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PietroMetastasio

(pseudonimodi Pietro Trapassi)

LETTERE

 

 

I- A Francesco d'AguirreTorino

RomaI4 gennaio I7I8

 

Ildolorela confusione e la natural repugnanza a sì funestoufficio mi scuseranno appo V. S. illustrissimase nello scorsoordinario non le recai la dolente novella dell'immatura morte del miocaro maestro e benefattoredel fu signor abate Gravinache Dioabbia in cielo. Fra le lagrime di tutta l'Europache faràgiustizia a quel grande uomoso che più giuste non potrannospargersene delle mie chedopo essere stato da lui dall'undecimofino al vigesimo anno dell'età mia con tanto dispendio econtraddizione alimentato e educatoequello che maggior tenerezzami destaammaestratosono ancor dopo la sua morte rimasto con piùvivo argomento dell'amor suo nell'elezione ch'egli ha di me fatta persuo successore nei beni così di Roma che di Napoli. Raccolgaella in qual costernazione io rimanga di ciò che ho perduto.Mapoiché così piace a chi può dell'universo asuo talento disporrecangi almeno V. S. illustrissima per mioconfortotutto l'affetto ed amicizia che pel povero mio maestronodrivain altrettanto compatimento e favore verso di mepoichécosì ella facendo mi renderà in gran parte ciòche la disavventura mi tolse. La mia umilissima servitùche alei ho fin da' più teneri anni già consacratacomecosa non più mia non istimo dover nuovamente offerirle; inniun tempo però mi sarebbono più soavi i riveriti dilei comandi che in questo; onde di essi divotamente supplicandolaresto facendo sì a lei che alla gentilissima signora suaconsorte e a tutti di casa umilissima riverenza.



II- A Francesco d'AguirreTorino

Roma26 febbraio I7I8.

...A ciò ch'ella mi richiede sopra gli scritti e la morte del fusignor abate risponderò brevemente; e forse sarà ancortroppo tardiessendolenecome credoper altre parti giuntol'avviso.

Gliscritti in primo luogo sono in sicuroe si penserà a suotempo di non defraudare il mondo letterario di così belleproduzioni e insieme di accrescere ornamento alla memoria di quelgrande uomoperché altrimenti facendo crederei mancare allamia educazione ed all'obbligo di gratitudine.

Quantoalla malattiagiacché il di lei comando mi richiama allelagrimedirò solo che fu tanto brevee così poco dalui e da meper l'abituazione di tale infermitàapprezzatache non diede neppur tanto timore che bastasse a preparare néanche in piccola parte l'animo nostro al funesto accidente. Ladomenica alle sei ore della notte egli fu assalito da' soliti doloridi stomaco ferocementei quali durarongli tutta la notte ed ilseguente giorno. Il martedì poi mancarono di moltoe glilasciarono un intermesso singulto. Io senza sua saputa mi portai dalmedico Campiolied avendogli raccontato lo stato dell'infermo ebbiuna piccola ricettacolla quale si ottenne di rimovere quasipienamente il suddetto singultotalché il martedìnotte riposò qualche tempo. Il mercoledì mattina eglisi sentì sgravato quanto al dolore considerabilmentema sisentiva altresì una eccessiva fiacchezza ed affanno. Ilmercoledì sera iosecondo il mio costumetornai dalCampiolieriferitogli il tuttoegli ordinò varie cosechefurono tutte eseguite. Si sollevò egli in qualche partemanon potea in verun conto prender riposo. In fine alle dieci oresupraggiunto da un vomito d'atra bilee forse da accidentespirònelle mie braccia.

Questaè la funesta istoria del mio povero benefattore e maestro.Ella intantose qualche momento le avanza dalle pubbliche curenonisdegni darmi talora argomento dell'alta sorte ch'io godo della suagrazia; e facendo umilissima riverenza alla signora sua consorte e atutti di casami confermo...



III- A Francesco d'AguirreTorino

Napoli23 dicembre I7I9.

Nonascriva V. S. illustrissima a mia dimenticanza o trascuraggine l'averfino ad ora differito l'ufficio da me particolarmente dovutolenell'occasione delle presenti solennità e del principio delnuovo annoavendo io ciò fatto a bello studio per rendermi intal forma distinto dalla numerosa serie degli altri suoi servitorisiccome lo sono per venerazioneper stima e per affettofindall'età puerile. Augurandole adunque adesso ogni pienafelicità così in queste S.S. Feste come nel nuovo annoed in molti altri insiemeespongo a V. S. illustrissima sotto gliocchi quel desiderio che in ogni tempo nudrisco della sua prosperitàe l'assicuro che fra gl'infiniti che ne avrà ricevutiquestoaugurio ch'io faccio è il più sincero ed il piùappassionato.

Imiei domestici interessi mi trasportaronogià molti mesi sonoin Napolie mi ci ritenne poi la considerazione del pertinace odioche ancor si conserva in Roma non meno al nome che alla scuola tuttadell'abate Gravinabeata memoriamio venerato Maestro. Qual odiose non in tutto almeno in partesi è trasfusoe comediscepolo eletto e come eredesovra di me. Ed ancorché possaio con le mie rendite onestamente vivere in Romaho stimato prudenterisoluzione il vivere lontano per non vivere fra nemici. Confessoperò con tutta l'ingenuità che mi riesce piùnoioso questo soggiorno perché la rozzezza del paesecagionata dalla mancanza della Corteè così contrariaal commercio civileche malagevolmente un onest'uomoeducato in unacittà dominantepuò assuefarvisi. Felice V. S.illustrissima che ha avuta la sorte d'incontrarsi in un principe chesa così bene conoscere ed esaltare il suo meritocosìrara cosa ad incontrarsi presentemente. Le giuro su l'onor mioch'iosono così innamorato di codesto refin da quando ellaritornando in Roma me ne fece quel vivo ritrattoche tutte le miemeditazioni sono sempre state dirette a rendermi possibile ilvantaggio di vederlo prima ch'io muoia. Poté bene la miadisavventura troncarmi nella morte del mio maestro la vicinasperanzagià da me concepitadi adempiere allora questabramama non fu già valevole ad iscemare un punto del miodesiderio; anzi tanto più mi si accrebbequanto era stato piùvicino il conseguimento. La mia toleranza in questo paese non soquanto sia per durareonde è certo che volendo io esentarmidi quie non potendo sperare in Roma alcun incamminamento fin chedura questo ventopasserò ultra montesper cercareove far nidoe probabilmente a Viennaove molti padroni ed amiciche colà dimoranomi persuadono e promettono assistenza edaiuto. In tal caso voglio in ogni conto passar per costàe lasupplicherò che mi dia l'onore di vedereese saràpossibileinchinarmi a Sua Maestà.

Sein cotesta città appresso ad un principe così distintoper tante sue particolari qualità mi fosse lecito di sperarequalche decente impiegolascerei di buona voglia qualunque altroincamminamentosì perché così mi persuade ilmio geniocome ancora perché senza uscir d'Italia in tal casoavrei ritrovato a fondar le mie radici. Ed in fine perchépotrei allora vivere appresso al mio caro e riverito signor avvocatoil quale fra tanti e tanti conoscentie miei e della beata memoriadell'abate Gravinaè stato il solo e l'unico che senzadoppiezza mi abbia mostrato costantemente un amore candido e sinceroed una vera amicizia a differenza degli altriche invece didifendere e sostenere nella mia persona l'onore della scuola el'elezione del comune Maestrohanno caricato e detratto le mieoperazionipieni di malignità e di veleno. Io mi tratterreivolentieri più lungamente in questa letterama non voglio cheil mio piacere abbia a rendersi noioso a V. S. illustrissima. Sidegni adunque di passare a mio nome il medesimo ossequioso ufficioche con lei passocon la signora sua consortee con tutta la suariveritissima casa. E pregandola a rammentarsi della mia servitùe della mia vera amiciziale faccio umilissima riverenza.

 

IV- Ad Apostolo ZenoVienna

Roma5 novembre I729.

Noncredeva di poter aver maggior titolo di rispetto per V. S.illustrissima di quello che m'imponeva il suo nomeche da me fu dalprincipio de' miei studi insieme con tutta l'Italia venerato; ma orami si aggiunge una inescusabile necessitàpoiché senzataccia d'ingrato non posso dissimulare di dovere alla generositàsua tutta la mia fortuna. Ella mi ha abilitatofacendosi da meammirare ed imitare; mi ha sollevato all'onore del servizio cesareocol peso considerabile della sua approvazione; onde ardisco dilusingarmi cheriguardandomi come un'opera delle sue maniseguiti aproteggere quasi in difesa del suo giudizio la mia pur troppo deboleabilità ed a regolare a suo tempo la mia condottafacendomico' suoi consigli evitare quegli scogli che potrebbe incontrare chiviene senza esperienza ad impiegarsi nel servizio del più granmonarca del mondo. La confessione di questi miei obblighi verso di V.S. illustrissima e le speranze che io fondo nella sua direzionesonofinora note a tutta la mia patriae lo saranno per fin che io vivadovunque io sia mai per ritrovarmiunico sfogo della mia verso dilei infruttuosa gratitudine. Non essendomi prescritto tempo allapartenzaho creduto che mi sia permesso di differirla fino allaquaresima ventura. Ho spiegato prolissamente a Sua Eccellenza ilsignor principe Pio le cagioni di tale dilazione. Supplico V. S.illustrissima ancora a sostenerleperché io possa veniresenza il seguito di alcun pensiero noiosoquando però siatutto questo di pienissima soddisfazione dell'augustissimo padrone; ebaciandole umilmente le manile faccio profondissima riverenza.

 

V- A un amicoRoma

Vienna25 luglio I730.

Tornaimartedì all'udienza per ordine del padrone a Laxenburgassistei alla tavolapranzai col signor principe Pioe poi alle tredopo il mezzogiorno fui ammesso alla formale udienza di Cesare. Ilcavaliere che m’introdusse mi lasciò su la porta dellacamera nella quale il padrone era appoggiato ad un tavolino in piedicon il suo cappello in capoin aria molto seria e sostenuta. Viconfesso che per quanto mi fossi preparato a quest'incontrononpotei evitare nell'animo mio qualche disordine. Mi venne a mente chemi trovava a fronte del più gran personaggio della terra e chedoveva esser io il primo a parlare: circostanza che non conferisce adincoraggire. Feci le tre riverenze prescrittemiuna nell'entrardella portauna in mezzo della stanzae l'ultima vicino a SuaMaestà; e poi posi un ginocchio a terrama il clementissimopadrone subito m'impose d'alzarmireplicandomi: Alzatevialzatevi. Qui io parlai con voce non credo molto fermaconquesti sentimenti: Io non so se sia maggiore il mio contentoo lamia confusione nel ritrovarmi a' piedi di Vostra MaestàCesarea. È questo un momento da me sospirato fin da' primigiorni dell'età miaed ora non solo mi trovo avanti il piùgran monarca della terrama vi sono col glorioso carattere di suoattual servitore. So a quanto mi obbliga questo gradoe conosco ladebolezza delle mie forzee se potessi con gran parte del mio sanguedivenir un Omeronon esiterei a divenirlo. Supplirò pertantoper quanto mi sarà possibilealla mancanza di abilitànon risparmiando in servigio della Maestà Vostra attenzione efatica. So cheper quanto sia grande la mia debolezzasaràsempre inferiore all'infinita clemenza della Maestà Vostraespero che il carattere di poeta di Cesare mi comunichi quel valoreche non ispero dal mio talento.

Aproporzione che andai parlandovidi rasserenarsi il voltodell'augustissimo padroneil quale in fine assai chiaramenterispose: Era già persuaso della vostra virtùmaadesso io sono ancora informato del vostro buon costumee non dubitoche non mi contenterete in tutto quello che sarà di miocesareo servizioanzi mi obbligherete ad esser contento di voi.Qui si fermò ad attendere se io voleva supplicarlo di altroond'iosecondo le istruzioni avutegli chiesi la permissione dibaciargli la manoed egli me la porse ridendo e stringendo la mia:consolato da questa dimostrazione di amore strinsi con un trasportodi contento la mano cesarea con entrambe le miee le diedi un baciocosì sonoroche poté il clementissimo padrone assaibene avvedersi che veniva dal cuore. Vi ho scritto minutamente tuttoperché approvo la vostra curiosità ragionevole inquesto soggetto.

 

VI- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

Vienna27 gennaio 173I.

Ricevoquesta mattina le lettere non solo della presente ma anche dellascorsa settimanae mi sollevo dalla malinconia che nella mancanza diquelle mi avea assalitopel sospetto che qualche anima pia si fosseimpiegata a scemarmi la pena di leggerle prevenendomi alla posta. Virendo grazie delle minute notizie che mi date di coteste opere ecommediee godo che il nostro Ciullo si sia fatto onore. Spero cheil posto in cui l'ha fatto impiegare Sua Santità non gli saràinfruttuoso. Avvisatemenee frattanto salutatelo a mio nome. Oggi èappunto il primo giorno delle mascheree io son qui a gelarmi. Puremi trattengo piacevolmentefigurandomi voi impiegata e divertita. Inquesto momentoche secondo l'orologio di Roma saranno le 21 orecomincerà la frequenza de' sonagli pel Corso. Ecco il signorcanonico de Magistrische apre l'antiporta. Ecco il signor abateSpinola. Ecco Stanesio. Ecco Cavanna. Ecco tutti i musici diAliberti. Chi sarà mai quella maschera che guarda tanto lenostre fenestre? Fa un gran tirar di confettie non può starferma. — È certo l'abatino Bizzaccari. — E quelbauttone così lungo che esamina tutte le carrozzefosse maiil bellissimo Piscitelli? — Certo senza dubbio. — Ecco ilconte Mazziottiche va parlando latino. — Ecco i cortegianiaffettati vestiti di carta. — Ma che baronata è maiquesta! Quasi tutte le carrozze voltano a San Carlo. — Che cosaè? — Il segno. — Presto. — Viene il bargello. —Vengasignor agente di Genova. — Non importa. — Ma se v'èluogo per tutti? — Vede ella? — Vedo benissimo. — Mami pare che stia incomodo. — Mi perdonisto da re. —Eccolieccoli. — Quanti sono? — Sette. — Chi vainnanzi? — Il sauro di Gabriellima Colonna lo passa — UhGesù Maria! — Che è stato? — Una creaturasotto un barbero. — Sarà morta certo. — Poveramadre! — Lo portano via? — Nono. Era un cane. —Manco male. — Dica chi vuoleè un gran piacere la forteimmaginativa. Io ho veduto il Corso di Roma dalla piazza de' gesuitidi Vienna. Oraper passare dal ridicolo al burlescoio stotormentato al solito dalla mia tossettae non mi resta oramai altrasperanza che la buona stagione. Ho finito l'Oratorioche in qualchemaniera verrà a Roma subito stampato. Ho parlatoall'ambasciatrice di Venezia per la toilette consaputaed èrimasta stupitaperché le avevano scritto d'averlaconsegnata: sentiremo che rispondono alle repliche della medesima.Dalle nevi e dal freddo che soffrite in Roma argomentate quelli diVienna. Non passa settimana che non si senta qualche povero villano opasseggere sorpreso dal freddo e rimasto morto per le campagne. Quiper la città si cammina sopra tre palmi di ghiaccio cocciutopiù delle pietre. La neve poiche cade continuamentesistritola e si riduce a tal sottigliezza che vola e si solleva come lapolvere dell'agosto. Eppure vi sono delle bestie che vanno in slittala notte. Io so che per reggermi in piedi ho dovuto far mettere lesole di feltro alle scarpeperché in quel solo passoindispensabile che debbo fare per montare in carrozza ho datosolennemente il cul per terrasenza danno però dellamacchina. Insomma conoscendo la lubricità del paese mi sonpremunito. Voi mi domandate parere di un sonetto d'Ignazio de Bonische io non ho veduto e non so di che tratti per conseguenza.

Alsignor agente di Genova le mie riverenze e ringraziamenti pei salutiche mi ha mandati nelle lettere del segretario della sua Repubblica.Addio N. M.state allegra.

 

VII- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

ViennaI2 gennaio I732.

Voisarete in mezzo a' divertimenti teatralied io ho cominciato aseccarmi intorno all'Oratorio. Divertitevi voi per me; ché viassicuro che il piacer vostro fa gran parte del mio.

Homolto pensato per mandarvi un foglio di direzionetoccante il mioDemetrio: ma esaminando l'operaparmi così pocointricatache farei torto a voi ed a me se volessi istruirvi.L'unica scena un poco intricataper la situazione de' personaggièquella del porto nell'atto primoquando la regina va a scegliereesopraggiunge Alceste. In detta scena il trono deve staresecondo ilsolitoa destra e deve avere da' lati quattro sedili o sian cuscinialla barbaracioè due per parte; e questi servono per liGrandi del regno. Due altri somiglianti sedili debbono esser situatiin faccia al tronodalla parte del secondo cembaloma piùvicino all'orchestra che sia possibile. Ed appresso a questialtritre sedili pur simili per FenicioOlinto ed Alceste. Onde i sediliin tutto dovranno essere novecioè sei per li Grandi e treper li personaggi. Quelli però per li Grandi possono farsiattaccati a due per due per comodo maggiore: ma i musici devono avereciascuno il suo. Se conserverete la situazione che vi ho dettochecomprenderete anche meglio nel disegno che vi accludotroverete chetutto il resto va bene.

L'altrascena poi non facile a recitare è quella delle sedie nell'attosecondo fra Cleonice ed Alceste: debbono sedere dopo il verso: Iogelo e tremo. — Io mi consolo e spero. Alceste deve alzarsial verso So che non m'amie lo conosco assai: e Cleonice fal'istesso al verso Deh non partir ancor! Tornano entrambi asedere al verso: Non condannarmi ancor. M'ascolta e siedi.Cleonice comincia a pianger al verso: Va: cediamo al destin; equando è arrivata alle parole Anima mianon deve piùpoter parlare se non che interrotta da piantoe con questainterruzione ed affanno ha da terminare il recitativo. Alceste s'alzada sedere e s'inginocchia al verso: Perdono anima bellaoh Dioperdono! e poi s'alzano entrambi ai versi: Sorgipartis'èvero — ch'ami la mia virtù. Questo ordine io hotenuto ed ho veduto pianger gli orsi. Fate voi.

L'eminentissimoarcivescovo Coloniz per far la fede della mia sopravvivenza vuolvedermi: onde non posso mandarla che nella settimana ventura.

Nonvi è cosa di nuovo della malattia della madre della padronaonde l'Issipile si farà. Vi è una parte preziosada corsaro che raggira tutta l'opera; e sarà preziosa per ilnostro Berenstadtche insieme coll'amica rondinella abbraccioteneramente. Lo stesso dico a Bulga e a Leopoldo. Ed a voiraccomandando voi stessa intendo raccomandare il vostro N. Addio.Avrete lo scenarioma oggi non posso.

 

VIII- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

Vienna2I giugno I732.

Chesconvolgimento è mai questo di tutte le cose del mondocosìpicciole che grandi? Si può immaginare accidente piùfunesto di quello che vi scrissi l'ordinario scorso? E si puòin altro genere immaginare maggiore desolazione di quella che voivivamente mi rappresentate nella lettera di questa mattina? In sommadove si mischia Porpora entra per necessità la disgrazia.Guardatevi per carità di non aver mai il minimo affare in suacompagnia. È però una gran cosache una cittàintera abbia a soffrir la pena de' capricci di un solo: e che permotivi così leggieri non si abbia repugnanza di nuocere atantie dispiacere a tutti. Compatisco quei che risentono il dannoperchésenza questo motivosento la mia repugnanza ad essereindifferente.

Ilpadronedopo l'accidente funestotornò a Pragadoveperquello che diconochiuso in una stanza senza voler vedere personarimase un giorno ed una notte. Il principe Eugenio fu il primo checon rispettosa violenza penetrò fino a luied interruppe lasua solitudine e la profonda afflizione nella quale era immerso.Frutto della sua cura si crede universalmente l'aver permesso allafine il padrone che per lo sconvolgimento sofferto se gli cavassesanguee l'essersi poi portato in Carlsbaddove presentementedimora e dove intraprenderà la cura già stabilita delleacque. La minore arciduchessa Marianna è stata assalitagiàsei giorni sonodal vaiuolonotizia che accrescerà leagitazioni de’ padroni per esser così lontani da lei. Èben vero che il male non ha sintomi che minaccino pericolo ed imedici pronosticano esito felice. Intanto la maggiore arciduchessaTeresa è stata divisa dalla sorella per evitare che non lecomunichi l'infermità. L'imperatrice Amaliavedova diGiuseppeè uscita dal suo monasterodove vive ritirataperassistere la suddetta arciduchessa Teresae coabitar seconell'imperial Favorita finché il male dell'altra permetta chele sorelle si riuniscano.

Iosto bene di salutema male d'animo. Tutte queste cose mi funestanoe la pubblica malinconia si comunica insensibilmente ancheagl'indifferenti. Finora non si sanno le direzioni del ritorno de'padroni. Il caso avvenuto e la malattia dell'arciduchessa si credeche lo solleciterà; ma finora sono pure induzioni. Non ho cosache mi rallegrise non la vostra buona salute: conservatelagelosamente e credetemi il vostro N. AddioN. M.

 

IX- A Giuseppe RivaLinz

Vienna20 settembre I732.

Nonda bella e candida manoma da man maestra ed eccellente avete avutoil mio Adrianoe se non di primo colpoalmeno di ripicco. Ionon vi dissimulo la mia collera contro chi mi ha levato il piacereche mi figuravodi leggervelo io medesimoe contro chi osserva cosìpoco le leggi che impone agli altri. Nulladimeno tacerò. Ilvostro amore per me è così eccessivo che non lasciamaniera di dubbio; onde non già i vostri savi ed amichevoliavvertimentima le vostre replicate proteste con cui gliaccompagnatemeritano qualche risentimento. Ho tanta stima di voi eson così dubbio sul merito de' miei scrittiche senzaesaminar il peso delle vostre osservazioni avrei forse riformati iluoghi da voi disegnati. Ma facendo il conto de' giorni io non poteaessere in tempo a mandar le variazioni in Italia. Ricevei la vostralettera il mercoledì passato la seraed anche per casualitànon avendo pensato che per accidente a mandare alla posta di Lintzdonde non attendevo lettereavendole ricevute nel piego di madamaFerrari. Per Casalmaggiore non si scrive che il mercoledì; es'io lo facessi oggilo farei invanoperché all'arrivo dellamia lettera sarebbe necessariamente terminata la musica; e se non lofossenon sarebbe in tempo l'opera pel giorno di San Carlo. Questaimpossibilità d'ubbidirvi mi ha fatto pensar minutamente aquanto mi scrivete; e così pensandocombinando e riflettendoa poco a poco (forse effetto dell'amor proprio) mi sono cominciate aparer molto leggere le vostre opposizioni. E perché nonabbiate a credermi sulla mia parolave ne dirò brevemente leragioni colla nostra amichevole e confidente libertà.

Quell'Aquiliogran Brighella del dramma intrica troppo. Egli non fa che duemacchineed una molto distante dall'altraoccorrendo una nel primoatto e l'altra nel terzo. Giudicate se questo è troppo pelnumero o per la qualitànon ingannando che donne.

Nonmi par verisimile che quella romana aderisca al consiglio d'Aquilioetc. Primieramenteella ubbidisce ad un ordinenon aderisce ad unconsiglio. Cessando il supposto ordine d'Adrianocessa il fondamentodella risoluzione di Sabina. Supponiamo prima che l'ordine sia vero;Sabina deve ubbidirealtrimenti farebbecontro il suo caratteretollerante e virtuosoun'azione irregolare e temeraria. Ha dadubitar della verità dell'ordine? perché? forse persospetto d'Aquilio? non mi pare. Ella sa che questo è ilfavorito d'Adrianoe che sino a quel punto non ha compresa cosaalcuna dell'amore del medesimo per lei; né dee figurarlocattivo senza ragione. Una malvagità eccessiva non si credefacilmentequando non si veggono le utilità ch'essa sipropone: notizie che appunto mancano a Sabina.

Dovrebbeella forse dubitar della verità dell'ordine per relazione alcarattere d'Adriano? Neppure. Ella ha cento motivi convincenti percredere che l'imperatore sia così cieco per Emirena e cosìfreddo per leiche non vegga l'ora di levarsela d'intornoe comeimpedimento alla di lui felicità e come rimprovero continuodella sua incostanza. Né deve Sabina (prudentementeragionando) riferire ad altro motivo l'esser ella tollerata inAntiochia che alla mancanza d'un apparente e lodevole pretesto perallontanarla. Sente da Aquilio che pur questo si è ritrovatonel consiglio e nell'aiuto da lui prestato nella fuga di Emirena eFarnaspe: reato cheingrandito dalla passione di Adrianoèvelo soprabbondante per mascherare di giustizia il comandointeressato e violento: onde alla povera Sabina non rimane ragione disperar né su l'amore di Adrianoné su la cura delmedesimo di salvar l'apparente onestà. Eppure le rimanequalche filo di speranza. Dee esser quello di poter vincer cedendo etollerando. Questo è il consiglio al quale si appigliasìperché non ve ne sono altricome perché si confàcol carattere ch'io le do dal principio dell'opera sino al fine.Osservate chequalunque voltaper non fingerla insensibileio lafaccio scaldare su i torti che ricevefaccio che immediatamenterifletta e si correggaritornando alla naturale sua prudenza etolleranza. Qualità che fanno stradaanzi sono necessarieperché possano gli spettatori crederla capace dellastraordinaria generosità che usa nello scioglimentodell'opera. Qualità che mi hanno fatto rigettarecomedistruttive delle medesimel'espediente di farla partire per motivodi gelosia e di proprio consigliobenché nel mio primoscenario io l'avessi scrittocome vedrete. Poichéperridursi a tale risoluzionebisogna supporla non solo gelosamaaltieraintollerante e violenta; il che io non voglionédebbo.

Finoraero sicurissimo che gl'imperatori romaniquando la prima volta simostravano agli esercitierano per lo più sollevati su gliscudi de' soldati. Il vostro dubbio però mi fa dubitare.Nulladimeno aprendo Svetonio ho ritrovato nella vita di Ottone:Omissa mora succollatus et a praesente comitatu imperatorconsalutatus etc.; e poco dopo nella vita di Vitellio: Imperatorest consalutatus circumlatusque etc. Qui non si nominano scudima naturalmente non gli avranno portati a cavalluccio. Di questo peròspererei di potervi promettere testi più chiari e precisi. Nonmi sono determinato di chiamar testuggine quella unione di scudisopra cui farò portare Adrianopoiché quella voce ètroppo comunemente intesa per una testura di scudi atta agli assaltimurali d'una cittàe le figure di esse sono e piùvaste e più semplici di quella che faremo vedere in teatroche sarà più picciola e più ornata. Né miè occorso vocabolo più significativo che carroartificiosoappunto perché quella tale unione di segniaquile e scudi imiterà la forma di un carro trionfaleche nonfarà cattivo effetto ben eseguito; e conservando per quanto sipuò il costumelusinga il genio del teatroche ha bisogno dispettacoli maestosi. Finalmente non posso chiamarla testuggineperché la testuggine era composta di soli scudie nellamacchina che noi esporremo gli scudi avrannoper così direla minor parte.

Laparola grossolana è tale che non saprei trovar l'egualeper ispiegare il mio sentimento. Il vocabolario della Crusca nellavoce grossolanamente spiega semplicementerozzamentesenza delicatezza; ed è appunto quelloche io voglio dire in una sola parola. Il vocabolo è bellousatosonoro e significativo. Perché non vi finisce? Questisono odii peccaminosi.

Fragl'infiniti significati della voce convenire il Vocabolariomette prima di ogni altro venire nella medesima sentenza: ondeè certo che questo è il senso più ovvio di talparola. Vi saranno senza dubbio molti esempi di poeti epici e liriciche l'avranno usata in questo sensoma io non saprei produrveli cosìdi repente. Vi dico però chequando anche in tali poeti nonsi ritrovassenon dovrei per ciò astenermene; poiché ilirici e gli epiciparlando essi pensatamentein materia dilocuzione sono soggetti a leggi più ristrette di quello chesieno i poeti drammaticiche introducono persone che parlanoall'improvvisoe perciò dobbiamo valerci assai discretamentedegli ornamenti de' quali i primi abbondanoed avvicinarciquantosi possa senza avvilimentoal parlar naturalech'è quellodella prosa. Onde pochissime sono le voci ch'essendo permesse alprosatore siano viziose nel poeta drammatico.

Iocredo che vorreste esser digiuno di avermi mai avvertitotanto viavrò seccato colla mia prolissità. Soffritelapazientemente; e credete chequantunque io sia molto quieto per leaccennate ragioni su i dubbi che mi proponeteio ve ne sononulladimeno gratissimoperché mi confermano nella sicurezzadella sollecitudine che avete per i progressi della mia riputazione.Cura tenerissimaobbligantissima e generosissimache mi faràessere perpetuamente.

 

X- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

Vienna6 giugno I733.

Hopassata la metà del terzo atto della mia prima operaondesabato che viene spero di potervi scrivere d'averla finita. Ma quandosarà che sia terminata anche l'altraalla quale non ho népur pensato? E pure al fin d'agosto bisognerebbe che fosse.Auguratemi salute e pazienzache tutto anderà bene. Con tuttala mia assidua applicazionee la stagione ben poco favorevoleio mison quasi affatto rimesso: dico quasiperché di quando inquando la testa non vuole stare a segnoeffetto senza dubbio delpoco che si traspira per cagione dell'aria umida e fresca che quipertinacemente dura. Ed ioquanto già in Italia provavanemico il calorealtrettanto in Germania esperimento nocivo ilfreddo: tanto fa variar natura la variazione del clima. Io non losento solo in questo; le pruove continue di tolleranza alle quali iopresentemente sto saldonon sono certamente miei pregi naturali.Conosco che la tardità di quest'aria si comunica agli spiritie ne scema la soverchia prontezza.

Eccoviun sonetto moralescritto da me nel mezzo d'una scena patetica chemi moveva gli affettionde ridendomi di me stesso che mi ritrovaigli occhi umidi per la pietà d'un accidente inventato da mefeci l'argomento ed il discorso nella mia mente che leggerete nelsonetto. Il pensiero non mi dispiacque e non volli perderlo tanto piùche serve per argomento della mia esemplare pietà. Leggeteloe se vi parefatelo leggere. Dopo averlo composto mi è venutoa solito uno scrupoloed è che l'undecimo ed il decimo versospieghino una proposizione troppo generale dicendo

Enon vorrei che un seccapolmoni potesse dirmi: "Non temete voil'inferno? Non isperate voi in Dio benedetto? Or Dio benedetto el'inferno sono a parer vostro menzogne?". È veroch'io potrei rispondergli: "Signor Pinca mia da semelo someglio di voiche Dio e l'Inferno sono verità infallibiliese non fosse questa la mia credenzanon mi raccomanderei a Dio comefaccio nella chiusa: e le speranze ed i timoridi cui si parla nelsonettosono quelli che procedono dagli oggetti terreni".Vedete che la risposta è assai solidaed il contravveleno siritrova nel sonetto medesimo. Nulla di manco ho voluto mutarel'undecimo verso per meglio spiegare di quali timori e speranzem’intendo di parlare. L'ho cambiatol'ho fatto sentiree trovoche non solo a mema a tutti gli altri ancora piace più laprima manieraed in quella ve lo scrivoaggiungendo nel fine delsonetto il verso mutatoper vostra soddisfazionee per potercontentare alcuno che vi trovasse le difficoltà mie. Leggeteloe ditemene il vostro pareresenza tacermi quello del nostromonsignor Nicoliniche mi fa molto peso dopo quella dispendiosalegatura.

Salutotutti di casaed a voi raccomando il vostro N. N. M.addio.

 

XI- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

Vienna4 luglio I733.

Mivolete suggerire un soggetto per l'opera che ho da incominciare? sìo no? Io sono in un abisso di dubbi. Oh non ridete con dire che lamalattia è nelle ossaperché la scelta di un soggettomerita bene questa agitazione e questa incertezza. La fortuna mia siè che bisogna risolversi assolutamentee non vi è casodi evitarlo. Se non fosse questodubiterei fin al giorno delgiudizioe poi sarei da capo. Leggete la terza scena dell'atto terzodel mio Adriano: osservate il carattere che fa l'imperatore dise medesimoe vedrete il mio. Da ciò si comprende che io miconosco; ma non per questo correggomi. Questa pertinacia di un vizioche mi tormenta senza darmi in ricompensa piacere alcunoe ch'iocomprendo benissimo senza saperlo deporremi fa riflettere qualchevolta alla tirannia che esercita su l'anima nostra il nostro corpo.Se discorrendo ordinatamentee saviamente riflettendol'anima mia èconvinta che quest'eccesso di dubbiezze sono i vizi incomoditormentosiinutilianzi d'impaccio all'operareperchédunque non se ne spoglia? Perché non eseguisce le risoluzionitante volte prese di non voler più dubitare? La conseguenza èchiara: perché la costituzione meccanica di questa suaimperfetta abitazione le fa concepire le cose con quel colore cheprendono per istrada prima di giungere a leicome i raggi del solepaiono agli occhi nostri or giallior verdiora vermigli secondo ilcolore del vetro o della tela per cui passano ad illuminare il luogodove noi siamo. E quindi è assai chiaroche gli uomini per lopiù non operano per ragionema per impulso meccanico:adattando poi con l'ingegno le ragioni alle operenon operano atenore delle ragioni; onde chi ha più ingegno comparisce piùragionevole nell'operare. Se non fosse cosìtutti coloro chepensan bene opererebbero bene; e noi vediamo per lo più ilcontrario. Chi ha mai meglio d'Aristotile esaminata la natura dellevirtùe chi è stato mai più ingrato di lui? Chiha mai meglio insegnato a disprezzar la morte e chi l'ha piùtemuta di Seneca? Chi ha mai parlato con più belle massimed'economia del nostro don Paolo Doriae chi ha mai piùmiseramente di lui consumato il suo patrimonio? In somma il discorsoè vero ed ha salde radici; ma non curiamo di vederne tutti iramiperché si va troppo in là.

Nonvi seccate se faccio il filosofo con voi: sappiate che non ho altricon chi farlo; e facendolo per lettera mi risovvengo di quei discorsidi questa specieco' quali abbiamo passate insieme felicemente tanteore de' nostri giorni. Oh quanta materia ho radunata di piùcon l'esperienza del mondo! Ne parleremo insieme una volta se qualchestravaganza della fortuna non intrica le fila della mia onorata efaticosa tela. Conservatevi voi intantoe credete costantemente cheio penso e travaglio sempre per maturare la mia prima risoluzione enon sono in cattive acque. AddioN. M. Io sono e sarò sempreil vostro N.

 

XII- A Marianna Bulgarelli BentiRoma

ViennaI8 luglio I733.

Vivaper mille anni il mio augustissimo padroneil quale ieri fecepubblicare nel supremo Consiglio di Spagna un suo veramente cesareodecretocol quale mi conferì la Percettoriao siaTesoreria della provincia di Cosenza nel regno di Napoliufficio che non si perde che con la vita. Questo a chi lo esercita dipersona rende un pingue fruttoautorità e decoro in quellaprovincia; ma non potendosio non volendosi esercitare di personacome succede a mesi può sostituire un'altra; avendol'espressa facoltà nel decreto di farloe lasciando alsostituto ogni proventose ne ritraecome per ragion d'affittounasufficiente annualitàla quale mi fanno sperare che non saràmeno di mille e cinquecento fiorini per ciascun anno. Voi vedete chela grazia è considerabile pel suo lucro; ma assicuratevi chel'onorequal mi produce la maniera sollecitaaffettuosa e clementecon cui il padrone si è degnato di conferirmelasorpassa digran lunga qualunque utile. Si è dichiarato alla pubblicatavola con uno de' consiglieri del Consiglio suddetto di voler ch'iol'avessiricordandosi delle mie fatiche e presenti e passateed èarrivato a dire ch'egli pretendeva questa grazia nel Consiglio per mee che per giustizia mi conveniva. Questa pubblica dimostranza diparzialità dell'augustissimo a mio favore ha fatto taleimpressione che iericontro il solitoquando si pubblicò ildecreto non vi fu alcuno dei consiglieri che ardisse di replicare unaparola; ma parte dissero seccamente che si eseguissee parteuscirono nelle lodi della giustizia che il mio padron mi rendeva. Ilpiù bello è che non mi sono prevaluto della minimaraccomandazione per ottener simil grazia; onde la deggio interamenteal gran cuore di Cesareche Dio faccia vivere lungamente e semprepiù fortunato e glorioso. Converrà adesso ch'io stringaun poco i denti per le spedizioniche credo saranno assaidispendiose; ma comincerò subito a rimborsarmi.

Ieridopo il pranzoper moderarmi il piacere di questa fortunamisuccesse una disgrazia che poteva esser grandema non fu niente: nelsalire a riconoscere il teatro della Favorita per obbligo del mioimpiegomi si staccò sotto i piedi una scala di legnosoprala quale io era; ondein un fascio con quellaandai a ritrovare ilpiano; e purea riserva di due leggiere ammaccaturenon ne horisentito alcun danno. Questa grazia non è stata minor dellaprima. In questo punto vado a dimandare udienza per ringraziarel'augustissimo padrone. Nel venturo ordinario saprete quello che midirà. AddioN. M. Il vostro N.

 

XIII- A Domenico BulgarelliRoma

ViennaI3 marzo I734.

Nonso donde incominciare questa letteratanto son io oppresso daldoloroso colpo della morte della povera signora Marianna. Egli mi èintollerabile per tante partiche non so da qual canto gittarmi perprovare meno sensibile il dolore; onde non mi fate accusa se non viproduco argomenti per consolarvi della vostra perditaperchéfin ora non ne ritrovo alcuno sufficiente per consolar me medesimo.

L'ultimadisposizione della povera defunta a mio favore aggrava a ragione dipiangerlae mi mette in obbligo di dare al mondo una provaincontrastabile della disinteressata amicizia che le ho professatavivendo e che conserverò alla sua onorata memoria finoall’ultimo momento della mia vita. Questa prova sarà uneffetto di quella cognizione che io ho di ciò che voi avetemeritato dalla povera Marianna col vostro amoreassistenza e servitùesemplareed a me darà motivo d'esser grato alla memoriadella medesimafacendo cadere nella vostra sola persona quelbeneficio ch'ella ha voluto dividere fra voi e me. In fine io facciolibera rinuncia dell'eredità della medesimanon giàperché io la sdegni (Dio mi preservi da sentimenti tantoingrati)ma perché credo che questo sia il mio dovere e comeuomo onorato e come cristiano. Non avrò ricevuto piccolvantaggio da questa ereditàquando il sapere che mi eradestinata mi serva per continua testimonianza della vera amiciziadella generosa testatriceed il poterla rinunciare a voi mi serva diprova del mio disinteresse a riguardo di quella e della mia giustiziaa riguardo vostro.

Io(grazie a Dioche mi felicita tanto soprabbondantemente a' mieimeriti) non ho presentemente bisogno di questo soccorsoonde non vifaccio sacrificio alcuno che abbia a costarmi sofferenza.

Benchénella rinuncia che vi accludo non ponga condizione alcuna per nonintrigarviho nondimeno delle preghiere da farvi e de' consigli dasuggerirvi.

Laprima preghiera è: che la suddetta rinuncia non abbia dadividere in conto alcuno la nostra amiciziama cheseguitando ildesiderio della povera Mariannaviviamo in quella medesimacorrispondenza come se ella vivessesubentrando voi in tutto e pertutto in luogo di lei. Secondo: che vi piaccia incaricarvidell'esazione delle mie renditecioè delli tre miei ufficiesistenti in Roma e di tutte le mie entrate di Napoliappunto comefaceva la vostra incomparabile Marianna. A qual fine vi mando procuraper esigere con facoltà di sostituire (e scrivo in Napoli alsignor Niccolò Tenerelli che vi consideri come la signoraMarianna medesimae mandi in vostra mano il denaro che andràdi tempo in tempo esigendo per conto mio)continuando alla miapovera casa il solito assegnamentoe vivendose così vipiacecol mio fratello.

Iconsigli che sono obbligato a darvi sono: che abbiate riguardo allapovera famiglia del signor Francesco Lombardieper quanto potetecerchiate di far loro sperimentare quegli atti di carità chedesiderereste voi di esigere nel caso de' medesimi. Io avrei potutonella rinuncia obbligarvi a qualche soccorso per loro; maoltre chenon ho voluto intrigarvison troppo sicuro del vostro buon cuore;onde nella carità che loro farete ho voluto lasciare tutto ilmerito alla vostra libera determinazione. Pel di piùprovvedete voi come padrone ed erede a tutti quegli espedienti cherichiederanno le occasioni e vi suggeriranno la vostra prudenza enecessità. Io sono in istato presentemente di non fissarmi apensare come consigliarvi su i particolari della vostra condotta.Dico beneche mi parrebbe che doveste vender tutto quello che non viserveper farne capitalerestringendovi in una casa piùpiccola.

Iocredo di non potervi dare testimonianze più sicure della miaamicizia e della mia confidenza in voi. Datemene voi altrettantedella vostra corrispondenzaconsiderando i miei interessi comevostri ed il mio come vostro fratello. Non posso più scrivere.A mente più serena vi dirò qualche altro pensiero chepossa venirmi. Intanto amatemi; consolatevi; e se posso io far altroper voisiate sicuro che lo farò. Addio.

 

XIV- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI3 marzo I734.

Nell'agitazionein cui sono per l'inaspettato colpo della morte della povera egenerosa Mariannaio non ho forze per dilungarmi. Posso dirvi soloche il mio onore e la mia coscienza mi hanno persuaso a rinunciare inpersona del signor Domenico di lei consorte l'ereditàper cuila medesima mi aveva nominato. Io son debitore al mondo di un grandisinganno; cioè che la mia amicizia per essa avessefondamenti d'avarizia e d'interesse. Io non devo abusare dellaparzialità della povera defunta a danno del di lei marito; edil Signore Iddio mi accrescerà per altre parti quello che iorinuncio per questa. Per la mia persona non ho bisogno di cosaalcunaper la mia famiglia ho tanto in Romache potrò farlasussistere onestamente; e se Dio mi conserverà quello che hoin Napolidarò altri segni dell'amor mio a' miei congiuntied a voi penserò seriamente. Comunicate questa mia risoluzionea nostro padreal quale non ho tempo di scrivere. Assicuratelo dellamia determinazione d'assisterlo semprecome ho fatto finora; anzi diaccrescere le assistenzese non mi mancheranno le mie rendite diNapoli: in somma fatelo entrar nelle mie ragioni affinché nonmi amareggi con la sua disapprovazione questa onesta e cristianarisoluzione. Di piùvedendo il signor Lutiriveritelo a mionomee ringraziatelo. Pregatelo poi a compatirmise oggi non glirispondoperché non ho veramente forzané tempo difarlo.

Voiseguitate intanto ad essere unito col signor Domenicoche speromostrerà con voi quella buona amiciziache merita la manierae confidenza con la quale tratto con lui. Egli ha procura per esigerecon facoltà di sostituire: onde tutte le cose andranno comeandavano. Solo la povera Marianna non tornerà piùnéio spero di potermene consolare; e credo che il rimanente della miavita sarà per me insipido e doloroso. Iddio mi aiutie mi diaforza a resistereperchécaro Leopoldoio non me la sento.

Scrivetemiper carità ogni settimanave ne priego per mia consolazione eper vostro vantaggio. E riposate sopra di meche io penserò avoise Dio mi darà il modo. Non disapprovate la miarisoluzione. E credete ch'io sarò sempre.

P.S.Cercate di vedere il signor Francesco Lombardi e ditegli che sel'intenda col signor Bulgarelliche ho pensato a luie che gliscriverò l'ordinario venturo.

 

XV- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna24 aprile I734.

Lavostra sorpresa intorno agli affari di Napoli non è nientemaggior della nostra.

Visono circostanze così contradditorie cheper coloro che nonsono ne' segreti del gabinettosi rendono inconciliabili. Ragionandofinora ordinatamente su le nozioni pubblichenon ho mai dedotta unaconseguenza che l'evento abbia poi verificata. Onde se non ho saputopronosticar felicementeho almeno acquistata l'umiltà di nontentarlo più in avvenire. Nel caso presente poi è piùnecessaria che in qualunque altro questa rassegnazione; poichéa voler investigare i principii di tali effettichi sa dove mai siandrebbe a dar di capo? Lasciamoci portare dal vortice che cirapisce; e giacché non ne possiamo regolare i motinon necerchiamo le cagioni. Chi savoi mi ditecome anderà per noicirca le rendite di Napoli? Questo pensiero mi ha alquanto turbatoenon già per mema per voi e per la mia famiglia. Io mi sentogià tanto capital di costanza da non risentirmene moltomanon posso promettermi tanto dagli altri. Nulladimeno la favola non èterminata: chi può mai indovinarne la catastrofe? Io mi sonotante volte rattristato di cose che mi hanno poi prodotta utilitàe tante volte rallegrato di quelle che ho poi trovate nocevolichenon so più di che io abbia veramente a rallegrarmi o dolermi:e quando finalmente l'evento presente fosse di quelli che possonochiamarsi disgraziecontento di non averlo meritatoe persuaso dinon poterlo evitarelo soffrirò come si soffrono leintemperie delle stagionie gli assalti delle infermità nonprocurate con l'irregolarità della vita.

Consegnatel'acclusa al signor Parrino; abbracciate a mio nome il signorDomenicodal quale avrete inteso qual uso dobbiate fare delle mielettere che la povera signora Marianna avea conservate. Queste nonpossono servir che d'imbarazzo; onde ardetele pur tuttecomefedelmente lo stesso ho fatto anch'io delle sue. Al signor Residentedi Genova ricordatevi di portare i miei rispettied agli altri amiciche si sovvengono di me ringraziamenti e saluti. L'istesso a casa. Evoi amatemi e credetemi.

 

XVI- A Giuseppe PeroniRoma

Vienna8 gennaio I735.

Adispetto delle modestissime preparazioni che si vanno facendo in Romaper la rappresentazione delle mie due opereil sentir parlarsolamente de' nostri teatriil figurarmi il vespaio di questi nostriinquietissimi abatinila gara delle belle cacciatriciil calordelle fazionila moltiplicità dei giudizi e quel bulicameuniversale che costì si risveglia in somigliante stagione mifa stare in quella inquieta intolleranza colla quale stanno i cavallibarberi al canape aspettando il momento della libertà. E se lepubbliche circostanze influissero meno su le privateavrei senzafallo ottenuta per quest'anno la permissione di venire per alcuntempo a respirare l'aria paterna ed a purgarmi nel Tevere dellafuliggine che mi va insensibilmente ricoprendo coll'assiduo fumo diqueste stufe: ma questo per ora non è possibile; onde converràaccomodarsi al mondogiacché non si può accomodare ilmondo a noi.

Voil'intendete assai benefacendo da pacifico spettatore nelleconcorrenti vicende teatrali. Desidererei che il nostro Bulgarellinon si lasciasse trasportare a segno dal zelo di assistere alle mieopereche avesse da incontrare anch'egli qualche amarezza. Aproposito di ciònon ricevo in questo ordinario lettere nédal suddetto né da mio fratello. Non so figurarmi onde nascala mancanza. Dalla posta no certoperché ho ricevute le altredi Roma; e mi parrebbe troppo strano che si corrispondesse cosìmale alla mia non interrotta premura d'informarli regolatamente ogniordinario dello stato di mia salute; tanto più che questapiccola fatica in loro è alternativaper mio consensoe peròpiù leggera della miache sono solo. Ricordatevivedendolidi farne loro a mio nome una fraterna rimostranza.

Leggeròe consegnerò al padre Timoteola parte della vostra letterache gli appartiene: intanto ioapprofittandomi dell'opportunitàl'ho lettae non ho lasciato di accompagnarla colle dovute risate. Imiei soliti sinceri rispetti alla gentilissima signora Caterina; evoicome soleteamatemicomandatemi e credetemi.

 

XVII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna25 giugno I735.

Seper suggerire soggetti bastasse formare un indice di eroi romanivoime ne avreste fornito a dovizia: ci vuol altro che pannicelli caldi.Bisogna trovare un'azione che impegni; che sia capace di soffrire iltelaio; che sia una; che possa terminarsi in un luogo ed in un giornosolo; che sospenda l'attenzione o per le vicende di un innocentesventuratoo per la caduta di qualche malvagio punitoo per ledilazioni di qualche felicità sospiratao pel rincontro infine di tali eventi che diano occasione al contrasto degli affettiecampo di porre nel suo lume qualche straordinaria virtù perinsinuarne l'amoreo qualche strepitoso vizio per ispirarnel'aborrimento. Che mi dite maiaccennandomi: io ci ho Silla;io ci ho Cesare; io ci ho Pompeo? Gran mercé delregalo: questi ce li ho ancor ioe gli ha ognuno che sappia leggere.Bisogna dirmi: nella vita di Silla mi pare che si potrebberappresentare la tale azioneperché interessa per tal motivo;perché dà luogo a tali episodi; perché sorprendeper tal ragione. Io ci ho il Silla! oh bontà di Dio! Eche vorreste voi? che io ne scrivessi la vita? Non mi mancherebbealtro! In quanto poi al volermi persuadere a scrivere soggetti giàscrittisuderete poco perché non vi ho la minima repugnanza.Vedetelo dal Gioasche è un archetipo di monsieurRacinee non mi ha spaventato. Quelli che non iscrivo volentierisono i soggetti trattati dallo Zeno.

Misono incontrato già due volte con lui; e non è mancatochi subito voluto attribuirmi la debolezza d'averlo fatto a bellostudioche mai non mi è caduto in pensiero. Questo non mipiace per non dare occasione o di rammarico o di trionfo; tutto ilresto è campo liberoe non ho dubbio di mettervi la miafalcepurché vi sia che mietere. Io ci ho il Silla! ohmadre di Dio!

Statesanoabbracciate il nostro Bulgarellie credetemi.

 

XVIII- A Leopoldo TrapassiRoma

 

Vienna7 aprile I736.

Virendo grazie della cura che vi prendete della lite del signorBulgarelli; procurate di ridurla a buon fineed io ve ne sarògrato come di cosa propriadimostrandovene qualche segno in effetto.Non potreste avvertirmi di cosa più grata al mondoche diquesta per altro così dovuta vittoria. In quanto poi alle miesperanze non dico che siano estintema si sono andate tantoallontanando cheper non perderle di vistaho di bisogno delcannocchiale del Galileo. Con tutto ciò il grande argomento diconsolarmi è la medesima violenza con la quale la fortuna ciha così d'improvviso assaliti. Se seguita questo stilenonpossiamo sperare che bene. Ella è incostante ed il male èall'eccesso.

Tuttosi muta in breve

eil nostro stato è tale

chese mutar si deve

sempresarà miglior.

Èegli possibile che la nostra plebe istrutta ed assuefatta per tantisecoli alla cristiana rassegnazioneprorompa ora in questi sediziositumulti? Chi le ha mai ricordato che così facevano altre volteradunati sul Monte Sacro o su l'Aventino gli atavi de' tritavi de'loro bisavi? Il Signore gli illumini. Sarà fuoco di paglia; maoggetto di molta curiositàperché nessuno l'aspettava.Informatemi esattamente del come è finita. Al signor Peroniai signori abate Fiorilli e Staniz mille saluti. Abbraccio il signorDomenicoe voi con lui. Addio.



XIX- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna9 dicembre I736.

Nelloscorso ordinario non vi scrissiperché non ricevei vostrelettere. Sento dalla vostrache oggi mi giungeche avrei dovutoriceverneonde mi avveggio essersi disperse. Qualunque ne sia lacagioneimporta poconé io voglio esaminarla. Il matrimoniodel signor Domenico non so quali conseguenze sarà per avere;ma non dubito checon tanta esperienza di mondoegli avràmaturamente pensato a' casi suoi; e quandotrasportato da unaviolenta passionenon avesse esaminato l'affare chesuperficialmentenon toccherebbe a me altra parte che quella dicompatirlocome suo buon amico. Ognuno errae non bisogna usarrigore negli errori degli altri se pretendiamo indulgenza a' nostri.Nel giudicar di voi sono più scrupolosoe lo sono in eccessocon me medesimoperché l'amor proprio mi fa desiderarperfezione in quello che mi appartiene; onde mi offende qualunquepicciolo fatto. Dalle cose succedute comprendo non esser piùpossibile che né voi né altri di mia casa abbiano piùcommercio col signor Domenico senza pericolo di qualche commedia. Ioprovvederò presto che non abbiate necessità di trattarcon esso lui. Intanto non ne parlate né bene né malesiccome altre volte vi ho incaricatoe siate sicuro che io nonlascerò di pensare a voi se seguiterete le mie massime e mifarete giungere migliori notizie della vostra condotta. Godo che siastata provata la vostra innocenza e che con questa occasione vi siatefatto conoscere.

VogliaDio chesiccome voi medesimo speratesia questo un principio delvostro incamminamento; conferiteci principalmente voich'io nontrascurerò di farlo ancorasol che me ne sappiate aprir lavia. Mille riverenze a mio padrecol quale vi prego di regolarvisaviamente; cioè tollerando con pazienza ed insinuandovi condolcezza ed aria di sommissioneche per legge di natura ènostro debito di conservare.

Delresto conservatevi ed amatemise volete ch'io v'amima amatemi dauomoche vuol dire rivolgete in vostro utile e gloria quell'amorproprio che suol essere lo scoglio di ciascheduno; e questo siconseguisce sacrificando il presente al futuro. Addio.

 

XX- A Leopoldo TrapassiRoma

DiVienna 5 gennaio I737.

Bench'ioentri necessariamente a parte del vostro turbamento e della vostraoppressione d'animonella quale vi conosco immerso nell'ultimavostra letteranon posso dissimulare che me ne raddolcisce lacompassione la speranza cheuscito da questa tempestadiverretemiglior piloto di quello che non siete stato per lo passato. Io misono spiegato abbastanza nelle mie precedenti che vi credo innocentema non eccessivamente prudentee come le massime hanno minorefficacia a persuadere che l'esperienzaparmi ben fondata la miasperanza. Del resto dipenderà da voi il ritrovarmi sempre lostessosiccome mllle volte mi sono professatoma vorrei cominciarea veder qualche frutto utile a voi della mia fraterna benevolenza. Evi avrei perdonato volentieri la poca costanza alle applicazionilucrosese il mondo avesse qualche vostra lodevole produzione che vene scusassecompensandovi con usura di lode le mancanze dei comodi.Macaro fratelloil vedervi all'età che siete egualmentedigiuno e di questi e di quellaanzi obbligato a scrivere apologienon posso negare che mi contrista e mi irrita. Ma il fatto èfatto. Io non voglio rammentarvi il passato se non quanto possaservirvi di stimolo per l'avvenire. Eccomi l'istesso in assistervisiate voi tutt'altro in corrispondermi. Prendete un sistemacostantee sia qual più vi piace. Fate miglior uso de'felici talenti e delle erudite notizie delle quali siete provvedutoe credete costantemente che così facendo troverete non solo inme un fratelloma un amico il più tenero che possiate maidesiderarvi. Nelle sanguinose discussioni fra voi ed il Bulgarelliio ho dovuto fortificarmi contro la natural passione dalla quale misentivo troppo inclinato a pronunciar per voi. Sarò forsestato ingiusto per soverchio timore di divenirlo. Se mai vi avessifatto torto (che in questo caso di tutto il mio core lo desidero) vene dimando scusae procurerò di ristorarvene. Del restoamatemi quanto io vi amoche saremo contenti l'uno dell'altro.Addio.

 

XXI- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI4 giugno I738.

Facciamoun poco di parentesi al mal umore: voi ne abbondateio non ne hopenuriae la materia è comunicabile. Se ce la fomentiamo avicenda troveremo la via più corta per impazzare. Moto dimente e di corpo vuol essere per non affogarsi in questo pantano. Nonsi va a galla senza menar le braccia e le gambe. Questa è lamiserabile condizione degli uomini: non possono liberarsi dallafatica né pure rinunciando a tutte le felicità chepromette l'avarizia e l'ambizione; e quando nulla si desidericonviene ad ogni modo agitarsi per non imputridire come un'acquastagnante. La tranquillità alla quale continuamente si aspiraha tanta solidità in rerum natura quanto l'imaginataetà dell'oro e la sognata felicità degli dei d'Epicuro.Quindi vedete più miseri quelli appunto che abbondano di tuttociò che a noi mancaperchéoltre i mali universalisoffrono quelli ancora che produce il soverchio riposoil quale aconto lungo stanca e danneggia assai più di qualunque fatica.Dunque che dobbiam fare? Occuparciscuotercie non crederci piùinfelici degli altri.

Ricordich'io scrivo a voi e ripeto a me stesso esposto pur troppo allemedesime malattie.

Salutategli amici e tutti di casa e credetemi.

 

XXII- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI2 settembre I739.

Ilcalore col quale voi declamate scrivendo contro il costume de' tempicorrentimi fa argomentare quel che farete parlando. Se la vostraeloquenza potesse introdurre una riformaio vorrei espormi con voial pericolo di urtar nell'ira de' potenti; ma senza sperar di giovarené a sé né ad altriio non posso perdonarviquesta imprudenza. Cessate per l'amor di Dio di farmi sempre tremarper voi: riflettete che non siete il più infelice de' viventise non quanto volete esserlo: pensate che potete errare ne' vostrigiudizie chequando ancor non errastela copia de' conoscitorirende assai meschina la gloria della scoperta. Se poi l'abbondanzadell'atrabile non vi soffre tranquilloscatenatevi contro Newtoncontro Cartesiocontro Aristotile e gridate finché abbiatefiato. Fratel carose mi amate e se vi amatepensateci.

Diteal signor Peroni che non ho ricevuta la risposta dell'amico ch'eglimi accenna; che per l'affare di Centomani mi trovo avergli scrittofin dall'altra settimana alla quale in tutto il resto mi rimetto.Abbracciatelo per mee non gli parlate delle nuove d'Ungheriacomeio non ne parlo con voi. So che vi sorprenderannoe vi compatiscoma noi che ignoriamo le cagioni non possiamo giudicar degli effetti.Procurerò di valermi a vostro vantaggio della notizia che miavanzaste intorno all'agenzia del principe di Bamberga. Saluto tuttidi casabacio la mano a mio padrev'abbraccioe sono.

 

XXIII- A Giuseppe PeroniRoma

Vienna20 ottobre I740.

Ierinell'entrare del giovedì un'ora e mezza dopo la mezzanottepassò all'altra vita il mio augustissimo padrone Carlo VI. Nonoccorre che vi dica di più per farvi concepire la miadesolazione. Gli ultimi giorni della sua vita preziosa ci hanno fattoconoscere il peso della nostra perditapoiché non ci èstato momento in cui non abbia date prove di pietàdicostanza ed amore verso i suoi popoli. È spiratoadempiendofin all'ultimo istante le parti di cristianodi padredi principe edi eroe. Le mie lagrimeche non ispargerò piùgiustamentenon mi permettono di dilungarmi. Mi trovo cosìoppresso dall'aspetto della pubblica disgraziache non sono ancoracapace di esaminare le circostanze della mia. La sua infermitàha durato sette giorni ed alcune oreed è stata unainfiammazione di stomaco mal conosciuta da' medici. Imploratemicostanza da Dioche veramente non me ne sento abbastanza provveduto.Addiocaro amico.

 

XXIV- A Luidi di CanaleRoma

CzakathurnI3 ottobre I74I.

Lafelicità del nostro comodissimo viaggiola sibariticalussuria del nostro soggiornola salute e la tranquillità chegodiamo in quest'isola incantata già vi saranno noteveneratissimo mio signor contee per le lettere di monsignor nunzioe per quelle del signor marchese Bartolommeionde sarà benedi trascurarne la repetizionee di risparmiare in tal guisa qualchesenso peccaminoso d'invidia alla vostra delicatissima conscienza. Èvero che

mapure questo beneficio ha la sua punizioneed è la mancanza dinotizie. Non già delle pubbliche (perché questa nonsaprei se vada fra' difetti o fra le prerogative del nostro ritiro)ma bensì delle privatee di quelle che specialmenteriguardano le persone più stimate e più care. Iolasciai partendo da Presburgo la vostra stimabilissima persona con uncatarro (per altro meritato con una corsa in sedia scoperta)e sonosollecitissimo d'assicurarmi che sia stato pienamente superatocomespero. La degnissima signora contessa era in procinto d'arricchir laterra di nuovi Canalie sono impazientissimo di sapere se l'abbiavalorosamente fatto: e con quella felicità ch'io le augurava.Di me non vi figurate cosa alcuna di lodevole. Son divenuto piùpigro che maie così in nihil agendo occupato che agran fatica ho rubato il momento per scrivere questa lettera. Egli èvero che la stagione è bellissimae noi aspettando di giornoin giorno l'arrivo dell'imminente invernoprocuriamo con sommadiligenza di ritrarre tutto il profitto possibile da questodeliziosissimo autunno. Ho fatto proponimento d'esser uomo di garbone' mesi freddi: vedrete allora le belle cose ch'io vi scriveròe come il nostro Giovenale sarà trattato. Intanto per tutti idisegni del caro Bertoli vi scongiuro a non corrucciarvi mecoed atrattarmi come il vostro Orazio vuol si trattin gli amici chiudendogli occhi a' loro difettio cambiando lor nome: Strabonemappellat paetum pater.

Lanostra generosa benefattrice mi ha commesso di dirvi tante cose insuo nomee tante altre mi ha imposto di pregarvi che diciate allasignora contessa Canale ch'io non so donde incominciare. Non sapreiesprimervi la sua impazienza di saper vostre nuove e quanto le siasensibile questa divisione ch'ella non può figurarsi sìcorta come vorrebbe.

Chisa se vi sarete rammentato di attestare al signor ambasciatore diVenezia ch'io procurai di far loro riverenza partendo da Presburgo?Se non volete una satira in lode fatelo almeno adessoadornandoquest'atto del mio dovuto ossequio con la vostra incomparabileenergia.

Lacarta finisce e la posta pureonde abbracciandovi con quellatenerezza che la bontà vostra permette al mio vero rispetto viprego ad amarmi ed a credermi.

 

XXV- A Luidi di CanaleRoma

Czakathurn8 dicembre I74I.

Levostre private amarezzeveneratissimo signor contee le pubblichecalamitàdelle quali mi date contezza nella felice vostraepistola scritta in data del 2 di dicembremi hanno oppresso di talsorte che non so ancora riguadagnare quell'aria filosofica con laquale voi le soffritene parlatee ne scrivete in latino. Oltremille altri titoli per i quali io vi rispetto ed onorocertamentecodesta vostra invidiabile imperturbabilitàche non èfrutto in modo alcuno di poca delicatezza nel sensomi fa riguardarcon particolare ammirazione la fermezza poco comune dell'animovostroatto a canonizzarvi fra noied a contarvi fra i Catonidell'antichità. Mi figuro di vedervi intenerito dalla perditad'una figliacommosso dal giusto dolore d'una madre che amateferito dalle sventure d'un'adorabile reginadi cui vi conoscoparziale; spettatore della desolazione di tanti e tanti amici chegiustamente vi apprezzanoe circondato da mille incomodi che portanseco i presenti universali sconvolgimentied a dispetto di tanteinterne ed esterne agitazioni ricercar placidamente fra i tesoridella vostra memoria le più elette frasi de' latini scrittoridi cui faceste già da tanto tempo raccoltae di cui fate oracosì buon uso. Felice voi che nella scuola del mondo avetecosì presto conseguito ciò che costava tantemeditazioni e sudori a tutti gli eroi del vostro Diogene Laerzio! Ioconfesso cheavvezzo a trovarmi sempre involto fra larappresentazione delle più violente passionie per abitocontratto e per fiacchezza di natura non mi sento capace di tanto.Tutto ciò che mi appartiene risente vivamente gli effettidannosissimi di questa orribile tempestatoltone la mia salute:questa ancorché lentamente va ogni giorno acquistando terrenoe bench'io non ne senta il progresso son forzato a confessarlocomparandomi al passato. Non so spiegarvi quanto sia stata sensibilela mia generosissima ospite alla vostra domestica sventura; ma mi hacommesso dopo i soliti saluti di condolermene vivamente con esso voirimettendo alla vostra prudenza il passar a nome suo il medesimodoloroso ufficio con la povera signora contessa Canalequando e comestimerete che si corra rischio minore di ritentar indiscretamente latroppo recente ferita. Quando aggiungo al già detto che qui lacampagna comincia ad esser poco praticabileche le nuove che cimandate non ci provvedono di materia onde rallegrarci in casahofinito di spacciar tutta la mia mercanzia: provvedeteci per caritàdi novelle da rallegrarciamatemicome per bontà vostraavete fatto sin ora e credetemi pieno d'una tenera e rispettosaamicizia.

 

XXVI- A Francesco AlgarottiDresda

ViennaI742.

Sareicolpevoleriveritissimo signor contedi troppo grave fallo pressola pregiabilissima sua personase avessi tanto tempo volontariamentedifferita la risposta ch'io dovea all'obbligantissima sua letteracapitatami fin dagli ultimi giorni dello scorso settembrema unviolento catarro checorteggiato da molte incomode circostanzemiha lungamente afflitto e non ancor del tutto abbandonatose hapotuto già farmi comparir disattento vaglia almen ora perdiscolparmi. Non è facile ch'io le spieghi quanti motivi diammirazione e di compiacenza abbia incontrato nel suo riveritissimofoglio. Che un'opera mia sia costì stata scelta aldivertimento reale; che la Didone abbia potuto esser elettaanche senza l'incendio a cui l'ho sempre creduta in gran partedebitrice di sua fortuna; che dovendo farsi in essa cambiamento siacaduta in mani così amiche e così maestre che la suascrupolosa delicatezza abbia e voluto e saputo far uso cosìleggiadro de' più minuti ritagli d'un panno immeritevole ditanto risparmio; e che finalmente l'incomparabile sua cortesia si siaridotta fin all'eccesso di giustificarsi d'un beneficioson tutteriflessioni che mi sorprendono e mi consolanoe che mi tentano tantodi vanitàquanto mi riempiono di riconoscenza. Quali graziepoi le renderò mai per la bellissima licenza di cui si ècompiaciuto di farmi parte? essa è ben degna e del soggetto edello scrittoreed ha saldamente confermata in me la stima che dalungo tempo mi aveano giustamente inspirata per lei non meno il votodel pubblico che le dotte ed ingegnose sue produzioni. Me ne rallegrosecoma forse meno che con me stessodi cui è tutto profittol'aggiunta d'un ornamento di tanto pregio.

Ohson pur contento che ella sia finalmente risoluta di far godereall'Italia il frutto delle sue lunghe peregrinazioni! Pongasollecitamente in effetto così giusto pensiere; io ne sonoimpaziente e per la gloria che ne presagisco alla nostra patria e perquel piacere che mi prometto nel suo passaggio per questa città.Riserbo a quel tempo tutti i rendimenti di grazie ch'io debbo allasua troppo generosa parzialitàla quale per altro ècosì prodiga delle mie lodi che giungo ad arrossirnebenchépoeta. Se ella non pensa a moderarlaè pericolo che alla fineil mio rossore degeneri in vanità. Io non sono incallitoabbastanza nelle massime di Zenone e di Crisippo per difendermi dasimili tentazioniche congiurano per sedurmi con tutto il meritod'un lodator così degno.

Subitoche mi sia permesso d'uscir di casadirò al signor Bertoliquanto si è ella compiaciuta di commettermi. Ei ne saràcontentissimoné lo sarà meno il signor conte Canalenel trattar un uomo così ammirabile per la sua eccellenzacome adorabile per il suo costume. E augurandomi intanto la sorte dimeritare alcun suo comando pieno di stimadi gratitudine e dirispetto mi sottoscrivo.

 

XXVII- A Felice TrapassiRoma

ViennaI3 giugno I744.

Gratissimacome tutto ciò che da voi mi vienemi è statal'affettuosa vostra lettera delli 16 del cadutosì per lefelici nuove di vostra salutecome per le proveche in essa midatedel vostro affetto. Le qualibenché superflue apersuadermisono sempre opportune a consolarmi. È verissimoche le torbide circostanze nelle quali io mi son trovato secondano ilmaligno lavoro che gli anni vanno facendo in questo mio nonsolidissimo edifizio. Mi avevano ridotto più malinconico cheio per natura soleva esserema oralodi al Cielomercél'aspetto funesto de' pubblici affari e l'assiduo commercio co' mieilibriche mi seducono dalle riflessioni molesteho sensibilmentemigliorato. Io v'imito nel desiderio delle felicità che voipresagitema non già nelle speranze. Sono tanto avvezzo adesser deluso da questeche allora meno me ne fido quando paiono piùridenti; e con questa incredulità divido gran parte del colpoche si riceve quando svaniscono. Voi fate ottimamente a nudrirleperché vi approfittate intanto del piacere che si godenell'aspettazione di un bene riputato sicuro; e quando giunge ildisingannoavete in pronto una copia invidiabile di speranzenascenti che immediatamente succedono all'estinte e vi sostengono nelfelice possesso di consolarvi del presente immaginando il futuro. Ioche per mia disgrazia sono sterilissimo di speranzeprendo ilcammino opposto; altrimenti quello che per voi è balsamo perme sarebbe veleno. Voglia il Cielo che siate profetae che io possadarvi segni meno limitati del mio amore e del mio rispetto.

Nonho ancora le lettere della postaonde non ho che scrivere al signorPerroni. Vi prego di abbracciarlo per me e dargli nuove di miasalute. Fate lo stesso con tutti di casae voi conservateviattentamentebeneditemie credetemi con la devota sommissione.

 

XXVIII- A Francesco AlgarottiDresda

Vienna7 maggio I746.

Adispetto d'una febbretta che chiamano questi signori medici efimeraestense depurativala quale mi favorisce da tre giorni in quanontralascerò di rispondere alla gratissima vostra scrittapetrarchevolmente nel giorno che al sol si scoloraro ecc.Circostanza che non mi dispiace perché mi lusinga di qualchespecie d'analogia fra la corrispondenza di madonna Laura col Petrarcae quella di voi con me. Duolmi bene che abbiate risentito nellasalute l'avvicinamento de' sette gelidi Trioni: ma non dubitate cheil vostro amico Apolloche si va di giorno in giorno accostandoprenderà cura di conservarvi.

Ilsignor conte di Canaletanto sollecito di possedere il cuore degliamici del vostro merito quanto tranquillo sul corso delle suefaccendeè stato lietissimo della vostra memoriae con moltisaluti mi ha commesso ringraziarvene ed abbracciarvi: rimettendo lesue commissioni al quando al come ed al se vi caderàin acconcioo vi piacerà di eseguirle.

Ela signora contessa d'Althanned il suo divino Correggio desideranoche venghiate voi medesimo ad assicurargli della vostra ricordanzaefrattanto la prima mi ha ordinato di rendervi grazie con tuttel'espressioni di stima che vi sono giustamente dovute.

Nonho nuova letteraria da darvise non che l'Arte poetica delnostro Flacco è già quasi affatto travestita. Grazie alCielo che non è vera la metempsicosi. S'ei fosse in corpo diqualche uccel di rapinaverrebbe senza fallo a beccarmi gli occhi.Conservateviamatemiche io non cesserò mai d'essere ilvostro tenerissimo.

 

XXIX- A Francesco AlgarottiDresda

Joslowitz27 ottobre I746.

Comeper lo più avviene di tutto ciò che piace e sidesiderala carissima vostra lettera del 20 d'agosto con l'epistolasul commercio e la nuova stampa del Congresso di Citera misono giunte tardissimo.

Nonprima d'avanti ieri mi furono trasmesse da Vienna dal nostro signorconte di Canaleed io mi son vendicato della lunga aspettazionerileggendo già ben tre volte questo vostro nuovo componimenoe sempre con nuova specie di piacere. L'idea che voi avete saputorender poetica è degna d'un savio e buon cittadino. Vi trovode' versi incomparabilicome

Partemaggior del veneto destino...

Piagatail sen dalle civili guerre...

edi tre seguenti:

Latarda prole del palladio ulivo...

L'obbliquoriso...

emolti altri ch'io non voglio trascrivere. Vi si conosce per tuttol'uomo che pensae non il parolaiocarattere d'una gran parte de'nostri cinquecentisti. Si vede quanto voi conoscete che gli aggiuntisono il colorito della poesiaonde i vostri non son mai oziosi. Esoprattutto ho ammirato la facilità con la quale vi èriuscito di superare quella vostra natural propensione alla folla de'pensieriscoglio di tutti gl'ingegni fecondiper cui avviene delleidee quello che delle pianteche germogliando in copia nonproporzionata al terreno si usurpano a vicenda e lo spazio ed ilnutrimentoonde la maggior parte riman soffocata e quasi nessunamatura. Io mi rallegro con esso voi di questo invidiabil dominio cheavete su voi medesimo per cui sarà sempre per voi l'istesso ilconoscere il buono che il conseguirlo. Maperché non crediatech'io voglia unicamente lisciarvi (mestiere indegno dell'amiciziaedi cui ho tanto orrore che procuro evitarne fino il sospetto)vidirò sinceramente ancora tutto quello in che io ho inciampato:non intendo che la mia delicatezza sia però misura del vostrogiudizio. Il verso Te vidi un tempo ecc. co' quindici seguentipare che interrompano l'unione del proemio con la materianellaquale entrate dal verso Piagata il sen ecc. Veggo benissimoche non è cosìpoiché in detti versi voiprovate la proposizioneche al vostro eroe stia sempre nel cuoreil patrio bene. Ma io avrei voluto che voi aveste un poco piùaiutato il lettore a conoscer subito la legatura; essendo io persuasoche nessuno di quanti ci leggono vuole affaticarsi per lodarcimache tutti all'incontro precipitano i giudizi che ci condannano.Desidererei che alcuna volta aveste un poco più dicondescendenza per la ritrosia dell'orecchio italianoavvezzo comequelli de' Greci e de' Latini a distinguere la lingua della poesia daquella della prosa: legame che non hanno i Francesi. Voi talvoltabenché non frequentementepur che una parola esprima lavostra idea e goda la cittadinanza fiorentina non avete repugnanza avalerveneancorché sia essa straniera a' poeticomeimbriacarerincularebanderuolemolla o altre simili. Sonoparole ottime e sonore; manon impiegate fin ora affattoopochissimone' lavori poeticifanno una tal qual dissonanza daltenore di tutto il rimanentee presentano i pensieri non rivestitidi tutta quella decenza checome appunto nelle vestidipende ingran parte dal costume. È bellissimaper esempiola vocemolla nel senso metaforico in cui voi l'usate; ma non crediateche muova con la medesima sollecitudine ad un italiano l'ideamedesima che muove la parola ressort ad un franceseappressodi cui il senso traslato di detta voce è divenuto proprio perla forza dell'uso. Se ne conoscerà fra noi il prezzoma dopoqualche riflessionee questo sensibilmente diminuito dalrincrescimento della novità e dalla malvagità deilettoriche tutti son uomini e per lo più ci puniscono dellatardità del loro intelletto. La vivacità del vostrotalentointollerante d'ogni specie di servitùvorrebbescuotere questo giogoed io mi unirei volentieri in lega con voisecredessi la provincia men dura: ma così in questa come nellamaggior parte delle costumanze civili io credo impresa meno difficilel'accomodar me alla moltitudine che quella di disingannarlaedevitando in tal guisa una quantità di risse importune procurod'acquistare tempo per opere migliori di quello che sogliono essere ipedanteschi contrasti de' letteratiripieni per lo più diciancie inutili e di mal costume. A tutta questa lunga cicalata voiper altro risponderete con due parole dicendo: che lo stile dellavostra epistola come che talvolta a seconda della materia e sorga es'ingrandisca su l'esempio di Orazioè nulla di meno semprestile d'epistolaesente da' rigori della tibiadella tromba e dellalirae non obbligata a comparir sempre vestita da festa. Non avreiche replicare a questa rispostase voi non aveste eletto e sostenutoin tutta l'epistola vostra un tuono nobile e poetico che nons'accosta mai al familiare; onde contraete co' lettori una specied'impegno di non cambiarlo senza evidente ragione. Oltre a ciòquella metafora al fiume un giogo ecc. non finisce dicontentarmiparticolarmente nel sito in cui la trovo: essa èsempre un poco ardita (con buona pace della venerabile autoritàde' Latini)ma in bocca de' barcaiuol parmi che s'allontani troppodall'imitazione del parlare de' medesimi; e l'imitazione è ilprimo debito dell'arte nostra. Veggo che abuso indiscretamente dellavostra pazienza: ma poiché ho intrapreso d'ubbidirvisoffriteancora quest'altra breve seccaggine. Nel terzo verso dell'ultimapagina voi dite

Manon peròsignoreil piede arresta.

Oranon mi sovviene esempio d'un imperativo usato come voi l'usatee nonho qui libri per cercarlo. So che si dice ottimamente t'arrestafadìvieniva; ma con la particola negativa non homemoria d'aver trovato tale imperativo se non che con la terminazionedell'infinitoNon t'arrestarenon farenon direnon venirenon andare. Può essere che siano mie traveggole; ma questavolta ho risoluto di dirvi quanto penso; onde fatene voi quel casoche meritano. Ed eccovi quantorivestendo con grandissima ripugnanzail personaggio di censore che mi sta sì maleho saputoritrovar di dubbioso nella vostra bella epistola. Sono tuttebazzecolee più tosto miei per avventura che vostri errori.Bisogna amarvi quanto io vi amo e stimarvi quanto voi meritateperrompere il proposito di non credere all'istanze degli autori chedimandano il rigoroso giudizio degli amiciper esigere panegirici incontraccambio della loro apparente sommissione. Incominciando primada me medesimoio non credo infallibile se non il papa quandopronuncia ex cathedra; e so che avendo ancor voi questo giustoconcetto degli uominivi compiacerete di quello che trovatetollerabile negli scritti mieie mi perdonate le inavvertenzequasvel incuria fudit vel humana parum cavit natura. Ma ormaipotrebbero offendervi queste lunghe protestee con molta ragione.

Lanostra degnissima signora contessa d'Althann mi commette mille salutiper voi. La disposizione in cui eravate di trattenervi un mese e piùcon esso noi ha resi più sensibili gl'impedimenti che ci hannodefraudato di tal piacere; desideriamo almeno che siano tanto a voiprofittevoliquanto sono stati a noi svantaggiosi. Amatemi intantoperdonate la negligenza della lunga lettera che non ho tempo dirileggeree credetemi.

 

XXX- A Francesco AlgarottiDresda

ViennaI dicembre I746.

Hointrapreso ben quattro o cinque volte di scrivervima sono tanti idebiti de' quali voi mi caricatee così poco discreti gliacidi miei e gli stiramenti de' nervi del mio stomaco e della miatestachenon sapendo trovar proporzione fra quel ch'io posso e fraquello che vi deggiosono andato differendoe senza aumentare infacoltà ho perduto il merito della diligenza. Ondeper nonrendermi più reo di quel che già sonoho risolutod'arrossir piuttosto per la mia debolezza che somministrarvi motivionde ragionevolmente dubitare dell'amor mio e della mia riconoscenza.E incominciando per ordine vi dirò in primo luogo che mi piacemolto il cambiamento fatto da voi nella lettera del commerciousandoingegni invece di molleed io non trovo che facciano oscuritài due significati della parola ingegno; nulladimenocome io so giàil vostro sentimentonon è meraviglia se lo riconoscoimmediatamente: per assicurarmi io ne farei pruova leggendo il passoa persona non prevenutaed osserverei se la parola muove l'idea chesi vuolecon la necessaria sollecitudine. A tutte le altre vostreingegnose ed erudite difese troverete la replica nella mia primalettera; e a quella delle venerabili autorità che voiproduceteper sostener l'uso delle paroleche sono straniere inParnasoio vi dirò che negli scritti de' nostri divinimaestri v'è numero considerabile di cose da rispettarsisempree non imitarsi maie che a dispetto della profondavenerazione che voi ed io abbiamo per il nostro Dantenon saràpossibile che ci riduciamo a scrivere:

Equello che del cul facea trombetta.

Nessunoè reo

sebasta a' falli sui

perdifesa produr l'esempio altrui.

Horiletto attentarnente il Congresso di Citerae mi sono tantocompiaciuto delle sue nuove bellezzequanto del piùvantaggioso lume in cui avete poste le antiche; me ne congratulo conesso voi: vi consiglio di non accostar più la lima a cosìforbito lavoroperché alla fine si perde il buono cercandol'ottimoe l'eccesso della diligenza tira seco gli svantaggi dellatrascuragginee ve ne parlerei più lungamente se l'impazienzadi ragionar della bellissima lettera che vi è piaciutoindirizzarmi non vincesse ogni altro mio desiderio. Sappiate dunqueche io l'ho già letta molte volte e sempre con nuovo piacere;che mi pare ch'essa si lasci molto indietro l'altra sua sorella delcommercio; che scintilla tutta d'un certo vivace fuoco poetico ond'ètutta ripiena d'anima in ciascuna sua parte; che vi sono de' versiche hanno subito occupato luogo nella mia memoriae non saprei farlitaceretanto essi vi risuonanocome per esempio:

Ilnuovo Achille tuoche già nel seno

l'omerichefaville agita e versa.

Néil latino Ocean tentar nel greco.

Giaceanoa terra squallide e dolenti

involteancor nell'unnica ruina.

Néancor avea

Michelagnoloal Ciel curvato e spinto

ilmiracol dell'arte in Vaticano.

Equella invida lode

chesolo in odio a' vivi i morti esalta.

Deglierranti fantasmi ordinatrice

auradivina.

ealtri molti che io tralascio per non trascriver la maggior partedella vostra lettera. È frutto in somma che mi fa compiacerde' miei presagi sul vigore del vostro ingegnoquando non se neammiravano che i fiori. Né vi cada in mente che questo miogiudizio sia un cortese contraccambio delle lodidelle quali contanta profusione mi caricate. Veggo assai bene che queste potrebberorisvegliarmi quell'invidia che non sono giunti gli scritti miei ameritare: mi compiaccio in esse della cagione che vi seducee trovoargomenti in loro d'esser più contento di voi che di me.Comunque la faccenda si vadaio confesso il mio debitoma nonintenderei mai pagarlo con la moneta adulterina di menzognere lodiindegne di essere introdotte ne' sacri penetrali dell'amicizia. Eperché abbiate nuovi argomenti della mia sinceritàiovi dirò liberamente quanto nella vostra lettera ho incontratocapace di qualche maggiore ornamentonon bisognoso di correzione.

Perragion d'esempio io farei che scambiasser luogo il quinto verso colquartoe direi:

...ov'io

Orazionon ugual d'Augusto al peso

legiuste lodi al mio signor scemai.

eciò solamente per approssimar quel nominativo d'opposizioneall'io da cui egli è rettoed alleggerirne la fatica allettore.

Daldecimo terzo sino al decimo ottavo versotratto per altroammirabileio inciampo tre volte: desidero in primo luogo che abbiail suo articolo quella tragica Musa come cosa non generica maparticolare. È vero che vi sono dei casi ne' quali l'articolosi trascura con eleganzama voi sapete meglio di me quandocome eperché; né questo è il luogo di fare unadissertazione. Secondariamente (oh qui sì che mi chiamerete laseccaggine) non mi si accomodano all'orecchio quei vostri palchettiprofanatori d'uno de' più nobili poetici tratti della vostralettera; e finalmente quel bellissimo aggiunto di gratochevoi date al popolovorrei che fosse o in principio di verso oaltrove situato in guisa chesenza dover tornare in dietro con lamentefacesse conoscere ch'ei regge tutto ciò che siegue delperiodoe per darvi un'idea della maniera che io intendo dispiegareeccovi come vorrei organizzato tutto quel passo:

Altragico tuo canto

dalbasso piandagli ordini sublimi

sonoriognordi giusto plausoil folto

popolospettator tributi invia:

gratoche alfin le invereconde un tempo

scurrilisceneortua mercépudico

passeggie grave il Sofocleo coturno.

Lacorrezione in margine evita il pericolo di attribuir l'aggiuntosonori ad altro che a' tributi. Forse non vi piaceràla lunga trasposizioneed io non intendo difenderla: vogliosolamente farvi comprendere qual sarebbe l'ordine che io desiderereilasciando a voi la cura di eseguirlo a vostro talento quando cosìnon v'aggradi. Nel verso 23 vorrei che faceste dono d'un articolo aquel: da tua Dido infelice cosa facilissima col suocambiamento dell'aggiuntocome per ragion d'esempio:

...dall'afflitta tua Dido.

Voipotrete difendere la vostra manierase così vi piace;troverete esempi confacentie chi volesse convincervi congrammaticidopo aver riletti il Salviatiil Pergamini e ilBuommatteinon saprà ancora con qual sicurezzadove possatrascurarsi l'articoloe dove no; tanto infelicemente si sono questistudiati di darne regola certa. Sicurissimo è per altro chel'articolo particolareggia e determina il nome a cui s'unisce. Fiumeche inondi i campinon disegna qual fiume. Ma il fiumeinondò i campi disegna quel tal fiumedi cui si èparlato; questa regola ha alquante eccezionie più che ognialtra cosa gli orecchi bastantemente sicuri mi sogliono determinare idubbi di tal fatta.

Nelv. 33quel non ti dolga l'udireparmi che muova l'idea distato d'afflizione e di bisogno di consolatore e lusingherebbeassai più la mia umanità e seconderebbe il vero chidicesse:

v.33 A ragion tu non curi obliqua voce.

v.37 Sai che di tal reo verme è pasto e nido.

v.38 Né meraviglia è già.

Nelv. 43Col valor che ha negli occhi io direi su gli occhipoiché negli occhi vuol dir dentro.

V.45E i buon Pisoniquel buon per buoni èlicenza della quale non farei uso in piccolo componimentotanto piùche E fra' Pisoni sta ottimamente.

v.55 Che più d'uno è tra noi (bene su l'Istro

ten'pervenne il romor).

Quelpiù d'unoval molti. Io spero che non lo sianoparagonati a' loro contrarie se lo fosseronon mi par salubre ilconfessarlo. Direi dunque

Chetaluno è fra noi (bene su l'Istro ecc.

Quelbene dovrebbe esser troncocome ben su l'Istro. Visaranno pochi esempi in contrarioe quando anche ve ne fossero adoviziaio credo che si debbano evitare al possibile le licenze chesempre accusano l'angustia dello scrittore. Che sia pervenuto sul'Istro il romore ch'han fatto i nostri Pantilifa loro molto onoree non è vero; onde se non avete motivo politico per asserirloio direi: Ben taluno è fra noi ritrovoe impronto ecc.

V.69Non aureo tutto ecc. desidererei che la fedele e bellatraduzione del verso: nil praeter Calvam et doctum cantareCatullumnon fosse tanto disgiunta dal nome Demetriotanto più che quell'in tempo non aureo tuttoe pien d'opreantichenon si conosce subito a qual oggetto si dice.

V.95O di servile età povere menti: io non mi scagliereicontro il secoloche non è certamente del genio di Pantilioanzi odia lo stile petrarchevole secco ed esangueed esclamereipiuttosto contro Pantiliodicendo:

Odi mente servil miseri ceppi

laccimeschini o comunque meglio vi piacerà.

V.121Lungo la costae su per li valloni: questo verso mi parche cadané so perchéforse quel per li èla pietra dello scandalo:

Supe' valloni e per la scabra costa

sisosterrebbe più.

V.186. Se io fossi l'autore della bellissima vostra letterasareivivamente tentato di terminarla con quel verso di Dantema in modoche il verso medesimo chiudesse il senso e non rimanesse staccatocioè nella seguente o altra simil maniera:

Apiena man spargete

sovralui fiorie del vivace alloro

nobilmercéde' bei sudori altrui

"Onoratel'Altissimo Poeta".

Nonperderete i quattro ultimi versiche rappresentano l'invidia domata;quella immagine entrerà in altro componimento quando vipiaccia; ed io sarei contento che il fine della vostra letteralasciasse il lettore più persuaso dell'amor vostro per me chedel vostro sdegno verso Pantilio.

Uncavaliere d'ottimo gustoche ha trovata la vostra lettera sul miotavolino e che l'ha tutta letta con sommo piaceremi sono accortoch'è inciampato nel v. 67: Di costoro cotale è ilcicalio. Se in grazia sua volete o togliere o troncare quelvostro cotaleeviterete che un altro non se ne offenda.

Maio abuso troppo della vostra docilità e della vostra pazienzanon meno che della povera mia testa tormentata dagli incomodi suoi:tutto quello che ho osservato nella vostra lettera puòdifendersi quando si voglia: io non intendo di far da correttorecome voi sapeteanzi protesto di nuovo che il più grandeargomento che io possa darvi dell'amor mio è la fiducia con laquale con voi ragiono delle vostre cosefiducia che (avendolaappresa a mie spese) non avrei con chicchessia.

Eccoviacclusa la lettera di ritorno del povero Goraniche avete ragion dicompiangere e per i meriti suoi e per l'amore che vi portava.

Rispondocon questa a tre vostre lettereche tutte fedelmente ho ricevuto. Viassicuro del sommo aggradimento della degnissima contessa d'Althannalla vostra gentile memoriaed abbracciandovi teneramente insiemecol mio conte Canalepieno di stima e di riconoscenza sono e saròeternamente il vostro.

 

XXXI- Alla Contessa di SangroNapoli

ViennaI5 aprile I747.

Mionora a tal segno e solletica in guisa tale la mia vanità ilsuo desiderio di mie lettere provato dalla ingiusta accusa dinegligenza che Vostra Eccellenza mi ripete nel veneratissimo suofoglio del 7 del caduto marzoche (potendolo con somma facilità)io trascuro a bello studio di difendermianzi le rendo vive esincerissime grazie d'un'ingiustizia di cui son superbo. Lamoderazione poi con la quale ella riguarda ciò che scrive nonè misura del giusto pregio in cui tengo la sua eloquenzanella quale ritrovo tutti i caratteri di una bella mente noncontaminata dalla pedanteria. Ed io sono molto più contento diquelle amenità che somministra ad alcuni suoi favoriti terrenila maestra ed industriosa naturache di tutti i parterri ebersò e di mille altre ridicole invenzioni cheintraprendono d'adornarla e la disfigurano. Volesse il Cieloriverita mia signora contessache le mie indisposizioni fosserosolamente morali! contro di tali morbi io ho farmachi potentissimiesarei indegno di vivere seavendoli tanto praticati nei versi mieifossi poi così poco atto a farne uso ne' miei bisogni. Non micreda così fanciullo. La teorica e la pratica delle vicendeumane non mi hanno lasciato per esse se non se quella sensibilitàche esse meritano. Ho abbastanza esaminato il di dietro del teatroeso assai bene quanto sconcesudice e puzzolente siano quelle telemedesime che rapiscono di piacere e meraviglia la credula e ingannataplatea: ma tutta questa pratica dottrinaavvalorata dalle piùsolide massime di Zenonedi Crisippodi Seneca e di Epittetononvale un fico contro gli incomodi fisici chemercé del suocattivo alloggiotormentano questa povera animettamal difesa dallapioggiadal ventoe da tutte le inclemenze delle alterne stagioni.Quei buoni antichiche credevano permesso di loggiarne a lor postaaveano pur un ricorso; ma noi più illuminati di loro convienche fissiamo gli occhi nell'immortalitàdella quale oltrel'autorità e la tradizione io trovo un grande argomento nellenostre miserie medesime. Poiché non saprei come immaginarmiche l'Eterna Provvidenza avesse creata sì bella cosaquale èl'anima nostraunicamente per incepparla fra le imperfezioni diquesta nostra fragile ed infelice macchinetta... Ma non predichiamo.

Temopur troppo che la Palinodia sia giunta a Napoli prima diquesta che le invio: ma non è mia colpa. Vostra Eccellenza saa chi e perché ho dovuto darla. Per compenso della tardanzaeccole la musica della medesima: cosa rara a' tempi nostri essendomusica d'un poeta. Ho sentito con somma pena l'incomododell'eccellentissimo signor conte suo consortecui dopo aver fattele mie riverenze la priego dimandar se la filosofia è buonacontro i dolori colici. E dalla sua risposta si regoli nel giudicarde' miei malannima la carta manca: onde pieno di vero rispetto miripeto.

 

XXXII- A Francesco AlgarottiBerlino

ViennaI3 maggio I747.

Miha ben fuor di misura consolato la dolcissima vostra lettera del dì28 dello scorso aprile da Potsdam con le liete novelle ch'ella mirecama non mi ha punto sorpreso. Il mio socratico demone mi aveagià fatto pregustare tutto il dolce delle vostre allor futurevicendee ciò fin dal dì che vi piacque di comunicarmil'idea e gli stimoli di quel viaggio chedifferito poi per cagioni ame ignoteavete pur finalmente ridotto ad effetto. Non credonecessario mettermi in ispesa per esagerarvi il mio contento: voisottile investigatore del cuor degli uominie già da lungotempo pacifico possessore del mione conoscete ogni moto senza cheio ve l'accenni. Dirovvi soloch'io sono oltremodo superbo che gliantichi miei sentimenti a riguardo del merito vostro vengano orasolennemente approvati dalle pubbliche e magnifiche decisioni digiudice così grande e così illuminatoe ch'io numerofra i fortunati eventi della nostra Patria felice l'esser voi statoeletto a sostenere nel settentrione il decoro delle nostre Museitaliane.

Néquando prima lessi l'ultima vostra lettera in versiné quandopoi replicatamente la considerairiconobbi l'espressione di Danteeme ne so buon grado; poiché a dispetto di tutta la mia libertàdi pensareil peso di tanta autorità avrebbe per avventurapotuto sedurre il mio giudizio. Or poiché non v'è piùtempo di affettar modestiaprotesto francamente che né Dantené Omero medesimo né tutta la poetica famiglia faràmai piacermi quella metaforadelle mani del cielo e della terra.La metaforaa creder miodee condurre l'intelletto al positivo perla via di qualche viva e bella immaginee la povera mia fantasia èmiseramente confusa quando intraprende d'attribuir le mani al Cieloed alla Terraed il mio intelletto suda a dedurre da una immaginecosì enorme il nudo senso dello scrittore. Ma voi non sietenel caso però d'esser ripresonon essendo voi néinventore né imitatore di tale espressionecome io nelprincipio ho falsamente creduto. Veggo che il vostro oggetto èstato unicamente il nominar l'opera di Dante com'è piaciutonominarla a lui. Or per mia sicurtàs'io pensassi come voipensateavrei almeno gran cura d'informare i lettori di non esser ioil fabbro di tale espressionee scrivendola con diverso carattere edaccennando in margine il luogo. Già sapete ch'io sonoseccagginema poiché voi mi amate anche talenon ho stimoliper correggermi.

Lanostra degnissima contessa d'Althannquanto più grata allavostra gentil memoriatanto memore de' pregi vostrimi commette dicongratularmi con esso voi a nome suo di questo incamminamento de'suoi presagi. Il conte di Canale vi darà conto con sue letteredel giusto pregio in cui tiene e voi e le cose vostre. Continuate adamarmiche io sarò fin ch'io viva veracemente.

 

XXXIII- A Giuseppe BettinelliVenezia

ViennaI0 giugno I747.

Qualigrazie non debbo io rendervigentilissimo mio signor Bettinelliperla obbligante cura che avete voluto prendervi di farmi capitarel'erudite considerazioni fatte sul mio Demofoonte? S'io avessiozio per risponderela maggior parte della mia risposta nonconsisterebbe che in sentimenti di gratitudine per chi le ha scritte;tanto sente egli più vantaggiosamente delle mie fatichediquello ch'io medesimo ne senta. Le ho lette correndo ne' pochimomenti che ho avuti di tempo fra il riceverle ed il rispondervimale leggerò molte altre volte per approfittarmi non menodegl'insegnamenti che dell'artifizio dello scrittore. Oh quantofaciliterebbe il mio profitto la pubblicazione della tragedia ch'eglipromette! Alloraconsiderando le perfezioni di quellaconoscereiquel moltissimo di reprensibile ch'egli trascura di notare nel mioDemofoontebastandogli d'avvertire i lettori che vi siaanzicontentandosi di concedere con esemplare carità che iomedesimo abbia lasciato correre a bello studio quelle infiniteirregolaritàperché non si ponga in dubbio che visono. Le parti del libriccinodi cui mi fate donole qualidiscendono a' particolarisono la riflessione su la disuguaglianzade' caratteri di Timante e Creusa ed il paragone ch'egli propone frail signor Apostolo Zeno e me: in quanto alla prima fors'egli haragionema io credeva che non fosse variazione di carattere ildipingere un personaggio medesimo in diverse situazioni. Il mioTimante è un giovane valorososoggetto agl'impeti dellepassionima provveduto dalla natura di ottimo raziocinio e fornitodalla educazione delle massime le più lodevoli in un suo pari.Quando è assalito da alcuna passione è impetuosoviolentoinconsiderato; quando ha tempo di riflettereo che alcunoggetto presente gli ricordi i suoi doveriè giustomoderatoe ragionevole. E in tutto il corso del dramma si vede sempre in essoquesto contrasto o vicenda delle operazion della mente e di quelledel cuoredegl'impeti e della ragione. Così fa Torquato Tassodel suo Rinaldo: quando la passione lo trasportadice diGoffredo:

vengaeglio mandiio terrò fermo il piede:

giudicifian fra noi la sorte e l'armi;

feratragedia ei vuol che s'appresenti

perlor diporto alle nemiche genti.

Quandopoi a sangue freddo ha tempo di riflettere e di ragionare dice almedesimo Goffredo:

es'io n'offesi teben disconforto

nesentii posciae penitenza al core.

Orvengo a' tuoi richiamied ogni emenda

sonpronto a far che grato a te mi renda.

L'istessaregola con diversa proporzione ho tenuta nel carattere di Creusa.Ella è una principessa eccessivamente dominata dal fasto delsuo grado e della sua bellezza: offesa inaspettatamente da Timanteenell'uno e nell'altro senza aver un momento da ragionareprorompeinconsideratamente nella richiesta d'una vendetta chesedatol'impeto primonon solamente trascurama conosce non esserledovuta; anzi a forza di raziocinio si riduce com'era giustoacompatire l'istesso che perseguitava. E questa mi pareva nondisuguaglianza di caratterema diversità di situazionesenzala quale ogni carattere sarebbe insipido ed inverisimile. Qual uomo èsempre ragionevole e considerato? Qual uomo è sempretrasportato e violento? Il primo sarebbe un numeil secondo unafiera. Dal contrasto di questi due universali principii delleoperazioni umanepassione e raziocinionasce la diversitàde' caratteri degli uominisecondo che in ciascheduno più omeno l'una o l'altro o entrambi prevalgono; e questo concorso diprincipii diversi nel soggetto medesimo accorda il valore d'Enea conle frequenti sue lagrimei deliri di Didone col senno che si supponenella fondatrice d'un imperoe giustifica Orlando:

cheper amor venne in furore e matto

d'uomche sì saggio era stimato pria.

Mavolete ch'io vi dica un mio pensiero? Io credo che il dottissimoscrittore delle considerazioni suddette senta diversamente da quelloche scrive. Io lo stimo piuttosto un umore allegro chedesideroso didivertirsisi studia d'appiccare una zuffa poetica fra il signorZeno e meper farsi poi spettatore della commedia. Il paragonech'èla seconda parte ma la principale della sua letteraparevisibilmente che non tenda ad altro; ma in questa parte non mi sentopunto inclinato a compiacerlo. Io professo al degnissimo signor Zenoinfinita stima e rispettoe so ch'egli mi contraccambia con ugualeamicizia; onde dite pure a chi ve ne richiedesse che io non dico menodel signor Apostolo di quello che l'autore medesimo delleconsiderazioni ne possa avere scrittoe chesuperbo di essere statodegno di tal paragonemi unisco di buona voglia con chi pronuncia afavor di lui.

Ionon ho mai scritto satire in tutta la mia vitae non ne scriveròmai. Odio questo genere di scriveree non son provveduto d'atrabilee di mal costume abbastanza per potervi sacrificare i miei sudori;onde dite pure che se ne mente chi volesse applicarmene alcuna. Oltredi che il mio stile ha il suo caratteree gl'intelligenti potrebbonodifficilmente ingannarvisi. Se vi piace di dire i miei sentimenti sule considerazioni che m'inviastepotete farlo liberamentemasarebbe finita la nostra amicizia se questa letterao per via dicopia o in altra manierasi pubblicasse: io non so quello che hoscritto in tanta angustia di tempoed ho solidissime ragioni per nonvolerlo. Amatemi e credetemi.

P.S. L'Operache ho terminata per agostonon si rappresenteràin tal tempo. Vi servirò come voletequando saràstampata. Desidererei d'aver indietro o l'originale ovvero una copiadi questa letterache non ho tempo di mettere in miglior ordine.

 

XXXIV- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna26 agosto I747.

Èin data del 2 di luglio l'ultima amabilissima vostra letterabrevissima a rispetto della sete inestinguibile che mi trovo dicicalar con esso voinella maniera almeno da così enormeseparazione permessa; ma lunga per altro abbastanza per servirmid'argomento della parte che mi concedete ancora nel vostro cuoresenza qual circostanza non avreste certamente potuto sacrificar tantotempo e tanto lavoro. La convenienzala civiltàlagentilezza e tutti gli altri comuni legami della societàcivile non sogliono ispirar tanta pazienza Una pruova sìconvincente della tenera vostra amiciziaaggiunta alle antichetestimonianze ed alle nuove protestemi rende così sicurodell'amor vostroche di tutt'altro più tosto che di questodubiterei. Questo basterebbe per obbligarmi ad amarvi: voi sapete permolte esperienze

cheamore a nullo amato amar perdona.

Oraaccumulate a così efficace motivo il merito vostro che vi hareso tanto amabile quanto singolarela confidenza con la quale miparlate de' vostri affarila cordialità con la quale viofferite a raddrizzare i mieila tenera premura che mostrate dellamia salutel'istruzione ed i mezzi che me ne somministratelasomiglianza de' malannila protezione che mi procurate di cotesteillustri ninfeil generoso pensiero che vi prendete e del mio palatoe quasi del mio nasosommate tutto insiemee poi ditemi se si trovaaritmetico che sappia numerarne il prodotto. Io non so esprimermimeglio che dicendovi che v'amo quanto merita d'essere amatoFarinello. Ma sospendiamo queste tenerezzeaffinché qualchemaligno non ci appicchi un'impostura di quelle che servono a consolarl'invidia intollerante dell'onestateneravera e disinteressataamicizia.

Nonpuò essere né più viva né piùlepida né più minuta la descrizione che mi fate e dellavostra infermità e della cavata di sangue e del chirurgofrancese e del fisico lombardo. Io ho dovuto rider più voltedel sale comico col quale avete saputo condire un racconto per altrocosì tragico. Desidero che i voti di tutte le persone delicatee cólte d'Europa siano esauditie che possiate voi trionfardi tutti i vostri ipocondriaci cancherini interamente debellati.Datemi il buon esempiocome mi avete dato il cattivo; ed ioprocurerò d'imitarvi.

Lavostra musica per la mia Nice è degna di voi. Cominciail suo merito dalla scelta dell'affettuoso tuono di fa-utecresce con la nobile naturalezza che conviene a questa specie dicomponimento. Io vi cedo senza repugnanzaanzi son superbo d'essersuperato da voi. Ed a chi mai può far vergogna d'essersuperato in musica dal mio incomparabile Farinello? Non mi hannoincantato meno le due musiche della picciola dedica Se mi dàiecc. Ma nell'ultima particolarmente di queste vi siete dimenticato unpoco che la natura non è prodiga di Farinellie chel'esecuzione di questa musica per esser perfetta abbisognadell'eccellenza dell'autore. Benché io non sia musico se nonquanto basta ad un poetacomprendo la vostra intenzione e misbattezzo per secondarla; ma spiritus promptus estcaro auteminfirma. Intendiamoci bene: io parlo della mia vocenon prendetequalche equivoco ingiurioso al mio credito.

Ohcaro Farinelloquale agitazionequal tumultoqual tempesta miavete risvegliata nell'animo confidandomi le tanto grandi quanto pocomeritate fortune della mia Nice! Voi che conoscete la vanitàde' poeti non mi tacete alcuna circostanza di quelle che possonofarla crescere sino al sommo della sua elevazione. Non vi contentated'assicurarmi che la mia Nice si canta sovente su le spondedel real Manzanare: mi fate intender DA CHIe comeed in qualsublime recessoe fra quale illustre e felice compagnia. Nésiete contento di questo: mi fate una rispettosa sì maesattissima enumerazione delle veramente più che umane qualitàdi quella deità che rende felice cotesto clima con la suapresenzae tantitanti altricon gl'influssi suoi. In sommam'accorgo benissimo del vostro maligno piacere nel considerarmiagitato fra la superbia e la confusionefra la compiacenza el'invidia. Oh fortunata mia Nice! Chi avrebbe mai preveduto ch'iodovessi invidiarti? Con quanta venerazione dovrò riguardartiin avvenire!

Voimi credete in gran pericolo per avervi io preferito ad unatranquillissima beltà teutonica. Oh quanto v'ingannate! Quigli odii e gli amori non tolgono mai il sonno: qui l'anima s'impacciapochissimo degli affari del corpo: la sera siete il favoritolamattina l'incognito. Le premurele agitazionile sollecitudinilepicciole guerrele frequenti pacile gratitudinile vendetteilparlar degli occhil'eloquenza del silenzioin somma tutto ciòche può dar di piacevole o di tormentoso il commercio delicatodelle animeè paese non conosciuto se non che come ridicoloornamento de' romanzi. È cosa incredibile a qual segno arrivil'indolenza di queste placidissime ninfe. Io dispererei di trovarviuna sola capace di trascurare un giuoco di piquet per laperdita o per la morte d'un carissimo amante; ve ne troverei benquante mai ne volessi di quelle che non interromperanno l'insipidolavoro de' lor nodetti fra gli eccessi dell'estro piùmisterioso. E voi temete per me? Tranquillatevi pure. Non si correquesto rischio. Assicuratene pur francamente cotesta degnissima damachesenza averlo io meritatoprende generosamente interesse nel miosupposto pericolo. Esprimete voi alla medesima gli ossequiosi miei egrati sentimenti per il patrocinio di cui onora gli scritti miei.Ditegli che il nobil ritratto che voi vi siete compiaciuto di farmenemi ha reso più sensibile al freddo del settentrione dove nongermogliano di tali piante. Voi in somma siete nato a luna crescentetutto vi va a seconda. Bisogna esser Farinelloamico e gemelloperevitar l'invidia mia; che per altros'io mi addormentassi un poco aqueste descrizioniprenderebbe troppo vigore.

Dallafranchezzache non avrei usata se non con voipotrete ben conoscerese io sia stato capace di credervi il mio volontario rivale nellapercettoria di Cosenza. La notizia che l'avesse ottenuta il vostrofratello non era né da me cercata né sicura; e quandolo fosse stataa tutto ne avrei attribuita la colpa fuori che al mioFarinelloche troppo teneramente mi ama e troppo nobilmente pensa.Ve ne ho parlato perché si parla facilmente di quel che duole.E come voletecaro amicoche non mi dolga di vedermi spogliarcosìsenza delittodi tutto il frutto de' poveri miei sudoridi tutte lesperanze ed i sostegni della vecchiezza? Volete conoscere quanto iosia sfortunato? Sentitee compiangetemi. Carlo VIin premio dellemie lunghe fatiche ed in supplemento di soldo non pagatomiconcede mille scudi in Sicilia da situarsi sopra vescovati obeneficii di quel regno. Divengono immortali tutti i vescoviabbatie beneficiati; e si perde il regno prima che si sia potuto situare unquattrino. Vaca la percettoria di Cosenza nel regno di Napoliememore l'augusto mio padrone de' crediti miei me la destina: entro inpossessospendo DEL MIO per le spedizioni ottocento e piùducatie prima ch'io cominci a riscuotere il primo semestre entranole armi spagnuoleed io rimango con le carte in mano da farne vestidi camera ai pani di zucchero. La presente mia clementissima sovranaobbligata dalle circostanze de' tempidiminuisce i soldi; e per darea me un compenso di tal diminuzionecome per consolarmi in partedegli antichi miei dannimi assegna mille e cinquecento fiorini (enon un canonicato) in Milano. Corre il quinto anno che la grazia èfattama colà non eseguita dove bisognaper mille arzigogolich'io medesimo non intendo ma provo. Or che vi pare? Non èlagrimevole il caso mio? E pure è tale. Dopo diciasette annidi servizionon già per colpa de' miei padroni ma della mianemica fortunaio sono in peggiore stato di quando ho lasciata lapatria mia. Da questo fedele e patetico racconto argomentate quantaconfidenza abbia io con voi: confidenza che vi deggio incontraccambio della vostra. Chi può rendervi mai grazieabbastanza della affettuosa e sincera prontezza con la quale viofferite a procurar di condurre a buon porto questo miosventurato affare? Io riconosco in questi moti non ordinari dellavostra amicizia il cuore di Farinello; e son superbo di non essermiingannato quando mille volte ho detto che tutto è armonico invoi e tutto al medesimo grado d'eccellenza.

Iovi son già così tenuto della vostra sincera premuracome se avesse conseguito il suo effettopoiché le ragionid'esservi obbligato dipendono da quella e non da questo. Per darvi inmano qualche scrittura autentica vi accludo un solennecertificato della Segretaria di questo Supremo Consiglio d'Italiacosì della concessione della nota Percettoria come deldispaccio con cui fu notificata allora a Napoli la mercede. Ilmio possesso in Napoli si proverà subito che voi me loaccenniate. Io destinerò persona nella bella Partenope cheassisterà dove ed a chi crederete opportunoquando ne avròda voi l'avvertimento. Oh se potesse riuscirvi di render notaall'augusta vostra sovrana la lagrimevole istoria mia! pienacome ilmondo la prèdica e voi me la descrivetedi clemenzadigenerosità e di giustiziaè impossibile che noninclinasse l'animo a consolarmi. Per meio conterei come affattonuova la graziaqualificata da così grande benefattrice.Caderebbero le sue grazie in personase non meritevolecognitaalmenoonde non resterebbe certamente occulto questo benefico attodel reale animo suoda servir per esempio agli altri suoi pari e diconsolazione agli oppressi. E se la voce d'una povera cicala diParnasoqual io mi sonopotrà giungere sino all'orecchie de'posterisapranno i posteri ancora qual pietosa e potente mano hasaputo sostenermi e proteggermi a dispetto di tutti gli sforzidell'iniqua e capricciosa fortuna.

Enon vi bastanocaro gemellotante e tante testimonianze che voi midate dell'amor vostro? Credete necessari anche i doni per rendermenepiù sicuro! Vainillachinchinaestratti amaricantipensieridi tabacco... Ma questo è volermi sopraffare in guisa che nonmi rimanga speranza di mai più potervi contraccambiare.Intanto comincio ad esser grato con la confessione del debito e coivoti di facoltà per pagarlo.

LaCorte è in un feudo dell'imperatore in Ungheriae perconseguenza anche madama Fuchsed io non la vedrò cosìprestoperché sono già con gli stivali pertrasportarmi in Moraviadove resterò a godere l'ariaautunnale della campagna sino a tutto il venturo ottobre insieme conla nostra degnissima signora contessa d'Althannparte per consigliode' medici e parte per l'allettamento di così nobil compagnia.Onde le vostre commissioni fuchsiane non potranno eseguirsi che alritorno. Ho ben subito eseguite quelle che mi avete date per lasignora contessa d'Althann suddetta; e le ho eseguite nella cameradel giardino nostra favoritaed in mezzo ad una numerosa assembleae facendo pompa della vostra brevissima lettera. Non so dirvia qual segno abbia gradito questa dama la vostra cortese memoriaconquali parziali espressioni mi abbia ordinato d'assicurarvenee conqual premura abbia voluto esser minutamente e replicatamenteinformata e della vostra salute e delle presenti vostre circostanzeinteressandosi per quella ed esultando di queste. Tutto il rimanentepoi della compagnia mi è caduto addossoe ho dovuto ricantarla canzone medesima poco meno di quelle che ne' reali recessi aveteper tanti anni ricantate. Vi avrebbe per altro fatto piacerecome loha fatto a me grandissimoil veder qual memoria viva ancora dopo sìlungo tempo di voi in un clima dominato dall'oblivione.

Dunquevolete assolutamente il mio ritratto? Oh che dolori! Lapazienza di servir di modello all'indiscretezza di un pittore èper me la virtù più difficile a conseguire: fin ora nonvi sono altri ritratti miei che quelle satire furtive che hannoapplicate gli stampatori in fronte de' libri miei; e mi muovono labile ogni volta che me ne capita involontariamente alcuno sotto gliocchi. Ma chi può resistere alle istanze dell'amato gemello?Al ritorno dalla campagna prenderò per penitenza dei mieipeccati l'esecuzione di cotesta vostra voglia di gravidaaffinchénon facciate qualche aborto. Non vi meravigliate per altro se avròsu la tela fisonomia ipocondriaca perché difficilmente faròfaccia ridente al pittore; se pure non mi riesce di persuader qualchedriade o napea a voler assistere all'operazione ed andarmeneraddolcendo l'amaro.

Contutte le diligenze fatte sino a' confini dell'impertinenzanon mi èriuscito di avere in tempo il certificato autenticoche disopra vi ho accennatoda questa segreteria del Consiglio d'Italia.Onde partendo io per la campagna lascio ordine che subito che siabbia vi sia trasmesso per la strada medesima per la quale lapresente lettera lo precede.

Hofatto copiare un paio di cantatinegià da me scritte per laCorte e non ancora molto comuni. Ve le accludoma non già pervoi. Intendo che ne facciate un tributo a cotesta illustreprotettrice delle Muse italianesignora contessa di Belalcazar. Sepoi vorrete voi illuminarle con le vostre note e con la vostramaestra voceil tributo m'assicuro che meriterà la superioreapprovazione di una dama di così delicato discernimento.

Finiscoperché deggio partiree non dipende da me il differirne ilmomento. Addiocaro gemello. Amatemi quanto io vi amochéappagherete l'infinita avidità ch'io mi sento dell'amor vostroe renderete giustizia alla tenera sollecitudine con la quale io sonoe sarò sempre.

 

XXXV- A Francesco AlgarottiBerlino

JoslowitzI6 settembre I747.

Incomincioquest'anno con ottimi auspici il mio autunnale ritiro; poichéla prima lettera che viene in esso a trovarmi è quella scrittada Berlino il 18 dello scorso mese dall'incomparabile mio signorconte Algarotti. Benché sommamente laconica ha essa appressodi me tutto il merito di qualunque più diffusa potesse eglimai scrivernepoiché non mi fugge la giusta riflessione delcortissimo ozio che costì gli concede il ben collocato amored'un mio troppo grande e troppo venerabile rivale.

Ilmarchese Mansiancora caldo de' favori da voi ricevutime ne hareso esattissimo conto: egli è tornato tutto vostro ePrussianoed ha pagato una rigorosissima usura della lettera che perlui vi scrissirispondendo con pazienza esemplare alle minute mienumerose e replicate interrogazioni. Io vi rendo grazie del creditoin cui andate ponendo appresso gli amici il mio potere su l'animovostroe vorrei pure offerendovi in contraccambiosiccome facciotutto ciò che poss'ionon offrirvi sì poco. Se loscioperato tenore della vita viennese non fosse in gran parte per meimpiegato nell'ingrata occupazione che mio mal grado mi danno ancorabenché ormai meno indiscretele ineguaglianze di mia saluteintraprenderei certamente qualche lavoroonde far uso e del poco chesi è raccolto e della facoltà che mi resta: ma son iocosì mal sicuro di me medesimoe son in guisa confusigl'intervalli con le sorpreseche non ardisco ordir tela che possatroppo risentirsi dello svantaggio degl'interrompimenti. Non èperò che il signor conte di Canale ed io abbiam rinunziato alconsorzio delle Muse. Nel solito a voi noto recesso dell'angusta sualibreriase molto non si è fatto quest'annosi èvoluto almeno far molto. Abbiamo in primo luogo assai confidentementeconversato con que' buoni vecchia' quali dedit ore rotundo Musaloquiora raccogliendo qualche gemma sfuggita a' cisposiespositoririducendo ora al suo giusto valore alcun trattosoverchiamente esaltato dalla servile temerità de' pedantiefacendo in somma tal uso d'una modesta libertà di giudizioche tanto ci allontanasse dalla stupida idolatria quantodall'impertinente licenza del Pulfenio di Persio: quicentum Graecos curto centusse licetur. La Minerva ateniese non ciha per altro alienati affatto dall'Apollo Palatino. Siamo andati intal modo alternamente temperando l'artificiosa fluidità grecacon la grandezza romanavicenda di frutto corrispondente al dilettoche abbiamo con la vicina comparazione più vivamente sentitoe come la prima soavemente seduca e come la seconda imperiosamenterapisca. Si è travestita in terza rima la bellissima satirad'Orazio Hoc erat in votisper compiacere al mio conte diCanalenon così avverso a cotesta ingratissima specie dilavoro. Quel pensar con la mente altruidir tuttonon dir di piùe dirlo in rima è per me schiavitù non tollerabilesenon se a prezzo del gradimento d'un sì degno amico e sìcaro. Pure in questa traduzione un eccellente arteficecome voisietetroverebbe per avventura di che appagarsi; poiché voiconoscereste esattamente quanto possa aver costato una certa franca eoriginale leggerezzacon la quale essa porta e non istrascina i suoiceppi. L'occasione di tradurre la lettera Ad Pisones mi fecegià sovvenire alcune mie riflessioni non del tutto le piùcomuniche la lunga pratica del poetico mestiere mi ha di quando inquando suggerite. Ho incominciato a scriverle come non affattoinutili a' candidati di Parnasoma questa mia scomposta macchinettainterrompendone il filome ne ha estremamente intiepidita la vogliaonde non so quando o se mai porrò mano al lavoro. Il trattatodi Plutarco dell'educazione de' fanciulliad istanza pure del mioconte di Canale che procura di rendere utili gli studi suoi ai doveridi padre e di cittadinoè stato nella fucina medesima giàin buona parte volgarizzato: ma l'operapiù florida a dirvero che succosanon ha stimolato abbastanza la nostra avarizia peraffrettarci a terminarla. La traduzione della Poetica diAristotile abbiam creduto che avrebbe fatta assai utile e decentecompagnia a quella d'Oraziogià alcun tempo fa terminataquando evitando con ugual cura e la licenza francese e lasuperstizione italiana si fosse da noi potuto accoppiare in guisa lachiarezza alla fedeltàche né su l'orme dell'eruditoDacier si fosse costretto Aristotile a dire ciò che a noifosse paruto bene ch'ei dicesse; né su quelle per l'oppostodel dottissimo Castelvetro si fosse presentata al pubblico unaesposizione più tenebrosa del testo. Ma... non viraccapricciatecaro amicoal nome di Aristotilenon mi dichiaratecosì subito il signor Simplicio del Galileo né crediatech'io credasiccome il vostro Malebranches suppone di chiunque noncalpesta lo Stagiritache bastando all'Onnipotente la sola curadi creare gli uomini con due gambeabbia poi commesso ad Aristotiletutta quella di renderli ragionevoli. Io non mi sento inclinatodifetto forse di coraggioad opinioni così vivacima viconfesserò candidamente che in mezzo agl'ingiuriosi clamoridelle nostre moderne scuolela sola autorità di tanti secoliche per lui hanno professato rispetto ha fatto sempre nella mia mentesufficiente contrappeso a quello di chi avrebbe pur volutoinspirarmene compassione. Anzi subito chenon già per fiducianel proprio vigorema per mancanza pur troppo intempestiva dicondottieremi sono trovato in necessità di camminar senzaappoggionon ho trascurato di applicarmi con la più esattacura che allor per me si potesse all'esame dei giudicii per autoritàe per imitazione più che per proprio discernimento da me sinoa quel tempo formati. E dirovvi chea dispetto delle belle notiziefisiche delle quali mancava il nostro filosofo a' giorni suoi e noipresentemente abbondiamo; a dispetto di quel misterioso genio chetrapiantato forse dall'Egittoe nel terren greco più delbisogno felicemente allignandose non in favole e in caratteriarcaninelle dubbie almeno e nodose voci degli scritti suoifrequentemente si manifesta; a dispetto di quell'eccesso di metodoin grazia di cui egli opprime talvolta l'altrui discorso con la copiastessa degli stromenti che somministra per sollevarloa dispettodicoe di tutto questo e del molto di più che si voglialastupenda vastità della sua mentedi tante e di sìpreziose merci capacel'impareggiabile perspicacità con laquale penetra egli e ricerca i più riposti nascondigli dellanatural'ordine inalterabile che regna in tutto ciò ch'eglipensa e di cui pure è figlio quello che oggidìs'impiega contro esso da' suoi contraddittori medesimim'inspiranoper lui l'ammirazione e la riverenza a quei rari talenti dovutachedi tanto agli altri sovrastanoche onoran tanto l'umanità eche riducono i Danti Alighieri a dir di lui:

Questiè il maestro di color che sanno.

Nontrovai maggiori inciampi nelle sue categorie che nelle idee diPlatonenella trepidazione degli atomi d'Epicurone' numeri diPitagoranella materia sottile di Renato e nell'attrazione diNewton. Né mi parve più che bastasse per pronunziardecisivamente contro Aristotile l'aver trascorsa l'arte di pensared'Arnoldoi principiile meditazioni di Cartesiol'aver a memoriail primus Graius homo di Lucrezioil sapersi scagliare anchefuor di proposito contro i Gesuiti e contro la bolla Unigenituse l'esser provveduto delle Lettere provincialid'un Petrarcad'un Casae d'un paio d'occhiali; inventario del grande arredo cheostentava nel tempo della mia adolescenza tutta la giovane illuminataletteratura. Ma dove siamo trascorsi? Vedeteamicoch'io vadoinvecchiandopoiché comincio a compiacermi del cicaleccio. Orritorniamo in istrada. Si è dunque e immaginata e fervidamenteintrapresa la traduzione della Poetica d'Aristotile: ma sulbel principio dell'opera ci siamo trovati intricati in un ginepraioda non uscirne sì di leggieri. Fra i luoghi dell'autorestessoalmen per noinon limpidamente prodotti; fra quelli che lamalignità degli anni e l'imperizia de' copisti ha mal conci esfigurati; e i molti ne' qualiper se stessi chiarissimil'acutavanità de' commentatori ha introdotte contraddizionici siamoad un tratto arrestatiquasi disperando di poter mai supplire atante mancanze e accordar pifferi così dissonanti;ciononostante io mi sento ancora inclinato a tentar di bel nuovo ilguadoforse nel prossimo inverno.

Hocondotto meco in campagna il mio Attilio Regoloi due primiatti del quale hanno ancor bisogno della limae il resto dell'ascia.Non vorrei più lungo tempo trascurarlo per rispetto almenoalla vostra approvazione. Ma in questa deliziosissima nostrasegregazione da tutt'i malanni cittadini non siamo mai disoccupati;onde temo ch'ei ritorni a Vienna così scarmigliato come nevenne. Ed eccovi resa ragione degli studi nostridella stranavarietà de' quali voi diretee direte benissimochefastidientis stomachi est plura degustaree che nuova cosa visembra cherichiesto di ciò ch'io facciaio vi metta inconto tutto quello che far vorrei. Ma vi par egli forse piùcommendabile codesto disfar vostro di questo inutile far mio? nonfinirete dunque mai di cancellare? Deh non vi studiate tanto adiscemare con l'arte l'aurea fecondità di cui vi ha fatto donola benigna natura. Codesta eccedente delicatezza potrebbe degenerarein istiticheriasiccome la soverchia parsimonia in gioventùsuol farsi avarizia in vecchiaia.

Lagenerosa ospite nostraoltre le molte espressioni di gradimento perla gentil memoria che conservate di leimi commette di dirvi ch'ellasi compiace della vostra propensione a passar con esso noi qualchetempo in queste sue ridenti campagne; ma che per le circostanze incui siete ella non lo spera se non quanto basta a desiderarlo.

Sonocerto che il conte di Canale donerà a noi tutti quei momentide' quali potrà defraudare onestamente il suo ministero: ondescorgerà egli stesso originalmente nella vostra letteral'invidiabil luogo ch'egli occupa nell'animo vostro. Amatemi voiintanto quanto io veracemente v'amo: donate all'inestinguibile setedi ragionar con voi la poca discreta estensione di questa lettera;conservatevi e credetemi.

 

XXXVI- A Giovanni Adolfo HasseDresda

Vienna2I febbraio I748.

Micongratuloamatissimo signor Hassee con voi e con l'impareggiabilevostra gentilissima consortema non già de' meritatiapplausicoi quali ha resa costì giustizia alla eccellenzad'entrambi la pubblica ammirazione al comparire in iscena il mioDemofoonte; dovete aver voi così incallite le orecchieal dolce suono della lodeche lo credo ormai inefficace asolleticarvi. Mi rallegro bensì giustamente con voi di quellaconsiderabile porzione di gloria che dal vostro merito riflettesull'opera mia; sì perché questo avrà appagatal'affetuosa vostra costantissima parzialitàcome perchémi figuro la vostra generosa compiacenza nel conoscervi utili agliamici. Io ve ne rendo le più vive e le più sinceregrazie non meno che dell'obbligante cura dimostrata nel darmene cosìminuta contezzacon la quale avete placata in parte l'invidia miaverso coloro che ne sono stati e spettatori ed ascoltanti. Personeche si distinguono a questo segno dal comune degli uomini dovrebberogoder veramente qualche esenzione de' comuni malanni dell'umanità.Ma non entriamo negli arcani della Provvidenza. Spiacemiamicocarissimoche il calor della disputao forse la poco dolce manierade' contradditori abbia impegnata l'amabilissima signora Faustina asostenere un'opinione nella quale io non posso esser il suo seguacesenza far torto al vero e demeritar la stima di lei medesimao comepoco illuminato o come poco sincero. Come è possibile ch'iodica che un personaggio di condizione privata (almeno tenuto pertale) non debba su la scena ogni segno di rispetto ad altro di realecondizione? Achille è certamente la prima persona nell'operadel suo nomema facendo la figura di damigella in corte di Licomedenon soffre alcun torto quandoin atto servilevedendo gli altri amensao suonao cantao reca piene le tazze al cenno di Deidamia.La forzal'importanza e la passione d'una parte la rendonoprincipale: e non mai la coronalo scettroil mantole guardieipaggila diritta o la sinistra. A questi luoghi rifletto cosìpocoche non penso di situare i personaggi se non al bisogno ed alcomodo delle azioni che debbono farsi da loro: ancor che si trovi asinistra il superiorepreceda d'un picciol passo e sarà nelluogo più degno. È vero che l'ignoranza che ha regnatonel nostro teatro drammatico ha quasi stabilita la diritta come luogopiù onoratoma è vero ancora che non convengono inquesto stabilimento né tutti i secoli né tutte lenazioni delle quali s'imitano sul teatro i costumie voi sapete chein gondola a Venezia siede a sinistra il più degno. Néio ho voluto servir mai a questo errorebenché comunequandoil secondarlo ha recato il minimo incomodo alla necessaria coecuzionedelle azioni. È facile (ancor che non me ne rammenti) ch'ioabbia detto che la maniera come io scrivo i personaggi in principiod'ogni scena delle opere mie possa servir di regola a situarli nelteatro; so ch'io ho procurato d'aver questa attenzione nello scriverei miei originalima io son uomo soggetto ad erraree non si èfatta né pur una impressione delle opere mie me presentecomevoi sapete: onde nel caso in cui si trattaparlando cosìchiaramente la natura dell'imitazioneprima che credermi contrario aquesta era giusto o di perdonarmi come ad uomo distrattoo acompatirmi come sfortunato nella impressione: caro amicovoiconoscete il mio coree sapete quanto è vostroondeintendete senza ch'io lo spieghi sino a qual segno mi dolga il doveredissentire da voi.

Pregatela signora Faustina di darmi occasione onde ricompensarmi un cosìsensibile rammaricoe credetemi.

 

XXXVII- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna28 maggio I749.

Dunqueson così preziosi i vostri caratteriche non si puòaspirare ad ottenerli senza averli prima sospirati per alcuneolimpiadi? Ah barbaro! ah ingrato! ah tigre ircana! aspide sordo!gatto pardo! tarantola di Puglia! In tanti e tanti mesi né purvenirvi in capo di farmi sapere se siete vivo! Io credo che l'acquadel Manzanare sia l'onda di Letee che voi vi sguazziate dentro comeuna trota. Credo che vi siate affatto dimenticato il mio nomee chese alcuno lo proferisce voi presentedimandate Chi èchisso? Feci correggere dal Migliavacca l'Armida placata esi mandò sollecitamente: vi scrissi su questa e su gli affarimiei: sarà costì pur giunto il ritratto e avràeseguite le tenere commissioni ch'io gli ho date per voi: ma contutti questi stimoli non date segno di vita. Orsùalle corte:o pensate a disarmare il mio poetico sdegnoo io vi trafiggeròcon una satira in lode da far tremar la barba al famoso Ercole diFarnese che l'ha di pietra. Attento; ed incomincio.

Unabella damai cui cenni per me son leggisa che siamo amici e vuolch'io vi scriva proponendovi per cotesto teatro una delle sirene diquesto da lei protetta. La ninfa raccomandata si chiama la signoraColomba Mattei: ella è romana: dimostra all'aspetto 22 o 23anni al più. Canta il soprano: ha voce chiaraintonatasenzadifettiagilissima; e va comodamente per due ottave dall'unoall'altro bemì: ha buon gusto nel metodo di portar la voce: lafigura è proporzionata: ha molta abilità per recitare:non è brutta: ha bellissimi occhi; ed ha gran voglia di farsionore. Qui ha contratta l'approvazione universale cosìnell'azione come nel cantocon tutto che si trovi alle coste lanostra impareggiabile africana Tesiil capriccioso Caffarielloedun tenore dell'Elettor di Colonia chiamato Raffi che canta come unserafino. Io che sono il padre di tutti i cacadubbi la sento con granpiacere; e non saprei che cosa desiderar di più in leise lasua staturasiccome è proporzionata e gentilefosse un pocopiù grandee se la sua vocesiccome è agile e bellaavesse un tantin più di corpo. Ella ha recitato tre anni inPalermo da prima donnaa Napoli da seconda con l'Astroada primaalla Corte di Bayreuth dove è in servizioe ora da secondacon la Tesi; ma non vuol più cantar da seconda se non che conalcune poche già celebri del mestiereperché sa che lealtre che corrono non vagliono più di lei. Questi cavalieriimpresari l'hanno già richiesta di fermarsi qui per l'annoventuro; ma ella gli tiene in sospeso perehé si ricorda chesino da quando era in Napoli le fu parlato di Madrid non so da qualmaestro di cappellae mi pare che sia più parziale delledoppie di Spagna che degli ungheri di Germania. Io non ho impegno chela prendiatema l'ho grandissimo di far vedere alla dama ch'io l'hoesattamente ubbidita; ondese non la voleterispondetemi almeno unalettera ch'io possa mostrare; se poi la volesteper abbreviare iltrattato in una distanza così enorme di paesipotreste in unacartolina inclusa nella vostra lettera comunicare a me la vostraintenzione in quanto all'onorario e alle condizioni; ed io miregolerò con quellacercando il vostro certamente piùche il vantaggio d'alcun altro. Vi assicuro ch'io faccio un gransacrificio ad entrare in questo commercio teatrale: mase voivedeste da che belle labbra esce il comando ch'io eseguiscoapprovereste la mia condiscendenza. Ma non parliamo più disirene.

Chevuol dir mai il vostro profondo silenzio sul mio lagrimevole affaredella perduta percettoria? Vi siete forse perduto d'animo alle primerepulse? Un poco di vento contrario vi avrebbe mai fatto fuggire inporto? Nocaro gemello: questa poca costanza non starebbe bene avoi. Col vento in poppa non si ricorrerebbe a Farinello: ledifficoltà dell'impresa la rendono degna di lui: se le portenon si aprono a' primis'apriran forse a' secondi colpi; e benespesso chi ha resistito ad uno non resiste a due assalti. Ricordateviche combattete per il vostro gemelloper una giustiziaincontrastabile; e se si vuol che sia grazianon farebbe certamentedisonore in tutta Europa né alla mano che la concedesse néa quella che l'avesse procurata.

Avreteforse curiosità di sapere come abbia incontrato Caffariello:eccovene la vera istoria. Le meraviglie che ne avean detto i suoifautori facevano aspettar cose sopraumane: ma la prima seradispiacque positivamente a tuttie fu chiarissima la disapprovazioneuniversale.

Diceegli chesopraffatto dalla presenza delle MM. LL. imperialisiscompose e non poté più rimettersi. Credetene quelloche vi pare. È vero per altro che nelle recite susseguenti èandato riacquistando il suo credito a segno che v'è unaporzione di nobiltà e di popolo che presentemente lo esaltasino al firmamento e sino a far comparazioni eretiche. V'è peraltro tuttavia una considerabile moltitudine di seccatori che trovanola sua voce molta ma falsa stridula e disubbidientea segno che nonsforzandola non attacca e sforzandola riesce per lo più aspra.Dicono ch'egli non ha giudizio nel cantareperché prendespesso impegni che non può eseguire e rimane a mezza strada:dicono che ha cattivo gusto ed anticoe pretendono di riconoscere inlui le rancide girelle di Nicolino e di Matteuccio. Gridano che nons'è mai rappresentato così male come egli rappresentache ne' recitativi pare una monaca vecchiache in tutto quelloch'egli canta regna sempre un tono lagrimevole di lamentazioni da farvenire l'accidia all'allegria. Confessano che tal volta ei puòdilettare all'eccesso; ma riflettono che questo caso è moltoincertocome dipendente da' capricci della sua voce e della suatestaonde non paga il molto che fa soffrire. Avvertite ch'ioriferisco e non decido; anzi protesto che ho per questo virtuosotutta la stima ch'ei merita. La disgrazia della prima seraquestadivisione di votie la poca sicurezza ch'egli ha d'aver conseguitoquello dell'augustissima nostra padronaprincipessacome sapetemolto illuminata nella musical'hanno eccessivamente umiliatodimodo che non lo riconoscereste alla sua presente modestia erassegnazione. Se potrà continuar cosìspero cheacquisterà molti de' voti che gli mancano.

Lanostra contessa d'Althannche in questa occasione si è moltoricordata di voivi manda mille saluti. Ed io sospendendo la miacollera v'abbraccio con tutta la solita benché mal corrispostatenerezzae sono il vostro fedelissimo gemello.

P.S.La Mattei è impegnata in questo teatro per tutto il venturocarnevale.

 

XXXVIII- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

ViennaI8 giugno I749.

Bastaper me che partano dalle venerate mani di Vostra Eccellenza perchérisveglino nell'animo mio le lettere cento non ordinari moti divanagloria e di compiacenza; ma l'ultimach'io ricevo in data del 27del cadutoaggiunge alla solita efficacia la sospirata novella dellagiustizia che si rende da cotesto pubblico al merito non comune delnostro amabilissimo Monticelli. Questa testimonianza tanto superiorea qualunque dubbiezza mi ha validamente munito contro le notizieaffatto opposte che questo Caffariello asserisce aver ricevuto diNapoli. Mi sarei sempre lusingatoche un poco di rivalità diprofessionesecondata dall'adulazione di qualche amicoavessepotuto alterare il vero: ma da quella mendicata tranquillità aquesta che mi inspira il venerato foglio dell'Eccellenza Vostra v'èla gran distanza che si trova fra una induzione ed un'evidenza.

Lunedìdell'antecedente settimana tre ore innanzi il mezzodì abbiamqui goduta l'inaspettata visita d'un terremotoanimale quasi affattosconosciuto in queste regioni. Non fu certamente leggieropoichénon v'è presso che veruno che non l'abbia sentitoe se non hacagionato danni nella città ne ha prodotti ne' contornifra'quali il più degno d'osservazione è l'improvvisascaturigine d'un'acqua incognitache ha inondato considerabil trattodi terreno. Non è stato di consensoperché il moto nonera ondeggiamentoma impeto retto di sotto in su. E non èstato soloma preceduto e seguito da altre scosseassai per altromeno violente. Crederà Vostra Eccellenza che noi siamo pienidi terrore: sì perché la cosa per se stessa lo meritaovunque succedaessendo uno degli scherzi meno piacevoli dellanatura; come perchésucceduta in paese non assuefatto asomiglianti gentilezzepar che debbaregolarmente ragionandoportar seco oltre il solito spavento tutti i sintomi d'una terribilesorpresa. Crederà popolate le nostre chiesedeserti i nostriteatrioziosi i musiciaffaccendati i predicatorinoi ravvolti frala cenere ed i cilicie si rappresenterà in somma l'aspettodi Vienna somigliante a quello di Ninive penitente. Or vegga VostraEccellenza quanto si può talvoltaottimamente ragionandopessimamente concludere. Nulla è avvenuto di tutto questo. Mainon sono stati più frequentati i teatrimai più sereniquesti abitantimai queste assemblee più ridenti. Abbiamparlato a dir vero per un paio di giorni dell'accidente inaspettato:ma nulla di più commossi di quello che si suol essereall'arrivo d'un rinoceronted'un elefante o di qualche altro animalpellegrino. Nell'atto ch'io scrivo non v'è più chi neparli: ed il passaggio di mademoiselle Tagliavinicelebre ballerinache si è qui mostrata ritornando d'Italia in Sassoniahasubito usurpato ne' nostri discorsi tutte le ragioni del terremoto.Argomenti l'Eccellenza Vostra da questo sincerissimo racconto quantopiù delle loro sian tranquille le nostre coscienze: e come quila benigna natura provveda senza lor fatica gli abitanti di quellasuperiorità alla violenza delle passioniche costìs'ammira come il più tardo e più sudato frutto d'unalungamente esercitata filosofia. Né creda che un tale eroismorimanga fra i soli Tedeschi: questo clima ospitale comunica i suoivantaggi anche agli stranieri. Ho osservata in questa occasione lafermezza medesima in tutti gl'Italiani che qui dimorano: tanto èvero che il timore è uno de' morbi attaccaticci dell'animocome lo sono fra quelli del corpo il vaiuoloo le petecchie.

Ioconosco pur troppo quanto mal corrisponda il corto merito mio a queldistinto grado di parzialità con cui l'Eccellenza Vostra parlae scrive di me: e purea dispetto d'un poco di rimorsoio nonarrossisco tanto della mia usurpazione quanto mi compiaccio di questoindubitato argomento della favorevole propensione dell'animo suo amio vantaggio: che non può esser mediocregiungendo a sedurlaa tal segno. Rendendo giustizia a se medesima non può dubitarl'Eccellenza Vostra della riverente mia infinita riconoscenza nédi tutto quel trasporto che possono condonare alla vivezza de' mieisentimenti la venerazione ed il rispettocon cui sarò semprecome sono sempre stato fin'oradi Vostra Eccellenzacui supplico avoler rammentare il profondo mio ossequio al degnissimo signorprincipe suo consorte.

 

XXXIX- AdAnna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

Vienna5 luglio I749.

All'umanissimofoglio di Vostra Eccellenza del 10 di giugnoripieno al solito dinuove confermazioni della parziale sua generosa propensione a miovantaggionon aspetti ch'io risponda con un lungo rendimento digrazie. Io sono così superbo del suo favoreche per economiadi modestia convien che mi trattenga parcamente su questa seduttricecompiacenza. A traverso di tutte le più umili proteste sitravederebbe troppo la mia vanità mascherata. Spiegheròcon minor rischio la situazione dell'animo mio ristringendomi adassicurarla ch'io conosco perfettamente il valore delle sue grazie: eche non ignoro totalmente me stesso.

Incontraccambio delle novelle armoniche che si compiace l'EecellenzaVostra comunicarmi del nostro amabile Monticelliio gliene renderòuna bellicosa di questo valoroso Caffarielloche con pubblicaammirazione ha dimostrato pochi giorni sono non esser egli meno attoagli studi di Marte che a quelli d'Apollo. Io non fui presente permia sventura al fatto d'arme: ma la relazione più concorde èla seguente.

Ilpoeta di questo teatro è un milanese di molto onesti nataligiovanevivaceinconsideratotanto adorator del bel sesso quantosprezzatore della fortunae non men ricco d'abilità chepovero di giudizio. A questo hanno gl'impresari confidataoltre lacura di raffazzonare i librettitutta la direzione teatrale. Non sose per rivalità d'ingegno o di bellezzafra questi ed ilCaffariello si è fin dal primo giorno osservata una certaruggineper la quale sono molte volte fra loro trascorsi a mottipungenti ed equivoci mordaci. Ultimamente il Migliavacca (che tale èil nome del poeta) fece intimare una pruova della nuova opera che siprepara. Tutti i membri operanti concorseroa riserva diCaffariello: o per effetto di natura contradittoriao perl'avversione innata ch'egli si sente per ogni specie d'ubbidienza. Sulo sciogliersi dell'armonico congresso comparvenulla di menoinportamento sdegnoso e disprezzanteed ai saluti dell'ufficiosaassemblea rispose amaramente dimandando a che servono questepruove?... Il direttor poeta disse in tuono autorevole che nonsi dovea dar conto a lui di ciò che si facea: che sicontentasse che si soffrissero le sue mancanze: che poco conferivaall'utile o al danno dell'opera la sua presenza o la sua assenza: chefacesse egli ciò che volea ma lasciasse almen fare agli altriciò che doveano. Irritato più che mai Caffariellodall'aria di superiorità del Migliavaccalo interruppereplicando gentilmente che chi avea ordinata simil pruova era unsolennissimo c... Or qui perde la tramontana la prudenza deldirettore; e lasciandosi trasportar ciecamente dal suo furor poeticocominciò ad onorarlo di tutti quei gloriosi titoli de' quali èstato premiato il merito di Caffariello in diverse regioni d'Europa:toccò alla sfuggita ma con colori assai vivi alcune epoche piùcelebri della sua vita; e non era per tacer così presto; mal'eroe del suo panegirico troncò il filo delle proprie lodidicendo arditamente al panegirista sieguimise hai coraggiodovenon vi sia chi t'aiuti: ed incamminossi in volto minaccioso versola porta della camera. Rimase un momento perplesso lo sfidato poeta:quindi sorridendo soggiunseveramente un rival tuo pari mi fatroppa vergogna: ma andiamoche il castigare i matti è sempreopera cristiana: e si mosse all'impresa. Caffarielloo che nonavesse mai credute così temerarie le Muse o che secondo leregole criminali pensasse di dover punire il reo in loco patratidelicticambiò la prima risoluzione di cercare altrocampo di battagliae trincerato dietro la metà dell'usciofece balenar nudo il suo brandoe presentò le pugna alnemico: non ricusò l'altro il cimento

Mafiero anch'egli il rilucente acciaro

liberòdalla placida guaina.

Tremaronoi circostanti: invocò ciascuno il suo santo avvocato: e siaspettava a momenti di veder fumar su i cembali e i violoni il sanguepoetico e canoroquando madama Tesiin casa della quale sitrattavano l'armisorgendo finalmente dal suo canapèdoveavea giaciuto fin'allora tranquillissima spettatrices'incamminòlentamente verso i campioni. Allora (o virtù sovrumana dellabellezza!) allora quel furibondo Caffariello in mezzo a' bolloridell'irasorpreso da una improvvisa tenerezzale corsesupplichevole all'incontrole gettò il ferro a' piedilechiese perdono de' suoi trascorsile fe' generoso sacrificio dellesue vendettee suggellò le replicate proteste d'ubbidienzadi rispetto e di sommissione con mille baci che impresse su quellamano arbitra de' suoi furori. Diè segni di perdono la ninfa:rinfoderò il poeta: ripreser fiato gli astantied al lietosuono di strepitose risate si sciolse la tumultuosa assemblea. Nelfar la rassegna de' morti e de' feriti non si è trovato che ilpovero copista con una contusione nella clavicola d'un piedecontratta nel voler dividere i combattenti da un calcio involontariodel pegaseo di Migliavacca. Il dì seguente al fatto ne uscìla descrizione in un sonetto d'autore incognito: ieri fui assicuratoche v'è la risposta del poeta belligerante. Spero d'aver l'unae l'altra prima di chiuder la lettera e farne parte a VostraEccellenza. Oggi gl'istrioni tedeschi rappresenteranno nel loroteatro questo strano accidente. Mi dicono che già a quest'oraancor lontana dal mezzodì non si trovano più palchettiper denaro. Io voglio aver luogo fra gli spettatorise dovessi farloper arte magica. Confesso d'essere stato troppo diffuso; ma inmateria così sdrucciolevolecome trattenersi alla metàdel cammino? Compenserò la loquacità presente con labrevità futura.

Lamia traduzione della Poetica d'Orazio mi creda che non èatta a divertire se non che noi altri pedanti. Una dama di buon gustocome Vostra Eccellenza non vi troverà che moltissime spine epochi fiori: nulla di menose vuole assolutamente esercitar la suapazienzala farò trascrivere e la manderò con lacondizione ch'ella offerisceche non sia letta che in sua presenzae che nessuno ne tragga copia.

Ladegnissima nostra signora contessa d'Althann mi commette di dirlemille tenerezze a suo nome: io la supplico in contraccambio di tenersempre presente al signor principe suo consorte il mio riverenteossequioed a credermi col solito invariabile rispetto di VostraEccellenzacui supplico di leggere se vuole a chi le pare questaletterama di non farne girar copie per evitar qualche seccaggine.

 

XL- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

Vienna30 agosto I749.

M'avveggodal veneratissimo foglio di Vostra Eccellenza del dì 14 luglioch'ella reputa svantaggio quella tardità di raziocinio che perlo più si osserva fra i viventi nelle artiche regioni. Ma iosia detto con sua pacela credo uno dei più preziosi doni chepossa far a noi poveri mortali la Provvidenzae non so che darei perconseguirla in grado eccellente. A che serve mai cotesta perspicacecelerità di combinazioni? Forse a prevedere il futuro? Oh chevanità! In tant'anni di dolorosa esperienza mi sono avvedutocon mio rossoreche (ragionando sulle vicende del mondo) dagiustissimi argomenti ho dedotte per lo più falsissimeconseguenze: sono tante e tante le contingenze possibiliche lamente umana non è moralmente capace di prevederle tutte: eduna sola che se ne trascuri nel porre i fondamenti d'un raziociniotutto l'edificio ruina. Ella sa che se in un punto solo una lineas'allontana dalla sua parallelasempre poi tanto più se nescosta quanto più si produce. Quindi è ch'io mi sentoinfinitamente più tentato a ridermi de' presagi ragionati de'nostri Aristoteli di gabinetto che de' sogni dell'abate Gioacchimo odelle visioni di Nostradamo. Un apologhetto d'un poeta grecopuerilein apparenza ma di grand'uso in sostanzamette sensibilmente avantigli occhi e la fallacia e i danni del nostro raziocinio: ed essendobrevissimopuò ottener luogo nell'ozio di questa lettera.Dice egli che le anime nostrequando son condannate a venire adinformare un corpoescono dal loro tranquillo soggiorno per unaporta che ha un vaso a ciascun de' lati: nell'un de' quali sicontiene il dolce e nell'altro l'amaroche rendono soave o penosa lavita. La novella pellegrina è costretta per legge del Fatod'arrestarsi in su l'uscitae di gustare da ciascun de' due vasiancora incogniti a lei ciò che in essi si contienemolto opoco come le piace. Or come tutte portan seco la dannosa inclinazionedi preveder ragionando: ecco ciò che lor ne deriva. Quella cheper avventura s'abbatte a gustar prima il dolceargomenta che siadella stessa natura ciò che si chiude nell'altro vaso: evolendo raddoppiarsi il piacere prende una maggior porziondell'amaroe si trova delusa. Quella all'incontro che primanell'amaro s'avvienefalsamente al pari dell'altra ragionandoperisminuirsi il disgustoprende picciolissima porzione del dolcee semedesima inganna. E quindi è (soggiunge il poeta) che nelcorso dell'umana vita il dolce è sempre tanto minordell'amaro.

Masi conceda alla superbia umana cotesta sognata facoltà dipreveder ragionando: se non se le consente anche l'altra di potersvolgere il corso degli eventinon le servirà che di pena.Sono assiomi che non han bisogno di pruovache in questa valle dilagrime i malanni eccedono infinitamente il numero dei piaceri: e chei malanni imaginati sono più terribili che realmente sofferti.Un poeta a me tanto quanto cognitoin un suo scartafaccio non ancorapubblicatospiega così la verità di questo sentimento:

Sempreè maggior del vero

l'idead'una sventura

alcredulo pensiero

dipintadal timor.

Chistolto il mal figura

affrettail proprio affanno:

edassicura un danno

quandoè dubbioso ancor.

Ese Vostra Eccellenza mi dice che le sventure prevedutefacendoprudente uso della libertà dell'arbitriopossono evitarsi; iole risponderò che cotesto nostro despotismo ècircoscritto dalla nostra macchinettae non si stende fuori di noi.Libero quanto si vogliaio non impedirò per questo la ruinad'un regno che desidero fortunato: la caduta d'un amico che vorreifelice: l'infedeltà d'una pastorella che mi piacerebbecostante. Sicché dopo tutti i più belli argomentiraziocinicombinazioni ed arzigogoli: dopo esserci ben benelambiccato il cervello fra le memorie del passato: e dopo aver sempreperduto il presente per correr dietro al futuro: ci ritroviamo allafine (a dispetto di cotesto ridicolo privilegio di sapersitormentare) fra gl'inconvenienti medesimi fra' quali si trova chi abuon conto è stato sempre tranquillo; ed abbiamo (come si suoldire) il maleil malannoe l'uscio addosso. Che ci rimane allora?se non che ricorrere a quella invidiabile indolenza che per lo piùpromette e non dona l'arroganza stoica? e che senza i sillogismi diSeneca e d'Epitteto somministra gratuitamente a questi popolifortunati il placido loro temperamento? Pianosignor abatevoicorrete senza freno: il vostro argomento prova troppoe senzaavvedervene precipitate in un terribile assurdo: poichésecondo cotesta vostra maniera di ragionare la condizioned'un'ostraca o d'una testuggine sarebbe da preferirsi infinitamentealla nostra. Corbezzole! Vostra Eccellenza mi stringe crudelmente ipanni addosso. S'io perdessi per un momento le staffe ella miridurrebbe a dir non volendo qualche eresia. Adagio. In primo luogoio protesto d'aver presente che le testuggini e le ostrache non soncapaci del santo battesimo: e che questa sola miseria rende indegnidella minima considerazione gli altri loro innumerabili vantaggi. Insecondo luogomi difendo opponendo all'argomento di VostraEccellenza l'uscir questo affatto dalla nostra quistione: poichénon si disputa fra noi se sia migliore la sorte degli animali bruti oquella de' ragionevoli: ma bensì se fra questi ultimi sianopiù o meno infelici quelli che pensan troppo o quelli chepensan poco. Onde non mi vada Vostra Eccellenza cambiando le carte inmano. E le sosterrò finalmente che cotesto suo assurdo non èparuto tale a tutti in tutti i secolie che fra quelli che hannoavuta la disgrazia di nascere prima che Ottaviano Augusto chiudesseil tempio di Giano non si sarebbe durata gran fatica a rinvenire chiarditamente anteponesse la tranquilla stupidità d'un'ostraca od'una testuggine alla tormentosa vivacità di Pitagora o diPlatone. Io non asserisco fanfaluchema vengo coi miei testi allamano. Un celebre letterato fiorentinoper nome Giambattista Gelliche ha molto illustrata la sua patria duecento anni fapubblicòin istampa alcune memorie anecdote della Corte di Circe: le qualiservono infinitamente al caso nostro. Questo illustre investigatoredella più remota antichità racconta che trovandosiUlisse dopo la ruina di Troia già da qualche tempo nellareggia di Circe suo prigioniero ed amantea dispetto di tutti gliallettamenti di quel delizioso soggiorno non pensava perpetuamente adaltro che a rinvenire una via di riveder la sassosa sua Itacamiserabile isoletta del mar Ionioma che aveva il pregio d'esser suapatria. Chegran tessitore di stratagemmine avea inutilmenteimaginati moltissimi per mettersi in libertà: e che persuasofinalmente che tutti gli accorgimenti suoi non sarebber mai giunti adeludere la troppo cauta vigilanza della sua gelosa custodetentòdi vincerla a forza aperta. Che aspettando il momento opportunononso in quali circostanze e fra quali accessi di tenerezzaseppe cosìben coglierlo un giorno che l'innamorata magaincapace diresistergligli promise con uno di quei solenni giuramenticosìterribili agli dei d'Omerola libertà d'una limitata assenza.Che il destro Ulisseapprofittandosi delle negligenti difese delladisarmata nemicaspinse più oltre la sua vittoriae dimandòdi poter condur seco in Grecia un paio almeno de' molti suoicompagniche già da lei trasformati in diversi animalierravano per quelle campagne. Che non solo un paio gliene furonconcessima tutti quelli che volontariamente seguitar lo volessero eriprendere l'umana forma. Chegià sicuro l'astuto Greco chenulla gli verrebbe negatos'avvanzò a chiedere che fosse resaa' suoi compagni la perduta facoltà della favella per poterespiegarsi con esso loro; e l'ottenne. Oh quanto è stato poiper nostra disgrazia fecondo quello scandaloso esempio di far parlaregli animali! Ma non usciam di carriera. Ulisse (prosiegue l'autore)superbo del suo trionfo e più che certo di non lasciar népur uno de' suoi prigioni alla magasi svolse il più prestoche seppe dalle braccia di leiimpaziente di perfezionar lagrand'opra. Il primo in cui nell'uscir dall'incantato palagiocasualmente s'avvenne fu uno di quei leggiadri animalettitanto dalpopolo eletto ingiustamente aborritiche deliziava sdraiato nelfango d'una pozzanghera non addormentato né desto. Gridòda lontano nel vederlo Ulisse e dimandò s'egli fosse de' suoicompagni. Alzò queglinon già alle prime vocilentamente il musoe come chi vuol presto liberarsi da un importunoin secchissimo stile spartano articolò fra i non ben distintigrugniti la patria ed il nome suo. Oh dolce amico (esclamòl'altro riconoscendolo)rendi grazie agli dei: son terminate le tuemiserie; oggi riprenderai l'umana sembianzaoggi farem vela insiemealla volta di Grecia. Come? Perché? rispose lo spaventatoanimale: a cui palesò brevemente Ulisse la grazia da Circeottenuta per se medesimo e per qualunque de' suoi compagni seguitarlo volesse. Rasserenossi all'udir che dipendea dal suo arbitrio ilrestare o il partire il trasformato Greco: ed auguròcortesemente un buon viaggio al suo duce. Questi non ben persuasoch'ei parlasse da senno il dimandò se scherzava: scherzereiriprese l'altros'io dicessi di voler venir teco. E mi crediUlissecosì dolce di sale ch'io mi risolva ad abbandonarvolontariamente le sicure e reali delizie di questa tranquilla vitaed il pacifico consorzio degl'innocenti miei pari per immergermi dinuovo fra gl'infiniti malanni della condizione umana e per viversempre tremando fra voi altri malvagi? Cerca d'ingannar qualcunaltro: io non son così gocciolone. E fatto un chiocciolinsu l'altro lato presentò gentilmente le spalle aldistruttor di Troia: e senza onorarlo più di risposta lasciòch'ei gracchiasse a sua voglia. Si figuri la sorpresa e la collerad'Ulisse. Scaricò contro il Greco un torrente d'eloquentissimeingiurie: non risparmiò né pur una delle licenzioseespressioni d'Aristofane: e non cessò da convici se non cheper proporre (ma senza frutto) il viaggio ad un orsoche curioso eracomparso alle grida. Non abbattuto dall'infelicità dellaseconda pruova tentò non con sorte migliore la terza con uncavallola quarta con un cervo: in somma (per abbreviar laleggenda)dopo aver corso inutilmente e ricorso tutto il contornodopo aver perorato con più studio e con più vigore diquel che fece quando scroccò l'armi d'Achille; raucoansantescalmanato e rifinito tornò finalmente a Circe senza averpersuaso di tanti suoi compagni che un solo: e questi fu un elefante.

Orche dice ella d'un così bel tratto di storia? Non èinvenzione poetica come forse Vostra Eccellenza suppone. Le pruovede' monumenti antichi sono incontrastabili. C'è unpalimpsestoo sia libro di memoria di Circetrovato scavandoalle falde del monte Circelloin cui in caratteri toscani vienriferito distesamente il fatto: oltre le medaglie ed i fragmentid'iscrizioni di quei secoliche il marchese Maffei darà benpresto alla luce. Onde la cosa è certissima.

Quelloche v'è di più certocaro abate (mi risponderàVostra Eccellenza)è che voi siete un gran seccatoree chefareste a cicalar con le piche. Oh questo è pur troppo veroenon intraprendo difesa. Il peggio dell'affare si è che questanuova inclinazione ch'io mi sento a cicalare è uno de' moltidolorosi sintomi che mi convincono che invecchio. Dovrei veramentecorregger oggi l'errore lacerando questa lettera invece di mandarlaalla posta: ma rifletto ches'io sono colpevoleVostra Eccellenzanon è innocente: non han data picciola occasione all'enormelunghezza di questa l'eccessive lodi delle quali ha caricate VostraEccellenza le precedenti mie lettere: onde un pochetto di noia ècastigo ben meritato dalla poca carità con la quale va ellasecondando la vanità d'un povero poeta.

Lanostra degnissima signora contessa d'Althann pensa nella prossimasettimana di partir per Moravia all'annua solita villeggiatura: iopartirò secoo la seguirò poco dopo. Si figuri VostraEccellenza le tenere commissioni che ricevo da lei tutte le voltech'io dico di scrivere a Napoli.

Questasera si rappresenterà in questo teatro per la prima voltal'Achille in Sciro. La musica di Jumella alle prove haecceduto di molto la grande espettazione che si avea di lui.

Eccoun'altra lettera di Vostra Eccellenza del 29 luglio; per oggi non hotempo che d'accusarne la ricevuta. È tardie l'ho seccataabbastanza. Al veneratissimo signor principe suo consorte la priegodi tener presente il mio costante rispetto: al signor marchese diGalatone il rossore col quale ho lette le obbliganti sue e parzialiespressioni: ed a se medesima l'invariabile tenore di quell'anticoriverentissimo ossequiocon cui sono stato e sarò sempre.

 

XLI-Ad Adolfo HasseDresda

Joslowitz20 ottobre I749.

Daldì ch'io son partito da Vienna il mio amatissimo monsieurHasse mi sta sul cuorema non ho potuto finora esser suoperchéin questo affaccendatissimo ozio in cui mi trovo io sono appena mioquando dormo. Le passeggiatele caccela musicail giuocolecicalate c'impiegano di maniera che non resta un momento agli usiprivatisenza defraudarlo alla società. Ciò nonostante io non so più contrastar col rimorso d'avervi neglettooltre il dovereed eccomi ad ubbidirvi.

Mache cosa vi dirò mai che voi non abbiate pensata! Dopo tanteillustri pruove di saperedi giudiziodi graziad'espressionidifecondità e destrezzacon le quali avete voi solo finorainterrotto l'intiero possesso del primato armonico alla nostranazionedopo aver voicon le vostre note seduttriciinspirata atanti e tanti componimenti poetici quell'anima e quella vitadellequali gli autori loro non avean saputo fornirgliquali lumiqualiavvenimentiquali direzioni pretendete mai ch'io vi somministri? seho da dirvi cosa in questo genereche voi non sappiatela mialettera è finita; se poi m'invitate a trattenermi ragionandocon voisa Dio quando potrò ridurmi a terminarla.

Orpoiché l'Attilio dee pur essere la materia di questaletteraincomincierò a spiegare i caratteriche forse nonavrò così vivamente espressi nel quadro come in mentegli ho concepiti.

InRegolo dunque ho preteso di dar l'idea d'un eroe romano d'unavirtù consumata non meno per le massime che per la praticaegià sicura alla pruova di qualunque capriccio della fortuna;rigido e scrupoloso osservatore così del giusto e dell'onestocome delle leggi e de' costumiconsacrati nel suo paese e dal corsodegli anni e dall'autorità de' maggiori; sensibile a tutte lepermesse passioni dell'umanitàma superiore a ciascuna; buonguerrierobuon cittadino e buon padrema avvezzo a non considerarsimai distinto dalla sua patriae per conseguenza a non contar mai frai beni o fra i mali della vita se non gli eventi o giovevoli o nocivia quel tutto di cui si trova egli esser parte; avido di gloriamacome dell'unico guiderdone al quale debbano aspirare i privati colsacrifizio della propria alla pubblica utilità. Con questequalità interne io attribuisco al mio protagonista unesteriore maestosoma senza fastoriflessivoma serenoautorevolema umanougualeconsiderato e composto: né mipiacerebbe che si concitasse mai nella voce o nei motise non che indue o tre siti dell'operane' quali la sensibile diversitàdel costante tenore di tutto il suo rimanente contegno farebberisaltar con la distinta vivacità dell'espressione gli affettisuoi dominantiche sono la Patria e la Gloria. Non vi spaventatecaro monsieur Hassesarò più breve nella esposizionedegli altri caratteri.

Nelpersonaggio del console Manlio io ho preteso di rappresentareuno di que' grandi uomini chein mezzo a tutte le virtùcivili o militari si lasciano dominare dalla passione dell'emulazioneoltre il grado lodevole. Vorrei che comparisse questa rivalitàe questa poco favorevole disposizione dell'animo suo verso Regolocosì nella prima scena ch'egli fa con Attilia come nelprincipio dell'altra nella quale il senato ascolta Regolo el'ambasciator cartaginese. Così il suo cambiamento in rispettoe in tenerezza per Regolo renderà il suo carattere piùammirabile e più grato: esalterà la virtù diRegolo nel dimostrarla feconda d'effetti così stupendie faràstrada alla seconda scena dell'atto secondoche è quella percui io mi sento la maggior parzialità. Il distintivo delcarattere di Manlio è la natural propensione all'emulazioneche anche dopo il suo ravvedimento rettificama non depone.

Publioè quel leoncino che promette tutte le forze del padrema nonne ha ancora le zanne e gli artigli. Onde in mezzo agl'impetiaibollori e all'inesperienza della gioventù si prevegga qualsarà nella sua maturità.

Licinioè un giovane gratovalorosorisolutoma appassionato oltreil dovere; onde si riduce tardissimo a convincersi d'essere inobbligo di sacrificare il genio della sua donna e la vita medesimadel suo benefattore alla gloria e alla utilità della patria.

Amilcareè un Africano non avvezzo alle massime d'onestà e digiustizia delle quali facevano allora professione i Romanie moltomeno alle pratiche di quelle; onde da bel principio riman confuso nonpotendo comprendere una maniera così diversa da quella del suopaese. Comincia a poco a poco a conoscerlama per mancanza di misurava molto lontano dal segno; pure nella sua breve dimora in Romasenon giunge ad acquistar la virtù romanaperviene almeno asaper invidiar chi la possiede.

Lapassion dominante d'Attilia è la tenerezza per il suopadrealla quale pospone Roma medesimanon che l'amanteconvintadall'autorità e dall'esempio. Adotta finalmente anch'essa isentimenti paternima alla pruova di quella fermezzach'ellavorrebbe pure imitaresi risente visibilmente della delicatezza delsesso.

InBarce io mi sono figurato una bellavezzosa e vivaceAfricana. Il suo temperamentoqualità propria della nazioneè amorosola sua tenerezza è Amilcaree da quello eda questa prendono unicamente moto tutti i suoi timoritutte le suesperanzei pensieri tutti e tutte le cure sue: è piùtenace del suo amante medesimo della morale africananon solo nonaspira al par di quello ad imbeversi delle magnifiche idee di gloriache osserva in Romama è molto grata agli dei che l'abbianocosì ben preservata da quel contagio.

Questesono in generale le fisonomie che io mi era proposto di ritrarre. Mavoi sapete che il pennello non va sempre fedelmente su le traccedella mente. Or tocca a voinon meno eccellente artefice cheperfetto amicol'abbigliare con tal maestria i miei personaggi chese non da' tratti del voltodagli ornamenti almeno e dalle vestisiano distintamente riconosciuti.

Pervenire poi come voi desideratea qualche particolarevi parleròde' recitativi chesecondo mepossono essere animatidagl'istrumenti; ma io non pretendo accennandoveli di limitare lavostra libertà. Dove il mio concorre col voto vostrovagliaper determinarvi; ma dove siete da me discorde non cambiate parereper compiacenza.

Nelprimo atto dunque trovo due siti ne' quali gl'istrumenti possonogiovarmi. Il primo è tutta l'arringa d'Attilia a Manlionella seconda scena dal verso:

Ache vengo? Ah! sino a quando.

Dopole parole a che vengo dovrebbero incominciare a farsi sentirgl'istrumentie or tacendoor accompagnandoor rinforzandodarcalore ad una orazione già per se stessa concitatae mipiacerebbe che non abbandonassero Attiliase non dopo ilverso:

Labarbara or qual è? Cartago o Roma?

Credoper altroparticolarmente in questo casoche convenga guardarsidall'inconveniente di far aspettare il cantante più di quelloche il basso solo esigerebbe. Tutto il calore dell'oraziones'intepidirebbee gl'istrumenti in vece di animare snerverebbero ilrecitativoche diverrebbe un quadro spartitonascosto e affogatonella corniceonde sarebbe più vantaggioso in tal caso chenon ne avesse.

L'altrosito è nella scena settima dell'atto medesimoed èappunto uno di quei pochissimi luoghi ne' quali vorrei che Regoloabbandonasse la sua moderazione e si riscaldasse più delcostume. Sono soli dodici versicioè da quello cheincomincia:

iovenissi a tradirvi ecc.

sinoa quello che dice:

comeal nome di Roma Africa tremi.

Sevi piace di farlovi raccomando la già raccomandata economiadi tempoacciocché l'attore non sia obbligato ad aspettareesi raffreddi così quel calore ch'io desidero che si aumenti.

Egià che siamo alla scena settima dell'atto primosecondandoil piacer vostrovi dirò che dopo il verso di Manlio:

T'accheta:ei vene


parminecessaria una brevissima sinfoniacosì per dar tempo alconsole e a' senatori di andare a sedersicome perché Attiliopossa venir senz'affrettarsio fermarsi a pensare. Il carattere diquesta picciola sinfonia dee essere maestosolentoe se tornassebene al motivo che sceglieretequalche volta interrottoquasiesprimente lo stato dell'animo di Regolo nel riflettere cheritorna schiavo in quel luogo dove altre volte ha seduto console. Mipiacerebbe che in una delle interruzionich'io desidero nel motivodella sinfoniaentrasse Amilcare a parlaree che tacendogl'istrumentiné facendo ancora cadenzadicess'egli i dueversi:

Regoloa che t'arresti? è forse nuovo per te questo soggiorno?

eche non si concludesse la sinfoniase non che dopo la risposta diRegolo:

Pensoqual ne partiiqual vi ritorno

avvertendoper altroche dopo le parole qual vi ritorno non faccianoaltro gl'istrumenti che la poca cadenza.

Nell'attosecondo non v'è altro recitativoa parer mioche la scena asolo di Regoloche incomincia:

Tupalpitio mio cor!

edè la settima dell'attoche richiede accompagnamento. Questadovrebbe essere recitata a sedere sino alle parole:

questoè il linguaggio...

eil resto in piedi. Ma perché è in libertàdell'architetto di far lunghe o corte le due scene delle loggie edella galleriase per avventura la mutazione non fosse di corta inlunga sarà difficile che Regolo si trovi a sedere. Perciòaffinchése non può trovarvisipossa lentamenteandarviarrestandosi di quando in quando e mostrandosi immerso ingrave meditazione: dicendo ancorase vuolequalche parola dalprincipio della scenaè necessario che gl'istrumenti loprevenganol'assistano e lo secondinofinché il personaggiorimane a sedere: tutto ciò ch'egli dice sono riflessionidubbi e sospensionionde danno luogo a modulazioni improvvise evicinea qualche discreto intervallo da occuparsi dagl'istrumenti;ma subito che si leva in pieditutto il rimanente dimandarisoluzione ed energia: onde ricorre la mia premura per l'economia ditempocome di sopra ho desiderato.

Egià che siamo in questa scenaio vi prego di correggerel'originale da me mandatonella maniera seguente. V'è unsenso che nel rileggerlo presentemente mi è paruto bisognosodi chiarezza:

questoè il linguaggio. Inutilmente nacque

chisol vive a se stesso; e sol da questo

nobileaffetto ad obliar s'impara

séper altrui. Quanto ha di ben la terra

allagloria si dee: ecc.

Benchénel corso dell'atto terzo non meno che negli altri due vi sian de'luoghi da me neglettiche potrebbero opportunamente essereaccompagnati da' violinia me pare che non renda conto il ridurretroppo famigliare questo ornamentoe mi piacerebbe che nel terzoatto particolarmente non si sentissero istrumenti nérecitativi sino all'ultima scena. Questa è prevenuta dallostrepitoso tumulto del popolo che grida:

RestiRegolo resti.

Ilfracasso di queste grida deve esser grande perché imiti ilveroe per far vedere qual rispettoso silenzio sia capace d'imporread un popolo intiero tumultuante la sola presenza di Regolo.Gl'istrumenti debbono tacer quando parlano gli altri personaggiepossonose si vuolefarsi sempre sentire quando parla ilprotagonista in quest'ultima scenavariando per altro di movimenti edi modulazionea seconda non già delle mere parolecomefannocredendo di fare ottimamentegli altri scrittori di musicama a seconda bensì della situazione dell'animo di chi quelleparole pronunciacome fanno i vostri pari. Perchécome voinon meno di me sapetele parole medesime possono esseresecondo ladiversità del sitoora espressioni di gioiaor di doloreord'iraor di pietà. Io spererei che uscendo dalle vostre maninon potessetanto recitativo accompagnato sempre dagl'istrumentigiungere a stancare gli ascoltanti. In primo luogo perché voiconserverete quell'economia di tempo ch'io tanto ho di sopraraccomandatae principalmente poi perché voi sapete aperfezione l'arte con la quale vadano alternati i pianii fortiirinforzile botte ora staccate or congiuntele ostinazioni orsollecite or lentegli arpeggii tremulile tenutee sopra tuttoquelle pellegrine modulazioni delle quali sapete voi solo lerecondite miniere. Ma sea dispetto di tanti sussidi dell'artefoste voi di parere diversocedo alla vostra esperienzae mibasterà che siano accompagnati i versi seguenticioè iprimi dieci dal verso:

sinoal verso:

poidal verso:

sinoal verso:

efinalmente dal verso:

sinoalla fine.

Voicrederete che la seccatura sia finita? signor no: v'è ancorauna codetta da scorticare. Desidererei che l'ultimo coro fosse uno diquelli coi quali avete voi introdotto negli spettatori il desiderioper l'innanzi incognitodi ascoltarlie vorrei che regnando in essoquell'addio col quale i Romani danno a Regolo l'ultimo congedofaceste conoscere che questo coro non ècome per l'ordinariouna superfluitàma una parte necessarissima della catastrofe.

Hofinitonon già perché manchi materia o voglia diparlare con voima perché sono veramente stanco e perchétemo di stancarvi. Il signor Annibali desidera ch'io gli scrivaalcuna cosa su la sua parte: vi prego di leggergli quello che puòfar per lui. Io non ho tempo di rileggere quello ch'ho scrittopensate se posso averne per copiarne una parte. Dite mille permessetenerezze a mio nome alI'impareggiabile signora Faustina e credetemia qualunque pruova.

 

XLII- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

Joslowitz23 ottobre I749.

Ilveneratissimo foglio di Vostra Eccellenza de' 22 settembre èvenuto a trovarmi in Moraviadove in aria bellicosa vado esercitandola pazienza de' fagiani e delle lepri: delle quali per altro noniscemerà molto per colpa mia l'abbondanzaessendoinfinitamente minori le stragi che le minacce. Abbiam fin ora godutae qui ed in Frainla più ridente stagione che potessedesiderarsi: ma da quattro giorni in qua è comparsoinaspettatamente l'inverno teutonico con tutto il suo magnificotreno: e senza aver mandato innanzi il minimo precursore del suoarrivo. Tutto è ricoperto di neve. Il fiumenon che i laghi egli stagnisi sono in un tratto saldissimamente gelati: ed unasottilissima aurettaspirante da' sette gelidi Trioni ci rende isuoi omaggi fin dentro alle nostre più interne e custoditecamerenelle quali ci siamo fortificati. Con tutto questo improvvisoe stravagantissimo cambiamento della natura ioche non era nato perla strepitosa magnificenza delle Corti ma per l'oziosa piùtosto tranquillità d'Arcadiaritrovo qui tuttaviaa dispettodegli allettamenti cittadinimoltissimo di che compiacermi. Midiletta quell'uniforme candore che per così gran tratto diterreno io mi veggo d'intorno: mi piace quel concorde silenzio ditutti i viventi. Mi trattiene quell'andar ricercando con gli occhi leconosciute viegli alberii campii cespuglii tuguri pastoralie tutti quei noti oggettide' quali la caduta neve ha cambiatoaffatto il coloritoma conservato rispettosamente il disegno;considero con sentimento di gratitudine che quell'amico bosco che midifendeva poc'anzi con l'ombra da' fervidi raggi del sole or misomministra materia onde premunirmi contro l'indiscretezza dellafredda stagione; insulto con diletto all'invernoch'io veggo ma nonprovo nella costante primavera del nostro tepido albergo: ma quellodi cheper impulso d'amor proprioio più sensibilmente micompiaccioè l'andarmi convincendo che al pari delle altrestagioni abbia l'inverno ancora i suoi comodile sue bellezze e isuoi vantaggi.

Tornandoin Vienna (che sarà ben presto) riprenderò fra le manila mia Poeticaper vedere se l'ho lasciata in istato dimostrarsi o se ha bisogno di nuove carezze.

Lasignora contessa d'Althannche ha veramente ritratto quest'annosensibil vantaggio dalla sua villeggiaturateneramente l'abbraccia.

Lasupplico d'assicurar del mio rispetto il signor principe ed il signormarcheseed a credermi col solito riverente ossequio.

 

XLIII- Ad Adamo Filippo LosyVienna

ViennaI749.

Eccoleveneratissimo signor contel'Attilio Regolonon so se la piùpopolarema la più solida certamente e la meno imperfetta ditutte le opere mie.

Allafine l'impazienza d'ubbidire all'augusto clementissimo comando che sidegnò Vostra Eccellenza comunicarmisecondata nello scorsoautunno dalla ridente stagioneha vinte le crudeli repugnanze delmio capoil quale da qualche tempo in qua par che voglia vendicarsidell'abuso ch'io n'ho fatto nella mia gioventù. È peraltro vero che io non sono piùlode al Cielonel deplorabilestatoin cui per tanti e tanti mesi mi son vedutodi non poterreggermi in piedi senza timor di non cadere; di non trovarmi abilealla fissazione che bisogna per una lettera d'una picciola paginasenza cagionare una trepidazione universale in tutti i nervi diquesta mia imperfetta macchinettae particolarmente di que' delcapocon sintomi così funestiche mi han fatto mille voltecredere d'essere all'estremo termine della mia peregrinazione. Iltemponon già l'enorme quantità de' rimedi inutilmenteusativeggo che va ricomponendo questo tormentoso disordine; ma conlentezza così malignache per avvedermene ho bisogno di farsempre comparazione delle circostanze del passato con quelle delpresente mio statocome succede nell'indice d'un orologiodi cui èvisibile il progresso e insensibile il moto. Ma oragrazie a Dionon m'inganno; gli assalti sono certamente più rari e menoefficacionde il miglioramento già conseguito mi autorizza asperare ch'abbia una volta a terminare il noioso periodo di questaindisposizione; periodoper mia disgraziadi quelli di cancelleriane' quali si perde il fiato prima di raggiungere il verbo. Ho tentatopiù d'una volta d'approfittarmi degl'intervalli tranquilli; mala violenta fissazionedella quale o per debolezza del mio talento oper necessità dell'arte io ho bisogno al mio mestieremirichiama subito alla testa un concorso tumultuoso di spiriti cheincomincia infiammandomi il visoprocede turbandomi la vista efinisce togliendomi la facoltà di pensarenon che diprodurre. E poi Vostra Eccellenza sa bene quanto è difficileche possa riuscir buona un'opera fatta per intervalli: interromponoquesti la connessione delle ideedelle quali altre intanto sisfiguranoaltre svaniscono affatto. Un'operaperché possasperarsene benedeve essere gettata tutta in un trattocome icannoni e le campanealtrimenti non sarà mai cosa intera e viresterà sempre la deformità delle commessure. Supplicol'Eccellenza Vostra a proteggere nelle occasioni queste veritàdelle quali io spero sufficiente mallevadore tutto il tenore dellamia vita. La semplicità e l'inavvertenza d'alcuno potrebberappresentarle svantaggiosamente per meed io non sarei piùcapace di consolazione sedopo ormai vent'anni della piùesatta e più fedele servitùla disgrazia ch'io soffroin salute in vece di procurarmi il compatimento de' clementissimimiei sovrani me ne alienasse la benefica propensione. E col solitodovuto rispetto sono.

 

XLIV- A Giovanna Nepomucena di MontojaHermannstadt

ViennaI7 gennaio I750.

Nonaspettategentilissima signora contessach'io faccia il panegiricodell'ultima vostra bellissima lettera scritta in data del 27 delloscorso decembre. Voi lodate tanto la mia proposta che tutte le lodich'io vi rendessi sarebbero credute dalla vostra moderazione piùtosto delicatezze di riconoscenza che dritti del vostro merito. Èvero ch'io vi sono grato d'una parzialità che vi fa travederea mio vantaggioma non deggio perciò permettere che la miagratitudine si scarichi de' debiti suoi a spese della giustizia.

Èpossibile che il vostro talento non sappia trovar la via di rendervisoffribile cotesto soggiorno? In somma voi altre belle voleteconservare in tutto il privilegio di non esser mai contente di cosaalcuna: nella solitudine bramate il tumultonel tumulto sospirate lasolitudine; quando avete il biondo bramate il brunoquando possedeteil bruno impazzate per il biondo: il ritegno vi picca: la franchezzav'offende: la frequenza v'annoia: la negligenza v'irrita. E pure cosìdifficile come sietetutto il mondo vi corre appresso. Voi conoscetel'efficacia di cotesta vostra virtù magneticaintraprendetecon sicurezza qualunque difficile ideae tutto vi riesce. Chefelicità! Noi nòtiamosecondo la vostra letterafrale delizie: orper disingannarvisappiate che se a voi mancanocostì le vivandenoi abbiamo perduto qui l'appetito; chi vipare che goda miglior salute di noi? Abbiamo un'opera per confessionedi tutti la più bella che qui si sia ancora vedutaed ilteatro è un deserto; vi sono balli tutte le sereed il numerode' concorrenti (a riserva d'una volta) non è mai giunto a 40persone. Credetemiriveritissima signora contessache noirallegriamo i divertimentie non questi noi. Quando io mi sentointernamente lieto ogni sciocchezza mi muove al risoquandointernamente son mesto mi farebbe piangere il solletico. Quantiluoghi che mi pareano altre volte deliziosi senza che siano puntocambiati mi paiono ora insopportabili! Quante persone che potevanouna volta rendermi felice mi sarebbero al presente rincrescevoli!Dopo aver molto filosofatoio trovo impossibile d'accomodare a me levicende del mondo. Onde procuro d'accomodar me stesso al corso diquelle. Per una dama del vostro meritoavvezza sin'ora a regolar 1avolontà degli altriè nuovo ed incomodo mestierequello di tenere a freno la propria. Ma quando si ha un capitale ditalentocome voi avetesi fa quello che si vuolee s'impara avolere quello che si può. La materia veramente che mi ècorsa non volendo su la penna conosco che non è adattatissimaper una lettera galante. Quanto riderebbero di me gli eroi del belmondoch'ioscrivendo ad una giovane damam'affanno a spacciarmorale. Non mi discreditatevi prego: io son ben degno di scusa. Sescrivessi ad altra che a voi le descriverei due cuffie di nuova modavenute recentemente da Parigi delle quali si chiama l'una ilRinoceros e l'altra la Cometa. L'informerei di qualchenuova specie di nastro o di merletto: le darei conto di qualchefresca invenzione di sacchi e di palatineo di dominò: sapreirendermi grato ancor io a spese della bellezza dell'una o dellacondotta dell'altra: e finalmente non mancherebbero miniere ondetirar fuori istoriette poco vantaggiose a qualche bella dellastagione. Ma con voisignora contessasarebbe un sacrilegio il faruso di questi rancidi artificiche sono per altro le batterie le piùsicure de' nostri conquistatori.

Ilvostro merito non ha bisogno per distinguersi che si scemi quellodelle altre: e l'estensione del vostro talento non è ristrettafra gli angusti limiti delle mode e delle maldicenze. Non vorrei chela giustizia ch'io vi rendo mi facesse passar per adulatore: peraccreditar la mia sinceritàpermettetemi ch'io vi confessiche il conoscer le vostre perfezioni non vuol dire ch'io vi credasenza difetti. Anzi ne avete alcuni (sia detto con vostra pace) chesono assolutamente insopportabili. È (per cagion d'esempio)cosa soffribile quel venire come voi avete fattoad istruirci quantovoi siete amabilesolo per il maligno piacere di farci risentirecosì presto la vostra perdita? È permesso diabbandonare i suoi amici con quella indolente freddezza con la qualevoi gli abbandonate? Si può perdonare... Ma non trascorriamoalle satire; io non ne ho mai scritte finoraed è troppotardi per incominciare.

Aproposito di difettivoi avete sì mal eseguita la commissioned'assicurar del mio rispetto il signor conte vostro consorte e lasignora contessa e conte di Braunch'io da buon Italiano vendicativonon voglio darvi la tenera riconoscenza della degnissima signoracontessa d'Althann per gli auguri che gl'inviate. Non voglio farviparola delle riverenze del generale suo figliuolo. Non voglioconfessarvi con quale usura internamente io vi renda i voti difelicità che m'inviate: ed avevo risoluto di non mandarvi lamia nuova operama ripensando meglio lo farò subito ch'iol'abbia di Dresda nella speranza d'annoiarvi. Voi direte che non v'èbisogno dell'operache questa lettera l'ha prevenuta: ebbenegiàche vi dispiaceseguitiamo col pretesto di darvi qualche nuova. Ilpovero conte di Montesanto dopo tanti mesi ha finito di morire e secoil Consiglio d'Italia. Il conte di Cervellon e il marchese Cavallich'erano i soli membri ancora viventi di quel corpo estenuatosonostati giubilati. Il primo con tutto il soldo durante la sua vitaconlodi infinite al suo zeloal suo sapere ed alla sua probità.Dell'altro non so le circostanzemaconsiderato il suo merito e lagiustizia della nostra sovrananon dubito che saranno a proporzionecorrispondenti. Il conte di Tarroca è stato giàpubblicato presidente d'Italiaritenendo la presidenza de' PaesiBassi; ma a riguardo del nuovo impiego non si sa ancora quali sarannoi suoi subalterni. Ha lasciata la direzione delle fabbricheed èsubentrato a questo peso il conte Losi. Il generale Pallavicini èqui da lungo tempo. Io sono stato a visitarloe l'ho trovato disalute e d'umore in perfettissimo stato. Non si vede molto: la cittàlo fa governator di Milanoma la regina non ha ancora detto se siavero. Dice parimenti la città che se il conte Ferdinandod'Harrach avesse voluto lasciar subito il suo governo e venir aprender qui possesso del nuovo impiego destinatoglila Corte non sisarebbe opposta; ma che egli non ha stimato bene di farlo per nonlasciar occasione ai maldicenti di spiegar a suo svantaggio unritorno più sollecito del costume. Non vi divertono questenuove? Aspettate: eccone un'altra. Il re di Napoli ha fatto insinuarch'ei pensa mandar per suo ambasciatore un cavalier sicilianochiamato il principe di Camporeale di casa Bologna Agliati. Népur questo vi soddisfa? Sarei inconsolabile se mostraste lasvogliatezza medesima anche per quella che mi rimane di darvicioèch'io sono e sarò fin ch'io viva con la solita e rispettosastima.

 

XLV- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna8 gennaio I750.

Lacarissima vostra del mese di decembre scorso mi consola in gran partefra le mie agitazioni per la nota commissione cavallina per la qualevado facendo tutto il possibile e non avrò certamente rimorsid'omissione. Con tutti i miei calori non ho fin ora che nove cavalli:tanto è qui difficile unirne un numero benché noneccessivo Madovendo esser di razze note e grandisempre succedecosì. Con i cavalli danesi e di Holstein la faccenda corre conpiù felicità. Ma non c'imbarchiamo in un trattato dicavalli. Ho ricevute le copie delle lettere per Genova e perBarcellona. Ne farò uso se la spedizione si farà perquella parte. Mase i periti credono assolutamente che l'imbarcarcavalli così grandi sia un volerli perdereio gli faròmarciar per la via più corta di terracioè a dire perBasilea e Baiona. Per ora i ghiacci e le nevi qui sono cosìeccessivi ches'io avessi tutta la spedizione in puntonon credereifarla partire. Spero che mentre io la preparo le strade si renderannopiù praticabili.

Riceveila prima di cambio de' fiorini 3000 e ne avvertii il signor Ridolficon lettera del quale mi pervenne. Il signor Rezzani di Hamburgo hasubito commesso a questi signori Smitmer in Vienna di farmene ilpagamentoe questi me l'hanno offerto ad ogni mia richiesta. Ondenon vi agitate per la seconda di cambioche non mi è piùnecessaria. Non ho ancora uomo che mi piaccia per far da comandantegenerale di questa spedizione. Compatisco i poveri sovraniquandosono in necessità di scegliere una persona all'arbitrio dellaquale debbono confidar le loro ragionile loro forze e l'onoredell'armi loro. Caro gemellocredo che il mestiere di refuori diteatrosia un difficile mestiere. Noi ne abbiamo fatti erappresentati una quantitàed il mondo ci ha reputativoiper giustizia e me per fortunanon cattivi pittori: ma quel mondomedesimo che ci ha tanto applauditi farebbe pure le pazze risateseper un capriccio della fortuna fossimo esposti a dover fare per unsol giorno da vero quello che per tutta la nostra vita abbiamofrancamente fatto da burla. Non dice poi tanto male il vostro amicoMetastasioquando dice nel suo Gioas:

Convigore al peso eguale

l'almeIddio conferma e regge

chefra l'altre in terra elegge

lesue veci a sostener.

Orvedete che maladetta connessione! parlando di cavallisono entratonella morale. Compatitemi: è un salto da cavalloma voi ciavete colpa. Dopo la vostra commissioneio temo d'essere trasformatoin uno di loro. Voi vedete come io penso; e se foste presentechi sache nell'osservare i miei passi non trovaste ch'io trotto galoppo eraddoppio come un ginetto di Spagna? Bastase il mio timor fosseveronon lasciate però d'amarmi: non sareste voi il primogalantuomo innamorato d'un cavallo. Alessandro sminuzzò unfiume reale per vendicar la morte del suo: un imperator romano nefece console un altro: ed è impossibile che costì nonvi sianocome per tuttodi questi animali che hanno il dono dellaparola e l'abilità di camminar su due piedie che con questesole prerogative sono in commercio con gli uomini.

Tuttii foglietti son pieni della magnificenza reale con la quale aveteprodotto il mio Demofoonte. In somma Madridmercé lavostra curaha occupato il primo luogo fra tutti i teatri d'Europa.Questo succede quando i principi hanno buon odorato per conoscere ipoponie non comandano ai calzolari di far parrucche né aiparrucchieri di fare stivali. Tutto dunque il primato teatrale alquale è asceso il Manzanare è opera vostradopo quellade' primi mobili: e tutto quello che fa onore a voi solleticadolcemente la mia gemellina tenerezza.

Checotesta generosa nazione giunga ad onorarmi col nome del gran poetaspagnuolopotete imaginarvi se mi piace. Mi piacerebbe s'io fossi uneremitabiscottato ai rigori della Trappa: considerate a qual segnome ne compiaccio essendo un poeta che vive in Corte. Ma i veneratioracoli che pronuncia a mio vantaggio la prima stella di cotestofirmamento sono un premio così grande e cosìinvidiabile de' poveri miei sudorich'io mi scordo della loroinefficacia a procurarmi qualche picciolo favore dalla mia nemicafortuna. Comincio a desiderare che venga voglia ad alcuno di scriverla mia vitae vorrei che l'istorico senza tradir la veritàdicesse sottosopra così: Che nel secolo del Settecentovisse un abate Metastasiopoeta soffribile fra i cattivinon bruttoe non bello: più bisognoso che avaro: col bel sesso teneromarispettoso: con gli amici fedelema inutile: provveduto di voglia difar benee nudo de' mezzi di farlo: perdé tutta la sua vitaper istruir dilettando il genere umano; ma ebbe così avversala fortuna che sin la rettitudine la pietà e la grandezza de'più giusti sovrani si lasciò sedurre a privarlo senzadelitto della misera mercede di tanti e tanti suoi sfortunati sudorie dell'unico picciolo sostegno della sua vecchiezza: che a dispettodi tanta disgrazia morì superbo e contento perché unadelle più grandidelle più illuminate e delle piùadorabili principesse della terrafra tutti i poeti del secolo incui vissedecise a favor di lui.

Persollevarvi dalla noia della lunga lettera eccovi una canzonettaall'occasione della partenza di Nice. La troverete assai teneramanon mi fate il torto di credermi però innamorato. Voi sapetes'io son capace di tali debolezze. La musica è ordinariaed èmia: ma chi voglia cantarla con un poco d'espressione ci troveràquello che bisogna per persuadere una Nice. Il di piùprodurrebbe un applauso al musicoe minori vantaggi all'amante.

IlJommelli è il miglior maestro ch'io conosca per le parole.Credetemiio non ho parzialità. È vero il difettodelle replichema è l'epidemia d'Italiadella quale sicorreggerà. Ha legati qualche volta i musicima non vi sonode' Farinelli all'arbitrio de' quali può ognuno abbandonarsicon sicurezza. Troverete in lui congiunte l'eccessiva abilitàe la docilità senza eguale.

Unaschiera di damedi cui porta la bandiera la nostra degnissimacontessa d'Althannvogliono ch'io vi parli di loroche vi dica chev'amanoa dispetto del gran danno che ci avete fatto di non potersoffrire i cattivi vostri imitatori. Ma la materia sarebbe lungaeda me resta a pena il tempo per dirvi ch'io sono il vostrocostantissimo.

 

XLVI- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

Vienna3I gennaio I750.

S'ionon istessi ben su le mieil venerato foglio di Vostra Eccellenzadel 6 del cadente farebbe trionfare i miei flati ipocondriaci.L'ostinazione dell'incomodo suo catarro mi richiama a riflettere sula pertinacia de' miei cancherini. Questa riflessione mi fa osservareche sono esenti da queste gabelle dell'umanità tante personechenon avendo altro meritosarebbe ben fatto che avessero almenquello d'esser compatite. Questa osservazione m'invoglia ad esaminarla capricciosa (in apparenza) e sproporzionata distribuzione de' benie de' mali. Questo esame m'impegna in uno spinoso ginepreto in cuim'affanno inutilmente a cercar la via d'accordare al raziocinio umanoi decreti della Provvidenza. Questa inutile ricercainveced'introdurmi in un buon camminolà mi presenta una montagnainsormontabile; qua m'apre un orribile precipizio: or mi fa incontrarcon una bestemmiaor mi fa urtare in una eresiaond'iostanco econfusomi spaventodisperoe più ignorante di prima corroa salvarmi in Parnaso. Sì signorala metafisica non fa per imelanconici: è assai miglior dottrina il non pretendere disapere quello che non si può. Strappar da questa vita tutto ildolce che la buona morale non ci contende: mandar giù senzamasticarlo tutto l'amaro che non si può evitare: servirsi perpropria istruzione del passatoapprofittarsi del presentee sperarbene del futuro.

Atenore di queste comode regolette io spero che Vostra Eccellenza aquest'ora sarà perfettamente ristabilitache i mieicancherini saranno più discreti di quello che sono oggiech'io potrò venire a godere i frutti delle sue generoseofferte in cotesto dolcissimo climadove mi prometto i piùvisibili vantaggi; non già da quelli ch'ella mi proponemadai bagni d'aria e di lingua italiana de' quali abbisognano i mieipolmoni e le povere mie orecchiemaltrattati per tanti anni dalleasprezze di questo rigido clima e di questo irsuto idioma.

Pensoalla Poetica: ma la mia testa altre volte sìcompiacente è divenuta una bella capricciosa; e conviensecondarla per non rompere affatto l'amicizia.

Ilsignor Perez esigge tutta la stima ch'ei merita dai professori dallanobiltà e dalla Corte. Gli augustissimi padroni han volutosentirloe si sono molto compiaciuti d'averlo voluto. Questiprincipii gli promettono una gloriosa spedizioneed io lo desidero el'aspetto.

Leapprovazioni di Vostra Eccellenza alla mia lettera scrittale diMoravia su l'arrivo dell'inverno hanno invogliata la signora contessad'Althann di vederla. Io non posso ubbidirlase Vostra Eccellenzanon ordina a qualche suo domestico di farmene una copia ed inviarmelala prima volta che mi onorerà di sue lettere.

Aldegnissimo suo consorte ed all'illustre suo segretario milleossequiose riverenze. Altrettante tenerezze al nostro Megacle.Attendo il suo giudizio sul mio Attiliocon quella sinceritàche merita la costante divota osservanza di chi è sempre statoe sarà sempre.

 

XLVII- A Niccolò JommelliRoma

Vienna8 aprile I750.

Oggisarò brevese potrà riuscirmi con voi. Ne ho certogran bisogno perché ho gran penuria di tempo. Io sono di queipoveri goccioloni destinati a dover fare sempre quello che menvorrebbero. Mi piacerebbe verbigrazia di trattenermi col mio Jomellae sono condannato a rispondere a tutti i ranocchi di Parnasochedomandano per lo più correzioni per esigere panegirici: acento indiscreti che mi prendono senza conoscermi per lorocommissario generale. Or mi trovo assediato da musiciche pieni dibuona fede credono ch'io possa far di ciascun di loro un RoscioAmerino solamente per manuum impositionem: ora uccellato daaltriche protestano lo stessocredendo tutto il contrario eprocurando di guadagnare il mio voto con questa simulata umiltàalla quale mi suppongono per buona grazia loro puerilmente sensibile.Oggi si celebra il nome del conte; dimani la nascita della marchesa;torna quell'amicobisogna correr col benvenuto; parte quell'altrobisogna augurar buon viaggio; mademoiselle si sposa e si congratula;madama è di parto e si trotta. Un ministro è promossoad maiora: un altro si fa applicar un cristiereproficiat:insomma fra queste incomode inezieche si chiamano uffici civilifra l'andareil venirele riverenzei complimentile offerteleprotestee molte altre gentilissime maniere di rompersiscambievolmente il più bel di Romaci troviamo al fine dellasettimana stanchirifinitisenza aver fatto cosa alcuna. Veramenteio strasecoloquando rifletto che ci è così cara lavitae ne perdiamo la più gran parte. Ma voi siete pure ilgran cicalone! Venghiamo una volta a noi. Mi rallegro con chi vi haresa in Roma giustizia e con eleggervi alla direzione dell'armonicoVaticano e con esentarvi dalle leggi comuni. Facendo altrimentiavrebbe fatto maggior torto al suo giudizio che a voi. Vorrei che icomodi corrispondessero al decoroe che né questo néquelli s'opponessero alle mie speranze di rivedervid'abbracciarvi edi trovarmi altre volte con voi alle nozze del piacere con laragioneche nelle note degli altri stanno quasi sempre in discordia.Basta: voi sapete le mie regolette morali d'approfittarmi quantol'onestà permette del presente e di sperar sempre bene delfuturo. Onde godo de' vostri vantaggi e non dispero de' miei. Addio.

 

XLVIII- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

ViennaI5 aprile I750.

Sapevoben io che in bocca del mio Monticelli si sarebbe aumentataconsiderabilmente la bellezza e la vanità della mia figliuolavagabonda: e da quello che deduco dal veneratissimo foglio di VostraEccellenza del 17 dello scorsoho gran ragion di temere chel'eccessive carezze che costì le vengon fatte siano piùefficaci a guastare una ragazza modesta che a correggere unascostumata. Basta: io non m'intendo molto della buona educazionedelle fanciulle; onde mi rimetto a chi ne ha date cosìillustri pruove come Vostra Eccellenza. Intanto io le confesseròcosì fra noi (a patto per altro che non pubblichi il miosegreto) che io grido così contro le parzialità che acolei si fanno più tosto per iscarico di coscienza che perinterno dispiacere che io ne serbi. Perché alla fin fineostorpiao dirittao bellao bruttao savia o matta ch'ella sianon lascia per questo d'esser mia figliuola: ed il sangue (comesogliam dire) non è acqua.

S'ingannamoltissimo l'Eccellenza Vostra se crede che vi sia bisogno d'impiegarmolta rettorica per invogliarmi al viaggio di Napoli: se bastassel'averne voglianon avrebbe ella avuto il tempo di propormelo. Perfarlo saviamente conviene accordar molti pifferi: e mentre se nerassetta unose ne scompongono quattro. V'è una etànella quale è piacer l'incomodo: ve n'è un'altra in cuisi compra volentieri con l'incomodo qualche piacere: e v'èfinalmente quella in cui non si cura il piacere che dee costare unincomodo. Vostra Eccellenza già grida: già mi tratta dipoltrone. Pazienza. Io non ho detto di volermi già contarnella terza classe: ma convien che io confessi che mi sento moltodisposto ad incamminarmi a quella volta. Resisto tuttavia quantopossoma l'efficacia del nostro meccanismo ha una diabolica forza.Gl'interessi miei mi obbligherebbero a determinarmiquando dovessirender grazie: ma per sollecitare io non sono al caso: ho troppocattiva opinione della mia abilità a persuader certe coseancorché ragionevoli e dimostrative. Con tutto questol'assicuro che penso moltissimo a questo viaggio: che spesso me nevado figurando le circostanzee che me ne vaglio come d'unospecifico sicuro contro gli accessi de' miei flati ipocondriaci. MaVostra Eccellenza è in collerae non vuol menar buone le mieragioni. Oh la placherò ben io con un potentissimo incantoacui mi rido ch'ella sappia resistere. Eccole la musica del nostroCaffariello sopra la mia Partenza di Nice. La veggala cantila consideril'ammiri e poi sia sdegnata se le dà l'animo.Egli ha conosciuto i difetti della mia musicaha avuta compassionedelle parolele ha rivestite di migliore stoffae le ha presentatein abito più decente. Nel partir da questa Corteio l'avreimandata primase prima di questa mattina me l'avesse data il nostroPerez che ne avea copia: ed avrei ringraziato l'autore se non me neavesse fatto mistero. Se Vostra Eccellenza vuol conoscere il meritodi questa musica canti con essa più d'una strofa della miacanzone.

Le...e riverenze umilissime al signor principe ed al signor marcheseedio sono intanto col solito rispetto.

 

XLIX- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna27 maggio I750.

...Ho consegnata al signor Hibener un'opera mia intitolata AttilioRegolo. Io la scrivevo secondo il genio del mio buono e gloriosopadrone Carlo VIquando egli morì. L'augustissima miapresente sovrana lo volle terminatoe lo ritenne appresso di sé:manon essendosi più rappresentate opere d'ordine dellaCortenon fu mai pubblicato. Il principe elettorale di Sassonian'ebbe notiziadesiderò leggerlo; l'imperatrice gliene fe'dono; ed il re di Polonia l'ha fatto rappresentare in Dresda. Secondole notizie che altre volte mi avete comunicatequesto libro nonsarebbe per il teatro di costì. Manca d'amori e di macchine. Èper altro il più solido ed il meno imperfetto di quanti ne hoscritto; ed in qualche ora d'oziose mai più ne avretesonsicuro che vi divertirà.

Vimandai molto tempo fa una canzonetta che incomincia: Ecco quelfiero istante ecc.: non so né pur se l'avete ricevuta. Ohgemello ircano!...

 

L- Ad Anna Francesca Pignatelli di BelmonteNapoli

Vienna4 gennaio I75I.

AVostra Eccellenza manca il tempo; manca a me la facoltà discrivere. Questo inverno esercita eccessivamente la mia pazienzaasegno che mi riesce gravissima anche la fissazione che esigge unabreve lettera. Con tutto ciò per mantenermi nell'invidiabilepossesso ella sua corríspondenza intraprendo di rispondere alveneratissimo suo foglio dello scorso novembre preparato a regolarel'estensione di questa rispostacon la discrezione de' flati miei.

Spero(o per dir meglio) temo che le saran giunti a quest'ora i duepiccioli componimenti ch'ella mi ordinò d'inviarle. Questi peresiggere indulgenza han bisogno che il lettore abbia presenti lepersoneil tempo e l'oggetto a cui è convenuto adattargli eche non si scordi che fra tanti ceppi è costretto l'ingegno afar più tosto uso di giudizio che di ricchezza. Ma giàne abbiam troppo parlato.

Dopoaverlo assicurato della inalterabile mia venerazionela supplico dirispondere al degnissimo signor principe suo consorte che il miocostante commercio di tanti anni con le Muse è ormai piùtosto amicizia che tenerezza. Io conosco tutti i loro capricciessenon ignorano alcuna delle molte mie imperfezioni. Io le lascio inpace quanto è possibile: esse non mi stuzzicano che perinavvertenza: e se talvolta ci accarezziamoè piùcostume che affetto. Esseincontentabili come la maggior parte dellebellecredono (ancorché nol dicano apertamente) ch'io nonabbia fatto loro l'onore che meritavano: ed io credo all'incontro(benché dissimuli il mio rimorso) d'aver pagati troppo cari iloro favori coi dispendi de' quali ora mi risentoe di tempo e disalute. Consideri con questa vicendevole svogliatezza se io senzanecessità andrò trescando con le Museo se questesenza un sovrano comando verranno a trattenersi con un ipocondriaco.Finalmente se il signor principe promette di non pubblicare ilsegreto gli confidi che non è affatto vero (come si crede) checoteste fanciulle siano state meco facili e cortesi: sappia che perfarle fare a mio modo ho dovuto sempre sudar moltissimo edaffannarmi. e che ormai conosco che la loro compiacenza non meritauna pena sì grande.

Oraziodorme e dormirà finché vegliano i miei flati. Quando sidesti libererò con Vostra Eccellenza la mia parola.

Nonle parlo della perdita che abbiam fatto dell'imperatrice vedova: lanotizia costì sarà vecchiaed io evito quanto posso ditrattenermi su gli accidenti funesti. E pieno del solito ossequiosorispetto sono.

 

LI- A Francesco AlgarottiBerlino

Vienna2I aprile I75I.

Nonavrei ardito di lusingarmi che gl'influssi del santo Giubileoesercitassero la loro efficacia fin sul vortice di Potsdamme ne hadolcemente convinto il signor duca di Santa Elisabettache ieri diritorno dal suo viaggio di Berlino mi consegnò la risposta aduna mia lettera dell'anno quarantasette. Questo spontaneo pagamentod'un debito così stantio suppone esamerimorsoproposito eogni altro materiale necessario ad una perfetta resipiscenza. Anchepiù che con esso voiio me ne congratulo con me medesimocome con quello che risente i più cari effetti di cotestavostra giustificazione. Confesso che per qualche tempo un cosìostinato silenzio ha rincrescevolmente esercitate tutte le miefacoltà investigatrici; sono andato alternamente dubitando ordell'innocenza miaor della vostra giustiziae non avendo saputorinvenire né pur minima cagione per condannarleho rimesso ilmio animo in assettoe ho concluso finalmente che il tacer vostronon poteva esser sintomo di sinistro presagio alla nostra amicizia.Io credo che le nostre menti soggiacciano alle loro inappetenzecomegli stomachi nostri: ma so altresì che tutte le inappetenzenostre non sono funestené sono mai giunto a temere nellavostra svogliatezza un principio distruttivo dell'amor vostro. Poverascuola socraticase dallo schiccherar d'un foglio dipendessel'esistenza dell'amicizia! Non si amavan forse i viventi prima chegli Egizii Fenicio chiunque sia statos'avvisassero d'inventarei caratteri? Gli animi accordati con certe scambievoli proporzionihanno fra di lorocome le cetreuna corrispondenza arcanaper laquale a vicenda perfettamente s'intendono senza verun bisogno di queimateriali veicoli co' quali unicamente sanno far commercio dipensieri i profani.

Mifu carissimo il dono de' vostri Dialoghich'io rilessi per laterza volta con tutta l'avidità della prima; e mi parvech'essi non avessero acquistato meno per quello che avete lor toltoche per quello di che gli avete arricchiti. Or prego il Cielo che lidifenda dalla vostra incudesu la quale non veggo come potesserotornare senza svantaggio.

Chepensiero ipocondriaco è mai quello che vi va per il capodivolermi dedicare un vostro libro? Noi altri poveri ranocchid'Ippocrene non siam figure da frontispizio. Questo è mestieredestinato a quei luminosi figli della fortuna che abbondano d'ognispezie di meritosenza soggiacere alla dolorosa condizione diandarne comprandocome i miei pariqualche minuto ritaglio a prezzodi vigilie e di sudori. Vi so buon grado dell'amore che vi fatravederee per debito di riconoscenza auguro al vostro libro un piùdecoroso protagonista.

Eccovipoiché così vi piacela satira d'OrazioHoc eratin votisda mecome sapetenon per inclinazione a cosìservile impiego ma per condiscendenza d'amicizia volgarizzata. Voi epochi altri sono capaci di conoscere quanto costi questo ingrato edifficile lavorodi cui non sono men rari i giudici competenti chegli artisti soffribili. Ditemene il parer vostro dopo averla lettacol mio celebratissimo signor Voltairea cui direte in mio nomech'io sono così superbo del suo voto quanto lo sarei di quellod'Atene e di Roma alle quali avrebbe egli già accresciutoornamentocome lo accresce ora all'illustre sua patrianon senzal'invidia di tutte le altre più colte provincie d'Europa.

Mifu recata una vostra lettera dal signor abate Milesi: gli offersi ariguardo vostro e le mie premure e me stesso: ma eglifornito forsedi più utili o di più dolci conoscenzené si èfatto più vedere in casa mia né ha voluto confidarmi lasuaonde mi ha risparmiato il rincrescimento di riflettere su la miainsufficienza a servirlo.

Un'altrame ne ha consegnata il gentilissimo signor Torrescol qualem'incontro quasi tutti i giorni. Io l'amo come vostro amicocomegiovane di non ordinario talento e desideroso di sapere. Mi piace diragionar seco e mi rapisce in lui quel grazioso misto d'autoritàspagnuola e di vivacità francese. La contessa d'Althann ed ilconte di Canale vi ringrazianovi salutano e vi desiderano: ed ioteneramente abbracciandovi vi prego di riamarmi e di credermi.

P.S.A dispetto de' miei tormentosi ed ostinati affetti isterici ho dovutoeseguire gli ordini augustissimi scrivendo una nuova opera darappresentarsi in musica nel venturo autunno da dame e da cavalieri.Sono già alcuni giorni che mi trovo sul lido dopo unanavigazione più breve e più felice di quello ch'io nonardiva promettermi. Ve ne dimanderò il vostro giudiziosubitoche non sarà delitto il comunicarla. Addio.

 

LII- A Tommaso FilipponiTorino

ViennaI0 giugno I75I.

Nonattribuite alle povere Muse il mio rincrescimento nello scriverelettere. Io non ho il dono invidiabileche ammiro in tanti e tantidi saper parlare eloquentemente sul niente; onde quando mi mancanomateriali tanto quanto fecondinon sapendo che direm'appiglioall'espediente di tacere. Chi potrebbe ridursi a scrivere ogniordinario della pioggia e del buon tempo? O pure su lo stile diPindaro parlar dell'acquadell'oro e delle belle vacche di Jerone aproposito dei giuochi olimpici? Può essere ancora che un pocodi pigrizia naturale abbia parte in questo mio laconismo; ma ormaipassò per me la stagione d'imparar nuovi vizi o nuove virtùonde convien soffrirmi qual sono.

Approvola distribuzione de' ritrattinie se ve n'è bisogno d'alcunaltro l'avrete al primo cenno che me ne darete. Cotesta edizionepotrà distinguersise non si sceglieranno quei minutimiserabili caratterini de' quali finora si sono serviti per fare unvergognoso risparmio di carta tanti e tanti stampatori di calendari.Se potete mandarmene un saggio in una letterave ne diròcandidamente il parer mio.

Lamia nuova opera ha per titolo il Re pastore. Il fatto èla restituzione del regno di Sidone al suo legittimo erede. Costuiavea un nome ipocondriacoche mi avrebbe sporcato il frontespizio.Chi avrebbe potuto soffrire un'opera intitolata l'Abdolonimo?Ho procurato di nominarlo il meno che m'è stato possibileperché fra tanti non avesse il mio lavoro ancor questodifetto. Si rappresenterà in musica da cavalieri e damemanon prima del venturo dicembre: e fin là non puòpubblicarsi senza delitto. I miei soliti incensi alla gentilsacerdotessae sono costantemente.

 

LIII- A Francesco AlgarottiBerlino

ViennaI agosto I75I.

Miè stata carissimacome tutto ciò che mi viene da voil'ultima vostra lettera del 26 dello scorso giugnocosì perla vostra perseveranza nella rinnovata corrispondenza come per ilfavorevole e conforme giudizio da voi e dal signor Voltairepronunciato sul mio travestimento del Sorcio d'Orazio. Néme ne ha punto diminuito il piacere il tenero e cristianocompatimento del mio traduttor francese su la parte che mi tocca delmorbo epidemico della nostra nazione contaminata dalla scabbia de'concetti. Grazie al Cielo ch'egli ignora i sintomi della miainfermità. S'egli sapesse ch'io non m'avveggo di averladispererebbe affatto di mia salute. Il falso rende reprensibili iconcettie io non mi son mai proposto che il vero: può darsich'io me ne sia alcuna volta inavvedutamente dilungatoma non puòessermi utile una correzione in genereche non mi addita le luccioleprese per lanterne. Purché la verità sia il quadrononv'è poeta né greconé latinoné d'altraqualsivoglia nazioneche non si rechi a debitonon che a pregiod'adornarlo d'una bella cornice. È vero che siccome altrevolte i Goti contaminarono la nostra architetturacosì dopola metà del secolo XVII la nazione che dominava in Italiaintrodusse nella nostra l'arditezza della sua poesiaarditezza chenon era ripugnante alla natura del suo climafeconda in tempi piùremoti de' Senecade' Lucani e de' Marzialie accresciuta poi adismisura dal genio fantastico della letteratura araba colàdagli Africani trasportata e stabilita. È verissimo ches'incominciò allora fra noi a perder la misura e laproporzione delle figuree applicati unicamente a far cornici cidimenticammo di far quadri: ma questa pianta straniera non allignòin guisa nel buon terren d'Italia che non vi fosseanche nel tempoch'essa fiorivachi procurasse estirparla. Ed è poi palpabileche da un mezzo secolo in qua non v'è barcaiuolo in Venezianon fricti ciceris emptor in Romané uomo cosìidiota nell'ultima Calabria o nel centro della Siciliache nondetestiche non condanniche non derida questa peste che si chiamafra noi secentismo. Onde quando io fossi ancor tinto di questapecequod Deus omen avertat non so come il mio traduttorefondi la sua compassione sopra un'infermità che la nostraItalia non soffre. Ha pur troppo la sventurata di che farsicompiangere senza inventarne i motivi. Io non ho letto ancora cotestatraduzione francese delle opere mie per una certa riprensibilemancanza di curiositàche si va in me di giorno in giornoaccrescendoma in gran parte ancora per delicatezza di coscienza. Iomi conosco incontentabile in materia di traduzionie non ho volutoespormi a divenire ingrato a chi mi ha reputato degno di cosìfaticosa applicazione. Quando la mia curiosità si aumentie imiei scrupoli diminuiscanosaprete quanto mi abbia dilettato questalettura.

Voivorreste de' versi fatti da me improvvisamente negli anni della miafanciullezza; ma come appagarvi? Non vi niego che un natural talentopiù dell'ordinario adattato all'armonia e alle misure si siapalesato in me più per tempo di quello che soglia comunementeaccaderecioè fra 'l decimo e undecimo anno dell'etàmia: che questo strano fenomeno abbagliò a segno il mio granmaestro Gravinache mi riputò e mi scelse come terreno degnodella coltura d'un suo pari: che fino all'anno decimosestoall'usodi Gorgia Leontinom'esposi a parlare in versi su qualunque soggettocosì d'improvvisosa Dio comee che RolliVanini e ilcavalier Perfettiuomini allora già maturifurono i mieicontraddittori più illustri. Che vi fu più volte chiintraprese di scrivere i nostri versi mentre da noi improvvisamentesi pronunziavanoma con poca felicitàpoiché (oltrel'esser perduta quell'arteper la quale a' tempi di Marco Tullio eracomune alla mano la velocità della voce) conveniva moltodestramente ingannarcialtrimenti il solo sospetto d'un tale agguatoavrebbe affatto inaridita la nostra venae particolarmente la mia.So che a dispetto di tante difficoltàsi sono pure in que'tempi e ritenuti a memoria e forse scritti da qualche curioso alcunide' nostri versi ma sa Dio dove ora saran sepoltise pure sontuttavia in rerum naturadi che dubito molto. De' miei io nonho alcuna reminiscenzaa riserva di quattro terzine che mi scolpìnella memoria Alessandro Guidi a forza di ripeterle per onorarmi. Inuna numerosa adunanza letteraria che si tenne in casa di luiproposeegli stesso a Rollia Vanini e a me per materia delle nostrepoetiche improvvise gare i tre diversi stati di Romapastoralemilitare ed ecclesiastico. Rolli scelse il militaretoccòl'ecclesiastico a Vaninie restò a me il pastorale. Da belprincipio Vanini si lagnava che per colpa d'amore non era piùatto a far versi; e mi asseriscono ch'io gli dissi:

Daragionse consiglio non rifiuti

bendi nuovo udirai nella tua mente

risonarque' pensier ch'ora son muti.

Pocodopoentrando nella materia:

Vediquel pastorel che nulla or pare?

Quelde' futuri Cesari e Scipioni

focesaràcome de' fiumi il mare.

Parlandoalla mia greggia:

Pascii fiorior che licee l'erbe molli:

d'altrofecondi in altra età saranno

chesol d'erbe e di fiorii sette colli.

Enello stesso conflittoma in diverso proposito:

Sada se stessa la virtù regnare

enon innalzae non depon la scure

adarbitrio dell'aura popolare.

Questilampine' quali hanno la maggior parte del merito il casolanecessitàla misura e la rimae ne' quali si riconosce forsetroppo lo studio de' poeti latini non ridotto ancora a perfettonutrimentosa Dio fra quante puerilità uscivano inviluppati.Buon per me che il tempo non mi ha lasciati materiali onde tradir memedesimo; temo che la passione di compiacervi avrebbe superato quelladi risparmiare il mio credito. Orper terminare il raccontoquestomestiere mi divenne e grave e dannoso; grave perchéforzatodalle continue autorevoli richiestemi conveniva correre quasi tuttii dìe talora due volte nel giorno istessoora ad appagareil capriccio d'una damaora a soddisfar la curiosità d'unillustre idiotaora a servir di riempitura al vuoto di qualchesublime adunanzaperdendo così miseramente la maggior partedel tempo necessario agli studi miei: dannosoperché la miadebole fin d'allora e incerta salute se ne risentiva visibilmente.Era osservazione costante cheagitato in quella operazione dalviolento concorso degli spiritimi si riscaldava il capo e mis'infiammava il volto a segno maravigliosoe che nel tempo medesimoe le mani e le altre estremità del corpo rimanevan dighiaccio. Queste ragioni fecero risolvere Gravina a valersi di tuttala sua autorità magistrale per proibirmi rigorosamente di nonfar mai più versi all'improvviso; divieto che dal decimosestoanno dell'età mia ho sempre io poi esattamente rispettatoacui credo di essere debitore del poco di ragionevolezza e diconnessione d'idee che si ritrova negli scritti miei. Poichériflettendo in età più matura al meccanismo diquell'inutile e maraviglioso mestiereio mi sono ad evidenzaconvinto che la mente condannata a così temeraria operazionedee per necessità contrarre un abito opposto per diametro allaragione. Il poeta che scrive a suo bell'agio elegge il soggetto delsuo lavorose ne propone il fineregola la successiva catena delleidee che debbono a quello naturalmente condurloe si vale poi dellemisure e delle rime come d'ubbidienti esecutrici del suo disegno.Colui all'incontro che si espone a poetar d'improvvisofatto schiavodi quelle tiranneconvien che prima di rifletter ad altro impieghigl'istanti che gli son permessi a schierarsi innanzi le rime checonvengono con quella che gli lasciò il suo contraddittoreonella quale egli sdrucciolò inavvedutoe che accetti poifrettolosamente il primo pensiero che se gli presentaatto ad essereespresso da quelle benché per lo più straniereetalvolta contrarie al suo soggetto. Onde cerca il primo a suogrand'agio le vesti per l'uomoe s'affretta il secondo a cercartumultuariamente l'uomo per le vesti. Egli è ben vero che seda questa inumana angustia di tempo vien tiranneggiato barbaramentel'estemporaneo poetan'è ancora in contraccambio validamenteprotetto contro il rigore de' giudici suoia' qualiabbagliati dailampi presentinon rimane spazio per esaminare la poca analogia cheha per lo più il prima col poi in cotesta specie di versi. Mase da quel dell'orecchio fossero condannati questi a passareall'esame degli occhioh quante Angeliche si presenterebbero con lacorazza d'Orlando e quanti Rinaldi con la cuffia d'Armida! Noncrediate però ch'io disprezzi questa portentosa facoltàche onora tanto la nostra spezie; sostengo solo che da chiunque sisagrifichi affatto ad un esercizio tanto contrario alla ragione noncosì facilmente:

.. . . . . . . carmina fingi

posselinenda cedroet levi servanda cupresso.

Benchélontanami solletica dolcemente la speranza d'abbracciarvi in questeparti. Io l'ho comunicata alla signora contessa d'Althann e al signorconte di Canalechepiù che pieni di riconoscenza allavostra memoriaandranno raddolcendo meco l'aspettazione della vostravenuta con la lettura del libro che ci promettete.

Quisi è sparso che il signor di Voltairedesideroso di fare ungiro in Italiane abbia ottenuto il consenso realee che terràquesto cammino. Ditemi se posso ragionevolmente lusingarmene;abbracciatelo intanto per me e ricordategli la tenera mia costante eriverente stima. Ma perché non siate tentato di pubblicarmiper cicaloneverbam non amplius addam. Addio.



LIV- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

ViennaI8 ottobre I75I.

Voivi meraviglierete della mia tardanza in rispondervi: ma informatodelle circostanze nelle quali mi trovo vi meraviglierete piùtosto ch'io trovi il momento di scrivere queste due righe.

Dopol'ultima che avete ricevuta io corsi alla campagna di Moraviaesigendolo la mia salutepiù incomoda del solito: ma invecedi trovar sollievo peggiorai considerabilmente di condizione. Cisorprese fra quelle montagne sul bel principio dell'autunno uninverno così stravagantefornito di ghiaccidi ventie ditutti gli ornamenti del dicembreche a dispetto delle stufedelleciminee e delle pelliccienon vi fu alcuno della comitiva che nonguadagnasse il suo catarrochi più chi meno qualificato: edio come il più fortunato non fui dei più malprovveduti. Quando finalmente la stagione incominciava a raddolcirsied io speravo di rimettermiecco una staffetta con l'ordineaugustissimo di trasferirmi subito in cittàperchél'opera delle dame che dovea prodursi in decembre si volea che siproducesse in ottobre. Sicché con i graziosi resti del miocatarroe con le mie indivisibili affezioni istericheson qui frauna folla di tumultuose applicazioni: poiché (oltrel'istruzione di quattro damine affatto novizie e nella lingua e nelcontegno teatrale) è caduto sulle povere mie spalle tutto ilpeso del cavaliere direttor di musicasenza averne né l'onorené il vantaggio. È questo pur un di quei fenomeni diCorte nel quale non avendo io la minima colpa pago tutta la pena. Voisapete che vuol dire essere al timone d'un teatro: onde non videscrivo lo stato mio. L'opera andrà in scena fra otto o diecigiorni. Vi mando il libro prima che sia pubblicatoperché ilcaro mio gemello abbia la preferenza anche in questocome l'ha nelresto del mio core. E perché la credo molto adattata a' vostribisogni. Addio: ho una schiera di gente che mi aspetta.

 

LV- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna6 novembre I75I.

Lavostra dell'Escuriale del 12 dello scorso mi affligge con le nuovepoco felici della cara vostra salute ed aggrava gl'incomodi dellamiache fra lo strapazzo che mi è convenuto soffrire per lacura della rappresentazione del Re pastore è tuttaviameno soffribile del solito. Uno degli effetti dispiacevoli di questotumulto è il non essermi stato possibile di secondare ildesiderio dell'adorabile gemello scrivendo una Festa a tenore dellesue insinuazioni. Destinai la campagna per sacrificarmi a lui; ma inquella fui assalitoarrivandoda una febbre catarrale da cuinonristabilito ancoraebbi addosso una staffetta augustissima che mifece galoppare in cittàdove ho dovuto fare io solo tutti imestieri del mondoe fra le fatiche ed i freddi enormi del teatrovuoto il mio mal curato catarro ha preso radici profondissimechehanno fatto lega con gli altri miei cancherini; onde sonointrattabile così d'umore come di salute. Mi consolo che il Repastorequal io vi mandai subito che fu impressopotràperfettamente servirvi. Egli è allegroteneroamorosocortoed ha in somma tutte le qualità che vi bisognano. Quinon si ricorda alcuno d'uno spettacolo che abbia esatto una concordiacosì universale di voti favorevoli. Le dame che rappresentanofanno l'incredibile particolarmente nell'azione. La musica ècosì graziosacosì adattata e così ridente cheincanta con l'armonia senza dilungarsi dalla passione delpersonaggioe piace all'eccesso. Io l'avrei fatta subito copiare eve l'avrei mandata; ma come in questa campagnatoltone Alessandroch'è un tenorele quattro dame sono sopranenon ho credutoche possa servirvi come sta. Se mai la volesteleggete l'operaattentamente; destinate le partied a tenore delle vostredisposizionise così ordinatefarò che l'autormedesimo riduca le parti al bisogno o faccia di nuovo quello che vipiace. L'autore è il signor Giuseppe Bono: egli è natoin Vienna di padre italianoe fu mandato da Carlo VI ad imparar lamusica sotto di Leoe con lui ha passato la prima sua gioventù.Conosco ancora altri due maestri di musica tedeschil'uno èil Gluckl'altro Wagenseil. Il primo ha un fuoco maravigliosomapazzo; il secondo è un sonator di cembalo portentoso. Hacomposto un'opera a Venezia con molta disgrazia; ne ha compostealcune qui con varia fortuna. Io non son uomo da darne giudizio.

Carogemellonon posso più scrivere. La mia testa si ribella.Addiose volete ch'io stia bene datemi il buon esempio: e credetemich'io sono più afflitto di voi di non avervi potutocompiacere. Voi sapete ch'io non mentisco: onde non mi dilungo.Amatemi e credetemi.

 

LVI- A Michele di CervelloniMadrid

Vienna26 novembre I75I.

Sareiinconsolabile se all'impazienza da me sofferta nel mio lungo silenziosi mescolasse una benché minima parte di rimorso; ma nonavendo fisicamente potuto rispondere finora all'ultimo veneratissimofoglio di Vostra Eccellenza del 23 d'agostobenché io sentavivamente tutta la pena del dannoevito almeno tutto il rossor dellacolpa.

Vennea ritrovarmi la sua lettera suddetta nel terminare dello scorsosettembre fra i boschi della Moravianon così sollecita comeavrebbe potutoe mi venne accompagnata da Vienna da un frettolosoaugustissimo comando di rendermi immediatamente alla Corte perdirigere la rappresentazione d'un'opera scritta da me d'ordinesovrano per esser cantata da dame e cavalieri nel venturo carnevalee improvvisamente destinata al giorno di Santa Teresa; onde ledisposizioni che avrebbero dovuto farsi in tre mesi si sono ristrettein due settimane. Si trattava d'esporre su le scene quattro damigelletedescheaffatto novizie di tal mestieree questo solo pensiererichiedeva quattro de' miei pari; ma questa pesantissima commissionenon è stata la sola. Per un concorso inesplicabile d'accidentiaulicinon si è trovato chi abbia voluto in questo caso farda cavalier della musica; onde non già l'onore ma il peso n'ètutto ricaduto su le mie spalle: quindi ho dovuto io solo caricarmidella direzione delle decorazioni e di tutte le minime infinite cureche precedono il componimento di tale spettacolo. In queste angustiepotrà Vostra Eccellenza immaginarsi come io mi sia ritrovato;consideri ch'io non ho potuto trovare un momento per lamentarmidell'incomoda mia salutee che più d'una volta mi èmancato il tempo per gli uffizi necessari della vita. Pure a dispettodi tante difficoltà tutto fu pronto per il giorno destinato;ma perché questa specie di miracolo perdesse parte del meritosi ammalò una delle attrici e convenne trasportar l'opera ottogiorni. L'esito finalmente ha pagato generosamente le penose miecure. Non ho mai veduto in questa Corte spettacolo più degnodegli augusti suoi spettatori; né mai ho veduto che potesserounirsi tutti i voti del pubblicocome si sono uniti nell'ammirazionedi questo. Le dame superanoparticolarmente nell'azionetutte lepiù celebri attrici. So che non sarò credutomaperdono agli increduli perché ho dovuto perdonare a me stesso.La musica è del Bonoed è impareggiabile: le scene egli abiti sono magnificie il visibile straordinario gradimento de'clementissimi padroni aggiunse un insolito splendore a tutto lospettacolo.

Gliattori sono stati il signor conte Bergenquattro FrailecioèRosenbergKollonitzFrankenberg e Lamberg: si èrappresentata l'opera cinque voltee finita la quintagliaugustissimi padroni ritennero a cena gli attori ne' loro abititeatralie ciascuno di essi nello spiegar della salvietta trovòil suo regaloconsistente in galanterie d'oro e di gioie adattatealla persona. La cena durò fin verso la mezzanottee gliattori ne partirono ricolmi di grazied'applausi e di millereplicate testimonianze del clementissimo sovrano gradimento. Doveaesser quella l'ultima rappresentazione; ma sento orachel'augustissima padrona desideri che si replichi alcune altre volte incittàe che si pensi a determinare il sito in Corte atto aricevere le decorazioni che sono state a Schönbrunn. Il soggettodell'opera è la celebre generosità d'Alessandrocherestituì il regno di Sidone al povero e sconosciutoAbdolonimo. Il titolo è il Re pastore per non preveniresvantaggiosamente i lettori innocenti con la barbarie di quel nome.

Benchétormentato più crudelmente che mai dai miei flatiangustiatodal tempo e spaventato dall'inesperienza degli attori che mi furonopropostiper un fenomeno inesplicabile non ho mai scritta alcunadelle mie opere con facilità eguale e della quale io abbiameno arrossito. Avrei voluto mandarlo a Vostra Eccellenzama hoincontrato tali difficoltà nel consegnare al ministro quellache avea commissione di mandare a Farinelloche non ho ardito ditentare il guado un'altra volta. Per la posta il valore della mercenon si eguaglierebbe alla spesaonde attendo occasione di mandarlaevitando gl'inconvenienti.

Lapovera nostra signora contessa d'Althann ha risentito nel corpo ilcolpo che l'ha ferita nell'animo alla perdita del suo fratello.

L'ariadi Moravia le ha reso molto ma non tutto quello che avea perdutonella salute. Le ho comunicata la lettera di Vostra Eccellenzae miha commesso d'assicurarla del contraccambio della parziale memoriache conserva Vostra Eccellenza di lei. Con gli stessi sentimenti diriconoscenza e di stima ha letta il conte di Canale l'onoratamenzione che fa Vostra Eccellenza di luie tutti conchiudiamo che lasua lontananza non è dannosa che a noi. Possedendo ellasoprabbondanti capitali di dottrina e di esperienza onde popolar lasolitudine o procurarsela in mezzo al tumulto. Rinnovila supplicola memoria della costante mia divozione alle eccellentissime contessemadre e figlia e mi creda con rispetto eguale agli obblighi miei.

 

LVII- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI2 giugno I752.

Lavostra gratissima del 17 dello scorso non contiene che il giudiziosommariosotto figura di reticenzadel mio Eroe cinese; ondenon esige che un sommario rendimento di grazie per la vostra fraternaparzialità. La necessità d'allontanarmi dallasemplicità del Re pastore mi ha obbligato a ricorrereal genere implessogenere più difficile a maneggiare con cosìpochi personaggi e con tale angustia di tempo. Mi ha costato moltacura di procurare che la brevità e il viluppo non cagionasserooscurità nell'azione; se mi sia riuscitotocca agli altri digiudicarne.

Speroche rileggendolo troverete maggior artificio nella condotta di quelloche non avrete a prima vista per avventura osservato. Non vi èquasi scena senza qualche peripezia; non vi è peripeziasenza preparamento; non vi è il minimo ozio: l'azione semperad eventum festinate l'agitazione s'accresce sino all'ultimoverso del dramma. Vi confesso con tutto ciò che il mio genio èpiù per il semplice. Mi pare che una gran figuranella qualesia luogo d'esprimere ogni picciolo lineamentoesiga un piùesperto maestro che le molte delle quali la picciolezza assolve dagliscrupoli d'un esatto contorno. Maoltreché il mio Leango nonè figurina così minutaquando altri è costrettoa sporcar tante tele è inevitabile prudenza l'andar cambiandomanieraper non rassomigliar troppo a se stesso. Il merito maggioredi quest'opera è negativo. Non potete immaginarvi quante vivedescrizioniquanti curiosi racconti e quante affettuose situazionimi avrebbe fornito con isperanza di lode il fatto medesimo; maobbligato a servire alla prescritta brevitàho dovutorigettar come soverchio tutto ciò che non era assolutamentenecessario. È vero che se non ho potuto procurar questa lodeal mio lavoro mi sono studiato in contraccambio di assicurarlo dalbiasimo di qualunque irregolarità.

Tuttele unità e gli altri canoni drammaticianche farisaicivisono superstiziosamente osservati: l'azione è sola: gliepisodi son così necessari che ne fan parte. Puòrappresentarsi tutto il dramma in una salain una galleriain ungiardinoo dove si vogliapurché sia un luogo della reggia;e basta a tutto lo spettacolosenza bisogno d'indulgenzail purotempo della rappresentazione.

Manon ho mai in vita mia parlato tanto di me medesimo. Or me ne avveggoe ne arrossisco; non già perché io mi senta reo difilauziama perché potrei comparirlo con voi.Ricordatevi che poche persone dubitano di se stesse fino al viziosiccome io faccioe che nel comunicare a voi le perfezioni ch'io misono proposte non mi credo esente da' difetti a' quali e quelladell'umanità e la propria mia debolezza pur troppo misottopone. Addio.

 

LVIII- A Carlo BatthyanyVienna

Vienna[novembre] I752.

Pereseguire i venerati ordini dell'Eccellenza Vostra eccomi a comunicarbrevemente ciò ch'io penso intorno al metodo da tenersi perprocurar l'intelligenza e l'uso della lingua italiana al serenissimoarciduca Giuseppesottoponendo i miei lumi a quelli dell'EccellenzaVostra e senza eccesso di modestiapoiché tutti i vantaggiche possono essere dal canto mio come tolerabile esecutorenon miautorizzano a decidere come metodico maestrocategoria moltodifferente da quellanella quale mi han situato gli studi miei.

Iocredo dunque in primo luogo che non solo le arti tuttema che levirtù medesime si debbano comunicare più per la viadella pratica che della teoria. Ea riguardo particolarmente dellelingueodio come un abuso e dannoso e crudele il caricare il poveroprincipiante d'un fascio enorme di regole e d'eccezionile qualiinvece di procurargli la copia delle parole e di fornirlo di facilitàa parlare ed intenderedebbano per necessità inspirargliavversione e rincrescimentoe fargli perdere la speranza di venirmai a capo d'impresa tanto difficile. Chi aspira ad essere autore ènecessario chedopo imparata la linguane studi esattamente leregole e le ultime differenze; ma chi non si propone che la facilitàdi spiegarsi e d'intenderenon deve aver alcuna cura particolaredelle regolese non di quelle più generali e sicureche inoccasione di parlare o di leggere gli andrà per modo didiscorso comunicando il prudente e discreto maestro.

Insecondo luogo io non reputo cosa convenevole che un principeobbligato dal suo grado a tanti studi così necessari comeseverisenta addossarsene un altro: onde mi piacerebbe che questodella lingua italiana perdesse affatto per lui la fisonomia distudioe che adottasse all'incontroquanto è possibilequella di divertimento e di riposo. In conseguenza di questiprincipii io bramerei che il maestro incominciasse dal comunicare alprincipe le pochissime cose necessarie ad osservarsi intorno allapronunziaper metterlo subito in istato di poter leggere. Lapronunzia italiana conviene in tal guisa con la latinae differiscecosì poco dalla buona pronunzia tedescache il farneosservare le picciole differenze è opera di pochi momenti.

Èinevitabile dopo di questo il dare un'idea all'ingrosso de' nomi ede' verbi; ma essendo egualmente necessario di non aggravare ilprincipe del noioso peso d'imparare a memoriaio terrei il camminoseguente.

Inquanto a nomiconservando nell'italiano sempre la medesimaterminazione in tutti i casinon v'è bisogno che di fargliosservare l'articolo che gli distingue e il cambiamento che fanno nelnumero dei più. Esenza fermarsi affatto in questaconsiderazionela sola lettura di due giorni lo renderàperitissimo di ciò che bisogna su tal proposito.

Ariguardo de' verbi che abbondano di tante e così diverseinflessioniio loderei che il maestro incominciasse costantementeogni giorno la sua lezione dal far leggere ad alta voce due o trevolte uno de' medesimiin tutti i suoi modi e tempi diversiespererei che quel meccanico non interrotto esercizio dell'occhio edell'orecchioassistito da' continui esempi che s'incontrano nelleggere e nel parlaredovesse provvedere il principe di tutta lafranchezza necessaria nei vari usi de' verbi suddettisenza essersisottoposto al noioso lavoro d'impararli a memoria.

Perdare un ordine a questo esercizio incomincerei dai due verbiausiliari essere ed avere; passerei quindi alle quattroconiugazioni regolarie terminerei co' verbi irregolari e difettivi.

Dovendoessere il primo oggetto del principe il parlare e l'intendere coloroche avran la sorte di parlar secoio non approverei che le sue primeletture fossero di libri gravi ed eleganticome di teorie di scienzeo d'altra somigliante materia. Tutti gli autoriaspirando alla lodedi eccellenti scrittorisi vagliono ne' libri loro di frasi e diparole che riescono nel parlar comune troppo ricercatepoco intese equalche volta ridicolee sfuggono all'incontro l'espressioni chesono comunemente in commercio. Di modo che caricano la memoria delloscolare di cose per allora inutili o dannosee non lo provvedono diquelle delle quali ha prontamente bisogno. Loderei peròmoltissimo che la prima lettura del principe fosse di dialoghettifamiliaride' quali si trova copia sufficiente. E questaper nonbreve tratto di tempo continuata e replicatalo fornirà delleparoledelle frasi e de' modi di dire che sono familiarmente incommercio fra le persone più colte; non lo aggraverannointempestivamente di quella merce che serve al fasto degli scrittorie lo metteranno sollecitamente in istato di spiegar le sue idee connobiltàche non si risenta della ricerca e dell'affettazione.Questa lettura somministrerà frequenti occasioni al maestro difar osservare al principe la differenza delle espressioni checonvengono all'elevato suo grado da quelle che sono permesse alcomune degli uominie delle varie maniere delle quali èdecente ch'egli si vagliaa proporzione delle varie condizioni dellepersone o più distinte o più basse con le quali eiragioni.

Quandoabbia il principe acquistata per questo cammino una convenientefacilità di spiegarsistimerei molto utile l'introdurlo allalettura di qualche libro di materia lieta e curiosama eviterei dabel principio tutti gli originali italiani. Il genio latinochequesta lingua ha fedelmente conservatonon soffre la concisa echiara per altro semplicità franceseche spiega per lo piùseparatamente le concepite idee ad una per una; ma vuole che di molteinsieme artifiziosamente raccolte se ne componga spesso una solaoperazione che non può eseguirsi senza lunghi periodi eprolisse sospensionie che quanto giova all'armoniaalla grandezzae alla nobiltà dello stile altrettanto nuoce all'intelligenzadi qualunque principiante straniero. Farei precedere per questaragione alla lettura degli originali italiani quella di alcun librotradotto dall'idioma franceseavvertendo per altro che la traduzioneproposta non sia di quelle che conservano con troppa fedeltàil gallicismo. Familiarizzato per questo mezzo il principe con lostile di qualche autore che non lo disanimipasserà senzadubbio con molta maggiore facilità alla lettura degli storicidegli oratori e finalmente de' poeti italiani. Benché nondebba il principe proporsi per oggetto di divenire scrittoreitalianonon crederei fuor di proposito ch'egli acquistasse almenotanto di facilità nello scrivereche potesse in caso dinecessità comunicar con decenza un avvisoun sentimentouncomando. Per renderlo senza molta pena abile a questoapprovereichequando avesse già fatto acquisto d'un sufficientecapitale di parole e di frasiincominciasse in presenza del maestroa comporre alcuna o lettera o descrizione o racconto. E per toglieretutta la noia al lavorovorrei che la voce viva del maestro medesimogli servisse in questo caso di dizionario e di grammaticaesuggerendogli le parole e le frasi ch'ei non rinvenisse prontamentenella sua memoriae dirigendolo nella scelta di quelloeregolandolo nell'ordine e nella progressione de' pensieriefacendogli note le pochissime leggi alle quali è soggetta lafacilissima ortografia italiana.

Questometodosecondato dal continuo esercizio nel quale potranno tenere ilprincipe molti di quelli che sono eletti all'invidiabile onored'essergli appressoe più d'ogni altro i felici talenti de'quali la Provvidenza a nostro vantaggio gli ha fatto donocredereiche in breve tempo e con leggiera fatica dovessero indubitatamenteprodurre l'effetto che si desidera. E s'io m'inganno nel mioragionamentogran parte della mia colpa ricadràsull'Eccellenza Vostra che ha voluto obbligar un poeta a dover far damaestro. Io rifletterò per consolarmi chequanto èminor il merito di questi miei pareritanto più grande èquello dell'ubbidienza miaefficace a tal segno che ha potutosuperare in me la natural gelosia del proprio credito. Io sono coldovuto rispetto.

 

LIX- A Ranieri CalzabuigiParigi

Vienna20 dicembre I752.

Rispondopiù tardi di quello che avrei voluto alla cortese lettera delmio signor Calzabigi del 15 dello scorso novembreperchél'affare ch'egli in essa mi propone esige riflessionee non ammettealcuna fretta. Ordopo i brevi ma sinceri rendimenti di grazie ch'iosono in debito di fargli per le obbliganti ufficiose espressioni conle quali egli così parzialmente mi onoraeccomi a fare e adir per lui tutto quello che concede la difficoltà dellamateria ch'ei mi propone.

Frale molte edizioni delle opere miedelle quali forse in castigo de'miei peccati è stato inondato il pubbliconon ve n'ha népure una fatta sotto gli occhi dell'autoree che però nonabbondi di gravi e vergognosi errori. A quelli del primo ha sempreaggiunti i suoi il secondo stampatore; a quei del secondo il terzoecon questo progresso di peggioramento la cosa è ridotta asegno così deplorabileche per cura di salute io mi guardocome da gravissimo disordinedall'aprire qualunque nuova impressionedelle opere mieche mi venga sventuratamente presentata. Da tuttociò è assai chiaro ch'io stesso non saprei quale delleantiche proporre per esempio alla nuova edizioneperché inquesta si trovassero unicamente gli errori miei senza l'aggiuntadegli altrui. Converrebbeper far cosa lodevolech'io prendessi permano una delle note ristampeche pagina per paginaanzi verso perversoandassi attentamente correggendo lo stampatore e me stesso;ch'io di ciò formassi un nuovo originale e che di questofinalmente io mandassi al signor Gerbault: una fedelissima copia. Orquesta operazione suppone tempo e pazienzaa cui puòmalagevolmente accomodarsi l'interesse di cotesto editore e le mieoccupazioni. Pure per corrispondere in quanto io possa alle cortesicure e del mio signor Calzabigi e di cotesto signor Gerbaulteccoviin primo luogo due stampe d'un mio ritrattoche finora è ilmen satirico che mi sia stato applicato: eccovi inoltre un fedelcatalogo di quanto è stato finora pubblicato di mio. Dico dimio perché lo stampatore veneto nella sua ottava e nonaristampa del 1752 mi ha generosamente attribuito alcune cantate ecanzonette d'autori incognitia' quali io non vorrei per cosa delmondo usurparne la gloria.

Quantoall'ordine de' componimentiio non terrei che il seguente.Destinerei a ciascun volume quattro o cinque opere al piùele accompagnerei con alcuni di que' componimenti drammatici che sitrovano nel catalogo sotto i nomi di Feste o d'Oratorii.Tutto ciò ch'è drammatico va bene insieme: i lettoried io più di loro curo pochissimo la pedanteria cronologicaeserbando il tenore ch'io suggeriscoriusciranno i volumi tutti dimole egualepotendo lo stampatore destinare a ciascuno de' medesimia seconda della mole che si proponemaggiore o minor numero de'drammatici componimenti suddettie più lunghi e piùbreviche ve n'ha d'ogni fatta. Dopo tutte le poesie drammatichesarei di parereche seguissero le lirichecioè a dire leCantatei Sonettile Canzonette e gliEpitalamii. E finalmente relegherei al fondo dell'ultimovolume quelle poesie ch'io scrissi nella mia infanzia delle letteree che nella prima edizione in quarto di Venezia si trovano nel terzotomo raccolte sotto nome d'Aggiuntacon un avvertimento allettoreche lo informava e del tempo in cui furono scrittee delmio sensibile rincrescimento nel vedermele pubblicate a mio dispetto.V'è fra queste una tragediaintitolata il Giustinonon solo scritta da me e pubblicata in età di poco piùdi quattordici annima composta per precetto del mio maestro su lostile del Trissinoservile imitatore d'Omero: ond'ei si risentedell'immaturità dell'autore e della languidezza del suoprototipo. Se il signor Gerbault volesse nella sua ristampatrascurare i componimenti che formano cotesta maladetta Aggiuntami farebbe cosa carissimama perché giustamente temo ch'eglinon vorrà con questa mancanza render la sua inferiore allealtre edizionilo prego almeno di raccoglierle tutte insiemecacciarle al fondo dell'ultimo volumee informare i lettori dellecircostanze che servon loro di scusa.

Horidotto la Didone e la Semiramide in forma di cui sonomolto più contento che di quella con la quale hanno corso iteatri d'Europa finora. Ho parimente aggiunto un quarto personaggioad una festa intitolata Componimento drammatico che introduce adun ballo cinesee con questo riesce a mio credere piùcompiuto. Son pronto a comunicar tutto ciò al signor Gerbaultpurch'egli destini in Vienna chi abbia cura di farne far le copie equella di trasmetterle.

Saràben comica la sedizion musicale che hanno prodotta in Parigi cotestinostri attori italiani. Io mi figuro una gran parte degli amabilleccessi della vivacità francese; ma non vorrei che insieme co'nostri pregi adottassero i nostri difetti. A parlar sinceramentegl'Italianiin gran parte per far soverchiamente pompa dell'abilitàdel canto della quale a distinzione delle altre nazioni gli haforniti la naturasi sono solo dimenticati d'imitarlamatrascorrono assai spesso sino ad opprimerla.

Pernon essere ingrato alla gentilezza vostra è tempo di liberarla vostra pazienzaesercitata abbastanza in una sì pocodiscreta lettera; comandatemi dunquee credetemi con la dovutastima.

 

LX- A Mattia DamianiVolterra

Vienna24 maggio I755.

Dall'umanissimofoglio di V. S. illustrissima del 22 dello scorso aprile ho ragionidi aggiungere nuovi titoli di obbligata riconoscenza a quelli de'quali mi ha ella in altri tempi gentilmente ricolmato. La suacostante ed affettuosa memoria merita tutta la corrispondenza dellamiaed io non saprei defraudarnela senza arrossire della miaingratitudine. Se brama ella aver contezza di mia salutesappia cheda otto anni in circa ho contratta una scandalosa consuetudine conuna impertinente legione di affetti ipocondriaciche si sonoalloggiati in questa mia tormentata macchinetta in compagnia de'flatidegli acididelle nauseedegli stiramenti de' nervie dimille altri loro omonimidiabolici satelliti. Al primo assalto frala novità del fastidio e l'autorevole ignoranza de' medicihocreduto di perdervi il senno e la vita: ma oggi noi siamo divenutifamiliari. Non so se per diminuzione di vigore in essio per aumentodi tolleranza in me: io per altro avido di gloria sono nella secondasentenza. Ho ragione d'esser superbo del mio trionfopoichéquantunque al presente io soffro le indiscretezze medesimesi mangiatuttaviasi beesi dormes'ingrassa e s'inganna il mondo con unaspetto ben più degno d'invidia che di compatimento.

Conle Muse poidopo tanti anni di matrimonioio vivo ora in una certafamiliaritàche potrebbe parere amiciziama a dirla cosìfra noi non è altro che dissimulazione. Esse conoscono i mieied io i loro difetti. Non crediamo prudente il pubblicarli; ma cievitiamo quanto è possibile. Felice il mio signor Damianichesi trova tuttavia con esse fra le soavi premure de' primi amori.Duolmi che la lontananza mi defraudi di essere a parte de' frutti dicosì invidiabile commercioe mi auguro che me ne ristorialcun suo comandoond'io possa dimostrarle che sono.

 

LXI- Ad Antonio Tolomeo TrivulzioMilano

ViennaI6 giugno I753.

Felicevoiveneratissimo Fracastoroche andate gustando in codesto ridentesoggiorno tutti i più squisiti piaceri della vita. Io non neinvidio la doviziama bensì il desiderio che ne avete. S'iosapessi procurarmi questosarei già di là della metàdel cammino; ma per mia disavventura il mio palato è cosìoggimai incallitoche mi paiono insipide la maggior parte di quellevivande che solleticano così soavemente il maggior numero de'viventi. La esperienza e il raziocinio ci sgombrano veramente l'animod'una quantità di errori che s'incominciano a bere col primolatte; ma ci defraudano all'incontro una quantità di piacerie non somministrano materiali onde riempire il vòto checagionano. Forse questo è un meritato castigocol quale laProvvidenza punisce chi pretende fabbricarsi in terra una solida ereale felicità non conceduta ai mortali. So ches'io potessirifarmi da caponon sarei più così dolce d'andarcercando il pel nell'uovo. Mi compiacerei della scorza de' piacerisenza andarli snocciolandoe con la varietà compensereil'instabilità de' medesimi. Non v'è bisogno di tantarealità per dilettarsi. Qual cosa più vana d'un sogno?eppure vi fa passar qualche ora contento. Qual cosa piùfallace d'una scena? eppure vi trattienevi rallegravi rapiscecolle sue superficiali apparenze. Chi non vuol che il midollo de'piaceriperde il buono cercando l'ottimoe mentre compiagnel'altruifabbrica la propria infelicità. Io mi rido di queivostri cicaloni de' Greciche asseriscono magistralmente che lafelicità dell'uomo consiste nel carere dolore: sel'assioma stesse a martello sarebbe più invidiabile ognipilastroogni paloche AristotilePlatone e tutta la socraticafamiglia. Non vuo' per altro che mi crediate così svogliato intutto. Io sono sensibilissimo alla tenerezza de' miei eparticolanmente a quella de' vostri pari; onde non siate avaro dinutrimento all'unico appetito che mi è rimastosicuro diessere contraccambiato da quella rispettosa e tenera costanzaconcui non lascierò mai d'essere.

 

LXII- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

ViennaI5 dicembre I753.

Rispondoalla carissima vostra del dì 11 dello scorso novembre con laquale ho ricevuto un esemplare della Semiramide col suo abitospagnuolo. Vi rendo grazie dell'obbligante attenzionee passo arispondere alle vostre richieste.

Quandoio ho composto l'Adrianoho procurato di far parti egualiquanto è possibilefra Adriano e FannaspeEmirena e Sabina.Nella sostanza Adriano e Sabina sono le prime parti: l'una e l'altraformano il principal soggetto dell'opera; e l'una e l'altra crescenell'andare innanzi: con tutto ciòin grazia della vivacitàdelle prime scene di Fannaspetutti i musici si sono ingannatiedio sono stato richiesto della decisione di cui ora mi richiedetediverse altre volte. Da tutto questo ch'io vi dico comprenderete chedipende dall'arbitrio di far passar per prime parti Adriano e Sabinaoppure Fannaspe ed Emirenama che in sostanza Adriano èil titolo dell'operae che fra lui e Sabina succede l'azioneprincipalenon essendo Emirena che un inciampo alla virtùd'Adrianoqual finalmente vince se stessoe questo trionfo dellasua virtù è l'azione che si rappresenta. Ladistribuzione poi delle parti essendo impresa più politica chescientificanon posso farla io chenon essendo sulla faccia delluogoignoro una quantità di circostanze necessarie a sapersiper ben decidere. Quello che posso dirvi con sincerità si èchese io fossi musicovorrei rappresentare il personaggiod'Adrianoe se fossi sirena incantatricemi piacerebbe piùd'essere imperatrice romanapiena di generosità e di virtùche una schiava innamorata come una gatta.

Hogià circonciso il primo atto dell'Alessandro: oh chemacello! Ne ho tagliati 266 versi e tre arie. Caro gemelloquestomestiere ingratissimo non si fa che per voi. Il farsi eunuco dipropria mano è sacrifizio che ha pochi esempi: pur si fae siprocurerà che non se ne risenta lo spettacolo se non convantaggio. Voi non potete aver mai tanta voglia d'una mia opera nuovaquanta ne ho io di farvelae questo pensiero mi sta sempre presente;ma per non replicarvi tutta la filastrocca con la quale vi ho seccatoaltre voltevi prego di riflettere che per il giorno della miaaugustissima padrona si è qui rappresentata un'opera in Corteed è stata La clemenza di Tito. Voi non avete bisognodi commentario a questo testo...

 

LXIII- A Ranieri CalzabuigiParigi

ViennaI6 febbraio I754.

Rispondoalla gentilissima vostra del 29 gennaiola quale accusa altre da menon ricevute. Spero che il cambiamento che vi proponete nella sceltadel cammino mi difenderà in avvenire da simili inconvenienti.Intantoseguitando l'ordine delle materie che avete tenuto nellavostra letteraeccovi le risposte categoriche.

Virendo in primo luogo distintissime grazie dell'amichevole impegno cheavete preso di difendermiin una lettera a' lettoridalle accuse dicoloro che mi vogliono copista de' Francesi. Io ho credutoscrivendopel teatrodi dover leggere quanto in questo genere hanno scrittonon solo i Grecii Latini e gl'Italianima gli Spagnuoli ancora e iFrancesi; e ho supplito alla mia ignoranza della lingua inglese conle traduzioni che vi sonoper informarmiquanto è possibilesenza saper la linguadei progressi del teatro fra quella nazione.Ora a seconda della più recente lettura può ben darsiche talvolta si riconosca in alcuna delle mie opere il cibo di cuiattualmente mi nutriva; ma è grande ingiustizia il nonriconoscervi se non se il cibo francesee chiamar furto quellariproduzione che si forma nel mio terrenode' semi co' quali hocreduto lodevole e necessaria cura il fecondarlo. Hanno bisogno diquesta coltura non meno il grasso che l'arido terreno: in questosecondo si conserva lungo tempo senza cambiar forma il seme che vi sinasconde ma non produce; nel primo all'incontro si corrompecambiafigura e fermentama rende alla sua stagione ventiquattro per uno.In queste differenze è facile il riconoscere quella che sitrova fra il copista e l'autore...

 

LXIV- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna4 marzo I754.

Nonmi ha sorpresoe mi ha con tutto ciò colpito nel piùvivo dell'anima la perdita del nostro povero padre. Dal mio doloremisuro qual sarà stato ed è il vostro. Io sento che hobisogno di qualche tempo per essere ragionevole. Vi ringrazio dellefraterne insinuazioni in mezzo al vostro abbattimento. Caro fratelloeccovi padre affatto. Adempite costì degnamente le sue veci:se v'è cosa che da me dipenda qual possa consolarviesigetelasenza riserva: la vostra servirà di strada alla miaconsolazione. Già sapete ch'io non metto limiti alla vostraprudenzae particolarmente dove trattasi d'onorar e d'assistere co'suffragi quella cara e rispettabile personaa cui son debitoredell'esistenza. Povere sorelle! come si troveranno perdute!Assistetelecaro Leopoldo; pensate quanti soccorsi meno di noi sitrovano esse nell'animo contro l'assalto delle passionieparticolarmente di quelle che derivano dalle più sacre leggidella natura! Addio. S'io v'ho sempre amatoconsiderate quanto viamo ora che manca chi esiga tanta parte dell'amor mio.Corrispondetemi voi l'accrescimento del vostroe credetemi piùche mai.

 

LXV- A Ranieri CalzabuigiParigi

Vienna9 marzo I754.

Nonhan poco solleticata la mia vanitàgentilissimo signorCalzabigile notiziecosì dell'elegante ristampa di tutti ipoetici scritti miei che si è costì recentementeintrapresacome quella della faticosa cura che vi è piaciutoaddossarvene. Argomentando io (come tutti pur troppo facciamo) afavor di me stessomi lusingo che l'intrapresa ristampa delle operemie ne supponga costì le richieste; che quelle ne promettanofautorie che possan questi procurar forse loro il voto di cotestacoltaingegnosa e illuminata nazionevoto a cui non ha finoraardito di sollevarsi la mia speranzase non quanto ha bastato pernon perderne il desiderio. Il trovarsi poi la direzione e la cura diquesta impresa fra così esperte e amiche mani come le vostremi assicura ch'io dovrò arrossirmi in avvenire unicamente de'propri errorie non più di quelli che mercé lavergognosa trascuratezza degl'impressori innondano le numeroseedizioni con le quali mi ha finora la nostra Italia non so seperseguitato o distinto.

Benchéla mia paterna tenerezza possa tranquillamente riposarsi sul'affettuosa tutela che voi assumete de' figli mieisarebbe pur mionon men debito che desiderio il sollevarvi in parte dal grave enoioso peso di cui l'amicizia vi ha caricatoe non ricuso di farloquando le altre mie inevitabili occupazionile ineguaglianze di miasalutee la nostra distanza consentono.

S'egliè vero che un salubre consiglio sia considerabile aiutoiocomincio utilmente ad assistervi avvertendovi di non abbandonarvialla fede delle venete impressionisenza eccettuarne la prima inquarto pubblicata l'anno 1733alla quale la superioritàch'essa ha pur troppo conservata su le molte sue sconce seguaci nonbasta per autorizzarla all'impiego di mediocre esemplare. Sono andatequeste d'anno in anno miseramente peggiorandosino all'eccesso dipresentare al pubblico sotto il mio nomema senza l'assenso miocantate e canzonette ch'io o non ho mai sognato di scrivere o che hodurata gran pena di riconosceretanto mi son esse tornate innanzistorpiemalconce e sfigurate. Le edizioni poi di Romadi NapolidiMilanodi Piacenza e tutte quelle in somma che fin qui sono usciteda' torchi d'Italia derivano dalle prime di Venezia e aggiungono alproprio tutto il limo della fangosa sorgente. Per assicurarvi dovreiintraprendere una generale correzione di tutti gli scritti miei etrasmettervene poi esattissima copiaimpresa per la quale manca iltempo a me di compirla come quello a voi di aspettarla. Conviendunque ch'io mi riduca ad avvertirvi unicamente di quei pochi erroriche per l'enormità loro hanno conservato sito nella miamemoria e che confidi poi e raccomandi alla dottrinaalla diligenzae all'amicizia vostra la ricerca e la riforma degli altri. Chi sach'io non ritragga profitto da questa angustia medesima? La vostraparzialità per l'autore può farvi attribuir talvoltaagl'impressori le sue mancanze e procurare a luirettificandolequel vantaggio di cuise ne aveste saputo la veraoriginequalche vostro gentil riguardo lo avrebbe per avventurafraudato.

Maperché tutto il mio aiuto non si riduca a consiglieccovi inprimo luogo un correttissimo originale di mie cantateo nonpubblicate finora con le stampeo vendicate affatto dalle ingiurieche da tante imperite mani hanno ormai troppo lungamente soffertoEccovi inoltre le Cinesialtre volte impresse sotto il titolodi Componimento drammatico che introduce ad un balloma oraaccresciute d'un personaggioe perciò di maggior vivacitàed interesse nella condottaa segno di poter senza taccia disoverchia baldanza pretender qualche parte ne' privilegi dellanovità.

Aggiungoa queste la mia Isola disabitatadramma in cui mi sonoparticolarmente studiato che l'angustia di una breve ora prescrittaalla sua rappresentazione non me ne scemasse l'integrità.Questabenché ultimamente pubblicata in Madridnon si trovaper anche inclusa nelle precedenti raccolte de' miei componimenti

Uniscoall'antecedente quattro antichi miei drammi da me nuovamenteriformati e per mio avviso migliorati in gran parte. Son questi laDidonel'Adrianola Semiramide e l'Alessandrone' quali ho creduto ora di riconoscere o qualche lentezzanell'azioneo qualche ozio ambizioso negli ornamentio qualcheincertezza ne' caratterio qualche freddezza nella catastrofedifetti che facilmente sfuggono all'inconsiderata gioventùmanon ingannano così di leggieri quella maturità digiudizio che deriva dall'esperienza e dagli annivantaggio chetroppo ci costa per farne buon uso.

Vitrasmetto finalmente un catalogo fedelissimo di tutte le mie poesiedi qualunque specieche han fin qui veduto la lucee col consigliodi questo potrete voi sicuramente escluderecome spurie dallavostratutte quelle che in molte venete edizioni mi sono state controppa generosità attribuite.

Avreidesiderato che non si trovassero nella ristampa parigina alcuni mieipoetici componimentiche troppo si risentono della prima miaadolescenzama particolarmente la tragedia del Giustinodame scritta in età di quattordici anniquando l'autoritàdel mio illustre maestro non permetteva ancora all'ingegno mio ildilungarsi un passo dalla religiosa imitazione de' Grecie quandol'inesperto mio discernimento era ancor troppo inabile a distinguerl'oro dal piombo in quelle miniere medesimedelle quali incominciavaegli allora ad aprirmi appena i tesori. Ma preveggo che non vorràcodesto editore render la sua meno abbondante delle altre stampeammaestrato dall'esperienzache la mole e non il peso decide assaicomunemente del merito d'una edizione. Vi prego dunquese non poteterisparmiarmidi differirmi almeno quanto è possibile questorossore relegando agli estremi confini dell'ultimo volume tutti queicomponimenti che sotto il nome di Aggiunta furono dalBettinelli nella sua prima edizione pubblicatie non trascurando difar che loro preceda la mia cronologica difesa.

Nonaspettate qui nuove proteste dell'infinita mia riconoscenzanéreplicate preghiere che raccomandino alla vostra cura il creditodegli scritti miei: so che non bastan le primee che non bisognanole seconde; onde mi ristringo a confermarmi.

 

LXVI- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna6 maggio I754.

Lagratissima vostra del 13 del caduto non avrebbe bisogno di lungarispostama questo non giova alla mia pigrizia; convien ch'io viparli del signor marchese Patrizi per cui vi mando l'annessa rispostachelettasuggellata e per mio consiglio a vostro uso trascrittaconsegnerete poi al cavaliere insieme con un mondo di riverenze a mionome. Egli mi scrive una lunghissima lettera ortatoria al viaggio diRomami assicura benevola e benefica la Santità Sua ecombinando le sue espressioni co' discorsi tenuti con esso voipareche intenda di parlare di transmigrazione totalepiù tostoche di visita passeggiera. La lettera ha fisonomia d'essere statadettata o almen commessa; e quando anche non fosse né l'uno nél'altrola prudenza esige di ricordarsirispondendoche potrebbeesserlo Con queste premesse e col di più che vi diròintenderete meglio la mia risposta. Ioper dirvi il veroson moltograto al desiderio che costì si mostra di me; ma non intendocome si pensi sulla facilità di trasportarmi. La primadifficoltà è ch'io non sono capace di piantar cosìsenza motivo una padrona che mi ha sempre beneficato e distinto: equando su questo punto il presente pontefice si accordasse conl'imperatricedi cui si trova amico e corrispondentemi darebbeegli l'equivalente di cinquemila annui fiorini in circache gododalla beneficenza augustissima? Il Papa omnia potestmabisogna vedere si omnia vult: ed io so come si pensa sulQuirinale. È possibile che mi credano costì cosìpoco onesto e così gocciolone da lasciare senza ragione unatal padrona ed un tal soldo sulle speranze delle beneficenze d'unpontefice octogenario? S'egli avesse veramente questa vogliaPapaomnia poteste senza taccia dell'onor mio e senza mio danno diveruna fatta mi avrebbeio credoa' suoi piedi. Ma la volontànon è efficace quando si vuole appagare a spese altrui o nonimpiegare che la discreditata moneta delle belle speranze: ondecarofratellonon correte al rumore. Io ho veramente voglia di riveder lapatria e quel santo e buon vecchioalmeno per alcuni mesi: maavendo fatti i miei contitrovo che il decoro ed i comodi cheesigerebbe un tal mio viaggione farebbe montar la spesa intorno aiseimila fiorinisomma alla quale costì non sarebberoindifferenti i più pingui purpurei padri: onde non ègran fatto ch'io ci pensi. E pure io v'assicuro che per meanchenella mia limitatissima fortunanon sarà questa la difficoltàche prevalerà fra quelle che differiranno il mio viaggio.

Comenon vi siete irritato all'ingiuriosa miseria de' bassi canonicati chevi han proposti? Si può pensar più deplorabilmente?

Informatodi questi sentimenti regolatevi a che confidenzema guardatevi dicomunicar questa lettera. Bisogna essere un buon figlio come son ioper non risentirsi contro una madre che mi offende più quandosi ricorda di me che quando se ne dimentica. Addio. Io sono ilvostro. Vi mando una lettera ostensibile che mostrarete invece diquesta.

 

LXVII- A Ranieri CalzabuigiParigi

FrainI5 ottobre I754.

Lagratissima vostra del 16 dello scorso settembre mi ha raggiunto fraqueste campagne di Moraviadove soglio impiegar l'autunno nelleprovvisioni di salute che bisognano ad un italianoper resister poial prolisso inverno teutonico. Vi rimarrò ancora qualchegiorno; e andrò poi a trincerarmi in Vienna contro il freddoche ha incominciato pur troppo sollecitamente quest'anno a mandarprecursori. Non trovo fondamento dell'eccessiva vostra riconoscenza;pur se questa traveggola giova a rendervi più mionon intendod'illuminarvi. La vostra prefazione non ha qui solamente il mio voto;io ne ho trovato altrie d'un peso che bilancia quello della miaamicizia per voie quello del mio naturale amore per me medesimo.Voi non mi parlate di raddolcire alcun poco le espressionidi cui vivalete contro i semidotti e francesi e italiani. Foste mai risolutodi lasciare ad esse tutta l'acrimonia della vostra per altrogiustissima indignazione? Noamicocredetemi: chi irrita nonpersuadeanzi accresce avversari in vece di far proseliti; e ilcostringere a diventar seguaci i nemici è il più bellodi tutti i trionfi.

Imiei pareri che oggi non ho tempo di comunicarvi sull'unitàdel loco e sul coro avranno molto maggior forza comevostri che come mieiessendo io parte principale; ondecon pacedella vostra delicatezza di coscienzaguardatevi di citarmi. Lamateria merita che non si passi leggermentee particolarmente inFranciadove al povero teatro (oltre il rischio che ha corso d'esserinfamato ed oppresso dalla divota atra bile di Port-Royal) siè voluto addossare un rigorismo che non ha fondamento in alcuncanone poetico d'antico maestroa cui s'oppongono numerosi esempi ditragici e comici così greci come latinie da cui è piùvisibilmente violata la legge del verisimile che dalla moralerilasciata. Non si trova né in Orazio né in Aristotileuna parola sola intorno all'unità del luogoe quando abbia agiudicarsi per induzionenon vedo perché dobbiamo credergiansenista intorno all'unità del luogo quell'Aristotilemedesimo che intorno all'unità del tempo èarcipelagiano. Se dobbiamo regolarci con gli esempiè faciledi dimostrare che quasi tutte le tragedie o commedie greche e latinehan bisogno di mutazione di scenaperché sia ragionevole ildiscorso degli attori. Cornelio ha osservata questa incontrastabilenecessità nell'Aiace di Sofocle: io mi ricordo d'averlaritrovata nelle Nuvole d'Aristofanenell'Ippolito enell'Oreste d'Euripide ecc. E se io non fossi affatto privo dilibri in questa campagna potrei accennarvi i luoghi e di queste ed'altre tragedie e commedie nelle quali è indispensabile omutare scena o supporla mutatao creder pazzo l'autore. Ma non piùpedantismo per oggi. Il ritratto dicono che fa gran torto alle miebellezze. Io sono incallito a queste detrazioni: anzi non midispiacciono le grida contro i difetti delle copiecome argomentidel contrario nell'originale. Il tutto insieme del rame incontraapprovazione: e basta per il nostro bisogno.

Pensatea farmi capitare un esemplare della nuova edizionesubito che siacompiutaed a provvederne alcuno di questi nostri librari viennesi.Io sono intanto.

 

LXVIII- A Francesca Maria Torres OrzoniGorizia

Vienna25 gennaio I755.

Divertimenticarnevaleschipremure coniugali nelle affezioni d'un consortelettura di libri filosoficidirezione d'un dramma da rappresentarsicure inevitabili dell'ordinare una nuova abitazionefreddo da gelarei pensieri non che le ditaed a dispetto di tanti ostacoliricordarsi di me! Scrivermi una spiritosa obbligante lettera! espiegare in essa tutte le grazie del vostro felice ingegnosoncircostanzeriverita signora contessinada far perder le staffealla moderazione di Senocratedi Zenone e d'Aristipponon che aquella d'un poeta che sussiste d'imaginazione. Se l'avete fatto perdivertirviDio ve 'l perdoni: ma non saprei sospettarvi capace d'undisegno così peccaminoso: benchéa dir verolaTeologia delle Belle abbia certe recondite sottigliezze che sfuggonola vista di noi altri profani. Comunque la cosa vadaio non voglioessere ingegnoso a mie spese. Le grazie che mi fate sono eccessiveio accetto di buona fede le buone feste e rendo per esse unpienissimo contraccambio di rispetto e di gratitudinenon sapendocon qual altra moneta corrisponderedopo aver letto per latum etlongamed esaminato tutto l'inventario delle corte mieminutissime facoltà.

Sela bella gioventù di Gorizia sta in motoquella di Vienna nontiene le mani alla cintola. Si ride in due teatri alla francese edalla tedesca: si salta comicamente nel ridotto; si balla all'eroicain Corte: si ammirano gl'incantesimi dell'armonia in casa delprincipe d'Hilburgshausenche dà a questa nobiltàmagnifici concerti e se ne preparano altri spirituali nelpubblico teatro per fomento della nostra divozione nell'imminentequaresima: onde se non ci mancasse la signora contessinail Danubioavrebbe ben poco da invidiare al Lisonzo.

Ioche sono un poco fabbricato di materiali sensibili come il mio carosignor tenente maresciallonon posso in buona coscienza condannarein lui quello di che non so corregger me stesso. La perdita d'unamico non si ristoraparticolarmente in certe stagioni: e quando nonsi possa evitare un eccessoio preferisco la debolezza allastupidità. Vi supplico d'abbracciarlo a mio nomee dirglich'io lo compatisco e l'amo più che mai.

Tirereiinnanzima temo di farvi pentire d'essermi troppo cortese.Conservatevifate carezze al mio Re pastore: non filosofatepiù del bisogno: divertitevicomandatemi e credetemi concostanza eguale al rispetto.

P.S.La signora contessa d'Althann mi commette di dirvi quantitàdi tenerezze a suo nome. Imaginatele.

 

LXIX- Ad Antonio Tolomeo TrivulzioMilano

ViennaI7 febbraio I755.

Tuttii miei pensieri peccaminosiveneratissimo Fracastoronel corso delpassato carnevale si sono ridotti alla replicata lettura dell'ultimavostra affettuosissima lettera: questa mi ha fatto ritrovare nellacostanza del tenero amor vostro una eccessiva compiacenza di memedesimoche ne sono l'oggettoe non mi sento ancora disposizioniinterne alla risipiscenza. Spero che in virtù del vostroesemplar ritiroche m'accennatevi conoscerete in obbligo dimoderare l'espressioni seduttrici della mia modestia: onde io nontrovi ostacoli così insuperabili a santificarmi in questigiorni di penitenza.

Quinoi per fomento della nostra divozione abbiamo tre volte persettimana concerti spirituali nel pubblico teatro vicino alla Corte.Vi si ascoltano con prudente alternativa arie e cantate sacre omorali: OratoriiSalmi volgarizzatiCoriMadrigaliSinfonieCapriccie quanto di elegante han saputo imaginare i santi padridell'armonia. Si fan venire dai quattro cardini della terra i cantorie le sirene le più atte ad insinuar nell'anime per mezzo delleincantatrici loro voci le massime della più soda e rigorosapietà. Gratz ci ha già mandata la signora Rosa Costasoprana d'una maturità superiore ad ogni pericolo: Monaco ungiovane tenore chiamato Bartolotti: Praga un di quei martiriquise castraverunt ma non propter regnum coelorumil qualeha nome Tenduccie si fa chiamar Senesino: Venezia ci fa sospirarela signora Cochettaastro novello del ciel musicalespuntato per laprima volta sull'emisfero adriatico e concesso per breve tempo aivoti della supplice Germaniabisognosa d'illuminarsi. Il campo poidi battaglia ostenta tutto il fasto della magnificenza e tutta ladelicatezza del buon gusto; la numerosa orchestra ed i molti cantoriche servono ne' cori sono elevati sul palco in ben dispostescalinatee circondati da una scena d'ottima architettura: le loggeall'intorno sono tutte esteriormente illuminate: pendono dal soffittosui popoli spettatori quantità di lampadari di cristallo tuttiricchissimi di candele: e la platea divisa in tre piani a guisa d'unaartificiosa cascata d'acqua si abbassa per intervalli fino alleradici del nostro Parnaso. Nel piano più depresso siraccolgono i malenconici ed i dilettanti: in quello di mezzo le dameed i cavalieriche per fuggir l'ozio e le lubriche occasioni sisacrificano pazientemente a qualche innocente cometao a qualchedivoto picchettoe nel più lontano e sollevato i curiosi diprospettiva. La modestia incantail concorso edifica ed il fruttoche se ne spera ci rende superbi dell'invenzione.

Mala materia mi ha sedotto: ho riempito il foglio senza dirvi la metàdi quello che m'era proposto. Vi risparmio per oggie mi restringoad incaricarvi delle mie riverenze per l'impareggiabile figlia; de'miei abbracci per il generalee delle mie tenere proteste dirispetto per voi.

 

LXX- A Giovanni Adolfo HasseDresda

Vienna22 febbraio I759.

Corrispondeperfettamentecaro e degnissimo amicoall'idea che ho da tantotempo formata dell'amabile vostronon meno che stimabile caratterel'affettuosa attenzione con cui secondate la mia impazienza d'esserea parte d'ogni nuovo frutto che sia prodotto nel vostro feliceterreno. Il prezioso dono delle arie dell'Ezio mi ècaro per il suo valore intrinsecoe carissimo per l'amicizia che hasuggerita questa cura: cura che ha resistito agli accessi tormentosifra i quali con esplicabile mia pena sento che vi ritrovate. Che faròio per voiamico impareggiabile? Se voi che avete scoperta tantaterra incognita nel vastissimo Oceano armonicosapeste accennarmenealcuna nell'angusto recinto della mia limitata facoltànon lanascondete alla impaziente mia riconoscenzastanca di non potersipalesar mai che in confessioni e proteste. Ho avidamente scorse tre oquattro volte le arie mandatemied a dispetto della crassa ignoranzadel musico mi hanno incantato. La brevitàl'espressione ilgiudizio ed il sapere dello scrittore mi pare che in queste sia anchepiù in mostra del solito. Faranno queste lungo tempo la miadelizia: perché ogni volta che ritorno a considerare un'operavostram'incontro in qualche nuova bellezza che mi era da primasfuggitae mi paga generosamente la replicata applicazione. Laserenissima arciduchessa Marianna mi assedia per aver questebenedette arie e sono obbligato a mandarle ad una ad una secondo chele termina il copistadisperando della sua pazienza per attenderletutte insieme.

Addiocaro amico: datemi presto migliori nuove del vostro stato: se le mieorazioni fossero esaudite la vostra podagra annoderebbe gli articolidi duecento persecutori delle nostre povere orecchiee lascerebbe inpace chi le consola. Mille innocenti abbracci alla gentil consorte edaltrettanti al nostro Migliavacca senza condizioni moderatorie. Voiconservatevi gelosamente e costantemente credetemi.

 

LXXI- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna3I luglio I755.

Sicchédunquecome vi accennai nella mia antecedenteho più vogliache bisogno di darvi una commissionema figuratevi il bisognoancoraperché non manchi anche questo stimolo alla vostradiligenza. Io vorrei che mi provedeste d'un paio di casseciòè di un paio di barilidi perfetto e delizioso Genzano. PerGenzano non intendo quello che nelle osterie di Roma usurpa tal nomema quello più esquisito che nasce sulle dilette a Baccocollinette del felice paese che Genzano si chiama. Lo dimandodeliziosociò è d'un sapor dolce amabilema nonmelato; che sia piccanteche zampilliche vi si senta la violetta enon gli manchi la qualità di spiritoso. Il vino aspro oquello che costì si chiama asciutto è per mioavviso della categoria delle bevande infernali destinate alleEumenidisecondo la decisione del Redi. Voi sapete costìmeglio di me le miniere dove rinvenir vino della perfezione ch'iobramerei: e se lo ignorate non vi sarà difficile di provedervidi esperto e fedel piloto. Il prezzo non vi trattenga; saràsempre esorbitante se la merce è cattiva. E se saràbuona mi parrà sempre leggiero. Trovato il vinoconvien farlomettere in fiaschie questi sigillar passando il filo o cordoncinoche annoda strettamente il collosotto la cera di Spagna; bisognapersona pratichissima per collocar destramente i fiaschi nelle duecasseaffinché non possano scomporsi nel lungo tragittoereplicar sulle casse già chiuse il sigillo interioreperrender quanto si possa difficile l'uso del santo Battesimo. Ladirezione deve esser fatta a caratteri indelebili sulla tavola così:

AMonsieur Mons.r l'Abbé Metastasio

Bisognache il signor Argenvillières o altri vi proveda d'un onoratocorrispondente in Ancona al quale invierete le casse con la condottaper terracommettendo a lui d'incamminarle per mare a Trieste con lapiù pronta e più sicura occasione e raccomandarle colàalli signori Rocci e Ballettiche avran cura di farmele condurre inVienna. Sino a Trieste debbono venire franche di porto: e di tutto ildenaro che vi bisognafate che vi fornisca a conto mio il nostrosignor d'Argenvillières che divotamente riverisco edabbraccio. Adagio. Or mi sovviene che le casse dovranno essereimballateciò è ravvolte in paglia e canavaccio. Ondela direzione dovrà esser dipinta non sulle tavole delle cassema sopra l'imballatura. Item avvertite di non spedire il vinoda Roma in tempo troppo caldoperché io ho bisogno di vinonon d'aceto: credo che nel settembre si possano sperare giornatetemperate. Ma di questo non decido: regolatevi come prudente padre difamiglia. Item benché le bottiglie di vino francese odi qualunque lontana regione vengano senza oliocredo che bisogneràmetterne nei nostri fiaschi perché essendo di vetro piùsottile e più fragile non soffrono lo sforzo col quale siturano le bottiglie; onde l'aria vi trova passaggio. Item...Domine finiscila. Addio.

 

LXXII- Ad Antonio BernacchiBologna

ViennaI5 settembre I755.

Quandonon avesse altro merito il signor Carlani che quello d'avermiprocurata una testimonianza della memoria e della parzialitàdel mio caro signor Bernacchisarebbe già in diritto dipretendere tutte le mie premure per lui. Ora immaginatecaro amicoquali saranno per una persona che voi avete formatache amatecheapprovate e che raccomandate? Io spero che il suo merito non vi faràconoscere la mia insufficienza; per altro permettetemi che cosìin passando io vi avverta che la mia facoltà resta molto al disotto del buon volere. Intanto per vostra consolazione vaglia quellache ho provata io nel veder già due volte e la stima el'applauso comune col quale è stato accolto e ascoltato inqueste nostre accademie il vostro raccomandatoa cui la qualitàdi vostro scolare (che io ho avuto gran cura di pubblicare) non haservito di picciolo sostegno.

Voideplorate saviamente lo stato lagrimevole della nostra musicao perdir meglio de' nostri musiciper non addossare alle arti i peccatidegli artisti; ma ioin virtù di quella tintura di profeziache non si nega ai poetivi predico che la risipiscenza èvicinaappunto perché l'errore non può andar piùinnanziperché tutte le cose umane sono soggette acambiamentoe perché ogni cambiamento sarà guadagno.Già la giustizia del pubblico punisce sensibilmente i nostricantoriavendoli ridotti al vergognoso impiego di servird'intermezzo a' ballerinie con somma ragione; poiché avendorinunziato i musici all'espressione degli affettinon grattano piùche l'orecchio; e i ballerini per l'opposto avendo incominciato arappresentarliprocurano d'insinuarsi nel cuore.

Intantoche si faccia questa crisi conservatevi voicaro amicoper guida emodello de' penitentie rendete amore alla perfetta affettuosa stimadel vostro.

 

LXXII- A Francesco AlgarottiVenezia

Vienna9 febbraio I756.

Unavostra letteraun vostro libro e le felici notizie del vostropresente statodelle quali io era avidissimoson benefizi de' qualirimarrò sempre debitore al nostro signor Paonaa cui perisfogo di gratitudine ho offerto quanto io vaglioaugurandogli ladifficile scoperta di trovarmi pur utile a qualche cosa.

Holetto il vostro Saggio; vi ci ho trovato dentrol'ho tornatoa leggereper essere di nuovo con esso voi; da cui non vorrei maisepararmi. Io che mi risento più d'ogni altro degli abusi delnostro teatro di musicapiù d'ogni altro vi son tenuto delcoraggio col quale ne intraprendete la cura. Maamico soavissimolaprovincia è assai dura. Queste parti dell'operache nonabbisognano che d'occhi e d'orecchi negli spettatori per farneproselitiraccorran sempre maggior numero di voti che le altredelle quali non può misurare il merito che l'intelligenza e ilraziocinio. Tutti vedonotutti odonoma non tutti intendonoe nontutti ragionano. È vero che quando le prime e le seconde particoniurant amiceanche lo spettatore grossolano sente senzaintendere un maggiore piacere: ma è vero altresì che ladifficoltà e la rarità di tale accordo obbligapercosì direi teatri da guadagno a fidarsi più di quellearti delle quali son giudici tuttie queste poi sciolte da ceppid'ogni relazione e convenienzaostentano in piena libertàsenza cura di luogo o di tempo tutte le loro meravigliee seduconoil popolo col piacere che prestano dal desiderio del maggioredi cuilo defraudano. Ma questa lettera diverrebbe facilmente una cicalataper poco ch'io secondassi la mia propensione.

Ilconte di Canale vi abbraccia e vi ringrazia. La degnissima contessad'Althann fu già l'anno che ci abbandonò per sempre: ela mia ferita non è ancora in istato d'esser trattata senzaesacerbazione. Conservatevi all'onore delle lettere ed al vostro.

 

 LXXIV- A Giovanni Ambrogio MigliavaccaDresda

ViennaI maggio I756.

Finalmentecon la venuta del signor Belli ho pur ricevute nuove di voi. Io n'eratanto sollecito quanto digiuno da un secolo in quae mi rendea mentollerabile il vostro silenzio il non potervi scusare con ladistrazione di qualche lungo viaggio in Parnaso: non essendopervenuta alla notizia mia che ne abbiate intrapreso alcunofrattanto. Ringrazio Iddio che vi abbia ispirato di preferir cotestadimora quando foste per eleggere fra Dresda e Lisbona. Se peravventura vi foste dichiarato per l'ultimasi sarebbe tropporisentito il mio erario nel dispendio de' suffragi che avreiprocurati all'anima vostra. Chi non v'avrebbe creduto làstritolato da qualche rovinao assorbito da qualche voragine? Madacché siete pur vivoe vi ricordate di meio dono allaconsolazione che ne provo tutto il risentimento che meriterebbe lavostra sonnolenza.

CaroMigliavaccadetto così fra noiio ho pochissimo concetto dicotesti vostri stampatori. L'edizioni di cui fin'ora si vantano nonescono punto dall'ordinario: e non sono atte a solleticar la miavanità. La povera carta impalpabilei minuti caratterileforme economicheed il mendicato fasto de' miseri ornamenti nonlasciano sperar prudentemente eleganza e magnificenza da loro. Nonriconoscete voi stesso le influenze della lesina nel loro progettomedesimo? Lasciate il decente margine ad una pagina dell'ottavo editemi di qual rame può esser capace se non se d'un paesino ditabacchiera? Ma concludiamo.

Unaedizione che poco o nulla si distingua dalle innumerabili che purtroppo vi sono delle opere mienon esigerà certamente la curamia. Quando se ne intraprenda una che possa tentarmiio manderòun esemplare di Parigi da me attentamente corretto. Darò lamia Poetica d'Orazioe conserverò per questa edizioneciò che andrò frattanto per avventura scrivendo:consiglierò su quanto sarà richiestoe presteròfinalmente all'impresa tutta quella mano che per me si possasenzaesigere da chi l'intraprende il minimo contraccambio. Conosco anch'ioche una ristampa di tal sorte richiede dispendio considerabile: ed ionon spero né consiglio che alcuno abbia questo coraggio. Parmiperò senza allucinamento d'amor proprioche mercél'universalità della nostra musicaabbia questo libro ilvantaggio d'esser di qualche uso a tutte le nazionie peròmeno incerto d'ogn'altro di raccoglier associati in ogni angolo dellaterra dove sia conosciuto il nostro teatro. Ma questi conti s'han dafar dal libraio e non da noi.

Addioconservateviriamatemi e credetemi.

 

LXXV- Al Cardinale Camillo PaolucciRoma

Vienna8 novembre I756.

Alveneratissimo foglio dello scorso meseche si degnòl'Eminenza Vostra inviarmi dalla sua villeggiatura d'Albanodesidererei poter corrispondere con contraccambio di notiziesiccomelo faccio di ringraziamenti per quelle che da essomercé lasua generosa compiacenzaho raccolte. Ma l'inaspettata e frettolosaritirata delle due armate prussiane da tutto il regno di Boemiae lamalvagia stagioneche incominciando ad imperversare rende difficilie dannose le operazioni militarinon solo ci defrauda per ora idesiderati progressima ci fa prevedere che la prudente cura diconservare intanto le nostre forze illese alla sollecita aperturadella futura campagna ci obbligherà di ridurre le nostrearmate in una specie di accantonamento che vaglia loro di quartiered'inverno. Ed in fatti (benché non se ne sappia positivamenteil motivo) attribuisce il pubblico a questo oggetto la venuta delconte Lucchesiche dal campo di Bodin si è trasportato giàson tre giorni in Vienna. La tanto lodevole quanto (ma non per suacolpa) inutile spedizione del maresciallo Browne per liberare iSassonila svantaggiosa capitolazione di questa partenza del re diPolonia per Varsaviai piccioli vantaggi conseguiti da' nostri nellaritirata de' nemicila partenza delle truppe austriache da' PaesiBassie tutti i manifesti pubblicati dalle due partisono nuovetroppo viete per annoiarne fuor di tempo l'Eminenza Vostra. Il sicurointanto è che l'augustissima padrona avrà fra pochesettimane in Boemia centoquaranta e più mila combattentitutti suoi. La casa d'Austria non è mai stata cosìformidabile. Le pubbliche speranze de' buoni son ben fondate. Lebacio la sacra porpora e sono.

 

LXXVI- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna8 dicembre I756.

Rispondoa due vostre letterele qualibenché scritte l'una dopol'altra con la distanza d'un meseessendo l'una del 18 ottobre el'altra del 17 novembrepure son giunte a me quasi nel tempomedesimonon so se per soverchia pigrizia della primao perstraordinaria diligenza della seconda. Comunque la cosa vada eccomi adarvi conto delle vostre commissioni.

Inproposito del duetto vi dico che voi siete troppo compiacente a volersecondare tutti i capricci de' nostri cantori: io che non son dimolte miglia così buono come voi sieteda che ho cominciato ascrivere poesia per musica ho chiusa e inchiodataanzi murata laporta de' cambiamenti di parole. Si starebbe freschi se ogni grillodi una ninfa teatraled'un Adone boschereccioo d'uno stiticomaestro di cappella dovesse decidere del merito della poesiae farecomporre le parti d'un edificiocome se fossero fatte a vite! Voiche vi trovate in questi malanniditemi se non vi par necessario dimetter qualche freno all'enorme libertà di questa gente. Noncrediate gemello amatissimoche tutta questa predica sia poca vogliadi lavorare o di compiacervi: per liberarvi da simile tentazione viaccludo il duetto cambiato non solo in unama in due maniere: nonv'è cosa che non mi piacciaquando piace al mio caro gemello:ma è bene di scuotere un poco la vostra soverchia bontàaffinché non sia sempre la vittima dell'incontentabilitàdegli stravaganti. Se vi avessero detto qual era la ragione chefaccia desiderar mutazione nel duetto avrei procurato di adattarmi aldesiderio altrui; ma così alla cieca conviene indovinareedio son ben mediocre poetama niente affatto profeta. Nella secondavostra lettera mi dite che ora non vogliono più duetto: fiatlux?faccia luidice Arlecchino. Intanto il cielo vi diapazienza. Benché a quel che vedo ne siete provveduto al par diGiobbe e di santo Ilarione.

Finalmenteil nostro tanto amabile quanto degno monsignor Migazzi giunse giàsono alcuni giorni in Vienna ed al primo incontro abbiam creduto disoffocarci a vicenda fra i nostri e gli abbracci di vostracommissione. Io ho fatto gran prova della sua pazienza esercitandolacon le sollecitenumerose e minute richieste e della vostra salutee del vostro tenor di vitae della vostra amicizia per mee dellapubblica approvazione che avete saputo meritarvi: egli ègiunto a dirmi checonsapevole della vostra eroica condotta incircostanze così seduttricinon avrebbe difficoltà dicanonizzarvi senza processo. Figuratevi se si può trovarmusica più soave d'un tal discorso per le orecchie del vostrofedelissimo e tenero gemello. Il Ciel vi conservi e vi benedicaamen.

Inquesto momento vengono a dirmi che l'augustissima padrona si èsgravata felicemente d'un picciolo arciduca. Te Deum laudamus.Spero che la Provvidenza che ne ha visibilmente cura la faràsgravar con la stessa felicità dell'altra sua gravidanza. Ilbattesimo sarà alle ore 7 di questo dopo pranzoe il nuovopellegrino di questo mondo si nominerà Massimiliano. Questo sichiama esser consorte obbligante presentare al suo sposo un figliomaschio nel di lui giorno di nascita. Ma che cosa non faammirabilmente Maria Teresa la grande? Io scrivo all'armonia dellegrida di gioia del popolo che già corre in folla verso laCorte. L'opera che si rappresenterà questa sera nel pubblicoteatro avrà certamente applauso: che cosa potrebbe dispiacerein questo giorno? Il libro è il mio Re pastorelamusica è del Gluck maestro di cappella boemoa cui lavivacitàlo strepito e la stravaganza ha servito di merito inpiù d'un teatro d'Europa appresso quelli ch'io compatiscoeche non fanno il minor numero de' viventi: e lode al Cielo qui non neabbiamo penuria. La prima donna è la signora CaterinaGabrielli romana: giovane che non ha certamente l'eguale perl'eccellenza della vocedel gusto e dell'azione. (Avvertite perparentesi ch'io non ne son punto invaghito). I1 nostro monsieurLaugierquando la prima volta l'inteseproruppe in espressioniinudite di compiacenza e di meravigliae non le fece graziama puragiustizia. Il primo soprano è il signor Mazzantigransuonatore di violino in falsetto; non mancherà d'ammiratoriperché abbiamo palati per tutte le salse. Io quando sentocantare non son contento di stupir solamentema voglio che il cuoreentri a parte de' profitti dell'orecchie. Ma questa è unascienza conceduta a pochi: e la natura non fa frequentemente losforzo di produr Farinelli. Gli altri cantanti della nostra operafigurateveli come vi piace per abbreviar la relazione.

Mipiace che stimiate il nostro degnissimo signor conte di Rosenberg: inquesto articolo non ho fondamenti per osar d'emularlo: ma in quantoall'amore io pretendo di sostenere i miei diritti d'anzianitàe non intendo burle. Per poco che mi facciate infedeltà avreteaddosso una satira in lodenella quale avrà la sua parte ilmio rivale. Nell'atto di riverirlo e abbracciarlo a mio nomeintonategli questa antifona.

InformeròSua Eccellenza la signora marescialla Vasquez della vostra gentilprontezza in secondar le sue premure. Ella è la piùdiscreta dama ch'io conoscae non misura certamente dall'esito ciòche si fa per lei. Onde siate sicuro della sua gratitudine inqualunque evento.

Barbarogemello! Voi mi vorreste gravido un'altra volta! Dopo tanti particredete che non si perda la voglia di partorire? Contate per niente idolorile nausee della gravidanzail timore di far qualchemaledetto aborto? L'apprensione del grado e della penetrazione de'semidei per i quali si dee partorire? Io son così beneficatoche non ho coraggio di ricusare: ma apprendo tanto l'impresa che nonardisco abbracciarla.

Nonti minaccio sdegno

nonti prometto amor:

nonprendo ancor l'impegno

nonlo ricuso ancor.

Addiogemello adorabile. Io sono il vostro.

 

LXXVII- A Giovanni Adolfo HasseVenezia

Vienna26 marzo I757.

Miavrebbe il vostro silenzioamico impareggiabileripieno il capo dimille dubbi malenconicise l'esempio d'altre persone che partendo daDresda a questa volta sono state obbligate a tener altro cammino diquello di Praga non mi avesse fatto indovinare il vostro casoe leincomode conseguenze che doveano a buona equità renderviesente per qualche tempo dalle formalità dell'amiciziaeparticolarmente mecoche non aspetto dalle vostre lettere lasicurezza d'aver sempre cara ed onorata parte nel vostro cuorenonche nella vostra memoria. Mi ha per altro trafitto questoraffinamento di disgraziache mi ha defraudato del piacered'abbracciarvich'era l'unica per me aggradevole conseguenza dellapresente vostra situazione.

Mancaval'indisposizione della povera signora Faustinaper aggravarl'esercizio della vostra e della sua pazienza? Pur troppo èvero "che non comincia fortuna mai per poco". E pure adispetto di leiio trovo di che congratularmi con esso voi a vistadella rassegnazione e della costanza con la quale mostrate la frontea questa tempesta. Ed io non posso dubitare che non ne abbiate aritrarre e grande e sollecita ricompensa.

Chevoletecaro amicoch'io vi scriva di Dresda? Appunto con esso voipiù che con alcun altro viventeè difficile ilcommercio agli abitanti di quella desolata città. Un corrieredi Napoli che passa di ritorno da Sassoniadopo aver fatto un girolunghissimoracconta qui miserie e violenze incredibili. LaFagianeria è distruttaed insieme con le cacce vicineè divenuta linea di circonvallazione. Un vasto real magazzinodi vini è stato sigillato dagli esecutori prussiani. Si èrifatta la moneta con peggioramento di trenta tre per cento Siprendon genti a forza per le casedalle botteghedalle carrozzemedesime a vista de' loro padroni. E la regina di Polonia non vacillaun istante dalla risoluzione presa di rimaner spettatrice di cosìlunga tragedia. La costanza è reale ma converrebbe essermeglio informato ch'io non sono dell'oggetto che si propone perpoterne fare il panegirico giustamente.

Mifurono confidati dal Belli otto vostri divini solfeggine' quali siconosce perfettamente il gran Maestro. Mi vien supposto elle debbanoesser dodicied io sospiro i quattro che mi mancano. Se vi sono enon avete difficoltà di farmene parte vi supplico di farmelicopiare in grande ed indirizzarmeli con la condotta ordinarianongià per la posta. Vi mando nota di quelli ch'io giàtengo in mio potere per evitare la replica d'alcuno d'essi: non vidimando scusa dell'importunità per non offendere la cortesia el'amicizia vostracomandatemi in contraccambioe conservatevi atempi migliori ch'io spero vicini.

Ditemille tenerezze per me all'amabile consorte ed alla cara famigliaecredetemi.

 

LXXVIII- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna5 maggio I757.

Adispetto d'una buona dose de' miei affetti istericid'una quantitàdi faccenduole noiosee del rischio di seccarviio non ho potutoresistere alla compassione che ieri mi ha fatto il nostro poveroPorporache venne a pregarmi di accompagnar con una mia la sualettera che vi accludo. È cosa veramente da piangerecarogemelloil vedere un uomo di quel merito nella sua professioneridotto alla positiva mancanza del pane quotidianodopo lenote disgrazie della Sassonia donde egli ritraeva una certissimapensioneche bastava almeno a nutrirlo. Questi sono i soli casi ne'quali mi risento della mia limitata fortunanon trovandopreservativo in tutta la filosofiache giunga a raddolcirmi ildolore di trovarmi inutile agl'infelici. Egli mi suppone che dallamunificenza e carità de' vostri pietosi sovrani sogliano darsicerte picciole pensioni a titolo di elemosine a persone bisognosenon so se applicate a benefici ecclesiasticio a qual altro fondoemi prega di raccomandarlo alla vostra intercessione perchéegli potesse ottenerne una che bastasse a parcamente sussisterechenon vuol dir molto. Egli si spiegherà meglio nella sualetterach'io non ho lettaed il raccomandarlo al mio gemello èfar torto al suo bel cuoredi cui ha date e dà giornalmentenumerose ed onorate pruove. Ogni ragione ci obbliga a soccorrere ilpovero Porpora. Egli è uomo distintoegli è amicoegli è vecchioe non bisogna molto per evitar ch'ei perisca.Fatelo se potetecarissimo gemello: il vostro beneficio cadràin persona nota a tutta l'Europae accrescerà il giustocredito nel quale è salita la fama del vostro generosobeneficoadorabile carattere: ed io vi sarò personalmentetenuto di avermi liberato d'essere spettatore del naufragio d'un uomoche abbiamo incominciato a stimare fin dalla nostra più teneragioventù. Addiocaro gemello; conservateviriamatemi e fatequello che vi consiglierà il vostro core medesimo. Addio.

Semai il demonio vi facesse sovvenire di qualche irregolaritànel costume di Porporapensate che le infermità dell'animonon meritano minor compassione di quelle del corpo: e che quandoancor il Porpora non meritasse d'esser beneficatomerita Farinellod'esser benefattore. Addio.

 

LXXIX- A Carlo Broschidetto FarinelloMadrid

Vienna22 ottobre I757.

Ohche tabacco! oh che nettare di Giove! oh che delicataoh chelussuriosa droga! Finalmente avanti ieri (e non prima) giunse lasospirata cassetta dopo mille inciampiritegni ed errori piùstrani di quelli di Ulisse. E pure è giunta in ottimo statosenza aver sofferta la minima alterazione in così lungoviaggio. Appena ricevuta il mio naso impaziente ne fece il saggio:trovai tre specie di tabacco tutte ottime: ma quello de' due vasisopra i quali era scritto habana lascia indietro le altre duesorti quanto il mio gemello ha lasciato indietro qualunque eroedell'armonica famiglia. In questi due giorni tutti i nasiintelligenti del paese l'hanno ammirato e invidiato: ed io ingrassonella vanagloria che tutte le tabacchiere più superbe dellacittà cedono senza contrasto alla mia. E come non v'ètalpa che non sia pienamente informata della nostra gemellagginequando nelle compagnie la mia habana va in girosento undolce mormorioche ripetendo il caro nome del mio gemello ne esaltail fino discernimento non meno nelle grandi che nelle picciole cose.Figuratevi il mio gradimentoe s'io posso non esser vostroavendomivoi preso così bene per il naso.

Quandovoi mi ridimandaste le lettere della signora Parigitremai d'averfatta la balordaggine di bruciarle: poiché per evitar laconfusione io soglio condannare al fuoco tutte le lettere alle qualiho rispostoquando non racchiudano affare pendente. Malode alCielole avea conservatele ho rinvenutee ve le rimando. Pure nonpossocaro gemellotrattenermi di dirvi che voi siete troppo buoncristiano: e che date troppo peso alle follie delle nostre Ninfetragicomicheche non meritano se non riso: o al piùcompassione. Desidero che la nostra signora Gabrielli sia l'eccezionedella regola. Ella mi commette di riverirvi: e protesta che voisarete la sua Cinosura: ed ambisce e sospira che voi vogliateaccettarla per vostra pupilla.

Nonvi ho scritto da lungo tempoparte per non seccarvi sul nientementre vi sapevo occupatissimoparte perché aspettavo dimomento in momento il tabacco: e parte perché la mia pertinaceflussione negli occhi (che si è umanizzatama non èfinita ancora) mi avea reso molto penoso il leggere e lo scrivere. Edè mia qualità invidiabile che quando un malanno mi simette indosso non trova la strada d'abbandonarmi: vedete quanto èamabile la mia compagnia.

Lemie Muse più pettegole che mai appena vengono a vedermitirate per i capelli quando ho bisogno di loro per le mie serenissimepadroncineche tutte si son date alla musica. Per altros'ioavess'incontrato un soggetto che mi solleticasse le farei venirmalgrado loro per secondare lo golìo del mio gemello.Ma dopo aver tanto scrittonon è facile il trovare soggettoche non mi esponga ad incontrarmi con me medesimo. Nulla di meno voimi state nel core: penso a voi; e quando vi dirò tiprometto amor sarà legge inviolabile. Intanto scusatemidelle picciole cose; esse costano quanto le grandiperché ilduro sta nell'invenzione e non nel numero de' versi: e poi non fannolo stesso onore. Se volete metter le mie Muse di buon umore dateminuove più allegre della vostra salute: considerate il mio nasocome vostro schiavo per tutta l'eternità: e riamate ilfedelissimo vostro gemello.

 

LXXX- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI3 febbraio I758.

Dalfreddo latino che voi esagerate nella vostra del 28 gennaioargomentate qual sia stato il teutonico che quest'anno ci hacorteggiati con ostinazione straordinaria. È ben vero chesotto la protezione di queste benefiche stufe e d'un mantello badialedi mia invenzionee non abbandonando mai la mia se non perricoverarmi in altra non meno tiepida abitazioneposso assicurarsenza iperbole ch'io non son informato de' rigori dell'inverno se nonse per la relazioneavendolo molto veduto e poco o nulla sentito. Dadue giorni in qua i ghiacci e le nevi han cominciato improvvisamentea dileguarsi e tutto il paese è divenuto un pantano. Questocangiamentoche annuncia la buona stagioneaffretta i preparamentibellicosifra' quali bollono queste agitate regioni. Non si veggonoper le strade che soldati di nuova levabagagliartiglieriemunizionied altre gentilezze destinate alla distruzione del genereumano. Domine finisciladiceva l'abate Manerici cadendo perle scale. Conserviamoci e speriam beneavendone fondamenti assaisolidi. Voi intanto riamatemiabbiate cura di Barbara checordialmente abbraccioe credetemi...

 

LXXXI- A Carlo GoldoniVenezia

ViennaII marzo I758.

Oh!che Dio vel perdonisignor Carlo riveritissimol'avete pur fattamalgrado tutte le mie rimostranze! Quale spirito seduttore vi ha maipersuaso a dedicarmi il vostro grazioso ed erudito Terenzio?Voi con questo incenso a me così poco dovuto avete in primoluogo costretto un amicoche vi ama sommamente e vi stimaariflettere sulle rincrescevoli cagioni per le quali ei sa di nonmeritarlo. In secondo luogocon le tante e tanto belle cose che vi èpiaciuto dir di me nell'eloquentissima epistola dedicatoriaavetefornita la malignità d'un apparente pretestoonde chiamarecontraccambio o restituzione la giustizia ch'io rendo a' felicissimiscritti vostri e a' vostri invidiabili talenti: e avete finalmenteumiliata la mia eloquenzache in risposta della gentile offerta chevi piacque farmi di questa dedica credeva avervi pienamente convintoche non mi convenivae persuaso di rimanervene. Tutti questiinconvenienti non crediate per altrosignor Goldoni stimatissimoche possano rendermi ingrato: anzi nella sproporzione istessa deldono io trovo la più sicura prova dell'amicizia che ha potutoallucinarvi. Quanto più la traveggola è sensibiletanto più dee la cagione esserne stata efficace: ed io comprovolentieri una sì cara sicurezza con un poco di rossore diqualche onore usurpato.

Virendo vive e sincere grazie de' tre primi volumi del vostro nuovoTeatroall'impressione del quale sarei già stato associatose non l'avessi ignorato. Gli ho trascorsi tutti nel poco tempo chene sono possessorecon quell'impaziente avidità che tutteinspirano le opere vostre. Ho ammirata la stupenda feconditàdel vostro ingegno e l'invidiabile fluidità che mai non viabbandona non meno nel verso che nella prosae gli rileggo ora abell'agio per osservarne l'artifizio e le bellezzedelle quali miavrà defraudato la involontaria fretta.

Conservatevigentilissimo signor Goldonial piacere ed all'approvazione delpubblicoe cercate in me (se vi dà l'animo) qualche a mestesso incognita facoltà onde realmente convincervi dellariconoscenzadella stima e dell'affetto con cui sono.

 

LXXXII- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI7 luglio I758.

Quodfelix faustum fortunatumque sit. Eccovi provveduti di Pastoreedi Pastore tanto degno quanto inaspettato. Questa elezione qui èsommamente applauditaper le qualità personali dell'eletto; ela circostanza d'esser egli Venezianoe non avergli fatto ostacoloin tempo di dissensioni così vive e così ostinate frala Santa Sede e quella Repubblicafa grandissimo onore agli elettoried a lui: a questo per il credito ch'essa suppone della sua integritàed a quelli come prova incontrastabile della giustizia e moderazionedelle loro intenzioni. Congratuliamocene insiemee speriamoanzipromettiamociun governo corrispondente alla pubblica espettazione.

Ilre di Prussia continua la sollecita sua fugaed il marescial Daun lasua costante persecuzione. Secondo le ultime notizie il primo eraentrato in Königsgratzpreceduto da Laudon in Opotschnaeseguìto da Daun a Pardowitz. Egli marcia strettamente unitoper non perder gente fra le nostre truppe leggiere che lo circondano:onde non ha potuto incomodare il paese dilatandosi né a destrané a sinistra: ma quella striscia di terrache serve quasi diletto a questo torrentesi risente lagrimevolmente della barbarie edel dispetto del nemicoche incendiadistrugge senza il minimo suovantaggioe fracassa tutto ciò che non è protettodella necessaria sua fretta. A dispetto del suo eccessivo riguardopur non si lascia di tratto in tratto di coglierlo. I giorni indietroil generale Lascie dopo di lui Laudongli han disfatti duereggimenti di cavalleriapresi carri stendardiprigionieriecagionata una considerabile diserzione.

Sonoentrati in Silesia fra Glogau e Volau 4.000 fra dragoni e cosacchidell'armata russa comandata da Braune; se questa è la testail corpo non dee esser lontano. Il paese è tutto incosternazione e S. M. Borussa converrà che pensi anche aquesto picciolo inconveniente. Addio; vale et me ama.

 

LXXXIII- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI6 ottobre I758.

Fuithomo missus a Deocui nomen erat Daun.

Ierisera 15 del correntegiorno del glorioso nome della nostra adorabileimmortale sovranaalle ore 8 e mezza giunse a Schönbrunnnell'atto che si scioglieva l'appartamentopreceduto da quattropostiglioniun ufficiale spedito a mezzodì del giornoantecedente 14 dall'impareggiabile maresciallo Daun con la notiziad'aver pienamente battuto il re di Prussiapresogli tutto il campo aWeissemberg e tutta l'artiglieriache 8.000 Prussiani erano rimastimorti nel luogo della battagliail maresciallo Keith trovato fraquestiil principe Ferdinando di Prussia in dubbio che sia delmedesimo numero: prigionieriferiti o disertori a proporzione e fra'primi di questi personaggi molto distinti; che il re si era ritiratoa Klein-Bautzenche il general Tillier verrà qui con lastrepitosa notizia e sue circostanze. Si cantò intanto ierisera a Schönbrunn un Te Deum provisionale in rendimentodi grazie alla Providenza protettrice; ma allo arrivo del generaleTillier si ripeterà in città solennemente. De' nostrinon sappiamo ancora altri morti conosciuti che il colonnello delvecchio Lövenstein e gravemente feriti il giovane Braun ed ilgenerale Ceskovitz. Il consenso di tutti gli intelligenti asserisceche l'augustissima Casa d'Austria non ha mai riportata vittoria piùcompiuta. Ditemi se vi pare che il nostro maresciallo Daun sappia fargala a Teresa la Grandecome ella merita.

Notateche Daun è stato l'assalitoree che ha sorpreso Annibale.Addio. Non ho tempo per dilungarmi.



LXXXIV- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna28 maggio I759.

Lastagione gravida di eventi strepitosi non vuole ancor partorireondequesta mia risposta alla vostra del 12 del cadente non appagheràmolto l'impaziente vostra curiosità. Mi assicurano cheContades è in marcia verso l'Hassiache Broglio sia incampagnache l'armata dell'Impero torni ad avanzar verso Bamberga eche il principe Enrico si ritiri. Per la parte della Silesiapersonadi conto m'ha ieri asserito che oggi 28 di maggio 40.000 Russidebbono essere sull'Oderacon ordine di trincierarvisi sino a' dentied aspettare il general Fermor che deve raggiungerli con altri 20.000uomini e l'artiglieria grossacagione della lentezza delle suemarce. Ho veduto lettere del 23 corrente di generali dell'armata diDaunche scrivono alle loro mogli che non sanno se in avvenirepotranno essere così regolari nella corrispondenza: argomentodi mossa imminente. Tutto questo non dice ancor nullama io non hoaltra merce onde contentarvi. Da una parolina che vi èsfuggita dalla penna sulle vicende lusitanemi avveggo che voi sieteancora preoccupato de' pregiudizi del partito de' nostri maestri.Caro fratellonon giurate in verba magistri: argomentate su ifatti indubitati e rendete giustizia. La facoltà di ragionareè il più bel dono che ci ha fatto la Provvidenza e noilo perdiamoperché argomentiamo su principii che sempreabbiam creduti sicurisenza averli mai esaminati. Oh di quantefandonie ho dovuto disingannarmiche per lungo tempo ho venerateciecamente in virtù dell'autorità magistrale! Addio.State sano. Io sono.

 

LXXXV- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna2 luglio I759.

Finalmenteil dì 28 del caduto il nostro Daun ha mosso il suo campo esecondo le pubbliche voci si è incamminato alla sua sinistraverso la Lusazia. Siamo qui così allo scuro delle circostanzedi questa mossache è impossibile di ragionarvi sopra. Io nonvorrei sapere altro per mia quiete che se egli sia autore o esecutoredel piano che intraprende. Ma fin ora né pur questo mi ènoto. Per altro or che la macchina camminaci somministreràmateria di giorno in giorno onde far almanacchi più ragionati.

Dallavostra carissima del 16 del passatoa cui rispondoio veggocarofratelloche voi credete molto ghiotta la posterità dipascersi delle circostanze della vita d'un poeta. Perdono allatenerezza fraterna un pregiudizio così grossolano: macredetemi che il mondo appena è desideroso d'informarsi dellevicende di quegli uomini che per un concorso inesplicabiled'accidenti han fatto cambiar faccia a qualche considerabile porzionedella terra. Mi solletica l'amor vostromi compiaccio della vostragratitudinema sinceramente vorrei che la vostra eloquenza avesseprovincia più felice: tanto più che la malignitàdegli uomini troverà plausibili ragioni di dubitar dellaverità delle vostre assertive nell'interesse fraterno. Faròper compiacervi un poco d'esame di coscienzaed un giorno che i mieifiati mi lascino qualche porzione di pazienza disoccupatal'impiegherò nel foglietto che mi dimandate.

Intantopensate a conservarvimentre io abbracciandovi con la sirocchiasono.

 

LXXXVI- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna22 ottobre I759.

Nonso se la presente vi troverà più a Monte Porzio dovev'incamminavate il dì 3 corrente nell'atto di scrivermil'ultima che da voi mi viene. Il bellissimo autunno che qui godiamomi consola infinitamente con la speranza che costì sia ancorpiù bello e che voi possiate cavarne quel profitto ch'io videsidero. Io sono stato ne' miei primi anni alcune volte a MontePorzioebenché sempre per momenti e per sola occasione dipasseggiopur ne ritrovo le tracce nella mia memoriaonde hopresentemente il piacere d'accompagnarvi con l'imaginazione su perquella solenne salitaper le strade assai regolari ed alla non vastama ridente piazza di cotesto salubre ed ameno soggiorno. Mi figuro diesaltar con voi le belle vedute e la dominante situazione. Edessendovi io sempre stato di questi giorni consacrati al buon padreLieomi par di veder tutto il luogo ingombro di bottidi ceste e dibigoncee mi vien quasi al naso l'odore delle vinacce e del mosto.Datemi presto conto del totale vostro ristabilimentoabbracciate perme la compagna che saviamente avete condotta con voi e credetemi conla solita tenerezza.

P.S.Mi recano in questo momento la carissima vostra del 6 delcorrente data da Monte Porzio. Mi rallegro de' primi profitti e me neprometto maggiori. Ostinatevi a starvi finché potete eritornate a Roma pieno di salute e di buon umore.

 

LXXXVII- A Francesca Maria Torres OrzoniGorizia

ViennaI0 novembre I759.

Lavostra lunghissimamente differita risposta all'ultima mia lettera miha fatto credereriveritissima signora contessinache voiritiratanella solitudine dell'amena vostra campagna ed occupata fra curedimestiche e le profonde filosofiche meditazionivi foste propostase non una solenne separazionealmeno una parentesi dal commerciodegli uomini: ed aspettavo con ansietà che stanca dell'oziovostro ritornaste a noi poveri mortali. Impaziente per altro ditrovar ragionevoli motivi per disturbar con qualche mia lettera latranquilla vostra taciturnitàaspettavoe mi promettevo contutto il resto del mondo qualche glorioso militar successo cheautorizzasse la mia indiscretezza a defraudar di qualche momento levostre morali occupazioni con una mia gazzetta. E chi non l'avrebbesperato? Armate floride provvedute e numerose: capitano per replicateesperienze maggiore d'ogni eccezione: nemico due volte solennementesconfitto con sì poca effusione del nostro sangue: e pureeccoci all'invernoe non si vede raccolto il minimo solido frutto dicosì vantaggiose circostanze.

Poveraimperatrice! Povero Daun! Io mi perdo in questo inesplicabile enigma:e non solo non ne intendo le cagionima procuro di scacciar da mecome tentazioni diaboliche tutte le voglie che pur troppo misorprendono d'investigarle. Io vorrei essere in qualche nascondigliodella Nuova Zembla o del polo antarticoper non sentir nuove diguerra e per non tener sempre alla tortura il mio lume naturaleoffeso e strapazzato giornalmente dagli sciocchi ed impertinentiragionamenti della maggior parte degli uominie specialmente diquelli che per l'età e per la professione guarniscono d'ariaautorevole gli spropositi che suggeriscon loro mille privatepassioni. Adesso è temporiverita signora contessinadiapplicarsi agli studi più seduttori e separarsi da tuttiquelli che disturbano la buona formazione del chilo. Io son pienod'ottima intenzionema inutilmente; certe occupazioni che potrebberoviolentemente distrarmi non son più per me di stagione: ed unpoco di commercio necessario alla natura umana qui non si trova senon che avvelenato dalla curiositàdalle passioni e da'pregiudizi. Guardateviriverita signora contessinada queste pestie continuate a riguardarmi colla solita bontàcredendomisempre con l'antico inviolabile rispetto di Vostra Eccellenzacuiprego delle mie riverenze alla cara metà ed a cotestoeccellentissimo rappresentante.

Ieriuna violenta febbre dell'arciduca Carlo si dichiarò vaiuolo: esi spera di buona qualità per la sollecitudine nelmanifestarsi.

 

LXXXVIII- Ad Antonio Tolomeo TrivulzioMilano

Vienna30 dicembre I759.

Frale pubbliche obbligazioni che abbiam tutti in comune al nostroinvitto Daun io gli professo quella in particolare d'avermi procuratauna gentilissima lettera del mio venerato Fracastoro: il di cui lungoed ostinato silenzio mi faceva ondeggiar fra i dubbise fosse questoun sintoma podagricoo se qualche mio fra tanti finalmente da luiscoperto demerito mi avesse intiepidita l'antica sua tenerapropensione. Mi ha liberato il suo foglio da questo ultimofastidiosissimo tarlo; ma mi ha all'incontro assicurato del primo conla rincrescevole descrizione degli insulti che soffrono tutte le suemembra fra le indiscretezze d'una pertinace flussione. Per sollevarmida questa idea che mi opprimerileggo la vivace sua letterae trovoin essa incontrastabili argomenti d'un animo vigoroso che non sirisente ancora dell'incomodo alloggio in cui si trova; onde me necongratulo seco e con me medesimo.

Comemai potete imaginarviveneratissimo Fracastorotanta temeritàfra la gente di Viennache si proponga l'invasione di Berlino?Credete che qui non vi siano persone prudenti come a Milano? Le solemagistrali ritirate (delle quali ha voluto unicamente far pompa inqueste due ultime campagne il nostro nemico) bastano per nonlasciarci esposti a tali tentazioni. È vero che Daun ha avutal'audacia di batterlodi scacciarlodi sorprenderlodi far deporrele armi ad un suo esercito intiero: senza esserne stato mai népure leggermente punito; ma qui entra l'assistenza del Cieloed ilcapriccio della fortuna. Per altro uomini graviperspicaci ed intesidi tutto (senza bisogno d'impararlo) hanno ben vedutianche dalontanogl'infiniti vantaggi che sono sfuggiti all'irresolutezza delnostro comandante presente ed informatoe che avrebbero potutofacilmente riportarsi contro quell'istesso nemico poco fa da lorosinceramente creduto ed autorevolmente predicato per invincibile—Invader Berlino! E dove siete voiFracastoro veneratissimocosì segregato dagli altri viventiche non vedete qual nuovaterribile scena apre presentemente il nostro nemico sul teatro diSassonia? Una formidabile armata d'Hannoveriani avanza volando perErfurt: una seconda dall'Alta Silesia con Foquet: una terza dallabassa con Schmettau: una quarta dalla Pomerania con Manteiffel: oltrela grande che sostiene immobilmente il suo posto fra Meissen eDresda.

Orche potrà fare il nostro povero Daun circondato da tutti ilatiangustiato dall'orrida stagione e dalla difficoltà dellesussistenze: coi Francesi titubanti al Meno ed i Moscoviti spettatorialla Vistola? Vogliono ch'io rifletta per consolarmi che un mese fail maresciallo Daun aveva a fronte tanti nemici quanti ne avràdopo tutti questi sforzi: che il nostro Laudon partito da qualchegiorno per la Boemia fra 10 mila reclute già disciplinate chesi trovano in Pragaqualche reggimento che potrà chiamar daicorpi di Moravia di Harrsch e da altri sparsi in vari luoghiprocurerà d'accozzare insieme un'armatina al più capacedi andar trattenendo il torrente: ma queste son cose da farsi: ilnemico è pronto e risolutonoi siamo tardi e dubbiosiondecompatisco ma non imito chi trema.

Legazzette ci facevano sperare che i re di Prussia e d'Inghilterramossi a compassione delle pubbliche miserie fossero propensi aconceder la pace all'Europa. Ma i preliminari pubblicati dagli avvisitedeschi stampati in Colonia ci spaventano. La Francia dee farlecessione di Capo Brettone e del Canadà: demolir Dunkerkerender Clèves e le appartenenze alla Prussiasenza far paroladi compensi di speseo di qualsivoglia pretensione: or pensate conquesti preludi qual pace potrebbe aspettarsi. E voi voletel'invasione di Berlino. Imploriamo più tosto alcuno di queglieventi che voi chiamate miracoli e non disperiamo tanto diconseguirlo.

Oh!quanto v'invidio la vicinanza del degnissimo signor conte Firmian:non bisogna meno che la considerazione dell'utilità pubblicaper acquietarsi al nostro danno privato. Vi supplico di far presentealla sua memoria la mia vera divozione ed ossequio. Conservatevi voigelosamentee credetemi con l'antico tenero ed invariabile rispetto.

 

LXXXIX- A Daniele FlorioUdine

ViennaI3 febbraio I760.

Nonho trascurato per negligenza di rispondere all'ultimo gentilissimofoglio di V. S. illustrissima; ma le rare occasioni di ritrovarmi iocon gli abitanti del vortice luminoso mi hanno obbligato a differirquesto mio dovere sino ad aver sodisfatto all'altro di ubbidirlaappresso il nostro degnissimo signor conte di Kevenüller. Hotrovato che avea già egli risposto a V. S. illustrissimaondesapendo ella i di lui sentimenti originalmentenon mi resta su talproposito se non se assicurarla che questo amabilissimo cavaliereparla di lei con espressioni di stima e di parzialità cheprovano ad evidenza il distinto pregio in cui egli tiene i colti dilei talenti e le tante altre invidiabili qualità chel'adornano. Contegnoper mio avvisoche onora moltissimo non menoil bel cuore che l'esquisito di lui giudizio.

Paredalla sua lettera ch'ella non approvi il sistema di vita ch'io amo edho creduto necessario d'eleggere. Prima di deciderne perentoriamenteincominci V. S. illustrissima a considerare ch'ella è costìnella platea del teatro in cui io mi trovo: e che la sua situazionela defrauda della vista di tuttociò che succede sul palco edietro le scene: onde che non può molto fidarsi della soliditàdi quei raziocini che han per fondamento un'illusione. Dopo di ciòmetta in conto che il mio genio naturalequanto mi ha dall'infanziaportato alla scelta e ristretta societàtanto mi ha resoall'incontro rincrescevole ed intolerabile lo strepitoil disordineed il tumultonemico capitale delle Musefra le quali ho dovutopassare i miei giorni. Aggiunga a tutto questo che da' primi annich'io mi traspiantai in questo terreno fui convinto che la nostrapoesia non vi alligna se non se quanto la musica la condisce o larappresentazione l'interpreta: onde tutte le imagini pellegrinelescelte espressionil'eleganza della locuzionel'incantodell'interna armonia de' nostri versi e qualunque lirica bellezza èqui comunemente sconosciutae per conseguenza non apprezzata se nonche su la fede de' giudici stranieri. Quindi potrà V. S.illustrissima avere osservato che in trent'anni ormai di soggiornonon interrotto in questo paese io ho lasciato passare tutte le molteoccorse strepitose occasioni senza scrivere mai né pure unverso lirico sopra di essetoltone un unico sonetto sulla primavittoria del maresciallo Daunche non potei ricusare senza villaniaad un espresso e capriccioso comando di chi credea obbligarmi con talcommissione. Il motivo di poter esser utile a' miei simili sarebbe ilpiù violento per farmi cambiar sistema; ma non creda V. S.illustrissima che il diventar stromento efficace sia cosìagevole operazione. Io ignoro la maggior parte degl'ingredienti diquesta ricetta: onde se non mi è riuscito di giovare altruicon le mie ciance canoreio temo che uscirò dal mondo senzaaver adempito questo primo debito di chi nasce. Me ne consoli ellaintanto con la continuazione della sua benevola padronanzae micreda sempre con rispetto eguale alla stima.

 

XC- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI0 marzo I760.

Dallagratissima vostra del 23 dello scorso febbraio comprendo che ilvostro amor fraterno vi tiene tuttavia immerso nel lavoro istoricodella mia vita: cura che mi consola eccessivamente nellaconsiderazione della sua sorgentema che non lascia di tenermisollecito e sospeso nel timore che a voi ne derivi la taccia d'unacieca parzialità ed a me quella d'una filauzia condannabile.Aggiungete a tutto ciò che il mondo non è persuaso chesia cosa lodevole l'aggravar la memoria degli uomini delle fanfaluched'un povero privatoal quale la Provvidenza non ha commesso ilministero d'alcuna delle insigni sue beneficenze. Ioper non esserdi mero peso alla societàho procuratoè veroaproporzione delle mie forze e del mio limitato saperedi far serviretutte le veneri poetiche a render famigliare e caro al popolo ilgiusto e l'onesto; ma tutta questa mia dovuta cura di buon cittadino(oltre il dubbio del suo frutto) non è di quell'ordine chemeriti luogo distinto fra le vicende comuni. Pensatevi seriamenteesiate persuaso che la sospensione del vostro lavoro non iscemeràpunto in me quella grata tenerezza che il solo averlo intrapreso miha giustamente cagionato.

De'tre anni di cui mi richiedete non posso dirvi altro se non checessarono affatto in essi gli studi miei poeticiche lagiurisprudenza e i classici greci erano allora le mie prescritteoccupazionioltre la pratica del vostro Foro ch'esercitai nellostudio e sotto la direzione del defunto pontefice Lambertini alloraavvocato concistorialesiccome in una udienza (se mal non miricordo) egli stesso affettuosamente vi disse. Non vi son nuoveguerrierema non ne saremo lungo tempo digiunise l'ispido invernonon si ostina ad usurpare i dritti della primavera. Addio.Abbracciate per me la sorellaconservatevi e credetemi.

 

XCI- A P. L. d'Ormont Buyrette de BelloyPietroburgo

Vienna30 aprile I76I.

Nonattribuitegentilissimo signor de Belloya difetto d'attenzione edi stima la tardanza della mia risposta alla obbligante vostraletterae de' miei rendimenti di grazie per il cortese dono delvostro Tito. Le frequenti commissioni poetiche della nostraCortericca d'adorabili principessetutte amatrici di musicaildovere di leggere e rileggere più volteprima di rispondereil trasmesso drammae le impertinenti e non rare irregolaritàdi mia salute non mi lasciano l'agio ch'io vorrei per potermiabbandonare al genio e agli amici. Rapisco ora qualche momento allemie poco utilima inevitabili distrazioni; stimolato più daldebito e dal rimorso che secondato dal comodo.

Lanecessità di servire al genio degli spettatori della vostranazione avendovi obbligato a trattare il soggetto del Titocosì diversamente da meè pura gentilezza vostra ilvolermi attribuire qualche parte nel merito d'una tragedia divenutaoriginale. Sarebbero quasi tutti copisti i pittorise convenissequesto nome a chiunque non è stato il primo ad esprimere co'suoi colori o la morte d'Abele o il sacrificio d'Abramo o altroqualunque avvenimento. I casigl'incontri e le passioni umane sonolimitatee rassomiglian fra loro come le nostre mentile qualitanto più facilmente s'incontrano quanto piùregolarmente pensano. E se il tempo o il genio pedantesco misecondassevi addurrei una infinita serie di esempi de' piùgrandi antichi e moderni poetiche la somiglianza delle occasioni haobbligati a rassomigliarsi fra loro e ne' pensieri e nelleespressioni. Da questa verità procede parimente che io nonmerito l'altra lode che cortesemente mi date d'aver saputo con destroe mirabile artifizio rapire al vostro e adattare al teatro italianole tragedie francesi: almeno io posso asserirvi candidamente che nonme lo sono mai proposto. Provveduto con la lettura di tutta la merceteatrale di tutte le culte nazioniho sempre stabilito di scrivereoriginalmente cosa propria: e se la circoscritta condizione umana ola fedeltà della memoriapiù tenace custode di quellecose che ha ricevute con ammirazione e piaceremi ha suggerito nelleoccasioni analoghe il bello da me già lettoil piùdelle volte credendomene inventoreme ne sono di buona fedeapplaudito; e quando mi sono avveduto del contrario ho creduto che mionorasse abbastanza il giudizio della scelta e dell'impiego de'preziosi materiali de' quali mi avean fornito le più illustriminiere; e mi sarei vergognato della mia debolezza se mi fossiindotto ad abbandonar l'ottimo per la puerile vanità di creareil diverso. Ma la digressione è già lunga per unalettera frettolosa: onde basta per oggi avere esercitata sin qui lavostra pazienza su tal proposito.

Vidirò dunque che ho più volte attentamente letta eriletta la vostra tragediae sempre con eguale piacere. Effettod'uno stile armoniosonobilechiaropieno di pensieri non comunie tale insomma che convincentemente dimostra quanto la natura vi hafavoritoe quanto la vostra applicazione l'ha felicemente secondata.Con un così ricco capitale io credo che non dobbiate cedereagli insulti capricciosi delle vicende teatrali. Voi non ignorate chele medesime tempeste hanno agitato in ogni secolo i primi lumi dellapoesia drammatica; ma il turbine passail merito durae il temporischiara e decide. Non è perciò ch'io non entri aparte del vostro giusto rammarico: m'impegna per voi la parzialitàche professate per meil pregio stimabile de' vostri talenti e lasomiglianza del rischio in cui mi trovonavigando lo stesso mare; mavorrei che gli ostacoli (come avviene negli animi ben fatti) viservissero di stimolo e non d'inciampo. In quanto alla condotta eall'economia della vostra tragedianon mi resta che dire. Se ioavessi creduto che altra fosse più atta a soddisfare il geniodella mia nazionel'avrei certamente anteposta a quella di cui hofatto scelta; ond'è prova troppo chiara ch'io non ho vedutopiù oltre. Voi avete indubitatamente avuto lo stesso finedilungandovi da mecioè di lusingare il gusto francese. Io soche il vostro ingegno e la vostra esperienza teatrale vi debbono averreso abile a questo giudizio; ma sarei troppo temerario seignarode' costumidegli abusi e della maniera di pensare de' vostripopoliio ardissi di proporre il mio.

Èfalsissimo che un giovane ufficiale tedesco mi abbia fatto vedere omandato come suo lavoro l'abbozzo del vostro Tito. Io nonconosco alcun militare di questa nazione che scriva versi francesi;onde vi hanno ingannato o per errore o per malizia quelli che vihanno turbato con simil favola. Non vi lasciate dunque adombrare dafantasmi insussistentima continuate coraggiosamente a far uso de'vostri talenti e del solido e nobile stile che vi siete formato:aggiungete ornamenti al Parnaso francesee raccogliete que' laurich'io vi presagisco e vi desidero nell'atto di protestarmi.

 

XCII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna3 luglio I76I.

Ilcaso del povero cardinal Passioneidi cui mi date notizia nellavostra del 20 del cadentemi fa compassione ma non maraviglia. Tuttoil tenore della sua vita e il procelloso suo carattere non presagivapiù tranquilla catastrofe. Desidero che le sue premure perPalafox siano state zelo di giustiziae non tocca a me l'andarneinvestigando le sorgenti; ma in quanto alla proibizione del nuovocatechismoil numero di cinque soli cardinali contraddicenti non puòfarmi dubitare un momento che non sia prudentissima. Né soimmaginare che esistendo il catechismo romanoricevuto da tutti icattolicisi possa utilmente andar pubblicando altri catechismine'qualianche innocentementeè facilissimo che scorranoespressioni che siano o possano torcersi a favore di quelle opinioniche sovvertono l'unità della chiesa cattolica. In somma ioveggo regnar presentemente in tutta l'Europacon sommo mio doloreuno spirito impetuoso di cabala e di partitofomentatodall'abbondanza di quei felici ingegni che vorrebbero liberarl'umanità dal giogo della religione e dall'ubbidienza alproprio principe e da tutti quegli onesti doveri che sono i legamipiù solidi e più necessari della societàlaquale è il primoil più grande e il piùessenziale nostro bisogno. Se per nostro castigo permettesse laProvidenza che si giungesse a quell'anarchia che sospirano i moderniilluminati precettorivorrei veder come essi medesimi vi sitroverebbero a loro agio. Queste rare scoperte sono per altrorancidissime; ma altre volte non erano pericolose che a qualcheletterato di mal costume. Oramercé i libretti galanti cheallettano con la dissolutezzasono divenute la coltura e la moraledi tutti i bei giovani e di tutte le donne di spirito. Oh poveraumanità!

Gliaffari bellicosi minacciano uno scoppio strepitoso e vicino. Soubiseavanza: Broglio ha pettinato un poco una retroguardia d'Annoverianiavendone fatti molti prigionierimolti uccisi e presi tredici pezzidi cannonicarri di bagaglio ed altre bagatelle. Il principe Enricoha mandato tutto il cannon grosso a Magdeburgoforse per esserleggero nella marcia che medita per la Silesiagià circondatada' Russi. Daun l'osserva e manda rinforzi a Laudonche a quest'oracomanda una ben numerosa armata. Insomma il nuvolo è pregno edè nero: e pare ormai impossibile che possa dileguarsi senzaruine.

Ilgeneral Tottlebengentiluomo sassone al servizio di Russiasi èscoperto corrispondente del re di Prussia ed è in ferri.Voglia Dio che sia solo. Addio. V'abbraccio con la germana e sono.

 

XCIII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna28 settembre I76I.

Lavostra a cui rispondo è del 12 del correnteed ho pochissimimateriali onde ingrassar la presente. I Russi credo che vadano dinuovo in Siberiastanchi de' gloriosi loro militari sudori:lasciando impazzare il mondo ad investigare a quale oggetto eranvenuti sino a congiungersi con Laudon. L'imperturbabilità diSua Maestà prussiana in attenderli ci convince del dono diprofezia ch'egli possiede.

Lafermentazione che agita tutta l'Europa pare che abbia oggetto piùvasto che i Gesuiti che le servono di pretesto. L'anarchia temporalee spirituale è un pezzo che si prepara nelle spiritose massimedella nostra eletta letteratura. Vivano i begli ingegni! Il Ciel gliesaudiscama soli: la compagnia non sarà molto sicura. Addio.

 

XCIV- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI4 dicembre I76I.

Ohche demonio di freddo! Quest'anno vogliono farsi veramente onore isette gelidi Trioni. Sono già settimane che i vetri delle miefenestre son canditi di Genovache i carri più pesantipassano sicuri sul solido Danubioe che noi sotto la protezionedelle nostre stufe roventi andiamo a gran pena mantenendo lacircolazione del sangue. Non mi meraviglio che non sian giunte lelettere di Roma: sa Dio dove saranno rimaste agghiacciate. Figurateviqual prorito possa aver io di far ora gli occhi dolci alle Muse cheoggimai non mi solleticano nel sollione. Spero che costì voisiate esenti da questo taccolo. Se così ègodetevianche per me il tepore della bella Italia e pensate a curarecuticulamchetutto ben calcolatoè la piùgiudiziosa di tutte le filosofiche speculazioni. Se vedete ildegnissimo signor marchese Teodoli assicuratelo non solo della miamemoriama di tutta quella tenerezza che si può accordar colrispetto dovuto ad un cavaliere che fa uno dei più distintiornamenti della cara mia patria. Ditegli che serberò fra lecose più riguardevoli il libro di cui mi parlate e che ho talvoglia di rivederlo e venerarlo di presenzache se fossi piùgiovane mi dareiper venirne a capoallo studio dell'arte magica.Addio. L'ire guerriere son coperte dalle nevi e dai ghiacci; or toccaa lavorare ai belli ingegni de' Gabinettia' quali io non picchio.

Sullasopra coperta: In questo momento sento che sono arrivate lelettere di Roma. Ma io non posso trattener questase voglio essersicuro che parta: onde risponderò l'ordinario venturo.

 

XCV- Ad Angelo FabroniPisa

Vienna29 ottobre I763.

Unagentilissima di V. S. illustrissima e reverendissima in data del l6dello scorso luglio mi fece sperare che poco tempo dopo di essa misarebbe giunta alle mani la prima decade delle Vite degl'illustriItaliani da lei scritteda me impazientemente attese. Occupatoallora nell'esercizio del mio impiegomi credei permesso il differirla risposta alla obbligantissima lettera sino all'arrivo del dono: manon essendo questo ancor pervenuto alle mie mani (per uno senza fallodi quegli innumerabili accidenti che sogliono turbare il corso disomiglianti spedizioni)non voglio che un mio più lungosilenzio ora che i miei inevitabili doveri non mi contendono l'oziod'interromperloaggiungaallo svantaggio che mi cagiona la fortunaanche l'altro di comparir appresso di lei o sconoscente o trascurato.Sappia dunquereverendissimo mio signor prioreche in leggendo lesue lettere io sento nell'animo tutti quei moti di gratitudinediconfusionee d'affetto che ben è in dritto di esigere ladichiarata sua amichevole e gratuita parzialità da chi non hané occasione né facoltà di meritarla; macomunque mi venga così inestimabile acquistoio ne sono e nesarò sempre superbo e geloso: e quando in altra guisa io nonpossagliene renderò sempre col cuore il più candidoil più giusto ed il più tenero contraccambio. Ma perchémaicosì disposta come ella si sente a favor miovuoleamareggiarmene il contento rendendo pubbliche coteste mie fanfaluchescritte senza la minima riflessione e sotto la sicura fiducia che nonvedrebbero mai la luce del giorno? Oh Dio! Ella misura quella delpubblico dalla sua propria indulgenzae s'inganna: esso ègiudice più che severo: e se facea tremare il padredell'eloquenza romana (che non arrossisce di confessarlo) ancorquando gli compariva innanzi con merci sudate e pellegrinecon qualconscienza può chiamar ella eccesso di modestia la repugnanzach'io provo di presentarmigli con quattro letterine familiariscritte per lo più in fretta ad amici e confidenti senzaneppure rileggerle? Noreverendissimo signor prioreio non hoquesto coraggioo per dir meglio questa arroganza: ed o sia ragionecome io credoo difetto di temperamentonon ho più speranzad'acquistarla: sicché o approvi V. S. illustrissima ereverendissima le mie ragionio come parziale compatisca la miadebolezza: il condonarsi scambievolmente i piccioli difetti èuno de' più sacri doveri dell'amicizia. In virtùparimente di questide' quali io la credo rigido osservatoresicompiacciala supplicodegnissimo mio signor prioredi togliere larestrizione del per ora alla grazia che con tanta gentilezza mi hafatto rinunciando all'obligante disegno di scrivere la mia vita. Ilmondo letterario abbonda di soggetti ben più degni della suapenna: ed io nelle mie antecedenti le ho candidamente confessato comeio senta raccapricciarmi alla sola idea di divenire usurpatore d'unincenso a me così poco dovuto. L'amore che bontà suaella mi dimostra mi è sicuro mallevadore della sua amichevolecondescendenzaed io gliene conserverò fin che viva la piùaffettuosa e la più sicura riconoscenza.

Qualchepersona del seguito della regina di Napoli le recherà i mieidue ultimi componimenti. Non gli ho mandati per la postaperchénon ne meritavano l'enorme spesa. Si compiaccia di far presente ilmio costante rispetto al nostro degnissimo signor conte di Rosenberge mi creda con ossequiogratitudine e vera amicizia.

 

XCVI- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

ViennaI2 dicembre I763.

L'impertinenzade' vostri cancheriniche (secondo il tenore dell'ultima del 29novembre) vi hanno obbligato a trincierarvi in letto mi ha messo incollera. Vi sono tanti animali malefici sopra i quali potrebberodivertirsi con profitto dell'umanità: perché tormentarei galantuomini nati per diletto e per soccorso de' loro simili? Manon entriamo ne' misteri della Providenza. Il buon umore che regnanella vostra lettera mi fa sperare che avrete debellati questi nemicidomestici: e ne sospiro confermazione.

Quandola mia macchina dovesse trasportarsi per alcun tempo verso illevanteamico gemelloio non sceglierei mai il tempo nel quale sonoin moto gli astri maggiori settentrionali. Come uscir sano da questotumulto? Concorso di viandantiscarsezza d'alloggiimpotenza dicavallisoverchierie de' superioriimpertinenze de' subalterni.Maestri di poste scorticatoripostiglioni inesperti e temerariosterie saccheggiatestrade scompostedisordineconfusionefrettascarsezza e mille altri inaspettati malanni per tutto. Ohpovero me! Il solo pensiero mi fa raccapricciare. In trentatréanni sonati ch'io sono in questo antico vortice ho procuratoe mi èriuscito di evitar sempre somiglianti imprese: or pensate se a questastagione sarei abile d'intraprendere un cimento cosìtemerario: io che da molti anni vivo in questa imperial residenzacome un eremita ne' deserti della Tebaide: e che non metto un piedein Corte se non quando un comando de' miei clementissimi sovraniviene ad illuminare il mio tugurioe mi conduce alla Reggia. Amicogemellose non incominciamo ad aprir gli occhi all'etànostraquando gli apriremo mai più.

Addio:raccomandatemi alle vostre cicalech'io non lascio di parlar di voicon le mie oche. Ma soprattutto pensate a conservarvi e a conservareun così caro individuo. Il vostro.

 

XCVII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna5 marzo I764.

Oggipenultimo giorno dello spirante carnevalevoi costìancornon volendovi trovarete nel turbine dell'allegrezza popolarelaquale a guisa di contagio si attacca anche alle persone chel'evitano. Perché noi siamo specie di scimieche facciamomeccanicamente quello che vediam fare: ut ridentibus arrident itaflentibus adflent humani vultus. Ma qui dove il popolo èprivo e d'occasione e di vivacitàsenza l'assistenza delcalendario non si sa mai qual festa corre. Io non ho inteso sonare unviolinonon ho veduto balloné son passato innanzi la portad'alcun teatro: ed essendo ormai ristretto il mio piacere al careredoloremi sono trincierato nel mio ozio letterarioche mioccupa aggradevolmente molte ore del giorno e non mi lascia rimorsiquando non procuri vantaggi. Ma non crediate che questo amabile ozioammetta l'incomodo uso delle lunghe lettere a dispetto della mia avoi nota pigrizia: onde alla vostra del 18 febbraio basti perrisposta questa breve cicalatapregna per altro di tenerezzafraterna e de' soliti abbracci comunicabili alla sirocchia. Addio. Iosono de more.

 

XCVIII- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

Vienna26 aprile I764.

Avantiieri fu rappresentata l'annessa Festa teatraleche come solitoamichevole tributo invio al mio caro gemello. Senza impulso dipartitoe con quella sincerità che professo specialmente convoiposso assicurarvi che non ho mai sentita musica piùarmoniosamagistrale e popolare insieme di quella che ha scritta ilSassone in questa occasione: onde è stata conosciutaapplaudita ed ammirata non solo dagli intendentima anche da quelliche sono al mondo unicamente per vegetare. I cantori hanno fattopompa a gara della loro abilità veramente non ordinaria: gliabitinon meno de' personaggi che dei numerosi corisono statisplendidicaratterizzati eccellentementee di una ricchezza degnadella Corte imperiale: e perché quando le cose son destinatead andar bene tutto vi concorrela decorazione e le macchine sonoriuscite elegantiridenti e felici più di quello che sipoteva ragionevolmente aspettare e desiderare. In somma una serenataa sedereche di sua natura è stata sempre una seccaggineèdivenuta il più ridente e più gradito spettacolo che dalungo tempo in qua si sia veduto in questa Corte. Rallegratevene conla mia poesiache portata in spalla da tante favorevoli circostanzeha pure usurpata qualche parte dell'approvazione di quelle. Addiomio caro gemelloson debitore di risposta a tante lettere che nonposso trattenermi più lungamente con voi. Continuate ad amarmicome fatee credetemi sempre.

 

XCIX- A Niccolò JommelliLudwigsburg

Vienna6 aprile I765.

Dunqueil mio adorabile Jomella pur si ricorda di me? Questa veritàdella qualea dispetto del vostro eterno silenzioio non ho maidubitatoconfermata dal carissimo vostro foglio del 3 dello scorsomarzomi ha cagionato un piacere poco meno che peccaminoso: tantopiù che io me l'ho inutilmente alcune volte procuratomandandovi già qualche tempo fa il mio Alcide al bivioper mezzo del signor Filippo le Roye più recentementescrivendovi una lunga cicalata che doveva esservi consegnata dallasignora Scottila quale presentemente canta da prima donna inLondrae partendo da questa Corte asserì di voler passare percotesta. Ma o sia colpa de' miei corrierio della vostra per lo piùinefficace benché sempre ottima volontàio sono cosìsicuro di occupare un invidiabile luogo nel vostro cuorechequalunque contrario palpabilissimo argomento non potrà giungermai a farmene temere incerto il possesso.

Miè stato carissimo il prezioso dono delle due arie magistraliche vi è piaciuto inviarmi; eper quanto si stende la mialimitata perizia musicalene ho ammirato il nuovo ed armonicointreccio della voce con gl'istrumenti. L'eleganza di questinonmeno che delle circolazionie quella non comune integrità deltutto insieme le rende degne di voi. Confessomio caro Jomellachequesto stile m'imprime rispetto per lo scrittore; ma voiquando vipiacene avete un altro che s'impadronisce subito del mio cuoresenza bisogno delle riflessioni della mente. Quando io risento dopodue mila volte la vostra aria Non so trovar l'erroreo quellaQuando sarà quel dì ed infinite altre che non hopresenti e sono anche più seduttrici di questeio non son piùmioe convien che a mio dispetto m'intenerisca con voi.

Ahnon abbandonatemio caro Jomellauna facoltà nella quale nonavete e non avrete rivali! Nelle arie magistrali potràqualcuno venirvi appresso con l'indefessa e faticosa applicazione; maper trovar le vie del cuore altrui bisogna averlo formato di fibracosì delicata e sensitiva come voi l'avetea distinzione diquanti hanno scritto note finora. È vero cheanche scrivendoin questo nuovo stilevoi non potete difendervi di tratto in trattodall'espressione della passione che il vostro felice temperamento visuggerisce; ma obbligandovi l'immaginato concerto ad interromperetroppo frequentemente la voce si perdono le tracce de' moti cheavevate già destati nell'anima dell'ascoltantee per quelladi gran maestro trascurate la lode di amabile e potentissimo mago.

Addiomio caro e degnissimo amico: se voi sapeste da quali occupazioni iosono oppressoconoscereste quanta sia la tenera amiciziache non milascia ancora terminar questa lettera. Conservatevi gelosamente peronore dell'armonica famiglia; continuate a riamarmi e credetemiinvariabilmente.

 

C- A Francesco Giovanni di ChastelluxLandau

ViennaI5 luglio I765.

Nonsi è punto ingannata V. S. illustrissima prevedendo chedovesse sorprendermi la lettura del suo erudito filosofico trattatinointorno all'unione della musica e della poesia. Basta questo saggioper misurare l'estensione dell'acuto suoesatto e sicuro giudizioedella solida e non pedantesca coltura de' suoi felici talenti. Nonv'è Italianoo non è almeno a me notoche abbiaspinto finora le sue meditazioni così presso alle primesorgenti del vivo e delicato piacere che produce e che potrebbe anchepiù efficacemente produrre il sistema del nostro drammamusicale. La veraingegnosa e minuta analisi ch'ella ha fatta delritmoo sia canto periodico delle nostre arie; ilmagistrale artifizio con cui ella rende sensibile l'obbligo di nonsommergere negli accessorii ornamenti il principal motivo di quellevalendosi perciò del nuovo paragone del nudoche deesempre ritrovarsi sotto qualunque pomposo panneggiamento; ledimostrate progressioni per le qualipassando dal semplice alrecitativo compostodebbono essere imitate le naturali alterazioniche nascono dalla vicenda delle violente passionied altri passidella dotta sua Dissertazionei quali io trascuro per nontrascriverla intierasono lampi non pregevoli solo per il proprioloro splendorema più ancora per l'immenso terreno chescuoprono a chi sappia approfittarsene per più lontani viaggi.Io me ne congratulo sinceramente seco; ed Italiano ed autore glieneprotesto a doppio titolo la dovuta mia riconoscenza anzisommamentegeloso della parzialità d'un giudice così illuminatobramerei purecome poetache non dovesse la nostra poesiainvidiarne una troppo vantaggiosa porzione alla nostra musicacomepotrebbe farmi temere il sentire questa considerata da lei peroggetto principale d'un drammaed attribuito il suoavanzamento dall'essersi sciolta da' legami dell'altra.

Quandola musicariveritissimo signor cavaliereaspira nel dramma alleprime parti in concorso della poesiadistrugge questa e se stessa. Èun assurdo troppo solenneche pretendano le vesti la principalconsiderazione a gara della persona per cui sono fatte. I miei drammiin tutta l'Italiaper quotidiana esperienzasono di gran lunga piùsicuri del pubblico favore recitati da' comici che cantati da'musiciprova alla quale non so se potesse esporsi la piùeletta musica d'un drammaabbandonata dalle parole. Le arie chiamatedi bravuradelle quali condanna ella da suo pari l'uso troppofrequentesono appunto lo sforzo della nostra musica che tentasottrarsi all'impero della poesia. Non ha cura in tali arie nédi caratteriné di situazioniné di affettinédi senso né di ragione; ed ostentando solo le sue propriericchezze col ministero di qualche gorga imitatrice de' violini edegli usignoliha cagionato quel diletto che nasce dalla solamaravigliaed ha riscossi gli applausi che non possono a buonaequità esser negati a qualunque ballerino di cordaquandogiunga con la destrezza a superar la comune espettazione. Superba lamoderna musica di tal fortunasi è arditamente ribellatadalla poesiaha neglette tutte le vere espressioniha trattate leparole come un fondo servile obbligato a prestarsi a dispetto delsenso comunea qualunque suo stravagante capriccionon ha fatto piùrisuonare il teatro che di coteste sue arie di bravura e conla fastidiosa inondazione di esse ne ha affrettato la decadenzadopoaver però cagionata quella del dramma miseramente lacerosfigurato e distrutto da così sconsigliata ribellione. Ipiaceri che non giungono a far impressione su la mente e sul cuoresono di corta duratae gli uominicome corporeisi lascianoèverofacilmente sorprendere dalle improvvise dilettevoli meccanichesensazionima non rinunzian per sempre alla qualità diragionevoli. In fine è ormai pervenuto questo inconveniente acosì intollerabile eccessoche o converrà che benpresto cotesta serva fuggitiva si sottoponga di bel nuovo a quellaregolatrice che sa renderla così bellao cheseparandosiaffatto la musica dalla drammatica poesiasi contenti quest'ultimadella propria interna melodiadi cui non lasceran mai di fornirlagli eccellenti poetie che vada l'altra a metter d'accordo le varievoci d'un coroa regolare l'armonia d'un concertoo a secondare ipassi d'un balloma senza impacciarsi più de' coturni.

Nonmi stancherei così presto di ragionar seco; ma le mieoccupazioni necessarie mi defraudano tutto il tempo per le piacevolionde augurandomi la sorte di poter meritare in qualche parte con lamia ubbidienza il finora gratuito dono della favorevole suapropensionepieno di riconoscenza e di rispetto mi confermo.

 

CI- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

ViennaI8 luglio I765.

Sonosommamente tenuto al nostro caro signor Becchetti per l'esattapuntualità con la quale vi ha consegnati gli abbraccii bacie le tenerezze delle quali io lo caricai per voi nella sua partenzada questa Corte. Diteglivi pregoa qual segno gliene sono grato: eofferitegli a nome mio il dovuto contraccambio della cortese suacompiacenza.

Voisapetecaro gemelloch'io son della specie delle anitreche stannosempre nell'acqua e non sono mai bagnate. Con quasi trentasei anni disoggiorno in una Cortenon ho potuto contrarre né l'ariamisteriosané l'eroico ventoso esteriore che ordinariamentevi regnané quella dotta dissimulazione che almeno confinacon la falsità; onde soffrite che da sincero e franco amico iovi apra istoricamente tutto il mio cuore.

Findal tempo in cui era immerso nelle feste nuziali del nostro re de'Romanicominciò qui a spargersi voce che voi in occasione delmatrimonio del principe delle Asturie dovevate portarvi a Madrid.Crebbe a poco a poco la voce in modo tale che il popolola nobiltàe la Corte medesima l'ha creduta veridica. Io soloricevendo vostrelettere senza il minimo tocco di tal viaggionon volli prestarlecredenzaed ai moltissimi checome vostro conosciuto gemellome neinterrogavanocostantemente io rispondeva il verocioè chevoi non me ne avevate dato alcun cenno; e che perciò io nonprestava fede e codesto vano romore. Terminate finalmente lenostre tempeste festivequando iostancosfiatato e rifinitorendeva grazie al padre Apollo che fosse pur giunto per me una voltail tempo di respirareecco l'ambasciator di Spagna che m'intimaall'orecchio il desiderio della sua Corte di avere una mia serenataper le nozze del principe delle Asturie. Figuratevi la miasituazione. Dissi chebenché io fossi già pronto perl'opera d'Insprucknon era sicuro di qualche nuovo comandodell'augustissima padrona. Rispose l'ambasciatore ch'egli ne avrebbeparlato alla mia sovrana; ond'iosicuro che un preciso comando miavrebbe defraudato anche il merito della volontaria condescendenzapiegai la testa ai decreti del fatocon pochissima fiducia di poternella mia stanchezza corrispondere degnamente all'onore che mi venivainaspettatamente offerto. E qui vi confesso cheripensando alle vocisparse del vostro viaggionon credei fermamente ma violentementesospettai che foste voi l'innocente cagione del mio crudeleimbarazzo. Intantoaffinché tutto andasse a secondala miascusa prodotta inutilmente all'ambasciatore cattolico diventòprofezia. La mia augustissima padrona mi commise inaspettatamente unaltro picciolo dramma da rappresentarsi dalle serenissimearciduchesse al ritorno della Corte da Inspruck. Che fare in taliangustie? Dopo avere esaminata la materiatrovai che non mi rimanevaalcun onesto partito da prendere se non se quello di raccomandarmialle Musechiuder gli occhie mandar giù l'una e l'altrapozione. Adempiicome era mio debitoin primo luogo il comandoepoi soddisfeci al contratto impegnoconsegnando all'ambasciator diSpagna la Festa meridionale quattro settimane prima della miapromessa.

Mentreio stava arzigogolando fra me s'io dovessi o no cantarvi le calendesul giuoco ch'io sospettava che voi mi aveste fattoecco una letteradi Madrid del nostro Hübnerche mi assicura che voi siete colàaspettato e ch'egli è impaziente di rivedere il suo riveritobenefattore. Allora i miei sospetti diventarono veritàevidentied il mio gemello fu l'oggetto di alquanti cancherini cheio gli scaricai addosso in vendetta dell'ingiurioso creduto mistero edelle angustie nelle quali io supposi indubitatamente d'essere statoridotto dalla sua parzialità. Non finisce qui la dolorosaistoria. L'ambasciatore di Spagnapochi giorni fanella vigiliadella sua partenza per Inspruck venne a favorirmi in persona ed aleggermi un lungo e cortese rendimento di grazie del signor marcheseSquillacedel quale sino a quel momento non mi avea mai parlato; edavanti ieri ricevo la vostra del 5 del correntenella quale miragionate di questo affare come un uomo sbarcato appena in Europa diritorno dal Mogol o dal Giappone. In un così strano contrastodi misteridi notizie e di conghietture io non so determinare la miacredenzae non sono né pure impaziente di farlobastandoalla mia candida amicizia la soddisfazione di non avervi lasciatoignorare il minimo dei pensieridelle parole e delle opere mieintorno a questa per altro poco rilevante faccenda.

Conl'infinita stima ch'io da lungo tempo internamente serbo epubblicamente professo per cotestocosì caro alle Musesignor conte Saviolipretendo di onorar molto più me stessoche lui. Attestateglivi pregola mia viva riconoscenza per ilgratuito contraccambio di parzialità che a lui piace direndermenee guardatevi bene di non confidargli tutta la miainsufficienzaper non iscemar troppo di pregio l'offertache permezzo vostro gli faccioe della sincera amicizia e della divotaservitù mia.

S'iopotessi allungare a mia voglia questa ormai non più lettera macicalatagiungerei forse a disseccar perfettamente tutt'i vostriumori peccanti; ma incominciano i miei viaggi a Schönbrunn dovedovrò correre ogni giornoanche a dispetto della canicolasino al ritorno della Corte per assister ivi alle pruove delle nostreauguste rappresentantiche per mia buona sorte credono aver bisognodella mia direzione. Onde vedete ch'io non corro rischio d'essercontaminato dal padre di tutt'i vizi. Addio: non vi stancate diriamarmie credetemi sempre con la più invincibileostinazione.

 

CII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna26 agosto I765.

Lavostra del 10 del cadente mi ha trovato nella desolazione che hacagionato in me ed in tutti l'inaspettata irreparabil perdita delnostro buon imperatore e padre Francesco Irapito improvvisamente anoi la sera del I8 in Innsbruck dalla rottura di qualche vaso internoche l'ha lasciato immediatamente senza parola e senza vita fra lebraccia dell'imperator Giuseppe II suo figliuoloche l'accompagnavadi ritorno dal teatro. Io non so esprimervi quanto questo principeera universalmente amatoe quanto n'era degno; qual sia la perditadell'augusta numerosa sua famiglia e quale la nostra. Figuratevi ilpubblico luttoe compatitemi. Riscuote universale ammirazione lacostanzala prudenzala tenerezza e l'indefessa applicazione con lequali l'imperator Giuseppe adempie colà in così tragicae non preveduta circostanza tutti i più difficili doveri difigliodi fratello e di principe. L'unica ma grande consolazionedell'afflittissima imperatrice vedovanella crudele separazione dopotrent'anni di compagniada un consorte amato da lei almen al par dise stessaè l'averlo veduto appressarsi alla Mensasacramentale la mattina del giorno istesso dell'inaspettata suamorte. Il colpo ci ha sopresi e storditi di maniera che non siamoancora in istato di ragionar prudentemente su le conseguenze delcaso; onde abbandono questa funesta materiadella quale le pubblichegazzette v'informeranno abbastanza.

Ilmio commissarioche ha fatte le mie veci in Innsbruck per ladirezione dell'operaessendo già di ritorno di colà miassicura di aver consegnato di sua mano a quell'ufficio della postaun esemplare del Romolo a voi direttoa tenore della miacommissioneil dì primo del corrente agostoonde non so comeil giorno 10data dell'ultima vostranon vi fosse pervenuto. Nondubito che l'avrete poco dopo ricevutoe che le nuove pubbliche viavranno liberato dal ritegno imposto. Addiovi abbraccio con lasorella e sono.

 

CIII- A S. M. L'Imperatrice Regina Maria Teresa

ViennaI2 ottobre I765.

SacraMaestà. Non troverò mai tanta difficoltànell'esecuzione di qualunque comando della Sacra Cesarea RealeAugusta Maestà Vostra quanta ora ne provo nel voler esprimerela rivoluzione che ha cagionata nell'animo mio l'eccesso delle sueclementissime grazie. In questo improvviso tumulto di gratitudinedicontentezzadi rispetto e di ammirazioneio non sono ancora inistato di riconoscere me stesso. Veggo diventar mio merito il puroadempimento del dover mio: sento una così gran principessainteressarsi per la salute mia e per la mia tranquillità: mitrovo onorato d'un suo magnifico donoed assicurato nel tempomedesimo da' sovrani suoi venerati caratteri del pieno suogradimento; e non solo per l'ultima mia faticama per tutto il corsodella lunga servitù mia. E chi mai saprebbe degnamentespiegarsi? Ahgià che la Provvidenza ha voluto riprodurrenella Maestà Vostra tutte le adorabili qualitàd'Augustoperché non ha conceduto anche a me qualche parte diquelle che resero a lui così caro Virgilio! Benchénelcaso in cui sononon so se Virgilio istesso sarebbe meno imbarazzatodi me. Finché io possa farlo in personasoffra la MaestàVostra che venga intanto ad umiliarsi a' suoi piedi il mio cuoretutto pieno di leide' propri doveri e de' voti veramente sinceriper le sue meritate felicità.

DellaVostra Sacra Cesarea Reale Augusta Maestà.

 

CIV- A Filippo HallamGenova

ViennaI6 dicembre I765.

Seio credessicome tutti i pedanti credonodi non dover lasciar senzadifesa qualunque loro reprensibile errore o negligenzaalla saviaosservazione di V. S. illustrissimadello stile umile e famigliareda me impiegato nella citata scena del Siroerisponderei chequell'Orazio medesimo che dice:

Versibusexponi tragicis res comica non vult:

indignaturitem privatis ac prope socco

digniscarminibus narrari coena Thyestae:

soggiungeimmediatamente che vi sono occasioni nelle quali e il comico sisollevaed il tragico si abbassa:

Interdumtamen et vocem comoedia tollit

iratusqueChremes tumido delitigat ore;

ettragicus plerumque dolet sermone pedestri.

Mabenché questo sia il sentimento d'Orazionon è peròil mio. Io credo che chi monta sul coturno non debba mai scordarsenela dignitàe che debba anzi evitar sempre lo stile pedestreanche nella talvolta inevitabile espressione di circostanze basse ecomuninecessaria alla spiegazione ed alla condotta della suafavola. Ma perchédirà ellanon è osservatacotesta massima nel luogo citato? Eccogliene la ragione. Quando io dabel principio intrapresi a trattarloil nostro dramma musicale nonera ancora tragedia; appena s'incominciava a soffrire che fosseroescluse dall'intreccio di quello le parti ridicole; ond'era un generemisto più vicino a quello del Ciclope d'Euripide edell'Anfitrione di Plautoche a quello dell'Edipodell'Elettra e del Filottete. Il nostro popoloavvezzoa rallegrarsi in teatroesigeva qualche riguardo da' poeti chevolevano accostumarlo al severo della tragedia. Quindi convenivasomministrargli ne' drammi qualche situazionese non comica affattoe scurrilealmeno festiva e ridenteed in tali situazioni èimpossibile che lo stile che le seconda non iscemi alquanto dallatragica austerità. Uscito appena dalla mia prima adolescenzaio non mi credea permesso l'ardire di urtar di fronte il gustopopolare; onde procurava di compiacere i miei giudici anche adispetto della natural repugnanza. L'esperienza poi mi ha convintoche il popolo è molto più docile di quello checomunemente si crede; ond'ella troverà ben pochi esempi dicotesta mia compiacenzae questi unicamente in alcuno de' primi mieidrammi.

Sequestenon già difese ma piuttosto scuse e ragioninonbastano a giustificarmi appresso di leiio ricorro alla protezionedi quel medesimo Orazio col quale ella mi riconviene:

Suntdelicta tamenquibus ignovisse velimus:

namneque chorda sonum redditquem vult manus et mens:

poscentiquegravem persaepe remittit acutum:

necsemper feriet quodcumque minabitur arcus.

Verumubi plura nitent in carminenon ego paucis

offendarmaculis: quas aut incuria fudit

authumana parum cavit natura.

Intantoio mi congratulo seco della delicata esattezza del suo giudizioe lesono gratissimo dell'ingenua franchezza con la quale ella mi haprovato ch'io sono escluso nella sua mente dall'infinito numero diquegli scrittori che pretendono all'infallibilità. Dacchéella mi toglie la speranza di conoscerla di personasecondi almenoquella dell'acquisto che ambisco della sua amicizia e padronanzaalle quali non farà ostacolo la distanza che si frappone frail Tamigi ed il Danubioe mi creda.

 

CV- A Francesco Giovanni di ChastelluxParigi

Vienna29 gennaio I766.

S'ioavessi vissuto alquante olimpiadi di menoil vigorel'erudizionel'eloquenza e la gentilezza con la quale ha fatto V. S. illustrissimanella sua ultima lettera l'elogio della musicami avrebbe indotto adabbandonare ogni altro per lo studio di questa; ma non sarebbe a' dìnostri lodevolecome lo era in Grecia altre volte anche a' severifilosofi ed a' sommi imperadorinon che a' miei pariildimesticarsi in qualunque età con la lira. Abbastanza peraltro mi consola di questa insufficienza mia il piacere di vedermitanto d'accordo con essoleiil voto di cui io ambisco come il piùsolido sostegno delle mie opinioni.

Conveniamodunque perfettamente fra noi che sia la musica un'arte ingegnosamirabiledilettevoleincantatricecapace di produrre da sésola portentied abilequando voglia accompagnarsi con la poesia efar buon uso delle sue immense ricchezzenon solo di secondare edesprimere con le sue imitazionima d'illuminare ed accrescere tuttele alterazioni del cuore umano. Ma non possiamo non confessarconcordemente nel tempo stesso l'enorme abuso che fanno per lo piùa' giorni nostri di così bell'arte gli artistiimpiegando acaso le seduttrici facoltà di questafuor di luogo e ditempoa dispetto del senso comuneed imitando bene spesso ilfrastuono delle tempestequando converrebbe esprimere latranquillità della calmao la sfrenata allegrezza delleBassaridi in vece del profondo dolore delle Schiave troianeo delle Supplici argive; onde il confuso spettatore spinto neltempo stesso a passioni affatto contrarie dalla poesia e dallamusicache in vece di secondarsi si distruggono a vicendanon puòdeterminarsi ad alcunaed è ridotto al solo meccanico piacereche nasce dall'armonica proporzione de' suoni o dalla mirabileestensione ed agilità d'una voce. Io perdonerei a' compositoridi musica un così intollerabile abuso se fossero scarse lefacoltà dell'arte che trattano; né mi parrebbe sìstrano che l'impazienza di ostentare le poche loro limitate ricchezzegli rendesse meno scrupolosi nell'adattarle al bisogno; ma nonessendovi passione umana che non possa essere vivamente espressa emirabilmente adornata da sì bell'arte in cento e cento diversemaniereperché mai dovrassi soffrire l'insulto che quasi abello studio essi fanno senza necessità alla ragione? Or ellavede che io sono parziale al par di lei della musicae che quandodetesto la presente musica drammaticanon intendo di parlar che diquei nostri moderni artisti che la sfigurano.

Mal'altro per me ben più efficace motivo di consolazione èla famigliarità che dall'ultima sua lettera si conosce averella col greco teatrofamigliarità che assicura la concordiadelle nostre opinioni.

Hagià ella dottamente osservato che i primi padri dellatragediaper fornire alla musica le occasioni di ostentar le suebellezzecambiano talvolta in bocca de' personaggi introdottiaseconda del cambiamento degli affettii soliti giambi in anapesti etrochei; né le sarà sfuggito che i personaggi medesimicantano e soli e fra loroed a vicenda col coro strofeantistrofe ed epodi metri che esigono per natura quellaspecie di musica usata da noi nelle ariee ch'ella chiamamagistralmente periodica; onde concluderàper necessariaconseguenzache nell'uso di lusingar con le ariette le molliorecchie degli spettatori abbiamo illustriantichi ed autorevoliantesignaniai quali dobbiamo noi senza dubbio e l'aria ed ilrecitativonon meno che i Latini i cantici ed idiverbi. Né picciola pruova dell'antica discendenzadelle arie è il greco nome di strofacol qualetuttavia da' letterati e dal popolo si chiamano comunemente fra noi ivari metri delle arie nostre e delle nostre canzoni.

Noncreda V. S. illustrissima che io mi dimentichi le sue esortazioni.Vorrebbe ella chesiccome si dice la repubblica delle letteresidicesse ancora la repubblica delle arti; e che per conseguenza lapoesiala musica e le altre loro sorelle vivessero amichevolmente inperfetta indipendenza. Ioper confessare il veronon sonorepubblichistanon intendo perché questaa preferenzadelle altre forme di governoabbia a vantar sola la virtù persuo principio; mi pare che tutte siano soggette ad infermitàdistruttive; mi seduce il venerabile esempio della paterna supremaautorità; né trovo risposta all'assioma che le macchinepiù semplici e meno composte sono le più durevoli emeno imperfette. Nulla di meno non v'è cosa ch'io non facessiper esser seco d'accordo. Eccomi dunquegià che ella cosìvuoleeccomi repubblichista; ma ella sa che i repubblichistimedesimi i più gelosiquali erano i Romanipersuasi delvantaggio dell'autorità riunita in un solonelle difficilicircostanze eleggevano un dittatoree che quando sono incorsinell'errore di dividere cotesta assoluta autorità tra Fabio eMinucio han corso il rischio di perdersi. L'esecuzione d'un dramma èdifficilissima impresanella quale concorrono tutte le belle artiequesteper assicurarnequanto è possibileil successoconvien che eleggano un dittatore. Aspira per avventura la musica acotesta suprema magistratura? Abbiala in buon'orama s'incarichiella in tal caso della scelta del soggettodell'economia dellafavola; determini i personaggi da introdursii caratteri e lesituazioni loro; immagini le decorazioni; inventi poi le suecantilenee commetta finalmente alla poesia di scrivere i suoi versia seconda di quelle. E se ricusa di farlo perché di tantefacoltà necessarie all'esecuzione d'un dramma non possiede chela sola scienza de' suonilasci la dittatura a chi le ha tutteesulle tracce del ravveduto Minucio confessi di non saper comandareed ubbidisca. In altro modose in grazia del venerato suo protettorenon avrà il nome di serva fuggitivanon potràevitar l'altro di repubblichista ribelle.

Soche in Francia v'è un teatro che si chiama "lirico"doveperché si rappresenta in musicasuppone V. S.illustrissima che questacome in casa propriavi possa far dapadrona; ma questa circostanza non ha mai fatto fra gli antichi unteatro distinto. Fra le sei necessarie parti di qualità dellatragediacioè fra le parti che regnanonon già ditratto in trattoma continuamente in tutto il corso di essachesono la favolai caratteril'elocuzionelasentenza e la decorazione conta Aristotilebenchéin ultimo luogola musica. Ed in fatti non si puòparlare ad un pubblico e farsi chiaramente intendere senza elevaredistendere e sostenere la voce notabilmente più di quello chesuol farsi nel parlare ordinario. Coteste nuove notabili alterazionidi voce esigono un'arte che ne regoli le nuove proporzionialtrimenti produrrebbero suoni mal modulatidisaggradevoli e spessevolte ridicoli. Quest'arte appunto altro non è che la musicacosì a chi ragiona in pubblico necessariache quando mancaagli attori quella degli artisti destinati a comporlasono obbligatidalla natura a comporne una da se medesimi sotto il nome dideclamazione. Ma quando ancora producesse una reale distinzione diteatro l'esservene uno costìal qualebenchédrammaticosi è voluto comunicare l'attributo distintivo diPindarod'Orazio e de' seguaci loroi diritti della musica nonsarebbero ivi di maggior peso. Se in cotesto teatro lirico sirappresenta un'azionese vi si annodase vi si scioglie una favolase vi sono personaggi e caratterila musica è in casa altruie non vi può far da padrona.

Maè forzadegnissimo mio signor cavaliereche io finisca: nonavrei la virtù di farlo sì presto (tanto è ilvantaggio ed il piacere ch'io risento nell'aprir liberamente l'animomio a persona così dottacosì ragionevole e cosìparziale com'ella meco si mostra); ma i miei indispensabili doveri michiamano ad altro lavoro. Se mai mi lascieranno essi tanto di ozioch'io possa mettere in ordine un mio Estratto della Poeticad'Aristotileche vado da ben lungo tempo meditandole comunicheròin esso le varie osservazioni da me fatte per mia privata istruzionesopra tutti i greci drammatici e quelle che la pratica di ormai mezzosecolosenz'alcun merito della mia perspicaciaha dovutonaturalmente suggerirmi; ma a patto che non avvenga a questo ciòche alla prima letterache a lei scrissiè avvenutocioèd'esser resa pubblica con le stampe senza l'assenso mio. Le opinioniche si oppongono alle regnantiquantunque lucide ed incontrastabilinon prosperano mai senza conteseed il contenderesignor cavalieregentilissimoè mestiere al quale io non mi trovo inclinatoper temperamentonon agguerrito per usonon atto per l'etàe non sufficiente per iscarsezza dell'ozio del quale abbisogna; èmestiere in cui avrà ella osservato che le grida piùsonore e i paralogismi più eruditi sogliono valer per ragioni;ed è mestiere finalmente chedegenerando d'ordinario ininsultiesige o troppa virtù per soffrirli o troppascostumatezza per contraccambiarli. Ma io non so staccarmi da leiel'adorabile mia augusta sovrananon ancora stanca (per eccesso diclemenza) delle mie ciance canoremi spinge frettolosamente inParnasoe convien lasciar tutto per ubbidirlaanche a dispettod'Orazio che mi va gridando all'orecchio

solvesenescentem mature sanus equumne

peccetad extremum ridenduset ilia ducat.

Iosono col dovuto rispetto.

 

CVI- A Saverio MatteiNapoli

ViennaI aprile I766.

Dirigola mia lettera in Napoliove spero che siate finalmente ritornatodopo quattro mesi di lontananzatempo egualmente consumato per ilviaggio de' vostri libri chespeditimi prima della vostra partenzami son giunti nella scorsa settimana. Secondando la mia impazienza neho cominciato la lettura dall'ultima da voi indicatami dissertazioneteatraleche esigeva da me a mille titoli una tal preferenza. Essa èopera sublime e degna di voi: né mirabile solo per la profondadottrina dello scrittorema molto più per la maravigliosa suacognizione de' più reconditi misteri del teatroignoratidalla maggior parte di quelli che ne professano l'arte. Ciòche più in essa mi solletica è la fra noi nonconcertata concordia delle nostre massime intorno all'antico emoderno teatro. Lo spontaneo parere d'un vostro pari mi assicura e mirende superbo del mio: e considero ora come interamente sconfittiquegli eruditi sìma inespertissimi criticiche con noi inciò non convengono. S'io intraprendessi di esaltare nellavostra dissertazione tutti i passi che ne son degniquesta letteranon uguaglierebbeanzi ne vincerebbe la mole. La solidadimostrazione con la quale rilevate le insuperabili difficoltàdi bene intendere le Poetiche d'Aristotile e d'Orazio per potersenevaler nella pratica: l'arte con cui mettete in vista il ridicolo divoler ridurre l'unità di luogo alle angustie di una camera od'un gabinetto: il torrente de' passi de' drammatici greci co' qualigiustificate le nostre arietteduettiterzettie paragoni: lafelice tanto difficile versione della bella scena d'Euripidenell'Ecuba: la generosa modestia del giudizio delle vostrecantate considerate al paragon delle mie: l'analisi magistrale dellaprima scena dell'Artaserse e di quelle di Sesto e diTito: ed ogni altra delle savie vostre filosoficheconsiderazioni esigerebbe un prolisso e distinto capitolo. Ma nonposso peròcon vostra paceapprovare l'eccessivamentevisibile vostra parzialità a mio favore che vi regna in ogniperiodo. Voi esponete così voi stesso alle contraddizioni diquelli che hanno le loro ragioni per non essere del vostro parereedesponete nel tempo medesimo la dovuta moderazione d'un amico alleviolentissime tentazioni di vanitàdella quale ètroppo difficile il difendersi quando ci assale armata di una cosìdotta e seduttrice eloquenza.

Vidirei molto di piùs'io non temessi che i miei sincerissimielogi potessero correre il rischio d'esser presi per una mercantilerestituzione di quelli de' quali voi gratuitamente mi onorate. Ondeabbracciandovi con l'usata tenerezzacommetto alla vostraperspicacia la cura d'investigarli e figurarvi quali debbano essere equali veramente sono a questo riguardo i grati ed affettuosi mieisentimenti.

Doposcritta la presente mi giunge il vostro foglio colla data di Napoli.Oltre la solita facoltàdella quale sono in possesso tutte levostre lettere a riguardo mio di consolarmidi rallegrarmi e diesigere tutta la mia dovuta gratitudinequest'ultimache m'informadel felice vostro ritorno in Napoli in florido stato di salute dopouna non breve ed in gran parte incomoda peregrinazioneha piùefficaci motivi d'essermi carae perché mi assicura chenessuna rincrescevole cagione mi ha defraudato così lungotempo delle vostre desiderate novellee perché entro a partedelle liete e vantaggiose vicende della vostra amabile famigliadella quale vi compiacete di darmi contezzae perchédall'impeto di alcune eccessive espressioni di questa lettera misuroquello della tenera amicizia che le cagiona. Io vi sonoquanto èmio debitogratissimo non solo delle medesimema di quelle altresìnelle quali avete data occasione di prorompere a mia confusioneall'adorabile nostra signora principessa di Belmontela quale hasaputo trovarne di tali che mi han fatto divenir muto. Quanto di piùeccessivo io possa immaginare per contraccambiarle a proporzionetutto è sempre d'infinito spazio inferiore all'obbligo di cuimi trovo aggravato: onde il meno ingrato partitoch'ella mi halasciato da poter prendere in tanta mortificazioneè quellosolo di continuare (siccome faccio) a venerarlae tacere.

Oh!di quante care e ridenti ideeamatissimo mio signor don Saveriomiavete svegliata la viva reminiscenzafacendomi riandar col pensieroil felice tempo che fra la puerizia e l'adolescenza ho nella MagnaGrecia non meno utilmente che lietamente passato. Ho riveduti comepresenti tutti quegli oggetti che tanto colà allora midilettarono. Ho abitata di bel nuovo la cameretta dove il prossimofiotto marino lusingò per molti mesi soavemente i miei sonni:ho scorse in barca con la fantasia le spiagge vicine alla Scalea: mison tornati in mente i nomi e gli aspetti di Cirelladi Belvederedel Cetraro e di Paola: ho sentita di nuovo la venerata vocedell'insigne filosofo Gregorio Calopreseche adattandosi peristruirmi alla mia debole etàmi conducea quasi per mano frai vortici dell'allora regnante ingegnoso Renatodi cui era egliacerrimo assertoreed allettava la fanciullesca mia curiositàor dimostrandomi con la cera quasi per giuoco come si formino fra iglobetti le particelle striateor trattenendomi in ammirazione conle incantatrici esperienze della diottrica. Parmi ancora di rivederloaffannato a persuadermi che un suo cagnolino non fosse che unorologioe che la trina dimensione sia definizione sufficiente de'corpi solidi: e lo veggo ancor ridere quandodopo avermi per lungotempo tenuto immerso in una tetra meditazione facendomi dubitard'ogni cosas'accorse ch'io respirai a quel suo Ego cogitoergosum: argomento invincibile d'una certezza ch'io disperava di maipiù ritrovare.

Mavoi avete stuzzicato il vespaioonde io mi trovo intorno non minorfolla di rimembranzeche vorrebbero essere a voi comunicate diquella delle cure letterarie e forensiche vi avranno costìassaltato dopo il vostro ritorno: onde io per non usurpare il luogo aqueste molto più utili e necessariemi congratulo di nuovocon esso voiteneramente vi abbraccioe vi lascio in pace.

 

CVII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna28 aprile I766.

Lavostra a cui rispondo è del 12 del cadente: data comune aquella del nostro cattivo temponon già perché ilfreddo sia ritornatoma perché il cielo sempre torbido epiovoso turba una deliziosa passeggiata che era giàincominciata con un concorso d'ogni genere di persone non facilmentecredibile da chi non l'ha veduto. Pochi passi lontano da una delleporte della città si trova un vasto ed antico boscoirrigatoda entrambi i lati da due rami del Danubioadornato nella suairregolarità dilettevole da lunghissimi e spaziosi vialipopolati straordinariamente di cinghiali e di cervi e chiuso per usodelle cacce imperiali. Questo soleva aprirsi ogn'anno all'entrar delmaggio solo per qualche settimanaed era permesso alla sola nobiltàed a quelli che si fanno strascinare in carrozza l'andarvi apasseggiarea condizione di non uscir dai viali; e per la poverafanteria era paese proibito. Ora il nostro giovane ed adorabileimperatore per il quale il più gran condimento dei piaceri chegode è quello di poterli comunicare a tuttiha ordinato cheil suddetto bosco sia aperto tutto l'annoche ne siano irrigati iviali ogni giorno sino alle porte della cittàche qualunquespecie di persone possa andarvi a piediin carrozzaa cavallo comevoglia: che nessuna parte del bosco sia eccettuatache possagiuocarvisi a tutti i giuochi propri del luogocome al pallone esimili; che possano piantarvisi tende e vendervi qualunque cosamangiabile o bevibilee che chiunque ne abbia desiderio e facoltàsia padrone di far risonar quella selva di concerti musicaliosommessi o strepitosi come a lui piaccia. Tutto ciò si eracominciato ad eseguirecon concorso (particolarmente ne' giornifestivi) innumerabile e con piacere ed applauso universalequandoGiove Pluvio ne ha interrotto il divertimento con grandissimoscandalo della bella gioventù. In vece di parlarvi dellerivoluzioni di Madrid e del Messicoo dell'altra piùrispettosa ma più efficace de' Parlamenti di Franciacontentatevi che io vi abbia condotto a spasso per questi nostricontornie che essendo al fine della carta vi abbracci al solito conla sirocchia e che al solito mi dica il vostro.

 

CVIII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna7 luglio I766.

Nonsiete soli voi altri abitatori dell'alma città ad impazzar ne'pronostici delle imminenti sovrane risoluzioni. Se voi ha delusol'aspettazione del parto apostoliconon ha meno sorpreso noi losvanito abboccamento del nostro Cesare col re borusso. L'imperatoreha passato Bautzened i due sovrani non si sono veduti. Ed eccorovinati tutti i raziocini politici di tanti e tanti begl'ingegniche spiegavano le cagioni e gli effetti di cotesto al lor crederemisterioso e gravido evento. Il bello affare è che cotestafalsa credenza non era adottata dal solo popoloma dai luminari piùeminenti. Ed ora non so se fra questi medesimi vi sia chi sappiadirne i fondamentie se sia stata puramente imaginaria o da qualcheaccidente mentita. Chi sa! forse avverrà ancora: intantoattendiamo in una rispettosa tranquillitàvoi l'aspettatoconcistoro e noi il ritorno del nostro augusto pellegrinoe non ciostiniamo a voler prevenire le vicende umane.

Lavostra del 31 giugnoa cui rispondovorrebbe solleticarmi a parlardel nostro secolo illuminato; ma la materia è troppostomachevoleed è più facile trascurarla affatto cheparlarne moderatamente. Vi dirò solo ch'io mi sbattezzereicercando qual possa mai esser l'oggetto che si propongono cotesticosì teneri amici dell'umanità recidendone tutti ilegami i quali la congiungonoe che sono gli unici mezzi ondealleggerire il peso della nostra miseria. Quando riuscisse loro dirovesciare i troni e gli altarisi crederebbero forse felici? Oh chepovero raziocinio! Addio. Dividete con la sorella i miei abbracciecredetemi al solito.

 

CIX- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI4 luglio I766.

Nelfine della scorsa settimana il signor conte Piccolomini m'inviòil vostro aspettato piegoa lui pervenuto da Firenze con l'occasioned'un corriere di là a questa Corte spedito. L'aver dovutoaspettare tale opportunità è stata l'inevitabilecagione della lunga tardanza.

Holetto subito avidamentee poi attentamente riletto il vostrofilosofico trattatino. Mi sono compiaciuto della solida maniera dipensare che in esso costantemente regna; ho applaudito alla scelta eflorida latina elocuzioneed ho con giusta lode fra me stessoapprovato che così saviecristiane e lucide veritàsiano il più grato impiego dell'ozio vostro. Onde me necongratulo non solo con voi ma con me medesimocui l'amor vostro hacomunicato qualche parte del merito di così giovevolimeditazionidirigendomene l'esposizione. Guardatevi per altrofratello carissimodi render pubblico con le stampe cotesto quantosi voglia meritevolissimo lavoro. L'ingiusto premio che ritrarrebberoda tal pubblicazione i vostri dotti sudori sarebbero le beffe ditutti i moderni filosofi illuminati e de' loro innumerevoli seguaciche inondano oggidì i penetrali del santuario non che iportici ed i licei. La vostra filosofiaappunto perché veracee cristiananon è la filosofia della modae sarebbe follialo sperare che la verità esigesse rispetto da costoropredicata da voiquando appresso de' medesimi sono soggetti di risol'istesse venerabili sorgenti donde le vostre esortazioni derivano.Non ignorano già questi ciò che voi ditema neganosenza riserva i principii che sono per noi indubitati e non bisognosidi provae sopra de' quali i nostri argomenti si fondano; ondeimmaginate donde converrebbe incominciar per combatterli. Quandoancora aveste spalle proporzionate a tal peso lo portereste per orainutilmentepoiché gli urli e le derisioni de' difensoridella comoda libertà di pensare e della suprema autoritàdella naturama separata dal secondo loro ingiurioso aggiunto diragionevolesoffocherebbero la vostra voce e non sareste ascoltato.Onde vi esorto a non desistere da così commendabiliapplicazioni: ma proponendovi unicamente per sufficiente premio dellemedesime il gradito impiego dell'ozio vostrol'interna vostratranquillità e la testimonianza che lascierete a' posteri ne'vostri scritti d'esservi saputo conservare illeso nell'universaleepidemia del nostro secolo.

Addio.Questa risponde alla vostra del 28 giugno. Comunicate i miei abbraccicon la sorellae credetemi.

 

CX- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna20 ottobre I766.

Unalettera di Roma diretta a questo signor conte Piccolominiscritta indata del 4 del corrente (come l'ultima vostra che ricevo)dall'eminentissimo di lui fratellomi scopre che voi avete ancoracommercio con le Muse. Ha questafra altri stampatiportato unsonetto manoscritto segnato del vostro nomeil qualeper quantoposso ricordarmiincomincia: "Signorperché non solpurpureo manto"o cosa simile; perché non mi fidodell'esattezza della mia memoria.

Mimeraviglio che non me ne abbiate fatto parolapoiché ilsilenzioa dispetto della vostra modestianon poteva naturalmenteimpedire che il sonetto per altra via non mi pervenisse. Or sia ilsonetto legittimo o suppostoabbiate voluto o no farmene misterosarebbe più che passabile se la tirannia della rima non viavesse intruso un certo maladetto "intanto"a dispettodella ragione. Ma in cotesto scellerato letto di Procuste sempre visi giace a disagio. Il nostro Torquatoche ha tanto onoratol'umanità con la sua Gerusalemmefra la numerosa seriedi novecento e più sonetti non ne ha lasciato uno degno delsuo nome. L'Omero ferrarese ne ha due o tre che passano di poco ilmediocre. Nel Petrarcache ne ha fatto particolar professionenonardirei di vantarne cinque o sei irreprensibili. È uncomponimento in cui l'angustia del meccanismo usurpa tutti i dirittidel raziocinionel quale le menti vaste e feconde si trovano moltopeggio alloggiate che le sterili e limitatee che potendo godere perla sua brevità de' favori del casoespone il piùcanoro cigno di Parnaso a rimaner perditore in concorso d'una cicala.In somma è un componimento al quale già da molti anniho creduto prudenza di rinunziare affattoe tremo per quelli che vis'inviluppano. Purese non lodo la scelta dell'impresami piace invoi la cagione che vi ha spintoe spero che questa avrà senzafallo accresciuto il merito dell'opera appresso il veneratissimosignor cardinale Piccolominichemaestro egli stesso dell'arteneconosce più d'ogni altro i pericolie sa compatir megliod'ogni altro chi non ha potuto tutti evitarli. Parlatemi di lui nellevostre lettereed assicuratelo del mio rispetto sempre che vi riesced'esser seco.

Addioricevete i soliti abbracci e credetemi.

 

CXI- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna9 febbraio I767.

Nellevostre due lettere che unitamente ricevodate il 17 e il 24 delloscorso gennaiola parte che più mi ha occupato è statal'eloquente esposizione che fatenella secondadel notabilepeggioramento della nostra povera Roma nel breve giro di solitrentasei anni. Questo mi ha indotto ad esaminar quello che nelmedesimo tratto di tempo si è fatto in Viennané l'hotrovato meno considerabile. E passandocome d'ordinario avvienedimeditazione in meditazioneho pensato chese veramente esistessequesta successiva degradazione del mondo e tanto continuamente e datanti decantataa calcolo sicuro sarebbe esso già da moltisecoli distrutto. Così dubitando dell'assiomanel riandarsommariamente le antiche memorie l'ho ritrovato falsissimo. Ditemi:preferireste voial secolo in cui viviamo quelli per avventura chechiamansi favolosi ed eroici?

Crederestefelicità il trovarvi esposto agli Antifatiai ProcustiaiGerioniai Cachiai Tiesti e agli Atrei? Sono forse (come menoincerte) le memorie istoriche gli oggetti della vostra invidia?Ricordatevi i Mostri e le Furie ch'hanno funestati nel corso de' lororegni i viventi in Asiain Greciain Egitto. Desiderate peravventura i secoli ne' quali i nostri Romani hanno tanto onoratal'umanità? Andatevi pregoenumerando le loro vicendeevedete se vi piacerebbe di far numero nella bella collezione diRomolodi vivere sotto Tarquiniodi comprar la libertà conl'evidente pericolo d'esser distruttidi soffrir la tirannia de'decemviridi trovarvi involto nelle turbolenze dei Gracchi o notatonelle proscrizioni de' triumviridi tremar sempre alle brutalitàde' Tiberiide' Neronide' Caligolide' Caracalli e della maggiorparte degli altri Cesari? D'esser sepolto sotto le rovine delloscosso e dissipato impero romano? O sommerso dai barbari torrenti cheversò il Settentrione sulle infelici nostre contrade? Osmarrito e confuso fra i rischigli erroril'ignoranza e le tenebrede' secoli che quindi seguirono? Ma senza andar tanto indietroditemi solo se contate come più di voi fortunati quelli da cuinacquero i nostri padri in tempi ne' quali la gelosiala vendettala violenzail tradimentoarmati di velenidi sicari e ditrabocchettierano le più luminose virtù degli uominid'alto affare? Ahcaro fratellosiam noinon è il mondo cheinvecchia: e noi rovesciamo sul mondo il nostro proprio difetto.Sempre si è fatto così:

Aetasmaiorum peior avis tulit

nosnequiores; mox daturos

progeniemvitiosiorem

dicevaa' suoi tempi Orazio. "Declina il mondo e peggiorandoinvecchia"esclama nel Demetrio il mio Fenicio. E duemila e novecento anni almeno prima di noi sotto le mura di Troia ilNestore omerico teneva lo stesso linguaggio. Ma ohimè! senzaavvedermene la mia lettera ha degenerato in una cicalata da Dottoredi comedia. Non vi spaventate però: voi sapete che in ciònon sono solitus delinquereonde non v'è da temerech'io ricada facilmente in somiglianti irregolarità. Addio. Viabbraccio con l'appendice.

 

CXII- A Daniele SchiebelerLipsia

Vienna7 maggio I776.

Gratissimodell'affettuosa cura di V. S. illustrissima di provvedermidell'edizione delle vezzose sue italiane poesieche ho lette alcuneed altre rilettetutte con nuovo piacere: me ne congratulosinceramente secoe l'esorto chefatto seguace di Temide (come ellami afferma)non contragga perciò un'ingrata inimicizia conErato ed Euterpesue dichiarate fautrici. Temide le faràraccogliere più solidi frutti de' suoi letterati sudorieraddolciranno le altre di tratto in tratto il severo e faticosotenore di vita che prescrive la prima ai suoi favoriti seguaci. Conquesta prudente alternativa godrà ella le beneficenze dell'unae l'amabile consuetudine delle altre: purché sappia resisterealle dolci lusinghe di queste care seduttriciche dividonodifficilmente le loro conquiste con qualunque altra rivale.

Ellavorrebbe da me alcuni drammi senza arieed io per toglierle questodesiderio dovrei spiegarle il sistema teatrale che dalla letturadegli antichi e dalla lunga esperienza ho creduto dovermi formare inmentema questo è lavoro al presente troppo lungo per me. Ledirò solo succintamente ch'io non conosco poesia senza musica;che le nostre arie non sono inventate da noi; che i Greci cambiavanoanch'essi di tratto in tratto la misura de' versi e mescolavano lestrofele antistrofe e gli epodi; che a seconda delle passionidavano occasione a quella musica periodica che distingue le arie dalresto: onde si sono sempre distinti i cantici da' diverbicome si distinguono ora le arie da' recitativi. È vero che inostri compositori di musica si scordano oggidì molto spessoche gli attori sono uomini e non violinionde fanno nascere unatroppo disforme distanza fra il tenore de' recitativi e delle arie.Ma non credo che debbasi riformare la maniera di scrivere in graziad'un abuso che a lungo andare dovrà senza fallo essereriformato dalla natura: la quale expellas furca tamen usquerecurrit. Farò consegnare alla persona che mi ha recata lasua lettera (ma che non ho ancora veduta) un mio componimentointitolato I voti pubblicicon la sua traduzione tedescamolto lodata dagli intelligentiperché la faccia pervenirealle di lei mani. Mi conservi intanto il suo affettosicuro d'ungiusto contraccambioe mi creda.

 

CXIII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna23 novembre I767.

Hofinito di leggere con piacere eguale all'attenzione i tre ultimilibri del vostro Secessus tusculanuse gli ho trovati cosìnitidi di stile come gli antecedentiricolmi d'infinita erudizioneanticamodernasacra e profana; e quello di cui più mi soncompiaciuto è il sanoprudente e moderato giudizio che regnain tutto cotesto vostro lodevolissimo lavoro; onde me ne congratulocon esso voi e meco in solidum iure fraterno. Questo eruditomonumento potrà quandocumque far testimonianza a'posteri che l'enorme frenesia irreligiosache tutto contaminainteramente il nostro secolonon è mai giunta a corrompere lavostra ragionee voi potete intanto compiacervi del tempo e deisudori da voi degnamente impiegati e dell'approvazione de'pochissimise alcuno potrete costì rinvenireche nonderidanocome aniles fabulasle più autorevoli evenerabili verità; che quasi emissari di quella divinitàche combattonointendono e spiegano a lor talento quanto si èper tanti secoli giustamente creduto superiore all'umanointendimento; e che intolleranti di qualunque ecclesiastica osecolare podestàprofessandosi teneri amici degli uomininesovvertono intanto la necessaria societàspezzando i piùsacrii più antichi e i più solidi legami dellamedesimae che dilatando il nome di libertà oltre i giusticonfini della prudente definizione di Erennio Modestinochiamanoviolenze tiranniche quelle regole che sono figlie della libertàmedesimache la dirigononon la distruggonoe che ne limitano unaparte per non perderla tutta. Cotesta enorme licenza di pensare e diparlare raduna facilmente proselitiperché trova partigianied avvocati efficacissimi nelle nostre passionialle quali paionosubito lucidi ed incontrastabili tutti i raziocini che loro tolgonoquel freno che convien pur che si soffra se si vuol vivere insieme.Non veggo perciò apparenza che il mondo risani da cotestoepidemico delirio a forza di ragioni: convien che funesteconseguenzea poco a poco intollerabili a tuttidisingannino colfatto. Questa terribile crisi dee per necessità seguireeforse è incominciata; ma prima che il tutto prenda di nuovo ilsuo equilibriosa Dio che sarà di noi. Vi rendo grazie dellacura che avete presa d'informarmi delle stravaganze del Vesuvio; etanto più ne compatisco i viciniquanto a proporzione de'loro vivaci temperamenti li conosco sensibili oltre il segno comune.— Addio. Conservatevi e credetemi.

 

CXIV- Ad Angelo FabroniFirenze

Vienna7 dicembre I767.

DesideraV. S. illustrissima e reverendissima da me un giudizio delle operedrarnmatiche del mio antecessore signor Apostolo Zenoquasi che nonbastasse il suo proprioassai più sicuro di quello di chiobbligato a calcar l'istessa carriera è soggettoanche senzaavvedersenea lasciarsi sedurre dalla pur troppo comune viziosaemulazioneper la quale figulus figulo ben rade volte èfavorevole.

Iopoco sicuro di me stesso nel saper conservare il dovuto mezzo fral'invidia e l'affettazioneevito il minuto esame delle operesuddette; ma non posso però tacere chequando mancasse ancoraal signor Apostolo Zeno ogni altro pregio poeticoquello di averdimostrato con felice successo che il nostro melodramma e la ragionenon sono enti incompatibilicome con toleranza anzi con applausi delpubblico parea che credessero quei poeti ch'egli trovò inpossesso del teatro quando incominciò a scriverequellodicodi non essersi reputato esente dalle leggi del verisimilequello di essersi difeso dalla contagione del pazzo e turgido stileallor dominantee quello finalmente di aver liberato il coturnodalla comica scurrilità del soccocon la quale era in queltempo miseramente confusosono meriti ben sufficienti per esigere lanostra gratitudine e la stima della posterità...

 

CXV- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna20 giugno I768.

Nellavostra lettera del 4 del corrente non trovo altra materia della qualele mie antecedenti non abbiano già sufficientemente parlatoche la patetica enumerazione delle incomode pensioni imposte dallanatura alla lunga vita. Il soggetto non è ridente ed èsecondo me della specie di quelle mediche disgustose pozioni che vantrangugiate in un tratto senza andarle assaporando a bell'agio. Iopago i miei debiti al par di voi e d'ogni altro nostro collegamaprocuro di non aggravargli arzigogolandovi sopra: e quando essi midivengono più dell'usato sensibiliio ricorro allo specificodi porre in opposizione i vantaggi che si acquistano con quelli chesi perdono nel trascorrer degli annie trovo che le passioni sedatei desideri circoscrittigli errori scopertile cognizioniacquistate e la ragione ridotta alla sua attività vaglionoassai bene il pericoloso vigore e la passaggiera venustàgiovanile. Sicchécaro fratelloinvece di deplorare ilnostro presente stato parmi che assai più ci convengal'accordarci a venerare quella sapienza infinita che ha posti in taleequilibrio i beni e i mali di tutte le umane condizioniche néi primi possono ridurcisenza colpa nostraa disperarené isecondi ad insolentire.

Attendiamoa momento l'arrivo della reale comitiva che ritorna d'Italiaed iosono impaziente di sentire dalla contessa Canale gli elogi dellanostra patriaavendo veduto nelle sue lettere quanto ella ne siaripiena. Addio. Comunicate i soliti abbracci con la compagna ecredetemi.

 

CXVI- A Sigismondo ChigiRoma

Vienna27 giugno I768.

M'eraio già da lungo tempo così ben rassegnato alla perditadi cotesto mio scordato ritrattoche il sentirlo ora fra le mani diVostra Eccellenza parmi l'inaspettata notizia dello scoprimento diqualche nuovo continente verso il polo antartico. In somma nonconvien mai disperare. Mi consolo che abbia ella finalmente una realebenché picciola prova dell'ubbidienza miae ne saròsoprabbondantemente ricompensato se conferirà cotesta tela arendermi di tratto in tratto presente alla sua ed alla memoria de'miei valorosissimi compastoria' quali raccomando l'originale.

Lostrano universale fermento nel quale al presente si trovano e lesacre e le profane cose in tutta la terra conosciutanon mi fasperar vicino il termine della crisi. Il fuoco arde nascosto dalunghissimo tempo. Son troppo eterogenei gli umori che converrebberidurre in equilibrio; e l'oggetto di quelli che potrebbero conferireal riposo è la novitànon la calma. Onde per metterein assetto l'enorme confusione d'un caos così tenebroso parmiche non bisogni meno che quella Onnipotenza alla quale basta il direfiat lux perché comparisca la luce. Desidero che questipoco sereni pensieri sien difetti dell'età miapropensa adeplorare il presente e ad esaltare il passato; ma è ben certoper altro che tutti i grandi cambiamenti degl'invecchiati sistemi(quando ancor sia sicuro che i posteri abbiano a ritrarne profitto)sono sempre fatali a quegli sventurati che la sorte ha condannato adesserne spettatori.

Attendaintanto Vostra Eccellenzacome ha già valorosamenteincominciatoad arricchir de' suoi simili la nostra patria ed agettar così nuovi fondamenti alle speranze de' buoni. Ma nontrascurila supplicodi raccomandare il più presto che saràpossibile la divota servitù mia ai floridi suoi crescentigermoglie di far loro intendere quali siano i dritti che mi haacquistato sulla parzialità di quanto da lei derivaquell'antico invariabile rispetto con cui sono sempre stato e saròsempre.

 

CXVII- A Domenico DiodatiNapoli

ViennaI0 ottobre I768.

Seavess'io potuto secondare il mio desiderioavrebbe V. S.illustrissima aspettata molto meno questa risposta: ma ben radevolteriverito amicomi riesce di poter far uso della mia libertà.Una serie perenne di sempre rinascenti ufficiosi doverila maggiorparte inutili ma tutti indispensabilimi defrauda miserabilmente diquell'ozio che l'incostanza di mia salute e gli obblighi del mioimpiego permetterebbero di tratto in tratto ch'io consagrassi aqualche studio geniale ed all'utile commercio con alcuno di que'pochissimi quos aequus amavit Iupiter. Il vantaggio ed ilpiacere ch'io ritraggo dalle sue lettere esigerebbe ch'io neprocurassi la frequenza con l'esattezza delle miee se talvolta soncostrettomio mal gradoa trascurarlola perdita ch'io ne risentoha più bisogno di compatimento che di perdono. Dovrei quiprima d'ogni altra cosaprotestar contro l'eccesso della suaparzialità a mio riguardo; ma il riandare ciò ch'elladice di meanche con animo di oppormiè sommamentepericoloso. La vanità dei poeti non ha bisogno di eccitamentied ella è troppo abile a persuadere. Perché conservi ilsuo equilibrio la mia dovuta moderazione non si vuole esporre atentazioni così efficaci; onde subito alle dimande.

Confessoche l'orazione sciolta non avrebbe avuto per me minore allettamentoche la legata; madestinato dalla Providenza a far numero fragl'insetti del Parnasonon mi è rimasto l'arbitrio didividere fra l'una e l'altra gli studi miei. Ho bene intrapresodiverse volte fra gl'intervalli delle mie poetiche necessarieoccupazioni qualche prosaico lavorosempre per altro analogo al miomestiere; ma obbligato da frequenti sovrani comandi a riprender latibia e la liraho dovuto far sì lunghe parentesichetornando poi all'opera interrotta ho trovato raffreddato quel metalloche già fuso e preparato al getto m'era convenuto diabbandonare; e sentendomi minor pazienza per correr dietro alle ideedissipateche coraggio per nuove impresemi sono avventurato atentarle; ed esposte ancor queste alle medesime vicendehanno semprecagionato il fastidioil disgusto e l'abbandono medesimo. Cotestitentativi o piuttosto informi ed imperfettissimi aborti forseesistono ancora dispersi e confusi fra le altre inutili mie cartecome le foglie della Sibilla cumana dissipate dal vento; ma pereconomia del mio credito avrò ben io gran cura ch'essi nonvivano più di me; se pure non mi riuscisseche non isperoilfare un giorno di essi qualche uso decente. L'unico lavoro che adispetto del coturno ho potuto ridurre al suo terminesono alcunemie brevi osservazioni sopra tutte le tragedie e commedie greche: maqueste osservazioni ancora (oltre l'aver bisogno di essereimpinguateed il risentirsi troppo della fretta dello scrittore) nonsono che necessari utensili della mia officinae non men per mio cheper difetto della materiamal provvedute di quell'allettatriceeloquenza che può sedurre i lettori; ondeutili unicamente alprivato mio comodonon aspirano alla pubblica approvazione. Ilcredito poi delle mie lettere famigliari non è giunto maiappresso di me a meritar la cura di tenerne registro. Pur da qualcheanno in qua uno studioso giovane amante del nostro idioma ne vatrascrivendo per suo esercizio tutte quelle che a lui ne' giorni diposta dall'angustia del tempo è permessoe ne ha giàraccolto maggior numero ch'io non vorrei; ma sono ben certo ch'ei nonabuserà della mia condescendenzaviolando ingratamente ilpositivo divieto di pubblicarle. Ed eccole reso il minutissimo contoch'ella ha richiesto di tutte le mie prosaiche applicazioni.

Laseconda richiesta di pronunciar sul merito dell'Ariosto e del Tasso èuna troppo malagevole provinciache V. S. illustrissima mi assegnasenz'aver misurate le mie facoltà. Ella sa da quai fieritumulti fu sconvolto il Parnaso italiano quando comparve il Goffredoa contrastare il primato al Furiosoche n'era con tantaragione in possesso. Ella sa quanto inutilmente stancarono i torchiil Pellegriniil Rossiil Salviati e cento altri campioni dell'unoe dell'altro poeta. Ella sa che il pacifico Orazio Ariostodiscendente di Lodovicosi affaticò invano a metter d'accordoi combattentidicendo che i poemi di questi due divini ingegni eranodi genere così diverso che non ammettevano paragone; cheTorquato si era proposto di mai non deporre la tromba e l'aveaportentosamente eseguito; che Lodovico avea voluto dilettare ilettori con la varietà dello stilemischiando leggiadramenteall'eroico il giocoso ed il festivoe l'avea mirabilmente ottenuto;che il primo avea mostrato quanto vaglia il magistero dell'arteilsecondo quanto possa la libera felicità della natura; chel'uno non men che l'altro aveano a giusto titolo conseguiti gliapplausi e l'ammirazione universalee che erano pervenuti entrambial sommo della gloria poeticama per differente cammino e senza avergara fra loro. Né può esserle finalmente ignota latanto celebrema più brillante che solida distinzionecioèche sia miglior poema il Goffredoma più gran poetal'Ariosto. Or tutto ciò sapendoa qual titolo pretende ellamai ch'io m'arroghi l'autorità di risolvere una quistione chedopo tanti ostinatissimi letterari conflitti rimane ancora indecisa?Purese non è a me lecito in tanta lite il sedere protribunalimi sarà almen permesso il narrarleistoricamente gli effetti ch'io stesso ho in me risentiti allalettura di cotesti insigni poemi.

Quandoio nacqui alle letteretrovai tutto il mondo diviso in parti.Quell'illustre Liceonel quale io fui per mia buona sorte raccoltoseguitava quelle dell'Omero ferraresee con l'eccesso di fervore chesuole accompagnar le contese. Per secondar la mia poeticainclinazione mi fu da' miei maestri proposta la lettura el'imitazione dell'Ariostogiudicando molto più atta afecondar gl'ingegni la felice libertà di questoche laserviledicevan essiregolarità del suo rivale. L'autoritàmi persuasee l'infinito merito dello scrittore mi occupòquindi a tal segnochenon mai sazio di rileggerlomi ridussi apoterne ripetere una gran parte a memoria: e guai allora a queltemerario che avesse osato sostenermi che potesse aver l'Ariosto unrivalee ch'ei non fosse impeccabile. V'era ben frattanto chi persedurmi andava recitandomi di tratto in tratto alcuno dei piùbei passi della Gerusalemme liberataed io me ne sentivadilettevolmente commosso; mafedelissimo alla mia settadetestavacotesta mia compiacenza come una di quelle peccaminose inclinazionidella corrotta umana natura ch'è nostro dover di correggere;ed in questi sentimenti io trascorsi quegli anninei quali il nostrogiudizio è pura imitazione dell'altrui. Giunto poi a potercombinare le idee da me stesso ed a pesarle nella propria bilanciapiù per isvogliatezza e desiderio di varietà che perpiacere o profitto ch'io me ne promettessilessi finalmente ilGoffredo. Or qui non è possibile che io le spieghi lostrano sconvolgimento che mi sollevò nell'animo cotestalettura. Lo spettacolo ch'io vidicome in un quadropresentarmisiinnanzi d'una grande e sola azionelucidamente propostamagistralmente condotta e perfettamente compiuta; la varietàde' tanti avvenimenti che la producono e l'arricchiscono senzamoltiplicarla; la magia d'uno stile sempre limpidosempre sublimesempre sonoro e possente a rivestir della propria sua nobiltài più comuni ed umili oggetti; il vigoroso colorito col qualeei paragona e descrive; la seduttrice evidenza con la quale ei narrae persuade; i caratteri veri e costantila connessione delle ideela dottrinail giudizioe sopra ogni altra cosa la portentosa forzad'ingegno chein vece d'infiacchirsi come comunemente avviene inogni lungo lavorofino all'ultimo verso in lui mirabilmentes'accrescemi ricolmarono d'un nuovo sino a quel tempo da me nonconosciuto dilettod'una rispettosa ammirazioned'un vivo rimorsodella mia lunga ingiustizia e d'uno sdegno implacabile contro coloroche credono oltraggioso all'Ariosto il solo paragon di Torquato. Nonè già che ancor io non ravvisi in questo qualche segnodella nostra imperfetta umanità; ma chi può vantarseneesente? Forse il grande suo antecessore? Se dispiace talvolta nelTasso la lima troppo visibilmente adoperatanon soddisfanell'Ariosto così frequentemente negletta; se si vorrebbetogliere ad uno alcuni concettini inferiori all'elevazione della suamentenon si lasciano volentieri all'altro alcune scurrilitàpoco decenti ad un costumato poeta; e se si bramerebbero menrettoriche nel Goffredo le tenerezze amorosecontenterebbero assaipiù nel Furioso se fossero meno naturali. Verum opere inlongo fas est obrepere somnum; e sarebbe maligna vanitàpedantesca l'andar rilevando con disprezzo in due cosìsplendidi luminari le rare e picciole macchiequas aut incuriafuditaut humana parum cavit natura.

Tuttociòdirà ellanon risponde alla mia domanda. Si vuolsapere nettamente a quale dei due proposti poemi si debba lapreminenza. Io ho giàriveritissimo signor Diodatiantecedentemente protestata la mia giusta repugnanza a cosìardita decisionee per ubbidirla in quel modo che a me nondisconvienele ho esposti in iscambio i moti che mi destarononell'animo i due divini poeti. Se tutto ciò non bastaeccoleancora le disposizioni nelle qualidopo aver in grazia sua esaminatonuovamente me stessopresentemente io mi trovo. Se per ostentazionedella sua potenza venisse al nostro buon padre Apollo il capriccio difar di me un gran poetae m'imponesse a tal fine di palesargliliberamente a quale de' due lodati poemi io bramerei somigliantequello ch'ei promettesse dettarmimolto certamente esiterei nellasceltama la mia forse soverchia natural propensione all'ordineall'esattezzaal sistemasento che pure al fine m'inclinerebbe alGoffredo.

Ohche prolissa cicalata! è vero: ma non mi carichi della suacolpa; ella se l'ha tirata addosso non meno col suo comando che conl'amorela stima e l'avidità di ragionar secodi cui hasaputo così largamente fornirmi. Questo saggio per altro nonha di che giustamente spaventarla: le mie fin da bel principioesposte circostanze mi obbligheranno pur troppo ad essere mio malgrado discreto. Non desista intanto dal riamarmi e dal credermiveracemente.

 

CXVIII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna3I ottobre I768.

Lavostra del 15 del cadente non esige altra risposta che l'avvisod'averla ricevutapoiché quelle de' convivii exarcali edell'affare del signor Biondi sono materie già abbastanzacrivellatee le altre che abbondantemente somministra il tempo sontroppo dure da rodere per i miei dentitroppo ingrate al mio palatoe mal confacenti al mio stomaco; onde per economia di salute me neastengo come da' cibi di cattivo nutrimento e di difficiledigestione. Io non sono più in età da poter accostumarla mia mente a ragionar su nuovi principii o a distrugger gli antichisenza dar loro successori. Quel bellum omnium contra omnes delfamoso Hobbesmi ha fatto sempre orrore: ho creduto e credo che ilvivere in società sia il maggiore de' nostri bisognie chenon possa esservi società senza il quod tibi non visalteri ne feceris. Questo domma è puerile per i filosofimoderni che vorrebbero tutti i comodi della società senzasentirne alcun peso. È facile ad essi il far proseliti: ognuncorre volentieri a chi lo scioglie da qualche noioso legamee pochisono i calcolatori capaci di scoprire i grandi danni futurichedebbono necessariamente nascere da' piccioli vantaggi presenti.Gl'inconvenientiil disordinelo stato inquieto e mal sicuronelquale a poco a poco convien pur che si cadaillumina finalmenteanche i meno avveduti; ma la cura è lungadolorosae diquelle per resistere alle quali bisogna una più che atleticacomplessione. Noi siamo attualmente fra le mani de' medici: Dioconduca loroed assista noi.

Conmio infinito rammarico osservo che la mia letteradi cui inquest'ultima vostra voi rammentate qualche passoha corsa senza ilmio passaporto una gran parte d'Italia: l'eco n'è ritornato ame e da Napoli e da Siena e d'altronde. Il pericolo che possa divenircosì pubblico ciò ch'io scrivo confidentemente agliamici mi inceppa e mi dispera. Qual è quell'uomo che in tuttii momenti della sua vita possa mostrarsi con decenzaindifferentemente a ciascuno? Mi costa assai d'angoscia il farloquando mi costringono i doveri del mio stato. Sia debolezza oragionenon moltiplicatevi pregoancor voi con dar copia dellemie letterele occasioni di tormentarmi. A chi scriverò confranchezzase ho da scrivere a voi con timore?

Addio.Comunicate al solito i miei abbracci alla compagnae credetemisempre il vostro.

 

CXIX- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna7 novembre I768.

Dallamia risposta a quella vostra che mi annunziava misteriosamente "checostì v'era chi pensava a promovere distinte maniered'onorarmi"dovevate aver compreso ch'io andava molto lungi dalsegno nel figurarmi tutto quello che voi mi tacevateed in quellarisposta generica avreste voi dovuto chiaramente intendere e quantomi obbligava l'amorosa parzialità suggeritrice di tali ideeequanto poco io mi sentiva disposto a secondarle. Or che voi miparlate più chiaroabbandonerò le cifre ancor io. Voimi conoscete abbastanza per sapere ch'io non sono insensibile aipubblici segni di approvazionema che le mire troppo ambiziose nonsono mai state il mio vizio dominante. Se i poetici allori capitoliniavessero oggidì quel valore che avevano all'età delpanegirista di madonna Laura supererebbero i voti della mia vanità:ma ridotti al prezzo corrente non hanno allettamento che giunga asedurre la dovuta mia moderazione. I segni d'onore invecchiano come ititoli. Quel messere o magnificoche onorava alcunisecoli fa gli illustri capi delle repubblicheoffenderebbe oggidìun aiutante di camera. Della vecchiaia di cotesta nostra coronaromana abbiam noi a' giorni nostri una prova incontrastabile. Ilcavaliere Perfetti senesepoeta poco più che mediocreall'improvviso e di gran lunga meno al tavolinola ricevésolennemente in Campidoglio l'anno XXV o XXVI del corrente secolo. Mav'è ancor di peggio. Di qua dai monti cotesti lauri poeticisono oggetto di scherno. In un autor francese compilatore della vitadel Tasso è trattata come funzione ridicola quella che sipreparava negli ultimi dì della sua vita per coronarlo. Nonsono ancor due anni che ha cessato di vivere in Vienna un libraio cheserviva di precone agl'incanti dei librie che col merito di alcuniversacci latiniche andava di quando in quando schiccherandoaveaottenuto la laurea poeticané trascurava mai di munire tuttociò che stampava col titolo di poeta laureato. Tutto ciònon iscema d'un punto la mia vera gratitudine verso chi vorrebbe puresollevarmi. Ed è vostro debito così lo spiegar questamia eterna riconoscenza come le solide ragioni che obbligano adeporre affatto l'affettuosoma ineseguibile pensiero.

Vedròvolentieri gli Oratorii latini Lorenziniani; ma quando senza granfastidio vi si presenti l'occasione di mandarli. Questa risponde allavostra del 22 d'ottobreed io sono de more.

 

CXX- Al Capitano CosimelliBistritz

ViennaI9 maggio I769.

Lavostra lettera del 25 dello scorso aprileamatissimo mio signorCosimelliè così piena di buon senso che mi convincead evidenza che voi non avete punto bisogno de' consigli chedimandate. Chi vi stimola a scrivere ha ben ragion di farloe voinon ne avete menoseconsapevole delle vostre forzevi sentiteinspirato a non lasciarle inutili ed a non trascurar quella gloriache potrebbero procurarvi. Vi spaventano con egual ragione la vostraaffaccendatissima situazione e la total mancanza d'ogni istrumento ecommercio letterario maoltreché il celebrato poemetto èuna dimostrazione che il vostro vigore è maggiore d'ognidifficoltàsi potria scemare in parte la seconda col fornirvid'alcun poeta latino che giovi ad eccitar le vostre reminiscenze.S'io non conoscessi a qual segno voi siete delicato sull'adempimentode' vostri doveril'unico scrupolo che mi tormenterebbe nelconfortarvi all'impresa sarebbe il pericolo che le lusinghe delleMuse non vi seducessero a defraudar di qualche parte della vostraattenzione quell'onorato mestiere che per concorde universaleapprovazione così lodevolmente esercitatee che dovràpure una volta produrvi i meritati vantaggi. Ma il vostro caratteremi difende da questo timore: onde parliam del soggetto.

Questocome voi ottimamente pensatedee assolutamente risentirsi dellavostra professione; ma il Ciel vi guardi di far un poema didascalico;con una tale pedantesca materia diverrebbe noioso Virgilio: convienbene che vi siano dei tratti che palesino la perizia dello scrittorema questo non convien mai che assuma l'importuna qualità dimaestro. Qualche particolare evoluzionemaneggio d'armiscelta disitofortificazioneassaltoritirata o stratagemma lucidamentedescritto per occasione e necessità del principal raccontopotrà far bastantemente conoscere la scienza militare delpoeta narratore. Una delle illustri vittorie del principe Eugenio(purché non sia quella di Belgradoche farebbe pensare ilettori alle nostre più recenti vergogne) mi piacerebbeassaissimocomeper cagion d'esempioquella di Zenta. Ma questaapproverei che fosse favoleggiataper evitar la supina semplicitàd'un secco racconto e non restringere ad un solo limitato oggetto lafantasia dell'autore; intendendo per altro che il favoleggiamento nonalterasse punto l'istorica verità. E come fareste voimidiretead accozzar la favola e la verità? Mi varreidell'invenzione nella cornice e della verità nel quadro. Ma inqual guisa? Ohcaro signor Cosimelliper inventare convien pensaree nel tempo che si scrive una lettera non vi è spazio per lemeditazioni. Pureper farvi vedere che non è l'impresamalagevole quanto la quadratura del circoloeccovi dove cosìalla disperata mi appigliereise fossi costretto senza altro indugioad incominciare in questo istante il mio poema. Io mi fingereipercagion d'esempioo alla cacciao in viaggione' contorni del sitoin cui è succeduta l'azione che mi fossi proposto diraccontare. Assalito e sorpreso o da una truppa di malandrinio daun temporalaccio diabolicoo dall'uno e l'altro insiemenel cercarricovero o nel perseguitar gli assalitori mi inoltrereiinavvedutamente in un foltissimo boscodoveperduti i compagnisarei colto da una oscurissima notte senza saper dov'io mi fossi.Mentre io dispero un asiloun languido lontano lumicino o il latratodi qualche cane m'avvertirebbe di alcun vicino abitante: condotto daisuddetti segni giungerei ad un selvaggio tugurionel quale sareicortesemente accolto da un vecchio ufficioso villano. La stranamistura che osserverei nel rustico ma ordinato soggiorno di marzialie pastorali strumenti mi spingerebbe a chiederne la cagionee misarebbe risposto che degli ultimi faceva uso presentemente e de'primi l'aveva fatto nella sua gioventùessendo egli ungentiluomotanto una volta vago del mestiere dell'armi quanto ora diquesta innocente e tranquilla vita che già da molti annimenava. Dimandato in qual contorno io fossimi sarebbe detto da luinon esser lontano il sito dove riportò il principe Eugenio latale o tal altra celebre vittorianella quale era stato ancor egliimpiegato militando allora sotto il comando di così grancapitano. Or vedete come io sarei già provveduto d'unpersonaggio che potrebbe condurmi per tutto e di tutto minutamenteistruirmi; anzi (se il poema crescesse di mole e dovesse dividersi inpiccioli canti) potrebbe fornirmi occasioni per poetici episodiconle descrizioni delle rustiche sue cordiali mensedi alcuna suavillereccia occupazionecoi prudenti di lui morali ragionamentisulla filosofica tranquillità della vita da lui elettae conmille altri ridenti oggetti favoriti della poesia.

Ilmio demonio drammaticonel ruminar questo improvviso disegnogiàmi suggerirebbe le fila per formarne la tela d'una favola teatrale.Mi dice che nel mio cimento fra masnadieri potrei figurare d'esserestato soccorso da persona incognita e valorosaaccorsaimprovvisamente fra le tenebre della notte in mia difesae chequesta dopo avermi veduto in sicuro si fosse da me dileguata senzascoprirsi; che il mio vecchio ospite avesse presso di sé unafiglia giovanettabella quanto le Graziee chemercé lapaterna educazionetrasparisse in leifra l'umiltà dellevesti e degli esercizi suoitutta la gentilezza della sua nobileorigine; che il modestograzioso e cortese contegno di questaaggiunto al pregio d'avere un padre così degnom'inspirassetanto amore insieme e tanto rispetto ch'io mi risolvessi a procurarneun legittimo acquisto; che prima di farne la dovuta dimanda iovolessi scoprir l'animo della donzella palesandole il mio: ch'ellaalle mie dichiarazioni rimanesse muta per lungo tempoe chefinalmente con gli occhi pregni di lagrime mi rispondesse ch'ellaconosceva i meriti mieie che l'onore che a lei faceva la mia sceltaesigeva almeno in corrispondenza una sincera confessione; e chesoggiungesse poi (sempre piangendo) essere il suo cuore preoccupatodalle amabili qualità d'un giovane soldatod'animadisembiante e di costumi adorabilee che il suo genitore pensandoforse ad altro stabilimento per leied incerto della condizione delsuddettol'avea negata a luied imposto ad essa di mai piùaccoglierlo o parlargli. Iotrafitto dall'esclusiva ed obbligatoinsieme dall'innocente e candida confidenzadesidererei di conoscerealmeno il mio rivale. Per mezzo di qualche opportuno e verisimileaccidente teatrale giungerei ad appagarmie troverei esser egli unmio acerbissimo ereditario nemico per antiche dissensioni difamiglieed esser quel medesimo checonoscendomiera accorso allamia difesa nel bosco. Sorpreso dalla virtuosa azione del mio nemicoquanto intenerito per la giusta ma sventurata passionedell'innamorata donzellami proporrei di ottenere ed otterrei ilconsenso del padre alle loro nozzeinformandolo del nobile edopulento stato non men che dell'eroica generosità del miorivale. Onde rimarrebbe lieto il vecchio del doppio acquisto d'ungenero e d'un amicogli amanti della felice catastrofe de' loroamoried io della compiacenza di me medesimoritrovandomi capace disaper sacrificare una mia violenta passione ai doveri dell'umanitàe della gratitudine. Senza che io ve ne avvertagià vedetechetrattandosi d'un drammaquell'io dovrebbe essere un AlfonsounFernandoun Enrico o qualunque altro nome si volesse. Ma tuttoquesto sogno ch'io vado facendo ad occhi aperti scrivendovinonvarrebbe un fico per voiche non pensate a teatro; anzi con questoil vostro quadro sarebbe miseramente soffocato da' fogliami dellacorniceinconveniente contro il quale dovete voi esser sempreattentamente in guardiaancorché sceglieste d'imitar con lavostra invenzione quella che ho incominciata da bel principio adesporviprima che mi tentasse il demonio. Vagliano almeno questeciance ad eccitar la fermentazione della vostra immaginativa.

Quandosi scrive in fretta si accettano le prime idee che si presentanochenon son sempre le più commendabili. Io vi ho avvertito quisopra di guardarvi dallo scegliere per vostro soggetto la vittoria diBelgrado; ed oraripensandovi soprami si presenta come il piùgrande di tutti. La situazione d'un esercito assedianteuna piazzadifesa da ventimila giannizzerie che si trova tra due fiumi essostesso assediato da quasi duecentomila musulmani che sopraggiungono;che non essendo composto che di quarantamila combattenti al piùva considerabilmente ogni giorno scemando per le infermitàidisagi e il doppio fuoco de' nemici; il giusto abbattimento di quasitutti gli ufficialinon che de' soldati; la costernazione dellareggia; i palpiti di tutta la cristianità; l'imperturbabilefra tanti oggetti di spaventoeroica costanza del capitanoe la suafinalmente solenne compiuta strepitosissima vittoriache cambia inun istante la pubblica desolazione in giubilo trionfaleparmi unsoggetto fornito di tutto il grandedi tutto l'interessante e ditutto l'inaspettato che possa mai desiderarsi. Se mai vi sentisteallettato a sceglierlo quanto io lo sareipotrete difendervi dalladifficoltà che mi si presentò dal bel principiocoll'esempio del gran Torquatola di cui Gerusalemmech'eglicantò liberatain breve giro d'anni ricaddecome ilnostro Belgradonelle mani degl'infedeli. Mi pare di sentirviesclamare: — Oh che gran chiacchierone! — Voi non avetetortobenché la maggior parte della colpa sia vostrache miandate stuzzicando. Dovreste pur sapere che cotesto difetto èun malanno dell'età miae che non a caso si finse che ilvecchio Titone fosse al fin trasformato in cicala.

Addiocaro signor Cosimelli. Riamatemie credetemi veracemente.

 

CXXI- Francesco SinibaldiRoma

ViennaI5 giugno I769.

Neldrammatico componimento della Reggia di Nettuno e nelle duelettere di cui è piaciuto a V. S. illustrissima di onorarmi hoio pienamente scopertegentilissimo signor abatetutte le stimabiliinsieme ed amabili qualità del suo cuore e della sua mente. Hoconosciuto nella chiara e nobile egualmente fluidità del suostile la parzialità con la quale è stato dalla vostranatura favorito il suo ingegno e dall'affettuosa e viva espressionede' suoi per me favorevoli sentimenti son così rimastopersuaso del sincero amor suoche rendendogliene il dovutoinevitabile contraccambioio amo i suoi talentiil suo caratterela sua cetraed ogni persona a cui

Recadilettoe vie maggior lo prova

quantol'ascolta più.

Volesseil Cielomio caro signor abateche la mia sufficienza stesse inequilibrio col desiderio ch'io sento di convincerla di questa verità;ma per mia disavventura l'esecuzione del primo suo discretissimocomando incontra un ostacolo ben malagevole a superarsi. Lestrepitose continue vicende di questa Corte han fornite da qualcheanno in qua tante occasioni a' poeti di cantare or nozzeorcoronazionior funeralied ultimamente il viaggio del nostroCesareche da Napolida Romada tutta la Toscanada BolognadaMantova e da ogni cantone d'Italia si è trovata inondataquesta reggia da torrenti di componimenti poeticie (seguendo lacondizione delle cose umane) molto più cattivi che buoni. Ondela povera sovranaaltronde già eccessivamente occupatavedendosi senza intermissione ogni giorno più assediata edoppressa da' tributi poeticiha finalmente esclamato: "Io sonogratissima a tanta parzialitàma per amor del Cielo non mipresentate più poesie". Dopo un divieto cosìpositivo s'immagini se vi possa esser fra noi chi ardiscaavventurarsi a violarlo. Ciò non ostante l'ingegnosa amiciziami ha suggerito un innocente stratagemma chesecondato dallafortunapotrebbe senza lesione dell'ubbidienza procurarne in qualchemaniera l'intento. De' quattro esemplari della Reggia di Nettunode' quali è piaciuto a V. S. illustrissima di farmi donohoper me ritenuto un soloe distribuiti gli altri nell'augustafamigliacioè alla serenissima maggiore arciduchessa Mariannaed agli arciduchi Ferdinando e Massimiliano. Nelle frequenti visiteche l'imperatrice regina suol fare a' suoi figliuoli non èimpossibile ch'ella vegga e dimandi conto del nuovo librettoe cherallentando con la sua interrogazione il freno al rispettoliautorizzi a parlargliene. Se l'artificio non sarà fortunatovarrà almeno appresso di lei per argomento della mia premura.

Daciò che V. S. illustrissima asserisce e dal carattere del suostile io son purtroppo convinto d'aver gran parte di colpanell'eccessiva passione che la trasporta violentemente in Parnaso ele rende intollerabile qualunque altro cammino. Ahmio caro signorabatenon mi lasci il rimorso d'aver cooperato involontariamentealla sua infelicità. Non si dannoè veropiùdeliziosepiù ridentipiù amene contrade di quelladel Parnaso per chi favorito (come ella è) dalle Muse puòa suo talento passeggiarvi a diportoma il Ciel la guardidilettissimo mio signor abatedi stabilirvi il suo perpetuodomicilio. Ne troverà sterile ed ingrato il terrenoinfecondetutte le piantepericolosi i concittadini; e dopo aver corsi millerischi e sparsi inutilmente i suoi sudorinon si vedràfinalmente al fianco che la miseria ed il pentimento. Le parla inquesta guisa un uomo che ha corsa e terminata ormai questa carrierae con fortuna molto superiore al suo merito; ma non però taleche lo sciolga dall'obbligo d'avvertire i suoi simili di noningolfarsi in un mare infame per tanti naufragi. Non pretendo io giàch'ella faccia inimicizia con le Muse: io troppo ci perdereiessendomi esse mallevadrici dell'amor suoma vorrei ch'ella sifissasse in mente questa conosciuta incontrastabile verità cheson le Muse tanto pestifere mogliquanto adorabili amiche. Dallamia premura per la sua prosperità spero ch'ella comprenderàe la giusta stima ed il sincero contraccambio d'affetto col quale iosono.

P.S. Oh quantomio caro signor abateson lontane dal vero leridenti e lusinghiere idee che l'amor de la poesia le va dipingendonella mente! Ella si figura che questo genial mestiere produca a chilo professa famaonoricomodi e tranquillità.Cotesta fama o non si ottieneo è tardissima e semprecontrastatae vi si naviga eternamente fra l'invidia e il disprezzo.Il cammino della poesia non ha mai condotto ad alcun gradod'onoreanzi è un ostacolo insuperabile a sperarne.Quell'infelice condannato dalla maligna sua sorte all'infame mestieredi birrospera divenir un giorno caporalecapitano o bargello: ilpoeta (sia pure Omero)privo dell'unico sollievo de' poveri viventiche è la speranzasa che dopo aver sudato tutta la vitaeinon morrà che poeta. Quanto ai comoditrascorra ellatutte le antiche memoriee troverà che i poeti hanno sempreavuta la povertà per indivisibile compagnae quei pochissimiche si eccettuano come portenti sono reputati fortunatissimiperchéson giunti per miracolo ad evitar la miseria. — Ma (diràella) il vostro stato contrasta con le vostre massime. — Nocaro signor Sinibaldi; è vero che la mia fortuna mi haconsegnato a così grandi e così benefici sovranich'iosarei il più ingrato di tutti gli uomini se non confessassiche la lor munificenza ha superato e tuttavia supera di gran lunga ilmerito mioe che sotto i fausti auspicii de' medesimi io non risentoe non ho mai risentito il minimo effetto de' maligni influssi del miomestiere; ma è vero altresì che sarebbe sommaimprudenza il regolar sul fondamento d'un rarissimo esempio unascelta da cui dipende il destino di tutta la vita: ed un esempio nelquale ancora (se si vuol esaminar minutamente) si trovan le provedello svantaggio che ha quello della poesia a fronte di qualunquealtro mestiere: essendo certissimo che se io calzolaio o fornaioavessi goduto quel costante ed eccessivo favore della Fortunache neho goduto poetanuoterei ora fra quelle ricchezze che non desideroma non possiedo. Rispetto finalmente alla tranquillitàcome può sperar mai di trovarne un infelice poeta drammaticoobbligato a servir sempre agl'irragionevoli ed impertinenti capriccidell'eteroclita specie canoraper lo più ignorantescostumata e superba e (per cagioni quanto meno onestetanto piùefficaci) violentemente sostenuta? Maper venir piùparticolarmente al caso nostromi dica in cortesiamio caro signorabatedove mai la sua speranza potrebbe accennarle un asilo? Ne'falliti forse teatri d'Italiaa' quali sono soverchia spesa levergognose ricompense che si danno a qualunque ciabattino poeticoatto a sfigurar un vecchio dramma a talento d'una eroina o d'un eroeteatrale che l'onora in contraccambio della sua protezione? Credeella per avventura che la decadenzaanzi la ruina del nostro teatrosia minore in Germania? S'inganna: corre ancora in queste contrade lamedesima sorte. La Corte cesareae quella di Dresda ad imitazione diquestahanno offertaè veroper lungo tempo una comoda edecente situazione ad un uomo di lettere esperto nella drammaticapoesiama né l'una né l'altra è più atal riguardo la stessa. La Sassoniadopo l'ultima ruinosa guerrahatotalmente rinunciato alla musica. La nostra adorabile padrona credecosì poco convenevole al suo stato vedovile questo fastovoluttuoso che ha fatto demolire e rivolgere ad altro uso il teatrodella Cortee non ha altri musici se non se que' vecchi inabili checome antichi servitori generosamente conserva a riguardo del loronon del bisogno di lei. Ed il nostro giovane prudentissimo Cesare nonprenderà altro sistemapersuaso che la sua situazione esigaeserciti e non divertimenti.

Iocredea che un quarto di foglio fosse troppo per una poscrittama lapremura di remediare alle seduzioni che possono averle fatte i mieiversi rende angusto anche il secondo. Imploro l'assistenza dellabenevola ascoltatrice della sua cetra affinché in difettodella mia inefficace eloquenza impieghi il suo ascendente a ritrarlada così pericoloso disegno. Oltre la stima già da meconcepitaio conserverò eternamente per lei la riconoscenzadovuta a chi mi avrà liberato da' miei importuni rimorsi.

 

CXXII- Giuseppe Aurelio MoranoNapoli

ViennaII gennaio I770.

Lepur troppo solide ragioni della fisica mia e morale insufficienza acorrisponderecome dovreialle frequenti lettere dalle quali miveggo ben oltre il merito mio da varie parti onorato (insufficienzache in me come in tutti i poveri mortali si va di giorno in giornonaturalmente accrescendo) avranno ottenuto dalla discretezza di V. S.illustrissima compatimento non che perdono alla mia tardanza inrisponderlee l'otterranno al necessario laconismo al quale lanatura mi costringe a ricorrere per soddisfare in fin ch'io possa inqualche maniera a' miei debiti. Le dirò dunque brevemente chela traduzione delle opere mie in idioma francese non èimpressa in Vienna ma in Parigie cheessendomene state date pocovantaggiose relazioni da quelli che qui l'hanno vedutaio ho evitatoa bello studio di leggerla per non correre il rischio di diventaringrato a chi mi dà una pubblica prova della sua parzialitàtraducendomi.

Nonm'appartiene in conto alcuno l'autorità ch'ella vorrebbe ch'iom'arrogassi di aggiudicare a Corneille o a Racine il primato sulteatro francese. I loro nazionali trovano tutta la grandezza diSofocle nel primo e tutta la verità di Euripide nel secondo.Quello in fatti riempie d'idee più luminose la mente dellospettatoree questo sa agitarne il cuore con affetti piùveri; onde son essi due artefici egualmente eccellentima perdiverso cammino. Pure non si può negare a Corneillea frontedel suo rivaleil gran merito di avergli mostrato il sentiero.

Sevuol ella leggere senza veruno scrupolo i Saggi su l'uomo delPopene legga la bellissima versione in terza rima che ne haultimamente pubblicata con le stampe in Torino il conte GiuseppeMaria Ferrero di Lauriano. Nelle saviecristiane e dottissime notedelle quali ha egli fornita l'operavedrà evidentementeprovata l'innocenza del suo originale: conoscerà in Pope uninsigne poeta ed un gravissimo filosofo accademicoma non vitroveràcom'ella credeassiomi che concorrano a formarne unsuo proprio e particolare sistema. Risposto alle sue questionirendoil dovuto contraccambio agli auguri suoi. Auguro a me stesso lacontinuazione della sua affettuosa amicizia e riverentemente miconfermo.

 

CXXIII- A Saverio MatteiNapoli

Vienna5 aprile I776.

Bastanopoche faccenderiveritissimo mio signor don Saverioper occupartutta l'attività d'uno stancologoro ed annoso individuo comeson io. Ne ho avuta una dose ben superiore alle mie forze nellescorse settimane: onde prego V. S. illustrissima non già aperdonarema bensì a compatire la non volontaria tardanzadella mia risposta all'ultimo non men dotto che obbligante suofoglio. Io non le ho sin da bel principio dissimulata la mia fisicainabilità ad un laborioso commercio; onde a dispetto del miodifetto ella è ora in obbligo di tenermi per suo.

Prudensemisti vitiosumdicta tibi est lex.

Lanostra giovane indefessa compositrice è ben sorpresadell'eccessiva fortuna della sua musica appresso V. S. illustrissima.Era molto meno elevato il segno da lei prescritto alla propriaambizioneed è persuasa d'esser debitrice a cosìcortese fautore della maggior parte di quelle vigorose espressionidalle quali si trova esaltata. Per sentire l'effetto del suo lavoroella ha fatta una privatissima prova del noto Salmo nelle sue camere.Non vi erano che gl'istrumenti puramente necessarile quattro vociinevitabilie queste un poco men che mediocriné si eranoraddoppiate le parti de' cantanti per i ripienionde mancava aquesta specie di pittura tutto l'incanto del chiaroscuro;nulladimeno son costretto a confessare che la variadilettevole enon comune armonia del componimento superò di molto e la mia el'espettazione de' pochi iniziati che furono ammessi al mistero. Ebbicura di far provveder ciascuno de' presenti d'una copia della poesiaed esultai ne' comuni applausi che ne riscosse l'cccellentetraduttore. Spero che V. S. illustrissima non avrà costìtrascurata questa necessaria diligenza.

Entroa parte del meritato onore che ridonda all'erudito suo libro dallanecessità di replicarne così sollecitamente una nuovaedizione in ottavo; ma non vorrei che la prima in quarto rimanesseperò scema del suo compimento. I tre volumi de' quali la suagentilezza mi fu corteseappuntati sol quanto basta per servireintanto al comodo de' lettoriattendono con impazienza i lorocompagni per essere tutti insieme uniformemente adornati della vestesignorile che ad essi è dovuta. Mi hanno cosìdolcemente fin'ora e così utilmente occupatoch'io non sapreidefraudarli di questo picciolo segno della mia gratitudine.

Ch'iole dica il mio sentimento sul merito dell'antica e della modernamusica? Ah barbaro signor don Saverio! Questo è cacciarmicrudelmente in un laberinto da cui ella sa benissimo ch'io non potreidistrigarmi ancorché fossi fornito di tutti gl'istrumenti chebisognano a tanta operazioneo che mi trovassi ancora nel piùflorido vigore degli anni per provvedermene. Quale ragionevolcomparazione potrà mai farsi fra oggetti che non si conoscono?Io sono convinto della realefastosa magnificenza della musicaebrea; io non mi credo permesso di dubitare dell'efficacia dellagreca; ma non saprei formarmi perciò una giusta idea de' lorodiversi sistemi. So benissimo anch'io che la musica in tutta lanatura è una sola cioè "un'armonia dilettevoleprodotta dalle proporzioni de' suoni più gravi o piùacutie de' tempi più veloci o più lenti"; ma chimi darà il filo d'Arianna per non perdermi fra cotesteproporzioni? Esse dipendono principalmente dalla giusta divisionedella serie successiva de' tuonie cotesta divisione appunto èstata semprecred'ioed è manifestamente imperfetta. Comesupporre diversamentequando io sento disputare i gran maestri sel'intervallo da un tuono all'altro debba constare di cinquedi setteo di nove crome? Quando osservo che l'uno chiama dissonanza la quartae l'altro consonanza perfetta? Se veggo cheaccordandosi ungravicembalo esattamente a tenore delle divisioni del nostro sistemariesce sensibilmente scordato? e se per rimediare a questoinconveniente debbono gli accordatori incominciar dal formare adorecchionel mezzo della tastaturauna quinta eccedentech'essichiamano allegracioè scordataaffinchéregolandopoi da quella tutta l'accordaturasi spartisca il difetto e divengainsensibile? Chi mi dirà se gli antichi sieno stati piùfelici di noi nell'esattezza di questa divisione non men soggetta aderrori che quella del calendario? O chi mi dirà di qual mezzosi siano essi valuti per dissimularnecome noi facciamogl'inconvenienti? Dopo avere letto in Plutarco tutta la noiosaenumerazione degl'inventori d'ogni novità musicale; dopo averimparato da lui e da' greci maestriillustrati dall'eruditoMeibomio"l'ipateil neteil diapasonla diatesseronladiapentei tetracordii generi diatonicocromatico ed enarmonicoi modi doricofrigio e lidio"e tutto l'antico vocabolariomusicalesarò io più illuminato? saprò ioformare allora una chiara definizione di tutte codeste voci daspaventare i fanciullied in tali tenebrecome intanto farparagoni? Può ben essereanzi è facilissimoche ciòche pare a me notte profondasia giorno chiaro per altri piùperspicacie meno di me stranieri in questa vastissima e disastrosaprovincia; ma non creda che avran essi perciò le cognizioninecessarie a voler fare un fondato paragone fra le antiche e lamoderna musica. La musica è oggetto d'un sensoed i sensi oper le proprie fisiche alterazionio per quelle che in esse gliabiti diversi cagionanovan cambiando di gusto di stagione instagionenon che di secolo in secolo. Un banchetto apprestato atenore delle ricette d'Apicio farebbe oggi stomaco ai men delicati.Il tanto decantato Bacchi cura Falernus ageral giudizio de'moderni palati produce ora un vino da galeotti: l'amaro e reo caffèpeggioresecondo il Redidello stesso velenoè divenuto lapiù deliziosa bevanda di quasi tutti i viventi; e chi sa sealla fin fine non la divenne anche a lui? Le ariette che incantavanoun dì gli avi nostrisono oggi stucchevoli e insopportabilinenie per noi. Or qual sarà dunque la perfezion della musicaessendo essa soggetta alle decisioni del gustocosì da semedesimo ogni momento diverso? E donde mai prenderò io unanorma sicura per avvedermi quando rettamente giudica o quando ilgusto delira? "Ma" dirà ella "codesto vostroscetticismo non risponde punto alla mia dimanda. So dubitare ancorioné sono molto curioso di sapere come voi dubitiate. Il miodesiderio è d'intendere qual sia l'idea che avete voiconcepita dell'antica e moderna musica; parendomi assolutamenteimpossibile chea dispetto di tante dubbiezzenon ne abbiate purformata qualcuna". È verissimomio caro signor donSaverio: alla nostra sempre operantetemeraria fantasia bastanofrivolissimi fondamenti per fabbricarvi immediatamente sopra immaginia suo capriccio. Sol ch'io senta nominare il Cairo o Pechinoessa mipresenta subito innanzi quelle vaste città ch'io non ho maivedute. Or se V. S. illustrissima è contenta ch'io lecomunichi idee di simil fattaeccomi pronto ad appagarla.

Ame pareriveritissimo amicoche la musica degli antichi fosse moltopiù semplicema molto più efficace della moderna; eche la moderna all'incontro sia di quella più artificiosa epiù mirabile. Quando io sento che Platone vuol che nella suarepubblica sia la musica il primo universale studio d'ognunocomenecessario fondamento d'ogni scienza e d'ogni virtù; quandoleggo che in Grecia non solo tutti i poetima i filosofi tuttiicondottieri degli eserciti ed i regolatori stessi delle repubblicheeran musici eccellenticoncludo che la musica allora dovesse esigeremolto minore studio della nostranella quale per divenir mediocreartista convien che altri impieghi la metà della vitae chefosse per conseguenza più semplice. A provare che la nostrasia più artificiosa di quella parmi che (oltre le infinitealtre ragioni) basti il solo contrappunto modernoin virtùdel quale sino a ben ventiquattro cantilenetutte fra loro diverseposson cantarsi contemporaneamente insiemee producono una concordeincognita agli antichisoavissima armonia. Che agli antichi fosseincognitole sarà ad evidenza dimostrata dal dottissimo(specialmente nella scienza armonica) padre maestro Martini. Ei ledirà le scientifiche ed istoriche ragioni per le quali nonl'aveano essi e non potevano averla; e le spiegherà che quellaconcordia di voci diverserammentata in pochi passi d'autori antichiche servono di debole appoggio ai sostenitori della contrariaopinionedovea ridursi al cantare nel tempo stesso altri allaquartaaltri alla quinta altri all'ottavama l'istessa istessissimacantilena. Ed in fatti se una tal portentosa invenzione fosse statacognita ai Grecichi potrà persuadersi ch'essi ne avesserofatto così poco romore? Aggiunga che tutte le imperfettemaniere antiche di scrivere la musica (delle quali è giunta anoi la notizia) rendevano impossibile la compostissima operazione delnostro contrappunto. Quel poter esprimerecome noi facciamoin unasola linea composta di cinque righe tutte le alterazioni de' suoni ede' tempi; quel poter sottoporre l'una all'altra diverse cantileneescoprirne così in un'occhiata tutte le vicendevoli relazionieraa parer mioindispensabilmente necessario perché potessenascere il contrappunto. Or questa maniera di scriver la musica ellasa che non vanta antichità maggiore dell'undecimo secolo.

L'esserestata poi più efficace l'antica della moderna musicapare ame che debba esser nato dalla direttamente opposta istituzione de'moderni e degli antichi cantori. Il teatro è il trono dellamusica. Ivi spiega essa tutta la pompa delle incantatrici suefacoltàed indi il gusto regnante si propaga nel popolo. Iteatri degli antichi eran vastissime piazze: i nostrilimitatissimesale; onde per farsi udire in quelli dagl'innumerabili spettatori cheli occupavanobisognava quella vox tragoedorum che Tulliodesiderava nel suo oratore e per conseguirla conveniva che lepersonedestinate a far uso della lor voce in così ampiiteatriincominciassero dalla più tenera età a renderlagrandefermachiara e vigorosacon esercizio ben dal presentediverso. I nostri cantori all'incontroai quali l'essere uditi costaora sforzo tanto minorehanno abbandonata quella laboriosa specie discuolaed in vece di affaticarsi a render fermerobuste e sonore levoci lorostudiano a farle divenir leggiere e pieghevoli. Con questonuovo metodo sono pervenuti a quella portentosa velocità digorga che sorprende ed esige gli strepitosi applausi deglispettatori; ma una voce sminuzzatae per conseguenza indebolitanegli arpeggine' trilli e nelle volatepuò ben cagionare ilpiacere che nasce dalla maravigliae dee essere preceduto da unsillogismoma non mai quello che viene immediatamente prodotto dallafisica vigorosa impressione d'una chiaraferma e robusta vocechescuotecon forza eguale al dilettogli organi del nostro uditoene spinge gli effetti sino ai penetrali dell'anima. Ho ben io potutoe potrà ognun che voglia argomentare da un picciolo saggioquanto enorme sia codesta differenza. I cantori della cappellapontificiabenché da fanciulli instituiti anch'essi nellascuola modernaquando sono ammessi in quel coroconviene sottorigorosissime pene che abbandonino affatto tutti gli applauditiornamenti del canto comunee che si accostumino (per quanto cosìtardi è possibile) a fermare ed a sostenere unicamente lavoce. Ora lo stesso famoso Miserere del celebre Palestrina chemi ha rapito in estasi di piacere e mi ha internamente commossocantato da questi in Romaè giunto ad annoiarmi cantato da'musici secondo il corrente stile eccellentissimo eseguito in Vienna.

Hosperato altre volte che il nostro canto ecclesiastico potesse darciqualche idea dell'anticoconsiderando chequando nel fine del sestoo nel principio del settimo secolo regolò san Gregorio lamusica della nostra liturgiaerano aperti ancora i pubblici teatrie parendomi naturale che qualunque musica in quel tempo compostadovesse risentirsi dello stile che in essi allora regnava; maoltreché lo stile di quei teatri dovea giàcome tuttoil rimanenteesser in que' tempi imbarbaritoquali esecutoripotrebbero rendercelo ora presentese tanto è impossibile a'dì nostri il sostenere una massimaquanto era in quellil'affollar trentadue biscrome in una battuta? Oh Dio buono! che lungae noiosa filastrocca mi ha ella indotto a scrivere? Posso ben dirlecon la colomba del suo Anacreonte:

Lalistéranm'éthekas

Anthropekai korònes.

Inpremio della mia cieca ubbidienza esigo dalla sua amicizia che lapresente lettera non passi dalle sue in altre mani. Sareiinconsolabile se alcuno la rendesse pubblica per soverchio desideriodi onorarmi. Ella sa i miei difetti: li compatisca; mi riami a lorodispettoe costantemente mi creda.

 

CXXIV- A Saverio MatteiNapoli

Vienna7 maggio I770.

ValendosiV. S. illustrissima nello scrivermi del carattere altrui haprovveduto al mio bisogno e mi ha risparmiato il rossore d'unanecessaria preghierach'io era già in procinto di fargliene.La sua mano vuol gareggiar di velocità con la mente: e (comed'ordinario avviene) corrompe le proprie facoltà per emularquelle dell'altra. Io le sono gratissimo di quest'atto di gentilcompiacenzae la prego a continuarla.

L'indefessacompositrice è piena di confusionedi contento e digratitudine per la fortuna della sua sacra fatica e per le parzialitestimonianze che è piaciuto a V. S. illustrissima didargliene ed in stampa ed in iscritto: e riguarda il comando d'unsecondo salmo come un sicuro mallevadore dell'approvazione del primo.Avrebbe già posto mano alla nuova operamaimpegnata inaltro non breve già promesso ed incominciato lavoroconviench'ella sospenda il desiderio d'ubbidirla sino alla soddisfazione deldebito anteriormente contratto. Intantoper mettere questointervallo di tempo a profittomi commette di comunicarle una suariflessionealla quale attende risposta. Ella crede che un primo esecondo violino sarebbero utilissimi al richiesto componimentosìper dar quando si voglia quel corpo all'armonia che non puòformarsi dal solo salteriocome per quella varietà che intredici strofette uniformi di metro è tanto necessario diprocurare quanto difficile di conseguire. Aggiunga che cotestiviolinicome puri accompagnamentinon si opporrebbero punto al fineche si è proposto il signor don Saverio: poiché volendoegli eseguire il salmo nella sua camerao a soloo con la limitatapresenza d'alcun amicopotranno essere i violini impunementetrascurati e la sola parte del salterio obbligatogià per sestessa più delle altre adornatafarà con le voci e colbasso un grato e sufficiente concento. Ma quando vorrà esporloa più numerosa udienza ed in vaso più capacepotràdargli co' violini il decente e necessario corteggio. Ha bisognooltracciò la compositrice di sapere se il salteriodi cui ilsignor don Saverio si valeabbia tutte le intiere e le mezze vocidel gravicembaloe s'egli vi adoperi le bacchette o i ditali. NelloStabat Mater del Pergolesi io sento e riconosco conammirazione e diletto il sublime ingegnoil bel cuore ed il dotto eprudente artificio dello scrittore. La signora Martines l'ha sempresul suo gravicembaloné ci stanchiamo mainé mai cistancheremo ella di ricantarloio d'ascoltarlo di nuovo. Mariguardo a' Salmi Marcellianiconfessomio caro signor don Saverioch'io non so di musica abbastanza per esser atto a compiacermene. Misovviene d'averne udito parlare assai svantaggiosamente daaccreditatissimi artefici. Il celebre Caldarainsignecontrappuntista e favorito maestro di cappella dell'imperator CarloSestoinfastidito un giorno del prolisso ed eccessivo elogio che gliandava facendo il cardinale Passioneiallor nunzio in Viennade'Salmi del Marcellogli disse in mia presenza: "Io non sapreitrovare in quei salmi altro di raro che la stravaganza". Iostesso in Venezia sono stato testimonio di un tratto ben ardito delnostro Nicolò Porpora. L'avea invitato il Marcello alla provad'un di cotesti suoi salmie gliel'avea presentato in istampa: ilPorpora nel corso della musica ne andò di tratto in trattoripiegando le carte: e quando infine il Marcello veniva a luipersuaso di riscuoterne una almen civile approvazioneegli congentilezza veramente scitica gli rese il salmo dicendo: "Micondolgo con V. E. che sia stata così mal servita nellastampa; il salmo è pieno d'errori: io ne ho contrasegnatialcuni". Intese il Marcello: con un riso amaro gli volse lespalle senza rispondergli; e la loro implacabile inimiciziaincominciò da quel punto. All'incontro fra Marcelliani minomina V. S. illustrissima persone degnissimedelle quali io tengoin sommo pregio e venerazione il giudizio: ondeconfuso fra cosìrispettabili dispareririsolvo di relegarne la decisione fra lealtre innumerabili cose che ignoro.

Ellaper quel ch'io veggo s'è messa in capo di trasformarmi incicala: ondeperché non le riescafiniscopregandola adattestare a cotesto obbligantissimo signor consigliere Borragine lagiusta mia infinita riconoscenza per la gratuita sua generosaparzialitàed a procurar che gradisca la sincera offertadell'ossequiosa servitù mia. Addio. Io sono e saròsempre.

P.S. Alla valorosa signora N. N. i miei cordiali saluti e quellidella signora Martines.

 

CXXV- A Saverio MatteiNapoli

Vienna9 luglio I770.

Migiunse nella scorsa settimana il piego di V. S. illustrissimaspeditonon so quandoda Napolinon essendovi lettera che me neinformi; ma veggo che mi reca quei fogli che avrebbero dovutoaccompagnare l'ultima sua precedente.

Holetto per le nozze della signora marchesina Tanucci il suonon sos'io mi dica ingegnoso dramma o cantataessendo questo leggiadrocomponimentooltre la colta vivacità dello stiletutto pienod'azione che trattiene e seduce il lettore; servendo nel tempoistesso di grand'elogio al suo eroe. Ogni giorno ho nuoveconvincentissime prove della mirabile estensione de' suoi talentieson superbo della giusta idea che da bel principio io n'avea giàconcepita.

Sommamentemi sono poi dilettato attentamente considerando il musico filosoficocarteggio che si è compiaciuta comunicarmi. Ho ammirate edinvidiate le forze e la destrezza di due valorosissimi atletichenon meno nell'assalire che nello schermirsi mostrano il lor magisteronell'arte. Mi hanno obbligato ad ondeggiar lungo tempo fra le opposteloro sentenze: ciascuna di esse mi avrebbe rapito sola; ma avendomiassalito unitel'una mi ha difeso dalla violenza dell'altraondesenza aver cambiato di sitomi trovo tuttavia fra le istesse antichedubbiezze. Ciò che ho potuto stabilir di sicuro è soloil fermo proposito di non espormi mai a cimento con campioni cosìesperti e vigorosiper non fornire a V. S. illustrissima troppoefficaci motivi di scemarea riguardo mioquegli eccessi diparzialità con cui veggo che pensaparla e scrive di me;parzialitàch'essendo tutta un gratuito suo dononon èsufficientemente contraccambiata dalla piena ma dovuta giustiziach'io pubblicamente le rendo.

Lemie fantastiche congetture su l'antica musicaa lei unicamente perubbidirla comunicatenon meritano d'esser difese. Ne sono io stessocosì poco sicuroche non prenderei certamente l'armi persostenerle. Pure parendomi che V. S. illustrissima creda ch'io siacaduto in contraddizione nell'esporlevorrei poterle dimostraralmenoche se ho mancato per avventura di ragione o di chiarezzanon ho perciò violati i canoni della dialettica. Dopo averasserita l'enorme instabilità de' gustiho suppostoèverissimouna costante semplicità nella musica anticaparagonata alla nostra; e non ho distinto i diversi tempi che possonoessere compresi nel nome d'antichità. In primo luogo confessonon essermi caduto in mente che la varietà de' gusticontraddicesse punto alla costanza della semplicitàpotendo ottimamente andar variando quelli senza cambiamento diquesta. Le espressioniper cagion d'esempiosemplice e mollesemplice ed asprosemplice ed amorososemplice e severoe cosìin infinitonon involvonoa parer miocontraddizione alcuna;poiché di mille infinitamente diverse modificazioni chepossono esser oggetto de' gustiè ottimamente capace una solamedesima costantissima semplicitànella quale possono quelletrovarsi inclusecome la specie nel genere. Se poi io non hodistinti i diversi tempi dell'antichità è perchégli ho creduti tutti egualmente bisognosi della asserita semplicità;e non essendovi bisogno della categoria de' gustinon mi èparuto necessario d'attribuire a quelli l'incostanza di questi.Eccole di bel nuovo il mio raziocinioche mi studierò dirender più chiaro. Io ne stabilii per fondamentocomesupposto incontrastabileche il teatro sia l'arbitro della sortedella musica. Nel teatro il popolo l'ascoltaeimitator pernaturane ritiene e ne va ripetendo ciò che più l'hacommosso nelle adunanzene' convitiper le pubbliche viee tuttose ne riempie in guisa che ne sono finalmente occupati anche itempii. Questa è verità da noi giornalmentesperimentata: e non l'hanno ignorata né taciuta gli antichi.Ovidio nel terzo libro de' Fastidescrivendo le diverseallegre occupazionicon le quali si tratteneva il numeroso popoloromano ne' prati di là del Teverenelle feste di AnnaPerennadice:

Illicet cantant quidquid didicere theatris

etiactant faciles ad sua verba manus.

Orail teatro per tutta l'antichità drammatica ch'io conoscoincominciando dai primi palchi di Eschiloo s'ella vuole daiplaustri di Tespi coetaneo di Solone fra' Grecie da Livio Andronicofra' Romaniil teatrodicoè stato sempre un luogo all'ariaapertacapace d'un popolo spettatore sino alla moderna invenzionedelle nostre angustecoperte e limitatissime saleche or noionoriamo del nome di teatri. Questea creder miohan promossofavoritoe reso possibile il compostissimo sistema della nuovamusica tanto dall'antica differente. Poiché l'arte de' suoniche debbono formarsi nell'aria da noi regolarmente commossaconvienper necessità che si tratti con ragione infinitamente diversaquando la mole che vogliam mettere in moto è più vastae più circoscritta e leggiera. Chi canta a cielo aperto ad unpopolo intero ha bisognoper farsi sentiredi spinger la sua vocecol maggiore sforzo possibilee cotesto sforzo non è affattocompatibile col nostro portentoso sminuzzamento de' tempieseguibileunicamente a mezza voce ed in luogo ristretto. Orquando il canto ècomposto di tanto minor numero di partiè sommamente minoreanche il numero delle combinazioni che ne risultanoe per necessariaconseguenza è notabilmente più semplice.

L'argomentopoio sia indizio di cotesta antica semplicitàda me trattodall'universalità della scienza musicale a' tempi di Platonenon è scioltomio caro signor don Saveriocol contrappostodi quelli che per diletto a' nostri dì la posseggono. Noncreda che questi sieno moltiperché molti ne parlano. Bastauna picciola dose di teorica per ragionar decentemente d'un'arte; mail divenire artista è dono privativo della lunga indefessapraticamaestra di tuttosenza escluderne la virtù medesimach'ha dovuto perciò esser definita da' saggi habitus animirationi consentaneus. Che la pratica della moderna musica siainfinita è pur troppo palese. Per assuefare il pettolelabbral'occhiol'orecchio e le dita a cospirare unitamente conuffizi tanto diversi alla frequente divisione de' quasiimpercettibili istantibisognano milioni d'atti replicati el'abbondantissima dose d'un'eroica pazienza. Questo penosoeternoesercizio occupa comunemente tanto spazio della nostra breve vitache non ne lascia abbastanza per gli altri che sono necessari arendersi atto agl'impieghi o militari o civili. E se ve n'ha purealcuno che sia giunto a vincer così enorme difficoltàdee contarsi fra quei rari portenti che sono oggetti d'ammirazionema non fondamenti di regole.

Orvegga V. S. illustrissima a qual segno m'ha reso loquace la puerilripugnanza di comparir cattivo logico appresso di lei. Non eraquestoa dir veroun sufficiente motivo onde tanto affannarmi. Ses'incontrano antinomie fra i legislatorinon sarebbe poifinalmente reo d'un misfatto da nascondersi per vergognase maifosse colto in contraddizione un poeta.

L'attentanostra compositrice mi commette con molta premura di riverirla. Sispedì ella in fretta dal lavoro che avea fra le manisiapplicò senza intervallo alla composizione del nuovo salmo:già non è lontana dalla metà del cammino: e sela felicità con la quale è sin qui proceduta nonl'abbandona nel restospero che non soffrirà discapito ilcredito della sua diligenza. La replicata lettura del salmo 41da V.S. illustrissima primieramente assegnatolel'affezionò di talsorteche non ha poi voluto assolutamente valersi della libertàdi cambiarlo. Rispetto alle vociella ha creduto necessario ditenere il sistema medesimo che scelse per il Misererecomepiù atto ad impiegar l'abilità del compositore ed adiversificare l'uniformità del componimento. Scriveràun paio di strofe col salterio obbligatoma di modo chein mancanzadi questo stromentopotranno con un violino ottimamente eseguirsi.Addiomio caro signor don Saverio. Quando non debba esser misteronon mi lasci ignorare il nome del dotto e savio prelato con cuicarteggia.

Iosono intantoe sarò eternamente.

 

CXXVI- A Eleonora de Fonseca PimentelNapoli

Vienna9 agosto I770.

Isaggi poeticie specialmente l'Epitalamiodi cui ha V. S.illustrissima avuta l'obbligante cura di provvedermicosì perla nobile ed armoniosa franchezza con cui son verseggiaticome perla vivace immaginazione che gli anima e gli colorae non meno perl'abbondanza delle notizie istoriche e mitologiche onde sonoarricchitisarebbero già degnissimi di somma lode consideratiunicamente in se stessi; ma dove si rifletta esser questi le primeproduzioni de' felici talenti d'una gentil donzella che haincominciata appena la carriera del quarto lustrocrescono adismisura di merito ed assumono ragion di portenti. Ha ben ellaveduto che cotesta specie d'usurpazione dei dritti del sesso edell'età mia avrebbe potuto essere in me per avventura cagionedi qualche geloso rincrescimento: ecortese quanto ingegnosame neha somministrato l'antidoto asserendosi debitrice della luminosafermentazione del nativo suo iuoco poetico all'assidua lettura degliscritti miei. Io presto ben volentierisenza verun esametutta lamia fede a cotesta forse puramente ufficiosa asserzionecontentissimo di poter congiungereal dovere della giustizia che lerendoanche l'interesse dell'amor proprio. Continuicon progressicorrispondenti a così mirabili principiia far onore edinvidia alle sue parie quindi innanzi costantemente mi creda.

 

CXXVII- A Giuseppe BottoniPisa

Vienna23 maggio I77I.

Coninfinito piacereche mai non avrei saputo sperare di ritrarredall'eccesso della mia mestiziaho letto avidamente le sei Nottidell'insigne poeta Young nell'elegante versione di V. S.illustrissimae le sono gratissimo di avermi così abilitatoalla conoscenza delle Muse anglicanea dispetto della miainvolontaria imperizia del colto loro illustre idioma. Io le hointese mercé di leied ammirate a tal segno che non mi sonpunto avveduto della lor veste cambiata. Non ho osservato nella suatraduzione né pur un solo di quei tratti di pennello malsicuri e servili che sogliono distinguer le copie dagli originali; eson persuaso chese il primo sublime autore avesse cantato su lerive dell'Arnoavrebbe procurato di esprimere i suoi pensieri conquella fluida e chiara nobiltà e con quella costante e variaarmonia di cui gli ha V. S. illustrissimatrasportandolimirabilmente arricchiti. Comprendo qual faticosa cura debba averlenecessariamente costato un così difficil lavoro; ma parmi bendegnamente impiegata. Quanto sia grande il merito di questoeccellente scrittore si prova coi suoi difetti medesimipoichémalgrado l'ordine neglettole frequenti ripetizionil'ostinatocostume di mostrarci sempre gli oggetti dal lato lor piùfunesto e di non volerci condurre mai alla virtù per altra viache per quella della disperazionemalgradodicotutte coteste cosìrincrescevoli circostanzeei sa rendersi assolutamente padrone delsuo lettore e trasportarlo seco dove gli aggrada. Pensa egli sempree sempre con profondità e con grandezza: immagina sempreesempre con novità ed evidenzae tutto vivacementevigorosamente e splendidamente colorisce; onde nella copia delleluminose bellezze che abbondanonon resta luogo al desiderio delleperfezioni che mancano; come appunto nella magia del colorito delRubens si disperde talvolta l'irregolarità del disegno. Auguroa V. S. illustrissima la continuazione del dichiarato favor di Apollonel progresso di così ben incamminata lodevolissima impresa:auguro a me stesso facoltà onde non usurparmi intieramente lasua troppo generosa parzialitàe sono intanto con la piùgratasincera e divota stima.

 

CXXVIII- A Saverio MatteiNapoli

Vienna30 maggio I77I.

...In tutto ciò ch'ella dice del mio Ruggiero si riconoscel'amico; ed il piacere che mi produce questa riconoscenza non mi fasentir qualche interno rimorso che dovrebbe cagionarmi l'eccessodella parziale sua approvazione. Ma qualunque sia cotesto mio poverodrammanon crescerà certamente di merito fra le mani de'presenti cantoriridotti per colpa loro a servir d'intermezzi aiballeriniche avendo usurpata l'arte di rappresentare gli affetti ele azioni umanemeritamente hanno acquistata l'attenzione delpopoloche hanno gli altri meritamente perduta: perchécontenti d'aver grattate le orecchie degli ascoltanti con unasonatina di gola nelle loro arieil più delle volte noioselasciano il peso a chi balla d'impegnar la mente ed il cuore deglispettatoried han ridotto il nostro teatro drammatico ad unvergognoso ed intollerabile miscuglio d'inverisimili...

 

CXXIX- A Leopoldo TrapassiRoma

ViennaI luglio I77I.

Giacchénon si può parlar delle nuove dei Turchi e de' Russide'Portroyalisti e de' Gesuitide' Parlamentarii e de' Realisti senzapericolo di dir qualche fandonia prodotta come istoria evangelica dalfanatismo dei partitieccovi una nuova che potrete almeno creder persicurissima ed assicurarla a chi vi piace sulla mia fede. Ègiunto in questa Corte nella passata settimanagià da qualchetempo aspettatoun personaggio molto considerabile e di ben altolignaggio. L'imperatore istesso mi dicono che sia andato adincontrarlo in persona: l'ha accolto benignamente e l'ha alloggiatoin Corte con tutto il seguito che conduceseguito distintissimo edegno d'un suo pari. Tutta la nobiltà si affolla a farglionore non solo per la presente sua dignitàma per la grandeelevazione alla qualevivendoè dalla natura destinato. Voisiete impaziente di saper questo personaggio chi sia: e non essendovimisteroeccomi pronto ad appagarvi. Questi è un giovaneelefantino di ben tenera etàcioè fral'infanzia e l'adolescenza. Lo Statt-older lo manda in dono al nostroCesare con un superbo leonealcuni belli e stravagantissimi uccellied altri exotici semoventi. Addio. Questa risponde alla vostra del 18giugno ed io per non voltar foglio vi abbraccio con la compagna esono.

 

CXXX- Ad Agostino GervasiNapoli

ViennaI0 ottobre I77I.

Diciteio Paean! Ecco finalmente una lettera del mio amatissimo estimatissimo monsignor Gervasio. E come affettuosamente diffusa! ecome analoga al candore del suo bell'animo! e quanto efficace adappagare tutte le più minute sollecitudini d'un vero amico! Iovi son debitore d'una gran parte del vostro contento che avete saputocomunicarmi col ridente colorito di tutte le vostre espressioni. Iopartecipo e godo in voi di cotesta comodalietaopulenta etranquilla segregazione dal nostro turbolento commerciodovegl'ingegni più fervidi ed applauditiprofessandosi protettoridell'oppressa (dicon essi) umana societàs'affaticano conogni sforzo a distruggerne tutti i sacri e profani vincoli che laconservano. Non potete immaginarvi quanto dopo la vostra partenzasiasi accresciuta la loro baldanza ed il numero insieme dei giovaniproseliti dell'uno e dell'altro sesso. Sono così rapidi iprogressi dell'empietà e della licenzache a dispettodell'età mia io temo di giungere ancora in tempo di esserespettatore del bellum omnium contra omnes dell'ardito filosofoinglese. Ma non è sano consiglio immergersi in queste neremeditazioni che sono forse in me sintomi servili.

Dopomolte Olimpiadi che ho già trascorsenon sarebbe strano chefossi anch'io divenutosenza addarmenedifficilisquaeruluslaudator temporis actime puerocensorcasticatorqueminor.Non fomentiamo adunque il difetto dei miei parie figuriamocipiuttosto un futuro meno funesto. Possano finalmente le nostresperanze aver fondamenti non irragionevoli; epidemie somiglianti aquella che deploriamo hanno altra volta regnato e sono altre voltesvanite

Dovreicontraccambiare ora con l'esatta esposizione del mio presente statoquella che mi avete cortesemente fatta del vostro; ma conoscendo voitutte le non cambiate circostanze della mia situazione e l'uniformetenore della mia vitache per costanza o per pigrizia io non hopunto alteratopoco mi resta che dirvi di me medesimo. La miasalutese non è affatto quale io la vorreiè peraltro assai migliore di quello che avrei dritto oramai dipretenderla. Vivo al solito nel commercio civile quanto basta a nondivenir misantropo e mi difendo dall'inclinazione che me ne sentoricorrendo ad litterulas in compagnia di un paio di savi amicia voi ben notiche sono il conte di Canale ed il barone di Hagencoi qualimeco perfettamente concordi di geniodi costumi e diopinionipasso tranquillamenterivolgendo le antiche cartealcuneore d'ogni giornospesso con profitto e sempre senza rimorso.

Adispetto della giusta mia determinazione di lasciar finalmente inpace le Musel'adorabile mia sovrana mi ha nuovamente mandato inParnaso a mettere insieme un nuovo dramma per festeggiare le nozzedell'augusto suo figliol'arciduca Ferdinandoe non è statamai tanto meritoria la mia ubbidienza. Me ne ha largamente inveroricompensato l'onore che ella mi fae dandomi sempre pubblichepruove del suo clementissimo gradimento colle imperiali suemunificenze. Ma non vorrei vedermi finalmente una volta costretto adinformar tutto il mondo con qualche mia debole produzionechéil zelo di ubbidirlache nel mio cuor sempre crescenon basta asostener le veci del vigor della menteche sempre scema. Il titolodel nuovo dramma è il Ruggiero o vero L'eroica gratitudinesoggetto tratto dai tre ultimi libri del Furioso di Lodovico Ariostoe non alieno delle nozze che si celebranopoiché gli eroi deldramma sono dal mio autore annoverati fra gli avi illustri dellasposa reale. S'io saprò insegnargliene la stradaverràil mio Ruggiero (con grande invidia mia) a ritrovarviincaricato di alimentare nell'animo vostro (s'ei n'è capace)quell'affettuosa parzialità della quale gratuitamente mionoratee come sincero pegno della stimadella gratitudinedellatenerezza e del rispetto con cui sono e mai non lascieròd'essere.

 

CXXXI- A Carlo GoldoniParigi

Vienna30 dicembre I77I.

Lavostra lettera solacome argomento della memoria che di me tuttaviaconservatemi avrebbe sommamente consolato: or pensatemio carosignor Goldonia qual segno l'abbian fatto il prezioso dono dellavostra nuova ammirabile commedia e le relazioni della sua benmeritata fortunache prolissamente me ne ha date il benevoloportatore. Il soggetto della medesima è ingegnosamenteimmaginatoed eseguito poi con tal connessione e vivacità disceneche non ammette mai il minimo ozio e semper ad eventumfestinat. Le fisonomie de' personaggi son tutte veregrate ecostanti; gli affetti naturali e sensibilissimi perchéespressi con piccioli e franchi tratti di pennello magistrale; ildialoghismo è seducente e felice a segno che non troval'invidia ove l'emende; e tutto ciò in un idiomastraniero! Questaa mio credereamico dilettissimoè laprova più incontrastabile che finora avete data dellaparzialità della natura nel produrre il raro vostro talento.Io me ne congratulo con voi e con me che son vostro: mi preparo areplicar ben presto quest'ufficio con esso voi; ed intantoteneramente abbracciandovi e rendendovi sincerissime grazie dellamemoria e del donomi confermo sempre.

 

CXXXII- A Gioacchino PizziRoma

Vienna27 febbraio I772.

...Il romore costì insorto intorno al signor abate Petrosellinipuò facilmente esser nato dall'avere egli scritto e mandatoqui per commissione dall'impresario di questi pubblici teatri (nondella Corte) un suo dramma giocoso che non credo ancorarappresentatoperchéquantunque da più di venti anniio non sia entrato in alcun teatro venalemi sarebbe certamentecapitato il libretto. Ma non v'è sicuramente la minimaapparenza che i nostri sovrani abbianoo per meglio dire voglianopiù avere alcun bisogno né di musiciné dicompositoriné d'architetti teatraliné di poeti. Ilgran teatro in cui nel palazzo imperiale si rappresentavano le opereper le persone auguste al tempo di Carlo VI è già damolti anni abbattuto e cambiato in una sala. Non v'è piùalcuna cantatrice né musico alcuno in attual serviziotoltonequalche vecchio decrepito che gode in riposo le munificenze imperialiin premio de' suoi lunghi servigi. L'augustissima padrona dopo il suostato vedovile si è sempre astenuta rigorosamente e si astieneda qualunque spettacoloed il prudentissimo nostro Cesarepersuasocon gran ragione che il primo suo obbligo è la conservazionedel luttocrederebbe gran fallo il distrarre in dispendi voluttuosigli erari suoiche lo stato militare assorbisce se pur si vuolconservar tale che in mezzo di tanti principi armati sia degnod'esiger rispetto. Vi dirò di più: so esservi qui statepersone che hanno ardentemente aspirato a qualche aulica graduazionepoetica: ma in virtù credo io dello stabilito economicosistemanon ostante le onnipotenti impegnatissime protezioni hannofinalmente dovuto deporne ogni speranza. Da tutte queste veritàconcepiretecaro amicoquanto sia difficile il formarsi una giustaidea degli oggetti lontani. Vi sono per altro obbligato del giustogiudizio che fate delle disposizioni dell'animo mio a vostroriguardo: disposizioni che mi faranno sempre essere in qualunquecircostanza.

 

CXXXIII- A Leopoldo TrapassiRoma

Vienna30 aprile I772.

Dalladolorosa ferita che ho sentito e tuttavia sento nel più vivodel cuore per la funesta perdita della cara nostra sorellaargomentoquale debba essere il vostro statoavendo voi così graviragioni di risentirne la mancanza e per l'assuefazione di tutta lavostra vita passata alla sua compagnia e per il futuro difetto cheogni giorno proverete d'una così amorosa assistenzaed in etànella quale tutti più ne abbiamo bisogno. Io sareiinconsolabile su questo punto della vostra desolazionese nonvedessi manifesta la paterna cura del nostro misericordioso Creatorenel far che si trovi appresso di voi un così onestoaffezionato servitore come è il vostro Buzzanola fedeltàe la prudenza del quale esperimentata da voi per il corso di ventunanni mi rende tranquillo e sicuro e mi libera dal timore che non vimanchi chi conosca e proveda con affetto e giudizio a tutti i vostribisogni e che sappia perfettamente come amate voi d'essere servito.Sicché d'ora in avanti egli sarà il nostro maestro dicasafarà il suo ufficio e quello della povera defontasorella e vi alleggerirà dal pesoche non è piùper voidelle cure economichedelle quali ei renderà contoal signor marchese Belloni: ed a voi non rimarranno altri pensieriche quelli dell'eterna salute e di quelle che a voi son graditeletterarie occupazionidelle quali per invecchiato lodevole costumenon potrete privarvi. Su questo tenore ho scritto al signor marcheseBellonie su questo pensiero che voi sarete amorosamente efedelmente servito ed assistito procuro di andarmi consolando deidolorosi colpi ai quali piace all'Altissimo che la mia rassegnazionemi procuri qualche merito appresso di lui. Addiocaro Leopoldoviraccomando la vostra e la mia quietee con tenerezza anche maggioredell'usata abbracciandovi mi confermo il vostro.

P.S. Non potete credere quanto mi ha consolato la vostra saviarisoluzione di fuggir dalla vostra casa a quella di Buzzano.L'imaginarmi solo la vostra solitudine fra quelle muradove tutto virendeva presente la nostra perditami faceva tremare. Prego Dio chevi tranquillizzi del tutto e di nuovo vi abbraccio.

 

CXXXIV- A Carlo BuzzanoRoma

Vienna2I agosto I772.

Voiavete prove sicure della cieca fiducia che io ho sulla vostracoscienzaonoratezza e fedeltà; voi sapete che una solavostra parola ha valuto appresso di me come un solenne testamentorogato per mano di pubblico notaro: io credo che abbiate meritato dame questo creditoe non dubito che continuerete a meritarlo.L'annessa cambiale di scudi venticinqueche vi accludo affinchépossiate rivestirvi e fare le altre picciole provisioni necessarieper la casaè un'altra prova del credito che voi aveteappresso di mepoiché io vi mando questo soccorsostraordinario benché mio fratello non molto tempo fa miscrivesse d'essersi trovato alle strette per aver dovuto rivestirvi:e benché sia per me difficile a comprendere che venticinquescudi al mese non bastino in Roma al sostentamento d'una solapersona. Mettetevicaro Buzzanoin luogo mioe ditemi se la miapazienza e la mia carità fraterna meritano che se ne faccia uncosì visibile abuso. Comprendo bene quanto duro impiego sia ilvostrodovendo in figura di servitore essere il tutore d'una personache ha quasi perduto affatto l'uso della ragione; ma conoscendolo iopotete assicurarvi che non mi scorderò mai della riconoscenzache ve ne deggio. Fate dunque intanto quello che farei io medesimocioè provvedete ai bisogni legittimi e necessari di miofratelloe non secondate le sue puerili stravaganzealle quali lemie facoltà non basterebbero s'io avessi la debolezza divolerlo contentare in tutto. E quando avete fatto questo lasciatelodire tutti gli spropositi ch'ei vuole e che proferisce senza saperquel che dice. Addiocaro Buzzano. Compatite me quanto io compatiscovoi e credetemi il vostro.

 

CXXXV- A Tommaso FilipponiTorino

Vienna5 ottobre I772.

Misolletica dolcemente la vostra affettuosa impazienza di piùlungo silenziodilettissimo signor Filipponi: e vi so buon grado cheabbiate scossa la scambievole pigrizia turbandole un possesso cheincominciava a diventar prescrizione. È necessario il farmotto di tratto in tratto agli amicianche senza motivo che l'esiga:e non manca mai che dirsi fra loro alle persone che si amano. Vi hadetto il vero il gentilissimo monsieur Chantel intornoall'ingannatrice mia esterna apparenza. Rade volte il mio viso palesaquello ch'io soffroe senza punto giovarmi mi defrauda delcompatimento degli amici. Ma puretutto ben contatos'io non istòcosì bene come vorreisto di gran lunga meglio di quello chedall'età mia sono autorizzato a pretendereed avrei scarsaragion di lagnarmi. Rendiamo dunque grazie alla Provvidenzaetiriamo innanzi come e sin ch'ella vuole.

Miha fatto rider di cuore la vostra esclamazione ammirativa: Macaro abateè possibile che dopo il Ruggiero nonabbiate dati alla luce altri parti del vostro ingegno? Ma quantovorreste mai che durassecaro amicola mia fecondità? Non vibasta che abbia emulata quella di Sara? Se fra' miei parti voiconterete gli abortitroverete un numero di gravidanze chegiustifica la mia avversione d'ingravidar di bel nuovo. E perchévorreste voi ch'io ingravidassi? per far cosa grata a cotestostampatore. Oh! che Dio vel perdoni. Parvi per avventura chel'eleganza della torinese impressione del decimo tomo degli scrittimiei sia atta a grattar l'ambizioso prurito d'un povero autore?Aggiungete a questo ch'io sono infastidito dalle Muse a segnocheper far loro dispetto ho scritto ultimamente un libro in prosaed unlibro che le tormenta. Questo è l'Estratto della Poeticad'Aristotile da molti anni da me meditatoma non mai per leassidue mie inevitabili occupazioni eseguito. Ho detto in essoaseconda delle occasionii miei pareri sopra vari punti drammaticicombinando gli esempi de' tragici greci con le regole d'Aristotilecon quelle de' dotti ma inesperti moderni criticie con quei lumiche la pratica di più di mezzo secolo ha pur dovutosomministrarmi a dispetto de' miei corti talenti. Lavoro che haservito ad occuparmi lungamente senza far versied a mettere in usouna quantità di memorie e di osservazioni in piccioli fogli dame in tanti anni notateche imbarazzavano il mio scrigno senzarendermi il minimo utile servigio. Quest'opera farà ottimacompagnia alla versione della Poetica d'Orazio da me scrittain versi gran tempo fa; e l'uno e l'altra contenti d'aver servitointanto a giustificare me con me stessonon saranno certamenteimpazienti di sottoporsi al giudizio del pubblico.

Addio.Il signor conte di Canale ha sommamente gradita la vostra memoria ecordialmente vi saluta. Io mi congratulo con esso voidell'invidiabile vicinanza della signora Guadagni Alessandrie viprego di contraccambiar seco i gentili di lei complimenti coi miei.Riverisco la venerabile sacerdotessa e tutte le vostre sacre eprofane appendicie sono con l'antica tenerezza.

 

CXXXVI- A Giuseppe RovattiModena

Vienna8 ottobre I772.

Lacarissima vostra del 22 dello scorso settembre mi ha come tutte leprecedenti sommamente consolatorecandomi novelle d'un amico ch'iostimo ed amo quanto egli merita per il suo candido costumeper isuoi colti talenti e per le amabili qualità del suo cuore; mami ha nel tempo istesso più delle precedenti turbatoscorgendosi chiaramente in essa quali progressi vada in voi facendomio caro signor Rovattiquella peste ipocondriaca che si va ormairendendo tiranna e dispotica dell'animo vostro. Ahper caritàdi voi medesimoamico dilettissimonon l'andate accarezzando. Iom'avveggo che siete giunto al funesto sintomo di compiacervi dellasua compagnia e di allettarla con le ingegnose immagini delle qualila vostra mente è feconda. Ed essa in contraccambio visomministra paradossi che v'inducono a dedurne conseguenze disperateindegne della vostra ragione ed ingrate alla benefica Onnipotenza chevi ha distinto con tanti doni e d'ingegno e di fortuna. Voltate gliocchi indietromio caro amico e considerate quanti milioni dipersone sono in istato d'invidiare il vostroe poi ditemi se non èdegno di rimproveri il desiderio di cambiarlo. Consento che non vimancheranno nello stato in cui siete circostanze rincrescevoli edamarema in quale stato non ve ne sono? Credete come un evangeloquell'antico popolare assioma che se vi fosse un mercato di guaiogn'uno che v'andasse per far cambio con altri di quelli che soffrese ne ritornerebbe volentieri a casa co' suoi. Voi conoscetebenissimo queste veritàma gli accessi dell'infermitàsuperano le forze del raziocinio. Io son medico ché sono statoinfermoné posso vantarmi d'esser perfettamente risanato. Ditratto in tratto mi conviene ancora combattere con gl'improvvisiassalti di questa maledetta ipocondria: onde credete ai mieiconsigli. Difendetevinon fidandovi di voi medesimo: e giàche avete ancora la facoltà di dissimulare il vostro doloremettetevi in necessità di farlo cercando la compagnia dipersone che v'impongano rispetto e vi obblighino così apensare a ciò che ascoltate ed a quello che dovete rispondere.Dopo qualche tempo di questa per voi violenta operazioneesperimenterete che si rompe il filo nelle nere idee chev'ingombravano e che avrete riacquistata la facoltà di pensarea seconda della vostra ragione non offuscata dai vaporidell'atrabile. Pensatecicaro signor Rovattipensateci seriamente.Si tratta di molto più che non credetee voi avete armiancora per difendervi. Compagniadistrazionivarietàd'oggetti e fuga dal maggiore de' vostri pericoli di trovarvi da soloa solo con voi medesimoparticolarmente quando vi sentite piùviolentemente assalito e quando più vi piace la solitudine chealimenta le vostre afflizioni. Addio. La materia è contagiosa.Io sento che parlando della vostra si risveglia la mia ipocondria:ondeperché non diventi nociva ad entrambifinisco questalettera teneramente abbracciandovi e confermandovi ch'io saròsempre.

 

CXXXVII- A Michele SarconeNapoli

ViennaI2 novembre I772.

Laviolenta fermentazione di bile che accende nel parziale animo di V.S. illustrissima il barbaro governo che han fatto degli scritti mieitanti stampatori fin orami convince bensì dolcementedell'invidiabile possesso ch'io godo dell'amor suoma non èpunto per me contaggiosa: la continua rinnovazione di tali insulti miha reso ad essi insensibilecome Mitridate ai veleni: e starebbe poitroppo male per altro ad una cicala di Parnasocome son ioilmostrarsi intollerante d'una sventura da cui gli Omerii Virgiligli Ariosti ed i Torquati non han potuto difendersi. Ho ben purtroppo ancor io una dose d'amor proprio che basta per desiderare unaedizione che mi consoli degli strapazzi sofferti: ma non ne ho peròtanta che vaglia a somministrarmi il coraggio di affrontare ledifficoltà da superarsi per ottenerla. Trascuro dirappresentarle minutamente quelle con le quali si troverà V.S. illustrissima alle mani costì (se pur vorràintraprendere contro il mio avviso una così dura provincia).Proverà ben ella stessa di quanto lunga pazienza avràbisogno nella ristampa di ben dieci volumi: improbo lavoroche saràcertamente mal secondato or dalla inabilità or dallanegligenza ed or dalla mala fede degli esecutori delle sue saviedisposizioni: e s'avvedrà pur troppo al fine di quanto fraloro ordinariamente sbilancino i calcoli degl'ideati incertiguadagnie quelli de' sicuri e non mai interamente prevedutidispendi di somiglianti operazioni. Ma dirà ellae diràveroche il peso di regolar costì la nave fra queste Sirtisuo sarebbe e non mio: ed è verissimo altresì che iodeggio supporre che non sieno sfuggiti alla sua prudenza né irischi dell'impresa né i mezzi per evitarli. Dunque io nonsono in dritto d'opporre al disegno se non se la mia fisicaimpossibilità di conferire all'eccellenza della novellaedizione quelle parti che esigono il mio lavoro: e lavoro cheinmezzo al più florido vigore degli anni miei sempre da mecostantemente abborritoor l'età e la stanchezza mi han resointollerabile affatto. Converrebbeper secondare l'affettuoso suodesiderioch'io prendessi in primo luogo per mano i miei diecivolumie che parola per parola ne correggessi l'ortografial'interpunzione e gli errori. Vorrebbe quindi ella ch'io le formassiun pienoesatto e minuto catalogo d'ogni mio lungo o brevecomponimentoguarnito della notizia cronologica del loro nascimentodella prima pubblicazionedel teatrodel maestro di musicadell'occasione per cui fu scritto e d'ogni più minutacircostanza che possa servir di lume alla storia de' miei peccati ede' miei pentimenti: ed esigerebbe finalmente che in ogni mio drammasi trovassero assegnati i luoghi che debbono occupar sul palco gliattori nel tempo della rappresentazione: e dovee quandoe comedebbano essi cambiarlise il verisimile ed il comodo dell'azione ilrichiede: scienza tanto necessaria quanto ignorata da tutta laschiera canorae che oscura e deturpa negletta (come egregiamenteella osserva) qualunque più ordinato e più splendidodramma. Or come può mai suppormi V. S. illustrissima tanto aquest'ora robustotanto affatto disoccupatoe tanto eroicamentepaziente ch'io possa sottopormi a così lunghecosìingratecosì spinose fatiche? Se sedotto dalla paternadebolezza io trascorressi inconsideratamente a prometterlonon sifidi di meriverito signor don Micheleperché la miainsufficienza mi costringerebbe senza fallo a tradir la suaespettazione. Sicché sia ben certissimo della mia infinitariconoscenza per le amorose sue parziali intenzionima se non sonoabile ad approfittarmene mi compatisca e non m'accusi: e faccia uso(se ancora è in tempo) di quei suggerimenti che la miagratitudine non ha permesso ch'io tacciaper prevenire i danni a'quali ella per troppo amarmi pensa generosamente d'esporsi.

Quandomi giungano i libri e le poesie ch'ella mi annunciae delle qualiincomincio già ad esserle gratogliene daròimmediatamente il debito conto: e son intanto con perfetta stima econ indelebile riconoscenza.

 

CXXXVIII- A Giuseppe AzzoniSiena

ViennaI9 agosto I773.

L'affettuosissimavostra data il dì 30 di giugno è giunta molto tardialle mie mani; ed io ho dovuto di più differire otto o diecigiorni a rispondereindispensabilmente in altro occupato. IlSerenissimo Infante di Spagna Don Gabriele di Borbonegiovaneprincipe di meravigliosi talenti e d'esemplare applicazionehatrasportate elegantemente nell'idioma spagnuolo le Storie diSalustioCatilinaria e Giugurtina: si è degnatomandarmene in dono un esemplare magnificamente stampato in Madrid edaccompagnato dal comando di darne in iscritto il mio giudizio. Nondubito che in questa esposizione troverà la vostra discretezzascuse più che legittime della mia tardanza.

Èverissimo che per far uso non riprensibile dell'ozio miodopo averfornita delle note necessarie la mia versione della Poeticad'Orazio a voi notaintrapresi e ridussi al termine un Estratto nonbreve di quella d'Aristotile: ed in essosulle tracce originali deltestoconfesso ingenuamente ciò che me ne rimane oscuro edubbiosonon ostante la per lo più tenebrosa esposizione deidottissimi suoi commentatori: parlo non di passaggio della naturadella poesia e dell'imitazionee non taccio alcune incontrastabiliverità che l'esperienza di più di cinquant'anni di noninterrotto esercizio rende alfine necessariamente palesi ad ingegnianche più tardi del mioed alle quali direttamente sioppongono alcune erronee opinioninate nel corso del secolo passatonella mente di dottissimi criticima del tutto inesperti delmestiere del quale si erigono in maestrie che col credito lorohanno accreditato l'errore: benché quando da maestri hanvoluto divenire artefici abbian sempre le opere loro costantementefatto un miserabile naufragio a dispetto dell'osservanza de' nuovidogmi che ci propongono. Ci pensatemio caro padre maestrose lapubblicazione di cotesti miei due libretti sarebbe molto favorevoleal mio genio pacificoe s'io sono in età d'incominciare untirocinio polemico. Queste occupazioni mi hanno ricompensato de' mieisudori col liberarmi dalla noia dell'ozioe non ne pretendo altrofrutto.

Midispiace di non essere in istato d'approfittarmi degli avvertimentidel severo Aristarco romano. Un amicoper mostrare stima del miostile tragicosi vale dell'antica metafora de' coturniche sono insomma gli stivaletti da teatroe mi prega di fargliene un donoquando non voglia più valermi de' miei. Ioper rispondere cheil mio stile non merita d'esser desideratocontinuo la sua metaforae dico che il padre Apollo lo provederà di migliore calzolaioperché i miei son difettosi ed io sento dove mi premono. Avràil critico le sue ragioni per disapprovar la metafora ma ioche nonspero a quest'ora di migliorarenon vuo' beccarmi il cervello adinvestigarle.

Ilmio amor proprio vorrebbe ch'io credessi che quel Wasner oWatnero che so io? di cui vi parlò con clemenza tantoparziale l'arciduca granducavolesse dir Metastasio; ma se mai fossecosìnon crediate ch'io attribuisca al merito mio gli eccessidella sua benignitàche mi riguarda come un antico mobiledell'augusta sua Casae siate certo ch'io conto fra le circostanzepiù care di questa mia fortuna la tenera compiacenza da voiprovata ascoltandolo.

Holetto con infinito piacere il gentilepoetico e divoto sonetto dellanostra impareggiabile signora Liviae vi prego congratulandoveneseco a mio nome di assicurarla della costanza della giusta miariverentissima stima; e voimio caro padre maestroconservatemi ilprezioso luogo che mi avete per bontà vostra assegnato nelvostro grandecandido e sensibilissimo cuore. Sicuro ch'io procureròcon tutto il mio spirito di meritarloe sarò invariabilmentepieno di stimadi rispetto e d'amore.

 

CXXXIX- A giuseppe RovattiModena

ViennaI8 gennaio I775.

Miha recato inesplicabile contentomio caro signor Rovattilaobbligantissima vostra lettera del 25 dello scorso dicembre. In primoluogo perché è vostra; in secondo perché non miparla di saluteargomento sicuro che voi la godetequal io ve ladesideroperfetta; poi perché ridonda di espressioni che miconvincono della continuazione dell'amor vostroe finalmente perchém'informa delle lodevoli vostre letterarieindefesse occupazioniche riempiono con invidiabili acquisti e di cognizioni e di meritotutti i ben impiegati spazi dell'ozio vostro. Ho ammirato il vostroinvidiabile coraggio nella scorsa che avete fatta nella disastrosaprovincia teologica; ma vi consiglio da buono e vero amico di nonfarvi lunga dimora. La temerità di que' dotti che hannopreteso di sottoporre alla limitata umana ragione le veritàincomprensibili ed infiniteha ripiene le scuole d'innumerabiliparalogismifra' quali innoltrandosi i più ingegnosiarrischiano di deviar dal buon sentiero con poca speranza di mai piùrinvenirloe di questa schiera sono stati tutti assolutamente i piùcelebri antesignani dei desertori della vera credenza. Il saperealquale è a noi permesso di aspirareha terreni immensi esicuridonde può con lode e con profitto raccogliersi; ondeperché mai pretendere di sollevarsi da terra senza le ali aciò necessarie e a noi dalla natura oper meglio diredallaProvvidenza negate? Chi non è obbligato a farlo dai doveri delsuo stato io credo che operi con somma prudenza evitando un cosìpericoloso cimento e contentandosi di quella sola scienza teologicadella quale sufficientementeper la nostra saluteci provvede ilcatechismo romano.

Ibellissimi versi che m'inviate per saggio del componimento da voiscritto su l'eternità sono pieni di dottrinadi energia e diquel vigore di fantasia della quale voi credete a torto che viabbiano impoverito gl'insetti. Son sicuro che certamente anche inquesto misterioso genere di poesia avreste fatticome nel restoconsiderabili progressise vi foste tutto ad esso dedicato; ma nonvi pentite di non averlo fatto. Per questo mezzo si acquistaquandoriesceil voto de' dotti solima non si guadagna mai quello delpopolosenza il quale non v'è poeta che vada all'eternitàdi quella fama che ambisce. La facoltà essenziale ecostitutiva della poesia è il diletto. Essa non è cheuna lingua imitatrice del parlar naturalema compostaperdilettaredi metrodi numero e di armoniaad oggetto di sedurrefisicamente l'orecchio e con ciò l'animo di chi l'ascolta; el'insigne poetache insieme è buon cittadino si vale diquesto efficace allettamento per insegnar dilettando. Di questinecessari allettamenti appunto manca in gran parte quello stilepoetico che per troppo parer robustopregnoconciso e figuratoperde la felicitàl'armoniala chiarezza e divien facilmenteenigmatico e tenebroso affatto inutile al popolo ed abbandonato alfine alla dimenticanza anche da que' dotti per i quali unicamente èscritto. Il dottissimo poema in verso sciolto del nostro granTorquato è già sepolto fra le tenebre dell'obblivionesolo perché mancante de' fisici allettamenti essenziali allapoesia; ed il suo divino Goffredo all'incontroperchéornato di quella perpetua armonia seduttrice che seconda semprel'elegante ritmo delle magistrali sue stanzevive e vivràfinché avrà vita l'idioma italiano e nelle bocche enella memoria de' letterati tutti e di tutti gl'idioti. Sicchériconciliatevicaro amicoco' vostri insetti; continuate adaccarezzarlie non vi lasciate sedurre da quell'anglomania che regnada qualche anno in qua in alcuna parte d'Italia. Non tutti i fruttiprosperano in tutti i terreni: il nostro ha indole diversa da quelladi cui si pretende d'imitare le produzionie secondando la nostrapossiamo aspirare alla gloria d'esserecome siamo statii maestridegli altrie saremo all'incontro infelici copisti se vogliamocambiar natura.

Addiomio caro amico. Conservatevi; continuate ad onorar l'Italia e voistessoe credetemi sempre il vostro costantissimo.

 

CXL- A Eleonora de Fonseca PimentelNapoli

Vienna8 marzo I776.

Allaprima vista dell'ultimo obbligantissimo foglio di V. S. illustrissimami sono auguratoa dispetto del pacifico mio temperamentouna buonadose dell'atrabile d'Archilocoper iscaricare un torrente de'velenosi suoi giambi su quel genio maleficoch'esercitando il suomal talento sulla mano innocente della gentilissima signora donnaEleonorami ha per qualche tempo malignamente defraudato di cosìinvidiabile corrispondenza; marileggendo e meglio considerandoquesta vivacissima letterala trovo così ridondante dipellegrine idee e di seduttrici espressioni chenon potendo in buonacoscienza attribuirmeleson costretto a credermene debitore aquell'incomodo appunto e doloroso accidente checome gli argini aifiumiha raddoppiato l'impeto alla sua trattenuta eloquenza. Questagiustissima induzione restringeè veroi limiti della miavanagloriama non quelli però della mia gratitudine: poichéda me n'esige moltissima la sola parzialità d'una corteseabitatrice di Parnasoche sceglie me per oggetto delle suefermentazioni poetiche. Ma pensi per altroamabilissima signoradonna Eleonorache non è sempre sano consiglio il fidarsicosì di leggieri alle suggestioni dell'estro quando esso ène' suoi parossismi. Osservi a qual ingiusto ed ingrato trascorsol'ha spinta contro la povera benemerita gonna femminileche tantisomministra al bel sesso comodipreminenzeornamenti e decoro. Eper qual mai colpa o difetto? Perché la gonna è unimpaccio a' suoi immaginati viaggi: ed a che mai diretti? o a correrea dispetto de' vampiri del tepido Sebeto all'agghiacciatoDanubiosolo per esaminar da vicino una misera anticaglia romana checasualmente vi si ritrovae che da leibenché lontanaègià conosciuta abbastanza; o d'andar visitando per l'Asia eper l'Africa fin le tane de' Trogloditi per combinar filosoficamentele varie inclinazioni e costumi de' viventi; e facendo cosìuna minuta analisi dell'umanitàrendersi atta (come vanamenteella spera) a formarsene alla cartesiana un'idea chiara e distinta.Imprese entrambe inutilissime almeno: poiché l'anticagliadicui tanto ella è curiosanon val certamente il disagio dicosì lungo tragitto: anzi diverrebbe appresso lei di pregioanche minore veduta con gli occhi propri di quello che presentementele sembra postale innanzi dalla felice sua immaginazionecheabbellisce tutto quel che figura. L'impresa poi di rendersi abile adefinir giustamente questo strano composto di contraddizioni che sichiama uomo è da contarsi fra le impossibilipoichénon credo che ve ne abbia neppur uno che d'istante in istante non simostri dissimile da se medesimo. E quelle proprietà nellequali tutti universalmente convengono possono esser conosciute da noisenza dilungarci punto dalle nostre contrade: perchése lecornici sono innumerabilmente diverseil quadro è sempre lostesso. In ogni angolo del mondo gli uomini sono egualmente iltrastullo delle proprie passioni: per tutto si gusta il comodoanzisi conosce l'indispensabile bisogno della societàe per tuttosi congiura contro quei legami senza i quali la società nonsussiste. Ognuno conta la ragione come necessario attributodell'umana naturaed ognun prende quest'ultima nelle sue operazioniper guidama separata da quella. Sicchériveritissima miasignora donna Eleonoratorni pure in pace con la sua gonna; depongaaffatto il pensiero di così inutili e disastrosi viaggiepensi solo a compir da sua pari quello che ha di nuovocoraggiosamente intrapreso sul mare drammaticoche sulla fede de'rari suoi e già sperimentati talenti le presagiscono fortunatogli augurile speranze ed i voti miei. Cadendole in acconcionontrascurila pregodi rinnovare al degnissimo signor de Sálla memoria del mio giusto rispetto; mi conservi la sua parzialpropensione anche quando non mi protegge appresso a lei quel caloredi cui spesso Apollo l'accende; e mi credacon la più grataed ossequiosa stimasempre invariabilmente l'istesso.

 

CXLI- Ad Aurelio Giorgi BertolàSiena

ViennaI8 marzo I776.

Ilvivo ritratto checon visibile sua compiacenzami ha piùvolte fatto il degnissimo nostro comune amico signor conte Bologninidell'amabile costume di Vostra Paternità illustrissimaquelloche mi hanno presentato de' suoi rari talenti i vari saggi poetici oda lei trasmessimi o altronde a me pervenutie la gratuita suaostentata parzialità per gli scritti mieimi han reso da grantempo e debitamente già suoma la mia gratitudine non hainfluenza alcuna nella giustizia ch'io rendo al suo floridissimoingegnopoiché non saprei trattenermi di dirne lo stessoquando ellaper mia sventura (quod Deus omen avertat)midivenisse nemica. Ondesenza chiamar a consiglio nel mio giudizio el'obbligo e l'affetto che a lei mi legaasserisco candidamente ch'iotrovo in lei tutto ciò che bisogna per aspirare a qualunque lepiaccia più luminoso luogo in Parnasopurché la suadocilità non l'induca a declinar dall'ottimo limpidissimo suostile naturale per adottar quello di taluni chepensando per altroegregiamentevoglion render misteriosi i loro pensieri ravvolgendoliin una nebbia così densa che fa divenir oscuro ciò cheper se stesso è chiarissimo. So bene assai che questa specied'avvertimento è affatto superfluo con esso leipoichéci ha dimostrato col fatto che quando ella si è proposto inesempio alcuno di cotesti dottissimi ma nuvolosi scrittori l'ha benla rara sua abilità secondata nell'emularne la robustezzamanon le ha permesso il suo buon senso d'imitarne le tenebre. Perdoniall'età mia l'universale senil prurito di predicar sempreanche fuor di proposito; tanto più che l'oracolo del suo e mioOraziodecipit exemplar vitiis imitabilegiustifica la miaosservazionee puòse non è necessario al presenteessere in altro tempo opportuno.

Lesono gratissimo dell'esemplare sua compiacenza che ha dimostrata nelsagrificare agli scrupoli miei le due note bellissime strofee seper ora il timore di non passar per uomo che vada mendicando incensimi fa desiderar che non si pubblichi sola tutta la nobilissima odedi cui quelle eran partenon mi lasci il rimorso d'averne co' dubbimiei defraudate le stampema la confonda con altri suoi componimentiquando vorrà darne alla luce qualche nuova Raccolta dellaqualenon essendo io solo l'oggettosarà men verisimilel'attribuire alla mia vanità la debolezza d'esserne stata lapromotrice.

Holetta la gentile felicissima versione dell'anacreontica alemanna; mene congratulo col traduttore ma non con l'originaleal qual mancanotutte le veneri delle quali in un più armonioso idioma hasaputo arricchirne i pensieri la cura di chi l'ha travestita; non sistanchi di riamarmie mi creda invariabilmente.

 

CXLII- Ad Antonio EximenoRoma

Vienna8 settembre I776.

Seio non fossi ormai stanco e per l'esercizio del mio impiegoe per lavacillante situazione della grave età mia che rapidamentedeclinanon vorrei trascurare l'invidiabile corrispondenza d'un suoparisicurissimo di trarne ogni possibile vantaggio; perchében vedo dalle obbliganti lettere di V. S. illustrissima di quantenobili merci e pellegrine è arricchita la sua officina. Me necongratulo seco leied ammiro com'ella sa unire insieme colle noioseoccupazioni del Foro i bei diporti di Elicona e le amene delizie chea dispetto di Teminon tralascia di godere in compagnia delle Muse.Ho letto poi con piacere la sua dissertazione sulla musica moderna el'assicuro che ha superato di molto la mia espettazione. Soprattuttomi ha sorpreso l'ordine delle cosel'aggiustatezza e coltura dellostilel'ingegnoso intreccio degli argomentil'arte in somma e ilmagistero onde mette a luce la più remota e tenebrosaantichità: a' quali incomparabili pregi di erudite cognizioniconvien aggiungere anche quello di esser ella non leggermenteiniziata ne' misteri armoniciper cui tal facoltàtrattatada così perite mani come son le sueacquista un certo lustroche la rende più lusinghevole. Riguardo poi al principaleargomento della moderna musicaio son del suo parere e convengo chea confronto dell'antica la nostra è sterile di quegli effettiprodigiosi che quella produceva secondo la testimonianza di Platone.Di fatti la nostra musica stempera gli animiessendosi cosìeccessivamente alterata che non si riconoscono più in lei letracce della verisimilitudine e della naturale espressione. Eppure inoggi presso quasi tutte le nazioni è l'idolo dominante per laforza dell'uso ch'è insuperabilee perché si giudicapiù cogli orecchi che colla ragione. Le modulazioni di vocecotanto sminuzzate e il concerto de' vari strumenti solleticano ilsenso a tal segno che resta ammollito e quasi ammaliato da queilunghi e rapidissimi trillii quali non son differenti da' gorgheggidi Filomelama dilettano meno perché son men naturali. Ilpiacere di ragionar seco mi trascina senza avvedermene; ecompiacendomi di questo trasporto mi auguro quello del tenero amorsuonel mentre immutabilmente mi riaffermo.

 

CXLIII- A Clemente SibiliatoPadova

ViennaI9 dicembre I776.

Dall'obbligantissimopadre maestro Salieri mi fu nella settimana scorsa recata lagentilissima lettera di V. S. illustrissimache avrebbe bastato perfarmi formare una degna idea del valoroso scrittore se già nonl'avessi antecedentemente formata nelle replicate letture del suoeccellente poetico componimentocomunicatomi tempo fa da questosignor conte di Rosenberga cui non lasciai ignorare il distintopregio in cui credo che debba esser tenuta una così dottaingegnosa ed elegante faticanella quale risplendono le moltericchezze delle quali ha ella fatto tesoro con lunghi studi e severisenza che ne risentano il minimo svantaggio l'armoniala chiarezzala nobile fluiditàe tutte le altre grazie alletatrici con lequali si rendono signori degli animi altrui gli eletti abitatori delParnaso. Io le sono sommamente grato dell'occasione che misomministra di congratularmene sinceramente secoquanto l'ho fattocon me medesimo nella scoperta d'un mio così valido e beneficofautore. So che qui dovrei protestare contro gli eccessi della suavisibile parzialità nel giudicar del molto circoscritto miomerito; ma trascuro per ora di farloper non amareggiar cosìsubito il piacere degli acquisti miei coi rimorsi di non meritarli.

Nonardirei d'asserire così di leggieri che degli apparenti o veridisordini che s'incontrano nella Lettera d'Orazio a' Pisonidebba tutta attribuirsi la colpa alla malignità degli anni edall'incuria degli scrittori; poiché questo divin poetarispetto all'ordinesi mostra poco scrupoloso anche nelle satirene' sermoni e nelle altre sue letterenon che nei componimentilirici che assai meno l'esigonoed avrei troppo ribrezzonell'arrogarmi l'autorità di correggerlo. Bisogna per taleimpresa tutta la dottrina e l'eccessivo coraggio degli Scaligeri edegli Heinsde' quali l'ultimonel proemio della sua versione dellaPoetica d'Aristotelefrancamente si vanta di averla in menodi tre giorni tradottaemendatarisarcita ed ordinata.

Quantoio disapprovo le affettate pedantesche idolatrie per gli antichitanto ne abborrisco il disprezzoe parmi chedisordinati ancoracome apparisconoi magistrali precetti del gran Venosino saransempre oracoli utili e venerabili a tutta la posterità; ed èa parer mio molto lodevole il ripiego di Boileauchevolendoarricchir la sua lingua d'una Poeticaha inclusiordinatamente in essa tutti gl'insegnamenti d'Orazio senzaimpacciarsi a correggerlo.

Sarebbeper me sommo vantaggio e piacere il poter comunicare con V. S.illustrissima e la mia versione della Lettera a' Pisoni ed unEstratto da me attentamente fatto della Poeticad'Aristoteleed illuminarmi ragionandovi sopra con un suo pari; macome lusingarmene in tanta separazione? Il trasporto de' manoscrittioltre l'esser soggetto a mille rincrescevoli vicendenon gioverebbeal mio intento; poiché l'utile esame ch'io ne ambirei dovrebbefarsi con un ordinato commercio di lunghe lettereal qualegiàper addietro poco inclinatoson reso al presente fisicamente malatto. Le esortazioni degli amici non han potuto fin ora vincere lamia ripugnanza d'abusarmi dell'indulgenza del pubblico consegnandoarditamente queste mie fanfaluche alle stampe. I doveri del mio statom'hanno pur troppo lungamente costretto a farlo più di quelloche avrei voluto; ma quando ancora questo mio ritegno (sia ragione odifetto) rimanesse invincibilenon ne risentirà certamentegran danno la letteraria repubblica.

Misomministri Ella intanto qualche occasione d'ubbidirla e di meritarein parte quella affettuosa propensione di cui mi onorae che iocontraccambierò costantemente con la gratasincera edossequiosa stima con la quale incomincio a protestarmi.

 

CXLIV- A Mattia VeraziMannheim

Vienna29 marzo I777.

Sulproposito del dramma musicale tedesco parla così saviamente V.S. illustrissima nella cortese sua lettera del 15 del correntechenon mi lascia riflessione da suggerirle. Non v'è desiderio piùragionevole che quello d'una nazione che si procura uno spettacolonel suo proprio idiomaaffinché possano approfittarsene tuttigl'individui che la compongono. Lo spettacolo è in musicaetutte le nazioni del mondo cantano; e la musica italiana in mano d'undestro ed abile maestro saprà far uso di certe sue minuteinflessioni di voci e di certi delicati portamenti ne' luoghi dovenon le faranno impedimento que' concorsi di troppe consonanti oquelle asprezze delle aspirazionialle quali non ha potutoassuefarsi nella lingua in cui essa è nata. Ed in fatti inmolti teatri di Germania odo che si rappresentano drammi tedeschi inmusica con pubblica approvazione. Ma che questa musica poichechiamasi comunemente musica italianala qualefornita delladocilità del nostro idiomaha potuto spiegare tante sueincognite ad altri incantatrici bellezze ed allettare a parlarcantando la lingua di lei quasi tutto l'antico ed il nuovo mondo: chequesta musicadicopossa conservar tutti intieramente i suoi pregiquando è costretta a conformarsi alle modificazioni d'unlinguaggio stranieroè proposizione che ha bisogno di molteprove prima d'essere annoverata nell'ordine de' possibili. Ma non sivada beccando il cervellomio caro signor Veraziper sostenere leragioni del povero nostro eroico teatro armonico: esso è giàguastomalconcio e sfigurato a tal segno che non merita piùle nostre sollecitudini. Attenda a conservarsinon si stanchid'amarmie non dubiti mai un istante della gratitudinedella stimae dell'affetto con cui sono e sarò sempre.

 

CXLV- Ad Aurelio Giorgi BertòlaNapoli

Vienna25 dicembre I777.

Nonprima della scorsa settimana mi è stato mandato dal degnissimoconte di Wilzeck il piego di Vostra Paternità illustrissimaco' suoi poetici componimentichegià prima da me ammiratiho di nuovo con sommo piacere rilettiné ho saputo ritrovarein essi un ragionevole motivo della sua svogliatezza che con tantaenergia mi protesta nella obbligante sua lettera del 12 di settembre.Non si lasci sedurre da cotesti eccessi di diffidenzaalli quali iocredo che siamo tutti soggetti. Io lo sono certamente a tal segno chepoche voltenel lungo corso della mia vitaho intrapresa operaalcuna con la fiducia d'esser atto a compirlae senza l'invincibilenecessità in cui mi sono trovato di scrivere nella miasituazioneo nulla o pochissimo di mio sarebbe comparso alla luce.Questo eccesso vizioso di dubbiezza è stato fin'ora il mioinsopportabile tormento: ma con tutto ciò non so se siano dainvidiarsi coloro che hanno la felicità di non dubitar mai dise stessi. Ella è provveduta parzialmente dalla natura ditalenti invidiabili e dalla sua applicazione d'infinite cognizionidelle quali il numero eccede la comune facoltà dell'etàsua. Si fidi più di se medesimoe non si metta in rischio ditrascurare il buono che le somministrerà sempre il suo ingegnoper andar cercando l'ottimo altrove. La cicalata sarebbe lunga se ame costasse ora meno lo scrivere: ma a dispetto della mia fisicainsufficienza le rammento ch'io l'amo con vera stima e tenerezzaeche sarò sempre col più grato rispetto.

 

CXLVI- A Vincenzo MontiRoma

ViennaI4 ottobre 1779.

Sepotesse a buona equità chiamarsicome ella chiamaindiscretezza importuna l'onore che mi fanno tutti quelli che credonoi miei giudizi degni della cura di procurarlisarebbe V. S.illustrissima più d'ogn'altro colpevoleperché mend'ogn'altro bisognosa di mendicati suffragi. Basta anche una benmediocre sensibilità per esser subito rapito dalla semprearmoniosa e vivace energia del suo stile e dalla feconda novitàde' pensieri e delle pellegrine imagini delle quali ridondano i suoisaggi poetici. Io gli ho tutti attentamente letti ed esaminatied hoammirato il magistero col quale sa ella adattarsi con egualeeccellenza a' tanto fra loro diversi generi di poesia che prende atrattaresino a saper (quando le piace) costringer le nostre arivestirsi del genio delle Muse straniere. Se pare a V. S.illustrissima di non aver fornita la sua cantata drammatica di tuttoquell'adattamento che avrebbe dovutonon è certamente suacolpama del genere di componimento medesimochescarso per suanatura d'azioni e d'affettirende difficile l'esecuzionedell'insegnamento d'Orazio "Non satis est pulcra essepoemata: dulcia sunto— et quocumque volent animam auditorisagunto". Gli obblighi indispensabili del mio impiego mi hanpiù volte ridotto in tali angustie: e potrà ben ellaosservare che in cotesta specie di componimentinon potendo agitarneil cuoremi sono studiato il possibile di occupar la mente degliascoltatori. Termini dunque arditamente il secondo lavoro di questaspecie che ha per le manie ne faccia parte a suo temposicura chesi conoscerà sempre nel metallo l'eletta miniera che l'haprodotto. Così l'autorità imperiosa della grave etàmia mi permettesse di unirmi a lei nel rendere i degni omaggi alsublime merito del suo eroedi cui tanto anche di qua dall'Alpi conammirazione si ragiona! Tutta la potente protezione del mio amorproprio non bastamio caro signor abatea farmi accettar come a medovuta la profusione delle eccessive lodi delle quali mi ricolmal'elegante sua lettera: mi consolo per altro del rincrescimento dinon meritarle con l'evidenza che son esse traveggole d'un violentogenio e d'una decisa parzialità. Come tali le accettome necompiaccio e cordialmente le contraccambioaugurandomi intantoattività ed occasioni di dimostrarle con l'ubbidienza mia lastimala gratitudinel'affetto e l'ossequio con cui sempre saròquindi innanzi.

 

CXLVII- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

Vienna24 febbraio I780.

L'ultimavostra festiva ed affettuosa letteracol sereno umore che la ravvivadal principio sino alla fineha dissipate in gran parte le foschenebbie del mioe mi ha fatto arrossire di non sapervi imitaremalgrado tutte le smargiasserie filosofiche che ostentano gli scrittimiei. Voiin mezzo alle ostinate persecuzioni de' frequentiterremoti e delle indiscrete irregolarità di vostra salutesapete conservar tanto e difendere la tranquillità dell'animovostroche siete capace di concepiredi ordinare e di scriverecomponimenti armoniciche suppongono tutta la scienza e la piùesercitata pratica d'un eccellente scrittore.

Ilduetto che avete avuto l'amorosa cura di mandarmi èmaraviglioso non solo per la difficoltà del lavoro cosìmagistralmente dissimulata e per la viva espressione degli affettima per le occasioni che somministrate ad una bella ed esperta voce dispiegare le sue ricchezze nelle messe di vocene' trillinelleappoggiaturenelle volate ed in que' vostri inaspettati e brillantigruppetti che sono a voi debitori della loro esistenza. Io l'hosentito già più volte eseguire da persona abilissima edintelligente a grado non comune dell'arte dell'armoniaech'essendone incantatavi s'impiega con infinito piacere a secondadella mia avidità di risentirlo.

Noinon siamo qui perseguitati dalle spaventose minacce de' vostriterremotima da più di due mesi in qua siamo alle mani colpiù orrido ed ostinato inverno che possa immaginarsie senzaalcun respiro. Figuratevi tutto quello che può avere di piùcrudele questa incomoda stagione; tutto ci sta addossoc'insulta eci circonda: venti impetuosi e gelatighiacci marmoreinevi denseincessanti e permanentiche han coperti e resi di un sol coloretutti gli oggettidi modo cheper conservare un poco di commerciofra' cittadinisono impiegati a sgombrar le strade reggimenti discopatori con carripale e badili; e questi non bastano adeguagliare con le loro fatiche la quantità della neve chetrasportano a quella che va intanto senza intermissione cadendo. IlDanubiocon una vicenda nuova ed incredibileora scioltoora duroha finalmente rotti i grandi ponti per i quali si viene dall'Ungheriae dalla Moraviache sono le più abbondanti dispensiere de'viveri che nutriscono questa popolosa città; onde tutto èrincarato a segno che la gente minuta non sa come sostenersi. Maquesta nenia è troppo lunga e noiosa. Addiocaro gemello:conserviamoci a tempi più felicie non cessate intanto diriamarmi e di credermi il vostro fedelissimo.

P.S. Non vi dimenticatevi pregodi ricordare il mio verorispetto a tutte le distinte persone che costì di me siricordanoe a voi medesimo la mia tenera gratitudine per il preziosodono mandatomi.

 

CXLVIII- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

Vienna20 aprile I780.

Lunedì17 del corrente fui avvisato da questa dogana esser giunta laelegante cassettina petronianagravida di dolcezze da sedurre e leorecchie e i palati. La prima mia cura fu quella di farla prontamentericuperarela seconda quella di procurarmi il diletto d'essere invostra compagnia almeno con l'immaginazionecontinuando a berel'ardente ma delizioso liquore della fiaschetta da voi costìincominciata ed a consumar l'intero resto della persicata ferraresemancante della picciola porzione della quale era scemata da voi: ondeabbiam mangiato e bevuto insieme in grazia della amorosa vostrainvenzionea dispetto dell'enorme spazio di terra che ci divide.Delle impareggiabili persicate farò grato e frequente uso iomedesimoma molto più raro e scarso (mio mal grado) dellapozione spiritosa che con la sua per me troppo efficace attivitàmette in tumulto tutti gl'indocili nervi della mia testagli obbligaa ballar come baccanti ed a continuar lungo tempo a privarmi delnatural riposo. Non dubitate per altro che rimangano inutili levostre grazie: troverò ben io coadiutori che renderanvolentieri giustizia alla preziosa mercee me ne saran molto grati.Sodisfatto il palatonon trascurai l'impazienza delle orecchieel'aria di Tirsi eccellentemente eseguita mi fece gustare un nuovo epiù sensibile piacere congiurando col suo infinito meritoanche il mio amor propriopoiché in quest'aria non trionfasolo la umanitàla dolcezza e la scienza del mio gemellomaha egli saputo così mirabilmente adattarsi all'indole delleparolech'io le ritrovo nella vostra musica infinitamente piùbelle di quello ch'io seppi formarle con la mia penna. La medesimaesattissima esecutrice finalmentesenza interrompere il suo graditoimpiegomi fece ascoltare le due leggiadre sonatinefiglievisibilmente legittime della mente del mio caro gemello: e me necompiacqui a segno che ho risoluto di risentirle assai spessomadalla medesima manoperché stimerei sacrilegio il deturparlecon l'imperizia delle miecheprive del necessario eserciziosecondano imperfettamente la poca teorica della quale ho potutoprovedermi. Il merito d'entrambe è egualema quello dellaprima in gsolreut naturaleappresso di me ha qualchevantaggio su quello della sorella minore.

Sela mia testa lo permettessefarei qui un prolisso rendimento digraziemagià ch'io non possoleggetelo voi nel mio cuoredove da tanto tempo abitate: pagate i miei debiti con le care evenerate persone che costì di me si ricordano: non mettetecosì spesso a cimento coi vostri doni seduttori la mia troppoa me necessaria moderazionee continuate a credermi conl'invariabile mia grata tenerezza.

 

CXLIX- A Francesco GrisiAla

ViennaI8 luglio I780.

Riceveiieri l'affettuosissima vostra lettera data fin dal 6 del corrente edosservo che molto è lenta la nostra posta ne' suoi viaggi: mai nostri affari compatiscono dilazioneonde non convien farne conto.Ci andiamo come voi dite sempre avvicinando all'Eternitàmadovremmo essere assuefatti a questo mestiere che esercitiamo dalprimo momento che entriamo nel cammin della vita.

Ognimomento

chealtri ne gode è un passo

cheal termine avvicina: e dalle fasce

s'incominciaa morir quando si nasce.

Veggomio caro signor Grisiche su questo proposito pensate da filosofocristiano: me ne congratulo con esso voie dal lodevole tenor dellavostra vita non poteva io tenervi diverso. Veggo che vi affliggonopiù per il vostro prossimo che per voigl'inconvenienti delnuovo sistemae ne avrete solide ragioni: ma io non possoperfettamente scoprirle. In primo luogo perché tutti i poetisono cattivi calcolatori: in secondo perché son prevenuto chequesto sistema medesimo già da qualche anno stabilito inMoravia ed in Boemia è stato ricevutotuttavia sussiste e simantiene con sommo contento ed applauso di quei popoli. È peraltro verissimo che in così vasti dominii che contengonocircostanze di climidi situazionidi prodottidi commerci ed'inclinazioni tanto diverse è difficilissimo l'immaginare unaregola universale che sia comoda egualmente e giovevole a tutti. Unrimedio è velenoso per un temperamentoe per un altro èsalubre: l'esperienza scopre l'inganno: tocca ai savi medici ilcercarne i compensied è ragionevole il credere che i nostrinon li trascureranno se il bisogno l'esige.

Addiomio caro signor Grisi. Armatevi quanto potete contro l'ipocondriasenilecontinuate a volermi beneraccomandatemi alla picciolavostra ed eletta societàe non cessate mai di credermi.

 

CL- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

Vienna23 dicembre I780.

Lavostra affettuosissima lettera del 4 del corrente mi ha trovato frale più funeste e dolorose circostanze ch'io poteva temerenella mia vita. Ho perduta per sempre la mia augusta adorabilepadronabenefattrice e madreperdita della quale non ho speranza dimai più consolarmi. Voi non avete bisogno ch'io vi descriva ilmio stato: la Providenza ha messo a queste prove la vostra costanzae sapete di qual compassione sien degni i nostri pari. Or sìche avrei bisogno d'esser vostro gemello nella virtùdellaquale avete voi mostrato d'esser capacee di cui confesso di nonsentirmi io proveduto. Inabile per ora a parlarvi d'altrovi pregodi pagar voi a mio nome i miei debiti con quelli che mi onorano dellaloro memoria e del loro compatimento costìe di continuare acredermi.

 

CLI- A Carlo Gastone della Torre di RezzonicoParma

ViennaI8 febbraio I782.

L’obbliganteal solito umanissimo foglio di V. S. illustrissima col prezioso donodegli eruditi suoi prolegomenidata di Parma il 18 dicembredell'anno scorsomi trovò inabile a leggere ed a scrivere pergli accresciuti dal freddo e dall'insidie degli anni antichi mieistiramenti de' nervispecialmente della testache si vendica ognigiorno più crudelmente dell'abuso che la Provvidenzadecidendo del miomi ha costretto a farne contro la miainclinazione. L'impazienza mi ha fatto trovare un benevolo anagnoste;onde ho avuto il contento d'ascoltar fin'ora tutto il trattodell'opera sino alle noteche continuerò ad ascoltar sinoalla fineammirando e l'elevazione della sua mente nell'esamedell'infinite cognizioni delle quali ha saputo far tesoro nellascienza poeticae nelle convincenti gravi prove della qualitàadorabile del suo bel cuorecosì sensibile all'amicizia ed almeritoa favor del quale sagrifica le sue laboriose letterarieapplicazionie la generosa parte di quei lavori della fortunadicui son tanto avidi e tenaci la maggior parte de' viventi. Questeamabili e stimabili circostanze che concorronoe che io ho da lungotempo scoperte nella sua degna personavorrebbero ch'io m'unissiseco in tutte le decisioni che ella pronuncia; ma ho il graverammarico di non poterlo conseguire sul proposito dell'ostracismo chesi minaccia alla rima nel Parnaso italianocon suo (a parer mio)incredibile discapito. Io sono così persuaso della necessitàdella rima per render più fisicamente allettatrice la nostrapoesiache non credo praticabile il verso scioltose non se inqualche lettera familiare o nei componimenti didascalici. Assuefattonella mia lunga vita a conoscermi debitore alla rima d'una gran partedella tolleranza che le mie fanfaluche canore hanno esatta dalpubbliconon potrei aver l'ingratitudine di perseguitarla. Siaquesta passione o giustizianon è più superabileall'età mia. Già molti anni sonoin uno spazio d'ozioche mi concesse il mio impiegoscrissi un Estratto della Poeticad'Aristotilein cui mi occorse di parlar della rima. Ostentai lamia parzialità per essa; ne dissi di volo i miei motivi; equesto manoscritto è presentemente sotto il torchio a Pariginon avendo potuto negarlo all'editore dell'ultima ristampa di tuttele edite ed inedite opere mie in dodici volumi che nel prossimomaggio dovrebbe esser terminataavendone già qui nove tomicompiuti.

Ionon son più uomo da dissertazionie sarebbe fisicamenteimpossibile ch'io potessi ora seco trattar per lettera questoproblema. Son per altro contento ch'ella legga i miei sentimenti inistampa e li compatiscase non gli approva. Rinnovo i mieirendimenti di grazie alla sua generosa ed affettuosa parzialitàche non trascura occasioni di onorarmi de' suoi elogi sempresuperiori al mio merito. Mi congratulo seco dei portentosi progressiche va continuamente facendo nel cammin delle letteree conto peruno de' più dolorosi effetti della grave età mia quellodi non potermi trattener seco lungamente quanto vorrei almen con lapenna e come esigerebbe la mia affettuosa gratitudine e la piùgiusta ed affettuosa stima con cui sono.

 

CLII- A Carlo Broschidetto FarinelloBologna

Vienna20 marzo I782.

Dunqueè morta l'invidia per misericordia divinané qui néaltrove (in grazia dell'irregolarità delle stagioni) io mitrovo più amico alcunoamico né conoscenteche non silagni della sua salute. Tutti siamo egualmente bisognosi dirassegnazione: questa imploro per mequesta auguro a voi ed a tuttoil numeroso tormentato nostro prossimo. Il mio panereccio mi hafinalmente abbandonatoma sono stati prolissi i suoi congedi; glialtri miei familiari cancherini difendono ostinatamente il loropossesso ed io la mia pazienzama non voglio stancar la vostra: ondecangio proposito.

Ilgran Servo de' Servi dicono che non è lontano da noi che didue o tre giornateed il nostro imperatoreche per un ostinato mald'occhi è obbligato a guardar la cameravuole assolutamenteandarlo ad incontrare. Dio benedica a pro di tutto il mondo cristianoquesto inaspettatissimo avvenimento.

Laflotta petronianache si risentirà al solito della generositàdel mio caro gemellomi renderà più sensibilel'importuna moderazione ch'io sono obbligato a tenerenell'approfittarmene; ma la signora Martinesche divotamente viriveriscesupplirà di buon cuore alla mia inabilitàecomincia di già a ringraziarmi della invidiabile commissione.Ella ha messo felicemente in musica il mio oratorio intitolato Isaccofigura del Redentore. Ieri fu cantato in teatro per la secondavoltae malgrado il rigore della stagione ed i catarri de' cantantila compositrice non è stata defraudata della meritataapprobazione. Questa pia sacra funzione si fa qui a profitto dellepovere vedove de' musiciformandosi dal denaro che se ne ritrae unfondo da darne pensioni alle medesime quando perdono i loro mariti.

Ohquanto mi resterebbe da dire! Ma come si fa quando non si può?Si prega il caro gemello di far le mie parti (con le dovuteproporzioni) con le molte persone che costì mi onorano dellaloro memoria. Si abbraccia con tutto il cuore l'adorabileCarluccielloe si conferma la fraterna tenerezza del suo immutabilegemello.