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ItaloSvevo

(EttoreSchmitz)


L'AVVENTURA

DIMaria





Commediain tre atti









PERSONAGGI



AlbertoGallicommerciante

Giuliasua moglie

MariaTarelliviolinista

Ilsignor Tarellizio di Maria

Ilprof. Giorgiofratello di Giulia

Pierofiglio di Alberto e di Giulia

Ilsignor Mainerimaestro di piano

Ilsignor Cuppi

Ameliala cameriera









ATTOPRIMO

Tinelloin casa Galli.





SCENAPRIMA

Albertoche dorme su di una ottomanaGiulia e Giorgio



Giulia(a Giorgio che entra). Pst! Pianoche dorme!

Giorgio.Te l'avevo detto io che non c'era da impensierirsi! Eccolo làche dorme e il rimorso di aver tolto a te il sonno di una notteintera non lo inquieta punto.

Giulia.Non ne ha colpa. Per distrazione ha perduto due treni. Telegrafòsubitoma per un caso malaugurato il dispaccio mi venne consegnatosoltanto pochi minuti fa.

Giorgio.Due treni ha perduto e i suoi dispacci da Firenze ci mettonoventiquattr'ore? Sono cose che non toccano che a lui! Fammi vedere ildispaccio!

Giulia.L'ho gettato via.

Giorgio.Perché non indirizzare un reclamo all'ufficio telegrafico? Ionon tollererei per massima un simile disordine!…

Giulia.Che vuoi che ora importi a me che mettano ordine in quell'ufficio?Chissà quanti anni trascorreranno prima ch'io abbia a ricevereun altro dispaccio!… Come dorme! (Guardando Alberto conaffetto). Mi dispiace che presto dovrò destarlo perl'arrivo di Maria Tarelli e di suo zio… Senza conoscerli non liama molto. Se incominciano poi dall'impedirgli il sonnoli ameràanche menoe saranno poco gradevoli i giorni che Maria passeràcon noiperché franco e sincero com'è non sapràcelare la sua antipatia.

Giorgio.Spero che almeno non dirà loro in faccia che li ritiene peristrioni. A me indispone sentirlo parlare in tal modo di una grandeartista.

Giulia.Che vuoi farci! Alberto è un buon borghese che ci tiene allasua vita regolare e non ama la gente nomade come Maria e suo zio.

Giorgio.Sísí. (Con un po' di disprezzo.) È tuodegno marito!

Giulia.Che vuoi farci! Siamo felici cosí. Tu sogni arte e scienza;noi vogliamo calma e felicità. Ritengo però che Mariafinirà col conquistarsi le simpatie di Alberto… Delle tuepuò andar sicura… anche troppo! E badach'io terrògli occhi molto aperti!

Giorgio.Non temere! Certo che parlare con Maria Tarelli mi divertiràmeglio che con la gente solita che mi tocca frequentare qui. Perònon ho tempo da perdereioe devo riservarmi ad altre cose.

Giulia.Maria è molto bella; è inoltre distinta e cara.All'infuori di certi accenti bruschimaschilisorprendenti nellasua vocech'è adorabiletroverai in lei una dama.





SCENASECONDA

AmeliaPiero e detti



Amelia.C'è fuori un signore che vuol parlare col signor Alberto.

Giulia.Pst! Va a vedere tuGiorgio! (Giorgio via.)

Piero.Mammapapà non ti ha detto niente del regalo?

Giulia.No. Gliene parleremo allorché si sarà svegliato. Zittoora!

Alberto(svegliandosi si guarda intorno con sorpresa). Mi pareva diessere ancora in viaggio… Quanto tempo ho dormito?

Giulia.Circa due ore. Il sonnononon lo hai perduto…

Alberto.Hai ragione di farmene un rimprovero. Dopo quindici giorni di assenzadoveva bastare la vista della mia cara moglie per tenermi desto. Masono precisamente i quindici giorni di fatiche che mi fanno esserecosí. Ho faticato molto. (Stirandosi.)

Giulia.C'è fuori un signore che domanda di te. Ameliachiama ilsignor Giorgio.

Alberto(ancora assonnato). Chi domanda di me?

Giulia.Non lo so; Giorgio ce lo dirà. (Siede accanto a lui eattira a sé Piero.) Piero chiedeva se gli hai portatoqualche dono.

Alberto(dapprima sorpreso). Un dono? Ahsí… Me ne sonodimenticato.

Giulia(sorpresa ed offesa). Davvero?

Alberto.Ho pensato di fare tale acquisto quiove tutto è piú abuon mercato.

Piero.Allora potrò scegliere io? (Alberto lo bacia ridendo.)

Giulia.Avrei preferito che tu avessi fatto tale acquisto fuori. Sarebbestata una prova che anche lontano da noici pensi egualmente.

Alberto(scherzosamente). Io non ci ho mica pensato che il dono aPiero poteva valere per te quale una prova del mio affetto.Altrimenti gli avrei portato non unoma dieci doni.

Piero.Dieci doni! Peccato che tu non ci abbia pensato!

Alberto.Bravo Piero! Tu trovi sempre la parola giusta.





SCENATERZA

CuppiGiorgio e detti



Giorgio.Si accomodi. (Presenta.) Il signor Cuppimia sorellamiocognato Alberto Galli…

Cuppi(esageratamente cortese). Ho tantotanto piacere. (Stringela mano a Giuliapoi ad Alberto.) Li conosco di vista daparecchio tempoe sempre mi auguravo di fare una conoscenza piúintima… (correggendosi)… sí… piúvicinapiú vicinasí. Ora l'occasione si èpresentataperché io attendo i signori Tarelli.

Alberto.Ahcosí? Sono raccomandati a Lei? Non avranno piúbisogno di noi?

Cuppi.Nono. Non sono raccomandati a me. Ma come? Loro non mi conosconoaffatto? Bisognerà che mi presenti da me? Non sanno ch'io sonol'amico degli artisti? Se non faccio altro io a questo mondo! Come sifa ad abitare questa città e non conoscermi! Oso asseriresíosoche in questa città di provincia io sono la cosa… lapersona piú preziosa per gli artisti. Sono loro servo devoto eli aiuto in tutto quello di cui possono abbisognare. È unaoccupazione che rende pocoma che fa passare magnificamentesígradevolmente la vita. La Ristori diceva di questa città: Dibello non c'è che la statua a Dante e Cuppi; paragone che noncalza perfettamenteperché io servo a qualche cosa… amoltoanzi. Peccato che i signori Tarelli trovino qui l'alloggiopronto; ne avevo uno bellissimo da porre a loro disposizioneunavera occasione.

Alberto.Se preferiscono quello che si servano.

Giulia.Ma Alberto! (Poi a Cuppi.) Ho promesso a Maria di tenerla conme. Viene qui piú allo scopo di vedermi che di dare quei dueconcerti.

Cuppi(ammirandola). Era proprio amica Sua intrinseca?

Giulia.Ma sí. Amica di collegio.

Cuppi.Tanto giovane e in poche settimane è divenuta famosa. Tutti igiornali parlano di lei.





SCENAQUARTA

Ameliae detti. Poi MaineriTarelli e Maria



Amelia.Sono quima in tre.

Alberto.In tre? Vanno aumentando continuamente.

Amelia.Una signora e due signori. Sono giú dinanzi alla porta dicasa.

Cuppi.Vuole che li vada a chiamare io?

Maria(entra seguita da Maineri e Tarelli). Ne parleremo piútardi… E Giulia? Come stai? (La bacia affettuosamente.)Uhche pezzo di donna! Hai il volume che in passato avevamo in due.Sei cambiatamolto cambiata. Sempre una bella personama non seipiú quella. Che peccato! Io che sperava di ritrovare in tequella mia antica dolce amica cui mi piaceva tanto di fare del maleper vedere fin dove arrivasse la sua indulgenza. Certo hai perdutoquell'indulgenza. Chissà quanto cattiva sarai divenutainvecchiando!

Giulia.Tu sei sempre la stessa coi tuoi occhi seri e dolci. (Presentando.)Mio marito…

Alberto(con lieve sorpresa). Signorina!…

Maria(ridendo dopo un istante di sorpresa). Ooh… Una vecchiaconoscenza!

Alberto.Infatti abbiamo fatto una parte di viaggio insieme. Da Bologna aFirenze.

Maria.Anconacioè…

Alberto.In Ancona non sono stato questa volta. (Un po' confuso.)

Maria(sorpresa). Ahcosí?

Alberto(a Giulia). L'altr'ieri siamo stati insieme… Da Bologna aFirenze.

Maria(molto sorpresa). L'altr'ieri?

Giulia.E non vi siete conosciuti?

Maria.Non ve n'è stata l'occasione.

Alberto(cortesemente a Maria). Ha fatto buon viaggio?

Maria(freddamente). Sígrazie.

Giorgio(a mezza vocefra sé). Strano! Ella è stata conlui in Ancona; egliinvecenon si rammenta che di essere stato aFirenze.

Giulia(presentando). Mio fratello Giorgioprofessore di Liceo…

Giorgio.Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza! Ne chieda a mia sorella.Contavo i giorni che mancavano al suo arrivo quiperché perme è una vera fortuna che la casa di mia sorella divenga unpo' artistica.

Maria.Grazie del complimentoma non posso accettarlo. Non rendo micaartistici i luoghi che tocco!

Giulia(a Maria). Bisogna sapere che mio fratellooltre cheprofessoreè artista e dotto. Si occupa di storia patria.

Maria.Anche questo paese ha una storia?

Tarelli(intervenendo). Ma che diciMaria? Offendi i signorie poiti sbagli. Questo paese? Non è per di qua che sono passati iRomani?

Giorgio.Questa è una colonia romana.

Tarelli.NaturalmenteMariati sei dimenticata di presentarmi

Maria.Mi pareva non occorresse. Mio zioGiulio Tarelli.

Tarelli(stringendo la mano a Giulia)… il quale accetta congratitudine l'ospitalità che gli è stata tantogentilmente offerta. (Poi ridendo ad Alberto). Veramentepeccato che a Bologna nessuno ci abbia presentati. Avremmo fattomolto piú gradevolmente il tratto fra Bologna e Firenzepoiché quello è il tratto che abbiamo percorso insieme.

Maineri.Signorinaio debbo andarmene. Io sono legato alle mie lezioni…

Maria.Incatenatomi pareaddirittura. Rimanga soltanto un istante ancorache la presenti ai padroni di casapoiché lei dovràvenire qui spesso per causa mia. Il professor Maineri che gentilmentesi è offerto di accompagnarmi al piano nei due concerti che hoda dare qui.… Ha avuto la gentilezza di venirmi a ricevere allastazione.

Giulia.Ci sarei venuta anch'iose mio marito non fosse stato ancora moltostanco del viaggio.

Maria(abbracciandola). Ohnon avevo mica l'intenzione di farti unrimprovero! Perché ridi?

Giulia.Perché hai conservato quel tuo ooh maschile che incollegio ci piaceva tanto.

Maria.Delle cattive qualità non ne ho perduta nessuna.

Maineri.Col suo permesso io ritornerò qui domattina.

Maria.E la ringrazio. Mi piace tanto di trovare al mio arrivo in una cittàalla stazionedei volti amici.

Maineri.Non ha di che ringraziare. Due mesi fa ho assistito ad un suoconcerto a Milanoe mi è nato in cuore il desiderio di sedereio una volta al pianoforte e accompagnare quel suo violino che da sésolo è una vera orchestra. Quasi quasi compio un voto. Adomattina!

Tarelli.Scusisignor professore Giorgio(subito amichevolmente)Ellaquale professore di belle letterese bene ho uditodovrebbepur conoscere qualche critico musicale in questa città.

Giorgio.Noaffatto. Vivo a scuola e in casae con giornalisti non ebbifinora nulla da fare. È gente che a me non piace.

Tarelli.Peccato! Di solito sono i critici che vengono a cercare di noimacapisco che qui toccherà a noi di cercare loro. Le faccio delresto i miei complimenti se non conosce dei giornalisti. Anch'iosepotessifarei a meno di loro. Canaglie! Però dico "peccato"per il caso nostro. Non conosce neppure nessuno che pratichi deigiornalisti? Eh! Già. Capisco. Non volendo aver che fare congiornalisti è bene tenersi lontano da chi li pratica.

Cuppi.Son qua io! È proprio il momento di presentarmi. Criticimusicali? Ma io li conosco tutti. Uno cioèche però èl'unico. Valzini. Vado a chiamarlo.

Alberto(ridendo). Ce n'eravamo dimenticati. Il signor Cuppiamicodegli artisti…

Cuppi.La presentazione è completa. Non c'è piú nullada dire sul mio conto. Amico degli artisti! Dalla Ristori alla granderiformatrice del teatro modernola Maradi tutti… di tuttesono stato o sono amico.

Tarelli.Ha nominato solo gli artisti drammatici. Si dedicherà poi colmedesimo zelo ai musicisti?

Cuppi.Solo ai violinisti. Ho una passione speciale io pel violinoper ilre degli istrumenti! Non amo i sonatori di piano e neppure il nostropubblico li amaa quanto ho potuto osservare. Ho giàconquistato dei titoli di benemerenza per i violinisti. Il celebreJanson ch'è stato qui due mesi famangiòalloggiòe quasi quasi anche suonò col mio aiuto.

Tarelli.Janson è stato qui?

Cuppi.Ma sínon lo sapeva?

Tarelli.E quale successo si ebbe? (Piccola pausa.)

Cuppi.Perché celarlo? Enorme. Molto grande. Per otto giorni la cittànon si occupò che di lui; il teatro era pieno zeppo e vi eranorappresentate tutte le classi sociali… o quasi. Janson era unospite ricercato da tutte le famiglie della città. I poetigl'indirizzavano versii giornalisti articoli di fondo. Partendo midisse che avrebbe voluto essere nostro concittadinonaturalmente…se non fosse stato svedese.

Tarelli.Allorapoveri noinevvero?

Cuppi.Ohno. Al contrarioonorando Janson la città dimostròquanto apprezzava il vero merito e saprà dimostrarlo anche perla signorina.

Tarelli.Valzini è molto reputato in città?

Cuppi.Moltissimo. Si racconta che autori principalicome Verdi e Wagner(pronunzia Wagner all'italiana) quel tedescoleggano semprele sue critiche…

Tarelli(a mezza vocecon gesto espressivo). Scusiin confidenza…bisogna ungere?…

Cuppi.Ahno. Da noi non ne troverà di questo stampo. Valzini èriccoossia ha tutto il denaro di cui abbisogna. È gentileperò ed una parola mia servirà a sufficienza. Madenaro… denaro… ohibò!

Tarelli.Ho chiesto per la buona regola. Naturalmente che s'è ricco estimato da Wagner (imita Cuppi) non si lascerà pagare.

Cuppi.A rivederci. In mezz'ora o poco piú ritorno con Valzini.

Giorgio(congedandosi). Signorinainterverrò anch'iosepermettealle prove di domaniquantunque io non sia molto musicale.Anziioe con me parecchi scrittori modernisiamo contrari allamusica. Tuttavia me ne interesso.

Maria.Con tali premessecertoio non ci tengo molto ad essere onoratadella sua presenza. Ad ogni modose verràsuonerò lostesso. (Giorgio via.)

Giulia.Perché lo tratti cosí? Egli ti tratta con una deferenzache non puoi apprezzareperché non sai com'egli tratti glialtri.

Maria(abbracciandola con effusione). Ohse sapessiquanto felicemi renda il sapermi trattata bene da te! Se lo vuoifarò deicomplimenti anche a tuo fratelloquantunque le persone antimusicalinon mi piacciano.

Giulia.Sai pure che non bisogna tener conto di tutto ciò che dicono idotti.

Tarelli.Lasciamo qui queste valigie?

Giulia.No. Le farò trasportare nella stanza a Lei destinata. Amelia!

Tarelli.Non si scomodi! Le posso portare io stesso. Dov'è la stanza?

Giulia.Di qua. In fondo a questo corridoio. (Via.)

Tarelli.Mi dispiace incomodarla (La segue.)





SCENAQUINTA

Albertoe Maria



Mariavuol seguire Tarelli



Alberto.Scusisignorina Mariauna sola parola! Non è Maria ch'ellasi chiama? Dolce nome! L'avessi conosciuta ieri!

Maria(ridendo). L'altr'iericioè…

Alberto.L'altr'ieri o ieri fa lo stesso. Non è una bugiaè unadistrazione. Avevo raccontato a mia moglie di aver lasciata Firenzel'altr'ieri. Mi dispiace di lasciarmi smentire.

Maria.Rammento che mi aveva detto ch'era stata sua intenzione di lasciareFirenze l'altr'ieri. A sua moglie raccontò quindi laintenzione.

Alberto.Sí. La prima intenzioneperché la secondadebboconfessarloera di rimanere a Firenze finché c'era leie poidi seguirla per otto o dieci giorni o magari per un mese.

Maria.E Giulia?

Alberto.A mia moglie avrei scritto che gli affari mi trattenevano.

Maria.Piuttosto che ritrovarla cosívolentieri avrei rinunziato avederla.

Alberto.Perché? Chi le dice ch'io sia un cattivo marito? Ne chieda aGiulia e le dirà che migliore non potrei essere. Il modellodei mariti.

Maria.Dunque tanto peggio. Tradita ed ingannata.

Alberto.No. Né tradita né ingannata. Adesso io la conosco; sochi è: una grande artista e al tempo stesso una fanciullaonorata. Ma prima…

Maria(seria). Prima aveva potuto credere ch'io non fossi unafanciulla onorata?

Alberto.Mi scusi e non si adiri. Mi lasci parlare francamenteperchéaltrimenti non potremo intenderci.

Maria.Non capisco quale bisogno ci sia d'intenderci…

Alberto.Vedrà. Grandissimo bisogno. O meglio sono io quello che sentetale bisogno. Via! Non sarà tanto buona da rendermi un lieveservigioqual è quello di starmi ad ascoltare? Glielo chiedoquale marito di Giulia.

Maria.Non è il titolo ch'ella potrebbe invocarema parlimirassegno.

Alberto.Non ha bisogno di rassegnarsi a nullaperché mi farebbe untorto credendo ch'io avessi l'intenzione di offenderla. Sull'animamia! Respingerei con indignazione un'idea che potesse essere menorispettosa per lei. Non la penserei neppure. Si sente sicura? Possoparlare senz'altra preoccupazione che di esprimermi sinceramente echiaramente? (Maria annuisce.) Ecco. Io non ho altro scopo chedi provarle che la sua amica Giulia è piú felice diquanto ella sembra di credere. Per darle tale prova basteràdirle che anche quando corro dietro ad altre donnein quel medesimoistantequando sono intento a raggiungere il mio scopo e mi trovo inquello stato di esaltazione in cui ellaper mia disgraziami videanche allora amo mia moglie appassionatamente e le darei in quelmedesimo istante il bacio affettuoso di ogni sera.

Maria.Beata Giuliaallora.

Alberto.Perchévedele altre donnequelle cui corro dietro iononsono le stesse donne. Che cosa può importare a Giulia di queifuochi di paglia accesi da altredi quei desideri che non somiglianoper nulla affatto all'affetto che porto a lei?

Maria.Ma che razza di gente credeva lei dunque di trovare in me e in miozio?

Alberto.Non feci alcuna supposizione sul suo stato. Poteva essere quello diuna donna ricca o di una grande artista; poteva essere la moglie diun banchiere o di un nobile; per me era indifferente. Le donne sonodonne e l'esito della mia avventura non dipendeva da questecircostanze. Quello che a bella prima pensai e che mi diede lamassima speranza fu ch'ella fosse la moglie di suo zio. (Mariaride.) Io vedeva in lei una di quelle brave mogli borghesi dalmarito troppo vecchio e le quali per prudenza non lo tradiscono chequando sono in viaggio. E… in viaggio eravamo.

Maria.Ma come l'è venuta l'idea ch'io fossi la moglie di mio zio?

Alberto.Mi auguravo che cosí fosse ed io vedo spesso le cose comedesidero che sieno. Quando appresi d'essermi ingannato mi avvolsinella mia pelliccia e mi affrettai a rimpatriare.

Maria.Immediatamente. Aveva il timore di contrarre degli impegni troppoduri?

Alberto.Noma temevo di perdere il mio tempo inutilmenteciò cheanche in istato di esaltazionese possoevito.

Maria(non molto lusingata). Ahcosí. Assolutamenteallorail suo proposito correndomi dietro era di passare meno peggio qualchegiorno e niente piú?

Alberto.Nono. S'ella mi avesse trattato benemolto benei miei affari sisarebbero tirati moltoma molto in lungo. Mi si dice che la suaambizione sia di venir considerata e trattata come un uomo. Sonocerto che in questo riguardo non avrà da lagnarsi di me.

Maria.E non me ne lagnonemmeno. Di qualche altra cosa però vorreilagnarmi. Ecconon mi è dispiaciuto di sentirla parlare; ellaparla bene di queste cosee sono curiosa di sentirla parlared'altrodi quello di cui parla a Giulia. Anzine ho ritratto ancheun altro piacerecioèla certezza di non venir mai piúdisturbata da lei e di sentirmi piú sicura in casa sua.

Alberto.Certo certo. La mia simpatia è delle piú rispettose.

Maria.Ma quello che assolutamente non so indovinare si è la ragioneche la indusse a raccontarmi tutte queste belle cose che non avevochiesto di conoscere.

Alberto.Non l'ha ancora capita? Mi meraviglio. Le ho dettoè veroche prima di tutto mi premeva di provarle che la sua amica Giulia èuna donna felice. Mi pare che su questo punto siamo d'accordo. Oradevo prevenirla che questa felicità scomparirebbese Giuliasapesse che oltre ad amarla moltissimo… io l'amo nel modo che lespiegai.

Maria(ridendoma con voce un po' stonata). Ma basta cosíallora. Questo dunque era il nocciolo del frate grigio? Si tratta dinon far capire a Giulia che nella noia del viaggio lei si ècompiaciuta di guardare la sua umilissima serva; ma crede poi ch'ioabbia avuto l'intenzione di vantarmene?

Alberto.No. Temevo soltanto che a tutta la faccenda ella avesse potuto daretanto poca importanza da parlarne in un istante di buon umore come diun fatto che non concernesse né lei né Giulia. Orasecome purtroppo è veroper lei iole mie parolele mieazioni sono cosí indifferentiper Giulia la cosa è bendiversa. La mia casa è delle piú borghesi. Tutto vi èbasato sulla cieca fede che portiamo l'una all'altro. La felicitàdi Giulia è formata dalla sua fede in me. Mi porta un affettoquasi esclusivo; cioèfra me e Pierodiviso. Vuole un po' dibene anche a Giorgioil fratello professore che ha conosciuto ororaquel pedante… il resto del mondo per Giulia non esiste.Ella è perciò tanto irragionevole da sembrarle naturalech'io l'ami come essa ama mecioè esclusivamente. Il primodubbio potrebbe distruggere questo castello in aria e la mia e la suafelicità. È perciò che formalmente la prego diessere cauta. Avrei potutocome lei stessa ebbe ad osservarerisparmiarmi la fatica di farle questa preghiera e affidarmi alla suanaturale discrezionema la cosa era troppo importante per lasciarlain balía del caso. Glielo assicuro. Basterebbe una sola paroladetta scherzosamente per destare la diffidenza in Giuliae capiràche se giungesse al punto di diffidare poco le costerebbe diprocurarsi la certezza del mio tradimento.

Maria.Diamine! Con le sue massime si esporrà continuamente a deipericoli.

Alberto.Mi credameno spesso di quanto sembri! (Con qualche calore.)Oh me lo creda! Non basta mica ogni gonnella per farmi pericolare…

Maria(ridendo). Adesso ch'è sicuro della mia discrezionepare che voglia ricominciare.

Alberto.Ohno. Voglio essere un buon ospite e rispettoso; renderàfelice Giulia che crederà che le mie gentilezze siano usate alei per riguardo suo.

Maria.Molto compito!





SCENASESTA

Cuppie detti



Cuppi(correndo). Valzini è qui. Verrà subito.

Albertoe Maria. Chi è questo Valzini?

Cuppi.Il criticoil giornalista ch'ero stato incaricato di far venire qui.

Maria.Pregosignor Albertone faccia avvisare mio zio.

Alberto.Vado io stesso.

Cuppi(stanco). Auff! Sono corso per arrivare prima di Valzini!Volevo avvisarla di certe particolaritàdi certi fatti ch'èbene ch'ella conosca. Prima di tutto tenga presente che il nonno diValzini è stato un grande musicistasíabbastanzaconosciuto. Per fargli piacere bisogna dirgli che lei lo conosce difamadi nome. Anche suo padre ha scritto un'opera che è statadata a Milanocapisce! Poi bisognerà che io le indichi i nomidelle romanzetutte per sopranoscritte dal nostro Valzini. Eccole:"L'usignolo sul mandorlo"… "Primaveracampagnola"…

Maria(fin qui distratta lo interrompe bruscamente). È robache a me non importa… Con permesso. (Via.)





CALALA TELA









ATTOSECONDO



SCENAPRIMA

Lastessa stanza.

Albertopoi Maria con Tarelli e dietro la scena Giulia ed Amelia



Alberto(ha cappello e bastone; sembra diretto verso la porta di fondolentamentee si ferma; vuole far credere che sta per uscire; ritornasui suoi passi e rifà la stessa via).

Tarelli.Il signor Alberto! Guarda combinazione! È già il terzogiorno che c'incontriamosempre alla stessa ora e quandoprecisamente munito di cappello e di bastone sta per uscire.

Alberto(un poco imbarazzato). Ehsono molto metodicoio!

Tarelli.Ed è ciò che mi meravigliaperché io non losono affatto. Esco dalla mia camera fra le otto e le dieci. Del restonon mi lamentoperché è sempre un piacere per me divederla.

Maria.Buon giornozio! Buon giorno! (Ad Alberto.)

Alberto(dimenticando Tarelli completamente). Come stasignorina?Ieri sera accusava male di testa…

Maria.Sono ristabilita del tutto. Per quanto io sia corazzatala freddezzadi questo pubblico mi sconcertò alquanto.

Alberto.Vedrà che al secondo concerto questa freddezza sparirà.Glielo garantisco io. Ohsarebbe un pubblico ben villanosecontinuasse a contenersi cosí. Io di musica non me ne intendoaffattoma mi pare che lei abbia suonato molto bene.

Giulia(dietro la scena). Amelia! Il padrone è giàuscito?

Amelia.Da piú di mezz'orasignora.

Alberto.Devo andarmene disgraziatamente per un affare. Con permesso. (Stringela mano a Maria.) Fra un'oretta sarò di ritorno. (Via.)

Maria.Faccia il suo comodo.





SCENASECONDA

Tarellie Maria



Tarelli(guardando dietro ad Alberto). Povero diavolo! Pare non possauscire da casa senza vedermi! Perché… Attende menevvero? (Ridendo a Maria.)

Maria(seccata). Attenda chi vuole…

Tarelli.Ma dunquese neppure l'amore di questo negoziante lusinga il tuoamor proprioperché ti contieni in modo da aizzarlo semprepiú?

Maria(meravigliata). Io?!

Tarelli.Ma sí. Proprio tu! Lo tratti ruvidamente. Non gli rispondi chea monosillabi ed anche questi poco gentili. C'è di che farperdere la testa anche alla persona meno disposta. Figurati poicostui non domanda di meglio!

Maria.Davvero? Sarò cosí pericolosa? Già tu conosci ilcuore umanoe se lo dicidev'essere. D'ora innanzi vedrai come sarògentile! Non ho mica l'intenzione di portar via il marito a Giulia!…Voglio colmarlo di gentilezzeacciocch'egli cessi di seccarmi.

Tarelli.Badanon occorre mica esagerare adesso! Da qualche giorno peròti vedo molto seriapreoccupata. È forse l'insuccesso che tiduole o l'articolo sciocco che ti dedicò Valzini?

Maria.Ohchi ci pensa!

Tarelli.E allora sei innamorata.

Maria(stupefatta). Quale idea! (Poi.) Francamente non misento bene in questa casa. Ci ero venuta con le migliori intenzionidi questo mondo… Volevo passare con Giulia otto giorni difanciullezza. Invece ella è seriamummificata nella suadignità matronaleuna donna impossibile che non capisceniente all'infuori del suo bimbo e del suo adorato maritodella suabella casa. Il professore mi secca con dotte dichiarazioni d'amore edalla sua parte mi minaccia una formale richiesta di matrimonio(facendo atto di bastonare) che accoglieròvedraiconl'arco del violino. L'unico allegro sarebbe il piccolo Pieroquandolo lasciano giuocare in pacema è proprio lui che di me nonne vuol sapere. Ieri ero là per mettermi a giuocare con lui.Immediatamente egli cessò meravigliato e seccato.

Tarelli.Eppure con te mi paiono gentili.

Maria(molto contenta). Con te no? Ecco una buona ragione perabbandonare questa casa.

Tarelli.Oibò! Io non c'entro nelle decisioni che hai da prendere tu.Eppoi non mi maltrattano mica. Mi trattano soltanto alquantosuperficialmente. Pare che si sieno rassegnati di fare la relazionedell'artistama non ancora quella dell'impresario. Non hanno tortoin fondo. Per questi borghesi io non sono altro che uno speculatoreche per suo interesse t'induce a fare questa vita nomade.

Maria.Povero zio!

Tarelli.Ma che povero! A chi può importare il parere di costoro? Iovoglio che tu rimanga in questa casaperché la buona famaborghese di cui gode è una buona reclame per te. Se finora inquesta città non abbiamo potuto sentirne gli effettiècolpa di troppi elementi contrari che vi abbiamo. Intantol'indifferenza assoluta per la musica. Non mi serví nédi farti dir nevroticané di far raccontar da Valzini chesoffrivi di un'affezione polmonare per cui pochissima vita ancora tiera concessa. È bene corazzata questa gente. Pochi vennero alconcerto. Non ne compresero nulla e ne dissero male. Le tue note mifacevano pietà al vederle sprecate a quel modo.

Maria.Dalla critica si capisce però che anche Valzini si èannoiato. Lui che ama tanto la musica!

Tarelli.Ha compreso meno degli altri. Si trovò obbligato a scrivernebene per rispetto ai critici che lo avevano preceduto e poi anche inriguardo nostro che lo avevamo trattato molto bene. È abileperò. Ha saputo far capire a tutti che il suo entusiasmo erapreso a prestito. Non si espone mica al pericolo di perdereecaramiabisogna rassegnarsi a riconoscerlo. In questa cittàverrebbe considerato poco intelligente chiunque avesse il coraggio didir bene di te. (Scherzosamente.) Giàper consolartitu hai quel tuo signor Alberto…

Maria.Bella consolazione! Non hai capito che vorrei abbandonare questacasa?

Tarelli.Incomincio a credere che diffidi di teperché non vorraidarmi ad intendere che tale fuga sia meditata per un riguardo allatua amica. Che male saràse il signor Galli si riscalderàancora un poco e se la signora Galli diventerà dal canto suoun po' gelosa? Avremmo apportato nella loro sciocca vita borghese unpo' di animazione.

Maria.Dubito però che abbiano a serbarcene gratitudine.





SCENATERZA

Mainerie detti



Maineri.Ho anticipato di un quarto d'ora pel timore di farla attendere;preferisco attendere io. Mi permette di baciarle le mani? Ambedue.Anche quella dell'arco.

Maria.Entusiastadunquel'unico?

Maineri.È il mio vanto. Avendola compresa mi pare quasi che le suenote siano opera mia. Citano Janson! È altra cosa. Egli nonpossiede né il suo senso artistico né la sua esattezza:è un violinista straordinario e nulla piú. Ella inveceè musicistaanzitutto musicista ed è perciò cheil pianoforte s'inchina a lei.

Tarelli.Peccato che non ci sia qui uno stenografo per raccogliere questeparole e consegnarle ad un giornale.

Maineri.Non servirebbe a nulla; quando i fattiquando la musica stessa nonserví…

Tarelli.Non serví? Elladunquelo confessa? Crede che valga la penadi dare un altro concerto?

Maineri.Anzi anzibisogna darlo. A me non basta il primo. Sarebbe unavigliaccheria di non darlo dopo di averlo annunciato. Che importa alei l'applauso?

Maria.Devo confessare che ci tengo un pochino. (Ridendo.) Avreisuonato tanto megliose ieri sera avessi ottenuto un applausoalmeno uno solo. (Con dolore.) Fu un fiasco assoluto.

Maineri.Non assoluto. Posso però parlarle con franchezzaperchél'entusiasmo che le dimostrai mi salva dal pericolo di essere presoper poco rispettosoe poi perché ella non è uno diquegli artisti cui occorra usare dei riguardi nell'apprezzare i lorosuccessi. Ecco il fatto. Il nostro pubblicoun pubblico musicalmentepoco coltoè abituato alla maniera di Janson e non vuolsentire altro. Per esso quello soltanto è il modo di suonareil violino. Il ricordo di Janson gli è tanto caro che quasinon vorrebbe sentire altri pezzi all'infuori di quelli uditi da lui.Son quelli i pezzi che si eseguiscono sul violino e non altri.

Tarelli.Se questa veramente è la disposizione del pubblicoa Marianon resta altro che abbandonare la lotta.

Maineri.Perché? La lotta è bellaspecialmente quando in essanon si arrischia nulla. Che cosa vi arrischia la signorina? Non certola sua famaperché la nostra città né dàné toglie fama. Specie a leisignorinaalla dea dellamusica.

Tarelli.Síuna dea. La sua bellezza la decantò anche il signorValziniil quale pare nato piuttosto a cronista che a criticomusicale. Parlò unicamente della splendida figura e dellamagnifica toeletta.

Maineri.Sono imbarazzi della vita del critico.

Tarelli(con ira). Avrebbe potuto non essere imbarazzatose fossestato un buon critico!

Maria.Mazio! Noi dobbiamo essere grati al signor Valzini che pur nonessendo stato troppo soddisfatto del mio modo di suonarevolledimostrarsi tale per favorirmi.

Maineri.Ben dettoben dettosignorina. Ella parla come suona. Infattiquale altro merito avrebbe avuto eglise non avesse avuto altro dafare che di sedersi al tavolo e notare il suo entusiasmo? Sel'articolo non dimostra molto entusiasmodimostra molta benevolenza.Specialmente la prima parte. La seconda (si leva di tasca ungiornale e contemporaneamente anche Tarelli) è menosimpatica. “La signorina Tarelli regalò le Arieungheresima quello è un pezzo che bisogna lasciare aJanson.”

Tarelli.Ho capito subito che in provincia quella frase bastava per annullarel'effetto di tutto l'articolo.





SCENAQUARTA

Cuppie detti



Cuppi.È permesso?

Tarelli.Il signor Cuppi. Avantiavantisi accomodi. Ella capita aproposito. Sa leidove abita il signor Valzini?

Cuppi.Sí. Perché?

Tarelli.Devo andare a ringraziarlo per il simpatico articolo che dedicòa mia nipote.

Maria.Ringrazialo anche da parte miazioe digli che non ho potutoaccompagnartiperché proprio ora ho le prove.

Tarelli.Mi farebbe un favorese venisse con me.

Cuppi.Ben volentieri.

Tarelli.Vado a prendere il soprabito ed il cappello e sono con lei.

Cuppi(a Maria). Ella ha già deciso e proposto come passarela sera?

Maria.Rimango in casa con la mia amica. Mi resta ancora poco da passare conlei.

Cuppi.Cosídi meassolutamente non ha bisogno?

Maria.Se le piace venga qui a tenerci compagnia. (A Maineri.) Cimettiamo a queste prove? Vado a prendere la musica. Dev'essere sultavolo nella mia stanza. (Via.)

Cuppi.Scusimaestroa lei è piaciuta molto la signorina qualeviolinista?

Maineri.Moltissimo. Perché me lo chiede?

Cuppi.Non chiedo piú nullaioma… dirò sí…Ella è il primo che trovo entusiasta.

Maineri.Davvero?

Cuppi.Intantoin quanto a meparlo di me che non me ne intendo affattoio mi sono annoiato mortalmente; moltoma molto.

Maineri.E perché è qui a continuare ad annoiarsi quando nessunove la obbliga?

Cuppi.Non mi annoio quiio. Quantunque si tratti di una pessimaviolinistacioè una violinista che suona male il violinolacompagnia della signorina mi è piú cara di quella ditutto il resto della città. Naturalmente non piú caradi quella di Janson. (Con passione.) Ohse Janson ritornasse!A lui potevo offrire oltre alla mia amicizia anche la miaammirazione… sí… la mia approvazione cosicchéla relazione con un artista diviene subito piú bella… piúgradevole. Mentre qui… (Risoluto a Maineri.) Scusimaestroma io dubito del suo entusiasmo. Che diamine! Io sono…sí… una bestia… una persona che di violino noncapisce niente… ma infine è impossibile…difficile ch'ella capisca qualche cosa di ciò che a me sembra…nientecioè una stonatura senza sentimento. Ehcapisco.Dubito che un pochino della sua ammirazione per la musica sia dovutaalla bella personcina della signorina Maria. A forza di accompagnarlaal pianoforte… naturalmente…

Tarelli(rientra). Andiamo?

Cuppi.Eccomi. E la signorina? (A Maria che rientra con la musica sottoil braccio.) Buon giornosignorina! (Le stringe la mano.)Approfitterò sicuramente del suo gentile invito per questasera.

Tarelli(a Maineri a bassa voce). Saio con Valzini saròperfettamente cortese. Non creda mica per quello che ha udito ch'ioabbia l'intenzione di dimostrarmi offeso. Non ne vale la penae anzila prego di non riferire a nessuno le mie parole. Per essere deltutto sincero con leile dirò che per avere la magrasoddisfazione di mostrare il mio disappuntonon mi privo dellasperanza che Valzini al secondo concerto non muti opinione. Come sichiama di nomeValzini?

Maineri.Venanzio.

Tarelli.EbbeneVenanzio. Lo interpellerò sempre col nome dibattesimo. "Signor Venanzio…" Peccato che non abbia unnome piú bello! Chissà se gli piacerà di venirchiamato con un tal nome!…

Maineri.Cosí lo chiamano tutti.

Tarelli.Ci sarà dunque abituato. (Gli stringe la mano e via conCuppi.)

Maineri(subito al pianoforte con la sua parte in mano). Il concertodi Beethoven. Proviamo soltanto quello?

Maria.Sí. Non occorre altro.

Maineri.Ho da suonare il preludio intiero? Solitamente quando non si disponedi un'orchestra lo si omette o non lo si eseguisce che a metà.

Maria(leva il violino dalla cassetta). Io desidero di udirlointieroaltrimenti il concerto mi appare monco e disordinato.(Dolcemente.) Il preludio mi dà la disposizioneoccorrente per suonare. M'influisce perfino sulle ditami sento lefalangi piú liberepiú volonterose. Attendo che tocchia me con impazienzaquasi con curiositàcuriosità diudire quello che faròcome fosse la prima volta che avessi asuonarlo. Quel preludio mi pone immediatamente faccia a faccia conBeethoven. (Con asprezza.) Naturalmente chese mentre losuonanoho dinanzi a me un pubblico distratto ed inquietoch'iovedo dall'alto come un raccolto di zucche vuoteallora invece diascoltare il concerto mi metto a contare le zucchemeravigliato cheil Creatore abbia commesso tanti errori.

Maineri.Lei pensa al nostro pubblico?

Maria.Oha lei e col violino in mano non voglio mentire. Il mioinsuccessocome lo chiamano quimi addolorò abbastanza. Nonho mai sofferto tanto ad un concertoed ho paura che il secondo siaancor peggio. Come dice lo ziodovrei essere superiore a questecose. Ma come si fa a non alterarsi nel vedere la gente che micirconda essere d'accordo col giudizio del pubbliconon solomaanche dubitare che in altri luoghi si sia potuto giudicare altrimentisul mio conto. Lasciamo stare. (Accorda il violino.) Ella hagià eseguito questo concerto in pubblico?

Maineri.Sícon Janson.

Maria(ironicamente). Cosí? Il signor Janson si degnava diuscire una volta dalle sue arie ungheresirussevalacche e dieseguire Beethoven?

Maineri.Sí; l'applauso del pubblico però era provocatounicamente alla cadenza del primo tempouna cadenza brillantecompostacredoda uno spagnuolo. Il pubblico non apprezzeràmai il concertoe francamentecredo che nemmeno ora gli piacerà.

Maria.V'era dunque la sua brava cadenza spagnuola? (Siede.) Suonila pregocome se non sapesse che presto deve sopraggiungere ilviolino a toglierle la prima parte.





SCENAQUINTA

Giuliae detti



Giulia.Buon giorno! Ahson le prove! (A Maineri che si è alzato.)Non si disturbi. Se me lo permettete starò un pochino adascoltare.

Maineri.Ma senza dubbio. Ella rappresenta per noi un elemento ch'èbene vi sia anche alle prove: il pubblico.

Giulia.Peccato che non potrò rimanere a lungoperché di làho molto da fare.

Maria.Cose di premura?

Giulia.Non di premurama di regola. Bisogna lavorare ogni giornoaltrimenti in fine d'anno si trova d'aver perduto molto tempo.

Maria.Mi pare di sentir parlare la nostra brava monaca. Te ne rammenti?(Imitando la voce della vecchia monaca.) “Bisognalavorare tre volte tanto quanto si lavora! Soltanto cosí sipuò contare sulla pace dell'anima e del corpo.”

Giulia.ViaMaria! Non deridere quella santa donna! Io le devo tanto!

Maria(meravigliata). Davverocosa le devi?

Giulia.Quale domanda! Si è affaticata per me… mi ha insegnatomi ha voluto bene!

Maria.A meinveceha dato tanto noia! Devi confessare che il suono dellasua voce non era bello. (Imitando di nuovo la vecchia):“Signorinalei è una zingara!”. Ecco che haievocato un ricordo poco gradevole! Incomincisignor Maineri! Giuliaci fa compagnia.

Giulia.Sta benese mi permettete di portare qui il mio telaio…

Maria.Perché no? Se vuoi puoi metterti persino a far quadri qui. Menon disturbi di certo. Già a te non basta di starmi adascoltare.

Giulia.Starò ad ascoltare certamente. Ho un lavoro che soltanto qua elà esige attenzione… Di solito quando lavoro ripasso lalezione al mio figliuolo.

Maria.Fai ancora piú di quanto quella santa donna consigliasse. Ellasi sarebbe accontentata di un solo lavoro alla volta…

Giulia(che non le fa attenzione). Porterò con me Piero.Vedrai come starà quieto e attento! (Via.)

Maineri(con ironia). Questa sí ch'è una donna di casaperfetta!

Maria(ridendo). Si; ma c'è di peggio. Pare impossibilema èpur nata madre di famiglia. Me la rammento già in collegiocosí.





SCENASESTA

Albertoe detti



Maineri(sempre seduto al pianoforte). Ecco il signor Alberto. Qui nonci mancherà il pubblico. Vengavengasignor Alberto. Anchela signora Giulia ritorna subito.

Alberto(ridendo). Anche mia moglie si dedica all'arte? Ma se disturbalo dica con tutta franchezza.

Maria.Ma no. L'ho pregata io stessa di farci compagnia.

Alberto.Ho da scrivere delle lettere e vado nella mia stanzama sepermettono lascierò aperte le porte. Cosí mi saràpiú facile di prestar attenzione. (A Maria a bassa voce intono di complimento.) Sa benissimo che la sua vista mi distrae…(Si allontana e grida dalla sua stanza): Potete incominciare!

Maria.Tutti vogliono starci a sentire in questa casama nessuno rinunziaal suo lavoro.

Maineri.Lei deve sentirsi molto male in questa casa…

Maria.No. Per un poco questi borghesi mi servono di distrazione.





SCENASETTIMA

GiuliaPieroAmelia che porta il telaio; poi Giorgio



Giulia(con l'aiuto di Amelia dispone il telaioe senza guardarla parlaa Maria). SentiMariaperdonamise mentre suonisto adascoltare la lezione di Piero. La leggerà molto a bassa voce.Deve studiarla e se non gli concedi il piacere di leggerlanon sidecide mai piú a guardarla.

Maria.Fa il comodo tuo. Si va di bene in meglio. Adesso ti senti giàcapace di badare a tre cose… Incomincimaestro!

Giorgio.Si può star ad ascoltare della buona musica?

Maineri(mormora). Altro che buona!

Giorgio.Non ne dubito! Non ho chiesto se sarà buona… soltanto sepotrò ascoltarla…

Giulia.Non disturbareperò. Siedi qui quieto accanto a me.

Maria.Le sieda molto vicinoperché tiene lezione; e ciòloconfessò lei stessale si confà meglio della miamusica. (Al ragazzo.) SuPieroincomincia!

Piero.Síse starete un poco zitti!

Giorgio.Come vaPiero? Sei stato contento del regalo del babbo?

Piero.Ha fatto un viaggio tanto lungo che avrebbe potuto portare qualchecosa di meglio.

Giorgio.Il ragionamento è buono. Va da sé che il dono devestare in proporzione alla durata del viaggio. Io mi siederò làdall'altra partecosí checontrariamente a quanto voleva lasignorinastarò a sentire unicamente la musica. (Va asedere a destra dello spettatore.)

Maineri(con un po' d'impazienza). Posso finalmente incominciarequesto preludio?

Giorgio.Ahc'è un preludio! Che cosa suonate?

Maineri.Il concerto di Beethoven.

Giorgio.Lo conosco. Il preludio è un po' lungo. (Ritorna accanto aPiero.) Lo starò ad ascoltare da qui. (Maineri cominciaa suonare il preludio.)

Piero.Come posso parlare con questo fracasso?

Giorgio.Pròvati! Saremo indulgenti.

Piero(legge una pagina a parte. Giorgio gli corregge spessol'intonazione.) Ahva da sé che con lo strepito che faquel signore non posso declamare bene!…

Maria(cerca di stare attenta al pianoma non le riesce. Si avvicinalentamente al gruppo di sinistra e dice a Giulia che lavora)Quale divertimento c'è nel disporre tanto filo sulla tela?

Giulia.Mentre la mano lavorail pensiero corre ad altre cose.

Maria.Ed a qualis'è lecito?

Giulia.Tante e bellissime. Col suo movimento uniforme la mano accompagnaaccarezzaquasiun pensiero calmo e lieto. Quando alzo gli occhivedo accanto a me questa testa bruna (sorride accennando alfigliuolo) e l'unico sforzo che devo fare si è di nonalzarli troppo di spesso.

Maria.E desiderie aspetti cosísenz'ansiacon la solita calma?

Giulia.Non desideroné aspetto. O meglio desidero che tutto ciòcontinui cosí e che ogni giorno mi sia dato di fare quello chefaccio oggi e quello che feci ieri.

Maria.Cioè disporre dell'altro filo sulla tela.

Giulia(già offesa). Non è il mio solo lavoro.

Maria.E quali sono gli altri?

Giulia.A te non lo dico. Non mi comprenderesti.

Maria.Io credo di poter comprendere tutto.

Giulia.No. Certe cose non si capisconose non si vivono. Non si tratta micadi ragionaredi calcolare; si tratta di sentire.

Maria.Insommaspiegatie procurerò di capire. Sii buonaGiulia!Ti accerto che non ho la minima intenzione di deriderti.

Giulia.Ma non è per questo timore che non voglio parlare. Èche non saprei spiegarmi. Non sono mica da tanto da farti vivere lamia vita!

Maineri(dopo aver atteso per un istante). Tocca a leisignorina.

Maria.Ahsí; Beethoven. Nomaestronon possoadesso. Sia tantobuonomi faccia il favore di ritornare alle quattro (Con calore.)

Maineri(mormora). Ha ragione.

Giulia.Ma se disturbiamo possiamo andarcene.

MariaNoadesso non posso suonare piú. Ho perduto il momento.Sarebbe per me un supplizio di suonare tutta quella roba.

Maineri(rassegnato). Come desidera. Sa bene che per me sarebbe statauna vera festa "quella roba" come dice leisul suoviolino. Vuol dire che sarà per dopopranzo. Arrivederci.(Via.)

Maria(ripone il violino e gli parla). E dormi benepovero violino!(A Giulia.) Dunqueritornando a noi… La tua felicitàè tale che non la puoi neppur descrivere?

Giulia.Questa è di nuovo ironia e su questo tono non possiamointenderci. Perchéti dispiace ch'io abbia detto di esserefelice?

Maria.Che mi sia dispiaciuto di sentirti dire felice? Ohno. Ma noncomprendo e mi sorprende. Ti dirò anche il perchévisto che a me è sempre facile di spiegare quello che penso equello che sento. In questo luogo voialtri non potete crederloperché qui ho avuto un insuccessoma già alla mia etàho conosciuto delle giojedei piacerilo confessoche neppure tusai ch'esistano. Ho visto una capitale per giorni e giorni nonoccuparsi che di meoffrirmi tutte le soddisfazioni piccole e grandiche la vanità e l'ambizione umana possano chiedere.L'interesse era tale chefigurati! mi dissero persino bellissimaepiú ancora amabile e corteseciò che non sono. Deiprincipi pregarmi di onorare i loro salottipersone fra le piúrispettabili ed eminenti d'Italia ambire la mia amiciziala miastimacosa che mi faceva riderequando si calmava l'ambizione chein me ha tutto l'aspetto della febbre. Sorpresi degli sguardid'invidia nelle persone piú fortunatequando facevo vibrarecon mecol mio violino migliaia di cuori. E tuttavia mai… maicapisci? ho potuto dire quella tua frase: “Sono felice e vogliorestare sempre cosí!”. Ho detto e pensato: “Passipresto questa giornata e ne venga un'altra piú lieta e menonoiosa!”.

Giorgio.Strano!

Maria.Stranodice? Ma no. Questa è la vitao almeno questa èla vita come la sentono le persone intelligenti. Ho godutosíquando la musica passava nel mio cervello e dal cervello alle ditasenza resistenza. Allora l'orgoglio soddisfatto mi fa godere.Disprezzo gli altri miei simili che non sentono con me e godo. Peròè una gioia che dura poco. Non so figurarmi uno stato difelicità per me. E per gli altri? Ohfrancamente! Credo chementano tutti coloro che dicono di essere felici.

Giorgio(parla da professore e Maria lo sta ad ascoltare con disprezzo).Ohsenta! Ho conosciuto un tale il quale diceva che gli alberidovevano essere fatti di legno soltanto e senza foglie. D'estate andòin un boscoovedissenon v'era alcun albero. Aveva ragione.Chissà cosa intende lei con la parola felicità. Se lavita che ci descrissenon è felicitàallora lafelicità non esiste.

Giulia.Nonon è questo. SaiMaria cosa manca a te per esserefelice? La famiglia. Noi donne siamo delle creature che non bastano asé stesseche non possono vivere a partesolitarie e nomadi.A noi occorrono le nostre quattro mura e qualcuno cui sacrificarci.Il nostro mondo dev'essere piccoloma tale che sia tutto nostro.Piccolosíin realtàma pur anche grandepoichéin esso dobbiamo trovare tutto quello che tu cercasti invano inquella vasta capitale che per alcuni giorni ti sembrò tuttatua. Il tuo violino? È un istrumento bellissimoe faràpassare qualche ora piacevole alla persona cui vorrai bene.

Maria.Lo spezzerei in tal caso.

Giulia.Non volli mica disprezzare la tua arte destinandola all'ufficio direndere piú gradevole il soggiorno nella casa! Ohperchénon appresi anch'io un'arte acciocché mio maritoi mieifigliuoli vi si possano beare!

Maria.Un'arte non vive che a scopi maggiori.

Giulia.È lo scopo massimo. Sai perché ti parlo con tantocoraggio? Ti vedo spesso da che sei quipensierosadistratta; orora confessasti di non essere felice. Qualche cosa a te mancadunqueed anelo ad aiutarti. Di pocoma credo di essere piúgiovane di teeppure mi pare di sentirmi moltoma molto piúvecchia. Io infatti so o credo di sapere. Non sento piú ilbisogno di affannarmi a cercare. Ho la tranquillità dellapersona che sa tutto quello che ha da succedereproprio da personavecchia che nulla piú chiede. Tu sei una giovinettainvece.Cerchi ancoraperché hai battuto una via che non fa per te.

Giorgio.MaviaGiuliavorresti ch'ella abbandonasse il suo violinola suaarte per diventare una buona massaia! La signorina Maria parla cosíin un momento di malumore. Forse anche si sente meno felice delsolitoperché in questa città le sono mancate lesolite soddisfazioni.

Maria(con ironia evidente). Bravoprofessore! Io e leic'intendiamo perfettamente!





SCENAOTTAVA

Albertoe detti



Alberto.E questo concerto? Io ho finito e voi non avete neppur incominciato!Quando suonerete?

Maria.Non piú per questa mattina.

Alberto(confuso). Sarebbe il colmo della distrazionese voi avestesuonato ed io non vi avessi udito!

Maria.Non si confonda. Non abbiamo suonato affatto. Suoneremo dopopranzo.

Alberto.Peccato ch'io non potrò udirviperché al dopopranzogli affari mi rubano tutto il mio tempo. Arrivederci da qui adun'orettaa pranzo. Oggi pranzo di gala a quanto sento. Ho inteso uncerto odorino passando davanti alla cucina…

Giulia.Alla una in punto. Non tardarete ne prego!

Alberto(bacia Piero. A Giulia). Non dubitare! Ha studiato?

Giulia.Noma studierà adesso.

Alberto.Dovreste attenervi a maggior regolarità. Ve l'ho raccomandatotante volte! Cosí avete perduto l'intera mattina.

Piero.Avevo da leggere a mamma la poesia che m'avevano dato da studiare.Cera però un fracasso qui…

Maria.Sísí. La colpevole sono io. Con le mie prove hoimpedito a Giulia di far studiare il signorinoil quale del resto nedimostrava pochissima voglia. Nella vita di un bambino la giornata hapoca importanza. Se non ha studiato oggi studierà domanilaprossima settimana o il prossimo mese…

Alberto.Si capisce che di pedagogia lei non si è mai occupata. Iodesidero che col mio figliuolo venga già adesso adottato unenergico sistema.

Maria.Mi scusidunqueperché di cosí grave mancanza son iola causa.

Alberto.Mi scusi leianzi. Non avevo mica l'intenzione di farle unrimprovero. Si figuri!

Maria(ironicamente). Non si scusiperché son troppo lietadi aver potuto accertare quanto lei sia un buon marito e la mia amicauna donna felice.

Alberto(ridendo e mettendo una mano sotto al mento di Giulia). Nedubitavaeh? (S'avvia.) Con permesso. BadaPierodi nonriposare dopopranzo delle fatiche che hai avuto questa mattina!(Via.)

Maria.Strano! Strano! Cosí non me lo sarei figurato.

Giulia.Ma perchéMaria?

Maria.Un padre di famiglia cosí buonoattentoamoroso…

Giulia.Cosí si è incaricato egli stesso di spiegarti la miafelicità.

Maria.Diamine! Capisco che ora le tue parole dovrebbero essermi chiarema…vorrei dire una bella bestemmia toscana… La rimando in golaperché ti scandalizzerebbe. (Ride.) Eppure mi darebbeuno sfogo e non avrei bisogno di dire altro.

Giulia.Non capisco.

Maria(scoppiando). Ecco. Se a me toccasse di essereammettiamolamanutengola di un ladro e di vedere che questo ladro la sapesse daread intendere in modo che tutti lo avessero a ritenere l'uomo piúonesto della terranon saprei trattenermi dal gridare: “Ladro!ladro!” anche a costo ch'egli mi risponda: “E tumanutengola!”. Non essendo poi sua manutengolacome potreitacere?

Giulia(con violenza). Non lo sei? non lo sei?

Maria.No. Figurati! Io con un borghese commerciante.

Giulia.Basta. (Molto commossa.) Mi lascio traviare anch'io! Sembrache tu Mariaabbia perduto il senno… Non capisco e non vogliocapire…

Maria.Lascia (ridendocontenta) che ti racconti tutto. Ècosa innocentissima… e forsesembrerà tale anche a te.

GiuliaNobasta! Dinanzi al mio figliuoloalmenotrattieni… la tuafantasia di artista! Quello che vuoi dirmi son cose chese ancheverenon vanno dette a menon in questa casa.

Maria.L'abbandoneròperché io ho l'abitudine dellafranchezza.

Giulia(dopo un brevissimo istante di esitazione). Ohviafaraiquello che a te piacerà. VieniPiero.

Piero.Che cosa ti ha fatto?

Giulia.Vienivieni. (Via col figliuolo.)

Pausa.

Giorgio(accorato). Comelei conosceva già mio cognato? Ohciò mi dispiacesignorina Maria. Ed io che l'ho sempreconsiderata come l'immagine stessa della sincerità! Lei averedei segreti con mio cognato! (Rimproverando.)

Maria.Professoreha ragione. Il mio torto è stato di non averneparlato subito… l'unico mio torto.

Giorgio.Ohmi dispiace tantosignorina! Capisco. L'unico colpevole èmio cognato…

Maria.La ringrazio ch'è tanto buono di crederlo. Io neppur conoscevosuo cognato… Sapevo unicamente di piacergli. Mi perseguitòper tre giorni prima a Bolognapoi a Firenze ed in fine a Venezia.Ecco tutto.

Giorgio(con qualche ansietà.) E adessoadesso?

Maria.Ohbah! Qualche occhiatinaqualche parolina piú che cortesee nient'altro. Puòtranquillizzare sua sorella. Ioabbandonerò questa casa subitooggi stesso. Ma intanto dica asua sorella che vorrei fare la pace per evitare scandali. Giàinfineche cosa le ho fatto?

Giorgio.Certamente farò del mio meglio per farle fare la pace con miasorella. Non creda assolutamente che vi sia bisogno di abbandonarequesta casa. Ed io lo saprò impedire. È su mio cognatoche deve riversarsi tutta la nostra collera.

Maria.Davvero? Crede che Giulia gli terrà il broncio?

Giorgio.Il broncio soltanto? E non le pare che abbia ragione. Ma di ciòpiú tardi. Desidero anzitutto che si riconcili con miasorella. Non indovinaperché vi do tanto peso? No… no?

Maria.Nodavvero.

Giorgio.Allora non glielo diconon glielo dico ancora… Insommaentrooggi o domani… sentirà… Vado da Giulia… (Via.)

Maria(pensa un pocopoi capisce ed alza le spalle).





SCENANONA

Tarellie Maria



Tarelli.Che hai?

Maria.Ohziopeccato che non sei venuto qualche istante prima! Mi avrestiimpedito di fare una sciocchezza.

Tarelli.Quale? Hai gettato fuori di casa Maineriperché ha sbagliatoqualche nota?

Maria.Peggiomolto peggio. Mi son fatta licenziare da questa casa.

Tarelli.Come sei giunta a tanto?

Maria.Ho raccontato a Giulia che suo marito era innamorato di me.

Tarelli(stupefatto). Davvero?!

Maria.Ma sí davvero.

Tarelli.Ahè uno scherzonon ci credo.

Maria.Cosí inaudita è la mia azione da sorprendere persinote?

Tarelli(serio). Inaudita! La parola è precisa. Ma perché?Scherzandoforseper leggerezza?

Maria.Nocon la massima serietà di questo mondo. Ella voleva farsiinvidiare da me. Diceva che io non poteva essere interamente feliceperché non possedevo la stessa felicità di cui essagode… Allora non ho saputo piú trattenermi. Egli venneparlò seriamente…

Tarelli.Chi egli?

Maria.Il signor Alberto.

Tarelli.Ahcosí. "Egli" è il signor Alberto…

Maria(di nuovo esitante). Sí. (Poi.) Si comportòcome fosse il miglior marito di questo mondo e Giulia mi guardavaironicamente. Mi dispiacesaiohmi dispiace tanto! Anche verso ilsignor Alberto ho mancatoperché avevo promessoespressamentedi non far parola del suo affetto… del suocapriccio per me. Non ti pare che potrei andare da Giulia a dirle cheho mentitoche in quanto le ho detto non c'è una parola divero? No; questo no. Ohzioandiamo via subito da questa casadaquesta città! Lasciamo ch'essi sbrighino le loro faccende comepossono… Cosí non si riparerebbe a tutto? (Piangendogli getta le braccia al collo.) Ohzio miosono tantodisgraziata!

Tarelli(accarezzandola commosso). Cosí fai sempre quando vuoifarti perdonare qualche scappata… Povera zingara!

Maria.Ohzioquesta volta non mi capisci neppure tu! E come potrebbeessere altrimenti? Non mi capisco neppure io stessa…

Tarelli.AttentaMaria! Ecco la signora Giulia. Almeno adesso procura dicontenerti bene!





SCENADECIMA

Giuliae detti



Giulia(molto seria). SentiMaria. Giorgio mi ha detto che tu hail'intenzione di abbandonare la mia casa prima dell'epoca stabilita.Perché?

Tarelli.Mia nipote l'ha detto soltantoperché oggi abbiamo ricevutoun dispaccio che c'invitava di recarci a Genova. Ella non sapevaancora che avevo già rifiutato.

Giulia.Ahcosí! (A Maria.) Sai che finché resti inquesta cittàhai il dovere di approfittare di questa casa.Non siamo forse vecchie amiche? Una parola detta in fretta sidimentica facilmente. Io l'ho già dimenticata…(Freddamente.) E tu?

Maria(freddamente). Anch'io. (S'avvicina a Giulia.) Rimangodunque. (Le porge la manopoi si pente non vedendo subito prontaquella di Giuliala quale ritira pure la sua.)

Giulia.Grazie. Vado ancora a dare alcune disposizioni per il pranzo. (Via.)

Tarelli.Qui sarebbe stato a posto un piccolo segno affettuoso che avrebbefatto piú bene di tutte le spiegazioni. Perché non lehai stretto la mano?

Maria.Aveva già ritirato la sua. Ohse crede ch'io abbia un talebisogno di venir perdonatas'inganna! Del resto si vede che nonsaprebbe perdonarmi. (Contenta.) L'ho toccata in un puntodebole. Giulia si contiene cosíper quel grande rispetto chetutte le donne borghesi portano alle convenienze. L'avrei amata dipiúse mi avesse graffiata.

Tarelli.VediMariacomincio anch'io a desiderare che si parta al piúpresto. Non sono piú tranquillo.

Maria.Non capisco ioadesso.

Tarelli.Ohvorrei che non mi comprendessi! Se avessi la certezza che nonpuoi comprendermisarei subito tranquillo di nuovo. Come vuoi chenon dubiti di tevedendo che hai provato il bisogno di vantartidella corte che ti ha fatto quel signor Alberto e che ancora adessoti compiaci di aver offesaferita la tua amica d'infanzia? Non dirminulla; non negarenon scusarti. Non sono mica un ragazzo da noncapire che la piú sciocca azione che si possa fare in talifrangenti si è di seccaredi far parlare continuamente ilmalato della propria malattia. Non una parola sull'argomento. Andròora dalla signora Giulia per cercare di disporla un po' meglio in tuofavoree nei pochi giorni che rimarremo ancora quinon si parli piúdi questa avventura. (Si avvia. Poi.) Sono stato da Valzini.Daremo anche il secondo concerto. Ma ho perduto del tutto la speranzache il pubblico ti diventi favorevole. Basta comprendere ciòche ne pensa Valzini; non che abbia chiesto dei consigli aquell'imbecillema la sua opinione mi dà una chiara ideadell'opinione prevalente in paese. Figurati che sono andato da luiper fargli i miei ringraziamenti con tutta serietàquasi glifossi realmente debitore di riconoscenzae mi attendevo disorprenderlodi confonderlo; inveceinvece i miei ringraziamentifurono accolti con la medesima serietà con cui furon fatticon la differenza che la serietà di Valzini non era simulata.Ritiene assolutamente di meritare gratitudinee di aver scritto dite moltoma molto meglio di quanto meriti.

Maria(che non è stata ad ascoltare). E… se vedo ilsignor Albertodevo informarlo della indiscrezione commessa conGiulia?

Tarelli(in tono di rimprovero). Ahsei ancora là colpensiero?

Maria(confusa). Che mi dicevi?

Tarelli.Nienteniente… Se vedi il signor Albertocomportati come senulla di nuovo fosse avvenuto. Come hai detto tu stessalasciamolisbrigare i loro affari da soli. Per liberarti da quella inquietudineche ti vedo ancora in voltovado dalla signora Giuliae cercheròdi farvi fare la pace oggi stesso. Attendimi qui. (Via.)





SCENAUNDICESIMA

Albertoe Maria



Alberto.Signorina Maria!

Maria(che non lo ha vistoimprovvisamente imbarazzata). Ohlei!

Alberto(lietamente). Ohfinalmente! Una volta ch'io la veda sola!Tra la mia e la sua famigliatra gli artisti ed i critici non c'èmai caso di scambiare con lei una parola! (Ridendo.) C’èpoi quel mio signor cognato che sembra cucito alle sue gonne. Chevoglia finire in un matrimonio?

Maria(seriamente). Ohcome può crederlo?

Alberto.Non occorre dirmelo tanto seriamente! Io non l'ho mai creduto. Volevodire soltanto che si stava meglio quando si stava peggio. Cioèsi stava meglio a Firenzea Bolognaa Venezia se pur non ciconoscevamo. Mi perdoni lo scherzo. (Subito piú serio.)Se ne accorge anche lei che non sono né tranquillo nélieto. So di non esser capace di fare delle dichiarazioni troppogentili. Le donne cheall'infuori di mia moglieho conosciutenonmi hanno dato quest'abitudine. Sono pochi giorni da che lei èquie mi pare un annoperchécon tutta franchezzanon vedol'ora che se ne vada.

Maria(che fin qui sarà stata ad ascoltare con evidentecompiacimento). Ohsarà presto soddisfatto.

Alberto.Ohmi permetta che glielo spieghi. Si ricorda di ciò che ledissi al suo arrivo? Sembravae lo credeva io stessoche lei nonera com’io la ritenevaio dovessi ritornare prontamente ai mieidoveri di marito e dimenticare tutto il resto. Non le avevo dettoch'io sarei capace di soffocare in me ogni altro sentimento pur dinon turbare la mia felicità domestica? Ebbeneora diffido dime stesso. Alle volte quando mi metto a rifletterema cheriflettere! quando mi abbandono senza ritegno alla mia passione edesco cosí dalla monotonia macchinale della mia vitadal frenoche impongo al mio contegno verso di leiverso mia mogliedall'abitudine per cui faccio quel dato gestodico quella certaparola… che non penso piú e che non approvo… allora…(Timidamente.)

Maria(incoraggiante). Allora…

Alberto(sorpresopoi). Penso allora che se fossi un altr’uomomeno metodicomeno preoccupato dall'idea del futuroquel futuro chefinisce sempre coll'ammazzare il presentedovrei dare un'alzata dispalle tale da liberarmi da tutto quanto mi inceppam'impedisce lafelicità e… e correre precisamente dietro a questafelicità.

Maria.Ma posso credere che parlando di questa felicità cosígrande che la indurrebbe ad abbandonare ogni altralei… pensi ameuna donna che nemmeno è capace di render gelosa suamoglie?

Alberto.Ohnon mi rammenti quelle frasi disgraziate di cui ora non approvouna sola parola. Basterebbe un suo cenno per farmi cadere ai suoipiedi anche in presenza di mia moglie.

Maria(sottovoce indagando in se stessa). Mi par di sentirmi piúsollevata.

Alberto.Che dice? (Le prende una mano.)

Maria(svincolandosi con energia). Mi lasci! (Freddamente.)Sono al caso di porla immediatamente alla prova. Sentapoco fa homesso a parte sua moglie delle assiduità di cui mi onora.

Alberto.Ahnolei scherza…

Maria(seria). Sull'anima mia! Ho raccontato a sua moglie che lei èinnamorato di mead ogni modo ho voluto farglielo credereche siavero o no.

Alberto(mortificato). Davvero?

Maria(avviandosi tristemente verso l'uscita). La prova èfatta.

Alberto(dopo una breve esitazione). NoMariarimanganon mi lascicosí dopo avermi fatto tanto male!

Maria.Le ho fatto del male? Lo riconosce?

Alberto.Lei forse ancora non sa quanto. Mi ascolti! Io non amavo mia moglieè veroma il rispetto che le portavoe piú ancora ilsapermi tanto amato da leirispettatovenerato addirittura come unessere perfettom'induceva a fare tutti gli sforzi possibili percontinuare ad apparirle meritevole del suo affetto. Orainvece! Ohcerto. Quanto piú comprenderà d'essere stata ciecafinoratanto piú grande sarà la sua disillusione. Midisprezzerà.

Maria(di nuovo per uscire). Sta bene. La prova è fatta.(Sulla soglia si ferma.) Perdoni il male che le ho fatto. Daqui a pocogiàquando sarò lontanasirappattumeranno e il male sarà stato minore di quanto ora lesembra. (Alberto accenna di no.) No? Ebbenedevericonoscerlo. Questo male se lo sarà meritato. Ricorda ciòche le dissiquando per la prima volta mi diede quelle spiegazioniche poi volle ripetermi a sazietà? “Ma per chi miprende?” le chiesi. Le ripeto oggi la stessa domanda: “Perchi mi prende?”. Io potrei non essere una fanciulla onorata nelsenso borghese della parolae ascoltare le sue dichiarazioni pursapendo che facendomele si rende colpevole verso la famigliaversola legge. Ma dopo quanto m'ha dettoesse significano crudamente:“Vorrei passare con te qualche giorno. Assecondami!…”ed ascoltarla… io! Ohvia! Per chi mi prende? Poco fa ero giàpentita del mio agirema ora lo trovo giustificato e ne ho piacere.Tanto! (Molto commossa.)

Alberto(sorpresodopo un momento di sospensione). Mi perdoni! So diaverla offesa. Darei la mia vita per asciugare quella lagrima!

Maria.Ebbene! Se vuole farò tuttavia uno sforzo e andrò adire a Giulia che ho mentito. (Vicinissima a lui.) Rinunzioanche al piacere di essermi vendicata delle sue offese. Vedràche riuscirò a farmi credere. (Alberto accenna di nochenon lo crede.) Le dirò ch'è stata una mia fantasiadi artista… Chissà cosa ella si figura per fantasia diartista!

Alberto.Non vadaMaria! (Attirandola a sé e guardandosi attornocon paura.) Io preferisco il suo amore…

Maria(svincolandosi). Mi lasci! Lo sappia! Io non amerò maiun uomo che non sia libero o che per me non si sia reso libero.

Alberto.OhMaria! Io non posso abbandonare il mio figliuolo!

Maria(ironicamente). Ecco. È giusto. Il suo figliuolo! Nonci avevo pensato! Ebbene! Allora stia lontano da me! Ascolti! Nellamia vita attiva io non ho molto sognato l'amorema non lo ignorotanto da non comprendere che quello che mi offre non è amore.

Alberto(con forza). È amore. Se non è amore unsentimento per cui forse vedrò rovinare la mia vitala miafelicitàallora…

Maria.Non è amorefinché lei sa che la sua felicitànon è affatto compromessa. Di parole non mi accontentoio!

Alberto(con piú forza). È amore. Lo sento forse per laprima volta in vita mia. È un misto di rispetto e di desiderioche mi confonde. Lei saglielo ho già detto. Nella mia vitasono passate parecchie figure di donna. La sua… Ahcome sidistingue da tutte le altre! Non posso neppure concepire l'idea cheben presto debba rimanere privo di lei! (Con fuoco.) Leicalcolalei ragiona… Io sento solamentee se mi oppongoseresistoè invano… Io l'amo! Lei non mi ama!

Maria(pacatamente). S'inganna. Ascolti! io l'amo. (Alberto siavvicina.) Mi lasci! Non sonon arrivo a comprendere la ragionedi questo amore. Che una fanciulla come sono io giunga a confessarloè tale prova di amorequale non mi ebbi da lei finora. Lo soda poco; lo compresi dalla collera che mi assalse un'ora fa nelvedere quante cure lei prodigava a Giulia… in mia presenza. Mapur amandoio riconoscopurtroppoche mai una donna fu piúvolgarmente desiderata. Sappia perciò che questa è laprima e l'ultima volta che sente da me una simile confessione. D'orain poi sul mio volto non vedrà che indifferenza. Ètanto ingiusto il sentimento che provo che mi sarà facile benpresto di soffocarlo e di sostituirlo con l'indifferenza anche nelcuore.

Alberto.Ma che vuole che faccia? Mi comandi!

Maria(in collera). A me lo chiede? Io le ripeto che il suo modo diamarmiche le sue parole mi offendono. (Ironicamente.) Vuoleamarmi fra le pareti domestiche ed allo stesso tempo tener delleprediche a sua moglie sul modo di allevare il figliuolo…

Alberto.OhMaria! Se veramente mi amasseparlerebbe altrimenti! Non meritotanta ironia!

Maria.Me lo dimostri!… Vogliamo… fuggire insieme? Vuoleabbandonare tutto per me?… No! (Pausa.) E allora mi lasciin pace e attenda alla sua famiglia.

Alberto(confuso). Non ho detto di no…

Maria(avviandosi). Ma neppure di sími pare…

Alberto.Fra noi due… chi ha maggior esperienza per l'età(esitantecercando le parole)… sono io. Lasciquindich'io… veda il bene di tutti e due.

Maria(ironicamente).… di tutti e due?

Alberto.Di tutti e duesí. (Deciso.) Può esservi dubbioche per egoismo io rifiuti la felicità che mi offre? Io sonoun uomo in etàed una giovinetta belladivinache amo mioffre il suo amore. Può esservi dubbio che per egoismorifiuti? Impossibile! Dunque… Ma potrà una tanto caracreatura accontentarsi della vita modesta che potrò offrirle?Ci ha pensato? Abituata com'è alla vita di artistaallesoddisfazioni dell'amor propriodella vanitàdell'ambizione…

Maria(sorridendo). Ohsí. All'arte chi ci pensa piú?Desidero anzi di condurre una vita tutta diversa da quella menata finqui…

Alberto.Sarà una vitanaturalmentemolto modesta. La mia proprietàappartieneben intesoa Giulia ed a mio figlio. (Maria assente.)Bisognerà vivere in qualche cantuccio della terramoltolontano da qui… in una casa un po' meno ricca di questa.

Maria(con entusiasmo). Piccola e poverama nostra. La felicitàmite e quieta di gente modesta…

Alberto.Ohsei divinamente bella cosí! Maria! (L'abbracciaconviolenza.) Un bacio! Maria!… Un solo bacio!

Maria(difendendosi debolmente). Nono… Laggiú nellanostra casa… Ivi sarò tutta tua!…

Alberto(la bacia lungamente). Come pegno…

Maria.Via! Alberto…





SCENADODICESIMA

Giorgioe detti



Giorgio(dà un grido). Ah!

Maria(si svincola e si allontana lentamente).

Alberto.OhGiorgio!

Giorgio(ironicamente). Scusino l'incomodo!… (Via.)

Maria.Non c'è dubbio. Quello lí è corso a raccontarloa Giulia. Mi dispiace per leiper le scene che ne deriveranno…

Alberto(smaniando). Ohsí. Anche a me dispiace per questo…(Grida.) Giorgio! (Va alla porta.) Giorgio!

Maria(osservandolo). Ecco che l'entusiasmo è caduto e benpresto. Badi ch'è sempre libero! Badi!… Vedrà cheriuscirà facilmente a calmare Giuliaanche se il professoreci ha già denunziati.

Alberto.Ohnon è questo che m'importa! È lo scandalo! ÈGiulia. Per piacereMariami lasci solo con mia moglie! Non vorreiche fra voi due vi fosse uno scambio di parole troppo dure.(L'accompagna alla porta. Ravvedendosi le bacia una mano prima dilasciarla.)

Mariavia. Entra Giulia.

Giulia.E Maria?… È fuggita?

Alberto.Non sceneGiuliate ne prego!

Giulia.Chi ti dice che ne voglia fare? Maria avrebbe potuto rimanere…L'avrei pregata pulitamente di andare a far all'amore con te fuori dicasa mia. Gliel'ho già detto… (Grida.) Non voglioche insozzi questa casa! (Piú calma.) Nono. Vogliomostrarti che sono calma e che quanto ancora ho da dirtinon èispirato dall'ira. Che Maria rimanga. Può rimanere per questopoco di tempo. Già so che tu saprai contenerti. Peròin ogni casosappi che… ti farò sorvegliare… da tuofiglio. Cosí su questo riguardo sono tranquilla. Ti pare?

Alberto.Ma Giuliacredi! Non è cosa sí grave che meriti il tuorisentimento!…

Giulia.Niente bugiete ne prego! Posso disprezzare Mariaritenere che siastata fatta com'è dall'arte suanon una ganza volgareinsommama una donna passionaletrascinata dalle tue persuasionidal tuo amore. Non si tratta di una inclinazione idealedi quelleche… una donna per bene saprebbe celare e combatterenédi una tresca futile che una donna onesta può scusare efingere d'ignorare. Si tratta di una concatenazione di ambedue icasie a me non resta che piegare la testa (con un singhiozzorepresso)… vinta. Non mi sento abbassata affatto e nel miodolore non vi è traccia di vanità e di amor propriooffeso. E perciò che non tollero piú protesteperchénon so che farmene. Da poco tempo so di essere stata tradita in modosí graveperò mi è abbisognato ben poco tempoper decidere la via da seguire. Rimango in questa casa per miofiglio(vinta dalla commozione parla piú rapidamente)vivremo l'uno accanto all'altro come due fratelli… due fratelliche non si amano. (Si avvia.)

Alberto(vuole fermarla). Giulia!

Giulia(calmissima). Di questo argomentobasta! Già nonpotresti dirmi nulla ch'io non sappiaa meno che non fossero dellebugie. Dunquebasta! (Via.)

Alberto(si cela il volto e cade seduto).

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Amelia.Signorela padrona l'avverte che il pranzo è in tavola.





CALALA TELA









ATTOTERZO





SCENAPRIMA

Tarellie Maria



Maria(sta gettando della biancheria in una cassa e canta). “Edio lieto me ne vado al reggimento… ”.

Tarelli(infastidito). Te ne pregonon cantare! La tua voce e la tuagioia mi ricordano quella di uno stupido animale… che non voglioprecisare.

Maria.Grazie.

Tarelli.Tanta gioia dopo l'insuccesso di ieri. Sta bene non curarsi di questicretinima in un'artista dovrebbe pur esserci un po' di dolore dopoun insuccesso.

Maria.E se nel mio cuore non c'è questo doloreche farci? Il mionon sarà un cuore di artista…

Tarelli.Ohquesta frase in bocca tua mi addolora anche piú del tuocanto e della tua falsa gioia. Hai suonato tanto male ieri sera chein luogo dell'archetto pareva tu maneggiassi una scopa. Quell'adagiopoi! Ne accelerasti il tempo a tal segno! Non era un adagio quello!Era un cavallo ansioso di giungere alla sua stalla.

Maria(allegramente). Davvero? Cosí ad un trattoora suonotanto male?

Tarelli.Con trascuratezza. Lo riconobbe persino Maineriil buon Maineri chedi solito s'inginocchia davanti ad ogni tua nota. "Ha pocavoglia questa sera" mi disse. Per me era troppo indulgente. Ioero là là per dare il segnale dei fischi. Ohpeggioancora! Ti avrei bastonata! Pochi momenti prima il professore miviene a dire di averti vista abbracciata al signor Alberto! Non credoche siano stati i miei rimproveri ad impedirti di suonar bene. Temotu abbia qualche altra preoccupazione. OhMaria! È la primavoltaquestain vita mia che anelo proprio di allontanarmi da unluogo! Chi me lo avrebbe mai detto che sarei fuggito in questo mododa una innocua e ridicola casa borghese come questa!

Maria.Povero zio mio!

Tarelli.E attendo ancor sempre le spiegazioni promesse… per calmare lamia collera… Avevi da darmele al piú tardi entro lamattina? Hai cambiato parere?

Maria.No zio. Mi permettiperòdi dartele… in iscritto?

Tarelli.Perché in iscritto?

Maria.Perché… scrivendo si arrossisce meno.

Tarelli(minaccioso). Ahhai dunque da arrossire? Anche tu?

Maria.Sai che arrossisco facilmente. Dici anch'io! Anzifrancamentese qualcuno ha da arrossire sono io solo quella. Eglipoverettoè del tutto innocente. Mi prometti di non dirglimanco una parola di rimprovero?

Tarelli.Me lo hai già fatto promettere.

Maria(che fin qui avrà sempre lavorato intorno al baule).Intanto io ho terminato i miei preparativi per la partenza. Èla prima volta che faccio questo lavoro da sola e non lo trovo micanoioso! Ho pregato Amelia di occuparsi dei tuoi bauli. Ora andrònella mia camera a scriverti una lunga lunga lettera.

Tarelli.Ma è ridicolo scrivere ad una persona con la quale ci si puòintendere in breve a voce. È tanto piú facile.

Maria.Piú facilesíma solo in certi casi. Insomma che tulo voglia o no questa volta sarai obbligato di decifrare le mie zampedi mosca. La prefazione soltanto vorrei fare a viva voceperchénon so maneggiare tanto bene la penna da esplicare certe cose iniscritto.

Tarelli.Ebbene?

Maria(gettandogli le braccia al collo). Sentiziosei convintoche ti voglio bene? Qualunque cosa avessi da scriverti saprestiperdonarmelo subitosenza esitazione?

Tarelli.Capiraipazzerellache la spiegazione non potrà mai farmiandare in collera piú del fatto stesso. (Accarezzandola.)Ora anche senza i tuoi schiarimenti penso che sei moltoma moltocolpevoleeppurecome vedi non ti tengo il broncio. (Dolcemente.)

Maria.Qualche volta quando le spiegazioni son date con tutta franchezzaaggravano i fatti. (E ridendo.) E vedrai come son franca ioquando scrivo.

Tarelli.Ti diverti a tormentarmi facendo la sfinge.

Maria.Abbi pazienzaancora per poco. Volevo dirtizioche ti vogliomoltomolto bene. Tu mi hai fatto da padre e da madre. Ohnon l'hodimenticato(ad un gesto di protesta di Tarelli) meglioancora di quanto avrebbero potuto farlo essi stessi. Sei tu che haiscopertoo forse inventato il mio genio. Che ne so io? Voglio anzidarti una prova del mio amore. Figurati che nei miei sogni difanciulla io previdi il momento in cui tutroppo vecchiononavresti piú potuto continuare questa vita. Ebbene. Fra i mieisogni e te non ho mai esitato. Avrei abbandonato il violino perseguirti e menare con te una vita ritirata e tranquilla. Non mi staia sentire? Sono cose molto importanti quelle che ti dico e dovrestiimprimerti nella memoria ogni mia singola parola.

Tarelli.Sto a sentirema non vedo l'importanza dei tuoi discorsi. Ho io maidubitato del tuo affetto per me?

Maria.Eppure potresti dubitarne ed io non voglio. Dunqueammettiamoch'iodovessi cambiare condizione…

Tarelli.Questo non ammetto.

Maria.Ammettilo solo per un istanteacciocché io possa parlare conpiú facilità. Ammessodunquech'io avessi a cambiarcondizione anche alloraspecialmente allorati vedrei tanto tantovolentieri accanto a me. Capiscimio buon zio? (Lo abbracciacommossa.)

Tarelli(riflettendo). Non capisco.

Maria(sorridendo). E la prefazione è terminata. Adessolascia che vada a scrivere il volume.

Tarelli.Potrò stare dietro alla tua sedia a leggere oltre alla tuaspalla mentre scrivi? Cosí il mezzo di comunicazione sarebbepur sempre piú rapido.

Maria.Nolasciami sola. Fra due orette circa avrai la lettera. Fino alloracercati una occupazione qualunque per passare il tempo.

Tarelli.Ma che cosa ho da fare per due ore intere con questa agitazionenell'anima?

Maria.Va a passeggiare. Eccoti cappello e bastone e va a passeggiare dabuon figliuolo. Addiozio. (Abbracciandolo e baciandolo loaccompagna alla porta e poi corre piangendo nella sua stanza.)

Tarelli(ritorna lentamente con cappello e bastonepensierosoirresoluto). Passeggiare? (Lentamente va alla porta e guardanella direzione donde è uscita Maria.)





SCENASECONDA

Cuppie detto



Cuppi.Pregosignor Tarellisi potrebbe parlare con la signorina Maria?

Tarelli.Ahil signor Cuppi! Pel momento mia nipote è occupata.

Cuppi.Ciò m'incomoda… mi dispiace molto.

Tarelli.Perché?

Cuppi.Perché… avrei premura di prender congedo. Vorreisalutarla.

Tarelli.Partiamo appena questa sera…

Cuppi.Sí. Loro. Ma non io… Per un affare che mi ècapitato… inaspettatamente devo partire subito.

Tarelli.Dunque fuorché agli artisti lei si dedica anche a qualchecos'altro in questo mondo?

CuppiNo. Si tratta sempre di un affare… artistico. Senta quello chemi capita. Per combinazione la Marala grande riformatrice delteatro modernorecandosi a Genovapassa per una stazione a due oreda qui.

Tarelli.Ebbene?

Cuppi.Ebbeneal suo passaggio io devo assolutamente salutarla. Capiràson due anni che non ci vediamo. A quella sosta farò io glionori di casa… o meglio gli onori di quella stazione. Faròin modo che durante la fermata… non le manchi nessuna comodità.

Tarelli.Quanto tempo si ferma il treno?

Cuppi.Quattro minuti e mezzo. Causa le congiunzioni ferroviarie questoviaggio a me costa due giorni di tempo. Se partissi domattinaarriverei sul posto due minuti e mezzo dopo la partenza della Mara.Ecapiràper quanto la differenza sia piccola… Debboquindi partire fra mezz'ora.

Tarelli.Capiscocapisco. M'interesserò io dei suoi saluti per Maria.

Cuppi.Mascusinon potrei parlarle(imbarazzato) col suopermessoun solo momento?

Tarelli.Mi dispiacema non è possibile. È occupata.

Cuppi.È in quella stanza. (Avviandosi.)

Tarelli(tagliandogli la via). Scusimi dispiacema pel momento mianipote è impedita.

Cuppi.Ahcosí (quasi piangendo) ma cosí io perdo iltreno…

Tarelli.Non le ho detto che m'incarico io di portarle i suoi saluti? Puòandarsene liberamente.

Cuppi.Non possoperché alla signorina Maria ho da dire e da darequalche cosa.

Tarelli.Ebbenedica e dia a me.

Cuppi(con rapida transazione). Già fra lei e sua nipote nonci sono segretiè vero?

Tarelli.Si figuri!

Cuppi.Ed anche se la signorina mi raccomandasse tanto e poi tanto diserbare il segretoe di serbarlo proprio con leinon èpossibile che si tratti d'altro che di uno scherzo per cui non valela pena ch'io perda l'occasione di salutare la Mara. Lei giàimmaginerà di che si tratta?

Tarelli(agitatissimoma sorridendo). Certamenteme lo immaginocertamente!

Cuppi.Eccodunquequi i due biglietti. Mi sono costati esattamentel'importo consegnatomi dalla signorina.

Tarelli.Ahi due… biglietti postali. (Non avendoli ancora benvisti.)

Cuppi.No. Della "Florio Rubattino"… da Genova a BuenosAires…

Tarelli(cui manca il respiro). Ahsísíi nostri duebiglietti.

Cuppi(curioso). Ma perché la signorina Maria desiderava chenon dicessi niente particolarmente a lei dell'incarico che mi avevaaffidato?

Tarelli.Un suo capriccio…

Cuppi.Sísí. Da musicistada artista…

Tarelli.Già si sa come sono gli artisti…

Cuppi.Lo so moltotroppo bene.

Tarelli(riavutosi del tutto). Il fatto sta cosí. Io volevacontinuare il nostro giro in Italiamentre Maria desiderava portarsiimmediatamente in America. Adessonaturalmentesono costretto difare la sua volontà. Me l'ha fatta… quella furba.

Cuppi(ridendo di cuore). Ahahahbellissima… propriobella!

Tarelli.Sisí. Bellissima. Proprio bella.

Cuppi.Io non ho piú che dieci minuti per prendere il treno. Mi scusicon la signorina Maria. Le chieda anche scusa se non ho potutoserbare il segreto confidatomi. Acciocché non mi serbirancorefaccia il suo volerenon la contrarila conduca inAmerica. Me lo promette?

Tarelli.Senz'altro. Non dubiti.

CuppiPrima di andarmene… prima di partire… debbo dirle ancorauna cosa. Io ho molta influenza sul pubblico di qui e l'assicurolaimpiegai tutta per far ottenere a sua nipote il migliore deisuccessi. Se non serví non è stata mia la colpa. Suanipote dovrebbe anzitutto mettersi a suonare tutti altri autori.Quelli tedeschi qui non piacciono…

Tarelli(conducendolo alla porta). Sta bene… ho capito.

Cuppi.Non si gustano qui. E poi sua nipote dovrebbe acquistare tutt'altraarcata…

Tarelli(spingendolo). Sta benesta bene…

Cuppi.Meno sdolcinata…

Tarelli(lo getta fuori). Grazie! Addio!

Cuppi(mette la testa in scena). Assicuri… dica ai signoriGalli…

Tarelli.Va benone! Grazie!… Addio! (Gli chiude la porta in faccia.)





SCENATERZA

Tarellie dietro le quinte Maria



Tarelli(ritorna verso il proscenio coi biglietti in manoora guardandoquelliora la stanza di Maria. Poi mette i biglietti in tascavaverso sinistraapre la porta di Maria e guarda). Hai ancoramolto da scrivere?

Maria.Sízioancora per mezz'oracirca.

Tarelli(ridendo rabbiosamente). Un romanzodunque. Un intieroromanzo. (Chiude la porta a chiave ed intasca la chiave.)Scrivi con tutta calmacarinaabbiamo tempo.





SCENAQUARTA

Giorgioe Tarelli



Giorgio.Ohil signor Tarelli.

Tarelli(concitato). Mi saprebbe dire dove posso trovare il suo degnocognato?

Giorgio.Degno? Non riconosco mio cognato neppure per prossimo.

Tarelli.Ciò non mi concerne. Dove posso trovare suo cognato?

Giorgio.A rischio che mi ritenga l'assassino di mio cognatorisponderòbiblicamente: “Sono io forse il custode di mio cognato?”.

Tarelli.Ebbene. Mi dirigerò direttamente alla signora Giulia. Elladeve pur sapere dove si trovi suo marito.

Giorgio.Ma perché cerca mio cognato? Ha già mancato a qualchesua promessa? a qualche sua promessa verso di lei?

Tarelli(sorpreso si ferma). A qualche promessa? (Concitato.)Mi vorrebbe spiegare questa sua frase?

Giorgio.Non posso spiegare nulla io. Poteva darsi che mio cognato le avessefatto delle promesseevisto che non è abituato amantenerlepoteva darsi che avesse mancato anche verso di lei. Eccotutto. Io cerco di spiegarmi la sua concitazione e niente piú.Se non lo sal'avverto ch'è molto concitato.

Tarelli.E ne ho le mie buone ragioni. In questo istante ho appreso che suocognato ha l'intenzione di fuggire con mia nipote.

Giorgio.Possibile?

Tarelli.Non lo sapevadunque?

Giorgio.Io lo sapevo. (Calmo.) E mi meraviglia come mai lei non loavesse saputo.

Tarelli(ironicamente). Cosí? Ahlei credeva ch'io fossiperfettamente d'accordo di cedere mia nipote al suo signor cognato?Pareal contrarioche voi siate tutti d'accordo in questo affarepoco pulito.

Giorgio(calmo). Infatti siamo tutti d'accordo.

Tarelli.Ed io che credevo di essere entrato in una casa onesta!

Giorgio(c.s.) Mi credaquando lei vi è entratoquesta casaera onesta. Adesso dipende dal modo di giudicare le cose.

Tarelli.E la signora Giulia?

Giorgio.Anch'ella lo sada mezz'ora soltantoperò. Glielo dissi iostesso.

Tarelli.E lei pure diede immediatamente il suo assenso?

Giorgio.Per essere sincero questo assenso non le venne chiesto. Giulia peròè una donna ragionevole. Dal momento in cui apprese che suomarito faceva… la corte a sua nipoteellarisolutamente silevò l'amore dal cuore e non si curò piú che diassicurare l'avvenire al suo figliuolo. Capirà. si trattadella sua dignità. In questa famiglia non si è abituatia domandare in carità neppure l'amore.

Tarelli.A tutto ciò non ho niente a ridire e voialtri saretecompletamente liberi di comportarvi come vorrete. In quanto a me èun altro paio di maniche. Non so ancora in qual modoma legarantisco che saprò impedire la fuga di mia nipote. Sel'altro vuol fuggire che se ne vada con Dio.

Giorgio.E noi dal canto nostro staremo a veder perfettamente indifferenti ciòche farà mio cognatosua nipote e lei stesso. La sorte di miasorella è decisa. Il resto non mi preoccupa.

Tarelli.Ohagirà da solo. Il ghiribizzo che evidentemente harannuvolato il cervello di mia nipotefra poco sarà passato.

Giorgio.Síin alto mareall'aria pura il cervello facilmente sisnebbia.

Tarelli.In alto mare? Né mia nipote né suo cognato vedranno maiil marese hanno da vederlo insieme. Avrei fatto di lei un'artistaavrei faticato dieci anni per educarlaper poi consegnarla al primoimbecille cui piacessero i suoi begli occhi! Che il signor Albertosia pronto di andare in America e anche piú lontano… ohnon ne dubito! Va da sé. A lui l'avventura deve apparirecarina!

Giorgio.Non tanto.

Tarelli.Non capisco.

Giorgio.Ecco. Mio cognato si trovava bene nella sua famigliae ci sarebberimasto ben volentierise la sua famiglia stessa non si fossestaccata da lui…

Tarelli.Davvero?

Giorgio.Naturalmente. Una donna che avesse avuto meno dignità di miasorellaavrebbe potuto trattenere Alberto facilmente. Ma gliel'hogià detto. Nella nostra famiglia non si è usi amendicare.

Tarelli.Cosicché mia nipote avrebbe dovuto accontentarsi del rifiutoaltrui?

Giorgio.Non dico questoanzi mi consta che la signorina piaceva ad Albertogià prima di entrare in questa casa. (Ridendo.) Il suoideale sarebbe stato di tenere la signorina Maria come… dama dicompagnia di sua moglie.

Tarelli(alza la mano per batterlo).

Giorgio(reagendo). Olà!

Tarelli(avvilito). Mi perdoni! È stato un movimento istintivo.Le sue parole mi parvero sferzate e mi misi sulla difesa.

Giorgio.Le mie parole sono asprema anche il fatto è ben aspro in sestesso. Bisognava intenderci nel modo piú chiaro. Conpermesso. (Avviandosi.) Vado a far un po' di compagnia allamia povera sorella.





SCENAQUINTA

Tarellie Maria



Tarelli(rimane trasognato per qualche istantepoi deciso va alla portadi sinistrala apre e chiama). Maria!

Maria(dall'interno). Non ho ancora finitozio.

Tarelli(gridando). Non importacara; risparmiati la fatica discrivermi cose che già conosco. (Piccola pausa. Mariaentra.) Ecco qui i due biglietti acquistati da Cuppi per incaricotuo. (Le consegna i biglietti.) Mi meraviglia (gridando)che non ti sia rivolta a me. Ti avrei servita altrettanto bene.(Siede.)

Maria(intimidita). Zio!

Tarelli.Chi vuoi?

Maria(pregando). Zio mio!

Tarelli.Me?! Io non sono tuo zio. Sicuramente io non sono zio della ganza delsignor Alberto.

Maria.Ohzio! Una parola simile a me! Perdono il tuo dolore.

Tarelli.Non ho doloriio.

Maria.Ma non sei stato tu ad insegnarmi a pensare con la mia testasenzapregiudizisenza paure? Ed ora che si tratta di raggiungere la miafelicitàsoltanto perché non curo il giudizio dellagentetu fai causa comune con essa e mi chiami una ganza. Ebbene!Sia! Sarò la ganza del signor Alberto.

Tarelli.Ed io (esitante) non ho detto altrose non che lo sei già.

Maria.Ti sei ben ingannato! (Tarelli respira.) Noi faremo unafamiglia onestamente borghese laggiú in Americauna famigliache per non essere stata consacrata né dal prete né dalcodice non sarà perciò meno felice.

Tarelli.Vi sarà una piccola contraddizione nella vostra famiglia.Onestamente borghese! Borghesesíve lo concedo. Lui unbottegaioquindi un borghese. Tu una femmina innamorata di unbottegaioquindi borghese. Ma onestamente! I borghesi non fondanocosí le loro famiglie. Scelgono le coppiele unisconospessoper accomunare degli interessinon si accontentano della leggecivilema vogliono inoltre la garanzia della chiesae fannocamminare insieme i due sposiconsenzienti al legame che solidamenteli lega. Cosí si diventa solidamente borghesi. La famigliadev'essere stata fondata col consenso dei genitoridella legge e delprete. Voi due vi legate insieme con un delitto. (Maria protesta.)Un delitto verso una donna ed un fanciullo ed un delitto non puòfare le veci delle benedizioni.

Maria(freddamente). Cosí dicono i preti.

Tarelli.OhMaria! Dimentica per un poco tutto quanto ti ho detto nella miavitaperché non una delle mie teorie si adatta allasituazione che vuoi prepararti. Fin qui noi abbiamo corso il mondolibericome gli uccelli dell'aria e indipendentisenza obblighi néconseguenze. Dal nostro punto vista potevamo guardare sorridendo inostri simili che per sentirsi felici e sicuri non hanno soltantobisogno di piume e di fiorima pure di catene. Tu adesso vorrestivivere a modo loro. In tal caso non è ai miei passatiinsegnamenti cui devi rivolgertibensí alle leggi borghesi;senza delle quali non vi è famiglia. So bene come pervenistialla determinazione di fuggire con quell'individuo. Non èamore il tuono. Come potresti sentirne per un simile animale?

Maria(indignata). Ohzio!

Tarelli.Un po' alla volta ti è piaciuta l'idea di avere anche tu unacasa come questadei mobili come questidella biancheria dariordinaredei bambini da allevare. Tutte le donne prima o poi hannodi queste nostalgiema nella tua mente di artista il capricciopasserà prestoe la casa ti sembrerà troppo ristrettai bambinise ne avraitroppo stupidila biancheria un imbarazzo.Come non intendi che tale vita non è fatta per te? Ohio mici perdo!

Maria.So che questa vita non è fatta per me. È con sacrificioch'io l'offro ad Albertoma gliel'offro volentieri e lietamenteperché… l'amo.

Tarelli(fosco). Davvero? Ed è questa la ragione per cuicomegià dissinon sento piú di essere tuo zio.

Maria.Ohzio mionon dire cosí. Vieni invece con noi! Io volevoproporti di seguirci. Vuoi vedere la lettera? Essa ti spiega quantosarebbero stati importanti laggiú per me… la tuapresenzail tuo appoggio. Tanto importanti da significare lalegittimazione del nostro nodo.

Tarelli.No. No. Giammai! Non vedi come mi offendi con tale proposta? Mi sentoad un tratto borghese anch'io da capo a piedi e la tua disonestàmi offendemi nausea. OhMaria! Come può esserti accaduto diamare un animalaccio simileche te poiin fondonon ama.

Maria.Mi ama.

Tarelli(ridendo) Tu non conosci l'aspettoil contegno di un uomo cheama. Per quanto legato alla sua famiglial'uomo innamorato nonaspetta di venir messo alla porta della sua casama l'abbandonarisoluto egli stesso. Se questo Galli ti avesse amataveramenteamataavrebbe sentito di essere capace di ammazzare moglie e figlioe nemmeno allora ti avrebbe ancor meritata.

Maria(ridendo). Avrebbe dovuto anche suicidarsi e tunaturalmentesaresti stato contento.

Tarelli.Non ti ama. Dopo averti avvilita col suo amoreti abbandonerà;e tu dovrai ricorrere nuovamente all'arteche allora ti volteràle spalle anch'essaperché l'arte non è una malafemminacui basti un solo invitoperché si dia; bisognaaccarezzarla ed amarla lungamente per averne i piú piccolifavori. Tu avrai perduto quella serenità di coscienza ed'anima che rendevano tanto belle le tue interpretazioni; ed infineti mancherà il mio appoggioperché ciò mi daràsemplicemente la morte.

Maria.Ohzio!

Tarelli.Dopo un disinganno simile non so come potrei continuare a vivere. Nonavrei piú scopo. In te erano riposte le mie speranzenel tuoavvenire l'ideale della mia vita. Ciò che non era riuscito amevedevo riuscire in teed io stavo a guardare affascinato e beatol'opera miaquasi che in essa la mia vita si ripetessema in formapiú bellaohtanto piú bella! E adesso capita unbottegaio qualunque a rovesciare il mio superbo edifizio. (Risoluto.)Ascoltacara! Sei tu certa chese la moglie di quel tuo Albertofacesse un cenno per richiamarloegli non si affretterebbe adobbedire? E non ti lascierebbe partire per l'America sola?

Maria.T'inganni. Vuoi leggere la lettera che mi scrive oggiin cui micomunica la sua risoluzione?

Tarelli.Non leggo i manoscritti di quell'individuo. E se li leggessiperquanto ben scritti - il tuo Alberto deve anche avere una bellacalligrafia - non mi commoverebbero. Che ora era fissata per la fuga?

Maria.Io doveva partire sola per Brindisi da qui ad un'ora. Egli sarebbepartito questa sera.

Tarelli.Mariaper quanto ho fatto per te in questi ultimi dieci annivuoiaccordarmi un piccoloun ultimo favore? Dilaziona di qualche ora latua partenza. Partirai questa sera insieme con lui e che Dio viaccompagni! Questa serate lo promettonon farò piúalcun tentativo per trattenerti. Ma fino allorapromettimiche nonavrai alcuna comunicazione col tuo complice.

Maria.Complice?

TarelliChiamalo come vuoi… Me lo prometti?

Maria.Te lo prometto. Ma devi permettermi di avvertire Alberto.

Tarelli(dopo un istante di riflessione). Non farlote ne prego. Giàper luinon sarà che una bella sorpresa l'apprendere di doverfare con te anche il viaggio fino a Brindisi. Devi promettermi di nonmettere piede fuori di quella stanza prima di questa sera. Saràper te una seccaturama forse per me puoi sopportarlavero?

Maria.Sízio mio. Vedi che cerco in tutti i modi di renderti piúgradito il mio ricordo e di diminuire il rancore checredomiserberai.

Tarelli.A te rancore? Ohno. Ricordosícome… per una mortarapita improvvisamente. Adesso va nella tua prigionete ne prego!

Maria(a Tarelli che suona il campanello). Che fai?

Tarelli.Chiamo la cameriera.





SCENASESTA

Ameliae detti



Amelia.Il signore desidera?

Tarelli.Dicaper piacerealla signora Giulia che per cosa di somma premuradesidererei parlarle. L'attendo quio se la signora lo desideraverrò io di là nelle sue stanze.

Amelia.Subitosignore.

Tarelli(la trattiene). Io parto oggi (le dà del denaro).Mia nipote ed io siamo stati molto soddisfatti di lei.

Amelia.Graziesignore. Mi dispiace di non aver potuto dedicarmiesclusivamente al loro servizioma ho tanto da fare in questa casa.

Tarelli.Non importa. Adesso vada subito dalla signora Giulia.

Amelia.Immediatamente. Grazie anche a leisignorina. Sono stati troppobuoni.

Maria.Povero zio! Mi dispiace veder che ti agiti tanto e… inutilmente.

Tarelli.A me non dispiace affatto. Mi sarebbe spiaciuto invece di non poterfare alcun tentativo per trattenerti. Almenonon riuscendopotròsempre dare un po' di colpa a me stesso del tuo falloe ciòmi sarà un po' di conforto. Mi bastonerò da solo nonpotendo bastonare altri. Ma invecese riuscissi nell'intento di farsí che il signor Alberto mancasse alla sua parola… tunesoffriresti?

Maria(dopo una breve esitazione). No zio. Mi consolerei all'ideacheanche una voltaavrò fatto il tuo volere.

Tarelli(le bacia le mani). Graziegrazie. (L'accompagna allaporta e Maria esce.)





SCENASETTIMA

Giuliae Tarelli



Giulia.Mi ha fatto chiamaresignor Tarelli?

Tarelli.Sísignora. Accadono delle cose molto strane in questa casa.

Giulia.Strane davvero. Ma s'è per farmelo saperel'avverto che leconosco già.

Tarelli.Lo so. Anzi mi consta che le sapeva prima di me e non me ne dissenulla.

Giulia.Io a mia volta credeva che le sapesse e… che fosse d'accordo.

Tarelli.S'ingannava e… mi offendeva. Ma non gliene faccio carico nonpotendo esigere stima da chi non mi conosce. Ioal contrariocredeva di conoscere leie mi sono ingannato. Mi sono ingannatosísul suo conto.

Giulia.Sentiamo che cosa credeva di me.





SCENAOTTAVA

Giorgioe detti



Tarelli.Io credeva anzitutto che lei amasse suo maritoe mi sono ingannato;poi credeva che lei amasse suo figlio e mi sono ingannato ancora.Potrei sbagliare nel giudicarla in tal guisama allora dovreiricredermi su di un altro punto. Io la riteneva intelligentementreora mi avvedo che in una fase tanto importante della sua vita leiagisce precisamente da persona che… non capisce niente.

Giulia.La prego di credere ch'io ho amato mio marito ed amo mio figlio. Neparli a mio marito ed egli le potrà levare ogni dubbio inproposito. Mi creda piuttosto poco intelligentelo preferiscopiuttosto che credermi poco amante. Ma comedicaavrei potuto agirediversamente? Che cosa potevo io in questa… disgraziatafaccenda? Non ho colpa alcunaperché non ho fatto alcun male.Ho assistito all'avvicendarsi di fatti imprevedibili ed ho credutomeglio di non dover intervenire.

Giorgio.Cosí la consigliai io stessoe non mi parve di averlaconsigliata male.

Tarelli.Ohprofessorelei qui? Ho tanto piacere di vederlama le sareimolto gratose in questo colloquio lei non mettesse la sua parola. Enon si mettesse in lotta con me. Io già conosco la suaopinionela signorapuretant'è vero che tutte le assurditàcommesse dalla signora Giuliale furono suggerite da lei. Dunquelasci ora ch'io esponga le mie idee. La signora poi sceglieràfra i miei ed i suoi consigli.

Giorgio.Non riconosco di aver suggerito delle assurdità.

Tarelli.Ma non è di ciò che dobbiamo discutere. Non perdiamotempo. Io le chiedo soltanto di lasciarmi parlare. Vuol lasciarmiparlare?

Giorgio.Parli pure.

Tarelli.Anzia dire il veroio mi sentirei megliose volesse lasciarcisoliperché a quattr'occhi ci si intende piúfacilmente. No? Rimangadunque. Manon piú una parola daparte sua! (A Giulia.) Signora! Lei è responsabile ditutte le cose qui accadute che lei vuol far credere di deplorare.Questo è ciò che voleva dirle.

Giorgio.Ma lei dice una sciocchezza! La colpa ricade su tutt'altre spalle!

Tarelli.Lei mi ha promesso di tacere…

Giulia.Mi può spiegare in qual modo io mi sia caricata di una sígrave responsabilità?

Tarelli.Lo ignora?

Giulia.Sílo ignoro. E la scongiuro di spiegarmelo. Mia la colpa?(Agitatissima.) Se colpa è quella di essere statatroppo ingenua e fidenteallora sono statasíveramentecolpevole. Altra colpa in me non vedo…

Tarelli.Eppurene sono certol'unica responsabile è lei.

Giulia.Ebbene si spieghidunque! Se lei saprà provare che in me cisia anche una piccola colpaandrò magari ad abbracciare Mariaprima che partae mi congederò da Alberto chiedendogli scusadel male che gli ho fatto.

Tarelli.Non questo le chiedo. Chi ha fatto il maleripari. Non èstata lei a scacciare suo maritoperché un imbecillequalunque è corso a riferirle che Maria si era lasciatabaciare… una mano da lui?

Giorgio.Una mano? La faccia… In bocca!…

Tarelli.Lei ha promesso di stare zitto!

Giulia.Io non l'ho scacciato. Gli ho detto soltanto che i nostri rapportiavrebbero cambiato natura. Ci saremmo trattati come fratello esorella. Potevo agire altrimenti?

Tarelli.E lei credeva di aver cosí rimediato a tutto e di avervincolato a lei per sempre quel povero diavolo che avrebbe dovutostarle accanto in eterna ammirazione della sua dignità?

Giorgio.Non era compito di mia sorella di rimediare al male che avevano fattogli altri. Il suo compito si limitava a levarsi al piú prestoda una posizione equivoca e penosapunire in quanto stava nelle sueforzechi aveva mancato ai suoi doveri; infine contenersi propriocome lei non vorrebbe: dignitosamente.

Tarelli.Ed ora seguendo i suoi consigli la signora si trova coll'aver salvatola dignità e nient'altro. Crede che le basti?

Giorgio.A mia sorella deve bastare.

Tarelli.Ahsí; deve bastarlenaturalmentele basterà. Madicasignora. Non vede lei la diretta relazione che c'è frale due determinazioniquellacioèpresa da lei verso suomaritoe quella presa da suo marito verso di lei?

Giulia.Nonon la vedo. Se mi avesse amatase avesse amato mio figlioavrebbe tentato di far dimenticare i suoi trascorsi e diriconquistare il mio affetto.

Tarelli.Ciò sarebbe stato dignitoso. Ma pare che a suo marito ladignità importi meno. Signoraio non posso convincerlaLeiha la testa piena di parole altrui. Dignità… amorproprio… e che so io. E le offuscano il buon sensoquesto l'hocapito subito. Se però suo marito al solo vederla si pentissecadesse ai suoi piedisarebbe pronta a perdonarglidefinitivamentestendendo un velo sul passato?

Giulia.Mi sarebbe difficilema perdonerei.

Tarelli.Beneprofessoreè d'accordo cheprima di dividersimaritoe moglie si rivedano ancora una volta?

Giorgio.Ha parlato forse con mio cognato per sapere con tanta sicurezza cheal solo vederla egli cadrà ai suoi piedi?

Tarelli.No. Non ho parlato con luima credo di conoscerlo meglio di voitutti. Ho insomma la convinzione che se gli fosse dato di parlareun'ultima volta con la signorariconoscerebbe tutti i suoi torti e…mia nipote potrebbe partire in pace. Unica difficoltà che misi presenta nel condurre a termine questa faccenda si è di fargiungere marito e moglie a questo colloquio senza che da nessunaparte venga meno… la dignità. Vedeprofessoreche alladignità ci penso anch'io.

Giorgio.Non sta dalla parte di Alberto la difficoltàpoichéegli aveva chiesto di salutare sua moglie prima di partiree Giuliavi si era rifiutatatemendo di non saper contenersi a dovere. Ildifficile è di convincere Giulia…

Tarelli.Me ne incarico io. Lei vada a chiamare suo cognato. Sa dove si trova?

Giorgio.Sí. Che te ne pareGiulia?

Giulia.Che venga. Non sarò certo io che mi opporrò ad untentativo che possa conservare il padre al mio figliuolo.

Giorgio.Sta bene. Vado a chiamarlo. Già al vostro colloquio saròpresente anch'io.

Tarelli.D'accordo. Li sorveglierà acciocché la dignitànon soffra. (Giorgio via.)

Giulia.La ringrazio di avermi fatto comprendere che il mio dovere èdi sacrificarmi.

Tarelli.Sacrificarsi? Io voglio che lei sia felice!

Giulia.Checché avvenga la mia felicità è distrutta persempre… da sua nipote.

Tarelli.Da mia nipote? Pel momento non ho nessuna intenzione di difenderlaecapisco che mi sarebbe difficile. Però lei s'ingannasignora.Non sose faccia bene o male ad aprirle gli occhima conosco ilcuore umanoper cui sono certo che il suo risentimento verso suomarito diminuiràquando saprà che non è diMaria… o meglio che non è solo di Maria che ha da temere.

Giulia.Cosa dice?

Tarelli.Devo proprio io farle sapere che suo marito non le è statofedele mai nel senso con cui lei intende la fedeltà. DelleMarieda quando Alberto è sposatoegli se l'è vistepassare parecchie nella sua vita. Tutta roba che gli serviva disvagosenza ch'egli vi desse mai troppa importanza. Egli nemmenocredeva di mancare ai suoi doveri matrimoniali correndo dietro aqualunque gonnella che incontrasse nei suoi viaggi di affari. Loconfidò egli stesso a Maria subito dopo il nostro arrivo qui.Disgrazia volle che la gonnella incontrata in questo suo ultimoviaggio gli capitasse dritta dritta in casa.

Giulia.E crede lei che questo diminuirà il mio risentimento verso miomarito?

Tarelli.Leisignoranon ebbe mai alcun sospetto?

Giulia.Nessunoin verità. Ho sempre creduto ch'egli mi amasse quantoio l'amavo.

Tarelli.Né s'ingannavasicuramente. Però mi figuravo che lapace fosse stabilita nella loro famiglia in tutto altro modo. Pensavoch'ella fosse edotta di tutte le teorie di suo marito e che chiudesseunoanzi tutti due gli occhi. (Gesto di protesta di Giulia.)"Beato lui e beata lei" pensavo. Cosí dunque èfatta la magliache a chi non la conosce fa tanta paura. La leggeche la regola è rigidama i caratteri che la compongono hannouna dolcezza che può toglierle qualsiasi durezza. Cosíe soltanto cosí si può naturalmente vivere l'unoaccanto all'altroamichevolmente e anche affettuosamente. Leisignorami appariva quale l'immagine della purezza della famiglianon soloma pure quale un'eroina nella dura lotta della vita.Conoscendo il cuore umanocomprendevo che non tutto il suo compitofosse facile e piacevole. A lei bastavacosí mi sembravacheil sacro suolo su cui ella moveva nella sua nobile attivitàrestasse puroincontaminato. Perciòio pensavaElla nonagiva contro le tendenze del signor Alberto. Le bastava disorvegliare ch'esse non si esplicassero in questo recinto… Tuttoera bello quiinfatti… trannesecondo me… la cameriera.

Giulia.È un caso (con disprezzo) creda. Se crede ch'io midegni di considerare quale mia rivale una camerieras'inganna.

Tarelli.Sílo so ora. Mi sono ingannato. Ma rivale? Chi dice rivale?Né secondo me né secondo suo marito lei non avevarivali. Le altre donne erano altre donnenon rivali. Naturalmentelei mi ha fatto ricrederefacendo procedere troppo oltreun'avventurache si sarebbe risolta in limiti modesti. Il fatto chesuo marito nelle gioie di novelli amori non saprebbe rimpiangere lafamiglia perdutapare la consolila tranquillizzie suo fratellopoisembra piú che soddisfatto di avere la sorella vedovaprima della morte del cognato.





SCENANONA

Giorgioe detti



Giorgio.Alberto ti attende in questa stanza. Volle abbracciare Piero ed iogliel'ho accordato. Non si poteva impedirglielo…

Giulia(avviandosi lentamente). No… no.

Giorgio.Sii dignitosanon dura. Già vi dividete per semprenon vi èpiú scopo di litigare.

Tarelli.Sente? Anche suo fratello le ripete i miei consigli. Sia dolce ebuona com'è stata tutta la sua vita.

Giulia.Mi proverò. (Guarda nell'altra stanza.) Egli baciaPiero… e piange…

Tarelli.Poveretto! (Con simulata commozione.)

(Giuliavia seguita da Giorgio.)





SCENADECIMA

Mariae Tarelli



Maria(vestita per uscire). Sai che non ti conoscevo come oratore?Hai convinto me pure…

Tarelli.Davvero?

Maria.Senza averne alcun indizio ho capito ch'eri riuscito a convincereGiulia. Poverina! Se ora Alberto non si lascia convertire conaltrettanta facilitàella resterà molto male.

Tarelli(inquieto guardando verso l'altra stanza). Credi che Albertoresisterà?

Maria.Dopo i tuoi ragionamentine dubito.

Tarelli(trionfante si allontana dalla porta). GuardaguardaMaria…

Maria(senza muoversi). Che cosa ho da guardare?

Tarelli.Hai piú fortuna che giudizio. Sei libera! Si abbracciano.

Maria(avvilita). Tanto presto?





SCENAUNDICESIMA

Giorgioe detti



Giorgio.Fate pure! Io non posso impedirvelo. Ohle donnele donne!…Questo ella chiama dignità.

(Mariasi tira in disparte.)

Tarelli.Che cosa le è accadutoprofessore? Si sono ammazzati e dimarito e moglie non rimangono piú che le code?

Giorgio.Ma che! Cominciarono col baciare ed abbracciare il figliolo efinirono col piangere ed abbracciarsi fra di loropacificati. Senzadire una parolasenza porre alcuna condizione. Facciano purema ionon rimetto piú piede in questa casa! (Via.)

Tarelli(a Maria). Vedi che non abbiamo da sentire rimorsipoichéa questa gente non abbiamo fatto che del bene… Che te ne pare?Possiamo andarcene? (Le offre il braccio.) Diremo ad Ameliache c'invii i bauli con un servo alla stazione. Io davvero non me lasento di andare a ringraziare per l'ospitalità ricevuta inquesta casa. Approfitteremo di questi due bigliettigiacchétanto ci tieni a vedere l'America. Maaspetta. Dobbiamo prima andarea salutare Maineri! Sai che neppur in questo luogo il tuo successonon è stato poi disprezzabile? Trovare una persona comeMaineripronta ad abbandonare tutto e tutti per seguirciperchéegli dichiara che senza il tuo violino non può piúviveree vorrebbe accompagnarti attraverso il mondoche ne dicièmica poco?

Maria.Fa come vuoi.

Tarelli.Ti rammarichi davvero che l'avventura debba finire cosí? Ahnon lo credo! Non capisci che non appena vorrai ricominciarla potraifarlo sotto auspici piú favorevoli. Anzitutto tu non avraibisogno di abbandonare l'arte per maritarti. Sposerai un girovagocome te. Mogliemarito e buoi dei paesi tuoi! Compreremo un casottoambulante e cosí avrai anche la tua casa…

Maria.Non scherzarete ne prego! Non scherzare per giunta!

Tarelli.Allora presto presto andiamocene! Quando non vuoi scherzare c'èsempre da aver paura…

Maria.Nocosí non parto. Voglio salutare…

Tarelli(spaventato). Chi?

Maria.Giulia.

Tarelli.L'idea non mi dispiace. (Va alla porta.) Signora Giuliascusiun momento solo!





SCENADODICESIMA

Giuliae detti



Tarelli.Prima di partire vorrei ringraziarla per l'ospitalitàaccordataci.

Maria.Giuliavorrei salutarti anch'io… Sii felice! Io non ti ho maivoluto male! È stata una cosa che mi è capitata senzache lo volessi o ne dubitassi… Davvero che ancora non sospiegarmelama so di certo che non ho mai avuto l'idea di farti delmaleelo comprendo oranon mi sarei mai rassegnata ad essereodiata da te. Vedi? La danneggiatachi ne soffre son ioperchénasconderlo? Non lo ha volutoaltrimenti sarei partita con lui…È meglio cosí. Anzila mia scappata non può chelusingarti. Lo amavo e perché? Perché volevo la tuacasala tua felicitàtuo maritoe sognavo di divenire buonae dolce come sei tu. Già non mi sarebbe riuscitoloriconosco! Io al tuo postovedendo la mia felicitàminacciataavrei ammazzato luila sua complice e me. (Agitatissima.Piú dolcemente.) Sii buona fino in fondo e… dammi lamano! Perché avremmo a dividerci cosí? Èprobabilmente l'ultima volta che ci vediamo!





CALALA TELA





**************

APPENDICE

Altrestesure e modifiche

Appuntie modifiche





PRIMO



PERSONAGGI



AlbertoGallinegoziante

Giuliasua moglie

Pierobambino dodicenne

Giorgioprofessore fratello di Giulia

Cuppivecchio possidente

CARLOTarelli

Mariasua nipote

Mainerimaestro di musica

Ameliavecchia fantesca





L'azionesi svolge nell'epoca presente in una città italiana diprovincia.





ATTOPRIMO

Tinelloin casa Galli.



SCENAPRIMA

Albertoche dorme su un'ottomanaGiulia e Giorgio



Giulia(a Giorgio che entra). Pst! Piano che dorme.

Giorgio.Te lo avevo detto io che non c'era da impensierirsi. Eccolo làche dorme e il rimorso di aver tolto a te il sonno di una notteintera non lo inquieta punto.

Giulia.Lui non ne ha colpa. Ha perduto per distrazione due treni. Subitoegli telegrafòma per un caso malaugurato il suo dispaccio mivenne consegnato soltanto pochi minuti fa.

Giorgio.Diamine! Due treni ha perduto e i suoi dispacci da Firenze ci mettonoventiquattr'ore? Sono cose che non toccano che a lui. Fammi vedere ildispaccio!

Giulia.L'ho gettato via.

Giorgio.Perché non indirizzare un reclamo all'ufficio telegrafico? Ionon tollererei un simile disordineper la massima!

Giulia.Che vuoi che ora a me importi che mettano ordine in quell'ufficio?Chissà quanti anni trascorreranno prima ch'io abbia a ricevereun altro dispaccio. Come dorme! (guardando Alberto con affetto.)Mi dispiace che presto dovrò destarlo perché arrivanoMaria Tarelli e suo zio. Senza conoscerli non li ama molto; seincominciano poi dall'impedirgli il sonnoli amerà anche menoe saranno poco aggradevoli i pochi giorni che Maria passeràcon noiperché franco e sincero come ènon sa acelare la sua antipatia.

Giorgio.Spero che almeno non dirà loro in faccia che li tiene peristrioni. A me fa ira di sentirlo parlare in tale modo di una grandeartista.

Giulia.Che vuoi farci. Lui è un buon borghese che ci tiene alla suavita regolare e non ama la gente nomade come Maria e suo zio.

Giorgio(con un po' di disprezzo). Sí! Sí! èdegno tuo marito.

Giulia.Che vuoi farci? Siamo felici cosí. Tu sogni arte e scienza;noi vogliamo calma e felicità. Ritengo però che Mariafinirà col conquistare anche le simpatie di Alberto. Delle tuepuò andar sicura. Anche troppo e bada ch'io terrò gliocchi molto aperti.

Giorgio.Non temere! Certo è che a parlare con essa mi divertiràmeglio che con la gente solita che mi tocca frequentare qui. Perònon ho tempo da perdereioe debbo riservarmi ad altre cose.

Giulia.Maria è molto bella; è inoltre distinta e cara.Troverai in lei una donna fuori di certi suoi accenti bruschimaschilisorprendenti nella sua vocech'è adorabile.





SCENASECONDA

AmeliaPiero e detti



Amelia.C'è fuori un signore che vuol parlare col signor Alberto.

Giulia.Pst! Va a vedere tuGiorgio. (Giorgio via.)

Piero.Mamma! Papà non ti ha detto niente del regalo?

Giulia.No! Gliene parleremo allorché si sarà svegliato. Zittoora!

Alberto(svegliandosi si guarda d'intorno con sorpresa). Mi parevad'essere ancora in viaggio. Quanto tempo ho dormito?

Giulia.Circa due ore. Il sonnononon lo hai perduto.

Alberto.Hai ragione di farmene un rimprovero. Dopo quindici giorni di assenzadoveva bastare la vista della mia cara moglie per tenermi desto. Masono precisamente i quindici giorni di fatiche che mi fanno esserecosí. Ho faticato molto. (Stirandosi.)

Giulia.C'è fuori un signore che domanda di te. Ameliachiami ilsignor Giorgio.

Alberto(ancora assonnato). Chi domanda di me?

Giulia.Non lo so; Giorgio ce lo dirà. (Siede accanto a lui eattira a sé Piero.) Piero chiedeva se gli hai portatoqualche dono.

Alberto(da prima sorpreso). Un dono! Ah sí! Me ne sonodimenticato.

Giulia(sorpresa e offesa). Davvero?

Alberto.Ho pensato ch'era meglio di fare tale acquisto quiove tutto èpiú a buon mercato.

Piero.Allora potrò scegliere io? (Alberto lo bacia ridendo.)

Giulia.Avrei preferito che tu avessi fatto tale acquisto fuori. Sarebbestata una prova che anche lungi da noia noi sempre pensi.

Alberto(scherzosamente). Io non ci ho mica pensato che il dono aPiero poteva valere per te quale una prova del mio affetto.Altrimenti gli avrei portato non unoma dieci doni.

Piero.Dieci doni! Peccato che non ci hai pensato.

Alberto(ridendo). Bravo Piero! Tu trovi sempre la parola giusta.





SCENATERZA

CuppiGiorgio e detti



Giorgio.S'accomodi. (Presenta.) Il signor Cuppimia sorellamiocognato Alberto Galli.

Cuppi(esageratamente cortese). Ho tantotanto piacere. (Stringela mano a Giuliapoi ad Alberto.) Li conosco di vista daparecchio tempo e sempre mi auguravo che si presentasse l'occasionedi fare una conoscenza piú intima… (correggendosi)…sí… piú vicinapiú vicinasí. Oral'occasione s'è presentataperché io attendo i signoriTarelli.

Alberto.Ah! cosí! sono raccomandati a Lei? Non avranno dunque bisognodi noi?

Cuppi.No! No! non sono raccomandati a me! Ma come? (Ridendo.) Loronon mi conoscono affatto? Bisognerà che mi presenti da me? Nonsanno ch'io sono l'amico degli artisti? Se non faccio altro io aquesto mondo! Come si fa abitare questa città e nonconoscermi? Oso asseriresí osoche in questa cittàdi provincia io sono la cosala persona piú preziosa per gliartisti. Sono loro servo devoto e li aiuto in tutte le piccolezze dicui possono abbisognare. È un'occupazione che rende pocomache fa passare magnificamentesíaggradevolmente la vita. LaRistori diceva di questa città: Di bello non c'è che lastatua a Dante e Cuppi; paragone che non calza perfettamenteperchéio servo a qualche cosaa molto anzi. Peccato che i signori Tarellitrovino qui l'alloggio pronto; ne avevo uno bellissimo da porre aloro disposizioneuna vera occasione.

Alberto.Se preferiscono quelloche si servano.

Giulia.Ma Alberto! (Poi a Cuppi.) Ho promesso a Maria di tenerla conme. Viene qui piú allo scopo di vedermi che di dare quei dueconcerti.

Cuppi(ammirandola). Era proprio amica sua intrinseca?

Giulia.Ma sí! amica di collegio.

Cuppi.Tanto giovine e in poche settimane è divenuta famosaconosciutissima. Tutti i giornali parlano di lei.





SCENAQUARTA

Ameliae dettipoi MaineriTarelli e Maria



Amelia.Sono quima in tre.

Alberto.In tre? Vanno aumentando continuamente?

Amelia.Una signora e due signori. Sono ancora giú dinanzi alla portadi casa.

Cuppi.Vuole che li vada a chiamare io?

Maria(entra seguita da Maineri e Tarelli). Ne parleremo piútardi. E Giulia? Come stai? (La bacia affettuosamente.) Uh!Che pezzo di donna. Hai il volume che in passato avevamo in due. Seicambiatamolto cambiata. Sempre una bella personama non sei piúquella. Che peccato! Io che speravo di ritrovare in te quella miaanticadolce amica cui mi piaceva tanto di fare del male per vederefin dove arrivasse la sua indulgenza. Certo hai perdutoquell'indulgenza! Chissà quanto cattiva sarai divenutainvecchiando.

Giulia.Tu sei sempre la stessa co' tuoi occhi serii e dolci. (Presentando.)Mio marito…

Alberto(con lieve sorpresa). Signorina!…

Maria(ridendo dopo un istante di sorpresa). Ooh! una vecchiaconoscenza!

Alberto.Infattiabbiamo fatto una parte di viaggio insieme. Da Bologna aFirenze.

Maria.Anconacioè.

Tarelli(intervenendo). FirenzeFirenze. Me ne ricordo benissimo.Firenze!

Alberto.In Ancona non sono stato questa volta. (Un po' confuso.)

Maria(sorpresa). Ah! cosí!

Alberto(a Giulia). L'altr'ieri siamo stati insieme. Da Bologna aFirenze.

Maria(molto sorpresa). L'altr'ieri?

Giulia.E non vi siete conosciuti?

Maria.Non ve n'è stata l'occasione.

Alberto(cortesemente a Maria). Ha fatto buon viaggio?

Maria(freddamente). Sígrazie.

Giorgio(a mezza vocefra sé). Strano! Una è stata conlui in Ancona; l'altro invece non si rammenta che d'essere stato aFirenze.

Giulia(presentando). Mio fratello Giorgioprofessore al Liceo.

Giorgio.Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza. Ne chieda a mia sorella.Contavo i giorni che mancavano al suo arrivo quiperché perme è una fortuna che la casa di mia sorella divenga un po' piúartistica.

Maria.Grazie del complimentoma non posso accettarlo. Non rendo micaartistici i luoghi che tocco!

Giulia(a Maria). Bisogna sapere che luioltre che professoreèartista e dotto. Si occupa di storia patria.

Maria.Anche questo paese ha una storia?

Tarelli(intervenendo). Ma che diciMaria? Offendi i signorieppoiti sbagli. Questo paese! Non è per di qua che sono passati iRomani?

Giorgio.Questa è una colonia romana.

Tarelli.NaturalmenteMariati sei dimenticata di presentarmi.

Maria.Mi pareva non occorresse. Mio zioCarlo Tarelli.

Tarelli(stringendo la mano a Giulia). Il quale accetta congratitudine l'ospitalità che tanto gentilmente gli èstata offerta. (Poi ridendo ad Alberto.) Veramente peccato chea Bologna nessuno ci abbia presentati. Avremmo fatto molto piúaggradevolmente il tratto da Bologna a Firenzepoiché èquello il tratto che abbiamo fatto insieme.

Maineri.Signorina! Debbo andarmene! Sono legato alle mie lezioni.

Maria.Incatenatomi parea dirittura. Rimanga soltanto un istante ancorache la presenti ai padroni di casapoiché ella dovràvenire qui di spesso per causa mia. Il professor Maineri chegentilmente s'è offerto di accompagnarmi al piano nei dueconcerti che ho da dare qui. Ha avuto la gentilezza di venirmi aricevere alla stazione.

Giulia.Ci sarei venuta anch'iose mio marito non fosse stato ancora moltostanco del viaggio.

Maria(abbracciandola). Ooh! non avevo mica l'intenzione di farti unrimprovero. Perché ridi?

Giulia.Perché hai conservato quel tuo ooh maschile che incollegio tanto ci piaceva.

Maria.Delle cattive qualità non ne ho perduta nessuna.

Maineri.Col suo permesso io ritornerò qui domattina.

Maria.E la ringrazio. Mi piace tanto di trovare al mio arrivo in una cittàsubitoalla stazionedei volti amici.

Maineri.Non ha nulla da ringraziare. Due mesi fa ho assistito ad un suoconcerto a Milano e m'è nato in cuore il desiderio di sedereio una volta al pianoforte e accompagnare quel suo violino ch'èuna vera orchestra da sé solo. Quasi quasi compio un voto. Arivederci domattina. (Via.)

Tarelli.Scusisignor professore Giorgio. (Subito amichevolmente.)Ellaquale professore di belle letterese bene ho uditodovrebbepur conoscere qualche critico musicale in questa città.

Giorgio.Noaffatto! Vivo a scuola e in casa e con giornalisti non ebbifinora nulla da fare. È gente che a me non piace.

Tarelli.Peccato! Di solito vengono i critici a cercare di noima capisco chequi toccherà a noi di cercare loro. Le faccio del resto i mieicomplimenti se non conosce giornalisti. Anch'iose potessifarei ameno di essi. Canaglie! Però dico peccato per il caso nostro.Non conosce neppure nessuno che pratichi la compagnia di giornalisti?Eh! già! Capisco! Non volendo aver da fare con giornalistièbene tenersi lontano da chi li pratica.

Cuppi(lieto). Son qua io! È proprio il momento dipresentarmi. Critici musicali? Ma io li conosco tutti! Uno cioèch'è però l'unico! Valzini! Vado a chiamarlo.

Alberto(ridendo). Ce ne eravamo dimenticati. Il signor Cuppi…amico degli artisti.

Cuppi.La presentazione è completanon c'è piú nullada dire sul mio conto. Amico degli artisti! Dalla Ristori alla granderiformatrice del teatro modernola Maradi tuttidi tutte sonostato… o sono amico.

Tarelli.Ha nominato solo gli artisti drammatici; si dedicherà poi colmedesimo zelo ai musicisti?

Cuppi.Solo ai violinisti. Ho una passione speciale io per il violinoperil re degl'istrumenti. I sonatori di piano non amo e non li amaneppure il nostro pubblico a quanto ho potuto osservare. Ho giàconquistato dei titoli di benemerenza per i violinisti. Il celebreJanson ch'è stato qui due mesi faalloggiòmangiòe quasi quasi suonò anche col mio aiuto.

Tarelli.Janson è stato qui?

Cuppi.Ma sí! Non lo sapeva?

Tarelli.E quale successo si ebbe? (Piccola pausa.)

Cuppi.Perché celarlo? Enorme! Molto grande! Per otto giorni la cittànon si occupò che di lui; il teatro era pienozeppoe vierano rappresentate tutte le classi sociali… o quasi. Janson eraun ospite ricercato dalle principali famiglie della città. Ipoeti gl'indirizzavano versi e i giornalisti articoli di fondo.Partendoegli mi disse che avrebbe voluto essere nostroconcittadino… naturalmente se non fosse stato svedese.

Tarelli.In allorapoveri noinevvero?

Cuppi.Oh! no! al contrario! Onorando Janson la città dimostròquanto essa apprezzava il vero merito e saprà dimostrarloanche nella signorina.

Tarelli.Valzini è molto riputato in città?

Cuppi.Moltissimo. Si racconta che gli autori principalicome Verdi eWagnèr (all'italiana)quel tedescoleggano sempre lesue critiche.

Tarelli(a mezza voce e con gesto espressivo). Scusiin confidenza.Bisogna ungere?

Cuppi.Ah! no! da noi non troverà di quella stampa. Valzini èricco ossia ha tutto il poco di denaro di cui abbisogna. Ègentile però e una buona parola mia servirà asufficienza. Ma denaro? Ohibò!

Tarelli.Ho chiesto per la buona regola. Naturalmente che se è ricco estimato da Wagnèr (imita Cuppi) non si lasceràpagare.

Cuppi.A rivedercisignoriin mezz'ora o poco piú ritorno conValzini.

Tarelli.Grazie! La prego di dirgli che mia nipote ed io verremo da lui domanis'egli non può venire da noi oggi.

Cuppi.Sta bene. Mi piace! Valzini certo sarà lusingatissimodell'ambasciata. Con permesso. (Via.)

Giorgio(congedandosi). Signorina! Interverrò anch'io se me lopermette alle prove di domaniquantunque io non sia molto musicale.Anzie con me parecchi scrittori modernisiamo in genere contrarialla musica. La cosa tuttavia m'interessa.

Maria.Con quelle premesse certo io non ci tengo molto di essere onoratadella sua presenza. Ad ogni modose Ella verràsuoneròistesso.

Giorgio(dopo un istante di esitazione). Va bene! Accetto le sueparole come un invito. Vede che ci metto della buona volontàanch'io. A rivederci. (Via.)

Giulia.Perché lo tratti cosí? Lui ti parla con una deferenzache tu neppure puoi apprezzareperché non sai come tratti congli altri.

Maria(abbracciandola con grande effusione). Oh! se sapessi quantopiú felice mi renda di vedermi trattata bene da te. Se tu lovuoifarò dei complimenti anche a tuo fratelloquantunque lepersone antimusicali non mi piacciano.

Giulia.Sai pure che non bisogna tener conto di tutto quello che dicono idotti.

Tarelli.Lasciamo stare qui queste valigie?

Giulia.No! le farò trasportare subito nella stanza destinata a lei.(Chiamando.) Amelia!

Tarelli.Non si scomodi. Le posso portare ioda solo; dov'è la stanza?

Giulia.Di qua. In fondo a questo corridoio. (Via.)

Tarelli.Mi dispiace d'incomodarla. (La segue.)





SCENAQUINTA

Albertoe Maria

Mariavuol seguire Tarelli.



Alberto.Scusisignorina Maria! Una sola parola? Non è Maria ch'ellasi chiama? Dolce nome! L'avessi conosciuto ieri!

Maria(ridendo). L'altr'iericioè.

Alberto.L'altr'ieri o ieri fa lo stesso. Non è una bugiaèuna… distrazione. Avevo raccontato a mia moglie d'aver lasciatoFirenze l'altr'ieri. Mi dispiaceva di lasciarmi smentire.

Maria.Rammento ch'ella mi aveva detto ch'era stata sua intenzione dilasciare Firenze l'altr'ieri. A sua moglie raccontò quindil'intenzione.

Alberto.Sí! La prima intenzioneperché la secondadebboconfessarloera di rimanere a Firenze finché c'era lei e poidi seguirla per otto o dieci giorni o magari per un mese.

Maria.E Giulia?

Alberto.A mia moglie avrei scritto che gli affari mi trattenevano fuori.

Maria.Povera Giulia! Per aver a ritrovarla cosívolentieri avreirinunziato di rivederla.

Alberto.Perché? Chi le dice ch'io sia un cattivo marito? Ne chieda aGiulia e le dirà che migliore non potrei essere. Il modellodei mariti.

Maria.Dunque tanto peggio: Tradita e ingannata.

Alberto.No! Né tradita né ingannata. Adesso io la conosco. Sochi ècioè una grande artista e al tempo stesso unafanciulla onorata. Ma prima…

Maria(seria). Prima aveva potuto credere ch'io non sia unafanciulla onorata?

Alberto.Mi scusi e non si adiri. Mi lasci parlare francamenteperchéaltrimenti non potremo intenderci.

Maria.Non capisco quale bisogno ci sia d'intenderci.

Alberto.Vedràgrandissimo bisogno o meglio son io quegli che sentetale bisogno. Via! Non sarà tanto buona da rendermi un lieveservigioquale è quello di starmi ad ascoltare? Glielo chiedoquale marito di Giulia.

Maria.Non è il titolo ch'ella potrebbe invocarema parlimirassegno.

Alberto.Non ha bisogno di rassegnarsi a nullaperché mi farebbe untorto credendo ch'io possa avere l'intenzione d'offenderla.Sull'anima mia! Respingerei con indignazione un'idea che potesseessere meno rispettosa per lei; non la penserei neppure! Si sentesicura? Posso parlare ora senz'altra preoccupazione che di esprimermiprecisamente e chiaramente? (Maria annuisce.) Ecco! Io non hoaltro scopo che di provarle che la sua amica Giulia è piúfelice di quanto ella sembra di credere. Per darle tale prova mibasterà dirle che anche quando corro dietro ad altre donneinquel medesimo istantequando sono tutto intento a raggiungere il mioscopo e mi trovo in quello stato di esaltazione in cui ellaper miadisgraziami videanche alloraamo mia moglie appassionatamente ele darei in quel medesimo istante il bacio affettuoso di ogni sera.

Maria.Beata Giuliaallora.

Alberto.Perchévedemia moglie e le altre donnequelle cui corrodietro ionon sono le stesse donne. Che cosa può importare aGiulia di quei fuochi di paglia accesi da altredi quei desideriiche non somigliano in nulla all'affetto che porto a lei?

Maria.Ma che razza di gente ella dunque credeva di aver trovato in me e inmio zio?

Alberto.Non feci alcuna supposizione sul suo stato; poteva essere quello diuna donna ricca o di una grande artista; ella poteva essere la mogliedi un banchiere o di un nobileper me era indifferente. Le donnesono donne e l'esito della mia avventura non dipendeva da questecircostanze. Quello che a bella prima pensai e che mi diede lemassime speranze fu ch'ella fosse la moglie di suo zio. (Mariaride.) Io vedevo in lei una di quelle brave mogli borghesi dalmarito troppo vecchio e le qualiper prudenzanon lo tradiscono chequando sono in viaggio. In viaggio… eravamo.

Maria.Ma come le è venuta l'idea ch'io sia la moglie di mio zio?

Alberto.Mi auguravo che cosí fosse ed io vedo spesso le cose comedesidero che sieno. Quando appresi d'essermi ingannato mi avvolsinella mia pelliccia e mi affrettai a rimpatriare.

Maria(ridendo). Immediatamente? Aveva il timore di contrarredegl’impegni troppo duri?

Alberto.Noma temevo di perdere il mio tempociò che anche in istatodi esaltazionese possoevito.

Maria(non molto lusingata). Ah! cosí! Assolutamente dunqueil suo proposito correndomi dietro era di passare meno peggio qualchegiorno e niente piú?

Alberto(ingenuamente). No! no! Se ella mi avesse trattato benemoltobenei miei affari si sarebbero tirati molto ma molto in lungo. Misi dice che la sua ambizione era di venir considerata e trattata comeun uomo. Sono certo che in questo riguardo ella non avrà dalagnarsi di me.

Maria.Non mi lagno nemmeno. Però di qualche cosa d'altro vorreilagnarmi. Ecco! Non m'è dispiaciuto di sentirla parlare; ellaparla bene di queste cose e sono curiosa di sentirla parlare d'altredi quelle di cui parla a Giulia. Anzine ho ritratto anche un altropiacerecioèla certezza di non venir mai piúdisturbata da lei e di sentirmi sicura in casa sua.

Alberto(con un sospiro). Certocertola mia simpatia è dellepiú rispettose.

Maria.Ma quello che assolutamente non so indovinare si è la ragioneche la indusse a raccontarmi tutte queste belle cose ch'io non avevochiesto di conoscere.

Alberto.Non l'ha ancora capita? Mi meraviglio. Le ho dettonevverocheprima di tutto mi premeva di provarle che la sua amica Giulia èuna donna felice? Mi pare che su questo punto siamo d'accordo! Oradebbo prevenirla che questa felicità scomparirebbese Giuliasapesse che oltre ad amarla moltissimoio… l'amo nel modo chele spiegai.

Maria(ridendoma con voce un po' stonata). Ma basta cosíallora! Questo dunque era il nocciolo del frate grigio? Si tratta dinon far capire a Giulia che nella noia del viaggio ella s'ècompiaciuto di guardare la sua umilissima serva! Ma crede poi ch'ioabbia avuto l'intenzione di vantarmene?

Alberto.No! Temevo soltanto che a tutta la cosa ella avesse potuto dare tantopoca importanza da parlarne in un istante di buon umore come di unfatto che non concernesse né lei né Giulia. Orasecome purtroppo è veroper lei iole mie parole o le mieazioni sono cose indifferentiper Giulia la cosa è bendiversa. La mia casa è delle piú borghesi; tutto vi èbasato sulla cieca fiducia che portiamo uno all'altra. La felicitàdi Giulia è formata dalla sua fede in me. Mi porta un affettoquasi esclusivo; cioè diviso fra me e Pieronostro figlio.Vuole un po' di bene anche a Giorgiosuo fratello il professore cheella ha conosciuto or oraquel pedanteil resto del mondo per essanon esiste. Ella è perciò tanto irragionevole dasembrarle naturale ch'io l'ami come essa ama meesclusivamente. Ilprimo dubbio potrebbe distruggere questo castello in aria e la mia ela sua felicità. È perciò che formalmente laprego di essere cauta. Avrei potutocome ella stessa osservòrisparmiarmi la fatica di farle questa preghiera e affidarmi alla suanaturale discrezionema la cosa era troppo importante per lasciarlain balia del caso. Glielo assicuro: Basterebbe una sola parola dettascherzosamente per destare la diffidenza in Giuliae capiràche se giungesse al punto di diffidarepoco le costerebbe diprocurarsi la certezza del mio tradimento.

Maria.Diamine! Con le sue massimesfido iosi esporràcontinuamente a dei pericoli.

Alberto.Mi creda! Meno spesso di quanto sembri! (Con qualche calore.)Oh! me lo creda! Non basta mica ogni gonnella per farmi pericolare!

Maria(ridendo). Adesso ch'è sicuro della mia discrezionepare voglia ricominciare.

Alberto.Oh! no! Voglio essere un buon ospite e rispettoso; renderòfelice Giulia che crederà che le mie gentilezze sieno usate alei per riguardo suo.

Maria.Molto compito!





SCENASESTA

Cuppie detti



Cuppi(correndo). Valzini è qui! Verrà subito.

Albertoe Maria. Chi è questo Valzini?

Cuppi.Il criticoil giornalista ch'ero stato incaricato di far venir qui.

Maria.Pregosignor Albertone faccia avvisare mio zio.

Alberto.Vado io stesso! (Via.)

Cuppi(stanco). Auff! Sono corso per arrivare prima di Valzini.Volevo avvisarla di certe particolaritàfatti che loconcernono e ch'è bene ch'ella conosca. Prima di tutto tengapresente che il nonno di Valzini è stato un grande musicistasíabbastanza conosciuto; per fargli piacere bisogna dirglich'ella lo conosce di famadi nome. Anche suo padre ha scrittoun'opera ch'è stata data a Milanouna sola voltama aMilanocapisce. Poi bisognerà che io le indichi i nomi delleromanzetutte per sopranoscritte dal nostro Valzini. Eccole:"L'usignolo sul mandorlo""Primavera campagnola"…

Maria(fin qui distrattalo interrompe bruscamente). È robache a me non importa. Con permesso. (Via.)



CALALA TELA





ATTOSECONDO

Lastessa stanza.



SCENAPRIMA

Albertopoi Maria con Tarelli e dietro la scena Giulia e Amelia



Alberto(ha cappello e bastone; entra subito diretto verso la porta difondoma lentamente. Si ferma a mezza viama sempre volendosembrare di stare per uscire. Ritorna anche sui suoi passi e rifàla sua via).

Tarelli.Il signor Alberto! Guarda quale combinazione. È già ilterzo giorno che c'incontriamosempre alla stessa ora e precisamentequando ella munito di cappello e bastone sta per uscire.

Alberto(un poco imbarazzato). Eh! sono molto metodicoio!

Tarelli.È perciò che mi meravigliaperché io non losono affatto. Esco dalla mia stanza fra le otto e le dieci! Del restonon mi lamentoperché è sempre un piacere per mequello di vederla.

Maria(entra). Buon giornozio! Buon giorno! (Ad Alberto).

Alberto(dimenticando Tarelli perfettamente). Come stasignorina?Ieri a sera accusava male di testa.

Maria.Sono ristabilita del tutto. Per quanto io sia corazzatala freddezzadi questo pubblico mi sconcertò alquanto.

Alberto.Vedrà che al secondo concerto questa freddezza sparirà.Glielo garantisco io. Oh! sarebbe un pubblico ben villanosecontinuasse a contenersi cosí. Io di musica non me ne intendoaffattoma mi pare ch'ella abbia sonato molto bene.

Giulia(dietro la scena). Amelia! Il padrone è giàuscito?

Amelia.Da oltre mezz'orasignora.

Alberto.Devo andarmenedisgraziatamente per un affare. Con permesso!(Stringe la mano a Maria.) Fra un'oretta sarò diritorno. (Via.)

Maria.Faccia il suo comodo.



SCENASECONDA

Tarellie Maria



Tarelli(guardando dietro ad Alberto). Povero diavolo; pare che nonpossa uscire da casa senz'avermi visto. Perché attende menevvero? (Ridendo a Maria.)

Maria(seccata). Attenda chi vuole.

Tarelli.Ma dunque se neppure lusinga il tuo amor proprio l'amore di questonegozianteperché ti contieni in modo da aizzarlo sempre piú?

Maria(meravigliata). Io?

Tarelli.Ma sí! Proprio tu! Lo tratti ruvidamente. Non gli rispondi chea monosillabi e anche quelli poco gentili. C’è di che farperdere la testa anche alla persona che v'è meno disposta.Figurati poi costui che non domanda di meglio.

Maria.Davverosono pericolosa cosí? Già tu conosci il cuoreumano e se lo dici dev'essere proprio cosí! D'ora innanzivedrai come sarò gentile. Non ho mica l'intenzione di portarevia il marito a Giuliaio! Voglio colmarlo di gentilezzeacciocchécessi di seccarmi!

Tarelli.Bada che non occorre mica esagerare! Da qualche giorno ti veggo peròmolto seriapreoccupata. È forse l'enorme insuccesso del tuoconcerto che ti duole o l'articolo sciocco che Valzini ti dedicò?

Maria.Oh! Chi ci pensa!

Tarelli.E in allora sei innamorata…

Maria(stupefatta). Quale idea! (Poi.) Francamente. Non misento bene in questa casa. Ci ero venuta con le migliori intenzionidi questo mondo. Volevo passare con Giulia otto giorni difanciullezza. Invece essa è seriamummificata nella suadignità matronaleuna donna impossibile che non capisceniente all'infuori del suo bimbodel suo adorato marito e della suabella casa. Il professore mi secca con dotte dichiarazioni d'amore;da quella parte mi minaccia una formale richiesta di matrimonio(facendo atto di bastonare) che accoglieròvedraiconl'arco del violino. Unico di allegro ci sarebbe il piccolo Pieroquando lo lasciano giuocare in pacema è precisamente lui chedi me non ne vuole sapere. Ieri ero làlà per mettermia giuocare con lui. Immediatamente egli cessòmeravigliato eseccato.

Tarelli.Eppure con te mi paiono gentili.

Maria(molto contenta). Con te no? Ecco una buona ragione perabbandonare questa casa.

Tarelli.Oibò! Io non c'entro nelle decisioni che hai da prendere tu.Eppoi non mi maltrattano mica. Mi trattano soltanto alquantosuperficialmente. Pare che si sieno rassegnati di fare la relazionedell'artistama non ancora quella dell'impresario. Non hanno tortoin fondo. Per questi borghesi io non sono altro che uno speculatoreil quale per suo interesse ti induce a fare questa vita nomade.

Maria.Povero zio!

Tarelli.Ma che povero! A chi può importare il parere di costoro? Iovoglio che tu rimanga in questa casaperché la buona famaborghese di cui gode è una buona reclame per te. Se finora inquesta città non ne abbiamo potuto sentire gli effettiècolpa di troppi elementi contrari che vi abbiamo. Intantol'indifferenza assoluta per la musica. Non mi serví nédi farti dir nevroticané di far raccontar da Valzini chesoffrivi di un'affezione polmonare per cui pochissima vita ancora tiera concessa. È ben corazzata questa gente. Pochi vennero alconcerto; non ci compresero nulla e ne dissero male. Le tue note mifacevano pietà al vederle sprecate a quel modo.

Maria.Dalla critica si capisce però che anche Valzini s'èannoiato. Lui che ama tanto la musica!

Tarelli.Ha compreso meno degli altri. Si trovò obbligato di scriverebene per rispetto ai critici che lo avevano preceduto e poi anche inriguardo nostro che lo avevamo trattato tanto bene. È abileperò e ha saputo far capire a tutti che il suo entusiasmo erapreso a prestito. Egli non si espone mica al pericolo di perdere lasua fama di critico ecara miabisogna rassegnarsi a riconoscerlo.In questa città verrebbe considerato per meno intelligentechiunque avesse il coraggio di dir bene di te. Oh! non fare lebocche! (Scherzosamente.) Già per consolarti tu haiquel tuo signor Alberto.

Maria.Bella consolazione! Non hai sentito che vorrei abbandonare questacasa?

Tarelli.Incomincio a credere che diffidi di teperché non vorraidarmi ad intendere che tale fuga sia meditata per un riguardo allatua amica. Che male sarà se il signor Galli si riscalducceràancora un poco e se la signora Galli dal canto suo diverrà unpo' gelosa? Avremo apportato nella loro sciocca vita borghese un po'di animazione.

Maria.Dubito però che abbiano a serbarcene gratitudine.



SCENATERZA

Mainerie detti



Maineri.Ho anticipato di un quarto d'ora per il timore di farla attendere;preferisco di attendere io piuttosto. Mi permette di baciarle lemani? Ambedue! Anche quella dell'arco.

Maria.Entusiasta dunquel'unico?

Maineri.È il mio vanto! Avendole comprese mi pare quasi che le suenote sieno mia opera. Citano Janson! È altra cosa! Egli nonpossiede né il suo senso artistico né la sua esattezza;è un violinista straordinario e nulla piú. Ella inveceè musicistaanzitutto musicista ed è perciò cheil pianoforte s'inchina a lei.

Tarelli.Peccato che non vi sia qui uno stenografo per raccogliere questeparole e consegnarle a un giornale.

Maineri.Non servirebbe a nulla. Quando i fattila musica stessa non serví…

Tarelli.Non serví? Ella dunque lo confessa? Crede che valga la pena didare un altro concerto?

Maineri.Anzianzibisogna darlo. A me non bastò il primo! Poisarebbe una vigliaccheria di non darlo dopo di averlo annunciato. Cheimporta a lei l'applauso?

Maria.Devo confessarloci tengo un pochino. (Ridendo.) Avreisuonato tanto megliose ieri a sera avessi ottenuto un applausounsolo almeno. (Con dolore.) Fu un fiasco assoluto.

Maineri.Non assoluto. Posso però parlarle con franchezzaperchél'entusiasmo che le dimostrai mi salva dal pericolo di venir presoper poco rispettosoe poi perché ella non è di quegliartisti cui occorra usare dei riguardi nell'apprezzare i lorosuccessi. Ecco il fatto: il nostro pubblicoun pubblico musicalmentepoco coltoè abituato alla maniera di Janson e non vuolesentire altro. Per esso è quello il modo di suonare ilviolino. Il ricordo di Janson gli è tanto caro che quasi nonvorrebbe sentire altri pezzi all'infuori di quelli uditi da lui. Sonquelli i pezzi che si eseguiscono sul violino e non altri.

Tarelli.Se questa veramente è la disposizione del pubblicoa Marianon resta altro che di abbandonare la lotta.

Maineri.Perché? La lotta è bellaspecialmente quando in essanon si arrischia nulla. Che cosa vi arrischia la signorina? Non certola sua famaperché la nostra città né dàné toglie fama. Specie a leisignorinaalla dea dellamusica.

Tarelli.Sí! una dea! Bella la disse anche il signor Valziniil qualepare nato piuttosto a cronista che a critico musicale. Parlòunicamente della splendida figura e della bellissima toeletta.

Maineri.Sono imbarazzi della vita del critico.

Tarelli(con ira). Avrebbe potuto non essere imbarazzatose fossestato un buon critico.

Maria.Ma via zio! Noi dobbiamo essere grati al signor Valzini che pur nonessendo stato molto soddisfatto del mio modo di sonarevolledimostrarsi tale per favorirmi.

Maineri.Ben detto! Ben dettosignorina! Ella parla come suona! Infattiquale merito ci avrebbe avuto lui se non avesse avuto altro da fareche di sedersi al tavolo e notare il suo entusiasmo? Se l'articolonon dimostra molto entusiasmodimostra molta benevolenza.Specialmente la prima parte. La seconda (si leva di tasca ungiornale e contemporaneamente a lui anche Tarelli) è menosimpatica. (Legge.) “La signorina Tarelli regalòle Arie ungheresima quello è un pezzo che bisognalasciare a Janson.”

Tarelli.Ho capito subito che in provincia quella frase bastava per annullarel'effetto di tutto l'articolo.





SCENAQUARTA



Cuppie detti

Cuppi.È permesso?

Tarelli.Il signor Cuppi. Avantiavantisi accomodi. Ella capita aproposito. Sa ella dove abita il signor Valzini?

Cuppi.Sí! A quale scopo? Perché?

Tarelli.Devo andare a ringraziarlo per il simpatico articolo che dedicòa mia nipote.

Maria.Ringrazialo anche da parte miazioe digli che non ho potutoaccompagnartiperché giusto ora ho prova.

Tarelli.Mi farebbe un favore se venisse con me.

Cuppi.Ben volentieri.

Tarelli.Vado a prendere il soprabito e il cappello e sono con lei. (Via.)

Cuppi(a Maria). Ella ha già decisoproposto come passare lasera?

Maria.Rimango in casa con la mia amica. Mi restano ancora pochi giorni dapassare con lei.

Cuppi.Cosídi meassolutamente non ha bisogno?

Maria.Se le piace venga qui a tenerci compagnia. (A Maineri.) Cimettiamo a queste prove? Vado a prendere la musica. Dev'essere sultavolo nella mia stanza. (Via.)

Cuppi.Scusimaestroa lei è piaciuta molto la signorina Mariaquale violinista?

Maineri.Moltissimo. Perché me lo chiede?

Cuppi.Non chiedo piú nulla ioma dirò… sí…Ella è il primo che trovo entusiasta.

Maineri.Davvero?

Cuppi.Intantoin quanto concerne meparlo di me che non me ne intendoaffattoio mi sono annoiato mortalmentemoltoma molto.

Maineri.E perché è qui a continuare ad annoiarsi quando nessunove la obbliga?

Cuppi.Non mi annoio quiio. Quantunque si tratti di una pessima musicistacioè una violinista che suona male il violinola compagniadella signorina mi è piú cara che quella di tutto ilresto della città. Naturalmente non piú cara di quelladi Janson. (Con passione.) Oh! che Janson ritornasse! A luipotevo offrire oltre alla mia amicizia anche la mia ammirazione…sí… la mia approvazione… E la relazione con unartista diviene subito piú bella… piú aggradevole.Mentre qui… (Risoluto a Maineri.) Scusimaestroma iodubito del suo entusiasmo. Che diamine! Io sono sí una bestia…una persona che di violino non capisce nientema infine èimpossibile… difficile ch'ella capisca qualche cosa che a mesembra niente… cioè una stonatura senza sentimento. Eh!io capisco! Dubito che un pochino della sua ammirazione per la musicasia dovuta alla bella personcina della signorina Maria. A forza diaccompagnarla al pianoforte… naturalmente.

Tarelli(rientra). Andiamo?

Cuppi.Eccomi. E la signorina? (A Maria ch'entra con la musica sotto ilbraccio.) Buon giornosignorina! (Le stringe la mano.)Approfitterò sicuramente del suo gentile invito per questasera.

Tarelli(a Maineri a bassa voce). Saio con Valzini saròperfettamente cortese. Non creda mica per quello che ha udito ch'ioabbia l'intenzione di dimostrarmi offeso. Non ne vale la pena e anzila prego di non riferire a nessuno le mie parole. Per essere deltutto sincero con leile dirò che per avere la magrasoddisfazione di una mia ira non vado a togliermi la speranza cheValzini al secondo concerto non muti d'opinione. Come si chiamaValzini?

Maineri.Venanzio.

Tarelli.Ebbene Venanzio! Lo interpellerò sempre col nome di battesimo.Signor Venanzio… Peccato che non abbia un nome piú bello.Chissà se gli piacerà di venir chiamato con un talnome.

Maineri.Cosí lo chiamano tutti.

Tarelli.Ci sarà dunque abituato. (Gli stringe la mano e via conCuppi.)

Maineri(subito al pianoforte con la sua parte in mano). Il concertodi Beethoven! Proviamo soltanto quello?

Maria.Sí! non occorre altro!

Maineri.Ho da fare il preludio intiero? Solitamente quando non si dispone diun'orchestra lo si omette o non lo si eseguisce che a metà.

Maria(leva il violino dalla cassetta). Io desidero di udirlointiero; altrimenti il concerto mi appare monco e sproporzionato.(Dolcemente.) Il preludio mi dà la disposizioneoccorrente per suonare. Persino sulle dita m'influisce; mi sento piúlibere le falangipiú volonterose. Attendo che tocchi a mecon impazienzaquasi con curiositàcuriosità di udirequello che farò come se fosse la prima volta che avessi asonarlo. Quel preludio mi pone immediatamente faccia a faccia conBeethoven. (Con asprezza.) Naturalmente chese mentre losuonanoho dinanzi a me un pubblico distratto e inquietochedall'alto io vedo come una raccolta di zucche vuoteallora anzichéstare a udire il concerto io mi metto a contare le zucchemeravigliata che il Creatore abbia commesso tanti errori.

Maineri.Ella pensa al nostro pubblico?

Maria.Oha lei e col violino in mano non voglio mentire. Il mioinsuccessocome lo chiamano quimi addolorò abbastanza. Nonho mai sofferto cosí ad un concertoe ho paura che al secondosia ancora peggio. Come dice lo ziodovrei essere superiore a questecose. Ma come si fa non adirarsi al vedere tutta la gente che micirconda non soltanto essere perfettamente d'accordo col giudizio delpubblicoma anche dubitare che in altri luoghi si sia potutogiudicare altrimenti sul mio conto. Lasciamo stare! (Accorda ilviolino.) Ella ha già eseguito questo concerto inpubblico?

Maineri.Sícon Janson.

Maria(ironicamente). Cosí? Il signor Janson si degnava diuscire una volta dalle sue arie ungheresi e russe e valacche e dieseguire Beethoven?

Maineri.Sí! l'applauso del pubblico era però provocatounicamente alla cadenza alla fine del primo tempouna brillantecadenza composta da uno spagnuolo credo. Il pubblico non apprezzògiammai il concerto efrancamentecredo che per ora non glipiacerà.

Maria.V'era dunque la sua brava aria spagnuola? Vuole incominciare?(Siede.) La suonila pregocome se non sapesse che presto hada capitare il violino a toglierle la prima parte.



SCENAQUINTA

Giuliae detti



Giulia.Buon giorno! Ah! son le prove! (A Maineri che s'è alzato.)Non si disturbi! Se me lo permettete io starò un pochino audire.

Maineri.Ma senza dubbio. Ella rappresenterà per noi un elemento ch'èbene vi sia anche alle prove: il pubblico.

Giulia.Peccato che a lungo non potrò rimanereperché di làho molto da fare.

Maria.Cose di premura?

Giulia(ridendo). Non di premurama di regola. Bisogna lavorare ognigiornoperché altrimenti in fine d'anno ci si trova d'averperduto molto ma molto tempo.

Maria.Mi pare di sentir parlare la nostra brava monaca. Te ne rammenti?(Imitando la voce di una vecchia.) Bisogna lavorare tre voltetanto quanto si lavora; soltanto cosí si può contaresulla pace dell'anima e del corpo.

Giulia.ViaMaria! Non deridere quella santa donna. Io le devo tanto.

Maria(meravigliata). Davvero? Che cosa le devi?

Giulia.Quale domanda! S'è affaticata per memi ha insegnatomi havoluto bene.

Maria.A me invece ha dato tante noie! Devi confessare che il suono dellasua voce non era bello. (Imitando di nuovo la vecchia.)“Signorina Mariaella è una zingara!”. Ecco che haievocato un ricordo poco aggradevole. Incominci signor Maineri. Giuliaci fa compagnia.

Giulia.Sta benese mi permettete di portare qui il mio telaio.

Maria.Perché no? Se vuoi puoi metterti persino a far quadri qui. Menon disturbi di certo. Già a te non basta di starmi ad udire.

Giulia.Starò a udire certamente. Al telaio ho un lavoro che soltantoqua e là esige molta attenzione. Di solito mentre lavororipasso anche la lezione del mio figliuolo.

Maria.Fai dunque anche piú di quanto quella santa donnaconsigliasse. Ella infatti si sarebbe accontentata di un solo lavoroalla volta.

Giulia(che non la sta ad ascoltare). Porterò con me Piero.Vedrai come starà attento e quieto. (Via.)

Maineri(con qualche ironia). Questa sí che è una donnadi casa perfetta.

Maria(ridendo). Síma c'è di peggio. Ella ènata donna di casa. Pare impossibilema ella è nata madre difamiglia. Me la rammento cosí già in collegio.



SCENASESTA

Albertoe detti



Maineri(sempre seduto al pianoforte). Ecco il signor Alberto! Cosínon ci mancherà il pubblico. Vengavenga signor Alberto.Anche la sua signora ritorna subito.

Alberto(ridendo). Anche mia moglie si dedica all'arte? (A Maria.)Se la disturbasse glielo dica con tutta franchezza.

Maria.Ma no! L'ho pregata io stessa di farci compagnia.

Alberto.Ho da scrivere qualche lettera e vado nella mia stanzama se lopermettete lascerò aperte le porte. Cosí mi saràpiú facile di prestar attenzione. (A Maria a bassa voce informa di complimento.) Sapete bene che la vostra vista midistrae… (Si allontana e dalla sua stanza grida): Cosípotete cominciare.

Maria(ridendo). Tutti vogliono starci a sentire in questa casamanessuno rinunzia al suo lavoro.

Maineri.Oh! ella deve sentirsi molto male in questa casa.

Maria.No! per un po' di tempo questi borghesi mi servono di distrazione.



SCENASETTIMA

GiuliaPieroAmelia che porta il telaio e detti; poi Giorgio



Giulia(con l'aiuto di Amelia dispone il telaio e senza guardarla infaccia parla a Maria). SentiMariaperdonamise mentre tusuoniio sto ad ascoltare la lezione di Piero; la leggeràmolto a bassa voce. Deve studiarla e se non gli concedo il piacere dileggermelanon si deciderà mai piú a guardarla.

Maria.Fa il comodaccio tuo. Si va di bene in meglio. Adesso ti senti giàcapace di badare a tre cose in una volta. Incomincimaestro.

Giorgio.Si può stare ad ascoltare della buona musica?

Maineri(mormora). Altro che buona!

Giorgio.Non ne dubito. (Saluta Maria.) Non ho chiesto se saràbuonama soltanto se si potrà stare ad ascoltarla…

Giulia.Non disturbare però. Siedi qui accanto a me quieto.

Maria.Le si sieda molto vicinoperché là si tiene lezione laqualeella stessa lo confessòa lei si confà megliodella mia musica. (Al ragazzo.) Su Pierocomincia!

Piero.Síse starete un poco zitti.

Giorgio.Come vaPiero? Sei stato contento del dono che ti ha portato ilbabbo?

Piero.Ha fatto un viaggio tanto lungo che avrebbe potuto portare qualchecosa di meglio.

Giorgio.Il ragionamento è buono. Va da sé che il dono devestare in proporzione al viaggio. Io mi siederò làdall'altra partecosí checontrariamente a quanto lasignorina Maria volevaio starò a sentire unicamente lamusica. (Va a sedersi a destra dello spettatore.)

Maineri(con un po' d'impazienza). Posso dunque finalmenteincominciare questo preludio?

Giorgio.Ah! c'è un preludio? Che cosa suonate?

Maineri.Il concerto di Beethoven.

Giorgio.Lo conosco. Il preludio è un po' lungo. (Ritorna accanto aPiero.) Lo starò a udire da qui. (Maineri comincia asuonare il preludio.)

Piero.Come posso parlare io qui con questo schiamazzo?

Giorgio.Provatisaremo indulgentisai.

Piero(legge; Giorgio parecchie volte corregge l'intonazione). Ah!va da sé che con lo schiamazzo che fa quel signore non possodeclamare bene.

Maria(cerca di stare attenta al pianoforte ma non le riesce. S'avvicinamolto lentamente al gruppo a sinistra e dice a Giulia che lavora).Quale divertimento è il tuo di disporre tanto filo nella tela?

Giulia.Mentre la mano lavorail pensiero corre ad altre cose.

Maria.E a quali se è permesso?

Giulia.Tante e bellissime. La mano col suo movimento uniforme accompagnaquasi accarezza un pensiero calmo e lieto. Quando alzo gli occhiveggo qui accanto questa testa bruna (sorridendo accenna alfigliuolo) e l'unico sforzo che devo fare si è di nonalzarli troppo di spesso.

Maria.E desideri e aspetti senza ansie con la tua solita calma?

Giulia.Non desidero né aspetto ossia desidero che tutto ciòcontinui cosí e che ogni giorno mi sia dato di fare quello chefaccio oggi e feci ieri.

Maria.Cioè disporre dell'altro filo nella tela?

Giulia(già offesa). Non è il mio solo lavoro.

Maria.E quali sono gli altri?

Giulia.A te non li diconon li comprenderesti.

Maria.Io credo di poter comprendere tutto.

Giulia.No! Certe cose non si capiscono se non si vivono. Non si tratta micadi ragionaredi calcolare ma bensí si tratta di sentire.

Maria.Insomma spiegati e procurerò di capire. Sii buonaGiulia; tiaccerto che non ho la minima voglia di deriderti.

Giulia.Ma non è per questo timore che non voglio parlare. Èche non saprei spiegarmi. Non sono mica da tanto da farti vivere lamia vita.

Maineri(dopo di aver atteso per un istante). Tocca a leisignorina.

Maria.Ah! sí! Beethoven! No maestro! Adesso non posso! Ella ch'ètanto buonomi faccia il favore di ritornare alle quattro. (Pregacon calore.)

Maineri(mormora). Ha ragione.

Giulia.Ma se ti disturbiamo possiamo andarcene.

Maria.No! adesso non posso piú suonare. È perduto il momento!Sarebbe per me un supplizio di suonare tutta quella roba.

Maineri(rassegnato). Come ella desidera. Sa bene che per me sarebbestata una vera festa quella roba come ella dice sul suo violino. Vuoldire che sarà per dopopranzo. A rivederci. (Via.)

Maria(ripone il violino e gli parla). E dormi benepovero violino.(A Giulia.) Dunque ritornando a noi. La tua felicità ètale che non la puoi neppur descrivere?

Giulia.Questa è di nuovo ironia e su questo tono non possiamointenderci. Perché ti dispiace ch'io abbia detto d'esserefelice?

Maria.A me che sia dispiaciuto di sentirti dire felice? Oh! no! Ma noncomprendo; mi sorprende! Ti dirò anche il perchévistoche a me è sempre facile di spiegare quello che sento o quelloche penso. Voialtri qui in questa città non potrete crederloperché qui ho avuto un insuccessoma io alla mia etàho conosciuto delle cosedei piacerilo confesso anzidelle gioieche tu neppure sai che esistano. Ho visto una città capitaleper giorni e giorni non occuparsi d'altro che di meoffrirmi tuttele soddisfazioni piccole o grandi di vanità o di ambizione cheun essere umano possa chiedere. L'entusiasmo era tale inquell'ambientechefigurati!mi dissero persino bella mentre nonlo sonoe peggiomi dissero gentile e aggraziata mentre non lo sonoe non voglio esserlo. Ho visto dei principi ricercare me di onorare iloro salotti e poi ho visto le persone piú rispettate d'Italiachiedere la mia amiciziala mia stimaroba da farmi ridere quandocessava la mia ambizione che in me ha tutto l'aspetto della febbre.Sorpresi sguardi d'invidia negli occhi delle creature piúfortunate quando mi riusciva di far viverevibrare con mecol mioviolinomigliaia di miei simili. E dopo tutto questomai… maicapiscinon ho potuto dire quella frase tua: Sono felice e vogliorestare sempre cosí. Ho detto e pensato: Oh! passi prestoquesta giornata e ne venga un'altra piú lieta e meno noiosa.

Giorgio.Strano!

Maria.Stranodite? Ma noquesta è la vitao almeno questa èla vita come la sentono le persone intelligenti. Ho godutosíquando la musica passava per il mio cervello e di là nelle mieditasenza resistenze. Allora l'orgoglio soddisfatto mi fa godere.Disprezzo gli altri miei simili che non sentono come me e godo. Èuna gioia che dura per istanti però. Non so figurarmi unostato di felicità per me. E per gli altri? Oh! francamente! Iocredo mentano tutti coloro che dicono di essere felici.

Giorgio(da professore; mentre parlaMaria lo sta ad ascoltare condisprezzo). Oh! senta! Io ho conosciuto un individuo il qualediceva che gli alberi devono essere fatti di solo legno e senzafoglie. D'estate andò in un bosco e disse che non v'era alcunalbero. Aveva ragione! Chissà che cosa ella intenderàsotto la parola felicità. Se non è felicità lavita ch'ella ci descrisse in allora naturalmente la felicitànon esiste.

Giulia.No! Non è questo. Sai Maria che cosa a te manchi per esserefelice? La famiglia! Noi donne non siamo mica delle creature chebastino a se stesseche possano vivere a partesolitarie e nomadi.A noi occorrono le quattro mura e qualcuno a cui sacrificarci. Ilnostro mondo deve essere piccoloma tale che sia tutto nostro.Piccolosíin realtàma grandeperché inesso dobbiamo trovare tutto quello che tu invano cercasti in quellagrande città capitale che a te per giornisembrò tua.Il tuo violino? È un bellissimo istrumento e faràpassare qualche mezz'ora aggradevole alla persona cui vorrai bene.

Maria.Lo spezzerei in tal caso.

Giulia.Non volli mica disprezzar la tua arte destinandola all'ufficio direndere piú aggradevole il soggiorno nella casa. Oh! perchénon appresi io un'arte acché mio marito e i miei figliuoli visi possano beare.

Maria.L'arte non vive che a scopi maggiori.

Giulia.È lo scopo massimo! Sai perché ti parlo con tantocoraggio? Ti vedo spesso dacché sei quipensierosadistratta; or ora mi confessasti che non sei felice. Qualche cosa ate mancadunqueedavveroanche ad aiutarti. Di pocoma credod'essere piú giovane di te e invece mi pare di essere molto mamolto piú vecchia. Io infatti so o credo di sapere. Non sentopiú il bisogno di affannarmi a cercare; ho la tranquillitàdella persona che sa tutto quello che le ha da succederedunque dapersona vecchia che dalla vita piú nulla chiede. Tu sei unagiovinetta invece! Cerchi ancora perché hai battuto una viache non fa per te.

Giorgio.MaviaGiulia. Vorresti ch'ella abbandoni il suo violinola suaartee divenga una buona massaia! Quali idee! La signorina Mariaparla cosí in un momento di malumore! Forse anche si sentemeno felice del solitoperché qui in questa città lesono mancate le solite soddisfazioni.

Maria(con ironia evidente). Bravo signor professore! Io e lei cicomprendiamo perfettamente. Infatti sono meno felice perchéqui non hanno voluto applaudirmi.



SCENAOTTAVA

Albertoe detti



Alberto.E questo concerto? Io ho finito e voi non avete neppur cominciato.Quando suonate?

Maria.Non piú per questa mane.

Alberto(confuso). Sarebbe il colmo della distrazionese voi avestesonato ed io non vi avessi udito.

Maria.Non si confonda. Non abbiamo suonato affatto. Soneremo dopo pranzo.

Alberto.Peccato che io non potrò udirviperché al dopopranzogli affari mi rubano tutto il mio tempo. A rivederci da qui aun'oretta a pranzo. Oggi pranzo di gala a quanto sento. Ho inteso uncerto olezzo passando dinanzi alla cucina…

Giulia.Alla una in punto. Bada di non tardarete ne prego!

Alberto.Non dubitare! Addio! (Bacia Piero.) Ha studiato?

Giulia.No! Ma studierà adesso.

Alberto.Dovreste attenervi a maggior regolarità! Ve l'ho raccomandatotante volte. Cosí avete perduto l'intera mattina.

Piero.Avevo da leggere a mamma la poesia che m'hanno dato da studiare.C'era però un fracasso qui…

Maria.Sí! sí! La colpevole sono io. Con le mie prove hoimpedito a Giulia di studiare col signorinoil quale del resto nedimostrava pochissima voglia. Nella vita di un bambino una giornataha piccola importanza. Se non ha studiato oggistudieràdomanila prossima settimanao il prossimo mese.

Alberto.Si capisce che di pedagogia ella non s'è mai occupata. Iodesidero che col mio figliuolo venga già adesso seguitoenergicamente un sistema.

Maria.Mi scusidunqueperché di cosí grave mancanza sono iola causa.

Alberto.Mi scusi lei anzi. Non avevo mica l'intenzione di farle unrimprovero. Si figuri!

Maria(ironicamente). Non si scusiperché son troppo lietadi aver potuto accertare quanto ella sia un buon marito e la miaamica una donna felice.

Alberto(ridendo e mettendo una mano sotto al mento di Giulia). Nedubitavaeh! (S'avvia.) Con permesso. BadaPierodi nonriposare dopo pranzo delle fatiche che hai avuto questa mattina.(Via.)

Maria.Strano! Strano! Cosí non me lo sarei figurato.

Giulia.Ma perchéMaria?

Maria.Un padre di famiglia cosí buonoattentoamoroso.

Giulia.Cosí s'è incaricato lui stesso di spiegarti la miafelicità.

Maria.Diamine! Capisco che le tue parole ora dovrebbero essermi chiarema…e vorrei dire una bella bestemmia toscana. La rimando in gola perchéti scandalizzerebbe. (Ride.) Eppure mi darebbe uno sfogo e nonavrei piú il bisogno di dire altro.

Giulia.Non capisco.

Maria(scoppiando). Ecco! Se a me toccasseammettiamodi essere lamanutengola di un ladro e di vedere che questo ladro la sapesse daread intendere agli altri in modo che tutti lo avessero a ritenerel'uomo piú onesto sulla terrama io non saprei trattenermidal gridargli: Ladroladro; anche a costo ch'egli mi risponda: E tumanutengola! Non essendo poi sua manutengolacome potrei tacere?

Giulia(con violenza). Non lo sei? Non lo sei?

Maria.No! Figurati! Io con un borghese commerciante!

Giulia.Basta! (Molto commossa.) Mi lascio traviare anch'io. Sembrache tuMariaabbia perduto il senno. Non capisco… e non vogliocapire.

Maria.Lascia che ti racconti tutto. È cosa innocentissima e…forse… sembrerà tale anche a te. (Ridendo contenta.)

Giulia.No! basta! Dinanzi al mio figliuolo almeno trattieni la tua fantasia…di artista. Quello che vuoi dirmi sono cose chese anche verenonvanno dette a menon in questa casa.

Maria.L'abbandonerò perché io ho l'abitudine dellafranchezza.

Giulia(dopo un brevissimo istante di esitazione). Oh! via! faraiquello che a te piacerà. VieniPiero.

Piero.Che cosa ti ha fatto?

Giulia.Vieni! vieni! (Via col figliuolo.)

Giorgio(accorato). Davvero? Ella conosceva già prima miocognato? Oh! ciò mi dispiacesignorina Maria! Ed io che laconsideravo sempre come l'immagine stessa della sincerità!Ella ebbe dei segreti con mio cognato! (Rimproverando.)

Maria.Ellaprofessoreha ragione! Il mio torto è stato di nonaverne parlato subito… l'unico mio torto.

Giorgio.Oh! mi dispiace tantosignorina! Capiscoil solo colpevole èmio cognato…

Maria.La ringrazio ch'è tanto buono di crederlo. Io non conoscevoneppure suo cognato. Sapevo di lui unicamente ch'era un uomo a cuipiacevo. Mi perseguitò per tre giorni prima a Bolognapoi aFirenze e infine a Venezia. Ecco tutto!

Giorgio(con qualche ansietà). E adessoadesso?

Maria.Ohbadi! qualche occhiatina teneraqualche parolina un po' piúche cortese e nient'altro. Può tranquillizzare sua sorella. Ioabbandonerò questa casasubitooggi stesso. Ma intanto dicaa sua sorella che desidererei fare la pace per evitare scandali. Giàinfineche cosa le ho fatto?

Giorgio.Certamente farò del mio meglio per farle fare la pace con miasorella. Non creda assolutamente che vi sia bisogno ch'ella abbandoniquesta casa. Oh! io lo saprò impedire. È sul mio signorcognato che deve riversarsi tutta la nostra ira.

Maria.Davvero? Crede che Giulia gli terrà il broncio?

Giorgio.Il broncio soltanto! E non le pare che abbia ragione? Ma di ciòpiú tardi. Desidero anzitutto che si riconcili con miasorella. Ella non indovina perché vi do tanto peso? Nono?

Maria.Nodavvero.

Giorgio.Allora non glielo diconon glielo dico ancora. Ma insomma sentirà…entro oggi o domani. Vado da Giulia. (Via.)

Maria(pensa un istantepoi capisce e alza le spalle).



SCENANONA

Tarellie Maria



Tarelli.Che hai?

Maria.Oh! zio! Peccato che non sei venuto qualche istante prima. Mi avrestiimpedito di fare una sciocchezza.

Tarelli.Quale? Hai gettato fuori di casa Maineri perché ha sbagliatoqualche nota?

Maria.Ah! peggiomolto peggio! Mi sono fatta licenziare io da questa casa.

Tarelli.Come sei riuscita a tanto?

Maria.Ho raccontato a Giulia che suo marito era innamorato di me.

Tarelli.Davvero? (Stupefatto.)

Maria.Ma sídavvero!

Tarelli.Ah! è uno scherzo! non ci credo!

Maria.Inaudita è dunque la mia azione che sorprende persino te?

Tarelli(serio). Inaudita! La parola è precisa! Ma perché?Scherzando forse? Per leggerezza?

Maria.No! Con la massima serietà di questo mondo. Ella voleva farsiinvidiare da me. Diceva che io non potevo essere interamente feliceperché non possedevo la stessa felicità di cui essagode… Allora non ho saputo piú trattenermi. Egli venneparlò seriamente…

Tarelli.Chi egli?

Maria(esitante). Il signor Alberto.

Tarelli.Ah! cosí! "Egli" è il signor Alberto?

Maria(di nuovo esitante). Sí! (Poi.) Si contenne comese fosse il miglior marito di questo mondo ed ella mi guardavaironicamente. Mi dispiacesaioh! tanto mi dispiace. Anche verso ilsignor Alberto ho mancatoperché a lui avevo promessoespressamente di non far parola del suo affetto… del suocapriccio per me. Mi sento maleassai male! Non so proprio comeuscirne. Non ti pare che potrei andare da Giulia a dirle che homentito e che in quanto le ho detto non v'è una parola divero? No! questo no! Oh! senti zio! Andiamo via subito da questa casae da questa città! Lasciamo ch'essi sbrighino le loro faccendecome possono! Cosí non sarebbe riparato a tutto? (Piangendogli getta le braccia al collo.) Oh! zio mio! sono tantodisgraziata.

Tarelli(accarezzandola commosso). Cosí fai sempre quando vuoifarti perdonare qualche scappata. Povera zingara!

Maria.Oh! no zio! Questa volta non mi capisci neppure tu. E come potrebbeessere altrimenti? Non mi capisco neppure io stessa.

Tarelli.Attenta Maria! Ecco la signora Giulia. Almeno adesso procura dicontenerti bene.



SCENADECIMA

Giuliae detti



Giulia(molto seria). SentiMaria! Giorgio m'ha detto che tu avevil'intenzione di abbandonare la mia casa prima dell'epoca stabilita.Perché?

Tarelli.Mia nipote l'ha detto soltanto perché oggi abbiamo ricevuto undispaccio che c'invitava di recarci a Genova. Ella ancora non sapevach'io già avevo rifiutato.

Giulia.Ah! cosí! (a Maria.) Sai che finché resti inquesta cittàhai il dovere di approfittare della mia casa.Non siamo forse vecchie amiche? Una parola detta in fretta sidimentica facilmente. Io l'ho già dimenticata. (Freddamente.)E tu?

Maria(freddamente). Anch'io! (Va a Giulia.) Rimangodunque!(Le porge la mano e poi si pente non vedendo subito pronta quelladi Giuliala quale anch'essa ritira la sua.)

Giulia.Grazie! Vado a dare ancora alcune disposizioni per il pranzo! Conpermesso! (Via.)

Tarelli.Qui sarebbe stato a posto un piccolo segno affettuoso che avrebbefatto piú bene di tutte le spiegazioni. Perché non lehai stretto la mano?

Maria.Aveva già ritirato la sua. Oh! se crede ch'io abbia talebisogno di venir perdonata s'inganna. Del resto si vede che nonsaprebbe perdonarmi. (Contenta.) L'ho toccata in un puntodebole. Ella si contiene cosí per quel grande rispetto chequeste borghesi portano alle convenienze. Io l'avrei amata di piúse mi avesse graffiata.

Tarelli.Vedi Maria! Comincio anch'io a desiderare che si parta al piúpresto; non sono piú tranquillo.

Maria.Non capisco ioadesso.

Tarelli.Oh! vorrei che tu non mi comprendessi. Se avessi la certezza che nonpuoi comprendermisarei subito tranquillo di nuovo. Come vuoi ch'ionon dubiti di te vedendo che hai provato il bisogno di vantarti dellacorte che ti ha fatto quel signor Alberto e che ancora adesso ticompiaci di aver offesaferitala tua amica d'infanzia? Non dirminullanon negare e non scusarti. Io non sono mica un ragazzo da noncapire che la piú sciocca azione che si possa fare in talifrangenti si è di seccaredi far parlare il malatocontinuamente della propria malattia. Non una parola suquell'argomento. Io andrò ora dalla signora Giulia a cercaredi disporla un po' meglio in tuo favoredurante i pochi giorni cheancora qui rimaniamo dell'avventura non si parli piú. (Siavvia. Poi.) Sono stato da Valzini. Daremo il secondo concertoma ho perso qualunque speranza di vedere che il pubblico divengafavorevole. Mi basta di aver capito l'opinione che ne ha Valzini; nonmica ch'io abbia chiesto dei consigli a quell'imbecillema la suaopinione mi dà una chiara idea dell'opinione prevalente inpaese. Figurati ch'io sono andato da lui a fargli i mieiringraziamenti con tutta serietà come se realmente gli fossistato debitore di riconoscenza e mi attendevo di sorprenderlo e diconfonderlo. Invece con la medesima serietà con cui io glifeci i miei ringraziamenti egli li accolsecon la differenza che lasua serietà non era mica simulata come la mia. Dunque egliritiene assolutamente di meritare la mia gratitudine e di averscritto di te molto ma molto meglio di quanto tu avessi meritato.

Maria(che non è stata ad ascoltare). E se vedo il signorAlberto ho da raccontargli dell'indiscrezione che ho commesso conGiulia?

Tarelli(con rimprovero). Ah! tu sei ancora là?

Maria(confusa). Che cosa mi dicevi?

Tarelli.Nienteniente! Se vedi il signor Alberto procura di contenerti comese nulla di nuovo fosse avvenuto. Come hai detto tu stessalasciamoli sbrigare i loro affari da soli. Per levarti l'inquietudineche ti vedo scritta sul voltovado dalla signora Giulia e cercheròdi farvi fare la pace oggi stesso. Attendimi qui. (Via.)



SCENAUNDICESIMA

Albertoe Maria



Alberto.Signorina Maria!

Maria(che non lo aveva visto). Oh! è lei! (Subitoimbarazzata.)

Alberto(lietamente). Finalmente! Una volta che la vedo sola. Tra lamia e la sua famigliagli artisti e i critici non c'è mai ilcaso di scambiare con lei una parola. (Ridendo.) C'èpoi quel mio signor cognato che è veramente cucito alle suegonne. Che finisca in un matrimonio?

Maria(seriamente). Oh! come può crederlo!

Alberto.Non occorre me lo dica tanto seriamente; io non l'ho mai creduto.Volevo dire soltanto che si stava meglio quando si stava peggio. Sistava cioè meglio a FirenzeBologna e Venezia pur nonconoscendosi. Mi perdoni lo scherzo! Ella deve accorgersi che io nonsono né tranquillo né lieto. (Subito piúserio.) Anzi io soffro! Sa che io non sono uomo da fare delledichiarazioni molto gentili. Le donne che all'infuori di mia moglieho conosciute non mi hanno dato quest'abitudine. Sono pochi giornich'ella è qui e mi pare un anno perchécon tuttafranchezzanon vedo l'ora che se ne vada.

Maria(che fin qui è stata a udire con evidente compiacimento).Oh! sarà presto soddisfatto.

Alberto.Possibile ch'ella non capisca ciò che mi fa avere un taledesiderio.

Maria(simulando). Io no!

Alberto.Oh! mi permetta che glielo spieghi. Ella si rammenta dellespiegazioni che le diedi al suo arrivo? Sembravaio stesso locredevache una volta appreso ch'ella non era la donna ch'io volevaio dovessi ritornare prontamente ai miei doveri di marito e obliaretutto il resto. Non le avevo detto ch'io mi sentivo capace disoffocare in me ogni altro desiderio pur di non turbare la miafelicità domestica? Ebbeneora invece diffido di me stesso.Qualche volta quando mi pongo a riflettereche che riflettere!Sentitequando mi abbandono senza ritegno al mio sentimento e escocosí dalla monotonia macchinale della mia vitadalla regolache m'impongo nel mio contegno verso di leiverso mia mogliel'abitudine per la quale faccio quel gesto o dico quella parola chenon penso piú e che non approvo… allora…(Timidamente.)

Maria(incoraggiante). Allora?

Alberto(sorpresopoi). Penso allora che se io fossi un altro uomomeno metodicomeno preoccupato dall'idea al futuroil futuro chefinisce sempre coll'ammazzare il presentedovrei dare un'alzataformidabile di spalletale da liberarmi da tutto quanto m'inceppam'impedisce la felicità e… e correre precisamente dietroa questa felicità.

Maria.Ma posso credere che parlando di questa felicità cosígrande che la indurrebbe ad abbandonare ogni altra ella pensi a meaquella donna che non è neppure da tanto da poter renderegelosa sua moglie?

Alberto.Oh! non mi rammenti quelle frasi disgraziate delle quali non approvoora neppure una parola. Basterebbe un solo suo cenno per farmi cadereal suoi piedi anche dinanzi a mia moglie.

Maria(indagando sé stessa). Mi pare di sentirmi sollevata.

Alberto.Che dice? (Le prende una mano.)

Maria(svincolandosi con energia). Mi lasci! (Freddamente.)Io sono al caso di porla immediatamente alla prova. Senta! Poco fa horaccontato a sua moglie delle assiduità di cui ella mi onora.

Alberto.Ah! ella scherza.

Maria(seria). Sull'anima mia. Ho raccontato a sua moglie ch'ella èinnamorato di me ossia gliel'ho fatto credere se anche non èvero.

Alberto(mortificato). Davvero?

Maria(avviandosi verso l'uscitatristamente). La prova èfatta.

Alberto(dopo una breve esitazione). No Mariarimanga! Non mi lascicosí dopo che mi ha fatto tanto del male.

Maria.Le ho fatto del malelo riconosce?

Alberto.Ella forse ancora adesso non sa quanto. Mi ascolti! Io non amavo miamoglieè veroma il rispetto che le portavoe piúancorail sapermi tanto amato da leirispettatoveneratoaddirittura come un essere perfettomi faceva fare tutti gli sforzipossibili per continuare ad apparirle meritevole del suo affetto.Orainveceoh! certo! precisamente perché finora era statatanto ciecala disillusione sarà maggiore! Mi disprezzerà!

Maria(di nuovo per uscire). Sta bene! La prova è fatta! (Siferma da sé all'uscita.) Mi perdoni il male che le hofatto. Già di qui a qualche tempoquando sarò lontanasi rappattumeranno e il male sarà stato minore di quanto ora alei sembra. (Alberto accenna di no.) No? Ebbeneella devericonoscerloquesto male ella se lo sarà meritato. Sirammenta delle parole che le dissi quando ella per la prima volta midiede quelle spiegazioni che poi volle ripetermi a sazietà?“Ma per chi mi prende?” le chiesi. Le ripeto la stessadomanda: “Per chi mi prende?”. Io potrei non essere unafanciulla onorata nel senso borghesee ascoltare le suedichiarazioni pur sapendo ch'ella facendomele si rende colpevoleverso la sua famiglia e verso la legge. Ma ascoltarle quando dopo lesue spiegazioni significano: “Vorrei passare aggradevolmentequindici giorni con lei. Mi secondi!”. Oh! via! Per chi miprende? Poco fa io ero già pentita della mia azionema ora latrovo giustificata e ho piacere di averla fatta. Oh! tanto! (Moltocommossa.)

Alberto(dopo un istante di sorpresa). Oh! mi perdoni! So di averlaoffesa. Darei la mia vita per asciugare quelle lacrime.

Maria.Ebbene! se vuoletuttaviafarò uno sforzo e andrò daGiulia a dirle che ho mentito. (Vicinissima a lui.) Rinunzioanche al piacere di essermi vendicata delle sue offese. Vedràche da Giulia mi farò credere. (Per suo conto Albertoaccenna di no.) Le dirò ch'è stata una mia fantasiada artista. Chissà che cosa ella si figura per fantasiad'artista.

Alberto.Non vadaMaria. (Attirandola a sé e guardandosi d'attornocon paura.) Io preferisco il suo amore!

Maria(svincolandosi). Mi lasci. Lo sappia! Io non amerò maialtri che un uomo che sia libero o che per me si sia reso libero.

Alberto.Oh! Maria! Io non posso abbandonare il mio figliuolo.

Maria(ironicamente). Ecco! È giusto! Il suo figliuolo. Nonci avevo pensato! Dunque stia lontano da me! Senta: Io nella mia vitaattiva non ho molto sognato d'amore ma non l'ignoro tanto da noncomprendere che quello ch'ella mi offre non è amore.

Alberto(con forza). Se non è amore un sentimento per il qualenon rimpiango di avere forse per sempre ruinata la felicitàdella mia vitaallora naturalmente il mio non è amore.

Maria.Non è amore perché ella sa che quella felicitànon è compromessa affatto. Di parole non mi accontentoio.

Alberto(con forza). È amore! Lo sento forse per la prima voltain mia vita. Un misto di rispetto e di desiderio che mi confonde.Ella lo sa perché gliel'ho raccontato. Nella mia vitapassarono parecchie figure di donna. La sua… oh! come sidistingue da tutte le altre! Non posso neppure concepire l'idea ch'ioben presto debba rimanere privo di lei. (Con fuoco.) Ellacalcolaella ragionaio sento solamentee se mi oppongo al miosentimentose resistoè invano. Io l'amo! Ella non ama me!

Maria(pacatamente). Ella mente! Sentaio l'amo! (Alberto siavvicina.) Mi lasci! Non so e non arrivo a comprendere il perchédi quest'amore. Che però una fanciulla come me giunga fino aconfessarloè tale una prova d'amore quale ella finora non midiede. Lo so da poco; l'indovinai dall'ira che mi assalse al vederlaun'ora fa dedicare tutte le sue attenzionitutte le sue cure aGiulia e… dinanzi a me. Ma pur amandola io riconosco che giammaiuna donna della mia specie fu piú volgarmente desiderata.Perciò lo sappiaè l'ultima volta che da me ella haudito una tale parolaperché per lei sul mio voltonon visarà piú altro che indifferenzae anche presto nel miocuore. È tanto ingiusto il sentimento che provo che mi saràcosa facile di soffocarlo.

Alberto.Ma che cosa vuole che faccia? Mi comandi.

Maria(con ira). A me lo chiede? Io le ripeto che le sue paroledette a una donna come me sono offensive. (Ironicamente.) Ellavuole amarmi in casa sua e poi andare da sua moglie a tenerle delleprediche sul modo di educare il suo figliuolo.

Alberto.Oh! Maria! Se ella mi amasse parlerebbe altrimenti. Io non meritotanta ironia!

Maria.Me lo dimostri! Vuole fuggire con me? Vuole abbandonare tutto e tuttiper me? Io son prontaandiamo! (Dopo una breve pausa.) No? Eallora mi lasci in pace e attenda a sua moglie e al suo figliuolo.

Alberto.Io non ho detto di noo Maria. (Confuso.)

Maria(avviandosi). Ma neppure di sí… mi pare.

Alberto.Fra noi dueio sono il piú vecchio. (Esitante e cercandole parole.) Lasci quindi che io veda… il bene di tutti edue…

Maria(ironicamente). Di tutti e due.

Alberto(piú deciso). Sí di ambidue. Può essercidubbio ch'io per egoismo rifiuti la felicità ch'ella mi offre?Io sono un uomo in età e una giovinettabelladivinach'ioamom'offre il suo amore. Può esservi il dubbio ch'io peregoismo rifiuti? No! Dunque… Ma ella si potràaccontentare della vita modesta che potrò offrirle? Ci hapensato? Leiabituataalla vita artisticaalle soddisfazionidell'amor propriodella vanità e dell'ambizione…

Maria(sorridendo). Oh! sí! All'arte chi ci pensa piú?Io desidero di fare tutt'altra vita di quella che feci fin qui.

Alberto.E sarà una vita molto modesta sa! La mia piccola proprietàappartiene naturalmente a Giulia e al mio figliuolo. (Mariaassente.) In qualche cantuccio della terra bisogneràviveremolto lungi di qua. In una casa un po' meno ricca di questa.

Maria(con entusiasmo). Piccola e povera ma nostra. La felicitàmite e quieta della gente modesta.

Alberto.Oh! sei divinamente bella cosíMaria. Chi non peccherebbe?(L'abbraccia con violenza.) Un bacioMariaun solo bacio.

Maria(difendendosi debolmente). No! no! Laggiúnella casanostra. Entratavi sarò tutta tua.

Alberto.Come pegno… (La bacia lungamente.)

Maria.ViaAlberto.



SCENADODICESIMA

Giorgiopoi Giulia e detti



Giorgio(dà un grido).

Maria(si svincola e lentamente s'avvia).

Alberto.Oh! Giorgio!

Giorgio(ironicamente). Scusino l'incomodo (Via.)

Maria.Non c'è dubbio; quello lí è corso a raccontarloa sua moglie. Mi dispiace per le scene che ne risulteranno per lei.

Alberto(smaniando). Oh! sí! anche a me dispiace per questo.(Alla portagridando.) Giorgio! Giorgio!

Maria(osservandolo). Il suo entusiasmo è caduto ben presto.Badi ch'ella è ancora sempre libero. Vedrà che leriuscirà presto di calmare Giulia anche se il professore hagià fatto la spia.

Alberto.Oh! non è questo che m'importa… è lo scandalo chemi secca. È Giulia! La pregoMariami lasci solo con essa.Non vorrei che scambiaste delle parole brusche voi due. (L'accompagnaalla porta celermentepoi avvedendosi prima di lasciarla le baciauna mano.)

Giulia.E Maria? (Fremente.) È fuggita?

Alberto.Non sceneGiuliate ne prego.

Giulia.Chi ti ha detto ch'io ne voglia fare? Ella avrebbe potuto rimanerequi; io non l'avrei maltrattata. L'avrei pregatapulitamentediandare a far l'amore con te fuori di casa mia. Gliel'ho giàdetto: Non voglio che insozzi questa casa. (Gridandopoi piúcalma.) Ma no! Voglio dimostrarti ch'io sono calma e che quantoancora ho da dirti non è ispirato dall'ira. Ch'essa rimangapure per questo poco di tempo. Già so che tu saprai contenertiperché sappiloioin casas'intendeti farò spiare…da tuo figlio. Adesso su questo rapporto posso essere tranquillanonti pare?

Alberto.Ma Giulia! È una cosa che non merita la tua ira…

Giulia.Non bugie te ne prego. Posso disprezzare Mariaritenerla per quelloch'è stata fatta dal suo mestiere ma non è una ganzainsomma e tu devi averla convinta per bene del tuo amore. Non sitratta di un'inclinazione idealedi quelle che la gente onesta celae combattenon si tratta neppure di una tresca futile di quelle cheuna donna onesta sa ignorare e scusare. Si tratta proprio di ambiduele cose e a me non resta che piegarmi (con un singhiozzo represso)vinta. Non mi sento abbassata affatto e nel mio dolore non v'ètraccia di vanità o di amor proprio offeso. È perciòche non voglio che tu mi faccia delle proteste di cui non so chefarmene. Da poco so di essere stata tradita in tale modo ma non mioccorse di meditare molto per trovare la via che debbo seguire.Rimango in questa casa per il mio figliuolo. (Vinta dallacommozione parla piú rapidamente.) Vivremo uno accantoall'altro come due fratelli… due fratelli che non si amano.(S’avvia.)

Alberto.Giulia! (vuole fermarla.)

Giulia(calmissima). Di quest'argomentobasta. Già nonpotresti dirmi nulla ch'io già non sappia a meno che nonfossero bugie. Dunque basta! (Via.)

Alberto(si cela il volto e cade seduto).

Amelia.Signore! La padrona l'avverte che il pranzo è in tavola.





CALALA TELA





ATTOTERZO



SCENAPRIMA

Tarellie Maria



Maria(sta gettando della biancheria in una cassa e canta). "Iolieto me ne vado al reggimento…"

Tarelli(fastidioso). Te ne pregonon cantare. La tua voce e la tuagioia mi ricordano quelle di qualche stupido animale. Non lo preciso.

Maria.Grazie.

Tarelli.Tale gioia dopo l'insuccesso di ieri! Sta bene non curarsi di questisciocchi cretini ma nel cuore di una vera artista dovrebbe sempreesserci qualche poco di dolore per un insuccesso.

Maria.E se nel mio cuore non c'è che vuoi farci? Alla peggio nonsarà un cuore di artista!

Tarelli.Oh! questa frase in bocca tua mi duole anche piú che la tuavoce e la tua gioia. Hai suonato iersera che pareva che invecedell'archetto maneggiassi una scopa. Quell'adagio poi eseguisti inmodo che pareva un cavallo che anela di arrivare alla stallatantone acceleravi il tempo.

Maria(giocondamente). Davvero? Tutt'ad un tratto suono male?

Tarelli.Trascuratamente! Lo riconobbe persino Maineri il buon Maineri ilquale di solito s'inginocchia dinanzi ad ogni tua nota. Ha pocavoglia questa serami disse. Lo trovai troppo indulgente perchéero là là per dare io il segnale dei fischi. Oh!peggioancora! Ti avrei bastonata! Pochi minuti prima il professoreGiorgio mi aveva raccontato di averti vista abbracciare dal signorAlberto. Ma non sono stati i miei rimproveri che ti hanno impedito disonare bene. Temo non sia stata qualche altra preoccupazione! Oh!Maria! È la prima volta in tutta la mia vita che anelo tantodi trovarmi lontano da un luogo. Chi me l'avrebbe detto che fuggireiin questo modo da questa innocua e ridicola casa borghese?

Maria.Povero zio mio!

Tarelli.E attendo ancora sempre le spiegazioni che mi avevi promesso e chedovevano calmare la mia ira. Avevi da darmele al piú tardientro la mattina. Non hai cambiato di parere?

Maria.No zio! Ma però mi permetti di dartele in iscritto?

Tarelli.Perché in iscritto?

Maria.Perché… perché scrivendo si arrossisce meno!

Tarelli(minaccioso). Ah! Hai da arrossire anche tu?

Maria.Sai che arrossisco facilmente! Dici anche io? Anzifrancamentese qualcuno ha da arrossiresono io quella. Luipoverettoè del tutto innocente! Mi prometti di non dirgliuna sola parola di rimprovero?

Tarelli.Te l'ho già promesso.

Maria(che fin qui ha sempre lavorato intorno al baule). Cosíio ora ho terminato i miei preparativi per la partenza. È laprima volta che faccio questo lavoro da sola e non lo trovo micanoiososai. Ho pregato Amelia di occuparsi dei tuoi bauli. Ora ioandrò là nella mia stanza e ti scriverò quellalungalunga lettera.

Tarelli.È un'idea molto comica quella di scrivere a una persona con laquale è tanto piú facile d'intendersi alla breveparlando.

Maria.Piú facilesíma solo in certo senso. Insomma che tuvoglia o no questa volta sarai obbligato di decifrare le mie zampe dimosca. Soltanto la prefazione alla lettera vorrei farla a voce perchénon so maneggiare tanto bene la penna da poter esplicarti certe cosein iscritto.

Tarelli.Ebbene?

Maria(gettandogli le braccia al collo). Sentiziosei convintoch'io ti voglio bene? Qualunque cosa ch'io avessi da scriverti misaprai perdonaresubitosenza esitazioni?

Tarelli(accarezzandola). Capirai pazzerella che la spiegazionequalunque essa sia non potrà farmi adirare piú delfatto stesso. Ora senza conoscere le tue spiegazioni io penso che seimolto ma molto colpevole eppure non ti tengo il bronciocome vedi.(Dolcemente.)

MariaQualche volta le spiegazioniquando son date con tutta franchezzaaggravano i fatti. (Ridendo.) E vedrai come son franca ioquando scrivo.

Tarelli.Ti diverti a torturarmi facendo la sfinge.

Maria.Abbi pazienza ancora per poco. Volevo dirti dunquezioch'io tivoglio molto ma molto bene. Tu mi hai fatto da padre e da madre! Oh!io non l'ho dimenticato (Rispondendo a un gesto di protesta diTarelli). Meglio ancora di quanto avrebbero saputo farlo essistessi. Sei stato tu che hai scoperto in me questo genio per ilviolinoo che l'hai inventato. Che ne so io? Voglio anzi darti unaprova del mio amore. Figurati che nei miei sogni di fanciulla ioprevidi il momento in cui tutroppo vecchionon avresti piúpotuto fare questa vita. Ebbenefra il violino e tenei miei sogninon ho mai esitato. L'avrei abbandonato per seguirti e fare con teuna vita ritiratatranquilla quale tu avresti dovuto. Ma mi stai asentire? Son cose molto importanti quelle che ti dicoe dovrestiimprimerti nella memoria ogni mia singola parola.

Tarelli.Sto a sentire ma non vedo l'importanza di queste cose. Ho io maidubitato del tuo affetto per me?

Maria.Eppure potresti dubitarne e io non voglio. Dunque seammettiamoioavessi da cambiare condizione…

Tarelli.Questo non ammetto.

Maria.Ammettilo solo per un istante acciocché io possa parlare conmaggior facilità. Ammesso dunque che io avessi da cambiarecondizioneanche in alloraspecialmente in allorati vedrei tantotanto volentieri accanto a me. Capisci mio buon zio? (Abbracciandolocommossa.)

Tarelli(riflettendo). Non capisco.

Maria(sorridendo). E la prefazione è terminata. Adessolascia ch'io vada a scrivere… il volume.

Tarelli.Potrò stare dietro alla tua sedia a leggere oltre la tuaspalla mentre scrivi? Cosí il mezzo di comunicazione sarebbepur sempre piú rapido.

Maria.Nolasciami sola. Fra due orette circaavrai la lettera. Fino adallora cercati un'occupazione qualunque per passare meglio il tempo.

Tarelli.Ma che cosa ho da fare per due ore intere e con quest'agitazionenell'anima?

Maria.Va a passeggiare. Eccoti il cappello e il bastone e va a passeggiareda buon figliuolo. Addiozio. (Abbracciandolo e baciandolo loaccompagna fuori della portapoipiangendo ella corre nella suastanza.)

Tarelli(ritorna lentamente in scena col cappello in testapensierosoirresoluto). Passeggiare? (Lentamente va alla porta donde èuscita Maria e guarda.)



SCENASECONDA

Cuppie detto



Cuppi.Pregosignor Tarellisi potrebbe vedereparlare con la signorinaMaria?

Tarelli.Ah! il signor Cuppi! Per il momento Maria è occupata.

Cuppi.Davvero? Ciò m'incomoda moltomi dispiace molto.

Tarelli.Perché?

Cuppi.Perché? (Imbarazzato.) Avrei premura di prenderecongedo. Sí! vorrei salutarla.

Tarelli.Partiamo soltanto questa sera.

Cuppi.Síloro! Ma non io. Per un affare che m'è capitatoimprovvisamente… inaspettatamente debbo partire subito.

Tarelli(ridendo). Dunque all'infuori che agli artistiella si dedicaanche a qualche cosa d'altro a questo mondo?

Cuppi.Nosi tratta sempre di un affare artistico. Si figuri quello che micapita. Sento adesso per combinazione che la Marala granderiformatrice del teatro moderno recandosi a Genova passa per un luogoqui vicinoper la stazione di un luogo qui vicinonon piúlontano di due ore di ferrovia.

Tarelli.Ebbene?

Cuppi.Ebbeneal suo passaggio assolutamente io voglio salutarla. Capiràche son due anni che non ci vediamo. In quella stazione faròio gli onori di casagli onori della stazione. Farò in modoche durante il suo soggiorno colà non le manchi nessunacomodità.

Tarelli.Quanto tempo si ferma il treno?

Cuppi.Quattro minuti e mezzo. Causa le congiunzioni ferroviarie a me questoviaggio costa due giorni di tempo. Se partissi domattina arrivereisul luogo due minuti e mezzo dopo la partenza della Mara e capiràper quanto la differenza sia piccola… Debbo quindi partire framezz'ora.

Tarelli.Capiscocapisco! M'incaricherò io dunque dei suoi saluti perMaria.

Cuppi(imbarazzato). Mi scusi non potrebbe permettermi di parlarleper un solo istante?

Tarelli.Mi dispiace ma non posso. Ella è occupata.

Cuppi.È in quella stanza? (Avvicinandovisi.)

Tarelli(tagliandogli la via). Scusimi dispiacema per il momentomia nipote è impedita.

Cuppi.Ah! cosí! (Piangendo quasi.) Ma cosí io perdo iltreno.

Tarelli.Non le ho detto che m'incarico io di portarle i suoi saluti? Puòandarsene liberamente.

Cuppi.Non posso perché io alla signorina Maria ho da dire e da darequalche cosa.

Tarelli.Ebbene! Dica e dia a me.

Cuppi(con rapida transazione). Già fra lei e sua nipote nonci sono segretinevvero?

Tarelli.Si figuri!

Cuppi.E se anche la signorina Maria mi raccomandò tanto e poi tantodi serbare il segreto precisamente con leinon è possibileche si tratti d'altro che di uno scherzo per il quale non vale lapena ch'io perda l'occasione di salutare la Mara? Ella sa di che sitratta?

Tarelli(agitatissimo ma sforzandosi a sorridere). Eh! me lo immagino!

Cuppi.Ecco dunque qui i due biglietti. Mi sono costati precisamentel'importo consegnatomi dalla signorina.

Tarelli.Ah! i due biglietti… postali. (Non avendoli ancora visti perbene.)

Cuppi.No! della Società Florio-Rubattino… da Genova a BuenosAyres.

Tarelli(cui manca il respiro). Ah! sísíi nostri duebiglietti.

Cuppi(curioso). Ma perché la signorina Maria desiderava chespecialmente a lei io non dicessi nulla dell'incarico ch'ella miaveva dato?

Tarelli.Un suo capriccio…

Cuppi.Sísída musicista… da artista.

Tarelli.Ella sa come sono gli artisti.

Cuppi.Lo so troppo bene… molto bene.

Tarelli(riavutosi del tutto). Il fatto sta cosí. Io veramentevolevo continuare il nostro giro in Italiamentre Maria desideravadi portarsi immediatamente in America. Adesso naturalmente sonocostretto di fare il suo volere. Me l'ha fatta quella… furba.

Cuppi(ridendo di cuore). Ah! Ah! Bellissimaproprio bella.

Tarelli.Sísíbellissimaproprio bella.

Cuppi.Io non ho piú che dieci minuti di tempo o poco piú perprendere il treno. Mi scusi con la signorina Maria. Le chieda anchescusa se non ho potuto serbare fino all'ultimo il segretoconfidatomi. Acciocché non mi serbi rancorela prego di fareil suo voleree di condurla in America. Me lo promette?

Tarelli.Sícertonon dubiti.

Cuppi.Prima di andarmenepartiredebbo dirle ancora una cosa. Saio homolta influenza sul pubblico di qui magliel'assicurola impiegaitutta per far trionfare sua nipoteper farle avere un successo. Senon servínon è stata mia la colpa. Sua nipotedovrebbe anzitutto mettersi a suonare tutt'altri pezzi. Quelli lítedeschiqui non piacciono…

Tarelli(conducendolo alla porta). Sta beneho capito.

Cuppi.Non si gustano qui. E poi sua nipote dovrebbe procurare di acquistaretutt'altra arcata…

Tarelli.Va bene! Va bene! (Spingendolo.)

Cuppi.Meno sdolcinata!

Tarelli(lo getta fuori). Grazie! Addio!

Cuppi(mette la testa in scena). Assicuri… dica ai signoriGalli…

Tarelli.Va bene! grazie! addio! (Gli chiude la porta in faccia.)



SCENATERZA

Tarellie dietro la scena Maria



Tarelli(ritorna verso il proscenio co' biglietti in manooraguardando quelliora la porta della stanza di Mariapoi mette ibiglietti in tascava verso sinistraapre la porta della stanza diMaria e guarda). Hai ancora molto da scrivere?

Maria.Sízioancora per mezz'ora circa.

Tarelli(ridendo rabbiosamente). Un romanzodunqueun interoromanzo. (Chiude la porta a chiave e intasca la chiave.)Scrivi con tutta calmacarinaabbiamo tempo.



SCENAQUARTA

Giorgioe Tarelli



Giorgio.Oh! il signor Tarelli.

Tarelli(concitato). Mi saprebbe dire ove posso trovare il suo degnocognato?

Giorgio.Degno? Non riconosco mio cognato neppure per prossimo.

Tarelli.Ciò non mi concerne. Ove posso trovare suo cognato?

Giorgio.A costo ch'ella per il momento mi creda l'assassino di mio cognatorisponderò biblicamente: Son io il custode di mio cognato?

Tarelli.Ebbene! Allora mi dirigerò direttamente alla signora Giulia.Ella dovrebbe pur sapere dove si trova suo marito.

Giorgio.Ma perché cerca mio cognato? Ha già mancato a qualchesua promessa verso di lei?

Tarelli(sorpresosi ferma). A qualche promessa? (Concitato.)Mi vorrebbe spiegare questa sua frase?

Giorgio.Non posso spiegare nulla io. Poteva essere che mio cognato le avessefatto delle promesse e visto che so che mio cognato è abituatoa non tenerle penso che abbia mancato anche a quelle che forse hafatto a lei. Ecco tutto! Io cerco di spiegarmi la sua concitazione enull'altro. Se ella non lo sapessel'avverto ch'ella è moltoconcitato.

Tarelli.E ne ho le mie buone ragioni. In quest'istante ho appreso che suocognato ha l'intenzione di fuggire con mia nipote.

Giorgio.Davvero? (Sorpreso.)

Tarelli.Ella dunque non lo sapeva?

Giorgio(calmo). Io lo sapevo ma mi meraviglia ch'ella non lo sapesse.

Tarelli(ironicamente). Ah! cosí! Ella crederà ch'iofossi perfettamente d'accordo di cedere mia nipote al suo signorcognato? Ma pare che voi tutti siate d'accordo in quest'affare pocopulito.

Giorgio(calmo). Infatti siamo tutti d'accordo.

Tarelli.Ed io che credeva d'essere venuto a stare in una casa onesta.

Giorgio(c.s.). Mi creda. quando ella v'è entratoquesta casaera onesta. Adesso… dipende dal modo di giudicare le cose.

Tarelli.E sua sorella?

Giorgio.Anch'essa lo sada mezz'ora soltanto però. Glielo dissi iostesso.

Tarelli.E anch'essa diede immediatamente il suo assenso?

Giorgio.Per essere franco quest'assenso non le venne chiesto. Ella peròè una donna ragionevole. Dal momento in cui apprese che suomarito faceva… sí… la corte a sua nipoteellarisolutamentesi levò dal cuore l'amore al traditore e non leimportò piú che di assicurare l'avvenire del figliuolo.Capirà ch'è affare di dignità; nella nostrafamiglia non si è usi di domandare in carità neppurel'amore.

Tarelli.A tutto ciò io non ho nulla da ridire e voialtri sieteperfettamente liberi di comportarvi come vorrete. In quanto a me èun altro paio di maniche. Non so ancora in quale modo ma legarantisco io che saprò impedire la fuga di mia nipote. Sel'altro vuole fuggire che se ne vada in nome di Dio.

Giorgio.Capirà che noi dal canto nostro staremo a vedere perfettamenteindifferenti a ciò che farà mio cognatosua nipote elei stesso. La sorte di mia sorella è decisa. Del resto io nonmi preoccupo.

Tarelli.Oh! farò da solo. Il ghiribizzo che pare abbia rannuvolato ilcervello di mia nipotele sarà passato fra poco.

Giorgio.Síin alto mareall'aria purail cervello facilmente sisnebbia.

Tarelli.In alto mare? Né mia nipotené suo cognato vedrannomai il mare se hanno da vederlo insieme. Avrei faticato dieci anniper educare mia nipotefarne un'artistaper poi consegnarla alprimo imbecille cui piacciano i suoi begli occhi? Che il signorAlberto sia subito pronto per andare in America e anche al di làoh! non ne dubito. Va da sé! L'avventura a lui deve apparirecarina.

Giorgio.Non tanto! (Ironicamente.)

Tarelli.Non capisco.

Giorgio.Ecco! Mio cognato si trovava bene nella sua famiglia e ci sarebberimasto ben volentieri se precisamente la sua famiglia non si fossestaccata da lui.

Tarelli.Davvero?

Giorgio.Naturalmente! Una donna che avesse avuto meno dignità di miasorella facilmente avrebbe potuto trattenere Alberto. Ma gliel'ho giàdetto: Nella nostra famiglia non si è usi di mendicare.

Tarelli.Cosí che mia nipote deve accontentarsi di un rifiuto altrui?

Giorgio.Non dico questo perchédebbo confessarload Alberto lasignorina Maria piaceva anche prima che Giulia lo respingesse.(Ridendo.) Il suo ideale sarebbe stato di tenere la signorinaMaria quale dama di compagnia di sua moglie.

Tarelli(alza la mano per picchiarlo).

Giorgio(reagendo). Olà!

Tarelli(avvilito). Mi perdoni! È stato un movimento istintivo.Le sue parole sono tali che mi pareva di venir picchiato e mi misisulla difesa.

Giorgio.Le mie parole sono brusche ma capirà che la cosa di cui sitratta è brusca anch'essa e bisognava intenderci nel modo piúfacile. (Avviandosi.) Con permesso! Debbo andare a tenercompagnia alla mia povera sorella. (Via.)



SCENAQUINTA

Tarellie Maria



Tarelli(rimane trasognato per qualche istantepoidecisova alla portaa sinistra e la apre). Maria!

Maria(dall'interno). Non ho ancora finitozio.

Tarelli(gridando). Non importacara. Risparmiati la fatica discrivermi cose che già conosco. (Piccola pausa. Mariaentra.) Ecco qui i due biglietti del cui acquisto hai incaricatoCuppi. (Le consegna i biglietti e gridando ancora). Mimeraviglia che non hai dato l'incarico a me; l'avrei eseguitoaltrettanto bene. (Siede.)

Maria(timidamente). Zio mio!

Tarelli.Chi dici? (Guardandosi d'intorno.)

Maria(pregando). Zio!

Tarelli.Me? Io non sono tuo zio. Sicuramente io non sono zio della ganza delsignor Alberto.

Maria.Oh! zio! Una parola simile a me! Perdono al tuo dolore.

Tarelli.Non ho dolori io.

Maria.Ma non sei stato tu che mi hai insegnato a pensare con la testa miasenza pregiudizi e senza paure? Ed ora perché per raggiungerela mia felicità non bado al giudizio che farà di me lagente imbecille tu ti metti a fare coro con essa e mi dici che sonouna ganza. Ebbeneganza! Sarò la ganza del signor Alberto!

Tarelli.Ed io non ho detto altro. (Esitante.) Soltanto io ho detto chelo sei già.

Maria.E ti sei ingannato. (Tarelli respira.) Noi faremo una famigliaonestamente borghese laggiú in Americauna famiglia che pernon essere stata consacrata né dal pretené dalcodicenon sarà perciò meno felice.

Tarelli(si alza). Vi sarà una piccola contraddizione nellavostra famiglia. Onestamente borghese! Borghesesíve loconcedo. Lui un bottegaiodunque borghesetu una femmina ches'innamorò di un bottegaiodunque borghese. Ma onestamente! Iborghesi non fondano cosí le famiglie. Essi scelgono il paioli uniscono spesso per accomunare degl'interessinon si accontentanodella legge ma vogliono anche la garanzia della chiesae fannomarciare insieme i duelegati solidamente ma presto volonterosi.Cosí si diventa onestamente borghesi! La famiglia dev'esserestata fondata col consenso dei genitoridella legge e del prete. Voidue vi legate insieme con un delitto (Maria protesta) undelitto verso un'altra donna e verso un fanciulloe un delitto nonpuò fare le veci delle benedizioni.

Maria.Cosí dicono i preti. (Freddamente.)

Tarelli.Oh! Maria! dimentica per un istante tutto quanto io t'ho detto invita miaperché non una delle mie parole è adatta allenuove condizioni in cui vuoi porti. Fin qui noi due abbiamo corso ilmondosenza aver obblighiconseguenzeindipendenti affattolibericome gli uccelli dell'aria. Dal nostro punto di vista potevamoguardare sorridendo sui nostri simili che per giacere felici e sicurinon hanno soltanto bisogno di piume e di fiori ma anche di catene.Ora invece tu vuoi vivere a modo loro. Ebbene non è me che tuora hai da ascoltarema precisamente la legge borghese; all'infuoridi essa non vi è famiglia. Oh! io so esattamente come tupervenisti alla determinazione di fuggire col signor Alberto. Non èamore il tuono! Come potrebbe essere per un animale simile?

Maria.Oh! zio! (Indignata.)

Tarelli.Lentamente tu ti sei presa di questa casa di questi mobilidellabiancheria da curaredel bambino da istruire… Tutte le donneprima o poi hanno di questi affetti ma nella tua mente d'artista ilcapriccio passerà presto e la casa ti sembrerà tropporistrettail bambinose ne avraitroppo stupidola biancheria unimbarazzo. Come non intendi che tale vita non è fatta per te?Oh! io mi ci perdo!

Maria.Io so che questa vita non è fatta per me e so quindi qualesacrificio io stia per portare ad Alberto. Ma glielo porto lietaperché… io l'amo.

Tarelli(fosco). Davvero? (Siede di nuovo.) È perciòch'io dissi di non essere piú tuo zio.

Maria.Oh! zio mio! vieni con noi. Io volevo proporti di seguirci. Vuoivedere la lettera? Io ti spiegai in essa di quale importanza sarebbestata per me la tua presenzail tuo appoggio. Sarebbe stata unanuova legittimazione del nostro nodo.

Tarelli(urlando). No! No! Giammai! Con tale proposta mi offendi. Iomi sento subito da capo a pieditutto borghesee la tua disonestàmi offendemi nausea. Oh! Maria! Come può essere avvenuto chetu abbia ad amare un animalaccio simile il quale per di piúnon ama te?

Maria.Mi ama!

Tarelli(ridendo). Ah! Ah! ti ama. Tu non sai neppure quale aspettoabbia un uomo il quale ami. Per quanto legato alla sua famiglia untale uomo non attende di venir cacciato dalla famiglia ma l'abbandonarisoluto egli stesso. Se questo Galli ti avesse amataveramenteamataper possederti avrebbe dovuto ammazzare sua moglie e il suofigliuolo e poi ancora non ti avrebbe meritata.

Maria(ridendo). Avrebbe dovuto anche suicidarsi e tu naturalmentesaresti stato contento.

Tarelli.Non ti ama! Dopo averti avvilita col suo amore egli ti abbandoneràe dovrai ricorrere di nuovo all'arte la quale ti volgeràanch'essa le spalle perché l'arte non è mica una malafemmina cui basti un solo invito perché si dia; bisognaaccarezzarla amarla lungamente per averne i piú piccolifavori. Tu avrai perduto quella serenità di coscienza ed'anima che rendeva tanto belle le tue note e infine ti mancheràil mio appoggio perché io… io sarà morto.

Maria.Oh! Zio!

Tarelli.Dopo un disinganno simile non so a che scopo avrei da continuare avivere. In te erano poste tutte le mie speranzel'ideale della miavita. Quello che a me non era riuscitoriusciva a teed io stavo aguardare incantato beato come se la mia vita si ripetessepiúbellaoh! tanto piú bella. E adesso capita un bottegaioqualunque e rovina tutti i miei piani. (Risoluto.) SentiMaria! Non sei tu convinta che se la moglie del tuo signor Albertofacesse un solo cenno per richiamarlo a séegli siaffretterebbe di obbedire e ti lascerebbe fare il viaggio in Americada sola?

Maria.T'inganni! Vuoi leggere la lettera che oggi mi scrisse e nella qualemi comunica la sua risoluzione?

Tarelli.Io non leggo i manoscritti del tuo signor Alberto e se li leggessiper quanto ben scrittiquell'uomo dovrebbe avere una bellacalligrafianon mi commoverebbero. Che ora avevate stabilito per lafuga?

Maria.Io dovevo partire sola per Brindisidi qua a un'ora. Egli sarebbepartito questa sera.

Tarelli.Senti Maria! Per quanto ho fatto per te in questi ultimi dieci annipuoi accordarmi un piccoloun ultimo favore? Dilaziona di qualcheora la tua partenza! Partirai questa sera con lui insieme e che Diov'accompagni. Io allorate lo promettonon farò piúalcun tentativo per trattenerti. Ma fin là promettimi cheneppure parlerai col tuo… complice.

Maria.Complice?

Tarelli.Chiamalo come vuoia me fa lo stesso. Mi fai questa promessa?

Maria.Sí! Te lo prometto. Partirò questa sera soltanto. Mipermetti di renderne avvisato Alberto?

Tarelli(dopo un istante di riflessione). Note ne prego. Giàper lui dovrebbe essere una sorpresa aggradevole di aver da fare conte anche il viaggio fino a Brindisi. Devi promettermi di non metterepiede fuori di quella stanza fino a questa sera. Sarà per teuna grave noia ma credo che per amor mio puoi sopportarla.

Maria.Sízio mio. Vedi che cerco con tutti i mezzi di renderti piúgradito il mio ricordo e di diminuire il rancore che vedo miserberai.

Tarelli.A te rancoreohno! (Abbracciandola.) Un ricordo come peruna mortauna morta per accidente! Addio! Adesso va nella tuaprigionete ne prego. (Suona il campanello.)

Maria.Che fai?

Tarelli.Chiamo la cameriera.



SCENASESTA

Ameliae detti



Amelia.Comandi.

Tarelli.Pregodica alla signora Giulia che per cosa di somma premuradesidererei di parlarle. L'attendo qui o se lo desidera mi porteròio nella sua stanza.

Amelia.Vado subito signore.

Tarelli.Senta Ameliaio quest'oggi parto. (Le dà del denaro.)Mia nipote ed io siamo stati molto soddisfatti di lei.

Amelia.La ringraziosignore. Mi dispiace di non aver potuto dedicarmimaggiormente al loro servizio ma ho da servire tanti qui.

Tarelli.Non importa! Adesso vada subito la prego dalla signora Giulia.

Amelia.Immediatamente signore. Grazie anche a leisignorina. Sono statitroppo buoni. (Via.)

Maria.Povero zio! Mi dispiace di vedere che ti agiti cosí…invano.

Tarelli.A me non dispiace affatto e mi sarebbe dispiaciuto invece di doverlasciarti partire senza poter fare alcun tentativo per trattenerti.Cosí se non riuscissi nel mio intento finirei col dirmi chedel tuo fallo sono stato colpa io e mi sarà di conforto. Mipicchierò da solo non potendo picchiare altri. Ma se inveceriuscissi a far sí che il signor Alberto mancasse alla suaparolae questo è il mio intentone soffriresti molto tu?

Maria(dopo un istante di esitazione). Nozio. Mi consolerei conl'idea che anche una voltamio malgradoho fatto il tuo volere.

Tarelli(le bacia le mani). Graziegrazie. (L'accompagna allaporta e Maria esce.)





SCENASETTIMA

Giuliae Tarelli



Giulia.Mi ha fatto chiamaresignor Tarelli?

Tarelli.Sí signora! Accadono delle cose motto stranein questa casa.

Giulia.Sí… strane. Se è per raccontarmele ch'ella mi hachiamatal'avverto che le conosco già.

Tarelli.Lo so; anzi appresi ch'ella le ha sapute prima di me e che non me nedisse nulla.

Giulia.Io credevo invece ch'ella le sapesseanzi che gli altri agisserod'accordo con lei.

Tarelli.Ella s'ingannava e mi offendeva. Non gliene tengo rancore perchénon posso esigere ch'ella mi stimasse un poco di piúnonconoscendomi. Io invece credeva di conoscere lei e mi sono ingannato.

Giulia.Sentiamo quello che credeva ch'io sia.





SCENAOTTAVA

Giorgioe detti



Tarelli.Io credevo anzitutto ch'ella amasse suo marito e mi sono ingannatopoi credevo ch'ella amasse il suo figliuolo e mi sono ingannato dinuovo. Potrei ingannarmi nuovamente ed essere bensí veroch'ella amasse suo marito e il suo figliuolo ma in tale caso dovreiricredermi su un altro punto. Io credeva cioè ch'ella fosseintelligente mentre ora m'avvedo che in una fase tanto importantedella sua vita ella agisce precisamente da persona… che non hacapito niente.

Giulia.Pregocreda che io ho amato mio marito e che amo mio figlio. Nechieda a mio marito stesso e le potrà levare ogni dubbio inproposito. Piuttosto mi creda meno intelligente. Ma mi dica lei comeavrei dovuto agire. Potevo fare qualche cosa? Non mi tocca certoalcuna colpa perché io non ho fatto niente. Sono stata avedere come sotto ai miei occhi succedevano delle cose imprevedibilie credetti fosse mio dovere di non intervenire affatto.

Giorgio.Cosí la consigliai io stesso e non mi parve di averlaconsigliata male.

Tarelli.Oh! professore! ella è qui! Ho tanto piacere di vederla. Maperò mi faccia il piacere non dica una sola parola. Non simetta in lotta con me. Io so già la sua opinione. La signorala conosce anch'essatant'è vero che tutte le sciocchezzecommesse da essa finora furono suggerite da lei. Dunque lasci ch'ioesponga alla signora il mio modo di vedere. Ella poi sceglieràfra i miei e i suoi consigli.

Giorgio.Non riconosco di aver suggerito sciocchezze.

Tarelli.Non è di ciò che si tratta. Non perdiamo tempo. Io lechiedo soltanto di lasciarmi parlare. Mi lascia parlare?

Giorgio.Parli pure.

Tarelli.Anziper dirle il veroio mi sentirei meglio se ella semplicementese ne andasse perché a quattr'occhi paleserei piúfacilmente. No? Rimanga dunque. Ma sieda là e… acqua inbocca. (A Giulia.) Signora! Ella è responsabile ditutte le cose che qui accadono e ch'ella vuole avere l'aspetto dideplorare. È questo ch'io volevo dirle.

GiorgioMa ella dice una sciocchezza. La colpa ricade su tutt'altre spalle.

Tarelli.Taccia lei. Me lo ha promesso!

Giulia.Mi può spiegare in quale modo io mi sia caricata di una similegrave colpa?

Tarelli.Ella lo ignora?

Giulia.Sí! Lo ignoro e la scongiuro di spiegarmelo. Mia colpa?(Agitatissima.) Se è colpa quella di essere statatroppo ingenua e fidente in allora sono statasícolpevolema altra mia colpa non vedo.

Tarelli.Eppure se sono stato bene informato l'unica la piú grandecolpevole è lei.

Giulia.Ebbenesi spieghi dunque. Se ella mi saprà provare la mia piúpiccola colpaandrò magari ad abbracciare Maria prima cheparta e mi congederò da Alberto chiedendogli scusa del maleche gli ho fatto.

Tarelli.Non è questo ch'io le chiedo. Chi ha fatto il male ripari. Nonè stata lei che ha scacciato suo marito perché unimbecille qualunque è corso a riferirle che Maria s'eralasciata baciare una mano da lui?

Giorgio.Una mano? La faccia… in bocca.

Tarelli.Ella tacciame l'ha promesso.

Giulia.Io non l'ho scacciato. Gli ho detto soltanto che i nostri rapportiavrebbero cambiato di natura; ci saremmo trattati come fratello esorella. Potevo agire altrimenti?

Tarelli.Ed ella credeva di aver cosí rimediato a tutto e di avervincolato a lei per sempre quel povero diavolo che avrebbe dovutostarle accanto in eterna ammirazione della sua dignità?

Giorgio.Non era suo compito di rimediare al male che avevano fatto gli altri.Il suo compito si limitava a levarsi al piú presto daqualsiasi equivocopunire in quanto stava nelle sue forze chi avevamancato ai suoi doveriinfine contenersi precisamente come Ella nonvorrebbe… dignitosamente.

Tarelli.Ed ora seguendo i suoi consigli la signora si trova coll'aver salvatala dignità e nient'altro. Crede che le basti?

Giorgio.A mia sorella deve bastare.

Tarelli.Ah! se deve bastarlenaturalmente le basterà. Ma mi dica leisignora. Ella non vede la diretta relazione che c'è fra le duedeterminazioniquella cioè presa da lei verso suo marito equella da suo marito verso di lei?

Giulia.No! Non la vedo! Se mi avesse amatase avesse amato suo figlioavrebbe tentato di far dimenticare il suo trascorso e riconquistareil mio affetto.

Tarelli.Sí! ciò sarebbe stato dignitoso. Ma pare che a luidella sua dignità importi meno. Sentasignora! Io non possoconvincerla? Ella ha la testa piena di parole altruidignità…amor proprio e che so io! Le offuscano il buon senso… che io lesapevo. Se però suo marito al solo vederla si pentisse cadesseai suoi piedia chiederle scusaella sarebbe pronta a perdonargliletteralmente stendendo un velo sul passato?

Giulia.Mi sarebbe difficile ma perdonerei.

Tarelli.Dunque professoreella è d'accordo che prima di dividersimarito e moglie si riveggano un'ultima volta?

Giorgio.Ella ha parlato con mio cognato da sapere che al solo vederla cadràai suoi piedi?

Tarelli.Nonon ho parlato con lui ma lo conosco meglio di voi tutti. Hoinsomma la convinzione che se a lui fosse dato di parlare un'ultimavolta con la sua signorariconoscerebbe tutti i suoi torti e…e… mia nipote potrebbe partire in pace. L'unica difficoltàch'io scorgo per condurre a termine questa faccenda è diportarvi tanto presto a questo colloquio senza che nessuno abbia amancare alla sua dignità. Vedeprofessoreche alla dignitàci penso anch'io.

Giorgio.Non è questa la difficoltà perché Alberto avevachiesto di poterla salutare prima di partire e Giulia vi si erarifiutata temendo di non saper contenersi come doveva. Il difficile èdi convincere mia sorella…

Tarelli.Me ne incarico io. Ella vada a chiamare suo cognato. Sa dove sitrova?

Giorgio.Sí. Che te ne pare Giulia? (Volendo convincerla.)

Giulia.Che venga! Non sarò certo io che mi rifiuterò a untentativo per conservare il padre al mio figliuolo.

Giorgio.Va bene! Vado a chiamarlo. Già al vostro colloquio saròpresente io.

Tarelli.D'accordo. Li sorveglierà lei acciocché la dignitànon soffra. (Giorgio via.)

Giulia.La ringrazio di avermi fatto comprendere ch'io dovevo sacrificarmi.

Tarelli.Sacrificarsi? Io voglio ch'ella sia felice.

Giulia.Checché avvenga la mia felicità è distrutta persempre… da sua nipote.

Tarelli.Da mia nipote? Per il momento non ho nessun desiderio di difenderla ecapisco che mi sarebbe difficile. Ma però ella s'inganna osignora. Non so se faccio bene o male ad aprirle gli occhi ma inquanto io conosco il cuore umano credo che diminuirà anche ilsuo risentimento verso suo maritoall'apprendere che non è diMaria ch'ella ha da temere o almeno non solo di Maria.

Giulia.Che cosa dice?

Tarelli.Debbo portare a sua conoscenza che nel senso ch'ella vorrebbe suomarito non le è stato fedele mai. Delle Marie nella sua vitadacché è sposatone sono passate parecchie. Tutta robache gli serviva di svago ma a cui egli non dava mai molta importanza.Egli non credeva neppure di mancare ai suoi doveri matrimonialicorrendo dietro a qualunque gonnella in cui s'imbattesse nei suoiviaggi d'affari. Lo confessò a Maria stessa al nostro arrivo.La sua sola sventura in tutto quest'affare è stata che lagonnella ch'egli aveva incontrata a tante miglia da quigli ècapitata diritta diritta in casa.

Giulia.Ed ella crede che questo diminuirà il mio risentimento versomio marito?

Tarelli.Ella non ebbe mai sospetti di quanto le ho detto?

Giulia.Nessuno! Sull'anima mia! Io ho sempre creduto ch'egli amasse me comeio amavo lui.

Tarelli.E non s'ingannavaio credo. Io però mi figuravo che la pacefosse stabilita nella loro famiglia in tutt'altro modo. Io pensavoch'ella fosse edotta perfettamente delle teorie di suo marito ech'ella chiudesse unoanzi tutti e due gli occhi. (Gesto diprotesta di Giulia.) Beato lui e beata leipensai. Cosí èdunque fatta la famiglia che a noiperché non la conosciamofa tanta paura. La legge che la regola è rigida ma la dolcezzadei caratteri di chi la compone le leva qualunque durezza. Cosínaturalmente e soltanto cosí si può vivere per tantilunghi anni uno accanto all'altroamichevolmente anziaffettuosamente. Ella mi appariva non soltanto quale la purezza dellasua famiglia ma quale l'eroina nella dura lotta ch'è la vita.Io conosco il cuore umanoe comprendevo che non tutto il suo compitoera facile e aggradevole. A lei bastavapensava ioche questo sacrosuolo sul quale ella si moveva nella nobile sua attivitàrestasse puroincontaminato. Perciòpensava io ella nonreagiva contro le tendenze del signor Alberto altrimenti chesorvegliando che in questo recinto esse non si manifestassero. Einfatti in tutta la casa l'unico oggetto brutto che vidi era lacameriera.

Giulia(con disprezzo). È una combinazione. Se crede ch'io midegni di considerare quale mia rivale la camerieraella s'inganna.

Tarelli.Ora lo somi sono ingannato! Ma rivale? Chi ha detto rivale? Ellasecondo me e credo secondo suo maritonon aveva rivali. Le altredonne erano altre donnenon sue rivali. Naturalmente ch'ella mi hafatto ricredere perché con le sue risoluzioni intempestiveella ha fatto procedere tanto oltre quest'avventura dalla qualeaquanto parenon vengo danneggiato che io. Perché suo maritoper qualche tempo nelle gioie dei novelli amori non sapràrimpiangere la famiglia perdutaella pare piú che consolatalieta e suo fratellooh! quello poi è lietissimo di avere lasorella vedova prima della morte del cognato.



SCENANONA

Giorgioe detti



Giorgio.Alberto ti attende in questa stanza. Vuole abbracciare Piero e iogliel'ho accordato. Non si poteva impedirglielo…

Giulia(che si avvia lentamente). No… no…

Giorgio.Sii dignitosa ma non dura. Già vi dividete per sempre e nonv'è piú scopo di litigare.

Tarelli.Sente? Anche suo fratello le ripete i miei consigli. Sia dolce ebuona come è stata tutta la sua vita.

Giulia.Mi proverò. (Guarda nell'altra stanza.) Egli baciaPiero e piange.

Tarelli.Poveretto! (Fingendo commozione. Giulia via seguita da Giorgio.)



SCENADECIMA

Mariae Tarelli



Maria(ch'è vestita per uscire). Sai che non ti conoscevotante qualità da oratore? Hai convinto me pure!

Tarelli.Davvero?

Maria.Noma senza vederne alcun indizio ho capito ch'eri riuscito aconvincere Giulia. Poveretta! Se adesso Alberto non si lasciasseconvincere con altrettanta facilità ella resterebbe moltomale.

Tarelli(inquietoguarda nell'altra stanza). Credi ch'egli resisterà?

Maria.Dopo di avere ascoltato i tuoi ragionamenti ne dubito io stessa.

Tarelli(trionfantesi allontana dalla porta). GuardaguardaMaria.

Maria(senza muoversi). Che cosa ho da guardare?

Tarelli.Hai maggiore fortuna che giudizio. Sei libera! Si abbracciano!

Maria(avvilita). Tanto presto?



SCENAUNDICESIMA

Giorgioe detti



Giorgio.Fate pure! Io non posso impedirvelo! Oh! le donne! le donne! Questaella chiama dignità! (Maria si tira in disparte.)

Tarelli.Che cosa le è accadutoprofessore? Si sono ammazzati e dimarito e moglie non rimangono piú che le code?

Giorgio.Ma che ammazzarsi! Incominciarono col baciare e abbracciare ilfigliolo e finirono col piangere e abbracciarsi fra di loropacificati! Senza dire una sola parolasenza porre alcunacondizione! Oh! facciano pure ma io non rimetto piú piede inquesta casa. (Via.)

Tarelli.Vedi che non abbiamo ad avere rimorsi perché noi a questagente non abbiamo fatto che del bene. Che te ne pare? Possiamoandarcene? (Le offre il braccio.) Diremo ad Amelia che c'inviicon un servo i bauli alla stazione. Possiamo andarcene senz'altro. Iodavvero non mi sento lo stomaco di andare a ringraziare perl'ospitalità che abbiamo ricevuta in questa casa.Approfitteremo di questi due biglietti giacché assolutamentetu vuoi vedere l'America. Aspetta un poco! Prima di partire dobbiamoandare a salutare Maineri! Sai che neppure in questa città iltuo successo non è stato piccolo? Trovare una persona comeMaineri pronta ad abbandonare tutto e tutti per seguirciperchéegli dichiara che senza le tue note non può piú viveree vuol continuare ad accompagnarti attraverso tutto il mondo. Che nedici?

Maria.Fa tu come vuoi!

Tarelli.Davveroti dorrebbe che l'avventura sia terminata cosí? Ah!non lo credo. Non capisci che quando vorrai ricominciarla potraifarlo sotto auspici piú favorevoli. Prima di tutto tu non haibisogno di abbandonare la tua arte per maritarti. Sposerai ungirovago come sei tu! Moglie e marito e buoi dei paesi tuoi!Compereremo una casa ambulante e avrai cosí anche la tua casa.

Maria.Non scherzare te ne prego! Non scherzare ancora.

Tarelli.Ebbeneandiamocene presto! Visto che non vuoi scherzarevengoripreso dalla mia paura.

Maria.No! cosí non parto! (Siede.) Voglio salutare…

Tarelli(spaventato). Chi?

Maria.Giulia.

Tarelli(dopo aver riflettuto per un istante). L'idea non mi dispiace.(Va alla porta.) Signora Giulia! Scusiun istante solo.



SCENADODICESIMA

Giuliae detti



Tarelli.Avendo da partire la ringrazio per l'ospitalità accordataci.

Maria.Giulia! Voglio salutarti anch'io. Sii felice! Io non ti ho mai volutomale. È stata una cosa che mi è capitata senza ch'io lovolessio ne dubitassi. Davvero che non lo so ancora spiegare iostessa ma non ho mai avuto l'idea di danneggiare teeora locomprendonon mi sarei mai rassegnata a essere odiata da te. E vedi!La danneggiata son io e non ho l'intenzione di celarlo! Egli non havolutoaltrimenti sarei partita con lui. È meglio cosí!Anzisenti! Deve lusingarti il mio fallo! È verolo amavoma perché? Volevo la tua casala tua felicitàtuomaritoe sognavo di divenire buona e dolce come sei tu! Giànon mi sarebbe riuscitolo riconosco! Intanto se avesse giuocato ame un tiro come quello di cui minacciava teio l'avrei ammazzatoluila sua complice e me. (Agitatissima poi dolcemente.) Siibuona sino in fondo e dammi la mano. Perché avremmo adividerci cosí? È probabilmente l'ultima volta che civediamo.

Giulia(le porge la mano).





CALALA TELA



**************



Altrastesura e modifiche





SECONDO





ATTOPRIMO

Tinelloin casa Galli.





SCENAPRIMA

Albertoche dorme su un'ottomanaGiulia e Giorgio



Giulia(a Giorgio che entra). Pst! Piano che dorme.

Giorgio(le stringe la mano). Te lo avevo detto io che non c'era daimpensierirsi. Eccolo là che dorme tranquillamente come se nondubitasse affatto che ha tolto a te il sonno di una notte intera.

Giulia.Lascialo dormirepoveretto! Lui non ne ha colpa. Ha perduto perdistrazione due treni a Firenze. Mi ha telegrafato per avvisarmelo mail male si è che il suo dispaccio mi è pervenutosoltanto pochi minuti fa.

Giorgio.Diamine! Due treni ha perduto e i suoi dispacci da Firenze a qui cimettono ventiquattr'ore? Son cose che non nascono che a lui. Chissàcome avrà indirizzato il suo dispaccio! Mostramelo!

Giulia.L'ho gettato via.

Giorgio.Come si fa non indirizzare un reclamo all'ufficio telegrafico? Io nontollererei un simile disordine.

Giulia.Che vuoi che a me importi che ora mettano ordine in quell'ufficio?Chissà quanti anni trascorreranno prima ch'io abbia a ricevereun altro dispaccio.

Giorgio.Io agirei per la massima.

Giulia.Mi dispiace che presto dovrò svegliarlo perché arrivaMaria Tarelli con suo zio. Già cosípur senzaconoscerlinon li ama molto. Se incominciano poi col disturbarlo dalsonnoli amerà anche menoe saranno poco aggradevoli i pochigiorni che Maria passerà con noi perché sincero efranco come egli è non saprà celare la sua antipatia.

Giorgio.Spero bene che saprà frenarsi e che almeno non diràloro in faccia che li tiene per istrioni. A momenti mi adiravo tempofa a sentirlo parlare in tale modo di artisti.

Giulia.Che vuoi farci? Lui è un buon borghese che ci tiene alla suavita onesta e limpida e regolare e non ama la gente nomade come sonoMaria e suo zio.

Giorgio(con un po' di disprezzo). Sí! Sí! èdegno tuo marito.

Giulia.Che vuoi farci? Siamo felici cosí! Tu sogni arte e scienzanoi vogliamo calma e felicità. Non si direbbe che siamofratello e sorellaeh! Del resto ritengo che Maria finirà colconquistarsi anche le simpatie di Alberto! Della tua puòessere sicura. Anche troppoma bada che io terrò gli occhimolto aperti.

Giorgio.Per me non temere! Certo è che a parlare con una personasiffatta mi divertirò piú che con la gente solita chemi tocca frequentare qui. Ma insomma si tratta di parlarenond'altro. Non ho tempo da perdere io e debbo riservarmi ad altre cose.

Giulia.Capisco! Capisco! Ma Maria è molto bella almeno se attennequanto prometteva! Troverai in lei una donna all'infuori di certisuoi accenti bruschimaschili sorprendenti nella sua voce che èadorabile.



SCENASECONDA

AmeliaPiero e detti



Amelia.C'è fuori un signore che vuol parlare col signor Alberto.

Giulia.Pst! Va a vedere tuGiorgio! (Giorgio via.)

Piero.Mamma! Non ti ha detto niente papà se mi ha portato un regalodal suo viaggio?

Giulia.Non lo socaro! Glielo chiederemo allorché si saràsvegliato. (Vedendo che Alberto si muove.) Pst! S'èdestato.

Alberto.Meno male che sono a casa mia. Mi pareva d'essere ancora in viaggio.Quanto tempo è che dormo?

Giulia.Circa due ore. Il sonnononon l'hai perduto.

Alberto.Hai ragione di farmene un rimprovero. Dopo quindici giorni di assenzadoveva bastare la vista della mia cara moglie per tenermi desto. Masono precisamente i quindici giorni di fatiche che mi fanno esserecosí. Ho faticato assai. (Stirandosi)

Giulia.C'è fuori un signore che domanda di te. Amelia avverta Giorgioche Alberto è desto.

Alberto.Chi è?

Giulia.Non lo so. Ho mandato Giorgio a parlargli (si siede accanto a luie attira a sé Piero.) Piero chiedeva se gli hai portatoqualche dono dal tuo viaggio.

Alberto(ancora un po' assonnato). Un dono?

Giulia.Ma sí come sempre.

Alberto.Un dono! Me ne sono dimenticato.

Giulia.Davvero? (Sorpresa e offesa.)

Alberto.Avevo l'intenzione di comprargli qualche cosa ma poi ho pensatoch'era meglio di fare tale acquisto qui da noi ove tutto è piúa buon mercato.

Piero.Allora potrò scegliere io?

Alberto.Ma sí! Domani stesso andremo insieme dal chincagliere.

Giulia.A me sarebbe piaciuto meglio che tu avessi fatto tale acquisto fuori.Sarebbe stata una prova che anche lungi da noi a noi sempre pensi.

Alberto(scherzosamente). E di tale prova hai bisogno? Io non ci homica pensato che per te il dono a Piero potesse valere quale unaprova del mio affetto. Altrimentigli avrei portato non uno ma diecidoni.

Piero.Dieci doni! Peccato che non ci hai pensato.

Alberto(ridendo). Bravo Piero! Tu trovi sempre la parola giusta. (Sichina a baciarlo e anche Giulia con lui.)



SCENATERZA

CuppiGiorgio e detti



Cuppi.Se la è cosíritornerò.

Giorgio.No! No! anzi s'accomodi. Dovranno arrivare di qui a poco.(Presentando.) Il signor Cuppimia sorellamio cognatoAlberto Galli.

Cuppi(esageratamente cortese). Ho tanto piacere! (Stringe lamano prima a Giulia poi a Alberto.) Li conoscevo di vista daparecchio tempo e sempre desideravo che si fosse presentatal'occasione di fare una conoscenza piú intima…(correggendosi) sípiú vicina… piú…piú vicina sí. Ora l'occasione s'è presentataperché io attendo i signori Tarelli.

Alberto.Ah! cosí? Arrivano oggi? Sono raccomandati a lei?

Cuppi(alquanto confuso). Nono non sono raccomandati a me.(Ridendo.) Ma come? Loro non mi conoscono affatto? Bisogneràdunque che mi presenti da mesíche mi spieghiche miesplichi. Non sanno che io sono l'amico degli artisti? Se non faccioaltro io a questo mondo? Come si fa abitare questa città e nonconoscermi? Orasíoso asserire che in questa cittàdi provincia io sono la cosala persona piú preziosa per gliartisti. Sono loro servo devotoli aiuto in tutte le piccolezze dicui possono abbisognare e in compenso non chiedo loro che la loroamicizia. È un'occupazione che rende pocoma che mi fapassare magnificamentesíaggradevolmente la vita. LaRistori diceva di questa città: Di bello non c'è che lacattedrale e Cuppi. L'ho in iscrittosannoe l'ho messo in cornice.Sta in una lettera diretta a me da un commendatoreamico intimodella Ristori e che per piacere le faceva da segretario… oquasi… non so cioè se scrivesse per conto della Ristoritutte le sue lettere; fatto sta che a me scrisse per ordine dellaRistori una bellissima lettera che ho messo in cornice. La firma nonè bene leggibile ma c'è un Comm. che deve significarecommendatore: Di bello non c'è che la cattedrale e Cuppi. Mivedranno ora all'opera come io so diventare utile agli artisti.Peccato che i signori Tarelli trovino qui l'alloggio pronto. Ne avevouno di bellissimo a loro disposizioneuna vera occasionesíun incontro fortuitosírarissimo.

Alberto.Se preferiranno quello non sarò certo io che li costringeròad occupare questo.

Giulia(rimproverando). Ma Alberto! (Poi a Cuppi.) Ho promessoa Maria di tenerla con me. Quasi quasi viene qui piuttosto allo scopodi rivedermi che di dare quei due concerti.

Cuppi(ammirandola). Era proprio amica sua intrinseca?

Giulia.Ma sí; amica di collegio.

Cuppi.Tanto giovine e in poche settimane è divenuta famosacelebreconosciutissima. Tutti i giornali ne parlano. Non vedo l'ora divederla.



SCENAQUARTA

Ameliae dettipoi MaineriTarelli e Maria



Amelia.Sono qui ma in tre.

Giulia.Falli entrare.

Alberto.In tre? Chi è il terzo? Vanno aumentando continuamente.

Amelia.In tutto una donna e due uomini. Dissi loro di entrare ma essi non cipensarono punto e rimasero alla porta a chiacchierare.

Alberto.Si sa! Sono in casa loro.

Cuppi.Vuole che li vada a chiamare io?

Maria(entrando seguita da Maineri e Tarelli). Ne parleremo poi.Dov'è Giulia? Come stai? (La bacia affettuosamente.)Uh! che pezzo di donna. Hai il volume che altre volte avevamo noi dueinsieme. Ti rammenti? Tu la piú buona della scuolaio lapeggior scolara. Strano destino che soltanto noi due abbiamo aritrovarci; di nessun'altra ho udito mai neppure a parlare. Oh! masei cambiatamolto cambiata! Sei rimasta una bella persona dallafisonomia dolce ma non sei piú quella. Perché haicambiato tanto? Io che speravo di ritrovare in te quella mia anticadolce amica cui mi piaceva tanto di far male per vedere fin dovearrivava la sua indulgenza. Chissà quanto cattiva sei divenutainvecchiando! Perché non siamo mica piú bambinesaièbene rammentarcelo.

Giulia.Tu invece sei sempre la stessa co' tuoi occhi serii e dolci.(Presentando.) Mio marito.

Alberto(con lieve sorpresa). Signorina!

Maria(ridendo dopo un istante di sorpresa). Oho! una vecchiaconoscenza.

Alberto(rimesso). Infattiabbiamo fatto un pezzo di viaggio insieme.Da Bologna a Firenze.

Maria.Anconacioè.

Tarelli(intervenendo). FirenzeFirenze.

Alberto.Io ad Ancona non ci sono stato questa volta.

Maria(sorpresa). Ah! cosí?

Alberto.L'altr'ieri abbiamo fatto questo viaggio insieme (a Giulia) daBologna a Firenze.

Maria(non comprende). L'altr'ieri?

Giulia.E non avete fatto conoscenza?

Maria.Non ve n'è stata l'occasione.

Alberto.Ha fatto buon viaggio?

Maria(freddamente). Sígrazie.

Giorgio(poco persuasoa mezzo da sé). Strano! Una èstata con lui ad Ancona; l'altro invece non si rammenta che d'esserestato a Firenze.

Giulia(presentando). Mio fratello Giorgioprofessore al liceo.

Giorgio.Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza. Ne chieda a mia sorella;contavo i giorni che mancavano al suo arrivo quiperché perme è una vera fortuna cheseppur per breve tempola casa dimia sorella acquisti un aspetto piú artistico.

Maria.Grazie del complimento ma non posso accettarlo. Non rendo micaartistici i luoghi che tocco.

Giulia(a Maria). Bisogna sapere che lui oltre che professore èanche artista e dotto. Si occupa di storia patria.

Maria.Anche questo paese ha una storia?

Tarelli(intervenendo). Ma che diciMaria? Offendi i signori eppoi tisbagli. Questo paese ha una storia e anzi cospicua. Non è perdi qua che sono passati i Romani?

Giorgio.Precisamentedue volte. Una volta andando a Capua.

Tarelli.Sosoe l'altra volta ritornandone. Mariati sei dimenticata dipresentarmi.

Maria.Mio zio Giulio Tarelli.

Tarelli(stringendo la mano a Giulia). Il quale accetta congratitudine l'ospitalità che tanto gentilmente gli èstata offerta. (Poi ridendo stringe la mano ad Alberto.)Veramente peccato che a Bologna nessuno ci abbia presentati. Avremmofatto molto piú aggradevolmente il tratto da Bologna aFirenzeperché è quello il tratto che abbiamo fattoinsieme.

Maineri(avanzandosi). Signorina! Io debbo andarmene. (Guardandol'orologio.) Sono legato alle mie lezioni.

Maria.Incatenatomi pareaddirittura. Rimanga soltanto un istante ancorache la presenti ai padroni di casa poiché ella dovràvenire qui di spesso per causa mia. Il prof. Maineri che gentilmentes'è offerto di accompagnarmi al piano nei due concerti che hoda dare qui. Ha avuto la gentilezza di venirmi a ricevere allastazione.

Giulia.Ci sarei venuta anch'io se mio marito non fosse stato qui ancoramolto stanco dal viaggio.

Maria(abbracciandola). Oho! non avevo mica l'intenzione di farti unrimprovero. Perché ridi?

Giulia.Perché hai conservato il tuo oho maschile che incollegio tanto ci piaceva.

Maria.Nota che da allora ho fatto una vita in cui ho emesso piú d'ungrido e talvolta anche qualche bestemmia. Oh! piccolezzesai!

Maineri.Col suo permesso dunqueio verrò qui domattina.

Maria.E nuovamente la ringrazio. M'è stato di buono augurio trovareun amico subito al mio ingresso in città.

Maineri.Non ha nulla da ringraziarmi. Due mesi fa ho assistito a un suoconcerto a Milano e m'è nato in cuore il piú vivodesiderio di sedere io una volta al pianoforte e accompagnare quelsuo violino ch'è una vera e propria orchestraparola d'onore.Soddisfo ora il mio desiderio e non merito dunque ringraziamenti. Conpermesso. (Si avvia.)

Cuppi(lo ferma alla porta). Dunque è proprio molto brava?

Maineri.Potrà accertarsene al prossimo concerto. (Via.)

Cuppi.Questi pianisti… (Con sprezzo.)

Tarelli.Scusi signor professore Giorgio. (Subito amichevolmente.) Ellaquale professore di belle letterese ho udito benedovrebbe purconoscere qualche critico musicale in questa città.

Giorgio.No… affatto. Vivo a scuola e in casa e con giornalisti non ebbifinora nulla da fare. Per buona fortuna perché è genteche a me non piace.

Tarelli.Peccato! Di solito vengono i critici a cercare di noi ma capisco chequi toccherà a noi di cercare di loro. Le faccio dei resto imiei complimenti che non conosce giornalisti. Anch'io se potessifarei volontieri a meno di essi. Canaglie! Ma però dicopeccato per il caso concreto. Non conosce neppure nessuno chepratichi la compagnia di giornalisti? Eh! già! capisco. Nonvolendo aver da fare con giornalisti è bene tenersi lontanoanche da chi li pratica.

Cuppi(lieto). Son qua ioposso servirla io. Critici musicali? Maio li conosco tutti! Peccato che non ve ne sia che uno. Il Valzini.Vado a chiamarlo.

Giorgio(ridendo). Ce ne eravamo dimenticati. Il signor Cuppi…amico degli artisti.

Cuppi.La presentazione è completanon c'è piú nullada dire sul mio conto. Proprio è stato detto tutto o quasi.Amico degli artisti! Due intere generazioni d'artisti sono o sonostate… sí… gli artisti di due intere generazionisono o sono stati miei amici. Dalla Ristori alla grande riformatricedel teatro modernola Maratuttitutte sono state servite da me.

Maria.Ha nominato soltanto degli artisti drammatici; si dedicheràpoi col medesimo zelo anche ai musicisti?

Cuppi.Solo ai violinisti. Ho una passione specialeioper il violinoperil re degl'istrumentiper il principale fra gli istrumenti. Isonatori di piano non amonon mi piaccionoe neppure al nostropubblico a quanto ho potuto osservare. Ho già conquistato deititoli di benemerenza per i violinisti. Il celebre Janson ch'èstato qui due mesi faalloggiòmangiò e suonòsempre col mio aiuto… quando me ne fece richiesta.

Tarelli.Janson è stato qui?

Cuppi.Ma sí! Non lo sapeva?

Tarelli.E che successo ebbe? (Piccola pausa.)

Cuppi.Perché celarlo? Enorme! Molto grande! Per otto giorni la cittànon si occupò che di lui; il teatro era pienozeppo e vierano rappresentate tutte le classi sociali; o quasi tutte. Jansonera un ospite ricercato dalle principali famiglie della città.I poeti gl'indirizzavano versi e i giornalisti articoli… difondo. Nella provincia vennero organizzate delle gite per venire audirlo. Partendo egli mi disse che s'era preso ad amare la nostracittà in modo che avrebbe voluto essere nostro concittadinonaturalmente se non fosse stato svedese.

Maria.In allora povera menevvero?

Cuppi.Oh! no! al contrario! Onorando Janson la città dimostròquanto essa apprezzava il vero merito nei musicisti e lo sapràonorare molto anche in lei signorina.

Tarelli.Valzini è molto riputato in città?

Cuppi.Moltissimo. È anche scrittore politico ma specialmente criticomusicale. Si racconta che gli autori principali come Verdi e Wagnèr(all'italiana)quel tedescoleggano sempre le sue critiche.È gentile e basterà una mia parolasíun miodiscorso per farlo venire qui.

Tarelli.Scusi in confidenza. (A mezza voce e con gesto espressivo.)Bisogna ungere?

Cuppi.Ah! no! Da noi non troverà di questa stampa. Una buona parolasta bene e influisce sul critico suo malgrado. Ne viene megliodispostopiú facile all'entusiasmo e piú difficile adarrabbiarsicioè a dirne male sul foglio. Ma denaro? Valziniè ricco ossia ha tutto il poco denaro di cui abbisogna.

Tarelli.Ho chiesto per la buona regola. Naturalmente che se è ricco estimato da Wagnèr (imita Cuppi) non si lasceràpagare.

Cuppi.In mezz'ora o poco piú ritorno con Valzini.

Tarelli.La prego di dirgli che io e mia nipote verremo da lui domani s'eglinon può venire da noi oggi.

Cuppi.Sta bene! Mi piace! Valzini sarà di certo lusingatissimodell'ambasciata. Con permesso. (Via poi ritorna.) Scusino;mangiano qui?

Alberto.Quale domanda!

Cuppi.Dovevo chiederlo per la buona regola. Lasciarli correrecamminaresoli per la città sarebbe stato un delitto.

Giorgio.Signorina! interverrò anch'io se me lo permette alle prove didomani quantunque non sia molto musicale. Anzie con me parecchiscrittori modernisiamo in genere contrari alla musica. La cosatuttavia m'interessa…

Maria(impaziente). Sísíinsommase vuolevenga.

Giorgio(dopo un istante di esitazione). Va bene! Accetto l'invitoquantunque fatto in forma alquanto brusca. A rivederci. (Via.)

Giulia.Perché lo tratti cosí? Lui ti parla con una deferenzache tu neppure puoi apprezzare perché non sai come tratta congli altri.

Maria(abbracciandola con grande effusione). Oh! se sapessi quantopiú felice mi rende di vedermi trattata bene da te. Tu sei unaparte della mia giovinezza e il tuo volto che non esprime altro chebontà mi rammenta soltanto cose aggradevoli. Ma se tu lodesideri io farò dei complimenti anche a tuo fratelloquantunque a me le persone antimusicali non piacciano.

Giulia.Sai pure che non bisogna tener conto di tutto quello che dicono idotti. Parlano molto perché parlano bene ma non pensano micasempre quello che dicono.

Tarelli.Lasciamo stare qui queste valigie?

Giulia.Nole farò trasportare subito nella stanza destinata a lei oin quella di Maria. Amelia! (Chiama.)

Tarelli.Non si scomodi. Le posso portare ioda solo se vuole indicarmi dove.

Amelia.Comandasignora?

Giulia.Aiutaci a trasportare quelle valigie. Le mostro io la via. La suastanza è in fondo a questo corridoio. (Via.)

Tarelli.Mi dispiace di disturbarla… (Via con Amelia.)



SCENAQUINTA

Albertoe Maria

Mariavuol seguire gli altri.



Alberto.Scusisignorina Maria. Una sola parola! Non è Maria ch'ellasi chiama? Dolce nome! Avrei voluto conoscerlo ieri.

Maria(ridendo). L'altr'ieri cioè.

Alberto.L'altr'ieri o ieri fa lo stesso. È una bugia ma non dovrebbecostarle troppo fatica. Per distrazione ho raccontato a mia moglieche avevo abbandonato Firenze l'altr'ieri. Non potevo quindismentirmi.

Maria.Infattirammento ch'ella mi aveva detto ch'era stata sua intenzionedi lasciare Firenze l'altr'ieri. A sua moglie raccontò quindil'intenzione.

Alberto.Sí! La prima intenzione perché la secondadebboconfessarloera di rimanere a Firenze finché c'era lei e poidi seguirla per otto o dieci giornio magari per un mese.

Maria(divertendosi). Si ricorda dunque anche di questa intenzione?E sua moglie?

Alberto.Che c'entra mia moglie? A mia moglie avrei raccontato ch'ero statotrattenuto dagli affari.

Maria.Povera Giulia! Avrebbe meritato un marito migliore.

Alberto.Perché? Chi le dice ch'io sia un cattivo marito? Ne chieda aGiulia e le dirà che migliore non potrei essere: il modellodei mariti!

Maria(sentitamente). Dunque tanto peggio: tradita e ingannata!

Alberto.No! È lei che s'inganna! Né tradita néingannata. Adesso io la conosco. So chi è; cioè unagrande artista e nello stesso tempo una fanciulla onorata. Ma prima…

Maria(oscurandosi). Prima aveva potuto credere dal mio contegnoch'io non sia una fanciulla onorata?

Alberto.Mi scusi e non si adiri. Mi lasci parlare francamente perchéaltrimenti sarà difficile intenderci.

Maria(adirata). Non capisco quale bisogno vi sia d'intenderci.

Alberto.Vedràgrandissimo bisogno o meglio e piú francamenteson io quegli che sente tale bisogno. Via! Non sarà tantobuona da rendermi un lieve servigio quale è quello di starmiad ascoltare? Glielo chiedo quale suo ospitequale marito di Giulia.

Maria.Parli dunque. Mi rassegno.

Alberto.Non ha bisogno di rassegnarsi a nulla perché mi farebbe untorto credendo ch'io possa avere l'intenzione di offenderla.Incomincerò anzi dal dichiararle che la rispetto tanto cherespingerei con indignazione un'idea che potesse essere meno cherispettosa per lei; non la penserei neppure! È soddisfatta?Posso ora parlare senz'altra preoccupazione che di esprimermiprecisamente e chiaramente?

Maria.Parli pure.

Alberto.Ecco! Io non ho altro scopo che di provarle che la sua amica Giulia èpiú felice di quanto Lei sembra di credere. Per spiegarle ilmio contegno mi basterà dirle che anche quando corro dietro adaltre donnein quel medesimo istantequando sono tutto intento araggiungere il mio scopo e che mi trovo in quello stato diesaltazione in cui Ella per mia disgrazia mi videanche allora amomia moglie appassionatamente e le darei in quel medesimo istante ilbacio affettuoso di ogni sera.

Maria.Beata Giuliadunque!

Alberto.Perchévedemia moglie e le altre donnequelle cui corrodietro ionon sono le stesse donne. Che cosa può importare aGiulia di quei fuochi di paglia accesi da altredi quei desideri chenon somigliano nulla all'affetto che porto a lei?

Maria.Ma che razza di gente ella credeva dunque di aver trovato in me e inmio zio?

Alberto.Glielo spiego subito e vedrà che non pronunzierò unasola parola che possa disturbarlaqualcuna tutt'al piú che lafarà ridere. Non feci alcuna supposizione sul suo stato;poteva essere quello di una donna ricca o di una grande artistaellapoteva essere la moglie di un banchiere e di un nobileper me eraindifferente. Le donne sono donne e l'esito della mia avventura nondipendeva da queste circostanze. Quello che a bella prima pensai eche mi diede le massime speranze fu ch'ella fosse la moglie di suozio. (Maria dà in una risata.) Io vedeva in lei una diquelle brave mogli borghesi col marito troppo vecchio e le quali perprudenza non lo tradiscono che quando sono in viaggio. In viaggio…eravamo.

Maria.Ma come le è venuta l'idea ch'io sia la moglie di mio zio?

Alberto.Prima di tutto perché mi auguravo che cosí fosse.Intendiamoci: Non mica le auguravo d'essere la moglie di suo zio; peregoismo desideravo che cosí fosse. I nostri interessi suquesto unico punto collidevano. Poi avevo due altre ragioni perritenerli marito e moglie ed eccole: Il padre ha di solito uncontegno differente di quello che aveva suo zio; è menoattento e meno rispettoso. La figlia ha anch'essa di solito uncontegno differente da quello che aveva lei: e cioè piúattenta e piú rispettosa. All'artista non pensai e fu il miosolo sbaglio perché (ridendo) se non fosse stata suanipote e artistasarebbe stata sua moglie. Parola d'onore!

Maria.Per un don Giovanni borghese legato dai sacri vincoli del matrimonionon c'è male. Ma mi rimane una curiosità: Tutto ilvostro ardorela vostra esaltazione cadde apprendendo ch'ero nubile?Aveva il timore di contrarre impegni troppo duri?

Alberto.No ma temevo di perdere il mio tempo ciò che anche in istatodi esaltazione se posso evito.

Maria(non molto lusingata). Ah! cosí! Assolutamente dunqueil suo proposito correndomi dietro era di passare meno peggio qualchegiorno e niente piú?

Alberto.Si trattava di vedere prima come avrei passato questi giorni. Se ellasi fosse contenuta con me molto ma molto bene… cioèchedico? Male anzi; sícon me ella avrebbe dovuto contenersimalemoltomolto malein allora i miei affari si sarebberotrascinati a lungo. Mi sorprende! Giulia mi disse che la suaambizione era di venire considerata e trattata come un uomo. Sonocerto che in questo riguardo ella di me non avrà da lagnarsi.

Maria.Non mi lagno nemmeno. (Poi.) Ma di un'altra cosa mi lagno. Noncapisco ancora quale bisogno ci fosse di raccontarmi tutte questecose che io non avevo chiesto di conoscere. Mi pare almeno di nonaverne fatto formale richiesta. Non mica che mi sia dispiaciuto disentirla parlare; ella parla bene di queste cose e sono molto curiosadi sentirla parlare d'altredi quelle di cui parla a Giulia. Anzi neho ritratto anche un altro piacere. Mi sento ora sicura in casa sua esono ben certa di non venir piú disturbata da lei.

Alberto(guardandola con un sospiro). Certocerto. La mia simpatia èdelle piú rispettose perché ella merita tutto ilrispetto.

Maria.Ad onta di ciò mi resta qualche curiosità di conoscerele ragioni che La indussero ad essere tanto franco con me.

Alberto.È presto detto. (Con qualche imbarazzo.) Le ho dettonevvero che anzitutto mi premeva di provarle che la sua amica Giuliaè una donna felice? No? Non ne è ancora convinta? Ellami ama moltoio l'amo a modo mioma anche moltissimo. Vi sonoquindi tutti gli elementi per una vera felicitàugualetranquilladi tutti i giornidi tutte le ore. Ora debbo prevenirlache questa felicità scomparirebbe se Giulia sapesse che oltread amarla moltomoltissimoio l'amo anche a modo mio… cioè…

Maria(ridendo ma con voce un po' stonata). Ma basta! basta! Questodunque era il nocciolo del frate grigio! Si tratta di non far capirea Giulia che nella noia del viaggio Ella si compiacque di guardareamorevolmente la sua umilissima serva? Ma crede poi ch'io avessiavuto l'intenzione di vantarmene?

Alberto.Che idea! Io credetti soltanto ch'ella a tutta la cosa potesse daretanto poca importanza da parlarne in un istante di buon umore come diun fatto che non concernesse né lei né Giulia. Ora secome purtroppo è vero che per Leiiole mie parole e le mieazioni son cose indifferentiper Giulia la cosa è bendiversa. Vedrà! La mia casa è delle piúborghesi. Tutto il suo ordinamento è basato sulla ciecafiducia che portiamo l'uno all'altro. La felicità di Giulia ècomposta anzitutto da una tranquillità d'animo inalterabile.Mi porta un affetto quasi esclusivo cioè diviso fra me ePieronostro figlio. Vuole anche bene a Giorgio suo fratelloilprofessore ch'Ella già conoscequel pedante; ma il rimanentedi questo mondo per essa non esiste. Le sembra quindi naturale ch'iol'ami come ella ama meesclusivamente. Il primo dubbio potrebbedistruggere questo castello in aria e la mia e la sua felicità.È perciò che Le chiedo formalmente di essere cauta.Avrei potuto risparmiarmi la fatica di farle questa preghiera eaffidarmi alla sua naturale discrezioneal suo buon senso; ma lacosa era troppo importante per lasciarla in balia del caso. Glieloassicuro: Basterebbe una sola parola detta scherzosamente per mettereGiulia in diffidenza (ridendo) e capirà che segiungesse al punto di diffidarepoco le costerebbe di procurarsi lacertezza assoluta del mio tradimento.

Maria.Diamine! Con le sue massimesfido io. Si esporràcontinuamente a dei pericoli.

Alberto.Mi creda! Meno spesso di quanto sembri. Prima di tutto so esserecauto e poi non basta mica ogni gonnella per accendermi. Occorronocerte figurine da silfidi e insieme da statue antiche; certi occhibrillanti d'amore cioè d'entusiasmo artistico. La lucech'emana l'arte e l'amore dovrebbe essere simile.

Maria(ridendo). Adesso ch'è sicuro della mia discrezionepare voglia ricominciare.

Alberto.Oh! no! Voglio essere un buon ospite e rispettosoun buon amico semi accorda l'onore di tale titolo.

Maria.Molto compito!

Alberto.Compito è poco. Pare proprio che della mia amicizia non nevoglia sapere.



SCENASESTA

Cuppie detti



Cuppi(correndo). Valzini è qui! Verrà subito.

Albertoe

Maria.Chi è questo Valzini?

Cuppi.Il criticoil giornalista.

Maria.Pregosignor Albertone faccia avvisare mio zio.

Alberto.Vado io stesso. (Via.)

Cuppi.Iosason corso innanziho preceduto Valzini per avvisarla dicerte particolaritàfatti che lo concernono e che èbene ch'ella conosca. Prima di tutto tenga presente che il nonno diValzini è stato un grande musicistasíabbastanzaconosciuto; bisognaper fargli piaceredirgli ch'Ella lo conosce difamadi nome. Anche suo padre ha scritto un'opera ch'è statadata una volta a Milanouna sola volta ma a Milanocapisce. Poibisognerà che io Le indichi i nomi delle romanzetutte persopranosíper cantoscritte dal nostro Valzini. Eccole:"L'usignolo nel bosco""Canto del pastore in Asia"…





CALALA TELA