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ItaloSvevo

(Ettore Schmitz)





LETEORIE

DELCONTE ALBERTO



Scherzodrammatico in due atti








PERSONAGGI

Albertoconte di Wolfenbüttel

LorenzoMigliori

Antoniodr. Redellaprofessore di scienze naturali emedico

ElviraTermigli

Annasua figlia



L'azionesi svolge in una stanza decorosamente ammobiliata con porta di fondoed altra a sinistra dello spettatore.







ATTOPRIMO



SCENAPRIMA



Annae Lorenzo MIGLIORI



Lorenzo.E come sta la mamma?

Anna.È di là con la sarta. Mamma! mamma! è giuntoLorenzo.





SCENASECONDA

ElviraTermigli e detti



Elvira.Vuoi dire il Signor Lorenzo?

Lorenzo.Signoracome sta? (Le bacia la mano.)

Elvira.Si potrebbe star meglio di molto…

Lorenzo.In quanto a salute mi pare che stia benissimo. La vedo rossa e biancacome un fiore.

Elvira.Piú bianca però che rossa nevvero? E lei signorMigliori?

Lorenzo.Io sto benone.

Elvira.Beato lei!

Lorenzo.Cosa le manca da farla sospirare a questo modo?

Elvira.Nullasi diventa vecchi. È già un male.

Lorenzo.È peggio però esserlo che diventarlo. Io non sospiropiú già da lungo tempo.

Anna.Ed hai fatto un bel viaggio?

Lorenzo.Non c'è male. Ho avuto un poco di scirocco nel Quarnero che miha rimescolato le budelladel resto tempo ammirabile.

Elvira.A lei proprio piace quel plebeo tu che le dà Anna?

Lorenzo(calorosamente). La prego di non occuparsi del modo concui mi tratta Anna. Lei mi tratti come vuole e vede che con leifaccio tutte le cerimonie che desidera; la prima volta peròche Anna mi dà del lei io non ripongo piú piede inquesta casa.

Elvira.Eh! via! è una semplice questione di etichetta ed io noninsisto. Non so però come questo tu tra loro sia nato enemmeno perché!

Anna(abbracciando Lorenzo). Io lo so!

Elvira(indignata volge altrove lo sguardo). Mi pare anche chesi possa parlare senza abbracciarsi!

Lorenzo(ridendo). Si può parlare e abbracciarsi.

Elvira.Parliamo d'altro. (Li guarda e vede che Anna ha ancora un braccioal collo di Lorenzo.) La finirai? (Quando Anna ha levato ilbraccio.) Nella sua assenza sono avvenuti fatti gravi.

Lorenzo.Gravi?

Elvira.Gravissimi.

Anna.Gravissimi.

Elvira.Anna! Va' di là a metterti un poco in ordine che non seitroppo bene vestita.

Anna.Ma se non occorre. Questo è il vestito nuovo.

Elvira.Allora va' a riporre il vecchio.

Anna.Vuoi mandarmi via? Ma se tutte le cose che hai da raccontarglile soanch'io.

Lorenzo.Perché la manda via appena sono giunto?

Elvira(con violenza). Insomma vuoi andartene?

Anna.Vadovado! (Via.)







SCENATERZA

Elvirae Lorenzo



Elvira(ancora con dignità). Vegga signor Migliori sela ragazza non si è soffermata ad origliare.

Lorenzo.Chi crede lei che sia Anna? (Spalanca la porta.) Come vede sene è andata.

Elvira(cambiando tono). Nocosí proprio non la puòandare avanti. Tu entri in casa mia come se fossi il padrone;impedisci ad Anna di ubbidirmie ti fai dare del tu. E non èla prima volta che ti dico che io non lo voglio.

Lorenzo.So che me lo hai detto anche altre volteio ho buona memoriamasemplicemente ti ho detto che io lo voglio invece. Sii tantocompiacente da non far storie. Non soma di giorno in giorno tudiventi piú bisbeticapiú antipatica.

Elvira.Grazie; a te non mi importa di riuscire simpatica.

Lorenzo.No? (Ridendo.) Quell'abito ti sta magnificamente. È laprima volta che te lo vedo indosso.

Elvira(se lo guarda un istantepoi un poco confusa). Conoscitu un certo Alberto conte di Wolfenbüttel?

Lorenzo.Certamenteè mio buon amico.

Elvira.Fa la corte ad Anna.

Lorenzo(giulivo). Sul serio?

Elvira.Perché ti desta tanta sorpresa?

Lorenzo.Ma sarebbe un'immensa fortuna per Anna.

Elvira.Basta che c'intendiamo. Io parlo del conte Alberto di Wolfenbüttel.

Lorenzo.Ho capito! Wolfenbüttel.

Elvira.Alberto?

Lorenzo.Albertosísí. Non ce n'è che uno.

Elvira.E dici che sarebbe una fortuna?

Lorenzo.Altro che fortuna. Ma non era promesso sposo alla contessina Armenidi Venezia?

Elvira.Io non so! A me appare un matto od un traditore.

Lorenzo.Perché?

Elvira.Figurati che appena partito tuun mese fasi fece presentare incasa da Emilio Chieti. DopoChieti ci raccontò che anche alui il conte era stato presentato un'ora prima e che lo aveva quasicostretto a condurlo qui da noi. Il giorno dopo venne alle quattro atrovarci; rimase un'ora e ritornò alle sette. Io lo trattaicon freddezza ma Anna lo accolse benissimo. Il giorno susseguentevenne anche due volte; la prima come se fosse naturalela secondascusandosifigurati che fu per distrazione. Voleva andare daiMillini che abitano fuori di città. (Lorenzo ride.)Cosa si poteva fare? Io non lo conosceva e lo trattava freddamente.Pareva non se ne accorgesse. Da allora regolarmente venne due volteal giorno meno due giorni. Uno perché rimase una volta solasei ore.

Lorenzo.Oh! diavolo!

Elvira.Si fece invitare a pranzo(rabbiosamente) si fececapisci.L'altrocondussi per forza via Anna alle tre e mezza sapendo che luidoveva venire alle quattro.

Lorenzo.Per forza?

Elvira.Io credo che in un solo mese con questo metodo è arrivato asconvolgerle la testa. Era inutile che io le dicessi che non siilluda che costui era un birbante o un matto. Quando sapeva che luiaveva da venire la coglieva la febbre. Prese un'infreddatura a starea guardarlo dalla finestra perché lui non contento diciarlarle qui per ore ed ore le passeggia sotto le finestre. Ella nonmi abbada quando le dico che si capisce che costui non ha intenzionioneste per quanto assuma l'aspetto di uomo franco.

Lorenzo.Ed Alberto ti ha già chiesto la sua mano?

Elvira.Non ha mai parlato su tale proposito.

Lorenzo.Scommetto che sa che io sono tutore di Anna ed attende per questo ilmio ritorno.

Elvira.E tu accoglierai le sue proposte?

Lorenzo.Non solamente le accoglierò ma lo inviterò a spiegarsi.Io sono da lunghi anni suo buon amico.





SCENAQUARTA

Annae detti



Anna.Hai intesoLorenzo?

Lorenzo(ridendo). Le mie piú sincere congratulazioni!

Anna.È un po' troppo presto.

Lorenzo.Io conosco Alberto. C'è già da congratularsene. Èproprio l'uomo che ci voleva. Senza pregiudizi di casta o altri. Matu lo conoscevi già prima?

Anna(ridendo). Mai visto prima. Io era giunta il giornoinnanzi dal collegio. (Guardando l'orologio.) Vuoi vedere comeio lo evoco? Come basta che io lo desideri acciocché compaia?

Elvira.Bella bravurasai che viene.

Anna.Ma non rovinarmi lo scherzo! Sta a vedere Lorenzo. (Forza Lorenzoa sedersi con la schiena rivolta alla porta di entratadopo chiudegli occhi.) Adesso io con gli occhi dell'anima lo vedo frettolososortire dai Volti di Chiozza. Eccolo. Ha già passato la viaChiozza perché dopo data una occhiata all'oriuolo si mette acorrere. Distratto come è si è messo a camminare adestra dell'Acquedotto mentre la nostra casa è a sinistra. Facorrendo la traversata. Alza un momento il naso per vedere se c'èqualcuno alla finestrapoi entra in portone. (Fa una piccolapausa.) Eccolo! Uno! Due! Tre! (Lorenzo e Elvira si voltano escoppiano a ridere non vedendo nessuno; Anna va a vedere fuori dellaporta.) Non c'è nessuno! Eppure sono già le quattropassate!

Lorenzo.Ma come sai che viene cosí esattamente?

Anna.È perché è occupato fino alle quattro e chequando non è occupato viene qui.

Lorenzo.Non badarci se ritarda di qualche istante e raccontami di che cosaparlate quando siete insieme.

Elvira.Scommetto chesaputo da lui il ritorno del tutorenon sentiremo piúparlare del signor conte.

Anna.Oh! cosa che dice! La senti? È sempre cosí!

Lorenzo.Non badarle!

Elvira.Come non badarle?

Lorenzo.Non badarle e raccontami di che cosa parlate quando siete soli.

Anna.Soli non siamo mai; c'è sempre mamma.

Lorenzo(facendo un complimento ad Elvira ed un poco sorpreso).I miei complimenti! Non c'è male!

Anna.Eppoi è difficile dire di ciò che parliamo. Ah! bravo!Mi parla anche di scienza.

Lorenzo.Síma piú d'altro probabilmente.

Anna.Nosul seriopiú di scienzaanche troppo. Qualche volta mipare di avere dinanzi qualche professore del collegio travestito. Luiè professore.





SCENAQUINTA

Albertoe detti



Alberto.Ma cattivo professore.

Anna.Tardivo!

Alberto.Vale la pena esserlo per venirne rimproverato. Signora! Sapeva cheeri giuntoLorenzo! Come va? (Si stringono la mano.)

Lorenzo.Che avessi ritardato per questo?

Alberto.Ero in gabinetto di chimica e dovetti attendere l'esito di unareazione. Tu sei di ritorno dalla Dalmazia?

Lorenzo.Sívi ero per affari. Non fui poco gradevolmente sorpresosentendo che eri tanto assiduo qui.

Alberto.Non poco gradevolmente o non poco sorpreso? (Accentuando.) Ioinvece non sono sorpreso ma molto soddisfatto che tu sia di ritorno.

Lorenzo.Grazie! (Si stringono ridendo di cuore la mano.) E perchénon venivi piú a trovarmi?

Alberto.Sai che io volentieri non faccio visite!

Elvira.Bravo!

Alberto.Quando poi ho il piú lontano sospetto di disturbare nonentrerei piú in una casa a nessun prezzo.

Lorenzo.Ma da me non disturbavi!

Alberto.Vi era però sempre gente che parlava di affaridi cose in cuiio non poteva entrare e quando io voleva incamminare un discorso amodo mio mi guardavano tutti con occhi che significavano: Seccatore.

Lorenzo.Qui invece parlano tutti di scienza!

Alberto.Ah! la signorina Anna si occupa molto volentieri di cosescientifiche. Quando io gliene parlo mi sta ad ascoltare conattenzione; naturalmente scelgo le parti piú interessanti.(Lorenzo ride.)

Anna(un poco imbarazzata). Davvero che mi diverto.

Lorenzo.Oh! te lo credo!

Alberto.Le ho spiegato le osservazioni di Lubbock sulle formiche e tantealtre belle cose; la polarizzazione dello zucchero. Abbiamo fattoanche degli esperimenti insieme. Abbiamo con delle pile discioltoalmeno un bicchiere di acqua. Abbiamo esaminato un suo capello sottoil microscopio. Non era bello?

Anna(a Lorenzo). Se sapessi quante cose che esistono e chesolitamente non si vedono.

Alberto.Senti! Non è un'osservazione profonda?

Elvira.Ognuno sa che esistono delle cose che non si vedono. (Alzando lespalle.)

Lorenzo.E talvolta non basta nemmeno il microscopio a scoprirle.

Alberto(piano ad Anna). Sa perché sono tanto contentoche sia ritornato il suo tutore?

Anna.Eh! per vederlo! So che erano sempre amici!

Alberto.Anche! Anche! Non c'è dubbioma… (Le parla inorecchio.)

Elvira(a Lorenzo). Veda se non è una sfrontatezza.

Anna(dà un grido di gioja). Ah!

Elvira.Le ha pestato un piede?

Alberto.Noho raccontato alla signorina una novità che l'ha moltosorpresa.

Anna.No! sorpresa no!

Lorenzo.Hai intenzione di stabilirti per sempre qui? Una volta dicevi che nonavresti mai piú potuto abbandonare la vita nomade!

Alberto.E adesso dico forse il contrario? Vedremo! Io non sono veramentenomade per proposito. Quando una città non sa piúmostrarmi nulla di nuovo me ne vado semplicemente in un'altra. Leisignorina per esempio abbandonerebbe con molto dispiacere questacittà?

Anna.Non con troppo piacere. (Quasi correggendosi.) Ma peròso che facilmente ci si abitua a qualunque luogo.

Alberto(parla sottovoce ad Anna).

Elvira(a Lorenzo). Vedi che qui vengo considerata qualel'ultima ruota del carro? Nemmeno si accorgono che sono qui! E cosíogni giornosai!

Lorenzo.Questo è molto naturale!

Elvira.Naturale a te sembra? Allora rimani tu a fare loro la guardia! Dopomi racconterai se ti sei divertito. (Via.)

Anna.Perché se ne è andata mamma?

Lorenzo.È un poco offesa che quando è qui non le rivolgeteaffatto la parola a quanto essa dice.

Anna.Ma se parliamo continuamente con essa!

Lorenzo.Pare di noo che altrimenti non si lagnerebbe! Del resto è ilpuntiglio del momento che passerà presto!

AnnaHo da andare a prenderla? Con due buone parole la rappacifico. Siirrita facilmente ma altrettanto facilmente si quieta. Con permesso!(Via.)





SCENASESTA

Albertoe Lorenzo



Alberto.Benedetta colei che in te s'incinse.

Lorenzo.Dunque?

Alberto.Ah! Lorenzo! Lorenzo! Se avessi un microscopio onde riporla tuttasotto.

Lorenzo.Per che farne?

Alberto.Onde centuplicarla!

Lorenzo.Non ti basta cosí?

Alberto.Intanto voglio quanto c'è! Te la domando ufficialmente insposa. Non ho alcun parente che potesse farlo per me. Qui nemmenoamici piú intimi. Scusami se non è fatto con tutte leformole dell'etichetta ma è fatto con tutto il cuore.

Lorenzo.Io non ci ho nulla in contrario. Ma però una domanda! Daquanto tempo conosci la mia pupilla?

Alberto.Da un mese.

Lorenzo.E sei già tanto sicuro di leidi teda legarti per tutta lavita.

Alberto.Sicurissimo! Sono stati trenta giorni bene impiegati. Non sono micaun ragazzo! Con tutto l'amore che ho qui (mostra il cuore) qui(tocca la fronte) è tutto freddotranquillo; io pensocome pensai sempre dinanzi a tutte le manifestazioni della vita. Hocalcolato tutto con tanta freddezza come se il caso non fosse mio.

Lorenzo.Davvero che non parrebbe. Ioecconon vorrei prestarmi ad un passoinconsiderato che potrebbe riuscir fatale a te ed anche ad Anna.

Alberto.Ad Anna? In quale modo?

Lorenzo.Se tu ti pentissi Anna non sarebbe la piú felice delle donne.

Alberto.Credi alla mia parola di onore? Ebbeneti dò la mia parola dionore che dacché ho il lume di ragione qui entro (mostra lafronte) non mi sono mai pentito.

Lorenzo.Perché accettavi i fatti compiuti con la rassegnazione di uomoeducato.

Alberto.Noma semplicemente perché dei fatti da me compiuti non c'eramai da pentirsi.

Lorenzo.Ah!

Alberto.Ne dubiti?

Lorenzo.Tu che sei naturalista dovresti sapere che questa qualità dicui ti vanti è propria soltanto alle bestie che sono perfetteed infallibili.

Alberto.Io non pretendo di essere infallibile ma è un fatto che nelleprincipali occasioni della mia vita quando precisamente si trattavadi decidere di cose importanti decisive io ho dimostrato unachiaroveggenza incredibile. Guarda persino in tenerissima età.Sono nato a Dresda. Dodicenne ero debole tanto che si temeva per lamia vita. Un dottore ordinò di condurmi in clima piúmite e mia madre della quale io era l'unico amore mi condusse aSorrento. In un anno mi fortificai tanto che si pensava di ricondurmiin patria. Ma io no! Non so se fosse gratitudine alla terra che miaveva donata la salute o piú semplicemente un istinto prodottodall'organismo che si riposava in clima a lui adatto rifiutai e tantotenacemente che costrinsi mia madre a rinunziare alla sua patria erimanere in Italia con me. Non so se feci male ma se allora era ciecooggi lo sono di piú e ciò che feci fanciullo rifareiuomo. Sta poi a sentire come quanto sono lo debba a me solo. Eroricco e avrei potuto vivere senza far nulla. Ma no. Mi ricordo ancorale idee che si svolgevano allora nella mente del fanciullomalaticcio. Erano tutte giustepreciseora le saprei formularemeglio ma non con piú tenacia porle ad esecuzione. In quellavolta decisi di dedicarmi agli studi; la vera felicità dellavita; in quella volta decisi di dedicarmi allo studio della scienzanaturalel'unico vero studio. Tutte scelte fatte che in modo piúgiudizioso ora non saprei.

Lorenzo.E l'istinto del ragazzo passò all’uomo?

Alberto.Piú raffinato e piú cauto.

Lorenzo.E… scusa (ridendo.) la presunzione l'hai ereditata anchequella dal ragazzo?

Alberto.Ne ho io di presunzione? Io ti cito i fatti e le conseguenze che ione traggo puoi trarle nel modo medesimo anche tu. Io non ti parleròche di Anna. Era già prima feliceoh! tanto! tanto! ne avevocoscienza chiara ragionata. Ma nel medesimo tempo aveva anchecoscienza che qualche cosa ancora mi mancava e che era precisamentetempo di aggiungere questo qualche cosa. Per strada persino ioguardava fisso tutte le donne che incontrava. È quella che micompleterà? Uno sguardo era sufficiente a disilludermi. Avevotanta fiducia nel mio sguardo che mi giurava che il giorno in cuil'avessi incontrata avrei saputo di averla incontrata e tanta fiducianel mio buon destino che era certo che se io non fossi andato a leiella sarebbe venuta a me. Fu fortuna il primo incontro con Anna matutto il resto lo debbo a me stesso. Un mattino dovevo andare adattendere un mio amico alla stazione. Sto per entrarvi quando miferma la vista di una figurina di donna appoggiata al pilastro dellaporta e che guardava verso il mare. Pareva che il caso le avesseimposta quella posizione onde la vedessi. Quello che a bella prima micolpi fu un occhio splendido azzurro in cui brillava una giojatranquillama piú gioja che tranquillità come daibimbi quello stupore allegro che manifestano dinanzi al creato. Ilvolto era perfettamente ovale e c'erano le due fossette sulleguancie. Il corpo era ben cresciuto da adulta quantunque mi feceridere l'idea venutami non so su quali datie giustache dovevanoessergli stati da poco levati gli abiti da ragazzina. La mano senzaguanto era piccola e paffutella e attaccata ad un polso roseo erotondo proprio da persona buona.

Lorenzo.Piú da persona bella.

Alberto.Hai ragione buona e bella. L'istinto aveva parlatosta ora a vederecosa dirà la scienza pensai. Se fossi stato ancora dodicennele sarei già allora saltato al collo; da vero uomo invececontinuai ad osservare. Quasi a far strada al mio occhio la brezzadenudò la fronte dai capelliquella fronte che tu conoscimagnifica con una leggerissima prominenza al di sopra del naso che lorende concavocosa che osservai molto raramente in donne. Una veracorona. Era pettinata da scolara come per mio desiderio lo èancora e le treccie legate intorno alla testa lasciavano vederel'estremità della nuca ed indovinare i contorni di tutto ilteschio. VediLorenzoun altro al mio posto vedendo una ragazzasola avrebbe potuto malignare. Io invece indovinai subito che conquell'angolo facciale non si fa del male. Poco dopo che io l'avevascorta sortisti tu dall'atrio. Io ti riconobbi ma non mi avvicinaitemendo di seccarti. Ella si appoggiò al tuo braccio e viavviaste. Io vi seguii calmo ma ancora cercando un piano onde potermiavvicinare. Oh! tu non sai il male che mi faceste decidendo tutto adun tratto di salire in una carrozza di piazza. Di altre carrozze nonce n'erano lí attorno ed io poco abituato a correre diffidavadelle mie forze. Purepreso il cappello in mano onde non perderlomi vi ci misi ed ebbi fortuna perché il vostro ronzinoquantunque per tale specie di cavalli avesse un passo assolutamenterapidoaveva la strana abitudine di esitare un momento prima divoltare stradaabitudine che io non ho. Per mia sfortuna vidi inquell'istante una carrozza. Vi saltai dentro ordinando di seguirequell'altra. Quell'asino di cocchiere mi lasciò un istantefare. Non aveva udito le mie parole e pensava: poi scese lentamenteaprí la porta con qualche stento e chiese: Dove ho da andare?Ti racconto tutto ciò per dimostrarti con quale rapiditàio riconosca l'importanza delle cose e che non fu mia colpa se non mipresentai subito. Alla sera appresi che tu eri partito. Non miscoraggiai. Andai da Guglielmo al quale chiesi con artechi potevaessere una giovinetta che vidi con te; mi disse essere tua pupilla eche certo Chieti la conosceva. Mi feci prima presentare a questoChieti e lo costrinsi quasi a condurmi qui. Doveva fare una tristefigura agli occhi di tutta questa gentema che m'importava? Iocorreva dietro alla mia felicità!

Lorenzo(ridendo). Che matto!

Alberto.Matto! matto! ma un matto che calcolacalcolacalcolae di piúcalcola bene.

Lorenzo.Ma una volta sbagliasti!

Alberto.Quasi! Alludi alla contessina Armeni! Anzitutto io con essa non eragiunto al punto a cui sono con Anna. Poi è stato una scopertache naturalmente ha fatto cessare tutto. Mi affido alla tuadiscrezione. Figurati che ho scoperto nient'altro che la contessaArmeni era una poco di buono.

Lorenzo.Ah! e per questo?

Alberto.Ti meraviglia?

Lorenzo.Io ti credeva piú spregiudicato! Hai timore delle dicerie delmondo! (Imbarazzato.)

Alberto.Che mondo! Pregiudizi non ho e del parere degli altri non mi curo. Mauso nella vita della scienza e questa mi dà la leggedell'eredità; il metodo piú sicuro per conoscere ilcarattere di un individuo è di raccogliere i dati che possoavere intorno al carattere dei genitori. (Simulando un brivido.)Brrr. Prima il brutto carattere trasfuso nel sanguedella madrestessapoi l'aggiunta del carattere di non so chi…

Lorenzo.E tu conosci i genitori di Anna?

Alberto.Se li conosco? So intanto che non hanno fatto nulla di male.

Lorenzo.E come lo sai?

Alberto.Uuh! la fama me lo avrebbe riportato.

Lorenzo.Naturalmente nel tuo gabinetto di chimica si sa tutto ciò cheaccade.

Alberto.Insomma tu sai qualche cosa di male? Io spero dalla tua franchezzache non mi nasconderesti nulla. Io debbo dirtelo: Se dopo legatomiapprendessi per esempio che la madre di Anna ha mancato ai suoidoveriio non dormirei piú le mie notti tranquille. Al doversupporre in essa qualche difetto che ancora non avesse avuto agio amanifestarsi ma che per naturaper destinodovrebbe comparire inessa o nei miei figliuoli a guastarmi la gioja della vitaio sareiinfelicissimo.

Lorenzo.Cosí che se io ti raccontassi di qualche colpa dei suoigenitori tu l'abbandoneresti?

Alberto.Oh! ma tu non lo puoi! Anna proviene da un tronco sano! Non puòessere altrimenti.

Lorenzo.Ma tu la abbandoneresti?

Alberto.Non ho precisamente per questo abbandonato la contessina Armeni?

Lorenzo.Allora esci da questa casa!

Alberto(spaventato). Lorenzo!

Lorenzo.Povera la mia Anna! Oh! perché sono partito? Perchésono partito? Io subito te lo avrei raccontato ed avrei evitatoquesta onta! Ma a che cosa ti serve dunque la tua scienza tantovantata se altri deve a forza aprirti gli occhi?

Alberto.Sarebbe ora che tu parlassi sai. Cosa mi dicono tutte questeesclamazioni? La signora Termigli dunque…

Lorenzo(con violenza). Nola signora Termigli non c'entra. Macredi che io vorrò gettare l'onta su una famiglia confidando isuoi segreti a teora null'altro che un estraneo per essa?

Alberto.Noun estraneo non sono. Questi segreti che hanno da separare Annada me mi appartengonoio li debbo conoscere.

Lorenzo.Oh! Mai piú!

Alberto.Ma che ne sai tu se sono tali da indurmi ad abbandonarla?

Lorenzo(dopo un istante di esitazione). Il padre di Anna sisuicidò in carcere.

Alberto.E per quale delitto vi fu posto?

Lorenzo.Era commerciante e… fallí.

Alberto.Dolosamente?

Lorenzo.Non aveva i suoi libri in regola.

Alberto.Oh! ma in allora! È una disgrazia e sarebbe meglio che nonfosse avvenuta ma (ridendo) vedi che hai fatto bene araccontarmela perché non varrà certamente a nuocere aimiei rapporti con Anna. Sono poverinevvero?

Lorenzo.Non posseggono nulla!

Alberto(stropicciandosi le mani). Fallire e rimanere povero eper di piú suicidarsi dimostra carattere puroanzi. Mi aveviperò fatto prendere una bella paura.

Lorenzo.Ma il padre di Anna si rovinò col giuoco!

Alberto.Non è passione ereditaria e se mia moglie l'avrà(ridendo) giuocheremo la cricca chioggiotta.





SCENASETTIMA

Elvirae detti



Elvira.Non ha da venire a pranzo il dottor Redella?

Alberto.Oh! brava! Quasi me ne dimenticava! Gli ho promesso di andarlo aprendere al caffè! (Guardando l'oriuolo.) Diavolo! sonoin ritardo! Dove è Anna?

Elvira.Ho da chiamarlaAnna?

Anna(dal di fuori). Vengo subito!

Alberto(a Lorenzo). Senti che voce! Pare uno stradivario. (AdElvira.) Già ritorno subito e non occorre che la saluti. Arivederci. (Via.)

Elvira.Te l'ha chiesta in sposa?

Lorenzo.Síma è un matrimonio impossibile.

Elvira.Lo sapeva bene io!

Lorenzo.Sai di chi è la causa?

Elvira.Di chi?

Lorenzo.Tua!

Elvira.Mia?

Lorenzo.Egli non sposerà mai piú la figlia di una donna che…ha avuto degli amanti.

Elvira.E tu glielo hai raccontato?

Lorenzo.Noma ad ogni costo bisognerà rompere questo progetto dimatrimonio.

Elvira.Ma io ne sono contentissima!

Lorenzo.A te non importa nemmeno della felicità di tua figlia!

Elvira.Come puoi dire questo? Io sono contenta che si rompa questomatrimonio perché non mi pare un buon marito per Anna.

Lorenzo.Eh! tu te ne intendi!





SCENAOTTAVA

Annae detti



Lorenzo.Senti Anna! Ho da parlarti!

Elvira.Verranno a pranzo?

Lorenzo.Vedremo se potremo farne a meno!

Elvira.Va bene. (Via.)

Anna.Cosa dice mamma?

Lorenzo.Senti Anna mia! Tu ami davvero il conte Alberto? In un mese qualeamore può essersi formato nel tuo coricino?

Anna.Oh! non è coricino!

Lorenzo.In proporzione all'età non può essere grande di molto.

Anna.Allora Lorenzocredo sia sproporzionato all'età!

Lorenzo.Davvero? E come lo sai?

Anna.Misurato non lo ho. Ma credimi deve essere grande.

Lorenzo.Allora suppongo abbia forza bastante da sopportare qualunque dolore.

Anna.Quale dolore ho da sopportare?

Lorenzo.Bisognerà rinunziare a veder piú il conte Alberto.

Anna.Tu scherzi?

Lorenzo.Bada Anna che io non scherzo. Bisognerà rinunciare a vederlo.O lui o noi partiremo e cosí il nostro scopo saràraggiunto. Il nostro scopo è di non vederlo piú. (Seccoper nascondere la propria commozione.)

Anna.Ma perchéperché?

Lorenzo.Sarebbe semplificata la cosa se tu non mi chiedessi altro. A che cosapossono servire spiegazioni? In parte non le comprenderestiin partesono inutili. Il fatto è questo: Questo matrimonio èimpossibile.

Anna.Dimmi almeno questo. È lui che non mi vuole sposare o sei tuche non vuoi ch'io lo sposi?

Lorenzo.È lui che non vuole.

Anna.Cosída un istante all'altro? Ah! impossibile!

Lorenzo.Io ti ho già detto che non scherzo!

Anna.Ma io ti dico che è impossibile. Impossibile! Tantoimpossibile quantocome dice luiche all'emisfero crescano legambe.

Lorenzo.Grazie! Credi dunque che io mi ci metta a procurarti dolori.

Anna.Ma è impossibileecco! Ma è impossibile! (Singhiozzapausa.)

Lorenzo.Ti dispiace molto?

Anna.Perché? Dimmi perché Alberto rifiuta categoricamente divedermi! Dopo tanto tempo!

Lorenzo.Non rifiutò categoricamente.

Anna.Come rifiutò allora?

Lorenzo.Non rifiutò ma…

Anna.Comenon rifiutò?

Lorenzo.Sai che Alberto era fidanzato o quasi alla contessina Armeni?

Anna.Non fidanzato e non quasi. A me lo raccontò subito. Le facevaun pocoun poco la corte. Ma non era donna per lui.

Lorenzo.Chi te lo ha detto?

Anna.Lui stesso e poi io la conosco. Era nel mio collegio.

Lorenzo.Sai perché quella donna non era per lui?

Anna.Vieni al fatto te ne prego.

Lorenzo.La madre della contessina aveva avuto degli amanti.

Anna.La mia forse ne ha avuti?

Lorenzo.Noma noi abbiamo avuto in famiglia un altro triste caso.

Anna.Quale?

Lorenzo.Il suicidio di tuo padre!

Anna.Cosa c'entra quello?

Lorenzo.C'entra quanto c'entrava l'adulterio della madre della contessina.

Anna.Scusa ma non è vero. Tu certamente hai male capito quello chelui diceva. Devi sapere che gli scienziati pretendono che quandofanno del male i genitori lo fanno anche i figli. Ma io come potreifare cambiali false quando non so farne nemmeno delle vere? Quandonon ne ho ancora mai viste.

Lorenzo.Ma Alberto dice che quando c'è un membro della famiglia che fadel male non occorre mica che l'altro faccia perfettamente la stessacattiva azione. C'è tendenza al male… Sono teorie falsebuone per dar da fare a uomini disoccupati quali sono gli scienziati.Ma loro ci credono. Ingannarli non si deveperché la bugia hale gambe corte e se luime lo disse or oraapprendesse dopo sposatoqualche cosa di male dei genitori della moglie non dormirebbe piúsonni tranquilli.

Anna.Se tutti pensassero cosí quante donne che resterebbero nubili.Emma Morsano per esempio: Sai che ella ha avuto un caso simile e contutto ciò fra giorni si sposa.

Lorenzo.Brava! Per sentire la sua opinione gli citai il caso della Morsanochiedendogli se egli la sposerebbe. Mai piú mi rispose.(Pausa.) Anna io adesso manderò ad avvisare il conteche non venga mai piúnemmeno oggi.

Anna(abbracciandolo pregando). Oh! non farlo! non farlo!

Lorenzo.Ma credi che sarebbe onestà ingannarlo?

Anna.Ingannarlo?

Lorenzo.Eh! síingannarlo! Non ti pare che si chiami ingannare unuomo il celargli qualche circostanza per farsi sposare?

Anna.Allora fa come vuoi!

Lorenzo(dopo un istante di esitazione).. Vorrei vederti piúconvinta e piú tranquilla.

Anna.Io vorrei parlare con Alberto.

Lorenzo.Impossibile!

Anna.Lasciami parlare con Alberto perché è certo che io loconvincerci che ha torto! Come può un uomo per una causasimile fare tanto del male? È ridicolo! Ridicolo!

Lorenzo.Vorresti pregarlo di sposarti?

Anna.Non credere che questo mi sia difficile. Io con Alberto parlo franca.È una franchezza che lui mi ha insegnata. Andrei da lui e glidirei: SentiAlbertotu non mi vuoi sposare perché pensi cheio abbia qualche cattivo istinto? Ti ingannigli direiio dicattivi istinti non ne ho. Io ne saprei qualche cosa. Vedresti se nonmi crederebbe; dice sempre che quando io apro la bocca è perlasciar passare il suono della verità.

Lorenzo.Ti sposerebbe; ma dopo? I dubbii sospetti?

Anna.È perciò che io non voglio che tu gli dica nulla. A checosa servirebbe? A rendere infelice me e scommetto anche lui. ViaLorenzo! Non ti pare che sposando me sarebbe felice? Non èingannare rendere qualcuno felice.

Lorenzo.L'onestà non s'intende cosí.

Anna.Allora tu fa ciò che vuoi ma dopose lui mi abbandonaiosai… (Piange.)

Lorenzo.A questo punto siamo?

Anna.E ne dubiti? Io lo amo. Oh! te lo dico cosísenza arrossire;mi ama pur lui tanto. Il dottore che verrà oggi a pranzo èprofessore a Padova. Sai perché è venuto? Soffrivo dauna settimana dolori atroci alla spalla. Il dottore di casa dicevache proveniva da un'infreddatura. Una sera aumentò. Alberto sene andò come al solito e ritornò il giorno dopo conquesto dottore suo amico. Quando appresi che per quella sciocchezzalo aveva chiamato telegraficamente io mi misi a piangere dallagratitudine. Nemmeno tu che pure mi vuoi bene avresti tanta curadella mia salute. Ora se tu ci dividi per chi ho da vivere? Credi sulserio che si trovi un altro uomo che mi possa amare tanto? Io che inprincipio non voleva nemmeno credere che un uomo scienziato che hatutto quanto si può avere a questo mondo possa innamorarsi dimepovera poco spiritosa e nemmeno bella!

Lorenzo.Via! via! un po' meno di modestia!





SCENANONA

Elvirae detti



Elvira.Li ho veduti venire a questa volta! Cosa avete deciso?

Anna.Lorenzo!

Lorenzo.Se tu assolutamente non vuoi che io parliper il momento tacerò.Ma pensaciAnna.

Anna.Cosa ho da pensare?

Lorenzo.Pensa intanto che è per te che io per la prima volta in miavita debbo ingannare qualcuno e che mi costa molto. Pensa d'altraparte che con questi precedenti sarà difficile ottenere unafelicità coniugale. Tu sei troppo giovine per pensare tanto inlàma dovresti avere almeno tanta ragionevolezza daabbandonarti al consiglio dei piú vecchi.

Anna.Io invece capisco che tu queste cose non le comprendi piú.



CALALA TELA







ATTOSECONDO



SCENAPRIMA

AlbertoElvira ed il dottor Redella



Redella(cortesemente). Prima di partire desidero salutare lasignorina ed il signor Lorenzo. Se me lo permette ritorneròfra un'oretta.

Elvira.Ci farà un piacere. (Redella s'inchinastringe la mano adAlberto e via.)





SCENASECONDA

Albertoed Elvira



Alberto.Sentasignora; io desiderava da molto tempo trovarmi solo con lei.

Elvira.Cosa abbiamo noi due da fare insieme?

Alberto(ridendo). Nulla di male. Eccovedelei sache io amo Anna?

Elvira.Ah! si tratta di ciò! Lo so perché l'ho indovinato manon me ne hanno dato annunzio ufficiale.

Alberto.Allora signora mi vedo costretto a dirglielo io stesso. Era veramentedovere di Lorenzo perché a lui ne parlai già ieri e noncapisco perché non l'abbia fatto.

Elvira.Eppure è cosa tanto facile il capirlo! Io vengo quiconsiderata quale l'ultima ruota del carro.

Alberto.Oh! questo poi no! Sarà stata una dimenticanza di Lorenzo ofors'anch'io sono un po' focoso e avrei dovuto attendere prima diparlargliene ioche lui lo faccia.

Elvira.Avrebbe dovuto attendere a lungo molto a lungo mi creda! Io vengo quiconsiderata quale l'ultima ruota del carro.

Alberto.L'ultima ruota del carro ha il medesimo ufficio della prima.

Elvira.Però è l'ultima.

Alberto.Io credo che lei s'inganni signora. Io almeno le posso garantire chenon dimentico il rispetto che le devo; sarebbe del resto strano iltrattare con poco rispetto la madre della propria sposa.

Elvira.Lei è piú buono di quanto appare.

Alberto.Ho l'aspetto da cattivo?

Elvira.Non da cattivo ma cosída poco rispettoso.

Alberto.Io poco rispettoso?

Elvira.Sí. Mi perdona nevvero se le parlo cosí franca? Giàè per suo bene.

Alberto.S'accomodi!

Elvira.Lei è poco rispettoso e ciò che mi sorprende si èdi vedere che lei crede di non esserlo. Che diavolo! Con le donne nonsi tratta mica come fa lei!

Alberto.E come faccio?

Elvira.Si capisce che lei con donnedico donne come che vaha avuto pocoda fare. Ecco! L'aveva qua (mostra la gola) ed a qualunquecosto doveva dirglielo.

Alberto(imbarazzato). Io accetto la lezione ma… scusidavveroche è curioso! Io signora come sa sono professore quantunquenon eserciti di storia naturale. Ebbenea noi professori vieneinsegnato di insegnare e ci apprendono prima di tutto che il vero nonè soltanto la negazione del falso ma è anche il veropositivo.

Elvira.Cioè?

Alberto.Ci apprendono che per insegnare non basta dimostrare che una cosa nonè vera ma anche quale sia la vera.

Elvira.E lei proprio non sa come si tratti con signore?

Alberto.Ma io fino ad oggi credeva che lo sapessi; adesso che lei asserisceche non lo sonon so altrimenti.

Elvira.Invece io scommetterei che lei fa cosí per superbia.

Alberto(stizzito). Oh! io non la capisco piú!

Elvira.Ecco; per esempio quando questa frase è rivolta a una signorabisogna formarla cosí; giacché vuole che glielo insegniio lo faccio volentieri: (inchinandosi) Iosignoraglienechiedo perdono ma debbo confessarle a mia vergogna che non ho capito.Sono un po' tardo lo capisco e mi serva di scusa. (Altro inchino.)

Alberto.Ma lei parla sul serio?

Elvira.E ancora crede che scherzo? Io era bimba cosí che miinsegnavano il modo di comportarmi e ancora me lo rammento; lei èpiú giovane di me ed è male abbastanza che lo abbiadimenticato. (Con ira.) Scherzare!

Alberto(scherzando). Allora mi pongo interamente a sua disposizione;mi insegni e si accorgerà che scolaro piú docile edanche piú intelligente non potrebbe avere.

Elvira(irosa). Io insegnarle? Non ci mancherebbe altro. Ioinsegnarle? Io insegnarle come lei debba trattarmi?

Alberto.Non si adirila prego. Non si adiri.

Elvira.Io non mi adiro.

Alberto.Le assicuro che se anche sono sorpresissimo di quanto lei mi dicesono anche di piú addolorato. Spero bene che ciò nonpotrà nuocere ai nostri buoni rapporti?

Elvira.La prego prima di voler dirmi quando i nostri rapporti furono buoni;quando lei si è occupato a renderli tali! Se non mi ha maiguardata quasi non esistessi! Provo dolore perché tutto ad untratto è sorto questo vezzo di trattare cosí alla buonale signore! Una volta era tutt'altro! Bastava dar loro un'occhiataper farsi comprendereper farsi ubbidire. Noi eravamo allora reginedico regine perché di piú sulla terra non c'è.Ci comparivano dinanzi sulle ginocchiaci indirizzavano delle poesieche a quanto pare oggi giorno loro non sanno piú fare. Pareaddirittura che non esistano piú uomini.





SCENATERZA

LorenzoAnna e detti



Alberto.Oh! finalmente! (Volta le spalle ad EIvirasenza ostentazione.)

Anna(correndo subito oltre la scena). Ritorno immediatamente. Vadoa deporre il cappello. (Via.)

Elvira(a Lorenzo). Vi siete divertiti?

Lorenzo.Annoiati straordinariamente. C’è in quella casaun'etichetta che stucca.

Elvira.L'etichetta non stucca. Sarebbe bene introdurne un poco anche in casanostra. (Via.)

Lorenzo.Cosa ha? Sembra adirata.

Alberto.Io non capisco nulla. Senti Lorenzo. Or ora la signora Elvira mi hatenuto una parlata che mi ha oltremodo sorpreso. Davvero chemanifestò un carattereun carattere incoscientea dire ilvero non troppo bello.

Lorenzo.Cosa ti disse?

Alberto.Io non capisco come una donna che abbia vissuto tranquillanelcircolo della sua famiglia possa parlare a quel modo. Mi disse che iola trattava male e che ella non era abituata a venir trattata cosíche anzi gli uomini di una volta le indirizzavano poesielatrattavano da reginale comparivano dinanzi sulle ginocchia ed altresimili cose. Dopo la tua assicurazione non avrei diritto di emettereun dubbio ma involontariamente lo hote lo confesso.

Lorenzo.La tua confessione è però un'offesa e non avrestidovuto farmela.

Alberto.Offesa non è. Dubitare non equivale ad essere certo. In questomese io ebbi appena tempo di conoscere Anna; è la prima voltache avvicino un poco la signora Elvira. Ella mi parla in maniera dafarmi pensare male sul suo conto. Se non ci fosse la tuatestimonianza io già penserei male. Ma c'è quella e lamia credenza si trasforma in dubbio e ti comunica questo mio dubbio.Ti offende la mia franchezza?

Lorenzo.Noma se è vero che ami Anna come puoi pensar male dellamadre?

Alberto.Piú facilmente di quanto puoi immaginare. Se la scienza midicesse: Prendi ed esamina il rampollo di una razza e troverai tuttii caratteri di tutta la razza allora io questo dubbio non lo avrei.Penserei dopo studiata Anna che la madre deve essere la donnaperfetta. Ma cosí non è. Un rampollo non prova nullamentre trasmette ai discendenti il carattere dei precedenti.

Lorenzo.Quale stranezza! quale stranezza!

Alberto.Stranezza? È scienza!

Lorenzo(iroso). Tranquillizzati! Tranquillizzati dunque perchéti assicuro che la signora Elvira è stata sempre onestatantoche se lo desideri io la sposo subito domani.

Alberto.Tanto non occorre perché ti credo. Un uomo tanto onesto quantosei tu non mentirebbe con tanta facilità. Ma come spieghi isuoi strani discorsi?

Lorenzo(con gesto espressivo). È un poco debole di cervello!

Alberto.Ma questo è anche maleè molto male.

Lorenzo.È divenuta cosí per i dispiaceri avuti negli ultimianni.





SCENAQUARTA

Ildottor Redella e dettipoi Anna



Redella.Vengo a salutarli signori. Alle sei parte il treno.

Lorenzo.E non potrebbe rimanere ancora un giorno?

Redella.Impossibile! Sa che sono qui da quindici giorni? Devo tornare al mioposto e mi dispiace perché la città è moltobella.

Lorenzo(contento). Ah! le piace?

Redella.Síc'è un museo molto ricco.

Anna.Mi perdonino se li ho fatti attendere. Buon giorno! (A Redella.)Lei è di partenza? Le manifesto tutta la mia gratitudine perla pronta guarigione che mi ha procurata.

Redella.Non sente piú dolori?

Anna.Affatto.

Alberto.Bada che non ritornino o che io ti chiamo nuovamente.

Lorenzo(con subita ispirazione). Signor dottore lei che è unuomo di scienza che cosa pensa intorno alle teorie dell'eredità?

Redella.Che cosa ho da pensare?

Alberto(ridendo). Lorenzo spererebbe di trovare in te un avversario aqueste teorie.

Lorenzo.C'è Alberto che mi disturba parlandomi continuamente di questesciocchezze.

Redella.Sciocchezze la teoria dell'eredità? (Adirato.) Scusisignor Lorenzo ma mi sembra che non pensi a quanto lei dice.

Lorenzo(spaventato). Perdoniperdoni non voleva offenderla!

Redella(un poco sorridente). Io non mi offendo ed anzi le chiedoscusa del mio ardore. Ma è naturale. Sono teorie che amo moltoe che certamente non meritano di esser dette sciocchezze.

Lorenzo.Saranno ingegnose lo ammetto.

Redella(di nuovo con calore). Non ingegnosenon ingegnose. Sonogiuste o signore. È questo il termine appropriato.

Lorenzo.Oh! la giustezza certo?

Redella(caloroso). Convincerla in pochi istanti non posso; meglio chenon ne parliamo. (Lorenzo è sorpreso.)

Alberto(ridendo). Devi badare come parli quando sei con uomini discienza.

Redella.Oh! non sono offeso! non sono offeso!

Lorenzo.Sarebbe anche molto strano!

Alberto.Ma non nuovo! Redella un giorno gettò un calamaio sulla testaad un suo amico che derideva le scoperte geologiche degli ultimi annie pretendeva essere l'uomo uscito perfetto dalle mani del Creatore.

Lorenzo.Non parliamo di scienza!

Redella.Era molto piú giovine allora; adesso so discutere piúcalmo di molto.

Lorenzo.È certo però che io non potrei sostenere unadiscussione con lei. È dunque inutile discutere.

Redella.Pregola discussione è sempre utile.

Lorenzo.Ma lei da queste teorie prenderebbe norma per la vita?

Redella.In certi casi sicuramente. Se avessi da comperare un cavallo peresempio o se avessi da prender moglie vorrei avere per sicurezza lastoria di due loro generazioni precedenti.

Anna(agitata). E tu pensi nel medesimo modo?

Alberto.Ma certamente!

Anna(quasi piangendochiama in disparte Lorenzo). Lorenzo! Senti…(Piano.) Io condurrò da mamma il dottore e turaccontagli tutto.

Lorenzo.Cosa tutto?

Anna.Di mio padre! E dopo faccia ciò che vuole! Io non voglioingannare!

Lorenzo.Oh! brava Anna! brava!

Anna.Vuole venir a salutare mamma?

Redella.Anzi! (Alzandosi va verso la porta dopo Anna e quindi si ferma.)Non viene anche Alberto?

Anna(sempre piú commossaad Alberto). Nolei rimangalaprego. Lorenzo deve dirle qualche cosa!





SCENAQUINTA

Albertoe Lorenzo



Alberto.Cosa hai da dirmi?

Lorenzo.Oh! Poche parole! tante che bastino a spiegarci. Ma anzitutto voglioscusarmi di averti ingannatoperché io ti ho ingannato!

Alberto.Tu mi hai ingannato?

Lorenzo.Síasserii cosa che non era vera per indurti a sposare Anna.

Alberto.Dunque la madre di Anna?

Lorenzo.Capisco che hai capito. Adesso è inutile ogni altraspiegazione. Puoi andartene o rimanere a tua scelta.

Alberto.Ma fammi il piacere di non correre tanto. La fretta non puòche nuocere. Prima di continuare non voglio risparmiarti un seriorimprovero che meriti. Tu sai di avermi ingannato ma forse nonrammenti la confidenza che io ti dimostrava; ingannare un uomo inquello stato è doppio inganno.

Lorenzo.Vuoi una riparazione? Per quanto vecchio io sia sono pronto adartela.

Alberto.Non facciamo fanciullagginirodomontateche questa non ne èl'ora. Io ti ho fatto questo rimprovero perché tu lo meriti;l'unica soddisfazione che esigo è che tu sii in chiaro diavertelo meritato; e tu lo sei mi pare.

Lorenzo.Meno di quanto pensi. Io vedeva da una parte una ragazza alla qualesi rapiva la felicità e che soffrivadall'altra un uomo cheaveva tanta scienza da averne perduto il buon senso; naturalmente nonesitai un istante ad ingannarti.

Alberto.Anna dunque stessa sapeva che sua madre non valeva meglio dellacontessa Armeni.

Lorenzo.Di ciò ella non sapeva nulla. Quando tu mi spiegasti quellatua scienza positiva immediatamente mi rivolsi ad Anna. Io credevache nulla era piú facile che rompere il progetto dimatrimonio; le diedi ad intendere che tu non l'avresti sposata seavessi saputo che suo padre era morto in prigione e le chiesi ilpermesso di raccontartelo. Per una causa o per l'altra avrei ottenutociò che voleva. Invece Anna mi negò questo permesso epianse finché cedetti e t'ingannai. Davvero con una certavoluttà o almeno con quella indifferenza con cui si addolcisceai bimbi l'orlo del bicchiere dal quale hanno da bere una medicinache ha da guarirli. Se avessi avuto qualche rimorsola vista dellafelicità di Anna me lo avrebbe fatto passare; perché ioamo molto Anna; forse ciò mi varrà di scusa anche aituoi occhi. Fu essaangelo di bambinache volle che ora ti parli.La offendesti poco fa con la tua scienza. Mi disse di raccontarti delpadrecosí che non avremo in nessun caso bisogno di farlaarrossire della madre.

Alberto.Adesso io posso sperare da te franchezza? Perché avrei ancoraqualche domanda a farti.

Lorenzo.Mi posso figurare quale. Io sono stato l'amante della signoraTermigli e me ne vanto. Ciò mi produsse l'unica vera felicitàdella mia vita perché io sono il padre di Anna.

Alberto(con stupore). Ah! Tu sei suo padre?

Lorenzo(esitante). Oh! ne sono sicuroe se anche avessi qualchedubbio ciò non mi rovinerebbe la mia felicità. Io hopoca scienza ma anche pochi pregiudizi. Intanto mi faccio amare daessa quale tutoree mi adora sai. Io non domando di piú.Posso amare un oggetto degno di amore come confessasti tu stesso enon indago; mi ama ed io l'amo. L'amo tanto te lo ripeto che se tu lovolessi le darei il mio nome onoratosposandone la madre.

Alberto.Ebbe te solo per amante la madre nevvero?

Lorenzo(lo fissa un istante con stupore). Davvero che mi faicompassione. Io scommetto che tu deplori non di essere statoingannato ma di essere stato disingannato.

Alberto(semplice). È vero! Ma è perché sono unuomo disgraziato.

Lorenzo.Non disgraziato. Se non fossi cosí sciocco da prendere perrealtà i sogni di questa specie di nuovi profeti che allignasotto il nome di scienziati. A me intanto non incombe altro obbligoche di dirti la veritàtutta la verità. La madre diAnna ebbe molti amanti.

Alberto.Ma solo dopo morto il marito?

Lorenzo.E di nuovo. NonoAlbertoda quella parte non ti salvi. Basterebbeuno sguardo di Anna per convincerti che ella è degna di essereadorata. Ma bisogna confessare che è meraviglia che siasortita da tale madre. La signora Termigli fu disonesta e rovinòcol suo lusso sfrenato il marito. Voglio dopo questa spiegazione nonaver piú nulla a rimproverarmi. Adesso cosa farai? (Annaappare sulla porta.)

Alberto.Lasciami tempo a decidere.

Lorenzo(che ha visto Anna). Però cosa ho da dire ad Anna?





SCENASESTA

Annae detti



Anna.Ad Anna nulla. Non occorre nulla dirle. Se ha da dirmi qualche cosaio sono qui.

Alberto.Oh! Anna!

Anna.Pregomi parli senza riguardi; ha inteso che sono io che ho volutoche Lorenzo le racconti tutto. (Molto commossa.) Io credevache lei fosse andato già viae per questo sono venuta di quaaltrimenti non veniva.

Alberto.Ecco! io ti credeva diversa. Adesso già assumi un tono dadonna offesa come se io volessi offenderti. Tu sai che io ti amochese avessi ad abbandonarti io ne soffrirei piú di te.

Anna.Se avessi ad abbandonarti?

Alberto.Io non dissi ancora nulla. Non decisi ancora nulla.

Anna.Ma io ho deciso. Oh! non mica perché sono convinta dellaserietà delle ragioni che la inducono a lasciarmi. Ma io avevasognato qualche cosa diverso di molto. Io non voglio venir sposatacon esitazionicon scrupoli. Anche Lorenzo mi disse che cosíla felicità non verrebbe in casa nostra. (Piange.)

Lorenzo.Síè meglio che vi lasciate finché siamo intempo è meglio di evitare un matrimonio disgraziato.

Anna(piangendo). Síè meglioè meglio.

Alberto.Adesso quando si trattava precisamente di ragionaredi rifletterecon serietàqueste ire sono fuori di proposito. Io noncommetto tanto facilmente errori; dunque se sposerò Anna saràsegno evidente che io sarò convinto di farlo per la miafelicità.





SCENASETTIMA

DottorRedella e detti



Redella.Io me ne vadosignori.

Anna.Buon viaggiosignor dottore. Ma mi dica prima di partirenon cisarebbe una medicina con la quale si potesse levarsi i cattiviistinti?

Redella.Perché?

Anna.Se ve ne è me la indichi perché c'è una personache ne avrebbe bisogno. Non mi dia bada perché parlo perischerzo. Stia bene signor dottore. Ti attendo in stanza di mammaLorenzo. (Via.)

Lorenzo.Ho il piacere di aver fatto la sua conoscenza e spero di poterrivederla. Se lei passain un'occasione od altra per la nostracittàverrà senza dubbio a trovarci?

Redella.Mi procurerò questo piacere non v'ha dubbio. (Lorenzo via.)

Alberto(come smemorato va verso la stanza di Anna.)

Redella.E tu non vieni ad accompagnarmi? O almeno non mi saluti?

Alberto.Oh! perdona! Senti Redella. Sai che anch'io penso che noi abbiamotorto di credere alla teoria dell'eredità e dell'atavismo?

Redella.Perché? Hai letto qualche libro confutativo?

Alberto.Noma ho avuto campo di fare delle osservazioni che la negano.

Redella.Sí! Davvero! Abbiamo torto. Dimmele queste tue osservazioni;sai bene che io sono sempre pronto a lasciarmi convincere.

Alberto.Sono piú riflessioni che osservazioni. Io dico che vi sonosenza dubbio delle eredità organiche ma che l'educazione el'esempio valgono a lottare con qualunque difetto ereditato.

Redella.E queste dici tu riflessioni tue proprie? È un plagio perchécosí si pensava duecento anni or sono. Dove hai pescato questesciocchezze?

Alberto.Se anche le giudichi sciocchezze ciò non toglie che sonoproprio da me pensate; da me che pure al pari di te conosco tutti iprogressi della scienza. Di mio aggiungo un'altra riflessione. Voi vicompiacete tantoio oggi diconell'idea dell'assoluto che onde nonperderlaneghereste la verità riconosciuta che si sottraessealle vostre regole.

Redella(adirandosi). Io non ho mai negato una veritàriconosciuta; forse lanci quest'accusa onde far tacere la tuacoscienza che indubbiamente te ne fa una eguale. Un antico greco delquale non ci venne trasmesso il nome aveva studiato tutta la sua vitaed aveva fama di scienziato. Un bel dí gli cadde una tegolasul capo e pfusc! addio scienza; per un effetto meccanico avevaperduto la memoria. Che fosse anche a te caduta qualche tegola sulcapo?

Alberto.Ah! non scherzare!

Redella.E cosa ho da pensare se non solamente dimostri di aver dimenticatitutti i risultati datici dalla psichiatria ma che anzi ti poni indiretta contraddizione con essi? Spiegare a te di nuovo tutta lateoriaquando ieri ancora dimostravi di conoscerlasarebberidicolo. Io penso che tu scherzi.

Alberto.E tu pensa ciò che vuoi. Io so intanto che le leggidell'eredità vennero scoperte sulle bestie. Pochi matti sisono azzardati applicarle all'uomo. Senza fare eccezioni si ammiseroper i cavalli e si capisceperché là la potenza chepossiamo esercitare mediante l'educazione è minima; ma perl'uomo nel quale esiste il volerela potenza modificatrice pereccellenzala legge patisce tante eccezioni che diventa eccezioneessa stessa.

Redella.Ah! bah! tu sragioni! tu cadi nell'errore fondamentaleantropocentrico.

Alberto.Tu sragioni! Presuppone la mia osservazione che l'uomo sia il centrodella creazione? Noma senza dubbio l'uomo oggidí èdiverso dalle bestie; ha facoltà di cui in alcune di esse v'ètutt'al piú rudimenti. Ogni cosa diversa merita trattamentodiverso o che con questo metodo finiremo con l'adoperare 300 gradi dicalore per sciogliere il burro perché cosí facciamo perliquefare metalli.

Redella.L'esempio non calza. Vi sono leggi applicabili a tutte le cosevisono leggi applicabili agli esseri organicialtre ve ne sono per gliesseri viventi ed infine alcune per gli uomini soltanto. Questa maniadi accomunare le cose non l'ha certamente la scienza. Non divagare!La scienza ti dice: Questa è una legge generale applicabile atutti gli esseri viventi e tuse lo puoiattaccala; ma nonattaccarne una che essa non ha posta; perché essa non asserígiammai che si debba sciogliere il burro a 300 gradi.

Alberto.Era dato a guisa di esempio. Io non aveva altro a dirti all'infuoriche io non credo alle vostre leggialle vostre osservazioniallevostre statistiche. Le leggi le ponete ben grosseimportantie piúdiversificano dal comune modo di pensare piú vi piacciono. Levostre osservazioni le fate attraverso alle lenti dei vostripregiudizi facendo precedere la sintesi all'analisi. Le vostrestatistiche mi fanno ridere.

Redella.E perché signor mio?

Alberto.Perché voi studiate gli atti degli uomini e non gli uomini. Ate sembra la medesima cosa l'atto che commette l'uomo e l'uomostesso?

Redella.Non ho mai detto questo. L'uomo è l'antecedente! Il fatto èla conseguenza del fattore.

Alberto.Sei troppo esplicito carissimo. Non è verol'idea della pallaper te va intimamente congiunta a quella del rotolare?

Redella.Senza dubbio!

Alberto.E quella del corpo a base piana a quella della fissità?

Redella.Senza dubbio!

Alberto.Ebbeneprendi un corpo piano e ponilo su di un'erta tale che perdal'equilibrio e rotolerà. Prendi la pallaponila su un pianoorizzontale e starà ferma. Dunque il fatto casualmente puòessere del tutto diverso da quello che si prevedeva dopo studiate lequalità di un corpo.

Redella.Ciò è molto sottiletanto sottile che credo non basticondurti a conclusioni maggiori.

Alberto.Noperché la conclusione massima è già fatta.Io dico che l'uomo può essere un corpo rotondo ad una basepiana. Tende a rotolarea fare del male supponiamoo tende a starinerte sulla via prescrittagli dalla legge; invecese tende a stareinerte capita in posizione verticale e precipitase tende a rotolareil piano orizzontale glielo impedisce.

Redella.Ah! Ah! quali sciocchezze!

Alberto.Non ridere perché il tuo riso non mi convince. Del resto nonmi convincerebbero nemmeno i tuoi argomenti. È dunque inutileche discutiamo; io mi tengo la mia convinzionetu tienti la tua.

Redella.Ma la tua è una convinzione sciocca; tulasciatelo direseimoralmente decaduto. Che l'amore ti avesse posto in questo stato?

Alberto(con violenza). Che c'entra qui l'amore? Oh! l'amoreall'umanità sí! Dacché mi si aprí lamente a riconoscere la veritàdavvero che mi sento miglioree piú libero.

Redella.Migliore può essere! Hai riacquistato la bontàdell'ignorante! Ti sarà riservato un posto nel regno deicieli. (Poi.) Davvero che provo un reale dolore al vederti inquesto stato. Io ti voglio bene! È impossibile lasciarti neiparadossi in cui ora navighi a gonfie vele.

Alberto.Non curarti di me! Io ora sono felice!

Redella.Ma anche per amore della scienza io non posso lasciar vituperare lastatistica in questo modo.

Alberto.Basta! Basta!

Redella.Mi lascerai finire? Io ho il dovere di parlare. Sappi che lastatistica non viene mica condotta tanto superficialmente quanto tucredi. Se un uomo commette un delittola statistica raccoglie tuttii dati che può ottenere intorno a quest'uomo e distinguel'uomo che ruba il pezzo di pane quando ha fame da colui che lo rubaper rubarlo.

Alberto.Insomma io non vi credo.

Redella.Ma sei impazzito? (Dopo una piccola pausa.) Eppoi anche chiruba per bisogno modifica in tale modo l'organismo che alla secondagenerazione anche non essendovi il bisogno potrà comparire ildelitto. È precisamente il corpo a base piana che rotolando siarrotonda.

Alberto.Sogni sono questi!

Redella(adirato). Carissimo mio capisco che con te è fiatosprecato. Per tuo bene però ti consiglio di studiare ilcarattere dei nonni quando comperi cavalli e pel bene dei tuoifigliuoli dei genitori quando prendi moglie.

Alberto(agitatissimo). Tu mi consigli questo? Bada Redella che ioprincipio a credere che tu voglia offendermi.

Redella.Io offenderti?

Alberto.Certe allusioni non le so sopportare.

Redella.Allusioni? (Dopo un istante di esitazione rimane confuso.)Principio a comprendere. (Pausa.)

Alberto(accorgendosi che Redella ha capito). Hai veduto quale angolofaccialequale occhio dirittoquale voce incorrotta e tono eguale?

Redella.Certamente! Hai ragione! Io sono stato un po' ingiusto! Sai come ènelle discussioni che si vuole mantenere il proprio punto. La teoriadell'eredità ammette ogni dubbio! Altro che ne ammette!

Alberto.Vedi che ti ho convinto?

Redella(un istante ripugnante). Convinto? Eh! certamente! Sonoconvintoconvintoconvinto. Addio Alberto e sii felice!

Alberto.Felice? Lo sarò certamente! Dovrai fra qualche settimanarifare la tua strada per venire ad assistere al mio matrimonio.

Redella.Con tutto il cuore se avrà tempo.

Alberto.Dunque accetti il mio sistema? Rinneghi almeno in gran partel'atavismo?

Redella.Cosa c'entra qui l'atavismo? SentiAlbertouna mia idea. Dallacreazione del mondo in poi vi sono stati tanti malfattori che sarebbeimpossibile trovare per sposa una donna di cui qualche antenato nonlo sia stato.

Alberto.Io non abbisogno di questa osservazione; dopo studiato l'oggettostesso non m'interessa piú la sua derivazione. Questa èla mia teoria.

Redella.Mi comunicherai esattamente il giorno in cui avverrà il tuomatrimonio?

Alberto.Certamente!

Redella.Addio Alberto mio! (Si abbracciano.)

Alberto.Addio! (Redella via.) Anna! Anna!

VieneAnna e rimane esitante sulla soglia.

Alberto(le prende una mano e si inginocchia). Perdonami! perdonami!

Anna.Se ti perdono? Ma sei convintosei sicuro che formi con me la tuafelicità? Hai intera fiducia in me?

Alberto.Oh! intera! intera!

Anna(dubitando). BadaAlbertosiamo ancora in tempo!

Alberto.Per far che? Per far che? Io non ti avrei abbandonata mai piú!nemmeno se avessi ancora continuato ad avere quelle convinzioniesagerate! Guarda! raramente per la mia felicità ho daringraziare qualcuno all'infuori di me stesso! Quando ciò miaccadedal mio cuore esce come un inno di ringraziamento allanatura. Ecco! Deploro che tu non possa udire quell'inno di gioia cheora vi sorte per averti incontrata la prima volta per caso. Tirammenti? Alla stazione.



CALALA TELA