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NiccolòMachiavelli

DELL'ARTE

DELLAGUERRA




NiccolòMachiavegli
cittadino e segretario fiorentino
sopr'al librodell'arte della guerra
a Lorenzo di Filippo Strozzi patriziofiorentino





PROEMIO

        HannoLorenzomolti tenuto e tengono questa opinione: che e' nonsia cosa alcuna che minore convenienza abbia con un'altranéche sia tanto dissimilequanto la vita civile dalla militare. Dondesi vede spessose alcuno disegna nello esercizio del soldoprevalersiche subitonon solamente cangia abitoma ancora ne'costuminelle usanzenella voce e nella presenza da ogni civile usosi disforma; perché non crede potere vestire uno abito civilecolui che vuole essere espedito e pronto a ogni violenza- né icivili costumi e usanze puote avere quello il quale giudica e queglicostumi essere effeminati e quelle usanze non favorevoli alle sueoperazioni; né pare conveniente mantenere la presenza e leparole ordinarie a quello che con la barba e con le bestemmie vuolefare paura agli altri uomini; il che fa in questi tempi tale opinioneessere verissima. Ma se si considerassono gli antichi ordininon sitroverebbono cose più unitepiù conformi e chedinecessitàtanto l'una amasse l'altraquanto queste; perchétutte l'arti che si ordinano in una civiltà per cagione delbene comune degli uominitutti gli ordini fatti in quella per viverecon timore delle leggi e d'Iddiosarebbono vanise non fussonopreparate le difese loro; le qualibene ordinate mantengono quegliancora che non bene ordinati. E cosìper il contrarioibuoni ordinisanza il militare aiutonon altrimenti si disordinanoche l'abitazioni d'uno superbo e regale palazzoancora che ornate digemme e d'oroquandosanza essere copertenon avessono cosa chedalla pioggia le difendesse. E se in qualunque altro ordine dellecittadine de' regni si usava ogni diligenza per mantenere gli uominifedelipacifici e pieni del timore d'Iddionella milizia siraddoppiava; perché in quale uomo debbe ricercare la patriamaggiore fedeche in colui che le ha a promettere di morire per lei?In quale debbe essere più amore di paceche in quello chesolo dalla guerra puote essere offeso? In quale debbe essere piùtimore d'Iddioche in colui che ogni dìsottomettendosi ainfiniti pericoliha più bisogno degli aiuti suoi? Questanecessità considerata benee da coloro che davano le leggiagli imperiie da quegli che agli esercizi militari erano prepostifaceva che la vita de' soldati dagli altri uomini era lodata e conogni studio seguitata e imitata. Ma per essere gli ordini militari altutto corrotti edi gran lungadagli antichi modi separatine sononate queste sinistre opinioniche fanno odiare la milizia e fuggirela conversazione di coloro che la esercitano. E giudicando ioperquello che io ho veduto e lettoch'e' non sia impossibile ridurrequella negli antichi modi e renderle qualche forma della passatavirtùdiliberaiper non passare questi mia oziosi tempisanza operare alcuna cosadi scriverea sodisfazione di quegli chedelle antiche azioni sono amatoridella arte della guerra quello cheio ne intenda. E benché sia cosa animosa trattare di quellamateria della quale altri non ne abbia fatto professionenondimenoio non credo sia errore occupare con le parole uno grado il qualemolticon maggiore prosunzionecon le opere hanno occupato; perchégli errori che io facessiscrivendopossono essere sanza dannod'alcuno correttima quegli i quali da loro sono fattioperandonon possono esserese non con la rovina degli imperiiconosciuti.Voi pertantoLorenzoconsidererete le qualità di queste miefatiche e darete lorocon il vostro giudicioquel biasimo o quellalode la quale vi parrà ch'elle abbiano meritato. Le quali avoi mando sì per dimostrarmi gratoancora che la miapossibilità non vi aggiungade' benefizi ho ricevuto da voisì ancoraperchéessendo consuetudine onorare disimili opere coloro i quali per nobiltàricchezzeingegno eliberalità risplendonoconosco voi di ricchezze e nobiltànon avere molti parid'ingegno pochi e di liberalità niuno.



Libroprimo


    Perchéio credo che si possa lodare dopo la morte ogni uomosanza caricosendo mancata ogni cagione e sospetto di adulazionenon dubiteròdi lodare Cosimo Rucellai nostroil nome del quale non fia mairicordato da me sanza lagrimeavendo conosciute in lui quelle partile qualiin uno buono amico dagli amiciin uno cittadino dalla suapatria si possono disiderare. Perché io non so quale cosa sifusse tanto sua (non eccettuandonon ch'altrol'anima) che per gliamici volentieri da lui non fusse stata spesa; non so quale impresalo avesse sbigottitodove quello avesse conosciuto il bene della suapatria. E io confessoliberamentenon avere riscontrotra tantiuomini che io ho conosciuti e pratichiuomo nel quale fusse il piùacceso animo alle cose grandi e magnifiche. Né si dolse congli amici d'altronella sua mortese non di essere nato per moriregiovane dentro alle sue casee inonoratosanza avere potutosecondo l'animo suogiovare ad alcuno; perché sapeva che dilui non si poteva parlare altrose non che fusse morto uno buonoamico. Non resta peròper questoche noie qualunque altroche come noi lo conoscevanon possiamo fare fedepoi che l'operenon apparisconodelle sue lodevoli qualità. Vero è chenon gli fu però in tanto la fortuna nimicache non lasciassealcun breve ricordo della destrezza del suo ingegnocome nedimostrano alcuni suoi scritti e composizioni di amorosi versi; ne'qualicome che innamorato non fusseper non consumare il tempoinvanotanto che a più alti pensieri la fortuna lo avessecondottonella sua giovenile età si esercitava; dovechiaramente si può comprendere con quanta felicità isuoi concetti descrivessee quanto nella poetica si fusse onoratose quellaper suo finefusse da lui stata esercitata. Avendonepertanto privati la fortuna dello uso d'uno tanto amicomi pare chenon si possa farne altri rimedi cheil più che a noi èpossibile cercaredi godersi la memoria di quello e repetere se dalui alcuna cosa fusse stata o acutamente detta o saviamentedisputata. E perché non è cosa di lui piùfrescache il ragionamento il quale ne' prossimi tempi il signoreFabrizio Colonna dentro a' suoi orti ebbe con seco (dove largamentefu da quel signore delle cose della guerra disputatoe acutamente eprudentemente in buona parte da Cosimo domandato); mi è parsoessendo con alcuni altri nostri amici stato presenteridurlo allamemoriaacciò cheleggendo quellogli amici di Cosimo chequivi convennononel loro animo la memoria delle sue virtùrinfreschinoe gli altriparte si dolgano di non vi essereintervenutiparte molte cose utili alla vita non solamente militarema ancora civilesaviamente da uno sapientissimo uomo disputateimparino.

    Dico pertanto chetornandoFabrizio Colonna di Lombardiadove più tempo aveva per il recattolico con grande sua gloria militatodiliberòpassandoper Firenzeriposarsi alcuno giorno in quella cittàpervicitare la eccellenza del duca e rivedere alcuni gentili uomini co'quali per lo addietro aveva tenuto qualche familiarità. Dondeche a Cosimo parve convitarlo ne' suoi ortinon tanto per usare lasua liberalitàquanto per avere cagione di parlar secolungamentee da quello intendere ed imparare varie cosesecondo cheda un tale uomo si può sperareparendogli avere occasione dispendere uno giorno in ragionare di quelle materie che allo animo suosodisfacevano. Venne adunque Fabriziosecondo che quello vollee daCosimo insieme con alcuni altri suoi fidati amici fu ricevuto; tra'quali furono Zanobi BuondelmontiBatista della Palla e LuigiAlamannigiovani tutti amati da lui e de' medesimi studiardentissimile buone qualità de' qualiperché ognigiorno e ad ogni ora per se medesime si lodanoommettereno. Fabrizioadunque fusecondo i tempi e il luogodi tutti quegli onori che sipoterono maggiori onoratoma passati i convivali piaceri e levate letavole e consumato ogni ordine di festeggiareil qualenelconspetto degli uomini grandi e che a pensieri onorevoli abbiano lamente voltasi consuma tostoessendo il dì lungo e il caldomoltogiudicò Cosimoper sodisfare meglio al suo disiderioche fusse benepigliando l'occasione dal fuggire il caldocondursinella più segreta e ombrosa parte del suo giardino. Dovepervenuti e posti a sederechi sopra all'erba che in quel luogo èfreschissimachi sopra a sedili in quelle parti ordinati sottol'ombra d'altissimi arborilodò Fabrizio il luogo comedilettevole; e considerando particolarmente gli arbori e alcuno diessi non ricognoscendostava con l'animo sopeso. Della qual cosaaccortosi Cosimodisse: - Voi per avventura non avete notizia diparte di questi arbori; ma non ve ne maravigliateperché cene sono alcuni più dagli antichiche oggi dal comune usocelebrati. - E dettogli il nome di essie come Bernardo suo avolo intale cultura si era affaticatoreplicò Fabrizio: - Io pensavache fusse quello che voi dite; e questo luogo e questo studio mifaceva ricordare d'alcuni principi del Regnoi quali di questeantiche culture e ombre si dilettano.- E fermato in su questo ilparlare e stato alquanto sopra di sé come sospesosoggiunse:- Se io non credessi offendereio ne direi la mia opinione ma io nonlo credo fareparlando con gli amicie per disputare le cose e nonper calunniarle. Quanto meglio arebbono fatto quellisia detto conpace di tuttia cercare di somigliare gli antichi nelle cose forti easprenon nelle delicate e mollie in quelle che facevano sotto ilsolenon sotto l'ombrae pigliare i modi della antichitàvera e perfettanon quelli della falsa e corrotta; perchépoi che questi studi piacquero ai miei Romanila mia patria rovinò.-A che Cosimo rispose... Ma per fuggire i fastidi d'avere a repeteretante volte "quel disse e quello altro soggiunse"sinoteranno solamente i nomi di chi parlisanza replicarne altro.Disse dunque


    Cosimo:
Voi avete aperto la via a uno ragionamento quale io desideravae vipriego che voi parliate sanza rispettoperché io sanzarispetto vi domanderò; e se iodomandando o replicandoscuserò o accuserò alcunonon sarà per scusareo per accusarema per intendere da voi la verità.

    
FABRIZIOEio sarò molto contento di dirvi quel che io intenderòdi tutto quello mi domanderete; il che se sarà vero o nomene rapporterò al vostro giudicio. E mi sarà grato midomandiateperché io sono per imparare così da voi neldomandarmicome voi da me nel rispondervi; perché molte volteuno savio domandatore fa a uno considerare molte cose e conoscernemolte altrele qualisanza esserne domandatonon arebbe maiconosciute.


    Cosimo:
Io voglio tornare a quello che voi dicestiprima: che lo avolo mio e quegli vostri arebbero fatto piùsaviamente a somigliare gli antichi nelle cose aspre che nelledelicate; e voglio scusare la parte miaperché l'altralascerò scusare a voi. Io non credo ch'egli fussene' tempisuoiuomo che tanto detestasse il vivere molle quanto eglie chetanto fusse amatore di quella aspreva di vita che voi lodate;nondimeno e' conosceva non potere nella persona suané inquella de' suoi figliuoliusarla essendo nato in tanta corruttela disecolodove uno che si volesse partire dal comune usosarebbeinfame e vilipeso da ciascheduno. Perché se uno ignudodistatesotto il più alto sole si rivoltasse sopr' alla renaodi verno ne' più gelati mesi sopra alla nevecome facevaDiogenesarebbe tenuto pazzo. Se unocome gli Spartaninutrisse isuoi figliuoli in villafacessegli dormire al serenoandare colcapo e co' piedi ignudi lavare nell'acqua fredda per indurgli a potersopportare il male e per fare loro amare meno la vita e temere menola mortesarebbe schernito e tenuto piuttosto una fiera che unouomo. Se fusse ancora veduto uno nutrirsi di legumi e spregiarel'orocome Fabriziosarebbe lodato da pochi e seguito da niuno. Talchesbigottito da questi modi del vivere presenteegli lasciògli antichie in quello che potette con minore ammirazione imitarel'antichitàlo fece.

    
Fabrizio:Voilo avete scusato in questa parte gagliardamentee certo voi dite ilvero; ma io non parlava tanto di questi modi di vivere duriquantodi altri modi più umani e che hanno con la vita d'oggimaggiore conformità i quali io non credo che ad uno che sianumerato tra' principi d'una cittàfusse stato difficileintrodurgli. Io non mi partirò maicon lo esempio diqualunque cosada' miei Romani. Se si considerasse la vita di queglie l'ordine di quella republicasi vedrebbero molte cose in essa nonimpossibili ad introdurre in una civilità dove fusse qualchecosa ancora del buono.


    Cosimo:
Quali cose sono quelle che voi vorrestiintrodurre simili all'antiche?

    
Fabrizio:Onoraree premiare le virtù non dispregiare la povertàstimarei modi e gli ordini della disciplina militareconstringere icittadini ad amare l'uno l'altroa vivere sanza sètteastimare meno il privato che il publicoe altre simili cose chefacilmente si potrebbono con questi tempi accompagnare. I quali modinon sono difficili persuaderequando vi si pensa assai ed entrasiper li debiti mezziperché in essi appare tanto la veritàche ogni comunale ingegno ne puote essere capace; la quale cosa chiordinapianta arbori sotto l'ombra de' quali si dimora piùfelice e più lieto che sotto questa.


    Cosimo:
Io non voglio replicarea quello che voi avetedettoalcuna cosa ma ne voglio lasciare dare giudicio a questiiquali facilmente ne possono giudicare; e volgerò il mioparlare a voi che siete accusatore di coloro che nelle gravi e grandiazioni non sono degli antichi imitatoripensandoper questa viapiù facilmente essere nella mia intenzione sodisfatto. Vorreipertanto sapere da voidonde nasce che dall'un canto voi danniatequegli che nelle azioni loro gli antichi non somigliano; dall'altronella guerrala quale è l'arte vostra e in quella che voisiete giudicato eccellentenon si vede che voi abbiate usato alcunotermine anticoo che a quegli alcuna similitudinerenda.

    
Fabrizio:Voi siete capitato appunta dove iovi aspettavaperché il parlare mio non meritava altradomandané io altra ne desiderava. E benché io mipotessi salvare con una facile scusanondimeno voglio entrarea piùsodisfazione mia e vostrapoi che la stagione lo comportain piùlungo ragionamento. Gli uomini che vogliono fare una cosadeonoprima con ogni industria prepararsiper esserevenendo l'occasioneapparecchiati a sodisfare a quello che si hanno presupposto dioperare. E perché) quando le preparazioni sono fattecautamenteelle non si conoscononon si può accusare alcunod'alcuna negligenza! Se prima non è scoperto dalla occasione;nella quale poinon operandosi vede o che non si è preparatotanto che bastio che non vi ha in alcuna parte pensato. E perchéa me non è venuta occasione alcuna di potere mostrare ipreparamenti da me fatti per potere ridurre la milizia negli antichisuoi ordinise io non la ho ridottanon ne posso essere da voi néda altri incolpato. Io credo che questa scusa basterebbe per rispostaall'accusa vostra.


    Cosimo:
Basterebbequando io fussi certo chel'occasione non fusse venuta.

    
Fabrizio:Ma perché io so che voipotete dubitare se questa occasione è venuta o novoglio iolargamentequando voi vogliate con pazienza ascoltarmidiscorrerequali preparamenti sono necessarii prima farequale occasionebisogna nascaquale difficultà impedisce che i preparamentinon giovano e che l'occasione non venga; e come questa cosa a untrattoche paiono termini contrariiè difficilissima efacilissima a fare.


    Cosimo:
Voi non potete faree a me e a questi altricosa più grata di questa; e se a voi non rincrescerà ilparlaremai a noi non rincrescerà l'udire. Ma perchéquesto ragionamento debbe esser lungoio voglio aiuto da questi mieiamicicon licenza vostrae loro e io vi preghiamo d'una cosa. Chevoi non pigliate fastidio se qualche voltacon qualche domandaimportunavi interrompereno.

    
Fabrizio:Io sono contentissimo che voiCosimocon questi altri giovani qui mi domandiateperché iocredo che la gioventù vi faccia più amici delle cosemilitari e più facili a credere quello che da me si dirà.Questi altriper aver già il capo bianco e avere i sanguighiacciati addossoparte sogliono essere nimici della guerraparteincorreggibilicome quegli che credono che i tempi e non i cattivimodi costringano gli uomini a vivere così. Si che domandatemitutti voi sicuramente e sanza rispetto il che io disiderosi perchémi fia un poco di ripososì perché io aròpiacere non lasciare nella mente vostra alcuna dubitazione. Io mivoglio cominciare dalle parole vostredove voi mi dicesti che nellaguerrache è l'arte miaio non aveva usato alcun termineantico. Sopra a che dico comeessendo questa una arte mediante laquale gli uomini d'ogni tempo non possono vivere onestamentenon lapuò usare per arte se non una republica o uno regno; e l'uno el'altro di questiquando sia bene ordinatomai non consentìad alcuno suo cittadino o suddito usarla per arte; né maialcuno uomo buono l'esercitò per sua particulare arte. Perchébuono non sarà mai giudicato colui che faccia uno eserciziochea volere d'ogni tempo trarne utilitàgli convenga essererapacefraudolentoviolento e avere molte qualita di le quali dinecessità lo facciano non buono; né possono gli uominiche l'usano per artecosì i grandi come i minimiesserefatti altrimentiperché questa arte non gli nutrisce nellapace; donde che sono necessitati o pensare che non sia paceo tantoprevalersi ne' tempi della guerrache possano nella pace nutrirsi. Equalunque l'uno di questi due pensieri non cape in uno uomo buono;perché dal volersi potere nutrire d'ogni temponascono leruberiele violenzegli assassinamenti che tali soldati fanno cosìagli amici come a' nimici; e dal non volere la pace nascono gliinganni che i capitani fanno a quegli che gli conduconoperchéla guerra duri; e se pure la pace vienespesso occorre che i capisendo privi degli stipendi e del viverelicenziosamente rizzano unabandiera di ventura e sanza alcuna pietà saccheggiano unaprovincia. Non avete voi nella memoria delle cose vostre cometrovandosi assai soldati in Italia sanza soldo per essere finite leguerresi radunarono insieme più brigatele quali sichiamarono Compagniee andavano taglieggiando le terre esaccheggiando il paesesanza che vi si potesse fare alcuno rimedio?Non avete voi letto che i soldati cartaginesifinita la prima guerrach'egli ebbero co' Romanisotto Mato e Spendiodue capi fattitumultuariamente da loroferono più pericolosa guerra a'Cartaginesi che quella che loro avevano finita co' Romani? Ne' tempide' padri nostriFrancesco Sforzaper potere vivere onorevolmentene' tempi della pacenon solamente ingannò i Milanesi de'quali era soldatoma tolse loro la libertà e divenne loroprincipe. Simili a costui sono stati tutti gli altri soldati diItaliache hanno usata la milizia per loro particolare arte; e senon sonomediante le loro malignitadiventati duchi di Milanotanto più meritano di essere biasimatiperché sanzatanto utile hanno tuttise si vedesse la vita loroi medesimicarichi. Sforzapadre di Francescocostrinse la reina Giovanna agittarsi nelle braccia del re di Ragona avendola in un subitoabbandonata e in mezzo a' suoi nimici lasciatala disarmatasolo persfogare l'ambizione sua o di taglieggiarla o di torle il regno.Bracciocon le medesime industriecercò di occupare il regnodi Napoli; e se non era rotto e morto a Aquilagli riusciva. Similidisordini non nascono da altro che da essere stati uomini che usavanolo esercizio del soldo per loro propria arte. Non avete voi unoproverbio il quale fortifica le mie ragioniche dice: "Laguerra fa i ladrie la pace gl'impicca?". Perché quegliche non sanno vivere d'altro esercizio e in quello non trovando chigli sovvenga e non avendo tanta virtù che sappiano ridursiinsieme a fare una cattività onorevolesono forzati dallanecessità rompere la stradae la giustizia è forzataspegnerli.


    Cosimo:
Voi m' avete fatto tornare questa arte del soldoquasi che nullae io me la aveva presupposta la piùeccellente e la più onorevole che si facesse; in modo chesevoi non me la dichiarate meglioio non resto sodisfattoperchéquando sia quello che voi diteio non so donde si nasca la gloria diCesaredi Pompeodi Scipionedi Marcelloe di tanti capitaniromani che sono per fama celebrati come dii.

    
Fabrizio:Io non ho ancora finito didisputare tutto quello che io proposiche furono due cose: L'unache uno uomo buono non poteva usare questo esercizio per sua arte;L'altrache una republica o uno regno bene ordinato non permesse maiche i suoi suggetti o i suoi cittadini la usassono per arte. Circa laprima ho parlato quanto mi è occorso: restami a parlare dellasecondadove io verrò a rispondere a questa ultima domandavostra; e dico che Pompeo e Cesaree quasi tutti quegli capitani chefurono a Roma dopo l'ultima guerra cartagineseacquistarono famacome valenti uomininon come buoni; e quegli che erano vivuti avantia loroacquistarono gloria come valenti e buoni. Il che nacqueperché questi non presero lo esercizio della guerra per loroartee quegli che io nominai primacome loro arte la usarono. E inmentre che la republica visse immaculatamai alcuno cittadino grandenon presunsemediante tale eserciziovalersi nella pacerompendole leggispogliando le provincieusurpando e tiranneggiando lapatria e in ogni modo prevalendosi; né alcuno d'infima fortunapensò di violare il sacramentoaderirsi agli uomini privatinon temere il senatoo seguire alcuno tirannico insulto per potereviverecon l'arte della guerrad'ogni tempo. Ma quegli che eranocapitanicontenti del trionfocon disiderio tornavono alla vitaprivata; e quelli che erano membricon maggior voglia deponevano learmi che non le pigliavano; e ciascuno tornava all'arte sua mediantela quale si aveva ordinata la vita; né vi fu mai alcuno chesperasse con le prede e con questa arte potersi nutrire. Di questo sene può farequanto a' cittadini grandievidente conietturamediante Regolo Attilio; il qualesendo capitano degli esercitiromani in Affrica e avendo quasi che vinti i Cartaginesidomandòal senato licenza di ritornarsi a casa a custodire i suoi poderi chegli erano guasti dai suoi lavoratori. Donde è piùchiaro che il solechese quello avesse usata la guerra come suaarte emediante quellaavesse pensato farsi utileavendo in predatante provincienon arebbe domandato licenza per tornare a custodirei suoi campi; perché ciascuno giorno arebbe molto piùche non era il prezzo di tutti quegliacquistato. Ma perchéquesti uomini buonie che non usano la guerra per loro artenonvogliono trarre di quella se non faticapericoli e gloriaquando e'sono a sufficienza gloriosi disiderano tornarsi a casa e viveredell'arte loro. Quanto agli uomini bassi e soldati gregariiche siavero che tenessono il medesimo ordine apparisceChe ciascunovolentieri si discostava da tale esercizio equando non militavaarebbe voluto militare equando militavaarebbe voluto esserelicenziato. Il che si riscontra per molti modie massime vedendocometra' primi privilegi che dava il popolo romano a un suocittadinoera che non fusse constretto fuora di sua volontà amilitare. Roma pertantomentre ch'ella fu bene ordinata (che fuinfino a' Gracchi) non ebbe alcuno soldato che pigliasse questoesercizio per arte; e però ne ebbe pochi cattivie quellitanti furono severamente puniti. Debbe adunque una città beneordinata volere che questo studio di guerra si usi ne' tempi di paceper esercizio e ne' tempi di guerra per necessità e pergloriae al publico solo lasciarla usare per artecome fece Roma. Equalunque cittadino che ha in tale esercizio altro finenon èbuono; e qualunque città si governa altrimentinon èbene ordinata.


    Cosimo:
o resto contento assai e sodisfatto di quelloche insino a qui avete dettoe piacemi assai questa conclusione chevoi avete fatta; e quanto si aspetta alla republicaio credo ch'ellasia vera; ma quanto ai renon so giàperché iocrederrei che uno re volesse avere intorno chi particolarmenteprendesseper arte suatale esercizio.

    
Fabrizio:Tanto più debbe uno regnobene ordinato fuggire simili artefici. Perché solo essi sonola corruttela del suo re ein tuttoministri della tirannide. E nonmi allegate all'incontro alcuno regno presenteperché io vinegherò quelli essere regni bene ordinati. Perché iregni che hanno buoni ordininon danno lo imperio assoluto agli lorore se non nelli eserciti; perché in questo luogo solo ènecessaria una subita diliberazione eper questoche vi sia unaunica podestà. Nell'altre cose non può fare alcuna cosasanza consiglioe hanno a temerequegli che lo consiglianoche gliabbi alcuno appresso che ne' tempi di pace disideri la guerrapernon potere sanza essa vivere. Ma io voglio in questo essere un pocopiù largoné ricercare uno regno al tutto buonomasimile a quegli che sono oggi; dove ancora da' re deono esser temutiquegli che prendono per loro arte la guerraperché il nervodegli esercitisanza alcun dubbiosono le fanterie. Tal chese unore non si ordina in modo che i suoi fanti a tempo di pace stienocontenti tornarsi a casa e vivere delle loro articonviene dinecessità che rovini; perché non si truova la piùpericolosa fanteria che quella che è composta di coloro chefanno la guerra come per loro arteperché tu sei forzato o afare sempre mai guerrao a pagargli sempreo a portare pericolo chenon ti tolgano il regno. Fare guerra sempre non è possibile;pagargli sempre non si può; ecco che di necessità sicorre ne' pericoli di perdere lo stato. I miei Romanicome ho dettomentre che furono savi e buonimai non permessero che i lorocittadini pigliassono questo esercizio per loro arte. Nonostante chepotessono nutrirgli d'ogni tempoperché d'ogni tempo feceroguerra. Ma per fuggire quel danno che poteva fare loro questocontinuo eserciziopoiché il tempo non variavaei variavanogli uominie andavano temporeggiando in modo con le loro legioniche in quindici anni sempre l'avevano rinnovate; e così sivalevano degli uomini nel fiore della loro etàche èda' diciotto a' trentacinque anninel qual tempo le gambele mani el'occhio rispondevano l'uno all'altro; né aspettavano che inloro scemasse le forze e crescesse la maliziacom'ella fece poi netempi corrotti. Perché Ottavianoprimae poi Tiberiopensando più alla potenza propria che all'utile publicocominciarono a disarmare il popolo romano per poterlo piùfacilmente comandaree a tenere continuamente quegli medesimieserciti alle frontiere dello Imperio. E perché ancora nongiudicarono bastassero a tenere in freno il popolo e senato romanoordinarono uno esercito chiamato Pretorianoil quale stava propinquoalle mura di Roma ed era come una rocca addosso a quella città.E perché allora ei cominciarono liberamente a permettere chegli uomini deputati in quelli eserciti usassero la milizia per loroartene nacque subito la insolenza di queglie diventaronoformidabili al senato e dannosi allo imperadore; donde ne risultòche molti ne furono morti dalla insolenza loroperché davanoe toglievano l'imperio a chi pareva loro; e talvolta occorse che inuno medesimo tempo erano molti imperadori creati da varii eserciti.Dalle quali cose procedéprimala divisione dello Imperio ein ultimola rovina di quello. Deono pertanto i rese voglionovivere sicuriavere le loro fanterie composte di uomini chequandoegli è tempo di fare guerravolentieri per suo amore vadano aquellaequando viene poi la pacepiù volentieri se neritornino a casa. Il che sempre fiaquando egli scerrà uominiche sappiano vivere d'altra arte che di questa. E così debbevolerevenuta la paceche i suoi principi tornino a governare iloro popolii gentili uomini al culto delle loro possessionie ifanti alla loro particolare arte: e ciascuno d'essi faccia volentierila guerra per avere pacee non cerchi turbare la pace per avereguerra.


    Cosimo:
Veramente questo vostro ragionamento mi parebene considerato; nondimenosendo quasi che contrario a quello cheio insino a ora ne ho pensatonon mi resta ancora l'animo purgatod'ogni dubbio; perché io veggo assai signori e gentili uomininutrirsi a tempo di pace mediante gli studii della guerracome sonoi pari vostri che hanno provvisioni dai principi e dalle comunità.Veggo ancora quasi tutti gli uomini d'arme rimanere con leprovvisioni loro; veggo assai fanti restare nelle guardie delle cittàe delle fortezze; tale che mi pare che ci sia luogoa tempo di paceper ciascuno.

    
Fabrizio:Io non credo che voi crediatequestoche a tempo di pace ciascheduno abbia luogo; perchéposto che non se ne potesse addurre altra ragioneil poco numero chefanno tutti coloro che rimangono ne' luoghi allegati da voivirisponderebbe: che proporzione hanno le fanterie che bisognano nellaguerra con quelle che nella pace si adoperano ? Perché lefortezze e le città che si guardano a tempo di pacenellaguerra si guardano molto più; a che si aggiungono i soldatiche Si tengono in campagnache sono un numero grandei quali tuttinella pace si abbandonano. E circa le guardie degli statiche sonouno piccolo numeropapa Iulio e voi avete mostro a ciascuno quantosia da temere quegli che non vogliono sapere fare altra arte che laguerra; e gli avete per la insolenza loro privi delle vostre guardiee postovi Svizzericome nati e allevati sotto le leggi e elettidalle comunitàsecondo la vera elezione; sì che nondite più che nella pace sia luogo per ogni uomo. Quanto allegenti d'armerimanendo quelle nella pace tutte con li loro soldipare questa soluzione più difficile; nondimenochi considerabene tuttotruova la risposta facileperché questo modo deltenere le genti d'arme è modo corrotto e non buono. La cagioneè perché sono uomini che ne fanno artee da loronascerebbe ogni dì mille inconvenienti nelli stati dove eifussonose fussero accompagnati da compagnia sufficiente; ma sendopochi e non potendo per loro medesimi fare un esercitonon possonofare così spesso danni gravi. Nondimeno ne hanno fatti assaivoltecome io vi dissi di Francesco e di Sforzasuo padree diBraccio da Perugia. Sì che questa usanza di tenere le gentid'armeio non la appruovoed è corrotta e può fareinconvenienti grandi.


    Cosimo:
Vorresti voi fare sanza? Otenendonecome levorresti tenere?

    
Fabrizio:Per via d'ordinanza; non simile aquella del re di Franciaperch'ella è pericolosa ed insolentecome la nostrama simile a quelle degli antichi; i quali creavano lacavalleria di sudditi loroe ne' tempi di pace gli mandavano allecase loro a vivere delle loro articome più largamenteprimafinisca questo ragionamentodisputerò. Sì chese oraquesta parte di esercito può vivere in tale esercizioancoraquando sia pacenasce dall'ordine corrotto. Quanto alle provvisioniche si riserbano a me e agli altri capivi dico che questomedesimamente è uno ordine corrottissimoperché unasavia republica non le debbe dare ad alcuno- anzi debbe operare percapinella guerrai suoi cittadini ea tempo di pacevolere cheritornino all'arte loro. Così ancora uno savio re o e' non ledebbe dare odandoledebbono essere le cagioni: o per premio dialcuno egregio fattoo per volersi valere d'uno uomo cosìnella pace come nella guerra. E perché voi allegasti meiovoglio esemplificare sopra di me; e dico non aver mai usata la guerraper arteperché l'arte mia è governare i miei sudditie defenderglieper potergli defendereamare la pace e saper farela guerra. Ed il mio re non tanto mi premia e stima per intendermi iodella guerraquanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace.Non debbe adunque alcuno re volere appresso di sé alcuno chenon sia così fattos'egli è savio e prudentemente sivoglia governare; perchés'egli arà intornoo troppiamatori della paceo troppi amatori della guerralo faranno errare.Io non vi possoin questo mio primo ragionamento e secondo leproposte mie dire altro; e quando questo non vi basti convienecerchiate di chi vi sodisfaccia meglio. Potete bene avere cominciatoa conoscere quanta difficultà sia ridurre i modi antichi nellepresenti guerre e quali preparazioni ad uno uomo savio conviene raree quali occasioni si possa sperare a poterle esequire; ma voi di manoin mano conoscerete queste cose meglioquando non vi infastidisca ilragionamentoconferendo qualunque parte degli antichi ordini ai modipresenti.

Librosecondo


    Iocredo che sia necessariotrovati che sono gli uominiarmargli; evolendo fare questocredo sia cosa necessaria esaminare che armeusavano gli antichie di quelle eleggere le migliori. I Romanidividevano le loro fanterie in gravemente e leggermente armate.Quelle dell'armi leggieri chiamavano con uno vocabolo Veliti. Sottoquesto nome s'intendevano tutti quegli che traevano con la frombacon la balestraco' dardie portavano la maggior parte di loroperloro difesacoperto il capo e come una rotella in braccio.Combattevano costoro fuora degli ordini e discosti alla gravearmadura; la quale era una celata che veniva infino in sulle spalleuna corazza che con le sue falde perveniva infino alle ginocchia; eavevano le gambe e le braccia coperte dagli stinieri e da' braccialicon uno scudo imbracciato lungo due braccia e largo unoil qualeaveva un cerchio di ferro di sopraper potere sostenere il colpoeun altro di sottoacciò chein terra stropicciandosinon siconsumasse. Per offendere avevano cinta una spada in sul fiancosinistro lunga uno braccio e mezzoin sul fianco destro unostiletto. Avevano uno dardo in manoil quale chiamavono piloenello appiccare la zuffa lo lanciavano al nimico. Questa era laimportanza delle armi romanecon le quali eglino occuparono tutto elmondo. E benché alcuni di questi antichi scrittori dieno lorooltre alle predette armiuna asta in mano in modo che uno spiedeionon so come una asta grave si possa da chi tiene lo scudo adoperare;perchéa maneggiarla con due manilo scudo lo impedisceconunanon può fare cosa buona per la gravezza sua. Oltre aquestocombattere nelle frotte e negli ordini con l'arme in asta èinutileeccetto che nella prima fronte dove si ha lo spazio libero apotere spiegare tutta l'asta; il che negli ordini dentro non si puòfareperché la natura delle battagliecome nello ordine diquelle vi diròè continuamente ristringersi; perchési teme meno questoancora che sia inconvenienteche ilrallargarsidove è il pericolo evidentissimo. Tal che tuttele armi che passano di lunghezza due braccianelle stretture sonoinutili; perché se voi avete l'asta e vogliate adoperarla adue maniposto che lo scudo non vi noiassenon potete offendere conquella uno nimico che vi sia addosso. Se voi la prendete con unamanoper servirvi dello scudonon la potendo pigliare se non nelmezzovi avanza tanta asta dalla parte di dietroche quelli che visono di dietro v'impediscono a maneggiarla. E che sia veroo che iRomani non avessono queste asteo cheavendolese ne valessonopocoleggete tutte le giornate nella sua Istoria da Tito Liviocelebratee vedretein quelleradissime volte essere fattamenzione delle aste; anzi sempre dice chelanciati i pilieimettevano mano alla spada. Però io voglio lasciare queste astee attenermiquanto a' Romanialla spada per offesa eper difesaallo scudo con l'altre armi sopradette. I Greci non armavono sìgravemente per difesa come i Romanimaper offesasi fondavono piùin su l'asta che in su la spada; e massime le falangi di Macedoniale quali portavano aste che chiamavono sarisselunghe bene diecibracciacon le quali eglino aprivono le stiere nimiche e tenevanogli ordini nelle loro falangi. E benché alcuni scrittoridicono ch'egli avevano ancora lo scudo non soper le ragioni dettedi sopra come e' potevano stare insieme le sarisse e quegli. Oltre aquestonella giornata che fece Paulo Emilio con Persa re diMacedonianon mi ricorda che vi sia fatta menzione di scudima solodelle sarisse e delle difficultà che ebbe lo esercito romano avincerle. In modo che io conietturo che non altrimenti fusse unafalange macedonicache si sia oggi una battaglia di Svizzeriiquali hanno nelle picche tutto lo sforzo e tutta la potenza loro.Ornavano i Romanioltre alle armile fanterie con pennacchilequali cose fanno l'aspetto d'uno esercito agli amici belloa' nimiciterribile. L'armi degli uomini a cavalloin quella prima antichitàromanaerano uno scudo tondoed avevano coperto il capo e il restoera disarmato. Avevano la spadae una asta con il ferro solamentedinanzilunga e sottiledonde venivano a non potere fermare loscudo; e l'asta nello agitarsi si fiaccavaed essiper esseredisarmatierano esposti alle ferite. Di poi con il tempo si armaronocome i fanti; ma avevano lo scudo più breve e quadrato el'asta più ferma e con due ferriacciò chescollandosi da una partesi potessero valere dell'altra. Con questearmicosì di piede come di cavallooccuparono i miei Romanitutto il mondo; ed è credibileper il frutto che se ne videche fussono i meglio armati eserciti che fussero mai. E Tito Livionelle sue Istorie ne fa fede assai volte dovevenendo incomparazione degli eserciti nimicidice: "Ma i Romani pervirtùper generazione di armi e disciplina erano superiori";e però io ho più particolarmente ragionato delle armide' vincitori che de' vinti. Parmi bene solo da ragionare del mododello armare presente. Hanno i fantiper loro difesauno petto diferro eper offesa una lancia nove braccia lungala quale chiamanopiccacon una spada al fianco piuttosto tonda nella punta che acuta.Questo è l'armare ordinario delle fanterie d'oggiperchépochi ne sono che abbiano armate le stiene e le braccianiuno ilcapo; e quelli pochi portano in cambio di picca una alabardal'astadella qualecome sapeteè lunga tre braccia e ha il ferroritratto come una scure. Hanno tra loro scoppiettierii qualiconlo impeto del fuocofanno quello ufficio che facevano anticamente ifunditori e i balestrieri. Questo modo dello armare fu trovato da'populi tedeschi e massime dai Svizzeri; i qualisendo poveri evolendo vivere liberierano e sono necessitati combattere con laambizione de' principi della Magna; i qualiper essere ricchipotevano nutrire cavagliil che non potevano fare quelli popoli perla povertà; onde ne nacque cheessendo a piè evolendosi difendere da' nimici che erano a cavalloconvenne lororicercare degli antichi ordini e trovare arme che dalla furia de'cavagli gli difendesse. Questa necessità ha fatto o mantenereo ritrovare a costoro gli antichi ordinisanza qualicome ciascunoprudente afferma la fanteria è al tutto inutile. Presonopertanto per arme le picchearme utilissima non solamente asostenere i cavaglima a vincergli. E hanno per virtù diqueste armi e di questi ordini presa i Tedeschi tanta audaciachequindici o ventimila di loro assalterebbero ogni gran numero dicavagli; e di questo da venticinque anni in qua se ne sono veduteesperienze assai. E sono stati tanto possenti gli esempli della virtùloro fondati in su queste armi e questi ordiniche poi che il reCarlo passò in Italiaogni nazione gli ha imitati; tanto chegli eserciti spagnuoli sono divenuti in una grandissimareputazione.

    Cosimo:  Quale modo di armare lodate voi più: o questo tedesco o loantico romano?

    Fabrizio:  II romano sanza dubbioe dirovvi il bene e il male dell'uno edell'altro. I fanti tedeschi così armati possono sostenere evincere i cavalli; sono più espediti al cammino eall'ordinarsiper non essere carichi d'armi. Dall'altra parte sonoesposti a tutti i colpie discosto e d'appressoper esseredisarmati; sono inutili alle battaglie delle terre e ad ogni zuffadove sia gagliarda resistenza. Ma i Romani sostenevano e vincevano icavaglicome questi; erano securi da' colpi da presso e di lontanoper essere coperti d'armi; potevano meglio urtare e meglio sosteneregli urtiavendo gli scudi; potevano più attamente nellepresse valersi con la spada~ che questi con la picca; e se ancorahanno la spadaper essere sanza lo scudo. Ella diventa in tale casoinutile. Potevano securamente assaltare le terreavendo il capocoperto e potendoselo meglio coprire con lo scudo. Talmente che einon avevano altra incommodità che la gravezza dell'armi e lanoia dello averie a condurre; le quali cose essi superavano con loavvezzare il corpo a' disagi e con indurirlo a potere durare fatica.E voi sapete come nelle cose consuete gli uomini non patiscono. Eavete ad intendere questo: che le fanterie possono avere a combatterecon fanti e con cavagli. E sempre fieno inutili quelle che nonpotranno o sostenere i cavaglio potendoli sostenereabbianonondimeno ad avere paura di fanterie che sieno meglio armate e meglioordinate che loro. Ora se voi considererete la fanteria tedesca e laromanavoi troverrete nella tedesca attitudinecome abbiamo dettoa vincere i cavaglima disavvantaggio grande quando combatte con unafanteria ordinata come loro e armata come la romana. Tale che vi saràquesto vantaggio dall'una all'altra: che i Romani potranno superare ifanti e i cavaglii Tedeschi solo i cavagli.

    Cosimo:  Io disidererei che voi venissi a qualche esemplo piùparticolareacciò che noi lo intendessimomeglio.

    Fabrizio:  Dico così: che voi troverretein molti luoghi delle istorienostrele fanterie romane avere vinti innumerabili cavaglie maitroverrete ch'elle siano state vinte da uomini a pièperdifetto ch'ell'abbiano avuto nell'armareo per vantaggio che abbiaavuto il nimico nell'armi. Perchése il modo del loro armareavesse avuto difettoegli era necessario che seguisse l'una delledue cose: o chetrovando chi armasse meglio di loroei nonandassono più avanti con gli acquistio che pigliasserode'modi forestieri e lasciassero i loro. E perché non seguìné l'una cosa né l'altrane nasce che si puòfacilmente conietturare che il modo dell'armare loro fusse miglioreche quello di alcuno altro. Non è già cosìintervenuto alle fanterie tedescheperché si è vistofare loro cattiva pruova qualunque volta quelle hanno avuto acombattere con uomini a pièordinati e ostinati come loroilche è nato dal vantaggio che quelle hanno riscontro nelle arminimiche. Filippo Viscontiduca di Milanoessendo assaltato dadiciottomila Svizzerimandò loro incontro il conteCarmignuolail quale allora era suo capitano. Costui con seimilacavagli e pochi fantigli andò a trovareevenendo con loroalle manifu ributtato con suo danno gravissimo. Donde ilCarmignuolacome uomo prudentesubito conobbe la potenza dell'arminimichee quanto contro a' cavagli le prevalevanoe la debolezzade' cavagli contro a quegli a piè così ordinati; erimesso insieme le sue gentiandò a ritrovare i Svizzeri ecome fu loro propinquofece scendere da cavallo le sue genti d'armi;e in tale maniera combattendo con queglituttifuora che tremilagli ammazzò; i qualiveggendosi consumare sanza avererimediogittate l'armi in terrasi arrenderono.

    Cosimo:  Donde nasce tanto disavvantaggio?

    Fabrizio:  Io ve l' ho poco fa detto; ma poiché voi non loavete intesoio ve lo replicherò. Le fanterie tedeschecomepoco fa vi si dissequasi disarmate per difendersihannoperoffenderela picca e la spada. Vengono con queste armi e con gliloro ordini a trovare il nimicoil qualese è bene armatoper difendersicome erano gli uomini d'arme del Carmignuola che glifece scendere a pièviene con la spada e ne' suoi ordini atrovargli; e non ha altra difficultà che accostarsi a'Svizzeri tanto che gli aggiunga con la spada; perchécome gliha aggiuntili combatte securamenteperché il tedesco nonpuò dare con la picca al nimico che gli è presso per lalunghezza della astae gli conviene mettere mano alla spadalaquale è a lui inutilesendo egli disarmato e avendoall'incontro uno nimico che sia tutto armato. Donde chi considera ilvantaggio e il disavvantaggio dell'uno e dell'altrovedràcome il disarmato non vi avrà rimedio veruno; e il vincere laprima punga e passare le prime punte delle picche non è moltadifficultàsendo bene armato chi le combatte; perchéle battaglie vanno (come voi intenderete meglioquando io vi aròdimostro com'elle si mettono insieme) eandandodi necessitàsi accostano in modo l'una all'altrach'elle si pigliano per ilpetto; e se dalle picche ne è alcuno morto o gittato perterraquegli che rimangono in piè sono tanti che bastano allavittoria. Di qui nacque che il Carmignuola vinse con tanta strage de'Svizzeri e con poca perdita de' suoi.

    Cosimo:  Considerate che quegli del Carmignuola furono uominid'armei qualibenché fussero a pièerano copertitutti di ferroe però poterono fare la pruova che fecero; sìche io mi penso che bisognasse armare una fanteria come lorovolendofare la medesima pruova.

    Fabrizio:  Se voi vi ricordassi come io dissi che i Romaniarmavanovoi non penseresti a cotesto; perché uno fante cheabbia il capo coperto dal ferroil petto difeso dalla corazza edallo scudo le gambe e le braccia armateè molto piùatto a difendersi dalle picche ed entrare tra loroche non èuno uomo d'arme a piè. Io ne voglio dare un poco di esemplomoderno. Erano scese di Sicilia nel regno di Napoli fanteriespagnuoleper andare a trovare Consalvo che era assediato inBarletta da' Franzesi. Fecesi loro incontro monsignore d'Ubignìcon le sue genti d'arme e con circa quattromila fanti tedeschi.Vennero alle mani i Tedeschi. Con le loro picche basse apersero lefanterie spagnuole; ma quelleaiutate da' loro brocchieri edall'agilità del corpo lorosi mescolarono con i Tedeschitanto che gli poterono aggiugnere con la spada; donde ne nacque lamortequasidi tutti quegli e la vittoria degli Spagnuoli. Ciascunosa quanti fanti tedeschi morirono nella giornata di Ravenna; il chenacque dalle medesime cagioni: perché le fanterie spagnuole siaccostarono al tiro della spada alle fanterie tedeschee le arebberoconsumate tuttese da' cavagli franzesi non fussero i fanti tedeschistati soccorsi; nondimeno gli Spagnuolistretti Insiemesiridussero in luogo securo. Concludoadunqueche una buona fanteriadee non solamente potere sostenere i cavaglima non avere paura de'fanti; il checome ho molte volte detto procede dall'armi edall'ordine.

    Cosimo:  Ditepertantocome voi l'armeresti.

    Fabrizio:  Prenderei delle armi romane e delle tedeschee vorreiche la metà fussero armati come i Romani e l'altra metàcome i Tedeschi. Perchése in seimila fanticome io vi diròpoco di poiio avessi tremila fanti con gli scudi alla romana edumila picche e mille scoppiettieri alla tedescami basterebbono;perché io porrei le picche o nella fronte delle battaglieodove io temessi più de' cavaglì; e di quelli delloscudo e della spada mi servirei per fare spalle alle picche e pervincere la giornatacome io vi mostrerò. Tanto che iocrederrei che una fanteria così ordinata superasse oggi ognialtra fanteria.

    Cosimo:  Questo che è detto ci basta quanto alle fanteriema quanto a'cavagli disideriamo intendere quale vi pare più gagliardoarmareo il nostro o l'antico?

    Fabrizio:  Io credo che in questi tempirispetto alle sellearcionate e alle staffe non usate dagli antichisi stia piùgagliardamente a cavallo che allora. Credo che si armi anche piùsicurotale che oggi uno squadrone di uomini d'armepesando assaiviene ad essere con più difficultà sostenuto che nonerano gli antichi cavagli. Con tutto questo nondimenoio giudico chenon si debba tenere più conto de' cavagliche anticamente sene tenesse; perchécome di sopra si è dettomoltevolte ne' tempi nostri hanno con i fanti ricevuta vergognae lariceverannosempre che riscontrino una fanteria armata e ordinatacome di sopra. Aveva Tigranere d'Armeniacontro allo esercitoromano del quale era capitano Lucullocento cinquantamila cavaglitra li quali erano molti armati come gli uomini d'arme nostriiquali chiamavano catafratti; e dall'altra parte i Romani nonaggiugnevano a seimilacon venticinquemila fantitanto che Tigraneveggendo l'esercito de' nimici disse: - Questi sono cavagli assai peruna ambasceria; - nondimenovenuto alle manifu rotto. E chi scrivequella zuffa vilipende quelli catafratti mostrandogli inutiliperchédice cheper avere coperto il visoerano poco atti a vedere eoffendere il nimico eper essere aggravati dall'arminon potevanocadendorizzarsi né della persona loro in alcuna manieravalersi. Dicopertantoche quegli popolio regniche istimerannopiù la cavalleria che la fanteriasempre fieno deboli edesposti a ogni rovinacome si è veduta l'Italia ne' tempinostri; la quale è stata predatarovinata e corsa da'forestierinon per altro peccato che per avere tenuta poca curadella milizia di pièed essersi ridotti i soldati suoi tuttia cavallo. Debbesi bene avere de' cavaglima per secondo e non perprimo fondamento dello esercito suo; perchéa fare scopertea correre e guastare il paese nimicoa tenere tribolato e infestatol'esercito di quello e in sull'armi semprea impedirgli levettovagliesono necessarii e utilissimi; maquanto alle giornate ealle zuffe campali che sono la importanza della guerra e il fine ache si ordinano gli esercitisono più utili a seguire ilnimicorotto ch'egli èche a fare alcuna altra cosa che inquelle si operie sono alla virtù del peditato assaiinferiori.

    Cosimo:  E' mi occororno due dubitatazioni; l'unache io so che i Parti nonoperavano in guerra altro che i cavaglie pure si divisono il mondocon i Romani; l'altrache io vorrei che voi mi dicessi come lacavalleria puote essere sostenuta da' fantie donde nasca la virtùdi questi e la debolezza di quella.

    Fabrizio:  O io vi ho dettoo io vi ho voluto direcome ilragionamento mio delle cose della guerra non ha a passare i terminid'Europa. Quando così siaio non vi sono obligato a rendereragione di quello che si è costumato in Asia. Pure io v'ho adire questo: che la milizia de' Parti era al tutto contraria a quellade' Romaniperché i Parti militavano tutti a cavallo enelcombattere procedevano confusi e rotti- ed era uno modo di combattereinstabile e pieno di incertitudine. I Romani eranosi puòdirequasi tutti a piè e combattevano stretti insieme esaldi; e vinsono variamente l'uno l'altro secondo il sito largo ostretto; perchéin questoi Romani erano superioriinquelloi Parti; i quali poterono fare gran pruove con quellamiliziarispetto alla regione che loro avevano a difendere; la qualeera larghissimaperché ha le marine lontane mille migliaifiumi l'uno dall'altro due o tre giornatele terre medesimamente egli abitatori radi; di modo che uno esercito romanograve e tardoper l'armi e per l'ordinenon poteva cavalcarlo sanza suo gravedannoper essere chi lo difendeva a cavallo ed espeditissimo; inmodo ch'egli era oggi in uno luogoe domani discosto cinquantamiglia; di qui nacqueche i Parti poterono prevalersi con lacavalleria solae la rovina dell'esercito di Crasso e i pericoli diquello di Marco Antonio. Ma iocome v'ho dettonon intendo inquesto mio ragionamento parlare della milizia fuora d'Europa; peròvoglio stare in su quello che ordinarono già i Romani e iGrecie oggi fanno i Tedeschi. Ma vegnamo all'altra domanda vostradove voi disiderate intendere quale ordine o quale virtùnaturale fa che i fanti superano la cavalleria. E vi dicoin primacome i cavagli non possono andarecome i fantiin ogni luogo. Sonopiù tardi a ubbidirequando occorre variare l'ordine che ifanti; perchés'egli è bisogno o andando avantitornare indietroo tornando indietro andare avantio muoversistando fermio andando fermarsisanza dubbio non lo possono cosìappunto fare i cavagli come i fanti. Non possono i cavaglisendo daqualche impeto disordinatiritornare negli ordini se non condifficultàancora che quello impeto manchi; il che rattissimofanno i fanti. Occorreoltre a questomolte volteche uno uomoanimoso sarà sopra uno cavallo vile e uno vile sopra unoanimoso; donde conviene che queste disparità di d'animofacciano disordine. Né alcuno si maravigli che uno nodo difanti sostenga ogni impeto di cavagliperché il cavallo èanimale sensato e conosce i pericoli e male volentieri vi entra. E seconsidererete quali forze lo facciano andar avanti e quali lo tenganoindietrovedrete sanza dubbio essere maggiori quelle che loritengono che quelle che lo spingono; perché innanzi lo faandar lo spronee dall'altra banda lo ritiene o la spada o la picca.Tale che si è visto per le antiche e per le moderne esperienzeun nodo di fanti essere securissimoanzi insuperabile da'cavagli. Ese voi arguissi a questo che la foga con la quale vienelo fa piùfurioso a urtare chi lo volesse sosteneremeno stimare la picca chelo spronedico chese il cavallo discosto comincia a vedere diavere a percuotere nelle punte delle piccheo per se stesso egliraffrenerà il corsodi modo che come egli si sentiràpugnere si fermerà affattoogiunto a quellesi volteràa destra o a sinistra. Di che se volete fare esperienzaprovate acorrere un cavallo contro a un muro; radi ne troverrete checonquale vi vogliate fogavi dieno dentro. Cesareavendo in Francia acombattere con i Svizzeriscese e fece scendere ciascuno a pièe rimuovere dalla schiera i cavaglicome cosa più atta afuggire che a combattere. Manonostante questi naturali impedimentiche hanno i cavagliquello capitano che conduce i fantidebbeeleggere vie che abbiano per i cavagli più impedimenti si può;e rado occorrerà che l'uomo non possa assicurarsi per laqualità del paese. Perchése si cammina per lecollineil sito ti libera da quelle foghe di che voi dubitate; se siva per il pianoradi piani sono cheper le colture o per li boschinon ti assicurino; perché ogni macchiaogni argineancoradeboletoglie quella fogae ogni colturadove sia vigne e altriarboriimpedisce i cavagli. E se tu vieni a giornataquellomedesimo ti interviene che camminandoperché ogni poco diimpedimento che il cavallo abbia perde la foga sua. Una cosanondimeno non voglio scordare di dirvi: come i Romani istimavanotanto i loro ordini e confidavono tanto nelle loro armiche se gliavessono avuto ad eleggere o un luogo sì aspro per guardarsidai cavaglidove ei non avessono potuti spiegare gli ordini loroouno dove avessono avuto a temere più de' cavaglima vi sifussono potuti distenderesempre prendevano questo e lasciavanoquello. Ma perch'egli è tempo passare allo esercizioavendoarmate queste fanterie secondo lo antico e moderno usovedreno qualiesercizi facevano loro fare i Romaniavanti che le fanterie siconduchino a fare giornata. Ancora ch'elle siano bene elette e meglioarmatesi deono con grandissimo studio esercitareperchésanza questo esercizio mai soldato alcuno non fu buono. Deono esserequesti esercizi tripartiti: l'unoper indurare il corpo e farlo attoa' disagi e più veloce e più destro; l'altroperimparare ad operare l'armi; il terzoper imparare ad osservare gliordini negli eserciticosì nel camminarecome nel combatteree nello alloggiare. Le quali sono le tre principali azioni che facciauno esercito perchése uno esercito camminaalloggia ecombatte ordinatamente e praticamenteil capitano ne riporta l'onoresuo ancora che la giornata avesse non buono fine. Hanno pertanto aquesti esercizi tutte le republiche antiche provvisto in modopercostume e per leggeche non se ne lasciava indietro alcuna parte.Esercitavano adunque la loro gioventù per fargli veloci nelcorrereper fargli destri nel saltareper fargli forti a trarre ilpalo o a fare alle braccia. E queste tre qualità sono quasiche necessarie in uno soldato; perché la velocità lo faatto a preoccupare i luoghi al nimicoa giugnerlo insperato einaspettatoa seguitarlo quando egli è rotto. La destrezza lofa atto a schifare il colpoa saltare una fossaa superare unoargine. La fortezza lo fa meglio portare l'armiurtare il nimicosostenere uno impeto. E sopratuttoper fare il corpo più attoa'disagisi avvezzavano a portare gran pesi. La quale consuetudine ènecessariaperché nelle espedizioni difficili conviene moltevolte che il soldatooltre all'armiporti da vivere per piùgiorni; e se non fusse assuefatto a questa fatica non potrebbe farlo;e per questo o e' non si potrebbe fuggire uno pericolo o acquistarecon fama una vittoria. Quanto a imparare ad operare l'armigliesercitavano in questo modo. Volevano che i giovani si vestisseroarmi che pesassero più il doppio che le veree per spadadavano loro uno bastone piombato il qualea comparazione di quellaera gravissimo. Facevano a ciascuno di loro ficcare uno palo in terrache rimanesse alto tre bracciae in modo gagliardoche i colpi nonlo fiaccassero o atterrassono; contro al quale palo il giovane con loscudo e col bastonecome contro a uno nimicosi esercitava; e oragli tirava come se gli volesse ferire la testa o la facciaora comese lo volesse percuotere per fiancoora per le gambeora si tiravaindietroora si faceva innanzi. E avevanoin questo esercizioquesta avvertenza; di farsi atti a coprire sé e ferire ilnimico; e avendo l'armi finte gravissimeparevano di poi loro levere più leggieri. Volevano i Romani che i loro soldatiferissono di punta e non di tagliosì per essere il colpo piùmortale e avere manco difesasì per scoprirsi meno chiferisse ed essere più atto a raddoppiarsi che il taglio. Névi maravigliate che quegli antichi pensassero a queste cose minimeperchédove si ragiona che gli uomini abbiano a venire allemaniogni piccolo vantaggio è di gran momento; e io viricordo quello che di questo gli scrittori ne dicanopiuttosto cheio ve lo insegni. Né istimavano gli antichi cosa piùfelice in una republicache essere in quella assai uomini esercitatinell'armi; perché non lo splendore delle gemme e dell'oro fache i nimici ti si sottomettonoma solo il timore dell'armi. Di poigli errori che si fanno nell'altre cosesi possono qualche voltacorreggere; ma quegli che si fanno nella guerrasopravvenendo subitola penanon si possono emendare. Oltre a questoil saperecombattere fa gli uomini più audaciperché niuno temedi fare quelle cose che gli pare avere imparato a fare. Volevanopertanto gli antichi che i loro cittadini si esercitassono in ognibellicazionee facevano trarre lorocontro a quel palodardi piùgravi che i veri; il quale eserciziooltre al fare gli uominiesperti nel trarrefa ancora le braccia più snodate e piùforti. Insegnavano ancora loro trarre con l'arcocon la frombae atutte queste cose avevano preposti maestriin modo che poiquandoegli erano eletti per andare alla guerraegli erano già conl'animo e con la disposizione soldati. Né restava loro adimparare altro che andare negli ordini e mantenersi in quegliocamminando o combattendo; il che facilmente imparavanomescolandosicon quegli cheper avere più tempo militatosapevano starenegli ordini.

    Cosimo:  Quali esercizi faresti voi fare loro al presente?

    Fabrizio:  Assai di quegli che si sono detticome: correre efare alle bracciafargli saltarefargli affaticare sotto armi piùgravi che l'ordinariefargli trarre con la balestra e con l'arco; ache aggiugnerei lo scoppiettoistrumento nuovocome voi sapeteenecessario. E a questi esercizi assuefarei tutta la gioventùdel mio statomacon maggiore industria e più sollecitudinequella parte che io avessi descritta per militare; e sempre ne'giorni oziosi si eserciterebbero. Vorrei ancora ch'egl'imparassino anotare; il che è cosa molto utileperché non sempresono i ponti a' fiuminon sempre sono parati i navigli; tale chenon sapendo il tuo esercito notareresti privo di molte commoditàe ti si tolgono molte occasioni al bene operare. I Romani non peraltro avevano ordinato che i giovani si esercitassero in CampoMarziose non perchéavendo propinquo il Teverepotesseroaffaticati nello esercizio di terraristorarsi nella acqua e partenel notareesercitarsi. Farei ancoracome gli antichiesercitarequegli che militassono a cavallo; il che è necessarissimoperchéoltre al sapere cavalcaresappiano a cavallo valersidi loro medesimi. E per questo avevano ordinati cavagli di legnosopr'alli quali si addestravanosaltandovi sopra armati e disarmatisanza alcuno aiuto e da ogni mano; il che faceva che ad un tratto ead un cenno d'uno capitano la cavalleria era a pièe cosìad un cenno rimontava a cavallo. E tali esercizie di piè edi cavallocome allora erano facilicosì ora non sarebberodifficili a quella republica o a quel principe che volesse farlimettere in pratica alla sua gioventùcome per esperienza sivede in alcune città di Ponente dove si tengono vivi similimodi con questo ordine. Dividono quelle tutti i loro abitanti invarie partie ogni parte nominano da una generazione di quell'armiche egli usano in guerra. E perché egli usano picchealabardearchi e scoppiettichiamano quelle; picchierialabardieriscoppiettieri e arcieri. Convieneadunquea tutti gliabitanti dichiararsi in quale ordine voglia essere descritto. Eperché tuttio per vecchiezza o per altri impedimentinonsono atti alla guerrafanno di ciascuno ordine una sceltae glichiamano i Giurati; i quali ne'giorni oziosi sono obligati aesercitarsi in quell'armi dalle quali sono nominati. E ha ciascuno illuogo suo deputato dal publicodove tale esercizio si debba fare; equelli che sono di quello ordinema non de' Giuraticoncorrono coni danari a quelle spese che in tale esercizio sono necessarie. Quellopertanto che fanno loropotremmo fare noi; ma la nostra pocaprudenza non lascia pigliare alcuno buono partito. Da questi esercizinasceva che gli antichi avevano buone fanterie e che ora quegli diPonente sono migliori fanti che i nostri; perché gli antichigli esercitavanoo a casacome facevano quelle republicheo neglieserciticome facevano quegli imperadoriper le cagioni che disopra si dissono. Ma noi a casa esercitare non li vogliamo; in camponon possiamoper non essere nostri suggetti e non gli potereobligare ad altri esercizi che per loro medesimi si vogliono. Laquale cagione ha fatto che si sono straccurati prima gli esercizi epoi gli ordinie che i regni e le republichemassime italianevivono in tanta debolezza. Ma torniamo all'ordine nostro; eseguitando questa materia degli esercizidico come non basta a farbuoni eserciti avere indurati gli uominifattigli gagliardivelocie destriché bisogna ancora ch'egli imparino a stare negliordinia ubbidire a' segnia' suoni e alle voci del capitanoesaperestandoritirandosiandando innanzicombattendo ecamminandomantenere quegli; perché sanza questa disciplinacon ogni accurata diligenza osservata e praticatamai esercito nonfu buono. E sanza dubbio gli uomini feroci e disordinati sono moltopiù deboli che i timidi e ordinati; perché l'ordinecaccia dagli uomini il timoreil disordine scema la ferocia. Eperché voi intendiate meglio quello che di sotto si diràvoi avete a intendere come ogni nazionenell'ordinare gli uominisuoi alla guerraha fatto nell'esercito suoovvero nella suamilizia uno membro principale; il qualese l'hanno variato con ilnomel'hanno poco variato con il numero degli uominiperchétutti l'hanno composto di sei in ottomila uomini. Questo membro da'Romani fu chiamato legioneda' Greci falangedai Franzesi caterva.Questo medesimo ne' nostri tempi da' Svizzerii quali solidell'antica milizia ritengono alcuna ombraè chiamato in lorolingua quello che in nostra significa battaglione. Vero è checiascuno l'ha poi diviso in varie battaglie e a suo propositoordinato. Parmiadunqueche noi fondiamo il nostro parlare in suquesto nome come più notoe di poisecondo gli antichi emoderni ordiniil meglio che è possibileordinarlo. E perchéi Romani dividevano la loro legioneche era composta di cinque inseimila uominiin dieci coortiio voglio che noi dividiamo ilnostro battaglione in dieci battaglie e lo componiamo di seimilauomini di piè; e dareno a ogni battaglia quattrocentocinquantauominide' quali ne sieno quattrocento armati d'armi gravi ecinquanta d'armi leggieri. L'armi gravi sieno trecento scudi con lespadee chiaminsi scudati; e cento con le picchee chiaminsi piccheordinarie; l'armi leggieri sieno cinquanta fanti armati discoppiettibalestra e partigiane e rotelle e questi da uno nomeantico si chiamino veliti ordinarii. Tutte le dieci battagliepertanto vengono ad avere tremila scudatimille picche ordinarie ecinquecento veliti ordinarii; i quali tutti fanno il numero diquattromila cinquecento fanti. E noi diciamo che vogliamo fare ilbattaglione di seimilaperò bisogna aggiugnere altri millecinquecento fantide' quali ne farei mille con le picchele qualichiamerei picche estraordinariee cinquecento armati alla leggierai quali chiamerei veliti estraordinarii. E così verrebbero lemie fanteriesecondo che poco fa dissia essere composte mezze discudi e mezze fra picche e altre armi. Preporrei a ogni battaglia unoconnestabolequattro centurioni e quaranta capidieci; e di piùun capo a' veliti ordinariicon cinque capidieci. Darei alle millepicche estraordinarie tre connestabolidieci centurioni e centocapidieci; a' veliti estraordinarii due connestabolicinquecenturioni e cinquanta capidieci. Ordinerei di poi un capo generaledi tutto il battaglione. Vorrei che ciascuno connestabole avesse labandiera e il suono. Sarebbe pertanto composto uno battaglione didieci battagliedi tremila scudatidi mille picche ordinariedimille estraordinariedi cinquecento veliti ordinariidi cinquecentoestraordinarii; e così verrebbero ad essere seimila fantitraquali sarebbero mille cinquecento capidieci edi piùquindici connestaboli con quindici suoni e quindici bandierecinquantacinque centurionidieci capi de' veliti ordinariie unocapitano di tutto il battaglione con la sua bandiera e con il suosuono. E vi ho volentieri replicato questo ordine più volteacciò che poiquando io vi mostrerò i modidell'ordinare le battaglie e gli esercitivoi non vi confondiate.Dicopertantocome quel re o quella republica dovrebbe quegli suoisudditi ch'ella volesse ordinare all'armiordinargli con queste armie con queste partie fare nel suo paese tanti battaglioni di quantifusse capace E quando gli avesse ordinati secondo la sopradettadistribuzionevolendogli esercitare negli ordinibasterebbeesercitargli battaglia per battaglia. E benché il numero degliuomini di ciascuna di esse non possa per sé fare forma d'unogiusto esercitonondimeno può ciascuno uomo imparare a farequello che s'appartiene a lui particolarmente; perché neglieserciti si osserva due ordini: l'unoquello che deono fare gliuomini in ciascuna battagliae l'altroquello che di poi debbe farela battaglia quando è coll'altre in uno esercito. E quelliuomini che fanno bene il primofacilmente osservano il secondo; masanza sapere quellonon si può mai alla disciplina delsecondo pervenire. Possonoadunquecome ho dettociascuna diqueste battaglie da per sé imparare a tenere l'ordine dellefile in ogni qualità di moto e di luogo edi poia saperemettersi insiemeintendere il suono mediante il quale nelle zuffe sicomanda sapere cognoscere da quellocome i galeotti dal fischioquanto abbiano a fare o a stare saldio gire avantio tornareindietroo dove rivolgere l'armi e il volto. In modo chesappiendotenere bene le filetalmente che né luogo né moto ledisordininointendendo bene i comandamenti del capo mediante ilsuono e sappiendo di subito ritornare nel suo luogopossono poifacilmentecome io dissiqueste battagliesendone ridotte assaiinsiemeimparare a fare quello che tutto il corpo loro èobligatoinsieme con l'altre battagliein un esercito giustooperare. E perché tale pratica universale ancora non èda istimare pocosi potrebbe una volta o due l'annoquando fussepaceridurre tutto il battaglione insieme e dargli forma d'unoesercito interoesercitandogli alcuni giorni come se si avesse afare giornataponendo la frontei fianchi e i sussidi ne' luoghiloro. E perché uno capitano ordina il suo esercito allagiornatao per conto del nimico che vede o per quello del qualesanza vederlo dubitasi debbe esercitare il suo esercito nell'unomodo e nell'altroe istruirlo in modo che possa camminare ese ilbisogno lo ricercassecombatteremostrando a' tuoi soldatiquandofussero assaltati da questa o da quella bandacome si avessero agovernare. E quando lo istruisse da combattere contro al nimico chevedessonomostrar loro come la zuffa s'appiccadove si abbiano aritirare sendo ributtatichi abbi a succedere in luogo loro a chesegnia che suonia che voci debbano ubbidiree praticarvegli inmodocon le battaglie e con gli assalti finti ch'egli abbiano adisiderare i veri. Perché lo esercito animoso non lo fa peressere in quello uomini animosima lo esservi ordini bene ordinatiperché se Io sono de primi combattitorie lo sappiasendosuperatodove io m'abbia a ritirare e chi abbia a succedere nelluogo miosempre combatterò con animoveggendomi il soccorsopropinquo. Se io sarò de' secondi combattitorilo esserespinti e ributtati i primi non mi sbigottiràperché iomi arò presupposto che possa essere e l'arò disideratoper essere quello che dia la vittoria al mio padronee non sienoquegli. Questi esercizi sono necessarissimi dove si faccia unoesercito di nuovo; e dove sia lo esercito vecchio sono necessariiperché si vede comeancora che i Romani sapessero dafanciugli l'ordine degli eserciti loronondimeno quegli capitaniavanti che venissero al nimicocontinuamente gli esercitavano inquegli. E Iòsafo nella sua Istoria dice che i continuiesercizi degli eserciti romani facevano che tutta quella turba chesegue il campo per guadagnieranelle giornateutile; perchétutti sapevano stare negli ordini e combattere servando quelli. Manegli eserciti d'uomini nuovio che tu abbi messi insieme percombattere allorao che tu ne faccia ordinanza per combattere con iltemposanza questi esercizicosì delle battaglie di per sécome di tutto l'esercitoè fatto nulla; perchésendonecessarii gli ordiniconviene con doppia industria e faticamostrargli a chi non gli sache mantenergli a chi gli sacome sivede che per mantenergli e per insegnargli molti capitani eccellentisi sono sanza alcuno rispetto affaticati.





Libroterzo


    Cosimo:Poiché noi mutiamo ragionámentoio voglio chesi muti domandatoreperché io non vorrei essere tenutopresuntuoso; il che sempre ho biasimato negli altri. Però iodepongo la dittaturae do questa autorità a chi la vuole diquesti altri miei amici.

    Zanobi:E' ci era gratissimo che voi seguitassi; purepoichévoi non volete dite almeno quale di noi dee succedere nel luogovostro.

    Cosimo: Iovoglio dare questo carico al signore.

    Fabrizio:Io sono contento prenderloe voglio che noi seguitiamo ilcostume viniziano: che il più giovane parli primaperchésendo questo esercizio da giovanimi persuado che i giovani sienopiù atti a ragionarnecome essi sono più pronti aesequirlo.

    Cosimo: Adunquee' tocca a voiLuigi. E come io ho piacere di tale successorecosìvoi vi sodisfarete di tale domandatore. Però vi priegotorniamo alla materia e non perdiamo più tempo.

    Fabrizio:Io son certo chea volere dimostrare bene come si ordina unoesercito per far la giornatasarebbe necessario narrare come i Grecie i Romani ordinavano le schiere negli loro eserciti. Nondimenopotendo voi medesimi leggere e considerare queste cose mediante gliscrittori antichilascerò molti particolari indietroe solone addurrò quelle cose che di loro mi pare necessario imitarea volere ne' nostri tempi dare alla milizia nostra qualche parte diperfezione. Il che farà che in uno tempo io mostreròcome uno esercito si ordini alla giornatae come si affronti nellevere zuffee come si possa esercitarlo nelle finte. Il maggioredisordine che facciano coloro che ordinano uno esercito allagiornataè dargli solo una fronte e obligarlo a uno impeto euna fortuna. Il che nasce dallo avere perduto il modo che tenevanogli antichi a ricevere l'una schiera nell'altra; perchésanzaquesto modonon si può né sovvenire a' priminédifendergliné succedere nella zuffa in loro scambio; il cheda' Romani era ottimamente osservato. Per volere adunque mostrarequesto mododico come i Romani avevano tripartita ciascuna legionein astatiprincipi e triarii; de'qualigli astati erano messi nellaprima fronte dello esercito con gli ordini spessi e fermi; dietroa'quali erano i principi ma posti con gli loro ordini piùradi: dopo questi mettevano i triariie con tanta radità diordini che potessonobisognandoricevere tra loro i principi e gliastati. Avevanooltre a questii funditori e i balestrieri e glialtri armati alla leggiera; i quali non stavano in questi ordinimali collocavano nella testa dello esercito tra li cavagli e i fanti.Questiadunqueleggermente armati appiccavano la zuffa; sevincevanoil che occorreva rade volteessi seguivano la vittoria;se erano ributtatisi ritiravano per i fianchi dello esercito o pergli intervalli a tale effetto ordinatie si riducevano tra'disarmati. Dopo la partita de' quali venivano alle mani con il nimicogli astati; i qualise si vedevano superaresi ritiravano a poco apoco per la radità degli ordini tra' principi einsieme conqueglirinnovavano la zuffa. Se questi ancora erano sforzatisiritiravano tutti nella radità degli ordini de' triarii etutti insiemefatto uno mucchioricominciavano la zuffa; e sequesti la perdevanonon vi era più rimedioperché nonvi restava più modo a rifarsi. I cavagli stavano sopra allicanti dello esercitoposti a similitudine di due alie a uno corpoeor combattevano con i cavaglior sovvenivano i fantisecondo che ilbisogno lo ricercava. Questo modo di rifarsi tre volte è quasiimpossibile a superareperché bisogna che tre volte lafortuna ti abbandoni e che il nimico abbia tanta virtù che trevolte ti vinca. I Greci non avevano con le loro falangi questo mododi rifarsie benché in quelle fusse assai capi e di moltiordininondimeno ne facevano un corpoovvero una testa. Il modoch'essi tenevano in sovvenire l'uno l'altro eranon di ritirarsil'uno ordine nell'altrocome i Romanima di entrare l'uno uomo nelluogo dell'altro. Il che facevano in questo modo: la loro falange eraridotta in file; e pognamo che mettessono per fila cinquanta uominivenendo poi con la testa sua contro al nimico; di tutte le fileleprime sei potevano combattere perché le loro lancele qualichiamavano sarisseerano sì lunghe che la sesta fila passavacon la punta della sua lancia fuora della prima fila. Combattendoadunquese alcuno della prima o per morte o per ferite cadevasubito entrava nel luogo suo quello che era di dietro nella secondafilaenel luogo che rimaneva voto della secondaentrava quelloche gli era dietro nella terza; e così successive in unosubito le file di dietro instauravano i difetti di quegli davanti; inmodo che le file sempre restavano intere e niuno luogo era dicombattitori vacuoeccetto che la fila ultimala quale si venivaconsumando per non avere dietro alle spalle chi la instaurasse; inmodo che i danni che pativano le prime file consumavano le ultime. Ele prime restavano sempre intere; e così queste falangiperl'ordine lorosi potevano piuttosto consumare che rompereperchéil corpo grosso le faceva più immobili. Usarono i Romaninelprincipiole falangie instruirono le loro legioni a similitudinedi quelle. Di poi non piacque loro questo ordinee divisero lelegioni in più corpicioè in coorti e in manipoli;perché giudicaronocome poco fa dissiche quel corpo avessepiù vitache avesse più animee che fusse composto dipiù partiin modo che ciascheduna per se stessa si reggesse.I battaglioni de' Svizzeri usano in questi tempi tutti i modi dellafalangecosì nello ordinarsi grossi e intericome nelsovvenire l'uno l'altro; e nel fare la giornata pongono i battaglionil'uno a' fianchi dell'altro; ese li mettono dietro l'uno all'altronon hanno modo che il primoritirandosipossa essere ricevuto dalsecondo; ma tengonoper potere sovvenire l'uno l'altroquest'ordine: che mettono uno battaglione innanzi e un altro dietro aquello in su la man rittatale chese il primo ha bisogno d'aiutoquello si può fare innanzi e soccorrerlo. Il terzo battaglionemettono dietro a questima discosto un tratto di scoppietto. Questofanno perchésendo quegli due ributtatiquesto si possa fareinnanzie abbiano spazioe i ributtati e quel che si fa innanziaevitare l'urto l'uno dell'altro; perché una moltitudine grossanon può essere ricevuta come un corpo piccoloe però icorpi piccoli e dístinti che erano in una legione romana sipotevano collocare in modo che si potessono tra loro ricevere e l'unol'altro con facilità sovvenire. E che questo ordine de'Svizzeri non sia buono quanto lo antico romanolo dimostrano moltiesempli delle legioni romane quando si azzuffarono con le falangigreche; e sempre queste furono consumate da quelleperché lagenerazione dell'armi come io dissi dianzie questo modo di rifarsipoté più che la solidità delle falangi. Avendoadunquecon questi esempli a ordinare uno esercitomi èparso ritenere l'armi e i modiparte delle falangi grechepartedelle legioni romane; e però io ho detto di volere in unobattaglione dumila piccheche sono l'armi delle falangi macedonichee tremila scudi con la spadache sono l'armi de' Romani. Ho divisoil battaglione in dieci battagliecome i Romani; la legione in diecicoorti. Ho ordinato i veliticioè l'armi leggieriperappiccare la zuffa come loro. E perché cosìcomel'armi sono mescolate e participano dell'una e dell'altra nazioneneparticipino ancora gli ordiniho ordinato che ogni battaglia abbiacinque file di picche in fronte e il restante di scudiper poterecon la frontesostenere i cavagli e entrare facilmente nellebattaglie de' nimici a pièavendo nel primo scontro lepicchecome il nimicole quali voglio mi bastino a sostenerlogliscudipoia vincerlo. E se voi noterete la virtù di questoordinevoi vedrete queste armi tutte fare interamente l'ufficioloroperché le picche sono utili contro a' cavagliequandovengono contro a' fanti fanno bene l'ufficio loro prima che la zuffasi ristringa; perchéristretta ch'ella èdiventanoinutili. Donde che i Svizzeriper fuggire questo inconvenientepongono dopo ogni tre file di picche una fila d'alabarde; il chefanno per dare spazio alle piccheil quale non è tanto chebasti. Ponendo adunque le nostré picche davanti e gli scudidietrovengono a sostenere i cavagli enello appiccare la zuffaaprono e molestano i fanti; ma poi che la zuffa è ristrettaech'elle diventerebbono inutilisuccedono gli scudi e le spade; iquali possono in ogni strettura maneggiarsi.

    Luigi:Noi aspettiamo ora con disiderio di intendere come voiordineresti l'esercito a giornata con queste armi e con questiordini.

    Fabrizio: E ionon voglio ora dimostrarvi altro che questo. Voi avete a intenderecome in uno esercito romano ordinarioil quale chiamavano esercitoconsolarenon erano più che due legioni di cittadini romaniche erano secento cavagli e circa undicimila fanti. Avevano di poialtrettanti fanti e cavagliche erano loro mandati dagli amici econfederati loro; i quali dividevano in due parti e chiamavanol'unacorno destro el'altracorno sinistro; né maipermettevano che questi fanti ausiliari passassero il numero de'fanti delle legioni loro; erano bene contenti che fusse piùnumero quello de' cavagli. Con questo esercitoche era diventiduemila fanti e circa dumila cavagli utilifaceva uno consoloogni fazione e andava a ogni impresa. Purequando bisognava opporsia maggiori forzeraccozzavano due consoli con due eserciti. Doveteancora notare comeper l'ordinarioin tuttatré l'azioniprincipali che fanno gli eserciti cioè camminarealloggiare ecombatteremettevano le legioni in mezzo perché volevano chequella virtù in la quale più confidavanofusse piùunitacome nel ragionare di tuttatré queste azioni vi simostrerà. Quegli fanti ausiliariiper la pratica che avevanocon i fanti legionarierano utili quanto quelli; perché eranodisciplinati come loro e però nel simile modonello ordinarela giornata gli ordinavano. Chi adunque sa come i Romani disponevanouna legione nell'esercito a giornatasa come lo disponevano tutto.Peròavendovi io detto come essi dividevano una legione intre schieree come l'una schiera riceveva l'altravi vengo ad averedetto come tutto lo esercito in una giornata si ordinava. Volendo iopertanto ordinare una giornata a similitudine de' Romanicome quegliavevano due legioniio prenderò due battaglioniedispostiquestisi intenderà la disposizione di tutto uno esercito;perché nello aggiungere più genti non si arà afare altro che ingrossare gli ordini. Io non credo che bisogni che iovi ricordi quanti fanti abbia uno battaglionee come egli ha diecibattagliee che capi sieno per battagliae quali armi abbianoequali sieno le picche e i veliti ordinarii e quali gliestraordinarii; perché poco fa ve lo dissi distintamentee viricordai lo mandassi alla memoria come cosa necessaria a volereintendere tutti gli altri ordini; e però io verrò alladimostrazione dell'ordine sanza replicare altro. E' mi pare che ledieci battaglie d'uno battaglione si pongano nel sinistro fianco ele dieci altre dell'altronel destro. Ordininsi quelle del sinistroin questo modo: pongansi cinque battaglie l'una allato all'altranella frontein modo che tra l'una e l'altra rimanga uno spazio diquattro braccia che vengano a occupareper larghezzacentoquarantuno braccio di terreno eper la lunghezzaquaranta.Dietro a queste cinque battaglie ne porrei tre altrediscosto perlinea retta dalle prime quaranta braccia; due delle quali venisserodietro per linea retta alle estreme delle cinquee l'altra tenesselo spazio di mezzo. E così verrebbero queste tre ad occupareper larghezza e per lunghezza il medesimo spazio che le cinque; madove le cinque hanno tra l'una e l'altra una distanza di quattrobracciaqueste l'arebbero di trentatré. Dopo queste porrei ledue ultime battaglie pure dietro alle treper linea retta edistantida quelle trequaranta braccia; e porrei ciascuna d'essedietro alle estreme delle tretale che lo spazio che restasse tral'una e l'altra sarebbe novantuno braccio. Terrebbero adunque tuttequeste battaglie così ordinateper larghezzacentoquarantunobraccio eper lunghezzadugento. Le picche estraordinariedistenderei lungo i fianchi di queste battaglie dal lato sinistrodiscosto venti braccia da quellefaccendone centoquarantatréfile a sette per fila; in modo ch'elle fasciassono con la lorolunghezza tutto il lato sinistro delle dieci battaglienel modo dame dettoordinate; e ne avanzerebbe quaranta file per guardare icarriaggi e i disarmati che rimanessono nella coda dello esercitodistribuendo i capidieci e i centurioni ne'luoghi loro; e degli treconnestaboli ne metterei uno nella testal'altro nel mezzoil terzonell'ultima filail quale facesse l'ufficio del tergiduttorechécosì chiamavano gli antichi quello che era proposto allespalle dello esercito. Maritornando alla testa dello esercitodicocome io collocherei appresso alle picche estraordinarie i velitiestraordinariiche sapete che sono cinquecentoe darei loro unospazio di quaranta braccia. A lato a questipure in su la man mancametterei gli uomini d'armee vorrei avessero uno spazio dicentocinquanta braccia. Dopo questii cavagli leggieria' qualidarei il medesimo spazio che alle genti d'arme. I veliti ordinariilascerei intorno alle loro battagliei quali stessono in queglispazi che io pongo tra l'una battaglia e l'altrache sarebbero comeministri di quellese già egli non mi paresse da metterlisotto le picche estraordinarie; il che fareio nosecondo che piùa proposito mi tornasse. Il capo generale di tutto il battaglionemetterei in quello spazio che fusse tra 'l primo e il secondo ordinedelle battaglieovvero nella testa e in quello spazio che ètra l'ultima battaglia delle prime cinque e le picche estraordinariesecondo che più a proposito mi tornassecon trenta o quarantauomini intornoscelti e che sapessono per prudenza esequire unacommissione e per fortezza sostenere uno impeto; e fusse ancora essoin mezzo del suono e della bandiera. Questo è l'ordine colquale io disporrei uno battaglione nella parte sinistrache sarebbela disposizione della metà dell'esercito; e terrebbeperlarghezzacinquecento undici braccia eper lunghezzaquanto disopra si dicenon computando lo spazio che terrebbe quella partedelle picche estraordinarie che facessono scudo a' disarmatichesarebbe circa cento braccia. L'altro battaglione disporrei sopra 'ldestro cantoin quel modo appunto che io ho disposto quello delsinistrolasciando dall'uno battaglione all'altro uno spazio ditrenta braccia; nella testa del quale spazio porrei qualche carrettadi artiglieriadietro alle quali stesse il capitano generale ditutto l'esercito e avesse intornocon il suono e con la bandieracapitanadugento uomini almenoelettia piè la maggiorpartetra' quali ne fusse dieci o piùatti a esequire ognicomandamento; e fusse in modo a cavallo e armato che potesse essere ea cavallo e a piè secondo che il bisogno ricercasse.L'artiglierie dell'esercitobastano dieci cannoni per laespugnazione delle terreche non passassero cinquanta libbre diportata; de' quali in campagna mi servirei più per la difesadegli alloggiamenti che per fare giornatal'altra artiglieria tuttafusse piuttosto di dieci che di quindici libbre di portata. Questaporrei innanzi alla fronte di tutto l'esercitose già ilpaese non stesse in modo che io la potessi collocare per fianco inluogo securo dov'ella non potesse dal nimico essere urtata. Questaforma di esercito così ordinato puònel combatteretenere l'ordine delle falangi e l'ordine delle legioni romane; perchénella fronte sono picchesono tutti i fanti ordinati nelle fileinmodo cheappiccandosi col nimico e sostenendolopossono ad usodelle falangi ristorare le prime file con quelli di dietro.Dall'altra partese sono urtati in modo che fieno necessitatirompere gli ordini e ritirarsipossono entrare negli intervallidelle seconde battaglie che hanno dietroe unirsi con quellee dinuovofatto uno mucchiosostenere il nimico e combatterlo. E quandoquesto non bastipossono nel medesimo modo ritirarsi la secondavoltae la terza combattere; sì che in questo ordinequantoal combattereci è da rifarsi e secondo il modo greco esecondo il romano. Quanto alla fortezza dell'esercitonon si puòordinare più forte; perché l'uno e l'altro corno èmunitissimo e di capi e di arminé gli resta debole altro chela parte di dietro de' disarmati; e quella ha ancora fasciati ifianchi dalle picche estraordinarie. Né può il nimicoda alcuna parte assaltarlo che non lo truovi ordinato; e la parte didietro non può essere assaltataperché non puòessere nimico che abbia tante forze che equalmente ti possa assalireda ogni banda; perchéavendoletu non ti hai a mettere incampagna seco. Ma quando fusse il terzo più di te e beneordinato come tese si indebolisce per assaltarti in piùluoghiuna parte che tu ne rompatutto va male. Da' cavagliquandofussono più che i tuoisei sicurissimo; perché gliordini delle picche che ti fascianoti difendano da ogni impeto diquegliquando bene i tuoi cavagli fussero ributtati. I capioltre aquestosono disposti in lato che facilmente possono comandare eubbidire. Gli spazi che sono tra l'una battaglia e l'altra e tral'uno ordine e l'altronon solamente servono a potere ricevere l'unol'altroma ancora a dare luogo a' mandati che andassono e venissonoper ordine del capitano. E com'io vi dissi primai Romani avevanoper esercito circa ventiquattromila uominicosì debbe esserequestoe come il modo del combattere e la forma dell'esercito glialtri soldati lo prendevano da'le legionicosì quelli soldatiche voi aggiugnessi agli due battaglioni vostri arebbero a prenderela forma e ordine da quelli. Delle quali cose avendone posto unoesemploè facil cosa imitarlo; perchéaccrescendo odue altri battaglioni all'esercitoo tanti soldati degli altriquanti sono quegliegli non si ha a fare altro che duplicare gliordini edove si pose dieci battaglie nella sinistra parteporveneventio ingrossando o distendendo gli ordini secondo che il luogo oil nimico ti comandasse.

    Luigi:  Veramentesignoreio mi immagino in modo questoesercitoche già lo veggoe ardo d'uno disiderio di vederloaffrontare. E non vorreiper cosa del mondoche voi diventassiFabio Massimofaccendo pensiero di tenere a bada il nimico edifferire la giornataperché io direi peggio di voi che ilpopolo romano non diceva di quello.

    Fabrizio:  Non dubitate. Non sentite voi l'artiglierie? Le nostrehanno già trattoma poco offeso il nimico; e i velitiestraordinarii escono de' luoghi loro insieme con la cavallerialeggiereepiù sparsi e con maggiore furia e maggior gridache possonoassaltano il nimico; l'artiglieria del quale ha scaricouna volta e ha passato sopra la testa de' nostri fanti sanza fareloro offensione alcuna. E perch'ella non possa trarre la secondavoltavedete i veliti e i cavagli nostri che l'hanno giàoccupatae che i nimiciper difenderlasi sono fatti innanzi; talche quella degli amici e nimici non può più farel'ufficio suo. Vedete con quanta virtù combattono i nostriecon quanta disciplinaper lo esercizio che ne ha fatto loro fareabito e per la confidenza ch'egli hanno nell'esercito; il qualevedete checol suo passo e con le genti d'arme allatocamminaordinato per appiccarsi con l'avversario. Vedete l'artiglierie nostreche per dargli luogo e lasciargli lo spazio iiberosi sono ritirateper quello spazio donde erano usciti i veliti. Vedete il capitano chegli inanimisce e mostra loro la vittoria certa. Vedete che i velitied i cavagli leggieri si sono allargati e ritornati ne' fianchidell'esercitoper vedere se possono per fianco fare alcuna ingiuriaalli avversarii. Ecco che si sono affrontati gli eserciti. Guardatecon quanta virtù egli hanno sostenuto lo impeto de nimiciecon quanto silenzioe come il capitano comanda agli uomini d'armeche sostengano e non urtino e dall'ordine delle fanterie non sispicchino. Vedete come i nostri cavagli leggieri sono iti a urtareuna banda di scoppiettieri nimici che volevano ferire per fiancoecome i cavagli nimici gli hanno soccorsi: tal cherinvolti tra l'unae l'altra cavallerianon possono trarre e ritiransi dietro alle lorobattaglie. Vedete con che furia le picche nostre si affrontanoecome i fanti sono già sì propinqui l'uno all'altrochele picche non si possono più maneggiare; di modo chesecondola disciplina imparata da noile nostre picche si ritirano a poco apoco tra gli scudi. Guardate comein questo tantouna grossa bandad'uomini d'armenimicihanno spinti gli uomini d'arme nostri dallaparte sinistra. e come i nostri. secondo la disciplinasi sonoritirati sotto le picche estraordinarieecon lo aiuto di quelleavendo rifatto testahanno ributtati gli avversari e morti buonaparte di loro. Intanto tutte le picche ordinarie delle primebattaglie si sono nascose tra gli ordini degli scudie lasciata lazuffa agli scudati; i quali guardate con quanta virtùsicurtàe ozio ammazzano il nimico. Non vedete voi quantocombattendogliordini sono ristrettiche a fatica possono menare le spade? Guardatecon quanta furia i nimici muoiono. Perchéarmati con la piccae con la loro spadainutile l'una per essere troppo lungal'altraper trovare il nimico troppo armatoin parte cascano fenti o mortiin parte fuggono. Vedetegli fuggire dal destro canto; fuggono ancoradal sinistro; ecco che la vittoria è nostra. Non abbiamo noivinto una giornata felicissimamente? Ma con maggiore felicitàsi vincerebbese mi fusse concesso il metterla in atto. E vedete chenon è bisognato valersi né del secondo né delterzo ordine; ché gli è bastata la nostra prima frontea supc-argli. In questa parte io non ho che dirvi altrose nonrisolvere se alcuna dubitazione vi nasce.

    Luigi:  Voi avete con tanta furia vinta questa giornatacheio ne resto tutto ammirato e in tanto stupefattoche io non credopotere bene esplicare se alcuno dubbio mi resta nell'animo. Pureconfidandomi nella vostra prudenzapiglierò animo a direquello che io intendo. Ditemi prima: perché non facesti voitrarre le vostre artiglierie più che una volta? E perchésubito le facesti ritirare dentro all'esercito né poi nefacesti menzione? Parvemi ancora che voi ponessi l'artiglierie delnimico alte e ordinassile a vostro modoil che può molto beneessere. Purequando egli occorresseche credo ch'egli occorraspessoche percuotano le schiereche rimedio ne date? E poichéio mi sono cominciato dalle artiglierieio voglio fornire tuttaquesta domandaper non ne avere a ragionare più. Io hosentito a molti spregiare l'armi e gli ordini degli eserciti antichiarguendo come oggi potrebbono pocoanzi tutti quanti sarebberoinutilirispetto al furore delle artiglierie; perché questerompono gli ordini e passono l'armi in modoche pare loro pazziafare uno ordine che non si possa teneree durare fatica a portareuna arme che non ti possa difendere.

    



Libroquarto


    Luigi:Poiché sotto l'imperio mio si è vinto unagiornata sì onorevolmenteio penso che sia bene che io nontenti più la fortunasappiendo quanto quella è varia einstabile. E però io desidero deporre la dittatura e cheZanobi faccia ora questo ufficio del domandarevolendo seguirel'ordine che tocchi al più giovane. E io so che non ricuseràquesto onore ovogliamo direquesta faticasì percompiacermisì ancora per essere naturalmente piùanimoso di me; né gli recherà paura avere a entrare inquesti travaglidove egli potesse così essere vintocomevincere.

    Zanobi: Iosono per stare dove voi mi mettereteancora che lo stessi piùvolentieri ad ascoltare; perchéinfino a quimi sono piùsodisfatte le domande vostre che non mi sarieno piaciute quelle che amenello ascoltare i vostri ragionamentioccorrevano. Ma io credoche sia bene signoreche voi avanziate tempo e abbiate pazienzasecon queste nostre cerimonie vi infastidissimo.

    Fabrizio:Anzi mi date piacereperché questa variazione de'domandatori mi fa conoscere i varii ingegni e i varii appetitivostri. Ma restavi cosa alcuna che vi paia da aggiugnere alla materiaragionata ?

    Zanobi: Duecose disideroavanti che si passi ad un'altra parte: l'unaèche voi ne mostriate se altra forma di ordinare eserciti vi occorre;l'altraquali rispetti debbe avere uno capitano prima che si conducaalla zuffaenascendo alcuno accidente in essaquali rimedii vi sipossa fare.

    Fabrizio: Iemi sforzerò sodisfarvi. Non risponderò giàdistintamente alle domande vostreperchémentre che iorisponderò a unamolte volte si verrà a rispondereall'altra. Io vi ho detto come io vi proposi una forma di esercitoacciò chesecondo quellagli potesse dare tutte quelle formeche 'l nimico e il sito ricerca; perchéin questo casoesecondo il sito e secondo il nimico si procede. Ma notate questo: chenon ci è la più pericolosa forma che distendere assaila fronte dell'esercito tuose già tu non hai ungagliardissimo e un grandissimo esercito; altrimenti tu l'hai a farepiuttosto grosso e poco largoche assai largo e sottile. Perchéquando tu hai poche genti a comparazione del nimicotu dei cercaredegli altri rimedii come sono: ordinare l'esercito tuo in iato che tusia fasciato o da fiume o da paludein modo che tu non possa esserecircundato; o fasciarti da' fianchi con le fossecome fece Cesare inFrancia. E avete a prendere in questo caso questa generalità:di allargarvi o ristrignervi con la frontesecondo il numero vostroe quello del nimico; ed essendo il nimico di minore numerodeicercare di luoghi larghiavendo tu massimamente le genti tuedisciplinateacciò che tu possa non solamente circundare ilnimicoma distendervi i tuoi ordiniperché ne' luoghi asprie difficilinon potendo valerti degli ordini tuoinon vieni adavere alcuno vantaggio. Quinci nasceva che i Romani quasi semprecercavano i campi aperti e fuggivano i difficili. Al contrariocomeho dettodei fare se hai o poche genti o male disciplinate; perchétu hai a cercare luoghio dove il poco numero si salvio dove lapoca esperienza non ti offenda. Debbesi ancora eleggere il luogosuperioreper potere più facilmente urtarlo. Nondimanco sidebbe avere questa avvertenza: di non ordinare l'esercito tuo in unaspiaggia e in luogo propinquo alle radici di quelladove possavenire l'esercito nimico; perché in questo casorispetto alleartiglierieil luogo superiore ti arrecherebbe disavvantaggio;perché sempre e commodamente potresti dalle artiglierienimiche essere offeso sanza potervi fare alcuno rimedioe tu nonpotresti commodamente offendere quelloimpedito da' tuoi medesimi.Debbe ancorachi ordina uno esercito a giornataavere rispetto alsole e al ventoche l'uno e l'altro non ti ferisca la fronteperchél'uno e l'altro ti impediscono la vistal'uno con i razzil'altrocon la polvere. E di più il vento disfavorisce l'armi che sitraggono al nimico e fa più deboli i colpi loro. E quanto alsolenon basta avere cura che allora non ti dia nel visomaconviene pensare che crescendo il dìnon ti offenda. E perquesto converrebbenello ordinare le gentiaverlo tutto allespalleacciò ch'egli avesse a passare assai tempo nelloarrivarti in fronte. Questo modo fu osservato da Annibale a Canne eda Mario contro a' Cimbri. Se tu fossi assai inferiore di cavagliordina l'esercito tuo tra vigne e arbori e simili impedimenticomefecero ne' nostri tempi gli Spagnuoliquando ruppono i Franzesi nelReame alla Cirignuola. E si è veduto molte volte come con imedesimi soldativariando solo l'ordine e il luogosi diventa diperdente vittoriosocome intervenne a' Cartaginesii qualisendostati vinti da Marco Regolo più voltefurono di poiper ilconsiglio di Santippo lacedemoniovittoriosi; il quale gli fecescendere nel pianodoveper virtù de' cavagli e degliliofantipoterono superare i Romani. E mi paresecondo gli antichiesempliche quasi tutti i capitani eccellentiquando eglino hannoconosciuto che il nimico ha fatto forte uno lato della battaglianongli hanno opposta la parte più fortema la più debolee l'altra più forte hanno opposta alla più debole; poinello appiccare la zuffahanno comandato alla loro parte piùgagliardache solamente sostenga il nimico e non lo spingae allapiù deboleche si lasci vincere e ritirisi nell'ultimaschiera dell'esercito. Questo genera due grandi disordini al nimico:il primoch'egli si truova la sua parte più gagliardacircundata; il secondo è cheparendogli avere la vittoriasubitorade volte è che non si disordinidonde ne nasce lasua subita perdita. Cornelio Scipionesendo in Ispagna contro adAsdrubale cartaginesee sappiendo come ad Asdrubale era noto ch'eglinell'ordinare l'esercito poneva le sue legioni in mezzola quale erala più forte parte del suo esercito eper questocomeAsdrubale con simile ordine doveva procedere; quando di poi vennealla giornatamutò ordine e le sue legioni messe ne'cornidello esercitoe nel mezzo pose tutte le sue genti piùdeboli. Di poivenendo alle maniin un subito quelle genti postenel mezzo fece camminare adagio ed i corni dello esercito concelerità farsi innanzi; di modo che solo i corni dell'uno edell'altro esercito combattevanoe le schiere di mezzoper esseredistante l'una dall'altranon si aggiugnevano; e così venivaa combattere la parte di Scipione più gagliarda con la piùdebole d'Asdrubale; e vinselo. Il quale modo fu allora utile; maoggirispetto alle artiglierienon si potrebbe usareperchéquello spazio che rimarrebbe nel mezzotra l'uno esercito e l'altrodarebbe tempo a quelle di potere trarre il che èperniziosissimocome di sopra dicemmo. Però conviene lasciarequesto modo da partee usarlocome poco fa dissifaccendoappiccare tutto lo esercito e la parte più debole cedere.Quando uno capitano si truova avere più esercito di quello delnimicoa volerlo circundare che non lo preveggaordini lo esercitosuo di equale fronte a quello dello avversario; di poiappiccata lazuffafaccia che a poco a poco la fronte si ritiri e i fianchi sidistendano; e sempre occorrerà che 'l nimico si troverràsanza accorgersenecircundato. Quando uno capitano voglia combatterequasi che sicuro di non potere essere rottoordini l'esercito suo inluogo dove egli abbia il refugio propinquo e sicuroo tra paludi otra monti o in una città potente; perchéin questocasoegli non può essere seguito dal nimico e il nimico puòessere seguitato da lui. Questo termine fu usato da Annibalequandola fortuna cominciò a diventargli avversa e che dubitava delvalore di Marco Marcello. Alcuniper turbare gli ordini del nimicohanno comandato a quegli che sono leggermente armatiche appicchinola zuffaeappiccatasi ritirino tra gli ordini; e quando di poigli eserciti si sono attestati insieme e che la fronte di ciascuno èoccupata al combatteregli hanno fatti uscire per li fianchi dellebattagliee quello turbato e rotto. Se alcuno si truova inferiore dicavaglipuòoltre a' modi dettiporre dietro a' suoicavagli una battaglia di piccheenel combattereordinare chedieno la via alle picche; e rimarrà sempre superiore. Moltihanno consueto di avvezzare alcuni fanti leggiermente armati acombattere tra' cavagli; il che è stato alla cavalleria diaiuto grandissimo. Di tutti coloro che hanno ordinati eserciti allagiornatasono i più lodati Annibale e Scipione quandocombatterono in Affrica; e perché Annibale aveva l'esercitosuo composto di Cartaginesi e di ausiliarii di varie generazionipose nella prima fronte ottanta liofanti; di poi collocò gliausiliariidopo a' quali pose i suoi Cartaginesi; nell'ultimo luogomesse gli Italianine' quali confidava poco. Le quali cose ordinòcosìperché gli ausiliariiavendo innanzi il nimico edi dietro sendo chiusi da' suoinon potessono fuggire; di modo chesendo necessitati al combatterevincessero o straccassero i Romanipensando poicon la sua gente fresca e virtuosa facilmente i Romanigià stracchi superare. All'incontro di questo ordineScipionecollocò gli astatii principi e i triarii nel modo consuetoda potere ricevere l'uno l'altro e sovvenire l'uno all'altro. Fece lafronte dello esercito piena di intervalli; e perch'ella nontransparesseanzi paresse unitali riempié di veliti; a'quali comandò chetosto ch'e' liofanti venivanocedesseroeper li spazi ordinariientrassono tra le legioni e lasciassero lavia aperta a' liofanti; e così venne a rendere vano l'impetodi queglitanto chevenuto alle maniei fu superiore.

    Zanobi: Voi mi avetefatto ricordarenello allegarmi cotesta giornatacome Scipione nelcombattere non fece ritirare gli astati negli ordini de' principimagli divise e fecegli ritirare nelle corna dello esercitoacciòche dessono luogo a' principiquando gli volle spingere innanzi.Però vorrei mi dicessi quale cagione lo mosse a non osservarel'ordine consueto.

    Fabrizio:Dirovvelo. Aveva Annibale posta tutta la virtù del suoesercito nella seconda schiera; donde che Scipioneper opporreaquellasimile virtùraccozzò i principi e i triariiinsieme; tale cheessendo gli intervalli de'principi occupati da'triariinon vi era luogo a potere ricevere gli astati; e peròfece dividere gli astati e andare ne' corni dello esercitoe non gliritirò tra' principi. Ma notate che questo modo dello aprirela prima schiera per dare luogo alla secondanon si può usarese non quando altri è superiore; perché allora si hacommodità a poterlo farecome potette Scipione. Ma essendo aldisotto e ributtatonon lo puoi fare se non con tua manifestarovina; e però conviene averedietroordini che ti ricevino.Ma torniamo al ragionamento nostro. Usavano gli antichi Asiaticitral'altre cose pensate da loro per offendere i nimicicarri i qualiavevano da' fianchi alcune falce ;tale chenon solamente servivanoad aprire con il loro impeto le schierema ancora ad ammazzare conle falci gli avversarii. Contro a questi impeti in tre modi siprovvedeva: o si sostenevano con la densità degli ordinio siricevevano dentro nelle schiere come i liofantio e' si faceva conarte alcuna resistenza gagliarda; come fece Silla romano contro adArchelaoil quale aveva assai di questi carri che chiamavanofalcaticheper sostenerglificcò assai pali in terra dopole prime schiereda' quali i carri sostenuti perdevano l'impetoloro. Ed è da notare il nuovo modo che tenne Silla contro acostui in ordinare lo esercito; perché misse i veliti e icavagli dietro e tutti gli armati gravi davantilasciando assaiintervalli da potere mandare innanzi quegli di dietro quando lanecessità lo richiedesse; dondeappiccata la zuffacon loaiuto de' cavagli a' quali dette la viaebbe la vittoria. A volereturbare nella zuffa l'esercito nimicoconviene fare nascere qualchecosa che lo sbigottiscao con annunziare nuovi aiuti che venganoocol dimostrare cose che gli rappresentino; talmente che i nimiciingannati da quello aspettosbigottiscono esbigottitisi possanofacilmente vincere. I quali modi tennono Minuzio Ruffo e AcilioGlabrione consoli romani. Caio Sulpizio ancora misse assai saccomannisopra muli e altri animali alla guerra inutilima in modo ordinatiche rappresentavano gente d'armee comandò ch'eglinoapparissono sopra uno col lementre ch'egli era alle mani con iFranzesi; donde ne nacque la sua vittoria. Il medesimo fece Marioquando combatté contro a' Tedeschi. Valendoadunqueassaigli assalti finti mentre che la zuffa duraconviene che molto piùgiovino i verimassimamente se allo improvviso nel mezzo della zuffasi potesse di dietro o da lato assaltare il nimico. Il chedifficilmente si può fare se il paese non ti aiuta; perchéquando egli è apertonon si può celare parte delle tuegenti come conviene fare in simili imprese; ma ne' luoghi silvosi omontuosie per questo atti agli agguatisi può benenascondere parte delle tue gentiper poterein uno subito e fuoradi sua opinioneassaltare il nimico; la quale cosa sempre saràcagione di darti la vittoria. E' stato qualche volta di grandemomentomentre che la zuffa dura seminare voci che pronuncino ilcapitano de' nimici essere mortoo avere vinto dall'altra partedello esercitoil che molte volte a chi l'ha usato ha dato lavittoria. Turbasi facilmente la cavalleria nimica o con forme o conromori inusitati; come fece Cresoche oppose i cammegli agli cavaglidegli avversarii; e Pirro oppose alla cavalleria romana i liofantilo aspetto de' quali la turbò e la disordinò. Ne'nostri tempi il Turco ruppe il Sofì in Persia e il Soldano inSorìanon con altro se non con i romori degli scoppietti; iquali in modo alterarono con gli loro inusitati romori la cavalleriadi quegliche il Turco potéo facilmente vincerla. GliSpagnuoliper vincere l'esercito d'Amilcaremissero nella primafronte carri pieni di stipa tirati da buoievenendo alle maniappiccarono fuoco a quella; donde che i buoivolendo fuggire ilfuocourtarono nell'esercito di Amilcare e lo apersero. Soglionsicome abbiamo dettoingannare i nimici nel combatteretirandoglinegli agguatidove il paese è accomodato; maquando fusseaperto e largo hanno molti usato di fare fossee di poi ricopertoleleggermente di frasche e terra e lasciato alcuni spazi solidi dapotersi tra quelle ritiraredi poiappiccata la zuffaritiratosiper quellie il nimico seguendogliè rovinato in esse. Senella zuffa ti occorre alcuno accidente da sbigottire i tuoi soldatiè cosa prudentissima il saperlo dissimulare e pervertirlo inbenecome fece Tullo Ostilio e Lucio Silla; il qualeveggendo comementre che si combattevauna parte delle sue genti se ne era itadalla parte inimicae come quella cosa aveva assai sbigottiti isuoifece subito intendere per tutto lo esercito come ogni cosaseguiva per ordine suoil che non solo non turbò lo esercitoma gli accrebbe in tanto lo animoche rimase vittorioso. Occorseancora a Silla cheavendo mandati certi soldati a fare alcunafaccendaed essendo stati mortidisseperché l'esercito suonon si sbigottisseavergli con arte mandati nelle mani de' nimiciperché gli aveva trovati poco fedeli. Sertoriofaccendo unagiornata in Ispagna ammazzò uno che gli significò lamorte d'uno de' suoi capiper paura chedicendo il medesimo aglialtrinon gli sbigottisse. È cosa difficilissimaunoesercito già mosso a fuggirefermarlo e renderlo alla zuffa.E avete a fare questa distinzione: o egli è mosso tuttoe quiè impossibile restituirloo ne è mossa una parteequi è qualche rimedio. Molti capitani romani con il farsiinnanzi a quegli che fuggivanogli hanno fermifaccendolivergognare della fugacome fece Lucio Sillachesendo giàparte delle sue legioni in volta cacciate dalle genti di Mitridatesi fece innanzi con una spada in manogridando: — Se alcuno vidomanda dove voi avete lasciato il capitano vostrodite: "Noilo abbiamo lasciato in Beozia che combatteva". —Attilioconsolo a quegli che fuggivano oppose quegli che non fuggivanoefece loro intendere chese non voltavanosarebbero morti dagliamici e da' nimici. Filippo di Macedoniaintendendo come i suoitemevano de' soldati scitipose dietro al suo esercito alcuni de'suoi cavagli fidatissimie commisse loro ammazzassono qualunquefuggiva; onde che i suoivolendo più tosto morire combattendoche fuggendovinsero. Molti Romaninon tanto per fermare una fugaquanto per dare occasione a' suoi di fare maggiore forzahannomentre che si combattetolta una bandiera di mani a' suoi egittatala tra' nimici e proposto premi a chi la riguadagna. Io noncredo che sia fuora di proposito aggiugnere a questo ragionamentoquelle cose che intervengono dopo la zuffamassime sendo cose brevie da non le lasciare indietro e a questo ragionamento assai conformi.Dicoadunquecome le giornate si perdono o si vincono. Quando sivincesi dee con ogni celerità seguire la vittoria e imitarein questo caso Cesare e non Annibale; il qualeper essersi fermo dapoi ch'egli ebbe rotti i Romani a Cannene perdé lo imperiodi Roma. Quello altro mai dopo la vittoria non si posavama conmaggiore impeto e furia seguiva el nimico rottoche non l'avevaassaltato intero. Ma quando si perdedee un capitano vedere se dallaperdita ne può nascere alcuna sua utilitàmassimamentese gli è rimaso alcuno residuo di esercito La commoditàpuò nascere dalla poca avvertenza del nimicoil qualeil piùdelle voltedopo la vittoria diventa trascurato e ti dàoccasione di opprimerlo; come Marzio Romano oppresse gli eserciticartaginesii qualiavendo morti i duoi Scipioni e rotti i loroesercitinon stimando quello rimanente delle genti che con Marzioerano rimase vivefurono da lui assaltati e rotti. Per che si vedeche non è cosa tanto riuscibile quanto quella che il nimicocrede che tu non possa tentare; perché il più dellevolte gli uomini sono offesi più dove dubitano meno. Debbe uncapitano pertantoquando egli non possa fare questoingegnarsialmeno con la industria che la perdita sia meno dannosa. A farequesto ti è necessario tenere modi che il nimico non ti possacon facilità seguireo dargli cagione ch'egli abbia aritardare Nel primo casoalcunipoi ch'egli hanno conosciuto diperdereordinarono agli loro capi che in diverse parti e per diversevie si fuggissonoavendo dato ordine dove si avevano di poi araccozzare; il che faceva che il nimicotemendo di dividerel'esercitone lasciava ire salvi o tutti o la maggior parte di essi.Nel secondo casomolti hanno gittato innanzi al nimico le loro cosepiù careacciò che quelloritardato dalla predadialoro più spazio alla fuga. Tito Didio usò non pocaastuzia per nascondere il danno ch'egli aveva ricevuto nella zuffa;perchéavendo combattuto infino a notte con perdita di assaide' suoifece la notte sotterrare la maggior parte di quegli; dondeche la mattinavedendo i nimici tanti morti de' loro e sìpochi de' Romanicredendo avere disavvantaggiosi fuggirono. Iocredo di avere così confusamentecome io dissisodisfatto inbuona parte alla domanda vostra. Vero è checirca la formadegli esercitimi resta a dirvi come alcuna volta per alcun capitanosi è costumato fargli con la fronte a uso d'uno coniogiudicando potere per tale via più facilmente aprirel'esercito inimico. Contro a questa forma hanno usato fare una formaa uso di forbiciper potere tra quello vacuo ricevere quello conio ecircundarlo e combatterlo da ogni parte. Sopra che voglio che voiprendiate questa regola generale: che il maggiore rimedio che si usicontro a uno disegno del nimicoè fare volontario quelloch'egli disegna che tu faccia per forza; perchéfaccendolovolontariotu lo fai con ordine e con vantaggio tuo e disavvantaggiosuo; se lo facessi forzatovi sarebbe la tua rovina. Afortificazione di questo non mi curerò di replicarvi alcunacosa già detta. Fa il conio lo avversario per aprire le tueschiere? Se tu vai con esse apertetu disordini lui ed esso nondisordina te. Pose i liofanti in fronte del suo esercito Annibaleper aprire con quegli l'esercito di Scipioneandò Scipionecon esso apertoe fu cagione e della sua vittoria e della rovina diquello. Pose Asdrubale le sue genti più gagliarde nel mezzodella fronte del suo esercitoper spingere le genti di Scipione;comandò Scipione che per loro medesime si ritirassonoeruppelo. In modo che simili disegniquando si presentanosonocagione della vittoria di colui contro a chi essi sono ordinati.Restami ancorase bene mi ricordadirvi quali rispetti debbe avereuno capitano prima che si conduca alla zuffa. Sopra che io vi ho adirein prima come uno capitano non ha mai a fare giornata se non havantaggioo se non e necessitato. Il vantaggio nasce dal sitodall'ordinedall'avere o più o migliore gente. La necessitànasce quando tu vegganon combattendodovere in ogni modo perdere;come è: che sia per mancarti danari eper questolo esercitotuo si abbia in ogni modo a risolvere che sia per assaltarti la fameche il nimico aspetti di ingrossare di nuova gente. In questi casisempre si dee combattereancora con tuo disavvantaggioperch'egli èassai meglio tentare la fortuna dov'ella ti possa favorirechenonla tentandovedere la tua certa rovina. Ed è cosìgrave peccatoin questo casoin uno capitano il non combatterecome è d'avere avuta occasione di vincere e non la avere oconosciuta per ignoranza o lasciata per viltà. I vantaggiqualche volta te gli dà il nimico e qualche volta la tuaprudenza. Moltinel passare i fiumisono stati rotti da uno loronimico accortoil quale ha aspettato che sieno mezzi da ogni bandaedi poigli ha assaltati; come fece Cesare a' Svizzeri che consumòla quarta parte di loroper essere tramezzati da uno fiume. Trovasialcuna volta il tuo nimico stracco per averti seguito troppoinconsideratamente; di modo chetrovandoti tu fresco e riposatonondei lasciare passare tale occasione. Oltre a questose il nimico tipresentala mattina di buona orala giornatatu puoi differire diuscir de' tuoi alloggiamenti per molte ore; e quando egli èstato assai sotto l'armi e ch'egli ha perso quel primo ardore con ilquale vennepuoi allora combattere seco. Questo modo tenne Scipionee Metello in Ispagnal'uno contro ad Asdrubalel'altro contro aSertorio. Se il nimico è diminuito di forzeo per averediviso gli eserciticome gli Scipioni in Ispagnao per qualchealtra cagionedei tentare la sorte. La maggior parte de'capitaniprudenti piuttosto ricevano l'impeto de' nimiciche vadano conimpeto ad assaltare quelli: perché il furore èfacilmente sostenuto dagli uomini fermi e saldie il furoresostenuto facilmente si convertisce in viltà. Così feceFabio contro a' Sanniti e contro a' Gallie fu vittorioso e Deciosuo collega vi rimase morto. Alcuni che hanno temuto della virtùdel loro nimicohanno cominciato la zuffa nell'ora propinqua allanotteacciò che i suoisendo vintipotesserodifesi dallaoscurità di quellasalvarsi. Alcuni avendo conosciuto comel'esercito nimico è preso da certa superstizione di noncombattere in tale tempohanno quel tempo eletto alla zuffaevinto. Il che osservò Cesare in Francia contro ad AriovistoeVespasiano in Sorìa contro a' Giudei. La maggiore e piùimportante avvertenza che debba avere uno capitanoè di avereappresso di sé uomini fedeliperitissimi della guerra eprudenticon gli quali continuamente si consigli e con loro ragionidelle sue genti e di quelle del nimico: quale sia maggiore numeroquale meglio armatoo meglio a cavalloo meglio esercitato qualisieno più atti a patire la necessità in quali confidipiùo ne' fanti o ne' cavagli. Di poi considerino il luogodove sonoe s'egli è più a proposito per il nimico cheper lui; chi abbia di loro più commodamente la vettovaglia;s'egli è bene differire la giornata o farla; che di bene glipotesse dare o torre il tempo; perché molte volte i soldativeduta allungare la guerrainfastidiscono e stracchi nella fatica enel tedioti abbandonano. Importa sopra tutto conoscere il capitanode' nimici e chi egli ha intorno: s'egli è temerario o cautose timido o audace. Vedere come tu ti puoi fidare de' soldatiausiliarii. E sopra tutto ti debbi guardare di non condurrel'esercito ad azzuffarsi che tema o che in alcuno modo diffidi dellavittoriaperché il maggiore segno di perdere è quandonon si crede potere vincere. E però in questo caso dei fuggirela giornatao col fare come Fabio Massimo cheaccampandosi ne'luoghi fortinon dava animo ad Annibale d'andarlo a trovare; oquando tu credessi che il nimico ancora ne' luoghi forti ti venisse atrovare partirsi della campagna e dividere le genti per le tue terreacciò che il tedio della espugnazione di quelle lo stracchi.

    Zanobi: Non si puòegli fuggire altrimenti la giornatache dividersi in piùparti e mettersi nelle terre?

    Fabrizio:Io credoaltra voltacon alcuno di voi avere ragionato comequello che sta alla campagna non può fuggire la giornataquando egli ha uno nimico che lo vogli combattere in ogni modo; e nonha se non uno rimedio: porsi con l'esercito suo discosto cinquantamiglia almeno dall'avversario suoper essere a tempo a levarseglidinanzi quando lo andasse a trovare. E Fabio Massimo non fuggìmai la giornata con Annibalema la voleva fare a suo vantaggio; eAnnibale non presumeva poterlo vincere andando a trovarlo ne' luoghidove quello alloggiava; ché s'egli avesse presupposto poterlovincerea Fabio conveniva fare giornata seco in ogni modoofuggirsi. Filippore di Macedoniaquello che fu padre di Persevenendo a guerra con i Romanipose gli alloggiamenti suoi sopra unomonte altissimo per non fare giornata con quegli; ma i Romani loandarono a trovare in su quello monte e lo ruppono. Cingentorigecapitano de' Franciosiper non avere a fare giornata con Cesareilquale fuora della sua opinione aveva passato un fiumesi discostòmolte miglia con le sue genti. I Vinizianine' tempi nostrise nonvolevano venire a giornata con il re di Francianon dovevanoaspettare che l'esercito francioso passasse l'Addama discostarsi daquellocome Cingentorige. Donde che quegliavendo aspettatononseppono pigliare nel passare delle genti la occasione del fare lagiornatané fuggirlaperché i Franciosi sendo loropripinquicome i Viniziani disalloggiaronogli assaltarono eruppero. Tanto è che la giornata non si può fuggirequando il nimico la vuole in ogni modo fare. Né alcuno alleghiFabioperché tanto in quel caso fuggì la giornataegliquanto Annibale. Egli occorre molte volte che i tuoi soldatisono volonterosi di combatteree tu cognosciper il numero e per ilsito o per qualche altra cagioneavere disavvantaggioe disiderifargli rimuovere da questo disiderio. Occorre ancora che la necessitào l'occasione ti costringe alla giornatae che i tuoi soldati sonomale confidenti e poco disposti a combattere; donde che ti ènecessario nell'uno caso sbigottirgli e nell'altro accendergli. Nelprimo casoquando le persuasioni non bastanonon è ilmigliore modo che darne in preda una parte di loro al nimicoacciòche quegli che hanno e quegli che non hanno combattutoti credano. Epuossi molto bene fare con arte quello che a Fabio Massimo intervennea caso. Disiderava come voi sapetel'esercito di Fabio combatterecon l'esercito d'Annibale; il medesimo disiderio aveva il suo maestrode'cavagli; a Fabio non pareva di tentare la zuffa; tanto chepertale disparereegli ebbero a dividere l'esercito. Fabio ritenne isuoi negli alloggiamenti; quell'altro combattéevenuto inpericolo grandesarebbe stato rottose Fabio non lo avessesoccorso. Per il quale esemplo il maestro de'cavagliinsieme contutto lo esercitocognobbe come egli era partito savio ubbidire aFabio. Quanto allo accendergli al combattereè bene farglisdegnare contro a'nimicimostrando che dicono parole ignominiose diloromostrare di avere con loro intelligenza e averne corrottiparte; alloggiare in lato che veggano i nimici e che facciano qualchezuffa leggiere con quegliperché le cose che giornalmente siveggonocon più facilità si dispregiano; mostrarsiindegnato econ una orazione a propositoriprendergli della loropigrizia eper fargli vergognaredire di volere combattere soloquando non gli vogliano fare compagnia. E deisopra ogni cosaaverequesta avvertenzavolendo fare il soldato ostinato alla zuffa: dinon permettere che ne mandino a casa alcuna loro facultàodepongano in alcuno luogoinfino ch'egli è terminata laguerraacciò che intendano chese 'l fuggire salva loro lavitaegli non salva loro la roba l'amore della quale non suole menodi quella rendere ostinati gli uomini alla difesa.

    Zanobi:Voi avete detto come egli si può fare i soldati voltia combattere parlanda loro. Intendete voiper questoche si abbia aparlare a tutto l'esercitoo a' capi di quello?

    Fabrizio:A persuadere o a dissuadere a' pochi una cosaè moltofacile perchése non bastano le paroletu vi puoi usarel'autorità e la forza; ma la difficultà èrimuovere da una moltitudine una sinistra opinione e che siacontraria o al bene comune o all'opinione tua; dove non si puòusare se non le parole le quali conviene che sieno udite da tuttivolendo persuadergli tutti. Per questo gli eccellenti capitaniconveniva che fussono oratoriperchésanza sapere parlare atutto l'esercitocon difficultà si può operare cosabuonail che al tutto in questi nostri tempi è dismesso.Leggete la vita d'Alessandro Magnoe vedete quante volte gli funecessario concionare e parlare publicamente all'esercito; altrimentinon l'arebbe mai condottosendo diventato ricco e pieno di predaper i deserti d'Arabia e nell'India con tanto suo disagio e noiaperché infinite volte nascono cose mediante le quali unoesercito rovinaquando il capitano o non sappia o non usi di parlarea quelloperché questo parlare lieva il timoreaccende glianimi cresce l'ostinazionescuopre gl'ingannipromette premiimostra i pericoli e la via di fuggirliriprendepriegaminacciariempie di speranzalodavituperae fa tutte quelle cose per lequali le umane passioni si spengono o si accendono. Donde quelprincipe o republica che disegnasse fare una nuova milizia e rendereriputazione a questo esercizio debbe assuefare i suoi soldati a udireparlare il capitanoe il capitano a sapere parlare a quegli. Valevaassainel tenere disposti gli soldati antichila religione e ilgiuramento che si dava loro quando si conducevano a militareperchéin ogni loro errore si minacciavano non solamente di quelli mali chepotessono temere dagli uominima di quegli che da Dio potessonoaspettare. La quale cosamescolata con altri modi religiosifecemolte volte facile a' capitani antichi ogni impresae farebbe sempredove la religione si temesse e osservasse. Sertorio si valse diquestamostrando di parlare con una cervia la qualeda parted'Iddiogli prometteva la vittoria. Silla diceva di parlare con unaimmagine ch'egli aveva tratta dal tempio di Apolline. Molti hannodetto essere loro apparse in sogno Iddioche gli ha ammoniti alcombattere. Ne' tempi de'padri nostriCarlo VII re di Francianellaguerra che fece contro agli Inghilesi diceva consigliarsi con unafanciulla mandata da Iddiola quale si chiamò per tutto laPulzella di Franciail che gli fu cagione della vittoria. Puossiancora tenere modi che facciano che i tuoi apprezzino poco il nimico;come tenne Agesilao spartanoil quale mostrò a' suoi soldatialcuni Persiani ignudi acciò che vedute le loro membradilicatenon avessero cagione di temergli. Alcuni gli hannocostretti a combattere per necessitàlevando loro via ognisperanza di salvarsifuora che nel vincerela quale è la piùgagliarda e la migliore provvisione che si facciaa volere fare ilsuo soldato ostinato. La quale ostinazione è accresciuta dallaconfidenza e dall'amore del capitano o della patria. La confidenzala causa l'armil'ordinele vittorie fresche e l'opinione delcapitano. L'amore della patria è causato dalla natura; quellodel capitanodalla virtù più che da niuno altrobeneficio. Le necessitadi possono essere moltema quella èpiù forteche ti costringe o vincere o morire.

 



Libroquinto


    Fabrizio:  Io vi ho mostro come si ordina uno esercito per faregiornata con un altro esercito che si vegga posto all'incontro di sée narratovi come quella si vince edi poimolte circustanze per livarii accidenti che possono occorrere intorno a quella; tanto che mipare tempo da mostrarvi ora come si ordina uno esercito contro a quelnimico che altri non vedema che continuamente si teme non tiassalti. Questo interviene quando si cammina per il paese nimico osospetto. E prima avete a intendere come uno esercito romanoperl'ordinariosempre mandava innanzi alcune torme di cavagli comespeculatori del cammino. Di poi seguitava il corno destro. Dopoquesto ne venivano tutti i carriaggi che a quello appartenevano. Dopoquesti veniva una legione; dopo lei i suoi carriaggi; dopo quegliun'altra legione eappresso a quellai suoi carriaggi; dopo i qualine veniva il corno sinistro co' suoi carriaggi a spalle enell'ultima parteseguiva il rimanente della cavalleria. Questo erain effetto il modo col quale ordinariamente si camminava. E seavveniva che l'esercito fusse assaltato a cammino da fronte o daspalleessi facevano a un tratto ritirare tutti i carriaggi o in sula destra o in su la sinistrasecondo che occorreva o che megliorispetto al sitosi poteva e tutte le genti insiemelibere dagliimpedimenti lorofacevano testa da quella parte donde il nimicoveniva. Se erano assaltate per fiancosi ritiravano i carriaggiverso quella parte che era sicurae dell'altra facevano testa.Questo modosendo buono e prudentemente governatomi parrebbe daimitaremandando innanzi i cavagli leggieri come speculatori delpaese; di poiavendo quattro battaglionifare che camminassero allafilae ciascuno con i suoi carriaggi a spalle. E perché sonodi due ragioni carriaggicioè pertinenti a'particolarisoldati e pertinenti al publico uso di tutto il campodividerei icarriaggi publici in quattro parti ead ogni battaglioneneconcederei la sua partedividendo ancora in quarto le artiglierie etutti i disarmatiacciò che ogni numero di armati avesseequalmente gli impedimenti suoi. Ma perché egli occorre alcunavolta che si cammina per il paesenon solamente sospettoma intanto nimico che tu temi a ogni ora di essere assalitoseinecessitatoper andare più sicuromutare forma di cammino eandare in modo ordinatoche né i paesani né l'esercitoti possa offenderetrovandoti in alcuna parte improvvisto. Solevanoin tale caso gli antichi capitani andare con lo esercito quadrato(ché così chiamava no questa formanon perch'ellafusse al tutto quadrama per essere atta a combattere da quattroparti) e dicevano che andavano parati e al cammino e alla zuffa; dalquale modo io non mi voglio discostaree voglio ordinare i miei duebattaglionii quali ho preso per regola d'uno esercitoa questoeffetto. Volendo pertanto camminare sicuro per il paese nimico epotere rispondere da ogni parte quando fusse all'improvvisoassaltatoe volendosecondo gli antichiridurlo in quadrodisegnerei fare uno quadroche il vacuo suo fusse di spazio da ogniparte dugentododici bracciain questo modo: io porrei prima ifianchidiscosto l'uno fianco dall'altro dugentododici bracciaemetterei cinque battaglie per fianco in filo per lunghezzaediscosto l'una dall'altra tre braccia; le quali occuperebbero con gliloro spaziioccupando ogni battaglia quaranta braccia dugentododicibraccia. Tra le teste poi e tra le code di questi due fianchi porreil'altre dieci battagliein ogni parte cinqueordinandole in modoche quattro se ne accostassono alla testa del fianco destroequattro alla coda del fianco sinistrolasciando tra ciascuna unointervallo di tre braccia; una poi se ne accostasse alla testa delfianco sinistro e una alla coda del fianco destro. E perché ilvano- che è dall'uno fianco all'altro è dugentododicibracciae queste battaglieche sono poste allato l'una all'altraper larghezza e non per lunghezzaverrebbero a occupare con gliintervalli centotrentaquattro bracciaverrebbetra le quattrobattaglie poste in su la fronte del fianco destro e l'una posta in suquella del sinistroa restare uno spazio di settantotto braccia; equello medesimo spazio verrebbe a rimanere nelle battaglie postenella parte posteriore; né vi sarebbe altra differenzase nonche l'uno spazio verrebbe dalla parte di dietro verso il cornodestrol'altro verrebbe dalla parte davanti verso il corno sinistro.Nello spazio delle settantotto braccia davanti porrei tutti i velitiordinarii: in quello di dietro gli straordinariiche ne verrebbe adessere mille per spazio. E volendo che lo spazio che avesse di dentrol'esercito fusse per ogni verso dugentododici bracciaconverrebbeche le cinque battaglie che si pongono nella testae quelle che sipongono nella codanon occupassono alcuna parte dello spazio chetengono i fianchie però converrebbe che le cinque battagliedi dietro toccasserocon la frontela coda de' loro fianchiequelle davanticon la codatoccassero le teste; in modo che sopraogni canto di questo esercito resterebbe uno spazio da ricevereun'altra battaglia. E perché sono quattro spaziio torreiquattro bandiere delle picche estraordinarie ein ogni cantonemetterei una; e le due bandiere di dette picche che mi avanzasseroporrei nel mezzo del vano di questo esercito in uno quadro inbattagliaalla testa delle quali stesse il capitano generale co'suoi uomini intorno. E perché queste battaglieordinate cosìcamminano tutte per uno versoma non tutte per uno verso combattonosi hanel porle insiemea ordinare quegli lati a combattere che nonsono guardati dall'altre battaglie. E però si dee considerareche le cinque battaglie che sono in frontehanno guardate tuttel'altre parti eccetto che la fronte; e però queste s'hanno amettere insieme ordinariamente e con le picche davanti. Le cinquebattaglie che sono dietrohanno guardate tutte le bande fuora che laparte di dietro; e però si dee mettere insieme queste in modoche le picche vengano dietrocome nel suo luogo dimostrammo. Lecinque battaglie che sono nel fianco destrohanno guardati tutti ilatidal fianco destro in fuora. Le cinque che sono in sul sinistrohanno fasciate tutte le partidal fianco sinistro in fuora; e perònell'ordinare le battaglie si debbe fare che le picche tornino daquel fianco che resta scoperto. E perché i capidieci venganoper testa e per coda acciò cheavendo a combatteretuttel'armi e le membra sieno ne' luoghi loro il modo a fare questo sidisse quando ragionammo de' modi dell'ordinare le battaglie.L'artiglierie dividerei; e una parte ne metterei di fuora nel fiancodestro e l'altra nel sinistro. I cavagli leggieri manderei innanzi ascoprire il paese. Degli uomini d'armene porrei parte dietro in sulcorno destro e parte in sul sinistrodistanti un quaranta bracciadalle battaglie. E avete a pigliarein ogni modo che voi ordinateuno esercito quanto a' cavagliquesta generalità: che sempresi hanno a porre o dietro o da' fianchi. Chi li pone davantineldirimpetto dello esercitoconviene faccia una delle due cose: o chegli metta tanto innanzi chesendo ributtatieglino abbiano tantospazio che dia loro tempo a potere cansarsi dalle fanterie tue e nonle urtare; o ordinare in modo quelle con tanti intervalliche icavagliper queglipossano entrare tra loro sanza disordinarle. Nésia alcuno che stimi poco questo ricordoperché moltipernon ci avere avvertitone sono rovinati eper loro medesimi si sonodisordinati e rotti. I carriaggi e gli uomini disarmati si mettononella piazza che resta dentro all'esercitoe in modo compartiti chedieno la via facilmente a chi volesse andare o dall'uno cantoall'altro o dall'una testa all'altra dell'esercito. Occupano questebattagliesanza l'artiglierie e i cavagliper ogni verso dal latodi fuoradugentottantadue braccia di spazio. E perché questoquadro è composto di due battaglioniconviene divisare qualeparte ne faccia uno battaglione e quale l'altro. E perché ibattaglioni si chiamano dal numero e ciascuno di loro hacomesapetedieci battaglie e uno capo generalefarei che il primobattaglione ponesse le sue prime cinque battaglie nella frontel'altre cinque nel fianco sinistroe il capo stesse nell'angulosinistro della fronte. Il secondo battaglione di poi mettesse leprime cinque sue battaglie nel fianco destroe le altre cinque nellacodae il capo stesse nell'angulo destroil quale verrebbe a farel'ufficio del tergiduttore. Ordinato in questo modo lo esercitosiha a fare muovere enello andareosservare tutto questo ordine; esanza dubbio egli è sicuro da tutti i tumulti de' paesani. Nédee fare il capitano altra provvisione agli assalti tumultuariichedare qualche volta commissionea qualche cavallo o bandiera de'velitiche gli rimettano. Né mai occorrerà che questegenti tumultuarie vengano a trovarti al tiro della spada o dellapiccaperché la gente inordinata ha paura della ordinata; esempre si vedrà checon le grida e con i romorifaranno unogrande assalto sanza appressartisi altrimentia guisa di cani botoliintorno a uno maschino. Annibalequando venne a' danni de' Romani inItaliapassò per tutta la Francia esemprede' tumultifranzesi tenne poco conto. Convienea volere camminareaverespianatori e marraiuoli innanzi che ti tacciano la via- i qualisaranno guardati da quegli cavagli che si mandono avanti a scoprire.Camminerà uno esercito in questo ordine dieci miglia il giornoe avanzeragli tanto di soleche egli alloggerà e cenerà;perché per l'ordinario uno esercito cammina venti miglia. Seviene che sia assaltato da uno esercito ordinatoquesto assalto nonpuò nascere subitoperché uno esercito ordinato vienecol passo tuo; tanto che tu sei a tempo a riordinarti alla giornata eridurti tosto in quella formao simile a quella forma di esercitoche di sopra ti si mostrò. Perchése tu sei assaltatodalla parte dinanzitu non hai se non a fare che l'artiglierie chesono ne' fianchi e i cavagli che sono di dietro vengano dinanzi epongansi in quegli luoghi e con quelle distanze che di sopra si dice.I mille veliti che sono davanti escano del luogo suoe dividansi incinquecento per parteed entrino nel luogo loro tra' cavagli e lecorna dell'esercito. Di poi nel vòto che lascerannoentrinole due bandiere delle picche estraordinarie che io posi nel mezzodella piazza dell'esercito. I mille veliti che io posi di dietro sipartano di quello luogoe dividansi per i fianchi delle battaglie afortificazione di quelle; eper la apertura che loro lascerannoescano tutti i carriaggi e i disarmatie mettansi alle spalle dellebattaglie. Rimasa adunque la piazza vota e andato ciascuno a' luoghisuoile cinque battaglie che io posi dietro all'esercito si faccianoinnanzi per il vòto che è tra l'uno e l'altro fiancoecamminino verso le battaglie di testa; e le tre si accostino a quellea quaranta braccia con uguali intervalli intra l'una e l'altra; e ledue rimangano addietrodiscosto altre quaranta braccia. La qualeforma si può ordinare in uno subito e viene ad essere quasisimile alla prima disposizione che dello esercito dianzi dimostrammoe se viene più stretto in fronteviene più grosso ne'fianchi- che non gli dà meno fortezza. Ma perché lecinque battaglie che sono nella coda hanno le picche dalla parte didietroper le cagioni che dianzi dicemmoè necessario farlevenire dalla parte davantivolendo ch'elle facciano spalle allafronte dell'esercito; e però conviene: o fare voltarebattaglia per battaglia come uno corpo solidoo farle subito entraretra gli ordini degli scudi e condurle davanti; il quale modo èpiù ratto e di minore disordine che farle voltare. E cosìdei fare di tutte quelle che restono di dietroin ogni qualitàdi assaltocome io vi mostrerò. Se si presenta che il nimicovenga dalla parte di dietrola prima cosasi ha a fare che ciascunovolti il viso dov'egli aveva le schiene; e subito lo esercito vienead avere fatto del capocoda e della codacapo. Di poi si deetenere tutti quegli modi in ordinare quella fronte che io dico disopra. Se il nimico viene ad affrontare il fianco destrosi debbeverso quella bandafare voltare il viso a tutto lo esercito; di poifare tutte quelle cosein fortificazione di quella testache disopra si dicono; tale che i cavaglii velitil'artiglierie sienone'luoghi conformi a questa testa. Solo vi è questadifferenza: che nel variare le teste di quelli che si tramutonochiha ad ire meno e chi più. Bene è vero che faccendotesta del fianco destroi veliti che avessono ad entrare negliintervalli che sono tra le corna dello esercito e i cavaglisarebbono quegli che fussono più propinqui al fianco sinistro;nel luogo de' quali arebbero ad entrare le due bandiere delle piccheestraordinarieposte nel mezzo. Mainnanzi vi entrasseroicarriaggi e i disarmati per l'apertura sgomberassono la piazza eritirassonsi dietro al fianco sinistro; il che verrebbe ad essereallora coda dello esercito. Gli altri veliti che fussono posti nellacoda secondo l'ordinazione principalein questo caso non simutassero perché quello luogo non rimanesse aperto; il qualedi coda verrebbe ad essere fianco. Tutte l'altre cose si deono farecome nella prima testa si disse. Questo che si è detto circail fare testa del fianco destros'intende detto avendola a fare delfianco sinistroperché si dee osservare il medesimo ordine.Se il nimico venisse grosso ed ordinato per assaltarti da due bandesi deono fare quelle due bande ch'egli viene ad assaltareforti conquelle due che non sono assaltateduplicando gli ordini inciascheduna e dividendoper ciascuna partel'artiglieriai velitie i cavagli. Se viene da tre o da quattro bandeè necessarioo che tu o esso manchi di prudenza; perchése tu sarai saviotu non ti metterai mai in lato che il nimico da tre o da quattrobande con gente grossa e ordinata ti possa assaltare; perchéa volere che sicuramente ti offendaconviene che sia sìgrossoche da ogni banda egli ti assalti con tanta gente quantaabbia quasi tutto il tuo esercito. E se tu se' sì pocoprudenteche tu ti metta nelle terre e forze d'uno nimico che abbiatre volte gente ordinata più di tenon ti puoi dolerese tucapiti malese non di te. Se vienenon per tua colpama perqualche sventurasarà il danno sanza la vergognae tiinterverrà come agli Scipioni in Ispagna e ad Asdrubale inItalia. Ma se il nimico non ha molta più gente di teevogliaper disordinartiassaltarti da più bandesaràstoltizia sua e ventura tua; perché conviene che a fare questoegli s'assottigli in modoche tu puoi facilmente urtarne una banda esostenerne un'altrae in brieve tempo rovinarlo. Questo mododell'ordinare un esercito contro a uno nimico che non si vede ma chesi temeè necessario; ed è cosa utilissima assuefare ituoi soldati a mettersi insieme e camminare con tale ordine e nelcamminareordinarsi per combattere secondo la prima testa edi poiritornare nella forma che si cammina; da quellafare testa dellacodapoi del fiancoda questeritornare nella prima forma. I qualiesercizi e assuefazioni sono necessariivolendo avere uno esercitodisciplinato e pratico. Nelle quali cose si hanno ad affaticare icapitani e i principi; né è altro la disciplinamilitare che sapere bene comandare ed eseguire queste cose; néè altro uno esercito disciplinatoche uno esercito che siabene pratico in su questi ordininé sarebbe possibile che chiin questi tempi usasse bene simile disciplinafusse mai rotto. E sequesta forma quadrata che io vi ho dimostraè alquantodifficiletale difficultà è necessariapigliandolaper esercizio; perchésappiendo bene ordinarsi e mantenersiin quellasi saprà di poi più facilmente stare inquelle che non avessono tanta difficultà.

    Zanobi:Io credocome voi diteche questi ordini sieno moltonecessarii; e io per me non saprei che mi vi aggiungere o levare.Vero è che io disidero sapere da voi due cose: l'unasequando voi volete fare della coda o del fiancotestae voi glivolete fare voltarese questo si comanda con la voce o con il suono;l'altrase quegli che voi mettete davanti a spianare le strade perfare la via allo esercitodeono essere de' medesimi soldati dellevostre battaglieoppure altra gente viledeputata a simileesercizio.

    Fabrizio: Laprima vostra domanda importa assai; perché molte volte loessere i comandamenti de' capitani non bene intesio maleinterpretatiha disordinato il loro esercito; però le vocicon le quali si comanda ne' pericoli deono essere chiare e nette. Ese tu comandi con il suonoconviene fare che dall'uno modo all'altrosia tanta differenzache non si possa scambiare l'uno dall'altro; ese comandi con le vocidei avere avvertenza di fuggire le vocigenerali e usare le particolarie delle particulari fuggire quelleche si potessono interpretare sinistramente Molte volte il dire: "Adietro! A dietro!" ha fatto rovinare uno esercito; peròquesta voce si dee fuggireein suo luogousare: "Ritiratevi!".Se voi gli volete fare voltare per rimutare testa o per fianco o aspallenon usate mai: "Voltatevi!" ma dite: "Asinistra! A destra! A spalle! A fronte!". Così tutte lealtre voci hanno ad essere semplici e nettecome: "Premete!State forti! Innanzi! Tornate!". E tutte quelle cose che sipossono fare con la vocesi facciano; l'altre si facciano con ilsuono. Quanto agli spianatoriche è la seconda domandavostraio fare questo ufficio a' miei soldati propriisìperché così si faceva nella antica miliziasìancoraperché fusse nello esercito meno gente disarmata emeno impedimentie ne trarrei d'ogni battaglia quel numerobisognassee farei loro pigliare gli istrumenti atti a spianareel'armi lasciare a quelle file che fussero loro più presso; lequali le porterebbero loroevenendo il nimiconon arebbono a farealtro che ripigliarle e ritornare negli ordini loro.

    Zanobi:Gli istrumenti da spianare chi gli porterebbe?

    Fabrizio:I carria portare simili istrumentideputati.

    Zanobi:Io dubito che voi non condurresti mai questi vostri soldati azappare.

    Fabrizio: Ditutto si ragionerà nel luogo suo. Per ora io voglio lasciarestare questa parte e ragionare del modo del vivere dello esercito;perché mi pareavendolo tanto affaticatoche sia tempo darinfrescarlo e ristorarlo con il cibo. Voi avete ad intendere che unoprincipe debbe ordinare l'esercito suo più espedito che siapossibile e torgli tutte quelle cose che gli aggiugnessero carico egli facessero difficili le imprese. Tra quelle che arrecono piùdifficultàsono avere a tenere provvisto l'esercito di vino edi pane cotto. Gli antichi al vino non pensavanoperchémancandonebeevano acqua tinta con un poco d'aceto per darle sapore;donde che tra le munizioni de' viveri dello esercito era l'aceto enon il vino. Non cocevano il pane ne' fornicome si usa per lecittadima provvedevano le farine; e di quelle ogni soldato a suomodo si sodisfacevaavendo per condimento lardo e sugna; il che davaal pane che facevanosapore e gli manteneva gagliardi. In modo chele provvisioni di vivere per l'esercito erano farineacetolardo esugna eper i cavagliorzo. Avevanoper l'ordinariobranchi dibestiame grosso e minuto che seguiva l'esercito; il qualeper nonavere bisogno di essere portatonon dava molto impedimento. Daquesto ordine nasceva che uno esercito antico camminava alcuna voltamolti giorni per luoghi solitarii e difficili sanza patire disagi divettovaglieperché viveva di cose che facilmente se le potevatirare dietro. Al contrario interviene ne' moderni eserciti; i qualivolendo non mancare del vino e mangiare pane cotto in quegli modi chequando sono a casadi che non possono fare provvisione a lungorimangono spesso affamatiose pure ne sono provvistisi fa conuno disagio e con una spesa grandissima. Pertanto io ritirereil'esercito mio a questa forma del viverené vorreimangiassono altro pane che quello che per loro medesimi si cocessero.Quanto al vino non proibirei il bernené che nello esercitone venissema non userei ne industria né fatica alcuna peraverne; e nell'altre provvisioni mi governerei al tutto come gliantichi. La quale cosa se considererete benevedrete quantadifficultà si lieva viae di quanti affanni e disagi si privauno esercito e uno capitanoe quanta commodità si daràa qualunque impresa si volesse fare.

    Zanobi:Noi abbiamo vinto il nimico alla campagnacamminato di poisopra il paese suo; la ragione vuole che si sia fatto predetaglieggiato terrepreso prigioni; però io vorrei sapere comegli antichi in queste cose si governavano.

    Fabrizio:Ecco che io vi sodisfarò. Io credo che voi abbiateconsideratoperché altra volta con alcuni di voi ne horagionatocome le presenti guerre impoveriscono così queglisignori che vinconocome quegli che perdono; perché se l'unoperde lo statol'altro perde i danari e il mobile suo; il cheanticamente non eraperché il vincitore delle guerrearricchiva. Questo nasce da non tenere conto in questi tempi dellepredecome anticamente si facevama si lasciano tutte alladiscrezione de' soldati. Questo modo fa due disordini grandissimi:l'unoquello che io ho detto; l'altroche il soldato diventa piùcupido del predare e meno osservante degli ordini; e molte volte si èveduto come la cupidità della preda ha fatto perdere chi eravittorioso. I Romani pertanto che furno principi di questo esercizioprovvidero all'uno e all'altro di questi inconvenientiordinando chetutta la preda appartenesse al publicoe che il publico poi ladispensasse come gli paresse. E però avevano negli eserciti iquestoriche eranocome diremmo noi i camarlinghi; appresso a'qualitutte le taglie e le prede si collocavanodi che il consolo siserviva a dar la paga ordinaria a' soldatia sovvenire i feriti egl'infermie agli altri bisogni dello esercito. Poteva bene ilconsoloe usavalo spessoconcedere una preda a' soldati; ma questaconcessione non faceva disordineperchérotto lo esercitotutta la preda si metteva in mezzo e distribuivasi per testa secondole qualità di ciascuno. Il quale modo faceva che i soldatiattendevano a vincere e non a rubare; e le legioni romane vincevanoil nimico e non lo seguitavanoperché mai non si partivanodegli ordini loro; solamente lo seguivano i cavagli con quegli armatileggermente ese vi eranoaltri soldati che legionari. Che se leprede fussero state di chi le guadagnavanon era possibile néragionevole tenere le legioni fermee portavasi molti pericoli. Diqui nasceva pertanto che il publico arricchivae ogni consoloportava con gli suoi trionfi nello erario assai tesoroil quale eratutto di taglie e di prede. Un'altra cosa facevano gli antichi beneconsiderata; che del soldo che davano a ciascuno soldatola terzaparte volevano che deponesse appresso quello che della sua battagliaportava la bandiera; il quale ma i non gliene riconsegnava se nonfornita la guerra. Questo facevano mossi da due ragioni: la primaperché il soldato facesse del suo soldo capitale; perchéessendo la maggior parte giovani e straccuratiquanto piùhannotanto più sanza necessità spendono; l'altraperché sappiendo che il mobile loro era appresso allabandierafussero forzati averne più cura e con piùostinazione difenderlae così questo modo gli faceva massai egagliardi. Le quali cose tutte è necessario osservareavolere ridurre la milizia ne' termini suoi.

    Zanobi:Io credo che non sia possibile che ad uno esercitomentreche cammina da luogo a luogonon scaggia accidenti pericolosi dovebisogni la industria del capitano e la virtù de' soldativolendogli evitare; però io arei caro che voioccorrendonealcunolo narrassi.

    Fabrizio:Io vi contenterò volentieriessendo massimamentenecessariovolendo dare di questo esercizio perfetta scienza. Deonoi capitanisopra ogni altra cosamentre che camminano conl'esercitoguardarsi dagli agguati; ne' quali si incorre in duemodi: o camminando tu entri in queglio con arte del nimico vi se'tirato dentrosanza che tu gli presenta. Al primo caso volendoobviareè necessario mandare innanzi doppie guardie le qualiscuoprano il paese; e tanto maggiore diligenza vi si debba usarequanto più il paese fusse atto agli agguaticome sono i paesiselvosi e montuosiperché sempre si mettono o in una selva odietro a uno colle. E come lo agguatonon lo prevedendo ti rovinacosìprevedendolonon ti offende. Hanno gli uccegli o lapolvere molte volte scoperto il nimicoperché sempre che ilnimico ti venga a trovare farà polverio grande che tisignificherà la sua venuta. Così molte volte unocapitano veggendone' luoghi donde egli debbe passarelevarecolombi o altri di quegli uccelli che volono in schierae aggirarsie non si porreha conosciuto essere quivi lo agguato de' nimici emandato innanzi sue genti; econosciuto quelloha salvato sée offeso il nimico suo. Quanto al secondo caso di esservi tiratodentroche questi nostri chiamono essere tirato alla trattadeistare accorto di non credere facilmente a quelle cose che sono pocoragionevoli ch'elle sienocome sarebbe: se il nimico ti mettesseinnanzi una predadei credere che in quella sia l'amo e che vi siadentro nascoso lo inganno Se gli assai nimici sono cacciati da' tuoipochi; se pochi nimici assaltono i tuoi assai; se i nimici fanno unasubita fuga e non ragionevole; sempre dei in tali casi temere diinganno. E non hai a credere mai che il nimico non sappia fare ifatti suoi; anzia volerti ingannare meno e a volere portare menopericoloquanto è più debolequanto è menocauto il nimicotanto più dei stimarlo. E hai in questo adusare due termini diversiperché tu hai a temerlo con ilpensiero e con l'ordine; ma con le parole e con l'altre estrinsechedimostrazioni mostrare di spregiarloperché questo ultimomodo fa che i tuoi soldati sperano più di avere vittoriaquell'altro ti fa più cauto e meno atto ad essere ingannato. Ehai ad intendere chequando si cammina per il paese nimicosi portapiù e maggiori pericoli che nel fare la giornata. E peròil capitanocamminandodee raddoppiare la diligenza; e la primacosa che dee fareè di avere descritto e dipinto tutto ilpaese per il quale egli camminain modo che sappia i luoghiilnumerole distanzele viei montii fiumii paludi e tutte lequalità loro; ea fare di sapere questoconviene abbia a sédiversamente e in diversi modiquegli che sanno i luoghiedimandargli con diligenzae riscontrare il loro parlare esecondo iriscontrinotare. Deve mandare innanzi cavagli econ lorocapiprudentinon tanto a scoprire il nimicoquanto a speculare ilpaeseper vedere se riscontra col disegno e con la notizia ch'egliha avuta di quello. Deve ancora mandare guardate le guide consperanza di premio e timore di pena esopra tuttodeve fare chel'esercito non sappia a che fazione egli lo guida; perché nonè cosa nella guerra più utile che tacere le cose che sihanno a fare. E perché uno subito assalto non turbi i tuoisoldatili dei avvertire ch'egli stieno parati con l'armi; perchéle cose previse offendono meno. Molti hannoper fuggire leconfusioni del camminomesso sotto le bandiere i carriaggi e idisarmatie comandato loro che seguino quelleacciò cheavendosicamminandoa fermare o a ritirarelo possano fare piùfacilmente; la quale cosacome utileio appruovo assai. Debbesiavere ancora quella avvertenzanel camminareche l'una partedell'esercito non si spicchi dall'altrao cheper andare l'unotosto e l'altro adagiol'esercito non si assottigli; le quali cosesono cagione di disordine. Però bisogna collocare i capi inlato che mantengano il passo uniformeritenendo i troppo solleciti esollecitando i tardi; il quale passo non si può meglioregolare che col suono. Debbonsi fare rallargare le vieacciòche sempre una battaglia almeno possa ire in ordinanza. Debbesiconsiderare il costume e le qualità del nimicoe se ti suoleassaltare o da mattino o da mezzo dì o da serae s'egli èpiù potente co' fanti o co' cavagli; esecondo intendiordinarti e provvederti. Ma vegnamo a qualche particolare accidente.Egli occorre qualche volta chelevandoti dinanzi al nimico pergiudicarti inferioree per questonon volere fare gionata secoevenendoti quello a spallearrivi alla ripa d'un fiume il quale titoglie tempo nel passarein modo che 'l nimico è perraggiungerti e per combatterti. Hanno alcuniche si sono trovati intale pericolocinto l'esercito loro dalla parte di dietro con unafossae quella ripiena di stipa e messovi fuoco; di poi passato conl'esercito sanza potere essere impediti dal nimicoessendo quello daquel fuoco che era di mezzo ritenuto.

    Zanobi:E' mi è duro a credere che cotesto fuoco li possariteneremassime perché mi ricorda avere udito come Annonecartagineseessendo assediato da' nimicisi cinseda quella parteche voleva fare eruzionedi legname e messevi fuoco- donde cheinimici non essendo intenti da quella parte a guardarlofece sopraquelle fiamme passare il suo esercitofaccendo tenere a ciascuno gliscudi al viso per difendersi dal fuoco e dal fumo.

    Fabrizio:Voi dite benema considerate come io ho detto e come feceAnnone; perché io dissi che fecero una fossa e la riempieronodi stipain modo chechi voleva passare aveva a contendere con lafossa e coi fuoco. Annone fece il fuoco sanza la fossae perchélo voleva passarenon lo dovette fare gagliardoperchéancora sanza la fossal'arebbe impedito. Non sapete voi che Nabidespartanosendo assediato in Sparta da' Romanimesse fuoco in partedella sua terra per impedire il passo a' Romanii quali erano di giàentrati dentro? E mediante quelle fiammenon solamente impedìloro il passoma gli ributtò fuora. Ma torniamo alla materianostra. Quinto Lutazio romanoavendo alle spalle i Cimbri e arrivatoad uno fiumeperché il nimico gli desse tempo a passaremostrò di dare tempo a lui al combatterlo; e però finsedi volere alloggiare quivie fece fare fosse e rizzare alcunopadiglionee mandò alcuni cavagli per i campi a saccomannotanto checredendo i Cimbri ch'egli alloggiasseancora essialloggiarono e si divisero in più parti per provvedere a'viveridi che essendosi Lutazio accorto passò il fiume sanzapotere essere impedito da loro. Alcuniper passare uno fiume nonavendo pontelo hanno derivato e una parte tiratasi dietro allespalle; e l'altra di poidivenuta più bassacon facilitàpassata. Quando i fiumi sono rapidia volere che le fanterie passinopiù sicuramentesi mettono i cavagli più possentidalla parte di soprache sostengano l'acquae un'altra parte disottoche soccorra i fantise alcuno dal fiume nel passare ne fussevinto. Passansi ancora i fiumi che non si guadano con ponticonbarchecon otrie però è bene avere ne' suoi esercitiattitudine a potere fare tutte queste cose. Occorre alcuna volta chenel passare uno fiume il nimico opposto dall'altra ripa t'impedisce.A volere vincere questa difficultà non ci conosco esemplo daimitare migliore che quello di Cesare; il qualeavendo lo esercitosuo alla riva d'un fiume in Franciaed essendogli impedito ilpassare da Vergingetorige franzese il quale dall'altra parte delfiume aveva le sue genticamminò più giornate lungo ilfiumee il simile faceva il nimico. E avendo Cesare fatto unoalloggiamento in uno luogo selvoso e atto a nascondere gentetrasseda ogni legione tre coorti e fecele fermare in quello luogocomandando loro chesubito che fusse partitogittassero uno ponte elo fortificassero; ed egli con l'altre sue genti seguitò ilcammino. Donde che Vergingetorige vedendo il numero delle legionicredendo che non ne fusse rimasa parte a dietroseguì ancoraegli il camminare; ma Cesarequando credette che il ponte fussefattose ne tornò indietro etrovato ogni cosa ad ordinepassò il fiume sanza diffficultà.

    Zanobi:Avete voi regola alcuna a conoscere i guadi?

    Fabrizio:Sìabbiamo. Sempre il fiume in quella parte la qualeè tra l'acqua che stagna e la correnteche fa a chi viriguarda come una rigaha meno fondo ed è luogo piùatto a essere guadato che altrove; perché sempre in quelloluogo il fiume ha posto piùe ha tenuto più in collodi quella materia che per il fondo trae seco. La quale cosaperchéè stata esperimentata assai volteè verissima.

    Zanobi: Se egli avvieneche il fiume abbia sfondato il guadotale che i cavagli vi siaffondinoche rimedio ne date ?

    Fabrizio:Fare graticci di legname e porgli nel fondo del fiume esopra queglipassare. Ma seguitiamo il ragionamento nostro. S'egliaccade che uno capitano si conduca col suo esercito tra due monti eche non abbia se non due vie a salvarsio quella davanti o quella didietroe quelle sieno da'nimici occupatehaper rimediodi farquello che alcuno ha per l'addietro fattoil che è: faredalla parte di dietro una fossa grande e difficile a passareemostrare al nimico di volere con quella ritenerloper potere contutte le forze sanza avere a temere di dietrofare forza per quellavia che davanti resta aperta. Il che credendo i nimicisi feceroforti di verso la parte aperta e abbandonarono la chiusae quelloallora gittò uno ponte di legname a tale effetto ordinatosopra la fossae da quella parte sanza alcuno impedimento passòe liberossi dalle mani del nimico. Lucio Minuzioconsolo romanoerain Liguria con gli esercitied era stato da' nimici rinchiuso tracerti monti donde non poteva uscire. Pertanto mandò quelloalcuni soldati di Numidia a cavalloch'egli aveva nel suo esercitoi quali erano male armati e sopra cavagli piccoli e magriverso iluoghi che erano guardati da' nimicii qualinel primo aspettofecero che i nimici si missero insieme a difendere il passomapoiche viddero quelle genti male in ordine esecondo loromale acavallostimandogli pocoallargarono gli ordini della guardia. Diche come i Numidi si avvidderodato di sproni a' cavagli e fattoimpeto sopra di loropassarono sanza che quegli vi potessero farealcuno rimedio; i quali passatiguastando e predando il paesecostrinsero i nimici a lasciare il passo libero allo esercito diLucio. Alcuno capitano che si è trovato assaltato da granmoltitudine di nemicisi è ristretto insieme e dato al nimicofacultà di circundarlo tuttoe di poida quella partech'egli l'ha conosciuto più deboleha fatto forza eperquella viasi ha fatto fare luogoe salvatosi. Marco Antonioandando ritirandosi dinanzi all'esercito de' Partis'accorse come inimici ogni giorno al fare del dìquando si movevaloassaltavano eper tutto il camminolo infestavano; di modo cheprese per partito di non partire prima che a mezzogiorno. Tale che iParticredendo che per quel giorno egli non volesse disalloggiarese ne tornarono alle loro stanze; e Marco Antonio potèo di poitutto il rimanente dì camminare sanza alcuna molestia. Questomedesimoper fuggire il saettume de' Particomandò alle suegenti chequando i Parti venivano verso di loros'inginocchiasseroe la seconda fila delle battaglie ponesse gli scudi in capo allaprimala terza alla secondala quarta alla terzae cosìsuccessive; tanto che tutto lo esercito veniva ad essere come sottouno tetto e difeso dal saettume nimico. Questo è tanto quantomi occorre dirvi che possa a uno esercitocamminandointervenire;però quando a voi non occorra altroio passerò adun'altra parte.

 



Librosesto


    Zanobi:Io credo che sia benepoiché si debbe mutareragionamentoche Batista pigli l'ufficio suo e io deponga il mioeverreno in questo caso ad imitare i buoni capitanisecondo che iointesi già qui dal signore; i quali pongono i migliori soldatidinanzi e di dietro all'esercitoparendo loro necessario averedavanti chi gagliardamente appicchi la zuffa e chidi dietrogagliardamente la sostenga. Cosimopertantocominciò questoragionamento prudentementee Batista prudentemente lo finirà.Luigi ed io l'abbiamo in questi mezzi intrattenuto. E come ciascunodi noi ha presa la parte sua volentiericosì non credo cheBatista sia per ricusarla.

    Batista:Io mi sono lasciato governare infino a qui; così sonoper lasciarmi per lo avvenire. Pertantosignoresiate contento diseguitare i ragionamenti vostri ese noi v'interrompiamo con questepraticheabbiateci per escusati.

    Fabrizio:Voi mi fatecome già vi dissicosa gratissima;perché questo vostro interrompermi non mi toglie fantasia anzime la rinfresca. Mavolendo seguitare la materia nostradico comeormai è tempo che noi alloggiamo questo nostro esercitoperché voi sapete che ogni cosa disidera il riposoe sicutoperché riposarsie non si riposare sicuramentenon èriposo perfetto. Dubito bene che da voi non si fusse disiderato cheio l'avessi prima alloggiatodi poi fatto camminare ein ultímocombattere; e noi abbiamo fatto al contrario. A che ci ha indotto lanecessitàperchévolendo mostrarecamminandocomeuno esercito si riduceva dalla forma del camminare a quelladell'azzuffarsiera necessario avere prima mostro come si ordinavaalla zuffa. Matornando alla materia nostradico chea volere chelo alloggiamento sia sicuroconviene che sia forte e ordinato.Ordinato lo fa la industria del capitano; forte lo fa o il sito ol'arte. I Greci cercavano de' siti fortie non si sarebbero maiposti dove non fusse stata o grotta o ripa di fiume o moltitudine diarborio altro naturale riparo che gli difendesse. Ma i Romani nontanto alloggiavano sicuri dal sito quanto dall'artené maisarebbero alloggiati ne' luoghi dove eglino non avessero potutosecondo la disciplina lorodistendere tutte le loro genti. Di quinasceva che i Romani potevano tenere una forma d'alloggiamentoperché volevano che il sito ubbidisse a loronon loro alsito. Il che non potevano osservare i Greciperchéubbidendoal sito e variando i siti di formaconveniva che ancora eglinovariassero il modo dello alloggiare e la forma degli loroalloggiamenti. I Romani adunquedove il sito mancava di fortezzasupplivano con l'arte e con la industria. E perché ioinquesta mia narrazioneho voluto che si imitino i Romaninon mipartirò nel modo dello alloggiare da queglinon osservandoperò al tutto gli ordini loroma prendendone quella partequale mi pare che a' presenti tempi si confaccia. Io vi ho detto piùvolte come i Romani avevanonegli loro eserciti consolariduelegioni d'uomini romanii quali erano circa undicimila fanti eseicento cavagli; e di più avevano altri undicimila fanti digente mandata dagli amici in loro aiuto; né mai negli loroeserciti avevano più soldati forestieri che romanieccettoche di cavaglii quali non si curavano passassero il numero dellelegioni loro; ecorne in tutte l'azioni loromettevano le legioniin mezzo e gli ausiliari da lato. Il quale modo osservavano ancoranello alloggiarsicome per voi medesimi avete potuto leggere inquegli che scrivono le cose loro; e però io non sono pernarrarvi appunto come quegli alloggiasseroma per dirvi solo conquale ordine io al presente alloggerei il mio esercito; e voi alloraconoscerete quale parte io abbia tratta da' modi romani. Voi sapetecheall'incontro di due legioni romaneio ho preso due battaglionidi fantidi semila fanti e trecento cavagli utili per battaglioneein che battagliein che armein che nomi io li ho divisi. Sapetecome nell'ordinare l'esercito a camminare e a combattereio non hofatto menzione d'altre gentima solo ho mostro comeraddoppiando legentinon si aveva se non a raddoppiare gli ordini. Ma volendoalpresentemostrarvi il modo dello alloggiaremi pare da non staresolamente con due battaglionima da ridurre insieme uno esercitogiusto compostoa similitudine del romanodi due battaglioni e dialtrettante genti ausiliarie. Il che foperché la forma delloalloggiamento sia più perfettaalloggiando uno esercitoperfettola quale cosa nelle altre dimostrazioni non mi èparuta necessaria. Volendo adunque alloggiare uno esercito giusto diventiquattro mila fanti e di dumila cavagli utiliessendo diviso inquattro battaglionidue di gente propria e due di forestieriterreiquesto modo. Trovato il sito dove io volessi alloggiarerizzerei labandiera capitana eintornole disegnerei uno quadro che avesseogni faccia discosto da lei cinquanta braccia; delle quali qualunquel'una guardasse l'una delle quattro regioni del cielocome èlevanteponentemezzodì e tramontana; tra 'l quale spaziovorrei che fusse lo alloggiamento del capitano. E perché iocredo che sia prudenzae perché così in buona partefacevano i Romanidividerei gli armati da'disarmati e separerei gliuomini impediti dagli espediti. Io alloggerei tuttio la maggiorparte degli armatidalla parte di levantee i disarmati e gliimpediti dalla parte di ponentefaccendo levante la testa e ponentele spalle dello alloggiamento e mezzodì e tramontana fussero ifianchi. E per distinguere gli alloggiamenti degli armatiterreiquesto modo: io moverei una linea dalla bandiera capitana e laguiderei verso levante per uno spazio di secentottanta braccia. Fareidi poi due altre linee che mettessero in mezzo quella e fussero dilunghezza quanto quellama distante ciascuna da lei quindicibraccia; nella estremità delle quali vorrei fusse la porta dilevantee lo spazioche è tra le due estreme lineefacesseuna via che andasse dalla porta allo alloggiamento del capitano; laquale verrebbe ad essere larga trenta braccia e lunga secentotrenta(perché cinquanta braccia ne occuperebbe lo alloggiamento delcapitano) e chiamassesi questa la via capitanamovessesi di poiun'altra via dalla porta di mezzodi infino alla porta di tramontanae passasse per la testa della via capitana e rasente lo alloggiamentodel capitano di verso levantela quale fusse lunga mille dugentocinquanta braccia (perché occuperebbe tutta la larghezza delloalloggiamento) e fusse larga pure trenta braccia e si chiamasse lavia di croce. Disegnato adunque che fusse lo alloggiamento delcapitano e queste due viesi cominciassero a disegnare glialloggiamenti de' due battaglioni proprii; e uno ne alloggerei damano destra della via capitanae uno da sinistra. E peròpassato lo spazio che tiene la larghezza della via di croceporreitrentadue alloggiamenti dalla parte sinistra della via capitanaetrentadue dalla parte destralasciandotra il sedicesimo ediciassettesimo alloggiamentouno spazio di trenta braccia; il cheservisse a una via traversa che attraversasse per tutti glialloggiamenti de' battaglionicome nella distribuzione d'essi sivedrà. Di questi due ordini di alloggiamentine' primi delletesteche verrebbero ad essere appiccati alla via di crocealloggerei i capi degli uomini d'arme; ne' quindici alloggiamenti cheda ogni banda seguissono appressole loro genti d'arme cheavendociascuno battaglione centocinquanta uomini d'armetoccherebbe dieciuomini d'arme per alloggiamenti. Gli spazi degli alloggiamenti de'capi fusseroper larghezzaquaranta eper lunghezzadiecibraccia. E notisi chequalunque volta io dico larghezzasignificolo spazio da mezzodì a tramontanaedicendo lunghezzaquello da ponente a levante. Quegli degli uomini d'arme fusseroquindici braccia per lunghezza e trenta per larghezza. Negli altriquindici alloggiamenti che da ogni parte seguissono (i quali arebberoil principio loro passata la via traversa e che arebbero il medesimospazio che quegli degli uomini d'arme) alloggerei i cavagli leggieri;de' qualiper essere centocinquantane toccherebbe dieci cavagliper alloggiamento; e nel sedecimo che ne restassealloggereíil capo lorodandogli quel medesimo spazio che si dà al capodegli uomini d'arme. E così gli alloggiamenti de' cavagli de'due battaglioni verrebbero a mettere in mezzo la via capitana e dareregola agli alloggiamenti delle fanteriecome io narrerò. Voiavete notato come io ho alloggiato i trecento cavagli d'ognibattaglionecon gli loro capiin trentadue alloggiamenti posti insu la via capitana e cominciati dalla via di croce; come dalsestodecimo al diciassettesimo resta uno spazio di trenta braccia perfare una via traversa. Volendo pertanto alloggiare le venti battaglieche hanno i due battaglioni ordinariiporrei gli alloggiamentid'ogni due battaglie dietro gli alloggiamenti de' cavaglicheavessero ciascunodi lunghezzaquindici braccia edi larghezzatrenta come quegli de' cavaglie fussero congiunti dalla parte didietroche toccassero l'uno l'altro. E in ogni primo alloggiamentoda ogni bandache viene appiccato con la via di crocealloggerei ilconnestabole d'una battagliache verrebbe a rispondere alloalloggiamento del capo degli uomini d'arme; ed arebbe questoalloggiamento solo di spazioper lunghezzaventi braccia eperlunghezzadieci. Negli altri quindici alloggiamentiche da ognibanda seguissono dopo questo infino alla via traversaalloggerei daogni parte una battaglia di fanticheessendoquattrocentocinquantane toccherebbe per alloggiamento trenta. Glialtri quindici alloggiamenti porrei continuida ogni bandaa queglide' cavagli leggiericon gli medesimi spazidove alloggerei da ogniparte un'altra battaglia di fanti. E nell'ultimo alloggiamento porreida ogni parte il connestabole della battagliache verrebbe ad essereappiccato con quello del capo de' cavagli leggiericon lo spazio didieci braccia per lunghezza e di venti per larghezza. E cosìquesti due primi ordini di alloggiamenti sarebbero mezzi di cavagli emezzi di fanti. E perché io vogliocome nel suo luogo vidissiche questi cavagli sieno tutti utilíe per questo nonavendo famigli chenel governare i cavagli o nell'altre cosenecessariegli sovvenissonovorrei che questi fanti chealloggiassero dietro a' cavaglifussero obligati ad aiutargliprovvedere e governare a' padronie per questo fussero esentidall'altre fazioni del campo; il quale modo era osservato da' Romani.Lasciato di poidopo questi alloggiamentida ogni parteuno spaziodi trenta braccia che facesse via e chiamassesi l'unaprima via amano destrae l'altraprima via a sinistraporrei da ogni banda unaltro ordine di trentadue alloggiamenti doppi che voltassero la partedi dietro l'uno all'altrocon gli medesimi spazi che quegli hodettie divisi dopo i sedecimi nel medesimo modoper fare la viatraversa dove alloggerei da ogni lato quattro battaglie di fanti coni connestaboli nelle teste da piè e da capo. Lasciato di poida ogni latoun altro spazio di trenta braccia che facesse viachesi chiamasse da una partela seconda via a man destrae dall'altrapartela seconda via a sinistrametterei un altro ordine da ognibanda di trentadue alloggiamenti doppi con le medesime distanze edivisioni dove alloggerei da ogni lato altre quattro battaglie congli loro connestaboli. E così verrebbero ad essere alloggiatiin tre ordini d'alloggiamenti per banda i cavagli e le battagliedegli due battaglioni ordinariie metterebbero in mezzo la viacapitana. I due battaglioni ausiliariiperché io gli focomposti de' medesimi uominialloggerei da ogni parte di questi duebattaglioni ordinarii con gli medesimi ordini di alloggiamentiponendo prima uno ordine di alloggiamenti doppi dove alloggiassonomezz'i cavagli e mezz'i fantidiscosto trenta braccia dagli altriper fare una via che si chiamassel'unaterza via a man destrael'altraterza via a sinistra. E di poi farei da ogni lato due altriordini di alloggiamentinel medesimo modo distinti e ordinati chesono quegli de' battaglioni ordinariiche farebbero due altre vie; etutte quante si chiamassono dal numero e dalla mano dov'elle fusserocollocate. In modo che tutta quanta questa banda di esercito verrebbead essere alloggiata in dodici ordini d'alloggiamenti doppie intredici viecomputando la via capitana e quella di croce. Vorreirestasse uno spaziodagli alloggiamenti al fossodi cento bracciaintorno intorno. E se voi computerete tutti questi spazivedrete chedal mezzo dello alloggiamento del capitano alla porta di levante sonosecentottanta braccia. Restaci ora due spazide' qualiuno èdallo alloggiamento del capitano alla porta di mezzodìl'altro è da quello alla porta di tramontana; che viene adessere ciascunomisurandolo dal punto del mezzosecentoventicinquebraccia. Tratto di poi da ciascuno di questi spazi cinquanta bracciache occupa l'alloggiamento del capitanoe quarantacinque braccia dipiazzache io gli voglio dare da ogni latoe trenta braccia di viache divida ciascuno di detti spazi nel mezzo e cento braccia che silasciano da ogni parte tra gli alloggiamenti e il fossoresta daogni banda uno spazio per alloggiamenti largo quattrocento braccia elungo centomisurando la lunghezza con lo spazio che tienel'alloggiamento del capitano. Dividendo adunque per il mezzo dettelunghezzesi farebbe da ciascuna mano del capitano quarantaalloggiamenti lunghi cinquanta braccia e larghi ventiche verrebberoad essere in tutto ottanta alloggiamenti; ne' quali si alloggerebbe icapi generali de' battaglionii camarlinghii maestri di campi etutti quegli che avessono ufficio nello esercitolasciandone alcunovòto per gli forestieri che venissono e per quegli chemilitassero per grazia del capitano. Dalla parte di dietro delloalloggiamento del capitano moverei una via da mezzodì atramontanalarga trenta bracciae chiamassesi la via di testalaquale verrebbe ad essere posta lungo gli ottanta alloggiamenti dettiperché questa via e la via di croce metterebbero in mezzol'alloggiamento del capitano e gli ottanta alloggiamenti che glifussero da' fianchi. Da questa via di testae di rincontro alloalloggiamento del capitanomoverei un'altra via che andasse daquella alla porta di ponentelarga pure trenta bracciaerispondesse per sito e per lunghezza alla via capitana e si chiamassela via di piazza. Poste queste due vieordinerei la piazza dove sifacesse il mercatola quale porrei nella testa della via di piazzaall'incontro allo alloggiamento del capitanoed appiccata con la viadi testa; e vorrei ch'ella fusse quadrae le consegnerei novantaseibraccia per quadro. E da man destra e man sinistra di detta piazzafarei due ordini d'alloggiamentiche ogni ordine avesse ottoalloggiamenti doppii quali occupassero per lunghezza dodici bracciae per larghezza trenta; sì che verrebbero ad essere da ognimano della piazza che la mettessono in mezzosedici alloggiamentiche sarebbero in tutto trentadue; ne' quali alloggerei quegli cavagliche avanzassero a' battaglioni ausiliarii; e quando questi nonbastasseroconsegnerei loro alcuni di quegli alloggiamenti chemettono in mezzo il capitanoe massime di quegli che guardano versoi fossi. Restanci ora ad alloggiare le picche e i velitiestraordinarii che ha ogni battaglione; che sapete secondo l'ordinenostrocome ciascuno haoltre alle dieci battagliemille piccheestraordinarie e cinquecento veliti; talmente che i due battaglioniproprii hanno dumila picche estraordinarie e mille velitiestraordinariie gli ausiliarii quanto quegli; di modo che si vieneancora avere ad alloggiare semila fantii quali tutti alloggereinella parte di verso ponente e lungo i fossi. Dalla punta adunquedella via di testa e di verso tramontanalasciando lo spazio dellecento braccia da quegli al fossoporrei uno ordine di cinquealloggiamenti doppiche tenessero tutti settantacinque braccia perlunghezza e sessanta per larghezza; tale chedivisa la larghezzatoccherebbe a ciascuno alloggiamento quindici braccia per lunghezza etrenta per larghezza. E perché sarebbero dieci alloggiamentialloggerebbero trecento fantitoccando ad ogni alloggiamento trentafanti. Lasciando di poi uno spazio di trentun braccioporrei insimile modo e con simili spazi un altro ordine di cinquealloggiamenti doppie di poi un altrotanto che fossero cinqueordini di cinque alloggiamenti doppiche verrebbero ad esserecinquanta alloggiamenti posti per linea retta dalla parte ditramontanadistanti tutti da' fossi cento bracciachealloggerebbero mille cinquecento fanti. Voltando di poi in su la manosinistra verso la porta di ponenteporrei in tutto quel tratto chefusse da loro a detta portacinque altri ordini d'alloggiamentidoppico' medesimi spazi e co' medesimi modi; vero è chedall'uno ordine all'altro non sarebbe più che quindici bracciadi spazione' quali si alloggerebbero ancora mille cinquecentofanti; e così dalla porta di tramontana a quella di ponentecome girano i fossi in cento alloggiamenticompartiti in dieciordini di cinque alloggiamenti doppi per ordinesi alloggerebberotutte le picche e i veliti estraordinarii de' battaglioni proprii. Ecosì dalla porta di ponente a quella di mezzodìcomegirano i fossi nel medesimo modo appunto in altri dieci ordini didieci alloggiamenti per ordinesi alloggerebbero le picche e iveliti estraordinarii de' battaglioni ausiliarii. I capiovvero iconnestaboli loropotrebbero pigliarsi quegli alloggiamentiparèssono loro più commodi dalla parte di verso ifossi. L'artiglierie disporrei per tutto lungo gli argini de fossi;ed in tutto l'altro spazio che restasse di verso ponentealloggereitutti i disarmati e tutti gli impedimenti del campo. E hassi adintendere chesotto questo nome di impedimenticome voi sapetegliantichi intendevano tutto quel traino e tutte quelle cose che sononecessarie a uno esercitofuora de' soldaticome sono: legnaiuolifabbrimaniscalchiscarpelliniingegneribombardieriancora chequegli si potessero mettere nel numero degli armatimandriani con leloro mandrie di castroni e buoi che per vivere dello esercitobisognano edi piùmaestri d'ogni arteinsieme co'carriaggi publici delle munizioni publichepertinenti al vivere eallo armare. Né distinguerei particolarmente questialloggiamenti; solo disegnerei le vie che non avessero ad essereoccupate da loro; di Poi gli altri spazi che tra le vie restasseroche sarebbero quattroconsegnerei In genere a tutti i dettiimpedimenticioè l'uno a' mandrianil'altro agli artefici emaestranze l'altro a carriaggi publici de'viveriil quarto a queglidell'armare Le viele quali io vorrei si lasciassero sanzaoccuparlesarebbero la via di piazzala via di testa edi piùuna via che si chiamasse la via di mezzo; la quale si partisse datramontana e andasse verso mezzodì e passasse per il mezzodella via di piazzala quale dalla parte di ponente facesse quelloeffetto che fa la via traversa dalla parte di levante. Eoltre aquestouna via che girasse dalla parte di dentrolungo glialloggiamenti delle picche e de'veliti estraordinarii E tutte questevie fussero larghe trenta braccia. E l'artigliere disporrei lungo ifossi del campo dalla parte di drento.

    Batista:Io confesso non me ne intendere; né credo anche che adire così mi sia vergognanon sendo questo mio esercizio.Nondimancoquesto ordine mi piace assai; solo vorrei che voi misolvessi questi dubbi: l'unoperché voi fate le vie e glispazi d'intorno sì larghi; l'altroche mi dà piùnoia èquesti spazi che voi disegnate per gli alloggiamenticome eglino hanno a essere usati.

    Fabrizio:Sappiate che io fo le vie tutte larghe trenta bracciaacciòche per quelle possa andare una battaglia di fanti in ordinanza; chése bene vi ricordavi dissi come per larghezza tiene ciascuna dalleventicinque alle trenta braccia. Che lo spazio il quale è trail fosso e gli alloggiamenti sia cento bracciae necessarioperchévi si possano maneggiare le battaglie e l'artiglieriecondurre perquello le prede ebisognandoavere spazio da ritirarsi con nuovifossi e nuovi argini. Stanno meglio ancora gli alloggiamenti discostoassai da' fossiper essere più discosto a' fuochi e allealtre cose che potesse trarre il nimico per offesa di quegli. Quantoalla seconda domandala intenzione mia non è che ogni spazioda me disegnato sia coperto da uno padiglione soloma sia usato cometorna commodità a quegli che vi alloggianoo con più ocon manco tendepure che non si esca de' termini di quello. E adisegnare questi alloggiamenticonviene sieno uomini pratichissimi earchitettori eccellenti; i qualisubito che 'l capitano ha eletto illuogogli sappiano dare la forma e distribuirlodistinguendo leviedividendo gli alloggiamenti con corde e con aste in modopraticamenteche subito sieno ordinati e divisi. E a volere che nonnasca confusione conviene voltare sempre il campo in uno medesimomodoacciò che ciascuno sappia in quale viain quale spazioegli ha a trovare il suo alloggiamento. E questo si dee osservare inogni tempoin ogni luogoe in maniera che paia una cittàmobilela qualedovunque vaporti seco le medesime vielemedesime case e il medesimo aspettola quale cosa non possonoosservare coloro i qualicercando di siti fortihanno a mutareforma secondo la variazione del sito. Ma i Romani facevano forte illuogo co' fossicol vallo e con gli arginiperché facevanouno steccato intorno al campo einnanzi a quellola fossaperl'ordinario larga sei braccia e fonda tre; i quali spaziaccrescevanosecondo che volevano dimorare in uno luogo e secondoche temevano il nimico. Io per me al presente non farei lo steccatose già io non volessi vernare in uno luogo. Farei bene lafossa e l'argine non minore che la dettama maggiore secondo lanecessità; farei ancorarispetto all'artiglieriesopra ognicanto dello alloggiamento un mezzo circulo di fossodal quale leartiglierie potessero battere per fianco chi venisse a combattere ifossi. In questo esercizio di sapere ordinare uno alloggiamento sideono ancora esercitare i soldati e farecon quelloi ministripronti a disegnarlo e i soldati presti a cognoscere i luoghi loro. Nécosa alcuna è difficilecome nel luogo suo piùlargamente si dirà. Perché io voglio passare per oraalle guardie del campoperchésanza la distribuzione delleguardietutte l'altre fatiche sarebbero vane.

    Batista:Avanti che voi passiate alle guardievorrei mi dicessi:quando altri vuole porre gli alloggiamenti propinqui al nimicochemodi si tengono? Perché io non so come vi sia tempo a potergliordinare sanza pericolo.

    Fabrizio:Voi avete a sapere questo: che niuno capitano alloggiapropinquo al nimicose non quello che è disposto fare lagiornata qualunque volta il nimico voglia; e quando altri ècosì dispostonon ci è pericolo se non ordinarioperché si ordinano le due parti dello esercito a fare lagiornatae l'altra parte fa gli alloggiamenti. I Romani in questocaso davano questa via di fortificare gli alloggiamenti a' triariedi principi e gli astati stavano in arme. Questo facevano perchéessendo i triari gli ultimi a combattereerano a tempose il nimicovenivaa lasciare l'opera e pigliare l'armi e entrare ne' luoghiloro. Voia imitazione de' Romaniaresti a far fare glialloggiamenti a quelle battaglie che voi volessi mettere nella ultimaparte dello esercito in luogo de' triarii. Ma torniamo a ragionaredelle guardie. E' non mi pare avere trovatoappresso agli antichiche per guardare il campo la notte tenessero guardie fuora de' fossidiscostocome si usa oggile quali chiamano ascolte. Il che credofacesseropensando che facilmente lo esercito ne potesse restareingannato per la difficultà che è nel rivederlee perpotere essere quelle o corrotte o oppresse dal nimico; in modo chefidarsi o in parte o in tutto di loro giudicavano pericoloso. E peròtutta la forza della guardia era dentro a' fossi; la quale facevanocon una diligenza e con uno ordine grandissimopunendo capitalmentequalunque da tale ordine deviava. Il qualecome era da loro ordinatonon vi dirò altrimentiper non vi tediarepotendo per voimedesimi vederlo quandoinfino a oranon l'avessi veduto. Diròsolo brevemente quello che per me si farebbe. Io farei stare perl'ordinario ogni notte il terzo dell'esercito armato edi quellolaquarta parte sempre in piè; la quale sarebbe distribuita pertutti gli argini e per tutti i luoghi dello esercito con guardiedoppie poste da ogni quadro di quello; delle qualiparte stessonosaldiparte continuamente andassero dall'uno cantodell'alloggiamento all'altro. E questo ordine che io dicoosservereiancora di giorno quando io avessi il nimico propinquo. Quanto a dareil nomee quello rinnovare ogni sera e fare l'altre cose che insimili guardie si usanoper essere cose notenon ne parleròaltrimenti. Solo ricorderò una cosaper essereimportantissima e che genera molto bene osservandolaenon laosservandomolto male; la quale èche si usi gran diligenzadi chi la sera non alloggia dentro al campo e di chi vi viene dinuovo. E questo è facile cosa rivedere a chi alloggia conquello ordine che noi abbiamo disegnato; perchéavendo ognialloggiamento il numero degli uomini determinatoè facilecosa vedere se vi manca o se vi avanza uominiequando ve ne mancasanza licenzapunirgli come fuggitiviese ve ne avanzaintenderechi sonoquello che fanno e dell'altre condizioni loro. Questadiligenza fa che il nimico non puòse non con difficultàtenere pratica co' tuoi capi ed essere consapevole de' tuoi consigli.La quale cosa se da' Romani non fusse stata osservata con diligenzanon poteva Claudio Neroneavendo Annibale appressopartirsi da'suoi alloggiamenti ch'egli aveva in Lucaniae andare e tornare dallaMarcasanza che Annibale ne avesse presentito alcuna cosa. Ma eglinon basta fare questi ordini buonise non si fanno con una granseverità osservare; perché non è cosa che vogliatanta osservanzaquanta si ricerca in uno esercito. Però leleggi a fortificazione di quello deono essere aspre e duree loesecutore durissimo. I Romani punivano di pena capitale chi mancavanelle guardiechi abbandonava il luogo che gli era dato acombatterechi portava cosa alcuna di nascosto fuora deglialloggiamentise alcuno dicesse avere fatta qualche cosa egregianella zuffa e non l'avesse fattase alcuno avesse combattuto fuoradel comandamento del capitanose alcuno avesse per timore gittatovia l'armi. E quando egli occorreva che una coorte o una legioneintera avesse fatto simile erroreper non gli fare morire tuttigl'imborsavano tutti e ne traevano la decima partee queglimorivano. La quale pena era in modo fatta chese ciascuno non lasentivaciascuno nondimeno la temeva. E perché dove sono lepunizioni grandivi deono essere ancora i premia volere che gliuomini ad un tratto temano o sperinoegli avevano proposti premi aogni egregio fatto: come a colui checombattendosalvava la vita aduno suo cittadinoa chi prima saliva sopra il muro delle terrenimichea chi prima entrava negli alloggiamenti de' nimicia chiavessecombattendoferito o morto il nimicoa chi lo avessegittato da cavallo. E così qualunque atto virtuoso era da'consoli riconosciuto e premiato epublicamenteda ciascuno lodato;e quegli che conseguitavano doni per alcuna di queste coseoltrealla gloria e alla fama che ne acquistavano tra' soldatipoi ch'eglierano tornati nella patriacon solenni pompe e con grandimostrazioni tra gli amici e parenti le dimostravano. Non èadunque maraviglia se quel popolo acquistò tanto imperioavendo tanta osservanza di pena e di merito verso di quegli cheoper loro bene o per loro male operaremeritassono o lode o biasimo;delle quali cose converrebbe osservare la maggior parte. Né mipare da tacere un modo di pena da loro osservatoil quale era checome il reo erainnanzi al tribuno o ii consoloconvintoera daquello leggermente con una verga percosso; dopo la quale percossaalreo era lecito fuggire e a tutti i soldati ammazzarlo in modo chesubito ciascuno gli traeva o sassi o dardio con altre armi lopercoteva; di qualità ch'egli andava poco vivo e radissimi necampavano; e a quegli tali campati non era lecito tornare a casasenon con tanti incommodi e ignominiech'egli era molto meglio morire.Vedesi questo modo essere quasi osservato da' Svizzerii quali fannoi condannati ammazzare popularmente dagli altri soldati. Il che èbene considerato e ottimamente fatto; perchéa volere che unonon sia defensore d'uno reoil maggiore rimedio che si truovi èfarlo punitore di quello; perché con altro rispetto lofavorisce e con altro disiderio brama la punizione suaquando egliproprio ne è esecutoreche quando la esecuzione perviene aduno altro. Volendo adunque che uno non sia negli errori sua favoritoda uno popologran rimedio è fare che il popolo l'abbia eglia giudicare. A fortificazione di questo si può addurre loesemplo di Manlio Capitolinoil qualeessendo accusato dal senatofu difeso dal popolo infino a tanto che non ne diventògiudice- madiventato arbitro nella causa sualo condannò amorte. E' adunque un modo di punire questo da levare i tumulti e dafare osservare la giustizia. E perché a frenare gli uominiarmati non bastono né il timore delle legginé quellodegli uominivi aggiugnevano gli antichi l'autorità di Iddio;e però con cerimonie grandissime facevano a' loro soldatigiurare l'osservanza della disciplina militareacciò checontrafaccendonon solamente avessero a temere le leggi e gliuominima Iddio; e usavano ogni industria per empiergli direligione.





LibroVII


    Voidovete sapere come le terre e le rocche possono essere forti o pernatura o per industria. Per natura sono forti quelle che sonocircundate da fiumi o da paludicome è Mantova e Ferraraoche sono poste sopra uno scoglio o sopra uno monte ertocome Monacoe Santo Leo; perché quelle poste sopra a' montiche non sienomolto difficili a salirglisono oggirispetto alle artiglierie e lecavedebolissime. E però il più delle volte nelloedificare si cerca oggi uno pianoper farlo forte con la industria.La prima industria è fare le mura ritorte e piene di volture edi ricetti; la quale cosa fa che 'l nimico non si puòaccostare a quellepotendo facilmente essere ferito non solamente afrontema per fianco. Se le mura si fanno altesono troppo espostea' colpi dell'artiglieria s'elle si fanno bassesono facili ascalare. Se tu fai i fossi innanzi a quelle per dare difficultàalle scalese avviene che il nimico gli riempia ( il che puòuno grosso esercito fare facilmente) resta il muro in preda delnimico. Pertanto io credosalvo sempre migliore giudicioche avolere provvedere all'uno e all'altro inconvenientesi debba fare ilmuro alto e con fossi di dentro e non di fuora. Questo è ilpiù forte modo di edificare che si facciaperché tidifende dall'artiglierie e dalle scalee non dà facilitàal nimico di riempiere il fosso. Debbe essere adunque il muro alto diquale altezza vi occorre maggioree grosso non meno di tre bracciaper rendere più difficile il farlo rovinare. Debbe avere postele torri con gli intervalli di dugento braccia; debbe il fosso dentroessere largo almeno trenta braccia e fondo dodici; e tutta la terrache si cava per fare il fossosia gettata di verso la cittàe sia sostenuta da uno muro che si parta dal fondo del fosso e vadiatanto alto sopra la terra che uno uomo si cuopra dietro a quello: laquale cosa farà la profondità del fosso maggiore. Nelfondo del fosso ogni dugento braccia vuole essere una casamatta checon l'artiglierieoffenda qualunque scendesse in quello.L'artiglierie grosse che difendono la cittàsi pongano dietroal muro che chiude il fosso; perchéper difendere il murodavantisendo altonon si possono adoperare commodamente altro chele minute o mezzane. Se il nimico ti viene a scalarel'altezza delprimo muro facilmente ti difende. Se viene con l'artiglieriegliconviene prima battere il muro primo; ma battuto ch'egli èperché la natura di tutte le batterie è fare cadere ilmuro di verso la parte battutaviene la rovina del muronontrovando fosso che la riceva e nasconda a raddoppiare la profonditàdel fossoin modo che passare più innanzi non ti èpossibileper trovare una rovina che ti ritieneuno fosso che tiimpedisce e l'artiglierie nimiche che dal muro del fosso sicuramenteti ammazzano. Solo vi è questo rimedio: riempiere il fosso; ilche è difficilissimosì perché la capacitàsua è grandesì per la difficultà che ènello accostarvisiessendo le mura sinuose e concavetra le qualiper le ragioni dettecon difficultà si può entrareedi poi avendo a salire con la materia su per una rovina che ti dàdifficultà grandissimatanto che io fo una città cosìordinata al tutto inespugnabile.

    Batista:Quando si facesseoltre al fosso di dentroancora uno fossodi fuoranon sarebbe ella più forte?

    Fabrizio:Sarebbe sanza dubbio; ma il ragionamento mio èvolendo fare uno fosso soloch'egli sta meglio dentro chefuora.

    Batista: Vorrestivoi che ne' fossi fusse acquao gli amerestiasciutti?

    Fabrizio: Leopinioni sono diverse perché i fossi pieni d'acqua ti guardanodalle cave sutterraneei fossi sanza acqua ti fanno piùdifficile il riempierli. Ma ioconsiderato tuttoli farei sanzaacqua perché sono più sicurie si è visto diverno ghiacciare i fossi e fare facile la espugnazione di una cittàcome intervenne alla Mirandolaquando papa Iulio la campeggiava. Eper guardarmi dalle cavegli farei profondi tanto che chi volesseandare più sotto trovasse l'acqua. Le rocche ancoraedifichereiquanto a' fossi e alle murain simile modoacciòch'elle avessero la simile diffficultà a espugnarle. Una cosabene voglio ricordare a chi difende le città: e questo èche non facciano bastioni fuora e che sieno discosto dalle mura diquelleed un'altra a chi fabbrica le rocche: e questo èchenon faccia ridotto alcuno in quellenel quale chi vi èdentroperduto il primo murosi possa ritirare. Quello che mi fadare il primo consiglio è che niuno debbe fare cosa mediantela qualesanza rimediotu cominci a perdere la tua primariputazione; la qualeperdendosifa stimare meno gli altri ordinituoi e sbigottire coloro che hanno preso la tua difesa. E sempret'interverrà questo che io dicoquando tu faccia bastionifuora della terra che tu abbia a difendere; perché sempre gliperderainon si potendo oggi le cose piccole difenderequando ellesieno sottoposte al furore delle artiglierie; in modo cheperdendolifieno principio e cagione della tua rovina. Genovaquando si ribellò dal re Luigi di Franciafece alcunibastioni su per quegli colli che gli sono d'intorno; i qualicomefurono perduti (che si perderono subito) fecero ancora perdere lacittà. Quanto al consiglio secondoaffermo niuna cosa esseread una rocca più pericolosache essere in quella ridotti dapotersi ritirareperché la speranza che gli uomini hannoabbandonando uno luogofa che egli si perdee quello perduto faperdere poi tutta la rocca. Di esemplo ci è fresco la perditadella rocca di Furlìquando la contessa Caterina la difendevacontra a Cesare Borgiafigliuolo di papa Alessandro VIil quale viaveva condotto l'esercito del re di Francia. Era tutta quellafortezza piena di luoghi da ritirarsi dall'uno nell'altro; perchévi era prima la cittadella da quella alla rocca era uno fossoinmodo che vi si passava per uno ponte levatoio; la rocca era partitain tre parti e ogni parte era divisa con fossi e con acquedall'altrae con ponti da quello luogo a quell'altro si passava.Donde che il duca batté con l'artiglieria una di quelle partidella rocca e aperse parte del murodonde messer Giovanni da Casaleche era preposto a quella guardianon pensò di difenderequella aperturama l'abbandonò per ritirarsi negli altriluoghi; tal cheentrate le genti del duca sanza contrasto in quellapartein uno subito la presero tuttaperché diventaronosignori de' ponti che andavano dall'uno membro all'altro. Perdessiadunque questa roccach'era tenuta inespugnabileper due difetti:l'uno per avere tanti ridottil'altro per non essere ciascunoridotto signore de' ponti suoi. Fecedunquela mala edificatafortezza e la poca prudenza di chi la difendeva vergogna allamagnanima impresa della contessala quale aveva avuto animo adaspettare uno esercitoil quale né il re di Napoli néil duca di Milano aveva aspettato. E benché gli suoi sforzinon avessero buono finenondimeno ne riportò quello onore cheaveva meritata la sua virtù. Il che fu testificato da moltiepigrammi in quegli tempi in sua lode fatti. Se io avessi pertanto adedificare roccheio farei loro le mura gagliarde e i fossi nel modoabbiamo ragionato; né vi farei dentro altro che case perabitaree quelle farei deboli e basse di modo ch'elle nonimpedisseroa chi stesse nel mezzo della piazzala vista di tuttele muraacciò che il capitano potesse vedere con l'occhiodove potesse soccorreree che ciascuno intendesse cheperdute lemura e il fossofusse perduta la rocca. E quando pure io vi facessialcuno ridottofarei i ponti divisi in tal modo che ciascuna partefusse signore de' ponti dalla banda suaordinando che battessero insu' pilastri nel mezzo del fosso.

    Batista:Voi avete detto che le cose piccole oggi non si possonodifendere; ed egli mi pareva avere inteso al contrario: che quantominore era una cosameglio si difendeva.

    Fabrizio:Voi non avevi inteso bene perché egli non si puòchiamare oggi forte quello luogo dovechi lo difendenon abbiaspazio da ritirarsi con nuovi fossi e con nuovi ripari; perchéegli è tanto il furore delle artiglierieche quello che sifonda in su la guardia d'uno muro e d'uno riparo solos'inganna; eperché i bastionivolendo che non passino la misura ordinarialoroperché poi sarebbono terre e castellanon si fanno inmodo che altri si possa ritiraresi perdono subito. È adunquesavio partito lasciare stare questi bastioni di fuora e fortificarel'entrate delle terre e coprire le porte di quelle con rivelliniinmodo che non si entri o esca della porta per linea rettae dalrivellino alla porta sia uno fosso con uno ponte. Affortificansiancora le porte con le saracinescheper potere mettere dentro i suoiuomini quando sono usciti fuora a combattereeoccorrendo che inimici gli caccinoovviare che alla mescolata non entrino dentro conloro. E però sono trovate questele quali gli antichichiamano caterattele qualicalandosiescludono i nimici e salvonogli amici; perché in tale caso altri non si può valerené de' ponti né della portasendo l'uno e l'altraoccupata dalla calca.

    Batista:Io ho vedute queste saracinesche che voi ditefatte nellaMagna di travette in forma d'una graticola di ferroe queste nostresono fatte di panconi tutte massicce. Disidererei intendere dondenasca questa differenza e quali sieno piùgagliarde.

    Fabrizio: Iovi dico di nuovo che i modi e ordini della guerra in tutto il mondorispetto a quegli degli antichisono spenti; ma in Italia sono altutto perdutie se ci è cosa un poco più gagliardanasce dallo esemplo degli oltramontani. Voi potete avere intesoequest'altri se ne possono ricordarecon quanta debolezza siedificava innanzi che il re Carlo di Francia nel mille quattrocentonovantaquattro passasse in Italia. I merli si facevano sottili unmezzo bracciole balestriere e le bombardiere si facevano con pocaapertura di fuora e con assai dentroe con molti altri difetti cheper non essere tediosolascerò; perché da' merlisottili facilmente si lievano le difesee le bombardiere edificatein quel modo facilmente si aprono. Ora da' Franciosi si èimparato a fare il merlo largo e grossoe che ancora le bombardieresieno larghe dalla parte di dentro e ristringano infino alla metàdel muro e poi di nuovo rallarghino infino alla corteccia di fuoraquesto fa che l'artiglieria con fatica può levare le difese.Hanno pertanto i Franciosicome questimolti altri ordini i qualiper non essere stati veduti da' nostrinon sono stati considerati.Tra' quali è questo modo di saracinesche fatte ad uso digraticolail quale è di gran lunga migliore modo che ilvostro; perchése voi avete per riparo d'una porta unasaracinesca soda come la vostracalandolavoi vi serrate dentro enon potete per quella offendere il nimico; talmente che quello conscure o con fuoco la può combattere sicuramente. Ma s'ella èfatta ad uso di graticolapotetecalata ch'ella èperquelle maglie e per quegli intervalli difenderla con lanceconbalestre e con ogni altra generazione d'armi.

    Batista:Io ho veduto in Italia un altra usanza oltramontanae questoè fare i carri delle artiglierie co' razzi delle ruote tortiverso i poli. Io vorrei sapere perché gli fanno cosìparendomi che sieno più forti diritticome quegli delle ruotenostre.

    Fabrizio: Noncrediate mai che le cose che si partono da modi ordinarii sienofatte: a caso; e se voi credessi che gli facessero così peressere più beglivoi errerestiperché dove ènecessaria la fortezzanon si fa conto della bellezzama tuttonasce perché sono assai più sicuri e piùgagliardi che i vostri. La ragione è questa: il carroquandoegli è caricoo e' va pario e' pende sopra il destro osopra il sinistro lato. Quando egli va parile ruote parimentesostengono il pesoil qualesendo diviso ugualmente tra lorononle aggrava molto; mapendendoviene ad avere tutto il pondo delcarro addosso a quella ruotasopra la quale egli pende. Se i razzidi quella sono dirittipossono facilmente fiaccarsiperchépendendo la ruotavengono i razzi a pendere ancora loro e a nonsostenere il peso per il ritto. E così quando il carro va parie quando eglino hanno meno pesovengono ad essere più forti;quando il carro va torto e che vengono ad avere più pesoe'sono più deboli. Al contrario appunto interviene a' razzitorti de' carri franciosi; perchéquando il carropendendo-sopra una bandaponta sopra di loroper essereordinariamente tortivengono allora ad essere diritti e poteresostenere gagliardamente tutto il peso; che quando il carro va pari eche sono torti lo sostengono mezzo. Ma torniamo alle nostre cittàe rocche. Usano ancora i Franciosi per più sicurtàdelle porte delle terre loro e per potere nelle ossidioni piùfacilmente mettere e trarre genti di quelleoltre alle cose detteun altro ordine del quale io non ne ho veduto ancora in Italia alcunoesemploe questo è che rizzano dalla punta di fuora del pontelevatoio due pilastrie sopra ciascuno di quegli bilicono una travein modo che le metà di quelle vengano sopra il ponte l'altremetà di fuora. Di poi tutta quella parte che viene di fuoracongiungono con travettele quali tessono dall'una trave all'altraad uso di graticolae dalla parte di dentro appiccano alla punta diciascuna trave una catena. Quando vogliono adunque chiudere il pontedalla parte di fuoraeglino allentano le catene e lasciano calaretutta quella parte ingraticolata la qualeabbassandosichiude ilponte; e quando lo vogliono apriretirano le catenee quella siviene ad alzare; e puossi alzare tanto che vi passi sotto uno uomo enon uno cavalloe tanto che vi passi il cavallo e l'uomoechiuderla ancora affattoperch'ella si abbassa ed alza come unaventiera di merlo. Questo ordine è più sicuro che lasaracinescaperché difficilmente può essere dal nimicoimpedito in modo che non calinon calando per una linea retta comela saracinescache facilmente si può puntellare. Deonoadunque coloro che vogliono fare una cittàfare ordinaretutte le cose dettee di più si vorrebbealmeno uno migliointorno alle muranon vi lasciare né cultivarenémurarema fusse tutta campagna dove non fusse né macchianéarginené arboriné casa che impedisse la vista e chefacesse spalle al nimico che si accampa. E notate che una terra cheabbia i fossi di fuora con gli argini più alti che il terrenoè debolissima; perché quegli fanno riparo al nimico cheti assalta e non gli impediscono l'offendertiperchéfacilmente si possono aprire e dare luogo alle artiglierie di quello.Ma passiamo dentro nella terra. Io non voglio perdere molto tempo inmostrarvi comeoltre alle cose predetteconviene avere munizioni davi vere e da combattereperché sono cose che ciascuno se leintende esanza esseogni altro provvedimento è vano. Egeneralmente si dee fare due cose: provvedere sé e torrecommodità al nimico di valersi delle cose del tuo paese. Perògli stramiil bestiameil frumento che tu non puoi ricevere incasasi dee corrompere. Debbe ancorachi difende una terraprovvedere che tumultuariamente e disordinatamente non si facciaalcuna cosae tenere modi che in ogni accidente ciascuno sappiaquello abbia a fare. Il modo è questo: che le donnei vecchii fanciugli e i deboli si stieno in casa e lascino la terra libera a'giovani e gagliardi; i quali armati si distribuiscano alla difesastando parte di quegli alle muraparte alle portiparte ne' luoghiprincipali della cittàper rimediare a quegli inconvenientiche potessero nascere dentro; un'altra parte non sia obligata adalcuno luogoma sia apparecchiata a soccorrere a tuttirichiedendolo il bisogno. Ed essendo le cose ordinate cosìpossono con diffficultà nascere tumulti che ti disordinino.Ancora voglio che notiate questo nelle offese e difese delle città:che niuna cosa dà tanta speranza al nimico di potere occupareuna terraquanto il sapere che quella non è consueta a vedereil nimico; perché molte volteper la paura solamentesanzaaltra esperienza di forzele città si perdono. Peròdebbe unoquando egli assalta una città similefare tutte lesue ostentazioni terribili. Dall'altra parte chi è assaltatodebba preporreda quella parte che il nimico combatteuomini fortie che non gli spaventi l'opinione ma l'arme; perché se laprima pruova torna vanacresce animo agli assediatie di poi ilnimico è forzato a superare chi è dentro con la virtùe non con la reputazione. Gli instrumenti co' quali gli antichidifendevano le terre erano molticome balisteonagriscorpioniarcubalistefustibalifunde; ed ancora erano molti quegli co' qualile assaltavanocome arietitorrimusculipluteivineefalcitestudini. In cambio delle quali cose sono oggi l'artiglierielequali servono a chi offende e a chi si difende; e però io nonne parlerò altrimenti. Ma torniamo al ragionamento nostroevegnamo alle offese particolari. Debbesi avere cura di non potereessere preso per fame e di non essere sforzato per assalti. Quantoalla famesi è detto che bisognaprima che la ossidionevengaessersi munito bene di viveri. Ma quando ne manca per laossidione lungasi è veduto usare qualche volta qualche modoestraordinario ad essere provvisto dagli amici che ti vorrebberosalvaremassime se per il mezzo della città assediata correuno fiume; come ferno i Romaniessendo assediato Casalino lorocastello da Annibalechenon potendo per il fiume mandare loroaltrogittorno in quello gran quantità di nocile qualiportate dal fiume sanza potere essere impediteciborno piùtempo i Casalinesi. Alcuni assediatiper mostrare al nimico che gliavanza loro grano e per farlo disperare che non possa per fameassediarglihanno o gittato pane fuora delle murao dato mangiaregrano ad uno giovencoe quello di poi lasciato pigliareacciòchemorto e trovatolo pieno di granomostri quella abbondanza chenon hanno. Dall'altra partei capitani eccellenti hanno usato varitermini per affamare il nimico. Fabio lasciò seminare a'Campaniacciò che mancassero di quel frumento che seminavano.Dionisioessendo a campo a Reggiofinse di volere fare con loroaccordoe durante la pratica si faceva provvedere da vivereequando poi gli ebbe per questo modo voti di frumentogli ristrinseed affamogli. Alessandro Magnovolendo espugnare Leucadiaespugnòtutti i castegli allo intornoe gli uomini di quegli lasciòrifuggire in quella; e cosìsopravvenendo assai moltitudinel'affamò. Quanto agli assaltisi è detto che altri sidebbe guardare dal primo impeto; col quale i Romani occuparono moltevolte di molte terreassaltandole ad un tratto e da ogni parteechiamavanlo "Aggredi urbem corona"come fece Scipionequando occupò Cartagine Nuova in Ispagna. Il quale impeto sesi sostienecon diffficultà sei poi superato. E se pure eglioccorresse che il nimico fusse entrato dentro nella città peravere sforzate le muraancora i terrazzani vi hanno qualche rimediose non si abbandonano; perché molti eserciti sonopoi chesono entrati in una terrastati o ributtati o morti. Il rimedio èche i terrazzani si mantengano ne' luoghi alti e dalle case e dalletorri gli combattano. La quale cosa coloro che sono entrati nellecittà si sono ingegnati vincere in due modi: l'unocon aprirele porte della città e fare la via a' terrazzani chesecuramente si possano fuggire; l'altrocol mandare fuora una voceche significhi che non si offenda se non gli armatie a chi gettal'armi in terra si perdoni. La quale cosa ha renduta facile lavittoria di molte città. Sono facilioltre a questole cittàad espugnarlese tu giugni loro addosso imprevisto; il che si fatrovandosi con lo esercito discostoin modo che non si creda o chetu le voglia assaltareo che tu possa farlo sanza che si presentaper la distanza del luogo. Donde che se tu secretamente esollecitamente le assaltiquasi sempre ti succederà diriportarne la vittoria. Io ragiono male volentieri delle cosesuccesse de' nostri tempiperché di me e de' miei mi sarebbecarico a ragionare; d'altri non saprei che mi dire. Nondimeno nonposso a questo proposito non addurre lo esemplo di Cesare Borgiachiamato duca Valentino; il qualetrovandosi a Nocera con le suegentisotto colore di andare a' danni di Camerino si volse verso lostato d'Urbinoed occupò uno stato in uno giorno e sanzaalcuna faticail quale un altro con assai tempo e spesa non arebbeappena occupato. Conviene ancoraa quegli che sono assediatiguardarsi dagli inganni e dalle astuzie del nimicoe però nonsi deono fidare gli assediati d'alcuna cosa che veggano fare alnimico continuamentema credano sempre che vi sia sotto lo inganno eche possa a loro danno variare. Domizio Calvinoassediando unaterraprese per consuetudine di circuire ogni giornocon buonaparte delle sue gentile mura di quella. Donde credendo i terrazzanilo facesse per esercizioallentarono le guardie; di che accortosiDomiziogli assaltò ed espugnogli. Alcuni capitaniavendopresentito che doveva venire aiuto agli assediatihanno vestiti lorosoldati sotto le insegne di quegli che dovevano venireed essendostati intromessi hanno occupato la terra. Cimone ateniese messe fuocouna notte in uno tempio che era fuora della terraonde i terrazzaniandando a soccorrerlolasciarono in preda la terra al nimico. Alcunihanno morti quegli che del castello assediato vanno a saccomanno erivestiti i suoi soldati con la veste de' saccomanni; i quali di poigli hanno dato la terra. Hanno ancora usato gli antichi capitani varitermini da spogliare di guardie le terre che vogliono pigliare.Scipionesendo in Affrica e desiderando occupare alcuni castegli ne'quali erano messe guardie da' Cartaginesifinse più volte divolergli assaltarema poi per paura non solamente astenersimadiscostarsi da quegli. Il che credendo Annibale essere veroperseguirlo con maggiore forze e per potere più facilmenteopprimerlotrasse tutte le guardie di quegli; il che Scipioneconosciutomandò Massinissa suo capitano ad espugnargli.Pirrofaccendo guerra in Schiavonia ad una città capo diquello paesedove era ridotta assai gente in guardiafinse diessere disperato di poterla espugnare evoltatosi agli altri luoghifece che quella per soccorrergli si votò di guardie e diventòfacile ad essere sforzata. Hanno molti corrotte l'acque e derivati ifiumi per pigliare le terreancora che di poi non riuscisse. Fannosifacili ancora gli assediati ad arrendersispaventandogli consignificare loro una vittoria avuta o nuovi aiuti che vengano in lorodisfavore. Hanno cerco gli antichi capitani occupare le terre pertradimentocorrompendo alcuno di dentro; ma hanno tenuti diversimodi. Alcuno ha mandato uno suo chesotto nome di fuggitivoprendaautorità e fede co' nimicila quale di poi usi in benificiosuo. Alcuno per questo mezzo ha inteso il modo delle guardie emediante quella notiziapresa la terra. Alcuno ha impedito la portach'ella non si possa serrarecon uno carro e con travi sotto qualchecoloree per questo modo fatto l'entrare facile al nimico. Annibalepersuase ad uno che gli desse uno castello de' Romani e che fingessedi andare a caccia la nottemostrando non potere andare di giornoper paura de' nimicietornando di poi con la cacciagionemettessedentro con seco de' suoi uomini eammazzata la guardiagli desse laporta. Ingannansi ancora gli assediati col tirargli fuora della terraediscostargli da quellamostrandoquando essi ti assaltanodifuggire. E moltitra' quali fu Annibalehanno non ch'altrolasciatosi torre gli alloggiamenti per avere occasione di mettergliin mezzo e torre loro la terra. Ingannansi ancora col fingere dipartirsicome fece Formione ateniese; il qualeavendo predato ilpaese de' Calcidensiricevé di poi i loro ambasciadoririempiendo la loro città di sicurtà e di buone promessesotto le qualicome uomini poco cautifurono poco di poi daFormione oppressi. Debbonsi gli assediati guardare dagli uomini cheegli hanno fra loro sospettima qualche volta si suole cosìassicurarsene col merito come con la pena. Marcelloconoscendo comeLucio Banzio Nolano era volto a favorire Annibaletanta umanitàe liberalità usò verso di luiche di nimico se lo feceamicissimo. Deono gli assediati usare più diligenza nelleguardiequando il nimico si è discostatoche quando egli èpropinquo; e deono guardare meglio quegli luoghi i quali pensano chepossano essere offesi meno; perché si sono perdute assai terrequando il nimico le assalta da quella parte donde essi non credonoessere assaltati. E questo inganno nasce da due cagioni: o per essereil luogo forte e credere che sia inaccessibileo per essere usataarte dal nimico di assaltargli da uno latocon romori finti edall'altrotaciti e con assalti veri. E però deono gliassediati avere a questo grande avvertenzae sopra tutto d'ognitempoe massime la nottefare buone guardie alle mura; e nonsolamente preporvi uominima i canie torgli feroci e prontiiquali col fiuto presentano il nimico e con lo abbaiare lo scuoprano.E non che i canisi è trovato che l'oche hanno salvo unacittàcome intervenne a' Romani quando i Franzesi assediavanoil Campidoglio. Alcibiadeper vedere se le guardie vigilavanoessendo assediata Atene dagli Spartaniordinò chequando lanotte egli alzasse uno lumetutte le guardie lo alzasseroconstituendo pena a chi non lo osservasse. Ificrate ateniese ammazzòuna guardia che dormivadicendo di averlo lasciato come l'avevatrovato. Hanno coloro che sono assediati tenuti vari modi a mandareavvisi agli amici loroe per non mandare imbasciate a boccascrivono lettere in cifera e nascondonle in vari modi: le cifere sonosecondo la volontà di chi l'ordinail modo del nasconderle èvario. Chi ha scritto il foderodentrod'una spada; altri hannomesse le lettere in uno pane crudoe di poi cotto quello e datolocome per suo cibo a colui che le porta. Alcuni se le sono messe ne'luoghi più secreti del corpo. Altri le hanno messe in uncollare d'uno cane che sia familiare di quello che le porta. Alcunihanno scritto in una lettera cose ordinariee di poitra l'unoverso e l'altroscritto con acque chebagnandole e scaldandolepoile lettere appariscano. Questo modo è stato astutissimamenteosservato ne' nostri tempi; dove chevolendo alcuno significare coseda tenere secrete a' suoi amici che dentro a una terra abitavanoenon volendo fidarsi di personamandava scomuniche scritte secondo laconsuetudine ed interlineatecome io dico di soprae quelle facevaalle porte de' templi suspendere; le quali conosciute da quegli cheper gli contrassegni le conoscevanoerano spiccate e lette. Il qualemodo è cautissimoperché chi le porta vi puòesser ingannato e non vi corre alcuno pericolo. Sono infiniti altrimodi che ciascuno per se medesimo può fingere e trovare. Macon più facilità si scrive agli assediatiche gliassediati agli amici di fuoraperché tali lettere non lepossono mandarese non per uno che sotto ombra di fuggitivo escadella terrail che è cosa dubbia e pericolosa quando ilnimico è punto cauto. Ma quelli che mandono dentropuòquello che è mandatosotto molti colori andare nel campo cheassediae di quivipresa conveniente occasionesaltare nellaterra. Ma vegnamo a parlare delle presenti espugnazioni; e dico ches'egli occorre che tu sia combattuto nella tua cittàche nonsia ordinata co' fossi dalla parte di dentrocome poco fadimostrammoa volere che il nimico non entri per le rotture del muroche l'artiglieria fa (perché alla rottura ch'ella non sifaccia non è rimedio)ti è necessariomentre chel'artiglieria battemuovere uno fosso dentro al muro che èpercossolargo almeno trenta bracciae gittare tutto quello che sicava di verso la terrache faccia argine e più profondo ilfosso; e ti conviene sollecitare questa opera in modo chequando ilmuro caggiail fosso sia cavato almeno cinque o sei braccia. Ilquale fosso è necessariomentre che si cavachiudere da ognifianco con una casamatta. E quando il muro è sìgagliardo che ti dia tempo a fare il fosso e le casematteviene adessere più forte quella parte battuta che il resto dellacittàperché tale riparo viene ad avere la forma chenoi demmo a' fossi di dentro Ma quando il muro è debole e chenon ti dia tempoallora è che bisogna mostrare la virtùed opporvisi con le genti armate e con tutte le forze tue. Questomodo di riparare fu osservato da' Pisaniquando voi vi andavi acampo; e poterono farloperché avevano le mura gagliardechedavano loro tempoe il terreno tenace e attissimo a rizzare argini efare ripari. Che se fussono mancati di questa commoditàsisarebbero perduti. Pertanto si farà sempre prudentemente aprovvedersi primafaccendo i fossi dentro alla sua città eper tutto il suo circuitocome poco fa divisammo; perché inquesto caso si aspetta ozioso e sicuro il nemicoessendo i riparifatti. Occupavano gli antichi molte volte le terre con le cavesutterranee in due modi: o e' facevano una via sotterra segretamenteche riusciva nella terrae per quella entravano (nel quale modo iRomani presono la città de' Veienti ) o con le cave scalzavanouno muro e facevanlo rovinare. Questo ultimo modo è oggi piùgagliardo e fa che le città poste alto sieno piùdeboliperché si possono meglio cavare; e mettendo di poinelle cave di quella polvere che in istante si accendenon solamenterovina uno muroma i monti si aprono e le fortezze tutte in piùparti si dissolvono. Il rimedio a questo è edificare in pianoe fare il fosso che cigne la tua città tanto profondoche ilnimico non possa cavare più basso di quello che non trovil'acquala quale è solamente nimica di queste cave. E se pureti truovi con la terra che tu difendi in poggionon puoi rimediarvicon altro che fare dentro alle tue mura assai pozzi profondi; i qualisono come sfogatoi a quelle cave che il nimico ti potesse ordinarecontra. Un altro rimedio è fargli una cava all'incontroquando ti accorgessi donde quello cavasse; il quale modo facilmentelo impediscema difficilmente si prevedeessendo assediato da unonimico cauto. Deve sopra tutto avere curaquello che èassediatodi non essere oppresso ne' tempi del riposocome èdopo una battaglia avutadopo le guardie fatteche è lamattina al fare del giornola sera tra dì e nottee sopratutto quando si mangia; nel quale tempo molte terre sono espugnate emolti eserciti sono stati da quegli di dentro rovinati. Peròsi debbe con diligenza da ogni parte stare sempre guardato e in buonaparte armato. Io non voglio mancare di dirvi come quello che fadifficile il difendere una città o uno alloggiamentoèlo avere a tenere disunite tutte le forze che tu hai in quegli;perchépotendoti il nimico assalire a sua posta tutto insiemeda qualunque bandati conviene tenere ogni luogo guardato; e cosìquello ti assalta con tutte le forze e tu con parte di quelle tidifendi. Può ancora lo assediato essere vinto in tutto; quellodi fuora non può essere se non ributtato; onde che molti chesono stati assediati o nello alloggiamento o in una terraancora cheinferiori di forze sono usciti con tutte le loro genti ad un trattofuora e hanno superato il nimico. Questo fece Marcello a Nolaquestofece Cesare in Franciacheessendogli assaltati gli alloggiamentida uno numero grandissimo di Franzesi e veggendo non gli poteredifendere per avere a dividere le sue forze in più partienon poterestando dentro agli steccaticon empito urtare il nimicoaperse da una banda lo alloggiamentoerivoltosi in quella partecon tutte le forzefece tanto impeto loro contra e con tanta virtùche gli superò e vinse. La costanza ancora degli assediati famolte volte disperare e sbigottire coloro che assediano. EssendoPompeo a fronte di Cesare e patendo assai l'esercito Cesariano per lafamefu portato del suo pane a Pompeo; il quale vedendo fatto dierbecomandò che non si mostrasse al suo esercito per non lofare sbigottirevedendo quali nimici aveva all'incontro. Niuna cosafece tanto onore a' Romani nella guerra di Annibale quanto lacostanza loroperché in qualunque più nimica e avversafortuna mai non domandorono pacemai fecero alcun segno di timore;anziquando Annibale era allo intorno di Roma. Si venderono queglicampi dove egli aveva posti i suoi alloggiamentipiù pregioche per l'ordinario per altri tempi venduti non si sarebbono; estettero in tanto ostinati nelle imprese lorocheper difendereRomanon vollero levare le offese da Capuala qualein quelmedesimo tempo che Roma era assediatai Romani assediavano. Io soche io vi ho detto di molte cose le quali per voi medesimi avetepotuto intendere e considerare; nondimeno l'ho fattocome oggiancora vi dissiper potervi mostraremediante quellemeglio laqualità di questo esercizio e ancora per sodisfare a queglise alcuno ce ne fusseche non avessero avuta quella commoditàdi intenderle che voi. Né mi pare che ci resti altro a dirviche alcune regole generalile quali voi averete familiarissime; chesono queste:

    Quello che giova alnimico nuoce a tee quel che giova a te nuoce al nimico.

    Coluiche sarà nella guerra più vigilante a osservare idisegni del nimico e più durerà fatica ad esercitare ilsuo esercitoin minori pericoli incorrerà e più potràsperare della vittoria.

    Non condurremai a giornata i tuoi soldatise prima non hai confermato l'animoloro e conosciutogli sanza paura e ordinati; né mai ne faraipruovase non quando vedi ch'egli sperano di vincere.

    Meglioè vincere il nimico con la fame che col ferronella vittoriadel quale può molto più la fortuna che la virtù.

    Niuno partito è migliore chequello che sta nascoso al nimico infino che tu lo abbia eseguito.

    Sapere nella guerra conoscerel'occasione e pigliarlagiova più che niuna altra cosa.

    La natura genera pochi uominigagliardi; la industria e lo esercizio ne fa assai.

    Puòla disciplina nella guerra più che il furore.

    Quandosi partono alcuni dalla parte nimica per venire a' servizi tuoiquando sieno fedeli vi sarà sempre grandi acquisti; perchéle forze degli avversari più si minuiscono con la perdita diquegli che si fuggonoche di quegli che sono ammazzatiancora cheil nome de' fuggitivi sia a' nuovi amici sospettoa' vecchi odioso.

    Meglio ènell'ordinare lagiornatariserbare dietro alla prima fronte assai aiuticheperfare la fronte maggioredisperdere i suoi soldati.

    Difficilmente è vinto coluiche sa conoscere le forze sue e quelle del nimico.

    Piùvale la virtù de' soldati che la moltitudine; più giovaalcuna volta il sito che la virtù.

    Lecose nuove e sùbite sbigottiscono gli eserciti le coseconsuete e lente sono poco stimate da quegli; però farai altuo esercito praticare e conoscere con piccole zuffe un nimico nuovoprima che tu venga alla giornata con quello.

    Coluiche seguita con disordine il nimico poi ch'egli è rottononvuole fare altro che diventaredi vittoriosoperdente.

    Quelloche non prepara le vettovaglie necessarie al vivere è vintosanza ferro.

    Chi confida piùne' cavagli che ne' fantio più ne' fanti che ne' cavaglisiaccomodi col sito.

    Quando tu vuoivedere seil giornoalcuna spia è venuta in campofa' checiascuno ne vadia al suo alloggiamento. Muta partitoquando tiaccorgi che il nimico l'abbia previsto.

    Consìgliatidelle cose che tu dei farecon molti; quello che di poi vuoi fareconfenferisci con pochi.

    I soldatiquando dimorano alle stanzesi mantengano col timore e con la pena;poiquando si conducono alla guerracon la speranza e col premio.

    I buoni capitani non vengono mai agiornata se la necessità non gli strigne o la occasione nongli chiama.

    Fa' che i tuoi nimici nonsappiano come tu voglia ordinare l'esercito alla zuffa: e inqualunque modo l'ordinifa' che le prime squadre possano esserericevute dalle seconde e dalle terze.

    Nellazuffa non adoperare mai una battaglia ad un'altra cosa che a quellaper che tu l'avevi deputatase tu non vuoi fare disordine.

    Agli accidenti sùbiti condifficultà si rimediaa' pensati con facilità.

    Gli uominiil ferroi danari e ilpane sono il nervo della guerra; ma di questi quattro sono piùnecessarii i primi dueperché gli uomini e il ferro truovanoi danari e il panema il pane e i danari non truovano gli uomini eil ferro.

    Il disarmato ricco èpremio del soldato povero.

    Avvezza ituoi soldati a spregiare il vivere delicato e il vestire lussurioso.


    Questoè quanto mi occorre generalmente ricordarvi; e so che sisarebbero possute dire molte altre cose in tutto questo mioragionamentocome sarebbero: come e in quanti modi gli antichiordinavano le schiere; come vestivano e come in molte altre cose siesercitavano e aggiugnervi assai particolari i quali non ho giudicatinecessarii narraresì perché per voi medesimi potetevederli sì ancora perché la intenzione mia non èstata mostrarvi appunto come l'antica milizia era fattama come inquesti tempi si potesse ordinare una milizia che avesse piùvirtù che quella che si usa. Donde che non mi è parsodelle cose antiche ragionare altro che quello che io ho giudicato atale introduzione necessario. So ancora che io mi arei avuto adallargare più sopra la milizia a cavallo e di poi ragionaredella guerra navaleperché chi distingue la milizia dice comeegli è uno esercizio di mare e di terraa piè e acavallo. Di quello di mare io non presumerei parlareper non neavere alcuna notizia; ma lascieronne parlare a' Genovesi e a'Viniziarnii quali con simili studi hanno per lo addietro fatto grancose. De' cavagli ancora non voglio dire altro che di sopra mi abbiadettoessendocome io dissiquesta parte corrotta meno. Oltre aquestoordinate che sono bene le fanterieche sono il nervo delloesercitosi vengono di necessità a fare buoni cavagli. Soloricorderei a chi ordinasse la milizia nel paese suo per riempierlo dicavaglifacesse due provvedimenti: l'unoche distribuisse cavalledi buona razza per il suo contado e avvezzasse i suoi uomini a fareincette di puledricome voi in questo paese fate de'vitegli e de'muli; l'altroacciò che gli incettanti trovassero ilcomperatoreproibirei il potere tenere mulo ad alcuno che nontenesse cavallo; talmente chechi volesse tenere una cavalcaturasolafusse costretto tenere cavallo; e di piùche nonpotesse vestire di drappo se non chi tenesse cavallo. Questo ordineintendo essere stato fatto da alcuno principe ne' nostri tempie inbrevissimo tempo avere nel paese suo ridotto una ottima cavalleria.Circa alle altre cose quanto si aspetta a' cavaglimi rimetto aquanto oggi vi dissi e a quello che si costuma. Desidereresti forseancora intendere quali parte debbe avere uno capitano? A che io visodisfarò brevissimamenteperché io non sapreieleggere altro uomo che quello che sapesse fare tutte quelle cose cheda noi sono state oggi ragionate; le quali ancora non basterebberoquando non ne sapesse trovare da séperché niuno sanzainvenzione fu mai grande uomo nel mestiero suo; e se la invenzione faonore nell'altre cosein questo sopra tutto ti onora. E si vede ogniinventoancora che deboleessere dagli scrittori celebrato; come sivede che lodano Alessandro Magnocheper disalloggiare piùsegretamentenon dava il segno con la trombama con uno cappellosopra una lancia. E' laudato ancora per avere ordinato agli suoisoldati chenello appiccarsi con gli nimicis'inginocchiassero colpiè mancoper potere più gagliardamente sostenerel'impeto loro; il che avendogli dato la vittoriagli dette ancoratanta lodeche tutte le statueche si rizzavano in suo onorestavano in quella guisa. Ma perch'egli è tempo di finirequesto ragionamentoio voglio tornare a proposito; e parte fuggiròquella pena in che si costuma condannare in questa terra coloro chenon vi tornano. Se vi ricorda beneCosimovoi mi dicesti cheessendo io dall'uno canto esaltatore della antichità ebiasimatore di quegli che nelle cose gravi non la imitanoedall'altronon la avendo io nelle cose della guerradove io mi sonoaffaticatoimitatanon ne potevi ritrovare la cagione; a che iorisposi come gli uomini che vogliono fare una cosaconviene prima sipreparino a saperla fareper potere poi operarla quando l'occasionelo permetta Se io saprei ridurre la milizia ne' modi antichi o noione voglio per giudici voi che mi avete sentito sopra questa materialungamente disputare; donde voi avete potuto conoscere quanto tempoio abbia consumato in questi pensierie ancora credo possiateimmaginare quanto disiderio sia in me di mandargli ad effetto. Il chese io ho potuto fareo se mai me ne è stata data occasionefacilmente potete conietturarlo. Pure per farvene più certieper più mia giustificazionevoglio ancora addurne le cagioni;e parte vi osserverò quanto promissi di dimostrarvi: ledifficultà e le facilità che sono al presente in taliimitazioni. Dico pertanto come niuna azione che si faccia oggi tragli uominiè più facile a ridurre ne' modi antichi chela miliziama per coloro soli che sono principi di tanto statochepotessero almeno di loro suggetti mettere insieme quindici oventimila giovani. Dall'altra parteniuna cosa è piùdifficile che questa a coloro che non hanno tale commodità. Eperché voi intendiate meglio questa partevoi avete a saperecome e' sono di due ragioni capitani lodati. L'una è quegliche con uno esercito ordinato per sua naturale disciplina hanno fattograndi cosecome furono la maggior parte de' cittadini romani ealtri che hanno guidati eserciti; i quali non hanno avuto altrafatica che mantenergli buoni e vedere di guidargli sicuramente.L'altra è quegli che non solamente hanno avuto a superare ilnimicomaprima ch'egli arrivino a quellosono stati necessitatifare buono e bene ordinato l'esercito loro- i quali sanza dubbiomeritono più lode assai che non hanno meritato quegli che congli eserciti antichi e buoni hanno virtuosamente operato. Di questitali fu Pelopida ed EpaminondaTullo OstilioFilippo di Macedoniapadre d'AlessandroCiro re de' PersiGracco romano. Costoro tuttiebbero prima a fare l'esercito buonoe poi combattere con quello.Costoro tutti lo poterono faresì per la prudenza lorosìper avere suggetti da potergli in simile esercizio indirizzare. Némai sarebbe stato possibile che alcuno di loroancora che uomo pienod'ogni eccellenzaavesse potuto in una provincia alienapiena diuomini corrottinon usi ad alcuna onesta ubbidienzafare alcunaopera lodevole. Non basta adunque in Italia il sapere governare unoesercito fattoma prima è necessario saperlo fare e poisaperlo comandare E di questi bisogna sieno quegli principi cheperavere molto stato e assai suggettihanno commodità di farlo.De' quali non posso essere io che non comandai mainé possocomandare se non a eserciti forestieri e a uomini obligati ad altri enon a me. Ne' quali s'egli è possibile o no introdurre alcunadi quelle cose da me oggi ragionatelo voglio lasciare nel giudiciovostro. Quando potrei io fare portare a uno di questi soldati cheoggi si praticanopiù armi che le consuetee oltra allearmiil cibo per due o tre giorni e la zappa? Quando potrei io farlozappare o tenerlo ogni giorno molte ore sotto l'armi negli esercizifintiper potere poi ne' veri valermene? Quando si asterrebbe eglida' giuochidalle lasciviedalle bestemmiedalle insolenze cheogni dì fanno? Quando si ridurrebbero eglino in tantadisciplina e in tanta ubbidienza e reverenzache uno arbore pieno dipomi nel mezzo degli alloggiamenti vi si trovasse e lasciasseintattocome si legge che negli eserciti antichi molte volteintervenne? Che cosa posso io promettere loromediante la quale e'mi abbiano con reverenza ad amare o temerequandofinita la guerrae' non hanno più alcuna cosa a convenire meco ? Di che gli hoio a fare vergognareche sono nati e allevati sanza vergogna? Perchémi hanno eglino ad osservareche non mi conoscono? Per quale Iddioo per quali santi gli ho io a fare giurare? Per quei ch'egli adoranoo per quei che bestemmiano? Che ne adorino non so io alcunoma sobene che li bestemmiano tutti. Come ho io a credere ch'egli osservinole promesse a coloro che ad ogni ora essi dispregiano? Come possonocoloro che dispregiano Iddioriverire gli uomini ? Quale dunquebuona forma sarebbe quella che si potesse imprimere in questa materia? E se voi mi allegassi che i Svizzeri e gli Spagnuoli sono buoni iovi confesserei come eglino sono di gran lunga migliori che gliItaliani; ma se voi noterete il ragionamento mio e il modo delprocedere d'ambiduevedrete come e' manca loro di molte cose adaggiugnere alla perfezione degli antichi. E i Svizzeri sono fattibuoni da uno loro naturale uso causato da quello che oggi vi dissiquegli altri da una necessità; perchémilitando in unaprovincia forestiera e parendo loro essere costretti o morire ovincereper non parere loro avere luogo alla fugasono diventatibuoni. Ma è una bontà in molte parti defettivaperchéin quella non è altro di buonose non che si sono assuefattiad aspettare il nimico infino alla punta della picca e della spada.Né quello che manca lorosarebbe alcuno atto ad insegnarloetanto meno chi non fusse della loro lingua. Ma torniamo agliItalianii qualiper non avere avuti i principi savinon hannopreso alcuno ordine buonoeper non avere avuto quella necessitàche hanno avuta gli Spagnuolinon gli hanno per loro medesimi presi;tale che rimangono il vituperio del mondo. Ma i popoli non ne hannocolpama sì bene i principi loro; i quali ne sono statigastigatie della ignoranza loro ne hanno portate giuste peneperdendo ignominiosamente lo statoe sanza alcuno esemplo virtuoso.Volete voi vedere se questo che io dico è vero? Consideratequante guerre sono state in Italia dalla passata del re Carlo adoggi; e solendo le guerre fare uomini bellicosi e riputatiquestequanto più sono state grandi e fieretanto più hannofatto perdere di riputazione alle membra e a' capi suoi. Questoconviene che nasca che gli ordini consueti non erano e non sonobuoni; e degli ordini nuovi non ci è alcuno che abbia saputopigliarne. Né crediate mai che si renda riputazione alle armiitalianese non per quella via che io ho dimostra e mediante coloroche tengono stati grossi in Italia; perché questa forma si puòimprimere negli uomini semplicirozzi e propriinon ne' malignimale custoditi e forestieri. Né si troverrà mai alcunobuono scultore che creda fare una bella statua d'un pezzo di marmomale abbozzatoma sì bene d'uno rozzo. Credevano i nostriprincipi italianiprima ch'egli assaggiassero i colpi delleoltramontane guerreche a uno principe bastasse sapere negliscrittoi pensare una acuta rispostascrivere una bella letteramostrare ne' detti e nelle parole arguzia e prontezzasapere tessereuna fraudeornarsi di gemme e d'orodormire e mangiare con maggioresplendore che gli altritenere assai lascivie intornogovernarsico' sudditi avaramente e superbamentemarcirsi nello oziodare igradi della milizia per grazia disprezzare se alcuno avesse lorodimostro alcuna lodevole viavolere che le parole loro fusseroresponsi di oraculi; ne si accorgevano i meschini che si preparavanoad essere preda di qualunque gli assaltava. Di qui nacquero poi nelmille quattrocento novantaquattro i grandi spaventile sùbitefughe e le miracolose perdite; e così tre potentissimi statiche erano in Italiasono stati più volte saccheggiati eguasti. Ma quello che è peggioè che quegli che cirestano stanno nel medesimo errore e vivono nel medesimo disordineenon considerano che quegli che anticamente volevano tenere lo statofacevano e facevano fare tutte quelle cose che da me si sonoragionatee che il loro studio era preparare il corpo a' disagi e loanimo a non temere i pericoli. Onde nasceva che CesareAlessandro etutti quegli uomini e principi eccellentierano i primi tra'combattitoriandavano armati a pièe se pure perdevano lostatoe' volevano perdere la vita; talmente che vivevano e morivanovirtuosamente. E se in loroo in parte di lorosi poteva dannaretroppa ambizione di regnaremai non si troverrà che in lorosi danni alcuna mollizie o alcuna cosa che faccia gli uomini delicatie imbelli. Le quali cosese da questi principi fussero lette ecredutesarebbe impossibile che loro non mutassero forma di vivere ele provincie loro non mutassero fortuna. E perché voinelprincipio di questo nostro ragionamentovi dolesti della vostraordinanzaio vi dico chese voi la avete ordinata come io ho disopra ragionato ed ella abbia dato di sé non buona esperienzavoi ragionevolmente ve ne potete dolere; ma s'ella non è cosìordinata ed esercitata come ho dettoella può dolersi di voiche avete fatto uno abortivonon una figura perfetta. I Vinizianiancora e il duca di Ferrara la cominciarono e non la seguirono; ilche è stato per difetto loronon degli uomini loro. E io viaffermo che qualunque di quelli che tengono oggi stati in Italiaprima entrerrà per questa viafiaprima che alcuno altrosignore di questa provinciae interverrà allo stato suo comeal regno de' Macedoniil qualevenendo sotto a Filippo che avevaimparato il modo dello ordinare gli eserciti da Epaminonda tebanodiventòcon questo ordine e con questi esercizimentre chel'altra Grecia stava in ozio e attendeva a recitare commedietantopotente che potette in pochi anni tutta occuparlae al figliuololasciare tale fondamentoche poté farsi principe di tutto ilmondo. Colui adunque che dispregia questi pensieris'egli èprincipedispregia il principato suo; s'egli è cittadinolasua città. E io mi dolgo della naturala quale o ella non midovea fare conoscitore di questoo ella mi doveva dare facultàa poterlo eseguire. Né penso oggimaiessendo vecchiopoterneavere alcuna occasionee per questo io ne sono stato con voiliberale cheessendo giovani e qualificatipotretequando le cosedette da me vi piaccianoai debiti tempiin favore de' vostriprincipiaiutarle e consigliarle. Di che non voglio vi sbigottiate odiffidiateperché questa pronvincia pare nata per risuscitarele cose mortecome si è visto della poesiadella pittura edella scultura. Ma quanto a me si aspettaper essere in làcon gli annime ne diffido. E veramentese la fortuna mi avesseconceduto per lo addietro tanto stato quanto basta a una simileimpresaio credereiin brevissimo tempoavere dimostro al mondoquanto gli antichi ordini vagliono; e sanza dubbio o io l'areiaccresciuto con gloria o perduto senza vergogna.