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GiacomoLeopardi



PENSIERI



I


     Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò quisottoperchéoltre che la natura mia era troppo rimota daessee che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da semedesimola mia inclinazione non è stata mai d'odiare gliuominima di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente mele ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno averpraticato cogli uomini molto e in diversi modiconfesseranno chequello ch'io sono per dire è vero tutti gli altri lo terrannoper esageratofinché l'esperienzase mai avranno occasionedi veramente fare esperienza della società umananon lo pongaloro dinanzi agli occhi.

      Dicoche il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da benee di vili contro i generosi. Quando due o più birbanti sitrovano insieme la prima voltafacilmente e come per segni siconoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se iloro interessi non patiscono questocertamente provano inclinazionel'uno per l'altroe si hanno gran rispetto. Se un birbante hacontrattazioni e negozi con altri birbantispessissimo accade che siporta con lealtà e che non gl'ingannase con genti onorateèimpossibile che non manchi loro di fedee dovunque gli torna comodonon cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animoseecapaci di vendicarsiperché ha speranzacome quasi sempregli riescedi vincere colle sue frodi la loro bravura. Io ho vedutopiù volte uomini paurosissimitrovandosi fra un birbante piùpauroso di loroe una persona da bene piena di coraggioabbracciareper paura le parti del birbante: anzi questa cosa accade sempre chele genti ordinarie si trovano in occasioni simili: perché levie dell'uomo coraggioso e da bene sono conosciute e sempliciquelledel ribaldo sono occulte e infinitamente varie. Oracome ognuno sale cose ignoto fanno più paura che le conosciute; e facilmenteuno si guarda dalle vendette del generosidalle quali la stessaviltà e la paura ti salvano; ma nessuna paura e nessuna viltàè bastante a scamparti dalle persecuzioni segretedalleinsidiené dai colpi anche palesi che ti vengono dai nemicivili. Generalmente nella vita quotidiana il vero coraggio ètemuto pochissimo; anche perchéessendo scompagnato da ogniimposturaè privo di quell'apparato che rende le cosespaventevoli; e spesso non gli e creduto; e i birbanti sono temutianche come coraggiosi perchéper virtù d'imposturamolte volte sono tenuti tali.

     Rari sono i birbanti poveri: perchélasciando tutto l'altrose un uomo da bene cade in povertànessuno lo soccorreemolti se ne rallegranoma se un ribaldo diventa poverotutta lacittà si solleva per aiutarlo. La ragione si puòintendere di leggeri: ed è che naturalmente noi siamo tocchidalle sventure di chi ci è compagno e consorteperchépare che sieno altrettante minacce a noi stessi; e volentieripotendovi apprestiamo rimedioperché il trascurarle paretroppo chiaramente un acconsentire dentro noi medesimi chenell'occasioneil simile sia fatto a noi. Ora i birbantiche almondo sono i più di numeroe i più copiosi di facoltàtengono ciascheduno gli altri birbantianche non cogniti a se divedutaper compagni e consorti loroe nei bisogni si sentono tenutia soccorrerli per quella specie di legacome ho dettoche v'ètra essi. Ai quali anche pare uno scandalo che un uomo conosciuto perbirbante sia veduto nella miseriaperché questa dal mondoche sempre in parole è onoratore della virtùfacilmente in casi tali è chiamata gastigocosa che ritornain obbrobrioe che può ritornare in dannodi tutti loro.Però in tor via questo scandalo si adoperano tantoefficacementeche pochi esempi si vedono di ribaldisalvo se nonsono persone del tutto oscureche caduti in mala fortunanonracconcino le cose loro in qualche modo comportabile

     All'opposto i buoni e i magnanimicome diversi dalla generalitàsono tenuti dalla medesima quasi creature d'altra specieeconseguentemente non solo non avuti per consorti né percompagnima stimati non partecipi dei diritti socialiecomesempre si vedeperseguitati tanto più o meno gravementequanto la bassezza d'animo e la malvagità del tempo e delpopolo nei quali si abbattono a viveresono più o menoinsigni; perché come nei corpi degli animali la natura tendesempre a purgarsi di quegli umori e di quei principii che non siconfanno con quelli onde propriamente si compongono essi corpicosìnelle aggregazioni di molti uomini la stessa natura porta chechiunque differisce grandemente dall'universale di quellimassime setale differenza è anche contrarietàcon ogni sforzosia cercato distruggere o discacciare. Anche sogliono essereodiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sonosincerie chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dalgenere umanoil quale non odia mai tanto chi fa malené ilmale stessoquanto chi lo nomina. In modo che più voltementre chi fa male ottiene ricchezzeonori e potenzachi lo nominaè strascinato in sui patiboliessendo gli uomini prontissimia sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosapurchéin parole ne sieno salvi.



 II


     Scorri le vite degli uomini illustrie se guarderai a quelli chesono talinon per iscriverema per faretroverai a gran faticapochissimi veramente grandiai quali non sia mancato il padre nellaprima età. Lascio stare cheparlando di quelli che vivono dientratacolui che ha il padre vivocomunemente è un uomosenza facoltà; e per conseguenza non può nulla nelmondo: tanto più che nel tempo stesso è facoltoso inaspettativaonde non si dà pensiero di procacciarsi robacoll'opera propria; il che potrebbe essere occasione a grandi fatti;caso non ordinario peròpoiché generalmente quelli chehanno fatto cose grandisono stati o copiosi o certo abbastanzaforniti de' beni della fortuna insino dal principio. Ma lasciandotutto questola potestà paterna appresso tutte le nazioni chehanno leggiporta seco una specie di schiavitù de' figliuoli;cheper essere domesticaè più stringente e piùsensibile della civile; e checomunque possa essere temperata odalle leggi stesseo dai costumi pubblicio dalle qualitàparticolari de]le personeun effetto dannosissimo non manca mai diprodurre: e questo è un sentimento che l'uomofinchéha il padre vivoporta perpetuamente nell'animo; confermatoglidall'opinione che visibilmente ed inevitabilmente ha di lui lamoltitudine. Dico un sentimento di soggezione e di dependenzae dinon essere libero signore di se medesimoanzi di non essereper dircosìuna persona interama una parte e un membro solamentee di appartenere il suo nome ad altrui più che a se. Il qualsentimentopiù profondo in coloro che sarebbero piùatti alle coseperché avendo lo spirito più svegliatosono più capaci Gi sentiree più oculati ad accorgersidella verità della propria condizioneè quasiimpossibile che vada insiemenon dirò col farema coldisegnare checchessia di grande. E passata in tal modo la gioventùl'uomo che in età di quaranta o di cinquant'anni sente per laprima volta di essere nella potestà propriaèsoverchio il dire che non prova stimoloe chese ne provassenonavrebbe più impeto né forze né tempo sufficientiad azioni grandi. Così anche in questa parte si verifica chenessun bene si può avere al mondoche non sia accompagnato damali della stessa misura: poiché l'utilità inestimabiledel trovarsi innanzi nella giovanezza una guida esperta ed amorosaquale non può essere alcuno così come il proprio padreè compensata da una sorte di nullità e della giovanezzae generalmente della vita.



 III


     La sapienza economica di questo secolo si può misurare dalcorso che hanno le edizioni che chiamano compattedove è pocoil consumo della cartae infinito quello della vista. Sebbene indifesa del risparmio della carta nei librisi può allegareche l'usanza del secolo è che si stampi molto e che nulla silegga. Alla quale usanza appartiene anche l'avere abbandonati icaratteri tondiche si adoperarono comunemente in Europa ai secoliaddietroe sostituiti in loro vece i caratteri lunghiaggiuntovi illustro della carta; cose quanto belle a vederletanto e piùdannose agli occhi nella lettura; ma ben ragionevoli in un tempo nelquale i libri si stampano per vedere e non per leggere.



 IV


     Questo che seguenon è un pensieroma un raccontoch'iopongo qui per isvagamento del lettore. Un mio amicoanzi compagnodella mia vitaAntonio Ranierigiovane chese vivee se gliuomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch'egli ha dallanaturapresto sarà significato abbastanza dal solo nomeabitava meco nel 1831 in Firenze. Una sera di statepassando per Viabuiatrovò in sul cantopresso alla piazza del Duomosottouna finestra terrena del palazzo che ora è de' Riccardifermata molta genteche diceva tutta spaventata: ihla fantasima! Eguardando per la finestra nella stanzadove non era altro lume chequello che vi batteva dentro da una delle lanterne della cittàvide egli stesso come un'ombra di donnache scagliava le braccia diqua e di làe nel resto immobile. Ma avendo pel capo altripensieripassò oltree per quella sera né per tuttoil giorno vegnente non si ricordò di quell'incontro.

     L'altra seraalla stessa oraabbattendosi a ripassare dallo stessoluogovi trovò raccolta più moltitudine che la serainnanzie udì che ripetevano collo stesso terrore: ihlafantasima! E riguardando per entro la finestrarivide quella stessaombrache puresenza fare altro motoscoteva le braccia. Era lafinestra non molto più alta da terra che una statura d'uomoeuno tra la moltitudine che pareva un birrodisse: s'i' avessiqualcuno che mi sostenessi 'n sulle spallei' vi montereiperguardare che v'è là drento. Al che soggiunse ilRanieri: se voi mi sostenetemonterò io. E dettogli daquellomontatemontò suponendogli i piedi in su gli omerie trovò presso all'inferriata della finestradisteso in sullaspalliera di una seggiolaun grembiale neroche agitato dal ventofaceva quell'apparenza di braccia che si scagliassero; e sopra laseggiolaappoggiata alla medesima spallierauna rocca da filareche pareva il capo dell'ombra: la quale rocca il Ranieri presa inmanomostrò al popolo adunatoche con molto riso sidisperse.

      A che questastoriella? Per ricreazionecome ho dettode' lettorie inoltre perun sospetto ch'io hoche ancora possa essere non inutile allacritica storica ed alla filosofia sapere che nel secolo decimonononel bel mezzo di Firenzeche è la città piùculta d'Italiae dove il popolo in particolare è piùintendente e più civilesi veggono fantasmiche sono credutispiritie sono rocche da filare. E gli stranieri si tengano qui disorriderecome fanno volentieri delle cose nostre; perchétroppo è noto che nessuna delle tre grandi nazioni checomedicono i giornalimarchent à la tete de la civilisationcrede agli spiriti meno dell'italiana.



 V


     Nelle cose occulte vede meglio sempre il minor numeronelle palesiil maggiore. È assurdo l'addurre quello che chiamano consensodelle genti nelle quistioni metafisiche: del qual consenso non si fanessuna stima nelle cose fisichee sottoposte ai sensi; come peresempio nella quistione del movimento della terrae in mille altre.Ed all'incontro è temerariopericolosoedal lungo andareinutileil contrastare all'opinione del maggior numero nelle materiecivili.



VI


     La morte non è male: perché libera l'uomo da tutti imalie insieme coi beni gli toglie i desiderii. La vecchiezza èmale sommo: perché priva l'uomo di tutti i piacerilasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimenogli uomini temono la mortee desiderano la vecchiezza.



VII

       Havvicosa strana a dirsiun disprezzo della morte e un coraggiopiù abbietto e più disprezzabile che la paura: ed èquello de' negozianti ed altri uomini dediti a far danarichespessissime volteper guadagni anche minimie per sordidi risparmiostinatamente ricusano cautele e provvidenze necessarie alla loroconservazionee si mettono a pericoli estremidove non di radoeroi viliperiscono con morte vituperata. Di quest'obbrobriosocoraggio si sono veduti esempi insigninon senza seguirne danni estragi de' popoli innocentinell'occasione della pestechiamata piùvolentieri cholera morbusche ha flagellata la specie umana inquesti ultimi anni.



VIII


     Uno degli errori gravi nei quali gli uomini incorrono giornalmenteèdi credere che sia tenuto loro il segreto. Né solo il segretodi ciò che essi rivelano in confidenzama anche di ciòche senza loro volontào mal grado loroè veduto oaltrimenti saputo da chicchessiae che ad essi converrebbe che fossetenuto occulto. Ora io dico che tu erri ogni volta che sapendo cheuna cosa tua è nota ad altri che a te stessonon tieni giàper fermo che ella sia nota al pubblicoqualunque danno o vergognapossa venire a te di questo. A gran fatica per la considerazionedell'interesse propriosi tengono gli uomini di non manifestare lecose occulte; ma in causa d'altrinessuno tace: e se vuoicertificarti di questoesamina te stessoe vedi quante volte odispiacere o danno o vergogna che ne venga ad altriti ritengono dinon palesare cosa che tu sappi; di non palesarladicose non amoltialmeno a questo o a quell'amicoche torna il medesimo. Nellostato sociale nessun bisogno è più grande che quello dichiacchieraremezzo principalissimo di passare il tempoch'èuna delle prime necessità della vita. E nessuna materia dichiacchiere è più rara che una che svegli la curiositàe scacci la noia: il che fanno le cose nascoste e nuove. Peròprendi fermamente questa regola: le cose che tu non vuoi che sisappia che tu abbi fattenon solo non le ridirema non le fare. Equelle che non puoi fare che non sieno o che non sieno stateabbiper certo che si sannoquando bene tu non te ne avvegga.



IX


     Chi contro all'opinione d'altri ha predetto il successo di una cosanel modo che poi seguenon si pensi che i suoi contraddittoriveduto il fattogli dieno ragionee lo chiamino più savio opiù intendente di loro: perché o negheranno il fattoola predizioneo allegheranno che questa e quello differiscano nellecircostanzeo in qualunque modo troveranno cause per le quali sisforzeranno di persuadere a se stessi e agli altri che l'opinioneloro fu rettae la contraria torta.



X


     La maggior parte delle persone che deputiamo a educare i figliuolisappiamo di certo non essere state educate. Né dubitiamo chenon possano dare quello che non hanno ricevutoe che per altra vianon si acquista.



XI


      V'è qualche secolo cheper tacere del restonelle arti enelle discipline presume di rifar tuttoperché nulla sa fare.



XII


     Colui che con fatiche e con patimentio anche solo dopo moltoaspettareha conseguito un benese vede altri conseguire ilmedesimo con facilità e prestoin fatti non perde nulla diciò che possiedee nondimeno tal cosa è naturalmenteodiosissimaperché nell'immaginativa il bene ottenuto scema adismisura se diventa comune a chi per ottenerlo ha speso e penatopoco o nulla. Perciò l'operaio della parabola evangelica siduole come d'ingiuria fatta a sedella mercede uguale alla suadataa quelli che avevano lavorato meno; e i frati di certi ordini hannoper usanza di trattare con ogni sorte di acerbità i noviziper timore che non giungano agiatamente a quello stato al quale essisono giunti con disagio.

XIII


     Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dìanniversari di un avvenimentoche per verità non ha a farecon essi più che con qualunque altro dì dell'annopaiono avere con quello un'attinenza particolaree che quasiun'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giornie cisia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensierodell'annullamento di ciò che fue sollevato il dolore dimolte perditeparendo che quelle ricorrenze facciano che ciòche è passatoe che più non tornanon sia spento néperduto del tutto. Come trovandoci in luoghi dove sieno accadute coseo per se stesse o verso di noi memorabilie dicendoqui avvennequestoe qui questoci reputiamoper modo di direpiùvicini a quegli avvenimentiche quando ci troviamo altrove; cosìquando diciamooggi è l'annoo tanti anniaccadde la talcosaovvero la talequesta ci pareper dir cosìpiùpresenteo meno passatache negli altri giorni. E taleimmaginazione è sì radicata nell'uomoche a faticapare che si possa credere che l'anniversario sia così alienodalla cosa come ogni altro dì: onde il celebrare annualmentele ricordanze importantisì religiose come civilisìpubbliche come privatei dì natalizi e quelli delle mortidelle persone careed altri similifu comuneed èa tuttele nazioni che hannoovvero ebberoricordanze e calendario. Ed honotatointerrogando in tal proposito parecchiche gli uominisensibilied usati alla solitudineo a conversare internamentesogliono essere studiosissimi degli anniversarie vivereper dircosìdi rimembranze di tal generesempre riandandoedicendo fra sé: in un giorno dell'anno come il presente miaccadde questa o questa cosa.

XIV


     Non sarebbe piccola infelicità degli educatorie soprattuttodei parentise pensasseroquello che è verissimoche i lorofigliuoliqualunque indole abbiano sortitae qualunque faticadiligenza e spesa si ponga in educarlicoll'uso poi del mondoquasiindubitabilmentese la morte non li previenediventeranno malvagi.Forse questa risposta sarebbe più valida e piùragionevole di quella di Taleteche dimandato da Solone perchénon si ammogliasserispose mostrando le inquietudini dei genitoriper gl'infortunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbedicopiùvalido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di non volereaumentare il numero dei malvagi.

XV


     Chiloneannoverato fra i sette sapienti della Greciaordinava chel'uomo forte di corpofosse dolce di modia finedicevad'ispirare agli altri più riverenza che timore. Non èmai soverchia l'affabilitàla soavità de' modiequasi l'umiltà in quelli che di bellezza o d'ingegno o d'altracosa molto desiderata nel mondosono manifestamente superiori allageneralità: perché troppo grave è la colpa dellaquale hanno a impetrar perdonoe troppo fiero e difficile il nemicoche hanno a placare; l'una la superioritàe l'altrol'invidia. La quale credevano gli antichiquando si trovavano ingrandezze e in prosperitàche convenisse placare negli stessiDeiespiando con umiliazionicon offerte e con penitenze volontarieil peccato appena espiabile della felicità o dell'eccellenza.

XVI


     Se al colpevole e all'innocentedice Ottone imperatore appressoTacitoè apparecchiata una stessa fineè piùda uomo il perire meritamente. Poco diversi pensieri credo che sienoquelli di alcuniche avendo animo grande e nato alla virtùentrati nel mondoe provata l'ingratitudinel'ingiustiziael'infame accanimento degli uomini contro i loro similie piùcontro i virtuosiabbracciano la malvagitànon percorruttelané tirati dall'esempiocome i deboli; néanche per interessené per troppo desiderio dei vili efrivoli beni umani; né finalmente per isperanza di salvarsiincontro alla malvagità generale; ma per un'elezione liberaeper vendicarsi degli uominie rendere loro il cambioimpugnandocontro di essi le loro armi. La malvagità delle quali personeè tanto più profondaquanto nasce da esperienza dellavirtù; e tanto più formidabilequanto ècongiuntacosa non ordinariaa grandezza e fortezza d'animoed èuna sorte d'eroismo.

XVII


     Come le prigioni e le galee sono piene di gentia dir loroinnocentissimecosì gli uffizi pubblici e le dignitàd'ogni sorte non sono tenute se non da persone chiamate e costrette aciò loro mal grado. È quasi impossibile trovare alcunoche confessi di avere o meritato pene che soffrao cercato nédesiderato onori che goda: ma forse meno possibile questochequello.

XVIII


     Io vidi in Firenze uno che strascinandoa modo di bestia da tirocome colà è stileun carro colmo di robeandava congrandissima alterigia gridando e comandando alle persone di darluogo; e mi parve figura di molti che vanno pieni d'orgoglioinsultando agli altriper ragioni non dissimili da quella checausava l'alterigia in coluicioè tirare un carro.

XIX


     V'ha alcune poche persone al mondocondannate a riuscir male cogliuomini in ogni cosaa cagione chenon per inesperienza néper poca cognizione della vita socialema per una loro naturaimmutabilenon sanno lasciare una certa semplicità di modiprivi di quelle apparenze e di non so che mentito ed artifiziatochetutti gli altrianche senza punto avvederseneed anche glisciocchiusano ed hanno sempre nei modi loroe che è in loroe ad essi medesimi malagevolissimo a distinguere dal naturale. Quellich'io dicoessendo visibilmemte diversi dagli altricome riputatiinabili alle cose del mondosono vilipesi e trattati male ancodagl'inferiorie poco ascoltati o ubbiditi dai dipendenti: perchétutti si tengono da più di loroe li mirano con alterigia.Ognuno che ha a fare con essitenta d'ingannarli e di danneggiarli aprofitto proprio più che non farebbe con altricredendo lacosa più facilee poterlo fare impunemente: onde da tutte leparti è mancato loro di fedee usate soverchieriee contesoil giusto e il dovuto. In qualunque concorrenza sono superatiancheda molto inferiori a loronon solo d'ingegno o d'altre qualitàintrinsechema di quelle che il mondo conosce ed apprezzamaggiormentecome bellezzagioventùforzacoraggioedanche ricchezza. Finalmente qualunque sia il loro stato nellasocietànon possono ottenere quel grado di considerazione cheottengono gli erbaiuoli e i facchini. Ed è ragione in qualchemodo; perché non è piccolo difetto o svantaggio dinaturanon potere apprendere quello che anche gli stolidi apprendonofacilissimamentecioè quell'arte che sola fa parere uominigli uomini ed i fanciulli: non poterediconon ostante ogni sforzo.Poiché questi taliquantunque di natura inclinati al benepure conoscendo la vita e gli uomini meglio di molti altrinon sonopuntocome talora paionopiù buoni di quello che sia lecitoessere senza meritare l'obbrobrio di questo titolo; e sono prividelle maniere del mondo non per bontào per elezione propriama perché ogni loro desiderio e studio d'apprenderle ritornavano. Sicché ad essi non resta altrose non adattare l'animoalla loro sortee guardarsi soprattutto di non voler nascondere odissimulare quella schiettezza e quel fare naturale che è loroproprio: perché mai non riescono così malenécosì ridicolicome quando affettano l'affettazione ordinariadegli altri.

XX


     Se avessi l'ingegno del Cervantesio farei un libro per purgarecome egli la Spagna dall'imitazione de' cavalieri erranticosìio l'Italiaanzi il mondo incivilitoda un vizio cheavendorispetto alla mansuetudine dei costumi presentie forse anche inogni altro modonon è meno crudele né meno barbaro diqualunque avanzo della ferocia de' tempi medii castigato dalCervantes. Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri icomponimenti propri: il qualeessendo antichissimopure nei secoliaddietro fu una miseria tollerabileperché rara; ma oggicheil comporre è di tuttie che la cosa più difficile ètrovare uno che non sia autoreè divenuto un flagellounacalamità pubblicae una nuova tribolazione della vita umana.E non è scherzo ma verità il direche per lui leconoscenze sono sospette e le amicizie pericolosee che non v'èora né luogo dove qualunque innocente non abbia a temere diessere assaltatoe sottoposto quivi medesimoo strascinato altroveal supplizio di udire prose senza fine o versi a migliaianon piùsotto scusa di volersene intendere il suo giudizioscusa che giàlungamente fu costume di assegnare per motivo di tali recitazionimasolo ed espressamente per dar piacere all'autore udendooltre allelodi necessarie alla fine. In buona coscienza io credo che inpochissime cose apparisca piùda un latola puerilitàdella natura umanaed a quale estremo di cecitàanzi distoliditàsia condotto l'uomo dall'amor proprio; da altrolatoquanto innanzi possa l'animo nostro fare illusione a semedesimo; di quello che ciò si dimostri in questo negozio delrecitare gli scritti propri. Perchéessendo ciascunoconsapevole a se stesso della molestia ineffabile che è a luisempre l'udire le cose d'altri; vedendo sbigottire e divenire smortele persone invitate ad ascoltare le cose sueallegare ogni sorted'impedimenti per iscusarsied anche fuggire da esso e nascondersi apiù poterenondimeno con fronte metallicacon perseveranzameravigliosacome un orso affamatocerca ed insegue la sua predaper tutta la cittàe sopraggiuntala tira dove ha destinato.E durando la recitazioneaccorgendosiprima allo sbadigliarepoial distendersiallo scontorcersie a cento altri segnidelleangosce mortali che prova l'infelice uditorenon per questo sirimane né gli dà posa; anzi sempre più fiero eaccanitocontinua aringando e gridando per oreanzi quasi pergiorni e per notti interefino a diventarne rocoe finchélungo tempo dopo tramortito l'uditorenon si sente rifinito di forzeegli stessobenché non sazio. Nel qual tempoe nella qualecarnificina che l'uomo fa del suo prossimocerto è ch'egliprova un piacere quasi sovrumano e di paradiso: poichéveggiamo che le persone lasciano per questo tutti gli altri piaceridimenticano il sonno e il ciboe spariscono loro dagli occhi la vitae il mondo. E questo piacere consiste in una ferma credenza chel'uomo hadi destare ammirazione e di dar piacere a chi ode:altrimenti il medesimo gli tornerebbe recitare al desertoche allepersone. Oracome ho dettoquale sia il piacere di chi ode(pensatamente dico sempre odee non ascolta)lo sa per esperienzaciascunoe colui che recita lo vedee io so ancorache moltieleggerebberoprima che un piacere similequalche grave penacorporale. Fino gli scritti più belli e di maggior prezzorecitandoli il proprio autorediventano di qualità diuccidere annoiando: al qual proposito notava un filologo mio amicoche se è vero che Ottaviaudendo Virgilio leggere il sestodell'Eneidefosse presa da uno svenimentoè credibile che leaccadesse ciònon tanto per la memoriacome diconodelfigliuolo Marcelloquanto per la noia del sentir leggere.

     Tale è l'uomo. E questo vizio ch'io dicosì barbaro esì ridicoloe contrario al senso di creatura razionaleèveramente un morbo della specie umana: perché non v'ènazione così gentilené condizione alcuna d'uomininésecoloa cui questa peste non sia comune. ItalianiFrancesiInglesiTedeschi; uomini canutisavissimi nelle altre cosepienid'ingegno e di valore; uomini espertissimi della vita socialecompitissimi di modiamanti di notare le sciocchezze e dimotteggiarle; tutti diventano bambini crudeli nelle occasioni direcitare le cose loro. E come è questo vizio de' tempi nostricosì fu di quelli d'Orazioal quale parve giàinsopportabile; e di quelli di Marzialeche dimandato da uno perchénon gli leggesse i suoi versirispondeva: per non udire i tuoi: ecosì anche fu della migliore età della Greciaquandocome si raccontaDiogene cinicotrovandosi in compagnia d'altritutti moribondi dalla noiaad una di tali lezionie vedendo nellemani dell'autorealla fine del librocomparire il chiaro dellacartadisse: fate cuoreamici; veggo terra.

     Ma oggi la cosa è venuta a taleche gli uditoriancheforzatia fatica possono bastare alle occorrenze degli autori. Ondealcuni miei conoscentiuomini industriosiconsiderato questo puntoe persuasi che il recitare i componimenti propri sia uno de' bisognidella natura umanahanno pensato di provvedere a questoe ad untempo di volgerlocome si volgono tutti i bisogni pubbliciadutilità particolare. Al quale effetto in breve apriranno unascuola o accademia ovvero ateneo di ascoltazione; dovea qualunqueora del giorno e della notteessio persone stipendiate da loroascolteranno chi vorrà leggere a prezzi determinati: chesaranno per la prosala prima orauno scudola seconda duelaterza quattrola quarta ottoe così crescendo conprogressione aritmetica. Per la poesia il doppio. Per ogni passolettovolendo tornare a leggerlocome accadeuna lira il verso.Addormentandosi l'ascoltantesarà rimessa al lettore la terzaparte del prezzo debito. Per convulsionisincopied altri accidentileggeri o graviche avvenissero all'una parte o all'altra nel tempodelle letturela scuola sarà fornita di essenze e dimedicineche si dispenseranno gratis. Così rendendosi materiadi lucro una cosa finora infruttiferache sono gli orecchisaràaperta una nuova strada all'industriacon aumento della ricchezzagenerale.



XXI


     Parlandonon si prova piacere che sia vivo e durevolese non quantoci è permesso discorrere di noi medesimie delle cose nellequali siamo occupatio che ci appartengono in qualche modo. Ognialtro discorso in poca d'ora viene a noia; e questoch'èpiacevole a noiè tedio mortale a chi l'ascolta. Non siacquista titolo di amabilese non a prezzo di patimenti: perchéamabileconversandonon è se non quegli che gratificaall'amor proprio degli altrie chein primo luogoascolta assai etace assaicosa per lo più noiosissima; poi lascia che glialtri parlino di se e delle cose proprie quanto hanno voglia; anzi limette in ragionamenti di questa sortee parla egli stesso di cosetali; finché si trovanoal partirsiquelli contentissimi diseed egli annoiatissimo di loro. Perchéin sommase lamiglior compagnia è quella dalla quale noi partiamo piùsoddisfatti di noi medesimisegue ch'ella è appresso a pocoquella che noi lasciamo più annoiata. La conchiusione èche nella conversazionee in qualunque colloquio dove il fine nonsia che intertenersi parlandoquasi inevitabilmente il piacere degliuni è noia degli altriné si può sperare se nonche annoiarsi o rincrescereed è gran fortuna partecipare diquesto e di quello ugualmente.

XXII


     Assai difficile mi pare a decidere se sia o più contrario aiprimi principii della costumatezza il parlare di se lungamente e perabitoo più raro un uomo esente da questo vizio.

XXIII


     Quello che si dice comunementeche la vita è unarappresentazione scenicasi verifica soprattutto in questoche ilmondo parla costantissimamente in una manieraed operacostantissimamente in un'altra. Della quale commedia oggi essendotutti recitantiperché tutti parlano a un modoe nessunoquasi spettatoreperché il vano linguaggio del mondo noninganna che i fanciulli e gli stoltisegue che tale rappresentazioneè divenuta cosa compiutamente inettanoia e fatica senzacausa. Però sarebbe impresa degna del nostro secolo quella direndere la vita finalmente un'azione non simulata ma verae diconciliare per la prima volta al mondo la famosa discordia tra idetti e i fatti. La qualeessendo i fattiper esperienza oramaibastanteconosciuti immutabilie non convenendo che gli uomini siaffatichino più in cerca dell'impossibileresterebbe chefosse accordata con quel mezzo che èad un tempounico efacilissimobenché fino a oggi intentato: e questo èmutare i dettie chiamare una volta le cose coi nomi loro.

XXIV


     O io m'ingannoo rara è nel nostro secolo quella personalodata generalmentele cui lodi non sieno cominciate dalla suapropria bocca. Tanto è l'egoismoe tanta l'invidia e l'odioche gli uomini portano gli uni agli altriche volendo acquistarnomenon basta far cose lodevolima bisogna lodarleo trovarechetorna lo stessoalcuno che in tua vece le predichi e le magnifichidi continuointonandole con gran voce negli orecchi del pubblicoper costringere le persone sì mediante l'esempioe sìcoll'ardire e colla perseveranzaa ripetere parte di quelle lodi.Spontaneamente non isperare che facciano mottoper grandezza divalore che tu dimostriper bellezza d'opere che tu facci. Mirano etacciono eternamente; epotendoimpediscono che altri non vegga.Chi vuole innalzarsiquantunque per virtù veradia bandoalla modestia.

      Ancora in questaparte il mondo è simile alle donne: con verecondia e conriserbo da lui non si ottiene nulla.

XXV

Nessunoè sì compiutamente disingannato del mondoné loconosce sì addentroné tanto l'ha in irache guardatoun tratto da esso con benignitànon se gli senta in partericonciliato; come nessuno è conosciuto da noi sìmalvagioche salutandoci cortesemente. non ci apparisca menomalvagio che innanzi. Le quali osservazioni vagliono a dimostrare ladebolezza dell'uomonon a giustificare né i malvagi néil mondo.

XXVI


     L'inesperto della vitae spesso anche l'espertoin sui primimomenti che si conosce colto da qualche infortuniomassime dove eglinon abbia colpase pure gli corrono all'animo gli amici e ifamiliario in generale gli uomininon aspetta da loro altro checommiserazione e confortoeper tacere qui d'aiutoche gli abbianoo più amore o più riguardo che innanziné cosaalcuna è sì lungi dal cadergli in pensierocomevedersia causa della sventura occorsagliquasi degradato nellasocietàdiventato agli occhi del mondo quasi reo di qualchemisfattovenuto in disgrazia degli amicigli amici e i conoscentida tutti i lati in fugae di lontano rallegrarsi della cosae porrelui in derisione. Similmenteaccadendogli qualche prosperitàuno de' primi pensieri che gli nasconoè di avere a dividerela sua gioia cogli amicie che forse di maggior contento riesca lacosa a loro che a luiné gli sa venire in capo che debbanoall'annunzio del suo caso prosperoi volti de' suoi cari distorcersied oscurarsie alcuno sbigottire; molti sforzarsi in principio dinon crederepoi di rappiccinire nell'estimazione suae nella loropropria e degli altriil suo nuovo bene; in certia causa diquestointepidirsi l'amiciziain altri mutarsi in odio; finalmentenon pochi mettere ogni loro potere ed opera per ispogliarlo di essobene. Così è l'immaginazione dell'uomo ne' suoiconcettie la ragione stessanaturalmente lontana e aborrente dallarealtà della vita.

XXVII


     Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savioche voleresavia e filosofica tutta la vita.

XXVIII


     Il genere umano edal solo individuo in fuoriqualunque minimaporzione di essosi divide in due parti: gli uni usano prepotenzaegli altri la soffrono. Né legge né forza alcunanéprogresso di filosofia né di civiltà potendo impedireche uomo nato o da nascere non sia o degli uni o degli altrirestache chi può eleggereelegga. Vero è che non tuttipossononé sempre.

XXIX


     Nessuna professione è sì sterile coìne quelladelle lettere. Pure tanto è al mondo il valore dell'imposturache con l'aiuto di essa anche le lettere diventano fruttifere.L'impostura è animaper dir cosìdella vita socialeed arte senza cui veramente nessun'arte e nessuna facoltàconsiderandola in quanto agli effetti suoi negli animi umanièperfetta. Sempre che tu esaminerai la fortuna di due persone chesieno l'una di valor vero in qualunque cosal'altra di valor falsotu troverai che questa è più fortunata di quella; anziil più delle volte questa fortunatae quella senza fortuna.L'impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senzalei non può nulla. Né ciò nascecredo iodamala inclinazione della nostra speciema perché essendo ilvero sempre troppo povero e difettivoè necessaria all'uomoin ciascuna cosaper dilettarlo o per muoverloparte d'illusione edi prestigioe promettere assai più e meglio che non si puòdare. La natura medesima è impostora verso l'uomonégli rende la vita amabile o sopportabilese non per mezzoprincipalmente d'immaginazione e d'inganno.

XXX


     Come suole il genere umanobiasimando le cose presentilodare lepassatecosì la più parte de' viaggiatorimentreviaggianosono amanti del loro soggiorno nativoe lo preferisconocon una specie d'ira a quelli dove si trovano. Tornati al luogonativocolla stessa ira lo pospongono a tutti gli altri luoghi dovesono stati.

XXXI


     In ogni paese i vizi e i mali universali degli uomini e della societàumanasono notati come particolari del luogo. Io non sono mai statoin parte dov'io non abbia udito: qui le donne sono vane e incostantileggono pocoe sono male istruite; qui il pubblico è curiosode' fatti altruiciarliero molto e maldicente; qui i danariilfavore e la viltà possono tutto; qui regna l'invidiae leamicizie sono poco sincere; e così discorrendo; come sealtrove le cose procedessero in altro modo. Gli uomini sono miseriper necessitàe risoluti di credersi miseri per accidente.

XXXII


     Venendo innanzi nella cognizione pratica della vital'uomo rimetteogni giorno di quella severità per la quale i giovanisemprecercando perfezionee aspettando trovarnee misurando tutte le cosea quell'idea della medesima che hanno nell'animosono sìdifficili a perdonare i difettied a concedere stima alle virtùscarse e manchevolied ai pregi di poco momentoche occorrono loronegli uomini. Poivedendo come tutto è imperfettoepersuadendosi che non v'è meglio al mondo di quel poco buonoche essi disprezzanoe che quasi nessuna cosa o persona èstimabile veramentea poco a pococangiata misurae ragguagliandociò che viene loro avantinon più al perfettoma alverosi assuefanno a perdonare liberalmentee a fare stima di ognivirtù mediocredi ogni ombra di valoredi ogni piccolafacoltà che trovano; tanto che finalmente paiono loro lodevolimolte cose e molte persone che da prima sarebbero parute loro appenasopportabili. La cosa va tant'oltrechedove a principio nonavevano quasi attitudine a sentire stimain progresso di tempodiventano quasi inabili a disprezzare; maggiormente quanto sono piùricchi d'intelligenza. Perché in vero l'essere moltodisprezzante ed incontentabile passata la prima giovinezzanon èbuon segno: e questi tali debbonoo per poco intellettoo certo perpoca esperienzanon aver conosciuto il mondo; ovvero essere diquegli sciocchi che disprezzano altrui per grande stima che hanno dise medesimi. In fine apparisce poco probabilema è veronéviene a significare altro che l'estrema bassezza delle cose umane ildireche l'uso del mondo insegna più a pregiare che adispregiare.

XXXIII


     Gl'ingannatori mediocrie generalmente le donnecredono sempre chele loro frodi abbiano avuto effettoe che le persone vi sienorestate colte: ma i più astuti dubitanoconoscendo meglio daun lato le difficoltà dell'artedall'altro la potenzae comequel medesimo che vogliono essicioè ingannaresia voluto daognuno; le quali due cause ultime fanno che spesso l'ingannatoreriesce ingannato. Oltre che questi tali non istimano gli altri cosìpoco intendenticome suole immaginarli chi intende poco.

XXXIV


     I giovani assai comunemente credono rendersi amabili fingendosimalinconici. E forsequando è fintala malinconia per brevespazio può piaceremassime alle donne. Ma veraèfuggita da tutto il genere umano; e al lungo andare non piace e non èfortunata nel commercio degli uomini se non l'allegria: perchéfinalmentecontro a quello che si pensano i giovaniil mondoe nonha il tortoama non di piangerema di ridere.

XXXV


     In alcuni luoghi tra civili e barbaricome èper esempioNapoliè osservabile più che altrove una cosa che inqualche modo si verifica in tutti i luoghi: cioè che l'uomoriputato senza danarinon è stimato appena uomo; credutodenarosoè sempre in pericolo della vita. Dalla qual cosanasceche in sì fatti luoghi è necessariocome vi sipratica generalmentepigliare per partito di rendere lo statoproprio in materia di danari un mistero; acciocché il pubbliconon sappia se ti dee disprezzare o ammazzare; onde tu non sii se nonquello che sono gli uomini ordinariamentemezzo disprezzato e mezzostimatoe quando voluto nuocere e quando lasciato stare.

XXXVI


     Molti vogliono e condursi teco vilmentee che tu ad un temposottopena del loro odioda un lato sii tanto accortoche tu non diaimpedimento alla loro viltàdall'altro non li conoschi pervili.

XXXVII


     Nessuna qualità umana è più intollerabile nellavita ordinariané in fatti tollerata menochel'intolleranza.

XXXVIII


     Come l'arte dello schermire è inutile quando combattonoinsieme due schermitori uguali nella periziaperché l'uno nonha più vantaggio dall'altroche se fossero ambedue imperiti;così spessissime volte accade che gli uomini sono falsi emalvagi gratuitamenteperché si scontrano in altrettantamalvagità e simulazionedi modo che la cosa ritorna a quelmedesimo che se l'una e l'altra parte fosse stata sincera e retta.Non è dubbio cheal far de' contila malvagità e ladoppiezza non sono utili se non quando o vanno congiunte alla forzao si abbattono ad una malvagità o astuzia minoreovvero allabontà. il quale ultimo caso è raro; il secondoinquanto a malvagitànon è comune; perché gliuominila maggior parte sono malvagi a un modopoco più omeno. Però non è calcolabile quante volte potrebberoessifacendo bene gli uni agli altriottenere con facilitàquel medesimo che ottengono con gran faticao anche non ottengonofacendo ovvero sforzandosi di far male.

XXXIX


     Baldassar Castiglione nel Cortegiano assegna molto convenientementela cagione perché sogliano i vecchi lodare il tempo in cuifurono giovanie biasimare il presente. "La causa adunquedicedi questa falsa opinione nei vecchiestimo io per me ch'ellasia perché gli annifuggendose ne portan seco moltecomoditàe tra l'altre levano dal sangue gran parte deglispiriti vitalionde la complession si mutae divengon debili gliorgani per i quali l'anima opera le sue virtù. Però deicuori nostri in quel tempocome allo autunno le foglie degli albericaggiono i soavi fiori di contentoe nel luogo dei sereni e chiaripensieri entra la nubilosa e torbida tristiziadi mille calamitàcompagnata: di modo che non solamente il corpoma l'animo ancora èinfermoné dei passati piaceri riserva altro che una tenacememoriae la immagine di quel caro tempo della tenera etànella quale quando ci ritroviamoci pare che sempre il cielo e laterra ed ogni cosa faccia festa e rida intorno agli occhi nostri enel pensierocome in un delizioso e vago giardinofiorisca la dolceprimavera d'allegrezza. Onde forse saria utilequando giànella fredda stagione comincia il sole della nostra vitaspogliandoci di quei piaceriandarsene verso l'occasoperdereinsieme con essi ancor la loro memoriae trovarcome disseTemistocleun'arte che a scordar insegnasse; perché tantosono fallaci i sensi del corpo nostroche spesso ingannano ancora ilgiudicio della mente. Però parmi che i vecchi siano allacondizion di quelli che partendosi dal porto tengon gli occhi interrae par loro che la nave stia ferma e la riva si parta; e pur èil contrarioche il portoe medesimamente il tempo e i piacerirestano nel suo statoe noi con la nave della mortalitàfuggendon'andiamo l'un dopo l'altro per quel procelloso mare cheogni cosa assorbe e divora; né mai più ripigliar terraci è concessoanzisempre da contrari venti combattutialfine in qualche scoglio la nave rompemo. Per esser adunque l'animosenile subietto disproporzionato a molti piacerigustar non gli può;e come ai febbricitantiquando dai vapori corrotti hanno il palatoguastopaiono tutti i vini amarissimibenché preziosi edelicati sianocosì ai vecchi per la loro indisposizionealla qual però non manca il desideriopaion i piaceriinsipidi e freddi e molto differenti da quelli che già provatiaver si ricordanobenché i piaceri in se siano i medesimi.Peròsentendosene privisi dolgonoe biasimano il tempopresente come malo; non discernendo che quella mutazione da se e nondal tempo procede. Eper contrariorecandosi a memoria i passatipiacerisi arrecano ancor il tempo nel quale avuti gli hannoe peròlo laudano come buono; perché pare che seco porti un odore diquello che in esso sentiano quando era presente. Perché ineffetto gli animi nostri hanno in odio tutte le cose che state sonocompagne de' nostri dispiaceried amano quelle che state sonocompagne dei piaceri".

     Così il Castiglioneesponendo con parole non meno belle cheridondanticome sogliono i prosatori italianiun pensieroverissimo. A confermazione del quale si può considerare che ivecchi pospongono il presente al passatonon solo nelle cose chedipendono dall'uomoma ancora in quelle che non dipendonoaccusandole similmente di essere peggioratenon tantocom'èil veroin essi e verso di essima generalmente e in se medesime.Io credo che ognuno si ricordi avere udito da' suoi vecchi piùvoltecome mi ricordo io da' mieiche le annate sono divenute piùfredde che non eranoe gl'inverni più lunghi; e cheal tempolorogià verso il dì di pasqua si solevano lasciare ipanni dell'invernoe pigliare quelli della state; la qual mutazioneoggisecondo essiappena nel mese di maggioe talvolta di giugnosi può patire. E non ha molti anniche fu cercata seriamenteda alcuni fisici la causa di tale supposto raffreddamento dellestagionied allegato da chi il diboscamento delle montagnee da chinon so che altre coseper ispiegare un fatto che non ha luogo:poiché anzi al contrario è cosaa cagione d'esempionotata da qualcuno per diversi passi d'autori antichiche l'Italiaai tempi romani dovette essere più fredda che non èora. Cosa credibilissima anche perché da altra parte èmanifesto per isperienzae per ragioni naturaliche la civiltàdegli uomini venendo innanzirende l'ariane' paesi abitati daessidi giorno in giorno più mite: il quale effetto èstato ed è palese singolarmente in Americadoveper cosìdirea memoria nostrauna civiltà matura è succedutaparte a uno stato barbaroe parte a mera solitudine. Ma i vecchiriuscendo il freddo all'età loro assai più molesto chein gioventùcredono avvenuto alle cose il cangiamento cheprovano nello stato proprioed immaginano che il calore che vascemando in loroscemi nell'aria o nella terra. La qualeimmaginazione è così fondatache quel medesimo appuntoche affermano i nostri vecchi a noiaffermavano i vecchiper nondir piùgià un secolo e mezzo addietroaicontemporanei del Magalottiil quale nelle Lettere familiariscriveva: "egli è pur certo che l'ordine antico dellestagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce equerela comuneche i mezzi tempi non vi son più; e in questosmarrimento di confininon vi è dubbio che il freddo acquistaterreno. Io ho udito dire a mio padreche in sua gioventùaRomala mattina di pasqua di resurrezioneognuno si rivestiva dastate. Adesso chi non ha bisogno d'impegnar la camiciuolavi so direche si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa diquelle ch'ei portava nel cuor dell'inverno". Ouesto scriveva ilMagalotti in data del 1683. L'Italia sarebbe più fredda oramaiche la Groenlandiase da quell'anno a questofosse venutacontinuamente raffreddandosi a quella proporzione che si raccontavaallora.

      È quasisoverchio l'aggiungere che il raffreddamento continuo che si diceaver luogo per cagioni intrinseche nella massa terrestrenon hainteresse alcuno col presente propositoessendo cosaper la sualentezzanon sensibile in decine di secolinon che in pochi anni.

XL


     Cosa odiosissima è il parlar molto di se. Ma i giovaniquantosono più di natura vivae di spirito superiore allamediocritàmeno sanno guardarsi da questo vizio: e parlanodelle cose proprie con un candore estremocredendo per certissimoche chi odele curi poco meno che le curano essi. E cosìfacendosono perdonati; non tanto a contemplazionedell'inesperienzama perché è manifesto il bisogno chehanno d'aiutodi consiglio e di qualche sfogo di parole allepassioni onde è tempestosa la loro età. Ed anco parericonosciuto generalmente che ai giovani si appartenga una specie didiritto di volere il mondo occupato nei pensieri loro.



XLI


     Rade volte è ragione che l'uomo si tenga offeso di cose dettedi lui fuori della sua presenzao con intenzione che non dovesserovenirgli alle orecchie: perché se vorrà ricordarsiedesaminare diligentemente l'usanza propriaegli non ha cosìcaro amicoe non ha personaggio alcuno in tanta venerazionealquale non fosse per fare gravissimo dispiacere d'intendere molteparole e molti discorsi che fuggono a lui di bocca intorno ad essoamico o ad esso personaggio assente. Da un lato l'amor proprio ècosì a dismisura teneroe così cavillosoche quasi èimpossibile che una parola detta di noi fuori della presenza nostrase ci è recata fedelmentenon ci paia indegna o poco degna dinoie non ci punga; dall'altro è indicibile quanto la nostrausanza sia contraria al precetto del non fare agli altri quello chenon vogliamo fatto a noie quanta libertà di parlare inproposito d'altri sia giudicata innocente.

XLII


     Nuovo sentimento è quello che prova l'uomo di età dipoco più di venticinque anniquandocome a un trattosiconosce tenuto da molti de' suoi compagni più provetto diloroeconsiderandosi avvede che v'è in fatti al mondo unaquantità di persone giovani più di luiavvezzo astimarsi collocatosenza contesa alcunacome nel supremo gradodella giovinezzae se anche si reputava inferiore agli altri in ognialtra cosacredersi non superato nella gioventù da nessuno;perché i più giovani di luiancora poco più chefanciullie rade volte suoi compagninon erano parteper dir cosìdel mondo. Allora incomincia egli a sentire come il pregio dellagiovinezzastimato da lui quasi proprio della sua natura e della suaessenzatanto che appena gli sarebbe stato possibile d'immaginare sestesso diviso da quellonon è dato se non a tempo; e diventasollecito di così fatto pregiosì quanto alla cosa insee sì quanto all'opinione altrui. Certamente di nessuno cheabbia passata l'età di venticinque annisubito dopo la qualeincomincia il fiore della gioventù a perderesi puòdire con veritàse non fosse di qualche stupidoch'egli nonabbia esperienza di sventure; perché se anco la sorte fossestata prospera ad alcuno in ogni cosapure questipassato il dettotemposarebbe conscio a se stesso di una sventura grave ed amara fratutte l'altree forse più grave ed amara a chi sia dallealtre parti meno sventurato; cioè della decadenza o della finedella cara sua gioventù.

XLIII


     Uomini insigni per probità sono al mondo quelli dai qualiavendo familiarità con lorotu puoisenza sperare servigioalcunonon temere alcun disservigio.

XLIV


     Se tu interroghi le persone sottoposte ad un magistratoo ad unqualsivoglia ministro del governocirca le qualità e iportamenti di quellomassime nell'ufficio; anche concordando lerisposte nei fattitu ritroverai gran dissensionenell'interpretarli; e quando pure le interpretazioni fosseroconformiinfinitamente discordi saranno i giudizibiasimando gliuni quelle cose che gli altri esalteranno. Solo circa l'astenersi ono dalla roba d'altri e del pubbliconon troverai due persone cheaccordandosi nel fattodiscordino o nell'interpretarlo o nel farnegiudizioe che ad una vocesemplicementenon lodino il magistratodell'astinenzao per la qualità contrarianon lo condanninoE pare che in somma il buono e il cattivo magistrato non si conoscané si misuri da altro che dall'articolo dei danari; anzimagistrato buono vaglia lo stesso che astinentecattivo lo stessoche cupido. E che l'ufficiale pubblico possa disporre a suo mododella vitadell'onestà e d'ogni altra cosa dei cittadini; edi qualunque suo fatto trovare non solo scusa ma lodepurchénon tocchi i danari. Quasi che gli uominidiscordando in tuttel'altre opinioninon convengano che nella stima della moneta: oquasi che i danari in sostanza sieno l'uomo; e non altro che idanari: cosa che veramente pare per mille indizi che sia tenuta dalgenere umano per assioma costantemassime ai tempi nostri. Al qualproposito diceva un filosofo francese del secolo passato: i politiciantichi parlavano sempre di costumi e di virtù; i moderni nonparlano d'altro che di commercio e di moneta. Ed è granragionesoggiunge qualche studente di economia politicao allievodelle gazzette in filosofia: perché le virtù e i buonicostumi non possono stare in piedi senza il fondamentodell'industria; la quale provvedendo alle necessitàgiornaliere e rendendo agiato e sicuro il vivere a tutti gli ordinidi persone renderà stabili le virtùe propriedell'universale. Molto bene. Intantoin compagnia dell'industrialabassezza dell'animola freddezzal'egoismol'avariziala falsitàe la perfidia mercantiletutte le qualità e le passioni piùdepravatrici e più indegne dell'uomo incivilitosono invigoree moltiplicano senza fine; ma le virtù si aspettano.

XLV


     Gran rimedio della maldicenzaappunto come delle afflizioni d'animoè il tempo. Se il mondo biasima qualche nostro istituto oandamentobuono o cattivoa noi non bisogna altro che perseverare.Passato poco tempola materia divenendo tritai maledicil'abbandonanoper cercare delle più recenti. E quanto piùfermi ed imperturbati ci mostreremo noi nel seguitar oltredisprezzando le vocitanto più presto ciò che fucondannato in principioo che parve stranosarà tenuto perragionevole e per regolare: perché il mondoil quale noncrede mai che chi non cede abbia il tortocondanna alla fine seedassolve noi. Onde avvienecosa assai notache i deboli vivono avolontà del mondoe i forti a volontà loro.

XLVI


     Non fa molto onorenon so s'io dica agli uomini o alla virtùvedere che in tutte le lingue civiliantiche e modernele medesimevoci significano bontà e sciocchezzauomo da bene e uomo dapoco. Parecchie di questo generecome in italiano dabbenagginedibuoni costumiprive del significato proprionel quale forsesarebbero poco utilinon ritengonoo non ebbero dal principioaltro che il secondo. Tanta stima della bontà è statafatta in ogni tempo dalla moltitudine i giudizi della qualeegl'intimi sentimentisi manifestanoanche mal grado talvolta di leimedesimanelle forme del linguaggio. Costante giudizio dellamoltitudinenon meno checontraddicendo al linguaggio il discorsocostantemente dissimulatoèche nessuno che possa eleggereelegga di esser buono: gli sciocchi sieno buoniperché altronon possono.

XLVII


     L'uomo è condannato o a consumare la gioventù senzapropositola quale è il solo tempo di far frutto per l'etàche vienee di provvedere al proprio statoo a spenderla inprocacciare godimenti a quella parte della sua vitanella quale eglinon sarà più atto a godere.

XLVIII


     Quanto sia grande l'amore che la natura ci ha dato verso i nostrisimilisi può comprendere da quello che fa qualunque animalee il fanciullo inespertose si abbatte a vedere la propria immaginein qualche specchio; checredendola una creatura simile a sevienein furore e in ismaniee cerca ogni via di nuocere a quella creaturae di ammazzarla. Gli uccellini domesticimansueti come sono pernatura e per costumesi spingono contro allo specchio stizzosamentestridendocolle ali inarcate e col becco apertoe lo percuotono; ela scimmiaquando puòlo gitta in terrae lo stritola co'piedi.

XLIX


     Naturalmente l'animale odia il suo similee qualora ciò èrichiesto all'interesse propriol'offende. Perciò l'odio néle ingiurie degli uomini non si possono fuggire: il disprezzo si puòin gran parte. Onde sono il più delle volte poco a propositogli ossequi che i giovani e le persone nuove nel mondo prestano a chiviene loro alle maninon per viltàné per altrointeressema per un desiderio benevolo di non incorrere inimicizie edi guadagnare gli animi. Del qual desiderio non vengono a capoe inqualche modo nocciono alla loro estimazione; perchénell'ossequiato cresce il concetto di se medesimoe quellodell'ossequioso scema. Chi non cerca dagli uomini utilità ogridoné anche cerchi amoreche non si ottiene; ese vuoleudire il mio consigliomantenga la propria dignità interarendendo non più che il debito a ciascheduno. Alquanto piùodiato e perseguitato sarà così che altrimentima nonmolte volte disprezzato.

L

       In un libro che hanno gli Ebrei di sentenze e di detti varitradottocome si diced'arabicoo più verisimilmentesecondo alcunidi fattura pure ebraicafra molte altre cose dinessun rilievosi leggeche non so qual sapienteessendogli dettoda unoio ti vo' benerispose: oh perché no? se non sei nédella mia religionené parente mioné vicinonépersona che mi mantenga. L'odio verso i propri similièmaggiore verso i più simili. I giovani sonoper milleragionipiù atti all'amicizia che gli altri. Nondimeno èquasi impossibile un'amicizia durevole tra due che menino parimentevita giovanile; dico quella sorte di vita che si chiama cosìoggicioè dedita principalmente alle donne. Anzi tra questitali è meno possibile che maisì per la veemenza dellepassionisì per le rivalità in amore e le gelosie chenascono tra essi inevitabilmentee perchécome ènotato da Madama di Staëlgli altrui successi prosperi colledonne sempre fanno dispiacereanche al maggior amico del fortunato.Le donne sonodopo i danariquella cosa in cui la gente èmeno trattabile e meno capace di accordie dove i conoscentigliamicii fratelli cangiano l'aspetto e la natura loro ordinaria:perché gli uomini sono amici e parentianzi sono civili euomininon fino agli altarigiusta il proverbio anticoma fino aidanari e alle donne: quivi diventano selvaggi e bestie. E nelle cosedonneschese è minore l'inumanitàl'invidia èmaggiore che nei danari: perché in quelle ha piùinteresse la vanità; ovveroper dir meglioperchév'ha interesse un amor proprioche fra tutti è il piùproprio e il più delicato. E benché ognuno nelleoccasioni faccia altrettantomai non si vede alcuno sorridere o direparole dolci a una donnache tutti i presenti non si sforzinoo difuori o fra se medesimidi metterlo amaramente in derisione. Ondequantunque la metà del piacere dei successi prosperi in questogenerecome anche per lo più negli altriconsista inraccontarliè al tutto fuori di luogo il conferire che igiovani fanno le loro gioie amorosemassime con altri giovani:perché nessun ragionamento fu mai ad alcuno piùrincrescevole; e spessissime volteanche narrando il verosonoscherniti.

LI


     Vedendo quanto poche volte gli uomini nelle loro azioni sono guidatida un giudizio retto di quello che può loro giovare o nuoceresi conosce quanto facilmente debba trovarsi ingannato chiproponendosi d'indovinare alcuna risoluzione occultaesaminasottilmente in che sia posta la maggiore utilità di colui o dicoloro a cui tale risoluzione si aspetta. Dice il Guicciardini nelprincipio del decimosettimo libroparlando dei discorsi fatti inproposito dei partiti che prenderebbe Francesco primore di Franciadopo la sua liberazione dalla fortezza di Madrid: "consideraronoforse quegli che discorsero in questo modopiù quello cheragionevolmente doveva fareche non considerarono quale sia lanatura e la prudenza dei Franzesi; errore nel quale certamente spessosi cade nelle consulte e nei giudizi che si fanno della disposizionee volontà di altri". Il Guicciardini è forse ilsolo storico tra i moderniche abbia e conosciuti molto gli uominie filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione dellanatura umanae non piuttosto a una certa scienza politicaseparatadalla scienza dell'uomoe per lo più chimericadella qualesi sono serviti comunemente quegli storicimassime oltramontani edoltramariniche hanno voluto pur discorrere intorno ai fattinoncontentandosicome la maggior partedi narrarli per ordinesenzapensare più avanti.

LII


     Nessuno si creda avere imparato a viverese non ha imparato a tenereper un purissimo suono di sillabe le profferte che gli sono fatte dachicchessiae più le più spontaneeper solenni e perripetute che possano essere: né solo le proffertema leistanze vivissime ed infinite che molti fanno acciocché altrisi prevalga delle facoltà loro; e specificano i modi e lecircostanze della cosae con ragioni rimuovono le difficoltà.Che se alla fineo persuasoo forse vinto dal tedio di sìfatte istanzeo per qualunque causatu ti conduci a scoprire adalcuno di questi tali qualche tuo bisognotu vedi colui subitoimpallidirepoi mutato discorsoo risposto parole di nessunrilievolasciarti senza conchiusione; e da indi innanziper lungotemponon sarà piccola fortuna secon molta faticati verràfatto di rivederloo sericordandotegli per iscrittoti saràrisposto. Gli uomini non vogliono beneficaree per la molestia dellacosa in see perché i bisogni e le sventure dei conoscentinon mancano di fare a ciascuno qualche piacere; ma amano l'opinionedi benefattorie la gratitudine altruie quella superioritàche viene dal benefizio. Però quello che non vogliono dareoffrono: e quanto più ti veggono fieropiù insistonoprima per umiliarti e per farti arrossirepoi perché tantomeno temono che tu non accetti le loro offerte. Così congrandissimo coraggio si spingono oltre fino all'ultima estremitàdisprezzando il presentissimo pericolo di riuscire impostoriconisperanza di non essere mai altro che ringraziati; finché allaprima voce che significhi domandasi pongono in fuga.

LIII


     Diceva Bionefilosofo antico: è impossibile piacere allamoltitudinese non diventando un pasticcioo del vino dolce. Maquesto impossibiledurando lo stato sociale degli uominisaràcercato sempreanco da chi dicaed anco da chi talvolta creda dinon cercarlo: comedurando la nostra speciei più conoscentidella condizione umanapersevereranno fino alla morte cercandofelicitàe promettendosene.

LIV


     Abbiasi per assioma generale chesalvo per tempo cortol'uomononostante qualunque certezza ed evidenza delle cose contrarienonlascia mai tra se e seed anche nascondendo ciò a tutti glialtridi creder vere quelle cosela credenza delle quali gli ènecessaria alla tranquillità dell'animoeper dir cosìa poter vivere. Il vecchiomassime se egli usa nel mondomai finoall'estremo non lascia di credere nel segreto della sua mentebenchéad ogni occasione protesti il contrariodi potereper un'eccezionesingolarissima dalla regola universalein qualche modo ignoto einesplicabile a lui medesimofare ancora un poco d'impressione alledonne: perché il suo stato sarebbe troppo miserose eglifosse persuaso compiutamente di essere escluso in tutto e per sempreda quel bene in cui finalmente l'uomo civileora a un modo ora a unaltroe quando più quando meno aggirandosiviene a riporrel'utilità della vita. La donna licenziosabenché veggatutto giorno mille segni dell'opinione pubblica intorno a secredecostantemente di essere tenuta dalla generalità per donnaonesta; e che solo un piccolo numero di suoi confidenti antichi enuovi (dico piccolo a rispetto del pubblico) sappianoe tenganocelato al mondoed anche gli uni di loro agli altriil verodell'esser suo. L'uomo di portamenti vilieper la stessa sua viltàe per poco ardiresollecito dei giudizi altruicrede che le sueazioni sieno interpretate nel miglior modoe che i veri motivi diesse non sieno compresi. Similmente nelle cose materialiil-Buffonosserva che il malato in punto di morte non dà vera fede néa medici né ad amicima solo all'intima sua speranzache glipromette scampo dal pericolo presente. Lascio la stupenda credulitàe incredulità de' mariti circa le moglimateria di novelledi scenedi motteggi e di riso eterno a quelle nazioni appresso lequali il matrimonio è irrevocabile. E così discorrendonon è cosa al mondo tanto falsa né tanto assurdachenon sia tenuta vera dagli uomini più sensatiogni volta chel'animo non trova modo di accomodarsi alla cosa contrariae didarsene pace. Non tralascerò che i vecchi sono meno dispostiche i giovani a rimuoversi dal credere ciò che fa per loroead abbracciare quelle credenze che gli offendono: perché igiovani hanno più animo di levare gli occhi incontro ai malie più attitudine o a sostenerne la coscienza o a perirne.

LV


     Una donna è derisa se piange di vero cuore il marito mortomabiasimata altamente seper qualunque grave ragione o necessitàcomparisce in pubblicoo smette il brunoun giorno prima dell'uso.È assioma tritoma non perfettoche il mondo si contentadell'apparenza. Aggiungasi per farlo compiutoche il mondo non sicontenta maie spesso non si curae spesso èintollerantissimo della sostanza. Quell'antico si studiava piùd'esser uomo da bene che di parerema il mondo ordina di parere uomoda benee di non essere.

LVI


     La schiettezza allora può giovarequando è usata adarteo quandoper la sua raritànon l'è data fede.

LVII


     Gli uomini si vergognanonon delle ingiurie che fannoma di quelleche ricevono. Però ad ottenere che gl'ingiuriatori sivergogninonon v'è altra viache di rendere loro il cambio.

LVIII

       I timidi non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi piùo vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e siguardano di non pungere gli altrinon per istima che néfacciano maggiore che gl'insolenti e gli arditima per evitared'esser punti essiatteso l'estremo dolore che ricevono da ognipuntura.

LIX


     È cosa detta più volteche quanto decrescono neglistati le virtù solidetanto crescono le apparenti. Pare chele lettere sieno soggette allo stesso fatovedendo comeal temponostro più che va mancandonon posso dire l'usoma lamemoria delle virtù dello stilepiù cresce il nitoredelle stampe. Nessun libro classico fu stampato in altri tempi conquella eleganza che oggi si stampano le gazzettee l'altre ciancepolitichefatte per durare un giorno: ma dell'arte dello scriverenon si conosce più né s'intende appena il nome. Ècredo che ogni uomo da beneall'aprire o leggere un libro modernosenta pietà di quelle carte e di quelle forme di carattericosì terseadoperate a rappresentar parole sì orridee pensieri la più parte sì scioperati.

LX


     Dice il La Bruyère una cosa verissimache è piùfacile ad un libro mediocre di acquistar grido per virtù diuna riputazione già ottenuta dall'autoreche ad un autore divenire in riputazione per mezzo di un libro eccellente. A questo sipuò soggiungereche la via forse più diritta diacquistar famaè di affermare con sicurezza e pertinaciaein quanti più modi è possibiledi averla acquistata.



LXI


     Uscendo della gioventùl'uomo resta privato della proprietàdi comunicare eper dir cosìd'ispirare colla presenza seagli altri; e perdendo quella specie d'influsso che il giovane mandane' circostantie che congiunge questi a luie fa che sentano versolui sempre qualche sorte d'inclinazioneconoscenon senza un dolorenuovodi trovarsi nelle compagnie come diviso da tuttie intorniatodi creature sensibili poco meno indifferenti verso lui che quelleprive di senso.

LXII


     Il primo fondamento dell'essere apparecchiato in giuste occasioni aspendersiè il molto apprezzarsi.

LXIII


     Il concetto che l'artefice ha dell'arte sua o lo scienziato della suascienzasuol essere grande in proporzione contraria al concettoch'egli ha del proprio valore nella medesima.

LXIV


     Quell'artefice o scienziato o cultore di qualunque disciplinachesarà usato paragonarsinon con altri cultori di essama conessa medesimapiù che sarà eccellentepiùbasso concetto avrà di se: perché meglio conoscendo leprofondità di quellapiù inferiore si troverànel paragone.

      Cosìquasi tutti gli uomini grandi sono modesti: perché siparagonano continuamentenon cogli altrima con quell'idea delperfetto che hanno dinanzi allo spiritoinfinitamente piùchiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quantosieno lontani dal conseguirla. Dove che i volgari facilmentee forsealle volte con veritàsi credono averenon solo conseguitama superata quell'idea di perfezione che cape negli animi loro.

LXV


     Nessuna compagnia è piacevole al lungo andarese non dipersone dalle quali importi o piaccia a noi d'essere sempre piùstimati. Perciò le donnevolendo che la loro compagnia noncessi di piacere dopo breve tempodovrebbero studiare di rendersitaliche potesse essere desiderata durevolmente la loro stima.

LXVI


     Nel secolo presente i neri sono creduti di razza e di originetotalmente diversi da' bianchie nondimeno totalmente uguali aquesti in quanto è a diritti umani. Nel secolo decimosesto inericreduti avere una radice coi bianchied essere una stessafamigliafu sostenutomassimamente da' teologi spagnuoliche inquanto a dirittifossero per naturae per volontà divinadigran lunga inferiori a noi. E nell'uno e nell'altro secolo i nerifurono e sono venduti e comperatie fatti lavorare in catene sottola sferza. Tale è l'eticae tanto le credenze in materia dimorale hanno che fare colle azioni.

LXVII


     Poco propriamente si dice che la noia è mal comune. Comune èl'essere disoccupatoo sfaccendato per dir meglio; non annoiato. Lanoia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualchecosa. Più può lo spirito in alcunopiù la noiaè frequentepenosa e terribile. La massima parte degli uominitrova bastante occupazione in che che siae bastante diletto inqualunque occupazione insulsa; e quando è del tuttodisoccupatanon prova perciò gran pena. Di qui nasce che gliuomini di sentimento sono sì poco intesi circa la noiaefanno il volgo talvolta maravigliare e talvolta riderequandoparlano della medesima e se ne dolgono con quella gravità diparoleche si usa in proposito dei mali maggiori e piùinevitabili della vita.

LXVIII


     La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimentiumani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascanoquelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccornemanondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrenanéper dir cosìdalla terra intera; considerarel'ampiezza inestimabile dello spazioil numero e la molemaravigliosa dei mondie trovare che tutto è poco e piccinoalla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero deimondi infinitoe l'universo infinitoe sentire che l'animo e ildesiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fattouniverso; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullitàe patire mancamento e votoe però noiapare a me il maggiorsegno di grandezza e di nobiltàche si vegga della naturaumana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessunmomentoe pochissimo o nulla agli altri animali.

LXIX


     Dalla famosa lettera di Cicerone a Lucceiodove induce questo acomporre una storia della congiura di Catilinae da un'altra letterameno divulgata e non meno curiosain cui Vero imperatore pregaFrontone suo maestro a scriverecome fu fattola guerra particaamministrata da esso Vero; lettere somigliantissime a quelle che oggisi scrivono ai giornalistise non che i moderni domandano articolidi gazzettee quelliper essere antichidomandavano libri; si puòargomentare in qualche piccola parte di che fede sia la storiaancora quando è scritta da uomini contemporanei e di grancredito al loro tempo.

LXX


     Moltissimi di quegli errori che si chiamano fanciullagginiin cuisogliono cadere i giovani inesperti del mondoe quelli cheogiovani o vecchisono condannati dalla natura ad essere piùche uomini e parere sempre fanciullinon consistonoa considerarlibenese non in questo; che i sopraddetti pensano e si governano comese gli uomini fossero meno fanciulli di quel che sono. Certamentequella cosa che prima e forse più di qualunque altra percuotedi maraviglia l'animo de' giovani bene educatiall'entrare che fannonel mondoè la frivolezza delle occupazioni ordinariedeipassatempidei discorsidelle inclinazioni e degli spiriti dellepersone: alla qual frivolezza eglino poi coll'uso a poco a poco siadattanoma non senza pena e difficoltàparendo loro daprincipio di avere a tornare un'altra volta fanciulli. E cosìè veramente; che il giovane di buona indole e buonadisciplinaquando incominciacome si dicea viveredee per forzarifarsi indietroe rimbambireper dir cosìun poco; e sitrova molto ingannato dalla credenza che avevadi dovere allora intutto diventar uomoe deporre ogni avanzo di fanciullezza. Perchéal contrario gli uomini in generalitàper quanto procedanonegli annisempre continuano a vivere in molta partefanciullescamente.

LXXI

     Dalla sopraddetta opinione che il giovane ha degli uominicioèperché li crede più uomini che non sononasce che sisgomenta ad ogni suo falloe si pensa aver perduta la stima diquelli che ne furono spettatori o consapevoli. Poi di là apoco si riconfortanon senza maraviglia vedendosi trattare da queimedesimi coi modi di prima. Ma gli uomini non sono sì pronti adisistimareperché non avrebbero mai a far altroedimenticano gli erroriperché troppi ne veggono e necommettono di continuo. Né sono sì consentanei a sestessiche non ammirino facilmente oggi chi forse derisero ieri. Edè manifesto quanto spesso da noi medesimi sia biasimataanchecon parole assai gravio messa in burla questa o quella personaassentené perciò privata in maniera alcuna dellanostra stimao trattata poiquando è presentecon altrimodi che innanzi.

LXXII


     Come il giovane è ingannato dal timore in questocosìsono ingannati dalla loro speranza quelli che avvedendosi di essere ocaduti o abbassati nella stima d'alcunotentano di rilevarsi a forzadi uffici e di compiacenze che fanno a quello. La stima non èprezzo di ossequi: oltre che essanon diversa in ciòdall'amiciziaè come un fioreche pesto una voltagravementeo appassitomai più non ritorna. Però daqueste che possiamo dire umiliazioninon si raccoglie altro fruttoche di essere più disistimato. Vero è che il disprezzoanche ingiustodi chicchessia è sì penoso a tollerareche veggendosene tocchipochi sono sì forti che restinoimmobilie non si dieno con vari mezziper lo piùinutilissimia cercare di liberarsene. Ed è vezzo assaicomune degli uomini mediocridi usare alterigia e disdegnocogl'indifferenti e con chi mostra curarsi di loroe ad un segno oad un sospetto che abbiano di noncuranzadivenire umili per nonsoffrirlae spesso ricorrere ad atti vili. Ma anche per questaragione il partito da prendere se alcuno mostra disprezzartièdi ricambiarlo con segni di altrettanto disprezzo o maggiore: perchésecondo ogni verisimiglianzatu vedrai l'orgoglio di quellocangiarsi in umiltà. Ed in ogni modo non può mancareche quegli non senta dentro tale offensionee al tempo medesimo talestima di teche sieno abbastanza a punirlo.

LXXIII


     Come le donne quasi tuttecosì ancora gli uomini assaicomunementee più i più superbisi cattivano e siconservano colla noncuranza e col disprezzoovveroal bisognocondimostrare fintamente di non curarli e di non avere stima di loro.Perché quella stessa superbia onde un numero infinito d'uominiusa alterigia cogli umili e con tutti quelli che gli fanno segnod'onorerende lui curante e sollecito e bisognoso della stima edegli sguardi di quelli che non lo curanoo che mostrano nonbadargli. Donde nasce non di radoanzi spesso né solamente inamoreuna lepida alternativa tra due persone o l'una o l'altraconvicenda perpetuaoggi curata e non curantedomam curante e noncurata. Anzi si può dire che simile giuoco ed alternativaapparisce in qualche modopiù o mancoin tutta la societàumana; e che ogni parte della vita è piena di genti che miratenon miranoche salutate non rispondonoche seguitate fuggonoe chevoltando loro le spalleo torcendo il visosi volgonoes'inchinanoe corrono dietro ad altrui.

LXXIV

       Verso gli uomini grandie specialmente verso quelli in cui risplendeuna straordinaria virilitàil mondo è come donna. Nongli ammira soloma gli ama: perché quella loro forzal'innamora. Spessocome nelle donnel'amore verso questi tali èmaggiore per conto ed in proporzione del disprezzo che essi mostranodei mali trattamenti che fannoe dello stesso timore che ispiranoagli uomini. Così Napoleone fu amatissimo dalla Franciaedoggettoper dir cosìdi culto ai soldatiche egli chiamòcarne da cannonee trattò come tali. Così tanticapitani che fecero degli uomini simile giudizio ed usofuronocarissimi ai loro eserciti in vitaed oggi nelle storie fannoinvaghire di se i lettori. Anche una sorte di brutalità e distravaganza piace non poco in questi talicome alle donne negliamanti. Però Achille è perfettamente amabile; laddovela bontà di Enea e di Goffredoe la saviezza di questimedesimi e di Ulissegenerano quasi odio.

LXXV


     In più altri modi la donna è come una figura di quelloche è il mondo generalmente: perché la debolezza èproprietà del maggior numero degli uomini; ed essaverso ipochi forti o di mente o di cuore o di manorende le moltitudinitaliquali sogliono essere le femmine verso i maschi. Perciòquasi colle stesse arti si acquistano le donne e il genere umano: conardire misto di dolcezzacon tollerare le ripulsecon perseverarefermamente e senza vergognasi viene a capocome delle donnecosìdei potentidei ricchidei più degli uomini in particolaredelle nazioni e dei secoli. Come colle donne abbattere i rivaliefar solitudine dintorno a secosì nel mondo ènecessario atterrare gli emuli e i compagnie farsi via su pei lorocorpi: e si abbattono questi e i rivali colle stesse armi; dellequali due sono principalissimela calunnia e il riso. Colle donne ecogli uomini riesce sempre a nullao certo è malissimofortunatochi gli ama d'amore non finto e non tepido e chi anteponegl'interessi loro ai propri. E il mondo ècome le donnedichi lo seducegode di luie lo calpesta.

LXXVI


     Nulla è più raro al mondoche una persona abitualmentesopportabile.

LXXVII


     La sanità del corpo è riputata universalmente comeultimo dei benie pochi sono nella vita gli atti e le faccendeimportantidove la considerazione della sanitàse vi haluogonon sia posposta a qualunque altra. La cagione puòessere in partema non però in tuttoche la vita èprincipalmente dei sanii qualicome sempre accadeo disprezzano onon credono poter perdere ciò che posseggono. Per recare unesempio fra millediversissime cause fanno e che un luogo èscelto a fondarvi una cittàe che una città cresce diabitatori; ma tra queste cause non si troverà forse mai lasalubrità del sito. Per lo contrario non v'è sito insulla terra tanto insalubre e tristonel qualeindotti da qualcheopportunitàgli uomini non si acconcino di buon grado astare. Spesso un luogo saluberrimo e disabitato è inprossimità di uno poco sano ed abitatissimo: e si veggonocontinuamente le popolazioni abbandonare città e climisalutariper concorrere sotto cieli asprie in luoghi non di radomalsanie talora mezzo pestilentidove sono invitate da altrecomodità. Londra Madrid e similisono città dicondizioni pessime alla salutele qualiper essere capitalituttogiorno crescono della gente che lascia le abitazioni sanissime delleprovince. E senza muoverci de' paesi nostriin Toscana Livornoacausa del suo commercioda indi in qua che fu cominciato a popolareè cresciuto costantemente d'uominie cresce sempre; e insulle porte di LivornoPisaluogo salutevolee famoso per ariatemperatissima e soavegià piena di popoloquando era cittànavigatrice e potenteè ridotta quasi un desertoe segueperdendo ogni giorno più.

LXXVIII


     Due o più persone in un luogo pubblico o in un'adunanzaqualsivogliache stieno ridendo tra loro in modo osservabilenésappiano gli altri di chegenerano in tutti i presenti taleapprensioneche ogni discorso tra questi divien seriomoltiammutolisconoalcuni si partonoi più intrepidi si accostanoa quelli che ridonoprocurando di essere accettati a ridere incompagnia loro. Come se si udissero scoppi di artiglierie vicinedove fossero genti al buio: tutti n'andrebbero in scompigliononsapendo a chi possano toccare i colpi in caso che l'artiglieria fossecarica a palla. Il ridere concilia stima e rispetto anchedagl'ignotitira a se l'attenzione di tutti i circostantie dàfra questi una sorte di superiorità. E secome accadetu tiritrovassi in qualche luogo alle volte o non curato o trattato conalterigia o scortesementetu non hai a far altro che scegliere tra ipresenti uno che ti paia a propositoe con quello ridere franco eaperto e con perseveranzamostrando più che puoi che il risoti venga dal cuore: e se forse vi sono alcuni che ti deridanoriderecon voce più chiara e con più costanza che i derisori.Tu devi essere assai sfortunato seavvedutisi del tuo riderei piùorgogliosi e i più petulanti della compagniae quelli che piùtorcevano da te il visofatta brevissima resistenzao non si dannoalla fugao non vengono spontanei a chieder pacericercando la tuafavellae forse profferendotisi per amici. Grande tra gli uomini edi gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessunonella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio diridereè padrone del mondopoco altrimenti di chi èpreparato a morire.

LXXIX


     Il giovane non acquista mai l'arte del viverenon hasi puòdireun successo prospero nella societàe non prova nell'usodi quella alcun piacerefinché dura in lui la veemenza deidesiderii. Più ch'egli si raffreddapiù diventa abilea trattare gli uomini e se stesso. La naturabenignamente comesuoleha ordinato che l'uomo non impari a vivere se non aproporzione che le cause di vivere gli s'involano; non sappia le viedi venire a suoi fini se non cessato che ha di apprezzarli comefelicità celestie quando l'ottenerli non gli puòrecare allegrezza più che mediocre; non goda se non divenutoincapace di godimenti vivi. Molti si trovano assai giovani di tempoin questo stato ch'io dicoe riescono non di rado bene perchédesiderano leggermente; essendo nei loro animi anticipata da unconcorso di esperienza e d'ingegnol'età virile. Altri nongiungono al detto stato mai nella vita loro: e sono quei pochi in cuila forza de' sentimenti è sì grande in principiocheper corso d'anni non vien meno: i quali più che tutti glialtri godrebbero nella vitase la natura avesse destinata la vita agodere. Questi per lo contrario sono infelicissimie bambini finoalla morte nell'uso del mondoche non possono apprendere.

LXXX


     Rivedendo in capo di qualche anno una persona ch'io avessi conosciutagiovanesempre alla prima giunta mi è paruto vedere uno cheavesse sofferto qualche grande sventura L'aspetto della gioia e dellaconfidenza non è proprio che della prima età: e ilsentimento di ciò che si va perdendoe delle incomoditàcorporali che crescono di giorno in giornoviene generando anche neipiù frivoli o più di natura allegraed anco similmentenei più feliciun abito di volto ed un portamentoche sichiama gravee che per rispetto a quello dei giovani e deifanciulliveramente è tristo.



LXXXI


     Accade nella conversazione come cogli scrittori: molti de' qualiprincipiotrovati nuovi di concettie di un color propriopiacciono grandemente; poicontinuando a leggerevengono a noiaperché una parte dei loro scritti è imitazionedell'altra. Così nel conversarele persone nuove spesse voltesono pregiate e gradite pei loro modi e pei loro discorsi; e lemedesime vengono a noia coll'uso e scadono nella stima: perchégli uomini necessariamentealcuni più ed alcuni meno quandonon imitano gli altrisono imitatori di se medesimi Peròquelli che viaggianospecialmente se sono uomini di qualche ingegnoe che posseggano l'arte del conversarefacilmente lasciano di se neiluoghi da cui passanoun'opinione molto superiore al veroattesol'opportunità che hanno di celare quella che è difettoordinario degli spiritidico la povertà. Poiché queltanto che essi mettono fuori in una o in poco più occasioniparlando principalmente delle materie più appartenenti a loroin sulle qualianche senza usare artifizio sono condotti dallacortesia o dalla curiosità degli altriè credutononla loro ricchezza interama una minima parte di quellaeper dircosìmoneta da spendere alla giornatanon giàcome èforse il più delle volteo tutta la sommao la maggior partedei loro danari. E questa credenza riesce stabileper mancanza dinuove occasioni che la distruggano. Le stesse cause fanno che iviaggiatori similmente dall'altro lato sono soggetti ad erraregiudicando troppo altamente delle persone di qualche capacitàche ne' viaggi vengono loro alle mani.

LXXXII


     Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande esperienza disela quale rivelando lui a lui medesimoe determinando l'opinionesua intorno a se stessodetermina in qualche modo la fortuna e lostato suo nella vita. A questa grande esperienzainsino alla qualenessuno nel mondo riesce da molto più che un fanciulloilvivere antico porgeva materia infinita e pronta: ma oggi il viverede' privati è sì povero di casie in universale di talnaturacheper mancamento di occasionimolta parte degli uominimuore avanti all'esperienza ch'io dicoe però bambina pocoaltrimenti che non nacque. Agli altri il conoscimento e il possessodi se medesimi suol venire o da bisogni e infortunio da qualchepassione grandecioè forte; e per lo più dall'amore;quando l'amore è gran passione; cosa che non accade in tutticome l'amare. Ma accaduta che siao nel principio della vitacomein alcuniovvero più tardie dopo altri amori di minoreimportanzacome pare che occorra più spesse voltecertoall'uscire di un amor grande e passionatol'uomo conosce giàmediocremente i suoi similifra i quali gli è convenutoaggirarsi con desiderii intensie con bisogni gravi e forse nonprovati innanzi; conosce ab esperto la natura delle passionipoichéuna di loro che ardainfiamma tutte l'altre; conosce la natura e iltemperamento propriosa la misura delle proprie facoltà edelle proprie forze; e oramai può far giudizio se e quanto gliconvenga sperare o disperare di seeper quello che si puòintendere del futuroqual luogo gli sia destinato nel mondo. In finela vita a' suoi occhi ha un aspetto nuovogià mutata per luidi cosa udita in vedutae d'immaginata in reale; ed egli si sente inmezzo ad essaforse non più felicema per dir cosìpiù potente di primacioè più atto a far uso dise e degli altri.

LXXXIII


     Se quei pochi uomini di valor vero che cercano gloriaconoscesseroad uno ad uno tutti coloro onde è composto quel pubblico dalquale essi con mille estremi patimenti si sforzano di essere stimatiè credibile che si raffredderebbero molto nel loro propositoe forse che l'abbandonerebbero. Se non che l'animo nostro non si puòsottrarre al potere che ha nell'immaginazione il numero degli uomini:e si vede infinite volte che noi apprezziamoanzi rispettiamonondico una moltitudinema dieci persone adunate in una stanzaognunadelle quali da se reputiamo di nessun conto.

LXXXIV


     Gesù Cristo fu il primo che distintamente additò agliuomini quel lodatore e precettore di tutte le virtù fintedetrattore e persecutore di tutte le vere; quell'avversario d'ognigrandezza intrinseca e veramente propria dell'uomo; derisore d'ognisentimento altose non lo crede falsod'ogni affetto dolcese locrede intimo; quello schiavo dei fortitiranno dei deboliodiatoredegl'infelici; il quale esso Gesù Cristo dinotò colnome di mondoche gli dura in tutte le lingue colte insino alpresente. Questa idea generaleche è di tanta veritàe che poscia è stata e sarà sempre di tanto usononcredo che avanti quel tempo fosse nata ad altriné mi ricordoche si troviintendo dire sotto una voce unica o sotto una formaprecisain alcun filosofo gentile. Forse perché avanti queltempo la viltà e la frode non fossero affatto adultee laciviltà non fosse giunta a quel luogo dove gran partedell'esser suo si confonde con quello della corruzione.

     Tale in somma quale ho detto di soprae quale fu significato da GesùCristoè l'uomo che chiamiamo civile: cioè quell'uomoche la ragione e l'ingegno non rivelanoche i libri e gli educatoriannunzianoche la natura costantemente reputa favolosoe che solal'esperienza della vita fa conosceree creder vero. E notisi comequell'idea che ho dettoquantunque generalesi trovi convenire inogni sua parte a innumerabili individui.

LXXXV


     Negli scrittori pagani la generalità degli uomini civilichenoi chiamiamo società o mondonon si trova mai considerata némostrata risolutamente come nemica della virtùné comecerta corruttrice d'ogni buona indolee d'ogni animo bene avviato.Il mondo nemico del beneè un concettoquanto celebre nelVangeloe negli scrittori modernianche profanitanto o poco menosconosciuto agli antichi. E questo non farà maraviglia a chiconsidererà un fatto assai manifesto e sempliceil quale puòservire di specchio a ciascuno che voglia paragonare in materiamorale gli stati antichi ai moderni: e ciò è cheladdove gli educatori moderni temono il pubblicogli antichi locercavano; e dove i moderni fanno dell'oscurità domesticadella segregazione e del ritirouno schermo ai giovani contro lapestilenza dei costumi mondanigli antichi traevano la gioventùanche a forzadalla solitudineed esponevano la sua educazione e lasua vita agli occhi del mondoe il mondo agli occhi suoiriputandol'esempio atto più ad ammaestrarla che a corromperla.

LXXXVI


     Il più certo modo di celare agli altri i confini del propriosapereè di non trapassarli.

LXXXVII


     Chi viaggia moltoha questo vantaggio dagli altriche i soggettidelle sue rimembranze presto divengono remoti; di maniera che esseacquistano in breve quel vago e quel poeticoche negli altri non èdato loro se non dal tempo. Chi non ha viaggiato puntoha questosvantaggioche tutte le sue rimembranze sono di cose in qualcheparte presentipoiché presenti sono i luoghi ai quali ognisua memoria si riferisce.

LXXXVIII


     Avviene non di rado che gli uomini vani e pieni del concetto di semedesimiin cambio d'essere egoisti e d'animo durocome parrebbeverisimilesono dolcibenevolibuoni compagnied anche buoniamici e servigievoli molto. Come si credono ammirati da tutticosìragionevolmente amano i loro creduti ammiratorie gli aiutano dovepossonoanche perché giudicano ciò conveniente aquella maggioranza della quale stimano che la sorte gli abbiafavoriti. Conversano volentieriperché credono il mondo pienodel loro nome; ed usano modi umanilodandosi internamente della loroaffabilitàe di sapere adattare la loro grandezza adaccomunarsi ai piccoli. Ed ho notato che crescendo nell'opinione dise medesimicrescono altrettanto in benignità. Finalmente lacertezza che hanno della propria importanzae del consenso delgenere umano in confessarlatoglie dai loro costumi ogni asprezzaperché niuno che sia contento di se stesso e degli uominièdi costumi aspri; e genera in loro tale tranquillitàchealcune volte prendono insino aspetto di persone modeste.

LXXXIX


     Chi comunica dopo cogli uominirade volte è misantropo. Verimisantropi non si trovano nella solitudinema nel mondo: perchél'uso pratico della vitae non già la filosofiaèquello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia talesi ritiradalla societàperde nel ritiro la misantropia.

XC


     Io conobbi già un bambino il quale ogni volta che dalla madreera contrariato in qualche cosadiceva: ahho intesoho inteso: lamamma è cattiva. Non con altra logica discorre intorno aiprossimi la maggior parte degli uominibenché non esprima ilsuo discorso con altrettanta semplicità.

XCI


     Chi t'introduce a qualcunose vuole che la raccomandazione abbiaeffettolasci da canto quelli che sono tuoi pregi più reali epiù proprie dica i più estrinseci e piùappartenenti alla fortuna. Se tu sei grande e potente nel mondodicagrande e potente; se riccodica ricco; se non altro che nobiledicanobile: non dica magnanimoné virtuosoné costumatoné amorevolené altre cose similise non per giuntaancorché siano vere ed in grado insigne. E se tu fossiletteratoe come tale fossi celebre in qualche partenon dicadottoné profondoné grande ingegnoné sommo;ma dica celebre: perchécome ho detto altrovela fortuna èfortunata al mondoe non il valore.

XCII


     Dice Giangiacomo Rousseau che la vera cortesia de' modi consiste inun abito di mostrarsi benevolo. Questa cortesia forse ti preservadall'odioma non ti acquista amorese non di quei pochissimi aiquali l'altrui benevolenza è stimolo a corrispondere. Chivuoleper quanto possono le manierefarsi gli uomini amicianziamantidimostri di stimarli. Come il disprezzo offende e spiace piùche l'odiocosì la stima è più dolce che labenevolenza; e generalmente gli uomini hanno maggior curao certomaggior desideriod'essere pregiati che amati. Le dimostrazioni distimavere o false (che in tutti i modi trovano fede in chi lericeve)ottengono gratitudine quasi sempre: e molti che nonalzerebbero il dito in servigio di chi gli ama veramentesigitteranno ad ardere per chi farà vista di apprezzarli. Talidimostrazioni sono ancora potentissime a riconciliare gli offesiperché pare che la natura non ci consenta di avere in odio unapersona che dica di stimarci. Laddovenon solo è possibilema veggiamo spessissime volte gli uomini odiare e fuggire chi gliamaanzi chi li benefica. Che se l'arte di cattivare gli animi nellaconversazione consiste in fare che gli altri si partano da noi piùcontenti di se medesimi che non venneroè chiaro che i segnidi stima saranno più valevoli ad acquistare gli uominichequelli di benevolenza. E quanto meno la stima sarà dovutapiùsarà efficace il dimostrarla. Coloro che hanno l'abito dellagentilezza ch'io dicosono poco meno che corteggiati in ogni luogodove si trovano; correndo a gara gli uominicome volano le mosche almelea quella dolcezza del credere di vedersi stimati. E per lo piùquesti tali sono lodatissimi: perché dalle lodi che essiconversandoporgono a ciascunonasce un gran concento delle lodiche tutti danno a loroparte per riconoscenzae parte perchéè dell'interesse nostro che siano lodati e stimati quelli checi stimano. In tal maniera gli uomini senza avvedersenee ciascunoforse contro la volontà suamediante il loro accordo incelebrare queste tali personele innalzano nella societàmolto di sopra a se medesimiai quali esse continuamente accennanodi tenersi inferiori.

XCIII


     Moltianzi quasi tutti gli uomini che da se medesimi e daiconoscenti si credono stimati nella societànon hanno altrastima che quella di una particolar compagniao di una classeo diuna qualità di personealla quale appartengono e nella qualevivono. L'uomo di lettereche si crede famoso e rispettato nelmondosi trova o lasciato da un canto o schernito ogni volta che siabbatte in compagnie di genti frivoledel qual genere sono trequarti del mondo. Il giovane galantefesteggiato dalle donne e daipari suoiresta negletto e confuso nella società degli uominid'affari. Il cortigianoche i suoi compagni e i dipendenticolmeranno di cerimoniesarà mostrato con riso o fuggitodalle persone di bel tempo. Conchiudo chea parlar propriol'uomonon può speraree quindi non dee voler conseguire la stimacome si dicedella societàma di qualche numero di persone;e dagli altricontentarsi di esserequando ignorato affattoequandopiù o menodisprezzato; poiché questa sortenon si può schivare.

XCIV


     Chi non è mai uscito di luoghi piccolidove regnano piccoleambizioni ed avarizia volgarecon un odio intenso di ciascuno controciascunocome ha per favola i grandi vizicosì le sincere esolide virtù sociali. E nel particolare dell'amicizialacrede cosa appartenente ai poemi ed alle storienon alla vita. Es'inganna. Non dico Piladi o Piritoima buoni amici e cordialisitrovano veramente nel mondoe non sono rari. I servigi che sipossono aspettare e richiedere da tali amicidico da quelli che dàveramente il mondosonoo di paroleche spesso riesconoutilissimeo anco di fatti qualche volta: di robatroppo di rado; el'uomo savio e prudente non ne dee richiedere di sì fatti. Piùpresto si trova chi per un estraneo metta a pericolo la vitache unochenon dico spendama rischi per l'amico uno scudo.

XCV


     Né sono gli uomini in ciò senza qualche scusa: perchéraro è chi veramente abbia più di quello che glibisogna; dipendendo i bisogni in modo quasi principale dalleassuefazionied essendo per lo più proporzionate allericchezze le spesee molte volte maggiori. E quei pochi cheaccumulano senza spenderehanno questo bisogno di accumulare; o perloro disegnio per necessità future o temute. Né valeche questo o quel bisogno sia immaginario; perché troppo pochesono le cose della vita che non consistano o del tutto o per granparte nella immaginazione.

XCVI


     L'uomo onestocoll'andar degli annifacilmente diviene insensibilealla lode e all'onorema non maicredoal biasimo né aldisprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie noncompenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da unsegno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse ai ribaldiavviene al contrario; cheper essere usati al biasimoe non usatialla lode veraa quello saranno insensibilia questa nose mai percaso ne tocca loro qualche saggio.

XCVII


     Ha sembianza di paradossoma coll'esperienza della vita si conosceessere verissimoche quegli uomini che i francesi chiamanooriginalinon solamente non sono rarima sono tanto comuni che stoper dire che la cosa più rara nella società è ditrovare un uomo che veramente non siacome si diceun originale. Néparlo già di piccole differenze da uomo a uomo: parlo diqualità e di modi che uno avrà proprie che agli altririusciranno stranibizzarriassurdi: e dico che rade volte tiavverrà di usare lungamente con una persona anche civilissimache tu non iscuopra in lei e ne' suoi modi più d'una stranezzao assurdità o bizzarria taleche ti farà maravigliare.

      A questa scoperta arriveraipiù presto in altri che nei francesipiù presto forsenegli uomini maturi o vecchi che ne' giovanii quali molte voltepongono la loro ambizione nel rendersi conformi agli altriedancorase sono bene educatisogliono fare più forza a sestessi. Ma più presto o più tardi scoprirai questa cosaalla fine nella maggior parte di coloro coi quali praticherai. Tantola natura è varia: e tanto è impossibile alla civiltàla quale tende ad uniformare gli uominidi vincere in somma lanatura.

XCVIII


     Simile alla soprascritta osservazione è la seguentecheognuno che abbia o che abbia avuto alquanto a fare cogli uominiripensando un pocosi ricorderà di essere stato non molte mamoltissime volte spettatoree forse partedi sceneper dir cosìrealinon differenti in nessuna maniera da quelle che vedute ne'teatrio lette ne' libri delle commedie o de' romanzisono credutefinte di là dal naturale per ragioni d'arte. La qual cosa nonsignifica altrose non che la malvagitàla sciocchezzaivizi d'ogni sortee le qualità e le azioni ridicole degliuominisono molto più solite che non crediamoe che forsenon è credibilea passare quei segni che stimiamo ordinaried oltre ai quali supponghiamo che sia l'eccessivo.

XCIX


     Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essereciò che non sono. Il poverol'ignoranteil rusticoilmalatoil vecchionon sono mai ridicoli mentre si contentano diparer talie si tengono nei limiti voluti da queste loro qualitàma sì bene quando il vecchio vuol parer giovaneil malatosanoil povero riccol'ignorante vuol fare dell'istruitoilrustico del cittadino. Gli stessi difetti corporaliper gravi chefosseronon desterebbero che un riso passeggerose l'uomo non sisforzasse di nasconderlicioè non volesse parere di nonaverliche è come dire diverso da quel ch'egli è. Chiosserverà benevedrà che i nostri difetti o svantagginon sono ridicoli essima lo studio che noi ponghiamo peroccultarlie il voler fare come se non gli avessimo.

     Quelli che per farsi più amabili affettano un carattere moralediverso dal proprioerrano di gran lunga. Lo sforzo che dopo brevetempo non è possibile a sostenereche non divenga paleseel'opposizione del carattere finto al veroil quale da indi innanzitraspare di continuorendono la persona molto più disamabilee più spiacevole ch'ella non sarebbe dimostrando francamente ecostantemente l'esser suo. Qualunque carattere più infeliceha qualche parte non bruttala qualeper esser veramettendolafuori opportunamentepiacerà molto piùche ogni piùbella qualità falsa.

      Egeneralmenteil voler essere ciò che non siamoguasta ognicosa al mondo: e non per altra causa riesce insopportabile unaquantità di personeche sarebbero amabilissime solo che sicontentassero dell'esser loro. Né persone solamentemacompagnieanzi popolazioni intere: ed io conosco diverse cittàdi provincia colte e florideche sarebbero luoghi assai grati adabitarvise non fosse un'imitazione stomachevole che vi si fa dellecapitalicioè un voler esser per quanto è in loropiuttosto città capitali che di provincia.

C


     Tornando ai difetti o svantaggi che alcuno può averenon negoche molte volte il mondo non sia come quei giudici ai quali per leggeè vietato di condannare il reoquantunque convintose da luimedesimo non si ha confessione espressa del delitto. E veramente nonper ciò che' l'occultare con istudio manifesto i propridifetti è cosa ridicolaio loderei che si confessasserospontaneamentee meno ancorache alcuno desse troppo ad intenderedi tenersi a causa di quelli inferiore agli altri. La qual cosa nonsarebbe che un condannare se stesso con quella sentenza finalecheil mondofinché tu porterai la testa levatanon verràmai a capo di profferire. In questa specie di lotta di ciascunocontro tuttie di tutti contro ciascunonella qualese vogliamochiamare le cose coi loro nomiconsiste la vita sociale; procurandoognuno di abbattere il compagno per porvi su i piediha gran tortochi si prostrae ancora chi s'incurvae ancora chi piega il capospontaneamente: perché fuori d'ogni dubbio (eccetto quandoqueste cose si fanno con simulazionecome per istratagemma) gli saràsubito montato addosso o dato in sul collo dai vicinisenza nécortesia né misericordia nessuna al mondo. Questo errorecommettono i giovani quasi sempree maggiormente quanto sonod'indole più gentile: dico di confessare a ogni pocosenzanecessità e fuori di luogoi loro svantaggi e infortuni;movendosi parte per quella franchezza che è propria della loroetàper la quale odiano la dissimulazionee provanocompiacenza nell'affermareanche contro se stessiil vero; parteperché come sono essi generosicosì credono con questimodi ottener perdono e grazia dal mondo alle loro sventure. E tantoerra dalla verità delle cose umane quella età d'orodella vitache anche fanno mostra dell'infelicitàpensandosiche questa li renda amabilied acquisti loro gli animi. Néadir veroè altro che ragionevolissimo che cosìpensinoe che solo una lunga e costante esperienza propria persuadaa spiriti gentili che il mondo perdona più facilmente ognicosa che la sventura; che non l'infelicitàma la fortuna èfortunata e che però non di quellama di questa sempreanchea dispetto del veroper quanto è possibiles'ha a farmostrache la confessione de' propri mali non cagiona pietàma piacerenon contrista ma rallegranon i nemici solamente maognuno che l'odeperché è quasi un'attestazioned'inferiorità propriae d'altrui superioritàe chenon potendo l'uomo in sulla terra confidare in altro che nelle sueforzenulla mai non dee cedere né ritrarsi indietro un passovolontariamentee molto meno rendersi a discrezionema resisteredifendendosi fino all'estremoe combattere con isforzo ostinato perritenere o per acquistarese puòanche ad onta dellafortunaquello che mai non gli verrà impetrato da generositàde' prossimi né da umanità. Io per me credo che nessunodebba sofferire né anche d'essere chiamato in sua presenzainfelice né sventurato: i quali nomi quasi in tutte le linguefurono e sono sinonimi di ribaldoforse per antiche superstizioniquasi l'infelicità sia pena di scelleraggini; ma certo intutte le lingue sono e saranno eternamente oltraggiosi per questoche chi li profferiscequalunque intenzione abbiasente che conquelli innalza se ed abbassa il compagnoe la stessa cosa èsentita da chi ode.



CI


     Confessando i propri maliquantunque palesil'uomo nuoce moltevolte ancora alla stimae quindi all'affettoche gli portano i suoipiù cari: tanto è necessario che ognuno con braccioforte sostenga se medesimoe che in qualunque statoe a dispetto diqualunque infortuniomostrando di se una stima ferma e sicuradiaesempio di stimarlo agli altrie quasi li costringa colla suapropria autorità. Perché se l'estimazione di un uomonon comincia da essodifficilmente comincerà ella altronde: ese non ha saldissimo fondamento in luidifficilmente starà inpiedi. La società degli uomini è simile ai fluidi; ognimolecola dei qualio globettopremendo fortemente i vicini di sottoe di sopra e da tutti i latie per mezzo di quelli i lontaniedessendo ripremuto nella stessa guisase in qualche posto ilresistere e il risospingere diventa minorenon passa un attimocheconcorrendo verso colà a furia tutta la mole del fluidoquelposto è occupato da globetti nuovi.

CII


     Gli anni della fanciullezza sononella memoria di ciaschedunoquasii tempi favolosi della sua vitacomenella memoria delle nazioniitempi favolosi sono quelli della fanciullezza delle medesime.

CIII


     Le lodi date a noihanno forza di rendere stimabili al nostrogiudizio materie e facoltà da noi prima vilipeseogni voltache ci avvenga di essere lodati in alcuna di così fatte.

CIV


     L'educazione che ricevonospecialmente in Italiaquelli che sonoeducati (che a dir veronon sono molti)è un formaletradimento ordinato dalla debolezza contro la forzadalla vecchiezzacontro la gioventù. I vecchi vengono a dire ai giovani:fuggite i piaceri propri della vostra etàperché tuttisono pericolosi e contrari ai buoni costumie perché noi chene abbiamo presi quanti più abbiamo potutoe che ancorasepotessimone prenderemmo altrettantinon ci siamo più attia causa degli anni. Non vi curate di vivere oggi; ma siateubbidientisofferitee affaticatevi quanto più sapetepervivere quando non sarete più a tempo. Saviezza e onestàvogliono che il giovane si astenga quanto è possibile dal faruso della gioventùeccetto per superare gli altri nellefatiche. Della vostra sorte e di ogni cosa importante lasciate lacura a noiche indirizzeremo il tutto all'utile nostro. Tutto ilcontrario di queste cose ha fatto ognuno di noi alla vostra etàe ritornerebbe a fare se ringiovanisse: ma voi guardate alle nostreparolee non ai nostri fatti passatiné alle nostreintenzioni. Così facendocredete a noi conoscenti ed espertidelle cose umaneche voi sarete felici. Io non so che cosa siainganno e fraudese non è il promettere felicitàagl'inesperti sotto tali condizioni.

     L'interesse della tranquillità comunedomestica e pubblicaècontrario ai piaceri ed alle imprese dei giovani; e perciòanche l'educazione buonao così chiamataconsiste in granparte nell'ingannare gli allieviacciocché pospongano ilcomodo proprio all'altrui. Ma senza questoi vecchi tendononaturalmente a distruggereper quanto è in loroe acancellare dalla vita umana la gioventùlo spettacolo dellaquale abborrono. In tutti i tempi la vecchiaia fu congiurata controla giovinezzaperché in tutti i tempi fu propria degli uominila viltà di condannare e perseguitare in altri quei beni cheessi più desidererebbero a se medesimi. Ma però nonlascia d'esser notabile chetra gli educatorii qualise maipersona al mondofanno professione di cercare il bene dei prossimisi trovino tanti che cerchino di privare i loro allievi del maggiorbene della vitache è la giovinezza. Più notabile èche mai padre né madrenon che altro istitutorenon sentìrimordere la coscienza del dare ai figliuoli un'educazione che muoveda un principio così maligno. La qual cosa farebbe piùmaravigliase già lungamenteper altre causeil procurarel'abolizione della gioventùnon fosse stata creduta operameritoria.

      Frutto di talecultura maleficao intenta al profitto del cultore con rovina dellapiantasi èo che gli alunnivissuti da vecchi nell'etàfloridasi rendono ridicoli e infelici in vecchiezzavolendo vivereda giovani; ovverocome accade più spessoche la naturavincee che i giovani vivendo da giovani in dispettodell'educazionesi fanno ribelli agli educatorii quali se avesserofavorito l'uso e il godimento delle loro facoltà giovaniliavrebbero potuto regolarlomediante la confidenza degli allievichenon avrebbero mai perduta.

CV


     L'astuziala quale appartiene all'ingegnoè usata moltissimevolte per supplire la scarsità di esso ingegnoe per vinceremaggior copia del medesimo in altri.

CVI


     Il mondo a quelle cose che altrimenti gli converrebbe ammirare ride;e biasimacome la volpe d'Esopoquelle che invidia. Una granpassione d'amorecon grandi consolazioni di grandi travaglièinvidiata universalmente; e perciò biasimata con piùcalore. Una consuetudine generosaun'azione eroicadovrebb'essereammirata: ma gli uomini se ammirasserospecialmente negli ugualisicrederebbero umiliati; e perciòin cambio d'ammirareridono.Questa cosa va tant'oltreche nella vita comune è necessariodissimulare con più diligenza la nobilità dell'operareche la viltà: perché la viltà è di tuttie però almeno è perdonata; la nobiltà ècontro l'usanzae pare che indichi presunzioneo che da serichiegga lode; la quale il pubblicoe massime i conoscentinonamano di dare con sincerità.

CVII


     Molte scempiataggini si dicono in compagnia per voglia di favellare.Ma il giovane che ha qualche stima di se medesimo quando da principioentra nel mondofacilmente erra in altro modo: e questo èche per parlare aspetta che gli occorrano da dir cose straordinariedi bellezza o d'importanza. Cosìaspettandoaccade che nonparla mai. La più sensata conversazione del mondoe la piùspiritosasi compone per la massima parte di detti e discorsifrivoli o tritii quali in ogni modo servono all'intento di passareil tempo parlando. Ed è necessario che ciascuno si risolva adir cose la più parte comuniper dirne di non comuni soloalcune volte.

CVIII


     Grande studio degli uomini finché sono immaturiè diparere uomini fattie poiché sono talidi parere immaturi.Oliviero Goldsmithl'autore del romanzo The Vicar of Wakefieldgiunto all'età di quarant'annitolse dal suo indirizzo iltitolo di dottore; divenutagli odiosa in quel tempo taledimostrazione di gravitàche gli era stata cara nei primianni.

CIX


     L'uomo è quasi sempre tanto malvagio quanto gli bisogna. Se siconduce dirittamentesi può giudicare che la malvagitànon gli è necessaria. Ho visto persone di costumi dolcissimiinnocentissimicommettere azioni delle più atrociperfuggire qualche danno gravenon evitabile in altra guisa.

CX


     È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che vaglionomoltohanno le maniere semplici; e che quasi sempre le manieresemplici sono prese per indizio di poco valore.

CXI


     Un abito silenzioso nella conversazioneallora piace ed èlodatoquando si conosce che la persona che tace ha quanto sirichiede e ardimento e attitudine a parlare.