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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumesedicesimo



Cap.i

Apprensionidei governi italiani per la potenza di Cesare dopo la battaglia diPavia. Particolari ragioni di apprensione dei veneziani e delpontefice. Ragioni del pontefice di temere dell'inimicizia di Cesare.Proposte di accordi dei veneziani al pontefice.

Essendoadunquenella giornata fatta nel barco di Pavianon solo statorotto dall'esercito cesareo l'esercito franzese ma restato ancoraprigione il re cristianissimo e morti o presi appresso al suo re lamaggiore parte de' capitani e della nobiltà di Franciaportatisi cosí vilmente i svizzeri i quali per il passatoaveano militato in Italia con tanto nomeil resto dello esercitospogliato degli alloggiamenti non mai fermatosi insino al piede de'montie (quello che maravigliosamente accrebbe la riputazione de'vincitori) avendo i capitani imperiali acquistato una vittoria símemorabile con pochissimo sangue de' suoinon si potrebbe esprimerequanto restassino attoniti tutti i potentati d'Italia; a' qualitrovandosi quasi del tutto disarmatidava grandissimo terrorel'essere restate l'armi cesaree potentissime in campagnasenzaalcuno ostacolo degli inimici: dal quale terrore non gli assicuravatanto quel che da molti era divulgato della buona mente di Cesareedella inclinazione sua alla pace e a non usurpare gli stati di altriquanto gli spaventava il considerare essere pericolosissimo che eglimosso o da ambizioneche suole essere naturale a tutti i príncipio da insolenza che comunemente accompagna le vittoriespinto ancoradalla caldezza di coloro che in Italia governavano le cose suedaglistimoli finalmente del consiglio e di tutta la cortevoltasseintanta occasione bastante a riscaldare ogni freddo spiritoi pensierisuoi a farsi signore di tutta Italia; conoscendosi massime quanto siafacile a ogni principe grandee molto piú degli altri a unoimperadore romanogiustificare le imprese sue con titoli cheapparischino onesti e ragionevoli.

Néerano travagliati da questo timore solamente quegli di autoritàe forze minori maquasi piú che gli altriil pontefice e iviniziani: questinon solo per la coscienza di essergli mancatisenza giusta causaai capitoli della loro confederazione ma moltopiú per la memoria degli antichi odii e delle spesse ingiuriestate tra loro e la casa d'Austria e delle gravi guerre avutepochianni innanzicon l'avolo suo Massimilianoper le quali si eranello stato che e' posseggono in terra fermarinfrescatomaravigliosamente il nome e la memoria delle ragioniquasidimenticatedello imperio; e per conoscere che ciascuno che avessein animo di stabilire grandezza in Italia era necessitato a pensaredi battere la potenza lorotroppo eminente: il papaperchédalla maestà del pontificato in fuorala quale ne' tempiancora della antica riverenza che ebbe il mondo alla sedia apostolicafu spesso mal sicura dalla grandezza degli imperadorisi trovava perogn'altro conto molto opportuno alle ingiurieperché eradisarmatosenza danari e con lo stato della Chiesa debolissimo nelquale sono rarissime terre fortinon popoli uniti o stabili alladivozione del suo principema diviso quasi tutto il dominioecclesiastico in parte guelfa e ghibellina e i ghibelliniperinveterata e quasi naturale impressioneinclinati al nome degliimperadorie la città di Roma sopra tutte l'altre debole einfetta di questi semi. Aggiugnevasi il rispetto delle cose diFirenzele qualidependendo da lui ed essendo grandezza propria eantica della sua casanon gli erano forse manco a cuore che quelledella Chiesa; né era manco facile lo alterarleperchéquella cittàpoiché nella passata del re Carlo nefurono cacciati i Mediciavendo sotto nome della libertàgustato diciotto anni il governo popolareera stata malcontenta delritorno loroin modo che pochi vi erano a' quali piacesse veramentela loro potenza.

Allequali occasionitanto potentitemeva sommamente il pontefice chenon si aggiugnesse volontà non mediocre di offenderlonontanto perché dalla ambizione de' piú potenti non èmai sicuro in tutto chi è manco potente quanto perchétemeva cheper diverse cagioninon fusse in questo tempo esoso aCesare il nome suo: discorrendo seco medesimo chese benee viventeLione e poi mentre era cardinalesi fusse affaticato molto per lagrandezza di Cesareanzi Lione ed egli con grandissime spese epericoli gli avessino aperta in Italia la strada a tanta potenzaechecome fu assunto al pontificatoavesse dato danarimentre chel'ammiraglio era in Italiaa' suoi capitani e fattone dare da'fiorentininé levate dell'esercito le genti della Chiesa e diquella republica; nondimenoche prestoo considerando che allooffizio suo si apparteneva essere padre e pastore comune tra ipríncipi cristianie piú presto autore di pace chefomentatore di guerreo cominciando tardi a temere di tantagrandezzasi era ritirato da correre la medesima fortuna; in modoche non aveva voluto rinnovare la confederazione fatta per la difesad'Italia dal suo antecessore; e quandol'anno dinanzil'esercitosuo entrò col duca di Borbone in Provenza non aveva volutoaiutarlo con denari; il che se bene non dette giusta querela a'ministri di Cesare (non essendo eglianche per la lega di Adrianotenuto a concorrere contro a' franzesi [che] nelle guerre di Italia)nondimeno erano stati princípi di fare che non lo riputassinopiú una cosa medesima con Cesareanzi diminuissino assaidella fede che insino a quel dí in lui avuta avevano; comequegli chemenati solo o dallo appetito o dal bisognoavevano quasiper offesa se alle imprese loro particolarifatte per occupare laFrancianon mettevano le spalle anche gli altricome prima si erafatto alle universali cominciate sotto titolo di assicurare Italiadalla potenza de' franzesi. Ma cominciorono e scopersonsi le querelee i dispiaceri quando il re di Francia passò alla impresa diMilano. Perché se bene il papasecondo che scrisse poi nelbreve suo querelatorio a Cesaredesse occultamente qualche quantitàdi danari nel ritorno di Marsilianondimeno dipoi non si era strettoe inteso con loroma subito che il re ebbe acquistato la cittàdi Milanoparendogli che le cose sue procedessino prosperamenteaveva capitolato con lui; e ancora che egli se ne scusasse conCesareallegando che in quel temponon avendo i capitani suoi perspazio di venti dí significatogli alcuno de' loro disegniedipoi disperando della difesa di quello stato e temendo eziandio diNapolie spingendosi il duca d'Albania con le genti verso Toscanaera stato necessitato pensare alla sicurtà suama non avereperò potuto in lui tanto il rispetto del proprio pericolo chee' non avesse accordato con condizioni per le quali non manco siprovedeva alle cose di Cesare che alle suee che e' non avessedisprezzato partiti grandissimi offertigli dal re di Francia perchéentrasse seco in confederazione; nondimeno non avevano operato le sueescusazioni che e' non se ne fusse turbato molto Cesare e i suoiministrinon tanto perché e' si veddono privati al tuttodella speranza di avere piú da lui sussidio alcuno quantoperché e' dubitorno che la capitolazione non contenesse piúoltre che obligazione di neutralitàe perché e' parveloro che in ogni caso l'avesse dato troppa riputazione alla impresafranzesee perché temerono ancora che il papa non fusse mezzoche i viniziani seguitassino lo esempio suo; il che essere stato verosi certificorono dipoiper lettere e per brevi che dopo la vittoriafurono trovati nel padiglione del re prigione. Aveva in ultimo accesoquesti sospetti e mala sodisfazione quando il papa acconsentíche per il dominio suo passassinoe fussino aiutate a condurrelemunizioni delle quali il duca di Ferrara accomodò il re diFrancia mentre era a campo a Paviama molto piú l'andata delduca di Albania alla impresa del reame di Napoliperché nonsolo come amico fu per tutto lo stato della Chiesa e de' fiorentiniricettato e onoratoma ancora si fermò molti giorni intorno aSiena per riformare a stanza sua il governo di quella città:il che se bene allungava l'andata del duca al reame di Napolie aquesto effetto principalmente era stato procurato da lui per esserglimolesto che uno medesimo diventasse signore di Napoli e di Milano;nondimeno gli imperiali avevano per questo fatta interpretazione chetra il re di Francia e lui fusse stato fatto altro legame chesemplice promessa di non offendere. Però temeva giustamente ilpontefice non solo di essere offesocome temevano tutti gli altridai cesareicol tempo e con l'occasionema che ancorasenzaaspettare opportunità maggiorenon assaltassino subito o lostato della Chiesa o quello di Firenze. E gli accrebbe il timore cheessendosi il duca d'Albaniacome ebbe avviso della calamitàdel reritiratoper salvarsida Monteritondo verso Braccianoefatti ancora andare là cento cinquanta cavalli che erano inRomai quali il papa fece accompagnare insino là dalla suaguardiaperché il duca di Sessa e gli imperiali sipreparavano per rompere le genti sueaccadde chevenendo daSermoneta circa quattrocento cavalli e mille dugento fanti dellegenti degli Orsiniseguitati da Giulio Colonna con molti cavalli efantifurno rotti da lui alla abbazia delle Tre Fontane; ed entratifuggendo in Roma per la porta di San Paolo e di San Sebastianolegenti di Giulioentrate dentro con lorone ammazzorono insino inCampo di Fiore e in altri luoghi della città: la quale contumulto grande si levò tutta in armeprima con grande timoree poi con grande indignazione del ponteficeche all'autoritàsua non fusse avuto né rispetto né riverenza alcuna.

Main questa sospensione e ansietà grandissima dell'animoglisopravenneno i conforti e offerte de' viniziani: i qualicostituitinel medesimo timore di se medesimicon efficacissima instanza sisforzavano persuadergli checongiunti insiemefacessino calaresubito in Italia diecimila svizzerie soldato una grossa banda digenti italiane si opponessino a cosí gravi pericoli;promettendocome è costume lorodi fare per la loro partemolto piú che poi non sogliono osservare. Allegavano che ifanti tedeschi che erano stati alla difesa di Pavianéavevanogià molti mesiavuto denariveduto che dopo lavittoria continuavano le medesime difficoltà de' pagamenti cheprimasi erano ammutinatiavevano tolto l'artiglierie e fattisiforti in Pavia; che per la medesima cagione tutto il resto delloesercito di Cesare era sollevato e per sollevarsi ogni dí piúnon avendo i capitani facoltà di pagarlo: in modo chearmandosi e loro e lui potentementee si assicuravano gli staticomuni e si nutriva l'occasione che gli imperialiimpegnati inqueste difficoltà e necessitati a tenere del continuo grosseforze alla guardia del re prigionesi disordinassino per loromedesimi. Aggiugnersiche e' non era da dubitare che madama lareggentein mano della quale era il governo di Franciadesiderosissima di questa unionenon solo farebbe subito cavalcarea stanza loroil duca di Albania con le sue genti e quellequattrocento lancie del retroguardo che si erano ritirate dallagiornata a salvamentoma ancoracon volontà di tutto ilregno di Franciaconcorrerebbe alla salute d'Italia con grossa sommadi denariconoscendo che da quella dependeva in grande parte lasperanza della recuperazione del re suo figliuolo. Essere ottimasenza dubbio questa deliberazione se si facesse con prestezzama lalunghezza dare a' cesarei facoltà di riordinarsi; e tanto piúche chi non si risolveva ad armarsi era necessitato di accordarsi conloro e porgergli denariche non era altro che essere instrumento diliberargli da tutte le difficoltà e stabilirsi da se medesimoin perpetua suggezione. Davano anche speranza d'avere a essereseguitati dal duca di Ferrarail qualee per la dependenza anticada' franzesi e per gli aiuti dati in questa guerra al renon erasenza grandissimo timore: la congiunzione del quale pareva di nonpiccolo momentoper la opportunità grande del suo stato alleguerre di Lombardia; [per essere] la città di Ferrarafortissima ed egli abbondantissimo di munizioni e di artiglierie ecome era famaricchissimo di denari.

Cap.ii

Ilpontefice si volge con tutto l'animo alla concordia con Cesare.Difficoltà di comprendere nella concordia i veneziani. Ritornodel duca d'Albania in Francia. Confederazione fra il pontefice eCesare. Diversità di giudizi sulla confederazione; giudiziodell'autore.

Néla speranza di avere a vincere una impresa sí difficile néla considerazione de' pericoli piú lontania' quali il temposuole spesso partorire rimedi non pensatiarebbe inclinato Clementea prestare orecchi a questi ragionamentise non l'avesse indotto iltimore di non essere assaltato di presentea volere piúpresto esporsi al pericolo manco certo che al pericolo che apparivamaggiore e piú presente; e perciò si ristrinsono tantole pratiche tra loro cheessendosi condotte insino allo estendere icapitolisi aspettava che a ogn'ora si stipulassino; e in modo cheil papapersuadendosene la conclusionespedí in poste al red'Inghilterra Ieronimo Ghinuccio saneseauditore della cameraapostolicaper cercare destramente di disporlo a opporsi a tantagrandezza di Cesare. Quando opportunamente sopravenne lo arcivescovodi Capuaantico segretario e consigliere suoe che molti anni erastato appresso a lui di grandissima autorità; il qualesubitoche aveva udito la vittoria degli imperialiera da Piacenza andatoin campo a don Carlo del Lanoi viceré di Napolie risolutodella sua intenzione corse subito in poste al ponteficeportandoglisperanza certa di accordo. Perché il viceré e gli altricapitani avevano per allora due pensieri: l'uno di provedere a'denari per sodisfare l'esercitocol quale per non avere modo dipagarlo si trovavano in grandissima confusione; l'altro di condurrela persona del re di Francia in luogo che la difficoltà delguardarlo non gli avesse a tenere in continuo travaglio; e stabilitebene queste due cosegiudicavano restare in grado da potere sempremettere a effetto i disegni loro: però desideravano l'accordocol papapresupponendo di cavarne quantità grande di denari.E per disporvelo tanto piú col fargli spaventoe anche persgravare degli alloggiamenti de' soldati lo stato di Milano che eramolto consumatoavevano mandata ad alloggiare in piacentinoquattrocento uomini d'arme e ottomila tedeschinon come inimicimaora dicendo che il ducato di Milano non poteva nutrire sígrosso esercito ora minacciando di volergli fare passare in terra diRoma a trovare il duca di Albaniain caso che le genti condottedagli Orsini non si dissolvessino. Ma erano superflue questediligenze; perché come il papa fu certificato potere fuggire ipericoli presentilasciati gli altri pensierisi voltò contutto l'animo alla concordia: perciòsubito uditol'arcivescovofece fermare l'auditore della camera per il cammino; eper levare tutte l'occasioni che potessino interromperla operòche il duca di Albania dissolvessedai cavalli e fanti oltramontaniin fuoratutto 'l resto dello esercito e gli dette le stanze aCornetoricevuta promessa da' ministri di Cesare di licenziare ancheessi le genti loro che erano intorno a Romae fermare AscanioColonna e altre genti che venivano del regno; e si interpose ancorache i Colonnesiche cominciavano a molestare le terre degli Orsinidesistessino dall'armi.

Desideravail pontefice e faceva ogni opera perché nella concordia che e'trattava col viceré si includessino i vinizianima ladifficoltà era che essi ricusavano di volere pagare i denaridimandati loro dal viceré; perché dimandava che glipagassino tanti danari quanti arebbono spesi nelle genti che avevanoa contribuiree che in futuro contribuissino non con gentema condanari; dimandando anche il medesimo a tutti quegli i quali eranocompresi nella confederazione fatta con Adriano. Ma la durezza de'viniziani facevano beneficio al ponteficedando sospizione al viceréche pensassino a nuovi movimenti. Le quali cose mentre si trattanocon speranza certissima d'aversi a conchiuderei fiorentiniperordine del ponteficemandorono al marchese di Pescaraperintrattenimento dello esercitoventicinquemila ducati; ricevutapromessa il pontefice da Giambartolomeo da Gattinarail qualeappresso a lui trattava per il viceréche questa quantitàsarebbe computata nella somma maggiore che arebbono a pagare pervigore della nuova capitolazione.

Laquale innanzi si conchiudessepochissimi díil duca diAlbaniail quale per tornarsene in Francia aveva aspettato l'armatavenuta quella al Porto di Santo Stefano e mandategli le galeesiimbarcò a Civitavecchia sopra quelle e sopra le galee delponteficeprestategli con consentimento del vicerébenchéné all'armata né alle galee non dessino salvocondotto;e con lui Renzo da Cericon l'artiglieria avuta da Siena e da Luccacon quattrocento cavalli mille fanti tedeschi e pochi italianiperché il resto della gente si era sfilata e il resto de'cavalli parte venduti parte lasciati. I progressi del quale eranostati tali che si comprese apertamente essere stato mandatoo perchégli imperialitemendo del regno di Napolipartissinopersoccorrerlodel ducato di Milano o perché per questo timoresi inducessino alla concordia; e per questa cagione essere procedutolentamentemancando forse al re [denari] bastanti a mandarlo conesercito potente.

Mafinalmentelasciati da parte i vinizianisi conchiuse il primo dídi aprile in Romatra il pontefice e il viceré di Napoli comeluogotenente cesareo generale in Italia (per il quale era in Roma conpieno mandato Giambartolomeo da Gattinaranipote del grancancelliere di Cesare)confederazione per sé e per ifiorentini da una parte e per Cesare dall'altra. La somma de'capitoli piú importanti fu: che tra il papa e Cesare fusseperpetua amicizia e confederazioneper la quale l'uno e l'altro diloro fusse obligato a difendere da ciascuno con certo numero di genteil ducato di Milanoposseduto allora sotto l'ombra di Cesare daFrancesco Sforzail quale fu nominato come principale in questacapitolazione; e che l'imperadore avesse in protezione tutto lo statoche teneva la Chiesaquello che possedevano i fiorentinieparticolarmente la casa de' Medici con l'autorità e preminenzeche aveva in quella città; pagandogli però ifiorentinidi presentecentomila ducati per ricompenso quello chearebbono auto a contribuire nella guerra prossimaper virtúdella lega fatta con Adrianola quale pretendeva non essere estintaper la sua morteper essere specificato ne' capitoli che la durasseuno anno dopo la morte di ciascuno de' confederati: che i capitanicesarei levassino genti dello stato ecclesiasticonémandassino di nuovo ad alloggiarvene dell'altre senza consentimentodel pontefice: a' viniziani fu lasciato luogo di entrare in questaconfederazionein termine di venti dícon oneste condizioniche avessino a essere dichiarate dal papa e da Cesare: e che ilviceré fusse tenuto a fare venirefra quattro mesilaratificazione di Cesare di tutti questi capitoli. E obligorono imandatari del viceréin uno capitolo da parte confermato congiuramentochecaso che Cesare non ratificasse fra il tempo questicapitoliavesse il viceré a restituire i centomila ducati;dovendosi peròinsino che i danari non si restituissinoosservare la lega interamente. Alla quale furono aggiunti trearticolinon connessi nella capitolazione ma posti in scritturaseparataconfermati eziandio per giuramentoche contennono: che intuttele cose beneficiali del regno di Napoli fusse permesso a'pontefici usare quella autorità e giurisdizione che sidisponeva per le investiture del regno; che il ducato di Milanopigliasse in futuro il sale delle saline di Cerviaper quel prezzo emodi che altre volte fu convenuto tra Lione e il presente re diFranciae confermato nella capitolazione che l'anno millecinquecento ventuno fece il medesimo Lione con l'imperadore; e che ilviceré fusse obligato a fare sí e talmente che il ducadi Ferrara restituisseimmediatealla Chiesa ReggioRubieral'altre terre che aveva presevacante la sedia romana per la mortedi Adriano; e che per questo il ponteficesubito che e' ne fussereintegratoavesse a pagare a Cesare centomila ducatie a ogni suarequisizione assolvere il duca dalle censure e privazioni nelle qualiera incorsoma non già dalla pena di centomila ducatipromessa in caso di contravenzione allo instrumento fatto conAdriano: e nondimenoricuperata che il papa ne avesse lapossessionesi avesse a vedere di ragione se quelle terre e Modenaappartenevano alla Chiesa o allo imperio; e appartenendosi alloimperio si avessino a riconoscere in feudo da Cesareappartenendosialla Chiesa restassino libere alla sedia apostolica.

Fuquesta deliberazione del pontefice interpretata variamente dagliuominisecondo che sono varie le passioni e i giudizi. Lamoltitudine massimealla quale sogliono piacere piú iconsigli speciosi che i maturie che spesso ha per generosi quegliche non misurano le cose prudentementetutti coloro ancora chefacevano professione di desiderare la libertà di Italialobiasimoronocome se per viltà d'animo avesse lasciatol'occasione di unirla contro a Cesaree aiutato co' danari propril'esercito suo a liberarsi da tutti i disordini; ma la maggiore partedegli uomini piú prudenti giudicorono molto diversamenteperché consideravano che il volersi opporre con genti nuove auno esercito grossissimo e vincitore non era consiglio prudente. Nonpotere essere che la venuta de' svizzeri non fusse cosa lungae daarrivare facilmente passato che fusse il bisognoquando bene fussinoprontissimi a venire: di cheatteso la natura loro e la percossaricevuta sí di fresconon si aveva certezza alcuna. Nési dovere sperare meglio del reame di Franciadove per tanta rottanon era restato né animo né consiglio; non vi era inpronto provisione di danarinon di gente d'armee quelle pocheancora che si erano salvate il dí della giornataavendoperduto i carriaggiavevano bisogno di tempo e di denari ariordinarsi: perònon avere questa unione altro probabilefondamento che la speranza che l'esercito inimicoper non esserepagatonon avesse a muoversi; il che quando bene succedesse nonrestare per questo privati del ducato di Milanoil quale mentre sireggeva a divozione di Cesare arebbe sempre il pontefice causagrandissima di temerne. Ma questa essere anche speranza moltoincertaperché era da temere che i capitanicon l'autoritàe arti lorocol proporre il sacco di qualche città riccadella Chiesa o di Toscananon lo disponessino a camminare: essersigià veduto che una parte de' tedeschisolo per avere piúgrassi alloggiamentiaveva passato il fiume del Po e venuta inparmigiano e piacentino; in modo che se si fussino deliberati dispingersi innanzi non potere essere se non tardi rimedio alcunoefondarsi con troppo pericolo una tanta deliberazione in su lasperanza sola de' disordini degli inimicidalla volontà de'quali dependevano finalmente lo svilupparsene. Fu adunque ilconsiglio di Clementesecondo il tempo che correvaprudente e beneconsiderato. Ma sarebbe stato forse piú laudabile se in tuttigli articoli della capitolazione avesse usato la medesima prudenzaevoltato l'animo piú presto a saldare tutte le piaghe di Italiache ad aprire e inasprirne qualcuna di momento; imitando i savimedicii qualiquando i rimedi che si fanno per sanare laindisposizione degli altri membri accrescono la infermità delcapo o del cuoreposposto ogni pensiero de' mali piú leggierie che aspettano tempoattendono con ogni diligenza a quello che èpiú importante e piú necessario alla salute delloinfermo. Il che perché s'intenda meglio è necessarioripetere piú da alto parte delle cose già narratemasparsamentedi soprariducendole in uno luogo medesimo.

Cap.iii

Lapolitica dei pontefici verso il duca d'Estee loro ambizione suFerrara. Apprensioni del duca dopo l'elezione di Clemente; timori disuoi accordi con Cesare.

Lacasa da Estioltre ad avere tenuto lunghissimamente sotto titolo divicari della Chiesa il dominio di Ferraraaveva molto tempoposseduto Reggio e Modena con le investiture degli imperadorinon sifacendo allora dubbio che quelle due città non fussino digiurisdizione imperiale; e le possedé pacificamente insino cheGiulio secondosuscitatore delle ragioni già morte dellasedia apostolica e sotto pietoso titolo autore di molti maliperridurre totalmente Ferrara in dominio della Chiesaroppe guerra alduca Alfonso: nella quale avendo avuto occasione di torgli Modenalaritenne al principio per sécome cosa che insieme con tuttel'altre terre insino al fiume del Po appartenesse alla sediaapostolicaper essere parte dello esarcato di Ravenna; ma poco poiper timore de' franzesila dette a Massimiliano imperadore. Néper questo cessò la guerra contro ad Alfonso; ma avendoglinon molto poitolto ancora Reggiosi crede che se fusse vivuto piúlungamente arebbe preso Ferrara; inimico acerbissimo di Alfonsosíper la pietà che e' pretendeva alla ambizione di volerericuperare alla Chiesa ciò che si dicesse essere mai stato suoin tempo alcunocome per lo sdegno che egli avesse seguitato piúpresto l'amicizia franzese che la sua; e forse ancora per l'odioimplacabile portato da lui alla memoria e alle reliquie di Alessandrosesto suo predecessoreLucrezia figliuola del quale era maritata adAlfonso ed eranne di questo matrimonio nati già parecchifigliuoli. Lasciò Giuliomorendoa' successori suoi non solol'eredità di Reggio ma la medesima cupidità diacquistare Ferrarastimolandogli la memoria gloriosa che pareva cheappresso ai posteri avesse lasciata di sé. Peròfu piúpotente in Lione suo successore questa ambizione che il rispettodella grandezza che aveva in Firenze la casa de' Medicialla qualepareva piú utile che si diminuisse la potenza della Chiesacheaggiugnendogli Ferrarafarla piú formidabile a tutti ivicini: anziavendo comperato Modenaindirizzò totalmentel'animo ad acquistare Ferrarapiú con pratiche e con insidieche con aperta forza; perché questo era diventato troppodifficileavendo Alfonsopoi che si vidde in tanti pericoliattesoa farla fortissimalavorato numero grandissimo di artiglierie e dimunizionie trovandosicome si credevaquantità grossa didenari. E furono le inimicizie sue forse maggiori ma trattate piúoccultamente che quelle di Giulio; e oltre a molte pratiche tenutespesso da lui per pigliarlao allo improviso o con inganniobligòsempre i príncipico' quali si congiunsein modo che almanconon potevano impedirgli quella impresa; né solo viventiGiuliano suo fratello e Lorenzo suo nipoteper l'esaltazione de'quali si credeva che avesse avuto questa cupiditàma nonmanco dopo la morte loro: donde si può facilmente comprendereche da niuna cosa ha l'ambizione de' pontefici maggiore fomento cheda se stessa. Il quale desiderio fu tanto ardente in lui che molti sipersuasono che quella sua ultimapiú presto precipitosa cheprudentedeliberazione di unirsi con Cesare contro al re di Franciafusse in grande parte spinta da questa cagione. In modo che lanecessità costrinse Alfonso per sodisfare al re di Franciaunico fondamento e speranza suadi rompere la guerra in modenesequando lo esercito di Lione e di Cesare era accampato intorno aParma; nella quale avendo cattivo successo si sarebbe presto ridottoin gravissime difficoltà sein ne' medesimi dínonfusse inopinatamentenel corso delle vittoriemorto Lione; mortecerto per lui non manco salutifera che quella di Giulio. Né ioso sealla finefusse totalmente mancato Adriano suo successore diquesta cupidità; benché per essere nuovo e inespertonelle cose d'Italia [lo] avessene' primi mesi che e' venne a Romaassoluto dalle censureconcessagli di nuovo la investitura epermesso che e possedesse eziandio tutto quello che aveva occupatonella vacazione della Chiesae gli avesse ancora dato speranza direstituirgli Modena e Reggio: da che di poiinformato meglio dellecosesi alienò con l'animo ogni dí piú. In modoche Alfonsoavendo compreso che piú facilmente si induce aperdonare chi è offeso che a restituire chi possiedefu piúarditovacando la sedia per la morte di Adrianoche non era statoprima nelle altre occasioni che aveva avute. Ma per la creazione diClemente entrò in grandissimo timore che per lui non fussinoritornati gli antichi tempi; e meritamenteperché in luisegli fussino succedute le cose prosperesarebbe stata la medesimadisposizione che era stata in Giulio e in Lione: ma non avendo ancoraoccasione per Ferraraera tutto intento a riavere Reggio e Rubieracome cosa piú facile e piú giustificata per lapossessione fresca che ne aveva avuto la Chiesae come se per questogli risultasse ignominia non piccola del non le ricuperare. Da questonacque cheprima in molti altri modi e ultimamente nellacapitolazione col viceréebbe piú memoria di questoche non desideravano molti; i qualiconoscendo il pericolo chesoprastava a tutti della grandezza di Cesare e che nissuno rimedioera piú salutifero che una unione molto sincera e molto prontadi tutta Italiae che tutto dí potevano succedere o occasionio necessità di pigliare l'armiarebbono giudicato esseremeglio che il pontefice non esasperasse né mettesse innecessità di gittarsi in braccio allo imperadore il duca diFerraraprincipe cheper la ricchezza per l'opportunità delsito e per l'altre sue condizionierain tempi talida tenernemolto conto; e che piú presto l'avesse abbracciatoe fattoogni diligenza di levargli l'odio e la paura: se però il farebenefizio a chi si persuade avere ricevute tante ingiurie èbastante a cancellare degli animisí male disposti einciprignitila memoria delle offese; massime quando il benefizio sifa in tempo che pare causato piú da necessità che davolontà.

Cap.iv

Ilvescovo di Pistoia inviato dal pontefice a visitare e consolare il redi Francia. Cesare riceve in protezione i lucchesi; nuovo mutamentodi govemo in Siena. Accordi di altri principi italiani con Cesare;rinvio di soldati tedeschi in Germania.

Fattala capitolazioneil ponteficeper non mancare degli officiconvenienti verso tanto principemandòcon permissione delviceréil vescovo di Pistoia a visitare e consolare in nomesuo il re di Francia. Il qualedopo le parole generali avute insiemepresente il capitano Alarconee l'avere il re supplicato ilpontefice che per lui facesse buono officio con Cesaregli domandòcon voce sommessa quel che fusse del duca di Albania; udendo congrandissima molestia la rispostache risoluta una partedell'esercito era con l'altra passato in Francia.

Convennonoin questo tempo medesimo i lucchesi col viceréil quale gliricevé nella protezione di Cesaredi pagare diecimila ducati.Convennono e i sanesi di pagarne quindicimilasenza obligarlo amantenere piú una forma che un'altra di governo: perchéda uno canto quegli del Monte de' novea instanza del ponteficepermezzo del duca d'Albaniaavevano riassuntabenché non ancoraconsolidatal'autorità; da altroquegli che per fareprofessione di desiderare la libertà si chiamavano volgarmentei libertinipresoper la giornata di Paviaanimo contro al governointrodotto per le forze del re di Franciaavevano mandatodiversamente uomini al viceré per renderlo propizio a' disegniloro; né auta da lui certa risoluzione circa la forma delgovernoavevano tutti sollecitata prontissimamente la composizione.La quale essendo fattae venuti a ricevere i danari gli uominimandati dal vicerénel tempo medesimo che i danari siannoveravanoe in presenza loroGirolamo Severini cittadino saneseche era stato appresso al viceréammazzò AlessandroBichiprincipale del nuovo reggimento e a chi il pontefice avevadisegnato che per allora si volgesse tutta la riputazione; dondepreso l'armi da altri cittadini che erano congiurati secoe levatoin arme il popolo che era male contento che il governo ritornassealla tirannidecacciati i principali del Monte de' noveriformoronola città a governo del popoloinimico del pontefice eaderente di Cesare: essendo procedute queste cose non senza saputacome si credettedel viceréo almeno con somma approbazionedi quello che era stato fattoper considerare quanto fusse opportunoalle cose di Cesare avere a sua divozione quella cittàpotenteche ha opportunità di porti di marefertile dipaesevicina al reame di Napoli e situata tra Roma e Firenze; nonostante che il viceré e il duca di Sessa avessino datosperanza al pontefice di non alterare il governo introdotto colfavore suo.

Seguitoronomolti altri di Italia la inclinazione de' sopradetti e la fortuna de'vincitori: co' quali il marchese di Monferrato compose inquindicimila ducati; e il duca di Ferraranon si potendo sípresto stabilire le cose sue per i rispetti che avevano allacapitolazione fatta col ponteficee perché era necessariointenderne prima la volontà di Cesarefu contento di prestareal viceré cinquantamila ducaticon promessa di riavergli senon capitolassino insieme. Co' quali danarie con centomila ducatipromessi loro dallo stato di Milano e quegli che promessono igenovesi e i lucchesie con quegli ancora rimessi da Cesare a Genovaper sostentazione della guerra ma arrivati dopo la vittoriaattendevano i capitanisecondo che i danari venivanoa pagare isoldi corsi dello esercito; rimandando di mano in manosecondo cheerano pagatii tedeschi in Germania. In modo chenon si vedendosegni che avessino in animo di seguitare contro ad alcuno per allorail corso della vittoriaanzi avendo il viceré ratificato lacapitolazione fatta con suo mandato col ponteficee trattando neltempo medesimo di fare appuntamento nuovo co' viniziani il qualemolto desideravasi voltorono gli occhi di tutti a risguardare inche modo Cesare ricevesse sí liete novelle e a che fini siindirizzassino i suoi pensieri.

Cap.v

ComeCesare accoglie la notizia della vittoria sul nemico; convocazionedel consiglio; parole del vescovo di Osma; parole del duca d'Alba.Cesare fa notificare al re di Francia a quali condizioni gliconcederebbe la libertà; risposta del re.

Nelqualeper quello che si potette comprendere dalle dimostrazioniestrinsecheapparirono indizi grandi di animo molto moderato e attoa resistere facilmente alla prosperità della fortunae taleche non era da credere in uno principe sí potentegiovane eche mai aveva sentito altro che felicità. Perché avutoavviso di tanta vittoriache gli pervenne il decimo dí dimarzoe con esso lettere di mano propria del re di Franciascrittesupplichevolmente e piú presto con animo di prigione che conanimo di reandò subito alla chiesa a rendere grazie a Diocon molte solennitàdi tanto successoe con segni di sommadevozione prese la mattina seguente il sagramento della eucarestia eandò in processione alla chiesa di Nostra Donna fuora diMadrildove allora si trovava con la corte; né consentíchesecondo l'uso degli altrisi facessinocon campane o confuochi o in altro mododimostrazioni di allegrezzadicendo essereconveniente fare feste delle vittorie avute contro agl'infedeli nondi quelle che si avevano contro a cristiani. E non mostrando ne'gesti o nelle parole segno alcuno di troppa letizia o di animogonfiatorispose alle congratulazioni degli imbasciadori e uominigrandi che erano appresso a luiche ne aveva preso piacere perchélo aiutarlo Dio sí manifestamente gli pareva pure indizio diesserebenché immeritamentenella sua grazia; e perchésperava che ora sarebbe l'occasione di mettere la cristianitàin pacee di apparecchiare la guerra contro agli infedeli; e perchéarebbe facoltà maggiore di fare beneficio agli amici e diperdonare agli inimici. Soggiugnendo che benché questavittoria gli potesse parere giustamente tutta suaper non esserestato seco ad acquistarla alcuno degli amicivoleva nondimeno che lafusse comune a tutti; anziavendo udito l'oratore viniziano che gligiustificava le cose fatte dalla sua republicadisse poi a'circostantile scuse sue non essere vere ma che voleva accettarle eriputarle per vere. Nelle quali parole e dimostrazionisignificatrici di somma sapienza e bontàpoiché si fucontinuato qualche díegliper procedere maturamente comeera consuetochiamato uno giorno il consigliopropose loconsigliassino in che modo fusse da governarsi col re di Francia e ache fine dovesse indirizzarsi questa vittoria; comandando che perciascuno si consigliasse liberamente alla presenza sua. Dopo il qualecomandamento il vescovo di Osmache teneva la cura del confessarloparlò cosí:

-Se benegloriosissimo principetutte le cose che accaggiono inquesto mondo inferiore procedono dalla providenza del sommo Dio e daquella hanno giornalmente il moto suopure questo talvolta inqualcuna si scorge piú chiaramente: ma se si vedde maimanifestamente in alcunasi è veduto nella presente vittoria;perchéper la grandezza sua e per la facilità con laquale è stata acquistatae per essersi vinti inimicipotentissimi e molto piú abbondanti di noi delle provisioninecessarie alla guerranon può negare alcuno che non siastata espressa volontà di Dio e quasi miracolo. Peròquanto il beneficio suo è stato piú manifesto emaggiore tanto piú è obligata la Maestà vostra ariconoscerlo e a dimostrarne la debita gratitudine; il cheprincipalmente consiste nello indirizzare la vittoria secondo che piúsia il servigio di Dioe a quel fine per il quale si puòcredere che egli ve la abbia conceduta. E certamentequando ioconsidero in che grado sia ridotto lo stato della cristianitànon veggo che cosa alcuna sia né piú santa népiú necessaria né piú grata a Dio che la paceuniversale tra i príncipi cristiani: conciossiaché sitocchi con mano che senza questa la religionela fede suail benevivere degli uomini ne vanno in manifestissima ruina. Abbiamo da unaparte i turchiche per le nostre discordie hanno fatto contro a'cristiani tanto progressoe ora minacciano l'Ungheriaregno delmarito della sorella vostra; e se pigliano l'Ungheria (comese ipríncipi cristiani non si unisconosenza dubbio piglieranno)aranno aperta la strada alla Germania e alla Italia. Dall'altrapartequesta eresia luterianatanto inimica a Diotanto vituperosaa chi la può opprimeretanto pericolosa a tutti i príncipiha già preso tale piede che se non si provede si empie ilmondo di ereticiné si può provedere se non conl'autorità e potenza vostra; le quali mentre che voi siateimpegnato in altre guerre non possono adoperarsi a estirpare questoperniciosissimo veleno. Dipoiquando bene al presente né diturchi né di eretici si temesseche cosa piú bruttapiú scelerata piú pestiferache tanto sangue de'cristianiche si potrebbe spendere gloriosamente per augumentare lafede di Cristo o almanco riserbare a tempi piú necessarisispanda per le passioni nostre inutilmenteaccompagnato da tantistupri da tanti sacrilegi e opere nefande: mali che chi ne ècagione per volontà non può sperarne da Dio perdonoalcunochi gli fa per necessità non merita di essereescusatose almanco non ha determinata intenzione di rimediare comeprima ne arà la facoltà. Debbe adunque essere il fine ela mira vostra la pace universale de' cristianicome cosa sopratutte l'altre onorevole santa e necessaria. La quale vediamo ora inche modo si possa conseguire. Tre sono le deliberazioni che puòprendere la Maestà vostra del re di Francia: l'unadi tenerloperpetuamente prigione; l'altradi liberarlo amorevolmente efraternalmentesenza altre convenzioni che quelle che appartenghinoa fermare tra voi perpetua pace e amicizia e a sanare i mali dellacristianità; la terzaliberarlo ma cercando di trarne piúprofitto che sia possibile: delle qualise io non mi ingannol'altre due prolungano e accrescono le guerrela liberazioneamorevole e fraterna è solo quella che le estirpa in eterno.Perché chi può dubitare che il re di Franciausandosegli tanta generositàsí singolare liberalitànon rimanga per tanto beneficio piú legato coll'animo e piúin potestà vostra che non è al presente col corpo? e setra voi e lui sarà vera unione e concordia tutto il resto de'cristiani andrà a quello cammino che da voi due saràmostrato. Ma il risolversi a tenerlo sempre prigioneoltre chesarebbe pure con infamia troppo grande di crudeltà e segno dianimo che non conoscesse la potestà della fortunanon fa eglinascere guerre di guerre? perché presuppone volere acquistareo tutta o parte della Franciache senza nuove e grandissime guerrenon si può fare. Se si piglia il partito di mezzocioèliberarlo ma con piú vantaggiosi patti che si possacredo chesia il piú implicato il piú pericoloso partito di tuttigli altri; perchéfaccisi che parentado che capitoli cheobligazioni si vogliaresterà sempre inimiconé glimancherà mai la compagnia di tutti quegli che temano dellagrandezza vostra; in modo che ecco nuove guerree piúsanguinose e piú pericolose che le passate. Conosco quantoquesta opinione sia diversa dal gusto degli uominiquanto sia nuovae senza esempli; ma si convengono bene a Cesare deliberazioniestraordinarie e singolari. Né è da maravigliarsi chel'animo cesareo sia capacissimo di quello a che i concetti deglialtri uomini non arrivanoi quali quanto avanza di degnitàtanto debbe avanzare di magnanimità; e però conosceresopra tutti gli altriquanto sia piena di vera gloria una tantagenerositàquanto sia piú officio di Cesare ilperdonare e il beneficare che l'acquistare; che non invano Dio gli hadato quasi miracolosamente la potestà di mettere la pace nelmondo; che a lui si appartienedopo tante vittoriedopo tantegrazie che Dio gli ha fattedopo il vedere inginocchiato a' piedisuoi ognunoprocedere non piú come inimico di persona maprovedere come padre comune alla salute di tutti. Piú feceglorioso il nome di Alessandro magnoil nome di Giulio Cesarelamagnanimità di perdonare agli inimicidi restituire i regnia' vintiche tante vittorie e tanti trionfi; lo esempio de' qualidebbe molto piú seguitare chinon avendo per fine unico lagloriaancora che sia premio grandissimodesidera principalmente difare quel che è il proprio il vero ufficio di ciascunoprincipe cristiano. Ma consideriamo piú innanziperconvincere coloro che misurano le cose umane solamente con finiumaniquale deliberazione sia piú conforme ancora a questi.Io certamente giudico che in tutta la grandezza della Maestàvostra non sia la piú maravigliosa la piú degna parteche questa gloria di essere stato insino a oggi invittodi averecondotto a felicissimo finecon tanta riputazione con tantaprosperitàtutte le imprese vostre. Questa è senzadubbio la piú preziosa gioiail piú singolare tesoroche sia tra tutti i vostri tesori; adunquecome meglio si stabiliscecome meglio si assicura come piú certamente si conserva checol posare le guerre con fine sí generoso e símagnanimocol levare la gloria acquistata dalla potestà dellafortunae di mezzo il mare ridurre in sicuro porto questo naviliocarico di mercie di inestimabile valore? Ma diciamo piú oltre:non è piú desiderabile quella grandezza che si conservavolontariamente che quella che si mantiene con violenza? Niuno nedubitaperché è piú stabile piú facilepiú piacevole piú onorevole. Se Cesare si obliga il redi Francia con tanta liberalitàcon tanto beneficionon saràegli sempre padrone di lui e del regno suo? se e' dà símanifesta certezza al papa e agli altri príncipi dicontentarsi dello stato che hané avere altro pensiero chedella salute universalenon resteranno eglino senza sospetto? e nonavendo piú né da temere né da contendere conluinon solo ameranno ma adoreranno tanta bontà. Cosícon volontà di tutti darà le leggi a tuttie senzacomparazione disporrà piú de' cristiani con labenivolenza e con l'autorità che non farebbe con le forze econ l'imperio. Arà facoltàaiutato e seguitato datuttivoltare le armi contro a luterani e contro agl'infedeliconpiú gloria e con piú occasione di maggiori acquisti; iquali non so perché non si debbino anche desiderare nellaAffrica o nella Grecia o nel levantequando bene lo ampliare ildominio fra i cristiani avesse quella facilità che moltiagiudizio miovanamente si immaginano. Perché la potenza dellaMaestà vostra è augumentata tanto che è troppoformidabile a ciascuno; e come si vegga che si disegni maggioreprogresso tutti di necessità si uniranno contro a voi. Ne temeil papane temono i vinizianine teme Italia tutta; eper i segniche spesso si sono vedutiè da credere che abbia a esseremolesta al re d'Inghilterra. Potrannosi intrattenere qualche mesecon speranze e pratiche vanei franzesima bisognerà inultimo che il re si liberi o che si disperino; disperatisi unirannocon tutti questi altri. Se il re si libera con condizioni per laMaestà vostra di poca utilitàe che guadagno si saràfatto a perdere l'occasione di usare tanta magnanimità? laquale se non si mostra in questo principioancora che si mostrassepoinon arà seco piú né laude né gloriané grazia pari; se con condizioni che vi sieno utilinon leosserveràperché nessuna sicurtà che vi abbiadata gli potrà importare tanto che non gli importi molto piúche lo inimico suo non diventi sí grande che poi lo possiopprimere: cosí aremo o una inutile pace o una pericolosaguerrai fini delle quali sono incerti; ed [è] da temere piúda chi ha avuto sí lunga felicità la mutazione dellafortunae da dispiacere piú quando le cose succedono male achi ha avuto potestà di stabilirle tutte bene. PensoCesareavere sodisfatto al comandamento vostrose non con la prudenzaalmanco con l'affezione e con la fede; né mi resta altro chepregare Dio che vi dia mente e facoltà di fare quelladeliberazione che sia piú secondo la sua volontàsiapiú secondo la vostra gloriapiúfinalmentesecondoil bene della republica cristiana: della qualee per la degnitàsuprema che voi avete e perché si vede essere cosí lavolontà divinaa voi conviene esserne padre e protettore. -

Fuudito questo consiglio da Cesare con grande attenzionee senza faresegno alcuno di dispiacergli o di approvarlo; mapoi che statoalquanto tacito ebbe accennato che gli altri seguitassino di parlare[Federico duca d'Alvauomo] e appresso a Cesare di grande autoritàdisse cosí:

-Io sarò scusatoinvittissimo imperadorese io confesseròche in me non sia giudizio diverso dal giudizio comunenécapacità di aggiugnere con lo intelletto a quello a chegl'intelletti degli altri uomini non arrivano; anzi sarò forsepiú lodato se consiglierò che si proceda per quelle viemedesime che sono proceduti sempre i padri e gli avoli vostriperchéi consigli nuovi e inusitati possono al primo aspetto parere forsepiú gloriosi e piú magnanimi ma riescono poi senzadubbio piú pericolosi e piú fallaci di quegli che inogni tempo haappresso a tutti gli uominiapprovato la ragione el'esperienza. La volontà di Dio principalmentee dipoi lavirtú de' vostri capitani e del vostro esercitovi ha data lamaggiore vittoria che avessegià sono molte etàalcuno principe cristiano; ma tutto il frutto dello avere vintoconsiste nello usare la vittoria benee il non fare questo ètanto maggiore infamia che il non vincerequanto è piúcolpa lo essere ingannato da quelle cose che sono in potestàdi chi si inganna che da quelle che dependono dalla fortuna: dunquetanto piú è da avvertire di non fare deliberazione chevi abbia alla fine a dare appresso agli altri vergognaappresso avoi medesimo penitenza; e quanto piú grave è laimportanza di quello che si tratta tanto si debbe procedere piúcircospettoe fare maturamente quelle deliberazioni cheerrate unavoltanon si possano piú ricorreggere: e ricordarsi che se ilre si libera non si può piú ritenerema mentre che èin prigione è sempre in potestà vostra il liberarlo: nédoverrebbe la tardità dargli ammirazioneperchése ionon mi ingannoè conscio a se medesimo quel che farebbe seCesare fusse suo prigione. È stata certo cosa grandissima apigliare il re di Franciama chi considererà bene la troveràsenza comparazione maggiore a lasciarlo; né sarà maitenuto prudenza il fare una deliberazione di tanto momento senzalunghissime consulte e senza rivoltarsela infinite volte per lamente. Né sarei forse in questa sentenza se io mi persuadessiche il reliberato al presentericonoscesse tanto benefizio con ladebita gratitudine; e che il papa e gli altri d'Italia deponessinoinsieme col sospetto la cupidità e l'ambizione: ma chi nonconosce quanto sia pericoloso fondare una risoluzione tantoimportante in su uno presupposito tanto fallace e tanto incerto?anzichi considera bene la condizione e costumi degli uomini ha piúpresto a giudicare il contrarioperché di sua natura niunacosa è piú breve niuna ha vita minore che la memoriade' benefici; e quanto sono maggiori tanto piúcome èin proverbiosi pagano con la ingratitudine: perché chi nonpuò o non vuole scancellargli con la remunerazionecercaspesso di scancellargli o col dimenticarsegli o col persuadere a semedesimo che e' non sieno stati sí grandi; e quegli che sivergognano di essersi ridotti in luogo che abbino avuto bisogno delbenefizio si sdegnano ancora di averlo ricevutoin modo che puòpiú in loro l'odioper la memoria della necessitànella quale sono cadutiche l'obligazione per la considerazionedella benignità che a loro è stata usata. Dipoidi chiè piú naturale la insolenza piú propria laleggerezzache de' franzesi? dove è la insolenza è lacecità; dove è la leggerezza non è cognizione divirtúnon giudizio di discernere le azioni d'altrinongravità da misurare quello che convenga a se stesso. Cheadunque si può sperare di uno re di Franciaenfiato di tantofasto quanto ne può capere in uno re de' franzesise non chearda di sdegno e di rabbia di essere prigione di Cesarenel tempoche e' pensava di avere a trionfare di lui? sempre gli saràinnanzi agli occhi la memoria di questa infamia néliberatocrederà mai che il mezzo di spegnerla sia la gratitudineanziil cercare sempre di esservi superiore: persuaderà a semedesimo che voi lo abbiate lasciato per le difficoltà delritenerlonon per bontà o per magnanimità. Cosíè quasi sempre la natura di tutti gli uominicosísempre quella de' franzesida' quali chi aspetta gravità omagnanimità aspetta ordine e regola nuova nelle cose umane. Inluogo adunque di pace e di riordinare il mondo sorgeranno guerremaggiori e piú pericolose che le passateperché lavostra riputazione sarà minore e lo esercito vostro cheaspetta il frutto debito di tanta vittoriaingannato delle speranzesuenon arà piú la medesima virtú e vigorenéle cose vostre la medesima fortunala quale difficilmente sta conchi la ritiene non che con chi la scaccia. Né sarà dialtra sorte la bontà del papa e de' viniziani; anzipentitidi avervi lasciato conseguire la passata vittoriacercheranno diimpedirvi le futuree la paura che hanno ora di voi gli sforzeràa fare ogni opera di non avere a ritornare in nuova paura; edove èin potestà vostra di tenere legato e attonito ognunovoimedesimo con una dissoluta bontà sarete quello che gli faretesciolti e arditi. Non so quale sia la volontà di Dionécredo la sappino gli altri; perché e' si suole pure dire che igiudíci suoi sono occulti e profondi. Mase si puòcongetturare da quello che tanto chiaramente si dimostracredo chesia favorevole alla vostra grandezza; non credo già cheabbondino tante sue grazie a fine che voi le dissipiate da voimedesimo ma per farvi superiore agli altricosí in effettocome siete in titolo e in ragione: peròperdere sírara occasione che Dio vi manda non è altro che tentarloefarvi indegno della sua grazia. Ha sempre dimostrato l'esperienzaelo dimostra la ragioneche mai succedino bene le cose che dependanoda molti; peròchi crede con l'unione di molti príncipispegnere gli eretici o domare gl'infedeli non so se misura bene lanatura del mondo. Sono imprese che hanno bisogno di uno principe sígrande che dia la regola agli altri; senza questose ne tratteràe farà per l'innanzi con quello successo che se ne ètrattato e fatto per l'addietro. Per questo credo che Dio vi manditante vittorieper questo credo che Dio vi apra la via allamonarchiacon la quale sola si possono fare sí santi effetti;e meglio è che si tardi a dare loro principio per fargli conmigliori e piú certi fondamenti. Né vi alieni da questadeliberazione il timore di tante unioni che si minaccianoperchétroppo grande è l'occasione che avete in mano; né maise le cose saranno bene negoziatela madre del reper la pietàmaterna e per la necessità di ricuperare il figliuolosispiccherà dalle speranze di riaverlo da voi per accordo; némai i príncipi d'Italia si unirarno col governo di Franciaconoscendo che sempre sia in potestà vostracol liberare ilresepararlo anzi voltarlo contro a loro. Bisogna stieno attoniti esospesie alla fine faccino a gara di ricevere le leggi da voi: aquali sarà glorioso usare la clemenzae la magnanimitàquando le cose restino in grado che e non possino mancare diriconoscervi per superiore. Cosí la usorono Alessandro eCesareche furno liberali a perdonare le ingiurienon inconsideratia rimettersi da se stessi in quelle difficoltà e pericoli cheavevano già superati. È laudabile chi fa cosíperché fa cosa che ha pochi esemplima per avventuraimprudente chi fa quello che non ha alcuno esempio. PeròCesareil parere mio è che di questa vittoria si tragga piúfrutto che si può; e che perciò il retrattandolosempre con onori convenienti a resia condottose non si puòin Spagnaalmeno a Napoli. In risposta della lettera sua si mandi alui uno uomo con benignissime paroleper il quale si proponghino lecondizioni della sua liberazione; tali checome particolarmente sipotrà consultaresieno premi degni di tanta vittoria. Cosífermati questi fondamenti e questi fini del vostro procederelagiornata e gli accidenti che si scoprirannofarà piúpresta o piú tarda la liberazione del relo stare in guerra oin pace con gl'italiani; a' quali si diano per ora buone speranze: esi augumenti quanto si può il favore e la riputazionedell'armi con l'arte e con la industriaper non avere a tentare ognidí di nuovo la fortuna; e stiamo parati ad accordare conquesto o con quello o con tutti insieme o con nessunosecondo che leoccasioni consiglieranno. Queste sono le vie per le quali sempre sonocamminati i savi príncipie particolarmente quegli che vihanno fondato tanta grandezza; i quali non hanno mai gittato via gliinstrumenti del crescere né allentatoquando l'hanno avutopropizioil favore della fortuna. Cosí dovete fare voialquale appartiene per giustizia quello che in qualcuno di loro potevaparere ambizione. RicordateviCesareche voi siete principe e che èufficio vostro di procedere per la via de' príncipi; e chenessuna ragioneo divina o umanavi conforta a ometterel'opportunità di fare risorgere l'autorità usurpata eoppressa dello imperioma vi obliga solamente ad avere animo eintenzione di usarla rettamente. E ricordatevi sopra tutto quanto siafacile a perdere l'occasioni grandi e quanto sia difficile adacquistarle; e peròmentre che si hannoessere necessario difare ogni opera per ritenerle né fondarsi in su la bontào in su la prudenza de' vintipoi che il mondo è pieno diimprudenza e di malignitàe giudicando che o dalla grandezzavostra o da nessuno altro mezzo si ha a difendere la religionecristianaaccrescerla quanto si puònon piú perinteresse della autorità e gloria vostra che per servigio diDio e per zelo del bene universale. -

Impossibilesarebbe esprimere con quanto favore di tutto il consiglio fusse udito[il duca d'Alva]avendosi già ciascuno proposto nell'animo loimperio di quasi tutti i cristiani: perònon fu alcuno deglialtri che senza replica non confermasse la medesima sentenza;approvandola ancora Cesarepiú presto sotto specie di nonvolere discostarsi dal consiglio de' suoi che con dichiarare qualefusse per se stessa la sua inclinazione. Espedí adunqueBeurencameriere intimo e molto accettoa notificare a' capitani lasua deliberazione e a visitare in suo nome il re di Franciae aproporre le condizioni con le quali poteva ottenere la liberazione.Il qualefatto il cammino per terra (perché la madre del reacciò che piú comodamente si potessino trattare le cosedel figliuolonon impediva piú il transito agli uomini e a'corrieri che andassino e venissino da Cesare)andò insiemecol Borbone e col viceré a Pizzichitonedove era ancora ilre[e] gli offerse la liberazione; ma con condizioni tanto gravi chedal re furono udite con grandissima molestia: perchéoltrealla cessione delle ragioni quali pretendeva avere in Italiaglidimandava la restituzione del ducato di Borgogna come cosa propriache al duca di Borbone desse la Provenzae per il re di Inghilterrae per sé altre condizioni di grandissimo momento. Alle qualidimande rispose il recostantementeavere deliberato piúpresto morire prigione che di privare i figliuoli di parte alcuna delreame di Francia; mache quando bene avesse deliberato altrimentiche in potestà sua non sarebbe di eseguirlonon comportandol'antiche costituzioni di Francia che si alienasse cosa alcunaappartenente alla corona senza il consentimento de' parlamentiedegli altri appresso a' quali risedeva l'autorità di tutto ilreame; i quali erano consuetiin casi simigliantianteporre lasalute universale allo interesse particolare delle persone de' re.Dimandassingli condizioni che gli fussino possibiliperchénon potrebbono trovare in lui maggiore prontezza e a congiugnersi conCesare e a favorire la sua grandezza: né cessò diproporre condizioni diversenon facendo difficoltà diconcedere larghissimamente degli stati di altri pure che ottenesse laliberazionesenza promettere de' suoi. La somma fu: offerirsi apigliare per moglie la sorella di Cesare che era restata vedova delre di Portogalloconfessando di avere la Borgogna in nome di suadotenella quale succedessino i figliuoli che nascerebbono di questomatrimonio; restituire al duca di Borbone il ducato che gli era statoconfiscato e aggiugnergli qualche altro statoe in ricompenso dellasorella di Cesare che gli era stata promessa dargli la sorella suarestata nuovamente vedova per la morte di Alanson: sodisfare al red'Inghilterra con danarie a Cesare pagarne per la taglia suagrandissima quantità; cedergli le ragioni del regno di Napolie del ducato di Milano; promettere di farlo accompagnare con armatadi mare e con esercito per terra quando andasse a Roma a pigliare lacorona dello imperioche era come promettere di dargli in predatutta Italia. Con la quale forma di capitoli Beuren ritornò aCesare: e vi andò con lui monsignore di Memoransípersona insino allora accettissima al ree il quale fu dipoipromosso da lui prima all'uficio del gran maestro e poi alla degnitàdel gran conestabile di Francia.

Cap.vi

Dolorein Francia per la sconfitta e la prigionia del re; proposte dellareggente a Cesare; proposte ai veneziani e al papa. Difficoltàdi accordi fra Cesare e il re d'Inghilterra. Accordi fra il red'Inghilterra e la reggente di Francia. Insolenza dei capitanicesarei in Italia.

Mavenuta in Francia la nuova della rotta dello esercito e della catturadel resarebbe quasi impossibile immaginare quanta fusse laconfusione e la disperazione di tutti; perché al doloresmisurato che dava il caso miserabile del suo re a quella nazioneaffezionatissima naturalmente e devotissima al nome realesiaggiugnevano infiniti dispiaceri privati e publici: privatiperchénella corte e nella nobiltà pochissimi erano quegli che nonavessino perdutonella giornatafigliuoli fratelli o altricongiunti o amici non volgari; publichiper tanta diminuzionedell'autorità e dello splendore di sí glorioso regno(cosa tanto piú loro molesta quanto piú per natura siarrogano e presumono di se medesimi)e perché temevano chetanta calamità non fusse principio di rovina maggioretrovandosi prigione il ree con lui o presi o morti nella giornata icapi del governo e quasi tutti i capitani principali della guerradisordinato il regno di danari e circondato da potentissimi inimici.Perché il re di Inghilterraancora che avesse tenuto diversepratiche e dimostrato in molte cose variazione di animonondimenopochi dí innanzi alla giornataesclusi tutti i maneggi cheaveva avuti col reaveva publicato di volere passare in Francia sein Italia succedesse qualche prosperità: però eragrande il timore chein tanta opportunitàCesare ed egli nonrompessino la guerra in Francia; doveper non essere altro capo cheuna donna e i piccoli figliuoli del redel quale il primogenito nonaveva ancora finiti otto annie per avere loro seco il duca diBorbonesignore di tanta potenza e autorità nel regno diFranciaera pericolosissimo ogni movimento che e' facessino. Néalla madrein tanti affanni che aveva per l'amore del figliuolo eper i pericoli del regnomancavano le passioni sue proprie; perchéambiziosa e tenacissima del governodubitava cheallungandosi laliberazione del re e sopravenendo in Francia qualche nuovadifficoltànon fusse costretta cedere l'amministrazione aquegli che fussino deputati dal regno. Nondimenoin tantaperturbazione raccolto l'animo da lei e da quegli che gli erano piúappressooltre al provederepiú presto potettonolefrontiere di Francia e ordinare gagliarde provisioni di danariscrisse madama la reggenteper ordine e in nome della quale sispedivano tutte le faccendea Cesare lettere supplichevoli e pienedi compassionecon introdurre e poi sollecitaredi mano in manoquanto potette le pratiche dello accordo. Per le quali anchepocodipoi liberato don Ugo di Moncadalo mandò a Cesare aofferire: che il figliuolo rinunzierebbe alle ragioni del regno diNapoli e dello stato di Milano; sarebbe contento che si vedesse diragione a chi apparteneva la Borgognae in caso che appartenesse aCesarericonoscerla in nome di dota della sorella; restituire aBorbone lo stato suoco' mobili di grandissimo valore e i fruttistati occupati dalla camera reale; dargli per donna la sorellaeconsentire che avesse la Provenza se fusse giudicato avervi miglioreragione. Le quali pratiche perché fussino piú facilipiú che per avere volto l'animo a' pensieri della guerraspedí madama subito in Italia a raccomandare al papa e a'viniziani la salute del figliuolo; offerendose per la sicurtàpropria volevano ristrignersi seco e pigliare l'armi contro a Cesarecinquecento lancie e grossa contribuzione di danari. Ma il principalesuo desiderio e di tutto il regno di Francia sarebbe stato dimitigare l'animo del re d'Inghilterra; giudicandocome era verochenon avendo inimico lui il regno di Francia non avesse a esseremolestatoma che se egli da uno canto dall'altro Cesare movessinol'armiavendo con loro Borbone e tante occasioniche ogni cosa siempierebbe di difficoltà e di pericoli.

Madi questo cominciò presto a dimostrarsi a madama qualchesperanza. Perchése bene il re di Inghilterra avessesubitoche intese la nuova della vittoriafatti segni grandissimi diallegrezza e publicato di volere passare in Francia personalmentemandati anche a Cesare oratori per trattare e sollecitare di muoverecomunemente la guerranondimenoprocedendo in questo tempo colmedesimo stile che altre volte aveva procedutoricercò anchemadama che gli mandasse uno uomo proprio; la quale lo spedísubito con amplissime commissioniusando tutte le sommissioni e artipossibili a mitigare l'animo di quel re: il qualenon partendo dalconsiglio del cardinale eboracensepareva che avesse per fineprincipale di diventare talmente cognitore delle differenze tra glialtri príncipi che tutto il mondo potesse conoscere dependereda lui il momento della somma delle cose. Peròe nel tempomedesimo offeriva a Cesare di passare in Francia con esercitopotenteofferiva di dare perfezione al parentado conchiuso altrevolte tra loro eper levarne ogni scrupoloconsegnare di presente aCesare la figliache non era ancora negli anni nubili. Ma avevanoqueste cose non piccole difficoltàparte dependenti da luimedesimo parte dependenti da Cesarenon pronto a convenire con luicome era stato per il passato; perché quel re dimandava per séquasi tutti i premi della vittoriala Piccardia la Normandia laGhienna e la Guascognacon titolo di re di Francia; e che Cesareancora che i premi fussino inegualipassasse personalmente inFranciapartecipe egualmente delle spese e de' pericoli. Turbava lainegualità di queste condizioni l'animo di Cesaree molto piúchericordandosi che negli anni prossimi aveva ne' maggiori pericolidel re di Francia allentato sempre l'armi contro a luisi persuadevanon potere fare fondamento in questa congiunzione; ed essendoesaustissimo di danari e stracco da tanti travagli e da tantipericolisperava potere conseguire piú dal re di Francia colmezzo della pace che col mezzo delle armimovendole in compagnia delre di Inghilterra. Né era piú appresso a lui in tantaestimazione in quanta soleva essere il matrimonio della figliuolacollocata ancora negli armi minorie nella dota della quale s'avevaa computare quel che Cesare aveva ricevuto in prestanza dal re diInghilterra: anzimosso dal desiderio d'avere figliuolidallacupidità de' danariaveva inclinazione a congiugnersi con lasorella di [Giovanni] re di Portogallodi età nubile e dallaquale sperava ricevere in dote grandissima quantità di danari;e molti ancorain caso facesse questo matrimoniogliene offerivanoi popoli suoidesiderosi di avere una regina della medesima lingua enazionee che presto procreasse figliuoli. Per le quali cosedifficultandosi ogni dí piú la pratica tra l'uno el'altro principee aggiugnendosi la inclinazione che ordinariamenteaveva al re di Francia il cardinale eboracensele querele ancora chegià palesemente faceva di Cesaresí per gli interessidel suo re come perché gli pareva cominciare a esseredisprezzato da Cesareil qualesolendo innanzi alla giornata diPavia non mandargli mai se non lettere scritte tutte di sua manosottoscrivendosi: "il vostro figliuolo e cugino Ciarles"avuta quella vittoriacominciò a fargli scrivere letterenelle quali non vi era piú scritto di mano propria altro chela sottoscrizionenon piú piena di titoli di tanta riverenzae sommissione ma solamente con il proprio suo nome: "Ciarles";tutte queste cose furono cagione che il re d'Inghilterraraccoltocon umanissime parole e dimostrazioni l'uomo mandatogli da madama lareggentee confortatola a sperare bene delle cose futurenon moltopoialienato totalmente l'animo dalle cose di Cesarecontrasseconfederazione con madama contraente in nome del figliuolo; nellaquale volle inserisse espressa condizione che non si potesseconcedere a Cesareeziandio per la liberazione del recosa alcunaposseduta allora dal reame di Francia. Questa fu la prima speranza disalute che cominciasse ad avere il regno di Franciaquesto ilprincipio di respirare da tante avversità augumentato poicontinuamente per i progressi de' capitani cesarei in Italia: iqualidiventati insolentissimi per tanta vittoriae persuadendosiche alla volontà loro avessino a cedere tutti gli uomini etutte le difficoltàperderono l'occasione di concordare ivinizianicontravennono al pontefice nelle cose gli avevanopromesseed empiendo lui il duca di Milano e tutta Italia disospetto sparsono i semi di nuove turbazioni; le quali messonofinalmente Cesare in necessità di fare deliberazioneprecipitosacon pericolo grandissimo dello stato suo d'Italiasenon avesse potuto piú la sua antica felicità o il fatomalignissimo del pontefice: cose certamente degnissime di particolarenotiziaperché di accidenti tanto memorabili si intendino iconsigli e i fondamenti; i quali spesso sono occultie divulgati ilpiú delle volte in modo molto lontano da quel che èvero.

Cap.vii

Ilpontefice pubblica l'accordo concluso col viceré; sue ragionidi malcontento verso il viceré. Cesare ratifica solo in partel'accordo col ponteficeil quale ricusa perciò le lettere diratifica. Atteggiamento di attesa dei veneziani. Il re di Franciacondotto in Ispagna; contegno di Cesare verso di lui. Tregua fraCesare ed il governo di Francia; disposizioni riguardanti le cosed'Italia e le milizie cesaree.

Nonaveva adunque il pontefice capitolato appena col viceré chesopravennono le offerte grandi di Francia per incitarlo alla guerra;e se bene non gli mancassino allo effetto medesimo i conforti dimoltiné gli fusse diminuita la diffidenza che prima avevadegli imperialideliberò di procedere in tutte le cosetalmente che dalle azioni sue non avessino cagione di prenderesospetto alcuno. Perciòsubito che intese il viceréavere accettato e publicato lo appuntamento fatto in Romalo feceancora egli publicare in San Giovanni Lateranosenza aspettare cheprima fusse venuta la ratificazione promessa di Cesareonorandoperpiú efficace dimostrazione dell'animo suola publicazioneche fu fatta il primo dí di maggiocon la presenza sua e conla solennità della sua incoronazione; sollecitò che ifiorentini pagassino i danari promessie si interpose quanto potetteperché i viniziani appuntassino ancora loro co' cesarei. Ma daaltra partegli furono date da loro molte giuste cause diquerelarsi: perché nel pagamento de' danari promessi nonvollono accettare i venticinquemila ducati pagati per ordine suo da'fiorentini mentre si trattava l'accordoallegando il viceréimpudentementese altrimenti fusse stato promesso essere stato fattosenza sua commissione; non rimossono i soldati del dominio dellaChiesaanzi empierono il piacentino di guarnigioni. Alle quali coseche si potevano forse in qualche parte scusare per la carestia cheavevano di danari e di alloggiamentiaggiunsono che non solonellamutazione dello stato di Sienadettono sospetto di avere l'animoalieno dal ponteficema ancora dipoi comportorono che i cittadinidel Monte de' nove fussino male trattati e spogliati de' beni loro dai libertininon ostante che molte voltelamentandosene luiglidessino speranza di provedervi. Ma quello che sopra ogni cosa gli fumolestissimo fu l'avere subito prestato il viceré orecchi alduca di Ferrarae datagli speranza di non lo sforzare a lasciareReggio e Rubiera e di operare che Cesare piglierebbe in protezione lostato suo; e ancora che ogni dí promettesse al pontefice chefinito il pagamento de' fiorentini lo farebbe reintegrare di quelleterree che il ponteficeper sollecitare lo effetto e per ottenereche le genti si levassino dello stato della Chiesamandasse a lui ilcardinale Salviatilegato suo in Lombardia e deputato legato aCesareal quale il viceré dette intenzione di farglirestituire Reggio con le armi se il duca ricusasse di farlovolontariamentenondimeno gli effetti non corrispondevano alleparole: cosa chenon si potendo scusare con la necessità de'danariperché maggiore quantità perveniva loro per larestituzione di quelledava materia di interpretareprobabilmenteprocedere dal desiderio che avessino della bassezza sua o diguadagnarsi il duca di Ferrarao perché e' s'andassinocontinuamente preparando alla oppressione d'Italia. Davano questecose sospezione e molestia di animo quasi incredibile al ponteficema molto maggiore il parergli non essere da queste operazioni diversala mente di Cesare. Il qualeavendo mandato al pontefice le letteredella ratificazione della confederazione fatta in suo nome dalvicerédifferiva di ratificare i tre articoli stipulatiseparatamente dalla capitolazioneallegando che quanto allarestituzione delle terre tenute dal duca di Ferrara non aveva facoltàdi pregiudicare alle ragioni dello imperioné sforzare quelduca che asseriva tenerle in feudo dallo imperio; e peròofferiva che questa differenza si trattasse per via di giustizia o diamicabile composizione: e si intendeva che il desiderio suo sarebbestato che le restassino al duca sotto la investitura suaper laquale gli pagasse centomila ducatipagandone anche al ponteficecentomila altri per la investitura di Ferrara e per la pena appostanel contratto che aveva fatto con Adriano. Allegava essere statoimpertinente convenire co' ministri suoi sopra il dare i sali alducato di Milanoperché il dominio utile di quel ducatoperla investitura concessa benché non ancora consegnataapparteneva a Francesco Sforza; e peròche il vicerénon si era obligato semplicementenello articoloa farlo obligare apigliargli ma a curare che e' consentisse; la quale promessapercontenere il fatto del terzoera notoriamentequanto allo effettodello obligare o sé o altriinvalida; e nondimenoche perdesiderio di gratificare al pontefice arebbe procurato di farviconsentire il ducase non fusse fatto e interesse non piú suoma alienoperché già il duca di Milanoin ricompensodegli aiuti avuti dallo arciducaaveva convenuto di pigliare i salida lui: e pure che si interporrebbe perché il fratelloricevendo ricompenso onesto di danariconsentissenon in perpetuocome diceva l'articoloma durante la vita del pontefice. Néammetteva anche l'articolo delle cose beneficialise con quello chesi esprimeva nelle investiture non si congiugneva quel che fussestato osservato dai re suoi antecessori. Per queste difficoltàrecusò il pontefice di accettare le lettere dellaratificazione e di mandare a Cesare le sue; dimandando che poi cheCesare non aveva ratificato nel termine de' quattro mesi secondo lapromessa del viceréfussino restituiti a' fiorentini icentomila ducati: alla quale dimanda si rispondeva (piú prestocavillosamente che con solidi fondamenti) la condizione dellarestituzione de' centomila ducati non essere stata apposta nelloinstrumento ma promessa per uno articolo da parte dagli agenti delviceré con giuramentoné referirsi alla ratificazionede' tre articoli stipulati separatamente dalla confederazione ma allaratificazione della confederazionela quale Cesare aveva nel terminede' quattro mesi ratificata e mandatone le lettere nella formadebita. Perveniva anche alla notizia del pontefice che le parole ditutta la corte di Cesare erano piene di mala disposizione contro allecose d'Italia; e seppe anche che i capitani dello esercito suocercavano di persuadergli cheper assicurarsi totalmente d'Italiaera bene fare restituire Modena al duca di Ferrararimettere iBentivogli in Bolognapigliare il dominio di Firenze di Siena e diLucca come di terre appartenenti allo imperio. Peròtrovandosi pieno di ansietà e di sospetto ma non avendo dovepotersi appoggiaree sapendo che i franzesi [si] offerivano a dargliItalia in predaandava per necessità temporeggiando esimulando.

Trattavasiin questo tempo continuamente l'accordo tra i viniziani e il viceré;il qualeoltre al riobligargli alla difesa in futuro del ducato diMilanodimandavaper sodisfazione della inosservanza dellaconfederazione passatagrossissima somma di danari. Molte erano leragioni che inclinavano i viniziani a cedere alla necessitàmolte che incontrario gli confortavano a stare sospesi; in modo che iconsigli loro erano pieni di varietà e di irresoluzione: purealla finedopo molte disputeattoniti come gli altri per tantavittoria di Cesare e vedendosi restare soli da ogni bandacommessonoall'oratore suo Pietro da Peseroche era appresso al viceréche riconfermasse la lega nel modo che era stata fatta prima mapagando a Cesareper sodisfazione del passatoottantamila ducati.Ma instando determinatamente il viceré di non rinnovare laconfederazione se non ne pagavano centomilaaccaddecome intervienespesso nelle cose che si deliberano male volontieriche in disputarequesta piccola somma si interpose tanto tempo che a' vinizianipervenne la notizia che il re d'Inghilterra non era piú controa' franzesi in quella caldezza di che da principio si era temuto; egiàper avere ricevuto i pagamentierano stati licenziatitanti fanti tedeschi dell'esercito imperiale che il senato vinizianoassicurato di non avere per allora a essere molestatodeliberòdi stare ancora sospesoe riservare in sépiú chepotevala facoltà di pigliare quelle deliberazioni che per ilprogresso delle cose universali potessino conoscere essere migliori.

Questecagionioltre al desiderio che n'avevano avuto continuamentestimolavano tanto piú l'animo del viceré e degli altricapitani di trasferire la persona del re di Francia in luogo sicuro;giudicando cheper la mala disposizione di tutti gli altrinon sicustodisse senza pericolo nel ducato di Milano: peròdeliberorono di condurlo a Genova e da Genova per mare a Napoliperguardarlo nel Castelnuovonel quale già si preparavanol'abitazioni per lui. La qual cosa era sommamente molestissima al reperché insino dal principio aveva ardentemente desiderato diessere condotto in Spagna; persuadendosi (non so se per misurarealtri dalla natura sua medesimao pure per gli inganni chefacilmente si fanno gli uomini da se stessi in quello che e'desiderano) chese una volta era condotto al cospetto di Cesared'avereo per la benignità sua o per le condizioni che eglipensava di proporrea essere facilmente liberato. Desiderava e ilmedesimoper amplificare la gloria suaardentemente il viceré;ma ritenendosene per timore della armata de' franzesiandòdi comune consentimentoMemoransí a madama la reggenteeavute da lei sei galee sottilidi quelle che erano nel porto diMarsiliacon promissione chesubito che e' fusse arrivato inSpagnasarebbono restituiteritornò con esse a Portofinodove era già condotta la persona del re: le quali aggiunte asedici galee di Cesarecon le quali avevano prima deliberato dicondurlo a Napolie armatele tutte di fanti spagnuolipreso a'sette dí di giugno il cammino di Spagnain tempo che non soloi príncipi d'Italia ma tutti gli altri capitani cesarei eBorbone tenevano per certo che il re si conducesse a Napolisicondussono con prospera navigazionel'ottavo giornoa Roses portodella Catalognacon grandissima letizia di Cesareignaro insino aquel dí di questa deliberazione. Il qualesubito che n'ebbenotiziacomandato che per tutto donde passava fusse ricevuto congrandissimi onoricommesse nondimenoinsino a tanto che altro se nedeterminasseche fusse custodito nella rocca di Sciativa appresso aValenzarocca usata anticamente da i re di Aragona per custodiadegli uomini grandie nella quale era stato tenuto ultimamente piúanni il duca di Calavria. Ma parendo questa deliberazione inumana alviceré e molto aliena dalle promesse che in Italia gli avevafatteottenne per lettere da Cesare che insino a nuova deliberazionefusse fermato in una villa vicina a Valenzadove erano comoditàdi caccie e di piaceri. Nella quale poi che l'ebbe con sufficienteguardia collocatolasciato con lui il capitano Alarconeil qualecontinuamente aveva avuta la sua custodiaandò insieme conMemoransí a Cesarea referirgli lo stato di Italia e le cosetrattate col re insino a quel díconfortandolo con molteragioni a voltare l'animo alla concordia con luiperché congli italiani non poteva avere fedele amicizia e congiunzione. DondeCesareudito che ebbe il viceré e Memoransídeterminòche il re di Francia fusse condotto in Castiglia nella fortezza diMadrilluogo molto lontano dal mare e da' confini di Francia; doveonorato con la cerimonia e con le riverenze convenienti a tantoprincipefusse nondimeno tenuto con diligente e stretta guardiaavendo facoltà di uscire qualche volta il dí fuoradella fortezza cavalcando in su una mula. Né consentiva Cesaredi ammettere il re al cospetto suo se prima la concordia non fusse ostabilita o ridotta in speranza certa di stabilirsi: la quale perchési trattasse per persona onorata e che quasi fusse la medesima che ilrefu espedito in Francia con grandissima celerità Memoransíper fare venire la duchessa di Alanson sorella vedova del reconmandato sufficiente a convenire; e perché non avessino aostare nuove difficoltà si fecepoco poitra Cesare e ilgoverno di Francia tregua per tutto dicembre prossimo. Ordinòancora Cesare che una parte delle galee venute col viceréritornassino in Italiaper condurre il duca di Borbone in Spagnasenza la presenza del quale affermava non volere fare alcunaconvenzione (benché per mancamento di danari si spedivanolentamente); e dimostrandosi molto disposto alla pace universale de'cristianie volere in uno tempo medesimo dare forma alle cosed'Italiasollecitava con molta instanza il pontefice che accelerassel'andata del cardinale de' Salviati o di altri con sufficientemandato: al quale ancheessendo già deliberato di pigliareper moglie la infante di Portogallocugina sua carnale e cosícongiunta seco in secondo gradoespedí Lopes Urtado adimandare al pontefice la dispensa; essendosi prima scusato col re diInghilterra di non potere resistere alla volontà de' popolisuoi. Per il medesimo Lopesil quale partí alla fine dilugliomandò i privilegi della investitura del ducato diMilano a Francesco Sforzacon condizione che di presente pagassecentomila ducati e si obligasse a pagarne cinquecentomila altri invari tempie a pigliare i sali dall'arciduca suo fratello: e ilmedesimo portò commissione chedai fanti spagnuoli in fuorai quali alloggiassino nel marchesato di Saluzzosi licenziassinotutti gli altri; e che secento uomini d'arme ritornassino nel reamedi Napoligli altri rimanessino nel ducato di Milano; e che del suoesercito fusse capitano generale il marchese di Pescara. AggiunseCesare a questa commissione che certi danariquali aveva mandati aGenova per armare quattro caracche con intenzione di passare subitoin Italia personalmentesi convertissino ne' bisogni dello esercitoperché deliberava di non partire per allora di Spagna; e cheil protonotario Caracciolo andasse da Milano a Vinegia in nome diCesareper indurre quel senato a nuova confederazioneo almenoperché ciascuno restasse certificato tutte le azioni suetendere alla pace universale de' cristiani.

 

Cap.viii

Diverseragioni di malcontentopel trasferimento del re di Francia inIspagnadei veneziani del pontefice del Borbone e del marchese diPescara. Condizione di soggezione a Cesare del duca di Milano;malcontento dei sudditi; occulte proposte del Morone contro Cesare almarchese di Pescaraal pontefice ed ai veneziani. Contegno delmarchese di Pescara: sua rivelazione della congiura a Cesare.Promesse della reggente di Francia. Cesare invia la patente dicapitanato al marchese di Pescara. Investitura del ducato a FrancescoSforza. Infermità del duca; raccolta di nuove milizie da partedel marchese di Pescara.

Mal'andata del re di Francia in Spagna aveva dato grandissima molestiaal pontefice e a' viniziani. Perchépoi che lo esercitocesareo era assai diminuitopareva loro chein qualunque luogo diItalia si fermasse la persona del reche la necessità diguardarlo bene tenesse molto implicati i cesareiin modo che ofacilmente si potesse presentare qualche occasione di liberarlo oalmanco che la difficoltà di condurlo in Spagna e la pocasicurtà di tenerlo in Italia costrignesse Cesare a dare allecose universali onesta forma. Ma vedutolo andare in Spagnae cheegli medesimoingannato da vane speranzeaveva dato agli inimicifacoltà di condurlo in sicura prigionesi accorsono che tuttoquello che si trattava era assolutamente in mano di Cesaree chenelle pratiche e offerte de' franzesi non si poteva fare alcunofondamento; dondeaugumentandosi ogni dí la riputazione diCesaresi cominciò ad aspettare da quella corte le leggi ditutte le cose. Né so se e' fusse minore il dispiacere cheebbonobenché per diverse cagioniil duca di Borbone e ilmarchese di Pescarache il viceré senza saputa loro avessecondotto il re cristianissimo in Spagna: Borboneperchétrovandosi per l'amicizia fatta con l'imperadore scacciato di Franciaaveva piú interesse che nissuno altro di intervenire a tuttele pratiche dello accordoe però si dispose a passare ancoraegli in Spagna (benchéessendo necessitato aspettare ilritorno delle galee che erano andate col vicerétardòa partirsi piú che non arebbe desiderato); e il marchese erasdegnato per la poca estimazione che aveva fatta di lui il viceréma ancora male contento di Cesaredal quale gli pareva che e' nonfussino riconosciuti quanto si conveniva i meriti suoi e l'opereegregie fatte da lui in tutte le prossime guerree specialmentenella giornata di Paviadella vittoria della quale aveva il marchesesolo conseguito piú gloria che tutti gli altri capitani: enondimeno era paruto che Cesarecon molte laudi e dimostrazionil'avesse riconosciuta assai dal viceré. Il che non potendotollerare scrisse a Cesare lettere contumeliosissime contro al vicerélamentandosi di essere stato immeritamente tanto disprezzato da luiche non l'avesse giudicato degno di essere almeno conscio di una taledeliberazione; e che se nella guerra e ne' pericoli avesse riferitoal consiglio e arbitrio proprio la deliberazione delle cose non solonon sarebbe stato preso il re di Francia masubito che fu perdutoMilanolo esercito cesareoabbandonata la difesa di Lombardiasisarebbe ritirato a Napoli. Essere il viceré andato a trionfaredi una vittoria nella quale era notissimo a tutto l'esercito che essonon aveva parte alcunae che essendo nell'ardore della giornatarestato senza animo e senza consigliomolti gli avevano udito direpiú volte: - noi siamo perduti; - il che quando negasse siofferiva parato a provarglienesecondo le leggi militaricon l'armein mano. Accresceva la mala contentezza del marchese che avendosubito dopo la vittoriamandato a pigliare la possessione di Carpicon intenzione di ottenere quella terra per sé da Cesarenonera ammesso questo suo desiderio; perché Cesareavendolaconceduta due anni innanzi a Prospero Colonnaaffermava che benchémai ne avesse avuta la investituravolerein beneficio diVespasiano suo figliuoloconservare alla memoria di Prospero mortoquella remunerazione che aveva fatto alla virtú e opere di luivivo: la quale ragione ancora che fusse giusta e gratae al marchesedovessino piacere gli esempli di gratitudine se non per altro perchégli accrescevano la speranza che avessino a essere remunerate tantesue operenon era nondimanco accettata da lui; il qualecomesentiva molto di se medesimogiudicava conveniente che questo suoappetitonato da cupidità e da odio implacabile che e'portava al nome di Prosperofusse anteposto a ogni altro benchégiustissimo rispetto. Peròe con Cesare e con tutto ilconsiglio erano gravissime le sue querelee tanto palesi in Italia isuoi lamentie con tale detestazione della ingratitudine di Cesareche dettono animo ad altri di tentare nuovi disegni: donde a Cesarese e' non pensava a occupare piú oltre in Italiasi presentògiusta cagione anzi quasi necessità di fare altri pensieri; ese pure aveva fini ambiziosi ebbe occasione di coprirgli con la piúonesta occasione e col piú giustificato colore che avessesaputo desiderare. Il chepoiché fu origine di grandissimimovimentiè necessario che molto particolarmente si dichiari.

Laguerra chevivente Leone decimofu cominciata da lui e da Cesareper cacciare il re di Francia d'Italia fu presa sotto titolo direstituire Francesco Sforza nel ducato di Milano; e benché inesecuzione di questoottenuta la vittoriagli fusse consegnata laubbidienza dello stato e il castello di Milano e l'altre fortezzequando si recuperorononondimenoessendo quello ducato tantomagnifico e tanto opportunonon cessava il timore avuto nelprincipio da molti che Cesare aspirasse a insignorirseneinterpretando che lo ostacolo potente che aveva del re di Franciafusse cagione che per ancora tenesse occulta questa cupiditàperché arebbe alterato i popoli che ardentemente desideravanoFrancesco Sforza per signoree concitatasi contro tutta Italia chenon sarebbe stata contenta di tanto suo augumento. Teneva adunqueFrancesco Sforza quello ducatoma con grandissima suggezione e pesiquasi incredibili: perchéconsistendo tutto il fondamentodella difesa sua dai franzesi in Cesare e nel suo esercitoeranecessitato non solo a osservarlo come suo principe ma ancora a staresottoposto alla volontà de' capitani; e gli bisognavasostentare quelle genti che non erano pagate da Cesareora col dareloro danariche si traevano dai sudditi con grandissime angherie edifficoltàora col lasciargli vivere a discrizione quando inuna quando in un'altra parteeccetto la città di Milanodello stato: le quali coseper sé gravissimefacevaintollerabili la natura degli spagnuoli avara e fraudolente equandohanno facoltà di scoprire gli ingegni loroinsolentissima;nondimeno il pericolo che si correva da' franzesia' quali i popolierano inimicissimie la speranza che queste cose avessino qualchevolta finalmente a terminare facevano tollerare agli uomini sopra leforze ancorae sopra la loro possibilità. Ma dopo la vittoriadi Pavia non potevano i popoli piú tollerare che noncontinuando le medesime necessitàpoiché era prigioneil recontinuasse nondimeno il pericolo delle medesime calamità;e perciò dimandavano che di quello ducato si rimovesse o tuttoo la maggiore parte dello esercito: il medesimo ardentementedesiderava il ducanon avendo insino allora sentito del dominarealtro che il nomee non manco perché temeva che Cesareassicurato del re di Franciao non lo occupasse per sé o nonlo concedesse a persone che da lui totalmente dependessino. Allaquale suspizioneprocreata dalla natura stessa delle cosedavanonon piccolo nutrimento le parole insolenti dette dal viceréinnanzi che conducesse il re di Francia in Spagnae cosídagli altri capitanie le dimostrazioni che e' facevano didisprezzare il duca e di desiderare apertamente che Cesare loopprimesse; e molto piú cheavendo Cesare dopo moltedilazioni mandati in mano del viceré i privilegi dellainvestituraegliofferendola al ducaaveva dimandato cheperristoro delle spese fatte da Cesare per lo acquisto e per la difesadi quello statosi pagassino in certi tempi uno milione e dugentomigliaia di ducatipeso tanto eccessivo che il duca fu costrettoricorrere a Cesare perché si riducesse a quantitàtollerabile. Ma queste difficoltà facevano dubitare che ledimande sí esorbitanti fussino interposte per differire.Allegoronsi poida quegli i quali si sforzavano di escusare lanecessità di Francesco Sforzamolte altre cagioni di averlofatto giustamente sospettaree particolarmente di avere auto notiziache i capitani avevano ordinato di ritenerlo; per il che eglichiamato dal viceré a certa dietaaveva ricusato di andarvifingendosi ammalatoe il medesimo aveva osservato in tutti i luoghidove essi potessino fargli violenza. Il quale sospettoo vero o vanoche e fussefu cagione che eglivedendo che nello stato di Milanonon erano restate molte gentiper essere andata una parte de' fantispagnuoli prima col viceré e poi con Borbone in Spagnaeperché molti ancoraarricchiti per tante predesi erano allasfilata ritirati in vari luoghiconsiderando ancora la indegnazionegrandissima la quale si dimostrava nel marchese di Pescaravoltatol'animo ad assicurarsi da questo pericoloentrò in speranzachecon consentimento suosi potesse disfare quello esercito.Autore di questo consiglio fu Ieronimo Moronesuo gran cancelliere eappresso a lui di somma autorità; il qualeper ingegnoeloquenza prontezza invenzione ed esperienzae per avere fatto moltevolte egregia resistenza alla acerbità della fortunafu uomoa' tempi nostri memorabile; e sarebbe ancora stato piú sequeste doti fussino state accompagnate da animo piú sincero eamatore dello onestoe da tale maturità di giudizio che iconsigli suoi non fussino spesso stati piú presto precipitosio impudenti che onesti o circospetti. Costuiodorando la mente delmarchesesi condusse co' ragionamenti seco tanto innanzi che vennenoin parole di tagliare a pezzi quelle genti e di fare il marchese redi Napolipure che il pontefice e i viniziani vi concorressino. Alquale consiglio il ponteficeessendo pieno di sospetto e di ansietàtentato per ordine del Moronenon si mostrò punto alieno;benché da altra partenon per scoprire la pratica ma perprepararsi qualche rifugio se la cosa non succedesseavvertísotto specie di affezione Cesare che tenesse bene contenti i suoicapitani. Mostroronsi i viniziani caldissimi: e si persuadevano anchetutti che v'avesse a essere non manco pronta la madre del re diFrancia; la quale già si accorgeva chearrivato il figliuoloin Spagnala sua liberazione non procedeva con quella facilitàche si erano immaginati.

Nonè dubbio che tali consigli sarebbono facilmente succeduti seil marchese di Pescara fussein questa congiurazione contro aCesareproceduto sinceramente; il quale se da principio ci prestasseorecchicon simulazione o nosono state varie le opinioni insinotra gli spagnuolie nella corte medesima di Cesare; e i piúcalcolando i tempi e gli andamenti delle cosehanno creduto che eglida principio concorresse veramente con gli altri ma che poiconsiderando molte difficoltà che potevano sorgere inprogresso di tempoe spaventandolo massime il trattare continuamentei franzesi con Cesaree dipoi la deliberazione della andata delladuchessa di Alanson a Cesarefacesse nuove deliberazioni. Anziaffermano alcuni avere tardato tanto a dare avviso a Cesare deltrattarsi in Italia cose nuove cheavendone già ricevutoavviso da Antonio de Leva e da Marino abate di Nagera commissarionello esercito cesareonon si stava nella corte senza ammirazionedel silenzio del marchese. Ma quel che fusse alloracerto èchenon molto poimandato Giovambatista Castaldo suo uomo a Cesaregli manifestò tutto quello che si trattavae conconsentimento suo continuò la medesima pratica: anziperavere notizia de' pensieri di ciascuno e a tutti levare la facoltàdi potere mai negare di avervi acconsentitone parlò da semedesimo col duca di Milanoe operò che il Morone procurassetanto che il ponteficeil quale poco innanzi gli aveva dato ingoverno perpetuo la città di Beneventoe con chi egliintratteneva grandissima amicizia e servitúmandòDomenico Sauli con uno breve di credenza a parlargli del medesimo. Leconclusioni che si trattavano erano: che tra il papa il governo diFrancia e gli altri di Italia si facesse una lega della quale fussecapitano generale il marchese di Pescarae che egliavendo primaalloggiata la fanteria spagnuola separatamente in diversi luoghi delducato di Milanone tirasse seco quella parte che lo volesseseguitare; gli altri con Antonio de Levache dopo lui era restato ilprimo dello esercitofussino svaligiati e ammazzati; e che con leforze di tutti i confederati si facesse per lui la impresa del regnodi Napolidel quale il papa gli concedesse la investitura. Allequali cose il marchese dimostrava di non interporre altra difficoltàche il volereinnanzi a tuttoessere bene certificato sesenzamaculare l'onore e la fede suapotesse pigliare questa impresa incaso gli fusse comandato dal pontefice; sopra che veniva inconsiderazionea chiegli che era uomo e barone del reame diNapolifusse piú obligato a obbedireo a Cesareche per lainvestitura Alle quali cose il marchese dimostrava di non interporrealtra difficoltà che il volereinnanzi a tuttoessere benecertificato sesenza maculare l'onore e la fede suapotessepigliare questa impresa in caso gli fusse comandato dal pontefice;sopra che veniva in considerazionea chiegli che era uomo e baronedel reame di Napolifusse piú obligato a obbedireo aCesareche per la investitura avuta dalla Chiesa aveva il dominioutile di quel regnoo al ponteficeche per esserne supremo signoreaveva il dominio diretto. Sopra il quale articoloe a Milano perordine di Francesco Sforzae a Roma per ordine di Clementenefuronosegretissimamente e con soppressione de' nomi verifatticonsigli da eccellenti dottori. Accrescevansi queste speranze controa Cesare per le offerte di madama la reggente; la qualegiudicandoche la necessità o almanco il timore di Cesare fusse utile aquel che per la liberazione del figliuolo si trattava con luisollecitava il pigliare l'armipromettendo di mandare cinquecentolance in Lombardia e concorrere alle spese della guerra con sommagrande di danari: né cessava il Morone di confermare gli animidegli altri in questa sentenza; perchéoltre al dimostrare lafacilità che si avevasenza l'aiuto ancora del marchese diPescaradi disfare quello esercito che era diminuito assai dinumeroprometteva in nome del ducase il marchese non stesse fermonelle cose trattatesubito che gli altri disegni fussino in ordinefare prigione nel castello di Milano lui e gli altri capitani che viandavano quotidianamente a consultare. Le quali occasionise beneparessino grandinon sarebbono però state bastanti a fare cheil pontefice pigliasse l'armi senza il marchese di Pescarase nelmedesimo tempointesa la provisione mandata a Genova per armare lequattro caracchenon avesse anche avuto indizio di Spagna dellainclinazione di Cesare di passare in Italia; la quale cosaaffliggendolo maravigliosamentee per le condizioni del tempopresente e per la disposizione inveterata de' pontefici romania'quali niuna cosa soleva essere piú spaventosa che la venutadegli imperadori romani armati in Italiadesiderando di ovviare aquesto pericolo spacciòcon consenso de' vinizianisegretamente in Franciaper conchiudere le cose trattate con madamala reggenteSigismondo segretario di Alberto da Carpiuomo destro emolto confidato al pontefice. Il qualecorrendo la posta fu di notteda certi uomini di male affare ammazzatoper cupidità dirubareappresso al lago di Iseo nel territorio bresciano: il cheessendo stato occultissimo molti dínon fu piccola ladubitazione del pontefice che e' non fusse stato preso secretamentein qualche luogo per ordinazione de' capitani imperialie forse delmarchese medesimo; il procedere del qualeper le dilazioni cheinterponevacominciava non mediocremente a essere sospetto.

Inquesto stato delle cose sopravenne la espedizione data da Cesare aLopes Urtado; il qualeessendo ammalato in Savoiala mandòsubito per messo proprio a Milanocon la patente del capitanatonella persona del marchese di Pescara (il qualeper continuare nellasimulazione medesima con gli altridimostrò non esserglimolto grataancora che subito accettasse il capitanato)ecommissione ancora al protonotario Caracciolo che andasse a Vinegiain nome di Cesareper indurre quel senato a nuova confederazioneoalmanco perché ciascuno restasse giustificato del desiderioche aveva Cesare di stare in pace con tutti. Accettò FrancescoSforzaal quale era già cominciata infermità di nonpiccolo momentola investitura del ducatoe ne pagòcinquantamila ducati; ma non perciò pretermesse di continuarele pratiche medesime col marchese. Varie sono state le opinioni sequesta espedizione di Cesare fusse sincera o artificiosa; perchémolti credettono che avesse volto veramente l'animo ad assicurarequegli di Italiaaltri dubitorono che egliper paura di nuovimovimentivolesse tenere gli uomini sospesi con varie speranze eandare guadagnando tempocol concedere la investitura e col dare inapparenza la commissione del levare lo esercitotanto grata a tuttaItalia; ma che da parte avesse dato a' suoi capitani ordinazione chenon lo rimovessino. Né mancò dipoi chi credesse cheegli avesse già notizia dal marchese delle pratiche tenute colMoronee però commettesse cosí non per essere ubbiditoma per acquistare qualche giustificazionee posare con questesperanze gli animi degli uomini insino a tanto gli paresse il tempoopportuno a eseguire i suoi disegni. Nella quale dubietàessendo molto difficile il pervenirne alla vera notiziamassime nonsapendo se al tempo che Giovambatista Castaldomandato dal marchesea significare il trattatoarrivò alla cortefusse ancorastato espedito Lopes Urtadoe considerato quali in molte cose sianopoi stati i progressi di Cesareè senza dubbio manco fallaceil tenere per vera la migliore e piú benigna interpretazione.

Noncessava intratanto il marchese di intrattenere con le speranzemedesime il Morone e gli altrie nondimeno differire con varie scusela esecuzione: alla qual cosa gli dette occasione l'essere talmenteaggravata la infermità del duca di Milano che si fece pertutti giudizio quasi certo della sua morte. Perché pretendendotutti i capitani chein caso talequello stato ricadesse a Cesaresupremo signore del feudonon solo gli fu lecito non rimuoverel'esercito ma ebbe necessità di chiamarvi di nuovo dumilafanti tedeschie ordinare che ne stesse preparato maggiore numero:dondeessendo nel ducato di Milano i soldati tanto potentirestavaprivato della facoltà di dissolvergli di offendergli; dandosperanza di eseguire i consigli della congiurazione come prima neritornasse la facoltà. La quale mentre che si aspettapublicando di volere procedere con rispetto grandissimo colponteficelevò dello stato della Chiesa le guarnigioni dellequali egli si querelava gravemente.

Cap.ix

Infermitàdel re di Francia; visita e promessa di Cesare. Difficoltà ditrattative fra Cesare e madama d'Alanson. Trattative fra il ponteficee Cesare.

Manel tempo medesimoper nuovo accidente succeduto in Spagnasivariorono quasi tutte le cose. Perché il re di Franciapienodi gravissimi dispiaceripoiché invano aveva desiderata lapresenza di Cesaresi ridusseper infermità sopravenutaglinella rocca di Madrilin tale estremità della vita che imedici deputati alla sua curazione feciono intendere a Cesarediffidarsi totalmente della salutese già non veniva egli inpersona a confortarlo e dargli speranza della liberazione. Dovepreparandosi di andareil gran cancelliere suo lo dissuasedicendoche lo onore suo ricercava di non vi andare se non con disposizionedi liberarlo subito e senza alcuna convenzionealtrimenti essere unaumanità non regia ma mercenariae uno desiderio di farloguarire non per carità della salute sua ma mosso solamente dainteresse proprioper non perdere per la sua morte la occasione de'guadagni sperati dalla vittoria; consiglio certamente memorabile edegno di essere accettato da tanto principe: nondimenoconsigliatodiversamente da altriandò in poste a visitarlo. Lavisitazione fu breveperché il cristianissimo era giàquasi allo estremoma piena di parole gratee di speranzacertissimacome e' fusse sanatodi liberarlo; equel che ne fussecagioneo questo conforto o che la gioventú fusse per sestessa superiore alla natura della infermitàcominciòdopo questa visitazione ad alleggierirsi in modo che in pochi dírestò liberato dal pericoloancora che non ritornasse se noncon tardità alla prima valitudine.

Mané le difficoltà che apparivano dell'animo di Cesare néle speranze date dagli italiani avevano impedita la andata di madamadi Alanson in Spagna; perché niuna cosa era piúdifficile a' franzesi che abbandonare le pratiche della concordia conquegli che potevano restituirgli il suo reniuna piú facile aCesare checol dare speranza a' franzesidivertirgli dai pensieridel pigliare l'armi e con questa arte tenere sospesi gli italiani inmodo che non ardissino di fare nuove deliberazioni; e cosíora allentando ora strignendotenere confusi e implicati gli animidi tutti. Fu madama di Alanson ricevuta da Cesare con gratedimostrazioni e speranzema gli effetti riuscirono duri e difficili.Perché gli parlòil quarto dí di ottobrericercandolo del matrimonio della sorella vedova col re; alla qualedimanda rispose Cesare non potere farlo senza consentimento del ducadi Borbone. L'altre particolarità si trattavano da' deputatidell'una parte e dell'altrafacendo Cesare ostinatamente instanzachecome propriogli fusse restituito il ducato di Borgognaifranzesi non consentendo se non o di accettarla per dote o chegiuridicamente si vedesse a quale de' due príncipiapparteneva. Nelle altre condizioni si sarebbono facilmenteconcordati; ma restando tanta discrepanza nelle cose della Borgognamadama di Alanson alla fine se ne ritornò in Franciasenzaavere riportato altro che facoltà di vedere il fratello. Ilqualealla partita di leidiffidando già ogni dí piúdella sua liberazionesi dice avergli commesso che per sua partericordasse alla madre e agli uomini del consiglio che pensassino beneal beneficio della corona di Francianon avendo considerazionealcuna della persona sua come se piú non vivesse. Né sitroncorono perciò per la partita sua al tutto le praticheperché vi rimasono il presidente di Parigi i vescovi diAmbrone e di Tarbai quali insino ad allora l'avevano trattatemacon leggiera speranzanon si inclinando Cesare a condizione alcunasenza la restituzione della Borgognané consentendo il re diconcederla se non per ultima necessità.

Arrivòadunque il cardinale alla cortedovericevuto da Cesare congrandissimo onoretrattava le sue commissionile qualiprincipalmente contenevano la ratificazione degli articoli promessidal viceré; confortando anche che al duca di Milano fusseconceduta la investitura per la sicurtà comune. Ma il vicerémedesimo dissuadeva la restituzione di Reggio e di Rubiera; per iconforti e sotto la speranza del qualeil duca di Ferraradesideroso di trattare per se medesimo appresso a Cesare la causasuaottenuta dal pontefice promessa che per sei mesi non sarebbemolestato da lui lo stato suosi condusse insino a' confini delregno di Franciacon determinazione di passare piú innanzi;ma negandogli madama il salvocondottose ne ritornòfinalmente a Ferrara. Trattavasi ancora tra il pontefice e Cesare lacausa della dispensazioneper potere fare matrimonio con la sorelladel re di Portogallo; il quale Cesarenon ostante che al re diInghilterra avesse già promesso con giuramento di non ricevereper moglie altri che la figliuolaera determinato di contrarre. Allaquale dispensazione concedere il pontefice procedeva lentamenteessendogli persuaso da molti che il desiderio di ottenere questagrazia renderebbe Cesare piú facile a' desideri suoi nellecose che si trattavano; o almeno essere cosa imprudentein casos'avesse a fare guerra secodargli facoltà di accumularetanti danari quanti accumulerebbe per mezzo di questo matrimonio:perché il re di Portogallo gli offeriva in dote novecentomiladucatide' qualidetratta quella parte che s'aveva d'accordo acompensare in debiti contratti con luisi pensava glieneperverebbono in mano almanco cinquecentomila ducati; e oltre aquattrocentomila ducati consentivano di dargli i popoli di Castigliaper quello che essi chiamavano servizioqualecominciatoanticamente dalla volontà propria de' popoli per soccorrerealle necessità de' suoi reera ridotto in ordinariaprestazioneofferivano di donargli quattrocentomila altri ducati incaso desse perfezione a questo matrimonio. Da altra parte ilpontefice non sapeva resistere alla importunità del duca diSessa oratore cesareoperché in lui era quasi semprerepugnanza grande dalla disposizione alla esecuzione; conciossiachéalienissimo per sua natura dal concedere qualunque graziadimandataglinon sapeva anche difficultarleo negarlecostantemente; ma lasciando spesso vincere la volontà suadalla importunità di quegli che dimandavanoe in modo che e'pareva che il piú delle volte concedesse piú per paurache per grazianon procedeva in questo con quella costanza nécon quella maestà che ricercava la grandezza della sua degnitàné la importanza delle faccende che si trattavano. Cosíaccadde nella dispensa dimandata; che combattendo in lui da uno cantola utilità propria dall'altro la sua molliziescaricòcome spesso era usato di fareaddosso ad altri quello che a lui nonbastava non so se la fronte o l'animo di sostenere. Spedí peruno breve la dispensa nella forma dimandata da Cesaree la mandòal cardinale de' Salviaticon commissione chese le cose sue sirisolvevano con Cesare secondo la speranza che aveva data di volerefaresubito che il cardinale arrivasse alla cortegli desse ilbrevealtrimenti lo ritenesse: commissione nella quale il ministrocome in suo luogo si dirànon fu né piú nervosoné piú costante che fusse stato il padrone.

Cap.x

IlMorone fatto prigione dal marchese di Pescara. Il Pescaraoccupatoil ducatocostringe i milanesi a giurare fedeltà a Cesareecinge con trincee il castello di Milano ove trovasi il duca; timorid'Italia tutta per la potenza di Cesare; come fu giudicato l'operatodel marchese di Pescara. Risposta dei veneziani all'inviato diCesare.

Mamentre che il cardinale trattava le commissioni del pontefice conCesareessendogli data continuamente speranza di desiderataespedizionesuccederono in Lombardia effetti molto diversi. Perchéessendo il duca di Milano alleggierito in modo della infermitàche si teneva per certo che almanco fusse liberato dal pericolo dipresta mortedeliberò il marchese di Pescara (il quale per ilCastaldo medesimo aveva avuto commissione da Cesare di provedere aquesti pericolisecondo che gli paresse piú opportuno) diimpadronirsi del ducato di Milanosotto colore che il ducaper lepratiche tenute per il mezzo del Moroneera caduto dalle ragionidella investiturae che il feudo era ricaduto a Cesare supremosignore. Peròessendo il marchese a Novarabenchéoppresso da non piccola infermitàe avendo una parte delloesercito in Paviai tedeschi alloggiati appresso a Lodi (le qualidue città aveva fatte fortificare)chiamòinaspettatamente a Novara il resto delle genti che alloggiavano nelPiemonte e nel marchesato di Saluzzoil quale quasi subito dopo lavittoria avevano occupato; e sotto specie di volere compartire glialloggiamenti per tutto lo stato di Milanochiamò a Novara ilMoronenella persona del quale si può dire che consistesse laimportanza d'ogni cosa; perché era certo checome egli fussefatto prigioneil duca di Milanospogliato d'uomini e di consiglionon farebbe resistenza alcuna; dovese fusse liberopoteva dubitarechecon lo ingegno con l'esperienza con la riputazionedifficultasse molto i suoi disegni. Era ancora necessario che Cesareavesse in potestà sua la persona del Moronestato autore einstrumento di tutte le praticheper potere col suo processogiustificare le imputazioni che si davano al duca di Milano. Non ècosa alcuna piú difficile a schifare che il fatonessunorimedio è contro a' mali determinati. Poteva giàconoscere il Morone che la pratica tenuta col marchese di Pescara eravana; sapeva di essere in grandissimo odio appresso a tutti i soldatispagnuolitra i quali già molte cose della sua infedeltàsi dicevano; e che Antonio de Leva publicamente minacciava di farloammazzare; non è credibile non considerasse la importanzadella sua personache non vedesse in che grado si trovava il duca diMilanoinutile allora e quasi come morto; tra lorogià moltidí innanziera ogni cosa sospesa e piena di sospizione:ognuno lo confortava a non andareegli medesimo ne stette ambiguo.Nondimenoo avendo ancora occupato l'animo dalle simulazioni e dallearti del marchese o facendo fondamento nella amicizia grande che glipareva avere contratta con luio confidandosi della fede la qualedisse poi avere avuta per una sua letterao per dire meglio tiratoda quella necessitàche trascina gli uomini che non voglionolasciarsi menaresi risolvé di andare quasi a una carceremanifesta: cosa a me tanto piú maravigliosa quanto mi restavain memoria avermi il Morone detto piú volte nello esercitoaltempo di Leonenon essere uomo in Italia né di maggioremalignità né di minore fede del marchese di Pescara. Furicevuto da lui benignamente; e soliin cameraparlorono delleprime pratiche e di ammazzare gli spagnuoli e Antonio de Levama inluogo che Antonioche dal marchese era stato occultato dietro a unopanno d'arazzoudiva tutti i ragionamenti; dal qualepartito che fudal marcheseche fu il quartodecimo dí di ottobrefu fattoprigione e mandato nel castello di Pavia. Nel quale luogo andòil marchese proprio a esaminarlo sopra quelle cose che insiemeavevano trattate; messe in processo tutto l'ordine dellacongiurazioneaccusando il duca di Milano come conscio di ogni cosa;che era quello che principalmente si cercava.

Incarceratoil Moroneil marchesein mano del quale erano prima Lodi e Paviaricercò il duca che per sicurtà dello stato delloimperadore gli facesse consegnare Cremona e le fortezze di TrezzoLecco e Pizzichitoneche per essere in su il passo di Adda sonotenute le chiavi del ducato di Milano; promettendoavute questedinon innovare piú altro: le quali il ducatrovandosi ignudo diogni cosaabbandonato di consiglio e di speranzagli fece subitoconsegnare. Avute questericercò piú oltre di essereammesso in Milano (diceva) per parlare seco; che gli fu consentitocon la medesima facilità: ed entrato che fu in Milanoglimandò a fare instanza che gli facesse consegnare il castellodi Cremona; e che non ricercava il medesimo di quello di Milano pernon essere dimanda convenientepoi che vi era dentro la sua personama che dimandava bene cheper sicurtà dello esercito diCesareil duca consentisse che il castello fusse serrato con letrincee. Dimandò ancora che gli desse in mano Gian AngeloRiccio suo segretario e Poliziano segretario del Moroneacciòche si potessino esaminare sopra le imputazioni che erano date a luidi avere macchinato contro a Cesare. Alle quali dimande rispose ilduca che teneva le castella di Milano e di Cremona in nome e ainstanza di Cesareal quale era stato sempre fedelissimo vassalloeche non le voleva consegnare ad alcuno se prima non intendeva la suavolontà; la quale per intendere chiaramente gli manderebbesubito uno uomo propriopure che il marchese gli concedesse sicurtàdi passare; e che non gli pareva onesto consentire di essereinquesto mezzoserrato in castello; dalla quale violenza sidifenderebbe in qualunque modo potesse. Avere bisogno per sédi Gian Angeloper essere egli instrutto di tutte le cose sueimportantiné essere per allora appresso a sé altroministro; e avere anche maggiore necessità di quello delMorone per poterlo presentare innanzi a Cesaree giustificare conquesto mezzo chenella infermità suail padrone aveva fattoin suo nomesenza saputa suamolte espedizioni che gli potrebbonoessere di caricose con questo mezzo non giustificasse la innocenzasua; e che le pratiche del Morone erano diverse e separate dallepratiche sue. Lo effetto fu chedopo molte repliche e protesti fattida l'uno a l'altro per scritturail marchese costrinse il popolo diMilano a giurare fedeltà allo imperadore contro alla volontàsuae con incredibile dispiacere di tutti messe per tutto lo statoofficiali in nome di Cesaree cominciò con le trincee aserrare il castello di Cremona e quello di Milano; nel quale il ducacon grandissimi conforti e speranze di soccorso dategli dal ponteficee da' vinizianiera risoluto di fermarsiavendovi seco ottocentofanti elettie messevi quelle vettovaglie che comportò labrevità del tempo. Né mancò di impedirequantopotettecon l'artiglierie che e' non si lavorasse alle trincee; lequali si lavoravano dalla parte di fuoracol fosso piúlontano dal castello che non aveva fatto Prospero Colonna. Spaventòe ragionevolmentel'occupazione del ducato di Milano Italia tutta;la quale conosceva andarne in manifesta servitú ogni volta cheCesare fusse padrone di Milano e di Napoli; e sopra tutti afflisse ilponteficevedendo scoperte quelle pratiche con le quali avevatrattato non solo di assicurare Milano ma ancora di distruggerel'esercito di Cesare e torgli il regno di Napoli. Al marchese diPescara conciliò forse grazia appresso a Cesarema nelcospetto di tutti gli altri eterna infamia; non solo perchérestò nella opinione della maggiore parte che da principioavesse avuto intenzione di mancare a Cesarema ancora perchéquando gli fusse stato sempre fedeleparve cosa di grande infamiache avesse dato animo agli uominie allettatigli con tanta arte econ tante fraudi a fare pratiche secoper avere occasione dimanifestarglie farsi grande de' peccati d'altri procurati con lelusinghe e con l'arti sue.

Difficultòquesta innovazione la speranza della concordia la quale si trattavaper il protonotario Caracciolo col senato vinizianoridotta giàin termini che pareva propinqua alla conclusionedi rinnovare laprima confederazione con le medesime condizioni e di pagare a Cesareper ricompensazione della omissione del passatoottantamila ducati;escluse in tutto le dimande di contribuire in futuro con danarie direstituire i fuorusciti di Padova e dell'altre terre che avevanoseguitato Massimiliano. Ma il caso sopravenuto di Milano empiéquello senato di grandissima perplessitàessendo da una partemolestissimo restare soli in Italia contro a Cesarecon pericolochecome minacciava il marchese di Pescara di volere farela guerranon si trasferisse nel loro dominio (e già ne appariva qualchepreparazione)da altranon mancodi accrescere col loro accordo lafacilità a Cesare di insignorirsi totalmente di quel ducato;il qualeaggiuntogli a tanti stati e a tante altre opportunitàera la scala di soggiogare loro con tutto il resto d'Italia. Nécessava di confortargli al medesimo efficacemente il vescovo diBaiosamandato da madama la reggente per trattare la unione sua congli italiani contro a Cesare; nel quale frangente le consulte loroerano spesse ma dubbiee piene di varie opinioni; e se bene loaccettare l'accordo fusse piú conforme alla consuetudine loroperché rimoveva i pericoli presentidonde potevano sperarenella lunghezza del tempo e nelle occasioni che possono aspettare lerepublichele quali a comparazione de' príncipi sonoimmortalipure pareva anche loro troppo importante che Cesare siconfermasse nello stato di Milanoe che i franzesi restassinoesclusi di ogni speranza di avere alcuna congiunzione in Italia.Peròdeterminati finalmente di non si obligare a cosa alcunarisposono al protonotario Caracciolo che i progressi loro passatifacevano fede a tutto il mondo (ed egli ancorache si era trovato aconchiudere la confederazionene era buono testimonio) quantoavessino sempre desiderato la amicizia di Cesarecol quale si eranocollegati in tempo che lo accostarsi loro a' franzesi sarebbe statocome sapeva ciascunodi grandissimo momento; e che sempre avevanoperseverato e ora piú che mai perseveravano nella medesimadisposizione; ma che di necessità gli teneva sospesi il vedereche in Lombardia si fusse fatta innovazione di tanta importanzaemassime ricordandosi che e la confederazione loro con Cesare e tantialtri movimentiche si erano fatti a questi anni in Italianonavevano avuto altro fine che il volere che il ducato di Milano fussedi Francesco Sforzacome fondamento necessario alla libertàd'Italia e alla sicurtà universale: e però pregare SuaMaestà cheimitando in questo caso se medesima e la suabontàvolesse rimuovere questa innovazione e stabilire laquiete d'Italia come era in potestà sua di fareperchégli troverebbe sempre dispostissimie con l'autorità e con leforzea seguitare questa santa inclinazione; né gli darebbonomai causa che da loro avesse a desiderare uffizio alcuno cosíal proposito del bene universale come degli interessi suoiparticolari. La quale risposta essendo senza speranza alcuna diconclusione non partorí però rottura di guerraperchée lo aggravare tutto dí la infermità del marchese diPescara e il desiderio di insignorirsi prima di tutto lo stato diMilano e di stabilire bene quello acquistoe il volere prima Cesarerisolvere tante altre cose che aveva in manonon lasciava dareprincipio a impresa di tanto momento.

Cap.xi

IlBorbone in Ispagna; disprezzo dei nobili spagnuoli per lui; morte delmarchese di Pescara; giudizio dell'autore. Incertezza del ponteficesull'opportunità della confederazione contro Cesare.

Erain questo tempo arrivato Borbone (il quale arrivò ilquintodecimo dí di novembre) alla corte di Cesare. Circa ilquale non merita di essere preterito con silenzio chebenchéda Cesare fusse ricevuto con tutte le dimostrazioni e onori possibilie carezzato come cognatonondimenoche tutti i signori della cortesoliti come sempre accade a seguitare nell'altre cose l'esempio delsuo principel'aborrivano come persona infamenominandolo traditoreal proprio re; anzi uno di lororicercato in nome di Cesare checonsentisse che il suo palazzo gli fusse conceduto per alloggiamentorisposecon grandezza di animo castigliana: non potere dinegare aCesare quanto volevama che sapesse checome Borbone se ne fussepartitol'abbrucierebbecome palazzo infetto dalla infamia diBorbone e indegno di essere abitato da uomini d'onore. Ma gli onorifatti da Cesare al duca di Borbone accrescevano la diffidenza de'franzesi; i qualiper questoe piú per il ritorno senzaeffetto di madama di Alansonsperando poco nello accordoancora checontinuamente per uomini propri che avevano appresso a Cesare sipraticasseinstavano quanto potevano di fare la lega col pontefice:a che intervenivano i conforti e l'autorità del red'Inghilterrale spesse ed efficaci instanze de' viniziani. E siaggiunse una opportunità senza dubbio grandeche in questidíche fu al principio di dicembremorí il marchesedi Pescara; forse per giusto giudizio di Dioche non comportòche egli godesse il frutto di quel seme che aveva seminato con tantamalignità.

Eracostui di casa di Avalosdi origine catelano; i maggiori suoi eranovenuti in Italia col re don Alfonso di Aragonache primo di quellacasa acquistò il reame di Napoli; e cominciando dalla giornatadi Ravennanella quale ancora giovanetto fu fatto prigioneeraintervenuto in tutte le guerre che avevano fatte gli spagnuoli inItalia; in modo chegiovane di etàche non passava trentaseianniera già vecchio di esperienza. Ingegnosoanimosomoltosollecito e molto astutoe in grandissimo credito e benivolenzaappresso alla fanteria spagnuoladella quale era stato lungamentecapitano generale; in modo che e la vittoria di Pavia egiàqualche annotutte le onorevoli fazioni fatte da quello esercitoerano principalmente succedute per il consiglio e per la virtúsua. Capitano certamente di valore grandema che con artifici esimulazioni sapeva assai favorire e augumentare le cose sue. Ilmedesimoaltiero insidioso malignosenza alcuna sinceritàedegnocome spesso diceva desideraredi avere avuto per patria piúpresto Spagna che Italia.

Confuseadunque assai la morte sua quello esercitoappresso al quale egliera in tanta grazia e riputazionee agli altri dette speranza dipoterlo molto piú facilmente opprimere poiché gli eramancato uno capitano di tale autorità e valore. Peròappresso al pontefice erano tanto piú calde e importune leinstanze di coloro che desideravano che la lega si facesse; ma nonerano minori le sue sospensioni e debitamenteperché da ogniparte combattevano ragioni efficacissimee da tenere confusoogn'uomo bene caldo e deliberato non che Clementeche nelle cose sueprocedé sempre tardo e sospeso. Non si aspettava piú daCesare deliberazione alcuna che assicurasse Italia: vedevasiattentissimo a pigliare il castello di Milanoquale presotutti glialtri e il papa massimeche aveva lo stato debole e posto in mezzodella Lombardia e del regno di Napoligli restavano manifestamentein preda; e presupposto che in facoltà sua fusse diopprimerloera molto dubitabile che e' non l'avesse a fareo perambizione (che è quasi naturale agli imperadori contro a'pontefici) o per assicurarsi o per vendicarsi; trovandosicome eracredibilepieno di sdegno e di diffidenza per le pratiche tenute colmarchese di Pescara: e se la necessità di provedere a questopericolo era grande non parevano anche leggieri i fondamenti e lesperanze di poterlo fareperché o il rimedio aveva asuccedere per mezzo di una lega e congiunzione sí potente o siaveva a disperarsene in eterno. Prometteva il governo di Franciacinquecento lancee ogni mesementre durava la guerraquarantamiladucati; co' quali si ragionava soldare diecimila svizzeri.Disegnavasi che il papa e i viniziani mettessino insieme milleottocento uomini d'arme ventimila fanti e dumila cavalli leggieriuscissino i franzesi e i viniziani in mare con una grossa armata perassaltare o Genova o il reame di Napoli. Prometteva madama lareggente di rompere subito con potente esercito la guerra allefrontiere di Spagnaacciò che Cesare fusse impedito a mandaregente e danari per la guerra d'Italia. Lo esercito restato inLombardia non era grossonon aveva capitani della autoritàsolevaessendo morto il marchesee il Borbone e il viceré diNapoli in Spagna; non vi era modo di danari non abbondanza divettovaglie; i popoli inimicissimi per il desiderio del suo duca eper le intollerabili esazioni che si facevano dai soldati e nellacittà di Milano e in tutto lo statoil castello di Milano edi Cremona in mano del duca; e i viniziani davano speranza che ancheil duca di Ferrara entrerebbe in questa confederazionepure cheClemente si contentasse di concedergli Reggioquale a ogni modopossedeva. Da altro canto faceva difficoltà la astuzialavirtú degli inimicilo essere soliti a stare lungamentequando era necessariocon pochi danari e a tollerare molti disagi eincomoditàle terre fortificate in che erano e la facilitàper essere terre in pianoda potere anche meglio ripararle efortificarlenelle quali potersi intrattenere tanto che gli venissesoccorso di Germaniadi qualità da ridurre tutta la guerraalla fortuna d'una giornata; le genti della lega non potere esserealtro che genti nuove e di poco valore a comparazione di quelloesercito veterano e nutrito in tante vittorie. Aversi difficoltàdi capitano generalenon avendo il marchese di Mantovache alloraera capitano della Chiesaspalle da sostenere tanto peso; népotendo sicuramente commettersi alla fede del duca di Ferrara nédi quello di Urbinoche avevano ricevuto tante offesenépotevano essere contenti della grandezza del pontefice. Tagliare maledi sua natura l'arme della Chiesatagliare medesimamente male l'armede' viniziani; e se ciascuna maleseparata e dispersaquanto peggioaccompagnate e congiunte insieme? E negli eserciti delle leghe nonconcorrere mai le provisioni in uno tempo medesimo; e tra tantevolontàdove sono vari interessi e vari fininascerefacilmente disordini sdegni dispareri e diffidenze; ealmancononvi essere mai né prontezza a seguitare gagliardamentequandosi mostra benignoil favore della fortunané disposizione daresistere costantemente quando si volge il disfavore. Ma quello chesopratutto causavain questa deliberazionedifficoltàgrandissima e timore era il sospetto che i franzesiogni volta cheCesare vedendosi strignere offerisse di liberare il loro renon soloabbandonassino la lega ma ancora lo aiutassino contro a' collegati. Ese bene il re d'Inghilterra obligava per loro la fede suache e' nonsi accorderebbonoe si trattava che e' dessinoin Roma in Firenze oin Vinegiasicurtà di pagamenti per tre mesinondimeno nonsi trovava mezzo alcuno da assicurare da questa sospizione: perchénon avendo essi altro fine che la ricuperazione del reed essendonotorio che e' non avevano inclinazione alla guerra se non quando nonavevano speranza dell'accordopareva verisimile che ogni volta cheCesare volesse consentirlo loro preporrebbono la concordia seco aogn'altro interesse e rispettoanzi si conosceva che quanto fussinomaggiori gli apparati e le forze della lega tanto piúinclinerebbe Cesare ad accordare col re di Francia. E peròpareva pericolosissimo partito collegarsi a una guerra nella quale leprovisioni potenti de' confederati potessino cosí nuocere comegiovare. Combattevano il pontefice da ogni parte con queste ragionigl'imbasciadori e agenti de' príncipi ma non manco i ministrisuoi medesimiperché la casa e il consiglio suo era diviso;de' quali ciascuno favoriva la propria inclinazione con tanto minorerispetto quanto era maggiore l'autorità che s'avevano arrogatacon luied egli insino a quel tempo assuefattosi a lasciarsi ingrande parte portare da coloro che arebbono avuto a obbedire a' cennisuoiné essere altro che ministri ed esecutori delle volontàe ordini del padrone. Per intelligenza di chee di molte altre coseche occorsonoè necessario dichiarare piú da alto.

Cap.xii

Diversitàdei caratteri di Leone decimo e di Giulio de' Medici; stima generaledelle doti di Giulio e grande attesa per la sua elezione a pontefice;sua incertezza nel deliberare e nell'eseguire. Suoi consiglieri eloro modo d'agire. Il pontefice già deciso alla confederazionecontro Cesare sospende gli accordi per la notizia dell'arrivo d'unambasciatore cesareo.

Lioneche portò primo grandezza ecclesiastica nella casa de' Medicie con l'autorità del cardinalato sostenne tanto sé equella famigliacaduta di luogo eccelso in somma declinazionechee' potetteno aspettare il ritorno della prospera fortunafu uomo disomma liberalità; se però si conviene questo nome aquello spendere eccessivo che passa ogni misura. In costuiassuntoal pontificatoapparí tanta magnificenza e splendore e animoveramente regale che e' sarebbe stato maraviglioso eziandio in unoche fusse per lunga successione disceso di re o di imperadori: nésolo profusissimo di danari ma di tutte le grazie che sono in potestàdi uno pontefice; le quali concedeva sí smisuratamente chefaceva vile l'autorità spiritualedisordinava lo stile dellacortee per lo spendere troppo si metteva in necessità diavere sempre a cercare danari per vie estraordinarie. A questa tantafacilità era aggiunta una profondissima simulazionecon laquale aggirava ognuno nel principio del suo pontificatoe lo feceparere principe ottimo; non dico di bontà apostolicaperchéne' nostri corrotti costumi è laudata la bontà delpontefice quando non trapassa la malignità degli altri uomini;ma era riputato clementecupido di beneficare ognuno e alienissimoda tutte le cose che potessino offendere alcuno. Il medesimo fudeditissimo alla musica alle facezie e a' buffoni; ne' quali sollazziteneva il piú del tempo immerso l'animoche altrimentisarebbe stato volto a fini e faccende grandidelle quali aveva lointelletto capacissimo. Credettesi per moltinel primo tempo delpontificatoche e' fusse castissimo; ma si scoperse poi deditoeccessivamentee ogni dí piú senza vergognain queglipiaceri che con onestà non si possono nominare. Ebbe costuitra le altre sue felicitàche furono grandissimenon piccolaventura di avere appresso di sé Giulio de' Medici suo cugino;qualedi cavaliere di Rodibenché non fusse di natalilegittimiesaltò al cardinalato. Perché essendo Giuliodi natura gravediligenteassiduo alle faccendealieno da'piaceriordinato e assegnato in ogni cosae avendo in mano pervolontà di Lione tutti i negozi importanti del pontificatososteneva e moderava molti disordini che procedevano dalla sualarghezza e facilità; e quel che è piúnonseguendo il costume degli altri nipoti e fratelli de' ponteficipreponendo l'onore e la grandezza di Lione agli appoggi potesse farsiper dopo la sua mortegli era in modo fedelissimo e ubbidientissimoche pareva che veramente fusse un altro lui; per il che fu sempre piúesaltato dal ponteficee rimesse a lui ogni dí piú lefaccende: le qualiin mano di due nature tanto diversemostravanoquanto qualche volta convenga bene insieme la mistura di duecontrari. L'assiduità la diligenza l'ordine la gravitàdi costuila facilità la prodigalità i piaceri e lailarità di quell'altrofacevano credere a molti che Lionefusse governato da Giulioe che egli per se stesso non fusse uomo dareggere tanto pesonon da nuocere ad alcuno e desiderosissimo digodersi i comodi del pontificato; e allo incontroche in Giuliofusse animo ambizione cupidità di cose nuovein modo chetutte le severità tutti i movimenti tutte le imprese che sifeceno a tempo di Lione si credeva procedessino per istigazione diGiulioriputato uomo maligno ma di ingegno e di animo grande. Laquale opinione del valore suo si confermò e accrebbe dopo lamorte di Lione; perchéin tante contradizioni e difficoltàche ebbesostenne con tanta dignità le cose sue che parevaquasi ponteficee si conservò in modo l'autoritàappresso a molti cardinali cheentrato in due conclavi assolutopadrone di sedici votiaggiunse finalmentenonostante infinitecontradizioni della maggiore parte e de' piú vecchi delcollegiodopo la morte di Adrianoal pontificatonon finiti ancoradue anni dalla morte di Lione: dove entrò con tantaespettazione che fu fatto giudizio universale che avesse a esseremaggiore pontefice e a fare cose maggiori che mai avesse fatte alcunidi coloro che avevano insino a quel dí seduto in quella sedia.Ma si conobbe presto quanto erano stati vani i giudizi fatti di Lionee di lui. Perché in Lione fu di grande lunga piúsufficienza che bontàma Giulio ebbe molte condizioni diverseda quello che prima era stato creduto di lui: con ciò sia chee' non vi fusse né quella cupidità di cose nuove néquella grandezza e inclinazione di animo a fini generosi e magnanimiche prima era stata l'opinionee fusse stato piú prestoappresso a Lione esecutore e ministro de' suoi disegni cheindirizzatore e introduttore de' suoi consigli e delle sue volontà.E ancora che avesse lo intelletto capacissimo e notizia maravigliosadi tutte le cose del mondonondimeno non corrispondeva nellarisoluzione ed esecuzione; perchéimpedito non solamentedalla timidità dell'animoche in lui non era piccolae dallacupidità di non spendere ma eziandio da una certairresoluzione e perplessità che gli era naturalestesse quasisempre sospeso e ambiguo quando era condotto alla determinazione diquelle cose le quali aveva da lontano molte volte previsteconsiderate e quasi risolute. Dondee nel deliberarsi e nelloeseguire quel che pure avesse deliberatoogni piccolo rispetto chedi nuovo se gli scoprisseogni leggiero impedimento che se gliattraversassepareva bastante a farlo ritornare in quella confusionenella quale era stato innanzi deliberasse; parendogli semprepoi cheaveva deliberatoche il consiglio stato rifiutato da lui fusse ilmigliore: perchérappresentandosegli allora innanzi solamentequelle ragioni che erano state neglette da luinon rivocava nel suodiscorso le ragioni che l'avevano mosso a eleggereper lacontenzione e comparazione delle quali si sarebbe indebolito il pesodelle ragioni contrarie; né avendoper la memoria di averetemuto molte volte vanamentepresa esperienza di non si lasciaresoprafare al timore. Nella quale natura implicata e modo confuso diprocederelasciandosi spesso trasportare da' ministripareva piúpresto menato da loro che consigliato.

Diquesti furono appresso a lui in somma potenza NiccolòScombergh germano e Giammatteo Giberto da Genova: quello reverito equasi temuto dal ponteficequesto gratissimo e molto amato da lui.Quelloseguitando l'autorità di Ieronimo Savonaroladedicatosimentre studiava nelle legginell'ordine de' fratipredicatorima dipoi partitosi dalla religione benchéritenendo l'abito e il nome[aveva] seguitate le faccende secolari;questonella età puerile dedicatosi alla religione ma dipoipartitosene per la autorità paternabenché non fussedi legittimi nataliaveva abdicato in tuttoe con l'abito e colnomequella professione. Questiconcordi nel suo cardinalato e poinel principio del pontificatoguidorono ad arbitrio loro ilpontefice; ma cominciando poi a discordareo per ambizione o per ladiversità delle naturelo distrassono e lo confusono. Perchéfra' Niccolòaffezionatissimoper il vincolo della nazione oper qualunque altro rispettoal nome di Cesaree per natura fissonelle opinioni propriele quali spesso discordavano dalle opinionidegli altri uominifavoriva tanto immoderatamente le cose di Cesareche spesso venne in sospetto al pontefice come piú amatoredegli interessi di altri che de' suoi; l'altronon conoscendo inverità né altro amore né altro padronema pernatura ardente nelle cose suese in qualche cosa erravaprocedevapiú presto da volontà che da giudicio; e se bene neltempo di Lione fusse stato inimico acerrimo de' franzesi e fautoredelle cose di Cesaremorto Leoneera diventato tutto l'opposito:dondeessendo questi due ministri potentissimi tra loro in manifestadissensione né procedendo con maturità o con rispettodell'onore del ponteficee facendo notorio a tutta la corte la suafreddezza e irresoluzionelo rendevano appresso alla maggiore partedegli uomini disprezzabile e quasi ridicolo.

Essendoegli adunque di natura irresolutoe in una deliberazione síperplessa e sí difficile aiutato confondere da coloro chedovevano aiutarlo risolverenon sapeva egli medesimo dove sivolgere: finalmentepiú perché era necessariodeliberare qualche cosa che per risoluzione e giudicio fermotrovandosi massime in termine che anche il non deliberare era speciedi deliberaresi inclinò a fare la legae a rompere incompagnia degli altri la guerra a Cesare. Concordoronsi e distesonsii capitoliné mancava altro che lo stipulargliquando ebbenuove che a Genova era arrivato il comandatore Errera mandato a luida Cesare; quale avvisava che veniva subito in diligenzae con gratae buona espedizione: deliberò adunque di aspettarlocongravissima querela degli imbasciadoria' quali aveva dato fermaintenzione di stipulare il dí medesimo la confederazione.

Cap.xiii

Ragionidell'invio dell'ambasciatore di Cesare al pontefice. Obiezioni delpontefice alle proposte di Cesare e promesse dell'ambasciatore.Accordo provvisorio fra il pontefice e Cesare.

Lacagione della venuta sua fu che Cesarepoi che ebbe dato commissionetale al marchese di Pescara che almanco era in arbitrio suo looccupare lo stato di Milanodubitando che per questo non sifacessino in Italia nuovi movimentiristrinse le pratichedell'accordo col legato Salviato: in modo che tra loro fu fattacapitolazioneriservata però la condizione dellaratificazione del ponteficenella quale se gli sodisfaceva dellarestituzione di Reggio e di Rubierae vi si includeva la difesa econservazione del duca di Milanoche erano le cose stateprincipalmente desiderate da Clementema con condizione espressachenel caso della sua mortenon potesse ritenere per séquel ducato né darlo allo arciduca suo fratelloma neinvestisse monsignore di Borbone; il quale il pontefice medesimoassai inconsideratamenteper conforti dello arcivescovo di Capuagli avevainsieme con Giorgio di Austria fratello naturale diMassimiliano Cesarepropostonel tempo che per la infermitàfu quasi disperata la vita di Francesco Sforza. La qualecapitolazione fattail legatonon aspettato che da Clemente avessela perfezionenon potette o non seppe negare di dare a Cesare ilbreve tanto desiderato della dispensa: la quale essendo stata fattaprima con espressione solamente dello impedimento in secondo gradosenza nominare la figliuola del re di Portogalloper manco offendereil re di Inghilterrao perchéessendo tra loro vincolodoppio di affinitànon fusse fatta menzione se non delvincolo piú potentefu necessario farne un'altra che conespressa nominazione delle persone comprendesse tutti gliimpedimenti.

Conla espedizione di questa confederazione partí il comandatoreErrera dalla corte cesareauno giorno o due dipoi che Cesare avevaricevuto l'avviso della cattura del Morone: e condottoil sesto dídi dicembreinnanzi al ponteficeoltre a molte offerte e fedelarghissima della buona disposizione di Cesaregli presentò icapitoli [dell'accordo]; del quale se bene i capitoli che trattavanodel sale e delle cose beneficiali del reame di Napoli eranodiscrepanti da quello che aveva appuntato col vicerépureperché il principale suo fine era di assicurarsi da' sospettigli arebbe accettati se avesse conosciuto procedersi sinceramentenelle cose del ducato di Milano. Ma poi che nel capitolo che trattavadi Francesco Sforza non si faceva menzione della imputazione che gliera stata datané si prometteva di restituire lo stato toltoné di perdonargli gli errori che avesse commesso (anzi Cesarenella conclusione fatta col legato e nella istruzione data a questosuo agentenon aveva dimostrato di saperne cosa alcuna)fuconosciuta facilmente la astuzia e arte loro: perché laconfederazione e la promessa di conservare e difendere FrancescoSforza nel ducato di Milano non privava Cesare della potestàdi procedergli contro come suo vassalloe dichiarare il feudodivolutoper la imputazione dello avere macchinato contro allaMaestà sua; e Borbonesurrogato in caso della sua morteveniva anche a succedere in caso della sua privazioneperchédalle leggi è considerata la morte naturale e la morte civiledella quale dicono morire chi è condennato per tale delitto.Però rispose il ponteficecon gravissime parole: non averecon Cesare causa alcuna particolare di discordiaanziche di ognidifferenza e disputa che potesse essere tra loro non eleggerebbe maialtro giudice che lui; ma che era anche necessario fermare in modo lecose comuni che Italia restasse sicurail che non poteva essere senon si rilasciava a Francesco Sforza il ducato di Milano; e glimostrò le ragioni per le quali quello capitolo cosígenerale non era bastante; conchiudendo che a lui sarebbe grandissimodispiacere di essere necessitato a pigliare nuove deliberazioniediscostarsi da Cesare col quale era stato sempre congiuntissimo.Replicò il duca di Sessa che la mente di Cesare erasincerissimae che senza dubbio era contento chenon ostante tuttoquello fusse accadutoil ducato di Milano restasse a FrancescoSforzama che per inavvertenza non era stato disteso il capitolo inampia forma; ma facesse il pontefice riformarlo a modo suoche glipromettevano presentargli in termine di due mesi la ratificazionepure che anche egli promettesse chedurante questo tempononconchiuderebbe la lega che si trattava col governo di Francia e co'viniziani. Fu conosciuto chiaramente per ciascuno che questa offertanon aveva altro fondamento che il desiderio di guadagnare dilazionedi due mesiacciò che Cesare avesse spazio di potere megliodeliberarsi e provedere i rimedi contro a tanta unione; e nondimenoil ponteficedopo molte dispute e con grandissimo dispiacere deglialtri imbasciadoriacconsentí a questa dimandasí perdesiderio di allungare quanto poteva lo entrare nelle spese e nellemolestie come perché gli pareva chementre che ilcristianissimo era prigionefusse pericolosissima ogni congiunzioneche si facesse con la madreessendo in potestà di Cesaredissolverla ogni volta che gli piacesse; e questa dilazione poterepure portareancorché poco se ne sperassela conclusionedesiderata; e se pure causasse la concordia tra i due reconsideròprofondamente (ancora che molti altri giudicassino in contrario) chemeglio era che si facesse in tempo che Cesare avesse minorenecessità; perché quanto fusse in grado migliore tantosarebbono piú gravi le condizioni che egli porrebbe al re diFrancia; l'asprezza delle quali dava speranza che il repoichéfusse liberatonon le avesse a osservare. Fu aggiunto ancora inquesto trattato che nel medesimo tempo non si innovasse né dilavorare né di altro contro al castello di MilanoseFrancesco Sforza si obligava a non offendere e molestare quegli difuora; la quale condizione egli non volle accettare.

Cap.xiv

Letteradel pontefice a Cesare a favore del duca di Milano. Matrimonio diCesare con la principessa di Portogallo. Discussione nel consiglio diCesare sulla politica da seguirsi riguardo al re di Franciaed inItalia; parole del gran cancelliere; parole del viceré.

Consumatocon queste azionidisposte piú alla guerra che alla pacel'anno della natività del Figliuolo del sommo Dio millecinquecento venticinquecominciò l'anno mille cinquecentoventiseipieno di grandi accidenti e di maravigliose perturbazioni.Nel principio del quale anno ritornando Errera a Cesareil ponteficegli scrisse una lunga lettera di propria manonella qualenonnegando totalmente né confessando le cose trattate contro alui ma trasferendone la colpa nel marchese di Pescarasi sforzòdi escusare Francesco Sforzasedottose aveva fatto errore alcunodai consigli di Ieronimo Morone; e supplicandolo efficacissimamentecheper quiete e beneficio di tutta la cristianitàfussecontento di perdonargli. Nel quale tempo Cesareaspettando larisposta del ponteficeteneva sospese tutte le pratiche degli altri;e ancora che Borboneche era carezzato assai e confermatagli lasperanza del parentadoinstesse di consumare il matrimoniogli erainterposta dilazioneallegando che Cesare voleva prima consumare ilmatrimonio suo con la sposa di Portogallola quale di giorno ingiorno aspettava: ma si faceva per lasciarsi libera la facoltàdi fare l'accordo col re di Francianel quale si trattava dargli permoglie la medesima promessa a Borbone; prevalendocome èl'uso di tutti i príncipil'utilità alla onestà.Sopravenne dipoiavendo già Cesare consumato il matrimonio inSibiliaErrera da Romacon la minuta del capitolo amplissimodisteso dal pontefice in benefizio di Francesco Sforza: in modo cheCesarecertificato anche che il legato non aveva commissione dapartediversa da quel capitoloe concorrendo tutto il consiglio inquesta sentenzache e' fusse necessario interrompere la lega che sitrattava e pericoloso l'avere a sostenere in uno tempo medesimo tantiinimicisi ridusse in necessità o di sodisfare al pontefice ea' viniziani della restituzione di Francesco Sforza o di concordarsicol re di Francia. Il quale finalmentedopo molte contenzioni avutesopra la Borgognanon potendo altrimenti sperare da Cesare laliberazioneofferiva di restituirla con i contadi e pertinenze suee cedere alle ragioni che aveva sopra il regno di Napoli e sopra ilducato di Milano; e dare statichiper l'osservanza delle promessedue suoi figliuoli.

Grandissimedispute erano in su la elezione dell'una o dell'altra deliberazione.Il viceréche aveva condotto in Spagna il re cristianissimoe dategli tante speranze e procurato sí ardentemente la sualiberazionefaceva piú efficace instanza che mai; el'autorità suaalmanco per fede e per benivolenzaera grandeappresso a Cesare. Ma in contrario piú presto esclamava chedisputava Mercurio da Gattinaragran cancelliere; uomobenchénato di vile condizione nel Piamontedi molto credito ed esperienzae il quale già piú anni sosteneva tutte le faccendeimportanti di quella corte. I quali essendo uno giorno ridotti inconsigliopresente Cesareper determinare finalmente tutte le coseche si erano trattate tanti mesiil gran cancelliere parlòcosí:

-Io ho bene sempre dubitatoinvittissimo Cesareche la nostra troppacupiditàe lo averci proposto noi fini male misuratinonfusse causa che di vittoria tanto preclara e tanto grande noi nonriportassimo alla fine né gloria né utilità; manon credetti perciò già mai che l'avere vinto avesse acondurre in pericolo la reputazione e lo stato vostrocome io veggoche manifestamente si conduce: poi che si tratta di fare un accordoper il quale Italia tutta si disperi e il re di Francia si liberimacon sígravi condizioni chese non per volontà almancoper necessitàci resti maggiore inimico che prima.Desidererei e iocon ardore pari a quello degli altriche in unotempo medesimo si recuperasse la Borgogna e si stabilissino ifondamenti di dominare Italiama conosco che chi cosí prestovuole tanto abbracciare va a pericolo di non stringere cosa alcunaeche nessuna ragione comporta che il re di Francialiberatoviattenda tanto importanti capitoli. Non sa egliche se e' virestituisce la Borgognache vi apre una porta di Francia? e che inpotestà vostra sarà sempre di correre insino a Parigi?eche avendo voi facoltà di travagliare la Francia da tantepartiche sarà impossibile che e' vi resista? Non sa eglieognunoche il consentirvi che voi andiate armato a Romache voimettiate il freno a Italiache voi riduciate in arbitrio vostro lostato spirituale e temporale della Chiesaè cagione diraddoppiare la vostra potenzache mai piú vi possino mancarené danari né armi da offenderloe che egli sianecessitato ad accettare tutte le leggi che a voi parràd'imporgli? Adunqueci è chi crede che vi abbia a osservareuno accordo per il quale egli diventi vostro schiavo e voi diventiatesuo signore? Gli mancheranno i lamenti e le esclamazioni di tutto ilreame di Franciale persuasioni del re d'Inghilterragli stimoli ditutta Italia? l'amore forse che è tra voi due saràcagione che e' si fidi di voio vegga volentieri la vostra potenza?O dove furono mai due príncipi tra i quali fussino piúcause di odio e di contenzione? Ci è non solo la emulazionedella grandezzache suole mettere l'armi in mano a' fratellimaantiche e gravissime inimicizie cominciate insino dai padri e dagliavoli degli avoli vostritante guerre state lungamente tra questedue casetante paci e accordi non osservatitante ingiurie e offesefatte e ricevute. Non crediamo noi che gli arda di sdegno quando e'si ricorda di essere stato tanti mesi vostro prigione? tenuto semprecon guardie sí strettenon avere mai avuto grazia di esserestato condotto al cospetto vostro? che in questa carcereper idispiaceri e incomoditàè stato vicino alla morte? eche ora non si libera per magnanimità o per amore ma per pauradi tanta unione che si tratta contro a voi? Crediamo noi che sia piúpotente di tanti stimoli il parentado fatto per necessità? Echi non sa quanto i príncipi stimano questi legami? e chi èmigliore testimonio del conto che si tiene de' parentadi che noi?Parrà forse a qualcuno che assai ci assicuri la fede che e'darà di ritornare in prigione! e che fondamenti inconsideratiche speranze imprudenti sarebbeno queste? Cosí mi sforzaCesarea parlare il dolore estremo che io ho che e' si pensi diprendere uno partito tanto dannoso e pericoloso. Sappiamo pure tuttiquanto sia stimata la fede negli interessi degli statiche vaglianole promesse de' franzesii qualiaperti in tutto il restosonomaestri perfettissimi di ingannare; che questo re è per naturatanto piú scarso di fatti quanto è piúabbondante di parole. Però conchiudiamo pure chenonbenivolenza tra due príncipi che hanno per antichissimaeredità le ingiurie e le inimicizienon memoria de' benefizide' quali non ci è nissunonon fede o promesse (che nelleimportanze dello stato sono appresso di molti di poco pesoappressoa' franzesi di niuno) lo indurranno a eseguire un accordo che mettain cielo lo inimico suoe sé e il suo reame in manifestasuggezione. Risponderassisentoche per timore di queste cose segli dimanda la sicurtà di due figliuoli e tra loro ilprimogenitol'amore de' quali bisognerà che gli stimi piúche la Borgogna; e io temo che l'amore de' figliuoli opereràpiú presto il contrarioquando se gli presenterànell'animo la memoria loro e la considerazione che l'osservare loaccordo sarebbe il principio di fargli vostri schiavi. Non so sequesto pegno bastasse quando e' fusse al tutto disperato direcuperargli in altro modoperché troppo importa il metterein pericolo il regno suoil quale perduto una volta èdifficillimo il recuperare; ma si può bene sperare direcuperare col tempo i figliuoli o con accordo o con altra occasionee per l'età loro tenera sarà manco molesta ladilazione. Ma potendo egli avere uniti seco contro a voi quasi tuttii príncipi cristianichi dubita che si ristringerà conloro e cercherà di moderare questo accordo con la viadell'armi? e che il guadagno che noi aremo conseguito di questavittoria sarà una guerra gagliardissima e pericolosissima?concitata dall'odiodalla necessità e dalla disperazione delre d'Inghilterradel re di Francia e di tutta Italia. Da' qualitutti ci difenderemose Dio non si straccherà di fare ogni díper noi di quegli miracoli che tante volte ha fatti insino alpresentese la fortuna muterà natura per noie la suaincostanza e mutazione diventeranno in noicontro a tutti gliesempli delle cose passateuno esempio di costanza e di stabilità.Abbiamo conchiusogià tanti mesiin tutti i consigli nostriche si faccia ogni opera perché gl'italiani non si unischinocol governo di Franciae ora ci precipitiamo a una deliberazione cheleva tutte le difficoltà che insino a ora gli hanno tenutisospesiche moltiplica i pericoli nostri che moltiplica le forzedegli inimici. Perché chi non sa quanto piú potentesarà la lega che abbia per capo il re di Francialibero e nelregno suoche quella che si facesse col governo di Francia restandoil re vostro prigione? Chi non sa che nissuna ragione ha tenutoinsino a ora il papa ambiguo a confederarsi contro a voi se non iltimore che voi non separiate i franzesi da loro con offerirgli il suore? di che temeranno manco quando aremo i figliuoli e non lui. Cosíla medicina che noi prepariamo usare per fuggire il pericolo saràquella che senza comparazione lo accresceràe in cambio diinterrompere questa unione saremo il mezzo noi che la si facciaepiú stabile e piú potente. Sarammi detto: che parere èadunque il tuo? consigli tu che di tanta vittoria non si traggaalcuno profitto? abbiamo noi a stare continuamente in questeperplessità? Io confermo quel che ho detto molte volte: che ètroppo nocivo il prendere in una volta tanto cibo che lo stomaco nonsia potente a comportarloe che è necessario oreintegrandosi con Italia (che non dimanda altro da noi che di essereassicurata)cercare di avere dal re di Francia la Borgogna e quelpiú che noi possiamoo fare uno accordo con lui per il qualeci resti Italia a discrezionema sí dolcein quanto agliinteressi suoiche gli abbi causa di osservarlo; e nella elezionetra queste due vie bisognaCesareche la prudenza e la bontàvostra preponga quello che è stabile e piú giusto aquello che al primo aspetto paresse forse piú utile emaggiore. Confesso che piú ricco stato e piú opportunoa molte cose è quel di Milano che la Borgognae che non sipuò fare amicizia con Italia che non si lasci Milano o aFrancesco Sforza o a uno altro del quale il papa si contenti; enondimeno lodo molto piú il fare questo che lo accordare co'franzesi: perché di giustizia piú è vostra laBorgogna che non è Milanopiú facile a mantenere chequelladove non è alcuno che vi voglia. Cercare la Borgognavostra antica ereditàè somma laude; volere Milanooper voi o per uno che dependa in tutto da voinon è senzanota di ambizione: il primo ricerca da voi la memoria di tantigloriosi vostri progenitoril'ossa de' quali sepolte in cattivitànon gridano altro che essere da voi liberate e ricuperate: e sígiusti sí pietosi sí santi prieghi sono forse cagionedi farvi Dio piú propizio. Piú prudente e piúfacile consiglio è cercare di stabilire una amicizia con chimalvolentieri vi diventa inimico che con chi in tempo alcuno non vipuò essere amico. Perché nel re di Francia non saràmai se non odio e desiderio di opporsi a disegni vostri; ma il papa egli altri d'Italiacome si leva l'esercito di Lombardiaassicuratidal sospettonon aranno da contendere con voi né peremulazione né per timoree restandovi amici ne areteora esemprecomodità e profitto. Vi inclina dunque piú aquesta amicizia l'onore l'utilità la sicurtàmase ionon mi ingannonon meno la necessità: perchéquandobene voi facciate accordo col re senza obligarlo ad altro che adaiutarvi alle imprese d'Italiaa me non è verisimile che e've lo abbia a osservare; perché gli parrà che illasciarvi Italia in preda metta in troppo pericolo il suo reamee daaltro canto grandissime saranno le opportunità e le speranzecheper mezzo di sí potente unionegli parrà avere ditravagliarvi e ridurvi a uno accordo di manco gravi condizioni. Cosídi uno re prigione lo faremo libero e inimico nostroe daremo capoal regno di Francia acciò checongiunto a tanti altrivifaccia con piú forze e con maggiore autorità la guerra.Quanto è meglio accordare con gl'italiani! fare una buona evera congiunzione col ponteficeche l'ha continuamente desiderataelevare a franzesi ogni speranza della compagnia degli italiani!perché allora non la necessità o il timore di nuoveleghema la volontà vostra e la qualità dellecondizionivi arà a tirare ad accordo co' franzesi; alloravedrete che il bisogno e la disperazione gli sforzerà non soloa rendervi la Borgogna e farvi patti maggiori ma ancora a mettervi inmano tale sicurtà che non abbiate a temere dell'osservanza.Perché non bastano i figliuoli mentre che e' possono speraretanta congiunzionené basterebbeappenase vi mettessino inmano BaionaNerbona e l'armata. A questo modo caverete fruttograndeonorevolegiusto e sicurodi questa vittoria; altrimentioio non ho intelligenza di cosa alcuna o questo accordo metteràlo stato vostro in sí grave pericolo che io non so conoscereche cosa ve ne possa liberarese già la imprudenza del re diFrancia non sarà maggiore che la nostra. -

Avevail gran cancellierecon questo parlare accurato e veemente e con lariputazione della prudenza suacommosso gli animi di una grandeparte del consiglioquando il viceréautore della contrariaopinioneparlòsecondo si dicecosí:

-Non è già da lodaregloriosissimo Cesarechiperappetito di avere troppoabbraccia piú che non puòtenerema non merita di essere manco biasimato chiper superchiosospetto e diffidenzasi priva da se stesso delle occasioni grandiacquistate con tante difficoltà e pericoli; anziessendol'uno e l'altro errore gravissimoè piú dannabileinuno tanto principequello che procede da timidità e abiezionedi animo che quello che nasce da generosità e grandezzae piúlaudabile è cercarecon pericolodi acquistare troppo cheper fuggire pericoloannichilare le occasioni rarissime che l'uomoha: e questo è proprio il consiglio del cancellierechedubitando non si possa conseguire con questo accordo la Borgogna eMilano (perché di lui non è già da sospettareche lo muova o l'amore di Italia sua patria o la benivolenza che haal duca di Milano) si risolve a una via chesecondo luisi guadagnala Borgogna e si perde Milanostato senza comparazione di maggioreimportanzamasecondo mesi perde Milano e non si guadagna laBorgogna; e dove questa vittoria vi ha aperta gloriosissimamente lastrada al principato de' cristianinon ci resteràseseguiteremo il consiglio suoaltro che danno e infamia. E certo ionon veggo nel consiglio suo sicurtà alcunaanzi pericolograndissimopiccolissima utilitàe quella facile a uscircidi manoveggola piena di indegnità e di vergogna; epercontrarionell'accordo col re di Francia mi pare che sia grandissimagloriagrandissima utilitàe sicurtà bastante. Perchéio vi dimandocancelliere: che ragione avete voiche sicurtàche fedeche gl'italianipoi che aremo lasciata la ducea di Milanoabbino a osservare l'accordo nostro né si intromettere tra ilre di Francia e noi? e non piú prestopoiché arannoabbassato la nostra riputazionepoiché aranno dissolutoquello esercito che è il freno della loro malignitàpoiché saranno sicuri che in Italia non possino venire nuovitedeschi (perché non sarà in Lombardia luogo che gliriceva né dove si possino raccorre)che sicurtàdicoavete voi che gl'italianialloracontinuando le sue pratichenonabbinocol minacciarci il regno di Napoliche resterà quasialla loro discrezionea sforzarci a liberare il re di Francia?Fidatevi voicancellierenella gratitudine di Francesco Sforza? chedopo tanti benefici vi ha rimeritatoCesarecon síscellerato tradimento! che farà ora che vi ha conosciutodesideroso di punire con la giustizia tanta iniquitàora cheda voi teme la penadagli inimici vostri aspetta la salute? Fidatevivoicancellieredella amicizia de' vinizianiche nascono inimicidello imperio e della casa d'Austria; e tremano ricordandosi chequasi ieriMassimiliano vostro avolo tolse loro tante terre diquelle che ora posseggono? Fidatevi voi della bontà diClemente o della inclinazione sua allo imperadorecol quale ilprincipio della congiunzione di Lione fudopo avere tentato contro anoi molte coseper desiderio di vendicarsi e di assicurarsi de'franzesie per ambizione di occupare Ferrara? Morto Lionecostuicardinaleinimicato da mezzo il mondocontinuò per necessitàla nostra amicizia; ma fatto paparitornato subito al naturale de'ponteficiche è di temere e di odiare gli imperadorinon hacosa alcuna piú in orrore che il nome di Cesare. Scusansitutti questi che le macchinazioni loro non sono procedute da odio oda altra cupidità ma solamente dal sospetto della vostragrandezzae che cessato questocesseranno tutte le pratiche: il cheo non è vero ose pure da principio fu veroènecessario che abbia fatto poi altre radici e sia diventato altroumore; perché è naturale che dietro al sospetto vienel'odiodietro all'odio l'offesecon l'offese la congiunzione eintrinsichezza con gli inimici di chi si offendei disegni non solodi assicurarsi ma ancora di guadagnare della ruina dello offesolamemoria delle ingiuriemaggiore senza dubbio e piúimplacabile in chi le fa che in chi le riceve. Peròquandobene da principio si fussino mossi solo dal sospettosarebbe questostato causa diventassino inimici vostrivolgessino gli animi e lesperanze alle cose franzesicominciassino poiin tutte leconvenzioni che hanno trattatea dividersi il reame di Napoli. Oraséguiti quale si voglia sicurtà e accordo con noiresterà sempre acceso ne' petti loro l'odio e il timore; néconfidando di quello che parrà loro fatto per necessitàe parendogli avere maggiore facilità di strignerci alle voglielorotimidi che alla fine non si faccia tra il re di Francia e noiuno nuovo appuntamento simile a quello che fu fatto a Cambraicupididi liberare (per usare i loro vocaboli) Italia da' barbariardirannodi volere porvi le leggidi dimandare la liberazione del re diFrancia: se la neghereteCesarecome difenderete da loro il regnodi Napoli? se la concedereteperduti tutti i frutti della vittoriaresterete il piú disonorato il piú sbattuto principeche fusse mai. Ma pogniamo che Italia fusse per osservarvi l'accordoe che voi strignesse la necessità o di lasciare Milano o dinon riavere la Borgognache comparazione è tra l'uno partitoe l'altro? La Borgogna è piccola provinciadi poca entratané anche tanto opportuna quanto molti si persuadono; il ducatodi Milanoper la ricchezza e bellezza di tante cittàper ilnumero e nobiltà de' sudditiper l'entrate grandiper lacapacità di notrire tutti gli eserciti del mondoèsuperiore a molti reami: maancora che e' sia sí ampio e sípotentesono da stimare piú le opportunità che nasconoda acquistarlo che quello che e' vale per se medesimo; perchéessendo a vostra divozione Milano e Napolibisognerà che ipontefici dependinocome già solevanodagli imperadorilaToscana tutta il duca di Ferrara e il marchese di Mantova vi sienosudditi; i vinizianicircondati dalla Lombardia e dalla Germaniasaranno necessitati ad accettare le leggi vostre. Cosínondico con l'armi o con gli eserciti ma con la riputazione del vostronomecon uno araldo solocon le insegne imperiali comandereteItalia tutta. E chi non sa che cosa sia Italia? provincia regina ditutte l'altreper l'opportunità del sito per la temperiedell'aria per la moltitudine e ingegni degli uominiattissimi atutte le imprese onorevoliper la fertilità di tutte le coseconvenienti al vivere umanoper la grandezza e bellezza di tantenobilissime cittàper le ricchezze per la sedia dellareligione per l'antica gloria dello imperioper infiniti altririspetti; la quale se voi dominerete tremeranno sempre di voi tuttigli altri príncipi. Cercare questo si appartiene piúalla grandezzapiú alla gloria vostrapiú ègrato all'ossa degli avoli vostri: poi che questi anche hanno avenire in consiglio; i qualie per la bontà e per la pietàloronon è da credere desiderino altro che quello che èpiú comodo a voi e piú glorioso al vostro nome.Seguitando adunque il consiglio del cancelliere perderemmo unoacquisto grandissimo per uno acquisto piccoloe questo piccolo èincertissimo: di che ci doverebbe pure ammonire quel che fu peraccadere a' mesi passati. Non ci ricorda egliquando il re diFrancia fu in tanto pericolo di mortein quanto dispiacere noistemmo? per conoscere che con la morte sua si perdeva tutto il fruttosperato per la vittoria: chi ci assicura che ora non possaintervenire il medesimo? e piú facilmenteperché glirestano le reliquie del male di alloraperchémancandogli lasperanza che insino al presente l'ha sostentatogli tornerannomaggiori i dispiaceri da' quali la infermità sua ebbe cagione;e massime cheavendosi a trattare di condizioni e di sicurtàinestricabilile pratiche nuove bisognerà che abbinolunghezzache sarà sottoposta a questo accidente e forse adaltri non minori né manco facili. Non sappiamo noi che nessunacosa ha tanto tenuto fermo il governo di Francia quanto opinionedella sua presta liberazione? per la quale i grandi di quel regnosono stati quieti e ubbidienti alla madre: come questa speranzamancassesarebbe facile cosa che il regno si risentae alteri ilgoverno; e quando i grandi ne avessino la briglia in mano non saràin loro cura alcuna di liberare il reanziper mantenersi sciolti epadroniaranno piacere della sua cattività. Cosíincambio della Borgogna e di tanti acquistinon potremmo piúsperare né della sua prigione né della sua liberazione.Ma io dimando piú oltrecancelliere: ha Cesarein questadeliberazionea tenere conto alcuno della dignità e maestàsua? e che maggiore infamia può egli avereche piúdiminuzione di onoreche essere costretto a perdonare a FrancescoSforza? che uno uomo mezzo mortorebelle vostroesempio singolaredi ingratitudinenon con l'umiliarsi e fuggire alla vostramisericordia ma col gettarsi in braccio agli inimici vostrivisforzi a cedergli a restituirgli lo statosí giustamentetoltoglia pigliare le leggi da lui? Meglio èCesaree piúconviene alla dignità dello imperioalla vostra grandezzasottoporsi di nuovo alla fortunamettere di nuovo ogni cosa inpericolochedimenticatovi il grado vostrol'autorità diprincipe supremo di tutti i príncipi e il nome cesareoevincitore tante volte d'un potentissimo reaccettare da preti e damercatanti quelle condizioni chese voi fussi stato vintonépiú gravi né piú indegne vi sarebbono stateposte. Peròconsiderando io tutte queste ragionie quantosia piccola l'utilità che ci può risultare delloaccordo con gl'italiani e per quanti accidenti ci possa facilmenteuscire di manoe quanto sia poco sicuro il fidarsi di loroe diquanta indignità sia pieno il lasciare lo stato di Milanoeche a noi è necessario risolversi e avere una voltaconsiderazione del finee che la carcere del re non ci dàutilità se non per i frutti che si possono trarre dellaliberazioneho confortato e conforto l'accordare prima con lui checon gli italiani; che nessuno può negare non essere piúglorioso piú ragionevole piú utile: pure che ciassicuriamo della osservanza (in che io fo qualche fondamento) edella gratitudine suaper il beneficio che egli riceverà davoie del vincolo del parentado e della virtú della sorellavostrainstrumento abile a mantenere questa amiciziama molto piúdel pegno de' due figliuolie tra questi il primogenito; del qualenon so che maggiore pegnoné piú importante a luisipossa ricevere. Epoi che la necessità ci strigne adeliberarcisi debbe pure fidarsi piú di uno re di Franciacon tanto pegno che degli italiani senza alcuno pegnopiúdella fede e parola di uno tanto re che della cupiditàimmoderata de' preti e della sospettosa viltà de' mercatanti;e piú facilmente possiamo averecome molte volte hanno avutoi passati nostricongiunzione per qualche tempo co' franzesi che congli italianiinimici nostri naturali ed eterni. Né solo inquesta via veggo maggiore speranza che ci abbia a essere attesomaancora minore pericolo in caso vi fusse mancato. Perché quandobene il re non vi desse la Borgogna non ardiràrestando perostaggio i suoi figliuolidi farvi nuove offesema cercheràcon pratiche e con prieghidi moderare l'accordo: senza chevintoda voi ierie oggi uscito di prigionetemerà ancoradell'armi vostre né arà piú ardire di tentare lavostra fortuna; e se egli non piglia l'armi contro a voiCesarecerto e che tutti gli altri staranno fermitanto che acquisterete ilcastello di Milano e vi confermerete in modo in quello stato che nonarete piú da temere di malignità di alcuno. Maagl'italianise accordate ora seco e vi voglino mancarenon restafreno alcuno che gli ritenga; e cresciuta la facoltà dellooffendervisarà libera e crescerà la volontà.Peròa giudicio miosarebbe somma e timidità eimprudenza perdereper troppo sospettouno accordo pieno di tantagloria di tanta grandezza e con sicurtà bastantepigliando incambio di quello di una deliberazione pericolosissimase io non miingannoe dannosissima. -

Cap.xv

Cesaredelibera di accordarsi col re di Francia. Patti dell'accordo.Impressioni destate dalle condizioni dell'accordo; rifiuto del grancancelliere di sottoscriverle. Dimostrazioni di familiaritàfra Cesare e il re di Francia.

Variefurono l'opinioni degli altri del consiglioparlato che ebbe ilviceré; parendo a tutti quelli che erano di sincero giudizioche lo accordare col re di Francianel modo propostofussedeliberazione molto pericolosa. Nondimenopoteva ne' fiamminghitanto il desiderio di recuperare la Borgognacome antico patrimonioe titolo de' príncipi suoiche non gli lasciava discernere laverità; e fu anche fama che in molti potessino assai idonativi e le promesse larghe fatte da' franzesi. E sopra tuttoCesareo perché cosí fusse la prima sua inclinazione operché appresso a lui l'autorità del vicerécongiunta massime con quella di Nassau che sentiva il medesimofussedi grandissimo momentoo perché gli paresse troppa indegnitàessere costretto di perdonare a Francesco Sforzaudiva volentierichi consigliava l'accordo col re di Francia: in modo chepoi che dinuovo ebbe fatto tentare il legato Salviato se e' voleva consentireche lo stato di Milano si desse al duca di Borbone e si certificòche non aveva commissione di accettare questo partito (nel quale casoarebbe preposta l'amicizia del pontefice)deliberò diconcordarsi col re di Francia. Col qualeessendo già innanzile cose discusse e quasi resolutesi venne in pochissimi díalla conclusione; non intervenendo a cosa alcuna il legato delpontefice: avendo prima Cesare ottenuto dal duca di Borbone ilconsentimento che la sorella promessa a lui si maritasse al re diFrancia. Il qualepregato assaiconsentínon tanto per lacupidità di avere il ducato di Milanocomecontro allaautorità del gran cancelliere e del vicerébenchécon obligazione di gravi pagamentigli fu promessoquanto peressere le cose sue ridotte in termine chenon avendo népotendo avere dependenza da altri che da Cesareera necessitatoaccomodarsi alla sua volontà: e consentito che ebbeperchéin tempo tanto incomodo non si trovasse alla cortepartísubitoper ordine di Cesarealla volta di Barzalonaper aspettarele provisioni necessarie a passare in Italia; le qualipermancamento di navili (non essendo allora in Spagna altre galeesottili che tre) e di danarierano per procedere lentamente.

Contennela capitolazionestipulata il quartodecimo dí di febbraiodell'anno mille cinquecento ventisei: che tra Cesare e il re diFrancia fusse pace perpetuanella quale fussino compresi tuttiquegli i quali di consentimento comune si nominassino: che il re diFranciaa dieci dí di marzo prossimofusse posto libero ne'suoi confininella costa di Fonterabia ein termine di seisettimane seguenticonsegnasse a Cesare la ducea di Borgognalacontea di Ciaroloisla signoria di Neiers e Castello Chimudependenti della detta duceala viscontea di Ausoniail Resort diSan Lorenzodependenti dalla Francia Conteatutte le pertinenzesolite della detta ducea e viscontea; quali tutte fussino in futuroseparate ed esenti dalla sovranità del regno di Francia: chenell'ora e nel punto medesimo che il re si liberassesi mettessinoin mano di Cesare il Delfino eoltre a luio il duca di Orlienssecondogenito del re o dodici de' principali signori di Franciaiquali furono nominati da Cesarerimettendo in elezione di madama lareggente [di] dare o il secondogenito o i dodici baroni; i qualiavessino a stare per statichi insino a tanto fusse fatta larestituzione delle terre predettee ratificata e giurata la pace contutti i suoi capitoli dagli stati generali di Franciae registrata(il che essi dicono interinata) in tutti i parlamenti di quel reamecon le solennità necessariealle quali era prefisso terminedi quattro mesi; al quale tempofacendosi la restituzione deglistaggisi consegnasse a Cesare Angolemil terzo figliuolo del reacciò che per maggiore intrattenimento della pace si nutrisseappresso a lui: rinunziasse il re cristianissimo e cedesse a Cesaretutte le ragioni del regno di Napolieziandio quelle che gli fussinopervenute per le investiture della Chiesa; e il medesimo facessedelle ragioni dello stato di Milanodi Genovadi Astidi Arazo edi Tornaidi Lilla e di Douai: restituisse ancora la terra ecastello di Esdincome membro della contea di Artoiscon tutte lemunizioniartiglierie e mobili che vi erano quando ultimamente erastato preso; rinunziasse alla sovranità di Fiandra e di Artoise di ogni altro luogo posseduto da Cesare: e da altra partecedesseCesare a tutte le ragioni di qualunque luogo posseduto da' franzesie specialmente di PeronaMondiviere e Roiae della contea diBologna e di Pontieurie le terre di qua e di là dellariviera di Somma: fusse tra loro lega e confederazione perpetua adifesa degli staticon obligazione di aiutare l'uno l'altroquandofusse di bisognocon cinquecento uomini d'arme e diecimila fanti:che Cesare promettesse madama Elionora sua sorella per moglie al recristianissimodella qualesubito che fusse ottenuta dal ponteficela dispensasi facesse lo sposalizio con parole obligatorie dipresentee si conducesse in Francia per consumare il matrimonioneltempo medesimo chesecondo i capitolisi avevano a liberare gliostaggi; e la sua dote fusse scudi dugentomila con i donamenticonvenientida pagarsi la metà tra sedici mesi l'altra metàdi poi infra uno anno prossimo: che tra il Delfino e la figliuola delre di Portogallonata di madama Elionorasi facesse sposalizio comefussino in età abile: facesse il re di Francia il possibileche il re antico di Navarra cedesse a Cesare le ragioni di quelreamee non volendo cedere non potesse il re dargli aiuto alcuno:che il duca di Ghelleri e conte di Zulf e le terre principali diquegli stati promettessinocon sicurtà sufficienteche dopola morte sua si dessino a Cesare: che il re non desse aiuto al ducadi Vertimberg né eziandio a Ruberto della Marcia; desse aCesarequando vorrà passare in Italia e infra due mesi che nesarà ricercato da luidodici galee quattro navi e quattrogaleoniproviste di tutto a spese sue eccetto che di uomini diguerrache gli avessino a essere restituite infra tre mesi dal díche s'imbarcasse: che in luogo delle genti di terra offertegli perItalia gli desse scudi dugentomilala metà infra sedici mesil'altra infra uno anno prossimo; e al tempo della liberazione degliostaggi fusse tenuto a dargli cedole di banchi della paga di seimilafanti per sei mesisubito che arrivasse in Italia; servendoloeziandio a spese sue di cinquecento lance con una banda diartiglierie: cavasselo di danno della promessa fatta al red'Inghilterra per le pensioni gli pagava il re di Franciacheimportavano cinquecentomila scudio vero gli desse a Cesare indenari contanti: supplicasse l'uno e l'altro di loro il pontefice aintimarepiú presto si potesseuno concilio universalepertrattare la pace de' cristiani e la impresa contro agli infedeli edereticia tutti concedere la crociata per tre anni: restituisse ilrefra sei settimaneil duca di Borbonein ampla formaeziandioin tutti gli statibeni mobili e immobili e frutti presinépotesse molestarlo per le cose passate né astrignerlo adabitare o a andare nel reame di Francialasciandogli la facoltàdi potere procedere per giustizia sopra la contea di Provenza; erestituisse tutti quegli che lo avevano seguitatoe nominatamente ilvescovo di Autun e San Valerio: liberassinsi da ogni partefraquindici díi prigioni presi per conto di guerra; e a madamaMargherita fusse restituito tutto quello possedeva innanzi allaguerra: fusse libero il principe di Orangese gli fusse restituitoil principato di Oranges e quanto possedeva alla morte del padrestatogli tolto per avere seguitato le parti di Cesare; emedesimamentealcuni altri baroni: che al marchese di Saluzzo fusserestituito il suo stato: che il recome arrivasse nella prima terradel regno suoratificasse questa capitolazionee fusse obligatofarla ratificare al Dalfino come pervenisse alla età diquattordici anni. Nominoronsi molti di comune consentimentoeziandioi svizzerima nessuno de' potentati italianieccetto il ponteficequale chiamorono per conservatore di questa concordia; cosa piúpresto di cerimonia che di sostanzialità. Aggiunsesi la fededata dal re di ritornare spontaneamente in carcere quandoperqualunque cagionenon adempiesse le cose promesse.

Grandissimafu l'ammirazione che ebbe di questo accordo tutta la cristianità:perchécome si intese che la prima esecuzione aveva a esserela liberazione del cristianissimofu giudizio universale di ciascunocheliberatonon avesse a dare la Borgognaper essere membro ditroppa importanza al reame di Francia; eda quegli pochi in fuorache ne avevano confortato Cesarela corte sua tutta ebbe la medesimaopinione. E il gran cancellieresopra gli altririprendeva edetestavae con tale veemenza che ancora che avesse comandamento disottoscrivere la capitolazionecome è uffizio de' grancancellieriricusò di farloallegando che l'autoritàche gli era stata data non doveva essere usata da lui nelle cosepericolose e perniciose come questa; né si potette rimuoverlodal suo proposito con tutta la indegnazione di Cesare: il qualepoiche lo vidde stare in questa pertinaciaegli proprio lasottoscrisse; e pochi dí poi andò a Madril perstabilire il parentadoe con famigliari e dimestichi parlamentifondare col re amicizia e benivolenza. Grandi furono le cerimonie ele dimostrazioni di timore tra loro: stetteno molte volte insieme inpublicoebbono soli in segreto piú volte lunghissimiragionamenti; andoronoportati da una medesima carrettaa unocastello vicino a mezza giornatadove era la regina Elionoracon laquale contrassecredolo sposalizio. Ma non peròin tantisegni di pace e di amiciziagli furono allentate le guardienonallargata la libertà main uno tempo medesimocarezzato dacognato e guardato da prigione; in modo che si potesse facilmentegiudicare che questa fusse una concordia piena di discordiaunoparentado senza amoree chein ogni occasionepotrebbeno piúle antiche emulazioni e passioni tra loro che il rispetto delle cosefatte piú per violenza che per altra cagione. Ma avendoconsumato piú dí in questi andamentied essendo giàvenuta la ratificazione di madama la reggentecon la dichiarazioneche in compagnia del Delfino di Francia darebbeno piú prestoil secondogenito che i dodici signoriil re partí da Madrilper trovarsi a' confini dove si aveva a fare il baratto della personasua co' piccoli figliolie in compagnia sua il viceré autoredella sua liberazione; al quale Cesare aveva donato la cittàdi Asti e altri stati in Fiandra e nel reame di Napoli.

Cap.xvi

Cesarecomunica al pontefice l'accordo col re di Francia e le intenzioni sueriguardo al ducato di Milano. Il pontefice delibera di mantenersilibero nelle decisioni e spedisce in Francia un proprio ambasciatoreper conoscere le intenzioni del re. Identica politica dei veneziani.

Nelquale tempo Cesare scrisse al pontefice una lettera cerimonialesignificandogli cheper il desiderio della pace e del bene comunedella cristianitàdimenticate tante ingiurie e inimicizieaveva restituita la libertà al re di Francia e datagli lasorella sua per mogliee che aveva eletto lui per conservadore dellapacedi chi sempre voleva essere obedientissimo figliuolo. E gliscrissepochi dí poiun'altra lettera di mano proprialaquale gli mandò per il medesimo Errera che aveva portato lalettera scritta a lui di mano propria del pontefice; rispondendogliparte con parole dolciparte mescolate di qualche acerbità:conchiudendo che restituirebbe il ducato a Francesco Sforza in casonon avesse fatto il delitto di che era imputatoe che voleva chequesto si vedesse per giustizia dai giudici deputati da sécome da suo superiore; ma constando che avesse fallito non potevamancare di investirne il duca di Borbonea chi egli medesimo erastato cagione che e' lo avesse promessoavendogliene nel tempo dellainfermità di Francesco Sforza proposto; e che per sodisfare aluie per assicurare dello animo [suo] Italianon aveva voluto néritenerlo per sé né darlo al fratello proprio;affermandosopra la fede suaquesta essere veramente la suaintenzione; la quale pregava efficacemente che approvasseofferendogli sempre l'autorità e le forze suecome obbedientefigliuolo della sedia apostolica. Portò ancora il medesimoErrera la risposta alla minuta del capitolo stato disteso dalpontefice in favore di Francesco Sforzail quale Cesareperseverando nella sua prima deliberazionenon aveva volutoapprovare; anzi indirizzò per lui al duca di Sessa la formadello accordo al quale per ultimo si risolvevacon autoritàdi stipularlo in caso che da lui fusse accettato. Contenevasi in essache Francesco Sforza fusse compreso nella loro confederazione in casonon avesse lesa la maestà di Cesarema in caso della suamorte o privazione succedesse nella confederazione il duca diBorboneinvestito da lui del ducato di Milano: confermavasi laobligazione fatta dal viceré della restituzione delle terreche teneva il duca di Ferrarama con condizione che il ponteficefusse tenuto a concedergli la investitura di Ferrara e rimettergli lapena della contravenzione; cosa contraria ai pensieri del ponteficeche aveva disegnato di esigere la pena de' centomila ducatiperpagare con questa i centomila promessi a Cesare in caso di quellarestituzione: non ammetteva che lo stato di Milano avesse a levare isali della Chiesané di riferirsiin quanto alle collazionibenefiziali del reame di Napolial tenore delle investiture ma allouso de' re passatii quali in molti casi avevano disprezzato leragioni e l'autorità della sedia apostolica. E perchécol legato era stato trattato cheper levare di Lombardia loesercitograve a tutta Italiasi pagassino dal papa e da luicomere di Napolie dagli altri d'Italiaducati cento cinquantamilaesi conducesse a Napoli o dovefuora d'Italiaparesse a Cesarechediceva volerlo fare passare in Barberiafu aggiunto cheessendo loesercito creditore di maggiore quantità che non era allorafussino ducati dugentomila.

Presentoronoil duca di Sessa ed Errera al pontefice la copia di questi capitolicon protestazione che in potestà loro non era di variarne pureuna sillaba; e nondimeno arebbeno facilmente preso forma tuttel'altre difficoltà pure che del ducato di Milano fusse statodisposto in modo che il pontefice e gli altri non avessino causad'avere sospetto. Ma si considerava che il duca di Borbone erainimico cosí implacabile del re di Francia cheo per sicurtàsua o per cupidità di entrare in Franciastarebbe sempresoggettissimo a Cesarené si potrebbe mai sperare che latroppa grandezza sua gli fusse molesta; e che il capitolo di levarelo esercito di Lombardiache tanto era stato desiderato da tuttieper il quale effetto non sarebbe paruto grave pagare ogni quantitàdi denaririusciva di nissuna utilitàpoiché a Milanorestava uno duca che non solo a ogni cenno di Cesare ve lo arebbeaccettatoanzi forseper interesse propriodesiderato estimolatolo. Però il ponteficeil qualeperché nellaconcordia fatta col re di Francia non si faceva menzione sostanzialedi luiné della sicurtà degli stati di Italia memoriaalcunasi era confermato nella persuasione fattasi prima che lagrandezza di Cesare avesse a essere la servitú suadeliberòdi non accettare lo accordo nel modo che gli era propostoma diconservarsi libero insino a tanto che avesse certezza quello chefacesse il re di Francia circa alla osservazione del suoappuntamento: nella quale sentenza si determinò con maggioreanimo perchéoltre a quello che pareva verisimileglipenetrò agli orecchiper parole dette dal re innanzi fusseliberatoe da altri a' quali erano noti i consigli suoiegli averel'animo alieno dalla osservanza delle cose promesse a Cesare. Nellaquale deliberazione per confermarlocome cosa dalla quale avesse adependere la sicurtà propriaespedí in Francia inposte Paolo Vettori fiorentinocapitano delle sue galeeacciòche nel tempo medesimo che arriverebbe il re fusse alla corte: usandoquesta celerità non solo per sapereil piú presto sipotevala mente sua ma perché il reavuta subito speranza dipotersi congiugnere il pontefice e i viniziani contro a Cesareavesse causa di deliberare piú prontamente. Fu adunquecommesso a Paolo che in nome del pontefice si rallegrasse seco dellasua liberazionefacessegli intendere l'opere fatte da lui perchéseguisse questo effettoe quanto le pratiche tenute di collegarsicon la madre avessino fatto inclinare Cesare a liberarlo;mostrassegli poiil pontefice essere desiderosissimo della paceuniversale de' cristianie che Cesare ed egli facessino unitamentela impresa contro al turco; quale si intendeva prepararsi moltopotentemente per assaltare l'anno medesimo il reame di Ungheria.Queste furono le commissioni apparentima la sostanziale e segretafu chetentato prima destramente di sapere bene la inclinazione delcristianissimoin caso lo trovasse volto a osservare lo accordofatto non passasse piú innanziper non fare vanamente piúperdita con Cesare che si fusse fatta per il passato; ma trovandoloinclinato altrimentio vero ambiguosi sforzasse confermarvelo econ ogni occasione lo confortasse a questo cammino; mostrando ildesiderio che il pontefice avevaper benefizio comunedicongiugnersi seco. Spedí ancora in Inghilterra il protonotarioda Gambaraper fare uffizio con quel re al medesimo fine; e perricordo suo i viniziani mandorono in Franciacon le medesimecommissioniAndrea Rosso suo segretario. E perché Paolosubito che fu arrivato in Firenzesi ammalò e moríilponteficebenché pigliasse in malo augurio che già duevolte i ministri mandati da lui in Francia per questa pratica fussinoperiti nel camminovi mandò in luogo suo Capino da Mantova.Né mancavano intratantoi viniziani e luidi usare ognidiligenza per tenere confortato e in piú speranza che e' sipotesse il duca di Milanoacciò che la paura della pace diMadril non lo facesse precipitare a qualche accordo con Cesare.

Cap.xvii

Comeavvenne la liberazione del re di Francia dalla prigionia e laconsegna dei figliuoli; il re si reca prestamente a Baionadondespedisce lettere al re d'Inghilterra.

Eraarrivato in questo tempo il re di Francia a Fonterabiaterra diCesare che è posta in sul mare Oceano in su i confini tra laBiscaia e il ducato di Ghienna; e da altro canto la madre co' duefigliuoli era venuta a Baiona presso a Fonterabia a poche leghesoggiornata qualche dí piú che il dí determinatoa fare la permutazioneperché era stata in cammino oppressatadalla podagra. Adunqueil decimo ottavo dí di marzoil reaccompagnato dal viceré e dal capitano Alarcone e da circacinquanta cavallisi condusse in su la riva del fiume che divide ilreame di Francia dal reame di Spagna; e al medesimo temposipresentò in su l'altra riva Lautrech con gli due figlioletti econ numero pari di cavalli: in mezzo al fiume era una barca grandefermata con le ancorein su la quale non era persona alcuna.Accostossi a questa barca il re in su uno battellodove era egliilviceré e Alarcone e otto altriarmati tutti di armi corte; edall'altra banda della barca si accostò in su un altrobattello Lautrechgli statichi e altri otto compagniarmati nelmodo medesimo. Montò dipoi in su la barca il viceré contutti i suoi e con loro il ree immediate poi Lautrech con gli ottocompagni; in modo che in su la barca si trovò il numero parida ogni parteessendo col viceré Alarcone e otto altrie colre Lautrech e altri otto. I quali come furono saliti tutti nellabarcaLautrech tirò del battello in barca il Delfino; qualeconsegnato al viceré e da lui ad Alarconefu posto subito nelloro battello; e nel medesimo istante era tirato in barca il piccoloduca d'Orliens. Il quale non vi fu prima che il cristianissimo saltòdi barca in su il suo battellocon tanta prestezza che questapermutazione venne a essere fatta in uno momento medesimo; e tiratosia rivamontò subitocome se temesse di aguatoin su unocavallo turco di maravigliosa velocitàpreparato per questoeffettoe senza fermarsi corse a San Giovanni del Lusterra suavicina a quattro leghe; dove rinfrescatosi prestamentesi condussecon la medesima velocità a Baionaraccolto con incredibileletizia di tutta la corte. Donde subito espedí in diligenzauno uomo al re di Inghilterrasignificandogli con lettere di manopropria la sua liberazionee con umanissime commissioni diriconoscerla totalmente dalle opere che aveva fatte; offerendo divolere essere seco una cosa medesima e di procedere in tutte leoccorrenze co' suoi consigli: e poco dipoi gli espedí altriimbasciadori per ratificare solennemente la pace fatta dalla madrecon luiperché nella amicizia di quel re faceva grandissimofondamento.