme de' fiorentini; il resto dello esercitonel quale erano settecento lancie dumila fanti franzesi e quattromilatedeschisi ritirò a Pontevicosito forte e opportuno aMilanoCremonaBrescia e Bergamodove facilmente speravano potersisostenere: ma il seguente dí sopravennono lettere ecomandamenti di Cesare a' fanti tedeschi che subitamente partissinodagli stipendi del re di Francia; i quali essendo quasi tutti delcontado di Tiruoloné volendo essere contumaci al signorepropriopartirono il dí medesimo. Per la partita de' qualiperderono la Palissa e gli altri capitani ogni speranza di potere piúdifendere il ducato di Milano: però da Pontevico si ritiroronosubito tumultuosamente a Pizzichitone. Per la qual cosa i cremonesidel tutto abbandonatisi arrenderono all'esercito de' collegati chegià s'approssimavaobligandosi a pagare a' svizzeriquarantamila ducati: i quali avendo disputato in cui nome s'avesse ariceveresforzandosi i viniziani che fusse loro restituitafufinalmente ricevuta (ritenendosi perciò la fortezza per ifranzesi) in nome della legae di Massimiliano figliuolo di LodovicoSforza; per il quale il pontefice e i svizzeri pretendevano che siacquistasse il ducato di Milano. Era venutane' dí medesimi[in potestà de' collegati] alienata da' franzesi la cittàdi Bergamoperché avendo la Palissa richiamate le genti chevi erano per unirle all'esercitoentrativisubito che quelle furnopartitealcuni fuoruscitifurno causa si ribellasse. DaPizzichitone passò la Palissa il fiume dell'Addanel qualeluogo si unirono seco le trecento lancie destinate alla difesa diBolognale quali crescendo il pericolo aveva richiamate; e speravaquivi potere vietare agli inimici il passo del fiume se fussinosopravenuti i fanti che si era deliberato di soldare: ma questopensiero apparivacome gli altrivano perché mancavano idanari da soldarglinon avendo il generale di Normandia pecunianumeratané modo (essendo in tanti pericoli perdutointeramente il credito) a trovarnecome solevaobligando l'entrateregie in prestanza. Peròpoi che vi fu dimorato quattro dísubito che li inimici si accostorno al fiume tre miglia sottoPizzichitonesi ritirò a Santo Angelo per andarsene il díseguente a Pavia. Per la qual cosaessendo del tutto disperato ilpotersi difendere il ducato di Milano e già tutto il paese ingrandissima sollevazione e tumultisi partirno da Milanopersalvarsi nel PiemonteGianiacopo da Triulziil generale diNormandiaAntonio Maria PalavicinoGaleazzo Visconte e molti altrigentiluominie tutti gli officiali e ministri del re. E alquanti díprimatemendo non meno de' popoli che degli inimicisi eranofuggiti i cardinali; con tutto chepiú feroci ne' decreti chenell'altre opereavessino quasi nel tempo medesimocome preamboloalla privazionesospeso il pontefice da tutta l'amministrazionespirituale e temporale della Chiesa.

Giovornoquesti tumulti alla salute del cardinale de' Mediciriservato dalcielo a grandissima felicità; perché essendo menato inFranciaquando entrava la mattina nella barca al passo del Po che èdi contro a Basignanodetto dagli antichi Augusta Bactianorumlevato il romore da certi paesani della villa che si dice la Pievedal Cairode' quali fu capo Rinaldo Zallocon cui alcuni familiaridel cardinaleche vi era alloggiato la nottesi erano convenutifutolto di mano a' soldati franzesi che lo guardavanoche spaventati etimorosi di ogni accidentesentito il romoreattesono piú afuggire che a resistere.

Mala Palissa entrato in Pavia deliberava di fermarvisie perciòricercava il Triulzio e il generale di Normandia che v'andassino. Alquale mandato il Triulzio gli dimostrò (cosí gli aveanocommesso il generale e gli altri principali) la vanità del suoconsiglio: non essere possibile fermare tanta ruina essendol'esercito senza fantinon comportare la brevità del tempo disoldarne di nuovonon si potere piú trarne se non di luoghimolto distanti e con somma difficoltà; e quando questiimpedimenti non fussinomancare i danari da pagarglila riputazioneessere perduta per tuttogli amici pieni di spaventoi popoli pienidi odio per la licenza usata già tanto tempo immoderatamenteda' soldati. Dette queste coseil Triulzio andòper darecomodità alle genti di passare il Poa fare gittare il pontedove il fiume lontano da Valenza verso Asti piú si ristrigne.Ma già l'esercito de' collegatia cui si era arrendutaquando i franzesi si ritirorno da Addala città di Lodi conla roccasi era da Santo Angelo accostato a Pavia; dove subito chegiunsono cominciorno i capitani de' viniziani a percuotere conl'artiglierie il castelloe una parte de' svizzeri passòcolle barche nel fiume che è congiunto alla città. Matemendo i franzesi non impedissino il passare il ponte di pietra cheè in sul fiume del Tesinoper il quale solo potevanosalvarsisi mossono verso il ponte per uscirsi di Pavia; ma innanzifusse uscito il retroguardonel quale per guardia de' cavalli eranostati messi gli ultimi alcuni fanti tedeschi che non si erano partitiinsieme cogli altrii svizzeri uscendo di verso Portanuova e dalcastello già abbandonato andorono combattendo con loro pertutta la lunghezza di Pavia e al ponteresistendo egregiamente sopratutti gli altri i fanti tedeschi; ma passando al ponte del Gravaloneche era di legnamerotte l'assi per il peso de' cavallirestoronopresi o morti tutti quegli de' franzesi e de' tedeschi che non eranoancora passati. Obligossi Pavia a pagare quantità grande didanari; il medesimo aveva già fatto Milanocomponendosi insomma molto maggioree facevanoda Brescia e Crema in fuoratuttel'altre città: gridavasi per tutto il paese il nome delloimperiolo stato si riceveva e governava in nome della santa lega(cosí concordemente la chiamavano)disponendosi la sommadelle cose con l'autorità del cardinale sedunense deputatolegato dal pontefice; ma i danari e tutte le taglie si pagavano a'svizzeriloro erano tutte l'utilità tutti i guadagni. Allafama delle quali cose commossa tutta la nazionesubito che fu finitala dieta chiamata a Zurich per questo effettovenne a unirsi coglialtri grandissima quantità.

Intanta mutazione delle cosele città di Piacenza e di Parma sidettono volontariamente al ponteficeil quale pretendevaappartenersegli come membri dell'esarcato di Ravenna. Occuporno isvizzeri Lucarna e i grigioni la Valvoltolina e Chiavennaluoghimolto opportuni alle cose loro; e Ianus Fregoso condottiere de'vinizianiandato a Genova con cavalli e fanti ottenuti da lorofucausa che fuggendosene il governatore franzese quella città siribellasseed egli fu creato dogela quale degnità aveva giàavuta... suo padre. Ritornornocol medesimo impeto della fortunaalpontefice tutte le terre e le fortezze della Romagna; e accostandosia Bologna il duca d'Urbino con le genti ecclesiastichei Bentivogliprivi d'ogni speranza l'abbandonorno: i quali il ponteficeasprissimamente perseguitandointerdisse tutti i luoghi che infuturo gli ricettassino. Né dimostrava minore odio contro allacittàsdegnato che dimenticata di tanti benefici si fussecosí ingratamente ribellatache alla sua statua fusse statoinsultato con molti obbrobri e schernito con infinite contumelie ilsuo nome; onde non creò loro di nuovo i magistrati négli ammesse piú in parte alcuna al governoestorquendopermezzo di ministri aspridanari assai da molti cittadini comeaderenti de' Bentivogli: per le quali cose (o vero o falso che fusse)si divulgòche se i pensieri suoi non fussino statiinterrotti dalla morteavere avuto nell'animodemolita quellacittàtrasferire a Cento gli abitatori.