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FrancescoGuicciardini

STORIAD'ITALIA

Volumediciannovesimo





Cap.i

IlLautrech decide non l'espugnazione ma l'assedio a Napoli. Vittorianavale di Filippino Doria sugli imperiali. Condizioni degliassediati; inopportuna ostinazione del Lautrech nel non ascoltare iconsigli altrui. Nuove azioni di guerra; progressi dei francesi inCalabria. Difficoltà per un piú stretto assedio diNapoli. Considerazioni dell'autore sull'ostinazione del Lautrech.Alcune azioni di guerra sotto Napoli. Mutamento di fortuna per ifrancesi. Vicende della guerra in Calabria ed in Puglia. Successi diAntonio de Leva in Lombardia.

AlloggiatoLautrech con l'esercito appresso alle mura di Napolifu la primaconsultazione se era da tentare di sforzare con lo impetodell'artiglierie e con la virtú degli uomini quella città;come molticonfortando che a questo effetto si augumentasse ilnumero de' fanticonsigliavano. Allegavano questi molte difficoltàper le quali non si poteva sperare di starvi intorno lungamente: ladifficoltà delle vettovaglieperché gli inimicicopiosissimi di cavalli leggieri e pronti a esercitarglirompevanotutte le strade; ed essere incerta la speranza che Napoli avesse adarrendersi per la fameperché non essendo bastanti le galeedel Doria a tenere serrato il porto né venendo le galee de'vinizianibenché promesse ciascuno giornoerano entrate daGaeta in Napoliche pativa di macinatoquattro galee cariche difarinee ve ne entrava ciascuno dí degli altri legni; vedersifredde le provisioni de' vinizianii qualiper conto de'ventiduemila ducati che gli pagavano ciascuno meseerano giàdebitori di sessantamila ducati; essergli somministrati parcamente idanari di Francia; ed empiersi già l'esercito di infermitàle quali però non procedevano tanto dalla gravezza ordinariadi quella ariache suole cominciare a nuocere alla fine della statequanto perché i tempi erano andati molto piovosialloggiandoanche molti dello esercito in campagna. Nondimeno Lautrechconsiderando che in tanta moltitudine e virtú di difensorieper la fortificazione del monte il quale si poteva soccorrerel'espugnare o il monte o la città era cosa molto difficilenévolendo forse spendere con piccolissima speranza i danariper timoreche poi per sostentare le spese ordinarie non gli mancassinodeliberò di attendere non alla espugnazione ma allo assedio;sperando che innanzi passasse molto tempo avessino a mancare agliinimici o le vettovaglie o [i] danari. Indirizzò adunque el'animo e tutte le provisioni all'assedio lentointento a impedireche per terra non vi entrassino vettovagliee a sollecitare lavenuta delle galee viniziane per privargli del tutto dellevettovaglie marittime. Quivimutato consigliopermesse si facessinole scaramuccieperché i soldati stando in ozio non perdessinod'animo; e però se ne faceva spessoe con grande laude dellebande nere; le qualieccellenti per la disciplina di Giovanni de'Medici in questa specie di combatterenon avevano insino alloradimostrato quel che in giornata ordinaria e in battaglia ferma estabile valessino in campagna. Arrivorno in questo tempo alloesercito ottanta uomini d'arme del marchese di Mantova e cento delduca di Ferrara; il quale duca benché fusse stato ricevuto inampia protezione del re di Francia e de' vinizianinondimeno avevatardato quanto aveva potuto a fargli muovereper regolare le suedeliberazioni con quello che si potesse congetturare dello eventofuturo della guerra. In questo stato delle cose conceperonogl'imperiali speranza di rompere Filippino Doriache era con legalee nel golfo di Salerno; non facendo tanto fondamento in su ilnumero e in su la bontà de' legni loro quanto nella virtúde' combattitoriperché empierono sei galee quattro fuste edue brigantini di mille archibusieri spagnuolide' piúvalorosi e de' piú lodati dello esercito; co' quali vientrorono don Ugo viceré e quasi tutti i capitani e uominid'autorità. A questa armatagovernata per consiglio delGobbonelle cose marittime veterano e famoso capitanoaggiunsenomolte barche di pescatoriper spaventare gli inimici da lontano colprospetto di maggiore numero di legni; i qualipartiti tutti daPausilipotoccorono all'isola di Capri; dove don Ugocongrandissimo pregiudizio di questo assaltoperdé tempo a udireuno romito spagnuoloche concionando accendeva gli animi loro acombattere come era degno della gloria acquistata con tante vittorieda quella nazione. Di quivilasciato a mano sinistra il Cavo dellaMinervaentrati in alto maremandorno innanzi due galeeconcommissione che accostatesi agli inimici simulassino poi di fuggireper tirargli in alto mare a combattere. Ma Filippino Doriaavendo ildí dinanzi per esploratori fidati presentito il consigliodegli inimiciavevacon grandissima celeritàricercatoLautrech che gli mandasse subito trecento archibusieri; i qualiguidati da Crocherano arrivati poco innanzi che si scoprissel'armata degli inimici. La quale come si scoperse da lontanoFilippinoancora che con grande animo avesse fatte tutte lepreparazioni necessarie per combatterenondimeno commosso dal numerogrande de' legni che si scoprivanostette molto sospeso; ma in brevespazio di tempo lo liberò da questa dubitazione il vederequando gli inimici si approssimavanonon vi essere altri legni dagabbia che sei. Perciòcon animo forte e come capitanoperitissimo della guerra navalefece allargare sotto specie di fugatre galee dalle altre sueacciò che girando assaltassino colvento prospero gli inimici per lato e da poppaegli con cinque galeeva incontro agli inimicii quali dovevano scaricare la loroartiglieria per tôrre a lui col fumo la mira e la veduta. MaFilippino dette fuoco a uno grandissimo basalischio della sua galeail quale percotendo nella galea capitanain sulla quale era don Ugoammazzò al primo colpo quaranta uominitra' quali il maestrodella galea e molti uffiziali; e scaricate poi altre artiglierie neammazzò e ferí molti. Da altro canto l'artiglieriescaricate dalla galea di don Ugo ammazzorono nella galea di Filippinoil maestroferirono il padrone; ma i genovesiesperimentati aqueste battaglieschifavano meglio il pericolocombattendo chinatie cauti fra gli intervalli de' palvesi. Cosímentrecombattono con grandissima ferocia e spavento le due galeetre altregalee degli imperiali strignevano due genovesied erano giàmolto superiori; ma le tre prime genovesiche simulando di fuggireerano andate in alto mareritornate sopra gli inimici percosseno perlato la galea capitana: delle quali la galea che era chiamata laNettunna svelse il suo alberoche gli fece grande danno. Quivi donUgoferito nel braccio e copertomentre confortava i suoida'sassi e da' fuochi gittati dagli alberi delle galee inimichecombattendo fu morto; quivi la capitana di Filippino e la Moraspacciorno la capitana di don Ugol'altre due con l'artiglierieaffondorono la Gobbadove morí il Fieramosca; intratantol'altre galee di Filippino avevano ricuperato due delle lorooppressate dalle spagnuolee prese le loro fuste; due sole dellespagnuoleveduto la vittoria essere degli inimicimale trattatecon fatica fuggirono. Nel quale tempo il marchese del Guasto eAscanioaffogata quasi e ardente la loro galearotti i remimortiquasi tutti ed essi feritifurono fatti prigionisalvandogli dallamorte lo splendore dell'armi indorate. Restorno presi venticondottierimolti padroni delle galee. E giovò assai aFilippino il liberare i forzatila piú parte turchi e moriche combatterno eccellentemente. I prigioni furno mandati daFilippino con tre galee al Doria; e una delle due galeeche si erasalvatapassò pochi dí poi da' franzesiperchéil padroneche era uno marchese Doria regnicolafu imputato daglispagnuoli di mancamento nella battaglia. Ma scrisse l'oratorefiorentino a Firenzeconformandosi nelle altre coseche labattaglia durò da ore ventidue insino a due ore di notteeche gli imperiali oltre alle sei galee avevano undici vele minoricariche di soldati; che da principio furono prese due galee franzesicon morte quasi di tutti; ma che l'artiglieriadella quale ifranzesi erano superiorimesse in fondo due galeedue altre conalcune fuste furono presee morta o ferita la piú parte delleciurme e de' soldati; e che in una non ne restorono non feriti piúche tre; l'altre duedove era Curradino co' tedeschimoltodanneggiate fuggirono a Napoli. Don Ugo fu morto da due archibusate egittato in maree cosí il Fieramosca. Restorono prigioni ilmarchese del GuastoAscanio Colonnail principe di SalernoSantaCroceCammillo Colonnail GobboSerone e molti altri capitani egentiluomini. Morirono piú di mille fantie de' franzesipochi che non restassino o morti o feriti.

Dettequesta vittoria speranza grande a' franzesi del successo di tutta laimpresae forse maggiore che non sarebbe stato di bisognoperchéfece in qualche parte Lautrech piú lento alle provisioni; maempié gli imperiali di molto terroredubitando del mancamentodelle vettovagliepoi che restavano al tutto spogliati dello imperiodel maree per terra stretti da molte partimassime dopo la perditadi Pozzuoloperché per quella strada si conduceva a Napolicopia grande di vettovaglie: e già in Napoli era carestiagrande di farina e di carne e piccola quantità di vino: peròil dí seguente alla rottacacciorono di Napoli numero grandedi bocche inutili; e posto ordine alla distribuzione dellevettovagliesi sforzavano che i fanti tedeschi patissino manco chegli altri soldati. Dalle quali cose nutrendosi la speranza diLautrechsi accrebbe molto piú per uno brigantino intercettoil settimo dí di maggiocon lettere de' capitani a Cesare:per le quali significavano d'avere perduto il fiore dell'esercito;non essere in Napoli grano per uno mese e mezzoma fare le farine aforza di braccia; cominciare a fare qualche tumulto i tedeschinévi essere danari da pagargli; né avere piú le coserimedio alcuno se non veniva presta provisione di vettovagliedidanari e di soccorso per mare e per terra: aggiugnevasi l'esserecominciata in Napoli la pestecontagiosa molto dove sono soldatitedeschiperché non si astengono da conversare con gliinfetti né da maneggiare le cose loro. Pativada altra partel'esercito di acque perché da Poggioreale alla frontedell'esercito non sono altro che cisternedelle quali si servival'esercito; augumentavanvisi le infermità; e gli inimiciessendo molto superiori di cavalli leggieriuscendo continuamentefuoramassime per la via che va a Somma; non solo conducevano dentrocopia di carne e di vini ma spesso interrompevano le vettovaglie chevenivano all'esercito franzeseil quale per questa cagione qualchevolta ne pativa: né si facevano altre fazioni che scaramuccie.Ricordavangli molti che conducesse cavalli leggieri per potersiopporre a quegli degli inimici; il che recusava di fareanzipermetteva che la maggiore parte de' cavalli franzesi si stessedistesa in Capua in Aversa e in Nolail che agli inimici augumentavala facoltà di fare gli effetti sopradetti. Altri consigliavanocheessendo per le infermità diminuita la fanteriadell'esercitoconducesse in supplemento di quello (come ancheperché fusse piú potenteera stato desiderato insinoda principio) sette o ottomila fanti; e questo ancheavendo giàcominciato a denegarlorecusava di fareallegando mancargli danari;benché a quel tempo n'avesse di Francia comoda provisioneavesse riscossa l'entrata della dogana delle pecore di Pugliariscotesse l'entrate delle terre presee i signori del regno che glierano appresso fussino pronti a prestargli non piccola quantitàdi danari.

Scaramucciavasiogni dí dalle bande nerealloggiate nella frontedell'esercito; le qualitraportate da troppo animosi accostavanotanto alle mura di Napoli che da quelle erano offesi con gliarchibusi; e non avendo nel ritirarsi cavalli alle spalleeranoammazzati da' cavalli degli inimici: donde conoscendosi ildisavvantaggio grande di fare le scaramuccie senza cavalli sotto allemura di Napolicominciorono a non si fare cosífrequentemente. Arrendessi a Lautrech dopo la vittoriaCastello amare di Stabbia ma non la fortezza; Gaeta si teneva per Cesarenellaquale era il cardinale Colonna con novecento fanti italiani e con isecento fanti che erano venuti di Spagna: benché il cardinaleColonna dimandasse a Lautrech salvocondotto per andare a Romailquale non gli concedette. Erasi similmente arrenduto San Germano; eavendo le genti che erano in Gaeta recuperato Fondi e il paesecircostanteLautrech vi mandò don Ferrando Gaietanofigliuolo del duca di Traiettoe il principe di Melfi (nuovamenteper avere i capitani imperiali tenuto poco conto di liberarloconcordato co' franzesi); i quali facilmente di nuovo l'occuporono.Faceva e in Calavria Simone Romano progresso grandeper la prontezzade' popoli a riconoscere il nome franzese: come arebbe anche fattoNapolise non fusse stata la tardità di Lautrech; la qualealmanco dette tempo a mettervi le vettovaglie delle terrecircostanti.

Manon bastavano queste cose a ottenere la vittoria della guerralaquale dependeva totalmente o dallo acquisto o dalla difesa di Napolise o non si espugnava quella città o non se gli impedivano levettovaglie con maggiore diligenzaper terra e per mare. Peròintento principalmente allo assedioné disperando anche intutto di potere prendere Napoli per forzapoiché erano mortitanti fanti spagnuoli nella battaglia navalesollecitava la venutadelle armate franzese e vinizianaper privare del tutto quella cittàdelle vettovaglie marittime. Mosse anche la fronte dello esercito piúinnanziin su uno poggio piú vicino a Napoli e al monte diSan Martinodove fu fatta dalle bande nere una trinceanon solo permuovere da quel poggio una trincea la qualedistendendosi insinoalla marina e avendo nella estremità sua a canto al mare unobastionechiudesse la strada di Sommama per tentarecome primafussino venute l'armatedi pigliare per forza il monte di SantoMartinofatta prima un'altra trincea tra la città e il montedi San Martinoacciò che non potessino soccorrere l'unoall'altro; e poi in uno tempo medesimo assaltare Napoli con l'armatedalla parte del maree per terrabattendo dalla fronte delloalloggiamento di dentroe di fuora assaltarla con una partedell'esercitoe con l'altra assaltare il monte; acciò che gliinimicidivise per necessità le forze in tanti luoghipotessino piú facilmente essere superati da qualche banda; nonabbandonato peròper l'essersi allungata la frontedell'alloggiamentoPoggio Realeperché gli inimicirecuperandolo non gli privassino della comodità delle acquema ristrignendo per la coda l'alloggiamento. A' quali consigli beneconsiderati si opponevano molte difficoltà. Perché néle trincee lunghe piú di uno miglio insino al mare sipotevanoper mancamento di guastatori e per le infermità de'soldatilavorare con celerità; né venivanocome perl'assedio e per l'espugnazione sarebbe stato necessariol'armate:perché Andrea Doria con le galee che erano a Genova non simovevadell'armata preparata a Marsilia non si intendeva cosaalcunae la viniziana intenta piú allo interesse proprio cheal beneficio comuneanzi piú tosto agli interessi minori eaccessori che agli interessi principaliattendeva alla espedizionedi Brindisi e di Otranto. Delle quali città Otranto avevaconvenuto di arrendersi se fra sedici dí non era soccorsoeBrindisi benché per accordo avesse ammesso i vinizianisitenevano ancora le fortezze in nome di Cesare: quella di marefortein modo da non sperare di espugnarla; quella grande di dentro allacittàavendo perduto due rocchettepareva non potesse piúresistere.

Maveramente non è opera senza mercede il considerare chedisordini partorisca la ostinazione di quegli che sono proposti allecose grandi. Lautrechsenza dubbio primo capitano del regno diFranciaesperimentato lungamente nelle guerre e di autoritàgrandissima appresso all'esercitoma di natura altiero e imperiosomentre che credendo a sé solo disprezza i consigli di tuttigli altrimentre che non vuole udire niunomentre si reputa infamiache gli uomini si accorghino che non sempre si governi per giudicioproprioomesse quelle provisioni le qualiusatesarebbono stateforse cagione della vittoriadisprezzateridussono la impresacominciata con tanta speranzain ultima ruina.

Piantossia' dodici di maggio l'artiglieria in su il poggioe batteva unotorrione che danneggiava molto la campagna. Tiravasi anche spessonella terra ma con poco fruttoe si scaramucciava qualche volta aSanto Antonio. A' sedicil'artiglieria piantata a Capo di Montetirava a certi torrioni tra la porta di San Gennaro e la Capuanaeimpediva fare uno bastione cominciato da quegli di dentro; eFilippinoche era allo intornopigliava tutto dí navi cheandavano con grano a Napoli: dove la piú parte viveva di granocottoe ne usciva ogni dí gente assai; e i tedeschiancorache patissino manco che gli altriprotestavano spesso per mancamentodi pane e molto piú di vino e di carnedi che vi si pativamolto: pureoltre all'altre artierano intrattenuti assai conlettere false di soccorso. E da altra bandanello esercitocrescevano ogni dí l'infermitàdelle quali morivanomolti. Lavoravasi a' diciannove alle trincee nuovecon le qualipiantandosi due cannoni in su il bastionecome e' fusse fattosisarebbeno rovinati due mulini presso alla Maddalena guardati da duebandiere di tedeschiche non si erano mai tentatiper avere facileil soccorso di Napoli. Intratanto si scaramucciava spesso a SantoAntonio.

Insinoqui non procedevano se non felici le cose de' franzesi: macominciorono per cagioni occultea piegarsi alla declinazione.Perché Filippino Doriaper ordine avuto segretamentecome siconobbe poida Andrea Doriasi era ritirato con le galee intorno aPozzuolo; donde in Napolidove erano restati pochi altri chesoldatientrava sempre qualche quantità di vettovaglia in sule barche: e se bene l'armata [de'] vinizianiacquistato Otrantodava speranza a ogn'ora di venire a Napolinondimeno differivanoperché erano in speranza di avere presto il castello grande diBrindisi. Crescevano anche a ogn'ora nello esercito le malattie; e lebande neredove prima alle fazioni si rappresentavano piú ditremilaoratra feriti ammalati e mortiappena arrivavano aduemila. A' ventidue gli spagnuoli assoltorono quegli di fuora cheerano alla difesa delle trincee nuovedove si lavorava con speranzadi finirle fra sei o otto dí; ed essendovi Orazio Baglione conpochi compagniin luogo pericolosofu ammazzato combattendo: mortepiú presto degna di privato soldato che di capitano. Dal qualedisordine gl'imperiali presa speranza di maggiore successo uscirno dinuovo fuora molto grossi: ma messosi il campo in arme e fattosi fortealle trinceesi ritirorno. Ritornò pure di nuovo Filippinoper molta instanza che gli fu fattanel golfo di Napoli. E a'ventisette non erano ancora finite le trincee cominciate per serrarela via di verso Somma; e gli spagnuoli ogni dí correvano erompevano le stradeconducendo dentro quantità grande dicarnaggi: a che i cavalli del campo gli facevano poco ostacoloperché cavalcavano rarissime volte. E Lautrechcominciando adesiderare supplemento di fanti ma non cedendo in tutto a' consiglidegli altriinstava che di Francia gli fussino mandati per mareseimila fanti di qualunque nazioneperché per la carestia einfermità ne partivano molti del campo; e in tante difficoltàcominciava a essere solo a sperare la vittoriafondandosi in su lafame: né aveva però fatto altro progressointorno allemura di Napoliche levare l'acqua a uno mulino di che quegli didentro si servivano.

Procedevain questo tempo in Calavria Simone Romanocon dumila fanti tra corsie paesani. Al quale benché si fussino opposti... Sanseverinoprincipe di bisignano e... figliuolo di Alarcone con millecinquecento fanti del paesenondimeno difficilmente lo sostenevano;donde il figliuolo di Alarcone si ritirò in Tarantolasciatoil principe in campagna: ma poco dipoi Simone Romano acquistòCosenza per accordo; e dipoinella occupazione di una terra vicinaprese il principe di Stigliano e il marchese di Laino suo figliuolocon due altri suoi figliuoli. Ma in Pugliaquegli che tenevanoManfredonia in nome di Cesare scorrevano per tutto il paesenonresistendo loro i cavalli e i fanti de' vinizianii quali eranoandati all'acquisto di quelle terre. Né erano al tutto quietele cose in terra di Roma; perché Sciarra Colonna avendo presoPalianonon ostante fusse stato difeso in nome del pontefice per lafigliuola di Vespasianolo recuperò l'abate di Farfafacendoprigioni Sciarra e Prospero da Cavi: benché Sciarraper operadi Luigi da Gonzagasi fuggisse.

Mamentre che intorno a Napoli si travaglia con queste difficoltàe con queste speranzeAntonio de Levapresentendo che la cittàdi Pavianella quale era Pietro da Longhena con quattrocento cavallie mille fanti de' vinizianie Anibale Pizinardo castellano diCremonacon [trecento] fantiil quale vi era andato per mantenere adivozione del duca il paese di là dal Pomoltonegligentemente si guardavauna notte allo improvisocon le scaleda tre bandenon essendo sentito da i soldatila prese di assalto.Restò prigione Pietro da Longhena e uno figlio di IanusFregoso. Andò poi Antonio de Leva a Biagrassae quegli didentro aspettati pochissimi tiri d'artiglierie si arrenderono; evolendo poi andare ad AronaFederigo Buorromei si accordòsecoobligandosi a seguitare le parti di Cesare.

 

Cap.ii

Arrivodi milizie tedesche in Italia. Assalti ed assedio di Lodi. Ritorno diquasi tutti i tedeschi in Germania; lentezza delle operazioni deiveneziani e dei francesi. Vane istanze dei collegati presso ilpontefice perché si dichiari per loro. Brama del pontefice chesia restituito alla sua famiglia il potere in Firenze.

Nelquale tempo Brunsvichpartito da Trentoavevail decimo dídi maggiopassato l'Adice con l'esercitonel quale erano diecimilafantiseicento cavalli bene armatie tra loro molti gentiluominiequattrocento moschetticon le zattee ributtato dalla Chiusa erasceso in veronese: e ancora chepresentendosi molto innanzi lavenuta suafusse stato trattato che San Polo andasse all'oppositonondimenonon si usando maggiore diligenza in questa che nelle altreprovisionierano i tedeschi in Italia innanzi che San Polo fusse inordine di muoversi; il quale di poi fu necessitato a soggiornaremolti dí in Astiper raccôrre le genti e per ladifficoltà delle vettovagliedelle quali eraper tuttaItalia ma in Lombardia specialmentegrandissima carestia. Nési poteva alle cose comuni sperare maggiore o piú prontosoccorso dal senato vinizianoil qualese bene avesse affermato chel'esercito suo uscirebbe in campagna con dodicimila fantinondimenoil duca di Urbinoentrato in Veronanon pensava ad altro che alladifesa delle terre piú importanti del loro stato. Peròdiscesi i tedeschi in su il lago di Garda ottennono Peschiera peraccordo; il medesimoRivolta e Lunata: in modo chepadroni quasi ditutto il lagoriscotevano in molti luoghi taglie di denariabbruciando quegli che erano impotenti a riscuotersi. Stimolavagliche andassino verso Genova Antoniotto Adornovenuto in quelloesercito; ma non avendo denari e avendo molte difficoltàeper abboccarsi con Antonio de Leva uscito a questo effetto di Milanocamminavano lentamente per il bresciano; dove andorono a trovargliAndrea de Burgos e il capitano Giorgioper mezzo de' quali sidubitava che il duca di Ferrarail quale in tanto timore degli altrinon faceva provisione alcunanon tenesse con loro occultamentequalche pratica. Indirizzoronsi dipoi i tedeschi alla volta di Addaper unirsi con Antonio de Leva: il qualeavendo il nono dí digiugno passato il fiume di Addacon seimila fanti e sedici pezzigrossi di artiglieriae alloggiato appresso a loro propinqui aBergamo a tre miglia (nella quale città il duca di Urbinovenuto a Bresciaavevae in Brescia e in Veronadivise le suegenti)persuase loroper l'estremo desiderio che aveva diricuperare Lodidi attendere prima a ricuperare lo stato di Milanoche passare a Napoli.

Cosíil vigesimo dí si posono col campo a quella cittàdella quale partendosi il duca di Milano e ritiratosi a Bresciaviaveva lasciato Giampaolo fratello suo naturale con manco di tremilafanti; e avendo piantato l'artiglieriaAntonio de Levaal qualetoccava il primo assaltoaccostò i fanti spagnuoli dove erala maggiore rovina. Combatterno tre ore ferocementema non sidimostrando minore la costanza e la virtú de' fanti italianiche vi erano dentro furono ributtati; e diffidandosi potere piúottenerla per assaltoridusseno tutta la speranza del vincerla in sula fame: perchénon essendo ancora fatta la ricoltaera inLodi carestia tale che non si distribuendo piú pane ad altriche a' soldati bisognava che quegli della terra o morissino di fame ouscissino fuora con grandissimo pericolo. Scrive in questo modo ilCapella il progresso del duca di Brunsvich. Ma i registri contengonoche i tedeschi batterono molti dí Sonzinoe che finalmentel'ottennono per accordo; e che molti di loropresentatisisbandatamente a Pizzichitonefurono ributtati. Tentorono dipoiinvano Castellionenella quale oppugnazione fu ammazzato al duca diBrunsvich il cavallo sotto; e che mentre che erano nel cremoneseilduca di Urbinouscito di Bresciaprese per forza la terra diPalazuolonella quale erano Emilio e Sforzafratellide'Mariscotticon alcuni cavalli leggieri e fanti non pagati: Emiliorestò prigione e Sforza si rifuggí nella rocca; allaquale venendo il soccorsoil duca di Urbino si ritirò aPontevico. Ne' quali dío forse primain brescianoil contedi Caiazzo condottiere de' viniziani prese il luogotenente delcapitano Zucchero con molti cavalli. Andò dipoi il campo aLodidoveper essere stata inondata gran parte del paesenon sipoteva battere se non di verso Pavia. Che il vigesimo nono dídi giugno fu dato l'assalto eziandio da' tedeschi di Brunsvich e diAntonio de Levanel quale i tedeschi nuovi riportorono piccolalaude.

Matra' tedeschi era già entrata la peste; e anche essendocarestia nello esercitomolti partendosi ritornavanoper le terrede' svizzeri e de' grigionialle patrie loro. A che non faceva moltodiligenza in contrario Enrico duca di Brunsvich loro capitano; perchéavendo in Germaniaper l'esempio de' fanti condotti da GiorgioFronsperghconceputo grandissime speranzegli riuscivano in Italiale cose piú difficili che non si aveva immaginato; edessendogli mancati i denarigli restava quasi impossibile tenere ifanti fermi intorno a Lodi non che condurgli nel regno di Napoli. NéAntonio de Leva gli somministrava denarianzi gliene toglieva ognisperanza querelandosi sempre della povertà di Milano; perchépoiché ebbe perduto la speranza di ottenere Lodinon pensavané attendeva ad altro che a dare loro causa di andarsenedubitando non si fermassino in quello statoe cosí avervicompagni al governo e alle prede: e aveva attesomentre che loroperdevano tempoa fare battere i grani e le biade per tutto lo statodi Milano e portare le ricolte a Milano. Finalmentedovendosi a'tredici di luglio dare nuovo assalto a Lodii tedeschi siammutinorno e mille se ne andorono verso Como; gli altrirestati ingrandissimo disordineallargorono l'artiglieria da Lodi. Per il chetemendosi che non se ne tornassino in Germaniail marchese delGuastoavuto licenza da Andrea Doria per dieci dísopra lafedeandò a Milano per persuadere a Brunsvich che nonritornasse in Germania; ma non si potendo intrattenere con le parolese ne andorono per via di Comorestandone di loro con Antonio daLevaal quale si era in quegli dí arrenduta Mortaracircadumila: essendo cosa certa che se fussino soprastati qualche dípiú lo pigliavano per mancamento di vivere. Nella qualeespedizione fu desiderato da molti la prontezza del duca d'Urbinodiessersiquando il campo era intorno a Lodiaccostato o a Crema o aPizzichitoneo almeno tenutovi qualche somma di cavalli leggieri perinfestargli; benchéquando erano nel brescianogli avessequalche volta costeggiatima non sí accostando mai a loro piúdi tre miglia e procedendo sicuramente: nondimenocontento didifendere lo stato de' vinizianinon passò mai il fiumedell'Oglio. Non essendo anche stata piú pronta la passata diSan Polo; il qualenon ostante tutti i disegni e le promesse fattedal re di mandare per interesse suo gente contro a' tedeschinonarrivò in Piemonte se non in tempo che già i tedeschise ne andavanoe anche con numero di gente molto minore che nonavevano publicato.

Nonrestavano perciò i collegati di fare di nuovo instanza colpontefice che si dichiarasse per loroe che procedendo contro aCesare con l'armi spirituali lo privasse dello imperio e del reame diNapoli. Il qualepoi che si fu scusato chedichiarandosinonsarebbe piú mezzo opportuno alla paceche la dichiarazionesua susciterebbe maggiore incendio tra príncipi cristianisenza utilità de' collegatiper la povertà e impotenzasuae la privazione di Cesare solleverebbe la Germaniaper sospettoche e' non volesse applicare a sé la autorità dieleggereed eleggesse il re di Francia; dimostrava il pericoloimminente da' luteranii quali ampliavano: finalmentenon potendopiú resisteresi offerse parato a entrarvi se i viniziani glirestituivano Ravennacondizione proposta da lui come impossibile;offerendo anche a obligarsi a non molestare lo stato di Firenze.Peròil vigesimo dí di giugnoarrivorno a Vinegia ilvisconte di Turrena e oratori del re di Inghilterra a instare conquel senato: promettendo per lui l'osservanza delle promesse; ma nonavendo potuto ottenerne altro partirono male sodisfatti.

Ricuperòin questi tempi il pontefice la città di Rimini; la qualetentata prima invano da Giovanni da Sassatellosi arrendéfinalmente con patti che fussino salve le robe e le persone. Ma giàcominciavano a non si potere piú dissimulare i suoi piúprofondi e piú occulti pensieridissimulati prima con moltearti: perché essendogli infissa nell'animo la cupiditàdi restituire alla famiglia sua la grandezza di Firenzesi erasforzatopublicando efficacissimamente il contrariopersuadere a'fiorentini niuno pensiero essere piú alieno da lui; nédesiderare se non che quella republica lo riconoscesse solamentesecondo l'esempio degli altri príncipi cristianicomepontefice e che nelle cose private non perseguitassino i suoinél'onorele insegne e gli ornamenti propri della sua famiglia. Con lequali commissioni avendocome fu liberatomandato a Firenze unoprelato fiorentino per imbasciadorené essendo stato uditoaveva molto instatoe per mezzo anche del re di Franciachemandassino a lui uno imbasciadore; sforzandosicon levare loro ilsospetto e col dimesticarsi con lororendergli piú opportunialle sue insidie. Ma tentate invano queste cosesi sforzò dipersuadere a Lautrech cheessendo quegli che reggevano in Sienadependenti da Cesareera espediente alle cose sue rimettervi FabioPetrucci; il chebenché gli fusse capacese ne astenne perla contradizione de' fiorentini. Non gli succedendo per questa viaoperò occultamente che Pirro da Castel di Pieropretendendoquerele contro a' sanesioccupò con ottocento fantipermezzo di alcuni fuorusciti di Chiusiquella terraper travagliarecon questo mezzo il governo di Siena; ma avendo i fiorentini fattocapace il visconte di Turrenaoratore del re di Franciail papa nontendere ad altro fine che di perturbare con l'opportunità diSiena le cose di Firenzeil visconte procurò col ponteficeche 'l movimento di Chiusi si posasse. Il qualenella venuta de'tedeschiavevacon l'aiuto del marchese di Mantovaguardato Parmae Piacenza.

Cap.iii

Vicendedella guerra in Calabria e negli Abruzzi. Bolla secreta del ponteficeper l'annullamento del matrimonio del re d'Inghilterra. Condizionidegli imperiali in Napoli; condizioni degli assedianti. Fazioni diguerra sotto Napoli.

Procedevanoin questi tempi le cose del reame di Napoli variamente. Perchéera venuto di Sicilia in Calavria il conte Burella con mille fantieunitosi con gli altri; e da altra parte Simone Romano aveva ottenutocon le mine la fortezza di Cosenza a discrezione (benchél'esservi stato ferito di uno archibuso nella spalla ritardòin qualche parte il corso della vittoria) e unitosi poi col duca diSommail quale con fanti del paese assediava Catanzaroterra moltoforte ma in necessità di vettovaglienella quale era ilgenero di Alarcone con dugento cavalli e mille fanti; la qualeottenendo restavano signori di tutto il paese insino alla Calavriasoprana; ma la necessità gli costrinse a volgersi contro allegenti unitesi col soccorso venuto di Siciliale quali avevano giàfatto qualche progresso. Ma essendo stato Simone abbandonato da unaparte de' suoi fanti paesanifu necessitato a ritirarsi nella roccadi Cosenza; gli altri fanti suoicon morte di qualcunosirisolverono; i corsi si andavano ritirando verso l'esercito: restandonon solo la Calavria in pericolo ma temendosi che i vincitori non siindirizzassino verso Napoli. Ma per contrario ebbono nello Abruzziprosperità le cose de' franzesi; perché essendosiappropinquato a dodici miglia all'Aquila il vescovo Colonna persollevare lo Abruzzi fu rotto e morto dallo abate di Farfamortiquattrocento fanti e circa ottocento prigioni. Intorno a Gaeta queglidi dentroper la giunta del principe di Melfisi andavanoritirando; e quelli di Manfredoniaper la poca virtú dellegenti vinizianefacevano danno assai.

Perseveravain questo tempo il pontefice nella deliberazione di non dichiararsiper alcunomaperché teneva diverse pratichegiàsospetto al re di Francia; né anche grato a Cesarese non peraltro perché aveva destinato legato in Inghilterra ilcardinale Campegioper trattare in quella isola la causa delegata alui e al cardinale eboracense. Perché instando quel re per ladeclarazione della invalidità del primo matrimonioilponteficeil quale si era molto allargato di parole co' ministrisuoiperché trovandosi in piccola fede appresso agli altri sisforzava di conservarsi il suo patrociniofece secretissimamente unabolla decretale declaratoria che il matrimonio fusse invalido; laquale dette al cardinale Campegio e gli commesse chemostratala alre e al cardinale eboracensedicesse avere commissione di publicarlase nel giudicio la cognizione della causa non succedesseprosperamente; acciocché piú facilmente consentissinoche la causa si conoscesse giuridicamentee tollerassino con animopiú equo la lunghezza del giudicioil quale aveva commesso alcardinale Campegio che allungasse quanto potessené desse labolla se prima non aveva nuova commissione da lui; ma si sforzòdi persuadergli (come anche è verisimile che allora avesse inanimo) la intenzione sua essere che finalmente s'avesse a dare. Dellaquale destinazione del legato e delegazione della causa facevanoquerela grave in Roma gli imbasciadori cesareima con minoreautorità per la difficoltà che avevano le cose diCesare nel regno napoletano.

Maintorno a Napoli si scoprivanoper l'una parte e per l'altramoltedifficoltà; ma tali cheraccolte tutte le ragionisi speravapiú presto la vittoria per i franzesiritardata dalla virtúe dalla ostinazione degli inimici. Perché in Napoliaugumentava giornalmente la carestiamassime di vino e di carnenonvi entrando piú per mare cosa alcuna; con ciò sia chele galee de' vinizianiin numero ventiduefussinopure dopo sílunga espettazionegiunte a' dieci dí di giugno nel golfo diNapoli: perché se bene i cavalli di dentro uscendocontinuamentenon verso l'esercito ma in quelle parti nelle qualicredevano potere trovare vettovaglieriportassino quasi semprepredemassime di carnagginondimenobenché giovassinomoltonon erano tante cheprivati della comodità del marepotessino lungamente sostentarsi. Affliggevagli la peste grandeilmancamento de' danarila difficoltà di sostenere i fantitedeschiingannati molte volte da vane speranze e promessee de'quali qualcuno alla sfilata andava nello esercito inimico: benchéa ritenergli potesse molto la grazia e l'autorità che avevaappresso a loro il principe di Orangesrestato per la morte di donUgo con autorità di viceré: il quale fece prigione ilcapitano Catte guasconedelle reliquie del duca di Borboneconmolti de' suoi; e poco dipoiper sospetto vanofece il simigliantedi Fabrizio Maramausbenché presto lo liberasse. Da altrapartenell'esercito franzese augumentavano continuamente leinfermità; le quali erano cagione che Lautrechper non averea guardare tantonon procedesse alla perfezione delle ultimetrinceele qualianche per l'impedimento di certe acque tagliateavevano difficoltà di finirsi. Era anche nello esercitocarestiapiú per poco ordine che per altro. NondimenoLautrech sperava piú nelle necessità che erano inNapoli che non temeva delle sue difficoltà; e o per questacagionepersuadendosi aversi presto a finireo per mancamento didenari non faceva nuovi fanticome da tutto lo esercito sidesiderava per la diminuzione grandeper i morti e per gli inferminon solamente nelle genti basse e ne' soldati privati ma giànelle persone grandi e di autorità; perché ilquintodecimo dí erano morti... nunzio del pontefice e LuigiPisano proveditore viniziano. Sperava anche di fare passareall'esercito tutti o la maggiore parte de' fanti tedeschipraticanella qualeprima il marchese di Saluzzo e dappoi egliavevanolungo tempo vanamente confidato. Le medesime cagionie la speranzache gli era data di fare passare all'esercito alcuni cavalli leggieriche erano in Napolilo ritenevano da soldare cavalli leggierisommamente necessari; i qualise pure n'avesse soldati almenoquattrocentogli sarebbeno stati di grandissima utilità. Peròscorrevano i cavalli di dentro piú liberamente; benchéritornando uno giorno a Napoli con uno grosso bottino di bestiamerincontrate le bande nere che erano il nerbo dello esercitoe senzale quali non si sarebbe stato intorno a Napolilo tolsono loro conperdita di forse sessanta cavalli; non ostante che gli spagnuoliuscissino tutti di Napolima tardiper soccorrergli. SperavaLautrech che gli inimici fussino necessitati a partirsi presto daNapoli; e perciòvolendo privargli della facoltà diritirarsi in Gaetaordinò fusse guardata Capua e Castello amare di Volturno. E per tôrre anche loro la facoltà diritirarsi in Calavriaoltre al fare tagliare certi passiricominciòa fare lavorare alla trincea ricordata piú volte ma intermessaper vari dispareri; ripigliandola tanto alto che l'acque cheimpedivano restassino di sotto. E disegnava anche di mettere infortezza uno casale molto vicino a Napoli e guardarlo con millefantiche per questo voleva soldare; favorendosi eziandio dellegalee viniziane sorte al diritto della trincea: la quale servivaancora a fare venire piú facilmente allo esercito levettovaglie dalla marinae a tagliare la strada agli inimici quandotornavano con le prede per quel camminoperchéper i fossigrandi e l'acque tagliate di Poggiorealesi andava dallo esercito almare per circuito grande e pericoloso. Sforzavansi gli imperialiimpedire quegli che lavoravano alla trincea; alla quale essendousciti uno dí molto grossi i guastatoriper ordine di PietroNavarrail quale sollecitava questa operasi rifuggirono; in modoche seguitandogli incautamente gli imperiali furono condotti in unaimboscatae ne fu tra morti e feriti piú di cento. Nondimenola trincea non era ancora ammezzataquando per mancamento de'guastatori quando per altra cagione; perché la negligenzainterrompeva spesso gli ordini buoni che spesso si facevano: ne'qualiper essere la strettezza di Napoli grandissimase si fussecontinuatoè giudicio di molti che Lautrech arebbeindubitatamente ottenuta la vittoria.

Succedettene' dí medesimioccasione di grandissimo momento se talifussino stati gli esecutori quali furono gli ordinatori: ma èinfelicità eccessiva di uno principe quandocome spessoaccade al re di Francia co' suoi franzesila negligenza e piccolacura de' suoi ministri perverte i consigli buoni. PresentíLautrech che i soldati di Napoli eranoper predareusciti fuora perla via di Piè di Grotta molto grossi; peròperopprimerglimandòla notte de' venticinque dí digiugnoi fanti delle bande nere i cavalli de' fiorentini e settantalancie franzesi e una banda di svizzeritedeschi e guasconi allavolta di Belvedere e di Piè di Grotta per incontrargli; e perimpedire loro il ritirarsi ordinò che il capitano Buria co'fanti guasconipostosi in sul monte eminente alla Grottascendessesubito levato il romoreper impedire che gli inimici non potessinoentrare nella Grotta. Succedette il principio di questa fazionefelicementeperché le genti di Lautrech avendogli incontratigli combatterno e messeno in fuga; avendo tra morti e presi piúche trecento uomini e cento cavalli utili e moltissime bagaglie. Fuscavalcato nel combattere don Ferrando da Gonzaga e fatto prigionema la furia de' tedeschi lo riscattò. Ma il capitano Buriaoper negligenza o per timorenon si rappresentò al luogodestinato; il che se avesse fatto si crede sarebbeno periti tutti.Aveva anche Lautrech mandato a Gaeta sei galee de' vinizianie duene erano restate alla bocca del Gariglianoper dare favore alprincipe di Melfi; e perché le galee non potevano proibire checon le fregate non entrasse in Napoli qualche rinfrescamentomessein mare certe piccole barchette per impedirle; ordinò ancheche i bestiami si discostassinoper tuttoquindici miglia daNapoliperché non fussino cosí facili a essere toltidagli imperiali. I quali in tutte le scaramuccie ricevevano dannoquando non si facevano nel forte loro.

Cap.iv

Defezionedi Andrea Doria dal re di Francia. Accordi del Doria con Cesare;l'armata del Doria lascia il porto di Napoli. Insuccessi deicollegati sotto Napoli. Tardi provvedimenti presi dal Lautrech.Cattive condizioni dell'esercito dei collegati; morte del Lautrech.Rotta dei collegati. Cause dell'infelice fine dell'impresa.

Manuovo accidente che si scopersee del quale era molto prima apparitoqualche indizioperturbò gravemente le cose franzesi: perchéAndrea Doria deliberò di partirsi dagli stipendi del re diFranciaai quali era obligato per tutto il mese di giugno;deliberazioneper quel che si potette congetturarefatta piúmesi innanzi; donde era proceduto che ritiratosi a Genova non eravoluto andare con le galee nel regno di Napolie che offerendogli ilre di farlo capitano della armata la quale si preparava a Marsilia lorecusòallegando che per la età era inabile atollerare piú queste fatiche. La origine di tale deliberazionesi attribuiva poida lui e da altria varie cagioni. Esso silamentava che il redopo l'averlo servito con tanta fedeltàcinque anniavesse fatto ammiraglio e dato la cura del mare amonsignore di Barbigios; quasi parendogli conveniente che 'l redopola sua recusazioneavesse dovuto replicare e fargli instanza che laaccettasse: che non lo pagasse di ventimila ducati degli stipendipassatisenza i quali non poteva sostentare le sue galee: non averevoluto sodisfare a' giusti prieghi suoi di restituire a' genovesi lasolita superiorità di Savonaanzi essersi trattato nelconsiglio regio di farlo decapitarecome uomo che tropposuperbamente usasse la sua autorità. Altri allegavano esserestata la prima origine della sua indignazione le contenzionisuccedute tra Renzo da Ceri e lui nella impresa di Sardegnanellaquale pareva che il re avesse piú udito la relazione di Renzoche le sue giustificazioni: essersi sdegnato per la instanza grandefattagli dal re che gli concedesse i prigioni; i quali come cosaimportante molto desideravamassime il marchese del Guasto e AscanioColonnabenché con offerta di pagargli la taglia loro.Allegoronsi queste e altre cagioni; ma si credette poi che la verala principale fusse non tanto lo sdegno di non essere stato tenutoconto da' franzesi di lui quanto gli pareva meritareo qualche altramala sodisfazionequanto chepensando alla libertà diGenovaper introdurre sotto nome della libertà della patriala sua grandezza né potendo conseguire questo fine con altromodoavesse deliberato non seguitare piú gli stipendi del rené aiutarlo di conseguire con le sue galee la vittoria diNapoli: come si credeva cheper interrompere l'acquisto di Siciliaavesse proposta la impresa di Sardigna. Peròindirizzatol'animo a questi pensieritrattava per mezzo del marchese del Guastodi condursi con Cesare; non ostante la professione dell'odio grandecheper la memoria del sacco di Genovaaveva fattamolti annicontro alla nazione spagnuolae la acerbità con la quale gliaveva trattatiquando alcuno di loro era venuto nelle sue mani. Maprocedendo simulatamentenon era ancora noto al re il suo disegno;però non era stato sollecito a procurare i rimedi a infermitàtanto importanteancora che n'avesse conceputo qualche sospetto;perché fu presa una sua galea che portava in Spagna unospagnuolo mandato sotto pretesto della taglia di certi prigionialquale si trovò una lettera credenziale di Andrea Doria aCesare: benchéper le querele sue grandigli fu permesso chesenza essere esaminato continuasse il suo cammino. Finalmenteessendo arrivato Barbigios con quattordici galee a SavonaAndreaDoriatemendo di luisi ritirò da Genova con le sue galee eco' prigioni a Lerice: la qualcosa come il re intesegustando ilpericolo quando era fatto irrimediabilemandò a luiPierfrancesco da Nocera per ricondurlo agli stipendi suoi; per ilquale gli offerse sodisfare al desiderio suo delle cose di Savonapagargli i ventimila ducati de' soldi corsipagargli altri ventimiladucati per la taglia del principe di Orangespreso altre volte dalui e dipoi liberato dal re quando a Madril fece la pace con Cesare;e in caso volesse concedergli i prigionipagareinnanzi uscissinodelle sue manila taglia loro; quando anche recusasse diconcederglinon volere il re gravarnelo. Non prestò il Doriaorecchi a queste offertegiustificando la partita sua dal re con lequerele; donde Barbigios fu forzatocon detrimento grande delle cosedel reame di Napolisoprastare a Savona: nondimenopassando poi piúinnanzilasciò per la guardia di Genova cinquecento fanti adieci miglia appresso a quella cittàperché dentro erapeste grandissima; e per la medesima cagione pose in terratrentamiglia appresso a Genovamille dugento fanti tedeschi venutinuovamente: i quali avevano avuta la prima paga da' franzesima pernon avere i viniziani pagata la secondacome erano obligatifunecessario che il Triulzio governatore di Genova gli provedesse.

Inqueste agitazioni del Doriail ponteficepresentendo quel chetrattava con Cesaresignificò il vigesimo primo dí digiugno la cosa a Lautrechdimandandogli il consenso di condurlo aglistipendi suoi per privarne Cesaree affermandogli che Filippino conle galee partirebbe tra dieci dí da Napoli: perciòLautrech restituí a Filippinoper non lo esasperareilsecretario Seroneritenuto sempre per avere lume da lui di moltecose secrete; e nondimenoper sospetto già conceputo delponteficeinterpetrò sinistramente lo avviso suo. FinalmenteAndrea Doriabenché Barbigiosnel passare innanzi conl'armatache era di diciannove galee due fuste e quattro brigantinie vi era su il principe di Navarraavesse parlato seconondissimulando piú quel che aveva in animo di faremandòuno uomo suo a Cesare in compagnia del generalecreato cardinalemandato dal ponteficea stabilire le sue convenzioni; le qualifurono: la libertà di Genova sotto la protezione di Cesarelasuggezione di Savona a' genovesivenia a lui che tanto avevaperseguitato il nome spagnuolocondotto a servizio di Cesare condodici galee e per soldo sessantamila ducati l'anno; e con altripatti molto onorevoli. Per le quali cose Filippino con tutte le galeepartíil quarto dí di luglioda Napoli: la partitadel qualeprocedendo come già aveva cominciato a procederenon noceva a' franzesi se non per la riputazione; perchégiàmolti dínon solo faceva mala guardiaanzi talvolta i suoibrigantini conducevano furtivamente vettovaglia in Napoli; ed eglioltre allo avere parlato con alcuni di Napoliaveva portato ifigliuoli di Antonio de Leva a Gaeta e fattomolti díspalleche in Napoli entrassino vettovaglie. Ma se avesse servitofedelmentecome nel principion'arebbono ricevuto danno gravissimo.Perciò sollecitava tanto piú Lautrech la venuta dellaarmata franzese: la quale si era fermata con somma imprudenzaperordine del ponteficea pigliare Civitavecchia.

Perla partita di Filippino con le galeel'armata vinizianala qualeaveva preso l'assunto di lavorare dalla marina insino rincontrasse latrincea di Pietro Navarrafu necessitata intermettere per attenderealla guardia del mare: il quale perché stesse piúserratosi era ordinato che alcune fregate armate scorressino díe notte la costa; e si usava anche per terra maggiore diligenzaopponendosi agli spagnuoliche ogni dí scorrevano maincontrati fuggivano senza combattere: in modo che Napoli era ridottoin estrema necessitàe i tedeschi protestavano di partirsi sepresto non fussino soccorsi di danari e di vettovaglie. DondeLautrechsostentandolo assai la speranza di queste cosesipersuadeva cheper la pratica tenuta lungamente con lorodi giornoin giorno passerebbono allo esercito. Ma il quintodecimo dí diluglio le galee vinizianeeccetto quelle che erano intorno a Gaetaritornorono in Calavria per provedersi di biscotti; e peròessendo restato il porto apertoentrorono in Napoli molte fregatecon vettovaglie di ogni sorteda vino in fuoracosa molto opportunaperché in Napoli non era grano per tutto luglio. Manell'esercitonel quale era anche passata la peste per contagione digenti uscite di Napolimoltiplicavano grandemente le soliteinfermità. Valdemonte era vicino alla mortee ammalatoLautrech: per la infermità del quale disordinandosi le cosegl'imperialii quali correvano senza ostacolo per tutte le stradetolseno le vettovaglie che venivano allo esercito che ne avevastrettezza. E nondimeno non si soldavano nuovi cavalli leggierianziValerio Orsinocondottiere de' vinizianicon cento cavalli leggierisi partí dello esercito per non essere pagatoe gli altricavalli leggieri parte si erano partiti per non essere pagati parteper le infermità erano inutili; la gente d'arme franzese siera ridotta in guarnigione alle terre circostantie i guasconisparsi per il paese attendevano a fare le ricolte e guadagnare.Speravasi pure ne fantii quali si diceva condurre l'armata: laqualesoprastata piú di venti dí da poi che si erapartita da Livornoarrivò finalmente il decimo ottavo dídi luglio con molti gentiluomini e con denari per lo esercito; ma nonaveva se non ottocento fantiperché gli altri che portavaerano restati parte per la guardia di Genova parte alla impresa dellafortezza di [Civitavecchia]. Alla venuta della quale avendo Lautrechmandato gente alla marina per ricevere i denarinon potetteno legalee per il mare grosso venire a terra; però vi ritornòil dí seguenteil marchese di Saluzzo con le sue lance e congrossa banda di guasconi svizzeri e tedeschi e con le bande neremanel ritorno loro incontrorono gl'imperiali che erano usciti grossi diNapolii quali caricorono in modo i cavalli franzesiche voltornole spalle e nel fuggirsi urtorono talmente i fanti loro medesimi chegli disordinorono; e trovandosi il conte Ugo de' Peppoliche dopo lamorte di Orazio Baglione era succeduto nel governo delle genti de'fiorentinia piede con quaranta archibusieriinnanzi alla battagliadelle bande nere uno tiro di archibusorestò prigione de'cavalli: e fu tale lo impeto degl'imperiali che se la battaglia dellebande nere non gli riteneva facevano grande strage; perchécombatteronomassime la cavalleria loroegregiamente. Restoronomorti piú di cento e altrettanti presitra' quali parecchigentiluomini franzesi smontati dall'armata; e fu preso anche Ciandalénipote di Saluzzo: nondimenoi denari si condusseno salvi. E fuattribuito il disordine a' cavalli franzesimolto inferiori di virtúa' cavalli degl'inimici: donde si diminuiva l'animo a' fanti delloesercitoconoscendo non potersi fidare del soccorso de' cavalli.

Maaveva nociuto sommamente all'esercito la infermità diLautrechil quale benché si sforzasse di sostentare con lavirtú dell'animo la debolezza del corpo nondimeno non potevané vedere né provedere a tutte le cosele qualicontinuamente declinavano; perché gli imperialiscorrendofuorinon solo si provedevano di tutti i bisognieccetto il vinoche non potevano condurrema toglievano spesso le vettovaglie delloesercitotoglievano le bagaglie e i saccomanni insino in su' riparie i cavalli insino allo abbeveratoio; in modo che allo esercitodiminuito molto per le infermitàcominciavano a mancare lecose necessariediventato di assedianteassediato e in pericolo; ese non si fusse fatto guardia a' passi tutti i fanti sarebbenofuggiti: e per contrario in Napolicrescendo e le comodità ela speranzai tedeschi non piú tumultuavanoe gli altripigliavano in gloria il patire. Da' quali pericoli tanto manifestivinta pure finalmente la pertinacia di Lautrech (il qualepochi díinnanziaveva spedito in Francia perché mandassino per maresemila fanti)mandò Renzovenuto credo in su l'armataversol'Aquila perché conducesse quattromila fanti e secentocavalliassegnandogli il tesoriere dell'Aquila e dello Abruzzi; ilquale prometteva condurgli in campo in brevi dí; provisionechefatta primasarebbe stata di somma utilità.

A'ventinove erano rotte le stradechenon che altroinsino a Capuaquale avevano alle spallenon si andava sicuro; e nello esercitoammalato quasi ognuno: Lautrechsollevatosi prima dalla febbreritornato in maggiore indisposizione che il solito; la gente d'armequasi tutta sparsa per le villeo per essere ammalati o perrinfrescarsi sotto quella scusae i fanti quasi ridotti a niente; edessendo in Napoli declinata la peste e l'altre infermitàperle quali erano ridotti a settemila fanti (altri dicono a cinquemila)si temeva non assaltassino il campo. Però Lautrech fermòi cinquecento fanti di Renzo mandati dopo la rotta di Simoneperimpedire che le genti inimiche di Calavria non venissino versoNapolie mandò intorno nel paese a soldarne mille; condusseil duca di Nola con dugento cavalli leggieri e Rinuccio da Farnesecon centoche promettevano menargli presto; chiamò dugentostradiotti de' viniziani dalla impresa di Tarantorivocò congravi pene tutti gli uomini d'arme sani: sollecitava ogni díRenzo; e riscaldavama tardicon grandissima veemenza ed efficaciatutte le provisioni. A' due di agosto non erano nel campo franzesepure cento cavallie gli imperiali correvano ogni dí in su letrincee; e la notte dinanzi avevano scalato e saccheggiato Sommadove era una banda d'uomini d'arme e di cavalli leggieri. PeròLautrechvedendosi quasi assediatosollecitava San Polo che glimandasse gente per maree i fiorentini che voltassino a lui dumilafanti i quali avevano ordinato di mandare a San Polo; i qualiprontamente lo consentivano. Era morto in campo Candelalasciato insu la fede; era malato il NavarraValdemontePaolo Cammillo daTriulziil maestro del campo nuovo e vecchioM. Ambrogio daFirenze; Lautrech era ricaduto; ammalati tutti gli oratoritutti isegretari e tutti gli uomini di contoda Saluzzo e il conte Guido infuora; né si trovava in tutto il campo quasi una persona sana.Morivano i fanti di fameed essendo mancate quasi tutte le cisternevi si pativa anche di acqua; gli imperiali padroni di tutta lacampagna; né poteva fare altro l'esercito che starsi nel suoforte a buona guardiaaspettando il soccorsoche non poteva esservifra quindici dí: e la negligenza anche accresceva i disordini.Roppeno poi gli spagnuoli l'acqua di Poggiorealee benché sirassettasse non si usava senza grave pericolo. Aspettava Lautrech fradue dí il duca di Somma con mille cinquecento fantie prestoi cavalli e fanti dello abate di Farfa; il quale Lautrechpoi cheaveva rotto il vescovo Colonnaaveva mandato a chiamare. E a' sei siera avuta per accordo la fortezza di Castello a mareimportante perpoter ridurre le galee in quel porto; e si disegnava pigliare quelladi Baia. Ritornorono le galee de' viniziani malissimo armatee símale proviste di vettovaglie che bisognava che per guadagnare daviverelasciata la cura del guardare il porto di Napoliscorressinoper le marine circostanti. Agli otto gli spagnuolitornati a Sommadi nuovo la spogliorono; e preseno ogni resto di cavalli che vi avevail conte Guido in guarnigione: e spesso in campo non era da mangiare.Assaltorono due dí innanzi la scorta delle vettovaglie con laquale erano dugento tedeschiche rifuggiti in due case siarrenderono vilmente. E accresceva tutte le incomodità ilcircuito dello alloggiamentoche insino da principio era statogiudicato troppo grandeil che faceva pericolo e consumava i fantiper le troppe fazioni; e nondimeno Lautrechintrattenendosi in su lasperanza di Renzonon voleva udire di ristrignerlo: e ancora nonbene riavuto scorreva per tutto il campoper mantenere gli ordini ele guardietemendo non fusse assaltato. Declinavano le cosegiornalmentein modo che a' quindiciper la troppa potenza de'cavalli imperialinon era piú commercio tra il campo e legalee; né potevano quegli del campoper non avere cavalliuscire delle strade. Davasi ogni notte all'arme due o tre volte: perògli uominiconsumati da tante fatiche e incomoditànonpotevano andare alle scorte delle vettovaglie quanto bisognava. Equel che aggravò tutti i disordini fu chela notte medesimavenendo i sedicimorí Lautrechin su l'autorità evirtú del quale si riposavano tutte le cose: credendosi percerto che le fatiche grandiche avevaavessino rinnovato la suainfermità.

Restòil pondo del governo nel marchese di Saluzzonon pari a tanto peso.E moltiplicando ogni dí i disordinie arrivato Andrea Doriacome soldato di Cesarecon dodici galee a Gaetain modo chel'armata franzese allentò la guardiail conte di Sarniconmille fanti spagnuoliprese Sarni; cacciatine trecento fanti che vierano alle stanze: dipoi andato il vigesimo secondo dí diagostocon piú gentedi nottea Nolala prese. E ValerioOrsino che vi era a guardia si ritirò nella fortezzadicendoessere ingannato da' paesani. E avendo mandato a Saluzzo persoccorsogli promesse dumila fanti. Ma scrive il Borgia che ilmessopreso nello andareper riavere la moglie e i figliuoli cheerano in Nolafece la spia al conte di Sarni; e che peròvenendo di nottei fanti del campoassaltati dalle genti di Napolifurono rotti. Altrinon facendo menzione di questo stratagemmadicono che i franzesi vi andorono la notte seguentee non lapigliorono. A' ventitré il campoquasi senza gente e senzagovernosi sostentava solo dalla speranza della venuta di Renzocheancora era all'Aquila; non desiderato piú per pigliare Napoliné per speranza di potere resistere in quello alloggiamentoma solo per potersi levare sicuramente. Era morto Valdemontee ilmarchese di Saluzzoconte Guidoconte Ugo e Pietro Navarraammalati. E Maramaus uscí fuora con quattrocento fanti perprivargli in tutto delle vettovagliee trovato Capua quasiabbandonata vi entrò dentro: per il che i franzesiabbandonato Pozzuolomesseno la guardia che vi era in Aversamoltoimportante al campo. Ma perduta Capua e Nola restavano serrate quasitutte le vettovagliein modo chenon potendo piú sostenersiper ultimo partito si levorono una notte per ritirarsi in Aversa; mapresentita dagl'imperialiche stavano intenti a questo casolalevata lorogli ruppeno nel cammino: dove fu preso Pietro Navarra eil principe di Navarra e molti altri capi e uomini di ognicondizione; e il marchese di Saluzzo si ritirò con una partein Aversa. Dove avendolo seguitato gl'imperialinon potendodifendersimandato fuori il conte Guido Rangone a parlare colprincipe di Orangescapitolò per mezzo suo con lui: dilasciare Aversa con la fortezzaartiglierie e munizioni; restasselui e gli altri capitani prigionidal conte Guido in fuoraalqualein premio della concordia o per altra causafu consentita lalibertà; facesse il marchese ogni opera che i franzesi e iviniziani restituissino tutto il regno; i soldati e quegli che per loaccordo restavano liberi lasciassino le bandiere l'armi i cavalli ele robeconcedendo però a quegli di piú qualitàronzini muli e cortialti; i soldati italiani non servissino per seimesi contro a Cesare. Cosí restò tutta la gente rottae tutti i capitani o morti o presi nella fugao nello accordorestati prigioni. Aversa fu saccheggiata dallo esercito imperialeche si ritirò poi a Napolidimandando otto paghe; Renzo cheil dí seguente si era appressato a Capuail principe diMelfilo abate di Farfainteso il casose ne andorono in Abruzzi:il quale paese solo e qualche terra di Puglia e di Calavria sitenevano in nome de' confederati.

Questofine ebbe la impresa del regno di Napolidisordinata per moltecagioni ma condotta all'ultimo precipizio per due cagioniprincipalmente: l'unaper le infermità causate in grandeparte dallo avere tagliato gli acquidotti di Poggioreale per tôrrea Napoli la facoltà del macinareperché l'acqua sparsaper il pianonon avendo esitocorroppe l'ariadonde i franzesiintemperanti e impazienti del caldo si ammalorono (aggiunsesi lapestela contagione della quale penetrò per alcuni infetti dipeste mandati studiosamente da Napoli nello esercito); l'altracheLautrechil quale aveva menati di Francia la maggiore parte de' capiesperimentati nelle guerresperando piú che non eraconvenientené si ricordando essergli stato di poco onorel'averequando era alla difesa dello stato di Milanoscritto al suore che impedirebbe agli inimici il passo del fiume dell'Addaavevain questo assedio scrittogli molte volte che piglierebbe Napoli.Perciòper non fare da se stesso falso il suo giudiciostette ostinato a non si levarecontro al parere degli altricapitaniche vedendo il campo pieno di infermità loconsigliavano a ritirarlo a Capua o in qualche altro luogo salvo;perché avendo in mano quasi tutto il regno non gli sarebbemancato né vettovaglie né denarie arebbe consumatogli imperiali a' quali mancava ogni cosa.

Cap.v

Accordifra i comandanti dei francesi e dei veneziani in Lombardia. Forze emovimenti degli eserciti avversari. Perdita di Genova da parte deifrancesi. Presa e sacco di Pavia da parte dei collegati.

Nonerano in questo mezzo state le cose di Lombardia senza travaglio:perché San Poloraccolte le genti e la provisione dellevettovaglieprese di là dal Po alcune terre e castellaoccupate prima da Antonio da Levache a' tre di agosto era allaTorretta attendendo a condurre piú vettovaglie poteva inMilanodove non era piú persona di contoe in tutto lo statoerano sí strette le ricolte che non vi era da vivere per ottomesi solamente per gli uomini del paese; dipoi si ritirò aMarignanonon potendo ancheper mancamento di denarisoprastaremolto in quel luogo. Al quale tempoil duca d'Urbino era ancora aBrescia e San Polo a Castelnuovo di Tortona: donde venuto a Piacenzasi abboccoronoagli undici día Monticelli in sul Podovesi conchiuse che gli eserciti si unissino intorno a Lodi. Passòpoi San Polo il Po presso a Cremonaessendogli comportatotacitamente a Piacenza che avesse barche per fare il ponte; e peròAntonio de Levache aveva il ponte a Casciano e a sua divozioneCaravaggio e Trevilevò il ponte e abbandonò i luoghidi Ghiaradaddacome prima anche aveva abbandonata Novara; ma inPavia aveva messi settecento fanti e in Santo Angelo cinquecento. Fuanche deliberato che il Vistarino con seicento fanti andasse allaimpresa di Caséin su la riva del Po dicontro a Tortonaperché impediva assai le vettovaglie.

AvevaSan Polo quattrocento lance cinquecento cavalli leggieri millecinquecento fanti tedeschi a pagamentoma in numeroper lanegligenza di San Polo e per la fraude de' ministri suoimoltominore; per i qualie per gli altri tedeschi e svizzeri che siaspettavanoavevano convenuto i viniziani di pagare ciascuno mese aSan Polo dodicimila ducati; e in campo trecento svizzeripagati aIvrea per novecentoe tremila fanti franzesi. Avevano i vinizianitrecento uomini d'arme mille cavalli leggieri e seimila fantie ilduca di Milano piú di duemila fanti eletti; il Levaquattromila tedeschi mille spagnuoli tremila italiani e trecentocavalli leggieri. Passorono le genti de' collegati Adda (avendosecondo scrive l'oratore fiorentinoavutose il duca di Urbinoavesse volutogrande occasione di rompere Antonio de Leva)e siunirono a' ventidue di agosto; stando ancora fermo Antonio de Leva aMarignano. Da quello alloggiamento mandò il duca di Urbino aSanto Angelo tremila fanti e trecento cavalli leggieri con seicannonisotto Giovanni di Naldoche nello accamparsi fu morto dauna artiglieria: però vi andò egli in personael'ottenne. Alloggiorono il vigesimo quinto dí di agosto a SanZenonein sul fiume del Lambropropinquo a due miglia e mezzo aMarignano. A' ventisette le genti de' collegatipassato Lambrosiaccostorono a Marignano; i quali accostandosigli spagnuoli siritrassono in Marignano a uno riparo vecchio; e dopo scaramuccia dipiú ore uscirono al largoe si credette volessino combattere;e tirato per una ora da ogni bandaapprossimandosi già lanottesi ritirorno in Marignano e Riozzoe in su lo alloggiare ilcampo l'assaltorono bravamente. E a' ventiotto si ritiròAntonio de Leva con tutta la gente a Milanoi collegati a Landriano.Consultossi dipoi se fusse da tentare di sforzare Milano: il chementre si praticavaandò lo esercito a Loccà condisegno di entrare in Milano per furto; che fu interrotto da unapioggia grossa che impedíper la trista viaandare a portaVercellina dove si aveva a entrare. Peròesclusi da questodisegnoed essendo riferitoda chi fu mandato a riconoscere Milanonon essere riuscibile quella impresasi deliberò di andareper il cammino di Biagrassache altro non si poteva farea campoPavia; sperando pigliarla facilmenteperché non vi erano piúdi dugento fanti tedeschi e ottocento italiani. Cosí andando aquella voltaspinti certi fanti di là dal Tesinofu presoVigevano; e a' nove dí di settembre era San Polo a SantoAlessoa tre miglia di Pavia: dove accostatisi l'uno e l'altroesercitosopravenne avviso che gli messe in maggiore disputazione.

Perchéessendo in Genova la peste grandissima e per questo abbandonata quasida ciascunoeziandio quasi da tutti i soldatie per il medesimopericolo Teodoro governatore ritiratosi in castelloAndrea Doriapresa questa occasionesi approssimò alla città conalcune galee manon avendo piú che cinquecento fanticonpoca speranza di sforzarla. Ma l'armata franzese che era nel portotemendo non gli fusse chiuso il cammino di andarsene in Franciasenza avere cura alcuna di Genovasi partí verso Savona; dovela prima che arrivasse fu la galea di Barbigios: benché alcunidichino che Andrea Doria l'assaltò e prese sei galeel'altrefuggirono. Donde essendo nella città pochi soldatise beneTeodoro fusse tornato ad abitare nel palazzoe il popoloper laingiuria della libertà data a Savonainimico al nome diFranciail Doriaavuta poca resistenzavi entrò dentro. Fucagione di tanta perdita la negligenza e il troppo promettersi delreperché non pensando che le cose sue nel regno di Napolicadessino sí prestoe persuadendosi chein ogni casolaritirata dell'armata a Genova e la vicinità di San Polobastassino a salvarlapretermesse di farvi le provisioni necessarie.E Teodororitirato nel castellodimandava soccorso a San Polodando speranza di ricuperare la terra se gli fussino mandati subitotremila fanti. Sopra che consultandosi tra i capitani de' collegatii franzesi erano disposti a andarvi subito con tutto il campo; e ilduca d'Urbino mostrava che il provedere le barche per fare uno pontein su Poe il provedere le vettovaglieera cosa piú lungache non ricercava il bisogno presente: peròsecondo il suoconsigliosi risolvé che Montigian voltasseda Alessandriadove erano arrivatia Genova tremila fanti tedeschi e svizzeriiquali venivano all'esercito di San Polo; e quando pure non volessinoandare gli conducesse in campoe in cambio loro vi si mandassinotremila altri fanti; che intratanto si attendesse a strignere Pavia.E i viniziani davano intenzioneeziandio in caso non si pigliassesoccorrere Genova con tutte le gentipurché restassinoassicurati delle cose da quella banda.

Continuossiadunque la oppugnazione di Pavia: per la qualea' quattordicieranostati piantati in su il Tesinodi quaal piano della banda disottonove cannoni a uno bastione appiccato con l'arzanàchein poche ore lo rovinorono quasi mezzo; e di là dal Tesino trecannoniper batterequando si desse lo assaltouno fianco cherisponde all'arzanà; e in su uno colle di qua dal Tesinocinque cannoni che battevano due altri bastionie al finire delcolle tre altri che tiravano alla muraglia: tutta artiglieria de'viniziani. Poi l'artiglieria di San Polo che levava le difese. E ildí seguenteAnnibale castellano di Cremona si era condottocon una trincea in su il fosso del bastione del canto dell'arzanàche era già giú piú che i due terzi; in modo chequegli dentro l'avevano quasi abbandonato: il quale dí fumorto da una artiglieria Malatesta da Sogliano condottiere de'viniziani. Cosícontinuato a battere tutto [il] dí ela notte seguentesi preparò l'esercito per dare labattagliaessendo da ogni banda de' tre bastioni gittata muragliaassai; ma volendo la mattina cavare l'acqua de' fossivi trovoronouno muro sí gagliardo che vi consumorono tutto il dí edeziandio il dí seguentetanto che l'assalto si prolungòinsino a' dí diciannoveessendo levata quasi tutta l'acqua.Nel quale díessendo al principio della mattina stato presoil bastione del cantosi cominciò a dare l'assalto; delqualeessendo divisa la gente in tre partitoccava il primo assaltoa Antonio da Castello con le genti de' vinizianiil secondo a Lorgescon quelle di San Polol'ultimo al castellano con le genti diMilanoche (secondo il Cappella) erano mille dugento fanti; e ilduca d'Urbino si messe a piede con dugento uomini d'arme e affrontòi bastioniche si difeseno piú di due ore. Scrive il Cappellache dentro non erano piú che dugento tedeschi e ottocentoitalianiche benché si portassino egregiamentepureper ilpoco numerosi difendevano con difficoltà. Ma il Martelloscrive che dentro erano prima dumila fantie che di piúa'diciottoall'apparita del dívi entrorono cinquecentoarchibusieri elettiin modo che fu difesa bravamente; mal'artiglieria piantata di là dal Tesino strisciava tutti iloro ripari. E scrive il Cappella che e' fu ferito in una cosciad'uno scoppioPietro da Birago che morí fra pochi díche non volle essere levato di terra acciò che i suoi nonabbandonassino la battaglia; e fu ferito anche di scoppio PietroBotticellache si partí dalla battaglia: capitani tutt'e duedel duca di Milano. Finalmentea ore ventiduesi entròdentro con poco dannoe con laude grande (secondo il Martello) delduca d'Urbino; e il Cappella scrivecon laude grande del Pizinardo.E scrive il Martello che di quegli di dentro furono ammazzati daseicento in ottocentotra' quali quasi tutti i tedeschi (che eranoquattrocento) che erano stati messi dagli spagnuoli alle difese; echeinnanzi si entrassemille fanti tra spagnuoli e italianiusciti per la porta del castellofurno rotti da' cavalli. Macominciato a entrare dentro l'esercitoGaleazzo da Birago con moltisoldati e uomini della terra si ritirò in castello. La cittàtutta andò a saccopoco utile per i due sacchi precedenti. Ilcastello si accettò a pattiperché era necessariobatterlo e in campo non era munizionee i fossi larghissimi eprofondissimi da non si riempiere sí prestoe dentrorifuggitivi cinquecento uomini di guerra. I patti furono che glispagnuoli (che secondo il Martello in Pavia furno seicento)conl'artiglierie e munizioni che e' potessino tirare a braccia e ogniloro arneseavessino facoltàinsieme co' tedeschi che eranorestati pochissimidi andarsene a Milano; e gl'italianiin ogniluogo fuora che Milano.

 

Cap.vi

Propositodi San Polo di provvedere alle sorti di Genova. Provvedimenti del deLeva ritornato in Milano. Fallimento dell'impresa di San Polo; resadi Savona e del Castelletto di Genova. Mutamento del governo inGenova; azione per togliere le fazioni nella cittadinanza. Scontrifra le navi del Doria e quelle francesi; dispareri fra i collegati.Mutamento di dominio nel marchesato di Saluzzo. Vani tentativi deifrancesi contro Andrea Doria. Fazioni di guerra in Lombardia.Manifestazioni dell'inclinazione del pontefice per Cesare.

PresaPaviaconsigliò il duca d'Urbino che non si pensasse asforzare Milanoperché bisognava esercito bastante a duebatteriema per fargli danno grande si pigliasse BiagrassaSanGiorgioMoncia e Comoe che si attendesse al soccorso di Genova:perché se bene i tedeschi e svizzeri avevano risposto aMontigian di volere andare a Genovanondimeno i tedeschiper nonessere pagatise ne andorono a Ivrea; in modo che non si era mandatosoccorso alcuno al Castellettodove Andrea Doria minavasollecitamente. Però San Poloche era restato con cento lancee dumila fantipartí a' ventisette alla volta di Genovapassando il Po a Portostella in bocca del Tesinoal cammino diTortona; promettendo di ritornare indietro se intendesse il soccorsoessere non riuscibilee che il duca d'Urbino l'aspettasse in Pavia;al quale erano restati quattromila fanti. Ma con le genti vinizianeandavano sempre dumila fanti del duca di Milano; ed erano anche inSavona mille fanti de' franzesima senza denari.

EAntonio de Levaritirato in Milanoproibí allora che alcunonon potesse fare pane in casa o tenervi farinaeccetto i conduttoridi quello dazio; i quali gli pagorononove mesi continuiper ognimoggio di farina tre ducati: co' quali denari pagòtuttoquello tempoi cavalli e i fanti spagnuoli e i tedeschi. Il che nonsolo lo difese dal pericolo presente ma lo sostenne tutta la vernatafuturaavendo alloggiati i fanti italiani a Novara e in alcune terredi Lomellina e per le ville del contado di Milano; ne' quali luoghicomportò che tutta la vernata predassino e taglieggiassino.

Giunseal primo d'ottobreSan Polo a Gavilontano venticinque miglia daGenovalasciata l'artiglieria a Novie il seguente prese la roccadel Borgo de' Fornari; e fattosi piú innanzi verso Genovadove erano entrati settecento fanti corsisi ritornò al Borgode' Fornari; non si trovando in tuttoper mancamento di denariquattromila fantitra i suoi quegli condotti da Montigian e milleche erano stati mandati dal campo con Niccolò Doria; e queglipochi che gli erano restati continuamente passavano in Francia. Però(potendo dire a imitazione di Cesarema per contrarioVenividi fugi) mandò Montigian con trecento fanti aSavonadove i genovesi erano a campo; ma non vi poterono entrareperché era serrata con le trincee e presi attorno tutti ipassi. Ritirossia' dieci dí d'ottobrein Alessandria edipoi a Senazzara tra Alessandria e Paviaad abboccarsi col duca diUrbinoma restato quasi senza gente: dove consultando le cosecomuniil ducadimostrando che tra' viniziani e il duca di Milanonon erano restati quattromila fantie che Antonio de Leva aveva traMilano e fuori quattromila tedeschi seicento spagnuoli e millequattrocento italianisi risolvé di ritirarsi in Pavia e cheSan Polo si ritirasse in Alessandriache gli fu conceduta dal ducadi Milano; ragionando di soldare tutti nuovi fantie poise i tempiservissinofare la impresa di Biagrassadi Mortara e del castellodi Novara. Succedé chea' ventuno di ottobre[Savona]veduto che Montigian non vi era potuto entrares'arrendé incaso che fra certi dí non fusse soccorsa. Però SanPolodesideroso di soccorrerla ma avendo da sé in tutto millefantidimandò tremila fanti al duca d'Urbino e al duca diMilano; i quali gliene mandorono milledugentoin modo la lasciòperdere. E il Castelletto di Genova si arrendé per la fame: ilquale acquistato fu spianato da' genovesie pieno di sassi il portodi Savonaper renderlo inutile.

Iqualicon la autorità di Andrea Doriastabilirono in quellacittà uno governo nuovotrattato primasotto nome dilibertà; la somma del quale fu che da uno consiglio diquattrocento cittadini si creassino tutti i magistrati e degnitàdella loro cittàe il doge principalmente e il supremomagistratoper tempo di due anni; levata la proibizione a'gentiluominiche prima per legge ne erano esclusi. Ed essendo ilfondamento piú importante a conservare la libertà chesi provedesse alle divisioni de' cittadinile quali vi erano statelungamente maggiori e piú perniciose che in altra cittàdi Italia (con ciò sia che non vi fusse una divisione solamala parte de' guelfi e l'opposita de' ghibelliniquella tra igentiluomini e i popolariné anche i popolari tra loro di unamedesima volontàe la fazione molto potente tra gli Adorni ei Fregosi; per le quali divisioni si poteva credere che quella cittàopportunissima per il sito e per la perizia delle cose navali alloimperio marittimofusse stata depressa e molto tempo in quasicontinua soggezione)però per medicare dalle radici questomalespenti tutti i nomi delle famiglie e de' casati della cittàne conservorono solamente il nome di ventotto delle piúillustri e piú chiareeccettuate l'Adorna e la Fregosachedel tutto furono spente. A' nomi e al numero delle quali famiglieaggregorono tutti quegli gentiluomini e popolari che restavano senzanome di casato; avendo rispettoper confondere piú la memoriadelle fazionidi aggregare de' gentiluomini nelle famiglie popolaride' popolari nelle famiglie de' gentiluominide' seguaci stati degliAdorni nelle case che avevano seguitato il nome Fregosoe cosíper contrariode' Fregosi in quelle che erano state seguaci degliAdorni: ordinato ancora che tra loro non fusse distinzione alcuna diessere proibitipiú questi che quegliagli onori e a'magistrati. Con la quale confusione degli uomini e de' nomi speravanoconseguire chein progresso di non molti annisi spegnesse lamemoria pestifera delle fazioni: restando in quel mezzo tra lorograndissima l'autorità di Andrea Doria; senza il consenso delqualeper la riputazione dell'uomoper l'autorità dellegalee che aveva da Cesare (che ne' tempi che non andavano allefazioni dimoravano nel porto di Genova)e per l'altre suecondizioninon si sarebbe fatto deliberazione alcuna di quelle piúgravi; essendo manco molesto la potenza e grandezza suaperchéper ordine suo non si amministravano le pecunienon si intromettevanella elezione del doge e degli altri magistrati e nelle coseparticolari e minori. In modo che i cittadiniquieti e intenti piúalle mercatanzie che alla ambizionericordandosi massime de'travagli delle suggezioni passateavevano cagione di amare quellaforma di governo.

Appiccoronsipoi l'armata franzese e quella di Andrea Doria tra Monaco e Nizzadove una galea del Doria fu messa in fondo. AbboccoronsiperdutaSavonadi nuovo il duca di Urbino e San Polo a SenazétraAlessandria e Pavia; dove il ducacon poca sodisfazione di FrancescoSforza e di San Polorisolvé di andarsene di là daAddalasciando al duca di Milano la guardia di Pavia e confortandoSan Polo a fermarsi quella vernata in Alessandria. Delle quali cosenon solo si sodisfaceva poco a' ministrima ancora il re di Francianon accettando alcune scuse leggiere dategli da' vinizianisilamentava sommamente che i viniziani non avessino dato soccorso alCastelletto di Genova e alla città di Savona; la quale igenovesi sfasciavanoe avevano anche preso Vitadé e Gavi.Venneno dipoi a San Polo mille fanti tedeschi; co' qualicomputatimille fanti che aveva Valdicerca in Lomellinasi trovava quattromilafanti.

Edera anche nato nuovo tumulto nel marchesato di Saluzzo. Perchéavendone presodopo la morte del marchese Michele Antonioildominio Francesco monsignore suo fratelloche era entrato dentroperché Gabriello secondogenitoeziandio vivente il fratellomaggioreera stato tenuto prigione nella rocca di Ravelper ordinedella madre che in puerizia aveva governato i figliuolisotto titoloche e' fusse quasi mentecattoil castellano di Ravel lo liberò;peròpresa la madre che lo teneva prigioneacquistòaccettato da' popolitutto lo statodel quale fuggí ilfratello; che poco dipoi entrò in Carmignuolae raccoltegenti roppe poco di poi il fratello.

Nonsi fece piú in questo anno cosa di momento in Lombardiasenon che il conte di Gaiazzo scorse insino a Milano. Ma i vinizianinon davano i fanti promessi a San Poloper la impresa di SarravalleGavi e altri luoghi del genovese. Tentossi bene una fazioneimportanteperché Montigian e Villacercacon dumila fanti ecinquanta cavallipartirno a ore ventidue da Vitadéperpigliare Andrea Doria nel suo palazzo; il qualeposto accanto almareè quasi contiguo alle mura di Genova. Non ebbe effettoperché i fantistracchi per la lunghezza del cammino che èventidua miglianon arrivorno di notte ma che già era qualcheora di dí: peròessendosi levato il romoreAndreaDoriadalla banda di dietro saltato in su una barcacampò ilpericolo; e i franzesinon fatto altro effetto che saccheggiato ilpalazzosalvi tornorono indietro. E il conte di Gaiazzofatta unaimboscata tra Milano e Monciaroppe cinquecento tedeschi e centocavalli leggieri che andavano per fare scorta a vettovaglie; benchédi poimandato da loro a Bergamoafflisse con le ruberie in modoquella città che il senato vinizianoil quale l'aveva fattocapitano generale delle fanterie suenon potendo piútollerare tanta insolenza e avarizia lo rimosse ignominiosamentedagli stipendi suoi. Nel quale tempo gli spagnuoli anche preseno laterra di Vigevano. Ma sopravvenneno in quel di Genova dumila fantispagnuoliche a' venticinque di dicembre erano al Borgo de' Fornarimandati di Spagna da Cesare per difendere Genova o per andare aMilanosecondo fusse di bisogno. A' quali per condurgli andòper ordine di Antonio de Levail Belgioiosoche era fuggito di manode' franzesi; e il qualepochi dí innanzisi era presentatouna notte con dumila fanti e qualche artiglieria a Paviadove nonerano piú che cinquecento fanti del duca di Milanoma la cosafu presentitaperò si era ritirato senza frutto. PreparavasiSan Polo per impedire la venuta di questi fantii quali accennavanofare il cammino o di Casé o di Piacenzae instava che legenti viniziane si facessino forti a Lodi perché da Milano nonfusse fatto loro spalle; e cercava anche persuadergli a farecomunemente la impresa di Milano (la quale il duca di Urbinodissuadeva)dove era carestia e tutte le calamità. Maprocedevano i viniziani freddi per l'ordinario alle fazionigagliardema in questo tempo molto piúperché per lerelazioni di Andrea Navaieroche era tornato loro oratore di Spagnafatte in favore di Cesaree per qualche pratica che si teneva inRoma con l'oratore cesareoerano vari pareri nel loro senatoinclinandosi molti a concordare con Cesare: pure finalmente furisoluto continuare la confederazione col re di Francia. Nel qualetempo il Torniellopassato Tesino con dumila fantiprese Basignanae andava verso Lomellina; e l'abate di Farfaandato a Crescentinoluogo del ducato di Savoiaco' suoi cavallifu di notte rotto efatto prigionema liberato per opera della marchesa di Monferrato; eil marchese di Mus roppe alcune genti di Antonio de Leva e tolse lorole artiglierie.

Dubitavasiancora che il pontefice non inclinasse alle parti di Cesare; perchéil cardinale di Santa Croce arrivato a Napoli fece liberare i trecardinali che erano statichi quivie si diceva che aveva commissioneda Cesare di fare restituire Ostia e Civitavecchia; per opera delqualeavendone supplicato al ponteficeAndrea Doria restituíPortoercole a' sanesi. Ma si scopriva l'animo del pontefice a cosenuove: perché per opera suabenché occultamenteBraccio Baglione molestava nelle cose di Perugia Malatestabenchéfusse agli stipendi suoi; e inteso il duca di Ferrara essere venuto aModenatentò di pigliarlo nel ritorno a Ferraracon unoagguato di dugento cavallifatto da Paolo Luzasco alla casa de'Coppi nel modonese: ma non essendo quel dí partito il ducalacosa si scoperse.

Cap.vii

Provvedimentidei collegati per continuare la guerra nel regno di Napoli; atti diterrore ed esazioni del principe d'Oranges; fazioni di guerra. Indizidi disposizione alla pace; riconquiste del principe d'Oranges negliAbruzzi. Promesse del pontefice ai collegati e sue trattative conCesare. Posizione degli eserciti in Puglia. Vani tentativi degliimperiali contro Monopoli. Nuove fazioni di guerra.

Main questo tempo il reame napoletano non era perciòper larotta de' franzesiliberato interamente dalle calamità dellaguerra. Perché Simone Romanoraccolte di nuovo gentiavevapreso NolaOriolo e Amigdalaraposte in sul mare nel braccio delloApennino; e unitosi con lui Federico Caraffamandato dal duca diGravina con mille fanti e molti altri del paeseaveva esercito noncontennendo: ma dopo la vittoria degli imperiali intorno a Napoliabbandonato dalle genti del duca di Gravinasaccheggiata Barletta(nella quale città fu intromesso per la rocca)si fermòquivi; tenendosi nel tempo medesimo per i viniziani Trani guardato daCammilloe Monopoli guardato da Giancurradotutt'a due dellafamiglia degli Orsini. Vennonvi poi Renzo da Ceri e il principe diMelfi con mille fanti; i qualiessendosi ridotti tra Nocera eGualdoe dipoi partitisi per comandamento del pontefice (il qualenon voleva offendere l'animo de' vincitori)imbarcatisi aSinigagliasi condussono per mare a Barlettacon intenzione dirinnovare la guerra in Puglia; cosa deliberata con consentimentocomune de' collegatiperché l'esercito imperiale fussenecessitato a fermarsi nel regno di Napoli insino alla primavera: alquale tempo si ragionava di fare per la salute comune nuoveprovisioni. Però il re di Francia mandò a Renzosoccorso di danari; e i vinizianidesiderando il medesimoeziandioper ritenere piú facilmente con gli aiuti degli altri le terreoccupate nella Pugliaofferivano di accomodarlo di dodici galeemainstando che essi le armassinoe che la spesa si computasse negliottantamila ducati a' quali erano tenuti per la contribuzionepromessa a Lautrechnon udivano; e il re di Inghilterra promettevadi non mancare delle provisioni ordinariee i fiorentini si eranocomposti di pagare la terza parte delle genti vi aveva condotteRenzo. Non erano pronti a estinguere questo incendio gli imperialioccupati in esigere de' danariper sodisfare a' soldati de'pagamenti decorsi: le quali esazioni per fare piú facilieper assicurare il reame con gli esempli della severitàfeceil principe di Oranges decapitare publicamente in sulla piazza delmercato di Napolidove era la peste grandeFederigo Gaetanofigliuolo del duca di Traietto ed Enrico Pandone duca di Boviano natodi una figliuola di Ferdinando vecchio re di Napolie quattro altrinapoletani; usando ancora simili supplíci in altri luoghi delregno. Col quale esempio spaventati gli animi di ciascunoprocedendocontro agli assenti che avevano seguitato i franzesie confiscando iloro benigli componevano poi in danari; non pretermettendo acerbitàalcuna per esigerne maggiore quantità potessino. Le quali cosetutte si trattavano da Ieronimo Moroneal quale in premio delleopere sue fu donato il ducato di Boviano. Aggiunsesi a questimovimenti che nello Abruzzi Giaiacopo Franco entrò per il redi Francia nella Matriceche è vicina alla Aquila: per il chetutto il paese era sollevatoe nella Aquila si stava con sospetto;dove era Sciarra Colonnaammalatocon seicento fanti. Provedevanoanche i viniziani le cose di Pugliae mandando per mare alcunicavalli leggieri per fornire Barletta dettono a traverso in partedella spiaggia di Barletta e di Tranidove il proveditore loroannegòche era montato in su uno battello; i cavallide'quali era capo Giancurrado Orsinomaltrattati detteno nelle manidegl'imperiali; e Giampaolo da Ceriche roppe presso al Guastorestò prigione del marchese. Dettesinella fine dell'annol'Aquila alla legaper opera del vescovo di quella città edel conte di Montorio e d'altri fuorusciti; a che dette causal'essere maltrattata dagl'imperiali.

Seguital'anno mille cinquecento ventinove; nel principio del quale cominciòad apparire qualche indizio di disposizioneda qualunque parteallapace; dimostrando di volerla trattare appresso al pontefice: perchésapendosi che il cardinale di Santa Croce (cosí era il titolodel generale spagnuolo) andava a Roma con mandato di Cesare a potereconchiudere la paceil re di Francia che ne aveva sommo desideriospedí il mandato agl'imbasciadori suoie il re di Inghilterramandò imbasciadori a Roma per la medesima cagione. Le qualipraticheaggiunte alla stracchezza de' príncipifacevano chei collegati alle provisioni della guerra procedevano lentamente.Perché e in Lombardia era il maggiore pensiero se glispagnuolivenuti a Genovaarebbeno facoltà di passare aMilano (donde per mancamentodi denari erano partiti quasi tutti itedeschi); a' quali condurre andato il Belgioioso con cento cavalliinsino a Casépassò di quivi sconosciuto a Genovadonde condusse i fanti a Savona per raccôrre cinquecento fantivenuti di nuovo di Spagna e sbarcati a Villafranca. Ma nel regno diNapolidubitando gli imperiali che la rebellione dell'Aquila e dellaMatricee la testa fatta in Puglianon partorissino cosa dimaggiore momentodeliberorno voltare alla espugnazione di quegliluoghi le genti che aveano: però fu deliberato che 'l marchesedel Guasto andasse co' fanti spagnuoli alla recuperazione delle terredi Pugliae il principe co' fanti tedeschi andasse allarecuperazione dell'Aquila e della Matrice. Il quale come si accostòall'Aquilaquegli che erano nell'Aquila se ne uscironoe Orangescompose la città e tutto il suo contado in centomila ducati;tolta ancora la cassa di argentola quale Luigi decimo re di Franciaaveva dedicata a san Bernardino. Di quivi mandò gente allaMatricedove era Cammillo Pardo con quattrocento fantiche se neera uscito prima con promessa di tornare; ma o temendo perchénon vi era vino e tolto l'acquae discordia tra la terra e i fantio per altra cagionenon solo non vi tornò ma non mandòanche loro tutti i denari che gli mandorono i fiorentini persostentare quel luogo: però i fanti se ne uscirono per lemurae la terra si arrendé. E si temeva che Oranges nonpassasse in Toscana a instanza del pontefice.

Inqualericonvaluto di pericolosissima benché breve infermitànon desisteva di trattare e di dare speranza a ciascuno. Perchéa' franzesi prometteva aderire alla lega se gli era restituitaRavenna e Cerviacomponendo eziandio con oneste condizioni co'fiorentini e col duca di Ferrara; il qualenel pagamento de' danaria Lautrechaveva affermato pagargli per sua liberalità nongià perché fusse obligatonon avendo il ponteficeratificato. Da altra parteavendo recuperatobenché congrossi beveraggiper la commissione portata dal cardinale di SantaCrocele fortezze di Ostia e di Civitavecchiaaveva pratiche piúocculte e piú fidate con Cesare; trattando piú insiemele cose particolari che le universali della pace: le qualicominciavano ad avere piú secreto e piú fondatomaneggio per altre maniperchédi febbraiouno uomo dimadama Margherita venuto in Franciaparlato che ebbe al repassòin Spagna.

Main Puglia questo era lo stato delle cose. Tenevasi Barletta per il redi Francianella quale era Renzo da Cerie con lui il principe diMelfiFederico CaraffaSimone RomanoCammillo PardoGaleazzo daFarnese e Giancurrado Orsino e il principe di Stigliano. Tenevano iviniziani TraniPulignano e Monopoliavendo in questi luoghi dumilafanti e secento cappellettide' quali ne erano in Monopoli dugento.Tenevano anche il porto di Biestri. Ma a queste genti il re diFranciamandata che ebbe da principio piccola quantità didanarinon faceva alcuna provisionené aveva accettati icorpi delle dodici galee offertigli da' viniziani; de' quali siroppononella spiaggia di Bestricetre galee e una fusta grossache andavano a provedere di vettovaglie Trani e Barletta: ma in piúvolte n'aveano perdute cinquema ricuperata l'artiglieria e glialtri armamenti. Tenevasi ancora per i franzesi il monte di SantoAngeloNardoa in terra di Otranto e Castrodove era il conte diDugentoe facendo la guerra con gli uomini del regno e con le forzedel paeseerano adunati in vari luoghi molti rebelli di Cesare emolti che seguitavano come soldati di ventura la guerra solamente perrubare; donde era piú che non si potrebbe credere miserabilela condizione del paesesottoposto tutto a ruberie a prede a tagliee incendi da ciascuna delle parti. Ma piú che di altri eranofamose le incursioni di Simone Romanoil qualecorrendo co' suoicavalli leggieri e con dugento cinquanta fanti per tutti i luoghicircostanticonduceva spesso in Barletta bestiami frumenti e altrecose di ogni sorte; talvoltauscendo con maggiore numero di fantiora per furto ora per forza saccheggiava questa e quell'altra terra:come accadde di Canosanella quale terra entrato di notte con lescale la svaligiòe menonne molti cavalli di quaranta uominid'arme alloggiati nel castello. Finalmente il marchese di Guastonontentata Barletta terra fortissima e bene fortificatasi posedelmese di marzoa campo a Monopoli con quattromila fanti spagnuoli edumila fanti italianiperché i tedeschiin numero dumilacinquecentofermatisi nell'Abruzzi recusorono di andare in Puglia; ealloggiò in una valletta coperta dal montein modo non potevaessere offeso dalle artiglierie della terra: nella quale Renzo mandòsubitoin sulle galeetrecento fanti.

HaMonopoliterra di circuito piccolissimoil mare da tre bandee diverso la terra è la muraglia di trecento o trecento cinquantapassicol fosso intorno. A rincontro della muraglia fece il marcheseuno bastione vicino a uno tiro di archibusoe due altri in sul litodel mareuno da ogni parte; ma questi tanto lontani che battevano ilmare e la porta di verso il mareper impedire che le galee non vimettessino soccorso o vettovaglia. Dettedi aprileil Guastol'assalto a Monopoli; dovesecondo gli avvisi di Barlettaperdépiú di cinquecento uomini e molti guastatorie rotti trepezzi di artiglieria; e si discostò uno miglio e mezzo: perchéi vinizianiusciti fuorascorseno tutti i bastioni suoiammazzandopiú di cento uomini; e l'artiglieria della terra glidanneggiava assaie avevano assicurato il porto con uno bastionefatto in su il lito a rincontro del suo. E perché i vinizianinon bastavano a guardare quello e l'altre terreRenzo aveva mandatogente a Monopoli; e una delle due galee loro che andavano a Monopolicon fanti e vettovaglie si roppe in porto.

Accostossidi nuovo il Guasto a Monopoli (dove era Cammillo Orsino e GiovanniVitturio proveditore)dove faceva due cavalieri per battere per didentroe trincee per condursi in su' fossi e riempiergli conseicento carra di fascine (ma poco poiusciti di Monopoli dugentofantiabbruciorno il bastione o cavaliere di mezzo); e accostatosicon una trincea al diritto della batteriae fatta una altra trinceaal diritto degli alloggiamenti spagnuolilontana al fosso uno tirodi manoe dietro a quella fortificato uno bastionevi piantòsu l'artiglieriae batté sessanta braccia di muroa quattrobraccia da terra vel circa. Ma inteso che la notte vi era entratoMelficon genti mandate da Renzoritirò l'artiglieria; efinalmenteessendo la fine di maggione levò il campo.

Seguitoronoe mentre stava il campo a Monopoli e dopo la ritiratavarie fazionie movimenti; perché e quegli di Barletta facevano prede edanni grandissimi e i fanti che erano nel monte di Santo Angelode'quali era capo Federico Caraffapresono San Severo esoccorsa laterra di Vicocostrinsono gli imperiali a levarne il campo. Andòpoi il Caraffa per mare con ventisei vele a Lancianodove eranoalloggiati cento sessanta uomini d'arme; ed entratovi per forza nemenò trecento cavalli da fazione e molta predanon vilasciato alcuno presidio. Facevano anche molti fuorusciti dannigrandissimi in Basilicata. Per le quali difficoltà si impedivamolto agli imperiali l'esigere le imposizioni: né èdubbioche se il re di Francia avesse mandato danari e qualchesoccorsoche sariano per tutto il regno succeduti nuovi travagliper i quali sarebbe stato almeno implicato l'esercito cesareo alladifesa delle cose proprie. Ma non potevano finalmente gentitumultuarie e collettiziee senza soccorso o rinfrescamento alcuno(perché soli i fiorentini davano a Renzo qualche sussidio)fare cose di momento grande (anzi il duca di Ferrara denegò aRenzo di mandargli per mare quattro pezzi di artiglierie); perchéin Barletta cominciava a mancare frumento e danari; e circa secentorebelli assediati dal viceré della provincia in Monte Lionenecessitati ad arrendersi per non avere né munizioni névettovagliefurno condotti prigioni a Napoli. Andorono dipoi ilprincipe di Melfi con l'armatee Federico Caraffa per terraa campoa Malfettaterra già del principe; dove Federico combattendofu ammazzato da uno sasso: donde il principe sdegnatosforzata laterrala saccheggiò. Simile infortunio accadde a SimoneRomano: perché essendo l'armata vinizianala quale da Cavo diOtranto infestava tutto il paeseaccostatasi a Brindisie postegenti in terradove anche era Simone Romanooccuporono la città;ma combattendo la roccaSimone fu morto di una artiglieria.

Cap.viii

Fazionidi guerra in Lombardia; accordi fra i collegati; arrivo di fantispagnuoli dal genovese ad Antonio de Leva. Aspirazioni del ponteficesu Perugia; timori di Malatesta Baglione e suoi accordi coifiorentini e coi francesi. Intrighi del pontefice contro il duca diFerrara. Il pontefice fa bruciare la bolla con cui accordava ildivorzio al re d'Inghilterra; disgrazia e morte del cardinaleeboracense.

Main Lombardiadi marzoSan Polo prese per forza Serravallee lafortezza si accordò di stare neutrale. Ma essendovi gliinimici rientrati di notte di furtosi temeva non potere piúimpedire agli spagnuoli il cammino per Milanomassime che ogni dígli diminuivano le genti per mancamento di denari; avendone pochi dalree di queglicome capitano di pochissimo governospendendone unaparte per sé (che diceva esserne creditore del re) un'altraparte fraudata da' ministri. Disputavasi tra il re e i vinizianiquale impresa fusse da faree il re instava di Genovaper laimportanza di quella cittàmassime affermandosi giàper cosa certa che Cesare passerebbe la state prossima in Italiaeperché il reveduto i viniziani non l'avere mai aiutato néa soccorrere né a recuperare quella cittànon ostantesi fussino escusati allegando essere stato rumore della venuta inItalia di nuovi tedeschidubitava non fusse molesta loro la vittoriadi quella impresa: ma i vinizianiallegando essere restata a Antoniode Leva pochissima gentee offerendoacquistato che fusse Milanomandare le genti alla espugnazione di Genovasi deliberòfarecon suo consentimentola impresa di Milano con sedicimilafantiprovedendo ciascuno alla metà. Fu questa deliberazionefatta di marzoe assente il duca di Urbino; il qualeper l'essersiapprossimati a' confini del regno il principe di Oranges e i fantitedeschisi eraquasi contro alla volontà de' vinizianiridotto nel suo stato: ma i viniziani lo condussono di nuovocon lecondizioni medesime le quali aveano prima ottenute da loro il contedi Pitigliano e Bartolommeo d'Alvianoe gli mandorono trecentocavalli e tremila fanti per sua difesacome erano tenuti: e dettenoil titolo di governatore a Ianus Fregoso. Erano nell'esercitoviniziano secento uomini d'arme mille cavalli leggieri e quattromilafantibenché fussino obligati a tenerne dodicimila; il qualeesercito preseil sesto dí di aprileCasciano per forza e larocca a discrizione: e Antonio de Leva e il Torniellousciti diMilano per divertirevi si ritirorono. Succedette la passata de'fanti spagnuoliche erano mille dugentodel genovese a Milano; perimpedire la quale si erano fatte tante pratiche e tante consulte.Perchéavendo creduto San Polo e i viniziani che e'tentassino di passare per il tortonese e lo alessandrinopartiti daVoltaggiopresenoper ordine del Belgioiosocammino piúlungo per la montagna di Piacenza e luoghi sudditi alla Chiesa; edessendo venuti a Varzi nella montagna predettanon ostante che SanPolo inviasse in là centocinquanta cavallie desse avviso delcammino loro a Lodi e alle genti de' viniziani (i qualiper ovviaremandorono parte delle loro genti al duca di Milanoma piútardi uno giorno di quello che era necessario e minore numero diquelle che avevano promesso)passorono di notte il Po ad Arenaserviti di navi di Piacenza (né si poteva piú ovviarel'unione loro col Levache per facilitarla era venuto a Landrianododici miglia da Pavia); e condottisi a Milanoessendo sípoveri d'ogni cosa che si conveniva loro il nome di bisognosoaccrebbeno le calamità de' milanesispogliandogli insino perle strade. Cosí restorono vani i disegni de' franzesi e de'vinizianidi tutta la vernatache erano stati di impedire lapassata di questi fantipigliare Gavi e i luoghi circostanti perconto di Genovae Caseche faceva danno grande a tutto il paese.Prese ancora Antonio de Leva a patti Binasco. Ma l'essere stati glispagnuoli accomodati di barche da Piacenzae il credersi che non sisarebbeno mossi se non avessino avuto certezza di potere in caso dinecessità ritirarsi in quella cittàaggiunto a moltialtri indiziaccresceva a' collegati il sospetto (e massime vedutala restituzione delle fortezze) che il pontefice non fusse accordatoo per accordare con Cesare.

Ilquale avendo voltobenché occultamentetutti i suoi pensieria ricuperare lo stato di Firenzese bene aggirando gli oratorifranzesi tenesse varie pratiche e proponesse varie speranzea loro eagli altri confederatidi accostarsi alla leganondimenopartemovendolo il timore della grandezza di Cesare e la prosperitàde' suoi successiparte lo sperare di indurre piú facilmentelui che non arebbe indotto il re di Francia ad aiutarlo a rimettere isuoi in Firenzedesiderava estremamenteper facilitare questodisegnotirare a sua divozione lo stato di Perugia: però sicredeva che fomentasse Braccio Baglione e Pirroche tutto dítentavano nuovi travagli in quegli confini. Per il quale sospettoMalatestadubitando che mentre stava a' soldi suoi non avesse aessere oppresso con il suo favoregli pareva necessario cercarsi dialtra protezione. E peròmosso o da questa cagione o dacupidità di maggiori partitio dall'odio anticonegava diricondursi secopretendendo non essere tenuto all'anno delbeneplacitoperché diceva non apparirne scritturabenchéil pontefice affermasse che gli era obligato: però trattandodi condursi col re di Francia e co' fiorentinie lamentandosieziandio di pratiche tenute dal cardinale di Cortona contro a luiedi una letterache aveva intercettadel cardinale de' Medici aBraccio Baglione. Ma il ponteficevolendo per indiretto interromperequesta condottaproibí per editti publici che niuno suosuddito pigliasse senza sua licenza soldo da altri príncipisotto pena di confiscazione. Nondimenonon restò per questoMalatesta di condursi. Al quale i franzesi si obligorono di daredugento cavallidumila scudi di provisionel'ordine di San Michelee dumila fanti in tempo di guerra; e i fiorentini gli detteno titolodi governatoredumila scudi di provisionemille fanti in tempo diguerracinquanta cavalli al figliuolo suo e cinquanta al figliuolodi Orazioe cinquecento scudi per il piatto di tutti due; preseno laprotezione del suo stato e di Perugia; e tra il re di Francia e lorocento scudi il mese a tempo di paceper intrattenere dieci capitani.Pagavongli i fiorentini anche dugento fanti per guardare Perugia; edegli obligatone' bisogni lorodi andare a servirgli con millefanti solinon avendo eziandio le genti promesse da' franzesi.Querelossi molto appresso al re di Francia il pontefice di questacondottacome fatta direttamente per impedirgli di potere disporre asuo arbitrio d'una città suddita alla Chiesa. L'animo delquale non volendo il re offenderedifferiva il ratificarla; e ilpontefice per questo sperando di poterne rimuovere Malatestalopersuadeva che continuasse l'anno del beneplacitoe nel tempomedesimo fomentava occultamente Braccio BaglioneSciarra Colonna e ifuorusciti di Perugiai quali raccogliendo gente si erano accampatia Norcia: cose tutte vaneperché Malatesta era deliberato noncontinuare negli stipendi del pontefice; e aiutandolo scopertamente ifiorentininon temeva di questi movimenti: i quali conoscendo ilpontefice non bastare alla sua intenzionepresto cessorono. Nonlasciava anche il pontefice stare quieto il duca di Ferraratantoalieno dalle convenzioni fatte in nome del collegio de' cardinali conlui cheessendo vacato di nuovo il vescovato di Modona per la mortedel cardinale da Gonzagapromesso al figliuolo del duca in quellaconvenzionelo conferí a uno figliuolo di Ieronimo Morone;cercandoper la denegazione del possessooccasione di provocarglicontro questo ministro di autorità appresso allo esercitoimperiale. Ma si crede che ancoraper mezzo di Uberto da Gambaragovernatore di Bolognatrattasse con Ieronimo Pio di occupareReggio: del quale il ducapervenutogli indizio di questa praticafece pigliare il debito supplicio. Trattava anche di recuperarefurtivamente Ravennacosa che medesimamente riuscí vana.

Nelquale tempo ancheo poco poiil ponteficeinclinando ogni dípiú con l'animo alle parti di Cesareed essendo giàcon lui in pratiche molto stretteper le quali mandò ilvescovo di Vasone suo maestro di casa a Cesareavocò in ruotala causa del divorzio di Inghilterra: cosa che arebbe fatto moltoinnanzi se non l'avesse ritenuto il rispetto della bolla che era inInghilterrain mano del Campeggio. Perchéessendoaugumentate le cose di Cesare in Italianon solamente non volendooffenderlo piú ma rivocare l'offesa che gli aveva fattadeliberato eziandioinnanzi che ammalassedi avocare la causamandò Francesco Campana in Inghilterra al cardinale Campeggiodimostrando al re mandarlo per altre cagioni pure attenenti a quellacausama con commissione al Campeggio che abbruciasse la bolla: ilche benché differisse di eseguireper essere sopravenuta lainfermità del ponteficeguarendo poimesse a effetto ilcomandamento suo. Però il ponteficeliberato da questotimoreavocò la causacon indegnazione grandissima di quelremassime quando dimandando la bolla al cardinale intese quello chene era successo. Partorirono queste cose la ruina del cardinaleeboracenseperché il re presupponeva la autorità delcardinale essere tale appresso al pontefice chese gli fusse statograto il matrimonio con Annaarebbe ottenuto tutto quello che avessevoluto. Per la quale indegnazione aperti gli orecchi alla invidia ealle calunnie de' suoi avversaritoltogli i danari e le robe suemobili di immoderata valutae delle entrate ecclesiastichelasciatagli una piccola partelo relegò al suo vescovado conpochi servitori; né molto poio per avere intercette suelettere al re di Francia o per altra cagioneistigato dai medesimii quali per certe parole dette dal reche dimostravano desiderio diluitemevano che egli non recuperasse la pristina autoritàlo citò a difendere una accusazione introdotta contro a luinel consiglio regio; per la quale essendo menato alla corte comeprigionesopravenutoglinel camminoflusso o per sdegno o pertimoremorí il secondo dí della sua infermità:esempioa' tempi nostrimemorabile di quel che possa la fortuna ela invidia nelle corti de' príncipi.

Cap.ix

Saggiindirizzi di politica del gonfaloniere fiorentino NiccolòCapponi; opposizione di cittadini ambiziosiche diffondono sospettifra la moltitudine; sostituzione del gonfaloniere.

Main questo tempo succedette in Firenze nuova alterazione contro aNiccolò Capponi gonfalonierequasi alla fine del secondo annodel suo magistratoconcitata principalmente dalla invidia di alcunicittadini principalii quali usorono per occasione il sospetto vanoe la ignoranza della moltitudine. Aveva Niccolò avuto in tuttoil suo magistrato due obietti principali: difendere contro allainvidia fresca quegli che erano stati onorati dai Medicianzicheco' principali di loro si comunicassinocome con gli altricittadinigli onori e i consigli publici; e nelle cose che non eranodi momento alla libertà non esacerbare l'animo del pontefice:cosa l'una e l'altra molto utile alla republicaperché moltidi quegli medesimi checome inimici del governoerano perseguitatisarebbono stati amicissimisapendo massime che il ponteficeper lecose succedute ne' tempi che si mutò lo statoaveva malasodisfazione di loro; e il ponteficese bene desiderasseardentissimamente il ritorno de' suoipurenon provocato di nuovoaveva minore causa di precipitarsi e di querelarsicomecontinuamente facevacon gli altri príncipi. Ma a queste cosesi opponeva la ambizione di alcuni i qualiconoscendose eranoammessi nel governo quegli altriuomini senza dubbio di maggioreesperienza e valoredovere restare minore la loro autoritànon attendevano ad altro che a tenere la moltitudine piena disospetto del pontefice e di loro; calunniando il gonfaloniere perqueste cagionie perché non ottenesse la prorogazione nelmagistrato per il terzo annoche non avesse l'animo alienoquantoricercava la autorità della republicada' Medici. Dalle qualicalunnie egli inconcussoe giudicando molto utile che il ponteficenon si esasperasseintratteneva con lettere e con imbasciate ilpontefice privatamente; pratiche però non cominciate néproseguite senza saputa sempre di alcuni de' principali e di quegliche erano ne' primi magistratiné a altro fine che perrimuoverlo da qualche precipitazione. Ma essendogli per caso cadutauna lettera ricevuta da Romanella quale era qualche parola dagenerare sospetto a quegli che non sapevano la origine e ilfondamento di queste cosee pervenuta nelle mani di alcuni di quegliche risedevano nel supremo magistratoconcitati alcuni giovanisediziosioccuporono con l'armi il palagio publicoritenendo quasicome in custodia il gonfaloniere; e chiamati i magistrati e molticittadiniquasi tumultuosamente deliberorno che fusse privato delmagistrato. La quale cosa approvata nel consiglio maggioresicominciò poi a conoscere legittimamente la causa sua; eassoluto dal giudicio fu con grandissimo onore accompagnato alle casesue da quasi tutta la nobiltà: ma surrogato in luogo suoFrancesco Carducciindegnose tu riguardi la vita passata lecondizioni sue e i fini pravidi tanto onore.

Cap.x

Insuccessodei collegati sotto Mortara. Disposizione del re di Francia e diCesare alla pacee primi accordi. Progressi dei collegati inLombardia; discussioni e deliberazioni dei capitani dei collegati;vittoria degli imperiali a Landriano.

Aventisette di aprilepassò Po a Valenza San Polo: per lapassata del quale gli imperiali abbandonorono il Borgo a Basignano ela Pieve al Cairo. Di quivi mandò Guido Rangonecon partedello esercitoa Mortarache era forte per fossi doppifianchi eacqua: i qualiavendo la notte piantato l'artiglieria senzaprovisione di gabbioni trincee e simili preparazionifurono in su ildí assaltati da quegli di dentroche feciono loro danno assaie inchiodorno due pezzi d'artiglieriecon pericolo di non lepigliare tutte; non senza infamia di Guidobenchéindispostodel corponon si fusse trovato presente quando si piantorono. Eraallora in Milano mala provisione; ma non erano migliori quelle de'franzesi e de' vinizianiche ricercando e dolendosi l'uno dell'altronon facevano alcuna provisione (pure San Polo diceva aspettare dumilaalamanni): dondetra l'altre difficoltànasceva ne'collegati qualche dubbio che il duca di Milanoveduta la pocasperanza che gli restava di avere con le forze e aiuti loro aricuperare quello statonon facesse per mezzo del Morone qualcheconcordia con gli imperiali.

Maerano i pensieri del re di Francia indiritti tutti alla pacediffidandosi di potere altrimenti recuperare i figliuoli. Alla qualeessendo anche inclinato Cesareerano tornati di Spagna due uomini dimadama Margheritacon mandato amplissimo in lei per fare la pace: diche essendo certificato il re da Lelu Baiard suo segretarioqualeper questa cagione aveva spedito in Fiandradimandò a'collegati che mandassino anche loro i mandati. Ed essendosi spiccatocon l'animo effettualmente da tutte le provisioni della guerracercando pure tirare a sé qualche giustificazionesilamentava che i viniziani ricusavano contribuire a' denari per lapassata sua: i qualise bene da principio l'avessino stimolatocaldamentepassando Cesarea passaree il re avesse offerto difarlo con dumila quattrocento lancie mille cavalli leggieri eventimila fantiin caso che da' confederati gli [si] dessino danariper pagareoltre a questimille cavalli leggieri e ventimila fantie concorressino alla metà della spesa delle artiglierienondimeno poiqual fusse la cagionesi ritiravano.

SanPolo in questo tempo sforzò con quattro cannoni Santo Angelodove erano quattrocento fanti; poi si volse a San Colombanoperaprirsi le vettovaglie di Piacenzache si accordò: e intesoPavia essere di nuovo provista insino a mille fanti e in Milanoquattromilama molti ammalativolse il pensiero a Milano; e il Levamesse fanti in Moncia. Arrendessia' due di maggioMortara a SanPolo a discrezionebattuta in modo che non poteva piúdifendersi; e il Torniellolasciata la terra di Novara ma non laroccadove messe pochissimi fantisi ritirò a Milano: inmodo che gli imperiali non tenevanodi là dal Tesinoaltroche Gaia e la rocca di Biàavendo San Polo anche presa larocca di Vigevano. Andòa' diecial Ponte a Loca con piúdi seimila fanti viviper unirsial borgo a San Martinoco'vinizianiche ne avevano manco di quattro. Arrivò dipoi ilduca di Urbino allo esercito; e venuti insieme a parlamentoaBelgioiosodeterminorono nel consiglio comune di accamparsi a Milanocon due eserciti da due partie che perciò San Polopassatoil Tesinogirasse a Biagrassa per sforzarlae il dí medesimoi viniziani al borgo di San Martinolontano da Milano cinque miglia;affermando i viniziani avere dodicimila fanti e San Polo ottocolquale dovevano unirsi i fanti del duca di Milano. Però SanPolo passò il Tesinoe avendo trovato la terra di Biagrassaabbandonata ottenne per accordo la rocca; ed essendoil dídavanti alloggiato San Polo a Gazanoin su il navilio grandea ottomiglia di Milanoparlorono di nuovoil terzo dí di giugnoaBinasco. Nel quale luogoessendo certificati che i viniziani nonaveano la metà de' dodicimila fanti a' quali erano tenuti peri capitoli della confederazionee querelandosene gravemente SanPolofu deliberato di accostarsi con uno campo solo a Milano dallabanda del lazaretto; non ostante che il conte Guido dicesse cheAntonio de Levail quale non teneva altro che Milano e Comousavadire che Milano non si poteva sforzare se non con due campi. Ma pochidí poicongregati i capi dell'uno e l'altro esercito in Lodiper consultare di nuovoil duca di Milano e il duca di Urbinobenché prima avessino fatto instanza che si andasse a campo aMilano e dissuaso lo andare a Genovaconsigliorono il contrario;allegando il duca di Urbinoper questa nuova deliberazionemolteragionima principalmente chepoiché Cesare si preparava apassare in Italia (per il quale condurre era partito con le galee ilDoriaagli otto di giugnoda Genova)e che si intendeva che inGermania si faceva preparazione di mandare nuovi tedeschi sotto ilcapitano Felix non sapeva quello che fusse meglioo pigliare Milanoo non lo pigliare. Allegavansi da lui queste ragionima si credevache veramente lo movesse l'antica sua consuetudine di non fare nédell'animo né della virtú esperienza alcunao cheforsepersuadendosi dovere succedere la pace che si trattava inFiandraavesse dimostrato al senato vinizianoil quale fortificavaBergamoessere inutileo ammesso o escluso che ne fussispendereper la recuperazione di Milano. La somma del suo consiglio fu che legenti de' viniziani si fermassino a Cascianoquelle del duca diMilano a PaviaSan Polo a Biagrassaattendendo a vietare co'cavalli che vettovaglie non entrassino a Milanodove si stimavafussino per mancare prestoperché era seminata piccolissimaparte di quello contado. Non potette San Polo rimuovergli da questasentenzama non approvò già il fermarsi col suoesercito a Biagrassaallegando che ad affamare Milano bastava che legenti viniziane si fermassino a Monciale sforzesche a Pavia e aVigevanoe che il re lo stimolavain caso non si andasse a campo aMilanodi fare la impresa di Genova: la quale aveva in animo ditentare con celerità grandesperando chein assenza delDoriaCesare Fregosoche era accordato col re di Francia di essernegovernatore lui e non il padrela volterebbe con pochi fanti. Iquali progressie il sapere quanto fussino diminuiti di fantiavevaassicuratoin modo Antonio de Leva del pericolo di Milano che e'mandò Filippo Torniellocon pochi cavalli e trecento fantiaricuperare Novara e i luoghi circostantimentre che i franzesi e iviniziani erano tra il Tesino e Milano: il qualeentrato per larocca che si teneva per lororicuperò Novarae dipoi uscífuora con le genti a predare e raccôrre vettovaglie. Ma accaddeche essendo uscito della rocca e andando per la terra il castellanodi Novaradue soldati sforzeschi e tre di Novara che erano nellarocca prigioniammazzaticon aiuto di alcuni che lavoravano nellaroccae presi certi fanti spagnuolil'occuporonosperando esseresoccorsi da' suoi; perché il duca di Milanocome aveva intesola partita del Torniello da Milanodubitando di Novaraavevamandato a quella volta Giampaolo suo fratello con non piccolo numerodi cavalli e di fantiche già era arrivato a Vigevano. Ma ilTorniellocome seppe il caso della roccatornò subito aNovarae con minacci e con preparazione di dare lo assalto spaventòin modo quegli soldati sforzeschi chepattuita solo la sua salutesenza curarsi di quella de' novaresi che erano con loroarrenderonola rocca. Deliberossi adunque di infestare Milano con le genti de'viniziani e del duca di Milano: benché il duca di Urbino dissecheper essere piú vicino allo stato de' vinizianinon sifermerebbe a Moncia ma a Casciano; e San Poloil quale eraalloggiato alla badia di Viboldonedeliberò di tornare di làdal Po per andare verso Genova. Con questo consiglio andò adalloggiare a Landrianolontano dodici miglia da Milano tra le stradedi Lodi e di Pavia. E volendo andare il dí seguenteche eraventiuno di giugnoad alloggiare a Lardirago alla volta di Paviascrive il Cappella che mandò innanzi l'artiglierie e icarriaggi e la vanguardiae lui partí piú tardi con labattaglia e col retroguardo; e che il Levaavvisato dalle spie delritardare suo e della partita dell'antiguardiauscí di nottedi Milano con la gente incamiciata (egliperché aveva giàlungamente il corpo impedito da doloriarmato in su una sediaportato da quattro uomini); e giunto a due miglia di Landrianoandando senza suoniavuto dalle spie San Polo non essere ancorapartito da Landrianoaccelerato il passo gli assaltò innanzisapessino la sua venuta: essendo già il primo squadronesottoGian Tommaso da Galleràcamminato tanto innanzi che non era atempo al soccorso de' suoi. E benché San Polo sperasse ne'tedeschiche ne aveva dumila cinquecentoloro cominciorno aritirarsi; ma furono sostenuti da Gianieronimo da Castiglione e daClaudio Rangone capi di dumila italianiche combatternoegregiamente; ma al finevoltando le spalle i cavalli e i tedeschigli italiani feciono il medesimo. E San Polovolendo passare colcavallo una grande fossa restò prigione; e furno presi icavalli e i carriaggi quasi di tutto lo esercitoe l'artiglieria; equegli che fuggirono furono svaligiatipresso a Paviada' fanti delPiccinardo che vi erano a guardia. Ma il Martello scrive: cheessendo San Polo a mezzo il cammino tra Landriano e Lardiragogl'imperiali assaltorno il retroguardo che gli fece piegaremascoprendosi una grossa imboscata di archibusieri incamiciatiassaltòla battaglia per fianco e la roppe; che San Polosmontato a piècombatté con la picca gagliardamente e restò prigioneegliGianieronimo da CastiglioneClaudio RangoneCarboneLignache altrie la vanguardia menata dal conte Guidoche era giàalloggiatasi salvò in Pavia; che i franzesi si portoronovilmente e i tedeschi il medesimoe anche gli italiani eccettoStefano Colonna e Claudioche restò ferito in una spalla; chele lance si salvorono quasi tuttee si ridusseno a Pavia circadumila fanti di varie nazioni col conte Guido eal principio dellanotte de' ventitrése ne andorno a Lodisí impauritiche furono per rompersi da loro medesimie ne restorno assai incammino; e i capitani si scusavano per non essere pagate le gentidelle quali le franzesi se ne ritornorono tutte in Francia.

Cap.xi

Pacedi Barcellona fra il pontefice e Cesare; le condizioni della pace egli accordi presi. Pace di Cambrai fra il re di Francia e Cesare; lecondizioni della pace; contegno del re verso gli ambasciatori deicollegati.

Cosíposate l'armi quasi per tutta Italiaper due rotte ricevutenellaestremità di quellada' franzesii pensieri de' príncipimaggiori erano volti agli accordi. De' quali il primo che successe fuquello del pontefice con Cesareche si fece in Barzalonamoltofavorevole per il pontefice; o perché Cesare desiderosissimodi passare in Italiacercasse di rimuoversi gli ostacoliparendogliavere per questo rispetto bisogno dell'amicizia del ponteficeovolendocon capitoli molto larghidargli maggiore cagione didimenticare l'offese avute da' suoi ministri e dal suo esercito. Chetra il pontefice e Cesare fusse pace e confederazione perpetuaamutua difensione; concedesse il pontefice il passoper le terredella Chiesaall'esercito cesareo se volesse partire del regno diNapoli: Cesareper rispetto del matrimonio nuovo e per la quiete diItalia rimetterà in Firenze i nipoti di Lorenzo de' Medicinella medesima grandezza che erano innanzi fussino cacciati; avutonondimeno rispetto delle spese farà per la detta restituzionecome tra il papa e lui sarà dichiarato: cureràil piúpresto si potrào con le armi o in altro modo piúconvenienteche il pontefice sia reintegrato nella possessione diCervia e di Ravennadi Modena di Reggio e di Rubierasenzapregiudicio delle ragioni dello imperio e della sedia apostolica:concederà il ponteficeriavute le terre predettea Cesareper rimunerazione del beneficio ricevutola investitura del regnonapoletanoriducendo il censo dell'ultima investitura a uno cavallobianco per ricognizione del feudo; e gli conceda la nominazione diventiquattro chiese cattedralidelle quali erano in controversiarestando al papa la disposizione delle chiese che non fussino dipadronatoe degli altri benefici: il pontefice e Cesarequandopasserà in Italiasi abbocchino insieme per trattare laquiete di Italia e la pace universale de' cristianiricevendosil'uno l'altro con le debite e consuete cerimonie e onore: Cesareseil pontefice gli domanderà il braccio secolare per acquistareFerraracome avvocatoprotettore e figliuolo primogenito dellasedia apostolicagli assisterà insino alla fine con tuttoquello che sarà allora in sua facoltàe converrannoinsieme delle spesemodi e forme da tenersisecondo la qualitàde' tempi e del caso: il pontefice e Cesaredi comune consigliopenseranno qualche mezzo che la causa di Francesco Sforza si vegga digiustizialegittimamente e per giudici non sospettiacciòche trovatolo innocente sia restituito; altrimenti Cesare offeriscechebenché la disposizione del ducato di Milano appartenga aluine disporrà con consiglio e consentimento del pontefice ene investirà persona che gli sia accettao ne disporràin altro modo come parrà piú espediente alla quiete diItalia: promette Cesare che Ferdinando re di Ungheriasuo fratelloconsentirà chevivente il pontefice e due anni poiil ducatodi Milano piglierà i sali di Cerviasecondo la confederazionefatta tra Cesare e Lioneconfermata nell'ultima investitura delregno di Napolinon approvando perciò la convenzione fattanecol re di Franciae senza pregiudizio delle ragioni dello imperio edel re di Ungheria: non possi alcuno di loroin pregiudicio diquesta confederazionequanto alle cose di Italiafare leghe nuovené osservare le fatte contrarie a questa; possino nondimenoentrarvi i vinizianilasciando quello posseggono nel regno diNapolie adempiendo quello a che sono obligati a Cesare e aFerdinando per l'ultima confederazione fatta tra loroe rendendoRavenna e Cerviariservate eziandio le ragioni de' danni e interessipatiti per conto di queste cose: faranno Cesare e Ferdinando ogniopera possibile perché gli eretici si riduchino alla vera viae il pontefice userà i rimedi spirituali; e stando contumaciCesare e Ferdinando gli sforzeranno con le armie il ponteficecurerà che gli altri príncipi cristiani vi assistinosecondo le forze loro: non riceveranno il pontefice e Cesareprotezione di sudditivassalli e feudatari l'uno dell'altrose nonper conto del diretto dominio che avessino sopra alcunoné siestendendo oltre a quello; e le protezioni altrimenti prese siintendino derogate infra uno mese. La quale amicizia e congiunzioneperché fusse piú stabilela confermorno con strettoparentado; promettendo di dare per moglie Margherita figliuolanaturale di Cesarecon dote di entrata di ventimila ducati l'annoad Alessandro de' Medici figliuolo di Lorenzo già duca diUrbinoal quale il pontefice disegnava di volgere la grandezzasecolare di casa sua; perchénel tempo che era stato inpericolo di morteaveva creato cardinale Ippolito figliuolo diGiuliano. Convennononel tempo medesimoin articoli separati:concederà il pontefice a Cesare e al fratelloper difendersicontro a' turchiil quarto delle entrate de' beneficiecclesiastichinel modo conceduto da Adriano suo predecessore;assolverà tutti quegli chein Roma o in altri luoghihannopeccato contro alla sedia apostolicae quegli che hanno dato aiutoconsiglio e favoreo che sono stati partecipi o hanno avuto rate lecose fatteapprovatele tacitamente o espressamente o prestato ilconsenso; non avendo Cesare publicato la crociataconcessagli dalpontefice meno ampia che le altre concesse innanziil ponteficeestinta quellane concederà un'altra in forma piena e ampiacome furono le concedute da Giulio e da Leone pontefici. Il qualeaccordoessendo già risolute tutte le difficoltàinnanzi si stipulasse sopravenne a Cesare l'avviso della rotta di SanPolo; eancora si dubitasse che per vantaggiare le sue condizioninon volesse variare delle cose ragionatenondimeno prontamenteconfermò tutto quello che si era trattato; ratificando ilmedesimo díche fu il vigesimo nono di giugnoinnanziall'altare grande della chiesa cattedrale di Barzalona piena diinnumerabile moltitudinee promettendo l'osservanza con solennegiuramento.

Macon non minore caldezza procedevano le pratiche della concordia traCesare e il re di Francia. Per le qualipoi che furono venuti imandatifu destinato Cambrailuogo fatale a grandissimeconclusioni; nel quale si abboccassino madama Margherita e madama lareggente madre del re di Francia; studiandosi il recon ognidiligenza e artee con promettere (ancora quello che aveva in animodi non osservare) agli imbasciadori de' collegati di Italia (perchéil re di Inghilterra consentiva a questi maneggi) di non fareconcordia con Cesare senza consenso e sodisfazione loro; perchétemeva cheinsospettiti della sua volontànon prevenissinoad accordare secoe cosí di non restare escluso dallaamicizia di tutti. Però si sforzava persuadere loro di nonsperare nella paceanzi avere volto i pensieri alle provisioni dellaguerra. Sopra le quali trattando continuamente aveva mandato ilvescovo di Tarba in Italiacon commissione di trasferirsi a Vinegiaal duca di Milano a Ferrara e a Firenzeper praticare le coseappartenenti alla guerrae promettere che passando Cesare in Italiapasserebbe anche nel tempo medesimo con esercito potentissimo il redi Francia; concorrendo per la loro parte alle provisioni necessariegli altri collegati. E nondimeno si strigneva continuamente lapratica dello accordoper la qualea' sette dí di luglioentroronoper diverse portecon grande pompa tutte due le madame inCambrai; e alloggiate in due case contigueche avevano l'aditodell'una nell'altraparlorono il dí medesimo insiemee sicominciorno per gli agenti loro a trattare gli articoli; essendo ilre di Francia (a chi i vinizianiimpauriti di questa congiunzionefacevano grandissime offerte) andato a Compiagniper essere piúpresto a risolvere le difficoltà che occorressino. Convennenoin quel luogo non solamente le due madame ma eziandioper il re diInghilterrail vescovo di Londra e il duca di Soffoltperchésenza consenso e partecipazione di quel re non si tenevano questepratiche; e il pontefice vi mandò anche l'arcivescovo diCapuae vi erano gli imbasciadori di tutti i collegati. Ma a questiriferivano i franzesi cose diverse alla verità di quello chesi trattavaessendo nel re o tanta empietà o sí soloil pensiero dello interesse proprio (che consisteva tutto nellaricuperazione de' suoi figliuoli) che facendogli instanza grande ifiorentini cheseguitando l'esempio di quel che il re Luigi suosuocero e antecessore aveva fatto l'anno mille cinquecento dodiciconsentisse che per salvarsi accordassino con Cesareaveva ricusato;promettendo che mai non conchiuderebbe l'accordo senza includerveglie che si trovava preparatissimo a fare la guerra; comeanche nellamaggiore strettezza del praticareprometteva continuamente a tuttigli altri. Sopravenne a' ventitré di luglio l'avviso dellacapitolazione fatta tra il pontefice e Cesareed essendo moltostretta la praticasi turbò in modoper certe difficoltàche nacqueno sopra alcune terre della Francia Conteache madama lareggente si messe in ordine per partirsi; ma per opera del legato delponteficema piú principalmente dello arcivescovo di Capuasi fece la conclusione; ancora cheessendo già conchiusailre di Francia promettesse le cose medesime che aveva prima promessea' collegati. Finalmenteil quinto dí di agostosi publicònella chiesa maggiore di Cambrai solennemente la pace. Della quale ilprimo articolo fu: che i figliuoli del re fussino liberatipagandoil re a Cesare per la taglia lorocredouno milione e dugentomigliaia di ducati; e per lui al re d'Inghilterracredodugentomila: restituire a Cesaretra sei settimane dopo laratificazionetutto quello possedeva nel ducato di Milano;lasciargli Asti e cederne le ragioni; lasciarepiú prestopotesseBarletta e quel teneva nel regno di Napoli; protestare aviniziani chesecondo la forma de' capitoli di Cugnachrestituissino le terre di Puglia; e in caso non lo facessinodichiararsi loro inimico e aiutare Cesareper la ricuperazionecontrentamila scudi il mese e con dodici galee quattro navi e quattrogaleoni pagati per sei mesi: pagare quello che era in sua possanzadelle galee prese a Portofinoo la valutadefalcato quello che poiavessino preso Andrea Doria o altri ministri di Cesare; abolirecomeprima erano convenuti a Madrilla superiorità di Fiandra e diArtoise cedere le ragioni di Tornai e di Arazzoil possesso diNiversper disobligare Cesare dello stato sopra Brabante: annullareil processo di Borbonee restituire l'onore al morto e i beni a'successori (benché Cesare si querelasse poi che il resubitoche ebbe recuperati i figliuolidi nuovo gli tolse loro):restituissinsi i beni occupati ad alcuno per conto della guerra o a'suoi successori (il che anche dette a Cesare causa di querelaperchéil re non restituí i beni occupati al principe di Oranges):intendessinsi estinti tutti i cartellied eziandio quello di Rubertodella Marcia. Fu compreso in questa pace per principale il ponteficee vi fu incluso il duca di Savoiasí generalmente comesuddito dello imperio sí specialmente come nominato da Cesare;e che il re non si avesse a travagliare piú in cose di Italiané di Germaniain favore di alcuno potentatoin pregiudiciodi Cesare; benché il re di Francia affermassene' tempiseguentinon essergli proibito per questa concordia di recuperarequello che il duca di Savoia occupava del regno di Franciae quelche pretendeva appartenersegli per le ragioni di madama la reggentesua madre. Vi fu ancora uno capitolo che nella pace si intendessinoinclusi i viniziani e i fiorentini in caso chefra quattro mesifussino delle differenze loro d'accordo con Cesare (che fu come unatacita esclusione); e credo il simile del duca di Ferrara. Néde' baroni e fuorusciti del regno di Napoli fu fatto menzione alcuna.Di che il rechefatto l'accordoandò subito a Cambrai avisitare madama Margheritanon essendo però al tutto di attotanto brutto senza vergognafuggí per qualche díconvari sotterfugiil cospetto e l'udienza degli imbasciadori de'collegati. A' quali poi finalmenteuditi in dispartefeceescusazione cheper ricuperare i figliuolinon aveva potuto farealtro; ma che mandava l'ammiraglio a Cesare per benefizio loroealtre vane speranze: promettendo a' fiorentini di prestare loroperché si aiutassino dagli imminenti pericoliquarantamiladucati; che riuscivano come l'altre promesse. E dimostrando farlo perloro sodisfazionedette licenza a Stefano Colonnadel quale nonintendeva piú servirsiche andasse agli stipendi loro.

Cap.xii

Nuoviprogressi degli imperiali in Lombardia. Ordine di Cesare al principed'Oranges di assaltare lo stato dei fiorentinied accordi fra ilprincipe e il pontefice. Venuta di Cesare in Italia; i fiorentiniinviano a lui ambasciatori; contegno dei venezianidel duca diFerrara e del duca di Milano. Preparativi dei fiorentini per ladifesa. Occupazione di Spelle da parte del principe d'Oranges.

Lequali cose mentre che si trattavanoAntonio de Leva aveva ricuperatoBiagrassa; e il duca di Urbinostandosi nello alloggiamento diCasciano e attendendo con numero incredibile di guastatori afortificarloconsigliava si tenesse Pavia e Santo Angeloallegandol'alloggiamento di Casciano essere opportuno a soccorrere Lodi ePavia. Andò dipoi Antonio de Leva a Enzagoa tre miglia diCascianodonde continuamente scaramucciava con le genti viniziane; eultimatamenteda Enzago a Vaurio per correre nel bergamasco o peressergli state rotte l'acque da' viniziani. Entrò il Vistarinoin questo tempo in Valenzaper il castelloe roppe dugento fantiche vi erano; il marchese di Mantova era ritornato alla devozioneimperiale; e già erano arrivatidi luglioper marea Genovadumila fanti spagnuoli per aspettare la venuta di Cesare.

MaCesaresubito che ebbe fatto l'accordo col ponteficecommesse alprincipe di Oranges chea requisizione del ponteficeassaltasse conl'esercito lo stato de' fiorentini: il qualevenuto all'Aquilaraccoglieva a' confini del regno le genti sue. Ricercolloinstantemente il pontefice che passasse innanzi; perciò ilprincipesenza le gentil'ultimo dí di luglioandò aRoma per stabilire seco le provisioni. A Romadopo varie pratichele quali talvolta furno vicine alla rottura per le difficoltàche faceva il papa allo spenderecomposeno finalmente che ilpontefice gli desse di presente trentamila ducatie in breve tempoquarantamila altri; perché eglia sue speseriducesse primaPerugiacacciatone Malatesta Baglionea ubbidienza della Chiesadipoi assaltasse i fiorentini per restituire in quella cittàla famiglia de' Medici; cosa che il pontefice reputava facilissimapersuadendosi cheabbandonati da ciascunoavessinosecondo laconsuetudine de' suoi maggioripiú presto a cedere che amettere la patria in sommo e manifestissimo pericolo. Peròraccolse il principe le sue gentile quali erano tremila fantitedeschiultime reliquie di quegli che eranoe di Spagna col vicerée di Germania con Giorgio Fronsperghpassati in Italiae[quattro]mila fanti italiani non pagatisotto diversi colonnelliPieroluigi da Farneseil conte di San Secondo e il colonnello diMarzio e Sciarra Colonna; e il pontefice cavò di Castel SantoAngeloper accomodarlotre cannoni e alcuni pezzi di artiglierie; edietro a Oranges aveva a venire il marchese del Guastoco' fantispagnuoli che erano in Puglia. Ma in Firenze era deliberazione moltodiversae gli animi ostinatissimi a difendersi. La quale perchéfu cagione di cose molto notabilipare molto conveniente descrivereparticolarmente la causa di queste cose [e] il sito della città

Lequali cose mentre da ogni parte si preparanoCesarepartito diBarzalona con grossa armata di navi e di galee (in sulla quale eranomille cavalli e novemila fanti)poi che non senza travaglio epericolo fu stato in mare quindici díarrivò ilduodecimo dí di agosto a Genova; nella quale città ebbenotizia della concordia fatta a Cambrai: e nel tempo medesimo passòin Lombardia agli stipendi suoi il capitano Felix con ottomilatedeschi. Spaventò la venuta sua con tanto apparato gli animidi tutta Italiagià certa di essergli stata lasciata in predadal re di Francia. Però i fiorentinisbigottiti in su' primiavvisigli elesseno quattro imbasciadori de' principali della cittàper congratularsi seco e cercare di comporre le cose loro: ma dipoiripigliando continuamente animomoderorono le commissioni;ristrignendosi solo a trattare seco degli interessi suoi e non delledifferenze col pontefice: sperando che a Cesareper la memoria dellecose passate e per la piccola confidenza che soleva essere tra ipontefici e gl'imperadorifusse molesta la sua grandezzae peròavesse a desiderare che e' non aggiugnesse alla potenza della Chiesal'autorità e le forze dello stato di Firenze. Dispiacque moltoa' viniziani cheessendo i fiorentini collegati con loroavessinoeletto al comune inimicosenza loro partecipazioneimbasciadori; ese ne lamentò anche il duca di Ferrarabenchéseguitando l'esempio lorove ne mandò anche egli subitamente;e i viniziani consentirono al duca di Milano che facesse il medesimo:il qualemolto innanziaveva tenuto occultamente pratica colpontefice perché lo accordasse con Cesareconoscendoeziandio innanzi alla rotta di San Polopotere sperare poco nel redi Francia e de' viniziani.

FeceCesare sbarcare i fanti spagnuoli che aveva condotti seco a Savonaegli voltò in Lombardiaperché Antonio de Leva uscissepotente in campagna; e aveva offerto di sbarcargli alla Spezie permandargli in Toscana. Ma al ponteficeper la impressione che siaveva fattonon parveno necessarie tante forzedesiderando massimeper conservazione del paesenon volgere senza bisogno tanto impetocontro a quella città. Contro alla quale e contro a MalatestaBaglione già procedendo scopertamentefece ritenere nelleterre della Chiesa il cavaliere Sperello; il qualespedito condanariinnanzi alla capitolazione fatta a Cambraidal re di Francia(il quale aveva ratificata la sua condotta)ritornava a Perugia.Fece anche ritenereappresso a Braccianoi danari mandati da'fiorentini allo abate di Farfacondotto da loro con dugento cavalliperché soldasse mille fanti; ma fu necessitato presto arestituirgliperché avendo il pontefice deputati legati aCesare i cardinali FarneseSanta Croce e Medicie passando quellodi Santa Crocel'abate avendolo fatto ritenerenon lo volleliberare se prima non riaveva i danari. Ma i fiorentini continuavanonelle loro preparazioniavendo invano tentato con Cesare cheinsinoche avesse udito gli imbasciadori lorosi fermassino l'armi.Ricercorono don Ercole da Estiprimogenito del duca di Ferraracondotto da loro sei mesi innanzi per capitano generaleche venissecon le sue genticome era obligato loro. Il qualebenchéavesse accettato i danari mandatigli per soldare mille fantideputatiquando cavalcavaper guardia suanondimenoanteponendoil padre le considerazioni dello stato alla federecusò diandarenon restituiti anche i danaribenché mandò isuoi cavalli: donde i fiorentini gli disdissono il beneplacito delsecondo anno. Ma già il principe di Orangesil decimonono dídi agostoera a Terni e i tedeschi a Fulignodove si faceva lamassa: essendo cosa ridicola cheessendo fatta e publicata la pacetra Cesare e il re di Franciail vescovo di Tarbacome imbasciadoredel re a Vinegia a Ferrara a Firenze e a Perugiamagnificasse leprovisioni potentissime del re alla guerrae confortasse loro a fareil medesimo. Venne dipoi il principecon seimila fanti tra tedeschie italiania campo a Spelle: doveappresentandosi con molti cavallialla terra per riconoscere il sitofu ferito in una coscia da queglidi dentro Giovanni d'Urbinacheesercitato in lunga milizia diItaliateneva il principato tra tutti i capitani di fanti spagnuoli;della quale ferita morí in pochi dícon grave dannodello esercitoperché per consiglio suo si reggeva quasitutta la guerra. Piantoronsi poi l'artiglierie a SpelledovesottoLione Baglionefratello naturale di Malatestaerano piú dicinquecento fanti e venti cavalli: ma essendosi battuto pochi colpi auna torre che era fuora della terra a canto alle muraquegli didentroancora che Lione avesse dato a Malatesta speranza grandedella difesasi arrenderono subitocon patto che la terra e gliuomini suoi restassino a discrezione del principei soldatisalvele persone e le robbe che potessino portare addossouscissino con lespade soloné potessino per tre mesi servire contro alpontefice o contro a Cesare; ma nell'uscire furono quasi tuttisvaligiati. Fu imputato di questo accordo non mediocrementeGiovanbatista Borghesi fuoruscito saneseche avendo cominciato atrattare con Fabio Petrucciil quale era nello esercitogli dettela perfezione con aiuto degli altri capitani: il che Malatestaattribuiva a infedeltàmolti altri a viltà di animo.

Cap.xiii

Rispostadi Cesare agli ambasciatori dei fiorentini mandati a trattare conlui. Contegno del re di Francia verso Cesare e verso i collegatiitaliani. Trattative fra Cesare e il duca di Milano. Azione delpontefice per la concordia fra i veneziani e Cesare. Accordi del ducadi Milano coi veneziani; resa di Pavia a Antonio de Leva.

Magli imbasciadori fiorentinipresentatisi intanto a Cesaresi eranonella prima esposizione congratulati della venuta suae sforzatisidi farlo capace che la città non era ambiziosama grata de'benefici e pronta a fare comodità a chi la conservasse; aveanoscusato che era entrata nella lega col re di Francia per volontàdel pontefice che la comandavae avere continuato per necessità;non procedendo piú oltreperché non aveano commissione[di conchiuderema] di avvisare quello che fusse proposto loroedespresso comandamento della republica che non udissino pratica alcunacol pontefice; visitare gli altri legati suoi ma non il cardinale de'Medici. A' quali innanzi fusse rispostodisse loro il grancancelliereeletto nuovamente cardinaleche era necessariosatisfacessino al pontefice; e querelandosi essi della ingiustizia diquesta dimandarispose cheper essersi la città confederatacon gli inimici di Cesare e mandate le genti a offesa suaeraricaduta dai privilegi suoi e devoluta allo imperioe che peròCesare ne poteva disporre ad arbitrio suo. Finalmente fu rispostoloroin nome di Cesareche facessino venire il mandato abile aconvenire eziandio col ponteficee che poi si attenderebbe alledifferenze tra il papa e loro; le quali se prima non si componevanonon voleva Cesare trattare con loro gli interessi propri. Mandoronloamplissimo a convenire con Cesarema non a convenire col pontefice:peròessendo Cesare (che partí da Genova a' trenta diagosto) andato a Piacenzagli imbasciadori seguitandolo non furonoammessi in Piacenza poiché si era inteso non avere il mandatonel modo che aveva chiesto Cesare. Cosí restorono le cosesenza concordia.

Eaveva anche Cesarericevuti che ebbe rigidamente gli imbasciadoridel duca di Ferrarafattigli partire; benché ritornando poicon nuove pratichee forse con nuovi favorifurono ammessi. Mandòanche Nassau oratore al re di Franciaa congratularsi che con nuovacongiunzione avessino stabilito il vincolo del parentadoe aricevere la ratificazione: per le quali cause mandava anche a lui ilre l'ammiraglioe a Renzo da Ceri mandò danari perchési levasse con tutte le genti di Puglia; dove preparò anchedodici galeeperché vi andassino sotto Filippino Doria controa' viniziani (contro a' quali Cesare mandò Andrea Doria contrentasette galee): benchégiudicando dovere essere piúcerta la recuperazione de' figliuoli se a Cesare restasse qualchedifficoltà in Italiadava varie speranze a' collegati; e a'fiorentini particolarmente prometteva di mandare loro occultamenteper l'ammiragliodanarinon perché avesse in animo disovvenire o loro o gli altri ma perché stessino piúrenitenti a convenire con Cesare.

Praticavasiintratanto continuamente tra Cesare e il duca di Milanoper mano delprotonotario Caraccioloche andava da Cremona a Piacenza; e parendostrano a Cesare che il duca si piegasse manco a lui di quello chearebbe credutoe il duca da altro canto riducendosi difficilmente afidarsifu introdotta pratica che Alessandria e Pavia si deponessinoin mano del papainsino a tanto fusse conosciuta la causa sua. A chescrive il Cappella che gli imbasciadori del duca che erano appresso aCesare non volleno consentire; ma credo che la conclusione mancasseda Cesarenon gli parendo potesse resistere alle forze suee tantopiú che Antonio de Leva era andato a Piacenza e (come erainimico dell'ozio e della pace)l'aveva confortato con molte ragionialla guerra. Però Cesare gli commesse che facesse la impresadi Pavia; disegnando anche che nel tempo medesimo il capitano Felixche [era] venuto co' nuovi lanzi e con cavalli e artiglierie versoPeschierae dipoi entrato in brescianorompesse da quella banda a'viniziani; avendo fatto il marchese di Mantova capitano generale diquella impresa.

Trattavaintanto il pontefice la pace tra Cesare e i vinizianicon speranzadi conchiuderla alla venuta sua di Bologna; perché avendoavuto prima in animo di abboccarsi a Genova con luiavevano poidifferito di comune consentimentoper la comodità del luogoa convenirsi a Bologna; inducendogli a essere insieme non solo ildesiderio comune di confermare e consolidare meglio la lorocongiunzionema ancora Cesare la necessitàperchéaveva in animo di pigliare la corona dello imperioe il pontefice lacupidità della impresa di Firenze; e l'uno e l'altro di loroil desiderio di dare qualche forma alle cose d'Italia (che non potevafare senza [comporre] le cose de' viniziani e del duca di Milano); edeziandio di provedere a' pericoli imminenti del turcoil qualecongrande esercito entrato in Ungheriacamminava alla volta di Austriaper attendere alla espugnazione di Vienna.

Nelquale tempo tra Cesare e i viniziani non si facevano fazioni dimomento; perché i vinizianiinclinati ad accordare secopernon irritare piú l'animo suoavevano ritirato l'armata lorodalla impresa del castello di Brindisi a Corfúattendendosolo a guardare le terre tenevanoe in Lombardia non si facendo perancora se non leggiere escursioni. Peròintenti solo allaguardia delle terreavevano messo in Brescia il duca d'Urbinoe inBergamo il conte di Gaiazzo con seimila fanti. Il quale (non so seinnanzi entrasse in Bergamo o poi)avendo fatto una imboscata pressoa Valezzoper avere inteso farsi una cavalcata da' cavalliborgognoniessendo venuti grossilo ruppenopreseno GismondoMalatesta e Lucantonio; eglifatto prigione da quattro italianipersuasogli con grandi promesse che lo lasciassino fu da lorocondotto a Peschiera e liberato. Erano i tedeschi mille cavalli eotto in diecimila fanti; i qualistati dispersi qualche dísi ritirorno a Lonatadisegnandosi che insieme col marchese diMantova facessino la impresa di Cremonadove era il duca di Milano.Il qualevedendosi escluso dallo accordo con Cesaree che Antoniode Leva era andato a campo a Paviae che già il Caraccioloandava a Cremona a denunziargli la guerraconvenne co' viniziani dinon fare concordia con Cesare senza consentimento loro; i quali siobligorono dargli per la difesa del suo stato dumila fanti pagati eottomila ducati il mesee gli mandorono artiglierie e gente aCremona; col quale aiuto confidava il duca potere difendere Cremona eLodi. Perché Pavia fece contro a Antonio de Leva piccolaresistenzanon solo perché non vi era vettovaglia per duemesi ma eziandio perché il Pizzinardoproposto a guardarlaaveva mandato pochi dí innanzi quattro compagnie di fanti aSanto Angelodove Antonio de Leva aveva fatto dimostrazione divolersi accampare; e peròessendo restato dentro con pocagentediffidatosi poterla difenderenon aspettata nébatteria né assaltocome vedde prepararsi di piantarel'artiglieriesi accordòsalve le persone e la roba sua ede' soldati: con grande imputazione che avesse potuto piú inluie però indottolo ad affrettarsila cupidità dinon perdere le ricchezze che aveva accumulate in tante prede che ildesiderio di salvare la gloria acquistata per molte egregie operefatte in questa guerrae specialmente intorno a Pavia.

Cap.xiv

Propostedel principe d'Oranges a Malatesta Baglioni discusse fra questo e ifiorentini; accordi fra il principe e Malatesta per Perugia.Scarsissimi aiuti dei collegati ai fiorentini.

Nelquale tempo era già accesa molto la guerra di Toscana: perchéil principe di Orangespreso che ebbe Spellee che il marchese delGuastoil quale lo seguitava con fanti spagnuolidi quegli cheerano stati a Monopolicominciò ad appropinquarsi alloesercito suovenne al ponte di San Ianni presso a Perugia in su ilTeveredove si unirono seco i fanti spagnuoli; nella quale cittàerano tremila fanti de' fiorentini. Aveva il principeinnanzi siaccampasse a Spellemandato uno uomo a Perugia a persuadereMalatesta che cedesse alle voglie del pontefice; il qualeperritirare a sé in qualunque modo la città di Perugia eper desiderio che l'esercito procedesse piú innanziofferivaa Malatesta cheuscendosi di Perugiagli conserverebbe gli stati ebeni suoi propriconsentirebbe che liberamente andasse alla difesade' fiorentinie si obligherebbe che Braccio e Sforza Baglioni e glialtri inimici suoi non rientrassino in Perugia: e benchéMalatesta affermasse non volere accettare partito alcuno senzaconsentimento de' fiorentini nondimeno udiva continuamente leimbasciate del principeil quale poiché aveva acquistatoSpelle gli faceva maggiore instanza. Comunicava queste cose Malatestaa' fiorentini: inclinato senza dubbio alla concordiaperchétemeva alla fine del successoe forse che i fiorentini noncontinuassino in porgergli tutti gli aiuti desiderava; e quandoavesse ad accordare non sperava potere trovare accordo con miglioricondizioni di quelle che gli erano proposte; stimando molto megliochesenza offendere il pontefice e dargli causa di privarlo de' benie delle terre che se gli preservavanogli restasse la condotta de'fiorentini checol volersi difenderemettere in pericolo lo statopresente e le condizioni tollerabili che poteva avere dello esilioefarsi esosi gli amici suoi e tutta la terra. Perseverava peròsempre in dire di non volere accordare senza loroma soggiugnendoche volendo difendere Perugia era necessario che i fiorentini vimandassino di nuovo mille fantie che il resto delle genti lorofacesse testa all'Orsaialontana cinque miglia da Cortonane'confini del cortonese e perugino (il che non potevano fare senzasfornire tutte le terre)e nondimeno luogo sí debole che eranecessario si ritirassino a ogni movimento degli inimici. Dimostravache se non si accordavae il principelasciata indietro Perugiapigliasse il cammino di Firenzesarebbe necessario gli lasciassinoin Perugia mille fanti vivi e anche non basterebbenoperchéil pontefice potrebbe travagliarla con altre forze che con le gentiimperiali; ma che accordandoi fiorentini ritirerebbeno a sétutti i loro fantie lo seguiterebbeno anche dugento o trecentouomini de' suoi eletti; e che restandogli gli stati e beni suoiedesclusi gli inimici di Perugiaattenderebbe alla difesa con animopiú quieto. A' fiorentini sarebbe piaciuto molto il tenere laguerra a Perugiama vedendo che Malatesta trattava continuamente colprincipee sapendo anche che mai aveva intermesso di trattare colponteficedubitavano che egliper gli stimoli de' suoiper i dannidella città e del paese e per sospetto degli inimici e dellainstabilità del popoloalla fine non cedesse; e pareva loromolto pericoloso il mettere in Perugia quasi tutto il nervo e ilfiore delle loro forzesottoposte al pericolo della fede diMalatestaal pericolo dello essere sforzate dagli inimicie alladifficoltà del ritirarle in caso che Malatesta si accordasse.E consideravano ancora la mutazione di Perugia potergli pocooffendererestandovi gli amici di Malatesta e a lui le sue castellané vi ritornando Braccio e i fratelli: donde il ponteficementre che la perseverava in quello statonon poteva se non starnecon continuo sospetto. Nella quale titubazione di animostimandosopra ogni cosa la salvazione di quelle gentiné siconfidando interamente della costanza di Malatestamandoronosegretissimamentea' sei di settembreuno uomo loro per levarle daPerugiatemendo non fussino ingannate se si faceva l'accordo: einteso poi che per essere già vicini gli inimici non si eranopotute partirespedirono a Malatesta il consenso che accordasse. Maaveva giàmentre che l'avviso era in camminoprevenuto:perché Orangesil nono di settembrepassò il Tevereal ponte di San Ianni; ed essendo alloggiatodopo qualche leggierascaramucciala notte medesimaconchiuse l'accordo con Malatestaobligandolo a partirsi di Perugiadatagli facoltà che e'godesse i suoi benipotesse servire i fiorentini come soldatoritirare salve le genti loro: le quali perché avessino tempo aridursi in su il dominio fiorentino promesse Oranges stare fermo conl'esercito due dí. Cosí ne uscirno a' dodiciecamminando con grandissima celerità si condusseno il dímedesimo a Cortona per la via de' montilunga e difficilemasicura.

Cosísi ridusse tutta la guerra nel terreno de' fiorentini. A' qualibenché i viniziani e il duca d'Urbino avessino dato speranzadi mandare tremila fantiche per sospetto della venuta del principea quelle bande avevano mandato nello stato di Urbinonondimenononvolendo dispiacere al ponteficeriuscí promessa vana:solamente dettono i viniziani al commissario di Castrocaro danari perpagare dugento fanti. E non ostante che quel senato e il duca diFerrara trattassino continuamente di comporre con Cesarenondimenoperché questa difficoltà lo facesse piú facilealle cose loroconfortavano i fiorentini a difendersi.

Cap.xv

Disegnidei fiorentini; perdita di Cortona e di Arezzo. Dichiarazione diCesare di non voler udire gli ambasciatori fiorentini se non sonrimessi i Medici in città. Richiesta del pontefice che Firenzesi rimetta in suo potere. Dispareri in Firenze; decisione diresistenza. Il principe d'Oranges intorno a Firenze; le forze deifiorentini. Prime scaramuccie sotto Firenze.

Dueerano allora principalmente i disegni de' fiorentini: l'unochel'esercito ritardasse tanto a venire innanzi che avessino tempo ariparare la loro cittàalle mura della quale pensavano chefinalmente si avesse a ridurre la guerra; l'altrocercare di placarel'animo di Cesareeziandio con l'accordare col ponteficepure chenon fusse alterato la forma della libertà e del governopopolare. Perònon essendo ancora successo l'esclusione de'loro imbasciadoriavevano mandato uno uomo al principe di Orangesed eletti imbasciadori al pontefice; instandoquando glisignificorono la elezioneche insino allo arrivare loro facessesoprasedere lo esercito: il che ricusò di fare. Però ilprincipefattosi innanzibatté e dette l'assalto al borgo diCortona che va a l'Orsaianella quale città erano settecentofanti; e ne fu ributtato. In Arezzo era maggiore numero di fanti; maAntoniofrancesco degli Albizicommissarioinclinato ad abbandonarloper paura che il principepresa Cortonalasciato indietro Arezzonon andasse alla volta di Firenzee che prevenendo a quelle gentiche erano seco in Arezzola cittàmancandogli la piúpronta difesa che avessespaventata non si accordasse; peròsenza consenso publicose bene forse con tacita intenzione delgonfalonieresi partí da Arezzo con tutte le gentilasciatisolamente dugento fanti nella fortezza: ma giunto a Feghineperconsiglio di Malatestache era quivi e approvava il ridurre le forzealla difesa di Firenzerimandò mille fanti in Arezzo perchénon restasse abbandonato del tutto. Ma a' diciasette díCortonaalla difesa della quale sarebbeno bastanti mille fantinonvedendo provedersi per i fiorentini gagliardamentee inteso ancheforse la titubazione di Arezzosi arrendéancora che pocostretta dal principe; col quale compose di pagargli ventimila ducati.La perdita di Cortona dette cagione a' fanti che erano in Arezzononsi reputando bastanti a difenderlodi abbandonare quella città:la qualea' diciannove dísi accordò anche ella colprincipe: ma con capitoli e con pensieri di reggersi piúpresto da se stessa in libertà sotto l'ombra e protezione diCesare che stare piú in soggezione de' fiorentinidimostrandoessere falsa quella professione che insino allora avevano fatto diessere amici della famiglia de' Medici e inimici del governopopolare.

Nelquale tempo Cesare aveva negato espressamente non volere piúudire gli imbasciadori fiorentini se non restituivano i Medici; eOrangesbenché con gli oratori che erano appresso a luidetestasse senza rispetto la cupidità del papa e laingiustizia di quella impresanondimeno aveva chiarito non poteremancare di continuarla senza la restituzione de' Medici: e trovandosiavere trecento uomini d'arme cinquecento cavalli leggieri dumilacinquecento tedeschidi bellissima gentedumila fanti spagnuolitremila italianisotto Sciarra Colonna Piermaria Rosso Pierluigi daFarnese e Giovambatista Savello (co' quali si uní poi Giovannida Sassatellodefraudati i danari ricevuti prima da' fiorentinide'quali aveva accettata la condotta)e poi Alessandro Vitellicheavevano tremila fantima avendo poche artiglieriericercò isanesi che l'accomodassino di artiglierie. I qualinon potendonegare allo esercito di Cesare gli aiuti chiestima per l'odiocontro al pontefice e per il sospetto della sua grandezza malcontentidella mutazione del governo de' fiorentinico' quali per l'odiocomune contro al papa avevano avuto molti mesi quasi tacita pace eintelligenzamettevano in ordine l'artiglierie ma con quanta piúlunghezza potevano.

Avevaintratanto il papa udito gli oratori fiorentinie risposto loro chela intenzione sua non era di alterare la libertà della cittàma chenon tanto per le ingiurie ricevute da quel governo e dallanecessità di assicurare lo stato suo quanto per lacapitolazione fatta con Cesareera stato costretto a fare laimpresa; nella quale trattandosi ora dello interesse dell'onore suonon chiedeva altro se non che liberamente si rimettessino in potestàsuae che fatto questo dimostrerebbe il buono animo che aveva albenefizio della patria comune. E intendendo poi checrescendo aFirenze il timoremassime poi che avevano inteso l'esclusione fattadegli oratori loro da Cesareavevano eletto a lui nuoviimbasciadoripensando fussino disposti a cederglie desiderosodella prestezza per fuggire i danni del paesemandò in posteallo esercito l'arcivescovo di Capua: il qualepassando per Firenzetrovò disposizione diversa da quel che si era persuaso.

Fecesiintanto innanzi Orangese a' ventiquattro era a Montevarchi nelValdarnolontano venticinque miglia da Firenzeaspettando da Sienaotto cannoniche si mosseno il dí seguente; ma camminando conla medesima lunghezza con la quale erano stati preparatifuronocagione che il principeche a' ventisette aveva condotto l'esercitoinsino a Feghine e l'Ancisasoprastette in quello alloggiamentoinsino a tutto il dí quarto di ottobre: donde procedéla durezza di tutta quella impresa. Perchéperduto Arezzovedendosi mancare le speranze e le promesse fatte loro da ogni bandala fortificazione che si faceva della città dalla banda delmonte non ancora ridotta in termine chebenché vi silavorasse con grandissima sollecitudinenon paresse a' soldati cheprima che fra otto o dieci dí potesse mettersi in difesaeintendendo l'esercito inimico camminare innanzied essendosi dallabanda di Bologna mosso per ordine del papa Ramazzotto con tremilafantisaccheggiata Firenzuola ed entrato nel Mugelloe temendosinon andasse a Pratoi cittadini spaventati cominciorono a inclinarsiall'accordoe massime che molti se ne fuggivano per timore: in modochenella consulta del magistrato de' dieci proposto alle cose dellaguerranella quale consulta intervenneno i cittadini principali diquel governofu parere di tutti di spedire a Roma libero e ampiomandato per rimettersi nella volontà del pontefice. Maavendone fatta relazione al supremo magistratosenza il consenso delquale non si poteva farne la deliberazioneil gonfalonierecheostinatamente era nella contraria sentenzala contradisse; econgiugnendosi con lui il magistrato popolare de' collegichepartecipava della autorità de' tribuni della plebe di Romanel quale per sorte erano molte persone di mala mente e di grandetemerità e insolenzapotette tantofomentando anche la suaopinione l'ardire e le minaccie di molti giovaniche impedíche per quei dí non si fece altra deliberazione. E nondimeno èmanifesto che se il dí seguenteche fu il vigesimo ottavo disettembreil principe si fusse spinto piú innanzi unoalloggiamentoquegli che contradicevano all'accordo non arebbenopotuto alla inclinazione di tutti gli altri resistere: da tantepiccole cagioni dependono bene spesso i momenti di cose gravissime.Il soprasedere vano di Orangesinterpretato da alcuni che pernutrire la guerra fusse fatto studiosamenteperché alloaccostarsi presso Firenze non gli erano necessarie l'artiglieriefucausa che in Firenze molti ripreseno animo; ma quel che importòpiú fu che la fortificazionecontinuata senza una minimaintermissione di tempo con grandissimo numero d'uominisi condussein grado cheinnanzi che Oranges si movesse da quello alloggiamentogiudicorono i capitani che i ripari si potessino difendere: dondecessata ogni inclinazione allo accordosi messe la cittàostinatamente alla difesa; essendosi anche aggiunto ad assicurare glianimi loro che Ramazzottoche aveva condotto seco villani senzadenari e non soldatiessendo venuto non con disposizione dicombattere ma di rubaresaccheggiato che ebbe tutto il Mugellosiritirò nel bolognese con la predadissolvendosi tutta lagentela quale aveva venduto a lui la maggiore parte delle cosepredate. Cosí di una guerra facilee che si sarebbe finitacon piccolo detrimento di ciascunorisultò una guerragravissima e perniciosissimache non potette finirsi se nondistrutto che fu tutto il paesee condotta quella città inpericolo dell'ultima sua desolazione.

Mossesia' cinque di ottobreOranges da Feghine; ma camminando lentamenteper aspettare l'artiglierie di Siena che gli erano vicinenon ebbecondotte tutte le genti e l'artiglierie nel Piano di Ripolia duemiglia di Firenzeprima che a' venti díe a' ventiquattroalloggiato tutto l'esercito in su i colli vicini a' ripari: i qualimovendosi dalla porta di Saminiatooccupavano i colli eminenti allacittàinsino alla porta di San Giorgio; e movendosi anche unaalia da Saminiatoche si distendeva insino in su la strada dellaporta di San Niccolò. Erano in Firenze ottomila fanti vivi; ela resoluzione era di difendere PratoPistoiaEmpoliPisa eLivornonelle quali terre tutte avevano messo presidio sufficientee il resto de' luoghi lasciare piú presto alla fede edisposizione de' popoli e alla fortezza de' siti che mettervi grossegenti per guardargli. Ma già si empieva tutto il paese diventurieri e di predatori; e i sanesi non solo predavano per tuttoma eziandio mandorono gente per occupare Montepulcianosperando chepoi dal principe fusse consentito loro il tenerlo; ma essendovialcuni fanti de' fiorentini si difese facilmente: e vi sopragiunsepoco poi Napolione Orsinosoldato de' fiorentinicon trecentocavalliche non era voluto partirsi di terra di Roma insino a tantoche il pontefice non si fusse indiritto al cammino di Bologna.

AlloggiatoOranges l'esercitoe distesolo molto largo in su i colli di Monticidel Gallo e di Giramontee avuti guastatori e alcuni pezzi piccolidi artiglieria da' lucchesifece lavorare uno riparocredevasi perdare uno assalto al bastione di Saminiato; e all'incontroperoffenderlofurono piantati nell'orto di Saminiato quattro cannoni insu uno cavaliere. Arrenderonsi subito al principe le terre di Colle edi San Gimignanoluoghi importanti per facilitare le vettovaglie chevenivano da Siena. Piantòa' ventinoveOranges in su unobastione del Giramonte quattro cannoni al campanile di Saminiato perabbatterloperché da uno sagro che vi era piantato era moltodanneggiato l'esercito; e in poche ore se ne roppeno due. Peròavendo il dí seguente condotto un altrotratti che vi ebbenoinvano circa cento cinquanta colpiné potuto levarne ilsagrosi astenneno dal tirarvi piú. E considerandosi pertutti la oppugnazione di Firenzemassime da uno esercito soloessere difficillimacominciorono le fazioni a procedere lentamentepiú tosto con scaramuccie che con maniera di oppugnazione.Fecesia' due di novembreuna grossa scaramuccia al bastione di SanGiorgio e a quello di San Niccolò e della strada Romana; e a'quattro fu piantata in su il Giramonte una colubrina al palazzo de'signoriche al primo colpo si aperse. E a' settei cavalli cheerano dentro scorseno in Valdipesae preseno cento cavalli la piúparte utili; e cavalli e archibusieriusciti dal Pontederapresenosessanta cavallitra le Capanne e la torre di San Romano.

Cap.xvi

Ilpontefice e Cesare a Bologna. Accordi per continuare l'impresa controFirenze. La questione di Modena e di Reggio. Discussioni per la pacecoi veneziani e per il perdono di Cesare a Francesco Sforza.Continuazione della guerra in Lombardia. Pace di Cesare col duca diMilano e coi veneziani.

Nelquale tempo essendo giunto il pontefice a BolognaCesaresecondol'uso de' príncipi grandivi venne dopo lui; perché ècostume chequando due príncipi hanno a convenirsiquello dipiú degnità si presenta prima al luogo diputatogiudicandosi segno di riverenza che quello che è inferiorevadi a trovarlo: dove ricevuto dal papa con grandissimo onoreealloggiato nel palazzo medesimo in stanze contigue l'una all'altraparevaper le dimostrazioni e per la dimestichezza che appariva traloroche fussino continuamente stati in grandissima benivolenza econgiunzione. Ed essendo già cessato il sospetto dellainvasione de' turchiperché l'esercito loropresentatosiinsieme con la persona [di Solimanno] innanzi a Viennadove eragrossissimo presidio di fanti tedeschinon solo avevano dati piúassalti invano ma ne erano stati ributtati con grandissima uccisionein modo che diffidandosi di potere ottenerlae massime non avendoartiglieria grossa da batterla e stretti da' tempi che in quellaregione erano asprissimiessendo il mese di ottobrese ne levorononon ritirandosi a qualche alloggiamento vicino ma alla volta diCostantinopolicammino credo di tre mesi; però trovandosiCesare assicurato di questo sospettoche l'aveva prima inclinatonon ostante l'acquisto di Paviaa concordare col duca di Milanoeperò mandato a Cremona il Caraccioloma ancora indotto apersuadere al pontefice il pensare a qualche modo per la concordiaco' fiorentiniacciò che spedito dalle cose di Italia potessepassare con tutte le genti in Germania a soccorso di Vienna e delfratello: ma cessato questo sospettocominciorono a trattare dellecose di Italia.

Nellequali quella che premeva piú al pontefice era la impresacontro a' fiorentini; e in questa anche Cesare era molto inclinatosí per sodisfare al pontefice di quello che si era capitolatoa Barzalona come perchéavendo la città in concetto diessere inclinata alla divozione della corona di Franciagli eragrata la sua depressione. Peròessendo in Bologna quattrooratori fiorentini al pontefice e facendo anche instanza di parlare aluinon volle mai udirglise non una volta sola quando parve alpontefice; da chi prese anche la sostanza della risposta che feceloro. Però si conchiuse di continuare la impresa e (perchéla riusciva piú difficile che non era paruto al pontefice) divolgervi quelle genti che erano in Lombardiase nascesse occasioned'accordo co' viniziani e con Francesco Sforzale quali fussinopagate da Cesaree che il papa pagasse ciascuno mese al principed'Oranges (il quale per trattare queste cose venne a Bologna) ducatisessantamilaperchénon potendo Cesare sostenere tantespesemantenesse quelle genti che erano già intorno aFirenze.

Parlossipoi dell'altro interesse del pontefice che erano le cose di Modena edi Reggio; nella quale [pratica] il papaper fuggire il caricodell'ostinazioneavendo proposto quella cantilena medesima che avevapensata prima e usata lungamente. Aveva perciò il principemandato mille cinquecento fanti quattrocento cavalli e quattro pezzidi artiglieria a pigliare la Lastradove erano tre bandiere difanti; e innanzi arrivasse il soccorso di Firenze la preseammazzatidegli inimici circa dugento fanti. Succedé che la notte degliundici di dicembre Stefano Colonnacon mille archibusieri equattrocento tra alabarde e partigianetutti in corsaletto e all'usospagnuolo incamiciatiassaltarono il colonnello di Sciarraalloggiato nelle case propinque alla chiesa di Santa Margherita aMonticisforzoronlecon morte di piú di dugento uomini emolti feritie tutto il colonnello in sbaraglioné perderonouno uomo solo. E andando Pirro da Castel di Piero per pigliareMontopoliterra del contado di Pisai fanti che erano in Empolitagliatagli la strada tra Palaia e Montopolilo ropponofatti moltiprigioni. E da uno colpo di artiglieria fu mortonell'orto diSaminiatoMario Orsino e Giulio da Santa Croce. E nel Borgo daSansepolcro entrò Napolione Orsinosoldato de' fiorentinicon cento cinquanta cavalliperché Alessandro Vitelliversoil Borgo e Anghiariandava distruggendo il paese. Ma passate cheebbono l'Alpi le genti mandate nuovamente da CesarePistoia e poiPratoabbandonate dalle genti de' fiorentinisi arrendorono alpontefice: però l'esercitonon avendo alle spalleimpedimentonon si andò a unire con li altrima fermatosidall'ala Francesco Sforza; a che instava molto il ponteficedesideroso della quiete universale; e anche perché le cose diCesaredisoccupate dall'altre impresesi volgessino contro aFirenze. Riteneva Cesare piú che altro il parergli non fussecon sua degnità il credersi che quasi la necessità loinducesse a perdonare a Francesco Sforza; e Antonio de Levache eracon lui a Bolognafaceva ogni instanza perché di quello statosi facesse altra deliberazioneproponendo ora Alessandro nipote delpapa ora altri: nondimenoessendo difficoltà di collocarequello stato in persona di chi Italia si contentassenéavendo il papa inclinazione a pensarvi per i suoinon essendo cosache si potesse spedire se non con nuove guerre e con nuovi travagliCesarein ultimoinclinando a questa sentenzaconsentí diconcedere a Francesco Sforza salvocondottosotto nome di venire alui a giustificarsi ma in fatto per ridurre le cose a qualchecomposizione; consentendo ancora i viniziani alla venuta suaperchésperavano che in uno tempo medesimo si introducesse la concordiadelle cose loro.

Enondimeno non cessavano però l'armi in Lombardia; perchéil Belgioiosoil quale per l'assenza di Antonio de Leva era restatocapo a Milanoandò con settemila fanti a campo a SantoAngelodove erano quattro compagnie di fanti viniziani e di Milano;e avendolo battuto con l'occasione di una pioggia continua che facevainutili gli archibusiche allo scoperto difendevano il muroaccostato i suoiappoggiati agli scudi e con le spade e picchedette l'assaltoaccostandosi anche egli valentemente con gli altri:ma non potendo quegli di dentro tenere in mano le corde da dare ilfuocoed essendo necessitati gittargli in terra e combattere conaltre armisbigottiti cominciorono a ritirarsi e ad abbandonare lemura; in modo cheentrati dentro gli inimicirestorono tutti omorti o prigioni. Disegnò poi andare di là da Addaepassata già parte dello esercito per il ponte fatto aCascianoalcune compagnie de' nuovi spagnuoli si partirono perandare a Milano; ma lui prevenendoglifece pigliare l'armi allaterrain modo che non potendo entrare ritornorono indietro alloesercito.

Magiànon ostante queste cose e lo essere i tedeschi ne'terreni de' vinizianisi strignevano talmente le pratiche della paceche raffreddavano tutti i pensieri della guerra. PerchéFrancesco Sforzapresentatosisubito che arrivò in Bolognaal cospetto di Cesaree ringraziatolo della benignità sua inavergli conceduto facoltà di venire a luigli esposeconfidare tanto nella giustizia sua cheper tutte le cose succeduteinnanzi che il marchese di Pescara lo rinchiudesse nel castello diMilanonon desiderava altra sicurtà o presidio che lainnocenza propria; e che perciòin quanto a questerinunziava liberamente il salvocondotto; la scrittura del qualeavendo in mano la gittò innanzi a luicosa che moltosodisfece a Cesare. Trattoronsi circa a uno mese le difficoltàdell'accordo suo e di quello de' viniziani; e finalmentea' ventitrédi dicembreessendosene molto affaticato il ponteficesi conchiusel'uno e l'altro: obligandosi Francesco a pagargli in uno anno ducatiquattrocentomilae cinquecentomila poi in dieci anni cioèogni anno cinquantamilarestando in mano di Cesare Como e ilcastello di Milano; quali si obligò a consegnare a Francescocome fussino fatti i pagamenti del primo anno. E gli dette lainvestiturao vero confermò quella che prima gli era data.Per i quali pagamenti osservaree per i doni promessi a' grandiappresso a luifece grandissime imposizioni alla città diMilano e a tutto il ducatonon ostante che i popoli fussinoconsumati per sí atroci e lunghe guerre e per la fame e per lapeste. Restituischino i viniziani al pontefice Ravenna e Cervia co'suoi territorisalve le ragioni loroe perdonando il pontefice aquelli che avessino macchinato o operato contro a lui: restituischinoa Cesareper tutto gennaio prossimotutto quello posseggono nelregno di Napoli: paghino a Cesare il resto de' dugentomila ducatidebiti per il terzo capitolo dell'ultima pace contratta tra lorocioè venticinquemila ducati infra uno mese prossimo e dipoiventicinquemila ciascuno anno; ma in caso che infra uno anno sianorestituiti loro i luoghise non fussino restituiti secondo il tenoredi detta pace o giudicate per arbitri comuni le differenze: paghinociascuno anno a' fuorusciti cinquemila ducati per l'entrate de' benilorocome si disponeva nella pace predetta; a Cesare centomila altriducatila metà fra dieci mesi l'altra metà dipoi a unoanno. Decidinsi le ragioni del patriarca di Aquileiariservateglinella capitolazione di Vormaziacontro al re di Ungheria; includasiin questa pace e confederazione il duca di Urbinoper essereaderente e in protezione de' viniziani. Perdonino al conte Brunoro daGambara. Sia libero il commercio a' sudditi di tuttiné sidia ricetto a' corsali i quali perturbassino alcuna delle parti: sialecito a' viniziani continuare pacificamente nella possessione ditutte le cose tengono: restituischino tutti i fatti ribelli peressersi aderiti a Massimilianoa Cesare e al re di Ungheriainsinoall'anno mille cinquecento ventitré; ma non si estenda larestituzione a' beni pervenuti nel fisco loro. Sia tra dette partinon solo pace ma lega difensiva perpetua per gli stati di Italiacontro a qualunque cristiano. Promette Cesare che il duca di Milanoterrà continuamente nel suo stato cinquecento uomini d'armee[egli stesso]per la difesa del duca e de' vinizianiottocentouomini d'arme computativi i cinquecento predetticinquecento cavallileggieri seimila fanticon buona banda di artiglieriee i vinizianiil medesimo alla difesa del duca di Milano; ed essendo molestatociascuno di questi statigli altri non permettino che vadiavettovaglie munizioni corrieri imbasciadori di chi offendeproibirgli ogni aiuto de' suoi stati e il transito a lui e alle suegenti. Se alcuno principe cristianoeziandio di suprema dignitàassalterà il regno di Napolisiano tenuti i viniziani adaiutarlo con quindici galee sottili bene armate. Siano compresi iraccomandati di tuttinominati e nominandinon perciò conaltra obligazione de' viniziani alla difesa. Se il duca di Ferraraconcorderà col pontefice e con Cesaresi intenda incluso inquesta confederazione. Per la esecuzione de' quali accordiCesarerestituí a Francesco Sforza Milano e tutto il ducatoe nerimosse tutti i soldati; ritenendosi solamente quegli che eranonecessari per la guardia del castello e di Como; i quali restituípoi al tempo convenuto. E i viniziani restituirono al pontefice leterre di Romagnae a Cesare le terre tenevano nella Puglia.