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FrancescoGuicciardini



DEFENSORIA

CONTRAPRECEDENTEM





Cognosconon essere convenientegiudiciche chi si sente innocente e con laconscienzia purgatatema o si perturbi per le accusazione falseperché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suoprotettore e defensorenè comporti che la verità siasuffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi sipresentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocrementel'animovedendomi qui in mezzo di tanta multitudinela quale tuttaguarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppouna legge nuovauna nuova forma di cognoscere la causa ed udire leparte publicamenteio sia el primo chiamato in giudicio e riguardatoda tutti quasi per esemplopieno di travagli abbia in pericolo tuttoquello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesiinnanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasiinvidioso agli amiciora mi truovi sì afflitto che sia nonchéaltromiserabile agli inimici. Nondimanco la speranza che io hoprima nello onnipotente Dioche non è solito lasciareopprimere alcuno a tortodi poigiudicinella bontà esapienzia vostrami conforta e mi sostienein modo che non solotengo per certa la salute (e che altro può sperare innanzi atali giudici uno innocente?) ma ancora mi pare che lo essere chiamatoin giudicio si possa attribuire a felicità.

Migliorefortuna sarebbe stata che questi carichi e questi romori che nonhanno causa o fondamento alcunonon mi fussino sìingiustamente andati addosso; ma poi che erano andati ed appiccatinegli animi di moltinon potevo desiderare più cosa alcunache venire occasione che la innocenzia mia fussi cognosciuta daognuno sì chiaramenteche nessuno ne potessi piùdubitareacciò che finalmente io apparissi al presente nelconspetto della città quello che sempre sono stato e per elpassato sono apparito. Arebbelo a ogni modo fatto el tempo per semedesimoperché come dice el proverbiogli è padredella veritàla quale è impossibile che a lungo andarenon venga in luce; ma con queste contradizione e dispute si chiariràper modo che resterà sanza dubio più purgata e piùsplendiente. Però se lo accusatore mio si è mosso aquesta accusazione per zelocome lui ha dettodella republicanonpossosendo ancora io cittadinovolergli male di questa sua buonamente; se l'ha indotto la ambizionecome e molti credevano primaedora che l'hanno udito lo credono molto piùsono sforzatoavere obligazione alla imprudenzia suapoi che non ha cognosciutoche da quelle arme con che credeva offendermi ed opprimermiioresterò difeso e sullevatobenché di lui e del finesuo io parlerò in altra parte.

Orapoi che tutto el fondamento della innocenzia mia consiste in Dio ene' giudiciio priego prima con tutto el cuore la Divina Maestàche quale è l'animo mio e quali sono state le mie azionetalesia el fine di questo giudicio. Se io sono infetto di quelli peccatiche io sono imputatonon recuso di essere punito come meritamente sidebbeed essere esemplo a ognuno della severità vostragiudici; ma se io sono innocenteche mi dia facultà diesprimere bene le ragione mie ed illumini in modo la mente de'giudiciche la autorità che questo popolo ha data loro pergastigare e' cattivinon sia a distruzione de' buoni.

Dipoi dimando a voi giudici non misericordianon compassionenonmemoria di quella benivolenzia che ho avuto con molti di voima unasola cosaed a giudicio di ognuno molto ragionevole e molto onesta:che voi non portiate qua le sentenzie fatte in casama le facciatenascere e le formiate in su questo tribunale; caviatele non dalleopinione e romori del vulgonon dalle calunnie de' malignima dalleconiettureda' testimonidalle pruove che vi saranno addotte ingiudicio; rimoviate le impressione se alcuno n'avessi fatteefermiate l'animo e la intenzione come se oggi udissi una cosa di chenon avessi mai sentito parlaree con resoluzione di giudicarla nonsecondo che molti vanamente hanno credutoma secondo chemaneggiandola e mettendo la mano nella piaga la vi apparirà econsterà. Così appartiene alla vostra bontàlaquale debbe essere più presto desiderosa di potere giustamenteassolvereche rigidamente condannareo almanco non inclinata inparte alcuna; così appartiene alla vostra sapienziala qualedebbe considerare quanto sia pernizioso alla republica che alcunoinnocente sia con false calunniecon invidiosi romori oppresso atorto; così ancora è la voluntà del popoloelquale se bene ha creduto o crede forse ancora qualche cosaha peròvoluto che diligentemente sia cognosciuto la veritàe perònon ha commesso o che io sia punito sanza essere uditoo preposto aquesto giudicio uomini ignoranti e leggerissimima persone di tantaprudenziabontà e gravitàche ha tenuto per certo chenon manco abbino a sapere che a volere trovare la verità.

Ecertogiudicise in voi sarà quella attenzione ed animo cheio presuppongovi farò facilmente cognoscere che rimossoquesto veloquesta nebbia di carichi e romori falsiquesto gridochenonché sanza causama anche sanza colore mi èandato addossonon fu mai chiamato in giudicio alcuno con piùdebolecon più leggiere calunnie; nessuno fu mai assoluto conpiù aperticon più saldicon più giustifondamenti. Però sono certo che udendo le mie giustificazionevi verrà non solo compassione di meche sanza alcuna causasia stato così iniquamente sottoposto alle lingue de' malignicosì ingiustamente lacerato da ognunoma nel caso mioconsiderrete el vostro e quello di ognunoperché quello chesanza alcuna causa e sanza alcuno colore è intervenuto a mepuò intervenire ogni dì a voi ed a ognuno.

Cosìè in facultà della invidia e della malignitàfingere e divulgare uno peccato di uno altro innocentecome controalla verità ha fatto e divulgato di me; così in potestàdello errore e della ignoranzia credere vanamente nel caso di unoaltroquello che ha creduto nel mio. Anzi sono molti sottoposti piùa questo pericolo che non ero ioperché avendo io giàmolti anni fatto in tanti modi ed in tanti luoghi esperienzia di meed essendo non per una esperienzia sola di uno dima per molteeper el corso di molti anni risonato in questa città tale odoredella integrità e delle altre qualità mieche perparlare modestamente nè io nè la casa mia aveva davergognarepareva poco credibile che facilmente potessi nascere dime romore contrariomanco credibile che facilmente si avessi acrederee scancellare così facilmente una opinione giàconfermata ed invecchiata. Nondimeno se con uno grido di uno dìsi è dimenticato ogni cosa e creduto in una ora sola elcontrario di quello che era stato creduto tanti anniquanto piùn'hanno a temere coloro che insino a ora non hanno avuto occasione dimostrare quello che sonoe della virtù de' quali s'ha piùpresto speranza che se ne sia veduto esperienzaed in chi uno romorefalso che nascessi non arà a combattere con opinione o memoriadelle azione ed opere passatema non trovando ostaculo si apiccheràpiù facilmente e con più fondamentoed essendo piùfondatosarà più difficile a spegnere o sbarbare.Nella causa mia adunche e nel pericolo mio si tratta la causa ed elpericolo di moltiperché a tutti può accadere elmedesimo che a mea molti ancora più facilmente che a me:però quella bontà e quella prudenzia vostragiudiciche è debita in questo giudicio a me solomi debbe tanto piùvolentieri essere prestata da voiquanto più cognoscete chequella salute che voi darete a mecon ragione potrà essereutilità vostra e di tuttiquello male che voi mi facessi atorto potrebbe a qualche tempo nuocere con lo esempio a voi ed atutti.

Siaadunche el fondamento principale della difesa mia quello che èverissimoquello che è giustissimoquello che non puòavere alcuna replica o contradizione: che in questo giudicio non siattendino e' carichinon si attendino e' romorinon si giudichi lacausa col grido ma si cerchi la verità; odinsi diligentementee' testimonipesinsi le pruoveconsiderinsi bene le conietture;concesso questoche nessunomi si può negaresono giàassolutosono liberato. Nè iogiudicifo instanzia che voigià fermiate nello animo vostro che questi romori siano falsiche siano contrari alla verità; non vi dimando questose benequando io lo dimandassinon dimanderei forse cosa troppoinconveniente: perché che ingiustizia sarebbeche essendo insu una bilancia da uno canto le cose fatte da me per el passatolaesperienzia di tanti annie quello che lungamente voi ed ognuno hainteso e creduto di me: da altro nienteeccetto una opinione in ariadurata quattro dìuno romore incerto sanza originesanzaautoresanza verisimilitudine alcuna; che ingiustiziadicosarebbese con uno fondamento fermocerto e paragonatosiributtassi una vanità di uno grido che non ha nè veritànè colore? Ma io non dimando questonon voglio che le cosemie procedino con sì buona condizionenon che mi giovi lefaticheel sudore e pericoli di tanti anninon che voi abbiatememoria alcuna di quello che per el passato avete veduto e credutome; bastamicontentamiho per grandissima felicitàchestiate con la opinione vostra sospesistiate neutraliparati acredere che e' carichi siano verise con le pruove e con lachiarezzae non col gridosi mostrerrà che siano veri;parati ancora a credere che siano falsise con la veritàconla ragione si mostrerrà che siano falsi.

Eperché tutto el fondamento della causatutta la difesa miaconsiste quie fermato bene questoè remosso ognidifficultàogni disputaiose non mi confidassi interamentenella sapienzia vostrami ci affaticherei piùmi distendereipiùallegherei molti esempli per e' quali saresti capaci nonsolo voi che sanza questo siatema ancora tutto questo popolonèmanco che gli altriquegli che hanno creduto più che glialtriche quello che ora è intervenuto a me di esserecalunniato falsamenteè in ogni tempo ed in questa cittàcome nelle altreintervenuto a infiniti uomini di grandissima virtùe bontàe che erano lo specchio ed omamento delle loropatrie; anzi pare che questao invidia o fortuna che la siapercuota più spesso e più volentieri chi manco lomeritache gli altri; e quello che in ogni tempo è accaduto atanti e che ora accade a mepuò facilmente in futuro accaderea tutti gli altri.

Direiche Roma non ebbe mai nè el più utile nè el piùsavio cittadino che Fabio Massimo che con la prudenzia sua e colsapersi temporeggiare raffrenò el corso delle vittorie diAnnibale; nondimeno quando era più utile alla republicaebbetanto carico di tenere quelli modi co' quali salvava la cittàche fu creduto dal popolo che fussi d'accordo con Annibalee vennein tanta infamia che alla dittatura gli fu dato uno compagnocosache nè prima nè poi non fu mai fatta a Roma; ma nonmancò la verità del solito suoperché poco poifurono cognosciuti e' sua meriti e confessato da ognuno che da luisolo s'aveva a ricognoscere la salute della città.

Ardiròdire che non solo in Atene che fu sì savia e sì famosacittàma che anche in nessuna altra republica non fu mai elpiù degno nè el più glorioso cittadino diPericle; perché non con forzenon con fazionenè conalcuna corruttela governò trenta anni quella città cheera liberacon la autorità sola e riputazione della virtù;e nondimeno perché nella guerra contro a' Lacedemònidi che lui era stato consigliatoreseguì qualche disordinefu con grandissimi carichi e romori deposto dal popolo del governo;benché poco poi accortisi del torto fatto a lui e del dannofatto a sèlo restituirono maggiore che prima.

Nèmi mancherebbono anche esempli nella nostra cittàe quelloche è più nella famiglia nostra medesima. MesserGiovanni Guicciardiniessendo commissario del campo nostro nelloassedio di Luccaed essendo el campo nostro sforzato a ritirarsifusanza fondamento alcuno infamato d'avere avuto danari da' lucchesidi che fu accusato innanzi a' rettori della cittàe se benegli fussi spinto adosso da Cosimo de' Medici che allora aspirava allagrandezzaprevalse la innocenzia sua ed onorevolissima. mente fuassoluto da' giudicie cognosciuto da ognuno quello che era.Ricordomi io ancora quasi fanciullo levarsi uno grido adosso a PieroSoderiniche andò tanto innanzi che insino allo uscio di casagli furono dipinti molti improperi; nondimeno perché non avevafondamento cadde da se medesimo in terra in capo di poche settimanee luiinnanzi che passassi uno annofu fatto con grandissimo favoregonfaloniere a vita.

Potreiallegare questi ed infiniti altri esemplima è superfluogiudicialla sapienzia vostra la quale per se medesima ècapacissima che altra cosa è una calunniaaltra unaimputazione vera. Questa ha principioha autore certoha chiarezzaha particulari de' modi e de' tempi; vedesi la origine suavedesi elprogressoveggonsi e'mezzinon si può tanto occultare che sispenganon tanto negare che non appaiae quanto più vainnanzi col tempotanto più si fonda e si ferma; quella nonha caponon ha principio alcuno certonon si vede la fontenèsi sa lo autore; è varia e confusanon distingue tempinonmodi; non sa dire altro che dire: ha rubato; dimandato checome oquandotanto ne sa uno quanto uno che venga di Egitto; quanto piùsi cerca manco si truova; quanto più si vuole scuoprire tantopiù diventa incerta; el tempo da se stesso la consuma e lariduce in termine che alla fine chi l'ha creduta si vergogna di semedesimo d'averla creduta. Vediamo ora di che sorte è lanostrae giudicategiudicise io sono degno di odio o se io meritocompassione.

èel primo capo della accusazione che io ho rubato somma infinita didanarie per potergli rubareho concesso a' soldati nostri a saccoquesto paese: peccato sanza dubio sì grandesì enormee sì orribile che tutte le arte di che è stata piena laorazione dello accusatoretutte le esclamazione che ha fattoancorache siano state sì veementi e terribilenon sarebbono bastatea dimostrare una minima parte della gravezza sua. Ma non si puòragionare della pena se prima non si cognosca del delitto; s'avevaprima a chiarire questoprima a dichiarare el verbo principalepoia parlare degli accessorie spargere quella vena di eloquenzialaquale ti è parso non potere fare meglio cognoscere che colpigliare una accusazione falsaperché le vere sa mostrareognuno anzi si sostengono da se medesimenè hanno bisognodello ingegno o lingua dello oratore; benché piùlaudabile era cercare di mostrare alla patria prudenzia o bontàche artificio di parlare; mostrare che tanti anni che tu hai studiatoe Cicerone e filosofiavessi imparato che la patria ha bisogno dicittadini buoniamorevoli e gravinon di ornati parlatorie' qualio non mai gli sono utilio almanco sempre gli sono dannosise nonhanno congiunta la prudenzia e gravità con la eloquenzia. Edin che consiste più la prudenzia di uno accusatoreche insapere eleggere reo che difficilmente possa essere assolutonon unoche non possi essere condannato? In che consiste più lagravitàche nel fondarsi in cose solidepesate e certe everenon in argomentuzzi ed in cavillazioncelleche da lontanopaiono pocoda presso e quanto più le strigni si risolvono infummo?

Hachiamato per testimonio uno esercito intero; credetti vedere questapiazza piena di arme e di cavalli; ebbiio lo confessopauraperché ora che sono così abiettocosì percossodalla fortunacon difficultà combatto con unonon che iopotessi difendermi da uno esercito. Ma dove è questo esercito?Volessi Dio che così fussino tutti gli eserciti! Non aremo maipaura di guerre o di inimici; perché questo non si vedenonsi sentenon fa nè male nè paura a persona; èsimile alle nostre calunnieche chi le ode da altricrede sianoqualche cosa grandema ognuno che se gli accosta vede che sono nonnulla. Cosìtante migliaia di uominitanti capitanitantisignoritante legionisi riducono a quattrosei testimonie'quali dimandati diligentemente quello che diconodiranno alla fineloro medesimi che non sanno quello che si dicono. Non vogliorecusarlicome giustamente potreiperché sono tutte personechecome hanno detto loro medesimipatirono gravi danni neitransito ed alloggiamenti di quelle gentenè potendo valersicontra di chi gli ha danneggiaticercano sfogarsi dove possono.

Echi non sa quanto le cose de' testimoni sono tenere ne' giudiciquanto bisogna avvertirviquanto debbono essere non solo tali che inloro non apparisca causa alcuna di grave passionema ancora tali chenon si possa conietturare una minima scintilla di qualunque leggieresdegnuzzo? Perché poi che dal detto loro ha dependere cosa sìgrande quanta è la condannazione di uno uomoarebbonovolentieri le legge ordinato che non si stessi a detto d'uominisapendo quanto sono communemente corruttibilie potendo dubitare chese bene non apparisca causa di corruzionepure che segretamente lavi fussi; ma poi che per difficultà di provare le cosealtrimentiè stato necessario ammettere e' testimoni ne'giudicihanno voluto le legge obidire alla necessitàma nondimenticarsi el sospettoe però hanno escluso el testimoneogni volta che si possa conietturare causa alcuna per la qualepossino avere passionebenché leggierenel negocio che sitratta.

Seadunche io facessi instanzia che a questi testimoni che dicono averepatito gravi danninon si credessiche non si tenessi conto alcunodel detto loronè e' giudici lo negherebbononèquesta moltitudine se ne maraviglierebbenè tu sapresti chedire in contrario. Ma vedi quanto io procedo alla pianaquanto ioconfido nella veritàquanto io non fo altro fondamento chedella innocenzia mia: non oppongo a questi tuoi testimoni nèquesto nè altro che si potessi opporre; non gli rifiuto;presto loro quella medesima fede che tuanzi gli metto in miglioregrado; che dove tu gli hai prodotti per soldatiio sono contento chequesti giudici gli accettino per vangelistiperché non so seel detto loro è vero o falsoma so bene che non mi nuoce; eda te forse pare che io t'abbia fatto una grazia grandea me pareaverti donato non nulla.

Chedicono questi benedetti testimoni? Dicono che quando si facevanoquelli danniudirono dire a molti fanti(forse che hanno allegatocapitani? o almanco avessino allegato uomini d'arme!) udironodicodire a molti fantimentre che erano ripresi del rubareche rubavanoperché non erano pagatie messer Francesco aveva dato lorolicenzia che rubassino; questo ridotto atto è el sugo di tuttoquesto esamine. O bello testificatoo pruove concludenteotestimoni da averne paura! Non si sa chi siano questi fantinon diche compagnie; non so se erano fanti pagati ordinariamenteo pureventurieri mescolati tralle compagniecome sempre ne concorreinfiniti drieto agli eserciti; e noi vogliamo avergli per testimonistare a detto di loro soli in una causa di tanta importanzadi tantointeresse?

Voglionole legge che in ogni causa benché minima si sappino e' nomide' testimonila patriala originela vitale dependenzieacciòche si possino interrogaresi possi ricercare se hanno passionealcunasi sappino e' portamenti loro; perché a quegli chesono di mala famadi mala vitanon si dà fedee si credeche chi è poco circunspetto nel faresia ancora mancoavvertito nel dire; voglionoquando sono ancora integri da ogniparteche abbino a dire quello che ne sappinoallegareparticularmente tutto quello che hanno intesoche hanno vedutocheè stato loro dettodovecomequando e da chi; che abbino adire tanti particulariche la cosa quasi da se stessa si metta inluce e si tocchi con mano; e noi crederreno a testimoni incognitiatestimoni di poca condizionea spadaccinia ruffianitestimoni usia dire più bestemmie che parolee quello che è piùa testimoni ladria testimoni trovati in sul furto?

Nondicono questi testimoni che tu hai prodottia' quali io presto fedee non derogo loro nienteavere udito così rispondere daquesti soldati quando erano ripresi delle loro ruberie? Dunches'hanno a credere a uno che ruba le coseche dice per coprirsiauno che si truova col furto in mano? Non si impiccherebbe mai nessunoladro. Che volevi tu che dicessino: noi rubiamo perché siamodi mala naturaperché noi siamo ladriperché nonfacemo mai altra arte? O quale è quella moglie che trovata colcompagno addosso non sappia trovare qualche scusa; chi èquello ladro che confessi mai alla prima el furto quando èprigione ed è alla cordanonché quando è liberoper le piazze? E che scusa potevano allegare altro che questache èsola ed unica de' soldati che rubano in terra degli amiciperchénon ci è leggenè ragionenè consuetudinemilitare che lo permettase non el non essere pagati?

Nondicono che messer Francesco l'abbia detto loro luinon averlo intesoda luinon cosa alcuna che sappino che gli abbia dato questalicenzia o commissione; e se e' primi e migliori uomini di questacittà testificassino a questo modonon sarebbe sìpiccolo giudice che non se ne ridessinon procuratore o avvocato chegli volessi leggeree che non gli paressi avere gittato via el tempoe la spesa a farlo esaminare. Ma perché consumo io tanteparole in una cosa sì manifesta? E perché vo iocercando di generare fastidio dove ho bisogno di generare attenzione?Se adunche questi testimoni per loro medesimi non vagliono nullasenon pruovano nullase da sè soli sono ridiculiquali sono leconietture o aiuti estrinsechi che gli sostenghino e faccino empiereel detto loro?

Soglionocoloro che governano le causequando bene si truovino gagliardi ditestimonicercare di aiutare el fondamento suo o con scritture o conqualche altro lumealmanco con qualche coniettura; il che se fannoquegli che co' testimoni soli possono vincerequanto più lodebbono fare coloro che hanno e' testimoni debolie molto piùcome ha el nostro accusatore che non ha nessuno! Perché tantoè avere testimoni che non pruovinoquanto è non neavere nessuno. Ma dove sono in questa causa? Non solo non ce n'ènessunama non ne è pure stata allegata nessunanon parepure che vi sia stato pensato. Direno che proceda [da] imperiziadello accusatore? Non sarebbe forse maravigliaperché altro èleggere Prisciano o Aristotelealtro è trattare una causa; manon è questogiudicinon è questo; perché hapure imparato tanto che saprebbe pure governare in una causa involgare; e quello che da se medesimo non avessi cognosciutocrediatea menon gli è mancato maestrinon gli è mancato conchi consultaree di quegli della professione miae' quali io nonnomino per avere più rispetto loroche non hanno essi a me.

Nonsono ancora in tanta compassione che manchi chi mi perseguiti; nonmanca chinon saziato di vedermi afflitto nel conspetto degliuominidi vedermi avere bisogno di coloro che solevano avere bisognodi medesideri el sangue miodesideri vedere l'ultima ruina miadesideri vedermi esemplo di tutte le calamità e miserie.Misero a meche ho io fatto loro? Non gli ho già mai offesinon gli ho provocati; se è invidiasono pure oramai ridottoin grado che doverrebbe succedere la compassionee come èscambiata la fortuna miacosì doverrebbe essere scambiati gliaffetti degli uomini verso di me. Ma la non va così: èin loro quella medesima sete di spegnermi e di estirparmiche eragià di abbassarmi; però non sono mancati alloaccusatore nè consiglinè ricordinèsuggestione.

Sepotessino mostrare qualche spesa grossa fatta da meche facessi fedeal furtocrediate che a questa ora l'arebbono mostra; se altraconietturaindizio o parolanon sono stati negligenti a cercarlanon sarebbono mancati di diligenzia a dedurla. Se nella vita miaavessino trovato note di furtidi rapine o di avarizia l'arebbonoallegate; cercato con le cose passate fare ombra alle presenteemeritamenteperché quale è stata la vita di uno per elpassatotale si debbe credere che sia di presentee comedifficilmente si può credere che uno che sia stato semprebuono cominci di subito a diventare malocosì è maiverisimile che chi ha fatto abito nel male se ne astenga quando n'haoccasione. Non si allegano dunche queste coseperché non cisono; non ci sono testimoninon scritturenon chiarezze non lumealcunonon pure conietture mediocrenon pure leggierenon tale cheabbinononché altroardire di allegarle; tutto èfondato in su' romoriin su' gridie' quali voi avete giàributtatia' quali siate già deliberati di non dovere nèpotere credere. Però in quanto a questo capo io ho satisfattoalla difesaperché non è provatonon pure aombrato elfurto; e chi non sa che non solo nelle cause criminalima in unadifferenzia di tre quattrinise chi dimandachi fa instanzia nonpruovache el giudice non ha a fare altro che assolvere?

Possoadunche passare agli altri capi della accusazioneperché tramolte difese che ha chi è chiamato in giudicionessuna èpiù facilepiù fermapiù espeditae che piùserri la bocca allo accusatorepiù tolga fatica al giudiceche potere dire el reo: e' non è provata la intenzione.

Ecerto se el primo dì che io fui chiamato in giudicioanzi perdire meglio el dì medesimo che fu publicata la elezione de'giudicivedendogli io di tale qualità che nessuno innocentepoteva desiderarli miglioriio non mi fussi proposto nello animomaggiore fine che la assoluzionee di salvarmi dalla rabbia degliinimìci mieiio starei contento a questo nè cerchereipiù oltree mi parrebbe assaise non provato buonononessere chiarito cattivo. Ma perché da quello dì in quaho sempre sperato non tanto avere a essere assolutoquanto essereassoluto in modo che tutta la cittàtutti coloro che hannocreduto el male toccassino con mano el beneed essere restituito aquella buona opinione che già tutto questo popolo per suabontà ebbe di menon mi basta quello che è fattoinsino a quivoglio procedere più oltrevoglio fare ioquello che toccava a fare allo accusatorevoglio provarevogliochiarirvi che io non ho rubatonè ho potuto rubare e' vostridanari; nè recuso di esserese io non lo pruovocondannatocome doverrei essere se lo avversario avessi provato lui: condizionetanto insolitatanto dura che bisogna o che voi mi tegnate pazzooche voi cominciate a credere che io sia innocente. Nèbasterebbe che io fussi pazzo di una pazzia mediocrema di quellaforte di quegli che gettano el pane non che le prietrepoi chetrovandomi assoluto cercassi di ritornare in pericolo sanzaproposito; e quello che è piùnon solo mi obligo aprovarloma a provarlo con ogni spezie di pruove che sogliaammettersi ne' giudicicon conietture potentissimecon testimonicon scritture. Il che se io faròo cittadininon vi pregoaltronon vi dimando altra graziase non che si cancelli la malaopinione che a questi mesi avete avuto di meche più siacreduta la verità che e' carichiche la invidia che m'hatanto percosso diventi compassionema vegnamo allo effetto.

Mipersuado che ognuno di voigiudiciognuno di questi cittadini abbiaopinione e credao che non sia vero che io abbia dato licenzia a'soldati che saccheggino el contadoo che se questo è veroche la causa sia stata cheavendo io voluto rubare le paghemi siabisognato pascere e' soldati con questo altro modo; e però see' non è vero che io abbia rubato e' vostri danariche nonsia anche vero che io abbia fatto saccheggiare el contadoperchéquesto è causato e depende da quelloe provandovi che io nonho rubatoconfesserete tutti d'accordo che io non vi ho fattosaccheggiare. Non dite voi questo medesimo? Ma che bisogna dimandarnevoi che non darete mai se non risposte verepiene di gravitàe di prudenzia? Non l'ha detto lo accusatore medesimonon l'hannodetto e'suoi soldatiche per non gli pagare io davo loro questalicenzia? Ma quando non l'avessi dettonon lo dice la ragione da semedesima? Perché gli uomini non si mettono mai a fare male senon o per utilità o per piacere. A mese io pagavo e' soldaticome se non rubassinoche utilità era fargli rubarechepiacereche contentoche satisfazione di animo? Anzi in contrariomolestiequereleromoricarichiinimicizie della sorte che voivedete. Sogliono gli altri quando rubano cercare che si dia la colpaa altri: io arei de' furti di altri cercato di avere la colpa io; glialtri quando sono tristi fanno ogni cosa per parere buoni: io essendobuono arei fatto ogni cosa per parere tristo. Siamo adunche tuttid'accordo che se io non ho rubato le paghenon ho anche fattosaccheggiare el contado. Veggiamo se ho rubato queste paghe.

Sempregiudici e cittadini(io parlo ora anche a' cittadini perchéquello che io cercoper che mi affatico oracioè direcuperare la buona famal'ho avere communemente da tutti; quelloche era proprio de' giudicicioè essere assolutol'ho giàavutol'ho conseguito abastanza) sempre dicoquando si propone unodelitto di unola prima cosa che si apresenta all'animo degliauditoriinnanzi si sentino pruove o testimoniè el pensarese quello che si dice è verisimile o no; se èverisimilesi comincia a aprire una via che fa facilmente pareremaggiore e più vere le chiarezze che si allegano; e pelcontrario se non è verisimilebisogna bene che e' testimonisiano degni di fedebisogna bene che pruovino concludentementechele scritture siano chiareperché è cosa molto naturaleche malvolentieri si può credere che una cosa siase non èverisimile o ragionevole che la sia. Però ne' giudìcicriminali si dura fatica assai circa le conietturee quando sonogagliardele sono di tanto pesoche bene spesso si dà loropiù fede che a' testimoniperché e' testimoni possonofacilmente essere appassionati o corrottima la natura delle cose èsincera ed uniforme e non può essere variata; e se e'verisimili hanno tanta forza dove sono testimoni che pruovanoquantane debbono avere nel caso nostro che non è provato nulla? Etra tutte le conietture una delle più potente fu sempre ed èla vita passata dello imputatoe' portamenti suoila suaconsuetudine del vivereperché in dubio si crede che ognunosia di quella medesima naturadi quella medesima qualità cheè stato per el passato.

Cognoscogiudiciquanta difficultà abbia questo ragionamentoperchécome naturalmente gli uomini pare che piglino uno certo piacerequando sentono dire male di altricosì pare che offenda gliorecchi quando sentono che uno dice bene di se medesimo; nondimenopoi che lo accusatore m'ha voluto fare ladrola necessità misforza a dire tutte quelle cose che mostrano che io non sia ladro;delle quali se alcuna è che vi dia fastidionon doveteattribuirlo a me che sono necessitato a dirlema volerne male a chiper malignità è stato causa di mettermi in questanecessità. Di poi non è laude dell'uomo avere quellecose delle quali se ne mancassi gli sarebbe vizio; lo essere nettonon è tanto laudabile perché el non essere netto èvizioquanto in chi fussi altrimenti sarebbe biasimevole. Saràpiù presto scusarsi che laudarsi; sarebbe laude se io dicessidi essere ingegnosodi essere prudentedi essere eloquenteperchéanche chi non ha questa partenon può essere biasimatononessendo in sua potestàma doni della natura.

Ionon vogliogiudiciraccontare quale fussi la vita mia innanzi cheio andassi al governo di Modenaperché lo accusatore medesimon'ha fatto fedeconfessando che non sanza cagione fui cosìgiovane eletto dagli ottanta imbasciadore in Spagna; e credo pure chesia nella memoria di qualcunoche non ostante che lo esercizio miosia odioso e sottoposto alle calunniela fu sempre di sorte che nonfu mai giudicato che nè di modestia nè di bontàio non fussi degenerato da mio padree' costumi e la integritàde' quali furono sempre tali che lo accusatore me n'ha piùvolte voluto fare carico; dove io spero che la mi abbia a fare graziaa favoree che e' meriti e la memoria sua m'abbia a giovarequandoapparirà che nè lui se vivessi si pentirebbe d'avermiper figliuolo. Ma io non insisto in questi tempi perché sipotrebbe forse dire che avevo poca occasione di fare male ed assairispettoessendo negli occhi della patria e di tutti e' cittadinia' quali chi non ha desiderio di satisfaresi può bene direche sia sanza gusto e sanza ingegno. Parliamo de' luoghi dove cessanoqueste obiezioneancora che in Firenze ed in quella professione nonmancano de' cattivi.

Andaidi 33 anni al governo di Modena con quella autorità e forsemaggiore che ha detto lo accusatoreperché nè alleamministrazione mie fu mai riveduto contonè alle sentenziedato appello; trovai una città piena di partepiena disangueconquassata per tutti e' versiin modo che e la grandezzadella autorità e la condizione della città mi davainfinita occasione di rubaremassime checome ancora ha detto luinon si vive in quelli paesi come quaperché non vi èrepublicanon si tiene conto del giudicio degli uominiognuno nonattende a altro che al profitto suo particularesono soliti insommaa vendere e comperare ogni cosa. A Modena mi fu poco poi aggiunto elgoverno di Reggioall'uno e l'altro quello di Parma. Andaicommessario generale in campo con pienissima potestà; ebbi poila presidenzia di Romagnae tutte in modo che ognuno vedeva chetutto era rimesso a mee che quanto allo effetto io non avevosuperiore.

Checredete voi adunche che in tanto tempoin tante cittàincittà tanto ricchein città piene di parteche eranostate lunghissimo tempo sanza giustiziadove erano infinitecognizione di cose criminaliinfinite confiscazionedove solo avevoautorità di condannaredi bandiredi fare graziedi farecomposizione di qualunque sorte; che credetedicose io avessivoluto rubareche fussi quello che io arei potuto? Non hasappiatelo certo nè peso nè misura; sarebbe bene tantoche io mi potrei ridere degli uficiali del balzellodove oracosìmi aiuti Dioè el maggiore pensiero che io abbia. Furono piùle volte che mi furono offerti milletremilaquattrocinquemiladucati per campare la vita a qualcuno che meritava la morteche nonsono state le bugie che ha oggi detto lo accusatoreche non sonoperò state nè otto nè dieci; vi vissi in modo evi detti tanto odore di non essere parziale e di avere le mani netteche e' superiori feciono a gara di darmisanza che mai io nedimandassi alcunol'uno governo addosso all'altro; ed in tutte lecalunnieche qualche volta vere e bene spesso falsesi dànnoa chi governamassime tanto tempo e con tanta libertànon fumai uomo che avessi ardire di dire che io avessi pure uno quattrinodi quello di persona.

Eccoqua e' brievi di tre pontefici: guardate se è ancora piùonorevole e più ampio quello di Adriano che gli altri; leggetele lettere che quelle tre comunitàParmaReggio e Modenascrissono tante volte a dimandarmi per governatore a Adriano contanta efficacia; che dicono altro se non che la salute di quellecittà consiste nell'avermi per governatore? Ecco qua e'partiti e le elezione degli imbasciadori mandati a dimandare questomedesimo: non sono cose fatte oranon fede mendicate con favore dicontiche tuttiperché io gli tenevo bassi e non glilasciavo opprimere e' popoli come erano soliti primami eranoinimicissimi; ma sono le città intere in tempo che si trattavadella maggiore importanza che abbinoperché la salute e ruinaloro consiste totalmente dalle qualità de' governatori; intempo che per avergli governati lungamente mi potevano cognoscereintempo che nessuno poteva credere che io avessi luogo apresso a unopontefice nuovoche non m'aveva mai veduto nè udito nominareche non solo m'aveva a cassare per volere instrumenti nuovi comefanno tutti gli altrima più particularmente per essere iodependente dal cardinale de' Mediciquale lui batteva allora contutti e' modi e che era in tanto disfavore che non ardiva stare aRoma.

Enondimenoudito el testimonio di tante cittàla fama ed elgrido universale che gli risonò negli orecchinon solo miconfermò el governo di Parmama mi restituì Modena eReggiodonde el Collegio e la insolenzia del signor Alberto e delconte Guido Rangone m'avevano levato: affermando restituirmeli nonper essere io antico ministro suonon per cognoscermi amico delletirannidema per e' meriti mieiper avere governato eccellentementequelle cittàper cognoscermi integerrimo. Ecco qua e' brieviscritti con molto più onorevole e magnifiche parole che permodestia non dico; questi sono e' miei testimoninon saccomanninonfantaccini incognitibestemmiatori ed assassini. Che allegrezzecredete voigiudiciche fussino quando arrivorono questi brievi inquelle tre città? Che concorso universaleche romore dicampaneche fuochiche artiglierie? Pareva che ognuno fussi rinato.

Eccoqua e' testimoni: tanti vostri cittadinitanti vostri mercatanti chepassando per Lombardia hanno tutti veduto e sentito queste cose.Vedete quello diconoquello che dicono questi altri che sono statiin Romagnaquesti che fanno tuttodì faccende con romagnuoli;nè solo udite quelle che dicono orama so che ognuno di voisi ricorda che allora non si parlava di altro che della nettezza miadella buona fama che avevo ne' governidella giustizia grande che iofacevo. Le quali cose quando mi tornavano a orecchiche pure lesentivo spessoeraDio mi sia testimoniomaggiore sanzacomparazione el piacere che io avevo d'avere tra voi buono nomechedi quanti onori ed utili io vi avevo. E nondimenomeschino a meionon posso parlare per dolore; meschino a meavevo a essere tenutonella patria mia ladro publicoavevo a essere tenuto assassinoavevo a essere tenuto saccheggiatore e distruttore di questo paese. Osperanze degli uomini fallaceo pensieri incertio disegni fondatiin su la nebbia! Quante volte pensai da me medesimo: io torneròin Firenze finiti che saranno e' governiche so che hanno a finiretornerò con facultà che basteranno al grado miomamolto più ricco di buono nome che di roba; non si spegneràmai la opinione della bontà e della integrità miaviverò felice con questa conscienzia miacon questo buonoconcetto degli uomini; questo solo basterà a tenermi contentopiù che altro cittadino da Firenze.

Enondimeno quanto sono io restato ingannato! Quando la nave eracondotta in luogo che vedeva el portoquando credevo cominciare agodere questo frutto di tante fatichedi tanti pericolidi tantianni che mi sono strascinatoche ho stentatoche Dio sa se ebbi maiuno dì di riposoquando credevo potere vivere riposato econsolatoogni cosa mi è tornata vanami sono trovato con lemani piene di fummo. Se io avessi perduto la robase io avessiperduto e' figliuolise avessi perduto la patrianon mi dorrebbe lametà; ma troppo mi pare stranotroppo mi pare ingiustotroppo mi pare disonesto che in sullo uscio della patria mia mi siacaduto quello buono nomeche per condurci avevo rifiutato piùoropiù oro che non pesa quello gigante. Dio che cognosce elcuore degli uominia chi non è occulto nullasa se io dicola verità; nel quale se io non sperassicredo mi pentirei ditutto el bene che io ho mai fattodi tutto el male che io ho potutofare [e] non ho fatto; ma voglio sperare in Lui: forse ha permessoquesto a qualche buono fine acciò che io non mi lievi insuperbiaacciò che io ricognosca ogni bene da Lui e non dame. Sono contento alla voluntà suama lo prego bene con tuttoel cuore che voglia che la verità abbia el luogo suoe chefinalmente torni di me in quella buona opinione che già solevaavere. Ma seguitiamo el parlare nostro.

Vedetedi che qualità io sono stato ne' governi e con quanta nettezzae buono nome io sono vivuto; e se io sono stato così in cittàforestieredove sapevo non avere a vivere continuamentee dovel'avere grazia e viva famasubito che io ne fussi partitononimportava nullache si debbe credere che io sia stato quando homaneggiato le cose vostre? Che conto è verisimile che io abbiatenuto di essere in buono concetto apresso a voi con chi avevo aviveree dove se bene avessi avuto mille sicurtà di nonpotere essere mai accusatolo essere in buona opinione per infinitirispetti mi importava assaie pel contrario l'averla cattiva mipoteva fare grandissimi danni? Arò tenuto più conto diquegli che non avevo mai più a rivederee che non mi potevanonè giovare nè nuocereche di coloro negli occhi di chiavevo a essere ogni dìe da chi alla fine aveva a dependerela maggiore parte del mio bene e del mio male?

Andaiin Lombardia giovanepoveroe fu la prima occasione che io ebbi maidi rubare: nè la facilità della età nè elbisogno non bastò a corrompermi; ed ora di età di piùdi quaranta anniquando ho già fatto abito di resistere tantevolte alle corruttelequando ho facultà non quante èla opinione degli uominima quante bastano a uno animo modesto ed avivere in questa cittàarò cominciato a rubare? Areipotuto farlo allora con minore perditaperché non essendoancora esperimentato in questa spezie di cosenon avevo nome diincorruttibile; ed ora che avevo acquistato uno nome cheio non sodel giudicio degli altrima al mio valeva più che ognitesoronon arò fatto capitale di conservarmelo? Saròstato astinente ne' luoghi dove per essere spesso governatori rapacinon si fa così romore di ogni cosaed arò provato adiventare ladro dove non solo di uno furto grossissimo ed infinitocome è questoma di ogni piccola quantità si fagrossissimo romore? Sarommi guardato da usurpare privati di cittàsuddite che non hanno nè tanta autorità di esclamarenè tanta fede di essere credutiper saccheggiare unarepublica potente come questala quale avessi modo di risentirsene efacultà di punirmi?

Lerapine ne' governise fussino state con dispiacere degli oppressierano anche con satisfazione di coloro per conto di chi si faceva laingiustiziaed io non sono voluto essere ladro con displicenzia diqualcunoper rubare poi con danno di ognuno; quivi di quello che ioavessi rubato sarebbe bene alla fine andata la famama non sisarebbe potuto provareperché sono cose che si fannooccultamente e non hanno testimoni nè ripruove; ed io mi sareidifeso da quello per fare uno furto che apparirebbe in mille modi nèsi potrebbe nascondere? è detto e creduto quando non fu maifatto: pensate quello che sarebbe se fussi fatto. Arei finalmentesevolevo rubareperduta la occasione di undici annidove solo potevovalermiper aspettare doppo tanto tempo una commodità incertase aveva a venire e sottoposta a mille difficultàe dovealmeno sanza la compagnia di altri non potevo rubare? Perchélui medesimo confessa che bisognava el consenso di Alessandro delCaccia.

Vedetegiudiciquanto la cosa apparisce da se stessa; vedetegiudicisetutte le conietturetutte le ragione ripugnano: se questo caso fussinarrato qua sanza nominare le personecome caso di qualche provincialontanae fussi dimandati tutti la vostra opinionediresti non solonon essere verisimilema non essere possibile che chi giovanepoveroin grandissima licenziain patrie forestieri delle quali nonaveva a tenere contosi fussi astenuto per tanti anni da furtiprivati che poteva negare se non celareed e' quali non erano condispiacere di tutti; in età provettain facultà buoneavessi cominciato a rubare nella patria suadove aveva a vivere eche aveva autorità di punirlo con odio infinito di ognunosanza speranza di potergli nascondere. Non potresti rispondere nècredere altrimenti; dunque bisogna che el medesimo diciate e crediatedi mese la impressione fatta prima non vi occupa el giudiciosevolete giudicare con la verità non co' gridi: però dinuovo vi priego che abbiate lo animo vacuonè crediate se nonquello che trovatequello che vi si pruova e vi si mostra. Sonostato netto tanti anniastenutomi da' furti piccolida' mediocriper diventare in uno momento sceleratissimo? Non è questosecondo la natura delle cosenè può essere: nessunodice el proverbio anticodiventa in uno tratto tristissimo; sonoscale che si salgono a scaglionisi cominciaprima si augumentapoi si conferma; così fu sempre fatto el mondo per gli altricosì s'ha a credere a me. Immaginatemi ladro quanto voivoletequanto ha detto lo accusatore; non sono però statod'altra naturanè proceduto altrimenti che abbino solito a'fare gli altri ladri; quello s'ha a credere che è verisimileche si può crederenon quello che aborrisce dal senso diognunoche è contro alla consuetudinecontro allo ordine econtro al naturale di tutte le cose.

Maudite vi priego un'altra più presto certezza che coniettura.Se io ho rubato tanti danaribisogna che io gli abbia o che io gliabbia spesi; ecco qui el calculo di tutte le possessione che io hocomperatoecco qui el sunto cavato di tutti e' libri che io hoprodotticosì quegli che ho tenuti ionon con ordinemercantile ma con tale ordine che apparisce la veritàcomequegli che con stile mercantile ha tenuti Girolamo mio fratello.Vedete quante erano le facultà mie innanzi che cominciassi laguerravedete quello che sono più dal principio della guerrain qua. Ecco nota de' danari rimessi a Vinegiadi che si èfatto tanto rumoreecco le letteree' conti mandatimi da Vinegia daGirolamo. Le quali tutte cosegiudicisapete che io le produssi eldì medesimo che fui citatoin modo che nè lo ordinecon che sono state tenute di tempo in temponè lo spazio cheio ho avuto lascia uno minimo sospetto che siano scritte a propositodi questo pericolo. Non sono già rigattiere che per ordinariotenga e' libri doppinè sono indovino che duatre o quattroanni fa avessi immaginato questo caso e preparatomi. Dove dunche sonoandati questi danari? Guardate come bene dice quello proverbio che lebugie sono zoppeguardate quanta è la forza della veritàe della conscienzia. Non aspettava già questo lo accusatoreche io producessi e' libri miaa che nessuna ragione mi potevastrignerenon che io mettessi qua in mezzo le arme mie proprieedessi libertà a ognuno di adoperarle contro a me. ègrande differenzia da non comparire e fuggire el giudicioasottoporsi al giudicio più ancora che l'uomo non èobbligatopiù che forse non s'ha a memoria che facessi maialcuno; se io fussi stato in Spagna sarei venuto per le postee tumi credi persuadere a andarmene? Hose io non mi ingannosatisfattoa ogni cosa più forse che voi non aspettavigiudicipiùcerto che non credeva questo popolo; ma non voglio ancora restare dimostrarvi più oltre.

Iodico che dal principio di questa guerra insino alla ruina di Romatutta la fanteria vostra e del papa ha avuto la paga ogni trenta dì;e se qualche volta per non essere e' danari in ordine o per essereimpedito el tesoriere sono andati più in là dua o tredìsono stati fatti loro buoni in sulla paga; in modo che nonhanno servito una ora sanza pagamentoe particularmente sono statipagati nel tempo che vennono in Toscana. Chi dice questo? Diconlotuttidiconlo loro; ecco qua le lettere di diversi tempi del conteGuidodel conte di Gaiazzoche dimandano le provisione de'capitaniperché era lo ordine pagare prima e' fanti; ecco lefede de' capitani medesimi; ecco tanti testimoni che dicono che innessuna guerra di Italia non si feciono mai sì bellipagamenti. Ecco le lettere del nunzio del papa da Vinegia che quellasignoria fa instanzia che noi non paghiamo ogni trenta diperchée' fanti loroche sono pagati più tardisi svianodi che seavessimo potuto contentargli l'aremo fatto sanza aspettare loroprieghi; ma lo essere distribuita questa fanteria in capitani troppogrossiconte di Gaiazzoconte Guido Rangonesignor Giovannihafatto che non la potevo maneggiare a mio modoe come si diràdi sottoè stata causa di molti disordini. Sono queste tanteprove che bastano? Credo che oramai ne avanzicredo siate puretroppo chiari oramai che io non ho rubato. Ma veggiamo l'ultimapruova che non ha replica e bastava sola.

Tuttie' danari sono venuti in mano di Alessandro del Cacciatesorieredeputato dal papa e non da me: tocca a darne conto a lui e non a me;non si vede in su' libri partita che in mano miadalle provisionemie in fuorasia venuto uno quattrino: perché adunche sicerca da me quello che ha avuto altri e non io? Potevo in questiconti essere chiamato per testimonio come persona che ne potessiavere notiziama essere fatto io la parteessere fatto elprincipaleè cosa tanto strana che si sentì maisimile. Se voi avete sospetto o opinione che e' vostri danari sianostati rubatidimandatene el conto a Alessandro del Cacciaesaminatelui: se non ci è furtoassoluto lui sono assoluto iose ci èfurtonon posso avere rubato io sanza luima può bene luiavere rubato sanza me. Che giustizia è aduncheche onestàche si cerca el furto da colui che può essere che non losappiae si lasci quello sanza chi non può essere fatto? Sefurto ci èpuò essere sanza mema non può giàessere sanza Alessandroe si cerca da menon da Alessandro? Equesto èIacopolo amore che tu di' che mi porti? Malasciamo stare gli interessi privati: questo è el zelo dellarepublica? Fate instanzia che sia astretto a dare conto uno che puòessere che non abbia rubatolasciato indrieto quello che non puòessere che non abbia rubato; strignete quello sanza chi puòessere fatto el furtolasciate quello sanza chi non si poteva fare.

Nonpuoi già più dire che t'abbia mosso l'amore dellarepublicanon el beneficio publicoperché nè a questacittà nè alle altre non fu mai utile condannare e'cittadini innocenti; più presto è qualche volta aproposito serrare gli occhi a qualche cosama non mai punire chi nonlo merita. Non puoi più negare che la sia malignitàche la sia rabbia; hai creduto opprimermi co' gridiconcitare controa me el popolofare che e' giudici o per paura o per errore non miudissino; hai pensato diventare grande col sangue mioparere amatoredella republicae che per interesse suo non tenessi conto diinimicizie. Se avessi creduto che io fussi uditoche e' giudicifussino disposti a procedere con la veritànon co' romoriche el popolo stessi attentonon pigliavi già tu questafaticanon davi a me questa occasione di mostrare la innocenzia mia;ho obligo non già alla tua voluntàma alla tua omalignità o imprudenziaperché non sì presto sicognosceva la verità e forse sempre nella opinione degliuomini restava qualche nota; dove ora essendo per opera tua condottoal paragonene uscirò più chiaropiù lucidoche mai.

S'haadunche a vedere el conto a Alessandro e non a me. Ma io voglioessere d'accordo con lo accusatore; voglio satisfarlo in ogni cosa;arò contento che el conto de' danari spesi ne' soldati sivegga così a me come a luiessere obligato se si truova chesiano stati rubati; se si vede fraudenon si cerchi chi l'ha fattama si dica che io l'ho fatta io. Vedete e' libri come si sono tenuticon che riscontri di tempicon che ordine; avete udito quanto ieriAlessandro giustificò bene ogni cosa: produsse e' libri dellerassegnemostrò le ricevute de' capitanile fede chenuovamente ha avuto di tanti signoride' quali ognuno direbbe piùvolentieri di restare creditoreche di essere pagato. Che dubioresta quiche disputa? Io affermo arditamente che qui non èfurto; ho veduto tutte queste cosee perché so di piùche se le paghe non fussino state date a' tempi che Alessandroscriveche arei sentito el romore de' soldati: sarebbono venuti aquerelarsi a mea fare instanzia che io provvedessi; non ho sentitoalcuna di queste coseho veduto el più delle volte fare lerassegne io. Adunche io so che io posso offerire di obligarmi per luisanza pericolo.

Siasempre laudato Dioio sonogiudiciin questo punto piùcontentopiù allegro che io fussi maiperché si vedepure che io non sono ladroè pure ora chiaro questo popoloche io non ho rubatoho pure recuperato quello antico buono nomerestano pure le cose mie più chiarepiù purgate comele fussono mai. Non ho rubatonon ho dunche neanche dato a sacco elcontadoperchécome abbiamo dettonon poteva essere questosanza quello. Ma mi potrà domandare alcuno: donde sonoproceduti tanti dannidonde tanta disubidienzia? Se non èstata tristizia tuabisogna sia stata negligenzia o dapocaggine.Potrei di questo espedirmi con una parolache sono chiamato ingiudicio per furti e per malignitànon per insufficienzianèhanno questi giudici carico di cognoscerenè autoritàdi condannare per altri capi che per quelli per e' quali sono statoaccusato. Ma perché m'ho proposto nello animo maggiore fineche lo scampare la penanè penso tanto alla assoluzionequanto a giustificarmi nel conspetto di ognuno e di quello che si èdetto e di quello che si potessi pensare nonché direho sommagrazia che mi sia dato occasione di parlare di questoe vi pregotutti che mi prestiate la medesima attenzione; perché se vi hofatto constare chiaramente che in me non è peccatovi faròancora toccare con mano che non ci è colpae che nessuno diquegli che patirono danno ebbe tanto dispiacere in quello tempo de'danni suoi propriquanto ho avuto io dolore ed abbia di quelli diognunoe che non solo ho preso per questo inimicizie grandissimemane sono stato a certissimo pericolo della vita.

Noncrediategiudici e cittadini prestantissimiche solo questo paeseabbia patitoe che e' soldati abbino cominciato a disonestarsi nelfine della guerrama tutti e' luoghi dove siamo stati hanno avuto e'medesimi dannied el principio fu non el secondonon el terzo mesema el primo dìla prima ora della guerra; nè soloquesti soldati o quellima tuttie' franzesie' vinizianie'nostriin modo che quando andamo alle mura di Milanotutto el paeseche ci era amicissimo per e' mali trattamenti avuti dagli spagnuoli esperava essere liberato e bene trattato dallo esercito della legaveduto che aveva più presto peggio che meglioci diventòinimicissimo. El medesimo fu fatto poi a Parmaa PiacenzainBolognese; in modo che quando andamo in Romagnamolte terre cheavevano sentito questa famaci serrorono le portee quelle che nonlo feciono si pentirono di non l'avere fatto. Sapete che successe poidi qua; el medesimo si fece poi in terra di Romadove si disperòtutta la fazione Orsina che ci aspettava con desiderio; el medesimohanno fatto e fanno ora in tutti e' luoghidove sono stati e stannodi presente. Dimandatene tutti e' paesitroverrete essersi fatto pertutto e da tutti e' medesimi mali; cose che alle imprese recanoinfinite difficultàperché mancano le vettovaglieleguidele spieinfinite commodità che si possono avere da'paesi amici.

Ditanti disordini e di tante insolenzie è causa prima la naturade' soldatiche sempre sono inclinati a rubare ed a fare male; nècominciorno a' tempi nostri quest loro tristi portamentima èmale vecchio e nato insieme con loro. Non vi ricordate voi quello chedice el proverbio anticoche el soldato è pagato per faremale e fa peggio? Che mostra pure che sempre furono di una sorte.Dimandate questi più vecchi che si ricordano della guerra del78 e 79; vi diranno come fu trattata la Valdelsa e gli altri luoghidove furono e' campi. Questi loro tristi modi sono multiplicati a'tempi nostriper quello che si può comprenderedallo esempiodi questi eserciti spagnuoliche come voi sapete sono stati moltolicenziosi e sottili; ma loro hanno avuto qualche giustificazione oper dire meglio qualche scusaperché el non essere quasi maipagati gli ha sforzati a vivere di ratto; e l'hanno fatto sìdisonestamente che torna loro più utile stare con la licenziasanza pagamentoche col pagamento sanza la licenzia. Lo esempio diquesti ha insegnato agli altrie come è natura degli uominiaccrescere sempre el malehannoancora che siano pagatiimparato avivere nel medesimo modo; di sorte che la conclusione èquestache oggidì gli eserciti in ogni luogo trattano malequanto possono gli amicinè e' loro capitani che arebbonoautorità di provedervi lo vogliono fareo perché lanatura inclini anche loro più al male che al beneo perchénella licenzia di altri si approfittino ancora loro di qualche cosao perché col comportare a' soldati tutto quello che voglionose gli mantenghino più benivoli ed abbino da loro piùsèguito. Nè di questi eccettuo alcuno: sono stato colsignor Prosperocol marchese di Pescaracon quello di Mantovacontutti gli altri di questa ultima guerra: tutti a uno modotutti auna stampa.

Questecagione possono tanto più in uno esercito di una lega come erael nostroperché se pure uno vuole provedere a' suoinon puòprovedere agli altrie se una parte fa maleimpossibile ètenere che gli altri non faccino peggio: incitansi per lo esempio edhanno facultà di coprirsi e scusarsi l'uno sotto l'altronèdove è uno esercito di tanti vescovadi non sono mai tutti e'capitani del campo d'accordo a raffrenare ognuno e' suoi. E certoquesto è stato ora causa di infiniti maliperché e'soldati franzesiper essere male pagati e per avere uno capitanoatto a ogni cosa che a comandare esercitie con loro non avevaobedienzia alcunahanno rubato estremamenteabruciato case e fattoeccessivi maliin modo che gli altri con questo esempio e compagniacominciorono a fare el medesimo; e veramente innanzi che lorovenissino in campoe' viniziani ed e' nostri facevano male assaimanon a comparazione di quello che hanno fatto poi. Queste sono statele cagione universali di tante iniquità; ce n'è di piùstata qualcuna in particulare.

LeBande Nereche feciono mali assaierano avvezze sotto el signorGiovanni che dava loro molta licenziae morto lui augumentoronoperché stettono molti mesi o sanza capi o con capi a loromodo. La cagione fu che nel tempo medesimo che el signor Giovannimorìcon chi erano in Mantovanoe' lanzchenech passorono Poe noi trovandoci sprovisti ed abbandonati allora dalle gente de'collegatifumo sforzati a mandarle in Piacenzadove alloggiorono adiscrezione e non avendo freno alcuno presono ardireed el conteGuido Rangone che vi andò poigli intrattenne ed allargòla manodi modo che sempre peggiororononè io che allora eroin Parma nè potevo partirevi potetti provedere. Nè e'pericoli in che noi eravamo (perché e' lanzchenech erano fermitra Parma e Piacenzae gli spagnuoli stavano per uscire a ogni oradi Milanoe già era fatta la deliberazione di venire allavolta di Firenze) ci lasciavano cassargli ed alterargli; anzi volendodare loro uno caponon lo voliono accettare e feciono certa unioneinsiemeche per essere nelle necessità ci bisognòavere pazienzia. Non è el più altiero nè elmanco ragionevole animale che el soldato quando cognosce el temposuo.

Successedi poi la passata de' lanzchenech alla volta di Bologna ed inRomagnae noi per essere sforzati a guardare molte terre e perchéel duca di Urbino aveva deliberato di dare loro la viatenemo legente sparsein modo che sempre queste Bande Nere stettono lontaneda menè fu mai possibile che io vi ponessi alcuno rimedio.Le quali cose considerando iopoi che el papa ebbe fatto el primoaccordo col vicerè e che lui poi in Firenze trattava diaccrescere la sommaconfortai quanto potetti che non si guardasse indanariallegando sempre nelle lettere mie questa ragionechépiù sarebbe el danno che ci farebbono gli amici che gliinimici. Ecco qua tante lettere che dicono questo medesimo.

Cognoscevola insolenzia di queste Bande Nerevedevo la mala ed intollerabilenatura del conte di Gaiazzouomo sanza ragionesanza vergogna esanza religionesapevo la licenzia che el conte Guido è uso adare a' suoiche lo essere el paese nostro magro e con difficultàdi vettovaglie darebbe loro occasione di fare ancora peggio; e tantopiù mi facevano paura queste cose perchécomegl'inimici si dirizzavano verso Toscanaa me bisognava spignereinnanzi queste genti sbandatenè potevo venire con loroperché la necessità mi sforzava a non mi spiccare unopasso dal marchese di Saluzzoe per le deliberazione importante chenascevano ogni dìe perché in questa disputa seLautrec andrebbe innanzi o nosurgevano ogni dì nuovedifficultà del venire loro al soccorso nostroe perchécome voi sapete consisteva allora in questo la nostra saluteche loesercito della lega passassi ancora luie bisognava lasciare tuttele altre cose per questo; ed el medesimo intervenne quando fumo inFirenzeche per risolvere e sollecitare le cose non potevoallargarmi dal duca di Urbino nè da lui. Così le BandeNere sendo sanza capoe le quali io non avevo mai vedute doppo lamorte del signor Giovannise non passare una volta per la piazza diBolognael conte di Gaiazzo pessimo e rapacissimoe' fanti delconte Guido avezzi alla licenzia suafeciono tanti mali di ognisorte che non se ne spegnerà sì presto la memoria. E lafortuna volle che io non potetti mai andare a provederviche se purevi fussi potuto andarearei moderato qualche cosanon dico provistoal tuttoperché non si può fare peggio che darecompagnie grosse a questi signori grandi.

Avevael conte di Gaiazzo duemila fantiel conte Guido tremila; questiricognoscevano per padroni loro e non mea' fanti non potevocomandarea' capitani bisognava andare con rispetto perchéeravamo nella acqua a gola. Non mancai però di fare tutte lediligenzie possibile: parlai in Bologna con tutti e' capitani delleBande Nereconfortandogli pregandogli strignendogli a volereportarsi bene in Toscana; mandai con loro a questo effetto percommissario el vescovo di Casaleservitore antico del papa e personabene qualificata; quante volte a bocca commessi e per lettere pregaie scongiurai del medesimo el conte di Gaiazzo! Ecco qua le rispostesue dove promette fare tanto beneche mostrano se io consentivo elsacco; el medesimo dico del conte Guido; e vedendo questo esserevanonon perdonai a querelenon a romorinon a adirarmi; eranoinfiniti in casa e' Mediciquando per questo ebbi parole col contedi Gaiazzoche allo effetto che io desideravo furono vanema furonoper non essere vane per meperchécome è publico atutto lo esercito in terra di Romaquando vidde el papa perdutosifermò una mattina in sulla strada per ammazzarmie fu tantoel pericolo che ancora quando io me ne ricordo mi viene orrore. MaDioamico della innocenziami aiutò quella volta come hafatto molte altre.

Insomma io non mancai di fare tutte le diligenzie e le provisione a mepossibile perché non seguissino tanti disordininèarebbe in questo caso saputo o potuto fare alcuno altro più dime; e so bene io con quanto dispiacerecon quanto affanno ne stetti.Arei volentieri fatto sanza menargli perché vedevo quelloavevano a fare; ma oltre alla commissione che io ebbi spesso dicondurglila necessità sforzavanon volendo restare adiscrezione delli inimicie' qualise non fussi stato questosoccorsoarebbono fatto a Firenze quello che hanno fatto a Roma.Avete inteso el progresso tutto di questa cosae potete essere certiche tanti mali sono stati contro a mia volontà e che io non hopotuto provedervi; e se in Romagna e Lombardia mi sono fatto obedireed ho avuto nome di farmi temerequanto più l'arei fatto diquadove di quelli che pativano erano molti parenti ed amici mieigli altri erano tutti cittadini quali avevo a vedere ogni dì edi chi avevo pure a stimare lo amorenon a cercare sanza alcuno mioprofitto d'avere a essere in odio di tutti!

Noncrediategiudiciche ogni dì non mi venissino mille querelemille romorie che io non sapessi quanto bruttamente si parlassi dimeche tutte mi erano coltellate al cuore e mi passavano l'animainmodo che se non per amore degli altri e per fare el debito mioalmanco per mio onore vi arei provisto col sangue proprioavessi iopure potutoche ero ridotto in termini che la morte mi sarebbe statagrazia; ma non si possono fare le cose impossibile. Però ioprego quelli che hanno patitoche o per passione o per erroren'hanno avuto malo animo mecoche considerino la verità delcasoche si lascino governare alla ragioneche non imputino a me lecose che non erano in potestà mianè pensino mai di meo tanta malignità che avessi consentito queste iniquitànè tanta pazzia che sanza mio profitto avessi voluto farmivergogna ed acquistare tanti inimicinè tanta dapocaggine chese fussi stato possibile non vi avessi proveduto: perchéquello che fussi mancato alla sufficienziaarebbe compensato eldispiacerelo sdegnolo stimulo dello onore.

Restaparlare dell'altra parte della accusazioneche come ha detto luiconcerne la ambizionee nella quale poi che non può infamarmico' peccati e carichi veriha cercato di opprimermi co' sospetti ecol cercare di persuadervi che io sia pericoloso alla libertà.In che io risponderò solo alle cose che a lui è parutoche abbiano più nervolasciando adrieto l'altre che sono disorte e con sì poco coloreche el parlarne sarebbe uno darvifastidio invano; perché che importa rispondere alle cose cheha detto della puerizia e di Alcibiadenon solo alienissime dallaveritàma dette sanza fondamentosanza testimoni e sanzaspezie alcuna di verisimile? In che non posso fare non mi maraviglidella prudenzia suaavendo in uno giudicio di tanta importanzapresente tanta moltitudineinnanzi a tali giudiciparlato di cosefanciullesche non altrimenti che se fussi stato in una compagnia difanciulli. La puerizia mia e di costumi e di lettereper parlaremodestamentefu di qualitàche se nella giovanezza èpoi stata alcuna buona opinione di meil che lui medesimo haconfessatonon solo non parve disforme agli anni più tenerima ancora avere avuto principio e fondamento da quegliperchénon ebbono corruttela alcunanon alcuna leggerezzanon perdita ditempo; cose che se bene procederono da mio padreuomo ottimo ediligentissimonondimeno se avessino trovato la natura miarepugnantearebbono più tosto ceduto a quella che tiratolaseco. Ma lasciamo queste inezie e quelle ancora del tempo innanzi cheio andassi in Spagnadove non ha saputo dire altro se non che permescolarmi nelle discordie della città io tolsi per donna unafigliuola di Alamanno Salviati contro alla voluntà di miopadre. E nondimeno quale fu lo effetto? Che io mi astenni datravagliarmi di quelle cose per non fare dispiacere a mio padre.

Guardategiudiciche cosa è la passioneche cosa è lamalignità degli uomini ed el desiderio di calunniare; quantogli acciecaquanto toglie loro ogni intelletto e cognizione. Nonfanno e' figliuoli communemente cosa alcuna più secondo lavoluntà e col consiglio del padre che el pigliare donnanèpossono anche fare altrimentiperché con l'aiuto del padrel'hanno a vestirea conducere a casa e sustentare; e costui vuoleche nel t¶rre donna io non abbia avuto rispetto al padree poinello effetto mi sia astenuto da quelle cose per le quali arei fattoquesto errore. Ma sono cose tanto frivole che io mi vergogno aparlarnemassime essendo dette da lui in modo e con nessuna speziedi pruovache essendogli negate non può replicare. Lasciamoadunche queste insulsità e vegnamo a quelle che sono provatepoco come questema che se fussino vere sarebbono di troppaimportanza.

Trecose in sustanzia sono quelle che mi ha opposto lo accusatore: l'unache nella legazione di Spagna io procurai col re el ritorno de'Medici; l'altrache io tolsi la piazza ed el Palazzo al popolo el dìdi san Marco; la terzache io sono stato causa di questa guerra.Tutto el resto della accusazione sua è stato in volermimettere a sospetto ed in persuadere che ancora che io fussi innocentee sanza peccato alcunoche io avessi a essere gastigato: perchénon vuole dire altro che dire che sanza testimonisanza pruovesanza segno alcunoma solo per una prosunzione generaleper unaopinione in aria io sia condannato.

Allequali cosegiudicimentre che io rispondo particularmentevi pregomi udiate con la medesima attenzione e benignità che avetefatto insino a ora; perché toccherete con mano in me tantaintegrità circa le cose della vostra libertà e delvostro statoche abbiate fatto ne' vostri danari; nè vimaraviglierete manco della impudenzia ed audacia dello avversarioche e' non si vergogni dire cose sì manifestamente falsee siconfidi con sì frivole invenzioneanzi con non altro che conesclamazione e con minacciopprimere ed oscurare la verità ela innocenziaed aggirare e' giudici.