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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumetredicesimo





Cap.i

Vanesperanze di pace e di quiete per l'Italia. Francesco Maria dellaRovere assolda milizie straniere per la riconquista del ducatod'Urbino. Timori e sospetti del pontefice. Il pontefice e Lorenzo de'Medici inviano soldati in Romagna. Liete accoglienze dellepopolazioni a Francesco Maria entrato nel ducato; riconquista diUrbino. Tentativi contro Fano. Posizione di Pesaro.

Parevache deposte l'armi tra Cesare e i vinizianie rimosse dal re diFrancia l'occasioni di fare la guerra con Cesare e col re cattolicoavesse Italiavessata e conquassata da tanti malia riposarsi perqualche anno: perché e i svizzeripotente instrumento a chidesiderasse turbare le coseparevano ritornati nella amicizia anticacol re di Francianon avendo per questo l'animo alieno dagli altripríncipi; e nella concordia fatta a Noion si dimostrava talesperanza cheper stabilire congiunzione maggiore tra i due resitrattava che insieme convenissino a Cambraidove per ordinare ilcongresso loro erano andati innanzi Ceuresil gran maestro diFrancia e Rubertetto; e in Cesare non si dimostrava minore prontezzail quale oltre all'avere restituita Verona aveva mandato al re diFrancia due imbasciadori a confermare e a giurare la pace fatta.Dunquenon senza giusta cagione si giudicava che la concordia e lapace tra i príncipi tanto potenti avesse a spegnere tutti isemi delle discordie e delle guerre italiane. E nondimenoo per lainfelicità del fato nostro o perchéper essere Italiadivisa in tanti príncipi e in tanti statifusse quasiimpossibileper le varie volontà e interessi di quegli chel'avevano in manoche ella non stesse sottoposta a continuitravagliecco che appena deposte l'armi tra Cesare e i vinizianianzi non essendo ancora consegnata la città di Veronasiscopersono princípi di nuovi tumulticausati da FrancescoMaria dalla Rovereil quale aveva sollevato i fanti spagnuoli cheavevano militato in Verona e nello esercito franzese e vinizianointorno a quella cittàche lo seguitassino alla recuperazionedegli statide' quali la state medesima era stato cacciato dalpontefice: cosa persuasa con grandissima facilitàperchéa soldati forestieriassuefatti nelle guerre a' sacchi delle terre ealle prede e rapine de' paesinessuna cosa era piú molestache la pace alla quale vedevano disposte tutte le cose d'Italia. Peròdeliberorno seguitarlo circa cinquemila fanti spagnuolide' qualiera il principale Maldonatouomo della medesima nazione edesercitato in molte guerre; a' quali s'aggiunsono circa ottocentocavalli leggieri sotto Federigo da BozoleGaioso spagnuoloZucheroborgognoneAndrea Bua e Costantino Boccola albanesetutticondottieri esercitati e di nome non disprezzabile nelle armi: tra iquali di riputazione molto maggioreper la nobiltà della casae per i gradi che insino da tenera età aveva avuti nellamiliziaera Federigo da Gonzaga signore di Bozolestato uno de' piúefficaci instrumenti a persuadere questa unionemosso non solamenteper il desiderio di accrescere con nuove guerre la fama suanell'esercizio dell'armi e per la amicizia grande che e' teneva conFrancesco Mariama ancora per l'odio che aveva contro a Lorenzo de'Medici; perché quando in Lorenzo de' Medici fu trasferitaperla infermità di Giuliano suo ziol'autorità di tuttel'armi della Chiesa e de' fiorentinigli avea denegato il capitanatogenerale delle fanterie concedutogli prima da Giuliano. Questoesercito adunqueda essere stimato per la virtú molto piúche per il numero o per gli apparati che avessino di sostentare laguerra (perché non avevano né danari néartiglierie né munizioni néda cavalli e armi infuoraalcuna di quelle tante provisioni che sogliono seguitare glieserciti)si partí per andare nello stato d'Urbinoil dímedesimo che a' viniziani fu consegnata la città di Verona.

Dellaquale cosacome fu sentita dal ponteficene ricevégrandissima perturbazione: perché considerava la qualitàdello esercitoformidabile per l'odio de' capitani e per la virtúe riputazione de' fanti spagnuoli: sapeva la inclinazione che avevanoi popoli di quel ducato a Francesco Mariaper essere statilungamente sotto il governo mansueto della casa da Montefeltrol'affezione della quale avevano trasferita in luinutrito in quellostato e nato di una sorella del duca Guido. Davaoltre a questomolestia grandissima al pontefice l'avere a fare la guerra con unoesercito chesenza potere perdere cosa alcunasi moveva solamenteper desiderio di prede e di rapine; per la dolcezza delle qualitemeva che molti soldatirestati per la pace fatta senza guadagninon si unissino con loro. Ma quello che sopra tutto tormentaval'animo suo era il sospetto che questo movimento non fusse conpartecipazione del re di Francia. Perchéoltre al sapereessergli stata molesta la guerra fatta contro a Francesco Mariaeraconscio a se medesimo quante cagioni avesse date a quel re di esseremalcontento di lui: per non gli avere osservato nella passata diCesare la confederazione fatta dopo l'acquisto di Milano; peraverglipoi che fu ritornato a Romamandata una bolla sopra lacollazione de' benefici del regno di Francia e del ducato di Milanodi tenore diverso dalla convenzione che n'aveva fatta in Bologna (laquale per la brevità del tempo non era stata sottoscritta)laquale il re sdegnato recusò d'accettare; per le cose trattateoccultamente con gli altri príncipi e con i svizzeri contro alui; per avere poco innanzidesiderando di impedire direttamente larecuperazione di Veronapermesso che i fanti spagnuoli che da Napoliandavano a soccorrerla passassino separatamente per lo stato dellaChiesascusandosi non volere dare loro causa di passare uniti perchénon era sufficiente a impedirgli; non averesecondo le promessefatte a Bolognaconcedutagli la decima se non con implicatecondizioni; non restituito le terre al duca di Ferrara. Le qualiragioni gli davano giustissima causa di sospettare della volontàdel rema gli pareva anche vederne certi indizi; perchéessendo stata questa sollevazione ordinata intorno a Veronaeraimpossibile non fusse venuta molti dí innanzi a notizia diLautreche avendolo taciuto si poteva prosumere del consenso suo. Ache si aggiugneva che Federigo da Bozole era stato insino a quello díagli stipendi del rema non si sapeva essere vero quello che inescusazione sua affermava Lautrechche fusse finita la sua condotta.Dubitava ancora il pontefice della volontà de' vinizianiiproveditori de' quali si diceva essersi affaticati in fare questaunione; essendo quello senatoper la memoria delle cose passatemale sodisfatto di lui né contento della grandezza suaperchésucceduto in tanta potenza e riputazione del pontificato disponevadello stato de' fiorentini ad arbitrio suo. Spaventavanlo questecosema non lo confortava già né gli dava speranza laconfidenza o congiunzione che avesse con gli altri príncipi:perchéoltre a essersi nuovamente o pacificati o confederaticol re di Francianon era stato grato ad alcuno il modo delprocedere suo con occulti consigli e artifici; ne' qualise benefusse stato inclinato alla parte loronondimenoandando renitenteallo scoprirsi e lentamente a mettere in effetto le intenzioni o lepromesse fatte loroaveva sodisfatto poco a ciascuno; anzitemendospesse volte di tuttiaveva poco innanzi mandato frate Niccolòtedescosecretario del cardinale de' Medicial re cattolico perdivertirlo dallo abboccamento che si trattava col re di Franciadubitando che tra essi non si facesse maggiore congiunzione inpregiudicio suo.

Inquesta sospensione di animo non cessavano né Lorenzo suonipote né lui di mandare continuamente gente in Romagnapartedi fanti che si soldavano di nuovo parte di battaglionidell'ordinanza fiorentina; acciocché uniti con Renzo da Ceri econ Vitelloi quali erano con le loro genti d'arme a Ravennafacessino resistenza al transito degli inimici. Ma essipassato Po aOstiaprevenendo con la celerità loro gli apparati deglialtrierano per la via di Cento e di Butrioattraversato il contadodi Bolognaentrati nelle terre sottoposte al duca di Ferrara. Da'quali luoghisaccheggiato Granarolo castello del faventinosiaccostorono a Faenza per tentare seper nome di uno giovane de'Manfredi che era in quello esercitofacessino i faventini qualchemutazione; ma non si movendo dentro cosa alcuna passorono piúoltresenza tentare alcuna altra delle terre di Romagnanelle qualitutte erano a guardia o genti d'arme o fanterie: e per meglioassicurarsi di RiminiRenzo e Vitello vi erano andati per mare.Venne e Lorenzo a Cesena per raccorre quivi e a Rimini le sue gentima essendo già passati gli inimici; né cessava inquesto mezzo di soldare genti in molti luoghile quali gliabbondorno sopra la volontà e consiglio suo; perchépartendosi da Lautrechper ritornarsene alle case lorodumilacinquecento fanti tedeschi e piú di quattromila guasconiGiovanni da Poppi secretario di Lorenzostato per lui piúmesi appresso a Lautrecho essendosi vanamente lasciato metteresospetto che questa fanterianon avendo stipendio da altriseguiterebbe Francesco Maria o persuadendosi leggiermente che conqueste forze si otterrebbe presto la vittoriagli condusse dipropria autoritàusando l'autorità di Lautrech co'capitani; e gli voltò subito verso Bologna: di maniera che alpontefice e a Lorenzoa' qualiper il sospetto che aveano del refu questa cosa molestissimanon rimase luogo di recusargli; temendochepoi che erano venuti tanto innanzinon andassino a unirsi cogliinimici.

Procedevain questo mezzo Francesco Mariaed entrato nello stato d'Urbino eraricevuto per tutto con letizia grande de' popolinon essendo nelleterre soldato alcuno; perché Lorenzonon avendo avuto tempo aprovedere in tanti luoghiaveva solamente pensato alla difesa dellacittà di Urbinosedia e capo principale di quel ducato.Perciò per consiglio di Vitello v'avea mandato duemila fantida Città di Castelloe in luogo di Vitelloche ricusòdi andarviIacopo Rossetto da Città di Castello: il qualeconsigliando molti cheessendo il popolo sospettissimosicacciassero della città tutti coloro che erano abili a portarearmericusò di farlo. Voltossi adunque Francesco Marianonperduto tempo altrovea Urbino; e se bene la prima volta che siaccostò alle mura fusse vano il conato suonondimeno laseconda volta che vi si accostòIacopo Rossetto convenne didargli la terramosso o da infedeltàcome molti credevonooda timoreper essere il popolo tutto sollevato; perché delleforze sole degli inimiciche non aveano né artiglierie néapparati da spugnare terrenon avea causa di temere. Uscirnosecondo le convenzionii soldati salvi con le robe loro: il vescovoVitelloche in nome del nuovo duca governava quello statoe sottoil quale pareva che niuna cosa succedesse mai prosperamenterimaseprigione. Seguitò l'esempio di Urbinoda Santo Leo in fuorache per il sito munitissimo con piccolo presidio si difendevatuttoil ducato. La città di Agobbioche da principio avea chiamatoil nome di Francesco Mariae di poipentendosiritornata allaubbidienza di Lorenzoveduti i successi tanto prosperifece ilmedesimo che l'altre. Rimanevano in potestà di Lorenzo PeseroSinigagliaGradara e Mondainoterre separate dal ducato.

RicuperatoUrbinovoltò Francesco Maria l'animo a insignorirsi diqualche luogo posto in sulla marina; e perché in Pesero e inSinigaglia erano entrati molti soldatifatta dimostrazione di andarea Peserosi mosse verso Fanopiú facile per l'ordinario aespugnaree della quale cittànon essendo mai stata dominatada luimeno si temeva: ma Renzo da Ceri che era a Peseroavutanotizia de' suoi pensierivi mandò subito Troilo Savello concento uomini d'arme e con seicento fanti. Accostoronsi gli inimicicon cinque pezzi di artiglieria non molto grossali quali aveanotrovati in Urbino; e avendo anche carestia di polvere non gittorno interra piú che circa venti braccia di muroné questesenza difficoltà; pure dettono la battaglianella qualeperderono circa cento cinquanta uomini. Non spaventati da questoassaltorno di nuovo il dí seguentee con tanto valore chel'apertura della muraglia fu quasi abbandonata; ed entravano senzadubbio se non fusse stata la virtú di Fabiano da Galleseluogotenente di Troiloil quale rimasto alla muraglia con pochiuomini d'armefacendo maravigliosa difesagli sostenne. Arebbono ildí seguente data un'altra battagliama inteso che la notte vierano entrati per mare da Pesero cinquecento fantisi levorno eandorno ad alloggiare al castello di Monte Baroccio posto in su unomonte molto alto e di sito munitissimodonde è facile lascesa verso Fossombrone e Urbinodifficile e asprissima versoPesero; nel qual luogo standopoi che non avevano per allora alcunaopportuna occasioneguardavano il ducato di Urbino che rimaneva loroalle spalle. Da altra parte essendo venuti a Riminiove era Lorenzode' Medicii fanti tedeschi e guasconisoldato oltre a questomoltissimi fanti italiani e mille cinquecento altri fanti tedeschidi quegli che erano stati alla difesa di Veronae raccolta insiemequasi tutta la cavalleria del pontefice e de' fiorentiniLorenzoilquale inesperto della guerra si reggeva col consiglio de' capitanivenuto con le genti d'arme a Peseromandò ad alloggiare ifanti ne' monti oppositi agli inimici.

Èla città di Pesero situata in sulla bocca d'una vallata cheviene di verso Urbinodella quale uscendo il fiume che dagliabitatori è chiamato Portoperché per la profonditàsua entrano in quello luogo le barchesi accosta alla cittàdalla parte di verso Rimini: la rocca è di verso il mareetra il fiume e la città sono molti magazzini; i quali Renzoper la sicurtà della terraaveva rovinati. Circondano partegrande della città monti da ogni partei quali non sidistendono insino al mare ma tra loro e il mare resta qualche spaziodi pianurala quale dalla parte di verso Fano si allarga circa duemiglia; e in sulla collina sono due monti rilevati l'uno a rincontrodell'altro: quello che è di verso la marina si chiamaCandelaral'altro di verso Urbino Nugolara; e nella sommitàdi ciascuno d'essi è uno castello del medesimo nome che ha ilmonte. Alloggiorno adunque i fanti italiani al castello di Candelarai tedeschi e guasconi a quello di Nugolarapiú vicino agliinimici. Né si faceva questo con intenzione di combatteresenon con leggiere scaramucciecon loro ma per impedirgli che nonvagassino per il paese liberamente se si determinassero a fareimpresa alcuna; perché il consiglio del pontefice era cheovenon gli tirasse la speranza quasi certa della vittorianon sifacesse battaglia giudicata con gli inimiciconoscendo pericoloso ilcombattere con soldati valorosi eper essere ineguale il premiodella prosperitàfacili ad avventurarsi; dannosissimol'essere vinto il suo esercitoperché si metteva in pericolomanifesto lo stato della Chiesa e de' fiorentini; e sicuro iltemporeggiare attendendo a difendersipotendosi con evidenti ragionisperare che il mancamento de' danari e delle vettovagliein paesetanto sterileavesse a disordinargliné meno perchél'esercito suoper l'esperienza e perché di mese in mese siempieva di soldati piú elettidiventava miglioree perchésperava doversi augumentare di dí in dí le cose sue.

 

Cap.ii

Lamenteledel pontefice coi príncipi e richieste di aiuti. Rispostediverse dei príncipi al ponteficee nuova convenzione diquesto col re di Francia. Patti stabiliti nella convenzione.

Conciossiachénel principio di questo movimentoprocurando di aiutarsi eziandiocon l'autorità pontificaleavesse istantemente dimandatoaiuto da tutti i príncipiquerelandosi con gli oratori loroche erano in Roma eper brevi apostolici e per messico' príncipimedesimi. Ma [non] con tutti nel modo medesimo: perchésignificando a Cesare e al re di Spagna la cospirazione fatta daFrancesco Maria dalla Rovere e da' fanti spagnuolinel campo del redi Francia e in su gli occhi del suo luogotenenteinserí ne'brevi tali parole che si poteva comprendere avere non piccoladubitazione che queste cose fussino state ordinate con saputa di quelre; ma col re cristianissimodimostrando qualche sospetto diLautrechnon passorno piú oltre le sue querele.

Fuquesta cosa da' príncipi predetti accettata diversamente.Perché Cesare e il nipote intesono molto lietamente che ilpontefice riputasse questa ingiuria dal re di Francia; conciossiachéCesarealienandosi giàper l'odio antico e per la suaincostanzadal re di Franciasi era confederato di nuovo col re diInghilterrae convenuto col nipote appresso ad Anversa l'avevaconfortato a non si abboccare col re di Franciail che finalmente fuintermesso con consentimento dell'uno e dell'altro re; e nel re diSpagna non bastava a cancellare l'emulazione e il sospetto laconfederazione fatta con lui. Però offersono al ponteficeprontamente l'opera lorocomandorno a tutti i loro sudditi che sipartissino dalla guerra che si faceva contro al pontefice; e il recattolico mandò il conte di Potenza nel regno di Napoliperchériordinate le genti d'armeconducesse quattrocentolancie in aiuto suoe per maggiore testimonianza della sua volontàspogliò come inobbediente Francesco Maria del ducato di Sorail quale comperato dal padre possedeva ne' confini di Terra diLavoro. Ma al re di Francia furno grati per altra cagione gli affannidel ponteficecome di principe che avesse l'animo alieno da lui:però nel principioseguitando l'esempio suodeliberandonutrirlo con vane speranzerispondeva averne ricevuto molestiagrande promettendo di operare che Lautrech darebbe favore alle cosesue; soggiugnendo nondimeno che il pontefice pativa di quel che erastato causato da se medesimoperché gli spagnuoli nonarebbono avuto tanto ardire se non fusse cresciuto il numero loroper quegli che con licenza sua erano passati da Napoli a Verona.Questa fu da principio la intenzione del re. Ma dipoiconsiderandoche il pontefice abbandonato da lui precipiterebbe senza alcuno frenoalla amicizia del re di Spagnadeliberò di dargli favore; matraendo nel tempo medesimo qualche frutto delle sue necessità.Peròricercandolo il pontefice di aiutoordinò che daMilano vi andassino trecento lancie; e insieme propose doversi farenuova confederazione tra loroperché quella che era statafatta a Bolognaessendo stata violata dal pontefice in molti modinon era piú di alcuna considerazione. Aggiugneva alle offertemolte querele: perché ora si lamentava che il pontefice glidesse carico appresso agli altri príncipi; ora cheper fareingiuria a sé e cosa grata al cardinale sedunenseavessescomunicato Giorgio Soprasassoil quale favoriva ne' svizzeri lecose sue. Oltre a questola reggentemadre del re e appresso a luidi grande autoritàriprendeva senza rispetto la empietàdel ponteficeche non gli bastando l'avere cacciato uno principedello stato proprio l'avesse poi ancora tenuto sottoposto allecensuree denegando dare le doti o gli alimenti di quelle alladuchessa vedova e alla duchessa giovane sua mogliefusse cagione cheelle non avessino modo di sostentarsi: le quali parole ritornandoagli orecchi del pontefice gli augumentavano il sospetto. Macostituito in tante difficoltàe desiderando gli aiuti suoinon per l'effetto ma per la riputazione e per il nomele trecentolanciepartite sotto... di Sise da Milanofurno fatte dalponteficeche non poteva dissimulare il sospettosoprasedere moltidí nel modonese e nel bolognesee poi da Lorenzo fattefermare a Rimini: perché essendo quella città lontanaagli inimici aveanostando quiviminore facoltà dinuocergli. Né si alleggierirono questi sospetti per laconfederazionela qualequasi in questo tempo medesimosiconchiuse in Roma; perché il reinnanzi ratificassefecenuove difficoltà per le quali la cosa stette sospesa molti dí.Finalmentecedendo a molte cose il ponteficeil re ratificò.

Contennela confederazione obligazione reciproca tra 'l pontefice e il re adifesa degli stati loro con certo numero di gentee di dodicimiladucati per ciascuno mese: che tra il re di Francia e i fiorentinico' quali si congiugneva l'autorità di Lorenzo de' Medici coninclusione del ducato di Urbinofusse la medesima obligazionemacon minore numero di gentie di seimila ducati per ciascuno mese:fusse tenuto il re ad aiutare il pontefice quando volesse procederecontro a' sudditi e feudatari della Chiesa. Al re fu conceduta lanominazione de' benefici e la decimasecondo le promesse fatte aBolognacon patto che si deponessino i danari per spendergli controa' turchi (concedevasi sotto l'onestà di questo colore ladecima) ma con tacita speranza data al re chefatto il diposito ditutta la quantitàlicenziata per un altro breve la condizioneappostasi convertissino liberamente in uso del re. Promesse ilpontefice al reper uno breve separatodi non lo richiedere mai diaiuto contro al duca di Ferraraanzi essere contento che il re loricevesse nella sua protezione. Lunga altercazione fu sopra larestituzione di ReggioModona e Rubieradimandata con sommainstanza dal re secondo le promesse ricevute a Bolognané dalpontefice dinegata ma riservata ad altro tempoallegando esserglimolto indegnoe quasi confessione di ultima necessitàilrestituirle quando era oppressato dalla guerra; e il re facendoinstanza ch'elle si restituissino di presente. All'ultimodimostrandosi grandese piú volesse strignerlol'alterazionedel ponteficeed essendo al re inimico il re di Inghilterrasospetti Cesare il re di Spagna e i svizzeriaccettò che ilponteficeper uno breve il quale fusse consegnato a luipromettessedi restituire al duca di Ferrara ModenaReggio e Rubiera infra settemesi prossimi: avendo il pontefice nell'animose prima cessavano isuoi pericolinon fare maggiore stimazione del breve che delleparole dette in Bologna; e al repoi che senza pericolo digrandissima indegnazione non poteva piú ottenereparendo puredi qualche momento che le promesse e la fede apparissino periscrittura.

Cap.iii

Scorreriedell'esercito di Lorenzo nel territorio del ducato. Ambasciatore diFrancesco Maria trattenuto prigione da Lorenzo. Efficienzadell'esercito di Lorenzo. Fossombrone e il Vicariato. Prima occasionedi buon successo perduta dall'esercito di Lorenzo.

Mamentre che queste cose si trattavanoessendo augumentato assail'esercito di Lorenzoperché oltre a moltisoldati di nuovoda luiil pontefice aveva soldato a Roma mille fanti spagnuoli emille tedeschipareva fusse già maturo il tempo di tentare diliberarsi da questa guerra; alla qual cosaper la fortezza delloalloggiamento degli inimiciera unica speranza il costringerliperla penuria delle vettovagliea partirsi: però fu mandatoCammillo Orsino con settecento cavalli leggieri a scorrere il paeseche si dice il Vicariatole vettovaglie del quale per la maggiorparte gli sostentavano.

Nelqual tempoper uno trombetto venuto a Pesero dell'esercito inimicofu domandato a Lorenzo salvocondotto per il quale potesse venire alui il capitano Suares spagnuolo e uno altroche non si nominavainsua compagnia; il quale Lorenzo facilmente concedettecredendo fusseuno capitano col quale aveva secreta intelligenza. Ma venne uno altrocapitano del medesimo nomee con lui Orazio da Fermo secretario diFrancesco Maria; e dimandata publica udienzaSuares offerse in nomedi Francesco Maria chepotendosi decidere le differenze conabbattimento a corpo a corpo o di determinato numero con ciascuno diloroera più conveniente eleggere uno di questi modi cheperseverare in quella viaper la quale si distruggevano empiamente ipopoli e in pregiudicio di qualunque ne avesse a essere signore; peròFrancesco Maria offerire quale più gli piacesse di questimodi. Dopo le quali parolevolendo leggere la scrittura che aveva inmano gli fu proibito. Rispose Lorenzocon consiglio de' suoicapitaniche volentieri accettava questa proposta purchéFrancesco Maria lasciasse prima quel che violentemente gli avevaoccupato: dopo le quali parolestimolato da Renzo da Cerigli feceamendue incarcerare; perché Renzo affermava meritare punizioneper avere fatto uno atto troppo insolente. Ma riprendendosi laviolazione della fede dagli altri capitaniliberato Suaresritennesolamente Orazio; scusando la infamia della fede rotta con falsecavillazionicome se fusse stato necessario nominare espressamentenel salvocondotto Oraziosuddito per origine della Chiesa esecretario dello inimico: ma si faceva per intendere da lui i secretidi Francesco Mariae specialmente con consiglio o per la autoritàdi chi avesse mossa la guerra. Sopra le quali cose esaminato contormentisi divulgò la confessione sua essere stata tale cheavea augumentato il sospetto conceputo del re di Francia.

Mail desiderio di Lorenzodi impedire agli spagnuoli le vettovagliedel Vicariatoavea bisogno di sforzo maggioreperché dallecorrerie de' cavalli leggieri non succedevano se non effetti dipiccolo momento; e già l'esercito era tale che potevaarditamente opporsi agli inimiciperché avea raccoltiLorenzooltre a mille uomini d'arme e mille cavalli leggieriquindicimila fanti di varie nazionitra i quali erano più didumila spagnuoli soldati a Roma; fanteria tutta esercitata nell'armie molto elettaperché i fanti italianinon si facendo guerrain altro luogo e perché i capitani aveano avuto comoditàdi permutare di mano in mano in fanti più utili la piena degliinutili raccolta al primo stipendio tumultuariamenteerano il fiorede' fanti di tutta Italia. Deliberossi adunque di andare adalloggiare a Sorbolungocastello del contado di Fano distante cinquemiglia da Fossombronedal quale alloggiamento le vettovaglie delVicariato facilmente si impedivano agli inimici.

Èla città di Fossombrone situata in sul fiume del Metrofiumefamoso per la vittoria de' romani contro ad Asdrubale cartaginese; ilquale fiumeavendo corso insino a quello luogo per alveo ristrettotra' monticome ha passato Fossombrone comincia a correre per unavallata più larga; la quale tanto più si dilata quantopiù si appropinqua al maredistante da Fossombrone quindicimiglianel quale entra il Metro appresso a Fanoma dalla parte diverso Sinigaglia. Da mano destrasecondo il corso del fiumeèquel paese che si denomina il Vicariatopieno tutto di collinefertili e di castellail quale si distende per lungo spazio verso laMarca; e dalla mano sinistra del fiume sono eziandio collinemaallontanandosi si trovano monti alti e aspri; e lo spazio dellapianura che si distende verso Fano è largo più di tremiglia.

Quandoadunque Lorenzo deliberò di andare ad alloggiare a Sorbolungodubitando che gli inimicisentendo muoversi il campo suo nonprevenissinomandò la mattina innanzi giorno a pigliare ilcastello Giovanni de' Medici Giovambattista da Stabbia e Brunoro daFurlì con quattrocento cavalli leggieri; e ordinato a' fantiche erano a Candelara e Nugolara che attraversando i monti andassinoper unirsi con gli altri verso il Metroegli con tutto il rimanentedell'esercitolasciato Guido Rangone alla guardia di Pesero concento cinquanta uomini d'armea levata di sole prese il cammino daPesero verso Fano per il lito della marinae voltatosi versoFossombronedove comincia la vallearrivò a mezzodì auno luogo detto il mulino di Madonna in sul fiumeil quale tutti icavalli e i fanti italiani guadorono: ma i guasconi e i tedeschipassorno tanto tardamente per il ponte preparato a questo chenonpotendo l'esercito condursi il dì medesimosecondo ladeliberazione fattaa Sorbolungofu necessario che alloggiassino aSan GiorgioOrciano e Mondaviocastelli distanti mezzo miglio l'unodall'altro. Ma non ebbe migliore fortuna quello che era statocommesso a' cavalli leggieri; perché parendonel camminareaGiovanni de' Medici (nel quale in questa sua prima esercitazionedella milizia apparivano segni della futura ferocia e virtù)che per errore si pigliasse la via più lungaabbandonati glialtri i quali disprezzorono il consiglio suoentròpiùore innanzi che sopravenisse la nottein Sorbolungo; gli altri duecapitanidopo lungo circuitoingannati secondo dicevano dallaguidaritornorno finalmente all'esercito. Né potette Giovannide' Medici rimasto con la sua compagnia sola fermarsi la notte inSorbolungoperché la mattina medesima Francesco Mariapresentita la mossa degli inimiciimmaginando dove andassinosi eracon grandissima celerità mosso con tutto l'esercito; il qualenon ricevendo impedimento dal transito del fiumeperché lopassorno a Fossombrone dove è il ponte di pietrapervenneinnanzi fusse la notte a Sorbolungo; per la venuta de' qualiGiovannivedendosi impotente a resisteresi ritirò versoOrcianoseguitandolo i cavalli degli inimici da' quali furno presimolti de' suoi. A Orcianoentrato nell'alloggiamento di Lorenzodisse a luicon grandissima indegnazioneo la negligenza o la viltàdi Brunoro e di Giovambatista da Stabbiai quali erano presentiavergli tolta quel dì la vittoria della guerra. Questa fu laprima ma non già sola occasione di prospero successo cheperdesse l'esercito di Lorenzoperché e di poi ne perdédell'altre maggiori; e seguitorono continuamente piùperniciosi disordiniaccompagnandosi con la fortuna avversa icattivi consigli.

Cap.iv

Ritiratadell'esercito di Lorenzo verso Monte Baroccio; scaramuccie coinemiciche li prevengono nell'occupazione del luogo. Posizione deidue eserciti. Nuovo spostarsi dell'esercito di Lorenzo. Presa di SanGostanzo. L'esercito di Lorenzo sotto Mondolfo; ferita di Lorenzo.Resa del castello.

Lecastella di Orciano e Sorbolungoposte in luogo eminentesonodistanti l'uno dall'altro poco piú di due miglia; nel mezzosono tutte colline e monticellie uno castello chiamato Bartidoveera alloggiata parte della gente di Francesco Maria: nella qualepropinquità degli eserciti si attese tutto il díseguente a scaramucciare. Vari erano i consigli tra i capitanidell'esercito di Lorenzo: perché alcunie quegli massimedalla sentenza de' quali non pendeva la deliberazioneconfortavanoche si andasse ad assaltare gli inimiciparendo forse lorosenzamettere né sé né altri a pericolocol proporrevanamente consigli arditi acquistare nome di coraggiosi; ma Renzo eVitelloil parere de' quali era sempre seguitato da Lorenzodissuaseno questo consiglioperché gli inimici eranoalloggiati in sito forteavevano il castello a ridosso dove nonpoteva andarsi se non per cammino difficile: dannando ancora ilsoprasedere in quegli luoghi come cosa inutile e da non partorirel'effetto per il quale si erano mossi da Pesero; perchéessendo Sorbolungo in potestà di Francesco Mariaera moltodifficile impedire le vettovaglie del Vicariato. Con le qualiragioniavendo dannata ogn'altra deliberazioneottenevano pernecessità che si dovesse ritornare indietro. E perchéla ritirata non avesse similitudine di fugaproponevano non chel'esercito ritornasse agli alloggiamenti di prima ma che si andasse aoccupare Montebaroccio e i luoghi da' quali si erano partiti gliinimicidonde si poteva procedere inverso Urbino. Con la qualedeliberazione partí lo esercito la mattina seguente al faredel díma si credeva questa essere non ritirata ma fuga.Dalla quale opinionedivulgata per tutto il campoprocedette chedue uomini d'arme fuggiti a Francesco Maria gli riferirono gliinimici pieni di spavento levarsi quasi fuggendo. Peròparendogli d'avere la vittoria quasi certamosse subito l'esercitoper il cammino a traverso de' montisperando di pervenire a lorocome fussino calati nella pianura; i quali credeva dovessino andareper la via piú breve e piú facile: per la quale seandavanonon poteva né l'una parte né l'altra fuggireil combattere. Ma la fortuna volle che per salvare un cannonerimasto indietro il dí dinanzi perché alla carretta siera rotta una ruotal'esercito di Lorenzo andasse a ripassare ilMetro al medesimo Mulino di Madonnaluogo piú basso piúdi quattro miglia che quello al quale lo conduceva la strada piúfacile e piú breve. Da cause e da accidenti tanto piccoli sivariano nelle guerre eventi di grandissimo momento! Passorono tutti icavalli e i fanti a guazzo ma con grandissima tarditàequegli che erano passati si voltavano subito in ordinanza per ilpiano verso Fossombrone. Era già passata tutta la fanteria; edovendo passare le genti d'arme e i cavalli leggieri che camminavanonell'ultima parte del campocominciorono i cavalli leggieri degliinimiciche erano molti ed elettia scaramucciare con loro: nellaquale scaramuccia fu preso Gostantinofigliuoloanzi non manconipote che figliuolodi Giampaolo Baglioneperché era natodi lui e d'una sorella sua. Però Giampaoloil quale venutonon molti dí prima all'esercito conduceva l'avanguardiaattendendo a fare ogni sforzo per recuperarlotardò tanto chedi avanguardia diventò retroguardosuccedendo nel primo luogoLorenzo che menava la battagliae nel luogo della battaglia TroiloSavello che menava il retroguardo; perché Renzo e Vitelloandavano innanzi co' fanti. Ma come Francesco Maria e i suoi capitaniveddono che gli inimicisecondo che avevano passato il fiumesivoltavano verso Fossombronesi accorsono non essersi mossi perfuggire ma per occupare il Monte Baroccio: però cessando lacupidità prima del combatterefondata in sul terroreimmaginato degli inimicilasciate le bagagliecorseno subito consomma celeritàsenza ordine alcuno e con le bandiere in su lespalleper occupare uno passo forte del fiume chiamato leTavernelledove la natura ha fatto uno fossato dirupato che pigliatutto il traverso d'uno piano insino al montené si puòpassare se non a uno passo che è fatto per la strada; al qualese gli inimiciche secondo passavano si voltavano a quella partefussino prevenutisi riducevano in manifestissimo pericolo. E benchéLodovico figliuolo di Liverotto da Fermo il quale il dímedesimo era con mille fanti venuto nell'esercito di Lorenzoe unosergente spagnuolopratichi del paesene avvertissino Lorenzo e isuoi capitaninon feciono frutto alcuno; perché con tutto chei fanti tedeschi e guasconi si dimostrassino prontissimi acombattereil medesimo si gridasse per tutto il campoe apparisseLorenzo non ne essere alienonondimeno Renzo da Ceri e Vitelloconsigliorno non essere bene farsi incontro agli inimici ma doversiritirare a uno colle vicinodonde senza sottoporsi ad alcunopericolo farebbono loronel passare il fiumeco' cavalli espeditidanno gravissimo. Cosílasciato quel passo forteRenzo sivoltò verso il montee gli spagnuolicome ebbono occupatoquel passosalutati con gli archibusi i tedeschi a' quali erano piúpropinquisignificorno con allegrissimo grido di conoscere di esseredi manifesto pericolo ridotti alla salute quasi certa. Cosíoper imprudenza o per viltà (se già la malignitànon vi ebbe parte)perdé Lorenzo quello día giudiciodi tuttil'occasione della vittoria. Alloggiò la nottel'esercito suo a uno castello vicino detto Saltara; ma l'esercito diFrancesco Mariacontinuando con grandissima celerità ilcammino insino a non piccola parte della nottesi condusseall'alloggiamento di Montebaroccioprevenendo duemila fantimandativi da Lorenzo per occuparlo: il quale andòil díseguentead alloggiare due miglia piú alto da Saltara versoil monteluogo volto verso Montebaroccioma piú basso edalla parte del mare. Stettono in questi luoghi amendue gli esercitivicini circa a uno miglio; ma con incomodità maggiore quellodi Lorenzoil quale pativa spesso di vettovaglie: perchéportandosi da Pesero a Fano per marebisognavaquando i venticontrari impedivano la navicazionecondurle per terrae a questodavano molti impedimenti i cavalli leggieri di Francesco Maria; iquali avvertiti da' paesani di ogni andamentobenché minimodegli inimici correvano continuamente per tutto.

Nelqual tempo mandò Francesco Maria uno trombetto a mostrare a'fanti guasconi certe lettere trovate nelle scritture de' secretari diLorenzole qualiil dí che e' si partí dal castellodi Saltaraerano state insieme con una parte de' suoi carriaggitolte da' cavalli degli inimici; per le quali lettere si comprendevache il ponteficeinfastidito delle disoneste taglie de' guasconia'quali era stato necessario accrescere ciascuno meseimmoderatissimamente i pagamentidesiderava si facesse ogni operaper indurgli a tornarsene di là da' monti: per le qualilettere era pericolo che il dí medesimo non facessino qualchetumulto se Carbone guascone loro capitano e Lorenzo de' Mediciingegnandosi di persuadere essere lettere finte e inganni degliinimicinon gli avessino raffrenati. Nondimeno il sospetto di questacosala difficoltà delle vettovagliee lo essere alloggiatiin luogo dove senza comparazione si mostrava maggiore il pericolo diperdere che la speranza di acquistarefece deliberare di levarsi(ancorché non paresse senza vergogna il discostarsi tantospesso dagli inimici) ed entrare nel Vicariato da quella parte che èpiú vicina al maree procedere insino al fine versoFossombrone: deliberazione approvata da tutto il campoma non senzainfamia grande di Renzo e di Vitello; perché le voci di tuttii soldati risonavano che se da principio avessino deliberato questomedesimo arebbeno messo gli inimici in grande difficoltà divettovaglie. Anzi Lorenzo medesimo gli riprendeva piú che glialtri; lamentandosi cheo per allungare per utilità propriala guerra o per impedire a lui il farsi famoso nell'armiforsetemendo dalla grandezza sua effetti simili a quegli i quali avevacontro alle case loro prodotta la grandezza del duca Valentinoavessino condotto in tante difficoltà e in tanti pericoli unoesercito sí potente e tanto superiore di numero e di forzeagli inimici.

Andòadunque l'esercito a campo a San Gostanzocastello del Vicariato;gli uomini del quale benché cercassinobattendosi giàle mura con l'artiglieriedi arrendersinondimenoconoscendosi lafacilità dello sforzarlo e desiderando di mitigare gli animigonfiati de' guasconiritirati tutti gli altri soldati dallamuragliafu lasciata la facoltà di assaltarlo a' guasconisoliacciò che soli lo saccheggiassino. Preso San Gostanzoandò il dí medesimo il campo a Mondolfo distante duemigliacastello piú forte e migliore del Vicariatosituatoin su una collina in luogo eminentecinto da fossi e di muraglia danon disprezzarealla quale il sito del luogo fa terrapienoe doveerano a guardia dugento fanti spagnuoli. Piantoronsi la nottemedesima l'artiglierie dalla parte di verso mezzodíma o pernegligenza o per inconsiderazione di Renzo da Ceriil quale ebbequesta curafurono piantate in luogo scoperto e senza ripari; inmodo cheinnanzi che il sole fusse stato una ora sopra la terrafurono dall'artiglierie di dentro ammazzati otto bombardieri e moltiguastatorie ferito Antonio Santa Croce capitano della artiglieria.Per il che commosso molto di animo Lorenzoancora che sconfortato datutti i capitaniche quello che poteva commettere ad altri nonvolesse eseguire da se stesso con tanto pericoloandò inpersona a fare fare i ripari; dove essendosi affaticato insino amezzodíavendo proveduto opportunamentesi tiròindietro per andare a riposarsi sotto certi alberiparendogli esserecoperto dalla sommità del monte: ma nello andaremancandol'altezza del collescoperse la rocca per fianco situata dalla partedi ponentené prima l'ebbe scoperta che vidde dare fuoco auno archibuso; il colpo del quale per schifare gittandosi in terrabocconiinnanzi che arrivasse a terrail colpoche altrimenti gliarebbe dato nel corpogli percosse nella sommità del capotoccando l'osso e riuscendo lungo la cotenna verso la nuca. FeritoLorenzoi capitani accorgendosi cheancora che fusse battuto ilmurorestava troppa altezza del terrapienocominciorono a fare unaminacon la quale entrati sotto uno torrione che era contiguo almuro battuto gli dettono il quinto dí il fuoco; il qualeavendo con grande impeto gittato in terra a mezzodí iltorrione e uno pezzo grande della muraglia congiunta a quellosicominciò subito a dare la battagliama con poco ordine equasi a casola quale non partorí altro frutto che quello chesogliono comunemente partorire gli assalti male ordinati: nondimenoessendo venuta la nottei soldati non sperando soccorsoperchéFrancesco Mariao per non perdere quello sito o per altra cagionenon si era partito dallo alloggiamento di Montebarocciosiarrenderono salvo l'avere e le personelasciando in predabruttamente gli uomini della terra.

Cap.v

Ilcardinale di Santa Maria in Portico legato pontificio all'esercito;tumulti per questioni fra soldati tedeschi e italiani; conseguentesospensione delle operazioni. Defezione di soldati spagnuolidall'esercito pontificio. Strage di soldati tedeschi. Defezione diguasconi e di tedeschi dall'esercito pontificio. Consiglio dei capidell'esercito di rimettere i Bentivoglio in Bologna e sdegno delpontefice per tale proposta.

Perla ferita di Lorenzocostituito in gravissimo pericolo della vitail pontefice mandò legato allo esercito il cardinale di SantaMaria in Portico; il qualecongiunta già la fortuna a'pessimi governicominciò con infelici auspici a esercitarequella legazione. Perché il dí seguente che e' fuarrivato allo esercitoessendo nata a caso una quistione tra unofante italiano e uno tedescoe correndovi i piú vicini eciascuno chiamando il nome della sua nazionesi ampliò iltumulto per tutto il campoin modo chenon si sapendo che origineavesse o che cagionetutti i fanti per armarsi si ritiravanotumultuosamente agli alloggiamenti de' suoi; ma quegli che nelritirarsi si riscontravano in fanti di altre lingue erano molte volteammazzati da loro: equel che fu cagione di maggiore disordineessendo i fanti italiani andati in ordinanza verso il luogo nel qualeera cominciata la quistionefurono da' fanti guasconi saccheggiatigli alloggiamenti loro. Concorsono i capitani principali delloesercitoi quali allora erano nel consiglioper porre rimedio atanto disordine; ma vedendo il tumulto grande e pericolosociascunoabbandonando i pensieri delle cose comuni per lo interesseparticolare si ritirò a' suoi alloggiamenti; e messe subito inordine le loro genti d'armenon pensando se non a salvare quellesidiscostorono con esse dal campo circa uno miglio. Solo il legatoBibbienacon la costanza e prontezza che apparteneva all'officio eall'onore suonon abbandonò la causa comuneriducendosimolte volteper il furore della moltitudine concitatain pericolonon piccolo della vita; per opera del qualenon senza moltedifficoltà e interponendosene molti de' capitani de' fanticessò finalmente il tumulto; nel quale erano statiin diversiluoghi del campomorti piú di cento fanti tedeschipiúdi venti italiani e qualche fante spagnuolo. Questo accidente fucagione chedubitandosi che se l'esercito stava insieme i fantiesacerbati per le offese ricevute non combattessino per ogni piccolocaso l'uno contro all'altrosi deliberasse non procedere per alloraa impresa alcuna ma tenere separato l'esercito. Però furonoalloggiate nella città di Pesero le genti d'arme della Chiesae de' fiorentini e i fanti italiani; perché le lanciefranzesinon essendo ancora risolute le difficoltà tra ilpontefice e il renon si erano mai mosse da Rimini. Alloggiorono ifanti guasconi nel pianopresso a mezzo miglio di quella città;gli altri fanti furono distribuiti in su il monte della Imperialemonte sopra Pesero dalla parte di verso Riminiin su il quale èuno palazzo fabricato dagli antichi Malatesti. E furono alloggiaticon questo ordine: gli spagnuoli in su la sommità del monteitedeschi piú a basso secondo che il monte scendee i corsialle radici del monte.

Cosístettono ventitré dínon si facendo in quel mezzoaltro che scaramuccie di cavalli leggieri; perché FrancescoMarianon potendo sperare di rompere alla campagna sí grossoesercito né tentareper la vicinità lorol'espugnazione di alcuna terraattendendo a conservare quello cheaveva acquistatosi stava fermo. Ma il vigesimo quarto dípartito di notte da Montebaroccioarrivò all'alba del díin su la sommità del monte negli alloggiamenti deglispagnuoli; co' qualio con tutti o con parte di lorosi credetteper quello che dimostrò il progresso della cosache avesseavuta secreta intelligenza. Venuto quivisubito i suoi spagnuoligridorno agli altri che se volevano salvarsi gli seguitassinoallaquale voce la maggiore partemessosi ciascuno in sul capo unoramuscello di fronde verdi come aveano lorogli seguitò: solii capitani con circa ottocento fanti si ritirorono a Pesero. Cosíuniti andorono agli alloggiamenti de' tedeschii quali non facevanoda quella parte custodia alcunaper la sicurtà che dava lorola vicinità de' fanti spagnuoli; trovatigli cosíincauti n'ammazzorno e ferirno piú di secentogli altrifuggendo negli alloggiamenti de' corsi si discostorono insieme versoPesero: i guasconisentito il tumultomessisi in ordinanzanonvolleno mai muoversi del luogo loro. Uccisi i tedeschi e tirata a séla maggiore parte de' fanti spagnuoliFrancesco Maria fermòl'esercito tra Urbino e Pesero; pieno di speranza che con luis'avessino a unire i guasconi e quegli fanti tedeschi i qualilevatinel tempo medesimo del campo di Lautrecherano sempre andatialloggiati e proceduti insieme.

Eratra' guasconi Ambraemulo del capitano Carbone; il qualegiovane disangue piú nobile e parente di Lautrechaveva appresso a loroautorità maggiore. Costui aveva trattato occultamentemoltigiornidi passare con quei fanti a Francesco Maria; e gli davaoccasione chenon contenti di avere accresciuti immoderatamente glistipendidimandavano di nuovo insolentemente condizioni moltomaggiori: alle quali repugnando i ministri del ponteficesiinterponevano per concordargli Carbone e il capitano delle lanciefranzesivenuto da Rimini a Pesero per questa cagione. Ma cinque osei dí da poi che era succeduto il caso degli spagnuoli etedeschi al monte della ImperialeFrancesco Maria con tuttol'esercito si scoperse vicino a loro. Una parte de' quali insieme conAmbramessasi in battagliacon sei sagri e seguitata da' tedeschisi uní con lui; ingegnandosi invano Carbone con prieghi e conparole ardenti di ritenergli: col quale rimasono sette capitani conmille trecento fanti; gli altri tuttiinsieme co' tedeschil'abbandonorno. E come nelle cose della guerra si aggiungono semprea' disordini nuovi disordinii fanti italianivedendo la necessitàche s'avea di lorola mattina seguente tumultuorno: i quali perquietare bisognòne' pagamenticoncedere dimande immoderate;non essendo né piú vergogna né minore avariziane' capitani che ne' fanti. Ed era certo cosa maravigliosa che nelloesercito di Francesco Marianel quale a' soldati non si davano mai idanarifusse tanta concordia ubbidienza e unione; non dependendotanto questocome con somma laude si dice di Annibale cartaginesedalla virtú o autorità del capitano quanto dallo ardoree ostinazione de' soldati: e per contrarioche nello esercito dellaChiesaove a' tempi debiti non mancavano eccessivi pagamentifussino tante confusioni e disordinie tanto desiderio ne' fanti dipassare agli inimici. Donde apparisce che non tanto i danari quantoaltre cagioni mantengono spesso la concordia e l'ubbidienza neglieserciti.

Spaventatida tanti accidentiil legato e gli altri che intervenivano nelconsiglioesaminato lungamente quello che per rimedio delle coseafflitte fusse da farené essendo piú prudenti oabbondanti di modi abili a provedere dopo i disordini seguiti chefussino stati a provedere che non seguissinomovendogli ancora gliinteressi e le cupidità particolariconchiuseno essere daconfortare il pontefice che restituisse i Bentivogli in Bolognainnanzi che essipreso animo dalla declinazione delle cose oincitati da altrifacessino qualche movimento: al quale come sipotrebbe resisteremostrarlo le difficoltà che avevano disostenere la guerra in uno luogo solo. Però avendoper daremaggiore autorità a tale consiglio o per piúgiustificazionein ogni eventodi tuttifatto distendere iniscrittura il parere comune e sottoscrittolo di mano del legato edell'arcivescovo Orsino (l'uno de' quali era congiunto d'anticaamicizia a' Bentivoglil'altro di parentado) e da tutti i capitanimandoronoper il conte Ruberto Boschetto gentiluomo modonesealpapa questa scrittura. La quale non solo fu disprezzata da luima silamentò con parole molto acerbe che i ministri suoie quegliche da lui avevano ricevuti tanti benefici o potevano sperare aogn'ora di ricevernegli proponessinocon tanto piccola fede eamoreconsigli non manco perniciosi che i mali i quali gli facevanogli inimici; risentendosene principalmente contro all'arcivescovoOrsinoper essere forse stato principale stimolatore degli altri aquesto consiglio: il quale sdegno si crede che forse fusse cagione ditorgli la dignità del cardinalatola quale gli era promessada tutti nella prima promozione.

Cap.vi

FrancescoMaria si volge verso Perugia. Esecuzione di capi di milizie spagnuolecolpevoli di accordi coi nemici. Provvedimenti dei pontifici per farfallire l'impresa del duca di Urbino. Accordi di Giampaolo Baglionicon Francesco Maria. I progressi dei nemici costringono FrancescoMaria a ritornare nel ducato.

MaFrancesco Mariaessendo tanto accresciute le forze sue e diminuitequelle degli avversarialzò l'animo a maggiori pensieristimolato ancora dalla necessità; perché i fanti venutiseco erano stati tre mesi quasi senza danaria questi venutinuovamente niuna facoltà avea di darne; ed essendo il ducatodi Urbino esausto e quasi tutto spogliatonon solo non vi avevano isoldati facoltà di predare ma con difficoltà vi eranovettovaglie bastanti a nutrirgli. Ma nella elezione della impresa glibisognò seguitare la volontà di altri. Perchéessoper lo stabilimento del suo statodesideravainnanzi tentassealtra cosaassaltare di nuovo Fano o qualcun'altra delle terre postein sul mare; ma per l'inclinazione de' soldati cupidi delle prede edelle rapine deliberò voltarsi piú presto in Toscanadoveper essere pieno il paeseche era senza sospettoed esservipiccoli provedimentisperavano potere fare grandissimi guadagni.Incitavalo oltre a questo la speranza di potereper mezzo di CarloBaglione e di Borghese Petruccifare mutazione in Perugia e inSienadonde sarebbono augumentate assai le cose suee le molestie ei pericoli del pontefice e del nipote. Perciòil díseguente a quello nel quale ebbe raccolti i guasconimossel'esercito verso Perugiama come fu nel piano di Agobbiodeliberòmanifestare il sospetto suoanzi scienza quasi certache aveadella perfidia del colonnello Maldonato e di alcuni altri congiuntinella medesima causa con lui.

Erala cosa nata e venuta a luce in questo modo. Quando l'esercito passòper la RomagnaSuaresuno de' capitani spagnuolirimasto indietrosotto finzione di essere ammalatosi era lasciato studiosamente fareprigione; e menato a Cesena a Lorenzogli disseper parte diMaldonato e di due altri capitani spagnuolila causa di congiugnersicon Francesco Maria non essere stata per altro che per avereoccasione di fare qualche servizio notabile al pontefice e a luipoiché non era stato in potestà di essi ovviare chequesto movimento si facesse; promettendogli in nome loro chesubitoche avessino opportunità di farlolo metterebbono aesecuzione. Le quali cose non essendo note a Francesco Mariacominciò a sospettare per alcune parole dette incautamente daRenzo da Ceri a uno tamburino degli spagnuoli; perchécomemotteggiandolo dimandò: - Quando vorranno quegli spagnuolidarci prigione il vostro duca? - La quale voceentrata piúaltamente nel petto di Francesco Mariagli avea data cagione diosservare diligentemente se nello esercito fusse fraude alcuna. Mafinalmenteper le scritture intercette ne' carriaggi di LorenzocompreseMaldonato essere autore di qualche insidia. La quale cosaavendo dissimulata insino a quello díné gli parendodoverla piú dissimularechiamati a parlamento tutti i fantispagnuoliegli stando in luogo rilevato in mezzo di tutticominciòa ringraziargli con efficacissime parole delle opere che con tantaprontezza avevano fatto per luiconfessando non essereo ne' tempimoderni o nelle istorie antichememoria di principe o di capitanoalcuno che avesse tante obligazioni a gente di guerra quanteconosceva egli d'avere con loro: conciossiachénon avendodenari né modo di promettere loro remunerazioneessendoquando bene avesse recuperato tutto il suo statopiccolo signorenon fatto mai loro alcuno beneficionon essendo della medesimanazione né avendo mai militato ne' campi lorosi fussino síprontamente disposti a seguitarlo contro a uno principe di tantagrandezza e riputazione; né tirati dalla speranza della predaperché sapevano essere condotti in uno paese povero e sterile.Delle quali operazioni non avendo facoltà di rendere lorograzie se non con la sincerità della volontà edell'animoessersi sommamente rallegrato che avessino acquistatonon solo per tutta Italia ma per tutte le provincie di Europamaravigliosa famaalzando insino al cielo ciascuno la loro egregiafede e virtúche pochissimi di numerosenza danari senzaartiglierie senza alcuna delle provisioni necessarie alla guerraavessino tante volte fatto voltare le spalle a uno esercitoabbondantissimo di danari e di tutte l'altre cosenel qualemilitavano tante bellicose nazionie contro alla potenza di unopontefice grandissimo e dello stato de' fiorentinia' quali eracongiunta l'autorità e il nome de' re di Francia e di Spagna:disprezzatiper mantenere la fede e la fama degli uomini militariicomandamenti de' propri signori. Le quali cose come per la gloria delnome loro gli davano incredibile piacerecosí per contrarioavergli dato e dargli molestia incredibile tutte le cose chepotessino oscurare tanto splendore. Malvolentieri e con inestimabiledolore indursi a manifestare cose che gli costrignessino a offenderealcuno di quegli a ciascuno de' quali aveva prima fatta deliberazionedi esserementre gli durava la vitaschiavo particolarmente;nondimenoperché per il tacere suo il disordine cominciatonon diventasse maggioree perché la malignità dialcuni non spegnesse tanta gloria acquistata da quello esercitoedessendo anche conveniente che in lui potesse piú l'onore ditutti che il rispetto di pochimanifestare loro essere in quelloesercito quattro persone che tradivano la gloria e la salute ditutti. Della sua non fare menzione né lamentarsiperchétravagliato da tanti casi e stato perseguitato senza sua colpa síacerbamente dalla fortunaessere qualche volta manco desiderosodella vita che della morte; ma non patire le obligazioni che avevacon loronon l'amore smisurato che meritamente gli portava che nonfacesse loro palese che il colonnello Maldonato (quello in cui dovevaessere maggiore cura della salute e gloria di tutti)il capitanoSuares (quello che per ordire tanta tristiziasimulando di essereinfermatosi era fatto in Romagna pigliare dagli inimici)e duealtri capitaniavevano con scelerati consigli promesso tradirgli aLorenzo de' Medici: i quali consigli erano stati interrotti dallavigilanza suaper la quale rendendosi sicuronon avere prima volutomanifestare tanto peccato; ma non gli parendo di tenere piúsottoposto sé e tutti gli altri a sí grave pericoloavere aperto loro quello che molto innanzi era stato saputo da lui.Apparire queste cose per lettere autentiche trovate nelle scrittureche furono intercette di Lorenzoapparire per molti indizi econgetture; le quali tutte volere proporre loroacciò chefussino giudici di tanto delittoe udito le cose propostequelloche in defensione loro dicessino questi accusatipotessinorisolversi a quella deliberazione che paresse loro piúconforme alla giustiziae alla gloria e utilità delloesercito. Finito che ebbe di parlare fece leggere le lettere edesporre gli indizi. Le quali cose udite da tutti con grandissimaattenzionenon fu dubbio che per giudicio comune non fussinosenzaudirgli altrimentiMaldonatoSuares e gli altri due capitanicondannati alla morte; la quale subitofattigli passare in mezzodelle file delle picchefu messa a esecuzione: e purgatosecondodicevanocon questo supplizio tutta la malignità che eranell'esercitoseguitorono il cammino verso Perugia.

Nellaquale era già entrato Giampaolo Baglionepartitosi da Peserosubito che ebbe inteso il disegno loroe si preparava perdifendersiavendo armati gli amici e messi dentro molti del contadoe de' luoghi vicini; e gli aveva mandato il legato in aiuto CammilloOrsino suo genero condottiere de' fiorentinicon gli uomini d'armedella condotta sua e con dugento cinquanta cavalli leggieri: con lequali forze si credeva che avesse a sostenere l'impeto degli inimicimassime essendosi fatto molti provedimenti per interrompere iprogressi loro. Perché a Città di Castello era andatoVitello con la compagnia sua delle genti d'arme e Sise con le lanciefranzesile qualiperché tra 'l pontefice e il re erastabilita la confederazionenon erano piú sospette; e Lorenzode' Mediciche guarito della sua ferita era nuovamente venuto daAncona a Peseroerane andato in poste a Firenze per fare di làle provisioni che fussino necessarie alla conservazione di quellodominio e delle città vicine; e si era deliberato che illegato col resto dello esercitoper necessitare Francesco Maria adabbandonare la impresa di Toscanaentrasse nel ducato di Urbinoalla guardia del quale non erano restati altri che gli uomini delleterre.

AccostossiFrancesco Maria a Perugianon senza speranza di qualcheintelligenza. Dove cavalcando Giampaolo per la cittàfuassaltato in mezzo della strada da uno della terra; il qualenon gliessendo riuscito il ferirlofu subito ammazzato dal concorso diquegli che accompagnavano Giampaolo: il qualein questo tumultofece ammazzare alcuni altri di quegli che gli erano sospetti; eliberato dalle insidiepareva liberato da ogni pericoloperchégli inimicistati già intorno a Perugia piú dínon avevano facoltà di sforzarli. E nondimeno Giampaoloquando manco il pontefice aspettava questoallegando ingiustificazione sua che il popolo di Perugiaal quale non era inpotestà sua di resisterenon voleva piú tollerare idanni che si facevano nel paeseconvenne con quello esercito dipagare diecimila ducaticoncedere vettovaglia per quattro dínon pigliare arme contro a Francesco Maria in quella guerrae cheessi si uscissino subito del perugino: cosa molto molesta e ricevutain sinistra parte dal ponteficeperché confermò laopinione insino da principio della guerra conceputa di luiquandomolto lentamente andò allo esercito con gli aiuti promessiche per essergli sospetta la potenza di Lorenzo desiderasse cheFrancesco Maria si conservasse il ducato di Urbino; aggiugnendosil'essergli stato molesto chementre stette nel campo appresso aLorenzofusse stata molto maggiore l'autorità di Renzo e diVitello che la sua. La memoria delle quali cose fu nel temposeguenteper avventuracagione in gran parte delle sue calamità.

ConvenutoFrancesco Maria co' peruginisi voltò verso Città diCastello; dove avendo fatto qualche scorreriacon intenzione dientrare dalla parte del Borgo a San Sepolcro nel dominio fiorentinoil pericolo dello stato proprio lo indusse ad altra deliberazione.Perché il legato Bibbienaavendo di nuovo soldato molti fantiitalianiseguitando la deliberazione fatta a Pesero[si] era colresto dell'esercito accostato a Fossombrone: la quale cittàbattuta dalle artiglieriefu il terzo dí espugnata esaccheggiata. Andò dipoi a campo alla Pergoladove il secondodí si uní coll'esercito il conte di Potenzaconquattrocento lancie spagnuole mandate dal re di Spagna in aiuto delpontefice. Non era nella Pergola soldato alcunoma solamente unocapitano spagnuolo e molti uomini del paesei quali impauriticominciorono a trattare di arrendersi; ma mentre che si trattavaessendo stato ferito nel volto il capitano che stava in sul murovoltatisi i soldatisenza ordine alcuno e senza comandamento de'capitanialla muragliapreseno per forza la terra. Dalla Pergola sidisegnava di andare a campo a Cagli; ma essendo venuto avviso cheFrancesco Mariaintesa la perdita di Fossombroneritornava concelerità grande in quello statodeliberorono di ritirarsi.Però la notte medesima che il legato ebbe questa notizia silevorono dalla Pergolae venuti a Montelione e già cominciatoa farvi lo alloggiamento per stare quivi la notteavuti avvisi nuoviche la prestezza degli inimici riusciva maggiore di quello che sierano persuasie che mandava innanzi mille cavalli con un fante ingroppa per unoacciò checostrignendogli a camminare piúlentamenteavesse tempo l'esercito a sopragiugnergliandorono settemiglia piú innanzia uno luogo detto il Bosco; donde partitila mattina seguente innanzi al giornosi ridussono la sera a Fano;avendo già quasi alla coda i cavalli degli inimicivenuti contanta prestezza che se solamente quattro ore fusse stata piútarda la ritirata non sarebbe stato senza difficoltà ilfuggire la necessità del combattere.

Cap.vii

Congiuradel cardinale Alfonso Petrucci contro il pontefice. Esami e pene deicongiurati. Nomine numerose di nuovi cardinalidi cui alcuniappartenenti a famiglie nobili romane.

Manon procedevano in questo tempo piú felicemente le cose delpontefice nelle altre azioni che ne' travagli della guerra: alla vitadel quale insidiava Alfonso cardinale di Sienasdegnato che ilponteficedimenticatosi delle fatiche e de' pericoli sostenuti giàper Pandolfo Petrucci suo padre perché i fratelli e luifussino restituiti nello stato di Firenzee delle opere fatte da séinsieme con gli altri cardinali giovani nel conclaveperchée' fusse assunto al pontificatoavesse in ricompensazione di tantibenefici fatto cacciare di Siena Borghese suo fratello e lui; dondeprivato eziandio delle facoltà paterne non poteva sosteneresplendidamentecome solevala degnità del cardinalato. Peròardendo di odioe quasi ridotto in disperazioneaveva avutopensieri giovenili di offenderlo egli proprio violentemente conl'armi; ma ritenendolo il pericolo e la difficoltà della cosapiú che lo esempio o lo scandolo comune in tutta lacristianitàse uno cardinale avesse di sua mano ammazzato unoponteficeaveva voltato tutti i pensieri suoi a torgli la vita colvelenoper mezzo di Batista da Vercellifamoso chirurgico e moltointrinseco suo. Del quale consigliose tal nome merita cosíscelerato furorequesto aveva a essere l'ordine: sforzarsicolcelebrarepoiché altra occasione non ne avevacon sommelaudi la sua periziache il ponteficeil quale per una fistolaantica che aveva sotto le natiche usava continuamente l'opera dimedici di quella professionepigliandone buono concetto lo chiamassealla cura sua. Ma la impazienza di Alfonso difficultò molto lasperanza di questa cosa. La quale mentre che si tratta con lunghezzaAlfonso non sapendo contenersi di lamentarsi molto palesemente dellaingratitudine del ponteficediventando ogni dí piúesosoe venuto in sospetto che non macchinasse qualche cosa controallo statofu finalmente quasi costretto di partirsiper sicurtàdi se stessoda Roma. Ma vi lasciò Antonio Nino suosecretario; tra il quale e lui essendo continuo commercio di letterecomprese il ponteficeper alcune che furono intercettetrattarsicontro alla vita sua. Peròsotto colore di volere provederealle cose di Alfonsolo chiamò a Romaconcedutoglisalvocondottoe dataper la bocca propriafede di non lo violareallo oratore del re di Spagna. Sotto la quale sicurtàancorache conscio di tanta cosaandato imprudentemente innanzi alponteficefuronoegli e Bandinello cardinale de' Sauli genovesefautore anche esso della assunzione di Lione al pontificato maintrinseco tanto di Alfonso che si pensava fusse conscio d'ogni cosaritenuti nella camera medesima del papadonde furono menati prigioniin Castello Santo Agnolo; e subitamente ordinato che Batista daVercelliil quale allora medicava in Firenzefusse incarcerato eincontinente mandato a Roma. Sforzossi con ardentissime querele epretesti di fare liberare Alfonso l'oratore del re di Spagnaallegando la fede data a lui come a oratore di quel re non esserealtro che la fede data al re proprio. Ma il pontefice rispondeva chein uno salvocondottoquantunque amplissimo e pieno di clausule fortie specialinon si intende mai assicurato il delitto contro alla vitadel principe se non vi è nominatamente specificato: avere lamedesima prerogativa la causa del velenoaborrito tanto dalle leggidivine e umane e da tutti i sentimenti degli uomini che aveva bisognodi particolare e individua espressione.

Preposeil pontefice all'esamina loro Mario Perusco romanoprocuratorefiscaledal quale rigorosamente esaminati confessorono il delittomacchinato da Alfonso con saputa di Bandinello; la quale confessionefu confermata da Batista cerusico e da Pocointesta da Bagnacavalloil quale sotto Pandolfo suo padre e sotto Borghese suo fratello erastato lungamente capitano della guardia che stava alla piazza diSiena; i quali due furono publicamente squartati. Ma dopo questaconfessione funel prossimo concistorioritenuto e condotto nelcastello Raffaello da Riario cardinale di San Giorgiocamarlingodella sedia apostolica; il quale per le ricchezzeper lamagnificenza della sua corte e per il tempo lungo che era stato inquella dignitàera senza dubbio principale cardinale delcollegio: il quale confessò non gli essere stata comunicataquesta macchinazionema il cardinale di Sienalamentandosi eminacciando il ponteficeavergli detto piú volte parole perle quali aveva potuto comprendere avere in animose ne avesseoccasionedi offenderlo nella persona. Querelossi dipoi ilponteficein uno altro concistorionel quale i cardinalinonassuefatti a essere violatierano tutti smarriti di animo espaventatiche cosí crudelmente e sceleratamente fusse statoinsidiato alla vita sua da quegli i qualicostituiti in tantadegnità e membri principali della sedia apostolicaeranosopra tutti gli altri obligati a difenderla; lamentandosiefficacemente del suo infortunioe che non gli fusse giovatol'essere stato e l'essere continuamente benefico e grato con ognunoeziandio insino a grado che da molti ne fusse biasimato: soggiugnendoche in questo peccato erano ancora degli altri cardinalii quali seinnanzi che fusse licenziato il concistorio confessassinospontaneamente il loro delittoessere parato a usare la clemenza e aperdonare loroma che finito il concistorio si userebbe contro a chifusse congiunto a tanta sceleratezza la severità e lagiustizia. Per le quali parole Adriano cardinale di Corneto eFrancesco Soderino cardinale di Volterrainginocchiati innanzi allasedia del ponteficedissonoil cardinale di Siena avere con lorousate delle medesime parole che aveva usate col cardinale di SanGiorgio.

Finitie publicati nel concistorio gli esaminifurono Alfonso e Bandinelloper sentenza data nel concistorio publicoprivati della degnitàdel cardinalatodegradati e dati alla corte secolare. Alfonsolanotte prossimafu occultamente nella carcere strangolato; la pena diBandinello permutataper grazia del ponteficedalla morte aperpetua carcere: il qualenon molto poinon solo lo liberòdalla carcere mapagati certi danarilo restituí alladegnità del cardinalato; benché con lui avesse piúgiusta causa di sdegno perchébeneficato sempre da lui eveduto molto benignamentenon si era alienato per altro che per laamicizia grande che aveva con Alfonsoe per sdegno che il cardinalede' Medici gli fusse stato anteposto nella petizione di certibenefici. E nondimeno non mancorono interpretatoriforse maligniche innanzi fusse liberato dalla carcere gli fusse stato datopercommissione del ponteficevelenodi quella specie che nonammazzando subitamente consuma in progresso di tempo la vita di chilo riceve. Col cardinale di San Giorgioper essere il delittominoreancora che le leggi fatte e interpretate da' príncipiper sicurtà de' loro stati voglino che nel crimine dellamaestà lesa sia sottoposto all'ultimo supplicio non solo chimacchina ma chi sa chi accenna contro allo statoe molto piúquando si tratta contro alla vita del principeprocedette ilpontefice piú mansuetamente; avendo rispetto alla sua etàe autoritàe alla congiunzione grande che innanzi alpontificato era lungamente stata tra loro. Peròse benefusseper ritenere l'autorità della severitànellasentenza medesima privato del cardinalatofu quasi incontinenteobligandosi egli a pagare quantità grandissima di danarirestituito per grazia eccetto che alla voce attiva e passiva; allaquale fuinnanzi passasse uno annoreintegrato. A Adriano eVolterra non fu dato molestia alcunaeccetto che tacitamente pagornocerta quantità di danari: ma non si confidandonél'uno né l'altrodi stare in Roma sicuramente né conla conveniente dignitàVolterra con licenza del pontefice sene andò a Fondidove sotto l'ombra di Prospero Colonna stetteinsino alla morte del pontefice; e Adrianopartitosi occultamentequello che si avvenisse di lui non fu mai piú che si sapessené trovato né veduto in luogo alcuno.

Costrinsel'acerbità di questo caso il pontefice a pensare allacreazione di nuovi cardinaliconoscendo quasi tutto il collegioperil supplizio di questi e per altre cagioniavere l'animo alienissimoda lui: alla quale procedé tanto immoderatamente chepronunziòin una mattina medesimain concistorioconsentendo il collegio per timore e non per volontàtrentunocardinali; nella abbondanza del quale numero ebbe facoltà disodisfare a molti fini e di eleggere di ogni qualità diuomini. Perché promosse due figliuoli di sorelle suee alcunidi quegli chestati e nel ponteficato e prima a' servizi suoiegrati al cardinale de' Medici e a lui per diverse cagioninon eranoper altro rispetto capaci di tanta degnità; sodisfece nellacreazione di molti a príncipi grandicreandogli a istanzaloro; molti ne creò per danaritrovandosi esausto e ingrandissima necessità: furonvene alcuni chiari per opinione didottrinae tre generaliè questo tra loro il supremo gradodelle religioni di Santo Agostino di Santo Domenico e di SantoFrancesco; equello che fu rarissimo in una medesima promozioneduedella famiglia de' Triulzimovendolo nell'uno l'essere suo camerieree il desiderio di sodisfare a Gianiacoponell'altro la fama delladottrina aiutata da qualche somma di danari. Ma quello che dettemaggiore ammirazione fu la creazione di Franciotto Orsino e diPompeio Colonna e di cinque altri romani delle famiglie principaliche seguitavano o questa o quella fazione: con consiglio contrarioalle deliberazioni dell'antecessorema riputato imprudente e cheriuscí poco felice per i suoi. Perchéessendo semprela grandezza de' baroni di Roma depressione e inquietudine de'ponteficiGiulioessendo mancati i cardinali antichi di quellefamigliele quali Alessandro sesto per spogliarle degli stati propriaveva acerbamente perseguitatenon aveva mai voluto rimettere inalcuna di loro quella degnità; Lione tanto immoderatamentefece il contrario: non potendo però dirsi che fusse statotirato da' meriti delle persone; perché Franciotto fu promossodalla professione della milizia alla degnità del cardinalatoe a Pompeio doveva nuocere la memoria checon tutto fusse vescovoaveaper occasione della infermità [di Giulio]cercato difare tumultuare il popolo romano contro allo imperio de' sacerdotiedipoi si era ribellato apertamente con l'armi dal medesimo ponteficedal quale era stato per questo privato della degnitàepiscopale.

Cap.viii

FrancescoMaria nella Marca. Offerte d'aiuto del re di Francia al pontefice;sospetti reciproci e sospetti anche del re di Spagna. Battaglia aiborghi di Rimini; Francesco Maria passa in Toscana; difficoltàdi Francesco Maria e del pontefice. Concordia fra il pontefice eFrancesco Maria. Considerazioni dell'autore sulla guerra e sul modocon cui è stata condotta. Il re di Spagna prende possesso deisuoi stati; i veneziani riconfermano la lega difensiva col re diFrancia.

Main questo tempo Francesco Mariapoiché per la ritirataanzipiú presto fugadegli inimici non aveva avuto facoltàdi combattereavendo l'esercito molto potenteperché allafama del non avere resistenza nella campagna concorrevanocontinuamente nuovi soldatitirati dalla speranza delle predeentrònella Marca; dove Fabriano e molte altre terre si composono con luiricomperando con danari il pericolo del sacco e delle rapine de' lorocontadi. Saccheggionne alcune altretra le quali Iesimentretrattava di comporsi; e dipoi accostatosi ad Anconaalla difesadella quale città il legato aveva mandato gentevi stettefermo intorno piú dícon detrimento grandeper laperdita del tempodelle cose suenon combattendo ma trattando diaccordarsi con gli anconitani: i quali finalmenteper non perdere lericolte già maturegli pagorono ottomila ducatinon deviandoin altro dalla ubbidienza solita della Chiesa. Assaltò dipoila città di Osimo poco felicemente. Messe finalmente il campoalla terra di Corinaldodove erano dugento fanti forestieri; da'quali e dagli uomini della terra fu difesa sí francamente chestatovi intorno ventidue díalla finedisperato dipigliarlasi levò: con grande diminuzione del terrore diquello esercitoche non avesse espugnato terra alcuna di quelle cheavevano recusato di comporsi; il che non procedeva né dallaimperizia de' capitani né dalla ignavia de' soldatima perchénon avevano artiglierie se non piccolissima quantitàepiccoli pezzi e quasi senza munizione. E nondimeno era statonecessarioalle terre le quali non avevano voluto cederglidimostrare da se stesse la sua costanza e il suo valore: perchéi capitani dell'esercito ecclesiasticode' quali era principale ilconte di Potenzase bene avessino mandato gente a predare insino insu le mura di Urbinoe Siseritornato da Città di Castelloin Romagnafusse dipoi entrato nel Montefeltro e preso per forzaSecchiano e alcune altre piccole terresi erano ridotti adalloggiare cinque miglia presso a Peserodeliberati di nonsoccorrere luogo alcuno né di muoversi se non quanto glifacesse muovere la necessità del ritirarsi; perchéessendoquando erano tanto superiori di forzesuccedute cosíinfelicemente le cosetrovandosi ora tanto manco potenti difanterienon arebbeno non che altro ardito di sostenere la famadello approssimarsi degli inimici.

Nellaquale deliberazionefatta secondo la mente del ponteficegliconfermava la speranza della venuta di seimila svizzerii quali ilpapaseguitando il consiglio del re di Franciaavea mandato asoldare: perché quel redopo la confederazione fattadesiderava la vittoria del ponteficee nel tempo medesimo aveva dilui il medesimo sospetto che prima. Conservavanlo nel sospetto lerelazioni fattegli da Galeazzo Visconte e da Marcantonio Colonna;l'uno de' quali restituito dall'esilio nella patrial'altro per nongli parere che da Cesare fussino riconosciute l'opere suecondotticon onorate condizioni agli stipendi del reaveano riferito il papaessersi molto affaticato con Cesare e co' svizzeri contro a lui: emolto piú moveva il reche il pontefice aveva occultamentefatta nuova confederazione con Cesare col re di Spagna e col re diInghilterra; la quale benché gli fusse stato lecito di fareperché era stata fatta solamente a difesaturbava pure nonpoco l'animo suo. Facevagli desiderare che si liberasse dalla guerrail timore che se il pontefice non vedeva pronti gli aiuti suoi nonfacesse co' príncipi già detti maggiore congiunzione; eoltre a questo gli cominciava a essere molesta e sospetta laprosperità di quello esercitoil nervo del quale erano fantispagnuoli e tedeschi. Peròoltre ad avere consigliato ilpontefice di armarsi di fanti svizzerigli aveva offerto di mandaredi nuovo trecento lancie sotto Tommaso di Fois monsignore dello Scudofratello di Odetto; allegando cheoltre alla riputazione e valoredella personagli sarebbe utile a fare partire da Francesco Maria ifanti guasconico' quali questi fratelli di Foisnati di sanguenobilissimo in Guascognaaveano grande autorità. Aveva ilpontefice accettata questa offerta ma con l'animo molto sospesoperché dubitava come prima della volontà del redellaquale gli aveva accresciuto il sospetto la fuga de' fanti guasconitemendo che occultamente non fusse proceduta per opera di Lautrech. Ecertamentechi osservò in questo tempo i progressi de'príncipi potette apertamente conoscere che niunointrattenimento niuno beneficio niuna congiunzione è bastantea rimuovere de' petti loro la diffidenza che hanno l'uno dell'altro;perché non solamente era il sospetto reciproco tra il re diFrancia e il ponteficema il re di Spagnaintendendo trattarsidella andata de' svizzeri e di Tommaso di Foisnon era senza timoreche il pontefice e il re congiunti insieme pensassino di spogliarlodel regno di Napoli: le quali cose si crede che giovassino alle cosedel ponteficeperché ciascuno di loroper non gli dare causao giustificazione di alienarsi da sécercava di confermarlo edi assicurarsene co' benefici e con gli aiuti.

MaFrancesco Mariapartito da Corinaldoritornò nello statod'Urbinoper fare spalle a' popoli suoi che facessino le ricolte:dondedesiderando assaicome sempre aveva desideratol'acquisto diPeseronella quale città era il conte di Potenza con le suegentivi si accostò con l'esercito; e per impedirgli levettovaglie messe in mare alcuni navili. Ma all'opposito sipreparorno a Rimini sedici legni tra barche brigantini e schirazzi; iquali come furno armatiandando a Pesero per sicurtà di certebarche che vi conducevano vettovagliesi riscontrorno con quegli diFrancesco Mariaco' quali venuti alle manimesso in fondo ilnavilio principale presono tutti gli altri: per il che eglidisperato di pigliare Peserosi partí. Facevasi in questomezzo lo Scudo innanzi con le trecento lancie; ma tardavano isvizzeriperché i cantoni recusavano di concedergli se primanon erano pagati da lui del residuo delle pensioni vecchie: dallaquale disposizione non si potendo rimuoverglie il ponteficeimpotente per le gravissime spese a sodisfarglii ministri delponteficedopo avere consumato in questa instanza molti dísoldornosenza decreto publicoduemila fanti particolari di quellanazione e quattromila altri tra tedeschi e grigioni. I quali essendofinalmente venuti e alloggiati a Rimini ne' borghi (i qualidivisidal fiume dal resto della cittàsono circondati di mura)Francesco Mariaentrato di notte sotto le pile del ponte egregio dimarmo che unisce i borghi colla cittànon potette passare ilfiumeingrossato per il ricrescimento del mare. Fu la battagliagrande tralle sue genti e i fanti alloggiati ne' borghinella qualefu ammazzato Gasparicapitano della guardia del papa che gli avevacondotti; ma fu maggiore il danno degli inimici: ammazzatiBalastichino e Vinea capitani spagnuoliferito Federico da Bozzole eFrancesco Maria di uno scoppietto nella corazza. Voltò dipoil'esercito verso Toscanamenato piú dalla necessitàche dalla speranzaperché nello stato tanto consumato non sipoteva sí grande esercito sostentare. In Toscana dimoratoqualche dítralla Pieve di Santo Stefanoil Borgo aSansepolcro e Anghiariterre de' fiorentinie occupato Montedoglioluogo debole e poco importantedette una lunghissima battaglia adAnghiariterra piú forte per la fede e virtú degliuomini che per la fortezza della muraglia o per altra munizione; laquale non avendo ottenutasi ridusse sotto l'Apenninotra il Borgoe Città di Castellodove fatti venire quattro pezzid'artiglieria da Mercatelloalloggiò meno di un mezzo migliopresso al Borgoin sulla strada per la quale si va a Urbinoincertodi quel che avesse a fare: perchéessendo gli inimici passatidietro a lui in Toscana[erano] entrati nel Borgo molti de' soldatiitalianiin Città di Castello si era fermato Vitello conun'altra partein Anghiarinella Pieve a Santo Stefano e nellealtre terre convicine erano entrati i fanti tedeschi i corsi igrigioni e i svizzeri. Venne similmentebenché piútardiLorenzo de' Medici da Firenze al Borgo; ove stette intornoFrancesco Maria oziosamente molti dí: ne' quali luoghicominciando ad avere incomodità grande di vettovaglienési vedendo presente speranza alcuna di potere fare effetto buonoanzi diventato l'esercito suo (il quale era necessario si sostentassedi prede e di rapine) non manco formidabile agli amici che agliinimicicominciava egli medesimo a non conoscere fine lieto allecose sue; e i fanti che l'avevano seguitatonon avendo pagamentonon speranza di potere piú molto predare per non avereartiglierie e munizioni di qualità da sforzare le terresopportando carestia di vettovaglievedendo gli inimici accresciutidi forze e di riputazionepoiché si era scoperto loro tantofavore de' príncipicominciavano a infastidirsi dellalunghezza della guerranon sperando piú poterne averenécol combattere presto né con la lunghezza del tempofelicesuccesso. E al ponteficeda altra parteaccadeva il medesimo:esausto di danaripoco potente per se stesso a fare le provisioninecessarie nel campo suoe dubbiocome maidella fede de' re especialmente del re di Franciail quale tardamente provedeva alsussidio de' danari dovutogli per la capitolazionee perchélo Scudofermatosi secondo la volontà del papa in Romagnaaveva recusato di mandare parte delle sue genti in Toscanaallegandonon le volere dividere.

Peròe prima che gli eserciti passassino l'Apenninoe molto piúridotte le cose in questo statoerano stati vari ragionamentid'accordo tra il legato e Francesco Maria insieme co' suoi capitaniinterponendosene lo Scudo e don Ugo di Moncada viceré diSiciliamandato dal re cattolico per questo effetto; ma niente erasucceduto insino a quel díper la durezza delle condizioniproposte da Francesco Maria. Finalmente i fanti spagnuoliindottidalle difficoltà che si dimostravano e dalla instanza di donUgoil quale trasferitosi a loro e aggiugnendo le minaccie allaautorità avea dimostrato questa essere precisamente la volontàdel re di Spagnainclinorno alla concordia: la qualeprestando ilconsentimento benché malvolentieri Francesco Mariaeintervenendovi per il pontefice il vescovo d'Avellino mandato dallegatosi conveniva in questo modoconsentendo ancora i fantiguasconi per la interposizione dello Scudo: che il pontefice pagassea' fanti spagnuoli quarantacinque mila ducatidovuti secondodicevano per lo stipendio di [quattro] mesia' guasconi e a'tedeschi uniti con loro ducati [sessanta] milapartissino tuttifraotto dídallo stato della Chiesade' fiorentini e di Urbino:che Francesco Mariaabbandonato nel termine medesimo tutto quellopossedevafusse lasciato passare sicuramente a Mantova; potessevicondurre l'artiglierietutte le robe suee nominatamente quellafamosa libreria che con tanta spesa e diligenza era stata fatta daFederigo suo avolo maternocapitano di eserciti chiarissimo di tuttine' tempi suoi ma chiaro ancoraintra molte altre egregie virtúper il patrocinio delle lettere: assolvesselo il pontefice dallecensuree perdonasse a tutti i sudditi dello stato d'Urbino e aqualunque gli fusse stato contrario in questa guerra. La sostanzadelle quali cose mentre che piú prolissamente si riduce nellascritturavoleva Francesco Maria vi si inserissino certe parole perle quali si inferivagli spagnuoli essere quegli che promettevanolasciare al pontefice lo stato di Urbino; la qual cosa essiricusandocome contraria all'onore lorovennono insieme acontenzione; onde Francesco Mariainsospettito che non lo vendessinoal ponteficese ne andò all'improviso nel pivieri di Sestinacon parte de' cavalli leggieri co' fanti italiani guasconi e tedeschie con quattro pezzi di artiglieria. Gli spagnuolidata perfezionealla concordia e ricevuti i danari promessi andorno nel regno diNapoliessendo quando partirno poco piú o meno di secentocavalli e quattromila fanti; feciono il medesimo gli altri fantiricevuto il premio della loro perfidia; agli italiani soli non fu nédata né promessa cosa alcuna. Perciò e Francesco Mariadella salute del quale parve che lo Scudo tenesse cura particolarepoiché si vedde abbandonato da tuttiaderendo alla concordiatrattata primase ne andò per la Romagna e per il bolognese aMantovaaccompagnato da Federico da Bozzole e cento cavalli esecento fanti.

Inquesta maniera si terminò la guerra dello stato di Urbinocontinuata otto mesicon gravissima spesa e ignominia de' vincitori.Perché dalla parte del pontefice furono spesi ottocentomiladucatila maggiore parte de' qualiper la potenza che aveva inquella cittàfurno pagati dalla republica fiorentina; e icapitani appresso a' quali era la somma delle cose furono da tuttiimputati di grandissima viltàgoverno molto disordinatoe daalcuni di maligna intenzione: perché nel principio dellaguerraessendo molto potenti le forze di Lorenzo e deboli quelledegli inimicinon seppeno mainé con aperto valore nécon industria o providenzausare occasione alcuna. A' qualiprincípisuccedutaper la perduta loro riputazionelaconfusione e la disubbidienza dello esercitosi aggiunse nelprogresso della guerra il mancamento in campo di molte provisioni; ein ultimoavendo la fortuna voluto pigliare piacere de' loro errorimoltiplicorono per opera di quella tanti disordini che si condusse laguerra in luogo che il ponteficescopertesegli insidie alla vitatravagliato nel dominio della Chiesatemendo qualche volta e nonpoco dello stato di Firenzenecessitato a ricercare con prieghi econ nuove obligazioni gli aiuti di ciascunonon potette ancheliberarsi da tanti affanni se non pagando col suo proprio quellegenti dello esercito inimico o che erano state origine della guerra oche condotte a' soldi suoidopo avergli fatto molte estorsionisierano bruttamente rivoltate contro a lui.

Inquesto anno medesimoe quasi alla fineil re di Spagna andòcon felice navigazionea pigliare la possessione de' regni suoi;avendo ottenuto dal re di Francia (tra l'uno e l'altro de' qualipalliando la disposizione intrinsecaerano dimostrazioni moltoamichevoli) che gli prorogasse per sei mesi il pagamento de' primicentomila ducati che era tenuto a dargli per l'ultimo accordo fattotra loro: e i viniziani riconfermorono per due anni la legadifensivache avevano col re di Franciacol quale standocongiuntissimi tenevano poco conto dell'amicizia di tutti gli altri;in tanto che ancora non avevano mai mandato a dare l'ubbidienza alpontefice. Il quale fu molto imputato che avesse mandato legato aVinegia Altobello vescovo di Polacome cosa indegna della suamaestà.

Cap.ix

Il1518 anno di quiete e di pace per l'Italia: trattative fra i príncipiper una spedizione contro i turchi. Delitti domestici e progressi diSelim; i mammalucchi. Potenza di Selim. Appello del pontefice aipríncipi cristianie disegni per la spedizione; pubblicazionein concistorio d'una tregua di cinque anni fra i príncipicristiani. Scarso entusiasmo dei príncipi per l'impresa; mortedi Selim.

Séguital'anno mille cinquecento diciottonel quale Italia (cosa nonaccaduta già molti anni) non sentí movimento alcunobenché minimodi guerra. Anzi appariva la medesimadisposizione in tutti i príncipi cristiani; tra' qualiessendone autore il ponteficesi trattavama piú presto conragionamenti apparenti che con consigli sostanzialila espedizioneuniversale di tutta la cristianità contro a Selim principe de'turchi: il quale aveva l'anno precedente ampliata tanto la suagrandezza checonsiderando la sua potenza e non meno la cupiditàdel dominarela virtú e la ferociasi poteva meritamentedubitare chenon prevenendo i cristiani di assaltarloavesseinnanzi passasse molto tempoa voltare le armi vittoriose contro aloro.

PerchéSelimavendo innanzi compreso che Baiset suo padregià moltovecchiopensava di stabilire la successione dello imperio in Acomathsuo primogenitoribellatosi da luilo costrinse con l'armie conl'avere corrotto i soldati pretoriania rinunziargli la signoria; esi credette anche universalmente cheper assicurarsi totalmente diluilo facesse morire sceleratamente di veleno. Vincitore dipoi inuno fatto d'arme contro al fratellolo privò apertamentedella vita; il medesimo fece a Corcú fratello minore di tutti:né contento d'avere fatto ammazzaresecondo il costume degliottomannii nipoti e qualunque viveva di quella stirpesi credétanto fu di ingegno acerbo e implacabileche qualche volta pensassedi privare della vita Solimanno suo unico figliolo. Da questiprincípi continuando di guerra in guerravinti gli adulitipopoli montani e ferocitrapassato in Persia contro al sofíe venuto con lui a giornata lo ruppeoccupò la cittàdi Taurissedia di quello imperiocon la maggiore parte dellaPersia: la quale fu costretto ad abbandonarenon per virtúdegli inimici (che diffidandosi di potere sostenere l'esercito suo sierano ritirati a' luoghi montuosi e salvatichi)ma perchéessendo stato quello anno sterilissimogli mancavano le vettovaglie.Da questa espedizione poiché ritornato in Costantinopoliepuniti molti soldati autori di sedizioneebbe restaurato per qualchemese l'esercitosimulando di volere ritornare a debellare la Persiavoltò le armi contro al soldano re della Soria e dello Egittoprincipe non solo di antichissima riverenza e degnità appressoa quella religione ma potentissimoper la amplitudine del dominioper le entrate grandi e per la milizia de' mammalucchidalle armide' quali era stato posseduto quello imperio con grandissimariputazione [trecento] anni. Perché essendo retto da soldanii quali non per successione ma per elezione ascendevano al supremogradoe dove non erano esaltati se non uomini di manifesta virtúe provetti per tutti i gradi militarial governo delle provincie edegli esercitie constando il nervo delle armi loro non di soldatimercenari e forestieri ma di uomini elettii qualirapiti dafanciulli delle provincie vicinee nutriti per molti anni conparcità di vittotolleranza delle fatiche e con esercitarsicontinuamente nelle armi nel cavalcare e in tutte le esercitazioniappartenenti alla disciplina militareerano ascritti nello ordinede' mammalucchi (succedendo di mano in mano in quello ordine non ifigliuoli de' mammalucchi morti ma altriche presi da fanciulli perschiavi vi pervenivano con la medesima disciplina e con le medesimearti che erano di mano in mano pervenuti gli antecessori) questiinnumero non piú di sedici o diciottomilatenevano soggiogaticon acerbissimo imperio tutti i popoli dello Egitto e della Soriaspogliati di tutte l'armi e proibiti di non cavalcare cavalli. Edessendo uomini di tanta virtú e ferocia e che facevano laguerra per sé propriperché del numero loro e da lorosi eleggevano i soldaniloro gli onori le utilità el'amministrazione di tutto quello opulentissimo e ricchissimoimperionon solo avevano domate molte nazioni vicinebattuti gliarabimafatte molte guerre co' turchierano rimasti molte voltevittoriosi ma rare volte o non mai vinti da loro. Contro a questiadunque mossosi con l'esercito suo Salim e rottogli in piúbattaglie in campagnanelle quali fu ammazzato il soldanoe dipoipreso in una battaglia l'altro soldano suo successoreil quale fecemorire publicamente con ignominioso supplicioe fatta uccisionegrandissima anzi quasi spento il nome de' mammalucchidebellato ilCairocittà popolosissima nella quale risedevano i soldanioccupò in brevissimo tempo tutta la Soria e tutto lo Egitto;in modo cheavendo cosí presto accresciuto tanto lo imperioduplicate quasi le entratelevatosi lo ostacolo di emuli tantopotenti e di tanta riputazioneera non senza cagione formidabile a'cristiani. E accresceva meritamente il timore l'essere congiunta atanta potenza e valore una ardente cupidità di dominare e difare gloriosissimo a' posteri con le vittorie il suo nome; per laqualeleggendo spessocome era la famale cose fatte da Alessandromagno e da Giulio Cesaresi cruciava nello animo mirabilmente che lecose fatte da sé non fussino in parte alcuna comparabili atante vittorie e trionfi loro. E riordinando continuamente i suoieserciti e la sua miliziafabricando di nuovo numero grandissimo dilegni e facendo molte provisioni necessarie alla guerrasi temevapensasse di assaltarequando fusse preparatochi diceva Rodipropugnacolo de' cristiani nelle parti dell'Orientechi diceva ilregno d'Ungheriagià per la ferocia degli abitatori temutoda' turchi ma in questo tempo indebolito per essere in mano d'uno repupillogovernato da' prelati e da' baroni del regno discordanti traloro medesimi. Altri affermavano essere i suoi pensieri volti tutti aItalia; come se ad assaltarla gli desse audacia la discordia de'príncipi e il sapere quanto fusse lacerata da lunghe guerreelo incitasse la memoria di Maumeth suo avolo checon potenza moltominore e con piccola armata mandata nel regno di Napoliaveva conassalto improviso espugnata la città d'Otrantoe apertasisenon gli fusse sopravenuta la morteuna porta e stabilita una sediada vessare continuamente gli italiani.

Peròil pontefice insieme con tutta la corte romana spaventato da tantosuccessoe dimostrandoper provedere a sí grave pericolovolere prima ricorrere agli aiuti divinifece celebrare per Romadevotissime supplicazionialle quali andò egli co' piedinudi; e dipoi voltatosi a pensare e a trattare degli aiuti umaniscrisse brevi a tutti i príncipi cristianiammonendogli ditanto pericolo e confortandogli chedeposte le discordie econtenzionivolessino prontamente attendere alla difesa dellareligione e della salute comunela quale stava continuamentesottoposta a gravissimi pericoli se con gli animi e con le forzeunite di tutti non si trasferisse la guerra nello imperio del turco eassaltassesi lo inimico nella casa propria. Sopra la quale cosaessendo stati esaminati molti pareri d'uomini militari e di personeperite de' paesidella disposizione delle provincie e delle forze earmi di quello imperiosi risolveva essere necessario chefattagrossissima provisione di danari con la contribuzione volontaria de'príncipi e con imposizione universale a tutti i popolicristianiCesare accompagnato dalla cavalleria degli ungheri e de'polloninazioni bellicose ed esercitate in continue guerre contro a'turchie con uno esercitoquale si convenisse a tanta impresadicavalli e di fanti tedeschinavigasse per il Danubio nella Bossina(dicevasi anticamente Misia) per andare di quivi in Tracia eaccostarsi a Costantinopoli sedia dello imperio degli ottomanni; cheil re di Franciacon tutte le forze del regno suode' viniziani edegli altri d'Italiaaccompagnato dal peditato de' svizzeripassasse dal porto di Brindisi in Albaniapassaggio facile ebrevissimoper assaltare la Grecia piena di abitatori cristianieper questo e per la acerbità dello imperio de' turchidispostissima a ribellarsi; che i re di Spagna di Portogallo ed'Inghilterracongiunte l'armate loro a Cartagenia e ne' portivicinisi dirizzassino con dugento navi piene di fanti spagnuoli ed'altri soldati allo stretto di Galipoliper assaltareespugnatiche fussino i Dardanuli (altrimenti le castella poste in su la boccadello stretto)Gostantinopoli: al quale cammino navigassemedesimamente il ponteficemovendosi da Anconacon cento navirostrate. Co' quali apparati essendo coperta la terra e il mareeassaltato da tante parti lo stato de' turchii quali fannoprincipalmente il fondamento di difendersi alla campagnaparevaaggiunto massimamente l'aiutorio divinopotersi sperare di guerratanto pietosa felicissimo fine. Queste cose per trattareo almancoper non potere essere imputato di mancare allo officio pontificaleLionetentati prima gli animi de' príncipipublicò inconcistorio tregue universali per cinque anni tra tutti i potentaticristianisotto pena di gravissime censure a chi contravenisse; eperché fussino accettatee trattate le cose appartenenti atanta impresale quali anche consultava continuamente con glioratori de' príncipidestinò legati il cardinale diSanto Sisto a Cesarequello di Santa Maria in Portico al re diFranciail cardinale Egidio al re di Spagna e Lorenzo cardinaleCampeggio al re d'Inghilterra; cardinali tutti di autoritàoper esperienza di faccende o per opinione di dottrina o per essereintrinsechi al pontefice. Le quali cose benché cominciate congrande espettazionee ancora che la tregua universale fusse stataaccettata da tuttie che tutti contro a' turchicon ostentazione emagnificenza di parolesi dimostrassinose gli altri concorrevanodi essere pronti con tutte le forze loro a causa tanto giustanondimenoessendo reputato da tutti il pericolo incerto e moltolontanoe appartenente piú agli stati dell'uno chedell'altroed essendo molto difficile e che ricercava tempo lungol'introdurre uno ardore e una unione tanto universaleprevalevano iprivati interessi e comodità: in modo che queste pratiche nonsolo non si condusseno a speranza alcuna ma non si trattorono se nonleggiermente e quasi per cerimonia: essendo anche naturale degliuomini che le cose che ne' princípi si rappresentano moltospaventose si vadino di giorno in giorno in modo diminuendo ecancellando chenon sopravenendo nuovi accidenti che rinfreschino ilterrorese ne rendino in progresso di non molto tempo gli uominiquasi sicuri. La quale negligenza alle cose publichee affezioneimmoderata alle particolariconfermò piú la morte chesuccedettenon molto poidi Salim: il qualeavendo per lungainfermità sospesi gli apparati della guerraconsumatofinalmente da quellapassò all'altra vitalasciato tantoimperio a Solimanno suo figliuolo; giovane di età ma riputatodi ingegno piú mansueto e di animobenché gli effettidimostrorono poi altrimentinon acceso alla guerra.

Cap.x

Manifestazionidi cordialità fra il pontefice e il re di Francia. Prorogadella tregua dei veneziani con Cesare. Lega e parentado fra i re diFrancia e d'Inghilterra. Conferma della pace fra i re di Francia e diSpagna. Morte di Gianiacopo da Triulzi; giudizio dell'autore.

Nelquale tempo tra il pontefice e il re di Francia si dimostravagrandissima congiunzione. Perché il re dette per moglie aLorenzo suo nipote la damigella di Bolognanata di sangue moltonobilee con entrata di scudi diecimilaparte donatagli dal reparte appartenentegli del patrimonio suo; ed essendo nato al re unofigliuolo maschiorichiese il pontefice che lo facesse tenere albattesimo in nome suo. Per la quale cagione Lorenzoche si ordinavaper andare a sposare la nuova moglieaccelerando l'andatasicondusse in poste; dove fu molto carezzato e onorato dal re; al qualeegli dimostrando di darsi tuttoe promettendo di seguitare in ognicaso la sua fortunaacquistò molto della sua grazia. Portòal re uno breve del pontefice per il quale gli concedeva cheinsinoa tanto che i danari riscossi della decima e della crociata non siavessino a spendere contro a' turchipotesse spendergli ad arbitriosuopromettendo restituirgli ogni volta che allo effetto per che erastata posta ne fusse di bisogno; convertendone però in uso diLorenzo scudi cinquantamila: e il reche insino a quel díaveva dissimulato il non eseguire il pontefice la promessafattagliper brevedella restituzione di Modena e di Reggioancora che fussepassato il termine de' sette mesiconoscendo non potere fare alpontefice cosa piú molesta che fargli instanza di questarestituzionee tenendocome spesso accadepiú conto de'maggiori che de' minoririmesse in mano di Lorenzo il breve dellapromessa.

Prorogoronoanchequasi nel tempo medesimoi viniziani per mezzo del re diFranciala tregua loro con Cesare per cinque annicon condizionegli pagassinociascuno de' cinque anniscudi ventimila; e nellaquale era espresso che ciascuno anno pagassino a' fuorusciti delleterre loroi quali avevano seguitato Cesareil quarto delle entratede' beni che prima possedevano; tassando pagassino per questa causaducati cinquemila. E si sarebbe Cesare indotto per avventurase gliavessino dato maggiore somma di danaria fare la pace; ma al re erapiú grata la tregua perché i vinizianinon assicuratidel tuttoavessino maggiore cagione di tenere cara la sua amiciziae perché a Cesare non fusse data facoltà di fare co'danari che avesse da loro qualche innovazione.

Edirizzandosi le cose da ogni banda a concordiasi composono anche ledifferenze tra il re di Francia e d'Inghilterraconfermandoleacciocché la convenzione fusse piú stabilecon nuovoparentado; perché il re d'Inghilterra promesse dare lafigliuola sua unica (alla qualenon avendo altri figliuolisisperava doversi appartenere la successione del regno) al delfinofigliuolo primogenito del re di Franciacon ducati quattrocentomiladi dota; l'uno e l'altra di età sí tenera che infinitiaccidenti potevano nascere innanzi cheper l'abilità dellaetàsi potesse stabilire il matrimonio. Fu fatta legadifensiva tra loronominandovi per contraenti principali Cesare e ilre di Spagna in caso ratificassino infra certo tempo: e il red'Inghilterra si obligò a restituire Tornaila guardia delquale gli era di spesa molto gravericevendo da lui di presente perle spese fatte ducati dugento sessantamila; trecentomila neconfessasse d'avere ricevuti per la dota della nuorae pagandonetrecentomila altri in tempo di dodici anni; promettendo eziando direndergli indietro Tornai se la pace e il parentado non seguitasse.Per la quale lega e parentado essendo andati da l'una parte a l'altraimbasciadori a ricevere le ratificazioni e i giuramentifuronoespediti questi atti nell'una e nell'altra corte con grandissimasolennità e cerimoniae stabilito che i due re siabboccassino insieme tra Calès e Bolognané molto poifatta la restituzione di Tornai.

Nelmedesimo tempoessendo morta la figliuola del re di Franciadestinata a essere sposa del re di Spagnafu riconfermata tra lorola pace e prima capitolazionecon la promessa del matrimonio dellaseconda figliuola; celebrando l'uno e l'altro principe questacongiunzione con grandissime dimostrazioni estrinseche dibenivolenza: il re di Spagnache aveva già fattogli pagare inLione i centomila ducatiportò publicamente l'ordine di SanMichele il dí della sua festività; e il re di Franciail dí dedicato a santo Andreaportò publicamentel'ordine del tosone.

Cosístando quiete le cose d'Italia e d'oltre a' montisolo Gianiacopo daTriulzi travagliavanon gli giovando né la età ridottaquasi a ultima vecchiezza né la virtú esperimentatatante volte in servigio della casa di Francia. Perchédandoneforse cagione in qualche parte l'ambizione e la inquietudine suaessendo combattuto da' sottili umori degli emoli suoi e perseguitatoin molte cose da Lautrechera stato fatto sospetto al re che egli ela casa suaper l'interesse della fazione guelfa e per antichiintrattenimentifusse troppo accetto a' vinizianidelle genti de'quali era governatore Teodoro da Triulzie che avevano nuovamentesoldato Renato della medesima famiglia: però il reessendodopo la morte di Francesco Bernardino Visconte rimasto capo dellafazione ghibellina Galeazzo Visconteper opporlo al Triulzio conmaggiore autorità gli aveva dato l'ordine di San Michelecostituito pensioneed egli e Lautrech in ogni occasione gli davanoriputazione; le quali cose non passando senza depressione delTriulziomale paziente a dissimulare e che si lamentavafrequentementediventava ogni dí piú esoso e piúsospetto. Ma dette occasione a Lautrech e agli altriche localunniavano appresso al rel'essersi fatto borghese de' svizzericome se e' volesse per mezzo loro avere patrocinio contro al re eforse aspirasse a maggiori pensieri: delle quali calunnie essendocosí vecchio come eraandato in Francia a giustificarsinonsolo Lautrechcome egli fu partitoper ordinazione avuta dal reritenne a Vigevano con onesta custodia la moglie e il nipote nato delconte di Musocco suo unico figliuolo già mortoma eziandiodal re non fu raccolto né con benignità né conl'onore solito; anzi riprendendolo di essersi fatto svizzeroglidisse che da punirlosecondo sarebbe stato convenientenon loriteneva altro che la fama divulgata per tuttoma sopra la veritàde' meriti suoi verso la corona di Francia. Fu necessitato ritrattarequello che aveva fatto; e pochi dí poiseguitando la corteammalato a Ciartrespassò all'altro secolo. Uomo a giudiziodi tutti (come avevano confermato molte esperienze) di valore grandenella disciplina militaree sottoposto per tutta la vita allaincostanza della fortunache ora lo abbracciava con prosperisuccessi ora lo esagitava con avversi; e a chi meritatamente siconvenisse quello cheper ordine suofu inscritto nel suo sepolcro:riposarsi in quello sepolcro Gianiacopo da Triulziche innanzi nonsi era mai riposato.

Cap.xi

Desideriodi Cesare che venga designato un suo nipote a re dei romani; suepreferenze per Ferdinandoe preferenze dei suoi consiglieri perCarlo. Azione del re di Francia contraria all'incoronazione imperialedi Cesare. Morte di Cesare; giudizio dell'autore.

Inquesto anno medesimo Cesaredesideroso di stabilire la successionedello imperio romanodopo la mortein uno de' nipotitrattava congli elettori di farne eleggere uno in re de' romani; la quale degnitàchi ha conseguito succede immediatamente senza altra elezione oconfermazionemorto lo imperadoreallo imperio: e perché aquesta elezione non si può pervenire insino a tanto che chi èstato eletto allo imperio non ha ottenuto la corona imperialefacevainstanza col pontefice che con esempio nuovo lo facesseper mano dialcuni cardinali deputati legati apostolici a questo attoincoronarein Germania. E benché Cesare avesse prima desiderato chequesta degnità fusse conferita a Ferdinando suo nipoteparendogli conveniente chepoiché al fratello maggiore eranoconcorsi tanti stati e tanta grandezzaegli si sostentasse conquesto gradoe giudicandoche per mantenere piú illustre lacasa sua e per tutti i casi sinistri che nella persona del maggiorepotessino succedereessere meglio avervi due persone grandi che unasola; nondimenostimolato in contrario da molti de' suoi e dalcardinale sedunensee da tutti quegli i quali temevano e odiavano lapotenza de' franzesirifiutato il primo consigliovoltòl'animo a fare opera che a questa degnità fusse assunto il redi Spagna: dimostrandogli questi tali essere molto piú utilealla esaltazione della casa di Austria accumulare tutta la potenza inuno solo chedividendola in piú partifargli manco potenti aconseguitare i disegni loro. Essere tanti e tali i fondamenti dellagrandezza di Carlo cheaggiugnendosegli la degnità imperialesi potesse sperare che avesse a ridurre Italia tutta e grande partedella cristianità in una monarchia; cosa non solo appartenentealla grandezza de' suoi discendenti ma ancora alla quiete de' sudditieper rispetto delle cose degli infedelia beneficio di tutta larepublica cristiana. Ed essere ufficio e debito suo pensare alloaugumento e alla esaltazione della degnità imperialestatatanti anni nella persona sua e nella famiglia di Austria; la qualeinsino a quello dístata per la impotenza sua e de' suoiantecessori maggiore in titolo e in nome che in sostanza e ineffettinon si poteva sperare aversi a sollevare né ritornareal pristino splendore se non trasferendosi nella persona di Carlo econgiugnendosi alla sua potenza: la quale occasioneportataglidall'ordine della natura e della fortunanon essere ufficio suo diimpedire anzi di augumentare. Vedersi per gli esempli degli antichiimperadoriGiulio CesareAugusto e molti de' suoi successorichemancando di figliuoli e di persone della medesima stirpegelosi chenon [si] spegnesse o diminuisse la degnità riseduta nellapersona loroavere cercato successoriremoti di congiunzione o nonattenenti eziandio in parte alcuna per mezzo delle adozioni; edessere fresco l'esempio del re cattolicoche amando come figliuoloFerdinandoallevato continuamente appresso a luiné avendonon che altro mai veduto Carloanzi provatolo nella sua ultima etàpoco ubbidiente a' precetti suoinondimenonon avuta compassionedella povertà di quello che amava come figliuolonon gliaveva fatto parte alcuna di tanti stati suoiné di queglieziandio che per essere acquistati da lui proprio era in facoltàsua di disporreanzi avere lasciato tutto a quello che quasi nonconosceva se non per strano. Ricordarsi Cesare il medesimo re averlosempre confortato ad acquistare a Ferdinando stati nuovi ma alasciare la degnità imperiale a Carlo; ed essersi veduto cheper fare maggiore la grandezza del successore avevaforse conconsiglio dannato da molti e per avventura ingiusto ma non mosso daaltra cagione che da questospogliato del regno d'Aragona il casatosuo proprio tanto nobile e tanto illustree consentitocontro aldesiderio comune della maggiore parte degli uominiche il nome dellacasa sua si spegnesse e si annichilasse.

Aquesta instanza di Cesare si opponeva con ogni arte e industria il redi Franciaessendogli molestissimo che a tanti regni e stati del redi Spagna si aggiugnesse ancora l'autorità imperialecheripigliando vigore da tanta potenza diventerebbe formidabile aciascuno: però cercando di disturbarla occultamente appressoagli elettorifaceva instanza col pontefice che non consentisse dimandarecon esempio nuovoa Cesare la corona; e a' viniziani avevamandato imbasciadori perché si unissino seco a fareopposizione: ammonendo e il pontefice e loro del pericoloporterebbono di tanta grandezza. Nondimenoe già gli elettorierano in grande parte tirati nella sentenza di Cesaree giàquasi assicurati de' danari che per questa elezione si promettevanoloro dal re di Spagnail quale avea mandato per questo dugentomiladucati nella Alamagnanon potendo anche con onestànéforse senza pericolo di scandoloavuto rispetto agli esemplipassatidenegare questa petizione; né si credeva che ilponteficeancora che gli fusse molestissimorecusasse di concedereche per mano di legati apostolici Cesare ricevesse in Germania in suonome la corona dello imperiocon ciò sia che lo andare aincoronarsi a Romase bene con maggiore autorità della sediaapostolicafusse per ogn'altro rispetto piú presto cerimoniache sostanzialità.

Conquesti pensieri e con queste azioni si consumò l'anno millecinquecento diciottonon essendo ancora fatta la deliberazione daglielettori; la qualeper nuovo accidentediventò piúdubbia e piú difficile: per la morte di Cesaresucceduta ne'primi dí dell'anno mille cinquecento diciannove. Morí aLinzterra posta ne' confini dell'Austriaintento come sempre allecaccie delle fiere; e con la medesima fortuna con la quale era vivutoquasi sempre; e la qualestatagli benignissima in offerirgligrandissime occasioninon so se gli fusse parimente avversa in nongliene lasciare conseguireo se pure quello che insino alla casapropria gli era portato dalla fortuna ne lo privasse la incostanzasuae i concetti male moderati e differenti spesso dai giudícidegli altri uominicongiunti ancora con smisurata prodigalitàe dissipazione di danari; le quali cose gli interroppono tutti isuccessi e l'occasioni. Principealtrimentiperitissimo dellaguerradiligente secreto laboriosissimoclemente benigno e pieno dimolte egregie doti e ornamenti.

Cap.xii

Aspirazionedel re di Francia e del re di Spagna all'impero. Speranze dell'uno edell'altro sovrano. Preoccupazioni e prudenza del pontefice.Allestimento di armate da parte dei due re e simulazione d'amicizia.Morte di Lorenzo de' Medici; il ducato d'Urbino passa alla sediaapostolica.

MortoMassimilianocominciorno ad aspirare allo imperio apertamente il redi Francia e il re di Spagna: la quale controversiabenchéfusse di cosa sí importante e tra príncipi di tantagrandezzanondimeno fu esercitata tra loro modestamentenonprocedendo né a contumelie di parole né a minaccied'armi ma ingegnandosi ciascunocon l'autorità e mezzi suoitirare a sé gli animi degli elettori. Anzi il re di Franciamolto laudabilmenteparlando sopra questa elezione con gliimbasciadori del re di Spagnadisse essere commendabile che ciascunodi loro cercasse onestamente di ornarsi dello splendore di tantadegnitàla quale in diversi tempi era stata nelle case dellepersone e degli antecessori loro; ma non per questo doverselo l'unodi loro ripigliare dall'altro per ingiuriané diminuirsi perquesto la benivolenza e congiunzioneanzi dovere seguitare loesempio che qualche volta si vede di due giovani amanti chebenchéamino una dama medesima e si sforzi ciascuno di lorocon ogni arte eindustria possibiledi ottenerlanon per questo vengono tra loro acontenzione.

Parevaal re di Spagna appartenersegli lo imperio debitamente per esserecontinuato molti anni nella casa di Austriané essere statocostume degli elettori privarne i discendenti del morto senzaevidente cagione della inabilità loro. Non era alcuno inGermania di tanta autorità e potenza che avesse a competereseco in questa elezionené gli pareva giusto o verisimile chegli elettori avessino a trasferire in uno principe forestiero tantadegnità continuata già molti secoli nella nazionegermanica; e quando alcunocorrotto con danari o per altra cagionefusse di intenzione diversasperava e di spaventargli con le armipreparate in tempo opportuno e che gli altri elettori se gliopporrebbonoe almanco che tutti gli altri príncipi e l'altreterre franche di Germania non tollererebbono tanta infamia eignominia di tuttie massime trattandosi di trasferirla nellapersona d'uno re di Franciacon accrescere la potenza d'uno reinimico alla loro nazione e donde si poteva tenere per certo chequella degnità non ritornerebbe mai in Germania. Stimavafacile ottenere la perfezione di quello che era già statotrattato collo avoloessendo già convenuto de' premi e de'donativi con ciascuno degli elettori. Da altra parte non era minorené la cupidità né la speranza del re di Franciafondata principalmente in sulla credenza dello acquistare congrandissima somma di danari i voti degli elettori; de' quali alcunicongiunti seco per antica amicizia e intrattenimentomostrandogli lafacilità della cosalo incitavano a farne impresa: la qualesperanza (come sono pronti gli uomini a persuadersi quello chedesiderano) nutriva con ragioni piú presto apparenti che vere.Perché sapeva che ordinariamente a' príncipi diGermania era molesto che gl'imperadori fussino molto potentiper ilsospetto che non volessino in tutto o in qualche parte riconoscere legiurisdizioni e autorità imperiali occupate da molti; e peròsi persuadeva che in modo alcuno non fussino per consentire allaelezione del re di Spagnasottomettendosi da se medesimi a unoimperadore piú potente che dalla memoria degli antichi in quafusse stato imperadore alcunocosa che non pareva al tutto simile inluiperché non avendo stati né aderenze antiche inGermania non potevano avere tanto sospetta la sua grandezza: per laquale ragionecomune similmente alle terre franchestimava non solocontrapesarsi ma opprimersi il rispetto della gloria della nazionecome sogliono comunemente potere piú negli uomini senzacomparazione gli stimoli dello interesse proprio che il rispetto delbeneficio comune. Eragli noto essere molestissimo a molte caseillustri in Germaniache pretendevano essere capaci di quelladegnitàche lo imperio fusse continuato tanti anni in unacasa medesimae che quello che oggi a l'una domani a l'altradovevano dare per elezione fusse cominciatoquasi per successioneaperpetuarsi in una stirpe medesima; e potersi chiamare successionequella elezione che non ardiva discostarsi da' piú prossimidella stirpe degli imperadori: cosí da Alberto d'Austriaessere passato lo imperio in Federigo suo fratelloda Federigo inMassimiliano suo figliuoloe ora trattarsi di trasferirlo daMassimiliano nella persona di Carlo suo nipote. I quali umori eindegnazioni de' príncipi di Germania gli davano speranza chele discordie ed emulazioni tra loro medesimi potessino aiutare lacausa suaaccadendo spesso nelle contenzioni che chi vede esclusoséo chi è favorito da sési precipitiposposti tutti i rispettipiú presto a qualunque terzo checedere a chi è stato opposito alla sua intenzione. Speròoltre a questo il re di Francia nel favore del ponteficecosíper la congiunzione e benivolenza che gli pareva avere contratta secocome perché non credeva che a lui potesse piacere che Carloprincipe di tanta potenza e checontiguo col regno di Napoli allostato della Chiesaaveva per l'aderenza de' baroni ghibellini apertoil passo insino alle porte di Romaconseguisse anche la corona delloimperio; non considerando che questa ragioneverissima contro aCarlomilitava ancora contro a lui: perché e al pontefice e aciascuno altro non aveva a essere manco formidoloso lo imperiocongiunto in lui che in Carlo; con ciò sia che se l'uno diloro possedeva forse piú regni e piú statil'altro nonera da stimare mancoperché non aveva sparsa e divulsa invari luoghi la sua potenza ma il regno tutto raccolto e unitoinsiemecon ubbidienza maravigliosa de' popoli suoi e pieno digrandissime ricchezze. Nondimenonon conoscendo in sé quelloche facilmente considerava in altriricorse al ponteficesupplicandolo volesse dargli favoreperché di sé e de'regni suoi si potrebbe valere come di proprio figliuolo.

Premevagrandissimamente il pontefice la causa di questa elezioneessendoglimolestissimoper la sicurtà della sedia apostolica e delresto di Italiaqualunque de' due re fusse assunto allo imperio; néessendo tale l'autorità sua appresso agli elettori chesperasse con quella potere giovare moltogiudicò esserenecessario adoperare in cosa di tanto momento la prudenza e le arti.Persuadevasi che il re di Franciaingannato da qualcuno deglielettorinon avesse parte alcuna in questa elezione; néaverebenché in uomini venalia potere tanto le corrutteleche avessino sí disonestamente a trasferire lo imperio dallanazione germanica nel re di Francia. Parevagli che al re di Spagnaper essere della medesima nazioneper le pratiche cominciate daMassimiliano e per molti altri rispettifusse molto facileconseguire lo intento suose non se gli faceva opposizione moltopotente; la quale giudicava non potere farsi in altro modo se non cheil re di Francia si disponesse a voltare in uno degli elettori quellimedesimi favori e danari che usava per eleggere sé. Parevagliimpossibile indurre il re a questo mentre che era nel fervore dellesperanze vane; però sperava che quanto piú ardentementee con piú speranza si ingolfasse in questa pratica tanto piúfacilmentequando cominciasse ad accorgersi riuscirgli vani ipensieri suoitrovandosi già scoperto e irritatoe in su lagaraaversi a precipitare a favorire la elezione d'uno terzo con nonminore ardore che avesse favorito quella di se medesimo; e potere inquesto tempoacquistata che avesse fede col re di esserglifavorevole e d'avere desiderato quel medesimo che luiessere udital'autorità e il consiglio suo; e potere similmente accaderefavorendosi gagliardamente ne' princípi le cose del re diFranciache l'altro reveduto difficultarsi il desiderio suo edubitando che il re avversario non vi avesse qualche partesiprecipitasse medesimamente a uno terzo. Però non solo dimostròal re di Francia di avere sommo desiderio che in lui pervenisse loimperioma lo confortò con molte ragioni a procederevivamente in questa impresapromettendogli amplissimamente difavorirlo con tutta la autorità del pontificato. Néparendogli potere fare maggiore impressioneche questa fusse la suaintenzioneche usare in questa azione uno instrumento il quale il redi Francia giudicasse dependere piú da sé che da altridestinò subitamente nunzio suo in Germania Ruberto Orsinoarcivescovo di Reggiopersona confidente al re: con commissione chee da per sé e insieme con gli agenti che vi erano per il refavorisse quanto poteva appresso agli elettori la sua intenzione:avvertendolo perciò a procedere o con maggiore o con minoremoderazione secondo che in Germania trovasse la disposizione deglielettori e lo stato delle cose. Le quali azionidiscorse dalpontefice prudentemente e coperte con somma simulazionearebbonoavuto bisogno che nel re di Francia e ne' ministri suoi che erano inGermania fusse stata maggiore prudenzae ne' ministri del ponteficemaggiore gravità e maggiore fede.

Mamentre che queste cose si trattano con le pratiche e non con le armiil re di Francia ordinò che Pietro Navarra uscisse in mare conuna armata di venti galee e di altri legni e con quattromila fantipagatisotto nome di reprimere le fuste de' mori (le quali avendogià molti anni scorso senza ostacolo i nostri mari scorrevanoin questo anno medesimo piú che mai) e di assaltarese cosíparesse al ponteficei mori di Africa; ma principalmente perchéil ponteficescopertosi totalmente per lui nella causa delloimperionon avesse causa di temere delle forze del re cattolico; ilqualepiú per timore che aveva di essere offeso che perdesiderio che avesse di offendere altripreparava sollecitamente unaarmata per mandarla alla custodia del reame di Napoli. E nondimenoin queste diffidenze e sospetticontinuandosi tra l'uno e l'altro renella simulazione di amiciziasi convennono in nome loro aMompolieri il gran maestro di Francia e monsignore di Ceuresinciascuno de' quali consisteva quasi tutto il consiglio e l'animo delsuo reper trattare sopra lo stabilimento del matrimonio dellaseconda figliuola del re di Francia col re di Spagna; e molto piúper risolvere le cose del reame di Navarrala restituzione del qualeall'antico repromessa nella concordia fatta a Noionbenchémolto sollecitata dal re di Franciaera stata insino a quel dídifferita dal re di Spagna con varie escusazioni: ma la morte delgran maestrosucceduta innanzi parlassino insiemeinterroppe lasperanza di questa andata.

Moríin questo tempo Lorenzo de' Medicioppressato da infermitàquasi continua da poi checonsumato con infelici auspici ilmatrimonioera ritornato di Francia; perchée pochissimi díinnanzi alla morte sua la moglieavendo partoritogli aveva morendopreparata la strada. Per la morte di Lorenzoil ponteficedesideroso di tenere congiuntamentre vivevala potenza de'fiorentini a quella della Chiesadisprezzati i consigli di alcuniche lo consigliavano chenon restando piúeccetto luialcuno de' discendenti legittimi per linea mascolina di Cosimo de'Medici fondatore di quella grandezzarestituisse alla sua patria lalibertàpropose il cardinale de' Medici alla amministrazionedi quello stato; o per desiderio di perpetuare il nome della sua casao per odiocausato per l'esiliocontro al nome della republica. Epensando che il ducato di Urbino si potesse difficilmenteperl'amore de' popoli all'antico ducatenere sotto nome della figliuolarestata unica di Lorenzo compresa nella investitura paternalorestituí insieme con Pesero e Sinigaglia alla sediaapostolica: né parendogli che questo bastasse a raffrenarel'ardore de' popolifece gittare in terra le mura della cittàdi Urbino e degli altri luoghi principali del ducatoeccetto diAgobbioalla quale cittàper non essereper la emulazioneche aveva con la città di Urbinotanto inclinata con l'animoa Francesco Mariavoltò favore e riputazionecostituendolacome capo di quello ducato. Il quale per indebolire tanto piúdette a' fiorentiniin pagamento de' danari spesi per lui nellaguerra d'Urbinode' quali gli aveva fatti prima creditori in cameraapostolicala fortezza di Santo Leo con tutto il Montefeltro e ilpivieri di Sestinache soleva essere territorio di Cesena:contentandosi poco i fiorentini di questa sodisfazione ma non potendoopporsi alla sua volontà.

Cap.xiii

Sforzidel re di Francia per guadagnarsi il favore degli elettoridell'imperoe inclinazione dei popoli di Germania contraria a unsovrano straniero. Ancora dell'atteggiamento del pontefice. Elezionea imperatore del re di Spagna. Impressione per l'elezione di Carlo;ragioni di dissensi col re di Francia.

Restavala controversia dello imperiocon grandissima sospensione di tuttala cristianitàproseguita da l'uno e l'altro re con maggiorecaldezza che mai: nella quale il re di Francia si ingannava ogni dípiúindotto dalle promesse grandi del marchese di Brandiborguno degli elettori; il qualeavendo ricevuto da lui offertegrandissime di danarie forse qualche somma di presentesi era nonsolo obligatocon occulte capitolazionia dargli il voto suo mapromesso che l'arcivescovo di Magunza suo fratellouno de' treprelati elettorifarebbe il medesimo. Promettevasi eziandio il remolto di un'altra parte degli elettorie speravain caso che i votifussino parinel voto del re di Boemia; per il voto del qualediscordando i sei elettori (che tre ne sono prelatitre príncipi)si decide la controversia: però mandò allo ammiraglioil quale era andato prima per queste cose in Germaniaquantitàgrandissima di danari per dare agli elettori. E intendendo che moltedelle terre franche insieme col duca di Vertimberghminacciando chivolesse trasferire lo imperio in forestiericongregavano moltegentifaceva provisione di altri danari per opporsi con le armi achi volesse impedire che gli elettori non lo eleggessino. Ma eragrande la inclinazione de' popoli di Germania perché ladegnità imperiale non si rimovesse di quella nazioneanziinsino a' svizzerimossi dallo amore della patria comune germanicaavevano supplicato il pontefice che non favorisse a questa elezionealcuno che non fusse di lingua tedesca. Il qualeperseverandonondimeno nel favorire il re di Franciaavevasotto pretesto dellabolla delle tregue quinquennalipublicata l'anno precedenteammonito per brevi il duca di Vertimbergh e molte delle terre francheche desistessino dall'armi; sperando pure chedimostrandosi cosíardente per luiil re avesse a udire con maggiore fede i consiglisuoico' quali alla fine si sforzò di persuadergli chedeposta la speranza d'avere a essere eletto luiprocurasse conquella instanza medesima la elezione di qualunque altro de' príncipidi Germania: consiglio dato senza alcuno fruttoperchél'ammiraglio e Ruberto Orsinoingannati dalle promesse di quegli cheper trarre danari di mano de' franzesi davano certissime intenzionie occupati dalla passionel'uno per essere di ingegno franzese eministro del rel'altro di natura leggiero e desideroso diacquistare la grazia sualo confermavano con avvisi vaniogni dípiúnella speranza di ottenere. Con le quali praticheessendosi condottisecondo l'uso antico a Franchefortterra dellaGermania inferiorequegli a' qualinon per piú anticaconsuetudine o fondata ragione ma per concessione di Gregorio[quinto] pontefice romano di nazione tedescoappartiene la facoltàdi eleggere lo imperadore romanomentre che stanno in varie disputeper venireal tempo debitosecondo gli ordini loroalla elezioneuno esercito messo in campagna per ordine del re di Spagnail qualefu piú pronto a spendere i danari in raccorre gente che adargli agli elettoriavvicinatosi a Francofort sotto nome diproibire chi procurasse di violentare la elezioneaccrebbe l'animoagli elettori che favorivano la causa suatirò nella sentenzadegli altri quegli che erano dubbie spaventò ilbrandiburgenseinclinato al re di Franciatalmente che disperatoche a questo concorressino gli altri elettorie volendo fuggirel'odio e la infamia appresso di tutta la nazionenon ebbe ardire discoprire la sua intenzione: in modo chevenendosi allo atto dellaelezionefu elettoil dí vigesimo ottavo di giugnoimperadore Carlo d'Austria re di Spagna da' voti concordi di quattroelettoril'arcivescovo di Magunza e quello di Colognadal contepalatino e dal duca di Sassonia. Ma l'arcivescovo di Treveri elesseil marchese di Brandiborgil quale concorse anche egli alla elezionedi se stesso. Né si dubita che seper la egualità de'votila elezione fusse pervenuta alla gratificazione del settimoelettoreche sarebbe succeduto il medesimo; perché Lodovicore di Boemiail quale era anche re di Ungheriaaveva promesso aCarlo il voto suo.

Depressequesta elezione molto l'animo del re di Francia e di quegli che inItalia dependevano da luie per contrario inanimí molto chiaveva speranze o pensieri contrarivedendo congiunta tanta potenzain uno principe sologiovanee al quale si sentiva per moltivaticini essere promesso grandissimo imperio e stupenda felicità;e se bene non fusse copioso di danari quanto era il re di Francianondimeno era tenuto di grandissima importanza il potere empiere glieserciti suoi di fanteria tedesca e spagnuolafanteria di moltaestimazione e valore: cosa che per il contrario accadeva al re diFranciaperché non avendo nel regno suo fanti da opporre aquesti non poteva implicarsi in guerre potentise non cavandocongrandissima spesa e qualche volta con grandissima difficoltàfanteria di paesi forestieri; la quale cosa lo necessitava aintrattenere con grande spesa e diligenza i svizzeritollerare daloro molte ingiuriee nondimeno non essere mai totalmente sicuro nédella loro costanza né della loro fede. Né si dubitavache tra' due príncipigiovanie tra' quali erano molte causedi emulazione e di contenzioneavesse finalmente a nasceregravissima guerra. Perché nel re dí Francia risedeva ildesiderio di recuperare il regno di Napolipretendendo avervi giustotitolo: eragli a cuore la reintegrazione del re don Giovanni al regnodi Navarradella quale comprendeva oramai essergli state date vanesperanze: molesto era a Cesare il pagamento de' centomila ducatipromessi nello accordo di Noion; e gli pareva che il resprezzatol'accordo prima fatto a Parigiusando immoderatamente la occasionedello essere egli necessitato a passare in Spagnal'avesse quasi perforza costretto a fare concordia nuova: era sempre fresca tra loro lacausa del duca di Ghellerila quale solaper averne il re diFrancia la protezionee lo stato di Fiandra riputarlo inimicissimopoteva essere bastante a eccitargli all'armi. Ma sopratutto generavanell'animo del nuovo Cesare stimoli ardentissimi il ducato diBorgognail quale occupato da Luigi undecimo per l'occasione dellamorte di Carlo duca di Borgognaavolo materno del padre di Cesareaveva sempre tormentato l'animo de' successori. Né mancavanostimoli o cause di controversie per cagione del ducato di Milanodelquale non avendo il presente redopo la morte di Luigi duodecimoottenuta né dimandata la investiturae pretendendosi molteeccezioni alle ragioni che gli nascevano della investitura fatta alloantecessore e di invalidità e di perdita di ragionierabastante questo a suscitare guerra tra loro. Nondimenoné itempi né l'opportunità consentivano che per allorafacessino movimento: perchéoltre che a Cesare era necessarioripassare prima in Germaniaper pigliare in Aquisgranasecondol'uso degli altri elettila corona dello imperiosi aggiugneva cheessendo ciascuno di loro di tanta potenzala difficoltà dellooffendersi l'uno l'altro gli riteneva dallo assaltarsi se prima nonintendevano perfettamente la mente e la disposizione degli altripríncipie specialmente (se si avesse a fare guerra inItalia) quella del pontefice. La qualerecondita dalle simulazioni earti suenon era nota ad alcuno e forse talvolta non resoluta in semedesimo: benchépiú presto per non avere occasione dinegargliene senza offendere gravemente l'animo suo che per liberavolontàavesse dispensato Carlo ad accettare la elezionefattagli dello imperiocontro al tenore della investitura del regnodi Napoli; nella qualefatta secondo la forma delle anticheinvestituregli era proibito espressamente.

Cap.xiv

Aspirazionedel pontefice all'acquisto di Ferrara. Il vescovo di Ventimigliamuove con milizie con il disegno occulto di dar l'assalto alla città.Ragione del fallimento dell'impresa. Scioglimento dell'esercito.

Conservavasiadunque Italia in pace per queste cagioni: benché nella finedi questo medesimo anno il pontefice tentasse di occupare la cittàdi Ferraranon con armi manifeste ma con insidie. Perché sebene si fusse creduto cheper la morte di Lorenzo suo nipotemancando già alla casa sua piú presto uomini che statiavesse levato il pensiero dalla occupazione di Ferrara alla qualeprima avea sempre aspiratonondimenoo stimolato dall'odioconceputo contro a quel duca o dalla cupidità di pareggiare oalmanco approssimarsi quanto piú poteva alla gloria di Giulionon avevaper la morte del fratello e del nipoterimesso partealcuna di questo ardore: donde che facilmente si puòcomprendere che l'ambizione de' sacerdoti non ha maggiore fomento cheda se stessa. Né comportando la qualità de' tempie ilsito e la fortezza di quella cittàla quale Alfonso congrandissima diligenza aveva renduta munitissimache si pensasse aespugnarla con aperta forzaavendo lui massime quantità quasiinfinita di bellissime artiglierie e munizionie avendoconlimitare tutte le speseaggiugnere nuovi dazi e gabellefare vivein qualunque modo l'entrate sue eesercitandosi con la industriarappresentare in molte cose piú il mercatante che il principeaccumulatosecondo si credevagrandissima quantità didanarinon restava al ponteficese non si mutavano le condizionide' tempialtra speranza di ottenerla che con occulte insidie etrattati. De' quali avendone per il passato tentato con Niccolòda Esti e con molti altri vanamenteed essendosi Alfonsoper nonavere notizia che attendesse piú a queste pratichequasiassicurato non della sua volontà ma delle insidieparve alpontefice (per partiti che gli furono proposti e per essere Alfonsooppresso da lunga infermitàridotto in termine che quasi sidisperava la sua salutee il cardinale suo fratelloper non starecon poca grazia nella corte di Romatrovandosi in Ungheria) tempoopportuno di tentare di eseguire qualche disegno che gli era propostoda alcuni fuorusciti di Ferrarae per mezzo loro da AlessandroFregoso vescovo di Ventimigliaabitante allora a Bologna perchéaspirando a essere doge come era stato il cardinale suo padreerasospetto a Ottaviano Fregoso; il qualestato poco felice ne'trattati che aveva fatto per sé per rientrare nella propriapatriaprometteva piú prospero successo in quegli che facevaper altri nelle patrie forestiere.

Sottocolore adunque di volere entrare con l'armi in Genovail vescovoricevuti occultamente dal pontefice diecimila ducatisoldòparte del paese di Roma parte nella Lunigianaduemila fanti. Alromore della quale adunazione essendosiper sospetto di séarmato per terra e per mare Ottaviano Fregosoeglicome se peressere scoperti i suoi disegni restasse escluso di speranza di potereper allora voltare lo stato di Genovafatto intendere a Federigo daBozzole (con l'aiuto di chi si manteneva in grande parte la Concordiacontro al conte Giovanfrancesco della Mirandola) poterlo servire diquelle genti insino non fusse finita la paga loro la quale duravapresso a uno mesepassato l'Apennino scese in quello di Coreggiopigliando lentamente il cammino della Concordia. Ed era il fondamentodi questo trattato il passare il fiume del Po; al quale effetto certiministri di Alberto da Carpiconscio di questa praticaavevanonoleggiatosotto nome di mercatanti di granimolte barche che eranonella bocca del fiume della Secchia (cosí chiamano icirconvicini quel luogo dove l'acque della Secchia entrano nel Po)con le quali passando Podisegnava il vescovo accostarsi prestamentea Ferrara: dove egli stato pochi mesi innanzi aveva speculato unoluogo della terra in sul Po dove erano in terra piú diquaranta braccia di muroluogo aperto e molto facile a entrarvi. Ilquale muro essendo caduto non molto prima non si era restaurato cosíprestoperché la vicinità del fiume e lo starsi senzatimore avevano nutrito la negligenza di chi soleva sollecitamenteprovedere a questi disordini.

Macome fu sentito per il paese circostante il Ventimiglia con questegenti avere passato l'Apenninoil marchese di Mantovanon peralcuno sospetto particolare ma per consuetudine antica didifficultare alle genti forestiere i passi de' fiumiritirò aMantova tutte le barche che erano in bocca di Secchia; in modo che ilVentimiglianon potendo servirsi delle barche noleggiate néavendo comodità di provederne cosí presto dell'altremassime perché i governatori vicini della Chiesa non eranoavvertiti di questa praticané avevano commissionequandobene l'avessino saputadi intromettersenementre che cerca diqualche rimedioegli e i ministri di Alberto soggiornò con legenti verso Coreggio e ne' luoghi vicini: dove avendo parlato conmolti incautamentee con alcuni scoperto tutti i particolari del suodisegnoil marchese di Mantovaavvertitonenotificò per unouomo suo la cosa al duca di Ferrara. Il quale era tanto alieno daquesto sospetto che con difficoltà si indusse a prestarglifede; puremovendolo piú che altro quello riscontro del murorottocominciò a prepararsi di gente; né mostrandoavere sospetto del ponteficebenché sentisse in séaltramentefattogli intendere le insidie che gli erano ordinate dalvescovo Ventimiglialo supplicò che e' commettessi aigovernatori vicini cheoccorrendogli di bisognogli porgessinoaiuto: la quale cosa fu dal pontefice con favorevoli brevi eseguitaprontamentema data però nel tempo medesimo occultamentealtra commissione.

Lafama che a Ferrara si cominciasse a fare provisioneaggiunta alladifficoltà di passare Potolse al vescovo ogni speranza: peròcondottosi con le genti presso alla Concordiamentre che con quegliche vi erano dentroinsospettiti già di luitratta di volereoffendere la Mirandolapresentatosi allo improvviso una notte allemura della Concordiagli fece dare la battagliama per dare cagioneagli uomini di credere che non per andare a Ferrara ma per occuparela Concordia fusse venuto in quegli luoghi. Fu vano questo assalto:dopo il quale i fanti con sua licenza si dissolverono; lasciataopinione in molti e in Alfonso medesimo che se non gli era interrottola facoltà di passare Poarebbe ottenutaper il muro rottoFerraradove non era gente alcunanon sospettoil duca ammalatogravementee il popolo in modo male sodisfatto di lui chepochissimiin uno tumulto quasi improvisoarebbono prese l'armi ooppostisi al pericolo.

 

Cap.xv

Primodiffondersi delle idee luterane; occasione offerta dalla cortepontificia e scandalo della vendita delle indulgenze in Germania.Come Lutero passò a negare i princípi della Chiesa.Misure prese dal pontefice contro Lutero; perché pocogiovarono.

Séguital'anno mille cinquecento venti: nel qualecontinuandosi per lemedesime cagioni per le quali era stata conservata l'anno precedentela pace di Italiacominciorono molto ad ampliarsi dottrine nate dinuovoprima contro all'autorità della Chiesa romana dipoicontro alla autorità della cristiana religione. Il qualepestifero veleno ebbe origine nella Alamagnanella provincia diSassoniaper le predicazioni di Martino Luterofrate professodell'ordine di Santo Augustinosuscitatore per la maggiore partene' princípi suoidegli antichi errori de' boemi; i qualireprobati per il concilio universale della Chiesa celebrato aCostanzae abbruciati con l'autorità di quello Giovanni Hus eIeronimo da Pragadue de' capi principali di questa eresiaeranostati lungamente ristretti ne' confini di Boemia. Ma a suscitarglinuovamente in Germania aveva dato occasione l'autorità dellasedia apostolicausata troppo licenziosamente da Lione; il qualeseguitandonelle grazie che sopra le cose spirituali e beneficialiconcede la corteil consiglio di Lorenzo de' Pucci cardinale diSanti Quattroaveva sparso per tutto il mondosenza distinzione ditempi e di luoghiindulgenze amplissimenon solo per potere giovarecon esse a quegli che ancora sono nella vita presente ma con facoltàdi potere oltre a questo liberare l'anime de' defunti dalle pene delpurgatorio: le quali cose non avendo in sé néverisimilitudine né autorità alcunaperché eranotorio che si concedevano solamente per estorquere danari dagliuomini che abbondano piú di semplicità che di prudenzaed essendo esercitate impudentemente da' commissari deputati a questaesazionela piú parte de' quali comperava dalla corte lafacoltà di esercitarleavevano concitato in molti luoghiindegnazione e scandolo assai; e specialmente nella Germaniadovemolti de' ministri erano veduti vendere per poco prezzoo giuocarsiin su le tavernela facoltà del liberare le anime de' mortidal purgatorio. E accrebbe [l'indegnazione] che il ponteficeilquale per la facilità della natura sua esercitava in moltecose con poca maestà l'officio pontificaledonò aMaddalena sua sorella lo emolumento e l'esazione delle indulgenze dimolte parti di Germaniala qualeavendo fatto deputare commissarioil vescovo Arcimboldoministro degno di questa commissionechel'esercitava con grande avarizia ed estorsionee sapendosi per tuttala Germania che i danari che se ne cavavano non andavano al ponteficeo alla camera apostolica (donde pure sarebbe forse stato possibileche qualche parte se ne fusse spesa in usi buoni)ma era destinata asodisfare all'avarizia d'una donnaaveva fatto detestabile non solola esazione e i ministri di quella ma il nome ancora e l'autoritàdi chi tanto inconsultamente le concedeva. La quale occasione avendopresa il Luteroe avendo cominciato a disprezzare queste concessionie a tassare in queste l'autorità del ponteficemoltiplicandogli in causa favorevole agli orecchi de' popoli numerogrande di uditoricominciò ogni dí piúscopertamente a negare l'autorità del pontefice.

Daquesti princípi forse onesti o almancoper la giustaoccasione che gli era datain qualche parte scusabilitraportandolol'ambizione e l'aura popolaree il favore del duca di Sassonianonsolo fu troppo immoderato contro alla potestà de' pontefici eautorità della Chiesa romana; ma trascorrendo ancora neglierrori de' boemicominciò in progresso di tempo a levare leimmagini delle chiesea spogliare i luoghi ecclesiastichi de' benipermettere a' monachi e alle monache professe il matrimonioconvalidando questa opinione non solo con l'autorità e con gliargomenti ma eziandio con l'esempio di se medesimo; negare la potestàdel papa distendersi fuora dello episcopato di Romae ogn'altroepiscopo avere nella diocesi sua quella medesima autorità cheaveva il papa nella romana; disprezzare tutte le cose determinate ne'concilitutte le cose scritte da quegli che si chiamano i dottoridella Chiesatutte le leggi canoniche e i decreti de' ponteficiriducendosi solo al Testamento Vecchio al libro degli Evangeli agliAtti degli apostoli e a tutto quello che si comprende sotto il nomedel Testamento Nuovo e alle epistole di san Paoloma dando a tuttequeste nuovi e sospetti sensi e inaudite interpretazioni. Néstette in questi termini la insania di costui e de' seguaci suoimaseguitata si può dire da quasi tutta la Germaniatrascorrendoogni dí in piú detestabili e perniciosi erroripenetròa ferire i sagramenti della Chiesadisprezzare i digiuni lepenitenze e le confessioni; scorrendo poi alcuni de' suoi settatorima diventati già in qualche parte discrepanti dalla autoritàsuaa fare pestifere e diaboliche invenzioni sopra la eucarestia. Lequali coseavendo tutte per fondamento la reprobazione dellaautorità de' concili e de' sacri dottorihanno dato adito aogni nuova e perversa invenzione o interpretazione; e ampliatosi inmolti luoghieziandio fuora della Germaniaper contenere dottrinadi sorte cheliberando gli uomini da molti precettitrovati per lasalute universale dai concili universali della Chiesa dai decreti de'pontefici dalla autorità de' canoni e dalle saneinterpretazioni de' sacri dottorigli riducono a modo di vita quasilibero e arbitrario.

Sforzavasine' princípi suoi di spegnere questa pestifera dottrina ilponteficenon usando per ciò i rimedi e le medicineconvenienti a sanare tanta infermità. Perché citòa Roma Martino Luther sospeselo dallo officio del predicaree dipoiper la inobbedienza sua lo sottopose alle censure ecclesiastiche; manon si astenne da molte cose di pessimo esempioe che dannateragionevolmente da lui erano molestissime a tutti: donde ilprocedergli contro con l'armi ecclesiastiche non diminuíappresso a' popolianzi augumentò la riputazione di Martinocome se le persecuzioni nascessino piú dalla innocenza dellasua vita e dalla sanità della dottrina che da altra cagione.Mandò il pontefice molti religiosi a predicare in Germaniacontro a luiscrisse molti brevi a príncipi e a prelati; manon giovando né questo né molti altri modi usati perreprimerlo (per la inclinazione de' popolie per il favore grandeche nelle terre sue aveva dal duca di Sassonia)cominciava a parerein corte di Romaogni dí piúquesta causa piúgravee a crescere la dubitazione che alla grandezza de' ponteficialla utilità della corte romana e alla unità dellareligione cristiana non ne nascesse grandissimo detrimento. Perquesto si facevano quello anno a Roma spessi concistorispesseconsulte di cardinali e teologi deputati nella camera del ponteficeper trovare i rimedi a questo male che continuamente cresceva: eancora che non mancasse chi riducesse in memoria che la persecuzionefattagli insino a quello dípoi che non era accompagnata colcorreggere in loro medesimi le cose dannabiligli aveva cresciuto lariputazione e la benivolenza de' popolie che minore male sarebbestato dissimulare di non sentire questa insaniache forse per semedesima si dissolverebbeche soffiando nel fuoco accenderlo e farlomaggiore; nondimenocome è natura degli uomini di procederevolentieri a' rimedi caldinon solo furono accresciute lepersecuzioni contro a lui e contro agli altri suoi settatorichiamati volgarmente i luteranima ancora deliberato uno monitoriogravissimo contro al duca di Sassoniadal quale esacerbato diventòfautore piú veemente della causa sua. La qualein spazio dipiú anniandò in modo moltiplicando che sia statomolto pericoloso che da questa contagione non resti infetta quasitutta la cristianità. Né ha tanto raffrenato il corsosuo cosa alcuna quanto lo essersi conosciutoi settatori di questadottrina non essere manco infesti alla potestà de' príncipitemporali che alla autorità de' pontefici romani; il che hafatto che molti príncipi hannoper lo interesse proprioconvigilanza e con severità proibito che ne' regni suoi non entriquesta contagione: e per contrarionessuna cosa ha sostenuto tantola pertinacia di questi errori (i quali qualche voltaper la troppatrasgressione de' capi di queste eresie e per la varietà edeziandio contrarietà dell'opinioni tra loro medesimisonostati vicini a confondersi e a cadere) quanto la licenziosa libertàche nel modo del vivere ne hanno acquistato i popolie l'avariziade' potenti per non restare spogliati de' beni che hanno occupatidelle chiese.

Cap.xvi

GiampaoloBaglioni invitato a Roma dal ponteficeincarcerato e giustiziato.Nuove insidie del pontefice contro il duca di Ferrara. Incoronazionedi Cesare in Aquisgrana; sue ragioni di preoccupazione. Minaccie difanti spagnoli alle terre della Chiesa.

Nonaccadde questo anno in Italia cosa degna di memoria: salvo cheessendo in Perugia Giampaolo e Gentile della medesima famiglia de'Baglionio perché nascesse tra loro contenzione o perchéGiampaolonon gli bastando avere piú parte e piúautorità nel governovolesse arrogarsi il tuttocacciòGentile di Perugia: il che essendo molesto al ponteficelo fececitare che personalmente comparisse a Roma. Il qualetemendo aandarvimandò Malatesta suo figliuolo a giustificarsie aofferire a essere presto a obbidire a tutti i suoi comandamenti: mainstando pure il pontefice della venuta suapoiché fu statomolti dí perplessosi risolvé a andareconfidatosiparte nella antica servitú che in ogni tempo aveva avuto conla sua casaparte persuaso da Cammillo Orsino suo genero e da altriamici suoi; i qualiusando l'autorità loro e valendosi dimezzi potenti appresso al ponteficeo ottennono fede espressa da lui(benché non per scrittura) o almanco furono dal ponteficeusate tali parole con somma astuzia e fatte tali dimostrazioni chequegli che si confidavano potere ritrarre da lui la mente sua glidettono animo a compariredandosi a intendere che egli potesse farlosicuramente. Ma arrivato a Romatrovò che il ponteficesottospecie di sue ricreazioni come altre volte era solito di fareeraandato pochi dí innanzi in Castello Santo Angelo. Dove andandola mattina seguente Giampaolo per presentarsegli fuinnanziarrivasse al cospetto suoincarcerato dal castellanoe dipoi pergiudici diputati esaminato rigorosamente confessò moltigravissimi delittisí per cose attenenti alla conservazionedella tirannide come per piaceri nefandi e altri suoi interessiparticolari; per i qualipoi che fu stato in carcere piú didue mesifu decapitato secondo l'ordine della giustizia: movendosisecondo si credetteil pontefice a questo per averenella guerrad'Urbinocompreso per molti segni Giampaolo essere d'animo alieno daluiavere tenuto pratiche con Francesco Mariané potere inqualunque accidente gli sopravenisse fare fondamento fermo in luieconseguentementementre che egli era in quello statonelle cose diPerugia. Le quali per riordinare a suo propositoessendosi ifigliuoli di Giampaolo fuggiti come ebbono nuove della suaretenzionedette quella legazione a Silvio cardinale di Cortonaantico servidore e allievo suo; restituí Gentile in Perugiaal quale donò i beni che erano stati posseduti da Giampaoloeappoggiandosi a uno subietto molto debole voltò la riputazionee grandezza a lui.

Continuòmedesimamente questo anno il pontefice (attribuendo piú alcaso o alla poca prudenza che ad altro l'occasione perduta delvescovo di Ventimiglia) di tentare nuove insidie contro al duca diFerraraper mezzo di Uberto da Gambara protonotario apostolicoconRidolfel tedescocapitano di alcuni fanti tedeschi che Alfonsoteneva alla sua guardia; il quale gli aveva promesso dargli a suopiacere la entrata della porta di Castello Tialto. Dove potendopervenire le genti che si mandassino da Bologna e da Modenasenzaavere a passare il Po se non per il ponte di legname che èinnanzi a quella portafu dato ordine a Guido Rangone e algovernatore di Modena cheraccolte certe genti sotto altri coloriandassino allo improviso a occupare quella portaper difenderlatanto che giugnessino gli aiuti da Modena e da Bologna; dove eraposto ordine che la gente si movesse quasi popolarmente. Ma giàstatuito il dí dello assaltarlasi scoperse che Ridolfelachi per ordine del pontefice erano stati dati da Uberto da Gambaracirca dumila ducatiaveva da principio comunicato ogni cosa conAlfonso; il qualepoi che ebbe scoperto assai della mente delpontefice e de' suoi disegninon volendo che la cosa procedesse piúinnanzitenne modo che la fraude di Ridolfel si publicasse.

Inquesto anno medesimo passò Cesareper maredi Spagna inFiandra; avendo nel passarenon per necessità come avevafatto il padrema volontariamentetoccato in Inghilterraperparlare con quel re col quale restò in buona concordia. DiFiandra andato in Germania ricevédel mese d'ottobreinAquisgranacittà nobile per l'antica residenza e per ilsepolcro di Carlo Magnocon grandissimo concorsola prima coronaquella medesimasecondo che è la famacon la quale fuincoronato Carlo Magno; dataglisecondo il costume anticoconl'autorità de' príncipi di Germania. Ma questa suafelicità era turbata dagli accidenti nati di nuovo in Spagna.Perché a' popoli di quei regni era stata molesta la promozionesua allo imperioperché conoscevano checon grandissimaincomodità e detrimento di tuttisarebbe per varie cagioninecessitato a stare non piccola parte del tempo fuora di Spagna; mamolto piú gli aveva mossi l'odio grande che avevano conceputocontro alla avarizia di quegli che lo governavanomassime contro aCeuresil quale dimostratosi insaziabile aveva per tutte le vieaccumulato somma grandissima di danari; il medesimoavevano fattogli altri fiamminghivendendo per prezzo a' forestieri gli ufficisoliti darsi agli spagnuolie facendo venali tutte le grazieprivilegi ed espedizioni che si dimandavano alla corte: in modo checoncitati tutti i popoli contro al nome de' fiamminghiavevanoallapartita di Cesaretumultuato quegli di Vagliadulit; e appena uscitodi Spagnasollevati tuttinonsecondo dicevanocontro al re macontro a' cattivi governatorie comunicati insieme i consiglinonprestando piú ubbidienza agli offiziali regiavevano fattacongregazione della maggiore parte de' popoli: i qualidata forma algovernosi reggevano in nome della santa giunta (cosíchiamavano il consiglio universale de' popoli). Contro a' qualiessendosi levati in arme i capitani e ministri regiridotte le cosein manifesta guerraerano tanto moltiplicati i disordini che Cesarepiccolissima autorità vi riteneva: donde in Italia e fuoracresceva la speranza di coloro che arebbono desiderato diminuiretanta grandezza. Aveva nondimeno l'armata sua acquistato contro a'mori l'isola delle Gerbee in Germania era stata repressa in qualcheparte la riputazione del re di Francia. Perché dando eglipernotrire discordie in quella provinciafavore al duca di Vertimbergdiscordante con la lega di Sveviaquegli popoli risentitisipotentemente lo cacciorono del suo stato e acquistato che lo ebbonolo venderono a Cesaredesideroso di abbassare i seguaci del re diFranciaobligandosi alla difesa contro a qualunque lo molestasse.Per il che quello ducatrovandosi distrutto sotto la speranza degliaiuti franzesifu necessitato ricorrere alla clemenza di Cesareeda lui accettare quelle leggiche gli furono date: non rimesso peròper questo nella possessione del suo ducato.

Nellafine di questo anno medesimocirca tremila fanti spagnuoli stati piúmesi in Sicilianon volendo ritornare in Spagna secondo ilcomandamento avuto da Cesaredisprezzata l'autorità de'capitanipassorono a Reggio di Calavria; e procedendo con fare pertutto gravissimi danni verso lo stato della Chiesamessono in graveterrore il pontefice (nell'animo del quale era fissa la memoria degliaccidenti di Urbino) cheo sollevati da altri príncipi oaccompagnandosi con il duca Francesco Mariaco' figliuoli diGiampaolo Baglione e con gli altri inimici della Chiesanonsuscitassino qualche incendio: massime recusando le offerte fatte dalviceré di Napoli e da lui di soldarne una partee agli altrifare donativo di danari. Dalle quali offerte preso maggiore animosimovevano verso il fiume del Trontonon per il paese stretto delCapitanato ma per il cammino largo di Puglia; e aggiugnendosicontinuamente altri fanti e qualche cavallodiventavano sempre piúformidabili. Nondimenosi risolvé piú facilmente e piúpresto che gli uomini non credevano questo movimento; perchépassato il Tronto per entrare nella Marca anconitananella quale ilpontefice aveva mandate molte gentie andati a campo a Ripatransonaavendovi dato uno assalto gagliardoperduti molti di lorofurnocostretti a ritirarsi: per il chediminuiti molto di animo e diriputazioneaccettorono cupidamente da' ministri di Cesarecondizioni molto minori di quelle le quali prima avevano disprezzate.