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Francescodi Villabianca



AUTOAPOLOGIA

(LAMIA VITALE MIE VIRTÙLE MIE OPERE)





MEMORIE NOBILI DELLAVITA

DEL FU CONTE FRANCESCOMARIA EMANUELE

E GAETANIMARCHESE DIVILLABIANCA

SIGNORE DEL CASTELLODI MAZZARA

E DELLA BARONIA DELLAMERCA

PADRONE DELLA RAMOTTAE DE' FONDI

DELL'ALBACIARACUTO'GAROFALOMAGNA

PATRIZIO PALERMITANO ESENATORE



Francesco Emanueleterzo di questo nomemarchese di Villabianca.

Egli è il marchese di Villabiancaoggi per divinamunificenza viventenato in Palermosua patriafiglio del marcheseD. Benedettosecondo di questo nomee di Cassandra Gaetani edAlliatasua genitrice. Uscì al giorno nel lunedì 12 dimarzo 1720rigenerato colle sagre acque lustrali nella parrocchialechiesa di S. Giacomo la marinatenuto in essa da FrancescoNotarbartolo e da D. Angela Zatiiugalibarone e baronessa di S.Annacome per fede battesimale registrata nel vol. 2° NobiltàEmanuelefogli 211 e 376.

Notisi che detto marchese Francesco Emanuele e Gaetani ebbeconcessa da monsignore arcivescovo di Palermofra' Matteo Basilel'ordinazione della prima clericale tonsura e delli due primi ordiniminoriostiarato e lettoratosotto li 6 marzo 13a Ind.1735come per fede di D. Modesto Rossomaestro notarodell'Arcivescovadosotto li 3 agosto 1759. Gli fu collato il santocresima da Epifanio Di Napolivescovo di Listriaa 15 marzo 1733 aPalermo.

Divenne questi reggitore di sua famiglia nell'anno 1739dappoichèavea di già compita la nobil carriera delli studij nel realimperial convitto del fu Collegio Borbonico de' RR. PP. Teatini diquesta capitalee prese sua investitura del titolo e baronia diVillabianca nel dì 5 ottobre dell'anno seguente 1740.

Notisi che detto marchese Francesco quarto insignissi dell'ordinedi cavaliere del Santo Sepolcro per concessione del rev.mo padre fra'Angelico di Gazologuardiano del Monte Sion e custode di Terrasantacome vicario del papagran maestro di detto ordinedata inGerusalemme sotto li 15 luglio 1737.

Quinditrovandosi nell'età d'anni 23conchiuse il suomaritaggio con Zenobia di Vanni e Zappino Sitajolo e Terminefigliadi Placido di Vanni de' marchesi di Roccabianca e di Rosalia Zappinoe Terminecelebrando il contratto di dote negli atti di not.Antonino Giuseppe Bruno di Palermo a dì 31 ottobre 7aInd. 1743transuntato per l'atti di not. Giuseppe D'Angelo diPalermo a 20 settembre 3a Ind. 1754.

Ondeper un tal matrimonioraddoppiato avendo la consanguinitàdi sua famiglia colla Casa Vanniha ricevuto dalla riferita marchesaD. Zenobiasua consortenuova azione di conseguire per i suoiposteri i legati di Saladino e di Parisiil primo de' quali fulasciato da Ludovico Saladinobarone di Valguarneraautore de'principi di Campofioritonel suo testamento celebrato in Palermo perl'atti di not. Antonino Corona a dì 3 luglio 2aInd. 1619e per cui si ha la facoltà di potere educarsi nelmonastero di Saladino della città di Palermo a spesedell'eredità del summentovato testatore di Saladino duodecinobili donzelle di lui consanguinee e con dovere queste posciaottenere onze 200 per dote di loro monacatoche devono fare nelmonastero di S. Chiara e a tenore dell'elezioni che ad esse vengonofatte dalli governatori del Monte della Pietà. Per conferma ditutto questo vedasi l'elezione di tal legato fatta a soro PlacidaCatarina di Vanni per l'atti di not. Antonino Vollari di Palermo a 2dicembre 7a Ind. 1683.

Il legato poi di Parisi fu istituito da Lucrezia Marchesevedovadi Alfonzo Parisinel suo testamento sollenne publicato per l'attidi not. Giacomo Galasso di Palermo a dì 13 ottobre 13aInd. 1584in somma di onze 200per monacato alle consanguinee piùstrette in grado di essa testatricetra le qualimercè dellaCasa Bellaceranoveransi i signori Vanni e per essi i signoriEmanueli.

Tenne esso marchese D. Francesco il governo della Compagnia dellaCarità di S. Bartolomeo col posto di ministroche volgarmentedicesi "superiore"nell'anno 1750e ne fu primocoaggiutore nel 1754 e 176617711772 e 1773.

Eletto videsi primo rettore dello Spedale degl'Incurabili diPalermoche sta sotto titolo di S. Bartolomeoper l'anno laInd. 1752 e 1753seguendosi appresso per gl'anni 6a Ind.1757 e 1758 e 7a Ind. 1758 e 17597a Ind. 1773e 1774 ed 8a Ind. 1774 e 1775come ancora fu elettogovernadore e priore del prestame del venerabile Monte della Pietàdi Palermo nell'anno 3a Ind. 1754 e 1755come per atto dielezione registrata nell'ufficio di maestro notaro dell'ecc.mo Senatoa dì 3 settembre 1754nel di cui ufficio confermato eglivenne la seconda volta per l'anno seguente 4a Ind. 1755 e1756 e confermato per la 15a Ind. 1766 e 1767e di belnuovo riconfermato per l'anno la Ind. 1767 e 1768.

Fu alto sei palmi ed oncia unabianco nel visoma di facciabislungail pelo biondoe graciledelicato e snello dicorporatura.

Impiegato intanto esso vedesi a menare per proprio istitutogl'intieri anni di sua vita negli onesti intertinimenti dello studioe nelle virtuose ricreazioni dell'uman vivereacciocchèsucchiassero i di lui figliinsieme col lattel'acerbo della piùsana educazione e l'esempio di un edificante ammaestramentosulloriflesso di VirgilioAeneid.lib. 10verso 371f. 253edit. Venezia 1688: Nunc prece nunc dictis virtutem accenditamarise far sì che a suo tempo i dolci frutti neraccogliessero e serbare potessero que' risplendenti raggi che pelcammino pressochè di quattro secoli da' loro bisavoli hanricevutopotendo a pelo adattarsi quell'eroismo dello stessoVirgilio posto in bocca ad Enea Aeneid.lib. 2°: Discepuer virtutem ex me verumque laborem fortunam ex aliis.

Il molle ozio adunque schivandoha egli saputo cambiarlo nellepiù curiose giovevoli ricerche di sua nazioneinfino chevenne una volta a capo di fornire la storia della Sicilia nobileescita alle stampe in quattro tomi in foglioe insieme con essaaltri volumosi manuscritti ha fatigato di varia erudizione.

Oltre lo studio delle lettere umane ed eruditeebbe il buon gustodi toccare leggiadramente lo strumento musicale del cembalonelquale però brevemente ci potè comparirea causa chequasi giovine gli si indebolì notabilmente la vistadegl'occhi.

È stato elettoesso marchese Francescoper uno degli ottocensori dell'Accademia del Buon Gustosolita adunarsi in Palermonel palazzo dell'illustre principe di Santa FlaviaFilingerinel dìl° aprile 1760come si vede pella patente di detta Accademiaspeditali il dì 2 aprile sudettoe vi fu anche censore per laseconda volta per patente del dì 17 marzo 1766 (pel bigliettodi detta Accademia infilzato nel vol. 3° Nobiltà Emanuelef. 229 retro)come pure in questo foglio di detto volume appareessere stato ascritto il riferito marchese Emanuele nelle altreAccademie di Palermosua patriachiamate delle Belle Arti e Scienzee degli Agricoltori oretei (e al f. 291 del vol. 3° NobiltàEmanuele vi si vede la patente in forma di accademico delle BelleArti e Scienze in data de' 18 giugno 1761). Si vede pure col grado dicensore di stampa nella dissertazione del tomo sopra le Doti delForno e nella dissertazione del Burgio di S. Alberto carmelitano.

Onorato vedesi il suo nomeper la pubblicazione delle sue operedate alle stampenelle note del volume I delle Dissertazionidell'Accademia palermitana del Buon Gustoalla dissertazionepreliminare del dr. D. Domenico Schiavo sopra le antiche Accademie diPalermopag. 39ed anche nel tomo Iche ha per titolo Memoriedella storia letteraria di Siciliaparte 4art. 17f. 59enel tomo 2°parte 3art. 10f. 168 e parte 4art. 15f. 227.

Commendasi parimente dal padre priore e regio istoriografo D. VitoAmico nel suo Lexicon topographicum siculumpag. 13 inprefatione tomo I e f. 281 di detto tomoparte I VallisNeticome pure a f. 41 del tomo 2°parte I VallisMazariae. Lodasi parimente a f. 127cap. Castaniaf. 182cap.Ceramise f. 229cap. Furnaris del tomo 3°parte I VallisDemanacap. Turrettaparte 2 Vallis Mazariae.

Si consulti il padre Francesco Antonio Zaccaria nel tomo 10°della continuazione della sua Storia letteraria della Italiaove al f. 332 del libro Icap. 11si trova l'estratto di dettaSicilia nobile con molti encomij fatti all'autor di essa. Sicommenda ancheesso marchese Emanuelea f. 444cap. 2°deltomo 11° di detto padre Zaccaria.

Vedansi gl'Atti di S. Luciaopera postuma di monsignorGiovanni Di Giovannistampata nel 1758 per Pietro Bentivegnaenell'epistola dedicatoria fatta al barone Francica dal conte D.Cesare Gaetania f. 121fassi menzione del surriferito marchese diVillabianca e della sua famiglia Emanuelenote (a) e (b). In altraoperetta di detti Atti di S. Lucia dello stesso conte Gaetanistampata in Siracusa1760per l'impressor Pulejosi vede un elogiodel marchese di Villabianca a pag. 6 epistola dedicatoria ed altroelogio se ne legge a pag. 9 epistola dedicatoria di un'altra operettadi detto signor Gaetani fatta per dissertazione sopra un idoletto dicretastampata in Palermo pel Bentivegna1761.

Altre orrevoli note se ne scorgono nell'epistola dedicatoria dicasache si ha nella vita del Servo di D. Giuseppe Venezianostampata dal riferito signor conte Gaetani in Siragusa nel 1766.

Si osservi il secondo tomo degli Opuscoli di autori sicilianistampato in Palermo presso Pietro Bentivegna nel 1759ovenell'epistola dedicatoria fatta dall'impressore al signor principe diResuttanoNapolipag.11si vede commendato detto marchese diVillabiancaEmanueleper le erudizioni della sua opera intitolataLa Sicilia nobilecome anche se ne fa menzione a ff. 100 e333 del tomo 4° di detti Opuscoli Siciliani1760e purealla pag. 11 e al f. 11 del tomo 6° di detti Opuscoli.Lo stesso si trova a f. 341; nel tomo 20°alla pag. 29 dellaprefazione; nel tomo 12° di detti Opuscoli viene lodatodetto marcheseepistola dedicatoriapag. 8; nel tomo 19° sivede lo stessoepistola dedicatoria Filingeri; nel tomo 9°degl'Opuscoli sicilianiepistola dedicatoria di Casa Agliatavi è lodata la stessa Sicilia nobile; nel tomo 11°epistola dedicatoria di Casa Tomasiviene citato Villabiancae neldetto tomo vi è il suo elogio come autore di un opuscolo; neltomo 7° di detti Opuscoli se ne vede un largo elogiospecialmente in riguardo dell'opuscolo composto da detto marcheseFrancesco intorno agl'uffizij di Siciliache va inserto in dettotomo.

Citata vedesi la riferita opera della Sicilia nobile didetto marchese Emanuele in due luoghi del tomo 12° delle Memorieper servire alla storia litterariastampato in Veneziaappresso Pietro Valvasente1758a ff. 314 e 326 di dettotomoe se ne vede un consimile elogio nelle Nuove memorie perservire alla storia letterariache si stampanonovellamente in Venezia da Silvestro Marsinianno 1760tomo 3°f. 313.

Il dr. Gaetano Sarriautorenel terzo tomo dell'Opuscoli diautori siciliani fa menzione della Sicilia nobile dellostesso menzionato marchese Villabiancacap. 1f. 4come pure nelf. 11 della epistola dedicatoria e a f. 20 nel catalogodegl'associati. Nel tomo di detti Opuscoli hassene orrevolmenzione a ff. 100 e 333 e nel tomo 5°a pag. 17epistoladedicatoria.

Commendasi con molto onore dall'autore delle Nuove memorie perservire alla storia letteraria d'Italiail quale rapportal'estratto ed elogio della di lui opera della Sicilia nobilet. 4° in foglioa f. 213 del tomo 2° di dette Nuovememorie letterarieche stampa Silvestro Marsini in Venezia1759. E in questo prenarrato elogio di Marsini trattato vedesi ilmarchese Emanuele col titolo di eccellenza in stampa e diragguardevolissimo barone del Regno di Sicilia.

È stato egli eletto diputato dell'Albergo generale de'Poveri della città di Palermo nel 1746 per biglietto di S. E.signor principe Corsinivicerèsotto il 1° febbrajo1746come pure nel 1761 gliene fu indossato il medesimo governo colgrado di diputato governadore di detto Albergo dall'ecc.mo signorvicerè marchese Foglianicon suo biglietto di secretaria de'10 gennaio 1761 e ne fu confermato pell'anno 1762: vedasi ilTorremuzzacapitoli Albergoff. 183 e 184.

Come accademico del Buon Gusto ed essendo attual censore di dettaAccademiarecitò una dissertazione storica intornoagl'antichi giustizieri della Sicilia lunedì 20 luglio 1761eper detto discorso si vede un sonetto fatto in sua lode. Altrodiscorso fu da lui recitato nell'Accademia del Buon Gusto il dì1° settembre 1766trovandosi anch'egli censore della medesimaAccademiae fu intorno all'antico ufficio di Gran Siniscalco dellaSicilia. Recitò egli un terzo discorso nella medesimaAccademia del Buon Gusto a 31 agosto 1767 sopra le memorie storichedell'antico Gran Cancelliere di Sicilia. Notisi che nell'Accademiadegli Ereini del detto principe di Resuttanoa 22 marzo 1772domenicadal detto marchese vi fu recitato un discorso storicocritico sopra i simboli e l'armi d'insegna propria della Siciliaeche puresotto li 3 agosto 1772lunedìesso marcheseFrancesco Emanuele fece la recita d'altro discorso sopra l'aquilapalermitana nell'Accademia del Buon Gusto di Santa Flavia.

In occasione poi che il P. abbate D. Arcangelo Leanti diede allaluce la sua gratissima opera dello Stato presente della Siciliain agosto 1761per la stamperia di Francesco Valenza di Palermosivedono alla pag. 11 della prefazione e a ff. 322342 e 356capitolo6°tomo 2°alcune note d'elogio della persona di dettomarchese Emanuelecome ancora della sua opera che ha titolo diSicilia nobile.

Questo marchese D. Francesco fu detto uno de' sedici confratinobili della venerabile Arciconfraternita di S. Nicolò lorealech'esiste in Palermofondata dentro li chiostri delvenerabile convento de' padri conventuali del terzo ordine di S.Francesco d'Assisidetto di S. Francesco li chiovarada' quali sifa l'elezione di uno de' tre rettori dell'Opera di Navarrocome sivede ne' libri di detta venerabile Arciconfraternita e ne' capitolidella medesimafatti nell'anno 1761 sotto il governo del marcheseSalvadore VigoD. Giovanni Naselli e D. Antonino Fardellarettorid'essae stampati in Palermo presso Francesco Valenza.

Eletto videsi quindi rettore di detta Arciconfraternita di S.Nicolò lo reale per gl'atti di not. Giovan Battista Lo Cicerodi Palermo a 28 novembre 1762; altra volta rettore unitamente con D.Pietro Scasso e D. Corrado Lanza barone delli Supplementi a 17febrajo 1765 per gl'anni 1765 e 1766 per detti atti di not. LoCicero; e la terza volta eletto rettore della stessaArciconfraternita sotto li 5 febrajo 1775 per gl'anni 1775 e 1776nell'istesse tavole di not. Andrea Lo Cicero. Per gli atti di not.Andrea Lo Cicero di Palermoa 29 maggio 1779 fu eletto rettore di S.Niccolò lo reale per la quarta volta per gli anni 1779 e 80.

A dì 2 luglio 1761 fece egli monache le prime due suefigliechiamate in secolo Cassandra Maria e Rosalia Emanuele eVanninel venerabile monastero di S. Maria delle Vergini di questacittà di Palermoove esse si fecero professe l'anno appresso1762a 29 lugliosotto li novelli nomi di religione di sor MariaFede e di sor Maria Speranza. Si fecero questi monacati e professionicon molta sollennità e v'intervenne tutta la nobiltà diPalermo di cavalieri e dame.

Sotto li 19 febrajo 1772mercoledìsi fecero monacheprofesse nello stesso monastero di S. Maria delle Vergini di Palermoaltre due mie figliechiamate in seculo Giuseppa e Dorotea Emanuelee Vannied ora appellate co' i novelli nomi di religione MariaCarità e Marianna Emanuele. S'erano esse fatte novizie il dì25 novembre 1770.

Nella tanto famigerata opera del Salmon che fa lo Statopresente di tutti i Paesi e popoli del mondo e nel tomo 24 diessaove hassi la descrizione e storia della Siciliaviencommendata l'opera della Sicilia nobile di Villabiancae sene trova l'elogio al f. 127cap. 6°delle forzecostumiecc.de' siciliani. Il sacerdote D. Mercurio Teresinella sua Siciliamarianastampata in Palermo nel 1762 presso FrancescoValenzatomo If. 68cap. 3paragrafo 2 e f. 90cap. 3cita conlode il marchese D. Francesco Emanuele per la sua opera della Sicilianobile. Grandi encomij riceve detto marchese da mons. abbateExpillis Francesco nella sua Geografia manuense in 8°af. 79pag. 21impressa a Parigi1763.

Fu eletto dal vicerè marchese Fogliani per uno de' nobilideputati di Vicaria con suo biglietto di segretaria del dì 6marzo 1757e questo durante la vita di detto marchese FrancescoEmanueleil quale nel 1763 tenne la carica di primo assistente o siacoadjutore della Congregazione dell'Annunziata de' nobili di CasaProfessa de' PP. Gesuiti nel governo del superiore di essa ilprincipe di S. LorenzoD. Tommaso Oneto e Ruffocosìcostando da un atto d'elezione de' superiori che si vede negl'atti dinot. Raffaele Galici di Palermo a 1° di gennaro 1763. Quindinell'anno 1765 fu eletto il nostro marchese D. Francesco superioredella detta Congregazione dell'Annunziatacome appare negli atti dinot. Giuseppe D'Angelo di Palermo a 1° gennaro 1765.

Il Senato ecc.mo di Palermo si è servito dell'opera suaqual diputato di nobiltà per esaminare e rivederel'incartamenti di nobiltà di natali di alcuni soggetti che hanvolsuto farsi dichiarare nobili da detto ecc.mo Magistrato affin diconcorrere negli officij senatorij di Palermoche però vedasil'incartamento di D. Federico Estremola e Cangiamilabarone di S.Sebastianonegli atti di maestro notaro di detto ecc.mo Senato el'attestato di nobiltà concesso al suddetto di Estremola a 15marzo 1763. Risultò esso marchese per gl'atti di not. D.Girolamo Sevasta di Palermo.

D. Francesco Emanuele fu uno de' rettori nobili della realeArciconfraternita di S. Maria della Pinta e dell'Itriala di cuichiesa si trova in questa città di Palermo presso porta diCastro; i suoi colleghi furono Biaggio Vignuales e Girolamo Calvello.Ne fu confermato rettore a 12 gennaro 1766 per un altro sessenniounitamente con D. Girolamo Calvellopresso gl'atti di not. D.Girolamo Sevasta di Palermo.

Esercitata videsi la pietà della marchesa sua consorteD.Zenobia Vanni e Zappinodal detto vicerè marchese Foglianicon suoi biglietti di secretariaspedito l'uno a 26 novembre 1761 el'altro a 19 marzo 1763ad oggetto di raccorre limosine persovvenimento de' poveri carcerati di Palermocome anche delle donneallontanate dal peccato con altri biglietti del dì 16 marzo1768 e dì 14 marzo 1770 e 2 dicembre 1770. Questa dama ZenobiaVanni fu tesoriera della chiesa delle Raccomandate delle dame diPalermo per l'anno 10a Ind. 1776 e 1777cosìcostando dall'atto di consegna delli denari e giogali della dettachiesa fattogli in not. Salvadore Mariano Palumbo di Palermo a 21agosto 1776nelle di cui scritture publiche si rinvengono moltialtri attitati fatti dalla detta Emanuele e Vanni come tesorierasudettae venne confermata nell'istessa carica per l'anno 11aInd. 1777 e 1778 per atto in esso not. Palumbo sotto li 6 agosto 1777e riconfermata per la terza volta per atto in not. Testaferrata.

Nell'anno l764 da detto marchese D. Francesco prodotta venne unanovella composizione letteraria per le stampe di Pietro Bentivegna diPalermosotto titolo di Notizie istoriche intorno agliantichi uffizij di Sicilia e la dedicò egli al conte D.Cesare Gaetani di Siracusasuo parente. Due capitoli di detta operastampati veggonsi e colletti sono nell'ottavo tomo dell'Opuscolisicilianiche vidde la luce in detto anno 1764dal f. 3 sinoall'88; il terzo capitolo della medesima operache appartiene alGran Siniscalcosi trova al f. 167 e finisce al 240 del decimo tomode' detti Opuscoli sicilianistampati pel Bentivegna nel1769.

Di questo marchese D. Francesco Emanuele e Gaetani ne appare unamemoria lapidaria in una fonte publica del suo luogo magno di Cutòesistente nella campagna di Partinicoe l'iscrizione della dettalapideche fu composta dal medesimo marchesecosì faleggere:

Sat facunda oleissat pomis terra referta

totaque frondosis vitibus arva virent

omnia quam belle! deerat si rivus aquarum

irriguis decorat fontibus Emmanuel.

Anno Domini 1764.

Il cennato podere di Cutòunitamente colli territorij diPartinico aggregati ad esso ed all'Albaciaraantica possessione diCasa Emmanuelenominati di Garofalodella Magna e Ramottafuronoacquistati da questo marchese Francesco Maria Emanuele e Gaetanicioè il luogo di Cutò nel 1753l'altro di Garofalo nel1747quello della Magna nel 1748 e della Ramotta o sia BraccoSoprano nel 1751così costando da i libri di casa edall'assenti de' detti luoghi e territorijalli quali si rimette illeggitoree con particolarità poi dall'infrascritti versilatinicomposizione che sono dell'istesso surriferito marchese del1775:

Tertius Emmanuel Franciscus marchio quartus

Magnam quaesivit Garofalumque quoque

quibus adjunxit Cutodis feudaRamottae

sic praestans libris sat bona lata suis.

Is est qui Siculas urbis Regnique per orbem

scriptis res procerum nobiliumque dedit

o in altro modo:

MagnaeCutodisRamottaeCaryophylli

jus sibi Franciscus comparat Emmanuel.

Quis neget hoc magnum? venim praestantius illud

quod fert de sicula nobilitate decus.

Questo marchese D. Francesco fu eletto governadore del Monte dellaPietà di Palermo dall'ecc.mo Senato il dì 2 settembre1765 per l'anno 14a Ind. 1765 e 1766ed ebbe ilripartimento del governo de' monasterij per la terza volta. Vi fuconfermato per l'anno seguente 15a Ind. 1766 e 1767 il dì25 agosto 1766sortito avendo il ripartimento delli medesimimonasterij. Vi seguì finalmente confermato con raro esempioper l'anno 1a Ind. 1767 e 1768 nella deputazione delleliti.

A 9 febrajo 1766 il signor principe di ResuttanoD. FidericoNapoli e Montapertomi diè l'onore di ascrivermi tra 'lnovero de' suoi accademici dell'Accademia de' Pastori ereinichefiorisce sotto i suoi auspicij ed ha luogo fisso nel suo palazzo inPalermocon il nome di Polidamante Neseoe come meglio per lapatente data in Palermo detto giorno 9 febrajo 1766. L'anno 1773perpatente de' 9 gennaiovi risultai uno de' criticio sia de'censoridi detta Accademia.

La sua opera della Sicilia nobile commendata vienedall'abbate D. Gioachino Drago nelle note ed elogij di mons. GiovanniPaternòdel P. Ottavio GaetanoD. Carlo VentimigliaAntonioPanormitaD. Mariano Valguarnera. Nella Dissertazione dellapatria di S. Alberto carmelitano fatta da Nicolò Burgioviene citato il Villabiancaa f. 70parte Icap. 5.

Pelli servigij prestati al publico di Palermo da questo marcheseFrancesco Emanuele e Gaetanivedansi primieramente li mutui da essofatti al venerabile Monte della Pietà di detta cittàcioè di onze 1700 a febrajo 1766.

Pella ricorrenza di dover partire il duca D. Pietro Alliataprotonotaro della Camera reginale di Siracusape' stati diVillafrancae così essendo egli fuori di questa capitaleilmarchese vicerè Fogliania relazione di esso ducami haeletto protonotaro di detta Camera interino durante l'absenzia diesso Alliatae questo in virtù di atto viceregio per l'attidi detto officio di protonotaro reginale li 17 maggio 1766. Portaiquindi la detta carica dal riferito giorno 17 maggio per tutti li 26giugno 1766perchè in tal giorno fece ritorno in Palermo ilsurriferito di Alliataprotonotaro proprietario.

Il signor barone D. Agostino Fornonella sua orazioneencomiastica pel titolo di regio istoriografo di Sicilia conferitoall'abbate D. Arcangiolo Leantistampata in Palermo pel Bentivegnal'anno 1766fa degna commemorazione della Sicilia nobile delnostro Emanuelea ff. 789 e 23e anche nel tomo primo delleProse volgariff. 9899100 e 114. E lo stesso signorbarone Forno ce lo commenda alla pag. 65 della sua Dissertazionesopra le doti de' maritaggistampata pel Bentivegna inPalermo nel 1772.

Correndo l'anno 1767sotto li 8 gennajoprescielto videsi essomarchese D. Francesco Maria Emanuele dall'ecc.mo monsignorarcivescovo di Palermo D. Serafino Filingeri per prorettore delvenerabile monastero di S. Caterina del Cassaro per li tre anni digoverno del terzo priorato della signora madre D. Angiola GiovannaAlliata e Gaetanicome per atto di elezione negl'atti dell'uffiziodi maestro notaro della Corte arcivescovile di Palermo li 8 gennajo1767.

L'anno 1764 fu apposta lapide marmorea con iscrizione dietro lemura delle case dell'Albaciarafeudo di mia Casa in Partinicoinmemoria della novella strada di nocich'è stata nobilmenteeretta da meFrancesco Maria Emanuele marchese di Villabiancaperservire di comunicazione colle mie case di Cutòe in questatabella così leggiamocomposizione debole di me sudetto:

Quae modo frondosis nucibus via clauditurunde

mollis ab arboreis gignitur umbra comis

laetioret duplices necteris pro finibus aedes

majus ab Emmanuel nomen adecta suo est

sic tibi jam fesso requiem dabit umbra viatori

utraque et hospitium proxima villa dabit.

Anno Domini incaluit 1764.

Si vede inoltre scritto in un scudo nelle case dell'Albaciara: Estrecta juxta rectitudinem Domini.

Nella pittura poi di contro della cennata strada fatta nelle casedi Cutò si leggescritto in un suo lazzo: EccEMANUELicimusplantas frondesque perennes.

Tutti gli elogij e composizioni encomiastiche che da moltiletterati sì di Sicilia che di là da' monti vengonprestati a questo marchese Francesco Maria Emanuele e Gaetanivedasene la raccolta nel volume 3° di Nobiltà Emanuelef.104.

L'anno 1768 il nostro marchese Francesco Emanuele fu annoveratotra gli accademici degl'Industriosi dell'Accademia enguinacioèdi Gangiper patente di detta Accademia in data de' 6 marzo 1768.

Vien egli commendato dal principe di TorremuzzaGabrieleLancellotto Castellonella sua erudita opera in lingua latina DeSiciliae veterum inscriptionibusstampata in Palermo pressoGaetano Bentivegna in foglioclasse 14apag. 188parte2acolle seguenti parole: Quametiam in elaboratissimoopere quod anno 1754 et seq. Panormi edidit FranciscusEmmanuel marchio Villae albae cui titulus Sicilia nobile ecc.

Ebbe fatto l'onore dal senatore D. Vincenzo Parisi di ristamparglinelli novelli Capitoli del Monte della Pietà di Palermoin fogliodel 1768la sua cronologia delli governadori del Montech'è parte della sua Sicilia nobileparte 3alibro It. 4f. 151.

L'anno 1770 ottenne egli breve pontificio di Romadella data deldì 30 luglio 1770esecutoriato in Palermo a 18 settembre 4aInd. 1770 nella Corte arcivescovileaccordandosi la facoltàalle due marchese di VillabiancaGaetani e Vannisua madre emogliedi potere entrare due volte l'anno nella clausura delvenerabile monastero di S. Maria delle Vergini in Palermo.

Fudetto nostro marchese Francesco Emanuele e Gaetaniuno de'primi deputati e fondatori del Ritiro di donzelle disperse sottotitolo del SS.mo Cuore di Gesù in Palermoper biglietto delsignor vicerè Fogliani dato in Palermo a 4 maggio 1771. I suoicolleghi in questa sudetta deputazione furono il principe diPalagoniail marchese Gregoriole principesse di Cutòdi S.Caterina e di S. LorenzoGiovan Battista Paternòpresidenteegli del ConcistoroAntonio Di Napolimaestro razionale delPatrimonio.

In quest'anno 1771nel mese d'agostoridusse egli in migliorestato la sua casa grande di Piedigrotta in Palermo con fabriche dinovelli archicon ampliazione di cortili e con altri magnificiabbellimenti. In memoria di tali opere vi fu posta la sottopostalapide marmorea colla seguente leggendagiusto in fondo al cortileche guarda la porta maggiore della detta casa affaccio la marina:Refectaampliataornata Francisci M. Emanuele IVbeneficentia 1771.

Nelle notizie letterarie che nell'anno 1772 ha intrapresolodevolmente regalare al publico il dotto P. abbate D. GiovanniEvangelista Di Blasi sotto il nome del raccoglitore Andrea Rapettivi si vede un elogio del nostro marchese Francesco Emanuelee inseguitoa f. 3 del t. 1un estratto letterario dell'opuscolo delGran Cancelliere di Siciliache nell'anno decorso 1770 vennestampato da detto marchese di Villabianca dentro il tomo XI degliOpuscoli siciliani.

Oltre alle opere letterarie mandate alla publica luce da questomarchese Francesco Emanueledee sapersi che ce ne ha egli lasciatealtre non poche e che sotto il titolo di manuscritti letterarij diVillabianca corrono per le mani de' letteratipresso i quali riesconpregievoli di molto e a segno tale che forse in appresso qualchedunotra essi sortirà l'onor della stampa.

In più d'una delle cappelle reali che si sono celebrate inPalermo dalli signori vicerè vi ha funzione il sudettomarchese D. Francesco Emanuelecon sedere nelle sedie de' titoliqual'uno de' titolati del Regno: al duomo ne fu la prima il dìdelle Ceneri del 1749invitatovi dal principe di PalagoniaGravina;nella chiesa di Casa Professa degli espulsi gesuiti la festa di S.Ignazio di Lojola del 1763 vi sedette egli seguendo il principe diLinguagrossaBonanni; nella chiesa della cappella regia di S. Pietrodi palazzo vi fu invitato a seder con lui il secondo venerdìdi quaresima del 1767 dal principe di S. CaterinaGiardina; nellamedesima cappella di S. Pietro vi fece la stessa funzione la terzadomenica dell'Avvento del 1769seguendo il principe di ResuttanoNapoli; nella chiesa di S. Giuseppe dei Teatini vi ebbe esso luogotra i titolati nella cappella reale tenutavi a 10 agosto 1773 per labeatificazione di cardinal d'ArezzoPaolo Buraleaccompagnando ilprincipe di PalagoniaGravina; col sudetto principe di Palagoniasedette egli da titolato nella cappella reale del dì 21febrajo 1779prima domenica di quaresimatenuta nella chiesa realedi S. Pietro di palazzosiccome nell'altra tenutavi a 18 febrajo1779.

Memorie lodevoli e iscrizioni che si ritengono per il marcheseFrancesco M. Emanuele e Gaetaniterzo di questo nome.

Delli due ritratti principali di casapittati dal cav. AntoninoManno:

Franciscus M. Emanuele e Gaetani Vanni Agliata et de Bononiaex Burgij Millusij priscis comitibusfeudorumque BorgettiCulcasij et Cristanimarchio Villae albae ac Castri Mazariaedominus et baroniae Merchae suaque in domo aequisitor inclytusnovis pro bonis junctis avitis patricio genere Panormiexortusbonoque Patriae pro sese natus ac simul omnibus omniafactushic urbis principis incessit senator et inter PP. CC.recensitus iterum sub annis criticam rem contingentibus 1775 et1776post fata scilicet urbis infesta praelapsi anni 1773perquaesenatores ex magnatibus Regni seligi dispositumsumpto per antealongo regimine magistratuum omnium urbanorum pluries.Panormi coeterum prothonotarius Camerae reginalis Syracusarum anno1766 et secundus vir prior Regalis Curiae de Consulatu commercijterraque marique anno 1779. Salutatus cum fuerit post gestampublicae salutis curam anno 1776 vice et voce Principisauctustunc ibi incaluit primus in Sicilia concessionarius exFerdinandi III regis diplomate anno 1779 tituli et decoris pulchrifortis comiti captata regia jugiter gratia de se appellando bellede Patria deque tota Sicilia optime meritum. Vir paeneomnimodo scientiarum eruditione doctussuarum rerum notionedoctiorpanormitana siculaque historia doctissimus. Perlibros editos ubique clarusfactusque urbis decus et orbispost vitae cursum per annos… fortiter semper sancteductum non sibi sed Patriae suisqueobiit anno… die…mense… a viris principum diu lamentatusTrinacria tota comitante in funerando virtutesPanormi… quomodo nobiles servantur cineres.

Un altro ritratto se ne vede nella Compagnia della Caritàriposto nel luogo de' superiori di detta Compagnia. La pittura de'detti ritratti è di D. Antonino Mannovalente pittorepalermitano.

Un altro se n'erge nelle case e torre del luogo magnodell'Albaciaracol seguente elogio:

MagnaeCutodisRamottaeCaryophylli

jus sibi Franciscus comparat Emmanuel.

Feuda inde ex atavis quae umbrabat lis rapere ausa est.

Bellavitvicitsacra redegit ea.

Quis neget haec magna? at quanto plus grandia in illis

quae ad Patriae cultum prodidit historiae.

Vivente essendo questo marchese Francesco M. Emanuele e Gaetanigli venne fatto l'onore da i suoi parziali letterati di consacrarviancor viventedelle monete e medaglie coniate in oroargentoinramein bronzo e in altro metallo nell'anno 1771 in Palermo.

Sul ritto leggesiattorno l'effigie di detto marchesevestitod'armi bianche: Franciscus Emanuel marchio Villae albae IV aetatisann. LI. Sul rovesciouna corona d'alloro riempita dalseguente elogio: Non habuit virtus pignus amabilius viventi adhuccusum Panormi. Anno MDCCLXXI. Di questa ne corrono cinque inrame.

Questa medaglia gli venne fatta dietro a quell'altra che gli erastata formata dall'universo della Sicilia in grazia dell'opera dellaSicilia nobile da lui stampata nel 1754. Di questa medaglia necorrono in oroargento e in rame. Sul ritto di questa medaglialeggesi: Franciscus Emanuel marchio Villae albae IV. Virobenemerenti Sicilia universa dedicat. Sul rovescio vedesi:Sciens de Patria pro Patria dilexit faman. Di sotto visono una tromba e un ramo d'ulivo come simbolo della famaPanormi1754. Di questa ne corrono cioè due in oroquattro inargentodieci in bronzo e una in stagno.

E appunto in quest'anno sudetto 1754 videsi anche in onore diquesto marchese Francesco Emanuele e Gaetani la moneta in ramesecondo la qui espressata figura. Di questa medaglia ne corronosedici in rame. Sul ritto si legge: Franciscus marchio Villaealbae IV Emanuelium familiae princeps. E questa è laleggenda del rovescio: Urbis et Trinacriae non tenuis jubarPanormi 1754che vuol dire: "Lume non piccolo della cittàdi Palermo e della Sicilia". L'aquila è il simbolo diPalermo; le tre gambe sono le figure della Sicilia.

Nell'anno 1773cioè in tempo de' moti popolari di Palermoil marchese Francesco Emanuele fu fatto uno de' capirondi dellemastranzesortito avendone il biglietto del pretoreprincipe delCassaroa 26 settembre 1773.

Vien lodato da D. Gaetano Agatebuon letterato e valente poetacon 58 stanze di ottave rime sicilianesì per rapporto allasua nobiltà di natali che al ragguardevole grado di sualetteratura.

Nell'orazione fatta ne' funerali di D. Giuseppe Iurato dal P.Pietro Liuzzocrociferoe stampata pel Valenza in Palermo nel 1774al foglio 40 e 41viene citata l'opera Sicilia nobile delmarchese di Villabianca.

Essendo uscita dalle stampe del Rapetti in Palermo nel 1775un'apologia della città di Palermo contro gli raccoglitoridell'opera vastissima dell'Enciclopediaautore il p.priore D. Salvadore Di Blasi sotto il nome anagrammatico di Basiliode Alustrain corpore di quest'opuscolo viene commendato il marcheseFrancesco Emanuele di Villabianca per la sua letteratura e per le sueopere date alla lucealle pagine 4652 e 54. Quest'opera ha iltitolo: Esame dell'articolo di Palermo.

Nell'anno 1775a 2 febrajoper gl'atti di not. Giuseppe Sevastadi Palermoeletto videsi uno de' tre rettori della pia Opera diNavarro il marchese di VillabiancaFrancesco Emanueledalli rettorie confrati dell'Arciconfraternita di S. Maria la Pinta dall'anno17751° settembreinnanti per tre anni. Fu fatto rettore per laseconda volta di Navarro in not. Giuseppe Sarcì di Palermo a24 febrajo 1789eletto dalla chiesa della Nunziata.

177518 febrajo. Fu opera e benfatti di questo marchese Francescole memoriel'armi e li nomi esposti in pittura di otto quadronichela prima volta si spinsero nella saletta dell'ospedale di S.Bartolomeo in Palermodi cui era rettore detto di Emanuele. Delladetta opera dello spedale di S. Bartolomeo ne publicò poidetto marchese Emanuele la serie cronologica delli rettori espedalieri dall'anno 1541 sino al 1775tomo 1 in 4°stampato inPalermo per D. Gaetano Bentivegna l'anno 1775.

In quest'anno ancora 1775pelle medesime stampe del Bentivegna inPalermouscì la nuova sua operat. 1 in fogliosotto iltitolo di Appendice alla sua Sicilia nobilenel qualesi contengono le susseguenti investiture e la storica continuazionede i titoli di principiduchimarchesi e conti del baronaggio delRegno di Siciliastampata detta opera interamente a spese di dettoautoremarchese di Villabiancae dedicata dal medesimo al novellovicerèprincipe di AlianoColonna. La prefazione diquest'opera appare fatta dal dotto letterato barone Agostino Forno.

L'anno pure 177513 febrajonell'Accademia del Buon Gusto furecitato un discorso sopra l'uffizio del Gran Camerlengo del Regnodal detto marchese Francesco Emanuele.

Nel 1775essendo uscite dalle stampe di D. Francesco M. Pulejo diSiracusa le odi di Anacreonte e di altri poeti buccolici grecitradotte in rime italiane dal gran letterato conte Cesare Gaetanifuron queste dedicate dal detto nobile autore al marchese diVillabiancaFrancesco Emanueledandogli il titolo seguente: Alvirtuosissimo e dottissimo signor marchese Francesco Emanuele eGaetani di Villabianca.

Nella Vita di Federigo II aragonesere di Siciliascrittada mons. Testaarcivescovo di Monrealeopera sua postuma in fogliostampata in Palermo pel Bentivegna1775alla pag. 131si ha unelogio della persona di memarchese di Villabianca.

Presso gl'atti di not. D. Michele Tamajo di Palermoa 24 aprile1775fu da meVillabiancarinunziato l'ufficio di rettore titolatodello spedale di S. Bartolomeo l'incurabili di detta capitale.

Nel tomo 3° de' Capitoli del Senato di Palermoa f.356 della edizione del 1768vien segnato il marchese di Villabiancacolla carica d'uno de' governadori del Monte della Pietà diPalermo nell'anno 1768.

Pel novello saggio sistema intrapreso dal Governo di Sicilia inseguito degl'ordini reali di eliggersi li senatori della cittàdi Palermo non altri che persone cospicueautorevoli e figli dimagnatitenendosi in considerazione li tempi critici del 1775dietro alle passate rivolture popolari di Palermo del 1773fu elettoil marchese di VillabiancaFrancesco M. Emmanueleper uno de'senatori di detta capitale nella sede dell'anno 9a Ind.1775 e 1776dispensandosi nella sua persona alla preminenza godutadai titolati del Regno di venire esenti dagl'officij di senatoreemolto più dai marchesi di Villabiancache pel corso d'unsecolo e mezzo mai sono stati pregiudicati nella collazione di dettoofficioabilitati solo restandovi i loro cadetti. Gli abbassòil biglietto di sua elezione per via della Segretaria di Stato diquesto Regno sotto li 13 giugno 1775. Il senato di questo marchese diVillabianca fu considerato un senato molto rispettevoleprimo senatodopo il tumultoed incontrò il piacere ed approvazioneuniversale.

Dal sacerdote Carlo Santacolombaautore di una novella opera dataalla luce pel Rapetti in Palermo nel 1775 in 4°sotto titolo diEducazione della gioventù civile per li figlioli dispersivien commendato questo marchese Francesco Emanuele pelle sue opereletterarie mandate fuoria ff. 152 e 153 del capitolo 4°.

Col nome di Eumelane di Burgio Millusio fu fatto pastore di Fontedi Aretusa della città di Siracusacome per patenteaccademica a f. 129 del vol. 5° Nobiltà Emanuele.

Come senatore di Palermotrovandosi detto marchese di soggiornone' suoi predij di Partinico per le vendemmie tra l'ottobre del 1775gli fu appoggiata dal signor vicerè ColonnaStiglianicolconsiglio della Deputazione generale di salute di questo Regnounacommissione di dovere prendere le informazioniprocessare e riferirealla detta E. S. sopra un delitto di seminerio e macerazione dicanape commesso da Antonio Ferrarasortito avendo per detta causauna potestà ampiissima coll'onore del vices et vocesnostrasnon solo da esercitarsi in Partinicoma anche in tuttoil Regnonon altrimenti del trattamento solito darsi allicommissarij e vicarij generalie come meglio va a rilevarsi daldispaccio viceregio segnato in Palermo li 17 ottobre 1775. Tutte lescritture delli processiinformazionitestimonialiconsuete siconservano e rinvengonsi in un volume apparteche ha titolo diCommissione generale viceregia del marchese di Villabiancaeseguita in Partinico l'anno 1775.

La sua nota opera della Sicilia nobile viene citata dalsacerdote Onofrio Iudica nella sua opera De officiis divinisEcclesiae panormitanaef. 410lib. 4cap. 4°.

A 11 febrajo 1776domenicavien sbussolato detto marcheseFrancesco Emanuele per rettore della reale Arciconfraternita di S.Maria l'Annunziata delli spersi di questa capitale dalli confratidella detta chiesain compagnia del maestro razionale GiovanniNaselli e di Giovanni Mataplanaex senatore. L'atto di elezione siha nelle tavole di not. Francesco Tugnini di Palermo a 11 febrajosudetto 1776. Fu confermato per il 1777 (atto in not. Tugnini a 2febrajo 1777).

Fra il marzo 1776 raccolsi iomarchese di Villabiancae terminail'opera di nobilitare li 29 tomi del Ceremoniale del Senatoeccellentissimo di Palermomanuscrittidellibanditori PeriniAlons e De Franchisdedicandoli al detto eccelsoMagistratocome si vede in ogni frontispizio dato in stampa de'detti tomi.

Il nome di mesudetto marchese di Villabiancaa gloriadell'autori degli onoriinciso vedesi nella tabella marmorea delMonte della Pietà ch'esiste nell'officina del prestamechecomincia Laetamini pauperes ecc.1755che sta registrata af. 41 de' Capitoli di detta Opera del Monte dell'edizione del1768; e anche nella novella parocchia del Borgo della chiesa di S.Luciache comincia Divae Mariae de Monteserrato nel 1776;siccome pure nella lapide a Piedigrotta della fonte di S. Rosaliache comincia Fontes hic rigui e nella lapida dellaLibreria publica del 1775. E sappisi come le sudette tre iscrizionifurono composte da mesudetto Villabiancatrovandomi io attualegovernatore del Monte nel 1755 e senator di Palermo nel 1776.

Nell'anno 1776 fui annoverato iosudetto Francesco Emanueletragli accademici de' Scientifici Agricoltoride' quali ènovello mecenate il duca della FerlaTarallofondato avendone dettocavaliere l'Accademia nella terra di Partinico l'anno sudetto 1776.Di Elerico Triseldo è il mio nome accademico.

Nell'anno 1776 fui confermato senator di Palermo iomarchese diVillabiancaper l'anno 10a Ind. 1776 e 1777sortitoavendone il real biglietto a 3 ottobre 1776.

La tabella senatore posta nella scala della Biblioteca publica diquesta capitalefondata in Casa Professa del fu Gesùnell'anno 1775publica il nome di mesudetto marchese Villabiancadecorandolo col grado di senatore. Così comincia la dettaiscrizione: Bibliothecam publico literarum commodo.

Sotto la data de' 14 ottobre 1776fatta nella città diMessinagli accademici Periclitani di detta città mimandarono la patente di uno de' loro socijdandomi il nome diaccademico distinto.

A dì 5 gennaio 1777 mi fu conferito l'onore dagl'accademicide' Pastori ereini di Palermo d'essere io uno de' critici per laseconda volta di essa Accademia.

Per la mia operagrazie al Dator d'ogni benefu mio parto ecomposizione la carta novella della pianta geometrica della cittàdi Palermo colle note ed erudizioni riguardanti sua antichitàe tutte le altre sue prerogative. Venne ella designata dall'ingegneroregio Nicola Anito ed incisa poi videsi dal virtuoso D. GiuseppeGarofalo. Costò la spesa di onze 72inclusivi li rami etutt'altro che bisognò per la carta e stampala gran parteuscite dalla cassa del Senato di Palermoe ciò fu il motivoche da me istessoVillabiancache ne fui autoresia stata dedicataall'accennato Senato eccellentissimotrovandomi io in esso unodegl'attuali senatori per la seconda volta sotto li 12 febrajo 1777e come meglio per la detta piantaconservata a f. 11 del vol. IX de'miei Diarij palermitani. Il Senato quindi ne regalò piùdi duodeci consimili alla Maestà de' sovrani e a' capi diCorte e ministri della Real Corte di Napolifregiandoli contartaruche e con bastoni di prezioso legno stesi su rasi di seta e sutele finissime; ond'è che dalla Maestà del re pervennein risposta al Senato una lettera di Corte del marchese dellaSambucaprimo ministro di essi sovranidella data de' 20 luglio1777colla quale si fonda l'accettazione e gradimento di questodono.

Dal celebre letterato conte D. Cesare Gaetani vien dedicata alnomesebbene deboledi memarchese di Villabiancala dottaleggiadra sua opera delle odi di Anacreonte tradotte in rimeitalianepelle stampe di Francesco M. Pulejo di Siracusa l'anno1773e nella dedica fattami mi fu prestato l'onor del ritratto dimia persona. Un altro gran rame del suo ritratto corre per le stampeinciso in foglio dallo stesso virtuoso D. Giuseppe Galofaro.

Per un biglietto reale e viceregio della data di Palermo de' 19luglio 1777 viene decorato il marchese di Villabianca come uno degliindividui componenti il Senato di Palermocon attestati moltoonorevoli del Real Padrone a proposito del buon governo edamministrazione civica fatta dal detto Magistrato negl'anni 1775 e1776.

Il padre D. Gioachino Monroydecano cassinese de' principi diPandolfinasotto il nome anonimo di un Solitarionella Vitadel fu monsignor del Castillostampata in Palermo per D. GiuseppeEpiro sotto l'anno 1777fa lode a memarchese di Villabiancacolleseguenti parolea f. 4t. 1: Chi mai va premurato delleminute notizie d'una famiglia che ha ereditato in patrimonioassai più che ricchezzel'onestàil decorola virtùil buon costumepotrà nell'opera insigne e faticosadel sempre chiaro ed eruditissimo signor marchese di VillabiancaD.Francesco Emanuele e Gaetani appagare sue giuste brame.

L'anno 1777 detto marchese Francesco M. Emanuele e Gaetani funominato accademico de' Pastori Ereini Imerei della città diCaltanissettaper patente speditagli dal barone di S. NicolaGaspare Genovesecorifeo di detta Accademiaa 10 settembre 1777.

Da lui fu data alla luce tra 'l mese di luglio del 1778pellastamperia del Bentivegnain piazza Bolognila storia della piaOpera di Navarroche ha titolo di Memorie storiche di dettaOperatomo uno in foglio. Trovavasi rettoredetto marchesediNavarroe perciò gli fu luogo di fare a detta Opera questoserviglio. Questa storia viene illustrata di pregevoli ramie 'l suomanuscrittoch'è arricchito di citazioni di scritturepubliche che non si poterono portare in stampasi trova a f. 4 delvol. 33 di mie Erudizioni.

L'abbate Francesco Carìnella sua Orazione funebre delprincipe di Carini del 1778fa onore alla mia personacitandomi la mia Sicilia nobile alla pagina 7.

Per gl'atti del maestro notaro dell'ecc.mo Senato di Palermosotto li 10 giugno 1778fui eletto dal detto ecc.mo Magistrato in unde' rettori e deputati della pia Opera di S. Roccoch'èconservatorio di orfanelli in Palermo. Vacava tal carica per la mortedel fu duca Matteo Lucchese.

Dall'Accademia letteraria de' Pastori Etnei della città diCatania fu fatto onore alla persona di memarchese di Villabiancadi ascrivermi nella loro unione in grado di accademico col nomeparticolare di Nicandro Oretinodal nome del fiume Oreto della cittàdi Palermomia illustre patria. Tanto rilevasi dalla patenteoriginale che m'inviò il signor principe di BiscariIgnazioPaternò Castellomio amicodella data de' 25 agosto 1778nella detta città di Catania.

L'uguale onore mi venne fatto nell'anno stesso 1778 del dì6 settembre dagli accademici della città di Terminiascrittoavendomi alla loro Accademiadel titolo della Colonia EreinaImeresecol nome di Aristeo Croaticocome per patente della dataenunciata di sopra.

Dal detto medesimo di Villabiancal'anno 1778tra 'l mese didecembrepublicata vedesi in rame la pianta topografica dellanovella Villa Giulia o sia del popolopiantata nella gran pianura diS. Erasmoalla marina di Palermoeffigiata in punto di vedutacoll'alzata in ogniuna delle sue parti. Al quale poi di Emanuele fufatta fare la figura insieme di mecenate della stessa opera a causad'averne volsuto l'incisore fare la dedica al di lui buon nomecomepersona egli di famiglia del di lui servigiochiamato IgnazioPocorobba.

L'anno 1779 eletto venne il marchese di VillabiancaFrancesco M.Emanuele e Gaetanidalla Maestà del Re nostro signore inconsole nobile priore del Consolato di mare e terra e commercio dellaCorte residente in Palermoper patente e cedola reale della data diNapoli del dì 8 aprile 1779 e delle lettere corrispondentiviceregie e magistrali del Supremo Magistrato del Commercio delladata di Palermo de' 26 maggio 1779.

Dal sacerdote Giuseppe Benincasanella sua Dissertazionesull'origine e stemma della città di Terminivienecitata l'opera letteraria di esso marchese di Villabiancasìdel titolo de' Sette Uffizij di Sicilia che nella suaSicilia nobile a ff. 17 e 47.

L'anno 1779sotto il dì 30 agostofu ricevuto da essomarchese di VillabiancaFrancesco M. Emanuele e Gaetaniunbiglietto di Segretaria della data de' 27 di detto mese di agostoper cui gli fu dato l'avviso della concessione di un titolo di contein Regno fatta al detto marchese pro se et suis dalla Maestàdel Re Ferdinando III Borbonenostro signoree spedita in Napoli a14 agosto sudetto 1779come pel biglietto sovra accennato. Orinquesta appunto concessione di contea si compiacque il benigno sovranocommendare di molto la persona di esso di Villabiancanon solo pelcapo della nobiltà de' suoi natali mercè le famigliepaterna e maternaEmanuele e Gaetaniquanto per gli uffizij disenator di Palermo e de' posti nobili urbani da lui sostenuti semprecon lodee per le stampe insieme delle sue opere date alla luce intante materie storichecon tanto vantaggio della nazione siciliana.Il maggiore e più pieno elogioperòche si ravvisanel detto real diploma è quello appunto di venire egliappellato dall'istesso monarca col titolo tanto giocondo a' buonicittadini di deque Patriadeque tota Sicilia optime meritusvale a dire col titolo di Padre della Patria.

Venne fatto quindi dal detto marchese il pagamento dellamezzannata alla R. Corte nella somma di onze 30 per partita di Tavolade' 13 gennaio 1780. Di piùdi detto appunto real diploma diCorteben è saperene corrono da per tutto le stampepubliche colle versioni del latino nel toscano idioma presso lastamperia del Bentivenga in Palermo l'anno 1780 in fogli in 4°ele lor copie rinvengonsi in tutti i dieci volumi di NobiltàEmanuele.

Il nome di questo marcheseconte novello Emanuele in RegnoFrancesco M. Emanueleva riposto tra 'l luogo illustre de'benefattori della pubblica Libreria di Palermo a f. 22 della orazionedi D. Tommaso Angelini attinente alla detta Bibliotecastampata pelBentivenga in Palermo1780.

Fra 'l settembre del 1780 uscì da' torchij di D. GaetanoBentivenga sudettoimpressore in piazza Bologniun'opera letterariain foglio contenente la storia di Casa Emanuele di Siciliaderivatadall'Emanuele di Spagna e del Portogalloche prende origine reale.Porta ella il titolo di Elogij e tavole genetliachecritico-storiche de' i marchesi conti Villabianca co' loro padri eantichi progenitori. Il suo autore èanonimoe tuttavia egli è lo stesso sudetto marcheseFrancesco Emanueleche colla detta opera ha inteso scrivere desua familia et de rebus suis.

Nel 178025 luglioper patente dell'Accademia de' Vaticinanti diMarsala fu fatto accademico esso marchese Emanuele di dettaAccademia.

Nel 1780 sudetto fece egli acquisto de' legati di BaveraManganelli per la sua famigliaavendone ottenuto sentenza favorevolenell'atto di elezzione di essi legati fatto per gli atti di not. D.Girolamo Lionti di Palermo a 27 settembre 14a Ind. 1780. Enotisi che per superare questa pertinenza fu esso marchese nella duranecessità di litigare quattro anni col duca Ficì emarchese Milo e dovuto fare una pruova di scrittura pubblica ditrecento anni.

Nel sudetto anno 1780 parimentesotto li 23 novembresi feceromonache nella badia di S. Maria delle Vergini dell'ordine di S.Benedetto della città di Palermo le ultime figlie di dettomarchesecioè la quinta e la sestachiamate Rosaria Emanuelee Vanninata in Palermo a 29 ottobre 1756ed Anna Michela Emanuelee Vanninata in Palermo a 28 settembre 1759.

Nel 1781correndo stampata in Palermo presso D. Antonino Valenzala orazione funebre della serva di Dio Giuseppa Caterina del Vio eMonroycomposta dal sacerdote Gioachino Sanacorialle pagine 456 vien citata con lode la sua Sicilia nobile.

L'anno 1781il giorno di 20 maggioper dispaccio viceregio epatrimonialeil titolo di conte Emanueleche nel 1779 fu concesso ameFrancesco M. Emanuelemarchese di Villabiancafu intestatosopra il mio feudo rusticano che possiedo nel territorio diPartinicoampio di 200 salme di terra. E pella detta realprovisioneli nomi di esso feudoch'è dell'AlbaciaraCutòRamottaGarofaloMagnatutti vengono assorti nel nome novello difeudo di Belforte. E però da oggi innanzi iosudettoVillabiancae tutti i miei successori saremo chiamati conti diBelfortecioè conti de' detti fondi e feudi di Partinico.

Nella celebre opera massima dell'Enciclopediaal tomo 15che ultimamente vide la luceedizione di Livornoarticolo diSiciliapag. 172rapportandosi l'opera della Sicilia nobileattinente a storia di Siciliaautore il marchese di Villabiancaviene riposta la detta opera nel terzo luogo dopo il Fazello e 'lBurigny.

Toccante a' soccorsi dati dal detto marchese Emanuele al canonicofra' Giambattista Emanuele ed Omodei dell'ordine di Maltasuoparentevedansi gli atti di not. D. Gaetano Grimaldi di Palermo10ottobre 17729 maggio 177616 decembre 1781.

Questo marchese Francesco nel 1782 accetta la carica di devozionedi primo coadjutore della Confraternita della Madonna dell'Oreto aFalsomelecampagna di Palermoper l'anno 1a Ind. 1782 e83unito a Michele Moncada e Branciforte di Lardariache la fe' dasuperioree Gioacchino Reggio e Regio di Catena qual secondocoadjutorecome per provista fatta nella persona del cappellano didetta chiesa Angelo Barbanera negli atti di not. Giambattista LoBianco di Palermo24 luglio 1782e se ne hanno scritture in not. DiGiorgio di Palermo a maggio 1783. Ebbe egli la stessa carica di primocongionto di detta chiesa pella 2a Ind. 1783 e 84tenendovi per superiore Francesco Parisimarchese dell'OgliastroeLuigi Giardina e Valero per secondo congiontoin not. Lo Bianco comesopra a 26 luglio 1783.

L'anno 178719 settembremi fe' l'onore il Senato ecc.mo dieligermi uno delli novelli governatori del Montema da meVillabiancaper motivi a me benvistinon stimai accettarne lacarica e gliene feci la renunzia in forma presso gli atti di.Francesco Paolo Tesauro di Palermo a 20 settembre 1787. Siccome purenell'anno istesso 17875 ottobreper gli atti di not. FrancescoPaolo Tesauro di Palermo pensai rinunziare le cariche di rettore etesoriere insieme della venerabile Reale Arciconfraternita di S.Maria l'Annunziata a porta di S. Giorgio a Palermo.

Nel 1787essendo stato ioVillabiancaattaccato dallimaniscalchi pella revendicatoria del mio gran fondo dell'Albaciarache a sè volean ritrarredopo due anni di trattati alla buonane fu piantata la lite nel 1788 presso il Tribunale della Gran Corte.Dopo li maniscalchibisognai litigare con Giacomo Bartolomeo Fornobarone di Carusonel 1789da cui era stato comprato il jusrecuperandi detto feudo col privilegio delle strade Toledo eMacqueda in not. Filippo Salemi di Palermo a 28 gennajo 1789. Laconsiderazione però del dubbioso esito delle liti e 'l fuocodelle medesime che mi brugiava la casa e 'l predio insiemepericolante più che mai veniva devoratostimai sano consiglioaggiustarmi col detto di Carusopagando al medesimo onze 578 edoltre altre onze 100 che mi costarono le spese extragiudiziariee inconseguenza la compra col privilegio fatta dal Caruso come sopras'intese fatta da meVillabiancacome cessionario fattomi dallostesso di Caruso. Sicchè ora il fondo dell'Albaciara inPartinico va a possedersi col titolo del verbo regiocioè delsurriferito privilegioe in conseguenza mi posso dare il vanto ioVillabiancadi chiamarmi secondo acquistatore di detto feudocomeper atto in not. Pietro Tesauro di Palermo28 maggio 1789.

L'anno 1785considerando ioVillabiancaavvicinarsi purtroppol'ora di termine del mio uman vivere in questa bassa valle dilagrimecomecchè carco di senili annimi applicai atutt'uomo finirne i giorni in honestate virtutis equel piùimportada cristiano in osculo Domini.

Pensai primo per la sepolturacioè per la novella casa incui fra brieve devo passare colla mia salma resasi estintasloggiando per sempre da questa mia casa di PiedigrottaVillabiancadi questa capitaleove per lo spazio di quasi due secoli gli antichimiei Emanueli vi han soggiornato. Il real tempio di S. Domenico diPalermoin cui ho passato gran parte della mia vitasì dellasecca che della verde etàin culto del Rosario della VergineMadre e per la espiazione delle mie colpe presso la maestà diDiosembrò a me il luogo più opportuno e piùportato a questa mia sì fatta devozione.

Ricercati quindi li buoni padri del sacro chiostro dell'accennatachiesa di S. Domenico di tal mio votomi fu concessa dalli medesimila cappella di Santa Rosalia per luogo della mia tombae questa nonsolo per la mia personama anche per tutte le altre de' miei eredi etardi nepoti in infinitum et in perpetuum. E vi fudi piùla facoltà datami di fare uso di detto sacello a libero miotalentovolendovi apporre armi di famiglialapidimedaglie esculture e come meglio può ravvisarsi dalla carta originaledella cattata concessionedella data de' 2 agosto 1785.

La devozionein veritàda me portata alla Celeste Regginadel Santissimo Rosariocome soprami fe' metter da parte gli avellimiei gentilizii delle chiese conventuali di S. Nicolò liBologni e della Zisa di questa metropoliove potea congiungermi allecare ceneri de' miei buoni padri.

Posto ciòdunqueda mesudetto Villabiancasi sonpreparati i marmi e tutta la mobiliaper lasciar di mia persona a'posteri un monumento sepolcralee insiememente vi è stata dame stesso vivente disposta la qui sotto iscrizione mortuale:

D.O.M. Perpetuae securitati et spei aeternae comitis FrancisciM. de Emanuele marchionis Vtllae albae et pulchri fortiscastri Mazariae dynastaepatricijet iterum panormitanisenatorisluctus et amoris monumentum a Benedicto parentantefilio magnificenter ut par erat positum et in lacrymis quodnumquam satis. Viri quidem majorum imaginibus clarieruditionecomitateprudentiareligione vero muneribusbonipublici studiolibrisque editis cumque anecdotis ad res siculasmissis innumerislonge clarissimi admirandiinclytiet hinc dePatria deque tota Sicilia jure dicti optime meriti per chartasCaesaris et per numismata unaque ex populi consonis suffragiis. Quiobiit die… mense… anno… non sibi sed suis Urbique etRegnoaetatis annum agens…

Nello svolazzo dell'aquila che tiene nel rostro la medaglia cosìsi legge: Sic meritum Patria suum hic colit civem.

E per questa iscrizione sepolcrale dee farsi avvertenza l'incisoremarmoraro di mettere il punto tra ogni parola e non nel fine dellalineae tutte le V debbono essere consonanti come Ve non vocalicome U secondo il fare delle iscrizioni antiche.

Questa iscrizione di aeternae spei s'è presa dallaformola usitata per li cristiani dal celebre Mazzocchi e sta colmonumentum positum riguardo la persona corporale del difonto.Al manibus indiche ne significa l'animasi dàl'aggiunta del pientissimis e concorda col justapersolvente in lacrimis del figlio Benedetto all'anima pia delpadreformula pure lapidaria usitata dagli antichi nel far l'esequiefunerali ai difonticosa diversa dal monumentum. Per nonreplicar io finalmente l'idea della di lui pietàche ne furagguardevolissimoespressa nella voce manibus pientissimiss'è detto viri quidem claritate generis ingenioreligione magis librisque editis spectatissimifacendocosì concordar tutta la dizione col primo genitivo sino allafineper conservar l'unità del periodo e dell'iscrizione.

Con sì fatta erudizione s'era disposta per primal'iscrizionema poiper l'amore della brevitàsi tralasciòaffatto. Il novello detto di parentante riaccommodato di soprain vece del funeranteche da principio avea io pensatostatousato da Plinioè detto di Cicerone per l'esequie de' di luiparenti.

Nell'anno indi 1789che per meVillabiancami fissa un'epocanotabil di casal'opera della gran gebbiao sia novella peschieriache nel feudo della Ramotta viene a giacere per l'adacquamento delnovello giardino che nel 1781 io vi piantaiprende sua fondazionegrazie a Diodalla mia manocome per atto appare e per la tabellamarmorea apposta in essa gebbia co' i versi di mia composizione:

Lympha optata diu per nos post tempora surgit

piscina hos hortosquos subitaucta rigat

cum plantis hic poma fluunt cum vitibus uvae

quando ubi spinetum terraque limus erat.

D. Vincentius de Paula pro domino suo

curator bonus invenit perfecit 1789.

La spesa di questa pescheria costò alla mia cassa la sommadi onze 71.24.

Notisi che questa gebbia della Ramotta essere una seconda gebbiache si ha in casa dalla mia beneficenzaed è quella appuntoche si trova nel mio predio della Graziaterritorio di Palermodetto altrimenti del Cilio e di Ambleri. Vi si legge il seguentedistico in una tavola di marmo fatta nel 1749:

Tertius Emmanuel Fraciscus marchio quartus

piscinam hanc amplam condidit in Domino 1749.

Nell'anno istesso 1789 il pozzo d'acqua dolce ch'è ilprincipale adorno della gran bottega ed osteria di vino che sta neldestretto della mia casa grande di Piedigrotta in Palermo fu cavato amie speseascendenti alla somma di onze 17.5.3secondo l'apoca erelazione pubblica che ce ne fu fatta in not. Pietro Tesauro diPalermo il 27 aprile 1789.

Nell'anno medesimo 1789 finalmente mi riuscì far la cucinache bisognava nello scrittore secondo di casa della mia succennatacasa di Piedigrottache dietro a due liti di causa di spoglio mifece il barone Giuseppe Parisiesuperato il tutto mercè unatransazione fatta col detto di Parisi a not. Pietro Tesauro diPalermo17 settembre 8a Ind. 1789si venne a capo diacquistarla. La mia penna quindi poetica vi produsse per tal fatto ilqui seguente distico:

Bruti Parisij rabies dum pelliturecce

inviso eo struitur clausa culina foco.

Pel giardino novello della Ramotta da me piantato nel 1781sidice essere egli dell'ampiezza di salme… e che per nettol'anno1789avermi costato la spesa di onze 84.

Ristretto de' fatti più notabili lasciatici il fu FrancescoM. Emanuele e Gaetaniquarto marchese di Villabianca:

1) Gli acquisti in prima dei luoghi della RamottaMagnaCutòe Garofaloe anche può dirsi dell'acquisto dell'Albaciaramercè il privilegio delle strade Toledo e Macquedach'egli viottenne sopra il titolo di possessione di detto feudo. Eccoil tuttoce lo si appalesa nell'epigrafe del di lui ritratto in pittura che siha nella casena dell'Albaciara: MagnaeCutodisRamottae ecc.

2) Il lungo stradone che si camina nell'Albaciara e Cutòonde comunicano le due casene di detti due predijverdegiante dinocimandorle e landrivien predicato nella tabella marmorea chesorge nella casena dalla parte di fuori dell'Albaciara: Quae modofrondosis nucibus ecc.

3) La beveraturafonte e ristoro dell'acqua di cinque sifoni osian cannoliche delizia il feudo di Cutòci porta laiscrizione incisa in bianco marmo: Sat faecunda oleis ecc.

4) La strada che per forza di liti venne a formarsi nel luogodelli Raccugli per dare il passaggio a Partenico dalli luoghi diVillabianca fatta carrozzabilee che taglia nel mezzo detto luogodelli Raccuglinel 1780ce 'l dice il distico latino che si doveaincidere in tavola di marmo e che restò inedito per modestia:

Fit via vi. Frustra Raccuglia superba

Emmanuel superans in pede sternit eam.

5) La gran gebbia fatta nella villa della Grazia o siaVillabiancadetta volgarmente del Cilioci fa leggere laiscrizione: Tertius Emmanuel ecc.

6) La fonte dell'acqua trovata alla Ramotta e la gebbia in essafabbricata l'anno 1789 viene animata dalla seguente iscrizione:Lympha optata ecc.

7) Il giardino ampio di tumoli 10 di terra piantato alla Ramottace '1 dice la iscrizione di sopranella voce dell'Hos hortos.

8) La cucinella fatta quasi a forza d'armi nella vanelluzza dellacasa Villabianca a Piedigrotta in Palermo e casa del barone Parisi cel'avvisa il distico latino che si ha nelle composizioni poetiche diVillabianca: Bruti Parisij ecc.

9) La biblioteca e l'archivio di scritture di Casa Villabianca cimostra la seguente tabella:

Crescite libri in nobissed mage crescite libri.

Venite et cunctis dabimus hospitium

10) La nobilitazione e gran benfatti fissi nella casa grandeVillabianca a Piedigrottacolla aggregazione fattavi del cortigliodetto olim del Generaleper cui il cortile e detta casainsieme prende il grado di casa magnatiziace ne fa memoria la quisotto tabella posta sopra la fontana in fondo dell'atrio: Refectaampliataornata Francisci M. de Emmanuele IV marchionis exbeneficentia1771. E la tabella collaterale marmorea vi ci fasoggiungerefissatavi nel 1790: Beneficentiao posteripostremahinc inde expectatum a vobis ad culmen usque magnatitium1790.

Nel 1791magiope' torchij in Palermo di Rosario Abate in piazzaViglienadà alla luce esso Villabianca l'ultimo suo opuscololetterario sotto il titolo di Notiziario biblicoper cui sipassa avviso al pubblico di tutte le sue opere e parti letterarij sìediti che inedititomo uno in foglio.

Il padre abate cassinese Giovanni Evangelista Di Blasi nella suaCronologia de' vicerè di Siciliastampata in Palermo pelSolli1798nel tomo primoalla prefazionepag. 21mi dàl'onore di appellarmi cavaliere meritevolissimoe a f. 262 del corsodi detto tomofa menzione pure di mia persona Villabianca. Nel 2°tomo dell'istessa Cronologiane' cataloghi de' ministriallepagine 3 e 39mi tratta co' i titoli di benemerito ed eruditissimocavaliere.

Dal sacerdote Giovanni D'Angelo e Ciprianone' suoi Principijdella storia di Siciliat. 1 in 8°stampati inPalermo pella Reale Stamperiaci fa l'onore di citar le mie opereff. 132 e 136siccome parimente il D'Angelo nel suo opuscolo delCingolo militareedito nel tomo 6° Opuscolisiciliani del BlasiNuova raccoltaa ff.182183 e 197m'impartisce il medesimo onore.

L'anno 179426 gennaioin not. Giuseppe Sarcì di Palermorenuncia il marchese Francesco l'officij di rettore e tesoriere dellachiesa dell'Annunziata a porta di S. Giorgio. Addì 11 decembre1794a not. Francesco Paolo Tesauro di Palermorinunzia la caricadi rettore dell'Opera e seminario di S. Rocco. L'anno istesso 1794a14 decembrein not. Tesaurorinunzia l'officio di deputato diVicaria.

L'anno 179523 marzofu rimessa da Trapani a meVillabiancalapatente di accademico dell'Accademia del Discernimento.

L'anno 179519 agostocolla venuta del rev. Pachetto in Palermoinaspettatamente mi capitò la dedicatoria fatta alla miapersona Villabianca del tomo 25 in 4° dall'editoredell'Effemeridi enciclopediche nel mese di luglio 1795onore ch'è stato impartito fin'ora a' magnati di Napoli e diSicilia.

Del 179722giorno di S. Giuseppe15a Ind.restandoa meVillabiancapoco tempo di vita per ragion naturalementre stocorrendo gli anni 77 di mia età compitistimai faretestamentoe testamento nuncupativo con fidecommisso in essoprimogenialeagli atti di not. Francesco Paolo Tesauro di Palermoquale poi convennemi revocare e stenderne altro novelloagosto 1798appo le pubbliche tavole di detto not. Tesauro. E notisi che il dettotestamento revocato si trova inserito nel tomo 37 de' miei Opuscolipalermitanin. 6.

L'anno 1798non ostante che ioVillabiancami sentissi moltobenemerito di questa mia nobile PatriaPalermopur tuttaviaambizioso restando di accrescermene le benemerenzepassai a fardonazione irrevocabile di tutti i miei parti letterarij e libriscientifici alla Biblioteca Senatoria di Palermoconsistenti in 245pezzi di libriappo gli atti di not. Francesco Paolo Tesauro diPalermoa 24 settembre 1798.





II - ORAZIONE FUNEBRE PREVENTIVA ALLA MORTECHE SI HA FATTOEGLI STESSO PER LA SUA PERSONA RESTANDO ANCOR TRA I VIVENTIILVILLABIANCAE CH'EGLI INSIEME FA DIFESA A SE STESSO PER LA NOVITÀDEL FARE DI DETTA ORAZIONE DICITURA TUTTA QUANTA DELLA SUA PENNA

 

DIFESA DELL'AUTORE APPO CHI LEGGE

L'autore della funebre orazione che dee dirsi in morte del conteFrancesco Maria Emanuelemarchese di Villabiancaè l'istessoconte marchese d'Emanuelecioè che io Villabianca medesimo inessaor qui scrivente sotto il nome anagrammatico di Arfeste Eummelpreventivamente fo a me difontoe alle celesti non mai compresemaggioni trapassato dicomi.

E come andar ciò? Egli è possibile tal cosapratticarsi dagli uominicioè che a un vivente si faccil'orazione funebre e allo stesso vivente ancor di sua mano farla a sestessomettendo avanti le proprie sue doti d'animo? Sembraall'istante ardita la causastravolta del parie da guasta fantasiaprodotta. E pur questo è veroe tanto si ha nel presentemortual panegiricoe lo so benissimo che laus in ore propriovilescite so anco l'avviso d'Ovidioquando cantò nellesue Metamorfosilib. 3v. 132appo met. 2°f. 96:

Expectanda dies homini dicique beatus

ante obitum nemo supremaque funera debet.

Pur tuttavianon è quest'affare che all'impiedi condannardebbesi. Ha delle sue eccezioni. Tiene capo di bastante difesa lastranizzata azzionee 'l di le assonto in qualche maniera va aqualificarsi. Eccone dunque la occasione che frapposesi a meditarnel'impresa.

Eravi meco mostrandosi il dotto buon patriotto canonico TommasoAngelini della donazione da me pensata fare post funera ditutti i miei parti letterarij editi e non editi alla Bibliotecanostra senatoria in servigio della Patria e de' scienziati mieiconcittadini. Eglicome custode della medesima studiosa Casa eprimario insieme istitutoreper onorarmi si lasciò uscir dibocca di volermi comporre una loda accademica e farla cantarepresente anche a mein una adunanza letterariasecondo dagliaccademici del Buongusto una volta fu fatto col fu abbate ArcangeloLeantiin contingenza d'essere stato salutato in Regno col titolo eposto di regio istoriografo.

Se da me non accettata venne tal rimostranza nello stato diviventemi fu gradita però moltissimo in quello ditrapassato. E perchè volle egli da me istesso la nota deidecorosi documenti con che ammanire la sua orazionenon potei fareammeno di non contentarlo in tanto puntoavendone io graziosamentedi già accolto l'offerta. Ornell'atto di raccogliere ipuntisebbene di poca considerazionedel piccolo bene da meoperatomi saltò in capo la fantasia di fare delle mie gestauna storica orazionescompagnata però d'arte oratoriadi cuiva scarso il mio talentoe che è quella appunto che qui visiegue. È certo intanto che ne potea io far di menobastatoavendomi coll'amico Angelini un breve semplice dettaglio e d'informeconfessionalema la debbolezza di vanteggiar me istesso e lacelatezza per altro che da per se stessa richiede la faccendacioèche non era il caso di publicarsi tal loda a' miei giornirestandoessa per monumento di scrittura privata di casami persuasero eindussero a ciò pratticare.

Che si vuol fare? Per la varietà di pensareil mondo èbello. Si danno tal volta tali umori tra gli uominiche per la forzaimmaginativa dell'amor proprio e per la passione dominante dicomparirvi lodevolee vivi e mortia questi fatti declinar veggonsie si fan discendere poi francamentesenza badare punto a tutto altroche saporasse di inconveniente. Ma quante volte poi da costorosignoreggiati da questo spiritociò tanto venire esseguitosebbene con candido consigliosenza ledere punto i suoi similimasol per infondere novelli onori secondo il lor pensare ne' gradi de'figli e tardi lor posterisono degni eglino di qualche scusa e diascoltarsene benignamente l'eccezzioni.

Or tal carattere innoccente pomposo dalla natura venne a toccare ame Villabiancase per sorte o per disgrazia che no 'l so diree fuquello appunto che ebbe sempre di mira l'ago di tramontana dilasciare a' succedenti di casanell'atto di benedir me stesso conqueste tele di orazioniscorrette o senzate qualunqui vogliansimonumenti ben degni de' lor natali per imitargli nelle virtùanzichè recare al mio personale unicamente decorazionecome aprima vista o in astratto si va ad apprendere.

Ed ecco l'arringa di questi miei trasporti di sì fatteseguite fantasie. Oltre le pompe e i vanti che han dato le stampealla mia persona su parti letterarij in varij argomentiche non sonpochiunitamente a quelli degli altri autori che per lor bontàfansi encomiastici del mio umil nomee a' carmi altresìdell'aonio coro in tutte quasi le accademie della Sicilia nelle qualiho avuto luogo di far reciteoccupandone i primi gradi ed onorihanconcorso di molto al mio vaneggiare; le monete parimente con esseche al mio fasto sacrate e coniate corrono in oro ed argentosonostati pregi di non pochi piaceri prestati al mio naturale ostentosointendere; parecchie pitture in rami e in teleseguiamo a notareche del mio volto portan l'effigiefatte far da me istesso o dataluno de' dotti miei amiciper metterle nelle dediche fattemi diloro opere; la vita che io medesimo mi scrissi e non lascio di per mepuntare coll'istessa iniziale voga sino a quell'ora che dal clementeSignore mi sarà concesso di stare in terra in mezzo agliuominie 'l mausoleo marmoreo finalmente cheanni sonomagnificamente mi fabbricai con elogij e trofei nella real basilicadi San Domenico di questa capitalemia patriami fan colto autoretutti quanti essi capi del visionale istesso della presente novitàche muove funerali viventi.

Cosa dunque mi restava di fare dietro a tante opere sovraarringatealla veduta del prossimo morirche attendo a causa deglianni troppo senili che mi condannono? Ella è appuntol'orazione funebre o sia notula di documenti richiestimi dal mioamico Angeliniche in questi fogli io fò parlarefacendolafinale ed ultima delle vanità e capricci fantasticimavirtuosiche mi ho passato finoracaduco essendo in questa caducalagrimosa valle.

Sic estdecipimurquodcumque videmus inane est.

Est speciem somnii praetereuntis habet.

Per la quale cosaper altroho l'ardir di dire d'essere ella lapiù propria orazionese bene non lucidad'oratorij ornatiche poter fiansi in questo genere a defontiperchè prodottadalla mano istessa e dalla vivezza maggiore de' sentimenti animatache può influirvi la mente dell'autore istessoche in essadovrà un giorno estinto far di sè la triste scena.

L'aliena penna certamente non puotrà mai pingere miglior dicolui ch'è il pittor di se stesso e dar nel segno in cuicoglier debbono gli argomenti lugubri di simili nobili dimostrazioni.Madicasi quel che si vogli su tal far bizzarromai e giammai conesso ho inteso infliggere offesa al prossimola minima che giàsi fosse; ma se ha luogo la censura degli invidi Aristarchi e laemenda qualunque siasi dovuta su tale articoloil male l'ho fatto ame stessomentre verrò a rubricarmi reo di ambiziosa vanitàe di mancanza pure di non usata modestiaindifferenza e rossorenell'encomiar il mio medesimo individuo.

Con tutto ciòfacendo io i miei conti su questa curagiustamente lusingar debbomi di sortire essa opera qualunqueapprendasi sempre valevole e fruttuosa per i miei interessi e nondisutile e stimata cosa di perdita di tempomentre che per lamedesima non lasceranno di ricordarsi i figli e tardi nepotisecondovorrebbe la gratitudinedella persona del loro padredel loroavolodel loro benefattore in ultimo nelle vegnenti mondane lorovicende. Appo gli antichi romani fiorì il costume di cantarsine' conviti i magnanimi fatti de' loro antenatiperchè lagioventù si rendesse invogliosa all'amore delle scienze edopere virtuose.

Chè se poi finalmente l'ammannita presente orazione sìo no si reciti ne' funerali che alla mia morte converrà farfaresecondo appresso passo a riflettere a quei miei congiontinontenendo conto della mia fredda salmanon mica punto me ne dòbriga. A me sol basta l'averla disposta e lasciata in cartainsertane' miei Opuscoli palermitanie non più di tanto iopretendoanzi me ne dico molto contento. Vanità questa peraltro è ella che non altrimenti darassi meno di non dirsicostar di preggio e di virtuosa marcapella di cui esercitazione epella di cui gloria il tutto far licesenza riserba. E infattitaluni grandi uomini dell'età passate prima (ohquanto di meper li pari portati capi di virtuoso immaginare!) si han dato in vital'istessi elogij funebriepitafij e marche che altri scienziatiestranei in morte per loro merito li dovean prestare. Sicchèsul testo di esempij così autorevoli posso dire francamente diesser io non l'unico e senza compagni da mal intesa vanitàsorpreso in queste luttuose preventive comparsema li migliori dimecome sopra toccail'hanno osservato tal'ora con buon successo edapprovazione de' dotti.

Ed ecco il lungo catalogo de' grandi uomini e letterati che aquesti fogli illuminatamente fo' seguireappresso situati ad ordinealfabeticoonoratisi viventi eglino stessi colle marche onorevolide' ritratti in ramiin monetemonumenti ed elogije di farsiautori finalmente della storia della propria vita scrittasi essistessi colle lor mani.

Posto ciòadunquepell'attuale così mio farechiamo da tutti in qualche maniera compatimento. Egli ècandidoinnoccente in tuttonon fa male a nessunocome sopra miprotestaie scevro di superbia affattocapace solo di recar delbene al mio diletto presente e lontano parentado. Il ricordarmi poial tempo stesso di miei novissimiche da un seguace del Vangelocredersi debbonoe l'aver presente di continuo alla mente l'aspettoterribile della fiera Parcache certamente un giorno recideràlo stame di vita con cui have i suoi giorni la mia umanitàèparte di cristian cattolico ed è cosa lodevole e maidetrattandacome si vuole dai forti spiriti del nostro sedicenteilluminato secolo.

Mors tuamors Christifraus mundigloria Coeli

et dolor Inferni sint meditanda tibi.

Vita brevis divinus amor terrorque Gehenna

haec tua si recolet labe carebit homo.

La fatiga finalmente della presente dogliosa laude che al mio nomeio stesso porgo è un capo di piacere (non può negarsi)che sente il mio animo nel vedere cogli occhi della vitae non conquelli della mortel'onorato spettacolo che un dìresoesangueio posso attendere da' miei consanguinei per rispetto nonsolo del mio personalema quanto più per l'onore di lorostessi e della famiglia Emanueledel di cui cognomegrazie alCieloa fronte scoverta sull'universale ceto patrizio della Siciliatutta e altrove ancora ne posson dire le distinte illustri regieanticaglie.

Questo compatimento e manuscritto non vi è paura di darsialle stampecome sul principio avvisaie perciò ne lascio lacura a chi conviene o di farlo stare sotto la polveresempre cheinetto si reputasseo farne uso pel publico studioqualora tenesseil grado di rispettabile.

Amico lettoreho detto e non passo avantilasciandotiintieramente la libertà di giudicarlo come ti aggradae tidico addio.

 

PROEMIO

Non habuit virtus pignus amabilius

Il desiderio al mondo di volersi ognuno dar vanto di amore edaccogliere virtù nel senoch'è l'immagine di Dioanzila stessa divinità tra' mortalinasce coll'uomonaturalmentes'impasta nel di lui spiritoe in conseguenza non può darsiuomo che non ne tenga l'ambizione di conseguirne il talento eardentemente amarlo pe 'l lustro e titolo di sua persona.Ordinariamente però s'infonde sì fatta dote della virtùcon maggior vivezza e generalità nelle alme grandi che sonnate di chiaro sangueche non lo fia nelle altre secondarie che daschiatte inferiori tengon suo nascere. Trova viva la virtù inesse alme nobili parte di quella fiamma che per fasti di gloriabrugiò un dì ne' petti de' lor maggioriecome talelusingasi di proseguire ella lungamente l'esercizioanzi vieppiùvivificarvisitrovare in quelle sempre più assidue l'adorabilsuo culto.

Se ciò sia vero ce l'insegna l'esperienza appo la storia ditutti i tempicioè che nel teatro di questa terra han fattoalta comparsa d'uomini grandi in maggior numero e più eccelsogrado le persone nate di nobil stirpe che quelle sortite d'ordinarijlegni. Un di costoro di tali grandi uomini in tanto fu FrancescoMaria d'Emanueleconte marchese di Villabiancasignore del castellodi Mazaradel suol sicano pregio ed ornamentoe particolarmente delnostro panormeoche su quelli sta principeda voi troppotroppoconosciutoo signorimagnatipatrizij e nobilicon qui presentequanta altra siete onesta gentegiacchè familiare sempre mecovoi l'aveste con piacevolezzadecoro ed umiltà di trattaresignoridicoche vi degnate ascoltarmi su questo pergamo e al miodir fate cerchio d'onore.

Egli fu grande pe' suoi natali e fu grande per la sua virtù.Son poche ore che si è partito da noi e a tutti i suoi similiei disse addioe però la sua perdita compianger deesiuniversalmente dai cittadini e dagli indigeni ancora per sìfatte singolari qualità che 'l coronarono. Ed è purdovere che le sue virtù e i rilevanti servigij fatti allaPatriacome appresso noveremosi commendino incessantemente inquesto e in altro luogoe come gesta di buon glorioso si tramandinoalla posterità della gloriaperchè i buoni se necompiacciano e se ne propongano l'esemplare e gl'invidiosi se neattristino ed a fremer se ne passino.

Per la grandezza cumulatamentequindidi sì fatte doti divirtù e nataliche a sèinsiem congiuntigloriosamente ritrasseci si fa avanti agli occhi nostri la grancomparsaoggie funzione di luttosebbene assai inferiore al suogran meritoin questo regio gusmano tempionel qualein mezzodell'echeggiare di ogni intorno la voce flebile di ognun di voinell'applaudire al sacro promesso detto del laudemus virosgloriosos et parentes nostros in generatione suami dò lapompa d'esserne uno de' costituenti la loda colla penna e collalinguaquantunque d'afflitto misero oratore: Carmine et lacrimisparentare extremum officium est.

La di cui estinta or fredda salma che voi toccatein riguardo delpunto della dignità de' natalisalma nobile che jeri notteesalò lo spiritosublimata restasi su la più altavetta del presente di morte anfiteatro eccelsodi cipressi ricolmomessi in argentocon stemmiemblemi ed epitafije di fiaccoleinsieme funeste ricco e lumeggiante a giorno. Serve ella di scabelloalla fiera Parcache su d'essa trionfante posasiedi quella salmatenendo in grembo il gonfio fardellodelle di lei virtuose gloriosedoti ce le espone superba per marche de' suoi trofei.

Or per sì fatto personaggio appunto la vaga mostra diquesta basilica trasfigurata vedesi nel suo splendore efattapallida in pietoso aspettonon più di gioiama di tristezzaalla mente ci manda idee. Li ricchi panni e intersiati di coloriargenteigaij e vermigliche per l'avanti già la vestivanoora li veggo cambiati in bruni e di doglie e di gramaglie di paro lemura ingombre. Gli musicali concerti delle corali melodie festiveche frequenti insuonavansi pe' divini salutari uffizijsacrificij ebandisentonsi ora cantanti bassi e sonanti sordiche ci muovon gliaffetti al pianto. Tuttoin sostanzaè orror di mortetuttoin sostanza luogo di piantosebbene il tutto in mezzo dell'ordine ein mezzo del fasto qui si raggiri.

Pella grandezza indi del nostro difontoin riguardo al titolodella virtùdee dirsi come la maggior pompa e la piùbrillante marcache fa più sollennequantunque lugubrequesto spettacolosi è il vedere cogli occhi della mente edella fama su i popolari suffragij cinto il gran uomo e raggianteappieno dell'aurea fascia del bel sole di sì fatta deapercui grande in tutto appo noi mostrossi e per cuiesente del letalsqualloreancor vivente tra noi si aggiranon vinto maimavincitor di morte. Gli uomini surti di magnatiziaanzi di regiasuperba sferache di grandi di terra il nome tengono e di gransignorimorir sogliono tutti e poi tutti immediatamente dopol'esequie e la memoria loro se 'n va a perire dietro al suono e tuonode' sacri bronzi. Mapoicoloro che alla grandezza de' natalil'eccellenza della virtù accompagnanodello stellato manto diessa lei cuoprendosioh! sì che si possono dare il gran vantodi salutarsi veri grandi uominie con ciò sopravvivere almondo e nel teatro della fama ancor trapassatigrandi quai furonopella perenne ricordanza de' secoli.

Virtus sola perennis effugit extremi tristitia fata rogi.

Or questa appunto qualità immortale con sommo nostrogodimento verificar tralucetale quale è stata sopra definitae dipintanella degna persona del nostro estinto cavalierementrenel di lui petto generosamente allignando la virtù piùsolida in tutti i suoi raminon ebbe ella pegno in lui piùdegno che per sè fosse più caro e amabile. Nonhabuit virtus pignus amabilius: motto preso dalla prima medagliache sul 1754 per di lui onor massimo in oro ed argento coniata vennein Palermoe motto questo che prima voce gridar vi femmo facendocapo all'orazione.

Spuntato a vivere il nostro grand'uomo per accidente suo fortunatoo sia desio del Cielo e per gloria può dirsi del suol di Oretoin questo infelice mortale albergo del lignaggio illustre e regioancora d'Emanuelech'è un de' patrizijanzi magnatizijdella Sicilia nelle città di Palermo e di Trapanidi cui orala fa da principein retaggio la virtù in esso con piùgenio infusesigiusta li miei accennati riflessisovr'altrispiriticomecchè nato di così chiara sublime stirpe. Eperòrammentandosi egli de' suoi doveri appo la beneficanatura pe 'l ricevuto donoprocurò adorar sempre e mai semprela virtù del suo animocoltivandone il prezioso talento conmaggior studioveemenza e lena che non si ha nel fare ordinariodegli uomini. Esemplarmente quindi ne traficò il capitale pertrovar fortunaquale cattossi con tanto lucroso per sèsuccessoappoggiato all'ombra di detta deache arrivò areputarsi di comune consenso tra i cittadini compitamente uom grandeper nobiltà e virtù.

Ein veritàfu egli grandepel bene prima della suaanimagrande pel vantaggio di sua famigliagrande finalmente pelservizio alla Patriache sono i tre capi appunto del presente nostroragionamentoapprendendoli da S. Dionisio cartusianoquando ci fasentire il seguente elogio: Vir magnus in vita sua magnusin officio suomagnus in Patria et sapientia sua.

 

PRIMO PUNTO

Vir magnus in vita sua

Pel benedissidell'almaprimo puntoche tocca il virmagnus in vita suacome sopra sta scrittoper lui sututt'altro professar videsi la virtù in Diocon cheassicurarsi la speranza eternache l'uom dee fidare per felicerendere (in) eterno il suo spirito. Questo fu il primo scopo del suoconsiglioapprendendolo in quel momento in cui fe' uso di suaragione dalli furon piissimi marchesi Benedetto Emmanueleexcapitano di Palermoe Cassandra Gaetani de' principi del Cassaroche il mandarono alla luce il dì 12 marzo 1720 in questaoretea palermitana metropoli.

E in verità non vi è altro mezzo in questo nostropassagiero ospizio a tergersi dagli occhi il pianto che leggere inCristo la sua morale e serbar sempre nell'alma e il cuore il santotimor di Dio. Su tali poli porterem noi mortali più che sicurili nostri passi al Cielola navicella di nostra salma in portoecosì darem pace in qualche maniera alle pene e fatighe diquesto tiranno traditore mondo.

Battendo quindi il nostro trapassato la sì fatta via dellasaluteera sua cura tosto sul far dell'aurora alzar la mente al suoCreatore con orazioni mentali e vocali precie a cui umiliandosiqual peccatoreprostrato a' piedi del Crocifisso nel suogenuflessorio domesticochiedeva perdono delle sue colpe collarecita del Miserere e con funicoli di disciplinasciogliendogli insieme voti di grazie per riceversi beneficij emisericordie. La Regina del Cielo al tempo istesso invocavaMariaSantissimatesoriera de' divini doniunitamente all'angelo e santisuoi tutelarila protezione de' quali pe' bisogni suoi spirituali etemporali efficacemente implorata giornaliera per sè volea.Officiate indi e finite di orare tali devozioniecco che la chiesa ecase di Dio qualunqui siansi aspettavanlo infallibilmente ognimattina per presentarsi al divin sacrificiochè parecchi eparecchi solea adorarenonchè per far corte spirituale allacoronata Vergine del Paradiso e refugio de' peccatoriche eiriveriva come sua signora e madre in tutti i momenti di vitasalutandola tre volte il giorno: all'aurorail mezzodì enell'ora dell'angelica salutazione.

La chiesa parrochiale di S. Giacomo la marinain cui bevèegli le sacre acque della salute battesimalee 'l tempio di S.Domenico insiemein cui eglimemore dell'ultimo destinosi fe'vivente (già son degli anni) la triste tomba nel sacello deltitolo di S. Rosaliache in bianchi marmi rilevata vedete nobilmentecolào signorierano siffatte due chiese luoghi fissiassentati della sua cotidiana cristiana assistenza e religione. Nellaprima di S. Giacomo sciogliea i suoi voti all'adorabile Sacramentodell'altare con più salmi ed innie nella seconda di S.Domenico prestava le dovute laudi alla gran Signora del Rosariodicui ne fu sempre divotissimo oratore. In esse chiese quindi lafrequenza celebravavi de' sacramenti di spiritual salvezza nellefestive ricorrenze dell'annoe spezialmente in S. Domenicogiacchèla grazia della penitenza qui ricevea da un padre religioso assaidottodi questo chiostro domenicano alunno.

Per tutti i giorni della settimana lo vedeva il popolo nellavisita delle quaranta ore circolari della cittànelle qualil'eucaristico divin Signore assiso restando in trono di graziescoperto a tuttida lui sperava certo il perdono delle suedebbolezze e traviamenti di umanità. Fatti i negozijtemporalitornato in casasolea ascoltare per altra volta dalcappellano domestico l'istessa divina laude della santa Messanell'interno oratorio delle sue stanzeglorificando in esso la SS.Triade con trenta Gloria Patri e la Vergine Madre unitamenteonorando colla preziosa corona del Rosario. Oltre ciòpuòdirsi cheper la devozione stessa di Maria Santissimache a uncristiano è necessaria per la sua eterna sicurezzanonlasciava di portarsi ogni sabato della settimana in S. Francesco lichiovaraper adorarla particolarmente nella cappella senatoriaincui essa diva va a venerarsi sotto il titolo della Immacolata suaConcezioneportando anche in questo giorno il cilicio su le nude suecarni per farsi credito in qualche maniera de' rigorosi discorsi cheuna volta dovea prestare all'eterno suo Giudicante.

Colla lezione poi finalmente retoricache ogni giorno si facearicorrere da un suo manuensebuon cristiano di vita di santi e divaria insieme onesta erudizionecosì occupava le ultime oredel giornoa cui dava termine collocazione mentale e coll'esame disua coscienza. Sotto quali atti prendea riposo nel suo piccolocommodo per dormir nel Signorecome sperava un giorno ciòeffettuaredando alla natura l'ultimo addio e 'l respiro estremodella sua corporale soluzione.

Dall'osservanza de' religiosi precettiche sono stati da mefinora dettati in rapporto a Diova inseparabile la prattica delleopere di misericordiache son le virtù cristiane (in)rapporto al prossimo le più giovevoli e le sole ricercateall'estremo de' secoli dal divin Giudicanteperchè l'uompossa in quel dì rendersi meritevole del celestial favore.Ecco dunque il nostro marchesetutto intento a tal pio consigliosperimentarsi prontissimo in ciò esseguire.

Popoliditelo voiriguardo a queste opere di misericordia e ditutte quelle altre che spirituali si appellanodelle quali ora dòla parolaquante volte egli fu a consigliarvi e a insegnarvi nellevostre critiche occorenzevi ammonì negli errorivi consolòafflittie sopra tutto vi perdonò le offese che glischiaffaste talvolta nelle umane vicendestudiandosi violentementedarle all'oblioanzivolendovi per indi amici e fratelliprocuròsempre di ricolmarvi di favori e doni. Questa fu l'opera a sèpiù dilettagiusta il dimittemini del Redentore.

Poveri voi che tacetescendiamo alle corporalie voio signoridi questa udienzaancor voglio per testimonij in questa mia causa.Quanti di voi miseri foste alimentati con larghe limosine chefin'oggi seguite a godereprendendole da questa sant'alma comevitalizi assentatarij di Casa. Non poche orfane per lui conoscon lostato di coniugate e sussistenza corporalealimentate dai legati chelor qualche volta solea egli communicare di sua pecuniaoltre alletante e tante altre simili miserabili che per ragion d'uffizio conpingui legati fu a consolare.

Infelici uominiche per disgrazia giorni menate di pena al mondoe che siete i più veri naturali popoli di questa fatalelagrimosa valleil nostro pio uomo non disdegnò mai diassociarsi con essi voi e familiarmente discorrere su de' vostriinfortunij. Vi visitò ne' spedalivi visitò priggionivi sciolse dalle cateneassistendovi ne' primi per lenire alquanto ivostri dolori e ne' secondi tra delle carceri per darvi il pane ognimattinasenza mai mancarvi per lunghe eddomadeprotegendovi finone' tribunali.

In esse opereperòconvien dire come per sua buona sorteavere egli avuto luogo di più lampeggiare in misericordia esfogare senza limiti l'ardente sua pietà cristiana sopra ognialtro fedel cattolicomentre in esse non solo vi si presentava qualsemplice divoto cittadinoma come rettore e curatore delle medesimedestinatovi più volte dal Governo e dal Senatoeccellentissimosiccome a suo luogo e al capo 3 comproveremo.

 

SECONDO PUNTO

Vir magnus in officio suo

Il culto in seguito della virtù di cui il nostro difonto fuzelantissimo esemplare alunno (ed ecco noi entrati nel secondo puntodi questi elogij) fu quegli che lo rese grande in famiglia EmanueleVillabiancalodevole benefattore ed onore non ultimo di suoretaggio. Lo professò egli colla pazienza e coll'esempio.

Parimenti senza turbarsi venne a soffrire le lunghe spinose litidalle quali fu assassinato come fresco capo di Casa dopo la morte delsuo genitore. Queste eran tarli che portava il legno antico del suocasatoonde bisognò nettarle e farle fuori per non passareavanti ed infettarne di peggio il tronco. Intanto però fud'uopo subir la pena di grosse speseestenuando la sua bisognae a'fieri litiganti che l'opprimevano per cause ingiusteo giuste forseche lo sa Diocontribuire talune tangenti di considerabili rendite ointeressi a fin di fermarle e non portare avanti le rovinose lorconseguenze. Buon è però che queste perdite risarcitegli vennero dal clemente Dioche fe' cadere sua grazia sul di cuibuon vivere cogli acquisti di larghi beni che posteriormente cattossiegli col senno e colla manocome appresso seguendo vengo apresentarvi.

Maritato che fusotto il quinto lustro della età suacolla pia vivente matrona Zenobia Vanni de' marchesi di RoccabiancaIddio gliene benedisse il maritaggio colla pace di casa e connumerosa prole. Uxor tua sicut vitis abundans in lateribus domustuae et filii tui sicut novellae olivarum in circuitu mensae tuae.

Questa pace egli curando e questa prole quindi instruendo consaggio onorato studio in tutte le coseregolamento d'ore poco menche gloriosamente ei maneggiava qual di lei esemplarecioècol mostrarsi in casa appo tutti i suoi familiari la norma e specchiodella onestàumiltàveritàpuntualitàe pienezza santa di costumiperchè vivessero tutti i figli edomestici da lui ingombrati da cristiani cattoliciconformi a luiiuxta legem e colla mente continua fissata all'eternità;gliene fruttarono in conseguenza il gran capitale di collocare lefeminenon meno che del numero di seitutte sei in religione e nelmonastero di Santa Maria delle Vergini di questa Capitalecon sommocontento delle medesimegiacchè veggonsi menare colàtutte quante esse vita angelica e care venire altresì a tuttipelle loro virtuose qualità.

Delle femine graziosamente a lato fu unito il maschioe maschiounicopel ben di Casadecentemente oggi pur situato col dominio esignoria di due feudi nobili di regie investituredetti di S.Bartolomeo e di Buscialcacon casale in essooltre tre altri feudirustici detti di Cardisi vecchi e nuoviposti ne' territorij diCaltagironeChiaramonte e Modicarecatigli in dote la vivente suamoglie Antonia Vassallo e Castellettiprincipessa vedova diBellaprimabaronessa eredera di S. Bartolomeo ecc.e con proleanche egli di successione in retaggio lasciatoli la fu Rosalia Vannidi Roccabiancafacendogli vedere il Signore nella persona di costuii figli de' figli in aumento della sua grazia e della sua divinabenedizione: Et videas filios filiorum tuorumpacem superIsraelcontinuando il dire dello stesso salmo 127.

Dopodichè il clementissimo Dionon fatto stanco inbeneficarloessendogli il datore delle ricchezzevolle coronarlodel bel titolo di acquistatorein famigliach'è il piùinvidiabile titolo da persone nobili nell'onorato cerchio degliuominidonandogli assenti di feudirendite e cespiti.

Figli di Emmanueleal vostro padre dovete il possedimento de'feudi raguardevoli di CutòGarofaloLucca o CatalanottoRamotta e Magnache nel territorio di Partinico spaziar vedeteeanche può dirsi dell'avito saracenico dell'Albaciara esistentenel contado istessocon inquilinaggioper non dir vassallaggiodi600 colonicomprato avendoli egli tutti quanti essi con grossicapitali di contanti cumulati coi suoi sudori e 'l secondoconservando in retaggiocioè dell'Albaciaramercè lefatte virili difese e mercè le larghe effusioni subite d'oroper salvarlo dagli artigli rapaci di avare mani che a tutta forza ce'l volean rapire. Quali feudi poscia sudecorati voi li trovate oraper l'aumento di vostra grandezza con titolo di novella contea inRegno sotto la dinominazione di Belforte al di lui merito pur lidovetesortito avendone egli la real cedola dal regnante FerdinandoIIInostro sovranodata in Napoli il dì 12 agosto 1779esecutoriata in Palermo 21 gennaio 1780. E se accresciuti poi vieppiùli vedete di novelli verzierifabbricheviali deliziosidi stradene' confinanti terrenipeschierecorsi d'acquepur dovete sìfatte alte opere al vostro gran padre.

Non è punto quindi fuor di propositoper dar conferma diquanto ho dettofarvi ascoltarecortesi uditoriper tai benfatti eonorificenzeparte d'iscrizione di un suo quadro incisodell'immagine di esso marcheseche esiste nella torredell'Albaciarain cui leggesi:

MagnaeCutodisRamottaeCaryophylli

ius sibi Franciscus comparat Emmanuel.

Quae feuda ab atavis umbrabatlis rapere ausa est.

Bellavitvicitsacra redegit ea.

Quis neget haec magna? at quanto plus grandia in illis

quae ad Patriae cultum prodidit historiae.

La casa grande in Palermo vi va del pari in questo paragrafocommendatizio di ben fatte opereche essendo ella propria giàda due secoli ed anni de' conti marchesi di Villabianca Emmanueleposta a Piedi di grottae divenuta ora per la sua opera un veropiccol palazzo di grossi signoricon due cortili scoverti che piùsolare la rendonoaccresciuta di un tenimento di case in frontedominanti il mare e di un novello appartamento altresìampliata nelle camere principicon stanze separate di bibliotecadomesticach'è di libri molto referta e di libri anche dirango e spezialmente per storia di Siciliacon largo archivio inessa di scritture avite di famiglia assai lumegiatedi fattiassenti e giulianeed oltre a detta libreria quasi in ogni camera vistan de' libri consimili al fare della casa del Magliabecchiornatarendendosi finalmente la stessa casa per d'ogni intorno di gustosemeliorazioni alla modason tutti sì fatti capi e motivi dinovella gloria e di onor coronaleche dovete dare al gran padre eche mai abastanza per sì tante gesta da voifigli e nipotisi potrà lui da voi lodare.

 

TERZO PUNTO

Vir magnus in Patria et sapientia sua

Pel servigio della Patria finalmenteche al terzo capo di questaorazione dolente viene a competereprofessandosi virtù daquesto cavaliereche veramente fu grande in patriami si presentamateria tanto da direchese fil filo volessi a voi ascoltantifarne l'arringastancherei di sicuro la vostra sofferenza e giammaiper questa volta ne toccherei la metà. Bisogna quindiaccorciare questa parte per quanto ci permette il tempo e toccar divolo le cose precipue che al nostro chiarissimo conte marcheseEmmanuele si appartengono.

Servì egli primieramente il Paese e la Corona coi regijposti e uffizij varij di magistraturesempre con lodi e sommo decorodi sua presenza. E a questi onori lo portò per mano la virtùchenel di lui petto albergandodel suo fare al sommo sicompiacevaessendo di lei proprietà il dar strada a' suoiallievi di grand'uomini nella gloriagiusta il dir di Bernardosanto: Virtus gradus ad gloriamvirtus mater gloriae estsolaest cui gloria jure debetur et sicure impenditur.

Servì il sovrano colle cariche di commissario generale inPartinico sul 1775 per gli affari assai interessanti di sanitàdi amplissima potestà investito e col vices et vocesprincipisdi protonotajo interino della Camera reginale diSiracusa sul 1766di deputato indi perpetuo della Vicaria fin dal dì6 marzo 1757console priore del commercio appo il Supremo Magistratonel 1779di deputato governatore dell'Albergo generale de' poveriper due volte per gli anni 1761 e 1762e di senator di Palermofinalmente per pari fiate negli anni 1775 e 1776e negli anniappuntoè ben direse ne indossò la toga in che lacarica di senatore fu instituita magnatizia tra il ceto nobileinseguito de' novelli procedimenti che dal sovrano si diedero pellobene della cittàa causa de' noti tumulti seguiti in essanell'anno 1773. Pe' quali tumultia curarne il sussiego e farlo piùstabilesette eccelsi patrizij di conosciuta probità etalento prescelti vennero ed in consiglio molto autorevoli imponential popoloche la sede senatoria allora formarono colla personainsieme del nostro defontocircostanza questa che rese piùaccetta e decorosa la sua persona.

La Patria poi istessacioè la città principe nellaSiciliache di Palermo dinomasirestar videsi da lui servita peraltre altresì secondarie carichee queste sempre portate unasopra l'altra con novella laude. Eletto egli videsi primieramente dalcorpo nobile della cittadinanza per governatore della Compagnia dellaCarità sul 1750 e della Congregazione indi al 1762dell'Annunziata della gran Casa olim gesuiticacomposte tuttedue queste Unioni di nobiltà sublime palermitana; mentresalutato venne dal Senato eccellentissimo per rettore titolato delloSpedale degl'incurabili per molte fiate negl'anni 1752175717581773 e 1774 e per governatore per uguali volte del Monte della Pietàimgombrando gl'anni 1754175517631766 e 1767. Tenne egli inappresso colle dette Opere senatorie insieme la rettoria triennaledell'Opera di Navarro l'anno 1775 e 1789per la seconda voltae alpari di esse portò il governo di altre chiese e luoghi piidella città in numerofra li quali la protezione una voltaassunse dell'eccelso monastero di nobili signore di Santa Caterinadel Cassarochiostro questo che per ricchezze e pel magnatizio gradodelle moniali di lui costituenti distintissimo in Palermo rendesi.

Amministrando intanto l'istesso di Emmanuele tutte queste Operemaggiori e minori qual'esse furono (è ben che si dica) semprecon plauso ed esemplare assistenzacome doveaumiltà usandodolcezza e generosità coi sudditiebbe la vanitàvirtuosa di lasciare in tutte esse Opere la memoria del suo bel nomecon pitture e lapidistampe e con scrittifatti marcare su letavole e muraperchè quasi a brillare la si facesse sempreperenne la beneficenza e ne spiccassero vieppiù sonanti gliornati delle stesse Case.

Ebbe egli in gran vanto poi finalmente d'impiegar sua opera inservigio di tutti due insieme essi corpi pubblicivoglio dire laPatria e il Regnoe questo anche tutto in un tempocol valor dellapenna che lo movea in ciò fare e col valor sommo del capitaledella distinta letteratura di cui era belloe con ciòaltempo istessocosì coll'uso di tale dote recare a sèonore di troppo contoprezio e conseguenza.

Or in questa studiosa occupazione fu a consumare sempre i suoigiorni sì primitivi che di gioventù e senilimaciòosservandotrasse a sè il danno di molto accorciarseli daldato termine dell'uman destino (francamente può dirsi)stantela strabocchevole applicazione e studio diuque noctuque cheper l'attacco alla virtù e per l'onor di sè stessov'impiegò in difesa. Avvenne difattiper questo capodivedersi obligato più d'una volta il prete che sugli anni diragazzino ne ebbe la cura in casa come di lui aio e governatore atrarlo a forza dal tavolino di studioche più in esso delgiuoco trovava divertimento. I prefetti poi in seguito straniertoscani a far lo stesso furori portati nel fu Colleggio imperiale epoi borbonico de' Padri Teatini in cui allevato fe' le sue comparse.

Altro piacerche nel sapere io provo:

ma piacer quanto rio e a vita infesto.

Ein veritànon v'ha mal più forte al mondo quantolo studio per la salute dell'uomodi cui qual sorda lima rode leforze e a poco a pocoe talvolta rattoal sepolcro il mena.

Nove opere di umane lettere in foglio e in minor sesto insiememandò alla luce de' rami in varij tempidelle quali le piùcospicueche han fatto grido appo i dottisì tra' nostri chedi là de' monti e largoco' quali tenne carteggio e gridoeappo anche delle Accademie quasi tutte della Siciliache l'ebbero insocioonorandolo co' i primi onori e gradisono quelle dellaSicilia nobile per cinque corpi in foglio e le altre de'Grandi Uffizij del Regnoche negli Opuscolisiciliani del prior Di Blasi sparsamente in sette tomicontengonsi. Non dico poi del numero delle opere inedite e dotticommentarij da esso lui dati a buon termine vergati a penna in variematerie di sublimi scienzecome filosofichedi antiquariadipplomatica ecc.mentre non è credibile averne lasciate finoalle duecento in numerouscite tutte dalla sua unica instancabilmano: cosa questa che dà ragione di strasecolare e recarstupore a taluni e a moltissimi d'inarcar le cigliain considerareche la vita di un uomocioè della di lui sola personaaprodurle compite e colme appieno di buoni voti si sia fattabastevole.

Ein veritàè così di esse operesorprendente il numeroche per darne avviso e ragguaglio alpubblicocol breve saggio delle imprese ed assunti che in quelleaccolgonsibisognò farne correre per via de' torchi sul 1791e nel 1794 in seconda edizioneun volumoso largo catalogofacendosipropria a tutto dritto la lode che diè Valerio Massimo aCrisippogreco filosofoscrivendo: Cuius studium in tradendisingenii sui monumentis tantum operae laborisque substituit utadeo quae scripsit penitus cognoscenda longa vita sit opus.

Quae mens sufficerettantis quae pectora curissaràbene dire con Claudiano:

Quae mens sufficerettantis quae tempora libris.

Dignus cui nomen superas evadere ad auras

et Patriae lumen merito queratur in illo.

Stampaquestaappuntodi ruolo di libri toccata di sopra che alui partorì l'effetto di divenir poi la sua casa un luogo divivo liceocon frequenza di letterati e virtuosiche nel consultaredi qua e di là quei libri pe' loro studij il di lui talento neammiravano e ne veneravano il personale.

Di taluni pochissimi scrittori greci han sì adito similiprodigijcioè di compilar fatiche di cento e cento operelasciate in pergamene e scrittima questo far lo poterono perchèa' loro tempida noi assai lontanila natura umana contava piùgiorni e non declinata spossata veniva come ne' nostri. La sola operade' Diarij palermitaniche ci dà esatta e minutacontezza della patria nostra moderna storia dal 1745 fino al 1795ingombra viene da 19 tomi in foglioe l'altra operache tiene iltitolo di Opuscoli palermitanicontenente notizie ederudizioni miscellanee patriesi fa costare di 34 tomi. Or questedue opere son capi d'opere e noverar possonsi e luogo aver degno appola repubblica nostra letteraria sicola; quali opere intantotantequante siansisì edite che anecdote come si vogliasi fanluminose di copiosi minutissimi indici per animarne più alvivo i corpi e le materieonde facilitarne assai franche lecognizioni; e tutte queste oggi di piantatali quali sonoallaPatria donansifacendole passare in proprietà nellaBiblioteca civica senatoria mercè la eroica generositàdell'autoreche in vita gliene avea fatto la donazione.

Potrà dirsi dunque il nostro marchese per essa non sololargizionech'è molto considerevole appo i letteratiquantope 'l tutto altro suo fare virtuoso e spirito di patriottismochenon ebbe pari in pro di Palermo e della Sicilia tuttapadre verodella Patriaqual altro PirriAuria e Mongitore. Gliene fe' ladonazionetorno a direin vitapel gran consiglio cioè dipoter in appresso e sempre o mai sempre la gioventù studiosa e'l generale de' letterati a lor bell'agio e senza riserba servirside' suoi dati libri e pell'onore poi della nazione e della Patriatutto in un tempo ne profittassero. Vir amatordunqueèben recitarne le sacre parolecivitatis et boni audiens qui proaffectu pater appellabantur.

L'amor proprio pure in tal consiglio vi ebbe sua parte (non èbene ometterne il dire)cioè di non aver possuto ei lasciarmiglior padre e curatore a' suoi figliquali sono i detti suoi librie parti letterarijdovendo abbandonarli morendoche la Patriastessa di cui avea ricevuto l'esseree comechè da lei peratto di gratitudine non potranno essere trattati essi libri conaltrimenti che con materno affettostima e venerazione.

Se questa sia lieve benemerenza cattatasi il nostro illustredifonto su tal virtuoso scientifico talento appo il pubblico mel dicala grandezza lo stesso Cesare nostro oggi Serenissimo (che Diofeliciti per nostra sorte) quando nell'investitura salutollo ungiorno di conte in Regnocome nel secondo capo notificaicolleseguenti parole: Deque Patriadeque tota Sicilia optime merituse 'l confermi insieme il nostro Magistrato eccellentissimo colpermesso a lui dato di porre l'aquila palermitana su i marmi percoronare di gloria vieppiù il mausoleo al primo istante difabbricarlocol dire nello svolazzo: Sic meritum Patria suum hiccolit civeme con essa aquila starsene sottodolente e messain atto di piangerecol permesso pur del Governola figura dellaSiciliaattorniata da Mongibellodal Castellaccio di Morreale edalle colonne insieme del tempio di Segestacolle spighe di granoalle mani e co' i suoi noti emblemi delle tre gambe.

Con tai monumenti poi van d'accordo l'epigrafe sepolcrale che indetta tomba di marmo leggesi: Librisque editis cumqueanecdotis ad res siculas missis innumeris admirandi incliti ethinc de Patria deque tota Sicilia optime meriti per chartasCaesaris et per numismata unaque ex populi consonis suffragiise la finale iscrizione con essa unisone che si ha nel pittatovolto di sua persona e che ne' due ultimi versi va a ravisarsi: Quisneget haec magnatitia cioè pelli acquisti fatti de'feudi:

At quanto plus grandia in illis

quae ad Patriae cultum prodidit historiae

Per la virtù adunque e per la coronide eccelsa di essavirtù venghiamo a conchiudere il nostro cavaliere di Emmanuelealma grandeche Iddio abbia in cielo; e così il credosicuramenteperchè il cultore e figlio delle virtùimmagin di Diomai può patire dannazionegloria egli delsuol sicano ed ornamento e pegno di essa virtude amabilissimo: Nonhabuit virtus pignus amabilius.

Va a tenere egli non poche copie della sua effigie date in ramenonchè a pennello e portare in esse la collana in petto d'orodella virtù col geroglifico della colonna posta perpendicolareal solecol motto delle Umbrae nescioch'è ildistintivo proprio delle virtù; sicchèvestito di talidotiil trapassato oggi di Emmanuelemettendo noi in un punto diveduta tutti gli elogij che a lui fin ora si son prestatidegno essorendesio popoligeneralmente de' vostri applausiquando logridate lume di patriasebbene da qui innanzimeservendoavete obligo di appellarlo padrequal altro PirriAuria e Mongitorenobiliquando il stimate degno della vostravenerazionescienziatide' vostri encomijgiacchè ilgrand'uomo pella virtù sen' vive a Dio diletto e a' suoi santicaro benefattor surse di suo retaggio e pella virtù padredella Patria generalmente proclamato venne.

La sua fama lasciata in Diola sua virtù al mondoi feudiacquistati alla famiglia: la piena osanna della voce del popolo piùdel mio dire su tali officij vi fan giurare. Giustamente quindi emeritamente a voi torno a esporrequanti or qui siete di miaudienzamagnati nobili e onesti cittadiniche con tanto mio onorevi degnaste fin'ora e compiacete ascoltarmitenere benissimo raggiondi piangere la perdita che avete fatto di un sì tantobenefacente cittadino. Consolatevi però al tempo istesso neldirvi che per voi e con voi presente in tutti i tempi vegnenti rimaneegli e scuotesiportando essi voi li sguardi nelle private pittatesue immaginiche non son poche in casa appo i suoi congiontinellemarche de' marmi pubblicinelle medaglie di sua persona e ne' ramide' torchij.

Vive chiaro e immortal ne' scritti sui e molto più vilenisce alfine il pianto la trionfante pompa del mausoleo che qui avoi per pochi passi si fa d'avanti in questa istessa gusmana realbasilicaunita all'altra della prima moneta che vi si offre a manofusa in Palermo sul 1754 in argento e rame in di lui onor singolare ein prezioso monumento del suo gran nomecol busto di esso all'esergoe 'l motto al rovescio del Non habuit virtus pignusamabilius. Motto questo poi finalmente che chiaramente giàprima da me intuonasi nel primo capo della presente laude per mottoprincipe dell'argomentoora io ripeto pe 'l punto postremodell'orazionealla qualenon senza lagrime più io di voiscandagliando il fondo del merito del mio difontoperchèquasi sempre statovi a lato in spiritual parentelae contro miavogliadevo dar termine.

Ho detto.



III - DELL'ULTIMA VOLONTÀ E DISPOSIZIONE TESTAMENTARIAFATTA DA FRANCESCO M. EMANUELECONTE MARCHESE DI VILLABIANCANELLOSTATO DA LUI TENUTO DI SANA MENTECON FEDECOMMESSO INSTITUTOVIPRIMOGENIALE AGNATIZIO E DI ERUDIZIONI ORNATA LETTERARIEMORALINOBILI E LEGALIOPUSCOLO DI ESSO STESSO VILLABIANCATESTATOREAUTORE E SCRIBENTE DEL MEDESIMO

 

AVVISO A CHI LEGGE

Non fa alla bisogna di questo opuscolo di testamento EmmanueleVillabianca la ordinaria avvisoria prefazionedella quale si fandovere per sè le opere in generale letterarie. N'è diciò la ragione perchè dall'autorech'è lostesso Villabiancasenatorenelle tavole sue testamentarielargamente si dà la retta dell'opera e si premettel'istituzione della legge che dee piantarsi sul corpo del suoretaggioonde il replicar parole su questo punto esser lo stesso cherecar noja a' leggitori e farsi cosa supervacanea senza cavarsi unquadi buono. Omne supervacaneum lectori tedia tendit.Purnondimenosu questo capopensandovi io appresso maturamentenon sembrami incoerente cosa lo sbilanciarmi in commentario nelleseguenti erudizioni e adorni spettanti a testamento.

È di certoper altrocheapportandosi le notescientifiche per testamentinon solo si fa del maleanzi del beneche posson giovare nelle umane qualsiasi vicende.

La voce di testamento primieramente è formata dal latinotestamentumche i leggitori sogliono far derivare da testatiomentis. E questa va sempre accompagnata dalle voci di nuncupativoe di sollenne testamento. Il nuncupativo dinotaun'ultima volontà o testamento fatto verbalmente di viva vocee non messo in scritto che dal solo tabellione da cui si tramanda alpubblico. Il sollenne è il testamento che deveessere attestato da sette testimonij per la sua autenticitàchiuso con sigillie vi parla il testatore in persona primaordinando al notaro il ridurlo agl'attionde può dirsi perqueste cose parimente testamento chiuso.

Ramo del testamento è il codicilloo sia schedulatestamentariala quale passa cum effectu per un secondopiccolo testamento per valere di supplemento al di già rogatotestamento. Posto ciòil testamento grande vien paragonato alvascello ed il codicillo al battello legato ad esso.

I codicilli ebbero il primo uso in tempo di Augusto da L. Lennelo.Rajmondo Lullo ha fatto un libro che egli chiama codicillonel qualepretende di aver lasciato a' letterati il segreto della sua pietrafilosofalepurchè essi sapessero interpretarlo.

Or questi appunto codicilli testamentarij furono le miniere delPotosìche diedero monti d'oro all'aboliti Gesuiti (allordagli storici sono chiamati sedicenti)con che si feron padronifrancamente può dirsidi una quarta parte della Sicilia.Coll'arti loro di virtuosa apparenza in pietà e divozionesidavano accesso nelle case de' ricchi e colla frequenza di visite sene catturavan la grazia e sopratutto finalmentenell'atto di essercoloro moribondila successione di farsi rendere eredi della maggiorparte del retaggioche costar solea di fondi e feudi.

Appo le feminedel tutto credulesi facean il gran colpo e lafortuna davansi cattivandosene le donazioni in virtù discrittura di codicilli che si facean fare negli estremi di vita daimoribondi che per l'avanti si trovavan testatisotto le qualimandavano essi coloro di persone semplici in Paradiso. Nelle robberusticanedi fattiquasi tutte de' Gesuiti vi stavano i ritrattidelle dame e donne più facili a cogliersi che n'erano statebenefattrici ed aveano lasciate alle Case conventuali di quellimassarieterreni e predij. Dal che indi (è) nato il proverbiodel Santo Ignazio col codicillo.

Della vaglia simile intanto sarà la carta che ioVillabiancadietro al mio condito testamento penso forse confidare epassare a mani del mio padre spirituale in quel punto allora delterribil fato.

Un testamento non ha effetto se non dopo la morteed èsempre revocabileper la esperienza in prattica che se ne ha didivenire i testamenti soggetti ad ingannisorpreseecc.motivo percui si fu stimato necessario di usare ogni sorta di precauzione perimpedire che la volontà del defonto non venisse ad eludersi eche non si abusasse della debolezza delle persone moribonde.

Non poche quindi sono le leggi che a noi insegna il saper legalestate prescritte nell'andar de' tempi riguardo a testamento. OgniRepubblicaogni Paese ha le sue proprie peculiari. Applichiamociperò qui solo a' Greci e Romaniche son gli autori di saggidetti e in ciò maestri da reputarsi su gl'altri tutti ilegislatori e su le altre tutte più illustri genti.

Le antiche leggi ateniesi non permisero al cittadino il fartestamento. Solone lo accordòquegli eccettuando che avevanofigliolicome in PlutarcoVita di Soloneed al contrario iRomanipieni dell'idea della paterna podestàconcessero ilpoter testare anche in pregiudizio de' figlioli. Presso quindil'antica Roma si faceano i testamenti alla presenza d'un'assemblea dipopoli o almeno di sette testimonij. I sordimutoli e prodighi nonammettevansi alla facoltà di far testamentomentre di ciòce ne dan raggione le leggi VoconiaFuriaFalcidiaJuniaVellejaCornellaAeliaSentia e sopratutto il commentatore Ulpiano ne' suoiFrammentitit. 10paragrafo 2siccome in tal leggedi esclusione cadevano i figlioli di famigliacon tutto che per essine procedesse il permesso del padre.

I parenti del defunto nella Francia eran tenuti fare il testamentoche non fece il moribondoe ciò all'oggetto di dare qualchecosa alla Chiesa per non condannare il morto dell'infamia di dirsinon confesso e privo in conseguenza della comunione eucaristica edella sepolturacosì costando dal signor di Montesquieu nelsuo Spirito della leggelib. 28cap. 41t. 3°f. 16. Imilitaritrovandosi sopra l'armi nell'esercitonon poteano fartestamentoper la mancanza che aveano della presenza dell'assembleadel popoloma poi tal lege fu revocata.

Si concepiscono i testamenti in termini imperatriciperchèil testatore in quell'atto vien considerato investito della potestàlegislativa che v'infonde il popolocosì appo Montesquieulib. 27cap. 1t. 3°f. 127.

Il testamento che si voglia conder più valido èquello che formasi di propria composizione e diciturascritto diproprio pugno e firmatene di proprio carattere di foglio in foglio lecartee perciò si deve fare testamento in stato di sanitàdi corpo e serenità di mente e pria d'imprendere qualchefaccenda che sia pericolosa d'incorrer morte. Li Romani rigorosamenteosservavano tal puntofacendo ognuno il suo testamento pria diviaggiar per mare o pria di andare alla guerra.

Persuaso ioquindiVillabiancadi tal raggioneavendoneeseguito fedelmente il consiglio nel far testamentoche si ha inquesto Opuscoloe che l'ho fatto restando in possessola Dio mercède' sentimenti di corpo e della mentetutto uscito della mia pennacautelato della mia firma e reso consono a' miei cordiali volerisembrami di aver colto nel segno di tal negozio ed operato da saggiolungi affatto dal pentirmenedipartendomi dal comunale degl'uominiche per mancanza di letteratura e di talento hanno bisogno disupplire al tutto la mano di un scriba estero. Mi hanno addottrinatoin tal fareperaltroparecchi grandi uomini e letterati di primorangoed io me ne vanto di seguir l'esempioquali non spiacermi diqui avvisaresebben de' precipui e più illustri tra tuttiquantipel disimpegno del mio impreso voto.

Ne' miei volumi di scrittura di casatitulo Buteran. 2f. 285tengo il testamento che si fece e compose egli stesso tre anni priadi morirecioè a 21 gennajo 1690il fu Carlo Maria CaraffaBranciforti Santapauprincipe di Butera e della Roccella ecc.magnate in tuttoche seppe farsi del nome glorioso al mondoaggiungendo alla grandezza de' suoi natali la scientifica preziosadelle belle lettere. L'uom singolare del signor di VoltaireFrancesco Maria de Arouete ch'ebbe il titolo pur d'immortale appo iletteratifu testatore di questa sorte e ne curò mandareanche in stampa la sua ultima volontàfirmata a Ferneyterricciuola di suo dominio8 gennajo 1771ed appoggiata eseguibilesu i ricchi capitali e grossi redditi; edita che fu quest'opera nel1779la tengo ioVillabiancanella mia bibliotecaappo il tomo107 mie Erudizionin. 9. L'abbate Pietro Metastasio trasmise alpublico il suo testamentoche si trova dato alla fama de' torchi neltomo 3° delle sue opere postumestate stampate dal nostrosiciliano conte di Ajala. Al pari ancora di questi capi d'uomini sifece testamentaro pria di morte egli stesso di sua composizione ilpadre Giorgio Guzzettaprete dell'Oratorio dell'Olivella in Palermoove ancor verdegia il suo nome nelle palme di gloria per lafondazione da lui fattavi del Seminario de' greci: ciò tantoaffermasi nella sua vita.

E tra questi grandi uomini finalmente vi voglio includere iltestamento capricciosobizzarrofatto da Giovanni Di Pieroletterato della città di Firenzechesenza le soliteformalità del notarotestimonij ed altri riti legali dovutiusarsi ne' testamentisi prese la libertà di far suadisposizione con succinte parole in rima nel qui sotto sonetto:

IoGiovanni Di Pierocosì testo:

sano giàgrazie al Cieldi corpo e mente

sciolta l'alma dal corpo immantinente

lascio al Ciel quella ed alla terra questo.

Il solito tributo manifesto.

Lascio a Santa Maria che alla dolente

moglie si renda il suoche la corrente

dote alla figlie ed al mio figlio il resto.

S'apran de' Cappuccini a me le porte;

vestito di lor sacco e senza onori

solo chiedo suffragio alla mia morte.

Il Senatore e Monsignor Ginori

Carlo il fratello e Sandra mia consorte

lascio della mia mente esecutori.

Date finalmente queste note letterarieche dan qualche pregio almio dire testamentario del presente Opuscolonon mi resta di direaltro su tanto affarecaro Lettoreche ufficiarti in felicitàe lasciarti in Dio.

Morir credea quando sul letto scrisse

suo testamento Villabianca il grande

nato ei alla gloria: e a lui che a gloria visse

la Dea alla gloria anni novel li spande.

 

IN MANUS TUASDOMINEEGO NUNC QUO TESTOR ET PRO TUNC QUO MORIORCOMMENDO SPIRITUM MEUM

In nome della divinissima TriadePadreFigliuolo e SpiritoSantoe della immacolata Maria Vergine e Madreed ora e poi sempredia lode a Dio la bocca mia.

Considerando ioFrancesco Maria Emanueleconte marchese diVillabiancache spiritus meus attenuabiturdies mei breviabunturet solum mihi superest sepulchrumsecondo il santo Giobbecap.17v. 1essendo all'uomo dovere il morire semprementre linquendaest tellussecondo anche i gentili scrittori in Oraziolib. 2ode 14et domus et placens uxor neque harum quas colisarborum te praetor invisas cupressus ulla brevem Dominum sequeturquanti pochi in appresso saranno gli anni che mi avanzano su licorrenti di grazia da me menati d'anni 77e quanto incerta ella sial'ora della morte ed ignota qual siane la cognizione del male el'ansamento o sia agonia che sarà per toccarmi in quel puntodell'ultimi respiri col quasi certo pericolo di non esser capace didar ragione di fatti mieidisponere delle mie cose terrene e moltopiù delle spirituali che riguardano l'anima; e peròmentre la divina misericordia mi sta concedendo stato di trovarmisano giàgrazie al Cielodi corpo e mentevoglio fartestamento per non morire intestatolocchè èd'ingiuria al culto uomoe che per essoprevia sempre la revoca ecancellazione di qualunque siasi altro testamento che per l'avanti mitrovo avere io condito per l'atti di publico notaro come se mai fossestato fattoe a cui solo dee darsi retta come ad ultimo testamentofar palese e dichiarare la mia volontà e sentimenti a tuttiepiù d'ogn'altro a chi conviene ascoltarli per la parted'interesse che va a toccargli su i beni della lasciatavi miaeredità.

Ho stimato quindi da saggio produrre questo mio estremo fatalevotodettato interamente e a bella posta di mia composizionesenzaavervi fatto mettere mano a chicchesia de' scribi e tabellionil'opera de' quali ordinariamente suol darsi infetta di note dierroridi anfibologie e di equivociche sono invero di granpericolo appo gli eredi. E di fatti questo testamentocomecchèparto tutto formato dalla mia pennal'ho firmato tutto per lamaggior sua validità di mia propria mano e carattere tanto incalce che di pagina in paginadella quale s'è fatta copiadell'originalie renderlo publico fin da oggi innanti nelle tavoledi not. Francesco Paolo Tesauro di questa città di Palermo.

E vi è di piùche ho procurato rendere publico lostesso mio testamento con incardinarlo al tomo 37 de' miei Opuscoliletterarij manoscritti palermitaniche per sè terrà ungiorno la nostra Biblioteca senatoriaalla qualecome sottovedremoho fatto donazione delle mie dette opere.

Testando così iointantoFrancesco Maria Emanuele.

Lasciar sento primieramente e donar la mia animach'è piùnobile del corpoa quel Sommo Fattore che l'ha creato e redento colsuo preziosissimo sanguesupplicandolo colla somma riverenza edumiltà che possa avere di lei misericordiadicendo conCristo: In manus tuas commendo spiritum meumdegnandosi dinon riguardare la moltitudine e gravezza de' miei peccatima bensìl'amore portato agli uominifra i quali ho luogo io miseroche lofece scendere dal cielo in terra per redimerciliberandoci dagliartigli di Satana.

Supplico poi similmente la Regina del CieloMaria sempre vergineed immacolataprotettrice degli agonizzanti e mia particolare edunica avvocata dopo Gesùpatrona e protettrice (unicaspes mea Jesus et post Jesum Virgo Maria)a degnarsicomerifugio de' peccatori e consolatrice degli afflittiintercedere permevil peccatoreacciocchè l'onnipotente Dio dellemisericordie voglia metter da parte il rigore che vi deve usare perla sua giustiziaaver pietà delle mie lagrime e cosìperdonarmi generalmente i peccatide' quali mi pento e dolgomi contutto il cuoreda primo sino all'ultimoda me commessicioèda quando ebbi lume di ragione sino al postremoin tutto il corsodel mio umano vivere per avere offeso il sommo bene e la bontàd'un Dio che meritava essere da me servito ed amato per tutti i capie doveriosservando i suoi santi precetti e non offenderlo come hofatto vilmente finora.

Pentito io quindi e ravveduto veramente in tal modo da questierroriprometto con proposito fermo di non offendere piùaltra volta e mai e giammai quell'adorabile Maestà del cielo edella terradicendo potius mori quam foedarie dichiarandoancora su lo stesso sentimento chenel caso io mi trovassi in quelpunto fatale terribilmente ancora macchiato di qualche peccatocheDio non vogliaintendo pel presente mio scritto confessarmelo comevorrei a' sacerdotie non posso fare per la gravezza del male. Fiatpoi in tutto il resto voluntas Deiperchè nonposso dubitare della sua misericordiaavendomi rimesso interamentenelle sue mani.

Item supplico il glorioso patriarca S. Giuseppeprotettoreetiam degli agonizantia S. Francesco d'Assisidi cui portoil nomeS. BenedettoS. Rosalia e a tutti i Santi in una voce dellacorte celestialeche vogliano medianti i lor meriti ad impetrarmidal misericordioso Dio la remissione delle colpe e pene meritate daimiei peccatidi come gli ho pregato finora.

Supplico parimente il mio Angelo santo custode ad ajutarmi nelpoco resta di mia vita come nel punto di morteacciò io vivae muoja da vero cristiano fedelee difendermi d'ogni tentazioneemassime diaboliche.

Priego così similmente S. Michele arcangeloprincipe dellaceleste miliziaa rendermi vittorioso nel combattimento che ilmondodemonio e carne mi faranno in quel punto estremoacciocchèl'anima possa sfugir per grazia l'eternità delle peneinfernali che meritano li miei peccatie poi quando Dio vorràsii ammesso per grazia nell'eterna gloriail che Dio vogliaconcedermi per sua bontà e misericordia.

Posto chepasso a dichiarare come qual'ora il più crudelenemico dell'uomoqual'è il demoniotentasse opporsi a quellemie suppliche e risolti voti d'essere stato io sempre fin da chenacqui in questa valle di pianti ed intender vissuto avere e sperardi morirefinchè avrò spiritoda cristiano e cultoredella fede cattolica di Gesù Cristo nostro Signorecredendofermamente tutto quel tanto va compreso nel Credoed ordinavuole ecomanda la Santa Chiesa cattolica ed apostolica romanaessendo ioprontissimo per questa fede spargere tutto il mio sangue sinoall'ultima gocciao seche Dio no 'l permettaper le insidie ediaboliche illusioni o per delirij di spirito dicessi e facessi cosain contrariotraviando dal tuto sentier prevaricato dalle insidiedell'infernal serpentecioè con scapparmi per disgrazia dallabocca qualche scandalosa parola secondante le nere dottrine ereticalide' libertini illuminati de' nostri tempi per far corte ai francesinemici di Santa Chiesa or dichiarati con farne anche i lettoripublicimi protesto e dichiaro di non aderirvi pel minimo capo edisdirmi in tutto e per tuttogiacchè di tal fare ne saràla molla sicuramente della scemazion della mente che mi reca il malee de' moti soltanto naturali della parte animale immessa invanegiamenti e deliri lungi dal bello della ragione e del consiglio escevro affattoch'è il più che importadi atto diconsenso nella volontàche è stata salda e semprefedele ne' sensi di ratificare quanto ho votato ed osservarne lacontinuazione costantementecoll'ajuto di Diosino all'ultimoanelito della mia boccadicendo l'ultimo addio a tutte le cosesanta perseveranza dunque imploro dal Signor de' Cieli e dico amen.

 

SEPOLTURA

Andiamo ora alla tomba che debbo per me sciegliere in racchiuderele ceneri della mia morta salma.

Non so il luogo in verità opportuno in cui sarò permorireperchè tal punto è riserbato a Dio. Pensando suciò però ad hominemvoglio chetoccandomi la fatal sciagura nella città di Palermomiapatriasia seppellito il mio cadavere nel real tempio di S. Domenicoe nella cappella mia gentilizia del titolo di S. Rosaliapreferendola all'antichissime due professate dai miei arcavoliesistenti l'una nella chiesa conventuale di carmelitani di S. Nicolòli Bologni e nella cappella di S. Maria di tutte le grazie enell'altra pur conventuale di francescani del terzo ordinedeltitolo dell'Annunziata della Zisa e nella cappella della Concezionecome che essere detta cappella di S. Domenico un acquisto novellofatto da me testatore all'oggetto di non scostarmi per poconèpur difontodal patrocinio potentissimo della Gran Vergine Madreche lungamente in tutto il corso di mia vita non ho lasciato divenerare ed adorare con particolare divozione sotto il titolo del SS.Rosario nella grand'ara sua particolare della real basilicapregandola sempre col più intimo del cuore a farmi farepartecipe della beata visione del divin Figliolocol dirle: FacRegina tuum coelo me visere natum quod Deus imperio tu preceVirgo potes.

Volendo però il Signore che io morissi forse in altre cittàdel Regnosecondo i casi ed accidenti che non so ioe puòesser di ciò sortire nelle città di Trapani e diMarsala per gli interessi che ho nelle due cittào sia pergli attacchi di parentela tenuti nelle medesimecome sono de'marchesi di Torralta e signori titolati di baronie Emanuelecadettitutti della mia Casa in famigliavoglio essere perciòsepoltose sarà in Trapaninel tempio di S. Domenico e nellacappella del SS. Crocifisso opure nel convento di S. Francescosesarà in Marsalae nel cappellone della chiesa proprio di miafamiglia Emanueleandando così a trovare le ossa de' mieilontani progenitorisepolti nelle dette due cappelle ed ove finorastanno de' mausolei marmorei iscrizioni e lapidi sepolcrali diantiquata nobiltà.

Parecchi Emanueli di mia famigliaregnicoli di Trapanitrovandosi in questa capitale in cui del loro essere mortale ebbero afare l'ultima partitasepolti veggonsi nella cappella Emanuele delliBolognivolendo la reciprocanza di sepoltura in famigliae che orabenissimo va ad unirsi al pensare che per questo articolo hodisegnato.

Per conto poi de' funerali da prestarsi al cadaverene lascio ladisposizione in tutto e per tutto al mio erede e colla piùlibera in essi volontà di pensarementre iogiàtrapassato ed esposto exanime nella mia estinta spoglianonne posso goder la minima pompama cheavendone tenuta la veduta invitanon mi curo affatto delli medesimiin qual forma e modo forsesi facessero.

Le mie opere letterarie edite ed ineditein numero che mi hanreso caro alla Patria ed al Regno tuttome ne han fatto goderel'onore in vita e poi questo gionto per me a tal segno che si sonoinvogliati parecchi valenti letterati spontaneamente da loro stessi afarmene preventivamente la onoranza con compostevi orazioni funebriaccompagnate a quelle eziandio che io istesso ora testatore perl'avanti trovavami fatte per la mia personastimandomi eglino perbontà loro l'onor di mia Casa e facendomi buono il distico chein essi parti onorifici di lettere si trova insertocioè:

Lancea Conradis gaudet Moncata Vilelmus

pro Emmanuel vero gloria dicar ego.

Del ciò fare però non si sdegni nessuno nell'udir lajattanzamentre altri ed altri uomini chiarissimi per le lorovirtudi al mondo in armi e in lettereche non han che fare col mioumil talentoessendo il loro veramente inclito e superbohanpratticato e datosi lo stesso vanto pel loro vantagiocioè difare avanti alla fama il nome e 'l personalequalunque siasi ilmerito di loro stessiin vita congiungereal punto eziandio discriversi essi stessi la storia delle proprie cose.

Con queste opere si son creduti sì fatti capi uomini direcare abbastanza coronazione per punto di nobiltà ai posterie si son lusingati finalmente con queste pompe asciugare in qualchemaniera i sudori della lor fronte e rendere contenta in parte latroppo faticata mano che quelle scrisse. Alla povera umanità ea quella per altro dotata di buona intenzione dee permettersi qualchesorte di sfogo e di sodisfazione nel vaghegiar se stessa ecompiacersi delle sue proprie in virtù qualitàpersonali.

Sulla guidaioquindiVillabiancadi così valenti degniscribenti migliori di me regolando i miei pratticati fatti sulleaddotte curesento di non aver fatto male e non tanto facile restartrafitto coll'imitarli dalle punture degli Aristarchi ed emoli colvelenoso lor dente critico.

 

CAPO DEL TESTAMENTO

E perchè il capo ed origine d'ogni testamento èl'instituzione dell'erede universaleintanto iosudetto testatoredi Villabiancain e sopra tutti i miei beni mobilistabiliurbanie rusticaniallodiali e burgensaticirenditefruttiintroiti eproventinomi di debitoriazionipretenzionisuccessionicausedomandelegati ed altri universi e singoli beni che a me si devonoper ogni dritto e nomee sopratutto su quei molti beni che mi furonolasciati e donatiscevri affatto di legami di fidecommesso e contitolo della mia larga libertàcomponenti oggi il piùgrosso e pieno delle mie libere sostanzedall'olimeccellentissimi signori miei genitori Benedetto Emanuele Vanni e diBologna Termine Suarezmarchese di Villabiancasignore del castellodi Mazzarapatrizio antico palermitanocapitano una voltagiustiziere di Palermoe Cassandra marchesa Gaetaninata damadall'illustre famiglia Gaetani e delle magnatizie insieme prosapiedegli AgliatiLucchesi e Palagonia-Camastrain virtù de'loro testamenti fatti dai miei medesimisì per diritti dilegitime dovutigli sopra gli aviti lor cespitiredditi e fondi o peraltro qualsivoglia dritto di retagio a lor spettantee sopra tuttofinalmente l'integro ed indiscriminato mio patrimonio di libera miapertinenzae questa eziandio che fosse vincolataperchèsopra la quale mi si devono ragionare le detrazioni delle legitime etutt'altro che voglion le leggiper questo articoloomniaincludendo et nihil excludendoinstituiscofacciocreo e dimia propria bocca e volontà ho nominato e nomino in mio eredeuniversale il conte D. Benedetto Emanuele e Vannimio dilettissimofiglionato e procreato da me sudetto testatore e dalla viventeZenobia Emanuele e Vanni Zappinonata dama di casa Vanni e del ramoprincipe di essa famigliacome furono li marchesi di Roccabianca efedecommissarij legati del famoso nobilissimo legato Vannimiadilettissima mogliesalvi però i legati e disposizioniinfrascrittiche voglio osservati di uno in uno ad unquam senzala minima alterazionegiusta la forma e maniera che qui seguendo midò a prescrivere.

Voglio quindi iotestatoreordino e comando che detto ill. D.Benedettomio erede universalee tutti gli altri chiamati esostituti nel presente mio testamento de' sudetti miei beniereditarij ne siano meri e semplici usufruttuarij durante la lor ed'ognuno di loro vita e che doppo la morte di esso ill. D. Benedettosucceda ne' medesimi e sia suo erede universale l'ill. D. FrancescoEmanuele e Vannisuo primogenitoe li suoi figlinepoti epronepotiposteri e discendenti mascoli legitimi e naturali eprocreati da legitimo matrimonio ordine successivoin gradocchèil primogenito sia sempre preferito al secondoil secondo al terzo ecosì successivamente in infinito ed in perpetuoad esclusioneperò dei naturali eziandio legitimati per subsequensmatrimonium o per rescriptum Principis o in altraqualsiasi forma delli monachi e pretie delle femine eziandiomaritate con un fedecommesso primogeniale mascolino e clausola jurisfrancorumedestinta affatto la linea e descendenzamascolina di detto ill. D. Francescovoglioordino e comando che indetti miei beni ereditarij succeda e sia erede universale il figliosecondogenito di detto ill. D. Benedettoche presentemente non tienee che forse in appresso lo avrà nel corso di sua vitae li dilui figlinepoti e pronepotiposteri e discendenti mascoli legitimie naturalinati e procreati da legitimo matrimonioordinesuccessivo come sopracoll'istesso fedecommesso primogenialemascolino e clausola juris francorum e colla stessa esclusionedelle persone di sopra accennateedestinta affatto la lineamascolina di detto secondogenitovoglioordino e comando che indetti suoi beni ereditarij succedano e siano eredi universali ilterzoquarto ed ultrogeniti mascoli di detto ill. D. Benedettosemprecchè gliene verranno col tempoe li loro figlinepotipronepotiposteri e descendenti mascoli legitimi e naturalinati eprocreati da legitimo matrimonioordine successivocoll'istessofedecommesso primogeniale mascolino e clausola juris francorume così il quarto ed ultrogenitil'uno cioè estintatotalmente la linea mascolina dell'altrocioè il quartogenitoestinta totalmente la linea mascolina del terzoil quinto estintatotalmente la linea mascolina del quartoe cosìsuccessivamente coll'ordine di sopracoll'istessa esclusione dellepersone di sopra nominatee così debba osservarsi sino allatotale estinzione della descendenza mascolina di detto ill. D.Benedetto Emanueleerede universale come sopra instituto.

Quale descendenza mascolina affatto estintavoglioordino ecomando ioal solitotestatoreche in detti miei beni ereditarijsucceda e sia mio erede universale il mascolo primogenito dellafiglia primogenita dell'ultimo mascolo in cui si estingueràl'agnazione e descendenza mascolina di detto ill. D. Benedetto e disuoi figlinipotipronepotiposteri e descendenti mascoli legitimie naturaliordine successivo come soprae coll'istesso fedecommessomascolino e clausola juris francorum e coll'istessa esclusionedelle persone di sopra nominateedestinta affatto la lineamascolina di detto primogenitovoglioordino e comando che in dettimiei beni ereditarij succedano il secondoterzoquarto edultrogeniti legitimi e naturali di detta figlia primogenitadell'ultimo agnatoil secondo cioè estinta la linea delprimoil terzo estinta la linea del secondoet sic successivee i loro figlinepotiposteri e descendenti mascoli legitimie naturali nati e procreati da legitimo matrimonio ordine successivocome sopracoll'istesso fedecommesso primogeniale mascolino eclausola juris francorum e colla stessa esclusione dellepersone di sopra nominatee cosìestinta affatto ladescendenza mascolina di detta primogenitavoglioordino e comandoche in detti miei beni ereditarij succedano e debbano succedere esiano miei eredi universali li figli primogeniti mascoli legitimi enaturalinati e procreati da legitimo matrimoniodella secondaterzaquarta ed ultragenita di detto ultimo agnato e li loro figlinepotipronepoti posteri e descendenti mascoli legitimi e naturalinati e procreati da legitimo matrimonioli mascoli cioè dellaseconda estinti li mascoli della primali mascoli della terzaestinti li mascoli della seconda et sic successivecoll'istesso fedecommesso primogeniale mascolino e clausola jurisfrancorum e colla stessa esclusione delle persone di sopranominatecioè in primo luogo li figli della primogenita e liloro figlinepotipronepotiposteri e descendenti mascoliqualiestinti succedano li figlinepotipronepotiposteri e descendentimascoli legitimi e naturali come sopra della seconda et sicsuccessive quelli della terzaquarta ed ultrogenite nell'istessomodo e forma prescritte nella descendenza delli mascoli delle figliedell'ultimo agnatoe così debba pratticarsi in ogniestinzione di linee sino alla totale estinzione delli mascoli delladescendenza feminina di detto ill. D. Benedetto.

Ed estinti affatto li mascoli delle femine della descendenza didetto ill. D. Benedetto e restando figlie femine o innutte overo inetà da non potere generare legitime e naturali comesopra dell'ultimo maschiovoglioordino e comando che le sudettefiglie femine succedano ugualmente in detti miei beni ereditarijde'quali ne siano mere e semplici usufruttuarie sino a tanto che delleinnutte non nascerà alcun mascoloquale natovoglioordinoe comando che succeda in qualità di erede universale in dettimiei beni ereditarijde' quali sia mero e semplice usufruttuariocome soprae dopo la di lui morte succedano li di lui figlinipotipronepotiposteri e descendenti mascoli legitimi e naturalinati eprocreati da legitimo matrimoniocoll'istesso fedecommessoprimogeniale mascolinocolla clausola juris francorumcollastessa esclusione delle persone di sopra nominateedestintiaffatto li maschi e femine della descendenza di detto ill. D.Benedettovoglioordino e comando che li frutti della mia ereditàsi debbano ripartire alli pretimonaci e monache che forse visaranno della descendenza di detto mio erede universale e che laporzione di colui o di colei che morirà si debba ugualmenteripartire alli superstiti e nella proprietà di essi succeda esia erede universale l'agnato prossimiore legitimo e naturalenato eprocreato da legitimo matrimonio della famiglia Emanuelee che doppola morte di detti pretimonaci e monachel'usufrutto di detti mieibeni ereditarij ne sia e debba essere mero e semplice usufruttuariosua vita durantee che dopo la di lui morte in detti beni ereditarijsuccedano e siano eredi universali li di lui figlinepotipronepotiposteri e descendenti mascoli legitimi e naturalinati eprocreati da legitimo matrimonioche abbiano la qualitàdell'agnazione ed il cognome della famiglia Emanuelecon unfedecommesso primogeniale mascolino agnatizio saltuariocolla totaleesclusione delle femine e maschi di femineordine successivo admentem juris.

Voglio inoltreordino e comandoiocome sopra testatorecheogni qualvolta si estinguerà qualche linea dei chiamati esostituti nel presente mio testamento e li suoi beni passeranno inaltra lineain tal caso il sostituto che succederà alla lineaestinta debba pagare alle figlie femine dell'ultimo maschio dellalinea estinta onze duecento per ognuna in augumento di loro dotinuziali o monastichesenza che possa detrarle dal fedecommessopoicchè io testatore con questa condizione intendo devenirealle sostituzioni sudettequali somme debba pagare colla metàde' frutti di sudetta ereditàrestando libera per talsostituto l'altra mettà.

E se mai le sudette femine non cureranno esigere le sudette sommedel sudetto capo di lineanon possano agire per l'attrassi contro libeni ereditarij di esso testatore pervenuti all'immediato successorema possano soltanto agire sopra li beni di detto capo di linee lordebitore infra la mettà de' frutti dal testatore destinata apagare le sudette somme da detto debitore percette.

E volendo io finalmente che li miei beni ereditarijdedotta lalegitima spettante a detto mio erede universalesi conservinointegri ed intatti nella mia ereditàperciò proibiscoa detto mio erede universale la detrazione della tabellionica eproibisco non meno a lui che a tutti li sostituti in detta miaeredità qualsiasi alienazione ed ipoteca de' miei beniereditarij ed alli collateralichiamati e sostituti in questo miotestamento proibisco l'alienazione ed ipotega di sudetti miei beniereditarij eziandio per causa di costituzione e restituzione di doteo per qualsiasi altra causa de jure privilegiata eprivilegiatissima.

 

LIBRERIA DI CASA

Fra' quali benipur sia d'avvisodi libera mia pertinenza comesopra combinatamente esposti e legati a fidecommesso primogenialelamiglior porzione in verità che dee considerarsi in essi e 'lmobile insieme più prezioso sarà quello sicuramentedella nobile biblioteca che tengo dentro due camere mediane di casae ch'è l'acquisto più caro che da me s'è fattoin tutto il corso del mio uman vivere fìn dagl'anni piùverdi dell'età mia sino a' correnti secchi e gialliccifoltadi più di due mila libritutti figli del ben sapere in tuttequasi le facoltà scientifiche e sopratutto in quelle dellastoria patria palermitana sicolain cui è stata la miapassion dominante e per cui mi porto il vanto di quasi averne toccatoil punto finalein numero cioè a cattarmene l'ammassamentocompito in tutto e per tuttogiusta i miei votidi scelte operecorrenti sia in stampa che scritte a manocon lusingarmi di nonessermene dato in fallo la minima di esse finor che fosse.

Nel ruolo indi de' manuscritti ve ne sono de' miei qualunquisiansi particolari caminanti fin'ora in 22 librienunciati limedesimi sotto diversi titoli nel catalogo stampato de' miei partiletterarijche son separati e non han che fare con quei dell'opereprimariesento donare nel presente consiglio estremo alla LibreriaSenatoria di questa mia patria Palermocome in appresso sono perdirementre essi libri particolari sono stati e sono per altro lipadri di tutte le opere scientifiche sì edite che manuscrittiche in vita mia ho fattigate e prodottecontenendo parte di essi latanto disiata continuazione storica della mia Sicilia nobile.

Vi sono armate per questa storia nostra nazionale quattro separatescanzie e aperti scrigni e all'intorno a tai libri dalla parte disotto vi stan posati cento e tanti volumi di filza in foglioarrivati finoranel 1797 in cui sto scrivendoal novero di 108tutti quanti essi componenti miscellanei ed interessanti libri divaria erudizione e di notizie per lo più appartenentiall'amata mia patria Palermone' quali per maggior lor lustro nonmancano de' preziosi manuscritti lasciatici da grandi autori eletterati di nome.

Ne computo io il prezzosecondo lo stato presentepresso allitre mila scudi di nostra monetae per ciò merita sìfatta biblioteca il religioso per sè legame di primogenialeagnatizia legge ordinato di sopracon maggior rigore questo daosservarsi sempre mai sempre sopra d'ogn'altro mio acquisto di feudititoli e robba di libera mia considerazionequanto che ne sia talvincolo un fido amante ad hominem nella ruota de' secoliepiù che sveglio perpetuo custodementre è cosa quasicerta per noi di sorta un giorno che dopo il mio fato a me prossimodi dire: Et cum discedam sine me liber ibit in ignem.

E chi mai forse rivocar possa in dubbio d'essere i libri ingenerale gli ornamenti più insigni e pegni sacrosanti che persè desiderar si possa da una nobile e magnatizia famiglia inpatria? giacchèoltre l'illustrarne viepiù le glorie ele avite dignitàson l'istrumenti di conservarne i beni e aguisa di antemurali stare essi al fuoco e a pie' fermo attendere lespade degli avversari e de' seguaci de' vizivenendo con ciòa prestarle le inestimabili onorificenze della virtù collaprofessione di cristiani esemplari costumi.

Debbono stimarsi in sostanza dall'uomo i libri per le cose piùcare di sua persona ed amarsi intensamente così da lui che siarrivi fin anche al grado di farli alternare in affetto coi proprijfigli.

Con ragione dunquenelle due basi marmoree coronate de' stemmi dimia famiglia Emanuelestanti nella mia domestica bibliotecasurgonvi saggiamente incise le seguenti leggende: Familiae Deus inuna et tutamened excolendo monet nell'altraFranciscus marchio de Emanueleleggendosi al tempo istessonell'arco della porta della libreria medesimama più tostonella stanza superiore che serba il volumoso archivio di scritture dicasa appresso ad essa letteraria stanzail qui latino seguentedisticoche vale non solo stimolo a noi e a' posteri ad averne lacurama anche ad intendersi di briga di farne di giorno in giornol'accrescimento:

Crescite libri in nobis sed mage crescite fundi.

Venite et cunctis tradimus hospitium.

 

UTILITÀ DEL FEDECOMMESSO PRIMOGENIALE

Ho stimato intantoio testatoresottoporre tutti quanti i mieibeniqualunqui siansidi libera mia pertinenzacome stanno sopraespressati e combinatia duri vincolisebben salutariper questecarte di fedecommessoe volendo legitimare su ciò il mioadottato consiglio per dubitare di non incontrare forse nel bel segnodell'opinione de' savimi conviene addirittura far qui parola perpoco de' fedecommessi in generale su i beni lasciati in retagioprovandone l'originetocchi di storia e finalmente li piùsolidi di essi fatti stabilmente appo le nazioni del mondo passaretosto all'esame di vedere di quali sieno li più utilifedecommessi e degni a proporsi e risolversi dai testatori.

Fu pensata primieramente dall'uomo l'istituzione de' fedecommessiper pabolo invero di sua superbia e darsi pompa di vanitàlusingandosi di sussistere già trapassato da questa terra efare il padrone dopo il suo fato nella persona nonchè delfiglio o siasi di altro consanguineo lasciato erede e fattolo capo disua discendenza quanto nella vita sostanzialmente de' beni che eidimetteva. Se sia ben fatto sì o no questo consultosalutareo dannevoleoperoso di bene o di malelo vedremo fra brieve coiseguenti detti politici e saggi riflessi.

Li fedecommessi fanno del malestante essere egline le vere causee le molle più agenti moventi litidelle quali vien turbatala pace della Republicae fan del bene perchè pe' medesimiche conservadori sono de' benisi riconosce il bello delle famiglieciviche qualunqui siansi che per l'onestà che professano enobiltà di pensare messa in opera a pro de' prossimi stimatevengono le decorazioni del popolo e di un Paese.

Ciò però dee sentirsi precipue pel favore delnostro assonto della sorte de' fedecommessi delle primogenitureimperanti nelle famigliementre il capo di casa ed eredi fattisiprimogeniali agevol prestansi la maniera di accrescere di tempo intempo lor patrimonio e farsi merito colle ricchezze giunte in lorpossaprendendole dal primogenio asse di adottarsi maritaggi assaidenarosi e sommamente poi quei magnatizi che arrivano a fare con dameeredere dell'istesso lor rango e di maggioranza inclite e superbe.

È verità che tai fedecommessi di primogeniti sisenton con doglia dai cadetti di casache sono i secondi dellaclasse de' figli del testatoree sopratutto poi dalle feminecheaffatto affatto escluse ne vengonoma questi poifacendosi i ramidi un poderoso troncoqual'è il maggior lor fratellocheessendo tumido di succhio spirituale ne può diffondere inabbondanza a' rami che sono di colui germanionde questi divenendoin tal modo più alimentati e meno robustisi fan degnogermoglio del loro stipite fratello e principe. Le leggi di molti refavoriscono il drittoe 'l capo di lor casato non può fare ameno di comunicarne di giustizia la cosa in rapporto allo statomaggiore e minor di ricchezze che da lui sostienesi.

Le primogeniture per altro a principio sui fior dai primi tempidell'orto del mondo hanno incontrato benissimo e con non poca graziaaccettazione appo le leggi divine e umane. I santi patriarchi dellaprima legge lor dieron retta e osservanzae così dalle cultefatte quasi nazioni che alle giudaiche son venute appresso sono stateseguite e lungamente accolte.

Anzisi parva licet componere magnisil fatto istessodelle private famiglie in tai legami di primogeniture è statosempreed or più che mai viene osservato colla piùminuta gelosia dai regnanti nelle successioni di lor dominijeperciò su questo punto dice il Cornazzi nella sua Moralede' prencipi e in quella di Cesare Adrianoappo mef. 167comeesserne stati gli autori essi sovranipermettendone e sollevandoneuna sì fatta vanità ne' privatiperchèapprovino questi privati nè paja loro strano il fedecommessoch'è necessario a' prencipi di regnar fra gli uomini. Locchènon piace sentire a' francesiche anzi ne voglion la total rovina eannientamentocome in parte a forza di guerra è a lororiuscito finora ne' nostri tempi.

Tutto al contrario però va a darsi questo fenomeno nelleleggi de' fedecommessi regolarimentrevolendo questi ugualtrattamento tra i figli in generale e delli pur due sessisenza laminima detrazione e falcidiacon che dovendosi tagliar in partiuguali li beni ereditarij e di generazione in generazione dividendosiper necessità colle gradate minorazioni che vi si fannovannoa ridursi in porzioni tenuissime e finalmente in tanti èsimiche si rendono indivisibili. Ed ecco da ciò provenir ladisgrazia che va a deplorarsi nelle famiglie di regolar retaggiochedivenute perciò assai miserabilicondannate alla fineveggonsi pella bisogna di vivere a chinar il collo sotto il durogiogo di servitù ed obedire a taluni che per gradi di nascitae di talento personale se ne possono appellar signore.

A vista di checumulando io seriamente sull'articolo di questofare tutti quanti questi riflessi nella filza de' miei pensierisembrami bene d'aver pensato molto da saggio su tale capocioèd'instituire primogenitura nel retaggio de' miei libericome cosa lapiù giovevole e decorosa fedecommessata allo spirito delleleggiaggiungendole alle avite primogeniture di mia famigliaondeda lei si procacciasse il maggior lustro che le convienetenendoella luogo non ultimo tra le famiglie patrizie nobili palermitane.

 

EREDE PRIMOGENITO

Circa poi al punto da me sopra stato disposto di erede dipromogenijpassando io al secondo capo di questa digressione da medettata in assonto nella persona di mio figlioconte BenedettoEmanuelecommendato ed instituto erede nell'avanti direl'ho fattoio dicocon troppa ragione e con più che matura riflessioneaddotto dalla forza di dovere e rispettoso ufficio che mi astrinse aciò fareconsiderandone il sangue e 'l merito. I di luinatali lo costituiscono unigenito maschio di mia famigliae perciòa lui spettare de jure la primogenitura de' suoi antichi. Èmolto grande poi il merito suo personaleche l'ha fatto costarenella virtuosa carriera da lui tenuta nel regime della sua casa inrapporto alla moglie e figli e poi sopratutto alla mia persona dipadresottomettendo ciecamente sua volontà alla miacomeesemplare cultore de' precetti di Dio. E così per tutt'altroseguendo egli la degna traccia de' gloriosi suoi avoli in tutti icapi di ben viverea tenore delle divine leggie anche di quelledell'onesto mondogiustamente s'è meritato il cordiale mioamor paterno e la mia somma più sincera stima.

L'ho benedetto quindi incessantemente sempre e mai sempre da capoa' piedi in Dioe benedirlo anzi di più colla stessa santabenedizione che il patriarca Isacco si compiacque dare al granpatriarca Giacobbesuo figliolosiccome la stessa ugualebenedizione sento impartirli che io felicemente ebbi a sortire dallabenedetta mano del sant'uomo del mio genitore un'ora pria di spiraremoribondo giacente a letto.

Dice il sacro testo Genesiscap. 27vv. 27 e 28: AccessitJacob et Jsaac osculatus estcol dire: Accede ad me etda mihi osculumfili mi. Statimque inde ut sensitvestimentarum illius fragrantiambenedicens illeait: Ecceodor filii meisicut odor agri pleni cui benedixit Dominus. Dettibi Deus de rore et de pinguedine terrae abundantiam frumenti etvini. Esto Dominus fratruum tuorumch'è la primogeniturainstituitavi dal santo patriarcae quel che siegue.

Posto ciò tantoimaginandomi da aver qui presente dettomio erede e colla stessa positura tenutavi qual'altro Isaccoa luirivolgomi e gli fo sentire li qui appresso detti di amor di padre.

Seguitatedunquegli dicomio caro figlio e prezioso pegnoastar più che forte su i saggi sentimenti che avete portatofinora al mondo pe 'l vostro vantagio e l'onor del cognomementrecosì facendo vi serberete non solo il pingue retagio che a voicommendo per la durata in casaanzicchè spero che me loimpinguerete con novelli acquistial pari che fe' Giacobbe ed ilprincipe con esso guelfo in prosapia estenze portato dal Tasso nellasua Gerusalemme liberatacanto Istanza 42:

A questi due retaggi ora paterni

acquisti ei giunse gloriosi e grandi.

Fate conto finalmentefiglio mio dilettissimodi questa paternabenedizione d'Isaccoche vi ho fatto nel Signore in questa miasolenne volontà estremaperchèda simile benedizioneda me ricevuta facendomi capo di Casa dal dotto e santo mio genitoreio riconosco quel tanto di bene che il Dio di Abramo per suamisericordia in questa valle di pianti s'è compiaciutocomunicarmiad onta delle offese che la mia misera umanitàresa peccatrice con somma ingratitudine contro la di Lui infinitamaestàs'è fatta ardimentosa di commettere.

 

ZENOBIA VANNIMOGLIE

Dichiaro inoltreio testatoreavere esatto e conseguito dallamarchesa Zenobia Vanni e Zappinomentovata di sopramia consortele onze 5600 del legato di Raffaele Vannidonatomi nel contrattomatrimoniale stipulato agli atti di not. Antonio Giuseppe Bruno diPalermo sotto li 31 ottobre 1743soltanto però di netto da meassecuto in onze 5488chè onze 105. 5. 3 bisognaronospendersi per li dritti di provisione del consultorerazionali edofficiali tutti altri minuti dell'Opera di Navarroche dovea pagaredetto legato come fidecommissaria del detto Raffaele di Vannicosìconstando dall'ultima partita di tavole da me spesa in onze 5488sotto li 12 gennajo 1744 e dalle partite di libro di mia casatitolato Signorilede' fogli 2 e 18.

Le onze 4. 26. 14. 2 di rendita assentatami sopra il podere delGabriele tenuto dalli signori Vanniduchi d'Archirafie l'altrarendita di onze 2. 14. 11 da me conseguita sopra l'universitàdi Jaci reale dichiaro essere rami parimente della detta doteadessa mia moglie pervenute per ragion di legitima paterna sopra tuttii beni liberi delli furono illustri Placido Vanni e Sitajolo eRosalia Zappino e Termineolim jugaligenitori dellamedesimae come tali essendo ambi redditi di pertinenza della stessamia consorte Vanniè giusto che a di lei nome e suo conto sele facessero assestare.

Quali somme in denaro e in renditeuna colli consuetudinaridotario e tutt'altro spettante de jure alla detta signoravoglio che se le pagassero secuta la mia morte con quella puntualitàda me in vita tenuta e gelosamente osservatagiusta il costume degliuomini d'onore.

Ma siccome nella mia eredità non si ritrova denaro a causadella grossa famiglia di figli e servi che ho sostenutoperciòvengo io a pregare detta mia buona moglie voglia contentarsi per suavera bontà ed amor materno che per le somme tutte testèarringate e pel dotario e consuetudinari se ne formi dal mio eredeuniversaledi lei figliotanta suggiugazione per quanto vieneascendere l'importo intero delle medesime.

Lego inoltre alla stessa dama mia consorte onze trenta annualidapagarsele in ogni anno dal mio erede universale e sostituti in dettamia ereditàed abitazione d'un quarto della mia casaammobigliatoa sua elezionedurante la di lei vita naturale eviduitàed inoltre ho legato e lego alla medesima unacarrozza con due mule o cavalli a sua elezioneda prendersele dallamia scuderia.

Con tai legati quindi fatti finora all'accennata mia cara mogliesento e dichiaro di essere stato non altro il voto che un atto digiustizia e mostra in tutto di reciproca dilezione e di gratitudinedovuta ai sommi doveri che a lei professocalcolandone laproporzione al merito e alla pingue nobile dote noverata di soprache ancor figlioletta di anni tre sopra tre lustri stimòrecarmi.

S'è mostrata costantemente tal dama nella lunga carrieradegli anni 54 che tuttora contiamo di consorzio all'ultima minutadiligenza nelle cure di casagiunta a rendersene l'amante madredelizia della famiglia e la corona infine del capo miogiusta ilsacro proverbiocap. 12v. 4: Mulier diligens corona estviro suocomparandola al tempo stesso alla donna forte delladivin voceproverbio 31v. l: Mulier bonum reddit viro suo bonumet malum et omnibus diebus vitae suae. Quaesivit lanam et linum etoperata est consilio manuum suarum.

Madre la dissi di famigliaripeto il direper la caritàespresse limosine da lei impartite alli suoi servi di casa maggiori eminoriper la delizia fatta della medesima e gloria insieme dellanostra testamercè la frequenza de' sacramenti che ella haprofessatodevozione e pietà cristiana in tutte adibita dellesue azionicon che essa col suo buon esempio ha santificato lenostre murafelicitato di paro noi tutti quanti ed arricchito dibeni terreni e temporali.

Come nemica affatto la nostra Vanni dell'interesse che sta lungidalle generose almes'è contentata passare in casa non dapadronama da semplice figlia di famiglia appo la mia personaavendone rinunziato fin la recamerache valeva non meno del redditodi onze 60 l'annoe presosi solo quel poco o nulla che ho stimato epossuto darlesenza mai ella aprir sua bocca in tal puntoe tuttociò fatto pel consiglio santo da lei tenuto di dare a me gustoin tutte le cose pur minute domestichecon ammirabile subordinazionea' miei voleritemendo il pericolo di trabboccare al di sotto nèpur per un obolo la saggia retta bilancia dell'onesto vivere che nelsanto timor di Dio cristianamente finora in di lei compagnia da miaparte ho procurato menar mai sempre.

Tengo obligo infine a questa virtuosa donna che per sorte ilSignore concessemi in consorte pel talento datosi di arricchirmi diquella prole desiderata tanto da me Villabianca in famiglia Emanuelein cui ho rimasto l'unico cespite del ramo prencipe qui di Palermotutto al contrario del secondario di quel di Trapaniin cui morìmesi sono il cavaliere gerosolimitano Giovan Battista Emanuele edOmodeicommendatore dell'ordine di S. Giovanni di Castrovillanochemolto abonda di Emanueli; tenea io dovere come tale di propagare consomma briga per vanità di mondo l'avito antico chiaroretaggio. E infatti mi fe' ella padre di figli in numero dell'uno el'altro sessoche meco ora sen' vivononon meno di settecoi qualifigli tutti in un cerchio attorno alla mia persona e colla fecondalor madreche vi sta alla testaè piaciuto al Cielo di farmigodere la grazia e la preziosa benedizione che debbon cercare pellalor pace di casa i coniugati di buon caratteresecondo il ditteriodelle sacre cartesalmo 127vv. 3 e 4:

Uxor tua sicut vitis abundans in lateribus domus tuae

et filii tui sicut nave olivarum in circuitu mensae tuae.

Questa è una grazia che mi ha fatto il bontuosomisericordioso Dio di avere del singolarementre il comune quasitutto degli uomini suole provare lo stato coniugale per lo piùinvoluto e immerso in discordia e separazioni di talamoa causadell'umana imperfezione. A vistadunquedi tanti e tanti da mericevuti beneficijmi si permetta per poco in chiusura di questoarticolo di io fare sfogare il mio spirito colla seguente aspirazionedel core.

Dio dunque di amoreio esclamoe Padre delle misericordie su noimortalie sino a quando diverrà stanca la vostra mano inversar acque di grazie su la testa di un vil peccatorequale son iomentre più che vi ho offeso colle mie colpe (e Dio volesse dinon farvene appresso) mi avete consolato con benigni perdoniliberato dagl'infernali spirituali nemici e ricolmato tutto in untempo d'infiniti favori e munificenza. Sia benedetto dunque in eternoil vostro santo nome e stia sempre in me la possanza di darvi sonoricanti di lodi e di infinite benedizioni in terra e nel cielo. Fatemidunque costante e fedelegran Dio d'Israelenell'osservanza diquesti miei voti per quei puochi giorni che mi restan di vita inquesto basso mondoe molto più far lo stesso per gli annidell'eternitàalla quale per altro sono assi prossimo intoccar le porteed ove presenzialmente spero godere della visionebeatifica della vostra augustadolcissima presenza.

 

MONIALI EMMANUELIFIGLIE

Passiamo avanti e tocchiamo la parte de' legati che sento fare nelpresente mio testamento a favor delli figlimoglienuoranipoticreati e tutte altre persone checome di me benemeritevogliogratificare.

Posto ciòquindiho legato e legoio testatoreall'infrascritte mie sei figlienate da meVillabiancae dalla miaconiuge di Vannimoniali tutte in actu professe e religiosenel venerabile monistero delle Vergini dell'ordine di S. Benedetto diquesta Palermonomate D. Maria Fedenel secolo chiamata D.CassandraD. Speranzanel secolo di nome D. RosaliaD. Caritànel secolo detta D. GiuseppaD. Maria Annanel secolo nomata D.DoroteaD. Beatrice Marianel secolo appellata D. Rosariae D.Concetta Eleonorafinalmenteche è la stessa nel secoloconosciuta D. Anna Michaelaonze due annuali per ognuna di essedurante la loro ed ognuna di loro vita naturalein augumento di lorolivelloquali onze due annuali di sopra legatedopo la morted'ognuna di essevoglio che ritornino al sudetto mio eredeuniversale e sostituti in detta mia ereditàe non altrimenti.E ciò tutto fatto in recognizione e mostra in qualche manieradel cordiale amore che alle dette mie figlie svisceratamente hoportato in tutto il corso del mio uman viveree per un segno altresìdatole di gratitudine che ad esse protestar vogliosebbene piccoloin queste mie mortuali carte.

Il merito che si han fatto appo la mia persona di padre cosìesiggenon altrimenti che per l'onore dato al cognome lor gentiliziodi Emanuele nella professione de' loro doveri ed ufficijosservatiesemplarmente nel culto di Dionelle lezioni di santi librine'maneggi di virtuose arti e nel servigio del santuarioch'è ilpiù che importadi lor comune. Ond'è che con sommo miocontento or le veggio amate e stimate generalmente dalle lor socie enobili lor consororiesenza che vi avesse punto luogo l'invidia.

Vergini pie (vi dico io col Tasso) che 'lglorioso nome

de' maggiori vostri e l'arme e 'l dotto inchiostro

non fe' superbe o pompa ed oro ed ostro

ma li spargestequasi indegne some

e troncaste le belle e care chiome

e vi chiudeste in solitario chiostro

e 'l mondo iniquo e l'avversario nostro

e le sue forze e frodi avete dome.

Con ragionedunquetutte quante esse mie figlie ho benedetto inDioe tuttora più che mai a larghe mani benedico di padreimplorandole dal Cielo le felicità istesse che posson darsi inquesto e l'altro mondo agli uomini di buona volontà e a coloropoi tutti di più grazie colmiche si son fatti leviti ecultori delle sacre arefacendo loro tai buoni augurijnientedissimili a quelli da me implorati in pro del lor germano Benedettomio figliodell'uguale mia dilezionedivenuto già ora eglipadre di famiglia nella presente mia generazione ed istituto inquesto documento erede mio universale.

Non lascio di pregare intanto le benedette sunnomate mie figlieetutte quante elle sienodi voler dare ascolto e mai scostarsi daiconsigli e saggia direzione della loro maggior sorella nel restantecorso della lor vitach'è a punto la degna suor Maria Fedepriora attuale del monasterola prima nata alla lucepiùgrande di tutti nella mia prolee come colei per altro ch'èstata di esse lor tutte la maestra e precettrice e ve l'ha fatta daamante madre nello stato che tengono di sacre vergini e di aulichefortunate della magion di Dio.

 

PRINCIPESSA ANTONIA VASSALLONUORA

E siccome le nuore di ordinario passano per figlie vere infamigliaessendo elleno mogli del figlioch'è figlio delcapo di casa e padre di famigliacosì la matrona AntoniaVassallo Castelletprincipessa di Bellaprimabaronessa eredera diS. Bartolomeo con investitura in Regnoe signora di feudi solrusticanich'è del mio erede e figlio consortedeve da meriscuotere li possibili tutti paterni uffizij di rispettogratitudine ed amore che al mio figlio oggi ed erede Benedetto hocontestato e contesto.

Vedovo il figliovedova è la nuorae tuttaviapadroniessi due assoluti di loro libertà di statosi son contentatiper lor innata bontà farla in casa da figli di famigliavolendo la mia opera paterna nel servirli e felicitarli tutto in untempo nel domestico giornale lor trattamento e bisogni di vita.

Porterebbe ora quindi il dovere di instituire io la di lei personain mia erede universalema perchè ella di fatto n'èdivenuta erede nella persona del degno suo coniugeperciò iosento comunicare ad essa lei gli affetti stessi paterni e 'lgodimento de' beni che ho tramandati al mio figlioor suo consortenel capo dell'istituzione di erede a lui fatta in questo mio ultimomortuale codice. Ond'è cheper piccolo segno dell'amor mioverso tal damavoglio che ella godesse l'orologgio d'oro che hoportato in vita pel mio commodo e regolamento civicoche le holegatotramando e lego in dono.

 

FIGLI VILLABIANCA NE' NEPOTI

Dovendo poi in seguito di dicitura del presente mio testamento(prendere) in considerazione le parti nobili e amorosi uffizij che ame indefessamente han prestato li miei due nepotiil conte diBelforteche così si chiamaFrancesco Emanuele e CaterinaEmanuele e Vannifratello e sorellafigli nati dal mio erede efigliomarchese Benedettoe della di lui prima moglie RosaliaVannifiglia di Raffaelepiù volte stato genitore e sindacodi Palermoe dovendo io per altroper la parte di padre di famigliae di sanguinis auctorrecensere numerum clarosque nepotescon Virgiliolibro 6° Eneideo con Ausonio appoHofmanniLexic. univers.voce neposper la cura chene debbo averesuccedunt patribus seu nova cura nepotesperciò alli medesimi voglio che detto mio erede pagasse adognun di essi onze dieci in segno dell'amor cordiale che a loro hoportatoavendoli stimato mai diversamente da' miei propri figlisenon dico un grado di piùper essere eglinocome nepotinatidi figliochè questo vuol dire neposcioènatus post filiumdue volte e due volte figlicol debito dipropagare avanti e oltre di più il mio sangue ed in esso ilportato onore; onde da primo padre gli dico benedizioni piùche felici in Dio ora e per sempredel che sia amen.

 

DONAZIONE DE' MANOSCRITTI PELLA BIBLIOTECA SENATORIA

In forza parimente del presente mio testamentoho donato e donotramandato e tramando in tutta vera proprietà e dominio convaglia anche legale di donazione irrevocabilesebbene postmortemalla nobile Libreria pubblica dell'eccellentissimo Senatodi questa città le seguenti mie fattighe e parti letterarijin scioglimento del voto e parola da me data in vitagià sondegli annia' signori deputati di essa Libreriae sopra tutti alrev.mo canonico Tomaso Angelinicustode e benefattore primario dellamedesimaletterato di prima sfera e amantissimo per sua bontàdelle cose nostre e della Patria e come a colui finalmente chedapiù tempiper questa briga patriotta con maniera troppogentile me l'ha officiati: consistenti detti libri di variaerudizione in 39 corpi giunti fino a tal numeroscritti in fogliotitolati Opuscoli palermitanin. 20 corpi indiziati edel pari col titolo di Diari palermitanie n. 10 tomituttiquanti essi egualmente manuscrittidi raccolte d'iscrizioni sicolemoderne civiche e sepolcraliappartenenti sì a questacapitale che anche a tutte le altre città e luoghi di questoRegno di Siciliail contenuto de' quali si dichiara in un catalogodato alla stampain cui si contengono altre fattighe scientifiche dame testatore riservate a favore della mia ereditàe ciòsotto le clausole e condizioni come infra.

E per prima è mia volontà in che si dovesseroconsegnar dal mio erede gli accennati legati libri alla sudettaBiblioteca Senatoria dopo tre giorni sorpassati a' miei funeralicondoverne però fare l'apoca publica essa Libreria a favore deldetto mio erede gravato e consegnante.

Oltre che sarà della politezza de' signori deputati dellaLibreria il decretare rimostranze di onori di gratitudinecome inmemorieiscrizionimarmi e altro a lor piacere verso il mio umilnome e decorazione di mia famigliapartecipanda un giorno daiposteri.

Voglio poi ingiungere per secondo patto alla stessa benefattaBiblioteca con prevedere e curare in checoll'attestare io unufficio paterno di attenzionedoveroso per altroalla mia famigliaed ascendenzagiacchè ora in actu la sto spogliandoper amor della Patria con questa donazione del mobile piùprezioso e a me caro di casaqual'è quello de' librifigli ecreature tutte della mia mente e che hanno il valore del mio sangueistessoin chese taluno delli miei eredichiamati e sustituti nelpresente mio testamento sortisse dote dalla madre capricciosa naturadi portare un ramo di passione d'animo che in qualche maniera allamia uguagliare di studiar sul bello delle scienze e sue delizieesopratutto su la cognizione tanto amabile della patria storianotocosì facendo il suo talento al publico con darvi opere degnedella luce de' torchi o sia con recite letterarie alle Accademiescientifiche che si faran merito nell'accettazione de' dottilungidal sospettare d'essere cose imboccatesegli da aliena mano col dire:Non est de sacco tanta farina tuoonde in far ciòavesse egli il bisogno di valersi delle mie opere legate di Opuscolie Diarij palermitani o i dieci anche tomi delleIscrizioni sicolein ognuno allora di questi casi fossetenuta detta Libreria publica accommodare a questo tale mio nipote esuccessore sustituto le sudette opere e libri donati d'una per una edi tomo in tomoa tenore delle di lui ricerchecon ricavare peròda lui rigorosamente il ricevo per sua cautela animo restituendia tempo giusto però e prudenteaffinchè nonvenissero a male mani cotali libri grondanti in copia di miei sudoriconservandosi in la Casa publicaquando cherestando nella privatasicuramente che il libro ibit in ignemsecondo il vaticinioche ho fatto di sopra a' libri della mia domestica libreria di operedi onnigena letteratura e non vi sono li miei libri presentimanuscrittiquali ora al publico li ho stimato far più sicuridi quelli a sottrarli alla imminente fatal disgrazia del voracefuoco.

Or per questa appunto donazione di parti miei letterarij evolumosi manuscrittiche ho fatto alla Biblioteca Senatoria collecondizioni e consegli testè esposti finoramettendosi daparte il nome dell'autoreil qualenon essendo esteroma nazionalepalermitanoriesce sempre odioso appo l'invidia e non può maiaver luogo di acclamazionemi si permetta far noto al mondo ilservigioquale egli siache in tale atto di largizione si presta dame alla Patria e per essa al Senato eccellentissimo.

È stata da me servita pel passato la Patria non una voltama per parecchie e parecchie nelle amministrazionicura e governodelle Opere senatorie e filiali tutte del patrio Magistratocome adire di governatore del Monte della Pietàdi rettor dispedaledell'Opera di Navarro e di più chiese altreparticolari di cittàe nel portar finalmente per ben duevolte la carica di senatore e Padre della Patriama di piùl'ho servita con lasciare in tutte quasi le dette Opere benfatti ememorie storiche che di esse Opere e de' pregi loro fan reminiscenzacon stampe e commentarij letteraricome della cronologia de'governatori del Montestoria di Navarroiscrizioni lapidarie e colrame di Palermo antico e moderno finalmente dedotto in cartaimperialenon avendovi perciò nessuna delle volte osato dimangiare il lor pane oziosogiusta il proverbio a noi porto dallesacre lettere31v. 27del Panem otiosis numquam come diquantunque quod fuerim (me cognoscendo) meo pauper in aerecon Orazioa segno tale che poiper queste usate attenzioni egenerosità patriottaavvivato una volta e surto veggo oratutto dì il mio nome di venire acclamato per benemerito dellaPatriae per tale di fatti lo stesso Cesare in seguitoFerdinandoIIInostro sovrano (che Dio feliciti)stimò confermare consuo diplomadichiarare e salutarmi di più coll'accrescimentodel titolo di benemeritissimocumulandovi sebbene tutti altriservizij separatamente per me prestati alla sua coronaquando fu adire: Deque Patriadeque tota Sicilia optime meritus.

Il presente però servigio che sto ora prestando a Palermo èdiverso in tutto da quel rilasciato finora alle accennate di sopraOperee non sentirsi per me fatto in partema interamente fattole acolmomentre le passo a mani tutto il mio essere e tutto in un tempoli parti tutti de' miei sudori e parti letterarij senza la minimadetrazioneprivandomi per amor della Patria di questi libriche sonmiei figli e vivi spiriti dell'anima mia.

Di qual grado egli sia cotal servigio si vedrà seguendocolli ragionati reflessi.

Costan la spesa sì fatte donate produzioni letterarie nondi cosa di bagatellacome a prima vista ognun si vedema bensìdi non poca e mai indifferente considerazione. La spesa vagliono inprima della mia salute e della mia vita stessapuò dirsichevi ho sacrificato col duro accorciamento degli annivita poi questadi un capo di Casa e di un patrioto palermitano di qualche nota. Ilvalsente importano di centinaja e centinaja di onzeche tante etante han meritato le spese che pel corso d'anni sessanta ho dovutofare per ammanirmi delli necessari materiali co' quali s'èfabricata la grandiosagigantesca machina di tutti i corpi dellesudette opereprocedenti in compre di più vari libri antichie novelligiusta il gusto de' presenti tempinel sodisfar leragioni tiratevi dalle regie officine di cancellerie ed archivipubliciuscendomi le carte originali che bisognavano pel maggior lorlustro e fermezza in storia.

La penna de' scribi e manuensi copisti del mio carattere non tantopiano mi ha visitato bastantemente la borzae non vi è statodenaro sufficiente a sodisfar con auree regalie le fattighe degliamici che hanno dato retta alle mie ricerche. Non vi è statoinfine tabellione publico che non abbia assaggiato per questo fare ipomi e gustato il dolce della mia pecunia. La spesa della sola cartaha costatosembra un iperboledella mole di presso a un centinajodi rismeche si son consumate per li zibaldoni e per le copie ecopie di copieche han formato alla fine li originali in fogliolesti e forniti di tutto puntoatti sin anche a darsi alle stampeopure all'ultima penna di buon caratteree così in ultima visafarli ricevere da pergamene di nobileschi privati tomi.

Ho tagliato intanto la barba con queste spesaccein qualchemaniera fatti corti i panni a' miei figliben lo conosco; ma che sivuol fare? Così porta la condizione dell'uomo di star sotto algiogo della sua passione predominante l'animo.

La Ragion dietro i sensi ha corte le ale

tutta la vita è mar de i nostri affetti.

L'instabile ondegiare ogni momento

ci sconvolgeci assal…

Così noicol padre delle toscane MuseDante Alighieriecol PopeEpist.2 f. 36nel suo Saggio sopral'uomo.

A meVillabiancaè toccata la debolezza dellaletteraturacon tutto che i miei antichi siano stati invassati dallapassione di far caccia ne' monti e piani di campagna sì grossache minutae molto più da quello dell'armichè nelleguerresì vive che fintesi han fatto nome pel servigio delre e dello Stato.

Per le guerre vive ne conto finora più campioni infamigliae per le finte delli più oltre ancoracome ne'giochi delle giostretornei ed altri simili atti belligerirestandomene ancora in conferma di tutto questo in tutte fin'oggi nonpoche mostre serbate nel luogo dell'armeria di casache viencompreso nel vano della bibliotecacome son lanciespadepugnaliscudicorazze e infine armature in diversi pezzi d'arme bianchecorrose e deteriorate sebbene tutte dal vorace dente del ruotar de'secoli.

Mi avrebbe piaciuto maneggiar queste arti cavalleresche edilettarmi di caccia e giochi armigericonforme i miei avoli eantichi progenitoriche di padre in figlio sono stati proceri tuttidi persona e della maschia dote di valore ornati. Ma la disgrazia dime individuo ha portato di essermi stata avara la natura in ciòfarecome a dire nel contestarmi la tessitura corporea imbellechela fe' costare di debol filo e caducocon essa darmene iltemperamento. Buon è però che s'è sfogata la miapassione nel culto delle lettereche al cognome dan pur del nomeonde per tale onore non tanto si dolgono i congiunti miei in sangueparenti tutti de' fatti miei.

Mi dò a credere che il signor Pretore e signori deputaticon esso della Senatoria Bibliotecarimasti ora contenti d¢aversi cattato finalmente tutti i miei libri di sopra donati dietroalle spesse imperanti premure per essi fattemi in tanti anni ereplicate voltearrivando col tempo appresso a conoscere il peso deldono che a lor s'è resone vogliano gradire l'uffizio filialeche ha stimato prestare alla Patria un buon patriotto come sono ioeche li prego perciò a farne stima che vi conviene e cura neavessero di custodirne l'essenza in luogo separato assegnatoparticolareove serbar soglionsi i gelosi manuscrittiessendo unmobile d'illustre marcacolla prevenzione insieme di fare stare dipersona de' custodi bibliotecari su le teste d'ognun de' singoli chene vogliono consultare le opereacciocchè taluni di costorocome ignoranti non ne possano strappar li foglie sommamente poi daifogli sgreppar le figure e miniatureche con non puochi sudori dellamia mente ho formate e delle quali di paroquai segni nobili edilettevolii libri tutti son riccamatideformandone così lavaghezza e lo spirito di qualche partecastrandola all'assonto.

Ciò tanto io avverto con somma premura a questi signorideputaticome scottato sentomi bastantemente dell'inclemenza che neho patita io stesso autore con parecchi di quei che han volsutoscartabellare tali miei libri in casa mia propriagiàdivenuta semipublica libreria mercè l'invito da me fatto instampa a studiosicol pretesto di diligenziarli eglino pe' lorinteressifra quali personech'è quel ch'è peggiovison state persone nobili da me colte in fallobenchècompatibili per l'ignoranza prevaricata dal diletto delle pitturenon avendo conosciuto il pericolo di cader infamemente nella viltàdi commettervi una birbantata e la vergogna di un gran delitto.

Li manuscritti son sacrosanti e sono i mobili più preziosiche possa per sè tenere la casa celeste e appo noi piùterrena delle divine Museonde non debbon passare nelle mani pernessun conto e confidarsi a chiusi occhi a chi che sia senza riserbadi persona che vuol toccarligiacchè per lo più vuolesser costui curioso amante di pescarvi sol del cattivo e ladro forsevenale mandatario di litiganti. All'ertadunquesi dicaper taifurti e ladroncellie incessantemente di giorno in giornodiuquenoctuquesi dica all'erta.

E tanto basti per questo avvisomentre s'è indrizzato iltutto al giudizio de' letteratiquali sono i bibliotecarija cuipauca satis ed il minus dicere sarebbe assaidisdicevoletorto facendosi al lor buon nome e virtuosa famache lifa meritevoli de' pieni ossequi e della più alta appo tuttivenerazione.

 

CARITÀ ECCE HOMO E COMPAGNIA

Seguitando poi lo stesso paragrafo di legati testamentari dispostinelle antecedenti tavolevenghiamo al negozio de' legati pij chesento fare a gloria di Dio e per il bene dell'anima mia.

Ho legato e lego primieramente al SS. Ecce Homo della Caritàonza una in denari in piccol segno di devozione che asseverantementeho portato in vita a questa miracolosa immaginenonchè peraverlo servito nella cura della di lui Compagniache vien dettacome sopradella Carità in questa Palermocon tutta semprela mia famigliache già son due secoli che ne tiene lafratellanza e ne ha tenuto altresì il governo per cinquetuttora capi di Casa Emanuelicome ministri di essa e superiorimaquanto più per le grazie che il Divin Signore ci ha fatti ne'nostri pericoli di vitaaccettati avendoci per suoi schiavisebbeneindegnicol presentarci morto sul monumento ch'è il veroproprio stemma della nobil congrega.

Ho legato e lego al Regio Albergo de' Poveri di questa metropolionze quattro per limosine alli RR. PP. Crociferi e a coloro dipersona che mi faranno la carità di assistermi e sollevare leaungustie dell'anima in quei momenti di agonizzare.

Lego parimente al mio padre spirituale e confessore onze due probono amore e in discaricosebbene minimodella bontà epazienza che per lungo tempo mi ha usato nel compatire le mievergogne e perdonare li peccati in Dio. E qual'orain punto ditagliarmi il filo di vita la fiera Parcapenso di testare unaschedola e a lui consegnare in augumento del presente mio testamentofirmata di mia mano e sottoscrittaprego detto mio confessore afarle dare esecuzione puntuale dopo il mio fatoquale credo di nonripugnarsi dal mio erede.

Ho legato e lego onze venti di messe per l'anima miadacelebrarsi in altari privilegiati da santi e venerandi sacerdotide'quali voglio che per onze sei ne fossero celebranti li RR. PadriPredicatori della casa e chiesa di S. Domenicodove si trova ariposare il mio corpo. Ciò però vaglia quante volte nevogliano accettar l'offerta quei buoni padri e a loro elezioneeseguiscasi.

 

SERVITÙ DI CASA

Lego inoltreio testatorea tutti li miei creati e servi maschie femine di mia famigliacosì della sala alta che bassagiorni quindeci di razioneper dare ad essi in tal modo una talequale testimonianza della costante particolare stima ed affetto chealli medesimi cordialmente ho portatoattese la beneficenza edassistenza amorevole da essi usata alla mia umil personaalcuni de'quali già mi si son resi quasi parenti per la longitudinedegl'anni di servigio che mi han prestatomentre li piùmoderni di costoro non è meno del tempo del decennio che stanservendocontandone gl'antichi d'anni quaranta e chi cinquanta.

lo poi soglio chiamare i miei creati col nome non solo di parenticome sopra accennaima altresì col dolce titolo di figliperchèda me considerandosi lo stato di vita lor miserando ela loro naturale condizione al mondo di essere uomini a me in tuttosimili e forse per lo più magiori e più nobili circa altalento lor personalenon debbo abusarmi della grazia ottenuta dalbuon Dio di avermi fatto nascere dotato di beni di fortuna co' qualiinsuperbirmi e farmi bello di comandar tutti lor quanti.

Ohquanta pena dall'uom si sente nato a servirenon vedendosipadrone di sua volontà! Ohquanto è gravegiusta ilPetrarcail scendere e salir per le altrui scale! Ohquantoè barbaragiusta i miei dettila servitù eohquanto è dolce la libertà!

È bene dunque usar grazia coi serviportarci inver lorocon carità di padri e compatirci alla fine reciprocamente gliuni cogl'altri gli umani naturali difetti che più delle voltedetestansi nelle persone de' padroni che de' sudditi. Tanto prescrivenostra santa leggee tanto natura ha prescritto all'uomo.

Nelle persone finalmente de' servi dee ravvisarsi la persona diCristoessendo che sono eglino gente assai poveraniente meno chequella de' poveri limosinanti ma liberi della cittàanzicchèquesti più bisognosi di quelli per la necessità chetengono di vendere lor libertà. Onde stimo esser lor dritto inche li padronioltre il salario che ad essi paganoliconsiderassero nelle lor limosine. Non pochi per altro di signori pijviventinostri concittadinicristianamente ed esemplarmente ciòstan pratticandoconoscendone il doveroso ufficio.

Il vero poveroa mio sentimentosempre è colui che mettein vendita la sua persona col prezzo unita de' suoi sudori.

 

CAPITOLO DEL FISCO

Fo' alto finalmente al dire di questa mia postrema disposizionecon far legato a not. Francesco Paolo Tesauro di Palermoche riducenelle sue publiche tavole il contesto intero della medesimaonze seiper fattura e copia dell'istessa e per fattura anche e copiadell'inventario che farà detto mio erede universale.

Inoltre io testatore ho dichiarato espressamente e dichiaro chetutti li sudetti miei eredi institutichiamati e sostituti in questomio nuncupativo e sollenne testamento intendo instituirlichiamarlie sostituirli sempre qual'ora e sino a tanto saranno e si manterrannofedeli cristiani cattoliciobedienti ed osservanti li diviniprecetti ed il dogma e precetti della Santa Chiesa cattolicaapostolicaromana e saranno fedeli vassalli della Maestà delnostro invittissimo sovrano Ferdinando III e suoi successori inquesto fidelissimo Regno di Sicilia e saranno obedienti alle sueleggi ed a' suoi ministri e non commetterannotanto per sèstessiquanto per altra supposta o velata personaalcuno eccesso odelitto publico o privato di lesa maestà divina ed umana oaltro qualsiasi delitto publico o privato contra le leggi divine edella santa romana cattolica Chiesacontra le leggi comuni emunicipali di questo Regno di Siciliae ciò tanto vivente iotestatorequanto dopo la mia morte di essoe tanto prima di adirel'eredità di me testatore e di mettersi in possesso de' beniereditalij di essaquanto dopoe specialmente quelli eccessi edelitti che de jure meritano e seco portano la confiscazionedel reo e complicequali delinquenti o complici dell'accennatidelitti intendo e fo' non comprendere nell'istituzionivocazioni esostituzioni nelli sudetti miei beni ereditarijanzi intendo affattoescluderlicome da ora per allora l'ho escluso ed affatto escludo; ese mai alcuno de' sudetti miei erediinstitutichiamati e sostitutiin detta mia eredità sarà accusatoindiziato eprosecuto d'alcuno de' cennati delitti prima e dopo d'aver adito epossesso detta mia ereditàvoglioordino e comando chel'accusatoindiziato e prosecuto sudetto sia e s'intenda diseredatoescluso ed affatto spogliato de' miei beni ereditarij per anno unoprima d'aver meditato e commesso il delitto sudettosiccome iotestatore ora per allora lo diseredoescludo e totalmente lo spogliodella successione de' miei beni ereditalijcome se mai fosse statoinstitutochiamato e sostituto in detta mia eredità. In qualcaso voglioordino e comando che in detti miei beni ereditalijsucceda e sia e s'intenda sostituito in detta ereditàl'immediato chiamato e sostituto dopo la morte di detto accusatoindiziato e prosecutoe che questo senza autorità o decretogiudiziario e di propria autorità s'immetta subito nelpossesso de' sudetti beni ereditarij e percepisca intieramente lifrutti dell'eredità sudetta eziandio pendenti e li decorsidelle rendite maturati e non esattisino a tanto che l'accusatoindiziato e prosecuto sudetto sarà dichiarato innocenteovvero totalmente assoluto e liberato. E voglioordino e comando chedetto accusatoindiziato e prosecutodal giorno che saràdichiarato innocente overo totalmente assoluto e liberatosiarestituito nella sua instituzionechiamata o sostituzionee cheritorni a possedere li sudetti miei beni ereditarij o percepire lifrutti di sudetta eredità eziandio pendenti e li decorsi dellerendite maturati e non esatti.

E voglioordino e comando che detto sostituto che per causa dellasudetta sostituzione del suo antecessore avrà successo indetta eredità in luogo dell'accusatoindiziato o prosecutonel giorno stesso che quegli sarà dichiarato innoccente oaffatto assoluto e liberatoimmediatamente e senza veruna dimoraabbia e debba restituire a detto dichiarato innoccente o assoluto oliberato l'intiera mia eredità e beni ereditarij senzadiminuizione o deduzione alcunauna con li frutti pendenti e decorsidelle renditematurati e non esattiad esclusione de' fruttieffettivamente percetti nel tempo di tal prosecuzionee voglioordino e comando che così si osservi in infinito ed inperpetuo ogni qualvolta succederà il caso sudettoe nonaltrimente.

De crimine vitae libera nos Deus Israel et de mala cogitationecontro Caesarem.

E questa è la mia ultima volontà ed ultimotestamentoche voglio che vaglia per testamento nuncupativo e chese per tale non valeràvaglia in quello miglior modo e formache de jure potrà e dovrà valeree nonaltrimentipurchè sempre si dasse retta senza la minimaalterazione a cordiali voleri e sentimenti d'animoche finora ho quidichiaratiespressati per me e fatti intendere in tutte le maniere.





IV - CATALOGO DI TUTTI I PARTI LETTERARi EDITI ED INEDITISPECIALMENTE INTORNO A STORIA SICOLA-PALERMITANA DEL VIVENTE CONTEMARCHESE DI VILLABIANCAPATRIZIO PALERMITANO E SENATOREFRANCESCOMARIA D'EMMANUELE

 

SI DÀ RAGIONE A CHI LEGGE

La notizia delle opere letterarie che qui si additano non ha persè altro scopo che di poter servire elleno al pubblicocuil'Autore le consacra e dedica. Si fa dunque palese con questo libroche può valere di pubblico invitoche chiunque de' dettiuomini e conti cittadini di questa capitaledi lui amata Patrianonche qualunque altro uomo scienziato del Regno o estero voglia far usodelle notizie delle qui indicate operepossa farlo da oggi innanzi asuo bell'agio e talento.

A quale oggettocioè in riguardo allo studio che su tailavori vorrà farsi da' virtuosisenza riserba e prescrizionedi tempo aperta e libera sarà per tutti la casa dell'Autoreove a chiunque si vedrà impartita l'attenzione stessa el'uffizio di gentilezza che a tutti ugualmente vengon prestate nellepubbliche Biblioteche di essa metropolisì reale chesenatoriain un de' quai luoghi e sacri licei alla morte delVillabiancaper donazione del medesimodi cui l'amabilisimoFerdinandonostro sovranocon onorifico diploma de' 21 di gennajodel 1780 ebbe la bontà di asserire che fosse de Patriadeque tota Sicilia optime merituse pel genio nonmeno de' suoi figli che della Patria son del pari amantissimiquestisuoi libri indubbiamente a pubblico uso e vantaggio dovran restare.

Sarà questo l'ultimo e il più sicuro segno dell'amorsuo per quella diletta Patria cheattenta la cadente età suanon andrà guari che dovrà abbandonare e per quei suoiletterati compagni che vivono e viveranno in appressoi qualiservendosi di queste sue indigeste fatichepotranno co' loroluminosi talenti recar sempre più decoro e nome immortaleonorifico alla Sicilia.



OPERE STAMPATE

La Sicilia nobileper il Bentivenga in Palermol'anno 1754(-59)tomi quattro in foglio.

Notizie storiche intorno agli antichi sette Uffizj del Regno diSicilia chiamati i grandi Uffizj della Corona instituiti dai Renormanniper il Bentivenga l'anno 1764 stampate nel corso degliOpuscoli Siciliani del prior Di Blasicioè: nell'ottavo sihanno li capitoli del Gran Contestabile e del Giustiziereff. 315e 37; nel tomo 10f. 167quello del Siniscalco; nel tomo 11f. 3il capitolo del Cancelliere; nel tomo 13f. 93l'Uffiziodell'Almirante; nel tomo 15f. 85la carica del Protonotaro; e neltomo 18 finalmenteff. 269 e 329 si trova il capitolo del GranCamerlengo coll'altro delle aggiunte all'opera. Correndo peròmanuscritti tutti questi suddetti capitoli storicipreventivamentealla stampa recitati vennero dall'Autore nelle Accademie letterariedegli Ereini e del Buon Gusto in vari tempi. L'opera venneristampata in volumePalermoBentivenga1776.

Serie cronologica de' governadori del Monte della Pietà diPalermoristampati per l'istesso Bentivenga nella novella edizionede' Capitoli di detta Opera fatta dal Magistrato di questa Cortel'anno 1768.

Altra de' rettori e spedalieri dello spedale di S. Bartolomeo diPalermo dall'anno 1541 fino al presente 1775tomo uno in 4° peril detto di Bentivenga1775.

Appendice alla sua prima opera della Sicilia Nobilecioèla continuazione d'essa dal 1754 fino al 1774tomo uno in foglio pe'l Bentivengal'anno 1775.

Memorie storiche dell'Opera di Andrea Navarro colla cronologia de'suoi rettoritomo uno in foglio per l'istesso Bentivenga1778.

Pianta geometrica della città di Palermocapitale delRegno di Siciliacoll'antico Palermo giacente in essa e co'sobborghimolo e campagna impressa in carta imperiale pel Galofaro1777ristampata nel 1783 a spese del Senato e per la terza volta aspese dell'Autore nel 1791 e accresciuta poi questa ultima dellepiante della Villa Giulia e dell'Orto Botanicoporte novelle e delnuovo stradone di porta Macqueda e piano di S. Oliva.

Veduta della Villa Giulia di Palermoin foglio pe 'l Gramignani1778con leggenda in essa delli qui sotto versi:

Gloria in Urbe recens: florescit Julia Villa
Juliacui nomen summa Columna dedit:
condidit ad fastos PraetorTalamancaColumna

condidit et ProrexPatriae uterquepatres.

Elogj e tavole genetliache storiche della famiglia Emmanuele diSiciliaco' suoi antichi progenitoriincominciando dal primo ceppoCoraldo Rodolfo Emmanuelebarone de' feudi del Burgio Millusiooggiterra e vassallaggio di Menficicastellano di Trapani ecc.sino alvivente conte marchese di VillabiancaFrancesco marchesed'Emmanuelesignore del castello di Mazarapatrizio palermitano esenatorecapo oggi della famigliatomo uno in fogliope 'lBentivenga1782.

Emmanuelis familiae distincta et ex regio stipite deductaorigoPalermoAbate1794.

Diari palermitani (dal 1746 al 1784)in "Bibl. stor. elett. di Sicilia"s. Ivoll. XII - XIXPalermo 1874 - 1876.

Della fondazione del meraviglioso molo di Palermoche veramente èun'opera romanadissertazione accademica storica del conte marchesedi VillabiancaFrancesco Maria di Emmanuelepatrizio palermitano esenatorefatta in difesa del Senato eccellentissimo avverso la notaingiuria che si vuole irrogare alla pubblica popolare pescaggione esua libertà ne' mari comuni di esso molo. Inserto va questoopuscolo per errore nel tomo decimoterzo de' Diarj palermitani. Quidee avvisarsi pel servigio della Patria come contribuì assaiquesto scritto a far ritirare il pensiero di voler far schiavo questomare del molo a danno de' poveri pescatori. In "Bibl. stor. elett. di Sicilia"s. IIvol. IIPalermo 1872pp. 285-327.

Il Palermo d'oggigiornoin "Bibl. stor. e lett. diSicilia "s. IIvoll. 345 Palermo 1873-74.

Diario storico dell'infelice caso occorso in Palermo contro ilVicerè duca Giovanni Fogliani di Aragona e de' successialtresì dei tumulti mossi dalla bassa plebe nell'anno 1773in"Bibl. stor. e lett. di Sicilia"s. IPalermo 1875vol.X Vpp. 181-357vol. XVIpp. 1-112.

(Edizioni hanno avutoa cura di C. Crispo Moncada e A. Mangodi Casalgirardol'Appendice seconda alla "Sicilia Nobile"ea cura del Pitrènelle "Nuove Effemeridi"gliopuscoli "Antiche processioni sacre e profane" e "Giuochipopolareschi").

 

OPERE INEDITE

Diarj palermitani o Annali storiciche cominciano dall'anno 1746per non dire dal 1743in cui scarsamente vi son memoriee seguonofino a' giorni presentiarrivati oggi al numero di tomi 17 infoglio.

In questa operache generalmente è d'interesse a' singolie pel pubblico anche di non poco benenotati vengono colla piùesatta e minuta diligenza tutti gli avvenimentiqualunque siansidigià sortiti e seguono giornalmente nella città diPalermosì lieti che infausticome a dire feste reali ecivichegiuochispettacoliatti teatralivenute ed entrate dipersonaggi grandiparlamenti e concili generali di Nazionedonativigrazie e capitoli di Regnopromozioni di cardinalivescovi ed abati ed altre minori dignità ecclesiasticheelezioni e nomine di vicerè e ministri di governo sìpolitici che militari e possessi de' medesimi colle vedute e tavoledelle lor sediecorti e magistratiatti viceregi e senatorjprammaticheordinazioni e bandisponsali e funerali di magnati epersone nobilicivili e letteratecolle miniature a colori de'stemmi de' lor casaticitazioni di scritture pubblichedotipompee note altresì d'anni di loro etàe con effigie inrame di alcuni di essi personaggiestinzioni di famiglieconcessioni regie di titoli e graduazioni di onoriordinicavallereschi e di altre sovrane come si voglianomunificenzeinvestitureacquisti ed alienazioni di feudi e fondi cospicuierezioni di novelle opere pubblichechiesefabbrichestatueteatri ecc.memorie lapidariebenfatti senatorjcelebrazioni diAccademie sì in lettere che in armipunizioni e vendette digiustiziastampe di librimete di viveri consone alle raccolte chene han dati gli annicalamità di fameterremotitumulti eaccidenti popolarisuppressioni e annullamenti di chiese e casepubblicheco' destini de' lor costituentiespulsione de' gesuitiabolizione del S. Offizio e tutti altri fatti e casi finalmente chedegni rendonsi di ricordanzasì felici che avversi. Il tuttoanimato da due tavole ed indici refertissimi delle materie che vannoin ogni tomo non ostante che quasi tutti tali libri costassero digrossa mole. Oltrechè è ben notare pell'onoredell'opera come dall'erudito cavaliere Nicolò Burgio diTrapanied uno oggi de' senatori attuali di essa illustre cittàci vien accresciuta notabilmente questa opera colla rimessa ogn'annodel suo piccolo Diario trapaneseche prende capo dal 1779 del tomodecimo e va continuamente di accordo co' Diarj qui portatidall'Autore.

E in fatti porta l'esperienza che per la ricerca diaria che vienfatta anziosamente dal pubblico di questa opera presso l'Autore el'uso insieme che se n'è fatto da letterati sublimi oggiviventi nelle loro edite opere sugli articoli diversi che a sìgrandi uomini hanno giovatosembra esser ella la più profiguaed accertata fra le opere del Villabianca pel servigio della Patria.Gli altri diarj che corrono di molti autori su lo stesso assontosaran degni di leggersima non avran mai nè la estenzione eduniversalità di materienè l'esatta diligenza inrecare certe minuzie che da taluni si trascurano e che spesso moltogiova il sapersicome l'hanno questi Diarjche appellarsi possonoDiarj Emmanueli.

Opuscoli palermitanilibri in foglioche contengono discorsitrattati e lavori scientifici in varia erudizionema per lo piùdi materie patrie attinenti alla città di Palermoperciòintitolati vanno col nome di Opuscoli palermitani. Fil filo di uno inuno quì essi espongonsi coll'ordine e numero quì sotto.



Tomo primo

1. L'aquila sicola e la fenice insieme nell'aquila palermitanaosia discorsi critici sopra i simboli e l'arme o impresa propria dellaSicilia e della città di Palermometropoli di essa.

2. Continuazione e compimento dell'istessi discorsi patrjdell'aquila e feniceo sia parte seconda delli medesimi. La prima diqueste dissertazioni fu recitata dal Villabianca nell'Accademia degliEreini a 22 di marzo 1772 e la seconda nell'altra del Buon Gusto a 3di agosto dell'anno istesso.

3. Viaggio celeste di un viaggiatore immaginario o sia saggiofilosofico astronomico su le sfere e cerchi del soleastri e pianetie sovra i cieli poi in generale co' lor fenomeni ed apparenze neree.

4. Corso geografico di un viaggiatore ideale simile al celesteportato di soprao sia relazione e notizia storica geografica ditutti quasi i Paesi e delle nazioni del mondocolle lor raritàpiù notabilicose ammirandeprodigiosi terreniaffannosiclimi e pratiche infine stravaganti di religioni diverse e dicostumi.

5. Sopra le mete antiche de' prezzi de' viveri in generaleche sison ragionati nella Sicilia e misure di essi.

6. Discorsi accademici sopra gli antichi dazjpesi e collettepubbliche del Regno di Sicilia.

7. Delle antiche monete regie della Sicilia.

8. Degli antichi titoli e trattamenti fatti ne' prischi tempi allanobiltà della Sicilia.

9. Erudizioni sopra le scritture pubbliche di archivj sìregi che civicicome pure sul regolamento diverso dell'anno e delleindizioni che nella Sicilia fu in uso presso gli antichi.



Tomo secondo

1. Storia della Casa Emanuele Villabianca.

2. Aggiunte storiche di scritture pubbliche appartenenti alla CasaEmanuele.

3. Memorie storiche della originefondazione e progressi dellavenerabile Consororità di Nobili Signore detta volgarmentedelle Dame della città di Palermo nella chiesa di NostraSignora delle Raccomandate a porta di Vicari.

4. Serie cronologica de' rettori e spedalieri dello Spedale grandee nuovo di Palermo dall'anno di sua fondazioneche fu nel 1431finoal presentecavati da' libri dello stesso Spedaledagli atti dellaCorte senatoriada pubbliche scritture e da monumenti di lapidi ediscrizioni.

5. Continuazione della cronologia de' rettori del Monticello diSanta Venera della Pace dietro alla stampa fattane dal barone AndreaNoto nel 1783.

6. Serie cronologica de' capitani giustizieri e giudici diPartinico novellamente istituiti.



Tomo terzo

1. Memorie nobili della vita del fu conte Francesco M. Emanuelee Gaetanimarchese di Villabianca.

2. Il Sindaco istruito nelli privilegi della felice e fidelissimacittà di Palermomanuscritto molto utile a' nobili ecittadini palermitani. Costa quest'opera di un riassunto in linguavolgare della raccolta dei privilegi di Palermo fatta da D. MicheleDel Vio sul 1706 e vi si ha qualche addizionecon notande le piùprecipue ed indice ampissimo per la maggiore intelligenza dell'opera.

3. Storia dell'ordine del Toson d'Oro nella Siciliacogli elogide' cavalieri e genealogie delle lor prosapieche ne sono statedecorate fin da' primi tempi dell'istituzione dell'ordine finoall'anno 1790.

4. Atti e documenti pubblici de' Manueli di Palermo e diTrapani.



Tomo quarto

1. Continuazione de' superiori della Compagnia dei Bianchi(1766 - 1799).

2. Continuazione de' superiori della Compagnia della Carità(1750 - 1798).

3. Continuazione de' superiori della Compagnia della Pace (1759- 1799).

4. Governatori del Monte grande di Pietà e lor catalogo dicontinuazione.

5. Continuazione de' governatori della Tavola o sia del bancopecuniario di Palermo (1759 - 1798).

6 e 7. Memorie storiche della originefondazione e progressidella pia Opera del fu Andrea Navarro nella città diPalermo.

8. Commentario storico della fu Camera reginale di Siracusa che untempo fiorì nella Siciliacon un indice cronologico delleregine che la dominarono co i loro governadori e protonotari.

9. Dissertazione politica storica sopra le dignitàdell'officio di senator di Palermo e sua esenzione dal trattamento dieccellenza costumato darsi ai pretori dai senatoristata consultataal Governo nel 1776 e superata indi che fu la causa mentre eral'autore uno allora de' senatori.

10. La città di Messina superba ne' suoi errori econgiurata a' danni della città di Palermo.

11. Cavalieri dell'ordine costantiniano di S. Giorgio nelleSicilie.

12. Elogi fatti ai marchese di Villabianca per le sue opere daletterati sì nazionali come esteri.



Tomo quinto

La Corte senatoria della felice città di Palermocapitaledel Regno di Sicilia esposta in croniche ed elenchi storici de'giustizieribajolipretorisenatori e giudici di essa metropoliunitamente agli ufficiali nobili assistenti al Magistratoeccellentissimoportati da tempi antichi e più a noi remotifino a' correntie cavatane la lunga storia interamente dallapubblica scrittura de' regi archivj e uffici civicitabelle e marmie da' libri non meno di scelti autori e vecchi manuscritti esistentioggi nella Biblioteca Senatoriache prendon luogo di documentipubblici. Con questa opera vanno a correggersi tutti gli errori dinomi ed anniriempendosi le lacune e tutti gli anacronismi e i vacuiche nelle passate croniche senatorie edite da vari autori siscorgevano. Per altro questa opera Villabiancaautorizata vegnendo elargamente corredata di una gran mole di scritture e monumentipubblici sopra additatipuò dirsi un'opera quasi ragionata efatta appunto coll'esattezza che si richiede.

Indice di essa opera:

1. Capitani giustizieri.

2. Bajolipretori e senatori.

3. Ufficiali senatori nobili.

4. Maestri notari.

5. Sindachi.

6. Cronica di essi.

7. Maestri razionali.

8. E l'istessi in cronologia.

9. Tesorieri.

10. E lor cronica.

11. Conservatori d'armi.

12. E cronica.

13. Marammeri.

14. Arcivarj.

15. E questi pure a cronologia.

16. Secretari e cancellieri.

17. Sargenti maggiori.

18. Marammeri del duomo.



Tomo sesto

1. La geografia in compendio.

2. Continuazione de' re di Sicilia dal 1735 al 1798.

3. Continuazione de' vicerè di Sicilia dal 1754 al 1798.

4. Reggenti della Giunta di Sicilia nella real Corte di Napoli(1735 - 1795).

5. Segretarj della real Giunta di Sicilia nella real Corte diNapoli (1735 - 1785).

6. Continuazione de' consultori (1759 - 1799).

7. Continuazione de' Parlamenti dall'anno 1754 al 1798.

8. Grazie e capitoli della Sicilia stabiliti sotto il governodi Carlo III.

9. Continuazioni de' deputati del Regno (1754 - 1798).

10. Presidenti e giudici della Gran Corte (1760 - 1801).

11. Continuazione de' presidenti del Real Patrimonio (1758 -1787).

12. Continuazione de' presidenti e giudici del Concistoro.

13.(Perduto).

14. Indizioni.

15. Tariffe di terre e di merci.

16. Il senatore istruito di Palermo.



Tomo settimo

1. Serie cronologica delli rettori e spedalieri dello Spedaledi S. Bartolomeo l'Incurabili della città di Palermodal 1541 sino al presente 1775.

2. Diario e narrazione storica de' tumulti successi in Palermonel 1708.

3. Bandi e documenti stampati riguardanti la sopradettarelazione.

4. Diario storico dell'infelice occorso seguito in Palermo controil fu vicerè duca Giovanni Fogliani de Aragona e de' successialtresì de' tumulti mossi dalla bassa plebe nell'anno 1773.Vedesi indi la seconda parte di questa opera straricca di fattistoricidi note erudite e d'istruzioni per i governanticonriflessi politici. Le notizie innoltre che qui si avanzano sulcarattere e articoli delle maestranze palermitane prendon gran partein questa storia. Fan lustro finalmente alla medesima le pitture adinchiostro delle vedute del fuoco della Vicariadell'incontro dellacavalleria e di altri incidenti e finalmente dell'atto di giustiziaeseguito contro i rei.



Tomo ottavo

La mastra nobileo sia cronologia senatoria delle piùcospicue città della Siciliacome a dire:

1. Messinasuoi governadoridetti già strategotisenatori e giudicicontinuazione all'edita cronologia de' magistratidi essa città nella Sicilia Nobile del Villabianca.

2. Capitani giustizieri e senatori di Cataniacontinuazione comesopra.

3. Capitani e senatori di Siracusacontinuazione.

4. Capitani giustizieri di Trapanicontinuazione.

5. Senatori di Trapanicontinuazione.

6. Giurati di Marsala.

7. Capitani giustizieri di Mazara.

8. Giurati di Mazara.

9. Capitani giustizieri di Salemi.

10. Giurati di Salemi.

11. Capitani giustizieri del Monte S. Giuliano.

12. Giurati del Monte S. Giuliano.

13. Capitani giustizieri di Girgenti.

14. Giurati di Girgenti.

15. Capitani giustizieri di Sciacca.

16. Giurati di Sciacca.

17. Capitani giustizieri di Marsala.

18. Concessione del titolo e dignità di Senato alla cittàdi Caltagirone.

19. Giurati e capitani della città di Mazara.

20. Capitani e senatori della città di Caltagirone.

21. Governatori di Siracusa.



Tomo nono

1. Giunte storiche alla pubblicazione de' sette Uffici dellaSicilia fatta dal Villabianca negli Opuscoli Siciliani del prior DiBlasi. Origine de' sette Uffici in generale; Gran Contestabile;Maestro Giustiziere; Gran Siniscalco; Gran Cancelliere; GrandeAlmirante; Gran Protonotajo; Gran Camerlengo.

2. Motti siciliani e maniere di dire parafrasate in gran parte coi sacri libri ad ordine alfabetico e accresciute altresì divoci e versioni latine con patrie erudizioni pel maggior lustrodell'operaraccolta foltissimafatica e studio del Villabianca.Oltre a tai motti si hanno appo il Villabianca tomi due dimanoscritti in foglio di raccolte di maniere di dire in volgartoscano per uso di composizioni in prosefatte da lui essendogarzonetto in seminarioquali fatiche a suo luogo appresso notatevengono.

3. Notamento de' rettori della reale Arciconfraternita de' SS.Quaranta Martiri e di SS. Rainiero de' nobili pisani (1513 -1797).



Tomo decimo

1. Le glorie dell'aquila trionfante del Strada portate per note dimemorie in questo indice di Opuscoli Palermitani e per l'onor dellaPatria collette.

2. Idra decapitata del Reina contro Palermostudj utili enotamenti storici fatti sopra questa opera e portati ad ordinealfabetico per la difesa pur della Patria.

3. La clemenza reale del Stradasue memorie storiche e riassuntiletterarj degni di sapersi da i buoni patriotti.

4. Spoglio di parte di libri della Real Cancelleria fatto daFrancesco Maria Emmanueleconte marchese di Villabianca ecc. indiversi tempi di sua vita pe' lavori delle sue opere sicole storiche.

5. Continuazione della cronologia de' deputati governatoridell'Albergo Generale de' Poveri della città di Palermoeretto nel più augusto palazzo che oggidì si abbia diessa metropoli dietro la stampa fattane dal Torremuzza del 1772.

6. Famiglie magnatizie e baronali di Sicilia e sopra tutto dellepretoriane di Palermo del Giarratana e Villabianca.

7. Giunte critiche di nobiltà al noto scritto dell'Anonimocreduto comunemente il conte Mario Cutelli di Villarosatae cherecato in lazio idioma ci presenta la cognizione della vera qualitàed origine delle famiglie nobili di Sicilia e per lo più diquelle della città di Palermocapitale del Regno e sede quasidi tutto il baronaggio.

8. Notizie de' rei di morte che sono stati aggraziati dallaCompagnia de' Bianchi (1760 - 1798).

9. Cavalieri siciliani dell'insigne Reale Ordine di S. Gennarodal primo giorno della istituzione di detto Ordine fino al presentetomo.

10. Gentiluomini di camera siciliani o sian cavalieri della Chiaved'oro sì d'esercizio che onoraridetti d'entratasotto liserenissimi nostri sovrani di Sicilia Carlo III e Ferdinando III.

11. Cronichetta de' canonici del duomo di Palermo dal 1735 fino a'tempi nostricioè della vita del Villabiancache l'haraccolti. E questa può servire di continuazione alla consimileCronica manuscritta lasciata dal Mongitore.

12. Elenco delle dame siciliane di Corte che sono state dellaCamera delle regine di Siciliala Sassona e la Lorenese austriacaerapportantene le promozioni ne' Diarj palermitani del Villabianca.

13. Serie cronologica de' canonici della Real Collegiata di S.Pietro del palazzo regio di Palermo fino all'età presente.

14. Saggio filosofico sul celebre poema dell'Adamo del Campaillafatto in lode dell'abate Secondo Sinesioche di esso poema fe' laristampa con sue dotte erudizioni nel 1783che poi dal detto abatefu dato alla luce nell'opera dell'Apocalisse di S. Paolo dell'istessoCampaillacommentata similmente per esso lui con scientifiche notenel 1784alla pag. 436.



Tomo undicesimo

1. La fontanografia oreteao sia etimologiadescrizione e storiadi tutti i capi e sorgive d'acque che secondo lo stato presente perfiumi e fonti in abbondanza e in numero più che felice sopratutto rendono la felice città di Palermocapitale dellaSiciliae la campagna sua aurea attornonota col titolo di Concad'oro.

Questa opera nomata Aquariaoggi riuscita vedesiper quel ches'è finora subodoratopoco o niente piacevole a i maestrifontanarigiacchè per la medesima prende lume in qualchemaniera il pubblico e regolamento sul fare de' detti artisti. Laprivativa della meccanicache su le sorgivequantità e corsid'acque ne ha tenuta finora il forte corpo di questi fabrichepropriamente si posson dire dominanti di mondo sotterraneosoffremal volentieri le scoverte che in qualche maniera quì si dannoal giorno.

Purnondimenoessi fontanari seguiranno impunemente a soggettarcia lor talentosebbene con qualche riformaper la ragione che adessi assiste di caminar sotto terra i lor lavori e in conseguenzaesser difficile di potersi da mano aliena e senza occhi affattopercorrersi quelli e notomizare. Buon è però quel pocodi bene che or se n'è fatto.

2. Capitoli del Monte della Pietà di Palermo riassuntati.

3. Sommario di atti e documenti pubblici delli Manueli.

4. Breve monumento storico dell'originefondazione e istitutodella venerabile e pia Opera detta di Abbatellis nella cittàdi Palermo.

5. Commentario storico del palazzo reale di Palermocolleminiature ad inchiostro de' suoi prospetti che ne' tempi andativariamente ha sortito de' dominanticioè de' saraceninormanni ed austriaci.

6. Lettere familiari.



Tomo duodecimo

1. De' padri della Patria della città di Palermoelogjstorici.

2. De' ministri di governo nella Siciliain qual modo statitrattati e puniti negli occorsi de' loro errori e delinquenzememorie storiche.

3. Scrittureragioni e documenti pubblici allegati pel Senato diPalermo contro il Regio Fisco per le cause de' prestami e dellegabelle de' pesci e dell'armi.

4. Delle antiche chiese e de' privati oratorii che un tempo sitennero da' signori ne' loro Palazzi nella città diPalermo.

5. De' teatri antichi e moderni della città di Palermo.

6. Dell'antico e moderno suono delle campaneche secondo i sacririti è stato solito osservarsi dalle chiese della cittàdi Palermo.

7. Intorno agli antichi e moderni caricadori di Palermo.

8. De' laureati in leggelor dignità e possanze.

9. Provvidenze di Governo contro le locuste o sian cavallette.

10. De' schiavi e carrozze tenute da' cittadini palermitanimemorie storiche.

11. Su la reedificazione del duomo di Palermo e de' suoi sepolcrireali.

12. Sulle celebri sollennità di Palermo per Santa Rosaliacommentario storico.

13. Dell'antiche processioni sacre e profane solite celebrarsinella città di Palermo e che presentemente vengonvi aboliteunite ad esse le funzioni e feste di coronazioni reali.

14. Sulla vana istituzione del mercato pubblico in Palermoconsimile a quello di Napoli.

15. Delle statue ed obelischi che sono in Palermocolle memorie enomi de' lor scultori più insigninotizia storica collaenumerazione generale de' principali lavori e più accreditatitra essi.

16. Cronologia de' consoli di commercio del Consolato di mare inPalermo.

17. Delle moderne inondazioni di Palermo cagionate dalle fonti eda' fiumi che felicitano la sua Aurea Concanarrazione storica.



Tomo decimoterzo

1. De' banditi di Sicilia o sian scorridori di campagna e ladride' quali essendosi fatte le teste dalla mano forte di giustiziaoprata da' più grossi signori del Regno e ministri regjs'èdata al Paese l'antica pacelibertà e salvezzamemoriestoriche.

2. De' giuochi popolareschi soliti festeggiarsi in alcuni tempidell'anno dalla bassa gente nella città di Palermo. Da pochianni però a questa parte si son sospesi in città sìfatti giuochiperchè vietati rigorosamente dal Governo pelbuono pubblico. L'ordinazione proibitiva de' medesimi fu opera delvicerè Caraccioloquale essendo stata ben consultatas'èveduta osservar tutt'ora per modum regulae da ogni sedesuccessiva de' giustizieri. Essi giuochi in verità eran capidi risse e di sconcertie per lo più da feste passavano inlutti. La passion dominante della volgar gentech'è ildilettarsi della Pianta di Bacco in occasioni particolarmente diallegrieproducea sì tristi effetti. Pur tuttavia a questalegge sarà bene accoppiarvi la prudenzaperchè alpopolo nelle liete ricorrenze dell'anno si deve dar qualche sfogo.

3. Delle famiglie private e cadette che non han titoli in Regno diprincipiduchimarchesi e conti tra 'l corpo nobile della cittàdi Palermo e della Siciliaalberi genetliaci e notizie storichecolle miniature a colori de' stemmi lor gentilizj pel divisamento de'campi e delle figure che vi si scorgono.

4. Studiscritti e servigi patrj fatti dal Villabianca alla cittàdi Palermo nelle di lei occorrenze e uffici pubblici.

5. Poesie latine e toscaneelegiesatiresonetti ed iscrizionipoi sopra tutto lapidarieparte delle quali lapidarie si trovanooggi date alla lucecome che già sculte in tavole di bianchimarmi di luoghi pubblici di questa capitale e in altri posti altresìdel Regno.

6. Parti geniali di disegno o sia pittura fatti dal Villabiancaessendo figliuoletto nel fu eccelso convitto de' Teatini in Palermosul 1735.

7 e 8. Delle mete delle uve e vini solite imporsi in Palermo dalSenato eccellentissimoraccolta che presa dall'anno 1688 siegue edistendesi fino a' nostri tempi.

9. Delli ritratti de' vicerè di Sicilia espressi in rame edin carta e che esposti vengono nelle regie stanze del palazzodominante di Palermo colle epigrafi in piede toccanti il tempo e lecircostanze del lor governo.

10. Pezzetti di erudizioni spettanti a' presidi del Regno diNapoli.

11. Feudi della famiglia Emanuele.



Tomo decimoquarto

1. Strade e cortigli nelle parochiali contrade di Palermo.

2. Molini di granosale ed olio che sono nella campagna diPalermo.

3. Stuore letterarie del Villabianca tessute di varia erudizionesacra e profana spettanti la gran parte alla città di Palermoe in secondo luogo al Regno di Sicilia.

4. Forni della città di Palermo.

5. Della divina arte della pittura. Catalogo de' piùinsigni pittori sì nazionali che esteride' quali vi sonopitture presso Palermo e in altre pure città del Regno.

6. Fondachi e locande sì urbane che suburbane dellacittà di Palermo.

7. Pel Senato eccellentissimo intorno alla prerogativa tenuta abantiquo dal Pretore e pur pretesa da i senatori di provvedere eprocedere col giudice alla spalla nelle solenni funzioni della città.Giovò qualche cosa il presente scritto alla vittoria ottenutadi tale causa.

8. Notizie storiche moderne sicule de' passaggi di dominantisbarchi di truppe e mutazioni d'armi che hanno toccato al Regno diSicilia nel corso del secolo XVIII or cadente.

9. Blasone palermitanoo sian le marche e tessere de' stemmi edarme gentilizie di famiglie nobili e civili che han fiorito efioriscono nella città di Palermocapitale del Regno diSiciliaespresse tutte a colori in pittura corrispondenti a' lorostemmi e particolari impresecavato da nobiliarj di scrittorigenealogisti e storicidalli Diarj palermitani del Villabiancadalle relazioni ricevute dall'istesse famiglie e sopra tutto dagliaspetti de' marmi palatini e pubblici e sculture de' tumolimausoleie lapidi sepolcrali che ne' tempj oggi surgono di essa metropoli.

10. Raccolta cronologica di quei ministri di Conseglio che hantenuto la carica di uditore generale dell'esercito e gente di guerradi questo Regno di Siciliache è tutta diversa da quella diveditori generaliche nello scorso secolo vi fiorirono insieme.Pelle giudicature sta l'auditore e soltanto quell'altro tennesi pe'conti regi.

11. Notizia storica delle strade pubbliche regie antiche e novelledella Sicilia.

12. Codice arabo di storia di Sicilia de' tempi de' saraceni.

13. Pel privilegio della grazia di vita tenuta nel tempo pasqualedalla Compagnia de' Bianchi di Palermo.

14. Cronichetta de' padri predicatori quaresimali del duomo diPalermo.



Tomi decimoquinto e decimosesto

Palermo d'oggi giornoo sia topografia generale in prospettivastorica della città di Palermo fatta in ogni una delle sueparti sì urbane che suburbane secondo lo stato presentedell'anno 1788in cui scrive il Villabiancaautor dell'opera. Iltutto ombreggiato d'antica storiache confronta colla modernae dipatrie note erudite adorna e degne della gran metropoli. A tantamolenon bastando un tomo solo per abbracciarla tuttas'èstimato ragionevolmente farla comprendere in due tomi separati infoglioche sono appunto li 15° e 16° marcati di sopra.

Nel primo tomoquindiche serve pelle notizie dell'interno dellacittàsi dà la origine della città di Palermo ede' suoi pregititoli e qualità naturalicolle memorie de'primi suoi abitatoricircuito e popolazionemuracastellabaluardiportequartieriCassaroStrada nuova ed Ottangolochecon vera magnificenza surgono oggi in essa metropolicapitolo 1. Sidescrivono susseguentemente il duomoepiscopio e parochieconventimonasteri e chiese in generale della cittàcapitolo 2. Vieneappresso la notizia de' palazzi reale e senatoriocon altra dellecase pubbliche e de' palazzi e case civiche delle piùcospicuecapitolo. 3. Nel capitolo 4 si godono i piani e piazzestatuepitture e fontane e con esse espongonsi le stradecortiglifondachilocande e forni. A proposito del presente capitolo 4 dipianinon è credibile quanti ostacoli siensi trovati perammonirlo nel timido e ignorante popoloche al veder le minutericerche che faceansi d'ogni angolo della cittàinsospettitoche si tentasse con ciò imporre nuove gravezzene ricorsefino al Governofinchè si fe' palese l'innoccente motivo dital procedere.

Nel tomo secondoposciasi passeggia la campagna in generale colsuo montano anfiteatro. Si hanno perciò pel capitolo 5 licampi circondarjborghiportimolopianistrade suburbanevillee casene. A questi succedono i monti e contrade rusticanefiumiteste d'acquamulinitorri e tonnarecapitolo 6. Va ripieno ilcapitolo 7 di figure e vedute che corrono in rame ed in carta per lacittà di Palermocon la notizia delli cocchi che vicamminano. Il capitolo ottavo finalmente ci mette avanti leanticaglie palermitaneconsistenti nelle vecchie murache in cittàun dì furonocome di portefortiborghiparochieconventie monastericase regie e pubblicheal presente più nonesistenti.



Tomo decimosettimo

1. Della Siciliacommentario storicoo sia saggio critico sulpunto di vassallaggi baronali e di dominazioni ignobili di terreconche sono state conosciute altre volte le primarie città didetta isolache sono oggi parlamentarie del Real Demanio. Questeperò oscure note qualunque siansiche alle dette cittàsono dispiacevolirischiaransi alquanto sul tempo istesso dal lumedegli urbani stemmi e generose insegne espresse in pittura che quelleportanonon meno che delle laudi in storia sicola che alle medesimecittà convengono.

2. Medaglie in carta o sian mostre e figure di medaglie d'oroargento e rameche vanno in stampaproprie di principigovernantie soggetti riguardevoli che han fiorito in questo Regno di Sicilia.

3. Le guerre de' letterati o sian saggi critici di storia sicolasulle personequalità e talenti degli antichi e moderniscrittori siciliani presi da fatti di quell'incontri che tenuti hannoeglino letterarj per le condizioni delle loro opere date alla luceunitamente alle ingiurie e correzioni che si son fatte reciprocamenteper spirito di dotta emulazione.

4. Nobiliario secondo genealogico della città di Palermoove han luogo congiuntamente colle famiglie le ministeriali e civiliche oggi fisso domicilio apprestansi in essa inclita oreteametropoli. Li stemmi gentilizj insieme di queste famiglie inminiature a colori vengon qui espressi pel divisamento de' loro campie delle loro figure che in essi adopransi.

5. Feste reali in Palermo ed altre pubbliche più memorabiliche si son celebrate in essa capitalesì liete che lugubri.



Tomo decimottavo

1. Carte iconografiche degli arcivescovi palermitani e primatidella Sicilia che pe' loro gloriosi nomi in rami d'onore ne vengonoespressi e che quì espongonsi dal Villabianca per servire agliOpuscoli suoi letterarjche alla Patria sua gloriosa nella granparte son dedicati.

2. Giuochi volgari in generale sì di mano che di sorteesercitati nella Sicilia.

3. Delle calamità di fame e carestie patite nella Siciliaper disgrazia di tempi avversiguerrepestilenzelocuste e percause di mal governo.

4. Notiziario storico de' fuochi più notabili che in varjtempi si sono cagionati nella città di Palermobrugiandopalazzi e case e luoghi pure d'archivj pubbliciil danno de' qualiper la perdita fattasi di preziose scritture e monumentièstato considerato il più deplorabile che si sia patito dalladetta metropoli e può dirsi altresì da tutto il Regnoper relazione all'interesse che esso tiene in quellecome scritturepromanate e prodotte dalla capitale.

5. I marmi d'Oreto o sian marmi magnatizjsì regi checivicii quali esposti veggonsi nella città di Palermo e ne'luoghi pubblici di essa reggiacome di fortiporteteatri e piazzeper via d'architrofeisimulacri e stemmispiegati dal Villabiancaed illustrati altresì di erudizioni e note storiche.Aggiuntevi in fine altre notizie de' prischi consimili monumentipubblici a' tempi nostri non più esistenti.

6. Feste pubbliche in Palermo e fatte a spese di particolaricittadini pel fasto e lustro delle loro domestiche occorrenze.

7. De' giuochi bellici cavallereschi stati usati da i sicilianinelle città del Regno e sopra tutto nella capitale.

8. Ritratti di ministri togatiraccolta del Villabianca.

9. Ritratti in rame di prelativescoviabati e canonicisiciliani.

10. De' Parlamenti più clamorosi del Regnoche in varitempi si son celebrati nella Sicilia dal di lei corpo di nazione inservigio del re e della Patria e pur convocati da' parlamentari dipropria loro autorità per occorrenze critiche di Stato.



Tomo decimonono

1. Degli antichi e moderni re di Sicilia che dietro a' saraceni sihan de' normanni e sveviangioiniaragonesi e austriacie portativengono per dritta linea fino a i Borboninostri al presentegloriosi dominantipezzetti di elogj e notamenti storiciconritratti in rame d'alcuni delle persone di essi serenissimi.

2. De' tumulti più memorabili che tanto ne' prischi che ne'medj e novelli tempi e fin da quelli de' saraceni si son mossi nellacittà di Palermo dalla vil mano della bassa plebecogli attie ripari dati dal Governo per sedarne l'insaniascritti e raccoltidal Villabianca pel consiglio e saggezza de' buoni patriottia'quali dee incombere l'onore della Patria in somiglianti calamitàe vertigini.

3. Delle vendette più clamorose di giustizia che da' tempiandati fino a' correnti si son prese sopra i malfattori con laccioferro e fuoco in atti di pubblici spettacoli dati a i popolipalermitani per legge di buon governocollezione storica delVillabianca. Aggiuntevi in fine le liete note de' nomi di una buonaparte de' rei che nel decimottavo oggi spirante secolo sono statiaggraziati di vita dalla mano de' principi e dalla Compagnia de'Bianchi.



Tomo vigesimo

1. Della nobiltà della città di Marsala o sia delLilibeo antico e modernorelazione minuta topografica e commentariostoricocolla notizia insieme della qualità delle di leifamiglie antiche e moderne che compongono il Senato e suo corpogovernante.

2. Descrizioni e vedute de' due palazzi saraceni della Zisa e Cubae delle ruine di Mar dolcedella Guadagna ed altri.

3. Degli antichi maestri di piazza della città di Palermoma sol de' tempi che vi fioriron nobili con titolo di spettabili edell'ordine pure senatorioframmenti storici.



Tomo vigesimo primo

1. Delle torri di guardia e di tutte l'altre littorali dellaSicilia.

2. De' ponti de' fiumi del Regno.

3. Delle tonnare in generale dell'isola.

4. Consulte e lettere di governofra le quali si hal'interessante molto criterio della pensata riforma sopra l'enormeeccessiva copiaabusi e disordini che si lamentano ne' trattenimentide' titoli sì feudali che onorarj della Sicilia.

5. Famiglie ducali e senatorie della repubblica di Genova.

6. Castellanifalconieri e secretarij de' Vicerè ed or delGoverno notandi e collezzioni.

7 e 8. Maestri secretimemorie e note.

9. Capitani d'armiraccolte come sopra.



Tomo vigesimo secondo

1. Libro quinto dei baroni e feudatarij spettanti alla edita operadell'Appendice alla Sicilia Nobile del Villabianca.

2. Protomediciministri di Messina e percettori del Regnoloromemorie.

3. Descrizione della Sicilia.



Tomo vigesimo terzo

1. Cronache e raccolte di conservatori.

2. Di avvocati fiscali.

3 e 4. Di maestri razionali.

5 e 6. Di giudici della Gran Corte.

7. Canonici del duomo. Del capitolo e clero della cattedrale diPalermo colle croniche e note de' canonici (dal 1200 al1801).

8. Cronache di consimil fare per monasteri di donne. Notizie edelogj istorici dell'originefondazione e stato attuale dei piùcospicui monasteri di donne di Palermo.

9. Di vicarij generali de' Vicerè.

10. Di ambasciatori.

11. De' maestri giurati.

12. Siciliani illustri extra regnum.

13. Di capitani e tenenti della guardia degli alabardieri.

14. Di procuratori fiscalicollezioni.

15. Ministri del Magistrato del Commercio notandi.

16 e 17. Maestri portolaniraccolte.



Tomo vigesimo quarto

1. Deputazione e ferie ammanita delli deputati di nuove gabellesua storia.

2 e 3. Secreti palermitani e lor raccolte.

4 e 5. Protonotari notandi d'essi.

6 e 7. Tesorieri generali raccolti come sopra.

8. Detti sentenziosi e frasi d'autori.

9. Parrocchie e parochi di Palermoloro cronache e note storiche.



Tomo vigesimo quinto

1. Del blasone ed arte araldica della nobiltà di Sicilia.

2. Dell'Accademie palermitane e sicole.

3. Vicecapitani di Palermoloro raccolte.



Tomo vigesimo sesto

1. Delle fiere e corte di Sicilia.

2. (Manca)

3. Capitania di Palermo del Villabianca.

4. Falcone di Malta pe' re di Sicilia. Del censo o sia tributodel falcone che dalla religione gerosolimitana si prestava ogni annoa' Vicerè di Sicilia sopra l'isola di Malta e catalogo de'ricevitori.

5. Maestri di zecca e di prova.

6. Sicilia sacra ne' vescovadi dopo del Pirro e Mongitoreportataperò questa in volgar toscano.



Tomo vigesimo settimo

Mottisentenze e passi d'autori.



Tomo vigesimo ottavo

1. Sollennità reali liete e lugubri.

2. Famiglie pisane in Palermo.

3. Avvocati de' poveri e memorie del loro ufficio.

4. Origine della famiglia Emanuele.



Tomo vigesimo nono

Storia ricercata di Sicilia edita a dizionario dalla lettera Afino alla C.



Tomo trentesimo

Storia ricercata di Sicilia dizzionario dalla D fino alla O.



Tomo trentesimo primo

L'istesso dizzionario d'istoria sicola dalla P fino alla Z.



Tomo trentesimo secondo

1. Vicerè e ministri di fama buona e cattiva e conerudizioni varie insieme spettanti ad essi.

2. Schiavi di nobili natali fatti da' turchi.

3. Memorie della Compagnia di S. Tomaso li greci e seriecronologica de' suoi governatori fatigata dal vivente nostro storicopalermitano Mariano Scasso.

4. De Im-hof familiae regiae Italiae et Hispaniae et stirps inipsis Emanuelensis sicula doctis historicis illustrata notis et auctainsimul ad votum satis.

5. Compagnia delli Verdisuo ruolo de' superiori dall'anno 1576di sua fondazione fin al presente.

6. Commentario della regia cappella di N. S. de la Soledad collacronologia dei suoi maggiordomi e zelatorifatica del baroneGiuseppe Girolamo Lanterna.

7. Teatro di nobiltà de' Platamoni in generale dell'istessodi sopra barone Girolamo Lanterna.

8. Emanuelis familiae distincta conditio et ex regio stipitededucta origo.

10. Compagnia del Ponticellosuperiori e congionti.

11. Della Concezione.

12. Del SS. Sacramento dell'Albergaria.

13. Congregazione di dame della Madonna di Belen.

14. Regj istoriografi di Sicilia.

15. Iscrizioni sepolcrali fattesi preventive a' funerali.

16. Guerre civili simili al caso di Sciacca.

17. Dell'architettura ed architetti.

18. Del Rosario in S. Cita.

19. Del Carminello.



Tomo trentesimo terzo

1. De' maggiordomicavallarizzicamarieri maggioripaggi eportieri di camera de' Vicerè di Sicilia.

2. Secretarj del Regno.

3. Capitano della Gran Corte e degli algozirj.

4. Storia di Partinico (ma anche dell'abbazia di S. Maria diAltofonte e della terra di Parco).

 

Tomo trentesimo quarto

1. Orazione funebre preventiva alla morteche si ha fatto eglistesso per la sua personail Villabianca.

2. Della vanità virtuosa de' letterati e degli uominisommi nel tramandare alla posterità il loro nome.

3. Raccolta di documenti emanati dal governo di Sicilia a'quali ha cooperato il Villabianca pel ben pubblico(1780 - 1793).

4. Memorie onorifiche della famiglia Emanuele di Siciliaproveniente da quella di Spagna.

5. Della peste velliana del maltese Cagliostro (sul falsocodice arabo del Vella).

6-11. Serie cronologica de' ministri generali dell'ordine di S.Francescode' prepositi generali de' chierici regolari teatinide'generali della Compagnia di Gesùde' priori generali di S.Agostinode' maestri generali dell'ordine de' Predicatori e de'prepositi generali de' chierici regolari Ministri degl'Infermi (dallaloro fondazione al 1795).

12. Sacrileghe uccisioni occorse sopra alcune personeecclesiastiche cogli atti di giustizia indi seguiti



Tomo trentesimo quinto

Storia di Naro.



Tomo trentesimo sesto

Storia cronologica de' presidenti e de' giudici de' tribunalidi Sicilia.



Tomo trentesimo settimo

1. Della poesiadella musicadel ballodell'arte oraria.

2 Memorie storico diplomatiche della milizia urbana diSicilia.

3. Elogia siculorum regumquae sub imaginibus eorum legebanturin aula sacri regii palatii Panormi.

4. Del famoso duello di Bordeosstato intimato dal re Carlod'Angiò al re Pietro d'Aragona per decidersi suchi dovea cadere il dominio del Regno di Sicilia.

5. Breve notizia della famiglia Zamparrone con un elenco de'vice-portolani del caricatojo frumentario della cittàdi Palermo (1636 - 1774).

6. Dell'ultima volontà e disposizione testamentariafatta da Francesco M. Emanueleconte marchese di Villabianca.

7. Memorie de' naufragii e de' naufraghi ne' mari dellaSicilia.

8. Trattato dei pesi e delle misure.



Tomo trentesimo ottavo

1. Cronologia istorica delle famiglie reali di Sicilia.

2. Delle famiglie magnatizie siciliane decorate della dignitàdi grandi di Spagnache posseggono stati e vassallaggi.



Tomo trentesimo nono

Blasone siciliano.



Tomi XL e XLI

Notizia degli atti di giustizia che si sono eseguiti in Palermosì di mannaja come di forca sulle persone de' rei dimortecol conforto prestato loro nella cappella della Compagniade' Bianchi (dal 1641 al 1798).



Tomo XLII

1. De' vantaggi dell'arte nauticadella navigazione e delcommercio.

2. Memorie storiche dell'originedella fondazione e de'progressi del banco pecuniario di Palermo.

3. La satira del Villabianca sulle cose torte corse in Palermoper causa del mal governo e de' fatti di taluni stolti emaligni uomini

4. De' lutti e dei funerali de' siciliani antichi e moderni.

5. Scelta di canzoni siciliane e di sonetticolle versionilatine.

6. Commentario istorico sulla nascita del principeFerdinando Borboneavvenuta in Palermo a 26 agosto 1800.

7. Della testa del ribelle Mariano Rubianitagliata daBenedetto Emanuele marchese di Villabiancane' tumultiaccaduti in Palermo l'anno 1647.



Tomo XLIII

Blasone palermitano.



Tomi XLIV-XLVII

Appendice seconda alla Sicilia Nobile.



Tomo XLVIII

Famiglie private nobili sicilianenobiliario secondo.

Iscrizioni moderne del Regno di Sicilia unite alle Memorielapidarie sì pubbliche che sepolcrali della città diPalermotomi 10cioè sette in foglio e tre in 4°.

Questa raccolta appunto di moderne iscrizioni sopra accusatesiccome una volta fu a servir di mole e bastante materiale alla notamia prima opera della Sicilia Nobilecosì del pari non èstata oziosa in seguito pel servigio appresso dell'opere pubblicheciviche di Palermocome a dire sul confrontare e ristorar le lapidie marmi che dal Governo si son dovute rifare a causa d'esservisi resii caratteri quasi illegibili corrosivi del tempo. Serviron di fattiultimamente elleno per le lapidi delle fontane della Vicaria e deltabellone insieme che sta sul portone della stessa carcere sotto lagrand'aquila. Molto veramente è costata di fatica e di spesaquesta diligente raccoltatrovandosi la gran parte di similiiscrizioni situata in luoghi eminentiove a gran stento si ètrovata persona capace di leggerle e di esattamente trascriverlesalendovi con lunghissime scaleoltre i gravi contrasti co i rettoridelle chieseche mal soffrivano sì fatte operazioni.

Come però è necessario che restino almeno nellepubbliche Cancellarie o Biblioteche le copie di sì fatteiscrizioniacciocchè logorandosi le originali possonoristorarsi o rifarsipurchè non sieno di quelle delle qualinon dovrebbe restar memoriaperchè fatte sìsconciamente cheanzichè onorefan vergogna alla Patriacossì all'incontro dee chiunque guardarsi di metter mano allestatuebustibassi rilievi e similiancorchè dall'aria etalvolta dall'acqua anneriti e di nuova crosta copertie molto menocon adoprarvi scalpello e pomiceche adultera senza meno gli antichivivi sentimenti voluti da' loro autorioltre l'inutile spesa che vaa farsidovendo in pochi anni necessariamente rinascer lo stessoinconveniente che ha prodotto una volta l'aerel'acqua e la terra.

Notizie storiche e genetliache appartenenti a molti sovrani delmondo e quasi a tutti i principi d'Europa. Compendj son questi dimemorie storichee non opuscolisecondo porta il presente assontosiccome del calibro istesso son li qui appresso enumerati tomi. Maperchè son libri questi apparte faticati dall'Autore per selvee miscellanei di erudizione buoni a fare novelli trattatiperciòhan luogo di punteggiarsi pari passu insiem cogli Opuscolinella presente di avviso letteraria stampa.

Compendio di storia romana.

Altro spettante alla storia delle tre antiche monarchieassiriapersiana e greca.

Miscellaneo di varie erudizioni sagreprofane e scientifiche.

Criterio di confidenziale secreta istruzione fedele per conoscersila più vera qualità ed essenza delle famiglie nobili diPalermo e del Regno di Sicilia.

Detti poetici uniti a sentenze e massime d'illustri autoriraccolta e selve ad uso di componimentitomi 2.

Investiture de' feudatarj di Siciliache furono raccolte pellamachina della Sicilia Nobiletomi 2.

Storia de' nostri tempicioè dal 1700 fino a i correnticompendj storici come sopra.

Il gentiluomo erudito nelle scienze astronomichefilosofichelegaliaritmetiche e storiche. Note e selve che dan mano a novellistudj.

Fabbriche ed edifizj pubblicibaluardifortezze e porte dellacittà di Palermo. Servono questi all'opera del Palermo d'oggigiorno.

Chiese e monumenti sacri della stessa metropoli. Servono comesopra al divisato Palermo d'oggi giorno.

Miscellanei storici spettanti al Regno di Sicilia e in particolarealla città di Palermoe questi vengon del pari addetti alcorpo materiale del noto manuscritto del fu calendato Palermo d'oggigiornotomi 4.

La continuazione finalmente della Sicilia Nobile prende l'ultimoluogo in questa biblioteca personaleche può dirsipropriamente Biblioteca Emmanuelecome ammanita e prodotta dallamano di un solo autorequal è il Villabianca Emanuele. Si faquesta costare di otto tomi di scrittura in fogliocon selve de'Parlamentidonativiprammatichegrazie e leggi di Siciliae conesse raccolte vengono le investiture de' feudititoli di principeducamarcheseconte e barone in Regnoche si son presesuccessivamente da i nostri feudatarj e titolati dopo l'edizione diquell'opera di Sicilia fatta nel 1754 e 1775unendovi liproseguimenti cronologici de' prelati e vescovi del Regno e regjministri del Sacro Real Consiglio e di tutti altri politici emilitaricioè de' presidenti de' Tribunali della Regia GranCortedel Patrimonio e del Concistoroprotonotariconservatorimaestri portolaniavvocati fiscalimaestri secretitesorieri edauditori generalicongiuntamente a quelli de' regj secretimaestridi prova e zeccacoi governatori insieme delle tre nobili Compagniede' BianchiCarità e Pacedel Montedella Tavolarettori espedalieri dello Spedale Grande e dell'altro di S. Bartolomeodi cuianche si fanno le persone de' benefattorie co i regj ambasciatorifinalmente che sono stati a varie Corti di Europavicarj e commisarjgenerali per il Regnocastellani del regio castello di Palermoministri di Messinae questi tutti dal giorno che è statopossibile cavarsi in storia della istituzione de' loro uffizj finoall'età corrente.

E qui finalmente convien protestare come nel corpo dell'additatadi sopra mole di tanti e tanti opuscoli e manoscritti inediti quìingionti in generaleve ne sono degli altri nelle opere diVillabiancacome a dire della Messina ingannatavita dell'Autoreonori letterarj dati al medesimoil Palermo dannificatoManueli eManuelliincontri de' Bianchi pello stendardo di giustiziache quìtutti saggiamente vengon soppressi. N'è stata la ragioneperchè consideravasi di non essere questi scritti asconditi disorte tanto gradevoli all'umiltà del Villabiancasiccome dinon piacere a parecchi paesi e città del Regno e a persone puranche individue della nostra siciliana paesana gente. Potevan darechi saa parlare agl'invidi e sfaccendatie però l'Autore sen'è astenuto di metterli a luce quì in filza a noveroper rispetti di mondonon altrimenti che per star lungi per quanto èpossibile da' motivi di critiche e da' pericoli ed incontriirreparabili della stampa.

Pur tuttaviaquesti stessi occultati libri non saranno mai negatia' saggi uominiaccedendo in casa Villabiancasemprechè pe'loro interessi porterà così il bisogno di osservarli eprofittarne.