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FrancescoPetrarca


ILCANZONIERE



(RerumVulgarium Fragmenta)



Invita di Madonna Laura




1


Voich'ascoltate in rime sparse il suono

diquei sospiri ond'io nudriva 'l core

insul mio primo giovenile errore

quand'erain parte altr'uom da quel ch'i' sono


delvario stile in ch'io piango et ragiono

frale vane speranze e 'l van dolore

ovesia chi per prova intenda amore

sperotrovar pietànonché perdono.


Maben veggio or sí come al popol tutto

favolafui gran tempoonde sovente

dime mesdesmo meco mi vergogno;


etdel mio vaneggiar vergogna è 'l frutto

e'l pentersie 'l conoscer chiaramente

chequanto piace al mondo è breve sogno.



2


Perfare una leggiadra sua vendetta

etpunire in un dí ben mille offese

celatamenteAmor l'arco riprese

comehuom ch'a nocer luogo et tempo aspetta.


Erala mia virtute al cor ristretta

perfar ivi et ne gli occhi sue difese

quando'l colpo mortal là giú discese

ovesolea spuntarsi ogni saetta.


Peròturbata nel primiero assalto

nonebbe tanto né vigor né spazio

chepotesse al bisogno prender l'arme


overoal poggio faticoso et alto

ritrarmiaccortamente da lo strazio

delquale oggi vorrebbeet non pòaitarme.



3


Erail giorno ch'al sol si scoloraro

perla pietà del suo factore i rai

quandoi' fui presoet non me ne guardai

chéi be' vostr'occhidonnami legaro.


Temponon mi parea da far riparo

contracolpi d'Amor: però m'andai

secursenza sospetto; onde i miei guai

nelcommune dolor s'incominciaro.


TrovommiAmor del tutto disarmato

etaperta la via per gli occhi al core

chedi lagrime son fatti uscio et varco:


peròal mio parer non li fu honore

ferirme de saetta in quello stato

avoi armata non mostrar pur l'arco.



4


Que'ch'infinita providentia et arte

mostrònel suo mirabil magistero

checrïò questo et quell'altro hemispero

etmansüeto piú Giove che Marte


vegnendoin terra a 'lluminar le carte

ch'aveanmolt'anni già celato il vero

tolseGiovanni da la rete et Piero

etnel regno del ciel fece lor parte.


Disé nascendo a Roma non fe' gratia

aGiudea sítanto sovr'ogni stato

humiltateexaltar sempre gli piacque;


edor di picciol borgo un sol n'à dato

talche natura e 'l luogo si ringratia

ondesí bella donna al mondo nacque.



5


Quandoio movo i sospiri a chiamar voi

e'l nome che nel cor mi scrisse Amore

LAUdandos'incomincia udir di fore

ilsuon de' primi dolci accenti suoi.


Vostrostato REalche 'ncontro poi

raddoppiaa l'alta impresa il mio valore;

ma:TAcigrida il finché farle honore

èd'altri homeri soma che da' tuoi.


CosíLAUdare et REverire insegna

lavoce stessapur ch'altri vi chiami

od'ogni reverenza et d'onor degna:


senon che forse Apollo si disdegna

ch'aparlar de' suoi sempre verdi rami

linguamortal presumptüosa vegna.



6


Sítravïato è 'l folle mi' desio

aseguitar costei che 'n fuga è volta

etde' lacci d'Amor leggiera et sciolta

voladinanzi al lento correr mio


chequanto richiamando piú l'envio

perla secura stradamen m'ascolta:

némi vale spronarloo dargli volta

ch'Amorper sua natura il fa restio.


Etpoi che 'l fren per forza a sé raccoglie

i'mi rimango in signoria di lui

chemal mio grado a morte mi trasporta:


solper venir al lauro onde si coglie

acerbofruttoche le piaghe altrui

gustandoafflige piú che non conforta.



7


Lagola e 'l sonno et l'otïose piume

ànnodel mondo ogni vertú sbandita

ond'èdal corso suo quasi smarrita

nostranatura vinta dal costume;


etè sí spento ogni benigno lume

delcielper cui s'informa humana vita

cheper cosa mirabile s'addita

chivòl far d'Elicona nascer fiume.


Qualvaghezza di lauroqual di mirto?

Poveraet nuda vai philosophia

dicela turba al vil guadagno intesa.


Pochicompagni avrai per l'altra via:

tantoti prego piúgentile spirto

nonlassar la magnanima tua impresa.



8


Apie' de' colli ove la bella vesta

presede le terrene membra pria

ladonna che colui ch'a te ne 'nvia

spessodal somno lagrimando desta


liberein pace passavam per questa

vitamortalch'ogni animal desia

senzasospetto di trovar fra via

cosach'al nostr'andar fosse molesta.


Madel misero stato ove noi semo

condotteda la vita altra serena

unsol confortoet de la morteavemo:


chevendetta è di lui ch'a ciò ne mena

loqual in forza altrui presso a l'extremo

rimanlegato con maggior catena.



9


Quando'l pianeta che distingue l'ore

adalbergar col Tauro si ritorna

cadevertú da l'infiammate corna

cheveste il mondo di novel colore;


etnon pur quel che s'apre a noi di fore

lerive e i collidi fioretti adorna

madentro dove già mai non s'aggiorna

gravidofa di sé il terrestro humore


ondetal fructo et simile si colga:

cosìcosteich'è tra le donne un sole

inme movendo de' begli occhi i rai


crïad'amor penseriatti et parole;

macome ch'ella gli governi o volga

primaveraper me pur non è mai.



10


Glorïosacolumna in cui s'appoggia

nostrasperanza e 'l gran nome latino

ch'ancornon torse del vero camino

l'iradi Giove per ventosa pioggia


quinon palazzinon theatro o loggia

ma'n lor vece un abeteun faggioun pino

tral'erba verde e 'l bel monte vicino

ondesi scende poetando et poggia


levandi terra al ciel nostr'intellecto;

e'l rosigniuol che dolcemente all'ombra

tuttele notti si lamenta et piagne


d'amorosipenseri il cor ne 'ngombra:

matanto bel sol tronchiet fai imperfecto

tuche da noisignor mioti scompagne.



11


Lassareil velo o per sole o per ombra

donnanon vi vid'io

poiche in me conosceste il gran desio

ch'ognialtra voglia d'entr'al cor mi sgombra.


Mentr'ioportava i be' pensier' celati

ch'ànnola mente desïando morta

vidividi pietate ornare il volto;

mapoi ch'Amor di me vi fece accorta

fuori biondi capelli allor velati

etl'amoroso sguardo in sé raccolto.

Quelch'i' piú desiava in voi m'è tolto:

sími governa il velo

cheper mia morteet al caldo et al gielo

de'be' vostr'occhi il dolce lume adombra.



12


Sela mia vita da l'aspro tormento

sipuò tanto schermireet dagli affanni

ch'i'veggia per vertù de gli ultimi anni

donnade' be' vostr'occhi il lume spento


ei cape' d'oro fin farsi d'argento

etlassar le ghirlande e i verdi panni

e'l viso scolorir che ne' miei danni

allamentar mi fa pauroso et lento:


purmi darà tanta baldanza Amore

ch'i'vi discovrirò de' mei martiri

qua'sono stati gli annie i giorni et l'ore;


etse 'l tempo è contrario ai be' desiri

nonfia ch'almen non giunga al mio dolore

alcunsoccorso di tardi sospiri.



13


Quandofra l'altre donne ad ora ad ora

Amorvien nel bel viso di costei

quantociascuna è men bella di lei

tantocresce 'l desio che m'innamora.


I'benedico il loco e 'l tempo et l'ora

chesí alto miraron gli occhi mei

etdico: Animaassai ringratiar dêi

chefosti a tanto honor degnata allora.


Dalei ti vèn l'amoroso pensero

chementre 'l segui al sommo ben t'invia

pochoprezando quel ch'ogni huom desia;


dalei vien l'animosa leggiadria

ch'alciel ti scorge per destro sentero

sích'i' vo già de la speranza altero.



14


Occhimiei lassimentre ch'io vi giro

nelbel viso di quella che v'à morti

pregovisiate accorti

chégià vi sfida Amoreond'io sospiro.


Mortepò chiuder sola a' miei penseri

l'amorosocamin che gli conduce

aldolce porto de la lor salute;

mapuossi a voi celar la vostra luce

permeno obgettoperché meno interi

sieteformatiet di minor virtute.

Peròdolentianzi che sian venute

l'oredel piantoche son già vicine

prendeteor a la fine

breveconforto a sí lungo martiro.



15


Iomi rivolgo indietro a ciascun passo

colcorpo stancho ch'a gran pena porto

etprendo allor del vostr'aere conforto

che'l fa gir oltra dicendo: Oimè lasso!


Poiripensando al dolce ben ch'io lasso

alcamin lungo et al mio viver corto

fermole piante sbigottito et smorto

etgli occhi in terra lagrimando abasso.


Talorm'assale in mezzo a'tristi pianti

undubbio: come posson queste membra

dalo spirito lor viver lontane?


Marispondemi Amor: Non ti rimembra

chequesto è privilegio degli amanti

scioltida tutte qualitati humane?



16


Movesiil vecchierel canuto et biancho

deldolce loco ov'à sua età fornita

etda la famigliuola sbigottita

chevede il caro padre venir manco;


inditrahendo poi l'antiquo fianco

perl'extreme giornate di sua vita

quantopiú pòcol buon voler s'aita

rottodagli anniet dal cammino stanco;


etviene a Romaseguendo 'l desio

permirar la sembianza di colui

ch'ancorlassú nel ciel vedere spera:


cosílassotalor vo cerchand'io

donnaquanto è possibilein altrui

ladisïata vostra forma vera.



17


Piovonmiamare lagrime dal viso

conun vento angoscioso di sospiri

quandoin voi adiven che gli occhi giri

percui sola dal mondo i' son diviso.


Veroè che 'l dolce mansüeto riso

puracqueta gli ardenti miei desiri

etmi sottragge al foco de' martiri

mentr'ioson a mirarvi intento et fiso.


Magli spiriti miei s'aghiaccian poi

ch'i'veggio al departir gli atti soavi

torcerda me le mie fatali stelle.


Largataalfin co l'amorose chiavi

l'animaesce del cor per seguir voi;

etcon molto pensiero indi si svelle.



18


Quand'ioson tutto vòlto in quella parte

ove'l bel viso di madonna luce

etm'è rimasa nel pensier la luce

chem'arde et strugge dentro a parte a parte


i'che temo del cor che mi si parte

etveggio presso il fin de la mia luce

vommenein guisa d'orbosenza luce

chenon sa ove si vada et pur si parte.


Cosídavanti ai colpi de la morte

fuggo:ma non sí ratto che 'l desio

meconon venga come venir sòle.


Tacitovoché le parole morte

farianpianger la gente; et i' desio

chele lagrime mie si spargan sole.



19


Sonanimali al mondo de sí altera

vistache 'ncontra 'l sol pur si difende;

altriperò che 'l gran lume gli offende

nonescon fuor se non verso la sera;


etaltricol desio folle che spera

gioirforse nel focoperché splende

provanl'altra vertúquella che 'encende:

lassoe 'l mio loco è 'n questa ultima schera.


Ch'i'non son forte ad aspectar la luce

diquesta donnaet non so fare schermi

diluoghi tenebrosio d' ore tarde:


peròcon gli occhi lagrimosi e 'nfermi

miodestino a vederla mi conduce;

etso ben ch'i' vo dietro a quel che m'arde.



20


Vergognandotalor ch'ancor si taccia

donnaper me vostra bellezza in rima

ricorroal tempo ch'i' vi vidi prima

talche null'altra fia mai che mi piaccia.


Matrovo peso non da le mie braccia

néovra da polir colla mia lima:

peròl'ingegno che sua forza extima

nel'operatïon tutto s'agghiaccia.


Piúvolte già per dir le labbra apersi

poirimase la voce in mezzo 'l pecto:

maqual sòn poria mai salir tant'alto?



Piúvolte incominciai di scriver versi:

mala penna et la mano et l'intellecto

rimaservinti nel primier assalto.



21


Millefïateo dolce mia guerrera

peraver co' begli occhi vostri pace

v'aggioproferto il cor; mâ voi non piace

mirarsí basso colla mente altera.


Etse di lui fors'altra donna spera

vivein speranza debile et fallace:

mioperché sdegno ciò ch'a voi dispiace

essernon può già mai cosí com'era.


Ors'io lo scaccioet e' non trova in voi

nel'exilio infelice alcun soccorso

nésa star solné gire ov'altri il chiama


poriasmarrire il suo natural corso:

chegrave colpa fia d'ambeduo noi

ettanto piú de voiquanto piú v'ama.



22


Aqualunque animale alberga in terra

senon se alquanti ch'ànno in odio il sole

tempoda travagliare è quanto è 'l giorno;

mapoi che 'l ciel accende le sue stelle

qualtorna a casa et qual s'anida in selva

peraver posa almeno infin a l'alba.



Etioda che comincia la bella alba

ascuoter l'ombra intorno de la terra

svegliandogli animali in ogni selva

nonò mai triegua di sospir' col sole;

purquand'io veggio fiammeggiar le stelle

volagrimandoet disïando il giorno.



Quandola sera scaccia il chiaro giorno

etle tenebre nostre altrui fanno alba

miropensoso le crudeli stelle

chem'ànno facto di sensibil terra;

etmaledico il dí ch'i' vidi 'l sole

eche mi fa in vista un huom nudrito in selva.


Noncredo che pascesse mai per selva

síaspra ferao di nocte o di giorno

comecostei ch'i 'piango a l'ombra e al sole;

etnon mi stancha primo sonno od alba:

chébench'i' sia mortal corpo di terra

lomi fermo desir vien da le stelle.



Primach'i' torni a voilucenti stelle

otomi giú ne l'amorosa selva

lassandoil corpo che fia trita terra

vedess'ioin lei pietàche 'n un sol giorno

puòristorar molt'annie 'nanzi l'alba

poummiarichir dal tramontar del sole.



Conlei foss'io da che si parte il sole

etnon ci vedess'altri che le stelle

soluna nocteet mai non fosse l'alba;

etnon se transformasse in verde selva

peruscirmi di bracciacome il giorno

ch'Apollola seguia qua giú per terra.


Maio sarò sotterra in secca selva

e'l giorno andrà pien di minute stelle

primach'a sí dolce alba arrivi il sole.



23


Neldolce tempo de la prima etade

chenascer vide et anchor quasi in herba

lafera voglia che per mio mal crebbe

perchécantando il duol si disacerba

canteròcom'io vissi in libertade

mentreAmor nel mio albergo a sdegno s'ebbe.

Poiseguirò sí come a lui ne 'ncrebbe

troppoaltamentee che di ciò m'avvenne

dich'io son facto a molta gente exempio:

benché'l mio duro scempio

siascripto altrovesí che mille penne

neson già stancheet quasi in ogni valle

rimbombiil suon de' miei gravi sospiri

ch'aquistanfede a la penosa vita.

Ese qui la memoria non m'aita

comesuol fareiscúsilla i martiri

etun penser che solo angoscia dàlle

talch'ad ogni altro fa voltar le spalle

emi face oblïar me stesso a forza:

chétèn di me quel d'entroet io la scorza.


I'dico che dal dí che 'l primo assalto

midiede Amormolt'anni eran passati

sích'io cangiava il giovenil aspetto;

ed'intorno al mio cor pensier' gelati

factoavean quasi adamantino smalto

ch'allentarnon lassava il duro affetto.

Lagrimaanchor non mi bagnava il petto

nérompea il sonnoet quel che in me non era

mipareva un miracolo in altrui.

Lassoche son! che fui!

Lavita el fine 'l dí loda la sera.

Chésentendo il crudel di ch'io ragiono

infinallor percossa di suo strale

nonessermi passato oltra la gonna

presein sua scorta una possente donna

ver'cui poco già mai mi valse o vale

ingegnoo forzao dimandar perdono;

ei duo mi trasformaro in quel ch'i' sono

facendomid'uom vivo un lauro verde

cheper fredda stagion foglia non perde.


Qualmi fec'io quando primier m'accorsi

dela trasfigurata mia persona

ei capei vidi far di quella fronde

diche sperato avea già lor corona

ei piedi in ch'io mi stettiet mossiet corsi

com'ognimembro a l'anima risponde

diventardue radici sovra l'onde

nondi Peneoma d'un piú altero fiume

en' duo rami mutarsi ambe le braccia!

Némeno anchor m' agghiaccia

l'essercoverto poi di bianche piume

allorche folminato et morto giacque

ilmio sperar che tropp'alto montava:

chéperch'io non sapea dove né quando

me'l ritrovassesolo lagrimando

là've tolto mi fudí e nocte andava

ricercandodallatoet dentro a l'acque;

etgià mai poi la mia lingua non tacque

mentrepoteo del suo cader maligno:

ond'iopresi col suon color d'un cigno.


Cosílungo l'amate rive andai

chevolendo parlarcantava sempre

mercéchiamando con estrania voce;

némai in sí dolci o in sí soavi tempre

risonarseppi gli amorosi guai

che'l cor s'umilïasse aspro et feroce.

Qualfu a sentir? ché 'l ricordar mi coce:

mamolto piú di quelche per inanzi

dela dolce et acerba mia nemica

èbisogno ch'io dica

benchésia tal ch'ogni parlare avanzi.

Questache col mirar gli animi fura

m'aperseil pettoe 'l cor prese con mano

dicendoa me: Di ciò non far parola.

Poila rividi in altro habito sola

talch'i' non la conobbioh senso humano

anzile dissi 'l ver pien di paura;

edella ne l'usata sua figura

tostotornandofecemioimè lasso

d'unquasi vivo et sbigottito sasso.


Ellaparlava sí turbata in vista

chetremar mi fea dentro a quella petra

udendo:I' non son forse chi tu credi.

Edicea meco: Se costei mi spetra

nullavita mi fia noiosa o trista;

afarmi lagrimarsignor mioriedi.

Comenon so: pur io mossi indi i piedi

nonaltrui incolpando che me stesso

mezzotutto quel dí tra vivo et morto.

Maperché 'l tempo è corto

lapenna al buon voler non pò gir presso:

ondepiú cose ne la mente scritte

votrapassandoet sol d'alcune parlo

chemeraviglia fanno a chi l'ascolta.

Mortemi s'era intorno al cor avolta

nétacendo potea di sua man trarlo

odar soccorso a le vertuti afflitte;

levive voci m'erano interditte;

ond'iogridai con carta et con incostro:

Nonson miono. S'io moroil danno è vostro.


Benmi credea dinanzi agli occhi suoi

d'indegnofar cosí di mercé degno

etquesta spene m'avea fatto ardito:

matalora humiltà spegne disdegno

talorl'enfiamma; et ciò sepp'io da poi

lungastagion di tenebre vestito:

ch'aquei preghi il mio lume era sparito.

Edio non ritrovando intorno intorno

ombradi leiné pur de' suoi piedi orma

comehuom che tra via dorma

gittaimistancho sovra l'erba un giorno.

Iviaccusando il fugitivo raggio

ale lagrime triste allargai 'l freno

etlasciaile cader come a lor parve;

négià mai neve sotto al sol disparve

com'iosentí' me tutto venir meno

etfarmi una fontana a pie' d'un faggio.

Grantempo humido tenni quel vïaggio.

Chiudí mai d'uom vero nascer fonte?

Eparlo cose manifeste et conte.


L'almach'è sol da Dio facta gentile

chégià d'altrui non pò venir tal gratia

simileal suo factor stato ritene:

peròdi perdonar mai non è sacia

achi col core et col sembiante humile

dopoquantunque offese a mercé vène.

Etse contra suo stile essa sostene

d'essermolto pregatain Lui si specchia

etfal perché 'l peccar piú si pavente:

chénon ben si ripente

del'un mal chi de l'altro s'apparecchia.

Poiche madonna da pietà commossa

degnòmirarmeet ricognovve et vide

girdi pari la pena col peccato

benignami redusse al primo stato.

Manulla à 'l mondo in ch'uom saggio si fide:

ch'ancorpoi ripregandoi nervi et l'ossa

mivolse in dura selce; et così scossa

vocerimasi de l'antiche some

chiamandoMorteet lei sola per nome.


Spirtodoglioso errante (mi rimembra)

perspelunche deserte et pellegrine

piansimolt'anni il mio sfrenato ardire:

etanchor poi trovai di quel mal fine

etritornai ne le terrene membra

credoper piú dolore ivi sentire.

I'seguí' tanto avanti il mio desire

ch'undí cacciando sí com'io solea

mimossi; e quella fera bella et cruda

inuna fonte ignuda

sistavaquando 'l sol piú forte ardea.

Ioperché d'altra vista non m'appago

stettia mirarla: ond'ella ebbe vergogna;

etper farne vendettao per celarse

l'acquanel viso co le man' mi sparse.

Verodirò (forse e' parrà menzogna)

ch'i'sentí' trarmi de la propria imago

etin un cervo solitario et vago

diselva in selva ratto mi trasformo:

etanchor de' miei can' fuggo lo stormo.


Canzoni' non fu' mai quel nuvol d'oro

chepoi discese in pretïosa pioggia

síche 'l foco di Giove in parte spense;

mafui ben fiamma ch'un bel guardo accense

etfui l'uccel che piú per l'aere poggia

alzandolei che ne' miei detti honoro:

néper nova figura il primo alloro

seppilassarché pur la sua dolce ombra

ognimen bel piacer del cor mi sgombra.



24


Sel'onorata fronde che prescrive

l'iradel cielquando 'l gran Giove tona

nonm'avesse disdetta la corona

chesuole ornar chi poetando scrive


i'eraamico a queste vostre dive

lequa' vilmente il secolo abandona;

maquella ingiuria già lunge mi sprona

dal'inventrice de le prime olive:


chénon bolle la polver d'Ethïopia

sotto'l più ardente solcom'io sfavillo

perdendotanto amata cosa propia.


Cercatedunque fonte piú tranquillo

ché'l mio d'ogni liquor sostene inopia

salvodi quel che lagrimando stillo.



25


Amorpiangevaet io con lui talvolta

dalqual miei passi non fur mai lontani

mirandoper gli effecti acerbi et strani

l'animavostra dei suoi nodi sciolta.


Orch'al dritto camin l'à Dio rivolta

colcor levando al cielo ambe le mani

ringratiolui che' giusti preghi humani

benignamentesua mercedeascolta.


Etse tornando a l'amorosa vita

perfarvi al bel desio volger le spalle

trovasteper la via fossati o poggi


fuper mostrar quanto è spinoso calle

etquanto alpestra et dura la salita

ondeal vero valor conven ch'uom poggi.



26


Piúdi me lieta non si vede a terra

naveda l'onde combattuta et vinta

quandola gente di pietà depinta

super la riva a ringratiar s'atterra;


nélieto piú del carcer si diserra

chi'ntorno al collo ebbe la corda avinta

dimeveggendo quella spada scinta

chefece al segnor mio sí lunga guerra.


Ettutti voi ch'Amor laudate in rima

albuon testor de gli amorosi detti

rendetehonorch'era smarrito in prima:


chépiú gloria è nel regno degli electi

d'unspirito conversoet più s'estima

chedi novantanove altri perfecti.



27


Ilsuccessor di Karloche la chioma

cola corona del suo antiquo adorna

preseà già l'arme per fiacchar le corna

aBabiloniaet chi da lei si noma;


e'l vicario de Cristo colla soma

dele chiavi et del manto al nido torna

síche s'altro accidente nol distorna

vedràBolognaet poi la nobil Roma.


Lamansüeta vostra et gentil agna

abbattei fieri lupi: et cosí vada

chïunqueamor legitimo scompagna.


Consolatelei dunque ch'anchor bada

etRoma che del suo sposo si lagna

etper Jesú cingete ormai la spada.



28


Oaspectata in ciel beata et bella

animache di nostra humanitade

vestitavainon come l'altre carca:

perchéti sian men dure omai le strade

aDio dilectaobedïente ancella

ondeal suo regno di qua giú si varca

ecconovellamente a la tua barca

ch'alcieco mondo ha già volte le spalle

pergir al miglior porto

d'unvento occidental dolce conforto;

loqual per mezzo questa oscura valle

ovepiangiamo il nostro et l'altrui torto

lacondurrà de' lacci antichi sciolta

perdrittissimo calle

alverace orïente ov'ella è volta.


Forsei devoti et gli amorosi preghi

etle lagrime sancte de' mortali

songiunte inanzi a la pietà superna;

etforse non fur mai tante né tali

cheper merito lor punto si pieghi

fuorde suo corso la giustitia eterna;

maquel benigno re che 'l ciel governa

alsacro loco ove fo posto in croce

gliocchi per gratia gira

ondenel petto al novo Karlo spira

lavendetta ch'a noi tardata nòce

síche molt'anni Europa ne sospira:

cosísoccorre a la sua amata sposa

talche sol de la voce

fatremar Babiloniaet star pensosa.


Chïunquealberga tra Garona e 'l monte

e'ntra 'l Rodano e 'l Reno et l'onde salse

le'nsegne cristianissime accompagna;

eta cui mai di vero pregio calse

delPireneo a l'ultimo orizonte

conAragon lassarà vòta Hispagna;

Inghilterracon l'isole che bagna

l'Occeanointra 'l Carro et le Colonne

infinlà dove sona

doctrinadel sanctissimo Elicona

variedi lingue et d'armeet de le gonne

al'alta impresa caritate sprona.

Dehqual amor sí licito o sí degno

qua'figli maiqua' donne

furonmateria a sí giusto disdegno?


Unaparte del mondo è che si giace

maisempre in ghiaccio et in gelate nevi

tuttalontana dal camin del sole:

làsotto i giorni nubilosi et brevi

nemicanatural-mente di pace

nasceuna gente a cui il morir non dole.

Questasepiú devota che non sòle

coltedesco furor la spada cigne

turchiarabi et caldei

contutti quei che speran nelli dèi

diqua dal mar che fa l'onde sanguigne

quantosian da prezzarconoscer dêi:

popoloignudo paventoso et lento

cheferro mai non strigne

matutt'i colpi suoi commette al vento.


Dunqueora è 'l tempo da ritrare il collo

dalgiogo anticoet da squarciare il velo

ch'èstato avolto intorno agli occhi nostri

etche 'l nobile ingegno che dal cielo

pergratia tien' de l'immortale Apollo

etl'eloquentia sua vertú qui mostri

orcon la linguaor co'laudati incostri:

perchéd'Orpheo leggendo et d'Amphïone

senon ti meravigli

assaimen fia ch'Italia co' suoi figli

sidesti al suon del tuo chiaro sermone

tantoche per Jesú la lancia pigli;

ches'al ver mira questa anticha madre

innulla sua tentione

furmai cagion sí belle o sí leggiadre.


Tuch'àiper arricchir d'un bel thesauro

voltele antiche et le moderne carte

volandoal ciel colla terrena soma

saida l'imperio del figliuol de Marte

algrande Augusto che di verde lauro

trevolte trïumphando ornò la chioma

nel'altrui ingiurie del suo sangue Roma

spessefïate quanto fu cortese:

etor perché non fia

cortesenoma conoscente et pia

avendicar le dispietate offese

colfigliuol glorïoso di Maria?

Chedunque la nemica parte spera

nel'umane difese

seCristo sta da la contraria schiera?


Pon'mente al temerario ardir di Xerse

chefece per calcare i nostri liti

dinovi ponti oltraggio a la marina;

etvedrai ne la morte de' mariti

tuttevestite a brun le donne perse

ettinto in rosso il mar di Salamina.

Etnon pur questa misera rüina

delpopol infelice d'orïente

victoriat'empromette

maMarathonaet le mortali strette

chedifese il leon con poca gente

etaltre mille ch'ài ascoltate et lette:

Perchéinchinare a Dio molto convene

leginocchia et la mente

chegli anni tuoi riserva a tanto bene.


Tuvedrai Italia et l'onorata riva

canzonch'agli occhi miei cela et contende

nonmarnon poggio o fiume

masolo Amor che del suo altero lume

piúm'invaghisce dove piú m'incende:

néNatura può star contra'l costume.

Ormovinon smarrir l'altre compagne

chénon pur sotto bende

albergaAmorper cui si ride et piagne.



29


Verdipannisanguignioscuri o persi

nonvestí donna unquancho

néd'or capelli in bionda treccia attorse

síbella com'è questa che mi spoglia

d'arbitrioet dal camin de libertade

secomi tirasí ch'io non sostegno

alcungiogo men grave.


Etse pur s'arma talor a dolersi

l'animaa cui vien mancho

consiglioove 'l martir l'adduce in forse

rappellalei da la sfrenata voglia

súbitavistaché del cor mi rade

ognidelira impresaet ogni sdegno

fa'l veder lei soave.


Diquanto per Amor già mai soffersi

etaggio a soffrir ancho

finche mi sani 'l cor colei che 'l morse

rubelladi mercéche pur l'envoglia

vendettafiasol che contra Humiltade

Orgoglioet Ira il bel passo ond'io vegno

nonchiuda et non inchiave.


Mal'ora e 'l giorno ch'io le luci apersi

nelbel nero et nel biancho

chemi scacciâr di là dove Amor corse

novellad'esta vita che m' addoglia

furonradiceet quella in cui l'etade

nostrasi mirala qual piombo o legno

vedendoè chi non pave.


Lagrimadunque che da gli occhi versi

perquelleche nel mancho

latomi bagna chi primier s'accorse

quadrelladal voler mio non mi svoglia

ché'n giusta parte la sententia cade:

perlei sospira l'almaet ella è degno

chele sue piaghe lave.


Dame son fatti i miei pensier' diversi:

talgiàqual io mi stancho

l'amataspada in se stessa contorse;

néquella prego che però mi scioglia

chémen son dritte al ciel tutt'altre strade

etnon s'aspira al glorïoso regno

certoin piú salda nave.


Benignestelle che compagne fersi

alfortunato fianco

quando'l bel parto giú nel mondo scórse!

ch'èstella in terraet come in lauro foglia

conservaverde il pregio d'onestade

ovenon spira folgorené indegno

ventomai che l'aggrave.


Soio ben ch'a voler chiuder in versi

suolaudifôra stancho

chipiú degna la mano a scriver porse:

qualcella è di memoria in cui s'accoglia

quantavede vertúquanta beltade

chigli occhi mira d'ogni valor segno

dolcedel mio cor chiave?


Quandoil sol giraAmor piú caro pegno

donnadi voi non ave.



30


Giovenedonna sotto un verde lauro

vidipiù biancha et piú fredda che neve

nonpercossa dal sol molti et molt'anni;

e'l suo parlaree 'l bel visoet le chiome

mipiacquen sí ch'i' l'ò dinanzi agli occhi

edavrò sempreov'io siain poggio o 'n riva.


Allorsaranno i miei pensier a riva

chefoglia verde non si trovi in lauro;

quandoavrò queto il coreasciutti gli occhi

vedremghiacciare il focoarder la neve:

nonò tanti capelli in queste chiome

quantivorrei quel giorno attender anni.


Maperché vola il tempoet fuggon gli anni

sích'a la morte in un punto s'arriva

ocolle brune o colle bianche chiome

seguiròl'ombra di quel dolce lauro

perlo piú ardente sole et per la neve

finche l'ultimo dí chiuda quest'occhi.


Nonfur già mai veduti sí begli occhi

one la nostra etade o ne' prim'anni

chemi struggon cosí come 'l sol neve;

ondeprocede lagrimosa riva

ch'Amorconduce a pie' del duro lauro

ch'ài rami di diamanteet d'òr le chiome.


I'temo di cangiar pria volto et chiome

checon vera pietà mi mostri gli occhi

l'idolomioscolpito in vivo lauro:

chés'al contar non errooggi à sett'anni

chesospirando vo di riva in riva

lanotte e 'l giornoal caldo ed a la neve.


Dentropur focoet for candida neve

solcon questi pensier'con altre chiome

semprepiangendo andrò per ogni riva

perfar forse pietà venir negli occhi

dital che nascerà dopo mill'anni

setanto viver pò ben cólto lauro.


L'auroe i topacii al sol sopra la neve

vinconle bionde chiome presso agli occhi

chemenan gli anni miei sí tosto a riva.



31


Questaanima gentil che si diparte

anzitempo chiamata a l'altra vita

selassuso è quanto esser dê gradita

terràdel ciel la piú beata parte.


S'ellariman fra 'l terzo lume et Marte

fiala vista del sole scolorita

poich'a mirar sua bellezza infinita

l'animedegne intorno a lei fien sparte.


Sesi posasse sotto al quarto nido

ciascunade le tre saria men bella

etessa sola avria la fama e 'l grido;


nelquinto giro non habitrebbe ella;

mase vola piú altoassai mi fido

checon Giove sia vinta ogni altra stella.



32


Quantopiú m'avicino al giorno extremo

chel'umana miseria suol far breve

piúveggio il tempo andar veloce et leve

e'l mio di lui sperar fallace et scemo.


I'dico a' miei pensier': Non molto andremo

d'amorparlando omaiché 'l duro et greve

terrenoincarco come frescha neve

siva struggendo; onde noi pace avremo:


perchéco llui cadrà quella speranza

chene fe' vaneggiar sí lungamente

e'l riso e 'l piantoet la paura et l'ira;


sívedrem chiaro poi come sovente

perle cose dubbiose altri s'avanza

etcome spesso indarno si sospira.



33


Giàfiammeggiava l'amorosa stella

perl'orïenteet l'altra che Giunone

suolfar gelosa nel septentrïone

rotavai raggi suoi lucente et bella;


levataera a filar la vecchiarella

discintaet scalzaet desto avea 'l carbone

etgli amanti pungea quella stagione

cheper usanza a lagrimar gli appella:


quandomia speme già condutta al verde

giunsenel cornon per l'usata via

che'l sonno tenea chiusae 'l dolor molle;


quantocangiataoimèda quel di pria!

Etparea dir: Perché tuo valor perde?

Vederquest'occhi anchor non ti si tolle.



34


Apollos'anchor vive il bel desio

chet'infiammava a le thesaliche onde

etse non ài l'amate chiome bionde

volgendogli annigià poste in oblio:


dalpigro gielo et dal tempo aspro et rio

chedura quanto 'l tuo viso s'asconde

difendior l'onorata et sacra fronde

ovetu primaet poi fu' invescato io;


etper vertú de l'amorosa speme

cheti sostenne ne la vita acerba

diqueste impressïon l'aere disgombra;


sívedrem poi per meraviglia inseme

sederla donna nostra sopra l'erba

etfar de le sue braccia a se stessa ombra.



35


Soloet pensoso i piú d eserti campi

vomesurando a passi tardi et lenti

etgli occhi porto per fuggire intenti

ovevestigio human l'arena stampi.


Altroschermo non trovo che mi scampi

dalmanifesto accorger de le genti

perchénegli atti d'alegrezza spenti

difuor si legge com'io dentro avampi:


sích'io mi credo omai che monti et piagge

etfiumi et selve sappian di che tempre

siala mia vitach'è celata altrui.


Mapur sí aspre vie né sí selvagge

cercarnon so ch'Amor non venga sempre

ragionandocon mecoet io co llui.



36


S'iocredesse per morte essere scarco

delpensiero amoroso che m'atterra

collemie mani avrei già posto in terra

questemie membra noioseet quello incarco;


maperch'io temo che sarrebbe un varco

dipianto in piantoet d'una in altra guerra

diqua dal passo anchor che mi si serra

mezzorimangolassoet mezzo il varco.


Tempoben fôra omai d'avere spinto

l'ultimostral la dispietata corda

nel'altrui sangue già bagnato et tinto;


etio ne prego Amoreet quella sorda

chemi lassò de' suoi color' depinto

etdi chiamarmi a sé non le ricorda.



37


Síè debile il filo a cui s'attene

lagravosa mia vita

ches'altri non l'aita

ellafia tosto di suo corso a riva;

peròche dopo l'empia dipartita

chedal dolce mio bene

fecisol una spene

èstato infin a qui cagion ch'io viva

dicendo:Perché priva

siade l'amata vista

mantientianima trista;

chesai s'a miglior tempo ancho ritorni

eta piú lieti giorni

ose 'l perduto ben mai si racquista?

Questasperanza mi sostenne un tempo:

orvien mancandoet troppo in lei m'attempo.


Iltempo passaet l'ore son sí pronte

afornire il vïaggio

ch'assaispacio non aggio

pura pensar com'io corro a la morte:

apena spunta in orïente un raggio

disolch'a l'altro monte

del'adverso orizonte

giuntoil vedrai per vie lunghe et distorte.

Levite son sí corte

sígravi i corpi et frali

degliuomini mortali

chequando io mi ritrovo dal bel viso

cotantoesser diviso

coldesio non possendo mover l'ali

pocom'avanza del conforto usato

néso quant'io mi viva in questo stato.


Ogniloco m'atrista ov'io non veggio

queibegli occhi soavi

cheportaron le chiavi

de'miei dolci pensier'mentre a Dio piacque;

etperché 'l duro exilio piú m'aggravi

s'iodormo o vado o seggio

altrogià mai non cheggio

etciò ch'i' vidi dopo lor mi spiacque.

Quantemontagne et acque

quantomarquanti fiumi

m'ascondonque' duo lumi

chequasi un bel sereno a mezzo 'l die

ferle tenebre mie

aciò che 'l rimembrar piú mi consumi

etquanto era mia vita allor gioiosa

m'insegnila presente aspra et noiosa!


Lassose ragionando si rinfresca

quel'ardente desio

chenacque il giorno ch'io

lassaidi me la miglior parte a dietro

ets'Amor se ne va per lungo oblio

chimi conduce a l'ésca

onde'l mio dolor cresca?

Etperché pria tacendo non m'impetro?

Certocristallo o vetro

nonmostrò mai di fore

nascostoaltro colore

chel'alma sconsolata assai non mostri

piúchiari i pensier' nostri

etla fera dolcezza ch'è nel core

pergli occhi che di sempre pianger vaghi

cercandí et nocte pur chi glien'appaghi.


Novopiacer che ne gli umani ingegni

spessevolte si trova

d'amarqual cosa nova

piúfolta schiera di sospiri accoglia!

Etio son un di quei che 'l pianger giova;

etpar ben ch'io m'ingegni

chedi lagrime pregni

siengli occhi miei sí come 'l cor di doglia;

etperché a cciò m'invoglia

ragionarde' begli occhi

nécosa è che mi tocchi

osentir mi si faccia cosí a dentro

corrospessoet rïentro

colàdonde piú largo il duol trabocchi

etsien col cor punite ambe le luci

ch'ala strada d'Amor mi furon duci.


Letreccie d'òr che devrien fare il sole

d'invidiamolta ir pieno

e'l bel guardo sereno

ovei raggi d'Amor sí caldi sono

chemi fanno anzi tempo venir meno

etl'accorte parole

radenel mondo o sole

chemi fer già di sé cortese dono

mison tolte; et perdono

piúlieve ogni altra offesa

chel'essermi contesa

quellabenigna angelica salute

che'l mio cor a vertute

destarsolea con una voglia accesa:

talch'io non penso udir cosa già mai

chemi conforte ad altro ch'a trar guai.


Etper pianger anchor con piú diletto

leman' bianche sottili

etle braccia gentili

etgli atti suoi soavemente alteri

ei dolci sdegni alteramente humili

e'l bel giovenil petto

torred'alto intellecto

micelan questi luoghi alpestri et feri;

etnon so s'io mi speri

vederlaanzi ch'io mora:

peròch'ad ora ad ora

s'ergela spemeet poi non sa star ferma

maricadendo afferma

dimai non veder lei che 'l ciel honora

ov'albergaHonestade et Cortesia

etdov'io prego che 'l mio albergo sia.


Canzons'al dolce loco

ladonna nostra vedi

credoben che tu credi

ch'ellati porgerà la bella mano

ond'ioson sí lontano.

Nonla toccar; ma reverente ai piedi

ledi' ch'io sarò là tosto ch'io possa

ospirto ignudo od uom di carne et d'ossa.



38


Orsoe' non furon mai fiumi né stagni

némareov'ogni rivo si disgombra

nédi muro o di poggio o di ramo ombra

nénebbia che 'l ciel copra e 'l mondo bagni


néaltro impedimentoond'io mi lagni

qualunquepiú l'umana vista ingombra

quantod'un vel che due begli occhi adombra

etpar che dica: Or ti consuma et piagni.


Etquel lor inchinar ch'ogni mia gioia

spegneo per humiltate o per argoglio

cagionsarà che 'nanzi tempo i' moia.


Etd'una bianca mano ancho mi doglio

ch'èstata sempre accorta a farmi noia

etcontra gli occhi miei s'è fatta scoglio.



39


Iotemo sí de' begli occhi l'assalto

ne'quali Amore et la mia morte alberga

ch'i'fuggo lor come fanciul la verga

etgran tempo è ch'i' presi il primier salto.


Daora inanzi faticoso od alto

loconon fiadove 'l voler non s'erga

perno scontrar chî miei sensi disperga

lassandocome suol me freddo smalto.


Dunques'a veder voi tardo mi volsi

pernon ravvicinarmi a chi mi strugge

fallirforse non fu di scusa indegno.


Piúdicoche 'l tornare a quel ch'uom fugge

e'l cor che di paura tanta sciolsi

furde la mia fede non leggier pegno.



40


S'Amoreo Morte non dà qualche stroppio

ala tela novella ch'ora ordisco

ets'io mi svolvo dal tenace visco

mentreche l'un coll'altro vero accoppio


i'farò forse un mio lavor sí doppio

tralo stil de' moderni e 'l sermon prisco

chepaventosamente a dirlo ardisco

infina Roma n'udirai lo scoppio.


Maperò che mi mancha a fornir l'opra

alquantode le fila benedette

ch'avanzaroa quel mio dilecto padre


perchétien' verso me le man' sí strette

contratua usanza? I' prego che tu l'opra

evedrai rïuscir cose leggiadre.



41


Quandodal proprio sito si rimove

l'arborch'amò già Phebo in corpo humano

sospiraet suda a l'opera Vulcano

perrinfrescar l'aspre saette a Giove:


ilqual or tonaor nevicha et or piove

senzahonorar piú Cesare che Giano;

laterra piangee 'l sol ci sta lontano

chela sua cara amica ved'altrove.


Allorriprende ardir Saturno et Marte

crudelistelleet Orïone armato

spezzaa' tristi nocchier' governi et sarte;


Eoloa Neptuno et a Giunon turbato

fasentireet a noicome si parte

ilbel viso dagli angeli aspectato.



42


Mapoi che 'l dolce riso humile et piano

piúnon asconde sue bellezze nove

lebraccia a la fucina indarno move

l'antiquissimofabbro ciciliano


ch'aGiove tolte son l'arme di mano

tempratein Mongibello a tutte prove

etsua sorella par che si rinove

nelbel guardo d'Apollo a mano a mano.


Dellito occidental si move un fiato

chefa securo il navigar senza arte

etdesta i fior' tra l'erba in ciascun prato.


Stellenoiose fuggon d'ogni parte

dispersedal bel viso inamorato

percui lagrime molte son già sparte.



43


Ilfigliuol di Latona avea già nove

volteguardato dal balcon sovrano

perquella ch'alcun tempo mosse invano

isuoi sospiriet or gli altrui commove.


Poiche cercando stanco non seppe ove

s'albergasseda presso o di lontano

mostrossia noi qual huom per doglia insano

chemolto amata cosa non ritrove.


Etcosí tristo standosi in disparte

tornarnon vide il visoche laudato

saràs'io vivo in piú di mille carte;


etpietà lui medesmo avea cangiato

síche' begli occhi lagrimavan parte:

peròl'aere ritenne il primo stato.



44


Que'che'n Tesaglia ebbe le man' sí pronte

afarla del civil sangue vermiglia

piansemorto il marito di sua figlia

raffiguratoa le fatezze conte;


e'l pastor ch'a Golia ruppe la fronte

piansela ribellante sua famiglia

etsopra 'l buon Saúl cangiò le ciglia

ond'assaipuò dolersi il fiero monte.


Mavoi che mai pietà non discolora

etch'avete gli schermi sempre accorti

contral'arco d'Amor che 'ndarno tira


mivedete straziare a mille morti:

nélagrima però discese anchora

da'be' vostr'occhima disdegno et ira.



45


Ilmio adversario in cui veder solete

gliocchi vostri ch'Amore e 'l ciel honora

collenon sue bellezze v'innamora

piúche 'n guisa mortal soavi et liete.


Perconsiglio di luidonnam'avete

scacciatodel mio dolce albergo fora:

miseroexilioavegna ch'i' non fôra

d'abitardegno ove voi sola siete.


Mas'io v'era con saldi chiovi fisso

nondevea specchio farvi per mio danno

avoi stessa piacendoaspra et superba.


Certose vi rimembra di Narcisso

questoet quel corso ad un termino vanno

benchédi sí bel fior sia indegna l'erba.



46


L'oroet le perle e i fior' vermigli e i bianchi

che'l verno devria far languidi et secchi

sonper me acerbi et velenosi stecchi

ch'ioprovo per lo petto et per li fianchi.


Peròi dí miei fien lagrimosi et manchi

chégran duol rade volte aven che 'nvecchi:

mapiú ne colpo i micidiali specchi

che'n vagheggiar voi stessa avete stanchi.


Questiposer silentio al signor mio

cheper me vi pregavaond'ei si tacque

veggendoin voi finir vostro desio;


questifuor fabbricati sopra l'acque

d'abissoet tinti ne l'eterno oblio

onde'l principio de mia morte nacque.



47


Iosentia dentr'al cor già venir meno

glispirti che da voi ricevon vita;

etperché natural-mente s'aita

contrala morte ogni animal terreno


largai'l desioch'i teng'or molto a freno

etmisil per la via quasi smarrita:

peròche dí et notte indi m'invita

etio contra sua voglia altronde 'l meno.


Etmi condussevergognoso et tardo

ariveder gli occhi leggiadriond'io

pernon esser lor grave assai mi guardo.


Vivrommiun tempo omaich'al viver mio

tantavirtute à sol un vostro sguardo;

etpoi morròs'io non credo al desio.



48


Semai foco per foco non si spense

néfiume fu già mai secco per pioggia

masempre l'un per l'altro simil poggia

etspesso l'un contrario l'altro accense


Amortu che' pensier' nostri dispense

alqual un'alma in duo corpi s'appoggia

perchéfai in lei con disusata foggia

menper molto voler le voglie intense?


Forsesí come 'l Nil d'alto caggendo

colgran suono i vicin' d'intorno assorda

e'l sole abbaglia chi ben fiso 'l guarda


cosí'l desio che seco non s'accorda

nelo sfrenato obiecto vien perdendo

etper troppo spronar la fuga è tarda.



49


Perch'iot'abbia guardato di menzogna

amio podere et honorato assai

ingratalinguagià però non m'ài

rendutohonorma facto ira et vergogna:


chéquando piú 'l tuo aiuto mi bisogna

perdimandar mercedeallor ti stai

semprepiú freddaet se parole fai

sonimperfecteet quasi d'uom che sogna.


Lagrimetristeet voi tutte le notti

m'accompagnateov'io vorrei star solo

poifuggite dinanzi a la mia pace;


etvoi sí pronti a darmi angoscia et duolo

sospiriallor traete lenti et rotti:

solala vista mia del cor non tace.



50


Nela stagion che 'l ciel rapido inchina

versooccidenteet che 'l dí nostro vola

agente che di là forse l'aspetta

veggendosiin lontan paese sola

lastancha vecchiarella pellegrina

raddoppiai passiet piú et piú s'affretta;

etpoi cosí soletta

alfin di sua giornata

taloraè consolata

d'alcunbreve riposoov'ella oblia

lanoia e 'l mal de la passata via.

Malassoogni dolor che 'l dí m'adduce

crescequalor s'invia

perpartirsi da noi l'eterna luce.


Come'l sol volge le 'nfiammate rote

perdar luogo a la notteonde discende

daglialtissimi monti maggior l'ombra

l'avarozappador l'arme riprende

etcon parole et con alpestri note

ognigravezza del suo petto sgombra;

etpoi la mensa ingombra

dipovere vivande

similia quelle ghiande

lequa' fuggendo tutto 'l mondo honora.

Machi vuol si rallegri ad ora ad ora

ch'i'pur non ebbi anchornon dirò lieta

mariposata un'hora

néper volger di ciel né di pianeta.


Quandovede 'l pastor calare i raggi

delgran pianeta al nido ov'egli alberga

e'nbrunir le contrade d'orïente

drizzasiin piediet co l'usata verga

lassandol'erba et le fontane e i faggi

movela schiera sua soavemente;

poilontan da la gente

ocasetta o spelunca

diverdi frondi ingiuncha:

ivisenza pensier' s'adagia et dorme.

Ahicrudo Amorma tu allor piú mi 'nforme

aseguir d'una fera che mi strugge

lavoce e i passi et l'orme

etlei non stringi che s'appiatta et fugge.


Ei naviganti in qualche chiusa valle

gettanle menbrapoi che 'l sol s'asconde

sulduro legnoet sotto a l'aspre gonne.

Maioperché s'attuffi in mezzo l'onde

etlasci Hispagna dietro a le sue spalle

etGranata et Marroccho et le Colonne

etgli uomini et le donne

e'l mondo et gli animali

aquetinoi lor mali

finenon pongo al mio obstinato affanno;

etduolmi ch'ogni giorno arroge al danno

ch'i'son già pur crescendo in questa voglia

benpresso al decim'anno

néposs'indovinar chi me ne scioglia.


Etperché un poco nel parlar mi sfogo

veggiola sera i buoi tornare sciolti

dale campagne et da' solcati colli:

imiei sospiri a me perché non tolti

quandoche sia? perché no 'l grave giogo?

perchédí et notte gli occhi miei son molli?

Miseromeche volli

quandoprimier sí fiso

glitenni nel bel viso

periscolpirlo imaginando in parte

ondemai né per forza né per arte

mossosaràfin ch'i' sia dato in preda

achi tutto diparte!

Néso ben ancho che di lei mi creda.


Canzonse l'esser meco

dalmatino a la sera

t'àfatto di mia schiera

tunon vorrai mostrarti in ciascun loco;

etd'altrui loda curerai sí poco

ch'assaiti fia pensar di poggio in poggio

comem'à concio 'l foco

diquesta viva petraov'io m'appoggio.



51


Pocoera ad appressarsi agli occhi miei

laluce che da lunge gli abbarbaglia

checome vide lei cangiar Thesaglia

cosícangiato ogni mia forma avrei.


Ets'io non posso transformarmi in lei

piúch'i' mi sia (non ch'a mercé mi vaglia)

diqual petra piú rigida si 'ntaglia

pensosone la vista oggi sarei


odi diamanteo d'un bel marmo biancho

perla paura forseo d'un dïaspro

pregiatopoi dal vulgo avaro et scioccho;


etsarei fuor del grave giogo et aspro

percui i' ò invidia di quel vecchio stancho

chefa con le sue spalle ombra a Marroccho.



52


Nonal suo amante piú Dïana piacque

quandoper tal ventura tutta ignuda

lavide in mezzo de le gelide acque


ch'ame la pastorella alpestra et cruda

postaa bagnar un leggiadretto velo

ch'al'aura il vago et biondo capel chiuda


talche mi feceor quand'egli arde 'l cielo

tuttotremar d'un amoroso gielo.



53


Spirtogentilche quelle membra reggi

dentrole qua' peregrinando alberga

unsignor valorosoaccorto et saggio

poiche se' giunto a l'onorata verga

collaqual Roma et i suoi erranti correggi

etla richiami al suo antiquo vïaggio

ioparlo a teperò ch'altrove un raggio

nonveggio di vertúch'al mondo è spenta

nétrovo chi di mal far si vergogni.

Ches'aspetti non soné che s'agogni

Italiache suoi guai non par che senta:

vecchiaotïosa et lenta

dormiràsempreet non fia chi la svegli?

Leman' l'avess'io avolto entro' capegli.


Nonspero che già mai dal pigro sonno

movala testa per chiamar ch'uom faccia

sígravemente è oppressa et di tal soma;

manon senza destino a le tue braccia

chescuoter forte et sollevarla ponno

èor commesso il nostro capo Roma.

Pon'man in quella venerabil chioma

securamenteet ne le treccie sparte

síche la neghittosa esca del fango.

I'che dí et notte del suo strazio piango

dimia speranza ò in te la maggior parte:

chese 'l popol di Marte

devesseal proprio honore alzar mai gli occhi

parmipur ch'a' tuoi dí la gratia tocchi.


L'antichemura ch'anchor teme et ama

ettrema 'l mondoquando si rimembra

deltempo andato e 'n dietro si rivolve

ei sassi dove fur chiuse le membra

dita' che non saranno senza fama

sel'universo pria non si dissolve

ettutto quel ch'una ruina involve

perte spera saldar ogni suo vitio.

Ograndi Scipïonio fedel Bruto

quantov'aggradas'egli è anchor venuto

romorlà giú del ben locato officio!

Comecre' che Fabritio

sifaccia lietoudendo la novella!

Etdice: Roma mia sarà anchor bella.


Etse cosa di qua nel ciel si cura

l'animeche lassú son citadine

etànno i corpi abandonati in terra

dellungo odio civil ti pregan fine

percui la gente ben non s'assecura

onde'l camin a' lor tecti si serra:

chefur già sí devotiet ora in guerra

quasispelunca di ladron' son fatti

talch'a' buon' solamente uscio si chiude

ettra gli altari et tra le statue ignude

ogniimpresa crudel par che se tratti.

Dehquanto diversi atti!

Nésenza squille s'incommincia assalto

cheper Dio ringraciar fur poste in alto.


Ledonne lagrimosee 'l vulgo inerme

dela tenera etatee i vecchi stanchi

ch'ànnosé in odio et la soverchia vita

ei neri fraticelli e i bigi e i bianchi

coll'altreschiere travagliate e 'nferme

gridan:O signor nostroaitaaita.

Etla povera gente sbigottita

tiscopre le sue piaghe a mille a mille

ch'Anibalenon ch'altrifarian pio.

Etse ben guardi a la magion di Dio

ch'ardeoggi tuttaassai poche faville

spegnendofien tranquille

levoglieche si mostran sí 'nfiammate

ondefien l'opre tue nel ciel laudate.


Orsilupileoniaquile et serpi

aduna gran marmorea colomna

fannonoia soventeet a sé danno.

Dicostor piange quella gentil donna

chet'à chiamato a ciò che di lei sterpi

lemale pianteche fiorir non sanno.

Passatoè già piú che 'l millesimo anno

che'n lei mancâr quell'anime leggiadre

chelocata l'avean là dov'ell'era.

Ahinova gente oltra misura altera

irreverentea tanta et a tal madre!

Tumaritotu padre:

ognisoccorso di tua man s'attende

ché'l maggior padre ad altr'opera intende.


Radevolte adiven ch'a l'alte imprese

fortunaingiurïosa non contrasti

ch'aglianimosi fatti mal s'accorda.

Orasgombrando 'l passo onde tu intrasti

famisiperdonar molt'altre offese

ch'almenqui da se stessa si discorda:

peròchequanto 'l mondo si ricorda

adhuom mortal non fu aperta la via

perfarsicome a tedi fama eterno

chepuoi drizzars'i' non falso discerno

instato la piú nobil monarchia.

Quantagloria ti fia

dir:Gli altri l'aitâr giovene et forte;

questiin vecchiezza la scampò da morte.


Sopra'l monte Tarpeiocanzonvedrai

uncavalierch'Italia tutta honora

pensosopiú d'altrui che di se stesso.

Digli:Un che non ti vide anchor da presso

senon come per fama huom s'innamora

diceche Roma ognora

congli occhi di dolor bagnati et molli

tichier mercé da tutti sette i colli.



54


Perch'alviso d'Amor portava insegna

mosseuna pellegrina il mio cor vano

ch'ognialtra mi parea d'onor men degna.


Etlei seguendo su per l'erbe verdi

udí'dir alta voce di lontano:

Ahiquanti passi per la selva perdi!


Allormi strinsi a l'ombra d'un bel faggio

tuttopensoso; et rimirando intorno

vidiassai periglioso il mio vïaggio;


ettornai indietro quasi a mezzo 'l giorno.



55


Quelfoco ch'i' pensai che fosse spento

dalfreddo tempo et da l'età men fresca

fiammaet martir ne l'anima rinfresca.


Nonfur mai tutte spentea quel ch'i' veggio

maricoperte alquanto le faville

ettemo no 'l secondo error sia peggio.

Perlagrime ch'i' spargo a mille a mille

convenche 'l duol per gli occhi si distille

dalcorch'à seco le faville et l'ésca:

nonpur qual fuma pare a me che cresca.


Qualfoco non avrian già spento et morto

l'ondeche gli occhi tristi versan sempre?

Amoravegna mi sia tardi accorto

vòlche tra duo contrari mi distempre;

ettende lacci in sí diverse tempre

chequand'ò piú speranza che 'l cor n'esca

allorpiú nel bel viso mi rinvesca.



56


Secol cieco desir che 'l cor distrugge

contandol'ore no m'inganno io stesso

oramentre ch'io parlo il tempo fugge

ch'ame fu inseme et a mercé promesso.


Qualombra è sí crudel che 'l seme adugge

ch'aldisïato frutto era sí presso?

etdentro dal mio ovil qual fera rugge?

trala spiga et la man qual muro è messo?


Lassonol so; ma sí conosco io bene

cheper far piú dogliosa la mia vita

amorm'addusse in sí gioiosa spene.


Etor di quel ch'i' ò lecto mi sovene

che'nanzi al dí de l'ultima partita

huombeato chiamar non si convene.



57


Mieventure al venir son tarde et pigre

laspeme incertae 'l desir monta et cresce

ondee 'l lassare et l'aspectar m'incresce;

etpoi al partir son piú levi che tigre.


Lassole nevi fien tepide et nigre

e'l mar senz'ondaet per l'alpe ogni pesce

etcorcherassi il sol là oltre ond'esce

d'unmedesimo fonte Eufrate et Tigre


primach'i' trovi in ciò pace né triegua

oAmore o madonna altr'uso impari

chem'ànno congiurato a torto incontra.


Ets'i' ò alcun dolceè dopo tanti amari

cheper disdegno il gusto si dilegua:

altromai di lor gratie non m'incontra.



58


Laguancia che fu già piangendo stancha

riposatesu l'unsignor mio caro

etsiate ormai di voi stesso piú avaro

aquel crudel che ' suoi seguaci imbiancha.


Coll'altrorichiudete da man mancha

lastrada a' messi suoi ch'indi passaro

mostrandoviun d'agosto et di genaro

perch'ala lunga via tempo ne mancha.


Ecol terzo bevete un suco d'erba

chepurghe ogni pensier che 'l cor afflige

dolcea la fineet nel principio acerba.


Meriponete ove 'l piacer si serba

talch'i' non tema del nocchier di Stige

sela preghiera mia non è superba.



59


Perchéquel che mi trasse ad amar prima

altruicolpa mi toglia

delmio fermo voler già non mi svoglia.


Trale chiome de l'òr nascose il laccio

alqual mi strinseAmore;

etda' begli occhi mosse il freddo ghiaccio

chemi passò nel core

conla vertú d'un súbito splendore

ched'ogni altra sua voglia

solrimembrando anchor l'anima spoglia.


Toltam'è poi di que' biondi capelli

lassola dolce vista;

e'l volger de' duo lumi honesti et belli

colsuo fuggir m'atrista;

maperché ben morendo honor s'acquista

permorte né per doglia

nonvo' che da tal nodo Amor mi scioglia.



60


L'arborgentil che forte amai molt'anni

mentrei bei rami non m'ebber a sdegno

fiorirfaceva il mio debile ingegno

ela sua ombraet crescer negli affanni.


Poichesecuro me di tali inganni

fecedi dolce sé spietato legno

i'rivolsi i pensier' tutti ad un segno

cheparlan sempre de' lor tristi danni.


Cheporà dir chi per amor sospira

s'altrasperanza le mie rime nove

gliavessir dataet per costei la perde?


Népoeta ne colga mainé Giove

laprivilegiet al Sol venga in ira

talche si secchi ogni sua foglia verde.



61


Benedettosia 'l giornoet 'l meseet l'anno

etla stagionee 'l tempoet l'orae 'l punto

e'l bel paesee 'l loco ov'io fui giunto

da'duobegli occhi che legato m'ànno;


etbenedetto il primo dolce affanno

ch'i'ebbi ad esser con Amor congiunto

etl'arcoet le saette ond'i' fui punto

etle piaghe che 'nfin al cor mi vanno.


Benedettele voci tante ch'io

chiamandoil nome de mia donna ò sparte

ei sospiriet le lagrimee 'l desio;


etbenedette sian tutte le carte

ov'iofama l'acquistoe 'l pensier mio

ch'èsol di leisí ch'altra non v'à parte.



62


Padredel cieldopo i perduti giorni

dopole notti vaneggiando spese

conquel fero desio ch'al cor s'accese

mirandogli atti per mio mal sí adorni


piacciatiomai col Tuo lume ch'io torni

adaltra vita et a piú belle imprese

sích'avendo le reti indarno tese

ilmio duro adversario se ne scorni.


OrvolgeSignor miol'undecimo anno

ch'i'fui sommesso al dispietato giogo

chesopra i piú soggetti è piú feroce.


Misereredel mio non degno affanno;

reducii pensier' vaghi a miglior luogo;

ramentalor come oggi fusti in croce.



63


Volgendogli occhi al mio novo colore

chefa di morte rimembrar la gente

pietàvi mosse; ondebenignamente

salutandoteneste in vita il core.


Lafraile vitach'ancor meco alberga

fude' begli occhi vostri aperto dono

etde la voce angelica soave.

Dalor conosco l'esser ov'io sono:


chécome suol pigro animal per verga

cosídestaro in me l'anima grave.

Delmio cordonnal'una et l'altra chiave


avetein mano; et di ciò son contento

prestodi navigare a ciascun vento

ch'ognicosa da voi m'è dolce honore.



64


Sevoi poteste per turbati segni

perchinar gli occhio per piegar la testa

oper esser piú d'altra al fuggir presta

torcendo'l viso a' preghi honesti et degni


uscirgià maiover per altri ingegni

delpetto ove dal primo lauro innesta

Amorpiú ramii' direi ben che questa

fossegiusta cagione a' vostri sdegni:


chégentil pianta in arido terreno

parche si disconvengaet però lieta

naturalmentequindi si diparte;


mapoi vostro destino a voi pur vieta

l'esseraltroveprovedete almeno

dinon star sempre in odïosa parte.



65


Lassoche mal accorto fui da prima

nelgiorno ch'a ferir mi venne Amore

ch'apasso a passo è poi fatto signore

dela mia vitaet posto in su la cima.


Ionon credea per forza di sua lima

chepunto di fermezza o di valore

mancassemai ne l'indurato core;

macosí vachi sopra 'l ver s'estima.


Daora inanzi ogni difesa è tarda

altrache di provar s'assai o poco

questipreghi mortali Amore sguarda.


Nonprego giàné puote aver piú loco

chemesuratamente il mio cor arda

mache sua parte abbia costei del foco.



66


L'aeregravatoet l'importuna nebbia

compressaintorno da rabbiosi vènti

tostoconven che si converta in pioggia;

etgià son quasi di cristallo i fiumi

e'n vece de l'erbetta per le valli

nonse ved'altro che pruine et ghiaccio.


Etio nel cor via piú freddo che ghiaccio

òdi gravi pensier' tal una nebbia

qualsi leva talor di queste valli

serrateincontra agli amorosi vènti

etcircundate di stagnanti fiumi

quandocade dal ciel piú lenta pioggia.


Inpicciol tempo passa ogni gran pioggia

e'l caldo fa sparir le nevi e 'l ghiaccio

diche vanno superbi in vista i fiumi;

némai nascose il ciel sí folta nebbia

chesopragiunta dal furor d'i vènti

nonfugisse dai poggi et da le valli.


Malassoa me non val fiorir de valli

anzipiango al sereno et a la pioggia

eta' gelati et a' soavi vènti:

ch'allorfia un dí madonna senza 'l ghiaccio

dentroet di for senza l'usata nebbia

ch'i'vedrò secco il maree' laghie i fiumi.


Mentrech'al mar descenderanno i fiumi

etle fiere ameranno ombrose valli

fiadinanzi a' begli occhi quella nebbia

chefa nascer d'i miei continua pioggia

etnel bel petto l'indurato ghiaccio

chetrâ del mio sí dolorosi vènti.


Bendebbo io perdonare a tutti vènti

peramor d'un che 'n mezzo di duo fiumi

michiuse tra 'l bel verde e 'l dolce ghiaccio

talch'i' depinsi poi per mille valli

l'ombraov'io fuiché né calor né pioggia

nésuon curava di spezzata nebbia.


Manon fuggío già mai nebbia per vènti

comequel díné mai fiumi per pioggia

néghiaccio quando 'l sole apre le valli.



67


Delmar Tirreno a la sinistra riva

doverotte dal vento piangon l'onde

súbitovidi quella altera fronde

dicui conven che 'n tante carte scriva.


Amorche dentro a l'anima bolliva

perrimembranza de le treccie bionde

mispinseonde in un rio che l'erba asconde

caddinongià come persona viva.


Soloov'io era tra boschetti et colli

vergognaebbi di mech'al cor gentile

bastaben tantoet altro spron non volli.


Piacemialmen d'aver cangiato stile

dagli occhi a' pie'se del lor esser molli

glialtri asciugasse un piú cortese aprile.



68


L'aspettosacro de la terra vostra

mifa del mal passato tragger guai

gridando:Sta' sumiseroche fai?;

etla via de salir al ciel mi mostra.


Macon questo pensier un altro giostra

etdice a me: Perché fuggendo vai?

seti rimembrail tempo passa omai

ditornar a veder la donna nostra.


I'che 'l suo ragionar intendoallora

m'agghiacciodentroin guisa d'uom ch'ascolta

novellache di súbito l'accora.


Poitorna il primoet questo dà la volta:

qualvincerànon so; ma 'nfino ad ora

combattutoànnoet non pur una volta.



69


Bensapeva io che natural consiglio

Amorcontra di te già mai non valse

tantilacciuol'tante impromesse false

tantoprovato avea 'l tuo fiero artiglio.


Manovamenteond'io mi meraviglio

(diròlcome persona a cui ne calse

eche 'l notai là sopra l'acque salse

trala riva toscana et l'Elba et Giglio)


i'fuggia le tue maniet per camino

agitandom'ivènti e 'l ciel et l'onde

m'andavasconosciuto et pellegrino:


quandoecco i tuoi ministrii' non so donde

perdarmi a diveder ch'al suo destino

malchi contrastaet mal chi si nasconde.



70


Lassomech'i' non so in qual parte pieghi

laspemech'è tradita omai più volte:

chese non è chi con pietà m'ascolte

perchésparger al ciel sí spessi preghi?

Mas'egli aven ch'anchor non mi si nieghi

finiranzi 'l mio fine

questevoci meschine

nongravi al mio signor perch'io il ripreghi

didir libero un dí tra l'erba e i fiori:

Drezet rayson es qu'ieu ciant e 'm demori.


Ragioneè ben ch'alcuna volta io canti

peròch'ò sospirato sí gran tempo

chemai non incomincio assai per tempo

peradequar col riso i dolor' tanti.

Ets'io potesse far ch'agli occhi santi

porgessealcun dilecto

qualchedolce mio detto

ome beato sopra gli altri amanti!

Mapiú quand'io dirò senza mentire:

Donnami prieghaper ch'io voglio dire.


Vaghipensier' che cosí passo passo

scortom'avete a ragionar tant'alto

vedeteche madonna à 'l cor di smalto

síforte ch'io per me dentro nol passo.

Ellanon degna di mirar sí basso

chedi nostre parole

curiché 'l ciel non vòle

alqual pur contrastando i' son già lasso:

ondecome nel cor m'induro e n'aspro

cosìnel mio parlar voglio esser aspro.


Cheparlo? o dove sono? e chi m'inganna

altrich'io stesso e 'l desïar soverchio?

Giàs'i'trascorro il ciel di cerchio in cerchio

nessunpianeta a pianger mi condanna.

Semortal velo il mio veder appanna

checolpa è de le stelle

ode le cose belle?

Mecosi sta chi dí et notte m'affanna

poiche del suo piacer mi fe' gir grave

ladolce vista e 'l bel guardo soave.


Tuttele cosedi che 'l mondo è adorno

uscïrbuone de man del mastro eterno;

mameche cosí adentro non discerno

abbagliail bel che mi si mostra intorno;

ets'al vero splendor già mai ritorno

l'occhionon po' star fermo

cosíl'à fatto infermo

purla sua propria colpaet non quel giorno

ch'i'volsi inver' l'angelica beltade

neldolce tempo de la prima etade.



71


Perchéla vita è breve

etl'ingegno paventa a l'alta impresa

nédi lui né di lei molto mi fido;

maspero che sia intesa

làdov'io bramoet là dove esser deve

ladoglia mia la qual tacendo i' grido.

Occhileggiadri dove Amor fa nido

avoi rivolgo il mio debile stile

pigroda séma 'l gran piacer lo sprona;

etchi di voi ragiona

tiendal soggetto un habito gentile

checon l'ale amorose

levandoil parte d'ogni pensier vile.

Conqueste alzato vengo a dir or cose

ch'òportate nel cor gran tempo ascose.


Nonperch'io non m'aveggia

quantomia laude è 'ngiurïosa a voi:

macontrastar non posso al gran desio

loquale è 'n me da poi

ch'i'vidi quel che pensier non pareggia

nonche l'avagli altrui parlar o mio.

Principiodel mio dolce stato rio

altriche voi so ben che non m'intende.

Quandoagli ardenti rai neve divegno

vostrogentile sdegno

forsech'allor mia indignitate offende.

Ohse questa temenza

nontemprasse l'arsura che m'incende

beatovenir men! ché 'n lor presenza

m'èpiù caro il morir che 'l viver senza.


Dunquech'i' non mi sfaccia

sífrale obgetto a sí possente foco

nonè proprio valor che me ne scampi;

mala paura un poco

che'l sangue vago per le vene agghiaccia

risalda'l corperché piú tempo avampi.

Opoggio vallio fiumio selveo campi

otestimon' de la mia grave vita

quantevolte m'udiste chiamar morte!

Ahidolorosa sorte

lostar mi struggee 'l fuggir non m'aita.

Mase maggior paura

nonm'affrenassevia corta et spedita

trarrebbea fin questa apra pena et dura;

etla colpa è di tal che non à cura.


Dolorperché mi meni

fuordi camin a dir quel ch'i' non voglio?

Sostiench'io vada ove 'l piacer mi spigne.

Giàdi voi non mi doglio

occhisopra 'l mortal corso sereni

nédi lui ch'a tal nodo mi distrigne.

Vedeteben quanti color' depigne

Amorsovente in mezzo del mio volto

etpotrete pensar qual dentro fammi

là've dí et notte stammi

adossocol poder ch'a in voi raccolto

lucibeate et liete

senon che 'l veder voi stesse v'è tolto;

maquante volte a me vi rivolgete

conoscetein altrui quel che voi siete.


S'avoi fosse sí nota

ladivina incredibile bellezza

dich'io ragionocome a chi la mira

misurataallegrezza

nonavria 'l cor: però forse è remota

dalvigor natural che v'apre et gira.

Felicel'alma che per voi sospira

lumidel cielper li quali io ringratio

lavita che per altro non m'è a grado!

Oimèperché sí rado

midate quel dond'io mai non son satio?

Perchénon piú sovente

miratequal Amor di me fa stracio?

Eperché mi spogliate immantanente

delben ch'ad ora ad or l'anima sente?


Dicoch'ad ora ad ora

vostramercedei' sento in mezzo l'alma

unadolcezza inusitata et nova

laqual ogni altra salma

dinoiosi pensier' disgombra allora

síche di mille un sol vi si ritrova:

queltanto a menon piúdel viver giova.

Etse questo mio ben durasse alquanto

nullostato aguagliarse al mio porrebbe;

maforse altrui farrebbe

invidoet me superbo l'onor tanto:

peròlassoconvensi

chel'extremo del riso assaglia il pianto

e'nterrompendo quelli spirti accensi

ame ritorniet di me stesso pensi.


L'amorosopensero

ch'albergadentroin voi mi si discopre

talche mi trâ del cor ogni altra gioia;

ondeparole et opre

escondi me sí fatte allor ch'i' spero

farmiimmortalperché la carne moia.

Fuggeal vostro apparire angoscia et noia

etnel vostro partir tornano insieme.

Maperché la memoria innamorata

chiudelor poi l'entrata

dilà non vanno da le parti extreme;

ondes'alcun bel frutto

nascedi meda voi vien prima il seme:

ioper me son quasi un terreno asciutto

cóltoda voie 'l pregio è vostro in tutto.


Canzontu non m'acquetianzi m'infiammi

adir di quel ch'a me stesso m'invola:

peròsia certa de non esser sola.



72


Gentilmia donnai' veggio

nelmover de' vostr'occhi un dolce lume

chemi mostra la via ch'al ciel conduce;

etper lungo costume

dentrolà dove sol con Amor seggio

quasivisibilmente il cor traluce.

Questaè la vista ch'a ben far m'induce

etche mi scorge al glorïoso fine;

questasola dal vulgo m'allontana:

négià mai lingua humana

contarporia quel che le due divine

lucisentir mi fanno

equando 'l verno sparge le pruine

etquando poi ringiovenisce l'anno

qualera al tempo del mio primo affanno.


Iopenso: se là suso

onde'l motor eterno de le stelle

degnòmostrar del suo lavoro in terra

sonl'altr'opre sí belle

aprasila pregioneov'io son chiuso

etche 'l camino a tal vita mi serra.

Poimi rivolgo a la mia usata guerra

ringratiandoNatura e 'l dí ch'io nacqui

chereservato m'ànno a tanto bene

etlei ch'a tanta spene

alzòil mio cor: ché 'nsin allor io giacqui

ame noioso et grave

daquel dí inanzi a me medesmo piacqui

empiendod'un pensier alto et soave

quelcore ond'ànno i begli occhi la chiave.


Némai stato gioioso

Amoro la volubile Fortuna

diedera chi piú fur nel mondo amici

ch'i'nol cangiassi ad una

rivoltad'occhiond'ogni mio riposo

viencome ogni arbor vien da sue radici.

Vaghefavilleangelichebeatrici

dela mia vitaove 'l piacer s'accende

chedolcemente mi consuma et strugge:

comesparisce et fugge

ognialtro lume dove'l vostro splende

cosíde lo mio core

quandotanta dolcezza in lui discende

ognialtra cosaogni penser va fore

etsolo ivi con voi rimanse Amore.


Quantadolcezza unquancho

fuin cor d'aventurosi amantiaccolta

tuttain un locoa quel ch'i' sento è nulla

quandovoi alcuna volta

soavementetra 'l bel nero e 'l biancho

volgeteil lume in cui Amor si trastulla;

etcredo da le fasce et da la culla

almio imperfectoa la Fortuna adversa

questorimedio provedesse il cielo.

Tortomi face il velo

etla man che sí spesso s'atraversa

fra'l mio sommo dilecto

etgli occhionde dí et notte si rinversa

ilgran desio per isfogare il petto

cheforma tien dal varïato aspetto.


Perch'ioveggioet mi spiace

chenatural mia dote a me non vale

némi fa degno d'un sí caro sguardo

sforzomid'esser tale

quala l'alta speranza si conface

etal foco gentil ond'io tutt'ardo.

S'alben veloceet al contrario tardo

dispregiatordi quanto 'l mondo brama

persolicito studio posso farme

porrebbeforse aitarme

nelbenigno iudicio una tal fama:

Certoil fin de' miei pianti

chenon altronde il cor doglioso chiama

vènda' begli occhi alfin dolce tremanti

ultimaspeme de' cortesi amanti.


Canzonl'una sorella è poco inanzi

etl'altra sento in quel medesmo albergo

apparechiarsi;ond'io piú carta vergo.



73


Poiche per mio destino

adir mi sforza quell'accesa voglia

chem'à sforzato a sospirar mai sempre

Amorch'a ciò m'invoglia

siala mia scortae 'nsignimi 'l camino

etcol desio le mie rime contempre:

manon in guisa che lo cor si stempre

disoverchia dolcezzacom'io temo

perquel ch'i' sento ov'occhio altrui non giugne;

ché'l dir m'infiamma et pugne

néper mi' 'ngegnoond'io pavento et tremo

sícome talor sòle

trovo'l gran foco de la mente scemo

anzimi struggo al suon de le parole

purcom'io fusse un huom di ghiaccio al sole.


Nelcominciar credia

trovarparlando al mio ardente desire

qualchebreve riposo et qualche triegua.

Questasperanza ardire

miporse a ragionar quel ch'i'sentia:

orm'abbandona al tempoet si dilegua.

Mapur conven che l'alta impresa segua

continüandol'amorose note

sípossente è 'l voler che mi trasporta;

etla ragione è morta

chetenea 'l frenoet contrastar nol pote.

Mostrimialmen ch'io dica

Amorin guisa chese mai percote

gliorecchi de la dolce mia nemica

nonmiama di pietà la faccia amica.


Dico:se 'n quella etate

ch'alvero honor fur gli animi sí accesi

l'industriad'alquanti huomini s'avolse

perdiversi paesi

poggiet onde passandoet l'onorate

cosecercandoe 'l più bel fior ne colse

poiche Dio et Natura et Amor volse

locarcompitamente ogni virtute

inquei be' lumiond'io gioioso vivo

questoet quell'altro rivo

nonconven ch'i' trapasseet terra mute.

Allor sempre ricorro

comea fontana d'ogni mia salute

etquando a morte disïando corro

soldi lor vista al mio stato soccorro.


Comea forza di vènti

stanconocchier di notte alza la testa

a'duo lumi ch'a sempre il nostro polo

cosíne la tempesta

ch'i'sostengo d'Amorgli occhi lucenti

sonoil mio segno e 'l mio conforto solo.

Lassoma troppo è piú quel ch'io ne 'nvolo

orquinci or quindicome Amor m'informa

chequel che vèn da gratïoso dono;

etquel poco ch'i' sono

mifa di lor una perpetua norma.

Poich'io li vidi in prima

senzalor a ben far non mossi un'orma:

cosígli ò di me posti in su la cima

che'l mio valor per sé falso s'estima.


I'non poria già mai

imaginarnonché narrar gli effecti

chenel mio cor gli occhi soavi fanno:

tuttigli altri diletti

diquesta vita ò per minori assai

ettutte altre bellezze indietro vanno.

Pacetranquilla senza alcuno affanno:

similea quella ch'è nel ciel eterna

moveda lor inamorato riso.

Cosívedess'io fiso

comeAmor dolcemente gli governa

solun giorno da presso

senzavolger già mai rota superna

népensasse d'altrui né di me stesso

e'l batter gli occhi miei non fosse spesso.


Lassoche disïando

voquel ch'esser non puote in alcun modo

etvivo del desir fuor di speranza:

solamentequel nodo

ch'Amorcerconda a la mia lingua quando

l'umanavista il troppo lume avanza

fossediscioltoi' prenderei baldanza

didir parole in quel punto sí nove

chefarian lagrimar chi le 'ntendesse;

male ferite impresse

volgonper forza il cor piagato altrove

ond'iodivento smorto

e'l sangue si nascondei' non so dove

nérimango qual era; et sonmi accorto

chequesto è 'l colpo di che Amor m'à morto.


Canzonei' sento già stancar la penna

dellungo et del dolce ragionar co llei

manon di parlar meco i pensier' mei.



74


Ioson già stanco di pensar sí come

imiei pensier' in voi stanchi non sono

etcome vita anchor non abbandono

perfuggir de' sospir' sí gravi some;


etcome a dir del viso et de le chiome

etde' begli occhiond'io sempre ragiono

nonè mancata omai la lingua e 'l suono

díet notte chiamando il vostro nome;


etche' pie' non son fiaccati et lassi

aseguir l'orme vostre in ogni parte

perdendoinutilmente tanti passi;


etonde vien l'enchiostroonde le carte

ch'i'vo empiendo di voi: se 'n ciò fallassi

colpad'Amornon già defecto d'arte.



75


Ibegli occhi ond'i' fui percosso in guisa

ch'e'medesmi porian saldar la piaga

etnon già vertú d'erbeo d'arte maga

odi pietra dal mar nostro divisa


m'ànnola via sí d'altro amor precisa

ch'unsol dolce penser l'anima appaga;

etse la lingua di seguirlo è vaga

lascorta pònon ellaesser derisa.


Questison que' begli occhi che l'imprese

delmio signor victorïose fanno

inogni parteet piú sovra 'l mio fianco;


questison que' begli occhi che mi stanno

semprenel cor colle faville accese

perch'io di lor parlando non mi stanco.



76


Amorcon sue promesse lusingando

miricondusse a la prigione antica

etdie' le chiavi a quella mia nemica

ch'anchorme di me stesso tene in bando.


Nonme n'avidilassose non quando

fuiin lor forza; et or con gran fatica

(chi'l crederà perché giurando i' 'l dica?)

inlibertà ritorno sospirando.


Etcome vero pregioniero afflicto

dele catene mie gran parte porto

e'l cor ne gli occhi et ne la fronte ò scritto.


Quandosarai del mio colore accorto

dirai:S'i' guardo et giudico ben dritto

questiavea poco andare ad esser morto.



77


Permirar Policleto a prova fiso

congli altri ch'ebber fama di quell'arte

mill'anninon vedrian la minor parte

dela beltà che m'ave il cor conquiso.


Macerto il mio Simon fu in paradiso

(ondequesta gentil donna si parte)

ivila videet la ritrasse in carte

perfar fede qua giú del suo bel viso.


L'oprafu ben di quelle che nel cielo

siponno imaginarnon qui tra noi

ovele membra fanno a l'alma velo.


Cortesiafe'; né la potea far poi

chefu disceso a provar caldo et gielo

etdel mortal sentiron gli occchi suoi.



78


Quandogiunse a Simon l'alto concetto

ch'amio nome gli pose in man lo stile

s'avessedato a l'opera gentile

collafigura voce ed intellecto


disospir' molti mi sgombrava il petto

checiò ch'altri à piú caroa me fan vile:

peròche 'n vista ella si mostra humile

promettendomipace ne l'aspetto.


Mapoi ch'i' vengo a ragionar co llei

benignamenteassai par che m'ascolte

serisponder savesse a' detti miei.


Pigmalïonquanto lodar ti dêi

del'imagine tuase mille volte

n'avestiquel ch'i' sol una vorrei.



79


S'alprincipio risponde il fine e 'l mezzo

delquartodecimo anno ch'io sospiro

piúnon mi pò scampar l'aura né 'l rezzo

sícrescer sento 'l mio ardente desiro.


Amorcon cui pensier mai non amezzo

sotto'l cui giogo già mai non respiro

talmi governach'i' non son già mezzo

pergli occhi ch'al mio mal sí spesso giro.


Cosímancando vo di giorno in giorno

síchiusamentech'i' sol me n'accorgo

etquella che guardando il cor mi strugge.


Apena infin a qui l'anima scorgo

néso quanto fia meco il mio soggiorno

chéla morte s'appressae 'l viver fugge.



80


Chiè fermato di menar sua vita

super l'onde fallaci et per gli scogli

scevroda morte con un picciol legno

nonpò molto lontan esser dal fine:

peròsarrebbe da ritrarsi in porto

mentreal governo anchor crede la vela.


L'aurasoave a cui governo et vela

commisientrando a l'amorosa vita

etsperando venire a miglior porto

poimi condusse in piú di mille scogli;

etle cagion' del mio doglioso fine

nonpur d'intorno aveama dentro al legno.


Chiusogran tempo in questo cieco legno

erraisenza levar occhio a la vela

ch'anzial mio dí mi trasportava al fine;

poipiacque a lui che mi produsse in vita

chiamarmetanto indietro da li scogli

ch'almenda lunge m'apparisse il porto.


Comelume di notte in alcun porto

videmai d'alto mar nave né legno

senon gliel tolse o tempestate o scogli

cosídi su da la gomfiata vela

vid'iole 'nsegne di quell'altra vita

etallor sospirai verso 'l mio fine.


Nonperch'io sia securo anchor del fine:

chévolendo col giorno esser a porto

ègran vïaggio in cosí poca vita;

poitemoché mi veggio in fraile legno

etpiú che non vorrei piena la vela

delvento che mi pinse in questi scogli.


S'ioesca vivo de' dubbiosi scogli

etarrive il mio exilio ad un bel fine

ch'i'sarei vago di voltar la vela

etl'anchore gittar in qualche porto!

Senon ch'i' ardo come acceso legno

sím'è duro a lassar l'usata vita.


Signorde la mia fine et de la vita

primach'i' fiacchi il legno tra gli scogli

drizzaa buon porto l'affannata vela.



81


Ioson sí stanco sotto 'l fascio antico

dele mie colpe et de l'usanza ria

ch'i'temo forte di mancar tra via

etdi cader in man del mio nemico.


Benvenne a dilivrarmi un grande amico

persomma et ineffabil cortesia;

poivolò fuor de la veduta mia

sích'a mirarlo indarno m'affatico.


Mala sua voce anchor qua giú rimbomba:

Ovoi che travagliateecco 'l camino;

venitea mese 'l passo altri non serra.


Qualgratiaqual amoreo qual destino

midarà penne in guisa di colomba

ch'i'mi riposiet levimi da terra?



82


Ionon fu' d'amar voi lassato unquancho

madonnané sarò mentre ch'io viva;

mad'odiar me medesmo giunto a riva

etdel continuo lagrimar so' stancho;


etvoglio anzi un sepolcro bello et biancho

che'l vostro nome a mio danno si scriva

inalcun marmoove di spirto priva

siala mia carneche pò star seco ancho.


Peròs'un cor pien d'amorosa fede

puòcontentarve senza farne stracio

piacciaviomai di questo aver mercede.


Se'n altro modo cerca d'esser sacio

vostrosdegno erraet non fia quel che crede:

diche Amor et me stesso assai ringracio.



83


Sebianche non son prima ambe le tempie

ch'apoco a poco par che 'l tempo mischi

securonon saròbench'io m'arrischi

talorov'Amor l'arco tira et empie.


Nontemo già che piú mi strazi o scempie

némi ritenga perch'anchor m'invischi

ném'apra il cor perché di fuor l'incischi

consue saette velenose et empie.


Lagrimeomai da gli occhi uscir non ponno

madi gire infin là sanno il vïaggio

sích'a pena fia mai ch'i' 'l passo chiuda.


Benmi pò riscaldare il fiero raggio

nonsí ch'i' arda; et può turbarmi il sonno

maromper nol'imagine aspra et cruda.



84


-Occhi piangete: accompagnate il core

chedi vostro fallir morte sostene.

-Cosí sempre facciamo; et ne convene

lamentarpiú l'altruiche 'l nostro errore.


-Già prima ebbe per voi l'entrata Amore

làonde anchor come in suo albergo vène.

-Noi gli aprimmo la via per quella spene

chemosse d 'entro da colui che more.


-Non soncome a voi parle ragion' pari:

chépur voi foste ne la prima vista

delvostro et del suo mal cotanto avari.


-Or questo è quel che piú ch'altro n'atrista

che'perfetti giudicii son sí rari

etd'altrui colpa altrui biasmo s'acquista.



85


Ioamai sempreet amo forte anchora

etson per amar piú di giorno in giorno

queldolce locoove piangendo torno

spessefïatequando Amor m'accora.


Etson fermo d'amare il tempo et l'ora

ch'ognivil cura mi levâr d'intorno;

etpiù coleilo cui bel viso adorno

diben far co' suoi exempli m'innamora.


Machi pensò veder mai tutti insieme

perassalirmi il coreor quindi or quinci

questidolci nemicich'i' tant'amo?


Amorcon quanto sforzo oggi mi vinci!

Etse non ch'al desio cresce la speme

i'cadrei mortoove più viver bramo.



86


Ioavrò sempre in odio la fenestra

ondeAmor m'aventò già mille strali

perch'alquantidi lor non fur mortali:

ch'èbel morirmentre la vita è dextra.


Ma'l sovrastar ne la pregion terrestra

cagionm'èlassod'infiniti mali;

etpiú mi duol che fien meco immortali

poiche l'alma dal cor non si scapestra.


Miserache devrebbe esser accorta

perlunga experïentia omai che 'l tempo

nonè chi 'ndietro volgao chi l'affreni.


Piúvolte l'ò con ta' parole scorta:

Vattenetristaché non va per tempo

chidopo lassa i suoi dí piú sereni.



87


Sítosto come aven che l'arco scocchi

buonsagittario di lontan discerne

qualcolpo è da sprezzareet qual d'averne

fedech'al destinato segno tocchi:


similmenteil colpo de' vostr'occhi

donnasentiste a le mie parti interne

drittopassareonde conven ch'eterne

lagrimeper la piaga il cor trabocchi.


Etcerto son che voi diceste allora:

Miseroamantea che vaghezza il mena?

Eccolo strale onde Amor vòl che mora.


Oraveggendo come 'l duol m'affrena

quelche mi fanno i miei nemici anchora

nonè per mortema per piú mia pena.



88


Poiche mia speme è lunga a venir troppo

etde la vita il trappassar sí corto

vorreimia miglior tempo esser accorto

perfuggir dietro piú che di galoppo;


etfuggo anchor cosí debile et zoppo

dal'un de' latiove 'l desio m'à storto:

securoomaima pur nel viso porto

segnich'i'ò presi a l'amoroso intoppo.


Ond'ioconsiglio: Voi che siete in via

volgetei passi; et voi ch'Amore avampa

nonv'indugiate su l'extremo ardore;


chéperch'io viva de mille un no scampa;

eraben forte la nemica mia

etlei vid'io ferita in mezzo 'l core.



89


Fuggendola pregione ove Amor m'ebbe

molt'annia far di me quel ch'a lui parve

donnemielungo fôra a ricontarve

quantola nova libertà m'increbbe.


Diceamiil cor che per sé non saprebbe

viverun giorno; et poi tra via m'apparve

queltraditore in sí mentite larve

chepiú saggio di me inganato avrebbe.


Ondepiú volte sospirando indietro

dissi:Ohimèil giogo et le catene e i ceppi

eranpiú dolci che l'andare sciolto.


Miseromeche tardo il mio mal seppi;

etcon quanta faticha oggi mi spetro

del'erroreov'io stesso m'era involto!



90


Eranoi capei d'oro a l'aura sparsi

che'n mille dolci nodi gli avolgea

el'vago lume oltra misura ardea

diquei begli occhich'or ne son sí scarsi;


e'l viso di pietosi color' farsi

nonso se vero o falsomi parea:

i'che l'ésca amorosa al petto avea

qualmeraviglia se di súbito arsi?


Nonera l'andar suo cosa mortale

mad'angelica forma; et le parole

sonavanaltroche pur voce humana.


Unospirito celesteun vivo sole

fuquel ch'i'vidi: et se non fosse or tale

piaghaper allentar d'arco non sana.



91


Labella donna che cotanto amavi

subitamentes'è da noi partita

etper quel ch'io ne speri al ciel salita

sífuron gli atti suoi dolci soavi.


Tempoè da ricovrare ambo le chiavi

deltuo corch'ella possedeva in vita

etseguir lei per via dritta expedita:

pesoterren non sia piú che t'aggravi.


Poiche se' sgombro de la maggior salma

l'altrepuoi giuso agevolmente porre

sallendoquasi un pellegrino scarco.


Benvedi omai sí come a morte corre

ognicosa creataet quanto all'alma

bisognair lieve al periglioso varco.



92


Piangetedonneet con voi pianga Amore;

piangeteamantiper ciascun paese

poich'è morto collui che tutto intese

infarvimentre visseal mondo honore.


Ioper me prego il mio acerbo dolore

nonsian da lui le lagrime contese

etmi sia di sospir' tanto cortese

quantobisogna a disfogare il core.


Pianganle rime anchorpiangano i versi

perché'l nostro amoroso messer Cino

novellamentes'è da noi partito.


PiangaPistoiae i citadin perversi

cheperduto ànno sí dolce vicino;

etrallegresi il cieloov'ello è gito.



93


Piùvolte Amor m'avea già detto: Scrivi

scriviquel che vedesti in lettre d'oro

sícome i miei seguaci discoloro

e'n un momento gli fo morti et vivi.


Untempo fu che 'n te stesso 'l sentivi

volgareexemplo a l'amoroso choro;

poidi man mi ti tolse altro lavoro;

magià ti raggiuns'io mentre fuggivi.


Ese 'begli occhiond'io me ti mostrai

etlà dov'era il mio dolce ridutto

quandoti ruppi al cor tanta durezza


mirendon l'arco ch'ogni cosa spezza

forsenon avrai sempre il viso asciutto:

ch'i'mi pasco di lagrimeet tu 'l sai.



94


Quandogiugne per gli occhi al cor profondo

l'imagindonnaogni altra indi si parte

etle vertú che l'anima comparte

lascianle menbraquasi immobil pondo.


Etdel primo miracolo il secondo

nascetalorche la scacciata parte

dase stessa fuggendo arriva in parte

chefa vendetta e 'l suo exilio giocondo.


Quinciin duo volti un color morto appare

perché'l vigor che vivi gli mostrava

danessun lato è piú là dove stava.


Etdi questo in quel dí mi ricordava

ch'i'vidi duo amanti trasformare

etfar qual io mi soglio in vista fare.



95


Cosípotess'io ben chiuder in versi

imiei pensier'come nel cor gli chiudo

ch'animoal mondo non fu mai sí crudo

ch'i'non facessi per pietà dolersi.


Mavoiocchi beationd'io soffersi

quelcolpoove non valse elmo né scudo

difor et dentro mi vedete ignudo

benché'n lamenti il duol non si riversi.


Poiche vostro vedere in me risplende

comeraggio di sol traluce in vetro

bastidunque il desio senza ch'io dica.


Lassonon a Marianon nocque a Pietro

lafedech'a me sol tanto è nemica;

etso ch'altri che voi nessun m'intende.



96


Ioson de l'aspectar omai sí vinto

etde la lunga guerra de' sospiri

ch'i'aggio in odio la speme e i desiri

edogni laccio ond'è 'l mio core avinto.


Ma'l bel viso leggiadro che depinto

portonel pettoet veggio ove ch'io miri

misforza; onde ne' primi empii martiri

purson contra mia voglia risospinto.


Allorerrai quando l'antica strada

dilibertà mi fu precisa et tolta

chémal si segue ciò ch'agli occhi agrada;


allorcorse al suo mal libera et sciolta:

oraa posta d'altrui conven che vada

l'animache peccò sol una volta.



97


Ahibella libertàcome tu m'ài

partendotida memostrato quale

era'l mio statoquando il primo strale

fecela piagha ond'io non guerrò mai!


Gliocchi invaghiro allor sí de' lor guai

che'l fren de la ragione ivi non vale

perch'ànnoa schifo ogni opera mortale:

lassocosí da prima gli avezzai!


Némi lece ascoltar chi non ragiona

dela mia morte; et solo del suo nome

voempiendo l'aereche sí dolce sona.


Amorin altra parte non mi sprona

néi pie' sanno altra viané le man' come

lodarsi possa in carte altra persona.



98


Orsoal vostro destrier si pò ben porre

unfrenche di suo corso indietro il volga;

ma'l cor chi legheràche non si sciolga

sebrama honoree 'l suo contrario abhorre?


Nonsospirate: a lui non si pò tôrre

suopregioperch'a voi l'andar si tolga;

chécome fama publica divolga

egliè già làché null'altro il precorre.


Bastiche si ritrove in mezzo 'l campo

aldestinato dísotto quell'arme

chegli dà il tempoamorvertute e 'l sangue


gridando:D'un gentil desire avampo

colsignor mioche non pò seguitarme

etdel non esser qui si strugge et langue.



99


Poiche voi et io piú volte abbiam provato

come'l nostro sperar torna fallace

dietroa quel sommo ben che mai non spiace

levateil core a piú felice stato.


Questavita terrena è quasi un prato

che'l serpente tra' fiori et l'erba giace;

ets'alcuna sua vista agli occhi piace

èper lassar piú l'animo invescato.


Voidunquese cercate aver la mente

anzil'extremo dí queta già mai

seguitei pochiet non la volgar gente.


Bensi può dire a me: Fratetu vai

mostrandoaltrui la viadove sovente

fostismarritoet or se' piú che mai.



100


Quellafenestra ove l'un sol si vede

quandoa lui piaceet l'altro in su la nona;

etquella dove l'aere freddo suona

ne'brevi giorniquando borrea 'l fiede;


e'l sassoove a' gran dí pensosa siede

madonnaet sola seco si ragiona

conquanti luoghi sua bella persona

coprímai d'ombrao disegnò col piede;


e'l fiero passo ove m'agiunse Amore;

ella nova stagion che d'anno in anno

mirinfresca in quel dí l'antiche piaghe;


e'l voltoet le parole che mi stanno

altamenteconfitte in mezzo 'l core

fannole luci mie di pianger vaghe.



101


Lassoben so che dolorose prede

dinoi fa quella ch'a nullo huom perdona

etche rapidamente n'abandona

ilmondoet picciol tempo ne tien fede;


veggioa molto languir poca mercede

etgià l'ultimo dí nel cor mi tuona:

pertutto questo Amor non mi spregiona

chel'usato tributo agli occhi chiede.


Socome i dícome i momenti et l'ore

neportan gli anni; et non ricevo inganno

maforza assai maggior che d'arti maghe.


Lavoglia et la ragion combattuto ànno

setteet sette anni; et vincerà il migliore

s'animeson qua giú del ben presaghe.



102


Cesarepoi che 'l traditor d'Egitto

lifece il don de l'onorata testa

celandol'allegrezza manifesta

pianseper gli occhi fuor sí come è scritto;


etHanibàlquando a l'imperio afflitto

videfarsi Fortuna sí molesta

risefra gente lagrimosa et mesta

perisfogare il suo acerbo despitto.


Etcosí aven che l'animo ciascuna

suapassïon sotto 'l contrario manto

ricopreco la vista or chiara or bruna:


peròs'alcuna volta io rido o canto

facciolperch'i' non ò se non quest'una

viada celare il mio angoscioso pianto.



103


VinseHanibàlet non seppe usar poi

benla vittorïosa sua ventura:

peròsignor mio caroaggiate cura

chesimilmente non avegna a voi.


L'orsarabbiosa per gli orsacchi suoi

chetrovaron di maggio aspra pastura

rodesé dentroe i denti et l'unghie endura

pervendicar suoi danni sopra noi.


Mentre'l novo dolor dunque l'accora

nonriponete l'onorata spada

anziseguite là dove vi chiama


vostrafortuna dritto per la strada

chevi può dardopo la morte anchora

milleet mille annial mondo honor et fama.



104


L'aspectatavertùche 'n voi fioriva

quandoAmor cominciò darvi bataglia

produceor fruttoche quel fiore aguaglia

etche mia speme fa venire a riva.


Peròmi dice il cor ch'io in carte scriva

cosaonde 'l vostro nome in pregio saglia

ché'n nulla parte sí saldo s'intaglia

perfar di marmo una persona viva.


Credetevoi che Cesare o Marcello

oPaolo od Affrican fossin cotali

perincude già mai né per martello?


Pandolfomioquest'opere son frali

all lungo andarma 'l nostro studio è quello

chefa per fama gli uomini immortali.



105


Mainon vo' piú cantar com'io soleva

ch'altrino m'intendevaond'ebbi scorno;

etpuossi in bel soggiorno esser molesto.

Ilsempre sospirar nulla releva;

giàsu per l'Alpi neva d'ogn' 'ntorno;

etè già presso al giorno: ond'io son desto.

Unacto dolce honesto è gentil cosa;

etin donna amorosa anchor m'aggrada

che'n vista vada altera et disdegnosa

nonsuperba et ritrosa:

Amorregge suo imperio senza spada.

Chismarrita à la stradatorni indietro;

chinon à albergoposisi in sul verde;

chinon à l'auroo 'l perde

spengala sete sua con un bel vetro.


I'die'in guarda a san Pietro; or non piúno:

intendamichi pòch'i' m'intend'io.

Gravesoma è un mal fio a mantenerlo:

quandoposso mi spetroet sol mi sto.

Fetonteodo che 'n Po caddeet morío;

etgià di là dal rio passato è 'l merlo:

dehvenite a vederlo. Or i' non voglio:

nonè gioco uno scoglio in mezzo l'onde

e'ntra le fronde il visco. Assai mi doglio

quandoun soverchio orgoglio

moltevertuti in bella donna asconde.

Alcunè che risponde a chi nol chiama;

altrichi 'il pregasi delegua et fugge;

altrial ghiaccio si strugge;

altridí et notte la sua morte brama.


Proverbio"ama chi t'ama" è fatto antico.

I'so ben quel ch'io dico: or lass'andare

chéconven ch'altri impare a le sue spese.

Un'humil donna grama un dolce amico.

Malsi conosce il fico. A me pur pare

sennoa non cominciar tropp'alte imprese;

etper ogni paese è bona stanza.

L'infinitasperanza occide altrui;

etanch'io fui alcuna volta in danza.

Quelpoco che m'avanza

fiachi nol schifis'i' 'l vo' dare a lui.

I'mi fido in Colui che 'l mondo regge

etche' seguaci Suoi nel boscho alberga

checon pietosa verga

mimeni a passo omai tra le Sue gregge.


Forsech'ogni uom che legge non s'intende;

etla rete tal tende che non piglia;

etchi troppo assotiglia si scavezza.

Nonfia zoppa la legge ov'altri attende.

Perbene star si scende molte miglia.

Talpar gran meravigliaet poi si sprezza.

Unachiusa bellezza è piú soave.

Benedettala chiave che s'avvolse

alcoret sciolse l'almaet scossa l'ave

dicatena sí grave

e'nfiniti sospir' del mio sen tolse!

Làdove piú mi dolsealtri si dole

etdolendo adolcisse il mio dolore:

ond'ioringratio Amore

chepiú nol sentoet è non men che suole.


Insilentio parole accorte et sagge

e'l suon che mi sottragge ogni altra cura

etla pregione oscura ov'è 'l bel lume;

lenocturne vïole per le piagge

etle le fere selvagge entr'a le mura

etla dolce paurae 'l bel costume

etdi duo fonti un fiume in pace vòlto

dov'iobramoet raccolto ove che sia:

Amoret Gelosia m'ànno il cor tolto

ei segni del bel volto

chemi conducon per piú piana via

ala speranza miaal fin degli affanni.

Oriposto mio beneet quel che segue

orpace or guerra or triegue

mainon m'abbandonate in questi panni.


De'passati miei danni piango et rido

perchémolto mi fido in quel ch'i' odo.

Delpresente mi godoet meglio aspetto

etvo contando gli anniet taccio et grido.

E'n bel ramo m'annidoet in tal modo

ch'i'ne ringratio et lodo il gran disdetto

chel'indurato affecto alfine à vinto

etne l'alma depinto "I sare' udito

etmostratone a dito"et ànne extinto

(tantoinanzi son pinto

ch'i''l pur dirò) "Non fostú tant'ardito":

chim'à 'l fianco feritoet chi 'l risalda

percui nel cor via piú che 'n carta scrivo;

chimi fa morto et vivo

chi'n un punto m'agghiaccia et mi riscalda.



106


Novaangeletta sovra l'ale accorta

scesedal cielo in su la fresca riva

là'nd'io passava sol per mio destino.


Poiche senza compagna et senza scorta

mivideun laccio che di seta ordiva

tesefra l'erbaond'è verde il camino.


Allorfui preso; et non mi spiacque poi

sídolce lume uscia degli occhi suoi.



107


Nonveggio ove scampar mi possa omai:

sílunga guerra i begli occhi mi fanno

ch'i'temolassono 'l soverchio affanno

distruga'l cor che triegua non à mai.


Fuggirvorrei; ma gli amorosi rai

chedí et notte ne la mente stanno

risplendonsích'al quintodecimo anno

m'abbaglianpiú che 'l primo giorno assai;


etl'imagine lor son sí cosparte

chevolver non mi possoov'io non veggia

oquella o simil indi accesa luce.


Solod'un lauro tal selva verdeggia

che'l mio adversario con mirabil arte

vagofra i rami ovunque vuol m'adduce.



108


Aventurosopiú d'altro terreno

ov'Amorvidi già fermar le piante

ver'me volgendo quelle luci sante

chefanno intorno a sé l'aere sereno


primaporia per tempo venir meno

un'imaginesalda di diamante

chel'atto dolce non mi stia davante

delqual ò la memoria e 'l cor sí pieno:


nétante volte ti vedrò già mai

ch'i'non m'inchini a ricercar de l'orme

che'l bel pie' fece in quel cortese giro.


Mase 'n cor valoroso Amor non dorme

pregaSennuccio mioquand 'l vedrai

diqualche lagrimettao d'un sospiro.



109


Lassoquante fïate Amor m'assale

chefra la notte e 'l dí son piú di mille

tornodov'arder vidi le faville

che'l foco del mio cor fanno immortale.


Ivim'acqueto; et son condotto a tale

ch'anonaa vesproa l'alba et a le squille

letrovo nel pensier tanto tranquille

chedi null'altro mi rimembra o cale.


L'aurasoave che dal chiaro viso

movecol suon de le parole accorte

perfar dolce sereno ovunque spira


quasiun spirto gentil di paradiso

semprein quell'aere par che mi conforte

síche 'l cor lasso altrove non respira.



110


PersequendomiAmor al luogo usato

ristrettoin guisa d'uom ch'aspetta guerra

chesi provedee i passi intorno serra

de'miei antichi pensier' mi stava armato.


Volsimiet vidi un'ombra che da lato

stampavail soleet riconobbi in terra

quellachese 'l giudicio mio non erra

erapiú degna d'immortale stato.


I'dicea fra mio cor: Perché paventi?

Manon fu prima dentro il penser giunto

chei raggiov'io mi struggoeran presenti.


Comecol balenar tona in un punto

cosífu' io de' begli occhi lucenti

etd'un dolce saluto inseme aggiunto.



111


Ladonna che 'l mio cor nel viso porta

làdove sol fra bei pensier' d'amore

sedeam'apparve; et io per farle honore

mossicon fronte reverente et smorta.


Tostoche del mio stato fussi accorta

ame si volse in sí novo colore

ch'avrebbea Giove nel maggior furore

toltol'arme di manoet l'ira morta.


I'mi riscossi; et ella oltraparlando

passòche la parola i' non soffersi

né'l dolce sfavillar degli occhi suoi.


Ormi ritrovo pien di sí diversi

piaceriin quel saluto ripensando

cheduol non sentoné sentí' ma' poi.



112


Sennuccioi' vo' che sapi in qual manera

tractatosonoet qual vita è la mia:

ardomiet struggo anchor com'io solia;

l'aurami volveet son pur quel ch'i'm'era.


Quitutta humileet qui la vidi altera

oraspraor pianaor dispietataor pia;

orvestirsi honestateor leggiadria

ormansüetaor disdegnosa et fera.


Quicantò dolcementeet qui s'assise;

quisi rivolseet qui rattenne il passo;

quico' begli occhi mi trafisse il core;


quidisse una parolaet qui sorrise;

quicangiò 'l viso. In questi pensier'lasso

nocteet dí tiemmi il signor nostro Amore.



113


Quidove mezzo sonSennuccio mio

(cosíci foss'io interoet voi contento)

vennifuggendo la tempesta e 'l vento

c'ànnosúbito fatto il tempo rio.


Quison securo: et vo' vi dir perch'io

noncome soglio il folgorar pavento

etperché mitigatononché spento

né-michatrovo il mio ardente desio.


Tostoche giunto a l'amorosa reggia

vidionde nacque l'aura dolce et pura

ch'acquetal'aereet mette i tuoni in bando


Amorne l'almaov'ella signoreggia

raccese'l focoet spense la paura:

chefarrei dunque gli occhi suoi guardando?



114


Del'empia Babiloniaond'è fuggita

ognivergognaond'ogni bene è fori

albergodi dolormadre d'errori

sonfuggito io per allungar la vita.


Quimi sto solo; et come Amor m'invita

orrime et versior colgo herbette et fiori

secoparlandoet a tempi migliori

semprepensando: et questo sol m'aita.


Nédel vulgo mi calné di Fortuna

nédi me moltoné di cosa vile

nédentro sento né di fuor gran caldo.


Soldue persone cheggio; et vorrei l'una

colcor ver' me pacificato humile

l'altrocol pie'sí come mai fusaldo.



115


Inmezzo di duo amanti honesta altera

vidiuna donnaet quel signor co lei

chefra gli uomini regna et fra li dèi;

etda l'un lato il Soleio da l'altro era.


Poiche s'accorse chiusa da la spera

del'amico piú belloagli occhi miei

tuttalieta si volseet ben vorrei

chemai non fosse inver' di me piú fera.


Súbitoin alleggrezza si converse

lagelosia che 'n su la prima vista

persí alto adversario al cor mi nacque.


Alui la faccia lagrimosa et trista

unnuviletto intorno ricoverse:

cotantol'esser vinto li dispiacque.



116


Piendi quella ineffabile dolcezza

chedel bel viso trassen gli occhi miei

neldí che volentier chiusi gli avrei

pernon mirar già mai minor bellezza


lassaiquel ch'i 'piú bramo; et ò sí avezza

lamente a contemplar sola costei

ch'altronon vedeet ciò che non è lei

giàper antica usanza odia et disprezza.


Inuna valle chiusa d'ogni 'ntorno

ch'èrefrigerio de' sospir' miei lassi

giunsisol com Amorpensoso et tardo.


Ivinon donnema fontane et sassi

etl'imagine trovo di quel giorno

che'l pensier mio figuraovunque io sguardo.



117


Se'l sassoond'è piú chiusa questa valle

diche 'l suo proprio nome si deriva

tenessevòlto per natura schiva

aRoma il viso et a Babel le spalle


imiei sospiri piú benigno calle

avrianper gire ove lor spene è viva:

orvanno sparsiet pur ciascuno arriva

làdov'io il mandoche sol un non falle.


Etson di là sí dolcemente accolti

com'iom'accorgoche nessun mai torna:

contal diletto in quelle parti stanno.


Degliocchi è 'l duolchetosto che s'aggiorna

pergran desio de' be' luoghi a lor tolti

dànnoa me piantoet a' pie' lassi affanno.



118


Rimansia dietro il sestodecimo anno

de'miei sospiriet io trapasso inanzi

versol'extremo; et parmi che pur dianzi

fosse'l principio di cotanto affanno.


L'amarm'è dolceet util il mio danno

e'l viver grave; et prego ch'egli avanzi

l'empiaFortunaet temo no chiuda anzi

Mortei begli occhi che parlar mi fanno.


Orqui sonlassoet voglio esser altrove;

etvorrei piú volereet piú non voglio;

etper piú non poter fo quant'io posso;


ed'antichi desir' lagrime nove

provancom'io son pur quel ch'i' mi soglio

néper mille rivolte anchor son mosso.



119


Unadonna piú bella assai che 'l sole

etpiú lucenteet d'altrettanta etade

confamosa beltade

acerboanchor mi trasse a la sua schiera.

Questain penseriin opre et in parole

(peròch'è de le cose al mondo rade)

questaper mille strade

sempreinanzi mi fu leggiadra altera.

Soloper lei tornai da quel ch'i' era

poich'i' soffersi gli occhi suoi da presso;

persuo amor m'er'io messo

afaticosa impresa assai per tempo:

talches'i'arrivo al disïato porto

speroper lei gran tempo

viverquand'altri mi terrà per morto.


Questamia donna mi menò molt'anni

piendi vaghezza giovenile ardendo

sícome ora io comprendo

solper aver di me piú certa prova

mostrandomipur l'ombra o 'l velo o' panni

talordi séma 'l viso nascondendo;

etiolassocredendo

vederneassaitutta l'età mia nova

passaicontentoe 'l rimembrar mi giova

poich'alquanto di lei veggi'or piú inanzi.

I'dicoche pur dianzi

qualio non l'avea vista infin allora

misi scoverse: onde mi nacque un ghiaccio

nelcoreet èvvi anchora

etsarà sempre fin ch'i' le sia in braccio.


Manon me 'l tolse la paura o 'l gielo

chepur tanta baldanza al mio cor diedi

ch'i'le mi strinsi a' piedi

perpiú dolcezza trar de gli occhi suoi;

etellache remosso avea già il velo

dinanzia' mieimi disse: - Amicoor vedi

com'ioson bellaet chiedi

quantopar si convenga agli anni tuoi. -

-Madonna - dissi - già gran tempo in voi

posi'l mio amorch'i' sento or sí infiammato

ond'ame in questo stato

altrovoler o disvoler m'è tolto. -

Convoce allor di sí mirabil' tempre

risposeet con un volto

chetemer et sperar mi farà sempre:


-Rado fu al mondo fra cosí gran turba

ch'udendoragionar del mio valore

nonsi sentisse al core

perbreve tempo almen qualche favilla;

mal'adversaria mia che 'l ben perturba

tostola spegneond'ogni vertú more

etregna altro signore

chepromette una vita piú tranquilla.

Dela tua mente Amorche prima aprilla

midice cose veramente ond'io

veggioche 'l gran desio

purd'onorato fin ti farà degno;

etcome già se' de' miei rari amici

donnavedrai per segno

chefarà gli occhi tuoi via piú felici. -


I'volea dir: - Quest'è impossibil cosa -;

quand'ella:- Or mira - et leva' gli occhi un poco

inpiú riposto loco -

donnach'a pochi si mostrò già mai. -

Rattoinchinai la fronte vergognosa

sentendonovo dentro maggior foco;

etella il prese in gioco

dicendo:- I' veggio ben dove tu stai.

Sícome 'l sol con suoi possenti rai

fasúbito sparire ogni altra stella

cosípar or men bella

lavista mia cui maggiore luce preme.

Maio però da' miei non ti diparto

chéquesta et me d'un seme

leidavanti et me poiprodusse un parto. -


Ruppesiintanto di vergogna il nodo

ch'ala mia lingua era distretto intorno

sunel primiero scorno

allorquand'io del suo accorger m'accorsi;

e'ncominciai: - S'egli è ver quel ch'i' odo

beatoil padreet benedetto il giorno

ch'àdi voi il mondo adorno

ettutto 'l tempo ch'a vedervi io corsi;

etse mai da la via dritta mi torsi

duolmeneforteassai piú ch'i' non mostro;

mase de l'esser vostro

fossidegno udir piúdel desir ardo. -

Pensosami risposeet cosí fiso

tenneil suo dolce sguardo

ch'alcor mandò co le parole il viso:


-Sí come piacque al nostro eterno padre

ciascunadi noi due nacque immortale.

Miseria voi che vale?

Me'v'era che da noi fosse il defecto.

Amatebellegioveni et leggiadre

fummoalcun tempo: et or siam giunte a tale

checostei batte l'ale

pertornar a l'anticho suo ricetto;

i'per me sono un'ombra. Et or t'ò detto

quantoper te sí breve intender puossi.-

Poiche i pie' suoi fur mossi

dicendo:- Non temer ch'i' m'allontani -

diverde lauro una ghirlanda colse

laqual co le sue mani

intornointorno a le mie tempie avolse.


Canzonchi tua ragion chiamasse obscura

di':- Non ò curaperché tosto spero

ch'altromessaggio il vero

faràin piú chiara voce manifesto.

I'venni sol per isvegliare altrui

sechi m'impose questo

nonm'inganòquand'io partí' da lui. -



120


Quellepietose rime in ch'io m'accorsi

divostro ingegno et del cortese affecto

ebbentanto vigor nel mio conspetto

cheratto a questa penna la man porsi


perfar voi certo che gli extremi morsi

diquella ch'io con tutto 'l mondo aspetto

mainon sentí'ma pur senza sospetto

infina l'uscio del suo albergo corsi;


poitornai indietroperch'io vidi scripto

disopra 'l limitar che 'l tempo anchora

nonera giunto al mio viver prescritto


bench'ionon vi legessi il dí né l'ora.

Dunques'acqueti omai 'l cor vostro afflitto

etcerchi huom degnoquando sí l'onora.



121


OrvediAmorche giovenetta donna

tuoregno sprezzaet del mio mal non cura

ettra duo ta' nemici è sí secura.


Tuse' armatoet ella in treccie e 'n gonna

sisiedeet scalzain mezzo i fiori et l'erba

ver'me spietatae 'n contra te superba.


I'son pregion; ma se pietà anchor serba

l'arcotuo saldoet qualchuna saetta

fadi te et di mesignorvendetta.



122


Dicesetteanni à già rivolto il cielo

poiche 'mprima arsiet già mai non mi spensi;

maquando aven ch'al mio stato ripensi

sentonel mezzo de le fiamme un gielo.


Veroè 'l proverbioch'altri cangia il pelo

anziche 'l vezzoet per lentar i sensi

gliumani affecti non son meno intensi:

ciòne fa l'ombra ria del grave velo.


Oïmelassoe quando fia quel giorno

chemirando il fuggir degli anni miei

escadel focoet di sí lunghe pene?


Vedròmai il dí che pur quant'io vorrei

quel'ariadolce del bel viso adorno

piacciaa quest'occhiet quanto si convene?



123


Quelvago impallidir che 'l dolce riso

d'un'amorosanebbia ricoperse

contanta maiestade al cor s'offerse

cheli si fece incontr'a mezzo 'l viso.


Conobbiallor sí come in paradiso

vedel'un l'altroin tal guisa s'aperse

quelpietoso penser ch'altri non scerse:

mavidil' ioch'altrove non m'affiso.


Ogniangelica vistaogni atto humile

chegià mai in donna ov'amor fosse apparve

fôrauno sdegno a lato a quel ch'i' dico.


Chinavaa terra il bel guardo gentile

ettacendo diceacome a me parve:

Chim'allontana il mio fedele amico?



124


AmorFortuna et la mia menteschiva

diquel che vede e nel passato volta

m'affligonsích'io porto alcuna volta

invidiaa quei che son su l'altra riva.


Amormi strugge 'l corFortuna il priva

d'ogniconfortoonde la mente stolta

s'adiraet piange: et cosí in pena molta

sempreconven che combattendo viva.


Néspero i dolci dí tornino indietro

mapur di male in peggio quel ch'avanza;

etdi mio corso ò già passato 'l mezzo.


Lassonon di diamantema d'un vetro

veggiodi man cadermi ogni speranza

ettutti miei pensier' romper nel mezzo.



125


Se'l pensier che mi strugge

com'èpungente et saldo

cosívestisse d'un color conforme

forsetal m'arde et fugge

ch'avriaparte del caldo

etdesteriasi Amor là dov'or dorme;

mensolitarie l'orme

fôrande' miei pie' lassi

percampagne et per colli

mengli occhi ad ognor molli

ardendolei che come un ghiaccio stassi

etnon lascia in me dramma

chenon sia foco et fiamma.


Peròch'Amor mi sforza

etdi saver mi spoglia

parloin rime aspreet di dolcezza ignude:

manon sempre a la scorza

ramoné in fiorné 'n foglia

mostradi for sua natural vertude.

Miriciò che 'l cor chiude

Amoret que' begli occhi

ovesi siede a l'ombra.

Se'l dolor che si sgombra

avenche 'n pianto o in lamentar trabocchi

l'una me nòce et l'altro

altruich'io non lo scaltro.


Dolcirime leggiadre

chenel primiero assalto

d'Amorusaiquand'io non ebbi altr'arme

chiverrà mai che squadre

questomio cor di smalto

ch'almencom'io solea possa sfogarme?

Ch'averdentro a lui parme

unche madonna sempre

depingeet de lei parla:

avoler poi ritrarla

perme non bastoet par ch'io me ne stempre.

Lassocosí m'è scorso

lomio dolce soccorso.


Comefanciul ch'a pena

volgela lingua et snoda

chedir non sama 'l piú tacer gli è noia

così'l desir mi mena

adireet vo' che m'oda

ladolce mia nemica anzi ch'io moia.

Seforse ogni sua gioia

nelsuo bel viso è solo

etdi tutt'altro è schiva

odiltuverde riva

epresta a' miei sospir' sí largo volo

chesempre si ridica

cometu m'eri amica.


Bensai che sí bel piede

nontocchò terra unquancho

comequel dí che già segnata fosti;

onde'l cor lasso riede

coltormentoso fiancho

apartir teco i lor pensier' nascosti.

Cosíavestú riposti

de'be' vestigi sparsi

anchortra' fiori et l'erba

chela mia vita acerba

lagrimandotrovasse ove acquetarsi!

Macome pò s'appaga

l'almadubbiosa et vaga.


Ovunquegli occhi volgo

trovoun dolce sereno

pensando:Qui percosse il vago lume.

Qualunqueherba o fior colgo

credoche nel terreno

aggiaradiceov'ella ebbe in costume

girfra le piagge e 'l fiume

ettalor farsi un seggio

frescofiorito et verde.

Cosínulla se 'n perde

etpiú certezza averne fôra il peggio.

Spirtobeatoquale

se'quando altrui fai tale?


Opoverella miacome se' rozza!

Credoche tel conoschi:

rimantiin questi boschi.



126


Chiarefresche et dolci acque

ovele belle membra

posecolei che sola a me par donna;

gentilramo ove piacque

(consospir' mi rimembra)

alei di fare al bel fiancho colonna;

herbaet fior' che la gonna

leggiadraricoverse

col'angelico seno;

aeresacrosereno

oveAmor co' begli occhi il cor m'aperse:

dateudïenza insieme

ale dolenti mie parole extreme.


S'egliè pur mio destino

e'l cielo in ciò s'adopra

ch'Amorquest'occhi lagrimando chiuda

qualchegratia il meschino

corpofra voi ricopra

ettorni l'alma al proprio albergo ignuda.

Lamorte fia men cruda

sequesta spene porto

aquel dubbioso passo:

chélo spirito lasso

nonporia mai in piú riposato porto

néin piú tranquilla fossa

fuggirla carne travagliata et l'ossa.


Tempoverrà anchor forse

ch'al'usato soggiorno

tornila fera bella et mansüeta

etlà 'v'ella mi scorse

nelbenedetto giorno

volgala vista disïosa et lieta

cercandomi;eto pietà!

giàterra in fra le pietre

vedendoAmor l'inspiri

inguisa che sospiri

sídolcemente che mercé m'impetre

etfaccia forza al cielo

asciugandosigli occhi col bel velo.


Da'be' rami scendea

(dolcene la memoria)

unapioggia di fior' sovra 'l suo grembo;

etella si sedea

humilein tanta gloria

covertagià de l'amoroso nembo.

Qualfior cadea sul lembo

qualsu le treccie bionde

ch'oroforbito et perle

eranquel dí a vederle;

qualsi posava in terraet qual su l'onde;

qualcon un vago errore

girandoparea dir: - Qui regna Amore. -


Quantevolte diss'io

allorpien di spavento:

Costeiper fermo nacque in paradiso.

Cosícarco d'oblio

ildivin portamento

e'l volto e le parole e 'l dolce riso

m'aveanoet sí diviso

dal'imagine vera

ch'i'dicea sospirando:

Quicome venn'ioo quando?;

credendod'esser in cielnon là dov'era.

Daindi in qua mi piace

questaherba sích'altrove non ò pace.


Setu avessi ornamenti quant'ài voglia

porestiarditamente

uscirdel boschoet gir in fra la gente.



127


Inquella parte dove Amor mi sprona

convench'io volga le dogliose rime

cheson seguaci de la mente afflicta.

Quaifien ultimelassoet qua' fien prime?

Colluiche del mio mal meco ragiona

milascia in dubbiosí confuso ditta.

Mapur quanto l'istoria trovo scripta

inmezzo 'l cor (che sí spesso rincorro)

cola sua propria man de' miei martiri

diròperché i sospiri

parlandoàn trieguaet al dolor soccorro.

Dicocheperch'io miri

millecose diverse attento et fiso

soluna donna veggioe 'l suo bel viso.


Poiche la dispietata mia ventura

m'àdilungato dal maggior mio bene

noiosainexorabile et superba

Amorcol rimembrar sol mi mantene:

ondes'io veggio in giovenil figura

incominciarsiil mondo a vestir d'erba

parmivedere in quella etate acerba

labella giovenettach'ora è donna;

poiche sormonta riscaldando il sole

parmiqual esser sòle

fiammad'amor che 'n cor alto s'endonna;

maquando il dí si dole

dilui che passo passo a dietro torni

veggiolei giunta a' suoi perfecti giorni.


Inramo frondeover vïole in terra

mirandoa la stagion che 'l freddo perde

etle stelle miglior' acquistan forza

negli occhi ò pur le vïolette e 'l verde

dich'era nel principio de mia guerra

Amorarmatosí ch'anchor mi sforza

etquella dolce leggiadretta scorza

chericopria le pargolette membra

doveoggi alberga l'anima gentile

ch'ognialtro piacer vile

sembiarmi fa: sí forte mi rimembra

delportamento humile

ch'allorfiorivaet poi crebbe anzi agli anni

cagionsola et riposo de' miei affanni.


Qualortenera neve per li colli

dalsol percossa veggio di lontano

come'l sol nevemi governa Amore

pensandonel bel viso piú che humano

chepò da lunge gli occhi miei far molli

mada presso gli abbagliaet vince il core:

ovefra 'l biancho et l'aurëo colore

sempresi mostra quel che mai non vide

occhiomortalch'io credaaltro che 'l mio;

etdel caldo desio

chequando sospirando ella sorride

m'infiammasí che oblio

nïenteaprezzama diventa eterno

néstate il cangiané lo spegne il verno.


Nonvidi mai dopo nocturna pioggia

girper l'aere sereno stelle erranti

etfiammeggiar fra la rugiada e 'l gielo

ch'i'non avesse i begli occhi davanti

ovela stancha mia vita s'appoggia

qualiio gli vidi a l'ombra di un bel velo;

etsí come di lor bellezze il cielo

splendeaquel dícosì bagnati anchora

liveggio sfavillareond'io sempre ardo.

Se'l sol levarsi sguardo

sentoil lume apparir che m'innamora;

setramontarsi al tardo

parmelveder quando si volge altrove

lassandotenebroso onde si move.


Semai candide rose con vermiglie

invasel d'oro vider gli occhi miei

allorallor da vergine man colte

vederpensaro il viso di colei

ch'avanzatutte l'altre meraviglie

contre belle excellentie in lui raccolte:

lebionde treccie sopra 'l collo sciolte

ov'ognilacte perderia sua prova

ele guancie ch'adorna un dolce foco.

Mapur che l'òra un poco

fior'bianchi et gialli per le piaggie mova

tornaa la mente il loco

e'l primo dí ch'i' vidi a l'aura sparsi

icapei d'oroond'io sí súbito arsi


Aduna ad una annoverar le stelle

e'n picciol vetro chiuder tutte l'acque

forsecredeaquando in sí poca carta

novopenser di ricontar mi nacque

inquante parti il fior de l'altre belle

standoin se stessaà la sua luce sparta

aciò che mai da lei non mi diparta:

néfarò io; et se pur talor fuggo

incielo e'n terra m'ha rachiuso i passi

perch'agliocchi miei lassi

sempreè presenteond'io tutto mi struggo.

Etcosí meco stassi

ch'altranon veggio mainé veder bramo

né'l nome d'altra né sospir' miei chiamo.


Bensaicanzonche quant'io parlo è nulla

alcelato amoroso mio pensero

chedí et nocte ne la mente porto

soloper cui conforto

incosí lunga guerra ancho non pèro:

chében m'avria già morto

lalontananza del mio cor piangendo

maquinci da la morte indugio prendo.



128


Italiamiabenché 'l parlar sia indarno

ale piaghe mortali

chenel bel corpo tuo sí spesse veggio

piacemialmen che ' miei sospir' sian quali

spera'l Tevero et l'Arno

e'l Podove doglioso et grave or seggio.

Rettordel cieloio cheggio

chela pietà che Ti condusse in terra

Tivolga al Tuo dilecto almo paese.

VediSegnor cortese

diche lievi cagion' che crudel guerra;

ei cor'che 'ndura et serra

Martesuperbo et fero

apriTuPadree 'ntenerisci et snoda;

ivifa che 'l Tuo vero

qualio mi siaper la mia lingua s'oda.


Voicui Fortuna à posto in mano il freno

dele belle contrade

diche nulla pietà par che vi stringa

chefan qui tante pellegrine spade?

perché'l verde terreno

delbarbarico sangue si depinga?

Vanoerror vi lusinga:

pocovedeteet parvi veder molto

ché'n cor venale amor cercate o fede.

Qualpiú gente possede

coluiè piú da' suoi nemici avolto.

Odiluvio raccolto

diche deserti strani

perinondar i nostri dolci campi!

Seda le proprie mani

queston'aveneor chi fia che ne scampi?


Benprovide Natura al nostro stato

quandode l'Alpi schermo

posefra noi et la tedesca rabbia;

ma'l desir ciecoe 'ncontr'al suo ben fermo

s'èpoi tanto ingegnato

ch'alcorpo sano à procurato scabbia.

Ordentro ad una gabbia

fiereselvagge et mansüete gregge

s'annidansí che sempre il miglior geme:

etè questo del seme

perpiú dolordel popol senza legge

alqualcome si legge

Marioaperse sí 'l fianco

chememoria de l'opra ancho non langue

quandoassetato et stanco

nonpiú bevve del fiume acqua che sangue.


Cesaretaccio che per ogni piaggia

fecel'erbe sanguigne

dilor veneove 'l nostro ferro mise.

Orparnon so per che stelle maligne

che'l cielo in odio n'aggia:

vostramercécui tanto si commise.

Vostrevoglie divise

guastandel mondo la piú bella parte.

Qualcolpaqual giudicio o qual destino

fastidireil vicino

poveroet le fortune afflicte et sparte

perseguiree 'n disparte

cercargente et gradire

chesparga 'l sangue et venda l'alma a prezzo?

Ioparlo per ver dire

nonper odio d'altruiné per disprezzo.


Név'accorgete anchor per tante prove

delbavarico inganno

ch'alzandoil dito colla morte scherza?

Peggioè lo strazioal mio parerche 'l danno;

ma'l vostro sangue piove

piúlargamentech'altr'ira vi sferza.

Dala matina a terza

divoi pensateet vederete come

tiencaro altrui che tien sé cosí vile.

Latinsangue gentile

sgombrada te queste dannose some;

nonfar idolo un nome

vanosenza soggetto:

ché'l furor de lassúgente ritrosa

vincerned'intellecto

peccatoè nostroet non natural cosa.


Nonè questo 'l terren ch'i' toccai pria?

Nonè questo il mio nido

ovenudrito fui sí dolcemente?

Nonè questa la patria in ch'io mi fido

madrebenigna et pia

checopre l'un et l'altro mio parente?

Perdioquesto la mente

talorvi movaet con pietà guardate

lelagrime del popol doloroso

chesol da voi riposo

dopoDio spera; et pur che voi mostriate

segnoalcun di pietate

vertúcontra furore

prenderàl'armeet fia 'l combatter corto:

chél'antiquo valore

negli italici cor' non è anchor morto.


Signor'mirate come 'l tempo vola

etsí come la vita

fuggeet la morte n'è sovra le spalle.

Voisiete or qui; pensate a la partita:

chél'alma ignuda et sola

convench'arrive a quel dubbioso calle.

Alpassar questa valle

piacciaviporre giú l'odio et lo sdegno

vènticontrari a la vita serena;

etquel che 'n altrui pena

temposi spendein qualche acto piú degno

odi mano o d'ingegno

inqualche bella lode

inqualche honesto studio si converta:

cosíqua giú si gode

etla strada del ciel si trova aperta.


Canzoneio t'ammonisco

chetua ragion cortesemente dica

perchéfra gente altera ir ti convene

etle voglie son piene

giàde l'usanza pessima et antica

delver sempre nemica.

Proveraitua ventura

fra'magnanimi pochi a chi 'l ben piace.

Di'lor: - Chi m'assicura?

I'vo gridando: Pacepacepace. -



129


Dipensier in pensierdi monte in monte

miguida Amorch'ogni segnato calle

provocontrario a la tranquilla vita.

Se'n solitaria piaggiao rivoo fonte

se'nfra duo poggi siede ombrosa valle

ivis'acqueta l'alma sbigottita;

etcome Amor l'envita

orrideor piangeor temeor s'assecura;

e'l volto che lei segue ov'ella il mena

siturba et rasserena

etin un esser picciol tempo dura;

ondea la vista huom di tal vita experto

diria:Questo ardeet di suo stato è incerto.


Peralti monti et per selve aspre trovo

qualcheriposo: ogni habitato loco

ènemico mortal degli occhi miei.

Aciascun passo nasce un penser novo

dela mia donnache sovente in gioco

gira'l tormento ch'i' porto per lei;

eta pena vorrei

cangiarquesto mio viver dolce amaro

ch'i'dico: Forse anchor ti serva Amore

adun tempo migliore;

forsea te stesso vilealtrui se' caro.

Etin questa trapasso sospirando:

Orporrebbe esser vero? or come? or quando?


Oveporge ombra un pino alto od un colle

talorm'arrestoet pur nel primo sasso

disegnoco la mente il suo bel viso.

Poich'a me tornotrovo il petto molle

dela pietate; et alor dico: Ahilasso

dovese' giunto! et onde se' diviso!

Mamentre tener fiso

possoal primo pensier la mente vaga

etmirar leiet oblïar me stesso

sentoAmor sí da presso

chedel suo proprio error l'alma s'appaga:

intante parti et sí bella la veggio

chese l'error durassealtro non cheggio.


I'l'ò piú volte (or chi fia che mi 'l creda?)

nel'acqua chiara et sopra l'erba verde

vedutovivaet nel tronchon d'un faggio

e'n bianca nubesí fatta che Leda

avriaben detto che sua figlia perde

comestella che 'l sol copre col raggio;

etquanto in piú selvaggio

locomi trovo e 'n piú deserto lido

tantopiú bella il mio pensier l'adombra.

Poiquando il vero sgombra

queldolce errorpur lí medesmo assido

mefreddopietra morta in pietra viva

inguisa d'uom che pensi et pianga et scriva.


Oved'altra montagna ombra non tocchi

verso'l maggiore e 'l piú expedito giogo

tirarmi suol un desiderio intenso;

indii miei danni a misurar con gli occhi

comincioe 'ntanto lagrimando sfogo

didolorosa nebbia il cor condenso

alorch'i' miro et penso

quantaaria dal bel viso mi diparte

chesempre m'è sí presso et sí lontano.

Posciafra me pian piano:

Chesai tulasso! forse in quella parte

ordi tua lontananza si sospira.

Etin questo penser l'alma respira.


Canzoneoltra quell'alpe

làdove il ciel è piú sereno et lieto

mirivedrai sovr'un ruscel corrente

ovel'aura si sente

d'unfresco et odorifero laureto.

Iviè 'l mio coret quella che 'l m'invola;

quiveder pôi l'imagine mia sola.



130


Poiche 'l camin m'è chiuso di Mercede

perdesperata via son dilungato

dagli occhi ov'erai' non so per qual fato

ripostoil guidardon d'ogni mia fede.


Pasco'l cor di sospir'ch'altro non chiede

edi lagrime vivo a pianger nato:

nédi ciò duolmiperché in tale stato

èdolce il pianto piú ch'altri non crede.


Etsol ad una imagine m'attegno

chefe' non Zeusio Prasiteleo Fidia

mamiglior mastroet di piú alto ingegno.


QualScithia m'assicurao qual Numidia

s'anchornon satia del mio exsilio indegno

cosínascosto mi ritrova Invidia?



131


Iocanterei d'amor sí novamente

ch'alduro fiancho il dí mille sospiri

trarreiper forzaet mille alti desiri

raccendereine la gelata mente;


e'l bel viso vedrei cangiar sovente

etbagnar gli occhiet piú pietosi giri

farcome suol chi de gli altrui martiri

etdel suo error quando non val si pente;


etle rose vermiglie in fra le neve

moverda l'òraet discovrir l'avorio

chefa di marmo chi da presso 'l guarda;


etutto quel per che nel viver breve

nonrincresco a me stessoanzi mi glorio

d'esserservato a la stagion piú tarda.



132


S'amornon èche dunque è quel ch'io sento?

Mas'egli è amorperdioche cosa et quale?

Sebonaonde l'effecto aspro mortale?

Seriaonde sí dolce ogni tormento?


S'amia voglia ardoonde 'l pianto e lamento?

S'amal mio gradoil lamentar che vale?

Oviva morteo dilectoso male

comepuoi tanto in mes'io no 'l consento?


Ets'io 'l consentoa gran torto mi doglio.

Frasí contrari vènti in frale barca

mitrovo in alto mar senza governo


sílieve di saverd'error sí carca

ch'i'medesmo non so quel ch'io mi voglio

ettremo a mezza stateardendo il verno.



133


Amorm'à posto come segno a strale

comeal sol nevecome cera al foco

etcome nebbia al vento; et son già roco

donnamercé chiamandoet voi non cale.


Dagli occhi vostri uscío 'l colpo mortale

contracui non mi val tempo né loco;

davoi sola procedeet parvi un gioco

ilsole e 'l foco e 'l vento ond'io son tale.


Ipensier' son saettee 'l viso un sole

e'l desir foco; e 'nseme con quest'arme

mipunge Amorm'abbaglia et mi distrugge;


etl'angelico canto et le parole

coldolce spirto ond'io non posso aitarme

sonl'aura inanzi a cui mia vita fugge.



134


Pacenon trovoet non ò da far guerra;

etemoet spero; et ardoet son un ghiaccio;

etvolo sopra 'l cieloet giaccio in terra;

etnulla stringoet tutto 'l mondo abbraccio.


Talm'à in pregionche non m'apre né serra

néper suo mi riten né scioglie il laccio;

etnon m'ancide Amoreet non mi sferra

némi vuol vivoné mi trae d'impaccio.


Veggiosenza occhiet non ò lingua et grido;

etbramo di periret cheggio aita;

etò in odio me stessoet amo altrui.


Pascomidi dolorpiangendo rido;

egualmentemi spiace morte et vita:

inquesto stato sondonnaper voi.



135


Qualpiú diversa et nova

cosafu mai in qual che stranio clima

quellase ben s'estima

piúmi rasembra: a tal son giuntoAmore.

Làonde il dí vèn fore

volaun augel che sol senza consorte

divolontaria morte

rinasceet tutto a viver si rinova.

Cosísol si ritrova

lomio voleret cosí in su la cima

de'suoi alti pensieri al sol si volve

etcosí si risolve

etcosí torna al suo stato di prima:

ardeet moreet riprende i nervi suoi

etvive poi con la fenice a prova.


Unapetra è sí ardita

làper l'indico marche da natura

traggea sé il ferro e 'l fura

dallegnoin guisa che ' navigi affonde.

Questoprov'io fra l'onde

d'amaropiantoché quel bello scoglio

àcol suo duro argoglio

conduttaove affondar conven mia vita:

cosíl'alm'à sfornita

(furando'l cor che fu già cosa dura

etme tenne unch'or son diviso et sparso)

unsasso a trar piú scarso

carneche ferro. O cruda mia ventura

che'n carne essendoveggio trarmi a riva

aduna viva dolce calamita!


Nél'extremo occidente

unafera è soave et queta tanto

chenulla piúma pianto

etdoglia et morte dentro agli occhi porta:

moltoconvene accorta

esserqual vista mai ver' lei si giri;

purche gli occhi non miri

l'altropuossi veder securamente.

Maio incautodolente

corrosempre al mio maleet so ben quanto

n'òsoffertoet n'aspetto; ma l'engordo

volerch'è cieco et sordo

sími trasportache 'l bel viso santo

etgli occhi vaghi fien cagion ch'io pèra

diquesta fera angelica innocente.


Surgenel mezzo giorno

unafontanae tien nome dal sole

cheper natura sòle

bollirle nottie 'n sul giorno esser fredda;

etanto si raffredda

quanto'l sol montaet quanto è piú da presso.

Cosíaven a me stesso

cheson fonte di lagrime et soggiorno:

quando'l bel lume adorno

ch'è'l mio sol s'allontanaet triste et sole

sonle mie luciet notte oscura è loro

ardoallor; ma se l'oro

ei rai veggio apparir del vivo sole

tuttodentro et di for sento cangiarme

etghiaccio farmecosí freddo torno.


Un'altrafonte à Epiro

dicui si scrive ch'essendo fredda ella

ognispenta facella

accendeet spegne qual trovasse accesa.

L'animamiach'offesa

anchornon era d'amoroso foco

appressandosiun poco

aquella freddach'io sempre sospiro

arsetutta: et martiro

similgià mai né sol videné stella

ch'uncor di marmo a pietà mosso avrebbe;

poiche 'nfiammata l'ebbe

rispenselavertú gelata et bella.

Cosípiú volte à 'l cor racceso et spento:

i''l so che 'l sentoet spesso me 'nadiro.


Fuortutti nostri lidi

nel'isole famose di Fortuna

duefonti à: chi de l'una

beemor ridendo; et chi de l'altrascampa.

Similfortuna stampa

miavitache morir poria ridendo

delgran piacer ch'io prendo

senol temprassen dolorosi stridi.

Amorch'anchor mi guidi

pura l'ombra di fama occulta et bruna

taceremquesta fontech'ognor piena

macon piú larga vena

veggiamquando col Tauro il sol s'aduna:

cosígli occhi miei piangon d'ogni tempo

mapiú nel tempo che madonna vidi.


Chispïassecanzone

quelch'i' fotu pôi dir: Sotto un gran sasso

inuna chiusa valleond'esce Sorga

sista; né chi lo scorga

v'èse no Amorche mai nol lascia un passo

etl'immagine d'una che lo strugge

chéper sé fugge tutt'altre persone.



136


Fiammadal ciel su le tue treccie piova

malvagiache dal fiume et da le ghiande

perl'altrui impoverir se' ricca et grande

poiche di mal oprar tanto ti giova;


nidodi tradimentiin cui si cova

quantomal per lo mondo oggi si spande

devin servadi lecti et di vivande

incui Luxuria fa l'ultima prova.


Perle camere tue fanciulle et vecchi

vannotrescandoet Belzebub in mezzo

co'mantici et col foco et co li specchi.


Giànon fustú nudrita in piume al rezzo

manuda al ventoet scalza fra gli stecchi:

orvivi sí ch'a Dio ne venga il lezzo.



137


L'avaraBabilonia à colmo il sacco

d'iradi Dioe di vitii empii et rei

tantoche scoppiaed à fatti suoi dèi

nonGiove et Pallama Venere et Bacco.


Aspectandoragion mi struggo et fiacco;

mapur novo soldan veggio per lei

loqual farànon già quand'io vorrei

soluna sedeet quella fia in Baldacco.


Gl'idolisuoi sarranno in terra sparsi

etle torre superbeal ciel nemiche

ei suoi torrer' di for come dentro arsi.


Animebelle et di virtute amiche

terrannoil mondo; et poi vedrem lui farsi

aurëotuttoet pien de l'opre antiche.



138


Fontanadi dolorealbergo d'ira

scolad'erroriet templo d'eresia

giàRomaor Babilonia falsa et ria

percui tanto si piange et si sospira;


ofucina d'ingannio pregion dira

ove'l ben moree 'l mal si nutre et cria

divivi infernoun gran miracol fia

seCristo teco alfine non s'adira.


Fondatain casta et humil povertate

contra'tuoi fondatori alzi le corna

puttasfacciata: et dove ài posto spene?


Negli adúlteri tuoi? ne le mal nate

richezzetante? Or Constantin non torna;

matolga il mondo tristo che 'l sostene.



139


Quantopiú disïose l'ali spando

versodi voio dolce schiera amica

tantoFortuna con piú visco intrica

ilmio volareet gir mi face errando.


Ilcor che mal suo grado a torno mando

ècon voi sempre in quella valle aprica

ove'l mar nostro piú la terra implica;

l'altrierda lui partimmi lagrimando.


I'da man mancae' tenne il camin dritto;

i'tratto a forzaet e' d'Amore scorto;

egliin Ierusalemet io in Egipto.


Masofferenza è nel dolor conforto;

chéper lungo usogià fra noi prescripto

ilnostro esser insieme è raro et corto.



140


Amorche nel penser mio vive et regna

e'l suo seggio maggior nel mio cor tene

talorarmato ne la fronte vène

ivisi locaet ivi pon sua insegna.


Quellach'amare et sofferir ne 'nsegna

evòl che 'l gran desiol'accesa spene

ragionvergogna et reverenza affrene

dinostro ardir fra se stessa si sdegna.


OndeAmor paventoso fugge al core

lasciandoogni sua impresaet piangeet trema;

ivis'ascondeet non appar piú fore.


Cheposs'io fartemendo il mio signore

senon star seco infin a l'ora extrema?

Chébel fin fa chi ben amando more.



141


Cometalora al caldo tempo sòle

semplicettafarfalla al lume avezza

volarnegli occhi altrui per sua vaghezza

ondeaven ch'ella morealtri si dole:


cosísempre io corro al fatal mio sole

degliocchi onde mi vèn tanta dolcezza

che'l fren de la ragion Amor non prezza

echi discerne è vinto da chi vòle.


Eveggio ben quant'elli a schivo m'ànno

eso ch'i' ne morrò veracemente

chémia vertú non pò contra l'affanno;


masí m'abbaglia Amor soavemente

ch'i'piango l'altrui noiaet no 'l mio danno;

etcieca al suo morir l'alma consente.



142


Ala dolce ombra de le belle frondi

corsifuggendo un dispietato lume

che'nfinqua giú m'ardea dal terzo cielo;

etdisgombrava già di neve i poggi

l'auraamorosa che rinova il tempo

etfiorian per le piagge l'erbe e i rami.


Nonvide il mondo sí leggiadri rami

némosse il vento mai sí verdi frondi

comea me si mostrâr quel primo tempo:

talchetemendo de l'ardente lume

nonvolsi al mio refugio ombra di poggi

made la pianta piú gradita in cielo.


Unlauro mi difese allor dal cielo

ondepiú volte vago de' bei rami

dapo' son gito per selve et per poggi;

négià mai ritrovai tronco né frondi

tantohonorate dal supremo lume

chenon mutasser qualitate a tempo.


Peròpiú fermo ognor di tempo in tempo

seguendoove chiamar m'udia dal cielo

escorto d'un soave et chiaro lume

tornaisempre devoto ai primi rami

etquando a terra son sparte le frondi

etquando il sol fa verdeggiar i poggi.


Selvesassicampagnefiumi et poggi

quantoè creatovince et cangia il tempo:

ond'iocheggio perdono a queste frondi

serivolgendo poi molt'anni il cielo

fuggirdisposi gl' invescati rami

tostoch'incominciai di veder lume.


Tantomi piacque prima il dolce lume

ch'i'passai con diletto assai gran poggi

perpoter appressar gli amati rami:

orala vita breve e 'l loco e 'l tempo

mostranmialtro sentier di gire al cielo

etdi far fruttonon pur fior' et frondi.


Altr'amoraltre frondi et altro lume

altrosalir al ciel per altri poggi

cercoché n'é ben tempoet altri rami.



143


Quand'iov'odo parlar sí dolcemente

com'Amorproprio a' suoi seguaci instilla

l'accesomio desir tutto sfavilla

talche 'nfiammar devria l'anime spente.


Trovola bella donna allor presente

ovunquemi fu mai dolce o tranquilla

nel'habito ch'al suon non d'altra squilla

madi sospir' mi fa destar sovente.


Lechiome a l'aura sparseet lei conversa

indietroveggio; et cosí bella riede

nelcorcome colei che tien la chiave.


Ma'l soverchio piacerche s'atraversa

ala mia linguaqual dentro ella siede

dimostrarla in palese ardir non ave.



144


Nécosì bello il sol già mai levarsi

quando'l ciel fosse piú de nebbia scarco

nédopo pioggia vidi 'l celeste arco

perl'aere in color' tanti varïarsi


inquanti fiammeggiando trasformarsi

neldí ch'io presi l'amoroso incarco

quelviso al qualeet son nel mio dir parco

nullacosa mortal pote aguagliarsi.


I'vidi Amor che ' begli occhi volgea

soavesích'ogni altra vista oscura

daindi in qua m'incominciò apparere.


Segnuccioi' 'l vidiet l'arco che tendea

talche mia vita poi non fu secura

etè sí vaga ancor del rivedere.



145


Pommiove 'l sole occide i fiori et l'erba

odove vince lui il ghiaccio et la neve;

ponmiov'è 'l carro suo temprato et leve

etov'è chi ce 'l rendeo chi ce 'l serba;


ponmiin humil fortunaod in superba

aldolce aere serenoal fosco et greve;

ponmia la notteal dí lungo ed al breve

ala matura etate od a l'acerba;


ponmiin cielood in terraod in abisso

inalto poggioin valle ima et palustre

liberospirtood a' suoi membri affisso;


ponmicon fama oscurao con illustre:

saròqual fuivivrò com'io son visso

continüandoil mio sospir trilustre.



146


Od'ardente vertute ornata et calda

almagentil chui tante carte vergo;

osol già d'onestate intero albergo

torrein alto valor fondata et salda;


ofiammao rose sparse in dolce falda

diviva nevein ch'io mi specchio e tergo;

opiacer onde l'ali al bel viso ergo

cheluce sovra quanti il sol ne scalda:


delvostro nomese mie rime intese

fossinsí lungeavrei pien Tyle et Battro

laTana e 'l NiloAthlanteOlimpo et Calpe.


Poiche portar nol posso in tutte et quattro

partidel mondoudrallo il bel paese

ch'Appenninpartee 'l mar circonda et l'Alpe.



147


Quando'l voler che con duo sproni ardenti

etcon un duro frenmi mena et regge

trapassaad or ad or l'usata legge

perfar in parte i miei spirti contenti


trovachi le paure et gli ardimenti

delcor profondo ne la fronte legge

etvede Amor che sue imprese corregge

folgorarne' turbati occhi pungenti.


Ondecome collui che 'l colpo teme

diGiove iratosi ritragge indietro:

chédi gran temenza gran desire affrena.


Mafreddo foco et paventosa speme

del'alma che traluce come un vetro

talorsua dolce vista rasserena.



148


NonTesinPoVaroAdige et Tebro

EufrateTigreNiloHermoIndo et Gange

TanaHistroAlpheoGaronae 'l mar che frange

RodanoHiberoRenSenaAlbiaEraHebro;


nonedraabetepinfaggioo genebro

poria'l foco allentar che 'l cor tristo ange

quant'unbel rio ch'ad ognor meco piange

col'arboscel che 'n rime orno et celebro.


Questoun soccorso trovo tra gli assalti

d'Amoreove conven ch'armato viva

lavita che trapassa a sí gran salti.


Cosícresca il bel lauro in fresca riva

etchi 'l piantò pensier' leggiadri et alti

nela dolce ombra al suon de l'acque scriva.



149


Ditempo in tempo mi si fa men dura

l'angelicafigura e 'l dolce riso

etl'aria del bel viso

edegli occhi leggiadri meno oscura.


Chefanno meco omai questi sospiri

chenascean di dolore

etmostravan di fore

lamia angosciosa et desperata vita?

S'avenche 'l volto in quella parte giri

peracquetare il core

parmivedere Amore

mantenermia ragionet darmi aita:

néperò trovo anchor guerra finita

nétranquillo ogni stato del cor mio

chépiú m'arde 'l desio

quantopiú la speranza m'assicura.



150


-Che fai alma? che pensi? avrem mai pace?

avremmai tregua? od avrem guerra eterna? -

-Che fia di noinon so; main quel ch'io scerna

a'suoi begli occhi il mal nostro non piace. -


-Che prose con quelli occhi ella ne face

distate un ghiaccioun foco quando inverna? -

-Ella nonma colui che gli governa. -

-Questo ch'è a nois'ella s'el vedeet tace? -


-Talor tace la linguae 'l cor si lagna

adalta vocee 'n vista asciutta et lieta

piangedove mirando altri non 'l vede. -


-Per tutto ciò la mente non s'acqueta

rompendoil duol che 'n lei s'accoglie et stagna

ch'agran speranza huom misero non crede.



151


Nond'atra et tempestosa onda marina

fuggíoin porto già mai stanco nocchiero

com'iodal fosco et torbido pensero

fuggoove 'l gran desio mi sprona e 'nchina.


Némortal vista mai luce divina

vinsecome la mia quel raggio altero

delbel dolce soave bianco et nero

inche i suoi strali Amor dora et affina.


Cieconon giàma pharetrato il veggo;

nudose non quanto vergogna il vela;

garzoncon ali: non pintoma vivo.


Indimi mostra quel ch'a molti cela

ch'aparte a parte entro a' begli occhi leggo

quant'ioparlo d'Amoreet quant'io scrivo.



152


Questahumil feraun cor di tigre o d'orsa

che'n vista humana e 'n forma d'angel vène

inriso e 'n piantofra paura et spene

mirota sí ch'ogni mio stato inforsa.


Se'n breve non m'accoglie o non mi smorsa

mapur come suol far tra due mi tene

perquel ch'io sento al cor gir fra le vene

dolcevenenoAmormia vita è corsa.


Nonpò piú la vertú fragile et stanca

tantevarïetati omai soffrire

che'n un punto ardeagghiacciaarrossa e 'nbianca.


Fuggendospera i suoi dolor' finire

comecolei che d'ora in hora manca:

chében pò nulla chi non pò morire.



153


Itecaldi sospirial freddo core

rompeteil ghiaccio che Pietà contende

etse prego mortale al ciel s'intende

morteo mercé sia fine al mio dolore.


Itedolci penser'parlando fore

diquello ove 'l bel guardo non s'estende:

sepur sua asprezza o mia stella n'offende

saremfuor di speranza et fuor d'errore.


Dirse pò ben per voinon forse a pieno

che'l nostro stato è inquïeto et fosco

sícome 'l suo pacifico et sereno.


Gitesecuri omaich'Amor vèn vosco;

etria fortuna pò ben venir meno

s'aisegni del mio sol l'aere conosco.



154


Lestelleil cielo et gli elementi a prova

tuttelor arti et ogni extrema cura

posernel vivo lumein cui Natura

sispecchiae 'l Sol ch'altrove par non trova.


L'opraè sí alterasí leggiadra et nova

chemortal guardo in lei non s'assecura:

tantanegli occhi bei for di misura

parch'Amore et dolcezza et gratia piova.


L'aerepercosso da' lor dolci rai

s'infiammad'onestateet tal diventa

che'l dir nostro e 'l penser vince d'assai.


Bassodesir non è ch'ivi si senta

mad'onordi vertute: or quando mai

fuper somma beltà vil voglia spenta?



155


Nonfur ma' Giove et Cesare sí mossi

afolminar colluiquesto a ferire

chePietà non avesse spente l'ire

elor de l'usate arme ambeduo scossi.


Piangeamadonnae 'l mio signor ch'i' fossi

volsea vederlaet i suoi lamenti a udire

percolmarmi di doglia et di desire

etricercarmi le medolle et gli ossi.


Queldolce pianto mi depinse Amore

anziscolpíoet que' detti soavi

miscrisse entro un diamante in mezzo 'l core;


ovecon salde ed ingegnose chiavi

ancortorna sovente a trarne fore

lagrimerare et sospir' lunghi et gravi.



156


I'vidi in terra angelici costumi

etcelesti bellezze al mondo sole

talche di rimembrar mi giova et dole

chéquant'io miro par sogniombre et fumi;


etvidi lagrimar que' duo bei lumi

ch'ànfatto mille volte invidia al sole;

etudí' sospirando dir parole

chefarian gire i monti et stare i fiumi.


AmorSennoValorPietateet Doglia

faceanpiangendo un piú dolce concento

d'ognialtro che nel mondo udir si soglia;


edera il cielo a l'armonia sí intento

chenon se vedea in ramo mover foglia

tantadolcezza avea pien l'aere e 'l vento.



157


Quelsempre acerbo et honorato giorno

mandòsí al cor l'imagine sua viva

che'ngegno o stil non fia mai che 'l descriva

maspesso a lui co la memoria torno.


L'attod'ogni gentil pietate adorno

e'l dolce amaro lamentar ch'i' udiva

faceandubbiarse mortal donna o diva

fosseche 'l ciel rasserenava intorno.


Latesta òr finoet calda neve il volto

hebenoi cigliet gli occhi eran due stelle

ondeAmor l'arco non tendeva in fallo;


perleet rose vermiglieove l'accolto

dolorformava ardenti voci et belle;

fiammai sospir'le lagrime cristallo.



158


Ovech'i' posi gli occhi lassi o giri

perquetar la vaghezza che gli spinge

trovochi bella donna ivi depinge

perfar sempre mai verdi i miei desiri.


Conleggiadro dolor par ch'ella spiri

altapietà che gentil core stringe:

oltrala vistaagli orecchi orna e 'nfinge

suevoci vive et suoi sancti sospiri.


Amore 'l ver fur meco a dir che quelle

ch'i'vidieran bellezze al mondo sole

mainon vedute piú sotto le stelle.


Nésí pietose et sí dolci parole

s'udironmainé lagrime sí belle

disí belli occhi uscir vide mai 'l sole.



159


Inqual parte del cielin quale idea

eral'exempioonde Natura tolse

quelbel viso leggiadroin ch'ella volse

mostrarqua giú quanto lassú potea?


Qualnimpha in fontiin selve mai qual dea

chiomed'oro sí fino a l'aura sciolse?

quandoun cor tante in sé vertuti accolse?

benchéla somma è di mia morte rea.


Perdivina bellezza indarno mira

chigli occhi de costei già mai non vide

comesoavemente ella gli gira;


nonsa come Amor sanaet come ancide

chinon sa come dolce ella sospira

etcome dolce parlaet dolce ride.



160


Amoret io sí pien' di meraviglia

comechi mai cosa incredibil vide

miriamcostei quand'ella parla o ride

chesol se stessaet nulla altrasimiglia.


Dalbel seren de le tranquille ciglia

sfavillansí le mie due stelle fide

ch'altrolume non è ch'infiammi et guide

chid'amar altamente si consiglia.


Qualmiracolo è quelquando tra l'erba

quasiun fior siedeover quand'ella preme

colsuo candido seno un verde cespo!


Qualdolcezza è ne la stagione acerba

vederlair sola co i pensier' suoi inseme

tessendoun cerchio a l'oro terso et crespo!



161


Opassi sparsio pensier' vaghi et pronti

otenace memoriao fero ardore

opossente desireo debil core

oiocchi mieiocchi non giàma fonti!


Ofrondehonor de le famose fronti

osola insegna al gemino valore!

Ofaticosa vitao dolce errore

chemi fate ir cercando piagge et monti!


Obel viso ove Amor inseme pose

glisproni e 'l fren ond'el mi punge et volve

comea lui piaceet calcitrar non vale!


Oanime gentili et amorose

s'alcunaà 'l mondoet voi nude ombre et polve

dehristate a veder quale è 'l mio male.



162


Lietifiori et feliciet ben nate herbe

chemadonna pensando premer sòle;

piaggiach'ascolti sue dolci parole

etdel bel piede alcun vestigio serbe;


schiettiarboscelli et verdi frondi acerbe

amorosetteet pallide vïole;

ombroseselveove percote il sole

chevi fa co' suoi raggi alte et superbe;


osoave contradao puro fiume

chebagni il suo bel viso et gli occhi chiari

etprendi qualità dal vivo lume;


quantov'invidio gli atti honesti et cari!

Nonfia in voi scoglio omai che per costume

d'arderco la mia fiamma non impari.



163


Amorche vedi ogni pensero aperto

ei duri passi onde tu sol mi scorgi

nelfondo del mio cor gli occhi tuoi porgi

ate palesea tutt'altri coverto.


Saiquel che per seguirte ò già sofferto:

ettu pur via di poggio in poggio sorgi

digiorno in giornoet di me non t'accorgi

cheson sí stancoe 'l sentier m'è troppo erto.


Benveggio io di lontano il dolce lume

oveaspre vie mi sproni et giri

manon ò come tu da volar piume.


Assaicontenti lasci i miei desiri

purche ben desïando i' mi consume

néle dispiaccia che per lei sospiri.



164


Orche 'l ciel et la terra e 'l vento tace

etle fere e gli augelli il sonno affrena

Notteil carro stellato in giro mena

etnel suo letto il mar senz'onda giace


veggiopensoardopiango; et chi mi sface

semprem'è inanzi per mia dolce pena:

guerraè 'l mio statod'ira et di duol piena

etsol di lei pensando ò qualche pace.


Cosísol d'una chiara fonte viva

move'l dolce et l'amaro ond'io mi pasco;

unaman sola mi risana et punge;


eperché 'l mio martir non giunga a riva

millevolte il dí moro et mille nasco

tantoda la salute mia son lunge.



165


Come'l candido pie' per l'erba fresca

idolci passi honestamente move

vertúche 'ntorno i fiori apra et rinove

dele tenere piante sue par ch'esca.


Amorche solo i cor' leggiadri invesca

nédegna di provar sua forza altrove

da'begli occhi un piacer sí caldo piove

ch'i'non curo altro ben né bramo altr'ésca.


Etco l'andar et col soave sguardo

s'accordanle dolcissime parole

etl'atto mansüetohumile et tardo.


Ditai quattro favilleet non già sole

nasce'l gran focodi ch'io vivo et ardo

cheson fatto un augel notturno al sole.



166


S'i'fussi stato fermo a la spelunca

làdove Apollo diventò profeta

Fiorenzaavria forse oggi il suo poeta

nonpur Verona et Mantoa et Arunca;


maperché 'l mio terren piú non s'ingiunca

del'humor di quel sassoaltro pianeta

convench'i' seguaet del mio campo mieta

lappoleet stecchi co la falce adunca.


L'olivaè seccaet è rivolta altrove

l'acquache di Parnaso si deriva

percui in alcun tempo ella fioriva.


Cosísventura over colpa mi priva

d'ognibuon fructose l'etterno Giove

dela sua gratia sopra me non piove.



167


QuandoAmor i belli occhi a terra inchina

ei vaghi spirti in un sospiro accoglie

cole sue maniet poi in voce gli scioglie

chiarasoaveangelicadivina


sentofar del mio cor dolce rapina

etsí dentro cangiar penseri et voglie

ch'i'dico: Or fien di me l'ultime spoglie

se'l ciel sí honesta morte mi destina.


Ma'l suon che di dolcezza i sensi lega

colgran desir d'udendo esser beata

l'animaal dipartir presta raffrena.


Cosími vivoet cosí avolge et spiega

lostame de la vita che m'è data

questasola fra noi del ciel sirena.



168


Amormi manda quel dolce pensero

chesecretario anticho è fra noi due

etmi confortaet dice che non fue

maicome or presto a quel ch'io bramo et spero.


Ioche talor menzogna et talor vero

òritrovato le parole sue

nonso s'i' 'l credaet vivomi intra due

nésí né no nel cor mi sona intero.


Inquesta passa 'l tempoet ne lo specchio

miveggio andar ver' la stagion contraria

asua impromessaet a la mia speranza.


Orsia che pò: già sol io non invecchio;

giàper etate il mio desir non varia;

bentemo il viver breve che n'avanza.



169


Piend'un vago penser che me desvia

datutti gli altriet fammi al mondo ir solo

ador ad ora a me stesso m'involo

purlei cercando che fuggir devria;


etveggiola passar sí dolce et ria

chel'alma trema per levarsi a volo

tald'armati sospir' conduce stuolo

questabella d'Amor nemicaet mia.


Bens'i' non erro di pietate un raggio

scorgofra 'l nubilosoaltero ciglio

che'n parte rasserena il cor doglioso:


allorraccolgo l'almaet poi ch'i' aggio

discovrirle il mio mal preso consiglio

tantogli ò a dirche 'ncominciar non oso.



170


Piúvolte già dal bel sembiante humano

òpreso ardir co le mie fide scorte

d'assalircon parole honeste accorte

lamia nemica in atto humile et piano.


Fannopoi gli occhi suoi mio penser vano

perch'ognimia fortunaogni mia sorte

miobenmio maleet mia vitaet mia morte

queiche solo il pò farl'à posto in mano.


Ond'ionon poté' mai formar parola

ch'altroche da me stesso fosse intesa:

cosím'ha fatto Amor tremante et fioco.


Eveggi' or ben che caritate accesa

legala lingua altruigli spirti invola:

chipò dir com'egli ardeè 'n picciol foco.



171


Giuntom'... Amor fra belle et crude braccia

chem'ancidono a torto; et s'io mi doglio

doppia'l martir; onde purcom'io soglio

ilmeglio S ch'io mi mora amandoet taccia:


ch'poria questa il Ren qualor pi£ agghiaccia

ardercon gli occhiet rompre ogni aspro scoglio;

et... s¡ egual a le bellezze orgoglio

chedi piacer altrui par che le spiaccia.


Nullaposso levar io per mi' 'ngegno

delbel diamanteond'ell'... il cor s¡ duro;

l'altroS d'un marmo che si mova et spiri:


nedella a me per tutto 'l suo disdegno

torr...gi... main' per sembiante oscuro

lemie speranzee i miei dolci sospiri.



172


OInvidia nimica di vertute

ch'a'bei principii volentier contrasti

perqual sentier cos¡ tacita intrasti

inquel bel pettoet con qual' arti il mute?


Daradice n'...i svelta mia salute:

troppofelice amante mi mostrasti

aquella che' miei preghi humili et casti

grad¡alcun tempoor par ch'odi et refute.


N'per che con atti acerbi et rei

delmio ben piangaet del mio pianger rida

poriacangiar sol un de' pensier' mei;


nonperch' mille volte il d¡ m'ancida

fiach'io non l'amiet ch'i' non speri in lei:

ches'ella mi spaventaAmor m'affida.



173


Mirando'l sol de' begli occhi sereno

oveS chi spesso i miei depinge et bagna

dalcor l'anima stanca si scompagna

pergir nel paradiso suo terreno.


Poitrovandol di dolce et d'amar pieno

quant'almondo si tesseopra d'aragna

vede:onde seco et con Amor si lagna

ch'...s¡ caldi gli spron's¡ duro 'l freno.


Perquesti extremi duo contrari et misti

orcon voglie gelateor con accese

stassicos¡ fra misera et felice;


mapochi lietiet molti penser' tristi

e'l pi£ si pente de l'ardite imprese:

talfrutto nasce di cotal radice.



174


Ferastella (se 'l cielo ... forza in noi

quant'alcuncrede) fu sotto ch'io nacqui

etfera cunadove nato giacqui

etfera terraove' pie' mossi poi;


etfera donnache con gli occhi suoi

etcon l'arco a cui sol per segno piacqui

fe'la piaga ondeAmorteco non tacqui

checon quell'arme risaldar la p"i.


Matu prendi a diletto i dolor' miei:

ellanon gi...perch' non son pi£ duri

e'l colpo S di saettaet non di spiedo.


Purmi consola che languir per lei

meglioSche gioir d'altra; et tu me 'l giuri

perl'orato tuo straleet io tel credo.



175


Quandomi vSne inanzi il tempo e 'l loco

ov'i'perdei me stessoe 'l caro nodo

ond'Amordi sua man m'avinse in modo

chel'amar mi fe' dolcee 'l pianger gioco


solfoet 'sca son tuttoe 'l cor un foco

daquei soavi spirtii quai sempre odo

accesodentro s¡ch'ardendo godo

etdi ci vivoet d'altro mi cal poco.


Quelsolche solo agli occhi miei resplende

coi vaghi raggi anchor indi mi scalda

avespro tal qual era oggi per tempo;


etcos¡ di lontan m'alluma e 'ncende

chela memoria ad ognor fresca et salda

purquel nodo mi mostra e 'l loco e 'l tempo.



176


Permezz'i boschi inhospiti et selvaggi

ondevanno a gran rischio uomini et arme

vosecuro ioch' non p spaventarme

altriche 'l sol ch'... d'amor vivo i raggi;


etvo cantando (o penser' miei non saggi!)

leiche 'l ciel non poria lontana farme

ch'i'l' negli occhiet veder seco parme

donneet donzelleet son abeti et faggi.


Parmed'udirlaudendo i rami et l're

etle frondiet gli augei lagnarsiet l'acque

mormorandofuggir per l'erba verde.


Raroun silentioun solitario horrore

d'ombrosaselva mai tanto mi piacque:

senon che dal mio sol troppo si perde.



177


Millepiagge in un giorno et mille rivi

mostratom'... per la famosa Ardenna

Amorch'a' suoi le piante e i cori impenna

perfargli al terzo ciel volando ir vivi.


Dolcem'S sol senz'arme esser stato ivi

dovearmato fier Marteet non acenna

quasisenza governo et senza antenna

legniin marpien di penser' gravi et schivi.


Purgiunto al fin de la giornata oscura

rimembrandoond'io vegnoet con quai piume

sentodi troppo ardir nascer paura.


Ma'l bel paese e 'l difectoso fiume

conserena accoglienza rassecura

ilcor gi... vlto ov'abita il suo lume.



178


Amormi sprona in un tempo et affrena

assecuraet spaventaarde et agghiaccia

gradisceet sdegnaa s' mi chiama et scaccia

ormi tene in speranza et or in pena


oralto or basso il meo cor lasso mena:

onde'l vago desir perde la traccia

e'l suo sommo piacer per che li spiaccia

d'errors¡ novo la mia mente S piena.


Unamico penser le mostra il vado

nond'acqua che per gli occhi si resolva

dagir tosto ove spera esser contenta;


poiquasi maggior forza indi la svolva

convench'altra via seguaet mal suo grado

ala sua lungaet miamorte consenta.



179


Geriquando talor meco s'adira

lamia dolce nemicach'S s¡ altSra

unconforto m'S dato ch'i' non pSra

soloper cui vert£ l'alma respira.


Ovunqueella sdegnando li occhi gira

(chedi luce privar mia vita spera?)

lemostro i miei pien' d'umilt... s¡ vera

ch'aforza ogni suo sdegno indietro tira.


Ecci non fusseandrei non altramente

aveder leiche 'l volto di Medusa

chefacea marmo diventar la gente.


Cos¡dunque fa' tu: ch'i' veggio exclusa

ognialtra aitae 'l fuggir val n<ente

dinanzia l'ali che 'l signor nostro usa.



180


Poben puo' tu portartene la scorza

dime con tue possenti et rapide onde

malo spirto ch'iv'entro si nasconde

noncura n' di tua n' d'altrui forza;


loqual senz'alternar poggia con orza

drittoperl'aure suo desir seconde

battendol'ali verso l'aurea fronde

l'acquae 'l vento e la vela e i remi sforza.


Redegli altrisuperbo altero fiume

che'ncontri 'l sol quando e'ne mena 'l giorno

e'n ponente abandoni un pi£ bel lume


tute ne vai col mio mortal sul corno;

l'altrocoverto d'amorose piume

tornavolando al suo dolce soggiorno.



181


Amorfra l'erbe una leggiadra rete

d'oroet di perle tese sott'un ramo

dell'arborsempre verde ch'i' tant'amo

benchen'abbia ombre pi£ triste che liete.


L''scafu 'l seme ch'egli sparge et miete

dolceet acerboch'i' pavento et bramo;

lenote non fur maidal d¡ ch'Adamo

apersegli occhis¡ soavi et quete.


E'l chiaro lume che sparir fa 'l sole

folgoravad'intorno: e 'l fune avolto

erala man ch'avorio et neve avanza.


Cos¡caddi a la reteet qui m'...n colto

gliatti vaghi et l'angeliche parole

e'l piacer e 'l desire et la speranza.



182


Amorche 'ncende il cor d'ardente zelo

digelata paura il tSn constretto

etqual sia pi£fa dubbio a l'intellecto

lasperanza o 'l temorla fiamma o 'l gielo.


Trem'alpi£ caldoard'al pi£ freddo cielo

semprepien di desire et di sospetto

purcome donna in un vestire schietto

celiun huom vivoo sotto un picciol velo.


Diqueste pene S mia propia la prima

arderd¡ et notte; et quanto S 'l dolce male

n''n penser capenonche 'n versi o 'n rima;


l'altranon gi...: ch' 'l mio bel foco S tale

ch'ogniuom pareggia; et del suo lume in cima

chivolar pensaindarno spiega l'ale.



183


Se'l dolce sguardo di costei m'ancide

etle soavi parolette accorte

ets'Amor sopra me la fa s¡ forte

solquando parlaover quando sorride


lassoche fiase forse ella divide

oper mia colpa o per malvagia sorte

gliocchi suoi da Merc's¡ che di morte

l...dove or m'assicuraallor mi sfide?


Pers'i' tremoet vo col cor gelato

qualorveggio cangiata sua figura

questotemer d'antiche prove S nato.


FeminaS cosa mobil per natura:

ond'ioso ben ch'un amoroso stato

incor di donna picciol tempo dura.



184


AmorNaturaet la bella alma humile

ov'ogn'altravertute alberga et regna

contramen son giurati: Amor s'ingegna

ch'i'mora a fattoe 'n ci segue suo stile;


NaturatSn costei d'un s¡ gentile

laccioche nullo sforzo S che sostegna;

ellaS s¡ schivach'abitar non degna

pi£ne la vita faticosa et vile.


Cos¡lo spirto d'or in or vSn meno

aquelle belle care membra honeste

chespecchio eran di vera leggiadria;


ets'a Morte Piet... non stringe 'l freno

lassoben veggio in che stato son queste

vanesperanzeond'io viver solia.



185


Questafenice de l'aurata piuma

alsuo bel collocandidogentile

formasenz'arte un s¡ caro monile

ch'ognicor addolciscee 'l mio consuma:


formaun diadema natural ch'alluma

l'aered'intorno; e 'l tacito focile

d'Amortragge indi un liquido sottile

focoche m'arde a la pi£ algente bruma.


Purpureavesta d'un ceruleo lembo

sparsodi rose i belli homeri vela:

novohabitoet bellezza unica et sola.


Famane l'odorato et ricco grembo

d'arabimonti lei ripone et cela

cheper lo nostro ciel s¡ altera vola.



186


SeVirgilio et Homero avessin visto

quelsole il qual vegg'io con gli occhi miei

tuttelor forze in dar fama a costei

avrianpostoet l'un stil coll'altro misto:


diche sarebbe Enea turbato et tristo

AchilleUlixe et gli altri semidei

etquel che resse anni cinquantasei

s¡bene il mondo et quel ch'ancise Egisto.


Quelfior anticho di vertuti et d'arme

comesembiante stella ebbe con questo

novofior d'onestate et di bellezze!


Enniodi quel cant ruvido carme

diquest'altro io: et oh pur non molesto

glisia il mio ingegnoe 'l mio lodar non sprezze!



187


GiuntoAlexandro a la famosa tomba

delfero Achillesospirando disse:

Ofortunatoche s¡ chiara tromba

trovastiet chi di te s¡ alto scrisse!


Maquesta pura et candida colomba

acui non so s'al mondo mai par visse

nelmio stil frale assai poco rimbomba:

cos¡son le sue sorti a ciascun fisse.


Ch'd'Omero dignissima et d'Orpheo

odel pastor ch'anchor Mantova honora

ch'andassensempre lei sola cantando


stelladifforme et fato sol qui reo

commisea tal che 'l suo bel nome adora

maforse scema sue lode parlando.



188


AlmoSolquella fronde ch'io sola amo

tuprima amastior sola al bel soggiorno

verdeggiaet senza par poi che l'addorno

suomale et nostro vide in prima Adamo.


Stiamoa mirarla: i' ti pur prego et chiamo

oSole; et tu pur fuggiet fai d'intorno

ombrarei poggiet te ne porti il giorno

etfuggendo mi toi quel ch'i' pi£ bramo.


L'ombrache cade da quel' humil colle

ovefavilla il mio soave foco

ove'l gran lauro fu picciola verga


crescendomentr'io parloagli occhi tolle

ladolce vista del beato loco

ove'l mio cor co la sua donna alberga.



189


Passala nave mia colma d'oblio

peraspro marea mezza notte il verno

enfraScilla et Caribdi; et al governo

siede'l signoreanzi 'l nimico mio.


Aciascun remo un penser pronto et rio

chela tempesta e 'l fin par ch'abbi a scherno;

lavela rompe un vento humido eterno

disospir'di speranzeet di desio.


Pioggiadi lagrimarnebbia di sdegni

bagnaet rallenta le gi... stanche sarte

cheson d'error con ignorantia attorto.


Celansii duo mei dolci usati segni;

mortafra l'onde S la ragion et l'arte

talch'incomincio a desperar del porto.



190


Unacandida cerva sopra l'erba

verdem'apparvecon duo corna d'oro

fradue riviereall'ombra d'un alloro

levando'l sole a la stagione acerba.


Erasua vista s¡ dolce superba

ch'i'lasciai per seguirla ogni lavoro:

comel'avaro che 'n cercar tesoro

condiletto l'affanno disacerba.


"Nessun mi tocchi - al bel collo d'intorno

scrittoavea di diamanti et di topazi -:

liberafarmi al mio Cesare parve ".


Etera 'l sol gi... vlto al mezzo giorno

gliocchi miei stanchi di mirarnon sazi

quand'iocaddi ne l'acquaet ella sparve.



191


S¡come eterna vita S veder Dio

n'pi£ si braman' bramar pi£ lice

cos¡medonnail voi vederfelice

fain questo breve et fraile viver mio.


N'voi stessa com'or bella vid'io

gi...maise vero al cor l'occhio ridice:

dolcedel mio penser hora beatrice

chevince ogni alta spemeogni desio.


Etse non fusse il suo fuggir s¡ ratto

pi£non demanderei: che s'alcun vive

sold'odoree tal fama fede acquista


alcund'acqua o di focoe 'l gusto e 'l tatto

acquetancose d'ogni dolzor prive

i'perch' non de la vostra alma vista?



192


StiamoAmora veder la gloria nostra

cosesopra natura altere et nove:

vediben quanta in lei dolcezza piove

vedilume che 'l cielo in terra mostra


vediquant'arte dora e 'mperla e 'nostra

l'abitoelectoet mai non visto altrove

chedolcemente i piedi et gli occhi move

perquesta di bei colli ombrosa chiostra.


L'erbettaverde e i fior' di color' mille

sparsisotto quel' elce antiqua et negra

preganpur che 'l bel pe' li prema o tocchi;


e'l ciel di vaghe et lucide faville

s'accendeintornoe 'n vista si rallegra

d'esserfatto seren da s¡ belli occhi.



193


Pascola mente d'un s¡ nobil cibo

ch'ambrosiaet nectar non invidio a Giove

ch'sol mirandooblio ne l'alma piove

d'ognialtro dolceet Lethe al fondo bibo.


Talorch'odo dir cosee 'n cor describo

perche da sospirar sempre ritrove

raptoper man d'Amorn' so ben dove

doppiadolcezza in un volto delibo:


ch'quella voce infin al ciel gradita

suonain parole s¡ leggiadre et care

chepensar no 'l poria chi non l'... udita.


Allorinsiemein men d'un palmoappare

visibilmentequanto in questa vita

arteingegno et Natura e 'l Ciel p fare.



194


L'auragentilche rasserena i poggi

destandoi fior' per questo ombroso bosco

alsoave suo spirto riconosco

percui conven che 'n pena e 'n fama poggi.


Perritrovar ove 'l cor lasso appoggi

fuggodal mi' natio dolce aere tosco;

perfar lume al penser torbido et fosco

cerco'l mio sole et spero vederlo oggi.


Nelqual provo dolcezze tante et tali

ch'Amorper forza a lui mi riconduce;

pois¡ m'abbaglia che 'l fuggir m'S tardo.


I'chiedrei a scamparnon armeanzi ali;

maperir mi d... 'l ciel per questa luce

ch'da lunge mi struggo et da presso ardo.



195


Did¡ in d¡ vo cangiando il viso e 'l pelo

n'per smorso i dolce inescati hami

n'sbranco i verdi et invescati rami

del'arbor che n' sol cura n' gielo.


Senz'acquail mare et senza stelle il cielo

fiainanzi ch'io non sempre tema et brami

lasua bell'ombraet ch'i' non odi et ami

l'altapiaga amorosache mal celo.


Nonspero del mio affanno aver mai posa

infinch'i' mi disosso et snervo et spolpo

ola nemica mia piet... n'avesse.


Esserp in prima ogni impossibil cosa

ch'altriche morteod ellasani 'l colpo

ch'Amorco' suoi belli occhi al cor m'impresse.



196


L'auraserena che fra verdi fronde

mormorandoa ferir nel volto viemme

fammirisovenir quand'Amor diemme

leprime piaghes¡ dolci profonde;


e'l bel viso vederch'altri m'asconde

chesdegno o gelosia celato tiemme;

etle chiome or avolte in perle e 'n gemme

allorasciolteet sovra r terso bionde:


lequali ella spargea s¡ dolcemente

etraccogliea con s¡ leggiadri modi

cheripensando ancor trema la mente;


torseleil tempo poi in pi£ saldi nodi

etstrinse 'l cor d'un laccio s¡ possente

cheMorte sola fia ch'indi lo snodi.



197


L'auraceleste che 'n quel verde lauro

spiraov'Amor fer¡ nel fianco Apollo

eta me pose un dolce giogo al collo

talche mia libert... tardi restauro


pquello in me che nel gran vecchio mauro

Medusaquando in selce transformollo;

n'posso dal bel nodo omai dar crollo

l...'ve il sol perdenon pur l'ambrao l'auro:


dicole chiome biondee 'l crespo laccio

ches¡ soavemente lega et stringe

l'almache d'umiltate e non d'altr'armo.


L'ombrasua sola fa 'l mio cor un ghiaccio

etdi bianca paura il viso tinge;

mali occhi ...nno vert£ di farne un marmo.



198


L'aurasoave al sole spiega et vibra

l'auroch'Amor di sua man fila et tesse

l...da' begli occhiet de le chiome stesse

lega'l cor lassoe i lievi spirti cribra.


Nonmedolla in ossoo sangue in fibra

ch'i'non senta tremarpur ch'i' m'apresse

doveS chi morte et vita insemespesse

voltein frale bilancia appende et libra


vedendoardere i lumi ond'io m'accendo

etfolgorare i nodi ond'io son preso

orsu l'omero dextro et or sul manco.


I'nol posso ridirch' nol comprendo:

data' due luci S l'intellecto offeso

etdi tanta dolcezza oppresso et stanco.



199


Obella manche mi destringi 'l core

e'n poco spatio la mia vita chiudi;

manov'ogni arte et tutti i lor studi

poserNatura e 'l Ciel per farsi honore;


dicinque perle or<ental' colore

etsol ne le mie piaghe acerbi et crudi

ditischietti soavia tempo ignudi

consenteor voiper arricchirmeAmore.


Candidoleggiadretto et caro guanto

checopria netto avorio et fresche rose

chivide al mondo mai s¡ dolci spoglie?


Cos¡avess'io del bel velo altrettanto!

Oincostantia de l'umane cose!

Purquesto S furtoet vien chi me ne spoglie.



200


Nonpur quell'una bella ignuda mano

checon grave mio danno si riveste

mal'altra et le duo braccia accorte et preste

sona stringere il cor timido et piano.


LacciAmor milleet nesun tende invano

fraquelle vaghe nove forme honeste

ch'adornans¡ l'alto habito celeste

ch'agiungernol p stil n' 'ngegno humano:


liocchi sereni et le stellanti ciglia

labella bocca angelicadi perle

pienaet di rose et di dolci parole


chefanno altrui tremar di meraviglia

etla fronteet le chiomech'a vederle

distatea mezzo d¡vincono il sole.



201


Miaventura et Amor m'avean s¡ adorno

d'unbello aurato et serico trapunto

ch'alsommo del mio ben quasi era aggiunto

pensandomeco: A chi fu quest'intorno?


N'mi riede a la mente mai quel giorno

chemi fe' ricco et povero in un punto

ch'i'non sia d'ira et di dolor compunto

piendi vergogna et d'amoroso scorno


chela mia nobil preda non pi£ stretta

tennial bisognoet non fui pi£ costante

contralo sforzo sol d'una angioletta;


ofugendoale non giunsi a le piante

perfar almen di quella man vendetta

chede li occhi mi trahe lagrime tante.



202


D'unbel chiaro polito et vivo ghiaccio

movela fiamma che m'incende et strugge

ets¡ le vSne e 'l cor m'asciuga et sugge

che'nvisibilmente i' mi disfaccio.


Mortegi... per ferire alzato 'l braccio

comeirato ciel tona o leon rugge

vaperseguendo mia vita che fugge;

etiopien di pauratremo et taccio.


Benporia anchor Piet... con Amor mista

persostegno di medoppia colonna

porsifra l'alma stancha e 'l mortal colpo;


maio nol credon' 'l conosco in vista

diquella dolce mia nemica et donna:

n'di ci leima mia ventura incolpo.



203


Lassoch'i' ardoet altri non me 'l crede;

s¡crede ogni uomse non sola colei

chesovr'ogni altraet ch'i' solavorrei:

ellanon par che 'l credaet s¡ sel vede.


Infinitabellezza et poca fede

nonvedete voi 'l cor nelli occhi mei?

Senon fusse mia stellai' pur devrei

alfonte di piet... trovar mercede.


Quest'ardermiodi che vi cal s¡ poco

ei vostri honoriin mie rime diffusi

neporian infiammar fors'anchor mille:


ch'i'veggio nel penserdolce mio foco

freddauna lingua et duo belli occhi chiusi

rimanerdopo noipien' di faville.



204


Animache diverse cose tante

vediodi et leggi et parli et scrivi et pensi;

occhimiei vaghiet tufra li altri sensi

chescorgi al cor l'alte parole sante:


perquanto non vorreste o poscia od ante

essergiunti al camin che s¡ mal tiensi

pernon trovarvi i duo bei lumi accensi

n'l'orme impresse de l'amate piante?


Orcon s¡ chiara luceet con tai segni

errarnon d^si in quel breve v<aggio

chene p far d'etterno albergo degni.


Sfrzatial cieloo mio stancho coraggio

perla nebbia entro de' suoi dolci sdegni

seguendoi passi honesti e 'l divo raggio.



205


Dolciiredolci sdegni et dolci paci

dolcemaldolce affanno et dolce peso

dolceparlareet dolcemente inteso

ordi dolce raor pien di dolci faci:


almanon ti lagnarma soffra et taci

ettempra il dolce amaroche n'... offeso

coldolce honor che d'amar quella ...i preso

acui io dissi: Tu sola mi piaci.


Forseanchor fia chi sospirando dica

tintodi dolce invidia: Assai sostenne

perbellissimo amor quest'al suo tempo.


Altri:O fortuna agli occhi miei nemica

perch'non la vid'io? perch' non venne

ellapi£ tardiover io pi£ per tempo?



206


S'i''l dissi maich'i' vegna in odio a quella

delcui amor vivoet senza 'l qual morrei;

s'i''l dissiche miei d¡ sian pochi et rei

etdi vil signoria l'anima ancella;

s'i''l dissicontra me s'arme ogni stella

etdal mio lato sia

Pauraet Gelosia

etla nemica mia

pi£feroce ver 'me sempre et pi£ bella.


S'i''l dissiAmor l'aurate sue quadrella

spendain me tutteet l'impiombate in lei;

s'i''l dissicielo et terrauomini et dSi

misian contrariet essa ognor pi£ fella;

s'i''l dissichi con sua cieca facella

drittoa morte m'invia

purcome suol si stia

n'mai pi£ dolce o pia

ver'me si mostriin atto od in favella.


S'i''l dissi maidi quel ch'i' men vorrei

pienatrovi quest'aspra et breve via;

s'i''l dissiil fero ardor che mi desvia

crescain me quanto il fier ghiaccio in costei;

s'i''l dissiunqua non veggianli occhi mei

solchiaroo sua sorella

n'donna n' donzella

materribil procella

qualPharaone in perseguir li hebrei.


S'i''l dissicoi sospirquant'io mai fei

siaPiet... per me mortaet Cortesia;

s'i''l dissiil dir s'innaspriche s'udia

s¡dolce allor che vinto mi rendei;

s'i''l dissiio spiaccia a quella ch'i'torrei

solchiuso in fosca cella

dald¡ che la mamella

lasciaifinch' si svella

dame l'almaadorar: forse e 'l farei.


Mas'io nol dissichi s¡ dolce apria

meocor a speme ne l'et... novella

regg'anchor questa stanca navicella

colgoverno di sua piet... natia

n'diventi altrama pur qual solia

quandopi£ non potei

cheme stesso perdei

(n'pi£ perder devrei).

Malfa chi tanta fe' s¡ tosto oblia.


I'noldissi gi... main' per dir poria

peroro o per cittadi o per castella.

Vinca'l ver dunqueet si rimanga in sella

etvinta a terra caggia la bugia.

Tusai in me il tuttoAmor: s'ella ne spia

dinnequel che dir d^i.

I'beato direi

trevolte et quattro et sei

chidevendo languirsi mor¡ pria.


PerRachel servitoet non per Lia;

n'con altra saprei

viveret sosterrei

quando'l ciel ne rappella

girmencon ella in sul carro de Helia.



207


Benmi credea passar mio tempo omai

comepassato avea quest'anni a dietro

senz'altrostudio et senza novi ingegni:

orpoi che da madonna i' non impetro

l'usataaitaa che condutto m'...i

tu'l vediAmorche tal arte m'insegni.

Nonso s'i' me ne sdegni

che'n questa et... mi fa divenir ladro

delbel lume leggiadro

senza'l qual non vivrei in tanti affanni.

Cos¡avess'io i primi anni

presolo stil ch'or prender mi bisogna

ch''n giovenil fallir S men vergogna.


Liocchi soavi ond'io soglio aver vita

dele divine lor alte bellezze

f-rmiin sul cominciar tanto cortesi

che'n guisa d'uom cui non proprie ricchezze

macelato di for soccorso aita

vissimiche n' lor n' altri offesi.

Orbench'a me ne pesi

diventoingiur<oso et importuno:

ch''l poverel digiuno

vSnad atto talor che 'n miglior stato

avriain altrui biasmato.

Sele man' di Piet... Invidia m'... chiuse

fameamorosae 'l non potermi scuse.


Ch'i'cercate gi... vie pi£ di mille

perprovar senza lor se mortal cosa

mipotesse tener in vita un giorno.

L'animapoi ch'altrove non ... posa

correpur a l'angeliche faville;

etioche son di ceraal foco torno;

etpongo mente intorno

ovesi fa men guardia a quel ch'i' bramo;

etcome augel in ramo

ovemen temeivi pi£ tosto S colto

cos¡dal suo bel volto

l'involoor uno et or un altro sguardo;

etdi ci inseme mi nutrico et ardo.


Dimia morte mi pascoet vivo in fiamme:

straniociboet mirabil salamandra;

mamiracol non Sda tal si vle.

Feliceagnello a la penosa mandra

migiacqui un tempo; or a l'extremo famme

etFortuna et Amor pur come sle:

cos¡rose et v<ole

...primaverae 'l verno ... neve et ghiaccio.

Pers'i' mi procaccio

quinciet quindi alimenti al viver curto

sevl dir che sia furto

s¡ricca donna deve esser contenta

s'altrivive del suoch'ella nol senta.


Chinol sa di chi vivoet vissi sempre

dald¡ che 'n prima que' belli occhi vidi

chemi fecer cangiar vita et costume?

Percercar terra et mar da tutti lidi

chip saver tutte l'umane tempre?

L'unviveeccod'odorl... sul gran fiume;

ioqui di foco et lume

quetoi frali et famelici miei spirti.

Amoret vo' ben dirti

disconvensia signor l'esser s¡ parco.

Tu...i li strali et l'arco:

fa'di tua mannon pur bramand'io mora

ch'unbel morir tutta la vita honora.


Chiusafiamma S pi£ ardente; et se pur cresce

inalcun modo pi£ non p celarsi:

Amori 'l soche 'l provo a le tue mani.

Vedestibenquando s¡ tacito arsi;

orde' miei gridi a ma medesmo incresce

chevo noiando et proximi et lontani.

Omondoo penser' vani;

omia forte ventura a che m'adduce!

Odi che vaga luce

alcor mi nacque la tenace speme

ondel'annoda et preme

quellache con tua forza al fin mi mena!

Lacolpa S vostraet mio 'l danno et la pena.


Cos¡di ben amar porto tormento

etdel peccato altrui cheggio perd¢no:

anzidel mioche devea torcer li occhi

daltroppo lumeet di sirene al suono

chiuderli orecchi; et anchor non me 'n pento

chedi dolce veleno il cor trabocchi.

Aspett'iopur che scocchi

l'ultimocolpo chi mi diede 'l primo;

etfias'i' dritto extimo

unmodo di pietate occider tosto

nonessendo ei disposto

afar altro di me che quel che soglia:

ch'ben muor chi morendo esce di doglia.


Canzonmiafermo in campo

starch'elli S disnor morir fuggendo;

etme stesso reprendo

ditai lamenti; s¡ dolce S mia sorte

piantosospiri et morte.

Servod'Amorche queste rime leggi

bennon ... 'l mondoche 'l mio mal pareggi.



208


Rapidofiume che d'alpestra vena

rodendointornoonde 'l tuo nome prendi

notteet d¡ meco dis<oso scendi

ov'Amormete sol Natura mena


vatteneinnanzi: il tuo corso non frena

n'stanchezza n' sonno; et pria che rendi

suodritto al marfiso u' si mostri attendi

l'erbapi£ verdeet l'aria pi£ serena.


IviS quel nostro vivo et dolce sole

ch'addornae 'nfiora la tua riva manca:

forse(o che spero?) e 'l mio tardar le dole.


Basciale'l piedeo la man bella et bianca;

dillee 'l basciar sie 'nvece di parole:

Lospirto S prontoma la carne S stanca.



209


Idolci colli ov'io lasciai me stesso

partendoonde partir gi... mai non posso

mivanno innanzi et 'mmiognor adosso

quelcaro peso ch'Amor m'... commesso.


Mecodi me mi meraviglio spesso

ch'i'pur vo sempreet non son anchor mosso

dalbel giogo pi£ volte indarno scosso

macom pi£ me n'allungoet pi£ m'appresso.


Etqual cervo ferito di saetta

colferro avelenato dentr'al fianco

fuggeet pi£ duolsi quanto pi£ s'affretta


taliocon quello stral dal lato manco

chemi consumaet parte mi diletta

diduol mi struggoet di fuggir mi stanco.



210


Nonda l'hispano Hibero a l'indo Ydaspe

ricercandodel mar ogni pendice

n'dal lito vermiglio a l'onde caspe

n''n ciel n' 'n terra S pi£ d'una fenice.


Qualdextro corvo o qual mancha cornice

canti'l mio fatoo qual Parca l'innaspe?

chesol trovo Piet... sorda com'aspe

miseroonde sperava esser felice.


Ch'i'non vo' dir di lei: ma chi la scorge

tutto'l cor di dolcezza et d'amor gli empie

tanton'... secoet tant'altrui ne porge;


etper far mie dolcezze amare et empie

os'infinge o non curao non s'accorge

delfiorir queste inanzi tempo tempie.



211


Vogliami spronaAmor mi guida et scorge

Piacermi tiraUsanza mi trasporta

Speranzami lusinga et riconforta

etla man destra al cor gi... stanco porge;


e'l misero la prendeet non s'accorge

dinostra cieca et disleale scorta:

regnanoi sensiet la ragion S morta;

del'un vago desio l'altro risorge.


VertuteHonorBellezzaatto gentile

dolciparole ai be' rami m'...n giunto

ovesoavemente il cor s'invesca.


Milletrecento ventisettea punto

sul'ora primail d¡ sesto d'aprile

nellaberinto intrain' veggio ond'esca.



212


Beatoin sogno et di languir contento

d'abbracciarl'ombre et seguir l'aura estiva

nuotoper mar che non ... fondo o riva

solcoondee 'n rena fondoet scrivo in vento;


e'l sol vagheggios¡ ch'elli ... gi... spento

colsuo splendor la mia vert£ visiva

etuna cerva errante et fugitiva

cacciocon un bue zoppo e 'nfermo et lento.


Ciecoet stanco ad ogni altro ch'al mio danno

ilqual d¡ et notte palpitando cerco

solAmor et madonnaet Mortechiamo.


Cos¡venti annigrave et lungo affanno

purlagrime et sospiri et dolor merco:

intale stella presi l'Ssca et l'amo.



213


Graziech'a pochi il ciel largo destina:

raravert£non gi... d'umana gente

sottobiondi capei canuta mente

e'n humil donna alta belt... divina;


leggiadriasingulare et pellegrina

e'l cantar che ne l'anima si sente

l'andarcelestee 'l vago spirto ardente

ch'ognidur rompe et ogni altezza inchina;


eque' belli occhi che i cor' fanno smalti

possentia rischiarar abisso et notti

ett"rre l'alme a' corpiet darle altrui;


coldir pien d'intellecti dolci et alti

coi sospiri soave-mente rotti:

daquesti magi transformato fui.



214


Anzitre d¡ creata era alma in parte

dapor sua cura in cose altere et nove

etdispregiar di quel ch'a molti S 'n pregio.

Quest'anchordubbia del fatal suo corso

solapensandopargoletta et sciolta

intrdi primavera in un bel bosco.


Eraun tenero fior nato in quel bosco

ilgiorno avantiet la radice in parte

ch'appressarnol poteva anima sciolta:

ch'v'eran di lacciuo' forme s¡ nove

ettal piacer precipitava al corso

cheperder libertate ivi era in pregio.


Carodolcealto et faticoso pregio

cheratto mi volgesti al verde bosco

usatodi sv<arne a mezzo 'l corso!

Etcerco poi 'l mondo a parte a parte

seversi o petre o suco d'erbe nove

mirendesser un d¡ la mente sciolta.


Malassoor veggio che la carne sciolta

fiadi quel nodo ond'S 'l suo maggior pregio

primache medicineantiche o nove

saldinle piaghe ch'i' presi in quel bosco

foltodi spineond'i' ben tal parte

chezoppo n'escoe 'ntra'vi a s¡ gran corso.


Piendi lacci et di stecchi un duro corso

aggioa fornireove leggera et sciolta

piantaavrebbe uopoet sana d'ogni parte.

MaTuSignorch'...i di pietate il pregio

porgimila man dextra in questo bosco:

vinca'l Tuo sol le mie tenebre nove.


Guarda'l mio statoa le vaghezze nove

che'nterrompendo di mia vita il corso

m'...nfatto habitador d'ombroso bosco;

rendimis'esser plibera et sciolta

l'errantemia consorte; et fia Tuo 'l pregio

s'anchorTeco la trovo in miglior parte.


Orecco in parte le question' mie nove:

s'alcunpregio in me viveo 'n tutto S corso

ol'alma scioltao ritenuta al bosco.



215


Innobil sangue vita humile et queta

etin alto intellecto un puro core

fruttosenile in sul giovenil fiore

e'n aspetto pensoso anima lieta


raccolto... 'n questa donna il suo pianeta

anzi'l re de le stelle; e 'l vero honore

ledegne lodee 'l gran pregioe 'l valore

ch'Sda stanchar ogni divin poeta.


Amors'S in lei con Honestate aggiunto

conbelt... naturale habito adorno

etun atto che parla con silentio


etnon so che nelli occhiche 'n un punto

pfar chiara la notteoscuro il giorno

el' mSl amaroet addolcir l'assentio.



216


Tutto'l d¡ piango; et poi la nottequando

prendonriposo i miseri mortali

trovomiin piantoet raddoppiansi i mali:

cos¡spendo 'l mio tempo lagrimando.


Intristo humor vo li occhi comsumando

e'l cor in doglia; et son fra li animali

l'ultimos¡ che li amorosi strali

mitengon ad ogni or di pace in bando.


Lassoche pur da l'un a l'altro sole

etda l'una ombra a l'altragi... 'l pi£ corso

diquesta morteche si chiama vita.


Pi£l'altrui fallo che 'l mi' mal mi dole:

ch'Piet... vivae 'l mio fido soccorso

vSdem'arder nel focoet non m'aita.



217


Gi...des<ai con s¡ giusta querela

e'n s¡ fervide rime farmi udire

ch'unfoco di piet... fessi sentire

alduro cor ch'a mezza state gela;


etl'empia nubeche 'l rafredda et vela

rompessea l'aura del mi' ardente dire;

ofessi quell'altrui in odio venire

che' bellionde mi struggeocchi mi cela.


Ornon odio per leiper me pietate

cerco:ch' quel non vo'questo non posso

(talfu mia stellaet tal mia cruda sorte);


macanto la divina sua beltate

ch'quand'i' sia di questa carne scosso

sappia'l mondo che dolce S la mia morte.



218


Traquantunque leggiadre donne et belle

giungacostei ch'al mondo non ... pare

colsuo bel viso suol dell'altre fare

quelche fa 'l d¡ de le minori stelle.


Amorpar ch'a l'orecchie mi favelle

dicendo:Quanto questa in terra appare

fia'l viver bello; et poi 'l vedrem turbare

perirvertutie 'l mio regno con elle.


ComeNatura al ciel la luna e 'l sole

al'aere i vSntia la terra herbe et fronde

al'uomo et l'intellecto et le parole


etal mar ritollesse i pesci et l'onde:

tantoet pi£ fien le cose oscure et sole

seMorte li occhi suoi chiude et asconde.



219


Ilcantar novo e 'l pianger delli augelli

insul d¡ fanno retenir le valli

e'l mormorar de' liquidi cristalli

gi£per lucidifreschi rivi et snelli.


Quellach'... neve il vltooro i capelli

nelcui amor non fur mai inganni n' falli

destamial suon delli amorosi balli

pettinandoal suo vecchio i bianchi velli.


Cos¡mi sveglio a salutar l'aurora

e'l sol ch'S secoet pi£ l'altro ond'io fui

ne'primi anni abagliatoet son anchora.


I'gli veduti alcun giorno ambedui

levarsiinsemee 'n un punto e 'n un' hora

quelfar le stelleet questi sparir lui.



220


Ondetolse Amor l'oroet di qual vena

perfar due trecce bionde? e 'n quali spine

colsele rosee 'n qual piaggia le brine

tenereet frescheet die' lor polso et lena?


ondele perlein ch'ei frange et affrena

dolciparolehoneste et pellegrine?

ondetante bellezzeet s¡ divine

diquella frontepi£ che 'l ciel serena?


Daquali angeli mosseet di qual spera

quelceleste cantar che mi disface

s¡che m'avanza omai da disfar poco?


Diqual sol nacque l'alma luce altera

dique' belli occhi ond'io guerra et pace

chemi cuocono il cor in ghiaccio e 'n fuoco?



221


Qualmio dest?nqual forza o qual inganno

miriconduce disarmato al campo

l...'ve sempre son vinto? e s'io ne scampo

meraviglian'avr; s'i' moroil danno.


Dannonon gi...ma pro; s¡ dolci stanno

nelmio cor le faville e 'l chiaro lampo

chel'abbaglia et lo struggee 'n ch'io m'avampo

etson gi... ardendo nel vigesimo anno.


Sentoi messi di Morteove apparire

veggioi belli occhiet folgorar da lunge;

pois'avSn ch'appressando a me li gire


Amorcon tal dolcezza m'unge et punge

ch'i'nol so ripensarnonch' ridire:

ch'n' 'ngegno n' lingua al vero agiunge.



222


-Liete et pensoseaccompagnate et sole

donneche ragionando ite per via

oveS la vitaove la morte mia?

perch'non S con voicom'ella sle?


-Liete siam per memoria di quel sole;

doglioseper sua dolce compagnia

laqual ne toglie Invidia et Gelosia

ched'altrui benquasi suo malsi dole.


-Chi pon freno a li amantio d... lor legge?

-Nesun a l'alma; al corpo Ira et Asprezza:

questoor in leital or si prova in noi.


Maspesso ne la fronte il cor si legge:

s¡vedemmo oscurar l'alta bellezza

ettutti rugiadosi li occhi suoi.



223


Quando'l sol bagna in mar l'aurato carro

etl'aere nostro et la mia mente imbruna

colcielo et co le stelle et co la luna

un'angosciosaet dura notte innarro.


Poilassoa tal che non m'ascolta narro

tuttele mie fatichead una ad una

etcol mondo et con mia cieca fortuna

conAmor con Madonna et meco garro.


Ilsonno S 'n bandoet del riposo S nulla;

masospiri et lamenti infin a l'alba

etlagrime che l'alma a li occhi invia.


Vienpoi l'auroraet l'aura fosca inalba

meno: ma 'l sol che 'l cor m'arde et trastulla

quelp solo adolcir la doglia mia.



224


S'unafede amorosaun cor non finto

unlanguir dolceun des<ar cortese;

s'onestevoglie in gentil foco accese

unlungo error in cieco laberinto;


sene la fronte ogni penser depinto

odin voci interrotte a pena intese

orda pauraor da vergogna offese;

s'unpallor di v<ola et d'amor tinto;


s'averaltrui pi£ caro che se stesso;

sesospirare et lagrimar mai sempre

pascendosidi duold'ira et d'affanno


s'arderda lunge et agghiacciar da presso

sonle cagion ch'amando i' mi distempre

vostrodonna'l peccatoet mio fia 'l danno.



225


Dodicidonne honestamente lasse

anzidodici stellee 'n mezzo un sole

vidiin una barchetta allegre et sole

qualnon so s'altra mai onde solcasse.


Similnon credo che Iason portasse

alvello onde oggi ogni uom vestir si vle

n''l pastor di ch'anchor Troia si dole;

de'qua' duo tal romor al mondo fasse.


Poile vidi in un carro tr<umfale

Laur%amia con suoi santi atti schifi

sedersiin parteet cantar dolcemente.


Noncose humaneo vis<on mortale:

feliceAutumedonfelice Tiphi

checonduceste s¡ leggiadra gente!



226


Passermai solitario in alcun tetto

nonfu quant'ion' fera in alcun bosco

ch'i'non veggio 'l bel visoet non conosco

altrosoln' quest'occhi ...nn'altro obiecto.


Lagrimarsempre S 'l mio sommo diletto

ilrider dogliail cibo assentio et tsco

lanotte affannoe 'l ciel seren m'S fosco

etduro campo di battaglia il letto.


Ilsonno S veramentequal uom dice

parentede la mortee 'l cor sottragge

aquel dolce penser che 'n vita il tene.


Soloal mondo paese almofelice

verdirive fioriteombrose piagge

voipossedeteet io piangoil mio bene.



227


Aurache quelle chiome bionde et crespe

cercondiet moviet se' mossa da loro

soavementeet spargi quel dolce oro

etpoi 'l raccoglie 'n bei nodi il rincrespe


tustai nelli occhi ond'amorose vespe

mipungon s¡che 'nfin qua il sento et ploro

etvacillando cerco il mio thesoro

comeanimal che spesso adombre e 'ncespe:


ch'orme 'l par ritrovaret or m'accorgo

ch'i'ne son lungeor mi sollievo or caggio

ch'orquel ch'i' bramoor quel ch'S vero scorgo.


A%rfelicecol bel vivo raggio

rimanti;et tu corrente et chiaro gorgo

ch'non poss'io cangiar teco v<aggio?



228


Amorco la man dextra il lato manco

m'apersee piantvi entro in mezzo 'l core

unlauro verdes¡ che di colore

ognismeraldo avria ben vinto et stanco.


Vomerdi penacon sospir' del fianco

e'l piover gi£ dalli occhi un dolce humore

l'addornƒrs?ch'al ciel n'and l'odore

qualnon so gi... se d'altre frondi unquanco.


FamaHonor et Vertute et Leggiadria

castabellezza in habito celeste

sonle radici de la nobil pianta.


Talla mi trovo al pettoove ch'i' sia

feliceincarco; et con preghiere honeste

l'adoroe 'nchino come cosa santa.



229


Cantaior piangoet non men di dolcezza

delpianger prendo che del canto presi

ch'ala cagionnon a l'effettointesi

soni miei sensi vaghi pur d'altezza.


Indiet mans?etudine et durezza

etatti feriet humili et cortesi

portoegualmenten' me gravan pesi

n'l'arme mie punta di sdegni spezza.


Tengandunque ver' me l'usato stile

Amormadonnail mondo et mia fortuna

ch'i'nonpenso esser mai se non felice.


Vivao mora o languiscaun pi£ gentile

statodel mio non S sotto la luna

s¡dolce S del mio amaro la radice.



230


I'piansior cantoch' 'l celeste lume

quelvivo sole alli occhi miei non cela

nelqual honesto Amor chiaro revela

suadolce forza et suo santo costume;


ondee' suol trar di lagrime tal fiume

peraccorciar del mio viver la tela

chenon pur ponte o guado o remi o vela

mascampar non potienmi ale n' piume.


S¡profondo era et di s¡ larga vena

ilpianger mio et s¡ lunge la riva

ch'i'v'aggiungeva col penser a pena.


Nonlauro o palmama tranquilla oliva

Piet...mi mandae 'l tempo rasserena

e'l pianto asciugaet vuol anchor ch'i' viva.



231


I'mi vivea di mia sorte contento

senzalagrime et senza invidia alcuna

ches'altro amante ... pi£ destra fortuna

millepiacer' non vaglion un tormento.


Orquei belli occhi ond'io mai non mi pento

dele mie peneet men non ne voglio una

talnebbia copres¡ gravosa et bruna

che'l sol de la mia vita ... quasi spento.


ONaturapietosa et fera madre

ondetal possa et s¡ contrarie voglie

difar cose et disfar tanto leggiadre?


D'unvivo fonte ogni poder s'accoglie:

maTu come 'l consentio sommo Padre

chedel Tuo caro dono altri ne spoglie?



232


VincitoreAlexandro l'ira vinse

etfe' 'l minore in parte che Philippo:

cheli val se Pyrgotile et Lysippo

l'intagliƒrsolo et Appelle il depinse?


L'iraTyd%o a tal rabbia sospinse

chemorendo eisi r¢se Menalippo;

l'iracieco del tuttonon pur lippo

fattoavea Silla: a l'ultimo l'extinse.


Sa'l Valentin<anch'a simil pena

iraconduce: et sa 'l quei che ne more

Aiacein moltiet poi in se stessoforte.


IraS breve furoreet chi nol frena

Sfuror lungoche 'l suo possessore

spessoa vergognaet talor mena a morte.



233


Qualventura mi fuquando da l'uno

de'duo i pi£ belli occhi che mai furo

mirandoldi dolor turbato et scuro

mossevert£ che fe' 'l mio infermo et bruno!


Send'iotornato a solver il digiuno

diveder lei che sola al mondo curo

fummiil Ciel et Amor men che mai duro

setutte altre mie gratie inseme aduno:


ch'dal dextr'occhioanzi dal dextro sole

dela mia donna al mio dextr'occhio venne

ilmal che mi dilettaet non mi dole;


etpur com'intellecto avesse et penne

passquasi una stella che 'n ciel vole;

etNatura et Pietate il corso tenne.



234


Ocameretta che gi... fosti un porto

ale gravi tempeste mie di?rne

fontese' or di lagrime nocturne

che'l d¡ celate per vergogna porto.


Oletticciuol che requie eri et conforto

intanti affannidi che dogliose urne

tibagna Amorcon quelle mani eburne

solover 'me crudeli a s¡ gran torto!


N'pur il mio secreto e 'l mio riposo

fuggoma pi£ me stesso e 'l mio pensero

cheseguendoltalor levommi a volo;


e'l vulgo a me nemico et od<oso

(ch'l pens mai?) per mio refugio chero:

talpaura di ritrovarmi solo.



235


LassoAmor mi trasporta ov'io non voglio

etben m'accorgo che 'l dever si varcha

ondea chi nel mio cor siede monarcha

sonoimportuno assai pi£ ch'i' non soglio;


n'mai saggio nocchier guard da scoglio

navedi merci prec<ose carcha

quant'iosempre la debile mia barcha

dale percosse del suo duro orgoglio.


Malagrimosa pioggia et fieri vSnti

d'infinitisospiri or l'...nno spinta

ch'Snel mio mare horribil notte et verno


ov'altruinoiea s' doglie et tormenti

portaet non altrogi... da l'onde vinta

disarmatadi vele et di governo.



236


Amorio falloet veggio il mio fallire

mafo s¡ com'uom ch'arde e 'l foco ... 'n seno

ch''l duol pur cresceet la ragion vSn meno

etS gi... quasi vinta dal martire.


Soleafrenare il mio caldo desire

pernon turbare il bel viso sereno:

nonposso pi£; di man m'...i tolto il freno

etl'alma desperando ... preso ardire.


Pers'oltra suo stile ella s'aventa

tu'l faiche s¡ l'accendiet s¡ la sproni

ch'ogniaspra via per sua salute tenta;


etpi£ 'l fanno i celesti et rari doni

ch'...in s' madonna: or fa' almen ch'ella il senta

etle mie colpe a se stessa perdoni.



237


Non... tanti animali il mar fra l'onde

n'lass£ sopra 'l cerchio de la luna

videmai tante stelle alcuna notte

n'tanti augelli albergan per li boschi

n'tant'erbe ebbe mai il campo n' piaggia

quant'...'l io mio cor pensier' ciascuna sera.


Did¡ in d¡ spero ormai l'ultima sera

chescevri in me dal vivo terren l'onde

etmi lasci dormire in qualche piaggia

ch'tanti affanni uom mai sotto la luna

nonsofferse quant'io: sannolsi i boschi

chesol vo ricercando giorno et notte.


Ionon ebbi gi... mai tranquilla notte

masospirando andai matino et sera

poich'Amor femmi un cittadin de' boschi.

Benfiaprima ch'i' posiil mar senz'onde

etla sua luce avr... 'l sol da la luna

ei fior d'april morranno in ogni piaggia.


Consumandomi vo di piaggia in piaggia

eld¡ pensosopoi piango la notte;

n'stato maise non quanto la luna.

Rattocome imbrunir veggio la sera

sospir'del pettoet de li occhi escono onde

dabagnar l'erbeet da crollare i boschi.


Lecitt... son nemicheamici i boschi

a'mieipensier'che per quest'alta piaggia

sfogandovo col mormorar de l'onde

perlo dolce silentio de la notte:

talch'io aspetto tutto 'l d¡ la sera

che'l sol si parta et dia luogo a la luna.


Dehor foss'io col vago de la luna

adormentatoin qua' che verdi boschi

etquesta ch'anzi vespro a me fa sera

conessa et con Amor in quella piaggia

solavenisse a starsi ivi una notte;

e'l d¡ si stesse e 'l sol sempre ne l'onde.


Sovradure ondeal lume de la luna

canzonnata di notte in mezzo i boschi

riccadi piaggia vedrai deman da sera.



238


Realnaturaangelico intelletto

chiaraalmapronta vistaocchio cerviero

providentiavelocealto pensero

etveramente degno di quel petto:


sendodi donne un bel numero eletto

peradornar il d¡ festo et altero

s£bitoscorse il buon giudicio intero

fratantiet s¡ beivolti il pi£ perfetto.


L'altremaggior' di tempo o di fortuna

trarsiin disparte comand con mano

etcaramente accolse a s' quell'una.


Liocchi et la fronte con sembiante humano

basciolles¡ che rallegr ciascuna:

meempi' d'invidia l'atto dolce et strano.



239


L...ver' l'aurorache s¡ dolce l'aura

altempo novo suol movere i fiori

etli augelletti incominciar lor versi

s¡dolcemente i pensier' dentro a l'alma

movermi sento a chi li ... tutti in forza

cheritornar convenmi a le mie note.


Temprarpotess'io in s¡ soavi note

imiei sospiri ch'addolcissen Laura

faccendoa lei ragion ch'a me fa forza!

Mapria fia 'l verno la stagion de' fiori

ch'amorfiorisca in quella nobil alma

chenon cur gi... mai rime n' versi.


Quantelagrimelassoet quanti versi

gi... sparti al mio tempoe 'n quante note

riprovato humil<ar quell'alma!

Ellasi sta com'aspr'alpe a l'aura

dolcela qual ben move frondi et fiori

manulla p se 'ncontra maggior forza.


Hominiet dSi solea vincer per forza

Amorcome si legge in prose e 'n versi:

etio 'l provai in sul primo aprir de' fiori.

Oran' 'l mio signor n' le sue note

n''l pianger mio n' i preghi pn far Laura

trarreo di vita o di martir quest'alma.


Al'ultimo bisognoo misera alma

accampaogni tuo ingegnoogni tua forza

mentrefra noi di vita alberga l'aura.

Nullaal mondo S che non possano i versi;

etli aspidi incantar sanno in lor note

nonch''l gielo adornar con novi fiori.


Ridonor per le piagge herbette et fiori:

essernon p che quella angelica alma

nonsenta il suon de l'amorose note.

Senostra ria fortuna S di pi£ forza

lagrimandoet cantando i nostri versi

etcol bue zoppo andrem cacciando l'aura.


Inrete accolgo l'aurae 'n ghiaccio i fiori

e'n versi tento sorda et rigida alma

chen' forza d'Amor prezza n' note.



240


I'pregato Amore 'l ne riprego

chemi scusi appo voidolce mia pena

amaromio dilectose con piena

fededal dritto mio sentier mi piego.


I'nol posso negardonnaet nol nego

chela ragionch'ogni bona alma affrena

nonsia dal voler vinta; ond'ei mi mena

talorin parte ov'io per forza il sego.


Voicon quel corche di s¡ chiaro ingegno

dis¡ alta vertute il cielo alluma

quantomai piovve da benigna stella


devetedirpietosa et senza sdegno:

Chep questi altro? il mio volto il consuma:

eiperch' ingordoet io perch' s¡ bella?



241


L'altosignor dinanzi a cui non vale

nascondern' fuggirn' far difesa

dibel piacer m'avea la mente accesa

conun ardente et amoroso strale;


etbenche 'l primo colpo aspro et mortale

fossida s'per avanzar sua impresa

unasaetta di pietate ... presa

etquinci et quindi il cor punge et assale.


L'unapiaga ardeet versa foco et fiamma;

lagrimel'altra che 'l dolor distilla

perli occhi meidel vostro stato rio:


n'per duo fonti sol una favilla

rallentade l'incendio che m'infiamma

anziper la piet...cresce 'l desio.



242


-Mira quel colleo stanco mio cor vago:

ivilasciammo ier leich'alcun tempo ebbe

qualchecura di noiet le ne 'ncrebbe

orvorria trar de li occhi nostri un lago.


Tornatu in l...ch'io d'esser sol m'appago;

tentase forse anchor tempo sarebbe

dascemar nostro duolche 'nfin qui crebbe

odel mio mal participe et presago.


-Or tu ch'...i posto te stesso in oblio

etparli al cor pur come e' fusse or teco

miseret pien di pensier' vani et sciocchi!


ch'aldipartir dal tuo sommo desio

tute n'andastie' si rimase seco

etsi nascose dentro a' suoi belli occhi.



243


Frescoombrosofiorito et verde colle

ov'orpensando et or cantando siede

etfa qui de' celesti spirti fede

quellach'a tutto 'l mondo fama tolle:


ilmio cor che per lei lasciar mi volle

(etfe' gran sennoet pi£ se mai non riede)

vaor contando ove da quel bel piede

segnataS l'erbaet da quest'occhi S molle.


Secosi stringeet dice a ciascun passo:

Dehfusse or qui quel miser pur un poco

ch'Sgi... di pianger et di viver lasso!


Ellasel rideet non S pari il gioco:

tuparadisoi' senza cor un sasso

osacroaventuroso et dolce loco.



244


Ilmal mi premeet mi spaventa il peggio

alqual veggio s¡ larga et piana via

ch'i'son intrato in simil frenesia

etcon duro penser teco vaneggio;


n'so se guerra o pace a Dio mi cheggio

ch''l danno S graveet la vergogna S ria.

Maperch' pi£ languir? di noi pur fia

quelch'ordinato S gi... nel sommo seggio.


Bench'i'non sia di quel grand'onor degno

chetu mi faich' te n'inganna Amore

chespesso occhio ben san fa veder torto


purd'alzar l'alma a quel celeste regno

Sil mio consiglioet di spronare il core:

perch''l camin S lungoe 'l tempo S corto.



245


Duerose frescheet colte in paradiso

l'altriernascendo il d¡ primo di maggio

beldonoet d'un amante antiquo et saggio

traduo minori egualmente diviso


cons¡ dolce parlar et con un riso

dafar innamorare un huom selvaggio

disfavillante et amoroso raggio

etl'un et l'altro fe' cangiare il viso.


-Non vede un simil par d'amanti il sole -

dicearidendo et sospirando inseme;

etstringendo ambeduevolgeasi a torno.


Cos¡partia le rose et le parole

onde'l cor lasso anchor s'allegra et teme:

ofelice eloquentiao lieto giorno!



246


L'aurache 'l verde lauro et l'aureo crine

soavementesospirando move

facon sue viste leggiadrette et nove

l'animeda' lor corpi pellegrine.


Candidarosa nata in dure spine

quandofia chi sua pari al mondo trove

gloriadi nostra etate? O vivo Giove

mandapregoil mio in prima che 'l suo fine:


s¡ch'io non veggia il gran publico danno

e'l mondo remaner senza 'l suo sole

n'li occhi mieiche luce altra non ...nno;


n'l'almache pensar d'altro non vle

n'l'orecchiech'udir altro non sanno

senzal'oneste sue dolci parole.



247


Parr...forse ad alcun che 'n lodar quella

ch'i'adoro in terraerrante sia 'l mio stile

faccendolei sovr'ogni altra gentile

santasaggialeggiadrahonesta et bella.


Ame par il contrario; et temo ch'ella

nonabbia a schifo il mio dir troppo humile

degnad'assai pi£ alto et pi£ sottile:

etchi nol credevenga egli a vedella;


s¡dir... ben: Quello ove questi aspira

Scosa da stancare AtheneArpino

Mantovaet Smirnaet l'una et l'altra lira.


Linguamortale al suo stato divino

giungernon pote: Amor la spinge et tira

nonper elect<onma per destino.



248


Chivuol veder quantunque p Natura

e'l Ciel tra noivenga a mirar costei

ch'Ssola un solnon pur a li occhi mei

maal mondo ciecoche vert£ non cura;


etvenga tostoperch' Morte fura

primai miglioriet lascia star i rei:

questaaspettata al regno delli dSi

cosabella mortal passaet non dura.


Vedr...s'arriva a tempoogni vertute

ognibellezzaogni real costume

giuntiin un corpo con mirabil' tempre:


allordir... che mie rime son mute

l'ingegnooffeso dal soverchio lume;

mase pi£ tardaavr... da pianger sempre.



249


Qualpauraquando mi torna a mente

quelgiorno ch'i' lasciai grave et pensosa

madonnae 'l mio cor seco! et non S cosa

ches¡ volentier pensiet s¡ sovente.


I'la riveggio starsi humilemente

trabelle donnea guisa d'una rosa

traminor' fior'n' lieta n' dogliosa

comechi temeet altro mal non sente.


Depostaavea l'usata leggiadria

leperle et le ghirlande et i panni allegri

e'l riso e 'l canto e 'l parlar dolce humano.


Cos¡in dubbio lasciai la vita mia:

ortristi auguriet sogni et penser' negri

mid...nno assaltoet piaccia a Dio che 'nvano.



250


Solealontana in sonno consolarme

conquella dolce angelica sua vista

madonna;or mi spaventa et mi contrista

n'di duol n' di t'ma posso aitarme;


ch'spesso nel suo v¢lto veder parme

verapiet... con grave dolor mista

etudir cose onde 'l cor fede acquista

chedi gioia et di speme si disarme.


"Non ti soven di quella ultima sera

-dice ella - ch'i' lasciai li occhi tuoi molli

etsforzata dal tempo me n'andai?


I'non tel potei dirallorn' volli;

ortel dico per cosa experta et vera:

nonsperar di vedermi in terra mai".



251


Omisera et horribil vis<one!

?dunque ver che 'nnanzi tempo spenta

sial'alma luce che suol far contenta

miavita in pene et in speranze bone?


Macome S che s¡ gran romor non sone

peraltri messiet per lei stessa il senta?

Orgi... Dio et Natura nol consenta

etfalsa sia mia trista opin<one.


Ame pur giova di sperare anchora

ladolce vista del bel viso adorno

cheme mantenee 'l secol nostro honora.


Seper salir a l'eterno soggiorno

uscitaS pur del bel' albergo fora

pregonon tardi il mio ultimo giorno.



252


Indubbio di mio statoor piango or canto

ettemo et spero; et in sospiri e 'n rime

sfogoil mio incarco: Amor tutte sue lime

usasopra 'l mio coreafflicto tanto.


Orfia gi... mai che quel bel viso santo

rendaa quest'occhi le lor luci prime

(lassonon so che di me stesso estime)?

oli condanni a sempiterno pianto;


etper prender il cieldebito a lui

noncuri che si sia di loro in terra

dich'egli S il soleet non veggiono altrui?


Intal paura e 'n s¡ perpetua guerra

vivoch'i' non so pi£ quel che gi... fui

qualchi per via dubbiosa teme et erra.



253


Odolci sguardio parolette accorte

orfia mai il d¡ ch'i' vi riveggia et oda?

Ochiome bionde di che 'l cor m'annoda

Amoret cos¡ preso il mena a morte;


obel viso a me dato in dura sorte

dich'io sempre pur piangaet mai non goda:

ochiuso inganno et amorosa froda

darmiun piacer che sol pena m'apporte!


Etse talor da' belli occhi soavi

ovemia vita e 'l mio pensero alberga

forsemi vSn qualche dolcezza honesta


s£bitoa ci ch'ogni mio ben disperga

etm'allontaneor fa cavalli or navi

Fortunach'al mio mal sempre S s¡ presta.



254


I'purascoltoet non odo novella

dela dolce et amata mia nemica

n'so ch'i' me ne pensi o ch'i' mi dica

s¡'l cor tema et speranza mi puntella.


Nocquead alcuna gi... l'esser s¡ bella;

questapi£ d'altra S bella et pi£ pudica:

forsevuol Dio tal di vertute amica

t"rrea la terrae 'n ciel farne una stella;


anziun sole: et se questo Sla mia vita

imiei corti riposi e i lunghi affanni

songiunti al fine. O dura dipartita


perch'lontan m'...i fatto da' miei danni?

Lamia favola breve S gi... compita

etfornito il mio tempo a mezzo gli anni.



255


Lasera des<areodiar l'aurora

soglionquesti tranquilli et lieti amanti;

ame doppia la sera et doglia et pianti

lamatina S per me pi£ felice hora:


ch'spesso in un momento apron allora

l'unsole et l'altro quasi duo levanti

dibeltade et di lume s¡ sembianti

ch'ancoil ciel de la terra s'innamora;


comegi... feceallor che' primi rami

verdeggOarche nel cor radice m'...nno

percui sempre altrui pi£ che me stesso ami.


Cos¡di me due contrarie hore fanno;

etchi m'acqueta S ben ragion ch'i' brami

ettema et odO chi m'adduce affanno.



256


Farpotess'io vendetta di colei

cheguardando et parlando mi distrugge

etper pi£ doglia poi s'asconde et fugge

celandogli occhi a me s¡ dolci et rei.


Cos¡li afflicti et stanchi spirti mei

apoco a poco consumando sugge

e'n sul cor quasi fiero leon rugge

lanotte allor quand'io posar devrei.


L'almacui Morte del suo albergo caccia

dame si parteet di tal nodo sciolta

vassenepur a lei che la minaccia.


Meravigliomiben s'alcuna volta

mentrele parla et piange et poi l'abbraccia

nonrompe il sonno suos'ella l'ascolta.



257


Inquel bel viso ch'i' sospiro et bramo

fermieran gli occhi des<osi e 'ntensi

quandoAmor porsequasi a dir" che pensi?"

quellahonorata man che second'amo.


Ilcorpreso ivi come pesce a l'amo

ondea ben far per vivo exempio viensi

alver non volse li occupati sensi

ocome novo augello al visco in ramo.


Mala vistaprivata del suo obiecto

quasisognando si facea far via

senzala qual S 'l suo bene imperfecto.


l'almatra l'una et l'altra gloria mia

qualceleste non so novo dilecto

etqual strania dolcezza si sentia.



258


Vivefaville uscian de' duo bei lumi

ver'me s¡ dolcemente folgorando

etparte d'un cor saggio sospirando

d'altaeloquentia s¡ soavi fiumi


chepur il rimembrar par mi consumi

qualora quel d¡ tornoripensando

comevenieno i miei spirti mancando

alvar<ar de' suoi duri costumi.


L'almanudrita sempre in doglia e 'n pene

(quanto S 'l poder d'una prescritta usanza!)

contra'l doppio piacer s¡ 'nferma fue


ch'algusto sol del disusato bene

tremandoor di paura or di speranza

d'abandonarmefu spesso entra due.



259


Cercatosempre solitaria vita

(lerive il sannoet le campagne e i boschi)

perfuggir questi ingegni sordi et loschi

chela strada del cielo ...nno smarrita;


etse mia voglia in ci fusse compita

fuordel dolce aere de' paesi toschi

anchorm'avria tra' suoi bei colli foschi

Sorgach'a pianger et cantar m'aita.


Mamia fortunaa me sempre nemica

mirisospigne al loco ov'io mi sdegno

vedernel fango il bel tesoro mio.


Ala man ond'io scrivo S fatta amica

aquesta voltaet non S forse indegno:

Amorsel videet sa 'l madonna et io.



260


Intale stella duo belli occhi vidi

tuttipien' d'onestate et di dolcezza

chepresso a quei d'Amor leggiadri nidi

ilmio cor lasso ogni altra vista sprezza.


Nonsi pareggi a lei qual pi£ s'aprezza

inqual ch'etadein quai che strani lidi:

nonchi rec con sua vaga bellezza

inGrecia affanniin Troia ultimi stridi;


nola bella romana che col ferro

apreil suo casto et disdegnoso petto;

nonPolixenaYsiphile et Argia.


Questaexcellentia S glorias'i' non erro

grandea Naturaa me sommo diletto

ma'che vSn tardoet s-bito va via.



261


Qualdonna attende a glor<osa fama

disennodi valordi cortesia

mirifiso negli occhi a quella mia

nemicache mia donna il mondo chiama.


Comes'acquista honorcome Dio s'ama

comeS giunta honest... con leggiadria

ivis'imparaet qual S dritta via

digir al cielche lei aspetta et brama.


Ivi'l parlar che nullo stile aguaglia

e'l bel tacereet quei cari costumi

che'ngegno human non p spiegar in carte;


l'infinitabelleza ch'altrui abbaglia

nonvi s'impara: ch' quei dolci lumi

s'acquistanper ventura et non per arte.



262


-Cara la vitaet dopo lei mi pare

verahonest...che 'n bella donna sia.

-L'ordine volgi: e' non f-rmadre mia

senzahonest... mai cose belle o care;


etqual donna si lascia di suo honor privare

n'donna S pi£ n' viva; et se qual pria

apparein vistaS tal vita aspra et ria

viapi£ che morteet di pi£ pene amare.


N'di Lucretia mi meravigliai

senon come a morir le bisognasse

ferroet non le bastasse il dolor solo. -


Venganquanti philosophi fur mai

adir di ci: tutte lor vie fien basse;

etquest'una vedremo alzarsi a volo.



263


Arborvictor<osa trumphale

onord'imperadori et di poeti

quantim'...i fatto d¡ dogliosi et lieti

inquesta breve mia vita mortale!


veradonnaet a cui di nulla cale

senon d'onorche sovr'ogni altra mieti

n'd'Amor visco temio lacci o reti

n''ngano altrui contr'al tuo senno vale.


Gentilezadi sangueet l'altre care

cosetra noiperle et robini et oro

quasivil soma egualmente dispregi.


L'altabelt... ch'al mondo non ... pare

noiat'Sse non quanto il bel thesoro

dicastit... par ch'ella adorni et fregi.



264


I'vo pensandoet nel penser m'assale

unapiet... s¡ forte di me stesso

chemi conduce spesso

adaltro lagrimar ch'i' non soleva:

ch'vedendo ogni giorno il fin pi£ presso

millef<ate chieste a Dio quell'ale

cole quai del mortale

carcernostro intelletto al ciel si leva.

Mainfin a qui n<ente mi releva

pregoo sospiro o lagrimar ch'io faccia:

ecos¡ per ragion conven che sia

ch'chipossendo starcadde tra via

degnoS che mal suo grado a terra giaccia.

Quellepietose braccia

inch'io mi fidoveggio aperte anchora

matemenza m'accora

pergli altrui exempliet del mio stato tremo

ch'altrimi spronaet son forse a l'extremo.


L'unpenser parla co la menteet dice:

-Che pur agogni? onde soccorso attendi?

Miseranon intendi

conquanto tuo disnore il tempo passa?

Prendipartito accortamenteprendi;

edel cor tuo divelli ogni radice

delpiacer che felice

nolp mai fareet respirar nol lassa.

Segi... S gran tempo fastidita et lassa

se'di quel falso dolce fugitivo

che'l mondo traditor pu dare altrui

ache ripon' pi£ la speranza in lui

ched'ogni pace et di fermezza S privo?

Mentreche 'l corpo S vivo

...itu 'l freno in bailia de' penser' tuoi:

dehstringilo or che p"i

ch'dubbioso S 'l tardar come tu sai

e'l cominciar non fia per tempo omai.


Gi...sai tu ben quanta dolcezza porse

agliocchi tuoi la vista di colei

laqual ancho vorrei

ch'anascer fosse per pi£ nostra pace.

Benti ricordiet ricordar te 'n d^i

del'imagine sua quand'ella corse

alcorl... dove forse

nonpotea fiammma intrar per altrui face:

ellal'accese; et se l'ardor fallace

durmolt'anni in aspectando un giorno

cheper nostra salute unqua non vSne

orti solleva a pi£ beata spene

mirando'l ciel che ti si volve intorno

immortalet addorno:

ch'dovedel mal suo qua gi£ s¡ lieta

vostravaghezza acqueta

unmover d'occhiun ragionarun canto

quantofia quel piacerse questo S tanto? -


Dal'altra parte un pensier dolce et agro

confaticosa et dilectevol salma

sedendosientro l'alma

preme'l cor di desiodi speme il pasce;

chesol per fama glor<osa et alma

nonsente quand'io agghiaccioo quand'io flagro

s'i'son pallido o magro;

ets'io l'occido pi£ forte rinasce.

Questod'allor ch'i' m'addormiva in fasce

venutoS di d¡ in d¡ crescendo meco

etemo ch'un sepolcro ambeduo chiuda.

Poiche fia l'alma de le membra ignuda

nonp questo desio pi£ venir seco;

mase 'l latino e 'l greco

parlandi me dopo la morteS un vento:

ond'ioperch' pavento

adunarsempre quel ch'un'ora sgombre

vorre''l ver abbracciarlassando l'ombre.


Maquell'altro voler di ch'i'son pieno

quantipress'a lui nascon par ch'adugge;

eparte il tempo fugge

chescrivendo d'altruidi me non calme;

e'l lume de' begli occhi che mi strugge

soavementeal suo caldo sereno

miritien con un freno

contrachui nullo ingegno o forza valme.

Chegiova dunque perch' tutta spalme

lamia barchettapoi che 'nfra li scogli

Sritenuta anchor da ta' duo nodi?

Tuche dagli altriche 'n diversi modi

legano'l mondoin tutto mi disciogli

Signormioch' non togli

omaidal volto mio questa vergogna?

Ch''n guisa d'uom che sogna

averla morte inanzi gli occhi parme;

etvorrei far difesaet non l'arme.



Quelch'i' fo veggioet non m'inganna il vero

malconosciutoanzi mi sforza Amore

chela strada d'onore

mainol lassa seguirchi troppo il crede;

etsento ad ora ad or venirmi al core

unleggiadro disegno aspro et severo

ch'ogniocculto pensero

tirain mezzo la fronteov'altri 'l vede:

ch'mortal cosa amar con tanta fede

quantaa Dio sol per debito convensi

pi£si disdice a chi pi£ pregio brama.

Etquesto ad alta voce ancho richiama

laragione sv<ata dietro ai sensi;

maperch'ell'odaet pensi

tornareil mal costume oltre la spigne

etagli occhi depigne

quellache sol per farmi morir nacque

perch'ame troppoet a se stessapiacque.


N'so che spatio mi si desse il cielo

quandonovellamente io venni in terra

asoffrir l'aspra guerra

che'ncontra me medesmo seppi ordire;

n'posso il giorno che la vita serra

antivederper lo corporeo velo;

mavar<arsi il pelo

veggioet dentro cangiarsi ogni desire.

Orch'i' mi credo al tempo del partire

esservicinoo non molto da lunge

comechi 'l perder face accorto et saggio

voripensando ov'io lassai 'l v<aggio

dela man destrach'a buon porto aggiunge:

etda l'un lato punge

vergognaet duol che 'ndietro mi rivolve;

dall'altronon m'assolve

unpiacer per usanza in me s¡ forte

ch'apatteggiar n'ardisce co la morte.


Canzonqui sonoed 'l cor via pi£ freddo

dela paura che gelata neve

sentendomiperir senz'alcun dubbio:

ch'pur deliberando vlto al subbio

granparte omai de la mia tela breve;

n'mai peso fu greve

quantoquel ch'i' sostengo in tale stato:

ch'co la morte a lato

cercodel viver mio novo consiglio

etveggio 'l meglioet al peggior m'appiglio.



265


Asprocore et selvaggioet cruda voglia

indolcehumileangelica figura

sel'impreso rigor gran tempo dura

avrandi me poco honorata spoglia;


ch'quando nasce et mor fiorherba et foglia

quandoS 'l d¡ chiaroet quando S notte oscura

piangoad ognor: ben di mia ventura

dimadonna et d'Amore onde mi doglia.


Vivosol di speranzarimembrando

chepoco humor gi... per continua prova

consumarvidi marmi et pietre salde.


NonS s¡ duro cor chelagrimando

pregandoamandotalor non si smova

n's¡ freddo volerche non si scalde.



266


Signormio caroogni pensier mi tira

devotoa veder voicui sempre veggio:

lamia fortuna (or che mi p far peggio?)

mitene a frenoet mi travolge et gira.


Poiquel dolce desio ch'Amor mi spira

menamia mortech'i' non me n'aveggio;

etmentre i miei duo lumi indarno cheggio

dovunqueio sond¡ et notte si sospira.


Carit...di signoreamor di donna

sonle catene ove con molti affanni

legatosonperch'io stesso mi strinsi.


Unlauro verdeuna gentil colomna

quindecil'unaet l'altro diciotto anni

portatoin senoet gi... mai non mi scinsi.



267


OimSil bel visooimS il soave sguardo

oimSil leggiadro portamento altero;

oimSil parlar ch'ogni aspro ingegno et fero

facevihumileed ogni huom vil gagliardo!


etoimS il dolce risoonde usc¡o 'l dardo

diche mortealtro bene omai non spero:

almarealdignissima d'impero

senon fossi fra noi scesa s¡ tardo!


Pervoi conven ch'io ardae 'n voi respire

ch'i'pur fui vostro; et se di voi son privo

viamen d'ogni sventura altra mi dole.


Disperanza m'empieste et di desire

quand'iopart¡' dal sommo piacer vivo;

ma'l vento ne portava le parole.



268


Chedebb'io far? che mi consigliAmore?

TempoS ben di morire

ettardato pi£ ch'i' non vorrei.

MadonnaS mortaet ... seco il mio core;

etvolendol seguire

interromperconven quest'anni rei

perch'mai veder lei

diqua non speroet l'aspettar m'S noia.

Posciach'ogni mia gioia

perlo suo dipartire in pianto S volta

ognidolcezza de mia vita S tolta.


Amortu 'l sentiond'io teco mi doglio

quant'Sil damno aspro et grave;

eso che del mio mal ti pesa et dole

anzidel nostroperch'ad uno scoglio

avemrotto la nave

etin un punto n'S scurato il sole.

Qualingegno a parole

poriaaguagliare il mio doglioso stato?

Ahiorbo mondoingrato

grancagion ...i di dever pianger meco

ch'quel bel ch'era in teperduto ...i seco.


CadutaS la tua gloriaet tu nol vedi

n'degno erimentr'ella

vissequa gi£d'aver sua conoscenza

n'd'esser tocco da' suoi sancti piedi

perch'cosa s¡ bella

devea'l ciel adornar di sua presenza.

Maiolassoche senza

lein' vita mortal n' me stesso amo

piangendola richiamo:

questom'avanza di cotanta spene

etquesto solo anchor qui mi mantene.


O<mSterra S fatto il suo bel viso

chesolea far del cielo

etdel ben di lass£ fede fra noi;

l'invisibilsua forma S in paradiso

discioltadi quel velo

chequi fece ombra al fior degli anni suoi

perrivestirsen poi

un'altravoltaet mai pi£ non spogliarsi

quandoalma et bella farsi

tantopi£ la vedremquanto pi£ vale

sempiternabellezza che mortale.


Pi£che mai bella et pi£ leggiadra donna

tornamiinanzicome

l...dove pi£ gradir sua vista sente.

QuestaS del viver mio l'una colomna

l'altraS 'l suo chiaro nome

chesona nel mio cor s¡ dolcemente.

Matornandomi a mente

chepur morta S la mia speranzaviva

allorch'ella fioriva

saben Amor qual io diventoet (spero)

vedelcolei ch'S or s¡ presso al vero.


Donnevoi che miraste sua beltate

etl'angelica vita

conquel celeste portamento in terra

dime vi dogliaet vincavi pietate

nondi lei ch'S salita

atanta paceet m'... lassato in guerra:

talche s'altri mi serra

lungotempo il camin da seguitarla

quelch'Amor meco parla

solmi ritien ch'io non recida il nodo.

Mae' ragiona dentro in cotal modo:


-Pon' freno al gran dolor che ti trasporta

ch'per soverchie voglie

siperde 'l cieloove 'l tuo core aspira

doveS viva colei ch'altrui par morta

etdi sue belle spoglie

secosorrideet sol di te sospira;

etsua famache spira

inmolte parti anchor per la tua lingua

pregache non extingua

anzila voce al suo nome rischiari

segli occhi suoi ti fur dolci n' cari.-


Fuggi'l sereno e 'l verde

nont'appressare ove sia riso o canto

canzonmia noma pianto:

nonfa per te di star fra gente allegra

vedovasconsolatain vesta negra.



269


RottaS l'alta colonna e 'l verde lauro

chefacean ombra al mio stanco pensero;

perdutoquel che ritrovar non spero

dalborrea a l'austroo dal mar indo al mauro.


Toltom'...iMorteil mio doppio thesauro

chemi fea viver lieto et gire altero

etristorar nol p terra n' impero

n'gemma or<entaln' forza d'auro.


Mase consentimento S di destino

cheposso io pi£se no aver l'alma trista

humidigli occhi sempree 'l viso chino?


Onostra vita ch'S s¡ bella in vista

comperde agevolmente in un matino

quelche 'n molti anni a gran pena s'acquista!



270


Amorse vuo' ch'i'torni al giogo anticho

comepar che tu mostriun'altra prova

meravigliosaet nova

perdomar meconventi vincer pria.

Ilmio amato tesoro in terra trova

chem'S nascostoond'io son s¡ mendico

e'l cor saggio pudico

ovesuol albergar la vita mia;

ets'egli S ver che tua potentia sia

nelciel s¡ grande come si ragiona

etne l'abisso (perch' qui fra noi

quelche tu val' et puoi

credoche 'l sente ogni gentil persona)

ritoglia Morte quel ch'ella n'... tolto

etripon' le tue insegne nel bel volto.


Riponientro 'l bel viso il vivo lume

ch'eramia scortaet la soave fiamma

ch'anchorlassom'infiamma

essendospenta: or che fea dunque ardendo?

E'non si vide mai cervo n' damma

contal desio cercar fonte n' fiume

qualio il dolce costume

ondegi... molto amaro; et pi£ n'attendo

seben me stesso et mia vaghezza intendo

chemi fa vaneggiar sol del pensero

etgire in parte ove la strada manca

etco la mente stanca

cosaseguir che mai giugner non spero.

Oral tuo richiamar venir non degno

ch'segnoria non ...i fuor del tuo regno.


Fammisentir de quell'aura gentile

difors¡ come dentro anchor si sente;

laqual era possente

cantandod'acquetar li sdegni et l'ire

diserenar la tempestosa mente

etsgombrar d'ogni nebbia oscura et vile

edalzava il mio stile

sovradi s'dove or non poria gire.

Aguagliala speranza col desire;

etpoi che l'alma S in sua ragion pi£ forte

rendiagli occhiagli orecchi il proprio obgetto

senzaqual imperfetto

Slor opraree 'l mio vivere S morte.

Indarnoor sovra me tua forza adopre

mentre'l mio primo amor terra ricopre.


Fach'io riveggia il bel guardoch'un sole

fusopra 'l ghiaccio ond'io solea gir carco;

fa'ch'i' ti trovi al varco

ondesenza tornar pass 'l mio core;

prendii dorati straliet prendi l'arco

etfacciamisi udirs¡ come sle

colsuon de le parole

nele quali io imparai che cosa S amore;

movila linguaov'erano a tutt'ore

dispostigli ami ov'io fui presoet l''sca

ch'i'bramo sempre; e i tuoi lacci nascondi

frai capei crespi et biondi

ch'il mio voler altrove non s'invesca;

spargico le tue man' le chiome al vento

ivimi legaet puo' mi far contento.


Dallaccio d'r non sia mai chi me scioglia

neglettoad artee 'nnanellato et hirto

n'de l'ardente spirto

dela sua vista dolcemente acerba

laqual d¡ et notte pi- che lauro o mirto

teneain me verde l'amorosa voglia

quandosi veste et spoglia

difronde il boscoet la campagna d'erba.

Mapoi che Morte S stata s¡ superba

chespezz il nodo ond'io temea scampare

n'trovar p"iquantunque gira il mondo

diche ordischi 'l secondo

chegiovaAmortuoi ingegni ritentare?

PassataS la stagionperduto ...i l'arme

dich'io tremava: ormai che puoi tu farme?


L'armetue furon gli occhionde l'accese

saetteuscivan d'invisibil foco

etragion temean poco

ch''ncontra 'l ciel non val difesa humana;

ilpensar e 'l taceril riso e 'l gioco

l'abitohonesto e 'l ragionar cortese

leparole che 'ntese

avrianfatto gentil d'alma villana

l'angelicasembianzahumile et piana

ch'orquinci or quindi udia tanto lodarsi;

e'l sedere et lo starche spesso altrui

poserin dubbio a cui

devesseil pregio di pi£ laude darsi.

Conquest'arme vincevi ogni cor duro:

orse' tu disarmato; i' son securo.


Glianimi ch'al tuo regno il cielo inchina

leghiora in uno et ora in altro modo;

mame sol ad un nodo

legarpot^ich' 'l ciel di pi£ non volse.

Quel'unoS rotto; e 'n libert... non godo

mapiango et grido: "Ahi nobil pellegrina

qualsententia divina

meleg inanziet te prima disciolse?

Dioche s¡ tosto al mondo ti ritolse

nemostr tanta et s¡ alta virtute

soloper infiammar nostro desio".

Certoormai non tem'io

Amorde la tua man nove ferute;

indarnotendi l'arcoa voito scocchi;

suavirt£ cadde al chiuder de' begli occhi.


Mortem'... scioltoAmord'ogni tua legge:

quellache fu mia donna al ciel S gita

lasciandotrista et libera mia vita.



271


L'ardentenodo ov'io fui d'ora in hora

contandoanni ventuno interi preso

Mortedisciolsen' gi... mai tal peso

provain' credo ch'uom di dolor mora.


Nonvolendomi Amor perdere anchora

ebbeun altro lacciuol fra l'erba teso

etdi nova 'sca un altro foco acceso

talch'a gran pena indi scampato f"ra.


Etse non fosse esper<entia molta

de'primi affannii' sarei preso et arso

tantopi£ quanto son men verde legno.


Mortem'... liberato un'altra volta

etrotto 'l nodoe 'l foco ... spento et sparso:

contrala qual non val forza n' 'ngegno.



272


Lavita fuggeet non s'arresta una hora

etla morte vien dietro a gran giornate

etle cose presenti et le passate

mid...nno guerraet le future anchora;


e'l rimembrare et l'aspettar m'accora

orquinci or quindis¡ che 'n veritate

senon ch'i' di me stesso pietate

i'sarei gi... di questi penser' fra.


Tornamiavantis'alcun dolce mai

ebbe'l cor tristo; et poi da l'altra parte

veggioal mio navigar turbati i vSnti;


veggiofortuna in portoet stanco omai

ilmio nocchieret rotte arbore et sarte

ei lumi bei che mirar sogliospenti.



273


Chefai? Che pensi? che pur dietro guardi

neltempoche tornar non pote omai?

Animasconsolatache pur vai

giungnendolegne al foco ove tu ardi?


Lesoavi parole e i dolci sguardi

ch'adun ad un descritti et depinti ...i

sonlevati de terra; et Sben sai

quiricercarli intempestivo et tardi.


Dehnon rinovellar quel che n'ancide

nonseguir pi£ penser vagofallace

masaldo et certoch'a buon fin ne guide.


Cerchiamo'l cielse qui nulla ne piace:

ch'mal per noi quella belt... si vide

seviva et morta ne devea t"r pace.



274


Datemipaceo duri miei pensieri:

nonbasta ben ch'AmorFortuna et Morte

mifanno guerra intorno e 'n su le porte

senzatrovarmi dentro altri guerreri?


Ettumio coranchor se' pur qual eri

disleala me solche fere scorte

vairicettandoet se' fatto consorte

de'miei nemici s¡ pronti et leggieri?


Inte i secreti suoi messaggi Amore

inte spiega Fortuna ogni sua pompa

etMorte la memoria di quel colpo


chel'avanzo di me conven che rompa;

inte i vaghi pensier' s'arman d'errore:

perch'd'ogni mio mal te solo incolpo.



275


Occhimieioscurato S 'l nostro sole;

anziS salito al cieloet ivi splende:

iviil vedremo anchoraivi n'attende

etdi nostro tardar forse li dole.


Orecchiemiel'angeliche parole

sonanoin parte ove S chi meglio intende.

Pie'mieivostra ragion l... non si stende

ov'Scolei ch'esercitar vi sle.


Dunqueperch' mi date questa guerra?

Gi...di perdere a voi cagion non fui

vederlaudirla et ritrovarla in terra:


Mortebiasmate; anzi laudate Lui

chelega et sciogliee 'n un punto apre et serra.

edopo 'l pianto sa far lieto altrui.



276


Poiche la vista angelicaserena

pers£bita partenza in gran dolore

lasciato... l'alma e 'n tenebroso horrore

cercoparlando d'allentar mia pena.


Giustoduol certo a lamentar mi mena:

sasselchi n'S cagioneet sallo Amore

ch'altrorimedio non avea 'l mio core

contrai fastidi onde la vita S piena.


QuestounMortem'... tolto la tua mano;

ettu che copri et guardi et ...i or teco

feliceterraquel bel viso humano


medove lascisconsolato et cieco

posciache 'l dolce et amoroso et piano

lumedegli occhi miei non S pi£ meco?



277


S'Amornovo consiglio non n'apporta

perforza converr... che 'l viver cange:

tantapaura et duol l'alma trista ange

che'l desir viveet la speranza S morta;


ondesi sbigottisce et si sconforta

miavita in tuttoet notte et giorno piange

stancasenza governo in mar che frange

e'n dubbia via senza fidata scorta.


Imaginataguida la conduce

ch'la vera S sotterraanzi S nel cielo

ondepi£ che mai chiara al cor traluce:


agliocchi noch'un doloroso velo

contendelor la dis<ata luce

etme fa s¡ per tempo cangiar pelo.



278


Nel'et... sua pi£ bella et pi£ fiorita

quandoaver suol Amor in noi pi£ forza

lasciandoin terra la terrena scorza

Sl'aura mia vital da me partita


etviva et bella et nuda al ciel salita:

indimi signoreggiaindi mi sforza.

Dehperch' me del mio mortal non scorza

l'ultimod¡ch'S primo a l'altra vita?


Ch'come i miei pensier' dietro a lei vanno

cos¡leveexpedita et lieta l'alma

laseguaet io sia fuor di tanto affanno.


Ciche s'indugia S proprio per mio damno

perfar me stesso a me pi£ grave salma.

Oche bel morir eraoggi S terzo anno!



279


Selamentar augellio verdi fronde

moversoavemente a l'aura estiva

oroco mormorar di lucide onde

s'oded'una fiorita et fresca riva


l...'v'io seggia d'amor pensoso et scriva

leiche 'l ciel ne mostrterra n'asconde

veggioet odoet intendo ch'anchor viva

dis¡ lontano a' sospir' miei risponde.


"Dehperch' inanzi 'l tempo ti consume?

-mi dice con pietate - a che pur versi

degliocchi tristi un doloroso fiume?


Dime non pianger tuch'' miei d¡ fersi

morendoeterniet ne l'interno lume

quandomostrai de chiudergli occhi apersi".



280


Mainon fui in parte ove s¡ chiar vedessi

quelche veder vorrei poi ch'io nol vidi

n'dove in tanta libert... mi stessi

n''mpiessi il ciel de s¡ amorosi stridi;


n'gi... mai vidi valle aver s¡ spessi

luoghida sospirar riposti et fidi;

n'credo gi... ch'Amor in Cipro avessi

oin altra rivas¡ soavi nidi.


L'acqueparlan d'amoreet l'ra e i rami

etgli augelletti et i pesci e i fiori et l'erba

tuttiinseme pregando ch'i' sempre ami.


Matuben natache dal ciel mi chiami

perla memoria di tua morte acerba

preghich'i' sprezzi 'l mondo e i suoi dolci hami.



281


Quantef<ateal mio dolce ricetto

fuggendoaltrui ets'esser pme stesso

vocon gli occhi bagnando l'erba e 'l petto

rompendoco' sospir' l'aere da presso!


Quantef<ate solpien di sospetto

perluoghi ombrosi et foschi mi son messo

cercandocol penser l'alto diletto

cheMorte ... toltoond'io la chiamo spesso!


Orin forma di ninpha o d'altra diva

chedel pi£ chiaro fondo di Sorga esca

etpongasi a sedere in su la riva;


orl' veduto su per l'erba fresca

calcarei fior' com'una donna viva

mostrandoin vista che di me le 'ncresca.



282


Almafelice che sovente torni

aconsolar le mie notti dolenti

congli occhi tuoi che Morte non ... spenti

masovra 'l mortal modo fatti adorni:


quantogradisco che' miei tristi giorni

arallegrar de tua vista consenti!

Cos¡comincio a ritrovar presenti

letue bellezze a' suoi usati soggiorni


l...'ve cantando andai di te molt'anni

orcome vedivo di te piangendo:

dite piangendo noma de' miei danni.


Solun riposo trovo in molti affanni

chequando tornite conosco e 'ntendo

al'andara la voceal voltoa' panni.



283


Discolorato...iMorteil pi£ bel volto

chemai si videe i pi£ begli occhi spenti;

spirtopi£ acceso di vertuti ardenti

delpi£ leggiadro et pi- bel nodo ...i sciolto.


Inun momento ogni mio ben m'...i tolto

post'...isilenzio a' pi£ soavi accenti

chemai s'udiroet me pien di lamenti:

quant'ioveggio m'S noiaet quand'io ascolto.


Bentorna a consolar tanto dolore

madonnaove Piet... la riconduce:

n'trovo in questa vita altro soccorso.


Etse come ella parlaet come luce

ridirpotessiaccenderei d'amore

nondir d'uomun cor di tigre o d'orso.



284


S¡breve S 'l tempo e 'l penser s¡ veloce

chemi rendon madonna cos¡ morta

ch'algran dolor la medicina S corta:

purmentr'io veggio leinulla mi nce.


Amorche m'... legato et tienmi in croce

tremaquando la vede in su la porta

del'alma ove m'ancideanchor s¡ scorta

s¡dolce in vista et s¡ soave in voce.


Comedonna in suo albergo altSra vSne

scacciandode l'oscuro et grave core

cola fronte serena i pensier' tristi.


L'almache tanta luce non sostene

sospiraet dice: - O benedette l'ore

deld¡ che questa via con li occhi apristi! -



285


N'mai pietosa madre al caro figlio

n'donna accesa al suo sposo dilecto

die'con tanti sospir'con tal sospetto

indubbio stato s¡ fedel consiglio


comea me quella che 'l mio grave exiglio

mirandodal suo eterno alto ricetto

spessoa me torna co l'usato affecto

etdi doppia pietate ornata il ciglio:


ordi madreor d'amante; or temeor arde

d'onestofoco; et nel parlar mi mostra

quelche 'n questo v<aggio fugga o segua


contandoi casi de la vita nostra

pregandoch'a levar l'alma non tarde:

etsol quant'ella parlapace o tregua.



286


Sequell'aura soave de' sospiri

ch'i'odo di colei che qui fu mia

donnaor S in cieloet anchor par qui sia

etvivaet sentaet vadaet amiet spiri


ritrarpotessior che caldi desiri

movreiparlando! s¡ gelosa et pia

tornaov'io sontemendo non fra via

mistanchio 'ndietro o da man manca giri.


Irdrittoaltom'insegna; et ioche 'ntendo

lesue caste lusinghe e i giusti preghi

coldolce mormorar pietoso et basso


secondolei conven mi regga et pieghi

perla dolcezza che del suo dir prendo

ch'avriavert£ di far piangere un sasso.



287


Sennucciomiobench' doglioso et solo

m'abbilasciatoi' pur mi riconforto

perch'del corpo ov'eri preso et morto

alteramentese' levato a volo.


Orvedi inseme l'un et l'altro polo

lestelle vaghe et lor v<aggio torto

etvedi il veder nostro quanto S corto

ondecol tuo gioir tempro 'l mio duolo.


Maben ti prego che 'n la terza spera

Guittonsalutiet messer Cinoet Dante

Franceschinnostroet tutta quella schiera.


Ala mia donna puoi ben dire in quante

lagrimeio vivo; et son fatt'una fera

membrandoil suo bel viso et l'opre sante.



288


I'pien di sospir' quest'aere tutto

d'aspricolli mirando il dolce piano

ovenacque colei ch'avendo in mano

meocor in sul fiorire e 'n sul far frutto


Sgita al cieloed ...mmi a tal condutto

cols£bito partirchedi lontano

gliocchi miei stanchi lei cercando invano

pressodi s' non lassan loco asciutto.


NonS sterpo n' sasso in questi monti

nonramo o fronda verde in queste piagge

nonfiore in queste valli o foglia d'erba


stillad'acqua non vSn di queste fonti

n'fiere ...n questi boschi s¡ selvagge

chenon sappian quanto S mia pena acerba.



289


L'almamia fiammma oltra le belle bella

ch'ebbequi 'l ciel s¡ amico et s¡ cortese

anzitempo per me nel suo paese

Sritornataet a la par sua stella.


Orcomincio a svegliarmiet veggio ch'ella

perlo migliore al mio desir contese

etquelle voglie giovenili accese

temprcon una visita dolce et fella.


Leine ringratioe 'l suo alto consiglio

checol bel viso et co' soavi sdegni

faceamiardendo pensar mia salute.


Oleggiadre arti et lor effetti degni

l'unco la lingua oprarl'altra col ciglio

iogloria in leiet ella in me virtute!



290


Comeva 'l mondo! or mi diletta et piace

quelche pi£ mi dispiaque; or veggio et sento

cheper aver salute ebbi tormento

etbreve guerra per eterna pace.


Osperanzao desir sempre fallace

etdegli amanti pi£ ben per un cento!

Oquant'era il peggior farmi contento

quellach'or siede in cieloe 'n terra giace!


Ma'l ceco Amor et la mia sorda mente

mitrav<avan s¡ch'andar per viva

forzami convenia dove morte era.


Benedettacolei ch'a miglior riva

volseil mio corsoet l'empia voglia ardente

lusingandoaffren perch'io non pSra.



291


Quand'ioveggio dal ciel scender l'Aurora

cola fronte di rose et co' crin' d'oro

Amorm'assaleond'io mi discoloro

etdico sospirando: Ivi S Laura ora.


Ofelice Titontu sai ben l'ora

daricovrare il tuo caro tesoro:

maio che debbo far del dolce alloro?

chese 'l vo' rivederconven ch'io mora.


Ivostri dipartir' non son s¡ duri

ch'almendi notte suol tornar colei

chenon ƒ schifo le tue bianche chiome:


lemie notti fa tristee i giorni oscuri

quellache n'... portato i penser' miei

n'di sS m'... lasciato altro che 'l nome.



292


Gliocchi di ch'io parlai s¡ caldamente

etle braccia et le mani et i piedi e 'l viso

chem'avean s¡ da me stesso diviso

etfatto singular da l'altra gente;


lecrespe chiome d'r puro lucente

e'l lampeggiar de l'angelico riso

chesolean fare in terra un paradiso

pocapolvere sonche nulla sente.


Etio pur vivoonde mi doglio et sdegno

rimasosenza 'l lume ch'amai tanto

ingran fortuna e 'n disarmato legno.


Orsia qui fine al mio amoroso canto:

seccaS la vena de l'usato ingegno

etla cetera mia rivolta in pianto.



293


S'ioavesse pensato che s¡ care

fossinle voci de' sospir' miei in rima

fattel'avreidal sospirar mio prima

innumero pi£ spessein stil pi£ rare.


Mortacolei che mi facea parlare

etche si stava de' pensier' miei in cima

nonpossoet non pi£ s¡ dolce lima

rimeaspre et fosche far soavi et chiare.


Etcerto ogni mio studio in quel tempo era

purdi sfogare il doloroso core

inqualche modonon d'acquistar fama.


Piangercercainon gi... del pianto honore:

orvorrei ben piacer; ma quella altera

tacitostanco dopo s' mi chiama.



294


Soleasinel mio cor star bella et viva

com'altradonna in loco humile et basso:

orson fatto io per l'ultimo suo passo

nonpur mortalma mortoet ella S diva.


L'almad'ogni suo ben spogliata et priva

Amorde la sua luce ignudo et casso

devriande la piet... romper un sasso

manon S chi lor duol riconti o scriva:


ch'piangon dentroov'ogni orecchia S sorda

senon la miacui tanta doglia ingombra

ch'altroche sospirar nulla m'avanza.


Veramentesiam noi polvere et ombra

veramentela voglia cieca e 'ngorda

veramentefallace S la speranza.



295


Soleanoi miei penser' soavemente

dilor obgetto ragionare inseme:

-Piet... s'appressae del tardar si pente;

forseor parla di noio sperao teme. -


Poiche l'ultimo giorno et l'ore extreme

spogliƒrdi lei questa vita presente

nostrostato dal ciel vedeode et sente:

altradi lei non S rimaso speme.


Omiracol gentileo felice alma

obelt... senza exempio altera et rara

chetosto S ritornata ond'ella usc¡o!


Ivi... del suo ben far corona et palma

quellach'al mondo s¡ famosa et chiara

fe'la sua gran vertutee 'l furor mio.



296


I'mi soglio accusareet or mi scuso

anzime pregio et tengo assai pi£ caro

del'onesta pregiondel dolce amaro

colpoch'i' portai gi... molt'anni chiuso.


InvideParches¡ repente il fuso

troncastech'attorcea soave et chiaro

stameal mio laccioet quello aurato et raro

straleonde morte piacque oltra nostro uso!


Ch'non fu d'allegrezza a' suoi d¡ mai

dilibert...di vita alma s¡ vaga

chenon cangiasse 'l suo natural modo


togliendoanzi per lei sempre trar guai

checantar per qualunquee di tal piaga

morircontentaet viver in tal nodo.



297


Duegran nemiche inseme erano agiunte

Bellezzaet Honest...con pace tanta

chemai rebell<on l'anima santa

nonsent¡ poi ch'a star seco fur giunte;


etor per Morte son sparse et disgiunte:

l'unaS nel cielche se ne gloria et vanta;

l'altrasotterrache ' begli occhi amanta

ondeuscOr gi... tant'amorose punte.


L'attosoavee 'l parlar saggio humile

chemovea d'alto locoe 'l dolce sguardo

chepiagava il mio core (anchor l'acenna)


sonospariti; et s'al seguir son tardo

forseaverr... che 'l bel nome gentile

consecrercon questa stanca penna.



298


Quand'iomi volgo indietro a miarar gli anni

ch'annofuggendo i miei penseri sparsi

etspento 'l foco ove agghiacciando io arsi

etfinito il riposo pien d'affanni


rottala fe' degli amorosi inganni

etsol due parti d'ogni mio ben farsi

l'unanel cielo et l'altra in terra starsi

etperduto il guadagno de' miei damni


i'mi riscutoet trovomi s¡ nudo

ch'i'porto invidia ad ogni extrema sorte:

talcordoglio et paura di me stesso.


Omia stellao Fortunao Fatoo Morte

oper me sempre dolce giorno et crudo

comem'avete in basso stato messo!



299


Ov'Sla fronteche con picciol cenno

volgeail mio core in questa parte e 'n quella?

Ov'S'l bel ciglioet l'una et l'altra stella

ch'alcorso del mio viver lume denno?


Ov'S'l valorla conoscenza e 'l senno?

L'accortahonestahumildolce favella?

Oveson le bellezze accolte in ella

chegran tempo di me lor voglia fenno?


Ov'Sl'ombra gentil del viso humano

ch'raet riposo dava a l'alma stanca

etl... 've i miei pensier' scritti eran tutti?


Ov'Scolei che mia vita ebbe in mano?

Quantoal misero mondoet quanto manca

agliocchi miei che mai non fien asciutti!



300


Quantainvidia io ti portoavara terra

ch'abbracciquella cui veder m'S tolto

etmi contendi l'aria del bel volto

dovepace trovai d'ogni mia guerra!


Quantane porto al cielche chiude et serra

ets¡ cupidamente ... in s' raccolto

lospirto da le belle membra sciolto

etper altrui s¡ rado si diserra!


Quantainvidia a quell'anime che 'n sorte

...nnoor sua santa et dolce compagnia

laqual io cercai sempre con tal brama!


Quant'ala dispietata et dura Morte

ch'avendospento in lei la vita mia

stassin' suoi begli occhiet me non chiama!



301


Valleche de' lamenti miei se' piena

fiumeche spesso del mio pianger cresci

fereselvestrevaghi augelli et pesci

chel'una et l'altra verde riva affrena


ariade' miei sospir' calda et serena

dolcesentier che s¡ amaro r<esci

colleche mi piacestior mi rincresci

ov'anchorper usanza Amor mi mena:


benriconosco in voi l'usate forme

nonlassoin meche da s¡ lieta vita

sonfatto albergo d'infinita doglia.


Quincivedea 'l mio bene; et per queste orme

tornoa veder ond'al ciel nuda S gita

lasciandoin terra la sua bella spoglia.