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Guittoned'Arezzo



TRATTATOD'AMORE



I

Caro amicoguarda la figura
'n esta pintura - delcarnale amore
sì che conosci ben la enavratura
mortalee dura - ch'al tu fatt'ha core
e lo venen che porge cumdolzura
carnal d'arsura - ad ogn'amadore;
a ciò checonosciuta soa natura
ti sia ben cura - fuggir tuofurore:
ch'Amorcum veisi pinge figurato
e innavrato -ciascuno amante
per van simblante - enfin al morire.
E quasi eldesire - d'esser curato
d'uom sì piagato - dico essercarante
remedio dottante - il su' largire.
Quando donqueguarire
de sì gran malattia
sì ligier omporria
ben seria disorrato
qual più fosse pregiato
nolvoler consentire;
però prendi 'l desire
en cui regnabarnagio
de non soffrir tal onta
ché pur di pregiosmonta
lo nemico obedire.



II

Poi ch'hai veduto Amor cum si ritrae
e simel proprietàd'alcuna forma
vogliàn veder significanza ch'hae
emostrar singularmente per norma
le soe figure come 'l nomeforma
e che de gli artigli e turcascio fae
e perpugnabel focoche trae
fiamma entiensaitte d'arco en orma.
Nudociecodigarzonil fazione
che già non fu ritratto en talessenza
dai savi senza ben propria cagione
che d'onni cosafanno esperienza.
Unde d'Amor fan esta divisione
onni soaparte sponendo a nocenza.



III

Amordogliosa morte si po dire
quasi en nomo logicasposizione;
ch'egli è nome lo qual si po partire
en «a»e «mor»che son due divisione.
E «mor» sipone morte a difinire:
lo nome en volgara locuzione
ècon una «te»; l'«a» ven da langire
e 'nlatin si scrive entergezione.
Und'io l'appello e drittamente elnomo
dal «mor» morteda l'«ah» guaimeraveglioso:
e ben è certo da meravegliare
che guaiporgendo ammorta; ciascun omo
ch'a lui s'è dato l'ha perdelizioso
bene en onta faendol consumare.



IV

La forma d'essa morte dolorosa
che 'n esser d'ungarzon è figurata
desegna che 'n lei già esser nonosa
firmeza di ragion alcuna fiata
ma scanoscenza e volontànoiosa
movente maita mente disfrenata;
che 'n tal mainera logarzon si posa;
né più sentirche vita èdesennata.
E certo ben è natural figura
de esso amorcui guai e morte appello
sì come se mostra per lisimblanti
dei mortai ditti amorusi amanti
faendosi a ragioncatun ribello
matto voler seguendo a dismisura.



V

De luicui di' ch'è mortela figura
se mostranuda; e nuda esser simiglia
d'ogni virtù e d'ognidirittura;
d'allegrezzedi gioi a meraveglia
dona desir cumpene e cum paura.
E ciò soffrendol'amante sottiglia
etollei sì di conoscere la cura
ch'al peggio 'n tutto cumorbo s'appiglia.
Donque l'amant'èsimel ch'Amornudo
divertùdi saverdi canoscenza
e non ha de covrir li viziscudo.
Per che ne de' ciascuno aver timenza
ed a su gradometter forza a scudo
ch'ei condusse Aristotel a fallenza.




VI

Essomeraviglioso guai che dico
se mostra cieco: è cieco lo sustato
sì cum om che non vede ed è orbato
e nonconosce da loglio lo spico.
Com novel si vede e per antico
encatun mortal ditto ennamorato
ch'egli è peggio che a mortepiagato
in esser di provedenza nemico.
Per che ècarente ciascun amante
di canoscenza e d'ogni discrezione.
Esiaquanto volsavio e costante
ch'ei vegia che convegna perragione
né più che su' disir porti avante;
e chinol credeguardi a Salamone.



VII

Loporporigno colore de l'ale
segna che 'l ditto guai sia passione
ditormenti e di dolor mortale
ché pur di porpora è 'lcolor penale.
Passion di morte la scrittura spone
unde dicomortal en cui si pone
e 'n mortal si vede condizione
perdesiderio d'un ardor ferale
disceso de essa passion dimorte
dentro dal core in de l'alma nata.
Ma amando pensosamenteforte
la forma qual sia a lui atalentata
che consuma ardendo laria sorte
morte nel viso avendo figurata.





VIII

Appresso che fatt'agio discernenza
di passion di luicui morte scrivo
e 'n proprietà desceso lor nocenza
perragion en cuor di catun cattivo
mostro l'operazion peresperienza
quanto lo sforzo di lor sia nocivo.
De le quai primasnodrò la sentenza
de l'ale soe per argumento vivo:
l'aleen cui si figura no è senza
segnal ch'el sia ligier en corvoglivo.
Donque sto guai lascivo è volante
comodissolto al gellà dove i piace
che mai no si riten senzaligame.
Per l'ale und'è 'l mortal en cor mutante
di malen pegio ciascun'ora el face
en voler del reo ben quasi che brame.



IX

Guai per l'arco sì mostra esser guerere
per lesaitte mortal feridore
le quai desegnan l'esserunde fiere
amorte peggio che s'il fa signore
di vari guai e di mattezzefere
per vano isguardo pascivo en core.
L'arco sì sponelo fonte del piacere
unde avene smanante furore;
dal fuocounde accese son le guere
e' par che sia un encendivo ardore
ilqual sì 'ntende lo fiero volere
che per nulla copia sistuta fiore;
ché del fuoco simel natura tene
chéquanto più matera lui si gionge
più arde consumandociò che 'nvene
e a null'altr'a bastanza si congionge.
Perch'ansì miri dico che a ciò vene
che la saitta fittanon disgionge
volendola isferrar senza più pene
avegnache le ventri là o' si gionge.



X

Al turcascioch'a la centura porta
lo ditto guaitenlo venen ascoso
cum dolzor temperatoche conforta
l'appetitodi lui desideroso;
ciò è 'l carnal dilettoi qualiscorta
la ditta morteguai meraveglioso;
che poi ben dir si'po venen ch'amorta
d'onni vertù l'om d'essi copioso
ech'a le vene nocer tutto è dato
en vita l'omo sempredestruggendo
l'alma menando a morte en inferno;
è malsenza rimedio alcun trovato
solo en voler seguirnonchécompiendo
sì come conchiudo: però l'inferno.



XI

La sovraditta morte per l'artiglia
mostra esser cosache 'ngreffisce
e che demostra quello unde assottiglia
diretener ciascun che l'obedisce;
sì cum astor chel'algelletto piglia
che quasi senza morte nol largisce:
ciòè la losingevel meraviglia
d'alcun piacer che l'amantetradisce
che quinci trade certo ogn'amatore
quandoretinendola morte 'l mena
per lusinghe d'alcun piacer tuttore.
Enullo è più mortal velen né pena
d'ognilosingache l'om ten di fore
né han li amanti piùcrudel catena.



XII

Sguardaamicopoi vei ciascuna parte
d'Amor dispostaen soa propria natura;
e mi responde tosto e non ad arte
che tisembla pensando la figura
ch'avegna non destrengami soe arte
nonso come non pera di paura
perch'eo non veo da che naturaparte
cui tenche 'n guisa alcuna la figura.
Tanto èforte smanante e fiero
e 'nsìnessuna avendobenignanza
cum occhi di ragion lo veden clero.
Unde aver lodovresti en oblianza
ormai per questo solo en topensiero
cassandol tutto d'ogni toa usanza.