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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumedodicesimo





Cap.i

Azionee preparativi del re d'Inghilterra contro la Francia; preparativi didifesa del re di Francia. Spedizione del re d'Inghilterra. Presa diTerroana. Massimiliano Cesare presso l'esercito inglese.

Succedettenonell'anno medesimo nelle regioni oltramontane pericolosissime guerrele quali saranno raccontate da me per la medesima cagione e con lamedesima brevità con la quale le toccai nella narrazionedell'anno precedente. Origine di quei movimenti fu la deliberazionedel re di Inghilterra d'assaltarequella statecon grandissimeforze per terra e per mareil reame di Francia: della quale impresaper farsi piú facile la vittoriaavea convenuto con Cesare didargli cento ventimila ducatiacciò che entrasse nel tempomedesimo nella Borgogna con tremila cavalli e ottomila fantipartesvizzeri parte tedeschi; promesso ancora a' svizzeri certa quantitàdi danari perché facessino il medesimocongiunti con Cesareil quale consentiva ritenessino in pegno una parte della Borgognainsino a tanto fussino pagati interamente da lui degli stipendi loro.Persuadevasi oltre a questo il re di Inghilterra che il re cattolicosuo suoceroaderendo alla confederazione di Cesare e suacomesempre aveva asserito di volere farerompesse nel tempo medesimo laguerra da' suoi confini. Perciò la novella della tregua fattada quel re col re di Franciacon tutto che l'ardore alla guerra nonraffreddassefu ricevuta con tanta indegnazionenon solamente dalui ma da tutti i popoli di Inghilterrache è manifesto chese la autorità sua non avesse repugnatosarebbe stato loimbasciadore spagnuolo impetuosamente dalla moltitudine ammazzato.Aggiugnevasi a queste cose l'opportunità dello statodell'arciducanon tanto perché non proibiva che i sudditiricevessino lo stipendio contro a' franzesi quanto perchéprometteva di concedere che del dominio suo si conducessinovettovaglie all'esercito inghilese. Contro a tanti apparati epericolosissime minaccie non ometteva il re di Francia provedimentoalcuno: perché per mare preparava una potente armata peropporla a quella che si ordinava in Inghilterrae per terracongregava esercito da ogni partesforzandosi sopratutto di condurrequanti piú poteva fanti tedeschi. Aveva anche fattoprimainstanza co' svizzeri che poi che non volevano aiutarlo per le guerredi Italiagli consentissino almeno fanti per la difesa di Francia: iqualiintenti totalmente alla stabilità del ducato di Milanorispondevano non volergliene concedere se non tornava all'unitàdella Chiesalasciava il castello di Milano che ancora non eraarrendutoefacendo cessione delle ragioni di quello statopromettesse di non molestare piú né Milano néGenova. Aveva similmente il re per insospettire delle cose proprie ilre di Inghilterrachiamato in Francia il duca di Suffolch comecompetitore a quel regno; per il quale sdegno il re anglo fecedecapitare il fratellocustodito insino allora in carcere inInghilterrapoi che da Filippo re di Castiglianella navigazionesua in Spagnaera stato dato al suo padre. Né mancava al redi Francia speranza di pace col re cattolico: perché quel recome ebbe inteso la lega fatta tra lui e i vinizianidiffidandopotersi difendere il ducato di Milanoaveva mandato uno de' suoisecretari in Francia a proporre nuovi partiti; e si credeva checonsiderando che la grandezza di Cesare e dello arciduca potessinoalterargli il governo di Castiglianon gli piacesse totalmente ladepressione del regno di Francia. Suscitò oltre a questoIacopo re di Scoziasuo antico collegatoperché rompesseguerra nel regno di Inghilterra; il qualemosso molto piúdallo interesse proprioperché le avversità di Franciaerano pericolose al regno suosi preparava con grande prontezzanonavendo dimandato dal re altro che cinquantamila franchi per comperarevettovaglie e munizioni. Nondimenoa fare queste provisioni era ilre di Francia proceduto con tardità; perché aveva voltoi pensieri alla impresa di Milanoe per la negligenza solitae perl'ardire che vanamente aveva preso per la tregua fatta col recattolico.

Consumoronsiper il re di Inghilterrain questi apparatimolti mesi: perchéessendo i sudditi suoi stati molti anni senza guerraed essendomolto variati i modi di guerreggiaree inutili gli archi el'armadure che usavano ne' tempi precedentiera necessitato il refare grandissima provisione di armi di artiglierie e di munizionicondurre come soldati esperti molti fanti tedeschie per necessitàmolti cavalliperché il costume antico degli inghilesi era dicombattere a piede. Perònon prima che del mese di lugliopassorono gli inghilesi il mare; e stati piú dí incampagna presso a Bolognaandorono a campo a Terroanaterra postain su' confini di Piccardiae in quegli popoli che da' latini sonochiamati morini. Passò poco dipoi la persona del reche avevain tutto il suo esercito cinquemila cavalli da combattere e piúdi quarantamila fanti: con la quale moltitudine postosi intorno luogopiccoloe circondatosecondo l'antico costume degli inghilesil'alloggiamento loro con fossi con carra e con ripari di legnameemunito intorno intorno d'artiglieriee in modo pareva fussino in unaterra murataattendevano a battere con l'artiglierie la terra da piúparti e a travagliarla con le mine; ma non corrispondendo con lavirtú a tanti apparati né alla fama della ferocia loronon gli davano l'assalto. Erano in Terroanabene munita diartiglieriedugento cinquanta lancie e dumila fantipresidiopiccolo ma non senza speranza di soccorsoperché il re diFranciaattendendo a raccorre sollecitamente l'esercito destinatodi dumila cinquecento lancie diecimila fanti tedeschiguidati dalduca di Ghellerie diecimila fanti del regnoera venuto ad Amiensper dare di luogo vicino favore agli assediati: i qualinon temendodi altro che del mancamento delle vettovaglieperché diqueste non era stata provedutaeccetto che di paneTerroana abastanzamolestavano dí e notte con l'artiglierie l'esercitoinimico; dalle quali fu ammazzato il gran ciamberlano regioe levatauna gamba a Talboth capitano di Calès. Premeva il re ilpericolo di Terroana; ma per avere tardi e con la negligenza franzesecominciato a provedersie per la difficoltà di avere i fantitedeschinon aveva ancora messo insieme tutto l'esercito:determinato anche in qualunque caso di non venire a giornata con gliinimiciperché se fusse stato vinto sarebbe stato inmanifestissimo pericolo tutto il reame di Franciae perchésperava nella vernatala quale in quegli paesi freddi era giàquasi vicina. Ma come ebbe congregato l'esercitorestando egli adAmienslo mandò a [Vere] propinquo a TerroanasottoLongavilla altrimenti il marchese del Rotellinoprincipe del sanguereale e capo de' gentiluomini del ree la Palissa; con commissionechefuggendo qualunque occasione di fatto d'armeattendessino aprovedere le terre circostantiinsino ad allora per la medesimanegligenza male provedutee a mettere se potevano soccorso di gentee di vettovaglia in Terroana: cosa in sé difficilemadiventata piú difficile per la piccola concordia de' capitani;de' quali ciascunol'uno per la nobiltà l'altro per la lungaesperienza della miliziaarrogava a sé la somma del governo.Nondimenodimandando quegli che erano in Terroana soccorso di gentivi si accostoronoda una parte piú rimossa dagli inghilesimille cinquecento lancie; e avendo l'artiglierie di dentro battuto inmodo tremila inghilesiposti a certi passi per impedirgliche nonpotettono vietargliné potendo proibirlo loro il restodell'esercito per lo impedimento di certe traverse di ripari e difosse fatte da quegli di dentroil capitano Frontagliacondottosialla portamesse in Terroana ottanta uomini d'arme senza cavallicome essi avevano dimandatoe si ritirò salvo con tutto ilresto delle genti: e arebbono nel medesimo modo messovi vettovagliese ne avessino condotte seco. Dalla quale esperienza preso animo icapitani franzesisi accostorono un altro dí con quantitàgrande di vettovaglie per mettervele per la via medesima; magl'inghilesi presentendoloe avendo fatto nuova fortificazione daquella partenon gli lasciorono accostaree da altra partemandorono i loro cavalli e quindicimila fanti tedeschi per tagliareloro il ritorno: i quali tornando senza sospettoe giàmontati per piú comodità in su piccoli cavallicomefurono assaltati si messono subito in fuga senza resistere; nel qualdisordine perderono i franzesi trecento uomini d'armeco' quali fupreso il marchese del RotellinoBaiardoLa Foietta e molti altriuomini nominati; ed era stato fatto anche prigione la Palissa mafortuitamente si salvò. E si crede che se avessino saputoseguitare la vittoria si aprivano quel giorno la strada a pigliare ilreame di Francia; perché indietro era restata una grossa bandadi lanzchenech che aveva seguitato le genti d'armela qualedisfattaera di tanto danno all'esercito franzese che è certoche il requando ebbe la prima novellacredendo che questimedesimamente fussino rottidisperato delle cose suee con lamentie pianti miserabiligià pensava fuggirsene in Brettagna: magli inghilesicome ebbono messo in fuga i cavallipensandoall'acquisto di Terroanacondusseno le insegne e i prigioni innanzialle mura. Peròdisperati i soldati che erano in Terroanaessere soccorsiné volendo i fanti tedeschi patire senzasperanza insino all'ultima estremità delle vettovaglieconvennonosalvi i cavalli e le persone de' soldatidi uscirsisefra due dí non erano soccorsidi Terroana. Né sidubita che l'avere tollerato l'assedio circa cinquanta dífusse cosa molto salutifera al re di Francia.

Erapochi dí innanzivenuto personalmente nello esercitoinghilese Massimilianoriconoscendo quegli luoghi ne' qualioradissimile a se medesimoavevagiovanettorotto con tanta glorial'esercito di Luigi undecimo re di Francia. Nel quale mentre stettesi governava ad arbitrio suo.

 

Cap.ii

Invasionedella Borgogna da parte degli svizzeri; accordi con la Tramoglia.Indecisione del re di Francia intorno all'opportunità dellaratifica degli accordi.

Manon travagliavano le cose del re di Francia da questa parte solaanzi erano con pericolo maggiore molestate da' svizzeri; la plebe de'quali infiammatissima che il re di Francia cedesse alle ragioni lequali pretendeva al ducato di Milanoe però ardenteinsinonon lo facevadi odio incredibile contro a luiaveva fattoabbruciare molte case d'uomini privati di Lucernasospetti difavorire immoderatamente le cose del re di Francia; e procedendocontinuamente contro agli uomini notati di simile suspizioneavevafatto giurare a tutti i principali di mettere le pensioni in comune;e dipoi prese l'armiper publico decretoerano in numero diventimila fanti entrati quasi popolarmente nella Borgogna: ricevutada Cesareil qualeo secondo le sue variazioni o per sospetto cheavesse di lororecusòbenché l'avesse promesso e alre di Inghilterra e a lorodi andarvi personalmenteartiglieria emille cavalli. Andorono a campo a Digiuno metropoli della Borgognadove era la Tramoglia con mille lancie e seimila fanti; e avendo laplebeper paura delle fraudi de' capitani che giàcominciavano a trattare co' franzesitolto l'artiglierie in manocominciorno a percuotere la terra: della difesa della quale dubitandonon poco la Tramogliaricorrendo agli ultimi rimediaccordòsubitamente con lorosenza aspettare commissione alcuna dal redipagare loro in piú tempi quattrocentomila ducatilasciare lefortezze di Milano e di Cremona che ancora non erano arrendutecedere a Massimiliano Sforza le ragioni del ducato di Milano e lacontea di Asti; per l'osservanza delle quali cose dette quattrostatichipersone onorate e di piú che mediocre condizione; néi svizzeri si obligorno ad altro che di ritornarsi alle case proprieonde non erano tenuti a essere in futuro amici del re di Franciaanzi potevano quando voleano ritornare a offendere il suo reame.Ricevuti gli statichi partirno subitamenteallegandoper scusazioned'avere convenuto senza il re di Inghilterranon avere ricevuti altempo debito i danari promessi da lui. Fu giudicato questa concordiaavere salvato il reame di Franciaperchépreso che avessinoDigiunoera in potestà de' svizzeri correre senza alcunaresistenza insino alle porte di Parigi; ed era verisimile che il redi Inghilterrapassato il fiume della Sommavenisse nella Campagnaper unirsi con lorocosa che non poteva essere impedita da'franzesiperché non avendo a quel tempo piú di seimilafanti tedeschiné essendo ancora arrivato il duca diGhellerierano necessitati a stare rinchiusi per le terre: enondimeno al re fu molestissimae si lamentò sommamente della Tramoglia per la quantità de' danari promessie molto piúper l'averlo obligato alla cessione delle ragionicome cosa ditroppo pregiudicio e troppo indegna della grandezza e della gloria diquella corona. Peròancora che il pericolo fusse gravissimose i svizzeri sdegnati ritornassino di nuovo ad assaltarlonondimenoconfidandosi nella propinquità del verno e nel nonessere facile che tanto presto si rimettessino insiemedeliberatoancora di correre piú presto gli ultimi pericoli che privarsidelle ragioni di quel ducatoil quale amava eccessivamentedeliberòdi non ratificarema cominciò a fare proporre loro nuovipartiti; da' quali essi alienissimi minacciavanose la ratificazionenon venisse fra certo terminetagliare il capo agli statichi.

 

Cap.iii

Nuovevicende della guerra degli inglesi in Francia. Nuove preoccupazioni epericoli del re di Francia. Conciliazione del re con il papa. Mortedella regina di Francia.

PresaTerroanaalla quale lo arciduca pretendeva per antiche ragionie ilre di Inghilterra diceva essere sua per averla guadagnata con giustaguerraparve a Cesare e a luiper spegnere i semi della discordiadi gittare in terra le mura; non ostante che ne' capitoli fatti conquegli di Terroana fusse stato proibito loro. Partí poi Cesareimmediate dallo esercitoaffermando che gli inghilesiper laesperienza veduta di loroerano poco periti della guerra e temerari.Da Terroana andò il re di Inghilterra a campo a Tornaicittàfortissima e molto riccae affezionatissima per antica inclinazionealla corona di Francia; ma circondata dal paese dello arciducaeperò impossibile a essere soccorsa da' franzesi mentre nonerano superiori alla campagna. La quale deliberazione fu molto grataal re di Franciaperché temeva non andassino a percuoterenelle parti piú importanti del suo reamecosa che lo mettevain molte difficoltà: perchése bene avesse giàcongregato esercito potentetrovandosi oltre a cinquecento lancieche aveva messe a guardia di San Quintinodumila lancie ottocentocavalli leggieri albanesi diecimila fanti tedeschi mille svizzeriottomila fanti del regno suoera molto piú potente l'esercitoinghilese; nel qualeconcorrendovi ogni dí nuovi soldatierapublica fama trovarsi ottantamila combattenti. Però il renonsperando molto di potere difendere Bologna e il resto del paese postodi là dalla riviera di Sommadove temeva che gli inghilesinon si volgessinopensava alla difesa di Abbavilla e Amiens e[del]l'altre terre che sono in sulla Sommae a resistere che nonpassassino quella riviera; e cosí andarsi temporeggiandoinsino che la stagione fredda sopravenisse o che la diversione del redi Scozianella quale molto speravafacesse qualche effetto:camminando in questo tempo l'esercito suo lungo la Sommaper nonlasciare guadagnare il passo agli inimici. Credettesi che delladeliberazione degli inghilesiindegna certamente d'uomini militari edi sí grande esercitofusse stata cagione o i conforti diCesareche sperasse chepigliandosipotesse o allora o con tempopervenire in potestà del nipoteal quale si pretendeva cheappartenesseo perché temessinoandando ad altro luogodella difficoltà delle vettovaglieo che l'altre terre allequali andassino non fussino soccorse dagli inimici. Fece la cittàdi Tornainon essendo provista di genti forestiere e disperandosidel soccorsoessendo battuta con le artiglierie da piú partibreve difesa; e si arrendésalve tutte le robe e personeloroma pagandosotto nome di ricomperarsi dal saccocentomiladucati. Né si mostrava altrove piú benigna la fortunade' franzesi; perché il re di Scoziavenuto in sul fiumeTuedo alle mani con l'esercito inghilesenel quale era in personaCaterina reina d'Inghilterrafu vinto con grandissima uccisione;perché vi furono ammazzati piú di dodicimila scozzesiinsieme con lui e con uno suo figliuolo naturalearcivescovo di[Santo Andrea]e molti altri prelati e nobili di quel regno.

Dopole quali vittorieessendo già alla fine del mese di ottobreil re anglicolasciata guardia grande in Tornai e licenziati icavalli e fanti tedeschise ne ritornò in Inghilterranonavendo della guerra fatta con tanti apparati e con spesa inestimabileriportato altro frutto che la città di TornaiperchéTerroanasfasciata di murarestava in potere del re di Francia.Mosselo a passare il mare perchénon si potendo piú inquelli freddissimi paesi esercitare la guerraera inutile ildimorarvi con tanta spesa; e pensava oltre a questo a ordinare ilgoverno del nuovo re di Scoziapupillo e figliuolo di una sorellasua dove era anco andato il duca di Albania che era del sanguemedesimo di quel re. Per la partita del quale il reritenuti inFrancia i fanti tedeschilicenziò tutto il resto delloesercitoliberato dalla cura de' pericoli presenti ma non giàdal timore di non ritornare l'anno seguente in maggiore difficoltà.Perché il re di Inghilterrapartito di Francia con molteminaccieaffermava volervi ritornare la state prossima; anzipernon differire piú tanto il muovere la guerracominciava giàa fare nuove preparazioni. Sapeva essere in Cesare la medesimadisposizione di offenderlo; e temeva che il re cattolicoil qualecon vari sotterfugi aveva scusato la tregua fatta per non se glialienare totalmentenon pigliasse l'armi insieme con loro. Anzin'aveva potenti indiziperché era stata intercetta unalettera nella quale quel rescrivendo allo imbasciadore residenteappresso a Cesaredimostrando l'animo molto alieno dalle paroleconle quali sempre dimostrava ardente desiderio di muovere guerra controagli infedeli e di passare personalmente alla recuperazione diIerusalemproponeva che comunemente si attendesse a fare pervenireil ducato di Milano in Ferdinando nipote comunefratello minoredello arciduca; dimostrando chefatto questoil resto d'Italia eranecessitato di ricevere le leggi da loroe che a Cesare sarebbefacilecongiunti massime gli aiuti suoipervenirecome dopo lamorte della moglie era stato sempre suo desiderioal pontificatoilquale ottenuto rinunzierebbe allo arciduca la corona imperiale:conchiudendo però che cose sí grandi non si potevanocondurre a perfezione se non col tempo e con le occasioni. Era anchemanifesto al re di Francia l'animo de' svizzeria' quali offerivagrandissime condizioninon placarsi in parte alcuna verso lui; anziessersi nuovamente irritati perché gli statichi dati loro dalla Tramogliatemendo per inosservanza del re di non esseredecapitatisi erano occultamente fuggiti in Germania: dondemeritamente aveva paura cheo di presente o almanco l'anno prossimoper la occasione di tanti altri suoi travaglinon assaltassino o laBorgogna o il Dalfinato.

Questedifficoltà furono in qualche parte cagione di farlo consentirealla concordia delle cose spirituali col ponteficedella qualel'articolo principale era la estirpazione totale del concilio pisano;la qualetrattata molti mesiaveva varie difficoltà especialmente per le cose fatte o con l'autorità di quelloconcilio o contro alla autorità del ponteficele qualiapprovare pareva indegnissimo della sedia apostolicail ritrattarlenon era dubbio che partorirebbe gravissima confusione: peròerano stati deputati tre cardinali a pensare i modi di provedere aquesto disordine; e faceva qualche difficoltà il non parereconveniente concedere al re l'assoluzione dalle censure se non ladimandassee da altro canto il re negava volerla dimandare per nonnotare per scismatici la persona sua e la corona di Francia.Finalmente il restracco da questa molestia e tormentato dallavolontà di tutti i popoli del suo regnoi quali ardentementedesideravano il riunirsi con la Chiesa romanamosso ancora moltodalla instanza della reinala quale sempre era stata alienissima daqueste controversiedeliberò cedere alla volontà delpontefice; neanche senza qualche speranza chelevato via questadifferenzail pontefice avessesecondo la intenzione cheartificiosamente gli aveva dataa non si mostrare alieno dalle cosesue: benché alle querele antiche fusse aggiunta nuova querelaperché il pontefice aveva per uno breve comandato al re diScozia che non molestasse il re d'Inghilterra. Perònell'ottava sessione del concilio lateranenseche fu celebrato negliultimi dí dell'annogli agenti del re di Franciain nome suoe prodotto il suo mandatorinunziorono al conciliabolo pisano eaderirono al concilio lateranense; con promissione che sei prelati diquegli che erano intervenuti al pisano andrebbeno a Roma a fare ilmedesimo in nome di tutta la Chiesa gallicanae che anche verrebbenoaltri prelati a disputare sopra la pragmaticacon intenzione dirimettersene alla dichiarazione del concilio: dal qualenellamedesima sessioneottennono assoluzione pienissima di tutte le cosecommesse contro alla Chiesa romana. Queste cose si feciono l'annomille cinquecento tredici in Italia in Francia e in Inghilterra.

Nelprincipio dell'anno seguentenon avendo a fatica gustata la letiziadella unione tanto desiderata della Chiesamorí Anna reina diFranciareina molto prestante e molto cattolicacon grandissimodispiacere di tutto il regno e de' popoli suoi della Brettagna.

 

Cap.iv

Consiglidel pontefice agli svizzeri di maggior benevolenza verso il re diFranciaed al re di attenersi agli accordi con loro conchiusi.Difficoltà di conciliazione fra gli svizzeri ed il re. Prorogadella tregua fra il re di Francia ed il re d'Aragona.

Ridottoche fu il reame di Francia alla obbedienza della Chiesae cosíspento già per tutto il nome e la autorità del conciliopisanocominciavano alcuni di quegli che avevano temuta la grandezzadel re di Francia a commuoversie a temere che troppo non sideprimesse la sua potenza; e specialmente il pontefice. Il qualebenché perseverasse nel medesimo desiderio che da lui nonfusse recuperato il ducato di Milanonondimenodubitando che il respaventato da tanti pericoli e avendo innanzi agli occhi le cosedell'anno passatonon si precipitassecome continuamente convolontà di Cesare trattava il re cattolicoalla concordia conCesare (per la qualecontraendo lo sposalizio della figliuola conuno de' nipoti di quei regli concedesse in dote il ducato diMilano)cominciò a persuadere i svizzeri che per il troppoodio contro al re di Francia non lo mettessino in necessità difare deliberazione non manco nociva a loro che a lui; perchésapendo anche essi la mala disposizione che contro a loro avevanoCesare e il re cattolicol'accordo col quale conseguissino lo statodi Milano non sarebbe manco pericoloso alla libertà e autoritàloro che alla libertà della Chiesa e di tutta Italia: doversipersistere nel proposito che il re di Francia non recuperasse ilducato di Milanoma avvertire ancora che (come spesso intervienenelle azioni umane) per fuggire troppo [uno] de' due estremi nonincorressino nell'altro estremoparimentee forse piúdannoso e pericoloso; né per assicurarsisopra il bisognoche quello stato non ritornasse nel re di Franciaessere cagione difarlo cadere in mano d'altricon tanto maggiore pericolo e perniciedi tutti quanto ci resterebbe manco chi potesse loro resistere chenon era stato chi potesse resistere alla grandezza del re di Francia.Dovere la republica de' svizzeriavendo esaltato insino al cielo ilnome suo nell'arti della guerra con tanti egregi fatti e nobilissimevittoriecercare di farlo non meno illustre con l'arti della pace;antivedendo dallo stato presente i pericoli futuririmediandogli conla prudenza e col consiglioné lasciando precipitare le cosein luogo donde non potessino restituirsi se non con la ferocia evirtú delle armi: perché nella guerracome a ogni oratestimoniava l'esperienzamolte volte accadeva che il valore degliuomini era soffocato dalla potestà troppo grande dellafortuna. Essere migliore consiglio moderare in qualche partel'accordo di Digiunoofferendosi massime dal re maggiori pagamenti epromissione di fare tregua per tre anni con lo stato di Milanopureche non fusse astretto alla cessione delle ragioni; la quale essendodi maggiore momento in dimostrazione che in effetto (perchéquando al re ritornasse l'opportunità di recuperarlol'avereceduto non gli farebbe altro impedimento che volesse egli medesimo)non doversi per questa difficoltà ridurre le cose in tantopericolo. Da altra parte con efficaci ragioni confortava il re diFrancia a volere piú prestoper minore maleratificarel'accordo fatto a Digiuno che tornare in pericolo di averela stateprossimatanti inimici nel suo regno. Essere ufficio di principesavioper fuggire il male maggiore abbracciare per utile e per buonala elezione del male minore; né si dovere per liberarsi da unopericolo e uno disordine incorrere in un altro piú importantee di piú infamia: perchéche onore gli sarebbeconcedere agli inimici suoi naturalie che lo avevano perseguitatocon tante fraudiil ducato di Milano con sí manifesta nota diviltà? che riposo che sicurtàdiminuita tanto la suariputazioneavere accresciuto la potenza di quegli che non pensavanoad altro che ad annichilare il reame di Francia? da' quali conoscevaegli medesimo che nessuna promessa nessuna fede nessuno giuramentopoteva assicurarlocome con gravissimo suo danno gli dimostraval'esperienza del tempo passato. Essere cosa dura il cedere quelleragionima di minore pericolo e di minore infamiaperché unasemplice scrittura non faceva piú potenti i suoi avversari; edessendo stata fatta questa promessa senza consentimento suo dai suoiministrinon si potere dire che da principio fusse stata suadeliberazionema essere piú scusato a eseguirla quasi comenecessitato dalla promessa fatta e da qualche osservanza della fede;e sapersi pure per tutto il mondo da quanto pericolo avesse quelloaccordo liberato allora il reame di Francia. Lodare che con altripartiti cercasse di indurre i svizzeri alla sua intenzione; ed eglidesideroso che per sicurtà del regno suo seguitasse inqualunque modo la concordia tra lui e loronon mancare di fare conogni studio tutti gli offici perché i svizzeri si disponessinoalla sua volontà; ma quando pure stessino pertinaciesortarepaternamente lui a piegarsie a obbedire a' tempi e alla necessità;e per tutti gli altri rispettie per non levare la scusa a lui didiscostarsi dalla congiunzione degli inimici.

Conoscevail re essere vere queste ragionibenché si lamentasse che ilpontefice avesse mescolato tacitamente le minaccie con lepersuasionie confessava essere necessitato a fare qualchedeliberazione che gli diminuisse il numero degli inimici; ma avevafisso nell'animo sottoporsi piú tosto a tutti i pericoli checedere le ragioni del ducato di Milano; confortandolo a questomedesimo il suo consiglio e tutta la cortea quali benchéfusse molestissimo che il re facesse piú guerra in Italianondimenoavendo rispetto alla degnità della corona diFranciaera molto piú molesto che e' fusse cosíignominiosamente sforzato a cederle. Simile pertinacia era nellediete de' svizzeri; a' quali benché il re offerisse di pagaredi presente quattrocentomila ducatie poi in vari tempiottocentomilae che il cardinale sedunense e molti de' principaliconsiderando il pericolo imminente se il re di Francia sicongiugnesse con Cesare e col re cattolicofussino inclinati adaccettare queste condizioninondimeno la moltitudineinimicissimadel nome franzesee che superba per tante vittorie si confidava didifendere contro a tutti gli altri príncipi uniti insieme ilducato di Milanoe appresso alla quale era già moltodiminuita l'autorità di Sedunensee sospetti gli altri capiper le pensioni solevano ricevere dal re di Franciainsistevaostinatissimamente nella ratificazione dell'accordo di Digiuno; anziconcitata da grandissima temeritàtrattava di entrare dinuovo in Borgogna: benchéopponendosi a questo Sedunense egli altri capinon con manifesta autorità ma con variartifici e modi indirettitraportavano di dieta in dieta questadeliberazione.

Peròil re di Francianon essendo né offeso né assicuratoda loronon cessava di continuare la pratica del parentado col recattolico; nella qualecome altra voltaera la principaledifficoltà se in potestà del padre o del suocero dovevastare [la sposa] insino al tempo abile alla consumazione delmatrimonioperché ritenendola il padre nessuna sicurtàdello effetto pareva avere a Cesare: e il reinsino che gli restavaqualche speranza che la fama di questo maneggiola quale eglistudiosamente divulgavapotesse per lo interesse proprio mitigare inbeneficio suo gli animi degli altrinutriva volentieri le difficoltàche vi nascevano. Venne a lui Quintanasecretario del re cattolicoquello che per le medesime cagioni vi era stato l'anno dinanzi; edipoi passato con suo consentimento a Cesareritornò di nuovoal re di Francia. Alla ritornata del qualeperché sipotessino con maggiore comodità risolvere le difficoltàdella paceil re e Quintana in nome del re cattolico prorogorono perun altro anno la tregua fatta l'anno passato con le medesimecondizioni; alle quali si aggiunsemolto secretamenteche durantela tregua non potesse il re di Francia molestare lo stato di Milano;nel quale articolo non si includeva né Genova né Asti.La quale condizionetenuta occulta da luifu publicata e banditasolennemente dal re cattolico per tutta Spagna; incerti gli uominiquale fusse piú verao la negazione dell'uno o l'affermazionedell'altro. Fu nella medesima convenzione riservato tempo di tre mesia Cesare e al re di Inghilterra d'entrarvii quali affermava ilChintana che vi entrerebbono amendue: il chequanto al re diInghilterrasi diceva vanamente; ma a Cesare aveva persuaso il red'Aragonaresoluto sempre a non volere la guerra di verso Spagnanon si potere con migliore via ottenere il maritaggio che sitrattava.

 

Cap.v

Iveneziani e Massimiliano Cesare si rimettono di nuovo al ponteficeper un compromesso. Nuove fazioni di guerra fra veneziani e tedeschi.Condizioni ed insuccesso del lodo del pontefice. Fortunata azione diRenzo da Ceri a Crema. Vicende di guerra nel Friuli.

Accrebbequesta prorogazione il sospetto al pontefice che tra questi trepríncipi non fusse fatta o in procinto di farsiin pernicied'Italiaconclusione di cose maggiori. Ma non perciòpartendosi dalle prime deliberazioniche alla libertà comunefusse molto pernicioso che il ducato di Milano pervenisse in poteredi Cesare e del re cattolico ma dannoso anche che e' fusse recuperatodal re di Franciagli era molto difficile procederee bilanciare lecose in modo che i mezzi che giovavano all'una di queste intenzioninon nocessino a l'altra; conciossiaché l'uno de' pericolinascesse dalla bassezza e dal timorel'altro dalla grandezza e dallasicurtà del re di Francia. Peròper liberare quel redalla necessità di accordarsi con lorocontinuava diconfortare i svizzeria' quali era sospetta la tregua fattadicomporsi con lui; e per difficultargli in qualunque evento il passarein Italiasi affaticava piú che mai per la concordia traCesare e il senato viniziano: il qualegiudicando che il fare treguastabilisse le cose di Cesare nelle terre che gli restavanosirisolveva con animo costante o di fare pace o di continuare in sullearminon si removendo da questa generosità per accidente oinfortunio alcuno. Perchéoltre a tanti danni e tantiinfelici successi avuti nella guerrae il disperare che per quelloanno il re di Francia mandasse esercito in Italiaavendo ancoracontraria o l'ira del cielo o i casi fortuiti che dependono dallapotestà della fortunaera stato in Vinegianel principiodell'announo grandissimo incendio; il qualecominciato di nottedal ponte del Rialto e aiutato da' venti borealinon potendorimediarvi alcuna diligenza o fatica degli uominidistesosi perlunghissimo spazioaveva abbruciato la piú frequentata e lapiú ricca parte di quella città. Per la interposizionedel pontefice allo accordosi fece di nuovo tra Cesare e lorocompromesso in luinon ristretto a tempo alcuno e con ampia eindeterminata potestà; ma nondimeno con secreta promessa suaconfermata con cedola di propria mano di non pronunziare se non conconsentimento di ciascuno: il quale compromesso come fu fattocomandò per breve suo all'una parte e all'altra chesospendessino l'armi. La quale sospensione fu dagli spagnuoli etedeschi poco osservata: perché quella parte degli spagnuoliche erano alle stanze nel Pulesine e a Esti predorono tutto il paesecircostante; e il viceré mandò gente a Vicenzapertrovarsi in possessione quando si desse il lodo.

Feceanche in questo tempo il Frangiapane in Friuli molti danni; e standoincauti i vinizianii tedeschi per trattato tenuto da alcunifuorusciti presono Maranoterra del Friuli vicina ad Aquileia eposta in sul mare: però i viniziani vi mandorono per terraBaldassarre di Scipione con certo numero di gentie Ieronimo daSavorniano con molti paesani. I quali essendosi accampatiestrignendo anche con l'armata la terra per marevennono in soccorsodi quella cinquecento cavalli tedeschi e dumila fanti; per la venutade' qualiuscendo anche quegli di dentro ad assaltare le genti de'vinizianigli roppono con non piccola uccisione e tolseno lorol'artiglieria; e fu anchecon alcuni legniloro tolta una galea emolti altri legni: dopo la qual vittoria preseno per forzaMonfalcone. Aggiunsesi alle genti di Maranopochi dí poiquattrocento cavalli e mille dugento lanzchenech che erano stati aVicenza; i qualicongiunti con altri fanti e cavalli venutinuovamente nel Friulicorrevano tutto il paese: peròMalatesta da Soglianogovernatore di quella regionecon seicentocavalli e dugento fantie Ieronimo da Savorniano con dumila uominidel paeseche si erano ridotti a Udinenon vedendo potereresisterepassorono di là dal fiume di Liquenzasoccorrendodove potevano. Ma essendosi divisi i tedeschiuna parte prese Feltroe correva per tutto il paese circostante; ma i vinizianiche avevanooccupati tutti i passine assaltorono una parte a Bassanodoveerano improvistied essendo di numero minore gli messeno in fugaammazzati trecento fantidi cinquecento che eranoe presi moltisoldati e capitani. L'altra parte de' tedeschi era andata a campo aOsopiosituato in cima d'uno aspro monte; dovepoi che ebbenobattuta la rocca con l'artiglieria e dato piú assalti invanosi ridusseno a speranza di averla per assedioconfidatisi nelloessere dentro carestia d'acqua: ma avendo a questa proveduto ilbeneficio celesteperché in quegli dí furono spesse egrosse pioggiericominciorono di nuovo a dare la battaglia[mainvano]; tanto che disperatisi e degli assalti e dell'assedio silevorono da campo.

Eranomolestissime al pontefice queste cosema gli era molesto molto piúnon trovare mezzo di concordia che sodisfacesse all'una parte eall'altra. Perché dalla spessa variazione delle cosevariandosi secondo i progressi di quelle le speranzeera procedutoche quando Cesare aveva consentito di lasciare VicenzaritenendosiVeronai viniziani avevano recusato se non erano reintegrati diVerona; ora che i vinizianisbattuti da tante percossesicontentavano d'avere Vicenza solaCesare non contento di Veronavoleva anche Vicenza. Dalle quali difficoltà stracco ilponteficee presupponendo che la dichiarazione sua non sarebbeaccettatama per mostrare che per lui non mancassepronunziòla pace tra lorocon questo: che subito da ogni parte si posassinole armiriservandosi la facoltà di dichiarare infra uno annole condizioni della pacenella quale e nella sospensione delle armifusse compreso il re cattolico: che Cesare deponesse Vicenza in suamano e quanto egli e gli spagnuoli possedevano nel padovano e neltrevigianoe i viniziani deponessino Crema; l'altre cose ciascunoinsino alla dichiarazione possedesse secondo possedeva. Dovessesiratificare il lodo infra uno mese da tuttie ratificandosi pagassinoi viniziani allora a Cesare venticinquemila ducati e fra tre mesiprossimi venticinquemila altrie che non ratificandosi da tutti siintendesse il lodo essere nullo: il quale modo insolito di giudicarefu seguitato da lui per non dispiacere ad alcuna delle parti. Eperché non vi era facoltà di chi ratificasse in nomedel re cattolicose bene l'oratore suo faceva fede del suo consensoriservò tanto tempo a ratificare a ciascuno che potesse venirela facoltà: ma essendo risoluti a non ratificare i vinizianiperché arebbeno desiderato che in uno tempo medesimo sifussino pronunziate le condizioni della pacerestò vano ilgiudizio.

Procedevanoin questo tempo prosperamente le cose loro nella difesa di Cremavessata dentro dalla peste e dalla carestia e di fuora dallo assediodegli inimici: perché da una parte era venuto Prospero Colonnaa Efenengo con dugento uomini d'arme dugento cavalli leggieri edumila fantie da altra partea UmbrianoSilvio Savello con lacompagnia sua di cavalli e dumila fantidistante l'uno luogo el'altro due miglia da Crema: donde usciva spesso gente ascaramucciare con gli inimici. I quali mentre stanno incauti alloalloggiamento di UmbrianoRenzo da Ceriuscito una notte con partedelle genti che erano dentroassaltati gli alloggiamentigli messein fugaammazzati di loro molti fanti: per il che Prospero sidiscostò con la sua gente: e pochi dí poi Renzoavutal'occasione di potere per la bassezza delle acque guadare il fiumedell'Addapassato a Castiglione di Lodigianasvaligiòcinquanta uomini d'arme che vi erano alloggiati; riportando tantalaude di queste sí prospere e industriose fazioni che perconsenso universale fusse già numerato tra' principalicapitani di tutta Italia.

Deliberoronodipoi i viniziani di recuperare il Friuli: però vi fu mandatol'Alvianocon dugento uomini d'arme quattrocento cavalli leggieri esettecento fanti. Il quale camminando alla volta di Portonondoveera parte de' tedeschii suoi cavalli leggieri che correvanoinnanziscontrato fuora della terra il capitano Rizzano tedesco condugento uomini d'arme e trecento cavalli leggierivenuti insiemealle manierano ributtati; ma sopravenendo l'Alviano col resto dellegentisi cominciò una aspra battaglial'effetto della qualestette dubbio insino che Rizzanoferito nella facciafu preso daMalatesta da Sogliano. Rifuggissi la gente rotta in Portononmadubitando non potersi difendere si fuggirono; e la terraabbandonatafucon morte di molti uomini del paesemessa a sacco.Andò dipoi l'Alviano alla volta di Osopioassediato dalFrangiapane e da un'altra parte di tedeschi; i quali inteso loapprossimare suo si levornomaavendo alla coda i cavalli leggieriperderono i carriaggi e l'artiglierie. Per i quali successi essendoritornato a ubbidienza de viniziani quasi tutto il paesel'Alvianopoi che ebbe tentato invano Goriziase ne ritornò a Padovacon le genti; avendosecondo scrisse egli a Romatra presi e mortidugento uomini d'arme dugento cavalli leggieri e dumila fanti. Ma perla partita sua i tedeschiingrossati di nuovopreseno Cromonio eMonfalcone e costrinseno i viniziani a levarsi da campo da Maranodove in uno aguato era stato presopochi dí innanziecondotto a Vinegia il Frangiapane; ma sentendo la venuta delsoccorsosi levorono quasi come rotti: e poco poimessi in fuga iloro stradiottifu preso Giovanni Vitturio loro proveditoreconcento cavalli. E accadevano spesso in Friuli queste variazioni per lavicinità de' tedeschii quali non si servivano in quel paesese non di genti comandate; le qualipoi che avevano corso e predatoo sentendo la venuta delle genti vinizianecon le quali sicongiugnevano molti del paesesi ritiravano presto alle loro caseritornandovi dipoi secondo l'occasione. Mandoronvi i viniziani gentedi nuovoper il che il viceré ordinò che Alarconeunode' capitani spagnuoli che erano alloggiati tra EstiMontagnana eColognaandasse con dugento uomini d'arme cento cavalli leggieri ecinquecento fanti nel Friuli; mainteso per il cammino che nel paeseera stata fatta tregua per fare la vendemmiase ne tornò alprimo alloggiamento.

 

Cap.vi

Persistenzadell'avversione degli svizzeri al re di Francia e sospetti del reverso il pontefice. Sdegno del re d'Inghilterra contro il red'Aragona per la convenzione conclusa col re di Francia. Pace fra ilre d'Inghilterra e il re di Francia. Convenzione del pontefice conMassimiliano Cesare e col re d'Aragona; altra convenzione col re diFrancia.

Cosíprocedendo le guerre di Italia lentamentenon si intermettevano lepratiche della pace e degli accordi. Perché il renon privatoal tutto di speranza che i svizzeri consentissino di riceverericompenso di danari in cambio della cessione delle ragionisollecitava appresso a loro questo effetto con molta instanza; dalquale era la moltitudine tanto aliena cheavendoquando fuggironogli statichicostretto con minaccie il governatore di Ginevra a dareloro prigione il presidente di Granopolimandato dal re in quellacittà per trattare con lorolo esaminavano con molti tormentiper intendere se alcuno della loro nazione ricevesse piúpensione o avesse intelligenza occulta col re di Francia: nonbastando né umanità né giustificazione alcuna areprimere la loro barbara crudeltà. Né era senzasospetto il re che anche il ponteficeche per la diversitàde' fini suoi era costretto navigare con grandissima circospezionefra tanti scoglinon procurasse secretamente che i svizzeri nonconvenissino seco senza intervento suonon per incitargli a romperela guerrache da questo continuamente gli sconfortavama perchéo restassino fermi nello accordo di Digiunoo per paura che conquesto principio non si separassino da lui. Però minacciava diprecipitarsi all'accordo con gli altriper non volere restare piúsolo alle percosse di tutto il mondo: stracco ancora dalle speseeccessive e dalle insolenze de' soldati; perché avendocondotti in Francia ventimila fanti tedeschiné potutoavergli tutti se non quando il re d'Inghilterra era a campo a Tornaiavevaper avergli a tempo se venisse nuovo bisognoritenutogli inFrancia; i quali facevano infiniti danni per il paese. E si doleva ilre che il papa non lo volesse in Italiae che gli altri príncipinon lo volessino in Francia.

Inqueste difficoltà e in tanta perplessità delle cosecominciò ad aprirgli la via alla sua sicurtà e allasperanza di ritornare nella pristina potenza e riputazione laindegnazione incredibile che ricevette il re di Inghilterra dellatregua rinnovata dal suocerocontro a quello che molte volte gliaveva promessodi non fare piú senza suo consentimentoconvenzione alcuna col re di Francia; della quale ingiurialamentandosi publicamentee affermando essere stato ingannato dalsuocero tre voltesi alienava ogni dí piú da' pensieridi rinnovare la guerra contro a franzesi. La quale cosa pervenuta anotizia del ponteficemosso o dal sospetto che il re di Franciaincaso fusse molestato da luinon facesse la pace e il parentado (comecontinuamente minacciava) con gli altri due reo perchépensando che a ogni modo avesse a succedere la pace tra lorodesiderasse con lo interporsene acquistare qualche grado col re diFranciadi quello che non era in potestà sua di proibirecominciò a confortare il cardinale eboracense che persuadesseal suo re checontento della gloria guadagnatae avendo in memoriache corrispondenza di fede avesse trovata in Cesarenel re cattolicoe ne' svizzerinon travagliasse piú con l'armi il reame diFrancia. Certo è cheessendo dimostrato al pontefice che comeil re di Francia si fusse assicurato della guerra di Inghilterramoverebbe le armi contro al ducato di Milanorispondeva: conoscerequesto pericoloma aversi anche a considerare il pericolo chepartorirebbe da ogni banda; ed esserein materie sí gravitroppo difficile il bilanciare le cose sí perfettamente etrovare consiglio che fusse totalmente netto da questi pericoli:restare in ogni evento allo stato di Milano la difesa de' svizzeried essere necessarioin deliberazioni tanto incerte e tantodifficilirimetterne una parte all'arbitrio del caso e dellafortuna.

Comesi siacominciò prestoo per l'autorità del ponteficeo per inclinazione propria delle partia nascere pratica d'accordotra il re di Francia e il re di Inghilterra; i ragionamenti dellaqualecominciati dal pontefice con Eboracensefurono trasferitipresto in Inghilterradove per questa cagione fu mandato dal re diFrancia il generale di Normandiama sotto colore di trattare dellaliberazione del marchese di Rotellino: allo arrivare del quale fupublicata sospensione delle armiper terra solamentetra l'uno el'altro reper tutto il tempo che il generale stesse nell'isola.Accrescevasiper nuove ingiuriela inclinazione del re diInghilterra alla pace: perché Cesareche gli aveva promessodi non ratificare senza lui la tregua fatta dal re cattolicomandòa quel re lo instrumento della ratificazione; il qualeper unalettera sua al re di Franciaratificò in nome di Cesareritenendosi lo instrumento per potere usare le simulazioni e artisue. Cominciata la pratica tra i due reil ponteficedesideroso difarsi grato a ciascuno di loromandò in poste al re diFrancia il vescovo di Tricarico a offerire tutta l'autorità eopera sua; il quale passò con suo consentimento in Inghilterraper l'effetto medesimo. Dimostroronsi in questa cosa da principiomolte difficoltàperché il re di Inghilterra dimandavache gli fusse dato Bologna di Piccardia e quantità grande didanari: finalmenteriducendosi la differenza in su le cose diTornaiperché il re d'Inghilterra instava di ritenerlo e dalcanto del re di Francia se ne mostrava qualche difficoltàmandò quel re il vescovo di Tricarico in poste al re diFrancia; al qualenon essendo notificato in che particolareconsistesse la difficoltàfu data commissione che in suo nomelo confortasse cheper rispetto di tanto benenon insistesse cosísottilmente nelle cose: sopra che il re di Francianon volendo averecarico co' popoli suoiper essere Tornai terra nobile e di fedemolto nota verso la corona di Franciapropose la cosa nel consiglionel quale intervenneno tutti i principali della corte. Fu unitamenteconfortato ad abbracciareeziandio con questa condizionela pace:nonostante che in questi tempi il re cattolicocercando con ogniindustria di interromperlaproponesse al re di Francia moltipartitie specialmente di dargli favore allo acquisto dello stato diMilano. Peròcome in Inghilterra fu arrivata la risposta cheil re era contento delle cose di Tornaifual principio di agostoconchiusa la pace tra i due redurante la vita loro e uno anno dopola morte; con condizione che Tornai restasse al re d'Inghilterraalquale il re di Francia pagasse secentomila scudidistribuendo ilpagamento in centomila franchi per anno; fussino tenuti alla difesadegli stati l'uno dell'altrocon diecimila fanti se la guerra fussemossa per terracon seimila solo se per mare; che il re di Franciafusse obligato a servire il re d'Inghilterrain ogni suo affaredimille dugento lanciee quel re fusse tenuto a servire lui didiecimila fantima in questo caso a spese di chi ne avesse dibisogno. Furono nominati dall'uno e l'altro di loro il re di Scozial'arciduca e lo imperioma non fu nominato né Cesare néil re cattolico; nominati i svizzerima con patto che qualunquedifendesse contro al re di Francia lo stato di Milano o Genova o Astifusse escluso dalla nominazione. La quale pacefatta con grandissimaprontezzafu corroborata con parentado; perché il red'Inghilterra concesse la sorella sua per moglie al re di Franciacon condizione riconoscesse d'avere ricevuto per la sua dotequattrocentomila scudi. Celebrossi subito lo sposalizio inInghilterraal quale il re non volleper l'odio grande che aveva alre cattolicoche l'oratore suo vi intervenisse. Né era appenaconchiusa questa pace che alla corte di Francia arrivò loinstrumento della ratificazione fatta da Cesare della treguae ilmandato suo e del re cattolico per la conclusione del parentado chesi trattava tra Ferdinando d'Austria e la figliuola seconda del reche era ancora in età di quattro anni: la quale praticaperla conclusione della pacefu in tutto esclusa; e il re ancorapersodisfare al re di Inghilterravolle partisse del regno di Franciail duca di Suffolchche era capitano generale de' fanti tedeschicondotti da lui; e nondimenoonorato e carezzato dal repartíbene contento.

Nelquale tempo aveva anche il pontefice fatte nuove congiunzioni;perchépieno di artifici e di simulazionivoleva da unocanto che il re di Francia non recuperasse lo stato di Milanodaaltro intrattenere lui e gli altri príncipi quanto poteva convarie arti. Peròper mezzo del cardinale San Severinochenella corte di Roma trattava le cose del re di Franciaavevaproposto al re chepoi che i tempi non pativano che tra loro sifacesse maggiore e piú palese congiunzioneche almanco sifacesse uno principio e uno fondamento in sul quale si potessesperare aversi a fare altra volta strettissima intelligenza; e avevamandato la minuta de' capitoli: alla quale pratica il re di Franciaancorché dimostrasse gli fusse gratanon avendo fattorisposta sí prestoché tardò quindici día risolversio per altre occupazioni o perché aspettassed'altro luogo qualche risposta per governarsi secondo i progressidelle coseil pontefice fece nuova capitolazione con Cesare e col recattolico per uno annonella quale non si conteneva peròaltro che la difesa degli stati comuni: avendo prima il re cattoliconon vanamente sospettato che egli aspirasse al regno di Napoli perGiuliano suo fratellosopra che aveva già avuto qualchepratica co' viniziani. Né l'aveva ancora quasi conchiusa chesopravenne la risposta del re di Franciaper la quale approvavatutto quello che aveva proposto il pontefice; aggiugnendovi solamentechepoi che egli si aveva a obligare alla protezione de' fiorentinidi Giuliano suo fratello e di Lorenzo de' Medici suo nipoteil qualeil papa aveva preposto alla amministrazione delle cose di Firenzevoleva che anche essi reciprocamente si obligassino alla difesa sua:la quale ricevutail pontefice si scusò essersi ristretto conCesare e col re cattolicoperchévedendo differirsi tanto arispondere a una dimanda tanto convenientenon aveva potuto fare nonentrasse in qualche dubitazione; e nondimeno averla fatta per brevetemponé contenersi in quella cose pregiudiziali a lui néimpedirgli la perfezione della pratica cominciata tra loro. Le qualigiustificazioni accettate dal refermorono insieme la convenzionenon per instrumentoper maggiore secretoma per cedola sottoscrittadi mano di ciascuno di loro.

 

Cap.vii

Pensieridei príncipi e degli svizzeri intorno alla pace conchiusa daire di Francia e di Inghilterra. Sollecitazioni del pontefice al re diFrancia perché tenti l'impresa del ducato di Milano; resadella Lanterna di Genova. La politica del pontefice e nuovepreoccupazioni del re di Francia.

Lapace tra il re di Francia e il re d'Inghilterrafatta con maggiorefacilità e prestezza che non era stata l'opinione universaleperché niuno credette mai che tanta inimicizia potesse cosípresto convertirsi in benivolenza e in parentadonon fu forse grataal pontefice checome gli altrisi era persuaso doverne nascere piúpresto tregua che pace ose purepace che avesse a essere concondizioni piú gravi al re di Francia o almanco conobligazione che per qualche tempo non assaltasse lo stato di Milano:ma dispiacque sommamente a Cesare e al re cattolico. Il qualecomenon è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiuntoseco qualche beneaffermava riceverne due sodisfazioni di animo:l'unache l'arciduca suo nipoteescluso dalla speranza di dare lasorella per moglie al re di Francia e venuto in diffidenza col red'Inghilterrasarebbe costretto a procedere in tutte le cose colconsiglio e autorità sua; l'altrache potendo facilmente ilre di Francia avere figliuoli era messa in dubbio la successione diAngolemcol quale egliper essere Angolem desiderosissimo dirimettere il re di Navarra nel suo statoriteneva grandissimo odio.Soli i svizzeribenché ritenendo il medesimo odio che per ilpassato contro al re di Franciaaffermavano essersi rallegrati diquesta concordia; perché restandocome si credevaespeditoquel re a muovere la guerra contro al ducato di Milanoarebbenonuova occasione di dimostrare a tutto il mondo la virtú e lafede loro. Né si dubitava per alcuno che il re di Franciacessato quasi in tutto il timore di essere molestato di là da'montinon avesse il consueto desiderio di recuperare il ducato diMilano; ma era incerto se avesse in animo di muovere l'armi subito odifferire all'anno futuroperché la facilità apparivapresente ma non apparivano segni di preparazione.

Nellaquale incertitudineil ponteficeancoraché gli fussemolestissimo che il re recuperasse quello statolo confortòmolto efficacementeche col differire non corrompesse l'occasionepresente; dimostrando le cose essere male preparate a resistereperché l'esercito spagnuolo era diminuito e non pagatoipopoli dello stato di Milano poveri e ridotti in ultima disperazionee non vi essere chi potesse dare danari per muovere i svizzeri: lequali persuasioni avevano maggiore autorità perchénonmolto innanzi che si facesse la pace col re di Inghilterradimostrando d'avere desiderio ch'egli recuperasse Genovagli avevadato qualche speranza di indurre Ottaviano Fregoso a convenire seco.Non è dubbio che in questa cosa il pontefice non procedevasinceramentema si crede lo movesse o perché vedendo le cosemal proviste e dubitando che il re di Francia non facesse eziandiosenza suoi conforti questa espedizioneperché aveva le gentid'arme parate e molti fanti tedeschivolesse con tale artepreoccupare la sua amiciziao cheprocedendo con maggiore astuziasapesse essere vero quello che Cesare e il re cattolico affermavano eil re di Francia negava: che gli fusse proibito muoveredurante latregual'armi contro allo stato di Milano; e peròpersuadendosi che il re negherebbe il fare la impresagli paressefargli buono concetto della sua disposizionee prepararsi scusa seda lui ne fusse ricercato ad altro tempo. E successe la cosa secondoil disegno suo: perché il redeliberatoo per la cagionepredetta o per avere difficoltà di denari o per la propinquitàdel vernodi non muovere l'armi insino alla primaverae dimostrandoconfidare che anche a quello tempo non gli mancherebbe il favore delponteficerispondeva allegando varie escusazioni della dilazionematacendo sempre quellache forse era la principaledella tregua cheancora durava. Aveva nondimeno inclinazione a tentare le cose diGenova o almanco di soccorrere la Lanternala quale per ordine suoera stata nell'anno medesimo rinfrescata piú volte di qualchequantità di vettovaglieda piccoli legni i qualifingendo divolere entrare nel porto di Genovavi si erano accostatifurtivamente; ma l'estremità del vivere era tale chenonpotendo quella fortezza aspettare il soccorsofurono costrettiquegli di dentro ad arrendersi a' genovesi; i qualicon dispiaceremaraviglioso del rela disfeceno insino da' fondamenti. Rimosse laperdita della Lanterna il re in tutto da' pensieri di molestare perallora Genovama si voltò tutto alle preparazioni diassaltare il ducato di Milano l'anno futuro: e sperava insino a quiper la intenzione buona che gli dava il ponteficeper ladisposizione che aveva dimostrato nelle pratiche col re d'Inghilterrae con i svizzerie per lo averlo stimolato a fare la impresagliavesse a essere congiunto e favorevole; massime che a lui facevaofferte grandie particolarmente prometteva aiutarlo ad acquistareil regno di Napoli o per la Chiesa o per Giuliano suo fratello. Manuove cose che sopravennono cominciorono a metterlo in qualchediffidenza di lui.

Nonaveva il pontefice mai voluto comporre le cose del duca di Ferrarase benenel principio della sua promozionegli avesse dato in Romagrandissima speranza e promesso la restituzione di Reggio al ritornodi Ungheria del cardinale suo fratello; al quale poiché furitornatoera andato differendo con varie scuse: confermategli peròle medesime promesse non solo con le parole ma con uno breveeconsentendo che egli pigliasse l'entrate di Reggio come di cosa chepresto avesse a ritornare sotto il loro dominio. Ma la intenzione suaera molto diversae inclinata a occupare Ferrara; stimolato daAlberto da Carpi oratore cesareoinimico acerbissimo del ducae damolti altri che gli proponevano ora l'esempio della gloria di Giuliofatta eterna per avere tanto ampliato il dominio della Chiesaoral'occasione di dare uno stato onorevole a Giuliano suo fratello: ilqualeavendosi proposto speranze poco moderateaveva spontaneamenteconsentito che Lorenzo suo nipote ritenesse in Firenze l'autoritàdella casa de' Medici. Però entrato in questi pensieriilpontefice ottenne facilmente da Cesarebisognoso in ogni tempo didenariche gli desse in pegno la città di Modena perquarantamila ducaticome poco innanzi alla morte di Giulio si eratrattato con lui; disegnando unire quella città con ReggioParma e Piacenza e concederle in vicariato o in governo perpetuo aGiulianocon aggiugnervi Ferrara se gli venisse mai l'occasione diottenerla. Dette questa compra sospetto non mediocre al re diFranciaparendogli segno di congiunzione grande con Cesare edessendogli molesto che gli desse denari; benché il ponteficesi scusavaCesare avergliene concessa per denari che prima avevaavuti: e accrebbe il sospetto cheper avere ottenuto il principe de'turchi una vittoria grande contro al Sophí re della Persiailponteficecome per cosa pericolosa a' cristiani scrisse lettere atutti i príncipiconfortandogli a posare l'armi tra loro perattendere a resistere o ad assaltare gl'inimici della fede. Ma quelloche quasi in tutto scoperse a lui l'animo suo fu che egli mandòsotto il medesimo pretestoPietro Bembo suo secretarioche fu poicardinale a Vinegiaper disporgli allo accordo con Cesare: nel qualeessendo le medesime difficoltà che per il passatononl'avevano voluto accettare; anzi manifestorono al re di Francia lacagione della sua venuta. Donde il redispiacendogli che in tempotanto propinquo a muovere l'armi cercasse di privarlo degli aiuti de'suoi confederatirinnovò le pratiche passate col recattolicoo perché questo terrore movesse il ponteficeavergliene concessa per denari che prima aveva avuti: e accrebbe ilsospetto cheper avere ottenuto il principe de' turchi una vittoriagrande contro al Sophí re della Persiail ponteficecome percosa pericolosa a' cristiani scrisse lettere a tutti i príncipiconfortandogli a posare l'armi tra loro per attendere a resistere oad assaltare gl'inimici della fede. Ma quello che quasi in tuttoscoperse a lui l'animo suo fu che egli mandòsotto ilmedesimo pretestoPietro Bembo suo secretarioche fu poi cardinalea Vinegiaper disporgli allo accordo con Cesare: nel quale essendole medesime difficoltà che per il passatonon l'avevanovoluto accettare; anzi manifestorono al re di Francia la cagionedella sua venuta. Donde il redispiacendogli che in tempo tantopropinquo a muovere l'armi cercasse di privarlo degli aiuti de' suoiconfederatirinnovò le pratiche passate col re cattolicooperché questo terrore movesse il pontefice onon lo movendoper conchiuderle: tanto [era] sopra ogni cosa ardente allarecuperazione del ducato di Milano.

 

Cap.viii

Attentatodegli spagnuoli contro l'Alviano; nuove fazioni di guerra fraveneziani e spagnuoli nel Veneto. Nuove vicende della lotta a Crema enel bergamasco. Attività dell'Alviano nel Veneto. Quiete nelFriuli. Tentativi dei Fieschi e degli Adorni in Genova. Dono del redel Portogallo al pontefice.

Main questo medesimo non erano stati in Italia altri movimenti checontro a' viniziani. Contro a' quali anche si era tentato diprocedere con occultissime insidie: perchése è veroquello che riferiscono gli scrittori vinizianialcuni fantispagnuolientrati in Padova simulando di essere fuggiti del campodegli inimicicercavano di ammazzare l'Alviano per commissione de'capitani loro; i quali speravano che accostandosi subito conl'esercito a Padovadisordinata per la morte di uno tale capitanoaverla facilmente a pigliare. Tanto sono dissimili i modi dellamilizia presente dalla virtú degli antichi! i qualinon chesubornassero i percussorirevelavano allo inimico se alcunasceleratezza si trattava contro a luiconfidandosi di poterlovincere con la virtú. La quale congiurazione venuta a lucefudegli scelerati fanti preso dai magistrati il debito supplicio.Alloggiavano le genti spagnuolediminuite non poco di numerotraMontagnanaCologna ed Esti; i quali per sforzare al ritirarsi nelreame di Napolii viniziani ordinavano una armatadella qualeavevano fatto Andrea Gritti capitano generale: la qualedestinata adassaltare la Pugliafu per varie difficoltà alla finedisarmata e messa in silenzio. Vennono poi gli spagnuoli alle Torriappresso a Vicenza stimolati da i tedeschi che erano in Verona diandare insieme con loro a dare il guasto alle biade de' padovani; maavendogli aspettati in quello alloggiamento invano piú díperché erano ridotti a piccolissimo numero e impotenti aadempiere le promesse sotto le quali gli avevano chiamatilasciatoil disegno del guasto e ottenuti da loro mille cinquecento fantiandorono con settecento uomini d'arme settecento cavalli leggieri etremila cinquecento fanti spagnuoli a campo a Cittadellanella qualeterra erano trecento cavalli leggieri. Dove essendo arrivati a dueore di díavendo cavalcato espediti tutta la nottebatteronla subito con l'artiglieria; e il dí medesimo lapresenocon tutti quegli cavalliper forzaal secondo assaltoesi ritornorono al primo alloggiamento propinquo a tre miglia aVicenza: non si movendo l'Alvianoil qualeavendo avuto dal senatocomandamento di non combatteresi eracon settecento uomini d'armemille cavalli leggieri e settemila fantifermato in alloggiamentoforte in sul fiume della Brentadal quale co' cavalli leggieritravagliava continuamente gli inimici. Nondimeno poiper maggioresicurtà dello esercitosi ritirò a Barziglione quasiin sulle porte di Padova. Ma essendo tutto il paese consumato dallescorrerie e dalle prede che si facevano dall'uno e dall'altroesercitogli spagnuolimancando loro le vettovagliesi ritiroronoa' primi alloggiamenti da' quali si erano partitiabbandonata lacittà di Vicenza e la rocca di Brendala distante da Vicenzasette miglia; né si nutrivano con altri sussidi o pagamentiche con le taglie mettevano a VeronaBresciaBergamo e gli altriluoghi circostanti. Ritirati gli spagnuolil'Alviano si pose conl'esercito tra la Battaglia e Padova in alloggiamento fortissimo:donde inteso essere in Esti poca e negligente guardiavi mandòdi notte quattrocento cavalli e mille fanti; dove entrati innanzifussino sentiti e presi ottanta cavalli leggieri del capitanoCorverail quale si salvò nella roccasi ritirorono alloesercito. Ma avendo i viniziani mandate nuove genti all'esercitol'Alvianoaccostatosi a Montagnanapresentò la battaglia alviceré; il qualeperché era molto inferiore di forzerecusando di combatteresi ritirò nel Polesine di Rovigo:donde l'Alvianonon avendo piú ostacolo alcuno di làdallo Adicecorreva ogni dí insino in sulle porte di Verona;il che fu cagione che il vicerémosso dal pericolo di quellacittàlasciati nel Pulesine trecento uomini d'arme e millefantivi entrò con tutto il resto dello esercito.

Moltemaggiori difficoltà erano in Cremaquasi assediata dallegenti del duca di Milano alloggiate nelle terre e ville vicineperché dentro era la carestiala peste smisuratastati isoldati piú mesi senza denarimancamento di munizioni e dimolte provisioni piú volte dimandate. Però Renzodiffidando potersi piú sostenereaveva quasi protestato a'viniziani; e nondimenomostrandosegli ancora benigna la medesimafortunaassaltò Silvio Savello che aveva dugento uominid'arme cento cavalli leggieri e mille cinquecento fantie giuntogliaddosso allo improviso lo roppe subitoe Silvio con cinquanta uominid'arme fuggí in Lodi. Rifornirono dipoi un'altra volta iviniziani Crema di vettovagliee il conte Niccolò Scoto vimesse mille cinquecento fanti; dal quale presidio essendo accresciutole forze e l'animo di Renzoentrò pochi dí poi nellacittà di Bergamochiamato dagli uomini della terrae glispagnuoli si fuggirono nella Cappella; e nel tempo medesimo Mercurioe Malatesta Baglione preseno trecento cavalli che erano alloggiatifuora: ma andandopochi dí poiNiccolò Scoto concinquecento fanti italiani da Bergamo a Cremaincontrato da dugentosvizzerifu rotto e fatto prigionee condotto al duca di Milano chelo fece decapitare. La perdita di Bergamo destò il vicerée Prospero Colonna; i qualicon le genti spagnuole e del duca diMilanoandativi a campo con cinquemila fantipiantornol'artiglierie alla porta di Santa Caterina: con le quali avendo fattoprogresso grandeRenzo che vi era dentrovedendo non si poteredifenderelasciata la terra a discrezioneaccordò dipotersene uscire con tutti i soldati con le loro robema senza suonodi trombe e con le bandiere basse. Compose il viceré Bergamoin ottantamila ducati.

Maopera molto celebrata e piena di grande industria e celeritàmentre che queste cose a Crema e a Bergamo succedevanofecel'Alviano nella terra di Rovigo. Nella quale essendo alloggiati piúdi dugento uomini d'arme spagnuolie riputando di esservisicurissimi perché tra le genti viniziane e loro era in mezzoil fiume dello Adicel'Alviano gittato il ponte all'improvisoappresso alla terra della Anguillarae passato con gente tuttaespedita il fiume con prestezza incredibile e arrivato alla terralaporta della quale era già stata occupata da cento fantivestiti da villanimandati innanzi da lui sotto l'occasione che queldí medesimo vi si faceva il mercatoentrato dentro gli fecetutti prigioni: per il quale caso gli altri spagnuoli che eranoalloggiati nel Pulesinerifuggitisi alla Badia come luogo piúforte del paeseabbandonato poi tutto il Pulesine ed eziandioLignagosi salvorono verso Ferrara. Preso Rovigoandòl'Alviano con l'esercito a Oppiano presso a Lignagoavendovi anchecondotto per il fiume l'armata delle barchee di quivi a villa Cereapresso a Verona; luogo dal qualese non gli succedesse il pigliareVeronanella quale erano dumila fanti spagnuoli e mille tedeschidisegnava di travagliarla tutta la vernata: ma avendo notizia cheverso Lignago andavano trecento uomini d'arme cinquecento cavallileggieri e seimila fanti degli inimicitemendo non gli impedissinole vettovaglie o lo strignessino a combatteresi levò e gliandò costeggiandoche andavano verso l'Adice; e lo passornoad Alberetocon difficoltà grande di vettovaglieper lamolestia ricevevano da' cavalli leggieri e dalla armata delle barche.Nel quale luogo avendo inteso che l'esercito spagnuoloricuperatoBergamoritornava verso Veronadeliberato non l'aspettaremandòle genti d'arme per terra a Padova; egli con la fanteria carriaggi eartiglierieper fuggire le pioggie e i fanghi grandise ne andòdi notte per il fiume dello Adice alla secondanon senza timore diessere assaltato dagli inimicii quali furno impediti dall'acquetroppo alte: ma egli smontato in terra si condussecon la consuetaceleritàsalvo a Padovaove due dí innanzi eranoentrati gli uomini d'arme; dipoi distribuí l'esercito traPadova e Trevigi. E il viceré e Prospero Colonnaposte legenti alle stanze nel Polesine di Rovigoandorno a Spruchperconsultare con Cesare delle cose occorrenti.

Stettequesto anno medesimo piú quieto che 'l solito il paese delFriuliessendo per la cattura del Frangiapane mancato quelloinstrumento il quale piú che tutti gli altri lo inquietava: eperò i vinizianiconoscendo quello che importasse ilritenerloavevano recusato di permutarlo con Giampaolo Baglione; ilqualetrattandosi prima di permutarlo con Carvagialaveva avutolicenza dagli spagnuoli di andare a Romama data la fede diritornare prigione non si concordando la permutazione; la qualementre che si trattasucceduta la morte di CarvagialGiampaoloaffermando per questo accidente rimanere liberorecusò ditornare piú in potestà di chi l'aveva fatto prigione.

Ene' medesimi díche fu circa la fine dell'annogli Adorni ei Fieschifavoriti occultamentesecondo si credevadal duca diMilanoentrati di notte per trattato in Genova e venuti alla piazzadel palazzofurono scacciati da Ottaviano Fregoso; il quale co'fanti della sua guardia fattosi loro incontro fuora delle sbarrecombattendo sopra tutti gli altri valorosamentegli messe in fugaricevuta una piccola ferita nella mano. Restorono prigioni Sinibaldodal Fiesco Ieronimo Adorno e Gian Cammillo da Napoli.

Pareoltre alle cose sopradettedegno di memoria che in questo annomedesimo Roma vidde gli elefantianimale forse non mai piúveduto in Italia dopo i trionfi e i giuochi publici de' romani:perché mandando Emanuel re di Portogallo una onoratissimaimbascieria a prestare la ubbidienza al ponteficemandòinsieme a presentargli molti donie tra questi due elefantiportatia lui della India dalle sue navi; la entrata de' quali in Roma fucelebrata con grandissimo concorso.

 

Cap.ix

Sollecitazionidel re di Francia al pontefice per averne l'adesione e l'appoggio;risposta del pontefice al re. Morte del re di Francia: considerazionidell'autore.

Main questi tempi medesimiil re di Franciaintento con l'animo adaltro che a pompe e spettacolisollecitava tutte le altre provisionidella guerra: e desideroso di certificarsi dell'animo del ponteficema determinatoqualunque e' fussedi proseguire la impresadestinatalo ricercò che volesse dichiararsi in suo favorericonfermando l'offerte prima fatte e affermando cheescluso dallasua congiunzioneaccetterebbe da Cesare e dal re cattolico lecondizioni già recusate. Riducevagli in considerazione lapotenza del regno suola confederazione e gli aiuti promessigli da'viniziani; essere allora piccole in Italia le forze di Cesare e delre d'Aragonae l'uno e l'altro di questi re bisognosissimo didanarie impotenti a pagare i soldati propri non che a fare muoverei svizzeri; i qualinon pagatinon scenderebbono de' monti loro:non desiderare altro tutti i popoli di Milanopoi che avevanoprovato il giogo acerbo degli altriche di ritornare sotto loimperio de' franzesi: né avere cagione il pontefice diprovocarlo a usare contro a lui inimichevolmente la vittoriaperchéla grandezza de' re di Francia in Italia e la sua propria esserestata in ogni tempo utile alla sedia apostolicaperchécontenti sempre delle cose che di ragione se gli appartenevanononavere maicome avevano tante esperienze dimostratopensato aoccupare il resto di Italia: diversa essere la intenzione di Cesare edel re cattolicoche mai avevano pensato se nono con armi o conparentadi o con insidiedi occupare lo imperio di tutta Italiaemettere in servitúnon meno che gli altrila sediaapostolica e i pontefici romanicome sapeva tutto il mondo essereantichissimo desiderio di Cesare: però provedesse in uno tempomedesimo alla sicurtà della Chiesa alla libertà comuned'Italia e alla grandezza della famiglia sua de' Medici; occasioneche mai arebbe né in altro tempo né con altracongiunzione che con la sua. Né mancavano al ponteficeincontrarioefficacissime persuasioni di Cesare e del re d'Aragonaperché si unisse con loro alla difesa d'ltalia; dimostrandogliche secongiunti insiemeavevano potuto cacciare il re di Franciadel ducato di Milanoerano molto piú bastanti a difenderlo dalui; ricordassesi dell'offesa fattagli l'anno passatod'averequando l'esercito suo passò in Italiamandato danari a'svizzerie considerasse chese il re ottenesse la vittoriavorrebbe in uno tempo e vendicarsi contro a tutti delle ingiuriericevute e assicurarsi da' pericoli e da' sospetti futuri. Ma piúmovevano il pontefice l'autorità e le offerte de' svizzeri; iqualiperseverando nel pristino ardoreofferivanoricevendoseimila raines il mesedi occupare e difendere con seimila fanti ipassi del Monsanese di Monginevra e del Finale eessendo pagati loroquarantamila raines il mesedi assaltare con ventimila fanti laBorgogna. In queste conflittazioni ambiguo il pontefice in semedesimoperché donde lo spronava la voglia lo ritraeva iltimoredando a ciascuno risposte e parole generalidifferiva didichiarare quanto poteva la mente sua. Ma instandogià quasiimportunamenteil re di Franciagli rispose finalmente: niunosapere piú di lui quanto fusse inclinato alle cose sueperchésapeva quanto caldamente l'avesse confortato a passare in Italia intempo che si poteva senza pericolo e senza uccisione ottenere lavittoria; le quali persuasioniper non si essere osservato ilsegreto tante volte ricordato da luierano pervenute a notizia deglialtri con detrimento di tutti a dueperché e lui era stato inpericolo di non essere offeso da essi e alla impresa del re eranocresciute le difficoltàperché gli altri avevanoriordinate le cose loro di maniera che non si poteva piúvincere senza gravissimo pericolo e senza effusione di molto sanguee che essendo nuovamente cresciuta con tanto successo la potenza delprincipe de' turchinon era né conforme alla sua natura néconveniente allo officio di uno pontefice favorire o consigliare ipríncipi cristiani a fare guerra tra loro medesimi; népotere altro che confortarlo a soprasedereaspettando qualchefacilità e occasione migliorela quale quando apparissericonoscerebbe in lui la medesima disposizione alla gloria egrandezza sua che aveva potuto riconoscere a' mesi passati. La qualerispostabenché non esprimesse altrimenti il concetto suonon solo arebbe privato il re di Francia della speranza d'averlofavorevole mase gli fusse pervenuta a notizial'arebbequasicertificato che il pontefice sarebbe congiuntoe co' consigli e conl'armicontro a lui. E queste cose si feciono l'anno millecinquecento quattordici.

Mainterpose dilazione alla guerra già imminente la mortesolitaa troncare spesso nelle maggiori speranze i consigli vani degliuomini: perché il re di Franciamentre che dando cupidamenteopera alla bellezza eccellente e alla età della nuova mogliegiovane di diciotto anninon si ricorda della età sua e delladebilità della complessioneoppresso da febbre esopravenendogli accidenti di flussopartí quasirepentinamente della vita presente; avendo fatto memorabile il primodí dell'anno mille cinquecento quindici con la sua morte. Regiusto e molto amato da' popoli suoima che mainé innanzial regno né reebbe costante e stabile né l'avversa néla prospera fortuna. Conciossiachédi piccolo duca d'Orlienspervenuto felicissimamente al reame di Francia per la morte di Carlopiú giovane di lui e di due suoi figliuoliacquistòcon grandissima facilità il ducato di Milano e poi il regno diNapolireggendosi per piú anni quasi a suo arbitrio tuttaItalia; ricuperò con somma prosperità Genova ribellatavinse gloriosissimamente i vinizianiintervenendo a queste duevittorie personalmente. Da altra partegiovane ancorafu costrettoda Luigi undecimo di pigliare per moglie la figliuolasterile equasi mostruosanon acquistata per questo matrimonio né labenivolenza né il patrocinio del suocero; e dopo la morte suanon ammessoper la grandezza di madama di Borboneal governo delnuovo re pupilloe quasi necessitato a rifuggirsi in Brettagna:preso poi nella giornata di Santo Albinostette incarcerato dueanni. Aggiugni a queste cose l'assedio e la fame di Novaratanterotte avute nel regno di Napolila perditadello stato di Milanodi Genova e di tutte le terre tolte a' vinizianie la guerrafattagli da inimici potentissimi nel reame di Francia; nel qual tempovidde lo imperio suo ridotto in gravissimi pericoli. Nondimeno moríin tempo che pareva gli ritornasse la prosperità dellafortunaavendo difeso il regno suofatta la pace e parentado e ingrandissima unione col re d'Inghilterrae in grande speranza direcuperare lo stato di Milano.

 

Cap.x

Ilnuovo re di Francia: sue doti e sue aspirazioni. Accordi con il red'Inghilterra e con l'arciduca. Accordi coi veneziani. Confederazionefra Massimiliano Cesareil re d'Aragonail duca di Milano e glisvizzeri contro il re di Francia ove tenti la conquista del ducato.

ALuigi duodecimo succedette Francesco monsignore di Anguelempiúprossimo a lui de' maschi del sangue reale e della linea medesima de'duchi di Orlienspreferito nella successione del regno allefigliuole del morto re per la disposizione della legge salicaleggeantichissima del reame di Francia; per la qualementre che dellamedesima linea vi sono maschisi escludono dalla degnitàreale le femmine. Delle virtúdella magnanimitàdelloingegno e spirito generoso di costui s'aveva universalmente tantasperanza che ciascuno confessava non esseregià permoltissimi annipervenuto alcuno con maggiore espettazione allacorona; perché gli conciliava somma grazia il fiore della etàche era di ventidue annila bellezza egregia del corpoliberalitàgrandissimaumanità somma con tutti e notizia piena di moltecose; e sopratutto grato alla nobiltàalla quale dimostravasommo favore. Assunseinsieme col titolo di re di Franciail titolodi duca di Milanocome appartenente a sé non solo per leantiche ragioni de' duchi di Orliens ma ancora come compreso nellainvestitura fatta da Cesare per la lega di Cambrai: avendo arecuperarlo la medesima inclinazione che aveva avuto l'antecessore.Alla qual cosa stimolava non solamente lui ma eziandio tutti igiovani della nobiltà franzese la gloria di Gastone di Foisela memoria di tante vittorie ottenute da' prossimi re in Italia;benchéper non invitare innanzi al tempo gli altri aprepararsi per resisterglila dissimulasse per consiglio de' suoiattendendo in questo mezzo a trattarecome si fa ne' regni nuoviamicizia con gli altri príncipi: di molti de' quali concorsonoa lui subito imbasciadoriricevuti tutti con lieta frontema piúche tutti gli altri quegli del re d'Inghilterra; il qualeessendoancora fresca la ingiuria ricevuta dal re cattolicodesideravacontinuare seco l'amicizia cominciata col re Luigi. Venne e nel tempomedesimo onorata imbasceria dello arciducadella quale fu ilprincipale monsignore di Nassaue con dimostrazione di grandesommissione come a signore suo sopranoper essere possessore dellacontea di Fiandrala quale riconosceva la superiorità dellacorona di Francia.

L'unae l'altra legazione ebbe presta e felice espedizione; perchécol re d'Inghilterra fu riconfermata la confederazione fatta tra luie il re mortoco' medesimi capitoli e durante la vita di ciascuno dilororiservato tempo di tre anni al re di Scozia di entrarvi; e conl'arciduca cessorono molte difficoltà che si giudicava permolti dovessino impedire la concordia. Perché l'arciducailqualefinita l'età pupillareaveva assunto nuovamente ilgoverno degli stati suoimovevano a questo molte cagioni: lainstanza de' popoli di Fiandra desiderosi di non avere guerra colreame di Franciail desiderio di assicurarsi degli impedimenti chenella morte dell'avolo gli potessino essere dati da' franzesi allasuccessione del regno di Spagnae il parergli pericoloso rimaneresenza legame di amicizia in mezzo del re dí Francia e del red'Inghilterra congiunti insieme; e da altra parte nel re eradesiderio grande di rimuovere tutte l'occasioni che lo potessinocostrignere a reggersi con l'autorità e consiglio dell'avolopaterno o materno. Fu adunquenella città di Parigifattatra loro pace e confederazione perpetuariservando facoltà aCesare e al re cattolicosenza l'autorità de' quali convenival'arciducadi entrarvi fra tre mesi; promesso di fare lo sposaliziotrattato tante voltetra l'arciduca e Renea figliuola del re Luigicon dote di seicentomila scudi e del ducato di Berrí perpetuoper lei e per i figliuolila quale essendo allora di etàtenerissima gli avesse a essere consegnata subito pervenisse alla etàdi nove annima con patto rinunziasse a tutte le ragioni dellaeredità paterna e maternae nominatamente a quelle gliappartenessino in su il ducato di Milano e di Brettagna; obligato adargli il re aiuto di genti e di navi per andare al regno di Spagnadopo la morte del re cattolico. Fu nominato a richiesta del re ilduca di Ghelleri; e affermano alcuni cheoltre alle cose predettefu convenuto che in nome dell'uno e dell'altro di loro andassinofratre mesiimbasciadori al re d'Aragona a ricercarlo che facessegiurare a' popoli l'arciduca per principe di quegli reami (èquesto il titolo di quello al quale aspetta la successione)restituisse il regno di Navarra e astenessesi da difendere il ducatodi Milano. Né si dubita che ciascuno di questi due príncipipensò piúnel confederarsialla comodità chesi dimostrava di presente che alla osservanza del tempo futuro:perchéquale fondamento si poteva fare nello sposalizio chesi promettevanon essendo ancora la sposa pervenuta alla etàdi [quattro] anni? e come poteva piacere al re di Francia che Reneadivenisse moglie dello arciducaalla qualeessendo la sorellamaggiore moglie del reera parata l'azione sopra il ducato diBrettagna? perché i brettonidesiderosi d'avere qualche voltauno duca particolarequando Anna duchessa loro passò alsecondo matrimonioconvennono che al secondogenito de' figliuoli ediscendenti di leipervenendo il primogenito alla corona di Franciapervenisse quel ducato.

Trattavamedesimamente il re di Francia col prefato re di prorogare la treguafatta col re mortoma rimossa la condizione di non molestare durantela tregua il ducato di Milano; sperando dovergli poi essere facile ilconvenire con Cesare; per la quale cagione teneva sospesi i vinizianiche offerivano di rinnovare la lega fatta con l'antecessorevolendoessere libero a obligarsi a Cesare contro a loro. Ma il re cattolicocon tutto che in lui potesse come sempre il desiderio di non avereguerra propinqua a' confini di Spagnapure considerando quantosospetto darebbe la prorogazione della tregua a svizzerie chequestonon essendo piú né credute le sue parole néuditi i consigli suoisarebbe cagione che il ponteficeambiguoinsino a quel dísi rivolgerebbe alla amicizia franzesericusò finalmente di prolungare la tregua se non con lemedesime condizioni con le quali l'aveva rinnovata col re passato.Onde il re Francescoescluso da questa speranzae meno sperando cheCesare contro alla volontà e consigli di quel re avesse aconvenire secoriconfermò col senato viniziano la lega nellaforma medesima che era stata fatta coll'antecessore. Rimanevano ilpontefice e i svizzeri. A questi dimandò che ammettessino isuoi imbasciadori; ma essiperseverando nella medesima durezzaricusorno concedere il salvocondotto: col ponteficedalla volontàdel quale dipendevano interamente i fiorentininon procedette perallora piú oltre che a confortarlo a conservarsi libero daqualunque obligazioneacciocchéquando i progressi dellecose lo consigliassino a risolversifusse in sua potestàl'eleggere la parte migliore: ricordandogli che mai da niuno piúche da sé arebbeper sé e per la casa suanépiú sincera benivolenza né piú intera fede némaggiori condizioni.

Gittatiil re questi fondamenti alle cose suecominciò a farestudiosamente provedimenti grandissimi di danarie ad accrescereinsino al numero di quattromila l'ordinanza delle sue lancie;divulgando fare queste cose non perché avesse pensieri dimolestareper questo annoaltri ma per opporsi a' svizzerii qualiminacciavanoin caso che egli non adempiesse le convenzioni fattein nome del re mortoa Digiunodi assaltare o la Borgogna o ilDalfinato: la quale simulazione aveva appresso a molti fede diveritàper l'esempio de' prossimi re i quali aveano semprefuggito lo implicarsi in nuove guerre nel primo anno del regno loro.Nondimenonon si imprimeva il medesimo negli animi di Cesare e delre d'Aragona; a' quali era sospetta la gioventú del relafacilità che avevasopra il consueto degli altri redivalersi di tutte le forze del regno di Francianel quale aveva tantagrazia con tanta estimazione: ed erano note le preparazioni grandiche aveva lasciate il re Luigiper le qualipoi che era assicuratodel re di Inghilterranon pareva che di nuovo deliberasse la guerrama piú tosto che continuasse la deliberazione giàfatta; perciòper non essere oppressi allo improvisofacevano instanza di confederarsi col pontefice e co' svizzeri. Ma ilponteficeusando con ciascuna delle parti benigne parole eingegnandosi di nutrire tutti con varie speranzedifferiva perancora il fare alcuna certa dichiarazione. Ne' svizzeri non solocontinuava ma accresceva continuamente l'ardore di prima; essendosile cagioni cominciate da' dolori publiciper lo augumento dellepensioni negatoper l'avere il re Luigi chiamato agli stipendi suoii fanti tedeschiper le parole ingiuriose e piene di dispregio usatecontro alla nazioneaugumentate da' dolori dispiaceri e cupiditàprivateper l'invidia che aveva la moltitudine a molti privatiiquali ricevevano doni e pensioni dal re di Franciae perchéquegli che piú ardentemente si erano opposti a' principali dicoloro che seguitavano l'amicizia franzesechiamati alloravolgarmente i gallizzantisaliti per questo col favore della plebein riputazione e grandezzatemevano si diminuisse la loro autoritàse di nuovo la republica si ricongiugnesse co' franzesi: di manierachenon si consultando e disputando col zelo publico ma conl'ambizione e dissensioni civiliquestiprevalendo di credito a'gallizzantiottenevano che si recusassino l'offerte grandissimeanzi smisuratedel re di Francia. In questa disposizione adunquedegli animi e delle cosegli imbasciadori di Cesare del re d'Aragonae del duca di Milanocongregati appresso a' svizzericontrassonocon loroin nome de' suoi príncipiconfederazione per ladifesa d'ltaliariservato al pontefice luogo di entrarvi insino alladomenica che si dice letaredella prossima quadragesima: nella qualefu convenuto cheper costrignere il re di Francia a cedere leragioni del ducato di Milanoi svizzeriricevendo ciascuno mesedagli altri confederati trentamila ducatiassaltassino o la Borgognao il Dalfinato; e che il re cattolico movesse con potente esercito laguerra dalla parte o di Perpignano o di Fonterabia nel reame diFranciaacciò che il recostretto a difendere il reameproprionon potessese pure avesse nell'animo altrimentimolestareil ducato di Milano.

 

 

Cap.xi

Preparatividel re di Francia per la spedizione in Italia. Tentativi e speranzed'avere favorevole il ponteficee condotta ambigua di questo.Accordi fra il re ed il doge di Genova. Inizio della spedizione inItalia.

Stetteocculta insino al mese di giugno la deliberazione del re; mafinalmenteper la grandezza e sollecitudine degli apparecchinonera piú possibile tanto movimento dissimulare. Perchéerano immoderati i provedimenti de' danarisoldava numerograndissimo di fanti tedeschifaceva condurre molte artiglierieverso Lionee ultimamente aveva mandato in Ghiennaper soldare ne'confini di Navarra diecimila fantiPietro Navarracondottonuovamente agli stipendi suoi: perché non avendo il red'Aragonasdegnato contro a lui perché in gran parte se gliattribuiva l'infelice successo del fatto d'armevoluto mai pagareper la sua liberazione la taglia postagli di ventimila ducatilaquale il re morto avea donato al marchese del Rotellino perricompensarlo in qualche parte della taglia de' centomila ducatipagati in Inghilterrail nuovo redeliberando usare l'opera suaavevaquando pervenne alla coronapagato la taglia per luie dipoicondottolo agli stipendi suoi; avendo prima il Navarraper scaricodell'onore suomandato al re d'Aragona a scusarsi se abbandonato dalui cedeva alla necessitàe a rinunziare uno stato il qualepossedeva per sua donazione nel regno di Napoli.

Essendoadunque manifesto a ciascuno che la guerra si preparava contro aMilano e che il re deliberava d'andarvi personalmentecominciòil re a ricercare apertamente il pontefice che si unisse seco; usandoa questooltre a molte persuasioni e instrumentiil mezzo diGiuliano suo fratelloil quale nuovamente aveva presa per moglie[Filiberta] sorella di Carlo duca di Savoia e zia materna del redotandola co' danari del pontefice in centomila ducati: la qual cosagli avea data speranza che il pontefice fusse inclinato alla amiciziasuaavendo contratto seco sí stretto parentado; e tanto piúcheavendo prima trattato col re cattolico di congiugnere Giulianocon una parente sua della famiglia di Cardonapareva che piúper rispetto suo che per altra cagione avesse preposto questomatrimonio a quello. Né dubitavaGiuliano dovere cupidamentefavorire questa inclinazione per desiderio di acquistare col mezzosuo qualche statocol quale potesse sostentare le spese convenientia tanto matrimonio e per stabilire meglio il governo perpetuodatogli dal pontefice nuovamentedelle città di ModonaReggioParma e Piacenza; il qualenon sostenuto da favore dipríncipi potentiera di poca speranza che avesse a duraredopo la morte del fratello. Ma era cominciata presto a turbarsi lasperanza del re: perché il pontefice aveva conceduto al red'Aragona le crociate del regno di Spagna per due annidelle qualisi credeva che avesse a trarre piú di uno milione di ducati; eperché udiva con tanta inclinazione Alberto da Carpi eIeronimo Vich oratori di Cesare e del re cattolicoche erano moltoassidui appresso a luiche parevano partecipi di tutti i consiglisuoi. Nutriva questa ambiguità il ponteficedando parolegrate e dimostrando ottima intenzione a quegli che intercedevano peril rema senza effetto di alcuna conclusionecome quello nel qualeprevaleva a tutti gli altri rispetti il desiderio che il ducato diMilano non fusse piú posseduto da príncipi forestieri.Però il redesiderando di certificarsi della sua mentemandòa lui nuovi imbasciadori; tra' quali fu Guglielmo Budeo pariginouomo nelle lettere umanecosí greche come latinedi somma eforse unica erudizione tra tutti gli uomini de' tempi nostri. Dopo iquali mandò Antonio Maria Palavicinouomo grato al pontefice.Ma erano vane queste faticheperché già innanzi allavenuta sua aveva occultissimamenteinsino del mese di luglioconvenuto cogli altri alla difesa dello stato di Milano: ma volendoche questa deliberazione stesse secretissima insino a tanto che lanecessità delle cose lo costrignesse a dichiararsiedesiderando oltre a questo publicarla con qualche scusaoradimandava che il re consentisse che la Chiesa si ritenesse Parma ePiacenzaora faceva altre petizioni acciò cheessendoglinegata qualcuna delle cose dimandateparesse che la necessitàpiú che la volontà lo inducesse a unirsi con gliinimici del reoradiffidandosi che il re gli negasse cosa alcunadi quelle che non al tutto senza colore d'onestà potevaproporrefaceva risposte varieambigue e irresolute.

Maerano usate seco da altri delle medesime arti e astuzie. PerchéOttaviano Fregoso doge di Genovatemendo degli apparati potentissimidel re di Francia e avendo da altra parte sospetta la vittoria de'confederati per l'inclinazione del duca di Milano e de' svizzeri agliavversari suoisi era per mezzo del duca di Borbone convenutosecretissimamente col re di Franciaavendoe mentre trattava e poiche convenneaffermato sempre costantissimamente il contrario alpontefice; il qualeper essere Ottaviano congiuntissimo di anticabenivolenza a lui e a Giuliano suo fratelloe stato favorito da loronel farsi doge di Genovagliene prestò tale fede cheavendoil duca di Milano insospettito da questa fama disposto di assaltarlocon quattromila svizzeriche già erano condotti a Novaraecon gli Adorni e Fieschiil pontefice fu operatore che non siprocedesse piú oltre. Convenne il Fregoso in questa forma: cheal re si restituisse il dominio di Genova insieme col Castelletto;Ottavianodeposto il nome del dogefusse governatore perpetuo delrecon potestà di concedere gli offici di Genova; avesse dalre la condotta di cento lanciel'ordine di San Micheleprovisioneannua durante la sua vita; non rifacesse il re la fortezza di Codifàmolto odiosa a' genovesie concedesse a quella città tutti icapitoli e privilegi che erano stati annullati e abbruciati dal reLuigi; desse certa quantità di entrate ecclesiastiche aFederico arcivescovo di Salerno fratello di Ottavianoe a luisemai accadesse fusse cacciato di Genovaalcune castella nellaProvenza. Le quali cose quando poi furno publicate non fu difficile aOttavianoperché ciascuno sapeva che meritamente temeva delduca di Milano e de' svizzerigiustificare la sua deliberazione.Solamente gli dava qualche nota lo avere negato la veritàtante volte al pontefice da cui avea ricevuti tanti beneficinéosservata la promessa fatta di non convenire senza suo consentimento;e nondimenoin una lunga lettera che dipoi gli scrisse in suagiustificazioneriandate accuratamente tutte le cagioni che loavevano mosso e tutte le scuse con le quali appresso a lui potevadifendere l'onore e il procedere suoe il non avere disprezzato ladivozione checome a pontefice e come a suo benefattoregli avevaconchiuse che gli sarebbe piú difficile la giustificazione sescrivesse a uomini privati o a principe che misurasse le cose deglistati secondo i rispetti privatima che scrivendo a uno principesavio quanto in quella età fusse alcuno altroe che per lasapienza sua conosceva che e' non poteva salvare lo stato suo inaltro modoera superfluo lo scusarsi con chi conosceva e sapeva quelche fusse lecitoo almanco consuetoa príncipi di farenonsolo quando erano ridotti in caso tale ma eziandio per migliorare oaccrescere le condizioni dello stato loro.

Magià le cose dalle parole e da' consigli procedevano a' fatti ealle esecuzioni: il re venuto a Lioneaccompagnato da tutta lanobiltà di Francia e da' duchi del Loreno e di Ghellerimoveva verso i monti l'esercito maggiore e piú fiorito che giàgrandissimo tempo fusse passato di Francia in Italia; sicuro di tuttele perturbazioni di là da' montiperché il red'Aragona (il qualetemendo prima che tanti provedimenti non sivolgessino contro a séaveva armato i suoi confinie acciòche i popoli fussino piú pronti alla difesa della Navarral'aveva unita in perpetuo al reame di Castiglia)subito come intesela guerra procedere manifestamente in Italialicenziò tuttele genti che aveva raccoltenon tenendo piú conto dellapromessa fatta quell'anno a' confederati di muovere la guerra nellaFrancia che avesse tenuto delle promesse fatte a' medesimi negli anniprecedenti.

 

Cap.xii

Glisvizzeri alla difesa del ducato di Milano. Preoccupazione deifrancesi di evitare i passi alpini custoditi dagli svizzeri. Passialpini da Lione in Italia. Consigli del re d'Inghilterra contrariall'impresa d'Italia. I francesipassate le Alpientrano nelmarchesato di Saluzzo. Prospero Colonna prigione dei francesi.

Allafama della mossa del re di Franciail viceré di Napoliilqualeessendo stato per molti mesi quasi in tacita tregua co'vinizianiera venuto nel vicentino per approssimarsi agli inimicialloggiati in fortissimo alloggiamento agli Olmi appresso a Vicenzaridusse l'esercito a Verona per andaresecondo dicevaa soccorrereil ducato di Milano; e il pontefice mandava verso Lombardia le gentid'armi sue e de' fiorentini sotto il governo del fratello elettocapitano della Chiesaper soccorrere medesimamente quello statocome non molti dí innanzi aveva convenuto cogli altriconfederati: con tutto cheinsistendo nelle solite simulazionidesse voce mandarle solamente per la custodia di Piacenza di Parma edi Reggioe fusse proceduto tanto oltre cogli oratori del re diFrancia che il repersuadendosi al certo la sua concordiaaveva daLione spedito agli imbasciadori suoi il mandato di conchiudereconsentendo che la Chiesa ritenesse Piacenza e Parma insino a tantoricevesse da lui ricompenso tale che il pontefice medesimol'approvasse. Ma eranoper le cagioni che di sotto apparirannotutti vani questi rimedi: era destinato che col pericolo e col sanguede' svizzerisolamenteo si difendesse o si perdesse il ducato diMilano. Questinon ritardati da negligenza alcunanon dalla piccolaquantità de' danariscendevano sollecitamente nel ducato diMilano; già ne erano venuti piú di ventimilade' qualidiecimila si erano accostati a' monti; perché il consiglioloro eraponendosi a' passi stretti di quelle vallate che dalle Alpiche dividono Italia dalla Francia sboccano ne' luoghi apertiimpedire il passare innanzi a' franzesi.

Turbavamolto questo consiglio de' svizzeri l'animo del re; il quale primaper la grandezza delle sue forze si prometteva certa la vittoria;perché nell'esercito suo erano dumila cinquecento lancieventiduemila fanti tedeschi guidati dal duca di Ghelleridiecimilaguaschi (cosí chiamavano i fanti soldati da Pietro Navarra)ottomila franzesi e tremila guastatori condotti col medesimostipendio che gli altri fanti. Considerava il re co' suoi capitaniessere impossibileinteso il valore de' svizzeririmuovergli da'passi forti e angusti se non con numero molto maggiore; ma questo nonsi poteva in luoghi tanto stretti adoperaredifficile fare cosa dimomento in tempo brevepiú difficile dimorare lungamente nelpaese tanto sterile cosí grande esercitocon tutto checontinuamente venisse verso i monti copia grandissima di vettovaglie.Nelle quali difficoltàalcunisperando piú nelladiversione che nell'urtargliproponevano che si mandassino per lavia di Provenza ottocento lanciee per mare Pietro Navarra coidiecimila guaschi si unissino insieme a Savona; altri dicevanoperdersia fare sí lungo circuitotroppo tempoindebolirsile forze e accrescersi troppo di riputazione agli inimicidimostrando di non avere ardire di riscontrarsi con loro. Fu adunquedeliberatonon si discostando molto da quel cammino pensare dipassare da qualche parte che o non fusse osservata o almeno mancocustodita dagli inimicie che Emat di Pria con [quattrocento] lanciee [cinquemila] fanti andasse per la via di Genovanon per speranzadi divertirema per infestare Alessandria e le altre terre di quadal Po.

Duesono i cammini dell'Alpi per i quali ordinariamente si viene da Lionein Italia: quello del Monsanesemontagna della giurisdizione delduca di Savoiapiú breve e piú dirittoe comunementepiú frequentato; l'altro che da Lionetorcendo a Granopolipassa per la montagna di Monginevragiurisdizione del Dalfinato.L'uno e l'altro perviene da Susaove comincia ad allargarsi lapianura: ma per quello di Monginevrabenché alquanto piúlungoperché è piú facile a passare e piúcomodo a condurre l'artiglieriesolevano sempre passare gli esercitifranzesi. Alla custodia di questi due passi e di quegli cheriuscivano in luoghi viciniintenti i svizzerisi erano fermati aSusa; perché i passi piú bassi verso il mare eranotanto stretti e repenti cheessendo molto difficile il passarvi icavalli di tanto esercitopareva impossibile che per quegli siconducessino l'artiglierie. Da altra parte il Triulzioa cui il reavea data questa curaseguitato da moltitudine grandissima diguastatorie avendo appresso a sé uomini industriosi edesperimentati nel condurre l'artiglieriei quali mandava a vedere iluoghi che gli erano propostiandava investigando per qual luogo sipotessesenza trovare l'ostacolo de' svizzeripiú facilmentepassare; per il che l'esercitodisteso la maggior parte traGranopoli e Brianzoneaspettando quel che si deliberasseprocedevalentamente; costrignendogli anche al medesimo la necessità diaspettare i provedimenti delle vettovaglie.

Nelqual tempo venne al repartito già da Lioneuno uomo mandatodal re di Inghilterrail quale in nome suo efficacemente lo confortòche per non turbare la pace della cristianità non passasse inItalia. Origine di tanta variazione fu cheessendo stato molesto aquel re che 'l re di Francia si fusse congiunto con l'arciducaparendogli che le cose sue cominciassino a procedere troppoprosperamenteavea da questo principio cominciato a prestarel'orecchie agli imbasciadori del re cattolicoche non cessavano didimostrargli quanto a lui fusse perniciosa la grandezza del re diFranciache per l'odio naturalee per avere esercitato i príncipidella sua milizia contro a luinon gli poteva essere se noninimicissimo; ma lo moveva piú la emulazione e la invidia allagloria suala quale gli pareva che si accrescesse molto se e'riportasse la vittoria dello stato di Milano. Ricordavasi che egliancora che avesse il regno riposato e ricchissimo per la lunga pacee trovato tanto tesoro accumulato dal padrenon aveva però senon dopo qualche anno avuto ardire di assaltare il re di Franciasoloe cinto da tanti inimici e affaticato da tanti travagli: oraquesto realquanto piú giovane che non era egli quandopervenne alla coronaancora che avesse trovato il regnoaffaticatoed esausto per tante guerreavere ardirene' primi mesi del suoregnoandare a una impresa dove aveva opposizione di tanti príncipi:non avere eglicon tanti apparati e con tante occasioniriportatoin Inghilterra altro guadagno che la città di Tornaiconspesa nondimeno intollerabile e infinita; ma il re di Franciaseconseguissecome si poteva crederela vittoriaacquistando síbello ducatoavere a tornare gloriosissimo nel regno suo: apertasiancora la stradae forse innanzi che uscisse d'Italia presal'occasionedi assaltare il regno di Napoli. Co' quali stimoli epunture essendo stato facile risuscitare l'odio antico nel petto suoné essendo a tempo di potere dargli con l'armi impedimentoalcunoe forse anche cercando di acquistare qualche piúgiustificazioneaveva mandato a fargli questa imbasciata. Per laquale il re non ritardando il suo camminovenne da Lione nelDalfinato: ove ne' medesimi dí comparsono i lanzchenech dettidella banda neracondotti da Ruberto della Marcia; la quale bandadella Germania piú bassa eraper la sua ferocia e per la fedesempre dimostratanegli eserciti franzesi in grandissimaestimazione.

Aquesto tempo significò Giaiacopo da Triulzi al re potersicondurre di là da' monti l'artiglierie tra l'Alpi Marittime ele Coziescendendo verso il marchese di Saluzzo; ovebenchéla difficoltà fusse quasi inestimabilenondimeno per la copiagrandissima degli uomini e degli instrumentidovere finalmentesuccedere: e non essendo da questa partené in sulla sommitàde' monti né alle bocche delle vallatecustodia alcunameglio essere tentare di superare l'asprezza de' monti e i precipizidelle vallila qual cosa si faceva colla fatica ma non col pericolodegli uominiche tentare di fare abbandonare i passi a' svizzeritanto temutie ostinati o a vincere o a morire; massime non potendose si faceva resistenzafermarsi molti díperchéniuna potenza o apparato bastava a condurre per i luoghi tanto asprie tanto sterili vettovaglia sufficiente a tanta gente: il qualeconsiglio accettatol'artiglierieche si erano fermate in luogocomodo a volgersi a ogni partesi mossono subito a quel cammino.Aveva il Triulzo significato dovere essere grandissima la difficoltàdel passarlema con l'esperienza riuscí molto maggiore.Perché prima era necessario salire in su monti altissimi easprissimine' quali si saliva con grandissima difficoltàperché non vi erano sentieri fattiné talvoltalarghezza capace dell'artiglierie se non quanto di palmo in palmofacilitavano i guastatori; de' quali precedeva copia grandissimaattendendo ora ad allargare la strettezza de' passi ora a spianare leeminenze che impedivano. Dalla sommità de' monti si scendevaper precipizi molto prerutti e non che altro spaventosissimi aguardarglinelle valli profondissime del fiume dell'Argentiera; peri quali non potendo sostenerle i cavalli che le tiravonode' qualivi era numero abbondantissimoné le spalle de' soldati chel'accompagnavanoi quali in tante difficoltà si mettevano aogni faticaera spesso necessario che appiccate a canapi grossissimifussinoper le trocleetrapassate con le mani de' fanti: népassati i primi monti e le prime valli cessava la faticaperchéa quegli succedevano altri monti e altre vallatei quali sipassavano con le medesime difficoltà. Finalmentein spazio dicinque díl'artiglierie si condussono in luoghi aperti delmarchesato di Saluzzo di qua da' monti; passate con tante difficoltàche è certissimo chese o avessino avuta resistenza alcuna ose i monti fussino staticome la maggiore parte sogliono esserecoperti dalla nevesarebbe stata fatica vana; ma dalla opposizionedegli uomini gli liberò chenon avendo mai pensato alcunopotersi l'artiglierie condurre per monti tanto asprii svizzerifermatisi a Susa erano intenti a guardare i luoghi per i quali vienechi passa il Monsaneseil Monginevra o per monti propinqui a quegli;e la stagione dell'annoessendo circa il decimo dí di agostoaveva rimosso lo impedimento delle nevi già liquefatte.

Passavanone' dí medesiminon senza molta difficoltàle gentid'arme e le fanterie; alcuni per il medesimo camminoaltri per ilpasso che si dice della Dragonieraaltri per i gioghi alti dellaRocca Perotta e di Cunipassi piú verso la Provenza. Per laquale via passato la Palissaebbe occasione di fare un fattomemorabile. Perché partito da Singlare con quattro squadre dicavallie fattaguidandolo i paesaniuna lunghissima cavalcatasopragiunse improviso a Villafrancaterra distante sette miglia daSaluzzoe di nome piú chiaro che non ricerca la qualitàdella terra perché appresso a quella nasce il fiume tantofamoso del Po. Alloggiava in quella con la compagnia sua ProsperoColonnasenza alcuno sospetto per la lunga distanza degli inimicine' quali non temeva quella celerità che essodi natura moltolentonon era solito a usare: e dicono alcuni che il dímedesimo voleva andare a unirsi co' svizzeri. Macome si siacertoè che stava alla mensa desinandoquando sopragiunsono legenti del la Palissanon sentiteinsino furno alla casa medesimada alcuno; perché gli uomini della terra co' quali la Palissaintento a tanta predasi era prima occultamente intesoaveanotacitamente prese le scolte. Cosíil quintodecimo dídi agostorimase prigionenon come si conveniva all'antica gloriaProspero Colonnatanto chiaro capitano eper l'autorità suae per il credito che aveva nel ducato di Milanodi momento grande inquella guerra. Fu presoinsieme con ProsperoPietro Margano romanoe una parte della compagnia sua: gli altri al primo romore dispersiin varie parti fuggirono.

 

Cap.xiii

Miglioredisposizione del pontefice verso il re di Francia dopo il passaggioin Italia. Opposizione di Giulio de' Medici ai propositi di rinunciadel pontefice a città dell'Emilia. Atteggiamento d'attesa delviceré. Inclinazione degli svizzeri a trattare col re diFrancia.

Variòla passata de' franzesi e il caso di Prospero Colonna i consigli diciascuno e lo stato universalmente di tutte le coseintroducendonegli animi del pontefice del viceré di Napoli e de' svizzerinuove disposizioni. Perché il ponteficeil quale si eracostantemente persuaso che il re di Francia non potesse per laopposizione de' svizzeri passare i montie che molto confidava nellavirtú di Prospero Colonnaperduto grandemente di animocomandò a Lorenzo suo nipotecapitano generale de' fiorentini(al qualeperché Giuliano suo fratellosopravenutagli lungafebbreera rimasto in Firenzeavea data la cura di condurrel'esercito in Lombardiae che tre dí dopo il caso di Prosperoera venuto a Modena)che procedesse lentamente; il qualepigliataoccasione di volere recuperare la rocca di Rubieraoccupata da Guidovecchio Rangoneper la quale cagione gli pagò finalmentedumila ducaticonsumò molti dí nel modonese e nelreggiano; e ricorrendooltre a questoil pontefice alle sue artispedí occultissimamente Cintio... suo famigliare al re diFrancia per escusare le cose succedute insino a quel díecominciare per mezzo del duca di Savoia a trattare di convenire secoacciò che da questo principio gli fusse piú facile ilprocedere piú oltre se la difesa del ducato di Milanosuccedesse infelicemente.

Maa consiglio di maggiore precipitazione indussono il pontefice ilcardinale Bibbiena e alcuni altrimossi piú da privatepassioni che dallo interesse del suo principe: perchédimostrandogli essere pericolo cheper la fama de' successi prosperide' franzesi e per gli stimoli e forse aiuti del reche il duca diFerrara si movesse per ricuperare Modona e Reggioe i Bentivogli perritornare in Bolognae in tanti altri travagli essere difficilecombattere con tanti inimicianzi migliore e senza dubbio piúprudente consiglio preoccupare col beneficio la benivolenza loroeconciliarsegliin qualunque evento delle cosefedeli amiciglipersuasono che rimettesse i Bentivogli in Bologna e al duca diFerrara restituisse Modena e Reggio; il che sarebbe senza dilazionestato eseguito se Giulio de' Medicicardinale e legato di Bolognail quale il papaperché in accidenti tanto gravi sostenessele cose di quelle parti e fusse come moderatore e consigliatore dellagioventú di Lorenzoaveva mandato a Bolognanon fusse statodi contraria sentenza. Il qualemosso dal dispiacere della infamiache di consiglio pieno di tanta viltà risulterebbe alponteficemaggiore certamente che non era stata la gloria di Giulioad acquistare alla Chiesa tanto dominio; mosso ancora dal dolore difare infame e vituperosa la memoria della sua legazionealla qualenon prima arrivato avesse rimesso Bolognacittà principale ditutto lo stato ecclesiasticoin potestà degli antichitirannilasciando in preda tanta nobiltà che in favore dellasedia apostolica si era dichiarata apertamente contro a loromandatouomini propri al ponteficelo ridusse con ragioni e con prieghi alconsiglio piú onorato e piú sano. Era Giuliobenchénato di natali non legittimistato promosso da Lione ne' primi mesidel pontificato al cardinalatoseguitando l'esempio di Alessandrosesto nell'effetto ma non nel modo: perché Alessandroquandocreò cardinale Cesare Borgia suo figliuolofece provare pertestimoni che deposono la veritàche la madre al tempo dellasua procreazione aveva maritoinferendone chesecondo lapresunzione delle leggis'aveva a giudicare che 'l figliuolo fussepiú presto nato del marito che dell'adultero; ma in Giulio itestimoni preposono la grazia umana alla veritàperchéprovorono che la madredella qualefanciulla e non maritataerastato generatoinnanzi che ammettesse agli abbracciamenti suoi ilpadre Giulianoaveva avuto da lui secreto consentimento di esseresua moglie.

Variornosimilmente questi nuovi casi la disposizione del viceré: ilqualenon partito ancora da Verona per la difficoltà cheaveva a muovere i soldati senza danari e per aspettare nuove gentipromesse da Cesarevenuto a Spruchperché era necessariolasciare sufficientemente custodite Verona e Bresciacominciòcon queste e con altre scuse a procrastinareaspettando di vederequel che di poi succedesse nel ducato di Milano.

Commossonoe i svizzeri medesimamente queste cose; i qualiritiratisi subitodopo la passata de' franzesi a Pinaruolobenché dipoiintesoche il re passate l'Alpi univa le genti in Turinovenuti a Civàsl'avessinoperché ricusava dare loro vettovaglie[presa] esaccheggiata e dipoiquasi in sugli occhi del re che era a Turinofatto il medesimo a Vercellinondimenoridottisi in ultimo a Noaraprendendo dalle avversità animo quegli che non erano tantoalieni dalle cose franzesicominciorno apertamente a trattare diconvenire col re di Francia. Nel qual tempo quella parte de' franzesiche veniva per la via di Genovaco' quali si erano uniti quattromilafanti pagati per opera di Ottaviano Fregoso da' genovesientratiprima nella terra del Castellaccio e poi in Alessandria e in Tortonanelle quali città non era soldato alcunooccuporno tutto ilpaese di qua dal Po.

 

Cap.xiv

Ilre di Francia apprende d'aver nemico il pontefice; incertezze fra glisvizzeri; resa di Novara. I francesi sotto Milano; contegno dellapopolazione. Pacesubito turbatafra il re di Francia e glisvizzeri. Il viceré muove da Verona a Parma e l'Alviano dalPolesine di Rovigo a Cremona. Il re di Francia a Marignano: leposizioni dei diversi eserciti.

Erail re venuto a Vercellinel quale luogo intese la prima volta ilpontefice essersi dichiarato contro a luiperché il duca diSavoia gliene significò in suo nome: la qual cosa benchégli fusse sopra modo molestissimanondimenonon perturbato ilconsiglio dallo sdegnofeceper non lo irritarecon bandi publicicomandaree nell'esercito e alle genti che aveano occupataAlessandriache niuno ardisse di molestare o di fare insulto alcunonel dominio della Chiesa. Soprasedette poi piú dí aVercelli per aspettare l'esito delle cose che si trattavano co'svizzerii quali non intermettendo di trattare si dimostravano daaltra parte pieni di varietà e di confusione. In Novaracominciando a tumultuarepresa occasione del non essere ancoravenuti i danari a' quali era obligato il re d'Aragonatolsonoviolentemente a' commissari del pontefice i danari mandati da luiecol medesimo furore partirno di Novara con intenzione di ritornarsenealla patria; cosa che molti di loro desideravanoi quali essendostati in Italia già tre mesie carichi di danari e di predavolevano condurre salvi alle case loro sé e le ricchezzeguadagnate. Ma a fatica partiti da Noarasopravennono i danari dellaporzione del re d'Aragona; i quali con tutto che nel principiooccupassinonondimenoconsiderando pure quanto fussino ignominiosecosí precipitose deliberazioniritornati alquanto a semedesimirestituirono e questi e quegliper ricevergliordinatamente da' commissari: ridussonsi di poi a Galeraaspettandoventimila altri che di nuovo si dicevano venire; tremila andorno colcardinale sedunense per fermarsi alla custodia di Pavia. Perciòil rediminuita per tante variazioni la speranza della concordiapartí da Vercelli per andare verso Milano; lasciati a Vercellicol duca di Savoia il bastardo suo fratelloLautrech e il generaledi Milano a seguitare i ragionamenti principiati co' svizzeri; elasciata assediata la rocca di Novaraperché alla partita de'svizzeri aveva ottenuta la città: la qualebattuta dalleartiglieriefra pochi dí si arrendettecon patto che fussesalva la vita e le robe di coloro che la guardavano.

Passòdipoi il real quale si arrendé Paviail Tesino; e il dímedesimo Gianiacopo da Triulzi si distese con una parte delle genti aSan Cristofano propinquo a Milano e poi insino al borgo della portaTicinesesperando che la cittàla quale era certo chemalcontenta delle rapine e delle taglie de' svizzeri e deglispagnuolidesiderava di ritornare sotto il dominio de' franzesinéaveva dentro soldatilo ricevesse. Ma era grande nel popolo milaneseil timore de' svizzerie verde la memoria di quello che avessinopatito l'anno passatoquando per la ritirata de' svizzeri a Novarasi sollevorono in favore del re di Francia; però risolutinonostante che desiderassino la vittoria del redi aspettare l'esitodelle cosemandorono a pregare il Triulzio che non andasse piúinnanzie il dí seguente mandorono imbasciadori al recheera a Bufaloroa supplicarlo checontento della disposizione delpopolo milanesedivotissimo alla sua corona e che era parato adargli vettovagliesi contentasse non facessino piú manifestadichiarazione; la quale non gli profittava cosa alcuna alla sommadella guerracome non aveva giovato il dichiararsi loro l'annodinanzi al suo antecessoree a quella città era stato cagionedi grandissimi danni. Andasse e vincesse gli inimicipresupponendoche Milanoacquistata che egli avesse la campagnafusseprontissimamente per riceverlo. Alla qual cosa il reche era primamolto sdegnato del non avere accettato il Triulzioraccoltiglilietamenterispose essere contento compiacergli delle dimande loro.

Andòda Bufaloro il re con l'esercito a Biagrassa; dove mentre che stavail duca di Savoiaavendo uditi venti imbasciadori de' svizzerimandati a lui a Vercelliandato poiseguitandolo il bastardo e glialtri deputati dal rea Galeracontrasse la pace in nome del re co'svizzericon queste condizioni: fusse tra il re di Francia e lanazione de' svizzeri pace perpetuadurante la vita del re e diecianni dopo la morte; restituissino i svizzeri e i grigioni le valliche avevano occupate appartenenti al ducato di Milano; liberassinoquello stato dalla obligazione di pagare ciascuno anno la pensionede' quarantamila ducati; desse il re a Massimiliano Sforza il ducatodi Nemorspensione annua di dodicimila franchicondotta dicinquanta lancie e moglie del sangue reale; restituisse a' svizzerila pensione antica di quarantamila franchi; pagasse lo stipendio ditre mesi a tutti i svizzeri che allora erano in Lombardia o nelcammino per venirvi; pagasse a' cantonicon comodità ditempiquattrocentomila scudi promessi nello accordo di Digiuno etrecento altri mila per la restituzione delle valli; tenessenecontinuamente a' soldi suoi quattromila: nominati con consentimentocomune il ponteficein caso restituisse Parma e Piacenzaloimperadoreil duca di Savoia e il marchese di Monferrato; non fattamenzione alcuna del re cattolico né de' viniziani né dialcuno altro italiano. Ma questa concordia fu quasi in uno dímedesimo conchiusa e perturbata per la venuta de' nuovi svizzeri; iqualiferoci per le vittorie passate e sperando non dovere dellaguerra acquistare minori ricchezze che quelle delle quali vedevanocarichi i compagniavevano l'animo alienissimo dalla pacee perdifficultarla recusavano di restituire le valli: in modo chenonpotendo i primi svizzeri rimuovergli da questo ardorese ne andoronoin numero di trentacinquemila a Moncia per fermarsi ne' borghi diMilano; essendosi partito da loro per la via di Comola quale stradail re studiosamente aveva lasciata apertaAlberto Pietrafamosocapitanocon molte insegne. Cosínon quasi prima fatta cheturbata la paceritornorno le cose nelle medesime difficoltàe ambiguità; anzi molto maggioriessendosi nuove forze enuovi eserciti approssimati al ducato di Milano.

Perchéil viceré finalmentelasciato alla guardia di VeronaMarcantonio Colonna con cento uomini d'arme sessanta cavalli leggierie dumila fanti tedeschie in Brescia mille dugento lanzchenecheravenuto ad alloggiare in sul Po appresso a Piacenza; avendo settecentouomini d'arme secento cavalli leggieri e semila fantie il pontepreparato a passare il fiume. Al quale per non dare giusta causa diquerelarsiLorenzo de' Mediciche era soggiornato industriosamentemolti dí a Parma con lo esercitonel quale erano settecentouomini d'arme ottocento cavalli leggieri e quattromila fanti[vennea Piacenza]; avendo primaa richiesta de' svizzerimandatimentretrattavanoper servirsene a raccorre le vettovagliequattrocentocavalli leggieri sotto Muzio Colonna e Lodovico conte di Pitiglianocondottiere l'uno della Chiesa l'altro de' fiorentini: i quali nonaveva mandati tanto per desiderio di aiutare la causa comune quantoper non dare occasione a' svizzerise pure componevano col re diFranciadi non includere nella pace il pontefice. Da altra parteBartolomeo d'Alvianoil quale avea data speranza al re di tenere dimaniera occupato l'esercito spagnuolo che non arebbe facoltàdi nuocerglisubito che intese la partita del viceré daVeronapartendosi del Polesine di Rovigopassato l'Adice ecamminando sempre appresso al Pocon novecento uomini d'arme millequattrocento cavalli leggieri e nove [mila] fanti e col provedimentoconveniente d'artiglierieera venuto con grandissima celeritàalle mura di Cremona: della quale celeritàinsolita a'capitani de' tempi nostriegli gloriandosisoleva agguagliarla allacelerità di Claudio Nerone quandoper opporsi ad Asdrubalecondusse parte dell'esercito espedito in sul fiume del Metauro.

Cosínon solo era vario ma confuso e implicato molto lo stato dellaguerra. Vicini a Milanoda una parte il re di Francia con esercitoinstruttissimo di ogni cosail quale era venuto a Marignano per dareall'Alviano facilità di unirsi secoalle genti ecclesiastichee spagnuole difficoltà di unirsi con gli inimici: dall'altratrentacinquemila svizzerifanteria piena di ferocia e insino a queldíin quanto a franzesiinvitta: il viceré in sul Popresso a Piacenza e in sulla strada propria che va a Lodie colponte preparato a passare per andare a unirsi co' svizzeri; e inPiacenzaper congiugnersi seco al medesimo effettoLorenzo de'Medici con le genti del pontefice e de' fiorentini: l'Alvianocapitano sollecito e ferocecon l'esercito vinizianoin cremonesequasi in sulla riva del Poper aiutareo con la unione o divertendogli ecclesiastici e spagnuoliil re di Francia. Rimaneva in mezzo diMilano e Piacenza con eguale distanza la città di Lodiabbandonata da ciascuno ma saccheggiata prima da Renzo da Cerientratovi dentro come soldato de' viniziani; il qualeper discordienate tra lui e l'Alvianoavendo prima con protesti e quasi conminaccie ottenuto licenza dal senatosi era condotto con dugentouomini d'arme e con dugento cavalli leggieri agli stipendi delpontefice; ma non potendo cosí presto seguitarlo i soldatisuoiperché i viniziani proibivano a molti il partirsi diPadova dove erano alloggiatisi era partito da Lodi per empiere ilnumero della compagnia con la quale era stato condotto. Ma ilcardinale sedunenseil quale prima spaventato dalle pratiche chetenevano i suoi col re di Francia e dalla vacillazione della cittàdi Milanosi era fuggito con mille svizzeri a Piacenza e con partedelle genti del duca di Milanoe dipoi andato a Cremona asollecitare il viceré a farsi innanziindirizzatosi alcammino di Milano innanzi che l'esercito franzese gli impedissequella stradalasciò alcuni de' suoibenché non moltonumeroa guardia di Lodi; i qualicome intesono la venuta del re diFrancia a Marignanoimpauriti l'abbandonorono.

 

Cap.xv

Sospettidel viceré riguardo all'esercito pontificio. Vanadeliberazione degli spagnuoli e dei pontifici di passare il Po.Parole d'incitamento agli svizzeri del cardinale sedunense. Il primogiorno della battaglia fra svizzeri e francesi. Il secondo giorno edil sopraggiungere dell'Alviano: importanza ed esito della battaglia;sue conseguenze.

Mamentre che il viceré dimora in sul fiume del Poe innanzi cheLorenzo de' Medici giugnesse a Piacenzafu preso da' suoi Cintiomandato dal pontefice al re di Francia; appresso al quale essendotrovati i brevi e le lettere credenzialicon tutto che per riverenzadi chi lo mandava lo lasciasse subito passarecominciò nonmediocremente a dubitare che la speranza che gli era datachel'esercito ecclesiastico unito seco passerebbe il fiume del Pononfusse vana; tanto piú chene' medesimi dísi erapresentito che Lorenzo de' Medici avea mandato occultamente uno de'suoi al medesimo re. La qual cosa non era aliena dalla veritàperché Lorenzoo per consiglio proprio o per comandamento delponteficeavea mandato a scusarsi se contro a lui conduceval'esercito[stretto] dalla necessità che avea di ubbidire alpapa; ma che in quello che potessesenza provocarsi la indegnazionedel zio e senza maculare l'onore propriofarebbe ogni opera persodisfarglisecondo che sempre era stato ed era piú che maiil suo desiderio.

Macome Lorenzo fu arrivato a Piacenzasi cominciò il dímedesimotra il viceré e lui e gli uomini che intervenivanoa' consigli loroa disputare se fusse da passare unitamente il fiumedel Po per congiugnersi co' svizzeriadducendosi per ciascunodiverse ragioni. Allegavano quegli che confortavano al passareniunaragione dissuadere l'entrare in Lodidove quando fussino sidifficulterebbe all'Alviano di unirsi con lo esercito franzese e aloro si darebbe facoltà di unirsi con i svizzerio andandoverso Milano a trovargli o essi venendo verso loro: e se pure ifranzesi si riducessinocome era fama volevano fareo fussino giàridotti in sulla strada tra Lodi e Milanolo avere alle spallequesti eserciti congiunti gli metterebbe in travaglio e pericolo; eanche forse non sarebbe difficilebenché con circuitomaggioretrovare modo di congiugnersi con i svizzeri. Essere questadeliberazione molto utile anzi necessaria alla impresae per levarea' svizzeri tutte le occasioni di nuove pratiche di accordo e peraccrescere loro forzedelle quali contro a sí grosso esercitoavevano di bisognoe specialmente di cavalli de' quali mancavano; maricercarlooltre a questola fede e l'onore del pontefice e del recattolicoche per la capitolazione erano obligati soccorrere lostato di Milanoe che tante volte ne avevano data intenzione a'svizzerii quali trovandosi ingannati diventerebbono di amicissimiinimicissimi. Ricercare questo medesimo l'interesse degli statipropriperché perdendo i svizzeri la giornata o facendoaccordo col re di Francianon restare in Italia forze da proibirgliche e' non corresse per tutto lo stato ecclesiastico insino a Roma epoi a Napoli. Allegavansi in contrario molte ragionie quellamassimenon essere credibile che il re non avesse a quella oramandato genti a Lodi; le quali quando vi si trovassinosarebbenecessario ritirarsi con vergogna e forse non senza pericolopotendoavere in uno tempo medesimo i franzesi alle spalle e i viniziani oalla fronte o al fianconé si potendo senza tempo e senzaqualche confusione ripassare il ponte. Il quale partito se ilpericolo si comprasse con degno prezzo non essere forse da recusaremaquando bene entrassino in Lodi abbandonatoche frutto farebbequesto alla impresa? come potersi disegnarestando tra Milano e Lodiuno esercito sí potenteo di andare a unirsi co' svizzeri och'i svizzeri andassino a unirsi con loro? Né essere forsesicuro consiglio rimettere nelle mani di questa gente temeraria esenza ragione tutte le forze del pontefice e del re cattolicodallequali dependeva la salute di tutti gli stati loro; perché sisapeva pure che una grande parte aveva fatto la pace col re diFranciae che tra questi e gli altri che repugnavano erano moltecontenzioni. Finalmente fu deliberato che il giorno prossimo tuttidue gli esercitiespeditisenza alcuna bagagliapassassino il Polasciate bene guardate Parma e Piacenza per timore dello esercitoviniziano; i cavalli leggieri del quale avevanoin quegli díscorso e predato per il paese. La quale [deliberazione]secondo cheallora credettono moltida niuna delle parti fu fatta sinceramente;pensando ciascunocol simulare di volere passaretrasferire lacolpa nell'altro senza mettere se stesso in pericolo: perchéil viceréinsospettito per la andata di Cintio e sapendoquanto artificiosamente procedeva nelle sue cose il ponteficesipersuadeva la volontà sua essere che Lorenzo non procedessepiú oltre; e Lorenzoconsiderando quanto malvolentieri ilviceré metteva quello essercito in potestà dellafortunafaceva di altri quel giudicio medesimo che da altri erafatto di sé. Cominciorno dopo il mezzogiorno a passare per ilponte le genti spagnuoledopo le quali doveano incontinente passaregli ecclesiastici; ma avendo per il sopravenire della notte differitonecessariamente alla mattina seguentenon solamente non passorno mail viceré ritornò con l'esercito di qua dal fiumeperla relazione di quattrocento cavalli leggieri i qualimandati partedell'uno parte dell'altro esercito per sentire degli andamenti degliinimicirapportorno che il dí dinanzi erano entrate in Lodicento lancie de' franzesi: donde ritornati il viceré e Lorenzoagli alloggiamenti primil'Alviano andò coll'esercito suo aLodi.

Ilrein questo tempo medesimoandò da Marignano ad alloggiarea San Donato tre miglia appresso a Milano; e i svizzeri si ridussonotutti a Milano; tra i qualiessendo una parte aborrenti dalla guerragli altri alieni dalla concordiasi facevano spessi consigli e moltitumulti. Finalmenteessendo congregati insiemeil cardinalesedunenseche ardentissimamente confortava il perseverare nellaguerracominciò con caldissime parole a stimolargli che senzapiú differire uscissino fuora il giorno medesimo ad assaltareil re di Francianon avendo tanto innanzi agli occhi il numero de'cavalli e delle artiglierie degli inimici che perturbasse la memoriadella ferocia de' svizzeri e delle vittorie avute contro a' franzesi.

-Dunque - disse Sedunense - ha la nazione nostra sostenuto tantefatichesottopostasi a tanti pericolisparso tanto sangueperlasciare in uno dí solo tanta gloria acquistatatanto nomeagli inimici stati vinti da noi? Non son questi quegli medesimifranzesi che accompagnati da noi hanno avute tante vittorie?abbandonati da noi sono sempre stati vinti da ciascuno? Non sonoquesti quegli medesimi franzesi che da piccola gente de' nostrifurono l'anno passato rotticon tanta gloriaa Novara? Non sonoeglino quegli che spaventati dalla nostra virtúconfusi dallaloro grandissima viltàhanno esaltato insino al cielo il nomedegli elvezichiaro quando eravamo congiunti con loroma fattomolto piú chiaro poi che ci separammo da loro? Non avevanoquegli che furono a Novara né cavalli né artiglierieavevano la speranza propinqua del soccorsoe nondimenocredendo aMottinoornamento e splendore degli elveziassaltatiglivalorosamente a' loro alloggiamentiandati a urtare le loroartiglieriegli ropponoammazzati tanti fanti tedeschi che nellauccisione loro straccorono l'armi e le braccia: e voi credete che oraardischino di aspettare quarantamila svizzeriesercito sívaloroso e sí potente che sarebbe bastante a combattere allacampagna con tutto il resto del mondo unito insieme? Fuggirannocredetemialla sola fama della venuta nostra; non avendo avutoardire di accostarsi a Milano per confidenza della loro virtúma solo per la speranza delle vostre divisioni. Non gli sosterràla persona o la presenza del reperchéper timore di nonmettere in pericolo o la vita o lo statosarà il primo acercare di salvare sé e dare esempio agli altri di fare ilmedesimo. Se con questo esercitocioè con le forze di tuttaElvezianon ardirete di assaltarglicon quali forze vi rimarràegli speranza di potere resistere loro? A che fine siamo noi scesi inLombardiaa che fine venuti a Milanose volevamo avere paura delloscontro degli inimici? Dove sarebbeno le magnifiche parolele ferociminaccie usate tutto questo anno? quando ci vantavamo di volere dinuovo scendere in Borgognaquando ci rallegravamo dello accordo delre di Inghilterradella inclinazione del pontefice a collegarsi colre di Franciariputando a gloria nostra quanti piú fussinouniti contro allo stato di Milano? Meglio era non avere avute questianni sí onorate vittorienon avere cacciato i franzesid'Italiaessersi contenuti ne' termini della nostra antica famasepoi tutti insiemeingannando l'espettazione di tutti gli uominiavevamo a procedere con tanta viltà. Hassi oggi a faregiudicio da tutto il mondo se della vittoria di Novara fu cagione ola nostra virtú o [la] fortuna: se mostreremo timore degliinimici sarà da tutti attribuita o a caso o a temeritàse useremo la medesima audaciaconfesserà ciascuno esserestata virtú; e avendocome senza dubbio aremoil medesimosuccessosaremo non solamente terrore della età presente main venerazione ancora de' posteridal giudicio e dalle laudi de'quali sarà il nome de' svizzeri anteposto al nome de' romani.Perché di loro non si legge che mai usassino una audacia talené che mai conseguissino vittoria alcuna con tanto valorenéche mai senza necessità eleggessino di combattere contro agliinimici con tanto disavvantaggio; e di noi si leggerà labattaglia fatta presso a Novaradove con poca gentesenzaartiglierie senza cavallimettemmo in fuga uno esercito poderoso eordinato di tutte le provisioni e guidato da due famosi capitanil'uno senza dubbio il primo di tutta Francia l'altro il primo ditutta Italia. Leggerassi la giornata fatta a San Donatocon lemedesime difficoltà dalla parte nostracontro alla personad'uno re di Franciacontro a tanti fanti tedeschi: i quali quantopiú numero sono tanto piú sazieranno l'odio nostrotanto maggiore facoltà ci daranno di spegnere in perpetuo laloro miliziatanto piú si asterranno da volere temerariamentefare concorrenza nell'armi co' svizzeri. Non è certoanzi permolte difficoltà pare impossibileche il viceré e legenti della Chiesa si unischino con noi: peròa che propositoaspettargli? Né è necessaria la loro venutaanzi cidebbe essere grato questo impedimentoperché la gloria saràtutta nostrasaranno tutte nostre tante spoglie tante ricchezze chesono nello esercito inimico. Non volle Mottino che la gloria sicomunicassenon che a altria' nostri medesimi; e noi saremo sívilisí disprezzatori della nostra ferocia chequando benepotessino venire a unirsivolessimo aspettare di comunicare tantalaude tanto onore co' forestieri? Non ricerca la fama de' svizzerinon ricerca lo stato delle cose che si usi piú dilazione o sifacci piú consigli. Ora è necessario uscire fuoraoraora è necessario di andare ad assaltare gli inimici. Hanno aconsultare i timidiche pensano non a opporsi a' pericoli ma afuggirglima a gente feroce e bellicosa come la vostra appartienepresentarsi allo inimico subito che si è avuto vista di lui.Peròcon l'aiuto di Dio che con giusto odio perseguita lasuperbia de' franzesipigliate con la consueta animosità levostre picchedate ne' vostri tamburi; andianne subito senzainterporre una ora di tempoandiamo a straccare l'armi nostreasaziare il nostro odio col sangue di coloro che per la superbia lorovogliono vessare ognuno ma per la loro viltà restano sempre inpreda di ciascuno.-

Incitatida questo parlareprese subito furiosamente le loro armie comefurono fuora della porta Romana messisi co' loro squadroni inordinanzaancor che non restasse molto del giornosi avviano versol'esercito franzesecon tanta allegrezza e con tanti gridi che chinon avesse saputo altro arebbe tenuto per certo che avessinoconseguito qualche grandissima vittoria; i capitani stimolavano isoldati a camminarei soldati gli ricordavano che a qualunque ora siaccostassino allo alloggiamento degli inimici dessino subito il segnodella battaglia; volere coprire il campo di corpi mortivolere quelgiorno spegnere il nome de' fanti tedeschie di quegli massime chepronosticandosi la morteportavano per segno le bande nere. Conquesta ferocia accostatisi agli alloggiamenti de' franzesinonrestando piú di due ore di quel díprincipiorono ilfatto d'armeassaltando con impeto incredibile le artiglierie e iripari; col quale impetoappena erano arrivati che avevano urtato erotto le prime squadre e guadagnata una parte dell'artiglierie: mafacendosi loro incontro la cavalleria e una grande parte delloesercitoe il re medesimo cinto da uno valoroso squadrone digentiluominiessendo alquanto raffrenato tanto furoresi cominciòuna ferocissima battaglia; la quale con vari eventi e con gravissimodanno delle genti d'arme franzesile quali furono piegate sicontinuò insino a quattro ore della notteessendo giàrestati morti alcuni de' capitani franzesie il re medesimo percossoda molti colpi di picche. Quivinon potendo piú nél'una né l'altra parte tenere per la stracchezza l'armi inmanospiccatisi senza suono di trombe senza comandamento de'capitanisi messono i svizzeri ad alloggiare nel campo medesimononoffendendo piú l'uno l'altro ma aspettandocome con tacitatreguail prossimo sole; ma essendo stato tanto felice il primoassalto de' svizzeria' quali il cardinale fececome furnoriposaticondurre vettovaglie da Milanoche per tutta Italiacorsono i cavallari a significare i svizzeri avere messo in fugal'esercito degli inimici.

Manon consumò inutilmente il re quel che avanzava della notte;perchéconoscendo la grandezza del pericoloattese a fareritirare a' luoghi opportuni e a l'ordine debito l'artiglierieafare rimettere in ordinanza le battaglie de' lanzchenech e de'guasconie la cavalleria ai suoi squadroni. Sopravenne il dí:al principio del quale i svizzeridisprezzatori non che delloesercito franzese ma di tutta la milizia d'Italia unita insiemeassaltorono con l'impeto medesimo e molto temerariamente gli inimici;da' quali raccolti valorosamentema con piú prudenza emaggiore ordineerano percossi parte dalle artiglierie parte dalsaettume de' guasconiassaltati ancora da i cavalliin modo cheerano ammazzati da fronte e dai lati. E sopravennein sul levare delsolel'Alviano; il qualechiamato la notte dal remessosi subito acammino co' cavalli leggieri e con una parte piú espeditadello esercitoe giunto quando era piú stretto e piúferoce il combattere e le cose ridotte in maggiore travaglio epericoloseguitandolo dietro di mano in mano il resto delloesercitoassaltò con grande impeto i svizzeri alle spalle. Iqualibenché continuamente combattessino con grandissimaaudacia e valorenondimenovedendo sí gagliarda resistenza esopragiugnere l'esercito vinizianodisperati potere ottenere lavittoriaessendo già stato piú ore sopra la terra ilsolesonorono a raccolta; e postesi in sulle spalle l'artiglierieche aveano condotte seco voltorno gli squadroniritenendocontinuamente la solita ordinanza e camminando con lento passo versoMilano: e con tanto stupore de' franzesi chedi tutto l'esercitoniuno né de' fanti né de' cavalli ebbe ardire diseguitargli. Solo due compagnie delle lororifuggitesi in una villavi furono dentro abbruciate da i cavalli leggieri de' viniziani. Ilrimanente dello esercitointero nella sua ordinanza e spirando lamedesima ferocia nel volto e negli occhiritornò in Milano;lasciati per le fossesecondo dicono alcuniquindici pezzi diartiglieria grossache avevano tolto loro nel primo scontroper nonavere comodità di condurla.

Affermavail consentimento comune di tutti gli uomini non essere stata permoltissimi anni in Italia battaglia piú feroce e di spaventomaggiore; perchéper l'impeto col quale comincioronol'assalto i svizzeri e poi per gli errori della notteconfusi gliordini di tutto l'esercito e combattendosi alla mescolata senzaimperio e senza segnoogni cosa era sottoposta meramente allafortuna; il re medesimostato molte volte in pericoloaveva ariconoscere la salute piú dalla virtú propria e dalcaso che dall'aiuto de' suoi; da' quali molte volteper laconfusione della battaglia e per le tenebre della notteera statoabbandonato. Di maniera che il Triulziocapitano che avea vedutetante coseaffermava questa essere stata battaglia non d'uomini madi giganti; e che diciotto battaglie alle quali era intervenuto eranostatea comparazione di questabattaglie fanciullesche. Nési dubitava che se non fusse stato l'aiuto delle artiglierie era lavittoria de' svizzericheentrati nel primo impeto dentro a' riparide' franzesitolto la piú parte delle artiglierieavevanosempre acquistato di terreno; né fu di poco momento la giuntadell'Alvianoche sopravenendo in tempo che la battaglia era ancordubbia dette animo a i franzesi e spavento a i svizzericredendoessere con lui tutto l'esercito viniziano. Il numero de' mortisemai fu incerto in battaglia alcunacome quasi sempre è intuttefu in questa incertissimo; variando assai gli uomini nelparlarnechi per passione chi per errore. Affermorono alcuni esseremorti de' svizzeri piú di quattordicimila; altri dicevano didiecii piú moderati di ottomilané mancò chivolesse ristrignergli a tremila; capi tutti ignobili e di nomioscuri. Ma de' franzesi morirnonella battaglia della notteFrancesco fratello del duca di BorboneImbricortSanserroilprincipe di Talamonte figliuolo del la TramogliaBoisí nipotegià del cardinale di Roanoil conte di SasartCatelart diSavoiaBusichio e Moia che portava la insegna de' gentiluomini delre; tutte persone chiare per nobiltà e grandezza di stati oper avere gradi onorati nello esercito. E del numero de' morti diloro si parlòper le medesime cagionivariamente; affermandoalcuni esserne morti seimilaaltri che non piú di tremila:tra' quali morirno alcuni capitani de' fanti tedeschi.

Ritiratiche furono i svizzeri in Milanoessendo in grandissima discordia odi convenire col re di Francia o di fermarsi alla difesa di Milanoquegli capitani i quali prima avevano trattata la concordiacercandocagione meno inonesta di partirsidimandorono danari a MassimilianoSforzail quale era manifestissimo essere impotente a darne; e dipoitutti i fanticonfortandogli a questo Rostio capitano generalesipartirono il dí seguente per andarsene per la via di Como alpaese lorodata speranza al duca di ritornare presto a soccorrere ilcastellonel quale rimanevano mille cinquecento svizzeri ecinquecento fanti italiani. Con questa speranza Massimiliano Sforzaaccompagnato da Giovanni da Gonzaga e da Ieronimo Morone e da alcunialtri gentiluomini milanesisi rinchiuse nel castelloavendoconsentitobenché non senza difficoltàche Francescoduca di Bari suo fratello se ne andasse in Germania; e il cardinalesedunense andò a Cesare per sollecitare il soccorsodata lafede di ritornare innanzi passassino molti dí; e la cittàdi Milanoabbandonata d'ogni presidiosi dette al re di Franciaconvenuta di pagargli grandissima quantità di danari: il qualerecusò di entrarvi mentre si teneva per gli inimici ilcastellocome se a re sia indegno entrare in una terra che non siatutta in potestà sua. Fece il renel luogo nel quale avevaacquistato la vittoriacelebrare tre dí solenni messelaprima per ringraziare Dio della vittorial'altra per supplicare perla salute de' morti nella battagliala terza per pregarlo checoncedesse la pace; e nel luogo medesimo fece a perpetua memoriaedificare una cappella. Seguitorno la fortuna della vittoria tutte leterre e le fortezze del ducato di Milanoeccetto il castello diCremona e quello di Milano: alla espugnazione del quale essendopreposto Pietro Navarraaffermava (non senza ammirazione di tuttiessendo il castello fortissimoabbondante di tutte le provisioninecessarie a difendersi e a tenersie dove erano dentro piúdi dumila uomini da guerra) di espugnarlo in minore tempo d'uno mese.

 

Cap.xvi

Accordifra il pontefice ed il re di Francia. I francesi contro il castellodi Milano. Accordi fra il re di Francia e Massimiliano Sforza.Massimiliano Sforza in Francia.

Avutala nuova della vittoria de' franzesiil vicerésoprastatopochi dí nel medesimo alloggiamento piú per necessitàche per volontàpotendo difficilmente per carestia di danarimuovere l'esercitoricevutane finalmente certa quantitàe inprestanza da Lorenzo de' Medici seimila ducatisi ritirò aPontenurocon intenzione di andarsene nel reame di Napoli. Perchése bene il ponteficeinteso i casi successiaveva nel principiorappresentato agli uomini la costanza del suo antecessoreconfortando gli oratori de' confederati a volere mostrare il voltoalla fortuna e sforzarsi di tenere in buona disposizione i svizzerievariando loroche in luogo suo si conducessino fanti tedeschinondimenoparendogli le provisioni non potere essere se non tarde a'pericoli suoi e che il primo percosso aveva a essere egliperchéquando bene la riverenza della Chiesa facesse che il re si astenesseda molestare lo stato ecclesiasticonon credeva bastasse a farloritenere da assaltare Parma e Piacenzacome membri attenenti alducato di Milanoe da molestare lo stato di Firenzenel qualecessava ogni rispettoed era offesa sí stimata dal ponteficequanto se offendesse lo stato della Chiesa. Né era vano il suotimoreperché già il re aveva fatto ordinare il pontein sul Po presso a Pavia per mandare a pigliare Parma e Piacenza; eprese quelle cittàquando il pontefice stesse renitenteall'amicizia suamandare per la via di Pontriemoli a fare pruova dicacciare i Medici dello stato di Firenze. Ma giàpercommissione suail duca di Savoia e il vescovo di Tricarico suonunzio trattavano col re; il qualesospettoso ancora di nuove unionicontro a sé e inclinato alla reverenza della sedia apostolicaper lo spavento che era in tutto il regno di Francia dellepersecuzioni avute da Giulioera molto desideroso dello accordo.Però fu prestamente conchiuso tra loro confederazione a difesadegli stati d'Italiae particolarmente: che il re pigliasse laprotezione della persona del pontefice e dello stato della ChiesadiGiuliano e di Lorenzo de' Medici e dello stato di Firenze; dessestato in Francia e pensione a Giulianopensione a Lorenzo e lacondotta di cinquanta lancie; consentisse che il pontefice desse ilpasso per lo stato della Chiesa al viceré di tornare conl'esercito nel regno di Napoli; fusse tenuto il pontefice levare diVerona e dallo aiuto di Cesare contro a' viniziani le genti sue;restituire al re di Francia le città di Parma e di Piacenzaricevendo in ricompenso dal re che il ducato di Milano fusse tenuto alevare per uso suo i sali da Cerviache si calcolava essere cosamolto utile per la Chiesae già il pontefice nellaconfederazione fatta col duca di Milano aveva convenuto seco questomedesimo; che si facesse compromesso nel duca di Savoia se ifiorentini avevano contrafatto alla confederazione che avevano fattocol re Luigie che avendo contrafatto avesse a dichiarare la penail che il re diceva dimandare piú per onore suo che per altracagione. E fatta la conclusioneTricarico andò subito inposte a Roma per persuadere al pontefice la ratificazione; e Lorenzoacciò che il viceré avesse cagione di partirsi piúprestoritirò a Parma e Reggio le genti che erano a Piacenzaed egli andò al re per farsegli grato e persuaderglisecondogli ammunimenti artificiosi del ziodi volere in ogni evento dellecose dipendere da lui. Non fu senza difficoltà indurre ilpontefice alla ratificazioneperché gli era molestissimo ilperdere Parma e Piacenzae arebbe volentieri aspettato di intendereprima quel che deliberassino i svizzeri: i qualiconvocata la dietaa Zurichcantone principale di tutti gli elvezi e inimicissimo a'franzesitrattavano di soccorrere il castello di Milanononostanteche avessino abbandonato le valli e le terre di Bellinzone e diLugarno ma non le fortezzebenché il re pagati seimila scudial castellano ottenesse quella di Lugarno; ma non abbandonorono giài grigioni Chiavenna. Nondimenodimostrandogli Tricarico esserepericolo che il re non assaltasse senza dilazione Parma e Piacenza emandasse gente in Toscanae magnificando il danno che i svizzeriavevano ricevuto nella giornatafu contento ratificare; conmodificazione però di non avere egli o suoi agenti aconsegnare Parma e Piacenzama lasciandole vacue di sue genti e disuoi officialipermettere che il re se le pigliasse; che ilpontefice non fusse tenuto a levare le genti da Verona per non farequesta ingiuria a Cesarema bene prometteva da parte di levarlepresto con qualche comoda occasione; e che i fiorentini fussinoassoluti dalla contrafazione pretensa della lega. Fu anche in questoaccordo che il re non pigliasse protezione di alcuno feudatario osuddito dello stato della Chiesané solo [non] vietare alpontefice come superiore loro il procedere contro a essi e ilgastigarglima eziandio obligandosiquando ne fusse ricercatoadargli aiuto. Trattossi ancora che il pontefice e il re siabboccassino in qualche luogo comodo insiemecosa proposta dal re madesiderata dall'uno e dall'altro di loro: dal reper stabiliremeglio questa amiciziaper assicurare le cose degli amici che avevain Italiae perché speravacon la presenza sua e conofferire stati grossi al fratello del pontefice e al nipoteotteneredi potere con suo consentimento assaltarecome ardentissimamentedesideravail reame di Napoli; dal ponteficeper intrattenere conquesto officioo con la maniera sua efficacissima a conciliarsi glianimi degli uominiil re mentre che era in tanta prosperitànonostante che da molti fusse dannata tale deliberazione come indegnadella maestà del pontificatoe come se convenisse che il revolendo abboccarsi secoandasse a trovarlo a Roma. Alla quale cosaegli affermava condiscendere per desiderio di indurre il re a nonmolestare il regno di Napoli durante la vita del re cattolico; laqualeper essere egligià piú di uno annocaduto inmala disposizione del corpoera comune opinione avesse a esserebreve.

Travagliavasiin questo mezzo Pietro Navarra intorno al castello di Milano; einsignoritosi di una casamatta del fosso del castello per fiancoverso porta Comasinae accostatosi con gatti e travate al fosso ealla muraglia della fortezzaattendeva a fare la mina in quel luogo:e levate le difese ne cominciò poi piú altre; e tagliòcon gli scarpellida uno fianco della fortezzagrande pezzo dimuraglia e messela in su i puntelliper farla cadere nel tempomedesimo che si desse fuoco alle mine. Le quali cosebenchésecondo il giudicio di moltinon bastassino a fargli ottenere ilcastello se non con molta lunghezza e difficoltàe giàs'avesse certa notizia i svizzeri prepararsisecondo ladeterminazione fatta nella dieta di Zurichper soccorrerlo;nondimenoessendo nata pratica tra Giovanni da Gonzaga condottieredel duca di Milanoche era in castelloe il duca di Borbone parentesuoe dipoi intervenendo nel trattare col duca di Borbone IeronimoMorone e due capitani de' svizzeri che erano nel castellosiconchiusecon grande ammirazione di tuttiil quarto dí diottobre; con imputazione grandissima di Ieronimo Moroneche o pertroppa timidità o per poca fede avesse persuaso a questoaccordo il duca con la autorità suache appresso a lui eragrandissima; il quale carico egli scusava con allegare essere natadiffidenza tra i fanti svizzeri e gli italiani. Contenne laconcordia: che Massimiliano Sforza consegnasse subito al re diFrancia i castelli di Milano e di Cremona; cedessegli tutte leragioni che aveva in quello stato; ricevesse dal re certa somma didanari per pagare i debiti suoie andasse in Franciadove il re glidesse ciascuno anno pensione di trentamila ducati o operasse chefusse fatto cardinale con pari entrata; perdonasse il re a GaleazzoVisconte e a certi altri gentiluomini del ducato di Milanoche sierano affaticati molto per Massimiliano; desse a' svizzeri che eranonel castello scudi seimila; confermasse a Giovanni da Gonzaga i beniche per donazione del duca aveva nello stato di Milanoe gli dessecerta pensione; confermasse similmente al Morone i beni propri e idonati dal duca e gli uffici che avevae lo facesse maestro dellerichieste della corte di Francia. Il quale accordo fattoMassimilianoaltrimenti il moro per il nome paternouscito delcastellose ne andò in Francia; dicendo essere uscito dellaservitú de' svizzeridegli strazi di Cesare e degli ingannidegli spagnuoli: e nondimenolodando ciascuno piú la fortunadi averlo presto deposto di tanto grado che di avere prima esaltatouno uomo cheper la incapacità sua e per avere pensieriestravaganti e costumi sordidissimiera indegno di ogni grandezza.

Cap.xvii

Richiested'aiuti dei veneziani al re di Francia. Morte dell'Alviano e onoriresigli dai soldati; giudizio dell'autore. Successi dei veneziani.Veneziani e francesi contro Brescia; insuccesso dell'impresa.

Mainnanzi alla dedizione del castello di Milano vennono al re quattroimbasciadoride' principali e piú onorati del senatovinizianoAntonio Grimanno Domenico Trivisano Giorgio Cornero eAndrea Grittia congratularsi della vittoriae a ricercarlo checome era tenuto per i capitoli della confederazionegli aiutassealla recuperazione delle terre loro: cosa che non aveva altroostacolo che delle forze di Cesaree di quelle genti che conMarcantonio Colonna erano per il pontefice in Verona; perchéil vicerépoi che levato del piacentino ebbe soggiornatoalquanto nel modeneseper aspettare se il papa ratificava lo accordofatto col re di Franciaintesa la ratificazionese ne era andatoper la Romagna a Napoli. Deputò il re prontamente in aiutoloro il bastardo di Savoia e Teodoro da Triulzio con settecentolancie e settemila fanti tedeschi: i quali mentre differiscono apartirsio per aspettare quello che succedeva del castello di Milanoo perché il re volesse mandare le genti medesime allaespugnazione del castello di Cremonal'Alvianoal quale i vinizianinon avevano consentito che seguitasse il viceré perchédesideravano di recuperarese era possibile senza aiuto d'altriBrescia e Veronaandò con l'esercito verso Brescia. Maessendo entrati di nuovo in quella città mille fanti tedeschil'Alvianoessendosi molti dí innanzi Bergamo arrenduto a'vinizianisi risolveva a andare prima alla espugnazione di Veronaperché era manco fortificataper maggiore comoditàdelle vettovaglie e perchépresa VeronaBresciarestandosola e in sito da potere avere difficilmente soccorso di Germaniaera facile a pigliare; ma si tardava a dare principio alla impresaper timore che il viceré e le genti del pontefice che erano inreggiano e modanese non passassino il Po a Ostia per soccorrereVerona. Del quale sospetto poiché per la partita del vicerési restò sicurodava impedimento la infermitàdell'Alviano; il qualeammalato a Ghedi in brescianominore disessanta annipassò ne' primi dí di ottobrecongrandissimo dispiacere de' vinizianiall'altra vita; ma con moltomaggiore dispiacere de' suoi soldatiche non si potendo saziaredella memoria sua tennono il corpo suo venticinque dí nelloesercitoconducendoloquando si camminavacon grandissima pompa. Evolendo condurlo a Vinegianon comportò Teodoro Triulzio cheper potere passare per veronese si dimandassecome moltiricordavanosalvocondotto a Marcantonio Colonna; dicendo non essereconveniente che chi vivo non aveva mai avuto paura degli inimicimorto facesse segno di temergli. A Vinegia fuper decreto publicoseppellito con grandissimo onore nella chiesa di Santo Stefanodoveancora oggi si vede il suo sepolcro; e la orazione funebre feceAndrea Novagiero gentil uomo vinizianogiovane di molta eloquenza.Capitanocome ciascuno confessavadi grande ardire ed esecutore consomma celerità delle cose deliberatema che molte volteoper sua mala fortuna ocome molti dicevanoper essere di consiglioprecipitosofu superato dagli inimici: anziforsedove fuprincipale degli eserciti non ottenne mai vittoria alcuna.

Perla morte dell'Alvianoil rericercato da' vinizianiconcedette agoverno dello esercito loro il Triulzio; desiderato per la suaperizia e riputazione nella disciplina militare e perchéperla inclinazione comune della fazione guelfaera sempre statointratenimento e benivolenza tra lui e quella republica. Il qualementre che andava allo esercitole genti de viniziani espugnoronoPeschiera; ma innanzi l'espugnassino roppono alcuni cavalli etrecento fanti spagnuoli che andavano per soccorrerlae di poiricuperorno Asola e Lunàabbandonate dal marchese di Mantova.

Allavenuta del Triulzio si poseper gli stimoli del senatoil campo aBrescia; avvenga che l'espugnazione senza l'esercito franzese paressemolto difficileperché la terra era forte e dentro millefanti tra tedeschi e spagnuolistati costretti a partirsi numerograndissimo de' guelfi e imminente già la vernatae il tempodimostrarsi molto sottoposto alle pioggie. Né ingannòl'evento della cosa il giudicio del capitano: perché avendocominciato a battere le mura con le artiglieriepiantate in sulfosso dalla parte onde esce la Garzettaquegli di dentro che spessouscivano fuoraspinti una volta mille cinquecento fanti tra tedeschie spagnuoli ad assaltare la guardia della artiglieriaalla qualeerano deputati cento uomini d'arme e seimila fantie battendoglianche con la scoppietteriadistesa per questo in su le mura dellaterragli messeno facilmente tutti in fugaancora che GiampaoloManfrone con trenta uomini d'arme sostenesse alquanto lo impeto loro;ammazzorono circa dugento fantiabbruciorno la polvere e condussenoin Brescia dieci pezzi d'artiglieria. Per il quale disordine parve alTriulzio di allargarsi con lo esercito per aspettare la venuta de'franzesie si ritirò a Cuccai lontano dodici miglia daBrescia; attendendo intratanto i viniziani a provedere di nuovaartiglieria e munizione. Venuti i franzesisi ritornò allaespugnazione di quella cittàbattendo in due diversi luoghidalla porta delle Pile verso il castello e dalla porta di San Gianni;alloggiando da una parte l'esercito franzesenel qualelicenziati ifanti tedeschiperché recusavano andare contro alle cittàpossedute da Cesareera venuto Pietro Navarra con [cinquemila] fantiguasconi e franzesi. Dall'altra parte era il Triulzio co' soldativiniziani; sopra il quale rimase quasi tutta la somma delle coseperché il bastardo di Savoia ammalato era partitodell'esercito. Battuta la muraglianon si dette l'assalto perchéquegli di dentro aveano fatto molti riparie con grandissimadiligenza e valore provedevano tutto quel che era necessario alladifesa: onde Pietro Navarraricorrendo al rimedio consuetocominciòa dare opera alle mine e insieme a tagliare le mura co' picconi. Nelquale tempo Marcantonio Colonnauscito di Verona con seicentocavalli e cinquecento fantie avendo incontrato in su la campagnaGiampaolo Manfrone e Marcantonio Buache con quattrocento uominid'arme e quattrocento cavalli leggieri erano a guardia di Valeggiogli roppe; nel quale incontro Giulio figliuolo di Giampaolomortoglimentre combatteva il cavallo sottovenne in potestà degliinimicie il padre fuggí a Goito: occuporno di poi Lignagoove presono alcuni gentiluomini viniziani. Finalmentemostrandosiogni dí piú dura e difficile la oppugnazioneperchéle mine ordinate da Pietro Navarra non riuscivano alle speranze dateda luie intendendosi venire di Germania ottomila fantii quali icapitani che erano intorno a Brescia non si confidavano di impedirefurno contenti i vinizianiper ricoprire in qualche partel'ignominia del ritirarsiconvenire con quegli che erano in Bresciache se infra trenta dí non fussino soccorsi abbandonerebbonola cittàuscendonecosí permettevano i vinizianiconle bandiere spiegate con l'artiglierie e con tutte le cose loro: laquale promessatale era la certezza della venuta del soccorsosapeva ciascuno dovere essere vanama alla gente di Brescia non erainutile il liberarsi in questo mezzo dalle molestie. Messono dipoi iviniziani in Brécastello de' conti di Lodroneottomilafanti: ma come questi sentirno i fanti tedeschia' quali si eraarrenduto il castello di Amfovenire innanzisi ritirorno vilmenteall'esercito. Né fu maggiore animo ne' capitani: i qualitemendo in un tempo medesimo non essere assaltati da questi e daquegli che erano in Brescia e da Marcantonio co' soldati che erano aVeronasi ritirorno a Ghedi; ove primagià certi di questoaccidenteaveano mandate l'artiglierie maggiorie quasi tutti icarriaggi. E i tedeschientrati in Verona senza contrastoprovedutache l'ebbono di vettovaglie e accresciuto il numero de' difensorisene ritornorono in Germania.

 

Cap.xviii

Incontrodel pontefice e del re di Francia a Bologna e questioni trattate.Ritorno del re in Francia; suoi accordi con gli svizzeri. Mutamentodi governo in Siena.

Aveanoin questo mezzo stabilito il pontefice e il re di convenire insieme aBologna; avendo il re accettato questo luogopiú che Firenzeper non si allontanare tanto dal ducato di Milanotrattandosimassimamente del continuo per il duca di Savoia la concordia tra isvizzeri e lui; e perchésecondo dicevasarebbe necessitatopassando in Toscanamenare seco molti soldati; e perchéconveniva all'onore suo non entrare con minore pompa in Firenze chegià vi fusse entrato il re Carlola quale per ordinare siinterporrebbe dilazione di qualche díla quale al re eragravee per altri rispetti; e perché tanto piú sarebbestato necessitato a ritenere tutto l'esercitodel qualeancora chela spesa fusse gravissimanon aveva insino a quel dí néintendevamentre era in Italialicenziare parte alcuna. Entròadunquel'ottavo dí di dicembreil pontefice in Bologna; edue dí appresso vi entrò il reil quale erano andati aricevere a' confini del reggiano due legati apostoliciil cardinaledal Fiesco e quello de' Medici. Entrò senza gente d'arme nécon la corte molto piena; e introdottosecondo l'usonelconcistorio publico innanzi al ponteficeegli medesimoparlando innome suo il gran cancelliereofferse la ubbidienza la quale primanon aveva prestata. Stettero dipoi tre dí insiemealloggiatinel palagio medesimofacendo l'uno verso l'altro segni grandissimidi benivolenza e di amore. Nel qual tempooltre al riconfermare conle parole e con le promesse le già fatte obligazionitrattorono insieme molte cose del regno di Napoli; il quale nonessendo allora il re ordinato ad assaltaresi contentò dellasperanza datagli molto efficacemente dal pontefice di esserglifavorevole a quella impresaqualunque volta sopravenisse la mortedel re d'Aragonala quale per giudicio comune era propinquaoveramente fusse finita la confederazione che aveva secoche duravaancora sedici mesi. Intercedette ancora il re per la restituzione diModona e di Reggio al duca di Ferrarae il pontefice promesse direstituirle pagandogli il duca i quarantamila ducati i quali il papaaveva pagati per Modena a Cesaree oltre a questi certa quantitàdi danari per spese fatte nell'una e l'altra città.Intercedette ancora il re per Francesco Maria duca di Urbino; ilqualeessendo soldato della Chiesa con dugento uomini d'arme edovendo andare con Giuliano de' Medici all'esercitoquando poi perla infermità sua vi fu proposto Lorenzonon solamente avevaricusato di andarviallegando che quel che contro alla sua degnitàavea consentito alla lunga amicizia tenuta con Giulianodi andarecome semplice condottiere e sottoposto alla autorità di altrinell'esercito della Chiesanel quale era stato tante volte capitanogenerale superiore a tuttinon voleva concedere a Lorenzo; ma oltrea questoavendo promesso di mandare le genti della sua condotta lerivocò mentre erano nel camminoperché giàsecretamente avea convenuto o trattava di convenire col re diFranciae dopo la vittoria del re non aveva cessato per mezzod'uomini propri concitarlo quanto potette contro al pontefice. Ilqualericordevole di queste ingiuriee già pensando diattribuire alla famiglia propria quel ducatodinegò al re lasua domanda; dimostrandogli con dolcissime parole quanta difficoltàfarebbe alle cose della Chiesa il darecon esempio cosíperniciosoardire a' sudditi di ribellarsi: alle quali ragioni ealla volontà del papa cedette pazientemente il re; con tuttoche per l'onore proprio avesse desiderato di salvare chi per essersiaderito a lui era caduto in pericoloe che al medesimo loconfortassino molti del suo consiglio e della cortericordandoquanto fusse stata imprudente la deliberazione del re passato d'averepermesso al Valentino opprimere i signori piccoli di Italiaper ilche era salito in tanta grandezza che se piú lungamente fussevivuto il padre Alessandro arebbe senza dubbio nociuto molto allecose sue. Promesse il pontefice al re dargli facoltà diriscuotere per uno anno la decima parte delle entrate delle chiesedel reame di Francia. Convennero ancora che il re avesse lanominazione de' benefici che prima apparteneva a' collegi e a'capitoli delle chiesecosa molto a proposito di quegli reavendofacoltà di distribuire ad arbitrio suo tanti ricchissimibenefici; e da altra parteche le annate delle chiese di Francia sipagassino in futuro al pontefice secondo il vero valore e non secondole tasse antichele quali erano molto minori: e in questo rimasedecetto il pontefice; perché avendosicontro a coloro cheoccultavano il vero valorea fare l'esecuzione e deputare icommissari nel regno di Francianiuno voleva provare niuno eseguirecontro agli impetratoridi maniera che ciascuno continuò dispedire secondo le tasse vecchie. Promesse ancora il re di nonpigliare in protezione alcuna delle città di Toscana; benchénon molto poifacendo instanza che gli consentisse di accettare laprotezione de' lucchesi i quali gli offerivano venticinquemiladucatie allegando esserne tenuto per le obligazioni delloantecessoreil ponteficerecusando di concederglienegli promessedi non dare loro molestia alcuna. Deliberorno oltre a queste cosemandare Egidio generale de' frati di Santo Agostinoedeccellentissimo nelle predicazionia Cesarein nome del ponteficeper disporlo a consentire a' vinizianicon ricompenso di danariBrescia e Verona. Le quali cose espeditema non per scrittura(eccetto quello che apparteneva alla nominazione de' benefici e alpagamento delle annate secondo il vero valore)il ponteficeingrazia del re e per onorare tanto conventopronunziòcardinale Adriano di Boisí fratello del gran maestro diFranciache nelle cose del governo teneva il primo luogo appresso alre. Da questo colloquio partí il re molto contento nell'animoe con grande speranza della benivolenza del pontefice: il qualedimostrava copiosamente il medesimo ma dentro sentiva altrimenti;perché gli era molesto come prima che 'l ducato di Milanofusse posseduto da luimolestissimo avere rilasciato Piacenza eParmaparimente molesto il restituire al duca di Ferrara Modona eReggio. Benché questonon molto poitornò vano:perché avendo il pontefice in Firenzeove dopo la partita daBologna stette circa uno mesericevute dal duca le promesse de'danari che s'aveano a pagare subito che fusse entrato in possessioneed essendo di comune consentimento ordinate le scritture degliinstrumenti che tra loro s'aveano a fareil ponteficenon negandoma interponendo varie scuse e dilazionie sempre promettendoricusòdi dargli perfezione.

Ritornatoil re a Milano licenziò subito l'esercitoriservate allaguardia di quello stato [settecento] lancie e seimila fanti tedeschie quattromila franzesidi quella sorte che da loro sono chiamativenturieri; egli con grandissima celeritàne' primi dídell'anno mille cinquecento sediciritornò in Francialasciato luogotenente suo Carlo duca di Borbone: parendogli averestabilite in Italia le cose sueper la confederazione contratta colponteficee perché in quegli dí medesimi aveaconvenuto co' svizzeri. I qualibenché il re di Inghilterra[gli] stimolasse a muovere di nuovo l'armi contro al rerinnovornoseco la confederazioneobligandosi a dare sempre in Italia e fuoriper difesa e per offesa contro a ciascunocol nome e con le bandierepublichea' suoi stipendi qualunque numero di fanti dimandasse;eccettuando solamente dall'offesa il ponteficel'imperio e Cesare: eda altra parte il re riconfermò loro le pensioni antichepromesse pagare in certi tempi i quattrocentomila ducati convenuti aDigiunoe trecentomila se gli restituivano le terre e le valliappartenenti al ducato di Milano. Il che ricusando di fare e diratificare la concordia i cinque cantoni che le possedevanocominciòil re a pagare gli altri otto la rata de' denari appartenente a loro;i quali l'accettornoma con espressa condizione di non essere tenutidi andare a gli stipendi suoi contro a' fanti de' cinque cantoni.

Nelprincipio dell'anno medesimo il vescovo de' Petruccianticofamiliare del ponteficecoll'aiuto suo e de' fiorentini cacciato diSiena Borghese figliuolo di Pandolfo Petrucci cugino suoin mano delquale era il governoarrogò a sé medesima autorità:movendosi il pontefice perché quella cittàposta tralo stato della Chiesa e de' fiorentinifusse governata da uomoconfidente di sé; e forse molto piú perchésperassequando fusse propizia la opportunità de' tempipotere con volontà del vescovo medesimo sottoporla o alfratello o al nipote.

 

Cap.xix

Mortedel re d'Aragona; giudizio dell'autore. Morte del gran capitano.Aspirazione del re di Francia alla conquista del regno di Napoli esue speranze. Liberazione di Prospero Colonna dalla prigionia.

Rimasonoin Italia accese le cose tra Cesare e i vinizianidesiderosi diricuperarecoll'aiuto del re di FranciaBrescia e Verona: l'altrecose parevano assai quiete. Ma presto cominciorno ad apparireprincípi di nuovi movimentiche si suscitavano per opera delre di Aragona; il qualetemendo al regno di Napoli per la grandezzadel re di Franciatrattava con Cesare e col re di Inghilterra che dinuovo si movessino l'armi contro a lui: il che non solamente non erastato difficile persuadere a Cesaredesideroso sempre di cose nuovee il quale da se stesso difficilmente poteva conservare le terretolte a viniziani; ma ancora il re di Inghilterrapotendo meno inlui la memoria dell'avere il suocero violatogli le promesse che laemulazione e l'odio presente contro al re di Franciavi assentiva.Stimolavalo oltre a questo il desiderio che il re di Scozia pupillofusse governato per uomini o proposti o dependenti da lui. Le qualicose si sarebbono tentate con maggiore consiglio e con maggiori forzesementre si trattavanonon fusse succeduta la morte del red'Aragona; il qualeafflitto da lunga indisposizionemorídel mese di [gennaio]mentre andava colla corte a SibiliainMadrigalegiovilla ignobilissima. Re di eccellentissimo consiglio evirtúe nel qualese fusse stato costante nelle promessenon potresti facilmente riprendere cosa alcuna; perché latenacità dello spenderedella quale era calunniatodimostròfacilmente falsa la morte suaconciossiaché avendo regnato[quarantadue] anni non lasciò danari accumulati. Ma accadequasi sempreper il giudicio corrotto degli uominiche ne' re èpiú lodata la prodigalitàbenché a quella siaannessa la rapacitàche la parsimonia congiunta con laastinenza della roba di altri. Alla virtú rara di questo re siaggiunse la felicità rarissimaperpetuase tu levi la mortedell'unico figliuolo maschioper tutta la vita sua: perché icasi delle femmine e del genero furno cagione che insino alla mortesi conservasse la grandezza; e la necessità di partirsidopola morte della mogliedi Castiglia fu piú tosto giuoco chepercossa della fortuna. Tutte l'altre cose furno felicissime. Disecondogenito del re di Aragonamorto il fratello maggiore[ottennequel reame]pervenneper mezzo del matrimonio contratto conIsabellaal regno di Castiglia; scacciò vittoriosamente gliavversari che competevano al medesimo reame; recuperò poi ilregno di Granataposseduto dagli inimici della nostra fede poco menodi ottocento anni; aggiunse allo imperio suo il regno di Napoliquello di NavarraOrano e molti luoghi importanti de' liti diAfrica: superiore sempre e quasi domatore di tutti gli inimici suoi.Eove manifestamente apparí congiunta la fortuna con laindustriacoprí quasi tutte le sue cupidità sottocolore di onesto zelo della religione e di santa intenzione al benecomune.

Morícirca a uno mese innanzi alla morte suail gran capitanoassentedalla corte e male sodisfatto di lui: e nondimeno il reper lamemoria della sua virtúaveva voluto che da sé e datutto il regno gli fussino fatti onori insoliti a farsi in Spagna adalcunoeccetto che nella morte de' re; con grandissima approbazionedi tutti i popolia' quali il nome del gran capitano per la suagrandissima liberalità era gratissimo eper l'opinione dellaprudenza e che nella scienza militare trapassasse il valore di tuttii capitani de' tempi suoiera in somma venerazione.

Accesela morte del re cattolico l'animo del re di Francia alla impresa diNapolialla quale pensava mandare subito il duca di Borbone conottocento lancie e diecimila fanti; persuadendosiper essere ilregno sollevato per la morte del re e male ordinato alla difesanépotendo l'arciduca essere a tempo a soccorrerloaverne facilmente aottenere la vittoria. Né dubitava che il ponteficeper lesperanze avute da lui quando furno insieme a Bologna e per labenivolenza contratta seco nello abboccamentogli avesse a esserefavorevole; né meno per lo interesse propriocome se gliavesse a essere molesta la troppa grandezza dello arciducasuccessore di tanti regni del re cattolico e successore futuro diCesare. Sperava oltre a questo che l'arciducaconoscendo poterglimolto nuocere l'inimicizia sua nello stabilirsi i regni di Spagna especialmente quello di Aragona (al qualese alle ragioni fusse statacongiunta la potenzaarebbono aspirato alcuni maschi della medesimafamiglia)sarebbe proceduto moderatamente a opporsegli. Perchése benevivente il re morto e Isabella sua moglieera stato nellecongregazioni di tutto il regno interpretato che le costituzioniantiche di quel reame escludenti dalla successione della corona lefemmine non pregiudicavano a' maschi nati di quellequando nellalinea mascolina non si trovavano fratelli zii o nipoti del re morto ochi gli fusse piú prossimo del nato delle femmine o almeno ingrado parie che per questo fusse stato dichiarato appartenersi aCarlo arciducadopo la morte di Ferdinandola successioneadducendo in esempio che per la morte di Martino re d'Aragona mortosenza figliuoli maschi era statoper sentenza de' giudici deputati aquesto da tutto il regnopreferito Ferdinando avolo di questoFerdinandobenché congiunto per linea femmininaal conted'Urgelli e agli altri congiunti a Martino per linea mascolina ma ingrado piú remoto di Ferdinando: nondimeno era stata insino adallora tacita querela ne' popoli che in questa interpretazione edichiarazione avesse piú potuto la potenza di Ferdinando e diIsabella che la giustizia; non parendo a molti debitainterpretazioneche esclude le femmine possa essere ammesso chinasce di quellee che nella sentenza data per Ferdinando vecchioavesse piú potuto il timore dell'armi sue che la ragione. Lequali cose essendo note al ree noto ancora che i popoli dellaprovincia d'Aragona di Valenza e della contea di Catalogna(includendosi tutti questi sotto il regno d'Aragona) arebbenodesiderato un re propriosperava che l'arciducaper non mettere inpericolo tanta successione e tanti statinon avesse finalmente aessere alieno dal concedergli con qualche condecevole composizione ilregno di Napoli. Nel qual tempoper aiutarsi oltre alle forze co'beneficivolle che Prospero Colonnail quale consentiva di pagareper la liberazione sua trentacinquemila ducatifusse liberatopagandone solamente la metà; onde molti credettono cheProspero gli avesse secretamente [promesso] di non prendere armecontro a luio forse di essergli favorevole nella guerra napoletanama con qualche limitazione o riserbo dell'onore suo.

 

Cap.xx

Siravviva la lotta fra tedeschi e franco-veneziani. Discesa di Cesarecon nuove milizie in Italia; suoi successi; intimazione ai milanesi.I francesi si restringono in Milano. Arrivo degli svizzeri. Timori diCesare e sua ritirata dal milanese. Ritorno di svizzeri in patria.Sacco di Lodi e di Sant'Angelo. Condotta ambigua del ponteficedurante l'impresa di Cesare. Presa di Brescia.

Inquesti pensieri costituito il ree già deliberando di nondifferire il muovere dell'armifu necessitato per nuovi accidenti avolgere l'animo alla difesa propria: perché Cesarericevutisecondo le cose cominciate a trattarsi prima col re d'Aragonacentoventimila ducatisi preparava per assaltarecome avevaconvenuto con quel reil ducato di Milanosoccorse che avesseVerona e Brescia. Perché i vinizianifermato l'esercitoilqualeessendo ritornato il Triulzio a Milanoreggeva Teodoro daTriulzi fatto governatoresei miglia presso a Bresciascorrevanocogli stradiotti tutto il paese: i qualiassaltati uno dí daquegli di dentroe concorrendo da ciascuna delle parti aiuto a'suoigli rimessono dopo non piccola zuffa in Bresciaammazzatinemolti di loro e preso il fratello del governatore della città.Pochi dí appressoLautrechprincipale dell'esercitofranzesee Teodoro da Triulzisentito che a Brescia venivanotremila fanti tedeschi per accompagnare i danari che si conducevanoper pagare i soldatimandorno per impedire loro il passare GianusFregoso e Giancurrado Orsinocon genti dell'uno e l'altro esercitoalla rocca d'Anfo; le quali n'ammazzorno circa ottocentogli altriinsieme co' danari si rifuggirno a Lodrone. Mandorno di poi iviniziani in Val di Sabia dumila cinquecento fanti per fortificare ilcastello di Anfoi quali abbruciorno Lodrone e Astorio.

Ilpericolo che Bresciacosí stretta e molestatanon siarrendesse costrinse Cesare ad accelerare la sua venuta; il qualeavendo seco cinquemila cavalliquindicimila svizzeri datigli daicinque cantoni e diecimila fanti tra spagnuoli e tedeschivenne perla via di Trento a Verona; onde l'esercito franzese e vinizianolasciate bene custodite Vicenza e Padovasi ridusse a Peschieraaffermando volere vietare a Cesare il passare del fiume del Mincio:ma non corrisposecome spesso accadel'esecuzione al consiglioperché come sentirno gli inimici approssimarsinon avendoalla campagna quella audacia a eseguire che aveano avuta ne'padiglioni a consigliarepassato Ogliosi ritirorono a Cremonacrescendo la riputazione e lo ardire allo inimico e togliendolo a sestessi. Fermossi Cesareo per cattivo consiglio o tirato dalla malafortuna suaa campo ad Asolacustodita da cento uomini d'arme equattrocento fanti de' viniziani; ove consumò vanamente piúgiorni: il quale indugio si credé certissimamente che glitogliesse la vittoria. Partito da Asola passò il fiumedell'Oglio a Orcinuovie gli inimicilasciati in Cremona trecentolancie e tremila fantisi ritirorno di là dal fiume dell'Addacon pensiero di impedirgli il passare; per la ritirata de' qualitutto il paese che è tra l'Oglio e il Po e l'Adda si ridusse adivozione di Cesareeccettuate Cremona e Cremal'una guardata da'franzesi l'altra da viniziani. Seguitavano Cesare il cardinalesedunense e molti fuorusciti del ducato di Milano e MarcantonioColonna soldato del pontefice con [dugento] uomini d'arme: per lequali cose cresceva tanto piú il timore de' franzesilamaggiore parte della speranza de' quali si riduceva se diecimilasvizzeria' quali era stato numerato lo stipendio di tre mesinontardavano piú a venire. Passato l'Ogliosi accostòCesare al fiume dell'Adda per passarla a Pizzichitone; dove trovandodifficoltà venne a Rivoltastando i franzesi a Casciano di làdal fiume. I quali il dí seguentenon essendo venuti isvizzeri e possendosi l'Adda guadare in piú luoghisiritirorono a Milano; non senza infamia di Lautrechche avevapublicato e scritto al re che impedirebbe a Cesare il passo di quellofiume: al qualepassato senza ostacolos'arrendé subito lacittà di Lodi. Accostatosi a Milano a poche migliamandòuno araldo a dimandare la terraminacciando i milanesi che se fratre dí non cacciavano lo esercito franzesefarebbe peggio aquella città che non aveva fatto Federigo Barbarossa suoantecessore; il qualenon contento di averla abbruciata e disfattavi feceper memoria della sua ira e della loro rebellioneseminareil sale.

Matra i franzesiritirati con grandissimo spavento in Milanoeranostati vari consigli; inclinando alcuni ad abbandonare bruttamenteMilano per non si riputare pari a resistere agli inimici nécredere che i svizzeriancorché già si sapesse esserein camminoavessino a veniree perché si intendeva che icantoni o avevano già comandato o erano in procinto dicomandare che i svizzeri si partissino da' servizi dell'uno edell'altro: e pareva dubitabile che non fusse piú pronta laubbidienza di quegli che ancora erano in cammino che di quegli chegià erano cogli inimici. Altri detestavano la partita comepiena di infamia; e avendo migliore speranza della venuta de'svizzeri e del potere difendere Milanoconsigliavano il mettersialla difesae che rimosso in tutto il pensiero di combattere eritenuto in Milano tutti i fanti e ottocento lanciedistribuissinol'altre e quelle de' viniziani e tutti i cavalli leggieri per leterre vicineper guardarle e per molestare agli inimici levettovaglie. Nondimenosi sarebbe eseguito il primo consiglio se nonavessino molto dissuaso Andrea Gritti e Andrea Trivisano proveditoride' viniziani; l'autorità de' qualinon potendo ottenerealtrooperò questoche il partirsi si deliberòalquanto piú lentamentedi maniera chegià volendopartirsisopravennero novelle certe che il dí seguentesarebbe Alberto Petra con diecimila tra svizzeri e grigioni a Milano.Per il che ripreso animoma non però confidando di difenderei borghisi fermorno nella cittàabbruciati pure perconsiglio de' proveditori viniziani i borghi: i quali consiglioronocosí o perché giudicassino essere necessario alladifesa di quella terra o perchécon questa occasionevolessino sodisfare all'odio antico che è tra i milanesi e iviniziani. Cacciorono ancora della cittào ritenneno inonesta custodiamolti de' principali della parte ghibellinacomeinclinati al nome dello imperio per lo studio della fazione e peressere nello esercito tanti della medesima parte.

Cesareintratanto si pose con l'esercito a Lambràvicino a duemiglia a Milano; dove essendoarrivorno a Milano i svizzeri: iqualimostrandosi pronti a difendere quella cittàrecusavanodi volere combattere con gli altri svizzeri. La venuta loro rendégli spiriti a' franzesima molto maggiore terrore dette a Cesare. Ilqualeconsiderando l'odio antico di quella nazione contro alla casadi Austriae ritornandogli in memoria quello cheper trovarsi isvizzeri in tutti due gli eserciti oppositifusse accaduto aLodovico Sforzacominciò a temere che a sé nonfacessino il medesimo; parendogli piú verisimile ingannassinoluiche aveva difficoltà di pagargliche i franzesia'quali non mancherebbono i danari né per pagargli né percorrompergli: e accrescevagli la dubitazione che Iacopo Staffliercapitano generale de' svizzerigli aveva con grande arroganzadomandata la paga; la qualeoltre alle altre difficoltàsidifferiva perchévenendogli danari di Germaniagli eranostati ritenuti da' fanti spagnuoli che erano in Bresciaper pagarside' soldi corsi. Però commosso maravigliosamente dal timore diquesto pericololevato subito l'esercitosi ritirò verso ilfiume dell'Adda: non dubitando alcuno che se tre dí prima sifusse accostato a Milanoil quale tempo dimorò intorno adAsolai franzesi molto piú ambigui e incerti della venuta de'svizzeri sarebbono ritornati di là da' monti; anzi non sidubitache se cosí presto non si partivanoo che i franzesinon si confidando pienamente de' svizzeri per il rispettodimostravano a quei che erano con Cesarearebbono seguitato il primoconsiglioo che i svizzeri medesimipresa scusa dal comandamentode' suoi superiori che già era espeditoarebbono abbandonatoi franzesi.

PassòCesare il fiume dell'Adda non lo seguitando i svizzeri; i qualiprotestando di partirsi se non erano pagati tra quattro dísifermorno a Lodi; dando continuamente Cesareche si era fermato nelterritorio di Bergamosperanza de' pagamentiperché dicevaaspettare nuovi danari dal re di Inghilterrae minacciando diritornare a Milano: cosa che teneva in sospetto grandissimo ifranzesiincerti piú che mai della fede de' svizzeri. Perchéoltre alla tardità usata studiosamente nel venire e l'averesempre detto non volere combattere contro a' svizzeri dell'esercitoinimicoera venuto il comandamento de' cantoni che partissino daglistipendi de' franzesi; per il quale ne erano già partiti circaduemila e si temeva che gli altri non facessino il medesimo: benchéi cantonida altra parteaffermavano al re avere occultamentecomandato a' suoi fanti il contrario. Finalmente Cesareil qualeriscossi dalla città di Bergamo sedicimila ducatiera andatosotto speranza di uno trattato verso Cremaritornato senza fareeffetto nel bergamascodeliberò di andare a Trento. Peròsignificata a' capitani dell'esercito la sua deliberazioneeaffermato muoversi a questo per fare nuovi provedimenti di danarico' quali e con quegli del re di Inghilterrache erano in camminoritornerebbe subitogli confortò ad aspettare il suo ritorno:i qualisaccheggiato Lodi ed espugnata senza artiglierie la fortezzae saccheggiata la terra di Santangelostretti dal mancamento dellevettovagliesi erano ridotti nella Ghiaradadda. È fama cheCesare nel medesimo parlamentoperché i cappelletti de'viniziani (sono il medesimo i cappelletti che gli stradiotti)divisiin piú parti e correndo per tutto il paese infestavano díe notte l'esercitostracco insieme con gli altri da tante molestiedisse a' suoi che si guardassino da' cappellettisoggiugnendo (se èvero quel che allora si divulgò) che gli erano semprecome sidiceva di Iddioin qualunque luogo.

Fudopo la partita di Cesare qualche speranza che i svizzerico' qualia Romano si uní tutto l'esercitopassassino di nuovo il fiumedell'Adda; perché nel campo era venuto il marchese diBrandiborge a Bergamo il cardinale sedunense con trentamila ducatimandati dal re di Inghilterra: per il quale timore il duca diBorboneda cui erano partiti quasi tutti i svizzerie i soldativiniziani erano venuti con l'esercito in sulla riva di là dalfiume. Ma diventorno facilmente vani i pensieri degli inimiciperchéi svizzerinon bastando i danari venuti a pagare gli stipendi giàcorsiritornorno per la valle di Voltolina al paese loro; e per lamedesima cagione tremila fantiparte spagnuoli parte tedeschipassorono nel campo franzese e viniziano. Il qualeavendo passato ilfiume dell'Addanon aveva cessato di infestare piú dícon varie scorrerie e scaramuccie gli inimicicon accidenti variora ricevendo maggiore danno i franzesi (i quali in una scaramucciagrossa appresso a Bergamo perderono circa dugento uomini d'arme)oragli inimicide' quali in uno assalto simile fu preso CesareFieramosca: il resto della gentericevuto uno ducato per unosiaccostò a Brescia; maessendo molto molestati da' cavallileggieriMarcantonio Colonna co' fanti tedeschi e con alcuni fantispagnuoli entrò in Veronae gli altri tutti si dissolverono.

Questofine ebbe il movimento di Cesarenel quale al re fu molto sospettoil pontefice; perché avendolo ricercato chesecondo glioblighi della lega fatta tra loromandasse cinquecento uomini d'armealla difesa dello stato di Milanoo almeno gli accostasse a' suoiconfinie gli pagasse tremila svizzerisecondo allegava avereofferto ad Antonmaria Palavicinoil ponteficerispondendofreddamente al pagamento de' svizzeri e scusando essere male inordine le genti sueprometteva mandare quelle de' fiorentini: lequali con alcuni de' soldati suoi si mossono molto lentamente versoBologna e verso Reggio. Accrebbe il sospettoche la venuta di Cesarefusse stata con sua partecipazionel'avere creato legato a luicomeprima intese essere entrato in ItaliaBernardo da Bibbiena cardinaledi Santa Maria in Porticosolito sempre a impugnare appresso alpontefice le cose franzesi; e molto piú l'avere permesso cheMarcantonio Colonna seguitasse con le sue genti l'esercito di Cesare.Ma la verità fu [che al pontefice fu] molestaper l'interessepropriola venuta di Cesare con tante forzetemendo che vincitorenon tentasse di opprimeresecondo l'antica inclinazionetuttaItalia; ma per timoree perché questo procedere era conformealla sua naturaoccultando i suoi pensierisi ingegnava farsiodioso il meno che poteva a ciascuna delle parti. Però nonardí rivocare Marcantonionon ardí mandare gli aiutidebiti al recreò il legato a Cesare; e da altra parteessendo già partito Cesare da Milanooperò che illegatosimulando infermitàsi fermasse a Rubieraperspeculare innanzi passasse piú oltre dove inclinavano le cose:e dipoiper mitigare l'animo del revolle che Lorenzo suo nipotecontinuando la simulazione della dependenza cominciata a Milanoglifacesse donare da' fiorentini i danari da pagare per uno mese tremilasvizzeri; i quali danari benché il re accettassedicevanondimenodimostrando di conoscere le arti del ponteficechepoiché sempre gli era contrario nella guerra né laconfederazione fatta seco gli aveva giovato ne' tempi del pericolovoleva di nuovo farne un'altra che non l'obligasse se non nella pacee ne' tempi sicuri.

Dissolutol'esercito di Cesarei vinizianinon aspettati i franzesisiaccostorno all'improviso una notte a Brescia con le scaleconfidandosi nel piccolo numero de' difensoriperché non vierano rimasti piú che secento fanti spagnuoli e quattrocentocavalli; ma non essendo le scale lunghe a bastanzae resistendovalorosamente quegli di dentronon l'ottennono. Sopravenne poil'esercito franzese sotto Odetto di Foiseletto nuovamentesuccessore al duca di Borbonepartito spontaneamente dal governo diMilano. Assaltorno questi eserciti Brescia con l'artiglierie daquattro partiacciò che gli assediati non potessino resisterein tanti luoghi: i quali si sostentorno mentre ebbono speranza chesettemila fanti del contado di Tiruolovenuti per comandamento diCesare alla montagnapassassino piú innanzi; ma come questonon succedetteper l'opposizione fatta da' viniziani alla roccad'Anfo e ad altri passiessi non volendo aspettare la battaglia cheessendo già in terra spazio grande di muragliasi doveva dareil dí seguenteconvennono i soldati di uscire della terra edella fortezzacon le cose loro solamentese infra un dí nonerano soccorsi.

 

Cap.xxi

Monitoriodel pontefice contro il duca di Urbino. Occupazione del ducato daparte di Lorenzo de' Medici; resa delle fortezze. Investitura diLorenzo. Ragioni di sospetti e di malcontento del re di Franciariguardo al pontefice.

Inquesti tempi medesimi il ponteficepreparandosi di spogliare conl'armi del ducato di Urbino Francesco Maria della Roverecominciòa procedere con le censure contro a luipublicato un munitorio nelquale si narrava cheessendo soldato della Chiesadenegandogli legenti per le quali avea ricevuto lo stipendiosi era convenutosecretamente cogli inimici: l'omicidio antico del cardinale di Paviadel quale era stato assoluto per grazia non per giustizia; altriomicidi commessi da lui; l'avere mandatonel maggiore fervore dellaguerra tra 'l pontefice Giulio (del quale era nipotesuddito ecapitano) [e il re di Francia]Baldassarre da Castiglione percondursi a' soldi del re; l'avere nel tempo medesimo negato il passoad alcune genti che andavano a unirsi coll'esercito della Chiesaeperseguitatinello stato quale possedeva come feudatario della sediaapostolicai soldati della medesima sedia fuggiti del fatto d'armedi Ravenna. Aveva il pontefice avuto nell'animo di muoverglipiúmesi primala guerramovendolooltre alle ingiurie nuovelosdegno quando negò di aiutare il fratello e lui a ritornare inFirenze; ma lo riteneva alquanto la vergogna di perseguitare ilnipote di colui per opera del quale era salita la Chiesa a tantagrandezzae molto piú i prieghi di Giuliano suo fratello; ilqualenel tempo dello esilio lorodimorato molti anni nella cortedi Urbino appresso il duca Guido emorto luiappresso al ducapresentenon poteva tollerare che da loro medesimi fusse privato diquel ducato nel quale era stato sostentato e onorato. Ma morto dopolunga infermità Giuliano de' Medici in Firenze e diventatovano il movimento di Cesareil ponteficestimolato da Lorenzonipote e da Alfonsina sua madrecupidi di appropriarsi quello statodeliberò non tardare piú; allegando per scusa dellaingratitudinela quale da molti era rimproveratanon solamentel'offese ricevute da luile pene nelle quali secondo la disposizionedella giustizia incorreva uno vassallo contumace al suo signoreunosoldato il quale obligatosi e ricevuti i danari denegava le genti achi l'aveva pagatema molto piú essere pericoloso iltollerarenelle viscere del suo statocolui il quale avendocominciatosenza rispetto della fede e dell'onorea offenderlopoteva essere certo che quanto maggiore si dimostrasse l'occasionetanto piú sarebbe pronto a fare per l'avvenire il medesimo.

Ilprogresso di questa guerra fu checome Lorenzocoll'esercitoraccolto de' soldati e de' sudditi della Chiesa e de' fiorentinitoccò i confini di quel ducatola città di Urbino el'altre terre di quello stato si dettono volontariamente alpontefice; consentendo il ducail quale si era ritirato a Peserochepoi che non gli poteva difenderesi salvassino. Fece e Peseroil medesimocome l'esercito inimico si fu accostato: perchécon tutto vi fussino tremila fantila città fortificata e ilmare apertoFrancesco Marialasciato nella rocca Tranquillo daMondolfo suo confidato e i capitani e i soldati nella terrase neandò a Mantovadove prima avea mandato la moglie e ilfigliuolo; o non si confidando a soldati la maggiore parte non pagatiocome molti scusando il timore con l'amore affermavanoimpazientedi stare assente dalla moglie. Cosí il ducato di Urbinoinsieme con Pesero e con Sinigagliavenne in quattro dí solialla ubbidienza della Chiesaeccettuate le fortezze di Sinigaglia edi PeseroSan Leoe la rocca di Maiuolo. Arrendessi quasi immediatequella di Sinigaglia; e quella di Peserobenché fortissimabattuta due dí con l'artiglierieconvenne di arrendersi sefra venti dí non era soccorsacon condizione che in quelmezzo non vi si facesse ripari né alcuna fortificazione: ilquale patto male osservato fu cagione che Tranquillonon avendoavuto soccorso infra il termine convenutorecusò diconsegnarlae cominciato di nuovo a tirare l'artiglierie assaltòla guardia di fuora. Ma era piú dura la sua condizioneperchéritornatoseneavuta che fu la terraLorenzo aFirenzei capitani restati nello esercito avevano fatto trinceeintorno alla rocca e messo in mare certi navili per vietare non vientrasse soccorso: peròspirato il terminesi cominciòsubito a batterla; ma il dí medesimo i soldati che vi eranodentrofatto tumulto contro a Tranquillolo dettono per salvare séai capitanida' quali in pena della sua contravenzione fu condannatoal supplicio delle forche. Arrendessi pochi dí poi la rocca diMaiuololuogo necessario ad assediare San Leoperché èvicina a un miglio e situata allo opposito di quella. Intorno a SanLeo furno messi duemila fanti che lo tenessino assediatoperchéper il sito suo fortissimo niuna speranza vi era di ottenerlo se nonper l'ultima necessità della fame; e nondimenotre mesi poifu preso furtivamente per invenzione maravigliosa di uno maestro dilegname il qualesalito una notte per una lunghissima scala soprauno dirupato che era riputato il piú difficile di quel montee fatta portare via la scaladimorato in quel luogo tutta la nottecominciòsubito che apparí il día salire concerti ferramentitanto che si condusse insino alla sommitàdel monte; donde scendendoe con gli instrumenti di ferrofacilitando alcuni de' luoghi piú difficilila notteseguenteper la medesima scalase ne ritornò aglialloggiamenti: dove fatto fede potersi salireritornò lanotte deputata per la medesima scalaseguitandolo cento cinquantafanti de' piú eletti; co' quali fermatosi in sul dirupatocome fu l'alba del díperché era impossibile salire dinotte piú altocominciorno per quegli luoghi strettissimi asalire uno a uno. Ed erano già montati alla sommità delmonte circa trenta di loro con uno tamburino e con sei insegneeoccultatisi in terra aspettavano i compagni che montavano; ma essendodí altouna guardia che partiva dal luogo suo gli vidde cosíprostrati in terrae avendo levato il romoreessi vedutisiscopertinon aspettati altrimenti i compagnidettono il cenno comeerano convenuti a quegli del campo: i qualisecondo l'ordine datoassaltorono subito con molte scale il monte da molte partiperdivertire quegli di dentro. I qualicorrendo ciascuno a' luoghiordinati spaventati per vedere già dentro sei insegne chescorrevano il piano del monte e avevano morto qualcuno di lorosirinchiusono nella fortezzache è murata nel monte: doveessendo già saliti degli altri dopo i primiapersono la portaper la quale si entrava in sul monte; per la quale entrati gli altriche ancora non erano salitie cosí preso il montequegli cheerano nella roccabenché la fusse bene proveduta di ognicosasi arrenderono il secondo dí. Acquistato con l'armiquello statoche insieme con Pesero e Sinigagliamembri separatidal ducato di Urbinonon era di entrata di piú diventicinquemila ducatiLeoneseguitando il processo cominciatoneprivò per sentenza Francesco Mariae di poi ne investínel concistorio Lorenzo suo nipote; aggiugnendoper maggiorevaliditàalla bolla espedita sopra questo atto la soscrizionedella propria mano di tutti i cardinali. Co' quali non volleconcorrere Domenico Grimanno vescovo di Urbinoe molto amico di quelduca: donde temendo lo sdegno del pontefice partípochi dípoida Roma; né vi ritornò mai se non dopo la suamorte.

Erastata molesta al re di Francia l'oppressione del duca di Urbinospogliato per quel che aveva trattato seco: erangli piúmoleste molte opere del pontefice. Perché essendosi ProsperoColonnaquando ritornava di Franciafermato a Busseto terra de'Palavicinie dipoi per sospetto de' franzesi venuto a Modonadovemedesimamente era rifuggito Ieronimo Moroneinsospettito de'franzesiche contro alle promesse fatte gli aveano comandato cheandasse in Franciatrattavano continuamentementre che Prosperostette a Modona e poi a Bolognadi occupare per mezzo di alcunifuorusciti furtivamente qualche luogo importante del ducato diMilano; concorrendo alle medesime pratiche Muzio Colonnaa cui ilponteficeconscio di queste coseavea consentito alloggiamento perla compagnia sua nel modonese. Aveva inoltre il pontefice confortatoil re cattolico (cosí dopo la morte dell'avolo materno sichiamava l'arciduca) che non facesse nuove convenzioni col re diFrancia; e appresso a' svizzeri Ennio vescovo di Veroli nunzioapostolicoche poi quasi decrepito fu promosso al cardinalatooltrea molti altri offici molesti al re confortava i cinque cantoni aseguitare l'amicizia di Cesare. Onde trattandosi nel medesimo tempotra Cesareil quale fermatosi tra Trento e Spruch spaventava piúi franzesi con le dimostrazioni che con gli effettie il re diInghilterra e i svizzeri che di nuovo si assaltasse il ducato diMilanotemeva il re di Francia che queste [cose] non si trattassinocon volontà del pontefice; del quale appariva anche in altroil malo animoperché con varie eccezioni interponevadifficoltà nel concedergli la decima de' benefici del regno diFrancia promessagli a Bologna. E nondimeno (tanta è la maestàdel pontificato) il re si ingegnava di placarlo con molti offici:ondevolendodopo la partita di Cesaremolestareper trarnedanarila MirandolaCarpi e Coreggio come terre imperialise neastenne per le querele del ponteficeche prima avea ricevuti isignori di quelle terre in protezione; e infestando i mori d'Affricacon molti legni il mare di sottogli offerse di mandareper sicurtàdi quelle marinemolti legni che Pietro Navarra armava a Marsilia diconsentimento suoper assaltaresolo per la speranza di predarecon seimila fanti i liti della Barberia. E nondimeno il ponteficeperseverando nella sentenza suacon tutto che parte negasse partescusasse queste cosenon consentí mai non che altro alla suadimandafatta con grande instanzadi rimuovere il vescovo verulanodel paese de' svizzeri; né mai rimosse Muzio Colonna delmodoneseove fingeva essere alloggiato di propria autoritàse non quandopartito Prospero da Bologna e rimaste vane tutte lecose che si trattavanonon era piú di momento alcuno lastanza sua. Al quale fu infelicissimo il partirsiperché nonmolto poientrato con le forze de' Colonnesi e con alcuni fantispagnuoli furtivamente di notte in Fermomorí in spazio dipochi giorni d'una ferita ricevuta la notte medesima mentre davaopera a saccheggiare quella città.

 

Cap.xxii

Trattativefra il re di Francia e il re di Spagna. Milizie francesi nel veronesee nel mantovano; rifiuto di fanti tedeschi del Lautrech di assalireVerona. Accordi a Noion fra Francia e Spagna. Francesi e venezianicontro Verona. Il Lautrech si ritira a Villafranca; rinforzi inVerona. Pace fra Cesare e il re di Francia; accordi del re coglisvizzeri. Verona ritorna ai veneziani.

Inquesto stato delle cose facendo il senato veneto instanza per laricuperazione di VeronaLautrechavendo nell'esercito seimila fantitedeschi i quali a questa impresa erano convenuti pagare i vinizianivenne in sull'Adice per passare il fiume a Usolingo e accamparsiinsieme coll'esercito veneto a Verona; ma dipoicrescendo la famadella venuta de' svizzeri e per il sospetto della stanza di ProsperoColonna in Modenacresciuto per essersi fermato nella medesima cittàil cardinale di Santa Maria in Porticosi ritirò non senzaquerela de' viniziani a Peschieradistribuite le genti di qua e dilà dal fiume del Mincio: nel quale luogocon tutto chefussino cessati i sospetti già detti e che di Verona fussinopassati agli stipendi veneti piú di dumila fanti tra spagnuolie tedeschi e continuamente ne passassinosoprastette piú d'unmeseaspettandosecondo dicevadanari di Francia e che i vinizianifacessino provedimenti maggiori di danari di artiglierie e munizioni.Ma la cagione piú vera era che aspettava quel che succedessedelle cose che si trattavano tra 'l suo re e il re cattolico. Perchéil re di Franciaconoscendo quanto a quell'altro re fusse necessariala sua amicizia per rimuoversi le difficoltà del passare inIspagna e dello stabilimento di quegli regninon contento a quel cheprima si era concordato a Parigicercava di imporgli piú durecondizionie di pacificarsi per mezzo suo con Cesareil che non sipoteva fare senza la restituzione di Verona a' viniziani; e il re diSpagna per consiglio di [monsignore] di Ceures con l'autoritàdel qualeessendo nell'età di quindici annitotalmente sireggevanon recusava di accomodare a' tempi e alle necessitàle sue deliberazioni. Però erano congregati a Noionper laparte del re di Franciail vescovo di Parigi il gran maestro dellasua casa e il presidente del parlamento di Parigie per la parte delre cattolico il medesimo di Ceures e il gran cancelliere di Cesare.

L'esitodelle quali cose mentre che Lautrech aspettasi esercitavanocontinuamentecome è il costume della milizia del nostrosecolole armi contro agli infelici paesani: perché eLautrechgittato il ponte alla villa di Monzambainoattendeva atagliare le biade del contado di Verona e a fare correre per tutto icavalli leggierie avendo mandato una parte delle genti adalloggiare nel mantovanodistruggeva con gravissimi danni quelpaesedalla quale molestia per liberarsi il marchese di Mantova fucontento di pagargli dodicimila scudi; e i soldati di Veronacorrendo ogni dí nel vicentino e nel padovanosaccheggioronola misera città di Vicenza. Passò pur poi Lautrechstimolato con gravissime querele da' vinizianil'Adice per il pontegittato a Usolingoe fatta per il paese grandissima predaperchénon si era mai creduto che l'esercito passasse da quella partesiaccostò a Verona per porvi il campo; avendo in questo mezzocon l'aiuto degli uomini del paeseoccupata la Chiusaper fare piúdifficile il passare al soccorso che venisse di Germania. Ma ilmedesimo dí che si accostò a Veronai fanti tedeschio spontaneamente o subornati da lui tacitamenteancora chesostentati già tre mesi colle pecunie de' vinizianiprotestorno non volereove non era l'interesse principale del re diFranciaandare all'espugnazione di una terra posseduta da Cesare.Però Lautrechripassato l'Adicesi allontanò unomiglio dalle mura di Verona; e l'esercito venetonel quale eranocinquecento uomini d'arme cinquecento cavalli leggieri e quattromilafantinon gli parendo stare sicuro di là dal fiumeandòa unirsi con lui.

Nelqual tempo i deputati de' due re convenneroil quintodecimo dídi agostoa Noionin questa sentenza: che tra il re di Francia e ilre di Spagna fusse pace perpetua e confederazioneper difensionedegli stati loro contro a ciascuno: che il re di Francia desse lafigliuolache era di età di uno annoin matrimonio al recattolicodandogli per dote le ragioni che pretendevaappartenersegli al regno di Napolisecondo la partigione giàfatta da' loro antecessorima con patto che insino che la figliuolanon fusse di età abile al matrimonio pagasse il re cattolicoper sostentazione delle spese di leial re di Franciaciascunoannocentomila scudi; la quale se moriva innanzi al matrimonio e alre ne nascesse alcuna altraquella con le medesime condizioni sidesse al re cattolico; e in caso non ve ne fusse alcunaReneaquella che era stata promessa nella capitolazione fatta a Parigi; emorendo qualunque di esse nel matrimonio senza figliuoliritornassequella parte del regno di Napoli al re di Francia: che il recattolico restituisse al re antico il reame di Navarra fra certotempoe non lo restituendo fusse lecito al re di Franciaaiutargliene recuperaremasecondo che poi affermavano glispagnuolise prima quel re gli faceva constare delle sue ragioni:avesse Cesare facoltà di entrare in termine di due mesi nellapacema quando bene vi entrasse fusse lecito al re di Francia diaiutare i viniziani alla recuperazione di Verona; la quale cittàse Cesare metteva in mano del re cattolicocon facoltà didarla infra sei settimane libera al re di Francia che ne potessedisporre ad arbitrio suogli avessino a essere pagati da luicentomila scudie centomila altriparte nell'atto dellaconsegnazioneparte fra sei mesida' vinizianie liberato di circatrecentomila avuti dal re Luigi quando erano confederati; e che intal caso fusse tregua per diciotto mesi tra Cesare e i vinizianieche a Cesare rimanesse Riva di Trento e Rovereto con tutto quello cheallora nel Friuli possedevae i viniziani continuassero di tenere lecastella che allora tenevano di Cesare insino a tanto che il re diFrancia e il re di Spagna terminassero tra loro le differenze de'confini. Nominò l'una parte e l'altra il pontefice.

Perla concordia fatta a Noion non cessorno i viniziani di stimolareLautrech che si ponesse il campo a Veronaperché eranoincerti se Cesare accetterebbe la pace e perchéper laquantità de' danari che gli arebbono a pagaredesideravano ilrecuperarla piú presto con l'armi. Da altra parte al re diFranciaper lo stabilimento della pace con Cesareera piúgrata la concordia che la forza; e nondimeno Lautrechnon glirimanendo piú scusa alcunaperché i viniziani aveanocopiosamente soldati fanti e fatto tutti i provedimenti dimandati daluiné i lanzchenech ricusavano piú di andarvi insiemecon gli altriconsentí alla volontà loro. Perògli eserciti passorono separatamente il fiume dello Adicel'uno peruno ponte gittato di sopra alla città l'altro per uno pontegittato di sotto. Dell'artiglierie dell'esercito franzeseposto allaTombauna parte si pose alla porta di Santa Lucia l'altra co' fantitedeschi alla porta di San Massimo per battere poi tutti ove il murotra la cittadella e la città si viene a congiugnere col murodella terra; acciò chepotendo in uno tempo medesimo entrarenella cittadella e nella cittàquegli di dentro avessinonecessità di dividersiper rispetto del muro di mezzoin dueparti. Passò l'esercito viniziano di sotto a Verona in CampoMarzioe si pose a Santo Michele tra 'l fiume e il canaleperlevare quivi le offese e battere alla porta del Vescovoparte piúdebole e manco munita. Levoronsi ne' primi due dí conl'artiglierie l'offeseche erano assai forti e per fianco; ma conmaggiore difficoltà si levoronodal canto de' vinizianil'offese de' tre bastioni: le quali levatecominciò ciascunadelle parti a battere la muraglia con diciotto pezzi grossi diartiglieria e quindici pezzi mezzani per batteriae il terzo díerano da ciascuno degli eserciti gittate in terra settanta braccia dimuraglia e si continuava di battere per farsi molto piú largala strada; e nondimeno i vinizianidalla parte de' quali era lamuraglia piú deboleancora che avessino abbattuti quasi tuttii bastioni e riparinon avevano mai levato interamente le offese didentro per fiancoperché erano tanto bassee quasi nelfossoche l'artiglierie o passavano di sopra o innanzi viarrivassino battevano in terra. Tagliavasi anche nel tempo medesimoil muro co' picconi; il qualecon tutto che puntellatoanticipòdi cadere innanzi al tempo disegnato da' capitani. In Verona eranoottocento cavalli cinquemila fanti tedeschi e [mille cinquecento]spagnuoli sotto il governo di Marcantonio Colonnanon piúsoldato del pontefice ma di Cesare; i qualiattendendo a ripararesollecitamente e provedendo e difendendo valorosamente per tutto dovefusse necessariodimostravano ferocia grande: con somma laude diMarcantonioil qualeferito benché leggiermente da unoscoppietto nella spallanon cessava di rappresentarsi a qualunqueora del dí e della nottea tutte le fatiche e pericoli. Giàl'artiglierie piantate da' franzesi in quattro luoghi dove erano letorritralla porta della cittadella e la porta di Santa Luciaaveano fatta ruina tale che ciascuna delle rotture era capace aricevere i soldati in ordinanza; né molto minore progressoavevano fatto quelle de' viniziani: e nondimeno Lautrech dimandavanuove artiglierie per fare la batteria maggioreabbracciandoprontamentebenché reclamando invano i viniziani i qualistimolavano si desse la battagliaqualunque occasione che siofferiva di differire. Perché era accaduto chevenendo per ilpiano di Verona allo esercito ottocento bariglioni di polvere insulle carra e molte munizioniil volere i conduttori de' buoientrare l'uno innanzi all'altro gli fece in modo accelerare cheperla collisione delle ruote suscitato il fuocoabbruciò lapolvere insieme con le carra e co' buoi che la conducevano. Ma agliassediati si aggiugneva un'altra difficoltàperchénella cittàstata vessata dalla propinquità degliinimici già tanti mesicominciavano a mancare le vettovaglie;non ve ne entrando se non piccola quantità e occultamente perla via de' monti. Stando le cose di Verona [in questo termine]sopravennono [nove] mila fanti tedeschi mandati da Cesare persoccorrere quella città; i quali pervenuti alla Chiusal'ottennero per concordiae occuporno il castello della Corvarapasso in sul monte propinquo all'Adice verso Trentostato nellaguerra tra Cesare e i viniziani occupato dall'una parte e dall'altrapiú volte. Per l'approssimarsi di questi fantiLautrechotemendo o simulando di temerelevato il campo contro alla volontàde' vinizianisi ritirò a Villafranca e con lui una partedelle genti vinizianel'altre sotto Giampaolo Manfrone si ritirornoal Boseto di là dall'Adicecol ponte preparato: né sidubitando piú che aspettava se Cesare accettava la concordiadi Noioncome gli dava speranza uno mandato a lui dal re cattolicoi vinizianidisperati dell'espugnare Veronamandorno tuttel'artiglierie grosse parte a Padova parte a Brescia. Dunquenonavendo ostacoloi fanti tedeschi si fermorono alla Tomba dove primaalloggiava l'esercito franzesedonde una parte di loro entrònella cittàl'altrarestata fuoraattendeva a mettervivettovagliele quali messe dentro si partirono; rimasti a guardia diVerona sette in ottomila fanti tedeschiperché la maggioreparte degli spagnuolinon potendo convenire co' tedeschiera sottoil colonnello Maldonato passata nel campo viniziano: soccorsoagiudicio di ognunodi piccolo momentoperché non condussonoseco altri danari che ventimila fiorini di Reno mandati dal re diInghilterrae consumoronomentre vi stettonotante vettovaglie chepareggiorono quasi la quantità di quelle vi condussono.Ridotte le genti a Villafrancadove consumavano il veronese e ilmantovanofurno necessitati i viniziani(acciocché i soldatifranzesii quali il comandamento del re non bastava a ritenerenonse ne andassino alle stanze) a provedere che la città diBrescia donasse loro tutta la vettovaglia necessaria: spesaciascunodídi piú di mille scudi.

Finalmentele cose cominciorono a riguardare manifestamente alla paceperchési intese che Cesarecon tutto che prima avesse instantementeprocurato col nipote che non convenisse col re di Franciaantepostaultimatamente la cupidità de' danari all'odio naturale controal nome franzese e agli antichi pensieri di dominare Italiaavevaaccettata e ratificata la pace; e deliberato di restituiresecondola forma di quelle convenzioniVerona. Donde seguitò un'altracosa in beneficio del re di Francia: che tutti i cantoni de'svizzerivedendo deporsi l'armi tra Cesare e luisi inclinorno aconvenire secocome prima avevano fatto i grigioni; adoperandosimolto in questa cosa Galeazzo Visconteil qualeessendo esule e incontumacia del reottenne da lui per questo la restituzione allapatria e in progresso di tempo molte grazie e onori. La convenzionefu: che il re pagasse a' svizzeriin termine di tre mesitrecentocinquantamila ducatie dipoi in perpetuo annua pensione: fussinoobligati i svizzeri concedereper publico decretoagli stipendisuoiqualunque volta gli ricercassecerto numero di fanti; ma inquesto procederono diversamenteperché gli otto cantoni siobligorono a concedergli eziandio quando facesse impresa peroffendere gli stati di altrii cinque cantoni non altrimenti che perdifesa degli stati propri: fusse in potestà de' svizzeri direstituire al re di Francia le rocche di Lugano e di Lucernapassiforti e importanti alla sicurtà del ducato di Milano; edeleggendo il restituirledovesse il re pagare loro trecentomiladucati. Le quali rocchesubito fatta la convenzionegittorono interra.

Questecose si feciono in Italia l'anno mille cinquecento sedici. Ma ne'primi dí dell'anno seguenteil vescovo di Trento venuto aVerona offerse a Lautrechcol quale parlò tra Villafranca eVeronadi consegnare al re di Franciainfra il termine di sei mesistatuito nella capitolazionequella cittàla quale dicevatenere in nome del re di Spagna: ma rimanendo la differenza se iltermine cominciava dal dí della ratificazione di Cesare o daldí si era riconosciuto Verona tenersi per il re cattolicosidisputò sopra questo alquanti dí; ma il dimandare ifanti di Verona tumultuosamente [denari] costrinse il vescovo diTrento ad accelerare. Peròpigliando il principio del díche Cesare gli avea fatto il mandatoconvenne consegnare Verona ilquintodecimo dí di gennaio: nel qual díricevuti daviniziani i primi cinquantamila ducatie quindicimila che secondo laconvenzione doveano pagare a' fanti di Veronae da Lautrech promessadi fare condurre a Trento l'artiglierie che erano in Veronaconsegnòa Lautrech quella cittàriceventela in nome del re diFrancia; e Lautrechimmediatein nome del medesimo rela consegnòal senato venetoe per lui a Andrea Gritti proveditore;rallegrandosi sommamente la nobiltà e il popolo viniziano chedi guerra sí lunga e sí pericolosa avessinobenchédopo infinite spese e travagliavuto felice fine. Perchésecondo che affermano alcuni scrittori delle cose lorospesono intutta la guerra fatta dopo la lega di Cambrai cinque milioni diducati; de' quali ne estrassonodella vendita degli officicinquecentomila. Ma non meno si rallegravano i veronesi e tuttel'altre città e popoli sottoposti alla loro republica; perchésperavanoriposandosi per beneficio della paceaversi a liberare datante vessazioni e tanti maliche cosí miserabilmenteavevanoora da una parte ora dall'altratanto tempo sopportati.