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GiacomoLeopardi


LETTERE

AIFRATELLI





LETTEREALLA SORELLA PAOLINA


1.

ADon Paolo Leopardi (Paolina)


28Gennaio 1812.


Amicocarissimo.

Ricevoin questo momento il plico che voi m'inviate accompagnato da unaobbligantissima lettera. Essa è ben degna per la sua brevitàdi esser commendata da' Lacedemonie dagli altri popoli dellaGreciai quali dovendo rispondere in lettera ad alcuna inchiesta nohiscrivevano talvoltache la semplice parola "nò".Il piacere che voi mi avete fatto col torre a copiare il mio picciolCompendio di logica non vi sembrerà forse sì grandequanto lo è in realtà. Un buon copista è assairaroed io non reputo lieve vantaggio l'averne ritrovato uno che siaconforme al mio desiderio. Il restauratore dell'Italiana PoesiaFrancesco Petrarca lamentavasi che avendo egli in poche settimanecondotto a fine il suo libro latino De Fortuna etc. non potea dopopiù anni averne copiache pienamente il soddisfacesse poichédi mille errori eran ripiene tutte quelleche egli avea avute da'vari copisti.

Seio fossi vissuto al tempo di Petrarcae l'avessi udito lamentarsimeco in tal modo avrei facilmente appacificateed acquietate le suequerele coll'insinuargli di darvi a copiar la sua operae son certoche malgrado la sua delicatezza in questa materia egli ne sarebberimasto soddisfatto. Nè crediateche il mestier del copistasia da disprezzarsi. Teodosio uno de' più grandi Imperatorid'Oriente s'impiegava ancor egli nel copiare gli altrui scrittienon vivea che del danaro ricavato da questa non ignobil fatica. Voipotrete dirmiche Teodosio non operava in tal modo perché dise degno riputasse un tal genere di lavoroma solamente per uneffetto della sua profonda umiltàe virtù Cristianama io per convincervi di quanto ho preso a dimostrarvi vi apporteròun altro esempio. Non ci dipartiam dal Petrarca. Egli avendointrapreso di fare un viaggionon ben mi rammento per qual fineeritrovata cammin facendo un'opera di Ciceronedi cui non avea peranche contezzanon istimò cosa vile il copiarlo da capo afondo. Ma è omai tempo di finirla poiché mi avvedo cheavendo fatto l'elogio dello stile laconico sto per cadere nei difettidello stile Asiatico. Sono affezionatissimo per servirvi di cuore

GiacomoLeopardi.



2.

Roma3 Dicembre 1822.


CaraPaolina.

Checosa volete sapere de' fatti miei? Se Roma mi piacese mi divertodove sono statoche vita faccio? Quanto alla prima domandanon sopiù che rispondereperché tutti mi domandano la stessacosa cento volte il giornoe volendo sempre variare nella rispostaho consumato il frasarioe i Sinonimi del Rabbi. Parlando sul seriotenete per certissimo che il più stolido Recanatese ha unamaggior dose di buon senso che il più savio e più graveRomano. Assicuratevi che la frivolezza di queste bestie passa ilimiti del credibile. S'io vi volessi raccontare tutti i propositiridicoli che servono di materia ai loro discorsie che sono i lorofavoritinon mi basterebbe un in-foglio. Questa mattina (per dirveneuna sola) ho sentito discorrere gravemente e lungamente sopra labuona voce di un Prelato che cantò messa avanti ierie soprala dignità del suo portamento nel fare questa funzione. Glidomandavano come aveva fatto ad acquistare queste belle prerogativese nel principio della messa si era trovato niente imbarazzatoecose simili. Il Prelato rispondeva che aveva imparato col lungoassistere alle Cappelleche questo esercizio gli era stato moltoutileche quella è una scuola necessaria ai loro parichenon s'era niente imbarazzatoe mille cose spiritosissime. Ho poisaputo che parecchi Cardinali e altri personaggi s'erano rallegraticon lui per il felice esito di quella messa cantata. Fate conto chetutti i propositi de' discorsi romani sono di questo gustoe io nonesagero nulla. Il materiale di Roma avrebbe un gran merito se gliuomini di qui fossero alti cinque braccia e larghi due. Tutta lapopolazione di Roma non basta a riempire la piazza di San Pietro. Lacupola l'ho veduta iocolla mia corta vistaa 5 miglia di distanzamentre io era in viaggioe l'ho veduta distintissimamente colla suapalla e colla sua crocecome voi vedete di costà gliAppennini. Tutta la grandezza di Roma non serve ad altro che amoltiplicare le distanzee il numero de' gradini che bisogna salireper trovare chiunque vogliate. Queste fabbriche immensee questestrade per conseguenza interminabilisono tanti spazi gittati fragli uominiinvece d'essere spazi che contengano uomini. Io non vedoche bellezza vi sia nel porre i pezzi degli scacchi della grandezzaordinariasopra uno scacchiere largo e lungo quanto cotesta piazzadella Madonna. Non voglio già dire che Roma mi paiadisabitatama dico che se gli uomini avessero bisogno d'abitare cosìal largocome s'abita in questi palazzie come si cammina in questestradepiazzechiese; non basterebbe il globo a contenere il genereumano.

Quantoalla prima domanda siete soddisfatta. Alle altre risponderòcon più comodo. Salutate il Papàbaciategli la manoper meditegli che ho ricevuto la sua del 29 passatoche eseguiròle sue commissioni circa la contessa Mazzagalli e il padre Trachiniche l'altra circa l'avvocato Fusconi è già eseguitache il danaro e il panno della Marchesa Roberti è consegnatoda più giorniche io sto benee così tutti i mieiospitii qualie in particolare i Ziisalutano lui e la Mamma. Horicevuto anche la lettera della Mamma; salutate anche leie dateleun bacio. Dite a Carlo che qualunque sia il baule di cui parla Luigila mia testa non istava sopra il baule: ma che un altro bauledelquale io intendo di parlarel'ebbi sempre di dietro. A LuigiaPietruccioa Don Vincenzo ec. salute e benedizione. Non ho adempiutoi vostri comandima col tempo si farà tutto. Voglimi bene esta' bene.

Aspettolettera di Carlo con quest'ordinarioe tua fra una settimana. Addio.


Mariettati saluta. Addio.



3.

Roma30 Decembre 1822.

CaraPaolina.

Mivergogno di non avere ancora eseguite le vostre commissionibench'ionon le abbia perciò dimenticate. E se v'è qualche scusach'io possa portare della mia tardanzasarà questache neiprimi giorni della mia dimora in Roma io sono stato cosìaffollato di distrazionianzi così occupato nello stessodistrarmiche appena ho avuto il tempo di pensare alle cose piùnecessarie. In seguito sono stato costretto a far grandissimorisparmio di viaggi per l'incomodo de' geloni che mi sonosopravvenutie che finalmente son suppurati e apertisicchémi conviene stare per lo più in casa. Ma questo impedimentospero che debba essere di poca durata.

Ierifui a pranzo dal ministro d'Olanda. La compagnia era scelta e tuttacomposta di forestieri. Posso dir che questa sia la prima volta cheio abbia assistito a una conversazione di buon tuonospiritosa edelegantee quasi paragonabile a una conversazione francese. Anche lalingua che si parlò fu francese quasi sempre. Non v'eranoItaliani fuorché i miei ospiti e meed un Romanoche nonparlò mai.

Abbiamoun freddo taleche i vecchi cavano fuori la loro solita formola dinon ricordarsene uno simile in questo clima. Le vostre letterine e ilvostro modo di scriverech'io ho conosciuto per la prima volta dopola mia partenza da costìsono così gentiliche nonsolamente non paiono recanatesima neanche italiane. Veramente ionon vi so rispondere con quella grazia che meriterebbero le vostreproposte. Non ho molto garbo nella galanteriae di più temochese volessi usarla con voila Mamma non abbruciasse le mielettere o prima o almeno dopo di avervele date. Se vi dicessi chev'amo di tutto cuorequesta non sarebbe un'espressione galantemaforse peccherebbe di tenerezza.

Sicchéquanto ai sentimenti dell'animo mio verso di voiper non errare inqualche terminelascio che voi medesima ne siate l'interpretee inquesto ufficio vi faccio mia plenipotenziaria. Credo di aver dettoabbastanza. Baciate la mano per me alla Mamma e al Papàalquale direte che gli ho scritto coll'ultimo ordinarioe col medesimoho ricevuto due suel'una a pronto corsol'altra dei 13giunta quifino dai 15. Marietta e Giovannina vi salutano caramente.

Evoi salutate per me Carlo e Luigie baciate Pietruccio avvisandoloche io soddisfarò alla promessa che gli ho fattosubito chesarò in caso d'uscire a mio piacere.


Addiocara Paolina; vogliatemi benee date da mia parte il buon capod'anno alla Zia Isabellache si compiacque poco fa di mandarmi isuoi saluti. Se non vi parrà troppo ardirefate per me glistessi augurii alle cuginee salutate il zio Peppe. Felicitateancora il papà del suo ingresso al nuovo ufficio. Non vimaravigliate se non mi stendo di piùperchél'abbondanza delle cose che vi potrei dire produce il solito effettodel troppocioè ch'io non so scegliere nè determinarequello che più convenga di scrivere. Parlando a voceognicosa avrà il suo luogo. Sono anche molto occupatoperchéquesti signori non mi permettono di lasciare gli studi; anzi hodovuto più scrivere in un mesech'io non era solito di farein duee mi conviene anche usare più d'una lingua; il che èfuori affatto della mia consuetudine. Mi raccomando alla fortunach'io non dica e scriva più spropositi che parole. Addio:guardatevi da questo diabolico invernoe per amor mio cacciate allameglio i pensieri malinconici. Vi ringrazio della descrizione che mifate del nuovo tomo Giordani. Io non l'aveva ancora veduto. Di nuovostammi allegraché te ne prego; e io vedo per esperienzapropria e certissimache l'allegria e la melanconia sono fruttid'ogni paese.



4.

28Gennaio


CaraPaolina.

Latua lettera m'è stata molto graditacome sempre mi sarannoquelle che mi scriveraima mi dispiace pur molto di sentirti cosìtravagliata dalla tua immaginazione. Non dico già dallaimmaginazionevolendo inferire che tu abbi il tortoma vogliointendere che di lì vengono tutti i nostri maliperchéinfattinon v'è al mondo nè vero benenè veromaleumanamente parlandose non il dolore del corpo. Vorrei poterticonsolaree proccurare la tua felicità a spese della mia; manon potendo questoti assicuro almeno che tu hai in me un fratelloche ti ama di cuoreche ti amerà sempreche sentel'incomodità e l'affanno della tua situazioneche ticompatisceche in somma viene a parte di tutte le cose tue. Dopotutto questo non ti ripeterò che la felicità umana èun sognoche il mondo non è belloanzi non èsopportabilese non veduto come tu lo vedicioè da lontano;che il piacere è un nomenon una cosa; che la virtùla sensibilitàla grandezza d'animo sononon solamente leuniche consolazioni de' nostri malima anche i soli beni possibiliin questa vita; e che questi benivivendo nel mondo e nella societànon si godono nè si mettono a profittocome sogliono crederei giovanima si perdono intieramenterestando l'animo in un vuotospaventevole. Queste cose già le saie non solo le saima lecredi; e nondimeno hai bisogno e desideri di vederle coll'esperienzatua propria; e questo desiderio ti rende infelice. Cosìaccadeva a mecosì accade e accaderà eternamente atutti i giovanicosì accade agli uomini ancora e agli stessivecchie così porta la natura. Vedi dunque quanto io sonolontano dal darti il torto. Ma io voglio che per amor mio tu facciqualche sforzoti approfitti un poco della filosofiaproccuri dirallegrarti alla megliocome io so per lunga esperienza che si puòfare anche nel tuo statoniente meno che in qualunqu'altro. Efinalmente non voglio che ti disperi; perché dentro un giornopuò svanire la causa delle tue malinconiee questo èprobabilissimo che avvenga; anzi è facilissimo; anziandandole cose naturalmenteè certissimo. Quello ch'io potròper tedevi credere che lo farò. Intanto divèrtiti.

Creditu ch'io mi diverta più di te? No sicurissimamente.

Eppurein questi ultimi giorni ho fattoe seguo a fareuna vita moltodivagata. Ma tieni per certa questa massima riconosciuta da tutti ifilosofila quale ti potrà consolare in molte occorrenze; edè che la felicità e l'infelicità di ciascun uomo(esclusi i dolori del corpo) è assolutamente uguale a quelladi ciascun altroin qualunque condizione o situazione si troviquesto o quello. E perciòesattamente parlandotanto gode etanto pena il poveroil vecchioil deboleil bruttol'ignorantequanto il riccoil giovaneil forteil belloil dotto: perchéciascuno nel suo stato si fabbrica i suoi beni e i suoi mali; e lasomma dei beni e dei mali che ciascun uomo si può fabbricareè uguale a quella che si fabbrica qualunqu'altro.

Forsevolendoti consolaret'avrò annoiata con tanta filosofia. Inogni modo stammi più allegra che puoied aspettamich'io ticonsoli a voce; se pur già a quell'ora non sarai consolatadalla fortuna. Saluti ai genitoriai fratellia Carlo inparticolare. Io sto benee ti amo.

Addio.



5.

19Marzo 1823.


CaraPaolina.

Scusatela tardanza della risposta alla vostra graziosissima dei 3la qualeruppe il silenzio che tutti mi avevate tenuto per cinque ordinariiopiuttosto la negligenza de' postieri lo aveva fatto parere. So che visiete maravigliata di me con Mariettae avete ragione dimaravigliarviperché sapete quanto vi voglio benee nonpotete credere ch'io lasci di scrivervi per mia volontà. Mav'assicuro che in questi giorni sono stato occupato in modo da nonesser padrone del mio tempo. La modestia è sempre amabile; mapure con un fratellocon cui si lasciano da parte tutte lecerimoniesi può fare anche a menose non della modestiaalmeno dell'umiltà. In sommavolendomi bene come fateevolendovene io tantoquanto non potete ignorarevoglio che d'orainnanzi escludiate dalle vostre lettere tutte quelle espressioni chenell'ultima vostra sono contrarie alla confidenza che dovete avere inun fratello ed amicovissuto con voi da che nasceste. Circa l'affaredi Roccetti è verissimo che a me pare che vi convenga. Èanche vero che Roccetti è un giovane come tutti gli altri. Mamia carasi può ben credereanzi è quasi certocheun giovane di talentocom'è Roccettidopo essersi divertitoassaicom'egli ha già fattoe dopo essersi annoiato dellagalanteriacome a tutti accadesenta il bisogno di una che lo amida veroe che unisca alla gioventù il buon cuore e lacapacità del sentimento. S'egli ha questo desideriocom'ènaturalissimo in un par suonessuna potrebbe soddisfarlo meglio divoi che siete sensibilissimache sapete amareche siete istruita aldi sopra di quattro quinti delle vostre pari. E dall'altra parteavendo egli questo desideriol'animo suo sarebbe ottimamentedisposto ad esservi buon compagnoe così questo partitoconverrebbe anche a voi. Non dico già che in tal caso nondovreste aspettarvi da lui nessun tratto di gioventù. Ma soncerto che si guarderebbe di offenderviche non vi recherebbevolontariamente nessun dispiacereche proverebbe pena se credesse diaverne proccurata a voiche in una parola o sarebbe sempre vostroomostrerebbe sempre di esserloe tornerebbe presto e veramente a voiquando anche l'animo suo se ne fosse mai allontanato per qualchemomento. Dite al Papà e a Carlo che ho ricevuto le ultime lorodei 13 e dei 14e che ho scritto all'uno e all'altro cogli ultimidue ordinarii. Dite a Carlo che Donna Marianna ha ricevuto la suamusicae lo ringrazia; che ne ha parlato in tavolae che il ZioCarlo ha detto di volerla sonare anch'esso.


Quantoallo spartito non ho detto nientee però giungerànuovo. La Dionigidi cui mi domandateè una schifosissimasciocchissimapresuntuosissima vecchia che m'ha veduto una o duevolte in casa suae non mi ci vedrà più finchévive.

Lucreziaè veramente molto amabilee d'un tratto facilissimosenzaaffettazioneche obbliga tutti e non distingue nessuno. Ci fui colZio Momo appena arrivato. Mi disse che sperava di rivedermi qualchevolta presso di lei.

Tornaidi là ad alcuni giornie da un'anticamera esteriore sentii unbell'accoglimento che mi fece il marito nel ricevere l'ambasciata.Lucrezia mi trattò con ogni possibile finezzama io ho sempreosservato il proponimento che feci di non tornarci mai più.Addio cara Paolina mia. Stammi benee non ti curare d'essere unagamba miacome diciché adesso ti converrebbe di faticarebestialmentee di mandare ogni giorno al diavolo le selci e i fanghie l'eternità delle strade di questa città eterna. Iot'amo. Salutami tuttie particolarmente la Mamma e Luigi. Dìanche una parola per me a D. Vincenzo. Marietta ti salutae credoche ti scriva.



6.

19Aprile


CaraPaolina.

Viringrazio assai della confidenza che mi mostrate raccontandomi levostre pene d'animo. Che mi preghiate ad interessarmi per voiquantunque sappiate ch'io non ho bisogno d'esser pregato per questoeffetto; lo considero come un segno che vogliate essermi grata anchedi quello ch'io debbo farvi per obbligo. Sappiate dunque chedirettamente o indirettamentevoi in realtà siete stataproposta al Cav. Marinie che questo non si è mostrato nientealieno dall'aderire a questo partitoanzi ha lasciato vedere diesservi piuttosto propenso; e che in somma è verissimo tuttoquello che io scrissi al Papà nelle lettere che avete lette. Èvero ancora che il Cav. ha per le mani un altro partito: e perciòha detto a Melchiorri che gli era necessario un pretesto oun'occasione per abbandonarlo: ma questo pretesto e questa occasioneson facili a trovarsise il Cav. vorrà: ed io ho ragione dicredere che lo voglia. Intanto io non posso sapere qual rispostaprecisa egli abbia dato alla persona che gli ha fatto la propostarelativa a voi. Il Zio Carlo non me ne ha detto niente: son certoperò che il Cav. non ha dato una ripulsa; piuttosto avràpreso tempo; ed io son bene informato delle disposizioni posterioridel Cav.come ho scritto al Papàe come avete veduto. Ladote che il Cav. dà alla figlianon sono 14 mila scudi; ma 18milacome io scrissie come so di certo; anzi si stenderàbisognandofino a 20 mila. Secondo tutti i ragguagli ch'io honon èvero che il Cav. voglia rifarsi di questa dote con quella dellafutura sua sposa. Ma il Zio Carlocome sapeteè mutabileevuole e disvuole un poco troppo presto. Sicché non dovetemaravigliarvi se questo trattato che da principio gli parvebellissimo e faciledopo due settimane gli è sembratosconveniente e impossibile. La conchiusione èche l'affaresta presentemente in quel medesimo piede che potete rilevare dallemie lettere passate. Il Papà coll'ultimo ordinario non mi hascritto. Mostrategli questa lettera.


S'eglicrederà che parli io medesimo al Cav. e lo stringa in modo datrarne qualche risposta concludentelo farò subito. In casodiversol'affareanche nell'assenza miastarà molto bene inmano di Melchiorriil quale da una parte è cosìintrinseco del Cav. che questopoco fal'aveva incaricato di trovarmoglie a luie marito alla figliadall'altra parte èimpegnatissimo per il Papàper voie per mee lo saràmolto maggiormente quando si trovi autorizzato a trattare il negozio.

Tuttociò sia detto per vostra consolazionee perché questaè la verità. Macara Paolina mianon possodissimulare che lo stato dell'animo vostroe il turbamento el'agitazione che mi dipingete nella vostra letterami fa troppacompassioneanzi arriva a parermi un poco riprensibile. Che voipiangiate e vi disperiate perché? perché aveteconcepito una grande speranzanon è intieramente degno divoie non s'accorda colle lezioni che avete ricevuto dai librie daquel poco di lumi che i vostri fratelli per la propria esperienzav'hanno potuto daree v'hanno dato. La speranza è unapassione turbolentissimaperché porta con sènecessariamente un grandissimo timore che la cosa non succeda; e senoi ci abbandoniamo a speraree per conseguenza a temerecon tuttele nostre forzetroviamo che la disperazione e il dolore sono piùsopportabili della speranza. Lasciamo stare che quando anche voifoste già quimoglie del Cav. Mariniriccadivertitavedreste che questo stato (al quale forse giungerete) non valeva poila pena di tanti palpiti. Ma poniamo ancorache il medesimo sia lapiù gran felicità che si possa immaginare: iov'assicuroPaolina miache se noi non acquistiamo un pocod'indifferenza verso noi stessinon possiamo mainon dico esserfelicima neppur vivere. Bisogna che vi lasciate un poco portaredalla volontà della fortunae che sperandonon viprofondiate tanto nella speranzache non siate pronta a quello chepuò succedere:

altrimentianche andando le vostre cose a vele gonfievi martirizzerete da voistessa in modoche prima d'ottenere quello che avrete speratosarete passata per un vero purgatorio. Direte ch'io vi sono sempreintorno colla filosofia. Ma mi concederete che questa non mi èstata insegnata nè dai libri nè dagli studi nèda nessun'altra cosase non dall'esperienza: ed io vi esorto aquesta filosofia perché credo che vi abbiate i miei stessidiritti e la mia stessa disposizione.

Semi volete benefatevi coraggio e armatevi d'un poco di costanza.Salutatemi tutti. Non dubitate del mio impegno per voi. Aspettatemifra pocoe intanto spazzatemi la casa dalla malinconia. Saluti delZio Carlo alla Mamma e al Papà.


Addioaddio.




7.

Paolinamia.

Mirallegro con tema di poco buona vogliaperché al mioritorno o sarai già partita o vicina a partiree cosìnon ti potrò raccontare tante storielletante avventuretante osservazioni filosoficheantropologiche ec. fatte in questomio viaggio verso il poloe che io metteva in deposito per fartipassare almeno quattro invernicome ne hai passati due colle miechiacchiere romane. E sappi che quelle erano una bagattella aparagone di queste; sicché perdi molto; ma pazienza.


Intantosappi che io continuo a credere che tu potrai essere felicissima conquesto sposospecialmente se persisterai nelle tue massimefilosofichee ti riderai delle ciarle e degli uominiper i qualicredi a me che non torna conto di perdere un quarto d'ora di sonno.Sappi ancora che io t'amo come primache non era pocoe forse anchepiù di primache non è la cosa più facile.Giordani a Bologna mi avrà dimandato di te e di Carlo almenoventi voltee se vi avevo scrittoe se vi avevo salutato a suonomee se vi avevo detto tante cose per parte sua. Poi a Parmadovel'aspettai alla locanda fino a mezza nottemi tornò adomandare le stesse cosee se voi altri mi avevate risposto. Ilgiorno dopo ricevuta la lettera ultima del Papàebbi l'altradei 19. Ma sappiate che qui le stampe si pagano poco meno delleletteree poi sono soggette a mille malanni di censura ec.sicchénon vi servite più di questo spediente. Bensìscrivetemi in carta piuttosto finaperché se il foglio èun po' grossoqui si raddoppia subito il prezzo della letteraeinvece di diciotto soldi austriacisi pagano trentaseicom'èsucceduto a me qualche volta.

SalutamiLuigi e Pietruccio. Dì a Mamma che mi voglia bene.

Salutamianche nominatamente il Curato e don Vincenzo.

Addioaddio. Voglimi bene. Sono invitato a Varese dal Conte Dandolofigliodel Senatoresignorino che non mi piace niente. Varese è ilVersailles di Milanodistante di qua trenta miglia. Forse saròcostretto ad andarvi per qualche giorno: in tal caso potrebb'esserech'io ritardassi qualche poco la replica a quella che voi altri mirisponderete. Ve ne avviso perché non ne stiate in pena.



8.

Bologna10 Ottobre 1825.


Paolinamia.

Tuscrivi colla tua solita sensibilitàe mi consoli in tre modi;perché mostri di volermi tanto beneperché mi persuadiche la sensibilità si trovi al mondoperché risveglila mia ch'è pur troppo addormentata come tu sainon verso tein particolare ma verso tutto l'universo.

Setu pensi a me in Recanatinon credere ch'io sia tanto distratto inBolognae fossi anche in Parigich'io non pensi a te ogni giorno. Aproposito di Parigisappi ch'io sono venuto da Milano a Bologna contre francesie da Bologna a Milano era andato con due inglesi. Vediquanta materia di osservazioni e di racconti per le nostre serated'invernoperché ti puoi immaginare con quanta dimestichezzae intimità si viva coi suoi compagni quando si viaggiae peròquanto campo io abbia avuto di osservare i costumi e i caratteri diquei signori. Aspetto qui Giordani a momentie già gli hoscritto del tuo sposalizio concluso.

Dammipur sempre le notizie del giorno di Recanatiche ho moltissimopiacere di sentirleperché mi son fatto curioso assai piùdi prima. Dà un bacio per me a Pietruccioe mille alla Mammaalla quale raccomanda di aversi cura. Salutami caramente Luigiepregalo per me che mi scriva due righedove mi dia le sue nuove.Finisco perché sono le dodici.

Addiomia caraaddio addio. Procurerò di aver nuove d'Angelina.




9.

Bologna23 Novembre 1825.


Paolinamia.

Tiringrazio tanto delle cure che ti sei prese per farmi piacere. Quelloche dico a Carlodico anche a teche tu mi torni a scrivere quelloche conteneva la lettera perduta. Giordaniche è tornato aFirenzesaluta te e Carlo carissimamente. Dì a Mamma che iovorrei scrivere al Zio Ettoresolamente per salutarlo; ma che se glimandassi la lettera direttamentedubito che qualcuno glielariterrebbeperché di un'altra che già gli scrissi nonebbi mai risposta. Domanda dunque a Mamma se crede bene che ioaccluda la lettera a voialtri. Salutami tanto Luigi e Pietruccio;anche D. Vincenzoti pregonon te ne scordare.

Giàsai quanto ti amo. Dammi le tue nuove. Avrete già fatto lafesta della Madonnae io non mi ci sono trovato. Ti assicuro che cipensai e mi dispiacque. Pazienza.

Addioaddio.




10.

9Decembre


Paolinamia.

Ringraziatanto e poi tanto la Mamma del suo caro donoche io conserveròcome una reliquia e dille che la consolazione di vedere il suocarattere per me è stata tantache quasi dubitavo ditravedere. Salutala poi mille milioni di volte per parte di Angelinache saluta anche Babbo e te e Carlo e Luigi quanto si può maisalutare al mondo. Qualche settimana fapasseggiando per Bolognasolocome semprevidi scritto in una cantonata Via Remorsella. Miricordai d'Angelina e del numero 488che tu mi scrivesti in unacartuccia la sera avanti la mia partenza. Andaitrovai Angelinachesentendo ch'io era Leopardisi fece rossa come la Luna quandos'alza. Poi mi disse che maggior consolazione di questa non potevaprovareche sogna di Mamma ogni nottee poi centomila altre cose.


Disalute sta benissimoed è ancora giovanotta e fresca piùdi me; colorita assai più di prima. Ha un molto bel quartieree fa vita molto comoda. È stata poi da me più volte colmaritoche al visoagli abiti e al trattopar proprio un Signore.Mi hanno invitato a pranzo con gran premurae ho promesso diandarci. Mangerò bene assaiperché si tratta di unbravo cuocoe da quel che mi dice Angelinaogni giorno fanno unatavola molto ghiotta. Oggi vado a portarle un Sonetto che mi hadomandato per Messa novella. Puoi credere che ogni volta che mi vedemi domanda della Mammadi cui non può finir di parlaree divoi altri. - Salutami tanto Luigi e Pietruccioa cui dirai cheaspetto che mi scrivae che Setacci mi ha parlato molto del suo belportamento nel nuovo abito. Dammi nuove di Zio Ettoree salutalo damia parte se lo credi opportuno. Iocome dico a Carlosto meglioassai assai. Ma tu non mi dici niente di te: non mi piace: da quiavanti non mi scriver mai senza darmi le tue nuovee informarmi deituoi affari.

Addiomia cara: voglimi bene: salutami anche D. Vincenzo.



11.

Bologna19 Dicembre 1825.


Paolinamia.

Faròle parti vostre e di Mamma con Angelinaalla quale ho promesso diandare a pranzo in casa sua la terza festa di Natale. Sono moltocontento delle nuove migliori che mi dai di Zio Ettoreil qualesaluterai tanto per me. Dì a Babbo ch'io non risposi alla sualetterina dei 7 del correnteperché credetti che a quell'oraavrebbe ricevuta una mia scrittagli poco primadove gli parlai dellenotizie datemi da Bunsen circa il mio promesso impiego ec. Sappimidire se la ricevette o no. Ti scriverò poi un'altra voltadistintamente sopra quello che tu mi dici di te. Intanto non lasciaredi darmi le tue nuovee cerca di stare allegra per amor mio. Dìa Carlo che mi saluti Puccinottie che gli dica che mi dispiaceassai di sentire che ci voglia lasciare. Mi ricordo che Mamma avevain una tazzetta o catino un certo tabacco che a Babbo non serviva. Semai capitasse qualche occasionee che me lo potesse mandaremifarebbe un gran piacereperché qui è proprio una penaa trovar tabacco sano e che faccia per me.

Iteatri di Bologna io non so ancora come sieno fattiperchégli spettacoli mi seccano mortalmente; sicché ho preferito diessere gentilmente messo in burla dalle signore che mi hanno invitatoai loro palchie dopo aver promesso di andare e mancato di parolaho detto francamente a tutte che il teatro non fa al caso mio. Labella è che il muro della mia camera è contiguo alteatro del Corsotalmente che mi tocca di sentir la Commediadistintamentesenza muovermi di casa. Conosce Carlo un certoTommasini di Castelfidardoprimogenito di un Tommasini che ha lapodagravero paesettaro di trattoe che pure ha la temeritàdi farsi passare qui per Conte? È venuto poco fa per affarieil diavolo l'ha portato a mettersi a stare a dozzina presso i mieistessi ospiti. Mi dice che la sua famiglia è aggregata allanobiltà di Recanatie mi rompe sempre la testa colle suegoffaggini.

Sapeteche compagnia comica abbiamo qui per Carnevale?

Quellache avemmo a Recanati per San Vito del 24cioè VillaniFracanzani ec. AddioPaolina mia. Dì a Mamma quante cose puoicredere che le direi io se potessi parlarleo parlandole esprimerequello che io sento.

Voglimibene e scrivimi. Addio con tutto il cuore.



12.

Bologna1 Marzo 1826.


Paolinamia.

Finalmenterivedo il tuo carattereche tu sai già quanto mi sia caro.Oggi stesso ricevo la tua letterae oggi rispondo; sicchéMamma non si maraviglierà se insieme con questa non vede ilvelluto; ma assicurala che farò il possibile per servirlapresto e benee salutala e baciale la mano per parte mia quanto piùcaramente saprai.

Tiringrazio tanto delle nuove che mi dai del paesee ti ripeto che misono molto caree che desidero che tu me ne scriva spesso. Io nonsono mai stato in Firenzech'io me ne sia accortoe puoi credereche non avrei avuto nessun motivo di farvene un mistero. Bensìquest'autunno ebbi intenzione e occasione comoda di darvi una scorsama ci dovetti rinunziare perché il viaggio sarebbe stato unveleno per la mia indisposizione. È vero che quest'invernosebbene sono uscito ogni giornoho fatta vita ritirataper lasolita pigrizia che il freddo mi mette addosso; ma Ricci vi parla diquesto Novembrequando io stava sempre col serviziale alle costenel quale stato vedete bene ch'io non poteva fare una vita moltodissipata. Del resto non date mente a Riccich'è un bonissimogiovanema non capisce nienteed è un imbroglioneesoprattutto un terribile seccatoretanto che quiper levarmelod'attorno fui obbligato a dar ordine che gli dicessero ch'io non erain casadove veniva ogni terzo giorno a pregarmi che gli facessi farfigura nel mondo letterario. Salutami tanto Carloe digli che miscriva. Dimmi poi qualche cosa di Luigi; e Pietruccio come studi ecome si porti nel suo nuovo abitonel quale sono impaziente divederlo. Giordani è un gran pezzo che non mi scrive e che nonscrive più a nessunoperché si è fatto il piùpigro e divertito uomo del mondo.

Quantoall'esemplare delle mie operettenon dubitareche tu ne avrai perte ed in tua proprietà esclusiva senza associarti. Io nonsogno di teperché tu sai che fuori di Recanati io non sognomai(cosa che mi fa maravigliaperò verissima); ma penso ate vegliandoe ti amose è possibileogni giorno più.Ma che vuol dire che non mi dài nessuna nuova di te? Tu ti seiscordata una parte essenzialee però ti condanno a tornarmi ascriveree dirmi tutti i fatti tuoi. Vedendo la Zia Mazzagalli e leCuginesalutalesi bon te semblera. Salutami anche il Curato e D.Vincenzo. AddioPaolina mia. Non ti dico altroperché sevolessi rispondere alle tue espressioni affettuosee spiegarti isentimenti ch'io ho per tenon troverei parole da tantoe credimiche non saprei come esprimermi.



12.


Paolinamia.

Unvelluto perfettamente simile alla mostra non si è potutoassolutamente trovare in Bolognae se non credi a mecredi adAngelinache sai bene che se ne intendela quale per farne ricercaha girato inutilmente venti botteghe. Ti mando certe mostre divelluti che si accostano al colore di cotesto. Se Mamma crede chequalcuno di questi faccia a propositorimandami quella tal mostraeMamma sarà servita subito per la Diligenza. Saluti a tutti.

Addioaddio.



13.

Bologna17 Marzo 1826.


CaraPaolina.

Ringraziatanto e poi tanto per mia parte Babbo e Mamma dei nuovi regali che mimandanoi quali serviranno ad accrescere l'onore che mi son fattoqui coi fichi e coll'oliodi cui non si finisce di dire il granbene. Ringrazia poi Babbo in particolare delle notizie che mi dàdi S. Gerioil quale io non mi era accorto che fosse il medesimo cheS. Girio. L'affar di Urbino non è combinabileperchéuna Cattedra veramente non fa per meche ho poca o nessuna voglia difaticare. E poia dirtela così in confidenzauna cattedra diprovincia che sarebbe di convenienza d'un letterato mio pari oltreche l'emolumento sarebbe una miseria. Rallègrati da mia partecon Carlo del taglio de' suoi favorevoli e digli che non erano piùdi modae che non solo gl'inglesi ma anche i francesidonne euominiche viaggiano in Italiasi ridonocome ho sentito iostessodegl'italiani che li portano. Se per rassomigliarmi a Carlonon ti pare che mi manchi altro che la grassezzaconsolati che iom'accorgoe tutti con meraviglia mi diconoche mi sono ingrassatomoltissimo; e non so comeche non mangio oramai più nientebenché stia però bene. Angelinache saluta tantoMammaBabbote e tuttidesidererebbe di avere le fedi delbattesimo di due suoi fratelli nati costìuno dei quali deeprender moglie a momentima non può sposare senza questafede. Mi ha dato i nomi ec. in una cartina che ti copio quiesattamente.

Attenzionealli 17 genajo 1799 nacque Antonio figlio di Adamo (come siamo tutti)Jobbi e Metilde Alesandrini.alli 8 febrajo 1801 nacque Giovanni;figlio come soprasotto (sopra e sotto) la parochia S. Agostino diRecanati e il parocho mala zampa. Prega poi di essere avvisata dellaspesa che sarà occorsa. Salutami tanto Luigetto e Pietruccioe quanto al libropermettimi di stare a vedere qualche momento se ilGovernatore te lo restituisceperché non me ne èrestata che una copiala quale però non darò viafintanto ch'io non sappia la restituzionee questa non accadendotela manderò. Paolina mia caraquanto io t'amie quantodesiderio abbia di vederti contenta e soddisfattae quantovolentieri farei tutto quello che io potessi per questo effettotute l'immagini bene. Séguita a darmi le tue nuovee bacia lamano a Babbo e a Mamma per me. Aspetto la lettera di Carlo dalvetturale. Salutami il Curato e Don Vincenzoe dà loro a mionome la buona Pasquach'io passerò senza uovi tostisenzacresciasenza un segno di solennità.

Voglimibene: ti abbraccio: addioaddio.


Avantiier sera fu in casa per vedermima non mi trovòPeppeMelchiorriche se ne va trionfando e galoppando a Parigicorrierestraordinario del Governo a un cardinale di cui non ho capito il nomeche mi ha lasciato scritto.



14.

1°Maggio 1826.


CaraPaolina

Horicevuto il paccola scatola e la tua lettera dalla buona Bosi ch'èstata da me due volte.

Ringraziatanto e poi tanto Mamma e Babbo dei formaggie Babbo poi inparticolare della molto bella scatolache ho messa subito in uso.Babbo mi scrive di proccurar qui un poco di musica per Luigi. èvero che io sto in casa di due Ex-Cantantigià famosiche alloro tempo hanno girata mezza Europa; ma presentemente non pensanopiù alla musicae certo non hanno niente a proposito perLuigiperché alla musica istrumentale non hanno atteso maiconservano pochissime cartee che a quest'ora sono antiche.Nondimeno io mi trovo veramente tra la musicaperché qui inBolognacominciando dagli orbitutti vogliono cantare o sonareec'è musica da per tutto. Facilmente troverò qualchecosa da poter mandare a Luigi perché la ritengae non giàper copiarla e poi rimandarlache questo sarebbe impossibilegiacché qui ciascuno è geloso della sua musica come aRecanati. Ma intanto bisognerebbe sapere se Luigi desidera dellesonate per flauto a soloo per flauto con accompagnamento di uno opiù flautio di pianoforteo d'orchestra piena ec. Mispecifichi il genere delle sonateed io ho qui chi m'insegneràil modo di servirlo alla meglio. Le cose ch'io ti mando insieme conquesta miale mando per non saper che mandarenon avendo ancoraniente di quello che si stampa a Milano del mio. Darai a Carlo i duemanifesti del Ciceronee lo saluterai carissimamente per parte diGaetano Melchiorriche mi comparve l'altro giorno in cameraall'improvviso. Già s'intende che lo saluterai senza fine perparte miae così Luigi e Pietruccio; e che bacerai la manoper me a Babbo e a Mamma. Salutami anche il Curato e Don Vincenzo. Seio ti voglio più bene? Che domanda! domandami piuttosto se tiposso voler più di bene.

Quinon è Maggioma Gennaioe già da quindici giorni ioson ritirato dal mondomaledicendo Bologna e chi l'ha inventata. Ohqu'heureux que je suis! non ti pare?

Addioaddio.



15.

Bologna23 Giugno 1826.


Paolinamia.

Timando il primo tometto del Petrarca. Ne sto aspettando altri dueete li manderò. Gli altri usciranno a momentiperché ilmio lavoro è ormai finito.

Vedraiche sorte di fatiche toccano alle volte ai poveri letterati. Maquesta per me è la prima e sarà certamente l'ultima diquesto genere; e non avrei fatta neppur questa se non mi ci fossiobbligato con una parola data inconsideratamenteche mi ha fattodisperare. Pure me ne sono cavato più presto ch'io noncredevo.

Vosempre sospirando il momento di riveder Recanatiche saràcertamente prestopiacendo a Dio. Qui si fa continuamente unammazzare che consola: l'altra sera furono ammazzate quattro personein diversi punti della città. Il governo non se ne dàper inteso. Io finalmente sono entrato in un tantin di paura; hocominciato ad andar con riguardo la nottee ho cura di portar sempredanaro addossoperché l'usanza èche se non vitrovano danarovi ammazzano senza complimenti. Salutami quanto piùpuoi BabboMamma e i fratelli. L'altro giorno il marito di Angelinami disse che D. Rodriguez è ancora vivoma che poco puòdurare. Tu come stai di salute? come sta Babbo e Mamma? come stanno ifratelli? Pietruccio che fa? non ti rincresca di entrare in dettagliminuti quando mi scrivie d'informarmi di ogni cosa della mia carafamiglia. La mia salute migliora moltograzie a Diocoll'estate:finalmente sono arrivato a potere andar di corpo senza pillole; cosache mi pare una maravigliaperché da Ottobre in qua non miera stata mai possibile; e le pillole mi guastavano lo stomacoorribilmente. Salutami tanto D. Vincenzo e il Curato. AddioPaolinamia. T'amo quanto tu sai. Giordani saluta tanto te e Carlo.



16.


Paolinamia.

Giornisono ebbi lettera di Luigi Zacchiroli che mi pregava a mandarglicopia di un capitolo del fratello sopra la nascita di G.C.stampatoin un tomo del Parnaso Italianodicendomi che Babboal quale eglisi era rivoltogli aveva scritto che quel tomo era in mano mia. Di'a Babbo che veramente io non l'hocome non ho altro libro di casase non il dizionario inglese del Barettii quaderni dello Spettatoreche voi mi mandastee le poesie varie del Monti. Mi pare che tucopiassi un'altra volta quel capitolo per Zacchiroli: non so quantecopie gliene bisognino. Non aver paura degli assassini per me; sta'sicura che nessunocoll'aiuto di Dioavrà l'ardire diassassinarmiperché io mi guardo con una prudenza ammirabile.Il Petrarca me lo pagherai quelle lire che mi costa. Salutami quantopuoi Babbo e Mammala quale si accerti che non tarderò unmomento a farle sapere di D. Rodriguezse ci sarà niente dinuovo. Angelina ha da qualche tempo l'intendenza della miabiancheria. Salutami Luigiabbracciami Pietruccio. Giordani visaluta tantote e Carlo. Ricordami al Curato e a D. Vincenzo.

Addioaddio.




17.

Bologna16 Agosto 1826.


Paolinamia cara cara.

Miaffligge proprio profondamente il sentire che Babbo e Mamma e voialtri siate stati in pena per me. Credimi che io non sono stato inminore inquietudinenon vedendo risposta alle ultime mie. Il secondodi Agosto fui obbligatoquasi mio mal gradoa partire per Ravennae questa è la cagione del ritardo della mia risposta alla tua29 Luglio. Spero che Babbo a quest'ora avrà ricevuta la miadei 9. Mostragli la presentee scusami tanto tanto con lui del miosilenzio passatoche è proceduto da continui imbarazziedall'aspettar riscontro da voi altri. Son tornato qua il 13egrazie a Diosto bene. Crederai tu che la lettera di Mercuri che tumi mandiè la primissima nuova ch'io ho della mia nomina? Unpezzo fami fu proposto per parte del Segretario di Stato il postodi Vicerettore dell'Università di Romacoll'obbligo disupplire a tre Cattedre in caso d'impedimento degli attualiProfessori (uno dei quali è malato abitualmente); e poi divestir da prete. Risposi ringraziando tantoe rifiutando. Oraaspetterò da Roma qualche schiarimento sopra questo nuovopostoe scriverò a Babbo tutto quello che ne saprò.Che meraviglia che i francesi parlino di me a Sinigaglia? Non sai tuch'io sono un grand'uomo; che in Romagna sono andato come in trionfo;che donne e uomini facevano a gara per vedermi? Fuor di burlaiospasimo di trovarmi di nuovo fra voi altrie non aspetto altro chela fine del caldo per mettermi in viaggio.

Nell'andaree tornare da Ravenna (distante di qua come Pesaro da Recanati) hosofferto tanto dal caldo (benchégrazie a Dionon mi abbiafatto male) che non ardirei più di muovermi prima del fresco.Per amor di Dioscrivimi subitoche Carlo e Luigi sono tornati daSinigaglia sani e salvi. Salutameli tantoe bacia la manoteneramente per me a Babbo e a Mamma. Farò la tua parte conAngelina.

Addioaddio.



18.

Bologna20 Settembre 1826.


Paolinamia.

Ieriricevetti la lettera del Papà in data dei 12 e l'altro ieriavevo ricevuta quella degli 11insieme col baule e coi formaggitutto ricapitatomi puntualmente a casa. Ringraziane Babbo in mio nometanto e poi tantosenza fine. Lo attendoper partiredi avereterminata la correzione di una stampadi cui ricevo le prove daMilanoe che è oramai a buon termine. Angelina saluta tantoMammaBabbo e voi altri. Sta sul punto di partoriree ha qualchedoglia ogni giorno. Ha voluto che io le tenga il figlio o figlia albattesimoe io (puoi credere con che gusto) non ho potuto fare ameno di acconsentire.

SalutamiBabboMammaLuigiPietruccioDon Vincenzo; e prometti a tuttiea Pietruccio in particolareche piacendo al Signoreio saròcostì fra qualche settimana al più tardi. Allora poi tidomanderò conto del tuo silenzio.

Addioaddio.



20.

18Maggio


Paolinamia.

Horicevuto la tua e di Carlo dei 5e poi il Raccoglitore colla tuapolizza. Stella già sapeva il mio arrivo in Bolognamal'avere spedito il Raccoglitore a Recanatideve essere stato unosbaglio del suo Uffizio. La stagione anche qui è ottimae iomi diverto veramente un poco più del solitoperchégrazie a Dio mi sento benee perché quest'essere uscitodall'inverno non mi può parer veroe non finisce dirallegrarmi; e perché gli amici mi tirano. Sono statoall'opera già due volte (l'opera si è avuta finora tresere)e non mai in platea. Ti ringrazio delle nuove di Monsieur Luc.Le Brighenti ti salutano tantoe così fa Giordani a te e aCarlo. Di' a Carlo che mi voglia bene. Salutami Luigi.

AbbracciamiPietruccio. A Babbo e a Mamma di' tutto quello che puoi a nome mio.Riveriscimi ancora la Marchesa Roberti: e saluta Don Vincenzo. Puoicredere se mi piace che tu ti ricordi tanto di mecome mi scrivi. Macredi ancorache quantunque più distrattoio non mi ricordodi voi altri niente meno. Quando avrò veduto Stellati darònotizia di quello che io penserò di faree se mi fermeròquio se andrò a Firenzecome desideroe come hodeterminatose non sarà troppo caldo. AmamiPaolinuccia miacome io t'amo.

Addioaddio.

Continuamisempre la gazzetta delle novità di Recanati.




21.

Bologna18 Giugno 1827].


Paolinamia.

Tiringrazio propriamente di cuore della tua dei 10senza la qualesarei stato veramente in penanon avendo nuova di casa. Non lasciadi disturbarmi quello che tu mi scrivi di Mamma. Speroe pregoIddioche a quest'ora sia guarita affatto; ma tu fammelo sapersubito per amor di Dio. Mi scriverai a Firenzeper dove partose aDio piacedomanidopo aver veduto Stellae combinati i nostriaffari insieme. Bacerai le mani per me a Babbo e a Mammae lipregherai a darmi la loro benedizione. A Carloa Luigia Pietrucciodirai per me tutto quello che saprai dire e pensare. Da Firenzescriverò poi più quietamente. Le Brighenti ti salutanoe così Angelinala quale mi ha prestato molti servizi dopo ilmio ritornocome per l'addietro. Come vuoi tu che Setacci e un Pretesuo compagno avessero sentito parlare dei fatti miei? - Tu saiPaolina mia carase io t'amoe quanto. Scrivimie dammi le nuovedi casae di tutti voi altrie di Mamma in particolaresubito cheavrai la presente. Addioaddio.




22.

Firenze7 Luglio 1827.


Paolinamia.

Horicevuto la tua de' 27 Giugnoed eccomi a darti pienissimainformazione de' fatti miei. Vidi Stella a Bolognasi fermòcinque giornistette nella mia stessa Locandain una cameracontigua alla mia; pranzavamo insiemee facevamo vita in comune; loaccompagnailo introdussi dove volle. Da Maggio in quami facontinuare il solito appuntamento; ma degli arretrati brisa. Bensìmi disse che da ora innanzi mi avrebbe fatto pagare al mese piùdell'ordinario; ma non disse quanto. Qui mi fanno propriamente lacorte perch'io accetti altri partiti; ma volendo e potendo faticarpoconessun partito mi può convenire come quello di Stella;il quale per conseguenza bisogna ch'io tenga fermo più cheposso. Del restole dimostrazioni di amicizia e di stimastraordinaria che mi fece Stellae i discorsi che tenne di me conaltrinon potevano essere più lusinghieri.

Quisono alloggiato alla Locanda della Fontana. Si paga assaie simangia poco: ma la biancheria si cambia quasi ogni giorno. Dozzine incase particolari si trovano difficilmentee si pagano un terzo piùche a Bologna. Io ricevo molte gentilezze dai letterati fiorentiniostabiliti in Firenze. Tutti i principali sono venuti a trovarmi. Sonostato a vedere il Cav. Reinholdora Ministro di Olanda in Toscana.Egli e la moglie salutano tanto Babbo e Mamma. La figliache si èfatta una bella giovanemi domandò di te e delle Mazzagalli.Si crede che Reinhold sarà presto nominato Ministro degliaffari esteri a Brusselles.

Quantoalla saluteiograzie a Diosto bene; eccetto alcuni incomodisenza conseguenza. Il mio mal bolognese non si è piùaffacciatoneppure in viaggio. Gl'incomodi che hosono degli occhie dei denti; e i denti bisogna farmeli cavare senza rimedio. Lamalinconia che mi dà questa sciocchezza da un mese in quanonè credibile.

L'entusiasmodestato da Persiani è verissimo. Ho sentito parecchiintendenti o dilettanti dire che Persiani è un geniostraordinario. Tutti ne dicono gran beneanche per riguardo al suocarattere e alla sua gran probità. Si racconta che l'invernopassatonon avendo danarie non volendo defraudar l'oste chel'albergassepassò più notti à la belle étoile.Mi avevano detto che dopo la buona riuscita di quest'opera era statoscritturato per comporre a Napoli: ma l'altra sera la Spada diMaceratamaritata qui nel colonnello Palagimi assicurò cheha pattuito di scriver qui altre due Opere dentro un annoperottocento scudi. Il bello èche quando s'impegnò ascrivere il Danaoil patto fuche se l'Opera non piaceva alpubblicol'impresario non l'avrebbe pagato. Io non sono stato asentirlaperché i miei occhi in teatro patiscono troppo.

Maquanto mi dispiace quello che tu mi scrivi di Mamma.

Mifiguro bene che pena sarà stata per leiil non potersimuovere. Scrivimi come va il gonfiore della gamba e del piedee sequesto l'impedisce ancora di camminare.

Ringrazialatanto tanto della premura che ha per mee baciale la mano con tuttoil cuore per parte mia.

Giordanimi ha detto più voltee con grande istanza di salutarti tantotanto. Così ancora di salutar BabboMamma e Carlo; ciascunoin particolare. Carluccio che fa? come mi vuol bene? salutalo per me;saluta LuigiPietruccio e Don Vincenzo. Scrissi a Babbocoll'ordinario dopo il mio arrivo a Firenze: baciagli la manoedomandagli la benedizione a mio nome. Ti ringrazio della nuova che midai di Bunsen: ho avuto piacere di saperla. Sarai servita degliodori. Voglimi beneperché (se non lo sapessi) io te nevoglio quanto se ne può voleree penso a voi altri sempresempre. AddioPaolina mia.



23.

Firenze30 Ottobre 1827.


Paolinamia

èun pezzo che non ho nuove vostree mi dispiace. Ti scrivo per dartile mie. Quigrazie a Dioabbiamo avuto un Ottobre eccellenteunvero autunnomigliore del Settembre e della fine d'Agosto. Io n'hoprofittato per passeggiaree sono stato meglio degli occhie moltomeglio dei denti. Ho patito un poco di stomacoperché perpaura di farmi malenon mangiavo più quasi nulla; ma oraspero di guarireperché mi sono ravvedutoe comincio amangiare con appetito. Quanto all'inverno prossimosono oramaideciso di andarlo a passare a Massa di Carrarache è lontanadi quasi 70 miglia; viaggio comodissimo. Quel clima è ottimosimile al clima di Nizzae forse migliore di quel di Roma: non vinevica maisi esce e si passeggia senza ferraiuoloin mezzo allapiazza pubblica crescono degli aranci piantati in terra. Del resto lacittà è piccolissima (benché capitale del Ducatodi Massa e Carrara)non vi sono uomini di meritoe il soggiorno èmalinconico assai: sicché vedi che io prendo questarisoluzione di andar lànon certo per piacerema perl'assoluta necessità in cui mi trovodi passar l'inverno inmanierach'io possa astenermi dal fuocoe possa uscir molto di casae far molto moto; per non prendere nell'inverno un malessereche miduri poi fino all'inverno seguente. Non partirò da Firenzefinché la rigidezza dell'aria non mi cacceràperchéil soggiorno di Massa non m'invita punto. Prima di partire scriveròun'altra volta. E tu che fai? e Babbo e Mamma e Carlo e Luigi ePietruccio che fanno? Salutami tutti: Giordani saluta tanto tanto tee Carlo. Scrivimi tutte le nuove che puoi. Io ti dirò una cosavecchia: che voglio bene a tee a tutti voi altri più chealla mia vita.

Addioaddio.



24.

Pisa12 Novembre 1827.


Paolinamia.

Ricevettia Firenze la tua de' 2la quale puoi figurarti quanto mi fosse cara:io ti aveva scritte già poco primastando in grandeimpazienza di aver le nuove di casa. Ti dissi che sarei andato aMassama i miei amici di Firenze mi hanno fatto determinare perPisacittà tanto miglioree di clima tanto accreditato.Partii da Firenze la mattina dei 9 in postae arrivai la sera aPisaviaggio di 50 miglia. Ieri notteper la prima volta dopo piùdi sei mesi e mezzodormii fuori di Locandain una casa dove misono collocato in pensionea patti molto discreti. Sono rimastoincantato di Pisa per il clima: se dura cosìsarà unabeatitudine. Ho lasciato a Firenze il freddo di un grado sopra gelo;qui ho trovato tanto caldoche ho dovuto gittare il ferraiuolo ealleggerirmi di panni.

L'aspettodi Pisa mi piace assai più di quel di Firenze.

Questolung'Arno è uno spettacolo così bellocosìampiocosì magnificocosì gaiocosì ridenteche innamora: non ho veduto niente di simile nè a Firenze nèa Milano nè a Roma; e veramente non so se in tutta l'Europa sitrovino molte vedute di questa sorta. Vi si passeggia poinell'inverno con gran piacereperché v'è quasi sempreun'aria di primavera: sicché in certe ore del giorno quellacontrada è piena di mondopiena di carrozze e di pedoni: visi sentono parlare dieci o venti linguevi brilla un sole bellissimotra le dorature dei caffèdelle botteghe piene di galanteriee nelle invetriate dei palazzi e delle casetutte di bellal'architettura. Nel resto poiPisa è un misto di cittàgrande e di città piccoladi cittadino e di villerecciounmisto così romanticoche non ho mai veduto altrettanto. Atutte le altre bellezzesi aggiunge la bella lingua. E poi vi siaggiunge che iograzie a Diosto bene; che mangio con appetito; cheho una camera a ponenteche guarda sopra un grand'ortocon unagrande aperturatanto che si arriva a veder l'orizzontecosa di cuibisogna dimenticarsi in Firenze. La gente di casa è buonaiprezzi non grandicosa ottima per la mia borsala quale non èstata troppo contenta de' Fiorentini: e non vorrei che credeste ch'iofossi venuto qua in postacome vi ho dettoper fare lo splendido:ci sono venuto con una di queste piccole diligenze toscaneche fannopagar meno che le vetture.

Salutamitutti; dammi le nuove di tutti: bacia le mani per me a Babbo e aMamma: e scrivimima scrivimi prestoe dammi tutte le nuove chesaiprima di casapoi di Recanatipoi della Marca. Di' a Carlosemi vuol sempre bene. Aspetto qualche notizia da Bunsen quando egliripasserà per Bologna questo Decembre. Così siamorimasti d'accordo. Egli passerà pure per Recanati.

Addio.



25.

Pisa21 Gennaio 1828.


Paolinamia.

Miaffligge molto l'esser privo da tanto tempo delle nuove di voi altri.Scrissi a Carloscrissi poi a Babbo: ma è già piùdi un mese che non ho lettere di costà. L'Antologia delBrancia arrivò a Bolognama della francese non ho piùavuto nuova. Scrivimi per caritào tuo Carlo: e non lasciarmai passar tanto tempo senza qualche riga vostra. Come state? come vitratta l'inverno? Qui per quest'anno non ce ne accorgiamo: ilDecembre è stato un Marzoil Gennaio è un Aprile:anche l'aria in certe giornate ha un odore di primavera. Spero cheanche voi altria proporzioneavrete un buon invernoperchésento che la bontà della stagione sia generale. Io sto beninoe fo eterne passeggiate di giorno: ma la sera non esco: del che homolti rimproveri da questi Signori e Signore pisane e forestiere: atutti i quali ho protestato che non aspettino di vedermi inconversazione fino a Marzo. Ridono del mio poco coraggioma io lilascio rideree non sono voluto andare neanche alle feste magnifichedate qui (secondo il solito) al Granduca da una delle principalifamiglie di Pisa. AddioPaolina mia: bacia le mani per me a Babbo ea Mammae di' tante cose ai fratelli. Scrivimi subito subito.



26.

Pisa25 Febbraio 1828.


Paolinamia.

Tiringrazio tanto delle tue lettere 16 gennaio e 15 febbraioe dellenuove che mi dai di casa e di Recanati. Credimiche di queste nuoveanche delle più minutesono proprio ghiottissimo; e che nonmi seccano puntoanzi mi dispiace quella tua brevitàequegli eccetera. Ho avuto molto piacere del negozio del canonicatoma l'affare del Consiglio mi ha messo un gran mal umore in corpo.Capisco che a Babbo non importerà niente; e va bene: ma questacanaglia recanatese mi fa una gran bile. Anche qui abbiamo avuto duesettimane di freddoma senza neve. Ora il caldo è tornatoeabbiamo primavera. Crederai che ancora non ho potuto vedere una copiadella Crestomazia? Stella già pensa a una seconda edizioneein Toscana ancora non si trova la prima: tanto sono lente lecomunicazioni fra la Toscana e la Lombardia. Io non ho presso di menessun quaderno dello Spettatore. Prega tanto Babbo da parte mia ascrivermi qualche rigaquando ha tempo; perché mi dàgran pena il non vedere i suoi caratteri da tanto in qua: baciagli lamano per me. Ringrazia infinitamente Mamma di quello che mi fecescrivere da te nella tua penultima. Che fa Carluccio? e perchénon mi scrive mai mai? Luigetto? Pietruccio? Io sogno sempre di voialtridormendo e vegliando: ho qui in Pisa una certa stradadeliziosache io chiamo Via delle rimembranze: là vo apasseggiare quando voglio sognare a occhi aperti. Vi assicuro che inmateria d'immaginazionimi pare di esser tornato al mio buon tempoantico.

AddioPaolina mia. Salutami Don Vincenzo e il Curato.



27.

Pisa24 Marzo


Paolinamia

Quantoa Mamianisappi che chi per aver libri si rivolge all'autorelivuole in dono: giacché non è possibile che non sappiache oggi in Italia ogni libro nuovo si trova in ogni cittàdove sono librai. La Crestomazia non va per associazione. èpubblicata già da più mesi. Se Mamiani la vuole; senzaannoiar voi nè mesenza cercare chi la ordini per luilaordini egli a Bolognaa Forlìa Ravennadove gli pareel'avrà subito. Io lo contenterei volentierie gliene mandereiuna copia in donose vi fossero comunicazioni fra la Toscana e laMarca. Ma non ve n'è alcunafuorché la posta: e questaè la ragione per cui ancora non mando a voi altri laCrestomaziache è di due grossi volumi; e non mando anche unbel libro che ho qui preparato per Pietruccioche già mel'ordinò a Recanati.

Miha fatto un gran dispiacere il sentire la malattia della Mazzagalli;e anche quella della Politi. Alla Mazzagalli fate le mie condoglianzesincere per la malattiae i miei rallegramenti della guarigionechespero seguita a quest'ora.

Di'a Babbo che ho da fargli un'infinità di saluti. E indovina dichi. Di quel cav. Rossiaiutante del general Pignattelli ec. Eglisapeva da qualche tempo ch'io era in Pisama non combinava il mionome con quello della persona che avea conosciuta a Recanati. Ioacasomi ricordai di luie ne cercai. Egli lo seppee allora venneda me. Mi fece mille domande intorno a BabboMammae a tutta lafamiglia. Mi pregò di salutarli e ringraziarli senza fine perparte sua. E in presenza di altre persone che erano da medisse conentusiasmoche non era possibile esprimere le gentilezze che avevaricevute in casa nostrae raccontò l'offerta fattagli daBabbo di salvarlo dai Tedeschi in caso di bisogno. So poi che hafatto il medesimo discorso anche altrove.

Hoqui un altro libro di Pepoli diretto a me; più lungoma nonpiù bello. Non ve lo mandoperché credo che viseccherebbecome avrebbe fatto a me se l'avessi letto. Già dapiù settimanequi non si pensa più al freddo. Io dormocon una sola coperta di filoe ho caldo: non mi resta che dormirecol solo lenzuolo.

AddioPaolina mia. Bacia la mano per me a Babbo e a Mammae salutamitutti.



28.

Pisa2 Maggio 1828.


Paolinamia.

Tuti lagni del mio lungo silenzio. Ma iodopo avere risposto aPietruccioti scrissi poco fae ti feci la stessa lagnanza: oravedo che quella lettera non ti è arrivata. Le nuove che tu midài degl'incomodi sofferti da Babbo e da Mamma e da voi altribenché gl'incomodigrazie a Diosiano stati leggerimihanno dispiaciuto molto; anzi mi tengono ancora angustiato; e tiprego per caritàche appena avrai ricevuta questami scrivasubito per dirmi che tutti siete guariti perfettamente e state bene.Dimmi ancora se domani sarete andati a fare la vostra solitascampagnata.

Fattiancora dare la lettera che scrissi a Pietruccioe rispondi aun'interrogazione che ci troverai. Iograzie a Dionon ho avuto maifebbrecome voi altri: la primavera mi ha incomodato e m'incomodaancora moltoma non mi ha mai fatto ammalaree gl'incomodi sonopasseggeri. Ma veramente la stagione è stata cattiva ancorquinon tanto per il freddoquanto per l'incostanzae per il caldofuor di tempo. Qui e in Firenze il terremoto non si è sentitose non da certi pochi che l'hanno detto dopo che l'han vistoannunziato nella gazzetta. Dimmi se costì è stato tantoforte da metter paura. Di' a Carlo cheper baratto di copie dellaCrestomaziaho acquistato quifra certi altri librila storia diGinguenéedizione franceseche mi ricordo che egli leggevacon piacere. Bacia la mano a Babbo e a Mamma: salutami tutti: abbiticurae non stare al sole. Io ho finita ormai la Crestomazia poetica:e dopo due anniho fatto dei versi quest'Aprile; ma versi veramenteall'anticae con quel mio cuore d'una volta.

Addioaddio.



29.

Firenze18 Maggio 1830.


CaraPilla.

Ilritratto è bruttissimo: nondimeno fatelo girare costìacciocché i Recanatesi vedano cogli occhi del corpo (che sonoi soli che hanno) che il gobbo de Leopardi è contato perqualche cosa nel mondodove Recanati non è conosciuto pur dinome. L'accluso vi potrà servire per la ricupera del paccoavendo occasioni per Ancona. La Tommasini non ha ricevuto ancora lamia letteradopo tante cure usate pel recapito. Pochi mesi facorsevoce in Italia che io fossi mortoe questa nuova destò qui undolore tanto generaletanto sinceroche tutti me ne parlano ancoracon tenerezza e mi dipingono quei giorni come pieni d'agitazione e dilutto. Giudicate quanto io debba apprezzare l'amicizia di talipersone. Io sto della testa al solito affattodel resto benino.Saluti già s'intendonoanche a D. Vincenzo. Scriveròpresto a Mamma. Dì a Carlo che mi scriva.



30.

Firenze28 Giugno 1830.


CaraPilla.

Songuaritograzie a Diodel raffreddoree di nuovo sto benino assai;sempre in giro a restituir visite. Nuove conoscenzenuove amicizie:amicizia intima con Frullanidirettore generale de' Catasti. Qui horiveduto mad. Laura Parrache starà ancora del tempo. Abitovicinissimo al general Collettae quasi ogni giorno o egli èda me o io da lui. La sera son fuorima in conversazione pocoperché alle undici per lo più ceno. Eccovi le mienuove. Addio addio.



31.

31Luglio [1830].


CaraPilla.

Mancodi lettere da casa. Scrissi l'8 a Babboil 18 a Pietruccio. Ho avutoil reuma; ora sto meglio. - Fate girare questi Manifesti a Macerata eper la Marca. Fate che si raccolgano più soscrizioni che sipuò in una sola copiaper risparmio di posta nelrimandarmele.

Mandatenesotto fascia a Cassi due copie. A G. Melchiorri una sempliceequella in foglio interoche la porti a Bunsen: e scrivetemil'indirizzo di Melchiorriche vorrei sapere. L'editore finoraperconsiglio degli amici son io.

Ciòse non forse a Recanatiè bene che si sappia.

Ricevola lettera di Pietruccio del 25.



32.

21Agosto [1830].


CaraPilla.

Miduole assai assai che sia perduta la mia a Babbo degli 8 Luglioch'era lunga per cinque delle solite. Non avendo fogli francesi nèinglesinon credo possibile che alcun di voinemmeno perapprossimazione si formi un'idea vera della rivoluzione di Francianè dello stato presente d'Europanè del probabilefuturo. Me ne sono stati promessi alcuni della Quotidiennegiornalerealista: avendolive li manderò. Cosa incredibile! il mioabito turchino ridotto all'ultima modacoi petti lunghissimi: e parnuovoe sta molto bene. Ditelo a Carlo.

Iosto come Dio vuolesempre smaniando dello stomaco: non escoepochissimo posso ricevere: ma niente di nuovo. Fate salutar Zavagli.Se non vedete mie letterenon vi maravigliate mai: assolutamente nonposso non posso scrivere.

Addioaddio.



33.

Firenze9 Settembre 1830.


CaraPilla.

Quantoho penato non vedendo risposta alla mia degli 11 Agosto a Pietruccioche sarà smarrita! Non vi date pensiero alcuno di associazionicostì: ne ho già da 5 in 600e si aumentano sempre.Qui (fuorché il Gabinettoil quale non rivende i giornali) iluoghi pubblici non hanno mai tenuto fogli realistiperchénon si leggono. Brighenti non è ripassato ancora. Io sto alsolitoma sono tornato colle mie donnelasciando quelle spietatecampaneche sonavano fino a 9 ore intere in un giornoe a doppioed eran 4. Addio.




34.

15Novembre


CaraPilla.

Quelforestiero che ha voluto l'Eusebioè un filologo tedescoalqualedopo molte seduteho fatto consegna formale di tutti i mieimss. filologiciappuntinote ec.cominciando dal Porphyrius. Eglise piacerà a Dioli redigerà e completeràe lifarà pubblicare in Germania; e me ne promette danarie ungran nome. Non potete credere quanto mi abbia consolatoquest'avvenimentoche per più giorni mi ha richiamato alleidee della mia prima gioventùe chepiacendo a Diodaràvita ed utilità a lavori immensich'io già damolt'anni considerava come perduti affattoper l'impossibilitàdi perfezionare tali lavori in Italiapel dispregio in cui sono talistudi tra noie peggio pel mio stato fisico. Quel forestiero mi hatrombettato in Firenze per tesoro nascostoper filologo superiore atutti i filologi francesi (degl'italiani non si parlaed egli vive aParigi); e così dice di volermi trombettare per tuttal'Europa. Credo che non andrò più a Pisaperchémi annoia assai quel travasamento. Se qualcuno di costà scrivea Melchiorrigli dica che mi mandi le firme o i nomi degli associatiche ha fattise non vuol che mi sieno inutiliessendo io sul puntodi farne uso. Da lui non so nulla.

Addioaddio. Abbraccio tutti.




35.

28Dicembre


CaraPilla

Mandamia posta correntissimadentro letteraquella famosa e mia caraminiatura che rappresenta un laghetto ec. coll'occhio dellaProvvidenzain cartapecorache sta nel mio comodinoforse in uncartolare. La voglio fare incidere per vignetta nel mio libro.

Addioaddio.



36.

8Febbraio 1831.


CaraPilla.

Dellasalute io soffro meno del solito perché quest'inverno non èche una prolungazione dell'autunno e della primaverasole stagioninelle qualiquando vanno beneio vivo tollerabilmente. Certo non miaccorsi della Biscia al teatroperché non seno mai stato inteatro a Firenzefuorché una volta nel 1828e non in palco.Seppi già da Babbo la disgrazia del canarinoe ne volevapiangerema mi consolai pensando che tutti siamo nati mortali. Ionon mangio una sola volta il giornonè due solenètre: non ho più metodo alcunoe vi farei ridere raccontandovila mia vitase non fosse cosa lunga. Hoqueda è vivo e frescoe mi vuol bene: ho abitato con lui un mese alla Fontana. Il carnevalequi è brillantema iopotete credereme ne do pocopensiero.

Addiocara Pilla.

Abbracciotutti. Datemi subito subito le vostre nuove.



37.

Firenze4 Marzo 1831.


CaraPilla

Iosto benino del restoma degli occhi più impedito del solitoa causa probabilmente della primavera.Dammi le nuove politiche dellaprovincia e del paese: puoi farlo liberamente e con dettagliosenzaperò aggiungerci osservazioni nè pro nè contra.Qui tuttograzie a Dioè tranquillissimoe di me non puoidubitare. Immagino bene che costì nessuno di quelli chem'interessanopensi diversamente da me.

Addioaddio. Scrivimi per la via ordinaria di Bologna: l'ultima tuam'arrivò dopo dieci giorni.




38.

23Aprile [1831].


CaraPilla.

Risposialle lettere del Papà 19 e 21 Marzo. Poi ho ricevuto la tua 2Aprilee quella del Papà 5 Aprilecolla sua bellaiscrizionedi cui ti prego di ringraziarlo. Sono stato ben lieto diudire la parte ch'egli ha avuta in fare che gli ultimi torbidi sianoriusciti innocenti a cotesta città: i bravi uomini sidistinguono dai c....ni nella circostanza. Mi domandi perchénon rispondo alle lettere del Comitato di Recanati e di Macerata: masai tu dunque che quello di Macerata mi abbia scritto? e a che fine?io non ho ricevuto nulla. Mi dai nuove della Gigiadella quale nonmi hai annunziata mai la nascita: me ne rallegro con Carlo infinitevoltee lo bacio con tutto il cuore. Segui a tenermi ragguagliatodelle novità del paese.

Iosto beninoe qui non v'è nulla di nuovo. Salutami tuttiteneramente. Addio addio.




39.

24Maggio


CaraPilla.

Tum'hai da fare un piacerema te lo raccomando assai. Pigliare il mioprotocollo di lettere letterarietutti due i volumi: levar via lelettere di VieusseuxBrighentiStellaCollettae le copie dellelettere mie: farne un gran rouleau con sopraccarta ben suggellata:scriverci sopra Documentie questo indirizzo: Al Nobil Uomo IlSignor Cav. Pietro Leopoldo Mannucci Benincasa Segretario Generaledelle poste ToscaneFirenze e dopo tutto questoingegnarti quantopiù puoi di far capitare questo piego a Bolognaal piùpresto possibilein mano di persona (come sarebbe Setacci)chericevuto che l'abbiasi compiaccia d'avvisarmene subitoed iopenserò a farlo venir qua. Bisognerebbe o dare il piego inmano al corriereovvero (e ciò sarebbe assai meglio) vederese cotesto Direttor postaleo quel di Loretovuol fare il piaceredi spedirlo gratis al Direttore della posta di Bologna. L'una el'altra cosa sarà facilitata da quell'indirizzo al SegretarioGenerale di queste poste Toscane. Già s'intende che in ognicaso bisogna in una seconda sopraccarta fare un altro indirizzo o alDirettore di Bolognao a quel particolare a cui si spedisse ilpiegoal quale contemporaneamente e separatamente bisognerebbescrivere. In caso disperatovedi di far capitare il piego a Bolognaper occasione. Datti premura di questa cosache mi sta molto acuore. Scrivimi le nuove di costà.

Addioaddio.


Hoscritto al Papà a' 19.



40.

14Giugno 1831.


CaraPilla

Mandapure l'involto a Perugia subito che tu puoied appena speditoavvisami della spedizioneed a chi sia stato spedito. A propositodel ritrattose tu ne hai disponibile un esemplare (ma vedi ditrovarlo)mandamelo prestoravvolto sopra un cannellinoconsopraccartaper la posta. Io continuograzie a Dioa star beninoe fo molto moto. Ho allontanato da me tutti i miei amiciperchévenendo a vederminon mi trovano mai in casa. I miei versi sonostampati da un pezzo; l'edizione è molto pulitalegata incartoncino alla bodoniana; ma lo stampatore ancora non mi manda lecopie che mi devee io non ho cuore di spendere cinque paoli l'unaper comperarne. Di' a Carlo che mi saluti la Gigiae tu salutamituttie bacia la mano per me alla Mamma e al Papà. Questasera debbo essere presentato a madame la Princesse veuve de NapoléonBonaparte le jeuneDama di molto spiritoche ha posto sossopramezza Firenze per farmi indurre ad andar da lei. Addio addio.




41.

2Luglio


CaraPilla

Horicevuto il pacco in perfetto statoe ne ringrazio di cuore tuttivoi. Il ritratto bisogna certamente spedirlo sotto fasciacomestampa. S'io dissi con sopraccartaintesi dire aperta alleestremitàcioè una fascia grande. Il cannellinooqualche altra cosa durami piacerebbe perché il ritratto nonsi ammaccasse: se la posta non lo vuolelevalo via: ma credo che ladifficoltà non sia qui; basta che il rame passi per una stampae non per un paccoil che si ottiene col lasciarlo vedere.

CharlotteBonaparte est une charmante personne; pas bellemais douée debeaucoup d'esprit et de goûtet fort instruite. Elle dessinebienelle a de beaux yeux. J'allai la voir hier au soir pour latroisième fois; elle avait été malade pendantplusieurs jours. Elle me pria d'inscrire mon nom dans son Album: celasignifie que je dois lui faire un compliment par écrit. Commeje n'aime pas les impromptusje demandai du tems. Elle me fitpromettre que je retournerais ce soirpréparé ou non.

Adieuma chére Pille. Iograzie a Diosto benebenchésempre debolesempre incapace di goderenon potendo nèleggere nè scrivere nè camminar moltoed essendomistrapazzo ogni divertimento. Abbraccio il mio Carlo e Pietruccio (delquale perché non mi parli?)e a Babbo e a Mamma bacio lamano.

Adieuma chére Pillule.




42.


CaraPilla

Oggistessoa mezzogiornoparto per Romadovepiacendo a Diopasseròl'inverno. Ben vedi che non ho tempo di scriverti a lungo. Tiringrazio della tua ultima senza data. Prega per me Pietrucciocheper amor di Dio si occupi di quella nota di librio almeno m'indichitre o quattro opere di valoreduplicatedelle quali il Papàconsentisse a disfarsi. Si tratta di risparmiarmi 84 paoli toscani dispesa viva. Senti Pilla: io ho un pressantissimo bisogno di soletteperché in tutto tu non ne mettesti nel baule che 5 paia dirimonto: a ordinarle in Romacostano un abisso; prega la Mamma cheme ne mandi ora che le comunicazioni tra Recanati e il luogo del miosoggiorno saranno facili. Sono pochi giorni che ho risoluto dipartireperciò non ho potuto scriverne prima. Saluta tutti:

addio.Lascio tutti i miei libri a Vieusseuxche li spedisce al Papàper le vie librarie.



43.

Roma6 Ottobre 1831


CaraPilla

Sonoarrivato qua ier seradopo un noioso e faticoso viaggioassaifresco e sano per non accorgermi d'aver patito nulla. Ebbi dal Nunzioil lasciapassare pei confinied avevo scritto al zio Carlo peraverne uno alle porte. Non ebbi nulla; e arrivatodovetti andare indogana a piazza di Pietraper la solita impertinentissima visita:laquale mi ha messo di malumorequantunque i doganieri fossero assaidiscreti;... Non sono ancora uscito di casa (via Carrozzan. 633°piano)e non ho veduto alcuno de' conoscenti vostrinè miei;perciò questa non servirà che a darvi le mie nuove.

Scrivetemiprestoe salutate tutti. Addioaddio.



43.

19Ottobre


Pillamia

Imiei libri sono stati spediti da Firenze al Nobili a Pesarodovepotrete farne fare ricerca in caso di ritardo. Non ti aspettare perògran cose: si tratta di libricciuoli regalati. Qual è ildeputato che dee parlarmi a vostro nome? Fin qui nessuno ècomparso con questo carattere. Ho visto Fucili e Coletta Colloredoeveggo molti e moltiche non mi lasciano dormire nè riposare:è curioso che non posso andar per le strade senza esserericonosciuto; fino l'Offagnola stamane mi ha fermato per mostrarmi lasua bottega. Ho visto lo zio Carlola buona Clotildee Ruggieroche già spaccia protezionie mi promette favori con un tuonoveramente originale; corro qualche pericolo prossimo di mandarlo afar f.perché ho perduta una grandissima parte della miaantica pazienza.

Muteròpresto abitazioneessendo scontentissimo della presente. Calzebianche ne ho di moltenon mi occorronoe ti ringrazio.


Salutamituttie dammi le nuove patrie.


Graziemille al Papà e a Pietruccio della nota.

Lozio Carlo (che ho vedutoperch'egli mi ha scritto umilmente per laposta) non mi ha offerto di presentarmi in nessuna società; ilche mi cagiona un lontano sospetto ch'egli ami di non avermi secoalle conversazioni. Questo sospetto mi dispiaceperché miobbliga a farmi presentare da' miei amici in tutte le societàda lui frequentatecon rischio d'annoiarmi tutta la serata. Horiaperto la lettera per darti questa nuova.




44.

17dell'anno 1832


Latua dei 12 mi ha consolato infinitamente colle nuove di Carlodelquale sarei stato in estrema penase una lettera di Babbo aMelchiorridata del 17non mi avesse dato buon augurio colsilenzio. D'altra parte la stessa tua mi mette di mal umore. Babbo haegli ricevuta la mia dei 3 colla notizia della riscossione deldanaro? Carlo ha egli ricevuto una mia del 31quando io non sapevaancora della sua malattia? Mandolino ha egli consegnato il paccoch'io gli consegnai per Carlopagandolo prima? Fatevene render contoper d.e se non lo consegna fategli dare cinquecento calci nelsedere. E ditemi che pacchi o che robe ha egli consegnate. Matteo èegli tornato a Roma? io non l'ho visto nè lui nè altridegli Antici dal dì 11 Novembre 1831 ch'io malato giàe con la febbre (che non conoscevo)andai fino in Piazza Tartaruga aveder sua Eccellenza il M.re Zioe l'aspettai in casa per unicamentesalutarloun'ora e mezza. Salutami tanto Carloe digli che se nonpuò cacarenon abbia difficoltà di farsi de' lavativicome pur troppo ho dovuto farmene anch'ioe non fanno male. Quiabbiamo un inverno senza invernoma veramente senza: basti direch'iostando quasi sempre in casa e senza potermi riscaldare colmuovermi(perché piove maledettamente e sono straded'inferno) pure non tengo scaldinoanzi non lo potrei soffrire.Addiocara mia Pilla: da Babbo avrai potuto sapere ch'io ti scrissigià il 12 o 13 dicembre una lettera che Arimane si èmangiata per colezione.



45.

Roma2 Febbraio 1832


IDialoghetticara Pillahanno avuto qui un successo completo: tuttine parlano. Sono ricercatissimied io non gli ho potuti vedereancora. Se potete mandarmene delle copie per la postave ne sareiobbligato molto; ma fatelo subito e mandatene quante potete. Ho vistoe vedo più volte il buono e bravo Matteoche si raccomandamolto al papà. Io spendo qui un abissoma la colpa èdi chi mi ha trovato questo alloggio a piazza di Spagnacentro de'forestieridove si paga quattro voltee si è serviti dacanie rubati tutto il giorno. Del resto in ogni modoRoma èla città d'Italia (non escluso Milano) dove colla maggiorquantità di danari si ha il minor numero di comodità edi beni. Gli alloggi soprattutto sono strabocchevolmente caril'inverno. L'estate è un'altra cosa; ma Roma allora non èabitabile. Salutami tanto Carloe dammi le sue nuove.

Giordanivi saluta in molto tutti due. Mandolino non penò punto atrovarmicome non pena nessuno che mi voglia trovare. Via Condotti èil luogo più frequentato di Roma.

L'altropiego ch'io ti dicevaè quello che mandai a Carlo.

Mazzagalliabita a pochi passi da me. Fino il mio padron di casa mi viene adimandar copia dei Dialoghettiquantunque non ne conosca l'autore.

Addioaddio.



46.

14Febbraio


CaraPilla.

Ricevoi Dialoghettiche subito mi fuggono di mano per passare in ventialtre. Non capisco troppo la necessità di tenerne celatol'autore. Credi pur certo che quelle cose piacciono ora a tutti igovernisalvo ai francesidei quali chi vorrebbe più averpaura? - Melchiorri rispose quello che da tutti i paesi si risponde achi domanda di pensioni: ma io qui con Melchiorri stessoe con altripiù atti di luiho girato mezza Roma e veduto venti quartierisenza potermi accomodare in nessunosia per il prezzosia peraltro; e la sola pensione che ho ritrovata a fareè stata di19 scudie non l'ho accettata perchécon molto incomodopoco avrei risparmiato. - Io partirò di qua per Firenzesepiacerà a Dioe se avrò la possibilitàalprincipio di Marzo. - Salutami tanto Carlocol quale e con me stessomi congratulo della perfetta guarigione che tu mi annunzi. - Matteo edon Paolo vi salutano tuttie il Papà in particolare. -Valdrighi è un mio antico conoscente. - Addiocara Pilla: tuscherzi quando mi preghi a volerti bene.

Ricevoin questo punto la seconda copia dei Dialoghettila qualenon socomemi è consegnata alla postasenza dovere andare alladogana e al P. Revisore come qui si va per tutti i librifoglipezzi di carta stampatache la posta porta!!!!! Ringrazia tanto ilPapà per me.

Primadi suggellare la letterami arrivano dal Nobili per occasioneparticolare 4 altre copie dei Dialoghetti. Non tarderò a farneuso. Mandolinoche vi porterà certi libriè pagato.




47.


CaraPilla.

Delfazzoletto tutto ciò che mi ricordo si è che costò14 paoli: ma bisogna avvertire che era stragrandee che lospenditore fu Paccapelo. (Il qual Paccapelo mi pare di averincontrato giorni sono per Romache mi salutò a nome: èegli a Roma? o io m'ingannai?). Il mio raffreddore continua ad andarepiuttosto meglioma non esco di casa ancoranè credo cheuscirò se non per montare in legno e partire. Sai giàch'io son destinato a star male tutto il mese che precede qualunquemio viaggioe che sono sempre dispensato per forza dalle visite dicongedo. Ier l'altro rividi il Ministro di Prussiache mi parlòde' Dialoghetti e del libro sul progetto di bonificazione dell'agroromanolodando molto l'uno e gli altri. Fu cosa curiosa l'ultimavolta che passai per Anconache un farinello fuor della portapresso cui mi fermai a rinfrescaremi fece grandissimi elogi di quellibro sul progettochiamandolo un'operona.

Addio:salutami tutti.


Seriveròancoraprima di partire.



48.

Roma16 Marzo 1832.


OCara Pilla

Partoper Firenzese Dio vuoledomani.

Nonsono uscito di casa da 19 giornima il viaggio spero mi guarirà.Bacia per me la mano al Papà e alla Mammae di' tutto quelloche puoi dire a Carlo e a Pietruccio. Salutami anche don Vincenzo eil Curato. Ho visto Orazio Mazzagallipersona molto amabile e dibelle maniere. Partodel restosenza aver riveduto San Pietronèil Colosseonè il Foronè i Museinè nulla:senza aver riveduta Roma. Tale è la mia salutee sono statoinfinitamente meglio del solito quest'invernoperché non hoavuto inverno. AddioPilla mia. Se Giovanni Podaliri ètornatoo quando torneràfagli avere i miei saluti: nèegli mi trovò in casanè io luie non ci siamo visti.




49.

Firenze22 Maggio 1832.


CaraPilla

Coll'ultimoordinario ti mandai per la postasotto buone raccomandazioniil pusche Carlo desideravacioè un filo intriso in ottimo pusvenuto da Milanoed avuto da me per mezzo di uno de' primi medici diFirenzeche mi ha assicurato della sua qualità. La moglie diquesto medico era per mandare questo medesimo filo ad un suofratelloche vuol fare inoculare il vaccino ai suoi figliuolie perfarmi un piacere lo ha ceduto a measpettando di averne quidell'altro della stessa sorta. Il medesimo medico mi dice che tuttele stagioni sono buone per l'innesto del vaccinosalvo solamente leeccessiveche consistono per lo più in pochi giorni.

Ringraziail Papà delle Prediche di D. Musoduroche ho ricevute insiemecolla sua del primo Maggioultima che ho da casa. Scrivimi un pocoqualche voltae dammi le nuove del Papàdella MammadiCarlodi Pietrucciotue e di Recanati; ma tuttee conparticolarità. Io sto beninoe se anche sto malenon pensopiù alla salute. Abbiamo però una stagione infamissimapiù fredda che a Roma questo Gennaio. Giorni sonoiltermometro in poche ore precipitò per 15 gradi.

Addiocara Pilla.



50.

26Giugno [1832].


CaraPilla.

Ionon penso più alla saluteperché di salute e dimalattia non m'importa più nulla: del restospecialmentequanto all'applicaresto presso a poco al solitocangiato molto nelmoralenon nel fisico. De' miei affaricome tu diciche dovreiscriverti?

Riempiertiil naso di fumonon mi dà più l'animoe mi fa nausea.Di arrostodel quale ancoranel mio stato presentem'importerebbepoconon posso parlartiperché nulla si conclude. Il 25Luglio 1830 ha rovinata coll'Europa la letteratura per un buonsecolo. Un mese e mezzo faio aveva ripreso un progetto formato giàprima della mia partenza per Romadi un Giornale settimanale.

Prendendoa mio carico tutta la compilazioneio riceveva 50 francesconi ilmese. Di questa somma (assai larga) pagando i compilatoriforse unterzo sarebbe potuto rimanermi. Di piùavrei ricevuto ilterzo dell'utile netto dell'impresail quale si calcolava chedovesse essere molto grosso. Stesi e sottoscrissi il manifesto: fusteso il contratto in carta bollata. Il governoper motivi che hopoi capitie che tu non puoi indovinaredecise nel consiglio de'Ministri di rigettare il manifesto. Non fu gran disgrazia per mechesapevo già che la mia salute mi avrebbe lasciato andarepochissimo avanti; la mia intenzione era di far del bene ad alcuniamici avviando il Giornale; il che fattoe fondato questostabilimento che tutti predicevano assai lucrosoavrei lasciata ognicosa a loro.

Dìa Ruggiero che il libro da lui desiderato non si trova piùvendibile; che non gli ho risposto direttamenteperché noniscrivo senza gran fatica e danno della vista.

Quantoai Giornali di FrancfortVieusseux trova che il prezzo di 94 paoli aBolognanon è punto esageratostante la gravezza dei porti.Dice che il mezzo più economico e più sicuroe di cuisi serve egli stessoè di scrivere all'I. R. Direzione delleposte di Veronache ti associ dirittamente per Recanati; che perquesto mezzo arrivano i fogli anche più solleciti.

AddioPilla mia. Prega Dio per mee voglimi bene.


Baciala mano al Papà e alla Mammae abbraccia Carlo e Pietruccio.




51.

Firenze31 Agosto 1832.


Pillamia.

Inquesti due mesi di silenzio che tu diciio ho scritto almeno duevolte: se non hai le letterenon so che dire: anche a me il tuosilenzio incominciava a parere un po' lungo: la tua ultima senzadatami era giunta ai 10 di Luglio. Ancora qui abbiamo avuto ilcaldo preciso di 29 gradieccetto forse qualche giorno di Luglioche credo che passasse il 30. Io ne ho sofferto molta debolezza e malesserepoiché tutta la mia salute e il mio vigore dipendedalla moderazione della temperaturala quale mancandosto sempremale. Gli occhi soprattutto hanno patito più del solito. Nuovenon ho da dartise non che ho riveduto qui il tuo Stendhalche èconsole di Franciacome sapraia Civitavecchiae l'altra seraparlai colla commissione medica mandata da Roma a complimentare ilcholèra a Parigila quale ci promette la venuta del morbo inItalia: predizione di cui ridono i medici di quiperché nonci credono: ed io rido con chi crede e con chi non crede. AddioPilla mia.

Baciola mano al Papà e alla Mammae abbraccio Carlo e Pietruccio.




52.

Firenze18 Gennaio 1833.


CaraPilla

Abbiamoun gennaio simile a quello del '17. Da gran tempo io ho chiuso ilcaminettoe spero oramai che la piccola provvisione ch'io avevafatto per scaldarmi quest'annomi resti inutile. Quando ho vogliaesco la sera dopo pranzoe torno dalla conversazione a mezza notte.Mi rallegro del Villani acquistato: è un ottimo acquisto.Anche la mia biblioteca cresce notabilmente. Ieri io dissi: andiamo aguadagnarci un bel regalo di libri. Feci una visita: questa mattina ilibri ben legati erano in casa prima ch'io fossi levato. Butprayhow long is itsince you have learned english? you surprise me. Ican assure you that you write it perfectly. Should I be mistakenifI were to think that our brother has assisted you? I shall write andinform you as you wish. Adieu.



53.

6Maggio [1833].


Pillamia cara.

Unamia di due righesventuratamente equivochead un mio amicissimo aRomail quale corse qua col corriereha cagionato a voi altri quelche sapeteed a me l'indicibile dolore di sentir la tua a Vieusseux.Care mie animevede Iddio ch'io non possonon posso scrivere: masiate tranquillissimi: io non posso morire: la mia macchina (cosìdice anche il mio eccellente medico) non ha vita bastante a concepireuna malattia mortale. Vi lascio per forzaabbracciando tutti conimmensa tenerezza.

Dammisubito le nuove di tutti per mia quiete. - Sii anche certissima chein ogni caso grave non vi mancheranno mai amichevoli informazioni diqua.



54.


CaraPilla.

Iosapeva che Recanati aveva la strada lastricatae rifatte le facciatede' Monaci e del palazzo Lucianima anche la carta di Bathe leostie da suggellare stampate? Si vede che la civiltà faprogressi grandi da per tutto. Tu dici che di un milione di cosevorresti scrivermima intanto sei stata più di un anno senzadirmi nulla. è vero ch'io scrivo pocoma ne sapete tutti lacausa; e tu che puoi scrivere moltonon ti devi mettere in animo direndermi la parigliama senza contare le mie lettere scrivermispessosenza pensare al carlino che mi costerà la letteratuaperché nessun carlino mi parrà così benespeso.

Baciala mano per me alla Mammae salutami Carlo e Pietruccioil quale soche legge moltoe ancor egli potrebbe di quando in quando ricordarsidel suo fratello maggioree dargli le sue nuove. Iocara Pillamuoio di malinconia sempre che penso al gran tempo che ho passatosenza riveder voi altri; quando mi rivedraile tue accusecesseranno. Se fosse necessarioti direi che non sono mutato di unozero verso voi altrima tra noi queste cose non si dicono se non perceliaed io ridendo te le dico.

Addiodunque: salutami D. Vincenzoil Curatoe la Marchesadalla qualeso che continui ad andare le Domeniche. Questa voltaquando cirivedremonon mi mancheranno racconti e storie da tenerti contentaper molte settimane la sera.

Addioaddio.


Mandaancora un bacio per me alla Gigina.




LETTEREAL FRATELLO PIERFRANCESCO



1.

RomaDecembre 1822


CaroPietruccio.

Viringrazio della memoria che avete di medella lettera che miscrivetedelle galanterie che mi domandatee in somma di tutto. Laposta mi ha ritardato la vostra lettera. Se l'avessi avuta piùprestoavrei avuto tempo di consegnare qualche cosetta per voi aMandolinoil quale o è partitoo parte domani. Oggi èfestae non si trova nessuna bella cosa da comprare. Ma se domani sipotrà fare a tempovedrete che Mandolino vi porteràqualche regalo. Se nonon dubitate che troverò qualche altraoccasionee presto sarete contento. Dovevate dirmi come stavateese eravate guaritoperché so che siete stato male. Ma me lodirete un'altra voltao me lo farete dire dal vostro Segretarioalquale ho scrittoe voglio che lo salutiate da parte miae diate ilbuon anno a luia Carloa Paolinae specialmente al Papà ealla Mamma. Dite a Paolina che con quest'altro ordinario le scriverò.Mangiate e dormite benee seguitate a studiareperché quandoio tornovorrei che sapeste scrivere come una penna d'Oca.

Addiov'abbraccioe vi do tanti e tanti baci. E voi baciate forte ifratelli per mee la mano a Babbo e a Mamma.



2.

Roma8 Febbraio 1823


CaroPietruccio

Mifate tanti ringraziamenti per una bagattella tale com'è quellach'io vi mandaiche resto quasi obbligato io medesimo aringraziarvi. Avevo saputo che vi siete fatto un bravo scrittorebenché la prima volta che mi scrivestenon ci volessicredere; ma non sapevo che foste diventato poeta. Baciate la mano perme all'Apollo che v'ha ispiratoe ditegli che tutti noi stiamobenissimo.

Baciateancora la mano alla Mammae ditegli che il Zio Carlo la salutatantoe si chiama confuso del suo biglietto. Salutate i fratellivogliatemi bene e divertitevi questi ultimi giorni di Carnevale.Addio.




3.

Bologna6 Ottobre 1826.


SignorCanonico stimatissimo mio fratello.

Mirallegro con voi moltissimo della vostra nuova dignitàe viringrazio della notizia che me ne date. Se il Canonicato èpiccolonon ve ne date penaperché crescerà col tempoe si farà grandee i dodici scudi diventeranno dodicidoppioni da sedici. Intanto per farli crescere bisogna studiare dibuona vogliae poi legger moltocome credo che facciatee se nonlo fateson certo che lo farete. Mi consolo della buona ortografiadella vostra letterae dico da veronon per burla. Se l'Anacreontevi piacetenetelo; e giacché credete meglio che ve lo regalive lo regaloma con patto che lo leggiatee che lo custodiate beneperché voglio rileggerlo anch'iose me lo permetterete.Salutatemi tanto tanto BabboMammaLuigi e Don Vincenzoe dite cheio mi sto preparando per partiree che darò poi avviso aBabbo del giorno della partenza.

Riveritemiil signor Curato. Vi bacio la manoe raccomandandomi alla vostraprotezionemi confermo vostro buon fratello Giacomo.



4.

Firenze8 Settembre 1827.


CaroPietruccio.

Viringrazio della vostra lettera e delle notizie che mi date; le qualiD. Natanaele Fucili chiamerebbe notizie padrie: domandatelo a Carlose non lo credete. Mi rallegro molto con voi del vostro dente cavato.Non pensate ai tre paoliche senza che me li mandiatevedremo diaccomodar qualche cosa. Da me non credo che vi aspettiate notizie: sene aspettastenon saprei che vi direse non che a Firenze tiravento ogni giorno; cosa che mi secca moltissimocome sa Paolina. Aproposito di Paolinaditele che la Toscana si rassomiglia alla Marcaper i costumi e per gli usipiù che Bologna e la Romagna chesono pur dello stesso Stato: quando vedo un contadino di quimi pardi vedere uno dei nostri. Ditele ancora che le contadine di Firenzenon mi son parse quella bella cosa che si dice. Paolina avràun piacer matto di saper queste cose.

Salutatemitanto il signor Curatoe Don Vincenzoil quale credo che stia benee dite a Carlo che ancora aspetto risposta da Bunsen.

Vogliatemibenee credetemi con piena stima vostro rispettoso fratello Giacomo.



5.

Pisa31 Marzo 1828.


SignorCanonico stimatissimo.

Adessosì che vi posso chiamar canonico di cuoreperché nonsiete più canonico senza canonicatoma canonico di fatto. Viassicuro che la nuova del vostro possesso mi ha consolatoinfinitamente.

Fatedire a Montaccini che se vuol darsi pacenon faccia digiunare ladonna o il giacchetto o la gattama digiuni egli dopo Pasqua perottanta giorniche vedrà che gli farà bene. Aproposito di Pasquavi raccomando quelle povere uova tosteche nonle strapazziate quest'anno: mangiatevele senza farle patiree nonsieno tante. Io non mangerò nè uova tostenèaltro; ché non posso mangiar nullabenché stia beneepasso le 48 ore con una zuppa: me ne dispiace fino all'animamapazienza. Se provaste le schiacciate che si usano qui per Pasquasoncerto che vi piacerebbero più che la crescia: io ne mandereiuna per la posta a Paolina (perché è roba che ci entrail zucchero)ma bisogna mangiarle caldee io non posso mandare perla posta anche il forno.

Ho già scritto a Paolina che tengo preparato un libro per voi;ci sono anche de' rami. Ve lo porterò io stessose prima nonavrò trovata qualche occasione. Dite a Paolina che l'Antologiafrancese ancora non è arrivata.

Chi è quel monsignor Scerra di cui mi parlate? E qual èil benefizio di S. Sebastiano? forse quello contrastatodall'arcidiacono? Scrivetemene o fatemene scrivere.

RingraziateBabbo delle righe che mi scrive nella vostra letterae dategli lebuone feste per parte mia. Così ancora a Mammae a tutticompreso il Curato e Don Vincenzo. Oggi voi siete in faccende alDuomoe io non voglio tenervi incomodato più a lungo. Perciòbaciandovi le due mani che aveteho l'onore ec.

Ilvostro fratello e servitore Giacomo.



6.

Firenze17 Giugno 1828.


Pietrucciomio.

Viringrazio del libretto che mi mandatee vi son proprio obbligato diavermi fatto leggere quella bella e originale dedicatoria. Manzoni ècon la sua famiglia a Milano sua patriadove è stabilito. èvero che io aveva già i suoi Inni: ho ancora e porteròcostì tutte le altre sue operefuori del Romanzo. Spero inDio che a quest'ora sarete guarito della sfogagione. Pregate per meil Papà che me ne scriva.

Salutatetuttie vogliate sempre bene al vostro Giacomo che vi ama quantoegli suole amare i fratelli suoi.



7.

Firenze16 Ottobre 1828


Pietruccio mio.

Vilodo moltissimo che in tempo delle vacanze vi esercitiate nelcomporre; perché il fare è il miglior modo d'imparare:e continuando cosìin poco tempo verrete un brav'uomo. Quandosarò costìmi darete da leggere le vostrecomposizionich'io vedrò con gran piacere. Non vi mando perora i versi che mi domandateperché i miei nervi sono in unostato che non mi permette di comporrema presto accomoderemo le cosea vocee intanto potete lasciare in bianco il luogo pei versiecontinuare la vostra scrittura. Salutate i fratellie baciate lamano per me a Babbo e a Mamma. Vogliatemi bene. Addioaddio.



8.

Firenze8 Giugno 1830.

Sto sempre col mio gran raffreddore di testa e di pettoeccessivamente incomodoma di niuna conseguenzae il medico rideancora della mia opinione che questo malanno mi divenga cronico eperpetuocome l'altre mie beatitudini.

Domanilascio la locandae vo a dozzina coll'E.R. dell'Antologia (EmmanueleRepetti).

Addioaddio.



9.

Firenze18 Luglio 1830.


CaroPietruccio.

Viringrazio delle nuove datemi nella vostra ultima. Io sto benegraziea Dioe mangio incredibilmentebenché non faccia motoneppur di notteper l'eccessivo caldo. Ho impetrato in dono (ma saràl'ultimo) il n. 110 dell'Antologia: vi piacerà per la vita diMonti scritta da Giordanie vi troverete alcuni versi diretti a me:non lo mando ora per risparmiarvi la spesa postale. La mia piccolabiblioteca gratuita è cominciatama finora va lentamente:consiste in sette volumi. Dite a Pilla che risponderòa Diopiacendoa tutte le sue quistioni.

Valevalete.



10.

Firenze11 Agosto 1830


Vedete che Morici (col solito ribasso per lui) trovi associati aquest'operatesto di lingua principalissimoche ne merita almenoquanti il Dizionario dell'Albertidov'egli fu sì fortunato. èmio interesseperché l'Editore Torri s'impegna per fareassociati a me. La vita di Monti è riportata nell'Antologiaper intero. Io sto passabilmente.

Addio.



11.

25 Settembre 1830.


CaroPietruccio.

Levostre lettere si son fatte rarissime. Io non so più nulla diRecanatinulla de' parenti. Datemi coteste nuovevi prego. Entratein ogni dettaglio se avete tempoe se volete farmi piacere. Io stoal solitorassegnato alla mia estrema infelicitàche Dioaccetti per mio purgatorio.

Salutatetutti. Fate salutar MorettiZavagliMorici.

Viabbraccio tutti col cuore. Addio.


Ifogli della Quotidienne ancora si fanno aspettare. Quando la mialibreriache va crescendosarà giunta a un segnoconvenientela spedirò costà per condotta.



12.

12 Ottobre [1830].

Caro Pietruccio.

Duesole righeperché in verità non posso di più.Io sto al solito. Fatemi il piacere di ringraziare a uno a uno i seiassociatie dire a ciascuno che se vorranno il mio librol'avrannogratisperché i Recanatesi per più ragioni non debbonopagarlo. Puccinotti parte egli da Macerata? Vi abbraccio tutti.

Addioaddio.



13.

30 Ottobre 1830.

Fatemi grazia di spedirmi subito subito per la posta due copie dellemie Annotazioni sull'Eusebio ec. Dee servire per uno che parte perParigi a momenti. Addio addio. Io sto passabilmente. Spedite aFirenze.