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Gaspara Stampa



RIMESCELTE




1

      Sacroreche gli antichi e novi regi
quanti sono o fur mai eccelsi edegni
per forza di valor propria e d'ingegni
vincie testesso e tutto 'l mondo fregi
      eda' più chiari spirti ed a' più egregi
a' piùfelici e più sublimi ingegni
la via d'alzarsi al cielscrivendoinsegni
con la materia de' tuoi tantipregi
      volgi dal tron de latua maestade
sereno il ciglioonde queti e governi
popoli eregnia la mia umiltade;
      chése tu aspiri a' miei disiri interni
sperovil donnaa la futuraetade
far con tant'altri i tuoi gran fatti eterni.


2

      Almareinaeterno e vivo sole
prodotta ad illustrar imperi e regni
econgiunta al maggior rech'oggi regni
cara sì che con voivuole e non vuole
      date al'ingegno mio rime e parole
onde possa adombrar con quai puòsegni
quanto la vostra altezza e pregi degni
il mondo tuttoriverisce e cole.
      Lasciatech'a la fama e agli scrittori
che parleran di voi sìchiaramente
io donna da lontan possa andar dietro;
      lasciatech'io di sì famosi allori
m'adorni il crin a la futuragente.
Oh qual grazia mi fiase questo impetro!


3

      Tuche traesti dal natio paese
le nostre muse tutte ed Elicona
làdove regge il Rodano e la Sona
il maggior re che viva e 'l piùcortese;
      ed or con voi sontutte ad una intese
insieme col gran figlio di Latona
acelebrar quella real corona
e le sue tante e glorioseimprese
      chiaro Alamanniiovorrei ben anch'io
venir in parte di cotanto onore
e lodar luicon voi e poi voi anco;
      mas'oppone a l'immenso mio disio
l'esser iodonna e vilpredad'Amore.
Lo spirto è prontoma lo stil èstanco.


4

      Almafeniceche con l'auree piume
prendi fra l'altre donne un sìbel volo
ch'Adria ed Italia e l'uno e l'altro polo
tutto dimeraviglia empi e di lume
      bellezzaeternaangelico costume
petto d'oneste voglie albergo solo
dehperché non poss'iocome vi còlo
versarscrivendod'eloquenzia un fiume?
      Chéspererei de la più sacra fronde
così donna qualsonoornarmi il crine
e star con Saffo e con Corinna alato.
      Poi che lo stil al desirnon risponde
fate voi co' be' railuci divine
chiare voistesse e questo mar beato.


5


      Voi n'andastesignorsenzame dove
il gran troian fermò le schiere erranti
ov'ionacquiove luce vidi innanti
dolce sìche lo star mispiace altrove.
      Ivi vedretevaghe feste e nove
schiere di donne e di cortesi amanti
tantiche ad onorar vengonoe tanti
un de li dèi piùcari al vero Giove.
      Ed iorimasa qui dov'Adria regna
seguo pur voi e 'l mio natio paese
colpensierché non è chi lo ritegna.
      Venircol resto il mio signor contese;
chésenza ordine suoch'io vada o vegna
non vuol Amorpoi che di luim'accese.


6

      Mentrechiaro signorper voi s'attende
a poggiar nel camin ch'al ciel vimena
per via di lingue e di scienzie e vena
che 'l vostro nomein tutto il mondo stende
      iodonna e vilcui desir egual prende
e l'acque di Castalia hoviste a pena
vorrei venirvi dietroe non ho lena
chéla bassezza mia tant'opra offende.
      Peròmi restoe di lontan sospiro
i nobil frutti de l'ingegnovostro
che con tant'altri già tant'anni ammiro.
      Queison la vera porpora e 'l ver'ostro
gli archi e le statuese bendritto miro
che rendon chiaro e caro il secolnostro.


7

      Sevoi non foste a maggior cose vòlto
onde 'l vostrosplendorVeniersormonte
avendo sì gran stilrime sìpronte
e de' lacci d'Amore essendo sciolto
      vipregherei che 'l valor e 'l bel volto
e l'altre grazie del miochiaro conte
a la futura età faceste cònte
poiche 'l poterlo fare a me è tolto;
      efaceste ancor cònto il foco mio
e la mia fede oltra ognifede ardente
degna d'eterna vitae non d'oblio.
      Mapoi degno rispetto nol consente
vedròtal qual io sonoadombrarn'io
una minima parte solamente.


8

      Speronch'a l'opre chiare ed onorate
spronate ognun col vostro vivoessempio
mentre d'ogni atto vile illustre scempio
con l'armedel valor vincendo fate
      poiche di seguir io vostre pedate
per me l'ardente mio desir nonempio
void'ogni cortesia ricetto e tempio
a venir dopo voila man mi date;
      sì checome ambedue produsse un nido
ambedue alzi un volvostramercede
e venga in parte anch'io del vostro grido.
      Cosìd'Antenor quell'antica sede
e questo d'Adria fortunatolido
faccian de' vostri onor mai sempre fede.


9

      Zanniquel chiaro e quel felice ingegno
che splende in voie quelsommo valore
di cui non haper quel che s'ode fuore
Adriapiù ricco e più leggiadro pegno
      ioquanto posso umìle a inchinar vegno
serva di cortesiaserva d'Amore
dogliosa sol che in così santo ardore
nonvan le forze del disir al segno
      perchéa ridir per via di rime a pieno
quanto io v'onoro e quanto è'l vostro merto
ogn'altro stilche 'l vostroverriameno.
      Voi sol col passo saldoe passo certo
in questo d'Adria e fortunato seno
salite almonte faticoso ed erto.


10

      Contequel vivo ed onorato raggio
che splende fuor del vostro chiaroingegno
per via di rimeed è già giunto asegno
che o l'ha con pochio non ha alcun paraggio
      èfrutto sol del vostro santo e saggio
pettod'ogni virtùnido e sostegno;
ch'io per me propriase a stimarmi vegno
nonpur per darne altruilume non aggio.
      Ese talvolta vo spiegando in carte
oscure e basse qualche miomartìre
Amorche me lo dàdammi anchel'arte.
      Voi per voi sol poteteal ciel salire
cigno gentilsì ch'altri non v'haparte:
così potess'io il vostro volseguire!


11

      Quellumeche 'l mar d'Adria empie ed avampa
di sì bei frutti edi sì degni effetti
che natura ed Amorcontein voistampa
      è lume propriode la vostra lampa
e frutti de' vostr'alti e bei concetti
enon reflesso degli oscuri obietti
di me miseraafflitta e lassaStampa.
      Ese vostra infinitacaritade
me bassa e grave di terreno peso
di così rarelode empie ed ingombra
      alfinritorna in voi la chiaritade
che di nessuna indegnitàripreso
fate sparir la lode altrui qual ombra.


12

      Oinaudita e rara cortesia
donar i pregi del suo proprio onore
aduna donna umìlche 'l proprio core
non pur altronon hache di lei sia!
      Ben v'avea fratutti altri alzato pria
a chiaro segno il vostro altovalore
senza nova cercar gloria e splendore
per questadisusata e rara via;
      sìche non resti modo alcuno in terra
ond'uom possa poggiar perfarsi chiaro
non cerco da l'illustre Vinciguerra.
      Ospirtoin mille guise eccelso e raro
qual vena d'eloquenziapetto serra
che possa gir a le tue lodi aparo?


13

      Signorda poi che l'acqua del mio pianto
che sì larga e sìspessa versar soglio
non può rompere il saldo e duroscoglio
del cor del fratel vostro tanto o quanto
      vedetevoicui so ch'egli ama tanto
sescrivendogli umìle unmezzo foglio
per vincer l'ostinato e fiero orgoglio
di quelpetto poteste aver il vanto.
      IllustreVinciguerraio non disio
da luise non che mi dica in dueversi:
- Penaspera ed aspetta il tornar mio. -
      Seciò m'avienei miei sensi dispersi
come pianta piantataappresso il rio
voi vedrete in un punto riaversi.


14

      Sequanta acqua ha Castalia ed Elicona
beveste tutta e sìfelicemente
chiaro signorche poi le vene spente
restassersecche ad ogn'altra persona
      comeposs'ioquando desio mi sprona
a dir di voi sì caldo e sìsovente
sperar di pur adombrar solamente
quanto di voi sistima e si ragiona?
      Anziperché non pur i versi miei
non posson dir quant'io v'onoroe còlo
ma mille Lini meco e mille Orfei
      ovoi dite di voio di me solo
sappia il mondo ch'io vòlsi enon potei
alzarmi pigra a sì gradito volo.


15

      Iovorrei benMolin (ma non ho l'ale
da prender tanto e sìgradito volo)
portarscrivendoa l'uno e l'altro polo
l'altacagion del mio foco immortale;
      chél'opra e la materia è tanta e tale
ed io son sì dalmal vinta e dal duolo
che a ciò non bastoe voi bastatesolo
od altrui stile al vostro stile eguale.
      Voifar fiorir potete esternamente
il colle ch'amo; voi farlolodando
novo Parnaso a la futura gente.
      Iovo ben ciò talor meco provando
quando mi detta il miodesir ardente;
ma forse scemo sue lode cantando.


16

      Tuch'agli antichi spirti vai di paro
e con le dotte ed onoraterime
rischiari l'acque e fai fiorir le cime
del colleove sisale oggi sì raro
      moviil cantoMolincanoro e chiaro
se mai movesti; e 'l mio collesublime
fa' fiorir fra le cose al mondo prime
poi ch'a me ilciel di farlo è stato avaro.
      Ame dié solo amarloe l'amo quanto
si puote amar; ma 'lcelebrarlo poi
è d'altro stil incarcoche didonna.
      Qui convien sol la tuacetra e 'l tuo canto
chiaro signor; tu sol descriver puoi
questadel viver mio salda colonna.


17

      Voiche fate sonar da Battro a Tile
onde il sol viene a noionde siparte
quel chiaro stilche 'l cielo vi comparte
che puòd'orrido verno far aprile
      o asoggetto men basso e men vile
le vostre rimein tutto 'l mondosparte
rivolgete o pregate Amor ex parte
che faccia me a voinon dissimìle;
      sìchequal sono i vostri versi gai
sia egual la materiae regni eviva
quanto il sol girae quanto ne sperai.
      Chés'ella è di valor in tutto priva
e quei sì chiariindegna opra dirai
d'Adria felice ed onoratariva.


18

      Dottosaggiogentilchiaro Bonetto
la cui bontà il bel nomeancor pareggia
e l'alta cortesiache signoreggia
il nobilcorch'a ogniun vi rende accetto
      saperbramo io dal vostro almo intelletto
che le cose segrete in Diovagheggia
quale è piùil danno o l'util che siveggia
il mondo trar da l'amoroso affetto.
      Ditemiancor perché fu Amor dipinto
già dagli antichieda' moderni ancora
si pinge faretratoignudo ecieco.
      Questo dubbio da voi misia distinto
che nel mio cor gran tempo già dimora
mercéde l'ignoranzia ch'è ognor meco.


19

      Èsì gradito e sì dolce l'obietto
del mio focosignore tanto e tale
che di soffrir ardendo non mi cale
ogniacerbo martìrogni dispetto.
      Duolmisol ch'io non sia degno ricetto
di tanto bene e a tanta fiammaeguale
e che 'l mio stil sia infermostanco e frale
a portarl'opraove giunge il concetto.
      Esopra tutto duolmi che la ria
mia fortuna s'ingegna sìsovente
a dilungar da me la gloria mia.
      Chemi giovasignorche fra la gente
illustrecome ditee chiaraio sia
se dentro l'alma mia gioia non sente?


20

      Ilgran terror de le nimiche squadre
che sotto il più feliceimperadore
frenò sì spesso il tedesco furore
fattoribelle a la sua santa madre
      comehai potuto tuceleste Padre
veder degli anni suoi nel piùbel fiore
fra donne imbelliempia mercé d'Amore
caderper man serviliindegne et adre?
      Marteil suo bellicoso orrido carme
cangi in sospiri omaie con luichiuda
sotterra i suoi trofeil'insegne e l'arme;
      od'esse almen la bella amica ignuda
Venere suacome piùdegnan'arme
poi ch'ella è più di lui sanguigna ecruda.


21

      Seda' vostr'occhida l'avorio ed ostro
ond'Amor manda fuor faci equadrella
se dai tesor de l'animach'ancella
nacque d'altovalor nel divin chiostro
      ciòch'io scrissi e cantai mi fu dimostro
per lor d'ogn'atto viltornai rubella
ese mercé di quelle e mercéd'ella
col tempo avaro e con gl'ingegni giostro
      avoi deve ogni lingua dotta e chiara
rendervi lodepoi che 'n vois'accoglie
virtùche 'l fosco mio sgombra erischiara.
      A voi de' morteche tutt'apre e scioglie
non esser come agli altri empia edamara
e 'l mondo ornarvi il crin di doppie foglie.


22

      -Grazieche fate il ciel fresco e sereno
quando v'aggradae tuche l'innamori
sacratissima madre degli Amori
al cui belraggio ogn'altra ombra vien meno
      spargetecon cortese e largo seno
nembo odorato di grazie e di fiori
sopraquesti chiarissimi pastori
che me di gioia et Adria han d'onorpieno;
      sì che non turbiil lor felice stato
fortuna avversa o torbida procella
e siasemprecome ordolce e beato. -
      Talpregando Anassillapastorella
d'ardente zelo e 'l cor caldo e'nfiammato
le Grazie udîrla e la più chiarastella.


23

      Avoi sian Febo e le sorelle amiche
schiera gentilche col vivaceingegno
con l'arte e con lo stil giungete a segno
ove nongiunser le memorie antiche.
      Voile più gravi cure e le nimiche
voglie acquetatevoi l'irae lo sdegno;
voi sète dolce altrui triegua e ritegno
nele lunghepenoseaspre fatiche.
      Iode la interna mia cura e vivace
fin ch'è durato il vostrodolce dire
hola vostra mercétrovato pace.
      Cosìpiaccia ad Amor di stabilire
questa mia breve gioia; e chi misface
tenga mai sempre queto il mio disire.


24

      Amicadolce ed onorata schiera
schiera di cortesia ed'onestade
soggiorno di valore e di beltade
di diporti e digrazie madre vera
      io pregoAmor e 'l ciel ch'unitaintera
ti conservi in felice e lungaetade
e questi giochi e questa libertade
veggan tardio nonmail'ultima sera.
      Cosa nonpossa mai perversa e ria
turbar per tempo alcun o disunire
cosìdolce e gradita compagnia.
      Ame si dia per grazia di gioire
con lei molt'anni e con la fiammamia
che sovra il ciel mi fa superba gire.


25

      Rivolgetela lingua e le parole
a dir di cosa più degna e piùchiara
che non sono ioschiera onorata e cara
onde tantoElicona s'orna e còle.
      Comela luna il lume suo dal sole
prendeonde poi la notte apre erischiara
iocui natura è stata in tutto avara
splendoquanto il mio sol permette e vuole.
      Alui dunque si de' tutta la lode
perchés'ei non mi dàdel suo vigore
non è chi mova la mia lingua esnode.
      La mia vita in lui viveed in me more
di lui sol parlapensascrive et ode.
Oh purmi serbi in questo stato Amore!


26

      Voich'a le muse ed al signor di Delo
caro più ch'altriquasiunico mostro
la via d'andar a lor m'avete mostro
pensiercangiati innanzi tempo e pelo;
      edi Morte schernendo il crudo telo
chiaro poggiate a quel celestechiostro
ov'io con voi d'alzarmi indarno giostro
chépur m'atterra il peso grave e 'l gelo;
      fatecol vostro stil palese e note
le vostre lode e a tutto 'l mondo e'l saggio
senno e valorch'ogn'altro parch'adombre
      perch'io per meMichielcosa non aggio
d'esser cantata da le vostre note
chetempo e morte tosto non la sgombre.


27

      Dehperché non poss'ioqual debbo e quale
voi m'imponestealmio stil porre i vanni
sì che 'l vostro bel nomedagliinganni
del tempo toltoal ciel spiegasse l'ale
      coppiaonorataa cui null'altra eguale
si vedeo vedrà mai dopomill'anni
per virtute e valor salita a' scanni
ove raro o nonmai si salse o sale?
      FeliceSerravallea cui per sorte
si diede l'esser retta e governata
dasì gran donna e sì degno consorte!
      Felicissimamese fosse nata
o con voi primao con voi fin a morte
vivessequesta vita che m'è data!


28

      PerchéFortunaavversa a' miei disiri
quasi smarrita e stancanavicella
da lunga combattuta e ria procella
come a lei piacemi rivolva e giri
      e meco piùad or ad or s'adiri
e mi percuota in questa parte e 'n quella
nélassi l'empia e di pietà rubella
che da' suoi colpi il corpunto respiri
      io purBalbinel mal mi riconforto
poi che ho le vostre ornate rimeamiche
onde malgrado suo vivrò mill'anni.
      Questea la speme mia mostrano il porto
queste contra de l'aure aspre enemiche
saran dolce ristoro de' miei danni.


29

      Animache secura sei passata
per questo procelloso marper questa
vitamortal senza provar tempesta
dagli onori e dal volgoallontanata
      ed or con quellaangelica brigata
ti vivi vita eterna in gioia e 'n festa
lassataqui tutta confusa e mesta
la gioventù da te retta eguidata
      pianga il tuodipartirla lontananza
del buon Socrate suo celeste e santo
tuttaItalia e tutta Adria in ogni stanza;
      edio per mese non che mi fa tanto
pianger Amor per luiche nonm'avanza
colmerei l'urna tua col mio gran pianto.


30



      Qual a pieno potràmai prosa o rima
la vostra cortesia lodar e l'arte
quellach'a me di lode dà tal parte
questach'orna ed illustrail nostro clima?
      Voi sètesolsignorse 'l ver si stima
cui altri non pareggia; in voi hasparte
le grazie il cielch'altrove non comparte
in questanostra etade o ne la prima.
      Voisète il Solch'ogn'altra luce avanza;
da voi si prendequalitate e lume
e tutto quel di benche splende innui.
      Felice mepoi c'hotrovato stanza
ne la vostra memoriaper costume
usa a farviver dopo morte altrui.


31

      Benposso gir de l'altre donne in cima
fin dove il sole a noi nasce ediparte
poi ch'io son scritta da le vostre carte
Emoepolita da la vostra lima.
      Ilchiaro Achille ebbe la spoglia opima
d'onor fra gli altri granfigli di Marte
non perché fusse tale egli in granparte
ma perché Omero lui alza e sublima.
      Inme è sol amore disianza
di ber de l'acque del Castaliofiume
ove voi spesso ed io ancor non fui.
      Sequesto onesto mio disir s'avanza
se un dì m'infonde Apollodel suo nume
andrò lodando queste rive evui.


32

      PorgimanFeboa l'erbee con quell'arte
che suol render altruisalute e vita
il mio buon Emo e 'l Tiepol nostro aita
due chetengon di noi la miglior parte;
      el'empia febre e le reliquie sparte
onde han la faccia pallida esmarrita
sia da lortua mercétosto bandita
se disiipresso noi famoso farte.
      Sìvedrai poi d'incensi e d'odor vari
e di votive tavole e disegni
carco il tuo tempio e' tuoi sacrati altari;
      etudrai mille e mille chiari ingegni
dir le tue lode e i fattiegregi e chiari
onde fra gli altri dèi lodatoregni.


33

      Ninfeche d'Adria i più riposti guadi
sacre abitatee tudeadegli Amori
che da quest'acque prima uscisti fuori
care sìche 'l tuo Cipro men t'aggradi
      a'modi adorni a meraviglia e radi
a la maggior beltà ch'oggis'onori
al soggetto più degno di scrittori
pur che siastil ch'a sì gran segno vadi
      ala Barozzaa cui nulla è seconda
dei più ricchitesorche 'l mar vostro aggia
ornate il crin e l'aurea trecciabionda.
      E lungo questa erbosae chiara spiaggia
canti l'una di voil'altra risponda
lavostra donna bellaonesta e saggia.


34

      Felicecavalier e fortunato
a cui toccò fra tutti gli altri insorte
aver sì bella e sì nobil consorte
e di sìchiaro ingegno e sì pregiato
      voipotete obliarstandole a lato
i gravi assalti di fortuna emorte
perch'ella può con le due fide scorte
rendertranquillo il ciel fosco e turbato.
      Coppiagentildopo mill'anni e mille
de' vostri veri pregi e veroonore
splenderanno fra noi chiare faville.
      Edancor fia chi dica pien d'ardore:
- Alme felicipoi che 'l cielsortille
a sì bel nodo ed a sì santoardore!


35

      Levirtù vostre e quel cortese affetto
che mostrateGuiscardoavermi a parte
e quel vergar de l'onorate carte
inlode mia sì chiaro e sì perfetto
      hannotanto poter dentro al mio petto
che con quanto si può maistudio od arte
io son vòlta ad amarte ed onorarte
quasidi vero onor nido e ricetto.
      Macon quel sol e non altro disio
che prescrive onestatee checonviensi
al voler vostro ed a lo stato mio;
      perchél'amar con questi frali sensi
è amor breve; e spesse volteè rio
ché n'ancide la stradaond'al cielviensi.


36

      Quelche con tanta e sì larga misura
felice ingegno il nostroalto Fattore
vi dièGuiscardoe quel raro valore
chede' più chiari il vivo raggio oscura
      quelvago stilquella cortese cura
che a lodarmi sì v'infiammail core
non per mio mertoa tanta opra minore
ma per miarara e mia sola ventura
      esopra tutto quello amorche tanto
mostrate avermiche l'amatomove
e fa uno il voler quando è diviso
      soncagion che v'onori ed amiquanto
può donna chiaro ingegnostile e viso;
però quanto onestà detti edapprove.


37

      Quelgentil seme di virtute ardente
che germogliar nel vostro ingegnointende
fin da' primi annied or tal frutto rende
che n'èpieno Adria omai tuttoe lo sente
      conquel disioche sì fervidamente
spiegate in carteche dime vi prende
sì viva fiamma nel mio cor accende
ch'ala vostra è minor o poco o niente.
      Èben ver ch'l disiocon ch'amo voi
è tutto d'onestàpieno e d'amore
perch'altramente non convien tranoi.
      Appagate di questo ilvostro core
spirto gentile fate noto poi
ne' vostri versiquesto santo ardore.


38

      S'ionon avessi al cor già fatto un callo
e patteggiato dentrocol pensiero
non dar più luogo al despietato arciero
maltrattata da lui quanto egli sallo;
      difarmi entrar ne l'amoroso ballo
novamentee più crudo che'l primiero
per farmi uscir dal mio preso sentiero
ecommetter del primo un maggior fallo
      avrianforza i vostr'occhi e quel cortese
atto e tante altre grazie e labeltade
onde natura a farsi onor intese.
      Maper aver di me giusta pietade
tanto ho di voinon piùlevoglie accese
quanto permette onor et onestade.


39

      -Pastorche d'Adria il fortunato seno
di tanti onori e tanti pregiornate
e de le rive sue chiare e pregiate
avete omaicantandoil mondo pieno;
      pastorch'alto saper chiudete in seno
ne la più verde e piùfiorita etate
eda radici uscendo alte e lodate
fate colcanto il ciel fosco e sereno
      dehpotess'io del vostro almo splendore
venir in parte e di queichiari effetti
ché non temerei morte o tempooscuro.
      Cosìlodandoil suo saggio pastore
Anassilla diceadi dolci aspetti
ripienoil cieloa l'aer chiaro e puro.


40

      Mentreal cielo il pastor d'alma beltate
Coridon alza l'una e l'altraStampa
e mentre l'una e l'altra arde ed avvampa
di far luichiaro a questa nostra etate
      innote di vivace amor formate
d'amorche solo in gentil cors'accampa
dice Anassilla al sol voltache scampa
le forzeavendo a più poter legate:
      -Dehperché stilvaghezza ed armonia
d'alzar lui non hoiorime e concento
a segno ove pastor mai non èstato?
      Perché a vogliasì santa e così pia
non risponde il poterche in unmomento
faria lo stato mio chiaro e beato?


41

      Qualè fresc'auraa l'estiv'ora ardente
a la stanca e sudatapastorella
qual è a chi dorme in riva erbosa e bella
ilmormorar d'un bel cristal corrente
      qualdi sol raggio in bel prato ridente
a fior che langue a la stagionnovella
qual certo porto a dubbia navicella
ch'esce fuor ditempesta aspra e repente;
      talfu il vostro apparir gradito tanto
Priuli nostroa nostre lucimeste
e le rime ch'agli altri han tolto il vanto.
      Quell'anoi stesse ne fu caroe queste
dopo il dipor del terren vostromanto
ne faran chiare ovunque amor si deste.


42

      Chiunquea fama gloriosa intende
per via di chiaro stild'altointelletto
talor basso e vilissimo soggetto
per essaltarlopoetandoprende.
      Omerocheper tutto fama stende
alzò cantando un animal negletto;
eVirgiliola lingua saggio e 'l petto
de la zanzalaal cielscrivendoascende.
      Tal dinoibasso temafate vui
che 'l nostro nomeindegno ch'uomriguardi
alzate sì che non fia mai che moia.
      AvoiPriuli saggioceda lui
che Mantov'orna e i bei campilombardi
e chi cantò Micena insieme aTroia.


43

      Cercandonovi versi e nove rime
per poter far le lodi vostre cònte
Apollosceso giù dal sacro monte
l'orecchie mi tirò nel'ore prime.
      - Altro ingegnoaltro stile ed altre lime
- mi disse - o d'eloquenzia un maggiorfonte
ti converrebbe a poter stare a fronte
con soggetto sìdegno e sì sublime.
      Unmarche non ha fine e non ha fondo
cerchi solcarcercando dilodare
il riverendo a null'altro secondo.
      Atutt'altri le stelle fûro avare
quando mandâr sìchiaro spirto al mondo
a cui han dato ciò che si puòdare.


44

      Soranzode l'imenso valor vostro
e de l'alte virtù tante e sìnove
raggio sì vivo e sì possente move
e di sìchiaro lume il secol nostro
      chevolend'io vergar carta ed inchiostro
sì come son or quisien note altrove
la grandezza de l'opra mi rimove
e ritardalo stil quel che m'è mostro
      iovinco ben tutt'altre di disio
in amarvi e onorarvi come deggio;
mal'opra è talche vince il poter mio.
      Ondemaggior virtute a chi può chieggio
da pagar tanto e sìdevuto fio
o vo' tacer di voi per non farpeggio.


45

      Questofelice e glorioso tempio
de la più chiara dea ch'oggis'onori
poi ch'io non ho condegni incensi e fiori
(colpa delduro mio destino ed empio)
      dietroa voiche di morte fate scempio
fra i più famosi e piùsaggi scrittori
dotti figli d'Esperiaalmi pastori
di questebasse rime adorno ed empio.
      Chése m'avesse il cielo alzata dove
alzato ha leialzato ha 'lvostro stile
o me lodatao paghi e' disir miei!
      Voidunque in rime disusate e nove
fate udir il suo nome a Battro eTile
e tutto quel ch'io vòlsi e nonpotei.


46

      Signors'a quei lodati e chiari segni
il vostro ingegnoi vostri studi el'arte
v'hanno alzatoe 'l vergar di tante carte
a' quais'alzâro i più chiari e più degni
      comeposs'iocome i maggiori ingegni
entrando in tanto mar con pochesarte
quanto si vuolquanto si de' lodarte
sì che dinostro dir tu non ti sdegni?
      Certoil disire e debito mi sprona
e via più la vostr'altacortesia
che talvolta di me pensa e ragiona.
      Mal'opra è taltal è la penna mia
tal di voi parla esente ogni persona
checredend'io d'alzarv'abbasseria.


47

      Voiche di vari campi e prati vari
con la penna metendo biade efiori
mostrate ognor fra i più saggi scrittori
ond'uomosi diletti ed onde impari;
      odegli ingegni al mondo eletti e rari
di mille edere degno e milleallori
il cui splendor non fia che discolori
l'invido oblio ogli anni empi ed avari
      quantegrazie vi rendoOrtensiopoi
che senza merto mioper vostriscritti
n'andrò famosa dagl'Indi agli Eoi
      contant'altre lodate e chiari invitti
che per la vostra penna epregi suoi
di morte o tempo non temon despitti.


48

      S'unasola eccellenzia suol far chiaro
chi la possedee voi n'avetemille
gradito cavalierquai voci o squille
potran mai gire a'vostri merti a paro?
      Voi nel'età più verde con quel raro
giudicio restinguestele faville
d'Inghilterra e di Franciaove sopille
non puotéalcun di quanti unqua provâro.
      Voidi grandezzavoi di cortesia
voi di presenziavoi dinobiltate
v'alzate a segnoov'altri non fu pria.
      Cantindi voi le penne più lodate;
che ioquanto potrà lapenna mia
vi farò chiaro a la futuraetate.


49

      Millefiate a voi volgo la mente
per lodarviFortunioquantodeggio
quanto lodarvi e riverirvi io veggio
da la piùdotta e la più chiara gente;
      mada l'opra lo stil vinto si sente
con cui sì male i vostrionor pareggio;
onde muta rimangoed al ciel chieggio
o maggiorvena o desir meno ardente.
      Iodirò ben chequalunque io mi sia
per via di stileio sonvostra mercede
che mi mostraste sì spesso lavia;
      perché 'l far poidel valor vostro fede
è opra d'altra penna che la mia
e'l mondo per se stesso se lo vede.


50

      Signorche per sì rara cortesia
con rime degne di futura etate
sìdolcemente cantate e lodate
l'alto mio collel'alta fiammamia
      io priego Amor chesespietata e ria
vi fu giamai la donna che ora amate
ferendo leidi quadrella indorate
la renda a' desir vostri molle epia.
      E prego voi che 'l vostrochiaro stile
lasciato me suggetto senza frutto
si volga alsignor mio chiaro e gentile;
      oper me son quasi un terreno asciutto
sono una pianta abbandonatae vile
colta da luie suo è 'l pregio intutto.


51

      Nonaspettò giamai focoso amante
la disiata e la bramatavista
di quelper cui versò lagrime tante;
      nonaspettò giamai anima trista
e distinata nel profondoabisso
la faccia del Signor di gloria mista;
      nonaspettò giamai servoch'affisso
fosse a dura ed acerbaservitute
a la sua libertà 'l termine prefisso;
      nondisiò giamai la giovintute
cara e gioiosa un uom giàcarco d'anni
in cui tutte le forze son perdute;
      nondisiò giamai d'uscir d'affanni
uncui fortuna aversaafflige e preme
carco e gravato d'infiniti danni;
      nonaspettò giamai un uomche teme
vicin a mortela suasanitate
di cui era già giunto a l'ore estreme;
      nonaspettò giamai le luci amate
di dilettoso caro e dolcefiglio
benigna madre e carca di pietate;
      nonaspettò giamai di gran periglio
sì disiosa uscirnavea cui l'onde
e nemica tempesta dier dipiglio;
      quant'io le carte tuecare e gioconde
Mirtilla miaMirtillaa le cui voglie
ognimia vogliaogni disir risponde;
      Mirtillamiacon la qual mi si toglie
ogni mia gioia ed ogni miodiletto
restando preda di perpetue doglie;
      colcui leggiadro e grazioso aspetto
mi si rende ogni beneognipiacere
dolceamorosocaroalto ed eletto.
      Chénon potendo te propria vedere
veder i frutti del tuo vagoingegno
è quanto di conforto io posso avere.
      Peròtosto ch'io vidi il caro pegno
de l'amor tuover' mel'amichecarte
de la memoria tua perpetuo segno
      quelpiacerche può dar a parte a parte
cosa dolce e graditaho sentit'io
sì ch'a gran pena io lo potreicontarte.
      Quel c'ha turbatoalquanto il gioir mio
è stato entr'esse il legger e 'lvedere
cosa tutta contraria al mio disio
      chela Mirtilla miadegna d'avere
prospero corso e vera e dolcepace
sia stata astretta per febre a giacere.
      Questoperò fra 'l mezzo mal mi piace
che la mercé di Diovi sète presto
convaluta del mal aspro e tenace.
      Orattendete a conservar il resto
del tempoche da me saretelunge
sì ch'anco a me non sia 'l vivermolesto.
      Perch'un sol duol duecorpi insieme punge
sì come un solo amor ed una fede
eduna voluntà due cor congiunge.
      Ese talor di voi cerca far prede
qualche cura noiosaadoperate
quell'estrema virtùche 'l ciel vidiede
      e fra tanto di me viricordate.


52

      -Di chi ti lagnio mio diletto e fido
sovra questo famoso echiaro lido
ove fan nido tante onorat'alme
felici edalme?
      - Io mi lagnosignordi due begli occhi
onde eterna dolcezza avien che fiocchi
népar che tocchi a lorné dia lor noia
perch'io mimoia.
      - Per le saette mieperla mia face
che 'l tuo languir a gran torto mi spiace
mas'egli piace a chi vuol che ti sfaccia
che vòi ch'iofaccia?
      - Vo' che tuche solpòi soccorso darmi
tuche sei nostro diotuch'haifort'armi
onde aitarmio tempri il duro core
o 'l miodolore.
      - Mille fiate e millemi son messo
per saettar quegli occhi e gir lor presso;
ma 'llume stesso sì m'ingombrach'io
non son piùdio.
      - Or se tanto essie tusì poco vali
perché non cedi lor l'arco e glistrali
e faci ed ali e 'l tuo carro e 'l tuo regno
come a piùdegno?
      - Io cederei di gradopur che loco
mi desser que' begli occhie strali e foco
ond'aproe cuoco; ma lor non aggrada
che seco vada.
      -Com'esser può ch'Amor voglia legarse
e farsi servo altruiné possa farse
e son sì scarse quelle vivestelle
che stii con elle?
      -Elle hanno a schivo che di lor vittoria
abbia iostando con lorparte di gloria
perché d'istoria è men degnocolui
ch'è con altrui.
      -Dunque senza speranza e senza aita
poi ch'è la deitade tuafinita
sarà mia vita il tempo che m'avanza
indisianza?
      - Così fialasso! ed io la face e l'arco
e le saette mie gitto ad unvarco
poi che son scarcomercé di quel lume
d'ognimio nume.
      - Piangiamo insiemel'un la deitate
l'altro la sua perduta libertate
senzapietade di coleiche sola
tutto n'invola.
      -Io volo al cielo. - Io resto fra quest'onde.
- Io Giove. - Iochiamerò chi non risponde.
Aure secondefate al mondochiara
cosa sì rara.


53

      Felicein questa e più ne l'altra vita
chi fuggecome voiprimache provi
la miseria del secolo infinita;
      primache dentr'al cor si turbi e movi
per tanti inaspettati umancordogli
e poi d'uscirne al fin loco non trovi.
      Feliceanimatuche qui ti spogli
e de le nostre pene non ti dogli!
diquesti affetti miseri e terreni.
      Tuttii tuoi dì saran lieti e sereni
senz'irasenza guerra esenza danni
di pacedi riposo e d'amor pieni.
      Felicechi si fasotto umil panni
di Cristosignor suodevot'ancella
né prova i nostri maritali affanni!
      Egli occhi alzando a la divina stella
lascia quest'aspro eperiglioso mare
ch'aura giamai non ha senzaprocella!
      Felice chi non hatant'ore amare
né sente tutto 'l dì pianti elamenti
o di troppo volereo poco fare!
      Quis'odon sol al fin con gran tormenti
o querele di figli o diconsorte
e mai de l'esser tuo non ti contenti.
      Infelicecoleich'a questa sorte
chiama la trista sua disaventura
ch'invita sa che cosa è inferno e morte!
      Questaè una valle lagrimosa e scura
piena d'ortiche e dipungenti spine
dove il tuo falso ben passa e nondura.
      Infelici noi povere emeschine
serve di vanitàfiglie del mondo
lontaneaimèda l'opre alte e divine!
      Altreper far il crin più crespo e biondo
provan ogn'arte etrovan mille ingegni
onde van de l'abisso l'alme infondo.
      Infelice quell'altramove a' sdegni
il marito o l'amantee s'affatica
di tornargrata e far che lei non sdegni.
      Adaltri più che a se medesma amica
quella con acque forti ilviso offende
de la salute sua propria nimica.
      Infelicecoleiche sol attende
da mezzo dìda vespro e damattina
e tutto 'l giorno a la vaghezza spende;
      perparer frescabianca e pellegrina
dorme senza pensar de lafamiglia
e negli empiastri notte e dìs'affina!
      Infelice quest'altrade la figlia
grandeche per voler darle marito
senza quietargiamaicura si piglia!
      Eperché al mondo ha perso l'appetito
non fa se non gridarteme e sospetta
de l'onor suo che non gli siarapito.
      Infelice qualunque ilfrutto aspetta
de' cari figlie sta con questa speme
lagrimandocosì sempre soletta!
      Questol'annoia poil'aggrava e preme
che misera da lor viendisprezzata
e di continuo ne sospira e geme.
      Infelicechi sta sempre arrabbiata
e col consorte suo non ha maiposa
mesta del tuttoafflitta e sconsolata!
      Tropp'accortaal suo malvive gelosa
e col figliuolo suo spesso s'adira
nongusta cibo maimai non riposa.
      Infelicequest'altrache sospira
ché sa che 'l suo marito pocol'ama
e di mal occhio per mal far la mira!
      Alcunain testimonio il cielo chiama
che sa di non aver commessoerrore
e pur talor si duol de la sua fama.
      Infelicevia più chi porta amore
e di vane speranze e van desiri
siva pascendo il tormentato core!
      Altrepene infinitealtri martìri
che narrar non si sannoilmondo apporta
mill'altre angosce e mill'altrisospiri.
      Felice chi sue voglieha vòlte e sparte
al sommo Soleal ben del paradiso
equi con umiltà pon cura ed arte!
      Avoi convienche 'l bel leggiadro viso
celate sotto puro e biancovelo
avere il cor da uman pensier diviso.
      Felicevoiched'amoroso zelo
accesav'aggirate al vero Sole
cheluce eternamente in terra e 'n cielo!
      Voicorrete qua giù rose e viole
sarà del viver vostroil fin beato
ch'altro non à di chi tal vitavuole.
      Felice voiche aveteconsacrato
i vaghi occhi diviniil bel crin d'oro
a chi sìbella al mondo v'ha creato!
      Èquesto il riccoil caro e bel tesoro
quest'è la preziosamargherita
ondedi palme al fin cinta e d'alloro
      vittoriaporterete a Cristo unita.


54

      Almaceleste e pura
checasta e verginella
stata tanto fra noisei gita al cielo
dov'or sovra misura
ti stai lucente ebella
di più perfetto accesa e maggior zelo
perchénel mortal velo
rade volte altrui lice
unir perfettamente
alsuo Fattor la mente
sì trista è del nostro arbor laradice
e sì forte n'atterra
questa del senso perigliosaguerra;
      tu vagheggi orbeata
quell'infinito Sole
di cui quest'altro sole èpicciol raggio;
e la voglia appagata
hai sìch'altronon vuole
giunta a l'ultimo fin di suo viaggio;
e la noia el'oltraggio
e l'ombra di quel male
che sostenesti in vita
èper sempre sbandita
salita in parteove dolor non sale
ovesi vive sempre
col primo Amor in dilettose tempre.
      Benpuò gradirsi altero
il nostro sesso omai
per tanta donnae tanto a Cristo amica
chemancato il primiero
valorspentique' rai
ch'illustrar già la santa schiera antica
inquesta età nemica
dove 'l vizio governa
sia stata unadi noi
che tutti i pensier suoi
abbia rivolto a quella luceeterna
e qui fra queste rive
sia vissa sempre come in ciel sivive.
      Adria si lagna parte
deltuo da lei partire
parte s'allegrapoi ch'al ciel sei gita;
chés'udirte e parlarte
le ha tolto il tuo morire
or che seisempre al sommo Ben unita
potrai chiedergli aita
quando ilbisogno fia;
certo soccorso e fido
per lo tuo chiaro nido
sìche sicuro e glorioso sia
e fin quanto il sol giri
ciascun lotemariverisca e ammiri.
      Daque' superni chiostri
ov'or sicura siedi
tutta raccolta inchi di sé ti prese
gli ardenti sospir nostri
a temprartalor riedi
con le voglie d'amor più vive e accese.
Miramadre cortese
i tuoi diletti figli
e la lor mesta casa
orsenza te rimasa
a le terrene noie ed a' perigli;
e sialeancorlontana
scorta e più che mai fida tramontana.
      Se'n tequant'è disiofosse valore
potrestileggiermente
alzarti al ciel fra quella santagente.


55

      Almaonorata e saggiache tornando
dopo sì lungo corsoondevenisti
vergine e pura qual dal ventre uscisti
lasciato hainoi piangendo e disiando
      edor davanti al tuo principio stando
a cui vivendo ancor qua giùt'unisti
de le degne opre tue mercede acquisti
e d'esser gitalui mai sempre amando
      miradal cielo i tuoi diletti figli
qual del tuo dipartir cordoglioprema
et Adriache con lor t'onora ed ama.
      Quellinon è chi più guidi o consigli
senza il tuo sennoequesta resta scema
di chi le mostri ognor come Dios'ama.


56

      Castacara e di Dio diletta ancella
chevivuta fra noi tanti etant'anni
ti sei sempre schermita dagli inganni
di questa vitaneghittosa e fella
      ed orsemplice e pura verginella
sei gita a volo a quei superniscanni
vero porto ed eterno degli affanni
d'ogni nostr'atra etorbida procella
      Adria havisto e veder spera ancor segno
de la tua santa e gloriosa vita
efiorir frutti del tuo santo ingegno;
      ede' tuoi dolci figli insieme unita
la schierache ti fu sìcaro pegno
pur te sospira mesta e sbigottita.


57

      Quellelagrime spesse e sospir molti
che mandan fuor i tuoi figlidiletti
poi che salisti al regno degli eletti
alma feliceche dal ciel n'ascolti
      sienda la vera tua pietate accolti
qual si conviene a' lor ardentiaffetti;
e quei pensier or casti e benedetti
sieno a la curalorse mai fûrvòlti.
      Esì come qua giù fosti lor guida
e madre e scortacosì su dal cielo
sii lor la vera tramontana efida;
      sì che tuttiinfiammati di quel zelo
che per dritto sentier a te ne guida
diquest'ombre qua giù squarciamo il velo.


58

      Quandoquell'almai cui disiri ardenti
sempre resse virtute edonestate
finito il corso di sua lunga etate
salì alcieloi mortai lumi spenti
      l'eternoRe de le ben nate genti
raccolse lei ne la sua maestate
equelle squadre angeliche e beate
empiêro il ciel di nonusati accenti.
      - Vienidiletta virginella e pura
- s'udia dolce cantare- a côrreil frutto
de la tua castitàlieta e sicura.
      Vienifedelché disdiceva in tutto
star sì raro miracoldi natura
sì gentil piantain un terrenoasciutto.


59

      Diqueste tenebrose e fiere voglie
ch'io drizzai ad amar cosamortale
seguendo il van disio fallace e frale
che sìrio frutto di sue opre coglie
      s'avienche la tua grazia non mi spoglie
poi che per me la mia forza nonvale
temo che l'aversario empio infernale
non riporti di mel'amate spoglie.
      Dolce Signorche sei venuto in terra
ed hai presa per me terrena vesta
percombatter e vincer questa guerra
      dammilo scudo di tua graziae desta
in me virtùsìch'io getti per terra
ogni affetto terrenche mimolesta.


60

      Quellepiaghe profonde e l'acqua e 'l sangue
che nel tuo corpo gloriosoio veggio
Signorchesceso dal celeste seggio
per vita almondo dar restasti essangue
      chenel mio corche del fallir suo langue
vogli imprimer omai pergrazia chieggio
sì ch'al fin del viaggioche fardeggio
non trionfi di me l'inimico angue.
      Scancellaqueste piaghe d'amor vano
che m'hanno quasi gíàcondotta a morte
pur rimirando un bel sembianteumano.
      Aprimi omai del regnotuo le porte
e per salir a lui dammi la mano;
perché aciò far non giovano altre scorte.


61

      Signorche doni il paradiso e tolli
doni e tolli a la molta e pocafede
(per opre noch'a sì larga mercede
sono i nostrioperar deboli e folli)
      da'tuoi alticelesti e sacri colli
ov'è 'l soggiorno tuoproprio e la sede
china gli occhi al mio corche mercéchiede
del suo fallir co' miei umidi e molli.
      Eperché suol la tua grazia sovente
abuondareove il fallo èvia maggiore
per mostrar la tua gloria maggiormente
      nelpetto mioricetto d'ogni errore
entra col foco tuo vivo edardente
espento ogn'altroaccendivi il tu'amore.


62

      -Volgi a mepeccatrice empiala vista -
mi grida il mio Signorche 'n croce pende;
e dal mio cieco senso non s'intende
la vocesua di vera pietà mista
      sìmi trasforma Amor empio e contrista
e d'altro foco il cor arde edaccende;
sì l'alma al proprio e vero ben contende
chenon si perde maipoi che s'acquista.
      Laragion saria ben facile e pronta
a seguire il suo meglio; ma lasvia
questa fral carneche con lei s'affronta.
      Dunqueapparir non può la luce mia
se 'l sol de la tua grazia nonsormonta
a squarciar questa nebbia fosca e ria.


63

      PurgaSignoromai l'interno affetto
de la mia coscienziasìch'io miri
solo in tete solo amite sospiri
mio gloriosoeterno e vero obietto.
      Sgombracon la tua grazia dal mio petto
tutt'altre voglie e tutt'altridisiri;
e le cure d'amor tante e i sospiri
che m'accompagnandietro al van diletto.
      Labellezza ch'io amo è de le rare
che mai facesti; ma poich'è terrena
a quella del tuo regno non èpare.
      Tu per dritto sentier làsu mi mena
ove per tempo non si può cangiare
l'eternavita in torbidae serena.


64

      VolgiPadre del cieloa miglior calle
i passi mieionde ho giàcominciato
dietro al folle disioch'avea voltato
a temioprimo e vero benle spalle;
      econ la grazia tuache mai non falle
a porgermi il tuo lume orsei pregato:
trâmionde uscir per me sol m'èvietato
da questa di miserie oscura valle.
      Edonami destrezza e virtù tale
cheposti i miei disirtutti ad un segno
saglia oveamando il nome tuosisale
      a fruire i tesori deltuo regno;
sì ch'inutil per me non resti e frale
lapreziosa tua morte e 'l tuo legno.


65

      Dunqueio potròfattura empia ed ingrata
amar bellezza umana efral qual vetro
e l'eterna e celeste lasciar dietro
de lasomma Bontàche m'ha creata
      epoi m'ha da la morte liberata
e da l'inferno tenebroso e tetro
sedel fallir mi pento qual fe' Pietro
poi che tre volte giàl'ebbe negata?
      Dunque io potròveder di piaghe pieno
il mio Fattorper me sospeso in croce
ed'amor e di zel non venir meno?
      Dunquenon drizzerò pensieri e voce
ogn'altro affetto uman spentoe terreno
solo a' suoi strazia la sua penaatroce?


66

      Mestae pentita de' miei gravi errori
e del mio vaneggiar tanto e sìlieve
e d'aver speso questo tempo breve
de la vita fugace invani amori
      a teSignorch'intenerisci i cori
e rendi calda la gelata neve
e faisoave ogn'aspro peso e greve
a chiunque accendi di tuoi santiardori
      ricorroe prego chemi porghi mano
a trarmi fuor del pelagoonde uscire
s'iotentassi da mesarebbe vano.
      Tuvolesti per noiSignormorire
tu ricomprasti tutto il semeumano;
dolce Signornon mi lasciar perire!