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ItaloSvevo

(EttoreSchmitz)


LAVERITA'


Commediain un atto






PERSONAGGI



SilvioArcetri

Fannysua moglie

AlfonsoBertet

Emiliasua moglie

Luigiservitore



Lascena rappresenti la stanza da lavoro di un ricco signore. Mobiligrevi e solidi. Una porta di fondo ed una a sinistra dellospettatore. Molte sedie disposte disordinatamente. Sul tavolo dellecarte ed un cappello schiacciato.




SCENAPRIMA

SilvioArcetri e Luigi


Silvio(seduto al tavolo pensierosola testa poggiata su una mano).Mi disturbite ne avverto.

Luigi(che si dà da fare nella stanza). Oggi dovreispazzolare bene questi mobili.

Silvio.Lascia stare te ne prego finché sono qui. È statonessuno a domandare di me?

Luigi.Sísignore. Una persona della quale però il signorpadrone m'ha proibito di parlare.

Silvio.La piccola Elena? Nessun altro?

Luigi.Come nessun altro? La piccola Elena!

Silvio.Hai capito sí o no che se mi parli ancora una volta di lei tiscaccio sul momento? Non ti vergogni di aver fatto e di voler fareeternamente quel mestiere?

Luigi(risentito). È stato il signore che me l'ha imposto einsegnato.

Silvio.E adesso ti dico di abbandonarlo. Io non so piú se fosti tu adoffrirti d'ajutarmi o se io te l'imposi… La storia data da tantotempo. Ma ora t'impongo di ritornare con me alla virtú.

Luigi(dopo un breve istante di riflessione). Signore! Mi dispiacema io non posso accompagnarla in questo lungo viaggio alla virtúperché da lungo tempo ho risolto di avviarmi da solo…abbandonando naturalmente questa casa.

Silvio.Oh! Oh! La mia metamorfosi non ti va?

Luigi.Non mi va infatti. Pareva una brutta nube di passaggio e invece orasono convinto che il sole non si vedrà piú. Sono ottogiorni che la signora ha abbandonata questa casa. Nel frattempoavvisate Dio sa da chi della sua assenza si presentarono qui lapiccola Elenala grande Mariala rossa… Come si chiama?

Silvio.Tusnelda.

Luigi.A tutte la porta fu chiusa in faccia e Lei continua a fare questabella vitalà a quel tavolo mentre la signora non si risolvea venire. Del resto ho perduta anche la fiducia nel Suo spirito. Comepuò immaginare che la signora Fanny perdoni dopo tutto quelloche ha visto?

Silvio.Visto? Non ha visto niente.

Luigi.La povera signora lo gridava per la casa di aver visto tutto. Tuttipotevano sentirlo.

Silvio(borbotta). Non basta mica vedere… Del resto non te neincaricare tu.

Luigi.Capirà! Noi poveri non possiamo mica passare con tantadisinvoltura dal vizio alla virtú! Ci si abitua a variecomodità cui è doloroso rinunziare e che non sipotrebbero soddisfare se si fosse obbligati di non far altro chespazzolare dei mobili.

Silvio.Ah! Se si tratta di solo denaro io sono disposto ad aumentare la tuapaga anche di venti franchi mensili.

Luigi(con amarezza). Oh! Signore! Neppure Lei sa quanto mirendevano quei Suoi magnifici slanci giovanili che ora chiama vizio.Ella ormai è veramente virtuoso. Lo vedo anche dalla Suaofferta.

Silvio.Ebbene! Quanto ti rendevano?

Luigi.Su per giú cento franchi al mese e talvolta anche molto dipiú.

Silvio(con ammirazione). Possibile! (Fuori suona un campanello.)Vai a vedere chi è. Se fosse mia moglie fischia peravvisarmene. Eccoti… dieci franchi per dimostrarti che anche lavirtú sa pagare.

Luigi.Grazie! (Borbotta.) Trattandosi della moglie non èpagata male. (Esce e subito si ode un fischio leggero.)




SCENASECONDA

AlfonsoBertet e Silvio


Silvio(all'udire il fischio s'è gettato a sedere in unatteggiamento di tristezza). Mia moglie! Finalmente!

Alfonso(uomo di media etàvestito da persona che poco bada alleforme esterioricappello a cencio che non leva. Si ferma alla portaa contemplare Silvio che non lo guarda). L'uno fischia e l'altropiange. Che ci sia relazione fra le due azioni? (Ad alta voce.)Buon giorno.

Silvio(stupito). Tu? Sei tu? (Riprendendosi.) Finalmenteamico mio! Ti sei deciso di frammetterti per regolare una storia chegetta tale disordine nella nostra famiglia?

Alfonso(molto freddo). Sí! Sono venuto precisamente a questoscopo.

Silvio.Ebbene! Siedi! Che cosa vuole dunque mia moglie da me?

Alfonso.Non lo sai ancora? Essa vuole che tu confessi. Non domanda altro.

Silvio.Si è data mai tortura maggiore della mia? Che cosa vuole essach'io confessi quando sono innocente?

Alfonso(seccato). Uff! (Calmo.) Mia sorella non haquest'opinione. Sai! Noialtri Bertet non siamo letterati come te mauna certa dose di buon senso ce l'abbiamo anche noi.

Silvio.È però la vera pratica della vita ch'io dico vi manchinon il buon senso. Il buon senso! È il senso comuneil sensovolgarestupidobasato sulla conoscenza di certe leggi costanti chepoi non s'avverano che raramente. A voi manca l'immaginazione pervedere e capire come le piú varie circostanze campate in ariaai quattro poli possano riunirsi e cadere in dato luogo e in un datotempo sulla testa di un disgraziato per schiacciarlo.

Alfonso.Di' pure la parola: Un cumulo di circostanze. È parolabellissima e l'hai impiegata varie volte con mia sorella. Ne abbiamoriso abbastanza. Cioè per parlare esattamente sono stato io aridere di quella parola; mia sorella ne piange. Piange non soltantodelle circostanze ma anche del cumulo. Non soltanto mi tradisce -essa dice - ma mi disprezza ritenendomi tanto sciocca da potermi farcredere una cosa simile. Vediamo caro amico! Mia sorella entra in unastanza e ti trova in letto con una donna. Nella stanza una dolcesemioscurità; le finestre ermeticamente chiuse ma la portaaperta. Tu dici che basta il fatto di quella porta aperta a provarela tua innocenza. Noi Bertet crediamo invece che certi uomini incerti momenti dimentichino di chiudere quello che veramente andrebbechiuso. Sta bene! Tu ti sei gettato per casoper una stanchezzafisica e morale che noi Bertet diciamo invece immorale su un lettoove c'era una donna. Come va che questa donna non si sorprese affattodi vederti nel letto ove essa dormiva?

Silvio.Se dormiva non poteva sorprendersi.

Alfonso(accalorandosi). Ma per non destarla tu devi essere entrato inquella stanza sulla punta dei piedidevi aver badato di non farcigolare la porta…

Silvio.Infatti non cigolò! (Sorpreso.) Doveva essere stataunta di fresco.

Alfonso.A mia sorella parve anche di aver visto che la testa della donnapoggiasse su un tuo braccio.

Silvio.È un'invenzione cotesta. Questo poi mi meraviglia di Fanny.

Alfonso.Essa disse: “Mi parve.” È onesta! Se ne fosse certaalloracredonon avrebbe neppure il bisogno di avere la tuaconfessione.

Silvio.Credo io! Come potrei negare allora?

Alfonso.Oh! Tu potresti negare ancora! Che cosa proverebbe quella testa sultuo braccio? Semplicemente che certo fosti tu ad entrare per primo inquella stanza e che fu la donna tanto smemorata da gettarsi su quelletto quando tu c'eri già addormentato. Figurati qualesorpresa al tuo ridestarti di scoprire quella donna che al tuo arrivosicuramente non c'era stata. (Ridono ambedue.)

Silvio.Hai della fantasia tu.

Alfonso.Ho rimorso di aver riso di cosa tanto triste. Ho torto di discuterele tue bugie. Sono tanto piramidali che non si possono discutere.

Silvio.Già! tu sei mio nemico.

Alfonso.Non crederlo. Non siamo amici perché tuil tuo carattere e latua immaginazione mi sono avverse. Però siamo alleatinaturali. Infatti che cosa ne faccio io di mia sorellaio che non hobisogno dei suoi denari? Figurati che l'ho tutto il santo giorno fra'piedi a lagnarsi di te e della sua sventura; è una bellaseccatura ed anche uno scandalo. La sorpresi ieri che non trovandoaltri confidava le sue pene a mia figlia. Dovetti proibirle diconfondere le idee a quella innocente. Fammi il piacere diriprendertela al piú presto.

Silvio.Sei un bel Tizio tu! Io vi sono dispostissimolo sai bene! Oh! se tuvolessi aiutarmi con una sola parola! Sarebbe cosa tanto facile!SentiAlfonso. È evidente che tu non puoi tenere in casa miamoglie. Io la conosco. Quando è gelosa dice… tutto.Poveretta quella tua figliuola; deve sentirne di grosse. Bisognaassolutamente che tu m'aiuti.

Alfonso.Ed io sono pronto di farlo.

Silvio.Io ti domando una cosa semplicissima. A me basta che tu dica a Fannyche sai che da molto tempo io mi trovo in cura per una grave malattianervosa; di tutto il resto m'incarico io.

Alfonso.Io non dico delle bugie.

Silvio.Ed io non voglio delle bugie. Vieni con me dal dottor Cirri ed egliti confermerà che già da tre mesi mi fa delleapplicazioni elettriche.

Alfonso.Quel dottor Cirri col quale tu passi le notti quando Fanny èai bagni?

Silvio.Uff! che uomo! Il dottor Cirri è mio amico ed io ti prego dinon mettere in dubbio la sua onestà.

Alfonso.Sai che tu fai a me l'impressione di un uomo corto di mente? Tiarrovelli a combinare delle bugie che in nessun caso ti potrebberocondurre allo scopo. Perché piuttosto non confessi? Siamogiusti; mia sorella ha ragione. Essa dice: Lo vedessi pentito diquanto ha fattovolesse scusarsi e cercare di meritarsi il mioperdono. Invece mi deride. Se gli perdono - date le premesse -ricomincerà domani se non addirittura oggi. Ebbene! Io le doragione.

Silvio.Eh! già! tu vuoi rovinarmi!

Alfonso.Voglio salvarti invece! Iosaicontadino arricchito non ho che unsolo grande amore a questo mondo: La verità. Essa è lagrande purificatrice e pacificatrice. Io l'amo! Dove essa èpassata là c'è pacedolcezza e virtú ed ognimio sforzo è fatto per farla entrare in casa mia.

Silvio.Ti assicuro che anche io l'amo.

Alfonso.Dàlle albergo in casa tua e in te stesso e vedrai come la tuavita diverrà lieta e semplice. Un altro al mio posto potrebbedomandarti non so che atti di contrizione. Io invece convinceròmia sorella di non domandarti altro che la verità. Quella solasarà l'espressione dei tuo pentimento. E quando la dirai sarainello stesso tempo perdonato e corretto. Confessa! Racconta tutta latua vita passata. Piú misfatti racconterai non costretto comeper quest'ultimo ma di tua libera volontà e maggiore saràla commozione di mia sorella che correrà al perdono. Ne sonocerto! Di' una parola e fra pochi minuti essa sarà qui.

Silvio(guardandolo con ammirazione). Sei un grande poetatu. Quasiquasi…

Alfonso(accorgendosi di aver trionfato). Di' questa parola ed iocorro da mia sorella.

Silvio(risoluto). Ebbene! Dille che venga e saprà il miodelitto il mio nero delitto. A patto che tu poi mi aiuti ad ottenereil suo perdono.

Alfonso.Ma io in questo caso sarò tutto tuo. Fra un quarto d'ora alpiú sono di ritorno con lei. (Via.)




SCENATERZA

Silvioe Luigi


Silvio.Luigi! Luigi!

Luigi.Comanda?

Silvio.T'avevo detto di fischiare soltanto quando viene mia moglie.

Luigi.A me parve piú prudente di fischiare anche quando venne ilfratello suo. O che sono d'accordo forse loro due?

Silvio(guardandolo ammirato). Ha ragione il briccone. Il fischioperò non mi piace. Per mettermi in guardia quando vienequalcuno basterà che tu chiuda con grande forza la porta dicasa.

Luigi.Trovo anch'io che sia meglio. Quando fischiai il signor Bertet miguardò a lungo per capire la melodia che volevo esprimere.

Silvio.Eh! perché sei poco accorto. C’è modo e modo difischiare. (Suono di campanello.) Che mia moglie sia giàqui? Impossibile! La verità non potrebbe poi darle le ali!(Luigi esce e subito dopo si ode un gran fracasso di porta che sichiude.)




SCENAQUARTA

Emiliae Silvio


Emilia(indignata). Che maniera!

Silvio(alza guardingo la testa e resta stupito al vedere Emilia).Tu! Ma è un po' troppo.

Emilia.Che cosa è troppo?

Silvio(un tempo). Non hai incontrato tuo marito?

Emilia.L'ho visto ma era tanto agitato che gesticolava parlando da sécome un pazzo. Non ho creduto di dover fermarlo; forse m'avrebbeimpedito di venire da te. Come hai fatto ad agitarlo tanto?

Silvio.Ho io agitato lui? Credo sia stato piuttosto lui ad agitare me.

Emilia.In qual modo?

Silvio.M'indusse a promettergli di dire tutta la verità a mia moglie…

Emilia(ridendo). Ah! Ah! Ci sei cascato! Finalmente potrairaccontare anche a me come la è andata. Mi piace di sentireanche l'altra campana. Scommetto che tua moglie esagera un pochino letue colpe senza dubbio molto gravi. Dice per esempio che al vederlatu avevi l'aria piuttosto di uomo seccato che addolorato. Quellapovera Fanny! Mi dispiace le sia accaduto un fatto simile ma giacchéfu tale il suo destino m'avrebbe piaciuto di vedere il viso che feceal momento.

Silvio.Bravavolevi esserci anche tu.

Emilia.Ma come hai potuto dimenticare di chiudere quella porta?

Silvio.La chiave non girava ed io non avevo tempo. Eppoi! Noi siamo inquesta città centosettantamila persone circa:centosessantanovemila e novecento e novantanove avrebbero potutoentrare ed io non avrei alzata la testa. Giusto quell'una cuil'ingresso era proibito capita da un miglio di distanzapassadinanzi a migliaia di case ed entra giusto in quella. E in quellacasa ci sono cinque piani e mia moglie s'arresta al primo. E al primopiano ci sono due porte e mia moglie infila giusto quella a sinistra.Non a destra ma a sinistra! Che casi!

Emilia.Io non lo so ma si dice che i casi sieno ridotti ad uno soltanto.Pare che il caso abbia voluto che la donna con la quale ti trovavifosse la sarta di tua moglie. Certo che allora si capirebbe perchétua moglie abbia trascurate tutte quelle case e sia entrata proprioin quella.

Silvio.Giuro che non è vero.

Emilia.E non hai promesso a mio marito di dire la verità?

Silvio.Síanzi! la veritàla pura verità. Visto cheho promesso dovete tutti credermi. Ma credi che io sia uomo capace disedurre la sarta di mia moglie? (Emilia ha un gestoespressivo.) E perché credi ciò?

Emilia.Ne so di peggio sul tuo conto.

Silvio(dopo un istante di riflessione). Ah! Già! Perchéuna volta feci la corte a te che sei mia cognata? Che relazione c'èfra te e una sarta? Anzi come puoi credere che l'uomo che amòte possa abbassarsi fino ad una sarta? Pensi poco altamente di testessa. Mi avvilisci e nel tempo stesso avvilisci anche te stessa. Epoi tu non crederai mica che io abbia voluto tradire quel poveroAlfonso. Ohibò! Io volevo arrivare a un'intima comunione dipensieri con tea un'intesa intellettuale che m'avrebbe portato dinuovo alla poesia.

Emilia.E cominciavi col toccarmi i piedi sotto la tavola.

Silvio.Non ricordo! Non ricordo! Deve essere stato un caso. Non vedi comesono irrequieto coi piediio?

Emilia.E dire che sei in vena di dire la verità!

Silvio.Sempre! Sempre la santa verità: Io offenderti coll'attaccartidai piedi in su? Io che miravo al tuo intelletto? Prendevo la stradapiú lunga in questo modo. E tu naturalmente hai raccontataquesta storia a mia moglie?

Emilia.No! Io non sono affatto obbligata di dire a Fanny una veritàche aumenterebbe la sua disgrazia. Non sono mica sposata con essa.

Silvio.E a tuo marito l'hai raccontata?

Emilia(arrossendo). No! Neppure! Io non avevo nulla darimproverarmi. Era una cosa che riguardava te solo e non volevomettere male fra mio marito e la famiglia di sua sorella.

Silvio(riflessivo). Dunque ci sono delle verità che vannotaciute?

Emilia.Per mesíper mio marito no. A sua giustizia debbo dirtelo:Egli dice sempre tutta la verità. Ne ho le prove.

Silvio.Diancine! Tientelo caro quell'uomo straordinario. E cosí tusai di essere stata tradita?

Emilia(con ira). Come lo sai? Mio marito racconta anche agli altrile sue avventure?

Silvio.Oh! No! Ma se ti dice la verità… in quindici anni dimatrimonio…

Emilia.Capisco! Giudichi da te e da… lui. (Con disprezzo.)

Silvio(guardandola). Povero Alfonso!

Emilia.Non m'ha tradita ma quasi. Se tardavo qualche giorno di ritornare acasa chissà cosa sarebbe avvenuto.

Silvio.E questo "quasi" egli te lo ha raccontato? Dio benigno!Esiste dunque una cosa simile? Ma se io mi fossi dedicato araccontare a mia moglie tutti i "quasi" della mia vita nonci sarebbe stato del tempo per parlare d'altro. Come anche tu lo saiio sono fortissimo nei "quasi".

Emilia(ridepoi). Sono stata mandata qui da tua moglie. Appenapartito Alfonso essa ebbe una nuova idea. Non le basta piú laconfessione ma la vuole in iscritto e firmata. Allora soltantoritornerà a te e promette che non se ne parlerà altro.

Silvio.È pazza! Io scrivere e firmare. È una condizioneavvilente. Che ne dici?

Emilia.A me pare che quando si è peccato bisogni fare la penitenza.

Silvio.E non faccio penitenza io da otto giorni a questa parte? Oh! tu nonpuoi immaginare quello che passo chiuso qui fra queste quattro murain attesa di dire questa verità che ha da liberare tutti. Efaccio una vita esemplare. (Emilia ride di gusto.) Ah! Tu ridibirichina! Se sapessi come penso con rancore a te. Perché setu avessi voluto non sarei capitato in simili frangenti.Probabilmente Fanny sarebbe andata in quella casa mentre io mi sareitrovato in tutt'altra.

Emilia(ridendo). Chissà? Dopo un anno e piú.

Silvio.Oh! Te lo giuro! Tu saresti stata la donna che avrebbe saputoincatenarmi per sempre. Oh! Se tu avessi un po' di cuore! Sevedendomi tanto abbattuto ti venisse il desiderio di risollevare unuomo che pure voglio o non voglio ha qualche valore.

Emilia.Ricominci mi pare.

Silvio.Pensa come sarebbe interessante un legame fra due persone di spiritocome siamo noi due in un ambiente improntato all'amore di veritàdi tuo marito e di mia moglie. E se la nostra relazione cominciassedall'accordarmi un po'…. (Suono di campanello seguito prestodal solito rumore.) un po' di aiuto per imbrogliarequell'energumena di mia moglie… (Si getta disperatamente altavolo e si copre gli occhi col fazzoletto.)




SCENAQUINTA

Alfonsoe detti


Alfonso(guardando dietro di sé). Asinaccio! Quasi mischiacciava il piede nella porta.

Emilia.Anch'io ho osservato che quel tuo cameriere ha un modo di chiudere laporta addirittura pericoloso. Che sia ubbriaco?

Silvio.Certo no! Soffre della follia del dubbio. Crede sempre di non averechiusa la porta e per accertarsene la sbatte a quel modo. Ma nonoccupiamoci d'inezie. Che cosa apporti tu Alfonso?

Alfonso.Lasciami pigliar fiato. (Siedepoi a Emilia.) E tu hairaggiunto il tuo scopo? Hai la confessione scritta?

Emilia.Non volle darmela.

Silvio.Ma Fanny?

Alfonso.Non ha voluto venire. Chi vi capisce voi due? Tu ti sei ostinato pertanto tempo in una bugia stupida e colpevole; leipoial sentire laverità… (Piglia fiato). Vado da lei sicuro delfatto mio e le dico: Adesso puoi andare da tuo marito perchémi ha confessato tutto e non vuole altro che vederti subito perripetere la sua confessione anche a te e ottenere il tuo perdono…Santi del paradiso! Saltò su come una furia e corse in cercadel cappello. Capii che non voleva correre a perdonarti ma bensívenire a cavarti gli occhi. Gridò per ben cinque minuti lecose piú pazze e contraddittorie. Si strappò di testail cappello come se le avesse pesato. Rideva e piangeva. S'arrabbiòperché io non m'ero fermato a ricevere la tua confessioneintera. Parlava il desiderio della verità fin là e locapivo. Ma poi mi saltò al collo piangendo e gridò:Vedi se avevo ragione vedi se avevo capito. Non esitai a dirle chenon ne avevo mai dubitato. Ah! finalmente anche tu mi dai ragione. Lasola che ancora sembri di tenere per quel vile assassino èquell'acqua cheta di tua figlia. Aveva dunque raccontato tutto aquell'innocente. Mi arrabbiai anch'io e la rimproverai acerbamente diesser venuta ad educare a quel modo la mia figliuola. Lagrimesvenimentiurla! Pareva ti avesse sorpreso in quel momento unaseconda volta. Quando finalmente si arrivò a parlare dacristiani io continuai a farle dei rimproveri per avermi indotto avenire qui per strapparti una confessione verso promessa di perdono.Altri pianti: Le doleva ma non era possibile. Aveva creduto di poterperdonare e s'era ingannata. Non ti avrebbe rivisto mai piú.Ci credi tu? Io non lo credo e sono anzi convinto che la cosapotrebbe ben presto comporsi ove tu volessi seguire un mio consiglio.Iose fossi in tecorrerei a casa miami butterei alle ginocchiadi mia sorella e le confesserei tuttotutto. Sai quale pregio manchialla tua confessione? La spontaneità! Confessi una cosa chegià tutti sanno. Per addolcire Fannyper dimostrarle lasincerità del tuo pentimento ci vorrebbe dell'altro. Dovrestiaggiungere alla tua confessione quella di qualche altra tuamarachella come ne devi avere parecchie sulla coscienza. Anzi se tuvolessi seguire il mio consiglio dovresti addirittura confessarletutte per scaricare la tua coscienza del tutto.

Silvio(con ira contenuta). Ma senti! Che cosa ti ho fatto io perchétu abbia a cercare tutti i mezzi per rovinarmi? Comincio a credereche in verità il patrimonio di tua sorella t'interessi piúdi quanto tu voglia lasciar credere. Chi t'ha autorizzato a direch'io abbia confessato tutto? Cosa maiche il diavolo ti portihoconfessato io?

Alfonso(confuso). Non hai confessato? Non hai detto: (pensandointensamente) Dille che venga qui; le dirò tutta laverità?

Silvio(trionfante). Dirò! Ma l'ho detta io questa verità?Non avevi capitoimbecilleche si trattava di un tranello per farlavenir qui e convincerla della mia innocenza?

Alfonso(fuori dei gangheri). Ah! siete matti tutti e due ed io nonvoglio piú aver da fare con voi. (Risoluto si dirigeall’uscita.)

Silvio(trattenendolo a viva forza). Aspetta un momentoaspettasoltanto finché ci siamo intesi. È davvero permesso diassaltare un uomo come hai fatto tuper danneggiarloperammazzarlo? Vieni qua con l'aspetto di un amico ea forza dichiacchieremi strappi di bocca una parola che tu interpretierroneamente e con quella tenti di rovinarmi riportandola proprio achi non doveva udirla in quella forma. È un'azione indelicataanzi addirittura disonesta. (Con enfasi.) Io sono innocente!Se mia moglie fosse venuta qui glielo avrei detto e ripetuto. Ora cheho le prove della mia innocenza… (Alfonso ride.) Capiraiche a me non importa di convincere te e che riserbo le mie prove permia moglie. Da te non domando altro che onestà. Dillo ad altavoce: T'ho io confessato qualche cosa?

Alfonso.No! ma hai detto delle parole ch'equivalevano ad una confessione.

Silvio.Ammetto che per un istante tu abbia potuto considerarle equivalenti.Ma ora che sai la verità ti sembrano ancora tali?

Alfonso(ridendo). La verità!

Silvio.Nota che per il momento io non parlo che di una verità: Che io- sia o non sia vera la colpa che mi si attribuisce - non ho maiconfessato niente.

Alfonso(dopo un istante di riflessione). Infatti! Io ho sbagliato.Però non mi dicesti anche che volevi confessare il tuodelittoil tuo nero delitto? Non equivaleva ciò ad una vera epropria confessione? Che te ne pare Emilia? (Emilia alza le spallenon volendo esprimersi.)

Silvio.Era un'ironia! Come hai fatto per non capirlo? Mi piace di scorgereche riconosci il tuo errore e sono convinto che vorrai ripararlo. Ame basta che tu vada da mia moglie e le racconti ma con tuttaesattezza tutto ciò che s'è detto fra noi due tantoprima che adesso. È il tuo dovere. Le racconterai come hairiconosciuto tu stesso di aver errato e le dirai che io ho asseritodi avere in mano le prove della mia innocenza.

Alfonso.Faccio volentieri come tu desideri… ma non capisco. Come si faad essere tanto ostinati? A che ti servirà questa commedia?

Silvio.Non te ne incaricare! Fa tu il tuo dovere intanto. Pensa che iocomincio a crederti un raggiratore che nel suo interesse metta malefra me e mia moglie. Racconta pure a mia moglie di questo miosospetto.

Alfonso.Mi offendi!

Silvio.Ti assicuro che non so spiegarmi altrimenti il tuo modo di procedere.Forse la colpa - come dici tu - è tutta di mia moglie. T'hareso un bel servizio. È in una luce strana che io ti vedoquando ricordo il tuo protestato amore alla verità. Riservoperò il mio giudizio a quando avrò parlato con Fanny.Cercherò di capire il tuo giuoco. Capisco che tu vuoi fare inmodo ch'io non riveda piú mia moglie…

Alfonso.Io? Io? Ah! Come ho fatto male d'immischiarmi nei fatti vostri. Mista bene. La prova della mia sincerità la avrai subito. Vado acasa e se mia sorella non acconsente di venire subito qui leproibisco di rimettere piú piede in casa mia. Cosísaprai quanto me ne importi del suo patrimonio. (Corre via.)





SCENASESTA

Emiliae Silvio



Emilia(ridendo). Me l'hai conciato per le feste quel mio poveromarito.

Silvio.Ma è evidentemente un uomo di una leggerezza inconcepibile.Andar a dire che io abbia confessato tutto.

Emilia.Sei un furbacchionetu! Solo non capisco dove vuoi arrivare.

Silvio.M'avete seccato con la vostra verità. Hai visto che con tuttaingenuità io l'ho provata e hai visto con quale risultato.Adesso regni assoluta la menzogna.

Emilia.Sono curiosa di vederti all'opera.

Silvio.Oh! Il mio sistema è prontoorganizzato in modo che civorrebbe ben altri che Fanny per difendersene. Buono che nelloslancio di sincerità a cui m'induceste non distrussi glielementi di prova che m'ero procurati con tanta fatica. Eccoli qua!Un cappello schiacciato ed un giornale. Per avere il giornaleconfezionato come vedraidovetti ricorrere ad altissime protezioni.In quanto al cappello non è mica facile schiacciare uncappello con tutte le regole. Qualche imbecille vi si sarebbe sedutosopra. A me invece le cose piacciono esatte. Lo schiacciai con unvero e proprio pugno sulla testa del mio servo. L'operazione mi costòdue franchi ma se mia moglie invocasse l'assistenza di un perito incappelli schiacciati acquisterebbe la certezza che questo cappello èstato schiacciato con un vero pugno sulla testa di un vero uomo…un po' bestia.

Emilia.Mi lascierai assistere all'intervista che avrai con tua moglie?

Silvio(pensieroso). SentiEmiliaio ho anzi bisogno che tu viassista.

Emilia.Perché?

Silvio.Perché ho bisogno del tuo concorso.

Emilia(protestando). Oh! mai!

Silvio.RiflettiEmilia. Devi riconoscere - te l'ho già detto - chesei un poco tu la causa se mi trovo in tali frangenti. Devi aiutarmi.

Emilia(risoluta). Io me ne vado.

Silvio.Te ne pregote ne supplico. Ti prometto che non ti farò direche la verità o quasi ed io dirò tutte le bugie.Vediamo se possiamo intenderci su una cosa sola che mi preme tu abbiaa dichiarare. Ricordi che quando ti facevo la corte ti raccontaich'ero minacciato da una grave malattia che presto m'avrebbe trattoalla tomba?

Emilia.Ma io non te lo credetti e indovinai subito che lo dicevi ad arte perdestare la mia compassione.

Silvio.Ma la verità vera è che io te lo dissi.

Emilia.Sí! Una malattia di cuore.

Silvio.Non di cuore ma di nervi.

Emilia.Di cuorelo ricordo benissimo.

Silvio.Ebbene! Devi dimenticare che ti dissi fosse di cuore e deviconfermare che si trattava di una malattia nervosa.

Emilia(risoluta). No!

Silvio.Non avrai da dire niente. Parlerò sempre io. Farai solo deicenni col capo.

Emilia.Io non voglio mentire neppure a cenni.

Silvio.Curioso che sei d'accordo con tuo marito solo quando si tratta deglialtri e non di te stessa.

Emilia.Non ti capisco.

Silvio.È un fatto che tuo marito non seppe nulla ch'io ti abbia fattala corte. Eppure a me pare che sarebbe stato tuo dovere di dirglielo.

Emilia.E tu vigliaccominacci di andar a dirglielo tu.

Silvio.Mi fai torto. Devi intendere anche tu che in un modo o nell'altrodevo finire col convincere Fanny di ritornare a me. Perciò nonposso seguire che due vie. Negare tutto e potrò farlo se tu mipresterai quel lieve aiuto che ti domando. Se ciò non miriesce dovrò finire col prendere in seria considerazione ilconsiglio di tuo marito. Devo cioè aggiungere alla confessionecompleta di questo mio tradimento che mia moglie conosce troppo benel'esposizione sincera di qualche altra mia marachella. Solo cosíFanny potrà credere alla sincerità del mio pentimento.Ora io debbo essere veritiero. Non posso andar a immaginare deitradimenti che non commisi. Fuori di questo che mi costò tantocaro io non ne ricordo altro che di averti amata… e di amartiancora. (Disgusto di Emilia.) Davvero che non ne ricordoaltro. (Cercando di ricordare.) Non ve n'è altro. Tunon vorrai che facendo una simile confessione io menta ancora. Chegusto ci sarebbe di dire la verità a forza di bugie? A Fannynaturalmente dirò che tu non ne volesti sapere di me ad ontach'io una volta ti proposi di fuggire con me.

Emilia.Ma non ne avevi la vera intenzionecon tutti quei denari che doveviabbandonare.

Silvio.Fanny sarà meravigliata che tu non mi facesti allontanare dacasa tua ma io le spiegherò che tu avevi la certezza di noncorrere alcun pericolo. Stimo io! Avevo tentato di tutto. Terminòche lasciai ogni speranza e che per quanto mi dolesse dovetti fingereindifferenza. Fu allora che cercai compensi. La donna con la qualeFanny mi sorprese ti somigliava perfettamente. Essa forse l'avràosservato. Dovrò ricordarle anche questo e forse ciòsarà considerato come un'attenuante.

Emilia.E la collaborazione che tu mi domandi dovrà limitarsi a fareda statuina chinese e dire sempre di sí?

Silvio.Un lieve lievissimo cenno affermativo del capo ogni qualvolta titirerà in campo. E devi poi promettermi di restare seria.

Emilia.Ho tanta poca voglia di ridere io.

Silvio.Ti potrà venire te lo assicuro. Accetti dunque? (Porgendolela mano che essa esita di prendere.) Devi decidere subito perchéio da bel principio devo farmi trovare pentito e confesso oppureoffeso e negativo. (Suona il campanello e subito si ode ilviolento chiudersi di una porta. Irritato dirigendosi all'uscioSilvio esclama.) Quando la finirà dunque quei Luigi? Fannynon può ancora essere qui.





SCENASETTIMA

Fannye detti



Silvio(stupefatto). Tu?

Fanny.Ebbene? (Sempre sulla soglia.)

Silvio.Sei tu? (Con slancio.) Ah! Sei tu! Sei venuta finalmente! Nonti aspettavo piú. Dopo quanto m'aveva detto Alfonso noncredevo che saresti venuta. Avevo dato ordine a Luigi di fare i mieibagagli. La casa è tua ed è troppo giusto che se uno dinoi due ha da andarsene sia io quello.

Fanny(mitemente). Tu puoi restare qui.

Silvio(vivamente). A che titolo? No! Io me ne vado. Ma hai fattobene di venire. Dividiamoci pure ma dividiamoci da amici. Procuriamoche quest'ultimo nostro colloquio annulli non nelle conseguenze manel ricordo il fattaccio che ci divide e vi rimanga soltanto larimembranza delle oredei giornidegli anni in cui io vissi perrenderti felice. Te ne pregoaccomodati e parliamo. Tu permetti cheEmilia assista al nostro colloquio? Amo di aver presente una personadi senno che possa giudicare fra me e te. Essa stette stupita asentire la storia delle mie disgrazie e mi parve commossa.

Fanny.Alfonso m'ha detto…

Silvio.Parliamo pure ancora per un istante di Alfonso. Capirai chetrattandosi di tuo fratello io non pensai un solo istante - te logiuro - che egli volesse raggirarmi. Ma tuttavia il suo contegno fumolto strano.

Fanny.Oh! Sii sicuro che ad Alfonso può avvenire di sbagliare ma nondi ingannare. È la durezza in persona verso sé stesso everso gli altri.

Silvio.Io non accuso nessuno. Fa parte della mia sventura l'essere tantoinfelice e il non poter trovare uno sfogo qualunque accusando glialtri. Del resto ormai posso tranquillarmi sul conto di Alfonso. Seegli fosse stato disonesto di proposito tu non saresti ora qui.

Fanny.M'ha imposto lui di venire qui ed anzi m'ha proibito di abitare incasa sua.

Silvio.Fra pochi giorni avrai l'uso di tutta questa casa dalla quale avròtolto l'unico impedimento.

Fanny.Ma intanto?

Silvio.Potrai occupare una stanza lontana dalla mia. Io non t'assedieròmica con altre spiegazioni dopo di questa che ho desiderato tanto didarti. Le cose devono camminare fra di noi da loro o devono fermarsi.Non voglio niente per forza. Riavrò mia moglie buonaaffettuosafiduciosa o non la riavrò affatto e ci divideremoda buoni amici. (Le prende una mano che trattiene nelle proprie.)Questa è la mano cosí cara! La mano che amavo tanto!Chi avrebbe potuto prevedere che si sarebbe levata per percuotermi?

Fanny(commossa moltoritira la mano con dolcezza). Devi darne lacolpa a te stesso.

Emilia.Volete che me ne vada?

Fanny(piú dura). Non ve n'è assolutamente bisogno.

Silvio(guarda lungamente in aria di rimprovero e di minaccia Emiliapoia Fanny). Credi sia proprio mia la colpa? Tutti ne sono tantoconvinti che comincio a convincermene anch'io. Ho tentato diconvincere Alfonso della mia innocenza. Non ci fu verso. Èpartito burlandomi. (Tenta di riprenderle la mano.)

Fanny(ritirandola). Te ne prego.

Silvio.Capisco! Vuoi evitare ogni contatto con me (Con affettazione siritira molto lontano.) Parliamo allora. Parliamo calmisereni!Dacché sei partita è la prima volta che riesco adordinare le mie idee in modo da veder sino in fondo agli orribilifatti che mi sono avvenuti. Io ormai capisco tutto. Guardala tuapresenza per quanto passeggera ha già servito a calmarmi. Staora a vedere se riuscirò a comunicare a te la stessa miachiarezza.

Fanny.Io non desidero altro che di crederti. Parla francamente. Dimmitutto. Darei qualche anno della mia vita per poter convincermi. Ma laveritàte ne prego! Quanto finora mi mandasti a dire aveval'aspetto tanto evidente di bugia.

Silvio.So! So! Sei andata anche in collera per una parola: Cumulo dicircostanze! Ma come ho da chiamarlo questo… cumulo? Devi purpermettermi di usare le parole proprie!

Fanny.Provami tu che sono proprie e non andrò piú in collera.

Silvio.Ebbene! Cercherò di provartelo. Procediamo con ordine ma peròper farti entrare meglio nel viluppo degli avvenimenti andiamo aritroso e cominciamo dalla fine. Esaminiamo perciò prima ditutto quello che avvenne a te. Almeno su quanto avvenne a te nonposso mentire. Tu esci di casa. Vai diritta diritta in via Corsi N.41° piano a sinistra a scoprirmi in quello stato che sai. Dimmi!Sei stata tu avvisata che mi avresti trovato in quella stanza?

FannyNo. Ma la cosa è semplice. La mia sarta sta al primo pianostesso. (Piú violenta.) Non sbagliai neppure diquartiere perché tutto il piano appartiene alla mia sarta.Sbagliai soltanto la porta perché quella a sinistra non èdestinata alle clienti. È il quartiere privato della miasarta. Della mia sarta; capisci?

Silvio(avvilito). Allora tu Emilia avevi ragione quando dicesti chequello era il quartiere della sua sarta. Può dire Emilia qualenon fu la mia sorpresa all'apprenderlo. E credevo essa s'ingannasseperché ricordo che la tua sarta abitava in tutt'altra partedella città. Deve essere andata a stare in via Corsi da poco?

Fanny.Era la prima volta ch'io dava una commissione a quella sarta.(Guardandolo indagando in faccia.) Però essa veniva alavorare in casa nostra. Ebbe non so da chi i denari per mettere suun laboratorio ed io fui la sua prima cliente.

Silvio.Puoi dirmi quale aspetto avesse questa tua sarta?

Fanny.Una biondina… magra… alta… elegante…

Silvio(urlando). E tu non hai visto la donna ch'era a me da canto?

Fanny(sdegnosa). No. Era oscuro ed io non mi degnai di esaminareuna simile donna.

Silvio(con rabbia). E cosí sono condannato. Non solo titradisco ma ti tradisco con la tua sarta. Tu non ti degnasti diguardare ma ti degni di condannaredi uccidere. Oh! Avessi tuguardato! Avresti visto che quella donna non era e non poteva esserela tua sarta. Né magrané altané elegante. Unpiccolo elefante. E non bionda…

Fanny.Bionda sí. Un raggio di luce pioveva nell'oscuritàgiusto sui suoi capelli ch'erano biondiproprio biondi.

Silvio.Neppur io la vidi tanto bene. Ma bionda non era. Devi pensareFannyche ogni raggio di luce nell'oscurità è piuttostobiondo che bruno. Ammetto sia stata di un colore indeciso nébiondo né bruno ma una biondauna vera biondano! Cerca diricordareFanny.

Fanny(indecisa). Ammetto che io possa essermi ingannata sul coloredi quei capelli.

Silvio(decisissimo). Dunque è evidente che non si trattavadella tua sarta. E ne puoi avere un'altra prova. Va dalla tua sarta efatti mostrare il suo quartiere. Vedrai ch'esso non ha che uningresso a sinistra e che a destra abita tutt'altra gente.

Fanny.E come va che anche sulla porta a destra c'è il nome dellasarta? Io distrattamente mi lasciai condurre da quel nome e sonoentrata in quella stanza. Tant'è vero che aperta la porta etrovatami nell'oscurità guardai due volte quel nome prima divarcare la soglia.

Silvio(stupefatto). Ma ne sei proprio sicura? Oh! Fanny! Cerca diricordare. Hai tu visto quel nome e per di piú due volte?

Fanny(subito dubbiosa). Ma io credo di sí.

Silvio.E non è possibile che tu abbia letto quel nome a destradue opiú volte e sii entrata tuttavia a sinistra?

Fanny(accasciata). Io credo di no. Sarebbe stato un eccesso didistrazione. Io credo di averlo visto proprio a sinistra.

Silvio.Eccesso di distrazione! Io ammetto qualsiasi eccesso di distrazione.Anche a proposito del posto a cui è situato quel nomel'eccesso di distrazione c'è stato di sicurovale a dire chefosti tu a caderci od io. La tua sicurezza mi rende dubbioso.(Riflettendo.) Vuoi che facciamo quello che in questifrangenti è la cosa piú semplice e piú logica?Andiamo ad accertarcene! Vieni?

Fanny(freddamente). Oh! A quest'ora…

Silvio(avvilito). Già! A quest'ora io mi sarei messod'accordo con la tua sarta per trasportare a sinistra il nome che sitrovava a destra.

Fanny.Non dico questo…

Silvio.E allora perché non vuoi venire ad accertarti di un fatto chesenza la tua diffidenza potrebbe essere verificato con sípiccola fatica? Se tu m'impedisci di provarti i fatti piúevidenti allora è vano ch'io tenti di convincerti della realtàdi un viluppo ch'io stesso che ne sono stato l'eroe e la vittimastento di ammettere.

Fanny(impaziente). Già quel nome non ha tutta l'importanzache tu gli accordi.

Silvio(esitante ricomincia l'esposizione). Ebbene! Dove eravamorimasti? Io ti diceva… (S'arresta.) Non posso! M'èimpossibile! Lasciamo stare. Io non mi difendo piú. Sonocolpevole! Dal momento che ad ogni piè sospinto m'imbattonella tua diffidenzanon posso difendermi. Mi hai condannato ed iomi rassegno. Lo dissi anche ad Emilia: La nostra felicità saràanche maggiore di prima se sarà basata su di una fedeassoluta. Se non altro per riconoscenza per la sua fede io l'adoreròpiú di prima.

Fanny.Ma io ti credo a condizione che tu mi convinca di tutto il resto.

Silvio(con fuoco). RipensaciFanny. Cerca di ricordare ognimovimento che facesti prima di varcare quella soglia. Aiutami almenocercando di ricordare ogni tuo gesto ogni tuo movimento inquell'istante. È certo che mentre afferrasti la manigliaguardasti dietro di te verso la porta di destra. Non è cosíFanny?

Fanny(pensierosa). Devo ammettere che possa essere stato cosí.

Silvio.Ancora dubiti… Ioinvece non ho piú dubbii di sorta.Quel nome non c'è a destra. La tua sarta non ha nulla da farein quella casa ove abitacome sentiraitutt'altra razza di gente.Ma io cominciai a parlarti solo di quanto facesti tu in quellagiornata per dimostrarti che c'era in quel giorno campata in aria unaspecie di congiura contro di me. Ammettiamo pure per un momento cheio sia stato colpevole. Non è un caso atroce che giusto inquel preciso istante tu ti sia pensata di andare dalla tua sarta? Enon è anche piú meraviglioso che tu sii entrata in unquartiere dove la tua sarta non ha nulla a vederci?

Fanny.È infatti un caso…

Silvio(interrompendola). Tanto meraviglioso ch'io i primi giornipensai si sia trattato di un tranello di qualche nemico. Laspiegazione piú semplice sarebbe stata infatti che qualchenemico m'abbia propinato un sonniferomi abbia adagiato in quellabella posizione che sai e sia poi corso a chiamarti. Ma tu miassicuri che sei venuta da te e che nessuno t'ha chiamata…

Fanny.Oh! Certo! Nessuno m'ha chiamata.

Silvio(guardandola). Dici la verità? Posso fidarmi? (Fannyprotesta.) Perché se ci fosse un terzoun nemicotuttosarebbe facilmente spiegato. Ma già… anche cosítutto si spiega e tutto s'è già spiegato… purtroppo! Devi però ammettere che si tratta di un vero e propriocumulo di circostanze. Cumulo di circostanze tanto piúsorprendente quando si pensa che poche ore prima io parlai con Emiliaqui presente raccontandole tutti i miei segreti. Essa subito mi disseche se nella stessa giornata io non t'avessi detto tutto essa sarebbevenuta da te a dirtelo lei perché essa riteneva non si dovessetener celata una cosa simile ad una moglie. Pensa dunque che quellostesso giorno io sarei venuto da te a dirti tutto perché viero obbligato. Pensa! (Con ira.)

Fanny(spaventata). Ma di che cosa si tratta infine?

Silvio.E pensa come le cose avrebbero camminato diversamente se io fossivenuto da te a confidarmi. Tuquel giornonon saresti certo andatadalla tua sarta. Certoadesso è difficile di convincertidella mia innocenza.

Fanny.MaEmiliaparla tu levami di pensiero. È avvenuta qualchesventura che finora mi si celò?

Silvio.Non inquietarti! La sventura tocca a me e non a te. Tu non c'entri!…Se ti fossi soffermata a guardar meglio le cose e le persone sarestiarrivata da te stessa alle giuste conclusioni. Hai visto tanto male eesaminato tutto tanto superficialmente che per amore alla stessaverità dovresti cercare di dimenticare tutto e tuttoapprendere dalla mia bocca. (Dopo una pausa.) Hail'ostinazione impronta in faccia… Ma io debbo parlare…(Dopo un'altra pausa.) Non posso piú avere dei riguardie debbo dirtelo: Iocome mi vedisono un uomo condannato…probabilmente.

Fanny.Non capisco.

Silvio(quasi piangendo). Io sono un ammalatoun povero ammalato eprobabilmente senza rimedio. Finché ho potuto te l'ho nascostoma ora è impossibile.

Fanny.Malato? E me lo dici a questo proposito! Che c'entra?

Silvio.Ti perdono la calma con la quale ricevi questa notizia perchécapisco che non ci credi. Ma almeno di questo posso fornirti leprove. Oggidovendo partirepagai questo conto del dottor Cirri.Centoventotto applicazioni elettriche. Eccolo. (Prende dal tavolouna carta e gliela dà.)

Fanny.Cirri non è quello ch'è stato all'Università conte?

Silvio.No! Suo fratello. E del resto se anche fosse stato lui si sarebbefatto pagare lo stesso! Nell'ultimo tempo avevo abbandonatal'elettricità. Diffidavo del Cirri e volevo avere la parolasicura di uno scienziato. Consultai il dottor Seppiprimarioall'ospitale.

Fanny(spaventata). Ma che malattia hai dunque?

Silvio.Finora nessuno lo sa. Non lo so ionon lo sa il Cirri e non lo sa ildottor Seppi checome saiè ora gravemente malato.Quest'ultimo dubitava si trattasse di una paralisi progressivaincipiente però. Ciò significa che di qui a un mese ocirca si saprà se la malattia farà il suo corso o no.

Fanny.Ed è per curarti della tua malattia ch'eri là in viaCorsi N. 4? Ah! Ah! Ah! Rido per non piangere.

Silvio(violentemente). Ebbene! Dividiamoci pure! Non piúspiegazioni! Dividiamoci! Tu fingi di non credermi perché vuoiarrivare al tuo scopo. Ho piacere di avere tenuta qui Emilia pertestimonia. Essa può oramai giudicare fra di noi. Anche seessa dubitasse della mia innocenza darebbe certo torto a te e non ame. Ha visto un saggio del tuo amore. Apprendi la malattia incurabiledi tuo marito e ti metti a ridere. (Sempre piú veemente.)Oh! Deploro di non averti tradita perché una donna amante comesei tu non merita di meglio. (Gridando.) E quando m'arrovelloper convincertiil mio male si ridesta. Lo sento camminare per tuttoil corpo quasi volesse uscirne e gridare: Síè veroegli è malatosono io la causa di tutto. (Si getta esaustosulla sedia mentre Fanny lo guarda titubante; poi con voce fioca.)Te ne pregoFanny. Lí su quel tavolo c'è una fiala eun bicchierino. Versane dieci goccie in un po' d'acqua. (Fannyeseguisce.) Prestote ne prego. Ho la fronte sudata… sudorifreddi. Presto.

Fanny(con un grido). Dio mio! Credo di aver versate quindici gocciein luogo di dieci.

Silvio.Fa niente! Dammele tuttavia. Ne berrò la metà. (Fannyeseguisce.) Questo mi protegge per qualche ora almeno. Conl'affetto che tu mi dimostri non mi sarebbe mancato altro che dicominciare a farneticare. Avresti certo raccolto le mie paroleleavresti analizzate per farmi un secondo processo. Non possocontinuare queste spiegazioni. Il tuo atteggiamento mi fa troppomale. Sai feriretu. Puoi vantartene.

Fanny(esitante). Io non volevo… Oh! mi dispiace di avertifatto tanto male. (Poi.) E il dottor Seppi ti diede buonesperanze?

Silvio(debole). A me in facciasí. Peccato che sia anche luitanto ammalato. Altrimenti t'avrei pregata di andare da lui e neavresti saputo piú di quanto ne so io. Un mese fa avevoveramente pregata Emilia di andarci lei. Ma essa si schermídicendo che quello era l'ufficio della moglie e non della cognata.

Fanny.E aveva ragione. Ma ebbe torto di non avvisarmi subitosubito. (Conun'occhiata di rimprovero a Emilia che alza le spalle.) Perchénon lo facesti? Vedi quanti dispiaceri mi risultarono dal non aversaputo il vero stato delle cose. (Quasi piangendo.)

Silvio(fioco). Non sgridarlapoverina. Sono stato io adimpedirglielo. Credevo che tu mi amassi e non volevo procurarti unsimile dolore. Speravo di poter dirtelo quando ogni pericolo fossescomparso.

Fanny(sempre piú commossa). Ed io ti amo sí… ma…

Silvio.Capisco. Lo capisco tanto bene che mi vedi qui affranto dallo sforzodi spiegarti tutto. Ma se mi schernisci io perdo la parolail fiato.Non ti domando di credermi. Dispero anzi di farti credere. Io lo so:lo sforzo che faccio è del tutto vano. Avrei soltanto volutoche tu mi stessi ad ascoltare fino in fondo senza rideresenzaderidermi. Ora non credo che potrò piú proseguire.

Fanny(molto commossa). Io ti prometto di starti ad ascoltare. Manon ora. Cerca di riposaredi rimetterti. Io sarò sempre atua disposizione per starti a sentire.

Silvio(calcolapoi). No! Neppur questo non va. È meglio chene usciamo subito. Io non posso sopportare il pensiero di aver adirti una cosa simile. (Si leva e cerca di rinfrancarsi.) Vuoistarmi ad ascoltare? Io ti dico tutto in poche parole. Poi toccheràa te. Allora riposerò e tu deciderai. Potrai indagarerecartiin quella casaparlare con Cirri o con Seppi… pur troppomalato. Poi deciderai ed io non aprirò piú bocca pernon influenzarti. (Lieve pausa per raccogliersi.) Soffersimoltocara Fanny. Non della malattia che si limitava a una debolezzageneralea qualche forte male di capoa una distrazione fatta dilanguore e a qualche rarissimo accessosimile a quello cui pocomancò assistessi tu poco fa. Naturalmente il peggio di tuttoera la preoccupazione. Sai! Si può essere attaccati piúo meno alla vita. Certo non fa piacere di morire. Ed io lo confessovolontieri. Avevo paura di morire. (Si commove.) Circondato datutti gli agi e dal tuo amore non è meraviglia. Avevo anzipaura. Perché non dovrei chiamarla col suo vero nome? Ma nonpotevo supporre che l'insidiosa malattia prima di togliermi la vitam'avrebbe tolto il tuo affetto. Prima di proseguire devo domandartiun particolare che a me importa molto. Cerca di ricordareFanny:Quel giornouscendo di casa ti dissi che dovevo andare in via CorsiN. 34 a prendere un bagno?

Fanny.No! Non ricordo!

Silvio(avvilito). To'! E io che credevo di avertelo detto.

Fanny.Ma non lo dicesti. Ne sono sicura.

Silvio.Ebbene! Ciò non ha importanza. Ma pure è interessanteper spiegare come io abbia potuto finire in quella stanza. Escocredendo di averti detto che ho da andare in via Corsi N. 34 aprendere un bagno. Era una bugia ma innocente ve'perchéinvece io dovevo andare dal dottor Seppi in via del Bosco numeroquattro ciò che naturalmente volevo celarti. Ecco qui ilbiglietto col quale egli accettava di ricevermi per la seconda voltae mi dava l'appuntamento. Eccolo! C’è la data?

Fanny(guardando). No!

Silvio.Scrive "oggi alle quattro pomeridiane" e non mette la data.Curioso! Nella mia povera testa ammalata avevo dunque due ideeconfuse. Dovevo andare in via Corsi N. 34 come avevo detto a te o viadel Bosco N. 4 ove mi attendeva il Seppi. Nota la coincidenza di quelquattro. Io finii dunque e non so davvero in qual modo coll'andare néin via dei Bosco N. 4 né in via Corsi N. 34 ma bensí invia Corsi N.4 (con enfasi) ove nessuno mi attendeva o mivolevalo dicolo ripetolo giuro.

Fanny(spaventata). Te ne pregonon agitarti.

Silvio(sempre piú agitato). E perché mi sono poifermato al primo piano? Cosí volle il mio destino. PensaFannyche Seppi sta al secondo piano mentre lo Stabilimento deiBagni è situato a piano terra. Perché dunque al primopiano?

Fanny.CalmatiSilviocalmati.

Silvio.Ora veramente ho bisogno di calma. La porta del primo piano erasocchiusa. Improvvisamente ero stato colto dal mio male in una formamai prima sperimentata. Non te la descriverò. Ti diròsolo che avevo la coscienza di dover morire subitosubito. Dio mioche miseria. La vita poco prima intensapienas'affievolivaspariva. Approfittai del primo rifugio offertomisi: Quell'usciosocchiuso! Entro e non so se la stanza sia oscura o se io stiaperdendo la vista. Intravvedo una sedia e mi vi accomodo. Sto perperdere i sensi e non ho accanto un amico! Ricordo ancora benissimodi aver intravvisto un letto e di aver avuto il desiderio diarrivarci ma non domandarmi come ci sia arrivato perché non loso.

Fanny.Calmate ne prego. Ti esponi ad una ricaduta. Vuoi altre di quellegoccie?

Silvio.Non interrompermi. Non so neppure quanto tempo io abbia giaciuto inquel letto non mio. Vengo destato da un gridoil tuo. Apro gli occhie ti vedo accennare verso il letto: Con una donnainfame. Se benricordiiopiú che sorpreso di vedere tefui sorpreso divedere un'altra donna dall'altra parte. Udisti il mio grido: Unadonna. Lo udisti?

Fanny.Veramente io non udii nulla ma quando lo dici…

Silvio.Fuggisti infatti come una pazza… Avresti dovuto vedere la donna.Destata dal tuo grido e dal miocorse ad aprire le imposte urlando:Mammamamma! Capitò subito fuori un donnone che mi venneaddosso minacciosodomandandomi spiegazioni e mettendomi i pugnisotto il naso. Io allora capisco tuttotutto. Tante minaccie mistordiscono ma intravvedo in un lampo la mia disperata situazionecausa la mia malattia e causa la tua gelosia che - subito lo previdi- avrebbe di tanto aggravata la mia salute m'avrebbe tolta ognisperanza di salvezza. (Gridando mentre Fanny protesta; poi pigliafiato e rimessosi continua calmo.) Il partito migliore era difuggire. Prendo il cappello e infilo le scale. Le donne mi corronodietro urlando. Per le scale il portinaio mi arresta. Con uno sforzosupremo arrivo a svincolarmi e fuggire ma prima di lasciarmiquell'energumeno mi lascia andare sulla testa un colpo poderoso chemi schiaccia il cappello e quasi mi stordisce. È una verafortuna se arrivai a fuggire perché altrimenti oggi il mionome figurerebbe in questo giornale. (Prende un giornale daltavolo.) Leggi! Qui!

Fanny(legge). Un malandrino sonnolento! Apprendiamo un fattoalquanto strano avvenuto tre giorni or sono in via Corsi. La personache ce lo racconta merita piena fede altrimenti… (Continua dasé.)

Silvio.Tre giorni fa… il giornale è del 12.

Fanny(finisce di leggere a voce alta)… non senza aver ricevutauna benché inadeguata punizione in un pugno poderoso sullatesta.

Silvio.Ecco il cappello. Fu un colpo ti dico.

Fanny.Povero Silvio.

Silvio.Raccontai tutto al Cirri. Puoi interrogarlo. Egli disse che benchétutto ciò non provi un aggravamento del mio male purel'avventura potrebbe essere considerata come un accesso epilettiformecui in avvenire potrei andare esposto. Ma tu mi starai sempre accantonevvero? Non permetterai che durante un accesso simile io resti inmano di estranei esposto a villanie o peggio.

Fanny(con un bacio). Sísempre.

Silvio.Se sapessi come mi sento bene di averti accanto a menon piúminacciosa ma mitebuona carezzevole. Oh! mi sento tanto bene chevoglio subito distruggere quella boccetta delle goccie. Certose tumi resti affezionataio non ne avrò piú bisogno…checché ne dica Cirri.

Fanny.Che cosa dice Cirri?

Silvio.Andrai a parlargli tu. Io credo che a me non dica la verità.Dice che in complesso non ho nullacioè che non c'èpericolo imminente. Ma forse - chi lo sa? - a te diràaltrimenti cioè la verità. Anzi devi promettermi didirmi tutto. Sia magari il peggio ma a me piace di avere intorno a metutto limpidochiarovero.

Fanny.Te lo prometto. (Carezzevole.) Vado a riprendere il mio postoin questa casa. (Guardandosi stupita.) Sono vestita come se mitrovassi qui in visita. Vieni con meEmilia?

Emilia.No! Io devo andarmene subitosubito.

Fanny.Allora arrivederciEmilia. (Abbracciandola.) Sainon t'homai voluto bene come ora. Hai fatto male di non dirmi subito tutto…Ma sei piú che perdonata! Se non ci fosse stata la tuatestimonianza io non avrei potuto credergli. Graziegrazie. (Labacia replicatamente. Poi esce accompagnata da Silvio fino allaporta.)





SCENAOTTAVA

Emiliae Silvio



Emilia(corre per la scena respirando fragorosamente come fosse in cercadi aria). Oh! Oh!

Silvio(prende la boccetta della medicina e ne tracanna tutto ilcontenuto). Di' la verità. Hai mai visto un uomo piúinnocente di me? Come mi sento puro.

Emilia(avviandosi). Tanto sei puro che mi togli il respiro.

Silvio.Oh! tu sei una donna strana! Disprezzi tuo marito perché tidice la verità e me perché non la dico.

Emilia(alza le spalle ed è in procinto di andarsene; poi sitrattiene). Mio marito! Questo debbo dirti! Iooradopo di averveduto te all'operaio lo adoro. Come sono stata ingiusta con lui.Ne ho rimorso.

Silvio.Ed hai ragione. Non ho parole abbastanza per dirti che sei stata conlui ingiusta e cattiva.

Emilia(fuori di sé). In quanto a te non è dettal'ultima parola. Spero bene che prima o dopo Fanny aprirà gliocchi sul tuo conto.

Silvio(ridendo sgangheratamente). Io davvero non lo credo.





CALALA TELA





APPENDICE

Modifichee ripensamenti (titolo modificato)





Laparola

(AttoUnico)



PERSONAGGI



SilvioArcetri

Fannysua moglie

AlfonsoBertet

Emiliasorella di Silvio

Luigicameriere di Silvio



Lascena rappresenta una stanza di lavoro di un ricco signore. Somigliaad una stanza di ricco giovanottoma i mobili ne sono piúgrevi piú sodi.



SCENAPRIMA

Silvioe Luigi

SilvioArcetri è seduto al tavolopensierosola testa poggiata suuna mano.

Ilcameriere Luigi si dà da fare nella stanza.



Luigi.Oggi dovrei spazzolare questi mobili: sono carichi di polvere.

Silvio.Lascia stare finché sono qui. Ho da fare. È statonessuno a domandare di me?

Luigi.Sí signore. Una persona della quale però il signorpadrone mi ha proibito di parlare.

Silvio.La piccola Elena? Nessun altro?

Luigi.Nessun altro. (Dopo una piccola pausa.) La… piccola michiese…

Silvio.Hai capito sí o no che se mi parli ancora una volta di essati scaccio sul momento? Non ti vergogni d'aver fatto e di voler fareeternamente quel mestiere?

Luigi(risentito). Il signore me l'ha imposto e insegnato.

Silvio.E adesso ti dico di abbandonarlo. Io non so piú se tut'offristi di servirmi o se io t'imposi di aiutarmi… La cosadata da tanto tempo! Ma ritorniamo ora insieme alla virtú!

Luigi.Signore! Mi dispiace ma io non posso ritornare insieme alla virtúperché da lungo tempo ho risoluto di abbandonare questa casa.Ero stanco di quel mestiere… come lo chiama Lei… e trovaiun impiego da una vecchia beghina. Sono vecchio abbastanza e debbopensare alla salvezza dell'anima mia. Non potevo sapere che restandoquil'anima avrebbe finito col trovarsi al sicuro come presso lavecchia beghina.

Silvio.Non la darai mica ad intendere a mesai. Tu scappi perché lametamorfosi che mi proposi non ti conviene. Perché fingere?Confessa. Non me ne adirerò mica.

Luigi.Ebbene… giacché lo desidera! Finora io credetti chequesta virtú fosse soltanto una nube di passaggio. Ma oramaidura troppo. Sono otto giorni che la signora ha abbandonata questacasa. Non si sente piú parlare di essa e tuttavia…Capirà! Noi poveri non possiamo mica essere oggi viziosi edomani virtuosi. Ci si abitua a varie comodità cui èdoloroso rinunziare e che non si potrebbero soddisfare se si fosseobbligati di non far altro che spazzolare dei mobili.

Silvio.Ah! se si tratta di solo denaro io sono disposto d'aumentare la tuapaga anche di 20 franchi.

Luigi(con amarezza). Oh! signore! Neppure Lei sa quanto mirendevano quei suoi magnifici slanci giovanili che ora chiama vizio.Ella oramai è veramente virtuoso. Lo vedo anche dalla suaofferta.

Silvio.Ebbene! Quanto ti rendevano?

Luigi.Circa duecento franchi al mese e qualche volta molto di piú.

Silvio(borbotta). Pare impossibile.

(Fuorisuona un campanello.)

Silvio.Vai a vedere chi è. Se fosse mia moglie fischia per avvisarmi.Eccoti… dieci franchi per dimostrarti che anche la virtúpuò rendere.

Luigi.Grazie! (Poi borbotta.) Si tratta però di virtú?(Esce e subito si ode un fischio leggero.)





SCENASECONDA

Silvioe Alfonso Bertet



Silvio(quando ha udito il fischio s'è gettato a sedere). Miamoglie! finalmente!

Alfonso(uomo di media etàvestito da persona che poco bada alleformeun cappello a cencio in testa; si ferma alla porta acontemplare Silvio). L'uno fischia e l'altro piange. Che ci siarelazione fra' due fatti? (Ad alta voce.) Buon giorno.

Silvio(si volge scuotendosi). Tu? Sei tu? (Riprendendosi.)Sei tu? Finalmente! Arriverò a sapere che cosa mia moglievoglia da me?

Alfonso.Non lo sai ancora? Ebbene! Sono venuto qui appositamente per dirtelo!Essa vuole che tu confessi! Altro essa non domanda!

Silvio.Ma in nome di Dio! Che cosa vuole essa ch'io confessi quando sonoinnocente?

Alfonso(ridendo). Mia sorella non ha questa opinione. Sai! NoialtriBertet non siamo letterati come tema una certa dose di buon sensol'abbiamo ereditata anche noi.

Silvio.È però la vera pratica della vita che io dico vimanchinon il buon senso. Il buon senso? È il senso comune ilsenso volgarestupidobasato sulla conoscenza di certe leggicostanti che poi non s'avverano che raramente. A voi manca persinol'immaginazione per comprendere come le piú varie circostanzepossano associarsidi quelle circostanze ch'erano campate in aria ecaddero in un luogo e in un dato tempo insieme per schiacciare undisgraziato.

Alfonso.Di' pure la parola: un cumulo di circostanze. Questa parola èbellissima e l'hai impiegata varie volte con mia sorella. Ne abbiamoriso abbastanza.

Silvio.Perché vi manca la facoltà di comprendere…

Alfonso.Famiglia d'agricoltori fortunaticapisco. Ma debbo rettificare unacosa: Io risi di quella parola; mia sorella ne piange. Piange nonsoltanto delle circostanze ma anche del cumulo. Non soltanto mitradisce - essa dice - ma mi disprezza credendo di poter farmicredere una cosa simile. Vediamocaro amico. Mia sorella entra inuna stanza e ti trova in un letto con una donna. Nella stanza unadolce semioscurità; le finestre ermeticamente chiuseperòla porta aperta. Tu dici che quella porta aperta prova da séla tua innocenza. Noi Bertet crediamo invece che certi uomini incerti momenti dimenticano di chiudere quello che veramente andrebbechiuso. Chiudono cioè le finestre e non la porta. Sta bene! Tuti sei gettato per casoper una stanchezza fisica e morale che noiBertet troviamo invece immorale in un letto ove c'era una donna. Comeva che questa donna non si sorprese affatto di vederti nel letto oveessa dormiva?

Silvio.Se dormiva non poteva sorprendersi.

Alfonso.Ma per non destarla tu devi essere entrato in punta di piedi inquella stanzadevi aver badato di non far cigolare la porta…

Silvio.Non cigolò infatti! Doveva essere stata unta da poco tempo.

Alfonso.E poi appena avevi della bella strada da percorrere per giungere alletto. A mia sorella parve anche di aver visto che la testa delladonna poggiava su un tuo braccio.

Silvio.È un'invenzione! Questo poi mi meraviglia di Anna!

Alfonso.Essa dice “mi parve”. È onesta! Se fosse certaalloracredonon avrebbe neppure il bisogno di avere la tuaconfessione.

Silvio.Stimo io! Come potrei negare allora?

Alfonso.Ed io ti consiglio di non negare neppur cosí.

Silvio.Già! tu sei mio nemico!

Alfonso.Non crederlo. Non siamo amici perché tuil tuo carattere e latua… immaginazione mi sono avversi. Però siamo alleatinaturali. Infatti che cosa ne faccio io di mia sorellaio che non hobisogno dei suoi denari? Figurati che l'ho tutto il giorno per ipiedi a lagnarsi di te e della sua sventura; è una bellaseccatura. La sorpresi ieri che non trovando altri confidava le suepene a mia figlia. Dovetti proibirle di confondere le idee aquell'innocente. Anche il suo denaro m'è d'impiccio. Essa diceche in caso di separazione io dovrei assumere l'amministrazione.

Silvio.Separazione?

Alfonso.Non dubitare che abbiamo elementi sufficienti per ottenerla. Miasorella - come sai - colpita al cuore fuggí e non pensòdi chiamare testimoni ma un testimonio l'abbiamola sua domesticache vide tutto.

Silvio.Tutto?

Alfonso.Non la testa della donna sul tuo braccio. Questo no. Si trova nelmedesimo dubbio di mia sorella. Lo capisci anche tu! Nella stanzaregnava una dolce penombra ed era difficile percepire certiparticolari. La chiusura delle finestre serví pure a qualchecosa.

Silvio.Serví a peggiorare la mia condizione. Perciò nons'avvidero che io mi trovavo bensí in quel lettoma del tuttovestito e persino col cappello in mano.

Alfonso.Di ciò non s'avvidero infatti. Ma non ti avrebbe servito granche. Noi Bertet avremmo pensato chenella foganon avevi ancoratrovato il tempo di deporlo. Ora non è mica un compito faciled'amministrare una simile sostanzaamministraredicononsperperare. Le belle terre che tu volesti vendere (con emozione)non si possono ricomprare. Eppoi il denaro è tutto impiegatoin miniere ed altri valori letterarii di cui io non m'intendo. Pertutte queste ragionifammi il piacereriprenditi tua moglie.

Silvio.Sei un bel tizio tu! Io vi sono dispostissimolo sai bene.

Alfonso.E allora perché non fai quello ch'è necessario perriaverla? Perché non confessi? Siamo giustimia sorella haragione. Essa dice: Lo vedessi pentito di quanto ha fattovolessescusarsiattribuire tutto ad un momentaneo smarrimento di sensi. Mainvece mi deride per sopramercato. Se gli perdono con tali premessericomincerà domani se non addirittura oggi. Non vedi che haragione? Confessadunquee finiamola.

Silvio(dopo un istante d'intensa riflessione). Ebbene! Dille chevenga qui. Le dirò tuttatutta la verità. Dille chevenga e saprà il mio delittoil mio nero delitto. Le diròil mio amore e il mio pentimento e torni la pace in questa casainfelice.

Alfonso.Fra un quarto d'ora al piú sono di ritorno. (Fuori suona uncampanello.)





SCENATERZA

Luigie detti



Luigi(annunzia). La signora Resi.

Silvio.Falla pur entrare. Fammi il piacerese parli con mia sorella nondirle niente del nostro affare. Le donne sono chiacchierine ed iofaccio del mio meglio per evitare uno scandalo.

Alfonso.Sappi comportarti con mia sorella e non ci sarà scandalo.





SCENAQUARTA

EmiliaResi e detti



Emilia(entrando e salutando). Il signor Bertet!

Alfonso.Buon giornosignora. Come sta?

Emilia.Passabilmente! Grazie! E mia cognata? S'è rimessaperfettamente nella vostra magnifica villa?

Alfonso.Rimessa? Oh! sí! quasi del tutto. (Imbarazzato.) Scusisignora! Devo scappare per un affare urgentissimo. (Saluta e via.)

Emilia.Che cosa ha quel buon signore?

Silvio.Non badarci. È gente strana! Agricoltori fortunati! E tu aquest'ora qui? Che cosa t'è avvenuto?

Emilia.Oggi niente ma da lungo tempo ho sul cuore qualche cosa di moltograve che vorrei confidarti. Vorrei un tuo consiglio.

Silvio.Eccomi a tua disposizione. Soltanto bisogna essere brevi perchécol mezzo di Bertet ho mandato a pregare mia moglie di venir qui.Abbiamo da trattare insieme un affare della massima importanzaunaffare finanziario.

Emilia.Quando verranno io me ne andrò. (Commovendosi.) Questamattina mio marito m'ha dichiarato di voler dividersi da me.

Silvio(stupito). Tuo marito? Carlo? Tu scherzi!

Emilia(piangendo). Sí! Dichiarò che con me non potevapiú vivere. Che bisognava dividersi. Vuole ch'io venga a starecon te e mi fa la grande concessione che una volta al giorno mipermetterà di vedere mio figlio.

Silvio(borbotta). Che famiglia disgraziata la nostra! Ma perchétutto ciò? Hai tu commesso qualche cosa che legittimi unsimile suo passo.

Emilia(piangendo e a mezza voce). Sí.

Silvio(stupito). Sí? Tu? Oh! non lo credo! Tu sei statasempre il modello delle mogli.

Emilia(piangendo violentemente). No! io merito quanto mi succede.Egli ha ragione!

Silvio.Se ha ragione allora lascialo fare. Ma come può aver ragione?L'hai tradito forse?

Emilia.Sí.

Silvio.E allora non so cosa consigliarti. L'hai tradito e vuoi consigli dame. Cosa vuoi ch'io ti consigli ora? Se hai da continuare cosío da cessare?

Emilia.Silviote ne prego.

Silvio.Mi meraviglia non t'abbia uccisa. Io al suo posto sarei stato bendifferente di lui.

Emilia(con dignità). Non ho mica tradito nel modo che tusembri di credere. Io non sono mica una donna disonesta.

Silvio(borbotta). Allora non capisco piú. Che si trattasse diun altro cumulo di circostanze in famiglia? Sarebbe ben noioso. SiedilàEmiliae raccontami tutto. Fa presto fin che ne abbiamotempo.

Emilia.È una storia che data da due anni.

Silvio.Due anni! E come capita ora a galla una storia che dovrebbe veramenteessere già caduta in prescrizione?

Emilia.Ti ricordi che due anni or sono è venuto a morire in casanostra un orfano cugino di Carloquel povero Marco Setti? Carloaveva acconsentito di ricettarlo per compassione e per corrisponderea certa promessa che egli aveva fatta a sua zia. Si esitòsolamente perché si dice che il terribile male di cui soffrivail povero Setti fosse contagioso. Il dottore di casa prese delledisposizioni di prudenzascelse la stanza che doveva servired'abitazione all'ammalato e ne regolò la vita in modo attoforse piú a salvaguardare la nostra esistenza che a prolungarela sua. Il giovinetto doveva quando voleva pigliar aria uscire dallacasa per una porta speciale. Non prendeva sempre i pasti con noiperché di spesso era obbligato di restare nella sua stanzamaquando mangiava alla nostra tavola poteva accorgersi che il suobicchiere ed il suo piattotutto quello ch'egli aveva toccato eraevitatotrattato come cose di un appestato. Si trattava peròin fondo di salvaguardare la salute di nostro figlio. Egli non silagnava e per lungo tempo io non mi accorsi del suo avvilimento. Miomaritoun giornoin sua presenzafece una scenaccia al servitoreperché aveva posta la sua forchetta accanto al piatto diPaolino. Fu allora ch'io lessi chiara negli occhi dell'ammalato unaveraprofonda sofferenza. Ne ebbi compassione e fu il primo passo.

Silvio.Caro quel moribondo! Ah! se ne sentono ogni giorno di nuove sul contodi voi donne!

Emilia.Un giornosbadatamentepresi il suo bicchiere e lo portai allelabbra. “Badate!” mi gridò “potresteammalarvi.” “Io non credo alla vostra malattia” dissiserenamente e bevetti. Da allora cominciai ad occuparmi con maggiorcura del povero giovine. Avevamo presa per lui un'infermieraunavecchia donna di animo poco mite ed egli mi rivelò cheprofondamente la odiava perché mancava d'ogni gentilezza. Neprendemmo un'altra giovine e lieta. Dopo pochi giorni m'accorsich'essa divorava gli arrosti che si preparavano per l'ammalato. Inquel turno di tempo mio marito partí per quel suo viaggiod'affari che lo tenne assente per mesi. Io congedai l'infermiera ecol consenso stesso di mio maritopresi il suo posto. Puoiimmaginare che non mi contentai di servirlo ma che dedicai ogni curaper fargli passare meglio le sue lunghissime giornate. Pensavo fosseun'opera pia di cui il Signore m'avrebbe rimunerata in mio figlio. Fuun voto! T'assicuro che fu un voto.

Silvio.Eh! te lo credo! Ma questa specie di voti bisogna farla col consensodel marito. Diamine! È lui che ne perde!

Emilia(ingenuamente). Avevo il suo consenso! Io non so cosa capitòal povero Marco! Un giorno - eravamo poco dopo il tramonto sullaverandadopo una giornata lieta perché s'era sentito bene -mi disse d'amarmi. Aggiunse che a luiun moribondoera permesso didirlo e ch'egli non voleva morire col suo segreto. Io cercai distornare il discorso e finsi di credere si trattasse di un affettofiliale - era di poco piú giovine di me - ma egli s'agitòin modo da spaventarmi. Voleva assolutamente ch'io sapessi ch'egli miamava. Era l'unica azione forte della sua breve gioventú evoleva compierla. Egli mi amava e moriva volentieri perchévivendo gli sarebbe stato proibito di vivere con me. Io m’arrabbiaidissi che con ciò egli m'aveva impedito di continuare acurarlo e me ne andai. Nella notte fui destata da movimenti insolitinella casa. M'alzai e sul corridoio mi trovai di faccia al dottore ilquale era stato chiamato in fretta e furia per Marco il qualesembrava dovesse trapassare da un momento all'altro. Il dottore midisse: Per questa volta l'ha scapolata ma un'altra di queste crisi edubito. Puoi immaginare l'animo mio. Andai subito da lui. Pallidocome un morto ma gli occhi iniettati di sangue mi disse che miringraziava d'aver dimenticato il mio rancore e d'esser venuta ma chegià era inutile perché egli si trovava in stato taleche se avesse potuto mettere il suo pugno nei suoi polmoni perschiacciarli piú prestol'avrebbe fatto. Era evidentementeprossimo a una novella crisialla morte. Io non so quello che avreifatto per risparmiargliela. Egli non domandò che parole. Chelo amavoche non amavo mio marito. Pareva febbricitante e credevasubito a tutte le parole ch'egli non s'accorgeva che m'imponeva. Poivolle un bacio. Il suo fu frenetico il mio dovette parerglialtrettanto perché mi sforzai di vincere il mio disgusto.Credetti d'averlo salvato! Egliesaustosi lasciò ricaderesul guanciale donde s'era sollevato per giungere alla mia bocca.Tenne la mia mano nelle sue esempre con la stessa voce piccola maimperiosa con cui m'aveva indotto a tantom'obbligò di sedereaccanto al suo letto. Il suo respiro era affannoso ma la sua facciasorridente. Stettimo un'ora e piú forse cosí. Fu inquell'ora che io tradii mio marito.

Silvio.Come?

Emilia.Col pensiero! Lo guardavolo guardavoin quella faccia di Cristosofferente e me ne venne un tal doloreuna tale pietà che mitoccò di sforzarmi per non scoppiare in singulti. Eribellandomi alle leggi di Dio pensai: Giacché tu gli desti unsimulacro di vitama tutto il doloreiose mi saràconcessodiminuirò il suo dolore e renderò piúintensa la sua vitadedicandomi a luituttatutta. Non ne ebbi iltempo perché Marco morí la notte stessa. Quandorinvenne mi pregò con gli occhi miti di chinarmi a lui e convoce fioca - già tanto piú fioca di prima - mi disseche il calore dei guanciale gli dava dolori al capo e mi pregòdi porre il mio braccio sotto la testa. Stette cosí perqualche tempo. Poi si lagnò della mia veste rude e mi pregòdi toglierla. Io gli offersi di mettermene una di seta ma egli convoce rocasubito affannosami obbligò di mettergli sotto latesta il braccio nudo. Voltò la bocca sul braccio e si mise abaciarlo con dolcezza. Certamente io non ho potuto indovinare quandoil bacio si sia convertito in rantolo.

Silvio.E chi fu tanto malvagio da raccontare una cosa simile a tuo marito?

Emilia.Io stessa!

Silvio(stupefatto). Tu? Allora la parola malvagio non è piúa posto. La cosa incomincia a interessarmi enormemente. Tu gliraccontasti questo tuo tradimentocome tu lo chiamied egli non tiperdonò? Gli raccontasti tutta questa storiatudi tuainiziativasenza ch'egli domandasse di saperla?

Emilia.Non ne aveva il menomo sospetto.

Silvio.Raccontami tuttote ne pregoogni minimo particolare perchéla cosa incomincia ad essere molto interessante e per di piúistruttiva. (Fuori suona il campanello e subito dopo dà ilsolito fischio.) Te ne prego ritirati nella mia stanza da lettoqui accanto. Attendo una persona con la quale ho da trattare unaffare molto importante. Non vorrei testimoni! Mi prometti di nonascoltare alla porta? Se me lo promettiposso essere sicuro di tevai vai; lascerei anche la porta aperta. O tu saresti capace ditapparti le orecchie per non sentire. (L'accompagna alla porta poisi getta nella poltrona e assume l'aria meditabonda e triste diprima.)





SCENAQUINTA

Alfonsoe Silvio



Alfonso(un po' acceso). Sono qui.

Silvio.Tu? (Stupito.) E Fanny? Non ha voluto venire?

Alfonso(scoraggiato). Non ha voluto venire. Chi le capisce questebenedette donne? Diceva sempre che per tranquillarsi le avrebbebastato di vederti pentito e confesso… Vado da essasicuro delfatto mio e le dicoaprendole la porta: Adesso puoi andare da tuomarito perché mi ha confessato tutto.

Silvio.Confessato tutto?

Alfonso.E non vuole altro che vederti subito per confessare tutto a te infaccia e domandarti perdono… Santi del paradiso! Èsaltata su come una bestia e mise anche il cappello. Evidentementenon voleva correre a perdonare ma voleva venire a cavarti gli occhi.Gridò per 5 minuti le cose piu pazze e contradditorie.Dapprima pareva una gioiama ben selvaggiadiminuita perchénon ho potuto dirle con precisione subito se la testa della donnafosse stata poggiata sul tuo braccio. Poigettandosi fra le miebraccia piangendoesclamò: “Vedi se avevo ragionevedise avevo capito.” Per tranquillarla io le dissi che veramentenon ne avevo mai dubitato. “Ah! finalmente!… anche tu midai ragione. La sola che ancora sembri tenere per quel vigliaccoassassino è quella canaglia di tua figlia.” Inveícontro quell'innocente di mia figlia che cosí seppi era statamessa a giorno di tutto. Allora m'arrabbiai io e le rimproveraiacerbamente di esser venuta a educare a quel bel modo mia figlia.Lagrimesvenimentigrida! Pareva ti avesse sorpreso in quel momentouna seconda volta con un'altra donna. Quando finalmente si arrivòa parlare da cristianiio la rimproverai di avermi accalappiato conle sue promesse a venir qui e sedurti con la garanzia di un perdono aconfessare tutto. Altri pianti: Non poteva! Le dispiaceva! Ma nonaveva la forza di rivederti. Non ti avrebbe rivisto mai piú!Io non lo credo e anzi credo che la cosa potrebbe ben presto comporsise tu volessi seguire il mio consiglio. Iose fossi in tecorrereia casa miami butterei alle ginocchia di mia sorella e leconfesserei tuttotuttoanche quella storia della testa della donnache infine non puoi negare. Potresti anche dire qualche bugia: Direper esempioche sei stato tu il sedotto.

Silvio.Ma senti! Che cosa ti ho fatto io perché tu abbia a fare ditutto per rovinarmi? Comincio a credere che in verità ilpatrimonio di tua sorella t'interessi piú di quanto tu voglialasciar credere. Chi t'ha autorizzato a dire ch'io abbia confessatotutto? Che cosache il diavolo ti portiho confessato io?

Alfonso(confuso). Non hai confessato? Non hai detto: (pensandointensamente) Dille che venga qui; le dirò tutta laverità.

Silvio(trionfante). Dirò! Ma l'ho detta io questa…verità? Non avevi capitoimbecilleche si trattava di untranello per farla venir qui e convincerla della mia innocenza?

Alfonso(ristucco). Ah! siete pazzi ambedue ed io non voglio piúaver da fare con voi. (Risoluto si dirige all'uscita.)

Silvio(trattenendolo a viva forza). Aspetta un momentoaspettasoltanto finché ci saremo intesi. Dopo potrai andartene dovevorrai. È permesso davvero di assaltare un uomocome haifatto tuper danneggiarloper ucciderlo? Vieni qua con l'aspetto diun amico e a forza di chiacchiere mi strappi di bocca una parola chetu interpreti erroneamente e commetti un'azioneindelicatasíanzi disonesta. Io sono innocente! Se mia moglie fosse venuta quiglielo avrei detto e ripetuto! Oramai anzi ho le prove della miainnocenza e posso fornirle (Alfonso ride.) Capirai che a menon importa di convincere te e che io conservo le prove per miamoglie! Da te non domando che onestà! Dillo ad alta voce: T'hoio confessato qualche cosa? Dillo!

Alfonso.No! ma hai detto delle parole che equivalevano.

Silvio.Ammetto che per un istante tu abbia potuto considerarle comeequivalenti. Ma ora che sai la verità ti sembrano anche oraequivalenti?

Alfonso.La verità! (Ridendo.)

Silvio.Io non parlo che di una verità: Che io - sia o non sia vera lacolpa che mi si attribuisce verso mia moglie - non ho mai confessatoniente.

Alfonso(dopo un istante di riflessione). Infatti io ho sbagliato! Infondo tu mi avevi detto di voler avere qui tua moglie per dirletutto. Hai però detto che volevi confessare il tuo nerodelitto. Non equivale ciò ad una confessione?

Silvio.Era ironia! Come hai fatto a non capirlo? Ammettendo sia stato undelittonero di certo non era. Mi piace di vedere che riconosci iltuo errore e sono convinto che vorrai ripararlo. A me basta che tuvada da mia moglie e le racconti ma con tutta esattezza tutto quelloche abbiamo parlato insieme. Non ti domando altro! In fondoètuo dovere. Le racconterai come hai riconosciuto tu stesso di avererrato e le racconterai anche che io abbia asserito di avere in manole prove della mia innocenza.

Alfonso.Io faccio volentieri come tu desideri ma non capisco. Come si faessere tanto ostinati? In quale modo vorrai provare tale tuainnocenza?

Silvio.Lasciane il pensiero a me e tu non pensare che al tuo compito. Anziaggiungi che io comincio a credere - tanto m'è difficile dispiegarmelo altrimenti - che tu abbia errato a bella posta.

Alfonso.Ah! questo poi no!

Silvio.Devi dire la verità insomma. Io non voglio altro che laverità. Parola d'onore che finché tu non mi fornisci laprova in contrarioio resterò convinto che tu hai errato abella posta. Devi dirlo! Devi anzi soggiungere che a te dispiace diessere preso per un raggiratore. Non ti dispiace forse? In pienaconformità dei fattidevi provarle nel modo piúpalmare che tu hai errato e che io non ho confessato nulla. Capisci?

Alfonso.Giacché ho sbagliatosta beneconfesserò il mioerrore. È troppo giusto. Lo confesserò in modo che nonse ne possa dubitare ma però né a me né a miasorella non la darai ad intenderecaro amico. Sono curioso di vederele tue prove.

Silvio.A te le fornirò piú tardi. Prima a mia moglie. Siiintanto tu onesto. Dimostrami che tu ci tieni alla verità enon mancherò di provarti che ci tengo anch'io.

Alfonso.Tale prova ti sarà fornita. Io tengo sempre le mie promesse.Ma non credere sai di truffare mia sorella. Io lo desiderereisinceramente lo desiderereima non è possibile. (Via.)

Silvio(lo segue fino alla portagli guarda dietro e poi parla inanticamera). Imbecille! T'ho detto di fischiare soltanto quandoviene mia moglie. Hai capito? (Ritornando in scena borbotta.)Altrimenti mi toccherebbe tenermi la pezzuola agli occhi il giornointero.





SCENASESTA

Silvioed Emilia



Silvio(va ad aprire la porta a destra e chiama). Emilia!

Emilia.Eccomi!

Silvio.Se sapessi come la tua storia m'interessa. Continuate ne prego!Come è avvenuto che ti sei risolta di raccontare un fattosimile a tuo marito?

Emilia.È stato il rimorso. Lo sentii non appena morto il poveroMarco. Sentii il delitto enorme che avevo commesso verso mio maritoin quelle ore in cui avevo rivolto tutta la mia tenerezza ad unaltro. Fu peggio quando ritornò mio maritofidente e amorosocome sempre. Ogni sua carezza mi faceva fremere. E il peggio era chel'altro ch'era morto baciandomi e benedicendomi lo vedevo lo sentivonei miei incubiminaccioso. Mi pareva che per staccarmi da miomarito sarebbe stato capace di alzarsi dalla tomba e raccontare tuttoa mio marito. Ben presto non ne potei piú. In fondo era taleuna cosa che ancora si poteva confessare. Ci pensai lungamente! Miomarito certamente sarebbe stato commosso della mia sincerità emi avrebbe perdonato. Un giorno mi gettai ai piedi di mio marito egli raccontai tutto. Dapprima fu molto gentile. Mi ringraziòdella fiducia che avevo riposto in lui. Mi fece qualche miterimprovero. Mi rialzòmi baciòmi guardòlungamente negli occhi e soggiunse: A patto che tu abbia confessatatutta la verità sei perdonata. Perdonata! Da quel giorno nonebbi piú pace. Egli s'agitava sempre piú. Voleva quasiogni giorno gli ripetessi quella orribile storia. Analizzavaconfrontava il racconto di un giorno con quello dell'altro e se c'erauna sola parola di differenza m'ingiuriavami provava che avevomentito e che potevo aver detto anche ben altre menzogne. Insomma lasua fiducia se n'era andata. Adessoche quasi mi scacciòfuori di casami disse con forzata serenità: Io so che forsetu sei migliore di quanto io ti ritengo ma non è possibile cheviviamo piú insieme. Vedi che sono ammalato! Infatti ilpoveretto ne è veramente ammalato. Dovresti vedere in qualestato si trovi. (Piangendo.) Ah! quel Marco cui noi nonabbiamo fatto che del bene ci ha fatto molto del male!

Silvio.Eh! cara amica! non è stato mica lui. Senti! Vuoi un mioconsiglio? In tutto il fatto tuo a mio parere non ci sono che delleparole! Brutte parolene convengoma sole parole! Magari altri casiche conosco io somigliassero a questo! Guarda per nascondere un fattoche cosa ci vuole! (Prende dal tavolo un pezzo di carta.)Documenti! Documenti firmati! Ma per fare che una parola detta nonsia detta? Altre parole! Ammettiamo molte! Ma parole!

Emilia.Non capisco!

Silvio.Scusa! Tu hai detto a tuo marito che hai fatto questo e questo conMarco! Ora devi dire che quello che hai detto era una finzioneerauna commedia. Volevi semplicemente provare che muso ci avrebbe fattotuo marito.

Emilia.Io dovrei cominciare col revocare la mia confessione? Mai! Male stoora ma stavo peggio prima.

Silvio(subito spazientito). Ma anima cara! La tua confessione l'haifatta! Non l'hanno voluta! E tu ritirala!

Emilia(risoluta). No! questo no! Dacché ho parlato mi sentosollevata! Mio marito forse finirà col perdonarmi e sesoffrirò ancora l'avrò meritato! È troppo giustoch'io soffra dacché ho errato.

Silvio.Il caso tuo è assai disperatoallora. Non lo vedevo cosíio prima. Tucertonon v'è a dubitarnefinirai in paradiso;ma chissà per quali fasi dovrai passare prima.

Emilia(singhiozzando). Oh! non deridermi. (Fuori suono dicampanello e fischio prolungato.)

Silvio.Te ne pregoritorna nella mia stanza. Non ascoltareveh! Trattasi…Anzi no! Resta qui all'uscio e ascolta. Ti do una lezione che tipotrà servire. Te ne pregoascolta.





SCENASETTIMA

Fannye Silvio



Silvios'è gettato sul divanoFanny entra ancora esitante.



Fanny.Ebbene? (Ancora sulla soglia.)

Silvio.Sei tu? (Con slancio.) Ah! sei tu! Sei venuta finalmente! Nonti aspettavo piú! Pochi istanti or sono avevo dato ordine aLuigi di fare i miei bagagli. La casa è tua ed è troppogiusto che se uno di noi due ha da andarsenedevo essere io quello!Ma hai fatto bene di venire. Dividiamoci pure ma dividiamoci daamici. Perché separarsi in collera! Anzi ti prego diconsiderare tutte le spiegazioni ch'io ti darò come date adun'amicaad una sorella. Non si tratta piú di costringerti distare insieme con me. Io mi sono rassegnato. Ho dovuto rassegnarmi. Eadessote ne pregoaccomodati e parliamo da buoni amici. (Leoffre da sedere.)

Fanny(sedendo). Alfonso m'ha detto… (Molto commossa.)

Silvio.T'ha detto che ho confessato e t'ha detto circa la verità. Hadetto un po' troppo perché veramente io non avevo confessatoma avevo detto di voler confessare a te. Egli ha sbagliato e basti!Io non posso attribuire delle cattive intenzioni a tuo fratello. Gliho detto di voler confessarti tutto e l'ho detto perché eglim'aveva dichiarato che se non promettevo di confessare non ti avreirivista mai piú. Ora a me premeva di rivederti anche una voltaprima di dividerci. (Con un sorriso amaro.) Chi mi avrebbedetto che questa sarebbe stata la mia fine?

Fanny.Tu stesso avresti potuto prevederlo.

Silvio.Io? Iono! E sentirai perché. Ho avuto torto di celartelo maio da lungo tempo so che probabilmente io sono un uomo condannato.Riconosco di aver avuto torto ora che vedo come è andata afinire. Ma non era forse mio dovere di risparmiarti un simile dolorecome sarebbe stato per te… in allora?

Fanny.Nuove bugie! sempre bugie! (Piangendo.)

Silvio(calmo). Saranno bugie! Oggi dovendo partire pagai questoconto del dottor Cirri. Centoventotto applicazioni elettriche.

Fanny.Cirri non è quello ch'è stato all'università conte?

Silvio.No! Suo fratello! E del resto se anche fosse stato lui si sarebbefatto pagare istesso. Nell'ultimo tempo avevo cessato le applicazionielettriche. Diffidavo di Cirri e volevo avere la parola sicura di unoscienziato. Consultai il dottor Seppi primario all'ospitale…

Fanny.Ma da che malattia sei dunque colto?

Silvio.Finora nessuno lo sa. Non lo so ionon lo sa il Cirri e non lo sa ildottor Seppi. Quest'ultimo dubita si tratti di una paralisiprogressivaincipiente però. Questo significa che di qui adun mese o circa si saprà se la malattia farà il suocorso o meno.

Fanny.Ed è per curarti della tua malattia ch'eri là in viaCorsi N. 4? Ah! Ah! Ah! Rido perché non posso piangere.

Silvio.Aspetta! Te ne pregonon si tratta di riunircite lo ripeto. Iovoglio convincerti ad uno scopo solo: Voglio che ci dividiamo inbuona pace. Dunque stammi a sentire. Io capisco che tutto quello cheti dico ti sembra inverosimile. Ti dico anzi di piú: Se a tefosse accaduto quello ch'è accaduto a me e tu volessiconvincermiti riderei semplicemente in faccia. Non avrei avuto iltempo di ridere perché ti avrei uccisa. Invece tocca apparirecolpevole a me! Io sono sicuro della mia innocenza e per proclamarlami tocca incorrere addirittura nel ridicolo. Un cumulo dicircostanze… (Fanny protesta.) Insomma è o non èun cumulo di circostanze? Come ho da chiamarlo? Dapprima sono malatoe te lo celo. Ho soffertosaisofferto… diabolicamente. Nondella malattia che in fondo si concreta in una morbidezza alle gambequasi scomparsa a forza di bagni freddi e caldi che mi fa fare ildottor Seppiin una distrazione fenomenale che fa sí chetalvolta dimentico il mio proprio nome e infine in certi accessi distanchezza nei quali mi sento mancare le gambele bracciala testa.Adesso vorrei sapere una cosa! Quel giorno ti dissi sí o noch'io dovevo andare in via Corsi N. 4 a prendere un bagno?

Fanny.No!

Silvio(avvilito). Toh! E io che credevo di avertelo detto!

Fanny(forte). No! Non me l'hai detto!

Silvio.Ecco! Di nuovo! Tutto congiura contro di me. Se te lo avessi dettosarebbe stata una bugia perché invece io allora avevol'intenzione di andare in via del Bosco N. 10 II p. dal dottor Seppivisita che naturalmente volevo celarti. Ecco qui il biglietto colquale il dottor Seppi accettava di ricevermi per la seconda e mi daval'appuntamento. Eccolo! C’è la data?

Fanny(guardando). No!

Silvio.Scrive "oggi" alle 4 pom. e non mette la data. Giàquella non proverebbe niente. Io esco di casa con l'intenzione diandare dal dottor Seppi e invece - credendo di aver detto a te chevolevo andare al bagno in via Corsi N. 4 - mi restaevidentementenell'orecchio questo indirizzo e m'avvio incosciente. Poi - quando cisono - ricordando che il dottor Seppi sta al secondo pianonella suacasa peròsalgo al secondo piano. Entro e mi trovo subito inuna stanza oscura. E il male mi coglie! Una stanchezzaun brivido…brrr… Vedo una sedia e siedo. Sto peggio. Vedo un'ottomana; mivi sdraio. Non sto meglio. Vedo un letto; mi vi getto e mi viassopisco quasi subito. Vengo destato da un grido; il tuo. Apro gliocchi e ti vedo segnare verso il letto: Con una donnainfame! Se benricordi io piú sorpreso di vedere tefui sorpreso di vedereun'altra donna dall'altra parte. Udisti il mio grido: Una donna!

Fanny.No! Io non udii nulla!

Silvio.Perché fuggisti come pazza. Io non te ne faccio un rimproveromia caraperché capisco benissimo come in certi istanti sipossa perdere la testa ma se invece di fuggire saresti rimasta lía vedere ancoraoggi noi due non saremmo a questi passi. Avrestiveduto me dapprima stupito volgermi a guardare se quella veramentefosse una donna. Poi avresti dovuto vedere la donna: Svegliata daltuo grido balzò dal letto corse a spalancare le imposte.Stupefatta di vedermi nel suo letto si mise a chiamare: Mammamamma!Capitò fuori un donnone che mi venne addosso minacciosodomandandomi spiegazioni e mettendomi i pugni sotto il naso. La miasituazione non era delle piú gradevoli perché nonpotevo mica dire loro nella fretta tutto quello che racconto ora a tecon calma. Il miglior partito era di fuggire. Prendo il cappello einfilo le scale. Le donne mi corrono dietro urlando. Per le scale ilportinaio mi arresta. Arrivo a svincolarmi e fuggire ma prima dilasciarmi l'energumeno mi lascia andare un colpo poderoso sulla testail quale mi fracassa il cappello e a mezzo mi stordisce. Per fortunaarrivo a fuggire. Altrimenti il mio nome sarebbe oggi in questogiornale. Leggi! Qui! Qui!

Fanny.Oh! fosse vero! (Legge.) Apprendiamo un fatto alquanto stranoavvenuto 3 giorni or sono in via Corsi. La persona che ce lo raccontamerita piena fede altrimenti…

Silvio.Tre giorni fa… il giornale è del 17.

Fanny(legge a bassa voce) … non senza aver ricevuto una benchéinadeguata punizione in un poderoso pugno alla testa.

Silvio.Ecco il cappello. Fu un colpoti dico!

Fanny.Oh! fosse vero!

Silvio.Dal tuo affetto aspettavo tutt'altro. Avrei aspettato che invece digioire della mia fedeltà ti saresti spaventata del male che micolse. Raccontai il tutto a Cirri. Egli disse - e puoi interrogarlo -che benché tutto ciò non provi un aggravamento del miomale pure tutta l'avventura potrebbe essere considerata come unaccesso epilettiforme cui in avvenire potrei andare esposto. Cerca dicalmarmi lui! Anzi se tu non avessi deciso di abbandonarmi ti avreipregata di andare tu stessa da lui. A me già non dice laverità. A me dice che con la quietela calma della vitaconiugaletutti questi sintomi potrebbero non avere importanza.Calma della vita coniugale!!

Fanny.Io andrò da lui! (Risoluta.)

Silvio.Te ne ringrazio. Promettimi però che mi dirai tutto - anzi chemi scriverai se non vorrai piú vedermi! Io sono giàpronto a udire il peggio. Non mi spaventerò sai! Già infondo la vera nostra riconciliazione sarà la morte! Allora tucomprenderai delle cose che finora non puoi capire! Io non pensavomai che la stessa malattia che mi colse in tale modo m'avrebbe ancherubata l'infermiera di cui avrò tantotanto bisogno. Al casoso però che mia sorellaquell'angelo di bontàvorràprendere il tuo posto.

Fanny(ancora dubbiosa). No! Se la cosa si comporta come diciilmio posto lo conserverò io. Ma chi mi dice che tutto questonon sia un ammasso di bugie? Sta bene! C'è il giornale! (Lorilegge mentre Silvio parla.)

Silvio.Certo! Te lo ripeto! È tale un cumulo di circostanze che miopprime che se io fossi nel caso tuo non potrei credere. Ci vuole lafede e indagare! Va da Cirrivamagarialla redazione delgiornale. Io ti permetto qualunque indagine! Giàda Cirridevi andareme l'hai promessoeandandocipotrai fare una stradae due servizi. Io - in tutti i casi già sono disgraziato. Lamalattia e questa storia che m'ha affranto. Moriresta benemamorire colpito due volte dalla stessa malattia: una volta nel tuoamore e una volta nella mia vitaè dura. E a me sembra oramaid'essere un individuo che viene battuto da tuttianche dalle cosedalle stupide cose. Lo so: Tu ti lagnasti che io abbia parlato dicumulo di circostanzema come non farlo quando vedo ogni oggetto inatteggiamento ostile? Non solo mi avviene quello che t'ho dettomatuper un casoper un mero casonon per avermi spionatopassi perla viasbagli una porta e capiti proprio accanto a quel letto ove ilcaso aveva gettato me stesso! Ma non devo qui parlare di cumulo dicircostanze? Non vedi in quello che avviene a te la piúevidente rappresentazione di quello che avviene a me?

Fanny(pensierosa). È vero!

Silvio.Ho finito coll'aver tale paura di quanto mi può avvenire chenon esco piú di casa. Pensa: Essere perseguitato in tale modoe sentirsi ammalatoaver motivo di dubitare della propria ragione!(Singhiozza.) La morte non mi spaventa! Ma i mesi di letto chedevono precederla! (Piange; nella stanza vicina si ode unsinghiozzo represso.)

Fanny.Chi è là? (corre alla portala spalancacongrido.) Una donna!





SCENAOTTAVA

Emiliae detti



Emilia(esce dalla stanza piangendo). Sono iocara cognatasono io.Per lasciarvi soli mi celai in quella stanza! Poi non seppi resisterealla curiosità ed ascoltai. E tu non gli credi? (Poi conslancio.) Tanto ammalato sei? Oh! hai fatto bene di far calcolosu di me. Io ti assisterò con tutta devozionecon tuttoamore.

Fanny.Piano Emilia! È il mio posto quello. (Ancora riflette; poisi risolve.) È evidente che tu m'hai detto la verità.Non posso dubitarne! Vorrai perdonarmi ora? Io ti cureròioti salveròvedrai.

Silvio.Perdonarti? (Abbracciandola.) Se ti dico che l'unica miasperanza di salvezza era il saperti donna onesta e fiduciosanell'onesto tuo marito. Vuoi il mio perdono assoluto? Aiutami aconvincere costei di riparare ad un errore che commise con suomarito.

Fanny(a Emilia). Anche voi avete delle storie?

Silvio.Altro che storie. Figurati che invece che andare in chiesaandòa confessarsi dal marito.



FINE