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Emilio Salgari



IL CORSARO NERO




1.
I FILIBUSTIERI DELLA TORTUE


Una voce robustache aveva unaspecie di vibrazione metallicas'alzòdal mare ed echeggiò frale tenebrelanciando queste paroleminacciose:
- Uomini del canotto! Alto vimando a picco!...
La piccola imbarcazionemontatada due soli uominiche avanzavafaticosamente sui flutti colorinchiostrofuggendo l'alta sponda chesi delineava confusamente sullalinea dell'orizzontecome se daquella parte temesse un gravepericolos'era bruscamente arrestata. Idue marinairitiratirapidamente i remisi erano alzati d'un solcolpoguardando con inquietudinedinanzi a loroe fissando glisguardi su di una grandeombrache pareva fosse improvvisamenteemersa dai flutti.
Erano entrambi sulla quarantinama dai lineamenti energici eangolosiresi più arditidalle barbe folteirtee che forse maiavevano conosciuto l'uso delpettine e della spazzola.
Due ampi cappelli di feltroinpiù parti bucherellati e colle tesesbrindellatecoprivano le loroteste; camicie di flanella lacerate escoloritee prive di manicheriparavano malamente i loro robustipettistretti alla cintura dafasce rossedel pari ridotte in statomiserandoma sostenenti un paiodi grosse e pesanti pistole che siusavano verso la fine delsedicesimo secolo. Anche i loro corticalzoni erano lacerie le gambeed i piediprivi di scarpeeranoimbrattati di fango nerastro.
Quei due uomini che sisarebbero potuti scambiare per due evasi daqualche penitenziario del Golfo delMessicose in quel tempo fosseroesistiti quelli fondati piùtardi alle Guianevedendo quella grandeombra che spiccava nettamente sulfondo azzurro cupo dell'orizzontefra lo scintillio delle stellesiscambiarono uno sguardo inquieto.
- Guarda un po'Carmaux- dissecolui che pareva il più giovane. -Guarda benetu che hai la vistapiù acuta di me. Sai che si tratta divita o di morte.
- Vedo che è un vascello esebbene non sia lontano più di tre tiri dipistola non saprei dire seviene dalla Tortue o dalle coloniespagnole.
- Che siano amici?... Uhm! Osarespingersi fin quiquasi sotto icannoni dei forticol pericolod'incontrare qualche squadra di navid'alto bordo scortante qualchegaleone pieno d'oro!...
- Comunque siaci hanno vistiWan Stillere non ci lascerannofuggire. Se lo tentassimoun colpodi mitraglia sarebbe sufficiente amandarci tutti e due a casa diBelzebù.
La stessa voce di primapotentee sonoraecheggiò per la secondavolta fra le tenebreperdendosilontana sulle acque del golfo:
- Chi vive?
- Il diavolo- borbottòcolui che si chiamava Wan Stiller.
Il compagno invece salì sulbanco e con quanta voce aveva gridò:
- Chi è l'audace che vuolsapere da qual paese veniamo noi?... Se lacuriosità lo divoravenga da noi e gliela pagheremo a colpi dipistola.
Quella smargiassatainvece diirritare l'uomo che interrogava dalponte della naveparve renderlolietopoiché rispose:
- I valorosi s'avanzino evengano ad abbracciare i fratelli dellacosta!...
I due uomini del canotto avevanomandato un grido di gioia.
- I fratelli della costa! -esclamarono.
Poi colui che si chiamava Carmauxaggiunse:
- Il mare m'inghiottase non hoconosciuta la voce che ci ha dataquesta bella nuova.
- Chi credi che sia? - chiese ilcompagnoche aveva ripreso il remomanovrandolo con supremo vigore.
- Un uomo solofra tutti ivalorosi della Tortuepuò osare spingersifino sotto i forti spagnoli.
- Chi?...
- Il Corsaro Nero.
- Tuoni d'Amburgo!... Lui!...Proprio lui!...
- Che triste notizia perquell'audace marinaio!... - mormorò Carmauxcon un sospiro. - Ed èproprio morto!...
- Mentre lui forse sperava digiungere in tempo per strapparlo vivodalle mani degli spagnolièveroamico?
- SiWan Stiller.
- Ed è il secondo che gliappiccano!...
- Il secondosì. Duefratellie tutti e due appesi alla forcainfame!
- Si vendicheràCarmaux.
- Lo credoe noi saremo con lui.Il giorno che vedrò strangolare queldannato Governatore di Maracaybosarà il più bello della mia vita edarò fine ai due smeraldiche tengo cuciti nei miei pantaloni. Sarannoalmeno mille piastre che mangeròcoi camerati.
- Ah!... Ci siamo!... Te lo dicevoio? E' la nave del Corsaro Nero!...
Il vascelloche poco prima nonsi poteva ben discernere per laprofonda oscuritànon sitrovava allora che a mezza gomena dalpiccolo canotto.
Era uno di quei legni da corsa cheadoperavano i filibustieri dellaTortue per dare la caccia aigrossi galeoni spagnolirecanti inEuropa i tesori dell'Americacentraledel Messico e delle regioniequatoriali.
Buoni velierimuniti d'altaalberatura per potere approfittare dellebrezze più leggerecollacarena strettala prora e la poppasoprattutto altissime come siusavano in quell'epocaeformidabilmente armati.
Dodici bocche da fuocododicicaronadesporgevano le loro nere goledai sabordiminacciando ababordo ed a tribordomentre sull'altocassero si allungavano due grossicannoni da cacciadestinati aspazzare i ponti a colpi dimitraglia.
Il legno corsaro si era messo inpanna per attendere il canottomasulla prora si vedevanoalla luced'un fanaledieci o dodici uominiarmati di fucilii qualiparevano pronti a far fuoco al minimosospetto.
I due marinai del canottogiunti sotto il bordo del velieroafferrarono una fune che erastata loro gettata insieme ad una scaladi cordaassicuraronol'imbarcazioneritirarono i remipoi siissarono sulla coperta conun'agilità sorprendente.
Due uominientrambi muniti difucilipuntarono su di essi le armimentre un terzo si avvicinavaproiettando sui nuovi arrivati la luced'una lanterna.
- Chi siete? - fu chiesto loro.
- Per Belzebùmiopatrono!... - esclamò Carmaux. - Non si conosconopiù gli amici?...
- Un pesce-cane mi mangi se questinon è il biscaglino Carmaux!... -gridò l'uomo dellalanterna. - Come sei ancora vivomentre allaTortue ti si credeva morto?...Toh!... Un altro risuscitato!... Nonsei tu l'amburghese Wan Stiller?...
- In carne ed ossa- risposequesti.
- Anche tu adunque sei sfuggito alcapestro?...
- Eh... La morte non mi voleva edio ho pensato che era meglio viverequalche anno ancora.
- Ed il capo?...
- Silenzio- disse Carmaux.
- Puoi parlare: è morto?
- Banda di corvi!... Avete finitodi gracchiare?... - gridò la vocemetallicache aveva lanciataquella frase minacciosa agli uomini delcanotto.
- Tuoni d'Amburgo! Il CorsaroNero!... - borbottò Wan Stillercon unbrivido. Carmauxalzando la vocerispose:
- Eccomi comandante.
Un uomo era sceso allora dalponte di comando e si dirigeva verso dilorocon una mano appoggiata alcalcio d'una pistola che pendevaglidalla cintola. Era vestitocompletamente di nero e con una eleganzache non era abituale fra ifilibustieri del grande golfo del Messicouomini che si accontentavano di unpaio di calzoni e d'una camiciaeche curavano più le loroarmi che gli indumenti.
Portava una ricca casacca di setaneraadorna di pizzi di egualecolorecoi risvolti di pelleegualmente nera; calzoni pure di setanerastretti da una largafascia frangiata; alti stivali allascudiera e sul capo un grandecappello di feltroadorno d'una lungapiuma nera che gli scendeva finoalle spalle.
Anche l'aspetto di quell'uomoavevacome il vestitoqualche cosa difunebrecon quel voltopallidoquasi marmoreoche spiccavastranamente fra le nere trine delcolletto e le larghe tese delcappelloadorno d'una barba cortaneratagliata alla nazzarena e unpo' arricciata.
Aveva però i lineamentibellissimi: un naso regolaredue labbrapiccole e rosse come il corallouna fronte ampia solcata da unaleggera ruga che dava a quel voltoun non so che di malinconicodueocchipoineri come carboned'un taglio perfettodalle ciglialunghevivide e animate da unlampo tale che in certi momenti dovevasgomentare anche i piùintrepidi filibustieri di tutto il golfo. Lasua statura altaslanciatalofaceva conoscereanche a prima vistaper un uomo d'alta condizionesociale e soprattutto per un uomoabituato al comando.
I due uomini del canottovedendoloavvicinarsisi erano guardati inviso con una certa inquietudinemormorando:
- Il Corsaro Nero!
- Chi siete voi e da dovevenite? - chiese il Corsarofermandosidinanzi a loro e tenendo sempre ladestra sul calcio della pistola.
- Noi siamo due filibustieri dellaTortuedue fratelli della costa-rispose Carmaux.
- E venite?
- Da Maracaybo.
- Siete fuggiti dalle mani deglispagnoli?
- Sìcomandante.
- A qual legno appartenevate?
- A quello del Corsaro Rosso.
Il Corsaro Nero udendo quelleparole trasalìpoi stette un istantesilenziosoguardando i duefilibustieri con due occhi che parevamandassero fiamme.
- Al legno di mio fratello- dissepoicon un tremito nella voce.
Afferrò bruscamente Carmauxper un braccio e lo condusse verso poppatraendolo quasi a forza. Giuntosotto il ponte di comandoalzò ilcapo verso un uomo che stava rittolassùcome se attendesse qualcheordinee disse:
- Incrociare sempre al largosignor Morgan; gli uomini rimangano allearmi e gli artiglieri colle micceaccese; mi avvertirete di tutto ciòche può succedere.
- Sìcomandante-rispose l'altro. - Nessuna nave o scialuppa siavvicineràsenza che nesiate avvertito.
Il Corsaro Nero scese nelquadrotenendo sempre Carmaux per ilbraccioentrò in unapiccola cabina ammobiliata con molta eleganza edilluminata da una lampada dorataquantunque a bordo delle navifilibustiere fosse proibitodopole nove di seradi tenere accesoqualsiasi lumequindi indicandouna sedia disse brevemente:
- Ora parlerai.
- Sono ai vostri ordinicomandante.
Invece d'interrogarloil Corsarosi era messo a guardarlo fissotenendo le braccia incrociate sulpetto. Era diventato più pallido delsolitoquasi lividomentre ilpetto gli si sollevava sotto frequentisospiri. Due volte aveva aperto lelabbra come per parlaree poi leaveva richiuse come se avessepaura di fare una domandala cuirisposta doveva forse essereterribile.
Finalmentefacendo uno sforzochiese con voce sorda:
- Me l'hanno uccisoè vero?
- Chi?
- Mio fratellocolui chechiamavano il Corsaro Rosso.
- Sìcomandante- risposeCarmauxcon un sospiro. - Lo hanno uccisocome vi hanno spento l'altrofratelloil Corsaro Verde.
Un grido rauco che aveva qualchecosa di selvaggioma nello stessotempo strazianteuscì dallelabbra del comandante.
Carmaux lo vide impallidireorribilmente e portarsi una mano sulcuoree poi lasciarsi cadere sudi una sedianascondendosi il visocolla larga tesa del cappello.
Il Corsaro rimase in quella posaalcuni minutidurante i quali ilmarinaio del canotto lo udìsinghiozzarepoi balzò in piedi come sesi fosse vergognato di quell'attodi debolezza.
La tremenda emozione che lo avevapreso era completamente scomparsa;il viso era tranquillola fronteserenail colorito non più marmoreodi primama lo sguardo era animatoda un lampo così tetro che mettevapaura. Fece due volte il girodella cabina come se avesse volutotranquillizzarsi interamente primadi continuare il dialogopoi tornòa sedersidicendo:
- Io temevo di giungere troppotardima mi resta la vendetta. L'hannofucilato?
- Appiccatosignore.
- Sei certo di questo?
- L'ho veduto coi miei occhipendere dalla forca eretta sulla "Plazade Granada".
- Quando l'hanno ucciso?
- Quest'ogginel pomeriggio.
- E' morto?...
- Da prodesignore. Il CorsaroRosso non poteva morire diversamenteanzi...
- Continua.
- Quando il laccio stringevaebbeancora la forza d'animo di sputarein faccia al governatore.
- A quel cane di Wan Guld?
- Sìal duca fiammingo.
- Ancora lui! Sempre lui!... Hagiurato adunque un odio feroce controdi me? Un fratello ucciso atradimento e due appiccati da lui!
- Erano i due più audacicorsari del golfosignoreè quindi naturaleche li odiasse.
- Ma mi rimane la vendetta!... -gridò il filibustiere con voceterribile. - Nonon morròse prima non avrò sterminato quel Wan Gulde tutta la sua famiglia e dato allefiamme la città ch'egli governa.
«Maracaybotu mi sei statafatale; ma io pure sarò fatale a te!...
«Dovessi fare appello a tuttii filibustieri della Tortue ed a tutti ibucanieri di San Domingo e di Cubanon lascerò pietra su pietra dite!...
«Ora parlaamico: narramiogni cosa. Come vi hanno presi?».
- Non ci hanno presi collaforza delle armi bensì sorpresi atradimento quando eravamo inermicomandante.
«Come voi sapevatevostrofratello si era diretto su Maracaybo pervendicare la morte del CorsaroVerdeavendo giuratoal pari di voidi appiccare il duca fiammingo.
«Eravamo in ottantatuttirisoluti e decisi ad ogni eventoanche adaffrontare una squadramaavevamo fatto i conti senza il cattivotempo. All'imboccatura del Golfo diMaracayboun uragano tremendo cisorprendeci caccia sui bassifondi e le onde furiose frantumano lanostra nave. Ventisei solidopo infinite faticheriescono araggiungere la costa: eravamotutti in condizioni così deplorevoli danon opporre la minima resistenza esprovvisti di qualsiasi arma.
«Vostro fratello ciincoraggia e ci guida lentamente attraverso lepaludiper tema che gli spagnolici avessero scortie che avesseroincominciato ad inseguirci.
«Credevamo di poter trovareun rifugio sicuro nelle folte forestequando cademmo in una imboscata.Trecento spagnoliguidati da WanGuld in personaci piombanoaddossoci chiudono in un cerchio diferrouccidono quelli cheoppongono resistenza e ci conduconoprigionieri a Maracaybo».
- E mio fratello era del numero?
- Sìcomandante. Quantunquefosse armato d'un pugnalesi era difesocome un leonepreferendo moriresul campo piuttosto che sulla forcama il fiammingo l'avevariconosciuto ed invece di farlo uccidere conun colpo di fucile o di spadal'aveva fatto risparmiare.
«Trascinati a Maracaybodopo di essere stati maltrattati da tutti isoldati ed ingiuriati dallapopolazionefummo condannati alla forca.
Ieri mattina peròio ed ilmio amico Wan Stillerpiù fortunati deinostri compagnisiamo riusciti afuggire strangolando la nostrasentinella.
«Dalla capanna di unindiano presso il quale ci siamo rifugiatiabbiamo assistito alla morte divostro fratello e dei suoi coraggiosifilibustieripoi alla seraaiutati da un negro ci siamo imbarcati sudi un canottodecisi diattraversare il golfo del Messico e giungerealla Tortue. Ecco tuttocomandante».
- E mio fratello èmorto!... - disse il Corsaro con una calmaterribile. - - L'ho visto come vedoora voi.
- E sarà appeso ancora allaforca infame?
- Vi rimarrà tre giorni.
- E poi verrà gettato inqualche fogna.
- Certo comandante.
Il Corsaro si era bruscamentealzato e si era avvicinato alfilibustiere.
- Hai paura tu?... - gli chiese constrano accento.
- Nemmeno di Belzebùcomandante.
- Dunque tu non temi la morte?
- No.
- Mi seguiresti?
- Dove?
- A Maracaybo.
- Quando?
- Questa notte.
- Si va ad assalire la città?
- Nonon siamo in numerosufficiente orama più tardi Wan Guldriceverà mie nuove. Ciandremo noi due ed il tuo compagno.
- Soli? - chiese Carmauxconstupore.
- Noi soli.
- Ma che volete fare?
- Prendere la salma di miofratello.
- Badate comandante! Correte ilpericolo di farvi prendere.
- Tu sai chi è il CorsaroNero?
- Lampi e folgori! E' ilfilibustiere più audace della Tortue.
- Va' adunque ad aspettarmi sulponte e fa preparare una scialuppa.
- E' inutilecapitanoabbiamo ilnostro canottouna vera barca dacorsa.
- Va'!



2.
UNA SPEDIZIONE AUDACE


Carmaux si era affrettato adobbediresapendo che col formidabileCorsaro era pericoloso indugiare.
Wan Stiller lo attendeva dinanzial boccaportoin compagnia delmastro d'equipaggio e d'alcunifilibustierii quali lo interrogavanosulla disgraziata fine delCorsaro Rosso e del suo equipaggiomanifestando terribili propositidi vendetta contro gli spagnoli diMaracaybo e soprattutto contro ilgovernatore. Quando l'amburgheseapprese che si doveva preparareil canotto per fare ritorno allacostadalla quale si eranoallontanati precipitosamente per un veromiracolonon poténascondere il suo stupore e la sua apprensione.
- Tornare ancora laggiù!...- esclamò. - Ci lasceremo la pelleCarmaux.
- Bah!... Non ci andremo soliquesta volta.
- Chi ci accompagneràdunque?
- Il Corsaro Nero. Allora non hopiù timori. Quel diavolo d'uomo valecento filibustieri.
- Ma verrà solo.
- Non contaCarmaux; con luinon vi è da temere. E rientreremo inMaracaybo?...
- Sìmio caroe saremobravi se condurremo a buon fine l'impresa.
Ehimastrofa' gettare nelcanotto tre fucilidelle munizioniunpaio di sciabole d'arrembaggio pernoi duee qualche cosa da metteresotto i denti. Non si sa mai ciòche può succedere e quando potremotornare.
- E' già fatto- rispose ilmastro. - Non mi sono dimenticato nemmenoil tabacco.
- Grazieamico. Tu sei la perladei mastri.
- Eccolo- disse in quell'istanteWan Stiller.
Il Corsaro era comparso sul ponte.Indossava ancora il suo funebrecostumema si era appesa alfianco una lunga spadaed alla cinturaun paio di grosse pistole ed unodi quegli acuti pugnali spagnolichiamati "misericordie".Sul braccio portava un ampio ferraiuolonerocome il vestito.
S'avvicinò all'uomo chestava sul ponte di comando e che doveva essereil comandante in secondascambiò con lui alcune parolepoi dissebrevemente ai due filibustieri:
- Partiamo.
- Siamo pronti - rispose Carmaux.
Scesero tutti e tre nel canotto cheera stato condotto sotto la poppae già provvisto d'armi edi viveri. Il Corsaro si avvolse nel suoferraiuolo e si sedette a proramentre i filibustieriafferrati iremiricominciarono con grandelena la faticosa manovra.
La nave filibustiera avevasubito spento i fanali di posizione eorientate le velesi era messaa seguire il canottocorrendobordateonde non precederlo.Probabilmente il comandante in secondavoleva scortare il suo capo finpresso la costa per proteggerlo nelcaso d'una sorpresa.
Il Corsarosemisdraiato a proracol capo appoggiato ad un bracciostava silenziosoma il suosguardoacuto come quello di un'aquilapercorreva attentamente ilfosco orizzontecome se cercassediscernere la costa americana chele tenebre nascondevano.
Di tratto in tratto volgeva il capoverso la sua nave che sempre loseguivaad una distanza disette od otto gomenepoi tornava aguardare verso il sud.
Wan Stiller e Carmaux intantoarrancavano di gran lenafacendovolaresui neri fluttiilsottile e svelto canotto. Né l'uno nél'altro parevano preoccupati diritornare verso quella costapopolatadai loro implacabili nemicitanta era la fiducia che avevanonell'audacia e nella valentiadel formidabile Corsaroil cui solonome bastava a spargere il terrorein tutte le città marittime delgrande golfo messicano.
Il mare interno di Maracayboessendo liscio come se fosse di oliopermetteva alla veloceimbarcazione di avanzare senza troppoaffaticare i due rematori. Nonessendovi in quel luogoracchiuso fradue capi che lo proteggono dallelarghe ondate del grande golfocosteripidenon vi sono flutti difondosicché è raro che l'acqua làentro si sconvolga.
I due filibustieri arrancavano daun'oraquando il Corsaro Nerochefino allora aveva mantenuto unaimmobilità quasi assolutasi alzòbruscamente in piedicome sevolesse abbracciare collo sguardomaggiore orizzonte.
Un lumeche non si potevaconfondere con una stellabrillava a fiord'acquaverso il sud-ovestadintervalli d'un minuto.
- Maracaybo- disse il Corsarocon accento cupoche tradiva unimpeto di sordo furore.
- Sì- rispose Carmauxchesi era voltato.
- Quanto distiamo?
- Forse tre migliacapitano.
- Allora a mezzanotte noi visaremo.
- Sì.
- Vi è qualche crociera?
- Quella dei doganieri.
- E' necessario evitarla.
- Conosciamo un posto ove potremosbarcare tranquilli e nascondere ilcanotto fra i paletuvieri.
- Avanti.
- Una parolacapitano.
- Parla.
- Sarebbe meglio che la nostra navenon si avvicinasse di più.
- Ha già virato e ciaspetterà al largo- rispose il Corsaro.
Stette silenzioso alcuni istantipoi riprese:
- E' vero che vi è unasquadra nel lago?
- Sìcomandantequelladel contrammiraglio Toledo che veglia suMaracaybo e Gibraltar.
- Ah!... Hanno paura? Mal'Olonese è alla Tortue e fra noi due lamanderemo a picco. Pazienza alcunigiorni ancorapoi Wan Guld sapràdi che cosa saremo capaci noi.
Si ravvolse di nuovo nel suomantellosi calò il feltro sugli occhipoi tornò a sedersitenendo gli sguardi fissi su quel punto luminosoche indicava il faro del porto.
Il canotto riprese la corsa; nonmanteneva però più la prora versol'imboccatura di Maracaybovolendo evitare la crociera delle guardiedoganalile quali non avrebberomancato di fermarlo e di arrestare lepersone che lo montavano.
Mezz'ora dopola costa del golfoera perfettamente visibilenonessendo lontana più di treo quattro gomene. La spiaggia scendeva inmare dolcementetutta ingombra dipaletuvieripiante che cresconoper lo più alla foce deicorsi d'acqua e che producono delle febbriterribili e che sono la causa del"vomito prieto" ossia della temutafebbre gialla.
Più oltre si vedevaspiccaresul fondo stellato del cielouna cupavegetazionela quale lanciavain aria enormi ciuffi di fogliepiumatedi dimensioni gigantesche.
Carmaux e Wan Stiller avevanorallentata la vogata e si erano voltatiper vedere la costa. Nons'avanzavano che con grandi precauzioniprocurando di non fare rumore eguardando attentamente in tutte ledirezionicome se temesseroqualche sorpresa. Il Corsaro Nero non siera invece mossoperò avevaposto dinanzi a sé i tre fucili imbarcatidal mastro per salutareconuna scaricala prima scialuppa cheavesse osato avvicinarsi.
Doveva essere la mezzanotte quandoil canotto si arenava in mezzo aipaletuviericacciandosi piùdi mezzo fra le piante e le contorteradici.
Il Corsaro si era alzato.Ispezionò rapidamente la costapoi balzòagilmente a terralegandol'imbarcazione ad un ramo.
- Lasciate i fucili - disse aWan Stiller ed a Carmaux. - Avete lepistole?
- Sìcapitano- risposel'amburghese.
- Sapete dove siamo?
- A dieci o dodici miglia daMaracaybo.
- E' situata dietro questo bosco lacittà?
- Sul margine di questa macchiagigantesca.
- Potremo entrare di notte?...
- E' impossibile capitano. Ilbosco è foltissimo e non potremoattraversarlo prima di domanimattina.
- Sicché saremo costretti adattendere fino a domani sera?
- Se non volete arrischiarvidi entrare in Maracaybo di giornobisognerà rassegnarsi adaspettare.
- Mostrarci in città digiorno sarebbe un'imprudenza- rispose ilCorsarocome parlando fra séstesso. - Se avessi qui la mia navepronta ad appoggiarci ed araccogliercil'osereima la "Folgore"incrocia ora nelle acque del grangolfo.
Rimase alcuni istanti immobile esilenziosocome se fosse immerso inprofondi pensieriquindi riprese:
- E mio fratellopotremo trovarloancora?
- Rimarrà esposto sulla"Plaza de Granada" tre giorni- disseCarmaux. - Ve lo dissi già.
- Allora abbiamo tempo. Aveteconoscenze in Maracaybo?
- Sìun negroquello checi offrì il canotto per fuggire. Abita sulmargine di questa foresta in unacapanna isolata.
- Non ci tradirà?
- Rispondiamo di lui.
- In cammino.
Salirono la spondaCarmauxdinanziil Corsaro in mezzo e Wan Stillerin coda e si cacciarono in mezzoall'oscura boscaglia procedendocautamentecogli orecchi tesie le mani sui calci delle pistolepotendo cadere da un istanteall'altro in un agguato.
La foresta si rizzava dinanzi alorotenebrosa come una immensacaverna. Tronchi d'ogni forma edimensione si ergevano verso l'altosostenendo foglie smisuratelequali impedivano assolutamente discorgere la volta stellata.
Festoni di liane cadevanodappertuttointrecciandosi in mille guisesalendo e scendendo dai tronchidelle palme e correndo da destra asinistramentre al suolostrisciavanoattorcigliate le une allealtreradici smisuratele qualiostacolavano non poco la marcia deitre filibustiericostringendoli afare dei lunghi giri per trovare unpassaggiood a mettere manoalle sciabole d'arrembaggio perreciderle. Dei vaghi baglioricome di grossi punti luminosicheproiettavano ad intervalli deiveri sprazzi di lucecorrevano inmezzo a quelle migliaia di tronchidanzavano ora a livello del suoloed ora in mezzo al fogliame.Si spegnevano bruscamentepoi siriaccendevano e formavano dellevere onde luminose di unaincomparabile bellezzache avevaqualche cosa di fantastico.
Erano le grosse luccioledell'America meridionalele "vaga lume" chetramandano una luce cosìvivida da permettere di leggere le scritturepiù minute anche alladistanza di qualche metro e che rinchiuse in unvasetto di cristallo in tre oquattrobastano ad illuminare unastanza; e le "lampyrisoccidental" o perilampoaltri bellissimiinsetti fosforescenti che sitrovano in grandissimi sciami nelleforeste della Guiana edell'Equatore.
I tre filibustierisempre nel piùprofondo silenziocontinuavano lamarcianon lasciando le loroprecauzionipoiché oltre gli uominiavevano da temere anche gliabitanti delle forestei sanguinarigiaguari e soprattutto i serpentispecialmente gli "jaraca"rettilivelenosissimiche sono difficilia scorgersi anche di giorno essendola loro pelle del colore dellefoglie secche.
Dovevano aver percorso due migliaquando Carmauxche si trovavasempre dinanziessendo il piùpratico dei luoghis'arrestòbruscamente armando conprecipitazione una delle sue pistole.
- Un giaguaro od un uomo? -chiese il Corsarosenza la minimaapprensione.
- Può essere stato ungiaguaroma anche una spia- rispose Carmaux.
- In questo paese non si èmai certi di vedere l'indomani.
- Dov'è passato?
- A venti passi da me.
Il Corsaro si curvò versoterra ed ascoltò attentamentetrattenendoil respiro. Un leggeroscrosciare di foglie giunse fino a lui; eraperò così debole chesolamente un orecchio molto esercitato ed acutopoteva udirlo.
- Può essere un animale- rispose rialzandosi. - Bah!... Noi nonsiamo uomini da spaventarci.Impugnate le sciabole e seguitemi.
Girò intorno al tronco di unalbero enorme che torreggiava in mezzoalle palmepoi sostò inmezzo ad un gruppo di foglie gigantiscrutando le tenebre. Loscrosciare delle foglie secche era cessatotuttavia al suo orecchio giunse untintinnio metallico e poco dopo uncolpo secco come se il cane d'unfucile venisse alzato.
- Fermi! Qui vi è qualcunoche ci spia e che aspetta il momento perfarci fuoco addosso.
- Che ci abbiano vedutisbarcare? - borbottò Carmauxconinquietudine. - Questi spagnolihanno spie dappertutto.
Il Corsaro aveva impugnata colladestra la spada e colla sinistra unapistola e cercava di girarequell'ammasso di fogliesenza produrre ilminimo rumore. Ad un tratto Carmauxe Wan Stiller lo videro slanciarsiinnanzi e piombarecon un solosaltoaddosso ad una forma umanachesi era improvvisamente alzata inmezzo ad un cespuglio.
L'assalto del Corsaro era statocosi improvviso ed impetuoso chel'uomo che si teneva imboscato eraandato a gambe levatepercosso inpieno viso dalla guardia dellaspada.
Carmaux e Wan Stiller si eranosubito precipitati su di luie mentreil primo s'affrettava a raccogliereil fucile che l'uomo imboscatoaveva lasciato caderesenzaavere avuto il tempo di scaricarlol'altro puntava la pistola dicendo:
- Se ti muovi sei un uomospacciato.
- E' uno dei nostri nemici- disseil Corsaro che si era curvato.
- Un soldato di quel dannato WanGuld- rispose Wan Stiller.
- Che cosa faceva imboscato inquesto luogo? Sarei curioso di saperlo.
Si levarono le fasce di lanarossa che portavano ai fianchi estrinsero le braccia delprigionierosenza che questi osasse fareresistenza.
- Ora vediamo un po' chi sei-disse Carmaux.
Lo spagnoloche era statostordito dalla guardia della spada delCorsarocominciava a riaversiaccennando ad alzarsi.
- "Carrai"! - borbottòcon un tremito nella voce. - Che sia caduto trale mani del diavolo?
- L'hai indovinato- disseCarmaux. - Giacché a voi piace chiamarecosì noi filibustieri.
Lo spagnolo provò un brividocosì forteche Carmaux se ne accorse.
- Non aver tanta pauraper ora-gli disseridendo. - Risparmialaper più tardiper quandodanzerai nel vuoto un "fandango" disordinatocon un bel pezzo di solida canapastretto alla gola.
Poi volgendosi verso ilCorsaroche guardava in silenzio ilprigionierogli chiese:
- Devo finirlo con un colpo dipistola?
- No- rispose il capitano.
- Preferite appiccarlo ai rami diquell'albero?
- Nemmeno.
- Forse è uno di quelli chehanno appiccato i fratelli della costa edil Corsaro Rossomio capitano.
A quel ricordo un lampo terribilebalenò negli occhi del Corsaro Neroma subito si spense.
- Non voglio che muoia- dissecon voce sorda. - Può esserci piùutile d'un appiccato.
- Allora leghiamolo per bene-dissero i filibustieri.
Accese un pezzo di miccia dacannone che teneva in tasca e l'accostòal viso dello spagnolo.
Quel povero diavolocaduto nellemani dei formidabili corsari dellaTortueera un uomo di appenatrent'annilungo e magro come il suocompatriota Don Chisciottecon unviso angolosocoperto da una barbarossiccia e due occhi grigidilatati dallo spavento.
Indossava una casacca di pellegialla con qualche rabescocorti elarghi calzoni a righe nere e rossee calzava lunghi stivali di pellenera. Sul capo invece portavaun elmetto d'acciaio adorno di unavecchia piumala quale non avevapiù che rade barbe e dalla cinturagli pendeva una lunga spadalacui guaina era assai rugginosa allesue estremità.
- Per Belzebù miopatrono!... - esclamò Carmauxridendo. - Se ilGovernatore di Maracaybo ha diquesti prodi vuol dire che non li nutredi certo con capponi poichéè più magro di un'aringa affumicata.
Credocapitanoche valga la penad'appiccarlo.
- Non ho detto d'appiccarlo -rispose il Corsaro.
Poi toccando il prigioniero con lapunta della spada gli disse:
- Ora parlerai se ti preme lapelle.
- La pelle è giàperduta - rispose lo spagnolo. - Non si esce vividalle vostre mani e quando ioavessi narrato a voi quanto vorrestesaperenon sarei certo di rivedereegualmente l'indomani.
- Lo spagnolo ha del coraggio-disse Wan Stiller.
- E la sua risposta vale la suagrazia- aggiunse il Corsaro. - Viaparlerai?
- No- rispose il prigioniero.
- Ti ho promesso salva la vita.
- E chi vi crederà?
- Chi?... Ma sai chi sono io?
- Un filibustiere.
- Sìma che si chiama ilCorsaro Nero.
- Per la nostra Signora diGuadalupa! - esclamò lo spagnolodiventando livido. - Il CorsaroNero qui!... Siete venuto persterminarci tutti e vendicare ilvostro fratelloil Corsaro Rosso?
- Sìse non parlerai-rispose il filibustiere con voce cupa.
- Vi sterminerò tutti e diMaracaybo non rimarrà pietra su pietra!
- "Por todos los santos!"...Voi qui? - ripeté il prigionieroche nonsi era ancora rimesso dallasorpresa.
- Parla!...
- Sono morto; è quindiinutile.
- Il Corsaro Nero è ungentiluomosappiloed un gentiluomo non hamai mancato alla parola data-rispose il capitano con voce solenne.
- Allora interrogatemi.



3.
IL PRIGIONIERO


Ad un cenno del capitanoWanStiller e Carmaux avevano sollevato ilprigioniero e l'avevano sedutoai piedi d'un alberosenza peròslegargli le maniquantunquefossero certi che non avrebbe commessola pazzia di tentare la fuga.
Il Corsaro gli sedette di frontesu di una enorme radice che sorgevadal suolo come un serpentegigantescomentre i due filibustieri sierano messi in sentinella alleestremità di quel macchionenonessendo ancora bene sicuri che ilprigioniero fosse solo.
- Dimmi- disse il Corsarodopoalcuni istanti di silenzio. - E'ancora esposto mio fratello?...
- Sì- rispose ilprigioniero. - Il governatore ha ordinato ditenerlo appeso tre giorni e trenottiprima di gettare il cadaverenella forestaa pasto delle fiere.
- Credi che sia possibile rubare ilcadavere?
- Forsenon essendovi di notteche una sentinella a guardia della"Plaza de Granada".Quindici appiccati non possono ormai fuggire.
- Quindici!... - esclamò ilCorsarocon accento cupo. - Dunque quelferoce Wan Guld non ne harisparmiato neppure uno?
- Nessuno.
- E non teme la vendetta deifilibustieri della Tortue?
- Maracaybo è ben munita ditruppe e di cannoni.
Un sorriso di disprezzo sfioròle labbra del fiero Corsaro.
- Che cosa fanno i cannoni anoi? - disse. - Le nostre sciaboled'arrembaggio valgono bene di più;lo avete veduto ancora all'assaltodi S. Francisco di Campechea S.Agostino della Florida ed in altricombattimenti.
- E' veroma Wan Guld si tiene alsicuro in Maracaybo.
- Ah!... Ebbenelo vedremo quandomi sarò abboccato coll'Olonese.
- Coll'Olonese!... - esclamòlo spagnolocon un fremito di terrore.
Parve che il Corsaro non avessefatto attenzione allo spavento delprigioniero poiché ripresecambiando tono:
- Che cosa facevi in questo bosco?
- Sorvegliavo la spiaggia.
- Solo?
- Sìsolo.
- Si temeva una sorpresa da partenostra?
- Non lo negopoichéera stata segnalata una nave sospettaincrociante nel golfo.
- La mia?
- Se voi siete quiquella navedoveva essere la vostra.
- Ed il governatore si saràaffrettato a fortificarsi.
- Ha fatto di più; hamandato alcuni fidi a Gibraltar ad avvertirel'ammiraglio.
Questa volta fu il Corsaro cheprovò un fremitose non di spaventocerto d'inquietudine.
- Ah!... - esclamòmentrela sua tinta pallida diventava livida. - Lamia nave corre forse un gravepericolo?
Poi alzando le spallesoggiunse:
- Bah! Quando i vascellidell'ammiraglio giungeranno a Maracayboiosarò a bordo della""Folgore"".
S'alzò bruscamenteconun fischio chiamò i due filibustieri chevegliavano sul margine dellamacchia e disse brevemente:
- Partiamo.
- E di quest'uomoche cosadobbiamo farne? - chiese Carmaux.
- Conducetelo con noi; la vostravita risponderà per la suase vifugge.
- Tuoni d'Amburgo! - esclamòWan Stiller. - Lo terrò per la cintolaonde non gli salti il ticchio digiuocare di gambe.
Si rimisero in cammino l'uno dietrol'altroin fila indianaCarmauxdinanzi e Wan Stiller ultimodietro al prigionieroper non perderlodi vista un solo istante.
Cominciava ad albeggiare. Letenebre fuggivano rapidamentecacciatedalla rosea luce che invadevail cieloe che si distendeva anchesotto gli alberi giganti dellaforesta.
Le scimmieche sono cosìnumerose nell'America meridionalespecialmente nel Venezuelasisvegliavanoempiendo la foresta digrida strane.
Sulla cima di quelle graziosepalme chiamate "asai"dal troncosottile ed elegante o frail verde fogliame degli enormi"eriodendron"od inmezzo alle "sipos"grosse liane che siavviticchiano intorno aglialberiod aggrappate alle radici aereedelle "aroidee"od inmezzo alle splendide "bromelie" dai ricchi ramicarichi di fiori scarlattisivedevano agitarsicome follettiognispecie di quadrumani.
Là vi era una piccola tribùdi "mico"le scimmie più graziose e nellostesso tempo le piùsvelte e le più intelligentiquantunque sianocosì piccine da potersinascondere in un taschino della giacca; piùoltre vi erano drappelli di"sahui" rosseun po' più grosse degliscoiattoliadorne di unabellissima criniera che le fa rassomigliareai leoncini; poi bande di "mono"le scimmie più magre di tuttecongambe e braccia così lungheche le fanno rassomigliare a ragni didimensioni enormio truppe di"prego"quadrumani che hanno la smaniadi tutto devastare e che sono ilterrore dei poveri piantatori.
I volatili non mancavano emescolavano le loro grida a quelle deiquadrumani. Fra le grandi fogliedelle "pomponasse"che servono allafabbricazione dei bellissimi eleggeri cappelli di Panamao fra iboschetti di "laransia"dai fiori esalanti acuti profumi o sulle"guaresme"bellissimepalme dai fiori purpureicicalavano a pienagola i piccoli "mahitaeo"specie di pappagalli dalla testa turchina;gli "arà"grossipappagalli tutti rossiche da mane a seracon unacostanza degna di migliore causagridano incessantemente "arà arà"; oi "choradeira" dettianche uccelli piagnonipoiché sembra chepiangano e che abbiano sempre dalamentarsi.
I filibustieri e lo spagnologià abituati a percorrere le grandiforeste del continente americano edelle isole del Golfo del Messiconon si arrestavano ad ammirare néle piantené i quadrumaniné ivolatili. Marciavano piùrapidamente che potevanocercando i passaggiaperti dalle fiere o dagli indianifrettolosi di giungere fuori diquel caos di vegetali e di scorgereMaracaybo.
Il Corsaro era diventatomeditabondo e tetrocome già lo era quasisempreanche a bordo della suanave o fra le gozzoviglie dellaTortue. Avvolto nel suo ampiomantello nerocol feltro calato sugliocchi e con la sinistra appoggiataalla guardia della spadala testachina sul pettocamminavadietro a Carmauxsenza guardare né icompagniné ilprigionierocome fosse stato solo a percorrere laforesta.
I due filibustiericonoscendo lesue abitudinisi guardavano benedall'interrogarlo e di strapparlodalle sue meditazioni. Tutt'al piùscambiavano a bassa vocetra diloroqualche parola per consigliarsisulla direzione da tenersipoi allungavano sempre il passoinoltrandosi vieppiù fraquelle reti gigantesche di "sipos" smisurateed i tronchi delle palmedegli"jacarandò" e delle "massaranduba"fugando colla loro presenzastormi di quei vaghi uccellini chiamati"trochilidi" od uccellimoscadalle splendide penne d'un azzurroscintillante e dal becco rossocolor del fuoco.
Camminavano da due oresempre piùrapidamentequando Carmauxdopoun istante di esitazione e dopod'aver guardato più volte gli alberied il suolos'arrestòindicando a Wan Stiller un macchione di"cujueiro"piante chehanno foglie coriacee e che producono dei suonibizzarri quando soffia il vento.
- E' quiWan Stiller? - chiese. -Mi pare di non ingannarmi.
Quasi nello stesso momentoinmezzo alla macchiasi udironoecheggiare dei suoni melodiosidolcissimiche pareva uscissero daqualche flauto.
- Che cos'è? - chiese ilCorsaroalzando bruscamente il capo esbarazzandosi del mantello.
- E' il flauto di Moko- risposeCarmauxcon un sorriso.
- Chi è questo Moko?
- Il negro che ci ha aiutati afuggire. La sua capanna è in mezzo aqueste piante.
- E perché suona?
- Sarà occupato adammaestrare i suoi serpenti.
- E' un incantatore di rettili?
- Sìcapitano.
- Ma questo flauto puòtradirci.
- Glielo prenderò emanderemo i serpenti a passeggiare nel bosco.
Il Corsaro fece cenno di tirareinnanziperò estrasse la spada comese temesse qualche brutta sorpresa.
Carmaux si era giàcacciato nel macchione avanzando su di unsentieruzzo appena visibilepoiera tornato ad arrestarsi mandando ungrido di stupore misto a ribrezzo.
Dinanzi ad una catapecchia di ramiintrecciaticol tetto coperto digrandi foglie di palme esemi-nascosta da una "cujera"enorme piantada zucche che ombreggia quasisempre le capanne degli indianistavaseduto un negro di forme erculee.Era uno dei più bei campioni dellarazza africanapoiché eradi statura altacon spalle larghe erobustepetto ampio e bracciae gambe muscoloseche dovevanosviluppare una forza gigantesca.
Il suo visoquantunque avesse lelabbra grosseil naso schiacciato egli zigomi sporgentinon erabrutto; aveva anzi qualche cosa dibuonod'ingenuod'infantilesenza la minima traccia diquell'espressione feroce che siriscontra in molte razze africane.
Seduto su di un pezzo di troncod'alberosuonava un flauto fatto conuna canna sottile di bambùtraendone dei suoni dolciprolungaticheproducevano una strana sensazionedi mollezzamentre dinanzi a luistrisciavano dolcemente otto odieci dei più pericolosi rettilidell'America meridionale.
Vi erano alcuni "jararacà"piccoli serpenti color tabacco colla testadepressa e triangolarecolcollo sottilissimo e che sono cosìvelenosi che dagli indiani vengonochiamati i maledetti; alcuni "naja"chiamati anche "ay ay"tutti neri e che iniettano un velenofulminantedei "boicinega"o serpenti a sonaglio e qualche "urutù"rettile a strisce bianche dispostein croce sul capoe la cuimorsicatura produce la paralisi delmembro offeso.
Il negroudendo il grido diCarmauxalzò i suoi occhi grandicheparevano di porcellanafissandolisul filibustierepoi staccandodalle labbra il flautodisse constupore:
- Siete voi?... Ancora qui...Vi credevo già nel golfoal sicurodagli spagnoli.
- Sìsiamo noi ma... ildiavolo mi porti se io farò un passo con queibrutti rettili che ti circondano.
- Le mie bestie non fanno maleagli amici- rispose il negroridendo. - Aspetta un momentocompare bianco e li manderò a dormire.
Prese un cesto di foglieintrecciatevi mise dentro i serpentisenzache questi si ribellasserolorichiuse accuratamente mettendovisopraper maggior precauzioneungrosso sassopoi disse:
- Ora puoi entrare senza timorenella mia capannacompare bianco. Seisolo?
- Noconduco con me il capitanodella mia naveil fratello delCorsaro Rosso.
- Il Corsaro Nero?... Lui qui?...Maracaybo tremerà tutta!...
- Silenzionegrotto mio. Metti anostra disposizione la tua capannae non avrai da pentirti.
Il Corsaro era allora giuntoassieme al prigioniero ed a Wan Stiller.
Salutò con un cenno dellamano il negro che lo attendeva dinanzi allacapannapoi entrò dietroCarmauxdicendo:
- E' questo l'uomo che ti haaiutato a fuggire?
- Sìcapitano.
- Odia forse gli spagnoli?
- Al pari di noi.
- Conosce Maracaybo?
- Come noi conosciamo la Tortue.
Il Corsaro si volse a guardareil negroammirando la potentemuscolatura di quel figliodell'Africapoi aggiunsecome parlandofra sé:
- Ecco un uomo che potràgiovarmiGettò uno sguardo nellacapanna e vista in un angolo una rozza sediadi rami intrecciativisedettetornando ad immergersi nei suoipensieri.
Intanto il negro si eraaffrettato a portare alcune focacce dimaniocaspecie di farina estrattada certi tuberi velenosissimimache dopo essere stati grattugiati espremuti perdono le loro qualitàvenefiche; della frutta di anonemuricatasorta di pigne verdi checontengonosotto le squameesterneuna crema biancastrasquisitissimae parecchiedozzine di quei profumati banani dettid'oropiù piccoli deglialtrima molto più deliziosi e piùnutritivi.
A tutto quello aveva inoltreaggiunto una zucca ripiena di "pulque"bibita fermentata che si estrae innotevole quantità dalle agavi.
I tre filibustieriche non avevanosgretolato un sol biscotto durantel'intera nottefecero onore aquella colazione non dimenticando ilprigioniero; poi si accomodaronoalla meglio su alcuni fasci difresche foglie che il negroaveva portato nella capanna es'addormentarono tranquillamentecome se si trovassero in pienasicurezza.
Moko si era però messo disentinelladopo aver legato per bene ilprigionieroche gli era statoraccomandato dal compare bianco.
Durante l'intera giornata nessunodei tre filibustieri si mosse: peròappena calate le tenebreilCorsaro si era bruscamente alzato.
Era diventato più pallidodel solito ed i suoi occhi neri eranoanimati da un cupo lampo.
Fece due o tre volte il girodella capanna con passo agitatopoiarrestandosi dinanzi al prigionierogli disse.
- Io ti ho promesso di nonuccidertimentre avrei avuto il diritto diappiccarti al primo albero dellaforesta; tu devi dirmi però se iopotrei entrare inosservato nelpalazzo del Governatore.
- Volete andare ad assassinarloper vendicare la morte del CorsaroRosso?
- Assassinarlo!... - esclamòil filibustierecon ira. - Io mi battonon uccido a tradimentoperchésono un gentiluomo. Un duello fra me elui sìnon un assassinio.
- E' vecchioil Governatorementre voi siete giovanee poi nonpotreste introdurvi nella suaabitazionesenza venire arrestato dainumerosi soldati che veglianopresso di lui.
- So che è coraggioso.
- Come un leone.
- Sta bene: spero di ritrovarlo.
Si volse verso i due filibustieriche si erano alzatidicendo a WanStiller:
- Tu rimarrai quia guardia diquest'uomo.
- Basta il negrocapitano.
- Noil negro è forte comeun ercole e mi sarà di grande aiuto pertrasportare la salma di miofratello. VieniCarmauxandremo a bereuna bottiglia di vino di Spagna aMaracaybo.
- Mille pesci-cani!... A quest'oracapitano!... - esclamò Carmaux.
- Hai paura?
- Con voi scenderei ancheall'infernoa prendere per il naso messerBelzebùma temo che viscoprano.
Un sorriso beffardo contrasse lesottili labbra del Corsaro.
- La vedremo- disse poi. - Vieni.



4.
UN DUELLO FRA QUATTRO MURA


Maracayboquantunque non avesseuna popolazione superiore allediecimila animein quell'epoca erauna delle più importanti città chela Spagna possedesse sulle costedel Golfo del Messico.
Situata in una splendidaposizioneall'estremità meridionale delGolfo di Maracaybodinanziallo stretto che mette nell'ampio lagoomonimoche internasi per molteleghe nel continenteera diventatarapidamente importantissimaeserviva d'emporio a tutte le produzionidel Venezuela.
Gli spagnoli l'avevano munita diun forte poderosoarmato d'un grannumero di cannoni e sulle dueisoleche lo difendevano dal lato delgolfoavevano messeguarnigioni fortissimetemendo sempreun'improvvisa irruzione deiformidabili filibustieri della Tortue.
Belle abitazioni erano state erettedai primi avventurieri che avevanoposto piede su quelle sponde edanche non pochi palazzi si vedevanocostruiti da architetti venutidalla Spagna per cercare fortuna nelnuovo mondo; abbondavanosoprattutto i pubblici ritrovidove siradunavano i ricchi proprietaridi minieree dovein tutte lestagionidanzavasi il "fandango"od il "bolero".
Quando il Corsaro ed i suoicompagniCarmaux ed il negroentraronoin Maracaybo indisturbatile vieerano ancora popolate e le tavernedove spacciavansi vini d'oltreAtlantico erano affollatepoiché glispagnolianche nelle lorocolonienon avevano rinunciato a sorbirsiun ottimo bicchiere della natiaMalaga o Xéres.
Il Corsaro aveva rallentato ilpasso. Col feltro calato sugli occhiavvolto nel suo mantelloquantunque la sera fosse caldacollasinistra appoggiata fieramentesulla guardia della spadaosservavaattentamente le vie e le casecome se avesse voluto imprimerselenella mente.
Giunti sulla "Plaza deGranada" che formava il centro della cittàs'arrestò sull'angolo di unacasaappoggiandosi contro il murocomese una improvvisa debolezza avessecolto quel fiero scorridore delgolfo.
La piazza offriva uno spettacolocosì lugubreda fare fremere l'uomopiù impassibile della terra.
Da quindici forcheinnalzate insemicerchio dinanzi ad un palazzo sulquale ondeggiava la bandieraspagnolapendevano quindici cadaveriumani. Erano tutti scalzicollevesti a brandellieccettuato uno cheindossava un costume dal coloredel fuoco e che calzava alti stivalida mare.
Sopra quelle quindici forchenumerosi gruppi di "zopilotes" e di"urubu"piccoliavvoltoi dalle penne tutte nereincaricati dellapulizia delle cittàdell'America centraleparevano solo attendesserola putrefazione di queidisgraziati per gettarsi su quelle poverecarni.
Carmaux si era avvicinato alCorsarodicendogli con voce commossa:
- Ecco i compagni.
- Sì- rispose il Corsarocon voce sorda. - Reclamano vendetta el'avranno presto.
Si staccò dal murofacendo uno sforzo violentochinò il capo sulpetto come se avesse voluto celarela terribile emozione che avevasconvolto i suoi lineamenti es'allontanò a rapidi passientrando inuna "posada"specied'albergodove abitualmente si radunano inottambuli per vuotare con lorocomodo parecchi boccali di vino.
Trovato un tavolo vuoto sisedetteo meglio si lasciò cadere su diuna scrannasenza alzare il capomentre Carmaux urlava:
- Un boccale del tuo migliore"xéres"oste briccone!... Bada che siaautentico o non rispondo dei tuoiorecchi... L'aria del golfo mi hafatta venire una tale setedaasciugare tutta la tua cantina.
Quelle parolepronunciate in purobiscaglinofecero accorrere piùche in fretta il trattorecon unfiasco di quell'eccellente vino.
Carmaux empì tre tazzemail Corsaro era così immerso nei suoi tetripensieriche non pensò ditoccare la sua.
- Per mille pesci-cani- borbottòCarmauxurtando il negro. - Ilpadrone è in piena tempestaed io non vorrei trovarmi nei panni deglispagnoli. Bell'audaciain fedemiavenire qui; ma giàlui non hapaura.
Si guardò intorno con unacerta curiosità non esente da una vaga pauraed i suoi occhi s'incontraronocon quelli di cinque o sei individuiarmati di "navaje"smisuratei quali lo guardavano con particolareattenzione.
- Pare che mi ascoltassero-diss'egli al negro. - Chi sonocostoro?...
- Baschi al servizio delGovernatore.
- Compatrioti militanti sottoaltre bandiere. Bah! Se credono dispaventarmi colle loro "navaje"s'ingannano.
Quegl'individui frattanto avevanogettate le sigarette che stavanofumando e dopo essersi bagnata lagola con alcune tazze di malagasierano messi a chiacchierare convoce così alta da farsi udireperfettamente da Carmaux.
- Avete veduti gli appiccati?... -aveva chiesto uno.
- Sono andato a vederli anchequesta sera- aveva risposto un altro.
- E' sempre un bello spettacolo cheoffrono quelle canaglie!... Ce n'èuno che fa scoppiare dalle risacon quella lingua che gli esce dallabocca mezzo palmo.
- Ed il Corsaro Rosso? - chiese unterzo. - Gli hanno messo in boccaperfino una sigaretta onde renderlopiù ridicolo.
- Ed io voglio porgli in mano unombrello onde domani si ripari dalsole. Lo vedremo...
Un pugno formidabilepicchiatosul tavolo e che fece traballare letazze gl'interruppe la frase.
Carmauximpotente a frenarsiprima ancora che il Corsaro Nero avessepensato a trattenerlosi eraalzato di balzo ed aveva lasciato andaresulla tavola vicina quelformidabile pugno.
- "Rayos de dios"! -tuonò. - Bella prodezza deridere i morti; ilbello è deridere i vivimiei cari "caballeros"!...
I cinque bevitoristupiti daquell'improvviso scoppio di rabbia dellosconosciutosi erano alzatiprecipitosamentetenendo la destra sulle"navaje"poi uno diloroil più ardito senza dubbiogli chiese concipiglio:
- Chi siete voi"caballero"?
- Un buon biscaglino che rispetta imortima che sa bucare il ventreanche ai vivi.
I cinque bevitori a quellarispostache poteva prendersi per unaspacconatasi misero a riderefacendo andare maggiormente in bestiail filibustiere.
- Ah!... E' così? - dissequestipallido d'ira.
Guardò il Corsaroche nonsi era mosso come se quell'alterco non loriguardassepoi allungando unamano verso colui che lo avevainterrogatolo respinsefuriosamente urlandogli contro:
- Il lupo di mare mangerà illupicino di terra!...
L'uomo respinto era caduto addossoad un tavoloma si era prontamenterimesso in gambelevandosirapidamente dalla cintura la "navaja"cheaprì con un colpo secco.
Stava senz'altro per scagliarsicontro Carmaux e passarlo da parte apartequando il negrochefino allora era rimasto semplicespettatoread un cenno delCorsaro balzò fra i due litigantibrandendo minacciosamente unapesante sedia di legno e di ferro.
- Fermo o t'accoppo!... - gridòall'uomo armato.
Vedendo quel gigante dalla pellenera come il carbone la cui potentemuscolatura pareva pronta ascattarei cinque baschi eranoindietreggiatiper non farsistritolare da quella sedia chedescriveva in aria delle curveminacciose.
Quindici o venti bevitori che sitrovavano in una stanza attiguaudendo quel baccanosi eranoaffrettati ad accorrerepreceduti da unomaccio armato di uno spadoneunvero tipo di bravacciocoll'ampiocappello piumato inclinato su di unorecchio ed il petto racchiusoentro una vecchia corazza di pelledi Cordova.
- Che cosa succede qui? - disseruvidamente quell'uomosguainando ilbrandocon una mossa tragica.
- Succedonomio caro "caballero"- disse Carmauxinchinandosi inmodo buffo- certe cose che non viriguardano affatto.
- Eh!... per tutti i Santi... -gridò il bravaccio con cipiglio. - Sivede che voi non conoscete donGamaraley Mirandaconte di Badajoznobile di Camarguae viscontedi...
- Di casa del diavolo- disse ilCorsaro Neroalzandosi bruscamentee guardando fisso il bravaccio.- E così"caballero"contemarcheseducaeccetera?...
Il signor di Gamara e d'altriluoghi ancora arrossì come una peoniapoi impallidìdicendo convoce rauca:
- Per tutte le streghedell'inferno!... Non so chi mi tenga dalmandarvi all'altro mondo atenere compagnia a quel cane di CorsaroRosso che fa così bellamostra sulla "Plaza de Granada" ed ai suoiquattordici birbanti.
Questa volta fu il Corsaro cheimpallidì orribilmente. Con un gestotrattenne Carmaux che stava perscagliarsi contro l'avventurierosisbarazzò del mantello edel cappello e con un rapido gesto snudò laspadadicendo con voce fremente:
- Il cane sei tu e chi andràa tenere compagnia agli appiccati sarà latua anima dannata.
Fece cenno agli spettatori difare largo e si mise di fronteall'avversarioponendosi inguardia con una eleganza e con unasicurezza da sconcertarel'avversario.
- A noiConte di casa del diavolo- disse coi denti stretti. - Frapoco qui vi sarà un morto.
L'avventuriero si era messo inguardiama ad un tratto si rialzòdicendo:
- Un momento"caballero".Quando s'incrocia il ferro si ha il dirittodi conoscere il nomedell'avversario.
- Sono più nobile di tetibasta?...
- Noè il nome che vogliosapere.
- Lo vuoi?... Sima peggio per tepoiché non lo dirai più a nessuno.
Gli si avvicinò e glimormorò alcune parole in un orecchio.
L'avventuriero aveva mandato ungrido di stupore e fors'anche dispavento e aveva fatto due passiindietro come se avesse volutorifugiarsi fra gli spettatori etradire il segreto; ma il Corsaro Neroaveva cominciato ad incalzarlovivamentecostringendolo a difendersi.
I bevitori avevano formato unampio circolo attorno ai duellanti. Ilnegro e Carmaux erano in primalineaperò non sembravano affattopreoccupati dell'esito di quelloscontrospecialmente l'ultimo chesapeva di quanto era capace ilCorsaro.
L'avventurierofino dai primicolpisi era accorto d'aver dinanzi unavversario formidabiledeciso aducciderlo al primo colpo falsoericorreva a tutte le risorsedella scherma per parare le botte chegrandinavano.
Quell'uomo non era peròuno spadaccino da disprezzarsi. Alto distaturagrosso e robustissimodal polso fermo e dal bracciovigorosodoveva opporre una lungaresistenza e si capiva che non erafacile a stancarsi.
Il Corsaro tuttaviasnelloagiledalla mano prontanon gli dava unistante di treguacome setemesse che approfittasse della minimasosta per tradirlo.
La sua spada lo minacciava semprecostringendolo a continue parate.
La punta scintillante balenavadappertuttobatteva forte il ferrodell'avventurierofacendosprizzare scintillee andava a fondo conuna velocità cosìfulminea da sconcertare l'avversario.
Dopo due minuti l'avventurieronon ostante il suo vigore poco menoche erculeocominciava asbuffare ed a rompere. Si sentivaimbarazzato a rispondere a tutte lebotte del Corsaro e non conservavapiù la calma primiera.Sentiva che la pelle correva un gran pericolo eche avrebbe finito davverocoll'andare a tenere poco allegra compagniaagli appiccati della "Plaza deGranada".
Il Corsaro invece pareva che avesseappena sfoderata la spada. Balzavainnanzi con un'agilità dagiaguaroincalzando sempre con crescentevigore l'avventuriero. Solamente isuoi sguardianimati da un cupofuocotradivano la collera dellasua anima.
Quegli occhi non sistaccavano un solo istante da quellidell'avversariocome se volesseroaffascinarlo e turbarlo. Il cerchiodegli spettatori si era aperto perlasciare campo all'avventurieroilquale retrocedeva sempreavvicinandosi alla parete opposta. Carmauxsempre in prima filacominciava a ridereprevedendo presto loscioglimento di quel terribilescontro.
Ad un tratto l'avventuriero sitrovò addosso al muro. Impallidìorribilmente e grosse gocce disudore freddo gli imperlarono lafronte.
- Basta... - rantolòconvoce affannosa.
- No- gli disse il Corsaroconaccento sinistro. - Il mio segretodeve morire con te.
L'avversario tentò un colpodisperato. Si rannicchiò più che potépoisi scagliò innanzivibrando tre o quattro stoccate una dietrol'altra.
Il Corsarofermo come una rupeleaveva parate con eguale rapidità.
- Ora t'inchioderò sullaparete- gli disse.
L'avventurieropazzo dispaventocomprendendo ormai di essereperdutosi mise a urlare.
- Aiuto!... Egli è il Co...
Non finì. La spadadel Corsaro gli era entrata nel pettoinchiodandolo nella parete espegnendogli la frase.
Un getto di sangue gli uscìdalle labbra macchiandogli la corazza dipelle che non era stata sufficientea ripararlo da quel tremendo colpodi spadasbarròspaventosamente gli occhiguardando l'avversario conun ultimo lampo di terrorepoi stramazzò pesantemente al suolospezzando in due la lama che lotratteneva al muro.
- Se n'è andato- disseCarmauxcon un accento beffardo.
Si curvò sul cadavereglistrappò di mano la spada e porgendola alcapitano che guardava con occhiotetro l'avventurierogli disse:
- Giacché l'altra si èspezzataprendete questa. Per bacco!... E' unavera lama di Toledove loassicurosignore.
Il Corsaro prese la spada delvinto senza dir verboandò a prendereil cappellogettò sultavolo un doblone d'oro e uscì dalla "posada"seguito da Carmaux e dal negrosenza che gli altri avessero osatotrattenerlo.



5.
L'APPICCATO


Quando il Corsaro ed i suoicompagni giunsero sulla "Plaza deGranada"l'oscuritàera così profondada non potersi distinguere unapersona a venti passi di distanza.
Un profondo silenzio regnava sullapiazzarotto solamente dal lugubregracidare di qualche "urubu"vigilante sulle quindici forche degliappiccati. Non si udivano nemmenopiù i passi della sentinella postadinanzi al palazzo del Governatorela cui massa giganteggiava dinanzialle forche.
Tenendosi presso i muri delle caseo dietro ai tronchi delle palmeilCorsaroCarmaux ed il negros'avanzavano lentamentecogli orecchitesigli occhi bene aperti e lemani sulle armitentando di giungereinosservati presso i giustiziati.
Di tratto in trattoquandoqualche rumore echeggiava per la vastapiazzas'arrestavano sotto lacupa ombra di qualche pianta o sottol'oscura arcata di qualche portaaspettandocon un certa ansietàche il silenzio fosse tornato.
Erano già giunti a pochipassi dalla prima forcadalla qualedondolavamosso dalla brezzanotturnaun povero diavolo quasi nudoquando il Corsaro additòai compagni una forma umana che si agitavasull'angolo del palazzo delGovernatore.
- Per mille pesci-cani!... -borbottò Carmaux. - Ecco lasentinella!... Quell'uomo verràa guastarci il lavoro.
- Ma Moko è forte- disseil negro. - Io andrò a rapire quel soldato.
- E ti farai bucare il ventrecompare.
Il negro sorrisemostrando duefile di denti bianchi come l'avorioecosì acuti da fare invidiaad uno squalodicendo:
- Moko è astuto e sastrisciare come i serpenti che incanta.
- Va'- gli disse il Corsaro. -Prima di prenderti con mevoglioavere una prova della tua audacia.
- L'avretepadrone. Io prenderòquell'uomo come un tempo prendevo gli"jacaré" dellalaguna.
Si tolse dai fianchi una cordasottiledi cuoio intrecciato e cheterminava in un anelloun vero"lazo"simile a quello usato dai"vaqueros" messicani perdare la caccia ai torie s'allontanòsilenziosamentesenza produrre ilminimo rumore.
Il Corsaronascosto dietro iltronco d'una palmalo guardavaattentamenteammirando forse larisolutezza di quel negro chequasiinermeandava ad affrontare unuomo bene armato e certamenterisoluto.
- Ha del fegato il compare- disseCarmaux.
Il Corsaro fece un cennoaffermativo col capoma non pronunciò unasola parola. Continuava aguardare l'africano il quale strisciava alsuolo come un serpenteavvicinandosi lentamente al palazzo delGovernatore.
Il soldato si allontanava alloradall'angolodirigendosi verso ilportoneera armato di un'alabardaed al fianco portava anche unaspada.
Vedendo che gli volgeva lespalleMoko strisciava più velocementetenendo in mano il lazo. Quandogiunse a dodici passi si alzòrapidamentefece volteggiare inaria due o tre volte la cordapoi lalanciò con mano sicura.
S'udì un leggero sibilopoi un grido soffocato ed il soldatostramazzò al suololasciando cadere l'alabarda ed agitando pazzamentele gambe e le braccia.
Mokocon un balzo da leonegliera piombato addosso. Imbavagliarlostrettamente colla fascia rossa cheportava alla cintolalegarlo perbene e portarlo via come se fossestato un fanciullofu l'affare dipochi istanti.
- Eccolo- dissegettandoloruvidamente ai piedi del capitano.
- Sei un valente- rispose ilCorsaro. - Legalo a questo albero eseguimi.
Il negro obbedì aiutato daCarmauxpoi tutti e due raggiunsero ilCorsaroil quale esaminava gliappiccati dondolanti dalle forche.
Giunti in mezzo alla piazzail capitano s'arrestò dinanzi ad ungiustiziato che indossava uncostume rosso e cheper amara derisioneteneva fra le labbra un pezzo disigaro.
Nel vederloil Corsaro avevamandato un vero grido di orrore.
- I maledetti!... - esclamò.- Anche l'ultimo disprezzo!
La sua voceche pareva il lontanoruggito d'una fieraterminò in unostraziante singhiozzo.
- Signore- disse Carmauxconvoce commossa- siate forte!
Il Corsaro fece un gesto colla manoindicandogli l'appiccato.
- Subitomio capitano- risposeCarmaux.
Il negro si era arrampicato sullaforcatenendo fra le labbra ilcoltello del filibustiere. Recisecon un colpo solo la funepoi calògiù il cadavereadagioadagio.
Carmaux gli si era fatto sotto.Quantunque la putrefazione avessecominciato a decomporre le carnidel Corsaro Rossoil filibustiere loprese delicatamente fra lebraccia e l'avvolse nel mantello nero cheil capitano gli porgeva.
- Andiamo - disse il Corsaroconun sospiro. - La nostra missione èfinita e l'oceano aspetta la salmadel valoroso.
Il negro prese il cadaverese loaccomodò fra le braccialo coprìper bene col mantelloe poi tuttie tre abbandonarono la piazzatristi e taciturni. Quando perògiunsero all'estremitàil Corsaro sivolse guardando un'ultima volta iquattordici appiccatii cui corpispiccavano lugubremente fra letenebree disse con voce mesta:
- Addiovalorosi disgraziati;addio compagni del Corsaro Rosso! Lafilibusteria vendicherà benpresto la vostra morte.
Poifissando con due occhiardenti il palazzo del Governatoregiganteggiante in fondo allapiazzaaggiunse con voce cupa:
- Tra me e teWan Guldsta lamorte!...
Si misero in camminofrettolosidi uscire da Maracaybo e di giungereal mare per tornare a bordo dellanave corsara. Ormai più nullaavevano da fare in quella cittàentro le cui vie non si sentivano piùsicuridopo l'avventura della"posada". Avevano già percorse tre oquattro viuzze desertequandoCarmauxche camminava dinanzi a tutticredette di scorgere delle ombreumaneseminascoste sotto l'oscuraarcata d'una porta.
- Adagio- mormoròvolgendosi verso i compagni. - Se non sonodiventato ciecovi sono dellepersone che mi pare ci attendano.
- Dove? - chiese il Corsaro.
- Là sotto.
- Forse ancora gli uomini della"posada"?
- Mille pesci... cani!... Chesiano i cinque baschi colle loro"navaje"?
- Cinque non sono troppi per noie faremo pagare caro l'agguato-disse il Corsaro sguainando laspada.
- La mia sciabola d'arrembaggioavrà buon gioco sulle loro"navaje"!... - disseCarmaux.
Tre uomini avvolti in grandimantelli fioccatidei "serapè" senzadubbiosi erano staccatidall'angolo d'un portone occupando ilmarciapiede di destramentredue altriche fino allora si eranotenuti celati dietro un carroabbandonatochiudevano il passo sulmarciapiede di sinistra.
- Sono i cinque baschi- disseCarmaux. - Vedo le "navaje" luccicarealle loro cintole.
- Tu incaricati dei due di sinistraed io dei tre di destra- disseil Corsaro- e tuMokononoccuparti di noi e prendi il largo colcadavere. Ci aspetterai sul marginedella foresta.
I cinque baschi si erano sbarazzatidei mantelli piegandoli in quattroe ponendoseli sul braccio sinistropoi avevano aperto i loro lunghicoltellacci dalla punta acuta comele lame delle spade:
- Ah!... Ah!... - disse colui cheera stato respinto da Carmaux.
- Pare che non ci siamo ingannati.
- Largo!... - gridò ilCorsaroche si era messo dinanzi ai compagni.
- Adagio"caballero"-disse il bascofacendosi innanzi.
- Che cosa vuoi tu?...
- Soddisfare una piccola curiositàche ci cruccia.
- E quale?
- Sapere chi siete voi"caballero".
- Un uomo che uccide chi gli dàimpiccio- rispose fieramente ilCorsaroavanzandosi colla spada inpugno.
- Allora vi dirò"caballero"che noi siamo uomini che non hannopaurae che non ci faremo ucciderecome quel povero diavolo che aveteinchiodato al muro. Il vostronome ed i vostri titoli o non uscireteda Maracaybo. Siamo ai servizidel signor Governatore e dobbiamorispondere delle persone chepasseggiano per le vie ad un'ora cosìtarda.
- Se volete saperlovenite achiedermi il mio nome- disse ilCorsaro mettendosi rapidamentein guardia. - A te i due di destraCarmaux.
Il filibustiere aveva sguainata lasciabola d'arrembaggio e muovevarisolutamente contro i dueavversari che impedivano il passo sulmarciapiede opposto.
I cinque baschi non si eranomossiaspettando l'assalto dei duefilibustieri. Fermi sulle gambeche tenevano un po' aperte per esserepiù pronti a tutte leevoluzionicolla mano sinistra stretta controla cintura e la destra attornoal manico della "navaja"ma colpollice appoggiato sulla parte piùlarga della lamaaspettavano ilmomento opportuno per scagliare icolpi mortali.
Dovevano essere cinque"diestros"ossia valentiai quali nondovevano essere sconosciuti icolpi più famosiné il "javeque"ferita ignominiosa che sfregia ilvisoné il terribile "desjarretazo"che si avventa per di dietrosotto l'ultima costola e che recide lacolonna vertebrale.
Vedendo che non si decidevanoilCorsaroimpaziente di aprirsi ilpassopiombò sui treavversari che gli stavano di frontevibrandobotte a destra ed a manca convelocità fulmineamentre Carmauxcaricava gli altri due sciabolandocome un pazzo.
I cinque "diestros" nonsi erano per questo sgomentati. Dotati di unaagilità prodigiosabalzavano indietro parando i colpi ora collelarghe lame dei loro coltellaccied ora coi "serapè"che tenevanoavvolti intorno al bracciosinistro.
I due filibustieri erano diventatiprudentiessendosi accorti diavere da fare con degli avversaripericolosi.
Quando però videro ilnegro allontanarsi col cadavere e perdersi fral'oscurità della viatornarono furiosamente alla caricafrettolosi disbrigarsela prima che qualcheguardiaattirata da quel cozzare diferripotesse giungere in aiutodei baschi.
Il Corsarola cui spada eraben più lunga delle "navaje" e la cuiabilità nella scherma erastraordinariapoteva avere buon giocomentre Carmaux era costretto atenersi molto in guardia essendo la suasciabola assai corta.
I sette uomini lottavano confurorema in silenzioessendo tuttiassorti nel parare e vibrarecolpi. S'avanzavanoindietreggiavanobalzavano ora a destra ed ora amancapercuotendo forte i ferri.
Ad un tratto il Corsarovedendo uno dei tre avversari perderel'equilibrio e fare un passo falsoscoprendo per un istante il pettosi allungò con una mossafulminea.
La lama toccò e l'uomo caddesenza mandare un gemito.
- E uno- disse il Corsarorivolgendosi agli altri. - Fra poco avròla vostra pelle!
I due baschiper nullaintimoritistettero fermi dinanzi a luisenza fare un passo indietro;d'improvviso però il più agile gli siprecipitò addossocurvandosi verso terra e spingendo dinanzi il"serapè" che gliriparava il bracciocome se volesse portare il colpodella "parte baja"chese riesce squarcia il ventrema poi si rialzòe scartandosi bruscamente tentòdi vibrare la botta mortaleil"desjarretazo".
Il Corsaro fu lesto a gettarsi daun lato e partì a fondoperò la sualama s'imbarazzò nel"serapè" del "valiente".
Tentò di rimettersi inguardia per parare i colpi che gli vibraval'altro basco e quasi subito mandòun grido di rabbia.
La lama era stata spezzata a metàdal braccio dell'uomo che stava pervibrargli il "desjarretazo".
Balzò indietro agitando ilpezzo di spadae urlando:
- A meCarmaux!...
Il filibustiere che non eraancora riuscito a sbrigarsi dei suoi dueavversariquantunque li avessecostretti a indietreggiare finoall'angolo della viain tre saltigli fu presso.
- Per mille pesci-cani!... -tuonò- eccoci in un bell'impiccio!...
Saremo bravi se riusciremo alevarci d'attorno questa muta di caniarrabbiati.
- Teniamo la vita di due diquei bricconi- rispose il Corsaroarmando precipitosamente la pistolache teneva alla cintola.
Stava per far fuoco sul piùvicinoquando vide precipitarsi addossoai quattro baschiche si eranoradunaticredendosi ormai certi dellavittoriaun'ombra gigantesca.Quell'uomogiunto in così buon puntoteneva in mano un grosso randello.
- Moko!... - esclamarono il Corsaroe Carmaux.
Il negro invece di rispondere alzòil bastone e si mise a tempestaregli avversari con tale furiachequei disgraziati in un baleno furonotutti a terrachi colla testarotta e chi colle costole sfondate.
- Grazie compare!... - gridòCarmaux. - Mille fulmini!... chegrandinata!...
- Fuggiamo- disse il Corsaro. -Qui più nulla abbiamo da fare.
Alcuni abitantisvegliati dallegrida dei feriticominciavano adaprire le finestre per vedere diche cosa si trattava.
I due filibustieri ed il negrosbarazzatisi dei cinque assalitorisvoltarono precipitosamentel'angolo della via.
- Dove hai lasciato il cadavere? -chiese il Corsaro all'africano.
- E' già fuori della città- rispose il negro.
- Grazie del tuo soccorso.
- Avevo pensato che il miointervento poteva esservi utile e mi sonoaffrettato a ritornare.
- Vi è nessuno all'estremitàdel borgo?
- Non ho veduto alcuno.
- Allora affrettiamoci a battere inritirataprima che giungano altriavversari- disse il Corsaro.
Stavano per mettersi in marciaquando Carmauxche s'era spintoinnanzi per perlustrare una vialateraletornò rapidamente indietrodicendo:
- Capitanosta per giungere unapattuglia!...
- Da dove?
- Da quella viuzza.
- Ne prenderemo un'altra. Le armiin manomiei prodie avanti!...
Va' a disarmare il biscaglino cheho ucciso; in mancanza di altro èbuona anche una "navaja".
- Col vostro permesso v'offrola mia sciabolacapitano; io soadoperare quei lunghi coltelli.
Il bravo marinaio porse al Corsarola propria sciabolapoi tornòindietro e andò araccogliere la "navaja" di uno dei biscagliniarmaformidabile anche in mano sua.
Il drappello s'avvicinava a grandipassi. Forse aveva udito le gridadei combattenti ed il cozzare dellearmi e s'affrettava ad accorrere.
I filibustieripreceduti daMokosi misero a correre tenendosipresso i muri delle case; percorsicirca centocinquanta passiudironoil passo cadenzato di un altrapattuglia.
- Tuoni! - esclamò Carmaux.- Stiamo per essere presi in mezzo.
Il Corsaro Nero s'era arrestatoimpugnando la corta sciabola delfilibustiere.
- Che siamo stati traditi?... -mormorò.
- Capitano- disse l'africano. -Vedo otto uomini armati di alabardee di moschettoni avanzarsi verso dinoi.
- Amici- disse il Corsaro- quisi tratta di vendere cara la vita.
- Comandate che cosa si deve fare enoi siamo pronti - risposero ilfilibustiere ed il negrocon vocedecisa.
- Moko!
- Padrone!
- Affido a te l'incarico diportare a bordo il cadavere di miofratello. Sei capace di farlo?Troverai la nostra scialuppa sullaspiaggia e ti porrai in salvo conWan Stiller.
- Sìpadrone.
- Noi faremo il possibile persbarazzarci dei nostri avversarima sedovessimo venire sopraffattiMorgan sa cosa dovrà fare. Va'porta ilcadavere a bordopoi verrai qui avedere se siamo ancora vivi omorti.
- Non so decidermi a lasciarvipadrone; io sono forte e posso esservidi molta utilità.
- Mi preme che mio fratello siasepolto in mare come il Corsaro Verdee poi tu puoi renderci maggioriservigi recandoti a bordo della mia"Folgore"che qui.
- Ritornerò con deirinforzisignore.
- Morgan verràsono certodi questo. Vattene: ecco la pattuglia.
Il negro non se lo feceripetere due volte. Essendo però la viasbarrata dalle due pattugliesicacciò in una via laterale mettendocapo ad una muraglia che serviva diriparo ad un giardino.
Il Corsarovistolo scompariresi volse verso il filibustieredicendo:
- Prepariamoci a piombare sullapattuglia che ci sta dinanzi.
Se riusciamo con un improvvisoattacco ad aprirci il passoforsepotremo guadagnare la campagna epoi la foresta.
Si trovavano allora sull'angolodella via. La seconda pattugliagiàscorta dal negronon era lontanapiù di trenta passimentre la primanon si scorgeva ancoraessendosiforse arrestata.
- Teniamoci pronti- disse ilCorsaro.
- Lo sono- disse il filibustiereche s'era nascosto dietro l'angolodella casa.
Gli otto alabardieri avevanorallentato il passo come se temesseroqualche sorpresaanzi uno di loroforse il comandanteaveva detto:
- Adagiogiovanotti! Queibricconi devono trovarsi poco lontano dicerto.
- Siamo in ottosignor Elvaez-disse un soldato- mentre iltaverniere ci ha detto che ifilibustieri erano solamente tre.
- Ah! Furfante d'un oste! -mormorò Carmaux. - Ci ha traditi! Se micapita fra le mani gli faròun occhiello nel ventree così grande dafargli uscire tutto il vino cheavrà bevuto in una settimana!
Il Corsaro Nero aveva alzato lasciabola pronto a scagliarsi.
- Avanti!... - urlò.
I due filibustieri sirovesciarono con impeto irresistibile addossoalla pattuglia che stava persvoltare l'angolo della viavibrandocolpi disperati a destra ed amancacon rapidità fulminea.
Gli alabardierisorpresi daquell'improvviso attacconon poteronoresistere e si gettarono chi dauna parte e chi dall'altrapersottrarsi a quella gragnuola dicolpi.
Quando si furono rimessi dallostuporeil Corsaro ed il suo compagnoerano già lontani.Accortisi però che avevano avuto da fare con duesoli uominisi slanciarono sulleloro tracceurlando a squarciagola:
- Fermateli! I filibustieri! Ifilibustieri!...
Il Corsaro e Carmaux correvano alladisperatasenza però sapere doveandassero. Si erano cacciati inmezzo ad un dedalo di viuzze evoltavano ad ogni istanteangoli di case senza però riuscire aguadagnare la campagna.
Gli abitantisvegliati dalle urladella pattuglia ed allarmati dallapresenza di quei formidabiliscorridori del marecosì temuti in tuttele città spagnoledell'Americasi erano alzati e si udivano porte efinestre aprirsi o chiudersi confracassomentre qualche colpo difucile rimbombava.
La situazione dei fuggiaschistava per diventareda un istanteall'altrodisperata; quellegrida e quegli spari potevano spargerel'allarme anche nel centrodella città e fare accorrere l'interaguarnigione.
- Tuoni!... - esclamava Carmauxgaloppando furiosamente. - Tuttequeste grida di oche spaventatefiniranno col perderci! Se nontroviamo il modo di gettarci nellacampagnafiniremo su una forca conuna solida corda al collo.
Sempre correndoerano alloragiunti all'estremità d'una viuzza laquale pareva che non avesse nessunosbocco.
- Capitano! - gridòCarmauxche si trovava dinanzi. - Noi ci siamocacciati in una trappola.
- Che cosa vuoi dire? - chiese ilCorsaro.
- Che la via è chiusa.
- Non vi è alcun muro dascalare?
- Non vi sono che case alte assai.
- TorniamoCarmaux.Gl'inseguitori sono ancora lontani e possiamoforse trovare qualche nuova via checi conduca fuori di città.
Stava per riprendere la corsaquando disse bruscamente:
- NoCarmaux! Mi è balenatauna nuova idea nel cervello. Io credo checon un po d'astuzia possiamo fareperdere le nostre tracce.
Egli si era rapidamente direttoverso la casa che chiudeva laestremità di quella viuzza.Era quella una modesta abitazione a duepianicostruita parte in muraturae parte in legnocon una piccolaterrazza verso la cimaadorna divasi e di fiori.
- Carmaux- disse il Corsaro. -Aprimi questa porta.
- Ci nascondiamo in questa casa?
- Mi sembra il mezzo migliore perfare perdere le nostre tracce aisoldati.
- Benissimocapitano.Diventeremo proprietari senza pagare un soldodi pigione.
Presa la lunga "navaja"introdusse la punta nella fessura della portae facendo forza fece saltare ilchiavistello.
I due filibustieri si affrettaronoad entrarechiudendo tosto laportamentre i soldati passavanoall'estremità della viuzzaurlandosempre asquarciagola:
- Fermateli! fermateli!
Brancolando fra l'oscuritài due filibustieri giunsero ben presto aduna scala che salirono senzaesitarefermandosi solo sul pianerottolosuperiore.
- Bisogna vedere dove si va- disse Carmaux- e conoscere gliinquilini. Che brutta sorpresa perquei poveri diavoli!
Estrasse un acciarino ed un pezzodi miccia da cannone e l'accesesoffiandovi sopra per ravvivare lafiamma.
- To'!... Vi è una portaaperta- disse.
- E qualcuno che russa- aggiunseil Corsaro.
- Buon segno!... Colui che dorme èuna persona pacifica.
Il Corsaro intanto aveva aperta laporta procurando di non fare rumoreed era entrato in una stanzaammobiliata modestamente e dove si vedevaun letto che pareva occupato da unapersona.
Prese la micciaaccese una candelache aveva scorta su di una vecchiacassa che doveva servire dacanteranopoi si avvicinò al letto edalzò risolutamente lacoperta.
Un uomo occupava il posto. Era unvecchietto già calvorugosodallapelle incartapecorita e color delmattonecon una barbetta da capra edue baffi arruffati. Dormiva cosìsaporitamente da non accorgersi chela stanza era stata illuminata.
- Non sarà certamentequest'uomo che ci darà dei fastidi- disse ilCorsaro.
Lo afferrò per un braccio elo scosse ruvidamenteperò dapprima senzasuccesso.
- Bisognerà sparargli unatrombonata in un orecchio - disse Carmaux.
Alla terza scossa peròpiùvigorosa delle altreil vecchio si decisead aprire gli occhi. Scorgendoquei due uomini armatisi alzòrapidamente a sederesgranando dueocchi spaventati ed esclamando convoce strozzata dal terrore:
- Sono morto!
- Ehiamico! C'è deltempo a morire- disse Carmaux. - Mi sembraanzi che ora siate più vivodi prima.
- Chi siete? - chiese il Corsaro.
- Un povero uomo che non hamai fatto male a nessuno - rispose ilvecchiobattendo i denti.
- Noi non abbiamo intenzione difarvi del malese risponderete aquanto vorremo sapere.
- Vostra eccellenza non èdunque un ladro?...
- Sono un filibustiere dellaTortue.
- Un fili... bu... stiere!...Allora... sono... morto!...
- Vi ho detto che non vi si farànulla di male.
- Cosa volete adunque da un poverouomo come me?
- Sapere innanzi tutto se sietesolo in questa casa.
- Sono solosignore.
- Chi abita in questi dintorni?
- Dei bravi borghesi.
- Che cosa fate voi?
- Sono un povero uomo.
- Sìun povero uomo chepossiede una casamentre io non ho nemmenoun letto- disse Carmaux. - Ah!...vecchia volpetu hai paura per ituoi denari!...
- Non ho denarieccellenza.
Carmaux scoppiò in unarisata.
- Un filibustiere che diventaeccellenza!... Ma quest'uomo è il piùallegro compare che io abbia maiincontrato.
Il vecchio lo sbirciò ditraversoperò si guardò bene dal mostrarsioffeso.
- Alle corte- disse il Corsarocon un tono minaccioso. - Che cosafate voi a Maracaybo?
- Sono un povero notaiosignore.
- Sta bene: sappi intanto che noiprendiamo alloggio nella tua casafinché giungeràl'occasione di andarcene. Noi non ti faremo malealcuno; bada però che se citradiscila tua testa lascierà il tuocollo. Mi hai compreso?
- Ma che cosa volete da me? -piagnucolò il disgraziato.
- Nulla per ora. Indossa letue vesti e non mandare un grido ometteremo in esecuzione laminaccia.
Il notaio si affrettò adobbedire; era però così spaventato e tremavatantoche Carmaux fu costretto adaiutarlo.
- Ora legherai quest'uomo- disseil Corsaro. - Sta' attento che nonfugga.
- Rispondo di lui come di mestessocapitano. Lo legherò così beneche non potrà fare il piùpiccolo movimento.
Mentre il filibustiere riducevaall'impotenza il vecchioil Corsaroaveva aperta la finestra cheguardava sulla viuzzaper vedere checosa succedeva al di fuori.
Pareva che le pattuglie si fosseroormai allontanatenon udendosi piùle loro grida; però dellepersonesvegliate da quegli allarmisivedevano alle finestre delle casevicine e si udivano chiacchierare adalta voce.
- Avete udito? - gridava unomaccione che mostrava un lungoarchibugio. - Pare che ifilibustieri abbiano tentato un colpo sullacittà.
- E' impossibile- risposeroalcune voci.
- Ho udito i soldati a gridare.
- Sono stati messi in fuga?
- Lo credo poiché non si odepiù nulla.
- Una bella audacia!... Entrare incittà con tanti soldati che vi sonoqui!...
- Volevano certamente salvare ilCorsaro Rosso.
- Ed invece lo hanno trovatoappiccato.
- Che brutta sorpresa per queiladroni!...
- Speriamo che i soldati neprendano degli altri da appiccare - dissel'uomo dell'archibugio. - Dellegno ce n'è ancora per rizzare delleforche Buona notteamici!... Adomani!...
- Sì- mormorò ilCorsaro. - Del legno ve n'è ancorama sulle nostrenavi vi sono ancora tante palle dadistruggere Maracaybo. Un giornoavrete mie nuove.
Rinchiuse prudentemente la finestrae tornò nella stanza del notaio.
Carmaux intanto aveva frugatatutta la casa ed aveva fatto man bassanella dispensa.
Il brav'uomo si era ricordato chela sera innanzi non aveva avutotempo di cenareed avendotrovato un volatile ed un bel pescearrostito che forse il poveronotaio s'era serbato per la colazionesi era affrettato a metterel'uno e l'altro a disposizione delcapitano.
Oltre a quei cibiaveva scovatoin fondo ad un armadioalcunebottiglie assai polverosecheportavano le marche dei migliori vinidi Spagna: XéresPortoAlicante e anche Madera.
- Signore- disse Carmauxcollasua più bella vocerivolgendosiverso il Corsaro- mentre glispagnoli corrono dietro alle nostreombredate un colpo di dente aquesto pesceuna tinca superba dilagoed assaggiate questo pezzod'anitra selvatica. Ho poi scopertocerte bottiglie che il nostronotaio teneva forse per le grandioccasioniche vi metteranno un po'di buon umore addosso. Ah! Si vedeche l'amico era amante dei liquidid'oltre Atlantico! Sentiremo se eradi buon gusto.
- Grazie- rispose il Corsaroilquale però era ridiventato tetro.
Si sedettema fece poco onore alpasto. Era ritornato silenzioso etriste come già lo avevanoquasi sempre visto i filibustieri.
Assaggiò il pescebevettealcuni bicchieripoi si alzò bruscamentemettendosi a passeggiare per lastanza.
Il filibustiere invece non solodivorò il restoma vuotò anche unpaio di bottiglie con grandedisperazione del povero notaioil qualenon finiva di lagnarsivedendoconsumare così presto quei vini cheaveva fatto venirecon grandispesedalla lontana patria.
Il marinaio peròmesso dibuon umore da quella bevutafu tantogentile da offrirgliene unbicchiereper fargli passare la pauraprovata e la rabbia che lo rodeva.
- Tuoni! - esclamò.
- Non credevo che la notte dovessepassare così allegramente. Trovarsifra due fuochi e colla minaccia diterminare la vita con una solidacorda al colloe finire invece inmezzo a queste deliziose bottiglienon era cosa da sperarsi.
- Il pericolo non è peròancora passatomio caro- disse il Corsaro.
- Chi ci assicura che domani glispagnolinon avendoci più trovatinon vengano a scovarci? Si stabene quima amerei meglio trovarmi abordo della mia "Folgore".
- Con voi io non ho alcun timoremio capitano; voi solo valete centouomini.
- Tu forse hai dimenticato che ilGovernatore di Maracaybo è unavecchia volpe e che tutto oserebbepure di avermi in sua mano. Sai chefra me e lui si è impegnatauna guerra a morte.
- Nessuno sa che voi siete qui.
- Si potrebbe sospettarlo e poihai dimenticato i biscaglini? Iocredo che hanno saputo chel'uccisore di quello spaccone di conte erail fratello del povero CorsaroRosso e del Verde.
- Forse avete ragionesignore.Credete che Morgan ci manderà deisoccorsi?
- Il luogotenente non è uomoda abbandonare il suo comandante nellemani degli spagnoli. E' un audaceun valoroso e non sarei sorpreso setentasse di forzare il passoperfar piovere sulla città una tempestadi palle.
- Sarebbe una pazzia che potrebbepagare carasignore.
- Eh!.. Quante non ne abbiamocommesse noie sempre o quasi semprecon esito fortunato.
Il Corsaro si sedette sorseggiandoun bicchierepoi si alzò e sidiresse verso una finestra ches'apriva sul pianerottolo e chedominava l'intera viuzza. Siera messo in osservazione da unamezz'oraquando Carmaux lovide entrare precipitosamente nellastanzadicendo:
- E' sicuro il negro?
- E' un uomo fidatocomandante.
- Incapace di tradirci?...
- Metterei una mano sul fuoco perlui.
- Egli è qui...
- L'avete veduto?
- Ronza nella viuzza.
- Bisogna farlo salirecomandante.
- E del cadavere di mio fratelloche cosa ne avrà fatto? - chiese ilCorsaroaggrottando la fronte.
- Quando sarà qui losapremo.
- Va' a chiamarloma sii prudente.Se ti scorgono non risponderei piùdella nostra vita.
- Lasciate pensare a mesignore- disse Carmauxcon un sorriso. -Vi domando solamente dieci minutidi tempo per diventare il notaio diMaracaybo.



6.
LA SITUAZIONE DEI FILIBUSTIERI SIAGGRAVA


I dieci minuti non erano ancoratrascorsiquando Carmaux lasciava lacasa del notaio per mettersi incerca del negro che il Corsaro avevaveduto ronzare nella viuzza.
In quel brevissimo tempoilbravo e coraggioso filibustiere si eracosì completamentetrasformatoda diventare irriconoscibile.
Con pochi colpi di forbice si eraaccorciata l'incolta barba ed ilunghi capelli arruffatipoiaveva indossato lestamente un costumespagnolo che il notaio doveva averserbato per le grandi occasioni eche gli si adattava benissimoessendo entrambi della medesimastatura.
Così vestitoil terribilescorridore del mare poteva passare per untranquillo ed onesto borghesedi Gibraltarse non per il notaiostesso. Da uomo prudente perònelle profonde e comodissime taschesiera nascosto le pistolenonfidandosi nemmeno di quel costume.
Così trasformatolasciòl'abitazione come un pacifico cittadino cheva a respirare una boccatad'aria mattutinaguardando in alto pervedere se l'albagià nonlontanasi decideva a fugare le tenebre.
La viuzza era desertama se ilcomandante aveva poco prima scorto ilnegroquesti non doveva essereandato molto lontano.
- In qualche luogo lo scoverò- mormorò il filibustiere. - Se compare"sacco di carbone" s'èdeciso a ritonarevuol dire che dei gravimotivi gli hanno impedito diabbandonare Maracaybo. Che quel dannatodi Wan Guld abbia saputo che èstato il Corsaro Nero a fare il colpo?
Che sia proprio destino che i trevalorosi fratelli debbano caderetutti nelle mani di quelsinistro vecchio?... Ma vivaddio!... Noiusciremo di qui per rendergli ungiorno dente per denteocchio perocchiovita per vita!...
Così monologando erauscito dalla viuzza e si preparava a voltarel'angolo d'una casaquando unsoldato armato d'un archibugio e cheerasi tenuto nascosto sottol'arcata d'un portonegli sbarròimprovvisamente il passodicendogli con voce minacciosa:
- Alto là!...
- Morte e dannazione! - brontolòCarmauxcacciando una mano in tascaed impugnando una delle pistole. -Ci siamo già!...
Poi assumendo l'aspetto d'un buonborghesedisse:
- Che cosa desideratesignorsoldato?
- Sapere chi siete.
- Come!... Non mi conoscete?...Io sono il notaio del quartieresignor soldato.
- Scusatesono giunto da poco aMaracaybosignor notaio. Doveandatesi può saperlo?
- C'è un povero diavolo chesta per morire e capirete bene che quandosi prepara ad andarsene all'altromondobisogna che pensi agli eredi.
- E' verosignor notaioguardate però di non incontrare ifilibustieri.
- Dio mio! - esclamòCarmauxfingendosi spaventato. - I filibustieriqui? Come mai quelle canagliehanno osato di sbarcare a Maracaybocittà quasi impenetrabile egovernata da quel valoroso soldato che sichiama Wan Guld?
- Non si sa in quale modo sianoriusciti a sbarcarenon essendo statascorta alcuna nave filibustiera népresso le isolené al golfo diCoro; però che qui sianovenuti ormai non se ne dubita più. Vi bastisapere che hanno ucciso tre oquattro uomini e che hanno avutol'audacia di rapire il cadavere delCorsaro Rossoil quale era statoappiccato dinanzi al palazzodel Governatore assieme al suoequipaggio.
- Che birbanti!... E dove sono?
- Si crede che siano fuggiti per lacampagna. Delle truppe sono statespedite in vari luoghi e si speradi catturarli e di mandarli a tenerepoco allegra compagnia agliappiccati.
- Che siano invece nascosti incittà?...
- Non è possibile; sonostati visti fuggire verso la campagna.
Carmaux ne sapeva abbastanza ecredette essere giunto il momento diandarseneonde non perdere ilnegro.
- Mi guarderòdall'incontrarli- disse - Buona guardiasignorsoldato. Io me ne vado o giungeròtroppo tardi presso il mio clientemoribondo.
- Buona fortunasignor notaioIl furbo filibustiere si calòil cappello sugli occhi e si allontanòfrettolosamentefingendo diguardarsi intorno per simulare meglio lepaure che non sentiva affatto.
- Ah! Ah!... - esclamòquando fu lontano. - Ci credono usciti dallacittà i... Benissimo mieicari!... Ce ne staremo pacificamente nellacasa di quell'ottimo notaiofinché i soldati saranno rientratipoiprenderemo tranquillamente illargo. Che superba idea ha avuto ilcomandante!... L'Oloneseche sivanta il più astuto filibustieredella Tortuenon ne avrebbe avutauna migliore.
Aveva già voltato l'angolodella via per prenderne un'altra più largafiancheggiata da belle casettecircondate da eleganti verandesostenute da pali variopintiquando scorse un'ombra nerissima e distatura gigantescaferma pressouna palma che cresceva dinanzi ad unagraziosa palazzina.
- Se non m'inganno è il miocompare "sacco di carbone"- mormorò ilfilibustiere. - Questa volta noiabbiamo una fortuna straordinariamagià si sa che il diavolo ciproteggecosì almeno dicono gli spagnoli.
L'uomo che si tenevasemi-nascosto dietro il tronco del palmiziovedendo Carmaux avvicinarsicercòdi appiattarsi sotto il portonedella palazzinacredendo forse diavere da fare con qualche soldatopoinon credendosi sicuro nemmenocolàvoltò rapidamente l'angolodell'abitazioneonde raggiungereforse una delle tante viuzze dellacittà.
Il filibustiere aveva avuto iltempo di accertarsi che si trattavaveramente del negro.
In pochi salti giunse presso lapalazzina e svoltò l'angologridandoa mezza voce:
- Ehicompare!...
Il negro s'era subitoarrestatopoi dopo qualche istante diesitazione era tornato indietro.Riconoscendo Carmauxquantunquequesti si fosse bene camuffato daborghese spagnolouna esclamazionedi gioia e di stupore gli sfuggì.
- Tu compare bianco!...
- Hai due buoni occhicompare"sacco di carbone"- disse ilfilibustiereridendo.
- Ed il capitano?
- Non occuparti di luiper ora èsalvo e basta. Perché sei ritornato?
Il comandante ti aveva ordinato diportare il cadavere a bordo dellanave.
- Non l'ho potutocompare. Laforesta è stata invasa da parecchidrappelli di soldati giuntiprobabilmente dalla costa.
- Si erano già accorti delnostro sbarco?
- Lo temocompare bianco.
- Ed il cadaveredove l'hainascosto?
Nella mia capannain mezzo ad unfitto strato di fresche foglie.
- Non lo troveranno gli spagnoli?
- Ho avuto la precauzione dimettere in libertà tutti i serpenti. Se isoldati vorranno entrare nellacapannavedranno i rettili efuggiranno.
- Sei furbocompare.
- Si fa quello che si può.
- Tu dunque non credi possibileprendere il largo per ora?
- Ti ho detto che nella foresta visono dei soldati.
- La cosa è grave. Morganil comandante in seconda della ""Folgore""tornare può commetterequalche imprudenza- mormorò il filibustiere.
- Vedremo come finirà questaavventura.
- Comparesei conosciuto inMaracaybo?
- Tutti mi conosconovenendosovente a vendere delle erbe cheguariscono le ferite.
- Nessuno sospetterà di te?
- Nocompare.
- Allora seguimi: andiamo dalcomandante.
- Un momentocompare.
- Che vuoi?
- Ho condotto anche il vostrocompagno. - Chi? Wan Stiller?...
- Correva inutilmente ilpericolo di farsi prendereed egli hapensato che poteva renderemaggiori servizi qui che standosene aguardia della capanna.
- Ed il prigioniero?
- Lo abbiamo legato cosìbeneche lo ritroveremo ancora se i suoicamerati non andranno a liberarlo.
- E dov'è Wan Stiller?
- Aspetta un momentocompare.
Il negro s'accostò ambo lemani alle labbra e mandò un lieve grido chesi poteva confondere con quellod'un vampirouno di quei grossipipistrelli che sono cosìnumerosi nell'America del Sud.
Un istante dopo un uomo superavala muraglia del giardino e balzavaquasi addosso a Carmauxdicendo:
- Ben felice di vederti ancoravivocamerata.
- Ed io più felice di teamico Wan Stiller- rispose Carmaux.
- Credi che il capitano mirimprovererà di essere venuto qui?
Sapendovi in pericoloio nonpotevo starmene nascosto nel bosco aguardare gli alberi.
- Il comandante saràcontentomio caro. Un valoroso di più è un uomotroppo prezioso in questi momenti.- Amiciandiamo!...
Cominciava allora ad albeggiare.Le stelle rapidamente impallidivanonon essendovi veramente l'albain quelle regionianzi nemmenol'aurora; alla notte succede dicolpo il giorno. Il sole spunta quasid'improvviso e colla potenza deisuoi raggi scaccia bruscamente letenebrele quali in unistante si dileguano. Gli abitanti diMaracayboquasi tuttimattiniericominciavano a svegliarsi. Lefinestre si aprivano e qualchetesta appariva; si udivano qua e là deisonori starnuti e degli sbadiglied il chiacchierio cominciava nellecase.
Certamente si commentavano gliavvenimenti della notteche avevanosparso non poco terrore fra tuttiessendo i filibustieri assai temutiin tutte le colonie spagnoledell'immenso Golfo del Messico.
Carmaux che non voleva fareincontriper tema di venire riconosciutoda qualcuno dei bevitori dellatavernaallungava il passo seguito dalnegro e dall'Amburghese.
Giunto presso la viuzzatrovòancora il soldato che passeggiava da unangolo all'altro della viatenendoa spalla l'alabarda.
- Già di ritornosignornotaio? - chiese scorgendo Carmaux.
- Che cosa volete- rispose ilfilibustiere- il mio cliente avevafretta di lasciare questa valle dilacrime e s'è sbrigato presto.
- Vi ha lasciato forse ineredità questo superbo negro? - chieseindicando l'incantatore diserpenti. - "Caramba"! Un colosso che valedelle migliaia di piastre.
- Sìme lo ha regalato.Buon giornosignor soldato.
Voltarono frettolosamentel'angolosi cacciarono nella viuzzaedentrarono nell'abitazione delnotaiochiudendo poi la porta esbarrandola.
Il Corsaro Nero li aspettava sulpianerottoloin preda ad una vivaimpazienza che non sapevanascondere.
- Dunque - chiese. - Perchéil negro è tornato? Ed il cadavere di miofratello?... Ed anche tu quiWanStiller?
Carmaux in poche parole lo informòdei motivi che avevano costretto ilnegro a fare ritorno a Maracaybo edeciso Wan Stiller ad accorrere inloro aiutopoi di ciò cheaveva potuto sapere dal soldato chevegliava all'estremità dellaviuzza.
- Le notizie che tu rechisono gravi- disse il capitanorivolgendosi al negro. - Se glispagnoli battono la campagna e lacostanon so come potremoraggiungere la mia "Folgore". Non è per meche io temoma per la mia naveche può venire sorpresa dalla squadradell'ammiraglio Toledo.
- Tuoni! - esclamò Carmaux.- Non mancherebbe che questo!
- Io comincio a temere che questaavventura finisca male- mormoròWan Stiller. - Bah!... Dovevamogià essere appiccati da due giornipossiamo quindi accontentarci diessere vissuti altre quarantotto ore.
Il Corsaro Nero si era messo apasseggiare per la stanzagirando erigirando attorno alla cassa cheaveva servito da tavola. Pareva assaipreoccupato e nervoso: di tratto intratto interrompeva quei girifermandosi bruscamente dinanziai suoi uominipoi riprendeva lemossecrollando il capo.
D'improvviso s'arrestòdinanzi al notaio che giaceva sul lettostrettamente legatoe piantandogliin viso uno sguardo minaccioso glidisse:
- Tu conosci i dintorni diMaracaybo?
- Sìeccellenza- risposeil povero uomo con voce tremante.
- Potresti farci uscire dallacittà senza venire sorpresi dai tuoicompatrioti e condurci in qualcheluogo sicuro?
- Come potrei farlosignore?...Appena fuori della mia casa viriconoscerebbero e viprenderebbero ed io assieme a voi; poi siincolperebbe me di avere cercato disalvarvied il Governatoreche èun uomo che non scherzami farebbeappiccare.
- Ah!... Si ha paura di Wan Guld- disse il Corsarocoi dentistrettimentre un cupo lampogli balenava negli occhi. - Sìquell'uomo è energicofieroed anche spietato: egli sa farsi temere efare tremare tutti. Tutti! Nonontutti! Sarà lui un giornoche iovedrò tremare!... Quelgiorno egli pagherà colla vita la morte deimiei fratelli!
- Voi volete uccidere ilGovernatore? - chiese il notaiocon tonoincredulo.
- Silenziovecchiose ti preme lapelle- disse Carmaux.
Il Corsaro pareva che non avesseudito né l'uno né l'altro. Era uscitodalla stanza dirigendosi versola finestra dell'attiguo corridoio edalla qualecome fu dettosipoteva dominare l'intera viuzza.
- Eccoci in un bell'imbarazzo-disse Wan Stillervolgendosi versoil negro. - Nostro compare"sacco di carbone" non ha nel suo cranioqualche eccellente idea che citragga da questa situazione pocoallegra?... Non mi sento tropposicuro in questa casa.
- Forse ne ho una- rispose ilnegro.
- Gettala fuoricompare-disse Carmaux. - Se la tua idea èrealizzabileti prometto unabbraccioio che non ho mai abbracciatoun uomo di color neronégialloné rosso.
- Bisogna però attendere lasera.
- Non abbiamo frettaper ora.
- Vestitevi da spagnoli e uscitetranquillamente dalla città.
- Forse non ho indosso le vesti delnotaio?
- Non bastano.
- Cosa vuoi che mi metta adunque?
- Un bel costume da moschettiere oda alabardiere. Se voi uscite dallacittà vestiti daborghesile truppe che battono la campagna nontarderebbero ad arrestarvi.
- Lampi!... Che superba idea!... -esclamò Carmaux. - Tu hai ragionecompare sacco di carbone!...Vestiti da soldatia nessuno verrebbe dicerto il ticchio di fermarci perchiederci dove andiamo e chi siamospecialmente di notte. Cicrederanno una ronda e noi potremo prenderecomodamente il largo ed imbarcarci.
- E le vestidove trovarle? -chiese Wan Stiller.
- Dove?... Si va a sbudellare unpaio di soldati e si spogliano-disse risolutamente Carmaux. - Saibene che noi siamo lesti di mano.
- Non è necessario esporvi atanto pericolo- disse il negro. - Iosono conosciuto in cittànessuno sospetta di medunque posso recarmia comperare delle vesti ed anchedelle armi.
- Compare "sacco dicarbone"tu sei un brav'uomo ed io ti darò unabbraccio da fratello.
Così dicendo il filibustiereaveva aperte le braccia per stringere ilnegroma gli mancò iltempo. Un colpo sonoro era rimbombato sulla viaecheggiando sulle scale.
- Lampi!... - esclamòCarmaux. - Qualcuno picchia alla porta!...
In quel momento il Corsaro Neroentròdicendo:
- V'è un uomo che forsechiede di voinotaio.
- Sarà qualche mio clientesignore- rispose il prigionierocon unsospiro. - Qualche cliente cheforse mi avrebbe fatto guadagnare unabuona giornatamentre io invece...
- Bastafiniscila- disseCarmaux. - Ne sappiamo abbastanzachiacchierone.
Un secondo colpopiùviolento del primofece tremare la portaseguito da queste parole:
- Apritesignor notaio! Non vi ètempo da perdere!...
- Carmaux- disse il Corsarocheaveva presa una rapida risoluzione.
- Se noi ci ostinassimo anon aprirequell'uomo potrebbeinsospettirsitemere che qualcheaccidente abbia colto il vecchio erecarsi ad avvertire l'alcalde delquartiere.
- Che cosa devo fare comandante?
- Aprirepoi legare per benequell'importuno e mandarlo a tenerecompagnia al notaio.
Non aveva ancora finito di parlareche già Carmaux era sulle scaleaccompagnato dal gigantesco negro.
Udendo risuonare un terzo colpoche per poco non fece saltare letavole della portasi affrettòad apriredicendo:
- Uh!... Che furiasignore!...
Un giovanotto di diciotto ovent'annivestito signorilmente ed armatod'un elegante pugnaletto cheteneva appeso alla cinturaentròfrettolosamentegridando:
- E' così che si fannoattendere le persone che hanno fretta?...
Carr...
Vedendo Carmaux ed il negroeglis'era arrestato guardandoli constupore ed anche con un po'd'inquietudinepoi cercò di fare un passoindietro ma la porta era stataprontamente chiusa dietro di lui.
- Chi siete voi? - chiese.
- Due servi del signor notaio -rispose Carmauxfacendo un goffoinchino.
- Ah!... Ah!... - esclamòil giovanotto. - Don Turillo è diventatotutto d'un tratto riccoperpermettersi il lusso di avere dueservi?...
- Sìha ereditato da unsuo zio morto nel Perù- disse ilfilibustiereridendo.
- Conducetemi subito da lui. Eragià avvertito che oggi doveva avereluogo il mio matrimonio colla"señorita" Carmen di Vasconcellos. Habisogno di farsi pregare quel...
La frase gli era statabruscamente strozzata da una mano del negropiombatagli improvvisamente fra ledue spalle. Il povero giovanemezzo strangolato da una rapidastrettacadde sulle ginocchia mentregli occhi gli uscivano dalle orbitee la sua pelle diventava bruna.
- Ehadagiocompare- disseCarmaux. - Se stringi ancora un po' melo soffochi completamente.Bisogna essere un po' gentili coi clientidel notaio!...
- Non temerecompare bianco-rispose l'incantatore di serpenti.
Il giovanottoil quale d'altrondeera così spaventato da non pensaread opporre la minima resistenzafu portato nella stanza superioredisarmato del pugnalettolegatoper bene e gettato a fianco delnotaio.
- Ecco fattocapitano- disseCarmaux.
Questi approvò il colpodi mano del marinaio con un gesto del capopoi avvicinatosi al giovanotto chelo guardava con due occhi smarritigli chiese:
- Voi siete?
- E' uno dei miei miglioriclientisignore- disse il notaio. -Questo bravo giovane mi avrebbefatto guadagnare quest'oggi almeno...
- Tacete voi- disse il Corsarocon accento secco.
- Il notaio diventa un veropappagallo! - esclamò Carmaux. - Se lacontinua cosìbisogneràtagliargli un pezzo di lingua.
Il bel giovanotto si eravoltato verso il Corsaro e dopo averloguardato per alcuno istanticon uncerto stuporerispose:
- Io sono il figlio del giudice diMaracaybodon Alonzo de Conxevio.
Spero che ora mi spiegherete ilmotivo di questo sequestro personale.
- E' inutile che lo sappiateperò se starete tranquillo non vi saràfatto alcun malee domanise nonaccadranno avvenimenti imprevistisarete libero.
- Domani!... - esclamò ilgiovanottocon doloroso stupore. - Pensatesignoreche oggi io devoimpalmare la figlia del capitanoVasconcellos.
- Vi sposerete domani.
- Badate!... Mio padre èamico del Governatore e voi potreste pagareben caro questo vostromisterioso procedere a mio riguardo. Qui aMaracaybo vi sono soldati ecannoni.
Un sorriso sdegnoso sfioròle labbra dell'uomo di mare.
- Non li temo- disse poi. -Anch'io ho uomini ben più formidabili diquelli che vegliano in Maracayboed anche dei cannoni.
- Ma chi siete voi?
- E' inutile che lo sappiate.
Ciò detto il Corsaro glivolse bruscamente le spalle ed uscìmettendosi di sentinella allafinestramentre Carmaux ed il negrofrugavano la casa dalla cantina alsolaioper vedere se era possibilepreparare una colazione e WanStiller si accomodava presso i dueprigionieri onde impedire qualsiasitentativo di fuga.
Il compare bianco ed il comparenegrodopo avere messo sotto sopratutta l'abitazioneriuscirono ascoprire un prosciutto affumicato edun certo formaggio assaipiccante che doveva mettere tutti di buonumore e fare meglio gustarel'eccellente vino del notaioalmeno cosìassicurava l'amabile filibustiere.
Già avevano avvertito ilCorsaro che la colazione era pronta edavevano stappate alcune bottigliedi Portoquando udirono picchiarenuovamente alla porta.
- Chi può essere? - sichiese Carmaux. - Un altro cliente che desideraandare a tenere compagnia alnotaio?...
- Va' a vedere- disse ilCorsaroche s'era già assiso alla tavolaimprovvisata.
Il marinaio non si fece ripeterel'ordine due volte ed affacciatosialla finestrasenza peròalzare la persianavide dinanzi alla portaun uomo un po' attempato e chepareva un servo od un usciere ditribunale.
- Diavolo! - mormorò. -Verrà a cercare il giovanotto. La sparizionemisteriosa del fidanzato avràpreoccupato sposapadrini e gliinvitati Uhm!... La faccendacomincia ad imbrogliarsi!...
Il servo intantonon ricevendorispostacontinuava a martellare concrescente lena facendo un fracassotaleda attirare alle finestretutti gli abitanti delle casevicine.
Bisognava assolutamenteaprire ed impadronirsi anche diquell'importuno prima che ivicinimessi in sospettononaccorressero ad abbattere porta omandassero a chiamare i soldati.
Carmaux ed il negro si affrettaronoquindi a scendere e ad aprirenonappena quel servo od usciere chefosse si trovò nel corridoio fu presoper la gola onde non potessegridarelegatoimbavagliatoquindiportato nella camera superiore atenere compagnia al disgraziatopadroncino ed al non menosfortunato notaio.
- Il diavolo se li portitutti!... - esclamò Carmaux. - Noi faremoprigioniera l'intera popolazione diMaracaybose continua ancora perqualche tempo.



7.
UN DUELLO FRA GENTILUOMINI


La colazionecontrariamentealle previsioni di Carmauxfu pocoallegra ed il buon umoremancònon ostante quell'eccellenteprosciuttoil formaggio piccante ele bottiglie del povero notaio.
Tutti cominciavano a diventareinquieti per la brutta piega cheprendevano gli avvenimentiacausa di quel disgraziato giovanotto edel suo matrimonio. La suasparizione misteriosaunitamente a quelladel servonon avrebbe di certomancato di spaventare i parenti ederano da aspettarsi presto dellenuove visite di servi o di amiciopeggio ancoradi soldati odi qualche giudice o di qualche"alguazil".
Quello stato di cose nonpoteva assolutamente durare a lungo. Ifilibustieri avrebbero fattoancora altri prigionierima poisarebbero certamente venuti isoldatie non uno alla volta per farsiprendere.
Il Corsaro ed i suoi due marinaiavevano ventilati parecchi progettima nemmeno uno era sembratobuono. La fuga per il momento eraassolutamente impossibile;sarebbero stati di certo riconosciutiarrestati e senz'altro appiccaticome il povero Corsaro Rosso ed isuoi sventurati compagni. Bisognavaattendere la notte; era però pocoprobabile che i parenti delgiovanotto dovessero lasciarli tranquilli.
I tre filibustieriordinariamente così fecondi di trovate e diastuzie al pari di tutti i lorocompagni della Tortuesi trovavano inquel momento completamenteimbarazzati.
Carmaux aveva suggerita l'idea diindossare le vesti dei prigionieri edi uscire audacementema si erasubito accorto dell'impossibilità direalizzare il suo pianononpotendosi utilizzare il costume delgiovanottoperché nessunoavrebbe potuto indossarloe poi la cosaera stata giudicata troppopericolosacoi soldati che battevano lecampagne vicine. Il negro erainvece tornato alla sua prima ideacioèdi recarsi ad acquistare delledivise di alabardieri o dimoschettieri; anche questo per ilmomento era stato scartatoessendocostretti ad aspettare la notte perpoterla effettuare con qualchesuccesso.
Stavano pensando e ripensando perscovare qualche nuovo progettochefornisse loro il mezzo di uscire daquella situazioneche diveniva diminuto in minuto piùimbarazzante e pericolosaquando un terzoindividuo venne a battere allaporta del notaio.
Questa volta non si trattavadi un servobensì d'un gentiluomocastiglianoarmato di spada e dipugnalequalche parente forse delgiovanotto o qualcuno dei padrini.
- Tuoni! - esclamò Carmaux.- E' una processione di gente che viene aquesta dannata casa!... Prima ilgiovanottopoi un servoora ungentiluomopiù tardi saràil padre dello sposopoi i padrinigliamici eccetera. Finiremo per fareil matrimonio qui!...
Il castiglianovedendo che nessunosi era affrettato ad aprireavevacominciato a raddoppiare i colpialzando e lasciando cadere senzaposa il pesante battente di ferro.Quell'uomo doveva essere certo pocopaziente e probabilmente benpiù pericoloso del giovanotto e delservo.
- Va'Carmaux- disse il Corsaro.
- Temo peròcomandanteche non sia cosa facile prenderlo e legarloQuell'uomo è solidovelo assicuroed opporrà una resistenzadisperata.
- Ci sarò anch'io e tu saiche le mie braccia sono robuste.
Il Corsaroavendo visto in unangolo della stanza una spadaqualchevecchia arma di famiglia che ilnotaio aveva conservatal'aveva presae dopo avere provatal'elasticità della lama se l'era appesa alfiancomormorando:
- Acciaio di Toledo: darà dafare al castigliano.
Carmaux ed il negro avevano in quelfrattempo aperta la porta cheminacciava di venire sfondatasotto i furiosi ed incessanti colpi delbattente ed il gentiluomo eraentrato collo sguardo crucciatolafronte aggrottata e la sinistrasulla guardia della spadadicendo convoce collerica:
- Occorre il cannone quiper farsiaprire?...
Il nuovo venuto era un bell'uomosulla quarantinaalto di staturarobustodal tipo maschio edalterocon due occhi nerissimi ed unafolta barba pure nerache gli davaun aspetto marziale.
Indossava un elegante costumespagnolo di seta nera e calzava altistivali di pelle giallacolletrombe dentellatee speroni.
- Perdonate signoreseabbiamo tardato- rispose Carmauxinchinandosi grottescamente dinanzia lui- ma eravamo occupatissimi.
- A fare che cosa? - chiese ilcastigliano.
- A curare il signor notaio.
- E' ammalato forse?
- E' stato preso da unapotentissima febbresignore.
- Chiamatemi contefurfante.
- Scusatemi signor conte; io nonavevo l'onore di conoscervi.
- Andatevene al diavolo!... Dov'èmio nipote?... Sono due ore che èvenuto qui.
- Noi non abbiamo veduto nessuno.
- Tu vuoi burlarti di me!... Dov'èil notaio?...
- E' a lettosignore.
- Conducimi subito da lui.
Carmaux che voleva attirarlo infondo al corridoio prima di fare segnoal negro di porre in opera la suaprodigiosa forza muscolaresi miseinnanzi al castigliano; poiappena giunse alla base della scalasivolse bruscamentedicendo:
- A tecompare!
Il negro si gettòrapidamente sul castigliano; questiche si tenevaprobabilmente in guardia e chepossedeva un'agilità da dare dei puntiad un marinaiocon un solo saltovarcò i tre primi gradiniscartandoCarmaux con un urto violento esnudò risolutamente la spada gridando:
- Ah!... Mariuoli!... Che cosasignifica questo attacco? Ora vitaglierò gli orecchi!...
- Se volete sapere che cosasignifica questo attaccove lo spiegheròiosignore- disse una voce.
Il Corsaro Nero era comparsoimprovvisamente sul pianerottolocollaspada in pugnoed aveva cominciatoa scendere i primi gradini.
Il castigliano si era voltatosenza però perdere di vista Carmaux edil negroi quali si erano ritiratiin fondo al corridoiomettendosidi guardia dinanzi alla porta.Il primo aveva impugnata la lunga"navaja" ed il secondos'era armato di una traversa di legnoarmaformidabile nelle sue mani.
- Chi siete voisignore? - chieseil castigliano senza manifestare ilminimo timore. - Dalle vesti cheindossate vi si potrebbe credere ungentiluomoma l'abito non fasempre il monaco o potreste esser anchequalche bandito.
- Ecco una parola che potrebbecostarvi caramio gentiluomo-rispose il Corsaro.
- Bah!... Lo si vedrà piùtardi.
- Siete coraggiososignore;tanto meglio. Vi consiglierei però dideporre la spada e di arrendervi.
- A chi?...
- A me.
- Ad un bandito che tende unagguato per assassinare a tradimento lepersone?...
- Noal cavaliere Emilio diRoccanerasignore di Ventimiglia.
- Ah!... Voi siete ungentiluomo!... Vorrei almeno sapere alloraperché il signore diVentimiglia cerca di farmi assassinare dai suoiservi.
- E' una supposizione affattovostrasignore; nessuno ha mai pensatoad assassinarvi. Si volevadisarmarvi e tenervi prigioniero perqualche giorno e nient'altro.
- E per quale motivo?
- Onde impedirvi di avvertire leautorità di Maracaybo che qui mitrovo io- rispose il Corsaro.
- Forse che il signor diVentimiglia ha dei conti da regolare colleautorità di Maracaybo?
- Non sono troppo amato da loro omeglio da Wan Guldil quale sarebbetroppo felice di avermi in suamanocome io sarei ben lieto di averloin mio potere.
- Non vi comprendo signore- disseil castigliano.
- Ciò non vi interessa.Orsùvolete arrendervi?
- Oh!... E voi lo pensate! Un uomodi spada cedere senza difendersi?
- Allora mi costringete aduccidervi. Non posso permettervi diandarveneod io ed i miei compagnisaremmo perduti.
- Ma chi siete voi infine?
- Dovreste ormai averloindovinato: noi siamo filibustieri dellaTortue. Signoredifendeteviperché ora vi ucciderò.
- Lo credo dovendo fare fronte atre avversari.
- Non preoccupatevi di loro-disse il Corsaroindicando Carmaux edil negro. - Quando il lorocomandante si batte hanno l'abitudine dinon immischiarsene.
- In tal caso spero di mettervipresto fuori di combattimento. Voi nonconoscete ancora il braccio delconte di Lerma.
- Come voi non conoscete quello delsignore di Ventimiglia. Contedifendetevi!...
- Una parola se me lo permettete.Che cosa avete fatto di mio nipote edel suo domestico?
- Sono prigionieri assieme alnotaioma non inquietatevi per loro.
Domani saranno liberi e vostronipote potrà impalmare la sua bella.
- Graziecavaliere.
Il Corsaro Nero s'inchinòlievementepoi scese rapidamente i gradinied incalzò il castiglianocon tanta furiache questi fu costretto aretrocedere di due passi.
Per alcuni istanti nell'angustocorridoio si udì solo lo stridore deiferri. Carmaux ed il negroappoggiati contro la portacolle bracciaincrociate assistevano al duellosenza parlarecercando di seguirecogli sguardi il fulmineo guizzaredelle lame.
Il castigliano si battevasplendidamenteda spadaccino valenteparando con grande sangue freddo evibrando stoccate bene dirette;dovette ben presto convincersiperò d'avere dinanzi un avversario deipiù terribili e chepossedeva dei muscoli d'acciaio.
Dopo le prime botteil CorsaroNero aveva riacquistata la sua calma.
Non attaccava che di radolimitandosi a difendersi come se volesseprima stancare l'avversario estudiare il suo gioco. Fermo sulle suegambe nervosecol corpodirittola mano sinistra avanzataorizzontalmentegli occhilampeggiantipareva che giocasse. Invanoil castigliano aveva cercato dispingerlo verso la scala colla segretasperanza di farlo caderevibrandogli una tempesta di stoccate. IlCorsaro non aveva fatto un solopasso indietro ed era rimastoirremovibile fra quello scintilliodella lamaribattendo i colpi conuna rapidità prodigiosasenza uscire di linea.
D'improvviso però sislanciò a fondo. Battere di terza la lamadell'avversario con un colposeccolegarla di seconda e farglielacadere al suolofu un colpo solo.Il castiglianotrovandosi inermeera diventato pallido e si eralasciato sfuggire un grido. La puntascintillante della lama delCorsaro rimase un istante tesaminacciandogli il pettopoi subitosi rialzò.
- Voi siete un valoroso- dissesalutando l'avversario. - Voi nonvolevate cedere la vostra arma: oraio me la prendoma vi lascio lavita.
Il castigliano era rimastoimmobile col più profondo stupore scolpitoin viso. Gli sembrava forseimpossibile di trovarsi ancora vivo. Ad untratto fece rapidamente due passiinnanzi e tese la destra al Corsarodicendo:
- I miei compatrioti dicono che ifilibustieri sono uomini senza fedesenza leggedediti solamente alladronaggio di mare; io posso oradire come fra costoro si trovanoanche dei valorosiche in fatto dicavalleria e di generositàpossono dare dei punti ai più compitigentiluomini d'Europa. Signorcavaliereecco la mia mano: grazie!...
Il Corsaro gliela strinsecordialmentepoi raccogliendo la spadacaduta e porgendola al conterispose:
- Conservate la vostra armasignore; a me basta che voi mipromettiate di non adoperarlafinoa domanicontro di noi.
- Ve lo promettocavalieresulmio onore.
- Ora lasciatevi legare senzaopporre resistenza. Mi rincresce doverericorrere a questa necessità;ma non posso farne a meno.
- Fate quello che credete.
Ad un cenno del CorsaroCarmaux siavvicinò al castigliano e gli legòle manipoi lo affidò alnegroil quale s'affrettò a condurlo nellastanza superiore a tenere compagniaal nipoteal servo ed al notaio.
- Speriamo che la processionesia finita- disse Carmauxrivolgendosi verso il Corsaro.
- Io credo invece che fra pocoaltre persone verranno ad importunarci- rispose il capitano. - Tuttequeste misteriose sparizioni nontarderanno a creare dei gravisospetti fra i familiari del conte e delgiovanottoe le autoritàdi Maracaybo vorranno immischiarsene. Noifaremo bene a barricare le portee prepararci alla difesa. Haiosservato se vi sono armi da fuocoin questa casa?...
- Ho trovato nel granaio unarchibugio e delle munizionioltre ad unavecchia alabarda arrugginita ed unacorazza.
- Il fucile potrà servirci.
- E come potremo resisterecomandantese i soldati verranno adassalire la casa?...
- Lo si vedrà poi; tiassicuro chevivoWan Guld non mi avrà mai!...
Orsùprepariamoci alladifesa. Più tardise avremo tempopenseremoalla colazione.
Il negro era tornatolasciando WanStiller a guardia dei prigionieri.
Messo al corrente di ciòche si doveva faresi mise alacrementeall'opera.
Aiutato da Carmauxportònel corridoio tutti i mobili più pesanti epiù voluminosi della casanon senza provocareda parte del poveronotaiouna sequela di protesteaffatto inutili. Cassearmaditavolimassiccicanterani furonoaccumulati contro la portain modo dabarricarla completamente.
Non contentii filibustieririzzarono con altre casse ed altri mobiliuna seconda barricata alla basedella scalaper potere contrastare ilpasso agli assalitorinel casoche la porta non avesse potuto piùresistere.
Avevano appena terminati queipreparativi di difesaquando videro WanStiller scendere la scala aprecipizio.
- Comandante- disse- nellaviuzza si sono aggruppati parecchicittadini e tutti guardano versoquesta casa. Io credo che ormai sisiano accorti che qui succedonodelle misteriose sparizioni d'uomini.
- Ah!... - si limitò adesclamare il Corsarosenza che un muscolo delsuo viso si fosse alterato.
Salì tranquillamente lascala e si affacciò alla finestra che dominavala viuzza tenendosi nascosto dietrole persiane.
Wan Stiller aveva detto il vero.Una cinquantina di personedivise invari gruppettiingombravanol'opposta estremità della viuzza. Queiborghesi parlavano conanimazione e s'indicavano vicendevolmente lacasa del notaiomentre allefinestre delle case vicine si vedevanoapparire e scomparire gliinquilini.
- Ciò che temevo sta persuccedere- mormorò il Corsaroaggrottandola fronte. - Orsùse devomorire anch'io in Maracaybocosì dovevaessere scritto sul libro del miodestino. Poveri fratelli mieicadutiforse invendicati!... Oh!... Mala morte non è ancora giunta e lafortuna protegge i filibustieridella Tortue... Carmauxa me!...
Il marinaio sentendosi chiamarenon aveva indugiato ad accorreredicendo:
- Eccomimio comandante.
- Tu mi hai detto d'aver trovatodelle munizioni.
- Un barilotto di polveredella capacità di otto o dieci libbresignore.
- Lo collocherai nel corridoiodietro la porta e vi metterai unamiccia.
- Lampi!... Faremo saltare la casa?
- Sìse sarànecessario.
- Ed i prigionieri?
- Peggio per loro se i soldativorranno prenderci. Noi abbiamo ildiritto di difenderci e lo faremosenza esitare.
- Ah!... Eccoli... - esclamòCarmaux che teneva gli occhi fissi sullaviuzza.
- Chi?
- I soldaticomandante.
- Va' a prendere il barilepoiverrai a raggiungermi assieme a WanStiller. Non dimenticarel'archibugio.
Alla estremità della viuzzaera comparso un drappello di archibugiericomandati da un tenente e seguitoda un codazzo di curiosi. Erano duedozzine di soldatiperfettamenteequipaggiati come se si recasseroalla guerracon fucilispade emisericordie alla cintura.
Accanto al tenenteil Corsaroscorse un vecchio signoredalla barbabiancaarmato di spadaesospettò che fosse qualche parente delconte o del giovanotto.
Il drappello si fece largo fra iborghesi che ingombravano la viuzza efece alt a dieci passi dallacasa del notaiodisponendosi su unatriplice linea e preparando ifucili come se dovessero apriresenz'altro il fuoco.
Il tenente osservò peralcuni istanti le finestrescambiò alcuneparole col vecchio che gli stavavicinopoi si avvicinò risolutamentealla porta e lasciò cadereil pesante martellogridando:
- In nome del Governatoreaprite!...
- Siete prontimiei prodi? -chiese il Corsaro.
- Siamo prontisignore-risposero CarmauxWan Stiller ed il negro.
- Voi rimarrete con me e tumiobravo africanosali al pianosuperiore e guarda se puoi scoprirequalche abbaino che ci permetta difuggire sui tetti.
Ciò detto aprì leimposte e curvandosi sul davanzalechiese:
- Che cosa desideratesignore?...
Il tenente vedendo comparirein luogo del notaioquell'uomo dailineamenti arditicon quell'ampiocappello nero adorno della lungapiuma neraera rimasto immobileguardandolo con stupore.
- Chi siete voi? - gli chiesedopo qualche istante. - Io domando delnotaio.
- Per lui rispondo ionon potendoegli muoversiper il momento.
- Allora apritemi: ordine delGovernatore.
- E se io non volessi?
- In tal caso non risponderei delleconseguenze. Sono accadute dellecose assai strane in questa casamio gentiluomoed ho avuto l'ordinedi sapere che cosa èavvenuto del Signor Pedro Conxeviodel suoservoe di suo zioil conte diLerma.
- Se vi preme di saperlovi diròche sono in questa casa vivi tuttianzi di buon umore.
- Fateli scendere.
- E' impossibilesignore-rispose il Corsaro.
- Vi intimo di obbedire o faròsfasciare la porta.
- Fatelovi avverto peròche dietro la porta ho fatto collocare unbarilotto di polvere e che al primovostro tentativo di forzarlaiodarò fuoco alla miccia efarò saltare la casa assieme al notaioalsignor Conxevio al servo ed alconte di Lerma. Ora provatevisel'osate!...
Udendo quelle parole pronunciatecon voce calmafreddarecisa e contono da non ammettere alcundubbio sulla terribile minacciaunfremito di terrore aveva scossi isoldati ed i curiosi che li avevanoseguitianzi parecchi di questisi erano affrettati a prendere illargotemendo che la casa fosse lìlì per saltare in aria. Perfino iltenente aveva fattoinvolontariamente alcuni passi indietro.
Il Corsaro era rimastotranquillamente alla finestra come se fosse unsemplice spettatorenon perdendoperò di vista gli archibugi deisoldati mentre Carmaux e WanStillerche si trovavano dietro di luispiavano le mosse dei viciniiquali erano accorsi in massa sulleterrazze e sui poggiuoli.
- Ma chi siete voi? - chiesefinalmente il tenente.
- Un uomo che non vuol esseredisturbato da chicchessianemmeno dagliufficiali del governatore-rispose il Corsaro.
- Vi intimo di dirmi il vostronome.
- A me non garba affatto.
- Vi costringerò.
- Ed io farò saltare lacasa.
- Ma voi siete pazzo.
- Quanto lo siete voi.
- Ah! Insultate?
- Niente affattosignor miorispondo.
- Finitela!... Lo scherzo èdurato troppo.
- Lo volete? Ehi~ Carmaux...Va' a mettere fuoco al barile dipolvere!...



8.
UNA FUGA PRODIGIOSA


Udendo quel comando un immenso urlodi terrore si era alzato non solofra la folla dei curiosima anchefra i soldati. Soprattutto i vicinie non a tortopoichésaltando la casa del notaio sarebbero di certocrollate anche quelle occupate dalorourlavano a squarciagolacomegià si sentissero mandare inaria dallo scoppio.
Borghesi e soldati si eranoaffrettati a sgombrare mettendosi in salvoall'estremità dellaviuzzamentre i vicini si precipitavanoall'impazzata giù dallescalecercando di portare con loro almeno glioggetti più preziosi. Tuttiormai erano certi che quell'uomoqualchepazzo secondo alcunidovessedavvero mettere in esecuzione laterribile minaccia.
Solo il tenente era rimastocoraggiosamente al suo postoma daglisguardi ansiosi che lanciava versola casasi poteva comprendere chese fosse stato soloo non avesseavuti quei galloni di comandantenon si sarebbe di certo fermatocolà.
- No!... Fermatevisignore!... -aveva gridato. - Siete pazzo?
- Desiderate qualche cosa? - glichiese il Corsarocolla sua solitavoce tranquilla.
- Vi dico di non mettere inesecuzione il vostro triste progetto.
- Volentieripurché milasciate tranquillo.
- Lasciate in libertà ilconte di Lerma e gli altri e vi prometto dinon seccarvi.
- Lo farei volentieri se volesteaccettare prima le mie condizioni.
- Quali sarebbero?
- Di fare ritirare le truppeinnanzi tutto.
- Poi?
- Procurarea me ed ai mieicompagniun salvacondotto firmato dalGovernatoreper poter lasciare lacittà senza venire disturbati daisoldati che battono la campagna.
- Ma chi siete voiper averebisogno di un salvacondotto?... - chieseil tenenteil cui stuporeaumentava insieme ai sospetti.
- Un gentiluomo d'oltremare-rispose il Corsarocon nobilefierezza.
- Allora non vi necessita alcunsalvacondotto per lasciare la città.
- Al contrario.
- Ma allora voi avete qualchedelitto sulla coscienza. Ditemi ilvostro nomesignore.
In quell'istante un uomo cheportava attorno al capo una pezzuolamacchiata in più luoghi disangue e che si avanzava penosamentecomese avesse una gamba storpiatagiunse presso il tenente.
Carmauxche si teneva sempredietro il Corsarospiando i soldatilovide ed un grido gli sfuggì.
- Lampi!... - esclamò.
- Che cos'haimio bravo? - chieseil Corsaro volgendosi vivamente.
- Noi stiamo per venire traditicomandante. Quell'uomo è uno deibiscaglini che ci hanno assaliticolle "navaje".
- Ah!... - fece il Corsaroalzandole spalle.
Il biscaglinopoiché eraproprio uno di quelli che avevano assistitoal duello della taverna e che poiavevano aggredito i filibustieri coiloro smisurati coltellisi volseverso il tenentedicendogli:
- Voi volete sapere chi èquel gentiluomo dal feltro neroè vero?
- Sì- rispose il tenente.- Lo conosci tu?
- "Carrai"!... E'stato uno dei suoi uomini che mi ha conciato inquesto modo. Signor tenentebadate che non vi sfugga!... Egli è unodei filibustieri!...
Un urloma questa volta non piùdi spaventobensì di furorescoppiòda tutte le partiseguito dauno sparo e da un grido di dolore.
Carmauxad un cenno delCorsaroaveva alzato rapidamente ilmoschettonee con una pallaben aggiustata aveva abbattuto ilbiscaglino.
Era troppo!... Venti archibugi sialzarono verso la finestra occupatadal Corsaromentre la folla urlavaa squarciagola:
- Accoppate quelle canaglie!...
- Noprendeteli ed appiccatelisulla "plaza".
- Arrostiteli vivi!...
- A morte!... A morte!...
Il tenente con un rapido gestoaveva fatto abbassare i fuciliespintosi sotto la finestradisseal Corsaroche non si era mosso dalsuo postocome se tutte quelleminacce non lo riguardassero:
- Mio gentiluomola commedia èfinita: arrendetevi!
Il Corsaro rispose con un'alzata dispalle.
- Mi avete capito? - gridòil tenenterosso di collera.
- Perfettamentesignore.
- Arrendetevi o faròabbattere la porta.
- Fatelo- rispose freddamente ilCorsaro. - Vi avverto solo che ilbarile di polvere èpronto e che farò saltare la casa assieme aiprigionieri.
- Ma salterete anche voi!
- Bah!... Morire in mezzo alrimbombo delle fumanti rovine è dapreferirsi alla morte ignominiosache voi mi fareste subire dopo lamia resa.
- Vi prometto salva la vita.
- Delle vostre promesse non so checosa farnepoiché so che cosavalgono. Signoresono le seipomeridiane ed io non ho ancora fattacolazione. Mentre decidete sul dafarsiandrò a mangiare un bocconeassieme al conte di Lerma ed asuo nipote e faremo il possibile pervuotare un bicchiere alla suasalutese la casa non salterà in ariaprima.
Ciò detto il Corsaro silevò il cappellosalutandolo con perfettacortesia e rientrò lasciandoil tenentei soldati e la folla piùstupiti e più imbarazzatiche mai.
- Venitemiei bravi- disse ilCorsaro a Carmaux e a Wan Stiller. -Credo che avremo il temponecessario per scambiare due chiacchiere.
- E quei due soldati? - chieseCarmauxche non era meno stupito deglispagnoli per il sangue freddo el'audaciaassolutamente fenomenalidel comandante.
- Lasciamoli gridare se lovogliono.
- Andiamo a fare la cena dellamorte adunquemio capitano.
- Bah!... L'ultima nostra ora èpiù lontana di quello che tu credi-rispose il Corsaro. - Aspetta checalino le tenebre e tu vedrai quelbarilotto di polvere fare deimiracoli.
Entrò nella stanza senzaspiegarsi di piùandò a tagliare le cordeche imprigionavano il conte diLerma ed il giovanotto e li invitò asedersi al desco improvvisatodicendo loro:
- Tenetemi compagniaconteedanche voigiovanotto; conto peròsulla vostra parola di nullatentare contro di noi.
- Sarebbe impossibile intraprenderequalche cosacavaliere- risposeil conte sorridendo. - Mio nipoteè inerme e poi so ormai quanto siapericolosa la vostra spada. Ecosìche cosa fanno i mieicompatrioti?... Ho udito un baccanoassordante.
- Per ora si limitano adassediarci.
- Mi rincresce dirvelomatemocavaliereche finirannocoll'abbattere la porta.
- Io credo il contrarioconte.
- Allora vi assedieranno e presto otardi vi costringeranno alla resa.
Vivaddio! Vi assicuro che midispiacerebbe di vedere un uomo cosìvaloroso ed amabile come sietevoinelle mani del Governatore.
Quell'uomo non perdona aifilibustieri.
- Wan Guld non mi avrà.E' necessario che io viva per saldare unvecchio conto che ho da regolarecon quel fiammingo.
- Lo conoscete?
- L'ho conosciuto per miasventura- disse il Corsarocon unsospiro. - E stato un uomofatale per la mia famiglia e se sonodiventato filibustiere lo devo alui. Orsùnon parliamo più di ciò;tutte le volte che penso a lui iomi sento il sangue saturarsi d'odioimplacabilee divento tristecome un funerale. Beveteconte.
Carmauxche cosa fanno glispagnoli?
- Stanno confabulando tra dilorocomandante- rispose ilfilibustiere che tornava alloradalla finestra. - Pare che nonsappiano decidersi ad assalirci.
- Lo faranno più tardimaforse noi allora non saremo più qui. Vegliasempre il negro?
- E' sul solaio.
- Wan Stillerporta da bere aquell'uomo.
Ciò detto il Corsaroparve s'immergesse in profondi pensieripurcontinuando a mangiare. Eradiventato più triste che maiepreoccupatotanto da non udirenemmeno più le parole che glirivolgeva il conte.
La cena terminò in silenziosenza che venisse interrotta. Pareva chei soldatimalgrado la lororabbia ed il vivissimo desiderio cheavevano di appiccare e di bruciarevivi i filibustierinon sapesseroprendere alcuna decisione. Non giàche difettassero di coraggioanzitutt'altroo che paventassero loscoppio del barilepoco importavaloro che la casa saltasse in aria;temevano pel conte di Lerma e persuo nipotedue personeragguardevoli della città e che volevano adogni costo salvare.
Le tenebre erano già calatequando Carmaux avvertì il Corsaro che undrappello di archibugieririnforzato da una dozzina di alabardieriera giuntooccupando lo sboccodella viuzza.
- Ciò significa che sipreparano ad intraprendere qualche cosa-rispose il Corsaro. - Chiama ilnegro.
L'africanodopo qualche minutositrovò dinanzi a lui.
- Hai visitato accuratamente ilsolaio? - gli chiese.
- Sìpadrone.
- Vi è nessun abbaino?
- Noma ho sfondato una parte deltetto e per di là possiamo passare.
- Non vi sono nemici?...
- Nemmeno unopadrone.
- Sai dove possiamo discendere?...
- Sìe dopo un brevecammino.
In quel momento una scaricaformidabile rintronò nella viuzzafacendotremare tutti i vetri. Alcunepalleattraversate le persiane dellefinestrepenetrarono nella casaforacchiando le volte delle stanze.
Il Corsaro era balzato in piedisnudando con un rapido gesto la spada.
Quell'uomoalcuni istanti primacosì calmo e compassatosentendol'odore della polveresi eratrasfigurato: i suoi occhi balenavanosulle smorte gote eraimprovvisamente comparso un lieve rossore.
- Ah!... Cominciano!... - esclamòcon voce beffarda.
Poivolgendosi verso il conte esuo nipotecontinuò:
- Io vi ho promessa salva la vitaequalunque cosa debba accaderemanterrò la parola data;voi dovete però obbedirmi e giurarmi che nonvi ribellerete.
- Parlatecavaliere- disseil conte. - Mi rincresce che gliassalitori siano miei compatrioti;se non lo fossero vi assicuro checombatterei ben volentieri alvostro fianco.
- Voi dovete seguirmise nonvolete saltare in aria.
- Sta per crollare la casa?
- Fra pochi minuti non rimarràdritta una sola muraglia.
- Volete rovinarmi? - strillòil notaio.
- State zittoavaraccio- gridòCarmaux che slegava il povero uomo.
- Vi si salva e ancora non sietecontento?
- Ma è la mia casa che nonvoglio perdere.
- Vi farete indennizzare dalGovernatore.
Una seconda scarica rimbombònella viuzza ed alcune palleattraversarono la stanzamandando in pezzi una lampada che vi sitrovava nel mezzo.
- Avantiuomini del mare!... -tuonò il Corsaro. - Carmauxva' a darfuoco alla miccia...
- Sono prontocomandante.
- Bada che il barile non scoppiprima che abbiamo abbandonato la casa.
- La miccia è lungasignore- rispose il filibustierescendendo lascala a precipizio.
Il Corsaroseguito dai quattroprigionierida Wan Stiller edall'africanosalirono sul solaiomentre gli archibugi continuavanole loro scarichemirandosoprattutto alle finestre ed intimandoconurla acutela resa.
Le palle penetravano dovunqueconcerti miagolii da fare venire ibrividi al povero notaio;scrostavano larghi tratti di parete erimbalzavano contro i mattoni; ifilibustieri peròe nemmeno il contedi Lermauomo di guerra anch'essose ne preoccupavano gran che.
Giunti sul solaiol'africanomostrò al Corsaro una larga aperturairregolare che metteva sul tettoe che egli aveva fattaservendosid'una trave strappata ad unatramezzata.
- Avanti- disse il Corsaro.
Ringuainò per un momentola spadas'aggrappò ai margini dellesquarciature ed in un istante siissò sul tettogirando all'intornoun rapido sguardo.
Scorse subitotre o quattro tettipiù innanzidelle alte piantedeipalmiziuno dei quali crescevaaddosso ad una muragliaspingendo lesue splendide e gigantesche fogliesopra le tegole.
- E' per di là che cicaleremo? - chiese al negroche lo avevaraggiunto.
- Sìpadrone.
- Potremo uscire da quel giardino?
- Lo spero.
Il conte di Lermasuo nipoteilservo ed anche il notaio spinto inalto dalle robuste braccia di WanStillererano già tutti sul tettoquando Carmaux comparvedicendo:
- Prestosignori; fra due minutila casa ci crollerà sotto i piedi.
- Sono rovinato! - piagnucolòil notaio. - Chi mi risarcirà poi dei...
Wan Stiller gli troncò lafrase spingendolo ruvidamente innanzi.
- Venite o andrete in aria anchevoi- gli disse.
Il Corsaroassicuratosi che nonvi erano nemiciera già balzato sudi un altro tettoseguito dalconte di Lerma e da suo nipote.
Le scariche allora si succedevanoalle scariche e dei vortici di fumos'alzavano verso la viuzzadisperdendosi lentamente pei tetti.
Pareva che gli archibugieri fosserodecisi a crivellare la casa delnotaioprima di abbattere laportasperando forse di costringere ifilibustieri alla resa.
Forse il timore che il Corsaro sidecidesse a mettere in esecuzione laterribile minacciafacendosiseppellire fra le macerie assieme aiquattro prigionierilitratteneva ancora dal tentare un assaltogenerale della casa.
I filibustieritrascinando conloro il notaioche non poteva piùreggersi sulle gambegiunserosull'orlo dell'ultima casapresso ilpalmizio.
Sotto si estendeva un vastogiardino cinto da un alto muroe chepareva si prolungasse in direzionedella campagna.
- Io conosco questo giardino-disse il conte. - Esso appartiene almio amico Morales.
- Spero che non ci tradirete-disse il Corsaro.
- Al contrariocavaliere. Non hoancora dimenticato che vi devo lavita.
- Prestoscendiamo- disseCarmaux. - L'esplosione può lanciarci nelvuoto.
Aveva appena terminato quelleparolequando vide un lampo gigantescoseguito subito da un orribilefrastuono. I filibustieri ed i lorocompagni sentirono tremare sottoi loro piedi il tettopoi cadderol'uno sull'altromentre intornopiovevano pezzi di macignoframmentidi mobilia e brandelli di stoffefiammeggianti.
Una nube di fumo si estese suitettitutto offuscando per qualcheminutomentre verso la viuzzasi udivano crollare muraglie epavimenti fra urla di terrore ebestemmie.
- Tuoni! - esclamò Carmauxche era stato spinto fino alla grondaia. -Un metro più innanzi epiombavo nel giardino come un sacco di stracci.
Il Corsaro Nero si era prontamentealzatobarcollando tra il fumo chelo avvolgeva.
- Siete tutti vivi? - chiese.
- Lo credo- rispose Wan Stiller.
- Ma... qualcuno è quiimmobile- disse il conte. - Che sia statoucciso da qualche rottame?
- E' quel poltrone di notaio-rispose Wan Stiller. - Rassicurateviperònon è chesvenuto per lo spavento provato.
- Lasciamolo lì- disseCarmaux. - Si trarrà d'impiccio come potràse il dolore d'aver perduta la suabicocca non lo farà morire.
- No- rispose il Corsaro. - Vedoalzarsi delle vampe tra il fumoelasciandolo quicorrerebbeil pericolo di venire arrostito.
L'esplosione ha incendiate le casevicine- E' vero- confermò ilconte. - Vedo un'abitazione che brucia.
- Approfittiamo della confusioneper prendere il largoamici- disseil Corsaro. - TuMokot'incaricherai del notaio.
Stava per cacciarsi in mezzo ad unviale che conduceva al muro dicintaquando vide alcuni uominiarmati di archibugiprecipitarsifuori da una macchia di cespugligridando:
- Fermio facciamo fuoco!...
Il Corsaro aveva impugnata laspada colla destramentre collasinistra aveva estratta unapistoladeciso ad aprirsi il passo; ilconte lo fermò con un gestodicendo:
- Lasciate fare a mecavaliere.
Poifacendosi incontro a quegliuominiaggiunse - Dunque non siconosce più l'amico delvostro padrone?
- Il signor conte di Lerma!... -esclamarono gli uominiattoniti.
- Abbasso le armio mi lagneròcol vostro padrone.
- Perdonatesignor conte- disseuno di quei servi- noi ignoravamocon chi avevamo da fare.Avevamo udito uno scoppio spaventoso esapendo chenelle vicinanzedeisoldati assediavano dei corsarieravamo qui accorsi per impedire lafuga di quei pericolosi banditi.
- I filibustieri sono ormaifuggitiquindi potete andarvene. Vi èqualche porta nella cinta?
- Sìsignor conte.
- Aprite a me ed ai miei amici enon occupatevi d'altro.
L'uomo che aveva parlatocon uncenno congedò gli armatipoi sidiresse verso un viale lateralee giunti dinanzi ad una porticinaferratal'aprì.
I tre filibustieri ed il negrouscirono all'aperto preceduti dal contee da suo nipote. Il servocheteneva fra le braccia il notaio sempresvenutosi era fermato assiemea quello del proprietario delgiardino.
Il conte guidò ifilibustieri per un duecento passiinoltrandosi inuna viuzza fiancheggiata solamenteda muragliepoi disse:
- Cavalierevoi mi avete salvatala vitasono lieto di avere potutorendervi anch'io questo piccoloservigio. Uomini valorosi come voi nondevono morire sulla forcamav'assicuro che il Governatore non viavrebbe risparmiatose avessepotuto avervi in mano. Seguite questaviuzza che conduce in apertacampagna e tornate a bordo della vostranave.
- Grazieconte- rispose ilCorsaro.
I due gentiluomini si strinserocordialmente la mano e si lasciaronoscoprendosi il capo.
- Ecco un brav'uomo- disseCarmaux. - Se torneremo a Maracaybo nonmancheremo di andarlo a trovare.
Il Corsaro si era messorapidamente in cammino precedutodall'africanoil quale conoscevaforse meglio degli stessi spagnolitutti i dintorni di Maracaybo.
Dieci minuti doposenza esserestati disturbatii tre filibustierierano fuori della cittàsul margine della forestain mezzo allaquale si trovava la capannadell'incantatore di serpenti.
Guardando indietro videro alzarsifra le ultime case una nuvola difumo rossastrosormontata da unpennacchio di scintille che il ventotrasportava sopra il lago. Era lacasa del notaio che finiva diconsumarsi assieme forse a qualchealtra.
- Povero diavolo- disse Carmaux.- Morrà dal dispiacere: la casa ela sua cantina! E' un colpo troppogrosso per un avaraccio come lui!
Si arrestarono alcuni minuti sottola cupa ombra d'un gigantescosimarubatemendo che neidintorni si trovasse qualche banda dispagnoli mandata ad esplorare lecampagne; poirassicurati dalprofondo silenzio che regnavanella forestasi cacciarono sotto lepiante marciando rapidamente.Venti minuti bastarono per attraversarela distanza che li separava dallacapanna. Già non distavano che pochipassiquando ai loro orecchigiunse un gemito.
Il Corsaro si era arrestatocercando di discernere qualche cosa frala profonda oscuritàproiettata dalle alte e fitte piante.
- Tuoni! - esclamò Carmaux.- E' il nostro prigioniero che abbiamolasciato legato al troncodell'albero. Io mi ero dimenticato di quelsoldato!
- E' vero- mormorò ilCorsaro.
Si avvicinò alla capanna escorse lo spagnolo ancora legato.
- Volete farmi morire di fame? -chiese il poveraccio. - Alloradovevate appiccarmi subito.
- E' venuto nessuno a ronzarein questi dintorni? - gli chiese ilCorsaro.
- Non ho veduto che dei vampirisignore.
- Va' a prendere il cadavere di miofratello- disse il Corsarovolgendosi verso 1'africano.
Poi avvicinandosi al soldato chesi era messo a tremaretemendo chela sua ultima ora fosse perscoccarelo liberò dalle corde che loimprigionavanodicendogli con vocesorda:
- Io potrei vendicare su di teprima di tuttila morte di colui cheandrò a seppellire infondo all'oceanoe dei suoi disgraziaticompagni che sono ancoraappesi sulla piazza di quella cittàmaledetta; ma ti ho promesso digraziarti ed il Corsaro Nero mai hamancato alla parola data. Tu seilibero; tu mi devi però giurare cheappena giunto in Maracaybo tirecherai dal Governatore a dirgli a nomemioche ioquesta nottealcospetto dei miei uomini schierati sulponte della mia "Folgore"e della salma di colui che fu il CorsaroRossopronuncerò talegiuramento da farlo fremere. Egli ha ucciso imiei due fratelli e io distruggeròlui e quanti portano il nome di WanGuld. Dirai a lui che io l'hogiurato sul maresu Dio e sull'infernoe che presto ci rivedremo.
Poiafferrando il prigioniero cheera rimasto stupitoe spingendoloper le spalleaggiunse.
- Va'e non volgerti indietroperché potrei pentirmi d'averti donatala vita.
- Graziesignore- disse lospagnolofuggendo precipitosamenteperpaura di non uscire più vivodalla foresta.
Il Corsaro lo guardòallontanarsipoi quando lo vide sparire in mezzoall'oscurità si volse versoi suoi uominidicendo:
- Partiamo: il tempo stringe.



9.
UN GIURAMENTO TERRIBILE


Il piccolo drappelloguidatodall'africano che conosceva a menaditotutti i passaggi della forestacamminava rapidamente per giungerepresto sulla riva del golfo eprendere il largo prima che l'albaspuntasse.
Erano tutti inquieti per la naveche doveva incrociare all'entrata dellagoavendo appreso dalprigioniero che il Governatore di Maracayboaveva mandato dei messi aGibraltarper chiedere aiuto all'ammiraglioToledo.
Temeva che le navi diquestoformanti una vera squadraformidabilmente armata e montata daparecchie centinaia di valorosimarinaiper la maggior partebiscagliniavessero già attraversato illago per piombare sulla "Folgore"e distruggerla.
Il Corsaro non parlavama tradivala sua inquietudine. Di tratto intratto faceva cenno ai compagni diarrestarsi e tendeva gli orecchitemendo di udire qualche lontanadetonazionepoi affrettava ancorapiù la marcia giàrapidissimamettendosi quasi in corsa.
Qualche altra volta invecefaceva come dei gesti d'impazienzaspecialmente quando si trovavaimprovvisamente o dinanzi a qualchegigante della forestacadutoper decrepitezza o atterrato dalfulmineo dinanzi a qualchebacino d'acqua stagnanteostacoli checostringevano i filibustieri a faredei giriperdendo del tempo cheper loro era diventato troppoprezioso.
Fortunatamente l'africanoconosceva la boscaglia e faceva prendereloro delle scorciatoie e deisentieruzziche permettevano diprocedere più speditamente edi guadagnare via.
Alle due del mattinoCarmauxchecamminava innanzi al negroudì unlontano fragore che indicava lavicinanza del mare. Il suo udito acutoaveva raccolto il rumore delrompersi delle onde contro i paletuvieridella spiaggia.
- Se tutto va benefra mezz'oranoi saremo a bordo della nostra navesignore- disse al Corsaro Neroche lo aveva raggiunto.
Questi fece col capo un cennoaffermativoma non rispose.
Carmaux non si era ingannato. Ilrompersi delle onde diventava semprepiù distinto e si udivanoanche ad intervalli le grida fragorose delle"bernacle"specie dioche selvaticheassai mattinieredalla schienavariegata di nero e la testabiancaguazzanti presso la riva delgolfo.
Il Corsaro fece cenno diaffrettare ancora pochi minutie poco dopogiungevano su di una spiaggiabassaingombra di paletuvieri e che siprolungava a perdita d'occhio versoil nord ed il sudformando dellecurvecapricciose.
Essendo il cielo coperto dallanebbia alzatasi dalle immense paludicosteggianti il lagol'oscuritàera profondama il mare era qua e làinterrotto come da linee difuoco che s'incrociavano in tutte ledirezioni.
Le creste delle onde pareva chemandassero scintille e la spuma che sidistendeva sulla spiaggiainforma di frangiaera cosparsa disuperbi bagliori fosforescenti.
Certi momentidegli ampitratti di marepoco prima neri come sefossero d'inchiostrotutto ad untratto s'illuminavanocome se unalampada elettrica di grandepotenza fosse stata accesa in fondo almare.
- La fosforescenza! - esclamòWan Stiller.
- Il diavolo se la porti- disseCarmaux. - Si direbbe che i pesci sisono alleati agli spagnuoli perimpedirci di prendere il largo.
- No- rispose Wan Stiller convoce misteriosaadditando il cadavereche il negro portava. - Le ondes'illuminano per ricevere il CorsaroRosso.
- E' vero- mormoròCarmaux.
Il Corsaro Nero guardavaintanto il marespingendo lontano losguardo. Volevaprimad'imbarcarsiaccertarsi se la squadradell'ammiraglio Toledo navigavasulle acque del lago.
Nulla scorgendoguardòverso il norde sul mare fiammeggiantedistinse una gran macchia nerache spiccava nettamente fra lafosforescenza.
- La "Folgore" èlà- disse. - Cercate la scialuppa e prendiamo illargo.
Carmaux e Wan Stiller siorizzontarono alla meglionon sapendo suquale punto della spiaggia sitrovavanopoi si allontanaronofrettolosamente salendo la costaverso il nord e guardandoattentamente fra i paletuvierichebagnavano le loro radici e le lorofoglie ingiallite nelle ondeluminose.
Percorso un chilometroriuscironoa scoprire il canottoche la bassamarea aveva lasciato fra lepiante. S'imbarcarono lestamente e lospinsero verso il luogo ove liattendevano il capitano e il negro.
Collocarono il cadavereavvoltonel mantello nerofra le duepanchinenascondendogli il visopoi presero il largo arrancando convigore.
Il negro era seduto a proratenendo fra le ginocchia il fucile delprigioniero spagnoloed ilCorsaro si era seduto a poppadi frontealla salma dell'appiccato.
Era ricaduto nella sua tetramelanconia. Col capo stretto fra le manied i gomiti appoggiati sulleginocchianon staccava gli occhi un soloistante dal cadaverele cuiforme si disegnavano sotto il funebredrappo.
Immerso nei suoi tristi pensieripareva che avesse tutto dimenticato:
i suoi compagnila sua naveche sempre più spiccava sul marescintillante come un grandecetaceo galleggiante su di una superficied'oro fusoe la squadradell'ammiraglio Toledo.
Era diventato così immobileda credere che nemmeno più respirasse.
Intanto il canotto scivolavarapidamente sulle ondeallontanandosisempre più dalla spiaggia.L'acqua fiammeggiava attorno ad esso ed iremi levavano spruzzi di spumairidescenteche talora parevano gettidi vere scintille.
Sotto i fluttistranimolluschi ondeggiavano in gran numerogiocherellando fra quell'orgia diluce. Apparivano le grandi meduse;le palegie simili a globiluminosi danzanti ai soffi della brezzanotturna; le graziose meliteeirradianti bagliori di lava ardente ecolle loro strane appendicifoggiate come croci di Malta; le acalefescintillanti come se fosseroincrostate di veri diamanti; le velellegraziosesprigionantida unaspecie di crostadei lampi di luceazzurra d'una infinita dolcezzaetruppe di beroe dal corpo rotondo eirto di pungiglioni irradiantiriflessi verdognoli.
Pesci d'ogni specie apparivano escomparivanolasciandosi dietrodelle scie luminosee polipid'ogni forma s'incrociavano in tutte ledirezionimescendo le loro lucivariopintementre a fior d'acquanuotavano dei grossi lamantiniin quei tempi ancora assai numerosisollevando colle loro lunghe codee colle loro pinne foggiate abraccia ondate sfolgoranti.
La scialuppaspinta innanzidalle vigorose braccia dei duefilibustierifilava rapida suquei flutti fiammeggiantifacendospruzzare in altosotto i colpidei remimiriadi di punti luminosi.
La sua nera massaal pari dellanavespiccava nettamente fra tuttiquei bagliorioffrendo un ottimobersaglio ai cannoni della squadraspagnolase l'ammiraglio Toledo sifosse trovato in quelle acque.
I due filibustieripure noncessando di arrancare con lena disperatagiravano all'intorno sguardiinquietitemendo sempre di vedereapparire le temute navi nemiche.
Si affrettavano perché sisentivano anche invadere da vaghesuperstizioni. Quel marefiammeggiantequel morto che portavano nellascialuppala presenza del CorsaroNerodi quel tetro e malinconicopersonaggio che avevano sempreveduto indossare quelle funebri vestimetteva indosso a loro delle pauremisteriose e non vedevano l'istantedi trovarsi a bordo della"Folgore"fra i loro camerati.
Già non distavano che unmiglio dalla navela quale si avanzavaincontro a loro correndo piccolebordatequando un grido stranochepareva un acuto gemito terminantein un lugubre singhiozzogiunse ailoro orecchi.
Entrambi si erano subito arrestatigirando intorno sguardi paurosi.
- Hai udito?... - chiese WanStiller che si era sentito bagnare lafronte da un sudore freddo.
- Sì- rispose Carmaux convoce malferma.
- Che sia stato qualche pesce?
- Non ho mai udito un pesce mandareun grido simile.
- Chi vuoi che sia stato?
- Io non lo soma ti dico che sonoimpressionato.
- Che sia il fratello del morto?
- Silenziocamerata.
Guardavano entrambi il CorsaroNeroma questi pareva che nulla avesseuditoperché era sempreimmobile col capo stretto fra le mani e gliocchi fissi sul cadavere delfratello.
- Andiamo e che Dio ci assista-mormorò Carmauxfacendo segno a WanStiller di riprendere i remi.
Poicurvandosi presso il negrogli chiese:
- Hai udito quel gridocompare?
- Sì- rispose l'africano.
- Chi credi che sia stato?
- Forse un lamantino.
- Uhm!... - brontolòCarmaux. - Sarà stato un lamantino ma...
S'interruppe bruscamente edimpallidì.
Proprio in quel momento dietro lapoppa della scialuppafra uncerchio di spuma luminosaunaforma oscurama indecisaeracomparsasprofondando subito negliabissi del golfo.
- Hai visto?... - chiese a WanStillercon voce strozzata.
- Sì- rispose questibattendo i denti.
- Una testaè vero?
- SìCarmauxd'un morto.
- E' il Corsaro Verde che ci segueper attendere il Corsaro Rosso.
- Mi fai pauraCarmaux.
- Ed il Corsaro Neronulla haudito né visto?
- E' il fratello dei due morti!
- E tucomparenon hai vistonulla?
- Sìuna testa- risposel'africano. - Di che?...
- D'un lamantino.
- Il diavolo porti via te ed i tuoilamantini- brontolò Carmaux. -Era una testa di mortonegrosenz'occhi.
In quell'istante una vocepartitadalla naveecheggiò sul mare.
- Ohé!... Del canotto! Chivive?...
- Il Corsaro Nero!... - urlòCarmaux.
- Accosta!...
La "Folgore" s'avanzavarapida come una rondine di marefendendo leacque sfolgoranti col suo acutosperone. Parevatutta nera come erail leggendario vascello fantasmadell'olandese maledettood ilvascello feretro navigante sul mareardente.
Lungo le murate si vedevanoschieratiimmobili come statueifilibustieri formantil'equipaggiotutti armati di fucilie sulcassero di poppadietro i duecannoni da cacciasi scorgevano gliartiglieri colle micce accese inmanomentre sul picco della randaondeggiava la grande bandiera neradel Corsarocon due lettere d'orobizzarramente incrociate da unfregio inesplicabile.
La scialuppa abbordòsotto l'anca di babordomentre il legno simetteva attraverso il ventoe siormeggiò con una gomena gettata daimarinai dalla coperta.
- Giù i paranchi!... - siudì gridare una voce rauca. Due boscellimuniti d'arpioni furono calati dalpennone di maestra. Carmaux e WanStiller li assicurarono ai banchie la scialuppaad un fischio delmastro dell'equipaggiofu issataa bordo assieme alle persone che lamontavano.
Quando il Corsaro Nero udìla chiglia urtare contro la coperta dellanaveparve che si risvegliasse daisuoi tetri pensieri.
Si guardò attorno come sefosse stupito di trovarsi a bordo del suolegnopoi si curvò pressoil cadaverelo prese fra le braccia e lodepose ai piedi dell'alberomaestro. Tutto l'equipaggioschieratolungo le muratevedendo la salmas'era scoperto il capo.
Morganil comandante in secondaera sceso dal ponte di comando edera andato incontro al CorsaroNero.
- Sono ai vostri ordinisignore-gli disse.
- Fate ciò che sapete- glirispose il Corsaroscuotendo tristementeil capo.
Attraversò lentamente latoldasalì sul ponte di comando e si arrestòlassù immobile come unastatuacolle braccia incrociate sul petto.
Cominciava allora ad albeggiareverso oriente. Là dove il cielo parevasi confondesse col mareunapallida luce saliva tingendo le acque diriflessi color dell'acciaio.Pareva però che anche quella luce avessequalche cosa di tetropoichénon aveva la tinta rosea consueta; eraquasi grigiama d'un grigio ferreoe quasi opaco.
Intanto la grande bandiera delCorsaro era stata calata a mezz'asta insegno di lutto ed i pennoni deipappafichiche non portavano veleerano stati disposti in croce.
Il numeroso equipaggio della navecorsara era salito tutto in copertaschierandosi lungo le murate.Quegli uomini dai volti abbronzati daiventi del mare e dal fumo di centoabbordaggierano tutti tristi eguardavano con vago terrore lasalma del Corsaro Rosso che il mastrodell'equipaggio aveva rinchiusa inuna grossa amaca insieme a duepalle di cannone.
La luce crescevama il maresfolgoreggiava sempre intorno alla naverumoreggiando sordamente contro ineri fianchi e frangendosi control'alta prora.
Quelle ondulazioni avevano in quelmomento degli strani sussurrii. Oraparevano gemiti d'animeora rauchisospiriora flebili lamenti.
D'un tratto il tocco d'una campanaecheggiò sul quadro di poppa.
Tutto l'equipaggio si erainginocchiatomentre il mastroaiutato datre marinaiaveva sollevata lasalma del povero Corsarodeponendolasulla murata di babordo.
Un funebre silenzio regnavaallora sul ponte della nave che erarimasta immobile sulle acqueluminose; perfino il mare taceva e nonmormorava più.
Tutti gli occhi si eranofissati sul Corsaro Nerola cui figuraspiccava stranamente sulla lineagrigiastra dell'orizzonte.
Pareva che in quel momentoilformidabile scorridore del gran golfoavesse assunto forme gigantesche.Ritto sul ponte di comandocollalunga piuma nera svolazzante allabrezza mattutinacon un braccioteso verso la salma del CorsaroRossosembrava che fosse lì lì perscagliare qualche terribileminaccia.
La sua voce metallica e robustaruppe improvvisamente il silenziofunebre che regnava a bordo dellanave.
- Uomini del mare! - gridò- uditemi!... Io giuro su Diosu questeonde che ci sono fedeli compagne esulla mia animache io non avròbene sulla terrafinchénon avrò vendicato i fratelli miei spenti daWan Guld. Che le folgoriincendino la mia nave; che le ondem'inghiottano assieme a voi;che i due Corsari che dormono sottoqueste acquenegli abissi del grangolfomi maledicano; che la miaanima sia dannata in eternose ionon ucciderò Wan Guld e stermineròtutta la sua famiglia come egli hadistrutto la mia!... Uomini delmare!... Mi avete udito?...
- Sì! - risposero ifilibustierimentre un fremito di terrore passavasui loro volti.
Il Corsaro Nero si era curvatosulla passerella e guardava fisso leonde luminose.
- In acqua la salma!... - gridòcon voce cupa.
Il mastro d'equipaggio ed i tremarinai alzarono l'amaca contenente ilcadavere del povero Corsaro e lalasciarono andare.
La salma precipitò fra leondealzando un grande spruzzo che parevaun getto di fiamme.
Tutti i filibustieri si eranocurvati sulle murate.
Attraverso l'acqua fosforescentesi vedeva nettamente il cadaverescendere in fondo ai misteriosiabissi del marecon delle largheondulazionipoi tutto d'un trattoscomparve.
In quell'istanteal largosiudì echeggiare ancora il gridomisterioso che aveva spaventatoCarmaux e Wan Stiller.
I due filibustieriche stavanosotto il ponte di comandosiguardarono in viso pallidi come duecenci lavati.
- E' il grido del CorsaroVerde che avverte il Corsaro Rosso-mormorò Carmaux.
- Sì- rispose Wan Stillercon voce soffocata. - I due fratelli sisono incontrati in fondo al mare.
Un colpo di fischietto interruppebruscamente le loro parole.
- Bracciate a babordo! - gridòil mastro. - All'orza la barra!...
La "Folgore" avevavirato di bordo e volteggiava fra gl'isolotti dellagofuggendo verso il gran golfole cui acque s'indoravano sotto iprimi raggi del solementre lafosforescenza si spegneva bruscamente.



10.
A BORDO DELLA FOLGORE


Gran numero d'uccelli di marevolteggiavano al largoaccorrendo dallecoste. Bande di corvi di mareuccellacci rapacigrossi quanto ungallosvolazzavano in prossimitàdelle spiaggepronti a scagliarsisulle più piccole prede eda farle a brani ancora vive; mentre sulleonde scorrazzavano battaglioni dirincopidalle code forcutelepenne nere sul dorso e candidesotto il ventre e muniti di cortibecchi che li condannano a soffriredei lunghi digiunipoiché se ipesci non si gettassero quasispontaneamente nelle bocche di queidisgraziati volatiliquesti nonriuscirebbero ad afferrarli avendo lamandibola inferiore assai piùlunga della superiore. Anche i fetontiche sono così comuninelle acque del gran golfo messicanononmancavano. Si vedevano sfiorare leonde in lunghe filelasciandopendere le lunghe barbe delle codeed imprimendo alle loro nere ali untremito convulsoassai bizzarro.
Spiavano i pesci volanti chebalzavano bruscamente fuori dalle acquesolcando l'aria per cinquanta osessanta bracciaper poi ricadere ericominciare subito il loro gioco.
Mancavano invece assolutamente lenavi. Gli uomini di guardiarimastiin copertaavevano un belguardarema nessun veliero si vedevasolcare l'orizzonte in alcunadirezione.
La paura d'incontrare i fiericorsari della Tortue tratteneva le navispagnole entro i porti delleCarachedello Yucatándel Venezuela edelle grandi isole antillanefinoa quando non si trovavano in numeroda formare una squadra. Solo lenavi ben armate e montate da numerosiequipaggi osavano attraversareancora il Mar Caraybo od il Golfo delMessico; sapendo già perprova quanta fosse l'audacia di quegliintrepidi schiumatori del mareche avevano spiegata la loro bandierasull'isolotto della Tortue.
Durante quella prima giornatanulla era accaduto a bordo dellafilibustieradopo il seppellimentodel povero Corsaro Rosso.
Il comandante non si era piùfatto vedere in copertané sul ponte dicomando. S'era chiuso nella suacabinae più nessuno aveva avutonuove di luinemmeno Carmaux e WanStiller.
Si era però saputo cheaveva condotto con sé l'africano o lo si erasospettatoperché nemmenoil negro era stato più veduto ricomparirené lo si era trovato inalcun angolo della navenemmeno nella stiva.
Che cosa facessero nella cabinachiusi a chiavenessuno avrebbepotuto dirlo. Forse nemmeno ilsecondoperché Carmaux che avevavoluto interrogarloper tuttarisposta aveva ricevuto una spintaunita ad un cenno quasi minacciosoche voleva significare:
- Non occuparti di ciò chenon ti riguardase ti è cara la vita!
Calata la seramentre la"Folgore" imbrogliava parte delle sue veleper tema dei colpi improvvisi divento che sono così frequenti in queiparaggi e che quasi semprecagionano delle disgrazieCarmaux e WanStillerche ronzavano attorno alquadrovidero finalmente sorgeredal boccaporto di poppa la testalanuta dell'africano.
- Ecco il compare!... - esclamòCarmaux. - Speriamo di sapere se ilcomandante si trova ancora a bordoo se è andato a confabulare coisuoi fratelli in fondo al mare.Quel funebre uomo sarebbe capace diquesto.
- Lo credo- disse Wan Stillerche conosceva le sue superstizioni. -Io lo ritengo più unospirito del mare che un uomo di carne ed ossacome noi.
- Ehicompare- disse Carmaux alnegro. - Era tempo che tu venissi asalutare il compare bianco.
- E' il padrone che mi hatrattenuto- rispose l'africano.
- Grosse novità adunque? Checosa fa il comandante?
- E' più triste che mai.
- Non l'ho mai veduto allegronemmeno alla Tortuené l'ho visto maisorridere.
- Non ha fatto che parlare dei suoifratelli e di tremende vendette.
- Che manterràcompare.Il Corsaro Nero è un uomo che eseguirà allalettera il suo terribilegiuramento ed io non vorrei trovarmi neipanni del Governatore di Maracayboe di tutti i suoi parenti. Wan Gulddeve covare un odio implacabilecontro il Corsaro Neroma quell'odiogli sarà fatale.
- Ed il motivo di quell'odio lo siconoscecompare bianco?
- Si dice che sia moltovecchio e che Wan Guld avesse giurato divendicarsi dei tre corsari primaancora che venisse in America e cheoffrisse i suoi servigi allaSpagna.
- Quando si trovava in Europa?
- Sì.
- Si sarebbero conosciuti prima?
- Così si dicepoichémentre Wan Guld si faceva nominare Governatoredi Maracaybocomparivano dinanzialla Tortue tre splendide navicomandate dal Corsaro NerodalRosso e dal Verde. Erano quei corsaritre begli uominicoraggiosicome leonie marinai arditi edintrepidi. Il Verde era il piùgiovane ed il Nero il più attempato; maper il valore nessuno erainferiore all'altro e nel maneggio dellearmi non avevano rivali in tutti ifilibustieri della Tortue. Quei trevalenti dovevano in breve faretremare gli spagnoli in tutto il Golfodel Messico. Non si contavanole navi da loro predate e le cittàespugnate; nessuno poteva resisterealle loro tre navile più bellele più veloci e le meglioarmate di tutta la filibusteria.
- Lo credo- rispose l'africano. -Basta guardare questo vascello.
- Vennero però anche perloro i giorni tristi- prosegui Carmaux. -Il Corsaro Verdesalpato collasola sua nave dalla Tortue per ignotadestinazionecadeva nel belmezzo d'una squadra spagnolavenivavinto dopo una lotta titanicapresocondotto a Maracaybo e appiccatoda Wan Guld.
- Me lo ricordo- disse il negro.- Il suo cadavere però non fugettato a pascolo delle fiere.
- Nopoiché il CorsaroNeroaccompagnato da pochi fidiriusciva dinotte a entrare in Maracaybo ed arapirlo per poi seppellirlo in mare.
- Sìlo si seppe poi e sidice che Wan Guldper la rabbia di nonavere potuto prendere anche ilfratellofacesse fucilare le quattrosentinelle incaricate di vegliaresugli appiccati della "Plaza deGranada".
- Ora è stata la voltadel Corsaro Rosso ed anche questo è statosepolto nei baratri del marCarayboma il terzo fratello è il piùformidabile e finiràcoll'esterminare tutti i Wan Guld della terra.
- Andrà presto aMaracaybocompare. Mi ha chiesto tutte leinformazioni necessarie percondurre contro la città una flottanumerosa.
- Pietro Nauil terribileOloneseè ancora alla Tortue ed è l'amicodel Corsaro Nero. Chi potrebberesistere a questi due uomini?... Epoi...
S'interruppe eurtando il negroe Wan Stiller che gli stava vicinoascoltandolo in silenziodisseloro:
- Guardatelo!... Non fa pauraquell'uomo? Sembra il dio del mare!...
Il filibustiere e l'africanoavevano alzato gli occhi verso il pontedi comando.
Il Corsaro era làtuttovestito di nero come semprecol suo ampiocappello abbassato sulla fronte ela grande piuma svolazzante.
Colla testa china sul pettolebraccia incrociatepasseggiavalentamente per il pontetutto soloe senza produrre il minimo rumore.
Morganil luogotenentevegliavaall'estremità del pontema senzaosare interrogare il suo capitano.
- Sembra uno spettro- mormoròsotto voce Wan Stiller.
- E Morgan non sfigurerebbe comesuo compagno- disse Carmaux.
- Se uno è tetro come lanottel'altro non è più allegro. Entrambi sisono trovati. Toh!...
Un grido era echeggiato fra letenebre. Scendeva dall'alto dellacrocetta dell'albero maestroove si vedeva confusamente una formaumana.
Quella voce aveva gridato per duevolte:
- Nave al largosottovento!
Il Corsaro Nero aveva interrottobruscamente la sua passeggiata.
Stette un istante immobileguardando verso sottoventoma trovandosicosì bassodifficilmentepoteva scorgere una nave navigante a sei osette miglia di distanza.
Si volse verso Morgan che si erapure curvato sul bordo dicendogli:
- Fate spegnere i fuochi.
I marinai di proraricevuto ilcomandos'affrettarono a coprire idue grandi fanali accesil'uno ababordo e l'altro a tribordo.
- Gabbiere- riprese ilCorsaroquando l'oscurità fu completa abordo della "Folgore"-dove naviga quella nave?
- Verso il sudcomandante.
- Alla costa di Venezuela?
- Lo credo.
- A quale distanza?
- A cinque o sei miglia.
- Sei certo di non ingannarti?
- No: distinguo nettamente i suoifanali.
Il Corsaro si curvò sullapasserellaquindi lanciò queste tre parole:
- Uomini in coperta!
In meno di mezzo minuto icentoventi filibustieri che formavanol'equipaggio della "Folgore"erano tutti al posto di combattimento.
Gli uomini di manovra ai braccidelle velei gabbieri in altoimigliori fucilieri sulle coffee sul casserogli altri lungo lemurate e gli artiglieri dietro ailoro pezzi colle micce accese inmano. L'ordine e la disciplinache regnavano a bordo delle navifilibustiere erano taliche aqualunque ora della notte ed inqualsiasi frangentetutti gliuomini si trovavano al posto assegnatocon una rapidità prodigiosasconosciuta perfino sulle navi da guerradelle nazioni piùmarinaresche.
Questi scorridori del marepiovuti nel Golfo del Messico da tutte leparti dell'Europaed arruolatitra le peggiori canaglie dei porti dimare di Franciad'Italiad'Olandadella Germania edell'Inghilterradediti a tutti ivizima noncuranti della morte ecapaci dei più grandieroismi e delle più incredibili audaciesullenavi filibustierediventavano piùobbedienti degli agnelliin attesadi diventare tigri neicombattimenti.
Sapevano bene che i loro capi nonavrebbero lasciata impunita nessunanegligenza e che la piùpiccola vigliaccheria o indisciplinal'avrebbero fatta pagare con uncolpo di pistola nel cranioo per lomeno coll'abbandono su qualcheisola deserta.
Quando il Corsaro Nero vide tutti isuoi uomini a postoosservandoliquasi uno per unosi volse versoMorganil quale attendeva i suoiordini.
- Credete che quella nave sia?... -gli chiese.
- Spagnolasignore- rispose ilsecondo.
- Degli spagnoli!... - esclamòil Corsaro con voce cupa. - Sarà unanotte fatale per loro e molti nonrivedranno il sole domani.
- Assaliremo quella nave stanottesignore?
- Sìe la coleremo afondo. Laggiù dormono i miei fratellima nondormiranno soli.
- Siase così desideratesignore.
Balzò sulla muratatenendosi aggrappato ad un paterazzo e guardòsottovento.
Fra le tenebre che coprivanoil mare rumoreggiantedue puntiluminosiche non si potevanoconfondere colle stelle brillantiall'orizzontescorrevano quasi afior d'acqua.
- Sono a quattro miglia da noi-disse.
- E vanno sempre al sud? - chieseil Corsaro.
- Verso Maracaybo.
- Sfortuna a loro. Date il comandodi virare di bordo e di tagliare lavia a quella nave.
- Farete portare in coperta centogranate da gettare a manoe fareteassicurare ogni cosa nelle corsie enelle cabine.
- Speroneremo la spagnola?
- Sìse saràpossibile.
- Perderemo i prigionierisignore.
- Che m'importa di loro?
- Ma quella nave puòcontenere delle ricchezze.
- Nella mia patria ho castelliancora e vaste terre.
- Parlavo per i nostri uomini.
- Per essi ho dell'oro. Fate viraredi bordosignore.
Al primo comandoa bordo dellegno si udì echeggiare il fischiettodel mastro. Gli uomini dellamanovracon una rapidità fulminea e conun accordo perfettobracciarono levelementre il timoniere cacciavala ribolla all'orza.
La "Folgore" giròdi bordo quasi sul posto e spinta da una frescabrezza che soffiava dal sud-estsi slanciò sulla rotta del velierosegnalatolasciando a poppa unalunga scia gorgogliante.
S'avanzava fra le tenebreleggera come un uccelloquasi senzaprodurre rumorecome illeggendario vascello fantasma.
Lungo le muratei fucilieriimmobili come statue e mutispiavano lanave nemicastringendo i lorolunghi fucili di grosso calibroarmiformidabili nelle loro maniperchédi rado mancavano il colpomentregli artigliericurvi sui loropezzisoffiavano sulle miccepronti ascatenare uragani di mitraglia.
Il Corsaro Nero e Morgan nonavevano lasciato il ponte di comando.
Appoggiati sulla traversa dellapasserellal'uno presso all'altronon staccavano gli sguardi daidue punti luminosi che solcavano letenebre a meno di tre miglia didistanza.
CarmauxWan Stiller ed il negrotutti e tre a prorasul castellochiacchieravano a bassa voceguardando ora la nave segnalata checontinuava tranquillamente la suarottaed ora il Corsaro Nero.
- Brutta notteper quella gente- diceva Carmaux. - Io temo che ilcomandantecon quella rabbiache ha in cuorenon lascerà vivo unsolo spagnolo.
- Mi sembra però che quellanave sia ben alta di bordo- rispose WanStiller che misurava l'altezza deifanali dal pelo dell'acqua. - Nonvorrei che fosse una nave di lineache va a raggiungere la squadradell'ammiraglio Toledo.
- Peuh!... Non fa paura alCorsaro Nero. Nessuna nave ha mai potutoresistere alla "Folgore"e poi ho udito il comandante parlare disperonare.
- Tuoni d'Amburgo!... Se continuacosìuna volta o l'altra anche la"Folgore" perderàla prora.
- E' a prova di scogliomio caro.
- Ma anche gli scogli talvolta sirompono.
- Zitto!...
La voce del Corsaro Nero avevarotto improvvisamente il silenzio cheregnava a bordo della nave.
- Uomini di manovra!... In alto icoltellacci e fuori gli scopamari!
Le vele supplementari che vengonoaggiunte alle estremità dei pennonidi maestra e di trinchettodeipappafichi e contropappafichifuronodai gabbieri subito spiegate.
- In caccia! - esclamòCarmaux. - Pare che la spagnola fili moltobeneper costringere la "Folgore"a issare i coltellacci.
- Ti dico che abbiamo da fare conuna nave di linea- ripeté WanStiller. - Guarda come hal'alberatura alta.
- Tanto meglio!... Faràcaldo d'ambo le parti!...
In quell'istante una voce robustaecheggiò sul mare. Veniva dalla navenemica ed il vento l'aveva portataa bordo della filibustiera.
- Ohé!... Nave sospetta ababordo!...
Sul ponte di comando dellafilibustiera si vide il Corsaro Nerocurvarsi verso Morgancome glimormorasse alcune parolepoi scesesul cassero gridando:
- A me la barra!... Uomini delmarein caccia!...
Un solo miglio separava le duenavima dovevano essere entrambedotate d'una straordinaria velocitàperché la distanza non parevascemare.
Era trascorsa una mezz'ora quandosulla nave spagnola o creduta talesi vide un bagliore illuminarerapidamente il ponte e partedell'alberaturapoi unafragorosa detonazione si distese sui nerifluttiperdendosi nei lontaniorizzonticon un rimbombo cupo eprolungato.
Un istante dopo un fischiobennoto ai filibustierisi udì in ariapoi uno sprizzo d'acqua balzòalto più di venti braccia dalla poppadella nave corsara.
Nessuna voce si alzò fral'equipaggio. Solo un sorriso sdegnosoapparve sulle labbra del CorsaroNerosprezzante saluto a quel primomessaggero di morte.
La nave avversaria dopo quellaprima cannonatache voleva essere unminaccioso invito di non piùseguirlaaveva virato nuovamente dibordomettendo la prora al sudaccennando risolutamente a cacciarsinel Golfo di Maracaybo.
Il Corsaro Neroaccortosi diquella nuova direzionesi volse versoMorganche si teneva addossatoalla murataconfuso tra i paterazzidi poppa e gli disse:
- A prorasignore.
- Devo cominciare il fuoco?
- Non ancora: è troppooscuro. Andate a disporre tutto perl'abbordaggio.
- Abborderemosignore?
- Lo si vedrà!
Morgan scese dal casserochiamòil mastro e si diresse a proradovequaranta uomini si tenevanodistesi sul castello colle sciaboled'arrembaggio collocate dinanzi edi fucili in mano.
- In piedi- comandò. -Andate a preparare i grappini da lancio.
Poivolgendosi verso gliuomini che stavano riparati dietro lemurateaggiunse:
- Allestite le tramezzate e ponetele brande sul capo di banda.
I quaranta uomini di prora simisero silenziosamente al lavorosenzaconfusionesotto gli sguardivigilanti del secondo.
Quegli uominise temevano ilCorsaro Neroavevano non meno paura diMorganun uomo inflessibileaudace quanto il capocoraggioso comeun leone e deciso a tutto.
D'origine ingleseera giuntoda poco in America; ma si era fattosubito notare per il suo spiritointraprendente e per la sua raraenergia ed audacia. Aveva giàfatte splendidamente le sue prove sottoun corsaro famosoil Mansfieldma doveva più tardi superare percoraggio e per valore tutti ipiù famosi filibustieri della Tortuecolla celebre spedizione diPanama e l'espugnazionefino alloracreduta impossibiledi quellacittà regina dell'Oceano Pacifico.
Dotato d'una robustezza eccezionalee d'una forza portentosabello dilineamenti e generoso d'animocondue occhi penetranti che avevano unfascino misteriosoal pari delCorsaro Nerosapeva imporsi a queiruvidi uomini di mare e farsiubbidire con un semplice cenno dellamano.
Sotto la sua direzioneinmeno di venti minutidue robustetramezzate furono innalzate dababordo a tribordouna dinanziall'albero di trinchetto e l'altradinanzi a quello maestrocompostedi travi e di botti ripiene diferracciodestinate a proteggere ilcassero ed il castellonel casoche i nemici avessero fatto irruzionesulla tolda. Cinquanta granateda gettarsi a mano furono collocatedietro le traviquindi i grappinid'abbordaggio furono disposti sullemurate e sulle brande arrotolateche dovevano servire da fuciliere.
Quando tutto fu prontoMorganfece ricoverare gli uomini sulcastelloquindi si mise inosservazione accanto al bompressocon unamano sull'impugnatura dellasciabola e l'altra sul calcio d'unapistola che teneva nella fascia.
La nave avversaria non era allorache a sei o settecento metri.
La "Folgore"giustificando pienamente il suo nomeaveva guadagnatavia e si preparava a piombarleaddosso con un urto tremendoirresistibile.
La nave spagnola si potevadistinguere nei suoi maggiori particolariquantunque la notte fosse oscuranon essendovi la luna.
Come Wan Stiller aveva sospettatoera una nave di lineadi aspettoimponentecoi suoi bordialtissimiil suo cassero elevatissimo ed isuoi tre alberi coperti di velefino ai contropappafichi.
Era un vero legno di battagliaforse formidabilmente armato e montatoda un numeroso e agguerritoequipaggiodeciso ad una strenua difesa.
Qualunque altro Corsaro dellaTortue si sarebbe bene guardato diassalirlo poiché anchevincendoben poco avrebbe trovato dasaccheggiaretenendoci piùquegl'intrepidi ladri di mare a dareaddosso alle navi mercantili odai galeoni carichi di tesoriprovenienti dalle miniere delMessicodell'Yucatán e del Venezuelama così non la pensava ilCorsaro Nerouomo che non si curava dellericchezze.
Forse in quella nave vedeva unpotente alleato di Wan Guldche piùtardi avrebbe potuto ostacolare isuoi disegni e si preparava adassalirla prima che andasse arinforzare la squadra dell'ammiraglioToledood a difendere Maracaybo.
A cinquecento metrila navespagnolavedendosi ostinatamenteinseguita e più nondubitando delle sinistre intenzioni del Corsarosparò una seconda cannonatacon uno dei suoi più grossi pezzi dacaccia.
La palla questa volta non siperdette in mare. Passò fra le vele diparrocchetto e di gabbia e andòa smozzare l'estremità del picco dellaranda facendo cadere la nerabandiera del filibustiere.
I due contro-mastri d'artiglieriadel cassero si volsero verso ilCorsaro Nero che stava semprealla barratenendo in una mano ilportavoce e chiesero:
- Dobbiamo cominciarecomandante?
- Non ancora - rispose il Corsaro.
Una terza cannonata rimbombòsul marepiù forte delle altre due eduna terza palla fischiò fragli attrezzi della nave corsarasfondandola murata poppieraa tre solipassi dal timone.
Un altro sorriso sardonico sfioròle labbra dell'audace filibustierema nessun comando uscì dallasua bocca.
La "Folgore" precipitavala corsamostrando alla nave nemica il suoalto speroneil quale fendevail mare con un cupo gorgoglioimpaziente di penetrarecon unosquarcio immensonel ventre dellanave spagnola. Correva come unnero uccelloarmato d'un rostroformidabile.
La vista di quel legno che parevasorto improvvisamente dal mare e ches'avanzava tacitosenzarispondere alle provocazionisenza nemmenodar segno di essere montato daun equipaggiodoveva produrre uneffetto sinistro sugli animisuperstiziosi dei marinai spagnoli.
Ad un tratto un clamore immensoecheggiò fra le tenebre.
Sulla nave nemica si udivano urladi terrore e comandi precipitati.
Una voce imperiosa coprì perun istante quel tumultoforse quella delcomandante.
- Bracciate a babordo!... Appoggiala barratutta!...
- Fuoco di bordata!
Un fracasso spaventevole scoppia abordo del vascello di lineamentrelampi di fuoco illuminano la notte.I sette pezzi di tribordo ed i duecannoni da caccia della copertahanno vomitato contro la nave corsarai loro proiettili. Le pallefischiano tra i filibustieriattraversovelerecidono cordesisprofondano nella carena o sfondano lemuratema non arrestano lo slanciodella "Folgore".
Guidata dal robusto braccio delCorsaro Neropiombacon tutto impetosul grande vascello. Fortunatamenteper questoun colpo di barra datoa tempo dal pilotalo salva da unaspaventevole catastrofe.
Spostato bruscamente dalla sualineaobliqua a babordosfuggemiracolosamente al colpo di speroneche doveva cacciarlo a fondo colfianco squarciato.
La "Folgore" passa làdoveun istante primasi trovava la poppadella nave avversaria. La tocca colsuo fiancourtandola bruscamentecon un cupo rimbombo che siripercuote nella profondità della stivale spezza la boma della randa eparte del coronamentoma è tutto.
La nave corsaramancato il colpoprosegue la sua corsa rapida escompare nelle tenebre senza averdato segno di essere montata da unnumeroso equipaggio e di essereformidabilmente armata.
- Lampi d'Amburgo!... - esclamòWan Stiller che aveva trattenuto ilrespiro in attesa del tremendourto. - Ciò si chiama per gli spagnoliaver fortuna!
- Non avrei data una pipata ditabacco per tutti gli uomini chemontano il vascello- risposeCarmaux. - Mi pareva di vederli giàscendere negli abissi del grangolfo.
- Credi che il comandante ritenteràil colpo?
- Gli spagnoli si terranno ora inguardia e ci presenteranno la prora.
- E ci bombarderanno per bene. Sefosse stato giornoquella bordataavrebbe potuto esserci fatale.
- Mentre invece non ci ha recatoche dei guasti insignificanti.
- TaciCarmaux!...
- Che cosa succede?
Il Corsaro Nero aveva imboccato ilportavoce ed aveva gridato:
- Pronti a virare di bordo!...
- Si ritorna?... - si chiese WanStiller.
- Per bacco!... Non lasceràandare di certo la nave spagnola-rispose Carmaux.
- E mi pare che nemmeno il vascelloabbia intenzione d'andarsene.
Era vero. La nave spagnolainvece di proseguire la marcia si eraarrestamettendosi attraversoal ventocome se fosse decisa adaccettare la battaglia.
Però virava lentamente dibordopresentando lo sperone per evitare divenire investita.
Anche la "Folgore" avevavirato di bordo a due miglia di distanza;invece però di ritornareaddosso all'avversaria stava descrivendoattorno ad essa un grande cerchiopur tenendosi fuori portata delleartiglierie.
- Comprendo- disse Carmaux. -Il nostro comandante vuol attenderel'alba prima d'impegnare la lotta edi spingersi all'abbordaggio.
- Ed impedire agli spagnoli diproseguire la loro corsa versoMaracaybo- aggiunse Wan Stiller.
- Sìèprecisamente così. Mio caroprepariamoci ad una lottadisperata ecome è costumefra noi filibustierise io dovessi veniretagliato in due da una palla dicannone o ucciso sul ponte delvascello nemiconomino te erededella mia modesta fortuna.
- Che ascende? - disse Wan Stillerridendo.
- A due smeraldi che valgonoalmeno cinquecento piastre l'uno e chetengo cuciti nella fodera della miagiacca.
- Vi è tanto da divertirsiuna settimana alla Tortue. Io nomino te mioeredema ti avverto che non hoche tre dobloni cuciti nella miacintura.
- Basteranno per vuotare seibottiglie di vino di Spagna alla tuamemoriaamico.
- GrazieCarmauxora sonotranquillo e posso attendere la morte contutta serenità.
La "Folgore" intantocontinuava la sua corsa attorno al vascello dilineail quale rimaneva semprefermolimitandosi a presentare laprora. Volteggiava rapidacomeun uccello fantasticominacciandosempresenza però fartuonare le sue artiglierie.
Il Corsaro Nero non avevaabbandonata la barra. I suoi occhichepareva divenissero luminosi comequelli delle fiere notturnenon sistaccavano un solo istante dalvascello di lineacome se cercassed'indovinare ciò chesuccedeva a bordo o che aspettasse qualche falsamanovra per vibrare la speronatamortale.
Il suo equipaggio lo guardava consuperstizioso terrore. Quell'uomoche maneggiava la sua nave comese le avesse trasfusa la sua animache la faceva volteggiare attornoalla preda senza quasi cambiarevelatura col suo tetro aspettoe colla sua immobilitàmetteva uncerto sgomento anche fra quegliarditi scorridori del mare.
Tutta la notte la nave corsaracontinuò a girare attorno al vascellosenza rispondere ai colpi dicannone che di quando in quando levenivano sparati controma connessun successo. Quando però le stellecominciarono ad impallidire ed iprimi riflessi dell'alba tinsero leacque del golfola voce delCorsaro tornò a farsi udire.
- Uomini del mare!... - gridò.- Ognuno al posto di combattimento!...
In alto la mia bandiera!...
La "Folgore" non giravapiù attorno al vascello di linea; muovevadiritta contro di luirisoluta adabbordarlo.
La grande bandiera nera delCorsaro era stata issata sul picco dellaranda ed inchiodata affinchénessuno potesse ammainarlaciò chesignificava vincere ad ogni costo omorirema senza resa.
Gli artiglieri del casseroavevano puntati i due cannoni da cacciamentre i filibustieri dalle murateavevano passati i fucili fra glispazi delle brandepronti atempestare il legno nemico.
Il Corsaro Nero si assicuròse tutti erano al posto di combattimentopoi guardò se i gabbieriavevano riprese le loro posizioni sullecoffesulle crocette e suipennoniquindi lanciò il grido:
- Uomini del mare!... Nonvi trattengo più!... Viva lafilibusteria!...
Tre hurrà formidabiliecheggiarono a bordo della nave corsaraappoggiati dal rimbombo dei pezzida caccia.
Il vascello di linea si eraallora rimesso al vento e marciavaincontro alla filibustiera. Dovevaessere montato da uomini valorosi erisolutiperchégeneralmente le navi spagnole cercavano di sfuggireagli attacchi dei corsari dellaTortuesapendo per prova con qualiformidabili avversari avevano dafare.
A mille passi ricominciò ilcannoneggiamento con gran furore.
Correndo bordatescaricava ora isuoi pezzi di tribordocoprendosidi fumo e di fiamme.
Era un grande legno a tre ponticoll'alberatura a navealtissimo dibordoe munito di quattordicibocche da fuocouna vera nave dabattagliaforse distaccata perqualche urgente bisogno dalla squadradell'ammiraglio Toledo.
Sul ponte di comando di poppa sivedeva il comandante in grandeuniformecolla sciabola in pugnocircondato dai suoi luogotenentimentre sulla tolda si scorgevanonumerosi marinai.
Col grande stendardo di Spagnaissato sull'alberetto di maestraquelforte vascello muovevaintrepidamente incontro alla "Folgore"tuonando terribilmente.
Il legno corsaroquantunqueassai più piccolonon si lasciavaintimorire da quella pioggiadi palle. Affrettava la marciarispondendo coi suoi cannoni dacacciaed aspettando forse il momentoopportuno per scaricare i dodicipezzi dei sabordi.
Le palle cadevano fitte sul pontesfondando le muratepenetrandonella stiva e nelle batteriemaltrattando le manovre e facendo deivuoti fra i filibustieri di proraperò non cedeva il passo e muovevacon pari audacia all'abbordaggio.
A quattrocento metri i suoifucilieri vennero in aiuto dei due cannonidel casserotempestando la toldadella nave nemica.
Quel fuoco doveva in brevediventare disastroso per gli spagnoliperchécome fu dettoifilibustieri quasi mai mancavano ai lorocolpiessendo stati prima"bucanieri"ossia cacciatori di buoiselvatici.
Le palle di quei grossi archibugifacevano infatti strage ben di piùdel fuoco dei cannoni. Gliuomini del vascello cadevano a dozzinelungo i bordi e cadevano gliartiglieri dei pezzi da caccia delcassero e gli ufficiali del pontedi comando.
Bastarono dieci minuti perchénon ne restasse neppure uno.
Anche il comandante era caduto inmezzo ai suoi luogotenentiprimaancora che le due navi si fosseroabbordate.
Rimanevano però gli uominidelle batterieben più numerosi deimarinai della coperta. La vittoriaera quindi ancora da disputarsi.
A venti metri l'una dall'altrale due navi virarono bruscamente dibordo. Subito la voce delCorsaro tuonò tra il rimbombo delleartiglierie.
- Imbroglia la maestra e la gabbiacontrobraccia il trinchettotendial massimo la randa!...
La "Folgore" si spostòbruscamente sotto un violento colpo di barra eandò ad imbrogliare il suobompresso fra le sartie della mezzana delvascello.
Il Corsaro era balzato giùdal cassero colla spada nella destra e unapistola nella sinistra.
- Uomini del mare! - aveva gridato.- All'abbordaggio!...



11.
LA DUCHESSA FIAMMINGA


I filibustierivedendo illoro comandante e Morgan lanciarsiall'abbordaggio del vascelloilquale non poteva ormai più sfuggiresi erano precipitati dietro di lorocome un solo uomo.
Avevano gettati i fuciliarmipressoché inutili in un combattimentocorpo a corpoed avevanoimpugnate le sciabole d'arrembaggio e lepistolee si precipitavanoinnanzi come un torrente impetuosourlando a piena gola per spargeremaggiore terrore.
I grappini d'arrembaggio eranostati prontamente gettati per meglioaccostare le due navima i primifilibustierigiunti sull'albero dibompressoimpazienti si eranogettati sulle trinche eaggrappandosiai fianchio calandosi giùper la dolfinierasi erano lasciaticadere sulla tolda del vascello.
Colà però sierano subito trovati dinanzi ad una resistenzainaspettata. Dai boccaportisalivano con furia gli spagnoli dellebatteriecolle armi in pugno.
Erano cento almenoguidati daalcuni ufficiali e dai mastri econtromastri artiglieri.
In un lampo si spargono sul pontesalgono sul castello di prorapiombando addosso ai primifilibustierimentre altri si precipitanosul cassero e scaricanoabruciapeloi due cannoni da cacciainfilando la tolda dellafilibustiera con un uragano di mitraglia.
Il Corsaro Nero non esitòpiù. Le due navi si trovavano allora bordocontro bordoessendo state strettele funi dei grappini.
D'un balzo supera le murate e sigetta sulla tolda del vascellourlando:
- A me filibustieri!
Morgan lo seguepoi dietro di luisi precipitano i fucilierimentrei gabbieri issati sulle coffesulle crocettesui pennoni e sullegriselle scagliano granate inmezzo agli spagnoli e fanno un fuocoinfernale coi fucili e collepistole.
La lotta diventa spaventosaterribile.
Il Corsaro Nero tre volte trascinai suoi uomini all'assalto delcassero sul quale si erano radunatisessanta o settanta spagnolichespazzano la tolda coi cannoni dacacciae tre volte viene respintomentre Morgan non riesce a montaresul cassero di prora.
D'ambo le parti si combatte conpari furore. Gli spagnoliche hannosubito perdite disastrose per ilfuoco degli archibugieri e che sonoormai inferiori di numeroresistono eroicamente decisi a farsiucciderepiuttosto che arrendersi.
Le granate a manoscagliate daigabbieri della nave corsarafannostrage fra le loro filepurenon retrocedono. I morti ed i feritis'accumulano intorno a loroma ilgrande stendardo di Spagna sventolaarditamente sulla cimadell'alberetto di maestracolla sua croce chefiammeggia ai primi raggi del sole.Quella resistenza non doveva peròdurare a lungo. I filibustieriresi feroci per l'ostinazione deinemicisi scagliano un'ultimavolta all'assalto del castello delcasseroguidati dai lorocomandanti che combattono in prima fila.
S'arrampicano sulle griselle percalarsi già dai paterazzi dell'alberodi mezzana o attraverso lesartie di poppa; s'aggrappano allebancazzecorrono sulle murate epiombano da tutte le parti addossoagli ultimi difensori deldisgraziato vascello.
Il Corsaro Nero spezza quellamuraglia di corpi umani e si caccia inmezzo a quell'ultimo gruppo dicombattenti. Ha gettata la sciabolad'arrembaggio ed impugnata unaspada.
La sua lama fischia come unserpentebatte e ribatte i ferri chetentano giungere al suo petto ecolpisce a destraa manca e dinanzi.
Nessuno può resistere a quelbraccioe nessuno può parare le suebotte. Un varco gli si apredintorno e si trova in mezzo ad un cumulodi cadavericoi piedi nel sangueche scorre a rivi per il pianoinclinato del cassero.
Morgan in quel momento accorrevacon una banda di filibustieri. Avevaespugnato il castello di prora e sipreparava a trucidare i pochisuperstitiche difendevano colfurore della disperazione lo stendardodel vascelloondeggiante sul piccodella randa.
- Addosso a questi ultimi! - gridò.
Il Corsaro Nero lo trattennegridando.
- Uomini del mare! Il Corsaro Nerovincema non assassina!
Lo slancio dei filibustieri siera arrestato e le armipronte acolpiresi erano abbassate.
- Arrendetevi- gridò ilCorsaro avanzandosi verso gli spagnoliaggruppati intorno alla barradel timone. - Sia salva la vita aivalorosi.
Un contromastrol'unico rimastovivo fra tutti i graduatisi feceinnanzi gettando la scure intrisadi sangue.
- Siamo vinti- disse convoce rauca. - Fate di noi quello chevolete.
- Riprendete la vostra scurecontromastro - rispose il Corsaroconnobiltà. - Uomini cosìvalorosi che difendono con tanto accanimento ilvessillo della patria lontanameritano la mia stima.
Poi guardò isuperstitisenza occuparsi dello stupore delcontromastrostupore naturalepoichéin quelle lottedi rado ifilibustieri accordavanoquartiere ai vinti e quasi mai la libertàsenza riscatto.
Di difensori del vascello di lineanon rimanevano che diciotto marinaie quasi tutti feriti. Avevanogettate le armi ed aspettavanocon cuparassegnazionela loro sorte.
- Morgan- disse il Corsaro-fate calare in acqua la grandescialuppa con i viveri sufficientiper una settimana.
- Lascerete liberi tutti gliuomini? - chiese il luogotenentecon uncerto rammarico.
- Sìsignore. Amo premiareil coraggio sfortunato.
Il quartier mastroudendo quelleparolesi era fatto innanzidicendo:
- Graziecomandante. Ricorderemosempre la generosità di colui che sichiama il Corsaro Nero.
- Tacete e rispondetemi.
- Parlatecomandante.
- Da dove venivate?...
- Da Vera-Cruz.
- Dove eravate diretti?...
- A Maracaybo.
- Vi aspettava il Governatore? -chiese il Corsaroaggrottando lafronte.
- Lo ignorosignore. Solamente ilcapitano avrebbe potuto rispondere.
- Avete ragione. A quale squadraapparteneva la vostra nave?
- A quella dell'Ammiraglio Toledo.
- Avete nessun carico nella stiva?
- Palle e polvere.
- Andate: siete liberi.
Il contromastroinvece diobbedirelo guardò con un certo imbarazzoche non sfuggì agli occhidel Corsaro.
- Volete dire? - chiese questi.
- Che vi sono altre persone abordocomandante.
- Dei prigionieri forse?
- Nodelle donne e dei paggi.
- Dove sono?
- Nel quadro di poppa.
- Chi sono quelle donne?
- Il capitano non ce lo dissema pare che fra di esse vi sia unadonna d'alto rango.
- E chi mai?
- Una duchessacredo.
- Su questo vascello da guerra?...- chiese il Corsaro con stupore. -Dove l'avete imbarcata?
- A Vera-Cruz.
- Sta bene. Verrà con noialla Tortue e se vorrà la libertàpagheràil riscatto che fisserà ilmio equipaggio. Partitevalorosi difensoridel vostro patrio vessillo;v'auguro di raggiungere felicemente lacosta.
- Grazie signore.
La grande scialuppa era statacalata in mare e provveduta di viveriper otto giornid'alcuni fucili ed'un certo numero di cariche.
Il contromastro ed i suoi diciottomarinai scesero nell'imbarcazionementre il grande stendardo diSpagna veniva abbassato dall'alberettodi maestra contemporaneamente allabandiera ondeggiante sul piccodella randa e venivano issatele nere bandiere del filibustieresalutate da due colpi di cannone.
Il Corsaro Nero era salito sullaprora e guardava la grande scialuppala quale si allontanavarapidamentedirigendosi verso il sudossialà dove s'apriva la vastabaia di Maracaybo.
Quando fu lontanascese lentamentein copertamormorando:
- E costoro sono gli uomini deltraditore!...
Guardò il suo equipaggioche era occupato a trasportare i feritinell'infermeria di bordo ed achiudere i cadaveri entro le amache pergettarli in mare e fece cenno aMorgan di avvicinarsi.
- Dite ai miei uomini- glidisse- che io rinuncio a loro favorealla parte spettantemi dallavendita di questo vascello.
- Signore!... - esclamò illuogotenentestupito. - Questa nave valemolte migliaia di piastrevoi losapete.
- E che importa a me il danaro? -rispose il Corsaro con disprezzo. -Io faccio la guerra per miei motivipersonali e non per avidità diricchezze. D'altronde la mia partel'ho avuta.
- Non è verosignore.
- Sìi diciannoveprigionieri checondotti alla Tortueavrebberodovuto pagare il loro riscatto perottenere la libertà.
- Valevano ben pococostoro.Forse non avrebbero pagato un migliaiodi piastre.
- A me basta. Direte poi ai mieiuomini di fissare il riscatto per laduchessa che si trova a bordo diquesto legno. Il Governatore di Vera-Cruz o quello di Maracaybopagheranno se vorranno rivederla libera.
- I nostri uomini amano il denaroma amano di più il loro comandantee cederanno a voi anche iprigionieri del quadro.
- Lo si vedrà- rispose ilCorsaro alzando le spalle.
Stava dirigendosi verso poppaquando la porta del quadro si aprìbruscamente ed una fanciullaapparveseguita da due donne e da duepaggi sfarzosamente vestiti.
Era una bella figura di giovanealtaslanciataflessuosadallapelle delicatissimad'un biancoleggermente roseodi quel roseo chesolo si scorge sulle fanciulle deipaesi settentrionalie soprattuttoin quelle appartenenti alle razzeanglo-sassoni ed iscotodanesi.
Aveva lunghi capelli d'un biondopallidocon riflessi più d'argentoche d'oroche le scendevano sullespalleraccolti in una grossatreccia fermata da un grande nastroazzurro adorno di perle; occhi daltaglio perfettod'una tintaindefinibile che avevano dei lampidell'acciaio brunitosormontati dasopracciglia finissime e checosadavvero stranainvece di esserebionde al pari dei capellieranonere.
Quella fanciullaperchétale doveva esserenon avendo ancora leforme sviluppate della donnaindossava un elegante vestito di setaazzurradal grande collare dipizzocome usavasi in quel tempomasemplicissimosenza ricami di oroné d'argento; però al collo avevaparecchi giri di perle grossechedovevano costare parecchie migliaiadi piastre ed alle orecchiedue superbi smeraldipietre moltoricercate in quell'epoca e moltoapprezzate.
Le due donne che la seguivanodue cameriere senza dubbioeranoinvece due mulattebelle delparidalla pelle leggermenteabbronzatadi riflessi ramigni ederano pure mulatti i due paggi.
La giovanettavedendo il pontedel vascello ingombro di morti e diferitid'armidi attrezzispezzati e di palle di cannonee dovunquemacchiato di sanguefece ungesto di ribrezzo ed arretrò come sevolesse tornare nel quadro persottrarsi a quella vista orribilemavedendo il Corsaro Nero che lesi era fermato a quattro passi didistanzagli chiese conaria corrucciataaggrottando lesopracciglia:
- Che cosa è accaduto quisignore?
- Potete comprenderlosignora-rispose il Corsaroinchinandosi. -Una battaglia tremendafinita maleper gli spagnoli.
- E chi siete voi?
Il Corsaro gettò via laspada insanguinata che non aveva ancoradeposta e levandosi galantementel'ampio cappello piumatole dissecon squisita cortesia:
- Io sonosignoraun gentiluomod'oltremare.
- Ciò non mi spiega chi voisiate- diss'ellaun po' rabbonita dallagentilezza del Corsaro.
- Allora aggiungerò che iosono il cavaliere Emilio di Roccanerasignore di Valpenta e diVentimigliama qui porto un nome bendiverso.
- E qualecavaliere?
- Sono il Corsaro Nero.
Udendo quel titoloun fremito diterrore era passato sul bel visodella giovanetta e la tinta roseadella sua pelle era repentinamentescomparsadiventando invece biancacome l'alabastro.
- Il Corsaro Nero- mormoròguardandolo con due occhi smarriti. - Ilterribile Corsaro della Tortueilnemico formidabile degli spagnoli.
- Forse v'ingannatesignora. Glispagnoli posso combatterlima nonho motivo per odiarli e ne diedi orora una prova ai superstiti diquesto vascello. Non vedete laggiùdove il mare si confonde col cieloquel punto nero che sembraperduto nello spazio? E' una scialuppamontata da diciannove marinaispagnoli che io rilasciai liberimentreper diritto di guerra avrei potutotrucidarli o tenerli prigionieri.
- Avrebbero mentito coloro che vidipingevano come il più terribileCorsaro della Tortue?
- Forse- rispose il filibustiere.
- E di me che cosa faretecavaliere?
- Una domandainnanzi tutto.
- Parlatesignore.
- Voi siete?
- Fiamminga.
- Una duchessami hanno detto.
- E' vero cavaliere- risposeellalasciandosi sfuggire un gesto dimalumorecome se le fossedispiaciuto che il Corsaro avesse ormaisaputo del suo alto grado sociale.
- Il vostro nomese non virincresce.
- E' necessario?...
- Bisogna che io sappia chivoi sietese volete riacquistare lalibertà.
- La libertà?... Ah!...Sìè verodimenticavo che io sono ormaivostra prigioniera.
- Non miasignorama dellafilibusteria. Se si trattasse di memetterei a vostra disposizione lamia migliore scialuppa ed i miei piùfidi marinai e vi farei sbarcarenel porto più vicinoma io non possosottrarmi alle leggi dei fratellidella costa.
- Grazie- diss'ellacon unadorabile sorriso. - Mi sarebbe sembratostrano che un gentiluomo deicavallereschi duchi di Savoia fossediventato un ladro di mare.
- La parola può esseredura per i filibustieri- diss'egliaggrottando la fronte. - Ladri dimare!... Eh... Quanti vendicatori visono fra di loro!... Forse cheMontbarslo sterminatorenon facevala guerra per vendicare i poveriindiani distrutti dall'insaziabileavidità degli avventurieridi Spagna? Chissà che un giorno nonpossiate sapere anche il motivoper cui un gentiluomo dei duchi diSavoia sia qui venuto ascorrazzare per le acque del gran golfoamericano... Il vostro nomesignora?
- Honorata Willermanduchessa diWeltrendrem.
- Sta benesignora. Ritiratevinel quadro oradovendo noi procederead una triste funzionealseppellimento dei nostri caduti nellalotta; ma questa sera vi attendo apranzo a bordo della mia nave.
- Graziecavaliere-diss'ellaporgendogli una candida manopiccola come quella d'una bimba edalle dita affusolate.
Fece un leggero inchino e si ritiròlentamentema prima di rientrarenel quadro si volse e vedendo cheil Corsaro Nero era rimasto immobileal suo postocol cappelloancora in manogli sorrise un'ultimavolta.
Il filibustiere non si era mosso.I suoi occhiche erano diventatitetrierano sempre fissi sullaporta del quadromentre la sua frontediventava più fosca.
Stette qualche minuto colàcome se fosse assorto in qualchetormentoso pensiero e come se isuoi sguardi seguissero una fuggevolevisionepoi si scosse e crollandoil capomormorò:
- Follie!...



12.
LA PRIMA FIAMMA


Quel terribile combattimento frala nave corsara ed il vascello dilinea era stato disastroso perentrambi gli equipaggi. Più di duecentocadaveri ingombravano la toldailcastello di prora ed il cassero dellegno perdutoalcuni caduti sottolo scoppio micidiale delle granatescagliate dai gabbieri dall'altodelle coffe e dei pennonialtrifulminati a bruciapelo dallescariche di mitraglia o dai fucili edalle pistolee altri caduti negliultimi assaltiall'arma bianca.
Centosessanta ne aveva perduti lanave spagnola e quarantotto la navecorsara oltre ventisei feritiche erano stati trasportatinell'infermeria della "Folgore".
Anche i due legnidurante ilcannoneggiamentoavevano sofferto nonpoco. La "Folgore"mercé la rapidità del suo attacco e le sue prontemanovrenon aveva perduto chedei pennoni facilmente ricambiabiliessendo ben provvista diattrezzied aveva avuto le muratedanneggiate in più luoghi ele manovre maltrattate; la spagnola inveceera stata ridotta a mal partito esi trovava quasi nella impossibilitàdi rimettersi alla vela.
Il suo timone era stato fracassatoda una palla di cannone; l'alberomaestrooffeso alla base dalloscoppio d'una bombaminacciava dicadere al minimo sforzo dellevele; la mezzana aveva perduto le suesartie e parte dei paterazzi edanche le sue murate avevano soffertoassai.
Era però sempre una granbella navecheriparatapotevasi venderecon grande profitto alla Tortuetanto più che aveva numerose boccheda fuoco ed abbondantimunizionicose molto ricercate daifilibustieri che generalmentedifettavano delle une e delle altre.
Il Corsaro Neroresosi conto delleperdite subite e dei danni toccatialle due navicomandò disgombrare le tolde dai cadaveri e diprocedere prontamente alleriparazioni più urgentipremendogli diabbandonare quei paraggi pernon venire assalito dalla squadradell'ammiraglio Toledotrovandosiancora troppo vicino a Maracaybo.
La triste cerimonia dellosgombero dei ponti fu fatta subito. Icadaveriuniti due a due nelleamachecon una palla da cannone aipiedivennero gettati negliabissi del gran golfodopo essere statiprivati di tutti i valori cheavevano indossonon avendone i pesciproprio bisognocome dicevascherzando Carmaux al suo amico WanStillerentrambi sfuggitimiracolosamente alla morte.
Terminato quel lugubre gettol'equipaggiosotto la direzione deimastri e due contromastrisbarazzò la tolda dai rottamilavò ilsangue con torrenti d'acqua eprocedette al ricambio degli attrezziguasti e delle manovre fisse ecorrentidanneggiate dalla mitraglia.
Fu però necessarioabbattere l'albero maestro del vascello di linea erinforzare vigorosamente quello dimezzana e collocareal posto deltimoneun remo di dimensionienormi non avendone trovato uno diricambio nel magazzino deicarpentieri.
Con tutto ciò il vascellonon era ancora in condizione di navigare efu deciso che la "Folgore"l'avrebbe preso a rimorchioanche perchéil Corsaro non voleva dividerel'ormai troppo scarso suo equipaggio.
Una grossa gomena fu gettata apoppa della nave filibustiera eassicurata alla prora delvascelloe verso il tramonto i Corsari sirimettevano alla velanavigandolentamente verso il nordpremurosidi giungere al sicuro nella loroformidabile isola.
Il Corsaro Nerodate le ultimedisposizioni per la notteraccomandòdi raddoppiare gli uomini diguardianon sentendosi completamentesicuro a così breve distanzadalle coste venezuelanedopo il furiosocannoneggiamento del mattinoedordinò al negro ed a Carmaux direcarsi sul legno spagnoloaprendere la duchessa fiamminga.
Mentre i due uominiscesi inuna imbarcazione già fatta calare inacquasi dirigevano verso la naveche la "Folgore" rimorchiavailCorsaro Nero si era messo apasseggiare per la toldacon certe mosseche indicavano come fosse in predaad una viva agitazione e ad unaprofonda preoccupazione.
Contrariamente alle sueabitudiniera irrequietonervoso;interrompeva bruscamente la suapasseggiata per arrestarsicome se unpensiero lo tormentasse:s'avvicinava a Morgan che vegliava sulcastello di proracome se avesseavuto intenzione di fargli qualchecomunicazionepoi volgevainvece bruscamente le spalle es'allontanava verso poppa.
Era però tetro come sempreforse anzi più cupo del solito. Tre voltefu visto salire sul cassero dipoppa e guardare il vascello di lineafacendo un gesto d'impazienzae tre volte allontanarsi quasiprecipitosamente ed arrestarsi sulcastello di proracogli occhidistrattamente fissi sulla lunache sorgeva allora all'orizzontecospargendo il mare di pagliuzzed'argento.
Quando però udì sulfianco della nave il cozzo sonoro della scialuppache ritornava dal vascellospagnoloabbandonò con precipitazione ilcastello di prora e si fermòsulla cima della scala abbassata ababordo.
Honorata salivaleggera comeun uccellosenza appoggiarsi allabranca. Era vestita come almattinoma sul capo portava una grandesciarpa di seta variopintaricamata in oro e adorna di fiocchi come iserapé messicani.
Il Corsaro Nero l'attendeva colcappello in mano e la sinistraappoggiata alla guardia d'una lungaspada.
- Vi ringraziosignorad'esserevenuta sulla mia nave- le disse.
- E' voi che devo ringraziarecavaliered'avermi ricevuto sullavostra filibustiera- risposeellachinando graziosamente il capo. -Non dimenticate che io sono unaprigioniera.
- La galanteria non èsconosciuta anche fra i ladri di mare- risposeil Corsarocon una leggera puntad'ironia.
- Mi serbate rancore della parolasfuggitami stamane?
Il Corsaro Nero non rispose ela invitò con un cenno della mano aseguirlo.
- Una domanda primacavaliere-diss'ella trattenendolo.
- Parlate.
- Non vi spiacerà che ioabbia condotto con me una delle mie donne?
- Nosignoracredevo anzi chevenissero tutte e due.
Le offrì galantemente ilbraccio e la condusse a poppa della navefacendola entrare nel salotto delquadro.
Quel piccolo ambientesituatosotto il casseroa livello dellatoldaera ammobiliato con unaeleganza così civettuolada farestupire anche la giovaneduchessaquantunque dovesse essere stataabituata a vivere in mezzo ad unlusso sfarzoso.
Si capiva che quel Corsaroanchescorrazzando il marenon avevarinunciato a tutti gli agidella vita ed alla eleganza dei suoicastelli.
Le pareti di quel salotto eranotappezzate di seta azzurra trapunta inoro e adorne di grandi specchi diVenezia; il pavimento spariva sottoun soffice tappeto d'oriente e leampie finestre che davano sul maredivise da eleganti colonnettescanellateerano riparate da leggeretende di mussola.
Negli angoli vi erano quattroscaffali di argenterie; nel mezzo unatavola riccamente imbandita ecoperta d'una candida tovaglia diFiandra ed all'intorno dellecomode poltroncine di velluto azzurrocon grosse borchie di metallo.
Il Corsaro invitò la giovanefiamminga e la mulatta che aveva condottasecoad accomodarsi poi sisedette di fronte a loromentre Mokol'erculeo negroserviva la cena supiatti d'argento che portavano nelmezzo uno strano stemmaforsequello del comandantepoichéraffigurava una roccia sormontatada quattro aquile e da un disegnoindecifrabile.
Il pastocomposto per lo piùdi pesci freschicucinati squisitamentein varie maniere dal cuoco dibordodi carni conservatedi dolci edi frutta dei tropiciinnaffiatoda scelti vini d'Italia e di Spagnafu terminato in silenziopoichénessuna parola era uscita dallelabbra del Corsaro Neronéla giovane fiamminga aveva osato trarlodalle sue preoccupazioni.
Dopo servita la cioccolatasecondol'usanza spagnolaentro chiccheremicroscopiche di porcellanailcomandante parve decidersi a rompereil silenzio quasi cupo che regnavanel salotto.
- Perdonatesignora- disseguardando la giovane fiamminga; -perdonatese io mi sono mostratomolto preoccupato durante il pasto evi ho fatto pessima compagniamaquando cala la notteuna cupatristezza piomba sovente sulla miaanima ed il mio pensiero scende neibaratri del Gran Golfoe volanei nebbiosi paesi che si bagnano nelMare del Nord. Che cosa volete?Vi sono tanti tetri ricordi chetormentano il mio cuore ed il miocervello!
- Voi! il più prode deicorsari! - esclamò la giovane con stupore. -Voi che scorrazzate il marecheavete una nave che vince i più grandivascellidegli uomini audaci chead un vostro comando si fannouccidereche avete prede ericchezze e che siete uno dei piùformidabili capi dellafilibusteria?... Voi avete delle tristezze?
- Guardate l'abito che indosso epensate al nome che io porto. Tuttociò non ha qualche cosa difunebresignora?
- E' vero- rispose la giovaneduchessacolpita da quelle parole. -Voi che scorrazzate il marecheavete una nave che vince i più grandivascelliun nome che fa paura. AVera-Cruz dove passai qualche tempopresso il marchese d'Heredijasho udito raccontare sul vostro contotante strane storie da farerabbrividire.
- E qualisignora? - chiese ilCorsaro con un sorriso beffardomentre i suoi occhi che eranoanimati da una cupa fiammasi fissavanoin quelli della giovane fiammingacome se avesse voluto leggerle finoin fondo all anima.
- Ho udito raccontare che ilCorsaro Nero aveva attraversatol'Atlantico assieme a due fratelliche indossavano l'uno un costumeverde e l'altro uno rossopercompiere una tremenda vendetta.
- Ah!... - fe' il Corsarola cuifronte si rannuvolava.
- Mi hanno detto che eravate unuomo sempre cupo e taciturnochequando le tempeste infuriavanosulle Antilleuscivate nel mare adispetto delle onde e dei venti eche scorrazzavate senza tema il GranGolfosfidando le ire dellanaturaperché eravate protetto daglispiriti infernali.
- E poi?
- E poi che i due Corsari dalledivise rossa e verde erano statiimpiccati da un uomo che era vostromortale nemico e che...
- Continuate- disse il Corsarocon voce sempre più cupa.
Invece di terminare la fraselagiovane duchessa si era arrestataguardando con una certainquietudinenon esente da un vago terrore.
- Ebbeneperchév'interrompete? - chiese egli.
- Non oso- rispose ellaesitando.
- Forse che io vi faccio paurasignora?
- Noma...
Poi alzandosi gli chiesebruscamente:
- E' vero che voi evocate i morti?
In quell'istantesul babordo dellanaves'udì infrangersi una grandeondatail cui colpo si ripercossecupamente nelle profondità dellastivamentre alcuni spruzzi dispuma balzavano fino sulle finestredel salottobagnando le tende.
Il Corsaro si era alzatoprecipitosamentepallido come un cadavere.
Guardò la giovane con dueocchi che scintillavano come due carbonimanei quali balenava una profondacommozionepoi s'avvicinò ad unadelle finestrel'aprì e sicurvò fuori.
Il mare era tranquillo escintillava tutto sotto i pallidi raggidell'astro notturno. La leggerabrezzache gonfiava le vele della"Folgore"non formavasu quell'immensa superficie che delleleggerissime increspature.
Pure sul babordo si vedeva l'acquaspumeggiare ancora contro il fiancodella nave come se una grandeondatasollevata da una forzamisteriosa o da qualche fenomenoinesplicabilesi fosse rotta.
Il Corsaro Neroimmobileinnanzi alla finestracolle bracciaincrociate come era sua abitudinecontinuava a guardare il mare senzafare un moto e senza pronunciareuna parola. Si sarebbe detto che conquei suoi occhi scintillantivolesse investigare nelle profondità delMar Caraybo.
La duchessa gli si erasilenziosamente avvicinatama era anche essapallida ed in preda ad unsuperstizioso terrore.
- Che cosa guardatecavaliere? -gli chiese dolcemente.
Il Corsaro parve che non l'avesseuditapoiché non si mosse.
- A che cosa pensate? - tornòa chiedergli.
- Mi chiedevo- rispose con vocelugubre- se è possibile che imortisepolti in fondo almarepossano abbandonare i profondibaratri dove riposano e salire allasuperficie.
La giovane rabbrividì.
- Di quali morti volete parlare?...- gli chiese dopo alcuni istantidi silenzio.
- Di coloro che sono morti...invendicati.
- Dei vostri fratelli forse?
- Forse- rispose il Corsaroconun filo di voce.
Poitornando rapidamente verso latavola ed empiendo due bicchieri divino biancodisse con un sorrisoforzato che contrastava col lividoaspetto del suo viso:
- Alla nostra salutesignora. Lanotte è scesa da qualche ora e voidovete ritornare sul vostrovascello.
- La notte è calmacavalieree nessun pericolo minaccia la scialuppache deve ricondurmi- risposeella.
Lo sguardo del Corsarofinoallora così tetroparve che sirasserenasse tutto d'un colpo.
- Volete tenermi compagnia ancorasignora? - le chiese.
- Se non vi rincresce.
- Anzisignora. La vita èdura sul maree simili distrazionisuccedono così di rado. Voiperòse i miei sguardi non s'ingannanodovete avere un motivo reconditoper arrestarvi ancora.
- Può essere vero.
- Parlate: la tristezza che poco fam'aveva invasosi è dileguata.
- Ditemicavaliereèvero adunque che voi avete lasciato il vostropaese per venire a compiere unatremenda vendetta?...
- Sìo signoraedaggiungerò che io non avrò più bene nésulla terrané sul marefinchénon l'avrò compiuta.
- Tanto adunque odiate quell'uomo?
- Tanto che per ucciderlo dareitutto il mio sanguefino all'ultimagoccia.
- Ma che cosa vi ha fatto?
- Ha distrutto la mia famigliasignora; ma iodue notti or sonohopronunciato un terribile giuramentoe lo manterròdovessi percorrereil mondo intero e frugare leviscere della terra per raggiungere ilmio mortale nemico e tutti quelliche hanno la sventura di portare ilsuo nome.
- E quell'uomo è quiinAmerica?...
- In una città del GrandeGolfo.
- Ma il suo nome?... - chiese lagiovane con estrema ansietà. - Possoio forse conoscerlo?
Il Corsaro invece di rispondere laguardò negli occhi.
- Vi preme saperlo?... - le chiesedopo alcuni istanti di silenzio. -Voi non appartenete allafilibusteria e sarebbe forse pericoloso ildirvelo.
- Oh!... Cavaliere!... - esclamòella impallidendo.
Il Corsaro scosse il capo comese volesse scacciare un pensieroimportunopoi alzandosibruscamente e mettendosi a passeggiare conagitazionele disse:
- E' tardisignora. E'necessario che voi torniate al vostrovascello.
Si volse verso il negro che stavaimmobile dinanzi alla porta come unastatua di basalto nero e glichiese:
- E' pronta la scialuppa?
- Sìpadrone- risposel'africano.
- Chi la monta?
- Il compare bianco ed il suoamico.
- Venitesignora.
La giovane fiamminga s'era gettatasul capo la grande sciarpa di setae si era alzata.
Il Corsaro le porse il bracciosenza pronunciare sillaba e la condussein coperta. Durante quei pochipassisi fermò però due volte aguardarla in viso e parve chesoffocasse un lieve sospiro.
- Addiosignora- le dissequando giunsero presso la scala. Ellagli porse la sua piccola mano esussultò sentendola tremare.
- Grazie della vostra ospitalitàcavaliere- mormorò la giovane.
Egli s'inchinò insilenzio e le additò Carmaux e Wan Stiller chel'attendevano ai piedi della scala.
La giovane sceseseguita dallamulattama quando fu in fondo alzò ilcapo e vide sopra di sé ilCorsaro Nero curvo sulla murata che laseguiva collo sguardo.
Balzò nella scialuppa e sisedette a poppaa fianco della mulattamentre Carmaux e Wan Stillerafferravano i remi mettendosi adarrancare.
In poche battute la scialuppagiunse sotto il fianco del vascello dilineail quale procedevalentamente sulla scia della "Folgore"tratto a rimorchio.
La giovane fiamminga giunta abordoinvece di dirigersi verso ilquadrosalì sul castellodi prora e guardò attentamente verso illegno filibustiero.
A poppapresso il timonealla luce della lunavide delinearsinettamente la nera figura delCorsarocolla sua lunga piumaondeggiante alla brezza notturna.
Era làimmobilecon unpiede sulla muratacolla sinistra appoggiataalla guardia della sua formidabilespada e la destra sul fiancocogliocchi fissi sulla prora della navespagnola.
- Guardalo! E' lui! - mormoròla giovanecurvandosi verso la mulattache l'aveva seguita. - E' ilfunebre gentiluomo d'oltremare!... Chestrano uomo!...



13.
FASCINI MISTERIOSI


La "Folgore" procedevalentamente verso settentrioneper giungeresulle coste di Santo Domingo e dilà cacciarsi nell'ampio canaleaperto fra quell'isola e quella diCuba.
Ostacolata dalla grande correnteequinoziale o Gulf-Stream che dopoavere attraversato l'Atlanticoentra con grande impeto nel mare delleAntillecorrendo verso lespiagge dell'America centraleper poiusciredopo un giro immensodalGolfo del Messicopresso le isoleBahama e le coste meridionalidella Florida; ed anche impedita dalvascello di linea che era costrettaa rimorchiarenon avanzava checon molto stentoessendo le brezzeleggere.
Fortunatamente il tempo simanteneva sereno ed era questa una verafortuna; diversamente sarebbestata costretta ad abbandonare allafuria delle onde la grossapreda così a caro prezzo conquistatapoiché gli uragani chesconvolgono i mari delle Antille sono cosìtremendida non potersi fare unidea della loro potenza.
Quelle regioni che sembrerebberobenedette dalla naturaquelle isoleopulented'una fertilitàprodigiosaposte sotto un clima che non haconfrontie sotto un cielo cheper purezza nulla ha da invidiare aquello tanto decantatodell'Italiaa causa dei venti dominantidell'est e della correnteequinozialevanno troppo di soventesoggette a dei cataclismispaventosiche in poche ore le sconvolgono.
Tempeste spaventevoli le colpisconodi quando in quandodistruggendole ricche piantagionisradicandointere foresteabbattendo città evillaggi; orribili maremoti alzanotalora bruscamente il mare e loprecipitano con impetoirresistibile verso le costespazzando viaquanto trovano e trascinando lenavi ancorate nei porti per ledevastate campagne; formidabiliconvulsioni del suolo le scuotonoimprovvisamenteseppellendotalvolta fra le macerie migliaia dipersone.
La buona stella peròsorrideva ai filibustieri del Corsaro Neroperché come si disseiltempo si manteneva splendidopromettendo unatranquilla navigazione fino allaTortue.
La "Folgore" veleggiavaplacidamente su quelle acque di smeraldoterse quasi come un cristalloe così trasparenti da permettere didiscernerealla profonditàdi cento bracciail letto bianchissimodel Golfocosparso di coralli.
La lucerifrangendosi suquelle sabbie biancherendeva le acqueancor più limpidea segnoda far venire le vertigini a chinonabituatoavesse voluto guardaregiù.
In mezzo a quella nitidatrasparenzapesci strani si vedevanoguizzare in tutte le direzionigiocherellandoinseguendosi edivorandosie non di rado sivedevano anche sorgere dal fondo esalire alla superficiecon unpoderoso colpo di codaquei terribilimangiatori di uomini chiamatizigaenesquali molto affini ai non menoferoci pesci-canilunghitalvolta venti piedicolla testaraffigurante un martellogliocchi grossirotondiquasi vitreipiantati alle estremità ela bocca enorme ed armata di lunghi dentitriangolari.
Due giorni dopo la presa delvascelloessendosi alzato un ventopiuttosto forte e favorevolissimola "Folgore" s'avventurava in queltratto di mare compreso fra laGiamaica e la punta occidentale diHaitimuovendo rapidamente versole coste meridionali di Cuba.
Il Corsaro Nerodopo esserestato quasi sempre rinchiuso nella suacabinaudendo il pilota segnalarele alte montagne della Giamaicaera salito sul ponte.
Era però ancora in predaa quell'inesplicabile inquietudinechel'aveva colto la sera stessa cheaveva invitato nel quadro la giovanefiamminga.
Non stava un momento fermo.Passeggiava nervosamente per lapasserellasempre preoccupatosenza scambiare una parola conchicchessianemmeno col suoluogotenente Morgan.
Si trattenne mezz'ora sul ponteguardando di tratto in trattomadistrattamentele montagnedella Giamaica che si disegnavanonettamente sul luminoso orizzontecolle basi che parevano immerse nelmare; poi discese sulla toldarimettendosi a passeggiare fra l'alberodi trinchetto e quello maestrocolle ampie tese del suo feltro beneabbassate sulla fronte.
Ad un trattocome fosse statocolto da qualche pensiero ed obbedissead una tentazione irresistibilerisalì sul ponte e ridiscese sulcasserofermandosi presso lamurata poppiera.
I suoi sguardi si fissarono subitosulla prora del vascello spagnololontano appena sessanta passitanto quanto era lunga la gomena che lotraeva a rimorchio.
Trasalì e fece atto diritirarsima s'arrestò subitomentre il suovoltocosì cupos'illuminavaed il suo pallore si tramutava in unatinta leggermente roseatinta peròche durò un solo istante.
Sulla prora del vascello spagnoloaveva veduto una forma biancaappoggiata all'argano. Era lagiovane fiammingarinchiusa in un lungoaccappatoio bianco e coi biondicapelli sciolti sulle spalle inpittoresco disordine e che labrezza marinavolta a voltascompigliava.
Teneva il capo volto verso lafilibusteria e gli occhi fissi sullapoppao meglio sul Corsaro Nero.
Conservava una immobilitàassolutatenendo il mento appoggiato sullemani in una posa meditabonda.
Il Corsaro Nero non aveva fattoalcun cennonemmeno di salutarla. Siera aggrappato alla murata con ambole manicome se avesse paura divenire strappato di là eteneva gli occhi fissi su quelli dellagiovane.
Pareva che fosse statoaffascinato da quegli sguardi dal lampodell'acciaiopoiché sisarebbe detto che non respirava nemmeno più.
Un tale incantostrano per unuomo della tempra del Corsarodurò unminutopoi parve che venissebruscamente spezzato.
Il Corsaroquasi si fosse pentitodi essersi lasciato vincere dagliocchi della giovanecon un motoimprovviso aveva staccate le mani eaveva fatto un passo indietro.
Guardò il timoniere che glistava a due passi di distanzapoi ilmaree quindi la velatura dellasua nave e fece altri passi indietrocome se non sapesse decidersi aperderla di vistapoi tornò aguardare la giovane fiamminga.
Questa non si era mossa. Sempreappoggiata all'arganocol mento sulladestrail biondo capo inclinatoinnanzifissava sempre il Corsarocoi suoi grandi occhi. Un lampovividoirresistibilesi sprigionavasempre dalle sue pupille cheparevano essere diventate d'unaimmobilità vitrea.
Il comandante della "Folgore"indietreggiava semprema lentamentecome fosse impotente a sottrarsia quel fascino. Era diventato piùpallido che mai e un fremitoscuoteva le sue membra.
Giunto all'estremità delcassero salì sempre indietreggiando sul pontedi comando dove si arrestòalcuni momentipoi continuò finché andò aurtare contro Morganche stavaterminando il suo quarto di guardia.
- Ah!... Scusate- gli disse confare imbarazzatomentre un rapidorossore gli coloriva le guance.
- Guardavate anche voi la tinta delsolesignore? - gli chiese illuogotenente.
- Cos'ha il sole?...
- Guardatelo.
Il Corsaro alzò gliocchi e vide che l'astro diurnopoco primasfolgoranteaveva assunta unatinta rossastra che lo faceva sembrareuna lastra di ferro incandescente.
Si volse verso i monti dellaGiamaica e vide le loro cime spiccare conmaggiore nitidezza sul fondo delcielocome fossero illuminate da unaluce ben più viva di prima.
Una certa inquietudine simanifestò subito sul viso del Corsaro ed isuoi sguardi si volsero verso ilvascello spagnuoloarrestandosiancora sulla giovane fiammingala quale non aveva abbandonatol'argano.
- Avremo un uragano- disse poicon voce sorda.
- Tutto lo indicasignore-rispose Morgan. - Non sentitequest'odore nauseante alzarsi dalmare?...
- Sìe vedo che anchel'aria comincia ad intorbidirsi. Questi sono isintomi dei tremendi uragani cheimperversano nelle Antille.
- E' verocapitano.
- Dovremo perdere la nostra preda?
- Volete un consigliosignore?
- ParlateMorgan.
- Fate passare mezzo del nostroequipaggio sul vascello spagnolo.
- Credo che abbiate ragione. Mirincrescerebbe per il mio equipaggioche quella bella nave andasse afinire in fondo al mare.
- La duchessa la lascerete là?
- La giovane fiamminga... - disseil Corsaro aggrottando la fronte.
- Starà meglio sulla nostra"Folgore"che sul vascello.
- Vi spiacerebbe che andasse apicco? - chiese il capitanovoltandosibruscamente verso Morgan eguardandolo fisso.
- Penso che quella duchessa puòvalere parecchie migliaia di piastre.
- Ah!... E' vero... Deve pagare ilriscatto.
- Volete che la facciatrasbordareprima che le onde ce loimpediscano?
Il Corsaro non rispose. Si eramesso a passeggiare per il ponte comese fosse preoccupato da un gravepensiero.
Continuò così alcuniminutipoi fermandosi improvvisamente dinanzi aMorgangli chiese a bruciapelo:
- Credete voi che certe donne sianofatali?...
- Che cosa volete dire?... - chieseil luogotenente con stupore.
- Sareste voi capace d'amare unadonna senza paura?
- Perché no?
- Non credete che sia piùpericolosa una bella fanciulla che unsanguinoso abbordaggio?
- Talvolta sìma sapetecomandanteche cosa dicono i filibustieried i bucanieri della Tortueprimadi scegliersi una compagna tra ledonne che i governi di Franciae d'Inghilterra mandano quiperprocurare loro un marito?
- Non mi sono mai occupato deimatrimoni dei nostri filibustierinédi quelli dei bucanieri.
- Dicono loro queste preciseparole: «Di ciò che hai fatto fin quiodonnanon ti domando conto e tene assolvoma dovrai rendermiragione di quello che farai d'orainnanzi» e battono sulla canna delloro fucileaggiungendo: «eccochi mi vendicheràe se fallirai tunon potrà fallire questo».
Il Corsaro Nero alzò lespalledicendo:
- Eh! Io intendevo parlare didonne ben diverse da quelle che cimandano a forza i governid'oltremare.
Si fermò un istantequindiindicando la giovane duchessa che eraancora allo stesso postocontinuò:
- Che cosa dite di quellafanciullaluogotenente?
- Che è una delle piùsplendide creature che si siano mai vedute inquesti mari delle grandi Antille.
- Non vi farebbe paura?...
- Quella fanciulla?... No di certo.
- Ed a me sìluogotenente.
- A voi? A colui che si chiama ilCorsaro Nero? Volete scherzarecomandante?
- No- rispose il filibustiere.- Leggo talvolta nel mio destinoepoi una zingara del mio paese mipredisse che la prima donna che ioavessi amata mi sarebbe statafatale.
- Ubbiecapitano.
- Ma che cosa direste seaggiungessi che quella zingara aveva predettoai miei tre fratelli che unosarebbe morto in un assalto per opera diun triste tradimento e gli altridue appiccati? Voi sapete se quellafunebre predizione si èavverata.
- E poi?...
- Che sarei morto in marelontanodalla mia patriaper opera delladonna amata.
- "By God"!... - mormoròMorganrabbrividendo. - Ma quella zingarapuò ingannarsi sul quartofratello.
- No- rispose il Corsaro con vocetetra.
Scosse il capostette un istantemeditabondoquindi aggiunse:
- E sia!...
Scese dal ponte di comandoandòa prora dove aveva veduto l'africanodiscorrere con Carmaux e WanStiller e gridò loro:
- In acqua la gran scialuppa.Conducete a bordo del mio legno laduchessa di Weltendrem e il suoseguito.
Mentre i due filibustieri el'africano s'affrettavano ad ubbidireMorgan sceglieva trenta marinai permandarli di rinforzo a quelli chesi trovavano già sulvascello di lineaprevedendo che ben prestosarebbe stato necessario il tagliodella gomena di rimorchio.
Un quarto d'ora dopo Carmaux ed isuoi compagni erano di ritorno. Laduchessa fiammingale sue donne ei due paggi salirono a bordo della"Folgore"sulla cuiscala li attendeva il Corsaro.
- Avete qualche urgentecomunicazione da farmicavaliere? - chiese lagiovaneguardandolo negli occhi.
- Sìsignora- rispose ilCorsaroinchinandosi dinanzi a lei.
- E quale se non vi rincresce?
- Che saremo costretti adabbandonare il vascello alla sua sorte.
- Per qual motivo? Siamo forseinseguiti?...
- Noè l'uragano che ciminaccia e che mi costringe a fare tagliarela gomena di rimorchio. Voi forsenon conoscete le furie tremende diquesto Gran Golfoquando il ventolo scuote.
- E vi preme non perdere la vostraprigionieraè verocavaliere? -disse la fiammingasorridendo.
- La mia "Folgore" èpiù sicura del vascello.
- Grazie della vostra gentilezzacavaliere.
- Non ringraziatemisignora- rispose il Corsaro con ariameditabonda. - Forse quest'uraganopuò essere fatale a qualcuno.
- Fatale!... - esclamò laduchessa con sorpresa. - E a chi?
- Lo si vedrà!
- Ma perché?...
- Tutto è nelle mani deldestino.
- Temete anche per la vostra nave?
Un sorriso apparve sulle labbra delCorsaro.
- La mia "Folgore" ètale legno da sfidare le folgori del cielo e leire del mareed io sono tale uomoda guidarla attraverso le onde ed iventi.
- Lo soma...
- E' inutile che insistiateper avere una maggiore spiegazionesignora. A questo penserà lasorte.
Le additò il quadro di poppae levandosi il cappello continuò:
- Accettate l'ospitalità chevi offrosignora. Io vo a sfidare lamorte ed il mio destino.
Si rimise il cappello in capo esalì sul ponte di comandomentre lacalma che fino allora regnava sulmare si rompeva bruscamentecome sedalle Piccole Antille venisserocento trombe di vento.
Le scialuppe che avevano condotti abordo del vascello di linea itrenta marinaierano tornate el'equipaggio stava issandole sulle grudella "Folgore".
Il Corsarosalito sul ponte dicomandodove già lo aveva precedutoMorgans'era messo ad osservare ilcielo dalla parte di levante.
Una grande nuvola assai oscuracoimargini tinti d'un rosso di fuocosaliva rapidamente sull'orizzontespinta senza dubbio da un ventoirresistibilementre il solequasi prossimo al tramontodiventavasempre più oscurocome seuna nebbia si fosse frapposta fra la terraed i suoi raggi.
- Ad Haiti l'uragano di giàinfuria- disse il Corsaro a Morgan.
- E le Piccole Antille a quest'orasono forse devastate- aggiunse illuogotenente. - Fra un'ora anchequesto mare diverrà spaventoso.
- Che cosa fareste voi nel miocaso?
- Cercherei un rifugio allaGiamaica.
- La mia "Folgore"fuggire dinanzi all'uragano!... - esclamò ilCorsaro con fierezza. - Oh!...Mai!...
- Ma voi sapetesignorequantosiano formidabili gli uragani delleAntille.
- Lo soed io sfideròanche questo. Sarà il vascello di linea cheandrà a cercare salvezza suquelle costema non la mia "Folgore". Chicomanda i nostri uomini imbarcatisulla nave spagnola?...
- Mastro Wan Horn.
- Un brav'uomoche un giornodiverrà un filibustiere di buona fama. Saprà trarsi d'impicciosenza perdere la preda.
Scese sul casserotenendo in manoun portavoce esalito sulla muratapoppieragridò con vocetonante.
- Tagliate la gomena dirimorchio!... Mastro Wan Hornpoggiate sullaGiamaica!... Noi vi aspetteremoalla Tortue!...
- Sta bene comandante- rispose ilmastroche si trovava sulla proradel vascelloin attesa degliordini.
S'armò di una scure e con unsolo colpo recise la gomena di rimorchiopoivolgendosi verso i suoimarinaigridò levandosi il berretto:
- Alla grazia di Dio!...
Il vascello spiegò le suevele sul trinchetto e sulla mezzananonpotendo più contare sulmaestro e virò di bordoallontanandosi versola Giamaicamentre la "Folgore"s'inoltrava arditamente fra le costeoccidentali d'Haiti e quellemeridionali di Cubanel cosiddettocanale di Sopravvento.
L'uragano si avvicinava rapido.La calma era stata bruscamentespezzata da furiosi colpi diventoche venivano dalla parte dellePiccole Antillementre le onde siformavano rapidamente assumendo unaspetto pauroso.
Pareva che il fondo del mareribollissepoiché si vedevano formarsialla superficie come dei gorghispumeggiantimentre sprazzi d'acquas'alzavano impetuosamente informa di colonne liquidele quali poiricadevano con grande fracasso.
La nuvola nera intanto salivarapidainvadendo il cielointercettando completamente laluce crepuscolaree le tenebrepiombavano sul mare tempestosotingendo i flutti d'un colore quasinerocome se a quelle acque sifossero mescolati torrenti di bitume.
Il Corsarosempre tranquillo eserenonon sembrava che si occupassedell'uragano. I suoi sguardiseguivano invece il vascello di lineache si vedeva capeggiare fra leonde e che stava per sparire sul foscoorizzontein direzione dellaGiamaica.
Forse era un po' inquieto perquella naveche sapeva trovarsi incattive condizioniper potereaffrontare i tremendi colpi di ventodell'uraganoma non di certo perla sua "Folgore".
Quando il vascello scomparvescesesul cassero e allontanò il pilotadicendo:
- A me la barra!... La mia"Folgore" voglio guidarla io!...



14.
GLI URAGANI DELLE ANTILLE


L'uraganodevastate le PiccoleAntilleche sono le prime a riceverequei tremendi urtifacendo arginealle onde dell'Atlanticoche iventi di levante scaglianocon foga irresistibilecontro ilcontinente americano e quindiaddosso a Portorico e ad Haitisirovesciava allora nel canale diSopravventocon quella foga ben notaai naviganti del Golfo del Messicoe del Mar Caraybo.
Alla luce chiara e brillante dellazona equatoriale era successa unanotte cupapoiché nessunlampo ancora la illuminavauna di quellenotti che mettono paura ai piùaudaci naviganti. Non si vedeva che laspuma dei marosila quale parevafosse diventata fosforescente.
Un fulmine d'acqua e di ventospazzava il marecon impetoirresistibile. Raffiche furiose sisuccedevano le une alle altreconmille fischi e mille ruggitipaurosifacendo crepitare le vele dellanave e curvando perfino la solidaalberatura.
In aria si udiva un fracassostrano che cresceva di momento inmomento. Pareva che mille carricarichi di ferraglie corressero pelcielotirati a corsaprecipitosao che dei pesanti convoglifilassero a tutto vapore sopra deiponti metallici.
Il mare era diventato orrendo. Leondealte come montagnecorrevanoda levante a ponenterovesciandosile une addosso alle altre con cupimuggiti e con scrosci formidabilischizzando in alto cortine di spumafosforescente. S'alzavanotumultuosamentecome se subissero unaspinta immensa dal basso in altopoi tornavano a scenderescavandodei baratri così immensiche pareva dovessero toccare il fondo delGolfo.
La "Folgore"collavelatura ridotta a minime proporzioninon avendoconservato che i fiocchi e le duevele di trinchetto e di maestracontre mani di terzaruoliavevaimpegnata valorosamente la lotta.
Pareva un fantastico uccelloche radesse le onde. Ora salivaintrepidamente quelle montagnemobiliscorrendo fra due fasce dispuma gorgogliantecome sevolesse speronare la nera massa dellenubied ora scendeva fraquelle pareti limpidecome se volessegiungere fino nel fondo del mare.
Rollava disperatamentetuffandotalora la estremità dei suoi pennonidi trinchetto e di maestra nellaspumama i suoi fianchi poderosi noncedevano all'urto formidabile deicavalloni.
Attorno ad essaperfino sullasua toldacadevanoad intervallirami d'alberifrutta d'ognispeciecanne da zucchero ed ammassi difoglie che volteggiavano sulle alidel turbinestrappate dai boschi edalle piantagioni della vicinaisola di Haitimentre veri zampillid'acqua precipitavano scrosciandodalle tempestose nubiscorrendo afuria per il tavolato esfogandosi a gran pena attraverso gliombrinali.
Ben presto però alla nottecupa successe una notte di fuoco. Lampiabbaglianti rompevano le tenebreilluminando il mare e la nave d'unaluce lividamentre fra le nubiscrosciavano tremendi tuonicome selassù si fosse impegnato unduello fra cento pezzi d'artiglieria.
L'aria era diventata cosìsatura d'elettricità che centinaia discintille sprizzavano dalle gomenedella "Folgore"mentre il fuoco diSant'Elmo scintillava sulle puntedegli alberialla estremità deimostraventi.
L'uragano toccava allora la suamassima intensità.
Il vento aveva acquistata unavelocità fulmineaforse di quarantametri al minuto secondo eruggiva tremendamentesollevando veretrombe d'acquache poitravolgevano vertiginosamentee vere cortineche poi polverizzava.
I fiocchi della "Folgore"strappati dal ventoerano stati portativia e la vela di trinchettosventrata di colpoterminava disbrindellarsima quella maestraresisteva tenacemente.
La navetravolta dai flutti edalle raffichefuggiva con unavelocità spaventosainmezzo ai lampi ed alle trombe d'acqua.
Pareva che ad ogni istantedovesse venire subissata e cacciata afondo; invece si risollevavasemprescuotendo i marosi che leurlavano d'intorno e la spuma chela copriva.
Il Corsaro Neroritto apoppaalla barrala guidava con manosicura. Irremovibile fra le furiedel ventoimpassibile fra l'acquache lo inondavasfidavaintrepidamente la collera della natura cogliocchi accesi ed il sorriso sullelabbra.
La sua nera figura spiccava fra ilampiassumendo in certi momentiproporzioni fantastiche.
Le folgori scherzavano a luiintorno tracciando le loro linee difuoco; il vento lo investivastrappando pezzo a pezzo la lunga piumadel suo cappello; la spumavolta a volta lo coprivatentando diabbatterlo; i tuoni sempre piùformidabili l'assordavanoma eglirimaneva impavido al suo postoguidando sempre la sua nave attraversole onde e le raffiche.
Pareva un genio del maresorto dagli abissi del Gran Golfopermisurare le proprie forze controquelle della natura scatenata.
I suoi marinaicome la nottedell'abbordaggioquando lanciava la"Folgore" addosso alvascello di linealo guardavano consuperstizioso terroree sichiedevano se quell'uomo era veramente unmortale al pari di loro od unessere soprannaturaleche né lemitragliené le spadenégli uragani potevano abbattere. Ad untrattoquando i marosiirrompevano con maggior rabbia sui bordi delvelierosi vide il Corsaroscostarsi un istante dalla barracome seavesse voluto precipitarsi versola scaletta di babordo del cassero efare un gesto di sorpresa efors'anche di terrore.
Una donna era uscita alloradal quadro e saliva sul casseroaggrappandosi alla branca dellascala con suprema energiaonde nonvenire rovesciata dalle scossedisordinate della nave.
Era tutta avvolta in un pesantevestito di panno di Catalognaperòaveva il capo scoperto ed ilvento faceva volteggiare in aria isuperbi capelli biondi!
- Signora! - gridò ilCorsaroche aveva subito riconosciuta in quelladonna la giovane fiamminga. - Nonvedete che qui vi è la morte?
La duchessa non risposegli feceun cenno della mano che parevavolesse dire:
- Non mi fa paura.
- Ritiratevisignora- disseil Corsaroche era diventato piùpallido del solito.
Invece di obbedire la coraggiosafiamminga si issò sul casseroloattraversò tenendosiaggrappata alla barra della randa e sirincantucciò fra la murata ela poppa della grande scialuppa la qualeera stata calata dalle gru perimpedire alle onde di portarla via.
Il Corsaro le fece cenno diritirarsima ella fece col capo unenergico gesto di diniego.
- Ma qui vi è la morte!... -le ripeté. - Tornate nel quadrosignora!
- No- rispose la fiamminga.
- Ma che cosa venite a fare qui?
- Ad ammirare il Corsaro Nero.
- Ed a farvi portar via dalle onde.
- Che importa a voi?...
- Ma io non voglio la vostra mortemi capitesignora! - gridò ilCorsarocon un tono di vocenel quale si sentiva vibrare per laprima volta un impeto appassionato.
La giovane sorriseperò nonsi mosse. Rannicchiata in quel cantucciocolle mani strette attorno alsuo pesante vestitocoi capellisvolazzantisi lasciava bagnaredall'acqua che irrompeva sul casserosenza staccare gli occhi dalCorsaro.
Questiavendo compreso che tuttosarebbe stato inutilee forse lietodi vedersi quasi vicina quellacoraggiosa giovaneche era salitalassù sfidando la morteperammirare la sua audacianon le aveva piùripetuto l'ordine di abbandonare ilcassero. Quando l'uragano lasciavaalla sua nave un istante ditreguavolgeva gli occhi verso laduchessa e forse involontariamentele sorrideva. Certo si ammiravamoentrambi.
Tutte le volte che la guardavaisuoi occhi s'incontravano subito inquelli di leiche avevanoacquistata una immobilità quasi vitreacome al mattino quand'ella sitrovava sulla prora del vascello dilinea.
Quegli occhi peròdaiquali emanava un fascino misteriosomettevanoindosso all'intrepido filibustiereun turbamentoche egli non sapevaspiegarsi. Anche quando non laguardavasentiva che essa non loperdeva di vista un solo istante eprovava un desiderio irresistibiledi volgere il capo versoquell'angolo della nave.
Vi fu anzi un momentoin cuile onde si rovesciavano con maggiorimpeto sulla "Folgore"che ebbe paura di quello sguardopoiché legridò:
- Non guardatemi cosìsignora!... Giuochiamo la vita!
Quel fascino inesplicabile subitocessò. La giovane chiuse gli occhied abbassò il capocoprendosi il volto colle mani.
La "Folgore" si trovavaallora presso le sponde di Haiti. Alla lucedei lampi eransi vedutedelinearsi delle alte coste fiancheggiate dapericolose scoglierecontro lequali poteva frantumarsi la nave. Lavoce del Corsaro echeggiòtosto fra i muggiti delle onde e gli urlidel ventaccio.
- Una vela di ricambio sultrinchetto!... Fuori i fiocchi!
Il marequantunque il vento lospingesse verso le coste meridionalidi Cubaera spaventoso anchepresso quelle di Haiti. Ondate di fondoalte quindici o sedici metrisi formavano attorno alle scogliereprovocando delle contro-ondateterribili.
La "Folgore" perònon cedeva. La vela di ricambio era stata spiegatasul pennone di trinchetto ed ifiocchi erano stati ricollocati sulbompressoe filava sotto la costacome uno "steamer" lanciato a tuttovapore.
Di quando in quando i marosi larovesciavano impetuosamenteora sulbabordo ed ora sul tribordotuttavia il Corsaro con un vigoroso colpodi barra la risollevavarimettendola sulla buona via.
Fortunatamente l'uraganodopoaver raggiunta la sua massimaintensitàaccennava adiminuire di violenza poiché ordinariamentequelle tempeste tremende non duranoche poche ore.
Le nubi cominciavano qua e làa rompersilasciando intravvederequalche stella ed il vento nonsoffiava più colla violenza primiera.
Nondimeno il mare si mantenevaburrascosissimo e molte ore dovevanotrascorrere prima che quelle grandiondatescagliate dall'Atlanticoentro il Grande Golfosicalmassero e si livellassero.
Tutta la nottela nave corsaralottò disperatamente contro i marosiche l'assalivano da tutte lepartiriuscendo a superarevittoriosamente il canale diSopravvento ed a sboccare in quel trattodi mare compreso fra le GrosseAntille e l'Isola di Bahama.
All'albaquando il vento eragirato da levante a settentrionela"Folgore" si trovavaquasi di fronte al Capo Taitiano.
Il Corsaro Neroche doveva essereaffranto da quella lunga lottaeche aveva le vesti inzuppated'acquaquando poté discernere ilpiccolo faro della cittadella delCaporimise la ribolla del timone aMorganpoi si diresse verso lagrande scialuppapresso la cui poppasi trovava ancora rannicchiata lagiovane fiamminga e le disse:
- Venitesignora: vi ho ammiratoanch'io e credo che nessuna donnaavrebbe affrontata la mortecome avete fatto voi per vedere la mia"Folgore" lottarecoll'uragano.
La giovane si era alzatascuotendosi di dosso l'acqua che le avevainzuppate le vesti non solomaanche i capelli. Guardò il Corsaronegli occhisorridendo poi glidisse:
- Può darsi che nessunadonna avrebbe osato salire in copertamaposso dire che io sola ho vedutoil Corsaro Nero guidare la sua navein mezzo ad uno dei piùtremendi uraganied ho ammirato la sua forzae la sua audacia.
Il filibustiere non rispose. Erarimasto dinanzi a lei guardandola condue occhi ardenti mentre lasua fronte pareva che fosse diventatacupa.
- Siete una valorosa- mormoròpoima così sommessamente da venireudito solamente da lei.
Poi sospirando aggiunse:
- Peccato che la triste profeziadella zingara faccia di voi una donnafatale.
- Di quale profezia voleteparlare?... - chiese la giovane constupore.
Il Corsaro invece di risponderescosse tristamente il capomormorando:
- Sono follie!
- Sareste superstiziosocavaliere?...
- Forse.
- Voi?
- Ehi!... Le predizioni taloras'avveranosignora.
Guardò le onde che venivanoad infrangersi contro i fianchi della navecon cupi muggiti e mostrandole allagiovanedisse con voce triste:
- Domandatelo a lorose lopotete... entrambi erano belligiovaniforti ed audaci e dormono sottoquelle ondein fondo al mare. Lafunebre profezia si èavverata e forse si avvererà anche la mia perchésento che quinel cuoreunafiamma s'alza gigantesenza che io lapossa ormai più spegnere.Sia!... Si compia il fatale destino se cosìè scritto: il mare nonmi fa paura e dove dormono i fratelli mieipotrò trovar posto anch'ioma più tardiquando il traditore mi avràpreceduto.
Alzò le spallefece conambe le mani un gesto di minacciapoi scesedal cassero lasciando la giovanefiamminga più stupita che maiperquelle parole che non poteva ancoracomprendere.
Tre giorni dopoquando il mareera ormai diventato tranquillola"Folgore"spinta daventi favorevoligiungeva in vista della Tortueil formidabile nido deifilibustieri del Gran Golfo.



15.
LA FILIBUSTERIA


Nel 1625mentre la Francia el'Inghilterra tentavanocon guerreincessantidi domare la possanzaormai formidabile della Spagnaduevascellifrancese l'uno edinglese l'altromontati da intrepidicorsari recatisi nel mare delleAntille per danneggiare i commercifiorenti delle coloniespagnolegettavano l'ancoraquasicontemporaneamentedinanzi adun'isoletta chiamata di San Cristoforoabitata solamente da qualche tribùdi Caribbi.
I francesi erano capitanati daun gentiluomo normannochiamatod'Enanbuee gl'inglesi dalcavaliere Tommaso Warner.
Trovata l'isola fertile e gliabitanti docilii corsari vi sistabilivano placidamentedividendosi fraternamente quel brano diterra e fondando due piccolecolonie. Da cinque anni quei pochi uominivivevano tranquilli coltivando ilsuoloavendo ormai rinunciato acorseggiare il marequando unbrutto giornocomparsa improvvisamenteuna squadra spagnoladistruggeva buona parte dei coloni unitamentealle abitazioniconsiderando glispagnoli tutte le isole del Golfodel Messico come di loro assolutaproprietà.
Alcuni di quei colonisfuggitialla rabbia spagnolariuscivano asalvarsi su di un altra isolettachiamata la Tortue (Tartaruga) perchéveduta ad una certa distanzarassomigliava un po' a quei rettilisituata a settentrione di SanDomingoquasi di fronte alla penisoladi Samanae fornita d'un comodoportofacile a difendersi.
Quei pochi corsari furono icreatori di quella razza formidabile difilibustieri che dovevain brevefar stupire il mondo intero collesue straordinarieincredibiliimprese.
Mentre alcuni si dedicavanoalla coltivazione del tabaccocheriusciva eccellente su quelterreno verginealtrismaniosi divendicarsi della distruzione delledue piccole coloniesi mettevano acorseggiare il mare a danno deglispagnolimontando dei semplicicanotti.
La Tortue divenne presto un centroimportanteessendo accorsi moltiavventurieri francesi ed inglesidalla vicina San Domingo edall'Europacolà mandatispecialmente da armatori normanni.
Quella gentecompostaspecialmente di spostatidi soldati e dimarinai avidi di bottinocolàattirati dalla smania di far fortuna edi mettere le mani sulle riccheminiere dalle quali la Spagna traevafiumi d'oronon trovando inquell'isoletta quanto avevano speratosimettevano a scorrazzare arditamenteil maretanto più che le loronazioni erano in continua guerracol colosso iberico.
I coloni spagnoli di San Domingovedendo i loro commerci danneggiatipensarono bene di sbarazzarsisubito di quei ladroni e colto ilmomento in cui la Tortue erarimasta quasi senza guarnigionemandarono grandi forze adassalirla. La presa fu facile e quantifilibustieri caddero nelle manidegli spagnolifurono trucidati oimpiccati.
I filibustieri che si trovavano inmare a corseggiareappena appresala strage fattagiurarono divendicarsie sotto il comando diWillesdopo una lottadisperatariconquistarono la loro isolauccidendo tutto il presidiomafra i coloni sorsero allora aspridissidiessendo i francesi piùnumerosi degli inglesisicché neapprofittarono gli spagnoli perpiombare un'altra volta sulla Tortuee cacciarne gli abitantichefurono costretti a riparare nei boschidi San Domingo.
Come i primi coloni di SanCristoforo erano stati i creatori dellafilibusteriai fuggiaschi dellaTortue furono i fondatori dellabucaneria. Seccare e affumicarele pelli degli animali uccisiesprimevasi dai Caribbi colvocabolo di "bucan" e da questo venne iltitolo di bucanieri.
Quegli uominiche dovevanodiventare più tardi i più valorosi alleatidei filibustierivivevano comei selvaggi sotto misere capanneimprovvisate con pochi rami.
Per vestito non avevano che unacamicia di grossa telalorda sempredi sangueun paio di calzonigrossolaniuna larga cintura sostenenteuna corta sciabola e duecoltellacciscarpe di pelle di maiale ed uncappellaccio.
Non avevano che una solaambizione: possedere un buon fucile ed unamuta numerosa di grossi cani.
Uniti due a dueper potersiscambievolmente aiutarenon avendofamigliaall'alba partivanoper la cacciaaffrontandocoraggiosamente i buoi selvaggi cheerano numerosissimi nelle selve diSan Domingoe non tornavano chealla sera carichi ognuno di una pellee d'un pezzo di carne per pasto.Per colazione si accontentavano disucchiare la midolla d'uno degliossi maggiori.
Uniti in confederazionecominciarono a dar noia agli spagnoli i qualisi posero a perseguitarli comebestie ferocie non riuscendo adistruggerlicon grandi battutesterminarono tutti i buoi selvaticiriducendo quei poveri cacciatorinell'impossibilità di vivere.
Fu allora che i bucanieri ed ifilibustieri si unirono col titolo difratelli della Costa e feceroritorno alla Tortuema in preda ad undesiderio insaziabile di vendicarsidegli spagnoli.
Quei valenti cacciatori che maimancavano ai loro colpitanto eranoabili bersaglieriportarono unaiuto potente alla filibusterialaquale prese tosto uno sviluppoimmenso.
La Tortue prosperòrapidamente e divenne il covo di tutti gliavventurieri di Franciad'Olandadell'Inghilterra e di altrenazionispecialmente sotto ladirezione di Beltrando d'Orgeronmandatovi dal governo francese comegovernatore.
Essendo ancora scoppiata laguerra colla Spagnai filibustiericominciarono le loro prime audaciimpreseassalendocon coraggiodisperatotutte le navi spagnoleche potevano sorprendere.
Dapprima non avevano che dellemisere scialuppeentro le quali appenapotevano muoversima piùtardi ebbero navi eccellenti prese ai loroeterni nemici.
Non possedendo cannonierano ibucanieri che si incaricavano dipareggiare le forze ed essendocome fu dettoinfallibilibersaglieribastavano pochescariche per distruggere gli equipaggispagnoli. La loro audacia era poitaleche osavano affrontare i piùgrossi vascellimontandoall'abbordaggio con vero furore. Né lamitragliané le pallenéle più ostinate resistenze li trattenevano.
Erano dei veri demonie come talili credevano in buona fede glispagnoliritenendoli esseriinfernali.
Di rado accordavano quartiereai vinticome d'altronde non loconcedevano i loro avversari.Non serbavano che le persone didistinzione per ricavare poidei grossi riscattima gli altri licacciavano in acqua. Erano lottedi sterminio d'ambo le partisenzagenerosità.
Quei ladroni di mare peròavevano leggi che rispettavanorigorosamenteforse meglio deiloro connazionali. Avevano egualidiritti e solamente nelledivisioni dei bottini i capi avevano unaparte maggiore.
Appena venduto il frutto delle loroscorrerieprelevavano prima ipremi destinati ai piùvalorosi ed ai feriti. Così concedevano unacerta somma a coloro che per primibalzavano sul legno abbordato ed achi strappava la bandiera nemica;avevano ricompense pure coloro chein circostanze pericoloseriuscivano a procurasi notizie sulle mosseo sulle forze degli spagnoli.Concedevano inoltre un regalo diseicento piastre a chinell'assalto perdeva il braccio destro;cinquecento era valutato ilbraccio sinistroquattrocento una gambaed ai feriti assegnavano unapiastra al giorno per due mesi.
A bordo delle navi corsarepoiavevano leggi severe che li tenevanoin freno. Punivano colla mortecoloro che abbandonavano il loro postodurante i combattimenti: eraproibito bere vino o liquori dopo le ottodella seraora fissata pelcoprifuoco; erano proibiti i duelliglialterchii giuochi d'ognispecie e punivano colla morte coloro cheavesserodi nascostocondottasulla nave una donnafosse pure laloro moglie.
I traditori venivano abbandonatisu isole deserte e del pari coloroche nelle divisioni dei bottini sifossero appropriati del più piccolooggetto; ma si narra che rarissimifossero i casipoiché quei corsarierano d'una onestà a tuttaprova.
Divenuti padroni di parecchienavii filibustieri si fecero piùaudaci e non trovando piùvelieri da predareavendo gli spagnolicessato ogni commercio fra leloro isolecominciarono le grandiimprese.
Montbars fu il primo dei lorocondottieri salito in gran fama. Questogentiluomo languedochese accorse inAmerica per vendicare i poveriindiani sterminati dai primiconquistatori spagnoli; al pari di tantialtri accesosi d'un odio violentocontro la Spagnaper le atrocitàcommesse dal Cortez nel Messicoe dal Pizzarro ed Almagro nel Perùdivenne così tremendo davenire chiamato lo Sterminatore.
Ora alla testa dei filibustieri edora coi bucanieriportò la stragesulle coste di San Domingo e diCubatrucidando un gran numero dispagnoli.
Dopo di lui salirono in famaPierre-le-Grandun francese di Dieppe.
Quest'audace marinaioincontratoun vascello di linea spagnolonavigante presso il capo Tiburonquantunque non avesse che ventottouominilo assaltò dopo averfatto forare il proprio legno calandolo afondo per togliere ai suoi marinaiogni speranza di fuggire.
Fu tale la sorpresa deglispagnoli nel vedere salire dal mare quegliuominiche si arresero dopo unabreve resistenzacredendo d'aver dafare con spiriti marini.
Lewis Scott invececon pochesquadre di filibustieriva ad assalireSan Francesco di Campechecittàben munita e la prende e la pone asacco; John Davis con novanta soliuomini va a prendere NicaraguapoiSanto Agostino della Florida;Braccio di ferroun normannoperde lasua nave presso le bocchedell'Orenoco a causa d'un fulmine che gliincendia la Santa Barbararesiste fieramente agli assalti deiselvaggipoi un giornovedutaapprodare una nave spagnolacon pochiuomini l'assalta di sorpresa.Altri peròpiù famosi e più audacivennero più tardi.
Pierre Naudetto l'Olonesediventa il terrore degli spagnolie dopopiù di cento vittoriefinisce miseramente la sua lunga carriera nelventre dei selvaggi del Dariendopo essere passato sulla graticola.
Grammontgentiluomo francesegli succedette nella celebritàassaltando con poche squadre difilibustieri e di bucanieri Maracaybopoi Porto Cavallosostenendocon quaranta compagni l'assalto ditrecento spagnolipoi Vera-Cruzin unione di Wan Horn e di Laurentdue altri famosi corsari.
Il più famoso di tutti peròdoveva diventare Morganil luogotenentedel Corsaro Nero. Messosi allatesta di una grossa partita difilibustieri inglesicomincia lasua brillante carriera colla presadi Puerto del Prince nell'isola diCuba; riuniti nove bastimenti va adassalire e saccheggiare Portobellomalgrado la resistenza terribiledegli spagnoli ed il fuocoinfernale dei loro cannonipoi ancoraMaracayboe finalmenteattraversato l'istmodopo immense peripezie elotte sanguinosePanamacheincendia dopo aver fatto un bottino di444 mila libbre d'argentomassiccio.
SharbHarris e Samwkinstreaudaciriuniti in societàsaccheggianoSanta Mariapoi memoridella celebre spedizione di Morganattraversano a loro volta l'istmocompiendo miracoli d'audaciaesgominando dovunque le forzespagnole quattro volte superiori allelorovanno ad annidarsinell'Oceano Pacifico dovepossessori dialcuni vascellidistruggonodopo nove ore di terribile lottalasquadra spagnolache si eradifesa con valore disperatofannotremare Panamacorseggiano lecoste di Messico e del Perù prendendod'assalto Ylo e Serenae tornanoalle Antille passando per lo strettodi Magellano.
Altri ancora ne successerodelpari audacima forse meno fortunatiquali Montabonil BascoJonquéCichelDronageGrognerDavisTusley Wilmeti qualicontinuarono le meravigliose imprese dei primifilibustiericorseggiando nelleAntille e nell'Oceano Pacificofinché la Tortueperdutala sua importanzadecadde e con essadecaddero pure i filibustierisciogliendosi.
Alcuni andarono a piantare unacolonia nelle Bermude e per alcuni annifecero ancora parlare di loro etremare i coloni delle Grandi e dellePiccole Antillema ben presto sisciolsero anche quelle ultime bandee quella razza d'uominiformidabili finì collo scomparirecompletamente.



16.
ALLA TORTUE


Quando la "Folgore" gettòl'ancora nel sicuro portoal di là dellostretto canale che lo mettevaal coperto da qualsiasi improvvisasorpresa da parte delle squadrespagnolei filibustieri della Tortueerano in piena baldoriaessendo gran parte di essi reduci dallescorrerie fatte sulle coste di SanDomingo e di Cubadove avevanofatte ricche prede sotto lacondotta dell'Olonese e di Michele ilBasco.
Dinanzi alla gettata e sullaspiaggiasotto vaste tende all'ombrafresca delle palmequeiterribili predatori banchettavanoallegramenteconsumandocon unaprodigalità da nababbila loroparte di bottino.
Tigri sul marequegli uominidiventavano a terra i più allegri ditutti gli abitanti delle Antilleecosa davvero stranafors'anco ipiù cortesi poichéalle loro feste non mancavano di invitare idisgraziati spagnoliche avevanotratti prigionieri colla speranza dilauti riscatti ed anche leprigioniereverso le quali si comportavanoda veri gentiluominiingegnandosicon ogni specie di cortesiedifar loro dimenticare la loro tristecondizione. Diciamo tristepoichéi filibustierise i riscattichiesti non giungevanoricorrevano difrequente a mezzi crudeli perottenerlimandando ai governatorispagnoli qualche testa diprigioniero per costringerli ad affrettarsi.
Ancoratasi la navetutti queicorsari interruppero i loro banchettile danze ed i giuochipersalutare con fragorosi evviva il ritornodel Corsaro Neroche godeva fradi loro una popolarità pari forse aquella del famoso Olonese.
Nessuno ignorava l'ardita suaimpresaper strappare al governatore diMaracaybovivo o mortoilpovero Corsaro Rossoe conoscendo perprova la sua audaciaforse sierano illusi di vederli ritornareentrambi.
Vedendo però scendere amezz'asta la bandiera nerasegno di luttotutte quelle rumorosemanifestazioni cessarono come per incanto; poiquegli uomini si radunaronosilenziosamente sulla gettataansiosi diavere notizie dei due Corsari edella spedizione.
Il cavaliere di Roccaneradall'alto del ponte di comandoavevaveduto tutto. Chiamò Morganche stava facendo calare in acqua alcunescialuppe e gli disseindicando i filibustieri ammassati sullasponda.
- Andate a dire a costoro che ilCorsaro Rosso ha avuto onoratasepoltura fra le acque del GranGolfoma che suo fratello è ritornatovivo per preparare la vendettache...
S'interruppe per alcuni istanti;poicambiando tonoaggiunse:
- Farete avvertire l'Olonese chequesta sera andrò a trovarlopoiandrete a recare i miei saluti algovernatore. Più tardi rivedrò anchelui.
Ciò detto attese che fosseroammainate le vele e portate a terra legomene d'ormeggiopoidopo unamezz'orascese nel quadro dove sitrovava la giovane fiammingagiàpronta per sbarcare.
- Signora- le disse- unascialuppa vi attende per condurvi aterra.
- Sono pronta ad ubbidirecavaliere- rispose ella- sono vostraprigioniera e non mi opporròai vostri ordini.
- Nosignoravoi non siete piùprigioniera.
- E perchésignore?... Ionon ho ancora pagato il mio riscatto.
- E stato già versato nellacassa dell'equipaggio.
- Da chi? - chiese la duchessacon stupore. - Io non ho ancoraavvertito 1l marchese diHerediasné il governatore di Maracaybodella mia prigionia.
- E' veroma qualcuno si èincaricato di pagare il vostro riscatto-rispose il Corsarosorridendo.
- Voi forse?
- Ebbenee se fossi stato io?...- chiese il Corsaroguardandolanegli occhi.
La giovane fiamminga rimase unistante silenziosapoi disse con vocecommossa:
- Ecco una generosità chenon credevo di trovare presso i filibustieridella Tortuema che non misorprende se colui che l'ha commessa sichiama il Corsaro Nero.
- E perchésignora?
- Perché voi siete bendiverso dagli altri. Ho avuto il tempoinquesti pochi giorni che son rimastaa bordo della vostra navedipoter apprezzare la gentilezzala generosità e l'audacia delcavaliere di Roccanerasignore diVentimiglia e di Valpenta. Vi pregodi dirmi a quanto fu fissato il mioriscatto.
- Vi preme pagare il vostrodebito? Forse che siete ansiosa dilasciare la Tortue?...
- No. V'ingannate e quandosarà giunto il momento di abbandonarequest'isola forse mi rincresceràpiù di quanto possiate immaginarecavalieree credeteloserberòviva riconoscenza al Corsaro Nero eforse mai lo dimenticherò.
- Signora! - esclamò ilCorsaromentre un vivo lampo illuminava isuoi occhi.
Aveva fatto un passo rapidopresso la giovinettama subito si eraarrestatodicendo con voce triste:
- Forse allora io saròdiventato il più spietato nemico dei vostriamici e avrò fattonascere nel vostro cuore chissà quale avversioneprofonda per me.
Fece il giro del salotto apassi concitatiquindi fermandosibruscamente dinanzi allagiovinettale chiese a bruciapelo:
- Conoscete il governatore diMaracaybo?...
La duchessaudendo quelleparoletrasalìmentre i suoi sguarditradivano un'estrema ansietà.
- Si- rispose con un tremitonella voce. - Perché mi fate questadomanda?
- Supponete che ve l'abbia fattaper pura curiosità.
- Oh Dio!...
- Che cosa avetesignora? -chiese il Corsarocon stupore. - Voisiete pallida ed agitata.
Invece di risponderela giovanefiamminga tornò a chiedergli conmaggior forza:
- Ma perché questa domanda?
Il Corsaro stava per risponderequando si udirono dei passi sullascaletta. Era Morgan che scendevanel quadrogià di ritorno dalla suamissione.
- Comandante- diss'egli entrando.- Pietro Nau vi aspetta nella suaabitazioneper farvi dellecomunicazioni urgenti. Credo chedurantela vostra assenzaabbia maturatii vostri progetti e che tutto siapronto per la spedizione.
- Ah! - esclamò ilCorsaromentre un cupo lampo gli balenava neglisguardi. - Di già?... Noncredevo che la vendetta dovesse essere cosìpronta.
Si volse verso la giovanefiammingache pareva fosse ancora in predaa quella strana agitazionedicendole:
- Signorapermettete che vi offraospitalità nella mia casachemetto tutta a vostradisposizione. MokoCarmaux e Wan Stiller vicondurranno colà erimarranno ai vostri ordini.
- Ma cavaliere... una parolaancora... - balbettò la duchessa.
- Sìvi comprendoma delriscatto ne parleremo più tardi.
Poisenza ascoltare altrouscìfrettolosamenteseguito da Morganattraversò la coperta escese in una scialuppa montata da sei marinaiche lo attendeva a babordo dellanave.
Si sedette a poppaprendendola barra del timoneperò invece didirigere l'imbarcazione verso lagettatasulla quale i filibustieriavevano ripreso le loro orgiemisela prora verso un piccolo seno ches'allargava ad est del portoinoltrandosi in un bosco di palme dallefoglie gigantesche e dall'alto edelegante fusto.
Sceso sulla spiaggiafece cennoai suoi uomini di tornare a bordo es'inoltrò solo sotto lepianteprendendo un sentieruzzo appenavisibile.
Era ridiventato pensierosocomeera sua abitudine quando si trovavasoloma pareva che i suoipensieri fossero tormentosiperché ditratto in tratto s'arrestavaofaceva colla destra un gesto orad'impazienza ed ora di minacciaele sue labbra si agitavano come separlasse fra sé. Si erainternato assai nel boscoquando una voceallegrache aveva un accentoleggermente beffardolo strappò dallesue meditazioni.
- Vorrei essere mangiato daiCaraibi se io non ero certo di trovarticavaliere. L'allegria che regnaalla Tortue ti fa adunque pauraperché tu venga a casa miaprendendo la via dei boschi? Che tetrofilibustiere!... Sembri unfunerale!...
Il Corsaro aveva alzato vivamenteil capomentre per abitudine avevaportata la destra sulla guardiadella spada.
Un uomo di statura piuttosto bassavigorosodai lineamenti ruvididagli sguardi penetrantivestitocome un semplice marinaioe armatod'un paio di pistole e di unasciabola d'arrembaggioera uscito da ungruppo di bananiere chiudendogli ilpasso.
- Ah! Sei tuPietro? - chiese ilCorsaro- Sono l'Olonese in carne ed ossa.
Quell'uomo era infatti il famosofilibustiereil più formidabilescorridore del mare ed il piùspietato nemico degli spagnoli.
Questo Corsarochecome fudettodoveva terminare la sua splendidacarriera sotto i denti degliantropofagi del Dariene che doveva farspargere tanto sangue aglispagnolinon aveva in quell'epoca chetrentacinque annima era diventatogià celebre.
Nativo dell'OlonnenelPoitouera prima stato marinaiocontrabbandiere sulle costedella Spagna. Sorpreso una notte daidoganieriaveva perduta la barca;suo fratello era rimasto ucciso acolpi di fucile ed era statolui stesso così gravemente ferito darimanere lungo tempo fra la vita ela morte.
Guaritoma in preda alla piùspaventevole miseriasi era vendutocome schiavo a MontbarsloSterminatoreper quaranta scudiondeaiutare la sua vecchia madre.
Dapprima aveva fatto il bucanierein qualità d'arruolatoossia diservopoi era passatofilibustiereed avendo mostrato di possedereun coraggio eccezionale ed unaforza d'animo straordinariaavevafinalmente potuto ottenere unpiccolo vascello dal governatore dellaTortue.
Con quel legnoquell'uomo audaceaveva operato prodigicausandodanni enormi alle colonie spagnolevigorosamente spalleggiato dai treCorsariil Neroil Rosso ed ilVerde.
Un brutto giorno peròspinto da una tempesta sulle coste delCampecheaveva fatto naufragioquasi sotto gli occhi degli spagnoli.
Tutti i suoi compagni gli eranostati trucidatima egli era riuscitoa salvarsi immergendosi fino alcollo nel fango d'una savana edimbrattandosi perfino il volto pernon farsi scoprire.
Uscito ancora vivo da quellapaludeinvece di fuggireaveva avutaancora l'audacia di avvicinarsia Campechetravestito da soldatospagnolodi entrarvi per studiarlameglioguadagnati alcuni schiavicon una barca rubataaveva posciafatto ritorno alla Tortuequandoda tutti lo si era creduto giàmorto.
Un altro si sarebbe benguardato dal ritentare la fortunamal'Olonese invece si era affrettatoa riprendere il mare con soli duepiccoli legnie con ventottouomini si era tosto diretto su Los Cayosdi Cubapiazza allora assaicommerciale.
Alcuni pescatori spagnoliaccortisi della sua presenzaavvertono ilgovernatore della piazzail qualemanda contro i due legni corsariuna fregata montata da novantauomini e quattro velieri minori conequipaggi valorosied unnegro che doveva incaricarsidell'impiccagione dei filibustieri.
Dinanzi a tante forze l'Olonesenon si spaventa. Attende l'albaabborda ai due lati la fregata ed isuoi ventotto uomininonostanteil valore disperato deglispagnolimontano all'abbordaggio etrucidano tuttiil negro compreso.
Ciò fatto s'avanza controgli altri quattro legni e li espugnagettando in acqua gli uomini che limontavano.
Tale era l'uomoche piùtardi doveva compiere ben altre e piùmeravigliose impresecol qualestava per abboccarsi il Corsaro Nero.
- Vieni nella mia casa- dissel'Olonesedopo d'aver stretta la manoal capitano della "Folgore".- Attendevo con impazienza il tuoritorno.
- E io ero impaziente di vederti- disse il Corsaro. - Sai che sonoentrato in Maracaybo?
- Tu!... - esclamòl'Olonesestupito.
- E come vuoi che facessi perrapire il cadavere di mio fratello?
- Credevo che tu ti fossi servitod'intermediari.
- Notu sai che preferisco far lecose da me.
- Bada che la tua audacia non ticosti un dì o l'altro la vita. Haiveduto come sono finiti i tuoifratelli.
- TaciPietro.
- Oh!... Ma li vendicheremocavalieree presto.
- Ti sei finalmente deciso?... -chiese il Corsarocon animazione.
- Ho fatto di più! Hopreparata la spedizione.
- Ah! E' vero quanto mi dici?...
- Sulla mia fede di ladronecomemi chiamano gli spagnoli- dissel'Oloneseridendo.
- Di quante navi disponi?...
- Di otto navicompresa la tua"Folgore" e di seicento uomini frafilibustieri e bucanieri. Noicomanderemo i primi e Michele il Basco isecondi.
- Viene anche il Basco?...
- Mi ha chiesto di far parte dellaspedizione ed io mi sono affrettatoad accettarlo. Egli è unsoldatotu lo saiavendo guerreggiato neglieserciti europei e puòrenderci grandi servigie poi è ricco.
- Ti necessita denaro?
- Ho consumato tutto quelloche ho ricavato dall'ultimo vascellopredato presso Maracaybodiritorno dalla spedizione di Los Cayos.
- Contaper parte miasudiecimila piastre.
- Per le sabbie d'Olonne!... Haiuna miniera inesauribile nelle tueterre d'oltremare?...
- Te ne avrei date di piùse non avessi dovuto pagare stamane ungrosso riscatto.
- Un riscatto!... Tu!... E perchi?...
- Per una gran dama caduta in miamano. Il riscatto spettava al mioequipaggio e l'ho versato.
- Chi può essere costei?...Qualche spagnola?...
- Nouna duchessa fiammingache però è imparentata di certo colGovernatore di Vera-Cruz.
- Fiamminga!... - esclamòl'Oloneseche era diventato pensieroso. -Anche il tuo mortale nemico èfiammingo.
- E che cosa vorresticoncludere? - chiese il Corsaroche eradiventato pallido.
- Pensavo che potrebbe essereimparentata anche con Wan Guld.
- Dio non lo voglia! -esclamò il Corsarocon voce quasiinintelligibile. - Nonon èpossibile.
L'Olonese si era fermato sottoun macchione di maotalberisomiglianti a quelli del cotone eche hanno delle foglie mostruoseesi era messo a guardareattentamente il compagno.
- Perché mi guardi? - chiesequesti.
- Pensavo alla tua duchessafiamminga e mi chiedevo il motivo dellatua improvvisa agitazione. Sai chetu sei livido?...
- Quel sospetto m'aveva fattoaffluire tutto il sangue al cuore.
- Quale?
- Quello che essa potesse essereimparentata con Wan Guld.
- E che cosa importerebbe a teselo fosse?
- Ho giurato di sterminare tutti iWan Guld della terra e tutti i loroparenti.
- Ebbenela si ucciderebbe e tuttosarebbe finito.
- Lei!... Oh no!... - esclamòil Corsarocon terrore.
- Allora vuol dire... - dissel'Oloneseesitando.
- Che cosa?...
- Per le sabbie d'Olonne!... Vuoldire che tu ami la tua prigioniera.
- - TaciPietro.
- Perché devo tacere? Forseche per i filibustieri è vergogna l'amareuna donna?
- Noma sento per istinto chequesta fanciulla mi sarà fatalePietro.
- E' troppo tardi.
- Allora la si abbandona al suodestino.
- Tu l'ami assai?
- Alla follia.
- Ed essa ti ama?
- Lo credo.
- Una bella coppia in fede mia!...Il Signor di Roccanera non potevaimparentarsi che con una belladonna di alto bordo!... Ecco unafortuna rara in Americae benpiù rara per un filibustiere. Orsùandiamo a vuotare un bicchiere allasalute della tua duchessaamico.



17.
LA VILLA DEL CORSARO NERO


L'abitazione del celebrefilibustiere era una modesta casetta dilegnocostruita alla buonacoltetto coperto di foglie secchecomeusavano gl'indiani delle GrandiAntillema abbastanza comoda eammobiliata con un certo lussoamando quei fieri e ruvidi uominil'eleganza e lo sfarzo.
Si trovava a mezzo migliodalla cittadellasul margine dellaboscaglia in un luogo ameno etranquillofra l'ombra delle grandipalmele quali conservavano unafrescura deliziosa.
L'Olonese introdusse il CorsaroNero in una stanza a pianterrenolecui finestre erano riparate dastuoie di nipalo fece accomodare sudi un seggiolone di bambùpoi fece portare da uno dei suoi arruolatiparecchie bottiglie di vino diSpagnaprovenienti probabilmente dalsaccheggio di qualche nave nemicae ne sturò unariempiendo duegrandi bicchieri.
- Alla tua salutecavaliereeagli occhi della tua dama- dissetoccando.
- Preferisco che tu beva al feliceesito della nostra spedizione-rispose il Corsaro.
- Riuscirà pienamenteamicoe ti prometto di darti nelle manil'uccisore dei tuoi due fratelli.
- Dei trePietro.
- Oh! Oh! - esclamòl'Olonese. - Io soed al pari di me lo sannotutti i filibustieriche Wan Guldti ha ucciso il Corsaro Verde ed ilRossoma che ve ne fosse un altrolo ignoravo.
- Sìtre- ripetéil Corsarocon voce cupa.
- Per le sabbie d'Olonne!... Equell'uomo vive ancora?...
- Ma morrà prestoPietro.
- Lo speroed io saròpronto ad aiutarvi con tutte le mie forze:
Udiamo innanzi a tutto: lo conoscibene quel Wan Guld?...
- Lo conosco meglio degli spagnoliche ora serve.
- Che uomo è?
- Un vecchio soldato che haguerreggiato a lungo nelle Fiandre e cheporta uno dei più grandinomi della nobiltà fiamminga. Un tempo era unvaloroso condottiero di bande eforsea quest'oraavrebbe potutoaggiungere altri titoli a quelloche portase l'oro spagnolo non loavesse fatto diventare untraditore.
- E' vecchio?
- Deve avere ora cinquant'anni.
- Ma pare che abbia ancora unafibra dura. Si dice che sia il piùvaloroso governatore che abbia laSpagna in queste colonie.
- E' astuto come una volpeenergico come Montbarse valoroso.
- Allora in Maracaybo dobbiamoaspettarci una resistenza disperata.
- CertoPietroma chi potràresistere all'assalto di seicentofilibustieri? Tu sai quanto valgonoi nostri uomini.
- Per le sabbie dell'Olonne! -esclamò il filibustiere. - L'ho vedutoio come si sono battuti i ventottouomini che affrontarono con me lasquadra di Los Cayos. E poi tuconosci ormai Maracaybo e saprai giàquale sarà il lato deboledella piazza.
- Ti guiderò ioPietro.
- Ti trattiene nessun impegno qui?
- Nessuno.
- Nemmeno la tua fiamminga?
- Mi aspetteràne sonocerto- disse il Corsaro con un sorriso.
- Dove l'hai ospitata?
- Nella mia villa.
- E tu dove andrai se la tua casa èoccupata?...
- Rimarrò con te.
- Ecco una fortuna che nonm'aspettavo. Così concerteremo meglio laspedizioneassieme al Basco cheverrà a pranzare con me.
- GraziePietro. Partiremoadunque?
- Domani all'alba. E' completo iltuo equipaggio?
- Mi mancano sessanta uominiessendo stato costretto a mandarne unatrentina sul vascello di lineacatturato a Maracaybo ed avendoneperduti altrettanti nella lotta.
- Bah!... Sarà faciletrovarne altrettanti. Tutti ambiscono dinavigare con te e di montare la tua"Folgore".
- Sìquantunque io godafama di essere uno spirito del mare.
- Per le sabbie dell'Olonne!...Sei sempre funebre come unfantasma!... Però non losarai di certo con la tua duchessa.
- Forse- rispose il Corsaro.
Si era alzatodirigendosi verso laporta.
- Te ne vai di già?... -chiese l'Olonese.
- Sìho qualche affareda sbrigarema questa seraun po' tardiforsemi troverò qui.AddioPietro.
- Addioe bada che gli occhi dellafiamminga non ti streghino.
Il Corsaro era giàlontano. Aveva preso un altro sentieroinoltrandosi nel bosco che siestendeva dietro la cittadellaoccupando buona parte dell'isola.Superbe palme dette massimilianegigantesche mauritie dallegrandi foglie frastagliate e disposte aventagliointrecciavano le lorofronde con quelle degli "jupati" edelle "bossù"dalle foglie rigide come se fossero di zincomentresotto quei colossi della speciedelle palme crescevano a profusionesenza colturale agave prezioseche danno quel liquidopiccante edolciastroconosciuto sulle rivedel golfo messicano col nome diaguamiele e di "mezcal"se fermentatocrespi di vaniglia selvaticadi pepe lungo e di pimento.
Il Corsaro Neroperòsempre assorto nei suoi pensierinon siarrestava a guardare quellasplendida vegetazione. Affrettava sempreil passocome se fosse impazientedi giungere in qualche luogo.
Mezz'ora dopo egli si arrestavabruscamente sul margine d'unapiantagione di canne altedallatinta giallo-rossicciache avevanosotto i raggi del sole prossimo altramontodei riflessi di porporadalle foglie lunghe e cadentiverso il suolostrette attorno ad unfusto sottile che terminava in unbellissimo pennacchio bianco adornod'una frangia delicata e che avevadelle tinte varianti fra il ceruleoed il biondo. Era una piantagionedi canne da zuccherogià giunte acompleta maturazione.
Il Corsaro sostò unistantepoi si cacciò fra quei fustiattraversando quel tratto diterreno coltivato e tornò a fermarsidall'altra parte dinanzi ad unagraziosa abitazione che si ergeva fraalcuni gruppi di palmizii qualila ombreggiavano interamente.
Era una casettina a duepianisomigliante a quelle che sicostruiscono anche oggidìnel Messicocolle pareti dipinte in rossoadorne di quadretti diporcellanadisposti a disegni ed il tettocoperto da una grande terrazzapiena di vasi di fiori.
Una smisurata "cuiera"gigantesca pianta da zucche che ha foglielarghissime e numerosissime e cheproduce delle grosse frutta lucentid'un verde pallidodi formasfericagrosse come poponi e che vuotateservono da vasi ai poveri indianil'avvolgeva interamentecoprendopersino le finestre e la terrazza.
Dinanzi alla porta di quellaabitazioneMokoil colosso africanostava sedutofumando una vecchiapiparegalo forse del suo amico ilcompare bianco.
Il Corsaro stette un istanteimmobileguardando prima le finestrepoi la terrazzafece col capo ungesto d'impazienzapoi si diresseverso l'africano che si eraprontamente alzato.
- Dove sono Carmaux e Wan Stiller?- gli chiese.
- Sono andati al portoper vederese c'erano degli ordini da partevostra- rispose il negro.
- Che cosa fa la duchessa?
- E' nel giardino.
- Sola?...
- Colle sue donne e coi paggi.
- Che cosa sta facendo?...
- Sta preparando la tavola per voi.
- Per me?... - chiese il Corsaromentre la fronte gli si rischiaravarapidamentecome se un vigorosocolpo di vento avesse disperse lenubi che la offuscavano.
- Era certa che sareste venuto acenare con lei.
- Veramente m'aspettano altroveperò preferisco la mia casa e lacompagnia sua a quella deifilibustieri- mormorò.
S'inoltrò sotto la portainfilando una specie di corridoioadorno divasi di fiori esalanti delicatiprofumi e uscì dall'altra parte dellacasaentrando in un giardinospazioso e cintato di mura così alte esolideda metterlo al sicurocontro qualsiasi scalata.
Se la casa era graziosailgiardino era pittoresco. Bellissimi vialiformati da doppie file dibananii quali colle loro grandi fogliedalla tinta verde cupo mantenevanolà sotto una deliziosa frescura egià carichi di fruttalucenti e in forma di grappoli enormisiestendevano in tutte le partidividendo il terreno in tante aiuoledove crescevano i piùsplendidi fiori dei tropici.
Qua e lànegli angolitorreggiavano delle splendide "persea" cheproducono delle frutta verdigrosse come un limone e la cui polpacondita con "xéres"e zucchero è buonissima; delle "passiflore" chedanno delle frutta squisitegrosse come uova di anitre e checontengono una sostanzagelatinosa di sapore gratissimo; dellegraziose "cumarù"dai fiori porporini esalanti un profumodelicatissimoe dei cavolipalmisti già irti delle loro mandorlecolossalipoichéraggiungono la lunghezza di sessanta e perfinoottanta centimetri.
Il Corsaro infilò unviale e s'appressòsenza far rumoread unaspecie di capannucciaformata dauna "cuiera" grande quanto quellache avvolgeva la casa e situatasotto la fitta ombra d'una "jupati"dell'Orenocomeravigliosa palmale cui foglie raggiungono laincredibile lunghezza di cinquantapiediossia di undici metri e più.
Degli sprazzi di luce brillavanoattraverso le foglie della cuiera esi udivano echeggiare delle risaargentine.
Il Corsaro si era arrestato a brevedistanzaguardando fra il foltofogliame.
Una tavolacoperta d'unacandida tovaglia di Fiandraera statapreparata sotto quel pittorescoricovero.
Grandi mazzi di fioridai profumideliziosierano stati dispostiattorno a due doppiericongusto artisticoed attorno a dellepiramidi di frutta squisitediananassidi bananidi noci di coccoverdi e di "aphuna"specie di grosse pesche che si mangiano cucinatein acqua collo zucchero.
La giovane duchessa stavaaccomodando i fiori e le fruttaaiutatadalle due meticce.
Aveva indossata una toelettaazzurra come il cielocon pizzi diBruxellesche faceva spiccaredoppiamente la bianchezza della pellee maggiormente risaltare i biondicapelli che teneva raccolti in unagrossa trecciapendente sullespalle. Non portava indosso nessungioiellocontrariamenteall'abitudine delle ispano-americanetra lequali era forse lungamente vissutama aveva il niveo collo cinto dauna doppia fila di grosse perlefermate con uno smeraldo.
Il Corsaro Nero si era fermato aguardarla. I suoi occhianimati dauna viva fiammala osservavanoattentamenteseguendo le più piccolemosse di lei. Pareva che fossestato abbagliato da quella nordicabellezzapoiché non osavaquasi più respirareper tema di romperequell'incanto.
Ad un tratto fece un gestourtando le foglie d'un piccolo palmizioche cresceva accanto allacapannuccia.
La giovane fiammingaudendostormire le fogliesi volse e vide ilCorsaro. Un leggero rossoretinse tosto le sue gotementre le suelabbra si schiudevano ad unsorrisomostrando i suoi piccoli dentiscintillanti come le perle cheportava al collo.
- Ah!... Voicavaliere!... -esclamò allegramente.
Poimentre il Corsaro si levavagalantemente il cappellofacendo ungrazioso inchinoaggiunse:
- V'aspettavo... guardate: latavola è pronta per la cena.
- M'aspettavateHonorata? -chiese il Corsarodeponendo un baciosulla mano che ella le porgeva.
- La vedetecavaliere. Eccoqui un pezzo di lamantinounaschidionata d'uccelli e dei pescidi mare che altro non attendono chedi venir mangiati. Ho sorvegliatoio stessa la cotturasapete?
- Voi duchessa?
- E perché vi stupisce?...Le donne fiamminghe usano preparare colleloro mani i cibi agli ospiti ed aimariti.
- E m'aspettavate?
- Sìcavaliere.
- Purenon vi avevo detto cheavrei avuto l'invidiabile fortuna dicenare con voi.
- E' veroma il cuore delledonne talvolta indovina l'intenzionedegli uominied il mio diceva chevoi sareste venuto questa sera-diss'ellatornando ad arrossire.
- Signora - disse il Corsaro-avevo promesso ad uno dei miei amicidi attendermi a cenama vivaddiopuò aspettarmi finché vorràperchénon rinuncerò al piacere dipassare la serata con voi. Chissà! Forsesarà l'ultima volta che noici vedremo.
- Che cosa ditecavaliere? -chiese la giovanetrasalendo. - Forseche il Corsaro Nero ha fretta diriprendere il mare?... Ritorna appenaora da un'ardita spedizione evuol già correre in cerca di nuoveavventure?... Non sa dunque che sulmare può attenderlo la morte?...
- Lo sosignorama il destino mispinge ancora lontano e vi andrò.
- E nulla potràtrattenervi?... - chiese ella con voce tremula.
- Nulla- rispose egli con unsospiro.
- Nessuna affezione?
- No.
- Nessuna amicizia? - domandòla giovanecon crescente ansietà.
Il Corsaroche era ridiventatocupostava per pronunciare qualchealtra risposta negativama sitrattenneed offrendo alla giovane unasediadisse:
- Accomodatevisignorala cenasi raffredderà e mi rincrescerebbenon far onore a questi cibipreparati dalle vostre belle mani.
Si sedettero l'una di fronteall'altromentre le due meticcecominciavano a servire. Il Corsaroera diventato amabilissimoepurmangiandoparlava volentierisfoggiando molto spirito e moltacortesia. Usava alla giovaneduchessa delle gentilezze di perfettogentiluomola informava sugli usie sui costumi dei filibustieri edei bucanieridelle loroprodigiose gestadelle loro straordinarieavventure; le narrava storie dibattaglied'abbordaggidi naufragid'antropofagi ma senza mai farela minima allusione alla nuovaspedizione che stava perintraprendere in compagnia dell'Olonese e delBasco.
La giovane fiamminga lo ascoltavasorridendogli ed ammirando il suospiritola sua insolitaloquacità e la sua amabilitàsenza maistaccargli gli occhi dal viso.Pareva però preoccupata da un costantepensiero e da una curiositàinvincibileperché rispondendogli tornavasempre sull'argomento dellaspedizione.
Le tenebre erano calate da dueore e la luna era sorta dietro leboscaglie quando il Corsaro sialzò. Solamente in quel momento si eraricordato che l'Olonese ed ilBasco lo aspettavano e che primadell'alba doveva completarel'equipaggio della "Folgore".
- Come il tempo vola presso divoisignora! - disse. - Qualemisterioso fascino possedeteperfarmi dimenticare che avevo ancoradei gravi affari da terminare?...Credevo che fossero appena otto oree sono invece le dieci.
- Credo che sia stato ilpiacere di riposarvi un po' nella vostracasadopo tante scorrerie sulmarecavaliere- disse la duchessa.
- O i vostri begli occhi e lavostra piacevole compagniainvece?
- In tal casocavalieresaràstata la vostra compagnia che mi avràfatto passare alcune oredeliziose... e chissà se ne godremo ancoraassiemein questo poeticogiardinolontani dal mare e dagli uomini- aggiunse ellacon una profondaamarezza.
- Talora la guerra uccidematalvolta la fortuna risparmia.
- La guerra!... ed il marenonlo contate voi? La vostra "Folgore"non vincerà sempre le ondedel Gran Golfo.
- La mia nave non teme la tempestaquando sono io che la guido.
- E cosìtornate presto sulmare?
- Domani all'albasignora.
- Appena sbarcato pensate afuggire; si direbbe che la terra vi facciapaura.
- Io amo il mareduchessae poinon sarà rimanendo qui che potròincontrare il mio mortale nemico.
- Avete sempre lui fisso nelpensiero!...
- Sempree quel pensiero non sispegnerà che colla mia vita.
- E per andarlo a combattere chepartite?...
- Forse.
- E andrete?... - chiese lagiovanecon un'ansietà che non sfuggi alCorsaro.
- Non ve lo posso diresignora.Io non posso tradire i segreti dellafilibusteria. Non devodimenticare che voifino a pochi giorni orsonoeravate ospite deglispagnoli di Vera-Cruz e che aveteconoscenze anche a Maracaybo.
La giovane fiamminga aggrottòla fronteguardando il Corsaro cogliocchi oscuri.
- Diffidate di me? - chiesecontono di dolce rimprovero.
- Nosignora. Dio mi guardi dalsospettare di voima io debboobbedire alle leggi dellafilibusteria.
- Mi sarebbe assai rincresciutoche il Corsaro Nero avesse potutodubitare di me. L'ho conosciutotroppo leale e troppo gentiluomo.
- Grazie della vostra buonaopinionesignora.
Si era messo il cappello in capo es'era gettato il ferraiuolo sulbraccioma pareva che nontrovasse il momento per decidersi adandarsene. Era rimasto in piedidinanzi alla giovane cogli occhi fissisu di lei ed il volto melanconico.
- Voi avete qualche cosa da dirmiè verocavaliere? - chiese laduchessa.
- Sìsignora.
- E' una cosa così grave daimbarazzarvi?
- Forse.
- Parlatecavaliere.
- Vorrei chiedervi se durante lamia assenza voi lascerete l'isola.
- E se così facessi?... -chiese la giovane.
- Mi rincrescerebbesignorase almio ritorno non vi trovassi più- Ah!... E perchécavaliere? - chiese ellasorridendo ed arrossendoad un tempo.
- Io non lo so il perchéma sento che sarei così felice se potessipassare un'altra sera come questaassieme a voi. Mi compenserebbe ditante sofferenze che dai lontanipaesi d'oltremare trascino con mesulle acque americane.
- Ebbenecavalierese a voirincrescerebbe di non trovarmiviconfesso che anch'io non sareilieta se non dovessi mai più rivedereil Corsaro Nero- disse lagiovane duchessa abbassando il capo sulseno e chiudendo gli occhi.
- Allora voi mi attenderete?... -chiese il Corsaro con impeto.
- Farei di piùse me lopermetteste.
- Parlatesignora.
- Vi chiederei ancora una voltaospitalitàa bordo della vostraFolgore.
Il Corsaro si era lasciato sfuggireun moto di gioiama di improvvisodivenne tetro.
- No... è impossibile-disse poi con fermezza.
- Vi sarei forse d'impaccio?
- Noma non è permesso aifilibustieriallorché intraprendono unaspedizionedi condurre con loroalcuna donna. E' bensì vero che la"Folgore" è miache io sono padrone assoluto a bordo del mio legno eda nessuno soggettopure...
- Continuate- disse la duchessache era diventata triste.
- Io non lo so il perchésignorama io avrei paura di vedervi ancoraa bordo della mia nave. E' ilpresentimento d'una disgrazia che io nonposso prevedere o qualche cosadi peggio?... Vedete: voi mi avetefatta quella domanda ed il miocuoreinvece di sussultareha provatouna fitta crudele e poiguardatemi: non sono pallido più del solitoio?...
- E' vero! - esclamò laduchessa con ispavento. - Dio mio!... Chequesta spedizione vi possa esserefatale?...
- Chi può leggerenell'avvenire?... Signoralasciatemi partire. Inquesto momento io soffrosenzapoterne indovinare il motivo. Addiosignorae se dovessi inabissarmicolla mia nave nei baratri del GranGolfo o morire sulla breccia conuna palla od un ferro nel pettonondimenticate troppo presto ilCorsaro Nero!
Ciò detto uscì arapidi passisenza volgersi indietrocome se avesseavuto timore a trattenersi ancoracolàeattraversato il giardino edil corridoiosi cacciònel bosco dirigendosi verso l'abitazionedell'Olonese.



18.
L'ODIO DEL CORSARO NERO


All'indomaniappena sorto ilsolecoll'alta mareafra il rullaredei tamburiil suono dei pifferii colpi di fucile dei bucanieridella Tortue e gli hurràstrepitosi dei filibustieri delle naviancoratela spedizione uscivadal portosotto il comandodell'Olonesedel Corsaro Nero e diMichele il Basco.
Si componeva di otto navi fragrandi e piccolearmate di ottantaseicannonidei quali sedici imbarcatisul vascello dell'Olonese e dodicisulla "Folgore"e diseicentocinquanta uomini fra filibustieri ebucanieri.
La "Folgore"essendoil veliero più velocenavigava in testa allasquadradovendo servire daesploratore.
Sul corno della maestra ondeggiavala bandiera nera a fregi d'oro delsuo comandante e sulla cimadell'alberetto il gran nastro rosso dellenavi da combattimento; dietrovenivano gli altri legni su una doppialineama distanziati tanto dapoter manovrare liberamente senzapericolo di urtarsi o di tagliarsireciprocamente la via.
La squadrauscita al largosi diresse verso occidenteperraggiungere il canale diSopravventoper poi sboccare nel MareCaraybo.
Il tempo era splendidoil maretranquillo ed il vento favorevolesoffiando dal nord-estsicchétutto faceva sperare una tranquilla erapida navigazione fino aMaracaybotanto più che i filibustierierano stati avvertiti che laflotta dell'ammiraglio Toledo si trovavain quell'epoca sulle costedell'Yucatánin rotta pei porti delMessico.
Dopo due giornila squadrasenza aver fatto alcun incontrostavaper doppiare il Capodell'Enganoquando dalla "Folgore"cheveleggiava sempre in testafudato il segnale della presenza d'unanave nemicaveleggiante verso lecoste di San Domingo.
L'Oloneseche era stato nominatocomandante supremoordinò tosto atutte le navi di mettersi inpanna e di raggiungere colla sua la"Folgore"la quale giàsi preparava a mettersi in caccia.
Al di là del capounvascello che portava sul picco della randa ilgrande stendardo di Spagna esull'alberetto di maestra il lungo nastrodelle navi da guerraveleggiava lungo la costacome se cercassequalche rifugioavendo forse giàscorta la poderosa squadra deifilibustieri.
L'Olonese avrebbe potuto farlocircondare dalle sue otto navi ecostringerlo alla resao farloaffondare con una sola bordatamaquei fieri corsari avevanodelle magnanimità incomprensibiliperessere ladri di maree davveroammirabili.
Assalire un nemico con forzesuperiori lo reputavano unavigliaccheriaindegna d'uominiforti come si credevanoe conragionee sdegnavano di abusaredella loro possanza.
L'Olonese fece segnalare al CorsaroNero di mettersi in panna al paridelle altre navi e mossearditamente incontro al vascello spagnolointimandogli la resa incondizionatao la lottae facendo gridare daisuoi uomini di prora che qualunquefosse stato l'esito della pugnalasua squadra non si sarebbe mossa.
Il vascelloche si reputava giàperdutonon potendo avere la menomasperanza di uscire vittoriosocontro le forze così schiacciantinonsi fece ripetere due voltel'intimazionepureinvece di ammainare lostendardoil suo comandante lofece inchiodare sul corno e comerisposta scaricò contro lanave nemica i suoi otto cannoni ditribordofacendo cosìcomprendere che non si sarebbe arreso se nondopo un'ostinata resistenza.
La battaglia si era impegnatad'ambe le parti con grande vigore. Lanave spagnola aveva sedicicannonima soli sessanta uominid'equipaggio; 1'0lonese avevaaltrettante bocche da fuoco e un numerodoppio di uomini fra i quali moltibucanieriformidabili bersaglieriche decidevano presto le sortidella pugna coll'infallibilità dei lorogrossi fucili.
La squadradal canto suosiera messa in pannaobbediente agliordini del fiero filibustiere dinon intervenire. I soli equipaggischierati sulle toldeassistevanocome tranquilli spettatoriallalottaben prevedendo peròche il vascello spagnolo avrebbe finito persoccombere in quella pugna impariper la sproporzione di forze.
Gli spagnoliquantunque cosìpoco numerosisi difendevano con vigoresupremo. Le loro artiglierietuonavano furiosamentetentando didisalberare e di rasare come unpontone la nave corsarache cercavadi abbordarli. Alternavano scarichedi mitraglia e palle e sviavano dibordo per presentare la proraonde non farsi speronare e ritardarepiù che era possibile ilcontattoessendosi di già accorti dellapreponderanza numerica degliavversari.
L'Olonesereso furioso da quellaresistenza ed impaziente di finirlatentava tutti i mezzi perabbordarlima non ne veniva a capo ed eracostretto a riprendere il largo pernon farsi sterminare gli uomini daquella grandine di mitraglia.
Quel duello formidabile fra leartiglierie delle due navi duròcongrave danno delle alberature edelle veletre lunghe oresenza cheil grande stendardo di Spagnavenisse ammainato. Sei volte ifilibustieri erano montatiall'abbordaggio ed altrettante volte eranostati respinti da quei sessantavalorosima alla settima riuscirono aporre i piedi sulla tolda dellanave nemica ed a calare la bandiera.
Quella vittoriadi lieto augurioper la grande impresafu salutatadai filibustieri della squadracon fragorosi hurràtanto più chedurante quel combattimentola"Folgore"spintasi entro unainsenaturaera riuscita ascovare un altro legno spagnolo armato diotto cannoni ed a catturarlo dopobreve resistenza.
Visitate le due navi predatesiconstatò che la maggiore aveva uncarico preziosoparte in mercidi grande valore e parte in verghed'argento; e la secondadipolvere e di fucili destinati allaguarnigione spagnola di SanDomingo.
Sbarcati i due equipaggi sullacostanon volendo tenere a bordoprigionieried accomodati iguasti subiti dalle alberaturelasquadrasul cadere del giornosi rimetteva alla vela dirigendosiverso la Giamaica.
La "Folgore" avevaripreso il suo posto all'avanguardia essendocomefu dettola miglior velieramantenendosi ad una distanza di quattroo cinque miglia.
Al Corsaro Nero premeva diesplorare il mare a grande distanzapertema che qualche nave spagnolapotesse accorgersi della direzione diquella poderosa squadraecorresse a darne l'annuncio al governatoredi Maracaybo o all'ammiraglioToledo.
Per essere certo del fatto suonon abbandonava quasi mai il ponte dicomandoaccontentandosi didormire in copertaavvolto nel suoferraiuolo e coricato su unseggiolone di bambù.
Tre giorni dopo la presa dei duevascellila "Folgore"avvistate lecoste della Giamaicafaceval'incontro del vascello di linea cheaveva abbordato presso Maracayboe che durante la tempesta avevacercato un rifugio alla base diquella isola.
Era ancora privo dell'alberomaestroperò il suo equipaggio avevarinforzati gli alberi di mezzanae di trinchettospiegate tutte levele di ricambio trovate a bordoe s'affrettava a guadagnare laTortueper tema di venire sorpresoda qualche nave spagnola.
Il Corsaro Neroinformatosi dellasalute dei feritiche aveva fattiricoverare nelle corsie delvascelloproseguì la sua rotta verso ilsudansioso di giungereall'entrata del Golfo di Maracaybo.
Quella traversata del Mar Caraybosi compì senza incidentiessendosiil mare mantenuto costantementetranquilloe la notte delquattordicesimo giorno da che lasquadra aveva lasciata la TortueilCorsaro avvistava la punta diParaguanaindicata da un piccolo farodestinato ad avvertire i navigantidella bocca del piccolo Golfo.
- Finalmente!... - esclamòil filibustierementre una cupa fiamma glianimava lo sguardo. - Domaniforse l'assassino dei miei fratelli nonsarà più fra ilnumero dei viventi.
Chiamò Morganche eraallora salito in coperta pel suo quarto diguardiadicendogli:
- Che nessun lume venga accesoa bordo questa nottetale essendo1'ordine dato dall'Olonese. Glispagnoli non devono accorgersi dellapresenza della squadra o domaninon troveremo nella città una solapiastra.
- Dovremo fermarci qui all'entratadel Golfo?...
- Notutta la squadra si avanzeràverso la bocca del lago e domaniall'albapiomberemoimprovvisamente su Maracaybo.
- Prenderanno terra i nostriuomini?
- Sìassieme ai bucanieridell'Olonese. Mentre la flotta bombarderà iforti dal lato del marenoi liassaliremo dalla parte di terraondeimpedire al governatore di fuggirea Gibraltar. Che all'alba tutte lescialuppe da sbarco siano pronte earmate di spingarde.
- Va benesignore.
- D'altronde- aggiunse ilCorsaro- sarò sul ponte anch'io; scendonel quadro a indossare la corazzadi combattimento.
Lasciò il ponte e scese nelsalotto per passare nella sua cabina.
Stava per aprire la portadella sua stanzettaquando un profumodelicatissimoa lui ben notogiunse improvvisamente fino a lui.
- E' strano!... - esclamòarrestandosi stupito. - Se non fossi certodi avere lasciata la fiamminga allaTortuegiurerei che è venuta qui.
Si guardò intornomal'oscurità era completaessendo stati spentitutti i lumi; pure gli parve divederein un angolo del salottoappoggiata ad una delle ampiefinestre che guardavano sul mareunaforma biancastra.
Il Corsaro era coraggioso; peròal pari di tutti gli uomini di queitempi era pure un po'superstizioso e nello scorgere quell'ombraimmobile in quell'angolosi sentìbagnare la fronte da alcune stilledi sudore freddo.
- Che sia 1'ombra del CorsaroRosso?... - mormoròretrocedendo versola parte opposta. - Che venga aricordarmi il giuramento pronunziatoquella nottesu questeacque?... Forse che la sua anima haabbandonati gli abissi del Golfodove riposava?...
Subito però ebbe quasivergogna di aver avutolui così fiero ecoraggiosoun istante disuperstiziosa paura esnudata lamisericordia che portava allacintolasi fece innanzidicendo:
- Chi siete voi?... Parlate o viuccido.
- Iocavaliere- rispose unavoce dolce che fece trasalire il cuoredel Corsaro.
- Voi!... - esclamò egli fralo stupore e la gioia. - Voisignora?...
Voi quisulla mia "Folgore"mentre vi credevo alla Tortue? Sono ioforse?...
- Nocavaliere- rispose lagiovane fiamminga.
Il Corsaro si era precipitatoinnanzilasciando cadere lamisericordia ed aveva tese lebraccia verso la duchessamentre le suelabbra le sfioravano rapidamente ipizzi dell'alto collare.
- Voi qui!... - ripeté conuna voce che aveva un tremito. - Ma da dovesiete uscita voi?... Come vitrovate sul mio vascello?
- Non lo so... - rispose laduchessacon accento imbarazzato.
- Viaparlatesignora.
- Ebbene... ho voluto seguirvi.
- Allora voi mi amate?... Ditemelo;è verosignora?...
- Sì- mormorò ellacon un filo di voce.
- Grazie... ora posso sfidare lamorte senza paura.
Aveva estratto l'acciarino el'esca ed aveva acceso un doppierecollocandolo però in unangolo del salottoin modo che la luce non siproiettasse sulle acque del mare.
La giovane fiamminga non avevaabbandonata la finestra. Tuttarinchiusa in un ampioaccappatoio bianco adorno di pizzicollebraccia strette al senocomese volesse comprimere i palpitiprecipitati del cuore ed ilvezzoso capo inclinato su di una spallaguardavacon quei grandi occhiscintillantiil Corsaro che gli stavaritto dinanzinon piùpallido né più tetro e meditabondopoiché unsorriso di felicitàinfinita si delineava sulle labbra del fiero uomodi mare.
Si guardarono in silenzio peralcuni istanticome se fossero ancorastupiti di quella confessionedi reciproca affezionelungamentesospirata da entrambi forsemanon così presto attesa: poi ilCorsaroprendendo la giovanettaper una mano e facendola sedere sud'una sediapresso il doppiereledisse:
- Ora mi diretesignoraperopera di quale miracolo voi vi trovatequimentre io vi ho lasciata allaTortuenella mia casa. Io stentoancora a credere a tanta felicità.
- Ve lo diròcavalierequando voi mi avrete data la vostra parola diperdonare ai miei complici.
- Ai vostri complici?
- Comprenderete che da sola nonavrei potuto imbarcarmi di nascostosulla vostra nave e starmenerinchiusa quattordici giorni in unacabina.
- Nulla potrei rifiutare avoisignora; e coloro che hannodisobbedito ai miei ordinimache nello stesso tempo mi hannopreparata una così deliziosasorpresasono già perdonati. I loronomisignora.
- Wan StillerCarmaux ed il negro.
- Ah!... Essi!... - esclamòil Corsaro. - Avrei dovuto sospettarlo!...
Ma come avete potuto ottenere laloro cooperazione?... I filibustieriche disobbediscono ai comandi deiloro capisi fucilanosignora.
- Erano convinti di non fare undispiacere al loro comandanteperchési erano accorti che voicavalieresegretamente mi amavate.
- E come hanno fatto adimbarcarvi?...
- Vestita da marinaiodi notteassieme ad essiaffinché nessunopotesse accorgersi della miapresenza.
- E vi hanno nascosta in una diqueste cabine? - chiese il Corsarosorridendo.
- In quella attigua alla vostra.
- E quei bricconidove si sonocacciati?...
- Sono sempre rimasti nascostinella stivaperò venivano a trovarmidi frequente per portarmi deiviveri che sottraevano alla dispensa delcuciniere.
- I volponi!... Quanta affezionein questi ruvidi uomini!... Sfidanola morte per veder felici i lorocapieppure... chissà quanto potràdurare questa felicità! -aggiunse poicon accento quasi triste.
- E perchécavaliere?... -chiese la giovane con inquietudine.
- Perché fra due ore l'albasorgerà ed io dovrò lasciarvi.
- Così presto?... Cisiamo appena veduti che già pensate diallontanarvi!... - esclamòla fiammingacon doloroso stupore.
- Appena il sole spunteràsull'orizzontein questo golfo sicombatterà una delle piùtremende lotte che abbiano impegnati icorsari della Tortue. Ottantabocche da fuoco tuoneranno senza treguacontro i forti che difendono il miomortale nemico e seicento uominisi slanceranno all'assaltodecisia vincere od a morire; ed iolopotete immaginaresarò allaloro testa per guidarli alla vittoria.
- Ed a sfidare la morte!... -esclamò la duchessa con terrore. - Seuna palla vi colpisse?...
- La vita degli uomini ènelle mani di Diosignora.
- Ma voi mi giurerete di essereprudente.
- Sarà impossibile. Pensateche sono due anni che io attendo l'istanteper punire quell'infame.
- Che cosa può aver fattoquell'uomoperché voi nutriate verso di luiodio così implacabile?...
- Mi ha ucciso tre fratellive lo dissie commise un infametradimento.
- Quale?...
Il Corsaro non rispose. Si eramesso a passeggiare pel salottocollafronte aggrottatalo sguardotorvo e le labbra contratte. Ad untratto s'arrestòretrocesse lentamente verso la giovaneche loosservava con una viva angosciadipinta sul viso e sedendosi accanto alei disse:
- Ascoltatemi e giudicherete se ilmio odio sia giustificato.
«Sono trascorsi dieci anni daquell'epocama ricordo tutto come fosseieri.
Era scoppiata la guerra del1686 fra la Francia e la Spagnapelpossesso delle Fiandre. LuigiQuattordicesimoassetato di glorianelfiore della sua potenzavolendoschiacciare il suo formidabileavversarioche tante vittorieaveva già riportate sulle truppefrancesiaveva invase arditamentele provincie che il terribile ducad'Alba aveva conquistate e domatecol ferro e col fuoco.
«In quell'epocaesercitando Luigi Quattordicesimo una grandeinfluenza sul Piemonteavevachiesto soccorso al duca Vittorio AmedeoSecondoil quale non aveva potutorifiutarsi dal mandargli tre deisuoi più agguerritireggimenti: quelli d'Aostadi Nizza e dellaMarina.
«In quest'ultimoin qualitàd'ufficialiservivamo io ed i miei trefratelliil maggiore dei qualinon contava che trentadue anni ed ilminore che doveva più tardidiventare il Corsaro Verdesolamenteventi.
«Recatisi nelle Fiandrei nostri reggimenti si erano giàvalorosamente battuti piùvolte al passaggio della Scheldaa GandaTournaycoprendosi ovunque digloria.
«Le armi alleate dovunqueavevano trionfatorespingendo gli spagnoliverso Anversaquando un belgiornoo meglio un brutto giornounaparte del nostro reggimentoMarinaessendosi spinto verso le bocchedella Schelda per occupare unarocca abbandonata dal nemicosi trovòimprovvisamente assalito da talenumero di spagnolida esserecostretto ad asserragliarsi piùche in fretta entro le murasalvandoa grande stento le artiglierie.
«Fra i difensori c'eravamonoi quattro.
«Tagliati fuori dall'esercitofranceseaccerchiati da tutte le partida un nemico dieci volte piùnumeroso e risoluto a riconquistare laroccache per lui era di grandeimportanzaessendo la chiave d'unodei principali bracci dellaScheldanon avevamo altra alternativa chedi arrenderci o morire. Di resanessuno ne parlavaanzi avevamogiurato di farci seppellire sottole rovinepiuttosto di abbassare lagloriosa bandiera dei prodi duchidi Savoia.
«Al comando del reggimentoLuigi Quattordicesimo avevanon sapreiper quale motivodestinato unvecchio duca fiammingoche si dicevagodesse fama di valoroso edesperimentato guerriero. Essendosi trovatocolle nostre compagnieil giornoin cui eravamo stati sorpresiavevaassunta la direzione della difesa.
«La lotta era cominciata conpari furore d'ambo le parti.
«Ogni giorno le artiglierienemiche ci rovinavano i bastionie tuttele mattine eravamo in grado diresisterepoiché alla notte riparavamofrettolosamente i guasti.
«Per quindici giorni equindici notti gli assalti si succedettero congravi perdite d'ambo leparti. Ad ogni intimazione di resarispondevamo a colpi di cannone.
«Mio fratello maggiore eradiventato l'anima della difesa. Prodegagliardodestro nel maneggiodi tutte le armidirigeva leartiglierie e le fanteriesempreprimo negli attacchiultimo nelleritirate.
«Il valore di quel belguerriero aveva fatto nascere nel cuore delcomandante fiammingo una sordagelosiache doveva più tardi avere pernoi tutti fatali conseguenze.
«Quel miserabiledimenticando che aveva giurato fedeltà alla bandieradel duca e che macchiava uno deipiù bei nomi dell'aristocraziafiamminga segretamentes'accordava cogli spagnoli per farli entrarenella rocca a tradimento. Unacarica di governatore nelle colonied'America ed una grossa sommadi denaro dovevano essere il prezzodell'ignominioso patto. Una notteseguito da alcuni fiamminghi suoiparentiapriva una dellepusterlelasciando il passo ai nemici chesi erano furtivamente avvicinatialla rocca.
«Mio fratello maggiorechevegliava poco lontano con alcuni soldatiaccortosi dell'entrata deglispagnolisi precipita incontro a lorodando l'allarmema il traditorelo aspettava dietro l'angolo di unbastione con due pistole in mano.
«Mio fratello cadde ferito amorte ed i nemici entrarono furiosamentein città. Combattemmo perle vienelle casema invano. La roccacadde e noi potemmo appenasalvarci con pochi fidi e con unaprecipitosa ritirata a Coutray.
«Ditemi signoraavreste voiperdonato a quell'uomo?».
- No- rispose la duchessa.
- E non perdonammo noi infatti.Avevamo giurato di uccidere iltraditore e di vendicare nostrofratelloe cessata la guerra locercammo a lungonelle Fiandreprima ed in Spagna poi.
«Saputo che era statonominato governatore di una delle più forticittà delle colonied'Americaio ed i miei fratelli minoriarmati ditre legnisalpammo pel GranGolfodivorati da un desiderioinsaziabile di punirepresto otardiil traditore.
«Diventammo corsari. IlCorsaro Verdepiù impetuoso e meno espertovolle tentare la sortecaddeinvece nelle mani del nostro mortalenemico e fu ignominiosamenteappiccato come un volgare ladrone; poitentò la sorte il CorsaroRosso e non ebbe miglior fortuna. I miei duefratellida me sottratti allaforcariposano in mare ove attendonola mia vendettae se Dio m'aiutafra due oreil traditore sarànelle mie mani».
- E che cosa farete di lui?
- Lo appiccheròsignora- rispose freddamente il Corsaro. - Poisterminerò quanti hanno lasventura di portare il suo nome. Egli hadistrutta la mia famiglia; iodistruggerò la sua. L'ho giurato lanotte che il Corsaro Rosso scendevanegli abissi del mare e manterròla parola.
- Ma dove ci troviamo noi? Qual èla città che governa quell'uomo.
- Lo saprete presto.
- Ma il suo nome? - chiese laduchessacon angoscia.
- Vi preme saperlo?...
La giovane fiamminga aveva portatoalla fronte un fazzoletto di seta.
Forse quella bella frontein quelmomentoera coperta di stille difreddo sudore.
- Non so- dissecon vocerotta. - In mia gioventùmi parve averudito raccontareda alcuni uominid'armi che servivano mio padre unastoria che somiglia a quella chevoi mi avete or ora narrata.
- E' impossibile- disse ilCorsaro. - Voi non siete mai stata inPiemonte.
- Nomai; ma vi pregoditemi ilnome di quell'uomo.
- Ebbeneve lo dirò: egli èil duca Wan Guld...
Nel medesimo istante un colpo dicannone si udì rombare fragorosamentesul mare.
Il Corsaro Nero si era slanciatofuori del salottogridando:
- L'alba!...
La giovane fiamminga non avevafatto alcun moto per trattenerlo. Avevaportato ambe le mani al capoconun gesto di disperazionepoi erapiombata sul tappetosenza mandareun solo gridocome se fosse stataimprovvisamente fulminata.



19.
L'ASSALTO DI MARACAYBO


Quel colpo di cannone era statosparato dalla nave dell'Oloneselaquale era passata all'avanguardiamettendosi in panna a due miglia daMaracaybodinanzi al fortesituato su di un'altura e che assieme adue isole difendeva la città.
Alcuni filibustieriche eranogià stati nel Golfo di Maracaybo colCorsaro Verde e col Rossoavevanoconsigliato l'Olonese di sbarcarecolà i bucanieriperprendere fra due fuochi il forte che dominaval'entrata del lagoed ilfilibustiere si era affrettato a dare ilsegnale delle operazioniguerresche.
Con rapidità prodigiosatutte le scialuppe delle dieci navi eranostate calate in mare e ibucanieri e i filibustieri destinati asbarcare vi si erano affollatiportando con loro i fucili e lesciabole d'abbordaggio.
Quando il Corsaro Nero giunse sulponteMorgan aveva già fattoscendere nelle scialuppesessanta uominiscelti tra i piùintraprendenti ed i piùrobusti.
- Comandante- disse rivolgendosial Corsaro Nero- non vi è unistante da perdere. Fra pochiminuti gli uomini da sbarco comincerannol'attacco del forte ed i nostrifilibustieri devono essere i primi amontare all'assalto.
- Ha mandato qualche ordinel'Olonese?...
- Sìsignore. Hacomandato alla flotta di non esporsi al fuoco delforte.
- Sta beneaffido a voi il comandodella mia "Folgore".
Indossò rapidamente lacorazza di combattimentoche un mastro gliaveva recatae scese nella grandescialuppa che lo aspettava sotto lascala di babordomontata da trentauomini e armata d'un petriere.
Cominciava ad albeggiarebisognava quindi affrettarsi a sbarcareprima che gli spagnoli del fortepotessero radunare ingenti forze.
Tutte le scialuppecariched'uominisolcavano rapidamente le acquepuntando verso una spiaggia boscosache si alzava ripidatramutandosiin una collinettae sulla cuicima si vedeva giganteggiare il forteuna solida rocca armata disedici cannoni di grosso calibro eprobabilmenteben munita didifensori.
Gli spagnolimessi sull'allarmedal primo colpo di cannone fattosparare dall'Olonesesi eranoaffrettati a lanciare alcune bande disoldati giù pei declivi delcolleonde contrastare il passo aifilibustierie ad aprire unfuoco violentissimo colle loro grosseartiglierie.
Le bombe grandinavanobattendo lospecchio d'acqua occupato dallescialuppe e facendo balzarealti spruzzi di acqua; i filibustierierano però cosìvalenti che di rado si lasciavano colpire.
Con manovre fulmineecon virate dibordo vertiginosenon lasciavanotempo ai nemici di prenderli dimira.
Le tre scialuppemontatedall'Olonesedal Corsaro Nero e da Micheleil Bascoerano passate in primalinea ed essendo montate dai piùrobusti rematoriprocedevanorapideper giungere a terra prima che idrappelli spagnoliche giàscendevano attraverso i boschipotesseroprendere posizione sulle sponde.
Le navi corsare erano rimasteindietroper non esporsi al fuoco deisedici grossi pezzi del fortemala "Folgore"comandata da Morgansi era avanzata fino a mille passidalla spiaggia e proteggeva losbarcotirando coi suoi duecannoni da caccia.
In quindici minutinon ostantequel furioso cannoneggiamentoleprime scialuppe approdano. Ifilibustieri ed i bucanieri che lemontanosenza attendere icompagnisbarcano precipitosamente e siscagliano attraverso la boscagliacoi loro capiper respingere idrappelli spagnoli che si eranoimboscati sul pendio della collina.
- All'assaltomiei prodi!... -urla l'Olonese.
- Suuomini del mare!... - tuonail Corsaro Neroche si avanza collaspada nella destra ed una pistolanella sinistra.
Gli spagnolimessi inimboscatacominciarono a far piovere sugliassalitori una grandine di palleperò con poco profitto a causa deglialberi e dei fitti cespugli checoprono i pendii del colle.
Anche i cannoni del forte tuonanocon fragore assordantescagliandoin tutte le direzioni i lorogrossi proiettili. Gli alberi sischiantano e rovinano al suolo confracasso; i rami piombano a destraed a sinistra e la mitraglia fapiovere addosso agli assalitori nembidi foglie e di frutta; nullaperò può arrestare lo slancio deiformidabili filibustieri e deibucanieri della Tortue.
Si scagliano innanzi come unatromba devastatricepiombano addosso aidrappelli spagnoliassalendolicon le sciabole d'abbordaggioe lifanno a pezzimalgrado l'ostinataresistenza.
Pochi nemici scampanoall'eccidiopoiché quasi tutti avevanopreferito cadere con le armi inpugnopiuttosto di cedere il campo edarrendersi.
- Assaliamo il forte!... - urlal'Olonese.
Incoraggiati da quel primosuccessoi corsari si slanciano su pelcolleprocurando di tenersinascosti in mezzo alla fitta vegetazione.
Erano più di cinquecentoessendo stati raggiunti dai compagnipurel'impresa non era facileessendosprovvisti di scale. Per di più laguarnigione spagnolacomposta diduecentocinquanta valorosi soldatisi difendeva con grande vigorenon accennando a cedere. Essendo ilforte situato in una posizioneassai elevatai cannoni avevano ancorabuon gioco e fulminavano iboschi con uragani di mitragliaminacciando di sterminare gliassalitori.
L'Olonese e il Corsaro Neroprevedendo una resistenza disperatasierano arrestati per consigliarsi.
- Perderemo troppa gente- dissel'Olonese. - Bisogna trovare unmezzo per aprire una buona brecciao ci faremo schiacciare.
- Non ve n'è che uno-rispose il Corsaro.
- Parlaspicciati.
- Tentare di far scoppiare una minaalla base dei bastioni.
- Credo che sia il modo migliorema chi oserà affrontare un similepericolo!
- Io- disse una voce dietro diloro.
Si volsero e videro Carmaux seguitodall'inseparabile Wan Stiller edal compare negro.
- Ah!... Sei tubriccone?... -chiese il Corsaro. - Che cosa fai qui?
- Vi seguivocomandante. Miavete perdonatoquindi non avevo piùtimore di farmi fucilare.
- Nonon ti si fucileràperò andrai a far scoppiare la mina.
- Ai vostri ordinicomandante.Tra un quarto d'ora apriremo unabreccia.
Poi rivolgendosi verso i suoi dueamici:
- EhiWan Stillervieni- glidisse- e tu Moko va' a prenderetrenta libbre di polvere ed unabuona miccia.
- Spero di rivederti ancoravivo- disse il Corsaro con vocecommossa.
- Grazie dell'auguriocomandante- rispose Carmauxallontanandosiprecipitosamente.
Intanto i filibustieri ed ibucanieri continuavano ad inoltrarsiattraverso gli alberitentandocon dei colpi ben aggiustatidiallontanare gli spagnoli dai merlie di abbattere gli artiglieri.
Il presidionondimenoresistevacon ostinazione ammirabilefacendoun fuoco infernale. Il fortesembrava un cratere in piena eruzione.
Gigantesche nuvole di fumos'alzavano su tutti i bastionitraforatedai getti di fuoco dei sedicigrossi cannoni.
Palle e nembi di mitragliascendevano rasente al suolomassacrando lepiante e lacerando i cespugli inmezzo ai quali si tenevano nascosti ifilibustieriin attesa delmomento opportuno per slanciarsiall'assalto.
D'improvviso sulla cima del collesi udì un formidabile scoppiochesi ripercosse lungamente sottoi boschi e sul mare. Una fiammagigantesca fu veduta alzarsi su unfianco del fortepoi una pioggiadi rottami cadde impetuosamenteesugli alberischiantando centinaiadi rami e storpiando ed uccidendonon pochi assalitori.
In mezzo alle grida degli spagnolial rimbombo delle artiglierie edal tuonare dei fucilisi udìecheggiare la voce metallica del CorsaroNero.
- Suall'attaccouomini delmare!...
I filibustieri ed i bucanierivedendolo slanciarli sul terrenoscopertosi precipitano dietro dilui assieme all'Olonese. Superanole ultime alture senza arrestarsiattraversano correndo la spianataed irrompono contro il forte.
La mina fatta scoppiare da Carmauxe dai suoi amici aveva aperta unabreccia in uno dei bastioniprincipali. Il Corsaro Nero vi si era giàslanciato dentrosuperando irottami ed i cannoni travolti dalloscoppio e la sua formidabilespada s'affannava a respingere i primiavversaricolà accorsi adifendere il passo.
I corsari si gettano dietro di luicolle sciabole d'arrembaggio inpugnourlano a piena gola perspargere maggior terrorerovescianocol loro impeto irresistibile iprimi spagnoli ed irromponocome untorrente che straripaentro ilforte.
I duecentocinquanta uomini chelo difendono non possono resistere atanta furia. Cercano ditrincerarsi dietro gli spaltima vengonoricacciati; tentano diraggrupparsi nel piazzale per impedire che ilgrande stendardo di Spagna vengaammainato e colà pure vengonosgominatiinseguiti lungo ibastioni interni e cadono tutti piuttostoche arrendersi.
Il Corsaro Nerovista calare labandieras'affrettò a rivolgersicontro la città ormaiindifesa. Radunati cento uominiscese di corsail colle ed irruppe nelle vie giàdeserte di Maracaybo.
Tutti erano fuggitiuominidonne e fanciulliriparando nei boschiper salvare gli oggetti piùpreziosi; ma che importa al Corsaro Nero?
Non era per saccheggiare la cittàche aveva organizzata la spedizionebensì per avere nelle maniil traditore.
Egli trascinava i suoi uomini inuna corsa vertiginosaansioso digiungere al palazzo di Wan Guld.
Anche la "Plaza de Granada"era desertaed il portone del palazzo delGovernatore aperto e senza guardie.
- Mi sarebbe sfuggito? - si chieseil Corsarocoi denti stretti. -Dovessi però inseguirlo finentro il continentenon lo abbandonerò.
Vedendo il portone apertoifilibustieri che lo avevano seguito sierano arrestati temendo qualchetradimento. Il Corsaro però avevacontinuato ad avanzare conprudenzasospettando anche lui qualchesorpresa.
Stava per varcare la soglia edentrare nel cortilequando si sentìfermare da una robusta manochegli si era posata su di una spalla eda una voce che diceva:
- Non voimio comandante. Sepermetteteentrerò prima io.
Il Corsaro si era fermato collafronte aggrottata e si vide dinanziCarmauxnero per la polverecolle vesti stracciateil visoinsanguinatoma più vivoche mai.
- Ancora tu!... - esclamò.- Credevo che la mina non ti avesserisparmiato. - Ho la pelle duramio capitanoed al pari di me devonoaverla l'amburghese e l'africanopoiché mi seguono. - Avanti adunque!
Carmaux ed i suoi compagniche loavevano già raggiuntoneri dipolvere come lui e non menostracciatisi precipitarono entro ilcortile colle sciaboled'arrembaggio e le pistole in pugnoseguitidal Corsaro e da tutti gli altrifilibustieri. Non vi era nessuno.
Soldatistaffieriscudieriservischiavitutti erano fuggitidietro gli abitanti cercandoanche essi un rifugio nei fitti boschidella costa. Fu trovato solamenteun cavallosdraiato al suolo conuna gamba rotta.
- Hanno sloggiato- disse Carmaux.- Bisogna collocare sul portone uncartello con sopra scritto: palazzoda affittare.
- Saliamo- disse il Corsaroconvoce sibilante.
I filibustieri si rovesciaronosugli scaloni e salirono ai pianisuperiori; ma anche làtutte le porte erano apertele stanze e lesale desertei mobili tuttisottosoprai forzieri spalancati evuoti. Tutto annunziava unaprecipitosa ritirata. Ad un tratto siudirono echeggiarein una stanzadelle grida. Il Corsaroche avevapercorse tutte le sale di corsasi diresse da quella parte e videCarmaux e Wan Stiller chestavano trascinando a forza un soldatospagnoloaltoallampanatoseccocome un chiodo.
- Lo riconoscetecomandante? -gridò Carmauxspingendo violentementeil disgraziato prigioniero.
Il soldato spagnolovedendosidinanzi il Corsarosi levò il cascod'acciaio adorno d'una piumaspennacchiata e molto frustaecurvandola sua lunga e magra schienadissecon voce tranquilla:
- Vi aspettavosignoree son benlieto di rivedervi.
- Come! - esclamò ilCorsaro. - Ancora voi?...
- Sìlo spagnolo dellaforesta- rispose l'uomo allampanatosorridendo. - Non avete volutoappiccarmi e perciò sono ancora vivo.
- Tu la pagherai per tuttifurfante! - gridò il Corsaro.
- Avrei forse avuto torto adaspettarvi? Sarebbe stato meglioin talcasoche avessi preso il largodietro agli altri.
- Tu mi aspettavi?
- Chi mi avrebbe impedito difuggire?
- E' veroe perché seirimasto?
- Perché volevo vedereancora colui che mi ha generosamente salvata lavitala notte che ero caduto nellesue mani.
- Tira innanzi.
- Poiperché volevo rendereun piccolo servizio al Corsaro Nero.
- Tu!
- Eh! eh! - fe' lo spagnolosorridendo. - Vi stupisce?
- Sì... lo confesso.
- Sappiate allora che ilgovernatorequando seppe che io ero cadutonelle vostre mani e che voi non miavevate appeso ad un ramo con unacorda al colloper ricompensami fece dare venticinque legnate.
Capite!... Bastonare medonBartolomeo dei Barboza e dei Camarguadiscendente da una delle piùvecchie nobiltà della Catalogna!...
"Carramba"!!
- Finiscila.
- Ho giurato di vendicarmi di quelfiammingoche tratta i soldatispagnoli come se fossero canied i nobili come fossero schiaviindianie vi ho aspettato. Voisiete venuto qui per ucciderlomaegliquando ha veduto cadere ilforte in vostra manoè fuggito.
- Ah!... E' fuggito?
- Sìperò io sodovee vi condurrò sulle sue tracce.
- Non m'inganni tu? Bada che se tumentifarò scorticare il tuo magrocorpo.
- Non sono nelle vostre mani? -disse il soldato.
- E' vero.
- Potete quindi farmi scorticarecon vostro comodo.
- Allora parla. Dov'èfuggito Wan Guld?
- Nella foresta.
- Dove vuole andare?
- A Gibraltar.
- Seguendo la costa?
- Sìcomandante.
- Conosci la via tu?
- Meglio degli uomini chel'accompagnano.
- Quanti ne ha con sé?
- Un capitano e sette soldatifidatissimi. Per marciare attraverso aifitti boschi della costa bisognaessere in pochi.
- E gli altri soldatidove sono?
- Si sono dispersi.
- Sta bene- disse il Corsaro. -Noi inseguiremo quell'infame WanGulde noi non gli daremo treguané giorno né notte. Ha dei cavallicon sé?
- Sìma dovràlasciarli poiché a nulla gli servirebbero.
- Aspettami qui.
Il Corsaro Nero si appressòad una scrivaniasulla quale vi era dellacartaalcune penne ed un riccocalamaio di bronzo.
Prese un foglietto e scrisserapidamente queste poche righe «Mio caroPietro«Inseguo Wan Guld attraversole foreste con CarmauxWan Stiller ed ilmio africano. Disponi della mianave e dei miei uomini; quando ilsaccheggio sarà finitovieni a raggiungermi a Gibraltar. Colà vi sonodei tesori da raccoglieremaggiori di quelli che troverai inMaracaybo.
Il Corsaro Nero».
Chiuse la letterala consegnòad un mastro d'equipaggiopoi congedòi filibustieri che lo avevanoseguitodicendo:
- Ci rivedremo a Gibraltarmieivalorosi. - Quindi volgendosi versoCarmauxWan Stillerl'africano edil prigionierodisse:
- Andiamo ora a dare la caccia almortal nemico.
- Ho portato con me una cordanuova per appiccarlocomandante-rispose Carmaux. - L'ho provataieri sera e vi assicuro che funzioneràa meravigliasenza tema che sirompa.



20.
LA CACCIA AL GOVERNATORE DIMARACAYBO


Mentre i filibustieri ed ibucanieri del Basco e dell'Oloneseentratiin Maracaybo senza incontrare laminima resistenzas'abbandonavano alsaccheggio più sfrenatoriservandosi più tardi di andar a scovare neiboschi gli abitantiper privarlianche di quello che avevano cercatodi salvareil Corsaro Nero ed isuoi quattro compagnidopo essersiarmati di fucili e provvisti diviverisi erano messi animosamente incacciadietro le tracce delgovernatore.
Appena usciti dalla cittàsi erano gettati in mezzo alle grandiboscaglie fiancheggianti ilvastissimo lago di Maracayboprendendo unsentieruzzo appena praticabileche non doveva andare molto lontanocosì almeno aveva detto ilvendicativo catalano.
Le prime tracce erano statesubito scoperte. Erano le improntelasciate da otto cavalli sul suoloumido della foresta e da due piediumaniossia di otto cavalieri edi un pedonenumero corrispondenteesattamente a quello detto dalprigioniero spagnolo.
- Lo vedete!... - aveva esclamatoil catalanocon aria trionfante. -Per di qui è passato ilgovernatore col suo capitano ed i settesoldatiuno dei quali erapartito senza cavalloessendo caduto ilsuo nel momento della fugarompendosi le gambe.
- Lo abbiamo veduto - rispose ilCorsaro. - Credi che abbiano moltovantaggio su di noi?
- Forse cinque ore.
- E' già moltoma siamotutti buoni camminatori.
- Lo credonon sperate peròdi raggiungerli né ogginé domani. Forsevoi non conoscete ancora leforeste del Venezuela e vedrete quanteinaspettate sorprese ci preparano.
- E chi ce le prepareràqueste sorprese?
- Gli animali feroci ed i selvaggi.
- Non ci fanno paura né gliuni né gli altri.
- I caraibi sono fieri.
- Non lo saranno meno colGovernatore.
- Sono suoi alleati e non vostri.
- Che si faccia guardare le spalleda quei selvaggi?
- E' probabilecapitano.
- Non m'inquieto. I selvaggi non mihanno mai fatto paura.
- Meglio per voi. Andiamo"caballeros": ecco la grande foresta.
Il sentiero era bruscamente cessatodinanzi ad una macchia enormeaduna vera muraglia di verzura e ditronchi colossalila quale parevache non presentasse alcun passaggioper degli uomini a cavallo.
Nessuno può formarsiun'idea della lussureggiante vegetazione delsuolo umido e caldo delleregioni sud-americane e specialmente deibacini dei fiumi giganti.
Quel terreno verginecontinuamente fertilizzato dalle foglie e dallefruttache da secoli esecoli si ammonticchianoè copertocostantemente da tali ammassi divegetaliche forse in nessun'altraregione del mondo se ne vedonodi egualipoiché colà le più umilipiante assumono proporzionigigantesche.
Il Corsaro Nero e lo spagnolo sierano arrestati dinanzi alla macchiaenormeascoltando con profondaattenzionementre i due filibustieried il negro scrutavano il foltofogliame degli alberi vicini ed icespuglitemendo qualche sorpresa.
- Dove saranno passati? - chieseil Corsaro allo spagnolo. - Non vedoalcuna apertura dinanzi a questoammasso di alberi e di liane.
- Uhm!... - mormorò ilcatalano. - Il diavolo non se li sarà portativiaalmeno così spero. Mirincrescerebbe per le venticinque bastonateche mi bruciano ancora il dorso.
- Ed i loro cavalli non avrannoavute le alisuppongo- disse ilCorsaro.
- Il governatore è astuto edavrà cercato di far perdere le suetracce. Si ode alcun rumore dallamacchia?...
- Sì- disse Carmaux. -Laggiù mi pare d'udire dell'acqua a scorrere.
- Allora ho trovato- disse ilcatalano.
- Che cosa? - chiese il Corsaro.
- Seguitemi"caballeros".
Il soldato tornò indietroguardando il suolo e ritrovate le orme deicavallile seguìinoltrandosi fra gruppi di carisorta di palme dalfusto spinoso che danno certefrutta somiglianti alle nostre castagneraccolte in grandi grappoli.
Procedendo con precauzione pernon lasciare le sue vesti su quellelunghe ed acute spinegiunse benpresto dove Carmaux aveva udito ilmormorio d'un corso d'acqua.
Guardò ancora a terracercando di discernere fra le foglie e le erbele orme dei quadrupedipoiallungò il passo e non si arrestò chesulla riva d'un fiumiciattololargo due o tre metrie dalle acquenerastre.
- Ah!... ah!... - esclamòallegramente. - Lo avevo detto che ilvecchio è furbo.
- E che cosa vuoi concludere? -chiese il Corsaroche cominciava adimpazientirsi.
- Che per cacciarsi nella grandeforesta e far perdere le sue tracce èsceso in questo fiumicello.
- E' profonda l'acqua?
Il catalano immerse la sua spada ecercò il fondo.
- Non vi sono che trentacinque oquaranta centimetri di acqua.
- Vi saranno dei serpenti?...
- Nosono certo di questo.
- Allora entriamo anche noi inacqua ed affrettiamo il passo. Vedremofin dove si saranno serviti deicavalli.
Entrarono tutti e cinque nelfiumicellolo spagnolo prima e il negroultimoessendo incaricato divegliare alle spalle; si misero inmarcia rimescolando quelle acqueoscurefangoseripiene di fogliesecche e che esalavano dei miasmipericolosiprodotti dai vegetali indecomposizione.
Quel piccolo corso d'acqua eraingombro d'ogni specie di pianteacquatichee che erano state inpiù luoghi calpestate e lacerate.
Vi erano cespugli di "mucumucù"specie di aroidi leggereche sitagliano facilmenteessendo iloro fusti composti quasi interamented'una midolla spugnosa; gruppi dilegno cannonedai fusti lisciariflessi argentei e che servono aformare delle zattere leggerissime;gambi sarmentosi di robiniespecie di liane che contengono un succolattiginosoche ha la proprietàsorprendente di ubriacare i pesciseviene mescolato alle acque deifiumi o dei laghettie parecchie altreche rendevano faticoso il cammino.
Un silenzio quasi perfetto regnavasotto le cupe volte dei grandivegetalicurvanti i loro rami sulpiccolo corso d'acqua. Solamente ditratto in trattoadintervalli regolarisi udiva echeggiarebruscamente come uno squillo dicampanail quale faceva alzarevivamente il capo a Carmaux ed aWan Stillertanto era naturale.
Quello squillo che aveva unavibrazione argentinae che si propagavanitidodestando tutti gli echidella grande foresta verginenonproveniva da una campana; lomandava un uccello che si teneva nascostofra le fitte fronde di qualchealberodal "campanaro"così chiamatodagli spagnoliun volatile grossocome un piccolo colombotuttobianco ed il cui grido si ode aduna distanza di ben tre miglia.
La piccola carovanasempre insilenziocontinuava a procedererapidacuriosa di sapere fin doveil Governatore e la sua scortaavevano potuto utilizzare icavallipassando sotto ammassi di verzurache s'intrecciano cosìstrettamenteda intercettare quasicompletamente la luce del solequando verso la riva sinistra si udìimprovvisamente echeggiare unadetonazione abbastanza violentaseguita da una pioggia di piccoliproiettilii quali caddero nelfiumiciattoloproducendo un rumoreanalogo al cadere della gragnuola.
- Tuoni d'Amburgo!... - esclamòWan Stillerche si era istintivamentecurvato. - Chi ci mitraglia?
Anche il Corsaro si era abbassatoarmando precipitosamente il fucilementre i suoi filibustieri eranovivamente retrocessi. Solamente ilcatalano non si era mossoeguardava tranquillamente le piante cheingombravano le due rive.
- Ci assalgono?... - chiese ilCorsaro.
- Non vedo nessuno- rispose ilcatalanoridendo.
- E quella detonazione?... Nonl'hai udita tu?...
- Sìcapitano.
- E non t'inquieti?...
- Vedete bene che io rido invece.
Un secondo scoppiopiùforte del primosi udì questa volta in alto eun altra pioggia di proiettilicadde in acqua.
- E' una bomba!... - esclamòCarmaux retrocedendo.
- Sìma vegetale- risposeil catalano. - So di che cosa si tratta.
Piegò verso la riva destra emostrò ai compagni una piantache parevaappartenesse alla specie delleeuforbiaceealta venticinque o trentametri coi rami coperti di spine ele foglie larghe venti o trentacentimetri. Alle sue estremitàpendevano certe frutta un po' rotondeavvolte in una corteccia chesembrava legnosa .
- State attenti- diss'egli. - Lefrutta sono appassite.
Non aveva ancora finito di parlareche uno di quei globi scoppiò congrande fracassolanciando adestra e a sinistra una pioggia digranelli.
- Non fanno male- disse ilcatalanovedendo Carmaux e Wan Stillerbalzare indietro. - Sonosemplicemente dei semi. Quando il frutto silascia appassirela corteccialegnosa acquista una forte resistenza efermentandodopo un certotemposcoppialanciando a notevoledistanza i semi contenuti neisedici scompartimenti interni.
- Sono almeno buone da mangiarsiquelle frutta?
- Contengono una sostanzalattiginosamangiata solamente dallescimmie- rispose il catalano.
- Al diavolo anche gli alberibombe!... - esclamò Carmaux. - Credevoche fossero spagnoli delgovernatore che ci mitragliassero.
- Avanti- disse il Corsaro. - Nondimenticate che siamo in caccia.
Ripresero la marcia nelle acquedel fiumicelloepercorsi due otrecento passiscorserodinanzi a sé delle masse nerastresemisommerse che ostacolavano lacorrente.
- Hai veduto qualche alberogranataquesta volta? - chiese Carmaux.
- Qualche cosa di meglio. Om'inganno assai o quelle masse sono icavalli del governatore e della suascorta.
- Adagio- disse il Corsaro. - Icavalieri possono essere accampatinei dintorni.
- Lo dubito- rispose il catalano.- Il governatore sa di aver da farcon voi e avrà sospettato unaccanito inseguimento.
- Sia purema siamo prudenti.
Armarono i fucilisi misero l'unodietro l'altro in fila indiana pernon farsi sterminare tutti da unascarica improvvisae s'avanzaronosilenziosamentetenendosi curvie cercando di celarsi sotto i ramidegli alberiincrociantisi soprail fiumicello.
Ogni dieci o dodici passiperòil catalano si arrestava perascoltare con grande attenzionee per scrutare le fronde e le lianeche ingombravano le due rivetemendo sempre qualche sorpresa.
Procedendo cosìcon milleprecauzionigiunsero là dove giacevanoquelle masse oscure. Non si eranoingannati: erano i cadaveri di ottocavallicaduti l'uno accantoall'altro e semi immersi nelle acquenere del fiumicello.
Il catalano ne rimosse unoaiutato dall'africanoe vide che erastato scannato con un colpo dinavaja.
- Li conosco- diss'egli. - Sono icavalli del governatore.
- Dove saranno fuggiti icavalieri?... - chiese il Corsaro.
- Si saranno cacciati nellaforesta.
- Vedi nessuna apertura?...
- Noma... ah!... i furbi!...
- Cos'hai?...
Vedete questo ramo spezzatodacui cola ancora qualche goccia dilinfa?
- Ebbene?...
- Guardate lassùdue altrive ne sono pure stati rotti.
- Vedo.
- Eccoi furbi si sono issati suquesti rami e si sono calati al dilà della macchia. Non ciresta che imitare la manovra.
- Cosa facile per noi marinai-disse Carmaux. - Ohè!... Issatevi!...
Il catalano allungò le suebraccia smisurate e magre come zampe diragno e si issò su di ungrosso ramoseguito da tutti gli altriconun accordo ammirabile.
Da quel primo ramo passòsu di un secondo che si allungavaorizzontalmentepoi su di unterzoche apparteneva ad un altroalberoe continuò cosìquella marcia aerea per trenta o quarantametri osservando sempreattentamente i ramicelli e le foglie vicine.
Giunto in mezzo ad una rete dilianesi lasciò cadere bruscamente alsuolomandando un grido ditrionfo.
- Ehicatalano!... - esclamòCarmaux. - Hai trovato qualche ciottolod'oro? Si dice che abbondano inquesto paese.
- E' una misericordiainvece; pernoi può avere l'egual valore se nondi più. Buonanel cuore delGovernatore.
Il Corsaro Nero si era purelasciato cadere al suolo ed aveva raccoltoun pugnale dalla lama cortarabescata e dalla punta sottile come unago.
- Deve averlo perduto il capitanoche accompagnava il governatore-disse il catalano. - Gliel'hoveduto nella cintola.
- Allora hanno preso terra qui-disse il Corsaro- Ecco là il sentiero apertonella boscaglia dalle loro scuri. So chetutti ne avevano unaappesaall'arcione dei loro cavalli.
- Benissimo- disse Carmaux. - Cifaranno risparmiare della fatica eprocedere più speditamente.
- Silenzio- esclamò ilCorsaro. - Si ode nulla?...
- Assolutamente nulla- risposeil catalanodopo d'aver ascoltatoalcuni istanti.
- Ciò vuol dire che sonolontani. Se ci fossero vicini si udrebberodistintamente i colpi delle loroscuri.
- Devono avere un vantaggio diquattro o cinque ore.
- E' molto; speriamo nondimeno dipoterle guadagnare.
Si erano cacciati entro quellaspecie di sentieroaperto daifuggiaschi nel mezzo dellaforesta vergine. Non era possibileingannarsiperché i ramirecisi non si erano ancora appassiti e sitrovavano in grande numero sparsial suolo.
Il catalano ed i filibustierisi erano messi a correre peravvantaggiarsi: ad un tratto laloro rapida marcia fu arrestata da unostacolo imprevistoe che ilnegroil quale era a piedi nudieCarmaux e Wan Stiller che nonportavano stivali lunghinon potevanoaffrontare se non con grandiprecauzioni.
Quell'ostacolo era costituito dauna vasta zona di spine "ansara"laquale si estendeva fitta fitta frai tronchi colossali della foresta.
Quelle piante spinose crescono ingran numero in mezzo alle selvevergini del Venezuela e delleGuianee rendono le marce quasiimpossibili per gli uomini che nonhanno le gambe riparate da uose digrosso cuoio e da solidi stivaliessendo le loro punte così acute datrapassare qualsiasi panno nonsoloma talvolta perfino le suoledelle scarpe.
- Tuoni d'Amburgo!... - esclamòWan Stillerche per primo si eraimpegnato fra quelle spine. - E' lavia dell'inferno questa? Usciremodi qui scorticati come S.Bartolomeo.
- Ventre di pesce-cane!... -urlò Carmauxche era balzato subitoindietro. - Diverremo tutti zoppise saremo costretti ad attraversarequesti triboli! I maghi dellaforesta dovevano mettere un cartellocolla scritta: è vietato ilpassaggio.
- Bah! Ne troveremo un altro-disse il catalano. - Disgraziatamenteè troppo tardi.
- Siamo costretti a fermarci? -chiese il Corsaro.
- Guardate!...
La luce scemava allorabruscamentequasi di colpo e un'oscuritàprofonda precipitava sulla forestainvadendo tutti i recessi.
- Si arresteranno anche essi? -chiese il Corsaro colla fronteaggrottata.
- Sìfinché sialzerà la luna.
- Spunta?...
- A mezzanotte.
- Accampiamoci.



21.
NELLA FORESTA VERGINE


Il piccolo drappello aveva sceltoper attendere il sorgere dellalunauno spazio occupato dalleenormi radici d'un "summameira"unalbero dal fusto colossale chedoveva torreggiare su tutti i vegetalidella foresta.
Questi alberiche toccanosovente i sessanta ed anche i settantametri d'altezzasono sorretti dasperoni naturali formati da radicid'uno spessore straordinarioassai nodose e perfettamentesimmetrichele qualiscostandosi dalla baseformano una serie diarcate assai bizzarresotto cuipossono trovare comodo rifugio unaventina e più di persone.
Era una specie di nascondigliofortificatoche metteva il Corsaro edi suoi compagni al sicuro daogni improvviso assaltosia da partedelle fiereche degli uomini.
Accomodatisi alla meglio sotto ilgigante della foresta e rosicchiatialcuni biscotti con un pezzo diprosciuttosi accordarono di dormirefino al momento di riprendere lacacciadividendo le quattro ore cherimanevano in altrettanti quartidi guardianon essendo prudenteabbandonarsi tutti fra le bracciadi Morfeoin mezzo alla forestavergine.
Rovistate le erbe per temache nascondessero qualche serpentepericolosoessendocene moltissimidi velenosi nelle foreste delVenezuelamisero subito aprofitto l'ottimo consiglioallungandosiplacidamente fra le foglie cadutedal colossomentre l'africano eCarmaux montavano di guardia pervegliare sulla sicurezza di tutti.
Il crepuscoloche durasolamente qualche minuto in quelle regioniequatorialiera già sparitoe una oscurità profondissima era piombatasulla grande foresta facendotacere di colpo gli uccelli ed iquadrumani.
Un silenzio assolutopaurosoregnò per alcuni istanticome se tuttigli abitanti da piuma e da pelofossero improvvisamente scomparsi omortima ad un tratto unconcerto stranoindiavolatoecheggiòbruscamente fra quella oscuritàfacendo traballare Carmaux che nonera affatto abituato a passare lenotti in mezzo alle foreste vergini.
Pareva che una banda di cani avessepreso posto fra i rami deglialberiperché in altosi udivano dei latratidei guaiti e deibrontolii prolungatiaccompagnatida cigolii ancor più strani e chesembravano prodotti da migliaia dipulegge giranti.
- Ventre di pesce-cane! - esclamòCarmauxguardando in aria. Che cosasuccede lassù? - Sidirebbe che i cani di questo paese hanno le alicome gli uccelli e le unghie come igatti. Come hanno fatto a saliresugli alberi?... Sapresti dirmelocompare sacco di carbone?
Il negroinvece di risponderesimise a ridere in silenzio.
- E questi che cosa sono?... -continuò Carmaux. - Si direbbe checento marinai facciano cigolaretutti i buscelli d'una naveper farenon so quale manovra indiavolata.Che siano delle scimmiecompare?...
- Nocompare bianco- risposeil negro. - Sono delle ranetutterane.
- Che cantano in questo modo?
- Sìcompare.
- E questi che cosa sono?...Odi?... Pare che un migliaio di fabbristiano battendo tutte le pentole dirame di compare Belzebù.
- Sono ranocchi.
- Ventre di pesce-cane!... Se melo dicesse un altrodirei che vuoleburlarsi di me o che èdiventato matto. E questo è un ranocchio dinuova specie?
Una specie di miagolio potenteseguito da una specie di ululatoerarintronato improvvisamentenell'immensa foresta verginefacendotacere di colpo i concertiformidabili e scordati dei ranocchi.
Il negro aveva alzato vivamenteil capo ed aveva raccolto il fucileche teneva a fiancoma con ungesto così precipitosoche denotavauna viva apprensione.
- Pare che questo messere che urlacosì forte non sia un ranocchioèvero compare sacco di carbone?
- Oh no! - esclamòl'africanocon un tremito nella voce.
- Che cos'è dunque?
- Un giaguaro.
- Fulmini di Biscaglia!... Ilformidabile predatore?
- Sicompare.
- Preferisco trovarmi dinanzi a treuomini risoluti a sbudellarmipiuttosto che aver da fare conquel carnivoro. Si dice che valga letigri dell'India.
- Ed i leoni dell'Africacompare.
- Per centomila pesci-cani!...
- Cos'hai?
- Penso che se veniamo assaliti nonpotremo far uso delle nostre armida fuoco.
- E perché?
- Se udissero gli spariil Governatore e la sua scortasospetterebbero subito di essereseguiti e si affretterebbero aprendere il largo.
- Oh! Vorresti tu affrontare ungiaguaro coi coltelli?
- Adopreremo le sciabole.
- Vorrei vederti alla prova.
- Non augurarmelacompare sacco dicarbone.
Un secondo miagoliopiùpotente del primo e più vicinoecheggiòinmezzo alla tenebrosa boscagliafacendo sussultare il negro.
- Diavolo!... - brontolòCarmauxche cominciava a diventare inquieto.
- La faccenda diventa seria.
In quell'istante vide il CorsaroNero sbarazzarsi del mantello che gliserviva di coperta ed alzarsi.
- Un giaguaro?... - chiese con vocetranquilla.
- Sicomandante.
- E' lontano?...
- Noe quel che è peggiopare che si diriga da questa parte.
- Qualunque cosa succedanon fateuso delle armi da fuoco.
- Quel predone ci divorerà.
- Ah!... Lo crediCarmaux?... Lovedremo.
Si levò il mantellolopiegò con una certa curase lo avvolseattorno al braccio sinistro poisguainò la spada e s'alzò lestamente.
- Dove l'hai udito?... - chiese.
- Da quella partecomandante.
- Lo aspetteremo.
- Devo svegliare il catalano e WanStiller?
- E' inutile; basteremo noi. Fatesilenzio e ravvivate il fuoco.
Tendendo gli orecchisi udivain mezzo agli alberi quel "ron ron"particolare dei gatti e deigiaguarie scrosciare di quando in quandole foglie secche. Il predatoredoveva essersi già accorto dellapresenza di quegli uomini es'avvicinava cautamentesperando forse dipiombare improvvisamente suqualcuno di loro e di rapirlo.
Il Corsaroimmobile presso ilfuococolla spada in pugnoascoltavaattentamente e teneva gli sguardifissi sulle macchie vicinepronto aprevenire l'assalto fulmineo dellafiera. Carmaux ed il negro gli sierano messi dietrol'unoarmato della sciabola d'arrembaggio el'altro del fucilema cheteneva impugnato per la canna ondeservirsene come mazza.
Lo scrosciare delle fogliecontinuava dalla parte ove la foresta erapiù folta ed anche il "ronron" s'avvicinavaperò lentamente. Sicapiva che il giaguaro s'avvicinavacon prudenza.
Ad un tratto ogni rumore cessò.Il Corsaro si era curvato innanzi permeglio ascoltarema invano;nel rialzarsii suoi sguardis'incontrarono con due puntiluminosi che luccicavano sotto uncespuglio assai fitto. Eranoimmobili ed avevano un lampo verdastro efosforescente.
- Eccolo làcomandante-mormorò Carmaux.
- Lo vedo- rispose il Corsarocon voce sempre tranquilla.
- Si prepara ad assalirci.
- Lo aspetto.
- Che diavolo d'uomo- borbottòil filibustiere. - Non avrebbe pauradi compare Belzebù e ditutti i suoi caduti compari.
Il giaguaro si era fermato a trentapassi dall'accampamentodistanzaben breve per simili carnivori chesono dotati d'uno slancio poderosopari e forse maggiore di quellodelle tigrituttavia non si decidevaad assalire. Lo inquietava il fuocoche ardeva ai piedi dell'alberool'attitudine risoluta delCorsaro?... Rimase sotto quel fittocespuglio un minutosenzastaccare gli occhi dall'avversarioconservando una immobilitàminacciosapoi quei due punti luminosiscomparvero bruscamente.
Per qualche istante si udironoagitarsi le fronde e scrosciare lefogliepoi ogni rumore cessò.
- Se n'è andato- disseCarmauxsospirando. - Che i caimani lomangino in tre bocconi.
- Sarà forse lui che mangerài caimanicompare- disse il negro.
Il Corsaro stette alcuni minutifermo al suo postosenza abbassare laspadapoinon udendo piùnullaringuainò tranquillamente l'armaspiegò il mantelloselo mise intorno e si coricò ai piedidell'alberodicendo semplicemente:
- Se ritornachiamatemi.
Carmaux e l'africano si ritrasserodietro al fuoco e ripresero la loroguardiatendendo peròcontinuamente gli orecchi e guardando da tuttele partiessendo poco persuasiche il feroce predatore si fossedefinitivamente allontanato.
Alle 10 svegliarono Wan Stiller edil catalanoli avvertirono dellavicinanza del carnivoroes'affrettarono a coricarsi accanto alCorsaroil quale giàdormiva placidamentecome se si fosse trovatonella cabina della sua "Folgore".
Quel secondo quarto di guardiapassò più tranquillo del primoquantunque Wan Stiller ed ilsuo compagno avessero udito più volteecheggiare nella cupa foresta ilmiagolio del giaguaro.
A mezzanotteessendosi alzata lalunail Corsaroche si era giàlevatodiede il segnale dellapartenzasperandocon una rapidamarciadi poter raggiungereall'indomani il suo mortale nemico.
L'astro notturno splendevasuperbamente in un cielo purissimo versandola sua pallida luce sullagrande forestama ben pochi raggiriuscivano a penetrare attraversola fitta volta delle foglie giganti.
Nondimeno qualche cosa ci sivedeva sotto la boscaglia permettendo aifilibustieri di procedereabbastanza speditamente e di vedere gliostacoli che intercettavano ilpassaggio.
Il sentiero aperto dalla scortadel Governatore era stato smarritoperò non si preoccupavano.Sapevano ormai che egli marciava verso ilsud per riparare a Gibraltared essi seguivano quella direzioneorientandosi colle bussolecertiche un momento o l'altro l'avrebberoraggiunto.
Camminavano da circa un quartod'oraaprendosi faticosamente il passofra i ramile liane e le radicimostruose che ingombravano il suoloquando il catalanochemarciava in testa al drappellos'arrestòbruscamente.
- Che cos'hai? - chiese il Corsaroche veniva dietro.
- Ho che è la terza volta inventi passi che mi giunge all'orecchio uncerto rumore sospetto.
- E quale?...
- Si direbbe che qualcuno camminiparallelamente a noial di là diquesti fitti macchioni.
- Che cos'hai udito?...
- Rompersi dei rami e scrosciare lefoglie.
- Che qualcuno ci segua? - chieseil Corsaro.
- E chi?... Nessuno oserebbemarciare di nottein mezzo a questeforeste verginisoprattutto aquest'ora- rispose il catalano.
- Che sia qualcuno della scorta delGovernatore?
- Uhm!... Devono essere lontanicostoro.
- Allora sarà qualcheindiano.
- Forsema io dubito che sia unindiano. Eh!... avete udito?
- Sì- confermarono ifilibustieri e l'africano.
- Qualcuno ha spezzato un ramo apochi passi da noi- disse ilcatalano.
- Se le macchie non fossero cosìfoltesi potrebbe andar a vedere chiè costui che ci segue-disse il Corsaroche aveva già snudata laspada.
- Proviamosignore?
- Lasceremmo le vesti fra quellespine "ansara"; ammiro però il tuocoraggio.
- Grazie- rispose lo spagnolo. -Queste parole dette da voi valgonomolto. Che cosa dobbiamo fare?
- Continuare la marcia e collespade in pugno. Non voglio che siadoperino i fucili.
- Avantiadunque.
Il drappello si rimise incamminoprocedendo con prudenza e senzafretta.
Erano giunti ad uno strettopassaggioaperto fra altissime palmelegate e rilegate fra di loro dauna rete di lianequando tutto d'untratto una massa pesante piombòsullo spagnolo che camminava dinanzi atuttiatterrandolo di colpo.
L'assalto era stato cosìimprovvisoche i filibustieri dapprimacredettero che fosse rovinatoaddosso al disgraziato prigionieroqualche ramo enorme; peròuna specie di ruggito raucolanciato daquella massafece loro comprendereche si trattava d'una fiera.
Il catalanocadendoavevamandato un urlo di terrorepoi si erasubito voltato tentando disbarazzarsi da quella massache lo tenevacome inchiodato fra le erbeimpedendogli di rialzarsi.
- Aiuto! - gridò- ilgiaguaro mi sbrana.
Il Corsaropassato il primoistante di stuporesi era subitolanciato in soccorso del poverouomocolla spada alzata. Rapido comeil lampoallungò il braccioarmato e lo cacciò nel corpo della fiera;questasentendosi ferireabbandonò il catalano e si volse verso ilnuovo avversariotentando discagliarsi addosso.
Il Corsaro si era lestamenteritiratomostrando la punta scintillantedella spadamentre con un gestorapido avvolgeva il mantello attornoal braccio sinistro.
L'animale ebbe un istante diesitazionepoi balzò innanzi concoraggio disperato. Trovato sulsuo slancio Wan Stillerlo atterròpoi si volse contro Carmaux chestava presso il compagnotentando diabbatterlo con un poderoso colpo dizampa.
Fortunatamente il Corsaro non erarimasto inoperoso. Vedendo i suoifilibustieri in pericoloper laseconda volta si era scagliato sullabelvatempestandola di colpi dispadanon osando avvicinarsi troppoper non venire afferrato e sbranatoda quegli artigli.
La fiera indietreggiavaruggendocercando di prendere campo perriprendere lo slancioperòil Corsaro le stava addosso.
Spaventata e forse gravementeferitasi volse di botto e con un gransalto si slanciò fra i ramid'un albero vicinodove s'imboscò fra legrandi fogliemandando delle noteacute che suonavano come degli"uh!... uh!..." assaiprolungati.
- Indietro! - aveva gridato ilCorsaro temendo che fosse per piombareaddosso a loro.
- Tuoni d'Amburgo! - gridòWan Stillerche erasi subito rialzatosenza aver riportata la minimagraffiatura. - Bisognerà fucilarla percalmarle la fame!...
- Noche nessuno faccia fuoco-rispose il Corsaro.
- Io stavo per fracassarle latesta- disse una voce dietro di lui.
- Sei ancora vivo!... - esclamòil Corsaro.
- E devo ringraziare la corazza dipelle di bufalo che porto sotto lacasaccasignor mio- disse ilcatalano. - Senza di quella m'avrebbeaperto il petto con un solo colpodi zampa.
- Attenzione! - gridò inquell'istante Carmaux. - Quel dannato animalesta per slanciarsi.
Aveva appena terminate quelleparole che la fiera si precipitava su diloro descrivendo una parabola disei o sette metri. Cadde quasi aipiedi del Corsaroma le mancòil tempo di scagliarsi innanzi unaseconda volta.
La spada del formidabile scorridoredel mare le era entrata nel pettoinchiodandola al suolomentrel'africano le fracassava il cranio colcalcio del suo pesante fucile.
- Vattene al diavolo!... - gridòCarmauxvibrandole un poderosocalcioper assicurarsi che questaera proprio morta. - Che pazza dibestia era questa?
- Ora lo sapremo- disse ilcatalanoafferrandola per la lunga codae trascinandola verso un piccolospazio illuminato dalla luna.
- Non è pesantepure checoraggio e che artigli!... Quando saremo aGibraltar andrò ad accendereun cero alla madonna della Guadalupa peravermi protetto.



22.
LA SAVANA TREMANTE


L'animale che con tanta audaciali aveva assalitinelle formerichiamava alla mente le leonessedell'Africa; era però di mole moltominorenon dovendo avere unalunghezza maggiore di un metro equindici o venti centimetrinéun'altezza superiore ai settantamisurata dalla spalla.
Aveva la testa rotondail corpoallungatoma robustouna coda lungapiù di mezzo metroartiglilunghi ed acutiil pelame fitto ma cortodi colore rosso giallognolochediventava più oscuro sul dorso mentreera chiaroquasi biancosotto ilventre e grigio sul cranio.
Il catalano ed il Corsarocon unasola occhiata avevano subito capitoche si trattava d'uno diquegli animali chiamati dagli ispano-americani "mizgli" omeglio ancora coguari o pumaed anche leonid'America.
Queste fiereche sono sparsein buon numero anche oggidìtantonell'America meridionalechesettentrionalequantunque siano distatura relativamente piccolasono formidabili essendo feroci ecoraggiose.
Ordinariamente si tengono neiboschi dove fanno grandi distruzioni discimmiepotendo arrampicarsicon tutta facilità sugli alberi piùalti; talvolta osano avvicinarsiai luoghi abitatied alloraproducono danni enormiscannando pecorevitellibuoi e perfinocavalli.
In una sola notte sono capaci diuccidere cinquanta capi di bestiamelimitandosi a bere il sanguecaldo che fanno sgorgare dalle vene delcollo delle vittime. Se non sonoaffamatisfuggono l'uomosapendoper prova che non sempreriportano vittoria; solo se spinti dallanecessità lo assaltano concoraggio disperato.
Anche feriti si rivoltano controgli avversari senza contarli.
Talvolta vivono in branchi permeglio cacciare gli animali delleforesteperò per lo piùs'incontrano isolatianche perché le femminenon hanno grande fiducia neicompagnicorrendo il pericolo di vedersimangiare i piccini. D'altrondeanch'esse i primi nati li divoranonondimeno col tempo diventano madriamorose e difendono accanitamentela loro prole.
- Ventre di pesce-cane!... -esclamò Carmaux. - Sono piccolima hannomaggior coraggio di certi leoniquesti animali.
- Non so come non mi abbia apertala gola- rispose il catalano. - Sidice che sono destri nel reciderela vena jugulare per bere il sanguedei disgraziati che abbattono.
- Destri o noripartiamo- disseil Corsaro. - Questo coguaro ci hafatto perdere del tempo prezioso.
- Le nostre gambe sono lestecomandante.
- Lo soCarmaux; nonscordiamo che Wan Guld ha parecchie ore divantaggio su di noi. In marciaamici.
Lasciarono il cadavere del coguaroe si rimisero in cammino attraversola sconfinata forestariprendendola faticosa manovra del tagliodelle liane e delle radici cheimpedivano loro il passo.
Si erano allora impegnati inmezzo ad un terreno imbevuto di acquadove gli alberi più piccoliavevano acquistate dimensioni enormi.
Pareva che camminassero su di unaspugna immensaperché colla solapressione dei piedi schizzavanofuorida centomila pori invisibilidei getti d'acqua.
Forse in mezzo alla foresta sinascondeva qualche savana e chissàforse qualcuno di quei bacinitraditorichiamati savane tremanticolfondo costituito di sabbie mobiliche inghiottono qualunque essereosi affrontarle.
Il catalanogiàpratico di quella regioneera diventatoeccessivamente prudente. Tastava difrequente il suolo con un ramo cheaveva tagliatoguardava dinanzia sé per vedere se la forestacontinuava e di tratto intratto dispensava legnate a destra e amanca. Temeva le sabbie mobilima si guardava anche dai rettiliiquali si trovano in gran numero neiterreni umidi delle selve vergini.
Con quella oscuritàpotevaporre i piedi su qualche "urulù"serpentea strisce biancheadorno d'unacroce sul capo ed il cui morso producela paralisi del membro offesoo su di un "cobra cipo" o serpentelianecosì chiamato perchéè verde e sottile come una vera lianainmodo da poterlo facilmenteconfondereoppure su qualche serpentecorallo dal morso senza rimedio.
Ad un certo momento il catalanos'arrestò.
- Un altro coguaro? - chieseCarmauxche gli stava dietro.
- Non oso inoltrarmi se prima nonspunta il sole- rispose.
- Che cosa temi? - chiese ilCorsaro.
- Il terreno mi sfugge sotto ipiedisignore. Ciò indica che noisiamo vicini a qualche savana.
- Qualche savana tremante forse?
- Lo temo.
- Perderemo del tempo prezioso.
- Fra mezz'ora spunteràl'alba e poi credete che anche i fuggiaschinon incontrino degli ostacoli?
- Non dico il contrario.Aspetteremo il sorgere del sole.
Si sdraiarono ai piedi d'un alberoed attesero con impazienza chequelle fitte tenebre cominciasseroa diradarsi.
La grande forestapoco primasilenziosarisuonava allora di millestrani fragori. Migliaia dibatracirospirane-pipa e "parraneca"facevano udire le loro vociformando un baccano assordante.
Si udivano abbaiamentimuggitiinterminabilistrida prolungatecomese centomila carrucole fossero inmovimentogorgoglii che sembravanoprodotti da centinaia di ammalatioccupati a umettarsi le gole congargarismipoi unmartellamento furiosocome se eserciti difalegnami si celassero sotto iboschiquindi degli stridii che parevaprovenissero da centinaia di seghea vapore.
Di tratto in tratto invecesuglialberisi udiva improvvisamente unoscoppio di fischi acutii qualifacevano alzare improvvisamente ilcapo ai filibustieri.
Erano mandati da certe lucertoledi dimensioni piccolema dotate dipolmoni così potenti dagareggiareper forza di vocecolle nostrelocomotive.
Già gli astricominciavano ad impallidire e l'alba a diradare letenebre quando in lontananza si udìecheggiare una debole detonazioneche non si poteva confondere collegrida dei batraci.
Il Corsaro si era bruscamentealzato.
- Un colpo di fucile? - chieseguardando il catalanoil quale si erapure levato.
- Sembra- rispose questi.
- Sparato dagli uomini cheinseguiamo?...
- Lo suppongo.
- Allora non devono essere lontani.
- Potete ingannarvisignore.Sotto queste volte di verzura l'eco siripercuote ad incredibile distanza.
- Comincia a far chiaro; possiamoquindi ripartirese non sietestanchi.
- Bah!... Riposeremo piùtardi- disse Carmaux.
La luce dell'alba cominciava afiltrare fra le foglie giganti deglialberidiradando rapidamente letenebre e svegliando gli abitantidella foresta.
I tucani dal becco enormegrossoquanto il loro intero corpo e cosìfragile che costringe quei poverivolatili a gettare il cibo in altoaspettando che cada peringollarlocominciavano a svolazzare sullepiù alte cime degli alberimandando le loro grida sgradevoli chesomigliano al cigolare di una ruotamale unta; gli "onorati"nascostinel più fitto dellepiantelanciavano a piena gola le loro notebaritonali do... mi... sol...do...i "cassichi" bisbigliavanodondolandosi sui loro straninidi in forma di borsesospesi aiflessibili rami dei manghi oall'estremità delle foglie immense dei"maot" mentre igraziosi uccelli mosca volavano di fiore in fiorecome gioielli alatifacendoscintillare ai primi raggi del sole leloro piume verditurchine o nere ariflessi d'oro e di rame.
Qualche coppia di scimmieuscita dal nascondigliocominciava adapparirestiracchiandosi le membrae sbadigliando col muso rivolto alsole.
Erano per lo più dei"barrigudo"quadrumani alti sessanta od ottantacentimetricon una coda lungapiù dell'intero corpocon pelamemorbidonero cupo sul dorso egrigiastro sul ventre ed una specie dicriniera sulle spalle.
Alcuni si dondolavano appesi perla codamandando le loro grida chesembravano volessero dire"esckeescke"altri invecevedendopassare il piccolo drappellos'affrettavano a salutarlo con boccaccescagliando frutta e foglieessendomaligni e impudenti.
In mezzo alle foglie delle palmesi scorgeva anche qualche banda diminuscoli quadrumanidi "mico"i più graziosi di tuttiessendo cosìpiccini da poter star comodamentenella tasca di una giacca.
Salivano e scendevano con vivacitài ramicercando gli insetti checostituiscono il loro ciboappena però scorgevano gli uomini simettevano premurosamente in salvosulle fronde più altee di lassùstavano a guardarli coi loro occhiintelligenti ed espressivi.
Di passo in passo che ifilibustieri s'inoltravanogli alberi e lemacchie si diradavanocome se nontrovassero di loro gradimento quelterreno saturo d'acqua e di naturaprobabilmente argillosa.
Le splendide palme erano giàscomparse e non si vedevano che gruppi di"imbauda"specie dipiccoli saliciche muoiono durante la stagionepiovosaper ricomparire nellastagione secca; delle "iriartreepinciute"strani alberiche hanno il tronco assai rigonfio nellaparte inferioresostenutoperun'altezza di due o tre metridasette od otto robuste radici eche a venticinque metri d'altezzaportano delle grandi fogliedentellatericadenti all'ingiro come unenorme ombrello.
Ben presto però anchequegli ultimi alberi scomparvero per dar luogoad ammassi di "calupo"piante dalle cui frutta tagliate a pezzi elasciate un po' a fermentare siricava una bevanda rinfrescanteed igiganteschi bambù altiquindici e perfino venti metri e così grossi danon potersi abbracciare.
Il catalano stava per cacciarsi làin mezzoquando si volse verso ifilibustieridicendo loro:
- Prima che abbandoniamo laforestaspero che gradirete una buonatazza di latte.
- Toh! - esclamò Carmauxallegramente. - Hai scoperto qualche mandria?
In tal caso possiamo regalarcianche delle bistecche.
- Niente bistecche per orapoichénon mangeremo nessuna mucca.
- E chi darà il latteadunque?
- "L'arbol del leche".
- Andiamo a mungere l'albero dellatte.
Il catalano si fece dare da Carmauxuna fiaschettas'avvicinò ad unalbero dalle foglie ampiedaltronco grossoliscioalto più diventi metrisorretto da robusteradici che pareva non avessero postosufficiente sotto terrauscendoe con un colpo del suo spadone loincise profondamente. Un istantedopo da quella ferita si videsgorgare un liquido biancodensoche somigliava perfettamente allatte e che ne aveva anche ilgusto.
Tutti si dissetaronogustandolomoltopoi ripresero subito le mossecacciandosi in mezzo ai bambùassordati da un fischiare acuto edincessante prodotto dallelucertole.
Il terreno diventava sempremeno consistente. L'acqua trapelavadappertutto sotto i piedi deifilibustieriformando delle pozze ches'allargavano rapidamente.
Delle bande d'uccelli acquaticiindicavano le vicinanze di una grandepalude e d'una savana. Si vedevanostormi di beccaccinidi "anhinga"volatili che hanno il collo tantolungo e sottile che fece dare loroil nome di uccelli serpentilatesta piccolissimail becco dirittoed acuto e le penne setose ariflessi d'argento; di "ani dellesavane"i più piccolidella specieessendo un po' meno grossi dellegazzecolle penne d'un verdeoscuro contornate da un lembo violaceooscuro.
Già lo spagnolo cominciava arallentare il passoper tema che ilterreno gli mancasse sotto i piediquando un grido rauco e prolungatosi fece udire un po' innanziseguito da un tonfo e da un gorgoglio.
- L'acqua!... - esclamò.
- Ma oltre l'acqua mi pareche vi sia qualche animale- disseCarmaux. - Non hai udito?...
- Sìil grido d'ungiaguaro.
- Brutto incontro- brontolòCarmaux.
Si erano fermatiappoggiando ipiedi su di alcuni bambù atterrationde non affondare nella melmaedavevano sguainate le sciabole e lespade.
L'urlo della fiera non era piùecheggiato; si udivano però deibrontolii sommessi cheindicavano come il giaguaro fosse tutt'altroche soddisfatto.
- Forse l'animale sta pescando-disse il catalano.
- I pesci?... - chiese Carmaux contono incredulo.
- Vi sorprende?...
- Che io sappia i giaguari nonposseggono degli ami.
- Hanno però le unghie e lacoda.
- La coda?... Ed a che cosa puòservire?...
- Per attirare i pesci.
- Sarei curioso di sapere inqual modo. Forse che vi attaccanoall'estremità deivermicelli?...
- Niente affatto. Si limitanoa lasciarla penderesfiorandodolcemente l'acqua coi lunghi peli.
- E poi?
- Il resto lo si spiega. Le rajespinoseo le piraia ed i gimnoticredendo di trovare una buonapreda accorrono ed è allora che ilgiaguarocon un lesto colpo dizampa li afferramancando di rado icuriosi che osano mostrarsi allasuperficie.
- Lo vedo- disse in quelmomento l'africanoil quale essendo piùalto di tutti poteva guardare piùlontano.
- Chi?... - chiese il Corsaro.
- Il giaguaro- rispose il negro.
- Che cosa fa?...
- E' sulla riva della savana.
- Solo?
- Pare che spii qualche cosa.
- E' lontano?
- Cinquanta o sessanta metri.
- Andiamo a vederlo- disse ilCorsarocon accento risoluto.
- Siate prudentesignore-consigliò il catalano.
- Se non ci chiuderà ilpasso non saremo noi ad assalirlo.
Avviciniamoci in silenzio.
Scesero dai bambù etenendosi celati dietro i fusti d'un macchione dilegno cannonesi misero adavanzare in profondo silenziocollesciabole e le spade sguainate.
Percorsi venti passigiunserosulla riva d'una vasta paludela qualepareva che si estendesse per unlungo tratto in mezzo alla forestavergine.
Era una savanaossia un bacinomelmoso formato dagli scoli di tuttala foresta. Le sue acquequasinere pel corrompersi di migliaia emigliaia di vegetaliesalavano deimiasmi deleteri pericolosi per gliuominiproducendo delle febbriterribili.
Piante acquatiche d'ogni speciecrescevano per ogni dove. Eranocespugli di "mucumucù"dalle larghe foglie galleggianti; gruppi di"arum" le cui fogliein forma di cuore sorgono sulla cima d'unpeduncoloed i "murici"che si arrestano a fior d'acqua. Si vedevanoperò anche le splendide"vittorie regie"le più grandi fra le pianteacquatichemisurando le lorofoglie perfino un metro e mezzo dicirconferenza. Sembravano tondimostruosicon quei loro marginirialzatima difesi da una veraarmatura di spine lunghe ed acute.
In mezzo a quelle foglie gigantispiccavano i superbi fiori di quellepiante acquatichefiori chesembravano di velluto biancoa striaturepurpuree con delle gradazioni roseed'una bellezza più unica che rara.
I filibustieri avevano appena datouno sguardo alla savanaquandoudirono dinanzi a loroad unadistanza brevissimarisuonare un sordobrontolio.
- Il giaguaro- esclamò ilcatalano.
- Dov'è? - chiesero tutti.
- Eccolo làsulla rivainagguato.



23.
L'ASSALTO DEL GIAGUARO


A cinquanta passi da lorosulmargine d'una macchia di legno dicannoneun superbo animalerassomigliante nelle forme ad una tigredi dimensioni però un po piùpiccolestava in agguato presso la rivadella savanainquell'attitudine che prendono i gatti quandoattendono i sorci.
Misurava quasi due metri dilunghezzadoveva essere quindi uno deipiù grandi della specieconuna coda di ottanta e più centimetriuncollo breve e grosso come quellod'un giovane torozampe robustemuscolosearmate di formidabiliartigli.
Il suo pelame era d'una bellezzastraordinariafitto e morbidodicolore giallo rossiccioa macchienere orlate di rossopiù piccolesui fianchi e più grandi epiù spesse sul dorsodove formavano unagrossa striscia.
Ci volle poca fatica peifilibustieri a riconoscere in quell'animaleun giaguaroil piùformidabile predatore delle due Americhepiùpericoloso dei coguari e forseanche dei mostruosi orsi grigi delleMontagne Rocciose.
Queste fiereche s'incontranodovunquedalla Patagonia agli StatiUnitirappresentano nelle dueAmeriche le tigri e sono temibiliquanto questepossedendonel'agilitàla forza e la ferocia.
Abitano per lo più leforeste umide e le rive delle savane e dei fiumigigantispecialmente del Riodella Platadelle Amazzoni edell'Orenocoamandocosa strananei felinil'acqua.
Le stragi che fanno queste fieresono terribili; essendo dotate d'unappetito fenomenaleassalgonoindistintamente tutti gli esseri cheincontrano. Le scimmie nonhanno scampopoiché i giaguaris'arrampicano facilmente suglialberiné più né meno dei gatti; ibovini e gli equini dellefattorie possono ben difendersi a colpi dicorna od a calcima soccombonopresto poiché i sanguinari predatoripiombano addosso a loro con unsalto fulmineo spezzando la colonnavertebrale con un solo colpo dizampa. Nemmeno le testuggini sfuggonosebbene siano difese da gusci digrande resistenza. Le unghie potentidi quelle fiere perforano ledoppie corazze delle tartarughe "arrua"ed estraggono la carne saporita.
Nutrono poi un'avversioneprofonda pei canise pur invece nonapprezzano molto le loro carnie per prenderli osano entrare neivillaggi indiani anche in pienogiorno.
Anche gli uomini non vengonorisparmiati e molti poveri indiani ognianno pagano un largo tributo aquei formidabili animali. Anche sesolamente feriti quasi sempresoccombono a causa delle tremendelacerature che producono gliartigli di quelle fierenon essendoacuti.
Il giaguaro che stava in agguatosulla riva della savana pareva chenon si fosse accorto dellavicinanza dei filibustierinon avendo datoindizio di essere inquieto.Teneva gli occhi fissi sulle acquenerastre della grande paludecomese spiasse qualche preda che siteneva nascosta sotto le larghefoglie delle "vittorie regie".
S'era accovacciato in mezzo ailegni cannonenon del tutto peròperché si teneva comesospesopronto a scattare.
I suoi baffi irti si muovevanoleggermentedando indizio diimpazienza o di collerae lasua lunga coda sfiorava mollemente lefoglie dei fustisenza produrre ilminimo rumore.
- Che cosa attende? - chiese ilCorsaroche pareva avesse dimenticatoWan Guld e la sua scorta.
- Spia qualche preda- rispose ilcatalano.
- Qualche testuggine forse?...
- No- disse l'africano. - E' unavversario degno di lui che attende.
Guardate làsotto lefoglie delle "vittorie" non vedete sporgere unmuso?...
- Compare sacco di carbone haragione- disse Carmaux. - Vedo sottole foglie qualche cosa che simuove.
- E' l'estremità del musod'un "jacarè"compare- rispose il negro.
- D'un caimano? - chiese ilCorsaro.
- Sìpadrone.
- Osano assalire perfino queiformidabili rettili?
- Sì signore- disse ilcatalano. - Se stiamo zittiassisteremo aduna terribile lotta.
- Speriamo che non sia cosa lunga.
- Sono due avversari poco pazientie quando si trovano l'uno di fronteall'altro non lesineranno imorsi. Ah!... Ecco che lo "jacarè" simostra.
Le foglie delle "vittorie"si erano bruscamente allontanate e duemascelle enormiarmate di lunghidenti triangolarierano comparseallungandosi verso la riva.
Il giaguarovedendo il caimanoaccostarsisi era alzatofacendo unamossa indietro. Non doveva peròaverla fatta per paura di quellemascellebensìcoll'evidente intenzione di attirare a terral'avversario per privarlo di unodei suoi principali mezzi di difesaossia dell'agilitàessendo quei rettili assai impacciati quando sitrovano fuori dell'acqua.
Il caimanoingannato da quellamossacredendo forse che il giaguaroavesse pauracon un poderosocolpo di codache troncò di netto lefoglie delle vittorie dai lorogambi spinosi e che sollevò una grandeondatasi slanciòinnanzimettendo piede sulla rivadove subitos'arrestò mostrando leterribili mascelle aperte.
Era un grande "jacarè"lungo quasi cinque metricol dorso coperto dipiante acquatiche che gli eranocresciute fra il fangoche gli si eraincastrato sulle scaglie ossee.
Scosse l'acqua che lo inondavalanciando intorno una miriade dispruzzipoi si piantòsulle brevi zampe posteriori e mandò un gridoche rassomigliava al vagito d'unbambinoforse un grido di sfida.
Il giaguaroinvece di assalirloaveva fatto un altro salto indietroe si tenne raccolto su séstessopronto a scagliarsi.
Il re delle foreste e il re dellesavane si guardarono per alcuniistanti in silenziocoi loroocchi giallastri che avevano un lampoferocepoi il primo fece udireun brontolio d'impazienza e siraccorciò soffiando come ungatto in collera.
Il caimanoniente spaventato econsapevole della propria forzaprodigiosa e della robustezza deidentisalì risolutamente la spondaagitando la pesante coda a destra ea manca.
Era il momento atteso dal furbogiaguaro. Vedendo che l'avversario eraormai a terraspiccò ungran salto in aria e gli piombò addossoma isuoi artigliquantunque solidicome l'acciaioincontrarono lescaglie ossee del rettilequelle piastre così solide da nonpermettere ad una palla di fuciledi attraversarle.
Furioso per non essere riuscitoin quel primo assaltosi volse conrapidità prodigiosaavventò un colpo d'artiglio alla testadell'avversario strappandogli unocchiopoi con un secondo volteggiobalzò nuovamente a terradieci passi più innanzi.
Il rettile aveva mandato un lungomuggito di rabbia e di dolore.
Privo d un occhio come eranonpoteva più far fronte vantaggiosamenteal pericoloso nemico e cercava diguadagnare la savanavibrandofuriosi colpi di codai qualisollevavano spruzzi di fango.
Il giaguaro che si teneva inguardiaper la seconda volta si slanciòinnanzicadendogli addosso; perònon cercò di riprovare le unghiesulla impenetrabile corazza.
Si curvò innanzi e conun colpo d'artiglio ben assestato scucì ilfianco destro del rettilestrappandogli contemporaneamente dei branid'interiora.
La ferita doveva esseremortaleperò il rettile possedeva ancoratroppa vitalità per darsiper vinto. Con uno scrollo irresistibile sisbarazzò del nemicofacendolo capitombolare malamente in mezzo aifusti di legno cannonepoi gli siavventò sopra per tagliarlo in duecon un buon colpo dei suoiinnumerevoli denti.
Disgraziatamente per luiavendoun occhio solonon poté prendereesattamente le sue mireed invecedi triturare l'avversariociò chegli sarebbe riuscito facilenongli abboccò che la coda.
Un urlo feroceterribilelanciato dal giaguaroavvertì ifilibustieri che quell'appendiceera stata mozzata di colpo.
- Povera bestia! - esclamòCarmaux. - Farà una ben brutta figura senzacoda.
- Si prende però larivincita- disse il catalano.
Infatti il sanguinario predatore siera rivoltato contro il rettilecon furore disperato. Fuveduto aggrapparglisi al musolacerandoglielo ferocementearischio di perdere le zampee lavoraredi artigli con rapiditàprodigiosa.
Il povero "jacarè"grondante di sangueorribilmente mutilato edacciecatoretrocedeva sempre perriguadagnare la savana. La sua codavibrava colpi formidabili e lesue mascelle si rinchiudevano confracassosenza riuscire asbarazzarsi della fiera che continuava adilaniarlo.
Ad un tratto entrambi caddero inacqua. Per alcuni istanti furonoveduti dibattersi fra un monte dispuma che il sangue arrossavapoiuno di loro ricomparve presso lariva.
Era il giaguaro ridotto in unostato deplorevole. Dal suo pelamegrondava ad un tempo sangue edacqua. La coda lasciata fra i denti delrettileuna zampa pareva spezzataed il dorso era scorticato.
Salì faticosamente larivaarrestandosi di tratto in tratto aguardare le acque della savanacon due occhi che mandavano lampiferociraggiunse la macchia deilegni cannone e scomparve agli occhidei filibustierimandando unultimo miagolio di minaccia.
- Credo che abbia avuto il suoconto- disse Carmaux.
- Sìperò lo"jacarè" è morto e domaniquando torneràa gallaservirà di colazione algiaguaro- rispose il catalano.
- Se l'è guadagnata a caroprezzo.
- Bah!... Hanno la pelle duraquelle fieree guarirà.
- La coda non gli spunteràdi certo.
- Bastano i denti e gli artigli.
Il Corsaro Nero si era rimesso incammino costeggiando le rive dellasavana. Passando là doveera avvenuta la terribile lotta fra il redelle foreste americane ed il redei fiumi e delle paludiCarmauxvide a terra uno degli occhiperduti dal rettile.
- Peuh.!... - esclamò. -Come è brutto!... Anche spegnendosi haconservato un lampo d'odio e dibramosia feroce.
I filibustieri s'affrettavano.Essendo le rive della savana ingombresolo di fusti di legno cannone e di"mucumucù"piante facilissime adabbattersila marcia riuscivapiù lesta che attraverso l'intricataforesta.
Dovevano però ben guardarsidai rettiliche si trovavano numerosi neidintorni delle savanespecialmente dagli "jacarè"serpenti chesfuggono facilmente agli sguardiavendo la pelle color delle fogliesecche e che nondimeno sono forse ipiù pericolosi di tuttiessendo iloro morsi senza rimedio.
Fortunatamente pareva che queipericolosi abitanti dei luoghi umidimancassero. Abbondavano invecestraordinariamente i volatilii qualivolteggiavano in bande numerose aldi sopra delle piante acquatiche edattorno ai fusti di legno cannone.
Oltre agli uccelli di palude sivedevano bellissimi fagiani di fiumedalle penne screziate e dallelunghe codechiamati "ciganas"deglistormi di pappagalli chiassosiverdi gli unigialli e rossi glialtri; dei superbi "canindè"grossi pappagalli somiglianti alle"cacatoes"colle aliturchine ed il petto gialloe nuvoli di "tico-tico"uccelletti ches'avvicinavano alle passere.
Anche qualche truppa di scimmieappariva sulle rive della savanaproveniente dalla foresta. Eranodei "cebo barbabianca" dal pelamelungo e morbido come la setadicolore nero e grigiocon una lungabarba candidissima che dava lorol'aspetto di vecchioni.
Le madri seguivano i maschiportando sulle spalle i picciniappenaperò vedevano ifilibustieri si affrettavano a darsela a gambelasciando ai maschi la cura diproteggere la ritirata.
A mezzodì il Corsarovedendo i suoi uomini affranti da quella lungamarcia che durava da dieci ore equasi senza interruzionediede ilsegnale della fermataaccordandoun riposo ben guadagnato.
Volendo risparmiare i pochi viveriche avevano portato con loro e chepotevano diventare preziosissiminella grande forestasi miserosubito in cerca di selvaggina e difrutta.
L'amburghese ed il negros'occuparono degli alberi e furono tantofortunati da scoprirepocolontano dalle rive della savanauna"bacaba"palmabellissimache produce dei fiori d'una tinta cremisie che incidendola dà unaspecie di vino; ed una "jabuticabeira"albero alto sei o sette metridal fogliame verde cupo e che producedelle frutta grosse come i nostriaranci liscid'una bella tintagiallo viva e che attorno adun enorme nocciolo hanno una polpadelicata ed assai saporita.
Carmaux ed il catalano inveces'incaricarono della selvagginadovendoprovvedere anche al pasto serale.
Avendo osservato che sulle rivedella savana non si vedevano cheuccellidifficili ad uccidersinon possedendo del piombo minutodecisero di accostarsi allagrande foresta sperando di abbatterequalche "kariaku"animali somiglianti ai capriolio qualche"pecari"specie dicinghiale.
Dopo d'aver detto ai compagnidi preparare intanto il fuocos'allontanarono con passo celeresapendo che il Corsaro non avrebbeatteso moltopremendogli troppodi sorprendere Wan Guld e la suascorta.
In quindici minuti attraversarono ifolti cespugli dei legni cannone edei "mucumucù" esi trovarono sul margine della foresta vergine inmezzo ad un agglomeramento digrossi cedridi palmizi d'ogni speciedi cactus spinosidi grandi"helianthus" e di splendide "salviefulgens" cariche di fiorid'una impareggiabile tinta cremisina.
Il catalano si era arrestatotendendo gli orecchi per raccoglierequalche rumoreche indicassela vicinanza di qualche capo diselvagginama un silenzio quasiassoluto regnava sotto quelle fittevolte di verzura.
- Temo che saremo costretti amettere le mani sulle nostre riserve-dissecrollando il capo. - Forseci troviamo nei dominii del giaguaroe la selvaggina già da tempoavrà preso il largo.
- Pare impossibile che in questeselve non si possa trovare almeno ungatto.
- Anzi avete veduto che nonmancano: che gattacci però!
- Se incontriamo il giaguaro louccideremo.
- Non è cattiva deltutto la carne di quelle fierespecialmentecondita coi cavoli rossi.
- Allora lo uccideremo.
- Ah!... Ah!... - esclamòil catalanoche aveva alzato vivamente ilcapo. - Credo che uccideremoqualche cosa di meglio.
- Hai veduto un capriolocatalanodel mio cuore?...
- Guardate lassùnon vedetevolare un grosso uccello?...
Carmaux alzò gli occhi evide infatti un uccellaccio nero volare fra irami e le foglie degli alberi.
- E' quello il capriolo che miprometti?...
- Quello là è un"gule-gule". Tohguardateeccone un secondo elaggiù se ne vedono deglialtri.
- Uccidili con una pallasesei capace- disse Carmauxironicamente. - E poi non hofiducia dei tuoi "gule-gule".
- Non pretendo di abbatterli; anzitutt'altroma se non lo sapetevidirò che ci indicherannodove troveremo della selvaggina eccellente.
- E quale?...
- Dei cinghiali.
- Ventre di pesce-martello!...Come assaggerei volentieri unacostoletta ed un prosciutto dicinghiale!... Spiegami però che cosac'entrano i tuoi "gule-gule"con quegli animali.
- Quegli uccelliche sono dotatid'una vista acutissimascoprono dalontano i cinghiali e s'affrettanoa raggiungerli per empirsi ilventre...
- Di carne di cinghiale!...
- Mai piùdei vermidegli scorpionidelle scolopendre che glianimali scoprono nel sollevare laterra col loro grugnoonde cercarele radici ed i bulbi di cui sonoghiotti.
- Anche le scolopendre divorano?...
- Certo.
- E non muoiono?
- Si dice che i "gule-gule"siano refrattari all'azione velenosa diquegli insetti.
- Ho capito. Seguiamo i volatiliprima che scompaiano e prepariamo ifucili. Toh!... E non ci udrannogli spagnoli?
- Allora il Corsaro digiuni.
- Tu parli come un libro stampatocatalano mio. Meglio che ci odano eche riempiamo il ventre o civerranno meno le forze per continuarel'inseguimento.
- Zitto!...
- I cinghiali?...
- Non lo so; qualche animale siavvicina a noi. Non sentite muoversile foglie dinanzi a noi?
- Sìodo.
- Aspettiamo e teniamoci pronti afar fuoco.



24.
LE DISGRAZIE DI CARMAUX


Le foglie delle piante si udivanomuoversi con una certa precauzione acirca quaranta passi dai duecacciatorii quali si erano affrettati anascondersi dietro il tronco d'ungrosso simaruba.
I rami scricchiolavano qua e làcome se l'animale che si avvicinavafosse indeciso sulla via daprendereperò s'avvicinava sempre.
Ad un tratto Carmaux vide aprirsiun cespuglio e balzare in mezzo adun piccolo spazio aperto unanimale lungo quasi mezzo metrodalpelame nero rossicciobasso digambe e fornito d'una coda assai riccadi peli.
Carmaux non sapeva a che specieappartenesse e se fosse mangiabile ono; vedendolo però fermoa soli trenta passispianò rapidamente ilfucile e fece fuoco.
L'animale caddepoi subito sirisollevòcon una vivacità cheindicava come non fosse statogravemente ferito e si allontanòcacciandosi in mezzo ai cespugli ealle radici.
- Ventre di tutti i pesci-canidell'oceano!... - esclamò ilfilibustiere. - L'ho mancato!...Eh!... caro mionon credo però checorrerai moltoSi precipitò innanzisenza perdere tempo a ricaricare l'armaslanciandosi animosamente sulletracce dell'animalesenza ascoltareil catalano che gli gridava dietro:
- Badate al vostro naso!
L'animale fuggiva a tutte gambecercando probabilmente di giungere alsuo covo. Carmauxperòera lesto e lo inseguiva da vicinocollasciabola d'arrembaggio in manopronto a tagliarlo in due.
- Ah! brigante - urlava. - Puoifuggire anche a casa del diavolo io tiraggiungerò!
Il povero animale nons'arrestava; perdeva però le forze. Dellemacchie di sangueche sivedevano sull'erba e sulle foglieindicavano che la palla delfilibustiere lo aveva toccato.
Ad un certo momentoesaustoda quella corsa e dalla perdita delsangues'arrestò presso iltronco d'un albero. Carmauxcredendo diaverlo ormai in manogli siprecipitò addosso. D'improvviso fuinvestito da un puzzo cosìorrendoche cadde all'indietro come sefosse stato soffocato di colpo.
- Morte di tutti i pesci-canidell'Oceano! - si udì urlare. -All'inferno quella carogna! Chescoppi!
Poi una serie di sternuti lo preseimpedendogli di proseguire le sueinvettive.
Il catalano accorreva in suoaiuto per soccorrerlo. Giunto a diecipassi da lui s'arrestòturandosi il naso con ambo le mani.
- "Carramba"! - disse. -Ve lo avevo detto"caballero"di fermarvi.
Eccovi profumato per unasettimana. Io non mi sento l'anima digiungere fino a voi.
- Ehiamico! - gridòCarmaux. - Che io sia appestato? Mi sento venirmale come se provassi il mal dimare.
- Fuggite e cambiate aria.
- Mi sembra di crepare. Cosa èsuccesso?
- Muovetevivi dico. Fuggiteda quell'odore insopportabile che haappestati i cespugli.
Carmaux si alzò a fatica es'allontanò cercando di dirigersi verso ilcatalano. Questiappena lovide muovergli incontrofu lesto afrapporre una certa distanza.
- Mille pesci-cani! Hai paura? -chiese Carmaux. - Allora io ho ilcolera!
- Nocaballeroma profumereteanche me.
- Come potrò tornareall'accampamento? Farò fuggire tuttianche ilcomandante.
- Bisognerà che vi lasciateaffumicare- disse il catalanochefrenava a grande stento le risa.
- Come un'aringa?
- Né più némeno"caballero".
- Dimmi un po' amicocos'èaccaduto? E' stata quella bestia asprigionare quest'orribile odored'aglio marcioche mi rivolta lostomaco? Sai che mi sembra che ilcranio scoppi?
- Vi credo.
- E' stato quell'animale?
- Sì"caballero".
- Cos'era adunque?
- Lo chiamano il "surrilho".E' una specie di puzzolacertamente lapeggiore di tutta la specienessuno potendo resistere al suo odorenemmeno i cani.
- E da dove sprigiona quel profumodel diavolo?
- Da alcune glandolette chetiene sotto la coda. Vi ha colpito illiquido?
- Nopoiché era un po'lontano.
- Siete stato fortunato. Se levostre vesti avessero ricevuto una solagoccia di quel liquido oleosoavreste dovuto continuare il viaggionudo come babbo Adamo.
- Tuttavia puzzo peggio d'unletamaio.
- Vi affumicheremovi ho detto.
- All'inferno tutti i "surrilho"della terra! Mi poteva toccare dipeggio? Bella figura che faremo alnostro ritorno!... Ci aspettavanocon della selvaggina ed invecerimorchio un carico di profumoinfernale!...
Lo spagnolo non rispondeva; ridevainvece a crepapelleudendo ilamenti del filibustiere eprocurava di tenersi sempre lontanoinattesa che l'aria purificasse unpo' quel disgraziato cacciatore.
Presso l'accampamento trovarono WanStilleril quale era andato loroincontrocredendoli occupati atrascinare un capo di selvagginatroppo pesante per le loro forze.Sentendo l'odore che tramandavaCarmaux fuggì a tutte gambeturandosi il naso.
- Tutti mi sfuggono oracomese avessi il colera indosso - disseCarmaux. - Finirò colgettarmi nella savana.
- Non fareste niente- disse ilcatalano. - Fermatevi li ed aspettateil mio ritorno od appesterete tuttinoi.
Carmaux fece un gesto dirassegnazione e si sedette malinconicamenteai piedi d'un alberoemettendo unsospirone.
Dopo aver informato il Corsarodella comica avventurail catalano sirecò nella foresta assiemeall'africano e fece raccolta di certe erbeverdisomiglianti a quellesarmentose del pepee le depose a ventipassi da Carmauxpoi vi diedefuoco.
- Lasciatevi affumicare per bene daqueste- disse fuggendo e ridendoad un tempo. - Vi aspetto acolazione.
Carmauxrassegnatoandòa esporsi al fumo densissimo che sisprigionava da quelle pianterisoluto a non togliersi di làfino ache non avesse perduto l'odoreorrendo che lo impregnava.
Quei sarmentiardendotramandavano un odore così acreche gli occhidel povero filibustiere piangevanocopiosamente come se il catalano viavesse mescolato delle bacche divero pepe. Nondimeno egli resistevacon grande filosofialasciandosiaffumicare come un'aringa.
Mezz'ora doponon sentendo piùche debolmente l'odore sprigionatodalle glandole del "surrilho"decise di togliersi di làdirigendosiverso l'accampamentodove icompagni erano occupati a dividersi unagrossa testuggineche avevanosorpresa sulle rive della savana.
- E' permesso?... - chiese egli. -Con tutto quel fumo spero d'essermipurificato.
- Avanzati- rispose il Corsaro.- Abituati all'acre odore delcatramepossiamo tollerare anchequello che tramandi tuma spero chein seguito ti guarderai dal"surrilho".
- Per centomila pesci-cani!... Sene vedrò uno ancorascapperò tremiglia più lontanove lopromettocomandante. Me la prenderòpiuttosto coi coguari e coigiaguari.
- Eravate almeno nel piùfitto della forestaquando avete fattofuoco?...
- Spero che la detonazione non sisarà propagata molto- rispose ilcatalano.
- Mi spiacerebbe che ifuggiaschi potessero sospettare di essereinseguiti.
- Io credo invece che ne abbiano lacertezzacapitano.
- E da che cosa lo arguisci?...
- Dalla loro rapida marcia. Aquest'oranoi dovremmo averli giàraggiunti.
- Vi è forse un motivomolto urgente che spinge Wan Guld adaffrettarsi.
- E qualesignore?...
- Il timore che l'Olonese piombi suGibraltar.
- Vorrà tentare l'assalto diquella piazza? - chiese il catalanoconinquietudine.
- Forse... vedremo- rispose ilCorsaro evasivamente.
- Se ciò dovesseavvenireio non combatterò mai contro i mieicompatriotisignore- disse ilcatalano con voce commossa. - Unsoldato non può alzare lesue armi contro una cittàsulle cui murasventola la bandiera del propriopaese. Finché si tratta di Wan Guldun fiammingosono pronto adaiutarvima non farò niente di più.
Preferirei mi appiccaste.
- Ammiro il tuo attaccamento versola tua patria- rispose il CorsaroNero. - Quando noi avremo raggiuntoWan Guldio ti lascerò libero direcarti a difendere Gibraltarselo vorrai.
- Grazie "caballero":fino allora sono a vostra disposizione.
- Allora ripartiamo o non potremopiù raggiungerlo.
Raccolsero le loro armiipochi viveri che ancora possedevano eripresero la marciaseguendo lesponde della savanale qualicontinuavano a mantenersi sgombredi piante d'alto fusto.
Il calore era intensotanto piùche in quel luogo non vi era ombrapure i filibustieriabituati allealte temperature del Golfo delMessico e del Mare Caraybononsoffrivano molto. Tuttavia fumavanocome zolfatare e tale eral'abbondanza di sudore che usciva da tutti iloro poriche dopo pochi passiavevano i vestiti inzuppati.
Per di più le acquedella savanacolpite in pieno dai raggiimplacabili di quel solemandavano dei riflessi accecantii qualicolpivano dolorosamente gliocchi di tuttimentre dei miasmipericolosi s'alzavano sottoforma d'una leggera nebbiamiasmi chepotevano diventare fatali causandola terribile febbre dei boschi.
Fortunatamenteverso le quattropomeridianesi scorse l'estremitàopposta della savanala qualesi cacciava in mezzo alla grandeforesta a forma d'un collo dibottiglia.
I filibustieri ed il catalanoche marciavano con molta lenaquantunque fossero assaitrafelatistavano per piegare verso laforestaquando il negro che venivaultimo additò loro qualche cosa dirosso che si manteneva a fior d'unpantano verdastro che si allungavaverso la savana.
- Un uccello?... - chiese Carmaux.
- Mi sembra piuttosto un berrettospagnolo- disse il catalano. - Nonvedete che vi è anche unciuffo di piume nere?...
- Chi può averlo gettato inquel pantano?... - chiese il Corsaro.
- Credo che si tratti di qualchecosa di peggiosignore- disse ilcatalano. - O m'inganno assai oquel fango è costituito da certesabbie che afferrano sempre e chenon rendono mai.
- Che cosa vuoi dire?...
- Che forse sotto quelberretto vi è un disgraziato che è statoinghiottito vivo dal fango.
- Andiamo a vedere.
Deviarono dal loro cammino e sidiressero verso quel bacino fangosoche aveva un'estensione di tre oquattrocento metri su altrettanti dilarghezza e che pareva un lembo disavana semi-disseccatae videroche si trattava veramente d'uno diquei berretti di seta variegata dirosso e gialloadorno d'unapiumaassai usata dagli spagnoli. Erarimasto adagiato sul fangonelcentro d'una escavazione che aveva laforma di un imbutoe lìpresso si vedevano sorgere come cinquepiccoli piuoli d'una tinta tale chefece fremere i filibustieri.
- Le dita di una mano!... - avevanoesclamato Carmaux e Wan Stiller.
- Ve lo avevo detto "caballero"che sotto quel berretto si trovava uncadavere- disse il catalano conaccento triste.
- Chi può essere queldisgraziato che la savana ha inghiottito?... -chiese il Corsaro.
- Un soldato della scorta delgovernatore- rispose il catalano. -Quel berretto io l'ho veduto incapo a Juan Barrero.
- Wan Guld è adunque passatodi qui?...
- Eccone una triste confermasignore...
- Che sia caduto nel fangoaccidentalmente?...
- Lo credo.
- Orrenda morte!...
- La più terribilesignore. Venire assorbiti vivi da quel fangotenace e puzzolentedev'essere unafine spaventevole.
- Orsùlasciamo i morti epensiamo ai vivi- disse il Corsarodirigendosi verso la foresta. -Noi siamo ormai certi di essere sulletracce dei fuggiaschi.
Stava per invitare i compagniad affrettarsiquando un sibiloprolungato con certe modulazionistraneecheggiato verso la parte piùfolta della forestalo arrestò.
- Che cos'è questo?... -chiese volgendosi verso il catalano.
- Non saprei- rispose questilanciando uno sguardo inquieto versogli alberi giganti.
- Qualche uccello che canta in quelmodo?...
- Non ho mai udito questo fischiosignore.
- E tuMoko- chiese il Corsarovolgendosi verso l'africano.
- Nemmeno iocapitano.
- Che sia un segnale?
- Lo temo- rispose il catalano.
- Dei tuoi compatrioti cheinseguiamo?...
- Uhm? - fe' lo spagnolo crollandoil capo.
- Non lo credi?...
- Nosignore. Temo invece cheben presto avremo da fare con gliindiani.
- Indiani liberi e vostri alleati?- chiese il Corsaroaggrottando lafronte.
- Lanciati addosso dal Governatore.
- Allora deve sapere che noi loinseguiamo.
- Può averlo sospettato.
- Bah!... Se si tratta di indianili fugheremo facilmente.
- Sono pericolosi nella forestavergineforse più dei bianchi. Leloro imboscate difficilmente sievitano.
- Cercheremo di non lasciarcisorprendere. Armate i fucili e nonrisparmiate le cariche. IlGovernatore ormai sa che noi gli stiamoalle calcagnapoco importa quindiche oda le nostre moschettate.
- Andiamo adunque a vedere gliindiani di questo paese- disseCarmaux. - Non saranno piùbelli degli altri di certoné più cattivi.
- Guardatevene"caballero"- disse il catalano. - Gli uomini rossidel Venezuela sono antropofaghi esarebbero ben contenti di metterviarrosto.
- Ventre di pesce-cane!... WanStilleramico miodifendiamo per benele nostre costolette.



25.
GLI ANTROPOFAGHI DELLA FORESTAVERGINE


Si erano allora addentrati nellaforestaimpegnandosi fra miriadi dipalmizidi bacaba viniferediceropiachiamate anche albericandelabri per la stranissimadisposizione dei loro rami; di "cari"specie di palme dal fustospinoso che rendono difficilissimo epericoloso l'accesso fra le loromacchie; di "miriti"altre palmedidimensioni enormi e con le fogliedisposte a ventaglioe di "sipò"liane grosse e robuste chegl'indiani adoperano nella costruzionedelle loro capanne.
Temendo una sorpresas'avanzavanocon grande prudenzatendendo gliorecchi e guardando attentamente lemacchie più fitte entro le qualipotevano celarsi gli indiani.
Il segnale non si era piùuditotutto indicava però che degli uominierano passati per di là.Gli uccelli erano scomparsi e del pari lescimmiespaventate senza dubbiodalla presenza dei loro eterninemicigl'indianii quali fannoagli uni ed alle altre una cacciaaccanitaessendo ghiotti delleloro carni.
Per di più si vedevano quae là dei rami spezzati di recentedellefoglie smossedelle lianetroncate solo da poco tempoe cheperdevano ancora delle gocce dilinfa.
Marciavano da due oresemprecon mille precauzionicercando dimantenere la loro direzione versoil sudquando si udirono ad unacerta distanza alcune modulazioniche parevano mandate da uno di queiflauti di bambù usati dagliindiani.
Il Corsarocon un gestoavevaarrestato i compagni.
- E' un segnaleè vero?...- chiese al catalano.
- Sìsignore- risposequesti. - Non possiamo ingannarci.
- Gli indiani devono essere vicini.
- Forse più di quantocrediate. Siamo in mezzo a delle macchiefoltissime che si prestano per unagguato.
- Che cosa mi consigli difare?... Attendere che si mostrino ocontinuare la marcia?
- Se vedono arrestarcipossonocredere che noi abbiamo paura.
Andiamosignoree non risparmiamoi primi che si faranno innanzi.
Le modulazioni del flauto sifecero udire più vicine. Pareva cheuscissero da un macchione dipalme "cari"piante che formavano unostacolo insuperabile coi lorotronchi irti di spine lunghe ed acute.
- Wan Stiller- disse il Corsarovolgendosi verso l'amburghese-cerca di far tacere quel suonatoremisterioso.
Il marinaioche era un valentebersagliereessendo stato parecchianni bucanierepuntò ilfucile verso la macchiacercando di scorgerel'indiano che suonava o di scoprireun qualche luogo ove le foglie simuovevanopoi fece partire ilcolpoma a casaccio.
La strepitosa detonazione fuseguita da un gridoche tosto si cambiòin uno scroscio di risa.
- Morte del diavolo!... - esclamòCarmaux. - Hai mancato il colpo.
- Tuoni d'Amburgo!... - gridòStillercon stizza. - Se avessi potutovedere un pezzettino del suocranionon so se quel cane riderebbeancora.
- Non importa- disse il Corsaro.- Ora sanno che noi siamo armati difucili e diverranno piùprudenti. Avantiuomini del mare!...
La foresta era diventata cupa eselvaggia. Un vero caos d'alberidifoglie giganteschedi liane e diradici mostruosesi offriva dinanziagli sguardi dei filibustiericonfusamenteperché i raggi del solenon riuscivano a penetrareattraverso la fitta volta di verzura.
Nondimeno un calore intenso eumidocome di serra caldaregnavasotto i colossi della floraequatorialefacendo sudareprodigiosamente i coraggiosi uominiche volevano attraversare quellaimmensa foresta.
Con le dita sui grilletti deifuciligli occhi bene aperti e gliorecchi tesiil catalanoimarinaiil Corsaroed il negro siinoltravano cautamentetenendosil'uno dietro l'altro.
Guardavano le macchiei cespuglile immense fogliegli ammassi diradici ed i festoni formati dallelianepronti a scaricare le armisul primo indiano che avesse osatomostrarsi.
Dopo quei segnalipiùnessun rumore aveva turbato il profondo epauroso silenzioche regnavanella foresta vergine; pure né ilCorsaroné i suoicompagni si credevano al sicuro da un improvvisoattaccoanzi tutt'altro.Sentivano per istinto che quei nemicicheavevano tanta cura di nonmostrarsinon dovevano trovarsi lontani.
Erano giunti in un passaggio piùintricato degli altri e più oscuroquando si vide il catalanoabbassarsi bruscamentepoi gettarsiprontamente dietro un tronco di unalbero.
Un sibilo leggero s'era uditoin ariapoi una sottile cannaattraversò le fronde deglialbericonficcandosi in un ramo che sitrovava all'altezza di un uomo.
- Una freccia!... - gridò lospagnolo. - Attenti!
Carmauxche si trovava dietrodi luifece rimbombare il suomoschettone.
La detonazione non s'era ancoraspentaquando in mezzo a quei fittimacchioni echeggiò un urloacutoprolungatoun urlo di dolore.
- Ventre di pesce-cane!... Ti hocolto! - urlò Carmaux.
- Badate! - tuonò inquell'istante il catalano.
Quattro o cinque freccelungheun buon metropassarono sibilandosopra i filibustierinel momentoche questi si precipitavano a terra.
- Làin quel macchione! -gridò Carmaux.
Wan Stilleril negro ed ilcatalano scaricarono le loro armi formandouna sola detonazionenessun altrogrido però si udì echeggiare.
Attraverso gli alberi si udirononondimeno rompersi impetuosamente deiramiscrosciare le foglie secchepoi ogni rumore cessò.
- Pare che ne abbiano avutoabbastanza- disse Wan Stiller.
- Silenziotenetevi dietro glialberi- disse il catalano.
- Temi che ci assalgano ancora? -gli chiese il Corsaro.
- Ho udito anche sulla nostradestra agitarsi le foglie.
- E' dunque una vera imboscata?
- Lo sospettosignore.
- Se Wan Guld crede che gliindiani possano arrestarcis'ingannaassai. Andremo innanzi a dispettodi tutti gli ostacoli.
- Non abbandoniamo questi alberiprotettorisignore. Forse le freccedei Caraibi sono avvelenate.
- Davvero?...
- Usano avvelenarle al paridei selvaggi dell'Orenoco e delleAmazzoni.
- Non possiamo però rimanerequi eternamente.
- Lo sotuttavia non possiamoesporci ai loro colpi.
- Padrone- disse in quel momentoil negro- volete che vada afrugare le macchie?
- Nopoiché ti esporrestiad una morte certa.
- Silenziocomandante- disseCarmaux. - Udite.
Alcune note cavate da unflauto echeggiarono nel più folto dellaforesta. Erano suoni tristi emonotoni e così acuti che si dovevanoudire a grandi distanze.
- Che cosa vorranno significare? -chiese il Corsaroche cominciavaad impazientirsi. - Sarà unsegnale di raccolta o d'assalto?
- Comandante- disse Carmaux - mipermettete un consiglio?
- Parla.
- Snidiamo questi noiosi indianiincendiando la foresta.
- E bruceremo vivi anche noi. Chispegnerebbe poi il fuoco?
- Marciamo sparando archibugiate adestra ed a manca- suggerì WanStiller.
- Credo che tu abbia avuto unabuona idea- rispose il Corsaro. -Marceremo con la musica in testa.Orsùfuoco d'ambo i latimieibravie lasciate a me la cura diforzare il passo.
Il Corsaro si mise in primalineatenendo la spada nella destra eduna pistola nella sinistraedietro di lui a due a due si collocaronoi filibustieriil catalano ed ilnegro.
Appena abbandonati i tronchiprotettoriCarmaux e Moko scaricarono ifucili uno a destra e l'altroa sinistrapoidopo un breveintervalloil catalano e WanStiller. Ricaricate prontamente le armiripresero quella musica infernalesenza risparmio di munizioni. IlCorsaro intanto apriva la viatagliando le liane e le foglie cheimpedivano il passopronto peròa bruciare le cariche delle suepistole alla prima comparsa degliindiani.
Quel rombare furioso parve cheproducesse un certo effetto suimisteriosi nemicinessuno avendoosato di mostrarsi. Qualche frecciaperòcadde a brevedistanza e passò sopra il drappello senza colpirealcuno.
Già credevano di esseresfuggiti all'agguatoquando un albero enormevenne a caderecon orribilefracassoquasi dinanzi a loro sbarrandola via.
- Tuoni d'Amburgo! - esclamòWan Stillerche per poco non era rimastoschiacciato. - Se cadeva mezzosecondo più tardi faceva di tutti noiuna marmellata.
Non avevano terminato di parlareche s'udirono alzarsi urla furibondepoi alcune frecce solcaronol'ariapiantandosi profondamente neitronchi degli alberi.
Il Corsaro ed i suoi uomini sierano gettati prontamente a terradietro all'albero cadutoil qualefino ad un certo punto potevaservire di trincea.
- Speriamo che questa volta simostrino- disse Carmaux. - Non hoancora avuto il piacere di vederein viso uno di questi ostinatiindiani.
- Tenetevi dispersi- disse ilCorsaro. - Se ci vedono così unitidirigeranno su di noi una grandinedi frecce.
I suoi uomini stavano perdisperdersi dietro l'enorme alberoper nonoffrire un solo punto di miraai nemiciquando si udirono alcuniflauti suonare a breve distanza.
- Gli indiani si avvicinano - disseWan Stiller.
- Tenetevi pronti a riceverli conuna scarica- comandò il Corsaro.
- Noaspettate signore- disseil catalanoche da qualche istanteascoltava attentamente le notetristi di quegli strumenti.
- Questa non è la marcia diguerra.
- Che cosa vuoi dire? - chiese ilCorsaro.
- Aspettatesignore.
Si era alzato guardando dall'altraparte dell'albero.
- Un parlamentario- esclamò.- "Carramba"!... E' il "piaye" dellatribù che si avanza.
- Lo stregonesignore- disse ilcatalano.
- Un "piaye".
I filibustieri si erano prontamentealzatitenendo però in mano ifucili non fidandosi di quegliantropofaghi.
Un indiano era uscito da unodi quei folti macchioni e s'avanzavaverso di loroseguito da duesuonatori di flauto.
Era un uomo un po' attempatodistatura mediacome lo sono quasitutti gli indiani del Venezuelacon larghe spallemuscoli robusti ela pelle d un giallo rocciosoreso forse un po' scuro dall'abitudineche hanno quei selvaggi distropicciarsi il corpo con una mantecad'olio di pesce o di noce di coccoe di orianaper preservarsi controle atroci punture delle zanzare.
Il suo visotondo ed apertodall'espressione più melanconica cheferoceera sprovvisto di barbausando essi strapparselamentreaveva il capo coperto da una lungacapigliatura nerissima dai riflessiazzurro-cupi.
Come "piaye" della tribùoltre ad una specie di gonnellino di cotoneazzurroportava su di séun vero carico di ornamenti: collane diconchiglietteanelli di spinedi pesce pazientemente lavoratibraccialetti d'osso e diartigli e denti di giaguaribecchi ditucanipezzi di cristallo di montee braccialetti d'oro massiccio. Intestapoiaveva un diadema dilunghe penne di pappagalli "caninde"di "arà" e difagiani di fiumeed attraverso il setto nasaleespressamente bucatouna spina dipescelunga tre o quattro pollici.
Gli altri due avevano puregonnellino e ornamentima in minore copiae portavano invece dei lunghi archidi legno del ferroun mazzo difrecce con le punte di osso o diselce e la "batu"mazza formidabilelunga oltre un metropiattaaspigoli rialzati e dipinta a scacchidai più vivi colori.
Il "piaye" s'avvicinòfino a cinquanta passi dall'alberofece cennoai due suonatori di flauto distare zittipoi gridò con vocestentoreain un cattivo spagnolo:
- Che gli uomini bianchi miodano!...
- Gli uomini bianchi t'ascoltano-rispose il catalano.
- Questo è il territoriodegli Arawaki; chi ha dato agli uominibianchi il permesso di violare lenostre foreste?
- Noi non abbiamo nessunaintenzione di violare le selve degliArawaki- rispose il catalano. -Noi le attraversiamo semplicementeper giungere nei territori degliuomini bianchiche si trovano nelsud della baia di Maracaybosenzafare la guerra agli uomini rossidei quali ci dichiariamo amici.
- L'amicizia degli uomini bianchinon è fatta per gli Arawakiperchéè stata già fataleagli uomini rossi della costa. Queste selve sononostre; tornate quindi ai vostripaesi o noi vi mangeremo tutti.
- Diavolo!... - esclamòCarmaux. - Parlano di metterci sullagraticolase ho compreso bene.
- Noi non siamo uomini bianchiappartenenti a quelli che hannoconquistato la costa e ridotto inschiavitù i Caraybi. Invece siamoloro nemici ed attraversiamo questeforeste per inseguire alcuni diloro che sono fuggiti- disse ilCorsaro Neromostrandosi.
- Sei il capo tu?... - chiese il"piaye".
- Sìil capo degli uominibianchi che m'accompagnano.
- Ed insegui degli altri uominibianchi?
- Sìper ucciderli. Sonopassati di qui?...
- Sìli abbiamo vedutimanon andranno lontano perché li mangeremo.
- Ed io ti aiuterò aducciderli.
- Tu li odii dunque? - chiese il"piaye".
- Sono miei nemici.
- Andrete ad ucciderli sullacosta se lo vorretema non sulterritorio degli Arawaki. Uominibianchiritornate o noi vi faremo laguerra.
- Ti ho detto che noi non siamonemici degli uomini rossi. Noirispetteremo la tua tribùle tue "carbèt" ed i tuoi raccolti.
- Uomini bianchiritornate-ripeté il "piaye" con maggior forza.
- Ascoltami ancora.
- Ho detto tornate o vi faremoguerra e vi mangeremo.
- Basta. Noi attraverseremo le tueforeste a dispetto della tua tribù.
- Ve lo impediremo.
- Abbiamo le armi che mandano tuonie fulmini.
- E noi le nostre frecce.
- Abbiamo le sciabole che taglianoe le spade che forano.
- E noi le nostre "batu"che fracassano il cranio più solido.
- Sei forse l'alleato degliuomini che inseguiamo? - chiese ilCorsaro.
- Nopoiché mangeremo anchequelli.
- E' la guerra che tu vuoi?...
- Sìse non tornateindietro.
- Uomini del mare! - gridòil Corsarobalzando giù dall'albero con laspada in pugno- mostriamo aquesti indiani che noi non abbiamopauraavanti!
Il "piaye"vedendoliavanzare con i fucili armati spianatisi eraallontanato precipitosamenteassieme ai due suonatori di flautocacciandosi nelle macchie.
Il Corsaro Nero aveva impedito aisuoi uomini di fargli fuoco addossonon volendo essere il primo aprovocare la lotta; ma s'avanzavaintrepidamente attraverso la selvapronto a sostenere l'assalto delleorde degli Arawaki.
Era tornato il formidabilefilibustiere della Tortueche aveva giàdato tante prove d'un coraggiostraordinario.
Con la spada nella destra ed unapistola nella sinistraguidava ilpiccolo drappelloaprendo ilpasso attraverso la forestapronto acominciare la lotta.
Ben presto qualche freccia cominciòa sibilare attraverso i rami. WanStiller e Carmaux risposero tostocon due colpi di fucilesparatiperò a casaccioavendocessato gli indiani di mostrarsimalgrado lesmargiassate del "piaye".
Bruciando carichea destra ed amancaad intervalli d'un minutoilpiccolo drappello superòfelicemente la parte più folta della forestabersagliato solo da qualche frecciao da qualche giavellottoe giunsein una piccola raduranel cuicentro gli scoli del terreno avevanoformato un piccolo stagno.
Essendo il sole già prossimoal tramonto e non avendo più veduto alcunindianoné ricevutealtre frecceil Corsaro Nero comandò diaccamparsi.
- Se vorranno assalirciliaspetteremo qui- disse ai compagni. - Laradura è abbastanzavasta per poterli distinguere appena simostreranno.
- Non potevamo scegliere un postomigliore- disse il catalano. -Gl'indiani sono pericolosi inmezzo alle macchieperò non osanoassalire nei terreni scopertiepoipreparerò l'accampamento in modoche non possano farlo.
- Vuoi costruire una trincea? -chiese Carmaux. - Sarebbe una faccendatroppo lungaamico catalano.
- Basterà una barriera difuoco.
- La salteranno. Non sono giàcoguari o giaguari da aver paura dipochi tizzoni.
- E questi- disse il catalanomostrando un pugno di bacche rotonde.
- Del pimentoe del piùforte. Durante la marcia ho fatto la miaraccolta ed ho le tasche piene.
- Buono da mangiarsi con la carnequantunque abbruci troppo la gola.
- Servirà per gli indiani.
- In qual modo?
- Lo getteremo sui fuochi.
- Hanno paura del crepitio diquelle bacche?
- Nobensì del fumo chesprigionano. Se vorranno varcare la barrieradi fuocosi sentiranno bruciaregli occhi e diventeranno ciechi perun paio d'ore.
- Ventre di pesce-canetu ne saiuna più del diavolo!
- Me l'hanno insegnato i Caraybiquesto comodo mezzo per tener lontanii nemicie vedrete che riusciràse gli Arawaki vorranno assalirci.
Orsùfacciamo raccoltadi legna e aspettiamoli con tuttatranquillità.



26.
L'IMBOSCATA DEGLI ARAWAKI


Cenato in frettacon un pezzo ditestuggine che avevano serbata dalmattino e con pochi biscottiifilibustieri perlustrarono dapprima idintorniper vedere se sitrovavano degli indiani imboscatipoibatterono le erbe per fugare iserpentiquindi accesero intorno alcampo dei fuochisui qualigettarono alcune manate di pimentoottimorimedio contro le zanzaremaanche contro gli assalti degli uomini edelle fiere.
Temendoe con ragionedi nonpassare la notte tranquilladeciserodi vigilare prima i due marinai edil negropoi il Corsaro ed ilcatalano.
Questi ultimidopo avercambiate la cariche per essere sicuri deiloro colpis'affrettarono acoricarsimentre Carmaux ed i suoicompagni si disponevanoall'ingirodietro al cerchio di fuocotenendo i fucili sulle ginocchia.
La grande foresta era diventatasilenziosama di una calma pocorassicurante per gli uomini diguardiacui era noto già peresperienza che gli indianipreferiscono gli attacchi notturni a quellidiurniavendo troppo paura dellaprecisione delle armi da fuocoepoiché le tenebrepermettono d'avvicinarsi con maggior facilitàspecialmente nelle selve.
Carmauxsoprattuttoavrebbepreferito udire i miagolii dei giaguaried i ruggiti dei coguari. Lapresenza di quei carnivori sarebbe statoalmeno un indizio sicurodell'assenza dei nemici dalla pelle rossa.
Vegliavano da un paio d'ore cogliocchi fissi sulle macchie vicinegettando di quando in quandosui fuochi qualche manata di pimentoquando l'africanoil cui uditodoveva essere acutissimonotò unlieve rumore di foglie mosse.
- Hai uditocompare bianco?...- mormorò egliallungandosi versoCarmauxche era occupato agustarecon una beatitudine invidiabileun pezzo di sigaro che avevatrovato in una delle sue tasche.
- Nullacompare sacco di carbone- rispose il filibustiere. - Nienteranocchi che abbaiano questa sera eniente rospi che martellano come icalafati.
- Un ramo si è mosso laggiù;il tuo compare negro lo ha udito.
- Allora il tuo compare bianco èsordo.
- Toh! Odi?... un ramo si èspezzato.
- Io nulla ho udito; se èvero quanto dicivuol dire che qualcunocerca d'avvicinarsi a noi.
- Sìcompare.
- Chi sarà poi?... Miocompare sacco di carbone non ha gli occhi deigatti per caso? Sarebbe una granbella cosa.
- Non vedo nullapure sentoqualcuno avvicinarsi.
- Il mio fucile è pronto.Taci ed ascoltiamo.
- Gettati a terracompare biancoo le frecce ti colpiranno.
- Accetto il tuo consiglioconsiderato che non ho nessuna voglia dicrepare con il ventre pieno diveleno.
Si allungarono tutti e due fra leerbefacendo segno a Wan Stillerche si trovava dall'altra partedi imitarli e stettero in ascoltocoi fucili in mano.
Qualcuno o più uominidovevano avvicinarsi. In mezzo ad una fittamacchia che si trovava lontanacinquanta passisi vedevanodi quandoin quandodelle foglie agitarsileggermentee si sentiva qualcheramo crepitare.
Si capiva che i nemici prendevanole loro precauzioni per giungere atiro di freccia senza farsiscoprire.
Il negro ed i filibustieri quasiinteramente nascosti fra le erbe nonsi muovevanoaspettando che simostrassero per far fuoco. Ad untratto però un improvvisopensiero fece trabalzare Carmaux.
- Compare- disse- credi chesiano ancora lontani?
- Gl'indiani?...
- Sìdimmelo presto.
- Sono ancora in mezzo allamacchiama se continuano ad avvicinarsifra un minuto giungeranno sulmargine.
- Ho il tempo necessarioWanStillergettami la tua giacca ed ilberretto.
L'amburghese s'affrettò adobbedirepensandoe con ragioneche seCarmaux gli aveva chiesti quegliindumentidoveva avere qualcheprogetto.
Il filibustiere si era alzato persbarazzarsi anch'egli della propriacasacca. Allungò le maniintornoafferrò alcuni ramili incrociòalla megliopoi li coprìcolle giacche e vi mise sopra le berrette.
- Ecco fatto - dissecoricandosi.
- Mio compare è furbo-disse il negroridendo.
- Se non improvvisavo quei duefantoccigl'indiani potevano scagliarele loro frecce contro il Corsaroed il catalano. Ora sono riparati enon correranno più alcunpericolo.
- Zitto comparevengono.
- Sono pronto. EhiWan Stillerun'altra manata di pimento.
L'amburghese stava per alzarsipoi subito si abbassò. Alcuni sibilisi erano uditie tre o quattrofrecce erano andate a conficcarsi neifantocci improvvisati.
- Veleno sprecato che non faràeffettomiei cari - mormorò Carmaux. -Aspetto che vi mostriate per farviassaggiare i miei dolci di piombo.
Gli indianivedendo che nessunoaveva dato segno di vitascagliaronoaltre sette od otto freccetornando a colpire i fantoccipoi uno diloroil più audace senzadubbiobalzò fuori della macchiabrandendola sua terribile mazza.
Carmaux aveva alzato il fucileprendendolo di mira. Stava per farpartire il colpoquando in mezzoalla gran foresta ad una distanza diqualche migliosi udironoecheggiare improvvisamente quattro spariseguiti da urla formidabili.
L'indiano aveva fatto un fulmineofronte indietrorientrando nellamacchiaprima che Carmaux avesseavuto il tempo di riprenderlo dimira. Il Corsaro ed il catalanosvegliati bruscamente da quei colpidi fucile e da quelle urlasierano alzati precipitosamentecredendoche il campo fosse stato assalitodagli indiani.
- Dove sono? - chiese il Corsaroslanciandosi innanzi.
- Chisignore? - chiese Carmaux.
- Gli indiani.
- Scomparsicomandantee primaancora di aver fatto loro assaggiarei dolci del mio fucile.
- E queste grida e questedetonazioni?... Odi?... Altri tre spari!
- In mezzo alla boscaglia sicombatte- disse il catalano. -Gl'indiani hanno assalito degliuomini bianchisignore.
- Il Governatore e la sua scorta?
- Lo credo.
- Mi rincrescerebbe che louccidessero loro.
- Anche a me perché nonposso restituire le bastonate ad un mortoma...
- Taci!...
Altri due sparipiùlontanierano echeggiatiseguiti da urlafuribonde mandate probabilmente dauna grossa tribù d'indianipoi unquinto colpo isolatoquindi piùnulla.
- La lotta è finita-disse il catalanoche aveva ascoltato con unacerta apprensione. - Per ilgovernatore non mi muovereiper gli altriche sono miei compatrioti...
- Vorresti sapere che cosa èsuccesso di loroè vero? - chiese ilCorsaro.
- Sìcomandante.
- Ed a me premerebbe sapere sea quest'ora il mio mortale nemico èvivo o morto- rispose ilfilibustiere con voce cupa. - Saresticapace di guidarci?
- La notte è oscurasignoreperò...
- Continua.
- Possiamo accendere alcuni ramigommiferi.
- Ed attirare su di noil'attenzione degli indiani.
- E' verosignore.
- Colle nostre bussole possiamoperò dirigerci.
- E' impossibilesignoreaffrontare i centomila ostacoli che offrequesta selva così fittapure...
- Tira innanzi.
- Vi sono delle "cucujo"laggiù e possono servire. Concedetemi cinqueminuti di tempo. A meMoko!...
Si levò il berretto edinsieme al negro si diresse verso un gruppo dialberi in mezzo ai quali sivedevano brillare dei grossi puntiluminosia luce verdastrachevolteggiavano fantasticamente fra letenebre.
- Che cosa vuol farequell'indemoniato catalano? - si chiese Carmauxche non riusciva a comprenderel'idea del furbo spagnolo. - Le"cucujo"... Che cosasaranno? Ehiamburghesetieni pronto il fucileonde non cadano in qualcheimboscata.
- Non temerecamerata. Seguoattentamente tutti e due e sono pronto adifenderli.
Il catalanogiunto presso glialberifu veduto spiccare salti adestra ed a mancacome se desse lacaccia a quei punti luminosi.
Due minuti dopo era di ritorno alcampotenendo il berretto copertocon ambe le mani.
- Ora possiamo metterci in marciasignore- disse al Corsaro.
- Ed in qual modo?... - chiesequesti.
Il catalano cacciò una manonel berretto ed estrasse un insettoilquale irradiava una bella luceverde pallidache si espandeva ad unadiscreta distanza.
- Leghiamoci due di queste cucujoalle gambecome fanno gli indianie la luce che emettono cipermetterà di discernere non solo le liane ele radici che ingombreranno laviama anche i pericolosi serpentiche si nascondono fra le foglie.Chi ha del filo?
- Un marinaio ne ha sempre-disse Carmaux. - Mi incarico io dilegare queste "cucujo".
- Badate di non stringerle troppo.
- Non temerecatalano. D'altrondehai la riservagiacché vedo che iltuo berretto è pieno.
Il filibustiereaiutato da WanStillerprese delicatamente le"cucujo" e le legòa due a duealle caviglie dei suoi compagniprocurando di non strozzarle.Quell'operazionenon molto facilerichiese una buona mezz'oramafinalmente tutti furono provvisti diquei bizzarri fanaletti viventi.
- Ingegnosa idea- disse ilCorsaro.
- Messa in pratica dagl'indiani-rispose il catalano. - Con questelucciole noi potremo evitare gliostacoli che ingombrano la foresta.
- Siete pronti?...
- Tutti- rispose Carmaux.
- Avanti e procurate di non farrumore.
Si misero in marcial'uno dietroall'altroprocedendo di buon passoe tenendo gli occhi fissi al suoloper vedere dove posavano i piedi.
Le "cucujo" servivanoa meravigliapermettendo di distinguere leliane striscianti e le radici cheserpeggiavano fra un albero el'altronon soloma perfino gliinsetti notturni.
Quelle lucciole che sono le piùsplendide di tutte ed anche le piùgranditramandano una luce cosìvivache permette di leggerecomodamente ad una distanza ditrentatré e perfino trentacinquecentimetritanta è lapotenza dei loro organi luminosi.
Quando sono piccine irradiano unaluce azzurrognolaediventandoadultequella tinta si tramutain un verde pallido d'uno splendidoeffetto. Anche le uova che lefemmine depongono sono leggermenteluminose.
Sono stati fatti deglistudi curiosi su queste "pyrophorusnoctilucus"come vengonochiamate dagli scienziatiper conoscerequali siano gli organi cheproducono quella luce così vivae si ètrovato che consistono in trepiccole placche situate due nella parteanteriore del torace e l'altranell'addome e che la sostanzageneratrice è un albuminoidesolubile nell'acqua e che si coagula colcalore.
Anche strappati all'insettoquegli organi conservano la loro facoltàluminosa per qualche tempoeanche seccati e polverizzati diventanoluminosi bagnandoli con un po' diacqua pura.
I filibustieri continuavano laloro rapida marcia cacciandosi senzaesitare in mezzo ai cespugli opassando sotto i fitti festoni dilianescivolando fra le enormiradici che formavano delle vere retiinestricabilio scavalcando itronchi degli alberi caduti perdecrepitezza od abbattuti dallefolgori.
I colpi di fucile erano cessatisi udivano però in lontananza dellegrida che dovevano essere mandateda qualche tribù d'indiani. Oratacevano poi echeggiavano piùacuteper poi spegnersi nuovamente. Adintervalli si udivano anche deiflauti suonare e dei rumori sordiprodotti forse da qualche specie ditamburello.
Pareva che la battaglia fossefinita e che la tribù si fosse accampatain qualche oscuro angolodell'immensa forestaforse per festeggiarela vittoria o per radunarsi aqualche mostruoso banchettoessendoabituatiin quell'epocagl'indiani del Venezuelae specialmente iCaraybi e gli Arawakia divorarei prigionieri ed anche i nemicimorti combattendo.
Il catalano affrettava semprespinto dal desiderio di conoscere lasorte toccata ai suoi compatrioti.Del Governatore non si preoccupavaanzi forsein fondo al cuorenongli sarebbe dispiaciuto di trovarloucciso o peggio ancoragiàarrostitoma dei suoi camerati era altracosa e precipitava la marciasperando di poter giungere in lorosoccorsotemendo che qualcunofosse caduto vivo nelle mani di quegliantropofagi.
Già le grida erano pocolontanequando Carmauxche camminava afianco del catalanomentre alzavagli occhi per evitare una lianainciampò in una massacadendo a terra così malamente da schiacciarele cucujo che teneva legate allecaviglie dei piedi.
- Corpo d'un cannone!... -esclamòrialzandosi lentamente. - Checos'è questo!... Lampi!...Un morto!...
- Un morto!... - esclamarono ilcatalano ed il Corsarocurvandosiverso il suolo.
- Guardate!...
Un indiano d'alta staturacolcapo adorno di piuma di arà e le anchecoperte da un sottanino azzurrocupogiaceva fra le foglie secche ele radici. Aveva la testa spaccatada un colpo di spadaa quantoparevaed il petto bucato forseda una palla. Doveva essere statoucciso di recenteuscendogliancora dalla ferita del sangue.
- Forse qui è avvenuto loscontro- disse il catalano.
- Sì- confermò WanStiller. - Vedo là alcune mazze e sui tronchidegli alberi numerose frecce ancorainfitte.
- Vediamo se vi è qualcunodei miei camerati- disse il catalanoconuna certa emozione.
- Tempo perduto- disseCarmaux. - Se qualcuno è stato uccisoaquest'ora sarà dietro acucinarsi.
- Qualche ferito può essersinascosto.
- Cercate- disse il Corsaro.
Il catalanoil negro e WanStiller frugarono le macchie vicinechiamando anche sottovocesenzaperò ottenere alcuna risposta.
Trovarono invece in mezzo ad uncespuglio un altro indiano il qualeaveva ricevuto due palle indirezione del cuorepoi alcune mazzequalche arco ed un fascio difrecce.
Convinti che nessun esserevivente si trovava colàripresero ilcammino. Le grida della tribùsi udivano allora assai vicine econuna rapida marciaifilibustieri calcolavano di giungereall'accampamento degli antropofagiin meno di un quarto d'ora.
Sembrava veramente che gli Arawakifesteggiassero la vittoriapoichéconfusi colle gridasi sentivanosempre alcuni flauti suonare dellearie allegre.
Già i filibustieri avevanoattraversata la parte più fitta dellaforestaquando scorseroattraverso il fogliameuna luce vivissimache si proiettava in alto.
- Gl'indiani? - chiese il Corsaroarrestandosi.
- Sì- disse il catalano.
- Accampati attorno al fuoco?...
- Sìma che cosa sicucinerà su quel fuoco? - disse il catalanoconemozione.
- Qualche prigionieroforse?...
- Lo temosignore.
- Canaglie- mormorò ilCorsaroil quale provò involontariamente unbrivido. - Veniteamiciandiamo avedere se Wan Guld è sfuggito allamorteo se ha trovato la punizionedei suoi delitti.



27.
FRA LE FRECCE E GLI ARTIGLI


Quando i filibustieri giunserodietro gli alberi che circondavano ilcampo indianouna scena atroce siofferse tosto ai loro sguardi.
Due dozzine di Arawakisedutiintorno ad un braciere gigantescoattendevano ansiosamente il momentodi satollarsi a crepapanciaconun arrostoche finiva di cucinarsisu di un lunghissimo spiedo. Se sifosse trattato d'un enorme pezzo diselvagginad'un tapiro interood'un giaguaroi filibustieri nonsi sarebbero di certo inquietatimaquell'arrosto consisteva in duecadaveri umaniin due bianchiprobabilmente due spagnoli dellascorta di Wan Guld.
I due disgraziati che stavano pervenire assorbiti dagli intestini diquegli abominevoli selvaggieranogià arrosolati e le loro carnicominciavano a crepitarespandendo all'intorno un odore nauseanteche faceva dilatare le narici deimostruosi banchettanti.
- Fulmini dell'inferno!... -esclamò Carmauxrabbrividendo.
- Sembra impossibile che vi sianodelle persone che si nutrono deiloro simili! Puah!... Cheanimalacci!...
- Puoi distinguere quei duedisgraziati? - chiese il Corsaro alcatalano.
- Sìsignore- risposequesti con voce soffocata.
- Appartenevano alla scorta di WanGuld?...
- Sìsono due soldatisono certo di non ingannarmiquantunque ilfuoco abbia distrutto le lorobarbe.
- Che cosa mi consigli di fare?...
- Signore- mormoròil catalano guardando con due occhisupplichevoli.
- Vorresti strapparli a queimostri e dare loro onorevolesepoltura?...
- Vi creerei dei pericolosiimbarazzisignore. Gli Arawaki cidarebbero poi la caccia.
- Bah!... Non temo quei selvaggi-disse il Corsarocon fierezza. -D'altronde non sono che duedozzine.
- Forse ne attendono degli altri.E' impossibile che essi soli sianocapaci di divorare due uomini.
- Ebbeneprima che i lorocompagni giunganonoi avremo sepolti ituoi camerati. EhiCarmauxetu Wan Stiller che siete abilibersaglierinon mancate ai vostricolpi.
- Io abbatterò quel giganteche sta gettando sull'arrosto quelle erbearomatiche- rispose Carmaux.
- Ed io- disse l'amburghese- fracasserò la testa a quello chetiene in mano quella specie diforca della quale si serve per voltarel'arrosto.
- Fuoco! - comandò ilCorsaro.
Due colpi di fucile rimbombaronorompendo bruscamente il silenzio cheallora regnava nella forestavergine. L'indiano gigante cadde sopral'arrostomentre l'altrochebrandiva la forcasi rovesciavaall'indietro col cranio fracassato.
I loro compagni erano balzatiprecipitosamente in pieditenendo inpugno le mazze e gli archiperòerano così stupiti per quella scaricaimprovvisa e così micidialeche non pensarono subito all'offesa. Ilcatalano e Moko furono prontiad approfittarnescaricando i lorofucili in mezzo al gruppo.
Vedendo cadere due altri compagnigli Arawaki non ne vollero saperedi più e si diederoalla fugasenza più curarsi dell'arrostosalvandosi precipitosamente inmezzo alle macchie.
I filibustieri stavano perprecipitarsi innanziquando in lontananzaudirono alzarsi clamori furibondi.
- Lesti!... - gridò ilCorsaro- gettate i cadaveri in mezzo aqualche cespuglio se ci mancheràil tempo di seppellirli. A questopenseremo più tardi.
- L'odore di carne abbruciata litradirà- disse Wan Stiller.
- Si farà quello che sipotrà.
Il catalano si era slanciatoinnanzi e con una scossa vigorosa avevarovesciato lo spiedomentre WanStiller a furia di calci disperdeva itizzoni. Intanto Moko e Carmauximpadronitisi di due mazzescavavanofrettolosamente una buca nelterreno umido e molle della forestamentre il Corsaro si poneva insentinella sui margini del macchione.
Le grida degli indiani siavvicinavano rapidamente. La tribùchedoveva essersi precipitata sulletracce di Wan Guldudendo queglispari echeggiare dietro le suespalleaccorreva in aiuto degli uominiche si erano incaricati dipreparare la mostruosa cena.
Il Corsaro che si era spintopiù innanzitemendo una sorpresa dicoloro che erano fuggitiudendorompersi dei rami a breve distanzatornò precipitosamente versoi compagnidicendo:
- Fuggiamo o fra cinque minutiavremo addosso l'intera tribù.
- E' fattocomandante- disseCarmauxche spingeva coi piedi laterraonde coprire i due cadaveri.
- Signore- disse il catalanovolgendosi verso il Corsaro- se noifuggiamo verremo inseguiti.Nascondiamoci lassù- disseindicando unalbero enormeche da solo formavauna piccola foresta. - In mezzo aquel fogliame non verremo scoperti.
- Sei furbocompare- disseCarmaux. - A riva i gabbieri.
Il catalano ed i filibustieripreceduti da Mokosi slanciarono versoquel colosso della floratropicaleaiutandosi l'un l'altro perraggiungere presto i rami.
Quell'albero era un "summameira(eriodendron summauma)"uno dei piùgrandi che crescono nelle forestedelle Guiane e del Venezueladairami numerosissimilunghiassainodosicoperti d'una cortecciabiancastrae dal fogliame moltofitto. Essendo queste piantecomegià fu dettosorrette allabase da un gran numero di sproni naturaliformati dalle radiciifilibustieri poterono giungeresenza troppadifficoltàai primi ramie di là innalzarsi fino a cinquanta metridal suolo.
Carmaux stava per accomodarsi sullabiforcazione d'un ramoquando udìquesto oscillare vivamentecomese qualcuno si fosse rifugiatoall'altra estremità.
- Sei tuWan Stiller?... -chiese. - Vuoi farmi capitombolare?... Tiavverto che siamo a tale altezza dafracassarci le ossa.
- Che cosa vuoi dire?... - chieseil Corsaroche gli stava sopra. -Wan Stiller è dinanzi a me.
- Chi è dunque che mifa oscillare? Che qualche Arawako si siarifugiato quassù?
Si guardò intorno ed a diecipassi di distanzain mezzo ad un ammassodi foglieradunate quasiall'estremità del ramovide brillare duepunti luminosi d'un gialloverdastro.
- Per le sabbie d'Olonnecomedice Nau!... - esclamò Carmaux. - Conquale animale ci troviamo incompagnia?... Ehicatalanoguarda unpo' se puoi dirmi a chiappartengono quei brutti occhi che mi fissano.
- Degli occhi!... - esclamòlo spagnolo. - Vi è qualche bestia suquest'albero?...
- Sì- disse il Corsaro. -Pare che siamo in cattiva compagnia.
- E gl'indiani stanno per giungere- disse Wan Stiller.
- Vedo anch'io un paio d'occhi-rispose il catalanoche si eraalzato- ma non saprei direse appartengono a un coguaro o a ungiaguaro.
- Ad un giaguaro!... - esclamòCarmauxrabbrividendo. - Non cimancherebbe altro che mipiombasse addosso e che mi facessecapitombolare sulle teste degliArawaki.
- Silenzio- disse il Corsaro. -Essi vengono!...
- E quell'animale che mi ècosì vicino?... - disse Carmauxchecominciava a diventare inquieto.
- Forse non oserà assalirci.Non muoverti o ci tradirai.
- Ebbenemi lasceròmangiare pur di salvare voicomandante.
- Non inquietartiCarmaux. Ho laspada in mano.
- Zitto!... Eccoli!... - disse ilcatalano.
Gl'indiani giungevano urlandocome ossessi. Erano un'ottantina efors'anche di piùtuttiarmati di mazzedi archi ed alcuni di certespecie di giavellotti.
Essi piombarono come una bandadi belve sullo spazio scoperto dovefinivano di bruciare i tizzonidispersi da Wan Stillerma quandoinvece dei due bianchi checredevano di trovare già cucinatividero icadaveri dei loro compagniun'espressione di rabbia spaventevoleseguì quella scopertainaspettata.
Vociferavano come indemoniatipercuotevano furiosamente i tronchidegli alberi con le loroformidabili mazzefacendo un frastuonoassordante e non sapendo con chiprenderselalanciavano frecce intutte le direzionisaettando icespugli e le grandi foglie deipalmizi con grande pericolo deifilibustieri che si trovavano cosìvicini.
Sfogato il primo impeto dirabbiacominciarono a sparpagliarsimettendosi a frugare i dintornicon la speranza di scoprire gliuccisori dei loro compagni edi regalarsi un nuovo arrostochesupplisse quello cosìmisteriosamente scomparso.
I filibustierinascosti fra ilfolto fogliame del "summameira"nonfiatavanolasciando che gliantropofaghi sfogassero la loro collera.
Si preoccupavano invece piùdel maledetto animale che aveva cercato unrifugio sui rami dell'alberogigantesoprattutto Carmaux che sitrovava così vicino eche vedeva brillare semprein mezzo allefogliequegli occhi gialliverdastri. Quel coguaro o giaguaro chefossefino allora non si eramossonon vi era però da fidarsi epoteva da un istante all'altroprecipitarsi sul disgraziatofilibustiererichiamando in talmodo l'attenzione degli indiani.
- Dannato animale! - mormoròCarmauxche si agitava sul ramo. - Nonmi perde di vista un soloistante!... Ehicatalanodimmi un po'entro quali budelle dovròfinirese si decide a saltarmi addosso.
- Taceteo gli indiani ciudranno- rispondeva il catalano che glistava sotto.
- Al diavolo anche l'arrostoumano! Era meglio lasciare che queiselvaggi se lo divorassero inpace. Giàanche sepolti nonmasticheranno più tabacconé bistecche! Se poi...
Uno scricchiolio che venivadall'estremità del ramo gl'interruppe lafrase. Guardò con occhismarriti l'animale e lo vide agitarsi come secominciasse ad essere stanco dellasua non troppo comoda posizione.
- Capitano- mormoròCarmaux- credo che si prepari a mangiarmi.
- Non muoverti- rispose ilCorsaro. - Ti ho detto che ho la spada inmano.
- Sono certo che non mancherete ilcolpoma...
- Zitto: vi sono due indiani cheronzano sotto di noi.
- Ehm! Come getterei volentierisulle loro teste quell'animalaccio delmalanno.
Guardò verso l'estremitàdel ramo e vide la fiera ritta sulle quattrozampe come se si preparasse aspiccare un salto.
- Che se ne vada? - pensòrespirando. - Sarebbe ora che si decidessea lasciare il posto.
Guardò giù e videconfusamente due ombre che giravano attornoall'alberofermandosi adesaminare gli alti spronisotto i qualipotevano comodamente celarsiparecchie persone.
- Finirà male- mormorò.
I due indiani s'intrattenneroalcuni minuti alla base del colossopoisi allontanarono cacciandosi inmezzo ai cespugli. I loro compagnidovevano già trovarsimolto innanzicominciando le loro grida adiventare fioche.
Il Corsaro attese alcuni minutipoi non udendo più nullaconvintoche gli Arawaki si fosserodefinitivamente allontanatidisse aCarmaux:
- Prova a scuotere il ramo.
- Che cosa volete farecomandante?
- Sbarazzarti di quella pericolosacompagnia. EhiWan Stillersta'pronto a colpire con la tuasciabola.
- Ci sono anch'iopadrone-disse Mokoche si era rizzato sul ramoche occupavastringendo per lacanna il suo pesante fucile. - Con unbuon colpo di mazza getterògiù quella bestia.
Carmauxcompletamente rassicuratovedendosi intorno tanti difensorisi mise a saltare furiosamentescuotendo il fogliame.
L'animalecomprendendo forseche l'avevano con luifece udire unsordo miagoliopoi si mise asoffiare come un gatto in collera.
- ForzaCarmaux- disse ilcatalano. - Se non si muoveciò indicache ha più paura di te.Scuoti forte e gettalo giù.
Il filibustiere s'aggrappòad un ramo superiore e raddoppiò i salti.
L'animalerifugiato all'estremitàdel fogliameoscillava a destra eda mancamanifestando il pocopiacere che provava per quella danza dinuovo generecon miagolii e soffipiù acuti.
Si udivano le sue unghie strideresul ramo cercando un nuovo appoggioe si vedevano i suoi occhidilatarsi per la paura.
Ad un trattotemendo forse difare un brutto capitomboloprese unpartito disperato. Si raccolse suse stessopoi balzò su di un ramoche gli stava sottopassandosopra la testa del catalano e cercò diguadagnare il tronco per slanciarsipoi a terra.
L'africano vedendolo passaregli vibrò al volo un colpo col calciodel fucilecolpendolo in pieno efacendolo precipitare al suolo senzavita.
- Morto? - chiese Carmaux.
- Non ha avuto nemmeno il tempo dimandare un grido- rispose Mokoridendo.
- Era un giaguaro?... Mi pare unpo' piccolo per essere uno di queisanguinari predoni.
- Hai avuto paura per nullacompare- disse l'africano. - Bastavauna legnata per accopparlo.
- Che cos'eraadunque?...
- Un "maracaya".
- Ne so meno di prima.
- Un animale che somiglia bensìal giaguaroma che non è altro che ungrosso gatto- disse il catalano.- E' un predatore di scimmie e diuccelliche non osa prenderselacon gli uomini.
- Ah!... brigante!... - esclamòCarmaux. - Se l'avessi saputo primal'avrei preso per la codamami vendicherò della paura che mi hafatto provare. Dopo tuttoi gattibene arrostiti non sono cattivi.
- Oh! Il mangiagatti!...
- Te lo farò assaggiarecatalano del mio cuoree vedremo se faraismorfie.
- Forse notanto più chesiamo a corto di viveri e che la foresta chedovremo attraversare saràben povera di selvaggina.
- Perché? - chiese ilCorsaro.
- E' la foresta paludosasignorela più difficile da attraversare.
- E' vasta?...
- Si spinge fino presso Gibraltar.
- Impiegheremo molto adattraversarla? Non vorrei giungere a Gibraltardopo l'Olonese.
- In quattro o cinque giorni speroche riusciremo ad attraversarla.
- Giungeremo in tempo- disseil Corsarocome parlando fra sestesso. - Credo che siaun'imprudenza rimetterci in marcia...
- Gli indiani non sono ancoraabbastanza lontanisignore. Viconsiglierei di passare la notte suquest'albero.
- Ma intanto Wan Guld s'allontana.
- Nella foresta paludosa loraggiungeremosignorene sono certo.
- Ho paura che egli possa giungerea Gibraltar prima di mee che misfugga una seconda volta.
- A Gibraltar ci saròanch'iosignoree non lo perderò di vista. Nonho dimenticato le venticinquelegnate che mi ha fatto dare.
- Tu a Gibraltar!... Cosa vuoidire?
- Che vi entrerò prima divoi e perciò lo sorveglierò.
- E perché prima di noi?...
- Signoresono uno spagnolo-disse il catalanocon tono grave. -Spero che voi mi permetteretedi farmi uccidere a fianco dei mieicamerati e che non mi costringeretea battermi fra le vostre filecontro lo stendardo di Spagna.
- Ah!... Tu vuoi difendereGibraltar?
- Prendere parte alla sua difesacomandante.
- Hai premura di lasciarequesto mondo? Gli spagnoli di Gibraltarmorranno tutti.
- Ebbenesiama morranno con learmi in pugnoattorno alla gloriosabandiera della patria lontana-disse il catalano con voce commossa.
- E' verosei un valoroso-rispose il Corsaro con un sospiro.
- Sìandrai prima di noi acombattere a fianco dei tuoi camerati. WanGuld è un fiammingomaGibraltar è spagnola.



28.
I SUCCHIATORI DI SANGUE


La notte fu tranquillatantotranquilla che i filibustieri poteronodormire placidamente alcune oresdraiati sulla biforcazione deglienormi rami del "summameira".
Non vi fu che un allarme causatodal passaggio d'una piccola banda diArawakicomponenti forse laretroguardia della tribù; però nemmenocostoro s'accorsero della presenzadei filibustieri e passarono oltreproseguendo la loro marcia verso ilnord.
Appena il sole spuntòilCorsarodopo d'aver ascoltato a lungorassicurato dal profondo silenzioche regnava nella forestadava ilcomando di scendere per riprenderela marcia.
Primo pensiero di Carmaux appena fua terra fu quello di mettersi incerca del "maracaya"che gli aveva fatto passare un così bruttoquarto d'ora fra i rami dell'alberogigantee lo trovò presso uncespuglio tutto fracassato dallacaduta e col capo spaccato dal calciodel fucile di Moko.
Era un animale che aveva ilpelame somigliante a quello dei giaguaried anche le formecon la testaassai più piccolala coda piuttostocorta ed il corpo lungo appenaottanta centimetri.
- Canaglia!... - esclamòafferrandolo per la coda e gettandoselosulle spalle. - Se avessi saputoprima che era così piccologliallungavo un tal calcio dafarlo saltare in aria. Ma bah!... Mivendicherò mettendoloarrosto e mangiandolo.
- Affrettiamoci- disse ilCorsaro. - Abbiamo perduto troppo tempocon quei selvaggi.
Il catalano consultò labussola datagli da Wan Stillerpoi si mise incammino aprendosi il passo fra lelianele radici ed i cespugli.
La foresta era sempre fittacomposta per la maggior parte di palme"miriti" dai tronchienormiirti di spine acute che laceravano gliabiti ai filibustierie di"cecropia"ossia di piante "candelabri".
Di tratto in tratto si vedeva anchequalche splendida "jupati"altraspecie di palma con le fogliepiumatecosì immenseda raggiungerel'incredibile lunghezza diquindici metrimentre il tronco è cosìcorto che appena si innalza diqualche metro!...
Oppure si vedeva qualche gruppodi "bossù"chiamato anche"manicaria"dallefoglie rigide come se fossero di zincoed anchequeste lunghe dieciperfinoundici metriserratediritte edentellate a mo' di segaedi "papumbe"specie di palme cheproducono dei grappoli di fruttaeccellenti.
Scarseggiavano invece gliuccelli e mancavano assolutamente lescimmie. Era molto se si vedevaqualche coppia di pappagalli dallepenne variopintee qualchesolitario tucano dal becco rosso e gialloed il petto coperto da una finelanuggine d'un rosso fuocoo si udivaecheggiare il grido stridulo diqualche "tanagra"bell'uccello dallepenne azzurre ed il ventrearancio-rossastro.
Dopo tre ore di marcia forzatasenza aver incontrato nessuna tracciad'uomoi filibustieris'accorsero che la foresta accennava acambiare. Le palme sidiradavano per lasciare posto alle ariartreepanciutele piante amantidell'acqua; a boschetti di legno cannone; abombaxalberi dal legno porosomolle e bianco che sembra unformaggio e perciò chiamatianche formaggieri; a gruppi di mangli cheproducono delle frutta succoseche sanno di terebentina; ad ammassidi orchideedi passifloredifelci epifite e di aroideele cuiradici aeree pendevanoperpendicolarmenteed a macchioni di splendidebromelie dai ricchi rami carichi difiori scarlatti.
Il terrenofino allora asciuttos'impregnava rapidamente d'acquamentre l'aria diventava saturad'umidità. La foresta secca sitramutava in foresta umidabenpiù pericolosa della primaperchésotto quelle piante si cela lafebbre dei boschiquella febbre che èfatale anche agli indiani giàacclimatati.
Un silenzio profondo regnava sottoquei vegetalicome se quellaesuberanza di umidità avessefatto fuggire uccelli ed animali. Non ungrido di scimmianon il canto diun volatile qualsiasinon ilruggito d'un coguaro od il miagoliod'un giaguaro.
Quel silenzio aveva qualche cosadi tristedi paurosoche facevaun'impressione strana anche suiforti animi dei filibustieri dellaTortue.
- Per mille pesci-cani!... -esclamò Carmaux. - Pare di attraversareun immenso cimitero.
- Ma un cimitero allagato -aggiunse Wan Stiller. - Sento che questaumidità mi penetra nelleossa.
- Che sia il principio di unattacco di febbre paludosa?
- Non ci mancherebbe altro-disse il catalano. - Chi viene colpitonon uscirà vivo da questabrutta foresta.
- Bah!... Ho la pelle dura-rispose l'amburghese. - Le paludidell'Yucatán mi hannocorazzato e tu sai che quelle producono il"vomito prieto" (lafebbre gialla). Non sono le febbri che mi fannopaurabensì la mancanza diselvaggina.
- Specialmente ora che siamocosì a corto di viveri- aggiunsel'africano.
- Ehicompare sacco dicarbone!... - esclamò Carmaux. - Haidimenticato il mio gatto?... Eppureè abbastanza visibile.
- Durerà pococompare-rispose il negro. - Se non lo mangiamo oggidomani quest'umiditàcalda lo avrà ridotto in tale stato diputrefazioneda doverlo gettarevia.
- Bah!... Troveremo qualche cosad'altro da porre sotto i denti.
- Tu non conosci queste foresteumide.
- Abbatteremo degli uccelli.
- Non ve ne sono.
- Dei quadrupedi.
- Nemmeno.
- Cercheremo delle frutta.
- Sono tutte piante infruttifere.
- Troveremo almeno qualche caimano.
- Non vi sono savane. Non vedraiche dei serpenti.
- Mangeremo quelli.
- Ah!... compare!...
- Per mille pesci-cani... Inmancanza d'altro metteremo quelli adarrosto e li faremo passare peranguille.
- Puah!...
- Oh!... Il negroschizzinoso!... - esclamò Carmaux. - Ti vedremoquando avrai fame.
Così chiacchierandocontinuavano a marciare di buon passo attraversoquei terreni umidissimisoprai quali ondeggiava di frequente unanebbiola carica di miasmipericolosi.
Il caldo era intenso anche sotto lepianteun caldo snervante chefaceva sudare prodigiosamente ifilibustieri. Il sudore zampillava datutti i poriinzuppando le lorovesti e guastando perfino le loroarmitanto che Carmaux nonosava più contare sulla carica del suofucile.
Larghi stagni di quando in quandotagliavano la viaripieni diun'acqua nera e puzzolente edingombri di piante acquatichedei veri"agoa redonda"come lichiamavano i coloni spagnoli; talvolta inveceerano costretti a fermarsidinanzi a qualche "igarapè"ossia ad uncanale naturalecomunicante conqualche corso d'acquaperdendo moltotempo per cercare un guado nonfidandosi di quelle sabbie traditriciche potevano inghiottirli.
Su quelle rive mancavano gliuccelli acquatici e abbondavano invece irettiliin attesa della notte perdare la caccia ai ranocchi ed airospi. Si vedevano aggomitolatisotto i cespugli o distesi in mezzoalle foglie a scaldarsi al solei velenosissimi "jararacà" dallapiccola testa depressa; i piccoli"cobracipo"; i caniana"quei voracibevitori di latte che perprocurarselo usano introdursi nelle capanneper succhiare le poppe delleindiane lattantie non pochi serpenticoralli che producono una mortequasi fulminante e contro il cui morsonon vi è rimediotrovandosiimpotente perfino l'infusione del "calupodiavolo"che generalmenteè un rimedio efficace contro il velenodegli altri rettili.
I filibustieriche provavano unaripugnanza invincibile per queibrutti rettilinon esclusoCarmauxsi guardavano bene daldisturbarli e facevano attenzionedove posavano i piediper evitarequalche morso mortale.
A mezzodìaffranti daquella lunga marciasi arrestavano senza averscoperto le tracce di Wan Guld edella sua scorta.
Non possedendo che poche libbre dibiscottisi decisero ad arrostireil maracaya equantunquefosse assai coriaceo e puzzasse diselvaticobene o male lo feceropassare. Carmaux però si ostinò adichiararlo eccellentecontroil parere di tutti e ne fece unascorpacciata.
Alle treessendo un po' cessato ilcalore infernale che regnava sottoquella forestariprendevano lemosse attraverso le paludi infestatedi miriadi di zanzarele quali sigettavano contro i filibustieri convero furorefacendo sagrareCarmaux e Wan Stiller.
In mezzo a quelle acquestagnantiingombre di piante acquatichedalle foglie giallastre che sicorrompevano sotto i raggi infuocatidel sole esalando odorisgradevolisi vedeva talvolta sorgere latesta di qualche serpente di acquao apparirema per subito tuffarsiqualche testuggine "careto"dalla corazza bruno oscurachiazzata dimacchie rossastre irregolari.
Mancavano invece sempre ivolatili acquaticicome se non avesseropotuto sopportare quelle esalazionipericolose.
Affondando talvolta in terrenipantanosio passando sopra alberiatterratio aprendosi il passoattraverso i boschetti di legnocannone che servivano di rifugio anubi di zanzarei filibustieriguidati dall'infaticabile catalanoprocedevano semprespinti da unvivo desiderio di lasciare prestoquella triste foresta.
Di frequente s'arrestavano pertendere gli orecchisperando sempre diraccogliere qualche rumore cheindicasse la vicinanza di Wan Guld edella sua scortama sempre conesito negativo. Un silenzio profondoregnava sotto quegli alberi ed inmezzo ai boschetti.
Verso seraperòfecerouna scopertache se da una parte lirattristòd'altro canto lirese soddisfattiessendo quella una provache si trovavano ancora sulletracce dei fuggiaschi.
Stavano cercando un postoadatto per accamparsiquando viderol'africanoche si era un po'allontanato con la speranza di trovarequalche pianta fruttiferaritornare frettolosamente con gli occhismarriti e la pelle del visocinereaossia pallida.
- Che cos'haicompare sacco dicarbone? - chiese Carmauxarmandofrettolosamente il fucile. - Seiinseguito da qualche giaguaro?
- No... là!... là!...un morto... un bianco! - rispose il negro.
- Un bianco!... - esclamò ilCorsaro. - Uno spagnolo vuoi dire?...
- Sìpadrone. Ci sonocaduto addosso e l'ho sentito freddo come unserpente.
- Che sia quella canaglia di WanGuld? - disse Carmaux.
- Andiamo a vedere- disse ilCorsaro. - GuidaciMoko.
L'africano si cacciò inmezzo ad una macchia di calupopiante cheproducono delle frutta chetagliate a pezzi danno una bevandarinfrescante e dopo venti o trentapassi s'arrestava alla base d'unsimarubail quale si ergevasolitario col suo carico di fiori.
Colà i filibustierivideronon senza un fremito d'orroreun uomodisteso sul dorsocon le bracciastrette sul pettole gambe seminudeed i piedi già spolpati oda qualche serpente o dalle formichetermiti.
Aveva il viso giallo cereoimbrattato di sangueuscitogli da unapiccola piaga che si scorgevapresso la tempia destrala barba lungaed arruffata e le labbra contratteche mettevano a nudo i denti. Gliocchi erano già scomparsi eal loro posto non si vedevano che duebuchi sanguinantiNon vi era da ingannarsi sul suovero esserepoiché indossava unacorazza di pelle di Cordova adarabeschicalzoni corti a righe giallee nere come usavano gli spagnolie poco discosti stavano un mezzoelmetto d'acciaio adorno di unapiuma bianca ed una lunga spada.
Il catalanoche pareva in predaad una viva emozionesi era curvatosu quel disgraziatopoi s'erarisollevato prontamenteesclamando:
- Pedro Herrera!... Pover'uomo!...In quale stato lo ritrovo!...
- Era uno di coloro che seguivanoWan Guld? - chiese il Corsaro- Sìsignoreun valorososoldato ed un bravo camerata.
- Che sia stato ucciso dagliindiani?...
- Ferito sìpoichévedo sul fianco destro un buco che mette ancoraqualche goccia di sanguema il suoassassino è stato un pipistrello.
- Che cosa vuoi dire?...
- Che questo povero soldato èstato dissanguato da un vorace vampiro.
Non vedete questo piccolo segno cheha presso la tempia e che ha datotanto sangue?
- Sìlo vedo.
- Forse Herrera era statoabbandonato dai compagnia causa dellaferita che gli impediva di seguirlinella loro precipitosa fugaed unvampiroapprofittando della suastanchezza o del suo svenimentol'hadissanguato.
- Allora Wan Guld è passatodi qui?
- Eccone la prova.
- Da quanto tempo credi che questosoldato sia morto?
- Forse da stamane. Se fosse mortoda ieri serale formiche termitil'avrebbero a quest'oracompletamente spolpato.
- Ah!... Ci sono vicini!... -esclamò il Corsarocon voce cupa. - Amezzanotte ripartiremo e domani tuavrai restituito a Wan Guld leventicinque legnate ed io avròpurgato la terra da quell'infametraditore e vendicato i mieifratelli.
- Lo sperosignore.
- Cercate di riposare meglio chepoteteperché non ci arresteremosenon quando avremo raggiunto WanGuld.
- Diavolo! - mormoròCarmaux. - Il comandante ci farà trottare comecavalli.
- Ha fretta di vendicarsiamico-disse Wan Stiller.
- E di rivedere le sua "Folgore".
- E la sua giovane duchessa?
- E' probabileWan Stiller.
- DormiamoCarmaux.
- Dormire!... Non hai udito ilcatalano parlare di uccelli chedissanguano?... Fulmini!... Se amezzanotte ci trovassimo tuttiinsanguinati?... Con questa ideanon potrò dormire tranquillo.
- Il catalano ha voluto burlarsi dinoiCarmaux.
- NoWan Stiller. Ho udito anch'ioparlare di vampiri.
- E che cosa sono?...
- Dei brutti uccellaccipare. Ehicatalanovedi nulla in aria?...
- Sìle stelle- risposelo spagnolo.
- Ti domando se vedi dei vampiri.
- E' troppo presto. Lasciano i loronascondigli solo quando gli uominie gli animali russano sonoramente.
- Che bestie sono? - chiese WanStiller.
- Dei grossi pipistrelli dal musolungo e sporgentecon gli orecchigrandidi pelame morbidorosso-bruno sul dorso e giallo-bruno sulventre e con delle ali che misuranoquaranta e più centimetri.
- E dici che succhiano il sangue?
- Sìe lo fanno cosìdelicatamenteche non ve ne accorgerestepossedendo una tromba cosìsottile da rompere la pelle senza produrrealcun dolore. - Che ve ne sianoqui?...
- E' probabile.
- E se uno piombasse su di noi?...
- Bah!... Una sola notte nonbasta per dissanguarmi e tutto silimiterebbe ad una cavata disanguepiù utile che dannosain questiclimi. E' bensì vero chele ferite che producono sono lunghe aguarire.
- Però il tuo amico conquella cavata di sangue è andato all'altromondo- disse Carmaux.
- Chissà quanto ne avevaperduto prima dalla ferita. Buonanotte"caballeros"allamezzanotte si riparte.
Carmaux si lasciò cadere inmezzo alle erbema prima di chiudere gliocchi guardò a lungo fra irami del simarubaper accertarsi che nonvi si nascondesse qualche avidosucchiatore di sangue.



29.
LA FUGA DEL TRADITORE


La luna era appena sorta sopra lealte foresteche già il Corsaro erain piedipronto a riprenderequell'ostinata caccia contro Wan Guld ela sua scorta.
Scosse il catalanoil negro edi due filibustierie si ripose inmarcia senza aver pronunciato unaparolama con passo così lesto chei suoi compagni stentavano aseguirlo.
Pareva che fosse proprio deciso anon sostare senza aver raggiunto ilsuo mortale nemico; peròben presto nuovi ostacoli lo costrinsero nonsolo a rallentare quella marciaindiavolatama anche ad arrestarsi.
Bacini d'acqua che raccoglievanotutti gli scoli della forestaterreni pantanosibrughierefittissime e corsi d'acqua s'incontravanoa ogni trattoobbligandoli acercare dei passaggi o a descrivere deilunghi girio a trovare deiguadio ad abbattere delle piante perimprovvisare dei ponti.
I suoi uomini facevano sforzisovrumani per aiutarlonondimenocominciavano ad essere esausti daquelle lunghe marce che duravano giàda quasi dieci giornidallenotti insonni ed anche in causa delloscarso nutrimento.
All'alba non ne potevano piùe furono costretti a pregarlo diaccordare loro un po' di riposonon potendo più reggersi in piedi edessendo anche affamatigiacchéi biscotti erano stati consumati ed ilgatto di Carmaux era stato digeritoda quindici ore.
Si misero in cerca di selvagginae di alberi fruttiferi; quellaforesta paludosa peròsembrava che non potesse offrire né l'una nél'altra. Non s'udivano nécicalecci di pappagalliné grida discimmiené si vedevaalcuna pianta che portasse qualche fruttomangiabile.
Tuttavia il catalanoche si eradiretto verso una vicina paludeassieme a Mokofu ancoratanto fortunato da poter prendere collemaninon senza però averriportato dei morsi crudeliuna "praira"pesce che abbonda nelle acquemortecolla bocca armata di acuti dentie dal groppone neromentre ilsuo compagno riusciva ad afferrare un"cascudo"altro pescelungo un piededalle squame durissimeneresopra e rossicce sotto.
Quel magro pastoassolutamenteinsufficiente per saziare tuttifupresto divoratopoidopoqualche ora di ripososi rimisero incaccia attraverso quella tristeforestache pareva non dovesse finiremai.
Cercavano di mantenere ladirezione sud-estper avvicinarsiall'estremità del lago diMaracaybo trovandosi colà la fortecittadella di Gibraltar; eranoperò sempre costretti a deviareincausa di quelle continue paludi edei terreni fangosi.
Per tutta la mattinata andaronoavanti senza aver scoperto le traccedei fuggiaschi e senza aver uditoalcun gridoné alcuna detonazione.
Verso le quattro pomeridianedopo un riposo d'un paio d'orescoprivano sulle rive d'unfiumiciattolo gli avanzi d'un fuoco le cuiceneri erano ancora calde.
Era stato acceso da qualchecacciatore indiano o dai fuggiaschi? Eraimpossibile saperlonon avendopotuto trovare alcuna traccia dipiediessendo colà ilterreno asciutto e coperto di foglienondimenoquella scoperta li rianimòtuttiessendo convinti che in quel luogosi fosse arrestato Wan Guld.
La notte li sorprese senza chenull'altro avessero trovato. Sentivanoperò per istinto che ifuggiaschi non dovevano essere lontaniQuella sera quei poveri diavoli sividero costretti a coricarsi senzacenanon avendo trovatoassolutamente nulla.
- Ventre di pesce-cane! - esclamòCarmauxche cercava di ingannare lafame masticando alcune foglie d'unsapore zuccherino. - Se la continuacosìgiungeremo aGibraltar in tale stato da farci mettere subito inun ospedale.
La notte fu la più cattivadi tutte quelle passate in mezzo ai boschidel lago di Maracaybo. Oltre lesofferenze della famesi aggiunserole torture loro inflitte da sciamiimmensi di zanzare ferocissimelequali non permisero a queidisgraziati di chiudere gli occhi un soloistante.
Quando verso il mezzodìdell'indomani si rimisero in cammino erano piùstanchi della sera innanzi.Carmaux dichiarava che non avrebbe potutoresistere due ore ancorasenon trovava per lo meno un gattoselvatico da mettere ad arrostire ouna mezza dozzina di rospi. WanStiller avrebbe preferito unaschidionata di pappagalli o una scimmiama non si vedevano né gliuni né le altre in quella selva maledetta.
Camminavanoo meglio sitrascinavano da quattro oreseguendo ilCorsaro che procedeva semprelestocome se possedesse un vigoresovrumanoquando a breve distanzaudirono echeggiare uno sparo.
Il Corsaro si era subito arrestatomandando un grido.
- Finalmente! - aveva esclamatosnudando la spada con gesto risoluto.
- Tuoni d'Amburgo! - gridòWan Stiller. - Pare che questa volta cisiamo vicini.
- Speriamo che non ci scappino più- rispose Carmaux. - Li legheremocome salamionde impedire lorodi farci correre un'altra interasettimana.
- Questo colpo di fucile non èstato sparato che a mezzo miglio danoi- disse il catalano.
- Sì- rispose il Corsaro.- Fra un quarto d'ora spero di aver nellemani l'assassino dei miei fratelli.
- Volete un consigliosignore? -disse il catalano.
- Parla.
- Cerchiamo di tendere loro unagguato.
- Ossia?...
- Di aspettarli in qualchefitta macchiaper costringerli adarrendersi senza impegnare unalotta sanguinosa. Devono essere setteod ottomentre noi non siamo checinque ed esausti di forze.
- Non saranno di certo piùgagliardi di noituttavia accetto il tuoconsiglio. Piomberemo loroaddosso d'improvvisoin modo da nonlasciare il tempo di difendersi.Preparate le armi e seguitemi senzafar rumore.
Cambiarono le cariche dei fucilie delle pistole per non mancare aicolpinel caso che fosserocostretti ad impegnare la lotta; indi simisero a strisciare in mezzo aicespuglialle radici e le lianecercando di non far scrosciare lefoglie secchené di spezzare irami.
La foresta paludosa pareva chefosse terminata. Ricominciavano glialberi annosibombaarcaabapalme d'ogni speciesimarubamauritiejupatibussù etante altre splendidissimeadorne di fogliedi dimensioni esagerate e carichedi fiori e di fruttadi cui alcuneeccellenti a mangiarsi.
Alcuni uccelli si ricominciavano avederepappagalliaràcanindètucanimentre in distanza siudivano echeggiare le grida formidabilid'una banda di scimmie urlantifacendo andare in bestia Carmauxilquale rivedeva l'abbondanza senzapoter approfittarneessendo statoseveramente proibito di far fuocoper non allarmare il governatore ela sua scorta.
- Mi rifarò piùtardi- brontolava- ed abbatterò tanta selvagginada mangiarne per dodici ore difila.
Il Corsaro pareva che non si fosseaccorto di quel cambiamentotuttooccupato nella sua vendetta.Egli strisciava come un serpente obalzava sopra gli ostacoli come unatigrecogli occhi fissi dinanzi asé per scoprire il suomortale nemico.
Non si voltava nemmeno per vederese i suoi compagni lo seguivanocome se fosse stato convintod'impegnare e di vincere la lottaancheda solocontro l'intera scorta deltraditore.
Non produceva il più minimorumore. Passava sugli strati delle fogliesenza farle crepitare; aprivai rami senza quasi curvarli;sgattaiolava fra i festonidelle liane senza quasi muoverle estrisciavameglio d'un rettilefra le radici. Né le lunghe fatichené le privazioni avevanoesaurito quell'organismo meraviglioso.
Ad un tratto però fu vistoarrestarsicolla sinistra armata dipistola tesa innanzi e laspada in altocome se si preparasse ascagliarsi avanti con impetoirresistibile.
Due voci umane si udivano in mezzoad un boschetto di calupi.
- Diego- diceva una voce fiocacome se fosse per spegnersi. - Unsorso d'acqua ancorauno solo...prima che chiuda gli occhi.
- Non posso- rispondeva un'altrarantolosa. - Non lo possoPedro.
- Ed essi sono lontani-rispondeva la prima.
- E per noi è finita...Pedro... Quei cani d'indiani... mi hannoferito a morte.
- Ed io... ho la febbre... che miuccide...
- Quando... torneranno... non citroveranno... più.
- Il lago è... vicino... el'indiano... sa dov'è... una barca...
ah!... Chivive?...
Il Corsaro Nero si eraslanciato in mezzo alla macchia colla spadaalzatapronto a colpire.
Due soldatipallididisfatticoperti di soli cencistavano distesiai piedi d'un grand'albero.Vedendo apparire quell'uomo armatoconuno sforzo supremo si eranoalzati sulle ginocchiacercando diafferrare i loro fucili chetenevano a qualche passo da loroperòerano subito ricaduticome se leforze loro fossero improvvisamentemancate.
- Chi si muove è uomomorto!... - aveva gridato il Corsarocon voceminacciosa.
Uno dei due soldati si erarisollevatodicendo con un sorrisoforzato:
- Eh"caballero"!... Nonucciderete che dei moribondi!
In quel momento il catalano siera pure slanciato in mezzo allamacchia seguito dall'africano edai due filibustieri. Due grida glisfuggirono:
- Pedro!... Diego!... Povericamerati!...
- Il catalano!... - esclamarono idue soldati.
- Sono ioamici e...
- Silenzio- disse il Corsaro. -Ditemidov'è Wan Guld?
- Il Governatore?... - chiesecolui che si chiamava Pedro. - E'partito da tre ore.
- Solo?
- Con un indiano che ci ha servitodi guida e i due ufficiali.
- Sarà lontano?... Parlatese volete che non vi uccida.
- Non devono aver fatta moltastrada.
- E' aspettato sulle rive dellago?...
- Noperò l'indiano sa dovetrovare una barca.
- Amici- disse il Corsaro.- Bisogna ripartire o Wan Guld cisfuggirà!
- Signore- disse il catalano- volete che abbandoni i mieicamerati?... Il lago èvicinola mia missione quindi è finita e pernon abbandonare questi disgraziatirinuncio alla mia vendetta.
- Ti comprendo- rispose ilCorsaro. - Sei libero di fare ciò chevorraima credo che il tuosoccorso sarà inutile.
- Forse posso salvarlisignore.
- Lascio a te Moko. Io ed i mieidue filibustieri bastiamo per dare lacaccia a Wan Guld.
- Ci rivedremo a Gibraltarsignoreve lo prometto.
- Hanno dei viveri i tuoicamerati?...
- Alcuni biscottisignore-risposero i due soldati.
- Bastano- disse Carmaux.
- E del latte- aggiunse ilcatalano che aveva gettato un rapidosguardo sull'albero alla cui basegiacevano i due spagnoli dellascorta.
- Non domando di più pelmomento- rispose Carmaux.
Il catalano colla "navaja"aveva fatta una profonda incisione sultronco di quella piantache nonera veramente un albero del latte mauna "massaranduba"unaspecie quasi simile e che secerne una linfabianca e densamolto nutritivache ha pure il sapore del lattedella quale però non si deveabusareproducendo sovente dei disturbiqualche volta gravi.
Riempì le fiaschette deifilibustieridiede loro alcuni biscottipoidisse:
- Partite"caballeros"o Wan Guld vi sfuggirà ancora. Spero che cirivedremo a Gibraltar.
- Addio- rispose il Corsarorimettendosi in marcia. - Ti aspettolaggiù.
Wan Stiller e Carmaux che si eranoun po' rinvigoritivuotando mezzafiaschetta e divorandofrettolosamente alcuni biscottisi eranolanciati dietro di luifacendoappello a tutte le loro forze per nonrimanere indietro.
Il Corsaro si affrettava perguadagnare le tre ore di vantaggio cheavevano i fuggiaschi e per potergiungere sulle rive del lagoprimache calassero le tenebre. Erano giàle cinque del pomeriggioil tempoera quindi brevissimo.
Fortunatamente la foresta sidiradava sempre. Gli alberi non erano piùuniti e collegati tra di lorodalle lianebensì raggruppati inmacchioni isolatisicchéi filibustieri potevano procederespeditamentesenza essereobbligati a perdere un tempo preziosonell'aprirsi il passo fra ivegetali.
La vicinanza del lago già sitradiva. L'aria era diventata più frescae satura di emanazioni salineedegli uccelli acquaticiper lo piùqualche coppia di bernacleuccelli che si trovano in gran numerosulle rive del Golfo di Maracaybosi mostravano.
Il Corsaro accelerava sempretimoroso di giungere troppo tardiaddosso ai fuggiaschi. Nonmarciava piùcorrevamettendo a duraprova le gambe di Carmaux e di WanStiller.
Alle settenel momento in cui ilsole stava per tramontarevedendoche i suoi compagni rimanevanoindietroaccordò loro un riposo d'unquarto d oradurante il qualevuotarono le loro fiaschettemandandogiù un paio di biscotti.
Il Corsaro però non stettefermo. Mentre Wan Stiller e Carmauxriposavanofrugò idintornisperando di trovare le tracce deifuggiaschie s'allontano verso ilsud credendo forse di udireinquella direzionequalche sparoo qualche rumore che indicassero lavicinanza del traditore- Partiamoamiciun ultimo sforzoancora e Wan Guld cadrà finalmentenelle mie mani- disseappena futornato. - Domani potrete riposarea vostro agio.
- Andiamo- disse Carmauxalzandosi con grande fatica. - Le rive dellago devono essere vicine.
Ripresero le mossericacciandosiin mezzo ai macchioni. Le tenebrecominciavano allora a calare equalche urlo di belva si faceva udirenelle parti più folte dellaforesta.
Marciavano da venti minutiansando e sbuffandoessendo tuttiesaustiquando udirono dinanzi aloro dei cupi muggitiche parevanoprodotti da onde che sifrangevano sulla riva. Quasi nel medesimoistantefra gli alberi viderobrillare una luce.
- Il golfo!... - esclamòCarmaux.
- E quel fuoco indical'accampamento dei fuggiaschi- urlò ilCorsaro. - Le armi in manouomini del mare!... L'assassino dei mieifratelli è mio!...
Si erano messi a correre verso quelfuocoche pareva ardesse sulmargine della foresta. In pochisalti il Corsaroche precedeva i duefilibustierisuperò ladistanza e piombò in mezzo allo spazioilluminatocolla formidabilespada in pugnopronto ad uccideremainvece fu veduto arrestarsimentre un urlo di furore gli irrompevadalle labbra.
Attorno a quel fuoco non vi eranessuno. Si vedevano bensì le tracced'una recente fermatagli avanzidi una scimmia arrostitadei pezzidi biscotto ed una fiaschettaspezzataperò coloro che si erano colàaccampati erano già partiti.
- Fulmini dell'inferno!... Troppotardi!... - urlò il Corsaro con voceterribile.
- Nosignore!... gridòCarmaux che lo aveva raggiunto. - Forse sonoancora a portata delle nostrepalle!... Là!... Là!... Sullaspiaggia!...
Il Corsaro aveva volto gli sguardida quella parte. A duecento metrila foresta cessava bruscamentee si estendeva una spiaggia bassasulla quale rotolavanogorgogliandole onde del lago.
Agli ultimi bagliori delcrepuscoloCarmaux aveva scorto un canottoindiano prendere frettolosamenteil largopiegando verso il sudossia in direzione di Gibraltar.
I tre filibustieri si eranoprecipitati sulla spiaggiaarmandorapidamente i fucili.
- Wan Guld!... - urlò ilCorsaro. - Fermati o sei un vile!...
Uno dei quattro uomini chemontavano il canotto s'alzò ed un lampobalenò dinanzi a lui. IlCorsaro udì il fischio di una palla che siperdeva fra i rami dei vicinialberi.
- Ah!... Traditore!... - urlòil Corsaroal colmo della rabbia. -Fuoco su coloro!...
Wan Stiller e Carmaux si eranoinginocchiati sulla sabbia puntando ifucili. Un istante dopo duedetonazioni rimbombavano.
Al largo si udì echeggiareun grido e si vide qualcuno cadere; pure ilcanottoinvece di arrestarsis'allontanò con maggior rapiditàdirigendosi verso le spondemeridionali del lago e confondendosi frale tenebreche allorascendevano con quella rapidità fulmineaparticolare delle regioniequatoriali.
Il Corsaroebbro di furorestava per slanciarsi lungo la spiaggiacon la speranza di trovare qualchecanottoquando Carmaux lo arrestòdicendogli: - Guardatecapitano!
- Che cosa vuoi? - chiese ilCorsaro.
- Vi è un'altra scialuppaarenata sulla sabbia.
- Ah!... Wan Guld è mio!...- urlò il cavaliere.
A venti passi da loroentrouna piccola cala che la marea avevaallora lasciata asciuttasitrovava uno di quei canotti indianiscavati nel tronco d'un cedroscialuppe che sembrerebbero pesanti aprima vistama chebenmanovratesfidano invecesenza tema dirimanere indietrole miglioriimbarcazioni.
Il Corsaro ed i suoi duecompagni si erano precipitati verso quellapiccola calae con un colpovigorosoavevano spinto in mare ilcanotto.
- Vi sono i remi?... - chiese ilCorsaro.
- Sìcapitano- risposeCarmaux. - In cacciamiei bravi!... WanGuld non ci sfugge più!...
- Forza di muscoliWanStiller! - gridò il biscaglino. - Ifilibustieri non hanno rivali nelremo!...
- Oh!... Uno... due!... - risposel'amburghesecurvandosi sul remo.
La scialuppa uscì dallacala e si slanciò nelle acque del golfoconla rapidità d'una frecciasulle tracce del governatore di Maracaybo.



30.
LA CARAVELLA SPAGNOLA


La scialuppamontata da Wan Guldera ormai lontana almeno millepassinondimeno i corsarierano uomini da non perdersi di animosapendo specialmente che un solorematore era capace di competere conloro in quella faticosa manovracioè l'indiano. I due ufficiali ed ilGovernatoreabituati solamente amaneggiare le armidovevano esseredi poco giovamento.
Quantunque fossero stanchi perquelle lunghe marce ed affamatiWanStiller e Carmaux avevanosubito messo in opera la loro possentemuscolaturaimprimendo alcanotto una celerità prodigiosa. IlCorsaroseduto a proraconl'archibugio fra le manili eccitavasenza posa con la vocegridando:
- Forzamiei bravi!... Wan Guldnon ci sfuggirà più ed io saròvendicato!... Ricordatevi delCorsaro Rosso e del Corsaro Verde!...
Il canotto balzava sulle largheondate del lagoprocedendo sempre piùrapidofrangendoimpetuosamentecon l'acuta prorale crestespumeggianti.
Carmaux e Wan Stiller arrancavanocon furoresenza perdere unabattutatendendo i muscolipuntando i piedi. Erano certi diguadagnare sulla scialuppaavversariapur non rallentavano la lenatemendo che qualche avvenimentoimprevisto permettesse al governatoredi sottrarsi ancora una volta aquell'accanito inseguimento.
Arrancavano da cinque minutiquando a prora avvenne un urto.
- Tuoni!... - urlò Carmaux.- Un bassofondo?...
Il Corsaro si era curvato ed avendoscorto dinanzi al canotto unamassa neraaveva allungatoprontamente la destra per afferrarlaprima che scomparisse sotto lachiglia.
- Un cadavere! - esclamò.
Facendo uno sforzo issò quelcorpo umano e lo guardò: era quello d'uncapitano spagnoloil qualeaveva la testa spaccata da una pallad'archibugio.
- E uno dei compagni di Wan Guld- disselasciandolo ricadere inacqua.
- L'hanno gettato nel lago perrender più leggera la loro scialuppa-aggiunse Carmauxsenzaabbandonare il remo. - ForzaWan Stiller!...
Quei furfanti non devono esserelontani!...
- Eccoli!... - gridò inquell'istante il Corsaro.
Seicento o settecento metri piùinnanzi aveva scorto una scialuminosala quale diventavadimomento in momentopiù splendente.
Doveva essere prodotta dallascialuppa attraversante un tratto d'acquasaturo di uova di pesci o dinottiluche.
- Si scorgonocapitano? -chiesero Carmaux e Wan Stillerad unavoce.
- Sìvedo la scialuppaall'estremità della scia fosforescente-rispose il Corsaro.
- Guadagniamo?...
- Sempre.
- ForzaWan Stiller!...
- Arranca a tutta lenaCarmaux!
- Allunga la battuta!...Faticheremo meno e correremo di più.
- Silenzio- disse il Corsaro. -Non sprecate le vostre forze inchiacchiere. Avantimiei prodi!...Scorgo il mio nemico.
Egli si era alzato tenendo in manol'archibugio e fra le tre ombre chescorgeva sulla scialuppacercavadi discernere l'odiato duca.
Ad un tratto puntò l'armae si sdraiò sulla prora per avere un puntod'appoggio; poidopo aver miratoper alcuni istantifece fuoco. Ladetonazione si distese allargoperò non si udì alcun grido cheannunciasse che la palla avevacolpito qualcuno.
- Mancatocapitano? - chieseCarmaux.
- Lo credo- rispose il Corsarocoi denti stretti.
- AllungaWan Stiller!...
- Mi spezzo i muscoliCarmaux-rispose l'amburgheseche soffiavacome una foca.
La scialuppa di Wan Guld perdevaspazio semprenonostante gli sforziprodigiosi dell'indiano. Sequesti avesse avuto per compagno unrematore della propria razzaforse sarebbe riuscito a mantenere ladistanza fino all'albaessendole Pelli rosse dell'Americameridionale dei canottieriinsuperabili; invecemale assecondatodall'ufficiale spagnolo e dalGovernatoredoveva in breve perderesempre più la via.
Ormai la scialuppa si distinguevabenissimoanche perché attraversavauna zona d'acqua fosforescente.L'indiano era a poppa ed arrancava condue remimentre il Governatoreed il suo compagno lo secondavanomeglio che potevanouno a bordo el'altro a tribordo.
A quattrocento passi il Corsaro sialzò una seconda volta armandol'archibugio e gridò convoce tuonante:
- Arrendetevi o faccio fuoco!...
Nessuno risposeanzi lascialuppa nemica virò bruscamente di bordodirigendosi non più allargobensì verso le paludi della costaforseper cercare un rifugio nel rioCatatumboche non doveva essere moltolontano.
- Arrenditiassassino dei fratellimiei!... - urlò ancora il Corsaro.
Anche questa volta non ottennerisposta.
- Allora muoricane!... - tuonòil Corsaro.
Puntò l'archibugio emirò Wan Guld che si trovava a solitrecentocinquanta passi;l'ondulazione però che era diventatafortissima a causa dei colpiprecipitati dei remigli impediva dimirare con qualche speranza dibuona riuscita.
Tre volte abbassò l'arma etre volte la rialzòpuntandola verso lascialuppa. Alla quarta fece fuoco.
Lo sparo fu seguito da un urlo edun uomo cadde in acqua.
- Colpito?... - gridarono Carmaux eWan Stiller.
Il Corsaro rispose conun'imprecazione.
L'uomo che era caduto non era ilGovernatore; era l'indiano.
- L'inferno lo protegge adunque? -chiese il Corsarocon furore. -Avantimiei bravi!... Loprenderemo vivo!...
La scialuppa non si era arrestata;priva ormai dell'indiano non dovevaperò correre molto tempoancora.
Non era che questione di minutipoiché Carmaux e Wan Stiller erano ingrado di arrancare per parecchieoreprima di cedere.
Il Governatore ed il suo compagnocomprendendo di non poter lottarecontro i filibustierisi eranodiretti verso un'alta isoletta chedistava da loro cinque o seicentometrisia con l'intenzione disbarcaresia per passarvi dietroe mettersi al riparo dai colpi delloro formidabile avversario.
- Carmaux- disse il Corsaro-obbliquano verso l'isolotto.
- Vogliono prendere terraadunque?...
- Lo sospetto.
- Allora non ci sfuggiranno più.Lampi!...
- Fulmini!... - gridò WanStiller.
- Cosa avete?...
In quell'istante si udì unavoce gridare:
- Chi vive?...
- Spagna!... - urlarono ilGovernatore ed il suo compagno.
Il Corsaro si era voltato. Unamassa enorme era improvvisamentecomparsa dietro un promontoriodell'isolottoche si avanzava nellago. Era un vascello di grandidimensionie che a tutte velespiegate veniva incontro alle duescialuppe.
- Maledizione!... - urlò ilCorsaro.
- Che sia una delle nostre navi? -chiese Carmaux.
Il Corsaro non rispose. Curvo sullaprora della scialuppacon le maniraggrinzite attornoall'archibugiocoi lineamenti alterati dallacolleraguardava con due occhiche scintillavano come quelli d'unatigre la grossa nave che sitrovava già vicina alla scialuppa delgovernatore.
- E' una caravella spagnola!... -urlò ad un tratto. - Sia dannatoquel caneche ancora una volta misfugge!...
- E che ci farà appiccare-aggiunse Carmaux.
- Ah!... Non ancoramieibravi- rispose il Corsaro. - Lestiarrancate verso l'isolotto primache quel legno ci scarichi addosso isuoi cannoni e ci sfondi lascialuppa.
- Lampi!...
- E tuoni!... - aggiunsel'amburghesecurvandosi sul remo.
Il canotto aveva virato dibordo sul posto e si era diretto versol'isolottoil quale non distavache tre o quattrocento passi. Avendoscorto una linea di scogliCarmaux ed il suo compagno manovrarono inmodo da mettersi al riparo dietroquellionde non farsi fulminare dauna scarica di mitraglia.
Intanto il governatore ed ilsuo compagno si erano issati a bordodella caravella ed avevanoprobabilmente informato tosto il comandantedel pericolo corsopoichéun istante dopo si videro i marinaibracciare precipitosamente le vele.
- Lestimiei bravi!... - gridòil Corsaroa cui nulla era sfuggito.
- Gli spagnoli si preparano a darcila caccia.
- Non siamo che a cento passi dallaspiaggia- rispose Carmaux.
In quell'istante a bordo dellanave balenò un lampo ed i trefilibustieri udirono fischiare inaria un nembo di mitragliai cuiproiettili andarono a sgretolare lacima d'uno scoglio.
- Presto!... Presto!... - gridòil Corsaro.
La caravella aveva allorasorpassato la lingua di terra e si preparavaa virare di bordomentre i suoimarinai mettevano in acqua tre oquattro scialuppe per dare lacaccia ai fuggiaschi.
Carmaux e Wan Stillertenendosi sempre al riparo degli scogliraddoppiarono gli sforzi e pochiistanti dopo si arenavano a tre oquattro passi dalla spiaggia.
Il Corsaro fu pronto aslanciarsi in acquaportando con sé gliarchibugie a guadagnare i primialberimettendosi al riparo dietroai tronchi. Carmaux e Wan Stillervedendo brillare una miccia sullaprora della caravellasilasciarono cadere dietro il bordo esternodella scialuppacoricandosi sullasabbia.
Quella manovra li salvò.Un istante dopo un altro nembo di mitragliaspazzava la spiaggiamassacrandoi cespugli e le foglie delle palmementre una palla di trelibbrescagliata da un piccolo pezzod'artiglieria che si trovavasull'alto casserofracassava la poppadella scialuppa.
- Approfittate! - gridò ilCorsaro.
I due filibustieriscampatimiracolosamente a quella doppia scaricasi arrampicarono rapidamente sullaspiaggia e si cacciarono in mezzoagli alberisalutati da una mezzadozzina di archibugiate.
- Siete feritimiei bravi? -chiese il Corsaro.
- Costoro non sono filibustieriper non mancare ai colpi- disseCarmaux.
- Seguitemi e senza perdere tempo.
I tre uominisenza piùpreoccuparsi dei colpi d'archibugio deimarinai delle scialuppes'inoltrarono rapidamente sotto le fittepianteper cercare un rifugio.
Quell'isolottoche dovevatrovarsi dinanzi alla foce del rioCatatumbopiccolo corso d'acquache si scarica nel lago al di sottodel Suanae che scorre in mezzoad una regione ricca di laghi e dipaludipoteva avere un circuito diun chilometro.
S'alzava in forma di conotoccando un'altezza di trecento oquattrocento metri ed era copertoda una folta vegetazionecompostaper la maggior parte dibellissimi cedridi alberi di cotonedieuforbie irte di spine e di palmedi varie specie.
I tre corsarigiunti alle faldedel conosenza aver incontrato alcunessere viventes'arrestarono unmomento per riprender lenaessendocompletamente sfinitipoi sicacciarono in mezzo ai cespugli spinosie sotto le piante che crescevanofittissime sui pendiidecisi diraggiungere la cima per potersorvegliare le mosse dei nemici edeliberaresenza venire sorpresisul da farsi.
Ci vollero due ore di aspro lavoroessendo stati costretti ad aprirsiil passo a colpi di sciabola fraquegli ammassi di vegetali; peròfinalmente poterono giungeresulla vettala quale si rizzava quasinudanon avendo intorno che pochicespugli e delle rocce. Essendosorta allora la lunapoteronodistinguere benissimo la caravella.
Essa si era ancorata a trecentopassi dalla spiaggiamentre le trescialuppe si erano arrestatenel luogo ove era stata fracassata lapiroga indiana.
I marinai erano giàsbarcatiperò non avevano osato inoltrarsi sottoi vegetaliper tema forse dicadere in qualche imboscatae si eranoaccampati sulla spondaattorno adalcuni fuochiaccesi forse per nonfarsi succhiare vivi dallemiriadi di feroci zanzare chevolteggiavanoin nubi sterminantisulle coste del lago.
- Aspetteranno l'alba per darci lacaccia- disse Carmaux.
- Sì- rispose il Corsarocon voce sorda.
- Fulmini! La fortuna proteggetroppo quel furfante di Governatore!
- O il demonio?
- Sia l'una o l'altroecco laseconda volta che egli ci sfugge dimano. - - Non soloma che staper averci in mano sua- aggiunsel'amburghese. -- Ah! questo lo si vedrà- disse Carmaux. - Siamo ancora liberi edabbiamo le nostre armi.
- E che cosa vorresti faresetutto l'equipaggio della caravellamuovesse all'assalto di questocono? - chiese Wan Stiller.
- Anche a Maracaybo gli spagnolihanno assalito la casa di quel poveronotaioeppure abbiamo trovatoil modo di andarcene senza veniredisturbati.
- Sì- disse il CorsaroNero. - Questa però non è la casa del notaioe non vi è qui un conte diLerma per aiutarci.
- Che siamo destinati a terminare inostri giorni sulla forca? Ah! Sel' Olonese venisse in nostrosoccorso!
- Egli sarà occupato asaccheggiare ancora Maracaybo- rispose ilCorsaro. - Io credo che per ilmomento non dobbiamo pensare a lui.
- E che cosa speraterimanendoqui?
- Non lo so nemmeno ioCarmaux.
- Sentiamocomandante; credeteche l'Olonese si fermerà molto tempoancora a Maracaybo?
- Dovrebbe essere giàqui: tu sai però che egli è avido e si saràfermato per inseguire gli spagnoliche si sono rifugiati nei boschi.
- Voi gli avete dato unappuntamento.
- Sìalla foce del Suanaod a quella del Catatumbo- rispose ilCorsaro. - Allora abbiamo lasperanza che egli un giorno o l'altrovenga qui.
- E quando?
- Eh! per mille tuoni! Non sifermerà dei mesi a Maracaybo!... Egli hatutto l'interesse di affrettarsiper sorprendere Gibraltar.
- Lo so.
- Dunque verrà e forsepresto.
- E saremo noi ancora vivi eliberi? Credi tu che Wan Guld ci lascitranquilli sulla cima di questocono? Nomio caro: egli ci stringeràda tutte le parti e tutto tenteràper averci in sua manoprimadell'arrivo dei filibustieri.Egli mi odia troppo per lasciarmitranquilloe forse a quest'orasta facendo appenderea qualchepennoneil laccio che dovràappiccarmi.
- Non gli è dunquebastata la morte del Corsaro Verde e quella delCorsaro Rosso? E' un cane idrofoboquel miserabile vecchio?
- Nonon gli è bastata-rispose il Corsaro con voce cupa. - Eglivuole la distruzione completadella mia famiglia; però non mi haancora in sua mano e non dispero divendicare i miei fratelli. Sìforse l'Olonese non èlontano e se potessimo resistere alcuni giornichissà! Forse Wan Guldpotrebbe pagare i suoi tradimenti ed i suoidelitti.
- Che cosa si deve farecapitano?- chiesero i due filibustieri.
- Resisteremo più a lungoche potremo.
- Qui? - chiese Carmaux.
- Sìsu questa cima.
- Bisognerebbe trincerarsi.
- E chi ce lo impedirà?Abbiamo quattro ore di tempo prima che spuntil'alba.
- Tuoni!... Wan Stilleramicomionon c'è tempo da perdere. Glispagnoliappena sorto il soleverranno certamente a scovarci.
- Sono pronto- risposel'amburghese.
- A noimio caro- disseCarmaux. - Mentre voicapitanovigilatenoi alzeremo delle trincee chemetteranno a dura prova le mani ed idorsi dei nostri avversari. Vieniamburghese mio!
La cima della collina era sparsadi grossi macignistaccatisi certoda una rupe che si alzava proprioal culminea guisa di osservatorio.
I due filibustieri si misero arotolare i più grossiformando unaspecie di trincea circolarebassasìma sufficiente per riparare unuomo coricato o inginocchiato.
Quel lavoro assai faticoso duròdue oreperò i risultati furonosplendidiperché dietroquella specie di muricciolo massiccio ifilibustieri potevano opporre unalunga resistenza e senza tema divenire colpiti dalle palle degliavversari.
Carmaux e Wan Stiller non eranoancora soddisfatti. Se quell'ostacoloera sufficiente a difenderlieraincapace d'impedire un assaltoimprovviso. Per ottenerecompletamente il loro scopo scesero nellaforestaed improvvisataconalcuni ramiuna specie di barellaportarono sulla cima del conodegli ammassi di piante spinosecostruendo una siepela qualepoteva diventare pericolosa anche perle mani e le gambe dei nemici.
- Ecco una piccola fortezza chedarà da fare anche a Wan Guldsevorrà venire a scovarci-disse Carmauxstropicciandosi allegramentele mani.
- Manca però una cosacheè necessaria ad una guarnigione per quantosia poco numerosa- notòl'amburghese.
- Che cosa vuoi dire?
- Che qui non vi è ladispensa del notaio di Maracayboamico Carmaux.
- Mille fulmini! Dimenticavamo dinon possedere nemmeno un biscotto dasgretolare.
- Come già saprainoinon possiamo convertire questi sassi inaltrettanti pani.
- Batteremo il boscoamico WanStiller. Se gli spagnoli ci lascianotranquillinoi andremo in cerca diprovviste.
Alzò il capo verso larupedove il Corsaro Nero s'era messo inosservazione per spiare le mossedegli spagnolichiedendogli:
- Si muovonocapitano?
- Non ancora.
- Allora approfittiamo per andare acaccia.
- Andate pureveglio io.
- In caso di pericolo dateceneavviso con un colpo d'archibugio.
- Siamo d'accordo.
- VieniWan Stiller- disseCarmaux. - Andiamo a saccheggiare glialberi e cercheremo anche diabbattere qualche capo di selvaggina.
I due filibustieri presero labarellache era servita loro pertrasportare lassù le spine escesero il conocacciandosi sotto iboschi.
La loro assenza durò finoall'albaperò tornarono carichi come muli.
Avendo trovato un pezzo di terradissodatoforse da qualche indianovenuto dalla vicina spiaggiaavevano saccheggiato le piantefruttifere che colà eranostate piantate. Portavano dei cocchidegliarancidue cavoli palmisti chepotevano surrogare il paneed unagrossa testuggine palustre cheavevano sorpresa presso un laghetto.
Economizzando le provvisteviera da vivere per lo meno quattrogiorni.
Oltre alle frutta ed al rettileavevano poi fatto una scopertaimportanteche poteva essereloro di molto giovamento per mettere inemici fuori combattimentoalmenoper un certo tempo.
- Ah! ah! - esclamò Carmauxche pareva in preda ad una irrefrenabileallegria. - Mio caro amburghesenoi faremo fare delle brutte boccacceal Governatore ed ai suoimarinaise salterà loro il ticchio diassediarci regolarmente. Vivaddio!In questi climi la sete vien prestoe non andranno certo a bere sullacaravellané si porteranno dietrodelle botti d'acqua. Ah! Ah!Sono furbi gl'indiani! Il "niku" faràmiracoli!
- Sei proprio certo di quello chedici? - chiese Wan Stiller. - Io nonho molta fiducia.
- Tuoni! L'ho provato ioe se nonsono crepato dai doloriè stato unvero miracolo.
- Verranno poi a bere gli spagnoli?
- Hai veduto altri laghetti inquesti dintorni?
- NoCarmaux.
- Allora saranno costretti adissetarsi in quello che noi abbiamoscoperto.
- Sarei curioso di vedere glieffetti del tuo "niku".
- A suo tempo ti offriròlo spettacolo di una banda di uoministraziati da atroci dolori diventre.
- E quando avveleneremo le acque?
- Appena avremo la certezza che inostri nemici muovono all'assaltodella collina.
In quel momento il Corsaroabbandonata la cima della rupeche gliera servita da osservatorioscese nel piccolo campo trinceratodicendo:
- Le scialuppe hanno circondatal'isola.
- Si preparano a bloccarci? -chiese Carmaux.
- E rigorosamente.
- Noi però siamo pronti asostenere l'assediocapitano. Dietro aqueste rocce ed a queste spinepotremo resistere lungamenteforsefino all'arrivo dell'Olonese e deifilibustieri.
- Sìse gli spagnoli cilasceranno il tempo. Ho veduto sbarcare piùdi quaranta uomini.
- Ahi!... - fe' Carmaux con unasmorfia. - Sono troppiperò conto sul"niku".
- Che cosa è questo "niku"?- chiese il Corsaro.
- Volete seguirmicapitano?...Prima che gli spagnoli giungano quisaranno necessarie almeno tre oquattro ore ed a noi può bastarne unasola.
- Che cosa vuoi fare?
- Lo vedrete mio capitano. VeniteWan Stiller rimarrà a guardia dellanostra rocca.
Si armarono dei loro archibugi escesero la collina cacciandosi inmezzo ai boschi di cedridipalmizidi simaruba e di alberi delcotoneed aprendosi il passoattraverso a miriadi di liane.
Scesero così circacentocinquanta metrifugando colla loro presenzabande di pappagalluzzi ciarlieri equalche coppia di scimmie rosseegiunsero ben presto al bacino cheCarmaux aveva pomposamente chiamatolaghettomentre invece non erache un semplice stagnoavente uncircuito di forse trecento passi.
Era un serbatoio naturalepocoprofondo a quanto pareva ed occupatoda un gran numero di pianteacquatichespecialmente di "mucumucù"lequali formavano dei veri boschetti.
Sulle rive di quel bacinoCarmauxfece notare al Corsaro delle massedi certi gambi sarmentosidalla corteccia brunastra e chesomigliavano a liane.Crescevano in numero straordinarioaggrovigliati gli uni agli altricome se fossero serpenti o piante dipepeprive di sostegno.
- Ecco i vegetali cheprocureranno agli spagnoli delle colicheterribili- disse il filibustiere.
- Ed in qual modo? - chiese ilCorsarocon curiosità.
- Lo vedretecapitano.
Così dicendo il marinaioaveva snudata la sciabola d'abbordaggio e siera messo a tagliare parecchidi quei gambi sarmentosiche gliindiani del Venezuela e delleGuiane chiamano "niku"ed i naturalisti"robinie"ed avevaformato parecchi fasci che poi depose su di unarocciache scendeva nello stagnoquasi a picco.
Quand'ebbe radunati trenta oquaranta fasciandò a recidere duelunghi e solidi rami e ne porse unoal Corsarodicendogli:
- Battete queste piantecapitano.
- Ma che cosa vuoi fareadunque?...
- Avvelenare le acque del bacinomio capitano.
- Con questa specie di liane?...
- Sìsignore.
- Tu sei pazzoCarmaux.
- Niente affattomio capitano.Il "niku" ubriaca i pesci e agliuomini produce delle colichetremende.
- Ubriaca i pesci?... Eh va?...Quali storie mi raccontiCarmaux?...
- Non sapete adunque come fanno iCaraybiquando vogliono prendere ipesci?...
- Si servono delle reti.
- Nocapitano. Lasciano colarenei laghettiil succo di questepiante e poco dopo gliabitanti delle acque vengono a gallacontorcendosi disordinatamente elasciandosi prendere colla migliorgrazia del mondo.
- E tu dici che agli uomini producedelle coliche?...
- Sìcapitanoe siccomesu questo cono non vi sono altri bacini nésorgentigli spagnoli chevorranno assediarci saranno costretti avenire qui a bere.
- Sei furboCarmaux. Ubriachiamoadunque l'acqua del serbatoio.
Diedero mano ai bastoni e simisero a picchiare con gran vigoreschiacciando i gambi sarmentosidai quali usciva un succo abbondanteche colava a poco a poco nellaghetto.
Le acque si colorirono ben prestoprima di biancocome se si fosseromescolate a del lattepoi preserouna splendida tinta madreperlaceala qualeperònon tardòa dileguarsi. Ad operazione finitalalimpidezza del bacino eraritornata e nessuno avrebbe di certosospettato che quel liquidocosì promettentenascondesse unasostanzase non pericolosacertamente poco gradevole.
I due filibustieriprecipitatinel laghetto gli avanzi dei gambisarmentosistavano perallontanarsiquando videro contorcersinumerosi pesci.
I poverettiubriachi dal"niku"si dibattevano disperatamentecercando di sfuggire a quelle acqueche non facevano più per loroeparecchi si dirigevano verso lerive come se preferissero una lentaasfissia sulle sabbieall'esaltazioneprobabilmente dolorosacheprocurava loro il succo di quellestrane piante.
Carmauxche ci teneva adingrossare le provvisteonde non correrepericoli di dover più tardisoffrire la famesi slanciò verso la rivae con poche randellate potéimpadronirsi di due grosse raje spinosedi un "piraja" e d'un"pemecru".
- Ecco quanto ci occorreva!... -gridòlanciandosi verso il capitanoche si era cacciato sotto lepiante.
- Ed anche questo!... - gridòuna voce.
Uno sparo rintronò.
Carmaux non mandò néun grido né un gemito; cadde in mezzo ad unamacchia di legno di cannoneerimase immobilecome se la palla loavesse fulminato.



31.
L'ASSALTO AL CONO


Il Corsaroudendo quello sparoera tornato rapidamente indietrocredendo che il marinaio avessefatto fuoco contro qualche animalenon sospettando minimamente chegli spagnoli della caravella fosserogià giunti sui fianchi delcono. Non vedendolosi mise a gridareripetutamente:
- Carmaux!... Carmaux!... Dovesei?...
Un sibilo leggeroche parevamandato da un serpente e che egli benconoscevafu la sola rispostache ottenne. Invece di slanciarsiinnanzi si gettòprontamente dietro il grosso tronco d'un simaruba eguardò attentamente dinanzia sé.
Solamente allora s'accorse chesul margine d'un folto gruppo dipalmizi ondeggiava ancora unaleggera nuvoletta di fumola qualeandava disperdendosi lentamentenon soffiandoin quella piccolaraduraalcun alito d'aria.
- Hanno sparato da quella parte- mormorò. - Ma dove si è nascostoCarmaux? Se mi ha segnalata la suapresenzanon deve essere lontano eforse è sfuggitoall'agguato. Ah! Gli spagnoli sono giunti già qui?
Ebbenesignori mieila vedremo.
Tenendosi sempre nascosto dietroal tronco del simarubail quale lometteva al coperto dalle pallenemichesi mise in ginocchio e guardòcon precauzione attraverso alleerbe che in quel luogo eranoaltissime. Dalla parte del boscodove il colpo era stato sparatonulla vide; però aquindici passi dal simarubain direzione d'ungruppo di cespuglinotò frale erbe un leggero movimento.
- Qualcuno striscia verso di me-mormorò. - Sarà Carmauxo qualchespagnolo che cerca disorprenderci? L'archibugio però è armato e nonmanco che di rado ai miei colpi.Stette immobile alcuni istanticonun orecchio appoggiato al suolo eudì un leggero fruscio che il suolotrasmetteva nettamente. Certo dinon essersi ingannatosi rizzò lungoil tronco del simaruba e lanciòun rapido sguardo fra le erbe.
- Ah! - mormoròrespirando.
Carmaux non si trovava che aquindici passi dall'albero e si avanzavacon mille precauzionistrisciando fra le erbe. Un serpente nonavrebbe prodotto maggior rumorené avrebbe proceduto con tantaastuziaper sfuggire un pericolo oper sorprendere qualche preda.
- Il furbo- disse il Corsaro.- Ecco un uomo che si trarrà sempred'impiccio e che metteràsempre in salvo la pelle. E lo spagnolo cheha fatto fuoco su di luièscomparso sotto terra?...
Intanto Carmaux continuava adavanzaredirigendosi verso il simarubae procurando di non mostrare laminima parte del suo corpoper temadi venire preso una seconda volta acolpi di fucile.
Il brav'uomo non aveva abbandonatoil suo archibugioanzinemmeno isuoi pescisui quali certamentecontava per regalarsi una squisitacolazione. Diamine! Non voleva averfaticato per nulla!...
Scorgendo il Corsarolasciòda parte ogni prudenza erialzatosibruscamentein due salti loraggiunsemettendosi al riparo dietro alsimaruba.
- Sei ferito? - gli chiese ilCorsaro.
- Quanto lo siete voi- risposeridendo.
- Non ti hanno adunque colpito?
- Lo avranno speratoessendomilasciato cadere fra i cespuglicomese m'avessero spezzato il cuoreo fracassata la testa; come peròvedetesono più vivo diprima. Ah! Ah! I bricconi credevano dimandarmi all'altro mondo comese fossi uno stupido indiano! Uh!
Carmaux è un po' furbo!
- E dov'è andato l'uomo cheti ha sparato addosso?
- E' fuggito di certoudendola vostra voce; io ho guardatoattentamente presso la macchia masenza risultato.
- Era un uomo solo?
- Uno solo.
- Uno spagnolo?
- Un marinaio.
- Credete che ci spii?
- E' probabile; però dubitoche osi mostrarsisapendo ora che siamoin due.
- Torniamo sulla vettaCarmaux;sono inquieto per Wan Stiller.
- E se ci prendono alle spalle?Quell'uomo poteva avere dei compagninascosti nel bosco.
- Apriremo gli occhi e nonlasceremo il grilletto dei fucili. Avantimio bravo.
Lasciarono il simaruba eretrocedendo rapidamentecoi fucili in manoanzi puntati verso il margine delboscoraggiunsero alcuni macchionidi fitti cespuglicacciandovisisotto.
Giunti colà s'arrestaronoper vedere se i nemici si decidevano amostrarsipoinon comparendoalcunoné udendo rumoriproseguironosollecitamente la loro marciaarrampicandosi sui fianchi dirupati eselvosi del cono.
Venti minuti furono sufficienti perattraversare la distanza che liseparava dal loro piccolo campotrincerato.
Wan Stillerche vegliava sullacima della rupefu lesto a correreloro incontrodicendo:
- Ho udito un colpo di fucile;siete stato voi a spararecapitano?
- No- rispose il Corsaro. - Haiveduto nessuno?
- Nemmeno un moscerinosignoreperò ho scorta una banda di marinailasciare la costa e scompariresotto gli alberi.
- E' sempre ancorata la caravella?
- Non ha lasciato il suo posto.
- E le scialuppe?
- Bloccano l'isola.
- Hai veduto se Wan Guld facevaparte della banda?
- Ho scorto un vecchio dalla lungabarba bianca.
- E' lui! - esclamò ilCorsarocoi denti stretti. - Venga pure quelmiserabile. Vedremo se la fortunalo proteggerà anche contro la palladel mio archibugio.
- Capitanocredete che giunganopresto qui? - chiese Carmauxilquale si era messo a raccoglieredei rami secchi.
- Forse non oseranno assalirci digiorno ed aspetteranno la notte.
- Allora noi possiamo preparare lacolazione e rimetterci in forze. Viconfesso che non so più dovesiano andati a finire i miei intestini.
Ehi! Wan Stiller! Preparaqueste due splendide raje spinose; tiprometto un arrosto cosìsquisito da leccarti perfino le dita.
- E se gli spagnoli vengono?... -chiese l'amburgheseche non eramolto tranquillo.
- Bah!... Con una mano mangeremo ecoll'altra ci batteremo; a noi leraje e ad essi il piombo. Vedremopoi chi farà miglior digestione.
Mentre il Corsaro si rimetteva inosservazione sulla rupei duefilibustieri accesero il fuoco emisero ad arrostire i pescidopod'averli privati delle lunghe epericolose spine.
Un quarto d'ora dopo Carmauxannunciavacon tono trionfanteche lacolazione era prontamentre glispagnoli non erano ancora comparsi. Itre filibustieri si erano appenaseduti ed avevano mangiato il primobocconequando sul mare si udìrombare uno sparo formidabile.
- Il cannone!... - esclamòCarmaux.
Non aveva ancora chiusa la boccaquando il culmine della roccia cheaveva servito da osservatoriofrantumato da una palla di grossocalibrofranò con grandefracasso.
- Lampi!... - urlò Carmauxbalzando precipitosamente in piedi.
- E tuoni!... - aggiunse WanStiller.
Il Corsaro si era giàslanciato verso il margine della vettapervedere da dove era partito quelcolpo di cannone.
- Mille antropofaghi!... - gridòCarmaux. - Che non si possa mangiaretranquilli in questo dannato lagodi Maracaybo?... Il diavolo si portiall'inferno Wan Guld e tutti coloroche gli ubbidiscono!... Ecco lacolazione andata in fumo!...Due raje così deliziose tutteschiacciate!...
- Ti rifarai più tardi collatestuggineCarmaux.
- Sìse gli spagnoli cilasceranno il tempo- disse il Corsaro Neroche era ritornato verso di loro. -Essi salgono attraverso i boschi ela caravella si prepara abombardarci.
- Vogliono polverizzarci? - chieseCarmaux.
- Noschiacciarci come le dueraje- disse Wan Stiller.
- Fortunatamente noi siamodelle raje che possono diventare assaipericolosemio caro. Si vedono glispagnolicapitano?...
- Non distano che cinque o seicentopassi.
- Lampi!...
- Cos'hai?...
- Un'ideacapitano.
- Gettala fuori.
- Giacché la caravella siprepara a bombardare noia nostra voltabombardiamo gli spagnoli.
- Hai trovato qualche cannoneCarmaux!... O un colpo di sole ti hascombussolato il cervello!...
- Né l'unonél'altrocapitano. Si tratta semplicemente di farrotolare attraverso i boschiquesti macigni. Il pendio è ripido equesti grossi proiettili non siarresteranno di certo a mezza via.
- L'idea è buona e lametteremo in esecuzione al momento opportuno. Edoramiei bravidividiamoci esorvegliamo ognuno la nostra parte.
Badate di tenervi lontanidalla rupe o vi prenderete qualchescheggione sul capo.
- Ne ho avuto abbastanza di quelleche mi sono cadute sul dorso-disse Carmauxcacciandosi in tascaun paio di manghi.
- Andiamo un po' a vedere che cosavogliono fare quei seccatori; faròpagare a loro le mie raje.
Si divisero ed andarono aimboscarsi dietro gli ultimi cespugli checircondavano la vetta del conoin attesa del nemicoper aprire ilfuoco.
I marinai della caravellastimolati forse dalla speranza di qualchegrossa ricompensa promessadal Governatoresi arrampicavanoanimosamente sui fianchiscoscesi del conoaprendosi il passoattraverso i fitti cespugli. Ifilibustieri non potevano ancorascorgerliperò li udivanoparlare e tagliare le liane o le radici cheostacolavano la loro avanzata.
Pareva che salissero da due solilati per essere in buon numero epronti a far fronte a qualsiasisorpresa. Un drappello doveva già avergirato il laghetto; l'altroinvecesembrava che avesse presa unaprofonda vallettauna specie di"cañon"come la chiamano glispagnuoli.
Il Corsaro Neroaccertatosi dellaloro direzionedecise senz'altrodi approfittare del progetto diCarmauxper respingere coloro che sitrovavano impegnati nella strettagola.
- Venitemiei bravi- disse aisuoi due compagni. - Occupiamoci perora del drappello che minacciadi sorprenderci alle spalle; poipenseremo a quello che ha preso lavia del laghetto.
- In quanto a quello spero ches'incaricherà il "niku" di metterlofuori di combattimento- disseCarmaux. - Un po' di sete che abbianoquei marinai e li vedremo fuggiretenendosi il ventre.
- Dobbiamo aprire il bombardamento?- chiese l'amburgheserotolandoun masso del peso di mezzoquintale.
- Gettate- rispose il Corsaro.
I due filibustieri non si feceroripetere l'ordine e si misero aspingere verso la chinacon unarapidità prodigiosauna diecina dimacigniprocurando di far prendereloro la direzione del "cañon".
Quella valanga formidabileprecipitò attraverso il bosco col fracassod'un uraganosaltandorimbalzandofracassando sul suo passaggiogiovani alberi e cespugli.
Non erano trascorsi cinque minutisecondiquando in fondo allavalletta si udirono echeggiareimprovvisamente urla di spaventopoirimbombare alcuni colpi di fucile.
- Eh!... Eh!... - esclamòCarmauxcon voce trionfante. - Pare chequalcuno sia stato toccato!...
- Vedo laggiù degli uominiche scendono precipitosamente- disse WanStilleril quale era salito su diuna roccia.
- Io credo che ne abbiano avutoabbastanza.
- Un'altra scaricaamburghese.
- Sono prontoCarmaux.
Altri dieci o dodici macigni furonorovesciatiuno dopo l'altrogiùper la china. Quella secondavalanga rovinò con pari fracasso nellavallettamassacrando i vegetalie la si vide scendere rimbalzandofino in fondo al "cañon"seco trascinandonella sua corsavertiginosaaltri massi ed un grannumero di giovani alberi divelti ospezzati. I marinai dellacaravella furono veduti arrampicarsi sudeclivi della valle onde nonfarsi schiacciare da quella tempesta disassiquindi scomparirefrettolosamente sotto gli alberi.
- Pel momento costoro non cidaranno noia- disse Carmauxstropicciandosi allegramente lemani. - La loro parte l'hanno avuta.
- Agli altri ora- disse ilCorsaro.
- Se non sono stati colti dallecoliche- aggiunse Wan Stiller.
- Non si vedono salire.
- State zitti.
Il Corsaro si spinse verso l'orlodella piccola spianata che coronavala cima del cono e stette inascolto per qualche minuto.
- Nulla? - chiese Carmauxche eraimpaziente.
- Non si ode alcun rumore-rispose il Corsaro.
- Che abbiano bevuto il "niku"?
- O che si avanzino strisciandocome serpenti?... - disse Wan Stiller.
- Badiamo che non ci fulminino conuna scarica a bruciapelo.
- Forse si saranno arrestati perpaura di venire schiacciati dallenostre artiglierie- disseCarmaux. - I nostri cannoni sono forse piùpericolosi di quelli dellacaravellaquantunque più economici.
- Prova a fare fuoco a quellepiante- ordinò il Corsarovolgendosiverso l'amburghese. - Serispondonosapremo come regolarci.
Wan Stiller si diresse versol'orlo della spianatas'accovacciòdietro un cespuglio e sparòuna archibugiata in mezzo alla foresta.
La detonazione si ripercosselungamente sotto gli alberisenza peròalcun seguito. I tre filibustieriattesero alcuni minutitendendo gliorecchi e scrutando il fittofogliamepoi fecero una scarica generalemirando in diversi luoghi.
Anche questa volta nessuno risposené si udì alcun grido. Cosa eraavvenutoadunquedel secondodrappello che era stato veduto salirecosteggiando il laghetto?...
- Amerei meglio una scaricafuriosa- disse Carmaux.
- Questo silenzio mi preoccupa emi fa sospettare qualche bruttasorpresa. Che cosa facciamocapitano?
- ScendiamoCarmaux- risposeil Corsaroche era diventatoinquieto.
- E se gli spagnoli sonoimboscati ed approfittano per prendered'assalto il nostro campo?
- Rimarrà qui WanStiller. Voglio sapere che cosa fanno i nostriavversari.
- Volete saperlocapitano? -disse l'amburgheseche si era spintoinnanzi.
- Li vedi?...
- Ne scorgo sette od otto che sidimenano come deliranti o come pazzi.
- Dove?...
- Laggiùpresso illaghetto.
- Ah!... Ah!..- esclamòCarmaux ridendo. - Hanno assaggiato il"niku"!... Bisognerebbemandar loro qualche calmante.
- Sotto forma di pallaèvero? - chiese Wan Stiller.
- Nolasciateli tranquilli-disse il Corsaro. - Serbiamo le nostremunizioni pel momento decisivoepoi è inutile uccidere delle personeche non possono offenderci. Giacchéil primo attacco è andato a vuotoapprofittiamo di questa treguaper rinforzare il nostro campo. Lanostra salvezza sta tutta nellaresistenza.
- Approfitteremo per fare anchecolazione- disse Carmaux. - Abbiamoancora la testuggineun "piraja"ed un "pemecru".
- Economizziamo le provvisteCarmaux. L'assedio può prolungarsi perqualche settimana e fors'anche dipiù. L'Olonese può rimanere lungotempo a Maracayboe tu sai chenon possiamo contare ormai che su diluiper uscire da questa gravesituazione.
- Ci accontenteremo del "piraja"signore.
- Vada pel "piraja".
Mentre il marinaio riaccendeva ilfuocoaiutato dall'amburgheseilCorsaro s'arrampicò sullarupe per vedere che cosa succedeva sullespiagge dell'isolotto.
La caravella non aveva abbandonatoil suo ancoraggioperò sul suoponte si vedeva un movimentoinsolito.
Pareva che degli uomini siaffaccendassero attorno ad un cannone cheera stato piazzato sul cassero epuntato in altocome se dovesseroriaprire il fuoco contro la vettadel cono.
Le quattro scialuppestazionavano intorno all'isolanavigandolentamente lungo la spiaggiaperimpedire agli assediati qualsiasitentativo di fugatimoreassolutamente infondatonon avendo ifilibustieri alcun canotto aloro disposizionené potendoattraversare a nuoto ladistanza grandissima che separava l'isoladalla foce del Catatumbo.
Dei due drappelli che avevanotentata l'ascensione del conoparevache né l'uno nél'altro avesse fatto ritorno alla costapoiché sullaspiaggia non si vedeva alcun gruppodi persone.
- Che si siano accampati sotto iboschiin attesa d'una occasionepropizia per slanciarsiall'assalto? - mormorò il Corsaro. - Temo cheil "niku" ed i sassi diCarmaux non abbiano dati che dei magririsultati. E Pietro non si vedeancora! Se fra un paio di giorni nongiungerà quitemo di dovercadere nelle mani di quel dannato vecchio.
Ridiscese lentamentedall'osservatorioe raggiunse i suoi duecompagni informandoli delle suepreoccupazioni e dei suoi timori.
- La faccenda minaccia didiventare assai seria- disse Carmaux. -Che questa sera tentino un assaltogeneralecapitano?
- Lo temo- rispose il Corsaro.
- Come potremo noi far fronte atanti uomini?
- Non lo soCarmaux.
- Se tentassimo di forzare ilblocco?
- E poi?
- Ed impadronirci di una dellequattro scialuppe?
- Io credo che tu abbia avuto unabuona ideaCarmaux- rispose ilCorsaro dopo qualche istante diriflessione. - Il progetto non saràcerto facile da attuarepure loritengo possibile.
- Quando tenteremo il colpo?
- Questa seraprima del levarsidella luna.
- Quale distanza credete che vi siafra quest'isola e la foce delCatatumbo- Non più di sei miglia.
- Un'ora e forse meno di vogaforzata.
- E la caravella non ci daràla caccia? - chiese Wan Stiller.
- Certamente- rispose ilCorsaro- ma io so che ci sono numerosibanchi di sabbia dinanzi alCatatumbo e se vorrà avanzare troppocorrerà il pericolo diarenarsi.
- A questa seraadunque- disseCarmaux.
- Sìse non ci avrannopresi od uccisi.
- Capitanoil "piraja" èarrostito a puntino.



32.
NELLE MANI DI WAN GULD


Durante quella lunga giornatané Wan Guldné i marinai dellacaravella diedero segni di vita.Pareva che fossero ormai tanto sicuridi catturarepresto o tardiitre filibustieri annidati sulla cimadel conoda ritenere assolutamentesuperfluo un assalto.
Certamente volevano costringerlialla resa per fame e per setepremendo al governatore di avervivo nelle mani il formidabilefilibustiere per poi appiccarlocome aveva già fatto dei duedisgraziati fratelli sulla plaza diMaracaybo.
Carmaux e Wan Stiller peròsi erano accertati della presenza deimarinai. Essendosi avventuraticonmille precauzionisotto i boschiavevano potuto scorgereattraverso il fogliame numerosi gruppid'uomini accampati alle falde delcono. Non ne avevano però vedutonemmeno uno presso le rive dellaghettosegno evidente che gliassedianti avevano ormai provata labontà di quelle acque sature di"niku".
Giunta la serai trefilibustieri fecero i loro preparativi dipartenzadecisi a forzare lelineepiuttosto che attendere nel loropiccolo campo trincerato unamorte lenta o per fame o per seteessendo state loro chiuse le vieper poter rinnovare le provviste.
Verso le 11dopo d'averispezionati i margini della piccolapiattaforma e di essersiassicurati che i nemici non avevanoabbandonati i loro accampamenticaricatisi dei pochi viveri chepossedevano e divise lemunizioni che ancora rimanevanocirca unatrentina di colpi ciascunolasciavano silenziosamente il piccolorecinto fortificatoscendendo indirezione del laghetto.
Prima di mettersi in marciaavevano rilevate esattamente le posizionioccupate dai drappelli spagnolionde non cadere improvvisamente inmezzo ad uno di quei piccoliaccampamenti e dare l'allarmecosa chevolevano assolutamente evitareper non mandare a male l'arditoprogettoil solo che avrebbepotuto sottrarli all'odio implacabiledel vecchio governatore.
Vi potevano essere bensìdelle sentinelle staccateperò speravanocolla fitta oscurità cheregnava nella foresta di poterlecon moltaprudenza e con un po' d'astuziaevitare.
Strisciando come rettili edassai lentamenteper non far rotolarequalche sassodopo dieci minutigiungevano sotto i grandi alberidove l'oscurità eraassoluta. Sostarono alcuni istanti per ascoltarepoinon udendo alcun rumore evedendo ancora brillare sulle falde delcono i fuochi degli accampamentisi rimisero in cammino adagiotastando prima il terreno collemani onde non far scrosciare le fogliesecche o evitare una caduta inqualche fenditura o in qualcheburroncello.
Erano già scesi a trecentometriquando Carmauxche strisciavainnanzi a tuttisi fermòbruscamentetenendosi nascosto dietro iltronco d'un albero.
- Cos'hai? - gli chiese sottovoceil Corsaroche lo aveva raggiunto.
- Ho udito un ramo spezzarsi-mormorò il marinaiocon un filo divoce.
- Presso di noi?...
- A breve distanza.
- Che sia stato qualche animale?
- Non lo so.
- O che vi sia qualche sentinella?
- L'oscurità è troppofitta per vedere qualche cosacapitano.
- Fermiamoci per qualche minuto.
Si sdraiarono tutti e tre in mezzoalle erbe ed alle radici e stetteroin ascoltotrattenendo il respiro.
Dopo alcuni istanti d'angosciosaaspettativaudirono a breve distanzadue persone che bisbigliavano fraloro.
- L'ora è vicina - dicevauna voce.
- Sono tutti pronti? - chiedeval'altra.
- Forse hanno giàabbandonati gli accampamentiDiego.
- Vedo però brillare ancorai fuochi.
- Non si devono spegnere per farcredere ai filibustieri che nessunodi noi ha intenzione di muoversi.
- E' furbo il Governatore!
- E' un uomo di guerraDiego.
- Credi che riusciremo a prenderli?
- Li sorprenderemote lo assicuro.
- Però si difenderannoterribilmente. Il Corsaro Nero vale da soloventi uominiSebastiano..
- Ma noi siamo in sessanta epoi vi è il conte che è una lamaformidabile.
- Ciò non basterà perquell'indiavolato Corsaro. Temo che molti di noifaranno partenza per l'altro mondo.
- I superstiti però farannopiù tardi baldoria. Diecimila piastredabere e da mangiare!...
- Una bella somma in fede miaSebastiano. "Carrai"! Il Governatore lovuole proprio morto.
- NoDiegolo vuole vivo.
- Per appiccarlo più tardi.
- Di questo non dubitare. Eh!...Hai uditoDiego?
- Sìi compagni si sonomessi in marcia.
- Avanti anche noi; le diecimilapiastre sono lassù!
Il Corsaro Nero ed i suoi duecompagni non si erano mossi. Confusi frale erbele radici ed i festonidelle lianeavevano conservata unaimmobilità assolutaalzando però i fucilipronti a scaricarliincaso di pericolo.
Aguzzando gli sguardiscorseroconfusamente i due marinai avanzarsilentamentescostando conprecauzione le fronde e le liane cheimpedivano loro il passo. Giàli avevano oltrepassati di alcuni passiquando uno dei due si fermòdicendo:
- EhiDiegohai udito nulla?...
- Nocamerata...
- A me parve di aver udito come unsospiro.
- Bah?... Sarà stato qualcheinsetto.
- O qualche serpente?
- Ragione di più perallontanarci. Vienicamerataio non voglioessere uno degli ultimi a prenderparte alla lotta.
Dopo quel breve scambio di parole idue marinai continuarono la loromarciascomparendo sotto la cupaombra dei vegetali.
I tre filibustieri attesero qualcheminuto per tema che i due spagnolitornassero indietroo che sifossero fermati a breve distanzapoi ilCorsaro si rizzò sulleginocchia guardandosi attorno.
- Tuoni!... - mormoròCarmauxrespirando liberamente.
- Comincio a credere che la fortunaci protegga.
- Io non avrei dato unapiastra per la nostra pelle- disse WanStiller. - Uno di quei due mi èpassato così vicinoche per poco micalpestava.
- Abbiamo fatto bene a lasciare ilnostro campo. Sessanta uomini!...
Chi avrebbe potuto reggere a simileassalto?
- Brutta scoperta per loroCarmauxquando non troveranno che dellespine e dei sassi.
- Porteranno quelli al Governatore.
- Avanti- disse inquell'istante il Corsaro. - E' necessariogiungere alla spiaggia prima chegli spagnoli possano accorgersi dellanostra fuga. Dato l'allarmenon potremmo più sorprendere lescialuppe.
Certi ormai di non incontrarealtri ostacoliné di correre ilpericolo di venire scopertii trefilibustieri discesero verso illaghettopoi presero ilversante oppostocacciandosi in quellaspecie di "cañon"che avevano tempestato di macignivolendoraggiungere la spiaggiameridionale dell'isolotto onde trovarsilontani dalla caravella.
La discesa fu eseguita senzacattivi incontri eprima dellamezzanottesbucavano sullaspiaggia.
Dinanzi a lorosemi-arenataall'estremità d'un piccolo promontoriosi trovava una delle quattroscialuppe. Il suo equipaggiocomposto didue soli uominiaveva preso terrae dormiva accanto ad un fuoco semi-spentotanto era sicuro di nonvenire disturbato sapendo che lacollina era stata circondatadai marinai della caravella e che ifilibustieri si trovavano assediatisulla cima.
- L'impresa sarà facile-mormorò il Corsaro. - Se quei due non sisveglianoprenderemo il largosenza allarmi e potremo giungere allafoce del Catatumbo.
- Non uccideremo quei due marinai?- chiese Carmaux.
- E' inutile- rispose il Corsaro.- Non ci daranno impiccioalmenolo spero.
- E le scialuppedove sono? -chiese l'amburghese.
- Ne vedo una arenata pressoquello scoglioa cinquecento passi danoi- rispose Carmaux.
- Prestoimbarchiamoci-comandò il Corsaro. - Fra qualche minutogli spagnoli si accorgeranno dellanostra fuga.
Si avventuraronocamminandosulla punta dei piedisul piccolopromontoriopassando accanto aidue marinaii quali russavanoplacidamente. Con una leggerascossa spinsero in acqua la scialuppa evi balzarono dentroafferrando iremi.
Si erano allontanati di cinquanta osessanta passi e già cominciavanoa sperare di poter prendere illargo senza essere disturbatiquandoverso la cima del conorimbombarono improvvisamente parecchiescaricheseguite da urla acute.Gli spagnoligiunti sull'ultimaspianatadovevano essersislanciati all'assalto del piccolo campoconvinti di prendere i trefilibustieri.
Udendo quelle scaricherintronare sulla montagnai due marinai sierano bruscamente svegliati.Vedendo che la scialuppa erasiallontanata e che degli uomini lamontavanosi slanciarono verso laspiaggia coi fucili in manourlando:
- Fermi!... Chi siete voi?...
Invece di rispondereCarmaux eWan Stiller si curvarono sui remiarrancando disperatamente.
- All'armi!... - gridarono i duemarinaiaccortisima troppo tardidel tiro birbone giocato daifilibustieri.
Poi due colpi di fucilerintronarono.
- Il diavolo vi porti!... - gridòCarmauxmentre una palla glispaccava di colpo il remoatre soli pollici dal bordo dellascialuppa.
- Prendi un altro remoCarmaux-disse il Corsaro.
- Lampi!... - gridò WanStiller.
- Cos'hai?
- La scialuppa che si trovavaarenata sullo scoglio ci dà la cacciacapitano.
- Occupatevi dei remi voi elasciate a me la cura di tenerla lontana acolpi di fucile- rispose ilCorsaro.
Intanto sulla vetta dellacollina si udivano sempre rimbombare glispari. Probabilmente gli spagnolitrovandosi dinanzi a quelle trinceedi spine e di sassisi eranofermatiper tema d'un agguato.
La scialuppasotto la spintadei quattro remivigorosamentemanovrati dai due filibustieris'allontanava rapida dall'isoladirigendosi verso la foce delCatatumbolontana solamente cinque osei miglia. La distanza daattraversare era considerevoleperò se gliuomini rimasti a guardia dellacaravella non si accorgevano di ciò chesuccedeva sulle spiagge meridionalidell'isolottovi era possibilitàdi poter sfuggire all'inseguimento.
La scialuppa degli spagnoli siera arrestata presso il piccolopromontorioper imbarcare idue marinai che urlavano comeindemoniatie di quel ritardoavevano approfittato i filibustieri perguadagnare altri cento metri.
Disgraziatamente l'allarme oramaiera stato udito anche sulle spondesettentrionali dell'isolotto. Glispari dei due marinai non eranostati confusi con quelli cherimbombavano sulla cima del cono e benpresto se ne accorsero ifuggiaschi.
Non si erano ancora allontanatidi mille metriquando videroaccorrere le altre due scialuppeuna delle qualigrande assaieraarmata d'una piccola colubrina dasbarco.
- Siamo perduti!... - avevaesclamato involontariamente il Corsaro. -Amici: prepariamoci a vendere carala vita.
- Mille tuoni!... - esclamòCarmaux. - Che la fortuna si sia stancatacosì presto?... Ebbenesia!... Ma prima di morirene manderemoparecchi all altro mondo.
Aveva abbandonato il remo edimpugnato l'archibugio. Le scialuppeprecedute da quella piùgrossa che era montata da una dozzinad'uomininon si trovavano che atrecento passi e s'avanzavano confuria.
- Arrendetevio vi mandiamo apicco! - gridò una voce.
- No- rispose il Corsaroconvoce tuonante. - Gli uomini del maremuoionoma non si arrendono!
- Il Governatore vi promette salvala vita.
- Ecco la mia risposta!
Il Corsaro aveva puntatorapidamente l'archibugio ed aveva fatto fuocoabbattendo uno dei rematori.
Un urlo di furore s'alzò fragli equipaggi delle tre scialuppe.
- Fuoco! - s'udi gridare.
La piccola colubrina avvampòcon grande strepito. Un istante dopo lascialuppa dei fuggiaschis'inclinava a proraimbarcando acqua atorrenti.
- A nuoto! - urlò ilCorsarolasciando andare l'archibugio.
I due filibustieri scaricarono ifucili contro la grossa imbarcazionepoi si gettarono in acquamentrela scialuppala cui prora era statafracassata dalla palla delpiccolo pezzo di artiglieriasicapovolgeva.
- Le sciabole fra i denti epronti per l'abbordaggio!... - urlò ilCorsaro con furore. - Morremo sulponte della scialuppa.
Tenendosi faticosamente a gallaa causa del peso dell'acquaintrodottasi nei loro lunghistivali a trombai tre filibustieri simisero a nuotare disperatamenteincontro all'imbarcazione decisi ditentare una lotta suprema prima diarrendersi o di venire uccisi.
Gli spagnoliai quali premevadi certo di prenderli vivi perché incaso contrario sarebbe stato loroben facile mandarli sott'acqua conuna sola scaricacon pochi colpidi remo piombarono in mezzo a lorourtandoli così malamentecolla prora della grande scialuppadarovesciarli l'uno addossoall'altro.
Subito venti mani si tuffaronoafferrando strettamente le braccia deitre filibustierie li trasseroa bordodisarmandoli e legandolistrettamente prima che avesseropotuto rimettersi da quell'urto che liaveva mandati a bere sott'acqua.
Quando il Corsaro potérendersi conto di quanto era avvenutositrovava coricato a poppa dellascialuppacolle mani strettamentelegate dietro il dorsomentre isuoi due compagni erano stati depostisotto i banchi di prora.
Un uomoche indossava un elegantecostume da cavaliere castiglianogli stava accantotenendo in manola barra del timone.
Vedendoloil Corsaro aveva mandatauna esclamazione di stupore.
- Voi!... Conte!...
- Iocavaliere- rispose ilcastiglianosorridendo.
- Non avrei mai piùcreduto che il conte di Lerma si fosse scordatocosì presto di esserestato salvato da mementre avrei potutoucciderlo nella casa del notaio diMaracaybo- disse il Corsaroconamarezza.
- E che cosa vi induce a crederesignor di Ventimigliache io abbiascordato il giorno in cui ebbila fortuna di fare la vostraconoscenza? - chiese il contesottovoce.
- Mi pare che voi m'abbiate fattoprigionierose non mi inganno.
- E' così?
- E che mi conduciate dal ducafiammingo.
- E perciò?
- Avete dimenticato che Wan Guld haappiccato i miei due fratelli?
- Nocavaliere.
- Ignorate forse l'odio tremendoche esiste fra me e quell'uomo?
- Nemmeno questo.
- E che egli m'appiccherà?...
- Bah?...
- Non lo credete?
- Che il duca ne abbia desideriolo credoperò vi scordate che visono anch'io. Aggiungeròselo ignorateche la caravella è mia e chei marinai ubbidiscono a me solo.
- Wan Guld è ilgovernatore di Maracaybo e tutti gli spagnoli devonoobbedirgli.
- Vedete che io l'ho accontentatofacendovi prenderema poi? - disseil contesottovocecon unsorriso misterioso. - Gibraltar eMaracaybo sono lontanicavalierevi mostrerò presto come il conte diLerma giocherà il fiammingo.Silenzio per ora.
In quell'istante la scialuppascortata dalle altre due imbarcazioniera giunta presso la caravella.
Ad un cenno del conte i suoimarinai afferrarono i tre filibustieri eli trasportarono a bordo delvelieromentre una voce diceva con tonotrionfante:
- Finalmenteanche l'ultimo èin mano mia!



33.
LA PROMESSA D'UN GENTILUOMOCASTIGLIANO


Un uomo scese rapidamente dalcassero di poppa e si fermò dinanzi alCorsaro Neroche era statosbarazzato dai suoi legami.
Era un vecchio d'aspetto imponentecon una lunga barba biancacon lelarghe spallepetto ampiounuomo dotato di una robustezzaeccezionalemalgrado i suoicinquantacinque o sessanta anni.
Aveva l'aspetto d'uno di queivecchi dogi della repubblica veneta cheguidavano alla vittoria le galeredella regina dei mari contro iformidabili corsari dellamezzaluna.
Come quei prodi vegliardiindossava una splendida corazza d'acciaiocesellatoportava al fianco unalunga spada che sapeva ancoramaneggiare con supremo vigoreed alla cintura aveva un pugnale colmanico d'oro.
Il resto del costume era spagnolocon ampie maniche a sbuffo di setaneramaglia pure di seta diegual colore e lunghi stivali a trombadi pelle giallacon speronid'argento.
Egli guardò per alcuniistanti ed in silenzio il Corsarocon dueocchi che avevano ancora un lampoardentepoi disse con voce lentamisurata:
- Vedete benecavaliereche lafortuna stava dalla mia parte. Avevogiurato di appiccarvi tutti emanterrò la parola.
Il Corsaroudendo quelle parolealzò vivamente il capoe gettandosu di lui uno sguardo di supremodisprezzodisse:
- I traditori hanno fortuna inquesta vitaperò lo si vedrànell'altra. Assassino dei mieifratelli: compi la tua opera. La mortenon fa paura ai signori diVentimiglia.
- Voi avete voluto misurarvi conme- riprese il vecchiocon tonofreddo. - Avete perduta la partitae pagherete.
- Ebbenefatemi appiccaretraditore!
- Non così presto.
- Cosa aspettate adunque?
- Non è ancora tempo.Avrei preferito appendervi a Maracaybomagiacché vi sono i vostri inquella cittàoffrirò lo spettacolo aquelli di Gibraltar.
- Miserabile!... Non t'èbastata la morte dei miei fratelli?...
Un lampo feroce guizzò negliocchi del vecchio duca.
- No- disse poia mezzavoce. - Voi siete un testimonio troppopericoloso di ciò che èavvenuto nelle Fiandreper lasciarvi la vitae poise io non vi uccidessidomani o un altro giorno sopprimeresteme. Forse non vi odio quanto voicredete: mi difendoecco tuttoomeglio mi sbarazzo di unavversario che non mi lascerebbe viveretranquillo.
- Allora uccidetemiperchése io dovessi sfuggirvi di manoriprenderei domani stesso la lottacontro di voi.
- Lo so- disse il vecchiodopoalcuni istanti di riflessione. -Eppurevolendopotreste ancorasfuggire alla morte ignominiosa chevi aspetta nella vostra qualitàdi filibustiere.
- V'ho detto che la morte non mi fapaura- disse il Corsaroconsuprema fierezza.
- Conosco il coraggio dei signoridi Ventimiglia- rispose il ducamentre una nube gli offuscava lafronte. - Sìho avuto campo qui edaltrove di apprezzare il loroindomito valore ed il loro disprezzo perla morte.
Fece alcuni passi per il pontedella caravella collo sguardo tetro edil capo chinopoitornandobruscamente verso il Corsaroriprese:
- Voi non lo credetecavaliereeppure sono stanco della tremendalotta che voi avete impegnatacontro di me e sarei ben lieto sedovesse finalmente cessare.
- Sì- disse il CorsaroNerocon ironia. - E per terminarlamiappiccate!...
Il duca alzò vivamenteil capo e guardando fisso il Corsaroglichiese a bruciapelo:
- E se io vi lasciassi liberochecosa fareste dopo?
- Riprenderei con maggioraccanimento la lottaper vendicare i mieifratelli- rispose il signore diVentimiglia.
- Allora mi costringete aduccidervi. Vi avrei donata la vita percalmare i rimorsi che talvoltaprendono il cuorese voi avesteacconsentito a rinunciare persempre alle vostre vendette e tornarvenein Europa; so però che voinon accettereste mai tali condizioni perciòvi appiccheròcome hoappiccato il Corsaro Rosso ed il Verde.
- E come avete assassinatonelleFiandremio fratello primogenito.
- Tacete!... - gridò ilducacon voce angosciata. - Perché rammentareil passato? Lasciate che dorma persempre.
- Compite la vostra tristeopera di traditore e di assassino-continuò il Corsaro. -Sopprimete pure anche l'ultimo signore diVentimigliama vi avverto che conquesto la lotta non sarà terminatapoiché un altrougualmente formidabile ed audaceraccoglierà ilgiuramento del Corsaro Nero e nonvi accorderà quartierefino algiorno in cui cadrete nelle suemani.
- E chi sarà costui? -chiese il duca con accento di terrore.
- L'Olonese.
- Ebbeneappiccherò anchecostui.
- Purché non sia lui adappiccare presto voi. Pietro muove suGibraltar e fra pochi giorni eglivi avrà in sua mano.
- Lo credete? - chiese il ducacon ironia. - Gibraltar non èMaracaybo e la potenza deifilibustieri si spezzerà contro le poderoseforze della Spagna. Venga l'Oloneseed avrà il suo conto.
Poi volgendosi verso i marinaidisse:
- Conducete i prigionieri nellastiva e si vegli rigorosamente su diloro. Voi avete guadagnato ilpremio che vi ho promesso e l'avrete aGibraltar.
Ciò dettovolse lespalle al Corsaro e si diresse verso poppa perscendere nel quadro. Era giàgiunto presso la scalaquando il contedi Lerma lo arrestòdicendo:
- Signor ducasiete risoluto adappiccare il Corsaro?
- Sì- rispose il vecchiocon tono risoluto. - Egli è un corsaroegli è un nemico dellaSpagnaegli ha guidatocoll'Oloneselaspedizione contro Maracaybo emorrà.
- E' un valoroso gentiluomosignorduca.
- Cosa importa?...
- Rincresce veder morire similiuomini.
- E' un nemicosignor conte.
- Pure io non lo ucciderei.
- E perché?
- Voi sapetesignor ducachecorre voce che vostra figlia sia statacatturata dai filibustieri dellaTortue.
- E' vero- disse il vecchiocon un sospiro. - Però non abbiamoavuto ancora la conferma che lanave che montava sia stata predata.
- E se la voce fosse invece vera?
Il vecchio guardò il contecon uno sguardo pieno d'angoscia.
- Avete saputo qualche cosa voi? -chiesecon ansia indicibile.
- Nosignor duca. Penso peròche se vostra figlia fosse realmentecaduta nelle mani dei filibustierisi potrebbe scambiarla col CorsaroNero.
- Nosignore- rispose ilvecchiocon tono risoluto. - Con unagrossa somma io potrei riscattareegualmente mia figlianel caso cheessa potesse venire riconosciutaciò che io dubitoavendo presetutte le precauzioni perchénavigasse incognita; mentre liberando ilCorsaroio non sarei sicuro dellamia vita. La lunga lotta che hodovuto sostenere contro di lui econtro i suoi fratelli mi ha strematoed è ora che debbacessare. Signor contefate imbarcare il vostroequipaggiopoi fate vela perGibraltar.
Il conte di Lerma s'inchinòsenza rispondere e si diresse a poppamormorando fra sé:
- Il gentiluomo manterrà lapromessa.
Le scialuppe cominciavano alloraa portare a bordo gli uomini cheavevano preso parte all'attacco delconocon quell'esito che ormai ilettori sanno.
Quando l'ultimo marinaio fuimbarcatoil conte ordinò di spiegare levele; peròprima di farsalpare l'ancoraindugiò parecchie oreavendo fatto credere al ducachesi era impazientito di quel ritardoche la caravella si era arenata sudi un banco di sabbia e che quindisi doveva attendere l'alta mareaper poter riprendere le mosse.
Fu solamente verso le quattropomeridiane che il veliero poté lasciarel'ancoraggio.
La caravelladopo averbordeggiato lungo la spiaggia dell'isolottomanovrò in modo daaccostarsi alla foce del Catatumbodinanzi allaquale rimase quasi in pannaacirca tre miglia dalla costa.
Una calma quasi assoluta regnava inquella parte del vastissimo lago acausa anche della grande curvache descriveva in quel luogo laspiaggia.
Il ducache era salito piùvolte in copertaimpaziente di giungere aGibraltaraveva ordinato al contedi spingere la caravella al largo oalmeno di farla rimorchiaredalle scialuppesenza però nullaottenereessendogli statorisposto che l'equipaggio era stanchissimoe che i bassifondi impedivano dimanovrare liberamente.
Verso le sette della sera labrezza cominciò finalmente a soffiare edil veliero poté riprenderele mossesenza però scostarsi molto dallaspiaggia.
Il conte di Lermadopo avercenato in compagnia del ducasi eramesso alla barra del timone con afianco il pilotachiacchierandosommessamente con questi. Parevache avesse da dare lunghe istruzionisulla manovra notturnaper nondare dentro ai numerosi bassifondichedalla foce del Catatumbosiestendono fino a Santa Rosapiccolalocalità che si trova apoche ore da Gibraltar.
Quella conversazioneun po'misteriosadurò fino alle dieci di seracioè fino a quando ilduca si fu ritirato nella sua cabina perriposarepoi il conteabbandonò la barra ed approfittandodell'oscurità scese nelquadrosenza essere scorto dall'equipaggiopassando poi nella stiva.
- A noiora- mormorò.- Il conte di Lerma pagherà il suo debitopoi accadrà ciò chevorrà!
Accese una lanterna cieca cheaveva nascosta nella larga tromba d'unodei suoi stivalipoi passòsotto il quadro proiettando la luce sualcune persone che parevasonnecchiassero tranquillamente.
- Cavaliere- dissesottovoce.
Uno di quegli uomini s'alzòa sederequantunque avesse le bracciastrettamente legate.
- Chi viene ad importunarmi? -chiese con stizza.
- Sono iosignore.
- Ah!... Voi conte- disse ilCorsaro. - Venite a tenermi compagniaforse?...
- Vengo a far di megliocavaliere- rispose il castigliano.
- Volete dire?...
- Che vengo a pagare il mio debito.
- Non vi comprendo.
- "Carrai"!... - disseil contesorridendo. - Avete dimenticatol'allegra avventura nella casa delnotaio?
- Noconte. Allora virammenterete pure voi che quel giorno mirisparmiaste la vita.
- E' vero.
- Ora vengo a mantenere lapromessa fattavi. Oggi non sono più io inpericolobensì voiquindi spetta a me rendervi un favore checertamente apprezzerete.
- Spiegatevi meglioconte.
- Vengo a salvarvisignore.
- A salvarmi!... - esclamòil Corsarocon stupore. - E non avetepensato al duca?...
- Dormecavaliere.
- Domani sarà sveglio.
- E così? - chiese con vocetranquilla.
- Se la prenderà con voivifarà imprigionare e poi appiccare in vecemia. Avete pensato a questoconte?... Voi sapete che Wan Guld nonscherza.
- E voi credetecavalierecheegli possa sospettare di me?... Ilfiammingo è astutolo socredo però che non oserà incolparmi.
D'altronde la caravella èmial'equipaggio mi è devoto e se vorràtentare qualche cosa contro di meperderà il tempo ed il fiato.
Credeteloil duca non ètroppo amato quiper la sua alterigia e perle sue crudeltàed i mieicompatrioti lo soffrono malvolentieri.
Forse farò male aliberarvispecialmente in questo momentoin cuil'Olonese sta per piombare suGibraltarma io sono un gentiluomoinnanzi tutto e devo mantenere lemie promesse. Voi mi avete salvatala vitaio ora salverò lavostra e saremo pari. Se più tardi ildestino ci farà incontrarea Gibraltar voi farete il vostro dovere diCorsaroio quello di spagnolo eci batteremo come due accanitinemici.
- Non come due accaniti nemiciconte.
- Allora ci batteremo come duegentiluomini che militano sotto diversebandiere- disse il castiglianocon nobiltà.
- Siaconte.
- Partite cavaliere. Ecco qui unascure che vi servirà per rompere letraverse di legno del babordo edeccovi un paio di pugnali perdifendervi contro le fierequandosarete a terra. Una delle scialuppesegue la caravella a rimorchio;raggiungetela coi vostri compagnitagliate la fune ed arrancate versola costa. Né ioné il pilotavedremo nulla. Addiocavaliere:spero di rivedervi sotto le mura diGibraltar e d'incrociare ancora laspada con voi.
Ciò detto il conte glirecise i legamigli diede le armigli strinsela mano e s'allontanò arapidi passiscomparendo su per la scala delquadro.
Il Corsaro rimase alcuni istantiimmobilecome se fosse immerso inprofondi pensieri o fosse ancorastupito dell'atto magnanimo delcastiglianopoiquando non udìalcun rumorescosse Wan Stiller eCarmauxdicendo:
- Partiamo amici.
- Partiamo! - esclamòCarmauxsbarrando gli occhi. - Per dovecapitano?... Siamo legati comesalami e volete andarvene?...
Il Corsaro prese un pugnale econ pochi colpi tagliò le corde cheimprigionavano i suoi due compagni.
- Tuoni! - esclamò Carmaux.
- E lampi! - aggiunse l'amburghese.
- Noi siamo liberi? Cos'èaccadutosignore? Che quel furfante digovernatore sia diventatoimprovvisamente così generoso da lasciarciandare?
- Silenzioseguitemi!
Il Corsaro aveva impugnata la scuree si era diretto verso uno deibabordiil più largo ditutti e che era difeso da grosse sbarre dilegno. Approfittando del momentoin cui i marinai di guardia facevanodel fracassodovendo virare dibordocon quattro colpi poderosisfondò due traverseottenendo uno spazio sufficiente per lasciarpassare un uomo.
- Badate di non farvi sorprendere- disse ai due filibustieri. - Sevi preme la vita siate prudenti.Passò attraverso il babordo e silasciò penzolare nelvuototenendosi attaccato alla traversainferiore. Il bordo era cosìbasso che si trovò immerso fino allereni.
Attese che un'ondata venisse adinfrangersi contro il fianco delvelieropoi si lasciòandaremettendosi subito a nuotare lungo ilbordo onde non farsi scorgere daimarinai di guardia. Un istante dopoCarmaux e l'amburghese loraggiungevanotenendo fra i denti i pugnalidel castigliano.
Lasciarono che la caravellapassassepoi vedendo la scialuppalaquale era attaccata alla poppacon una funicella assai lungainquattro bracciate la raggiunseroed aiutandosi l'un l'altro permantenerla in equilibriovisalirono entro.
Stavano per afferrare i remiquando la funicellache univa lascialuppa della caravellacadde inmaretagliata da una mano amica.
Il Corsaro alzò gli occhiverso la poppa del veliero e sul casseroscorse una forma umanache glifece colla mano un gesto d'addio.
- Ecco un cuore nobile- mormoròriconoscendo il castigliano. - Diolo protegga dalla collera di WanGuld.
La caravellacon tutte le sue velespiegateaveva proseguita la suacorsa verso Gibraltarsenza che ungrido solo si fosse alzato fra gliuomini di guardia. La si videancora per alcuni minuti correrebordatepoi scomparve dietro ungruppo d'isolette boscose.
- Tuoni- esclamò Carmauxrompendo il silenzio che regnava nellascialuppa. - Io non so ancora sesia sveglio o se sia lo zimbello d'unsogno. Trovarsi legati nellacala d'una caravella con tutte leprobabilità di venireappiccati allo spuntar del soleed essereinvece ancora liberinon ècosa facilmente credibile. Che cosa dunqueè avvenutomio capitano?Chi ci ha forniti i mezzi per sfuggire aquel vecchio antropofago?
- Il conte di Lerma- rispose ilCorsaro.
- Ah!... il bravo gentiluomo! Selo incontreremo a Gibraltar lorisparmieremoè vero WanStiller?
- Lo tratteremo come un fratellodella costa- rispose l'amburghese.
- Ora andiamocapitano?
Il Corsaro non rispose. Egli siera bruscamente alzato e guardavaattentamente verso il settentrioneinterrogando ansiosamente la lineadell'orizzonte.
- Amici- dissecon una certaemozione. - Non scorgete nulla laggiù?
I due filibustieri si erano levatiin piediguardando nella direzioneindicata. Là dove lalinea dell'orizzonte pareva che si confondessecolle acque del vasto lagodeipunti luminosisimili a piccolissimestellesi vedevano scintillare.Un uomo di terra li avrebbe forsescambiati per astri prossimi altramontoma un uomo di mare nonpoteva ingannarsi.
- Dei fuochi brillano laggiù- disse Carmaux.
- E sono fuochi di legniavanzantisi sul lago- aggiunsel'amburghese.
- Che sia Pietro che muove suGibraltar? - si chiese il Corsaromentre un lampo vivido glibalenava negli sguardi. - Ah! se fosseveropotrei ancora vendicarmidell'uccisore dei miei fratelli.
- Sìcapitano- disseCarmaux. - Quei punti luminosi sono fanali dibarche e di bastimenti. E'l'Olonese che si avanzane sono certo.
- Prestoalla spiaggia edaccendiamo un falò onde vengano araccoglierci.
Carmaux e Wan Stiller afferrarono iremie si misero ad arrancare congran vigorespingendo lascialuppa verso la costala quale non eralontana più di tre o quattromiglia.
Mezz'ora dopo i tre corsariprendevano terra entro una calancaabbastanza vasta per poterricevere una mezza dozzina di piccolivelierie che si trovava ad unatrentina di miglia da Gibraltar.
Arenata la scialuppafeceroraccolta di rami secchi e foglie edaccesero un falògigantescocapace di essere scorto a quindicichilometri.
I punti luminosi allora eranovicinissimi e continuavano ad avanzarsirapidamente.
- Amici- gridò il Corsaroche era salito su d'una roccia. - E' laflottiglia dell'Olonese.



34.
L'OLONESE


Verso le due del mattino quattrogrosse barcheattirate da quel fuocoche continuava ad ardere sullaspiaggiaentravano nella calancagettando gli ancorotti.
Erano montate da centoventicorsariguidati dall'Olonese e formavanol'avanguardia della flottigliaincaricata di espugnare Gibraltar.
Il famoso filibustiere rimaseassai sorpreso nel vedersi comparireimprovvisamente dinanzi il Corsaronon avendo sperato di poterlorivedere così presto. Locredevano ancora nei grandi boschi o fra lepaludi dell'internooccupato adare la caccia al governatoreedaveva anzi perduta la speranza diaverlo a compagno nell'espugnazionedella poderosa cittadella.
Quand'ebbe apprese le straordinarieavventure toccate all'amico ed aisuoi compagnidisse:
- Mio povero cavalieretu nonhai fortuna con quel dannato vecchioma per le sabbie d'Olonne! questavolta io spero di poterlo catturarepoiché cercheremo dicircondare Gibraltar in modo da impedirgli diprendere il largo. Noi loappiccheremo sull'alberetto della tua"Folgore"te loprometto.
- Io dubitoPietrodi poterlotrovare a Gibraltar- rispose ilCorsaro. - Egli sa che noimuoviamo verso la cittàdecisi adespugnarla; sa che io lo cercheròdi casa in casaper vendicare imiei poveri fratelli e per questotemo di non trovarlo colà.
- Non l'hai tu veduto dirigersiverso Gibraltarcolla caravella delConte?
- SìPietroperòtu sai quanto egli sia astuto. Può più tardi avercambiato rottaonde non farsiprendere fra le mura della città.
- E' vero- disse l'Oloneseche era diventato pensieroso. - Queldannato duca è piùfurbo di noi e forse può aver evitato Gibraltar permettersi in salvo sulle costeorientali del lago.
- Io ho saputo che egli ha parentie ricchi possessi nell'HondurasaPorto Cavalloe potrebbe avercercato di uscire dal lago perrifugiarsi colà.
- VediPietrocome la fortunaprotegge quel vecchio!
- Si stancheràcavaliere.Eh!... Se io un giorno potessi avere lacertezza che egli si fosserifugiato a Porto Cavallonon esiterei adandarlo a scovare. Quella cittàmerita una visita e sono certo chetutti i filibustieri della Tortuemi seguirebbero per mettere le manisulle incalcolabili ricchezze chevi si trovano. Se noi non lotroveremo a Gibraltarpenseremopoi sul da farsi. Io ti ho promessodi aiutartie tu sai chel'Olonese non ha mai mancato alla suaparola.
- Grazievi conto. Dov'è lamia "Folgore"?
- L'ho mandata all'uscita delGolfoassieme alle due navi di Harrisonde impedire ai vascelli di lineaspagnoli di importunarci.
- Quanti uomini hai condotti conte?
- Centoventima questa seragiungerà il Basco con altri quattrocentoe domani mattina daremo l'assalto aGibraltar.
- Speri di riuscire?
- Ne ho la convinzionequantunque abbia saputo che gli spagnoliradunati ottocento uomini risolutiabbiano rese impraticabili le viedella montagna che conducono allacittàed abbiano alzato numerosebatterie. Avremo un osso duro darodere e che ci farà perdere moltagentenoi però riusciremoamico.
- Sono pronto a seguirtiPietro.
- Contavo sul tuo poderoso braccioe sul tuo valorecavaliere. Vienia bordo della mia barcacciaacenarepoi va' a riposarti. Credo tune abbia bisogno.
Il Corsaro che si manteneva inpiedi per un miracolo di energialoseguìmentre ifilibustieri sbarcavano sulla spiaggiaaccampandosisul margine del boscoin attesadel Basco e dei suoi compagni.
Quella giornata non doveva peròandare perduta perché buona parte diquella gente instancabile si eramessa quasi subito in marcia peresplorare le vicinanzeondepiombare addosso alla forte cittadellaspagnolapossibilmentedisorpresa. Arditi esploratori si eranospinti molto innanzifino giàin vista dei poderosi forti diGibraltar; per rendersi unconcetto chiaro delle misure difensiveprese dai nemicied altriavevano osato perfino di interrogarealcunifingendosi pescatori colànaufragati.
Quelle audaci perlustrazioniavevano però dato dei risultati tali danon incoraggiare gli intrepidiscorridori del marequantunque fosseroabituati a superare le piùtremende prove.
Dappertutto avevano trovate levie tagliate da trincee armate dicannonila campagna inondata edenormi palizzate irte di spine. Dipiù avevano saputo che ilcomandante della cittadellauno dei piùvalenti e dei più coraggiosisoldati che in quel tempo la Spagnaavesse in Americaaveva fattogiurare ai suoi soldati che sisarebbero fatti uccidere finoall'ultimopiuttosto d'ammainare lostendardo della patria.
Dinanzi a così cattiveinformazioniuna certa ansietà si era fattastrada anche nei cuori dei piùfieri corsaritemendo che quellaspedizione terminasse in undisastro.
L'Oloneseinformato subito diquanto avevano narrato i perlustratorinon si era perduto d'animoealla seraradunati tutti i capipronunciò quelle famoseparole tramandateci dalla storia e chedimostrano quanta confidenzaegli avesse in se stesso e quantocontasse sui suoi corsari.
- E' d'uopouomini del marechedomani combattiamo da forti-disse. - Perdendooltre alla vitaperderemo i nostri tesoriche purci costano tante pene e tantosangue. Abbiamo vinti nemici ben piùnumerosi di quelli che sonorinchiusi in Gibraltare maggioriricchezze guadagneremo colà.Guardate il vostro capo e ne seguiretel'esempio.
Alla mezzanotte le barcacce diMichele il Bascomontate da circaquattrocento uominigiungevano suquella spiaggia.
Tutti i filibustieri dell'Oloneseavevano già levato il campoprontia partire per Gibraltarpresso icui forti contavano di giungere almattinonon volendo cimentarsi inun assalto notturno.
Appena i quattrocento uominidel Basco furono sbarcatisiincolonnaronoed il piccoloesercitoguidato dai tre capisi misetosto in marcia attraverso leforestedopo di aver lasciato unaventina d'uomini a guardia dellescialuppe.
Carmaux e Wan Stillerbenriposati e ben pasciutisi erano messidietro al Corsaronon volendomancare all'assalto ed essendo ansiosidi prendere Wan Guld.
- Amico Stiller- diceval'allegro filibustiere- speriamo questavolta di mettere le zampe suquel furfante e di consegnarlo alcomandante.
- Appena espugnati i forticorreremo in città per impedirgli diprendere il largoCarmaux. Soche il comandante ha dato ordine acinquanta uomini di precipitarsisubito nei boschi per tagliare la viaai fuggiaschi.
- E poi vi è il catalano chenon lo perderà di vista.
- Credi che sia già entratoa Gibraltar?
- Ne sono certo. Quel diavolod'uomo lo ritroveremose non si faràuccidere.
In quell'istante si senti batteresulle spallementre una voce bennota gli diceva.
- E' verocompare.
Carmaux e Wan Stiller si volserovivamente e videro l'africano.
- Tu compare sacco di carbone!...- esclamò Carmaux. - Da dove seisbucato?...
- Sono dieci ore che vi cercocorrendo lungo la spiaggia come uncavallo. E' vero che ilvecchio governatore vi aveva fattiprigionieri?
- Chi te l'ha detto?
- L'ho udito raccontare da alcunifilibustieri- E' veroma come vedigli siamosfuggiti di mano coll'aiuto di quelbravo conte di Lerma.
- Del nobile castigliano cheavevamo fatto prigioniero nella casa delnotaio di Maracaybo?...
- Sìcompare. E dei dueferiti che ti avevamo lasciaticosa èavvenuto?...
- Sono morti ieri mattina-rispose il negro.
- Poveri diavoli!... Ed ilcatalano?...
- A quest'ora deve essere giàa Gibraltar.
- Opporrà una resistenzaaccanita la cittàcompare!...
- Temo che questa sera un buonnumero dei nostri non ceneranno. Ilcomandante della piazza è unuomo che si difenderà con furore e che hatagliate tutte le viepiantonandodovunque trincee e batterie.
- Speriamo di non essere nel numerodei morti e d'appiccare invece WanGuld.
Intanto le quattro lunghe colonnes'inoltravano tacitamente attraversole folte foresteche inquell'epoca contornavano Gibraltarfacendosiprecedere da piccole bande diesploratoricomposte per lo più dabucanieri.
Ormai tutti sapevano che glispagnoliavvertiti dell'avvicinarsi deiloro implacabili nemiciliattendevano ed era probabile che ilvecchio comandante dellacittadella avesse preparato degli agguatiper decimarliprima che tentasserol'assalto dei forti.
Alcuni colpi di fucileecheggiati in testa alle piccole bandeavvertirono le colonne d'assaltoche la città non era lontana.
L'Oloneseil Corsaro Nero edil Bascocredendo si trattasse diqualche imboscatas'affrettarono araggiungere gli esploratori con uncentinaio d'uomini; ma furono tostoinformati che non si trattava d'unvero attacco da parte deglispagnolibensì d'un semplice scambio difucilate fra avamposti.
L'Olonesevedendosi ormaiscopertocomandò alle colonne diarrestarsi in attesa dell'albavolendo prima accertarsi dei mezzi didifesa di cui disponevano gliavversari e della qualità del terrenoavendo notato che questo accennavaa diventare pantanoso.
Alzandosi sulla destra una collinaboscosas'affrettò a farne lasalita in compagnia del CorsaroNerocerto di poter dominare partedel paese circostante.
Quando giunsero sulla vettacominciava ad albeggiare.
Una luce biancache diventavarapidamente rossa verso le spondeorientali del lagoinvadeva ilcielo e tingeva le acque di riflessiroseiannunciando una splendidagiornata.
L'Olonese ed il Corsaro avevanosubito volti gli sguardi verso unamontagna che stava loro di frontesulla quale si ergevano due grandiforti merlatisormontati dallostendardo di Spagna; mentre dietro aloro si estendevano gruppi diabitazioni dalle bianche pareti edattruppamenti di tettoie e dicapanne.
L'Olonese aveva aggrottata lafronte.
- Per le sabbie d'Olonne!... -esclamò. - Sarà un affare serioespugnare quei due fortisenzaartiglierie e senza scale. Bisogneràfare prodigi di valoreo noiprenderemo tale battuta da farci levarela vogliaper molto tempod'inquietare gli spagnoli.
- Tanto più che la viadella montagna è stata resa impraticabilePietro- disse il Corsaro. - E'stata rotta e vedo invece dellebatterie e delle palizzate chesaremo costretti ad espugnare sotto ilfuoco dei cannoni dei forti.
- E quel pantano che ci sta dinanzie che costringerà i nostri uominia costruire dei ponti volantilovedi?...
- SìPietro.
- Se fosse possibile girarloegettarci nella pianurama che!... Lapianura è stata inondata!...Guarda come l'acqua si avanza rapida!...
- Abbiamo da fare con un comandanteche conosce tutte le astuzie dellaguerraPietro.
- Lo vedo.
- Cosa pensi di fare?
- Tentare la sortecavaliere. AGibraltar vi sono maggiori tesori diquelli che aveva Maracayboefaremo una grossa raccolta. Che cosa sidirebbe di noi se retrocedessimo?Non si avrebbe più fiducia nédell'Olonesené delCorsaroné di Michele il Basco.
- E' veroPietroe la nostrafama di corsari audaci ed invincibilisarebbe finita; e poi pensa chetra quei forti vi è il mio mortalenemico.
- Sìe io voglio farloprigioniero. A te ed al Basco affido lapartita più grossa deifilibustieri e v'incaricherete di far loroattraversare la palude per forzarela via della montagna; io giro sulmargine estremo etenendomi alriparo delle piantetenterò digiungere inosservato sotto le muradel primo forte.
- E le scalePietro?
- Ho il mio piano. Incaricati ditenere occupati gli spagnoli e lasciafare il resto a me. Se fra tre oreGibraltar non sarà in nostra manoio non sarò piùl'Olonese. Abbracciamocicavalierepoiché chissà seci rivedremo ancora vivi.
I due formidabili corsari sistrinsero affettuosamente l'un l'altro;poiai primi raggi del solenascentescesero rapidamente la collina.
I filibustieri si erano accampatimomentaneamente sul margine dellaforestadinanzi alla palude cheaveva loro impedito di avanzarsi edalla cui estremitàsopra unpoggio isolatoavevano scorto un piccoloridotto difeso da due cannoni.
Carmaux e Wan Stillerunitamentead alcuni altriavevano cercato diprovare la solidità di quelfangoma si erano subito accorti che nonvi era da fidarsipoichécedeva sotto i piediminacciandod'inghiottire coloro che avesseroosato affrontarlo.
Quell'ostacolo imprevisto e cheritenevano insuperabileoltre glialtri che dovevano affrontare nellapianura e poi sulla montagnaprima di giungere sotto i duefortiaveva raffreddato l'entusiasmo dinon pochituttavia nessuno avevaosato parlare di ritirata.
Il ritorno dei due famosicorsari e la loro decisione d'impegnaresenza ritardo la battagliaavevaperò rincorati i piùavendo in queicapi una cieca fiducia.
- Coraggiouomini del mare! -aveva gridato l'Olonese. - Dietro aquei forti vi sono maggioritesori da predare che a Maracaybo.
Mostriamo ai nostri implacabilinemici che siamo sempre invincibili.
Diede il comando di formare duecolonneraccomandò a ognuno di nonindietreggiare dinanzi ad alcunostacolopoi ordinò di avanzareaudacemente.
Il Corsaro Nero si mise alla testadella truppa più numerosaincompagnia del Bascomentrel'Olonese coi suoi s'avanzava lungo ilmargine del boscoper superarela pianura inondata e giungereinosservato sotto i forti.



35.
LA PRESA DI GIBRALTAR


La colonnache il CorsaroNero ed il Basco dovevano condurreattraverso la palude difesadalla batteriaera composta ditrecentottanta uomini armati diuna corta sciabola e di qualchepistola con solo trenta carichenon avendo creduto necessario diarmarsi di fuciliarmi chereputavano di ben poca utilità contro iforti e d'imbarazzo neicombattimenti a corpo a corpo.
Erano però trecentottantademoni risoluti a tuttopronti aprecipitarsi con furiairresistibile contro qualsiasi ostacolocertidi uscire vincitori.
Al comando dei capi si miserosubito in marciaportando ognuno deifasci di legna e dei grossi ramid'albero da gettare nella palude perrendere le sabbie accessibili.
Erano appena giunti sull'orlo diquel vasto pantanoquando si vide labatteria spagnolache si trovavaall'opposta estremitàfiammeggiarelanciando fra i canneti un uraganodi mitraglia. Era un avvertimentopericoloso non peròsufficiente per arrestare quei fieri scorridoridel mare.
Il Corsaro Nero ed il Basco avevanolanciato il formidabile grido diguerra:
- Avantiuomini del mare!...
I filibustieri si eranoprecipitati nella paludegettando fasci dilegna e tronchi d'albero perprepararsi la stradasenza preoccuparsidel fuoco della batteria nemicache diventava di minuto in minuto piùacceleratofacendo schizzaredovunque acqua e fangosotto unapioggia incessante di mitraglia.
La marcia attraverso quel pantanodiventava sempre più pericolosadipasso in passo che i filibustierisi allontanavano dal margine dellaforesta.
Il ponteformato dai tronchi edai fasci di legnanon bastava atutti. A destra e a sinistradegli uomini capitombolavanosprofondando fino alla cintolasenza essere più capaci di uscirne senon venivano soccorsi daicompagnie per colmo di sventura imateriali che avevano portatocon loro per formarsi una viapraticabilenon erano sufficientiper attraversare l'intera palude.
Quei valorosi erano costrettiditratto in trattosempre sotto ilfuoco della batteriaa immergersinel fango per risollevare i tronchied i fasci e portarli piùinnanzilavoro estremamente faticoso nonsoloma anche pericolosodata lanatura del fondo.
Il fuoco degli spagnoli intantocresceva. La mitraglia fischiava fra icanneti recidendolisollevavamiriadi di spruzzi d'acqua limacciosa ecolpiva gli uomini delle primefilesenza che questi potessero inmodo alcuno rispondere a quellescariche mortalinon possedendo chedelle pistole dal tiro limitato.
Il Corsaro Nero ed il Bascoinmezzo a quel trambustoconservavanoun ammirabile sangue freddo.Incoraggiavano tutti colla voce ecoll'esempiofacevano animo aiferitipassavano ora dinanzi ed oraindietro per sollecitare iportatori dei tronchi e dei fasci edindicavano i luoghi piùcoperti di cannetionde non esporre i lorouomini al fuoco incessante dellabatteria.
I filibustieriquantunquecominciassero a dubitare della riuscita diquella difficile impresachechiamavano una vera pazzianon siperdevano d'animo e lavoravano conlena accanitacerti che se fosseroriusciti a varcare quelpantanoavrebbero facilmente vinta labatteria.
La mitraglia però facevasempre strage fra le prime file. Più didodici corsari colpiti a morteerano spariti sotto il fango dellapalude ed oltre venti feriti sidibattevano in mezzo ai tronchi deglialberi ed ai fasci di legnapure quei valorosi non si lamentavanono!... Incoraggiavano invece icompagni ad avanzarerifiutando i loroaiutionde non perdessero tempo edurlando con furore:
- Avanticompagni!...Vendicateci!...
Quella tenaciaquell'audacia edil valore dei capidovevanofinalmente trionfare contro gliostacoli e contro la resistenza deglispagnoli. Superato 1'ultimotrattodopo nuove perdite ed immensefatichei filibustierigiunsero finalmente sul suolo solido.
Organizzarsi prontamente elanciarsi come un uragano all'assalto dellabatteriafu l'affare d'un soloistante.
Nessuno più poteva resisterea quei terribili uomini assetati divendetta nessuna batteriaperquanto formidabilmente armata edisperatamente difesapotevaributtarli.
Colle sciabole nella destra e lepistole nella sinistrai corsariirruppero sui terrapieni delridotto.
Una scarica di mitraglia gettaa terra i primi; gli altri montanoall'assalto come furie scatenatemassacrano i cannonieri sui loropezziinvestono i soldati messia guardia del postoli opprimonononostante la loro accanitaresistenza.
Un "urrah" formidabileannunzia alle bande dell'Olonese che il primoe forse più difficileostacoloè stato superato.
La loro gioia doveva peròessere di breve durata. Il Corsaro ed ilBascoche si erano affrettati ascendere nella pianura per studiarela via da teneresi eranosubito accorti che un altro ostacolosbarrava loro il passo dellamontagna.
Al di là d'un piccolo boscoavevano veduto ondeggiare in alto ilgrande stendardo di Spagna e quellabandiera annunziava la presenza diqualche forte o di qualche ridotto.
- Per la morte di tutti ibaschi!... - urlò Michelefurioso. - Ancoraun osso duro da rodere! Queldannato comandante di Gibraltar vuolproprio sterminarci? Cosa dicecavaliere?
- Penso che questo non è ilmomento di andare indietro.
- Abbiamo subito già delleperdite crudeli.
- Lo so.
- Ed i nostri uomini sono sfiniti.
- Accorderemo loro un po' diriposopoi andremo ad assalire anchequesta batteria.
- Credi che sia una batteria?
- Lo suppongo.
- E l'Oloneseche sia riuscito agiungere presso i forti?...
- Non abbiamo udito detonazioniverso la montagnadunque egli deveaver raggiunti felicemente i boschisenza aver incontrato ostacoli.
- Sempre fortunato quell'uomo!...
- Speriamo di esserlo anche noiMichele.
- Che cosa facciamo ora?...
- Manderemo alcuni uomini adesplorare il bosco.
- Andiamo cavaliere. Non bisognalasciar raffreddare i nostri uomini.
Risalirono il poggio che sitrovava a ridosso della foresta eincaricarono alcuni uomini audacidi spingersi presso la batteria.
Mentre gli esploratoris'allontanavano frettolosamenteseguiti abreve distanza da un drappello dibucanieriincaricati di proteggerlicontro le imboscateil CorsaroNero ed il Basco facevano trasportarei feriti al di là dellapaludeonde metterli in salvo nel caso di unaritirata precipitosafacevanogettare altri fasci ed altri tronchid'alberoper assicurarsi una viadietro le spalle.
Avevano appena finito di gettare ilnuovo pontequando si viderogiungere gli esploratori ed ibucanieri.
Le notizie che recavano nonerano troppo buone. Il bosco era statosgombrato dagli spagnoliperònella pianura avevano veduto unaformidabile batteria difesa danumerose bocche da fuoco e da buonnerbo di truppe e che bisognavaassolutamente assalirese si volevagiungere sulla via dellamontagna. Invece nessuna nuova recavanodell'Olonese e delle sue bande nonavendo udito echeggiare spari inalcuna direzione.
- In marciauomini delmare!... - gridò il Corsarosnudando laspada. - Se abbiamo espugnata laprima batterianon indietreggeremodavanti alla seconda.
I corsaripremurosi di giungeresotto i forti di Gibraltarnon sifecero ripetere due volte ilcomando. Lasciato un drappello a guardiadei feritisi cacciaronorisolutamente sotto gli alberi marciandorapidamente colla speranza disorprendere i nemici.
La traversata della foresta sicompì facilmentenon avendo incontrataresistenzaquando perògiunsero nella pianura si arrestaronoindecisitanto loro sembravaformidabile la batteria rizzata dainemici. Non era un sempliceterrapienoera un vero ridotto difeso dafossatida palizzate e da muri asecco armati di otto cannoni.
Anche il Corsaro Nero ed il Bascoerano diventati titubanti- Ecco un osso ben duro da rodere- disse Michele al Corsaro. - Nonsarà facile attraversare lapianura sotto il fuoco di questi pezzi.
- Eppure non possiamo piùtornare indietroora che l'Olonese è forsepresso i forti. Si direbbe che noiabbiamo pauraMichele.
- Avessimo almeno qualche cannone.
- Gli spagnoli hannoinchiodati quelli della batteria da noiconquistata. Orsùall'assalto!...
Senza guardare se era o no seguitodagli altril'ardito Corsaro sislanciò attraverso lapianura correndo verso il ridotto.
I filibustieridapprimaesitaronopoi vedendo che dietro al Corsarosi erano pure lanciati il BascoWan StillerCarmaux e l'africanosiprecipitarono innanziincoraggiandosi con clamori assordanti.
Gli spagnoli del ridotto lilasciarono accostare fino a mille passipoi diedero fuoco ai loro pezzi.
L'effetto di quella scarica fudisastroso. Le prime file dei corsarifurono rovesciatementre lealtreatterrite e scoraggiateretrocedevano precipitosamentenonostante le grida dei capi.
Qualche drappello tentòancora di riorganizzarsima una secondascarica lo costrinse a seguireil grossoil quale ripiegavaconfusamente verso il bosco per poiripassare la palude.
Il Corsaro Nero non li aveva peròseguiti. Raccolti intorno a sé diecio dodici uomini fra i qualiCarmauxWan Stiller e l'africanosi eragettato in mezzo ad alcune macchieche fiancheggiavano il marginedella pianura e con una marciarapida aveva potuto oltrepassare ilraggio di tiro del ridottogiungendo felicemente ai piedi dellamontagna.
Si era appena cacciato neiboschiquando in alto udì rombare legrosse artiglierie dei due forti diGibraltar ed echeggiare le urladei filibustieri.
- Amici!... - gridò. -L'Olonese si prepara ad assalire la città.
Avantimiei valorosi!...
- Andiamo a prendere parteall'altra festa- disse Carmaux. -Speriamo che sia più animataed anche più fortunata.
Quantunque fossero tutti stanchisi misero a salire animosamente lamontagnaaprendosi faticosamenteil passo fra i cespugli e glisterpi. Sulla cima si udivanointanto tuonare con furore le grosseartiglierie dei due forti. Glispagnoli dovevano aver scoperte lebande dell'Olonesee sipreparavano a difendersi disperatamente.
Alle cannonatei filibustieridel famoso Corsaro rispondevano conclamori assordantiforse per farcredere ai nemici di essere ben piùnumerosi di quello cherealmente erano. Non avendo fucili perrisponderecercavanod'impressionare i difensori dei forti con leloro urla.
Le palle dei grossi cannonicadevano ovunqueperfino alla base dellamontagna. Quei grossiproiettili di ferro segnalavano il loropassaggio con schianti fragorosiabbattendo piante secolarile qualicadevano con grande fracasso.
Il Corsaro Nero ed i suoicompagni s'affrettavano per raggiungere1'0loneseprima che questicominciasse l'assalto dei due forti.
Avendo trovato un sentiero apertofra gli alberiin meno di mezz'orasi trovarono presso la cimadoves'incontrarono colla retroguardiadell'Olonese.
- Dov'è il capo? - chiese ilCorsaro Nero.
- Sul margine del bosco-risposero.
- E' cominciato l'attacco?
- Si attende il momento propizioprima di esporci.
- Guidatemi da lui.
Due filibustieri si staccaronodalla banda e facendolo passare inmezzo a fitti cespuglilocondussero agli avamposti dove si trovaval'Olonese con alcuni sotto-capi.
- Per le sabbie d'Olonne! - esclamòil filibustierecon voce allegra.
- Ecco un rinforzoche mi giungein buon tempo.
- Un magro rinforzoPietro-rispose il Corsaro. - Ti ho condottosolamente dodici uomini.
- Dodici!... E gli altri? - chieseil filibustiereimpallidendo.
- Sono stati respinti nella paludedopo d'aver subito delle graviperdite.
- Mille fulmini!... Ed io checontavo su costoro!
- Forse hanno ritentatol'attacco della seconda batteria od hannotrovato un'altra via. Poco fa udivoi cannoni rombare nella pianura.
- Non importa. Cominceremo intantol'assalto del forte più grande.
- E come daremo la scalata?... Nonpossiedi scale.
- E' veroma spero di costringeregli spagnoli ad uscire.
- In quale modo?
- Simulando una fuga precipitosa. Imiei corsari sono avvertiti.
- Allora attacchiamo.
- Filibustieri della Tortue! - urlòl'Olonese. - All'attacco!...
Le bande dei corsariche finoallora si erano tenute nascoste sottogli alberi ed i cespugliperripararsi dalle scariche tremende deicannoni dei due fortial comandodel loro capo si precipitarono versola spianata.
L'Olonese ed il Corsaro Nero sierano messi alla loro testa es'avanzavano correndoonde nonfar subire ai loro uomini perditetroppo crudeli.
Gli spagnoli del forte piùprossimoche era il più importante e ilmeglio armatovedendoli appariresparavano a mitraglia per spazzarela spianatama era forse troppotardi. Malgrado molti cadesseroicorsari in pochi istantigiunsero sotto le mura e sotto le torritentando di arrampicarsi su per lescarpate e facendo fuoco collepistole per allontanare daglispalti i difensori.
Alcuni erano giàriuscitinonostante la difesa disperata dellaguarnigionea salirequando siudì echeggiare la voce tuonantedell'Olonese:
- Uomini del mare! In ritirata!...
I corsariche si trovavano giàimpossibilitati a salire sulle torri esui bastioni per mancanza discale ed anche per la fiera resistenzache opponevano gli spagnolis'affrettarono ad abbandonare l'impresafuggendo confusamente verso ilbosco vicinotenendo però salde learmi in pugno.
I difensori del fortecredendo disterminarli facilmenteinvece dimitragliare coi cannoniabbassarono rapidamente i ponti levatoi e siprecipitarono imprudentementeall'aperto per dare loro addosso. Eraquello che aspettava l'Olonese.
I corsarivedendosi inseguititutto d'un tratto volsero la fronteassalendo furiosamente i nemici.
Gli spagnoli che nons'aspettavano quel vertiginoso contrattaccosorpresi da tanta furiaretrocessero confusamentepoi s'arrestaronoper tema che i corsariapprofittassero della loro ritirata per entrarenel forte.
Una battaglia tremendasanguinosissimas'impegnò da ambo le partisulla spianata e dinanzi aibastioni. Corsari e spagnoli lottavano conpari furore a colpi di spadadisciabola e di pistolamentre quellirimasti sugli spalti facevanograndinare nembi di mitraglia chemietevano amici e nemici allarinfusa.
Già gli spagnoliduevolte più numerosistavano per cacciare ifilibustieri e salvare Gibraltarquando sul campo della lotta sividero irrompere le bande diMichele il Bascoil quale era riuscitoad aprirsi una via attraverso iboschi della montagna.
Quei trecento e più uominigiunti in così buon puntodecisero lesorti della mischia.
Gli spagnoliincalzati da tuttele partifurono respinti entro ilfortema assieme a loro entraronopure i filibustiericoll'Oloneseil Corsaro Nero ed il Basco uscitimiracolosamente illesi.
Quantunque respintianche entroil forte gli spagnoli opponevano unafiera resistenzadecisi a farsisterminarepiuttosto che ammainareil grande stendardo di Spagna.
Il Corsaro Neroentrato fra iprimisi era scagliato in un ampiocortiledove un duecento e piùspagnoli combattevano con accanimentodisperatocercando di rigettaregli avversari e di aprirsi il passoattraverso le loro fileperaccorrere alla difesa di Gibraltar.
Già più d'unarchibugiere era caduto sotto la formidabile spada delterribile filibustierequandosi vide precipitare addosso un uomocoperto di ricche vesti e colcapo ricoperto da un ampio feltrogrigioadorno d'una lunga piuma distruzzo.
- Badatecavaliere!... - gridòquel gentiluomoalzando la sua lungae scintillante spada. - Io viuccido!...
Il Corsaroche si era allorasbarazzatoa gran faticadi uncapitano degli archibugieriilquale finiva di spirare ai suoi piedisi volse rapidamente e mandòun grido di stupore.
- Voiconte!...
- Iocavaliere- rispose ilcastiglianosalutando colla spada. -Difendetevisignorepoichél'amicizia non sta più fra noi; voicombattete per la filibusteriaed io mi batto per la bandiera dellavecchia Castiglia.
- Lasciatemi passareconte-rispose il Corsarocercando digettarsi contro un gruppo dispagnoliche facevano fronte ai suoiuomini.
- Nosignor mio- disse ilcastiglianocon tono reciso. - O voiucciderete me od io uccideròvoi.
- Vi pregocontelasciatemipassare!... Non costringetemi adincrociare il ferrocon voi. Sevolete battervi vi sono dellecentinaia di filibustieridietro di me. Io ho un debito diriconoscenza verso di voi.
- Nomio signore: siamo pari.Prima che la bandiera venga abbassatail conte di Lerma saràmorto come il governatore di questo forte etutti i suoi prodi ufficiali.
Ciò detto si scagliòcontro il Corsaroincalzandolo con furia.
Il signore di Ventimigliacheconosceva la propria superiorità sulcastigliano ed a cui rincrescevadover uccidere quel leale e generosogentiluomofece due passiindietrogridando ancora:
- Vi pregonon costringetemi aduccidervi!...
- E sia!... - esclamò ilcontesorridendo. - A noisignor diVentimiglia!
Mentre attorno a loro la lottaferveva con crescente furore fra urlaimprecazionigemiti di feriti edetonazioni di archibugi e dipistolesi assalironoreciprocamente coll'animo deliberato diuccidere o di farsi uccidere.
Il conte attaccava con grandeimpetoraddoppiando le stoccate ecoprendo il Corsaro in unoscintillio di colpiche venivanoprontamente ribattuti. Entrambioltre le spadeavevano estrattianche i pugnaliper meglioparare le botte. Si avanzavanoretrocedevanos'incalzavano connuova lenatenendosi in piedi congrandi stenti a causa del sangueche scorreva per il cortile.
Ad un tratto il Corsaroche avevarinunciato all'idea di uccidere ilnobile castiglianocon unabattuta di terzaseguita da un rapidosemicerchiofece balzare la spadadel contegiuoco che gli era giàriuscito nella casa del notaio.
Disgraziatamente pel castiglianoaccanto a lui rantolava il capitanodegli archibugieriche pocoprima era caduto sotto i colpi delCorsaro. Precipitarsi addosso aluistrappargli la spada che ancorastringeva fra le ditarattrappite dalla morte e gettarsi nuovamenteaddosso all'avversarioful'affare d'un solo istante. Nel medesimotempo un soldato spagnuolo eraaccorso in suo aiuto.
Il Corsarocostretto a farfronte a quei due avversarinon esitòpiù. Con una stoccatafulminea abbatté il soldatopoi volgendosicontro il Conte che loassaliva di fiancoandò a fondo a corpoperduto.
Il castiglianoche nons'aspettava quel doppio colporicevette labotta in mezzo al petto e la spadadel filibustiere gli uscì dietro ildorso.
- Conte! - gridò il signordi Ventimigliaprendendolo fra le bracciaprima che cadesse. - Tristevittoria per me questama voi l'avetevoluta.
Il castiglianoche era diventatopallido come un morto e che avevachiusi gli occhili riaprìfissandoli sul Corsaropoi gli disse conun mestosorriso:
- Così voleva... ildestino... cavaliere... Almeno... non vedrò...
ammainare... lo stendardo... dellavecchia Castiglia.
- Carmaux... Wan Stiller!...Soccorso! - gridò il Corsaro.
- E' inutile... cavaliere... -rispose il contecon voce semispenta.
- Io... sono... uomo... morto...Addio mio gentiluomo... ad...
Uno sbocco di sangue gli spense lafrase. Chiuse gli occhicercò disorridere un'ultima voltapoiesalò l'ultimo respiro.
Il Corsaropiù commosso diquanto avrebbe credutodepose lentamenteal suolo il cadavere del nobile efiero castiglianogli baciò lafronte che era ancoratiepidaraccolse sospirando la spadasanguinantee si scagliònella mischiaurlando con una voce cheaveva un singhiozzo strozzato:
- A meuomini del mare!...
La lotta ferveva ancora con estremofurore entro il forte.
Sugli spaltisulle torrineicorridoinelle camerate e perfinonelle casemattegli spagnolicombattevano colla rabbia che infonde ladisperazione. Il vecchio evaloroso comandante di Gibraltar e tutti isuoi ufficiali erano statiuccisima gli altri non s'arrendevanoancora.
La strage durò un'oradurante la quale quasi tutti i difensoricaddero attorno alla bandieradella patria lontanapiuttosto checedere le armi.
Mentre i filibustieri dell'Oloneseoccupavano il forteil Basco conun'altra grossa sortita assalival'altro che era poco lontanocostringendo i difensori alla resadopo d'aver promesso loro salva lavita.
Alle duequell'aspra battagliacominciata al mattino era terminatama quattrocento spagnoli ecentoventi filibustieri giacevano estintiparte nei boschi e parte intorno alfortecosì ostinatamente difesodal vecchio Governatore diGibraltar.



36.
IL GIURAMENTO DEL CORSARO NERO


Mentre i filibustieriavidi disaccheggiosi rovesciavano come unafiumana impetuosa sulla cittàormai indifesaper impedire che tuttala popolazione fuggisse neiboschiportando seco le cose piùprezioseil Corsaro NeroCarmauxWan Stiller e Moko rimuovevano icadaveri ammonticchiatinell'interno del fortecolla speranza ditrovare fra di loro anche ilGovernatore di Maracaybol'odiato WanGuld.
Orribili scene si presentavano adogni passodinanzi ai loro occhi.
Vi erano mucchi di morti dovunqueorribilmente deformati da colpi disciabola e di spadae collebraccia troncheo coi petti squarciatio col cranio spaccatoorrendeferite dalle quali sfuggivano ancoragetti di sangue che correvanogiù per gli spalti o per le gradinatedelle casematteformando dellepozze esalanti acri odori.
Si vedevano alcuni che avevanoancora conficcate nelle carni le armiche li avevano spenti; altri chestringevano ancora gli avversaricoidenti confitti nella gola diquesto o di quello ed altri ancora chestringevanocon un ultimospasimola spada o la sciabola che liaveva vendicati. Di quando inquandoin mezzo a quei cadaveris'alzava un gemito e qualcheferitorimuovendo a grande stento ivicinimostrava il suo voltopallidoo lordo di sanguechiedendocon voce fioca un sorso d'acqua.
Il Corsaroche nessun odioconservava contro gli spagnoliquandoudiva qualche feritos'affrettava a sbarazzarlo dai morti che locircondavano ed aiutato da Moko edai due filibustieri lo portavaaltroveincaricando l'uno ol'altro di prodigargli le prime cure.
Avevano già rimossi tuttiquei disgraziatiquando giunti in un angolodel cortile internodove sivedeva un altro gruppo di cadavericomposto di spagnoli e di corsariudirono alzarsi una voce che a loropareva nota.
- Per mille pesci-cani!... -esclamò Carmaux- io ho udito ancoraquesta voce leggermente nasale!...
- Anch'io - confermò WanStiller.
- Che sia del mio compatriotaDarlas?
- No- disse il Corsaro. - E' lavoce d'uno spagnolo.
- "Aguacaballeros.!...Agua.!..." - si udiva chiederesotto quelgruppo di morti.
- Tuoni d'Amburgo!... - esclamòWan Stiller. - E' la voce delcatalano!...
Il Corsaro e Carmaux sierano slanciati innanzirimuovendorapidamente i cadaveri. Una testaimbrattata di sanguepoi duebraccia lunghe e magre comparveroquindi un corpo lunghissimo copertoda una corazza di pelledel pariimbrattata di sangue e di spruzzi dimateria cerebrale.
- "Carrai"!... - esclamòquell'uomovedendo il Corsaro e Carmaux. -Ecco davvero una bella fortuna chegiunge inaspettata.
- Tu!... - esclamò ilCorsaro.
- Ehi!... catalano del mio cuore! -gridò Carmauxlietamente. - Sonoben contentocomparedirivederti ancora vivo. Spero che nont'avranno guastato troppo il tuomagro corpo.
- Dove sei ferito? - gli chiese ilCorsaroaiutandolo ad alzarsi.
- Mi hanno dato un colpo disciabola su d'una spalla ed un altro sulvisoma sia detto senzaoffenderviil Corsaro che mi ha conciato intal modol'ho infilzato comeun capriolo. Vi giuro però"caballeros"che sonolieto di rivedervi vivi.
- Credi che siano pericolose le tueferite?
- Nosignore. Mi hanno peròcausato un dolore così vivoda farmicadere svenuto. Da beresignoreun sorso solo...
- Prendicompare- disseCarmauxporgendogli una fiaschetta pienad'acqua mescolata adell'"aguardiente". - Questa ti rinvigorirà.
Il catalanoche si sentiva roderedalla febbrela vuotò avidamentepoi guardando il Corsaro Nero glidisse:
- Voi cercavate il Governatore diMaracayboè vero?
- Sì- rispose il Corsaro.- L'hai veduto?
- Eh!... Signorevoi aveteperduta l'occasione d'impiccarlo ed io direndergli venticinque legnate.
- Cosa vuoi dire? - chiese ilCorsarocon voce sibilante.
- Che quel furfanteprevedendoforse la vostra vittorianon èapprodato qui.
- Dov'è andato dunque?
- Da uno dei suoi soldati che loaccompagnavano e che qui vennehosaputo che Wan Guld si èfatto condurredalla caravella del conte diLermasulle coste orientali dellagoper sfuggire alla crocieradelle vostre navi e che èandato ad imbarcarsi a Corodove sapevatrovarsi un veliero spagnolo.
- E dove andrà?
- A Porto Cavallodove ha le suepossessioni e dei parenti.
- Sei certo di questo?
- Certissimosignore.
- Morte e dannazione! - urlòil Corsarocon voce terribile. -Sfuggirmi ancoraquando credevodi averlo raggiunto! Sia! Fugga pureanche all'infernoma il CorsaroNero andrà a scovarlo anche laggiù!
Dovessi dar fondo alla miaricchezzaandrò a trovarlo anche sullecoste dell'Honduraslo giuro suDio!
- Ed io vi accompagneròsignorese non vi dispiace- disse ilcatalano.
- Sìtu verraigiacchéil nostro odio per quell'uomo è eguale. Unadomanda ancora.
- Parlatesignore.
- Credi che sia possibileinseguirlo?
- A quest'ora si saràimbarcato eprima che voi possiate giungere aMaracaybola sua nave avràraggiunte le coste di Nicaragua.
- Sia purefuggama quandosaremo tornati alla Tortueorganizzeròtale spedizione che mai ne avrannoveduta una eguale nel Golfo delMessico. CarmauxWan Stillerincaricatevi di questo uomo: l'affidoalle vostre curee tu Mokoseguimi in città. Bisogna che vedal'Olonese.
La città che i corsariavevano invasasenza quasi trovare resistenzaoffriva uno spettacolo non menodesolante dell'interno del forte.
Il saccheggio ferveva in tuttele case. Dovunque si udivano ancoraurla d uominipianti di donnestrilli di fanciullibestemmiegridaferocicolpi d arma da fuoco.
Torme di cittadini fuggivano per leviecercando di salvare le cosepiù prezioseinseguiti daicorsari e dai bucanieri. Risse sanguinosescoppiavano ovunque fra isaccheggiatori ed i disgraziati abitantiedei cadaveri venivanoprecipitati dalle finestre a sfracellarsi sulselciato.
Talvolta s'alzavano anche delleurla straziantiemesse probabilmentedai notabili della cittàsotto i tormenti inflitti loro dai corsariper costringerli a confessare doveavevano nascoste le loro ricchezzepoiché quei tremendiscorridori del marepur di avere dell'orononsi arrestavano dinanzi mezzi piùestremi.
Alcune casegià vuotateardevanospandendo all'intorno una lucesinistra e lanciando in altonembi di scintillecol pericolod'incendiare l'intera città.
Il Corsaroabituato a quellescene che aveva già veduto ripetersinelle Fiandrenon s'impressionavapure s'affrettava a passare oltrefacendo un gesto di disgusto.
Giunto sulla piazza centraleinmezzo ad una banda di filibustieriche avevano colàradunati numerosi cittadinivide l'Oloneseaffaccendato a far pesare l'oro chei suoi uomini continuavano adaccumularegiungendo da tutte leparti.
- Per le sabbie d'Olonne... -esclamò il filibustierescorgendolo. -Credevo che tu fossi giàpartito da Gibraltar od occupato ad appiccareWan Guld. Toh!... Non mi sembricontentocavaliere.
- E' vero- rispose il Corsaro.
- Quali nuove adunque?
- Wan Guld a quest'ora naviga versole coste di Nicaragua.
- Lui!... Fuggito ancora!... E'il diavolo costui? Per le sabbied'Olonne!... E' vero quanto midici?...
- SìPietro. Egli va arifugiarsi nell'Honduras.
- E tu che pensi di fare?
- Venivo a dirti che ioritorno alla Tortue per riorganizzare unaspedizione.
- Senza di me!... Ah!... Cavaliere!
- Verrai?
- Te lo prometto. Fra qualchegiorno partiremo ed appena tornati allaTortue raduneremo una nuovaflotta per andare a scovare quel vecchiobirbante.
- GraziePietroconto su te.

Tre giorni dopo i filibustieriterminato il saccheggiosiimbarcavano sulle numerosescialuppe mandate loro dalla squadralaquale non aveva lasciatal'estremità del lago.
Portavano con loro oltre duecentoprigionieri dai quali contavanoricavare presto o tardi dei buoniriscattigrandi quantità di viveridi merci e oro pel valoreenorme di duecentosessantamila piastresomma che in poche settimane dovevavenire interamente consumata allaTortuein banchetti ed in feste.
La traversata del lago si compìsenza incidentie all'indomani icorsari salivano a bordo dei lorolegni veleggiando verso Maracayboessendo loro intenzionevisitare nuovamente quella città pertaglieggiarla una seconda volta seera possibile.
Il Corsaro Nero ed i suoi compagniavevano preso imbarco sulla navedell'Olonesela "Folgore"essendo stata mandata alla uscita delgolfoper impedire una sorpresada parte delle squadre spagnolelequali veleggiavano lungo lecoste del gran Golfo onde proteggere lenumerose piazze marittime delMessicodell'Yucatándell'HondurasdiNicaragua e di Costa-Rica.
Carmaux e Wan Stiller non avevanodimenticato di condurre con loroanche il catalanole cui feriteerano state riconosciute di nessunagravità.
Come i filibustieri avevanosospettatogli abitanti di Maracayboerano entrati in cittàcolla speranza che le navi corsare nonavrebbero gettata l'ancora unaseconda volta in quel portosicchéquei disgraziatiche avevanosubito un completo saccheggio e che sitrovavano nell'impossibilitàdi opporre la minima resistenzasividero obbligati a fare unnuovo versamento di trentamila piastresotto pena di nuove rapine e d'unincendio generale.
Non ancora contentiquegli avidiapprofittarono della nuova fermataper mettere a ruba le chieseprivandole degli arredi sacrideiquadridei crocifissi e perfinodelle campaneonde provvedere a unacappella che contavano d'innalzarealla Tortue!...
Nel pomeriggio dello stesso giornoperò la squadra corsara abbandonavadefinitivamente quei paraggiveleggiando frettolosamente versol'uscita del golfo.
Il tempo era diventato minaccioso etutti avevano fretta di lasciarequelle coste pericolose.
Dalla parte della Sierra di SantaMariadei neri nuvoloni s'alzavanominacciando d'oscurare il soleprossimo al tramonto e di estendersisul marementre la brezza sitramutava in vento forte.
Morganscorto il segnale e vedutii fanali della squadraaveva messala prora verso l'entrata del Golfo.In quattro bordate la rapida navedel Corsaro accostò lascialuppa ed imbarcò il suo comandante ed isuoi amici.
Appena il Corsaro mise piede sulponteun urlo immenso lo accolse.
- Viva il nostro comandante!
Il Corsaroseguito da Carmaux eda Wan Stillerche sorreggevano ilcatalanoattraversò lasua nave fra due ali di marinaie mosserapidamente verso una bianca figurache era apparsa sulla scala delquadro.
Una esclamazione di gioia erauscita dalle labbra del fiero uomo:
- VoiHonorata!...
- Iocavaliere- risposela giovane fiammingamuovendoglirapidamente incontro. - Qualefelicità nel rivedervi ancora vivo!
In quell'istante un lampoabbagliante ruppe la profonda oscurità cheregnava sul mareseguito da unlontano rullio. A quell'improvvisaluce che aveva mostrate leadorabili sembianze della giovanefiammingaun grido era sfuggitodalle labbra del catalano.
- Lei!... La figlia di Wan Guldqui!... Gran Dio!...
Il Corsaroche stava perprecipitarsi incontro alla duchessasi eraarrestatopoi volgendosiimpetuosamente verso il catalano cheguardava la giovane con due occhismarritigli chiese con un tono divoce che pareva più nullaavesse di umano:
- Hai detto?... Parla... ot'uccido!...
Il catalano non rispose. Curvoinnanziguardava in silenzio lagiovane che retrocedevalentamentebarcollandocome se avessericevuto un colpo di pugnale alcuore.
Per alcuni istanti un profondosilenzio regnò sul ponte della naverotto solo dai cupi muggitidelle onde. I centoventi uominidell'equipaggio non fiatavano piùconcentrando la loro attenzione orasulla giovane che continuava aindietreggiare ed ora sul Corsarocheteneva il pugno teso verso ilcatalano.
Tutti presentivano una tremendatragedia.
- Parla! - ripeté ad untratto il Corsarocon voce strangolata. -Parla!...
- Costei... è la figlia diWan Guld- disse il catalanorompendo ilsilenzio che regnava sulla nave.
- La conoscevi?
- Sì..
- Giura che è lei...
- Giuro...
Un vero ruggito era uscitodalle labbra del Corsaro Nero aquell'affermazione solenne. Fuveduto ripiegarsi lentamente su séstessocome fosse stato percossoda un colpo di mazzafin quasi atoccare il pontema ad un trattosi rialzò con uno scatto di tigre.
La sua voce rauca echeggiòfra i fragori delle onde.
- Ho giuratola notte che iosolcavo queste acqueportando con me ilcadavere del Corsaro Rosso. Siamaledetta quella notte fatale che miuccide la donna che amo!...
- Comandante- disse Morganavvicinandosi.
- Silenzio- urlò ilCorsaro con uno scoppio di pianto. - Quicomandano i fratelli miei!
Un brivido di superstiziosoterrore aveva fatte vibrare le membradell'equipaggio. Tutti gli occhisi erano volti verso il marechescintillavacome la notte incui il Corsaro aveva pronunciato ilterribile giuramentocredendodi veder sorgerefra i fluttitempestosii cadaveri dei dueCorsari che erano colà stati sepoltinegli abissi.
La giovane fiamminga continuavaintanto a indietreggiarecolle manistrette attorno ai capelli che ilvento scompigliava ed il Corsaro laseguiva passo passocogli occhisfolgoranti. Entrambi non parlavanocome se la loro voce fosserepentinamente spenta.
I filibustierimutiimmobiliterrorizzati da quella scenaliseguivano cogli sguardi. AncheMorgan non aveva più osato accostarsial comandante.
Ad un tratto la giovane giunsesull'orlo della scaletta che conducevanel quadro. S'arrestò unistantefacendo con ambo le mani un gesto dimuta disperazionepoi scese aritrososempre seguita dal Corsaro.
Quando giunsero nel salottolagiovane duchessa s'arrestò nuovamentepoi parve che l'energia che finoallora l'aveva sostenutatutto d'untratto le mancassepoichési lasciò cadere di peso su di una sedia.
Il Corsarochiusa la portaleaveva gridatocon voce rotta daisinghiozzi:
- Disgraziata!...
- Sì- mormorò lagiovanecon voce semispenta. - Disgraziata!...
Successe un breve silenziorottosolamente dai singhiozzi sordi dellafiamminga.
- Maledizione al giuramento!... -riprese il Corsaro con un impeto didisperazione. - Voi.. La figliadi Wan Gulddi colui a cui io hogiurato odio eterno!... Figlia deltraditore che ha assassinati i mieifratelli!... Dio!... Dio!... E'spaventevole!...
S'interruppe nuovamentepoicontinuò con esaltazione:
- Ma non sapete voi dunque che ioho giurato di sterminare tutticoloro che avrebbero avuto lasfortuna di appartenere alla famigliadel mio mortale nemico? Io l'hogiurato la notte in cui abbandonavofra le onde il cadavere delmio terzo fratellospento da vostropadree Dioil marei mieiuomini sono stati testimoni di quelfatale giuramentoche ora costeràla vita alla sola fanciulla che ioabbia amataperché voi...signora... morrete!...
- Ebbene- diss'ella. -Uccidetemi! Il destino ha voluto che miopadre divenisse traditore eassassino... uccidetemima voicollevostre mani. Morrò felicecolpita dall'uomo che immensamente amo.
- Io!... - esclamò ilCorsaroindietreggiando con spavento. - Io!...
No... no... colpire voi.... Nononv'ucciderò... guardate!
Aveva afferrata la giovane per unbraccio e l'aveva trascinata versol'ampia finestra che guardava sultribordo.
Il mare scintillava alloracomese getti di bronzo fuso o di zolfoliquido scorressero sotto le ondementre sul fosco orizzontegravidodi nubibalenava di tratto intratto qualche lampo.
- Guardate- disse il Corsarocon maggior esaltazione. - Il marescintillacome la notte che holasciato cadere nel seno di questiflutti i cadaveri dei mieifratellile vittime di vostro padre. Essisono lìmi spianoguardanola mia nave... vedo i loro occhi fissi sudi me... chiedono vendetta...vedo i loro cadaveri oscillare fra leondeperché sono tornatia galla e vogliono che io adempia il miogiuramento. Fratelli! Sì...sarete vendicati... ma io ho amata questadonna... vegliate su di lei... iol'ho amata!... Io l'ho amata!...
Uno scoppio di pianto avevaspenta la sua voceche in quel momentopareva quella d'un pazzo o d'undelirante. Si era curvato sullafinestra e guardava le onde ches'accavallavanomuggendo sordamente.
Forse nella sua disperazione glisembrava di vedere emergere i corpiischeletriti del Corsaro Rosso edel Corsaro Verde.
Ad un tratto si volse verso lagiovaneche gli era sfuggita di mano.
Ogni traccia di dolore erascomparsa dal suo volto. Il Corsaro Nerodiventava ancora il terribilescorridore del maredall'odioimplacabile.
- Preparatevi a moriresignora- le disse con voce lugubre. -Pregate Dio ed i miei fratelli diproteggervi. Vi attendo sul ponte.
Lasciò il salotto conpasso fermosenza volgersisalì la scalaattraversò la tolda e s'issòsul ponte di comando.
Gli uomini dell'equipaggio non sierano mossi. Solamente il timoniereritto sul casseroguidava la"Folgore" verso il nordseguendo lenavi filibustierei cui fanalibrillavano in lontananza.
- Signore- disse il Corsaroavvicinandosi a Morgan. - Fatepreparare un canotto e calatelo inmare.
- Che cosa volete farecomandante?- chiese il secondo.
- Mantenere il mio giuramento- rispose il Corsarocon vocesemispenta.
- Chi scenderà nellascialuppa?...
- La figlia del traditore.
- Signore!...
- Silenzio: i miei fratelli ciguardano. Obbedite!... Quisu questolegnocomanda il Corsaro Nero!...
Nessuno però si era mossoper obbedirlo: quell'equipaggioformato diuomini fieri quanto il lorocapoche avevano combattuto centobattaglie con un coraggiodisperatoin quel supremo momento sisentivano come inchiodati sulletavole del vascelloda un terroreinvincibile.
La voce del Corsaro Neroche eradiventata stridularisuonò di nuovosul ponte di comandocon un tonogravido di minaccia.
- Obbediteuomini del mare!...
Il mastro d'equipaggio uscìdalle filefacendo cenno ad alcuni uominidi seguirlo e calò in maresotto la scala di tribordouna scialuppafacendovi gettare entro dei viveriavendo ormai compreso ciò chevoleva fare il Corsaro delladisgraziata figlia di Wan Guld.
Aveva appena terminatoquandosi vide uscire dal quadro la giovanefiamminga.
Era ancora vestita di bianco edaveva i biondi capelli sciolti sullespalle. All'equipaggio parve unfantasma.
La giovane attraversò latolda della nave senza pronunciare una parolae come se sfiorasse appena appenail tavolato. Camminava però dirittarisoluta senza esitazioni.
Quando giunse presso lascalettadove il mastro d'equipaggio leindicava la scialuppache le ondespingevano contro i fianchi dellanavefacendo risuonare sordamentecoi suoi colpi la stivas'arrestòun istantepoi si volse versopoppa guardando il Corsarola cui nerafigura spiccava sinistramente sulfondo del cielo illuminato da vividilampi.
Guardò per alcuni secondiil fiero nemico di suo padreche simanteneva ritto sul ponte dicomandocolle braccia strettamenteincrociategli fece colla mano ungesto d'addiopoi scese rapida lascala e balzò nellascialuppa.
Il mastro aveva ritirata la cordasenza che il Corsaro avesse fatto ungesto per trattenerlo.
Un grido era sfuggito dalle labbradell'intero equipaggio.
- Salvatela!...
Il Corsaro non rispose. Si eracurvato sulla murata e guardava lascialuppa che le onde spingevanorapidamente al largofacendolaoscillare spaventosamente.
Soffiava forte il vento allora enella profondità del cielo guizzavanovividi lampimentre alloscrosciare delle onde si univa il rombo deituoni.
La scialuppa s'allontanava sempre.A prora si vedeva spiccare labianca figura della giovanefiamminga. Teneva le braccia tese verso la"Folgore" ed i suoi occhiparevano fissi sul Corsaro.
Tutto l'equipaggio si eraprecipitato a tribordo e la seguiva coglisguardi; ma nessuno parlava.Tutti avevano compreso che qualsiasitentativo per smuovere ilvendicatore sarebbe stato inutile.
Intanto la scialuppa s'allontanavasempre. La si vedeva spiccare comeun grosso punto nero sulle ondeche la fosforescenza ed i lampirendevano scintillanti. Ora sialzava sulle cresteora spariva negliabissipoi ritornava a mostrarsicome se un essere misterioso laproteggesse.
Per alcuni minuti ancora la sipoté scorgerepoi scomparve sultenebroso orizzonteche densenubinere come se fossero satured'inchiostroavvolgevano.
Quando i filibustieri volsero glisguardi atterriti verso il ponte dicomandovidero il Corsaropiegarsi lentamente su se stessopoilasciarsi cadere su di un cumulodi cordami e nascondere il volto frale mani. Fra i gemiti del vento edil fragore delle onde si udivanoad intervallidei sordisinghiozzi.
Carmaux si era avvicinato a WanStiller eindicandogli il ponte dicomandogli disse con voce triste:
- Guarda lassù: il CorsaroNero piange!...