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GiovanniVillani

 

NUOVACRONICA

 

Indice

Tomo primo
Tomo secondo
Tomo terzo

 

 

 

Tomo primo

 

LIBROPRIMO

Questo libro si chiama la Nuova cronicanel quale si tratta dipiù cose passatee spezialmente dell'origine e cominciamentodella città di Firenzepoi di tutte le mutazioni ch'ha avutee avrà per gli tempi: cominciato a compilare nelli anni dellaincarnazione di Iesù Cristo MCCC.




I - Comincia il prolagoe il primo libro

Con ciò sia cosa che per gli nostri antichi Fiorentinipoche e nonn-ordinate memorie si truovino di fatti passati dellanostra città di Firenzeo per difetto della loro negligenziao per cagione che al tempo che Totile Flagellum Dei ladistrusse si perdessono scrittureio Giovanni cittadino di Firenzeconsiderando la nobiltà e grandezza della nostra cittàa' nostri presenti tempimi pare che si convegna di raccontare efare memoria dell'origine e cominciamento di così famosacittàe delle mutazioni averse e filicie fatti passati diquella; non perch'io mi senta sofficiente a tanta opera farema perdare materia a' nostri successori di nonn-essere negligenti di farememorie delle notevoli cose che averranno per gli tempi apresso noie per dare esemplo a quegli che saranno delle mutazioni e delle cosepassatee le cagionie perché; acciò ch'eglino siesercitino adoperando le virtudi e schifino i viziie l'aversitadisostegnano con forte animo a bene e stato della nostra repubblica. Eperò io fedelmente narrerò per questo libro in pianovolgarea ciò che li laici siccome gli aletterati ne possanoritrarre frutto e diletto; e se in nulla parte ci avesse difettolascio alla correzzione de' più savi. E prima diremo onde fuil cominciamento della detta nostra cittàconseguendo per glitempi infino che Dio ne concederà di grazia; e non sanzagrande fatica mi travaglierò di ritrarre e ritrovare di piùantichi e diversi librie croniche e autorile geste e' fatti de'Fiorentini compilando in questo; e prima l'orrigine dell'antica cittàdi Fiesoleper la cui distruzione fu la cagione e 'l cominciamentodella nostra città di Firenze. E perché l'esordionostro si cominci molto di lungiin raccontando in brieve altreantiche storieal nostro trattato ne pare di nicessità; e fiadilettevole e utile e conforto a' nostri cittadini che sono e chesarannoin essere virtudiosi e di grande operazioneconsiderandocome sono discesi di nobile progenie e di virtudiose genticomefurono gli antichi buoni Troianie' valenti e nobili Romani. E acciòche·ll'opera nostra sia più laudebile e buona richeggiol'aiuto del nostro Signore Iesù Cristoper lo nome del qualeogni opera ha buono cominciamentomezzoe fine.




II - Come per la confusione della torre di Babello si cominciòad abitare il mondo

Noi troviamo per le storie della Bibbia e per quelle degliAsseriani che Nembrotto il gigante fu il primo reovero rettore eragunatore di congregazione di genti; ch'egli per la sua forza eséguito signoreggiò tutte le schiatte de' figliuoli diNoèle quali furono LXXII; ciò furono XXVII quelle cheuscirono di Sem il primo figliuolo di Noèe XXX quelle di Camil secondo figliuolo di Noèe XV quelle di Giaffet il terzofigliuolo di Noè. Questo Nembrot fu figliuolo di Cus che fufigliuolo di Can il secondo figliuolo di Noè. E per lo suoorgoglio e forza si credette contrastare a·dDiodicendo cheIdio era signore del cieloe egli della terra. E acciò cheDio non gli potesse più nuocere per diluvio d'acquacome aveafatto alla prima etadesì ordinò di fare lamaravigliosa opera della torre di Babel. Onde Iddioper confondereil detto orgogliosubitamente mandò confusione in tuttiviventie che operavano la detta torre fare; e dove tutti parlavanouna linguaciò era l'ebreasi variaro in LXXII diversilinguaggiche l'uno non intendea l'altro. E per cagione di ciòrimase per necessità il lavoro della detta torrela quale erasì grande che girava LXXX migliae era già alta IIIImpassie grossa M passiche ogni passo è braccia III dellenostre. E poi quella torre rimase per le mura della grande cittàdi Babbilloniala quale è in Caldeae tanto è a·ddireBabbillonia quanto confusione. E in quella per lo detto Nembrot e pergli suoi furono prima adorati gl'idoli di falsi Idii. E fu cominciatala detta torreovero mura di BabilloniaVIIc anni apresso che fu ilDiluvioe MMCCCLIIII anni dal cominciamento del secolo infino allaconfusione della torre di Babello. E troviamo che si penòa·ffare anni CVII: e le genti viveano in que' tempilungamente. E nota che in lunga vitaavendo più mogliaveanomolti figliuoli e discendentie multiplicaro in molto popolotuttofosse disordinato e sanza legge. Della detta città diBabillonia fu prima re che cominciasse battaglie Nino figliuolo Belidisceso d'Ansur figliuolo di Semil quale Nino fece la grande cittàdi Ninive. E poi dopo lui regnò Semiramis sua moglie inBabilloniache fu la più crudele e dissoluta femmina delmondoe questa fu al tempo da Abraam.




III - Come si dipartì il mondo in tre partie della primadetta Asia

Per cagione della detta confusione convenne di nicessitàche' tribi e le schiatte de' viventi ch'allora erano si dipartisseroe abitassono diversi paesi. E la prima generale partigione fu che intre patti si divise il mondoper le schiatte de' primi tre figliuolidi Noè. La prima e maggiore parte si chiamò Asialaquale contiene quasi la metade e più di tutta la terraabitatacioè tutta la parte da levantecominciando dal mareOcciano e Paradiso terrestropartendosi dalla parte di settentrionedal fiume di Tanai in Soldania che mette foce in sul mare Maggioredetto per la Scrittura Pontico; e da la parte di mezzodì siparte e confina al diserto che parte Soria da Egittoe per lo fiumedel Nilo che fa foce a Dammiata in Egittoe mette capo nel nostromare. Questa parte d'Asia contiene più province in séCamiae Indiae Caldeae Persiae AsiriaMesopotaniaMediaErminiaGiorgiae Turchiae Soriae molte altre province. Equesta parte abitaro i discendenti di Semil primo figliuolo di Noè.




IV - De la seconda parte del mondo detta Africae de' suoi confini

La seconda parte si chiamò Africala quale da levantecomincia i suoi confini dal sopradetto fiume del Nilodalmezzogiorno infino nel ponente a lo stretto di Sibilia e di Settacinta e circondata dal mare Uzianoche si chiama il mare di Libia; edal settantrione confina col nostro mare detto Mittaterreno. Questaparte ha in sé EgittoNumidiaMorienae Barberiae 'lGarboe 'l reame di Settae più altre salvatiche province ediserti. Questa parte fu popolata per gli discendenti di Cam ilsecondo figliuolo di Noè.




V - Della terza parte del mondo detta Europiae de' suoi confini

La terza parte del mondo si chiama Europiala quale comincia isuoi confini da levante dal fiume detto Tanaiil qual è inSoldaniaovero in Cumaniae mette nel mare de la Tana nominato daldetto fiumee quel mare si chiama Maggiore; in sul qual mare e parted'Europia si è parte di CumaniaRossiae BracchiaeBolgariae Alaniastendendosi sopra quel mare infino inCostantinopoli; e poi verso il mezzogiorno Salonichee l'isoled'Arcipelago nel nostro mare di Greciae tutta Grecia comprendeinfino in Accaia ov'è la Morea; e poi si torce versosettantrione il mare detto seno Adriaticochiamato oggi golfo diVinegiasopra il quale è parte di Romania verso Durazzoe laSchiavoniae alcuno capo d'Ungariae stendesi infino ad IstriaeFriolie poi torna alla Marca di Trevigie a la città diVinegia; e poi verso il mezzogiornoagirando il paese d'ItaliaRomagnaRavennae la Marca d'Anconae Abruzzie Pugliae vanneinfino in Calavra a lo 'ncontro a Messinae l'isola di Cicilia; epoi tornando verso ponente per la riva del nostro mare a Napoli eGaeta infino a Roma; e poi la Maremma e 'l paese nostro di Toscanainfino a Pisa e Genovalasciandosi allo 'ncontro l'isola di Corsicae di Sardignaconseguendo la Proenzaapresso la CatalognaeAraonae l'isola di Maiolicae Granatae parte di Spagna infinoallo stretto di Sibilia ove s'afronta con Africa in piccolo spazio dimare; e poi volge a mano diritta in su la riva di fuori del grandemare Uzianocircundando la SpagnaCastelloPortogallo e Galiziaverso tramontanae Navarrae Brettagnae Normandialasciandosiallo 'ncontro l'isole d'Irlanda; e poi conseguendoPiccardiaeFiandraed e·reame di Francialasciandosi allo 'ncontroverso tramontanain piccolo spazio di partimento di marel'isolad'Inghilterrache la grande Brettagna fu anticamente chiamatael'isola di Scozia con essa. E poi di Fiandra conseguendo versolevante e tramontanaIsilandae Olandae FrisinlandaDanesmarcheNorveae Pollanaconchiudendo in sé tutta AlamagnaeBoemiae Ungariae Sassogna; e poi è Gozia e Sveziatornando in Rossia e Cumania al sopradetto confine ove cominciammodel fiume di Tanai. Questa terza parte così confinata ha in sémolte altre province infra terra che non sono nominate in questoe èdel tanto la più popolata parte del mondoperò chetiene al freddoe è più temperata. Questa Europiaprima fu abitata da' discendenti di Giafet il terzo figliuolo di Noècome faremo menzione apresso nel nostro trattato; e eziandio secondoche racconta Escodio maestro di storieNoè in persona conIano suo figliuoloil quale ebbe poi che fu il Diluvione venneroin questa parte d'Europia nelle parti d'Italiae là finìsua vita. E Iano vi rimasee di lui uscirono grandi signori epopolie fece molte cose in Italia.




VI - Come il re Attalantenato di quinto grado di Giaffet figliuolodi Noèprima venne in Europia

Intra gli altri principalie che prima arrivasse in questo nostropaese d'Italiapartendosi dalla confusione della torre BabelfuAttalanteovero Attaloil quale fu figliuolo di Tagrano Targomanche fu figliuolo di Tirrasil quale fu figliuolo di Gomer che fufigliuolo primo di Giaffet. Altri dottori iscrissono che questoAttalo fu de' discendenti di Canil secondo figliuolo di Noèin questo modo: che Can ingenerò Cuse Cus ingeneròNembrot il giganteonde è fatta menzione; Nembrot ingeneròCresche fu il primo re e abitatore dell'isola di Cretiche per suonome così fu nominata; Cres ingenerò Cieloe Cieloingenerò Saturnoe Saturno generò Iove e Attalo. Diquesta nazione furono i re di Greciae di Latinima non peròil detto Attalanteovero Attalo; anzi troviamo che di Saturno nacqueIovecome dice dinanzie Tantalo: e quello Iove re di Creti cacciòSaturno suo padre del regnoe venne bene Saturno in Italiae fecela città di Sutridetta Saturnae di lui discesono poi i redi Latinicome innanzi farà menzione. Ma il detto Tantalo fure in Greciae troviamo ch'ebbe grande guerra con Troio re di Troiae uccise Ganimedes figliuolo di Troio. Ma l'errore dello scrittore fudi Tantalo ad Attalo; ma la vera progenie fu da AttalodettoAttalantecome dicemmo dinanzi.




VII - Come il re Attalante prima edificò la città diFiesole

Questo Attalante ebbe una moglie ch'ebbe nome Eletra. QuestaEletra moglie d'Attalo fu figliuola d'uno altro Attalante reilquale fu de' discendenti di Cansecondo figliuolo di Noè.Quello Attalante abitò in Africa giù nel ponentequasidi contro a la Spagna; e per lui nominiamo prima il grande monte ch'èlà Monte Attalanteche si dice ch'è sì alto chequasi pare tocchi il cieloonde i poeti in loro versi feciono favoleche quello Attalante sostenea il cielo; e ciò fu che fu grandeastrolago. E sue VII figliuole si convertiro nelle VII stelle delTauroche volgarmente chiamiamo Galulle. L'una di quelle VII suefigliuole fu la sopradetta Eletra moglie d'Attalante re di Fiesoleil quale Attalante con Eletra sua mogliecon molti che 'l seguiroper agurio e consiglio d'Appollino suo astrolago e maestroarivòin Italia nel paese di Toscanail quale era tutto disabitato digente umana. E cercando per astronomia tutti i confini d'Europiaperlo più sano e meglio asituato luogo che eleggere si potesseper luisì si puose in sul monte di Fiesoleil quale gliparve forte per sito e bene posto. E in su quello poggio cominciòe edeficò la città di Fiesoleper consiglio del dettoAppollinoil quale trovò per arte di stronomia che Fiesoleera nel migliore luogo e più sano che fosse nella detta terzaparte del mondo detta Europia; imperò ch'egli è quasinel mezzo intra' due mari che acerchiano Italiacioè il maredi Roma e di Pisa che·lla Scrittura chiama Mittaterrenailmare overo seno Adriaticoche oggi s'appella il golfo di Vinegia. Eper cagione de' detti mari e per le montagne che vi sono intorno viregnano i migliori venti e più sani e purificati che in altrapartee ancora per le stelle che signoreggiano sopra quello luogo. Ela detta città fu fondata sotto ascendente di tale segno epianeta che dà allegrezza e fortezza a tutti gli abitanti piùche in altra parte d'Europia; e come più si sale alla sommitàdel montetanto è più sano e migliore. E nella dettacittade ebbe uno bagnoil quale era chiamato bagno realeche sanavamolte infermitadi; e nella detta cittade venia per maravigliosocondotto delle montagne di sopra a Fiesole acque di fontane finissimee saneonde la città avea grande abondanza. E fece Attalantemurare la detta città di fortissime murae di maravigliosepietre e grossezzae con grandi e forti torrie una rocca in sullasommità del monte di grandissima bellezza e fortezzaoveabitava il detto resì come ancora si mostra e puòvedere per le fondamenta delle dette murae per lo sito forte esano. La detta città di Fiesole multiplicò e crebbed'abitanti in poco temposicché tutto il paese e molto dilungi a sé signoreggiava. E nota ch'ella fu la prima cittàedificata nella detta terza parte del mondo chiamata Europiae peròfu nominata Fia solacioè primasanza altra cittàabitata nella detta parte.




VIII - Come Attalante ebbe tre figliuoliItaloe Dardanoe Siccano

Attalante re di Fiesolepoi ch'ebbe fatta la detta cittàebbe di Eletra sua moglie tre figliuoli; il primo ebbe nome Italoeper lo suo nome fu i·regno d'Italia nominatoe ne fu signoree re; il secondo figliuolo ebbe nome Dardanoil quale fu il primocavaliere che cavalcasse cavallo con sella e freno. Alcuni scrissonoche Dardano fu figliuolo di Iove re di Creti e figliuolo di Saturnocome adietro è fatta menzione; ma non fu veroperò cheIove rimase in Greciae' suoi discendenti ne furo re e signoriesempre nemici de' Troiani; ma Dardano venne d'Italiae fu figliuolod'Attalocome la storia farà menzione. E Vergilio poeta ilconferma nel suo libro dell'Eneidosquando li Dei dissero ad Eneache cercasse il paese d'Italialà ond'erano venuti i suoianticessori ch'aveano edificata Troiae così fu vero. Ilterzo figliuolo d'Attalo ebbe nome Siccanoquasi in nostro volgaresezzaioil quale ebbe una bellissima figliuola nomata Candanzia.Questo Siccano n'andò nell'isola di Ciciliae funne il primoabitatoree per lo suo nome fu prima l'isola chiamata Siccaniaeper la varietà di volgari delli abitanti è oggida·lloro chiamata Sicilia e da noi Italiani Cicilia. QuestoSiccano edificò in Cicilia la città di Saragosaefecela capo del reame ond'elli fu re e' suoi discendenti apresso pergrandissimo tempocome fanno menzione le storie di CicilianieVirgilio nell'Eneida.




IX - Come Italo e Dardano vennero a concordia a cui dovesse rimanerela città di Fiesole e il regno d'Italia

Morto il re Attalante nella città di Fiesolerimaseroapresso di lui signori Italo e Dardano suoi figliuoli; e essendociascuno di loro signori di grande coraggioe che ciascuno per séera degno di signoreggiare il regno d'Italiasì vennerotra·lloro in questa concordiache dovessero andare con lorosacrificii a sacrificare il loro Idio alto Martiil quale adoravano.E fatti i sacrificiiil domandarono quale di loro dovesse rimaneresignore in Fiesolee quale di loro dovesse andare a conquistarealtri paesi e reami. Dal quale idolo ebbono rispostoo percommessione divina o per artificio diabolicoche Dardano dovesseandare a conquistare altre terre e paesie Italo dovesse rimanere inFiesole e nel paese d'Italia. Al quale comandamento e risponso cosìaseguiroche Italo rimase nella signoria; e di lui nacquero grandisignori che apresso di lui signoreggiaro non solamente la cittàdi Fiesole e la provincia intornoma quasi tutta Italiae moltecittà v'edificaro; e la detta città di Fiesole montòin grande potenzia e signoriainfino che·lla grande cittàdi Roma nonn-ebbe stato e signoria. E con tutta la grande potenzia diRomasempre le fu la città di Fiesole nemica e ribellainfino che per gli Romani non fu disfattacome innanzi faràmenzione la vera storia. Lasceremo di più dire al presente diFiesolanich'a luogo e tempo torneremo alla storiae seguiremo comeDardano si partì di Fiesolee fu il primo edificatore dellagrande città di Troiae l'origine de' re di Troianiedeziandio di Romani.




X - Come Dardano arrivò in Frisiae edificò la cittàdi Dardaniache poi fu la grande Troia

Dardanocom'ebbe comandamento dal risponso del loro Idiosipartì di Fiesole con Appollino maestro e astrolago del suopadree con Candanzia sua nipotee con grande séguito di suagentee arrivò nelle parti d'Asia nella provincia che sichiamava Frigiaper lo nome di Friga di discendenti di Giaffet cheprima ne fu abitatore; la quale provincia di Frigia si è di làda la Greciapassate l'isole d'Arcipelagoin terra fermache oggisi signoreggia per li Turchi e si dice Turchia. In quello paese ildetto Dardano per consiglio e arte del detto Apollino cominciòad edificaree fece una città in sulla riva del detto mare diGreciaa la quale per lo suo nome puose nome Dardaniae ciòfu IIImCC anni dal cominciamento del secolo. E così fuDardania chiamata mentre Dardano vivettee eziandio i figliuoli.




XI - Come Dardano ebbe uno figliuolo ch'ebbe nome Tritamo che fupadre di Troioper lo quale la città di Troia fu cosìchiamata

Il quale Dardano ebbe uno figliuolo ch'ebbe nome Tritamo: diTritamo nacque Troio e Toraio; ma Troio fu il più savio evalorosoe per la sua bontà fu signore e re de la detta cittàe del paese d'intornoe con Tantalo re di Greciafigliuolo che fudi Saturno re di Cretionde facemmo menzioneebbe grande guerra. Epoi dopo la morte del detto Troioper la bontà e senno evalentia che in lui era regnatasì piacque al figliuolo eagli uomeni della sua città che per lo suo nome sempre ladetta città fosse chiamata Troia; e a la principale e maestraporta de la cittàper la memoria di Dardanorimanesse ilnome che avea prima la cittàcioè Dardania.




XII - De li re che furono in Troia; e come Troia fu la prima voltadistrutta al tempo del re Laumedon

Del sopradetto Troiopoi che fu mortorimasono tre figliuoli; ilprimo ebbe nome Elionil secondo Ansaracoil terzo Ganimedes. Ildetto Elion edificò in Troia la mastra fortezza e castelloreale di magnifica operae per lo suo nome Elion fu chiamato. Deldetto Elion nacque il re Laumedone Titonun che fu padre di Menoneovero Menelaoal cui tempo fu distrutta Troia la prima volta per lopossente Ercoreil quale fu figliuolo della reina Armene figliuoladel re Laudan di Cretie co·llui Iason figliuolo Anson enepote del re Pelleus di Polopensee lo re Talamone di Salamine. Eciò fu per cagione del detto re Laumedonch'aveva vietato ilporto di Troia al detto Ercore e Iasone fatta loro onta e villaniae volutoli prendere e ucciderequando Iason andava a l'isola diColco ov'era il montone col vello dell'orocome raccontano i poeti;imperò che 'l detto Laumedon si tenea per nemico di Grecipercagione che 'l re Tantalo avea morto Ganimedes suo zio e figliuolo diTroiocome innanzi faremo menzione. E per la detta antica guerraallora rinnovellatafu la prima distruzione di Troia. E per loro fumorto il detto re Laumedon e molta di sua gentee distrussono earsono la detta città di Troia. E 'l detto re Talamoneche aldetto conquisto fu molto valorosorubò e prese Ansionafigliuola del detto re Laumedone menollasene in Greciae tennelaper sua femminaovero amica.




XIII - Come il buono re Priamo reedificò la città diTroia

Apresso la detta prima distruzione di Troia Priamo figliuolo delre Laumedonil quale essendo giovane non era allora in Troiatornòpoi con aiuto d'amicie rifece fare e ristorare di nuovo la dettacittà di Troia di maggiore sitoe grandezzae fortezza chenonn-era stata dinanzie tutta la gente del paese d'intorno viricolse e fece abitaresì che in piccolo tempo multiplicòe crebbee divenne delle maggiori e più possenti cittàdel mondo; chésecondo raccontano le storieella girava LXXde le nostre miglia con popolo innumerabile. Questo re Priamo ebbedella sua moglie Eccuba più figliuoli e figliuole: il primoebbe nome Ettoril quale fu valentissimo ducae signore di grandeprodezza e senno; l'altro ebbe nome Parise l'altro DeifeboeElenuse 'l buono Troiolus; e IIII figliuoleCreusa moglie che fud'Eneae Cassandrae Polisenae Elionase più altrifigliuoli di più altre donneonde la storia di Troia di lorofa menzionei quali tutti furono maravigliosi in prodezza d'arme. Eapresso buon tempoessendo la detta città in grande epossente statoe il re Priamo e' figliuoli in grande signoriaParise Troiolus suoi figliuolie Eneas suo nipotee Pollidamas co·llorocompagniaarmarono XX navie con quelle navicandoarrivaro inGrecia per vendicare la morte e l'onta de·re Laumedon loroavoloe la distruzione di Troiae ruberia di Siona loro zia; earrivaro ne·regno del re Menelao fratello del re Talamonech'avea presa Sionail quale Menelao avea per moglie Elenala piùbella donna che allora fosse al mondola quale era ita a una festadi sacrificii in su una loro isola; e veggendola Parisincontanenteinnamorò di leie presela per forzae uccisono e rubarotutti quegli ch'erano a la detta festa e in su quella isolaetornarsi a Troia. E per molti si dice che la detta reina Elena furubata in su l'isola che oggi è chiamata Ischiae la terradel re Menelao era Baia e Pozzuoloe 'l paese d'intorno ove èoggi Napoli e Terra detta di Lavoroche in quegli tempi era abitatada' Greci e detta la Grande Grecia. Ma per quello che troviamo per levere storiequella isola ove fu presa Elena fu Citereache oggi sichiama il Citrila quale è in Romania incontro a Malvagia nelpaese d'Accaia detto oggi la Morea; e la detta Elena fu serocchia diCastor e di Polluce onde i poeti fanno versi.




XIV - Come Troia fu distrutta per gli Greci

Per la detta ruberia di Elena il re Menelao co·re Talamonee col re Agamenone suo fratelloch'allora era re di Ciciliacon piùaltri re e signori di Grecia e di più altri paesifecero legae congiura di distruggere Troiae raunarono M navi con grandissimamoltitudine di genti d'arme a cavallo e a pièe con essearrivaro e puosono assedio a la grande città di Troia. Alquale assedio stettero per tempo di X anniVI mesie XV dì;e dopo molte aspre e diverse battagliee uccisione e tagliamento digente dall'una parte e dall'altrae 'l buono Ettor con piùde' figliuoli del re Priamo furono morti in battaglia. La detta cittàdi Troia per tradimento fu presa da' Grecie di notte v'entraro erubarlae misero a fuoco e fiammae il detto re Priamo ucciseroequasi tutta sua famigliae di cittadini in grande quantitàsì che pochi ne scamparo. De la quale distruzione Omero poetae Virgilioe Ovidioe Darioe più altri savi (chi gli vorràcercare) ne fecero compiutamente menzione in versi e in prosa; e ciòfu anni CCCCXXX anzi che si cominciasse Romae IIIImCCLXV anni dalcominciamento del mondoe nel tempo che Abdon era iudice del popoloIsrael. Di questa distruzione di Troia seguì quasi a tutto ilmondo grandi mutazionie molti principi di reami usciro delliscampati Troianisiccome innanzi faremo menzione.




XV - Come i Greci che·ssi partirono dall'asedio di Troiaquasi tutti arrivarono male

Distrutta Troiai Greci che si partiro dall'asediola maggiorepartearrivaro malechi per fortuna di maree chi per discordie eguerre tra·lloro. Lasceremo ora di ciòe diremo diTroiani che scamparo di Troia come arrivaroacciò cheseguiamo nostra storiamostrando l'origine di cominciamenti diRomani e poi di noi Fiorentinicome dinanzi promettemmo di narrare.




XVI - Come Elenus figliuolo del re Priamo co' figliuoli d'Ettor sipartì di Troia

Intra gli altri che scamparo e si partiro di Troia fu Elenusfigliuolo del re Priamoche non era uomo d'armee con Eccuba suamadree Cassandra sua serocchiae con Andromaca moglie che fu diEttore con due figliuoli d'Ettor piccoli garzonie con piùgenti che gli seguiroarrivaro in Grecia nel paese di Macedoniaequivi ricevuti da' Greci popolaro il paese e fecero città; chePirro figliuolo d'Acchille signore del paese prese per moglieAndromacamoglie che fu d'Ettor di Troiae di loro usciro poigrandi re e signori.




XVII - Come Antinoro e Priamo il giovane partiti di Troiaedificarola città di Vinegiae quella di Padova

Un'altra gente si partì de la detta distruzione: ciòfu Antinoro che fu uno de' maggiori signori di Troia e fu fratello diPriamo e figliuolo del re Laumedonil quale fu incolpato molto deltradimento di Troiae Eneas il sentìsecondo che scriveDario; ma Virgilio al tutto di ciò lo scolpa. Questo Antinorocon Priamo il giovanefigliuolo del re Priamoch'era piccolofanciulloe scampò della distruzione di Troia con grandeséguito di gentiin numero di XIIme grande navilio per marenavicandoarrivaro nelle contrade ov'è oggi Vinegia grandecittàe in quelle isolette d'intorno si puoseroacciòche fossero franchi e fuori d'ogni altra iurisdizione e signoriad'altra gentee di quegli scogli furo gli primi abitatori; ondecrescendo poisi fece la grande città di Vinegiache primaebbe nome Antinora per lo detto Antinoro. E poi il detto Antinoro sipartì di là e venne ad abitare in terra ferma ove èoggi Padova la grande cittàe elli ne fu il primo abitatore eedificatore; e Padova le puose nome perch'era infra padulie per lofiume del Po che vi corre assai pressoche si chiamava Pado. Ildetto Antinoro morì e rimase in Padovae infino al presentenostro tempo si ritrovò il corpo e la sepoltura sua conlettere intagliateche faceano testimonianza com'era il corpod'Antinoro; e da' Padovani fu rinnovata sua sepulturae ancora oggisi vede in Padova.




XVIII - Come Priamo il terzo fu re in Alamagna e' suoi discendenti redi Francia

Priamo il terzofigliuolo di quello Priamo che con Antinoro aveaedificata Vinegiasi partì con grande gente del detto luogo eandonne in Pannoniacioè Ungheriae nel paese dettoSiccabar; e così la nominaro e popolaro di loro gentee perla prodezza e virtù del detto Priamo ne fu re e signore.Questa gente erano chiamati Galliovero Galliciperch'erano biondi;e stettono nel detto luogo lungo tempoinfino a la signoria diRomaniquando signoreggiavano la Germaniacioè Alamagnainfino al tempo che regnava Valentiniano imperadore intorno gli annidi Cristo CCCLXVII. Allora il detto imperadore per cagione che' dettiGalli li ataro conquistare una gente che aveano nome Alanii qualis'erano rubellati dallo 'mperio di Romae per la loro forza lisottomisero a lo 'mperioil detto imperadore li fece franchi X annidel tributo che doveano dare a' Romanie d'allora innanzi furonochiamati Franchionde poi derivò il nome de' Franceschi. E aquello tempo era loro signore uno ch'avea nome Priamodisceso perlignaggio del primo Priamo che venne in Siccambra. E mortoValentiniano imperadoree compiuti i detti X annii detti chiamatiFranchi rifiutaro di dare il tributo allo 'mperioe per lorofierezza si rubellaro da' Romanie feciono loro signore Marcomenefigliuolo del detto Priamoe uscirono del loro paese Siccambraeentrarono in Alamagnae in quella conquistaro città ecastella assai tra 'l fiume Danubio e quello del Renole quali eranoalla signoria di Romani; e d'allora innanzi gli Romani non v'ebbonolibera signoria. E 'l detto Marcomene regnò nella Magna XXXannima ancora erano pagani. Apresso lui fu re di Franchi Ferramontesuo figliuoloil quale per forza d'arme entrò nel reame cheoggi si chiama Franciae tolselo a' Romani. E per lo loro nome inlatino fu chiamata Galliae in comune volgare Franciae gli uominiFranceschiderivato dal sopradetto nome di Franchi; e ciò funelli anni di Cristo intorno CCCCXVIIII.




XIX - Come Ferramonte fu il primo re di Franciae' suoi discendentiapresso

Ferramonte primo re di Francia regnò XL anni. Apresso luiregnò Clodiusovero Clodoveo il Capellutosuo figliuoloXVIII annie prese la città di Cambragio e 'l paese d'intornoche teneano li Romanie cacciolli infino al fiume di Somma inFrancia. Apresso lui regnò Meroveo suo figliuolo X anniemolto avanzò il suo reame. Apresso lui regnò Elderigosuo figliuolo XXVI anni; ma per lo suo male reggimentousando suavita in lussuriafu cacciato da' baronie toltali la signoriaefuggissi nel Reno al re Bazine là dimorò in esilioVIII anni; poi fu rappellato da' Franceschi. E ebbe uno figliuolochiamato Clovisil quale presso lui regnò XXX annie fu uomodi grande valoreche conquistò Alamagnae Cologna e poi inFrancia Orliens e Sassonae tutte le terre che teneano i Romani. Efu il maggiore e il più possente de' suoi anticessorie fu ilprimo re di Francia che fosse cristiano per conforto della sua mogliechiamata Croceiala quale era cristiana. E essendo il detto Clovisasembiato ad una battaglia contra a li Alamannisi botò aCristos'egli avesse vittoria per lo suo nomesi farebbe egli e suagente Cristiano; e per virtù di Cristo così avenneonde si battezzò per mano di santo Remigio arcivescovo diRens; e nel battesimo dimenticando la clesimavenne visibilemente dacielo una colomba che in becco l'adusse al beato Remigio; e ciòfu gli anni di Cristo Vc. Apresso il detto Clovis detto Clodovesregnò Lottieri suo figliuolo V annie apresso Lottieri regnòChelperiche suo figliuolo XXIII anni. Questi fu fatto uccidere da lamoglie chiamata Fredegonda crudelissima; rimase di lui uno piccolofigliuolo di IIII mesiil quale ebbe nome Lottierie regnòXLII anni. Apresso di lui regnò Godoberto suo figliuolo XIIIIanni. Questi fece fare la chiesa di Santo Dionigi in Francia. Apressolui regnò Clovis suo figliuolo XVII anni. Questi fu di malavitae molto abassò il reame; ebbe III figliuoliLottieriTederigoe Elderigo. Apresso Clovis regnò Lottieri suo primofigliuolo III anni. Poi fu re Tederigo suo fratello I annoe fudisposto del reame da' suoi baroni per sua misera vitae rendésimonaco a San Donnisi; e feciono re Elderigo terzo fratelloil qualeregnò anni XII. E morto Elderigofu tratto della badia di SanDonnigi Tederigo monacoe rifatto ree regnò poi XII annicon tutto che poco si sapesse intramettere del reame; anzi ilgovernava uno grande barone di Francia suo balio ch'avea nomeErtaire. Ma il primo Pipinoil quale era de' maggiori signori diFrancia figliuolo d'Ancherseeper lo suo podereveggendo malegovernare il reamee per essere signore e balio del regnosìcombatté col detto Tederigo re e con Ertaire suo balioesconfissegli in battagliae uccise il detto Ertairee Tederigo remise in pregionee vivette III anni. E dopo la sua morte fu fatto reCrovis suo primo figliuoloe regnò sotto il governo diPipinoche di tutto era balio sovranoIIII anni. E dopo lui regnòIdeberto fratello del detto Clovis XVIII anni. E poi regnòDangoberto suo secondo figliuolo IIII anni. E poi regnòLottieri il quarto suo figliuolo due anni. E tuttora a la signoriade' detti re era Pipino sovrano balio e governatore di tutta Franciae fu mentre che fu in vita. E poi regnò Cilpericche figliuolodel detto Lottieri V annie suo generale balio fu Carlo Martellofigliuolo del primo Pipinoil quale ebbe della sua amicaserocchiadi Dodone duca d'Equitania. Questo Carlo Martello fu uomo di grandevalore e potenziabene aventuroso in battaglia: e conquistòtutta AlamagnaSoaviae Bavierae Frigiae Lotteringiae recollisotto il reame di Francia. Del sopradetto Cilpericche fu unofigliuolo chiamato Tederigoil quale regnò XV anni al governodel detto Carlo Martello. Apresso lui regnò Elderigo suofigliuolo VIIII anni; ma nonn-avea se non il nomee Carlo lasignoria. E poimorto Carlo Martelloil secondo Pipino figliuolodel detto Carlo fu sovrano balio del reame come era stato il padre.Ilderigo re essendo uomo di poco valorecon volontà del papaStefano ch'allora regnavaper molti servigi fatti per lo dettoPipino a santa Chiesae per Carlo Mattello suo padrecome innanzifarà menzionee con volontà di tutti gli baroni diFranciail detto Ilderigo resì come uomo disutile al reamefu disposto de la signoriae rendési monacoe morìsanza figliuolie in lui fallì il primo lignaggio de' re diFrancia della schiatta di Priamo. E disposto il detto Ilderigo recome detto è di soprafu consegrato re di Francia per lodetto papae con volontà de' baroniil buono Pipino; e fufatto dicreto per lo papa che mai non potesse essere re di Franciaaltri che di suo lignaggio; e ciò fu gli anni di CristoVIIcLI.




XX - Come il secondo Pipino padre di Carlo Magno fu re di Francia

Del sopradetto re Pipino discese il buono Carlo Magno suofigliuoloil quale fu re di Francia e imperadore di Roma; e apressolui furono VI suoi discendenti imperadori di Romae più re diFranciacome innanzi faremo menzioneove tratteremo del detto CarloMagno e di suoi discendenti; ma per la loro discordia fallìloro lo 'mperioe eziandio il diritto stocco reale di Carlo Magnovenne meno al tempo d'Ugo Ciappetta duca d'Orliensail quale fu poire di Franciae sono ancora i suoi discendenti. Onde noi in questoin brievequando fia tempone tratteremoimperò che la lorosignoria si mischia molto ne' nostri fatti della città diFirenzecome innanzi faremo menzione. Lasceremo di Franceschietorneremo adietro a la vera storia d'Enea di Troiaonde discesonogli re e poi gl'imperadori romanitornando a nostra materia poidella edificazione di Firenze fatta per gli Romani.




XXI - Com'Eneas si partì di Troia e arrivò a Cartaginein Africa

Ancora si partì de la detta distruzione di Troia Eneas conAnchises suo padre e con Ascanio suo figliuolo nato di Creusafigliuola del grande re Priamocon séguito di IIImCCC uominide la migliore gente di Troiae ricolsonsi in su XXII navi. QuestoEnea fu della schiatta reale di Troiani in questo modo: che Ansaracofigliuolo di Troio e fratello d'Iliononde al cominciamento èfatta menzioneingenerò Daphinoe Daphino ingeneròAnchisese Anchises ingenerò Enea. Questo Enea fu signore digrande valoresavioe di grande prodezzae bellissimo del corpo.Quando si partì di Troia co' suoicon grande piantoavendoperduta Creusa sua moglie a lo stormo de' Grecisì n'andòprima all'isola di...e sacrificio fece ad Appollo Idio del soleovero idolodomandando consiglio e risponso in quale parte dovesseandare; dal quale ebbe risponso e comandamento che dovesse andare nelpaese e terra d'Italialà onde prima erano venuti a TroiaDardano e' suoi anticessorie dovesse intrare in Italia per loportoovero focedel fiume d'Alba; e dissegli per lo detto risponsoche dopo molte fatiche di mare e battaglie nella detta terra d'Italiaavrebbe moglie e grande signoriae della sua schiatta sarebbonopossenti re imperadorii quali farebbono grandissime e notabilicose. Udito ciòEnea fu molto riconfortato per la buonarisposta e promessa: incontanente si mise in mare con sue genti enavileil quale navicando per più tempo ebbe di moltefortunee arrivò in molti paesie prima nella contrada diMacedonia ove erano già Elenuse la mogliee 'l figliuolod'Ettor; e dopo la dolorosa accoglienza per la ricordanza della ruinadi Troiasi partiro. E navicando per diversi mariora innanzieora adietroo a traversocome gente ignoranti del paese d'Italiané grandi maestri né pedoti di mare non aveano co·lloroche gli guidasseanzi navicavano quasi come la fortuna e' venti delmare gli menavasì arrivaro nell'isola di Ciciliache' poetichiamano Trinaciae dove è oggi la città di Trapaliiscesono in terra; nel quale luogo Anchises suo padre per moltafatica e vecchiezza passò di questa vitae nel detto luogo fusoppellito a·lloro maniera con grande solennità. E dopoil grande corrotto fatto per Enea del caro padredi là sipartirono per arrivare in Italia: e per grande fortuna di mare sidipartiro la detta conserva delle navie l'una tenne una viael'altra un'altra. E l'una delle dette navi con tutta la genteprofondò in marel'altre arrivaro a li liti d'Africanonsappiendo l'una dell'altralà dove si facea la nobile cittàdi Cartagine per la possente e bella reina Dido venuta là diSidoniache oggi si chiama Suri; la quale il detto Eneae Ascaniosuo figliuoloe tutta sua gente delle XXI navi che a quello porto siritrovaro la detta reina acolse con grande onoree maggiormenteperché la detta reina di grande amore fu presa di Eneaincontanente che 'l videper modo che per lei vi dimorò Eneapiù tempo in tanto dilettoche non si ricordava delcomandamento degli Dei che dovesse andare in Italia; e per sognoovero visioneper gli detti Iddei gli fu comandato che piùnon dovesse dimorare in Africa. Per la qual cosa subitamente con suagente e navilio si partì di Cartagine; e però la dettareina Dido per lo smaniante amore colla spada del detto Enea ellamedesima sé uccise. E chi questa storia più pienamentevorrà trovare legga il primo e secondo libro dell'Eneida chefece il grande poeta Virgilio.




XXII - Come Enea arrivò in Italia

Partito Enea d'Africaancora capitò in Cicilialàdove avea soppellito il padre Anchisese in quello luogo fecel'anovale del padre con grandi giuochi e sacrificiie ricevettonogrande onore da Anceste allora re di Ciciliaper lo antico parentadodi Troiani discendenti di Siccano di Fiesole. Poi si partì diCicilia e arrivò in Italia nel golfo di Baiache oggi sichiama Mare Mortoal capo di Misenoassai presso dov'è oggiNapoli; ne la quale contrada avea boschi e selve grandissimee perquelle andando Eneaper fatale guida della Sibilla Erittea menato fua vedere l'inferno e le pene che vi sonoe poi il limbo; e secondoche racconta Virgilio nel VI libro dell'Eneidavi trovò econobbe l'ombreovero imagini dell'anima del suo padre Anchisesedi Didoe di più altre anime passate. E per lo detto suopadre gli fu mostratoovero per visione notificatotutti i suoidiscendenti e loro signoriae quelli che doveano fare la grandecittà di Roma. E dicesi per gli più che in quello luogoove fu per la savia Sibilla menato fue per le diverse caverne diMonte Barbaro il quale è sopra Pozzuoloche ancora al dìd'oggi sono maravigliose e paurose a riguardare; e altri avisano estimano che per virtù divina o per arte magica ciòfosse mostrato ad Enea in visione di spiritoper significargli legrandi cose che doveano uscire e essere di suoi discendenti. Ma qualeche si fossecome uscì dello infernosi partì; eintrato in naveseguendo le piagge e la foce del fiume del Teverodetto Albolaentrò e arrivòe disceso in terraperagurio e per segni conobbe ch'era arrivato nel paese d'Italiachedalli Iddii gli era promesso; e con grande festa e allegrezza fecerofine a le loro fatiche del navicaree cominciaro a fare loroabitacoli e fortezze di fossi e di legname de le loro navi. E quelloluogo fu poi la città d'Ostia; e quella fortezza feciono pertema de' paesanii quali per paura di lorosì come gentestraniera e da·lloro costumi salvaggiae per nimici glitrattavanoe più battaglie ebbono co' Troiani per cacciarglidel paesede le quali i Troiani di tutte furono vincitori.




XXIII - Come il re Latino signoreggiava Italiae come Enea ebbe lafigliuola per mogliee tutto il suo regno

Signoreggiava in quello paese il regno (ond'era principale lacittà di Laurenzia che era presso dove è ora la cittàdi Terracinae ancora appare disfatta) il re Latinoil quale fu de'discendenti de·re Saturno che venne di Cretiquando fucacciato da Iove suo figliuolocome dinanzi facemo menzione. Equello Saturno arrivò nel paese di Roma che allorasignoreggiava Gianouno de' discendenti di Noè; ma la genteera allora molto grossae viveanoquasi come bestiedi frutta e dighiandee abitando in caverne. Quello Saturnosavio di scrittura edi costumiper suo senno e consiglio adirizzò que' popoli avivere come gente umanae fecegli lavorare terre e piantare vigneeedificare casee terre e città muraree de la cittàdi Sutridetta Saturnafu il primo edificatoree per lui cosìebbe nome; e fu in quella contrada per lo suo studio prima seminatogranoonde quegli del paese l'aveano per uno Idio; e Giano medesimoche n'era signore il fece compagnoe li diede parte nel regno.Questo Saturno regnò in Italia XXXIIII annie dopo lui regnòPicco suo figliuolo anni XXXI; e dopo Picco regnò Fauno suofigliuolo XXVIIII annie fu morto da' suoi: di Fauno rimase Lavino eLatino. Quello Lavino edificò la città di Lavina; epoco regnò Lavino; e morto lui rimase il regno a Latinoilquale a la città di Lavina mutò il nome in Laurenziaperché in su la mastra torre nacque uno grande albored'alloro. Il detto Latino regnò XXXII annie fu molto savioe molto amendò la lingua latina. Questo re Latino aveasolamente una figliuola bellissima chiamata Lavinala quale per lamadre era promessa a uno re di Toscana ch'avea nome Turno della cittàd'Ardeaoggi chiamata Cortona. Toscana ebbe nome il paese eprovinciaperò che vi furono i primi sacrificatori a l'Idiicon fummo d'uncensodetto tuscio. Venuto Enea nel paeserichiesepace al detto re Latinoe che potesse abitare in esso; dal qualeLatino fu ricevuto graziosamentee non solamente datogli licenziad'abitarvima gli promise Lavina sua figliuola per moglieperòche per fatale comandamento dell'Iddei avea che·lla dovessemaritare a stranieroe non a uomo del paese. Per la quale cagioneeper avere il retaggio del re Latinograndi battaglie ebbe da Enea eTurnoe que' di Laurenzia per più tempo; il quale Turnouccise in battaglia il grande e forte gigante Pallas figliuolo diMenandro re di VII colliove è oggi Romail quale era venutoin aiuto a Enea; e morinne la vergine Cammilla per mano d'Eneach'era maravigliosa in arme. Alla fine il detto Enea vincitoredell'ultima battagliae morto di sua mano TurnoLavina ebbe permogliela quale molto amava Eneae Enea leie ebbe la metàdel regno del re Latino. E dopo la morte del re Latinoche pocovivette poiEnea ne fu al tutto signoreil quale dopo la morte delre Latino regnò III anni e morìo: il modo non si sa dicerto. Queste istorie Virgilio poeta pienamente ne fa menzionenell'Eneidos; e nota che in ogni cittade ch'avesse rinomo o potenziaavea uno reche a la comparazione de' presenti nostri tempi eraciascuno re di piccolo essere e potenzia.

 

 




XXIV - Come Iulio Ascanio figliuolo d'Enea fu re apresso luie li ree signori che discesono di sua progenia

Morto EneaIulio Ascanio suo figliuolo rimase signore de·regnode' Latinie Lavina moglie d'Enea rimase grossa di lui d'unofigliuolo; la qualeper paura che Ascanio suo figliastro nonuccidesse lei e la creaturasi fuggì in selve ad abitare conpastoritanto ch'ella si diliberòe fece uno figliuolo ilquale fu chiamato Silvus Postumus: Silvusperché nacque inselva; Postumusperché la madre rimase incinta di lui mortoil padre Enea. Quando Ascanio seppe ove Lavina sua matrigna eraecome avea uno figliuolo il quale era suo fratellomandò perlei e per lo figliuolo che venisse sanza alcuna dottanza; e lei e 'lsuo figliuolo venutigli trattò benignamentee a la reinaLavina e al suo figliuolo lasciò la signoria de la cittàdi Laurenziae elli edificò la città d'AlbaoveroAlbaniaal tempo di Sansone d'Israel lo forte; la quale Albania èpresso dov'è oggi Roma; e di quella fece capo del suo regnoede' Latini uno co' Troiani. E la detta città fece per agurioche quando Enea ed elli arrivaro nel paesein quello luogo oveedificò la detta cittàtrovaro sotto uno leccio unatroia bianca con XXX porcellini bianchie peròe per lamemoria di Troia la edificòe puose nome Troia Albania per lasopradetta troia bianca; ma poi gli abitanti la chiamaro pureAlbaniaonde più re furono apressocome innanzi faremomenzione. E il detto Ascanio regnò apresso Enea XXXVIII annie ebbe due figliuoli; l'uno fu chiamato Iulioonde nacque laprogenia de' Iuliionde poi furo i re di Romae Iulio CesereeCatellinae più nobili Romani sanatori e consoli furo diquella schiatta; l'altro ebbe nome Silvus per lo zio figliuolo diLavina. Quello Silvo s'inamorò d'una nipote di Lavinae dilei ebbe uno figliuolonel qual partorendo ella morìoe perògli fu posto nome Bruto; e crescendo poidisavedutamente in unaforesta cacciando uccise Silvus suo padre; il quale per temenza diSilvus Postumus re si fuggìo del paesee con séguitodi sua gente navicando per diversi mariarrivò nell'isola diBrettagnache per suo nomesì come de' primi abitatori esignorifu così nominata per luila quale oggi si chiamaInghilterra: e elli fu l'origine e cominciamento di Brettoniondediscesero molti grandi e possenti re e signori; intra gli altri ilvalente Brenno e Bellino fratellii quali per loro potenziasconfissero gli Romani e assediaro Romae presolla infino aCampidoglioe molta persecuzione fecero a' Romanicome raccontaTito Livio maestro di storie. E di loro progenie discese il buono ecortese re Artù onde i ramanzi brettoni fanno menzione; eancora Gostantino imperadore che dotò la Chiesa fu di lorodiscendenti; e chi ciò vorrà pienamente trovare cerchila cronica della badia di Salisbiera in Inghilterra. Ma poi per ledisensioni e guerre finìo il legnaggio e signoria di Brettonie fu signoreggiata la detta isola e reame da diverse nazioni e gentidi Sansognae da Fresonie di Dannesmarcee Noverchie Ispagnuoliper diversi tempi; ma il legnaggio de' presenti re che sono a' nostritempi in Inghilterra sono stratti di Guiglielmo Bastardo figliuolodel duca di Normandiadisceso della schiatta di Normandiil qualeper sua prodezza e virtù conquistò Inghilterraediliberò da diverse e barbere nazioni che·llasignoreggiavano. Lasceremo di Brettoni e de' re d'Inghilterraetorneremo a nostra materia.




XXV - Come Silvius secondo figliuolo d'Enea fu re apresso Ascanioecome di lui discesono gli re di Latinid'Albaniae di Roma

Dopo la morte di Iulio Ascanio fu signore e re del regno de'Latini Silvius Postumus figliuolo d'Enea e della reina Lavinacomeadietro è fatta menzionee regnò XXVIIII anni congrande senno e prodezzae dopo lui furo XII re di sua progenial'uno apresso l'altroi quali regnaro CCCL annie tutti ebbonosopranome Silvius per lo sopradetto primo Silvius Postumus; chédopo lui regnò Enea Silvius suo figliuolo XXXII annidopoEnea regnò Capis Silvius suo figliuolo XXVIII anni: questiedificò la città di Capova in Campagna; dopo Capisregnò Latino Silvius suo figliuolo L annial tempo di Davidre d'Israel; dopo Latino regnò Alba Silvius suo figliuolo XLannial tempo di Salamone; dopo costui regnò Egittus Silviussuo figliuolo XXIIII annial tempo di Roboam re di Giudea; dopocostui regnò Carpentus Silvius suo figliuolo XVII annialtempo di Giosafat re di Giudea; dopo costui regnò TiberinoSilvius suo figliuolo VIIII annial tempo del re Ocotia di Giudeail quale Tiberino anegò nel fiume d'Albola passandoloe perlo suo nome fue sempre poi chiamato Tibero; dopo Tiberino regnòAgrippa Silvius suo figliuolo XL annial tempo di Ieu re d'Israel;dopo Agrippa regnò Aremolus Silvius suo figliolo XVIIII anni:questi puose intra' monti ov'è ora Roma la signoria degliAlbani. Dopo costui regnò Aventino Silvius suo figliuoloXXXVIII annie edeficò sopra il monte di Roma che per lui fuchiamato Monte Aventinoe in quello fu soppellito al tempo d'Amasiare di Giudea. Dopo costui regnò Procas Silvius suo figliuoloXXIII annial tempo di Ozia re di Giudea; dopo costui regnòAmulus Silvius suo figliuolo XLIIII annial tempo di Gioatam re diGiudeail quale Amulus per sua malizia e forza cacciòde·regno Munitore suo maggiore fratello che dovea essere reela figliuola del detto Munitoreche Rea era chiamatafecerinchiudere in munisteroacciò che di lei non nascesse reda.E essendo ella al servigio del tempio della vergine Vestaconcepetteoccultamente a uno portato due figliuoliRomolus e RemolusdelloIddio Marti di battagliacome ella confessò e dicono i poetio forse più tosto del sacerdote di Marti: e quella trovata insacrilegiofu fatta dal detto Emulus soppellire viva viva per lo'ncesto commesso là ov'è oggi la città di Rietiche per lo suo nome poi fu Reata appellata; e i detti suoi figliuolicomandò fossero gittati in Tevero; ma da' ministri del re perla innocenzia non furono mortima gittati in pruni presso alla rivadel Tevero; e quivisi dicefurono lattati e nutriti da una lupa.Ma trovandogli uno pastore chiamato Faustulusgli portò aLaurenzia sua moglie che gli nutricassee così fece. QuestaLaurenzia era bellae di suo corpo guadagnava come meretricee peròda' vicini era chiamata Lupa; onde si dice furono nutricati da lupa.




XXVI - Come Romulus e Remolus cominciaro la città di Roma

Dapoi che Romulus e Remolus furono cresciuti in loro etadeper laloro forza e virtude cominciaro a signoreggiare tutti gli altripastorie poi sappiendo la loro reale nazionecongregarono ladronie fuggitivie isbanditie gente d'ogni condizione disposta a malfaree co·lloro isforzo cominciaro a prendere e signoreggiareil paesee 'l regno del loro zio Emulus presono per forza e la cittàd'Albanae lui ucciseroe ristituirlo a Numitore loro avolo. Iquali Romulus e Remoluslasciata Albana a Numitoreedificaro primae chiusero di mura la grande e nobile città di Romacon tuttoche prima era in diverse parti in monti e in valli abitataanticamentee con borghi e villate sparte e fortezze; ma i detti larecaro in una a modo di cittàCCCCLIIII anni apresso lastruzione di Troiae IIIImIIIIcLXXXIIII anni dal cominciamento delmondoquando regnava in Giudea il re Agazimavendo Romolo XXIIanni. E la signoria d'Albana recaro poi in Roma e feciolla capo delreame di Latinie per lo nome del detto Romulus fu da·lluinominata Roma. E poi il detto Romolus fece morire il suo avoloNumitore per essere al tutto signoree eziandio Remulus suofratelloperché passò le mura di Roma contro a suocomandamento. E 'l detto Romolus signoreggiando Roma; infra III annoche l'avea cominciatanon avendo mogli né femmine co·llorofaccendo pensatamente una festa e giuochivenutevi le femmine de'Sabinile presero e ritennero per loro; e poi l'ordinò conleggi e statuti come cittadee chiamò Ci migliori uominidella città e più antichiper suoi consiglieriiquali fece chiamare padri coscritti e sanatoriperché' loronomi furono per lui fatti scrivere in tavole d'oro. E cosìregnò Romolo signore e re VIII annie in etade di XXX anniessendo di costa a uno fiumecompreso da una nuvolanon si ritrovòmainé si seppe di sua mortese non che per gli savi s'avisach'anegasse in quello fiume. Ma i Romani dissono e aveano oppinioneche·llo Iddio Marti che·ll'avea creato l'avesse portatointra li Dei in anima e corpo per la sua podestà e signoria.Potete vedere come il comune popolo erano ignoranti del vero Iddio.




XXVII - Come Numa Pompilius fu re de' Romani apresso la morte diRomulus

Morto Romulus sanza nullo eredefu retta la città di Romaper gli detti C sanatori uno anno; a la fineper lo comune benedella republicaelessero a re e loro signore Numa Pompiliusche fuetc. Questi fu savio di scienzia e di costumied amendò moltole leggi e lo stato di Romae fece tempi ove s'adorassero li loroIdeie fu uomo d'onesta vitae recando quasi tutte le cittàvicine sotto la signoria e legge di Roma per lo suo sennoe dichiaròl'ordine di dodici mesi dell'annoe 'l bisestoche prima erano Xcon grande confusione del corso solare e lunare. E regnò perlo suo senno e virtù sanza avere guerra con niuno vicino XLIanno in grande statoe pacee signoriasecondo il piccolo poderech'allora aveva Roma; e ciò fu al tempo di Zecchia re diGiudea e de' figliuoli Manases.




XXVIII - Come furo in Roma VII rel'uno apresso l'altro infino aTarquinoe come al suo tempo perderono la signoria

Apresso Numa Pompilius regnò Tulius Ostilius XXXII annialtempo di Manases re di Giudea. Questi fu crudele e guerrieree fu ilprimo che portasse porpora e onori realie ruppe la pace a' Sabinie dopo molte battaglie per forza li sottomise a sua signoria; e poifu morto di folgore. Apresso Tulius regnò Marcus Marcius XXIIIannial tempo di Iosia re di Giudeache fu figliuolo de lafigliuola del buono re Numa Pompiliuse ebbe grande guerra co'Latini di Laurenzia e d'Albania; a la fine per forza gli recòsotto sua signoriae a Roma fece il tempio di Iano. Apresso luiregnò Priscus Tarquinus XXXVII anni. Questi agrandìmolto Romae fece il Campidoglioe sottomise i Sabini che s'eranorubellatie fu quegli che prima volle trionfo di sua vittoriaefece il tempio di Iovecapo di loro Iddeie regnò al tempoche Nabuccodinosor distrusse Ierusalem e il tempio di Salamone: a lafine fu morto per gli figliuoli del sopradetto Marzio. Apresso costuiregnò Servius Tulius XXXIIII annial tempo di Sedecchia re diGiudeae ebbe al suo tempo aspre battaglie co' Sabinie crebbe lacittà di Roma assaie fu il primo che mettesse imposte odaziovero censonella città di Roma a pagare; alla finel'uccise Tarquinus Superbus che era suo genero. E nota che poi cheRoma fu fondata o richiusa per Romolofu caporale regno di sémedesimae nemica del regno de' Latini e di tutte le cittàvicinee sempre ebbe guerra con ciascunainfino che al tutto l'ebbesottoposte a sua signoria. Apresso regnò il settimo re diRomani Tarquino Superbo XXIII annial tempo di Ciro re di Persia.Questi in tutte sue opere fue pessimo e crudelee avea uno suofigliuolo ch'avea nome similemente Tarquino e era crudele e dissolutoin lussuriaprendendo per forza quale donna o pulcella gli piacessein Roma. A la finecome racconta Valerio e Tito Liviogiacendo perforza co la bella e onesta Lucrezia figliuola di Bruto sanatorenatoper ischiatta di Giulio Ascanioe consorto per ischiatta del dettore Tarquinoella per conservagione di sua castitàe dareasempro all'altresé medesima uccise innanzi al padree almarito e suoi parenti. Onde Roma per lo dissoluto peccato corse e sicommosse a romoree cacciaro il re Tarquino e il figliuoloeordinaro e feciono dicreto che mai non avesse più re in Romama che si reggesse a consolimutando d'anno in anno col consigliode' sanatori; e il primo consolo fu il detto Bruto e Lucio Tarquinusgrandi cittadini e nobili; e questo fu CCL anni dal cominciamento diRomaal tempo di Dario figliuolo d'Itaspio re di Persia. E cosìfalliro gli re in Romache aveano regnato circa CCXLIIII anni.




XXIX - Come Roma si resse lungo tempo per la signoria de' consoli esanatori infino che Giulio Cesare si fece imperadore

Rimasa la signoria di Roma a' consoli e sanatoricacciati gli reil detto Tarquino re e 'l figliuolo co la forza del re Procena diToscanache regnava nella città di Chiusifeciono moltaguerra a' Romani; ma a la fine gli Romani rimasero vincitori. E poisi resse e governò la republica di Roma CCCCL anni per consolie sanatorie talora dittatoriche durava V anni loro signoriaeerano quasi come imperadoriche ciò che diceano conveniafosse fatto; e altri ufici diversicome furono tribuni del popoloepretorie censorie ciliarche. E in questo tempo ebbe in Roma piùdiverse mutazioni e guerre e battaglienon solamente co vicinimacon tutte le nazioni del mondo; i quali Romaniper forza d'arme evirtù e senno di buoni cittadiniquasi tutte le province ereami e signori del mondo domaroe recaro sotto loro signoriaefeciono loro tributarie con grandissime battaglie e uccisioni dimolti popoli del mondoe di Romani medesimiin diversi tempiquasiinnumerabile a contare. E ancora tra' cittadini medesimi per invidiadella signoria e questioni da' grandi e popolanie riposando leguerre di fuorimolte battaglie e tagliamenti per più voltetra' cittadini ebbe; e a giunta a·cciò di tempi intempi pestilenzie incomportabili ebbono gli Romani; e questoreggimento durò infino a le grandi battaglie che furo traIulio Cesare e Pompeoe poi co' figliuoliil quale vinto da Cesareil detto Cesare levò l'uficio de' consoli e dittatorie egliprimo si fece chiamare imperadore. E apresso lui Ottaviano Agustoche signoreggiò in pace dopo molte battaglie tutto l'universomondoal tempo che nacque Iesù Cristoanni VIIc dopo ladificazione di Roma; e così mostra che Roma si reggesse asignoria di re CCLIIII annie di consoli CCCCL annisì comedi sopra avemo dettoe ancora più distesamente per Tito Livioe più altri autori. Ma nota che la grande potenzia di Romaninonn-era solamente in lorose·nnon per tanto ch'erano capo eguidatori; ma tutti gli Toscani principalmentee poi tuttigl'Italiani seguivano nelle guerre e nelle battaglie loroe eranotutti chiamati Romani. Ma lasceremo omai l'ordine delle storie diRomani e degli imperadorise non in tanto quanto aparterrà anostra materiatornando al nostro proposito della edificazione dellacittà di Firenzecome promettemmo di dire. E avemo fatto sìlungo esordio perché ci era di necessità per mostrarecome l'origine de' Romani edificatori de la città di Firenzesì come appresso farà menzionefue stratto di nobiliTroiani; e l'origine e cominciamento di Troiani nacque e venne daDardano figliuolo del re Attalante della città di Fiesolesiccome brievemente avemo fatta menzione; e de' discendenti poinobili Romani e di Fiesolaniper la forza de' Romanifatto èuno popolo chiamati Fiorentini.




XXX - Come in Roma fu fatta la congiurazione per Catellina e suoiseguaci

Nel tempo ancora che Roma si reggeva a la signoria di consolianni da VIcLXXX poi che·lla detta città fu fattaessendo consolo Marco Tulio Cecerone e Gaius Antonioe Roma ingrande e felice stato e signoriaCatellina nobilissimo cittadinodisceso di sua progenia della schiatta reale di Tarquinoessendouomo di dissoluta vitama prode e ardito in armee bello parlatorema poco savioavendo invidia di buoni uominiricchi e savichesignoreggiavano la cittànon piacendogli la loro signoriacongiurazione fece con più altri nobili e altri seguacidisposti a mal faree ordinò d'uccidere gli consoli e partede' sanatorie di disfare loro uficioe correree rubareemettere da più parti fuoco nella cittàe poi farsenesignore. E sarebbegli venuto fattose non che fu riparato per losenno e provedenza del savio consolo Marco Tulio. Così sidifese la città di tanta pistilenziae trovata la dettacongiurazione e tradimentoe per la grandezza e potenza del dettoCatellinae perché Tulio era nuovo cittadino in Romavenutoil padre da Capovaovero d'un'altra villa di Campagnanon ardìdi fare prendere Catellina né giustiziarecome al suomisfatto si convenia; ma per suo grande senno e bello parlare il fecepartire della città; ma più di suoi congiurati ecompagnide' maggiori cittadinie tale dell'ordine de' sanatori chepartito Catellina rimasero in Romafece prenderee nelle carcerefaccendogli strangolare morirosì come racconta ordinatamenteil grande dottore Salustio.




XXXI - Come Catellina fece ribellare la città di Fiesole a lacittà di Roma

Catellina partito di Romacon parte de' suoi seguaci se ne vennein Toscanaove Manlius uno de' suoi principali congiurati e capitanoera raunato con gente ne la città antica di Fiesole. E venutolà Catellinala detta città da la signoria de' Romanifece rubellareraunandovi tutti gli rubelli e sbanditi di Roma e dipiù altre provincee gente dissoluta e disposta a guerra e amal faree cominciò aspra guerra a Romani. Li Romanisentendo ciòordinaro che Gaius Antonio consolo e PublioPreteus con una milizia di cavalieri e popolo grandissimo venissonoin Toscana ad oste contro a la città di Fiesole e contro aCatellinae mandaro per loro lettere e messaggi a Quintus Metellusche tornava di Francia con grande oste di Romaniche simigliantefosse colla sua forza da l'altra parte all'asedio di Fiesolee perseguire Catellina e suoi seguaci.




XXXII - Come Catellina e' suoi seguaci furono sconfitti da' Romani nelpiano di Piceno

Sentendo Catellina che' Romani venieno per asediarlo nella cittàdi Fiesolee già era Antonio e Preteius con loro oste nelpiano di Fiesole in su la riva del fiume d'Arnoe aveano novellecome Metello era già in Lombardia coll'oste sua di tre legioniche venia di Franciae veggendo che 'l soccorso che aspettava de'suoi ch'erano rimasi in Roma gli era fallitodiliberò per suoconsiglio di non rinchiudersi nella città di Fiesolemad'andarne in Francia; e però di quella città si partìcon sua gente e con uno signore di Fiesole ch'aveva nome Fiesolanoefece ferrare i suoi cavagli a ritrosoacciò che pattendosile ferrate de' cavagli mostrassono che gente fosse entrata in Fiesolee non uscitaper fare badare i Romani a la cittàe poterneandare più salvamente. E di notte partito per ischifareMetellonon tenne il diritto cammino dell'alpiche noi chiamiamol'alpe di Bolognama si mise per lo piano di costa a le montagneearrivò di là ov'è oggi la città diPistoia nel luogo detto Campo a Picenociò fu di sotto ov'èoggi il castello di Piteccioper intendimento di valicare per quellavia l'alpi Apenninee riuscire in Lombardia; ma sentendo poi suapartita Antonius e Preteiusincontanente il seguiro co·llorooste per lo pianosicché il sopragiunsero nel detto luogoeMetello d'altra parte fece mettere guardie a' passi delle montagneacciò che non potesse per quelle passare. Catellinaveggendosi così distretto e che non poteva schifare labattagliasi mise a la fortuna del combattere egli e' suoi congrande franchezza e ardirene la quale battaglia ebbe grandetagliamento di Romani dentroe di rubellie di Fiesolani; a la finedell'aspra battaglia Catellina fu in quello luogo di Piccenosconfitto e morto con tutta sua gente; e 'l campo rimase a' Romanicon dolorosa vittoriaper modo che i detti due consolicon XX acavallo scampati sanza piùper vergogna non ardiro tornare inRoma. La qual cosa da' Romani non si potea crederese prima isanatori non vi mandaro per vedere il vero; e quello trovatograndissimo dolore n'ebbe in Roma. E chi questa storia più apieno vuole trovare legga il libro di Salustio detto Catellinario. Itagliati e' fediti della gente di Catellina scampati di morte dellabattagliatutto fossono pochisi ridussero ov'è oggi lacittà di Pistoiae quivi con vili abitacoli ne furono i primiabitatori per guerire di loro piaghe. E poi per lo buono sito egrasso luogo multiplicando i detti abitantii quali poi edificaro lacittà di Pistoiae per la grande mortalità epistolenza che fu presso a quello luogoe di loro gente e di Romanile puosero nome Pistoia; e però nonn-è da maravigliarese i Pistolesi sono stati e sono gente di guerra fieri e crudeliintra·lloro e con altruiessendo stratti del sangue diCatellina e del rimaso di sua così fatta gentesconfitta etagliata in battaglia.




XXXIII - Come Metello con sue milizie fece guerra a' Fiesolani

Da poi che Metelloil quale era in Lombardia presso a le montagnedell'alpi Appennine nelle contrade di Modonaudita la sconfitta emorte di Catellinatostamente venne con sua oste al luogo dov'erastata la battagliae veduti i mortiper istupore de la diversa egrande mortalità temettemaravigliandosi come di cosaimpossibile. Ma poi egli e la sua gente igualmente ispogliò ilcampo de' suoi Romani come quello de' nimicirubando ciò chevi trovaro; e ciò fattovenne verso Fiesole per assediare lacittà. I Fiesolani vigorosamente prendendo l'armeuscirodella città al pianocombattendo con Metello e con sua ostee per forza il ripinsono e cacciaro di là dal fiume d'Arno congrande danno di sua genteil quale co' suoi in su i collioveroripe del fiumes'acampò; e' Fiesolani co·lloro oste simisero dall'altra parte del fiume d'Arno verso Fiesole.




XXXIV - Come Metello e Fiorino sconfissono i Fiesolani in su la rivad'Arno

Metello la notte vegnente ordinò e comandò che partedella sua gente di lungi dall'oste de' Fiesolani passassono il fiumed'Arnoe si riponessono in aguato tra la città di Fiesole el'oste de' Fiesolanie di quella gente fece capitano Fiorinonobilecittadino di Roma della schiatta...il quale era suo pretorech'ètanto a dire come mariscalco di sua oste; e Fiorinocome per loconsolo fu comandatocosì fece. La mattinaal fare delgiornoMetello armato con tutta sua gentepassando il fiume d'Arnocominciò la battaglia a' Fiesolanie' Fiesolani difendendovigorosamente il passo del fiumee nel fiume d'Arno sosteneano labattaglia. Fiorinoil quale era colla sua gente nell'aguatocomevide cominciata la battagliauscì francamente al di dietro aldosso de' Fiesolani che nel fiume combatteano con Metello. IFiesolaniisproveduti dell'aguatoveggendosi subitamente assalitiper Fiorino di dietro e da Metello dinanziisbigottiti gittaronol'armi e fuggiro sconfitti verso la città di Fiesoleondemolti di loro furono morti e presi.




XXXV - Come i Romani la prima volta assediaro Fiesolee come morìFiorino

Sconfitti e cacciati i Fiesolani della riva d'ArnoFiorinopretore co l'oste di Romani puose campo di là dal fiume d'Arnoverso la città di Fiesoleche v'aveva due villettel'una sichiamava villa Arninae l'altra Camarteovero campo o domusMartiove i Fiesolani alcuno giorno della semmana faceano mercato ditutte cose co·lloro ville e terre vicine. Il consolo fece conFiorino dicreto che niuno dovesse vendere né comperare paneovinoo altre cose che ad uso di battaglia fossonose nonne nelcampo ov'era posto Fiorino. Dopo questoQuinto Metello consolo mandòincontanente a Roma che mandassero gente d'arme all'asedio dellacittà di Fiesole: per la quale cosa i sanatori feciono ordineche Iulio Cesaree Ceceronee Macrino con più legioni digenti armati dovessero venire all'asedio e distruzzione di Fiesole; iquali venutiassediaro la detta città. Cesere puose suo camponel colle che soprastava la cittade; Macrino ne l'altro colleoveromonte; e Cecerone dall'altra parte; e così stettono per VIanni all'asedio della detta cittàavendola per lungo asedio eper fame quasi distrutta. E simigliante que' dell'osteper lungodimoro e per più difetti scemati ed afiebolitisi partirodall'asedioe si ritornaro a Romasalvo che Fiorino vi rimaseall'asedio con sua gente nel piano ov'era prima acampatoe chiusesidi fossi e di steccati a modo di battifolleovero bastitae teneamolto afflitti i Fiesolani; e così gli guerreggiò lungotempo. Poi assicurandosi troppoe avendogli per nientee liFiesolani ripresa alcuna lenae ricordandosi del male che Fiorinoavea loro fatto e facevasubitamentee come disperatisi misero dinotte con iscale e con ingegni ad assalire il campooverobattifolledi Fiorinoe elli e la sua gente con poca guardiaedormendonon prendendo guardia de' Fiesolanifurono sorpresi; eFiorino e la moglie e' figliuoli mortie tutta sua oste in quelloluogo furono quasi mortiche pochi ne scamparono; e il dettocastello e battifolle disfattoe arsoe tutto abattuto per gliFiesolani.




XXXVI - Come per la morte di Fiorino i Romani tornaro all'assedio diFiesole

Come la novella fu saputa a Romagli consoli e' sanatori e tuttoil Comune dolutosi della disaventura avenuta al buono duca Fiorinoincontanente ordinaro che di ciò fosse vendettae che ostegrandissima un'altra volta tornassero a distruggere la cittàdi Fiesoleintra' quali furono eletti questi duchi: Rainaldo conteCeceroneTeberinoMacrinoAlbinoIgneo PompeoCesereCamertinoSezzio conte tudertinocioè di Todiil quale era con IulioCesere e di sua milizia. Questi puose suo campo presso a Camartequasi ov'è oggi Firenze; Cesere si puose a campo in sul monteche soprastava la cittàch'è oggi chiamato MonteCeceroma prima ebbe nome Monte Cesaro per lo suo nomeovero per lonome di Cecerone; ma innanzi tengono per Cesereperò ch'eramaggiore signore nell'oste. Rainaldo puose suo campo in sul monteallo 'ncontro a la città di là dal Mugnonee per suonome infino a oggi è così chiamato; Macrino in sulmonte ancora oggi nominato per lui; Camertino nella contrada cheancora per gli viventi per lo suo nome è chiamata Camerata. Etutti gli altri signori di sopra nominaticiascuno puose per sésuo campo intorno a la cittàchi in monte e chi in piano; madi più non rimase propio nome che oggi sia memoria. Questisignori con loro milizie di gente a cavallo e a piede grandissimaassediando la cittàcon ordine s'apparecchiaro di faremaggiori battaglie a la città che la prima volta; ma per lafortezza della città i Romani invano lavorandoe molti diloro per lo soperchio d'assedio e soperchio di fatica sono mortique' maggiori signoriconsoli e sanatoriquasi tutti si tornaro aRoma: solo Cesere con sua milizia rimase all'asedio. E in quellastanza comandò a' suoi che dovessero andare nella villa diCamarti presso al fiume d'Arnoe ivi edificassero parlatorio perpotere in quello fare suo parlamentoe una sua memoria lasciarlo:questo edificio in nostro volgare avemo chiamato Parlagio. E fu fattotondo e in volte molto maravigliosocon piazza in mezzo. E poi sicominciavano gradi da sedere tutto al torno. E poi di grado in gradosopra volte andavano allargandosi infino a la fine dell'altezzach'era alto più di LX braccia. E avea due portee in questosi raunava il popolo a fare parlamento. E di grado in grado sedeanole genti: al di sopra i più nobilie poi digradando secondola dignità delle genti; e era per modo che tutti quegli delparlamento si vedeva l'uno l'altro in viso. E udivasi chiaramente pertutti ciò che uno parlava; e capevavi ad agio infinitamoltitudine di genti; e 'l diritto nome era parlatorio. Questo fu poiguasto al tempo di Totilema ancora a' nostri dì siritruovano i fondamenti e parte delle volte presso a la chiesa di SanSimone a Firenzee infino al cominciamento de la piazza di SantaCroce; e parte de' palagi de' Peruzzi vi sono su fondati; e la viach'è detta Anguillaiache va a Santa Croceva quasi per lomezzo di quello Parlagio.




XXXVII - Come la città di Fiesole s'arendé a' Romanie fudistrutta e guasta

Stato l'assedio a Fiesole la detta seconda voltae consumata eaffritta molto la cittade sì per famee sì perchéa·lloro furono tolti i condotti dell'acque e guastis'arrendéo la città a Cesere e a' Romani in capo di dueanni e quattro mesi e VI dì che vi si puose l'asedioa pattichi ne volesse uscire fosse salvo. Presa la terra per li Romanifuspogliata d'ogni ricchezzae per Cesere fu distruttae tutta infinoa' fondamenti abattuta; e ciò fu intorno anni LXXII anzi laNatività di Cristo.

 

 




LIBRO SECONDO




I - Qui comincia il secondo libro della edificazione di Firenze laprima volta: come di primo fue edificata la città di Firenze

Distrutta la città di FiesoleCesere con sua oste disceseal piano presso alla riva del fiume d'Arnolà dove Fiorinocon sua gente era stato morto da' Fiesolanie in quello luogo fececominciare ad edificare una cittàacciò che Fiesolemai non si rifacessee rimandò i cavalieri latinii qualiseco aveaarricchiti delle ricchezze de' Fiesolani; i quali LatiniTudertini erano appellati. Cesere adunquecompreso l'edificio dellacittàe messovi dentro due ville dette Camarti e villaArninavoleva quella appellare per suo nome Cesaria. Il sanato diRoma sentendolonon sofferse che per suo nome Cesere la nominasse;ma feciono dicreto e ordinaro che quegli maggiori signori ch'eranostati a la guerra di Fiesole e all'asedio dovessono andare a fareedificare con Cesere insiemee popolare la detta cittadeequalunque di loro soprastesse a·lavoriocioè facessepiù tosto il suo edificioappellasse la cittade di suo nomeo come a·llui piacesse. Allora MacrinoAlbinoIgneo PompeoMarzio apparecchiati di fornimenti e di maestrivennero da Roma allacittade che Cesere edificavae inviandosi con Cesere si divisonol'edificare in questo modo: che Albino prese a smaltare tutta lacittadeche fue uno nobile lavoro e bellezza e nettezza dellacittadee ancora oggi del detto ismalto si truova cavandomassimamente nel sesto di San Piero Scheraggioe in porte San Pieroe in porte del Duomoove mostra fosse l'antica città. Macrinofece fare il condotto dell'acqua in docce e in arcorafaccendolavenire di lungi a la città per VII migliaacciòche·lla città avesse abondanza di buona acqua da beree per lavare la cittade; e questo condotto si mosse infino dal fiumedetto la Marina a piè di monte Morelloricogliendo in setutte quelle fontane sopra Sestoe Quintoe Colonnata. E in Firenzefaceano capo le dette fontane a uno grande palagio che si chiamavaterminecapud aquema poi in nostro volgare si chiamòCapacciae ancora oggi in Terma si vede dell'anticaglia. E nota chegli antichi per santade usavano di bere acque di fontane menate percondottiperché erano più sottili e più saneche quelle de' pozziperò che pochio quasi pochissimibeveano vinoma i più acqua di condottoma non di pozzo; epochissime vigne erano allora. Igneo Pompeo fece fare le mura dellacittade di mattoni cottie sopra i muri della città edificòtorri ritonde molto spesseper ispazio dall'una torre a l'altra diXX cubitisicché le torri erano di grande bellezza efortezza. Del compreso e giro della città non troviano cronicache ne faccia menzione; se non che quando Totile Flagellum Deila distrussefanno le storie menzione ch'ell'era grandissima. Marziol'altro signore romano fece fare il Campidoglio al modo di Romacioèpalagioovero la mastra fortezza della cittadee quello fu dimaravigliosa bellezza; nel quale l'acqua del fiume d'Arno per goracon cavate fogne venia e sotto voltee in Arno sotterra siritornava; e la cittade per ciascuna festa dello sgorgamento diquella gora era lavata. Questo Campidoglio fu ov'è oggi lapiazza di Mercato Vecchiodi sopra a la chiesa di Santa Maria inCampidoglio: e questo pare più certo. Alcuni dicono che fu oveoggi si chiama il Guardingodi costa a la piazza ch'è oggidel popolo dal palazzo de' priorila quale era un'altra fortezza.Guardingo fu poi nomato l'anticaglia de' muri e volte che rimasonodisfatte dopo la distruzione di Totilee stavanvi poi le meretrici.I detti signoriper avanzare l'uno l'edificio dell'altrocon moltasollecitudine si studiavanoma in uno medesimo tempo per ciascuno fucompiuto; sicché nullo di loro ebbe aquistata la grazia dinominare la città a sua volontàsì che permolti fu al cominciamento chiamata la piccola Roma. Altril'appellavano Floriaperché Fiorino fu ivi mortoche fu ilprimo edificatore di quello luogoe fu in opera d'arme e incavalleria fioree in quello luogo e campi intorno ove fu la cittàedificata sempre nasceano fiori e gigli. Poi la maggiore parte degliabitanti furono consenzienti di chiamarla Floriasì comefosse in fiori edificatacioè con molte delizie. E di certocosì fuperò ch'ella fu popolata della migliore gentedi Romae de' più sofficientimandati per gli sanatori diciascuno rione di Roma per ratacome toccò per sorte chel'abitassono; e accolsono co·lloro quelli Fiesolani che vivollono dimorare e abitare. Ma poi per lungo uso del volgare funominata Fiorenza: ciò s'interpetra spada fiorita. E troviamoch'ella fu edificata anni VIcLXXXII dopo l'edificazione di Romaeanni LXX anzi la Nativitade del nostro signore Iesù Cristo. Enotaperché i Fiorentini sono sempre in guerra e indisensione tra loroche nonn-è da maravigliareessendostratti e nati di due popoli così contrari e nemici e diversidi costumicome furono gli nobili Romani virtudiosie' Fiesolaniruddi e aspri di guerra.




II - Come Cesere si partì di Firenze e andonne a Romae fufatto consolo per andare contro a' Franceschi

Dapoi che·lla città di Firenze fu fatta e popolataIulio Cesare irato perché n'era stato il primo edificatoreeavea avuta la vittoria della città di Fiesolee nonn-aveapotuto nominare la cittade per suo nomesì si partì diquellae tornossi a Romae per suo studio e valore fue elettoconsoloe mandato contro a' Franceschiove dimorò per X annial conquisto di Franciae d'Inghilterrae d'Alamagna: e luitornando con vittoria a Romagli fu vietato il triunfoperchéaveva passato il dicreto fatto per Pompeo consolo e' sanatori perinvidiasotto colore d'onestàche nullo dovesse stare inneuna balia più di V anni. In quale Cesare co le sue milizietornando con oltremontaniFranceschie Tedeschie ItalianiPisaniPiratiPistolesie ancora co' Fiorentini suoi cittadinipedonie cavalierie rombolatori menò seco a farecittadinesche battaglieperché gli fu vietato il triunfo; mapiù per essere signore di Romacome lungo tempo aveadisideratocontro a Pompeo e il senato di Roma combattéo. Edopo la grande battaglia tra Cesere e Pompeoquasi tutti morti furoin Ematiacioè Tesaglia in Greciacome pienamente si leggeper Lucano poetachi le storie vorrà trovare. E Cesereavutala vittoria di Pompeo e di molti re e popoli ch'erano in aiuto de'Romani che gli erano nimicisi tornò a Romae sì sifece primo imperadore di Romache tanto è a dire comecomandatore sopra tutti. E apresso lui fue Ottaviano Agustus suonipote e figliuolo adottivoil quale regnava quando Cristo nacqueedopo molte vittorie signoreggiò tutto il mondo in pace; ed'allora innanzi fu Roma a signoria d'imperioe tenne sotto la suagiuridizione e dello imperio tutto l'universo mondo.




III - Come i Romani e gl'imperadori ebbono insegnae come da·llorol'ebbe la città di Firenzee altre cittadi

Al tempo di Numa Pompilius per divino miracolo cadde in Roma dacielo uno scudo vermiglioper la qual cosa e agurio i Romani presonoquella insegna e armee poi v'agiunsono S.P.Q.R. in lettere d'orocioè Senato del popolo di Roma: e così dell'originedella loro insegna diedono a tutte le città edificate perlorocioè vermiglia. Così a Perugiaa Firenzee aPisa; ma i Fiorentini per lo nome di Fiorino e della cittàv'agiunsono per intrasegna il giglio biancoe' Perugini talora ilgrifone biancoe Viterbo il campo rossoe li Orbitani l'aquilabianca. Ben'è vero che' signori romaniconsoli e dittatoridapoi che l'aguglia per agurio aparve sopra Tarpeacioè soprala camera del tesoro di Campidogliocome Tito Livio fa menzionesipresono l'arme in loro insegne ad aquila; e troviamo che 'l consoloMario ne la battaglia de' Cimbri ebbe le sue insegne con l'aquilad'argentoe simile insegna portava Catellina quando fu sconfitto daAntonio nelle parti di Pistoiacome recita Salustio. E 'l grandePompeo la portò in campo azzurro e l'aquila d'argento: e IulioCesare la portò il campo vermiglio e l'aquila ad orocome famenzione Lucano in versidicendo: "Signa parens aquilasetpila minantia pilas". Ma poi Ottaviano Agustosuo nipote esuccessore imperadorela mutòe portò il campo adoroe l'aquila naturale di colore nero a similitudine della signoriadello imperioche come l'aquila è sovra ogni uccelloe vedechiaro più ch'altro animalee vola infino al cielodell'emisperio del fuococosì lo 'mperio dé esseresopra ogni signoria temporale. E appresso Ottaviano tutti gliimperadori de' Romani l'hanno per simile modo portata; ma Gostantinoe poi gli altri imperadori de' Greci ritennono la 'nsegna di IulioCesarecioè il campo vermiglio e l'aquila ad oroma con duecapi. Lasceremo delle insegne del comune di Roma e degl'imperadorietorneremo a nostra materia sopra i fatti della città diFirenze.




IV - Come la città di Firenze fu camera de' Romani e delloimperio

La città di Firenze in quello tempo era camera d'imperioecome figliuola e fattura di Roma in tutte cosee da' Romani abitata;e però de' propii fatti di Firenze a quegli tempi non troviamocronica né altre storie che ne facciano grande memoria. E diciò nonn-è da maravigliareperò che' Fiorentinierano sudditi e una co' Romanie per Romani si trattavano perl'universo mondoe come i Romani andavano ne' loro eserciti e nelleloro battaglie. E troviamo nelle storia di Giulio Cesarenel secondolibro di Lucanoquando Cesare assediò Pompeo nella cittàdi Brandizio in Pugliauno de' baroni e signori della cittàdi Firenze ch'avea nome Lucere era in compagnia di Cesare e fue allabattaglia delle navi a la bocca del porto di Brandiziovalente uomod'arme e virtudioso; e molti altri Fiorentini furono in quelloesercito e battaglie con Cesare e di sua parte; però chequando fue la discordia da Giulio Cesare a Pompeo e del senato diRomaquegli della città di Firenze e d'intorno al fiumed'Arno tennero la parte di Cesare. E di ciò fa menzione Lucanonel detto libro ove dice in versi:

Vulturnusque celernotturneque conditor aure

Sarnuset umbrosae Liris per regna marisque.

E così dimoraro i Fiorentini mentre che' Romani ebbonostato e signoria. Bene si truova per alcuno scritto che uno UbertoCesaresopranomato per Iulio Cesareche fu figliuolo di Catellinarimaso in Fiesole picciolo garzone dopo la sua morteegli poi perIulio Cesare fue fatto grande cittadino di Firenzee avendo moltifigliuoliegli e poi la sua schiatta furono signori della terra grantempoe di loro discendenti furono grandi signori e grandi schiattein Firenze; e che gli Uberti fossoro di quella progenie si dice.Questo non troviamo per autentica cronica che per noi si pruovi.




V - Come in Firenze fu fatto il tempio di Martiil quale oggi sichiama il Duomo di Santo Giovanni

Dapoi che Ceseree Pompeoe Macrinoe Albinoe Marzio prencipide' Romani edificatori della nuova città di Firenze sitornarono a Romacompiuti i loro lavorila città cominciòa crescere e moltiplicare di Romani e di Fiesolani insiemecherimasono a l'abitazione di quella; e in poco tempo si fece buonacittà secondo il tempo d'allorache gl'imperadori e 'l senatodi Roma l'avanzavano a·lloro poderequasi come un'altrapiccola Roma. I cittadini di quellaessendo in buono statoordinarodi fare nella detta cittade uno tempio maraviglioso all'onore delloIddio Marteper la vittoria che' Romani avieno avuta della cittàdi Fiesolee mandaro al senato di Roma che mandasse loro glimigliori e più sottili maestri che fossono in Romae cosìfu fatto. E feciono venire marmi bianchi e nerie colonne di piùparti di lungi per maree poi per Arno; feciono conducere e macignie colonne da Fiesolee fondaro e edificaro il detto tempio nel luogoche si chiamava Camarti anticamentee dove i Fiesolani faceano loromercato. Molto nobile e bello il feciono a otto faccee quello fattocon grande diligenziail consecraro allo Iddio Martiil quale eraIdio di Romanie feciollo figurare innintaglio di marmo in formad'uno cavaliere armato a cavallo; il puosono sopra una colonna dimarmo in mezzo di quello tempioe quello tennero con grandereverenzia e adoraro per loro Idio mentre che fu il paganesimo inFirenze. E troviamo che il detto tempio fu cominciato al tempo cheregnava Ottaviano Agustoe che fu edificato sotto ascendente di sìfatta costellazioneche non verrà meno quasi in etterno: ecosì si truova scritto in certa partee intagliato nellospazzo del detto tempio.




VI - Racconta del sito della provincia di Toscana

Quando per noi s'è detto della prima edificazione dellacittà di Firenze e di quella di Pistoiasi èconvenevole e di necessità che si dica dell'altre cittàvicine di Toscana quello che n'avemo trovato per le croniche di loroprincipii e cominciamenti brievementeper tornare poi a nostramateria. Narreremo in prima del sito della provincia di Toscana.Toscana comincia da la parte di levante al fiume del Teveroil qualesi muove nell'alpi di Pennino de la montagna chiamata Falteronaediscende per la contrada di Massa Tribarae dal Borgo San Sipolcroe poi la Città di Castelloe poi sotto la città diPerugiae poi appresso di Todiistendendosi per terra di Sabina edi Romae ricogliendo in sé molti fiumientra per la cittàdi Roma infino in mare ove fa foce di costa a la città diOstiapresso a Roma a XX miglia; e la parte di qua dal fiumeche sichiama Trastiberoe il Portico di Santo Pietro di Roma èdella provincia di Toscana. E da la parte del mezzogiorno si haToscana il mare detto Terrenoche colle sue rive batte la contradadi Maremmae Piombinoe Pisae per lo contado di Lucca e di Luniinfino a la foce del fiume della Magrache mette in mare a la puntadella montagna del Corbo di là da Luni e di Serrezzanoda laparte di ponente. E discende il detto fiume della Magra dellemontagne di Pennino di sopra a Pontriemolitra la riviera di Genovae 'l contado di Piagenza in Lombardiane le terre de' marchesiMalaspina. Il quarto confine di Toscana di verso settentrione sono ledette alpi Apenninele quali confinano e partono la provincia diToscana da Lombardia e Bologna e parte di Romagna; e gira la dettaprovincia di Toscana VIIc miglia. Questa provincia di Toscana ha piùfiumi: intra gli altri reale e maggiore si è il nostro fiumed'Arnoil quale nasce di quella medesima montagna di Falterona chenasce il fiume del Tevero che va a Roma. E questo fiume d'Arno correquasi per lo mezzo di Toscanascendendo per le montagne de laVerniaove il beato santo Francesco fece sua penitenzia eromitaggioe poi passa per la contrada di Casentino presso aBibbiena e a piè di Poppioe poi si rivolge verso levantevegnendo presso a la città d'Arezzo a tre migliae poi correper lo nostro Valdarno di soprascendendo per lo nostro pianoequasi passa per lo mezzo de la nostra città di Firenze. E poiuscito per corso del nostro pianopassa tra Montelupo e Capraiapresso a Empoli per la contrada di Greti e di Valdarno di sotto a pièdi Fucecchioe poi per lo contado di Lucca e di Pisaraccogliendoin sé molti fiumipassando poi quasi per mezzo la cittàdi Pisa ove assai è grossosicché porta galee e grossilegni; e presso di Pisa a V miglia mette in mare; e il suo corso èdi spazio di miglia CXX. E del detto fiume d'Arno l'antiche storiefanno menzione: Vergilio nel VII libro dell'Eneidos parlando dellagente che fu in aiuto al re Turno incontra Enea di Troia con questiversi: "Sarrastris populosequa rigat equora Sarnus"; ePaulo Orosio raccontando in sue storie del fiume d'Arno disse chequando Anibal di Cartaginetornando di Spagna in Italiapassòle montagne d'Apenninovegnendo sopra i Romaniove si combattéoin su·lago di Perugia col valente consolo Flamineo da cui fusconfittoin quel luogo dice che passando Anibal l'alpi Apennineper la grande freddura che v'ebbediscendendo poi in su i paduli delfiume d'Arno sì perdé tutti gli suoi leofantiche nonne gli rimase se none uno soloe la maggiore parte de' suoi cavaglie bestie vi moriro; e egli medesimo per la detta cagione vi perdéuno de' suoi occhi del capo. Questo Anibal mostra per nostroarbitrare ch'egli scendesse l'alpi tra Modona e Pistoiae padulifossono per lo fiume d'Arno da piè di Firenze insino di làda Signa: e questo si pruovache anticamente tra Signa e Monteluponel mezzo del corso del fiume d'Arnoove si ristrigne in piccolospazio tra rocce di montagneaveva una grandissima pietra che sichiamava e chiama Golfolinala quale per sua grandezza e altezzacomprendeva tutto il corso del fiume d'Arnoper modo che 'l facearingorgare infino assai presso ov'è oggi la città diFirenzee per lo detto ringorgamento si spandea l'acqua del fiumed'Arnoe d'Ombronee di Bisenzo per lo piano sotto Signae diSettimoe di Pratoe di Micciolee di Campiinfino presso a piède' montifaccendo paduli. Ma e' si truovae per evidentesperienzia si vedeche la detta pietra Golfolina per maestri conpicconi e scarpelli per forza fu tagliata e dibassataper modo che'l corso del fiume d'Arno calò e dibassòsicchéi detti paduli scemaro e rimasero terra guadagnabile. Bene raccontaTito Livio quasi per simili paroledicendo che 'l passoe doves'acampò Anibalfu tra la città di Fiesole e quellad'Arezzo. Avisiamo che passasse l'alpi a Pennino per la contrada diCasentinoe paduli poteano simile essere tra l'Ancisa e 'l piano diFegghinee potea essere o nell'uno luogo o nell'altroperòche anticamente il fiume d'Arno avea in più luogora rattenutee paduli; ma dove che·ssi fosseassai avemo detto sopra ilnostro fiume d'Arnoper trarre d'ignoranza e fare avisati i presentimoderni viventi di nostra cittàe gli strani che sono esaranno. Lasceremo di ciòe diremo in brieve de la potenziache anticamente avea la nostra provincia di Toscanache si confàa la nostra materia.




VII - Della potenzia e signoria ch'avea la provincia di Toscanainnanzi che Roma avesse stato

Dapoi ch'avemo detto del sito e confini de la nostra provincia diToscanasì ne pare convenevole di dire in brieve dello statoe signoria che Toscana avea anzi che Roma avesse podere. La provinciadi Toscana innanzi al detto tempo fu di grande potenzia e signoria. Enon solamente lo re di Toscana chiamato Procenache facea capo delsuo reame nella città di Chiusiil quale col re Tarquinoassediò Romaera signore della provincia di Toscana; ma lesue confinedette colonneerano infino a la città d'Adria inRomagna in su il golfo del mare di Vinegiaper lo cui nomeanticamente quello mare è detto seno Adriatico; e nelle partidi Lombardia erano i suoi confini e colonne di Toscana infino di làdal fiume di Po e del Tesinoinfino al tempo di Tarquino Prisco rede' Romaniche la gente de' Gallidetti oggi Franceschie quellade' Germanidetti oggi Tedeschidi prima passaro in Italia perguida e condotto d'uno Italiano della città di Chiusiilquale passò i monti per ambasciadoreper fare commuovere glioltramontani contro a' Romanie portò seco del vinoil qualedagli oltramontani non era in usoné conosciuto per bereperò che di là nonn avea mai avuto vino névigna; il quale vino per gli signori di là assaggiatoparveloro molto buono; e intra l'altre cagionicon altre grandiimpromessequella della ghiottornia del buono vino gl'indusse apassare i montiudendo come Italia era piantadosa di vinoe largad'ogni bene e vittuaglia. E indussegli ancora il passare di quacheper lo loro buono stato erano sì cresciuti e multiplicati digenteche a pena vi poteano capere. Per la qual cosa passando imonti in Italia i Galli e' Germanide' primi furono Brenno eBellinoi quali guastarono gran parte di Lombardia e del nostropaese di Toscanae poi assediaro la città di Roma e presollainfino al Campidogliocon tutto che innanzi si partissono furonosconfitti in Toscana dal buono Cammillo ribello di Romasiccome TitoLivio in sue storie fa menzione. E poi più altri signoriGallicie Germanie Gottie d'altre nazioni barbere passaro inItalia di tempi in tempifaccendo in Lombardia e in Toscana grandibattaglie co' Romanicome si truovano ordinatamente per le storieche scrisse il detto Tito Livio maestro di storie. Lasceremo de ladetta materiae diremo i nomi delle città e vescovadi dellanostra provincia di Toscana.




VIII - Questi sono i vescovadi de le città di Toscana

La chiesa e sedia di San Piero di Roma la qual è di qua dalfiume del Tibero in Toscanail vescovado di Fiesolela cittàdi Firenzela città di Pisala qual è arcivescovadoper graziacome in questo fia menzionela città di Luccailvescovado dell'antica città di Lunila città diPistoiala città di Sienala città d'Arezzola cittàdi Perugiala città di Castellola città di Volterrala città di Massala città di Grossetoil vescovadodi Soana in Maremmala città antica di Chiusila cittàd'Orbivietoil vescovado di Bagnoregiola città di Viterbola città di Toscanellail vescovado di Castrila cittàdi Nepil'antichissima città di Sutrila cittàd'Ortiil vescovado di Civitatensi. Avendo detti i nomi di XXVvescovadi e città di Toscanadiremo in ispezialità delcominciamento e orrigine d'alquante di quelle città famose a'nostri tempi onde sapremo il vero per antiche storie e cronichetornando poi a nostra materia.




IX - Della città di Perugia

La città di Perugia fu assai anticae secondo cheraccontano le loro cronicheella fu da' Romani edificata in questomodo: che tornando uno oste de' Romani de la Magnaperch'avea illoro consolo chiamato Persus dimorato al conquisto più tempoche non diceva il dicreto de' Romanisi furono isbanditi e divietatiche non tornassono a Romasicché rimasono in quello luogo oveè l'uno corno della città di Perugiasiccome esiliatie nemici del Comune. Poi gli Romani mandarono sopra loro una osteiquali si puosono di contro a·lloro in su l'altro corno perguerreggiarglisiccome ribelli del Comune di Roma; ma ivi stati piùtempoe riconosciuti insiemesi pacificaro l'uno oste e l'altraeper lo buono sito rimasono abitanti in quello luogo. Poi di dueluoghi feciono la città di Perugiae per lo nome del primoconsolo che ivi si puose fu così nominata. Poi pacificatisico' Romanifurono contenti della città di Perugiaefavoreggiarla assai e diedolle statoquasi per tenere sotto lorogiuridizione le città di quella contrada. Poi Totile FlagellumDei la distrussecome fece Firenze e più altre cittàd'Italiae fece marterizzare santo Erculano vescovo della dettacittà.




X - Della città di Arezzo

La città d'Arezzo prima ebbe nome Aureliae fu grandecittà e nobilee in Aurelia furono anticamente fatti persottilissimi maestri vasi rossi con diversi intagli di tutte forme disottile intaglioche veggendoli parevano impossibili a essere operaumana; e ancora se ne truovano. E di certo ancora si dice che 'l sitoe l'aria d'Arezzo genera sottilissimi uomini. La detta cittàd'Aurelia fu anche distrutta per lo detto Totilee fecela arare eseminare di salee d'allora innanzi fu chiamata Arezzocioècittà arata.




XI - Della città di Pisa

La città di Pisa fu prima chiamata Alfea. Troviamo mandòaiuto ad Enea contro a Turnoe ciò dice Vergllio nel VI librodell'Eneidos; ma poi ella fu porto dello 'mperio de' Romani doves'aduceano per mare tutti gli tributi e censi che li re e tutte lenazioni e paesi del mondo ch'erano sottoposti a' Romani rendeano allo'mperio di Romae là si pesavanoe poi si portavano a Roma;e però che il primo luogo ove si pesava non era sofficiente atanto strepitovi si feciono due luoghi ove si pesavae peròsi diclina il nome di Pisa in gramatica: pluraliternominativohee Pise; e così per l'uso del porto e detti pesigentivi s'acolsono ad abitaree crebbono e edificaro la città diPisa poi ad assai tempo dopo l'avenimento di Cristocon tutto cheprima per lo modo detto era per molte genti abitatama non comecittà murata.




XII - Della città di Lucca

La città di Lucca ebbe in prima nome Fridiae chi diceAringa; ma perché prima si convertì a la vera fede diCristo che città di Toscanae prima ricevette vescovociòfu santo Fridianoche per miracolo di Dio rivolse il Serchiofiumepresso a la detta cittàe diegli termineche prima era moltopericoloso e guastava la contradae per lo detto santo prima fu lucedi fedesì fu rimosso il primo nome e chiamata Lucee oggiper lo corrotto volgare si chiama Lucca. E truovasi che il dettobeato Fridiano vegnendo da Lucca a Firenze in pellegrinaggio pervisitare la chiesa ov'è il corpo di santo Miniato a Montenonpotendo entrare in Firenze perché ancora erano paganietrovando il fiume d'Arno molto grosso per grandi piovesi mise apassare in su una piccola navicella contro al volere del barcaiuoloe per miracolo di Dio passò liberamente e tostocome l'Arnofosse piccoloe colà dove arrivò fu poi per glicattolici fiorentini fatta la chiesa di Santo Fridiano per suadevozione.




XIII - Della città di Luni

La città di Lunila quale è oggi disfattafu moltoanticae secondo che troviamo nelle storie di Troiadella cittàdi Luni v'ebbe navilio e genti a l'aiuto de' Greci contra gliTroiani; poi fu disfatta per gente oltramontana per cagione d'unadonna moglie d'uno signoreche andando a Romain quella cittàfu corrotta d'avoltero; onde tornando il detto signore con forza ladistrussee oggi è diserta la contrada e malsana. E notache·lle marine erano anticamente molto abitatee quasi infraterra poche città avea e pochi abitantima in Maremma e inMaretima verso Roma a la marina di Campagna avea molte città emolti popoliche oggi sono consumati e venuti a niente percorruzzione d'aria: che vi fu la grande città di PopoloniaeSoanae Talamonee Grossetoe Civitavegliae MasconaeLansedonia che furono co la loro forza a l'asedio di Troia; e inCampagna BaiaPompeiaCuminae Laurenzae Albana. E la cagioneperché oggi sono quelle terre de la marina quasi disabitate einfermee eziandio Roma peggioratadicono gli grandi maestri distronomia che ciò è per lo moto dell'ottava spera delcieloche in ogni C anni si muta uno grado verso il polo disettentrionecioè tramontanae così faràinfino a XV gradi in MD annie poi tornerà adietro per similemodose fia piacere di Dio che 'l mondo duri tanto; e per la dettamutazione del cielo è mutata la qualità della terra edell'ariae dov'era abitata e sana è oggi disabitata einfermaet e converso. Ed oltre a·cciònaturalmente veggiamo che tutte le cose del mondo hanno mutazioneevegnono e verranno menocome Cristo di sua bocca disseche neunacosa ci ha stato fermo.




XIV - Della città di Viterbo

La città di Viterbo fu fatta per gli Romanie anticamentefu chiamata Vegeziae' cittadini Vegentini. E gli Romani vimandavano gl'infermi per cagione de' bagni ch'escono del bulicameeperò fu chiamata Vita Erbocioè vitaagl'infermiovero città di vita.




XV - Della città d'Orbivieto

La città d'Orbivieto si fu simile fatta per gli RomanieUrbis Veterum ebbe nomecioè a dire città de'vecchiperché gli uomini vecchi di Roma v'erano mandati astare per migliore aria ch'a Roma per mantenere loro santade; e perlo lungo uso e buono sito ve ne ristettono assai ad abitarlaepopolarla di gente.




XVI - Della città di Cortona

La città di Cortona fue antichissimafatta al tempo diGiano e de' primi abitanti di Italia; e Turno che si combattécon Enea per Lavina fu re di quellacome detto è dinanzieper lo suo nome prima ebbe nome Turna.




XVII - Della città di Chiusi

La città di Chiusi simile fu antichissima e potentissimafatta ne' detti tempie assai prima che Romae fune signore e reProcenache col re Tarquino scacciato di Roma fu ad assediare Romacome racconta Tito Livio.




XVIII - Della città di Volterra

La città di Volterra prima fu chiamata Antoniae fu moltoanticafatta per gli discendenti d'Italia; esecondo che si leggonoi ramanziindi fu il buono Buovo d'Antonia.




XIX - Della città di Siena

La città di Siena è assai nuova cittàch'ella fu cominciata intorno agli anni di Cristo VIcLXXquandoCarlo Martellopadre del re Pipino di Franciaco' Franceschiandavano nel regno di Puglia in servigio di santa Chiesa a contastareuna gente che si chiamavano i Longobardipaganie ereticiearianionde era loro re Grimaldo di Moronae facea suo capo inBeniventoe perseguitava gli Romani e santa Chiesa. E trovandosi ladetta oste de' Franceschi e altri oltramontani ov'è oggiSienasi lasciaro in quello luogo tutti gli vecchi e quegli che nonerano bene sanie che non poteano portare armeper non menarglisidietro in Puglia; e quegli rimasi in riposo nel detto luogovi sicominciaro ad abitaree fecionvi due residii a modo di castellaoveè oggi il più alto della città di Sienaperistare più al sicuro; e l'uno abitacolo e l'altro era chiamatoSenadirivando di quegli che v'erano rimasi per vecchiezza.Poi crescendo gli abitantisi raccomunò l'uno luogo el'altroe però secondo gramatica si diclina in plurali:pluraliter nominativo hee Sene. E dapoi a più tempocrescendoin Siena ebbe una grande e ricca albergatrice chiamatamadonna Veglia. Albergando in suo albergo uno grande legato cardinaleche tornava delle parti di Francia a la corte a Romala detta donnagli fece grande onoree non gli lasciò pagare nullaspensaria. Il legatoricevuta cortesiala domandò se incorte volesse alcuna grazia. Richieselo la donna divotamente che perlo suo amore procurasse che Siena avesse vescovado; promisele difarne suo poderee consigliolla che facesse che 'l Comune di Sienafacesse ambasciadorie mandasse al papa a procurallo; e cosìfu fatto. Il legato sollecitandoil papa udì la petizioneediede vescovo a' Sanesie 'l primo fu messer Gualteramo. E perdotare il vescovadosi tolse una pieve al vescovado d'Arezzoe unaa quello di Perugiae una a quello di Chiusie una a quello diVolterrae una a quello di Grossetoe una a quello di Massae unaa quello d'Orbivietoe una a quello di Firenzee una a quello diFiesole; e così ebbe Siena vescovadoe fu chiamata città:e per lo nome e onore de la detta madonna Vegliaper cui fu primapromossa e domandata la graziasì fu sempre sopranomata Sienala Veglia.




XX - Torna la storia a' fatti della città di Firenzee comesanto Miniato vi fu martorizzato per Decio imperadore

Dapoi che brievemente avemo fatta alcuna menzione de le nostrecittà vicine di Toscanatorneremo a nostra materia araccontare de la nostra città di Firenze; e sì comeinnarrammo dinanzila detta città si resse grande tempo algoverno e signoria degl'imperadori di Romae spesso venienogl'imperadori a soggiornare in Firenze quando passavano in Lombardiae ne la Magnae in Francia al conquisto delle province. E troviamoche Decio imperadore l'anno suo primociò fu gli anni diCristo CCLIIessendo in Firenze sì come camera d'imperiodimorandovi a suo dilettoe il detto Decio perseguitando duramente iCristiani dovunque gli sentiva e trovavaudì dire come ilbeato santo Miniato eremita abitava presso a Firenze con suoidiscepoli e compagniin una selva che si chiamava Arisbottofiorentinadi dietro là dove è oggi la sua chiesasopra la città di Firenze. Questo beato Miniato fu figliuolodel re d'Erminia primogenitoe lasciato il suo reame per la fede diCristoper fare penitenzia e dilungarsi dal suo regno passòdi qua da mare al perdono a Romae poi si ridusse nella detta selvala quale allora era salvatica e solitariaperò che la cittàdi Firenze non si stendea né era abitata di là dal'Arnoma era tutta di quasalvo che uno solo ponte v'avea sopral'Arnonon però dove sono oggima si dice per molti ch'eral'antico ponte de' Fiesolaniil quale era da Girone a Candegghi: equella era l'antica e diritta strada e cammino da Roma a Fiesoleeper andare in Lombardia e di là da' monti. Il detto Decioimperadore fece prendere il detto beato Miniatocome racconta la suastoria: grandi doni e proferte gli fece faresì come afigliuolo di reacciò che rinegasse Cristo; e elli costante efermo nella fede non volle suoi donima sofferse diversi martiri; ala fine il detto Decio gli fece tagliare la testa ove è oggila chiesa di Santa Candida a la Croce al Gorgo; e più fedelidi Cristo ricevettono martirio in quello luogo. E tagliata la testadel beato Miniatoper miracolo di Cristo co le sue mani la ridusseal suo imbustoe co' suoi piedi andò e valicò l'Arnoe salì in sul poggio dove è oggi la chiesa suacheallora v'avea uno piccolo oratorio in nome del beato Piero Appostolodove molti corpi di santi martiri furono soppelliti; e in quelloluogo santo Miniato venutorendé l'anima a Cristoe il suocorpo per gli Cristiani nascosamente fu ivi soppellito; il qualeluogo per gli meriti del beato santo Miniato da' Fiorentinidapoiche furono divenuti Cristianifue divotamente veneratoe fattaviuna picciola chiesa al suo onore. Ma la grande e nobile chiesa de'marmi che v'è oggi a' nostri tempi troviamo che fue poi fattaper lo procaccio del venerabile padre messere Alibrando vescovo ecittadino di Firenze negli anni di Cristo MXIIIcominciata a dìXXVI del mese d'aprile per comandamento e autorità delcattolico e santo imperadore Arrigo secondo di Baviera e della suamoglie imperatrice santa Cunegonda che in quegli tempi regnavaediedono e dotarono la detta chiesa di molte ricche posessioni inFirenze e nel contado per l'anime loroe feciono reparare ereedificare la detta chiesasì come è oradi marmi; efeciono traslatare il corpo del beato Miniato nell'altare il qual èsotto le volte de la detta chiesa con molta reverenza e solennitàfatta per lo detto vescovo e chericato di Firenzecon tutto ilpopolo uomini e donne de la città di Firenze; ma poi per loComune di Firenze si compié la detta chiesae si feciono lescalee de' macigni giù per la costae ordinaro sopra la dettaopera di Santo Miniato i consoli dell'arte di Calimalae chel'avessono in guardia.

 

 




XXI - Come santo Crisco e' suoi compagni furono martirizzati nelcontado di Firenze

Ancora in quegli tempi di Decio imperadoredimorando il dettoDecio in Firenzefece perseguitare il beato Crisco con suoi compagnie discepoliil quale fu delle parti di Germania gentile uomoefaceva penitenzia con santo Miniatoprima nella selva d'Arisbottodetta di soprae poi in quelle selve di Mugello ov'è oggi lasua chiesacioè San Cresci a Valcava; e in quello luogo eglico' suoi seguaci da' ministri di Decio furono martirizzati. Avemoraccontate le storie di questi due santiacciò che s'abbianoin reverenza e in memoria a' Fiorentinisì come per la fededi Cristo in questa nostra contrada furono martirizzatie sono iloro santi corpi. Bene troviamo noi per più antiche cronicheche al tempo di Nerone imperadore nella nostra città diFirenze e nella contrada prima fu recata da Roma la verace fede diCristo per Frontino e Paulino discepoli di santo Pieroma ciòfu tacitamente e in pochi fedeliper paura de' vicarii e propostidegl'imperadorich'erano idolatrie perseguivano li Cristianidovunque gli trovavano; e così dimoraro infino al tempo diGostantino imperadore e di santo Silvestro papa.




XXII - Di Gostantino imperadore e de' suoi discendentie le mutazioniche ne furono in Italia

Troviamo che la nostra città di Firenze si resse sotto laguardia dello imperio de' Romani intorno di CCCL annidapoi cheprima fu fondatatenendo legge pagana e cultivando l'idolicontutto che assai v'avesse de' Cristiani per lo modo ch'è dettoma dimoravano nascosi in diversi romitaggi e caverne di fuori da lacittàe quegli ch'erano dentro non si palesavano Cristianiper la tema delle persecuzioni che gl'imperadori di Romae de' lorovicari e ministri facevano a' Cristianiinfino al tempo del grandeGostantino figliuolo di Gostantino imperadoree d'Elena sua mogliefigliuola del re di Brettagnail quale fu il primo imperadorecristianoe adotò la Chiesa di tutto lo 'mperio di Romaediede libertà a' Cristiani al tempo del beato Silvestro papail quale il battezzò e fece Cristianomondandolo della lebbraper virtù di Cristo; e ciò fu negli anni di Cristointorno CCCXX. Il detto Gostantino fece fare in Roma molte chieseall'onore di Cristoe abattuti tutti li templi del paganesimo edell'idolie riformata la santa Chiesa in sua libertà esignoriae ripreso il temporale dello 'mperio della Chiesa sottocerto censo e ordinese ne andò in Costantinopolie per suonome così la fece nominareche prima avea nome Bisanziaemisela in grande stato e signoria: e di là fece sua sedialasciando di qua nello 'mperio di Roma suoi patriciovero censoricioè vicariiche difendeano e combatteano per Roma e per lo'mperio. Dopo il detto Gostantinoche regnò più di XXXanni tra nello 'mperio di Roma e in quello di Gostantinopolie'rimasono di lui tre figliuoliGostantinoe Gostanzioe Costanteiquali tra·lloro ebbono guerra e dissensionee l'uno di loroera Cristianociò fue Gostantinoe l'altro ereticociòfue Gostanzioe perseguitò i Cristiani d'una resia che sicominciò in Gostantinopoli per uno chiamato Arriola qualeper lo suo nome si chiamò arianae molto errore sparse pertutto il mondo e nella Chiesa di Dio. Questi figliuoli di Gostantinoper la loro dissensione guastarono molto lo 'mperio di Roma e quasiabandonaroe d'allora innanzi sempre parve che andasse al dichino escemando la sua signoria: e cominciaro ad essere due e tre imperadoria una voltae chi signoreggiava in Gostantinopolichi lo 'mperio diRomae tale era Cristianoe tale eretico arianoperseguitando iCristiani e la Chiesa; e durò molto tempoe tutta Italia nefu maculata. Degli altri imperadori passatie di quegli che furonopoinon facciamo ordinata memoriase non di coloro che pertengono anostra materia; ma chi per ordine gli vorrà trovarelegga lacronica martinianae in quella gl'imperadori e li papa che furonoper gli tempi troverrà ordinatamente.




XXIII - Come la fede cristiana fu prima nella città di Firenze

Nel tempo che 'l detto grande Gostantino si fece Cristianoediede signoria e libertà a la Chiesae santo Silvestro paparegnò nel papato palese in Romasi sparse per Toscana e pertutta Italiae poi per tutto il mondo la vera fede e credenza diGesù Cristo. E nella nostra città di Firenze sicominciò a coltivare la verace fedee abbattere il paganesimoal tempo di... che ne fu vescovo di Firenzefatto per Silvestropapa; e del bello e nobile tempio de' Fiorentiniond'è fattamenzione adietroi Fiorentini levaro il loro idoloil qualeappellavano lo Idio Martie puosollo in su un'alta torre presso alfiume d'Arnoe nol vollono rompere né spezzareperòche per loro antiche memorie trovavano che il detto idolo di Martiera consegrato sotto ascendente di tale pianetache come fosse rottoo commosso in vile luogola città avrebbe pericolo e dannoegrande mutazione. E con tutto che i Fiorentini di nuovo fossonodivenuti Cristianiancora teneano molti costumi del paganesimoetennero gran tempoe temeano forte il loro antico idolo di Marti; sìerano ancora poco perfetti nella santa fede. E ciò fattoildetto loro tempio consecrato all'onore d'Iddio e del beato santoGiovanni Batistae chiamarlo Duomo di Santo Giovanni; e ordinaro chesi celebrasse la festa il dì della sua nativitade con solennioblazioni e che si corresse uno palio di sciamito; e sempre perusanza s'è fatto in quello giorno per gli Fiorentini. Efeciono fare le fonti del battesimo in mezzo del tempio ove sibattezzavano le genti e' fanciullie fanno ancora; e 'l giorno disabato santoche si benedice ne le dette fonti l'acqua del battesimoe il fuocoordinato che·ssi spandesse il detto fuoco santoper la città a modo che si faceva in Gerusalemche perciascuna casa v'andasse uno con una faccellina ad accendere. E diquella solennità venne la dignità ch'hanno la casa de'Pazzi de la grande faccellinaintorno fa di CLXX anni dal MCCC anniaddietroper uno loro antico nomato Pazzoforte e grande dellapersonache portava la maggiore faccellina che niuno altroe era ilprimo che prendea il fuoco santoe poi gli altri da lui. Il dettoDuomo si crebbepoi che fue consecrato a Cristoove è oggiil coro e l'altare del beato Giovanni; ma al tempo che 'l detto Duomofu tempio di Martinon v'era la detta agiuntané 'lcapannuccioné la mela di sopra; anzi era aperto di sopra almodo di Santa Maria Ritonda di Romaacciò che il loro idoloIdio Marti ch'era in mezzo al tempio fosse scoperto al cielo. Ma poidopo la seconda redificazione di Firenze nel MCL anni di Cristosifece fare il capannuccio di sopra levato in colonnee la melae lacroce dell'oro ch'è di sopraper li consoli dell'arte diCalimalai quali dal Comune di Firenze ebbono in guardia la fabbricadella detta opera di Santo Giovanni. E per più genti che hannocerco del mondo dicono ch'elli è il più bello tempioovero duomodel tanto che si truovi: e a' nostri tempi si compiéil lavorio delle storie a moises dipinte dentro. E troviamoper antiche ricordanze che la figura del sole intagliata nelloismaltoche dice: "En giro torte sol cicloset rotor igne"fu fatta per astronomia; e quando il sole entra nel segno del Cancroin sul mezzogiornoin quello luogo luce per lo aperto di sopra ov'èil capannuccio.




XXIV - Della venuta di Gotti e di Vandali in Italiae comedistrussono il paese e assediaro la città di Firenze al tempodi santo Zenobio vescovo di Firenze

Dapoi che·llo 'mperio de' Romani si traslatò di Romain Grecia per Gostantinoe quasi fu partitoe talora abandonato pergli suoi successorivenne molto scemando. Per la qual cosa neglianni di Cristo circa IIIIcregnando nello 'mperio di Roma e diGostantinopoli Arcadio e Onorio figliuoli di Teodosiouna gentebarbera delle parti tra 'l settentrione e levantedelle province chesi chiamano Gozia e Sveziadi là dal fiume del Danubiosceseuno signore ch'ebbe nome Alberigo re de' Gotticon grande seguitodella gente di quegli paesie per loro forza passaro in Africaedistrussolla in grande partee tornando in Italiaper forzadistrussono grande parte di Romae la provincia d'intorno ardendoeuccidendo chiunque loro si parava innanzisì come gentepagana e sanza alcuna leggevolendo disfare e abbattere lo 'mperiode' Romani; e in grande parte il consumaro. E poinegli anni diCristo IIIIcXV intornoRodagio re de' Gottisuccessore del dettoAlberigoancora passò in Italia con innumerabile esercito digente; venne per distruggere la città di Romae guastòmolto della provincia di Lombardia e di Toscana. Per la detta cagionegli Romani veggendosi così aflittie forte temendo del dettoRodagio che già era in Toscanae poi si puose all'asediodella loro città di Firenzemandato per soccorso inGostantinopoli a lo 'mperadore. Per la qual cosa Onorio imperadorevenne in Italia per soccorrere lo 'mperio di Romae coll'oste de'Romani venne in Toscana a la città di Firenze per contastareil detto Rodagioovero Rodagosoil quale era all'asedio di Firenzecon CCm di Gotti e più; il quale per la volontà di Diospaventòsentendo la venuta dello 'mperadore Onoriosiritrassono ne' monti di Fiesole e d'intornoe ne le valli; e iviridotti in arido luogo e non proveduti di vittuagliaassediatid'intorno a le montagne da Onorio e dall'oste de' Romanipiùper miracolo divino che per forza umana (imperciò che acomparazione de' Gotti l'oste dello imperadore Onorio era quasiniente); ma per la fame e sete sofferta per più giorni per liGottis'arendero i Gotti presidopo molto grande quantitàprima morti di famei quali come bestie furono tutti venduti perservie per uno danaio diedono l'unocon tutto che per la fame edisagio che aveano avutola maggiore parte si moriro in brieve tempoa danno de' comperatori che gli aveano a soppellire; e Rodagasodinascosto fuggito de la sua osteda' Romani fu preso e morto. E cosìmostra che niuna signoria né grandezza nonn-ha fermo statoeche non venga meno; ché sì come anticamente gli Romaniandavano per l'universe parti del mondo conquistando esottomettendosi le province e' popoli sotto loro giuridizionecosìper diversi popoli e nazioni furono aflitti e tribulati lungo tempocome innanzi farà menzione; e quegli che lo 'mperioconsumarono furono a la fine distrutti per le loro peccata.

Essendo la nostra provincia di Toscana stata in questaafflizzionee la città di Firenze per la venuta e assedio de'Gotti in grande tribolazionesì era in Firenze per vescovouno santo padre ch'ebbe nome Zenobio. Questi fu cittadino di Firenzee fue santissimo uomoe molti miracoli fece Idio per luie risucitòmortie si crede che per gli suoi meriti la città nostrafosse libera da' Gottie dopo la sua vita santa molti miracoli fece.E simile santificò co·llui santo Crescenzio e santoEugenio suo diacano e soddiacanoi quali sono soppelliti i lorocorpi santi nella chiesa di Santa Reparatala quale prima fu nomataSanto Salvadore; ma per la vittoria che Onorio imperadore co' Romanie co' Fiorentini ebbono contra Rodagaso re de' Gotti il dì disanta Reparatafu a sua reverenza rimosso il nome a la grande chiesadi Santo Salvadore in Santa Reparatae rifatto Santo Salvadore invescovadocom'è a' nostri dì. Il detto santo Zenobiomorì a San Lorenzo fuori de la cittàe recando il suocorpo a Santa Reparatatoccò uno olmo che era secco nellapiazza dì Santo Giovannie incontanente tornò verde efiorìo; e per memoria di ciò v'è oggi una crocein su una colonna in quello luogo.

 

 




LIBRO TERZO




I - Qui comincia il terzo libro: come la città di Firenze fudistrutta per Totile Flagellum Dei re de' Gotti e de' Vandali

Negli anni di Cristo CCCCXLal tempo di santo Leo papae diTeodosio e Valentiniano imperadorinelle parti d'aquilone fu uno rede' Vandali e di Gotti che si chiamava Belasopranomato Totile.Questi fu barbaroe sanza leggee crudele di costumi e di tuttecosenato della provincia di Gozia e di Sveziae per la suacrudeltà uccise il fratelloe molte diverse nazioni di gentiper sua forza e potenzia si sottopuose; e poi si dispuose didistruggere e consumare lo 'mperio de' Romanie disfare Roma; e cosìper sua signoria raunò innumerabile gente del suo paesediSveziae di Goziae poi di Pannoniacioè Ungariae diDannesmarcheper entrare in Italia. E volendo passare in Italiada'Romanie Borgognonie Franceschi fu contrastatoe grande battagliacontra lui fatta nelle contrade di Luninacioè Frioli eAquileaco la maggiore mortalità di gente che mai fosse inneuna battaglia dall'una parte e dall'altra; e fu morto il re diBorgognae Totile come sconfitto si tornò in suo paese co lagente che gli era rimasa. Ma poi volendo seguire suo proponimento didistruggere lo 'mperio di Romasi raunò maggiore esercito digente che primae venne in Italia. E prima si puose ad assedio a lacittà d'Aquilea e stettevi per tre annie poi la prese e arsee distrusse con tutte le genti; e intrato in Italiaper simile mododistrusse Vincenzae Bresciae Bergamoe Milanoe Ticinoe quasitutte le terre di Lombardiasalvo Modona per gli meriti di santoGiminiano che n'era vescovoche per quella città trapassandocon sua genteper miracolo di Dio no·lla vide se non quandone fu fuorie per lo miracolo la lasciò che no·lladistrusse; e distrusse Bolognae fece martorizzare santo Procolovescovo di Bolognae così quasi tutte le terre di Romagnadistrusse. E poi trapassando in Toscanatrovò la cittàdi Firenze poderosa e forte. Udendo la nominanza di quellae comeera edificata da nobilissimi Romanie era camera dello imperio e diRomae come in quella contrada era stato morto Rodagasio re de'Gotti suo anticessore con così grande moltitudine di Gotticome adietro è fatta menzionecomandò che fosseassediatae più tempo vi stette invano. E veggendo che perassedio no·lla potea avereimperciò ch'era fortissimadi torrie di murae di molta buona genteper ingannoe lusinghee tradimento s'ingegnò d'averla; ché i Fiorentiniaveano continuo guerra colla città di Pistoia. Totile sirimase di guastare intorno a la cittàe mandò a'Fiorentini che volea essere loro amicoe in loro servigiodistruggere la città di Pistoiapromettendo e mostrandoa·lloro grande amoree di dare loro franchigie con moltilarghi patti. I Fiorentini male aveduti (e però furono poisempre in proverbio chiamati ciechi) credettono a le sue falselusinghe e vane promessioniapersogli le portee misollo nellacittà lui e sua gente; e albergò nel Campidoglio. Ilcrudele tiranno essendo nella città con tutta sua forzae confalsi sembianti mostrava amore a' cittadiniuno giorno fecerichiedere a suo consiglio li maggiori e più possenti caporalide la terra in grande quantità. E come giugnevano inCampidogliopassando ad uno ad uno per uno valico di cameraglifacea uccidere e amazzarenon sentendo l'uno dell'altroe poi glifacea gittare nelli acquidocci del Campidogliocioè la gorad'Arno ch'andava sotterra per lo Campidoglioacciò che niunose n'acorgesse. E così ne fece morire in grande quantitàche niente se ne sentiva nella città di Firenzese non cheall'uscita della città ove si scoprivano i detti acquidocciovero gorae rientravano inn-Arnosi vedea tutta l'acqua rossa esanguinosa. Allora la gente s'acorse dello inganno e tradimento; mafu indarno e tardiperò che Totile aveva fatto armare tuttasua gentee come s'avide che·lla sua crudelità erascopertacomandò che corressono la terra uccidendo piccoli egrandiuomini e femmine; e così fue fatto sanza riparoperòche li cittadini erano sanza arme e isproveduti; e truovasi che inquello tempo avea nella città di Firenze XXIIm d'uominid'armesanza gli vecchi e' fanciugli. La gente della cittàveggendosi a tale dolore e distruzione venutichi potéoscampare il fecefuggendosi in contadoe nascondendosi in fortezzee in boschie caverne; ma molti e più de' cittadini ne furonomortie tagliatie presie la città fue tutta spogliatad'ogni sustanzia e ricchezza per gli detti GottiVandalie Ungari.E poi che Totile l'ebbe così consumata di genti e dell'averecomandò che fosse distrutta e arsa e guastae non virimanesse pietra sopra pietra; e così fu fattose non che dal'occidente rimase una delle torri che Igneo Pompeo avea edificataedal settentrione e dal mezzogiorno una delle portee infra la cittàpresso a la porta casasive domointerpetriamo il Duomo diSanto Giovannichiamato prima casa di Marti. E di vero mai non fuedisfattoné disfarà in etternose non al dieiudicio; e così si truova scritto nello ismalto del dettoDuomo. E ancora vi rimasono l'alte torriovero templisegnati peralfabetoche così gli troviamo in antiche cronichele qualinon sappiamo interpetrare: ciò sono S e casa P ecasa F. Porte IIII avea la cittàe VI postierle; e torridi maravigliosa fortezza erano sopra le porte. E l'idolo dello IdioMarti che' Fiorentini levarono del tempio e puosono sopra una torreallora cadde inn-Arnoe tanto vi stette quanto la cittàstette disfatta. E così fu distrutta la nobile città diFirenze dal pessimo Totile a dì XXVIII di giugno negli anni diCristo CCCCLe anni VcXX da la sua edificazione; e nella detta cittàfu morto il beato Maurizio vescovo di Firenze a gran tormento per lagente di Totilee il suo corpo giace in Santa Reparata.




II - Come Totile fece reedificare la città di Fiesole

Distrutta la città di FirenzeTotile se n'andò insul monte ov'era stata l'antica città di Fiesolee con suebandieree tendee trabacchee quivi s'acampòe comandòche la detta città si redificassee fece bandire che chiunquevolesse tornare ad abitare in quella fosse sicuro e francogiurandoa·llui d'essere contra li Romanie acciò che·llacittà di Firenze non si rifacesse mai. Per la quale cosa moltiche anticamente erano stati discesi di Fiesole vi tornarono adabitaree de' Fiorentini medesimi isfuggitiche non sapeano ove sidovessono abitare né andare. E così in poco tempo furifatta e redificata la città di Fiesolee fatta forte dimura e di gentee poicome prima erae fu sempre ribella di Roma.E perché noi facciamo in questa nostra storia digressionelasciando come Firenze rimase diserta e disfattae seguendo lestorie e' fatti de' Vandalie de' Gottie de' Longobardii qualisignoreggiarono lungo tempo Romae Toscanae tutta Italiasìne pare di nicessità; ché per la loro forza e signoriali Fiesolani non lasciarono rifare Firenze infino che d'Italia nonfurono cacciaticome innanzi farà menzionetornando a nostramateria.




III - Come Totile si partì di Fiesole per andare verso Romaedistrusse molte cittadie morì di mala morte

Rifatta la città di FiesoleTotile si partì diquellae andonne per Toscana per guastare lo 'mperioe per andare aRomae prese e distrusse la città d'Arezzoe quella fecearare e seminare di sale; e Perugia assediò più tempoe per fame l'ebbe e la distrussee 'l beato Arcolano vescovo diquella fece strangolare. Simile fece della città di Pisae diLuccae di Volterrae di Lunie PontriemoliParmaReggioBolognaImolaFaenzaForlìForlimpopoloe Cesena: tuttequeste cittadie l'altre di Lombardia nominatee molte altre cittàdi Campagna e di terra di Roma dal nequissimo Totile furonodistruttee molti santi monaci e religiosi da·llui e da suagente furono distrutti e martirizzatie fece grande persecuzione a'Cristianirubando e disertando chiese e munisterie quelledisfaccendo; e poi andando per distruggere Romain Maremma morìodi repentina morte. Ma alcuno altro dottore scrisse che 'l dettoTotile per gli prieghi a Dio di santo Leo papa che allora regnava sipartì d'Italiae cessò la sua pestilenza; imperciòcheper miracolo di Dioal detto Totile apparve più volte invisione dormendo una ombra con uno viso terribile e spaventosominacciandolo che s'egli non facesse il volere del detto santo padrepapa Leoneil distruggerebbe. Il quale Totile per paura di ciòreverenza fece al detto papae partissi d'Italia sanza apressarsi ala città di Romae tornossi in Pannonia; e là venutodi repentina morte morìo; e alcuno disse che morì inCingole nella Marca. Ma dove ch'egli morissela notte medesimach'egli morìapparve per visione di sogno a Marzianoimperadoreil quale era in Greciache l'arco di Totile era rotto;per la qual cosa intese che Totile era mortoe così si trovòche in quella medesima notte morìo. Questo Totile fu il piùcrudele e potente tiranno che si truovi; e per la sua iniquissimacrudeltà fu chiamato per sopranome Flagellum Dei. E peraltri si scrisse che 'l detto sopranome puose santo Benedettoch'udendo Totile la sua santitàl'andò a vedere aMontecascino travisatoper vedere se 'l conoscesse. Il beato santonon mai vedutoloper ispirazione divina il conobbee disse: "Tuse' fragello di Dio per pulire le peccata"; comandògli dasua parte che non ispanda più sangue umanoonde poco apressomorìo. E veramente fu flagello di Dio per consumare lasuperbia de' Romani e de' Taliani per li loro peccatiche in quellotempo erano molto corrotti nello errore della resia arianae contraa la vera fede di Cristoed idolatrie di molti altri peccatispiacenti a Dio erano contaminati; e così la divina potenziapulì i non giusti per lo crudele tiranno non giustogiustamente.




IV - Come i Gotti rimasono signori in Italia dopo la morte diTotile

Vivendo ancora Totile in ItaliaTeodorigoun altro re de' Gottisi partì di Gozia e distrusse Danesmarcee poi Lotterigecioè Brabante e Analdoe quasi tutta Francia; e passòin Ispagna e tutta la distrusse. E stando in Ispagna udì lamorte di Totileincontanente ne venne in Italiae co' VandalieGottie Ungarie altre diverse nazioni ch'erano stati con Totileraunò sotto sua signoriae lasciò in Ispagna Elaricoovero Elariosuo fratello re de' Gottiil quale comprese econquistò non solamente Spagnama il reame di NavarraeProenzae Guascogna infino a' confini di Francia. Ma poi il dettoElarico fu isconfitto e morto con tutta sua gente da Crovis re diFranciail quale fu il primo re di Francia che fosse Cristiano; e ladetta battaglia fu presso a la città di Pettieri a X leghel'anno di Cristo VcXe distrusse i Gotti per modo che mai non ebbonosignoria di là da' monti. Il sopradetto Teodorigo che passòin Italia prese Romae tutta Toscanae Italiae allegossi conLeone imperadore di Gostantinopoli eretico ariano; il quale Leonepassò in Italiae venne a Romae trasse di Roma tutte le'magini de' Cristiani e arsele in Gostantinopolia dispetto del papae della Chiesa. E quello Leone imperadore e Teodorico re de' Gottiguastaro e consumaro tutta Italiae le chiese de' fedeli fecerotutte abatteree lo stato de' Romani e dello 'mperio moltoinfieboliro. E poi morto Leone imperadorefu Zeno imperadoree fucontrario de' costumi e di tutte cose di Leonee la sua schiattaanullò e consumòe ebbe guerra co' Gotti ch'erano inItalia. A la fine s'acconciò con pace co·lloromavolle per istadico Teodorico il giovane figliuolo di Teodorico re de'Gottich'era garzone e piccoloe tennelo seco in Gostantinopoli. ETeodorigo re tenne lo 'mperio di Roma per lo detto Zenone imperadorefaccendonegli omaggioe dandonegli tributo. In questi tempicircagli anni di Cristo CCCCLXXregnando in Gostantinopoli Leoneimperadore di Romanella grande Brettagnache ora Inghilterra èchiamatanacque Merlino profeta (dissesi d'una vergine con concettoovero operazione di demonio)il quale fece in quello paese moltemaraviglie per negromanziae ordinò la tavola ritonda dicavalieri errantial tempo che in Brettagna regnava Uter Pandragoneil quale fu de' discendenti di Bruto nipote d'Enea primo abitatore diquellacome adietro facemmo menzione; e poi rinnovata per lo buonore Artù suo figliuoloil quale fu signore di grande potenziae valoree sopra tutti i signori cortese e graziosoe regnògrande tempo in felice statocome i ramanzi di Brettoni fannomenzionee la cronica martiniana in alcuna parte in questo tempo.




V - Come i Gotti furono cacciati la prima volta d'Italiae comericoveraro la signoria per lo giovane Teodorico loro re

Nel detto tempointorno gli anni di Cristo CCCCLXVuno Agustolo(questi fu Teutonico) e prese e occupò lo 'mperio di Roma ed'Italia XV mesi. Ma EdevancerGreco di Rutinacon Ruteni sua gentevenne in Italiae per forza prese Piagenza e Ticinoe discacciòdella signoria il detto Agustoloe fecesi monaco per paura. Evancercolli suoi Rutini venne a Romae ebbe tutta la signoria d'Italia perXIIII annie cacciò i Gotti. Sentendo ciò Zenoimperadore che dimorava in Gostantinopolimandò contra ildetto Edevancer Teodosio giovaneche rimase del padre re de' Gottich'avea XVII annie per terra venne per Bolgaria e Ungaria con assaifatica; e Evancer gli si fece allo 'ncontro in Aquilea con tutto losforzo d'Italia; quivi si combattero insiemee Evancer fu sconfittoe fuggisi con pochi a Roma; ma il popolo di Roma no·llolasciarono entrare in Romane la città. Teodosio co' GottieGrecie Ungari seguendolo a RomaEvancer si fuggìo da Roma aRavenna; ancora il perseguì Teodosioe assediollo in Ravennaper tre annie presa la cittàl'uccisee distrusse suagentenegli anni di Cristo CCCCLXXX; e Teodorico rimase re e signorein Italiaavendo lega e amistà con Zeno imperadore diGostantinopolie da' Romani fu ricevuto a grande onoreepaceficamente tenne Roma e Italia grande tempoe tolse per moglie lafigliuola del re di Franciache Lottieri figliuolo Crovis ebbe nome;ma poi si maculò della resia arianae divenne come tirannoenimico della Chiesa e di veri Cristiani. Questi fu quello Teodoricoil quale mandò in pregione e fece poi morire a Pavia il buonosanto Boezio Severino consolo di Romaperch'egli per bene e statodella republica di Roma e della fede cristianail contrastava de'suoi difetti e tirannieapponendogli false cagioni. Allora il santoBoezio compuose in pregione a Pavia il libro della filosoficaconsolazione. Poi questo Teodorico perseguitò molto iCristianie molti ne fece morire a petizione degli arianie 'l papaGiovanni primo mandò in pregione a Ravennae fecelvi permartirio di fame morire con altri che co·llui erano andati inGostantinopoli a Giustino imperadore cristianissimoper procurare lostato della Chiesa e della fede cattolicae perché Giustinonon facesse disfare le chiese degli eretici ariani; però cheTeodorico avea minacciati di distruggere tutti gli Cristianid'Italiase Iustino offendesse alli ariani. E poi poco appresso ildetto Teodorico morì di mala mortee in visione vide unosanto eremita che il detto papa Giovanni gittava in inferno l'animadel detto Teodorico. Questi fu negli anni VcV. In questi tempi pergli errori della resia ariana e idolatra tutta Italia fu maculataeGostantinopolie tutta Grecia; e molte mutazioni di papa furono inRomae nella Chiesa grandi differenzie e errorisicchéToscana e tutta Italia languiva sì degli errori de la fedeesì delle diverse tiranniche signorie de' Gotti e degli altriche signoreggiavano; e crebbe tanto la forza de' Gottiche occuparonon solamente Lombardia e Toscana e terra di Romama Napoli e 'lregno di Puglia e Cicilia e ancora Africacrescendo il loro erroree vivendo sanza leggee consumando le province e' popolitanto chegli Romani si ribellaro e cacciaro gli Gotti di Romai qualiraunandosi col loro signore vennero all'asedio di Roma negli anni diCristo VcXXXVIII.

 

 




VI - Come i Gotti al tutto furono cacciati d'Italia per Belusianopatrice de' Romani

I Romani e Italiani veggendosi così consumare e distruggerea' Gottimandaro in Gostantinopoli a Iustiniano imperadore che glidovesse liberare da' Gotti e recare lo 'mperio di Roma in suo stato efranchigia; il quale Iustinianoudite le richieste de' Romanie peradirizzare lo 'mperio di Romafece patrice de Romanicioèpadre e suo luogotenente e vicarioBelusiano suo nipotee mandolloin Italia; e Iustiniano rimase in Gostantinopolie corresse congrande provedenza tutte le leggile quali erano molte confuse e inpiù volumie recolle sotto brevità e con ordine: ilquale Belusiano sopradetto fu uomo di grande senno e prodezzae beneaventuroso in guerra. Prima di Gostantinopoli per mare valicòin Africae con vittoria ne cacciò i Gotti e' Vandali che 'lpaese occupavanoe poi simile fece in Cicilia; e appresso venne nelRegno e assediò la città di Napoli che si teneano co'Gottie per forza la presee non solamente uccise i Gotti chev'erano dentroma quasi tutti gli Napoletani piccoli e grandimaschi e femmineperché ritenevano i Gottie con loro aveanocompagnia. E poi ne venne verso Romala quale era occupata da'Gottii quali sentendo la venuta di Belusiano patricesi partiro daRoma e ridussonsi con tutta loro forza a Ravenna. Belusianoradirizzato lo stato di Roma e dello imperioperseguitò iGotti a Ravennae ivi ebbe con loro grande battagliae vinseliesconfisseglie cacciogli tutti quasi d'Italia; e poi n'andòinn-Alamagna e in Sassognae per forza tutti quegli paesi e provincerecò a l'obedienza e suggezzione dello 'mperio di Romaemolto ricoverò lo 'mperio e ridusse in buono statoe beneaventurosamente e con vittoria in tutte parti vinse e soggiogòi ribelli dello 'mperioe tenne in buono stato mentre vivetteinfino agli anni di Cristo VcLXVche Iustiniano imperadore eBelusiano moriro bene aventurosamente. E dopo Belusiano fu fattopatrice di Roma Narses per Iustino secondo imperadore successore diIustiniano; e questo Narses ancora ebbe battaglia in Italia col rede' Gottie sconfisseglie vinseglie al tutto gli cacciòd'Italia. E così durò la signoria de' Gotti in Italiaanni CXXV con grande stimolo e struggimento de' Romanie di tuttigl'Italianie dello 'mperio di Roma; e così s'adempiéla parola del santo Vangelo ove dice: "Io ucciderò ilnemico mio col nemico mio". E in questi tempi fu grandesterilità e fame e pestilenzia in tutta Italia. E chi vorràpiù stesamente sapere le battaglie e le geste de' Gotti cerchii·libro che comincia: "Gottorom antichissimietc.".




VII - Della venuta de' Longobardi in Italia

Essendo Narses patrice di Romae signoreggiava lo 'mperio diponente per Iustino imperadoresì venne in disgrazia dellaimperadrice Sofiamoglie di Iustinoe minacciollo di mortee difarlo privare della sua dignità; per la qual cosa il dettoNarses si rubellò dallo imperadore Giustinoe mandò inPannonia per gli Longobardiciò sono Ungarie col loro rechiamato Rotario fece lega e compagnia contra lo 'mperadore diGostantinopoli e de' Greciper torgli lo 'mperio di Roma; e cosìfu fattoil quale re di Longobardi venne in Italia negli anni diCristo VcLXX. E l'abito de' Longobardi che prima vennono in Italiasi aveano raso il capoe lunga la barbae lunghi vestimenti elarghie di lino gli piùa modo di Frosonie le calze sanzapeduli infino a' tallonilegate con coregge. Questi Longobardi primafurono di Sassogna; ma soperchio di genti parte di loro si partiro diloro paesee presono Pannoniae poi si stesono in Ungaria. ELongobardi ebbono nome per uno indivino chiamato Godanil qualevenute le mogli de' Longobardi e la moglie del detto indivino peravere consiglio di loro fortunaper suo consiglio disse che lamattina al levare del sole venisseroe co·lloro capelliavolti al mento. Godan così veggendoledisse: "Chi sonoquesti Longobardi?"; e però fue il loro primo nome. E poial tempo e cagione di su detta passaro in Italiae primadiscacciarono di Melano i Melanesie simile gli abitanti di Ticinoe' Chermonesie' Brescianie' Bergamaschi; e in quelle cittàprima cominciaro ad abitaree popolaro di loro gentee poi tuttel'altre città d'intornoe di quelle di Toscana infino nelregno di Puglia signoreggiaro. E dapoi fu chiamato quello paeseLombardiae Lombardi per lo nome de' Longobardi; che prima avea nomela provincia Ombriae di là dal Po Ensobra. E dalla lorovenuta innanzi fu asciolto il regno d'Italia dal giogo di quegli diGostantinopoli; e da quello tempo innanzi gli Romani si cominciaro areggere per patricie durò grande tempo. E 'l detto re de'Longobardi fece suo capo del reame la città di Paviae fecemolto grandi e notabili cose mentre ch'egli regnò. E stando inPavia si andò a·llui il santo padre Allesandrovescovoallora dell'antica città di Fiesole e cittadino di quellapercagione che 'l signore di Fiesole che n'era sanatore guastava laChiesae occupava le ragioni del vescovado e delle sue chiesesoffreganti; il quale Rotario recon tutto che fosse barbaro epaganoal detto santo Allesandro fece grande amore e reverenziaeesaudì la sua petizionee fecegli brivilegie liberòla Chiesasì come seppe domandare. Ma il sanatore della cittàdi Fiesoleuomo crudele e malvagio Cristianomandò dietro aldetto santo Allesandro suoi ministri e famigliariacciò chegli togliessono la vita; il quale partendosi da Pavia per tornare aFiesoleda' detti masnadieri e ministri del sanatore di Fiesole fumartorizzatoe per forza gittato e annegato nel fiume del Po. Il cuicorpo da' suoi discepoli e compagni fu ritrovato e recato nella cittàdi Fiesole con grande reverenza; e poi per lo beato santo Romolosuccedente vescovo di Fiesoletraslatandolo ove è oggi la suachiesa suso a la roccagrandissimi e visibili miracoli fece Iddioper luie massimamente contro al detto senatore e suoi ministripersecutori de' Cristianii quali non solamente perseguitavano ivivima eziandio i corpi morti de' santi non lasciavano soppelliresì come innanzi la sua storia pienamente fa menzione; il cuisanto corpoe quello del beato santo Romoloe di più altrimartiri e santi sono ancora in Fiesolee sono molto da reverire; echiunque in pelligrinaggio vaeper gli meriti de' detti santi corpihae grandissimi perdoni e indulgenze. Lasceremo alquanto dellecominciate storie de' Longobardich'assai tosto vi torneremoediremo d'una nuova e perversa setta che in questi tempi si cominciòoltremaree ciò fu la legge e setta de' Saracini fatta perMaumetto falso profetala quale contaminò quasi tutto ilmondo e molto affrisse la nostra fede cristiana.




VIII - Del cominciamento della legge e setta de' Saracini fatta perMaometto

E' ne pare convenevoledapoi che in brieve corso di scritturaavemo fatta menzione del venimento in Italia della gente de' Gotti edella loro finedi mettere in questo nostro trattato ilcominciamento della setta de' Saracinila quale fu quasi in questitempi che' Gotti vennono meno in Italia; e bene ch'ella sia fuoridella nostra principale materia de' fatti del nostro paese d'Italia emolto di lungisì fu sì grande mutazione del mondoedonde seguirono poi grandissime persecuzioni a santa Chiesa e a tuttii Cristianie eziandio ne sentì per certi tempi la nostraItaliacome si troverrà per innanzi leggendo. E brieve diremole storiee la vitae la fine di Maometto cominciatore della dettamalvagia setta de' Saracinie in parte del cominciamento degliarticoli della sua Alcaramcioè leggeacciò checiascuno Cristiano che questo leggeràconosca e non siaignorante della falsa legge e bestiale de' Saracinie stia acommendazione della nostra santa cattolica e vangelica federitornando poi a nostra materia.

Ne' detti tempiquasi intorno di VIc anni di Cristonacque nelpaese d'Arabianato nella città di Lamechuno falso profetach'ebbe nome Maometfigliuolo Aldimenechil quale fu negromante.Questi fu disceso dalla schiatta d'Ismalienicioè de'discendenti d'Ismael figliuolo d'Abram e d'Agar sua ancella; e contutto che' Saracini nati de' discendenti d'Ismael si dinominaro daSara la moglie d'Abrampiù degnamente e di ragione dovrebbonoessere chiamati Agarini per Agar onde il loro cominciamento nacque.Questo Maomet fu di piccola nazionee di povero padre o madre; erimaso piccolo fanciullo sanza padre e madrefu ricolto e nudrito inSalingia in Arabia con uno sacerdote d'idolie co·lluiimprese alquanto di negromanzia; e quando il detto Maomet fu in etàdi sua giovanezzavenne a stare al servigio d'uno ricco mercatantearaboper menare suoi asini a vittura. E andando giovane garzone conmercatanti in sua votturaarivò per cammino in una badia diCristianila qual era in sul cammino e confini d'Asiria e Arabia dilà dal monte Sinaiove i mercatanti facieno loro porto eridotto. In quella avea uno santo eremita cristianoe avea nomeBahairàal quale per revelazione divina gli fu mostrato chetra gli mercatanti là venuti avea uno giovane di cui parlavala profezia sopra Ismael nel XVI capitolo del Genesische dice:"Egli nascerà uno fiero uomoche·lla sua manosarà contra tutti e la mano di tutti sarà controa·lluie che sarebbe averso della fede di Cristo epersecutore grandissimo". E quand'egli venne co' mercatanti alladetta badiadicono i Saracini che 'l primo miracolo che Iddio mostròper lui fu che crebbe una porta della chiesaond'egli entròmaravigliosamente; e se vero fusì fu segno manifesto chedovea isquarciare e aprire la porta della santa Chiesa di Roma. Econosciuto il giovane per lo santo padre per gli segni a·lluirivelatiil ritenne seco con pura fe' per ritrallo dell'idolatraeinsegnavagli la vera fe' di Cristola quale Maomet molto beneimparava. Ma per lo distinoovero per la forza del nimico dell'umanagenerazioneMaomet non poté continovarema si tornòal suo primo servigio e del suo maestro; col quale apresso crescendoMaomet in bontàgli diede in guardia il suo maestro i suoicammellie guidare sue mercatantiele quali bene avrosamenteavanzò. E morto il suo signoree per lo suo buono servigioala donna piacquee ebbe affare di lui; e poi morto il maritoil sifece secondo loro costuma suo maritoe fecelo signore d'ogni suasustanzia e di molto grande avere. Maomet divenuto di povertàin ricchezzasi montò in grande orgoglio e superbia e in altiintendimentie pensossi di potere essere signore di tutti gli Arabiperò ch'erano grossi di senno e di costumie nonn-aveanonullo signorené rené legge: e egli era saviomaliziosoe ricco. E per fornire suo proponimentoprima si feceprofetae predicava a quello grosso popoloi quali vivieno sanzalegge. E per avere séguito e podere s'acostò con uominigiovanipoveri e bisognosie ch'avieno debitoe con rubatori edisperatiseguendo co·lloro ogni peccatoe vivendo co·lloroa comune di ruberie e d'ogni male aquistospezialmente sopra iGiudeicui molto disamava; e per questo divenne e montò inistato e signoriae fu molto dottato e tenuto nel paesee quasicome uno loro re fu temuto per lo podere e senno ch'avea tra quellagente barbera e grossae per sua superbia più battaglie ebbeco' signori vicinie più volte vinsee fu sconfittoe inalcuna battaglia perdé de' denti dinanzi. E perché sifacea profetae nelle dette battaglie in alcune fu sconfittoondeper falso profeta fu rimprocciatodi che si scusava dicendo che Dionon volea che combattessee però il facea perderema comesuo messaggio voleva predicasse al popolo e amaestrasse. Il qualepredicandodicea ch'era sopra tutti i profetie che dieci angioliper comandamento d'Iddio il guardavanoed era messo mandato da Dioper dichiarare la legge a' Giudei e a' Cristiani data da Dio aMoises; e quale contradicesse la sua legge fosse morto di spadae ifigliuoli o moglie di quello cotale fossono suoi servie tutta lorosustanza in sua signoria: questo fu il primo suo comandamento. Maometfu di sua natura molto lussuriosoe in ogni villano atto di lussuriagrazioso era colle femmine. Dicea che per grazia di Dio e' poteva piùgenerare che XL altri uominie però tenea XV mogli e piùaltre concubineovero bagasce; e per gelosia le tenea nascose evelate il visoperché non fossono vedute e conosciute: e persuo essempro si reggono ancora i Saracini di loro mogli. D'altrefemmine usava quanto potea o gli piaceae più volentieri lemaritate che l'altre; e di ciò essendo ripresoe cominciandoa dispregiare la sua dottrina e predicasì fu cacciato co'suoi seguaci della città di Lamecche; per la qual cosa sen'andò ad abitare in un'altra città alquanto disertaove abitavano Giudei e pagani e idolatrie dura e salvatica genteper meglio potere usare la sua falsa dottrina e predicaecommuovergli tutti alla sua legge. E fece fare in quella terra untempio ov'egli predicava; e per iscusarsi della sua disordinata vitad'avolteriosi fece una legge seguendo la giudaica del vecchioTestamentoche qual femmina fosse trovata in avolterio fosse mortasalvo che co·lluiperò ch'avea per comandamento dal'angiolo Gabriello ch'usasse le maritate per potere generareprofeti. Ed essendo Maomet vago d'una moglie d'uno suo servo per suebellezzee toltala e giaciuto co·lleiil marito la cacciòe Maomet la si riprese e tenne coll'altre sue femmine; e perconservare il suo avolterodisse ch'ebbe lettera da·dDio perl'angeloche facesse legge che quale uomo caccerà la moglieo apponendole avoltero e no·llo provassech'un altro la sipossa prendere; e se 'l primo marito mai la rivolesseno·llapossa riaverese prima in sua presenza un altro uomo non giacesseco·llei carnalmente; e allora era purgato il peccatoe ancorail tengono i Saracini. Ancora fece legge ch'a ciascuno fosse lecitod'avere e usare tante mogli e concubine quante ne potesse fornireper generare figliuoli e crescere il suo popolo; e fece legge checiascuno potesse usare la sua propia cosa sanza peccato a·ssuavolontà e disiderioe questo trasse del bestiale paganesimo;e fece legge che quale ancellacioè servaingrossasse diSaracino fosse franca; e così retasse il suo figliuolo comequello della moglie; e se fosse Cristianao Giudeao paganasipotesse partire libera a sua volontàlasciando al padre dicui avesse aquistato il suo figliuolo. Queste furono le prime leggiche fece Maomet da·ssé medesimo. E avea Maomet lamalatia di morbo caducoche spesso cadea in terra e dibatteasieschiumava colla bocca sanza sentimento; e quando il male gli erapassatoper coprire il suo difettoe per fare meglio credere aquella grossa gente il suo errore e falsa dottrinadicea che ciògli avenia quando Iddio volea parlare co·llui e amaestrallodelle leggi che desse al popoloperò che nonn-era possibiledi vederlo corporalmente; sì i·rapia l'agnolo Gabrielloe portavalo in ispiritoe ne·rapire lo spirito avea il corposuo quella passione. Istando Maomet nel cominciamento di questa suafalsa dottrinaavenne per sudozione del diavolovolendo coromperela santa fede cattolicache uno monaco cristiano ch'avea nomeGrosiusovero volgare Sergioil quale era grande cherico in cortedi Roma e scienziatoma per sue male opere e falso errore fuscomunicato e condannato per ereticoil quale per paura del papa sipartì di cortee udendo già la fama di Maometpassòoltremaree di là si rinegò la fede di Cristoeco·male talentoper vendicarsi del papa e de' veri Cristianisi n'andò in Arabiae s'acozzò con Maomete trovolloal cominciamento ch'egli predicava la sua falsa dottrinama ancoranon gli era data troppa fede; sì gli mostrò il dettoSergio come la sua legge volea esser meglio ordinata e fondataacciòche 'l suo popolo gli credesse. E acostandosi con uno Giudeosimilerinegato di sua leggefamigliare di Maometmolto savio e segaceiquali rinegati profertisi per consiglieri di Maometil quale gliricevette allegramentee fecegli molto grandi maestri appo luieeglino per loro astuzia feciono grande lui appo il popolofaccendolosignore e profeta sopra tutti quegli che mai furonoe messo di Dio.E ordinarono insieme la falsa dottrina e mala legge de l'Arcaramtraendo in parte quello ch'a·lloro piacque del vecchioTestamento e de' X comandamenti di Moisese così del nuovo evangelico di Cristodella fede de' Cristianie parte della leggepagana idolatra; e raccomunandole insieme colle leggi fatte in primae poi per Maometne feciono una quarta leggela quale fu ed èerrore e confusione della fede cristianae eziandio della giudaica epaganamescolando il veleno col melecioè con certe partidel buono delle dette leggi che vi missonomescolato molto del falsoerrore. La quale falsa legge per lo vizio lascivo e largo dellacarnalitàe per forza d'armecorruppe non solamente i grossiArabi di quello paesema il paese d'AsiriaPersiae MediaMesoppontaniaSoriae Turchiae molte altre province d'orienteepoi l'Egittoe l'Africa tutta insino in Ispagnae parte dellaProenza; e alcuna volta si distesono in Italia e nel nostro paese diRoma e di Toscanasiccome per questa e altra cronica si potràtrovare. Lasceremo a dire de' falsi articoli della sua leggechéa questo trattato non ne pare di nicessitàe sono disonesti eabominevoli a farne in questo memoria; ma chi·llo vorràsapere legga l'Arcam di Maometoove tutte le sue costituzioni edicreti vi sono per ordine. E quando Maometo fu nell'aggio di XLannifu per invidia da' suoi medesimi avelenato; e veggendosi venirea mortecomandò che la sua legge fosse oservatae chi·llacontradicesse fosse morto colla spada; e lasciò cheluimortonol dovessono soppellire infino a tre dìperòche di certo avea da Dio che in capo de' tre dìin anima e incorpone sarebbe portato in cielo dagli angeli. I suoi parenti iltennono XII dìtanto che forte putire facie il suo corpoenon fu portato in cielo; ma lui poi imbalsimatoil portarono allasua città da la Mecca onde fu natoe in quella nel tempio inuna arca messo; e per magistero di ferro con forza di calamitaladetta arca col suo corpo sta sospesa in aria sanza nullo altrotenimento. Al cui corpo di Saracini di diversi paesi vi vengono inpellegrinaggio con grandi oblazionie dicono che per la sua santitàper miracolo divino sta così sospeso in aria. Dopo la morte diMaomet molti savi uomini conobbono il falso errore e dottrina diMaometed essere erronicae da quella si partiroe molto popolo fuscommosso e ritratto da quella legge. Ma i parenti di Maometi qualiper la sua signoria erano grandi e potentiper non perdere lorostato sì ordinaro uno successore di lui al modo del nostropapail quale tenesse e guardasse la legge di Maomete chiamarloper sopranome calif. Bene ebbe tra·lloro al cominciamentoperla 'nvidia della signoriagrandissima scismae per gara feciono duecalife l'uno calif dispuose l'altroe feciono adizioni ecorrezzioni alla legge prima dell'Alcaram di Maomet; e per questacagione nacque tra·lloro erroreonde si partirono. I Saracinidel levante ritennono la propia legge di Maomete feciono loro califdimorante alla nobile e grande città di Baldaccae queglid'Egitto e d'Africa ne feciono un altro i·lloro paese; etra·lloro fu errore con diverse maniere di legge erronichel'una dall'altra. Ma nel genero la legge dell'uno calif e dell'altrosi concordavano insieme nella larghezza de' diletti carnali e d'altrivizii lascivi; per la qual cosacome detto è dinanzilamaggiore parte del mondo n'è contaminata. E nota che per certeprofezie si truovae per grandi astrolaghi s'afermache la dettasetta de' Saracini dee durare circa ad anni VIIc e allora définire e venire meno. Non dichiarirò se cominciasse allanatività di Maomet o alla sua morteo quando egli dièla legge agli Arabi. Lasceremo dello incominciamento della legge de'Saracinie de' fatti di Maometto loro profetach'assai in brieven'avemo dettoe torneremo a nostra matera de' fatti d'Italiaediremo d'un'altra perversa e barbera gente che nella detta Italiavennoro e signoreggiaro un tempoche furono chiamati Lungobardiedi loro principioe di loro gestee fine; però che furonogrande cagione di non lasciare redificare la nostra città diFirenze per lungo tempo.




IX - De' successori di Rotario re de' Lungobardi

Dopo il detto Rotario re de' Lungobardionde adietro facemmomenzione nel capitolo di Narses che gli fece di prima venire inItaliaregnò Gisulfo. Questo Gisulfo fu re di Pugliae fecesuo capo in Beniventoche si chiamava in prima Sanniae tuttaPuglia disabitò quasi de' paesanie abitò diLongobardie feciono la legge che ancora si chiama longobardaetengono ancora i Pugliesi e gli altri Italianiin quella parte dovedanno mondualdoovero in volgare manovaldoalle donnequandos'obbrigano in alcuno contrattoe fu buona e giusta legge. QuestoGisulfo assediò Roma e 'l papae ebbe due figliuoli: l'unoebbe nome Alberico che fu re in Lombardiae l'altro ebbe nomeGrimaldo che rimase re in Beniventoe là morìo pertorsi sanguefaticando suo braccio in aprire uno arco; e dopoGrimaldo ne fu re Romoldo suo figliuoloe molta persecuzione fecionoalla Chiesa. In Lombardia regnò Alberico e' suoi discendentiapressoe ebbono grande guerra con quegli della città diRavenna in Romagnala quale era la maggiore e la più famosacittà d'Italia appresso Roma. E così per grande temposignoreggiarono Italia i Longobarditanto che si convertirono inpaesani e abitanti di tutta Italia. E erano di diverse settecontutto che fossono battezzati: chi era Cristianoe chi ariano ed'altri errorie chi idolatri e pagani; e così stette grandetempo Italia maculata d'errorie di signoria tirannica per gliLongobardie la Chiesa molto abbassata e afflitta. Dopo Alberigoregnò re de' Longobardi Eliprandoil quale fu grande comegigantee per la grandezza del suo piede si prese la misura delleterree chiamasi ancora a' nostri tempi piè d'Eliprandoilquale è poco meno d'uno braccio a la nostra misurae cosìè intagliato alla sua sepultura a Pavia. Questo Eliprando fuCristianoe mandò in Sardigna a fare ritrovare l'ossa e 'lcorpo di santo Agustinoe fecelo recare in Italiae per divozioneinfino a Genova con grande processione venne incontroe poi in Paviale ripuose a grande onore e solennità negli anni di CristoVIIcXXV.




X - Come Carlo Martello venne di Francia in Italia a richesta dellaChiesa contro a' Lungobardi e l'origine della città di Siena

Nel tempo del detto Eliprandotutto che fosse cristianoma perla sua avariziae per volere occupare le ragioni della Chiesa santae per consiglio dello 'mperadore di Gostantinopolicominciòguerra co' Romani e con papa Gregorio terzoe con tutto suo isforzovenne ad assediare il detto papa a Romaegli di verso LombardiaeGrimaldo re de' Sanniti e Pugliesi con suo isforzo di Puglianeglianni di Cristo VIIcXXXV. Per la qual cosafatto concilio in RomalaChiesa co' Romani mandarono in Francia per soccorso a Carlo Martelloil quale Carlo fu figliuolo di Pipino grande barone di Francia e de'XII periil quale governava tutto il reame e lo re medesimo; esimile fece il detto Carlo Martelloche il re che allora erachiamato Cipericavea solamente il nomema Carlo la forza e lasignoria: e fu figliuolo della serocchia di Dodone re d'Equitaniaepoi fu padre del buono re Pipino padre che fu di Carlo Magno; eMartello avea sopranome però che 'l portava in sopransegna. Ein fatti fu martelloperò che per sua prodezza percosse tuttaAlamagnaSassognaSoaviaBavierae Danismarce infino i·NorveaInghilterraEquitaniae Navarrae Spagnae Borgognae Proenzaetutte le mise sotto la sua signoriae gli fece suoi tributarii. Poia la richiesta del detto papa passò in Italia infino inPugliae liberò Roma e la Chiesa dall'ocupazioni de'Longobardi. E dicesi che in quel tempointorno gli anni di CristoVIIcXLfu il cominciamento dell'abitazione del luogo ove èoggi la città di Siena per la gente vecchia e non sana chepassò con Carlo Martelloi quali rimasono in quello luogocome adietro è fatta menzione della edificazione di Siena.




XI - Come Eraco Lungobardo re di Puglia tornò all'ubidienzadi santa Chiesa

Dopo la morte d'Aliprando succedette Eraco che regnò inPuglia. Questo Eraco somigliante al suo anticessore ricominciòguerra colla Chiesa e con papa Zaccheria; e vegnendo a Roma neglianni di Cristo VIIcL con tutto suo isforzo di Puglia e di Lombardiaper distruggere Roma e 'l paese d'intornoper lo detto papa fupredicato per modo che Idio ispirò in lui la sua graziaeconvertissi a l'ubidienza di santa Chiesa egli e la moglie e'figliuolie passò oltremare contra a' Saracini e' pagani. Perla nostra fede cristiana fece di grandi e notabili cose con grandevittoria contra Cosdre re di Persiae diliberò di pregione iCristiani di Gerusalem e di Soria presi per lo detto Cosdre re; eraquistò la santa croce di Cristo che 'l detto re di Persiaavea tolta di Gerusalem per dispetto de' Cristiani; e peròs'ordinò per santa Chiesa la festa dell'asaltazione dellasanta croce. E oltre a·cciòtornato d'oltremareildetto Eraco per l'amore di Cristo lasciò ogni signoriamondanae rendési monacoe finì in santa vita. E lastatua del metallo ch'è in Barletta in Puglia fece fare a suasimilitudine al tempo che regnava in grolia mondana. E in questitempi si trovò di prima lo strumento della campana per unomaestro della città di Nola in Campagnae però fuchiamata campana a campaniae alcuni la chiamaro nolae laprima fu recata a Roma e posta nel portico di San Giovanni Lateranodi piccola e grossa forma. Ma poi cresciute e miglioratefueordinato per santa Chiesa si sonasse con quellea onore di Diol'ore del dì e della notte.




XII - Come Telofre re de' Longobardi perseguitò santa Chiesae come il re Pipino a richiesta di papa Stefano venne di Franciaesconfisselo e preselo

Apresso del re Eraco succedette nel reame di Lombardia e in quellodi Puglia insieme Aristolfodetto in latino Telofrefratello deldetto Eraco. Questi fu signore di grande potenziae crudeleenimico di santa Chiesa e de' Romani; e per consiglio de' malvagi eribelli Romaniprese Toscana e la valle di Spuletoe distrusseleetoglieva censi per ogni capo d'uomo; e fece congiura con Leone eGostantino suo figliuolo imperadori di Gostantinopolie a suarichesta passaro a Romae presolla con Telofre insiemee rubarollae arsono le chiese e' santi luoghie portarne in Gostantinopoli lericchezze di Romae tutte le imagini delle chiese di Romae perdispetto del papa e della Chiesae vergogna de' Cristianil'arsetutte in fuocoe molti fedeli Cristiani distrussero e consumaro inRoma e in tutta Italia. Per la qual cosa Stefano papa secondo gliscomunicòe tolse per amenda del misfatto a lo 'mperio ilregno di Puglia e di Ciciliae stabilì per dicreto che semprefosse di santa Chiesa. E poi non potendo riparare a la forza de'detti tiranni ed a tanta aflizzionein persona n'andò inFrancia a Pipino prencipe e governatore de' Franceschi a richiederloe pregare che venisse in Italia a difendere santa Chiesa controTelofre re de' Lombardie fece al detto Pipino molti brivilegi egraziee fecelo e confermò re di Franciae dispuose Ilderigore ch'era della prima schiattaperò ch'era uomo di niunovaloree rendési monaco. Il quale Pipinofedele e amatore disanta Chiesail ricevette con grande onoree poi con tutto suoisforzo col detto papa Stefano passò in Italia negli anni diCristo VIIcLVe col detto Telofre re de' Lombardi ebbe grandibattaglie. A la fine per forza d'arme e di sua gente il detto Telofrefu vinto e sconfitto dal buono re Pipinoe fece le comandamenta delpapa e di santa Chiesae ogni amendacom'egli e' suoi cardinaliseppono divisare; e lasciò alla Chiesa per patti e brivilegiil reame di Puglia e di Ciciliae 'l Patrimonio di Santo Piero. Evenuto il detto Pipino in Roma col detto papafurono ricevuti agrande onore da' Romani; e 'l detto Pipino fu fatto patrice di Romacioè luogotenente d'imperioe padre della repubblica de'Romani. E rimessa Roma e santa Chiesa in sua libertà e inbuono statosi tornò in Franciae finì sua vita agrande onore; e succedette a·llui re di Francia Carlo Magnosuo figliuolo.




XIII - Come Disidero figliuolo di Telofre ricominciò guerra asanta Chiesa; per la qual cosa Carlo Magno passò in Italia esconfisseloe prese e distrusse la signoria de' Lungobardi

Partito il re Pipino d'Italia e tornato in Franciasi riposòin alcuno tranquillo la Chiesa di Roma e 'l paese d'intorno unotempoper l'accordo che Pipino avea fatto con Telofre re diLombardiae per la vittoria avuta contra lui; ma morto TelofreDesiderio suo figliuolo succedette a·lluiil qualemaggiormente che 'l padre fu nemico e persecutore di santa Chiesaeruppe la pacee allegossi con Gostantino che fu figliuolo di Leoneimperadore di Gostantinopolie colle sue forze fece cominciareguerra in Pugliae Disiderio dall'altra parte in Toscanatroppomaggiore che 'l suo padre nonn-avea di prima fatta. Per la qual cosaAdriano papache allora governava santa Chiesamandò inFrancia per Carlo Magno figliuolo di Pipino che venisse in Italia adifendere la Chiesa dal detto Disiderio e da' suoi seguaci; il qualeCarlo re di Francia passò in Lombardia negli anni di CristoVIIcLXXVe dopo molte battaglie e vittorie avute contra Disideriosi·ll'asediò nella città di Pavia; e quella perassedio vintaprese il detto Disiderioe' figliuolie la mogliesalvo che 'l maggiore figliuolo ch'avea nome Algife si fuggìin Gostantinopoli a Gostantino imperadoree sempre guerreggiò.Preso Disiderioe la mogliee' figliuoliCarlo Magno gli fece farela fedeltà a santa Chiesae simile a tutti gli baroni e cittàd'Italia; e poi ciò fattoil detto Disiderioe la mogliee'figliuoli mandò in Francia pregionie là morironotutti in pregionee così fallì la signoria de' re de'Lombardidetti prima Lungobardich'era durata CCV anni in Italiaper la forza de' Franceschi e del buono Carlo Magnoche mai poinonn-ebbe re in Lombardia. Bene rimasero le schiatte de' signoriede' baronie borgesi stratti di Longobardi ed i·Lombardia ein Puglia; e ancora oggi ne sono in nostro volgare certi antichigentili uomini che noi chiamiano cattani lombardiderivato da' dettiLongobardi che n'erano stati signori d'Italia. Carlo Magnoavuta ladetta vittoriavenne a Romae dal detto Adriano e da' Romani furicevuto a grande triunfo e onore. E apressandosi Carlo Magno a Romavedendo la santa città di Roma di su Montemalodiscese dacavalloe per reverenza venne a piè infino a Roma; e làgiugnendole porte della città e di tutte le chiese basciòe a ciascuna chiesa oferse riccamente. E giunto in Romafu fattopatrice di Romae egli adirizzò lo stato di santa Chiesaede' Romanie di tutta Italiae rimise in loro franchigia elibertadeabattute in tutte parti le forze dello 'mperadore diGostantinopolie del re de' Lombardie di loro seguaci. E confermòa la Chiesa ciò che Pipino suo padre l'avea dotato; e oltrea·cciò dotò la Chiesa del ducato di Spuleto e diBenivento. E nel regno di Puglia ebbe più battaglie contro a'Longobardi e ribelli di santa Chiesae assediò e distrusse lacittà di Lacedonia ch'è in Abruzzi tra l'Aquila eSermonae assediò e vinse Tuliverno il forte castello al'entrare di Terra di Lavoroe più altre terre del Regno cheteneano ribelli di santa Chiesae tutti gli sottomise a suasignoria. E ciò fattolasciando Roma e tutta Italia inpacifico stato e sotto sua signoriabene aventurosamente intese aperseguitare i Saracini ch'aveano occupato Proenzae NavarraeSpagnae colla forza de' suoi dodici baroni e peri di Franciachiamati paladinitutti gli conquise e distrussee passòoltremare a richiesta dello 'mperadore Michele di Gostantinopoli edel patriarca di Gerusaleme conquistò la Terrasanta eGerusalemche·ll'occupavano i Saracinie aquistò a lo'mperadore di Gostantinopoli tutto lo 'mperio di levanteil qualeaveano occupato i Saracini e' Turchi. E tornando in Gostantinopolilo imperadore Michele gli volle donare molti grandissimi tesorinulla volle prenderese non il legno de la santa croce e 'l chiovodi Cristolo quale in Francia ne recòed è oggi inParigi. E tornato in Franciasignoreggiò per sua prodezza evirtude non solamente il reame di Franciama tutta AlamagnaProenzaNavarrae Spagnae tutta Italia.




XIV - Della progenia di Carlo Magnoe di suoi successori

E imperciò che questo Carlo Magno fu di grande affaree fuper sua prodezza e bontà rifatta la nostra città diFirenzecome innanzi faremo menzionevolemo brievemente farememoria de' suoi discendenti che furono imperadori e re di Franciainfino che fallì la sua schiatta al tempo d'Ugo Ciappetta ducad'Orliens. Apresso Carlo Magno regnò imperadore e re diFrancia Luis suo figliuolo XXVI anni; poi fu Lottieri suo figliuoloimperadorecome innanzi faremo menzionee Carlo il Calvo l'altrofigliuolo di Luis fu re di Francia anni XXXIIII. A la finemortoLottieri suo fratellofu il detto Carlo il Calvo imperadore dueannie l'altro figliuolo del sopradetto Luische per lui Luis ebbenomefu re di Baviera e d'Alamagnae di là rimasono re isuoi discendenti. Poi morto Carlo il Calvofu re di Francia Luis ilBalbo suo figliuolo due anni. Questi nonn-ebbe lo 'mperioma fuimperadore Luis figliuolo di Lottieri imperadorecome innanzi faremomenzione. Poi di questo Luis il Balbo re di Francia rimase la moglieincinta d'uno figliuolo ch'ebbe nome Carlo il Semprice: di questoLuis il Balbo rimasono ancora due figliuoli grandil'uno ebbe nomeLuise l'altro Carlo Magno; ma non furono di diritto maritaggionati. Questi regnarono V annie furono morti; e dopo la loro mortegli baroni diedono il reame a Carlo il Grosso imperadoreche fufigliuolo di Carlo il Calvoe regnòessendo imperadoreVanni re di Francia. Questi fu quello Carlo che pacificò gliNormandie fece parentado co·lloroe fecegli diventareCristianie diede loro Normandiacome innanzi farà menzione.Ma poi questo Carlo divenne sì malatoch'era perduto delcorpo e della menteonde per necessità fu disposto dello'mperio e del reamee per gli baroni dello 'mperio fu eletto unoArnolfo imperadorecome innanzi nella storia degli 'mperadori faràmenzione; ma non fu de·legnaggio di Carloné poi nonne fu niuno imperadore francesco. I baroni di Franciadisposto Carloil Grossodi concordia feciono re di Francia Ugoovero Oddofigliuolo Ruberto conte d'Angierie regnò VIIII annie fubuono uomo e dolcee nudrì onorevolmente Carlo il Grossoch'era malato e disposto. Ma essendo il detto Oddo in Guascognaibaroni di Francia fecioro re Carlo il Semplice figliuolo adpostumoche fu di Luis il Balbo della diritta schiatta reale; onde sappiendociò Oddocrucciato venne di Guascogna in Franciae fecegrande guerra per V annie poi si morì. Questo Carlo ilSemplice regnò re XXVII anni; ma essendo lui reparte de'baroni di Francia feciono re Ruberto fratello del sopradetto Oddod'Angierie ebbono grande guerra ne·reame; a la fine il dettoRuberto fu sconfitto e morto da Carlo. Ma poi il detto Carlo ilSemplice fu preso da Ruberto conte di Vermandosch'era de·legnaggiodi Ruberto ch'era stato ree in pregione il tenne a Perona tanto chemorì. Ma lui presola moglie di Carloch'era serocchia delre d'Inghilterrase n'andò al fratello con uno suo figliuoloch'ebbe nome Luis. Poi gli baroni di Francia feciono loro re Ridolfofigliuolo del duca di Borgognae regnò due anni; ma luimortoi baroni mandarono inn-Inghilterra per lo giovane Luisfigliuolo di Carlo il Semplice e feciollo re di Francia. Questo Luisregnò in Francia XXVII anni. Questi ebbe per moglie laserocchia del primo Otto della Magna imperadoree ebbene duefigliuoliLottieri e Carlo il Grande; poi negli anni VIIIIcXLVII fuil detto Luis preso nella città di Leone sopra Rodano da Ugoil Grande suo nimico. Ma ciò sappiendo Otto imperadorevennein Francia con innumerabile ostee prese la città di Leoneetrasse di pregione il re Luis suo cognatoe poi puose l'assedio allacittà di Parigiove era il detto Ugo il Grandee rendésiegli e la città a la mercé del detto Ottoe paceficòinsieme con Luis ree rimase Luis in sua signoria. Ma lui mortofufatto re di Francia Lottieri suo figliuoloil quale regnòXXXI annoe ebbe guerra co' Fiaminghie vinseglie prese il ducatodel Loreno ch'era dello 'mperioonde Otto secondo imperadore suocugino ebbe guerra co·lluie corse il reame di Francia. A lafine fecioro pacee lasciò a lo 'mperio il Loreno. Poi mortoLottierifu fatto re Luis suo figliuoloma non vivette che unoannoe rimase sanza reda; e gli baroni di Francia feciono loro reUgo Ciappetta duca d'Orliens gli anni di Cristo VIIIIcLXXXXVIII.Allora fallì la signoria della schiatta di Pipino e di CarloMagno. Bene rimase in vitaregnando Ugo CiappettaCarlo il Grandefratello che fu di Lottieri e zio dell'ultimo Luisil quale fecegran guerra a Ugo Ciappetta; ma alla fine fu il detto Carlo sconfittoe mortoe rimase il reame paceficamente a Ugo e a sue rede: e regnòi·legnaggio di Pipino re di Francia anni CCXXXVI. Avendo dettobrievemente il corso e signoria de' successori e discendenti di CarloMagno i quali apresso lui furono re di Franciae tali imperadori diRomainfino che fallì il loro lignaggiosì·nn'èdi nicessità di dire ancora di quello ch'adoperarogl'imperadori franceschiperò che si mischia molto allanostra materia per le novità della nostra provincia d'Italia edella Chiesa di Roma che furo a·lloro tempi; e peròtorneremo adietrocome Carlo Magno re di Francia fu fatto imperadoredi Romae poi degli altri imperadori di suo legnaggio che furonoappresso.




XV - Come Carlo Magno re di Francia fu fatto imperadore di Roma

Carlo Magno tornato d'oltremare in Franciacome detto avemoeavendosi sottoposto AlamagnaItaliae Spagnae Proenzai malvagiRomani co' possenti Lombardi e Toscani si rubellaro dalla Chiesaein Roma presono papa Leone terzo che allora regnavaandando allaprocessione delle Letaniee abacinarogli gli occhie tagliaro lalinguae cacciarollo di Roma. E come piacque a·dDio permiracolo divinoe sì come innocente e santoriebbe la vistadegli occhi e la loquela del parlaree andonne in Francia a CarloMagnopregandolo che venisse a Roma a rimettere la Chiesa in sualibertà; il quale Carloa richiesta del detto papa Leoneco·llui insieme venne a Romae rimise il papa e la Chiesa insuo stato e libertadee fece grande vendetta di tutti i ribelli enemici di santa Chiesa per tutta Italia. Per la qual cosa il dettoLeone papa co' suoi cardinali e concilio generalee con volontàde' Romaniper le virtudiose e sante operazioni fatte per lo dettoCarlo Magno in istato di santa Chiesa e di tutta Cristianitadeperdicreto levaro lo 'mperio di Roma a' Grecie elessero il detto CarloMagno imperadore de' Romanisiccome dignissimo dello 'mperio; e perlo detto papa Leone fu consacrato e coronato in Roma gli anni diCristo VIIIcI con grande solennità e onore il dì diPasqua. Il quale Carlo bene aventurosamente imperiò anni XIIIIe mesi uno e dì IIIIsignoreggiando in tutto lo 'mperio delponentee le province dette di soprae eziandio lo 'mperadore diGostantinopoli era a sua obbedienzia; e fece edificare tante badiequante lettere ha nell'abicìcominciando il nome di ciascunaper la sua lettera. E coronato Luis suo figliuolo dello 'mperio e delreame di Franciadando tutto suo tesoro a' poveri per Dio in questomodoch'egli lasciò il terzo di suo tesoroil quale erainfinitoa tutti i poveri di Cristianità mendicantie le dueparti lasciò a dispensare a tutti i suoi arcivescovi di suoImperio e di suo reameacciò che·lli partissono intragli loro vescovie a tutte chiesemonisterie spedali. E questisono i nomi degli arcivescovadi e vescovi principali cui fece suoiesecutori: quello di Romaciò fu il papal'arcivescovo diRavennae quello di Melanoe 'l patriarca d'Aquileae quello diGradoe 'l vescovo di Firenzein Italia; in Alamagnaal'arcivescovo di Colognaa quello di Maganzaa quello di Trievi; aquello di Leggea quello di Sensoa quello di Bisenzonaa quellodi Leonea quello di Vienna in Borgogna; a quello di Ruema quellodi Rensa quello del Torsoa quello di Burgiin Francia; a quellodi Garenta quello di Riensin Navarra; a quello di BordelloinGuascogna; e questo troviamo per le sue croniche. E ciò fattosantamente rendé l'anima a Cristo nella terra d'Aquisgran inAlamagnae là fu soppellito a grande reverenzacioèad Asia la Cappella. Ciò fu gli anni di Cristo VIIIcXIIIIevivette LXXII anni; e molti segni appariro innanzi a sua mortecomeraccontano le sue croniche de' fatti di Francia. Questo Carlo acrebbemolto la Chiesa santa e la Cristianità a lungi e apressoe fuuomo di grande virtù.




XVI - Come apresso Carlo Magno fu imperadore Lodovico suo figliuolo

Dopo la morte di Carlo Magno succedette allo 'mperio di Roma il redi Francia Lodovico suo figliuolo anni XXV. Questo Lodovico ebbe inprima grande guerra con due suoi fratelliciò furo Carlo ePipino; e l'uno gli rubellò la Magnae l'altro Spagna; e poile rivinse loro per forzae finirono male. Ebbe il detto Luis trefigliuoli: il primo Lottierie fecelo signore in Italia eluogotenente dello 'mperio; il secondo ch'ebbe nome Pipino fece red'Equitania; il terzodetto Luisfece re di Baviera d'Alamagna; edicesi che quegli della casa di Baviera sono stratti di quellolignaggio. Poi ebbe Luis d'un'altra moglie uno figliuolo ch'ebbe nomeCarlo il Calvoe fu poi re di Francia XXXIIII annie a la fine fuimperadore due annimorto Lottieri imperadore suo fratello. Poitutti gli detti figliuoli di Luis col loro padre distrussonoBrettagna. Poi nacque disensione grande tra·llui e' figliuolii quali si rubellaro da Luise allegaronsi col papail quale papaGhirigoro quarto colli suoi cardinali il dispuosono dello 'mperio percerte false accuse fatte contra luie rendési monaco in SanMarco in Sansona; il quale papa quello anno medesimo trovando ilverosi ripenté e rimiselo in sua dignitàe'figliuoli medesimi si riconobbonoe tornaro a la sua obbidenzia.




XVII - Come i Saracini di Barberia passarono in Italia e furonoisconfitti e tutti morti

Al tempo di questo Luisovero Lodovicore di Francia eimperadoree di Grigorio papaper alquanti grandi uomini di Roma escellerati e fuori d'ogni fedeper loro tirannia vollono guastare lo'mperiocon giura e ordine di certi grandi Toscani: mandarono alsoldano de' Saracini che venisse a Roma e possedesse Italia; i qualiSaracini passarono con grande navilio in Italiae fu sìgrande moltitudine che copria la terra come i grillie corsoro eguastaro Cicilia e Pugliae assediaro Roma e presono la parte dellacittà Leonina ov'è la chiesa di San Pieroe di quellafeciono stalla di cavaglie disfeciono la chiesa di San Piero e diSan Paoloe più altre di fuori di Romae poi tutta Toscanaguastaro. Il detto papa Gregorio mandò per soccorso in Franciaa Lodovico imperadoree in Lombardia al marchese di Monferrato; ilquale Guido marchese co' Lombardi prima vennee poi Lodovico co'Franceschi; e dopo molte battaglie e spargimento di sangue i Saracinicacciarono d'Italiae andandone in Africain alto mare per latempesta tutti annegaro; e ciò fu negli anni di CristoVIIIcXXXV.




XVIII - Ancora come i Saracini passarono in Calavra e' Normandi inFrancia

Dopo il detto Lodovico imperiò Lottieri anni X. QuestoLottieri simigliante ebbe guerra co' fratelli per volere il reame diFrancia che tenea Carlo il Calvoe combatté co·lloroe fu sconfitto in Alzurro; per la qual cosa lo 'mperio molto abassòche i possenti Lombardi e Italiani no·llo ubbidienoma sirecarono a tirannoe signoreggiavano chi più potea. E perquesta cagione i Saracini anche a richiesta de' tiranni passarono inItaliain Pugliae in Calavra; e' Normandiciò furonoNoverchi di Norveaper mare passaro in Galliae distrussono quasitutta Francia; e ciò fu negli anni di Cristo VIIIcXLVIIondelo 'mperio di Roma e 'l reame di Francia molto abassò. Per laqual cosa Lottieri per dolore lo 'mperio e parte de·reame chetenea dal fiume de lo Scalto a·Reno lasciò alfigliuoloe fecesi monaco e religioso di santa vita. A costui tempoLeone papa quarto rifece la chiesa di San Piero e di San Paoloetutte le chiese di Roma disfatte da' Saracinie fece le mura dellacittà detta Leonina intorno a San Pieroe per suo nome cosìfu chiamata.




XIX - Come e in cui fallì lo 'mperio e reame di Francia allaprogenia di Pipino

Dopo Lottieri imperiò Luis secondo suo figliuolo XXI anno.Questi ebbe molte battaglie co' Romani e co' Toscaniperchénonn-ubbidieno lo 'mperio; e al suo tempo il reame di Francia ebbemolte aversità da' Normandi. Dopo costui fu imperadore Carlosecondo figliuolo di Luis primodetto Carlo Calvo. Questi venne aRomae per podere di sua moneta che spese a' possenti Romani e apapa Giovanni ottavo si fece coronare imperadoree non regnòche XXI mese; e in questo tempo Luis di Baviera suo fratello gli feceguerrae gli occupò parte dello 'mperio a' confini diFrancia. Questo Carlo rifece tutte le chiese disfatte da' Saracini inItaliae cacciogli di Cicilia; e tornando Carlo Calvo la secondavolta da Romafu da uno medico giudeo avelenatoe morì aVercelli in Lombardiae 'l suo corpo da' suoi fu portato in Franciaa Santo Dionisio. E dopo il detto Carlo il Calvo succedette a·lluiCarlo il terzoil quale fu chiamato Carlo il Grossoe imperiòanni XIIe degli ultimi XII anni gli V anni fu imperadore e re diFranciaperò ch'era morto Luis il Semplice suo zio re diFrancia a figliuoli sanza reda. Ma al fine il detto Carlo il Grossoamalòeper modo che quasi era perdutosì che pernicessità da' baroni fu disposto dello imperio e del reame. Altempo di costui i Normandi e quegli di Danesmarce distrussero eguastaro gran parte di Francia e d'Alamagnaper la qual cosa ildetto Carlo il Grossoinnanzi che fosse perduto de la malatiaandòcontra le dette genti con tutto suo isforzo infino in Alamagna. INormandi veggendo la potenzia dello 'mperadoresi pacificaroco·lluie il loro re tolse per moglie la sua cugina figliuolache fu di Luis il Semplice re di Franciae per mano del detto Carlosi fece battezzare Cristianoe tutte sue genti per lui si fecionoCristiani; e non volendo tornare in loro paesisì diede loroil detto Carlo ad abitare la contrada e paese che allora si chiamavaLaida Sernala quale per loro nome e poi sempre fu chiamataNormandiae ciò fu negli anni di Cristo VIIIcLXXXX; e ilprimo duca de' Normandi ebbe nome Rubertodel cui lignaggiodiscesono valenti signoricome innanzi faremo menzione.




XX - Di quello medesimoe come regnaro appresso i·lignaggiod'Ugo Ciappetta

Appresso che fu disposto dello 'mperiocome detto avemoCarlo ilGrossoi baroni elessero imperadore Arnolfoovero Arnoldounobarone di Franciama non fu del lignaggio di Carlo il Magno. Questiregnò XII annima poco si travagliò de' fattid'Italiase non in tanto che per sua forza fece fare papa Sergio ilterzoil quale fece nella Chiesa molte grandi mutazioni contra isuoi anticessoricome la cronica martiniana fa menzione. QuestoArnolfo combatté in Maganza con Danesmarce e Normandievinsegli e cacciogliche XL anni Alamagna e Francia aveanosoggiogata. Questi a la fine per malizia divenne perdutoe lo'mperio de' Romani ch'era appo' Franceschi al suo tempo fallìe venne menogli anni di Cristo VIIIIcI. E non solamente fallìlo 'mperio a' Franceschima eziandio la signoria d'Alamagna al suofigliuolo e successore gli anni di Cristo VIIIIcXche Currado primotedesco ne fu fatto ree fallì a' Franceschi la signoria diSpagnae di Navarrae Proenzae non passò anni LXXX ch'altutto fallì i·legnaggio di Carlo Magnoche non furonore di Francia dal tempo di Ugo Ciappetta duca d'Orlienscome adietrofacemmo menzionegli anni di Cristo VIIIIc e così mostra cheVII fossero gl'imperadori franceschiche vi furono de·legnaggiodel buono Pipino. Durò lo 'mperio apo' Franceschi discendentidi Carlo Magno per C annie per loro discordie finìo in lorolo 'mperioe ritornò agl'Italiani; però chenonn-atavano gli Romani dalle ingiurie de' Lombardi e de' Toscaniné'l papané·lla Chiesa da' tiranni che·llaperseguieno; e dove i loro anticessori aveano fatto le chiese edotate riccamenteper loro erano distrutte e rubate. Avemo detto sìlungamente dello imperio e de' re de' Franceschilasciando nostramateria de' fatti di Firenzeper continuare le novitadi epersecuzioni ch'a·lloro tempi ebbono gli Romani e quasi tuttaItalia da' Saracinie dalle discordie de' Lombardi ch'ebbono collaChiesa; per la qual cosa la città di Firenzedi poco temporifattaper le dette aversitadi poco acrebbe o venne in istato.Lasceremo le storie de' Franceschi e torneremo a nostra materiaadietroper contare come la città di Firenze fu rifatta eristorata al tempo del buono Carlo Magno; ma prima diremo di suoaverso stato innanzi ch'ella fosse rifatta.




XXI - Come la città di Firenze istette guasta e disfatta CCCLanni

Dopo la distruzione della città di Firenze fatta per TotileFlagellum Deicome adietro è fatta menzionestettecosì disfatta e diserta intorno di CCCL anni per lo male statodi Roma e dello 'mperioil quale prima da' Gotti e Vandolie poida' Longobardi e Greci e Saracini e Ungari fue perseguitato eabassatocome adietro è fatta menzione. Ben v'avea ov'erastata Firenze alcuno borgo e abitanti intorno al Duomo di SantoGiovanniper cagione che' Fiesolani vi faceano mercato un dìdella settimanae chiamavavi Campo Marti per l'antico nomeperòche prima sempre da' Fiesolani era loro mercatoe cosìchiamato anzi che Firenze si facesse. Avenne per più volteinfra 'l detto tempo che la città era guasta e disfattacheque' cotanti abitanti de' borghi e del mercatocoll'aiuto di certinobili del contado che anticamente erano stati stratti de' Fiorentiniprimi cittadinie di quegli di villaggi intornovollero piùvolte richiudere de' fossi e di steccati alcuna parte della cittàintorno al Duomo; ma per quegli della città di Fiesolee colloro aiuto i conti da Mangonee di Montecarellie da Certaldoe diCapraiach'erano tutti d'uno lignaggio co' conti da Santa Fiorestratti di Lungobardisi mettevano a riparo e contastoe nonlasciavano rifare; ma quello che·ssi faceaper forzavegnendo armati e possentiil faceano abattere e disfaresicchéper questa cagioneper l'aversitadi ch'aveano i Romanisiccomeadietro è fatta menzionee perché i Fiesolani sempresi tennono co' Gottie poi co' Longobardie con tutti i ribelli enemici dello 'mperio di Roma e di santa Chiesae erano per la loroforza sì possenti e grandi che non n'aveano contasto da niunoloro vicinonon sofferieno che·lla città di Firenze sirifacesse; e per questo modo stette lungo tempoinfino che Dio puosefine all'aversità della città di Firenzee recolla asalute della sua reparazionecome per noi si tratterà nelseguente capitoloe quarto libro.

 

 




LIBRO QUARTO




I - Qui comincia i·quarto libro: come la città diFirenze fu redificata colla potenzia di Carlo Magno e de' Romanitornando alquanto adietro

Avennecome piacque a·dDioche al tempo del buono CarloMagno imperadore di Roma e re di Franciadi cui adietro avemo fattalunga memoriadapoi ch'ebbe abbattuta la tirannica superbia de'Longobardie de' Saracinie degl'infedeli di santa Chiesae messaRoma e lo 'mperio in buono stato e in sua libertàsiccomeadietro è fatta menzionecerti gentili e nobili del contadodi Firenzeche si diceano che caporali furono i filii Giovannie'filii Guineldie' filii Ridolfistratti degli antichi nobilicittadini della prima Firenzesi congregarono insieme con queglicotanti abitanti del luogo ove fu Firenzeed altri loro seguaciabitanti nel contado di Firenzee ordinaro di mandare a Romaambasciadori de' migliori di loro a Carlo imperadoree a papa Leonee a' Romanie così fu fatto; pregandogli che si dovessonoricordare della loro figliuola la città di Firenzela qualefu guasta e distrutta da' Gotti e Vandali in dispetto de' Romaniaciò ch'ella si rifacessee che a·lloro piacesse didare forza di gente d'arme a riparare i Fiesolani e loro seguacinemici de' Romaniche·lla città di Firenze nonlasciavano redificare. I quali ambasciadori da Carlo imperadoreedal papae da' Romani onorevolemente furono ricevutie la loropetizione accettata benignamente e volentieri; e incontanente lo'mperadore Carlo Magno vi mandòe le sue forze di gente d'armea cavallo e a piede in grande quantità; e' Romani fecionodicreto e ordine che come i loro anticessori aveano fatta e popolataprima la città di Firenzecosì v'andassero aredificare e abitare delle migliori schiatte di Romae di nobili edi popoloe così fue fatto. Con quell'oste dello 'mperadoreCarlo Magno e de' Romani vi vennono quanti maestri avea in Romaperpiù tosto murarla e afforzarla; e dietro a·lloro gliseguì molta gente; e tutti i contadini di Firenzee de'fuggiti cittadini di quella d'ogni partesentendo la novellasiraunaro coll'oste de' Romani e dello imperadore per redificare lacittà; e giunti ov'è oggi la nostra cittàin sul'anticaglia e calcinacci disfatti s'acamparono con trabacche epadiglioni. I Fiesolani e' loro seguaci veggendo l'oste dello'mperadore e de' Romani sì grande e possentenon s'ardiro acombattere co·lloroma tegnendosi a la fortezza della lorocittà di Fiesole e a·lloro castella d'intornodavanoquanto sturbo poteano alla detta redificazione. Ma il loro podere funiente apo la forza de' Romanie dell'oste dello imperadoree de'raunati discendenti de' Fiorentini; e così cominciaro a rifarela città di Firenzenon però della grandezza ch'erastata in primama di minore sitocome apresso farà menzioneacciò che più tosto fosse murata e afforzatae fosseriparo come battifolle della città di Fiesole; e ciò funegli anni di Cristo VIIIcI a l'entrata del mese d'aprile. E dicesiche gli antichi aveano oppinione che di rifarla non s'ebbe podereseprima non fu ritrovata e tratta d'Arno la imagine di marmo consecrataper gli primi edificatori pagani per nigromanzia a Martela qualeera stata nel fiume d'Arno dalla distruzione di Firenze enfino aquello tempo; e ritrovatala puosero in su uno piliere in su la rivadel detto fiumeov'è oggi il capo del ponte Vecchio. Questononn-affermiamoné crediamoperò che·cci pareoppinione di pagani e d'agurie non di ragionema grandesimplicitàch'una sì fatta pietra potesse ciòadoperare; ma volgarmente si dicea per gli antichi che mutandolaconvenia che·lla città avesse grande mutazione. Edissesi ancora per gli antichi che' Romani per consiglio de' saviastrolagial cominciamento che rifondaron Firenzepresonol'ascendente di tre gradi del segno dell'Arietetermine di Giovi efaccia di [...]essendo il sole nel grado della sua esaltazioneela pianeta di Mercurio congiunta a grado col solee la pianeta diMarti in buono aspetto dell'ascendenteacciò che·llacittà multiplicasse per potenzia d'armee di cavalleriae dipopolo sollecito e procaccianti in artie in mercatantie e inricchezzee germinasse d'assai figliuoli e grande popolo. E inquegli tempisecondo che·ssi dicegli antichi Romanietutti i Toscanie gl'Italicitutto fossero Cristiani battezzatiancora teneano certe orlique a costume di paganie seguieno i lorocominciamenti secondo la costellazione; con tutto che questo nons'afermi per noiperò che costellazione nonn-è dinicessitàné può costrignere il libero albitriodegli uomini né 'l giudicio d'Iddioma secondo i meriti epeccati de' popoli. In alcuna operazione pare che·ssi dimostrala 'nfruenza della costellazione dettache·lla cittàdi Firenze è sempre in grandi mutazioni e dissimulazioni e inguerrae talora in vittoriae talora il contrarioe sono icittadini di quella frequentati in mercatantie e in arti. Ma lanostra oppinione è che·lle discordie e mutazioni de'Fiorentini sieno come dicemmo al cominciamento di questo trattato: lanostra città fue popolata da due diversi popoli in ognicostumesiccome furono i nobilie crudie aspri Romani eFiesolani; per la qual cosa nonn-è maraviglia se la nostracittà è sempre in guerrae mutazionie disensioniedisimulazioni.




II - Della forma e grandezza che fu redificata la città diFirenze

La città nuova di Firenze si cominciò a deficare pergli Romanicome detto è di sopradi piccolo sito e girofigurandola al modo di Romasecondo la picciola impresa; ecominciossi dalla parte di levante a la porta di San Pierola qualefu ove furono le case di messere Bellincione Berti di Ravignaninobile e possente cittadinotutto ch'oggi sieno venuti menoondeper retaggio della contessa Gualdrada sua figliuolae moglie delprimo conte Guidorimasono a conti Guidi suoi discendentiquando sifeciono cittadini di Firenzee poi le venderono a' Cerchi neriunocasato di Firenze; e da la detta porta fu uno borgo infino a SanPiero Maggioreal modo di Romae da quella porta seguirono le murain verso il Duomocome tiene oggi la grande ruga che va a SanGiovanni infino al vescovado; e ivi avea un'altra porta che·ssichiamava porta del Duomoe chi·lla chiamò porta delvescovo; e di fuori di quella porta fue edificata la chiesa di SantoLorenzoal modo ch'è in Roma San Lorenzo fuor le mura; edentro a quella porta è San Giovannisiccome in Roma SanGiovanni Laterano. E poi conseguendo come a Romada quella parte[fecero] Santa Maria Maggiore; e poi da Sa·Michele Berteldiinfino alla terza porta di San Brancazioove sono oggi le case de'Tornaquinci; e Santo Brancazio era fuori della cittàeapresso San Paoloa modo di Romada l'altro lato della cittàincontro a San Pierocome in Roma. E poi dalla detta porta di SanBrancazio conseguendo ov'è oggi la chiesa di Santa Trinitach'era fuori delle murae ivi presso ebbe una postierla chiamataPorta Rossache ancora a' nostri tempi la ruga ha ritenuto il nome.E poi si volgieno le mura ove sono oggi le case degli Scali per lavia di Terma infino in porte Sante Mariepassato alquanto MercatoNuovoe quella era la quarta mastra portala quale era alloincontro delle case che sono oggi degl'Infangati dall'una partee disopra alla detta porta era la chiesa di Santa Maria chiamata Sopraportache poi quando si disfece la detta portacresciuta la cittàsi trasmutò la detta chiesa dov'è oggi. E 'l borgo diSanto Apostolo era di fuori della cittàe così SantoStefanoal modo di Roma; e di là da Santo Stefanoin sullafine della ruga mastra di porta Santa Mariafecero e edeficarono unoponte con pile di macigni fondato in Arnoche poi fu chiamato ilponte Vecchioe è ancora; e fu assai più stretto chenonn-è orae fu il primo ponte che si facesse in Firenze. Edalla porta di Santa Maria seguieno le mura infino al castelloAltrafontech'era in sul corno della città sopra il fiumed'Arnoseguendo poi dietro a la chiesa di San Piero Scheraggiochecosì si chiamava per uno fossatoovero fognache ricoglievaquasi tutta l'acqua piovana della città ch'andava in Arnoche·ssi chiamava lo Scheraggio.

E dietro alla chiesa di San Piero Scheraggio avea una postierlache·ssi chiamava porta Peruzzae di là seguivano lemura per la grande ruga infino alla via del Garboe ivi aveaun'altra postierla; e poi dietro alla Badia di Firenze ritornavano lemura a la porta San Piero. E di così piccolo sito si rifece lanuova Firenze con buone mura e spesse torricon quattro portemastre; ciò sono dette porta San Pieroporta del DuomoportaSan Brancazioe porta Santa Mariale quali erano quasi inn-unacroce; e in mezzo della città era Santo Andreaal modo com'èin Romae Santa Maria in Campidoglio; e quello ch'è oggiMercato Vecchio era il mercato di Campidoglioal modo di Roma. E lacittà era partita in quartiericiò sono le dettequattro porte; ma poi quando si crebbe la cittàsi recòea sei sestisiccome numero perfettoche s'agiunse il sestod'Oltrarno dapoi che s'abitò; e disfatta la porta di SantaMariasi levò il nomee si divise come vae la mastra strada;e dall'una parte si fece il sesto di San Piero Scheraggioedall'altra parte quello di Borgo; ed alle tre prime parti rimase ilnome di sestisiccome hanno infino a' nostri tempi. E feciono capoil sesto d'Oltrarnoacciò che andasse in oste colla 'nsegnadel pontee poi San Piero Scheraggio colla 'nsegna del carroccioilquale carroccio di marmi fu recato da Fiesoleed è nellafronte della detta chiesa di San Piero; e poi Borgo colla insegna delbeccoimperciò che in quello sesto stavano tutti i beccari edi loro mestieree erano a que' tempi molto innanzi nella città;San Brancazio appresso colla insegna della branca di leoneper lonome; e porta del Duomo apresso colla insegna del Duomo; e porta SanPiero da sezzo colla insegna delle chiavi. E dove fu de' primi sestiabitati in Firenzefu messo a l'andare dell'oste a la dietroguardiaimperciò che in quello sesto sempre aveva la migliorecavalleria e gente d'arme della città anticamente.




III - Come Carlo Magno venne in Firenze e brivileggiollae fece fareSanto Appostolo

Rifatta la nuova città di Firenze nel piccolo spazio eformae nel tempo che detto è adietroi capitani che v'eranoper lo 'mperadore e per lo Comune di Roma l'ordinaro di popolare digentee come anticamente alla prima edificazione di Firenzel'ordine fu fatto a Romache delle migliori schiatte de' Romaninobili e popolari vi dovessero rimanere per cittadini in Firenzecosì fu fatto alla seconda reparazionee fu dato a ciascunoricca posessione. E troviamo per le croniche di Francia che poiche·lla città di Firenze fu rifatta per lo modo chedetto èCarlo Magno imperadore e re di Franciapartitosi diRoma e tornandosi oltramontisoggiornò in Firenzee fece etenne gran festa e solennità il dì della Pasqua dellaResurressionegli anni di Cristo VIIIcVe fece in Firenze assaicavalierie fece fondare la chiesa di Santo Appostolo in Borgoequella dotò riccamente a onore di Dio e di santi appostoli; ealla sua partita di Firenze brivileggiò la cittàefece franco e libero il Comune e' cittadini di Firenzee tre migliad'intornosanza pagare niuna taglia o spesasalvo danari XXVI perfocolare ciascuno anno. E per simile modo fece franchi tutti icittadini d'intorno che dentro volessero tornare ad abitaree'forestieri; per la qual cosa molti vi tornaro ad abitare; e inpiccolo tempo per lo buono sito e agiato luogoper lo fiumee perlo pianola detta piccola Firenze fu bene popolata e forte di mura edi fossi pieni d'acqua. E ordinaro che·lla detta cittàsi reggesse e governasse al modo di Romacioè per due consolie per lo consiglio di cento sanatori; e così si resse grantempocome apresso farà menzione. Bene ebbono lungo tempo idetti cittadini di Firenze molto affanno e guerrasì per gliFiesolanich'erano loro così di presso nemicie sempres'adastiavanoe erano in continua guerra insiemee apresso per lavenuta che' Saracini feciono in Italia al tempo degl'imperadorifranceschicome adietro è fatta menzioneche molto aflissonoil paesee poi per le diverse mutazioni ch'ebbe Roma e tutta Italiasì per le discordie de' papie sì degl'imperadoriitalianii quali furono in continua guerra colla Chiesa. Per la qualcosa il nome della città di Firenze e la sua forza stette perispazio di CC anni sanza potersi dilatare o crescerestando ne' suoipiccoli termini. Ma con tutta la guerra e faticasempre multiplicavain popolo e in forzae poco curavano la guerra de' Fiesolaniodaltra aversitade di Toscana; che con tutto che·lla sua forza esignoria si stendesse poco di fuori della cittàperòche 'l contado era tutto incastellato e occupato da nobili e possentiche non obbedieno la cittàe tali erano colla città diFiesolepure la città dentro era unita de' cittadinie eraforte di sito e di mura e di fossi pieni d'acquae dentro a la dettapiccola città ebbe in poco tempo appresso più di CLtorri di cittadinid'altezza di CXX braccia l'unasanza quelledella città; e per l'altezza delle molte torri ch'erano allorain Firenze si dice ch'ella si mostrava da lungi e di fuori la piùbella e rigogliosa città del suo piccolo sito che si trovasse;e in questo spazio di tempo fu molto bene abitatae piena di palagie di casamenti e grande popolosecondo il tempo d'allora. Lasceremoora alquanto de' fatti di Firenzee brievemente racconteremogl'imperadori italiani che regnarono in que' tempiapresso lavacazione de' Franceschiche·cc'è di nicessitàimperciò che per la loro signoria molte mutazioni ebbe inItaliatornando poi a nostra materia.




IV - Come e perché lo 'mperio di Roma tornòagl'Italiani

Come noi avemo detto dinanzilo 'mperio di Roma durò allasignoria de' Franceschi intorno di C anninel quale tempo ebbe VIIimperadori franceschi da Carlo Magno infino ad Arnolfoche fu lafine de' Franceschi; e per cagione delle loro discordie venne meno laloro potenziae di Francia e d'Alamagnacom'è fattamenzione. E perché non poteano aiutare la Chiesa e' Romanidalle ingiurie e forze de' possenti Lombardisì ordinaro perdicreto che·lla degnità dello 'mperio non fosse piùde' Franceschima tornasse agl'Italiani. E 'l primo imperadoreitaliano fu Luigi figliuolo del re di Puglianato per madre dellafigliuola di Luigi secondo imperadore che fu de' Romani e re diFranciaonde adietro è fatta menzione. Questi fu coronatonegli anni di Cristo VIIIIcIe regnò VI anni. Questo Luisebbe battaglie con Berlinghieri che signoreggiava allora in Italiaecacciollo di signoria; ma poi il detto Luis fu preso a Verona e fueaccecatoe 'l detto Berlinghieri fu rimesso in signoriae fattoimperadore in Italiae regnò IIII annie molte battaglieebbe co' Romanie fu prode in arme. E al suo tempo fu il primo rede' Romani in Alamagnaapresso la signoria de' Franceschich'ebbenome Currado di Sasognasicché l'uno regnava in Italiael'altro in Alamagna. E in questo tempo i Saracini passaro in Italiae guastaron Puglia e Calavrae sparsonsi guastando per molte partid'Italia infino a Roma; ma ivi da' Romani furono contastati esconfittie tornarsi in Puglia. Dopo il detto Currado regnòin Alamagna Arrigo suo figliuolo duca di Sassognail quale fu padredel primo Ottoil primo imperadore d'Alamagna che signoreggiasse inItaliae fosse per lo papa consagratosiccome innanzi faràmenzione. Dopo il primo Berlinghieri detto di sopra che fu imperadoreitaliano imperiò il secondo Berlinghieri suo figliuolo VIIIIanni. In questo tempo papa Giovanni decimo di Tosigliano con Alberigomarchese suo fratello andaro in Puglia contro a' Saracinie co·lloroebbono battaglia al fiume del Garilianoe bene aventurosamente glisconfissonoe cacciaro di Puglia. Poi tornati a Romadiscordianacque tra 'l papa e 'l detto marcheseonde il marchese fu cacciatodi Romail quale per cruccio mandò suoi ambasciadori agliUngarie fecegli passare in Italia; i quali con grande multitudinevenutiquasi tutta Toscana e terra di Roma distrussono e guastaronouccidendo maschi e femminee ogni tesoro portarono via; ma poi da'Romani furono cacciatie ogni anno per vendetta per gli Romanis'andava in Ungheria a guerreggiargli. E appresso regnòLottieri in Italia VII annie al suo tempo fu grande discordia eguerra in Italiae la città di Genova fu presa e distruttada' Saracini d'Africa negli anni di Cristo VIIIIcXXXIIe uccisono epresono gli uominie tutto il loro tesoro e cose ne portaro inAfrica. E l'anno dinanzi che' Saracini passassero apparve in Genovauna fontana che largamente gittò sangueil quale fu segno dela loro futura distruzione. Apresso Lottieri regnò imperadorein Italia il terzo Berlmghieri con Alberto suo figliuolo XI anni.Questi furono Romanie signoreggiaro aspramente Italia; e preseAlunda imperadricemoglie che fu di Lottieri imperadore suoanticessoree misela in pregioneacciò che non si maritassea signore che gli togliesse lo 'mperio e la signoria per lo suoeretaggio.




V - Come Otto primo di Sassogna passò in Italia a richestadella Chiesae abatté la signoria degl'imperadori italici

Ma Otto re d'Alamagna a richiesta del papa e della Chiesaper lediscordie del detto Berlinghierie de' Romanie de' tirannid'Italiasi mosse d'Alamagna passando in Italia con grande potenzae cacciò dello 'mperio Berlinghierie trasse di pregione ladetta imperadricee isposolla a moglie nella città di Paviala quale donna fue di grande bellezze; ma poi il detto Berlinghieritornò nella grazia d'Otto e rendégli la signoria diLombardiasalvo la Marca Trivigianae Veronae Aquilea che ritennea sée tornossi in Alamagna. E di là ebbe il dettoOtto molte battaglie cogli Ungari e sconfisseglie vinsegli e recòa sua signoria. Ma dimorando lui in Alamagnapoi il detto Albertofigliuolo di Berlinghieri per sua signoria e forzacol séguitode' nobili e possenti Romanifece fare papa Ottaviano suo figliuoloche fu nomato papa Giovanni duodecimoil quale fu uomo di mala vitategnendo piuvicamente le femminee cacciava e uccellava come uomolaicoe più cose ree e furiose fece; per la qual cosa icardinali e 'l chericato di Romae' prencipi d'Italiaper lavergogna che 'l detto papa Giovanni facea a santa ChiesaeBerlinghieri dall'altra parte facea le ree opere in Lombardiamandarono ambasciadori sagretamente per lo detto Otto re in Alamagnache passasse ancora in Italia a correggere la Chiesae adirizzare lo'mperioche Berlinghieri e Alberto guastavano; il quale Otto congrande potenzia venne in Lombardiae prese il detto Berlinghieriemandollo in pregione in Bavierae quivi vilmente finì suavita. E Alberto si fuggì d'Italia per paura d'Ottoe il suofigliuolo papa Giovanni fu disposto; e nel detto Berlinghieri eAlberto suo figliuolo finì lo 'mperio agl'Italiciil qualeper VI imperadori era durato LIIII annipoi che vacarono iFranceschie mai poi non fu nullo imperadore d'Italia; e tornòlo 'mperio agli Alamannicome innanzi faremo menzione; e ciòfu negli anni di Cristo intorno di VIIIIcLV. In quello tempo cheregnarono nello 'mperio i Franceschie poi gl'Italianiapresso lamorte del buono Carlo Magnomolte diverse mutazioni ebbe nellaChiesache talora furono due papi a un'orae talora tre; ecacciando l'uno l'altroe faccendo moriree talora accecareper laforza ch'aveano l'uno più che·ll'altrochi dallo'mperadore che regnavae chi da' possenti Romani e dagli altritiranni d'Italiaonde grande tempo fu in tribolazione e in iscismala Chiesa; e con questo molte guerredisensioni e battaglie ebbe pertutta Italia in diversi tempi. Per la qual cosa lo stato e lasignoria de' Romani venne ogni dì calando e diminuendoondela nostra città di Firenzech'era camera de' Romani e dello'mperioper le sopradette guerre e aflizzioni non potea spirare némostrare sue forze in tutto il detto tempoperò che iFiesolani nemici di loro così vicini sempre teneanocogl'imperadori e cogli altri signori e tiranni ch'erano ribegli enimici della Chiesa e de' Romani; e' Fiesolani la città diFirenze continuo faceano guerreggiare e guerreggiavanoacciòche Firenze non potesse né crescere né sopramontarea·lloro. Ma come piacque a·dDiocon tutta la guerrade' Fiesolanie degli altri imperadorie ribelli de' Romanilacittà di Firenze sempre cresceva a poco a poco e multiplicavae Fiesole venia calando e diminuendoe molta buona gente di Fiesolelasciaro l'abitare della città del poggioe tornaro a l'agiodel piano e del fiume ad abitare in Firenzeimparentandosi co'Fiorentini; e maggiormente quando cessò la signoria degliimperadori italiani e tornò agl'imperadori d'Alamagnai qualierano fedeli e divoti di santa Chiesae abattero i tiranni diToscana e di Lombardia; e in quegli tempi la città di Firenzecrebbe e allargossi assaie vinse per ingegno di guerra la cittàdi Fiesolee disfecelacome innanzi farà menzione. Lasceremoal presente a parlar di ciòinfino che tempo saràecominceremo il quinto librocome lo 'mperio di Roma tornòagli Alamannie quegli che regnaro per gli tempie quello chefeceromischiandovi tuttora le storie e' fatti de' Fiorentinicomeincorsono nella loro signoriache ne fia di nicessità avolerle dirittamente ritrarre e raccontare.

 




LIBRO QUINTO




I - Qui comincia il quinto libro: come la lezione dello 'mperio diRoma venne agli Alamannie come Otto primo di Sassogna fu consegratoimperadore

Regnando nel papato Giovanni duodecimo figliuolo d'Albertoimperadorecome adietro è fatta menzionee guastando laChiesa per le sue ree operefue per parte de' cardinali rimandatoper Otto re d'Alamagna per levare il detto papa di signoriae farelui imperadore; per la qual cosa il detto papasappiendo ciòa Giovanni suo diacano cardinale ch'avea ordinato ciò etrattato fece mozzare il nasoe a un altro Giovanni soddiacanoch'ave' scritto le lettere fece tagliare la mano. Per la qual cosaeper le pessime opere di Berlinghieri e d'Albertofaceano inLombardia e in ToscanaOtto con tutta sua forza passò ancorain Italiae abatté al tutto la signoria de' detti imperadoriin Lombardiacome in parte fu detto dinanzi. E poi venne in Toscanae da' Lucchesi e da' Fiorentini fu ricevuto onorevolementeesoggiornò assai in Luccae alquanto in Firenze; poi se n'andòa Romae da' Romani fu ricevuto a grande gloria e triunfo; il qualegiunto a Romafece disporre e cacciare del papato il detto Giovannipapail quale poi morì vilmente e in avolterioe feceeleggere papa Leone ottavoil quale per la malvagità de'Romani fece decreto che niuno papa fosse fatto sanza l'asentimentodello 'mperadore. E veggendo il papa e tutto il chericato che·llaChiesa non si potea difenderené avere sua libertà perla retà de' malvagi Romani e de' tiranni d'Italiache·ll'occupavanosanza l'aiuto e forza degli Alamannieconoscendo la bontà e valore e potenzia del detto Otto reperdignissimo fue per lo popolo di Roma e per la Chiesa elettoimperadoree consegrato e coronato in Roma dal detto papa Leone agrande glorianegli anni di Cristo VIIIIcLVil quale fece moltidoni a santa Chiesa. Questo Otto fu di Sassognae regnòimperadore XII annifaccendo grandi e buone opere in esaltamentodella Chiesa e dello 'mperioe pacificò tutta Italia; e ciòfattosi tornò in Alamagna colla sua moglie Alundadellaquale avea avuto uno figliuoloch'ebbe nome simigliante al padreOtto secondo. Ma tornato lui in Alamagnaper gli malvagi Romani fudisposto papa Leonee feciono papa Benedetto Vdella qual cosasappiendolo Ottomolto isdegnato e crucciato tornòe a Romacon sua forzae assediolla; per la qual cosa i Romani per avere suapace gli rendero preso il detto Benedetto papae rimise in sediaLeoneche prima era stato papae tornossi in Alamagnae menonne ildetto Benedettoil quale morì vilmente. E dopo molte pietosee buone operee fatti ricchi monasteriiil detto Otto si morìin Alamagna. Questo Otto amendò molto tutta Italiae mise inpace e buono statoe abatté le forze de' tiranni; e al suotempo assai de' suoi baroni rimasono signori in Toscana e inLombardia. Intra gli altri fu il cominciamento de' conti Guidiilquale il primo ebbe nome Guidoche 'l fece conte Palatinoediedegli il contado di Modigliana in Romagna; e poi i suoidiscendenti furono quasi signori di tutta Romagnainfino che furonocacciati di Ravennae tutti morti dal popolo di Ravenna per lorooltraggisalvo uno picciolo fanciullo ch'ebbe nome Guidosopranomato Sangueper gli suoi che furono tutti in sangue morti; ilquale poi per lo 'mperadore Otto quarto fu fatto signore inCasentinoe questi fu quegli che tolse per moglie in Firenze lacontessa Gualdradafigliuola che fu del buono messere BellincioneBerti de' Ravignani onorevole cittadino di Firenze. Ancora troviamoche 'l detto Otto primo soggiornava in Firenze quando andava etornava a Romae mise amore e piacquegli la cittàeperch'era stata sempre figliuola della città di Roma e fedeleallo 'mperiosì·lla favorò e brivileggiòe dielle infino in sei miglia di contado. E quando tornò inAlamagnade' suoi baroni vi rimasero e furono cittadini; e intra glialtri fu quegli ch'ebbe nome Ubertoonde si dice che nacque la casae progenia degli Ubertie per suo nome così fu nomata; e unaltro barone ch'ebbe nome Lambertoche si dice che discesono iLamberti: questo però non affermiamo; e più altri disua gente de' migliori baronie di quegli d'Otto secondorimasonoin Toscana in signoriaonde poi sono stratti molti lignaggi inFirenze di gentili uominie molte terre d'Italia. Questo Otto primobrivileggiò i Lucchesi che potessero battere moneta d'oro ed'arientoe però la loro moneta è improntata del suonome. Dapoi che morì Otto primo fu fatto imperadore Ottosecondo suo figliuoloil quale regnò XV anni. Al tempo diquesto Otto uno papa Giovanni tredecimoche·ll'avea coronatofue preso da Piero prefetto di Roma e messo in Castello Santo Angeloe poi si fu cacciato in Campagna; ma il detto Otto il rimise insediae molti Romani che di ciò ebbono colpa fece morire dimala mortee molti ne mandò presi in Sassogna. Al tempo dicostui i Saracini e' Greci presono Calavrail quale andò loroincontro con grande oste di Romanie Tedeschie LombardiePugliesi; ma per mala condottae perché i Romani e'Beneventani si fuggirofue sconfitto con grande danno de' Cristianie egli preso da' corsali greci; ma per ingegno e promesse si fecemenare in Cicilia; essendovi arrivato co·lloroessendoconosciutotutti gli fece morire di mala morte. E poi il detto Ottoassediò Beniventoe prese la terra e guastolla per lo lorotradimentoe trassene il corpo di santo Bartolomeo appostoloerecollo a Roma per portarlo in Sassogna; ma tornato a Roma morìopoco appressoe nell'isola di Roma lasciò il detto corpo disanto Bartolomeo.




II - Del terzo Otto imperadoree del marchese Ugo che fece la Badiadi Firenze

Dopo la morte del secondo Otto fue eletto imperadore Otto terzosuo figliuoloe coronato per papa Gregorio quinto negli anni diCristo VIIIIcLXXVIIIIe regnò questo Otto XXIIII anni. Poiche fue incoronato andòe in Puglia in pellegrinaggio al MonteSanto Angeloe poi si tornò per la via di Francia inAlamagnalasciando Italia in buono stato e pacefico. Ma lui tornatoin AlamagnaCrescenzo consolo e signore di Roma cacciò ildetto Gregorio del papatoe misevi uno Grecoch'era vescovo diPiagenzamolto savio; ma sentendo ciò Otto imperadoremoltocrucciato con sua forza tornò in Italiae assediò inRoma il detto Crescenzo e 'l suo papa in Castello Santo Angelochelà entro s'erano fuggiti; il quale per assedio ebbe il dettocastelloe Crescenzo fece dicollaree papa Giovanni XVI trarre gliocchi e tagliare le manie rimise in sedia il suo papa Gregorio chedi nazione era suo parente; e lasciando Roma e Italia in buono statosi tornò in suo paese in Alamagnae di là morìbene aventurosamente. Col detto Otto terzo venne in Italia ilmarchese Ugo: credo che fosse marchese di Brandimborgoperòche in Alamagna nonn-ha altro marchesato. A costui piacque sìla stanza di Toscanaspezialmente de la nostra città diFirenzech'egli ci fece venire la mogliee in Firenze fece suodimorosì come vicario d'Otto imperadore. Avennecomepiacque a·dDioch'andando lui a una caccia nella contrada diBonsollazzoper lo bosco si smarrì da sua gentee capitòa la sua avisionea una fabbrica dove s'usa di fare il ferro. Quivitrovando uomeni neri e sformati che in luogo di ferro parea chetormentassono con fuoco e con martella uomenidomandò che ciòera. Fugli detto ch'erano anime dannatee che a simile pena eracondannata l'anima del marchese Ugo per la sua vita mondanase nontornasse a penitenzia; il quale con grande paura si raccomandòea la vergine Mariae cessata la visionerimase sì compuntodi spiritoche tornato in Firenzetutto suo patrimonio d'Alamagnafece venderee ordinò e fece fare sette badie: la prima fu laBadia di Firenze a onore di santa Maria; la seconda quella diBonsollazzoove vide la visione; la terza fece fare ad Arezzo; laquarta a Poggibonizzi; la quinta alla Verruca di Pisa; la sesta a laCittà di Castello; l'ultima fu quella di Settimo: e tuttequeste badie dotò riccamentee vivette poi colla moglie insanta vitae nonn-ebbe nullo figliuoloe morì nella cittàdi Firenze il dì di santo Tommaso gli anni di Cristo MVIe agrande onore fu soppellito alla Badia di Firenze. E vivendo il dettomarchese Ugofece in Firenze molti cavalieri della schiatta de'Giandonatide' Pulcide' Nerlide' conti da Gangalandie diquegli della Bellai quali tutti per suo amore ritennero e portaronol'arme sua adogata rossa e bianca con diverse intransegne.




III - De' VII prencipi d'Alamagna ch'hanno a eleggere lo 'mperadore

Morto Otto il terzoper cagione che·llo 'mperio era andatoper lignaggio in tre Ottil'uno figliuolo dell'altrosi parve aSergio papa quartoe a' cardinalie a' prencipi di Roma che·llo'mperio fosse alla lezione degli Alamanniimperciò ch'eranopossenti gentie grande braccio del Cristianesimo; ma che d'allorainnanzi lo 'mperio andasse per elezione del più degnoconfermandosi poi per la Chiesaessendo aprovato degno: e furono perdicreto ordinati sette lettori dello 'mperio in Alamagnae ch'altrinon potesse degnamente essere eletto imperadorese non per gli dettiprencipi. Ciò furono l'arcivescovo di Maganza cancelliered'Alamagnal'arcivescovo di Trievi cancelliere in Gallial'arcivescovo di Cologna cancelliere in Italiail marchese diBrandimborgo camerlingoil duca di Sassogna che gli porta la spadae 'l conte Palatino del Reno che oggi succede per retaggio al duca diBavierae servelo a tavola del primo messoe 'l re di Boemme che 'lserve della coppa: e sanza lui consentire non vale la lezione. Efecesi dicreto che per cagione che gli Alamanni aveano tutta lalezione dello 'mperio d'Alamagnanon potesse essere papa ocardinaleper levare le disensioni del papato; ma non s'attenne. Eimperò chedapoi che·llo 'mperio venne al tutto agliAlamannisì seguiremo omai d'imperadore in imperadoreesimile de' papaquanto regnò ciascunoe brievemente le sueoperazioniimperciò che in questi tempi la nostra cittàdi Firenze cominciò ad avere stato e potenzia per lerevoluzioni de' detti imperadori; e per le disensioni che taloraebbono col papa e colla Chiesamolte mutazioni e parti ebbe nellanostra città di Firenzecome innanzi per gli tempi faremomenzione ordinatamente. E ancora n'è di nicessità difare memoria degli re di Francia e di Pugliaimperciò chemolto si mischia la loro signoria alla nostra materia per le novitàche seguiranno appresso; e però in brieve per lo primocapitolo ne faremo menzione.




IV - Della progenia delli re di Francia che discesono d'UgoCiappetta

Ugo Ciappettacome addietro facemmo menzionefallito i·lignaggiodi Carlo Magnofu re di Francia nelli anni di Cristo VIIIIcLXXXVII.Questo Ugo fu duca d'Orliens (e per alcuno si scrive che fur sempre isuoi antichi e duchi e di grande lignaggio)figliuolo d'Ugo ilGrandee nato per madre della serocchia d'Otto primo della Magna; maper gli più si dice che 'l padre fu uno grande e ricco borgesedi Parigi stratto di nazione di bucceriovero mercatante di bestie;ma per la sua grande ricchezza e potenziavacato il ducatod'Orliense rimasene una donnasì l'ebbe per moglieondenacque il detto Ugo Ciappettail quale fu molto savio e possenteereame di Francia tutto si governava per lui; e fallito i·legnaggiodi Carlo Magnocome fatta è menzionesi fece fare reeregnò XX anni. Questo Ugo Ciappetta e suo legnaggio sempreportarono il campo azzurro e fioredaliso d'oroe truovasi che CarloMagno portò mezza l'arme dello 'mperiocioè il campoad oro e l'aguglia nerae l'altra metà fioridaliso; ma in SanDonigi di Francia si trovarono insegne vecchie realiil campoazzurro con ispronelle ad oro; non si sa se furono del legnaggio diCarloo de' primi re venuti di Siccambria. Apresso Ugo Ciappettaregnò Uberto suo figliuolo XII annie fu uno grande chericoinniscritturae molto cattolico e santo. Poi regnò Arrigo suofigliuolo XXX anni; e poi regnò Filippo suo figliuolo XLVIIIIanni; poi regnò Luis il Grosso suo figliuolo XXXI anno; poiregnò Luis il Pietoso suo figliuolo XLIII annie fu col nomeil fattopietoso e buonoe con tutte le virtù. Questi ebbeper moglie la contessa di Ciartela qual fu discesa de·legnaggiodi Carlo Magnoimperò che fu nata della casa di Normandiadella qual donna ebbe uno figliuolo ch'ebbe nome Filippo il Bornioil quale regnò XLIIII anni. Questo Filippo fu uomo di grandevaloree molto acrebbe il reame. Prima il conte di Fiandrache·ll'avea levato a' fontico li più de' baroni diFrancia si rubellò; il quale per suo senno e prodezza tuttigli ridusse a sua signoriae per lo detto fallo tolse al conte diFiandra Vermandosi e Piccardia. Questo Filippo andò alconquisto d'oltremare col re Riccardo d'Inghilterrae vinse Acri inSoria; poi ebbe discordia col re Riccardo per moneta che gli aveaprestata al passaggioonde avea pegno la duchea di Normandia per CCmdi libbre di parigini; e quando la venne a ricoglierenon volle ilre di Francia altro che parigini picciolicome dicea la carta; e nonpotendosi trovare al terminesi trasattò Normandiae recollaa sua sugezzioneonde grande guerra fu poi tra·lloroche 'ldetto re Riccardo s'allegò contra il re Filippo con Ferranteconte di Fiandrae con Otto quarto re de' Romani; il qualein unomedesimo giornoFilippo re combatté col detto Otto e Ferranteal ponte al Bovino in Fiandrae sconfisseglie prese FerranteeOtto si fuggì; e Luis figliuolo del detto re Filippo ebbebattaglie in Paito contro al re d'Inghilterra e altri baroniesconfisseglie recò sotto la sua signoria PaitoGuascognaTorenae Angierie Chiermonte; alla fine lasciò grandetesoro per limosina alla terra d'oltremaree morì negli annidi Cristo MCCXVI. Apresso Filippo il Bornio regnò il dettoLuis suo figliuolo tre anni. Questo Luis ebbe quattro figliuoli dellareina Biancia figliuola del re di Spagna: il primo fu il buono resanto Luis che succedette a·llui re di Francia; il secondoRuberto il primo conte d'Artese; il terzo fu Alfarante che fu contedi Pittieri e di Lanzone; il quarto fu il buono Carlo conte d'Angiòe poi di Proenzae poi per suo valore e prodezza fu re di Cicilia edi Pugliacome innanzi farà menzione la storia al trattato diFederigo imperadore e di Manfredi re suo figliuolo. Il detto santo reLuis regnò XLVIII annie sconfisse il re d'Inghilterra e 'lconte della Marciae andò oltremare a Damiatae làpreso alla Mensura con Carlo suo fratelloe morìvi il conted'Artesee ricomperarsi dal soldano grande tesoro; e poi fu alpassaggio di Tunisie là morì santamente gli anni diCristo MCCLXX. Dopo il re santo Luis regnò Filippo suofigliuolo XIIII annie questi fu quegli che fece il passaggio inAraonae là morì. Questo re Filippo ebbe dellafigliuola del re d'Araona due figliuoli: il primo fu Filippo ilBelloil quale fu il più bello Cristiano che·ssitrovasse al suo tempo (questi regnò re in Francia XXVIII annia' nostri tempi); l'altro fu Carlo di Valoisdetto Carlo Sanzaterrache assai mutazioni fece a la nostra città di Firenzecomeinnanzi al suo tempo farà menzione. Questo re Filippo il Belloebbe tre figliuoli: il primo fu Luis re di Navarra per retaggio dellamadre; il secondo Filippo conte di Pittieri; il terzo Carlo contedella Marcia; e morto il padre negli anni di Cristo MCCCXVfuronotutti e tre re di Francia l'uno apresso l'altro in picciolo tempo.Avemo raccontato sì per ordine gli re di Francia e di Pugliadiscesi de·legnaggio d'Ugo Ciappettaperché contandole nostre storie di Firenzee dell'altre province e terre d'Italiasi possono meglio intendere. Lasceremo de' Franceschie torneremo anostra materia degl'imperadori di Roma e de' fatti di Firenze.




V - Come Arrigo primo fu fatto imperadore

Dapoi che fu morto il terzo Otto imperadore gli elettori dellaMagna si elessono nello 'mperio Arrigo primo duca di Baviera; equesti fu stratto del legnaggio di Carlo Magnosì comeadietro facemmo menzionee ciò fu negli anni di Cristo MIIIe regnò XII anni e VI mesi bene aventurosamente in ognibattaglia contro a' suoi nemici in Alamagnae in Buemmiae inItaliae fece tornare alla fede di Cristo Stefano re d'Ungheria etutto suo reamee dégli per moglie la serocchia. Questi fu ilprimo Arrigo imperadorema il secondo fu re della Magna; e peròsi scorda la cronica nel nomare gli Arrighi; ove dice IIII vuole direIIIcosì lo terzo secondoquanto allo 'mperio. Questo Arrigoe la sua mogliech'ebbe nome santa Cunegondastettero e conservaroinsieme virginitadeovero castitadee molti miracoli feciono dopola loro morte. Questo imperadore e la detta sua moglie stettero inFirenzee feciono reedificare la chiesa di Santo Miniatosiccomeadietro facemmo menzione. Lasceremo alquanto a raccontare gli'mperadorie torneremo a nostra materia de' fatti di Firenzecomene' detti tempie con volontà del detto imperadore ArrigoiFiorentini presono e abbatterono la città di Fiesoleecrebbesi la città di Firenze.




VI - Come al tempo del detto Arrigo i Fiorentini presono la cittàdi Fiesolee feciolla disfare

Ne' detti tempiregnando imperadore Arrigo primoquegli dellacittà di Firenze erano molto cresciuti di gente e di poderesecondo il loro piccolo sitoe massimamente per lo favore e aiutod'Otto primo imperadoree del secondo e terzo Otto suo figliuolo enipoteche sempre favoreggiarono la città di Firenze; e comela città di Firenze crescevala città di Fiesolesempre calavaavendo al continuo guerra e nimistà insieme; maper lo forte sito e fortezza di mura e di torri che avea la cittàdi Fiesoleinvano si travagliavano i Fiorentini di conquistarlacontutto che fossero più gentie di maggiore amistà eaiutoanzi erano continuo guerreggiati da' Fiesolani. Ma veggendociò i Fiorentiniche per forza no·lla poteanoaquistaresì·ssi intreguarono co' Fiesolanielasciarono il guerreggiare tra·lloro; e di triegua in trieguasi cominciarono a dimesticare insiemee usare l'uno cittadino nellacittà dell'altroe imparentarsi insiemee picciola guardiafacea l'uno dell'altro. I Fiorentini veggendo che·lla lorocittà di Firenze nonn-avea podere di fare grande montataavendo sopra capo sì fatta fortezza com'era la città diFiesoleprovedutamente e segretamente una notte misono aguato diloro gente armati da più parti di Fiesole. I Fiesolani essendoassicurati da' Fiorentini e non prendendosi guardiala mattina dellaloro festa principale di santo Romoloaperte le porteessendodisarmati i Fiesolanii Fiorentini entrando nella città sottotitolo di venire alla festaquando ve n'ebbe dentro buona quantitàgli altri armati ch'erano nell'aguato presono le porte della città;e fatto cenno a Firenzecome era ordinatotutta l'oste e potenziade' Fiorentini vennero a cavallo e a piè al montee entrarononella città di Fiesolee corsolla tutta sanza uccidere quasigenteo fare altro dannose non a chi si contendesse. I Fiesolaniveggendosi subitamente e improviso sopresi da' Fiorentiniparte dicoloro che poterono si fuggirono in su la roccala quale erafortissimae tennersi lungo tempo apresso. La città di sottoalla rocca essendo presa e corsa per gli Fiorentinie prese lefortezze e le genti che·ssi contendeanol'altro minuto popolos'arenderono a patti che non fossono morti né rubati di lorocosefaccendo i Fiorentini loro volontà di disfarlarimanendo il vescovado in sua giuridizione. Allora i Fiorentinipatteggiarono che chi volesse uscire della città di Fiesole evenire ad abitare in Firenze potesse venire sano e salvo con tutti isuoi beni e cosee andare in altra parte che gli piacesse; per laqual cosa in grande quantità ne scesoro ad abitare in Firenzeonde poi furono e sono grandi schiatte in Firenze; altri n'andaronoad abitare intorno per lo contado ove aveano loro villate epossessioni. E ciò fattoe la città vota di genti e dicosei Fiorentini la feciono abattere tutta e disfaresalvo ilvescovado e certe altre chiesee la roccache·ssi teneaancora e non s'arendeva a' detti patti; e ciò fu negli anni diCristo MXe recarne i Fiorentini e' Fiesolani che·ssi fecionocittadini di Firenze tutte le dignità e colonnee tuttigl'intagli de' marmi che lassù eranoe il carroccio del marmoch'è in San Piero Scheraggio in Firenze.

 

 




VII - Come molti Fiesolani tornarono ad abitare in Firenze e fecionsiuno popolo co' Fiorentini

Essendo disfatta la città di Fiesolesalvo il castellodella roccacome detto è di sopramolti Fiesolani ne vennoroad abitare in Firenze e feciono uno popolo co' Fiorentinie per laloro venuta convenne che·ssi crescesse di mura e di giro lacittà di Firenzecome innanzi farà menzione. E acciòche' Fiesolani venuti ad abitare in Firenze fossono con piùfede e amore co' Fiorentinisì raccomunarono l'arme de' dettiComunie feciono allora l'arme dimezzata vermiglia e biancacomeancora a' nostri tempi si porta in su il carroccio e nello oste de'Fiorentini. Il vermiglio fu l'antica arme che i Fiorentini ebbono da'Romanicome adietro è fatta menzioneche soleano usareiv'entro il giglio bianco; e 'l bianco fu l'antica arme de'Fiesolanima avevavi dentro una luna cilestra: ma nella detta armecomune levarono il giglio bianco e la lunae fu pur dimezzata; efeciono leggi e statuti comunivivendo ad una signoria di dueconsoli cittadini e consiglio del senatociò era di C uominii migliori della cittàcom'era l'usanza data da' Romani a'Fiorentini. E così crebbe molto in quegli tempi la cittàdi Firenze e di popolo e di potenzia per lo disfacimento della cittàdi Fiesolee per li Fiesolani che vennono ad abitare in Firenzemaperò nonn-era di grande popolo a comparazione ch'ella èa' nostri tempi; che·lla città di Firenze era dipiccolo sitocome fatto è menzionee ancora si vede al primogiroe non v'avea abitanti il quarto ch'è oggi. I Fiesolanierano molto scematie alla disfazione di Fiesole molto si sparsonoe chi andò in una parte e chi in una altra; ma i più nevennoro a Firenzee pur fu grossa città al tempo d'allora; maper quello troviamocon tutti i Fiesolani non furono la metàch'è oggi a' nostri dì. E nota perché iFiorentini sono sempre in scismae in partie in divisionitra·lloroche nonn-è da maravigliare: l'una ragione siè perché la città fu reedificatacome fu dettoal capitolo della sua reedificazionesotto la signoria e influenziadella pianeta di Marti che sempre conforta guerre e divisioni;l'altra ragione più certa e naturale si è che'Fiorentini sono oggi stratti di due popoli così diversi dimodie sempre per antico erano stati nemicisiccome del popolo de'Romani e di quello de' Fiesolani; e ciò potemo vedere perisperienza verae per le diverse mutazioni e partigioni e sette chedapoi che' detti due popoli furono congregati in uno avennero inFirenze di tempi in tempicome in questo libro omai piùstesamente farà menzione.




VIII - Come la città di Firenze crebbe lo cerchioprima difossi e steccatipoi di mura

Dapoi che' Fiesolani tornarono in grande parte ad abitare inFirenzecome detto è dinanzila città s'empiépiù di gente e di popoloe crescendo in borghi e abituri difuori della vecchia e piccola cittàpoco tempo appressoconvenne di nicessità che·lla città si crescessedi cerchioprima di fossi e di steccati; e poi al tempo d'Arrigoterzo imperadore si feciono le muraacciò che·lleborgora e acrescimenti di fuori per le guerre che apparieno inToscana per cagione del detto Arrigo non potessono essere presi néguastie la città più tosto assediata da' nemici. Eperò a quel temponegli anni di Cristo MLXXVIIIcome innanziincidendo le storie d'Arrigo terzo farà menzionecominciaronoi Fiorentini le nuove muracominciando dalla parte del levante allaporta di San Piero Maggiorela quale fu alquanto dietro alla dettachiesamettendo il borgo di San Piero Maggiore e la chiesa dettadentro alle nuove mura. E poi ristrignendosi dalla parte ditramontanapoco di lungi al detto borgo fece gomito ad una postierlache·ssi chiamò la porta Albertinelli per una schiattach'era in quel luogoche così fu chiamata; poi seguendoinsino alla porta di borgo San Lorenzomettendo la detta chiesadentro alle mura; e poi appresso ebbe due postierlel'una alla forcadi campo Corbolinie l'altra si chiamò poi la porta delBaschiera; conseguendo poi insino alla porta di San Paoloe appressoseguendo insino alla porta alla Carraiaa la quale fece fine il muroin su l'Arnoove poi si cominciò e fece uno ponte che·ssichiama il ponte alla Carraia per lo nome di quella porta; e poiseguendo le mura non però troppe alte in su la riva d'Arnomettendo dentro ciò ch'era di fuori alle mura vecchieciòera il borgo di San Brancazioe quello di Parionee quello di SantoAppostoloe quello di porte Sante Marie insino al ponte Vecchio; epoi appresso in su la riva d'Arno insino al castello Altrafonte. Dilà si partirono alquanto le mura dalla riva d'Arnosicchévi rimase via in mezzoe due postierle onde s'andava al fiume. Poifaceano tanto e volgeano ove è oggi la coscia del ponteRubacontee ivi alla rivolta avea una porta che·ssi chiamavala porta de' Buoiperché ivi di fuori si facea il mercato de'buoiche poi fu nomata la porta di messere Ruggieri da Quonaperòche i detti da Quona quando vennero ad abitare alla città sipuosono in su la detta porta. Poi seguirono le mura dietro aSa·Iacopo tra·lle fosseperché era in su'fossiinsino ov'è oggi il capo della piazza dinanzi allachiesa de' frati minori detta Santa Croce; e quivi avea una postierlach'andava all'isola d'Arnopoi seguendo le dette mura per lineadiritta sanza niuna porta o postierlaritornando insino a San PieroMaggiore ove cominciano. E così ebbe la città nuova diFirenze di qua dall'Arno V porte per gli V sestiuna porta persestoe più postierlecom'è fatta menzione. Oltrarnosi avea tre borghii quali tutti e tre cominciavano al ponte Vecchiodi là da Arno: l'uno si chiamava e chiama ancora borgoPidigliosoperch'era abitato di vile gentee era in capo del dettoborgo una porta che·ssi chiamava la porta a Romaove sonooggi le case de' Bardi presso a Santa Lucia de' Magnoli e passato ilponte Vecchioe per quella via s'andava a Roma per lo cammino daFegghine e d'Arezzo; altre mura non avea al detto borgo se non ildosso delle case di costa al poggio. L'altro borgo era quello diSanta Felicitadetto il borgo di Piazzache avea una porta ove èoggi la piazza di San Filiceonde va il cammino a Siena; e un altroborgo che·ssi chiamava di Sa·Iacopoche avea una portaove sono oggi le case de' Frescobaldiche andava il cammino a Pisa.A' detti tre borghi del sesto d'Oltrarno non avea altre mura se nonle porte dette e' dossi delle case di dietro che chiudeano le borgoracon giardini e ortora di dietro. Ma da poi che·llo 'mperadoreArrigo terzo venne ad oste a·fFirenzei Fiorentini fecionomurare Oltrarnocominciando a la detta porta a Roma montando adietroal borgo a la costa di sotto a San Giorgioe poi riuscieno dietro aSanta Felicitarinchiudendo il borgo di Piazza e quello diSa·Iacopoe quasi come andavano i detti borghi; ma poi sifeciono le mura d'Oltrarno al poggio più altecome sono oraal tempo che di prima i Ghibellini signoreggiarono la città diFirenzecome faremo menzione a luogo e a tempo. Lasceremo alquantode' fatti di Firenzee tratteremo degl'imperadori che furonoappresso il primo Arrigoche·cci sono di nicessità araccontare per conseguire la nostra storia.




IX - Come Currado primo fu fatto imperadore

Dopo la morte d'Arrigo primo imperadore fu eletto e consegratoCurrado primo per Benedetto papa ottavo negli anni di Cristo MXV.Questi fu di Soaviae regnò nello 'mperio XX annie quandoegli passò in Italianon possendo avere la signoria diMelanosì·ll'assediò infino ne' borghi; maprendendo la corona del ferro di fuori di Melano in una chiesacantando la messasì venne uno grande tuono e saetta inquella chiesae alquanti ne morirono; e levato l'arcivescovo checantava la messa dall'altaredisse a Currado imperadore chevisibilemente vide santo Ambruogio che fortemente il minacciava senon si partisse dall'assedio di Melano; e egli per quella amonizionesi levò da ostee fece pace co' Melanesi. Questi fu giustouomoe fece molte leggie tenne lo 'mperio in pace lungo tempo.Bene andò in Calavra contro a' Saracini ch'erano venuti aguastare il paesee co·lloro combattéoe con grandespargimento di sangue de' Cristiani gli cacciò e conquise.Questo Currado si dilettò assai della stanza della cittàdi Firenze quando era in Toscanae molto l'avanzòe piùcittadini di Firenze si feciono cavalieri di sua mano e furono al suoservigio. E acciò che si sappia chi erano i nobili e possenticittadini in quegli tempi nella città di Firenzebrievementene faremo menzione.




X - De' nobili ch'erano nella città di Firenze al tempo deldetto imperadore Currado: prima di quegli d'intorno al Duomo

Come adietro è fatta menzionela prima reedificazionedella picciola Firenze era divisa per quartiericioè perquattro porte; e acciò che noi possiamo meglio dichiarire inobili legnaggi e case che a' detti tempidisfatta Fiesoleerano inFirenze grandi di poderesì gli conteremo per gli quartieriove abitavano. E prima quegli della porta del Duomoche fu il primoovile e stazzo della rifatta Firenzee dove tutti i nobili cittadinidi Firenze la domenica facieno riparo e usanza di cittadinanzaintorno al Duomoe ivi si faceano tutti i matrimoni e pacie ognigrandezza e solennità di Comune: e appresso porta San Pieroepoi porta San Brancazioe porta Sante Marie. E porte del Duomo eranoabitanti il legnaggio de' filii Giovannie quegli de' filiiGuineldiche furono i primi che reedificarono la città diFirenzeonde poi sono discesi molti lignaggi di nobili in Mugello ein Valdarno e in città assaiche oggi sono popolari e quasivenuti a fine: furono i Barucci che stavano da Santa Maria Maggioreche oggi sono venuti meno; bene furono di loro legnaggio gli Scali e'Palermini. Erano ancora nel detto quartiere Arriguccie' Siziie'figliuoli della Tosa. Questi della Tosa furono uno legnaggio co'Bisdominie padroni e difenditori del vescovado; ma partissi uno diloro da' suoi di porta San Pieroe tolse per moglie una donnachiamata la Tosache n'ebbe lo retaggioonde dirivò quellonome. Eravi quelli della Pressa che stavano tra' Chiavaiuoligentiliuomini.




XI - Delle case de' nobili del quartiere di porta San Piero

Nel quartiere di porta San Piero erano i Bisdomini checome disopra è dettoe' sono padroni del vescovadoe gli Alberighiche fu loro la chiesa di Santa Maria Alberighi da casa i Donatieoggi non n'è nullo; i Ravignani furono molto grandieabitavano in sulla porta San Pieroche furono poi le case de' contiGuidie poi de' Cerchie di loro per donna nacquero tutti i contiGuidicome adietro è fatta menzionedella figliuola delbuono messere Bellincione Berti: a' nostri dì è venutotutto meno quello legnaggio. I Galligarie Chiarmontesie Ardinghiche abitano in Orto San Micheleerano molto antichi; e simile iGiuochi che oggi sono popolaniche abitavano da Santa Margherita;Elisei che simile sono oggi popolaniche stanno presso a MercatoVecchio; e in quello luogo abitavano i Caponsacchiche furono grandiFiesolani; i Donatiovero Calfucciche tutti furono uno legnaggioma i Calfucci vennoro meno; e quegli della Bella di San Martino anchedivenuti popolani; e il legnaggio degli Adimari i quali furonostratti di casa i Cosiche oggi abitano in Porta Rossae SantaMaria Nipotecosa feciono eglino; e bene che sieno oggi il maggiorelegnaggio di quello sesto e di Firenzenon furono però inquelli tempi de' più antichi.




XII - Di quegli del quartiere di porta San Brancazio

Nel quartiere della porta di San Brancazio erano grandissimi epotenti la casa de' Lambertinati per loro antichi della Magna; gliUghi furono antichissimii quali edificarono Santa Maria Ughietutto il poggio di Montughi fu loroe oggi sono spenti; i Catellinifurono antichissimie oggi non n'è ricordo: dicesi che'figliuoli Tieri per bastardo nati fossono di loro lignaggio; i Pigligentili uomini e grandi in quegli tempiSoldanierie Vecchietti;molto antichi furono quegli dell'Arcae oggi sono spenti; e'Migliorelliche oggi sono niente; e' Trinciavelli da Mosciano furonoassai antichi.




XIII - Di quegli del grande quartiere di porta Santa Maria e di SanPiero Scheraggio

Nel quartiere della porta Sante Mariech'è oggi nel sestodi San Piero Scheraggioe quello di Borgoavea molto possenti eantichi legnaggi. I maggiori erano gli Ubertinati e venuto il loroantico della Magnache abitavano ov'è oggi la piazza de'priori e 'l palagio del popolo; i Fifantidetti Bogolesiabitavanoin sul canto di porte Sante Mariee' GalliCappiardiGuidieFilippi che oggi sono niente allora erano grandi e possentiabitavano in Mercato Nuovo; e simile i Greciche fu loro tutto ilborgo de' Grecioggi sono finiti e spentisalvo che n'ha in Bolognadi loro legnaggio; Ormanni che abitavano ov'è oggi il dettopalagio del popoloe chiamansi oggi Foraboschi. E dietro a San PieroScheraggioove sono oggi le case de' figliuoli Petrifurono queglidella Peraovero Peruzzae per loro nome la postierla che ivi erasi chiamava porta Peruzza: alcuno dice che' Peruzzi che sono oggifurono stratti di quello legnaggioma non l'affermo. I Sacchetti cheabitano nel Garbo furono molto antichi; intorno a Mercato Nuovo eranograndi i Bostichie quegli della Sannellae GiandonatieInfangati; in borgo Santo Appostolo erano grandi Gualterotti eImportuniche oggi sono popolani; i Bondelmonti erano nobili eantichi cittadini in contadoe Montebuoni fu loro castelloe piùaltri in Valdigrieve; prima si puosono Oltrarnoe poi tornarono inBorgo. I Pulcie' conti da GangalandiCiuffagnie Nerli d'Oltrarnofurono ad un tempo grandi e possenti con Giandonati e con queglidella Bella insieme nomati di sopra; e dal marchese Ugo che fece laBadia di Firenze ebbono l'arme e la cavalleriaimperciò cheintorno a·llui furono molto grandi.




XIV - Come in quegli tempi era poco abitato Oltrarno

Avemo nomati i nobili e possenti cittadini che a' tempi delloimperadore Currado primo erano di rinnomea e di stato in Firenze;altri più legnaggi v'avea di più piccolo affare che nonse ne facea rinnomeae oggi sono fatti grandi e possenti; e degliantichi nomati di sopra sono calatie tali venuti menoche a'nostri dì apena n'è ricorso se non per questa nostracronica. Oltrarno nonn-avea in quegli tempi gente di lignaggio nédi rinnomoperò checome avemo detto addietroe' nonn-eradella città anticama borghi abitati di vili e minute genti.Lasceremo ora di raccontare de' fatti di Firenze infino che fia tempoe luogoquando i Fiorentini cominciarono a mostrare loro potenziaediremo brievemente degl'imperadori che furono dopo Currado primoedella contessa Matteldae di Ruberto Guiscardo che conquistòin quegli tempi Puglia e Ciciliache di raccontare di tutti ci èdi nicessità per le mutazioni che n'avennero in Italia e poialla nostra città di Firenze.




XV - Come fu fatto imperadore Arrigo secondo detto terzoe lenovità che furono al suo tempo

Dopo la morte del detto Currado fu eletto imperadore Arrigosecondo: e chi disse figliuoloma e' fu pure genero del dettoCurrado imperadoree figliuolo del conte Leopoldo Palatino diBaviera nipote del primo Arrigo. Questo Arrigo fu profetato la nottech'egli nacque in questo modo: che 'l detto Currado essendo eglicacciandoarrivato di notte solo in una foresta in povera casaoveabitava il padre e la madre isfuggiti e in bando dello 'mperio permicidioove il detto Arrigo nacquevegnendogli in visione che 'ldetto nato fanciullo sarebbe suo genero e succederebbe allo 'mperioCurradocredendo che fosse figliuolo di villanonon conoscendo ilconte suo padreper disdegno il comandò a uccidere nellaforesta; e i suoi famigliari per volontà di Dio lo lasciaronovivorapportando che·ll'aveano morto. E poi crebbe in bontàe inn-istatosicché nella corte del detto Currado fu alservigio il detto Arrigo; e ricordandosi lo 'mperadore di luiericonoscendolo per certi indizii e segnali di luiil mandòalla moglie con lettere che 'l facesse uccidere incontanente; e peruno prete con cui albergò in camminocome piacque a·dDiosì levò delle lettere quelle parole contamentee miseche gli desse la figliuola per mogliee così fu fatto; e ildistino premesso da Dio pure seguì. Con tutti i contasti diCurradoquesto Arrigo fu coronato negli anni di Cristo MXLe regnòXVII anni. Questo Arrigo imperadore passò in Italiae luicoronato a Roma da papa Clemente secondoil quale papa il dettoimperadore fece faree dispuose tre papi ch'erano in questione;l'uno si chiamò papa Benedetto nonol'altro papa Silvestroterzol'altro papa Gregorio sesto; e aveano l'uno l'altro disposto ecacciato di Roma. Poi ciò fattoil detto Arrigo si andònel Regno per guerreggiare in Puglia e in Campagna tra' signoriinsieme; sì prese Pandolfo prencipe di Capova e menolne inAlamagnae mise in signoria un altro Pandolfo conte di Tarentinoepoi si tornò nella Magna dimorando poco in Italia. Per la qualcosa il paese d'Italia si commosse molto in guerra l'uno signorecontra l'altroe' Romani tra·lloroe rubarono la Chiesaele sue possessionie cosee pellegrini. Ma essendo in quegli tempitornato in istato papa Gregorio sestodi Roma cacciò papaClemente ch'era uomo di poco valore; come signore laico con armatamano difese e racquistò le giuridizionipossessionie cosedella Chiesa; e ebbe guerra e battaglia col detto Arrigo che·ll'aveadispostoe soprastogli; e tutto fosse per questa cagione uomo disanguesì fece buona fine e con santo repentimentomostrandoa' suoi frati cardinali che ciò che avea fatto era perricoverare lo stato di santa Chiesae non per niuna singularepropietà di sua avariziaassegnando per autorità disanta Scrittura come i cherici al bisogno si debbono mettere comemuro dinanzi alle battaglie a difensione della fede e di santaChiesa. E Idio mostrò miracoli per lui; ché lui mortoi cardinali e l'altro chericato di Roma no·llo voleanosoppellire in San Piero in luogo sagroma missollo di fuori dallereggisiccome alla sua fine ordinòperch'era stato uomo disangueche se Idio mostrasse miracolo in luiche 'l seppellissonodentro alla chiesa. E ciò fattoe chiuse e serrate le portedi San Pierosubitamente venne uno turbo con uno vento sìimpetuoso che per forza levò le porte della chiesae portollein coro. Allora conosciuto il miracolo del santo uomosì 'lsoppellirono nella chiesa con grande solennità e reverenzia.




XVI - Come Arrigo terzo fu fatto imperadoree le novitàd'Italia che furono al suo tempoe come la corte di Roma fu inFirenze

Apresso la morte d'Arrigo secondo fu eletto imperadore Arrigoterzodetto quarto quanto in nome di rema terzo ch'ebbe coronad'imperionegli anni di Cristo MLVe regnò nello imperioXLVIIII anni. Questi fu figliuolo dell'altro Arrigo di Baviera. Altempo di costui ebbe molte novità in Italia e in Firenzecomefaremo menzione. Al suo tempo fu fame e mortalità per tutto ilmondoe nel cerchio della luna apparve la pianeta di Venus chiara eapertae mai non si vide in tale aspetto. Questo Arrigo fece fareper sua fortezza papa Vittorio nato d'Alamagnail quale papa nellacittà di Firenze fece concilio negli anni di Cristo MLVIIIIemolti vescovi dispuose per loro peccati di fornicazioni e di simonia.E partendosi la corte di Firenzee 'l detto papa andando in Alamagnaallo 'mperadore Arrigoricevuto a grande onorepoco appresso sìmorìo. E dopo lui fu fatto papa nella città di Firenzeper gli cardinali papa Stefano nato di Lotteringa in Brabante:vivette da X mesie morì nella detta città di Firenzee nella chiesa maggiore di Santa Reparata fu sepulto. E dopo lui fufatto per forza papa Benedetto vescovo di Velletroe poi fu in capode' VIIII mesi cacciato del papato e morì. E dopo lui fu fattopapa il vescovo di Firenze ch'era di Borgognaessendo la corte nellacittà di Sienae fu chiamato papa Niccolaio secondoe regnòtre anni e mezzoe morì in Roma. E dopo a·llui regnòpapa Allessandro nato di Melano XI anni e mezzoma al suo tempo iLombardi feciono un altro papachiamato Calduco vescovo di Parmaecontra Allessandro venne due volte colla forza de' Lombardi a Romaper avere il papatoma niente gli valse. Alla fine papa Allessandroa richiesta d'Arrigo imperadore andò a Mantovae làfece concilioe chetarsi le riotte e scisme ch'erano nella Chiesa; equesto Allessandro rimase papae tornossi a Romae là morì;e poi fu papa Gregorio settimo. In questi tempi infino gli anni diCristo MLXXVIIIessendo la città di Firenze assai agrandita emontata in istato per l'essere della corte di Roma che piùtempo vi stettee per la guerra che·ssi cominciò altempo del detto papa Gregorio tra lo 'mperadore Arrigo e la Chiesa ela contessa Matteldacome innanzi farà menzionei Fiorentinifeciono il secondo cerchio di mura alla cittàov'erano ifossi e steccaticome addietro è fatta menzione nel capitolodella detta edificazione.




XVII - Come santificò santo Giovanni Gualberti cittadino diFirenze e padre dell'ordine di Valembrosa

Al tempo del detto Arrigo imperadore fu uno gentile uomo delcontado di Firenze nato di messere Gualberto cavaliere de' signori daPetroio di Valdipesail quale avea nome Giovanni. Questi essendolaico e in guerra co' suoi vicinii quali aveano morto uno suofratellovegnendo a Firenze con sua compagnia armati a cavallotrovò il nimico suo che aveva morto il fratelloassai pressodella chiesa di San Miniato a Monte; il quale suo nimico veggendosisorpresosi gittò in terra a' piedi di Giovanni Gualbertifaccendogli croce delle bracciacheggendogli mercé per IesùCristo che fu posto in croce. Il quale Giovanni compunto da Dioebbepietà e misericordia del nemicoe perdonoglie menollo aofferere nella chiesa di Santo Miniato dinanzi al Crocifisso. Dellaquale misericordia Iddio mostrò aperto miracoloche veggentetutti il Crocifisso si chinò al detto Giovanni Gualbertiea·llui fece grazia di lasciare il secolo e convertirsi areligionee fecesi monaco nella detta chiesa di Santo Miniato. Mapoi trovando l'abate simoniaco e peccatorese n'andò comeeremita nell'alpe di Valembrosae quivi gli crebbe la grazia d'Iddioe la sua santitàchecome piacque a·dDiofu il primocominciatore di quella badia e santo ordineonde poi molte badiesono scese in Toscana e in Lombardiae molti santi monaci. E eglivivendoe poifece molti miracolicome racconta la sua leggendaefu molto tenuto chiaro di fede e di vita da papa Stefano ottavoepoi da papa Gregorio settimo; e passò di questa vita allabadia di Pasignano gli anni di Cristo MLXXIIIe dal detto papaGregorio fu poi con grande divozione calonizzato.




XVIII - Innarrazione di più cose che furono a questi tempi

In questi tempigli anni di Cristo MLXXpassò in ItaliaRuberto Guiscardo duca de' Normandiil quale per sua prodezza esenno fece grandi cosee operò in servigio di santa Chiesacontro ad Arrigo terzo imperadore che·lla perseguitavaecontro Allessio imperadoree contro a' Vinizianicome appressofaremo menzione; per la qual cosa egli fu fatto signore di Cicilia edi Puglia colla confermagione di santa Chiesae gli suoi discendentiappresso infino al tempo d'Arrigo di Soaviapadre di Federigosecondone furono re e signori. E simigliante in questi medesimitempi si fu la valente e savia contessa Matteldala quale regnava inToscana e in Lombardia e quasi di tutto fu donnae molte grandi cosefece al suo tempo per santa Chiesasicché mi pare ragione eche·ssi convegna dire di loro cominciamento e stato in questonostro trattatoimperciò che molto si mischia a' fatti dellanostra città di Firenze per le successioni che de' loro fattiseguirono in Toscana. E prima diremo di Ruberto Guiscardo e poi dellacontessa Matteldae' loro prencipii e le loro operazionibrievementetornando poi a nostra materia e fatti della nostra cittàdi Firenzei quali per acrescimento e operazioni de' Fiorentinicominciò a moltiplicare e a istendere la fama di Firenze perl'universo mondopiù che non era stato per lo addietro; eimperciò quasi per necessità ne conviene nel nostrotrattato [raccontare] più universalmente da quinci innanzi de'papie degl'imperadorie de' ree di più province del mondole novità e cose state per gli tempiimperciò chemolto riferiscono alla nostra materiae perché il sopradettoterzo Arrigo imperadore fu cominciatore dello scandalo dalla Chiesaallo 'mperioe poi Guelfi e Ghibellinionde si cominciarono leparti d'imperio e della Chiesa in Italiale quali crebbono tanto chetutta Italia n'è maculata e quasi tutta Europiae molto malie pericolie distruggimentie mutazioni ne sono seguitate allanostra città e a tutto l'universo mondosì comeinnanzi conseguendo nel nostro trattato per li tempi faremo menzione.E cominceremo omai al di sopra d'ogni carta a segnare gli anni Dominiseguendo di tempo in tempo ordinatamenteacciò che piùapertamente si possano ritrovare le cose passate.




XIX - Di Ruberto Guiscardo e di suoi discendenti i quali furono re diCicilia e di Puglia

Adunquecome addietro è fatto menzionenel tempo di Carloimperadore che detto è Carlo il Grossoche imperiònegli anni Domini VIIIcLXXX insino in VIIIcLXXXIIi Normannipagani venuti di Norveain Alamagna e in Francia passaronoconguerra strignendo e tormentando i Galli e' Germani. Carlo con potentemano contro a' Normanni vennee fatta la pace e confermata permatrimonioi·re de' Normanni battezzatoe del sacro fontedal detto Carlo ricevuto fu; e alla perfine non potendo Carlo iNormanni di Francia cacciareconcedette loro regioni ch'è dilà dalla Seccanachiamata Lada Sernala qual parte insino aoggi è detta Normandia per gli detti Normandinella qualterra infino d'allora il duca per lo re vi sono mutati. Fu dunque ilprimo duca Rubertoa cui succedette il figliuolo suo Guiglielmoilquale generò Ricciardoe Ricciardo ingenerò il secondoRicciardo. Questo Ricciardo ingenerò Ricciardo e RubertoGuiscardoil quale Ruberto Guiscardo non fu duca di Normandiamafratello del duca Ricciardo. Questi secondo l'usanza loroperòche minore figliuolo eranon ebbe la signoria del ducatoe imperòvolendo spermentare la sua bontàpovero e bisognoso in Pugliavennee era in quel tempo duca in Puglia Ruberto nato del paesealquale Ruberto Guiscardo vegnendoprima suo scudieree poi da·lluifatto cavaliere. Adunque venuto Ruberto Guiscardo a questo ducaRubertomolte vittorie con prodezze contro a' nemici mostròil quale aveva guerra col prenze di Salernoe guidardonatomagnificamente tornò in Normandia: le dilizie e le ricchiezzedi Puglia recò in famaornati i cavagli con freni d'oro e conferri d'argento ferratiin testimonio di ciò sìcom'era; per la qual cosa provocati a sé più cavalieriseguendo questa cosa per cuvidigia di ricchezze e di gloriatornandoin Puglia tostamenteseco gli menòe stette apo il duca diPuglia fedelmente contro a Gottifredi duca de' Normanni; e non lungotempo poiRuberto duca di Puglia vegnendo a la mortedi volontàdi suoi baroni nel ducato il fece successoree come promesso gliaveala figliuola prese a mogliegli anni di Cristo MLXXVIII. Epoco tempo passatoAlesso imperadore di Gostantinopoliche Ciciliae parte di Calavra aveva occupatae' Viniziani vinsee tutto ilregno di Puglia e di Cicilia prese; e avegna che contro alla Chiesaromana questo facesse a cui il regno di Puglia era propiapossessionee la contessa Mattelda era contro a Ruberto Guiscardoguerra facesse in servigio di santa Chiesa; ma Ruberto riconciliatoalla perfine colla Chiesa di sua volontàfatto ne fu signore.E non molto poscia Gregorio settimoassediato co' cardinali daArrigo quarto imperadore nel Castello di Santo Angelovegnendo aRomae cacciato per forza il detto Arrigo co l'antipapa suo il qualeavea fatto per sua forzadall'asedio il papa e' cardinali diliberòe il papa nel palagio di Laterano rimisepuniti gravemente i Romaniche contro a papa Gregorio favore allo 'mperadore Arrigo e al papaper lui fatto aveano dato. Questo Ruberto Guiscardo duca di Pugliafaccendo una volta cacciaseguitando una bestia al profondo d'unaselvae ignorando quello che avenisse di lui e compagnie dov'eglifosse e che facesse non potendolo sapereveggendo adunque Rubertoappressata la notteabbandonata la bestia che seguitavaa casaprocacciava reddire; e tornandotrovò nella selva unolebbroso che stantemente aiuto gli domandava; e quando alcuna cosagli dicesserispuose al lebbroso che non faccea a·sséutile penitenziama egli vorrebbe innanzi portare ogni incarico eogni gravamento; e domandando al lebbroso che volessedisse: "Voglioche dopo voi mi pognate a cavallo"; acciò che forseabbandonato nella selvale bestie no·llo divorassono. AlloraRuberto dopo sé nel cavallo lietamente il ricevette; e comecavalcando procedesseroa cotal conte così il lebbroso disse:"Tanto freddo aghiaccia le mie maniche se nelle tue carnino·lle riscaldo a cavallo non mi potrò tenere".Allora quegli al lebbroso concedette che sicuramente sotto i suoipanni le mani ponessee le carni sue e le membra contentasse sanzanulla paura. E terza volta il lebbroso ancora per misericordiaricheggendoloin sella il puosee egli venendo in groppaillebbroso abracciavae insino alla sua propia camera il menavae nelsuo propio letto il puose; e acciò che si riposassediligentemente il collogònon sentendolo alcuno della suafamiglia. E come la festa della cena fatta fossedetto alla moglieche nel letto suo avea allogato il lebbrosola moglie incontanentealla camera andòa sapere se quello povero infermo volessecenare; la camera sanza libamina trovò tanto odoriferacomese di tutte le cose odorifere fosse pienasì fattamente chemai Ruberto né la moglie tanto odore mai non sentironoe·lebbroso cerco che venuto v'eranon conobberomaravigliandosi oltre misura il marito e la moglie di tantamaraviglia; ma con reverenzia e con tremore Iddio l'uno e l'altroaddimandano che debbia loro rivelare che ciò sia. E ilseguente dì per visione apparve Cristo a Ruberto dicendo chesé in forma di lebbroso gli s'era mostratoacciò cheprovasse la sua pietà; e anunziogli che della sua moglieavrebbe figliuolide' quali l'uno imperadorel'altro reil terzoduca sarebbe. Di questa promessione confortato Rubertoabattuti irubelli di Puglia e di Ciciliadi tutto aquistò la signoriae ebbe V figliuoli: Guiglielmoche prese per moglie la figliuolad'Alesso imperadore de' Grecie fu dello 'mperio di colui duca epossessorema morì sanza figliuoli (questi si dice che fuGuiglielmo il quale fu detto Lungaspada; ma questo Lungaspada moltidicono che non fu del legnaggio di Ruberto Guiscardoma dellaschiatta de' marchesi di Monteferrato); e 'l secondo figliuolo diRuberto GuiscardoBoagdinosche fu in prima duca di Taranto; ilterzo fu Ruggieri duca di Pugliache dopo la morte del padre fucoronato re di Cicilia da papa Onorio secondo; il quarto figliuolo diRuberto Guiscardo fu Arrigo duca de' Normandi; il quinto figliuoloRicciardo conte Ciceratcredo della Terra. Questo Ruberto Guiscardodopo molte e nobili cose in Puglia fatteper cagione di divozionedispuose di volere andare in Gerusalem in peregrinaggio; e detto glifu in visione che morrebbe in Gerusalem. Dunque acomandato il regno aRuggieri suo figliuoloprese per mare il viaggio verso Gerusalemepervenendo in Grecia al porto che si chiamò poi PortoGuiscardo per luicominciò ad agravare di malatia; econfidandosi nella rivelazione che fatta gli fuin niuno modo temeadi morire. E era incontro al detto porto una isolaalla quale percagione di ripigliare forza e riposo si fece portaree portatololànon miglioravama quasi forte agravava. Allora domandò comesi chiamava quella isola; e risposto gli fu per gli marinai che perl'antica Gerusalem si chiama. La qual cosa uditaincontanentecertificato della sua mortedivotamente tutte le cose che allasalute dell'anima s'appartengono acconciòe morìgrazioso a·dDionegli anni di Cristo MCX; il quale regnòin Puglia XXXIII anni. Queste cose di Ruberto Guiscardo in alcunacronica parte se ne leggonoe parte a coloro n'udì narrare iquali le storie del regno di Puglia pienamente seppono.




XX - De' successori di Ruberto Guiscardo che furono re di Cicilia edi Puglia

ApressoRuggieri figliuolo del duca Ruberto Guiscardo generòl'altro Ruggieri; e questo Ruggieri dopo la morte del padre fatto redi Ciciliagenerò Guiglielmo e Costanzia sua serocchia.Questo Guiglielmo onoratamente e magnamente il regno di Ciciliapossedettee ebbe per moglie la figliuola del re di Inghilterraedi lei nonn-avendone né figliuolo né figliuolae conciò sia cosa che morto Ruggieri il padreadempiuta giàla signoria del regno di Guiglielmoalcuna profezia divolgata fu cheCostanzia sua serocchia in distruzione e ruina reggerebbe il reame diCicilia; onde il re Guiglielmo chiamati gli amici e' savi suoiadomandò consiglio di quello che avesse a·ffare dellaserocchia sua Costanzia; e fu consigliato dalla maggiore parte dicoloro che se volesse che·lla signoria reale fosse sicurache·lla facesse morire. Ma intra gli altri uno ch'avea nomeTancredi duca di Tarantoil quale era stato nipote di RubertoGuiscardo della serocchia che·ssi crede che fosse moglie diBagnamonte principe d'Antiocciaquesti contradicendo il detto deglialtriumiliò il re Guiglielmo che innocentemente non facessemorire la donna; e così fu fatto che·lla dettaCostanzia fosse riservata da morte; la quale non voluntariamentemaper temenza di mortequasi come monaca si nutricava in alcunomunistero di monache. Morto GuiglielmoTancredi sopradettosuccedette a Guiglielmo nel regnoe recatolo a·ssésanza volontà della Chiesa di Romaalla quale la ragione diquello regno e la propietà pertenea. Questo Tancredidinatural senno amaestratofu molto pieno di scienziae ebbe unamoglie più bella che·lla Sibilladonna sanza urbasecondo l'oppinione di moltidella quale generò due figliuolie tre figliuole: il primo fu chiamato Ruggieriil quale vivendo ilpadre fu fatto ree morissi; il secondo fu Guiglielmo il giovaneilquale vivendo il padre fu fatto ree morto il padre alquanto tenneil regno. Intra queste cose vivendo Tancredi e regnandoCostanziaserocchia del re Guiglielmo eragià forse d'età di Lannidel corpo non della mente monaca nella città di Palermo.Nata adunque discordia intra re Tancredi e l'arcivescovo di Palermoforse per questa cagione che Tancredi le ragioni della Chiesaoccupavapensò adunque l'arcivescovo come il regno di Ciciliapotesse trasmutare ad altro signoree trattò segretamente colpapa che Gostanzia si maritasse ad Arrigo duca di Soavia figliuolo diFederigo maggiore; e Arrigo presa per mogliea cui il regno pareach'apartenesse di ragioneimperadore fu coronato da papa Cilestrino.Questo Arrigomorto Tancredientrò nel regno di Puglia emolti punì di quegli che con Tancredi s'erano tenutie chefavore gli aveano datoe che alla reina Costanzia aveano portataingiuriae vergogna aveano fatta contro a la nobilità del suoonore. Questa Costanzia fu madre di Federigo secondoil quale delromano imperio non nudritorema più tosto Federigo che adistruzione il recòsiccome pienamente ne' suoi fattiaparirà. Morto adunque Tancrediil regno rimase al suofigliuolo Guiglielmogiovane d'età e di senno; ma Arrigoentrato nel regno col suo esercito gli anni di Cristo MCLXXXXVIIpace non vera col giovane re Guiglielmo prese d'averee luifrodolentemente pigliando e occultamentepochi sentendoloin Soaviacolla serocchia inn-iscacciamento mandòe privatolo degliocchiivi infino alla morte il fece sotto guardia guardare. Conquesto Guiglielmo figliuolo di Tancredi furono tre serocchiecioèAlberiaCostanziae Madama. Morto Arrigo imperadoree Guiglielmoil giovane castrato e tratti gli occhi mortoFilippo duca di Soaviaqueste tre figliuole di Tancredi rea preghiere della moglie che fufigliuola dello 'mperadore Manovello di Costantinopolie liberateledello esilio e della carcerele lasciò andare. E Alberiaovero Aceriatre mariti ebbe. Il primo fu conte Gualtieri di Brennafratello del re Giovannidel quale nacque Gualterano conte d'Ioperia cui il re di Cipri diede la figliuola per moglie; morto il conteGualtieri dal conte Tribaldo TedescoAlbira si fece a moglie ilconte Iacopo di Tricariodel quale ebbe il conte Simone e madonnaAdalitta; e costui mortopapa Onorio Albira per moglie diede alconte Tigrimo Palatino conte in Toscanae per dote gli diede ilcontado di Letia e di Montescaglioso nel regno di Puglia. MaCostanzia fu moglie di Marchesono duca de' Viniziani. La terzaserocchia che Madama ebbe nome marito non ebbe. Queste furono cosede' successori di Ruberto Guiscardo nel regno di Cicilia e di Pugliainfino a Gostanzia madre di Federigo imperadore figliuolo del reArrigo; e così mostra che signoreggiassono il regno di Ciciliae di Puglia Ruberto Guiscardo e' suoi successori CXX anni. Lasceremode' re di Cicilia e di Pugliae diremo chi fu la valente contessaMattelda.




XXI - Della contessa Mattelda

La madre della contessa Mattelda è detto che fu figliuolad'uno che regnò in Costantinopoli imperadorenella cui cortefu uno Italiano di nobili costumi e di grande lignaggio e liberaleeamaestrato nell'armidestro e dotato di tutti donisì comequegli in cui i·legnaggio chiaramente suole militare. Pertutte queste cose era a tutti amabilee grazioso in costumi.Cominciando a guardare la figliuola dello 'mperadoreoccultamente dimatrimonio si congiunsee prese i gioelli e la pecunia che poteronoaveree co·llui in Italia si fuggìe prima pervennononel vescovado di Reggio in Lombardiae di questa donna e del maritonacque la valente contessa Mattelda; ma il padre della detta donnacioè lo 'mperadore di Costantinopoliche non avea altrafigliuolaassai fece cercare come la potesse trovaree trovata fuda coloro che·lla cercavano nel detto luogo; e richiestada·lloro che tornasse al padre che·lla rimariterebbe aqualunque principe volesserispuose costui sopra tutti avere elettoe che impossibile sarebbe che abandonato costuimai con altro uomosì congiugnesse. E nunziate queste cose allo 'mperadoremandòincontanente lettere e confermamento del matrimonioe pecunia sanzanoveroe comandò che·ssi comperasse castella e villeper cheunque pregio si potessono trovaree nuove edificazioni fare.E comperarono nel detto luogo tre castellacioèinsiememolto pressoper la quale pressezza Reggio quelle Tre Castellavolgarmente chiama. E non molto di lungi da' detti tre castelli ladonna edificare fece una rocca nel monte da non potere esserecombattutala qual si chiamava Canossaove poi la contessa fondòuno nobile munistero di monache e dotollo. Questo ne' monti; ma nelpiano fece Guastalla e Suzzarianie lungo il fiume del Po comperòe più munisteri edificòe più nobili ponti fecesopra i fiumi di Lombardia. E anche Carfagnana e la maggiore partedel Frignanoe nel vescovado modonese si dice che furono le suepossessionie nel bolognese Orzellata e Medicinagrandi ville espaziosedi suo patrimonio furonoe molte altre n'ebbe inLombardia; e in Toscana castella fece e la torre a Polugianopertinenti alla sua signoria; e molti nobili uomini largamente datò;loro sotto fio vassalli si fece; in diversi luoghi molti munisteri eedificò; molte chiese cattedrali e non cattedrali dotò.E alla perfine morto il padre e la madre della contessa Matteldaeella rimasa eredasi diliberò di maritare; e inteso la fama ela persona e l'altre cose d'uno nato di Soavia che avea nome Gulfosolenni messi mandò a·llui e legittimi procuratoricheintra·llui e leiavegna che non fossono presentii patti delmatrimonio confermassonoe ratificassono il luogo ove si doveanofare le nozze; l'anello si diede al castello nobile de' contiCinensiavegna che oggi sia distrutto. E vegnendo Gulfo al dettocastellola contessa Mattelda con molta cavalleria gli andòincontroe con molta letizia ivi sono le feste delle nozze fatte. Matosto la trestizia succedette a quella allegrezzaquando ilcontratto matrimonio non annodato si manifestò per lomancamento dello ingenerareil quale spezialmente è dettod'essere la volontà del matrimonioperò che Gulfo lamoglie carnalmente non potea conoscere né altra femmina perfriggidità naturaleo per altro impedimento perpetuoimpedito; ma impertanto volendo ricoprire la sua vergognadiceva ala moglie che questo gli aveniva per malie che fatte gli erano peralcuno che invidiava gli suoi felici avenimenti. Ma la contessaMattelda piena di fede dinanzi di Dio e dinanzi dagli uominimagnanimidi questi malificii nulla intendendoschernita séper lo marito tenendola camera sua e tutti gli ornamenti e letti evestimenti e tutte cose comandò che·ssi votasseroe lamensa nuda fece apparecchiaree chiamato Gulfo suo marito tuttospogliata di vestimentie' crini del capo diligentemente scrinatiquesta disse: "Niune malie essere possonomeni e usa il nostrocongiuramento". E quegli non potendoallora gli disse lacontessa: "Alle nostre grandezze tu presummisti di fare inganno;per lo nostro onore a te perdonanza concediamoma comandianti sanzadimoranza che·tti debbi partiree alle tue propie caseritornare; la qual cosa se di fare ti staraisanza pericolo di mortenon puoi scampare"; e egli spaventato di pauraconfessata laveritàavacciò il suo ritorno in Soavia. La contessaadunque tacendotemendo lo 'ngannoe gli altri incarichi delmatrimonio avendo in odiola sua vita infino a la morte in castitàtrasportò; e attendendo ad opere di pietàmolte chiesee monisteri e spedali edificò e dotò; e due volte congrande oste in servigio della Chiesa e in suo soccorso potentementevennel'una volta contro a Normandi che 'l ducato di Pugliaviolentemente alla Chiesa aveano toltoe i confini di Campagnaguastavanoi quali la contessa Mattelda divota figliuola di sanPiero con Gottifredi duca di Spuleto cacciò infino ad Aquinoal tempo d'Allessandro papa secondo di Roma; l'altra volta contra adArrigo terzo di Baviera imperadore combattéo e vinselo; e poialtra volta contra ad Arrigo quarto suo figliuolo combattéoper la Chiesa in Lombardia e vinselo al tempo di papa Calistosecondo. E questa fece testamentoe tutto il suo patrimonio sopral'altare di San Piero offersee la Chiesa di Roma ne fece erede; enon molto appresso morì in Dioe sepulta è nellachiesa di Pisala quale magnamente avea dotata. Morta la contessanell'anno della Natività di Cristo MCXV. Lascereno dellacontessa Matteldae torneremo adietro a seguire la storia d'Arrigoterzo di Baviera imperadore.




XXII - Ancora come Arrigo terzo di Baviera ricominciò guerracontra la Chiesa

Il detto imperadore Arrigo fu molto savio e malizioso. Per megliosignoreggiare Romain tutta Italia sì mise parte e disensionenella Chiesategnendo setta contro al papa con certi cardinali ealtri cherici; e a sua petizione uno grande Romano chiamato...figliuolo di Celsoprese il papa la notte di Natalequando cantavala prima messa in Santa Maria Maggioree miselo in pregione in unasua torre; ma il popolo di Roma quella medesima notte il liberaronoe disfeciono la detta torree cacciarono di Roma il detto figliuolodi Celsoperò che 'l detto Gregorio papa era uomo di santavita. Per la quale cosa il detto papa Gregorio settimo in concilio diCX vescovi scomunicò il detto Arrigo imperadore che volearompere l'unione di santa Chiesa; ma poi vegnendo il detto imperadorein Lombardia alla misericordia del detto papa per molti dì apiedi scalzo in su la neve e in su il ghiaccioappena gli fuperdonatoma però non fu mai amico della Chiesama sempre laditraeva e occupavae dava le 'nvestiture delle chiese contro alvolere del papa. Per la qual cosastando egli in Italiaglielettori della Magna elessono re de' Romani Ridolfo duca di Sassognae per aventura il papa ne fu consenziente; onde Arrigo imperadorerichiese il detto papa Gregorio che scomunicasse i detti elettori perla detta elezione. Il detto papa nol volle farese prima nonintendesse a ragione; per la qual cosa Arrigo isdegnato se n'andòin Alamagnae battaglia fece col detto Ridolfo e vinseloe poitornò in Lombardia. E nella città di Brescia raunata lasua corte con XXIIII vescovi e altri prelati che 'l seguivano e eranoribelli del papasi fece processo contro al detto papa Gregorio comea·llui piacquepiù che con ragione. E per quelloprocesso dispuosono il detto papae anullò e cassòtutte le sue operazionie fece eleggere un altro papa che avea nomeSilibero arcivescovo di Ravennae fecelo chiamare papa Chimentoecol detto papa venne a Romae là il fece consegrare alvescovo di Bologna e a quello di Modona e a quello di Cerviafaccendolo adorare e fare grande reverenziae da·llui si fecericoronare dello imperio; e perciò il primo e il diritto papaGregorio co' suoi cardinali scomunicato da capo il detto Arrigo eprivatolo dello imperiosiccome persecutore della Chiesaasolvettetutti i suoi baroni di fio e di saramento; per la qual cosa il dettoArrigo assediò il detto papa co' suoi cardinali col favore de'Romani in Castello Santo Angeloil quale mandato per soccorso inPuglia al buono Ruberto Guiscardoil quale incontanente venne a Romacon grande ostee il detto Arrigo col suo papa per tema di Rubertosi partirono dallo assedioe guastarono per battaglie e arsono lacittà Leoninacioè dal lato di San Piero di qua dalTeveroe infino in Campidoglio; e non potendo resistere alla forzadel detto Ruberto Guiscardo e di sua gentefuggissi col detto suopapa alla città di Siena; e poi il detto Ruberto liberato papaGregorio e i cardinaligli mise in sedia e in signoria nel palazzodi Lateranoe molti Romani che furono colpevoli delle dette cosepunì gravemente in avere e in persona. E poi il detto papaGregorio se n'andò nel Regno col detto Ruberto Guiscardoemorì nella città di Salerno santamentefaccendo Idioassai miracoli per lui. E appresso lui fu fatto papa Vittorioilquale non vivette più che XVI mesie fu avelenato; e poi fueletto papa Urbano secondo negli anni di Cristo MLXXXXVIIII.




XXIII - Come il detto Arrigo imperadore assediò la cittàdi Firenze

Negli anni di Cristo MLXXXtornando il sopradetto Arrigoimperadore da Siena per andarsene in Lombardiatrovando che'Fiorentini teneano la parte della Chiesa e del detto papa Gregorioenon voleano obbedire né aprire le porte al detto imperadoreper le sue ree operesì si puose ad oste alla città diFirenze dalla parte ove oggi si chiama Cafaggioe dov'è oggila chiesa de' Servi Sante Marie infino a l'Arnoe fece gran guasto ala detta città; e statovi più tempoe date moltebattaglie alla terrae tutto adoperato invanoimperciòche·lla città era fortissimae' cittadini bene inconcordia e in comuneassalito il suo campo da·llorose nelevò a modo di sconfittae lasciò tutto il suo campo earnesi; e ciò fu nel detto anno a dì XXI di luglio. Eper lo detto imperadore Arrigo si cominciò a dividere tuttaItalia in parte di Chiesa e d'imperio; e partito il detto Arrigo diToscanasi tornò in Lombardiae di là ebbe grandeguerra colla contessa Matteldala quale era divota figliuola disanta Chiesae ebbe battaglie co·llui e sconfisselo in campoe poi lui mal capitato in Lombardiase n'andò in Alamagnaepoi morì in pregione scomunicatoove il mise il figliuolo suomedesimo chiamato Arrigo quarto.




XXIV - Come in questi tempi fu il gran passaggio oltremare

Negli anni di Cristo MLXXXVIIIIessendo papa Urbano secondoiSaracini di Soria presono la città di Gerusaleme uccisonomolti Cristianie molti ne menarono per ischiavi; per la qual cosail detto papa Urbano fatto concilio generale prima a Chieramonte inAverniae poi al Torso in Torena alla sommossa di Piero romitosanta personatornato lui di Gerusalem colle dette novelle. E inquesto tempo apparve in cielo la stella comatala qualesecondo chedicono i savi astrolagisignifica gran cose e mutazioni di regni. Ecerto così seguì poco apressoche per la presura diGerusalem quasi tutto il ponente si sommosse a prendere la croce perandare al passaggio d'oltremaree andovvi innumerabile popolo acavallo e a piedepiù di CCm d'uomini del reame di Franciaedella Magnae di Proenzae di Spagnae di Lombardiae di Toscanae della nostra città di Firenzee di Pugliaintra' qualifurono questi signori principi: Gottifredi di Buglione duca delLoreno (questi fu capitano generalee fu valente uomo e di gransenno e valore); Ugo fratello del re Filippo primo di Francia;Baldovino e Guistasso frategli del detto Gottifredi di Buglione;Anselmo conte de·RibuamonteRuberto conte di Fiandra; Stefanoconte di Brois; Rinieri conte di San Gilio; Buiamonte duca di Pugliae più altri signori e baroni; e passarono per marema i piùper terra per la via di Gostantinopoli con molto affanno. E primapresono la città d'Antiocciae poi più altre in Soriae Ierusaleme tutte le città e castella della Terrasantaepiù battaglie ebbono co' Saracinidelle quali beneaventurosamente ebbono vittoria i Cristiani. E 'l detto Gottifredi fure di Ierusalemma per sua umiltàperché Cristov'ebbe corona di spinenon volle in suo capo corona d'oro. Ma chi apieno queste storie vorrà sapere legga i·libro deldetto passaggioove sono distinte ordinatamente. E in questo tempofatto il conquisto intorno gli anni di Cristo MCXXsi cominciaronole magioni del tempio e dello spedale di Ierusalem.




XXV - Come i Fiorentini cominciarono a crescere il loro contado

Negli anni di Cristo MCVIIessendo la nostra città diFirenze molto montata e cresciuta di popolodi gentie di podereordinarono i Fiorentini di distendere il loro contado di fuorieallargare la loro signoriae qualunque castello o fortezza non gliubbidissedi fargli guerra. E nel detto anno prima presero per forzaMonte Orlandi ch'era di sopra da Gangalandi e certi cattani ilteneanoi quali non volendo ubbidire alla città di Firenzefurono distruttie il castello disfatto e abattuto.




XXVI - Come i Fiorentini vinsono e disfeciono il castello di Prato

E nel detto tempo e anno medesimo i Pratesi si rubellarono contraa' Fiorentinionde i Fiorentini v'andarono ad oste per comunee perassedio il vinsono e disfeciollo. Ma in quegli tempi Prato era dipicciolo sito e podereche di pochi tempi dinanzi s'erano levatid'uno poggioch'è tra Prato e Pistoia presso a Montemurloche·ssi chiamava Chiavelloove in prima abitavano com'unocasale e villatee erano fedeli de' conti Guidie per loro danarisi ricomperaronoe puosonsi in quello luogo ov'è oggi laterra di Pratoper essere in luogo franco da signori; e Prato glipuosono nomeperò che dove è oggi la terra avea allorauno bello prato il quale comperaronoe ivi si puosono ad abitare.




XXVII - Come fu eletto imperadore Arrigo quarto di Bavierae comeperseguitò la Chiesa

Nel detto anno MCVII fu eletto per gli prencipi elettori dellaMagna il re de' Romani Arrigo IIII di Baviera figliuolo delsopradetto Arrigo terzoe regnò anni XV; e se 'l padre funimico di santa Chiesacome detto avemosì fu questo Arrigomaggiormenteche negli anni di Cristo MCX passando in Italia pervenire a Roma per la coronasì mandò suoi ambasciadoria lettere a papa Pasquale che allora regnava nel papatoe a' suoicardinalich'egli volea essere amico e fedele di santa Chiesaevolea rifiutare e restituire al papa tutte le 'nvestiture de' vescovie abati e altri chericile quali il padre od altri suoi anticessoriaveano tolti alla Chiesa. Ciò era che in Alamagna e in Italiain più parti si metteano e confermavano i vescovadi e glialtri prelati cui e come loro piacea; onde erano nate le discordietra gl'imperadori e la Chiesa. E queste cose farepromettea diconfermare per suo saramento e de' suoi baroni; per la qual cosa ildetto papa Pasquale il confermò a essere imperadore. E luivegnendo a Roma per la via che viene di verso Montemalotutto ilchericato col popolo di Roma gli si fece incontrocon grandeprocessione e triunfo; e 'l detto papa e' suoi cardinali paratil'attendeano in su i gradi dinanzi a la chiesa di San Piero; e giuntoil detto Arrigoper reverenzia basciò il piè al papae poi il papa il basciò in bocca in segno di pace e d'amore insu la porta detta Argenteae insieme a mano a mano entrando in SanPieroe giunti in su la porta chiamata Proficail detto papadomandò al detto Arrigo il saramento il quale gli aveapromessodi rendere le 'nvestiture de' vescovi e prelati. Onde fattail papa la detta richestail detto Arrigo consigliatosi alquanto indisparte co' suoi baronisubitamente a la sua gente d'arme fecepigliare il detto papa e' cardinalie col favore de' malvagi Romanisì come il tradimento era ordinatogli fece mettere inpregione; e simigliantemente avea in Alamagna guerreggiato molto colpadre Arrigo terzoe vintolo in battagliae messolo in pregionenella città di Leggee ivi fattolo morire. Poi stato il dettopapa Pasquale e' suoi cardinali alquanto in pregionesì fuaccordo da·llui al detto Arrigo; e trattolo di pregionee nonpotendo fare altrolasciò ad Arrigo le 'nvestituree giuròegli e' suoi cardinali di non iscomunicarlo per offese ch'avesse lorofattee comunicossi il papa co·llui del corpo di Cristo perpiù fermezza di pacee sì 'l coronò imperadoredi fuori dalla città di Roma. E dapoi che 'l detto papa fupresosi levarono tre papi contra luinon degnamentein diversitempi: l'uno ebbe nome Albertol'altro Agnulfoe l'altro Teodorico;ma ciascuno regnò pocoe ebbono piccolo podere contra ildetto papa Pasquale. Ma morto Pasqualefu per gli cardinali elettopapa Gelasio; ma per cagione che 'l detto Arrigo non sentì ladetta lezionené vi fu presentesì si fece uno suopapa uno Spagnuolo chiamato Bordino; per la qual cosa il detto papaGelasio co' suoi cardinali per paura d'Arrigo si fuggirono a Gaetaond'egli era natoe poi si misono per mare infino in Proenzaeandarne in Francia per aiuto al re di Francia; ma in quello viaggiomorìo il detto papa a la città d'Amiacoe lui mortoper gli cardinali fue fatto di concordia papa Calisto secondo diBorgognail quale papa Calisto iscomunicò il detto Arrigoimperadore e suoi seguacisì come persecutore di santaChiesae tornando verso Roma per Proenza e per Lombardia e perToscanada tutti fu ricevuto sì come degno papae fattogligrande reverenza. Sentendo la sua venuta Bordinoil papa ch'aveafatto Arrigo imperadoreper paura si fuggì di Roma a Sutri;ma per gli Romani fu in Sutri assediato e presoe menato a Roma indiligione in su uno cammello col viso volto addietro a la groppaelegatagli in mano la coda del cammelloe misollo in pregione nellarocca di Fummone in Campagnae ivi morìo.




XXVIII - Come a la fine il detto Arrigo quarto imperadore tornòall'obedienza di santa Chiesa

Il sopradetto imperadore Arrigo fatta molta guerra a la Chiesaestato ancora vinto in battaglia in Lombardia da l'antidetta contessaMattelda come fu il padresi tornò a coscienzae al dettopapa Calisto rassegnò tutte le 'nvestiture de' vescovi earcivescovi e abati per anella e pasturalie rifiutonne ogni ragionee usanza ch'egli o suoi antichi n'avessero presa dalla Chiesaeristituìo il Patrimonio di San Piero e ogni possessionech'egli o sua gente aveano prese o vendute della Chiesa o dellechieseper cagione della guerra avuta colla detta Chiesae con papaPasqualee co gli altri; onde il detto papa Calisto fece paceco·llui e ricomunicollo; ma poco vivettono appresso lo'mperadore e 'l detto papae dicesi per le genti che per cagione che'l detto Arrigo s'era male portato del padreche per giusto giudiciomorìo sanza niuna reda né figliuoloné maschioné femminagli anni di Cristo MCXXV; e succedette a·lluiLottieri di Sassogna; e in lui finiro gl'imperadori della casa diBavierache IIII Arrighi aveano tenuto lo 'mperio l'uno appressol'altroe suti li tre molto contrarii a santa Chiesa. Lasceremo oraalquanto degl'imperadori e papae torneremo a nostra materia de'fatti di Firenzech'assai cominciaro a·ffare i Fiorentinidelle novità e guerre a' loro vicini per accrescere lorostato.




XXIX - Come i Fiorentini isconfissero il vicario d'Arrigo quartoimperadore

Negli anni di Cristo MCXIII i Fiorentini feciono oste aMontecascioloil quale facea guerra alla cittàe avealorubellato messere Ruberto Tedescovicario dello 'mperadore Arrigo inToscanae stava con sue masnade in Samminiato del Tedesco; e peròera Samminiato sopranomato del Tedescoperò che' vicaridegl'imperadori ch'erano co le loro masnade de' Tedeschi stavanonella detta terra a guerreggiare le città e castella diToscana che non ubbidissero gl'imperadori; il quale messere Rubertofu da' Fiorentini sconfitto e mortoe 'l castello preso e disfatto.




XXX - Come nella città di Firenze per due volte s'apprese ilfuocoonde arse quasi gran parte della città

Negli anni di Cristo MCXVdel mese di maggios'apprese il fuocoin borgo Santo Appostoloe fu sì grande e impetuoso che buonaparte della città arse con grande danno de' Fiorentini. E inquello anno medesimo morì la buona contessa Mattelda. E l'annoappresso del MCXVII anche si prese il fuoco in Firenzee buonamenteciò che non fu arso al primo fuoco arse al secondoonde iFiorentini ebbono grande pestilenziae non sanza cagione e giudiciodi Dio; imperciò che·lla città era malamentecorrotta di resiaintra l'altre della setta degli epicuri per viziodi lussuria e di golae era sì grande parte che intra'cittadini si combatteva per la fede con armata mano in piùparti di Firenzee durò questa maladizione in Firenze moltotempo infino alla venuta delle sante religioni di santo Francesco edi santo Domenicole quali religioni per gli loro santi fraticommesso loro l'oficio della eretica pravità per lo papamolto la stirparo in Firenzee in Milanoe in più altrecittà di Toscana e di Lombardia al tempo del beato Pietromartiroche da' paterini in Milano fu martirizzatoe poi per glialtri inquisitori. E per l'arsione de' detti fuochi in Firenze arsonomolti libri e croniche che più pienamente facieno memoriadelle cose passate della nostra città di Firenzesicchépoche ne rimasono; per la qual cosa a noi è convenutoritrovarle in altre croniche autentiche di diverse città epaesiquelle di che in questo trattato è fatto menzione ingran parte.




XXXI - Come i Pisani presono Maiolicae' Fiorentini guardarono lacittà di Pisa

Negli anni di Cristo MCXVII i Pisani feciono una grande armata digalee e di navie andarono sopra l'isola di Maiolica che·llateneano i Saracini; e come fu partita la detta armata di Pisa e giàraunata insieme sopra Vada per fare loro viaggioi Lucchesi percomune vennero a oste sopra Pisa per prendere la terra. I Pisaniavendo la novellaper paura che' Lucchesi non occupassono la terranon ardivano d'andare innanzi col loro stuoloe ritrarresi della'mpresa non pareva loro onore al grande spendio e apparecchiamentoch'aveano fatto; presono per consiglio di mandare loro ambasciadoria' Fiorentinii quali erano in quegli tempi molto amici i dettiComunie pregaro che piacesse loro di guardare loro la cittadeconfidandosi di loro come di loro intimi amici e cari fratelli. Perla qual cosa i Fiorentini accettarono di servirglie di fare loroguardare la città da' Lucchesi e da tutta gente; per la qualcosa il Comune di Firenze vi mandò gente d'arme assai acavallo e a·ppiedee puosonsi ad oste di fuori da la cittàa due migliae per onestà delle loro donne non vollonoentrare in Pisae mandaro bando che nullo non entrasse nella cittàsotto pena della persona: uno v'entròsì fu condannatoa impiccare. I Pisani vecchi ch'erano rimasi in Pisapregando iFiorentini che per loro amore gli dovessero perdonare; no·llovollono fare. E i Pisani contradisseroe pregaro che almeno in su illoro terreno nol facessono morireonde segretamente i Fiorentinidell'oste feciono a nome del Comune di Firenze comperare uno campo diterra da uno villanoe in su quello rizzarono le forchefeciono lagiustizia per mantenere il loro decreto. E tornata l'oste de' Pisanidal conquisto di Maiolicarendero molte grazie a' Fiorentiniedomandaro quale segnale del conquisto volessonoo le porte delmetalloo due colonne del profferito ch'aveano recate e tratte diMaiolica. I Fiorentini chiesono le colonnee' Pisani le mandaro inFirenze coperte di scarlatto; e per alcuno si disse che innanzi chele mandassero per invidia le feciono affocare; e le dette colonnesono quelle che sono diritte dinanzi a San Giovanni.




XXXII - Come i Fiorentini presero e disfecero la rocca di Fiesole

Negli anni di Cristo MCXXV i Fiorentini puosono oste a la rocca diFiesoleche ancora era in piede e molto fortee tenealla certigentili uomini cattani stati della città di Fiesolee dentrovi si riduceano masnadieri e sbanditi e mala gente che alcuna voltafaceano danno alle strade e al contado di Firenzee tanto vistettero all'assedio che per difalta di vittuaglia s'arendéoche per forza mai non s'arebbe avutae feciolla tutta abbattere edisfare infino alle fondamentae feciono decreto che mai in suFiesole non s'osasse rifare niuna fortezza.




XXXIII - Ove si pigliano le misure delle miglia del contado di Firenze

La misura delle miglia del contado di Firenze si prendono ed èloro termine de le V sestora che sono di qua da l'Arno a la chiesaovero Duomodi Santo Giovanni; e del contado di là dal fiumed'Arno si prendono alla coscia del ponte Vecchio di qua da l'Arno dalpiliere dov'è la figura di Mars. E questa fue l'anticaconsuetudine de' Fiorentini; e il migliaio si fu mille passinicheogni passino si è tre braccia a la nostra misura.




XXXIV - Come Ruggieri duca di Puglia ebbe guerra co la Chiesa e poi siriconciliò col papae come poi furono in Roma due papi a unotempo

In questi tempigli anni di Cristo MCXXVregnando papa Onoriosecondonato di Bolognai baroni di Puglia quasi si rubellarono daRuggieri duca di Puglia e figliuolo di Ruberto Guiscardoe conlusinghe il detto papa condussono infino a Aquino per fare torre ilregno a Ruggieri; ma Ruggieri co le sue forze sconfisse l'oste delpapa con grande dannaggio di sua gente; e ciò fattoil dettoRuggieri non ne montò in superbiama con grande umilitàvenne al papa e gittoglisi a' piedi chiedendogli misericordiae ilpapa gli puose il calcio in sul collo e disse il verso del Salteroche dice: "Super aspidem et basaliscum ambulabiset conculcabisleonem et draconem". E ciò dettogli perdonòefecelo levaree basciollo in segno di pace. Il quale Ruggieri mostròal detto papa come i suoi baroni falsamente gli aponeanoe com'egliera fedele di santa Chiesa com'era stato il padre; onde il papa luiconfermò il regnoe coronollo del reame di Ciciliae grandevendetta fece de' suoi ribelli. Poi morto il detto papa Onoriofueletto papa Innocenzio secondo gli anni di Cristo MCXXX. Questi fueRomanoe regnò papa XIII anni; ma alla sua lezione nacque inRoma grande scisma nella Chiesaimperciò che uno messerePiero ch'era cardinale figliuolo di Pietro Leone possente Romanoperforza si fece fare papa e chiamossi Innacretoe con sua forzacombatté papa Innocenzio e suoi cardinali nelle casedegl'Infragnipani di Roma. Quello messere Pietro Leone ispogliòtutte le chiese di Roma d'ogni tesoro sacro per farne monetailquale tesoro fue infinitoe con quello corruppe molti Romani contraInnocenzio papail quale non possendo stare in Roma per la forza diquello figliuolo di Pietro Leoniiscomunicatolocassò ognisuo ordine; se n'andòe in Francia in su due galee co' suoicardinalie da Luis il Grosso re di Francia furono ricevutionorevolemente. E consecrò re il detto Luise egli promised'atare la Chiesa con tutta sua forza. Ma essendo papa Innocenzio inFranciafu eletto imperadore Lottieri di Sassognail quale congrande potenzia di gente di suo paese passò in Italia emenonne seco il detto papa Innocenzio e' cardinalie con moltivescovi e arcivescovi ch'erano stati al concilioprima a Chieramontein Alvernia e poi al Lorenoe rimise in Roma in sedia e signoria ildetto papae per forza cacciò di Roma Pietro Leoni e tutti isuoi seguacie poi prese la corona dello 'mperio per mano del dettopapa Innocenzio negli anni di Cristo MCXXX. Questo Lottieri regnòre de' Romani e imperadore XI annie fue cristianissimo e fedele disanta Chiesae per cagione che Ruggieri figliuolo del primo Ruggierich'era stato figliuolo di Ruberto Guiscardoessendo re di Cicilia edi Pugliaavendo tenuta la setta di figliuolo Petro Leoni contra ildetto papa Innocenzioquesto Lottieri imperadore con papa Innocenzioinsiemee coll'armata de' Pisani e de' Genovesipassaro nel regnodi Puglia per mare e per terra sopra il detto Ruggieri che s'erarubellato dal papa e dalla Chiesae lui colla detta forza cacciaronodi Puglia; e fuggissi in Cicilia; e toltogli il regnofeciono ducadi Puglia il conte Cammonema poco regnòche poi tornòla signoria al figliuolo di Ruggiericiò fu il buono reGuiglielmocome innanzi faremo menzione. E per cagione dell'aiutoche' Genovesi e' Pisani feciono a la Chiesa sopra il duca di Pugliain generale concilio in Roma fu fatto grazia d'arcivescovado a lacittà di Genovadandosi più vescovadi in sua signoriadella riviera di Genova e di Lombardia. E simile fece a' Pisanidandogli sotto lui certi vescovadi di Sardignae quello di Massa inMaremmae quello di Grosseto. E ciò fattoil detto Lottieriimperadore bene aventurosamente si tornò in Alamagnae pocoappresso morìe fu eletto re de' Romani Currado secondo diSassogna negli anni di Cristo MCXXXVIIIe regnò XV annimanon fu coronato a Roma dello imperio.




XXXV - Conta del secondo passaggio d'oltremare

Nel tempo del sopradetto Currado re de' Romani furono tre papi aRoma l'uno appresso l'altro: papa Celestino secondo regnò VIImesi; e poi fu Luzio primoancora vivette poco; poi fu papa Eugeniodi Pisa che regnò anni VIII e mesi. Al tempo di questo papagli anni di Cristo MCXLVIILuis il Pietoso re di Francia per amendad'una guerra ch'egli a torto avea presa col re di Navarra per torreliCampagnasì promise d'andare al soccorso della Terrasantaeper la sua andata si commosse tutto il suo reame per andareoltremaree richiese il detto Currado re de' Romani che gli piacessed'imprendere co·llui il detto passaggioe egli l'accettòallegramentee mandarono pregando il detto papa Eugenio che passassein Francia a·lloro dare la crocee così fece; e coronòil detto re Luis. E poi crociati i detti re Currado e re Luis tra'confini d'Alamagna e di Francia per comandamento del detto papa permano di santo Bernardo abate di Chiaravallei Franceschi e'Tedeschiinnumerabile gentepassarono per mare con CC navie i piùper terra per Ungaria e Pannonia in Greciama con molto affanno perla retà de' Greciche per fargli morire o amalare mischiavanola calcina colla farinaonde molti ne moriro. E poi co' Turchi inTurchia ebbono grande contastoe fecero più battaglie. Beneaventurosamente vinsono contra' Saracinima poco vi dimorarocheLuis prima si tornò in Franciae poi Currado in Alamagnaesanza venire a Romae di là si morìo sanza benedizioneimperiale. E 'l papa Eugenio dopo molte buone opere fatte morìoa Roma gli anni di Cristo MCLIIII. E dopo lui succedette papaAnastasio IIIIma vivette poco più d'uno anno. E poi fu papaAdriano IIIIche coronò il primo Federigo imperadore.Torneremo alle novità che furono in Firenze in questo tempoche noi avemo intralasciato per seguire nostro trattato.




XXXVI - Come i Fiorentini disfecero il castello di Montebuoni

Negli anni di Cristo MCXXXVessendo in piè il castello diMontebuonoil quale era molto forte e era di que' della casa de'Bondelmontii quali erano cattani e antichi gentili uomini dicontadoe per lo nome del detto loro castello avea nome la casaBondelmonti; e per la fortezza di quelloe che la strada vi correa apiècoglievano pedaggio; per la qual cosa a' Fiorentini nonpiacea né voleano sì fatta fortezza presso a la cittàsi v'andarono ad oste del mese di giugno e ebbolloa patti che 'lcastello si disfacessee l'altre possessioni rimanessero a' detticattanie tornassero ad abitare in Firenze. E così cominciòil Comune di Firenze a distendersie colla forza più che conragionecrescendo il contado e sottomettendosi a la giuridizioneogni nobile di contadoe disfaccendo le fortezze.




XXXVII - Come i Fiorentini furono sconfitti a Montedicroce da' contiGuidi

Negli anni di Cristo MCXLVIavendo i Fiorentini guerra co' contiGuidiimperciò che colle loro castella erano troppo presso ala cittàe Montedicroce si tenea per loro e facea guerra; perla qual cosaper artede' Fiorentini v'andarono ad oste co·llorosoldatie per troppa sicurtade non faccendo buona guardia furonosconfitti dal conte Guido vecchio e da·lloro amistàAretini e altridel mese di giugno. Ma poi gli anni di CristoMCLIIII i Fiorentini tornaro a oste a Montedicrocee per tradimentol'ebbonoe disfeciollo infino alle fondamenta; e poi le ragioni chev'aveano i conti Guidi venderono al vescovado di Firenzenonpossendole gioire né averne frutto. E d'allora innanzi nonfurono i conti Guidi amici del Comune di Firenzee simile gliAretini che gli aveano favorati.




XXXVIII - Come i Pratesi furono sconfitti da'Pistolesi a Carmignano

Negli anni di Cristo MCLIIIIavendo guerra i Pratesi co'Pistolesi per lo castello di Carmignanoe essendovi cavalcati iPratesi colle masnade e aiuto de' Fiorentinisì vi furosconfitti da' Pistolesi. Lasceremo alquanto de' nostri fatti diFirenzeimperciò che infra XVI anni appresso poche notevolicose v'ebbee cominceremo il sesto libroe diremo del primoFederigo imperadoreil quale egli e le sue rede feciono di grandi ediverse mutazioni in Italiae a la Chiesa di Romae a la nostracittà di Firenze; onde molto ne cresce materasiccome innanzifaremo per gli tempi menzione.

 




LIBRO SESTO




I - Qui comincia il VI libro: come il primo Federigo detto diStuffo di Soave fu imperadore di Romae de' suoi discendenti;conseguendo i fatti di Firenze che furono a loro tempi e di tuttaItalia

Dopo la morte di Currado di Sassogna re de' Romani fue elettoimperadore Federigo Barbarossa detto Federigo Grandeovero primodella casa di Soavee chi il sopranomò di Stuffo. Questirimesse le boci degli elettori in luisi chiamò sémedesimoe poi passò in Italiae fu coronato a Roma per papaAdriano quarto gli anni di Cristo MCLIIIIe regnò anni XXXVIIche re de' Romani e che imperadore. Questo Federigo fu largo ebontadosofacondioso e gentilee in tutti suoi fatti glorioso. A laprima fue amico di santa Chiesa al tempo del detto papa Adrianoefece rifare Tiboli che era disfattoma il dì medesimo che fucoronato da' Romani a la sua gente ebbe grande zuffa e battaglia nelprato di Neroneove il detto imperadore era attendatoa grandedanno de' Romanie dentro nel Portico di San Piero; e quello tuttoarse e disfececioè la parte di Roma ch'è intorno aSan Piero. Questi poi tornando in Lombardia il primo anno del suoimperiatoperché la città di Spuleto no·ll'ubbidìoimperciò ch'era della Chiesavi si puose ad ostee vinselae tutta la fece disfare; e per volere occupare le ragioni dellaChiesatosto si fece nimico; ché dopo la morte d'Adriano papagli anni di Cristo MCLVIIII fu fatto papa Allessandro terzo di Sienache regnò XXII anni: questiper mantenere la giuridizione disanta Chiesaebbe grande guerra col detto Federigo imperadoree perpiù tempo; il quale imperadore gli fece fare incontro IIIIantipapi scismatici in diversi tempil'uno appresso l'altroche itre furono cardinali. Il primo fu Attaviano che·ssi fecechiamare Vittorio; il secondo Guido di Chermona che si fece chiamarePasquale; il terzo fu Giovanni Strumense che si fece chiamareCalisto; il quarto ebbe nome Landone il quale si fece chiamareInnocenzo; onde nella Chiesa di Dio ebbe grande scisma e afflizzioneimperciò che questi papi colla forza di Federigo imperadoreteneano tutto il Patrimonio San Piero e 'l ducatoche 'l detto papaAllessandro non avea nulla signoria. Ma il detto papa Allessandrocontro a tutti valentemente pugnòe gli scomunicò: iquali tutti l'uno appresso l'altrolui regnandomoriro di malamorte. Ma regnando eglino colla forza di Federigoil detto dirittopapa Allessandronon potendo stare in Romase n'andò collacorte in Francia al re Luis il Pietosoil quale il ricevettegraziosamente. E dicesi in Francia che vegnendo il detto papaAllessandro a Parigi celatamente con poca compagnia a guisa d'unopicciolo prelatoincontanente che fu a San Moro presso di Pariginon avendo del papa novella niunaper divino miracolo si levòuna boce: "Ecco il papaecco il papa!"; e cominciaro asonare le campanee lo re col chericato e popolo di Parigi gli sifece incontroonde il papa si maravigliò forteperòche nullo sapea di sua venuta; e ringraziò Idioe palesossial re e al popoloe cominciò a segnare. E poi in Francia feceil detto papa concilio generale a la città del Torso inTorenanel quale scomunicò il detto Federigo e dispuose dello'mperioe assolvette tutti i suoi baroni di suo saramentoedispuose quegli della casa della Colonna di Romache mai néeglino né loro successori potessono avere dignità insanta Chiesaperò ch'al tutto si tennero all'aiuto e favoredel detto Federigo contra la Chiesa. E in quello concilio tutti glire e signori di ponente si promisero e allegarono con Luis re diFrancia a l'aiuto del detto papa Allessandro e di Santa Chiesa controa Federigo dettoe simile molte città di Lombardia sirubellaro al detto Federigo: ciò fu Milanoe ChermonaePiagenzae tennero col papa e colla Chiesa. Per la qual cosa ildetto Federigo passando per la Lombardia per andare in Francia contraLuis re che riteneva papa Allessandrotrovando la città diMelano che gli s'era ribellatasì·ll'asediò eper lungo assedio l'ebbe l'anno di Cristo MCLXII del mese di marzoefecele disfare le murae ardere tutta la cittàe arare eseminare di sale; e' corpi di tre reovero magiche vennoro adadorare Cristo per lo segno della stellai quali erano nella cittàdi Milano in tre tombe cavate di profferitogli fece trarre diMilano e mandargline a Colognaonde tutti i Lombardi furono moltocrucciosi. E poi passando i monti per distruggere il reame di Franciacollo aiuto del re di Buem e con quello di DaziacioèDannesmarceentrò in Borgogna; ma lo re Luis di Franciacoll'aiuto d'Arrigo re d'Inghilterra suo generoe con piùsignori e baroni furono a contradiallosicché per la graziad'Iddio non ebbe nullo poderené v'aquistò terramaper difetto di vittuaglia si tornaro adietro quegli re in loro paesie Federigo in Italia. E faccendo guerreggiare i Romani perchés'erano tornati dalla parte della Chiesa e di papa Allessandroessendo i detti Romani a oste a Toscolanoper lo cancelliere deldetto Federigo colle sue masnade de' Tedeschi furono sconfittine·luogo detto Monte del Porcoe molti Romani presie mortisì grande quantità che nelle carra tornarono morti aRoma per soppellirli; e questa sconfitta si dice che fue pertradimento de' Colonnesii quali furono sempre collo imperadore econtro alla Chiesaonde furono per lo papa privati d'ogni benificiotemporale e spirituale; e per la detta sconfitta i Romani cacciaronodi Roma i Colonnesie disfeciono loro una antica e bellissimafortezza che si chiamava l'Agostala quale si dice che fece fareCesare Agusto; e ciò fu gli anni di Cristo MCLXVII. E ciòfattolo 'mperadore venne all'assedio di Roma per distruggerlaeaveala molto stretta. I Romani feciono al chericato di Roma prenderela testa di santo Piero e quella di santo Paoloe portarle aprocessione per tutta Roma; per la qual cosa i Romani si crocciarotutti contra lo 'mperadoree 'l primo che·lla prese fuemessere Matteo Rosso il vecchio degli Orsiniavolo che fu di papaNiccola terzoe per vecchiezza avea lasciate l'armi e preso abito dipenitenzia; e per questa cagione lasciò l'abito e ripresel'armionde molto fue commendato; e per questa cagione egli e' suoivennero in grazia della Chiesae agrandiro molto. Apresso il dettomessere Matteo prese la croce Gianni Buovogrande cittadino di Romae poi tutti gli altri con grande animo e volontà; per la qualcosasentendolo lo 'mperadoreo per paurama più permiracolo de' beati appostolisubito si partì dall'assedio diRoma con sua gentee tornossi a Viterboe la città di Romafu liberata.




II - Come papa Allessandro tornò di Francia a Vinegiae lo'mperadore venne a le sue comandamenta

Poi appresso stato il detto papa Allessandro lungamente inFranciacolla forza del re di Francia e di quello d'Inghilterratornò colla corte sua in Italia per maree capitando inCicilladal re Guiglielmo che allora n'era redivotamente furicevuto e favoratoriconoscendosi fedele di santa Chiesaeche·ll'isola tenea da·llui; per la qual cosa il dettopapa il ne confermò re di Ciciliae rendégli Pugliaonde il detto re Guiglielmo col suo navilio per mare l'acompagnòinfino a la città di Vinegianella quale volle andare ildetto papa per più sicurtà di luiacciò cheFederigo imperadore nol potesse offendere; e per favorare i fedeli disanta Chiesa di Lombardia fece sua stanza nella detta città diVinegiae da' Viniziani reverentemente fu ricevuto e onorato; per locui favore i Milanesi rifeciono la città di Milano gli anni diCristo MCLXVIII. Poi poco tempo apresso i Milanesi coll'aiuto de'Piagentini e di Chermonesi e d'altre città di Lombardia cheobbedieno santa Chiesa feciono una terra in Lombardiaquasi per unabastita e battifolleincontro alla città di Paviache semprefu contra Milanoe si tenea collo imperio; e quella cittàfattaper onore del detto papa Allessandroe perché fossepiù famosala chiamarono Allessandra; e poi fu sopranomata dela Pagliaa dispregioper quegli di Pavia; e a priego de' Lombardile diede il papa vescovoe dispuose quello di Pavia e tolsegli ladignità del palio e della croceimperciò che sempreavea tenuto con Federigo imperadore contro a la Chiesa.




III - Come lo 'mperadore Federigo Barbarossa si riconciliò cola Chiesae passò oltremaree là morìo

Veggendosi lo 'mperadore Federigo molto abbassato di suo stato esignoriae molte città di Lombardia e di Toscana ribellarsida·lluie teneansi colla Chiesa e col papa Allessandroilquale era molto montato in istato col favore del re di Francia e diquello d'Inghilterra e di Guiglielmo re di Ciciliasi procacciòdi riconciliarsi colla Chiesa e col papaacciò che al tuttonon perdesse l'onore dello 'mperioe con solenni ambasciadori mandòa Vinegia a papa Allessandro a dimandare pacepromettendo di fareogni amenda a santa Chiesa; il quale dal detto papa fue esauditobenignamente. Per la qual cosa il detto Federigo andòe aVinegiae gittossi a' piè del detto papa a misericordia.Allora il detto papa gli puose il piede ritto in sul colloe disseil verso del Saltero che dice: "Super aspidem et basaliscumambulabiset conculcabis leonem et draconem"e lo 'mperadorerispuose: "Non tibi set Petro"e 'l papa rispuose: "Egosum vicarius Petri"; e poi gli perdonò ogni offesach'avesse fatta a santa Chiesafaccendo ristituire ciò chetenesse di santa Chiesa; e così promise e fece con patticheciò che·ssi trovasse che·lla Chiesa in quello dìtenesse nel Regno a perpetuo fosse di santa Chiesa; e trovossi cheBenivento; e questo fu l'origine perché la Chiesa tiene persua la città di Benivento. E ciò fattoil pacificòco' Romani e con Manuello imperadore di Gostantinopolie conGuiglielmo re di Ciciliae co' Lombardie per amenda e penitenziagl'impuoseed elli promised'andare oltremare al soccorso dellaTerrasantaimperciò che 'l Saladino soldano di Babilloniaavea ripresa Ierusaleme più altre terre che teneano iCristiani; e così fece. Poi il detto Federigolui crocciatogli anni di Cristo MCLXXXVIII con grandissima oste d'Alamagna sipartìoe andò per terra per Ungaria e Gostantinopoliinfino in Erminia; ma giunto il detto Federigo in Erminiaessendo distate e grande caldobagnandosi a diletto in uno piccolo fiumechiamato il fiume del Ferrodisaventuratamente affogò; e ciòsi crede che fosse per giudicio di Dio per le molte persecuzioni chefece a santa Chiesa: e di lui rimase uno figliuolo il quale ebbe nomeArrigo che 'l fece eleggere re de' Romani innanzi che passasseoltremare negli anni di Cristo MCLXXXVI; e morto il detto Federigola moglie col figliuolo e colla loro gentetutto che molta nemorisse in quello viaggiosi tornaro di Soria in ponente sanza niunoacquisto fatto. Torneremo omai alla nostra matera de' fatti diFirenze e d'altre cose che furono al tempo che regnò il dettoFederigo; ma prima diremo del re Filippo di Francia e del reRicciardo d'Inghilterra ch'andarono oltremare al soccorso dellaTerrasanta in questo medesimo tempo.




IV - Come il re di Francia e quello d'Inghilterra andarono oltremareal passaggio

E nel detto passaggio lo re Filippo il Bornio di Francia e lo reRicciardo d'Inghilterra con molti conti e baroni di Franciaed'Inghilterrae di Proenzae d'Italiacrociatipassaro per marein Soriae assediaro e presero la città di TolomaidadettaAcriche la teneano i Saracinie quella ebbono per assedio; mamolta di loro buona gente vi moriro di pestilenzia d'infermitade; ein questo viaggio s'incominciò grande discordia tra 'l dettore Filippo il Bornio e 'l re Ricciardo d'Inghilterra. L'una cagionefu perché il re Ricciardo volea la signoria d'Acrisiccome ilre Filippoe assai avea operato al conquisto; appressoperchéil re Filippo gli tolsetornato lui in Franciala ducea diNormandia per forza per CCm di livre di parigini che gli aveaprestati quando andò oltremare sopra la detta Normandiaeno·lla lasciò ricoglierecome toccammo adietro nelcapitolo ove raccontammo il lignaggio e' discendenti de' presenti redi Francia. Ma imperciò che gli antichi del re Ricciardod'Inghilterra e poi gli suoi successori feciono di grandi cose lequali si mischiano molto a la nostra materae ancora perchésono stati possenti re tra' Cristianisi è convenevole che inquesto si racconti di loro progeniae come furono distrattide·lignaggio de' Normandisiccome fue il buono RubertoGuiscardocome di lui avemo adietro fatta menzionein questo modo:che il primo duca di Normandi che fu Cristianofatto per lo'mperadore Carlo il Grosso e re di Franciacome adietro èfatta menzione; del detto Ruberto nacque Guiglielmo detto Spadalunga;di Guiglielmo nacque Ruberto e Ricciardo; di Ricciardo nacqueRicciardo che fu padre di Ruberto Guiscardo re di Puglia; e diRuberto che rimase duca di Normandia nacque Ruberto il Bastardo chel'acquistò in questo modo: credendosi giacere con unafigliuola d'uno suo ricco borgese la quale molto gli piaceala madreper iscampare la vergogna de la figliuola trovòe una moltobella damigella povera che molto si somigliava colla figliae quellainniscambio di lei mise in camera col detto duca Rubertoonde nacqueil detto Guiglielmo il Bastardo; e la notte che la madre il generòle venne in visione che di corpo l'usciva una quercia e crescea tantoche i suoi rami si stendeano insino inn-Inghilterra; e veramente fuavisione di vera profeziacome diremo appresso. E perchébastardo fossenonn-è da tacere di luiche come fue inetadee seppe di sua nazioneincontanente si mise in fatti d'armee fu maraviglioso in prodezza e senno e in cortesiae per suavalentia passò in Inghilterrae combatté con Raul cheallora n'era re istratto di Spagnae lui vinse e uccise inbattagliae fecesi re d'Inghilterra gli anni di Cristo MLXVIeregnòe XXVI anni. E dopo lui regnòe Guiglielmo suofigliuoloe dopo Guiglielmo regnòe Arrigo suo figliuoloilquale ebbe per moglie la figliuola del re Luis il Pietoso re diFrancia; e questo Arrigo fue col detto re Luis e con papa Allessandroincontro a Federigo primo imperadore quando venne in Borgognacome èfatta menzione. Questo Arrigo fue quegli che fece uccidere il beatoTommaso arcivescovo di Conturbieraperch'egli il riprendea de' suoiviziie togliea le decime della santa Chiesa; onde Idio fece grandegiudicioche poco appresso cavalcando per Parigi col re Luisgli sitraversò uno porco tra' piè del cavallo e fecelocaderee subitamente della caduta morìo. Di lui rimase unofigliuolo ch'ebbe nome Stefano; dopo Stefano regnòe un altroArrigoil quale ebbe due figliuoliil re Giovane e lo re Ricciardo.Questo re Giovane fue il più cortese signore del mondoe ebbeguerra col padre per indotta d'alcuno suo baronema poco vivetteedi lui non rimase reda. Dopo il re Giovane regnò il reRicciardoquegli onde al cominciamento facemmo menzione che andòoltremare al passaggio col re Filippo di Francia e fu pro' d'arme evalorosoe egli assieme con XII altri baroni di Francia ed'Inghilterra tenne il passo al Saladino soldano di Babilonia contutto suo esercito. Di Ricciardo nacque Arrigo suo figliuolo cheregnò appresso luima fue sempice uomo e di buona fe' e dipoco valore. Del detto Arrigo nacque il buono re Adoardo che a'nostri presenti tempi regnail quale fece di gran cosecome innanziper gli tempi faremo menzione. Lasceremo le storie de' detti signorie torneremo a' nostri fatti di Firenze.




V - Come i Fiorentini sconfissono gli Aretini

Negli anni di Cristo MCLXX i Fiorentini fecero oste sopra gliAretini perch'erano stati co' conti Guidi contro al Comune diFirenze; e uscendo gli Aretini loro incontroda' Fiorentini furonosconfitti del mese di novembree poi feciono accordo co' Fiorentinicon onorevoli patti per lo Comune di Firenzee promisero di nonessere loro incontro per neuna cagionee riebbono i loro pregioni.




VI - Come si cominciò la prima guerra da' Fiorentini a'Sanesi

Nel detto tempo si cominciò guerra tra' Fiorentini e'Sanesi per cagione delle castella che confinano co·lloro inChiantiche ciascuno Comune si volea dilataree crescere il suocontadoe del castello di Staggia; e per questa cagione i Fiorentinipresono ad aiutare quegli di Montepulciano da' Sanesi che gliguerreggiavano; e andarono i Fiorentini infino là perfornirlo; e tornando da fornirloi Sanesi si fecero loro incontro alcastello d'Ascianoe qui si combatteronoe furono sconfitti da'Fiorentinie molti de' Sanesi presi e morti vi furono; e ciòfu del mese di giugno gli anni di Cristo MCLXXIIII.




VII - Come di prima fu edificato il nobile e forte castello diPoggibonizzi e quello di Colle di Valdelsa

Nel detto tempo essendo colà ov'è oggi la terra diPoggibonizzi al piano uno ricco borgo che si chiamava il borgo diMartiper cagione che diceano ch'erano stati stratti di parte de'martirizzati di Catellina ribelli del popolo di Romache in quelloluogo s'erano rimasiscampati de la battaglia di Picenoovero diPiteccioe tornando l'oste di su detta de' Fiorentini da la vittoriad'Ascianoalcuno giovane fiorentino isforzò nel detto borgouna pulcella; onde tutta la terra si commosse a zuffa contra iFiorentinie alquanti ve ne rimasono mortie assai fediti evergognati; per la quale offesa quegli del borgo di Martiimpauritide' Fiorentinifeciono lega e giura con VIII castella e Comunivicinie per essere più sicuri e forti al riparo dellapotenzia de' Fiorentinisì ordinarono di concordia di disfarele loro terree di porresi in su il bello poggio ove fu poi il dettocastelloin sul quale era una selva d'uno terrazzano ch'avea nomeBonizzoe dal detto il suo nome fu derivato; e questo in brievetempo ripuosono e afforzaroperò che il luogo da sua natura èforte e agiato e belloe partirlo ad abituro in VIIII contradecomesi fece di VIIII terree in ciascuna contrada ripuosono la chiesaprincipale de la loro antica terra onde s'erano levatie quello diricche mura e porte e torri di pietre adornaronoe fu sìforte e belloe fornito di molti e ricchi abitantich'elli curavanopoco i Fiorentini o altri loro vicini; e per contradio de' Fiorentinis'allegarono co Sanesie poi diede molta briga a' suoi vicini e a'Fiorentinicome innanzi per gli tempi fareno menzione. E nota che 'ldetto poggio è de' meglio assituati che sia in Italiaeappunto il bilico è in mezzo la provincia di Toscana.Afforzato il detto castelloi Fiorentini ne furono molto crucciatie con due castelletta di Valdelsa loro vicini e contradi de'Poggibonizzesi s'accostaroe recarlo a·lloro legae colleforze de' Fiorentini ordinaro e feciono porre il castello di Colle diValdelsa colà dov'è oggiper fare battifolle aPoggibonizzi; e di quelle due castelletta e con altre ville d'intornoil popolaroe la prima pietra che·ssi mise a fondarlolacalcina fue intrisa del sangue che si segnaro delle braccia isindachi a·cciò mandati per lo Comune di Firenzeaperpetua memoria e segno d'amicizia e fratellanza di quelli di Colleal Comune di Firenzee certo per isperienzia poi sempre èistato quello Comune come figliuolo di quello di Firenze.




VIII - De' grandi fuochi che furono nella città di Firenze

Negli anni di Cristo MCLXXVII s'apprese il fuoco nella cittàdi Firenze a dì V d'agostoe arse da piè del ponteVecchio infino a Mercato Vecchio. E poi nel detto anno medesimos'apprese il fuoco a Sammartino del Vescovoe arse infino a SantaMaria Ughi e infino al Duomo di Santo Giovanni con grandissimo dannodella cittàe non sanza giudizio di Dioimperciò che'Fiorentini erano venuti molto superbi per le vittorie avute sopra iloro vicinie tra loro molto ingrati a·dDioe con altridisonesti peccati. E in questo anno cadde per soperchia piena delfiume d'Arno il ponte Vecchioche ancora fu segno di futureaversitadi alla nostra città.




IX - Come in Firenze si cominciò battaglia cittadina tra gliUberti e la signoria de' consoli

Imperciò che nel detto medesimo anno si cominciò inFirenze disensione e guerra grande tra' cittadiniche mai non erapiù stata in Firenzee ciò fu per troppa grassezza eriposo mischiato colla superbia ingratitudineché quellidella casa degli Uberti ch'erano i più possenti e maggioricittadini di Firenze co·lloro seguaci nobili e popolaricominciaro guerra co' consoli ch'erano signori e guidatori del Comunea certo tempo e con certi ordiniper la 'nvidia della signoria chenonn-era a·lloro volere. E fu sì diversa e aspraguerrache quasi ogni dìo di due dì l'unosicombatteano i cittadini insieme in più parti della cittàda vicinanza a vicinanzacom'erano le partie aveano armate letorriche n'avea nella città in grande numeroalte C e CXXbraccia. E in quelli tempi per la detta guerra assai torri di nuovovi si muraro per le comunitadi delle contradede' danari comunidelle vicinanzeche si chiamavano le torri delle compagnie. E sopraquelle faceano mangani e manganelle per gittare l'uno a l'altroedera asserragliata la terra in più parti. E durò questapestilenzia più di due annionde molta gente ne morìe molto pericolo e danno ne seguì alla città; ma tantovenne poi in uso quello guerreggiare tra' cittadiniche l'uno dìsi combatteanoe l'altro mangiavano e beveano insiemenovellandodelle virtudi e prodezze l'uno dell'altro che si faceano a quellebattaglie. E quasi per istraccamento e rincrescimento si rimasono perloro medesimi del combatteree si pacificaronoe rimasero i consoliin loro signoria; ma a la fine pur criaronoe poi partoriro lemaladette parti che furono appresso in Firenzesiccome innanzi perli tempi faremo menzione.




X - Come i Fiorentini presono il castello di Montegrossoli

Negli anni di Cristo MCLXXXIIrimase le battaglie cittadine inFirenzei Fiorentini feciono oste al castello di Montegrossoli inChianti e presollo per forza. E quell'anno valse lo staio del granofiorini VIIIche fu a quello tempo grande caroimperciò cheallora correa in Firenze una moneta d'argentoche si chiamavanofiorinidi danari XII l'unoche oggi varrebbono a la presentepiccola moneta per lega e per peso l'uno danaio tre.




XI - Come i Fiorentini presono il castello di Pogna

Negli anni di Cristo MCLXXXIIIIdel mese di giugnoi Fiorentiniassediarono il castello di Pogna perché non volea obedire alComune di Firenzee era molto fortee guerreggiava la contrada diValdelsa infino a la Pesa; ed era di gentili uomini cattani che sichiamavano i signori di Pogna.




XII - Come Federigo primo imperadore tolse il contado a la cittàdi Firenze e a più altre città di Toscana

Nel detto anno di Cristo MCLXXXIIII Federigo primo imperadoreandando di Lombardia in Pugliapassò per la nostra cittàdi Firenze a dì XXXI di luglio del detto annoe in quellasoggiornato alquanti dìe fattagli querimonia per gli nobilidel contadocome il Comune di Firenze avea prese per forza eoccupate molte loro castella e fortezze contra l'onore dello 'mperiosì tolse al Comune di Firenze tutto il contado e la signoriadi quello infino alle murae per lo contado facea stare per levillate suoi vicarii che rendeano ragione e faceano giustizia; esimile fece a tutte l'altre città di Toscana ch'aveano tenutala parte della Chiesa quando egli ebbe la guerra con papaAllessandrosalvo che non tolse il contado né alla cittàdi Pisa né a quella di Pistoia che tennero co·llui. Ein questo anno il detto Federigo assediò la città diSienama no·ll'ebbe. E queste novitadi fece alle dette cittàdi Toscanaimperciò che nonn-erano state di sua partesìchecon tutto che s'era pacificato colla Chiesa e venuto a lamisericordia del detto papacome adietro è fatta menzionenon lasciò di partorire il suo male volere contro alle cittàch'aveano ubbidita a la Chiesa; e così stette la cittàdi Firenze sanza contado IIII anniinfino che 'l detto Federigoandòe al passaggio d'oltremare ove annegòcomeaddietro facemmo menzione.




XIII - Come i Fiorentini si crociaro e andarono oltremare al conquistodi Dammiatae però ne liberò il contado loro

Negli anni di Cristo MCLXXXVIIIessendo commossa quasi tutta laCristianità per andare al soccorso della Terrasantavegnendoin Firenze l'arcivescovo di Ravenna legato del papa a predicare lacroce per lo detto passaggiomolta buona gente di Firenze presono lacroce dal detto arcivescovo a San Donato tra le Torriovero a SanDonato a Torri di là da Rifrediovero il munistero delleDonneperò che 'l detto arcivescovo era dell'ordine diCestella; e ciò fu a dì II del mese di febbraio deldetto anno. E furono sì grande quantità i Fiorentiniche feciono oste oltremare per loroe furono al conquisto dellacittà di Dammiatae de' primi che presono la terrae perinsegna ne recarono uno stendale vermiglio che ancora è nellachiesa di San Giovannie per la detta devozione e susidio fatto pergli Fiorentini per santa Chiesa e per la Cristianità dal papaGregorio e dallo imperadore Federigo detto fu renduta lagiurisdizione del contado a la città di Firenzedi lungi a lacittà di Firenze X miglia.




XIV - Come i Fiorentini ebbono il braccio del beato appostolo santoFilippo

Nel tempo che regnava in Gostantinopoli lo 'mperadore Manuellocristianissimo e obbediente a santa Chiesasi maritò una suanipote figliuola del fratellola quale avea nome Isabellaal re diGerusalem e di Ciprie dielle intra gli altri doni e gioelli in suadote l'orlique del beato Filippo appostolo. Avenne che uno messeremonaco di Firenze era cancelliere del patriarca di Ierusaleme poifu per sua bontà fatto arcivescovo d'Acri al tempo che ilsoldano Saladino prese la città di Ierusalem; ma poi ripresala Terrasanta per gli Cristianiil detto arcivescovo tornòoltremaree fu fatto per lo papa patriarca di Ierusalem. E sappiendocome la detta Isabella reina di Ierusalem avea la detta santareliquiadisiderando d'averla per onorare la sua città diFirenzela domandò a la detta reinaassegnandole comenonn-era lecito a donna che fosse al secolo sì santa reliquiatenere infra le sue gioie mondanema si convenia che fosse in parteove fosse venerata a Dio; per la qual cosa la detta reina la donòal detto patriarca. E ciò sappiendo il vescovo di Firenzech'avea nome messere Pierone scrisse più lettere al dettopatriarca cittadino di Firenzeche gli piacesse di mandare la dettasanta reliquia in Firenze. Avvenne che 'l detto patriarca amalòea mortee commise a uno messere Rinieri di Firenze priore delSepolcro e suo cappellano che 'l detto braccio mandasse a Firenze; mail capitolo de' calonaci di Ierusalem nol voleva lasciare portare. Ala fine il sopradetto vescovo di Firenze mandòe oltremare perlo detto braccio uno messere Gualterotto calonaco di Firenzeilquale con molta istanzia e studio adoperò tanto col dettopriore del Sepolcroch'egli ebbe il detto santo braccioe recolloin Firenze l'anno di Cristo MCLXXXXessendo rettore di Firenze ilconte Ridolfo da Capraia; al quale per lo vescovo di Firenze contutto il chericatoe col detto rettore con tutto il popolouomini efemmineandarono incontro a processione incontro al detto braccioecon grande solennità recato fu in Firenzee messo nell'altaredi Santo Giovanni Batistail quale fece molti e aperti miracoli inpiù cittadini di Firenzei quali a la sua venuta ebbono fedee devozione.




XV - Come il papa pacificò i Pisani e' Genovesi per fornireil passaggio d'oltremare

Nel detto anno MCLXXXVIIIper cagione del detto passaggioildetto papa Gregorioessendone molto sollecitovenne in Pisa e peracconcio del detto passaggio pacificòe i Pisani co' Genovesich'aveano avuto gran guerra insieme per l'isola di Sardigna; e inPisa morì il detto papa in questo annoe poco vivette papa. Eda papa Allessandro detto adietro insino a questo Gregorio fue papaLucio di Toscanae sedette papa da IIII annima poco fece al suotempo; e poi fu papa Urbano di Lombardia che fue papa da due anni. Equesto Urbano cominciò in Italia l'ordine di questo passaggioe papa Gregorio il seguì mentre che vivette papache fu pocopiù d'uno anno; ma poi papa Clemente di Roma il mise aseguizionee partissi il detto passaggio d'Italia del mese difebbraio MCLXXXVIIII. Lasceremo alquanto de' papa che furonoe de'nostri fatti di Firenzee diremo d'Arrigo di Soavia figliuolo delsopradetto Federigoe le novità che furono al suo tempo.




XVI - Come Arrigo di Soavia fu fatto imperadore per la Chiesaedatagli per moglie Gostanza reina di Cicilia

Arrigo di Soavia figliuolo che fu del grande Federigocomedicemmo dinanzivivendo il padre il fece eleggere re de' Romani; matornato Arrigo d'oltremaree riformato in Alamagna la sua signoriasì passò in Italiae venne a Roma a richiesta del papaClementee da' Romani fu ricevuto onorevolmenteimperciòch'egli concedette loro la città di Toscolano e il suocontadoch'erano stati ribelli de' Romanila quale città da'Romani fu tutta disfatta e abbattutae mai poi non si rifece. Evegnendo a Roma il detto Arrigotrovò morto il detto papaClemente che per lui avea mandatoe eletto papa Cilestinonato diRomaper li cardinalial quale il detto Arrigo si fue a la suaconsecrazionela quale fu il dì di Pasqua di Risoressod'aprilegli anni di Cristo MCLXXXXII; e vivette papa anni VIemesi VIIIe dì XI. E fatto papa Celestinoil secondo dìedella sua consecrazione coronò il detto Arrigo imperadore. Ein prima che 'l detto Arrigo si partisse da la Magnaavendo laChiesa discordia con Tancredi re di Cicilia e di Pugliafigliuoloche fu dell'altro Tancredi nipote per femmina di Ruberto Guiscardosiccome nel capitolo ove trattammo del detto Ruberto facemmomenzioneper cagione ch'eglisiccome doveafedelmente nonrispondea del censo a la Chiesae promutava vescovi e arcivescovi asua volontàin vergogna del papa e della Chiesail dettopapa Clemente trattò coll'arcivescovo di Palermo di torre ilregno di Cicilia e di Puglia al detto Tancredie fece ordinare aldetto arcivescovo che Gostanza serocchia che fu del re Guiglielmoediritta ereda del reame di Ciciliala quale era monaca in Palermosiccome adietro facemmo menzionee era già d'età dipiù di L annisì·lla fece uscire dal munisteroe dispensò in lei ch'ella potesse essere al secolo e usarematrimonio; e di nascoso il detto arcivescovo fattala partire diCicilla e venire a Romala Chiesa la fece dare per moglie al dettoArrigo imperadoreonde poco appresso nacque Federigo secondoimperadoreche fece tante persecuzioni a la Chiesacome innanzi nelsuo trattato diremo. E non sanza cagione e giudicio di Dio doveariuscire sì fatto eredaessendo nato di monaca sacrae inetà di lei di più di LII annich'è quasiimpossibile a natura di femmina a portare figliuolosicchénacque di due contrariiallo spiritualee quasi contra ragione altemporale. E troviamo quando la 'mperadrice Gostanza era grossa diFederigos'avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Pugliache per la sua grande etade potesse essere grossa; per la qual cosaquando venne a partorire fece tendere uno padiglione in su la piazzadi Palermoe mandare bando che qual donna volesse v'andasse avederlae molte ve n'andarono e vidonoe però cessòil sospetto.




XVII - Come lo 'mperadore Arrigo conquistò il regno di Puglia

Come il detto Arrigo fu coronato imperadoree isposata Gostanzaimperadriceonde ebbe in dota il reame di Cicilia e di Puglia conconsentimento del papa e della Chiesae rendendone il censo usatoegià nato Federigo suo figliuoloincontanente con sua oste ecolla moglie n'andòe nel Regnoe vinse tutto il paese infinoa la città di Napolima que' di Napoli non si vollonoarrendereonde Arrigo vi puose l'assedioe stettevi tre mesi. Enella detta oste fue tanta pestilenzia d'infermità e dimortalitàche 'l detto Arrigo e la moglie v'infermaroedella sua gente vi morì la maggiore parte; onde per necessitàsi levò dal detto assedio con pochi quasi inn-isconfittaeinfermo tornò a Romae la 'mperadrice Gostanza per malatiapresa ne l'oste poco appresso si morìoe lasciòFederigo suo figliuolo piccolino in guardia e in tutela di santaChiesa. Poi il detto Arrigo imperadore fatta venire nuova gente da laMagna e riformato suo statoun'altra volta passò nel Regnocon grande oste gli anni di Cristo MCLXXXXVI. Il quale regno diPuglia e reame di Cicilia signoreggiava Guiglielmo il giovanefigliuolo ch'era stato di Tancredi ree era giovane di tempo e disennoil quale ingannato dal detto Arrigosotto trattato di paceil fece prendere con tre sue serocchiee mandollo in pregione inAlamagna; e 'l detto Guiglielmo fece accecare degli occhi e castrareacciò che mai non potesse generare figliuolie in pregionevilmente finì sua vita; ma le serocchiemorto ArrigodaFilippo suo fratello furono dilibere di pregione per lo modo cheaddietro di loro facemmo menzione nella fine del legnaggio di RubertoGuiscardo.




XVIII - Come Arrigo imperadore si ribellò da la Chiesa e funnepersecutoree com'egli morìo

Dapoi che Arrigo fece prendere il detto re Guiglielmoil reameebbe sanza gran contastoe tutti quegli che gli erano stati incontrouccise e disperse crudelmente; e quand'elli fu al tutto signore delreamesì seguì l'orme del padre d'essere ingrato asanta Chiesae non solamente ingratoma persecutoreche piùvescovi e arcivescovi e altri prelati fece nel suo regno morireoccupando le chiese e mettendovi cui a·llui piacevae nonrispondendo del censo alla Chiesa. Per la qual cosa papa Innocenzoterzoil quale fu di Campagna e succedette a Celestinoscomunicòil detto Arrigo e' suoi seguaci. E lui regnato nello imperio VIIIannimorì scomunicato nella città di Palermo gli annidi Cristo MCCe di lui rimase Federigo piccolo fanciullocome dettoè dinanziil quale dalla Chiesasiccome sua madre e buonatutriceil detto pupillo fu guardo e conservo il suo regnononguardando al misfatto del padre.




XIX - Come Otto IIII di Sassogna fue eletto imperadore

Morto Arrigo imperadorecontasto grande fu intra gli elettorid'Alamagna d'eleggere re de' Romani; e partiti tra·llorofeciono due lezioni. L'una parte elesse Filippo duca di Soaviafratello del detto Arrigoe l'altra parte elessono Otto di Sassogna;ma Filippo vincea per aiuto e forza de' baroni d'Alamagna a essere rede' Romani. Ma il sopradetto papa Innocenzo favorava OttoperchéFilippo non fosseperch'era stato fratello d'Arrigo ch'aveaperseguitata la Chiesa. E in questo contastoper frodedell'antigradoil detto Filippo fu mortoe fue con favore dellaChiesa confermato il detto Otto a re de' Romani l'anno MCCIII. Ecredendo la Chiesa avere migliorato stato per fare imperadore ildetto Ottotroppo lo peggiorò; che se Arrigo fu contra laChiesa reoquesto Otto fue pessimosiccome innanzi nel tempo cheregnò faremo menzione. Lasceremo a·ddire alquantod'Otto imperadore infino che sarà tempoe torneremo a·ddirede' fatti di Firenzee dell'altre novità dell'universo mondoche furono al tempo d'Arrigotoccando in brieve di cose notabili: eda qui innanzi ne tratteremo al generaleimperciò che·ccipare di nicessità in gran parteche per le diverse parti chenacquono in Italia per le discordie dalla Chiesa agl'imperadoriquasi tutto il mondo ne fu poi commosso e contaminatoe l'una novitàrisurse del rimbalzo dell'altra. E perché la nostra cittàdi Firenze venne crescendo di fama e d'essere e di potenzaquasi lepiù delle notabili novità de' Cristiani in alcuna partesi riferiscono a' nostri fatti di Firenze.




XX - Come iscurò tutto il corpo del sole

Negli anni di Cristo MCLXXXXIIa dì XXII di giugnoiscuròtutto il corpo del solee durò d'alquanto dopo terza infino ala nona; la qual cosa secondo il detto de' savi astrolagi èsegno di grandi novitadi future tra' Cristiani.




XXI - Come i Samminiatesi disfecero la loro terra per discordia

Negli anni di Cristo MCLXXXXVII i terrazzani del castello diSamminiato del Tedesco per loro discordie si disfeciono la detta loroterrae tornaro ad abitare al piano a piede di Samminiato nel borgodetto San Giniegio e in quello di Santa Gonda per essere più al'agio del piano e dell'acquae presso del fiume d'Arno e di quellod'Elsacredendosi ivi fare una grande cittadema il lorointendimento tosto venne vano.




XXII - Come i Fiorentini comperarono Montegrossoli

Nel detto anno i Fiorentini comperaro il castello di Montegrossoliin Chianti da certi cattani cui erache lungamente aveano fattaguerra a' Fiorentinie andatavi più volte l'oste de'Fiorentinicome addietro è fatta menzione. E in questomedesimo anno fue generale pace in tutta Italia; e allora era consoloin Firenze Compagno degli Arrigucci.




XXIII - Come fu fatto papa Innocenzo terzo

Negli anni di Cristo MCLXXXXVIII fu fatto papa Innocenzo terzonato di Campagnae regnò papa più di XVII annie fusavio e valente uomo in iscienzia di scritturae savio naturale dicostumi; e al suo tempo furono molte cosecome innanzi faràmenzione. Questi fu quegli che iscomunicò lo 'mperadoreArrigoe fece fare Otto di Sassogna imperadore.




XXIV - Come si comincio l'ordine de' frati minori

Al tempo del detto papa Innocenzo si cominciò la santaordine de' frati minorionde fu cominciatore il beato Francesco natodella città d'Ascesi nel ducatoe per questo papa fuaccettata e approvata la detta ordine con privilegioimperciòche tutta fu fondata in umilitàe caritàe povertàseguendo in tutto il santo Vangelio di Cristoe schifando ognidelizia umana. E 'l detto papa in visione vide santo Francescosostenere sopra i suoi omeri la chiesa di Lateranosì comepoi per simile modo vide di santo Domenico; la quale visione fuefigura e profezia come per loro si dovea sostenere santa Chiesa e lafede di Cristo.




XXV - Come si cominciò l'ordine de' frati predicatori

E al tempo ancora del detto papasimilemente si cominciòl'ordine de' frati predicatorionde fu cominciatore il beatoDomenico nato di Spagnama al suo tempo no·lla confermòcon tutto che in avisione avvenne al detto papa che la chiesa diLaterano gli cadea adossoe 'l beato Domenico la sostenea in su lesue spalle. E per questa visione era disposto di confermarlamasopravennegli la mortee il suo successore appresso papa Onorio laconfermògli anni di Cristo MCCXVI. E vere furono le visionidel sopradetto Innocenzo di santo Francesco e di santo Domenicoche·lla Chiesa di Dio cadea per molti errori e per moltidissoluti peccatinon temendo Iddio; e 'l detto beato Domenico perla sua santa scienza e predicazione gli corressee fune il primostirpatore degli eretichi; e 'l beato Francesco per la sua umilitàe vita appostolica e di penitenzia corresse la vita lascibileeridusse i Cristiani a penitenzia e a vita di salute. E veramente laSibilla Irteaseguendo questi tempiprofetizzò di queste duesante ordinidicendo che due stelle orierebbono in alluminando ilmondo.




XXVI - Come i Fiorentini disfecioro il castello di Frondigliano

Negli anni di Cristo MCLXXXXVIIIIessendo consoli della cittàdi Firenze conte Arrighi della Tosa e' suoi compagnii Fiorentiniassediaro il castello di Frondiglianoche s'era rubellato e faceaguerra al Comune di Firenzee presollo e disfeciollo infino allefondamentae mai non si rifece. E nel detto anno i Fiorentinipuosono oste a Simifontiil quale era molto fortee non ubbidiaalla città.




XXVII - Come i Samminiatesi disfeciono San Giniegioe tornarono adabitare al poggio

Negli anni di Cristo MCC i Samminiatesi disfeciono il borgo a SanGiniegio ch'era nel piano di Samminiatoed era molto ricco e beneabitato; e per più fortezza si tornaro ad abitare al poggio; erifare il castello di Samminiato il quale aveano disfatto poco tempodinanzisicché in corto tempo feciono due follie.




XXVIII - Come i Franceschi e' Viniziani presono Gostantinopoli

Nel detto anno MCC molti baroni franceschi ch'erano mossi perandare oltremare al soccorso della Terrasantacon navilio de'Viniziani e 'l marchese di Monferrato e più altri baronid'Italiasì s'accordarotrovandosi quasi in sul verno infral'isole d'Arcipelago in Greciadi guerreggiare i Greci infino allaprimaveraimperciò che per loro frode e malizie aveano perpiù volte fatto grande danno e impedimento a' Latiniche perloro paese andavano al passaggio d'oltremare. E così assalirola nobile città di Gostantinopoli per mare e per terrae perforza la presonoe Baldovino conte di Fiandra per universale accordodi tutti i baroni e de' Vinizianiper la sua bontàsennoevalorene fu coronato imperadore. Ma poco duròe il dettoimperioche fu sconfitto e morto da' Cumani. E chi queste storievorrà più pienamente trovare legga il libro delconquisto d'oltremareove sono distesamente. E per questo conquistoritengono i Viniziani il titolo di parte del detto imperio.




XXIX - Come i Tartari scesono le montagne di Gog e Magog

Negli anni di Cristo MCCII la gente che si chiamano i Tartariusciro dalle montagne di Gog e Magogchiamate in latino Monti diBelgen; i quali si dice che furono stratti di quegli tribi d'Isdraelche il grande Allessandro re di Greciache conquistò tutto ilmondoper loro brutta vita gli rinchiuse in quelle montagneacciòche non si mischiassono con altre nazionie ivi per viltà diloro e vano intendimentovi stettono rinchiusi da Allessandro infinoa questo tempocredendosi che l'oste d'Allessandro sempre vi fosse;imperciò ch'egli per maestrevole artificio sopra i montiordinò trombe grandissime si dificiateche ad ogni ventotrombavano con grande suono. Ma poi si dice che per gufi che nellebocche di quelle trombe feciono nidioe stopparono i detti artificiiper modo che rimase il detto suonoe per questa cagione hanno i gufiin grande reverenziae per leggiadria portano i grandi signori diloro le penne del gufo in capoper memoria che stopparo le trombe eartificii detti. Per la qual cosa il detto popoloil quale come aguisa di bestie viveanoe erano multiplicati in innumerabile numerosì si cominciarono a sicuraree certi di loro a passare idetti monti; e trovando come sopra le montagne non avea gentesenone il vano inganno delle trombe turatescesono al piano e al paesed'India ch'era fruttiferoe ubertosoe dolce; e tornando erapportando al loro popolo e genti le dette novelleallora sicongregaro insiemee feciono per divina visione loro imperadore esignore uno fabbro di povero statoil quale avea nome Cangiusilquale in su un povero feltro fu levato imperadore; e come fu fattosignorefu chiamato il sopranome Canecioè in loro linguaimperadore. Questi fu molto valoroso e savioe per suo senno evalentia uscì con tutto quello popolo de le dette montagneeordinogli a decine e a centinaia e a migliaiacon capitani acconci acombattere; e per essere più obbeditoprima a' maggiori disua gente fece per suo comandamento uccidere a ciascuno il suofigliuolo primogenito di loro mano; e quando si vide cosìobbeditoe dato suo ordine a la sua genteentrò in Indiaevinse il Presto Giovannie sottomisesi tutto il paese. E ebbe piùfigliuoliche appresso lui feciono di grandi conquistie quasi ditutta la parte d'Asia i populi e li re si misono sotto loro signoriae parte d'Europia inverso Cumaniae Alaniae Bracchia infino alDanubio. E' discendenti de' figliuoli del detto Cangius Cane sonooggi signori intra' Tartari. Questi non hanno ordinata leggeche chiè stato di loro Cristianoe chi Saracinoma i piùpagani idolatri. Avemo raccontato di loro nascimento e movimentoimperciò che in così piccolo tempo mai gente non fecesì gran conquistoné nullo popolo né settanonn-ha tanta signoriapoderee ricchezza. E chi delle loro gestevorrà meglio sapere cerchi il libro di frate Aitonsignoredel Colco d'Erminiail quale fece ad istanza di papa Chimentoquintoe ancora il libro detto Milioneche fece messere Marco Polodi Vinegiail quale conta molto di loro podere e signoriaimperciòche lungo tempo fu tra·lloro. Lasceremo de' Tartarietorneremo a nostra materia de' fatti di Firenze.




XXX - Come i Fiorentini disfecero il castello di Simifonti e quellodi Combiata

Negli anni di Cristo MCCIIessendo consolo in FirenzeAldobrandino Barucci da Santa Maria Maggioreche furono moltoantichi uominico la sua compagnia i Fiorentini ebbono il castellodi Simifontie feciollo disfaree il poggio apropiare al Comuneperò che lungamente avea fatta guerra a' Fiorentini. E ebbolloi Fiorentini per tradimento per uno da San Donato in Pociil qualediede una torree volle per questa cagione egli e' suoi discendentifossono franchi in Firenze d'ogni incaricoe così fu fattocon tutto che prima nella detta torrecombattendolafu morto da'terrazzani il detto traditore. E nel detto anno i Fiorentini andaronoad oste al castello di Combiatach'era molto forte in sul capo delfiume della Marina verso il Mugelloil quale era de' cattani dellacontrada che non voleano obbedire il Comune e facevano guerra; edisfatti i detti castellifeciono dicreto che mai non si dovessonorifare.




XXXI - Disfacimento di Montelupoe come i Fiorentini ebbonoMontemurlo

Negli anni di Cristo MCCIIIessendo consolo in Firenze BrunellinoBrunelli de' Razzanti e suoi compagnii Fiorentini disfeciono ilcastello di Montelupo perché non volea ubidire al Comune. E inquesto anno medesimo i Pistolesi tolsono il castello di Montemurlo a'conti Guidi; ma poco appressoil settembrev'andarono ad oste iFiorentini in servigio de' conti Guidie riebborloe renderlo a'conti Guidi. E poi nel MCCVII i Fiorentini feciono fare pace tra'Pistolesi e' conti Guidi; ma poi non possendo bene difendere i contida' Pistolesi Montemurloperò ch'era loro troppo vicinoeaveanvi fatto appetto il castello del Montalesì 'l vendero iconti Guidi al Comune di Firenze libbre Vm di fiorini picciolichesarebbono oggi Vm fiorini d'oro; e ciò fu gli anni di CristoMCCVIIII. Ma i conti da Porciano mai non vollono dare parola per laloro parte a la vendita.




XXXII - Come i Fiorentini elessono di prima podestade

Negli anni di Cristo MCCVII i Fiorentini ebbono di prima signoriaforestierache infino allora s'era retta la città sottosignoria de' consoli cittadinide' maggiori e migliori della cittàcon consiglio del senatocioè di cento buoni uomini; e quelliconsoli al modo di Roma tutto guidavanoe governavano la cittàe rendeano ragionee facevano giustizia: e durava il loro officiouno anno. E erano quattro consoli mentre che·lla cittàfu a quartieriper ciascuna porta uno; e poi furono VI quando lacittà si partì a sesti. Ma gli antichi nostri nonfaceano menzione de' nomi di tuttima dell'uno di loro di maggiorestato e famadicendo: al tempo di cotale consolo e de' suoicompagni. Ma poi cresciuta la città e di genti e di viziiefaceansi più malificisì s'accordaro per meglio delComuneacciò che i cittadini nonn-avessono sì fattoincarico di signoriané per prieghiné per temaoper diservigioo per altra cagione non mancasse la giustiziasìordinaro di chiamare uno gentile uomo d'altra cittàche fosseloro podestà per uno annoe rendesse le ragioni civili consuoi collaterali e giudicie facesse l'esecuzione dellecondannagioni e giustizie corporali. E 'l primo che fu podestàin Firenze fu nel detto anno Gualfredotto da Milanoe abitòal vescovadoimperciò che ancora non ave' in Firenze palazzodi Comune. E però non rimase la signoria de' consoliritegnendo a·lloro l'aministragione d'ogn'altra cosa delComune. E per la detta signoria si resse la cittade infino al tempoche·ssi fece il primo popolo in Firenzecome innanzi faremomenzione; e allora si criò l'officio degli anziani.




XXXIII - Come i Fiorentini sconfissono i Sanesi a Monte Alto

Nel detto annoa la signoria di Gualfredotto di Milano il primoannoi Fiorentini ricominciaro guerra co' Sanesiperò che'Sanesi aveano ricominciata guerra a Montepulciano e Monte Alcinocontra i patti della pace; per la qual cosa i Fiorentini andarono aoste in su quello di Siena al castello di Montalto. I Sanesi persoccorrere il detto castello combattero co' Fiorentinie furonosconfittie molti morti; e presi ne vennero in Firenze MCCC Sanesi;e' Fiorentini ebbono il detto Montalto e disfeciollo.




XXXIV - Come i Sanesi richiesono di pace i Fiorentini ed ebbolla

Apressol'anno MCCVIIIil secondo anno della signoria del dettoGualfredottoessendo rifermatoi Fiorentini feciono oste sopra iSanesie disfeciono Rugomagno loro castelloe andarono infino aRapolano nel contado di Sienamenandone grande preda e moltipregioni; ma poi l'anno nel MCCX i Sanesi non potendo piùdurare la guerra co' Fiorentinie per riavere i loro pregionirichiesono pace a' Fiorentinie quetarono Montepulciano e MonteAlcino e tutte le castella che' Fiorentini aveano prese sopra loro. Ein quello tempo era consolo in Firenze messer Catalano della Tosa esua compagnia. Lasceremo alquanto a dire de' fatti di Firenzeediremo d'Otto il quarto di Sassogna imperadoree quello che fece alsuo tempo.




XXXV - Come Otto quarto fu coronato imperadoree come si fece nimicoe persecutore di santa Chiesa

Otto quarto di Sassogna fue eletto re de' Romaniper lo mododetto addietroquando fu eletto Filippo di Soaviail quale fumorto. Ma questo Ottoa petizione e studio di papa Innocenzio terzofu confermato re de' Romani l'anno di Cristo MCCIIIma perònon venne incontanente a Roma per molta guerra li surse in Alamagnasì che Italia stette sanza imperio da XII anni; ma tratte afine Otto le guerre d'Alamagnapassò in Italiae dalsopradetto papa Innocenzo fu coronato l'anno di Cristo MCCX. Maincontanente ch'ebbe la corona dello 'mperioove la Chiesa e 'ldetto papa si credeano fosse amico e difenditoresi fece nemico epersecutoree a' Romani incominciò incontanente guerraecontra volontà del detto papa e della Chiesa passò inPugliae prese gran parte del Regnoil quale la Chiesa guardavasiccome tutrice e madre di Federigo il giovanefigliuolo che fudello 'mperadore Arrigo di Soavia e di Gostanza imperadrice. Per laqual cosa il detto papa scomunicò il detto Otto e dispuosedello imperio in uno grande concilio che fece in Romae mandòin Alamagna per lo giovane Federigoe colla forza della Chiesaraquistò il Regno e Cicilia. E 'l detto Otto si tornòin Alamagnae di là per contradio della Chiesa fece lega econgiura col conte Ferrante di Fiandrae con quello di Bari e diBolognae più altri baroni di Franciai quali s'eranorubellati al re Filippo il Bornio re di Francia. E essendo il dettore acampato contra il detto imperadore e gli altri signoriquasitutti i suoi baroni il voleano abandonare; per la qual cosa fece unoaltare nel campoe trassesi la corona in presenza de' suoi baroni epuoselavi susoe disse: "Donatela a chi è piùdegno di mee io l'obbedirò volentieri". I baronivedendo la sua umilitàsi rivolsono e promisogli d'essereleali e fedeli a la battaglia. Il quale re Filippo avendo con secoriconciliati i suoi baronicol detto Otto imperadoree Ferranteconte di Fiandrae gli altri rubellibattaglia di campo fece alponte a Bovino a' confini di Fiandralà dove ebbe molta gentefrancesca e tedesca morta. A la fine il detto buono re Filippo per lagrazia di Dio ebbe vittoriae però che si ritenne in unaschiera con Vc cavalieri vecchi e indurati in battaglie e torniantide' quali parte di loro non intesono se non a rompere le schiere co'destrierisanza fedire colpie così ruppono i Tedeschi; eprese il detto conte Ferrante di Fiandrae tolsegli Artese eVermandois; e Otto imperadore a gran periglio e vergogna fuggìcon poca di sua gente del campoe grande danno ricevette di suagente; e ciò fu gli anni di Cristo MCCXIIII. E il dìmedesimo essendo il giovane Luis figliuolo del detto re Filippo aoste in Paicobattaglia ebbe col re Arrigo d'Inghilterra e' suoiallegati che da l'altra parte venieno sopra il re di Franciae luivinse e sconfisse. E in quello giorno medesimo essendo il conte diBarzellona e di Valenzaonde furono poi i suoi discendenti red'Aragonaad assedio de la città di Carcasciona che vi cosavaragionela quale tenea il detto re di Francia e eravi dentro ilconte di Monforte con buona genteil quale uscì fuorivigorosamentee assalì improviso e sconfisse l'oste de'Catalanie fu preso il conte di Barzellonae per gli Franceschitagliatagli la testa. Per le quali tre sì grandi e beneaventurose vittorie molto sormontò il re di Franciae presePaico e la Roccella e molto acrebbe suo reame.




XXXVI - Come vivendo Otto fu eletto imperadore Federigo secondo diSoavia a richiesta della Chiesa di Roma

Essendo il detto Otto nimico della Chiesa e disposto per conciliogenerale dello 'mperiola Chiesa ordinò colli elettorid'Alamagna ch'egli elessono a re de' Romani Federigo il giovane re diCiciliail quale era in Alamagnae contra il detto Otto ebbe grandevittoria. E poi il detto Otto tornato a coscienzaandòe alpassaggio di Dammiata oltremaree di là morìoerimase Federigo colla elezione. E poi al tempo d'Onorio terzo papache succedette a Innocenzo detto di soprail detto Federigod'Alamagna venne a Vinegiae poi per mare nel suo regno di Pugliaepoi a Roma; e dal detto papa Onorio e da' Romani fu ricevuto a grandeonoree coronato imperadorecome innanzi nel suo trattato faremomenzione. Lasceremo alquanto dello 'mperadoree diremo de' fatti de'Fiorentini che furono infino alla sua coronazione.




XXXVII - Come morì il conte Guido vecchioe di sua progenia

Negli anni di Cristo MCCXIII morì il conte Guido vecchiodel quale rimasono cinque figliuolima l'uno morìo e lasciòreda della sua parte quegli ch'ebbono Poppiperò che di luinon rimasono figliuoli; poi de' quattro figliuoli sono discesi tuttii conti Guidi. Questo conte Guidola sua progenia si dice cheanticamente furono d'Alamagna grandi baronii quali passarono conOtto primo imperadoreil quale diede loro il contado di Modiglianain Romagnae di là rimasono; e poi i loro discendenti perloro podere furono signori quasi di tutta Romagnae faceano lorocapo in Ravennama per soperchi ch'egli usarono a' cittadini di lorodonnee d'altre tiranniea romore di popolo furono cacciati in unogiornocorsie morti in Ravennache nullo ne campò piccoloo grandese none uno picciolino fanciullo ch'avea nome Guidoilquale era a Modigliana a balìail quale fu sopranomato GuidoBesangue per lo molesto de' suoicome nelle storie d'Otto imperadoreadietro facemmo menzione. Questo Guido fu padre del detto conte Guidovecchioonde poi tutti i conti Guidi sono discesi. Questo conteGuido vecchio prese per moglie la figliuola di messere BellincioneBerti de' Ravignanich'era il maggiore e 'l più onoratocavaliere di Firenzee le sue case succedettono poi per retaggio a'contile quali furono a porta San Piero in su la porta vecchia.Quella donna ebbe nome Gualdradae per bellezza e bello parlare dilei la tolseveggendola in Santa Reparata coll'altre donne edonzelle di Firenze. Quando lo 'mperadore Otto quarto venne inFirenzee veggendo le belle donne della città che in SantaReparata per lui erano raunatequesta pulcella più piacqueallo 'mperadore; e 'l padre di lei dicendo allo 'mperadore ch'egliavea podere di fargliele basciarela donzella rispuose che giàuomo vivente la bascerebbe se non fosse suo maritoper la qualeparola lo 'mperadore molto la commendò; e il detto conte Guidopreso d'amore di lei per la sua avenentezzae per consiglio deldetto Otto imperadorela si fece a moglienon guardando perch'ellafosse di più basso lignaggio di luiné guardando adote; onde tutti i conti Guidi sono nati del detto conte e delladetta donna in questo modo; checome dice di soprane rimasono IIIIfigliuoli che·nne discesono rede. In primo ebbe nomeGuiglielmodi cui nacque il conte Guido Novello e 'l conte Simone.Questi furono Ghibellinima per oltraggi che Guido Novello fece alconte Simone suo fratello per la parte del suo patrimoniosi feceGuelfo e s'allegò co' Guelfi di Firenzee di questo Simonenacque il conte Guido da Battifolle. L'altro figliuolo ebbe nomeRuggierionde nacquero il conte Guido Guerra e 'l conte Salvatico; equesti tennero parte guelfa. L'altro ebbe nome Guido da Romenaondesono discesi quegli da Romenagli quali sono stati Guelfi eGhibellini. L'altro fu il conte Tegrimoonde sono quegli daPorcianoe sempre furono Ghibellini. Il sopradetto Otto imperadoreprivileggiò il detto conte Guido della signoria di Casentino.Avemo sì lungo parlato del detto conte Guidobene che inaltra parte avessimo trattato del cominciamento di suo lignaggioperò che fue valente uomoe di lui sono tutti i conti Guididiscesie perché' suoi discendenti molto si mischiarono poide' fatti di Firenzecome per gli tempi faremo menzione.




XXXVIII - Come si cominciò parte guelfa e ghibellina in Firenze

Negli anni di Cristo MCCXVessendo podestà di Firenzemessere Gherardo Orlandiavendo uno messer Bondelmonte de'Bondelmonti nobile cittadino di Firenze promesse a·ttorre permoglie una donzella di casa gli Amideionorevoli e nobili cittadini;e poi cavalcando per la città il detto messer Bondelmontech'era molto leggiadro e bello cavaliereuna donna di casa i Donatiil chiamòbiasimandolo della donna ch'egli avea promessacome nonn era bella né sofficiente a·lluie dicendo:"Io v'avea guardata questa mia figliuola"; la quale glimostròe era bellissima; incontanente per subsidio diabolipreso di leila promise e isposò a moglie. Per la qual cosa iparenti della prima donna promessa raunati insiemee dogliendosi diciò che messer Bondelmonte aveva loro fatto di vergognasìpresono il maladetto isdegno onde la città di Firenze fuguasta e partita; che di più causati de' nobili si congiuraroinsieme di fare vergogna al detto messer Bondelmonte per vendetta diquella ingiuria. E stando tra·lloro a consiglio in che modo ildovessero offendereo di batterlo o di fedirloil Mosca de'Lamberti disse la mala parola "Cosa fatta capo ha"cioèche fosse morto: e così fu fatto; ché la mattina diPasqua di Risurresso si raunaro in casa gli Amidei da Santo Stefanoe vegnendo d'Oltrarno il detto messere Bondelmonte vestitonobilemente di nuovo di roba tutta biancae in su uno palafrenobiancogiugnendo a piè del ponte Vecchio dal lato di quaapunto a piè del pilastro ov'era la 'nsegna di Marsil dettomesser Bondelmonte fue atterrato del cavallo per lo Schiatta degliUbertie per lo Mosca Lamberti e Lambertuccio degli Amidei assalitoe feditoe per Oderigo Fifanti gli furono segate le vene e trattoa·ffine; e ebbevi co·lloro uno de' conti da Gangalandi.Per la qual cosa la città corse ad arme e romore. E questamorte di messere Bondelmonte fu la cagione e cominciamento dellemaladette parti guelfa e ghibellina in Firenzecon tutto che dinanziassai erano le sette tra' nobili cittadini e le dette partipercagione delle brighe e questioni dalla Chiesa allo 'mperio; ma per lamorte del detto messere Bondelmonte tutti i legnaggi de' nobili ealtri cittadini di Firenze se ne partiroe chi tenne co' Bondelmontiche presono la parte guelfa e furonne capoe chi cogli Uberti chefurono capo de' Ghibellini; onde alla nostra città seguìmolto di male e ruinacome innanzi farà menzionee mai nonsi crede ch'abbia finese Idio nol termina. E bene mostra che 'lnemico dell'umana generazione per le peccata de' Fiorentini avessepodere nell'idolo di Marsche i Fiorentini pagani anticamenteadoravanoché a piè della sua figura si commise sìfatto micidioonde tanto male è seguito alla città diFirenze. I maladetti nomi di parte guelfa e ghibellina si diceche·ssi criarono prima in Alamagnaper cagione che due grandibaroni di là aveano guerra insiemee aveano ciascuno unoforte castello l'uno incontro all'altroche l'uno avea nome Guelfo el'altro Ghibellinoe durò tanto la guerrache tutti gliAlamanni se ne partiroe l'uno tenea l'una partee l'altro l'altra;e eziandio infino in corte di Roma ne venne la questionee tutta lacorte ne prese partee l'una parte si chiamava quella di Guelfoel'altra quella di Ghibellino: e così rimasero in Italia idetti nomi.

 

 




XXXIX - Delle case e de' nobili che divennero Guelfi e Ghibellini inFirenze

Per la detta divisione questi furono i legnaggi de' nobili che aquello tempo furono e divennoro Guelfi in Firenzecontando a sesto asestoe simile i Ghibellini. Nel sesto d'Oltrarno furono Guelfi iNerli gentiluominitutto fossero prima abitanti in Mercato vecchiola casa de' Giacoppi detti Rossinon però di grande progeniad'antichitàe già cominciavano a venire possenti iFrescobaldii Bardie' Mozzima di piccolo cominciamento;Ghibellini nel sesto d'Oltrarnode' nobilii conti da GangalandiObbriachie' Mannelli. Nel sesto di San Piero Scheraggioi nobiliche furono Guelfila casa de' Pulcii Gherardinii ForaboschiiBagnesii Guidalottii Sacchettie' Manierie quegli da Quonaconsorti di quegli da Volognanoi Lucardesii Chiermontesie'Compiobesii Cavalcanti; ma di poco tempo erano stratti dimercatanti. Nel detto sesto furono i Ghibellini la casa degli Ubertiche ne fu capo di partei Fifantigl'Infangatie Amideie queglida Volognanoe' Malespinicon tutto che poi per gli oltraggi degliUberti loro vicini eglino e più altri legnaggi di San PieroScheraggio si feciono Guelfi. Nel sesto di Borgo furono Guelfi lacasa de' Bondelmontie furonne capola casa de' GiandonatiiGianfigliazzila casa degli Scalila casa de' Gualterottie quelladegl'Importuni; i Ghibellini del detto sestola casa degli Scolariche furono di ceppo consorti de' Bondelmontila casa de' Iudiquella de' Gallie' Cappiardi. Nel sesto di San Brancazio furonoGuelfi i Bostichii Tornaquincii Vecchietti; i Ghibellini deldetto sesto furono i Lambertii Soldanierii Ciprianii Toschiegli Amierie Palerminie Megliorellie Piglicon tutto che poiparte di loro si fecioro Guelfi. Nel sesto di porte del Duomo furonoin quegli tempi di parte guelfa i Tosinghigli Arriguccigli Aglii Sizii; i Ghibellini del detto sestoi Baruccii cattani daCastiglione e da Cersinogli Agolantii Brunelleschi; e poi sifeciono Guelfi parte di loro. Nel sesto di porte San Piero furono de'nobili guelfi gli Adimarii Visdominii Donatii Pazzique' dellaBellagli Ardinghie' Tedaldi detti que' della Vitella; e giài Cerchi cominciavano a·ssalire in istatotutto fossonomercatanti. I Ghibellini del detto sestoi Caponsacchii LiseigliAbatii Tedaldinii Giuochii Galigari; e molte altre schiatted'orrevoli cittadini e popolani tennero l'uno coll'una parte el'altro coll'altrae si mutaro per gli tempi d'animo e di partechesarebbe troppa lunga matera a raccontare. E per la detta cagione sicominciaro di prima le maladette parti in Firenze; con tutto che diprima assai occultamentepure era parte tra' cittadini nobilichechi amava la signoria della Chiesa e chi quella dello 'mperiomaperò inn-istato e bene del Comune tutti erano in concordia.




XL - Come fu presa la città di Dammiata per gli Cristianiepoi perduta

Nell'anno MCCXV papa Innocenzo celebrò generale concilio aRoma per fare passaggio oltremare al soccorso della Terrasantae piùordini fecema poco appresso morì. E l'anno MCCXVI fu fattopapa Onorio terzo nato di Romail quale seguì poi il dettopassaggioove andarono molti Romanie Italianie Fiorentinieandovvi d'oltramonti Otto imperadoree più altri baronid'Alamagna e di Francia l'anno MCCXVIII. E assediaro la cittàdi Dammiata in Egitto per due annie dopo grande danno di mortalitàde' Cristianiche vi moriro il detto Otto e molta di sua genteel'anno appresso ebbono Dammiata per forza; e la 'nsegna del Comune diFirenzeil campo rosso e 'l giglio biancofu la prima che·ssivide in sulle mura di Dammiataper virtù de' pellegrinifiorentini che furono de' primi combattendo a vincere la terra; eancora per ricordanza il detto gonfalone si mostra per le feste nellachiesa di San Giovanni. E vinta Dammiata per gli Cristianitutti iSaracini vi furono morti e presi; ma poco la tennero i Cristianiperdisensione che avenne tra·legato del papa e' signorifranceschi ch'aveno fatto il conquistoper tale modo che l'anno diCristo MCCXXI per assedio la rendero i Cristiani a' Saraciniriavendo i loro pregioni.




XLI - Come i Fiorentini fecero giurare alla città tutti icontadini e si cominciò il ponte nuovo da la Carraia

Negli anni di Cristo MCCXVIIIessendo podestà di FirenzeOtto da Mandella di Milanoi Fiorentini feciono giurare tutto ilcontado alla signoria del Comuneche prima la maggiore parte sitenea a signoria de' conti Guidie di quegli di Mangonee di queglidi Capraiae da Certaldoe di più cattani che 'l s'aveanooccupato per privilegie tali per forza degl'imperadori. E in questoanno si cominciaro a fondare le pile del ponte alla Carraia.




XLII - Come i Fiorentini presono Mortennanae compiési ilponte nuovo detto dalla Carraia

Negli anni di Cristo MCCXXessendo podestà di Firenzemesser Ugo del Grotto di Pisai Fiorentini andarono a oste sopra unocastello degli Squarcialupi che·ssi chiamava Mortennanailquale era molto forte; ma per forza e ingegno si vinse; e quegli cheper suo ingegno l'ebbe fu fatto a perpetuo franco d'ogni gravezza diComunee egli e' suoi discendenti; e 'l detto castello fu tuttodisfatto infino alle fondamenta. E in questo anno medesimo si compiédi fare il ponte alla Carraiail quale si chiamava il ponte Nuovoperò che allora la città di Firenze nonn-avea che dueponticioè il ponte Vecchio e questo detto Nuovo.




LIBRO SETTIMO




I - Qui comincia il VII libro: come Federigo secondo fue consecratoe fatto imperadoree le grandi novitadi che furono

Negli anni di Cristo MCCXXil dì di santa Cecilia dinovembrefue coronato e consecrato a Roma a imperadore Federigosecondo re di Ciciliafigliuolo che fu dello 'mperadore Arrigo diSoavia e della imperadrice Gostanzaper papa Onorio terzo a grandeonore. Al cominciamento questi fu amico della Chiesae bene doveaesser; tanti benefici e grazie avea dalla Chiesa ricevutechéper la Chiesa il padre suo Arrigo ebbe per moglie Gostanza reina diCicillae in dote il detto reame e·regno di Pugliae poimorto il padrerimanendo piccolino fanciullodalla Chiesacome damadrefu guardato e conservatoe eziandio difeso il suo reameepoi fattolo re de' Romani eleggere contro a Otto quarto imperadoreepoi coronato imperadorecome di sopra è detto. Ma ellifigliuolo d'ingratitudinenon riconoscendo santa Chiesa come madrema come nemica matrignain tutte le cose le fu contrario eperseguitatoreegli e' suoi figliuoliquasi più che' suoianticessorisì come innanzi faremo di lui menzione. QuestoFederigo regnò XXX anni imperadoree fue uomo di grandeaffare e di gran valoresavio di scrittura e di senno naturaleuniversale in tutte cose; seppe la lingua latinae la nostravolgaretedescoe francescogrecoe saracinescoe di tuttevirtudi copiosolargo e cortese in donareprode e savio in armeefue molto temuto. E fue dissoluto in lussuria in più guiseetenea molte concubine e mammoluchi a guisa de' Saracini: in tuttidiletti corporali volle abbondaree quasi vita epicuria tennenonfaccendo conto che mai fosse altra vita. E questa fu l'una principalecagione perché venne nemico de' cherici e di santa Chiesa. Eper la sua avarizia di prendere e d'occupare le giuridizioni di santaChiesa per male dispenderlee molti monasteri e chiese distrusse nelsuo regno di Cicilia e di Pugliae per tutta Italiasicchéo colpa de' suoi vizii e difettio de' rettori di santa Chiesa checo·llui non sapessono o non volessono praticarenéesser contenti ch'elli avessero le ragioni dello 'mperioper la qualcosa sottomise e percosse santa Chiesa; overo che Idio il permettesseper giudicio divinoperché i rettori della Chiesa furonooperatori ch'egli nascesse della monaca sagra Gostanzanonricordandosi delle persecuzioni che Arrigo suo padre e Federigo suoavolo aveano fatte a santa Chiesa. Questi fece molte notabili cose alsuo tempoche fece a tutte le caporali città di Cicilia e diPuglia uno forte e ricco castellocome ancora sono in piedee feceil castello di Capovana in Napolie le torri e porta sopra il pontedel fiume del Volturno a Capovale quali sono molto maraviglioseefece il parco dell'uccellagione al Pantano di Foggia in Pugliaefece il parco della caccia presso a Gravina e a Melfi a la montagna.Il verno stava a Foggiae la state a la montagna a la caccia adiletto. E più altre notabili cose fece fare: il castello diPratoe la rocca di Samminiatoe molte altre cosecome innanzifaremo menzione. E ebbe due figliuoli della sua prima donnaArrigo eCurradoche ciascuno a sua vita fece l'uno appresso l'altro eleggerere de' Romani; e della figliuola del re Giovanni di Ierusalem ebbeGiordano ree d'altre donne ebbe il re Federigoonde sono discesiil legnaggio di coloro che si chiamano d'Antiocciail re Enzo e lore Manfrediche assai furono nimici di santa Chiesa. E alla sua vitaegli e' figliuoli vivettono e signoreggiaro con molta gloria mondanama alla fine egli e' suoi figliuoli per gli loro peccati capitaro efiniro maleed ispensesi la sua progeniasì come innanzifaremo menzione.




II - La cagione perché si cominciò la guerra da'Fiorentini a' Pisani

A la detta coronazione dello 'mperadore Federigo si ebbe grande ericca ambasceria di tutte le città d'Italia; e di Firenze vifue molta buona gentee simile di Pisa. Avvenne che uno grandesignore romano ch'era cardinaleper fare onore a' dettiambasciadoriconvitò a mangiare gli ambasciadori di Firenzee andati al suo convitouno di loro veggendo uno bello catellino dicamera al detto signoresì gliele domandò; e il dettosignore disse che mandasse per esso a sua volontà. Poi ildetto cardinale il dì appresso convitò gli ambasciadoridi Pisae per simile modo uno de' detti ambasciadori invaghìdel detto catellinoe domandollo in dono. Il detto cardinale nonricordandosi come l'avea donato all'ambasciadore di Firenzeilpromise a quello di Pisa. E partiti dal convitol'ambasciadore diFirenze mandò per lo catellinoe ebbelo. Poi vi mandòquello di Pisae trovò come l'aveano avuto gli ambasciadoridi Firenze: recarlosi in onta e in dispettonon sappiendo com'eraandato il detto dono del catellino. E trovandosi per Roma insieme idetti ambasciadoriricheggendo il catellinovennero insieme avillane parolee di parole si toccaro; onde gli ambasciadori diFirenze furono alla prima soperchiati e villaneggiati dalle personeperò che cogli ambasciadori pisani avea L soldati di Pisa. Perla qual cosa tutti i Fiorentini ch'erano intorno alla corte del papae dello 'mperadorech'erano in gran quantità (e ancora ven'andarono assai di Firenze per volontàonde fu capo messerOderigo de' Fifanti)s'accordarono e assaliro i detti Pisani conaspra vendetta. Per la qual cosa scrivendo eglino a Pisa come eranostati soperchiati e vergognati da' Fiorentiniincontanente il Comunedi Pisa fece arrestare tutta la roba e mercatantia de' Fiorentini chesi trovò in Pisach'era in buona quantità. IFiorentini per fare ristituire a' loro mercatantipiùambascerie mandaro a Pisapregando che per amore dell'amistàantica dovessono ristituire la detta mercatantia. I Pisani nonl'assentirodando cagione che la detta mercatantia era barattata.Alla fine s'agecchiro a tanto i Fiorentiniche mandarono pregando ilComune di Pisa che in luogo della mercatantia mandassero almenoaltrettante some di qual più vile cosa si fosseacciòche quella onta non facessono a·lloroe il Comune di Firenzede' suoi danari ristituirebbe i suoi cittadini; e se ciò nonvolessono fareche protestavano che più non poteano durarel'amistà insiemee che comincerebbono loro guerra; e questarichesta durò per più tempo. I Pisani per lorosuperbiaparendo loro esser signori del mare e della terrarispuosono a' Fiorentini che qualunque ora eglino uscissono a osterammezzerebbono loro la via. E così avenne che' Fiorentininon possendo più sostenere l'onta e 'l danno che faceano loroi Pisanicominciaro loro guerra. Questo cominciamento e cagionedella detta guerracom'è detto di soprasapemo il vero daantichi nostri cittadiniche i loro padri furono presenti a questecosee ne feciono loro ricordo e memoria.




III - Come i Pisani furono sconfitti da' Fiorentini a Castello delBosco

Avenne che gli anni di Cristo MCCXXII i Fiorentini s'apparecchiarod'andare ad oste sopra la città di Pisae partiti di Firenzedel mese di luglioi Pisanicome aveano promessosi feciono loroallo 'ncontro a·luogo detto Castello del Bosco nel contado diPisa. Quivi s'afrontaro insiemee fuvi grande battaglia. A la fine iPisani vi furono sconfitti da' Fiorentini a dì XXI di lugliodel detto annoe molti ne furono mortie presi ne vennoro a Firenzeper numero MCCC uominie de' migliori della città di Pisa; ecosì si mostra per giudicio d'Iddio che' Pisani avessonoquella disciplina per la loro superbiaarroganzae ingratitudine.Avemo sì lungamente detto sopra questa matera da' Fiorentinia' Pisaniperché sia notorio a ciascuno il cominciamento ditanta guerra e dissensione che ne seguì appressoe grandiaversità e battaglie e pericoli in tutta Italiaemassimamente in Toscanae alla città di Firenze e di Pisa; ecominciossi per così vil cosacome fu per la contenza d'unopiccolo cagniuoloil qual si può dire che fosse diavolo inispezie di catellinoperché tanto male ne seguìocomeper innanzi faremo menzione.




IV - Come i Fiorentini andarono ad oste a Fegghinee fecionol'Ancisa

Negli anni di Cristo MCCXXIII quegli del castello di Fegghine inValdarnoil quale era molto forte e possente di genti e diricchezzesì si rubellaroe non vollono ubbidire al Comunedi Firenze; per la qual cosa nel detto annoessendo podestàin Firenze messere Gherardo Orlandii Fiorentini per comune fecionooste a Figghinee guastarla intornoma non l'ebbono; e perbattifolleovero bastitatornando l'oste de' Fiorentini a Firenzesì puosono i Fiorentini il castello di l'Ancisaacciòch'al continuo colle masnade de' Fiorentini fosse guerreggiato ilcastello di Fegghine.




V - Come i Fiorentini fecero oste sopra Pistoiae guastarlaintorno

Negli anni di Cristo MCCXXVIIIessendo podestà di Firenzemesser Andrea da Perugiai Fiorentini feciono oste sopra la cittàdi Pistoia col carroccio; e ciò fu perché i Pistolesiguerreggiavano e trattavano male quegli di Montemurlo; e guastòla detta oste intorno alla città infino alle borgoraedisfeciono le torri di Montefiore ch'erano molto forti; e 'l castellodi Carmignano s'arendé al Comune di Firenze. E nota che in sula rocca di Carmignano avea una torre alta LXX bracciae ivi su duebraccia di marmoche faceano le mani le fiche a Firenzeonde perrimproccio usavano gli artefici di Firenze quando era loro mostratamoneta o altra cosadiceano: "No·lla veggoperòche m'è dinanzi la rocca di Carmignano"; e per questacagione feciono i Pistolesi le comandamenta de' Fiorentinisìcome seppono divisare i Fiorentinie feciono disfare la detta roccadi Carmignano.




VI - Come i Sanesi ricominciaro la guerra a' Fiorentini perMontepulciano

Negli anni di Cristo MCCXXVIIII i Sanesi ruppono la pace a'Fiorentiniimperciò che contra i patti della detta pace iSanesi feciono oste sopra Montepulciano del mese di giugno nel dettoanno. Per la qual cosa il settembre vegnenteessendo podestàdi Firenze messer Giovanni Bottaccii Fiorentini feciono oste soprai Sanesie guastarono il loro contado infino a la pieve a Sciataverso Chiantie disfeciono Montelisciaiuno loro castello presso aSiena a tre miglia. E poi l'anno appressoessendo podestà diFirenze Otto da Mandella di Milanoi Fiorentini fecero generale ostesopra Siena a dì XXI di maggio l'anno MCCXXXe menaro ilcarroccioe valicaro la città di Sienae andarono a SanChirico a Rosennae disfeciono il bagno a Vignone. E poi andaro perla valle d'Orcia infino a Radicofanie passaro le Chiane perguastare i Peruginiperché aveano favorati i Sanesidomandando giuridizione del lagoper ragione che v'avea la Badia diFirenze per privilegio del marchese Ugo. Ma i Perugini richestol'aiuto de' Romanii Fiorentini si partiro di sopra il contado diPerugiae tornaro in su quello di Sienae disfeciono da XX tracastella e gran fortezzee tagliaro il pino da Montecelleseetornando si puosono a Siena a campoe per forza combatterol'antiportee ruppero i serraglie entraro ne' borghi della cittàe menarne presi a Firenze più di MCC uomini. In questo annoMCCXXX i Fiorentini andarono ad oste a Caposelvoli in Valdambra a leconfine d'Arezzoimperciò che facea guerra in Valdarno nelcontado di Firenze co la forza degli Aretinie sì era delladiocesi di Fiesole e del distretto di Firenzee presolloedisfeciollo.




VII - D'uno grande miracolo ch'avenne a Santo Ambruogio in Firenzedel corpo di Cristo

Nel detto anno MCCXXVIIIIil dì di san FirenzedìXXX di dicembreuno prete della chiesa di Santo Ambruogio di Firenzech'avea nome prete Uguiccioneavendo detta la messa e celebrato ilsacrificioe per vecchiezza non asciugò bene il calice; perla qual cosa il dì appresso prendendo il detto calicetrovovvi dentro vivo sangue appreso e incarnatoe ciò fumanifesto a tutte le donne di quello munisteroe a tutti i viciniche vi furono presentie al vescovoe a tutto il chericatoe poisi palesò tra tutti i Fiorentinii quali vi trassono a vederecon grande devozionee trassesi il detto sangue del calicee misesiin una ampolla di cristalloe ancora si mostra al popolo con grandereverenza.




VIII - Ancora della guerra da' Fiorentini a' Sanesi

Negli anni di Cristo MCCXXXII i Sanesi presono Montepulcianoedisfeciono le mura e tutte le fortezze de la terraimperciòche quelli di Montepulciano per mantenersi in loro libertade si eranoin lega e compagnia co' Fiorentini. Per la qualcosa i Fiorentiniandaro ad oste sopra i Sanesiessendo podestà di Firenzemesser Iacopo da Perugiae guastarono molto del loro contadoepuosono oste al castello di Querciagrossapresso a Siena a quattromigliail quale era molto fortee per forza d'edifici s'arendero; eavuto il castelloil feciono tutto disfaree gli uomini che v'eranodentro menaro pregioni a Firenze.




IX - Di novità da Firenze

Nel detto anno s'apprese il fuoco in Firenze da casa i Caponsacchipresso di Mercato Vecchioonde arsono molte casee arsono uomini efemmine e fanciulli XXIIonde fu grande danno.




X - Ancora della guerra di Siena

L'anno appresso MCCXXXIII i Fiorentini feciono grande oste soprala città di Sienae assediarla dalle tre partie con moltidifici vi gittaro dentro pietre assaie per più dispetto evergogna vi manganarono asini e altra bruttura.




XI - Ancora della guerra co' Sanesi

Apressol'anno MCCXXXIIII i Fiorentini ancora rifeciono ostesopra i Sanesie mossesi di Firenze a dì IIII di luglioessendo podestà di Firenze messer Giovanni del Giudice diRomae stettono in oste sopra il loro contado LIII dìedisfeciono Asciano e Orgialecon XLIII tra castella e ville e grandifortezzeonde i Sanesi ricevettono gran dannaggio.




XII - Di novità di Firenze

Nel detto annoper pasqua di Natales'apprese il fuoco inFirenze nel borgo di piazza Oltrarnoe quasi arse tutto congrandissimo danno. E nota quanta pestilenzia la nostra cittàha ricevuta di fuochi appresiche quasi tra più volte il piùdella città è stato arso e rifatto.




XIII - Come fu fatta pace da' Fiorentini a' Sanesi

Negli anni di Cristo MCCXXXVessendo podestà di Firenzemesser Compagnone del Poltroneapparecchiandosi i Fiorentini di faresopra la città di Siena maggiore oste che per gli anni passatinon aveano fattae' Sanesi veggendosi molto guasti del loro contadoe la loro forza e potenza molto affiebolitasì richiesono dipace i Fiorentinila quale fu esaudita e ferma con pattiche'Sanesi alle loro spese rifacessono Montepulcianoe quetassollod'ogni ragione e domandae alle loro spesea·ppetizione de'Fiorentinifornissono il castello di Monte Alcinoil quale era inlega co' Fiorentinie riebbono i loro pregioni; la quale guerrapienamente era durata VI annionde i Fiorentini ebbono grande onore.Lasceremo alquanto de' fatti di Firenze e del paese intornofaccendoincidenziatornando addietroper raccontare de' fattiedell'operee guerre dello 'mperadore Federigo alla Chiesa di Roma;le quali novitadi furono sì grandiche bene sono da notareimperciò che furono commovimento quasi a tutto il mondoondemolto ne cresce materia di dire.




XIV - Come lo 'mperadore Federigo venne in discordia colla Chiesa

Dapoi che Federigo secondo fue coronato da papa Onoriocome dettoavemo addietronel suo cominciamento fu amico della Chiesama pocotempo appresso per la sua superbia e avarizia cominciò adesurpare le ragioni della Chiesa in tutto suo imperioe nel reame diCicilia e di Pugliapromutando vescovie arcivescovie altriprelatie cacciandone quegli messi per lo papae faccendo imposte etaglie sopra i cherici a vergogna di santa Chiesa; per la qual cosada papa Onorio detto che·ll'avea coronato fue citato eammonito che lasciasse a santa Chiesa le sue giuridizionie rendesseil censo. Il quale imperadore veggendosi in grande potenzia e statosì per la forza degli Alamanni e per quella del reame diCiciliae ch'era signore del mare e della terrae temuto da tutti isignori de' Cristianie eziandio da' Saracinie veggendosiabracciato de' figliuoli che della prima donna figliuoladell'antigrado d'Alamagna aveaArrigo e Curradoil quale Arrigo giàavea fatto coronare in Alamagna re de' Romanie Currado era duca diSoaviae Federigo d'Antioccia suo primo figliuolo naturale fece ree Enzo suo figliuolo naturale era re di Sardignae Manfredi prenzedi Tarantonon si volle dechinare all'obedienza della Chiesaanzifu pertinacevivendo mondanamente in tutti i diletti corporali. Perla qual cosa dal detto papa Onorio fu scomunicato gli anni diCristo...e per ciò non lasciò di perseguire laChiesama maggiormente occupava le sue ragionie così stettenimico della Chiesa e di papa Onorio infino che vivette. Il qualepapa passò di questa vita gli anni di Cristo MCCXXVIe dopolui fu fatto papa Gregorio nono nato d'Alagna di Campagnail qualeregnò papa anni XIIII; il quale papa Gregorio ebbe colloimperadore Federigo grande guerraimperciò che·llo'mperadore in nulla guisa volea lasciare le ragioni e giuridizioni disanta Chiesama maggiormente l'occupavae molte chiese del Regnofece abattere e disertarefaccendo imposte gravi a' chericie allechiese. E' Saracinii quali erano in sulle montagne di Trapali inCiciliaper esser più al sicuro dell'isolae dilungati da'Saracini della Barberiae ancora per tenere per loro in paura i suoisuditi del regno di Pugliacon ingegno e promesse gli trasse diquelle montagnee misegli in Puglia in una antica cittàdisertache anticamente fue in lega co' Romanie fue disfatta pergli Sanniticioè per quelli di Beneventola quale allora sichiamava Licerae oggi si chiama Nocerae furono più di XXmuomini d'armee quella città rifeciono molto forte; i qualipiù volte corsono le terre di Puglia e guastarle. E quando ildetto imperadore Federigo ebbe guerra colla Chiesagli fece veniresopra il ducato di Spuletoe assediaro in quel tempo la cittàd'Ascesie feciono gran danno a santa Chiesa. Per la qual cosa ildetto papa Gregorio confermò contra lui le sentenzie date perpapa Onorio suo predecessoree di nuovo gli diè sentenzia discomunicazione gli anni di Cristo...




XV - Come fu fatto accordo da papa Gregorio e lo 'mperadoreFederigo

Avenne in que' tempidapoi che 'l soldano e' Saracini d'Egittoripresono la città di Dammiatae quella di Ierusaleme granparte della Terrasantail re Giovanni ch'era allora re di Ierusalemil quale fu del legnaggio del conte di Brennae per sua bontàessendo oltremare ebbe per moglie la figliuola che fu del re Almerigore di Ierusalemdella schiatta di Gottifredi di Buglionech'eraredae per lei era re di Ierusalemveggendo la Terrasanta in malestato per la soperchia forza de' Saracinipassò in ponenteper avere aiuto dal papa e da la Chiesae dallo imperadore Federigoe dal re di Franciae dagli altri re di Cristianitàe trovòpapa Gregorio detto di sopra co la Chiesa a Roma molto tribolato daFederigo imperadore; e mostrando al detto papa il grande bisognoche·lla Terrasanta avea d'aiuto e di soccorsoe come Federigoimperadore era quegli che più vi potea operare di bene per lasua gran forza e podere ch'egli avea in mare e in terrasìcercò pace tra la Chiesa e 'l detto imperadoreacciòch'egli andasse oltremare al passaggioe il papa gli perdonassel'offese fatte alla Chiesa e ricomunicasselo. Il quale accordo fufatto per lo detto re Giovannich'era savio e valoroso signore. Eoltre a·cciò fatta la detta paceil detto papaGregorio diè per moglie allo 'mperadore Federigoch'era mortala sua prima donnala figliuola del detto re Giovanni ch'era redadel reame di Ierusalem per la madree promise e giurò ildetto imperador di difendere il detto papa e la Chiesa da' malvagimaniche tutto dì erano ribelli contra la Chiesa per loroavariziae poi d'andare oltremare con tutta sua forza al passaggioordinato per lo detto papa. E fatta la detta pacela figliuola delre Giovanni venne di Soria a Romae lo 'mperadore la sposòcon gran festa per mano del detto papa Gregorioe di lei ebbe tostouno figliuolo ch'ebbe nome Giordanoma poco tempo vivette. Ma perl'opera del nimico dell'umana generazionetrovando Federigo corrottoin vizio di lussuriasi giacque con una cugina della dettaimperadrice e reinach'era pulcella e di sua camera privata; e la'mperadrice lasciandoe trattandola malesì si dolfe al reGiovanni suo padre dell'onta e vergogna che Federigo le faceae aveafatto della nipote. Per la qual cosa il re Giovanni crucciatodi ciòdolendosi allo 'mperadoree ancora minacciandololo 'mperadorebatté la mogliee misela in pregionee mai poi non istetteco·llei; e secondo che·ssi dissetosto la fece morire.E lo re Giovanniil quale era in Pugliatutto governatore per laChiesa e per lo 'mperadore a·ffare fornire e apparecchiare lostuolo del passaggio che dovea andare oltremaresi·ll'acommiatòdel Regnoonde molto isconciò il passaggio per la dettadiscordia. Poi il re Giovanni tornò a Roma al papadogliendosi molto di Federigoe andossene in Lombardiae da'Lombardi molto fue onoratoe ubbidieno lui più che·llo'mperadore; onde grande parte e sette si cominciaro in Lombardia e inToscanache molte terre si teneano dalla parte della Chiesa e del reGiovanni e altre collo imperadore. Poi lo re Giovanni andòe inFrancia e inn Inghilterrae grande aiuto ebbe da tutti que' signoriper lo passaggioe per mantenere le terre d'oltremare che·ssiteneano per gli Cristiani.




XVI - Come la Chiesa ordinò il passaggio oltremareond'eracapitano lo 'mperadore Federigoil quale mosso lo stuolo si tornòeaddietro

Infra questo tempo papa Gregorio con grande sollecitudine formòl'apparecchiamento del passaggio d'oltremare. Per lo detto papaGregorio sì richiese lo 'mperadore Federigo che attenesse lapromessa e saramento fatto a la Chiesad'andare oltremare con unolegato cardinalee egli fosse signore dello stuolo in mare e interra. Il quale imperadore fece tutto l'apparecchiamentoe collostuolo de' Cristiani si partì di Brandizio in Puglia gli annidi Cristo MCCXXXIIIe come lo stuolo fu alquanto infra mare e mossoa piene velelo 'mperadore Federigo segretamente fece volgere la suagaleae tornossi in Pugliasanza andare oltremareegli e granparte di sua gente. Per la qual cosa il papa e tutta la Chiesaindegnati dell'opere e falli di Federigotegnendo ch'egli avesseingannata e tradita la Chiesa e tutta la Cristianitàe messoin grande pericolo le bisogne e 'l soccorso della santa terrad'oltremareil detto papa Gregorio scomunicò da capo il dettoimperadore Federigogli anni di Cristo MCCXXXIII. Questo ritornoche·llo 'mperadore fecee non seguire il passaggio giuratoegli medesimo e chi·llo volle difendere disse ch'avea sentitoche come fosse oltremareil papa e la Chiesa col re Giovanni glidovea rubellare il regno di Cicilia e di Puglia. Altri dissono che 'ldetto imperadore al continuo s'intendea col soldano di Babbilloniaper lettere e messaggi e grandi presentie ch'egli mandò conpatti fatti e fermi che s'egli rompesse il detto grande passaggio(temendo forte de' Cristiani)che a·ssua volontà ilmetterebbe in signoria e sagina del reame di Ierusalem sanza colpo dispada; le quali di su dette cagioni e l'una e l'altra pareano esseril veroper le cose che avennero appresso; imperciò che contutta la pace e accordo fatto da la Chiesa allo 'mperadoresempre diciascuna parte rimase la mala volontàe maggiormente nello'mperadoreper la sua superbia.




XVII - Come lo 'mperadore Federigo passòe oltremaree fecepace col soldanoe riebbe Ierusalem contra volontà dellaChiesa

Poi gli anni di Cristo MCCXXXIIII lo 'mperadore Federigo fatta suaarmata e grande apparecchiamentosanza richiedere il papa o laChiesao nullo altro signore de' Cristianisi mosse di Puglia eandonne oltremare più per avere la signoria di Ierusalemcomegli avea promessa il soldanoche per altro benificio di Cristianità;e ciò apparve apertamenteché giunto lui in Cipriemandato in Soria innanzi il suo maliscalco con parte di sua gentenon intese a guerreggiare i Saracinima i Cristiani; chétornando i pellegrini d'una cavalcata fatta sopra i Saracini congrande preda e molti pregioniil detto maliscalco combattéco·lloroe molti n'uccisee rubò loro tutta la preda.E questo si disse che fece per lo trattato che·llo 'mperadoretenea col soldanostando lui in Cipriche spesso si mandavanoambasciadori e ricchi presenti. E ciò fattolo 'mperadoren'andòe in Acrie volle disfare il tempio d'Acri a' Tempierie fece torre loro castellae mandòe suoi ambasciadori a papaGregorioche gli piacesse di ricomunicarloimperciò ch'aveafatta sua penitenza e saramento; dal quale papa non fu intesa suapetizione e richestaimperciò che al papa e alla Chiesa erapalese per lettere e per messaggi venuti di Soria dal legato delpapae dal patriarca di Ierusaleme dal mastro del Tempioe daquello dello Spedalee da più altri signori di làche·llo imperadore non facie in Soria nullo beneficio comunede' Cristianiné co' signori ch'erano di là nonconsigliava al racquisto della Terrasantama istava in trattati colsoldano e co' Saracini. E al detto trattato e accordo diedecompimento abboccandosi a parlamento col soldanonel quale ilsoldano gli fece molta reverenzadicendogli: "Tu se' Cesare de'Romanimaggiore signore di me". L'accordo fu tra·lloroin questo modoche 'l soldano gli rendé a queto la cittàdi Ierusalemsalvo il tempio Domini che volle rimanesse a laguardia de' Saraciniacciò che vi si gridasse la salàe chiamasse Maometto; e lo 'mperadore l'asentì per dispetto emala volontà ch'avea co' Tempierie lasciogli il soldanotutto il reame di Ierusalemsalvo il castello chiamato il Craito diMonrealee più altre castella fortissime alle frontiereeerano la chiave e l'entrata del reame. A la qual pace non fuconsenziente il legato del papa cardinalené 'l patriarca diIerusalemné Tempieriné gli Spedalierinégli altri signori di Soriané capitani de' pellegriniimperciò che a·lloro parve falsa pacee a danno evergogna de' Cristianie a sconcio del racquisto della Terrasanta.Ma però lo 'mperadore Federigo non lasciòma co' suoibaroni e col mastro maggiore de la magione degli Alamanni andòin Ierusaleme fecesi coronare in mezza quaresimagli anni diCristo MCCXXXV. E ciò fattosì mandò suoiambasciatori in ponente a significarlo al papae al re di Franciaea più altri re e signoricom'era coronatoe possedea ilreame di Ierusalem; de la qual cosa il papa e tutta la Chiesa nefurono crucciosi a morteconoscendo come ciò era falsa pacee con inganno a piacere del soldanoacciò che' pellegrinich'erano iti al passaggio nol potessono guerreggiare. E videsiapertamenteché poco appresso che Federigo fu tornato inponente i Saracini ripresono Ierusalem e quasi tutto il paese che 'lsoldano gli avea rendutoa grande danno e vergogna de' Cristiani; erimase la Terrasanta e la Soria in peggiore stato che no·llatrovò.




XVIII - Come lo 'mperadore tornò d'oltremare perché gliera rubellato il Regnoe come ricominciò la guerra collaChiesa

Come papa Gregorio seppe la falsa pace fatta per lo 'mperadoreFederigo e col soldanoa vergogna e danno de' Cristianiincontanente ordinò col re Giovanniil quale era inLombardiache colla forza della Chiesa entrasse con gente d'arme nelregno di Puglia a rubellare il paese a Federigo imperadore; e cosìfecee gran parte del Regno ebbe a' suoi comandamenti e dellaChiesa. Incontanente che Federigo ebbe oltremare la novellalasciòil suo maliscalcoil quale non intese ad altro ch'a guerreggiarsico' baroni di Soria per occupare loro città e signoriache'loro anticessori con grande affanno e dispendio e spargimento disangue aveano conquistato sopra i Saracinie combattési colre Arrigo di Cipri e co' baroni di Soriae sconfissegli a saetta; mapoi fue egli sconfitto in Ciprie perdé quasi tutto il reamedi Ierusalem in poco tempoché 'l ripresono i Saracini per ladiscordia ch'era tra 'l detto maliscalco e gli altri signoricristiani. E chi queste storie vorrà meglio sapere le troverràdistesamente nel libro del conquisto. Lasceremo omai de' fattid'oltremaree diremo di Federigoil quale con due galee solamentegli anni di Cristo MCCXXXVIarrivò al castello d'Astone inPugliala quale fu la prima terra che gli s'arrendé. E luiarrivato in Pugliaraunò le sue forzee cominciarsi le terrea ritornare alla sua signoria; e mandò in Alamagna per Curradosuo figliuolo e per lo duca d'Ostericchii quali con gente grandevennero in Pugliae per la loro forza tutto il paese che gli s'erarubellato racquistaroe più; che 'l Patrimonio San Pieroeil ducato di Spuletoche sono propio retaggio della Chiesae laMarca d'Anconae la città di Beneventocamera della Chiesaoccupòmenando in loro oste i Saracini di Noceratuttotolsono a santa Chiesae 'l papa Gregorio quasi assediaro in Romaecon dispendio di moneta fatto per Federigo a certi malvagi nobiliromani avrebbe preso il detto papa Gregorio in Romail qualeaccorgendosi di ciòtrasse di Santo Santoro di Laterano latesta de' beati appostoli Pietro e Pauloe con essi in manocontutti i cardinalivescovie arcivescovie altri prelati ch'eranoin cortee col chericato di Romacon solenni digiuni e orazioniandò per tutte le principali chiese di Roma a processione; perla quale devozione e miracolo de' detti santi appostoli il popolo diRoma fu tutto rivocato a la difensione del papa e della Chiesaequasi tutti si crucciaro contra Federigodando il detto papaindulgenza e perdono di colpa e di pena. Per la qual cosa Federigoche di queto si credeva intrare in Roma e prendere il detto papasentita la detta novitadetemette del popolo di Roma e si ritrassein Pugliae il detto papa fu liberatocon tutto che molto fosseafflitto dal detto imperadoreperò ch'egli tenea tutto ilRegno e Ciciliae avea preso il ducato di Spuletoe Campagnae ilPatrimonio Santo Pieroe la Marcae Beneventocome detto èdi soprae distruggea in Toscana e in Lombardia tutti i fedeli disanta Chiesa.

 

 




XIX - Come lo 'mperadore Federigo fece che' Pisani presono in mare iparlati della Chiesa che venieno al concilio

Papa Gregorio veggendo la Chiesa di Dio così tempestata daFederigo imperadoreordinò di fare a Roma concilio generalee mandò in Francia due legati cardinalil'uno fu messerIacopo vescovo di Pilestrinoe l'altro messer Oddo vescovo di Portodetto il cardinale Biancoacciò che richiedessono il re Luisdi Francia e quello d'Inghilterra d'aiuto contra Federigoe chesommovessono tutti i prelati d'oltremonti a venire al concilioperdare sentenzia contra Federigo. I quali legati sollicitamente feceroloro legazionee predicando contro a Federigotutto il ponentescommossono contra lui. E 'l cardinale Bianco ne venne innanzi conmolti prelatiarcivescovie vescovie abatii quali arrivarono aNizza in Proenzae poco appresso vi venne e arrivò l'altrocardinale di Pilestrinoimperciò che per Lombardia nonpoterono avere il camminoché Federigo avea a sua gente fattiprendere i passi e le strade in Toscana e in Lombardia. Per la qualcosa papa Gregorio mandò a' Genovesi che co·lloronavilioalle spese della Chiesadovessono levare i detti cardinalie parlati da Nizzae conducergli per mare a Roma; la quale cosa fufattach'egli armaro in Genova che galeee che uscierie battiebarcosiin quantità di LX legnionde fu ammiraglio messereGuiglielmo Ubbriachi di Genova. Lo 'mperadore Federigoil quale nondormia a perseguitare santa Chiesamandò Enzo suo figliuolobastardo con galee armate del Regno a Pisae mandò a' Pisaniche dovessono armare galeee intendere col detto Enzo a prendere idetti parlati; i quali armaro XL galee di molta buona genteonde fueammiraglio messer Ugolino Buzzaccherini di Pisa; e sentendo la venutade' legni de' Genovesisi feciono loro incontro tra Porto Pisano el'isola di Corsica. E ciò sentendo i cardinalie' parlatie'signori ch'erano in sull'armata de' Genovesipregarono l'amiraglioche tenesse la via di fuori dall'isola di Corsica per ischifarel'armata de' Pisaninon sentendo la loro armata con tante galee dicorso e da battagliae molti legni grossi carichi di cavallied'arnesie di chericie di gente disutile a battaglia. MessereGuiglielmo Obbriacoch'era di nome e di fatto e uomo di testa e dipoco sennonon volle seguire quello consiglioma per sua superbia edisdegno de' Pisani si volle conducere alla battagliala quale fuaspra e durama tosto fu sconfitta l'armata de' Genovesi da' Pisanionde furono presi i detti legati cardinali e prelatie moltin'anegaro e gittaro in mare sopra lo scoglioovero isolettache sichiama la Meloriapresso a Porto Pisanoe gli altri ne menaronopresi nel Regnoe più tempo gli tenne lo 'mperadore indiverse pregioni; e ciò fu gli anni di Cristo MCCXXXVII. Perla qual cosa la Chiesa di Dio ricevette grande danno e persecuzione;e se non fossono i messaggi del re Luis di Franciae le minaccesenon lasciasse i parlati di suo reameFederigo non gli avrebbe maidiliberi; ma per paura della forza de' Franceschiquegli ch'eranorimasi in vita poveramente diliberò di pregionema molti nemoriro innanzi per diverse pregionifamee disagi. Per la dettapresura furono scomunicati i Pisanie tolto loro ogni benificio disanta Chiesae cominciossene la prima guerra tra Genovesi e' Pisani;onde poi Iddio per lo suo giudiciode' Pisani per la forza de'Genovesi fece giusta e aspra vendettacome innanzi faràmenzione.




XX - Come i Melanesi furono sconfitti dallo 'mperadore

Poi che Federigo imperadore si fu partito dall'asedio di Roma etornato in Pugliacome addietro facemmo menzioneebbe novelle comela città di Milanoe Parmae Bolognae più altreterre di Lombardia e di Romagna s'erano rubellate dalla sua signoriae teneano parte colla Chiesa; per la qual cosa si partì dalRegnoe andonne colle sue forze in Lombardiae là fece moltaguerra alle cittadi che si teneano colla Chiesa. A la fine i Melanesicon tutta loro forzae del legato del papae di tutta la lega diLombardiache teneano colla Chiesas'afrontaro a battaglia coldetto imperadore al luogo detto Cortenuovae dopo la grandebattaglia Melanesi e tutta loro oste furono sconfittigli anni diCristo MCCXXXVIIonde ricevettono gran danno di morti e de' presi; eprese il carroccio loroe la loro podestà ch'era figliuolodel dogio di Vinegiae lui e molti nobili di Milano e di Lombardiane mandò presi in Pugliae la detta podestà feceimpiccare a Trani in Puglia sopra un'alta torre a la marinae glialtri pregionicui fece morire a tormentoe cui in crudeli carcere.Per la detta vittoria lo 'mperadore ricoverò la sua signoriae assediò Brescia con più di VIm cavalierie furonvi iGuelfi e' Ghibellini di Firenze a gara al servigio dello 'mperadoree poi l'ebbe a patti; e simile tutte le città e terre diLombardiasalvo Parma e Bologna; e montò in grande superbia esignoriae 'l papa e·lla Chiesa e tutti i suoi seguacin'abassaro molto in tutta Italia. Per la qual cosa poco tempoappresso papa Gregorio quasi per dolore infermòe poi morìa Roma gli anni di Cristo MCCXXXVIIII; e dopo lui fu fatto papaCelestino nato di Milanoma non vivette che XVII dì nelpapatoe vacò la Chiesa sanza pastore XX mesi in mezzoimperciò che era tanta la forza di Federigoche non lasciavafare papase non fosse a sua volontà. E di ciò eragrande contasto nella Chiesache' cardinali erano tornati a picciolonumero per le tribolazioni e aversitadi ch'avea avuta la Chiesa daldetto Federigoe che era sì infiebolita la forza e labaldanza della Chiesache non ardivano gli cardinali a fare piùch'allo 'mperadore piacessee a fare il suo volere non s'accordavanoe non piaceva loro.




XXI - Come Federigo imperadore assediò e prese la cittàdi Faenza

Nella detta vacazionecioè gli anni di Cristo MCCXLFederigo imperadore tribolando e perseguendo tutte le terre e cittàe signori che si teneano a la fedeltà e obbedienza di santaChiesasì entrò nella contea di Romagnala quale sidicea ch'era di ragione di santa Chiesae quella ribellò etolse per forzasalvo che si tenne la città di Faenzaa laquale stette con sua oste all'asedio VII mesie poi l'ebbe a patti;e nel detto asedio ebbe gran difalta e di vittuaglia e di monetaepoco vi fosse più dimorato all'assedioera stancato. Ma lo'mperadore per suo sennofallitagli la monetae impegnati i suoigioelli e vasellamentie più moneta non potea rimediresìordinò di dare a' suoi cavalieri e a chi servia l'oste unastampa in cuoio di sua figurastimandola in luogo di monetasìcome la valuta d'uno agostaro d'oro; e quelle stampe promise di farebuone per la detta valuta a chiunque poi l'arecasse al suo tesorieree fece bandire che ogni maniera di gente per tutte vittuaglie leprendesse sì come moneta d'oroe così fu fattoe inquesto modo civanzò la sua oste. E poi avuta la cittàdi Faenzaa chiunque avea delle dette stampe gli cambiò adagostari d'oroi quali valea l'uno la valuta di fiorini uno equarto; e dall'uno lato dell'agostaro improntato era il viso dello'mperadore a modo di Cesari antichie da l'altro una agugliae eragrossoe di carati XX di fine paragonee questa molto ebbe grandecorso al suo tempo e poi assai nella detta oste. Furono i FiorentiniGuelfi e Ghibelliniin servigio dello imperadore.




XXII - Come lo 'mperadore fece pigliare il re Arrigo suo figliuolo

In questi medesimi tempicon tutto che prima si cominciasseArrigo Sciancatoprimogenito del detto Federigo imperadoreil qualeavea fatto eleggere da' lettori d'Alamagna re de' Romanicomeaddietro fatta è menzioneveggendo egli che·llo'mperadore suo padre facie ciò che potea di contradio a santaChiesade la qual cosa prese conscienziae più volte ripreseil padrech'egli faceva male. Della qual cosa lo 'mperadore il sirecò a contradioe non amandolo né trattandolo comefigliuolofece nascere falsi accusatori che 'l detto Arrigo glivolea fare rubellazionea petizione della Chiesadi suo imperio;per la qual cosao vero o falso che fossefece prendere il dettosuo figliuolo re Arrigo e due suoi figliuoli piccoli garzoniemandogli in Puglia in diverse carceree in quelle il fece morire ainopia a grande tormentoi figliuoli poi fé morire Manfredi.Lo 'mperadore mandò inn Alamagnae di capo fece eleggere rede' Romani succedente a·llui Currado suo secondo figliuolo; eciò fu gli anni di Cristo MCCXXXVI. Poi alquanto tempo lo'mperadore fece abbacinare il savio uomo maestro Piero da le Vigneil buono dittatoreopponendogli tradigione; ma ciò gli fufatto per invidia di suo grande stato. Per la qual cosa il detto perdolore si lasciò tosto morire in pregionee chi disse ch'eglimedesimo si tolse la vita.




XXIII - Come si cominciò la guerra tra papa Innocenzio quarto elo 'mperadore Federigo

Avenne poicome piacque a·dDioche fu eletto papa messerOttobuono dal Fiescode' conti da Lavagna di Genovail quale eracardinalee fu fatto papa per lo più amico e confidenteche·llo 'mperadore Federigo avesse in santa Chiesaacciòche accordo avesse dalla Chiesa a·lluie fu chiamato papaInnocenzio quarto. E ciò fu gli anni di Cristo MCCXLIe regnòpapa anni XIe riempié la Chiesa di molti cardinali didiversi paesi di Cristianità. E come fu eletto papafu recatala novella allo 'mperadore Federigo per grande festasappiendoch'egli era suo grande amico e protettore. Ma ciò udito lo'mperadoresi turbò forteonde i suoi baroni simaravigliarono molto. E que' disse: "Non vi maravigliateperòche di questa elezione avemo molto disavanzato; ch'egli ci era amicocardinalee ora ci fia nimico papa"; e così avennechécome il detto papa fu consecratosì fece richiedere allo'mperadore le terre e le giuridizioni che tenea della Chiesadellaquale richesta lo 'mperadore il tenne più tempo in trattatod'accordoma tutto era vano e per inganno. A la fine veggendosi ildetto papa menare per ingannevoli parolea danno e vergogna di lui edi santa Chiesadivenne più nimico di Federigo imperadore chenonn-erano stati i suoi anticessori; e veggendo che la forza delloimperadore era sì grande che quasi tutta Italiatirannescamente signoreggiavae' cammini tutti presie per sueguardie guardatiche nullo potea venire a corte di Roma sanza suavolontà e licenzae 'l detto papa veggendosi per lo dettomodo così assediatosì ordinò segretamente pergli suoi parenti di Genovae fece armare XX galeee subitamente lefece venire a Romae ivi su montò con tutti i cardinali e contutta la cortee di presente si fece portare alla sua cittàdi Genova sanza contasto niuno; e soggiornato alquanto in Genovasen'andò a Leone sovra Rodano per la via di Proenza; e ciòfu gli anni di Cristo MCCXLI.




XXIV - Della sentenzia che papa Innocenzo diede al concilio a·lLeonesovra Rodano sopra Federigo imperadore

Come papa Innocenzo fue a Leoneordinò concilio generalenel detto luogoe fece richiedere per l'universo mondo vescovi earcivescovi e altri prelatii quali tutti vi vennero. E vennollo avedere infino a la badia di Crugnì in Borgogna il buono reLuis di Franciae poi venne infino al concilio a·lLeoneovesé e 'l suo reame proferse al servigio del detto papa e disanta Chiesa contra Federigo imperadoree contra chi fosse nimico disanta Chiesae crociossi per andare oltremare. E partito il re Luisil papa fece nel detto concilio più cose in bene dellaCristianitàe canonizzò più santicome famenzione la cronica martiniana nel suo trattato. E ciò fattoil detto papa fece citare il detto Federigoche personalmentedovesse venire al detto conciliosì come in luogo comuneascusarsi di XIII articoli provati contro a·llui di cose fattecontra a la fede di Cristo e contra a santa Chiesa. Il qualeimperadore non vi volle comparirema mandovvi suoi ambasciadori eproccuratoriil vescovo di Freneborgo d'Alamagnae frate Ugo mastrodella magione di Santa Maria degli Alamannie il savio cherico emaestro Piero da le Vigne del Regnoi quali scusando lo 'mperadorecome nonn-era potuto venire per malatia e disagio di sua personamapregando il detto papa e' suoi frati che gli dovessono perdonareech'egli tornerebbe a misericordiae renderebbe ciò cheoccupava della Chiesae profersonose 'l papa gli volesseperdonares'obbligava che infra uno anno adoperrebbe sì che'l soldano de' Saracini renderebbe a' suoi comandamenti la Terrasantad'oltremare. E 'l detto papa udendo le 'nfinte scuse e vane profertedello 'mperadoredomandò i detti ambasciadori se di ciòfare aveano autentico mandatoli quali appresentaro piena procura atutto promettere e obbligare sotto bolla d'oro del detto imperadore.E come il papa l'ebbe a·sséin pieno concilio epresenti i detti ambasciadoriabbominò Federigo di tutti idetti XIII articoli colpevolee per ciò confermare disse:"Vedetefedeli Cristianise Federigo tradisce santa Chiesa etutta Cristianitàche secondo il suo mandato egli profferainfra uno anno di fare rendere la Terrasanta al soldano; assaichiaramente si mostra che 'l soldano la tiene per luia vergogna ditutti i Cristiani". E ciò detto e sermonatofecepiuvicare il processo incontro al detto impradoree condannollo escomunicollo siccome eretico e persecutore di santa Chiesaagravandolo di più crimini disonesti contra lui provatieprivollo della signoria dello 'mperioe del reame di Cicillae diquello di Ierusalemassolvendo d'ogni fedeltà e saramentotutti i suoi baroni e sudditiiscomunicando chiunque l'ubbidisseogli desse aiuto o favoreo più il chiamasse imperadore o re.E il detto processo fu fatto al detto concilio a Leone sopra Rodanogli anni di Cristo MCCXLVdì XVII di luglio. Le principaliragioni perché Federigo fu condannato furono IIII: la primaimperciò chequando la Chiesa lo 'nvestì del reame diCicilla e di Pugliae poi dello 'mperiogiurò a la Chiesadinanzi a' suoi baronie dinanzi allo 'mperatore Baldovino diCostantinopolie a·ttutta la corte di Roma di difendere santaChiesa in tutti suoi onori e diritti contra tutte gentie di dare ildebito censoe ristituire tutte le possessioni e giuridizioni disanta Chiesa; delle quali cose fece il contradioe fu ispergiuroetradimento commisee infamò villanamente a torto papaGregorio VIIII e' suoi cardinali per sue lettere per l'universomondo. La seconda cosa fu che ruppe la pace fatta da·llui allaChiesanon ricordandosi della perdonanza a·llui fatta dellescomuniche e degli altri misfatti per lui operati contra santaChiesa; e quegli che furono colla Chiesa contro a·llui inquella pace giurò e promise di mai non offenderee elli fecetutto il contradio; che tutti gli disperseo per morte o per esilioloro e loro famiglielevando loro possesionie non ristituìa' Tempieri né agli Spedalieri le loro magioni per luioccupatele quali per patti della pace avea promessi di ristituire erenderee lasciò per forza vacanti XI arcivescovadiconmolti vescovadi e badie nello imperio e nel reamei quali nonlasciava a quegli che degnamente erano eletti per lo papa tenere nécoltivarefaccendo forze e torzioni alle sacre personerecandoli apiati dinanzi a' suoi balii e corti secolari. La terza causa fu persacrilegio che feceche per le galee di Pisa e per lo figliuolo reEnzo fece pigliare i cardinali e molti parlati in marecome detto èin adietroe di quegli mazzerare in maree tenere morendo indiverse e aspre carcere. La quarta causa fu perch'egli fu trovato econvinto in più articoli di resia di fede; e di certo egli nonfu cattolico Cristianovivendo sempre più a suo diletto epiacereche a ragioneo a giusta leggee participando co'Saracini: sempre usò poco o niente la Chiesa e 'l suo oficioe non facie limosina; sì che non sanza grandi cagioni eevidenti fue disposto e condannato; e con tutto che molta molestia epersecuzione facesse a santa Chiesacome fue condannatoogni onoree stato e potenzia e grandezza in poco di tempo Idio gli levòe gli mostrò la sua irasì come innanzi faremomenzione. E perché molti fecero questione chi avesse il tortodella discordiao la Chiesa o lo 'mperadoreudendo le sue scuse perle sue letterea·cciò rispondo e dicomanifestamentee per divino miracoloma più miracoli si mostraronoche 'ltorto fu dello 'mperadoreimperciò che aperti e visibiligiudicii Idio mostrò per la sua ira a Federigo e a suaprogenia.




XXV - Come il papa e la Chiesa feciono eleggere nuovo imperio contraFederigo disposto imperadore

E disposto e condannato il detto Federigocom'è detto disoprail papa mandò agli elettori d'Alamagna che hanno aeleggere il re de' Romaniche dovessono sanza indugio fare nuovaelezione d'imperioe così fue fatto; ch'eglino elessonoGuiglielmo conte d'Olanda e antigradovalente signoreal quale laChiesa diè le sue forzee fecegli rubellare gran parted'Alamagnae diede indulgenza e perdonosì come andasseoltremarea chi fosse contro al detto Federigo; onde in Alamagnaebbe grande guerra tra 'l detto eletto re Guiglielmo d'Olanda e 'l reCurrado figliuolo del detto Federigo. Ma poco durò di làla guerraché si morì il detto re Guiglielmo gli annidi Cristo...e regnò in Alamagna Currado dettoil quale ilpadre Federigo imperadore avea fatto eleggere recome faremomenzione. Di questa sentenzia Federigo appellò al successoredi papa Innocenzoe mandò sue lettere e messaggi per tutta laCristianitàdolendosi della detta sentenziae mostrandocom'era iniquacome appare per la sua pistola la quale dittòil detto maestro Piero da le Vigneche comincia detta lasalutazione: "Avegna che noi crediamo che parole della innanzicorritrice novella etc.". Ma considerando la verità delprocesso e dell'opere di Federigo fatte contro a la Chiesae dellasua dissoluta e non cattolica vitaegli fu colpevole e degno dellaprivazioneper le ragioni dette nel detto processoe poi perl'opere commesse per lo detto Federigo appresso la sua privazione;che se prima fuee era stato crudele e persecutore di santa Chiesa ede' suoi fedeli in Toscana e in Lombardiaappresso fu maggiormenteinfino che vivettecome innanzi faremo menzione. Lasceremo alquantola storia de' fatti di Federigoritornando addietroove lasciammoa' fatti di Firenzee dell'altre notevoli novitadi avenute per glitempi per l'universo mondoritornando poi all'opere e alla fine deldetto Federigo e de' suoi figliuoli.




XXVI - Incidenzae diremo de' fatti di Firenze

Negli anni di Cristo MCCXXXVIIessendo podestà di Firenzemesser Rubaconte da Mandello da Milanosi fece in Firenze il pontenuovoe elli fondò con sua mano la prima pietrae gittòla prima cesta di calcina; e per lo nome della detta podestàfu nomato il ponte Rubaconte. E alla sua signoria si lastricaronotutte le vie di Firenzeche prima ce n'avea poche lastricatese nonin certi singulari luoghie mastre strade lastricate di mattoni; perlo quale acconcio e lavorio la cittade di Firenze divenne piùnettae più bellae più sana.




XXVII - Come e quando scurò tutto il sole

L'anno appressociò fu MCCXXXVIII a dì III digiugnoiscurò il sole tutto a·ppieno nell'ora di nonae durò scurato parecchie oree del giorno si fece notte; ondemolte genti ignoranti del corso del sole e dell'altre pianete simaravigliaro moltoe con grande paura e spavento molti uomini efemmine in Firenzeper la tema della non usata novitàtornaro a confessione e penitenzia. Dissesi per gli astrolaghi che ladetta scurazione anunziò la morte di papa Gregorioche morìl'anno appressoe l'abassamento e scuritade ch'ebbe la Chiesa diRoma da Federigo imperadoree molto danno de' Cristianicome poi fuappresso.




XXVIII - Della venuta de' Tartari nelle parti d'Europia infino inAlamagna

Nel detto anno MCCXXXVIIII i Tartarii quali erano scesi dilevantee presa Turchia e Cumaniasì passaro in Europiaefeciono due parti di lorol'una andòe nel reame da·pPolloniae l'altra gente entraro in Ungariae colle dette nazioni ebbono duree aspre battaglie; ma alla fine il fratello del re d'Ungaria ch'aveanome Filiceduca di Colmano in Pannoniae lo re Arrigo da·pPolloniauccisono e sconfissono in battagliae tutta la gentesìuomini come femmine e fanciullimisono alle spade e a morte; per laqual cagione i detti due così grandi paesi e reami furonoquasi diserti d'abitanti. E dopo lo stimolo de' Tartariqueglicotanti che di loro mano scamparonofu sì grande e sìcrudele fame nel paeseche la madre per la fame mangiava ilfigliuoloe gran parte polvere d'uno monte che v'eracome diciamogessoin luogo di farina mangiavano. E guasti i Tartari quellipaesiscorsono infino in Alamagnae volendo passare il grande fiumedel Danubio in Ostericchichi di loro con navi eco·llorocavaglie chi con otri pieni di ventosi misono nel fiume; e difesicon saette e altri ingegni e armi al passo del detto fiumeondeforati gli otri colle saette da' paesaniquasi tutti annegaroefurono morti sanza potere ritornare adietro; e così finìola loro pestilenzianon sanza infinito e gravissimo danno de'Cristiani di quegli paesi lontani da·nnoi. E di questa venutade' Tartari fu sì grande e spaventevole famache infino inquesto nostro paese si temea fortemente di loroche non passassonoin Italia.




XXIX - D'uno grande miracolo di tremuoto ch'avvenne in Borgogna

Nel detto anno avvenne nella Borgogna imperialenella contradadi...per diversi tremuoti certe montagne si dipartironoe perruina nelle valli somersero; onde tutte le villate di quelle vallifurono sommerseove morirono più di Vm persone.




XXX - D'uno grande miracolo che si trovò in Ispagna

Nel detto tempo e anno avenne uno miracolo in Ispagnail quale èbene da notaree per ogni Cristiano d'avere in reverenziae beneche sia in altre cronicheda recarlo in memoria in questo: chéregnando Ferrante re di Castello e di Spagnanella contrada diTollettauno Giudeo cavando una ripa per crescere una sua vignasotterra trovò uno grande sassoil quale di fuori era tuttosaldo e sanza neuna fessurae rompendo il detto sassoil trovòdentro vacuoe dentro al vacuoquasi imarginato col sassovi trovòuno libro con fogli sottiliquasi di legnoed era di volume quasicom'uno saltero: iscritto era di tre linguegrecaebraicaelatinae contenea in sé tre membri del mondoda Adam infinoad Anticristole propietà degli uomini che doveano essere almondo ne' detti isvariati tempi. Il principio del terzo mondooverosecolopuose così: "Nel terzo mondo nascerà ilfigliuolo di Dio d'una vergine ch'avrà nome Mariail qualepatirà morte per salute dell'umana generazione"; le qualicose leggendo il detto Giudeoincontanente con tutta sua famigliadivenne Cristianoe si feciono battezzare. E ancora era scritto a lafine del detto libro che nel tempo che Ferrante re regnerà inCastella si troverebbe il detto libro: lo quale miracolo veduto permolta gente degni di fedefu rapportato al detto ree fattanememoriae grande reverenza. E 'l detto libro fu traslatato eispostoe molte grandi profezie e vere vi si trovaro. E di certo sidissee si dee credereche ciò fosse opera fatta per lavolontà di Dio. E simile miracolo si trovò inGostantino sestoi quali miracoli sono molto efficaci e affermativia la nostra fede.




XXXI - Come fue fatto e poi disfatto il borgo a San Giniegio

Negli anni di Cristo MCCXL fue rifatto il borgo a San Giniegio apiè di Samminiato per quegli della terraper lo buono sito etrapassoil quale era in sul cammino di Pisa; ma poi l'annoMCCXLVIIIl'ultimo di giugnofue disfatto per modo che mai piùnon si rifece.




XXXII - Come i Tartari sconfissono i Turchi

Negli anni di Cristo MCCXLIIII Hoccata Cane imperadore de' Tartarimandò Bacho suo secondo figliuolo contra il soldano d'Alappo econtra quello di Turchiach'avea nome Givatadincon XXXm Tartari acavalloe nel luogo chiamato Cosadach fue dura e aspra battagliatra' detti Tartari e' Turchie certi Cristiani ch'erano al soldo delsoldano. A la fine il soldano e sua gente furono sconfittie piùdi XXm Saracini vi furono tra morti e presi.




XXXIII - Come di prima fu cacciata la parte guelfa di Firenze per gliGhibellini e la forza di Federigo imperadore

Ne' detti tempiessendo Federigo in Lombardiae essendo dispostodel titolo dello imperio per papa Innocenziocome detto avemoinquanto potéo si mise a distruggere in Toscana e in Lombardia ifedeli di santa Chiesa in tutte le città ov'ebbe podere. Eprima cominciò a volere stadichi di tutte le città diToscanae tolse de' Ghibellini e de' Guelfie mandogli a Sa·Miniatodel Tedesco; ma ciò fattofece lasciare i Ghibellini eritenere i Guelfii quali poi abandonaticome poveri pregionidilimosine in Samminiato stettono lungo tempo. E imperciò che lanostra città di Firenze in quelli tempi nonn-era delle menonotabili e poderose d'Italiasì volle in quella spandere ilsuo veleno e fare partorire le maladette parti guelfa e ghibellinache più tempo dinanzi erano incominciate per la morte dimesser Bondelmontee primasì come adietro facemmo menzione.Ma bene che poi fossono le dette parti tra' nobili di Firenzeespesso si guerreggiassono tra loro di propie nimistadie erano insetta per le dette parti e si teneano insiemee quegli che sichiamavano Guelfi amavano lo stato del papa e di santa Chiesaequegli che si chiamavano Ghibellini amavano e favoravano lo'mperadore e suoi seguacima però il popolo e Comune diFirenze si mantenea in unitadea bene e onore e stato dellarepubblica. Ma il detto imperadore mandando sodducendo per suoiambasciadori e lettere quegli della casa delli Uberti ch'eranocaporali di sua partee loro seguaci che si chiamavano Ghibellinich'elli cacciassono della cittade i loro nemici che si chiamavanoGuelfiprofferendo loro aiuto de' suoi cavalieri; sì fece a'detti cominciare dissensione e battaglia cittadina in Firenzeondela città si cominciò a scominaree a·ppartirsii nobili e tutto il popoloe chi tenea dall'una partee chidall'altra; e in più patti della città si combatteropiù tempo. Intra gli altri luoghiil principale era per gliUberti alle loro casech'erano ov'è oggi il gran palagio delpopolo: si raunavano co' loro seguacie combattiesico' Guelfi delsesto di San Piero Scheraggioond'erano capo quegli dal BagnodettiBagnesie' Pulcie' Guidalottie tutti i seguaci di parte guelfadi quello sesto; e ancora gli Guelfi d'Oltrarno su per le pescaiepassandogli venieno a soccorrere quando erano combattuti dagliUberti. L'altra puntaglia era in porte San Pieroond'erano capo de'Ghibellini i Tedaldiniperch'aveano più forti casamenti dipalagi e torrie co·lloro teneano CaponsacchiLiseiGiuochie Abatie Galigarie erano le battaglie con quegli dellacasa de' Donatie con Visdominie Pazzie Adimari. E l'altrapuntaglia era in porte del Duomo a la torre di messer Lancia de'cattani da Castiglionee da Cersinoond'erano capo de' Ghibellinicon Agolanti e Bruneleschie molti popolari di loro partecontra iTosinghiAglie Arrigucci. E l'altra punga e battaglia era in SanBrancazioond'erano capo per gli Ghibellini i Lambertie ToschiAmieriCiprianie Megliorellie con molto seguito di popolocontra i Tornaquincie Vecchiettie Piglitutto che parte de'Pigli erano Ghibellini. E' Ghibellini faceano capo in San Brancazio ala torre dello Scarafaggio de' Soldanieri; e di quella venne a messerRustico Marignollich'avea la 'nsegna de' Guelficioè ilcampo bianco e 'l giglio vermigliouno quadrello nel visoond'eglimorìo; e il dì che' Guelfi furono cacciatie innanziche si partissonoarmati il vennono a soppellire a San Lorenzo; epartiti i Guelfii calonaci di San Lorenzo tramutaro il corpoacciòche' Ghibellini nol disotterrassono e facessone strazioperòch'era uno grande caporale di parte guelfa. E l'altra forza de'Ghibellini era in Borgoond'erano capo gli Scolarie SoldanierieGuidicontra i BondelmontiGiandonatiBostichie CavalcantiScalie Gianfigliazzi. Oltrarno erano tra gli Ubbriachi e' Mannelli(e altri nobili di rinnomo non n'avease none di case de' popolari)incontro a' Rossi e' Nerli. Avenne che·lle dette battaglieduraro più tempocombattendosi a' serragliovero isbarredauna vicinanza ad altrae alle torri l'una a l'altra (che molten'avea in Firenze in quegli tempie alte da C braccia in suso); econ manganellee altri difici si combatteano insieme di dì edi notte. In questo contasto e battaglie Federigo imperadore mandòa Firenze lo re Federigo suo figliuolo bastardocon XVIc dicavalieri di sua gente tedesca. Sentendo i Ghibellini ch'egli eranopresso a Firenzepresono vigoree con più forza e ardirepugnando contra i Guelfii quali nonn-aveano altro aiutonéattendeano nullo soccorsoperché la Chiesa era a Leone sopraRodano oltremontie la forza di Federigo era troppo grande in tutteparti in Italia. E in questo usarono i Ghibellini una maestria diguerrache a casa gli Uberti si raunava il più della forzade' detti Ghibellinie cominciandosi le battaglie ne' sopradettiluoghisì andavano tutti insieme a contastare i Guelfie perquesto modo gli vinsono quasi in ogni parte della cittàsalvonella loro vicinanza contra il serraglio de' Guidalotti e Bagnesiche più sostennono; e in quello luogo si ridussono i Guelfietutta la forza de' Ghibellini contra loro. Alla fine veggendosi iGuelfi aspramente menaree sentendo già la cavalleria diFederigo imperadore in Firenzeentrato già lo re Federigo consua gente la domenica mattinasì si tennero i Guelfi infinoal mercolidì vegnente. Allora non potendo più resisterea la forza de' Ghibellinisi abandonarono la difenzae partirsidella città la notte di santa Maria Candellara gli anni diCristo MCCXLVIII. Cacciata la parte guelfa di Firenzei nobili diquella parte si ridussono parte nel castello di Montevarchi inValdarnoe parte nel castello di Capraia; e Pelagoe RistonchioeMagnaleinfino a Cascia per gli Guelfi si tennee chiamossi laLega; e in quelli faceano guerra a la cittade e al contado diFirenze. Altri popolani di quella parte si ridussono per lo contadoa·lloro poderi e di loro amici. I Ghibellini che rimasono inFirenze signori colla forza e cavalleria di Federigo imperadore sìriformaro la cittade a·lloro guisae feciono disfare da XXXVIfortezze de' Guelfiche palagi e grandi torriintra le quali fu lapiù nobile quella de' Tosinghi in su Mercato Vecchiochiamatoil Palazzoalto LXXXX bracciafatto a colonnelli di marmoe unatorre con esso alta CXXX braccia. Ancora mostraro i Ghibellinimaggiore empiezzaper cagione che i Guelfi faceano di loro moltocapo a la chiesa di San Giovannie tutta la buona gente v'usava ladomenica mattinae faceansi i matrimoni. Quando vennero a disfare letorri de' Guelfiintra l'altre una molto grande e bella ch'era insulla piazza di San Giovanni a l'entrare del corso degli Adimariechiamavasi la torre del Guardamortoperò che anticamentetutta la buona gente che moria si soppelliva a San GiovanniiGhibellini faccendo tagliare dal piè la detta torresì·llafeciono puntellare per modo chequando si mettesse il fuoco a'puntellicadesse in su la chiesa di Santo Giovanni; e così fufatto. Ma come piacque a Dioper reverenza e miracolo del beatoGiovannila torrech'era alta CXX bracciaparve manifestamentequando venne a caderech'ella schifasse la santa chiesaerivolsesie cadde per lo diritto della piazzaonde tutti iFiorentini si maravigliaroe il popolo ne fu molto allegro. E notache poi che·lla città di Firenze fu rifattanon v'eradisfatta casa niunae allora si cominciò la detta maladizionedi disfarle per gli Ghibellini. E ordinaro che della gente dello'mperadore ritennero VIIIc cavalieri tedeschi al loro soldoonde fucapitano il conte Giordano. Avvenne che infra l'anno medesimo che'Guelfi furono cacciati di Firenze quegli ch'erano a Montevarchifurono assaliti da le masnade de' Tedeschi che stavano in guernigionenel castello di Gangareta nel mercatale del detto Montevarchie dipoca gente fue aspra battagliainfino nell'Arnodagli usciti guelfidi Firenze a' detti Tedeschi; a la fine i Tedeschi furono sconfittie gran parte di loro furono tra morti e presi; e ciò fu dì...gli anni di Cristo MCCXLVIII.




XXXIV - Come l'oste di Federigo imperadore fu sconfitta da' Parmigianie dal legato del papa

In questo tempo Federigo imperadore si puose ad assedio a la cittàdi Parma in Lombardiaimperciò ch'erano rubellati dalla suasignoria e teneano colla Chiesae dentro in Parma era il legato delpapa con gente d'arme a cavallo per la Chiesa in loro aiuto. Federigocon tutte le sue forze e quelle de' Lombardi v'era intornoestettevi per più mesie giurato aveva di non partirsi maiseprima non l'avesse; e però avea fatto incontro a la dettacittà di Parma una bastita a modo d'un'altra cittade confossie steccatie torrie case coperte e muratea la quale puosenome Vittoria; e per lo detto assedio avea molto ristretta la cittàdi Parmae era sì assottigliata di fornimento di vittuagliache poco tempo si poteano più teneree ciò sapea benelo 'mperadore per sue spie; e per la detta cagione quasi gli teneacome gente vintae poco gli curava. Avennecome piacque a Diocheuno giorno lo 'mperadoreper prendere suo dilettosi andò incaccia con uccegli e con canicon certi suoi baroni e famigliarifuori di Vittoria; i cittadini di Parma avendo ciò saputo perloro spiecome gente avolontatama più come disperatauscirono tutti fuori di Parma armatipopolo e cavalieria una orae vigorosamente da più parti assaliro la detta bastita diVittoria. La gente dello 'mperadore improvisie non con ordineecon poca guardiacome coloro che non curavano i nemiciveggendosicosì sùbiti e aspramente assalitie non essendovi illoro signorenon ebbono nulla difesaanzi si misono in fugga einn-isconfitta; e sì erano tre cotanti cavalieri e genti a pièche quegli di Parma; ne la quale sconfitta molti ne furono presi emortie lo 'mperadore medesimo sappiendo la novellacon granvergogna si fuggìo a Chermona; e' Parmigiani presono la dettabastitaove trovarono molto guernimento e vittuagliae moltevasellamenta d'argentoe tutto il tesoro che·llo 'mperadoreaveva in Lombardiae la corona del detto imperadorela quale iParmigiani hanno ancora nella sagrestia del loro vescovadoondefurono tutti ricchi; e spogliato il detto luogo della predavimisero fuocoe tutto l'abatteroacciò che mai non v'avessesegno di cittadené di bastita; e ciò fu il primomartedì di febbraiogli anni di Cristo MCCXLVIII.




XXXV - Come i Guelfi usciti di Firenze furono presi nel castello diCapraia

Poco tempo appresso lo 'mperadore si partì di Lombardiaelasciovvi suo vicario generale Enzo re di Sardigna suo figliuolonaturalecon gente assai a cavallosopra la taglia de' Lombardievenne in Toscanae trovò che·lla parte de' Ghibelliniche signoreggiavano la città di Firenzedel mese di marzos'erano posti ad assedio al castello di Capraianel quale erano icaporali delle maggiori case de' nobili guelfi usciti di Firenze. Lo'mperadore vegnendo in Toscananon volle entrare nella cittàdi Firenzené mai v'era entratoma se ne guardavache persuoi aguriovero detto d'alcuno demonioovero profeziatrovavach'egli dovea morire in Firenzeonde forte temea; ma passòall'ostee andossene a soggiornare nel castello di Fucecchioe lamaggior parte di sua gente lasciò all'asedio di Capraiailquale castello per forte assedio e fallimento di vittuaglia nonpossendosi più tenerefeciono quegli d'entro consiglio dipatteggiaree avrebbono avuto ogni largo patto ch'avessono voluto;ma uno calzolaio uscito di Firenzech'era stato uno grande anzianonon essendo richesto al detto consiglioisdegnato si fece allaportae gridò a quegli dell'oste che·lla terra non sipotea più tenere; per la qual cosa quegli dell'oste nonvollono intendere a patteggiareonde quegli d'entrocome gentemortas'arrendero a la mercé dello imperadore; e ciòfu del mese di maggiogli anni di Cristo MCCXLVIIII. E' capitani de'detti Guelfi era il conte Ridolfo di Capraia e messer Rinieri Zinganede' Bondelmonti; e rapresentati a Fucecchio allo 'mperadoretuttigli ne menò seco pregioni in Pugliae poi per lettere aambasciadori mandatigli per gli Ghibellini di Firenzea tutti queglidelle gran case nobili di Firenze fece trarre gli occhie poimazzerare in maresalvo messer Rinieri Zingane: perché 'ltrovò savio e magnanimo no·llo volle fare moriremafecelo abacinare degli occhie poi in su l'isola di Montecristo comereligioso finì sua vita. E 'l sopradetto calzolaio da queglidi fuori fu guarentitoil qualetornati poi i Guelfi in Firenzeegli vi ritornòe riconosciuto in parlamentoa grido dipopolo fu lapidatoe vilmente per gli fanciulli strascinato per laterrae gittato a' fossi.




XXXVI - Come il re Luis di Francia fue sconfitto e preso da' Saracini ala Monsura in Egitto

Nel detto tempo essendo il buono Luis re di Francia andatooltremare con grande stuolo e passaggio di navilioe in suacompagnia Ruberto conte d'Artese e Carlo conte d'Angiò suoifratellicon tutta la baronia di Franciapuosono in Egitto conallegro cominciamentoma con tristo fine; che nella loro venutaebbono di presente la città di Dammiatae poi volendo andareper forza d'arme al Caro e Babbillonia d'Egittoov'era il soldano etutto suo poderecome furono al luogo detto la Monsuraavendo avutepiù battaglie e assalti da Saracinie di tutte essendovincitori i Franceschiil soldano conoscendo ch'egli erano in quellaparte ch'a·llui piacevamaestrevolmente fece rompere in piùparti gli argini del fiume del Calicech'esce dal fiume del Niloiquali argini sono a modo di quelli che sono sopra il fiume del Po inLombardia; e rotti i detti arginiil fiume che soprasta alle pianured'Egitto incontanente allagò tutto il piano dov'era l'oste de'Franceschi per tale modo che molti n'anegaroe non potevano andare aneuno salvamentoné riconoscere via o camminonéavere mercato né vittuaglia; onde gran parte dell'oste chimorì di fame e chi affogò in acquae tutti i lorocavalli e bestiame moriro. Per la qual cosa di nicessitàquegli che scampati erano s'arendero a pregioni al soldano e a'Saracinie fu preso il detto re Luis e Carlo conte d'Angiòsuo fratello con molti baroni; e morìvi Ruberto conted'Artese. Ma come piacque a Dioavuti i Cristiani la detta aversitàil detto Luis e' suoi baroni tosto trovarono pace e redenzione da'Saraciniché rendendo la città di Dammiatae pagandoCCm di parigini furono liberi; ma Carlo si fuggì colla guardiach'avea nome Ferzacata. La detta scofitta fue a dì XXVII dimarzogli anni di Cristo MCCL. E come lo re Luis e gli suoi baronifurono ricomperatie pagata la detta monetasi tornarono inponente; e per ricordanza della detta presuraacciò chevendetta ne fosse fatta o per Luis o per li suoilo re Luis fecefare nella moneta del tornese grosso dal lato della pila le bove dapregioni. E nota che quando questa novella venne in Firenzesignoreggiando i Ghibellinine feciono festa e falòsecondoche si dice. Lasceremo a parlare de' Franceschie torneremo a nostramateriaa dire de' fatti di Firenzee di Federigo imperadoreedella sua fine.




XXXVII - Come lo re Enzo figliuolo di Federigo imperadore fue sconfittoe preso da' Bolognesi

Negli anni di Cristo MCCLdel mese di maggiolo re Enzofigliuolo di Federigo imperadoreessendo rimaso generale vicario ecapitano della taglia in Lombardiavenne ad oste sopra la cittàdi Bolognai quali si teneano colla Chiesa di Romaed eravi illegato del papa con gente d'arme al soldo della Chiesa. I Bolognesiuscirono fuori vigorosamentepopolo e cavalieriincontra il dettore Enzoe combattersi co·lluie sconfissollo e presollonella detta battaglia con molta di sua gentee lui misono in carcerein una gabbia di ferroe in quella con grande misagio finìsua vita a grande dolore.




XXXVIII - Come certi Ghibellini di Firenze furono sconfitti nel borgo diFegghine dagli usciti guelfi

Per la partita che·llo 'mperadore fece di Toscanae per lasconfitta ch'ebbe lo re Enzo da' Bolognesicome detto avemolaforza dello 'mperio cominciò alquanto a calare in Toscana e inLombardia; e quegli che teneano parte guelfa e della Chiesacominciarono a prendere forza e vigore. Avenne che essendo il vicariodello 'mperadore co' Fiorentini ghibellini ad assedio al castellod'Ostina in Valdarnoil quale gli usciti guelfi di Firenze aveanorubellatoe essendo grande parte de la detta oste nel borgo diFegghine per guardiaacciò che' Guelfi ch'erano co·lloroamistade in Montevarchi raunati non potessono venire a soccorrere ildetto castello d'Ostinai detti Guelfi partendosi di Montevarchi lanotte di santo Matteo di settembregli anni di Cristo MCCLvenneroe entraro ne' detti borghi di Fegghinee subitamente assalendo ladetta genteper la notte ch'erae sùbito assaltosanzanulla difenza furono sconfittie la maggiore parte morti e presi perle case; e la mattina vegnente si levò l'oste villanamente daOstinae tornò in Firenze.




XXXIX - Come in Firenze si fece il primo popolo per riparare le forze ele 'ngiurie che facieno i Ghibellini

Tornata la detta oste in Firenzesi ebbe infra' cittadini granderipitioimperciò che i Ghibellini che signoreggiavano laterra gravavano il popolo d'incomportabili gravezzelibbre eimposte; e con poco fruttoche' Guelfi erano già isparti perlo contado di Firenzee teneano molte castellae faceano guerraalla cittadee oltre a·cciò quegli della casa degliUberti e tutti gli altri nobili ghibellini tiranneggiavano il popolodi gravi torsioni e forze e ingiurie. Per la qual cosa i buoni uominidi Firenze raunandosi insieme a romoree feciono loro capo a lachiesa di San Firenze; e poi per la forza degli Uberti non v'ardiro astaresì n'andarono a stare a la chiesa de' frati minori aSanta Crocee ivi stando armatinon s'ardivano di tornare a·llorocaseacciò che dagli Uberti e gli altri nobiliavendolasciate l'armenon fossono rottie da le signorie condannati. Sìn'andaro armati alle case delli Anchioni da San Lorenzoch'eranomolto fortie qui armati durandoco·lloro forza fecionoXXXVI caporali di popoloe levarono la signoria a la podestàch'allora era in Firenzee tutti gli uficiali rimossono. E ciòfattosanza contasto sì ordinarono e feciono popolo con certinuovi ordini e statutie elessono capitano di popolo messer Ubertoda Lucca; e fu il primo capitano di Firenze; e feciono XII anziani dipopolodue per ciascuno sestoi quali guidavano il popolo econsigliavano il detto capitanoe ricogliensi nelle case della Badiasopra la porta che vae a Santa Margheritae tornavansi alle lorocase a mangiare e a dormire. E ciò fu fatto a dì XXd'ottobregli anni di Cristo MCCLe in quello dì si diedonoper lo detto capitano XX gonfaloni per lo popolo a certi caporalipartiti per compagnie d'arme e per vicinanzee a più popoliinsiemeacciò che quando bisognasseciascuno dovesse trarrearmato al gonfalone della sua compagniae poi co' detti gonfalonitrarre al detto capitano del popolo. E feciono fare una campanalaquale tenea il detto capitano in su la torre del Leone; e 'lgonfalone principale del popoloch'avea il capitanoera dimezzatabianca e vermiglia. Le 'nsegne de' detti gonfaloni erano queste: nelsesto d'Oltrarnoil primo si era il campo vermiglio e la scalabianca; il secondoil campo bianco con una ferza nera; il terzoilcampo azzurro iv'entro una piazza bianca con nicchi vermigli; ilquartoil campo rosso con uno dragone verde. Nel sesto di San PieroScheraggioil primo fu il campo azzurro e uno carroccio gialloovero a oro; il secondoil campo giallo con uno toro nero; il terzoil campo bianco con uno leone rampante nero; il quartoera pezzagagliardacioè a liste a traverso bianche e nere: questa eradi San Pulinari. Nel sesto di Borgoil primo era il campo giallo euna viperaovero serpe verde; il secondoil campo bianco e unaaguglia nera; il terzoil campo verde con uno cavallo isfrenatocovertato a bianco e a croce rossa. Nel sesto di San Brancazioilprimoil campo verde con uno leone naturale rampante; il secondoilcampo bianco con uno leone rampante rosso; il terzoil campo azzurrocon uno leone rampante bianco. In porte del Duomoil primoil campoazzurro con uno leone a oro; il secondoil campo giallo con unodrago verde; il terzoil campo bianco con uno leone rampante azzurroincoronato. Nel sesto di porte San Pieroil primoil campo giallocon due chiavi rosse; il secondoa ruote acerchiate bianche e nere;il terzoil di sotto a vai e di sopra rosso. E come ordinò ildetto popolo le 'nsegne e gonfaloni in cittàcosì fecein contado a tutti i pivieri il suo ch'erano LXXXXVI; e ordinargli alegheacciò che·ll'una atasse l'altrae venissero acittà e in oste quando bisognasse. Per questo modo s'ordinòil popolo vecchio di Firenzee per più fortezza di popoloordinaro e cominciaro a fare il palagio il quale è di dietro ala Badiae in su la piazza di San Pulinaricioè quello ch'èdi pietre conce colla torre; ché prima non avea palagio diComune in Firenzeanzi stava la signoria ora in una parte de lacittà e ora in altra. E come il popolo ebbe presa signoria estatosì ordinaro per più fortezza di popolo che tuttele torri di Firenzeche ce n'avea grande quantità alte CXXbracciasi tagliassono e tornassono alla misura di L braccia e nonpiùe così fu fatto; e delle pietre si murò poila città oltrarno.




XL - Delle insegne per guerra ch'usava il Comune di Firenze

Poi ch'avemo detto de' gonfaloni e insegne del popoloèconvenevole che facciamo menzione di quelle de' cavalieri e dellaguerrae come i sesti andavano per ordine nell'osti. La 'nsegnadella cavalleria del sesto d'Oltrarno era tutta bianca; quella di SanPiero Scheraggio a traverso nera e giallae ancora oggi l'usano icavalieri in loro sopransegne ad armeggiare; quello di Borgo addogatoper lungo bianco e azzurro; quello di San Brancazio tutto vermiglio;quello di porte del Duomo era...; quello di porte San Piero era tuttogiallo. Le 'nsegne dell'oste erano le prime del Comune dimezzatebianche e vermiglie: queste aveva la podestà. Quelle dellaposta dell'oste e guardia del carroccio erano duel'uno campo biancoe croce piccola rossal'altro per contrario campo rosso e crocebianca. Quello del mercato era...; quelle de' balestrieri erano duel'una il campo biancoe l'altra vermiglioin ciascuno il balestro;e per simile modo quelle de' pavesaril'uno gonfalone bianco colpavese vermiglio e il giglio biancoe l'altro rosso col pavesebianco e 'l giglio rosso; e quegli degli arcadori l'uno bianco el'altro rossoiv'entro gli archi; quello della salmeria era biancocol mulo nero; e quello de' ribaldi bianco co' ribaldi dipinti ingualdana e giucando. Queste insegne de' cavalieri e dell'oste sidavano sempre il dì di Pentecosta ne la piazza di MercatoNuovoe per antico così ordinatee davansi a' nobili epopolani possenti per la podestà. I sesti quando andavano treinsiemeera ordinato Oltrarno Borgoe San Brancazioe gli altritre insieme: e quando andavano a due sesti insiemeandava Oltrarno eSan BrancazioSan Piero Scheraggio e Borgoporte del Duomo e porteSan Piero; e questo ordine fu molto antico. Lasceremo degli ordini diFirenzee diremo della morte di Federigo imperadoreche molto fuutole e bisognevole a santa Chiesae al nostro Comune.




XLI - Come lo 'mperadore Federigo morì a Firenzuola in Puglia

Nel detto anno MCCLessendo Federigo imperadore in Puglia nellacittà di Fiorenzuola a l'uscita d'Abruzzisi amalòfortee già del suo aguro non si seppe guardareche trovavache dovea morire in Firenzee come dicemmo adietroper la dettacagione mai non volle entrare in Firenzené in Faenza; mamale seppe interpetrare la parola mendace del dimonioche gli dissesi guardasse che morrebbe in Firenzee elli non si guardò diFiorenzuola. Avenne che agravando de la detta malatiaessendoco·llui uno suo figliuolo bastardo ch'avea nome Manfredidisiderando d'avere il tesoro di Federigo suo padree la signoriadel Regno e di Ciciliae temendo che Federigo di quella malatia noniscampasse o facesse testamentoconcordandosi col suo segretociamberlanopromettendoli molti doni e signoriacon uno pimaccioche a Federigo puose il detto Manfredi in su la boccasì·ll'afogò;e per lo detto modo morì il detto Federigo disposto dello'mperio e scomunicato da santa Chiesasanza penitenziao nullosagramento di santa Chiesa. E per questo potemo notare la parola cheCristo disse nel Vangelio: "Voi morrete nelle peccata vostre";che così avenne a Federigoil quale fu così nimico disanta Chiesach'egli fece morire la moglie e Arrigo re suofigliuoloe... e videsi sconfitto e preso Enzo suo figliuoloe eglidal suo figliuolo Manfredi vilmente morto e sanza penitenza; e ciòfu il dì di santa Lucia di dicembregli anni detti MCCL. Elui mortoManfredi detto prese la guardia del reame e tutto iltesoroe 'l corpo di Federigo fece portare e soppellire nobilementealla chiesa di Monreale di sopra a la città di Palermo inCiciliae a la sua sepultura volendo scrivere molte parole di suagrandezza e poderee grandi cose fatte per luiuno cherico Trottanofece questi brievi versii quali piacquero molto a Manfredi e aglialtri baronie fecegli intagliare nella detta sepulturagli qualidiceano:

Si probitassensusvirtutum gratiacensus

Nobilitas orti possint resistere morti

Non foret extintus Federicus qui iacet intus.

E nota che in quello tempo che lo 'mperadore Federigo morìoavea mandato in Toscana per tutti gli stadichi di Guelfi per farglimorire; e andando in Pugliaquando furono in Maremmaseppononovelle della morte di Federigole guardie per paura gli lasciarono;i quali ricoverarono in Campigliae di là tornarono a Firenzee nell'altre terre di Toscana molto poveri e bisognosi.




XLII - Come il popolo di Firenze rimisono per pace i Guelfi inFirenze

La notte medesima che morì Federigo imperadore morìil podestà che per lui era in Firenzech'avea nome messerRinieri da Montemerloche dormendo nel letto suo gli cadde adossouna volta ch'era sopra la camerae ciò fu in casa gli Abati.E ciò fu bene segnale che nella città di Firenze doveamorire la sua signoriae così avenne assai tosto; chéessendo levato popolo in Firenze per le forze e oltraggi de' nobilighibellinicome avemo detto adietroe vegnendo in Firenze novellede la morte del detto Federigopochi giorni appressoil popolo diFirenze rappellò e rimisono in Firenze la parte de' Guelfi chefuori n'erano cacciatifaccendo loro fare pace co' Ghibellini; e ciòfu a dì VII di gennaiogli anni di Cristo MCCL.




XLIII - Come al tempo del detto popolo i Fiorentini sconfissono iPistolesie poi cacciarono certe case di Ghibellini di Firenze

Molto esultò la parte della Chiesa e parte guelfa per tuttaItalia e per la morte dello 'mperadoree la parte d'imperio eghibellina abassòimperciò che papa Innocenzo tornòd'oltre i monti colla corte a Romafavorando i fedeli della Chiesa.Avenne che del mese di lugliogli anni di Cristo MCCLIil popolo eComune di Firenze feciono oste a la città di Pistoiach'eranoloro ribellie combattero co' detti Pistolesie sconfissongli aMonte Robbolini con grande danno de' morti e de' presi de' Pistolesi.E allora era podestà di Firenze messer Uberto da Mandella diMilano. E per cagione che la maggiore parte delle case de' Ghibellinidi Firenze non piacea la signoria del popoloperché parealoro che favorassono più ch'a·lloro non piacea iGuelfie per lo passato tempo erano usi di fare le forze etiranneggiare per la baldanza dello 'mperadoresì non vollonoseguire il popolo né 'l Comune a la detta oste sopra Pistoia;anzi in detto e in fatto la contradiaro per animosità diparteimperciò che Pistoia in quelli tempi si reggea a parteghibellina; per la quale cagione e sospettotornata l'oste daPistoia vittoriosamentele dette case de' Ghibellini di Firenzefurono cacciati e mandati fuori della città per lo popolo diFirenze il detto mese di luglio MCCLI. E cacciati i caporali de'Ghibellini di Firenzeil popolo e gli Guelfi che dimoraro a lasignoria di Firenze si mutaro l'arme del Comune di Firenze; e doveanticamente si portava il campo rosso e 'l giglio biancosi fecionoper contradio il campo bianco e 'l giglio rossoe' Ghibellini siritennero la prima insegna; ma·lla insegna antica del Comunedimezzata bianca e rossacioè lo stendale ch'andava nell'ostiin sul carroccionon si mutò mai. Lasceremo alquanto de'fatti de' Fiorentinie diremo alquanto della venuta del re Curradofigliuolo dello 'mperadore Federigo.




XLIV - Come lo re Currado figliuolo di Federigo imperadore venned'Alamagna in Pugliae ebbe la segnoria del reame di Ciciliae comemorì

Come il re Currado d'Alamagna seppe la morte dello 'mperadoreFederigo suo padres'aparecchiò con grande compagnia perpassare in Puglia e in Ciciliaper possedere il detto Regnodelquale Manfredi suo fratello bastardo s'era fatto vicario generale esignoreggiava tuttosalvo la città di Napoli e di Capovaiquali s'erano rubellati per la morte di Federigoe tornati al'ubbidenza della Chiesa. E per cagione della morte del dettoFederigo molte cittadi di Lombardia e di Toscana aveano fattamutazionee tornate all'obedienza della Chiesa. Non si volle ildetto Currado mettere a passare per terrama lui arrivato nellaMarca di Trevigifece co' Viniziani apparecchiare grande navilioedi là per mare con tutta sua gente arrivò in Puglia glianni di Cristo MCCLI. E con tutto che Manfredi fosse cruccioso dellasua venutaperché intendea a esser signore del detto RegnoaCurrado suo fratello fece grande accoglienzarendendogli molto onoree reverenza. E come fue in Pugliasì fece oste sopra la cittàdi Napolila quale prima da Manfredi prenze di Salerno per V volteera stata osteggiata e assediatae no·ll'avea potuta vincerema Currado con sua grande oste per lungo assedio ebbe la cittadesalvi le persone e la terra.

Ma Currado non attenne loro i pattima come fu in Napoli sìfece disfare le mura e tutte le fortezze di Napoli; esimigliantemente fece a la città di Capova che s'erarubellatae in poco di tempo tutto il Regno recò sotto la suasignoriaabbattendo ogni ribelloo che fosse amico o seguace disanta Chiesa; e non solamente i laicima i religiosi e le sacrepersonefece morire per tormentirubando le chiesee abbattendochi non era della sua obbedienzae promovendo i beneficicome fossepapasì che se Federigo suo padre fue persecutore di santaChiesaquesto Curradose fosse vivuto lungamentesarebbe statopeggiore. Ma come piacque a Diopoco appresso infermò digrande malatiama non però mortalee faccendosi curare amedici fisizianiManfredi suo fratelloper rimanere signoreilfece a' detti medici per moneta e gran promesse avelenare in unocristeoe per tale sentenzia di Dioper opera del fratellodi talemorte morìo sanza penitenzia e scomunicato gli anni di CristoMCCLII. E di lui rimase in Alamagna uno picciolo figliuolo ch'ebbenome Curradinonato per madre della figlia del duca di Baviera.




XLV - Come Manfredi figliuolo naturale di Federigo prese la signoriadel regno di Cicilia e di Pugliae fecesi coronare re

Morto Currado detto re della MagnaManfredi rimase signore ebalio di Cicilia e del Regnocon tutto che per la morte di Curradoalquante terre del Regno si rubellassonoe papa Innocenzo quarto congrande oste della Chiesa si mise nel Regno per racquistare la terrache tenea Manfredi contra volontà della Chiesae sìcome scomunicato. E come la detta oste della Chiesa fu entrata nelRegnotutte le città e castella infino a Napoli s'arendero aldetto papa; ma poco lui dimorato in Napoliinfermò e passòdi questa vita gli anni di Cristo MCCLIIe nella città diNapoli fue soppellito. E per la morte del detto papae per lavacazione che dopo lui ebbe la Chiesache più di due annistette sanza pastoriManfredi racquistò tutto il Regnoecrebbe molto la sua forza e lungi e appresso; e con grande studios'intendea con tutte le città d'Italiach'erano Ghibellini efedeli dello imperioe aiutavagli co' suoi cavalieri tedeschifaccendo co·lloro taglia e compagnia in Toscana e inLombardia. E quando il detto Manfredi si vide in gloria e inn-istatosi pensò di farsi fare re di Cicilia e di Pugliae perchéciò gli venisse fattosi recò ad amici con ispendioedonie promessee uficii maggiori baroni de·Regno. Esappiendo come del re Currado suo fratello era rimaso uno suofigliuolo chiamato Curradinoil quale per ragione era diritto erededel reame di Ciciliae era in Alamagna a la guardia della madresìsi pensò una frodolente malizia per esser rech'elli raunòtutti i baroni del Regnoe propuose loro quello ch'avesse a·ffaredella signoriacon ciò fosse cosa che elli avesse novellecome il suo nipote Curradino era grave infermoe da non potere maireggere reame; onde per gli suoi baroni fue consigliato che mandassesuoi ambasciadori in Alamagna a sapere dello stato di Curradinoe sefosse morto o infermo. Infino allora consigliavano che Manfredi fossefatto re. A·cciò s'accordò Manfredicome coluiche tutto avea ordinato fittiziamentee mandati i detti ambasciadoria Curradino e a la madre con ricchi presenti e grandi proferte. Iquali ambasciadori giunti in Soaviatrovarono il garzone che lamadre ne facea gran guardiae co·llui tenea più altrifanciulli di gentili uomini vestiti di sua roba: dimandando i dettiambasciadori Curradinola madre temendo di Manfredisìmostrò loro uno de' detti fanciulli. E quegli con ricchipresenti gli feciono doni e reverenziaintra' quali doni furono de'confetti di Puglia avelenatie quello garzone prendendonetostomorìo. Eglino credendo Curradino avere morto di velenosipartirono d'Alamagnae come furono tornati in Vinegiafeciono farealla loro galea vele di panno nero e tutti gli arredi nerie eglinosi vestiro a nero; e sì come giunsono in Puglia fecionosembiante di grande doloresì come da Manfredi eranoamaestrati. E rapportato a Manfredi e a' baroni tedeschi del Regnocome Curradino era mortoe fatto per Manfredi sembiante di grandecorrottoa grido de' suoi amici e di tutto il popolosì comeavea ordinatofu eletto re di Cicilla e di Pugliae a Monreale inCicilia si fece coronare gli anni di Cristo MCCLV.

 

 




XLVI - De la guerra che fu tra papa Allessandro e lo re Manfredi

Dopo la morte di papa Innocenzo e della sua vacazione fu elettopapa Allessandro quartonato della città d'Alagna diCampagnagli anni di Cristo MCCLVe sedette nel papato anni VIImesie dì. Il qual papa Allessandro avendo inteso comeManfredi s'era coronato re di Cicilia contra la volontà disanta Chiesaper lo detto papa fu richesto Manfredi che lasciasse lasignoria del Regno e di Ciciliail quale non volle intendere néubidire; per la qual cosa il detto papa prima lo scomunicò eprivò. E poi mandò contro a·llui Otto cardinalelegato con grande oste della Chiesae prese molte terre della marinadi Pugliaciò fu la città di Sipantoe il MonteSantagnoloe Barlettae Bariinfino a Otranto in Calavra; ma poila detta oste per la morte del detto legato tornò in vanoeManfredi riprese e racquistò tutto; e ciò fu gli annidi Cristo MCCLVI. Il detto re Manfredi fue nato per madre d'una belladonna de' marchesi Lancia di Lombardiacon cui lo 'mperadore ebbeaffare; e fu bello del corpoe come il padree piùdissoluto in ogni lussuria; sonatore e cantatore eravolentieri sivedea intorno giocolari e uomini di cortee belle concubineesempre si vestìo di drappi verdi; molto fue largo e cortese edi buon'airesì ch'egli era molto amato e grazioso; ma tuttasua vita fue epicurianon curando quasi Idio né santise nonal diletto del corpo. Nimico fu di santa Chiesae di cherici e de'religiosioccupando le chiesecome il suo padre e più; riccosignore fusì del tesoro che gli rimase dello 'mperadore edel re Currado suo fratelloe per lo suo regno ch'era largo efruttuoso. E eglimentre che vivettecon tutte le guerre ch'ebbecolla Chiesail tenne in buono statosì che 'l montòmolto di ricchezze e in podere per mare e per terra. Per moglie ebbela figliuola del dispoto di Romaniaond'ebbe figliuoli e figliuole.L'arme che prese e portò fue quella dello 'mperiosalvo ovelo 'mperadore suo padre portò il campo ad oro e l'aguglianeraegli portò il campo d'argento e l'aguglia nera. QuestoManfredi fece disfare la città di Sipanto in Pugliaperchéper gli paduli che l'erano intorno non era sanae non avea porto; edi quelli cittadini fece ivi presso a due migliain su la roccia ein luogo d'avere buono portofece fondare una terrala quale persuo nome la fece chiamare Manfredoniala quale ha oggi il miglioreporto che sia da Vinegia a Brandizio. E di quella terra fue ManfrediBonettaconte camerlingo del detto re Manfrediuomo di grandilettosonatore e cantatoreil quale per sua memoria fece fare lagrande campana di Manfredoniala qual è la più grandeche si truovi di larghezzae per la sua grandezza non puòsonare. Lasceremo alquanto a parlare di Manfredi infino che luogo etempo saràe torneremo ove lasciammo adietro a nostra materiade' fatti di Firenzee di Toscanae di Lombardiacon tuttoch'assai si mischiaro co' fatti del detto re Manfredi in piùcose.




XLVII - Come i Fiorentini sconfissono gli Ubaldini in Mugello

Negli anni di Cristo MCCLI i signori della casa degli Ubaldinico·lloro amistadi di Ghibellini e di Romagnuoli aveano fattagran raunanza in Mugello per fare oste a Monte Accianicoche ancoranon era loro. I Fiorentini vi cavalcaroe sconfissono i dettiUbaldini con gran danno di loro e di loro amistà.




XLVIII - Come i Fiorentini presono Montaiae misono in isconfitta lemasnade de' Sanesi e de' Pisani

Nel detto anno essendo i Ghibellini usciti di Firenze entrati conmasnade di Tedeschie rubellato al Comune di Firenze il castello diMontaia in Valdarnoe cavalcatovi i cavalieri delle quattro sestoradi Firenzeche v'erano andati per porvi l'ostei Ghibellini collaforza delle masnade de' Tedeschi non lasciarono acampare iFiorentinima da' detti Ghibellini e Tedeschi furono rotti ecacciati. Per la qual cosa i Fiorentini per comunepopolo ecavalierico' Lucchesi e loro amistade del mese di gennaio v'andaroad ostee non lasciarono per lo forte tempo e grandissime nevich'erano allora che non tenessono l'assedio intorno intorno alcastelloper modo che non vi potea entrare né uscire personagittandovi dentro più difici. Al soccorso del detto castellovennoro le masnade de' cavalieri di Siena e di Pisacon popolo assaidel contado di Sienache allora si teneano a parte ghibellina; perla qual venuta de' Sanesi e de' Pisani si ricominciò la guerrada·lloro a' Fiorentini. E loro venuticolle loro forze sipuosono a campo a la badia a Coltobuono presso a Montaia a unomiglio. I Fiorentini ordinati i loro battifolli intorno al castellodi pedoni e di buone guardiela cavalleria di Firenze con certipedoni eletti lasciarono l'assedioe francamente s'adirizzaro controa' Pisani e' Sanesi per combatterenon lasciando per le nevi néper la salita del poggio. Veggendo ciò i nimicisanzaattendere i Fiorentini si fuggiro vilmente in isconfitta con grandedanno di loro e di loro arnesi; e veggendo ciò quegli delcastellos'arendero a pregionii quali tutti ne furono menatilegati in Firenzee 'l castello disfatto e abattuto; e ciò fudel detto mese di gennaioessendo podestà di Firenze messereFilippo degli Ugoni da Brescia.




XLIX - Come i Fiorentini presono Tizzano e poi sconfissono i Pisani alPonte ad Eraavendo i Pisani sconfitti i Lucchesi

Nel detto anno MCCLII i Fiorentini andaro per comune ad oste aPistoiae guastarla intornoe puosono l'assedio al loro castello diTizzanoe ebbollo a patti a dì XXIIII di giugno nel dettoanno. E essendo la detta oste de' Fiorentini a Tizzanoebbononovelle come i Pisani coll'aiuto de' Sanesi aveano sconfitti iLucchesi a Montetopoli; incontanente compiero i patti e ebbono ilcastelloe si levaro da ostee passaro in Valdarno per seguire iPisani e loro ostei quali sopragiunsono al Ponte ad Erae quiviebbe grande battaglia. A la fine i Pisani furono sconfittie'Lucchesiche gli aveano legati pregionilegaro e presono i Pisanie la caccia fu infino a la badia a San Savino presso a Pisa a tremigliaonde molti ne furono morti de' Pisani e de' Sanesie presipiù di IIImi quali ne vennero legati a Firenzesanza quegliche ne menarono i Lucchesi; e fu presa la podestà di Pisach'avea nome messer Angiolo di Roma. E ciò fu al tempo ch'erapodestà di Firenze messere Filippo delli Ugoni di Bresciailprimo dì del mese di luglio nel detto anno MCCLII.




L - Come fu fatto il ponte a Santa Trinita

In questo tempo essendo la città di Firenze per la signoriadel popolo in felice statosi fece il ponte sopra l'Arno di SantaTrinita a casa i Frescobaldi oltrarno; e in ciò adoperòmolto il procaccio di Lamberto Frescobaldiil quale era nel popologrande anzianoed egli e' suoi venuti in grande stato e ricchezza.




LI - Come i Fiorentini presono il castello di Fegghine

Nel detto tempoessendo gli usciti ghibellini di Firenze colconte Guido Novello della casa de' conti Guidi e ritratti nelcastello di Fegghineil quale era molto fortee rubellatolo alComune di Firenzeessendo l'oste de' Fiorentini fuori sopra iPisanicome detto è di sopratornata la detta ostevittoriosamente in Firenzeincontanente sanza soggiorno andarono epuosonsi ad oste a Fegghinee a quella dirizzarono dificiediedonvi aspre battaglie; alla fine s'arendero a patti d'andarne sanie salvi il conte co' forestierie' Ghibellini usciti di tornare inFirenze per pace; e ciò fu perché più casatiguelfi ch'erano terrazzani di Fegghinenon piacendo loro la signoriade' Ghibellinicercaro il detto trattato. E chi disse che queglidella casa de' Franzesiper moneta ch'ebbono da' Fiorentiniaveanoordinato di dare loro il castello; per la qual cosa il conte e gliusciti di Firenze vennero a' detti patti. E partitone il conte e suagentela terra fue contra' patti rubata e arsa e abattuta; e ciòfu alla signoria del detto messer Filippo degli Ugonidel mesed'agosto gli anni di Cristo MCCLII.




LII - Come i Sanesi furono sconfitti da' Fiorentini a Monte Alcino

Nel detto tempoessendo l'oste de' Fiorentini a FegghineiSanesi andarono ad oste a Monte Alcinoil qual era raccomandato delComune di Firenze per gli patti della pace tra' Fiorentini e' Sanesie molto aveano istretto il castello con battaglie e difici; e ciòsentendo i Fiorentiniincontanente v'andarono al soccorsoecombattero co' Sanesie sconfissonglie molti ne furono morti epresie per gli Fiorentini fue guernito Monte Alcino; ed era podestàdi Firenze il detto messer Filippo degli Ugoni; ciò fu glianni di Cristo MCCLII del mese di settembre. E tornaro in Firenze congrande vittoria di più battaglie di campovinte e piùterre e castella; ma a quello tempo i Fiorentini erano uniti per lobuono popoloe andavano in persona a cavallo e a piènell'ostie con cuore e con franchezzasicché di tutte pattibene aventurosamente in questo anno recarono triunfo e vittoria inFirenze.




LIII - Come di prima si feciono in Firenze i fiorini dell'oro

Tornata e riposata l'oste de' Fiorentini colle vittorie dettedinanzila cittade montò molto inn-istato e in ricchezze esignoriae in gran tranquillo: per la qual cosa i mercatanti diFirenzeper onore del Comuneordinaro col popolo e comune che·ssibattesse moneta d'oro in Firenze; e eglino promisono di fornire lamoneta d'oroche in prima battea moneta d'ariento da danari XIIl'uno. E allora si cominciò la buona moneta d'oro fine diXXIIII caratiche si chiamano fiorini d'oroe contavasi l'uno soldiXX; e ciò fu al tempo del detto messere Filippo degli Ugoni diBresciadel mese di novembre gli anni di Cristo MCCLII. I qualifiorinigli otto pesavano una onciae dall'uno lato era la 'mprontadel giglioe dall'altro il san Giovanni. Per cagione della dettanuova moneta del fiorino d'orosì·cci acadde una bellanovellettae da dovere notare. Cominciati i detti nuovi fiorini aspargersi per lo mondone furono portati a Tunisi in Barberia; erecati dinanzi al re di Tunisich'era valente e savio signoresìgli piacque moltoe fecene fare saggioe trovata di fine oromoltola commendòe fatta interpetrare a' suoi interpetri la'mpronta e scritta del fiorinotrovò dicea: "SantoGiovanni Batista"; e dal lato del giglio: "Fiorenzia".Veggendo era moneta di Cristianimandò per gli mercatantipisani che allora erano franchi e molto innanzi al re (e eziandio iFiorentini si spacciavano in Tunisi per Pisani)e domandogli checittà era tra' Cristiani quella Florenza che faceva idetti fiorini. Rispuosono i Pisani dispettosamente e per invidiadicendo: "Sono nostri Arabi fra terra"che tanto viene adire come nostri montanari. Rispuose saviamente il re: "Non mipare moneta d'Arabi; o voi Pisaniquale moneta d'oro è lavostra?". Allora furono confusi e non seppono rispondere.Domandò se tra·lloro era alcuno di Florenza; trovovisiuno mercatante d'Oltrarno ch'avea nome Pera Balduccidiscreto esavio. Lo re lo domandò dello stato e essere di Firenzecui iPisani faceano loro Arabi; lo quale saviamente rispuosemostrando lapotenzia e la magnificenzia di Fiorenzae come Pisa a comparazionenon era di podere né di gente la metà di Firenzee chenon aveano moneta d'oroe che il fiorino era guadagnato per gliFiorentini sopra loro per molte vittorie. Per la qual cagione i dettiPisani furono vergognatie lo re per cagione del fiorinoe per leparole del nostro savio cittadinofece franchi i Fiorentinie cheavessono per loro fondaco d'abitazione e chiesa in Tunisieprivilegiogli come i Pisani. E questo sapemo di vero dal detto Perauomo degno di fedeche·cci trovammo co·llui incompagnia all'uficio del priorato.




LIV - Come i Fiorentini feciono oste a Pistoiae ebborlae poi lacittà di Sienae presono più loro castella

Negli anni di Cristo MCCLIII i Fiorentini feciono oste sopra lacittà di Pistoiache si tenea a parte ghibellinae guastarlaintorno intornoper modo che neuno ne potea uscire. I Pistolesiveggendosi così assediatisanza speranza di soccorso o aiutoneunosì s'arrenderonoa patti di rimettere i loro uscitiguelfi in Pistoiae che i Fiorentini vi facessono uno castello ilquale fosse in sulla porta che viene da Firenzee quello si facesseguardare per gli Fiorentini; e così fue fatto forte e bellocon tutto che assai dispiacesse a' Pistolesi; ma tuttora si tenne pergli Fiorentini infino che durò il buono popolo vecchio. Madopo la sconfitta da Monte Apertitornati i Ghibellini in Pistoiasi disfece il detto castello per gli Pistolesi. E tornata la dettafelice oste a Firenzeincontanente andarono sopra la città diSienae diedono il guastoe andarono infino al castello di MonteAlcino ch'è di là da Sienae contra la forza de'Sanesi guernirono il detto castelloimperciò ch'era a·llorolega e accomandagione; e presono Rapolano e più altre castellae fortezze de' Sanesie tornarono in Firenze con grande onore; e aquello era podestà di Firenze messer Paolo da Soriano.




LV - Come i Fiorentini feciono oste a Sienae' Sanesi feciono lecomandamentae fue pace tra·lloro

Nell'anno seguente MCCLIIIIessendo podestà di Firenzemesser Guiscardo da Pietrasanta di Milanoi Fiorentini feciono osteper comune sopra la città di Sienae puosono il campo eassedio al castello di Montereggione; e di certo l'avrebbono avutoperò che i Tedeschi che 'l guardavano erano in trattato direnderlo per libbre Lm di soldi XX il fiorino d'oro; e trovato glianziani in una notte solo XX cittadini che ciascuno ne proferse Msanza quegli delle minori somme; sì erano allora i cittadiniin buona disposizione per lo bene del comune! Ma i Sanesi per nonperdere Montereggioni feciono le comandamenta de' Fiorentinie fuefatta pace tra·lloro e' Sanesie al tutto quetaro a'Fiorentini il castello di Monte Alcino.




LVI - Come i Fiorentini ebbono ii castello di Poggibonizzi e quellodi Mortenana

Nel detto anno partitasi la detta bene aventurosa oste de'Fiorentini di su il contado di Sienasì ebbono il castello diPoggibonizzi a pattie poi il castello di Mortenana degliIsquarcialupi ebbono per forza e per ingegnoch'era rubellato da'Fiorentini; e coloro che prima v'entrarono dentro furono fattifranchi in perpetuo da' Fiorentini.




LVII - Come i Fiorentini sconfissono i Volterrani e combattendopresono la città di Volterra

Come la detta oste si partì da Poggibonizzisanza tornarein Firenzeandò sopra la città di Volterra che·llateneano i Ghibellinie giugnendo la detta oste su per le piagge evigne di Volterra guastandoper intendimento che come l'avessonoguasta tornarsi a Firenzecon ciò fosse che·lla cittàdi Volterra fosse delle più forti terre d'Italiaavennecomepiacque a Diouna bella e improvisa vittoria a' Fiorentini; che'Volterraniveggendo l'oste presso a le porte della loro cittàcon grande rigoglio e baldanza tutta la buona gente de la terrausciro fuori a la battaglia sanza niuno buono ordine di guerra ocapitaneriae assaliro i Fiorentini molto aspramentee assai glidanneggiaro per lo vantaggio della scesa dal poggio. Ma il buonopopolo de' Fiorentini vigorosamente sostennero la battaglia; ecominciato l'asaltola cavalleria de' Fiorentini pinse al poggioall'aiuto del popolo che combatteano co' Volterraniper modo che perforza gli misono in volta e in isconfitta. E fuggendo i Volterraniper ricoverare nella cittàch'erano le porte aperteiFiorentini mischiati co' Volterranicombattendo co·lloro ecacciando insiemesanza grande contasto si misono dentro a le porte;e quegli ch'erano a la guardiaveggendo i loro cittadini tornare inisconfittasi misono a la fugga per modo cheingrossando la gentede' Fiorentinipresono le portee le fortezze di sopra guerniro diloro gentee entrato dentroincontanente corsono la cittàsanza contasto niunoanzi vennono loro incontro il vescovo con tuttoil chericato della città colle croci in manoe le donne dellacittà scapigliategridando pace e misericordia. Per la qualcosa i Fiorentinientrati nella terranon vi lasciarono fare nullaruberiané micidioné altro malificiose non chea·lloro guisa riformaro la signoriae poi ne mandarono fuorii caporali de' Ghibellini; e questo fue del mese d'agosto gli anni diCristo MCCLIIIIa la detta signoria di messere Guiscardo daPietrasanta.




LVIII - Come i Fiorentini andaro ad oste sopra Pisae' Pisani fecionole loro comandamenta

Come i Fiorentini ebbono riformata la città di Volterraa·lloro volontàsanza tornare in Firenzela loro beneaventurosa oste andarono sopra la città di Pisa. I Pisaniavendo intese le vittorie de' Fiorentinie la presa della fortecittà di Volterraisbigottiti moltomandarono loroambasciadori a l'oste de' Fiorentini colle chiavi in mano in segnod'umiltàper trattare di pacee fare il piacere de'Fiorentini; la qual pace fue accettata in questo modo: che'Fiorentini a perpetuo fossono franchi in Pisasanza pagare niente digabella né di niuno diritto di nulla mercatantia che entrasseo uscisse in Pisa per mare o per terrae che i Pisani terrebbono ilpeso di Firenzee la misura de' pannie una lega di monetae dinon essere contradi né fare guerra a' Fiorentininédare aiuto privato o palese a' loro nemici; e per patto domandaro laterra di Piombino o 'l castello di Ripafratta. E sentendo ciòi Pisani furono molto crucciosispezialmente perché iFiorentini non prendessero Piombino per cagione del portoe disdirenon poteano la richesta de' Fiorentini. Uno Pisano ch'avea nomeVernagallo disse: "Se noi vogliamo ingannare i Fiorentinimostrianne più teneri di Ripafratta che di Piombinoe eglinoper prendere più tosto quello che più ci spiacciaeper infestamento de' Lucchesiprenderanno Ripafratta"; e cosìavennee Ripafratta presonoe poco appresso i Fiorentini la donaroa' Lucchesi. E ciò fu poco senno per gli Fiorentinich'avendoPiombinoe porto in maree la signoria di Volterratroppon'acrescea la città di Firenze. E per ciò tenere fermodiedono i Pisani a' Fiorentini cinquanta stadichi de' migliori uominidi Pisai quali ne vennero in Firenze; ma poco tempo i detti Pisaniattennero la detta pace. E ciò fatto per gli Fiorentiniladetta felice e bene aventurosa oste tornò in Firenze congrande trionfo e onore; e ciò fu del mese di settembreglianni di Cristo MCCLIIIIessendo podestà di Firenze il dettomesser Guiscardo da Pietrasanta di Milano. E il detto anno fue pergli Fiorentini chiamato l'anno vittorioso; che ciò che per ladetta oste s'imprese di fare venne loro bene fattoe con grandevittoria e onore. Lasceremo alquanto de' fatti di Firenzee diremod'altre novitadi state ne' detti tempi in diverse parti brievemente.




LIX - Come il grande Cane de' Tartari si fece Cristianoe mandòsua oste col fratello sopra i Saracini in Soria

Negli anni di Cristo MCCLIIII Mangonipote che fu de Occota Caneimperadore de' Tartaria richesta e amaestramento del re Aitond'Ermenia si fece battezzare Cristianoe col detto re d'Ermeniamandò Haloon suo fratello con grandissimo esercito di Tartaria cavallo per conquistare la Terrasantae renderla a' Cristiani. Evegnendo per lo reame di Persiaisconfisse il calif di Baldaccaciòera il papa de' Saracinie prese il detto calif e la città diBaldraccache anticamente fue la grande Babbillonia chiamatae 'ldetto calif mise in pregione nella camera del suo tesoro medesimolaquale era la più ricca d'oro e d'argento e di pietre prezioseche fosse al mondoe per avarizia non avea soldaticavalieriegenti a sua difenzione. Per la qual cosa il detto imperadore de'Tartari gli disse che del suo tesoro che s'avea serbato convenia chemangiassee vivesse sanza altra vivanda; e così tra quellotesoro morì di fame: e ciò fu gli anni di CristoMCCLVI. Appresso il detto Haloon col re d'Ermenia discesono in Soriavegnendo conquistando le province e terre di Saracinie per forzapresono la città d'Alappoe quella di Damascoe Antiocciache teneano i Saracini; e il soldano d'Alappo fu presoe tutto suopaese distrutto; e ciò fu gli anni di Cristo MCCLX. Ma ciòfattonon compié di racquistare Gerusalemperch'ebbe novelleche Mango Cane imperadore suo fratello era morto; e per essere egligran Canecioè in nostra lingua grande imperadoretornòin suo paesee lasciòe il conquisto della detta Terrasanta.




LX - Come si cominciò la prima guerra tra' Genovesi e'Viniziani

Negli anni di Cristo MCCLVI si cominciò nella cittàd'Acri in Soria la guerra tra' Genovesi e' Vinizianiper cagione checiascuno di loro Comuni vi volea essere il maggioree per lapossessione di San Sabe d'Acriche ciascuno la volea; onde derivòmolto di male per gli tempi appressocome di loro fatti faremomenzione. In quella riotta i Viniziani furono soperchiati da'Genovesima ivi a due anniciò fu nel MCCLVIIItrovandosiin Acri l'armata de' Genovesich'erano L galee e IIII navifuronosconfitti dall'armata de' Vinizianie prese XXIIII galeee mortipiù di MDCC Genovesi; e disfeciono i Viniziani la ruga de'Genovesi e una loro bella torre che si chiamava la Mongioiaerecarne delle pietre infino in Vinegia: era loro amiraglio uno diquegli da ca' Corino.




LXI - Come il conte Guido Guerra cacciò la parte ghibellinad'Arezzoe come i Fiorentini la vi rimisono

Negli anni di Cristo MCCLV i Fiorentini in servigio delliOrbitanii quali aveano guerra co' Viterbesi e cogli altri lorovicini ghibellini e fedeli dello 'mperio e di Manfredimandaronoloro inn-aiuto Vc cavalierionde feciono capitano il conte GuidoGuerra de' conti Guidi; e giunto lui in Arezzo colla dettacavalleriasanza volontà o mandato del Comune di Firenzecacciò d'Arezzo la parte ghibellinai quali Aretini erano inpace co' Fiorentini. Per la qual cosa il popolo di Firenzeadiratocontro al detto contev'andarono ad oste ad Arezzoe tanto vistettono ch'egli ebbono la terra a·lloro comandamentoerimisonvi i Ghibellinie 'l detto conte se ne partì; ma vi sivolle prima dagli Aretini libbre XIImi quali i Fiorentiniprestarono al Comune di Arezzoma non so s'elli si riebbono mai. Ein questo tempo messer Alamanno de la Torre di Milano era podestàdi Firenze.




LXII - Come i Pisani ruppono la pace; e come i Fiorentini glisconfissono al ponte al Serchio

Negli anni di Cristo MCCLVIancora essendo podestà diFirenze il detto messer Alamannoi Pisani per caldo e sodducimentodel re Manfredi ruppono la pace ch'era tra·lloro e' Fiorentinie' Lucchesie andarono sopra il contado di Lucca a oste al castellodel ponte al Serchio. Per la qual cosa i Fiorentini andaro ad ostesopra Pisa da la parte di Lucca al soccorso del detto castello; equivi assaliti i Pisani da' Fiorentini e Lucchesifurono rotti esconfittie molti mortie presi più di IIIme annegati nelfiume del Serchio in grande quantità. E ciò fattoiFiorentini vennero ad oste a Pisa infino a Sa·Iacopo inValdiserchioe quivi tagliaro uno grande pinoe battero in sulceppo del detto pino i fiorini d'oro; e per ricordanza quelli che inquello luogo furono coniati ebbono per contrasegna tra' piedi disanto Giovanni quasi come uno trefoglioa guisa d'uno piccoloalbero; e de' nostri dì ne vedemmo noi assai di quellifiorini. I Pisani vedendosi così sconfitti e assediatifeciono pace co' Fiorentini e co' Lucchesicon ogni reverenza epatti che' Fiorentini seppono divisare. Intra gli altri patti vollonoi Fiorentini in servigio de' Lucchesie ancora per avere libera lapiaggia del Motrone per le loro mercatantieche 'l castello delMotroneche 'l teneano i Pisanifosse a·lloro comandamentoo fatto o disfattocome piacesse al popolo di Firenze; e cosìfu promesso per gli Pisani. E essendo sopra·cciò tenutosegreto consiglio tra·ll'uficio degli anziani del popolo diFirenzefu preso partito che 'l Mutrone si dovesse disfare per lomiglioree il dì appresso si dovea in publico parlamentosentenziare. I Pisani temendo che' Fiorentini non giudicassero cherimanesse fatto a la signoria de' Lucchesisì mandaronoincontanente in Firenze uno segreto e discreto cittadino con danariassai a dispendere per ciò riparare. E trovando in Firenze ilpiù grande anziano e possente in popolo e in Comune (eraAldobrandino Ottobuoniuno franco popolano da San Firenze)segretamente gli fece parlare a uno suo amicoprofferendogli di dareIIIIm fiorini d'oro e piùse ne volessee egli adoperasseche 'l Mutrone si disfacesse. Il buono anziano Aldobrandino udendo lapromessanon fece come cupido o avaroma come leale e virtudiosocittadino; e avisandosi che il consiglio preso il dì dinanziper lui e per gli altri anziani di disfare il Mutrone era al piacerede' Pisanie potea esser danno de' Fiorentini e de' Lucchesisitornò al consiglio sanza scoprire la promessa che gli erastata fattae consigliò per belle e utili ragioni ilcontrariocioè che 'l Mutrone non si disfacesse; e cosìfu preso e stanziato. E nota lettore la virtù di tantocittadinoche non essendo troppo ricco d'avereebbe in sétanta continenza e sincerità per lo suo Comuneche piùnon ebbe del tanto il buono romano Fabbrizio del tesoro a·lluiproferto per gli Sanniti; e però ne pare degna cosa di fare dilui memoriaper dare buono esemplo a' nostri cittadini che sono eche sarannod'essere leali al loro Comunee d'amare meglio memoriadi fama di virtù che·lla corruttibile pecunia. Il dettoAldobrandinocome piacque a Diopoco tempo appresso morì intanta buona fama per le sue virtudiose opere fatte per lo popolo e 'lComune: per non essere ingrato feciono grande onore al suo corpo e ala sua memoriache alle spese del Comune feciono fare nella chiesadi Santa Reparata uno monimento di marmo levato più che niunoaltroe in quello soppellire il suo corpo a grande onore; e neldetto sepolcro feciono intagliare questi versi:

Fons est suppremus Aldibrandinus amenus

Ottoboni natusa bono civita datus.

E poi dopo la sconfitta da Monte Apertitornati i ghibellini inFirenzee rotto il popolocerti per empiezza di parte fecionoabattere la detta sepulturae trarne il corpo morto di tre annipassatie farlo strascinare per la città e gittare a' fossi.E però ancora nota gli atti della fallace fortuna a riceverela sua memoria indegnamente sì fatta vergognadopo tantodegno onore ricevuto per lui a la sua vita e a la sua morte; mafaccendo comparazione a la sua buona fama e opere di virtùlequali non si possono torre per la fallace venturaogni non dovutavergogna fatta al suo corpo fu corona perpetua della sua buona famae obrobrio e vergogna degl'iniqui e malvagi operanti.




LXIII - Come i Fiorentini disfecero la prima volta il castello diPoggibonizzi

Negli anni di Cristo MCCLVIIessendo podestà di FirenzeMatteo da Coreggia di Parmai Fiorentini avendo sospetto delcastello di Poggibonizziperché teneano parte ghibellina ed'imperioed erano in lega co' Sanesiche allora nonn-erano amicide' Fiorentinisì v'andarono i Fiorentini subitamenteeentrati nel castellopresono la terra per disfare le mura efortezze. Per la qual cosa i Poggibonizzesich'erano per loro grandeComunevennero a·fFirenze colle coregge in collo a chiederemercé al Comune di Firenzeche 'l castello non fossedisfatto; ma invano furono le loro richesteche 'l castello per gliFiorentini fue abattuto e disfatto.




LXIV - Incidenzaraccontando uno grande miracolo del corpo di Cristoch'avenne nella città di Parigi

Ne' detti tempiregnando in Francia il buono re Luisavenne unogrande miracolo del corpo di Cristo; che celebrando uno prete ilsacramento in una cappella di Parigi presso a la sala del recomepiacque a Dioapparve in sulle mani del prete a la vista de legentiin luogo dell'ostia sacrauno piccolo fanciullo molto bello egraziosoil quale veduto da moltipregaro il prete il sostenesseinfino che al re Luis fosse fatto assaperee che 'l venisse avedere; così feceonde molta quantità di genteentrasse a vedere. E essendo ciò detto al re Luise ch'egliv'andasse a vederlorispuose: "Vadalo a vedere chi nol credech'io il veggio tuttavia nel mio cuore"; per la quale rispostafue commendato molto il re di grandissimo senno e di cattolica fede.




LXV - Come il popolo di Firenze cacciò la prima volta iGhibellini di Firenzee la cagione perché

Negli anni di Cristo MCCLVIIIessendo podestà di Firenzemessere Iacopo Bernardi di Porcoall'uscita del mese di luglioquegli della casa degli Uberti co·lloro séguito de'Ghibelliniper sodducimento di Manfrediordinarono di rompere ilpopolo di Firenzeperché parea loro che pendessono in parteguelfa. Iscoperto il detto trattato per lo popolofatti richiedere ecitare da la signorianon vollono comparire né veniredinanzima la famiglia della podestà da·lloro furonoduramente fediti e percossi. Per la qual cosa il popolo corse adarmee a·ffurore corsono alle case degli Ubertiov'èoggi la piazza del palagio del popolo e de' priorie uccisorviSchiattuzzo degli Ubertie più loro masnadieri e famigliari;e fue preso Uberto Caini degli Uberti e Mangia degl'Infangatiiquali per loro confessata la congiura in parlamentoin OrtoSa·Michele fu loro tagliata la testa; e gli altri della casadegli Uberti con più altre case de' Ghibellini uscirono diFirenze. I nomi delle case di rinnomo ghibelline ch'uscirono diFirenze furono queste: gli Ubertii Fifantii Guidili AmideiiLambertigli Scolarie parte degli AbatiCaponsacchiMigliorelliSoldanieriInfangatiUbriachiTedaldiniGaligarique' dellaPressaAmierique' da Cersinoe' Razzantie più altre casee schiatte di popolari e grandi scadutiche tutti non si possononominaree altre case de' nobili di contado; e andarne a Sienalaquale si reggea a parte ghibellinae erano nemici de' Fiorentini: efurono disfatti i loro palagi e torriche n'aveano assaie diquelle pietre si murarono le mura da San Giorgio Oltrarnoche 'lpopolo di Firenze fece in quelli tempi cominciare per la guerra de'Sanesi. E poi del mese di settembre prossimo del detto anno il popolodi Firenze fece pigliare l'abate di Valembrosail quale era gentileuomo de' signori di Beccheria di Pavia in Lombardiaessendoliapposto che a petizione de' Ghibellini usciti di Firenze trattavatradimentoe quello per martiro gli fece confessareescelleratamente nella piazza di Santo Appolinare gli feciono a gridodi popolo tagliare il caponon guardando a sua dignitànéa ordine sacro. Per la qual cosa il Comune di Firenze e' Fiorentinidal papa furono scomunicati; e dal Comune di Paviaond'era il dettoabatee da' suoi parenti i Fiorentini che passavano per Lombardiaricevevano molto danno e molestia. E di vero si disse che 'lreligioso uomo nulla colpa aveacon tutto che di suo legnaggio fossegrande Ghibellino. Per lo quale peccatoe per molti altri fatti perlo scellerato popolosi disse per molti savi che Iddio per giudiciodivino permise vendetta sopra il detto popolo a la battaglia esconfitta da Monte Aperticome innanzi faremo menzione. Il dettopopolo di Firenzeche in quegli tempi resse la cittàfuemolto superbo e d'alte e grandi impresee in molte cose fue moltotrascotato; ma una cosa ebbono i rettori di quelloche furo moltoleali e diritti a Comune; e perché uno ch'era anziano fecericogliere e mandollo in sua villa uno cancello ch'era stato dellachiusa del Leonee andava per lo fango per la piazza di SanGiovannisì ne fu condannato in libbre Me sì comefrodatore delle cose del Comune.

 

 




LXVI - Come gli Aretini presono e disfeciono Cortona

Negli anni di Cristo MCCLVIIIIessendo podestà d'Arezzomessere Stoldo Giacoppi de' Rossi di Firenzeper suo senno evalentia menò gli Aretinie di notte con iscale entraro inCortonala quale era molto fortissimama per la mala guardia laperdero i Cortonesi; e gli Aretini disfeciono le mura e le fortezzee feciogli loro suggetti; onde i Fiorentinii quali erano a·llorolegafurono molto crucciosie recarsi che gli Aretini avessonorotta loro pace.




LXVII - Come i Fiorentini presono e disfeciono il castello di Gressa

Per la detta cagione i Fiorentiniil febbraio vegnente del dettoannoandarono ad oste a uno castello del vescovo d'Arezzoch'aveanome Gressamolto forte con due cinte di murain Casentinoequello per forza e per assedio ebbonoe poi il feciono disfare. Erapodestà di Firenze messer Danese Crevelli di Milano.




LXVIII - Come il popolo di Firenze prese i castelli di Vernia e diMangone

E poi tornata la detta osteincontanente andaro ad oste sopra ilcastello di Vernia de' conti Albertie quello per assedio ebbono edisfeciono; e presono il castello di Mangonae le genti e' fedelifeciono giurare a la fedeltà e ubidenza del popolo e Comune diFirenzedando ogn'anno per san Giovanni certo censo al Comune. Lacagione di ciòe fue che essendo il conte Allessandroche diragione n'era signorepiccolo garzoneil conte Nepoleone suoconsorto e Ghibellinoimperciò ch'egli era a la sua guardiadel popolo di Firenzesì gli tolsono le dette castellaeguerreggiavano i Fiorentini; e per lo popolo di Firenze per lo mododetto furono racquistate; per la qual cosa rinvestironne poi il conteAllessandroquando i Guelfi tornarono in Firenze: non vogliendoesser figliuolo d'ingratitudinesì donò e fecetestamento intervivosche se' due suoi figliuoli Nerone eAlberto morissono sanza rede maschi e legittimilasciava i dettiVernia e Mangone a la massa della parte guelfa di Firenze; e ciòfu gli anni di Cristo MCCLXXIII.




LXIX - Incidenzade' fatti che furono in Firenze al tempo del popolo

Al tempo del detto popolo di Firenze fu al Comune presentato unobellissimo e forte leoneil quale era inchiuso nella piazza di SantoGiovanni. Avenne che per mala guardia di quelli che 'l custodiva uscìil detto leone della sua stia correndo per la terraonde tutta lacittà fu commossa di paura. Capitò inn-Orto Sammichelee quivi prese uno fanciullo e tenealsi tra le branche. Udendolo lamadre che non avea piùe questo fanciullo le rimase in ventrequando il padre gli fu mortocome disperatacon grande piantoscapigliata corse contra il leonee trassegli il fanciullo tra·llebranche; e' leone nullo male fece né a la donna né alfanciullo se non ch'egli guatòe ristettesi. Fu questionequal caso fosseo la gentilezza della natura del leoneo la fortunariserbasse la vita del detto fanciullo perché poi facesse lavendetta del padrecom'elli fecee fu poi chiamato Orlanduccio delleone di Calfette. E nota ch'al tempo del detto popoloe in primaepoi a gran tempoi cittadini di Firenze viveano sobrie di grossevivandee con piccole spesee di molti costumi e leggiadrie grossie ruddi; e di grossi drappi vestieno loro e loro donnee moltiportavano le pelli scoperte sanza pannoe colle berrette in capoetutti colli usatti in piedee le donne fiorentine co' calzari sanzaornamentie passavansi le maggiori d'una gonnella assai stretta digrosso scarlatto d'Iproo di Camocinta ivi su d'uno scaggiale al'anticae uno mantello foderato di vaio col tassello sopraeportavallo in capo; e le comuni donne vestite d'uno grosso verde diCambragio per lo simile modo; e libbre C era comune dota di moglieelibbre CC o CCC era a quegli tempi tenuta isfolgorata; e le piùdelle pulcelle aveano XX o più anni anzi ch'andassono amarito. Di sì fatto abito e di grossi costumi erano allora iFiorentinima erano di buona fe' e leali tra·lloro e al loroComune; e colla loro grossa vita e povertà feciono maggiori epiù virtudiose coseche non sono fatte a' tempi nostri conpiù morbidezza e con più ricchezza.




LXX - Come il Paglialoco imperadore de' Greci tolse Gostantinopoli a'Franceschi e a' Viniziani

Nel detto anno di Cristo MCCLVIIII la città diGostantinopolila quale fue conquistata per gli Franceschi e per gliVinizianicome adietro facemmo menzioneessendone imperadoreBaldovino nato della casa di FiandraPaglialoco imperadore de' Grecicolla forza de' Genovesii quali con loro galee e navilio l'ataroper dispetto de' Viniziani loro nemicifue presae cacciatine iFranceschie' Vinizianie tutti i Latini; e mai poi non n'ebbonosignoria. E a' Genovesi donò il Paglialoco molto tesoroediede per loro stanza la terra che·ssi chiama Perala quale èpresso di Gostantinopoli in sul corno del golfonon fidandosich'eglino né altri Latini avessono fortezza in Gostantinopoli.




LXXI - D'una grandissima battaglia che fu tra gli re d'Ungaria equello di Buem

Nell'anno MCCLXessendo grande discordia tra 'l re d'Ungaria equello di Buem per certe terre infra·lloro confiniil red'Ungaria entròe nel reame di Buem con più di LXXXmuomini a cavalloche Ungherie Cumanie Bracchie Alanilamaggiore parte pagani. Lo re di Buem si fece loro incontro con piùdi Cm uomini a cavallo; ma nota che tutti vanno a cavallo in su ognironzinoferrato o isferratosi nominano per cavalieri; ma infraquesti n'ebbe bene VIIm a grandi cavagli coverti di maglia di ferro.E cominciata la grande battaglia a' confini de' detti reamiper lamoltitudine e discorso de' cavagli si levò sì grandepolvereche di mezzodì si fece sì oscura l'ariachel'uno non conoscie l'altro. Alla fine essendo il re d'Ungariaduramente feditogli Ungari si misono in fuggae al trapasso d'unariviera più di XIIIIm si dice che n'anegaro. E dopo la dettasconfitta il re di Buem entrato in Ungariaper solenni ambasciadoridagli Ungari fu richesto di paceil quale raunate le terre ond'erail contastosi fermòe con matrimonio tra·lloro.




LXXII - Come il grande tiranno Azzolino di Romano fu sconfitto da'Chermonesi; e morì in pregione

Nel detto anno MCCLX Azzolino di Romanocioè d'unocastello di trivigianadal marchese Palavigino e da' Chermonesi nelcontado di Milanopresso al ponte di Casciano in sul fiume d'Addaavendo con seco più di MD cavalierie andava per torre lacittà di Milanofue sconfittoe feditoe preso; delle qualifedite in pregione morìonel castello di Solcino nobilementefue soppellito. Elli trovava per sua profezia ch'egli dovea morire inuno castello del contado di Padova ch'avea nome Bascianoe in quellonon entrava; e quando si sentì feditodomandò come sichiamava il luogo; fugli detto Casciano; allora disse: "CascianoBasciano tutto è uno"; e giudicossi morto. QuestoAzzolino fue il più crudele e ridottato tiranno che mai fossetra' Cristianie signoreggiò per sua forza e tiranniaessendo di sua nazione della casa di Romano gentile uomograndetempo tutta la Marca di Trivigie la città di Padovae granparte di Lombardia; e' cittadini di Padova molta gran parte consumòe acceconne pur de' migliori e de' più nobili in grandequantitàe togliendo le loro possesionie mandandoglimendicando per lo mondoe molti altri per diversi martìri etormenti fece moriree a una ora XIm Padovani fece arderee per lainnocenzia del loro sangueper miracolomai poi in quello nonnacque erba niuna. E sotto l'ombra d'una rudda e scellerata giustiziafece molti malie fue uno grande fragello al suo tempo nella MarcaTrevigiana e in Lombardiaper pulire il peccato de la loroingratitudine. A la finecome piacque a Diovilmente da menpossente gente della sua fue sconfitto e mortoe tutta la sua gentesi spersee la sua signoria venne meno e suo legnaggio.




LXXIII - Come furono eletti re di Romani il re di Castello e Ricciardoconte di Cornovaglia

Nel detto annoessendo d'assai tempo prima per gli elettori dello'mperio eletti per discordia due imperadoril'una parte (ciòfurono tre de' lettori) elessono il re Alfonso di Spagnae l'altraparte degli elettori elessono Ricciardo conte di Cornovaglia efratello del re d'Inghilterra; e perché il reame di Boemia erain discordiae due se ne faceano reciascuno diede la sua boce a lasua parte. E per molti anni era stata la discordia de' due elettimala Chiesa di Roma più favoreggiava Alfonso di Spagnaacciòch'egli colle sue forze venisse ad abattere la superbia e signoria diManfredi; per la qual cagione i Guelfi di Firenze gli mandaronoambasciadori per somuoverlo del passarepromettendogli grande aiutoacciò che favorasse parte guelfa. E l'ambasciadore fue serBrunetto Latiniuomo di grande senno e autoritade; ma innanzi chefosse fornita l'ambasciatai Fiorentini furono sconfitti a MonteApertie lo re Manfredi prese grande vigore e stato in tutta Italiae 'l podere della parte della Chiesa n'abassò assaiper laqual cosa Alfonso di Spagna lasciò la 'mpresa dello 'mperioeRicciardo d'Inghilterra no·lla seguìo.




LXXIV - Come gli usciti ghibellini di Firenze mandaro in Puglia al reManfredi per soccorso

In questi tempi i Ghibellini scacciati di Firenze (ed erano nellacittà di Sienae da' Sanesi erano male aiutati contra iFiorentiniimperciò che non aveano podere contra la loropotenzia) sì ordinarono tra·lloro di mandare loroambasciadori in Puglia al re Manfredi per soccorso. I quali andatipure de' migliori e più caporali di loropiù temposeguendoManfredi no·lli spacciavané udiva la lororichestaper molte bisogne ch'avea a·ffare. A la finevolendosi partiree prendendo commiato da·llui molto malecontentiManfredi promise loro di dare cento cavalieri tedeschi perloro aiuto. I detti ambasciadori turbatisi della prima profertaetraendosi a consiglio di fare loro rispostaquasi per rifiutare sìpovero aiutovergognandosi di tornare a Sienach'aveano speranzache desse loro aiuto di più di VIc cavalierimesser Farinatadegli Uberti disse: "Non vi sconfortatee non rifiutiamo niunosuo aiutoe sia piccolo quanto si vuole; facciamo che di graziamandi co·lloro la sua insegnache venuti a Sienanoi lametteremo in tale luogoche converrà ch'egli ce ne mandianche"; e così avenne. E preso il savio consiglio delcavaliereaccettaro la profetta di Manfredigraziosamentepregandolo che al capitano di loro desse la sua insegna; e cosìfece. E tornati in Siena con sì piccolo aiutogrande schernane fu fatta da' Sanesie grande isbigottimento n'ebbono gli uscitidi Firenzeattendendo troppo maggiore aiuto e sussidio da Manfredi.




LXXV - Come il Comune e popolo di Firenze feciono una grande osteinfino a le porte di Siena col carroccio

Avenne che gli anni di Cristo MCCLXdel mese di maggioil popoloe Comune di Firenze feciono oste generale sopra la città diSienae menarvi il carroccio. E nota che 'l carroccio che menava ilComune e popolo di Firenze era uno carro in su quattro ruote tuttodipinto vermiglioe aveavi su commesse due grandi antenne vermigliein su le quali stava e ventilava il grande stendale dell'arme delComunech'era dimezzato bianco e vermiglioe ancora oggi si mostrain San Giovanni; e tiravalo uno grande paio di buoi coverti di pannovermiglioche solamente erano diputati a·cciòe eranodello spedale di Pintie 'l guidatore era franco in Comune. Questocarroccio usavano i nostri antichi per trionfo e dignità; equando s'andava in ostee' conti vicini e' cavalieri il traevanodell'opera di San Giovannie conduciello in su la piazza di MercatoNuovoe posato per me' uno termine che ancora v'è d'unapietra intagliata a carrocciosì·ll'acomandavano alpopolo. E' popolani il guidavano nell'ostie a quello erano diputatiin guardia i migliori e più forti e virtudiosi popolani a pièdella cittade; e a quello s'amassava tutta la forza del popolo. Equando l'oste era banditauno mese dinanzi dove dovesse andaresiponea una campana in su l'arco di porte Sante Mariech'era in sulcapo di Mercato Nuovo; e quella al continuo era sonata di dìee di nottee per grandigia di dare campo al nimico ov'era bandital'osteche s'apparecchiasse. E chi la chiamava Martinellae chi lacampana degli asini. E quando l'oste de' Fiorentini andavasisponeva dell'arcoe poneasi in su uno castello di legname in su unocarroe al suono di quella si guidava l'oste. Di queste due pompedel carroccio e della campana si reggea la signorevole superbia delpopolo vecchio e de' nostri antichi nell'osti. Lasceremo di ciòe torneremo come i Fiorentini feciono sopra i Sanesiche presono ilcastello di Vicoe quello di Mezanoe Casciolech'erano de'Sanesie puosonsi a oste a Siena presso a l'antiporta al munisterodi Santa Petronellae fecionvi fare ivi pressoin su uno poggettorilevato che si vedea dalla cittadeuna torreove teneano lacampana; e a dispetto de' Sanesie a ricordanza di vittoriaripienadi terravi piantarono suso uno ulivoil quale infino a' nostri dìancora v'era. Avenne in quello assedio che gli usciti di Firenze unogiorno diedono mangiare a' Tedeschi di Manfredie fattigli beneavinazzare e innebbriarea romore caldamente gli feciono armare emontare a cavallo per fargli assalire l'oste de' Fiorentinipromettendo loro grandi doni e paga doppia; e ciò fu fattocautamente per gli saviseguendo il consiglio di Farinata degliUberti preso infino in Puglia. I Tedeschi forsennati e caldi di vinouscirono fuori di Sienae vigorosamente assaliro il campo de'Fiorentinie perch'erano improvisi e con poca guardiaavendo laforza de' nemici per nientecon tutto che' Tedeschi fossono pocagentein quello assalto feciono all'oste grande danno; e molti delpopolo e della cavalleria in quello sùbito assalto fecionomala vista fuggendoper tema che gli assalitori non fossono maggioregente. Ma alla fine ravveggendosipresono l'arme e la difenza contrai Tedeschi; e di quanti n'uscirono di Siena non ne scampòniuno vivoche tutti furono morti e abbattutie la 'nsegna diManfredi presa e strascinata per lo campoe recata in Firenze; e ciòfattopoco appresso si tornò l'oste de' Fiorentini inFirenze.




LXXVI - Come i Sanesi e gli usciti ghibellini di Firenze ebbono dal reManfredi i·lloro aiuto il conte Giordano con VIIIc Tedeschi

I Sanesi e gli usciti di Firenze veggendo la mala pruova che'Fiorentini aveano fatta per l'asalto di sì pochi cavalieritedeschiavisaro che avendone maggior quantitàsarebbonovincitori de la guerra. Incontanente si providono di monetaeaccattaro da la compagnia de' Salimbenich'allora erano mercatantiXXm fiorini d'oroe puosono loro pegno la rocca a Tentennanae piùaltre castella del Comunee rimandarono loro ambasciadori in Pugliaco la detta moneta al re Manfredi dicendo come la sua poca gente diTedeschi per loro grande vigore e valentia s'erano messi ad assaliretutta l'oste de' Fiorentinie gran parte di quella messa in fuggama se più fossono statiaveano la vittoria; ma per la pocagente ch'eranotutti erano rimasi morti al campoe la sua insegnastrascinata e vergognata per lo campoe in Firenze e intorno. A·cciòdissono quelle ragioni che seppono meglio per ismuovere Manfrediilquale intesa la novella fu crucciatoe co la moneta de' Sanesichepagaro la metade per tre mesie a suo soldomandò in Toscanail conte Giordano suo maliscalco con VIIIc cavalieri tedeschi codetti ambasciadorii quali giunsono in Siena a l'uscita di lugliogli anni di Cristo MCCLX; e da' Sanesi furono ricevuti a gran festae eglino e tutti i Ghibellini di Toscana ne presono grande vigore ebaldanza. E giunti in Sienaincontanente i Sanesi bandirono ostesopra il castello di Monte Alcinoil quale era accomandato delComune di Firenzee mandaro per aiuto a' Pisani e a tutti iGhibellini di Toscanasì che co' cavalieri di Sienae cogliusciti di Firenzee co' Tedeschie loro amistadesi trovarono conXVIIIc di cavalieri in Sienache la maggiore parte erano Tedeschi.




LXXVII - Come gli usciti ghibellini di Firenze ordinaro d'ingannare efare tradire il Comune e popolo di Firenze

Li usciti di Firenzeper cui trattato e opera il re Manfredi aveamandato il conte Giordano con VIIIc cavalieri tedeschisi pensaronoch'elli aveano fatto nientese non attraessono i Fiorentini fuori acampoimperciò che' sopradetti Tedeschi nonn-erano pagati perpiù di tre mesie già n'era passato più d'uno emezzo colla loro venuta; né moneta nonn-aveano da piùconducergliné attendeano da Manfredi; e passando il tempo diloro soldosanza fare alcuna cosa si tornavano in Pugliacon grandepericolo di loro stato. Ragionaro che ciò non si potea forniresanza maestria e inganno di guerrala quale industria fu commessa inmesser Farinata degli Uberti e messer Gherardo Ciccia de' Lamberti.Costoro sottilemente ordinarono due savi frati minori loro messaggial popolo di Firenzee innanzi gli acozzaro con VIIII de' piùpossenti di Sienai quali infintamente feciono veduta a' detti fraticome spiacea loro la signoria di messer Provenzano Salvanich'era ilmaggiore del popolo di Sienae che volentieri darebbono la terra a'Fiorentiniavendo Xm fiorini d'oroe che venissono con grande ostesotto cagione di fornire Monte Alcinoe andassono infino in sulfiume d'Arbia; e allora co la forza di loro e di loro seguacidarebbono a' Fiorentini la porta di Santo Vitoch'è nella viad'Arezzo. I fratisotto questo inganno e tradimentovennero aFirenze con lettere e suggegli de' dettie feciono capo agli anzianidel popoloe profersono che recavano gran cose per onore del popoloe Comune di Firenze; ma la cosa era sì sagretache si voleasotto saramento manifestare a pochi. Allora gli anziani elessono diloro lo Spedito di porte San Pierouomo di grande opera e ardireedera de' principali guidatori del popoloe co·llui messerGianni Calcagni di Vacchereccia; e fatto il saramento in su l'altarei frati discopersono il detto trattatoe mostrarono le dettelettere. I detti due anzianiche gli portava più volontàche fermezzadiedono fede al trattatoe incontanente si trovaro idetti Xm fiorini d'oroe si misono in dipositoe raunaronoconsiglio di grandi e di popoloe misono innanzi che di nicessitàbisognava di fare oste a Siena per fornire Monte Alcinomaggiore chenonn-era stata quella di maggio passato a Santa Petornella. I nobilide le gran case guelfe di Firenzee 'l conte Guido Guerra ch'eraco·lloronon sappiendo il falso trattatoe sapeano piùdi guerra che' popolaniconoscendo la nuova masnada de' Tedeschich'era venuta in Sienae la mala vista che fece il popolo a SantaPetornella quando i cento Tedeschi gli asalironon parea loro la'mpresa sanza grande pericolo. E ancora sentendo i cittadini variatid'animie male disposti a fare più osterendero savioconsiglioche per lo migliore l'oste non procedesse al presente perle ragioni di su dettee ancora mostrando come per poco costo sipotea fornire Monte Alcinoe prendeallo a fornire gli Orbitanieassegnando come i detti Tedeschi non aveano paga per più ditre mesie già aveano servito mezzo il tempoe lasciandoglistentare sanza fare ostetosto sarebbono straccati e tornerebbonsiin Pugliae' Sanesi e gli usciti di Firenze rimarrebbono in peggiorestato che di prima. E 'l dicitore fu per tutti messer TegghiaioAldobrandi degli Adimaricavaliere savio e prode e di grandeautoritade; e di largo consigliava il migliore. Il sopradetto Speditoanzianouomo molto prosuntuosocompiuto il suo consigliovillanamente il ripresedicendo si cercasse le braches'avevapaura. E messer Tegghiaio gli rispuose ch'al bisogno non ardirebbe diseguirlo nella battaglia colà ov'egli si metterebbe. E finitele dette parolepoi si levò messere Cece de' Gherardini perdire il simigliante ch'avea detto messer Tegghiaio: gli anziani glicomandaro che non dicessee era pena libbre Cchi aringasse contrail comandamento degli anziani. Il cavaliere le volle pagare percontradire la detta andata: non vollono gli anzianianziraddoppiarono la pena; ancora volle pagaree così infinolibbre CCC; e quando ancora volle dire e pagarefu comandamento penala testa; e così rimase. Ma per lo popolo superbo e traccuratosi vinse il peggioreche la detta oste presentemente e sanza indugioprocedesse.




LXXVIII - Come i Fiorentini feciono oste per fornire Monte Alcinoefurono sconfitti dal conte Giordano e da' Sanesi a Monte Aperti

Preso il mal consiglio per lo popolo di Firenze che l'oste sifacesserichiesono loro amistadi d'aiutoi qualii Lucchesivennero per comune popolo e cavalierie' Bolognesie' Pistolesie'Pratesie' Volterranie' Saminiatesie San Gimignanoe Colle diValdelsa ch'erano in taglia col Comune e popolo di Firenze; e inFirenze aveva VIIIc cavallate de' cittadinie più di Vcsoldati. E raunata la detta gente in Firenzesi partì l'osteall'uscita d'agostoe menarono per pompa e grandigia il carroccioeuna campana che si chiamava Martinella in su uno carro con unocastello di legname a ruotee andarvi quasi tutto il popolo colleinsegne delle compagniee non rimase casa né famiglia diFirenzeche non v'andasse pedone a piè o a cavalloil menouno per casae di tali duee piùsecondo ch'erano potenti.E quando si trovaro in sul contado di Siena al luogo ordinato in sulfiume d'Arbianel luogo detto Monte Aperticon Perugini e Orbitaniche là s'aggiunsono co' Fiorentinisi ritrovaro più diIIIm cavalieri e più di XXXm pedoni. In questo apparecchiodell'oste de' Fiorentinii sopradetti maestri del trattato ch'eranoin Sienaacciò che pienamente venisse fornitoanchemandarono a Firenze altri frati a trattare tradimento con certigrandi e popolani ghibellini ch'erano rimasi in Firenzee doveanovenire per comune nell'osteche come fossono assembiatisidovessono da più parti fuggire delle schieree tornare dallaloro parteper isbigottire l'oste de' Fiorentiniparendo a·lloroavere poca gente a comparazione de' Fiorentini; e così fufatto. Avenne cheessendo la detta oste in su i colli di MonteApertie' savi anziani guidatori dell'oste e del trattato attendeanoche per gli traditori d'entro fosse loro data la porta promessa. Unogrande popolare di Firenze di porte San Pieroch'era Ghibellinoeavea nome il Razzanteavendo alcuna cosa spirato dell'attenderedell'oste de' Fiorentinicon volontà de' Ghibellini del campoch'erano al tradimentogli fu commesso ch'entrasse in Sienaond'egli si fuggì a cavallo del campo per fare assapere agliusciti di Firenze come si dovea tradire la città di Sienaecome i Fiorentini erano bene in concioe con molta potenza dicavalieri e di popoloe per dire a que' d'entro che non s'avisassonoa battaglia. E giunto in Sienae scoperte queste cose a' dettimesser Farinata e messer Gherardo trattatorisì gli dissono:"Tu ci ucciderestise tu ispandessi queste novelle per Sienaimperciò che ogni uomo faresti impaurirema vogliamo chedichi il contrario; imperciò che se ora ch'avemo questiTedeschi non si combattenoi siamo mortie mai non ritorneremo inFirenze; e per noi farebbe meglio la morte e d'essere isconfittich'andare più tapinando per lo mondo"; e facea per lorodi mettersi a la fortuna della battaglia. Il Razzante assettato da'dettiintese e promise di così dire; e con una ghirlanda incapoco' detti a cavallomostrando grande allegrezzavenne alparlamento al palagio ov'era tutto il popolo di Sienae' Tedeschiel'altre amistadi; e in quello con lieta faccia disse le novellelarghe da parte de' Ghibellini e traditori del campoe come l'ostesi reggea malee erano male guidatie peggio in concordiae cheassalendogli francamentedi certo erano sconfitti. E fatto il falsorapporto per Razzantea grido di popolo si mossono tutti ad armedicendo: "Battagliabattaglia!". I Tedeschi vollonopromessa di paga doppiae così fue fatto; e loro schieramisono innanzi all'asalto per la detta porta di San Vitoche dove'a' Fiorentini essere data; e gli altri cavalieri e popolo usciroappresso. Quando quegli dell'oste ch'attendeano che fosse loro datala porta vidono uscire i Tedeschi e l'altra cavalleria e popolo fuoridi Siena inverso loro con vista di combatteresì·ssimaravigliarono forte e non sanza isbigottimento grandeveggendo ilsùbito avenimento e assalto non proveduto; e maggiormente glifece isbigottire che più Ghibellini ch'erano nel campo acavallo e a pièveggendo appressare le schiere de' nemicicom'era ordinato il tradimentosi fuggirono da l'altra parte; e ciòfurono di que' della Pressae degli Abatie più altri. Eperò non lasciarono i Fiorentini e l'altra loro amistade difare loro schieree attendere la battaglia. E come la schiera de'Tedeschi rovinosamente percosse la schiera de' cavalieri de'Fiorentini ov'era la 'nsegna della cavalleria del Comunela qualeportava messer Jacopo del Naca della casa de' Pazzi di Firenzeuomodi grande valoreil traditore di messer Bocca degli Abatich'era insua schiera e presso di luicolla spada fedì il detto messerJacopo e tagliogli la mano co la quale tenea la detta insegnae ivifu morto di presente. E ciò fattola cavalleria e popoloveggendo abattuta la 'nsegnae così traditi da·lloroe da' Tedeschi sì forte assalitiin poco d'ora si misonoinn-isconfitta. Ma perché la cavalleria di Firenze primas'avidono del tradimentonon ne rimasono che XXXVI uomini di nome dicavallate tra morti e presi. Ma la grande mortalità e presurafue del popolo di Firenze a pièe di Lucchesie Orbitaniperò che si rinchiusono nel castello di Monte Apertie tuttifurono presi; ma più di MMD ne rimasono al campo mortie piùdi MD presi pur de' migliori del popolo di Firenze di ciascuna casae di Luccae degli altri amici che furono a la detta battaglia. Ecosì s'adonò la rabbia dell'ingrato e superbio popolodi Firenze; e ciò fu uno martedìa dì IIII disettembregli anni di Cristo MCCLX; e rimasevi il carroccioe lacampana detta Martinellacon innumerabile preda d'arnesi diFiorentini e di loro amistade. E allora fu rotto e annullato ilpopolo vecchio di Firenzech'era durato in tante vittorie e grandesignoria e stato per X anni.




LXXIX - Come i Guelfi di Firenze dopo la detta sconfitta si partironodi Firenzee andarsene a Lucca

Venuta in Firenze la novella della dolorosa sconfittae tornandoi miseri fuggiti di quellasi levò il pianto d'uomini e difemmine in Firenze sì grandech'andava infino a cielo;imperciò che non avea casa niuna in Firenzepiccola o grandeche non vi rimanesse uomo morto o preso; e di Lucca e del contado vene rimasono gran quantitàe degli Orbitani. Per la qual cosai caporali de' Guelfinobili e popolarich'erano tornati dallasconfittae quegli ch'erano in Firenzeisbigottiti e impauritietemendo degli usciti che venieno da Siena colle masnade tedesche; e'Ghibellini ribelli e confinati ch'erano fuori della cittadecominciarono a tornare nella terra; per la qual cosa i Guelfisanz'altro commiato o cacciamentocolle loro famiglie piagnendouscirono di Firenzee andarsene a Luccagiuovedì a dìXIII di settembregli anni di Cristo MCCLX. Queste furono leprincipali case guelfe ch'uscirono di Firenze: del sesto d'Oltrarnoi Rossie' Nerlie parte de' Mannellii Bardie' Mozzie'Frescobaldi; gli popolani del detto sesto case notabiliCanigianiMaglie MachiavelliBelfredellie OrcioliniAglioniRinucciBarbadorie Battimammie Soderinie Maldurie Amirati. Di SanPiero Scheraggioi nobili: GherardiniLucardesiCavalcantiBagnesiPulciGuidalottiMalispiniForaboschiManieriquelli daQuonaSacchettiCompiobbesi; i popolani: MagalottiManciniBucellie quelli della Vitella. Del sesto di Borgoi nobili: iBondelmontiScaliSpiniGianfigliazziGiandonatiBostichiAltovitii CiampaliBaldovinetti e altri. Del sesto di SanBrancazioi nobili: TornaquinciVecchiettie' Pigli parte di loroMinerbettiBecchenugie Bordoni e altri. Di porte del Duomo: iTosinghiArrigucciAgliSiziiMarignollie ser Brunetto Latinie' suoie più altri. Di porte San Piero: AdimariPazziVisdominie parte de' Donati; dal lato delli Scolari rimasono que'della Bellai Carrii Ghibertii Guidalotti di Ballai Mazzocchigli UccelliniBoccatonde; e oltre a questi molti confinati grandi epopolani per ciascuno sesto. E della partita molto furono dariprendere i Guelfiimperciò che·lla città diFirenze era molto forte di mura e di fossi pieni d'acquae dapoterla bene difendere e tenere; ma il giudicio di Dio per punire lepeccata conviene che faccia suo corso sanza riparo; e a cui Idiovuole male gli toglie il senno e l'accorgimento. E partiti i Guelfiil giuovidìla domenica vegnente a dì XVI disettembregli usciti di Firenze ch'erano stati a la battaglia aMonte Aperticol conte Giordano e colle sue masnade de' Tedeschiecogli altri soldati de' Ghibellini di Toscanaarricchiti delle predede' Fiorentini e degli altri Guelfi di Toscanaentrarono nella cittàdi Firenze sanza contasto neuno. E incontanente feciono podestàdi Firenze per lo re Manfredi Guido Novello de' conti Guidi dal dìa calen di gennaio vegnente a due anni; e tenea ragione nel palagiovecchio del popolo da San Pulinaried era la scala di fuori. E pocotempo appresso fece fare la porta Ghibellinae aprire quella via difuoriacciò che per quella via che risponde al palagiopotesse avere entrata e uscita al bisognoper mettere in Firenze isuoi fedeli di Casentino a guardia di lui e della terra; e perchési fece al tempo de' Ghibellinila porta e la via ebbe sopranomeGhibellina. Questo conte Guido fece giurare tutti i cittadini cherimasono in Firenze la fedeltà del re Manfredie per pattipromessi a' Sanesi fece disfare cinque castella del contado diFirenze ch'erano alle loro frontiere; e rimase in Firenze percapitano di guerrae vicario generale per lo re Manfrediil dettoconte Giordano colle masnade de' tedeschi al soldo de' Fiorentiniiquali molto perseguitarono i Guelfi in più parti in Toscanacome innanzi faremo menzione; e tolsono tutti i loro beniedisfeciono molti palagi e torri de' Guelfie misono in comune i lorobeni. Il detto conte Giordano fu gentile uomo di Piemonte inLombardiae parente della madre del re Manfredi; e per la suaprodezzae perch'era molto fedele di Manfredie di vita e dicostumi così mondano com'egliil fece conte e li dièterra in Pugliae di piccolo stato il mise in grande signoria.




LXXX - Come la novella della sconfitta de' Fiorentini fu in corte dipapae la profezia che ne disse il cardinale Bianco

Come in corte di Roma venne la novella della sopradetta sconfittail papa e' cardinalich'amavano lo stato di santa Chiesan'ebbonogrande dolore e compassionesì per gli Fiorentinie sìperché di ciò montava lo stato e podere di Manfredinimico della Chiesa; ma il cardinale Attaviano degli Ubaldini ch'eraGhibellino ne fece gran festa; onde ciò veggendo il cardinaleBiancoil qual era grande astrolago e maestro di nigromanziadisse:"Se 'l cardinale Attaviano sapesse il futuro di questa guerrade' Fiorentinie' non farebbe questa allegrezza". Il collegiode' cardinali il pregaro che dovesse dichiarire più in aperto.Il cardinale Bianco non volea direperché parlare del futurogli pareva inlicito a la sua dignitàma i cardinali pregaronotanto il papa che gliele comandasse sotto ubbidienza ch'egli ildicesse. Avuto il detto comandamentodisse in brieve sermone: "Ivinti vittoriosamente vincerannoe in etterno non saranno vinti".Ciò s'interpetrò che' Guelfi vinti e cacciati diFirenze vittoriosamente tornerebbono innistatoe mai in etterno nonperderebbono loro stato e signoria di Firenze.




LXXXI - Come i Ghibellini di Toscana ordinarono di disfare la cittàdi Firenzee come messer Farinata degli Uberti la difese

Per lo simile modo ch'uscirono i Guelfi di Firenzecosìfeciono quegli di Pratoe di Pistoiae di Volterrae diSamminiatoe di San Gimignanoe di più altre terre ecastella di Toscanale quali tornarono tutte a parte ghibellinasenon fu la città di Luccala quale si tenne a parte guelfa unotempoe fu rifuggio de' Guelfi di Firenzee degli altri usciti diToscana. I quali Guelfi di Firenze feciono loro istanza in Lucca inborgo intorno a San Friano; e la loggia dinanzi a San Friano fecionoi Fiorentini. E ritrovandosi i Fiorentini in quello luogomesserTegghiaio Aldobrandi veggendo lo Spedito che nel consiglio gli aveadetta villaniae che si cercasse le braches'alzò e trasseside' caviglioni V fiorini d'oro ch'aveae mostrogli allo Spedito chedi Firenze era uscito assai povero; disse per rimproccio: "Vedicom'io ho conce le brache? A questo hai tu condotto te e me e glialtri per la tua audacia e superbia signoria". Lo Speditorispuose: "E voi perché·cci credavate?".Avemo di queste piccole e vili parole fatta menzione per assempro cheniuno cittadinoe massimamente i popolani o di piccolo affarequando ha signoria non dee essere troppo ardito o prosuntuoso. Inquesto tempo i Pisanie' Sanesie gli Aretini col detto conteGiordano e cogli altri caporali ghibellini di Toscana ordinaro difare parlamento a Empoliper riformare lo stato di parte ghibellinain Toscanae fare taglia; e così feciono. E però cheal conte Giordano convenia tornare in Puglia al re Manfredipermandato del detto Manfredi fue ordinato suo vicario generale ecapitano di guerra in Toscana il conte Guido Novello de' conti Guididi Casentino e di Modiglianail quale per parte disertò ilconte Simone suo fratelloe 'l conte Guido Guerra suo consortoetutti quegli del suo lato che teneano parte guelfa; e disposto era altutto di cacciarne chi Guelfo fosse di Toscana. E nel dettoparlamento tutte le città vicinee' conti Guidie' contiAlbertie que' da Santa Fioree gli Ubaldinie tutti i baronid'intorno propuosono e furono in concordiaper lo migliore di parteghibellinadi disfare al tutto la città di Firenzee direcarla a borgoraacciò che mai di suo stato non fosserinnomofamané podere. A la quale proposta si levò econtradisse il valente e savio cavaliere messer Farinata degliUbertie nella sua diceria propuose gli antichi due grossi proverbiche dicono: "Com'asino sapecosì minuzza rape" e"Vassi capra zoppase 'l lupo no·lla 'ntoppa"; equesti due proverbi rinestò in unodicendo. "Com'asinosapesì va capra zoppa; così minuzza rapese 'l lupono·lla 'ntoppa"; recando poi con savie parole assempro ecomparazioni sopra il grosso proverbiocom'era follia di ciòparlaree come gran pericolo e danno ne potea avenire; e s'altrich'egli non fossementre ch'egli avesse vita in corpocolla spadain mano la difenderebbe. Veggendo ciò il conte Giordanoel'uomoe della autoritade ch'era messer Farinatae il suo granseguitoe come parte ghibellina se ne potea partire e averediscordiasì·ssi rimasee intesono ad altro; sicchéper uno buono uomo cittadino scampò la nostra città diFirenze da tanta furiadistruggimentoruina. Ma poi il detto popolodi Firenze ne fu ingratomale conoscente contra il detto messerFarinatae sua progenia e lignaggiocome innanzi faremo menzione;ma per la sconoscenza dello ingrato popolonondimeno è dacommendare e da·ffare notabile memoria del virtudioso e buonocittadinoche fece a guisa del buono antico Cammillo di Romacomeracconta Valerioe Tito Livio.




LXXXII - Come il conte Guido vicario colla taglia de' Ghibellini di'Toscana andarono sopra Luccae ebbono Santa Maria a Montee piùcastella

Negli anni di Cristo MCCLXI il conte Guido Novello vicario per lore Manfredi in Firenzeco la taglia di parte ghibellina di Toscanafeciono oste sopra il contado di Lucca del mese di settembreefurono IIIm cavalieri tra Toscani e Tedeschie popolo grandissimo. Eebbono Castello Francoe Santa Crocee puosono assedio a SantaMaria a Montee a quello stettono per tre mesi; e poi per difalta divittuaglia s'arendero a pattisalvi avere e persone. E poi ebbonoMontecalvie 'l Pozzo; e poi tornarono all'asedio di Fucecchiochev'erano dentro il fiore di tutti gli usciti guelfi di Toscanae aquello stettono all'assediogittandovi più dificie conmolti ingegni e assaltiper XXX dì. A la fine per la buonagente che dentro v'erae bene guernitoma maggiormente per grandeacquazzone (che 'l terreno d'intornoch'è forteper la piovamale si può osteggiare)convenne si partisse l'ostee nolpoterono avere; e sì vi fu intorno all'assedio le masnade de'Tedeschi ch'erano a la taglia de' Ghibellini di Toscanach'erano Mcavalierionde Guido Novello era vicario generale per lo reManfredie tutta la forza de' Ghibellini di Firenzee di Pisae diSienae d'Arezzoe di Pistoiae di Pratoe dell'altre cittàe castella di Toscana; e compiuta la detta ostesi tornarono aFirenze.




LXXXIII - Come gli usciti guelfi di Firenze mandarono loro ambasciadoriin Alamagna per sommuovere Curradino contra Manfredi

In questi tempi veggendosi gli usciti guelfi di Firenzeedell'altre terre di Toscanaesser così perseguiti da la forzadi Manfredi e de' Ghibellini di Toscanae veggendo che nullo signoresi levava contra la forza di Manfredie eziandio la Chiesa aveapiccolo podere contra·lluisì·ssi pensarono dimandare loro ambasciadori nella Magna a sommuovere lo piccioloCurradino contro a Manfredi suo zioche falsamente gli tenea ilregno di Cicilia e di Pugliaprofferendogli grande aiuto e favore. Ecosì fu fattoché de' maggiori usciti di Firenzev'andarono per ambasciadori con quegli del Comune di Lucca; e per gliusciti guelfi di Firenze v'andò messer Bonaccorso Bellincionidegli Adimari e messer Simone Donati. E trovarono Curradino sìpiccolo garzoneche la madre in nulla guisa acconsentìo dilasciarlo partire da sécon tutto che di volere e d'animo eragrande contro a Manfredie avealo per nimico e ribello di Curradino.E tornando i detti ambasciadori d'Alamagnaper insegna e arra dellavenuta di Curradinosi feciono donare la sua mantellina foderata divaiola quale recata a Luccagrande festa ne fu fatta per gliGuelfie mostravasi in San Friano di Lucca com'una santuaria. Ma nonsapeano il futuro distino i Guelfi di Toscanacome il dettoCurradino dovea esser loro nemico.




LXXXIV - Come gli usciti guelfi di Firenze presono Signama poco latennono

L'anno appresso MCCLXII i Guelfi usciti di Firenze e gli altriusciti di Toscanaessendo l'oste e la taglia de' Ghibellini tornatitutti a·lloro terreper alcuno trattato ch'aveano in Firenzesubitamente partiti da Luccauna notte entrarono in Signa e presonola terrae quella intendeano afforzare; onde in Firenze ebbe granderomore e sombuglio. Il conte Guido incontanente mandò a Pisae a Sienae all'altre terre vicine per soccorso di gentieincontanente vennero con grande cavalleria. Gli usciti guelfisentendo loro venutanon s'ardirono di restare in Signama sipartirono e tornarono in Lucca; e ciò fu del mese di...




LXXXV - Come il conte Guido vicario colla taglia di Toscana e collaforza de' Pisani feciono oste sopra Luccaper la qual cosa iLucchesi s'accordaro a pacee cacciarono di Lucca gli usciti guelfi

La state appresso il detto vicario co' Fiorentinico' Pisaniel'altre amistà della taglia de' Ghibellini di Toscanaapetizione de' Pisanifeciono oste sopra le terre e castella de'Lucchesied ebbono Castiglionee sconfissonvi i Lucchesie gliusciti guelfi di Firenze; e messer Cece de' Bondelmonti vi fu presoe miselsi in groppa messer Farinata degli Uberti: chi dice periscamparlo. Messer Piero Asino degli Uberti gli diede d'una mazza diferro in testae in groppa del fratello l'uccise; onde furono assairipresi. E dopo la detta sconfitta il conte Guido co' Pisani e'Ghibellini di Firenze ebbono il castello di Nozanoe ponte alSerchioe Rotaia; e Serrezzano s'arrendé a·lloro. ILucchesi veggendosi così assalire e spogliare di lorocastellae per riavere i loro pregioniche ancora n'avea in Sienadella sconfitta di Monte Aperti grande quantitàe pur de'migliorie veggendo che degli usciti guelfi delle terre di Toscananon aveano altro che brigae impaccioe danno per la loro povertàsegretamente feciono trattato col vicario di Manfredi di cacciare gliusciti guelfi di Firenze e dell'altre terre di Toscanadi Luccaedi riavere i loro pregioni e le loro castellae di tenere allatagliae prendere vicariomantenendosi in unitade e in pacificostatosanza cacciare di Lucca parte alcuna. E così fu fatto efermo l'accordoe sì segretoche nullo uscito ne sentìnullache bene l'avrebbono sturbato. E subitamente fu a tutticomandato che sotto pena dell'avere e della persona che dovessonoisgombrare Lucca e 'l contado infra i tre dì; onde glisventurati Guelfi usciti di Firenze e dell'altre terre guelfe diToscanasanz'altro rimedio o misericordiaconvenne loro uscire diLucca e del contado colle loro famiglie; imperciò che dipresente furono in Lucca le masnade tedeschee fatto capitano per lovicario messer Gozello da Ghianzuolo; per la qual cosa molte gentilidonne mogli degli usciti di Firenze per niccessità in sul'alpe di San Pellegrinoche sono tra Lucca e Modonapartoriro lorofigliuolie con tanto esilio e miseria se n'andarono alla cittàdi Bologna; e ciò fu del mese di...gli anni di CristoMCCLXIII. Ben si dice per molti antichi che l'uscita de' Guelfi diFirenze di Lucca fu cagione di loro ricchezzaperciò chemolti Fiorentini usciti n'andarono oltremonti in Francia aguadagnareche prima non erano mai usationde poi molte ricchezzene reddiro in Firenze; e cadeci il proverbio che dice: "Bisognofa prod'uomo". E partiti i Guelfi di Luccanon rimase cittàné castello in Toscanapicciolo o grandeche non tornasse aparte ghibellina. In questi tempiessendo il conte Guido Novellosignore in Firenzetutta la camera del Comune votòetrassene tra più volte assai bellissime balestra e altriguernimenti da ostee mandonnegli a Poppi in Casentino suo castello.




LXXXVI - Come gli usciti guelfi di Firenze e gli altri usciti di Toscanacacciarono i Ghibellini di Modonae poi di Reggio

Venuti nella città di Bologna i miseri Guelfi cacciati diFirenze e di tutte le terre di Toscanache niuna se ne tenea a parteguelfapiù tempo stettono in Bologna con grande soffratta epovertàchi a soldo a pièe chi a cavalloe chisanza soldo. Avenne in quegli tempi che quegli della città diModonala parte guelfa co' Ghibellinivennono a disensione ebattaglia cittadinesca tra·llorocom'è usanza delleterre di Lombardia di raunarsi e di combattersi in su la piazza delComune: più dì stettono afrontati l'uno contra l'altrosanza soprastare l'una parte l'altra. Avenne che' Guelfi mandaronoper soccorso a Bolognae spezialmente agli usciti guelfi di Firenzei quali incontanentecome gente bisognosa e che per loro facieguerrasì v'andarono a piè e a cavallocome megliociascuno potéo. E giunti a Modonaper gli Guelfi fu data lorouna portae messi dentro; e incontanentevenuti in su la piazza diModonacome gente virtudiosae disposta ad arme e a guerrasimisono a la battaglia contro a' Ghibellinii quali poco sostenneroche furono sconfittie mortie cacciati della terrae rubate leloro casee beni; delle quali prede i detti usciti di Firenze guelfie dell'altra Toscana molto ingrassaroe si forniro di cavagli ed'armeche n'aveano grande bisogno; e ciò fu gli anni diCristo MCCLXIII. E stando in Modonapoco tempo appressoper similemodo come fece Modonasi cominciò battaglia nella cittàdi Reggio in Lombardia tra' Guelfi e' Ghibellini; e mandato per gliGuelfi di Reggio per soccorso agli usciti guelfi di Firenze ch'eranoin Modonaincontanente v'andaronoe feciono capitano di loromessere Forese degli Adimari. E entrati in Reggiofurono in su lapiazza a la battagliala quale molto duròimperciòche' Ghibellini di Reggio erano molto possentie intra gli altriv'avea uno chiamato il Caca da Reggioe ancora per ischerne del nomedi lui si fa menzione in motti. Questi era grande quasi com'unogigantee di maravigliosa forzae con una mazza di ferro in manonullo gli s'ardiva ad appressare che non abbattesse in terra o mortoo guastoe per lui era ritenuta quasi tutta la battaglia. Veggendociò i gentili uomini di Firenze uscitisi elessono tra·lloroXII de' più valorosie chiamaronsi gli XII paladinii qualicolle coltella in mano si strinsono adosso al detto valente uomoilquale dopo molto grande difesae molti de' nimici abattutisìfu aterrato e morto in su la piazza; e sì tosto come iGhibellini vidono atterrato il loro campionesi misono in fuga e insconfittae furono cacciati di Reggio. E se gli usciti guelfi diFirenze e dell'altre terre di Toscana arricchirono delle prede de'Ghibellini di Modonamaggiormente aricchirono di quelle de'Ghibellini di Reggio; e tutti s'incavallarosicché in pocotempostandosi in Reggio e in Modonafurono più di CCCC acavallo di buona gente d'arme bene montatie vennono a grandebisogno e sussidio di Carlo conte d'Angiò e di Proenzaquandopassò in Puglia contra Manfredicome innanzi faremo menzione.

Lasceremo alquanto de' fatti di Firenze e degli usciti guelfietorneremo alle novitadi che ne' detti tempi furono tra la Chiesa diRoma e Manfredi.




LXXXVII - Come Manfredi perseguitò papa Urbano e la Chiesa co'suoi Saracini di Nocerae come fu predicata la croce contro a·lloro

Per la sconfitta de' Fiorentini e degli altri Guelfi di Toscana aMonte Aperticome detto avemo adietrolo re Manfredi montòin grande signoria e statoe tutta la parte imperiale di Toscana edi Lombardia molto n'asaltò; e la Chiesa e' suoi divoti efedeli n'abassarono molto in tutte parti. Avenne che molto poco tempoappressonel detto anno MCCLXpapa Allessandro passò diquesta vita nella città di Viterboe vacò la Chiesasanza pastore V mesi per discordia de' cardinali. Poi elessono papaUrbano il IIIIdella città di Tresi di Campagna in Franciail quale fue di vile nazionesiccome figliuolo d'uno ciabattieremavalente uomo fue savio. Ma la sua elezione fu in questo modo: egliera in corte di Roma povero chericoe piativa una sua chiesa che gliera toltadi libbre XX di tornesi l'anno; i cardinali per lorodiscordia serrarono con chiavi ov'erano rinchiusie fecionotra·lloro dicreto segreto che 'l primo cherico che picchiassela porta fosse papa. Come piacque a·dDioquesto Urbano fu ilprimoe dove piativa la povera chiesa di libbre XX di tornesiebbel'universale Chiesacome dispuose Idioal modo della elezione delbeato Niccolaio. Perché fu miracolosa la elezionen'avemofatta menzione e memoria; il quale fu consecrato gli anni di CristoMCCLXI. Questi trovando la Chiesa in grande abassamento per la forzadi Manfrediil quale occupava quasi tutta Italiae l'oste de' suoiSaracini di Nocera avea messa nelle terre del Patrimonio di SanPierosì predicò croce contro a·lloroondemolta gente fedeli si crucciaroe andarono ad oste contra loro; perla qual cosa i detti Saracini si fuggirono in Puglia; ma perònon lasciava Manfredi di continuo fare perseguitare il papa e laChiesa a' suoi fedeli e masnade; e egli stava quando in Cicilia equando in Puglia a grande delizia e in grandi dilettiseguendo vitamondana e epicureaad ogni suo piaceretenendo piùconcubinevivendo lussuriosamentee non parea che curasse néDio né santi. Ma Idio giusto signoreil quale per graziaindugia il suo giudicio a' peccatori perché si riconoscanomaalla fine non perdona chi non ritorna a·lluitosto mandòla sua maladizione e ruina a Manfrediquando egli si credea esser inmaggiore stato e signoriacome innanzi faremo menzione.




LXXXVIII - Come la Chiesa di Roma elesse Carlo di Francia a esser re diCicilia e di Puglia

Essendo il detto papa Urbano e la Chiesa così abbassata perla potenzia di Manfredie li eletti due imperadori (ciò eraquello di Spagna e quello d'Inghilterra) nonn-aveano concordia népotenzia di passare in Italiae Curradino figliuolo del re Curradoa cui apartenea per retaggio il regno di Cicilia e di Pugliaera sìpiccolo garzoneche non potea ancora venire contro a Manfrediildetto papa per infestamento di molti fedeli della Chiesai quali perle forze di Manfredi erano cacciati di loro terree spezialmente pergli usciti guelfi di Firenze e di Toscana che al continuo eranoseguendo la cortecompiagnendosi a' piè del papail dettopapa Urbano fece uno grande concilio de' suoi cardinali e di moltiprelatie propuose come la Chiesa era soggiogata da Manfredie comesempre quegli di sua casa e lignaggio erano stati nimici epersecutori di santa Chiesanon essendo grati di molti benificiricevutichequando a·lloro paresseavea pensato di trarresanta Chiesa di servaggioe di recarla in suo stato e libera; e ciòpotea esserchiamando Carlo conte d'Angiò e di Proenzafigliuolo del re di Franciae fratello del buono re Luisil qualeera il più sofficiente prencipe di prodezza d'arme e d'ognivirtù che fosse al suo tempoe di sì possente casacome quella di Franciae che fosse campione di santa Chiesae re diCicilia e di Pugliaraquistandola dal re Manfrediil quale la teneaper forza inlicitamentee era scomunicato e dannatoe contro a lavolontà di santa Chiesae come suo ribello; e egli siconfidava tanto nella prodezza del detto Carlo e della baronia diFranciache 'l seguiterebbonoch'egli non dubitava ch'egli noncontastasse Manfredie gli togliesse la terra e il regno tutto inpoco tempoe mettesse la Chiesa in grande stato. Al quale consiglios'accordarono tutti i cardinali e prelatie così elessono ildetto Carlo a re di Cicilia e di Pugliaegli e' suoi discendentiinsino in quarta di sua generazione appresso a lui; e fermata laelezionegli mandarono il decreto; e ciò fu gli anni diCristo MCCLXIII.




LXXXIX - Come Carlo conte d'Angiò e di Proenza accettò laelezione fattagli di Puglia e di Cicilia per la Chiesa di Roma

Come la detta elezione fu portata in Francia al detto Carlo per locardinale Simone dal Torsosì n'ebbe consiglio col re Luis diFranciae col conte d'Artesee con quello di Lanzone suoi fratellie cogli altri grandi baroni di Franciae per tutti fu consigliatoch'al nome di Dio dovesse fare la detta impresa in servigio di santaChiesae per portare onore di corona e di reame. E lo re Luis diFrancia suo maggiore fratello gli proferse aiuto di gente e ditesoro; e simigliante gli profersono tutti i baroni di Francia. E ladonna suach'era figliuola minore del buono conte RamondoBerlinghieri di Proenzaper la quale ebbe in retaggio la dettacontea di Proenzacome sentì la elezione del conte Carlo suomaritoper esser reina si impegnò tutti i suoi gioeglierichiese tutti i baccellieri d'arme di Francia e di Proenzachefossono alla sua bandierae a farla reina. E ciò fecemaggiormente per uno dispetto e sdegnoche poco dinanzi le sue tremaggiori serocchieche tutte erano reinel'aveano fattodi farlasedere uno grado più bassa di loroonde con grande duolo sene richiamò a Carlo suo maritoil quale le rispuose: "Dattipacech'io ti farò tosto maggiore reina di loro"; per laqual cosa ella procacciò e ebbe la migliore baronia di Franciaal suo servigioe quegli che più adoperarono nella dettaimpresa. E così intese Carlo al suo apparecchiamento con ognisollecitudine e poderee rispuose al papa e a' cardinali per lodetto legato cardinalecome avea accettata la loro elezionechesanza guari d'indugio passerebbe in Italia con forte braccio e grandepotenzia alla difensione di santa Chiesa e contro a Manfredipercacciarlo della terra di Cicilia e di Puglia; della quale novella laChiesa e tutti suoi fedelie chiunque era di parte guelfasiconfortarono assai e presono grande vigore. Come Manfredi sentìla novellasi provide al riparo di gente e di monetae colla forzadella parte ghibellina di Lombardia e di Toscanach'erano in sualega e compagniaordinò taglia e guernimento di piùgente assai che prima nonn-aveanoe fecene venire della Magna persuo riparoacciò che 'l detto Carlo né sua gente diFrancia non potessono entrare in Italia né passare a Roma; econ moneta e con promesse si recò gran parte de' signori edelle città d'Italia sotto sua signoriae in Lombardia fecesuo vicario il marchese Palavigino di Piemonte suo parenteche moltoil somigliava di persona e di costumi. E simigliante feceapparecchiare grande guardia in mare di galee armate de' suoiCiciliani e Pugliesie de' Pisani ch'erano in lega con luie pocodottava la venuta del detto Carloil quale chiamavano per dispettoCarlotto. E imperciò che a Manfredi parea essere erasignore del mare e della terrae la sua parte ghibellina era al disopra e signoreggiava Toscana e Lombardiala sua venuta avea perniente.




XC - Incidenzaraccontando del buono conte Ramondo di Proenza

Poi che nel capitolo di sopra avemo contato della valente donnamoglie che fu del re Carlo e figliuola del buono conte RamondoBerlinghieri di Proenzaè ragione ch'alcuna cosa in brievediciamo del detto conteonde il re Carlo rimase reda. Il conteRamondo fu gentile signore di legnaggioe fu d'una progenia di que'della casa d'Araonae di quella del conte di Tolosa; per retaggio fusua la Proenza di qua dal Rodano. Signore fu savio e cortesee dinobile statoe virtuosoe al suo tempo fece onorate cosee in suacorte usarono tutti i gentili uomini di Proenzae di FranciaeCatalogna per la sua cortesia e nobile stato; e molte cobbole ecanzoni provenzali di gran sentenzie fece. Arrivò in sua corteuno romeo che tornava da Sa·Jacopoe udendo la bontàdel conte Ramondoristette in sua cortee fu sì savio evalorosoe venne tanto in grazia al conteche di tutto il fecemaestro e guidatore; il quale sempre in abito onesto e riligioso simantennee in poco tempo per sua industria e senno radoppiòla rendita di suo signore in tre doppimantenendo sempre grande eonorata corte. E avendo guerra col conte di Tolosa per confini diloro terre (e il conte di Tolosa ch'era il maggiore conte del mondoe sotto sé avea XIIII conti)per la cortesia del conteRamondoe per lo senno del buono romeoe per lo tesoro ch'egli gliavea raunatoebbe tanti baroni e cavalierich'egli venne al disopradella guerrae con onore. Quattro figliuole avea il conte e nullofigliuolo maschio. Per lo senno e procaccio del buono romeoprimagli maritò la maggiore al buono re Luis di Francia per monetadicendo al conte: "Lasciami faree non ti gravi il costochese tu mariti bene la primatutte l'altre per lo suo parentado lemariterai meglioe con meno costo". E così venne fattoche incontanente il re d'Inghilterra per esser cognato del re diFrancia tolse l'altra per poca moneta; appresso il fratello carnaleessendo eletto re de' Romanisimile tolse la terza; la quartarimanendo a maritaredisse il buono romeo: "Di questa voglioche abbi uno valente uomo per figliuoloche rimanga tua reda";e così fece. Trovando Carlo conte d'Angiòfratello delre Luis di Franciadisse: "A costui la da'ch'è peresser il migliore uomo del mondo"profetando di lui; e cosìfu fatto. Avenne poi per invidiala quale guasta ogni beneche'baroni di Proenza appuosono al buono romeo ch'egli avea male guidatoil tesoro del contee feciongli domandare conto; il valente romeodisse: "Conteio t'ho servito gran tempoe messo di picciolostato in grandee di ciò per lo falso consiglio di tue gentise' poco grato; io venni in tua corte povero romeoe onestamente deltuo sono vivuto: fammi dare il mio mulettoe 'l mio bordoneescarsellacom'io ci vennie quetoti ogni servigio". Il contenon volea si partisse; per nulla volle rimaneree com'era venutocosì se n'andòche mai non si seppe onde si fossenédove s'andasse: avisossi per molti che fosse santa anima la sua.

 

 




XCI - Come in quegli tempi apparve una grande stella comatae le suesignificazioni

Negli anni di Cristo MCCLXIIIIdel mese d'agostoapparve incielo una stella comata con grandi raggi e chioma dietrochelevandosi dall'oriente con grande luce infino ch'era al mezzo ilcieloinverso l'occidentela sua chioma risplendeae duròtre mesi: ciò fu infino del mese di novembre. E la dettastella comata significò diverse novitadi in più partidel secolo; e molti dissono ch'apertamente significò la venutadel re Carlo di Franciae la mutazione che seguì l'annoappresso del regno di Cicilia e di Pugliail quale si trasmutòper la sconfitta e morte del re Manfredi della signoria de' Tedeschia quella de' Franceschi; e simigliante molte mutazioni e traslazionidi partiper cagione di quella del Regnoavennero a piùcittà di Toscana e di Lombardiacome innanzi faremo menzione.E come s'apruovi che queste stelle comate significano mutazioni diregniper gli antichi autori in loro versisi mostra per Istaziopoetanel primo suo libro di Tebeove disse: "Bella quibuspopulis que mutat regni comete". E Lucano nel primo suo librodisse: "Sideris et terris mutante regna comete". Ma questaintra l'altre significazioni fu evidente e apertache come la dettastella apparvepapa Urbano amalò d'infermitàe lanotte che la detta cometa venne meno si passò il detto papa diquesta vita nella città di Perugiae là fu soppellito;della cui morte alquanto tardò la venuta di Carloe Manfredie' suoi seguaci furono molto allegriavisando che morto il dettopapa Urbano ch'era Francescos'impedisse la detta impresa di Carlo.E vacò la Chiesa sanza pastore V mesi; ma come piacque a·dDiofu fatto papa Clemente IIII della città di San Gilio inProenzail quale fu buono uomo e di santa vita per orazioniedigiunie limosinetutto che prima fosse suto laicoe avesse avutomoglie e figliuolicavaliere e grande avogado in ogni consiglio delre di Francia; ma morta la mogliesi fece chericoe fu vescovo dalPoie appresso arcivescovo di Nerbonae poi cardinale di Savinaeregnò presso di IIII annie molto fu favorevole alla venutadel detto Carloe rimise santa Chiesa in buono stato. Lasceremoalquanto del papa e dell'altre novità d'Italiaimperciòche tutte seguiro all'avento del detto Carlo e de' suoi successoriele novità che furono quasi per tutto il mondo.

 




LIBRO OTTAVO




I - Qui comincia il VIII libroil quale tratta dell'avenimento delre Carloe di molte mutazioni e novitadi che ne seguirono appresso

Carlo figliuolo secondo che fu di Luis Piacevole re di Franciaenipote del buono re Filippo il Bornio suo avoloonde facemmomenzione adietroe fratello del buono re Luis di Franciae diRuberto conte d'Artesee d'Infons conte di Pettieritutti e quattrofratellifurono nati della reina Biancia figliuola del re Alfons diSpagna. Il detto Carlo conte d'Angiò per retaggio del padreeconte di Proenza di qua dal Rodano per retaggio della mogliefigliuola del buono conte Ramondo Berlinghierisì come per lopapa e per la Chiesa fu eletto re di Cicilia e di Pugliasìs'apparecchiò di cavalieri e di baroni per fornire sua impresae passare in Italiacome innarrammo dinanzi. Ma acciò che piùapertamente si possa sapere per quegli che sono a venire come questoCarlo fu il primo origine de' re di Cicilia e di Puglia stratti dellacasa di Franciasì direno alquanto delle sue virtù econdizioni; ed è bene ragione di far memoria di tanto signoree tanto amico e protettore e difenditore di santa Chiesa e dellanostra città di Firenzesì come innanzi faremomenzione. Questo Carlo fu saviodi sano consiglioe prode in armee asproe molto temuto e ridottato da tutti i re del mondomagnanimo e d'alti intendimentiin fare ogni grande impresa sicuroin ogni aversità fermoe veritiere d'ogni sua promessapocoparlantee molto adoperantee quasi non ridea se non pocoonestocom'uno religiosoe cattolico; aspro in giustiziae di feroceriguardo; grande di persona e nerborutodi colore ulivignoe congrande nasoe parea bene maestà reale più ch'altrosignore. Molto vegghiava e poco dormivae usava di dire che dormendotanto tempo si perdea. Largo fu a' cavalieri d'armema covidosod'aquistare terrae signoriae monetad'onde si venisseperfornire le sue imprese e guerre. Di gente di corteminestrieri ogiucolarinon si dilettò mai. La sua arme era quella diFranciacioè il campo azzurro e fioridaliso d'oroe di soprauno rastrello vermiglio: tanto si divisava da quella del re diFrancia. Questo Carlo quando passò in Italia era d'etàdi XLVI annie regnò re di Cicilia e di Pugliacome faremomenzione innanzianni XVIIII. Ebbe della moglie due figliuoli e piùfigliuole: il primo ebbe nome Carlo secondoe fu sciancato alquantoe fu prenze di Capovae appresso del primo Carlo suo padre fu re diCicilia e di Pugliacome innanzi faremo menzione; l'altro ebbe nomeFilippoil quale per la moglie fu prenze della Moreama morìgiovanee sanza figliuoliperò che si guastò atendere uno balestro. Lasceremo alquanto della progenie del buono reCarloe seguiremo nostra storia del suo passaggio in Italia ed'altre cose conseguenti a quello.




II - Come i Guelfi usciti di Firenze ebbono l'arme da papa Chimentoe come seguirono la gente francesca del conte Carlo

In questi tempi i Guelfi usciti di Firenze e dell'altre terre diToscanai quali s'erano molto avanzati per la presura ch'aveanofatta della città di Modona e di Reggiocome addietro facemmomenzionesentendo come il conte Carlo s'apparecchiava di passare inItaliasì si misono con tutto loro podere in arme e incavagliisforzandosi ciascuno giusta sua possae feciono piùdi CCCC buoni uomini a cavallo gentili di lignaggioe provati inarmee mandarono loro ambasciadori a papa Chimentoacciò chegli raccomandasse al conte Carlo eletto re di Ciciliaeprofferendosi al servigio di santa Chiesa; i quali dal detto papafurono ricevuti graziosamentee proveduti di moneta e d'altribenifici; e volle il detto papa che per suo amore la parte guelfa diFirenze portasse sempre la sua arme propia in bandiera e in suggellola quale erae èil campo bianco con una aguglia vermigliain su uno serpente verdela quale portarono e tennero poie fannoinsino a' nostri presenti tempi; bene v'hanno poi agiunto i Guelfiuno giglietto vermiglio sopra il capo dell'aquila. E con quellainsegna si partirono di Lombardia in compagnia de' cavalierifranceschi del conte Carlo quando passarono a Romacome appressofaremo menzione; e fu della migliore gentee che piùadoperarono d'arme ch'avesse del tanto il re Carlo alla battagliacontro a Manfredi. Lasceremo alquanto degli usciti guelfi di Firenzee diremo della venuta del conte Carlo e di sua gente.




III - Come il conte Carlo si partì di Franciae per mare sipassò di Proenza a Roma

Negli anni di Cristo MCCLXV Carlo conte d'Angiò e diProenzafatta sua raunata di baroni e di cavalieri di Franciae dimoneta per fornire suo viaggioe fatta sua mostrasi lasciòil conte Guido di Monforte capitano e guidatore di MD cavalierifranceschii quali dovessono venire a Roma per la via di Lombardia.E fatta la festa della Pasqua della Resurressione di Cristo col reLuis di Francia e cogli altri suoi fratelli e amicisubitamente sipartì di Parigi con poca compagnia: sanza soggiorno venne aMarsilia in Proenzalà dove avea fatte apparecchiare XXXgalee armatein su le quali si ricolse con alquanti baroni che diFrancia avea menato secoe con certi de' suoi baroni e cavalieriprovenzalie misesi in mare per venire a Roma a grande pericolo;però che 'l re Manfredi colle sue forze avea fatte armare inGenovae in Pisae nel Regno più di LXXX galeele qualistavano in mare alla guardiaacciò che 'l detto Carlo nonpotesse passare. Ma il detto Carlocome franco e ardito signoresimise a passarenon guardando agli aguati de' suoi nimicidicendouno proverbioovero sentenzia di filosofoche dice: "Buonostudio rompe rea fortuna". E ciò avenne al detto Carlobene a bisogno; ché essendo colle sue galee sopra il mare diPisaper fortuna di mare si sciarraronoe Carlo con III delle suegaleeper forza straccandoarrivò a Porto Pisano. Sentendociò il conte Guido Novelloch'allora era in Pisa vicaro delre Manfredis'armò colle sue masnade di Tedeschi percavalcare a Portoe prendere il conte Carlo; i Pisani presono loropuntoe chiusono le porte della cittàe furono ad armeemossono questione al vicarioche rivoleano il cassero del Mutronech'egli tenea per gli Lucchesiil quale era a·lloro moltocaro e bisognevole; e così convenne che fosse fatto innanzi sipotesse partire. E per lo detto intervallo e dimoroquando il conteGuido partito di Pisa e giunto a Portoil conte Carlocessataalquanto la fortunae con grande sollecitudine fatte racconciare lesue galeee messosi in maredi poco dinanzi s'era partito di Portoe cessato tanto pericolo e isventura: e così come piacqueadDiopassando poi assai di presso del navilio del re Manfrediprendendo alto marearrivò colla sua armata sano e salvo allafoce del Tevero di Roma del mese di maggio del detto annola cuivenuta fu tenuta molto maravigliosa e sùbitae dal reManfredi e da sua gente appena si potea credere. Giunto Carlo a Romada' Romani fu ricevuto a grande onoreimperciò che nonamavano la signoria di Manfredie incontanente fu fatto sanatore diRoma per volontà del papa e del popolo di Roma. Con tutto chepapa Chimento fosse a Viterboli diede ogni aiuto e favore contro aManfredispirituale e temporale; ma per cagione che·lla suacavalleria che venia di Francia per terraper molti impedimentiapparecchiati per le genti di Manfredi in Lombardiapenarono molto agiugnere a Romacome faremo menzionesicché al conte Carloconvenne soggiornare a Romae in Campagnae a Viterbo tutta quellastatenel quale soggiorno provide e ordinò come potesseentrare nel Regno con sua oste.

 

 




IV - Come il conte Guido di Monforte colla cavalleria del conteCarlo passò per Lombardia a Roma

Il conte Guido di Monforte colla cavalleria che 'l conte Carlo glilasciò a guidaree colla contessa moglie del detto Carloeco' suoi cavalieri si partirono di Francia del mese di giugno deldetto anno. E questi furono i caporali de' baroni col conte diMonforte: messer Boccardo conte di Vandomoe messere Giovanni suofratellomesser Guido di Bieluogo vescovo d'Alsurromessere Filippodi Monfortemessere Guiglielmo e messer Piero di BielmontemesserRuberto di Bettona primogenito del conte di Fiandra il quale eragenero del conte Carlomesser Gilio il Bruno conastabolo di Franciamaestro e balio del detto Rubertoil maliscalco di Mirapescemessere Guiglielmo lo Stendardomesser Gianni di Bresigliamaliscalco del conte Carlocortese e valente cavaliere; e feciono lavia di Borgogna e di Savoiae passarono le montagne di Monsanese; earrivati nella contrada di Torino e d'Astidal marchese diMonferrato ch'era signore di quello paese furono ricevutionorevolmenteperché 'l detto marchese tenea colla Chiesaeera contro a Manfredi; e per lo suo condottoe coll'aiuto de'Melanesisi misono a passare la Lombardia tutti in armeecavalcando schieratie con molto affanno di Piemonte infino a Parmaperò che 'l marchese Palavigino parente di Manfredicollaforza de' Chermonesi e dell'altre città ghibelline diLombardia ch'erano in lega con Manfrediera a guardare i passi conpiù di IIIm cavalieriche Tedeschi e che Lombardi. Alla finecome piacque a·dDioveggendosi assai di presso le dette dueosti al luogo detto....i Franceschi passarono sanza contasto dibattagliae arrivarono alla città di Parma. Bene si disse cheuno messer Buoso della casa di que' da Duera di Chermonaper danarich'ebbe da' Franceschimise consiglio per modo che l'oste diManfredi non fosse al contasto al passocom'erano ordinationde poiil popolo di Chermona a·ffurore distrussono il detto legnaggiodi quegli da Duera. Giunti i Franceschi alla città di Parmafurono ricevuti graziosamente; e gli usciti guelfi di Firenze edell'altre città di Toscanacon più di CCCC cavalierionde aveano fatto loro capitano il conte Guido Guerra de' contiGuidiandarono loro incontro infino a Mantova. E quando i Franceschisi scontrarono con gli usciti guelfi di Firenze e di Toscanaparveloro sì bella gente e sì riccamente a cavagli e adarmeche molto si maravigliarono che usciti di loro terre potessonoesser così nobilemente adobbatie la loro compagnia ebbonomolto cara de' detti nostri usciti. E poi gli scorsono e condussonoper Lombardia a Bolognae per Romagnae per la Marcae per loDucatoche per Toscana non poterono passareperò che tuttaera a parte ghibellina e alla signoria di Manfredi; per la qual cosamisono molto tempo in loro viaggiosicché prima fu l'entrantedel mese di dicembre del detto anno MCCLXVche giugnessono a Roma; egiunti loro alla città di Romail conte Carlo fu moltoallegroe gli ricevette a gran festa e onore.




V - Come lo re Carlo fu coronato in Roma re di Ciciliae comeincontanente si partì con sua oste per andare incontro al reManfredi

Come la cavalleria del conte Carlo fu giunta a Romasìintese a prendere sua coronae il dì della Befaniagli annidetti MCCLXVper due cardinali legati e mandati dal papa fueconsecrato in Roma e coronato del reame di Cicilia e di Pugliaeglie la donna suaa grande onore; e sì tosto come fu finita lafesta della sua coronazionesanza alcuno soggiorno si mise al caminocon sua oste per la via di Campagna inverso il regno di Puglia; eCampagna ebbe assai tosto grande parte sanza contasto al suocomandamento. Lo re Manfredi sentendo la loro venutadel dettoCarloe poi della sua gentecom'era passata per difalta della suagrande oste ch'era in Lombardiafu molto cruccioso: incontanentemise tutto suo studio alla guardia de' passi del Regnoe al passo alponte a Cepperano mise il conte Giordano e quello di Casertai qualierano della casa di quegli d'Aquinoe con genti assai a piè ea cavalloe in San Germano mise grande parte di sua baroniaTedeschi e Pugliesie tutti i Saracini di Nocera coll'arcora ebalestra e con molto saettamentoconfidandosi più in quelloriparo che inn-altroper lo forte luogo e per lo sitoche dall'unaparte ha grandi montagne e dall'altra paduli e marosied era fornitodi vittuaglia e di tutte cose bisognevoli per più di due anni.Avendo fatto il re Manfredi di fornimento a' passicome detto avemosì mandò suoi ambasciadori al re Carloper trattareco·llui triegue o pace; ed isposta loro ambasciatail reCarlo di sua bocca volle fare la rispostae disse in sua lingua infrancesco: "Ales e dite moi a le sultam de Nocere: o giemetterai lui en enferne o il mettra moi em paradis"; ciòvuole dire: "Io non voglio altro che·lla battagliaove oio ucciderò luio egli me"; e ciò fattosanzasoggiorno si mise al cammino. Avenne che giunto il re Carlo con suaoste a Fresolone in Campagnaiscendendo verso Cepperanoil dettoconte Giordano che a quello passo era a guardiaveggendo venire lagente del re per passarevolle difendere il passo; il conte diCaserta disse ch'era meglio a lasciarne prima alquanti passaresìgli avrebbono di là dal passo sanza colpo di spada. Il conteGiordano credendo che consigliasse il miglioreaconsentìmaquando vide ingrossare la genteancora volle assalirgli conbattaglia; allora il conte di Casertail quale era nel trattatodisse che·lla battaglia era di gran rischioimperciòche troppi n'erano passati. Allora il conte Giordano veggendo sìpossente la gente del reabandonarono la terra e 'l pontechi diceper paurama i più dissono per lo trattato fatto da·real conte di Casertaimperciò ch'egli nonn-amava Manfrediperò che per la sua disordinata lussuria per forza aveagiaciuto colla moglie del conte di Casertaonde da·llui sitenea forte ontatoe volle fare questa vendetta col dettotradimento. E a questo diamo fedeperò che furono de' primiegli e' suoi che s'arrenderono al re Carloe lasciato Cepperanonontornaro a l'oste del re Manfredi a San Germanoma si tennero in lorocastella.

 

 




VI - Come il re Carloavuto il passo di Cepperanoebbe per forzala terra di San Germano

Come lo re Carlo e sua oste ebbono preso il passo di Cepperanopresono Aquino sanza contastoe per forza ebbono la rocca d'Arcich'è delle più forti tenute di quello paese; e ciòfattosi misono a campo coll'oste a San Germano. Quegli della terraper lo forte luogoe perch'era bene fornito di genti e di tuttecoseaveano per niente la gente del re Carloma per dispregioa·lloro ragazzi che menavano i cavagli a l'acqua faceanospregiaree dire onta e villaniachiamando: "Ov'è ilvostro Carlotto?". Per la qual cosa i ragazzi de' Franceschi simisono a badaluccare e a combattere con quegli d'entroper la qualcosa tutta l'oste de' Franceschi si levò a romore. E temendoche 'l campo non fosse assalitotutti furono ad arme i Franceschisubitamentecorrendo inverso la terra; quegli d'entro nonprendendosi di ciò guardianon furono così tosto tuttia l'arme. I Franceschi con grande furore assalirono la terrae dandobattaglia da più parti; e chi migliore schermo non poteaavereismontando de' cavaglie levando loro le sellee con esse incapo andavano sotto le mura e torri della terra. Il conte di Vandomocon messer Gianni suo fratelloe co·lloro bandierai qualifurono de' primi che s'armaronoseguirono i ragazzi di que' d'entroch'erano usciti al badaluccoe cacciandoglico·lloro insiemesi misono dentro per una postierla ch'era aperta per ricoglierli; eciò non fu sanza grande pericoloimperciò che·llaporta era bene guardata da più gente d'armee rimasonvene emorti e fediti di quegli che seguivano il conte di Vandomo e 'lfratello; ma eglino per loro grande ardire e virtù pur vinsonola punga a la porta per forza d'armee entrarono dentroeincontanente la loro insegna misono in su le mura. E de' primi chegli seguirono furono gli usciti guelfi di Firenzeond'era capitanoil conte Guido Guerrae la 'nsegna portava messer Stoldo Giacoppide' Rossi: i quali Guelfi alla presa del detto San Germano siportarono maravigliosamente e come buona genteper la qual cosaquegli di fuori presono cuore e ardiree chi meglio poteva si metteadentro alla terra. Quegli d'entrovedute le 'nsegne de' nemici in sule murae presa la portamolti ne fuggironoe pochi ne stettonoalla difensione; per la qual cosa la gente del re Carlo combattendoebbono la terra di San Germano a dì X di febbraio MCCLXVe futenuta grandissima maravigliaper la fortezza della terraepiuttosto fattura di Dio che forza umanaperché dentro v'aveapiù di M cavalieri e più di Vm pedoniintra' qualiavea molti arcieri saracini di Nocera; ma per una zuffa che la nottedinanzicome a Dio piacquesurse tra' Cristiani e' Saracinidellaquale i Saracini furono soperchiatiil giorno appresso non furono infede alla difensione della terra; e questa infra l'altre fu bene unadelle cagioni perché perderono la terra di San Germano. Dellemasnade di Manfredi furono assai morti e presie la terra tuttacorsa e rubata per li Franceschie ivi soggiornò lo re e suaoste alquanto per prendere riposoe per sapere gli andamenti diManfredi.

 

 




VII - Come lo re Manfredi andò a Beniventoe come ordinòsue schiere per combattere col re Carlo

Lo re Manfredi intesa la novella della perdita di San Germanoetornandone la sua gente sconfittifu molto isbigottitoe prese suoconsiglio quello ch'avesse a·ffareil quale fu consigliatoper lo conte Calvagnoe per lo conte Giordanoe per lo conteBartolomeoe per lo conte camerlingoe per gli altri suoi baronich'egli con tutto suo podere si ritraesse alla città diBenivento per forte luogoe per avere la signoria di prendere labattaglia a sua postae per ritrarsi inverso Pugliase bisognassee ancora per contradiare il passo al re Carloimperciò cheper altra via non potea entrare in Principato e a Napolinépassare in Puglia se non per la via di Benivento; e così fufatto. Lo re Carlo sentendo l'andata di Manfredi a Beniventoincontanente si partì da San Germanoper seguirlo con suaostee non tenne il cammino diritto di Capovae per Terra diLavoroimperciò che al ponte di Capova non avrebbe potutopassareper la fortezza ch'è in su il fiume delle torri delpontee il fiume è grosso; ma si mise a passare il fiume delVoltorno presso a Tulivernoove si può guadaree tenne perla contrada d'Alifie per aspri cammini delle montagne dibeneventanae sanza soggiornoe con grande disagio di muneta e divittuagliagiunse all'ora di mezzogiorno a piè di Beneventoalla valle d'incontro alla cittàper ispazio di lungi di duemiglia alla riva del fiume di Caloreche corre a piè diBenevento. Lo re Manfredi veggendo apparire l'oste del re Carloavuto suo consiglioprese partito del combatteree d'uscire fuori acampo con sua cavalleriaper assalire la gente del re Carlo anzi chesi riposassono; ma in ciò prese mal partitoche se fosseatteso uno o due giornilo re Carlo e sua oste erano morti e presisanza colpo di spadaper difalta di vivanda per loro e per gli lorocavagli; ché 'l giorno dinanzi che giugnessono a piè diBeneventoper nicessità di vittuagliamolti di sua osteconvenne vivesse di cavolie' loro cavagli di torsisanza altropaneo biada per gli cavaglie la moneta per dispendere era lorofallita. Ancora era la gente e forza del re Manfredi molto spartache messer Currado d'Antioccia era in Abruzzi con genteil conteFederigo era in Calavrail conte di Ventimiglia era in Cicilia: chese avesse alquanto atteso crescevano le sue forze; ma a cui Iddiovuole male gli toglie il senno. Manfredi uscito di Benevento con suagentepassò il ponte ch'è sopra il detto fiume diCalorenel piano ove si dice Santa Maria della Grandellail luogodetto la pietra a Roseto; ivi fece tre battaglie overo schiere: l'unafu di Tedeschi di cui si rifidava moltoe erano bene MCC cavalieriond'era capitano il conte Calvagno; la seconda era di Toscani eLombardie anche Tedeschiin numero di M cavalierila qualeguidava il conte Giordano; la terza fu de' Pugliesi co' Saracini diNocerala quale guidava lo re Manfredila quale era di MCCCCcavalierisanza i pedoni e gli arcieri saracini ch'erano in grandequantità.

 

 




VIII - Come il re Carlo ordinò sue schiere per combattere colre Manfredi

Lo re Carlo veggendo Manfredi e sua gente venuti a campo percombattereebbe suo consiglio di prendere la battaglia il giorno od'indugiarla. Gli più de' suoi baroni consigliarono delsoggiorno infino a la mattina vegnenteper riposare i cavaglidell'affanno avuto per lo forte camminoe messer Gilio il Brunoconastabole di Francia disse il contrarioe che indugiandoi nimiciprenderanno cuore e ardiree a·lloro potea al tutto fallirela vivandae che se altri dell'oste no·lla volesse labattagliaegli solo col suo signore Ruberto di Fiandra e con suagente si metterebbe alla ventura del combattereavendo fidanza inDio d'avere la vittoria contra' nemici di santa Chiesa. Veggendo ciòil re Carlos'attenne e prese il suo consiglioe per la grandevolontà ch'avea del combatteredisse con alta voce a' suoicavalieri: "Venus est le iors ce nos avons tant desiré";e fece sonare le trombee comandò ch'ogni uomo s'armasse eapparecchiasse per andare alla battagliae così in poca d'orafu fatto. E ordinòsì come i suoi nemicia petto diloro tre schiere principali: la prima schiera era de' Franceschi inquantità di M cavalieriond'erano capitani messer Filippo diMonforte e 'l maliscalco di Mirapesce; la seconda lo re Carlo colconte Guido di Monfortee con molti de' suoi baroni e cavalieridella reinae co' baroni e cavalieri di Proenzae RomanieCampagninich'erano intorno di VIIIIc cavalierie le 'nsegne realiportava messer Guiglielmo lo Stendardouomo di grande valore; laterza fu guidatore Ruberto conte di Fiandra col suo maestro Giliomaliscalco di Franciacon Fiamminghie Bramanzonie AnnoieriePiccardiin numero di VIIc cavalieri. E di fuori di queste schierefurono gli usciti guelfi di Firenze con tutti gl'Italianie furonopiù di CCCC cavalieride' quali molti di loro delle maggioricase di Firenze si feciono cavalieri per mano del re Carlo in su ilcominciare della battaglia; e di questa genteGuelfi di Firenze e diToscanaera capitano il conte Guido Guerrae la 'nsegna di loroportava in quella battaglia messer Currado da Montemagno di Pistoia.E veggendo il re Manfredi fatte le schieredomandò dellaschiera quarta che gente eranoi quali comparivano molto beneinn-arme e in cavagli e in arredi e sopransegne; fugli detto ch'eranola parte guelfa usciti di Firenze e dell'altre terre di Toscana.Allora si dolfe Manfredi dicendo: "Ov'è l'aiuto ch'io hoedalla parte ghibellinach'io ho cotanto servitae messo in lorocotanto tesoro?"e disse: "Quella gente"cioèla schiera de' Guelfi"non possono oggi perdere"; e ciòvenne a dires'egli avesse vittoria ch'egli sarebbe amico de' Guelfidi Firenzeveggendogli sì fedeli al loro signore e a·lloropartee nemico de' Ghibellini.




IX - Come la battaglia dal re Carlo al re Manfredi fue come il reManfredi fu sconfitto e morto

Ordinate le schiere de' due re nel piano della Grandella per lomodo detto dinanzie ciascuno de' detti signori amonita la sua gentedi ben faree dato il nome per lo re Carlo a' suoi"Mongioiacavalieri"e per lo re Manfredi a' suoi"Soaviacavalieri"il vescovo d'Alsurrosiccome legato del papaasolvette e benedisse tutti quelli dell'oste del re Carloperdonandocolpa e penaperò ch'essi combatteano in servigio di santaChiesa. E ciò fattosi cominciò l'aspra battaglia trale prime due schiere de' Tedeschi e de' Franceschie fu sìforte l'asalto de' Tedeschiche malamente menavano la schiera de'Franceschie assai gli feciono rinculare adietroe presono campo. E'l buono re Carlo veggendo i suoi così malmenarenon tennel'ordine della battaglia di difendersi colla seconda schieraavisandosi che se la prima schiera de' Franceschi ove avea tutta suafidanza fosse rottapiccola speranza di salute attendea dell'altre;incontanente colla sua schiera si mise al soccorso della schiera de'Franceschi contro a quella de' Tedeschi; e come gli usciti di Firenzee loro schiera vidono lo re Carlo fedire alla battagliasi misonoappresso francamentee feciono maravigliose cose d'arme il giornoseguendo sempre la persona del re Carlo; e simile fece il buono Gilioil Bruno conastabile di Francia con Ruberto di Fiandra con suaschierae da l'altra parte fedì il conte Giordano colla suaschieraonde la battaglia fu aspra e durae grande pezza duròche non si sapea chi avesse il migliore; però che gli Tedeschiper loro virtude e forza colpendo di loro spademolto danneggiavanoi Franceschi. Ma subitamente si levò uno grande grido tra·lleschiere de' Franceschichi che 'l si cominciassedicendo: "Aglistocchiagli stocchia fedire i cavagli!"; e così fufattoper la qual cosa in piccola d'ora i Tedeschi furono moltomalmenati e molto abattutie quasi inn isconfitta volti. Lo reManfredilo quale con sua schiera de' Pugliesi stava al soccorsodell'osteveggendo gli suoi che non poteano durare la battagliasìconfortò la sua gente della sua schierache 'l seguissonoalla battagliada' quali fu male intesoperò che la maggioreparte de' baroni pugliesi e del Regnoin tra gli altri il contecamerlingoe quello della Cerrae quello di Caserta e altrio perviltà di cuoreo veggendo a loro avere il peggioree chidisse per tradimentocome genti infedeli e vaghi di nuovo signoresi fallirono a Manfrediabandonandolo e fuggendosi chi verso Abruzzie chi verso la città di Benevento. Manfredi rimaso con pochifece come valente signoreche innanzi volle in battaglia morire reche fuggire con vergogna; e mettendosi l'elmouna aquila d'argentoch'egli avea ivi su per cimiera gli cadde in su l'arcione dinanzi. Eegli ciò veggendo isbigottì moltoe disse a' baroniche gli erano dal lato in latino: "Hoc est signum Deiperò che questa cimiera appiccai io colle mie mani in tal modoche non dovea potere cadere". Ma però non lasciòma come valente signore prese cuoree incontanente si mise allabattaglianon con sopransegne reali per non esser conosciuto per lorema come un altro baronelui fedendo francamente nel mezzo dellabattaglia. Ma però i suoi poco duraroche già erano involta: incontanente furono sconfittie lo re Manfredi morto in mezzode' nemicidissesi per uno scudiere francescoma non si seppe ilcerto. In quella battaglia ebbe gran mortalità d'una parte ed'altrama troppo più della gente di Manfredi. E fuggendo delcampo verso Beneventocacciati da quegli dell'oste del re Carloinfino nella terrache·ssi facea già nottegliseguironoe presono la città di Beneventoe quegli chefuggieno. Molti de' baroni caporali del re Manfredi rimasono presi:intra gli altri furono presi il conte Giordanoe messer Piero Asinidegli Ubertii quali il re Carlo mandò in pregione inProenzae di là d'aspra morte in carcere gli fece morire. Glialtri baroni pugliesi e tedeschi ritenne in pregione in diversiluoghi nel Regno. E pochi dì apresso la moglie del dettoManfredi e' figliuoli e la suorai quali erano in Nocera de'Saracini in Pugliafurono renduti presi al re Carloi quali poimorirono in sua pregione. E bene venne a Manfredi e a sue rede lamaladizione d'Iddioe assai chiaro si mostrò il giudiziod'lddio in luiperch'era scomunicato e nimico e persecutore di santaChiesa. Nella sua finedi Manfredi si cercò più di tregiorniche non si ritrovavae non si sapea se fosse mortoo presoo scampatoperché nonn-avea avuto a la battaglia indosso armireali. Alla fine per uno ribaldo di sua gente fu riconosciuto per piùinsegne di sua persona in mezzo il campo ove fu la battaglia. Etrovato il suo corpo per lo detto ribaldoil mise traverso in su unoasinovegnendo gridando: "Chi acatta Manfredichi acattaManfredi?"; il quale ribaldo da uno barone del re fu battutoerecato il corpo di Manfredi dinanzi al refece venire tutti i baronich'erano presie domandato ciascuno s'egli era Manfredituttitemorosamente dissono di sì. Quando venne il conte Giordano sìsi diede delle mani nel volto piagnendo e gridando: "Omèomèsignore mio!"; onde molto ne fu commendato da'Franceschie per alquanti de' baroni del re fu pregato che glifacesse fare onore alla seppultura. Rispuose il re: "Si feisseie volontierss'il non fust scomunié"; ma imperciòch'era scomunicatonon volle il re Carlo che fosse recato in luogosacro; ma appiè del ponte di Benevento fu soppellitoe soprala sua fossa per ciascuno dell'oste gittata una pietraonde si fecegrande mora di sassi. Ma per alcuni si disse che poi per mandato delpapa il vescovo di Cosenza il trasse di quella sepulturae mandollofuori del Regnoch'era terra di Chiesae fu sepolto lungo il fiumedel Verde a' confini del Regno e di Campagna: questo perònonn-affermiamo. Questa battaglia e sconfitta fu uno venerdìil sezzaio di febbraiogli anni di Cristo MCCLXV.




X - Come lo re Carlo ebbe la signoria de' Regno e di Ciciliaecome don Arrigo di Spagna venne a·llui

Come il re Carlo ebbe sconfitto e morto Manfredila sua gentefurono tutti ricchi delle spoglie del campoe maggioremente de'signoraggi e de' baronaggi che teneano i baroni di Manfrediche inpoco tempo appresso tutte le terre del Regnodi Puglia e gran partedi quelle dell'isola di Cicilia feciono le comandamenta del re Carlo;delle quali baroniee signoraggie fii de' cavalieri rinvestìa tutti coloro che·ll'aveano servitoFranceschieProvenzalie Latiniciascuno secondo il suo grado. E quando il reCarlo venne in Napolida' Napoletani fu ricevuto come signore agrande onoree ismontò al castello di Capovail quale aveafatto fare lo 'mperadore Federigonel quale trovò il tesorodi Manfredi quasi tutto in oro di terì spezzatoil quale sifece venire innanzie porre in su' tappeti ov'era egli e la reina emesser Beltram del Balzo; e fece venire bilancee disse a messerBeltram che 'l partisse. Il magnanimo cavaliere disse: "Che agie a fer de balance a departir vostre tesor?"ma co' piedi visalì susoe co' piedi ne fece tre parti: "L'una parte"disse"sia di monsignor lo ree l'altra di madama la reinael'altra sia de' vostri cavalieri"; e così fu fatto. Lo reveggendo la magnanimità di messere Beltramincontanente glidiede la contea d'Avellinoe fecenelo conte. E poco appresso a·renon piacque d'abitare nel castello di Capovaperch'era abitato almodo tedesco; ordinò che si facesse castello nuovo al modofrancescoil quale è presso a San Piero in Castello dal'altra parte di Napoli. E poco tempo appresso tutti i baronipugliesii quali lo re avea presi alla battagliafece scapolareea molti rendé loro terre e retaggiper avere piùl'amore di que' del paese; della qual cosadi gran partefece ilpeggiore per la rea uscita che poco tempo appresso gli feciono certide' detti baroni pugliesisiccome innanzi faremo menzione. Avennepoco tempo appressoil seguente anno che il re Carlo ebbe il reame esignoria di Cicilia e di Pugliache don Arrigo figliuolo secondo delre di Spagna cugino del re Carlonato di serocchia e di fratelloilquale era stato in Africa a' soldi del re di Tunisiudendo lo statodel re suo cuginopassò di Tunisi in Puglia con più diVIIIc cavalieri spagnuolimolto bella e buona gente; il quale donArrigo dal re Carlo fu ricevuto graziosamentee ritenuto a' suoisoldie in luogo di lui il fece senatore di Romae guardia di tuttele terre di Campagna e dal Patrimonio. Ma il detto don Arrigoilquale da Tunisi era tornato ricco di danariper bisogno del re Carlogli prestòsi diceXLm dobble d'orole quali non riebbemaionde nacque poi grande scandalo tra·llorocome innanzifaremo menzione. E intra l'altre cagioni della discordia da donArrigo e lo re fu che don Arrigo procacciava colla Chiesa d'averel'isola di Sardignae lo re Carlo la volea per sé; e per ladiscordia no·ll'ebbe né·ll'uno né·ll'altro;e per questo isdegno don Arrigo si fece nimicoe in parte nonn-ebbeil tortoche lo re Carlo avea bene tanta terrache bene doveavolere che 'l suo cugino avesse quella pocama per l'avarizia einvidia nol volle a vicino; e don Arrigo disse: "Per lo cor Dioo el mi matrào io il matrò". Lasceremo oraalquanto de' fatti del re Carloe diremo d'altre cose che furono inquelli tempitornando a nostra materia de' fatti di Firenzecheper la vittoria del re Carlo ebbe grandi mutazioni.

 

 




XI - Come i Saracini di Barberia passarono inn-Ispagnae come vifurono sconfitti

Negli anni di Cristo MCCLXVI grandissimo esercito di numero diSaracini passarono d'Africa per lo stretto di Sibilia per racquistarela Spagna e l'Araonae agiunti co' Saracini di Granatai qualiancora abitavano in Ispagnagrande danno feciono a' Cristiani. Masentendo ciò lo re di Spagnacol re di Portogallo e conquello d'Araona raunati insiemee con molti altri Cristiani di crocesegnati per indulgenzia di colpa e pena data per lo papa e per laChiesa di Romaco' detti Saracini ebbono grande battagliae dopomolto sangue de' Cristiani spartoi Saracini furono sconfitti emortiche quasi di quegli che passarono non ne campò niunoche non fosse morto o presoe simile molti di quelli di Granata. Enota che come i Cristiani fanno loro podere di raquistare laTerrasanta per botiper promessee lasci di monetao prenderecrocee pellegrinaggi per indulgenzia de' loro peccatiper similemodo fanno i Saracini per racquistare la Spagnae per mantenere laterra di Granatala quale ancora tengono di qua da mare i Saracini agrande obbrobbio e vergogna de' Cristiani.




XII - Come i Fiorentini ghibellini assediarono Castello Nuovo inValdarnoe come se ne partirono a modo di sconfitti

Ne' tempi che il re Carlo fu coronato a Romacome è fattamenzioneil vescovo d'Arezzoch'era degli Ubertinitutto fosseGhibellinoperché non era in accordo cogli Aretininécol conte Guido Novello vicario per Manfredi in Toscanaperchégl'ingiuriavano il vescovado e sue terresì diede in guardiale sue castella agli usciti guelfi di Firenzei quali per lo favoredella venuta del re Carlo feciono gran guerra in Valdarno a'Ghibellini che teneano Firenzee aveano preso Castelnuovo inValdarno. Per la qual cosa le masnade de' Fiorentini ch'erano colconte Guido Novellocon gente a piè assaie con certicaporali ghibellini cittadini di Firenzev'andarono ad ostee aquello diedono più battaglie per modo che quasi più nonsi potea tenerese non fosse il senno e sagacità di guerrach'usò messer Uberto Spiovanato de' Pazzi di Valdarno del latoguelfoch'era capitano in quello castelloil quale prese e levòuno suggello di cera intero d'una lettera ch'egli avea avuta daldetto vescovo suo zio d'altra materiae fece fare una letteradicendo come francamente si dovesse tenereimperciò che dipresente avrebbono soccorso di VIIIc cavalieri franceschi del reCarloe rimise il suggello a quellae miselasi in borsa di seta conaltre lettere e con danari. E uscito fuori ad uno badaluccocautamente la borsa si tagliò e lasciolla; la quale da' nemicitrovatafu portata a' capitanie letta la detta letteradiedonofede alla venuta de' Franceschi. Incontanente presono partito dilevarsi da ostee per la fretta si partiro a modo di sconfittaco·lloro danno e vergogna tornato in Firenze; per la qual cosaquasi tutte le terre di Valdarno si rubellarono a' Ghibellini. Inquesti tempi venne in Firenze uno Saracino ch'avea nome Buzzecaedera il migliore maestro di giucare a scacchie in su il palagio delpopolo dinanzi al conte Guido Novello giucò a un'ora a trescacchieri co' migliori maestri di scacchi di Firenzecogli due amentee coll'uno a veduta; e gli due giuochi vinsee l'uno fecetavola; la qual cosa fu tenuta grande maraviglia.




XIII - Come in Firenze si feciono i XXXVI e come si diede ordine egonfaloni a l'arti

Come la novella fu in Firenze e per Toscana della sconfitta diManfredii Ghibellini e i Tedeschi cominciarono ad invilire e averepaura in tutte partie' Guelfi usciti di Firenze ch'erano ribellietali a' confini per lo contado e in più particominciarono ainvigorire e a prendere cuore e ardire. E faccendosi presso allacittàordinarono dentro alla terra novità e mutazioniper trattati co' loro amici d'entroche s'intendeano con loroevennero infino ne' Servi Sancte Marie a fare consiglioavendosperanza di loro gente ch'erano stati alla vittoria col re Carloiquali attendeano con gente de' Franceschi in loro aiuto; onde ilpopolo di Firenze ch'era più Guelfo che Ghibellino d'animo perlo danno ricevutochi di padrechi di figliuoloe chi di fratellialla sconfitta di Monte Apertisimile cominciarono a rinvigorireea mormoraree parlare per la cittàdogliendosi delle spese eincarichi disordinati che riceveano dal conte Guido Novello e daglialtri che reggeano la terra. Onde quegli che reggeano la cittàdi Firenze a parte ghibellinasentendo nella città il dettosubuglio e mormorioe avendo paura che 'l popolo non si rubellassecontro a·lloro per una cotale mezzanitàe percontentare il popoloelessono due cavalieri frati godenti di Bolognaper podestadi di Firenzeche l'uno ebbe nome messer Catalano de'Malavoltie l'altro messer Loderigo delli Andalòe l'uno eratenuto di parte guelfaciò era messer Catalanoe l'altro diparte ghibellina. E nota che' frati godenti erano chiamati cavalieridi santa Mariae cavalieri si faceano quando prendeano quello abitoche·lle robe aveano bianche e uno mantello bigioe l'arme ilcampo bianco e la croce vermiglia con due stellee doveano difenderele vedove e' pupillie intramettersi di paci; e altri ordinicomereligiosiaveno. E il detto messer Loderigo ne fu cominciatore diquello ordine; ma poco duròche seguiro al nome il fattocioè d'intendere più a godere ch'ad altro. Questi duefrati per lo popolo di Firenze furono fatti veniree misongli nelpalagio del popolo d'incontro a la Badiacredendo che per l'onestàdell'abito fossono comunie guardassono il Comune di soperchiespese; i qualitutto che d'animo di parte fossono divisisottocoverta di falsa ipocresia furono in concordia più al guadagnoloro propio ch'al bene comune; e ordinarono XXXVI buoni uominimercatanti e arteficide' maggiori e migliori che fossono nellacittadei quali dovessono consigliare le dette due potestadieprovedere alle spese del Comune; e di questo novero furono de' Guelfie de' Ghibellinipopolani e grandi non sospettich'erano rimasi inFirenze alla cacciata de' Guelfi. E raunavansi i detti XXXVI aconsigliare ogni dì per lo buono stato comune della cittànella bottega e corte de' consoli di Calimalach'era a piè dicasa i Cavalcanti in Mercato Nuovoi quali feciono molti buoniordini e stato comune della terraintra' quali ordinarono checiascuna delle VII arti maggiori di Firenze avessono consoli ecapitudinie ciascuna avesse suo gonfalone e insegnaacciòche se nella città si levasse niuno con forza d'armesotto iloro gonfaloni fossono a la difesa del popolo e del Comune. E le'nsegne delle VII arti maggiori furono queste: i giudici e notariilcampo azzurro e una stella grande ad oro; i mercatanti di Calimalacioè de' panni franceschiil campo rosso con una aguglia adoro in su uno torsello bianco; i cambiatoriil campo vermiglio efiorini d'oro iv'entro seminati; l'arte della lanail campovermiglio iv'entro uno montone bianco; i medici e spezialiil campovermiglio iv'entro santa Maria col figliuolo Cristo in collo; l'artede' setaiuoli e merciariil campo bianco e una porta rossa iv'entroper lo titolo di porte Sante Marie; i pillicciail'arme a vaienell'uno capo uno agnus Dei in campo azzurro. L'altre Vseguenti alle maggiori arti s'ordinarono poi quando si criò inFirenze l'uficio de' priori dell'articome a tempo piùinnanzi faremo menzione; e fu loro ordinatoper simile modo delleVII artigonfaloni e arme. Ciò furono i baldrigariciòsono mercatanti di ritaglio di panni fiorentinicalzaiuoliepannilinie rigattierila 'nsegna bianca e vermiglia; i beccariilcampo giallo e un becco nero; i calzolaiatraverso listata bianca enerochiamata pezza gagliarda; i maestri di pietre e di legnameilcampo rosso iv'entro la segae la scuree mannaiae piccone; ifabbri e ferraiuoliil campo bianco e tanaglie grandi nere.




XIV - Come in Firenze si levò il secondo popoloper la qualecagione il conte Guido Novello co' caporali ghibellini uscirono diFirenze

Per le dette novitadi fatte in Firenze per le dette due podestadie per gli XXXVIi grandi Ghibellini di Firenzecom'erano UbertieFifantie Lambertie Scolarie gli altri delle grandi caseghibellinepresono sospetto di parteparendo loro che' detti XXXVIsostenessono e favorassono i Guelfi popolani ch'erano rimasi inFirenzee ch'ogni novità fosse contro a parte. Per questagelosiae per la novella della vittoria del re Carloil conte GuidoNovello mandò per genti a tutte l'amistà vicinecomefurono PisaniSanesiAretiniPistolesie Pratesie VolterraniCollee Sangimignanosì che con VIc Tedeschi ch'avea sitrovarono in Firenze con MD cavalieri. Avenne che per pagare lemasnade tedesche ch'erano col conte Guido Novello capitano dellatagliail quale volea che si ponesse una libbra di soldi X ilcentinaioi detti XXXVI cercavano altro modo di trovare danari conmeno gravezza del popoloe per questa cagione aveano indugiatoalquanti dì più che non parea al conte e agli altrigrandi Ghibellini di Firenze; per lo sospetto preso per gli ordinifatti per lo popoloi detti grandi ordinarono di mettere la terra aromoree disfare l'oficio de' detti XXXVI col favore della grandecavalleria ch'avea il vicario in Firenzee armatisii primi checominciarono furono i Lambertiche co·lloro masnadieri armatiuscirono di loro case in Calimaladicendo: "Ove sono questiladroni de' XXXVIche noi gli taglieremo tutti per pezzi?"; iquali XXXVI erano allora al consiglio insieme nella bottega ove iconsoli di Calimala teneano ragione sotto casa i Cavalcanti inMercato Nuovo. Sentendo ciò i XXXVI si partirono dalconsiglioe incontanente si levò la terra a romoreeserrarsi le botteghee ogni uomo fu a l'arme. Il popolo si ridussetutto nella via larga di Santa Trinitae messer Gianni de'Soldanieri si fece capo del popolo per montare inn-istatononguardando al fineche dovea riuscire a sconcio di parte ghibellina esuo dammaggioche sempre pare sia avenuto in Firenze a chi s'èfatto capo di popolo; e così armati a piè di casa iSoldanieri s'amassarono i popolani in grandissimo numeroe fecionoserragli a piè della torre de' Girolami. Il conte GuidoNovello con tutta la cavalleria e con grandi Ghibellini di Firenzefurono in arme e a cavallo in su la piazza di San Giovanniemossonsi per andare contro al popoloe schierarsi a la 'ncontra delserraglio in su i calcinacci delle case de' Tornaquincie fecionovista e saggio di combatteree alcuno Tedesco a cavallo si miseinfra il serraglio; il popolo francamente si tenne difendendo collebalestrae gittando dalle torri e case. Veggendo ciò ilconteche non poteano diserrare il popolovolse le 'nsegnee contutta la cavalleria ritornò in su la piazza di San Giovanniepoi venne al palagio nella piazza di San Pulinariov'erano le duepodestadimesser Catalano e messer Loderigo frati godentie teneala cavalleria da porte San Piero infino a San Firenze. Il contedomandava le chiavi delle porti della città per partirsi dellaterrae per tema non gli fosse gittato delle case; e per sua sicurtàsi mise il conte dall'uno lato Uberto de' Pulcie dall'altro Cerchiode' Cerchie di dietro Guidingo Savorigich'erano de' detti XXXVI ede' maggiori della terra. I detti due frati gridando del palagioechiamando con grandi grida i detti Uberto e Cerchio ch'andassonoa·lloroacciò che pregassono il conte che·ssitornasse all'albergo e non si dovesse partirech'eglinoaqueterebbono il popoloe farebbono che' soldati sarebbono pagati:il conte entrato in gelosia e in paura del popolo più che nongli bisognavanon si volle attenderema volle pur le chiavi delleportie ciò mostrò che fosse più opera di Dioche altra cagione; che quella cavalleria sì grande e possentenon combattutinon cacciatiné acommiatatiné forzadi nimici non era contro a·lloro; che perché il popolofosse armato e raunato insiemeerano più per paura che peroffendere al conte e a sua cavalleriae tosto sarebbono aquetatietornati a·lloro casee disarmati. Ma quando è prestoil giudicio di Dio è aparecchiata la cagione. Il conte avutele chiaviessendo grande silenziofece gridare se v'erano tutti iTedeschi: fu risposto di sì; appresso disse de' Pisaniesimile di tutte le terre della tagliae risposto di tutti di sìdisse al suo banderaio che si movesse colle 'nsegne; e così fufatto. E tennero la via larga da San Firenzee dietro da Santo PieroScheraggioe da San Romeo alla porta vecchia de' Buoie quellafatta aprireil conte con tutta sua cavalleria n'uscìetenne su per li fossi dietro a Sa·Jacopoe dalla piazza diSanta Crocech'allora nonn avea casee per lo borgo di Pinti; e inquello fu loro gittato de' sassi; e volsonsi per Cafaggioe la serase n'andarono in Prato; e ciò fu il dì di santoMartinoa dì XI di novembregli anni di Cristo MCCLXVI.




XV - Come il popolo rimise i Guelfi in Firenzee come poi necacciarono i Ghibellini

Giunto in Prato il conte Guido Novello con tutta sua cavalleria econ molti caporali ghibellini di Firenzefurono ravisati ch'egliaveano fatta gran follia a partirsi della città di Firenzesanza colpo di spada od essere cacciati; e parve loro avere malfattoe presono per consiglio di tornare a Firenze la mattinavegnentee così feciono; e giunsono tutti armati e schieratiin su l'ora di terza a la porta del ponte alla Carraia ov'èoggi il borgo d'Ognesantich'allora non v'avea casee domandaronoche fosse loro aperta la porta. Il popolo di Firenze fu ad armeeper tema che rientrando il conte colla sua cavalleria in Firenze nonvolesse fare vendettae correre la terras'accordarono di nonaprirema di difendere la terrala quale era molto forte di mura edi fossi pieni d'acqua alle cerchie seconde. E volendosi strignerealla portafurono saettati e fediti; e dimorati infino dopo nonanéper lusinghe né per minacce non poterono tornare dentro. Sitornarono tristi e scornati a Pratoe tornando per cruccio diedonobattaglia al castello di Capallee no·ll'ebbono. E venuti inPratoebbono tra·lloro di molti ripitii; ma dopo cosa maleconsigliata e peggio fatta invano è il pentere. I Fiorentinirimasi riformarono la terrae mandarono fuori le dette due podestadifrati godenti di Bolognae mandarono ad Orbivieto per aiuto digentee per podestà e capitano; i quali Orbitani mandarono Ccavalieri alla guardia della terra: e messer Ormanno Monaldeschi fupodestàe un altro gentile uomo d'Orbivieto ne fu capitanodel popolo. E per trattato di pace il gennaio vegnente il popolorimise in Firenze i Guelfi e' Ghibellinie feciono fare tra·lloropiù matrimonii e parentadi. Intra li quali questi furono imaggiorentiche messer Bonaccorso Bellincioni degli Adimari diedeper moglie a messer Forese suo figliuolo la figliuola del conte GuidoNovelloe messer Bindo suo fratello tolse una degli Ubaldiniemesser Cavalcante de' Cavalcanti diede per moglie a Guido suofigliuolo la figliuola di messer Farinata degli Ubertie messerSimone Donati diede la figliuola a messer Azzolino di messer Farinatadegli Uberti; per gli quali parentadi gli altri Guelfi di Firenze gliebbono tutti a sospetti a parte; e per la detta cagione poco duròla detta paceché tornati i detti Guelfi in Firenzesentendosi poderosi della baldanza della vittoria ch'aveano avuta colre Carlo contro a Manfredisegretamente mandarono in Puglia al dettore Carlo per gente e per uno capitanoil quale mandò il conteGuido di Monforte con VIIIm cavalieri franceschi; e giunse in Firenzeil dì della Pasqua di Risoressogli anni di Cristo MCCLXVII.E sentendo i Ghibellini la sua venutala notte dinanzi uscirono diFirenze sanza colpo di spadae andarsene a Sienae chi a Pisaeinn-altre castella. I Fiorentini guelfi diedono la signoria dellaterra al re Carlo per X anni; e mandatagli la elezione libera e pienacon mero e misto imperio per solenni ambasciadorilo re rispuose chede' Fiorentini volea il cuore e la loro buona volontàe nonaltra giuridizione; tuttora a priego del Comune la presesimplicemente; al quale reggimento vi mandava d'anno in anno suoivicarii e XII buoni uomini cittadini che col vicario reggeano lacittade. E puossi notare in questa cacciata de' Ghibellini che fu inquello medesimo dì di Pasqua di Risoresso ch'eglino aveanocommesso il micidio di messere Bondelmonte de' Bondelmontionde siscoprirono le parti in Firenzee se ne guastò la città;e parve che fosse giudicio d'Iddioche mai poi non tornaronoinn-istato.




XVI - Comecacciati i Ghibellini di Firenzesi riformò lacittà d'ordini e di consigli

Tornata parte guelfa in Firenzee venuto il vicario overo podestàper lo re Carloche 'l primo fu messer....e fatti XII buoni uominia modo ch'anticamente faceano gli anziani che reggeano la repubblicasì riformarono il consiglio di C buoni uomini di popolosanzala diliberazione de' quali nulla grande cosa né spesa si poteafare; e poi che per quello consiglio si vincesseandava a partito apallottole al consiglio delle capitudini dell'arti maggiorie aquello della credenzach'erano LXXX. Questi consiglieriche colgenerale erano CCCerano tutti popolani e Guelfi: poi vinti a' detticonsigliconvenia il dì seguente le medesime proposterimettere al consiglio della podestàch'era il primo di LXXXXuomini grandi e popolanie co·lloro ancora le capitudinidell'artie poi il consiglio generalech'erano CCC uomini d'ognicondizionie questi si chiamavano i consigli opportuni; e in queglisi davano le castellaneriedignitàufici piccoli e grandi; eciò ordinatofeciono àrbitrie corressono tuttistatuti e ordinamentie ordinarono ogni anno si facessono. In questomodo s'ordinò lo stato e corso del Comune e del popolo diFirenze alla tornata de' Guelfi; e camerlenghi della pecunia fecionoreligiosi di Settimo e d'Ognesanti di sei in sei mesi.




XVII - Come i Guelfi di Firenze ordinarono gli ordini di parte

In questi tempicacciati i Ghibellini di Firenzei Guelfi che vitornaronoavendo tra·lloro questioni per gli beni de'Ghibellini ribellisì mandarono loro ambasciadori a corte apapa Urbano e al re Carloche gli dovesse ordinare. Il quale papaUrbano e il re Carlo per loro stato e pace gli ordinarono in questomodoche de' beni fossono fatte tre parti: l'una fosse del Comune;l'altra fu diputata per amenda de' Guelfi ch'erano stati disfatti erubelli; l'altra fu diputata a la parte guelfa certo tempo; ma poitutti i detti beni rimasono a la parteonde ne cominciarono a·ffaremobilee ogni dì il cresceanoper avere da dispendere quandobisognasse per la parte; del quale mobileudendolo il cardinaleAttaviano degli Ubaldinidisse: "Dapoi che' Guelfi di Firenzefanno mobilegià mai non vi tornano i Ghibellini". Efeciono per mandato del papa e del re i detti Guelfi tre cavalierirettori di partee chiamargli prima consoli de' cavalierie poi glichiamarono capitani di parte; e durava il loro uficio due mesia tresesti a tre sestie raunarsi a' loro consigli nella chiesa nuova diSanta Maria sopra Portaper lo più comune luogo della cittàe dov'ha più case guelfe intorno. E feciono loro consigliosegreto di XIIIIe il maggiore consiglio di LX grandi e popolaniper lo cui scruttino s'eleggessono i capitani di parte e gli altriuficiali. E chiamarono tre grandi e tre popolani priori di parteiquali sono sopra l'ordine e guardia della moneta della partee unoche tenesse il suggelloe uno sindaco accusatore de' Ghibellini. Etutte loro segrete cose dipongono alla chiesa de' Servi Sante Marie.Per simili ordini e capitani feciono gli usciti ghibellini. Assaiavemo detto degli ordini di partee torneremo a' fatti comuniealtre cose.




XVIII - Come il soldano de' Saracini prese Antioccia

Ne' detti tempigli anni di Cristo MCCLXVIIil soldano diBabbillonia con suo esercito de' Saracini corse e guastò quasitutta l'Erminiach'erano e sono Cristiani; e poi si puose ad assedioalla città d'Antiocciach'era delle famose terre del mondoeera de' Cristianie quella prese per forza del mese di maggioequanti Cristianiuomini e femmine e fanciulliv'erano dentrofurono morti e presi e menati per ischiavionde per tuttaCristianità n'ebbe grande dolore; ma per lo peccato per gliCristiani s'intendea più alle guerre tra·lloro per lemaladette partich'al benificio comune di fare guerra co' Saracini.




XIX - Come i Guelfi di Firenze presono il castello di Santellero conmolti ribelli ghibellini

Nel detto anno di Cristo MCCLXVIIdel mese di giugnoessendo dipoco cacciata la parte ghibellina di Firenzeuna gente de' dettiGhibellinipur de' migliori e caporalisi rinchiusono co·lloromasnade nel castello di Santo Elleroonde fu loro capitano messerFilippo da Quonaovero da Volognanoe cominciarono guerra a lacittà di Firenze. Per la qual cosa i Fiorentini guelfiv'andarono ad oste le due sestorae andovvi il maliscalco del reCarlo con tutta la cavalleria de' Franceschi ch'erano co·lluie per battaglia ebbono il detto castellonel quale avea rinchiusibene VIIIc uominiche·lla maggiore parte furono morti etagliatie parte presi; e rimasonvi di quegli della casa degliUbertie de' Fifantie Scolarie di quegli da Volognanoe di piùaltre case ghibelline uscite di Firenzee loro seguacionde iGhibellini ricevettono gran dammaggioe allora perderono anche iGhibellini Campi di Firacchie Gressa; e dicesi che uno giovanedegli Uberti il quale era fuggito in sul campanileveggendo che nonpotea scampareper non venire a mano de' Bondelmonti suoi nemicisigittò di sua volontà del campanile in terrae morì.E Geti da Volognano fu menato preso con altri suoi consortie messonella torre del palagio; e però poi sempre fu chiamata laVolognana.




XX - Come molte città e terre di Toscana tornarono a parteguelfa

In quegli tempi che·lla città di Firenze tornòa parte guelfae furonne cacciati i Ghibellinie venuto in Toscanail maliscalco del re Carlocome adietro avemo fatta menzionemoltedelle terre di Toscana tornarono a parte guelfae cacciarono iGhibellinicome fu la città di Luccae di PistoiaeVolterrae Pratoe San Gimignanoe Collee feciono taglia co'Fiorentiniond'era capitano il maliscalco del re Carlo con VIIIccavalieri franceschie non rimase a parte ghibellina se non la cittàdi Pisa e di Siena; e così in poco di tempo si rivolse lostato in Toscana e in molte terre di Lombardia di tornare a parteguelfa e della Chiesach'erano a parte ghibellina e d'imperioperla sconfitta del re Manfredi e vittoria del re Carlo. E perònon dee niuno porre fede o speranza in queste signorie e statimondaniche sono dati a' tempi secondo la disposizione di Dioesecondo i meriti o peccati delle genti; e questo vedemo per provatiesemplie in tra gli altri questo fu uno di quegli che fu assaivisibileche in poco di tempo essendo Toscana quasi tutte cittàe castella a parte ghibellinae simile Lombardiae quasi de' Guelfinon n'era ricordotornarono a parte guelfa.




XXI - Come il maliscalco del re Carlo co' Fiorentini feciono oste aSienae come il re venne in Firenzee prese Poggibonizzi

Nel detto tempodel mese di lugliogli anni di Cristo MCCLXVIIil maliscalco del re Carlo con sua gente e cavalleria di Firenzericominciarono guerra a' Sanesi per l'offesa ricevuta a Monte Apertie imperciò ch'aveano ritenuti i Ghibellini usciti di Firenzee favoreggiavaglionde faceano guerra nel contado di Firenzeeandarono a oste sopra Siena. E stando ad oste sopra quello di Sienagli usciti ghibellini di Firenze con masnade tedesche ch'erano inSiena e in Pisaper trattato de' Ghibellini e terrazzani delcastello di Poggibonizzientrarono nel detto castello diPoggibonizziil quale era al poggio molto forte. Per la qual cagioneil detto maliscalco coll'oste si partì del contado di Sienaeinfra il terzo dì si puose ad oste al detto castello diPoggibonizzie' Fiorentini vi cavalcarono per comune in mezzoluglioe simigliante vi venne gente di tutte le terre di Toscanach'erano a lega co' Fiorentini a parte guelfae isteccarlo intornointornoe con torri e difici di legnameacciò che la genteche v'erano rinchiusi dentro non ne potessono uscire né averesoccorsoe gittandovi dentro con molti difici. E essendo al dettoassediolo re Carlo essendo fatto per lo papa e per la Chiesagenerale vicario di Toscanamentre che imperio vacassesìvenne di Puglia in Toscanae il presente mese di agosto con suabaronia entrò in Firenzeil quale da' Fiorentini fu ricevutoa grande onore come loro signoreandandogli incontro il carroccio emolti armeggiatori. E in Firenze soggiornò VIII dìefece più gentili uomini di Firenze cavalierie appresso inpersona con tutta sua cavalleria volle andare nell'oste aPoggibonizziperché sentiva che' Pisanie' Sanesie glialtri Ghibellini faceano grande raunata di gente a cavallo e a pièper soccorrere la gente ch'era assediata in Poggibonizzi; e al dettoassedio si stette IIII mesi. Alla fine per difalta di vittuaglia ildetto castello di Poggibonizzi s'arendé al re in mezzodicembre MCCLXVIIsalvi l'avere e le personegiurando i forestierie' terrazzani di non essergli mai incontro. E avuto il castellovisoggiornò XV giornie misevi podestàe fecevicominciare una fortezzama non si compié poiper moltoaffare del re e del Comune di Firenze.




XXII - Come il re Carlo co' Fiorentini andarono a oste sopra la cittàdi Pisa

Partito il re Carlo da oste da Poggibonizzi co' Fiorentinisìcavalcarono sopra la città di Pisae prese molte castella congrande danno de' Pisanie ebbe Porto Pisanoe fecelo disfareeabattere le torri del porto. E poi del mese di febbraionel dettoanno MCCLXVIIlo re Carlo andò a Luccae poi in servigio de'Lucchesi assediò il castello del Mutrone ch'era fortissimo dimura grossissimee invano vi sarebbe stato assaisenno che fecevista di cavallo e di tagliarlo da pièma in sei mesi non sene sarebbe venuto a fine; ma per ingegno e inganno la notte faceanorecare calcinacci d'altra partee il dì lo faceano gittarefuorimostrando che fosse del tagliamento del muro del castelloperla qual cosa quegli d'entro impauriti s'arenderonosalve le persone;e usciti del castelloe vedute le caves'avidono dello 'nganno. Eavuto il re il detto castellosì 'l donò a' Lucchesi.




XXIII - Come il giovane Curradino figliuolo del re Currado venned'Alamagna in Italia contro al re Carlo

Istando lo re Carlo in Toscanai Ghibellini usciti di Firenze co'Pisani e' Sanesi sì feciono lega e compagniae ordinaro condon Arrigo di Spagnail quale era sanatore di Romafatto giànemico del re Carlo suo cugino; e con certi baroni di Puglia e diCicilia fece congiurazione e cospirazione di rubellargli certe terredi Cicilia e di Pugliae di mandare in Alamagnae fare sommuovereCurradino figliuolo che fu del re Currado figliuolo dello 'mperatoreFederigoche passasse in Italia per torre Cicilia e il Regno al reCarlo. E così fu fattoche subitamente in Puglia si rubellòNocera de' Saracinie Aversa in Terra di Lavoroe molte terre inCalavrae in Abruzzi quasi tuttese non fu l'Agugliae in Ciciliaquasi tutta o gran parte dell'isola di Ciciliase non fu Messina ePalermo. E don Arrigo rubellò Romae tutta Campagnae 'lpaese d'intorno; e' Pisanie' Sanesie l'altre terre ghibelline glimandarono di loro danari Cm fiorini d'oro per sommuovere il dettoCurradinoil quale molto giovanedi XVI annisi mosse d'Alamagna acontradio della madrech'era figliuola del duca d'Ostericche perla sua giovanezza nol volea lasciare venire. E giunse a Verona delmese di febbraiogli anni di Cristo MCCLXVIIcon molta baronia ebuona gente d'arme d'Alamagna in sua compagnia; e dicesi il seguiroinfino a Verona presso a Xm uomini tra a cavallo e ronzinie pernecessità di moneta gran parte si tornò in Alamagna; made' migliori si ritenne da IIImD cavalieri tedeschi. E di Veronapassò per Lombardiaper la via di Pavia venne nella rivieradi Genovae arrivò di là da Saona a la piaggia diVaraginee ivi entrò in maree per la forza de' Genovesico·lloro navilio di XXV galee passò per mare a Pisaelà giunse di maggio MCCLXVIIIe da' Pisani e da tutti iGhibellini d'Italia fu ricevuto a grande onorequasi comeimperadore. La sua cavalleria venne per terra passando le montagne diPontriemolie arrivarono a Serrezzanoche si tenea per gli Pisanie poi feciono la via della marina con iscorta infino a Pisa. Lo reCarlo sentendo come Curradino era passato in Italiae sentendo larubellazione delle sue terre di Cicilia e di Puglia fatta per glibaroni del Regno traditorii quali i più avea lasciati dipregionee per don Arrigo di Spagnasì si partìincontanente di Toscanae a grandi giornate n'andò in Pugliae in Toscana lasciò messer Guiglielmo di Berselve suomaliscalcoe co·llui messer Guiglielmo lo Stendardo con VIIIccavalieri franceschi e provenzaliper mantenere le città diToscana a sua partee per contastare Curradino che non potessepassare. E sentendo papa Chimento la venuta di Curradinosìgli mandò suoi messi e legaticomandando sotto pena discomunicazione ch'egli non dovesse passarené essere contralo re Carlo campione e vicario di santa Chiesa. Il quale Curradinoperò non lasciò sua impresané volle obbedire icomandamenti del papaparendogli avere giusta causae che 'l Regnoe Cicilia fosse sua e di suo patrimonio; e però cadde insentenzia di scomunicazione della Chiesala quale ebbe a dispettoepoco curò; ma istando lui in Pisaraunò moneta egentie tutti i Ghibellini e chi era di parte imperiale si ridussea·lluionde gli crebbe grandissima forza. E stando in Pisavenne a oste sopra la città di Luccala quale si tenea per laparte di santa Chiesae eravi dentro il maliscalco del re Carlo consua gentee il legato del papa e della Chiesae colla forza de'Fiorentini e degli altri Guelfi di Toscana e di più gente dicroce segnatii quali per predicazionee indulgenziae perdonidati dal papa e da' suoi legati erano venuti contra Curradino. Estette sopra Lucca dieci dì a oste; e aboccarsi insieme percombattere le dette due osti a Pontetetto a due miglia presso diLuccama non combatteroma ciascuno schifò la battagliaeera in mezzo la Guiscianellae però si tornaro chi a Pisa echi a Lucca.




XXIV - Come il maliscalco del re Carlo fu sconfitto al ponte a Valleper la gente di Curradino

Poi si partì Curradino con sua gente di Pisae venne aPoggibonizziil quale come i terrazzani sentirono la venuta diCurradino in Pisa si rubellarono dal re Carlo e dal Comune diFirenzee gli mandarono le chiavi infino a Pisa. E poi diPoggibonizzi n'andò in Sienae da' Sanesi ricevuto a grandeonore; e soggiornando in Sienail maliscalco del re Carlo ch'aveanomecome detto avemomesser Guiglielmo di Berselvecon sua gentesi partì da Firenze il dì di santo Giovanni di giugnoper andare ad Arezzo per impedire gli andamenti di Curradino; e da'Fiorentini furono scorti e acompagnati infino a Montevarchi evoleagli acompagnare infino ad Arezzosentendo il cammino dubbiosoe temendo d'aguato per lo contado d'Arezzo. Il detto maliscalcorendendosi di soperchio sicuro di sua gentenon volle piùcondotto di Fiorentiniinanzi al passare si mise messer Guiglielmolo Stendardo con CCC cavalieri bene armati e in concioe passòsano e salvo. Il maliscalco con Vc de' suoi cavalierinonprendendosi guardia e sanza ordinee i più di sua gentedisarmatasi mise a passaree quando giunse al ponte a Vallech'èin su l'Arno presso a Laterinouscì loro adosso uno aguatodella gente di Curradinoi quali sentendo l'andamento del dettomaliscalcoerano partiti di Siena per lo condotto degli Ubertini ed'altri Ghibellini usciti di Firenzee sopragiunti al detto ponteiFranceschi non proveduti e sanza gran difesa furono sconfitti emortie presi la maggiore partee quegli che fuggirono verso ilValdarno nel contado di Firenze furono così presi e rubaticome da' nimici; e il detto messer Guiglielmo maliscalcoe messerAmelio di Corbanoe più baroni e cavalierifurono presi emenati in Siena a Curradino; e ciò fu il dì appresso lafesta di san Giovannia dì XXV del mese di giugnogli annidi Cristo MCCLXVIII. Della quale sconfitta e presura la gente del reCarlo e tutti quegli di parte guelfa ne sbigottirono moltoeCurradino e sua gente ne montarono in grande superbia e baldanzaequasi aveano per niente i Franceschi; e sentendosi ciò nelRegnosi rubellarono assai terre al re Carlo. E ne' detti tempi ilre Carlo era ad assedio alla città di Nocera de' Saracini inPugliala quale s'era rubellataacciò che l'altre terredella marina di Pugliache tutte erano sommossenon gli siribellassono.




XXV - Come Curradino entrò in Romae poi con sua oste passònel regno di Puglia

Soggiornato Curradino alquanto in Sienasì n'andò aRomae da' Romani e da don Arrigo senatore fu ricevuto a grandeonore a guisa d'imperadoree in Roma fece sua raunata di gente e dimonetae spogliò il tesoro di San Piero e d'altre chiese diRoma per fare danarie trovossi in Roma con più di Vmcavalieri tra Tedeschi e Italiani con quegli di don Arrigo senatorefratello del re di Spagnach'avea seco bene VIIIc buoni cavalierispagnuoli. E sentendo Curradino che 'l re Carlo era a oste in Pugliaalla città di Nocerae molte delle terre e baroni del Regnoerano rubellatie dell'altre in sospettosì gli parve tempoaccettevole d'entrare nel Regnoe partissi da Roma a dì Xd'agostogli anni di Cristo MCCLXVIIIcol detto don Arrigo e consua compagnia e baroniae con molti Romani; e non fece la via diCampagnaperò che seppe che 'l passo da Cepperano eraguernito e guardato: sì non si volle mettere alla contesamafece la via delle montagne tra l'Abruzzi e Campagna per Valle diCelleove non avea guardie né guernigionee sanza niunocontasto passò e arrivò nel piano di San Valentinonella contrada detta Tagliacozzo.




XXVI - Come l'oste di Curradino e quella del re Carlo s'affrontaronoper combattere a Tagliacozzo

Lo re Carlo sentendo come Curradino era partito di Roma con suagente per entrare nel Regnosi levò da oste da Nocerae contutta sua gente a grandi giornate venne incontro a Curradinoe allacittà dell'Aquila in Abruzzi attese sua gente. E stando luinell'Aquilae tenendo consiglio cogli uomini della terraamonendogli fossono fedeli e lealie fornissono l'osteuno saviovillano e antico si levòe disse: "Re Carlonon tenerepiù consiglie non schifare uno poco di faticaacciòche tu ti possi riposare sempre; togli ogni dimoranzae va' contrail nimicoe nol lasciare prendere più campoe noi ti saremoleali e fedeli". Lo re udendosi sì saviamenteconsigliaresanza nullo indugio o più parole di là sipartìo per la via traversa delle montagnee acozzossi assaidi presso all'oste di Curradino nel luogo e piano di San Valentinoenonn-avea in mezzo se non il fiume del... Lo re Carlo avea di suagentetra Franceschi e Provenzali e Italianimeno di IIImcavalierie veggendo che Curradino avea troppa più gente diluiper lo consiglio del buon messere Alardo di Vallericavalierefrancesco di grande senno e prodezzail quale di quegli tempi eraarrivato in Puglia tornando d'oltremare dalla Terrasantasìdisse al re Carlo se volesse essere vincitore gli convenia usaremaestria di guerra più che forza. Il re Carlo confidandosimolto nel senno del detto messer Alardoal tutto gli commise ilreggimento dell'oste e della battaglia; il quale ordinò dellagente del re tre schieree dell'una fece capitano messer Arrigo diCosancegrande di persona e buono cavaliere d'arme: questi fu armatocolle sopransegne reali in luogo della persona de·reeguidava Provenzalie Toscanie Lombardie Campagnini. L'altraschiera furono de' Franceschionde furono capitani messer Gianni diCrarì e messer Guiglielmo lo Stendardo. E mise i Provenzali ala guardia del ponte del detto fiumeacciò che l'oste diCurradino non potesse passare sanza disavantaggio della battaglia. Ilre Carlo col fiore della sua baroniadi quantità di VIIIccavalierifece riporre in aguato dopo uno colletto in una valleaecol re Carlo rimase il detto messer Alardo di Valleti con messerGuiglielmo di Villae Arduino prenze della Moreacavaliere digrande valore. Curradino dall'altra parte fece di sua gente treschiere: l'una de' Tedeschiond'egli era capitano col dogid'Osterice con più conti e baroni; l'altra degl'Italianionde fece capitano il conte Calvagno con alquanti Tedeschi; l'altrafu di Spagnuoliond'era capitano don Arrigo di Spagna loro signore.In questa stanzal'una oste appetto a l'altrai baroni del Regnoribelli del re Carlo fittiziamenteper fare isbigottire lo re Carloe sua gentefeciono venire nel campo di Curradino falsi ambasciadorimolto paraticon chiavi in mano e con grandi presentidicendoch'egli erano mandati dal Comune dell'Aquila per dargli le chiavi esignoria della terrasì come suoi uomini e fedeliacciòche gli traesse della tirannia del re Carlo. Per la qual cosa l'ostedi Curradino e egli medesimostimando fosse verofeciono grandeallegrezza; e sentito ciò nell'oste del re Carlon'ebbegrande isbigottimentotemendo non fallisse loro la vittuaglia cheveniva loro di quella partee l'aiuto di quegli dell'Aquila. Lo remedesimo sentendo ciòn'entròe in tanta gelosiachedi notte tempore si partì con pochi dell'oste in suacompagniae venne all'Aquila la notte medesimae faccendo domandarele guardie delle porte per cui si tenea la terrarispuosono: "Perlo re Carlo"; il quale entrato dentro sanza ismontare de'cavagliamonitigli di buona guardiaincontanente tornòall'ostee fuvi la mattina a buona orae per l'affanno dell'andaree tornare la notte lo re Carlo dall'Aquila si posava e dormiva.




XXVII - Come Curradino e sua gente furono sconfitti dal re Carlo

Curradino e sua oste avendo vana speranza che l'Aquila fosseribellata al re Carlocon grande vigore e gridafatte le sueschieresi strinse a valicare il passo del fiume per combattere colre Carlo. Lo re Carlocon tutto si posassecome detto avemosentendo il romore de' nimicie com'erano inn-arme per venire a labattagliaincontanente fece armare e schierare sua gente perl'ordine e modo che dinanzi facemmo menzione. E stando la schiera de'Provenzalila quale guidava messer Arrigo di Consanciaalla guardiadel pontecontastando a don Arrigo di Spagna e a sua gente il passogli Spagnuoli si misono a passare il guado della riviera ch'era assaipiccoloe incominciarono a inchiudere la schiera de' Provenzalichedifendeano il ponte. Curradino e l'altra sua oste veggendo passatigli Spagnuolisi mise a passare il fiumee con grande furoreassaliro la gente del re Carloe in poca d'ora ebbono barattati esconfitti la schiera de' Provenzali; e 'l detto messer Arrigo diConsancia colle 'nsegne del re Carlo abattutee egli morto etagliato; credendosi don Arrigo e' Tedeschi avere la persona del reCarloperché vestiva le sopransegne realitutti glis'agreggiarono adosso. E rotta la detta schiera de' Provenzalisimile feciono di quella de' Franceschi e degl'Italianila qualeguidava messer Gianni di Crarìe messer Guiglielmo loStendardoperò che·lla gente di Curradino erano peruno due che quegli del re Carloe fiera gente e aspra in battaglia:e veggendosi la gente del re Carlo così malmenaresi misonoin fugga e abandonarono il campo. I Tedeschi si credettero averevintoche non sapeano dell'aguato del re Carlosi cominciarono aspandere per lo campoe intendere a la preda e alle spoglie. Lo reCarlo era in sul colletto di sopra alla valledov'era la suaschieracon messer Alardo di Valleri e col conte Guido di Monforteper riguardare la battagliae veggendo la sua gente cosìbarattareprima l'una schiera e poi l'altrae venire in fuggamoria a doloree volea pure fare muovere la sua schiera per andare asoccorrere i suoi. Messer Alardomaestro dell'oste e savio diguerracon grande temperanza e con savie parole ritenne assai lo redicendo che per Dio sì sofferisse alquantose volesse l'onoredella vittoriaperò che conoscea la covidigia de' Tedeschicome sono vaghi delle predeper lasciargli più spartire dalleschieree quando gli vide bene sparpagliatidisse al re: "Fa'muovere le bandierech'ora è tempo"; e così fufatto. E uscendo la detta schiera della valleCurradino né'suoi non credeano che fossono nimicima che fossono di sua genteenon se ne prendeano guardia. E vegnendo lo re con sua gente stretti eserratial diritto se ne vennero ov'era la schiera di Curradino co'maggiori di suoi baronie quivi si cominciò la battagliaaspra e duracon tutto che poco durasseperò che·llagente di Curradino erano lassi e stanchi per lo combatteree nonerano tanti cavalieri schierati ad assai quanti quegli del reesanza ordine di battagliaperò che·lla maggiore partedi sua gentechi era cacciando i nemicie chi ispartito per locampo per guadagnare preda e pregionie la schiera di Curradino perlo improviso assalto de' nimici tuttora scemavae quella del reCarlo tuttora cresceva per gli primi di sua gente ch'erano fuggitidella prima sconfittaconoscendo le 'nsegne del re si metteano insua schierasicché in poca d'ora Curradino e sua gente furonosconfitti. E quando Curradino s'avide che·lla fortuna dellabattaglia gli era incontroe per consiglio de' suoi maggiori baronisi mise alla fugga eglie 'l dogi d'Osterice il conte Calvagnoeil conte Gualferanoe 'l conte Gherardo da Pisae più altri.Messere Alardo di Valleri veggendo fuggire i nimicicon grandi gridadice e pregava lo re e' capitani della schiera non si partissono néseguissono caccia de nimici né altra predatemendo che·llagente di Curradino non si ranodasseo niuno aguato uscisse fuorimastessono fermi e schierati in sul campo; e così fu fatto. Evenne bene a bisognoche don Arrigo co' suoi Spagnoli e altriTedeschi i quali aveano seguita la caccia de' Provenzali e Italianii quali aveano prima sconfitti per una vallee non aveano veduta labattaglia del re Carlo e la sconfitta di Curradinoalla ricolta chefece di sua gentee ritornando al campoveggendo la schiera del reCarlocredette che fosse Curradino e sua gente; sì scese ilcolle dov'era ricolto per venire a' suoie quando si venneappressando conobbe le 'nsegne de' nimicie come ingannato si tenneconfuso; ma com'era valente signoresi strinse a schierae serròcolla sua gente per tale modo che 'l re Carlo e' suoii quali perl'afanno della battaglia erano travagliatinon s'ardirono di fedirealla schiera di don Arrigoe per non recare in giuoco vinto apartito stavano aringati l'una schiera appetto a l'altra buona pezza.Il buono messer Alardo veggendo ciòdisse al re che bisognavadi fargli dipartire da schiera per rompergli: lo re gli commisefacesse a suo senno. Allora prese de' migliori baroni della schieradel re da XXX in XLe uscirono della schiera faccendo sembianti cheper paura si fuggissonosiccome gli avea amaestrati. Gli Spagnuoliveggendogli con più delle bandiere di quegli signori simetteano in volta e in vista di fuggirecon vana speranzacominciarono a gridare: "E' sono in fugga!"e cominciaronoa dipartirsi da schiera e volergli seguire. Lo re Carlo veggendoschiarire e aprire la schiera degli Spagnuoli e altri Tedeschifrancamente si misono a fedire tra·lloro; e messer Alardo co'suoi saviamente si raccolsono e tornarono alla schiera. Allora fu labattaglia aspra e dura; ma gli Spagnuoli erano bene armatiper colpidi spade non gli poteano aterraree spesso al loro modo sirannodavano insieme. Allora i Franceschi cominciarono con gridare adiree a prendelli a bracciae abattergli de' cavagli a modo de'torniamenti; e così fu fattoper modo che in poca d'ora gliebbono rottie sconfittie messi in fuggae molti ve ne rimasonomorti.

Don Arrigo con assai de' suoi si fuggì in Montecascinoediceano che 'l re Carlo era sconfitto. L'abate ch'era signore diquella terra conobbe don Arrigoe a' segnali di loro com'eranofuggitisì fece prendere lui e gran parte di sua gente. Lo reCarlo con tutta sua gente rimasono in sul campo armati e a cavalloinfino alla notte per ricogliere i suoi e per avere de' nemici pienae sicura vittoria. E questa sconfitta fu la vilia di santo Bartolomeoa dì XXIII d'agostogli anni di Cristo MCCLXVIII. E in quelloluogo fece poi fare lo re Carlo una ricca badia per l'anime della suagente mortache si chiama Santa Maria della Vittorianel piano diTagliacozzo.




XXVIII - Della avisione ch'avenne a papa Chimento della sconfitta diCurradino

Avenne grande maraviglia cheessendo stata la detta sconfitta diCurradinola vilia di santo Bartolomeoe era già notte anziche 'l certo si sapesse a cui fosse rimaso il campo colla vittoriaper le molte riprese e variazioni ch'ebbe la detta battaglialamattina per tempo vegnente della festa di santo Bartolomeoessendopapa Chimento in Viterboe sermonavae vegnendoli subitamente unopensiero per lo quale parve al popolo che contemplasse uno buonopezzo lasciando la materia del sermonelevato della dettacontemplazione disse: "Corretecorrete alle strade a prendere inimici di santa Chiesache sono sconfitti e morti"; e delladetta sconfitta nulla novella né messo era venuto al papanépotea venire in così corto spazio di tempo come una notteperò che da Viterbo al luogo dove fu la battaglia avea piùdi C miglia; e fu l'altro giornoinanzi che nullo messaggio nevenisse in corte; ma di certo si disse per gli savi che in corteerano che il papa l'ebbe per ispirazione divinae egli era uomo disanta vita.




XXIX - Come Curradino con certi suoi baroni furono presi dal re Carloe fece loro tagliare la testa

Curradino col dogio d'Ostaric e con più altrii quali delcampo erano fuggiti co·lluisì arrivarono alla piaggiadi Roma in su la marina a una terra ch'ha nome Asturich'eradegl'Infragnipani di Romagentili uomini; e in quella arrivatifeciono armare una saettia per passare in Ciciliacredendo scamparedal re Carloe in Ciciliache era quasi tutta rubellata a lo rericoverare suo stato e signoria. Essendo loro già entrati inmare sconosciuti nella detta barcauno de' detti Infragnipani ch'erain Asturiveggendo ch'erano gran parte Tedeschie begli uominiedi gentile aspettoe sappiendo della sconfittasì s'avisòdi guadagnare e d'esser riccoe però i detti signori prese; esaputo di loro essere com'era tra quegli Curradinosì glimenò al re Carlo pregioniper gli quali lo re gli donòterra e signoraggio a la Pilosatra Napoli e Benevento. E come lo reebbe Curradino e que' signori in sua baliaprese suo consiglioquello ch'avesse a·ffare. Alla fine prese partito di farglimoriree fece per via di giudicio formare inquisizione controa·llorocome a traditori della corona e nemici di santaChiesa; e così fu fatto; che a dì.... fu dicollatoCurradinoe 'l duca d'Osterice 'l conte Calvagnoe 'l conteGualferanoe 'l conte Bartolomeo e due suoi figliuolie 'l conteGherardo de' conti da Doneratico di Pisa in sul mercato di Napolilungo il ruscello dell'acqua che corre di contra alla chiesa de'frati del Carmino; e non sofferse il re che fossono soppelliti inluogo sacroma in su il sabbione del mercatoperch'eranoscomunicati. E così in Curradino finì il legnaggiodella casa di Soaveche fu in così grande potenziad'imperadori e di recome adietro è fatta menzione. Ma dicerto si vede per ragione e per isperienza che chiunque si levacontra santa Chiesa e è scomunicato conviene che·llafine sia rea per l'anima e per lo corpo; e però èsempre da temere la sentenza della scomunicazione di santa Chiesagiusta o ingiustache assai aperti miracoli ne sono statichi leggel'antiche cronichee per questa il può vedere pergl'imperadori e signori passatiche furono ribelli e persecutori disanta Chiesa. Della detta sentenzia lo re Carlo ne fu molto ripresoe dal papae da' suoi cardinalie da chiunque fu savioperòch'egli avea preso Curradino e' suoi per caso di battagliae non pertradimentoe meglio era a tenerlo pregione che farlo morire. E chidisse che 'l papa l'asentì; ma non ci diamo fedeperch'eratenuto santo uomo. E parve che·lla innocenzia di Curradinoch'era di così giovane etade a giudicarlo a morteIddio nemostrasse miracolo contra lo re Carloche non molti anni appressoIddio gli mandò di grandi aversitadi quando si credea esserein maggiore statosì come innanzi nelle sue storie faremomenzione. Al giudice che condannò Curradino Ruberto figliuolodel conte di Fiandragenero del re Carlocom'ebbe letta lacondannagionegli diede d'uno stoccodicendo ch'a·lluinonn-era licito di sentenziare a morte sì grande e gentileuomo; del quale colpo il giudicepresente lo remorìe nonne fu parolaperò che Ruberto era molto grande apo lo reeparve al re e a tutti i baroni ch'egli avesse fatto come valentesignore. Don Arrigo di Spagnail quale era de' pregioni del reperòch'egli era suo cugino carnalee perché l'abate diMontecascino che·ll'avea dato preso al reper non essereinregolareper patti l'avea dato che nol farebbe morirenol fecegiudicare il re a mortema condannollo a perpetuale carcereemandollo in pregione al castello del Monte Sante Marie in Puglia;molti degli altri baroni di Puglia e d'Abruzzi ch'erano stati controa lo re Carlo e suoi ribelli fece morire con diversi tormenti.




XXX - Come lo re Carlo raquistò tutte le terre di Cicilia e diPuglia che gli s'erano rubellate

Lo re Carlo avuta la vittoria contra Curradinotutte le terre delregno di Puglia ch'erano rubellate s'arrenderono al re sanzacontasto; e molti de' caporali ribelli che·ll'aveano ribellategli fece morire di mala morte. E in Cicilia mandò incontanenteil conte Guido di Monfortee messer Filippo suo fratelloe messerGuiglielmo di Belmontee messer Guiglielmo lo Stendardosuoibaronicon grande armata di galee e con grande compagnia dicavalieri franceschi e provenzali per racquistare le terredell'isolale quali quasi tutte s'erano rubellate dal resalvo cheMessina e Palermo; ed erane capitano uno messer Curradodetto Caputoovero d'Antiocciade' discendenti dello 'mperadore Federigoilquale con suo seguito de' rubelli mantenea le terre rubellate controal re Carloe fecegli grande guerra. Ma come i detti signori furonoin Ciciliae per la vittoria che 'l re avea avuta contra Curradinomolte delle terre s'arrenderono a' detti signorie assediarono ildetto Currado nel castello di Santo Orbeil quale per assediovinsonoe 'l detto Currado presonoe feciongli cavare gli occhiepoi il feciono impiccare. E morto il detto Currado e i più de'caporali rubelli suoi seguacitutte le terre dell'isola furonoall'ubidenza del re Carlo. E ciò fattoriformò ilreame di Cicilia e di Puglia in buono e pacifico statoe guidardonòi suoi baroni che·ll'aveano servito di terre e di signoraggi.Lasceremo alquanto de' fatti del re Carloe torneremo a nostramateria de' fatti di Firenze.




XXXI - Come i Fiorentini sconfissono i Sanesi a piè di Colle diValdelsa

Gli anni di Cristo MCCLXVIIIIdel mese di giugnoi Sanesiond'era governatore messer Provenzano Salvani di Sienacol conteGuido Novellocolle masnade de' Tedeschi e di Spagnuolie cogliusciti ghibellini di Firenze e dell'altre terre di Toscanae collaforza de' Pisanii quali erano in quantità di MCCCC cavalierie da VIIIm pedonisì vennono ad oste al castello di Colle diValdelsail quale era alla guardia de' Fiorentini; e ciòfecionoperché i Fiorentini il maggio dinanzi erano venuti aoste e guastare Poggibonizzi. E postosi a campo a la badia aSpugnolee venuta la novella in Firenze il venerdì serailsabato mattina messer Giambertaldo vicario del re Carlo per la tagliadi Toscana si partì di Firenze colle sue masnadeil qualeallora avea in Firenze da IIIIc cavalieri franceschi; e sonando lacampanai Guelfi di Firenze seguendolo a cavallo e a piedigiunsonoin Colle la cavalleria la domenica serae trovarsi intorno di VIIIccavalierio menocon poco popoloperò che così tostocome i cavalieri non poterono giugnere a Colle. Avenne che i·lunedìmattina vegnenteil dì di santo Bartolomeo di giugnosentendo i Sanesi la venuta della cavalleria di Firenzesi levaronoda campo dalla detta badia per recarsi in più salvo luogo.Messer Giambertaldo veggendogli mutare il camposanza attendere piùgentepassò colla cavalleria ch'avea il pontee schieratasua gente colla cavalleria di Firenzee quello popolo che v'eragiuntoe' Colligiani (ma per la sùbita venuta de' Fiorentininullo ordine aveano di capitani d'ostené d'insegna delComune)e prendendo messer Giambertaldo la 'nsegna del Comune diFirenzee richeggendo i cavalieri di Firenze che v'erano di tutte lecase guelfech'alcuno di loro la prendessee nullo si movea aprenderlao per viltà o per gara l'uno dell'altroe statogran pezza alla contesamesser Aldobrandino della casa de' Pazzifrancamente si trasse avanti e disse: "Io la rendo a l'onored'Iddioe di vittoria del nostro Comune"; onde fu moltocomendato in franchezzae incontanente mossee tutta la cavalleriaseguendoloe francamente percosse alla schiera de' Sanesi; e tuttoche non fosse tenuta troppo savia e proveduta capitaneria di guerracome ardita e franca gentebene aventurosamentecome piacquea·dDioruppono e sconfissono i Sanesi e loro amistàch'erano quasi due cotanti cavalieri e popolo grandissimoonde moltine furono morti e presi; e se dalla parte de' Fiorentini fossonogiunti e stati alla battaglia i loro pedoninon ne campava quasiniuno de' Sanesi. Il conte Guido Novello si fuggìe messerProvenzano Salvani signore e guidatore dell'oste de' Sanesi fu presoe tagliatogli il capoe per tutto il campo portato fitto in su unalancia. E bene s'adempié la profezia e revelazione che gliavea fatta il diavolo per via d'incantesimoma no·lla intese;ch'avendolo fatto costrignere per sapere come capiterebbe in quellaostemendacemente rispuosee disse: "Anderai e combatteraivincerai nonmorrai alla battagliae la tua testa fia la piùalta del campo"; e egli credendo avere la vittoria per quelleparolee credendo rimanere signore sopra tuttinon fece il puntoalla fallaceove disse: "Vincerai nomorrai etc."; e peròè grande follia a credere a sì fatto consiglio comequello del diavolo. Questo messer Provenzano fu grande uomo in Sienaal suo tempo dopo la vittoria ch'ebbono a Monte Apertie guidavatutta la cittàe tutta parte ghibellina di Toscana facea capodi luie era molto presentuoso di sua volontà. In questabattaglia si portò il detto messere Giambertardo come valentesignore in pugnare contro a' nimicie simigliantemente la sua gentee tutti Guelfi di Firenzefaccendo grande uccisione de' nimici pervendetta di loro parenti e amici che rimasono alla sconfitta a MonteAperti; quasi nullo o pochi ne menarono a pregionima gli misono amorte e alle spade; onde la città di Sienaa comparazione delsuo popoloricevette maggiore danno de' suoi cittadini in questasconfittache non fece Firenze a quella di Monte Apertie lasciarvitutto il loro arnese. Per la qual cosapoco tempo appressoiFiorentini rimisono in Siena i Guelfi uscitie cacciarne iGhibellinie pacificarsi l'uno Comune coll'altrorimagnendo poisempre amici e compagni. E in questo modo ebbe fine la guerra tra'Fiorentini e' Sanesiche tanto tempo era durata.




XXXII - Come i Fiorentini presono il castello d'Ostina in Valdarno

Nel detto annodel mese di settembreessendo rubellato ilcastello d'Ostina in Valdarnoe entrativi i Ghibellini usciti diFirenze co' Pazzi di Valdarnoi Fiorentini v'andarono ad osteestettonvi infino a l'ottobree per difalta di vittuaglia nonpotendosi più teneree quegli d'entro uscendone una nottefurono quasi tutti morti e presie' Fiorentini ebbono il castello edisfeciollo.




XXXIII - Come i Fiorentini in servigio de' Lucchesi andarono a ostesopra Pisa

Partita l'oste de' Fiorentini da Ostinai Fiorentini con messerGiambertaldo maliscalco del re Carloin servigio de' Lucchesiandarono ad oste a Castiglione di Valdiserchioe poi infino allemura di Pisae presono il castello d'Asciano per forza; e' Lucchesiper ricordanza e vergogna de' Pisanipresso alla città diPisa feciono battere loro moneta e tornarono sani e salvi.




XXXIV - Come fu grande diluvio d'acquae rovinarono il ponte a SantaTrinita e quello dalla Carraia

Nel detto anno MCCLXVIIIIla notte di calen di ottobre fu sìgrande diluvio di pioggia d'acqua da cielo col continuo piovere duenotti e uno dìche tutti i fiumi d'Italia crebbono piùche crescessono mai; e 'l fiume Arno uscì de' suoi termini sìdisordinatamenteche gran parte della città di Firenzeallagòe ciò fu la cagione per più legname che'l fiume menavail quale ristette e s'atraversò al pièdel ponte a Santa Trinita per modo che l'acqua del fiume ringorgavasì adietro che si spandea per la cittàonde moltepersone annegarono e molte case rovinarono. Alla fine fu sìforte l'empito del corso del fiumeche fece rovinare il detto pontedi Santa Trinitae ancora per lo sgorgare di quello l'empitodell'acqua e del legname percosse e fece rovinare quello dallaCarraia: e come furono rovinati e cadutil'altezza del corso delfiumech'era per lo detto ringorgamento e rattenutarabassòe cessò la piena dell'acqua ch'era sparta per la cittade.




XXXV - Come a certi nobili ribelli di Firenze furono tagliate leteste

Negli anni di Cristo MCCLXXfatto l'accordo e pace tra 'l Comunedi Firenze e quello di Sienae rimessivi i Guelfie cacciatine iGhibellinimesser Azzolino e Neracozzo e Conticino della casa degliUbertie messer Bindo de' Grifoni da Fegghine rubelli di Firenzeco·lloro compagnia partendosi da Siena per andarsene inCasentinofurono presi e menati in Firenzee scritto in Puglia alre Carlo quello ch'a·llui piacesse se ne facesse; il quale persua lettera mandò a messer Bernardo d'Arianopodestàper lo re in Firenzeche sì come traditori della coronafossono giudicati: a' quali fue loro tagliate le teste il dìdi santo Michele di maggio. E la mattinaquando s'andavano agiudicareNeracozzo domandò messer Azzolino: "Oveandiamo noi?". Rispuose il cavaliere: "A pagare uno debitoche·cci lasciarono i nostri padri"; salvo che Conticinoil qualeperch'era giovanefu mandato nel Regno presoe morìin pregione nelle torri di Capova.




XXXVI - Come i Fiorentini presono il castello di Piano di Mezzo inValdarnoe come disfeciono Poggibonizzi

Nel detto annodel mese di giugnoi Fiorentini andarono adassedio al castello di Piano di Mezzoch'era de' Pazzi di Valdarnorubellato per loro e per gli usciti di Firenze contra il Comune diFirenzeil quale per assedio s'arrendé a pattisalve lepersonei quali se n'uscirono fuori; e' Fiorentini ebbono ilcastelloe feciollo abattere e disfare; e simile il castello diRistuccioli de' Pazzich'era molto forte castello. E ciòfattoe tornato l'oste de' Fiorentini in Firenzei Fiorentinicavalcarono a Poggibonizzie feciono abattere e disfare tutto ilcastelloe recare a borgo al piano con licenza del re Carlo; peròche nulla convenenzache promisono per gli patti al re Carlo eComune di Firenzenon voleano atteneree sempre riteneano i ribellidi Firenzee aveano lega colle terre ghibelline di Toscana. QuestoPoggibonizzi fu il più bello castelloe de' più fortid'Italiae posto quasi nel bilico di Toscanae era con belle mura etorrie con molte belle chiesee pievee ricca badiae conbellissime fontane di marmoe acasato e abitato di genti com'unabuona città; ma per la loro superbiaperò che·ssivoleano essere per loro sì come castello d'imperioecontastare il Comune di Firenzefue abattuto e toltogli ognigiurisdizione.




XXXVII - Come lo re Luis di Francia fece il passaggio a Tunisi nel qualemorìo

Negli anni di Cristo MCCLXX il buono Luis re di Franciail qualeera cristianissimo e di santa vita e operenon tanto quantos'appartiene a secolareessendo re di sì grande reame epotenziama come religiososempre operando in favore di santaChiesa e della Cristianitadee nonn ispaventandosi delle grandifatiche e spendioil quale fece al passaggio d'oltremarequandoegli e' frategli furono presi alla Monsura de' Saracinicomeaddietro facemmo menzionecome piacque a·dDio si puose incuore d'andare ancora sopra i Saracini e nimici de' Cristiani; e cosìcon grande effetto e opera mise a seguizioneprendendo la croceeraunando tesoroe sommovendo tutta la baroniae cavalierie buonagente di suo reame. E ciò fattosi mosse di Parigie andonnein Proenzae di là con grande navilio si partì del suoporto dell'Agua Morta in Proenza con tre suoi figliuoliFilippoGiannie Luise col re di Navarra suo generoe con tutti caporalisuoicontiduchie baroni del reame di Franciae fuori del reamesuoi amici. E per la sua andata il seguì poi Adoardo figliuolodel re d'Inghilterra con molti Inghilesie Scottie FresonieAlamannidi più di XVm cavalieriil quale stuoloe croceriafu quasi d'inumerabile gente a cavallo e a piedee stimarsi CCmd'uomini da battaglia. E credendo prendere il miglioresidiliberarono d'andare sopra il regno di Tunisiavisandosi se quellosi prendesse per gli Cristianiera in parte molto mediata da poterepiù leggermente prendere poi il regno d'Egittoe da tagliaree al tutto impedire la forza de' Saracini del reame di Settaeeziandio quello di Granata. E passò il detto stuolo sani esalvi co·lloro navilioe arrivarono al porto dell'anticacittà di Cartaginech'è di lungi da Tunisi da XVmigliae quella Cartaginech'alcuna parte n'era rifatta e afforzataper gli Saracini per la guardia del portoper gli Cristiani fu assaitosto presa per forza. E volendo andare la detta oste alla cittàdi Tunisicome piacque a Dioper le peccata de' Cristiani sicominciò una grande corruzzione d'aria in quelle marineemassimamente nell'oste de' Cristiani non costumati all'ariae pergli disagie per lo soperchio di gentee delle bestie; per la qualcosa prima vi morì Gianni figliuolo del detto re Luise poiil cardinale d'Albanoche v'era per lo papae poi infermò emorì il detto buono re Luis con grandissima quantità diconti e di baronie infinita gente di popolo vi morirono. Onde laCristianità ricevette grandissimo dannoe la detta oste fuquasi tutta scerratae venuta quasi al nientesanza colpo de'nimici. E come il detto re Luis non bene aventurato fosse nelle detteimprese sopra i Saracinima per la sua anima bene aventurosomorisselo re di Navarra ch'era presente al cardinale Toscolano persue lettere lo scrisseche nella sua infermità non cessava dilodare Idioe ispesso dicendo questa orazione: "Fa' noiSignorele cose prosperevoli del mondo avere in odioe nessunaaversità temere". Ancora adorava per lo popolo il qualeave' menato secodicendo: "SiaSignoredel popolo tuosantificatore e guardiano"; e l'altre parole che seguitano alladetta orazione. E alla fine quando venne a mortelevò gliocchi a cieloe disse: "Introibo in domum tuamadorabo adtemplum santum tuumet confitebor nomini tuo"; e ciòdettomorì in Cristo. E sentendo la sua morte la sua oste fumolto turbatae' Saracini molto rallegrati; ma in questo dolore fufatto Filippo suo figliuolo re di Francia; e lo re Carlo fratello deldetto re Luisil quale egli vivendo ave' mandato per luivenne diCiciliae arrivò a Cartagine con grande navilio e con moltagente e rinfrescamentoonde l'oste de' Cristiani riprese grandevigoree' Saracini paura. E con tutto che·ll'oste de'Saracini fosse cresciuta d'inumerabile genteche di tutte partierano venuti gli Arabi a·lloro soccorsoe fossono troppi piùche' Cristianimai non s'ardirono di venire a battaglia affrontataco' Cristiani; ma con aguati e ingegni venienoe faceano loro moltomolesto. Intra gli altri fu questo l'unoche la detta contrada èmolto sabbionosae quando è secco fa molta polvere: onde iSaracini quando traeva vento contra l'oste de' Cristianiingrandissimo numero di loro genti stavano in su' monti ov'era il dettosabbionecalpitandolo co' cavalli e co' piedi il facevano muovereonde facea all'oste molta molestia e affanno; ma piovendo acqua dacielo cessò la detta pestilenziae lo re Carlo co' Cristianiapparecchiati difici di diverse maniere per mare e per terrasistrinse per combattere la città di Tunisi; e di certo sidisses'avessono seguitoin brieve tempo avrebbono avuta la terraper forzao il re di Tunisi co' suoi Turchi e Arabi l'avrebbeabandonata.




XXXVIII - Come il re Carlo patteggio accordo col re di Tunisi e partissilo stuolo

Lo re di Tunisi co' suoi Saracini veggendo in mal puntoe temendodi perdere la città e 'l paese d'intornosi feciono cercarepace col re Carloe cogli altri signori con grandi e larghi pattiala qual pace il re Carlo intese e diede compimento per lo'nfrascritto modo: primache tutti i Cristiani ch'erano pregioni inTunisio in tutto quello reamefossono liberie che monisteri echiese per gli Cristiani si potessono edificaree in quelle l'oficiosacro si potesse celebrare; e che per gli frati minori e predicatorie per altre persone eclesiastiche si potesse liberamente predicare ilVangelio di Cristo; e qual Saracino si volesse battezzare e tornarealla fede di Cristoliberamente il potesse fare; e tutte le speseche i detti re avessono fatte pienamente fossono loro rendute; eoltre a·cciò il re di Tunisi fosse tributario di dareogni anno a Carlo re di Cicilia XXm dobble d'oroe molti altripattiche sarebbono lunghi a dire. Di questa pace alcuni dissono che'l re Carlo e gli altri signori la faceano per lo miglioreeconsiderando il loro male stato della corruzzione dell'aria emortalità de' Cristianiche il re di Navarramorto il reLuissi partì malato dell'oste e morì in Ciciliaemorì il legato del papa cardinalee la Chiesa di Roma inquelli tempi vacava di pastoreche dovea provedere a tuttoeFilippo novello re di Francia si voleva partire dell'oste e tornarein Francia col corpo del padre. Altri dierono colpa al re Carloche'l fece per avariziaper avere innanzi per la detta pace sempre atributario il re di Tunisi in sua spezialtà; che 'l regno diTunisi fosse conquistato per lo stuolo de' Cristianich'era poi aparte del re di Franciae di quello d'Inghilterrae di quello diNavarrae di quello di Ciciliae della Chiesa di Romae di piùaltri signori ch'erano al conquisto. E potrebbe essere stata l'unacagione e l'altra; ma quale si fossecompiuto il detto accordosipartì la detta oste da Tunisie arrivati col loro navilio nelporto di Trapali in Ciciliacome piacque a·dDiosìgrande fortuna avenneessendo il navilio nel detto portoche sanzanulla redenzione la maggiore parte perironoe ruppe l'uno legnol'altroove tutto l'arnese di quello oste si perdéch'erad'inumerabile valutae molte genti vi perirono. E per molti si disseche ciò avenne per gli peccati de' Cristianie perchéaveano fatto accordo co' Saracini per cuvidigia di monetapotendovincete e conquistare Tunisi e 'l paese.




XXXIX - Come fu fatto papa Ghirigoro X a Viterboe come vi fu mortoArrigo figliuolo del re d'Inghilterra

Arrivato lo detto stuolo de' Cristiani in Ciciliasì visoggiornarono alquanto per guerire i malatie prendererinfrescamentoe rifare loro navilio; e quelli re e signori furonoassai onorati da Carlo re di Cicilia; e poi si partirono di Ciciliae lo re Carlo co·lloro ne vennero per lo regno di Pugliaeper Calavra a Viterboov'era la corte della Chiesa in vacazionee aViterbo soggiornarono i detti re Filippo di Franciae Carlo diCiciliae Adoardo e Arrigo suo fratello e figliuoli del red'Inghilterraper fare che' cardinali ch'erano in discordiaeleggessono buono pastore per riformare l'apostolica sedia. E nonpotendo avere concordia di niuno di loro ch'erano presentielessonopapa Gregorio X di Piagenzail quale era cardinale e legato in Soriaalla Terrasantae lui elettotornato d'oltremare fu consecrato papagli anni di Cristo MCCLXXII. Essendo i sopradetti signori in Viterboavenne una laida e abominevole cosa sotto la guardia del re Carlo:che essendo Arrigo fratello d'Adoardo figliuolo del re Ricciardod'Inghilterra in una chiesa alla messacelebrandosi a quell'ora ilsacrificio del corpo di CristoGuido conte di Monforteil quale eraper lo re Carlo vicario in Toscananon guardando reverenza di Dio nédel re Carlo suo signoreuccise di sua mano con uno stocco il dettoArrigoper vendetta del conte Simone di Monforte suo padremorto asua colpa per lo re d'Inghilterra. E di ciò è bene dafarne notevole memoria. Regnando inn-Inghilterra Arrigo padre delbuono Adoardofu uomo di semplice vitasicché i baronil'aveano per nienteperch'egli mandò per lo detto conteSimone suo parente che gli guidasse il reamech'Adoardo era giovane.Questi era molto temuto e ridottato; e come si vide il reggimento delreame in manocome fellone e traditoregli oppuose falsamente cheil re avesse fatte certe inique leggi contra il popoloe mise lui eAdoardo in pregionenella torre di Doveroe teneasi il reame. Lareina... zia per madre d'Adoardoper volerlo scamparesappiendo cheper ogni Pasqua il conte Simone venia a Doveroe traeva Adoardodella torre e facealo cavalcare secoe come si partia il facearimettere in pregione con grande e stretta guardiaeziandio diletterela savia reina mandò a Dovero una savia e belladamigella che sapea operare di gioelliborsee carnieri. Adoardoveggendola si prese di leie tanto adoperò colle guardiechegli menarono la detta damigellae volendola toccaregli disse: "Ioci sono per altro"; e trasse fuori lettere gli mandava la reinaavisandolo del suo scampo e salute; e per quelle l'avisò comegli mandava per uno nostro Fiorentino cozzonech'avea nome PersonaFulberticon belli destrierie uno batto armato con molti remiavisandolo come avesse a·ffare. Oracom'era usato per laPasquail conte Simone venne a Doveroe tratto Adoardo della torree provando i destrieri del detto cozzoneAdoardo con licenza delconte salì in su il miglioremenandolo a grandi rote; allafine prese campoe dilungossie venne al portoe trovòapparecchiato il batto. Lasciato il cavallosu vi salìoearrivò in Franciae poi coll'aiuto del re di FranciadiFiandradi Brabantee della Magnacon grande stuolo passòin Inghilterrae combatté col conte Simonee sconfisseloeprese una coppae fecelo tranaree poi impiccaree diliberòil padre; e quegli mortofu Adoardo coronato re d'Inghilterra agrande onore. Tornando a nostra principale materiacome per la dettavendetta fu morto il conte Arrigoconte di Cornovagliafratello delre Adoardocome dicemmo dinanzionde la corte si turbòfortedando di ciò grande riprensione al re Carloche ciònon dovea sofferirese·ll'avesse saputoe se no·ll'avessesaputo no·llo dovea lasciare scampare sanza vendetta. Ma ildetto conte Guido proveduto di compagnia di gente d'arme a cavallo ea piènon solamente gli bastò d'avere fatto il dettomicidio; perché uno cavaliere il domandò che egli aveafattoe egli rispuose: "Ie a fet ma vengianze"; e quellocavaliere disse: "Comant? Vostre pere fu trainé";incontanente tornò nella chiesae prese Arrigo per glicapellie così morto il tranò infino fuori dellachiesa villanamente; e fatto il detto sacrilegioe omicidiosipartì di Viterboe andonne sano e salvo in Maremma nelleterre del conte Rosso suo suocero. Per la morte del detto ArrigoAdoardo suo fratello molto cruccioso e isdegnato contro a·reCarlo si partì di Viterboe vennesene con sua gente perToscanae soggiornò in Firenzee fece cavalieri piùcittadinidonando loro cavagli e tutti arredi di cavalierinobilementee poi se n'andò inn-Inghilterrae 'l cuore deldetto suo fratello in una coppa d'oro fece porre in su una colonna incapo del ponte di Londra sopra 'l fiume di Tamisiper memoriaagl'Inghilesi del detto oltraggio ricevuto. Per la qual cosa Adoardopoi che fu remai non fu amico del re Carloné di sua gente.Per simile modo si partì Filippo re di Francia con sua gentee passòe albergò più giorni in Firenze; egiunto in Franciasoppellito il corpo del buono re Luis suo padre agrande onoree' si fece coronare con grande solennità a Rens.




XL - Come i Tartari scesono in Turchiae come ne cacciarono iSaracini

Nel detto anno MCCLXX Banducdar soldano de' Saracinidopo lapresa ch'egli avea fatta della città d'Antiocciagran partedel reame d'Erminiapassò con suo esercito in Turchialaquale si tenea per gli Tartarie per forza e per tradimento laraquistòe' Tartari che·ll'abitavano ne cacciò;per la qual cosa lo re d'Erminia andò per soccorso alla grandecittà del Torigi ad Abaga Cane figliuolo che fu Aloon signorede' Tartarionde adietro facemmo menzione. E fornita sua ambasciatail detto Abaga Caneil quale era molto amico de' Cristiani e nimicode' Saraciniil ricevette onorevolementee l'anno appresso vennecon suo esercito di Tarteri col detto re d'Erminia in Turchia. E 'ldetto soldano sentendo la venuta de' Tarterisi partìeabandonò la Turchiaper la qual cosa i Tarteri ebbono lasignoria della Turchia e d'Erminiae volle il detto Abaga Cane darea' Cristiani e a·re d'Erminia la detta Turchia. Lo red'Erminia non sentendosi poderosoe la Chiesa e' signori di ponenteper le loro guerre l'aiutavano maleriprese il suo reame d'Erminiae lasciò a' Tartari la Turchiala quale non molto tempoappresso per difetto de' Cristianie spezialmente de' Greci che visono vicinii Saracini la ripresono.




XLI - Come lo re Enzo figliuolo dello imperadore Federigo morìin pregione in Bologna

L'anno appresso MCCLXXIdel mese di marzoil re Enzofigliuoloche fu di Federigo imperadoremorì nella pregione de'Bolognesinella quale era stato lungo tempoe fu soppellito da'Bolognesi onorevolemente a la chiesa di San Domenico in Bolognae inlui finìo la progenia dello imperadore Federigo. Ben si dicech'ancora n'era uno figliuolo che fu de·re Manfrediil qualestette lungamente nella pregione del re Carlo nel castello dell'Uovoa Napolie in quello per vecchiezza e disagio accecato della vistamiseramente finìo sua vita.




XLII - Come papa Ghirigoro colla corte venne in Firenzee fece farepace tra' Guelfi e' Ghibellini

Negli anni MCLXXII Gregorio decimo di Piagenzatornato lui dellalegazione d'oltremarefu consegrato e coronato papae per lo grandeaffetto e volontà ch'egli avea del soccorso della Terrasantae che generale passaggio si facesse oltremareincontanente che fufatto papaordinò concilio generale a·lLeone sopraRodano in Borgognae fece che per suo mandato gli elettori dello'mperio d'Alamagna elessono re de' Romani Ridolfo conte diFurimborgoil quale era valente uomo d'armetutto che fosse dipiccola potenza; ma per sua prodezza conquistò Soavia eOsteric: e [in] Osteric che vacava per lo dogio che fu morto conCurradino dal re Carlo fece dogio Alberto suo figliuolo. Ilsopradetto papa l'anno appresso la sua coronazione si partìcolla corte da Roma per andare a Leone su Rodano al concilio per luiordinatoe entrò in Firenze co' suoi cardinalie collo reCarloe collo imperadore Baldovino di Gostantinopoliil quale fudel legnaggio della casa prima di Fiandra. Questo Baldovino fufigliuolo d'Arrigo fratello del primo Baldovinoche conquistòGostantinopoli co' Vinizianicome addietro facemmo menzione. E colpapa e col re Carlo vennero in Firenze e più altri signori ebaroni a dì di XVIII di giugnogli anni di Cristo MCCLXXIIIe da' Fiorentini furono ricevuti onorevolemente. E piaccendogli lastanza di Firenze per l'agio dell'acquae per la sana ariae che lacorte avea ogni agiamentosì ordinò di soggiornare edi fare la state in Firenze. E trovando lui che sì buonacittàcom'era Firenzeera guasta per cagione delle partiche n'erano fuori i Ghibellinivolle che tornassono in Firenzeefacessono pace co' Guelfie così fu fatta; e a dì IIdi luglio nel detto anno il detto papa co' suoi cardinalie col reCarloe col detto imperadore Baldovinoe con tutta la baronia egente della cortee congregato il popolo di Firenze nel greto d'Arnoa piè del capo del ponte Rubacontefatti in quello luogograndi pergami di legname ove stavano i detti signoriin presenziadi tutto il popolo diede sentenziasotto pena di scomunicazione chila rompessee sopra la differenzia ch'era tra la parte guelfa e laghibellinafaccendo basciare in bocca i sindachi di ciascuna partee fare pacee dare mallevadori e stadichi; e tutte le castella che'Ghibellini teneano renderono in mano del re Carloe gli stadichighibellini andarono in Maremma a la guardia del conte Rosso. La qualpace poco duròsì come appresso faremo menzione. Equello dì il detto papa fondò la chiesa di SantoGregorioe per lo suo nome così la titolòela qualfeciono fare quegli della casa de' Mozzii quali erano mercatantidel papa e della Chiesae in picciolo tempo venuti in grandericchezza e statoe ne' loro palagi in capo del ponte Rubaconte dilà da Arno abitò il detto papamentre soggiornòin Firenze; e lo re Carlo abitò al giardino de' Frescobaldielo 'mperadore Baldovino al vescovado. Ma al quarto dì appressoil papa si partì di Firenzee andonne a soggiornare inMugello col cardinale Attaviano ch'era della casa degli Ubaldinida'quali fu ricevutoe fatto grande onore. Alla fine della state sipartì il papae' suo' cardinalie il re Carloe andarneoltremonti a Leone sopra Rodano in Borgogna. E la cagione perchéil papa si partì così tosto di Firenze si fu che avendofatti venire in Firenze i sindachi della parte ghibellinae fattiglibasciare in bocca pace faccendocome detto avemoco' sindachi de'Guelfie rimasi in Firenze per dare compimento a' contratti dellapacee tornando ad albergo a casa i Tebalducci in Orto Sammicheleovero o non vero che fossea·lloro fu detto che 'l maliscalcodel re Carlo a petizione de' grandi Guelfi di Firenze gli farebbetagliare per pezzise non si partissono di Firenze. Alla qualecagione diamo fede per la iniquità delle parti; e incontanentesi partirono di Firenzee andarsenee fu rotta la detta pace; ondeil papa si turbò fortee partissi di Firenze lasciando lacittà interdettae andonnecome detto avemoin Mugello; ecol re Carlo per questa cagione rimase in grande isdegno.




XLIII - Come papa Ghirigoro fece concilio a Leone sopra Rodano

Negli anni di Cristo MCCLXXIIII papa Gregorio celebròconcilio a Leone sopra Rodano del mese di maggio infino a dìIIII d'agostonel quale concilio Paglialoco imperadore de' Greci eil patriarca di Gostantinopoli si riconciliarono colla Chiesa diRomapromettendo di correggersi di certi errori che i detti Grecihanno tenutie seguire per innanzi secondo la nostra fede e ordinidella santa Chiesa romanatutto che poi no·llo attenessonocome promisono. E tutto questo riconciliamento fece il papa co' Greciper acconcio del passaggio d'oltremareordinato per lui al dettoconcilioond'egli ave' grande affezzione e studio. Ma per loriconciliamento col Paglialoco e co' Greci lo re Carlo fu moltocontrario e crucciosoper amore dello 'mperadore Baldovinosuogenero della figliuolaal quale di ragione di conquisto sucedea ildetto imperio; e lo re Carlo ch'avea già impreso ad atarglieleracquistareonde crebbe lo sdegno tra lui e 'l papa cominciato inFirenzecome di sopra facemmo menzione. Per lo quale riconciliamentode' Greci il detto papa confermò il detto Paglialocoimperadore dello 'mperio di Gostantinopolie confermò Ridolfoconte di Furimborgo eletto re de' Romanisignore di gran valoretutto fosse di piccolo lignaggioe ch'egli era degno dello 'mperiodi Romae acciò ch'egli venisse per la corona a Romae fossecapitano e imperadore del passaggio d'oltremaree ch'egli venissepiù tostoil papa gli promise e dipuose de' danari dellaChiesa apo le compagnie di Firenze e di Pistoiai quali eranomercatanti del papa e della ChiesaCCm di fiorini d'oro nella cittàdi Melano; e il detto Ridolfo promise sotto pena di scomunicazioned'essere in Melano infra certo tempo; la quale promessione per sueimprese e guerre d'Alamagna non vennee non passò i montiemai nonn-ebbe la coronané·lla benedizione dello'mperioma rimase scomunicato; e per avere poi sua pace col papa ecolla Chiesae esser ricomunicatosì privileggiò lacontea di Romagnacome potea di ragionealla Chiesa di Romae daindi innanzi la possedette la Chiesa per sua. E nel detto concilio ildetto papa ordinò il passaggio generale d'oltremare a ricoverodella Terrasantae che·lle decime si ricogliessono per tuttala Cristianità sei anni in susidio del detto passaggioediede la crocee ordinò si desse la croce per tuttaCristianità per lo detto passaggioperdonando colpa e penachi·lla prendesseo v'andasseo mandasse; e vietòl'usurae scomunicò chi·lla facesse piuvicae vietòtutte l'ordini de' frati mendicantisalvo che'll'ordine de' fratiminori e predicatori; confermò i romitanie' carmellini siriservò sospesi. E molte altre costituzioni e decreti utiliper la Chiesa vi si fecionoe vietò i soperchi ornamentidelle donne per tutta la Cristianità.




XLIV - Come la parte ghibellina fu cacciata di Bologna

Nel detto anno MCCLXXIIIIa dì II del mese di giugnolaparte ghibellina di Bolognadetti Lambertacci per uno casato chen'era capo così chiamatofurono cacciati di Bologna; e ciòfu per cagione e sospetto che·lla parte ghibellina era moltocresciuta in Romagnae poco innanzi cacciata la parte guelfa diFaenza; alla quale cacciata de' Ghibellini di Bologna i Fiorentini vimandarono in servigio de' Guelfi gente d'arme a cavallo; ma il popolodi Bologna non gli lasciarono entrare nella terrama si feciono loroincontro in su il Reno; e fuvi morto il cavaliere della podestàdi Firenze ch'era capitano de' detti cavalieridicendo i Bolognesiche non voleano che i Fiorentini guastassono la loro cittàsiccom'eglino aveano guasta Firenze. La quale sopradetta parteghibellina di Bologna si ridusse in Faenza; per la qual cosa iBolognesi il settembre vegnente andarono ad oste alla città diFaenzae guastarla intornoonde i Ghibellini di Romagna colliusciti di Bologna feciono loro capitano di guerra Guido conte diMontefeltrosavio e sottile d'ingegno di guerra più che niunoche fosse al suo tempo.




XLV - Come giudice di Gallura con certi Guelfi fu cacciato di Pisa

Negli anni di Cristo MCCLXXIIII Giovanni giudice del giudicato diGalluragrande e possente cittadino di Pisacon suo séguitod'alquanti Guelfi di Pisaper oltraggio di sua signoriae perchéil popolo di Pisa si tenea a parte d'imperiofue cacciato di Pisa.Per la qual cosa il detto giudice si legò co' Fiorentinieco' Lucchesie cogli altri Guelfi della taglia di Toscana; eco·lloro insieme del mese d'ottobre andarono ad oste sopra ilcastello di Montetopoliil quale ebbono a pattiuscendone iforestieri sani e salvie 'l castello rimase al detto giudice diGallurail quale poco vivetteperché il maggio seguenteglianni di Cristo MCCLXXVmorì nel castello di Samminiato.




XLVI - D'uno grande miracolo ch'avenne in Baldacca e Mansul oltremare

Negli anni di Cristo MCLXXV avenne uno grande e bello miracolodel quale è bene da farne menzione in questa nostra operainadificazione della nostra santa fede. Egli era in que' tempi unocaliffo de' Saracini in Baldacca e 'n Mansulmolto savio elitteratoe nimico e persecutore de' Cristianiche in quello paesen'avea assai; e trovando egli per lo Vangelo di santo MatteooveCristo disse a' suoi discepoli che chi avesse tanta fede quant'unogranello di senapee nel suo nome comandasse a uno monte si levassedi suo luogo e si ponesse altrovesì il farebbe essere;trovando questo argomentoper confondere i Cristianisìrichiese i vescovi e' caporali de' Cristianie mostrò loro ildetto Vangelioe se 'l volessono aprovaretutti dissono di sì.Allora comandò loro che "infra X dì voi comandiatea uno grande monte ch'era in quello luogo si levasse e si riponessein altra partee se ciò non faretevoi sete sanza fede alvostro Iddioe falsi Cristianie voglio che rinneghiate Cristo efacciatevi Saracinie se nonsì vi farò tutti moriredi mala morte". Ricevuto l'aspro e crudele comandamentononsapeano che·ssi dire né che·ssi farema congrandi pianti e doloricome gente giudicata a mortericorsono allamisericordia d'lddioe alla penitenziadigiunie orazioni di dìe di notte. Infra quegli giorni più volte venne in visione auno santo vescovo che uno povero ciabattiereche aveva pure unoocchiogli doveva liberare: manifestollo al popoloe cercossi delciabattieree trovossi; il quale era uomo di santa vitae ciòch'egli avanzava di sua povera artefornita miseramente sua vitadava per Dio a' poverie l'occhio ch'egli avea meno perdéche calzando una bella Cristiana gli venne tentazione di carnalitàonde si scandalizzò moltoe ricordandosi del Vangelio diCristoove disse: "Se 'l tuo occhio ti scandalizzasìil ritrai"ed egli prendendo il semplice della letteracon unalesina si punse l'occhioonde il perdé. E venuto il terminedel comandamento del califfurono raunati tutti i Cristianiuominie femmine e fanciullicolle croci innanzinel piano dov'era al disopra il detto montei quali erano in quantità di piùdi Cmco' Saracini e Turchi armati intorno a cavallo e a pièper distruggergli. Richiesto il ciabattiere di fare il priego a·dDiosi disdicea come indegno e peccatore; ma per la piatà e piantodel popolo s'inginocchiòe disse in piagnendo: "SignoreIdio onipotente. io ti priego che tu facci grazia e misericordia aquesto tuo popoloe mostri a questi miscredenti la virtù deltuo figliuolo Iesù Cristoe dimostri visibile miracoloacciòche sia glorificato il tuo santo nome"; e ciò dettocomandò al monte che per la virtù di Cristo si dovessemutareil quale con grandi tremuotie spaventevole tempo di tuoni ebaleni e ventisi mossee si ripuose ove fu comandato; onde ildetto popolo cristiano con grande letizia furono liberiringraziandoe magnificando Iddio. Per lo quale visibile miracolo molti de'Saracini si feciono Cristianie 'l califfo medesimo al segreto; equando venne a morte gli si trovò la santa croce a colloevivuto dopo il miracolo in santa vita.

Lasceremo de' fatti d'oltremaree torneremo a quegli d'Italia.




XLVII - Come il conte Ugolino con tutto il rimanente de' Guelfi fucacciato di Pisa

Negli anni di Cristo MCCLXXV il conte Ugolino della casa de'Gherardeschi di Pisacol rimanente de' possenti Guelfi di Pisafucacciato di Pisa del mese di maggio; per la qual cosa s'allegòco' Fiorentinie Lucchesie l'altra taglia de' Guelfi di Toscanaeandarono ad oste sopra la città di Pisa del mese di luglioprossimoe guastarono Vicopisanoe ebbono più castella de'Pisani; e la detta oste fu fatta contra il comandamento del papaperla qual cosa fece contra loro scomunicazione e interdetto.




XLVIII - Come i Bolognesi furono sconfitti al ponte a San Brocolo dalconte da Montefeltro e da' Romagnuoli

Negli anni di Cristo MCCLXXVdel mese di giugnoi Bolognesi percomune andarono ad oste in Romagna sopra la città di Forlìe quella di Faenzaperché riteneano i loro usciti ghibellini;e di loro era capitano messer Malatesta da Rimine; dalla parte de'Romagnuoli era capitano il conte Guido da Montefeltroil quale colpodere de' Ghibellini di Romagnae cogli usciti di Bolognae cogliusciti ghibellini di Firenzeond'era capitano messer Guiglielminode' Pazzi di Valdarnosi feciono loro incontro al ponte a SanBrocolo aboccandosi a battaglia; nel quale aboccamento la cavalleriade' Bolognesi non ressema quasi sanza dare colpo si misono allafuggachi dice per loro viltàe chi dice perché ilpopolo di Bolognail quale trattava male i nobilifurono contenti inobili di lasciargli al detto pericolo; e 'l conte da Panagoch'eraco' nobili di Bolognaquando si partì dal popolo di Bolognadisse per rimproccio: "Leggi gli statutipopolo marcio".Il quale popolo abandonato da·lloro cavalleriasi tenneroamassati in su il campo grande pezza del giornodifendendosifrancamente. Alla perfine il conte da Montefeltro fece venire lebalestra grossele quali il conte Guido Novelloch'era podestàdi Faenzaaveva tratte della camera del Comune di Firenze quando nefu signoree con quelle balestra saettando alle loro schierelepartìe le ruppee sconfisseonde molti cittadini diBologna ch'erano a piè in quella oste furono morti e presi.




XLIX - Come i Pisani furono sconfitti da' Lucchesi al castellod'Asciano

Nel detto annoa dì II di settembrei Lucchesi col conteUgolino e cogli altri usciti guelfi di Pisae con soldati diFirenzee col vicaro del re Carlo in Toscanach'avea nome...andarono ad oste sopra la città di Pisa contra il comandamentodel papae sconfissono i Pisani al castello d'Asciano presso Pisa aIII migliaonde molti Pisani vi furono morti e presie 'l dettocastello rimase a' Lucchesi.




L - Della morte di papa Ghirigoro e di tre altri papi appresso

Negli anni di Cristo MCCLXXVa dì XVIII di dicembrepapaGhirigoro X tornando dal concilio da Leone sopra Rodanoarrivònel contado di Firenzee per cagione che·lla città diFirenze era interdettae gli uomini di quella scomunicatiperchénonn-aveano oservata la sentenzia della pace ch'avea fatta tra'Guelfi e' Ghibellinicome dicemmo adietrosì non volleentrare in Firenzema per ingegno fu guidato di fuori delle vecchiemura; e chi disse che non potéo fare altroperché 'lfiume d'Arno era per piogge sì grosso ch'egli no·llopoté guadarema di nicessità gli convenne passare perlo ponte Rubacontesicché non aveggendosie non potendoaltro fareentrò in Firenze; mentre passò per lo pontee per lo borgo di San Niccolòricomunicò la terraeandò segnando la gentee come ne fu fuorilasciò lo'nterdettoe scomunicò da capo la cittàcon maloanimo dicendo il verso del Saltero che dice: "In camo et frenomaxillas eorum constringe etc."; onde i Guelfi che reggeanoFirenze ebbono grande sospetto e paura. E partitosi il detto papa diFirenzen'andò ad albergare a la badia a Ripolee di làsanza soggiorno se n'andò ad Arezzo; e giunto lui in Arezzocadde malatoe come piacque a·dDiopassò di questavita a dì X del seguente mese di gennaioe in Arezzo fusoppellito a grande onore; della cui morte i Guelfi di Firenze furonomolto allegriper la mala volontà che 'l detto papa aveacontra loro. Morto il papaincontanente i cardinali furonorinchiusie a dì XX del detto mese di gennaio chiamarono papaInnocenzio quinto nato di Borgognail quale era stato fratepredicatoree allora era cardinale; e vivette papa infino al giugnovegnentesì che poco fecee morì alla città diViterboe in quella fu soppellito onorevolemente. E appresso luiadì XII di lugliofu chiamato messere Ottobuono cardinale dalFiesco della città di Genovail quale non vivette cheXXXVIIII dì nel papatoe fu chiamato papa Adriano quintoefu soppellito in Roma. E appresso luidel presente mese disettembrefu eletto papa maestro Piero Spagnuolo cardinaleil qualefu chiamato papa Giovanni XXIe non vivette papa che VIII mesi e dì;che dormendo in sua camera in Viterbo gli cadde la volta di sopraadossoe morìoe fu soppellito in Viterbo a dì XX dimaggio MCCLXXVII; e vacò la Chiesa VI mesi. E nel presenteanno fu grandissimo caro di tutte vittuagliee valse lo staio delgrano soldi XV da soldi XXX il fiorino. E nota una grande e veravisione che avenne della morte del detto papa a uno nostro Fiorentinomercatante della compagnia degli spezialich'avea nome BertoForzettidella quale è bene da fare menzione. Il dettomercatante avea uno vizio naturale di diversa fantasiache soventefra sonno dormendo si levava in su il letto a sederee parlavadiverse maraviglie; e più ancorache essendo da' destich'erano co·llui domandato di quello ch'egli parlavarispondea a propositoe tuttavia dormia. Avenne che·lla notteche morìo il detto papaessendo il detto in nave in altopelagoe andava in Acrisi levò e gridò: "Omè!Omè!". E' compagni si destaronoe domandarlo ch'egliavesse. Rispuose: "Io veggio uno grandissimo uomo nero con unagrande mazza in manoe vuole abattere una colonna in su ched èuna volta". E poco stante rigridòe disse: "Eglil'hae abattutaed è morto"; fu domandato: "Chi?"rispuose: "Il papa". I detti suoi compagni misono iniscritta le parolee la notte; e giunti loro in Acripoco tempoappresso vi vennono novelle della morte del detto papache apunto inquella notte avenne. E io scrittore ebbi di ciò testimonianzada quegli mercatanti ch'erano presenti col detto in su la detta navee udirono il detto Bertoi quali erano uomini di grande autoritàe degni di fedee la fama di ciò fu per tutta la cittànostra. Poi fu eletto papa Niccola III di casa gli Orsini di Romach'avea nome propio messer Gianni Guatani cardinaleil quale vivettepapa II anni e VIIII mesi e mezzo. Avemo detto de' sopradetti papiperché in XVI mesi morirono IIII papi. Lasceremo di direalquanto de' detti papie diremo delle cose che furono a·llorotempo in Firenze e per l'universo mondo.




LI - Come i Fiorentini e' Lucchesi sconfissono i Pisani al fossoArnonico

Negli anni di Cristo MCCLXXVIdel mese di giugnoi Fiorentini e'Lucchesia sommossa del conte Ugolino e degli altri usciti guelfi diPisacol maliscalco del re Carlo ch'avea nome...in quantitàdi MD cavalieri e popolo assaiandarono ad oste sopra Pisa verso ilPonte ad Erae i Pisaniper tema de' Fiorentiniaveano fatto dinuovo uno grande fosso poco di là dal Ponte ad Erapresso diPisa a VIII migliail quale era lungo più di X migliaemettea in Arnoe chiamavasi il fosso Arnonico; e a quello aveanofatti ponti e fortezze di steccati e berteschee di là daquello i Pisani stavano co·lloro oste alla difensione. Egiuntavi l'oste de' Fiorentinicombattendo il detto fossoalcunaparte di loro gente a piè e poi a cavallo di lungi all'ostevalicarono per punga il detto fosso lungo l'Arno. I Pisaniincontanente che sentirono che' nemici aveano valicato il fossosimisono alla fugga e inn-isconfittaonde l'oste tutta valicòcacciando i Pisani infino a Pisa; onde molti ne furono morti e ingrande quantità presi; per la quale sconfitta i Pisani fecionole comandamenta de' Fiorentini e pacee rimisono i Pisani il dettoconte Ugolino e tutti i loro usciti guelfi.




LII - Come furono sconfitti i signori della Torre di Melano

Negli anni di Cristo MCCLXXVIa dì XX del mese di gennaiofurono sconfitti i signori della Torre di Milano a Cortenuova dalmarchese di Monferrato e da' nobili cattanie varvassorie daglialtri loro seguaci e usciti di Milanoe furono morti due di queglidella Torre in quella battagliae presi VIe eglino e tutta loropartei quali teneano a parte guelfafurono cacciati di Milanoetornovvi l'arcivescovoch'era de' Viscontie suoi consortie glialtri nobilie ogni altro uscito; e fu fatto capitano del popolo diMilano messer Maffeo Visconti fratello dell'arcivescovo in questomodo: che tornati i nobili in Milanofurono eletti IIII capitaniicapi delle maggiori case di Milanomesser Maffeo ViscontimesserOtto da Mandello figliuolo di messer Rubaconteuno di quegli daPosterlae uno di quegli da Castiglionee ciascuno dovea essere unoanno; ma il primo fu messer Maffeo per riverenzia dell'arcivescovoch'era suo fratello. Poi infra l'anno l'arcivescovo adoperòche Otto fu fatto capitano di Piagenzae l'altro da Postierla diPaviae quello da Castiglione di Lodi: e così in capo deltermine rimase signore e capitano messer Maffeo Visconti colla forzae senno dell'arcivescovo; e poi durò molto tempo in signoriae di fuori quelli della Torre. E nota che' signori della Torre eranola maggiore e la più possente casa d'avere e di persone chefosse in Italia o in nulla cittadee di loro era il patriarcaRamondo d'Aquileail quale regnò XXVI anni patriarcae collasua forza e per loro medesimi metteano MD cavalieri in campo sanza ilpodere del Comune di Milanoond'erano al tutto signoriespezialmente del popolo. E cacciatine i nobili cattani e varvassorie in quella signoria regnarono uno buono tempoonde prima fucapitano del popolo di Milano messer Alamanno della Torrefigliuoloche fu di messer Martino e fratello del patriarcae fu buono uomo egiustoe amato da tutti; poi fu capitano messer NappooveroNepoleonsuo fratelloe cominciò a tirannezzare; e poi fucapitano messer Francesco loro fratelloil quale fu pessimo in tuttecosee per lo suo soperchio e oltraggi alla sua signoria furonosconfitti e perderono lo statocome detto è di sopra.




LIII - Come il re Filippo di Francia fece pigliare tutti i prestatoriitaliani

Negli anni di Cristo MCCLXXVIIa dì XXIIII d'aprileinuno giorno il re Filippo di Francia fece pigliare tutti i prestatoriitalici di suo reamee eziandio de' mercatantisotto colore cheusura non s'usasse in suo paeseaccomiatandogli del reame per lodivieto ch'avea fatto papa Ghirigoro al concilio di Leone; ma ciòmostra che facesse più per covidigia di moneta che per altraonestadeperò che gli fece finire per libbre LXm di pariginidi soldi X il fiorino d'oroe poi la maggiore parte si rimasono alpaese come di prima a prestare.




LIV - Come fu fatto papa Niccola terzo degli Orsinie quello chefece al suo tempo

Nel detto annocome alcuna cosa ricordammo adietrofu fatto papamesser Gianni Guatanicardinale di casa degli Orsini di Romailquale mentre fu giovane cherico e poi cardinale fu onestissimo e dibuona vitae dicesi ch'era di suo corpo vergine; ma poi che fuechiamato papa Niccola IIIfu magnanimoe per lo caldo de' suoiconsorti imprese molte cose per fargli grandie fu de' primio ilprimo papanella cui corte s'usasse palese simonia per gli suoiparenti; per la qual cosa gli agrandì molto di possessioni edi castella e di moneta sopra tutti i Romani in poco tempo ch'eglivivette. Questo papa fece VII cardinali romanii più suoiparentiintra gli altria priego di messer Gianni capo della casadella Colonna suo cuginofece cardinale messer Jacopo della Colonnaacciò che' Colonnesi non s'apprendessono all'aiuto degliAnibaldeschi loro nemicima fossono in loro aiuto; e fu tenuta grancosaperò che·lla Chiesa avea privati tutti iColonnesie chi di loro progenia fossed'ogni benificioeclesiastico infino al tempo di papa Allessandro terzoperòch'aveano tenuto collo imperadore Federigo primo contra a la Chiesa.Appresso il detto papa fece fare i nobili e grandi palazzi papali diSanto Piero; ancora prese tenza col re Carlo per cagione che 'l dettopapa fece richiedere lo re Carlo d'imparentarsi co·lluivolendo dare una sua nipote per moglie a uno nipote del reil qualeparentado il re non volle asentiredicendo: "Perch'egli abbiail calzamento rossosuo lignaggio nonn-è degno di mischiarsicol nostroe sua signoria nonn-era retaggio"; per la qual cosail papa contro a·llui isdegnatoe poi non fu suo amicoma intutte cose al sagreto gli fu contrarioe del palese gli fecerifiutare il sanato di Roma e il vicariato dello imperioil qualeavea dalla Chiesa vacante imperio; e fugli molto contra intutte sue impresee per moneta che·ssi disse ch'ebbe dalPaglialoco aconsentì e diede aiuto a favore al trattato erubellazione ch'al re Carlo fu fatta dell'isola di Ciciliacomeinnanzi faremo menzione; e tolse alla Chiesa Castello Santo Angeloediello a messer Orso suo nipote. Ancora il detto papa si feceprivileggiare per la Chiesa la contea di Romagna e la città diBologna a Ridolfo re de' Romaniper cagione ch'egli era caduto inamenda alla Chiesa della promessa ch'egli aveva fatta a papaGhirigoro al concilio da·lLeone su Rodano quando il confermòcioè di passare in Italia per fornire il passaggiod'oltremarecome adietro facemmo menzione; la qual cosa nonn-aveafatta per altre sue imprese e guerre d'Alamagna. Né questadazione e brivilegiare alla Chiesa il contado di Romagna e la cittàdi Bologna né potea né dovea fare di ragione; intral'altreperché il detto Ridolfo non era pervenuto allabenedizione imperiale: ma quello che' cherici prendonotardi sannotendere. Incontanente che 'l detto papa ebbe privilegio di Romagnasì-nne fece conte per la Chiesa messer Bertoldo degli Orsinisuo nipotee con forza di cavalieri e di gente d'arme il mandòin Romagnae co·llui per legato messer fra Latino di Romacardinale ostiense suo nipotefigliuolo della suoranato de'Brancaleoniond'era il cancelliere di Roma per retaggio; e ciòfece per trarre la signoria di mano al conte Guido di Montefeltroilquale tirannescamente la si tenea e signoreggiava; e così fufattoper modo che in poco tempo quasi tutta Romagna fu allasignoria della Chiesama non sanza guerra e grande spendio dellaChiesacome innanzi diremo a·lluogo e a tempo.

 

 




LV - Come lo re Ridolfo de la Magna sconfisse e uccise lo re diBuem

Negli anni di Cristo MCCLXXVIIessendo grande guerra tra·reRidolfo della Magna e lo re di Buemme per cagione che nol voleaubbidire né fare omaggioper la qual cosa il re Ridolfoeletto imperadore con grandissimo oste andò sopra il detto redi Buemil quale gli si fece incontro con grandissima cavalleriaedopo la dura e aspra battaglia che fu tra così aspre gentid'armecome piacque a·dDio il detto re di Buem nella dettabattaglia fu mortoe la sua gente sconfittanella qualeinnumerabile cavalleria furono morti e presie quasi tutto il reamedi Buem Ridolfo ebbe a sua signoria. E ciò fattocolfigliuolo del detto re di Buem fece pacefaccendolsi prima venire amisericordia; e stando il re Ridolfo in sedia in uno grande fangoequello di Buem stava dinanzi a·llui ginocchione innanzi atutti i suoi baroni; ma poi lui riconciliatoil re Ridolfo gli diedela figliuola per mogliee rendégli il reame; e ciò fua dì XXVI d'agosto del detto anno. Questo re Ridolfo fu digrande affaree magnanimoe pro' in armee bene aventuroso inbattagliemolto ridottato dagli Alamanni e dagli Italiani; e seavesse voluto passare in Italiasanza contasto n'era signore. Emandocci suoi ambasciadori l'arcivescovo di Trievie fu in Firenzenegli anni MCCLXXXsignificando sua venutaonde i Fiorentini nonsapeano che si fare; e se fosse passatodi certo l'avrebbonoubbidito. E lo re Carloch'era così possente signoreiltemette forte; e per essere bene di luidiede a Carlo Martellofigliuolo del figliuolola figliuola del detto re Ridolfo permoglie.




LVI - Come il cardinale Latino per mandato del papa fece la pace tra'Guelfi e' Ghibellini di Firenzee tutte l'altre della città

In questi tempi i grandi Guelfi di Firenze riposati delle guerredi fuori con vittorie e onorie ingrassati sopra i beni de'Ghibellini uscitie per altri loro procacciper superbia e invidiacominciarono a riottare tra·lloroonde nacquero in Firenzepiù brighe e nimistadi tra' cittadinimortalie di fedite.Intra l'altre maggiori era la briga tra·lla casa degli Adimaridall'una partech'erano molto grandi e possentie dall'altra partei Tosinghie la casa de' Donatie quella de' Pazzi legati insiemecontro agli Adimariper modo che quasi tutta la città n'erapartitae chi tenea coll'una parte e chi coll'altra; onde la cittàe parte guelfa n'era in grande pericolo. Per la qual cosa il Comunee' capitani della parte guelfa mandarono loro ambasciadori solenni acorte a papa Niccolache mettesse consiglio e 'l suo aiuto apacificare i Guelfi di Firenze insieme; se nonparte guelfa sidovideae cacciava l'uno l'altro. E per simile modo gli uscitighibellini di Firenze mandarono loro ambasciadori al detto papa epregarlo e richiederlo ch'egli mettesse a seguizione la sentenziadella pace data per papa Ghirigoro nono tra·lloro e' Guelfi diFirenze. Per le sopradette cagioni il detto papa provide e confermòla detta sentenziae ordinò paciato e legato e commise ledette questioni a frate Latino cardinalech'era in Romagna per laChiesauomo di grande autorità e scienzae grande apo ilpapail quale per lo mandamento del papa si partì di Romagnae giunse in Firenze con CCC cavalieri della Chiesa a dì VIIIdel mese d'ottobregli anni di Cristo MCCLXXVIIIIe da' iFiorentini e dal chericato fu ricevuto a grande onore e processioneandandogli incontro il carroccioe molti armeggiatori; e poi ildetto legato il dì di santo Luca Vangelistanel detto anno emesefondò e benedisse la prima pietra della nuova chiesa diSanta Maria Novella de' frati predicatoriond'egli era frate; e inquello luogo de' frati trattò e ordinò generalmente lepaci tra tutti i cittadiniGuelfi con Guelfie poi da' Guelfi a'Ghibellini. E la prima fu tra gli Uberti e' Bondelmonti (e fu laterza pace)salvo che' figliuoli di messer Rinieri Zingane de'Bondelmonti no·llo assentiroe furono scomunicati per lolegatoe isbanditi per lo Comune. Ma per loro non si lasciòla pace; che poi il legato bene aventurosamente del mese di febbraiovegnentecongregato il popolo di Firenze a parlamento nella piazzavecchia della detta chiesatutta coperta di pezzee con grandipergami di legnamein su' quali era il detto cardinalee piùvescovie prelatie chericie religiosie podestàecapitanoe tutti i consiglierie gli ordini di Firenzee in quelloper lo detto legato sermonato nobilemente e con grandi e molte belleautoritadicome alla materia si conveniasì come queglich'era savio e bello predicatore; e ciò fattosì fecebasciare in bocca i sindachi ordinati per gli Guelfi e per gliGhibellinipace faccendo con grande allegrezza per tutti icittadini; e furono CL per parte. E in quello luogo presentementediede sentenzia de' modie de' pattie condizioni che si dovessonooservare intra l'una parte e l'altrafermando la detta pace consolenni e vallate cartee con molti idonei mallevadori. E d'allorainnanzi poterono tornare e tornarono i Ghibellini in Firenze e leloro famigliee furono cancellati d'ogni bando e condannagione; efurono arsi tutti i libri delle condannagioni e bandi ch'erano incamera; e detti Ghibellini riebbono i loro beni e possessionisalvoche alquanti de' più principali fu ordinato per piùsicurtà della terra che certo tempo stessono a confini. E ciòfatto per lo legato cardinalefece fare le singulari paci de'cittadini; e la prima fu quella ond'era la maggiore discordiacioètra gli Adimari e' Tosinghie' Pazzi e' Donatifaccendo piùparentadi insieme; e per simile modo si feciono tutte quelle diFirenze e del contadoquali per volontà e quali per la forzadel Comunedatane sentenzia per lo cardinale con buoni sodamenti emallevadori; delle quali paci il detto legato ebbe grande onoreequasi tutte s'osservaronoe la città di Firenze ne dimoròbuono tempo in pacifico e buono e tranquillo stato. E fece e ordinòil detto legato al governamento comune della città XIIII buoniuomini grandi e popolaniche gli VIII erano Guelfi e VI Ghibellinie durava il loro uficio di due in due mesi con certo ordine di loroelezione; e raunavansi in su la casa della Badia di Firenze sopra laporta che va a Santa Margheritae tornavansi a dormire e a desinarealle loro case. E ciò fattoil detto cardinale Latino congrande onore si tornò in Romagna alla sua legazione. Lasceremoalquanto de' fatti di Firenzee diremo d'altre novitàch'avennero in questi tempie spezialmente della rubellazionedell'isola di Cicilia al re Carlola quale fu notabile e grandeonde poi seguì molto malee fu quasi cosa maravigliosa eimpossibilee però la tratteremo più distesamente.




LVII - Come fu il trattato e tradimento che l'isola di Cicilia fosserubellata al re Carlo

Ne' detti tempicioè negli anni di Cristo MCCLXXVIIIIlore Carlo re di Gerusalem e di Cicilia era il più possente re eil più ridottato in mare e in terrache nullo re de'Cristiani; e per lo suo grande stato e signoria imprese (a petizionedello imperadore Baldovino suo generoil quale era stato scacciatodello 'mperio di Gostantinopoli per Paglialoco imperadore de' Greci)di fare uno grande passaggio e maraviglioso per prendere econquistare il detto imperiocon intendimento ch'avendo lo 'mperiodi Gostantinopoli assai gli era appresso di raquistare Gerusalem e laTerrasanta; e ordinò e mise in concio d'armare più di Cgalee sottili di corsoe XX navi grosse; e fece fare CC uscieri daportare cavaglie più altri legni passaggeri grande numero. Ecoll'aiuto e moneta della Chiesa di Romae col tesoroche·ll'aveagrandissimoe coll'aiuto del re di Franciainvitò alla dettaimpresa tutta la buona gente di Francia e d'Italia; e' Viniziani colloro isforzo vi doveano venire; e lo re col detto navilioe con XLcontie con Xm cavalieri dovea e s'apparecchiava di fare il dettopassaggio il seguente anno avenire. E di certo gli venia fatto sanzariparo o contasto niunoche 'l Paglialoco nonn-avea poderenéin mare né in terradi risistere alla potenzia eapparecchiamento del re Carloe già grande parte della Greciaera sollevata a rubellazione. Avennecome piacque a·dDiochefu sturbata la detta impresa per abattere la superbia de' Franceschich'era già tanto montata in Italia per le vittorie del reCarloche' Franceschi teneano i Ciciliani e' Pugliesi per peggio cheserviisforzando e villaneggiando le loro donne e figlie; per laqual cosa molta di buona gente del Regno e di Cicilia s'erano partitie rubellatiintra' quali fu per la sudetta cagione di sua mogliera efiglia a·llui toltee morto il figliuolo che·lledifendeauno savio e ingegnoso cavaliere e signore stato dell'isoladi Procitail qual si chiamava messer Gianni di Procita. Questi persuo senno e industria si pensò di sturbare il detto passaggioe di recare la forza del re Carlo in basso statoe in parte glivenne fatto; ch'egli segretamente andò in Gostantinopoli alPaglialoco imperadore per due voltee mostrogli il pericolo che glivenia adosso per la forza del re Carlo e dello imperadore Baldovinocoll'aiuto della Chiesa di Romae s'egli volesse credere edispendere del suo avere e tesorodisturberebbe i·dettopassaggiofaccendo rubellare l'isola di Cicilia al re Carlocoll'aiuto de' rubelli di Ciciliae cogli altri signori dell'isolai quali nonn-amavano il re Carlo né·lla signoria de'Franceschie collo aiuto e forza del re d'Araonamostrandoglich'egli imprenderebbe la bisogna per lo retaggio di sua moglierafigliuola ch'era stata dello re Manfredi. Il Paglialocotutto checiò gli paresse impossibileconoscendo la potenzia del reCarloe com'era ridottato più ch'altro signorequasi comedisperato d'ogni salute e soccorsoseguì il consiglio deldetto messer Giannie fecegli lettere come gli ordinò ildetto messer Giannie mandò co·llui in ponente suoiambasciadori con molti ricchi gioellie di moneta gran tesoro. Earrivando messer Gianni cogli ambasciadori del Paglialocosagretamente in Ciciliae' scoperse il detto trattato a messereAlamo da Lentinoe a messere Palmieri Abatee a messer Gualtieri diCatalagironai maggiori baroni dell'isolagli quali non amavano lore Carlo né sua signoria; e da' detti prese lettere a lo re diRaonaraccomandandosi che per Dio gli traesse di servaggioepromettendo di volerlo per loro signore. E ciò fattoil dettomesser Gianni venne in corte di Roma sconosciuto a guisa di frateminoree tanto adoperòch'egli parlò a papa NiccolaIII degli Orsini al segreto a uno suo castello che si chiamavaSorianae manifestogli il suo trattato; e da parte del Paglialocoraccomandandolo alla sua signoriae presentò a·llui ea messer Orso del suo tesoro riccamentesecondo che per gli piùsi disse e si trovò la veritàcommovendolosegretamente colla detta moneta contro al re Carlo. E con questoagiunse cagioneperché lo re Carlo non s'era volutoimparentare co·lluicome adietro facemmo menzione; onde ildetto papa in segreto e palese sempre adoperò contro al reCarlomentre visse in sul papatoe sturbò quello anno ildetto passaggio di Gostantinopolinon ategnendo al re Carlo l'aiutoe promessa di moneta e d'altro che gli avea fatta la Chiesa. E ciòfattoil detto messer Gianni avute le lettere del detto papa consegreto suggello al re di Raonapromettendogli la signoria diCiciliavegnendola a conquistaresi partì messer Gianni dicorte e andonne in Catalogna allo re di Raona; e ciò fu l'annoMCCLXXX. E giunto messer Gianni al re Piero di Raona colle letteredel papa ove gli promettea il suo aiutoe le lettere de' baroni diCicilia ove prometteano di rubellare l'isolae le promesse diPaglialocosì accettò sagretamente di fare la 'mpresa;e rimandò adietro messer Gianni e gli altri ambasciadorichesollecitassono di dare ordine alle cosee di fare venire la monetaper fornire sua armata. Ma in questo mezzo isturbò moltol'opera la morte di papa Niccolache morì l'agosto vegnentecome apresso faremo menzione.




LVIII - Come morì papa Niccola degli Orsinie fu fatto papaMartino dal Torso di Francia

Nell'anno MCCLXXXIdel mese d'agostopapa Niccola III degliOrsini passò di questa vita nella città di Viterboonde lo re Carlo fu molto allegronon perch'egli sapesse néavesse iscoperto il tradimento che messer Gianni di Procita aveamenato col Paglialoco e col detto papama sapea e avedeasi benech'egli in tutte cose gli era contrarioe grande sturbo avea messonella sua impresa e passaggio di Gostantinopoli. Per la qual cosatrovandosi in Toscana quando morì il detto papaincontanentefu a Viterbo per procacciare d'avere papa che fosse suo amicoetrovò il collegio de' cardinali in grande disensione epartiti; che l'una parte erano i cardinali Orsini e loro seguacievoleano papa a·lloro volontàe tutti gli altricardinali erano col re Carlo contrarii; e durò la tira evacazione più di V mesi. Essendo i cardinali rinchiusi edistretti per gli Viterbesialla fine nonn-avendo concordiaiViterbesia petizione si disse del re Carlotrassono tra 'lcollegio de' cardinali messere Matteo Rosso e messere Giordanocardinali degli Orsinii quali erano capo della loro settaevillanamente furono messi in pregione; per la quale cosa gli altricardinali s'accordarono d'eleggere e elessono papa messer Simone dalTorso di Francia cardinalee fu chiamato papa Martino quarto; ilquale fu di vile nazionema molto fu magnanimo e di grande cuore ne'fatti della Chiesama per sé propio e per suoi parenti nullacuvidigia ebbe; e quando il fratello il venne a vedere papaincontanente il rimandò in Francia con piccoli doni e collespesedicendo che' beni erano della Chiesa e non suoi. Questi fumolto amico del re Carloe sedette papa tre annie uno meseeXXVII dì. Questi come fu fatto papafece conte di Romagnamesser Gianni di Epa di Francia per trarne il conte Bertoldo degliOrsinie scomunicò Paglialoco imperadore di Gostantinopoli etutti i Greciperché non ubbidieno la Chiesa di Roma. Questopapa fece fare la rocca e' grandi palagi di Montefiasconee làfece molto sua stanzia mentre fu papa; e più altre cose furonoal suo tempocome innanzi faremo menzione. Per la sopradetta presurae villania che' Viterbesi feciono a' cardinali degli Orsinimai lacasa degli Orsini furono loro amicima corporali nimici; e vennonvipoi ad oste gli Orsini alle loro speseove consumarono molto deltesoro male aquistato per loro al tempo di papa Niccola terzo; sìche ogni diritto alla fine Iddio rende per diversi modi. Lasceremode' fatti della corte di Romae torneremo a nostra materia sopra iltrattato di Cicilia.




LIX - Come il re Piero d'Aragona giurò e promise al Paglialocoe a' Ciciliani di venire in Cicilia e prendere la signoria

Nel detto anno MCCLXXXI il sopradetto messer Gianni di Procitacogli ambasciadori di Paglialoco arrivati in Catalogna la secondavoltasi richiesono il re Piero d'Araonach'egli s'allegasse colPaglialocoe prendesse la signoria dell'isola di Ciciliaecominciasse la guerra contra lo re Carlorecandogli grande quantitàdi moneta perché cominciasse l'armata e impresa promessa difare; e apresentategli nuove lettere del Paglialoco e quelle de'baroni di Ciciliai quali aveano promessocome ordinato eradirubellare l'isolae di dargli la signoria; della qual cosa il dettore Piero stette assaiinnanzi che·ssi volesse diliberare diseguire e fare la 'mpresa promessa che prima avea fattadubitando etemendo della potenza del re Carlo e della Chiesa di Romaemaggiormente per la morte di papa Niccola degli Orsinidel qualevivendo si rendea molto sicurosappiendo ch'egli nonn-era amico delre Carloe quasi per la detta cagione era tutto ismosso di fare la'mpresa la quale avea promessa. Alla fine per le savie parole eindottive di messer Giannie rimproverandogli come quegli della casadi Francia aveano morto il suo avoloe lo re Carlo il suo suocero reManfredie Curradino nipote del detto Manfredie come di ragione diretaggio gli succedea il reame di Cicilia per la reina Gostanza suamogliee reda e figliuola del detto re Manfredie mostrandogliancora come i Ciciliani il disideravano a signoree prometteano dirubellare l'isola al re Carloe veggendo la molta moneta che glimandava Paglialocoil detto re Piero covidoso d'aquistare signoria eterracome ardito e franco signoregiurò da capoe promisedi seguire la detta impresa segretamente nelle mani degliambasciadori del Paglialoco e di messere Gianni di Procitacomandando la credenzae che tornassono in Cicilia a dare ordinealla rubellazionequando fosse tempo e luogoe egli avesse in marela sua armata; e così fu fatto.




LX - Come il detto re d'Araona s'apparecchiò di fare suaarmatae come il papa gliele mandò difendendo

Lo re Piero di Raona com'ebbe fatto il saramento della sopradettaimpresae ricevuta la monetala quale fu XXXm once d'orosanzamaggiore quantità che gli promise il Paglialocovenuto lui inCiciliafece di presente apparecchiare galee e navilioe dandosoldo a' cavalieri e marinari largamente; e diede boce e levòstendale d'andare sopra i Saracini. Divolgata la boce e la fama disuo apparecchiamentoil re Filippo di Franciail quale avea avutoper moglie la serocchia del detto re d'Araonamandò a·lluisuoi ambasciadori per sapere in che paese e sopra quali Saraciniandassepromettendoli aiuto di gente e di moneta; il quale re Pieronon gli volle manifestare sua impresama ch'egli di certo andavasopra i Saraciniil luogo e dove non volea manifestarema tosto sisaprebbe per tutto il mondo; ma domandogli aiuto di libbre XLm dibuoni tornesie lo re di Francia gliele mandò incontanente. Econoscendo il re di Francia che il re Piero d'Araona era ardito e digran cuoremacome Catalanodi natura fellonee per la copertarispostamandò a·ddire incontanentee per suoiambasciadori il fece assapere al suo zio lo re Carlo in Pugliach'egli si prendesse guardia di sue terre. Lo re Carlo incontanentevenne a corte a papa Martinoe fecegli assapere della 'mpresa del red'Araonae quello che il re Filippo di Francia gli aveva mandatoa·ddire; per la qual cosa il papa incontanente mandò alre d'Araona suo ambasciadore uno savio uomofrate Jacopo de'predicatoriper volere sapere in qual parte sopra i Saraciniandasseche volea pur sapereperò che·lla Chiesa glivolea dare aiuto e favoree era impresa che molto toccava allaChiesa; e oltre a·cciò mandandogli comandando che nonandasse sopra niuno fedele Cristiano. Il quale ambasciadore giunto inCatalognae disposta sua ambasciatalo re ringraziò molto ilpapa della larga profertaraccomandandosi a·llui; ma disapere in qual parte andasseal presente in nulla guisa il poteasapere; e sopra ciò disse uno motto molto sospettochese·ll'una delle sue mani il manifestasse all'altrach'egli lataglierebbe. Non potendo l'ambasciadore del papa avere altrarispostasi tornò in cortee dispuose al papa e al re Carlola risposta del re di Raonala quale ispiacque assai a papa Martino.Lo re Carloch'era di sì grande cuore e teneasi sìpossentepoco o niente ne curòma per dispetto disse a papaMartino: "Non vi diss'io che Piero d'Araona era uno fellonebriccone?". Ma non si ricordò lo re Carlo del proverbiodel comune popolo che dice: "Se t'è detto "Tu haimeno il naso'ponviti la mano"; anzi si diede a non calereenon si mise a sentire i trattati e tradimenti che si faceano inCicilia per messer Gianni di Procitae per gli altri baroniciciliani; ma cui Idio vuole giudicareè apparecchiato chi fatosto l'esecuzione.




LXI - Come e per che modo si rubellò l'isola di Cicilia al reCarlo

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIi·llunedì di Pasquadi Risoressoche fu a dì XXX di marzosì come permesser Gianni di Procita era ordinatotutti i baroni e' caporali cheteneano mano al tradimento furono nella città di Palermo apasquare. E andandosi per gli Palermitaniuomini e femminepercomune a cavallo e a piè alla festa di Monreale fuori dellacittà per tre miglia (e come v'andavano quelli di Palermocosì v'andavano i Franceschie il capitano del re Carlo adiletto)avennecome s'adoperò per lo nimico di Dioch'unoFrancesco per suo orgoglio prese una donna di Palermo per farlevillania: ella cominciando a gridaree la gente era tenerae giàtutto il popolo commosso contra i Franceschiper famigliari de'baroni dell'isola si cominciò a difendere la donnaondenacque grande battaglia tra' Franceschi e' Cicilianie furonne mortie fediti assai d'una parte e d'altra; ma il peggiore n'ebbono queglidi Palermo. Incontanente tutta la gente si ritrassono fuggendo allacittàe gli uomini ad armarsigridando: "Muoiano iFranceschi!". Si raunavano in su la piazzacom'era ordinato pergli caporali del tradimentoe combattendo al castello il giustiziereche v'era per lo ree lui preso e uccisoe quanti Franceschi furonotrovati nella città furono morti per le case e nelle chiesesanza misericordia niuna. E ciò fattoi detti baroni sipartirono di Palermoe ciascuno in sua terra e contrada feciono ilsomiglianted'uccidere tutti i Franceschi ch'erano nell'isolasalvoche in Messina s'indugiarono alquanti dì a ribellarsi; ma permandato di quegli di Palermocontando le loro miserie per una bellapistolae ch'egli doveano amare libertà e franchigia efraternità co·llorosì·ssi mossono iMissinesi a ribellazionee poi feciono quello e peggio che'Palermitani contra' Franceschi. E trovarsene morti in Cicilia piùdi IIIIme nullo non potea nullo scamparetanto gli fosse amicocome amasse di perdere sua vita; e se l'avesse nascosoconvenia che'l rassegnasse o uccidesse. Questa pestilenzia andò per tuttal'isolaonde lo re Carlo e sua gente ricevettono grande dammaggio dipersone e d'avere. Queste contrarie e ree novelle l'arcivescovo diMonreale incontanente le fece assapere al papa e al re Carlo per suoimessi.




LXII - Come lo re Carlo si compianse alla Chiesa e al re di Francia ea tutti suoi amici e l'aiuto ch'ebbe da·lloro

Nel detto tempo lo re Carlo era in corte col papa: com'ebbe ladolorosa novella della rubellazione di Ciciliacruccioso moltonell'animo e ne' sembiantie' disse: "Sire Iddiodapoi t'èpiaciuto di farmi aversa la mia fortunapiacciati che 'l mio calaresia a petitti passi". E incontanente fu a papa Martino e a' suoicardinalidomandando loro aiuto e consiglioi quali si dolfonoassai co·llui insiemee confortarono lo re che sanza indugiointendesse a raquistoprima per via di pacese potessee se nonper via di guerrapromettendogli ogni aiuto che·lla Chiesapotesse farespirituale e temporalesì come a figliuolo ecampione di santa Chiesa. E fece il papa legato per andare in Ciciliaa trattare l'accordoe con molte lettere e processimesser Gherardoda Parma cardinaleuomo di gran senno e bontàil quale sipartì di corte col re Carlo insiemee andarne in Puglia. Persimile modo si pianse lo re Carlo per lettere e ambasciadori al re diFrancia suo nipotee mandò a Carlo suo figliuolo prenze diSalernoch'era in Proenzache 'ncontanente dovesse andare inFrancia al ree al conte d'Artesee agli altri baroni a pregargliche 'l dovessono aiutare. Il quale prenze dal re di Francia furicevuto graziosamentedogliendosi lo re co·llui dellaperdita del re Carlodicendo: "Io temo forte che questaribellazione di Cicilia non sia fatta a sommossa del re d'Araonaperò che quand'egli facea sua armatae ch'io gli prestailibbre XLm di tornesie mandalo pregando mi facesse assapere ove ein che parte dovesse andarenol mi volle manifestare; ma non port'iomai coronas'egli avrà fatta questa tradigione alla casa diFrancias'io non ne fo alta vendetta". E ciò attennebenech'assai ne fece innanzisì ch'egli ne morì conmolta di sua baroniacome innanzi a·lluogo e a tempo nefaremo menzione. E di presente disse lo re al prenzeche ne tornassein Pugliae appresso di lui mandò il conte di Lanzone dellacasa di Francia con più altri conti e baroni e grandecavalleria alle spese del re di Francia per aiuto del re Carlo.




LXIII - Come quegli di Palermo e gli altri Ciciliani mandarono a papaMartino loro ambasciadori

In questo tempoparendo a quegli di Palermo e agli altriCiciliani avere mal fattoe sentendo l'apparecchiamento che il reCarlo facea per venire sopra lorosì mandarono loroambasciadori frati e religiosi a papa Martinodimandandoglimisericordiaproponendo in loro ambasciata solamente: "AgnusDei qui tollis peccata mundimiserere nobis; Agnus Dei qui tollispeccata mundimiserere nobis; Agnus Dei qui tollis peccata mundidona nobis pacem". E il papa in pieno concestoro fece loroquesta rispostasanza altre paroleche questo è scritto nelPassio Domini: "Ave rex Iudeorumet dabant ei alapam.Ave rex Iudearumet dabant ei alapam. Ave rex Iudeorumet dabant eialapam". Onde si partirono molto sconsolati.




LXIV - Dell'aiuto che 'l Comune di Firenze mandò al re Carlo

Il Comune di Firenze mandò in aiuto del re Carlo cinquantacavalieri di corredoe cinquanta donzelli gentili uomini di tutte lecase di Firenze per farli cavalierie con loro compagnia furono Vcbene a cavallo e in armee loro capitano fu per lo Comune il conteGuido da Battifolle della casa de' conti Guidie giunsono a laCatona in Calavraquando lo re v'era con sua oste e stuolo pervalicare a Messinaonde lo re si tenne dal Comune di Firenzericcamente servitoe ricevette la detta cavalleria graziosamente; emolti di loro fece cavalierie servirlo mentre dimorò aMessina alle spese del detto Comune. E portovvi il detto conte ecapitano il padiglione grande del Comune di Firenzeil quale rimasealla partita da Messinae' Missinesi il misono per ricordanza nellaloro grande chiesa. E per simile modo molte città di Toscana edi Lombardia mandarono aiuto di genti a lo reciascuno secondo suopodere.




LXV - Come lo re Carlo si puose a oste a Messina per mare e perterra

Lo re Carlo ordinata sua oste a Napoli per andare in Ciciliatutta sua cavalleria e gente a piè mandò per terra inCalavra alla Catona incontra a Messinail Faro in mezzoe lo ren'andò a Brandizioov'era in concio il suo navilioil qualeavea apparecchiato più tempo dinanzi per passare inGostantinopolie furono CXXX tra galeee uscierie legni grossisanza gli altri legni di servigioche furono in grande quantità;e di Brandizio sì partirono col detto navilioe giunseincontra Messina a dì VI di lugliogli anni di CristoMCCLXXXIIe puosesi a campo da la parte di Tavermena a Santa Mariadi Rocca Maiore; e poi ne venne a le Paliareassai presso alla cittàdi Messinae il navilio nel Fare incontro al porto. E fu lo re conpiù di Vm uomini a cavallo tra Franceschie ProvenzalieItalianie popolo sanza numero. E ciò veggendo i Missinesiimpaurirono forteveggendosi abandonati d'ogni salutee la speranzadel soccorso del re d'Araona pareva loro lunga e vanasìmandarono incontanente loro ambasciadori nel campo al re Carlo e allegatopregandogli per Dio che perdonasse il loro misfattoe avessedi loro misericordiae mandasse per la terra. Lo re insuperbitono·lli volle torre a misericordiache di certo a queto aveala terra e poi tutta l'isolaperò ch'erano i Missinesi eCiciliani isprovedutie non ordinati a difensionené connullo capitano; ma fellonescamente gli disfidò lo re a morteloro e' loro figliuolisiccome traditori della Chiesa di Roma edella coronach'elli si difendessonos'avessono poderee mai conpatti gli venissono innanzi; onde lo re fallò troppo apo Idioe in suo danno; ma a cui Iddio vuole male gli toglie il senno. IMissinesi udendo la crudele risposta del renon sapeano che·ssifaree per IIII dì istettono in contesa tra·llorod'arrendersi o di difendersi con grande paura.




LXVI - Come la gente del re ebbono Melazzoe come i Missinesimandarono per lo legato per trattare accordo col re Carlo

Avenne in questa stanzia che lo re fece passare co suo' uscieriper lo Fare dinanzi a Messina il conte di Brenna e quello di Monfortecon VIIIc cavalieri e più pedonidall'altra parte di Messinaverso Melazzoguastando il paese d'intorno. Per la qual cosa certidi quegli di Messina venendo al soccorso di Melazzoe per nonlasciargli prendere terracon que' di Melazzo insieme furonosconfitti dalla gente del re Carloe furonne morti presso di milletra di Messina e di Melazzochi alla battagliae molti traffelandofuggendo verso Messina; e fu presa la terra e castello di Melazzo perla gente del re. E come i Missinesi ebbono la detta novellaincontanente mandarono nel campo al legato cardinaleche per Diovenisse in Messina per acconciargli col re Carlo. Il legato venutov'entrò incontanente con grande buono volere per accordarglie appresentò le lettere del papa al Comune di Messinaper lequali gli mandava molto riprendendo della follia fatta per lorocontro allo re Carlo e sua gente; e questa fu la forma: "A'perfidi e crudeli dell'isola di CiciliaMartino papa terzo quellesalute che voi sete degnisiccome corrompitori di pacee de'Cristiani ucciditorie spargitori del sangue de' nostri fratelli. Avoi comandiamo che vedute le nostre letteredobbiate rendere laterra al nostro figliuolo e campione Carlo re di Gerusalem e Ciciliaper autorità di santa Chiesae che dobbiate lui e noiubbidiresiccome vostro legittimo signore; e se ciò nonfacestemettiamo voi scomunicati e interdetti secondo la divinaragioneanunziandovi giustizia spirituale". E lette le dettelettere per lo legato cardinalesì comandò che sottopena di scomunicazionee d'esser privati d'ogni benificio di santaChiesa si dovessono accordare col ree rendergli la terraeubbidirlo come loro signore e campione di santa Chiesa; e 'l dettolegato con savie parole amonendogli e consigliandogli che ciòdovessono fare per lo loro migliore; per la qual cosa i Missinesielessono XXX buoni uomini della città a trattare l'accordo collegatoe vennero a volere questi patticioè: "Che·llore ci perdoni ogni misfattoe noi gli renderemo la terra dandogliper anno quello che' nostri antichi davano al re Guiglielmo; e volemosignoria latinae non Franceschi né Provenzalie sarelloobbedienti e buoni fedeli". I quali patti il legato mandòdicendo al re per lo suo camerlingopregandolo per Dio dovesse loroperdonare e prendere i detti pattiperò che da poi sarannoindurati e messisi alla difensioneogni dì peggiorrebbepatti; ma avendo egli la terra con volontà de' cittadinimedesimiogni dì gli potrebbe allargare: ed era sano e buonoconsiglio. Come lo re ebbe la detta risposta s'adirò forteedisse fellonosamente: "I nostri suditi che contro a noi hannoservita morte domandano pattie voglionne torre la signoriaevogliommi rendere censo all'uso del re Guiglielmoche quasinonn-avea niente; non ne farei nulla; ma dapoi che al legato piacceio perdonerò loro in questo modoch'io voglio di loro VIIIcstadichi quali io vorròe farne mia volontàe tenendoda me quella signoria che a·mme piaceràsì comeloro signorepagando quelle colte e dogane che sono usati; e sequesto vogliono faresì 'l prendanoe se nonsì·ssidifendano". La qual risposta fu molto biasimata da' savi; chese·llo re non gli avea voluti prendere a' primi pattiquandosi puose all'asedioch'erano per lui più larghi e onorevolia' secondi fece fallo del doppioe non considerò gliavenimenti e casi fortunosi ch'agli assedi delle terre possonoaveniree che avennero a·lluicome innanzi faremo menzione:onde fu esemploe sarà sempre a quegli che sarannodiprendere i patti che·ssi possono avere da' nemicipotendoavere la terra assediata. Ma cui vince il peccato universale dellasuperbia e dell'ira in nullo caso può prendere buonoconsiglio.




LXVII - Come si ruppe il trattato dell'acordo ch'avea menato il legatodal re Carlo a' Messinesi

Come i lettori di Messina ebbono l'acerba risposta dal legatochelo re avea fatta al suo camerlingoi detti XXX buoni uominiraunarono il popoloe feciolla loro manifestaonde tutti comedisperati gridando: "In prima mangiamo i nostri figliuoliche aquesti patti ci arendiamo; che ciascuno di noi sarebbe di quegliVIIIc ch'egli domanda: innanzi volemo tutti morire dentro alla cittànostracolle mogli nostre e co' figliuolich'andare morendo pertormenti e pregioni in istrani paesi". Come il legato vide iMissinesi così male disposti a rendersi a lo re Carlofumolto crucciosoe innanzi si partisse gli pronunziòscomunicati e interdettie comandò a tutti i cherici cheinfra 'l terzo dì si dovessono partire della terrae protestòal Comune che infra i XL dì dovessono mandare per sofficientesindaco a comparire dinanzi al papae ubbidire e udire sentenziaepartissi della terra molto turbato.




LXVIII - Come Messina fu combattuta dalla gente del re Carloe come sidifesono

Come il cardinale fu tornato nell'ostei più de' maggioridell'oste ne furono molto crucciosiperché parea loro ilmigliore e il più senno ad avere presa la terra ad ogni patto;ma lo re Carlo era sì temutoche nullo gli ardiva a direnulla più ch'a·llui piacesse. Ma tegnendo lo reconsiglio di quello ch'avesse a·ffarei più de' contie baroni consigliaro che dapoi ch'egli nonn-avea voluta la terra apattich'ella si combattesse aspramente da più partiespezialmente dall'una parte che·lla terra nonn-avea muromaeravi barrata di botti e altro legname; e assai era possibile dipoterla vincere per battagliache cominciandovisi uno badaluccoinostri Fiorentini aveano già vinte le sbarre e entrati dentroalquanti; e se que' dell'oste avessono seguitos'avea la terra perforza. Ma sappiendolo il re Carlofece suonare le trombe allaritrattae disse che non volea guastare sua villaonde avea granderenditané uccidere i fantinich'erano innocentima che lavoleva per affanno d'edificiie per assedio aseccargli di vivandavincere. Ma non fece ragione di quello che potea avenire nel lungoassedioe bene gli avenne. Ma al fallo della guerra incontanente v'èla disciplina e penitenzia apparecchiata. Per lo detto modo stette lore con sua oste intorno a Messina da due mesie dando la sua gentealcuna battaglia dalla parte ove nonn-era muratai Missinesi colleloro donnele migliori e maggiori della terrae con loro figliuolipiccioli e grandisubitamente in tre dì feciono il dettomuroe ripararono francamente agli asalti de' Franceschi. E allorasi fece una canzonetta che disse:

Dehcom'egli è gran pietade

Delle donne di Messina

Veggendole scapigliate

Portando pietre e calcina.

Iddio gli dea briga e travaglia

A chi Messina vuole guastare etc.

Lasceremo alquanto dell'asedio di Messinae diremo quello chefece Piero d'Araona con sua armata.




LXIX - Come lo re Piero d'Araona si partì di Catalogna e vennein Ciciliae come fu fatto e coronato re da' Ciciliani

Nel detto anno MCCLXXXIIdel mese di lugliolo re Piero d'Araonacolla sua armata si partì di Catalognae furono L galee e conVIIIc cavalieri e altri legni di carico assaidella quale armatafece suo amiraglio uno valente cavaliere di Calavraribello del reCarloil quale avea nome messer Ruggieri di Loriae arrivòin Barberia nel reame di Tunisie a la infinta si puose ad assedioad una terra che·ssi chiamava Ancalle per attendere novelle diCiciliae a quella diede alcuna battagliae stettonvi XV giorni. Ein quella stanzasì come era ordinatovennero a·lluicon messer Gianni di Procita ambasciadori di Messina e sindachi conpieno mandato di tutte le terre di Ciciliaa pregarlo ch'egliprendesse la signoriae s'avacciasse di venire nell'isola persoccorrere la città di Messinala quale dal re Carlo e da suaoste era molto stretta. Lo re Piero udendo la gente e la potenza delre Carloe che la sua a comparazione era nientealquanto temette;ma per lo conforto e consiglio di messer Giannie veggendo che tuttal'isola era per fare le sue comandamentae aveano tanto misfatto alre Carloche di loro si potea bene sicuraresì rispuosech'egli era apparecchiato del venire e del soccorrere Messina. Eincontanente si levò da oste da Ancollee ricolsesi a galeee misesi in maree arrivò alla città di Trapaliall'entrante d'agosto. E come giunse a Trapaliper messere Gianni diProcita e per gli altri baroni di Cicilia fu consigliato che sanzasoggiorno cavalcasse a Palermoe 'l navilio mandasse per mare; e aPalermo saputo novelle dell'oste del re Carlo e dello stato diMessinaprenderebbono consiglio. E così fu fattoche a dìX d'agosto lo re Piero giunse nella città di Palermoe da'Palermitani fu ricevuto a grande onore e processione sì comeloro signoree credendo scampare da morte per lo suo aiuto; e agrido di popolo il feciono loro resalvo che non fu coronato perl'arcivescovo di Monrealecome si costumava per gli altri reperòche s'era partito e itosene al papa; ma coronollo il vescovo diCefalù d'una picciola terra di Ciciliach'era rubello del reCarlo.




LXX - Del parlamento che 'l re d'Araona tenne in Palermo persoccorrere la città di Messina

Quando il re Piero fu coronato in Palermofece grande parlamentosopra ciò ch'avesse a·ffareove furono tutti i baronidell'isola. I baroni veggendo il picciolo podere del re d'Araona apola grande potenzia del re Carlosì furono molto isbigottitie feciono di loro parlatore messer Palmieri Abatiil quale ringraziòmolto lo re di sua venutae che·lla sua promessa era venutabene fornitase fosse venuto con più gente d'armeperòche·llo re Carlo avea più di Vm cavalieri e popoloinfinitoe temiamo che Messina non sia già rendutasìera stretta di vivanda; e consigliava che·ssi raunasse gentee si richiedessono gli amici di tutte partisicché l'altrecittà e terre dell'isola si potessono difendere. Come il rePiero intese il consiglio de' baroni di Ciciliaebbe grandedottanzae parvegli esser in mal luogoe pensò di partirsidell'isolase il re Carlo o sua gente venisse verso Palermo. Avenneche stando quello parlamentoal re d'Araona venne da Messina unasaettia armata con letterenelle quali si contenea che Messina erasì stretta di vivandache non si potea tenere più diVIII giornie che gli piacesse di soccorrergli; se nonsì·lliconvenia di necessità arendere al re Carlo. Come lo re Pieroebbe le dette novellele mostrò a' baronie domandòconsiglio. Levossi messer Gualtieri di Catalagironae disse che perDio si soccorresse Messinache s'ella si perdessetutta l'isola eeglino tutti erano in grande pericolo e aventura; e pareali che 'l rePiero con tutta sua gente cavalcasse verso Messina pressovi a Lmigliaper avventura lo re Carlo si leverà da oste. MesserGianni di Procita si levòe poi disse che·llo re Carlononn-era garzone che·ssi movesse per lieva lieva"macolla buona e grande cavalleria ch'ha seco ci verrebbe incontro perla battaglia; ma parmi che il nostro re gli mandi suoi messaggi adirgli ch'egli si parta di sua terrala quale gli scade per retaggiodi sua moglierae fugli confermata per la Chiesa di Roma per papaNiccola terzo degli Orsini; e se ciò non vuole fareildisfidi. Ciò fattoincontanente si mettessono in concio tuttele galee sottilie che l'amiraglio andasse su per lo Fareprendendotrite e ogni legno di carico ch'a l'oste portasse vittuagliae perquesto modo con poco rischio e fatica asseccheremo il re Carloe suaoste converrà si parta dall'asedio; e se rimane in terraeglie sua gente morranno di fame". Incontanente per lo re e pertutti i baroni fu preso il consiglio di messere Giannie furonomandati due cavalieri catalani con lettere e coll'ambasciata assaioltraggiosa e villanae questa fu la forma della lettera.




LXXI - La lettera che 'l re d'Araona mandò al re Carlo

"Piero d'Araona e di Cicilia rea te Carlo re di Gerusalem edi Proenza conte.

Significhiamo a te il nostro avenimento nell'isola di Ciciliasiccome nostro giudicato reame per l'autorità di santa Chiesae di messer lo papae de' venerabili cardinalie peròcomandiamo a te cheveduta questa letterati debbi levaredell'isola di Cicilia con tutto tuo podere e gentesappiendo che senol facessii nostri cavalieri e fedeli vedresti di presente invostro dammaggiooffendendo voi e vostra gente".




LXXII - Come lo re Carlo tenne suo consiglioe rispuose al re d'Araonaper sua lettera

Come i detti ambasciadori furono nel campo e oste del re Carloedate loro letteree sposta l'ambasciata al re Carlo e a tutti suoibaronitennero sopra ciò consiglioe parve uno grandeorgoglio e dispetto quello che 'l re d'Aragona avea mandato a dire almaggiore o de' maggiori re de' Cristianie egli era di sìpiccolo affare; e queste parole furono del conte di Monfortedicendoche contro a·llui si volea fare gran vendetta. Il conte diBrettagna consigliò che il re Carlo gli rispondesse per sualetteracomandandogli che sgombrasse l'isolaappellandolo cometraditoree disfidandolo; e così fu preso di fare. E la sommadella lettera la quale mandò il re Carlo fu in questa forma.




LXXIII - Come lo re Carlo rispuose per sua lettera al re d'Araona

"Carlo per la Dio grazia di Gerusalem e di Cicilia reprenzedi Capovad'Angiò e di Folcalchieri e di Proenza contea tePiero d'Aragona ree di Valenza conte.

Maravigliamo molto come fosti ardito di venire in su il reame diCiciliagiudicato nostro per l'autorità di santa Chiesa diRoma; e però ti comandiamo cheveduta questa letteratidebbi partire del reame nostro di Ciciliasì come malvagiotraditore d'Iddio e di santa Chiesa; e se ciò non facessidisfidianti siccome nostro nemico e traditoree di presente civedrete venire in vostro dammaggioperò che disideriamo divedere voi e vostra gente colle nostre forze".




LXXIV - Come il re d'Araona mandò il suo amiraglio per prendereil navilio del re Carlo

Come al re d'Aragona furono per gli suoi ambasciadori apresentatele dette letteree disposta l'ambasciata e risposta del re Carloincontanente fu a consiglio per prendere partito di quello ch'avessea·ffare. Allora si levò messer Gianni di Procitaedisse: "Signore nostrocom'io t'ho detto altra voltaper Diomanda l'amiraglio tosto colle tue galee a la bocca del Faree fa'prendere il navilio che porta la vivanda all'ostee avrai vinta laguerra; e se il re Carlo si mette a starerimarrà preso emorto con tutta sua gente". Il consiglio di messer Gianni fupresoe messer Ruggieri di Loria amiragliouomo di grande ardire evaloree il più bene aventuroso in battaglie in terra e inmare che fosse mai di suo esserecome innanzi faremo menzione in piùpartis'apparecchiò con LX galee sottili armate di Catalani eCiciliani. Queste cose sentì una spia di messer Aringhino daMare di Genova amiraglio del re Carloe incontanente con una saettiaarmata venne a Messinae anunziò al detto amiraglio la venutadell'armata del re d'Araona. Incontanente messer Aringhino fu al reCarlo e al suo consiglioe disse: "Per Diosanza indugiopensiamo di passare colla nostra gente in Calavrach'i' ho novellevere come l'amiraglio del re d'Araona viene qua di presente con suegalee armate; e io nonn-ho galee armate da battagliama legni dimestierie disarmati; se non ci partianoegli prenderà earderà tutto nostro navilio sanza nullo riparoe tu re contutta tua gente perirai per difalta di vittuaglia; e ciò fiaintra tre giornisecondo m'aporta la mia vera spia: e perònon si vuole punto di dimoroperò che ancora ci viene adossoil vernoe in Calavra nonn-ha porti vernereccitutti i legni contua gente potrebbono perire a le piagges'avessono uno tempocontrario".




LXXV - Come allo re Carlo convenne per necessità partiredall'asedio di Messinae tornossene nel Regno

Quando il re Carlo udì questoisbigottì fortechemai per pericolo di battaglia né per altra aversità nonavea avuto paurae sospirando disse: "Volesse Idio ch'io fossimortodapoi che·lla fortuna m'è così contrariach'ho perduta mia terra avendo tanta potenzia di gente in mare e interra; e non so perché m'è tolta da gente ch'io mai nondiservì; e molto mi doglioch'io non presi Messina con pattich'io la potei avere. Ma da che altro non posso"con grandedolore disse"levisi l'ostee passiamo; e chi m'avràcolpa di questo tradimentoo cherico o laicone farò grandevendetta". E il primo giorno fece passare la reina con ognigente di mestiere e con parte degli arnesi dell'oste; il secondo dìpassò il re con tutta sua gentesalvo ch'a cautela di guerralasciò in aguato di fuori da Messina due capitani con MMcavalieria·ffine che levata l'ostese quegli di Messinauscissono fuori per guadagnare della roba del campovenissono loroadosso e entrassono nella terra; e se fatto venisseritornerebbe ilre con sua gente incontanente. L'ordine fu bene fattoe cosìfu bene contrapensatoche' Missinesi iscopersono il guatoecomandarono sotto pena della vita che nullo uscisse fuori dellacittà; e così fu fatto. I Franceschi ch'erano rimasi inaguatoveggendosi scopertiprocacciarono di passaree vennorne ilterzo dì a lo re in Calavrae dissono come il suo aviso eraloro fallito; onde al re Carlo radoppiò il doloreperchéalcuna speranza n'avea. E così fu partita tutta l'oste daMessinae diliberata la città ch'era in ultima stremitàdi vivandache non avea che vivere tre giornia dì XXVII disettembregli anni di Cristo MCCLXXXII. Il seguente dì giunsel'amiraglio del re d'Araona con sua armata su per lo Fare di Messinamenando grande gazzarra e trionfoe prese XXVIIII tra galee grosse etriteintra·lle quali furono V galee del Comune di Pisach'erano al servigio del re Carlo. E poi vegnendo alla Catona e aReggio in Calavrail detto amiraglio fece mettere fuoco e ardere daLXXX uscieri del re Carloch'erano alle piagge disarmatie questovide il re Carlo e sua gente sanza potergli soccorrereonde gliradoppiò il dolore. E avendo il re Carlo una bacchetta inmanocom'era sua usanza di portareper cruccio la cominciò aroderee disse: "Ai Diusmolt m'aves sofert a sormonter; giet'en pri che l'avallee soit tut bellamant". E così simostra che senno umano né forza di gente non ha riparo algiudicio d'Iddio. Come lo re Carlo fu passato in Calavradiedecommiato a tutti gli suoi baroni e amicie molto doloroso si ritornòa Napoli. Lo re Piero d'Araona avuta la novella della partita del reCarlo e di sua oste da Messinae come il suo amiraglio avea operatofu molto allegro; e di presente si partì da Palermo con tuttii baroni e cavalierie venne a Messina a dì X d'ottobre delladetta indizionee da' Missinesiuomini e donnefu ricevuto agrande processione e festasiccome loro novello signoree che gliavea liberati delle mani del re Carlo e de' suoi Franceschi.Lasceremo alquanto dello stato in che rimase l'isola di Ciciliae loRegno di qua dal Faree direno della progenia del detto re di Raonaperché séguita materia grande de' suoi fatti e de' suoifigliuoli.




LXXVI - Chi fu il primo re d'Araona cristiano

Quelli della casa d'Araona non furono anticamente di legnaggiorealema grandi conti furonocioè conte di Barzellona e diValenza; e come dicemmo addietrol'antico lorociò fu ilconte Anfusofu sconfitto e morto da' Franceschi a l'oste aCarcasciona al tempo del re Filippo il Bornio re di Francia. E dicesich'anticamente quelli d'Araona furono d'uno legnaggio col conte diTolosa e del buono conte Ramondo di Proenza; ma poi il buono conteGiammo figliuolo del detto Anfus e padre che fu del re Piero cheprese Ciciliaonde tanto avemo parlatoper sua prodezza e valoreprese sopra i Saracini di Spagna il reame d'Araonae uccise il lororee del loro reame si coronòe popolò de' suoiCatalanie fecelo uno colla Catalognae fu egli e sue redeconfermato re d'Araona per la Chiesa di Roma. E poi appresso persimile modo conquistò sopra i Saracini il reame e l'isola diMaiolica e di Minoricae per avere pace co' Franceschi diede lafigliuola per moglie al re Filippofigliuolo che fu del buono reLuis di Franciae in dote parte della signoria di Perpignano e diMonpulieri. E quando venne a mortelo 'nfante Piero suo primofigliuolo fece e lasciò re d'Araonae Giammo il secondofigliuolo re di Maiolicaonde poi sono discesi valenti re e signoricome innanzi faremo menzione. E la loro arme principale è oroe fiammacioè addogata per lungo ad oro e vermigliale bandedi fuori ad oro. Lasceremo di quegli d'Araona e della rubellazione diCicilia infino che luogo e tempo verrà di ciò parlaree torneremo a nostra materia de' fatti di Firenzee raccontando inbrieve dell'altre novità notevoli per l'universo mondo avenutein questi tempi.




LXXVII - Come i Lucchesi arsono e guastarono la terra di Pescia

Negli anni di Cristo MCCLXXXI i Lucchesi arsono e guastarono tuttoil castello e terra di Pescia in Valdinievoleperché teneanoparte d'imperio e ghibellinae non voleano ubbidire né staresotto la signoria della città di Lucca; e alla detta oste vifurono i Fiorentini molto grossi in servigio de' Lucchesi. E perchéi Fiorentini s'intramisono nella detta oste d'accordo da' Lucchesi aque' di Pesciaquando l'oste tornò in Luccaa' Fiorentini fufatta e detta villania dal popolo di Lucca.




LXXVIII - Come Ridolfo eletto imperadore mandò suo vicario inToscana

Nel detto anno MCCLXXXI Ridolfo re de' Romani essendo in Alamagnaa richiesta e priego de' Ghibellini di Toscanamandò nelladetta Toscana per suo vicario messer..... conte di..... d'Alamagnacon IIIc cavalieriacciò che' Toscani facessono la suafedeltà e comandamenti; ma non trovò nulla terra che 'lvolesse ubbidirese non la città di Pisa e Samminiato delTedesco. E nel detto Samminiato colle sue masnadee col favore de'Pisani cominciò guerra a' Fiorentinie a' Lucchesie adaltre terre guelfe d'intorno; ma alla fine per poco podere e séguitos'aconciò co' Fiorentini e cogli altri Guelfi di Toscanaetornossi in Alamagna.




LXXIX - Come di prima si criò l'uficio de' priori in Firenze

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIessendo la città di Firenzeal governamento dell'ordine di XIIII buoni uominicome avea lasciatoil cardinale Latinociò erano VIII Guelfi e VI Ghibellinicome addietro facemmo menzioneparendo a' cittadini il detto uficiode' XIIII uno grande volume e confusionead accordare tanti divisatianimi a unoe massimamente perché a' Guelfi non piacea laconsorteria nell'uficio co' Ghibellini per le novitadi ch'erano giànatesiccome della perdita che 'l re Carlo avea già fattadell'isola di Ciciliae della venuta in Toscana del vicario dello'mperioe sì per guerre cominciate in Romagna per lo conte diMontefeltro per gli Ghibelliniper iscampo e salute della cittàdi Firenze sì annullarono il detto uficio de' XIIIIe si creòe fece nuovo uficio e signoria al governo della detta città diFirenzeil quale si chiamarono priori dell'arti; il quale nomepriori dell'arti viene a dire i primi eletti sopra gli altri; e futratto del santo Vangelioove Cristo disse a' suoi discepoli: "Vosestis prior". E questo trovato e movimento si cominciòper li consoli e consiglio dell'arte di Calimalade la quale erano ipiù savi e possenti cittadini di Firenzee del maggioreséguitograndi e popolanii quali intendeano a procaccio dimercatantia ispezialmenteche i più amavano parte guelfa e disanta Chiesa. E' primi priori dell'arti furono trei nomi de' qualifurono questi: Bartolo di messer Jacopo de' Bardi per lo sestod'Oltrarno e per l'arte di Calimala; Rosso Bacherelli per lo sesto diSan Piero Scheraggio per l'arte de' cambiatori; Salvi del ChiaroGirolami per lo sesto di San Brancazio e per l'arte della lana. Ecominciarono il loro officio in mezzo giugno del detto annoe duròper due mesi infino a mezzo agostoe così doveano seguire didue in due mesi per le dette tre maggiori arti tre priori. E furonorinchiusi per dare audienzae a dormire e a mangiare alle spese delComune nella casa della Badiadove anticamentecome avemo dettoaddietrosi raunavano gli anziani al tempo del popolo vecchioe poii XIIII. E fu ordinato a' detti priori VI berrovieri e VI messi perrichiedere i cittadini; e questi priori col capitano del popoloaveano a governare le grandi e gravi cose del Comunee raunare efare i consigli e le provisioni. E stando i detti due mesia'cittadini piacque l'uficio; e per gli altri due mesi seguenti nechiamarono VIuno per sestoe agiunsono alle dette tre maggioriarti l'arte de' medici e spezialie l'arte di porte Sante Marieequella de' vaiai e pillicciai. Poi di tempo in tempo vi furonoaggiunte tutte l'altre infino alle XII maggiori arti; ed eranvi de'grandi come de' popolani uomini grandi di buona fama e operee chefossono artefici o mercatanti. E così seguì infinoche·ssi fece il secondo popolo in Firenzesiccome innanzi altempo debito fairemo menzione. D'allora innanzi non vi fu niunogrande; ma fuvi arroto il gonfaloniere della giustiziae talorafurono XII priori secondo le mutazioni dello stato della cittàe opportuni bisogni che occorressonoe del numero di tutte e XXIartie di quegli che non erano arteficiessendo stati artefici iloro anticessori. La lezione del detto uficio si facea per gli priorivecchi colle capitudini delle XII arti maggiorie con certi arrotich'alleggiano i priori per ciascuno sestoandando a squittinosegretoe quale più boci aveaquegli era fatto priore; equesta elezione si facea nella chiesa di San Piero Scheraggioe 'lcapitano del popolo stava allo 'ncontro della detta chiesa nelle caseche furono de' Tizzoni. Avenne tanto detto del cominciamento diquesto officio de' prioriperché molte e grandi mutazioni neseguirono alla città di Firenzecome innanzi per gli tempifaremo menzione. Lasceremo di dire al presente alquanto de' fatti diFirenzee diremo d'altre novitadi che furono in questi tempi.




LXXX - Come papa Martino mandò messer Gianni d'Epa conte inRomagnae come prese la città di Faenzae assedio Forlì

Nel detto anno MCCLXXXIIessendo il conte Guido da Montefeltrocolla forza de' Ghibellini entrato in Romagnae' gran parte delleterre fece ribellare alla Chiesasì come quegli ch'era il piùsagace e il più sottile uomo di guerra che al suo tempo fossein Italia. Per la qual cosa papa Martino rimosse messer BertoldoOrsini che n'era conte e rettore per la Chiesae mandòvimesser Gianni d'Epagentile uomo di Franciae molto provatocavaliere in armee tenuto uno de' migliori battaglieri di Francia;e portava in sue arme il campo verde e gli aguglini ad oro. Il qualemesser Gianni d'Epa il detto papa per la Chiesa il fece contee congrande cavalleria di soldati per la ChiesaFranceschi e Italianientrò in Romagna; e i Perugini vi mandarono al loro soldo Ccavalieri; al quale fu data per tradimento e moneta la cittàdi Faenza per Tribaldello de' Manfredi de' maggiori di quella terra.Poi il detto messer Gianni d'Epa colle masnade della Chiesaecoll'aiuto de' Bolognesie con CC cavalieri che vi mandò ilComune di Firenze in servigio della Chiesae colla forza de'Malatesti da Rimino e di quegli da Polenta di Ravenna assediarono lacittà di Forlìma no·lla poterono avere.




LXXXI - Come messere Gianni d'Epa conte di Romagna fu sconfitto a Forlìdal conte da Montefeltro

Nel detto tempostando il detto messer Gianni d'Epa conte diRomagna in Faenzae facea guerra alla città di Forlìcercò trattato d'avere per tradimento la detta terra; il qualtrattato il conte Guido da Montefeltroche n'era signorefecemuovere e cercarecome quegli che n'era mastro di guerra e de'trattatie conosceva la follia de' Franceschi. Alla fineil dìdi calen di maggiogli anni di Cristo MCCLXXXIIil detto messerGianni con sua gente la mattina per tempo anzi giorno venne allacittà di Forlìcredendolasi avere; e come per lo conteda Montefeltro era ordinatogli fu data l'entrata d'una portailquale v'entrò con parte di sua gentee parte ne lasciòdi fuori con ordineche a ogni bisogno soccorressono a que' d'entroe se caso contrario avenissesi ramassassono tutta sua gente in unocampo sotto una grande quercia. I Franceschi ch'entrarono in Forlìcorsono la terra sanza contasto niuno; e 'l conte da Montefeltrochesapea tutto il trattatocon sue genti se n'uscì fuori dellaterra; e dissesi per agurio e consiglio d'uno Guido Bonattiricopritore di tettiche·ssi facea astrolagoovero per altraarteil conte da Montefeltro si reggea e davagli le mosse; e alladetta impresa gli diede il gonfalonee disse: "In tale puntol'hai chementre se ne terrà pezzoove il porterai saraivittorioso"; ma più tosto credo che·lle suevittorie fossero per lo suo senno e maestria di guerra; e come aveaordinatoe' percosse a quelli di fuori ch'erano rimasi all'alberoemiseli in rotta. Quelli ch'entrarono dentrocredendosi avere laterraaveano fatta la ruberia e prese le case; come ordinato fu perlo conte da Montefeltrofu alla maggiore parte di loro tolti i frenie·lle selle de' cavagli da' cittadini; e incontanente il dettoconte con parte di sua gente da una delle porte rientrò inForlì e corse la terrae parte di sua cavalleria e genti apiè lasciò sotto la quercia schieraticom'era l'ordinee postura de' Franceschi. Messer Gianni d'Epa e' suoi veggendosi cosìguidaticredendosi avere vinta la terrasi tennero morti e traditie chi potéo ricoverare a suo cavallo si fuggì dellaterrae andonne all'albero di fuori credendovi trovare la lorogente; e là andandoerano da' loro nimici o presi o mortiesimile quegli ch'erano rimasi nella terraonde i Franceschi e lagente della Chiesa ricevettono grande sconfitta e dannaggioemorirvi molti buoni cavalieri franceschi e de' Latini caporaliintragli altri il conte Taddeo da Montefeltro cugino del conte Guidoilquale per quistioni de' suoi eretaggi tenea colla Chiesa contro aldetto conte Guido; e morivvi Tribaldello de' Manfredi ch'avea traditaFaenzae più altri; ma il conte di Romagnamesser Giannid'Epapure scampò con certi della detta sconfittae tornossiin Faenza.




LXXXII - Come Forlì s'arrendé alla Chiesae fu accordo inRomagna

Come papa Martino seppe la detta sconfitta di Forlìsìmandò al conte di Romagna gente assai a cavallo e a pièal soldo della Chiesafaccendo guerra a Forlì; e in questaistanziaa mezzo marzo vegnente MCCLXXXIIil detto conte ebbe pertradimento la città di Cervia in Romagnaper XVIm fiorinid'oro che se ne spesono per la Chiesa. Per la qual cosa per trattatod'accordo quegli di Forlì s'arrenderono alla Chiesa del mesedi maggio MCCLXXXIII a pattisalvi l'avere e le personemandandonefuori il conte Guido da Montefeltroe disfaccendosi le fortezzedella terra; e quasi tutta Romagna fu all'ubidienza della Chiesa. Epoi il detto conte da Montefeltro con sue masnade partito da Forlìsi ridusse nel castello di Meldolafaccendo grande guerra; per laqual cosa il conte di Romagna con tutte le masnade della Chiesav'andò ad oste del mese di luglioe stettervi V mesieno·lla potero avere. In quella stanzia dell'asedio di Meldolavenne fatta a messer Gianni d'Epa una presta e notabile cavalleriach'egli avea in usanza ogni giorno in sulla terzaegli con pocacompagnia e quasi disarmatoandava intorno al castello proveggendo;uno valente uomo uscito di Firenzeil quale era dentroch'avea nomeBaldo da Montespertolisì pensò d'uccidere messerGianni d'Epae armossi di tutte armi a cavalloe a corsa coll'elmoin capo e colla lancia abassata si mosse per fedire messer Gianniilquale s'avide della venuta del cavalierema però non simossema attese; e come s'apressòdiede del bastone cheportava in mano nella lancia del giostratore e levollasi da dossoepassando oltreil prese a bracciae levollo della sella del cavalloin terrae di sua mano col suo spuntone l'uccise; e cosìquegli che credea uccidereda colui medesimo fu morto. Lasceremo de'fatti di Romagnae direno d'altre novitadi che furono per l'universomondo ne' detti tempiche nel detto anno ne furono assai.




LXXXIII - Come il re d'Erminia con grande gente di Tarteri fu sconfittoalla Cammella in Soria dal soldano d'Egitto

Nel detto anno MCCLXXXIIlo re d'Erminia essendo andato al grandeCane de' Tartari per soccorso e aiuto contro a' Saracini loro nemicili diede uno suo nipotech'ave' nome Mangodamorcon XXXm Tarteri acavalloil quale venne in Soria col detto re d'Erminiaoves'accozzarono co' Cristiani dinanzi alla città de Hamesdettaoggi la Camelleov'era ad assedio il soldano d'Egitto congrandissimo esercito di Saracini. E congiunte le dette ostigrande epericolosa battaglia fu tra l'una parte e l'altra; ed avendo a laprima i Cristiani co' Tartari insieme quasi la vittoria sopra iSaraciniil detto Mangodamorcorrotto per danari da' Saraciniusòtradimento contro a' Cristiani in questo modo: che quand'elli videche' Saracini erano messi in isconfittaMangodamor capitano de'Tartari ismontò da cavalloonde tutti i suoi Tartaricom'èloro usanzaismontarono quando vidono ismontato loro signore; per laqual cosa il soldanocom'era ordinatoraccolse sue gentiericoverò il campoe sconfisse i Cristiani con grandissimodanno di loroe tutte le terre della Soria ch'avea perdute siriprese. Ma tornando i Tartari che scamparono di quella sconfitta adAbaga gran Canetutti i caporali fece uccideree agli altri comandòche sempre andassono vestiti come femmine per loro dirisionee cosìfeciono a sua vita.




LXXXIV - Come si cominciò la guerra da' Genovesi a' Pisani

In questi tempi la città di Pisa era in grande e nobilestato de' grandi e possenti cittadini più d'Italiae erano inaccordo e unitàe manteneano grande statoche v'eracittadino il giudice di Gallurail conte Ugolinoil conte Fazioilconte Nieriil conte Anselmo; il giudice d'Alborea n'era cittadino;e ciascuno per sé tenea gran corte. E con molti cittadini ecavalieri affiati cavalcavano ciascuno per la terra; e per la lorograndezza erano signori di Sardignae di Corsicae d'Elbaondeaveano grandissime rendite in propio e per lo Comune; e quasidominavano il mare co·lloro legni e mercatantie; e oltremarenella città d'Acri erano molto grandie con molti parentadicon grandi borgesi d'Acri. Per la qual cosa avendo per piùtempo dinanzi avuta gara co·lloro vicini Genovesi per lasignoria di Sardignae quasi in mare gli aveano come femminee inogni parte gli soperchiavanoe in Acri gli oltraggiarono molto iPisanie colla forza de' loro parenti borgesi d'Acri disfeciono perbattaglia e per fuoco la ruga de' Genovesi d'Acrie cacciargli dellaterra. Per la qual cosa i Genovesi veggendosi soperchiatie di loronatura erano molto orgogliosiper vendicarsi de' Pisanifeciono unaarmata di LXX galeee del mese d'agostogli anni di CristoMCCLXXXIIvennero sopra Porto Pisano a due miglia. I Pisani collaloro armata di LXXV galee uscirono di Porto per combattere co'Genovesii quali veggendo ch'erano più di loroe la loroarmata era il più de' Lombardi e Piemontani a soldonon sivollono mettere alla fortuna della battagliama si tornarono aGenova. I Pisani ne montarono in superbiae del mese di settembrevegnente colla detta armata andarono infino nel porto di Genova perla condotta di messer Natta Grimaldi rubello di Genovae saettarononella città quadrella d'arientopoi tornarono a Portoveneroe puosonsi all'isola del Tiroe guastarono intorno a Portovenerieal golfo della Spezia; e partendosi di là per tornare a Pisaessendo in alto marecome piacque a·dDiosi levò unafortuna con vento a gherbino sì forte e impetuosoche tuttaisciarrò la detta armatae parte di loro galeeintorno diXXIIIpercossee ruppono alla piaggia del Viereggio e alla foce diSerchioma poche genti vi perironoma tornarono in Pisa chi ignudoe chi in camiciaa modo di sconfitta. E per tema che s'ebbe in Pisadella detta rottasi commosse tutta la cittàe le donnescapigliate a pianto e doloree ciascuna si credea avere meno chi ilmaritoe chi il padreo figliuoloo fratello. E questo fu grandesegno del futuro danno de' Pisanicome innanzi per gli tempi faremomenzione. I Genovesi per l'oltraggio ricevuto da' Pisani sidispuosono di vendicarsie come valenti uomini feciono ordine di nonnavicare in legni grossi né in navise non in galee sottilie di non armarle di niuno soldato forestierecom'erano usati difarema de' migliori e maggiori cittadini che vi fossono compartiteper soprasaglienti per galeee studiare alle balestra e galeotti diloro riviera; e per questo modo divennero prodi e sperti in mareericoverarono loro statoe ebbono vittoria sopra i Pisanicomeinnanzi al tempo faremo menzione. Lasceremo alquanto dellaincominciata guerra de' Pisani e Genovesie torneremo a la materiacominciata per lo re d'Araona al re Carloe parte delle seguenti diquella.




LXXXV - Come il prenze figliuolo del re Carlo con molta baronia diFrancia e di Proenza passarono per Firenze per andare sopra iCiciliani

Nel detto anno MCCLXXXIIdel mese d'ottobrevenne in FirenzeCarlo prenze di Salerno e figliuolo primogenito del grande re Carlocon VIc cavalieriil quale veniva di Proenza e di Francia permandato del suo padre per essere all'assedio di Messina colla suaostee venuto a corte di Roma al papasiccome addietro facemmomenzione. In Firenze fu ricevuto il detto prenze a grande onoreefece tre cavalieri della casa de' Bondelmonti; e incontanente sen'andò a corte di Romaov'era il re Carlo con sua baronia.Per simile modo passarono e vennero in Firenzea dì XXIIII dinovembre vegnenteil conte di Lanzone fratello del re di Francia conmolti baroni e cavalierii quali il re Filippo di Francia mandava insoccorso al re Carlo. E soggiornati alquanti dì in Firenzeeda' Fiorentini veduti onorevolementese n'andaro a corte di Roma alre Carlo.




LXXXVI - Come lo re Carlo e lo re Piero d'Araona s'ingaggiarono dicombattere insieme a Bordello in Guascogna per la tenza di Cicilia

In questi tempi essendo lo re Carlo con tutta la sua baronia acorte di Roma nella città di Romae dinanzi a papa Martino ea tutti i suoi cardinali avea fatto appello di tradigione contro aPiero re d'Araonail quale gli avea tolta l'isola di Ciciliae cheil detto re Carlo era apparecchiato di provarlo per battagliaildetto re Piero mandati suo' ambasciadori alla detta corte acontastare al detto appelloe a scusarsi di tradigionee che ciòch'avea fatto era a·llui con giusto titoloe che di ciòera apparecchiato di combattere corpo a corpo col re Carlo in luogocomune; onde si prese concordia sotto saramento in presenza del papadi fare la detta battagliaciascuno de' detti re con C cavalieriimigliori che sapessono sceglierea Bordello in Guascognasotto laguardia del balioovero siniscalcodel re d'Inghilterradi cui erala terra; con pattiche quale de' detti re vincesse la dettabattaglia avesse di queto l'isola di Cicilia con volontà dellaChiesae quelli che fosse vinto s'intendesse per ricreduto etraditore per tutti i Cristianie mai non s'apalesasse redispognendosi d'ogni onore. Per la qual cosa il detto re Carlo sitenne molto per contentodisiderando la battagliae parendogliavere ragione; e invitarsi a·llui de' migliori cavalieri delmondo d'arme per essere alla detta battagliaper parte più diVce feciono apparecchiola maggiore parte Franceschi e Provenzalie alcuno altro baccelliere d'arme nominatod'Alamagnae d'Italiaedi Firenze se ne profersono assai. E simile al re Piero d'Araonas'invitarono molti cavalierii più di suo paesee alquantiSpagnuolie alcuno Italiano di parte ghibellinae alcuno Tedescodel legnaggio di Soave; e il figliuolo del re di Morrocco saracino siproferse al re d'Araonae promisese 'l volessedi farsi Cristianoquello giorno. E partissi di Ciciliae lasciòvi don Giacomosuo secondo figliuolo per ree egli n'andò in Catalogna peressere a Bordello alla detta giornata. E 'l detto re Carlo lasciòCarlo prenze suo figliuolo alla guardia del Regnoe partissi dicorte per andare a Bordelloe passò per Firenze a dìXIIII di marzonel detto anno MCCLXXXIIe da' Fiorentini furicevuto con grande onoree fece in Firenze VIII cavalieri traFiorentinie Lucchesie Pistolesi. E ciò fattose n'andòa Luccae alla piaggia di Mutrone si ricolse in XVI galee armatevenute di Proenzae andonne a Marsiliae di là in Franciaper esser a la detta battaglia ordinata a Bordello. E dissesie fumanifestoche·lla maggiore cagione perché lo red'Araona ingaggiò la detta battagliafu fatto per lui congrande senno e per grande sagacità di guerraper fare partirelo re Carlo d'Italiaacciò che non andasse più conarmata e sua oste sopra i Cicilianiperò ch'egli era poverodi monetae non poderoso al soccorso e riparo de' Ciciliani contro are Carlo e della Chiesa di Romae temea de' Ciciliani che non sivolgessono per paura o per altra cagioneperò che non glisentiva costantie egli e sua gente Catalani erano ancora co·llorosalvatichicome nuovo signore e nuova gente. E così il savioprovedimento gli venne fatto.




LXXXVII - Come lo re Piero d'Araona fallì la giornata promessa aBordelloonde per lo papa fu scomunicato e privato

Come lo re Carlo fu in Franciasì apparecchiò sée' suoi cavalieri d'arme e di cavaglicome a così alta egrande impresa si conveniae partissi di Parigie co·llui lore Filippo di Francia suo nipote con molta baroniae bene con IIImcavalieri d'armeper andare a Bordella. E quando furono presso aBordella a una giornatalo re di Francia rimase colla sua gente ebaroniae lo re Carlo con suoi C cavalieri andò a Bordellaalla giornata promessala quale fu a dì XXV di giugnoMCCLXXXIIIe in quello luogo il detto re Carlo con suoi C cavaliericomparirono alla giornata armati e a cavallo per fare la promessa egiurata battagliae tutto il giorno dimorarono armati in sul campoattendendo lo re Piero d'Araona co' suoi cavalieriil quale non vivenne né comparì. Ben si disse che·lla seradella giornata al tardi comparì sconosciuto dinanzi alsiniscalco del re d'Inghilterraper non rompere il saramentoeprotestò com'era venuto e apparecchiato di combatterequandoil re di Francia con sua genteil quale v'era presso a una giornataond'elli avea tema e sospettosi partisse; e ciò fattosanzasoggiornare si tornò in Araonae il primo dì che·ssipartì cavalcò bene LXXXX miglia. Per la qual cosa il reCarlo si tenne forte ingannatoe lo re Filippo di Francia moltoadontatoe tornaronsi a Parigi. E saputa la novella papa Martinodella difalta del re Piero d'Araonacol suo collegio de' cardinalidiede sentenzia contro al detto Piero d'Araonasì comescomunicatoe pergiuroe ribelloe occupatore delle possessioni disanta Chiesae sì 'l privò e dispuose del reamed'Araona e d'ogni altro onoree scomunicò chiunque l'obedisseo chiamasse re. Ma il detto re d'Araona per leggiadria si feceintitolare "Piero d'Araona cavalieree padre di due reesignore del mare". E il detto papa Martino fatto il dettoprocessosì brivileggiò del detto reame d'Araona Carloconte di Valossecondo figliuolo del detto re Filippo re di Franciae mandò in Francia uno legato cardinale a confermare il dettoCarlo della detta elezionee predicare croce e indulgenzia contro aldetto Piero d'Araona e sue terre. E lo re Carlo con dispensagione delpapa diede per moglie al detto messer Carlo di Valos la sua nipotefigliuola del prenze Carlo suo figliuoloe in dota la contead'Angiòacciò ch'egli col padre re di Francia fosseropiù ferventi alla guerra del re d'Araona. Lasceremo alquantode' fatti del re Carlo e di quello d'Araonae torneremo a quelli diFirenze.




LXXXVIII - Come in Firenze fu diluvio d'acque e grande caro di vittuaglia

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIa dì XV di dicembrepersoperchie pioggie fu grandissimo diluvio d'acquee crebbono i fiumidisordinatamentee in Firenze crebbe sì il fiume d'Arnocheuscito de' termini suoi allagò grande parte del sesto di SanPiero Scheraggioe più altre contrade della città chesono nella riva d'Arno. E in questo anno fu grande caro d'ognivittuagliae valse lo staio del grano alla misura rasa soldi XIIIIdi soldi XXXIII il fiorino d'oro; cheacomputando la moneta e lamisurafu grandissimo caro.




LXXXIX - Come ne la città di Firenze si fece una nobile corte efestavestiti tutti di robe bianche

Nell'anno appresso MCCLXXXIIIdel mese di giugnoper la festa disanto Giovanniessendo la città di Firenze in felice e buonostato di riposoe tranquillo e pacifico statoe utile per limercatanti e arteficie massimamente per gli Guelfi chesignoreggiavano la terrasi fece nella contrada di Santa FelicitaOltrarnoonde furono capo e cominciatori quegli della casa de' Rossico·lloro vicinanzeuna compagnia e brigata di M uomini o piùtutti vestiti di robe bianchecon uno signore detto dell'Amore. Perla qual brigata non s'intendea se non in giuochie in sollazzie inballi di donne e di cavalieri e d'altri popolaniandando per laterra con trombe e diversi stormenti in gioia e allegrezzae standoin conviti insiemein desinari e in cene. La qual corte duròpresso a due mesie fu la più nobile e nominata che mai fossenella città di Firenze o in Toscana; alla quale vennero didiverse parti molti gentili uomini di corte e giocolarie tuttifurono ricevuti e proveduti onorevolemente. E nota che ne' dettitempi la città di Firenze e' suoi cittadini fu nel piùfelice stato che mai fossee durò insino agli anniMCCLXXXIIIIche si cominciò la divisione tra 'l popolo e'grandiappresso tra' Bianchi e' Neri. E ne' detti tempi avea inFirenze da CCC cavalieri di corredo e molte brigate di cavalieri e didonzelliche sera e mattina metteano tavola con molti uomini dicortedonando per le pasque molte robe vaie; onde di Lombardia e ditutta Italia traeano a·fFirenze i buffoni e uomini di corteeerano bene vedutie non passava per Firenze niuno forestierepersona nominato o d'onoreche a gara erano fatti invitare dalledette brigatee accompagnati a cavallo per la città e difuoricome avesse bisogno.




XC - Come i Genovesi feciono gran danno a' Pisani che tornavano diSardigna

Nel detto anno e mese di giugnovegnendo dell'isola di Sardigna Vnavi grosse e V galee armate de' Pisanicariche di mercatantia ed'argento sardescoi Genovesi avendone novellearmarono XXV galeeonde fu amiraglio messer... di Genova. E andando incontro alle dettenavi e galeele scontrò sopra capo Corsoe combattendoco·llorodopo la fiera battaglia i Genovesi gli sconfissonoe presonoe menarono in Genovache v'avea su più di MDPisaniche tutti furono pregioni con altra buona gentee tantamercatantia e argentoche fu stimato di valuta di Cm libbre digenovinich'erano più di CXXm di fiorini d'oroonde i Pisaniricevettono una grande perdita e sconfitta.




XCI - Ancora de' fatti de' Pisani co' Genovesi

Apresso acrebbe a' Pisanicome piacque a·dDiogiudiciosopra la loro infortunache del mese d'aprile appressol'annoMCCLXXXIIIImandando in Sardigna il conte Fazio loro grandecittadino con armata di XXX galee e una nave grossai Genovesi siscontrarono co·lloro sopra... con XXXV galeeond'eraamiraglio messer...e combatterono con loro in maree fu aspra edura battagliae molti ne furono morti e d'una parte e d'altra. Allafine i Genovesi isconfissono i Pisanie presono il detto conte Faziocon molti buoni cittadini di Pisae presono bene la metàdelle dette galeee menargli pregioni in Genovaonde i Pisaniricevettono grande perdita e dannaggio.




XCII - Come i Genovesi sconfissono i Pisani a la Meloria

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIIIdel mese di luglioi Pisani nonistanchi delle sconfitte avute da' Genovesicome di sopra avemofatta menzionefeciono loro isforzo per vendicarsi delle 'ngiuriericevute da' Genovesie armaronotra di loro genti e di soldatitoscani e altrida LXX galeeonde fu amiraglio messer BenedettoBuzacherinie andarono insino nel porto di Genovae in quellostetteroe balestraronocom'altra volta aveano fattoquadrellad'argentoe feciono grande onta e soperchio a' Genovesie presonopiù barche e altri legnie rubarono e guastarono in piùparti della rivierae con grande pompa e romoreessendo nel portodi Genovarichiesono i Genovesi di battaglia. I Genovesi nonordinati né disposti alla battagliaperò ch'aveanodisarmate le loro galeecon leggiadra e signorile risposta fecionoloro iscusae dissono che perch'eglino combattessono co·lloroe vincessongli nel loro porto e contradanon avrebbono fatta lorovendetta né sarebbe loro onorema ch'eglino si tornassono alloro portoe eglino si metterebbono in concioe sanza indugio gliverrebbono a vederee sarebbono signori della battaglia. E cosìfu fattoche' Pisani si partirono faccendo grandi gridadirimprocci e schernie de' Genovesie tornaronsi in Pisa. I Genovesisanza indugio niuno armarono CXXX tra galee e legnie suso vimontarono tutta la buona gente di Genova e della rivieraond'eraamiraglio messer Uberto Doriae del mese d'agosto vegnente vennerocolla detta armata nel mare di Pisa. I Pisani sentendo ciòagrido e a romore entrarono in galeechi a Porto Pisanoe lapodestàe il loro amiraglioe tutta la buona gente montaronoin galee tra' due ponti di Pisa in Arno. E levando il loro istendalecon grande festae essendo l'arcivescovo di Pisa in sul ponte paratocon tutta la chericia per fare all'armata la sua benedizionela melae la croce ch'era in su l'antenna dello stendale cadde; onde permolti savi si recòe per mala agura del futuro danno. Ma perònon lasciaronoma con grande orgogliogridando: "Battagliabattaglia!"uscirono della foce d'Arnoe accozzarsi collegalee del portoe furono da LXXX tra galee e legni armati; e'Genovesi colla loro armata aspettando in alto mares'affrontaronoalla battaglia co' Pisani all'isolettaovero scoglioil quale èsopra Porto Pisanoche si chiama la Meloriae ivi fu grande e asprabattagliae morìvi molta buona gente d'una parte e d'altra difeditee d'anegati in mare. Alla finecome piacque a·dDioiGenovesi furono vincitorie' Pisani furono sconfittie ricevettonoinfinito dammaggio di perdita di buone gentiche morti e che presibene XVIm uominie rimasono prese XL galee de' Pisanisanza l'altregalee rotte e profondate in mare; le quali galee co' pregionimenarono in Genovae sanza altra pompase non di fare dire messe eprocessioni rendendo grazie a·dDio; onde furono moltocommendati. In Pisa ebbe grande dolore e piantoche non v'ebbe casané famiglia che non vi rimanessero più uomini o morti opresi; e d'allora innanzi Pisa non ricoverò mai suo stato népodere. E nota come il giudicio d'Iddio rende giusti e debiti meritie penee tutto che talora s'indugino e sieno occulti a noi. Ma inquello luogo propio ove i Pisani sursono e anegarono in mare iprelati e' cherici che venieno d'oltremonti a Roma al concilio l'annoMCCXXXVIIcome addietro facemmo menzioneivi furono sconfitti emorti e gittati in mare i Pisani da' Genovesicome detto avemo.Lasceremo a·ddire alquanto de' Pisanie torneremo a quelloche fu ne' detti tempi della guerra di Cicilia dal re Carlo a quellod'Araonach'ancora ne surge materia.




XCIII - Come Carlo prenze di Salerno fu sconfitto e preso in mare daRuggieri di Loria coll'armata de' Ciciliani

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIIIa dì V del mese digiugnomesser Ruggieri di Loria amiraglio del re d'Araona venne diCicilia con XLV tra galee e legni armati di Ciciliani e Catalaninelle parti di Principatofacendo guerra e grande danno alla gentedel re Carlo; e il sopradetto dì venne nel porto di Napolicolla detta armata gridando e dicendo grandi spregi del re Carlo e disue gentie domandando battagliae saettando nella terra. E ciòfacie il detto Ruggieri di Loria per trarre il prenze e sue genti abattagliacome quegli ch'era il più savio amiraglio di guerradi mare ch'allora fosse al mondoe sapea per sue saettie che il reCarlo colla sua grande armata venia di Proenzae già era nelmare di Pisasicché s'affrettava o di trarreli a battagliaodi partirsi e tornare in Ciciliaacciò che il re Carlo nolsopraprendesse. Avennecome piacque a·dDioche 'l prenzefigliuolo del re Carlo ch'era in Napoli con tutta la sua baroniaFranceschie Provenzalie del Regnoveggendosi cosìoltraggiare da' Ciciliani e Catalania furia sanza ordine oprovedimento montarono in galeecosì i cavalieri come legenti di mare in compagnia del prenzeeziandio contro alcomandamento spresso che il re Carlo avea fatto al figliuoloche perniuno caso che incorresse si mettesse a battaglia infino alla suavenuta. E così disubidiente e male ordinato si mise con XXXVgalee e più altri legni con tutta la sua cavalleria allabattaglia fuori del porto di sopra a Napoli. Ruggieri di Loriamaestro di guerra percosse colle sue galee vigorosamenteamonendo isuoi che non intendessono a niuna cacciama lasciassono fuggire chivolessema solamente attendessono alla galea dello stendaleov'erala persona del prenze con molti baronie così fu fatto; chécome le dette armate galee si percossono insiemepiù galee diquegli di Principatoe spezialmente quelle di Surrentisìdiedono la volta e tornaronsi a Surrentie per simile modo fecionogrande parte delle galee di Principato. Il prenze rimaso allabattaglia colla metà delle sue galeeov'erano i baroni e'cavalieriche di battaglia di mare s'intendeano pocotosto furonoisconfitti e presi con VIIII delle loro galee; e il prenze Carlo inpersona con molta baronia furono presi e menati in Ciciliae furonomessi in pregione in Messina nel castello di Mattagrifone. E avennecome fu fatta la detta sconfitta e preso il prenzeche quelli diSurrenti mandarono una loro galea co·lloro ambasciadori aRuggieri di Loria con IIII cofani pieni di fichi fiorii quali eglichiamavano palombolee con CC agostari d'oro per presentare al dettoamiraglio; e giugnendo a la galea ov'era preso il prenzeveggendoloriccamente armato e con molta gente intornocredettono che fossemesser Ruggieri di Loriasì gli si inginocchiarono a' piedie feciongli il detto presentedicendo: "Messer l'amiragliocome ti piaceda parte del tuo Comune da Sorrenti ilocati quissipalombolae stipati quissi agostari per uno taglio di calze: eplazesse a·dDeo com'hai preso lo figlio avessi lo patre; esacci che fuimo li primi che boltaimo". Il prenze Carlo contutto il suo dammaggio cominciò a rideree disseall'amiraglio: "Per le san Dioche sont bien fetable amonsignor le roi!". Questo avemo messo in nota per la poca fedech'hanno quegli del Regno al loro signore.

 

 




XCIV - Come il re Carlo arrivò a Napoli colla sua armatae pois'apparecchiò per passare in Cicilia

Il giorno seguente che fu la detta sconfitta lo re Carlo arrivòa Gaeta con LV galee armate e con tre navi grosse cariche di baroni ecavalli e arnesi; e come intese la novella della sconfitta e presadel prenza suo figliuolofu molto cruccioso e disse: "Or fostil mortpor se qu'il a falli nostre mandamant!". Ma sentendo lapoca fede degli uomini del Regnoe che quegli di Napoli giàciancellavanoe certi corsa la terra e gridando: "Muoia il reCarloe viva Ruggieri di Loria!"incontanente si partìda Gaeta e giunse in Napoli a dì VIII di giugno; e come fusopra Napoli non volle ismontare nel portoma di sopra al Carminocon intendimento di fare mettere fuoco nella città e arderlaper lo fallo che' Napoletani aveano fatto di levare a romore la terracontro al re. Ma messer Gherardo da Parma legato cardinale con certibuoni uomini di Napoli gli vennero incontro per domandargli perdono emisericordiadicendo: "Furono folli". Lo re riprese: "Isavi come ciò aveano sofferto a' folli?". Ma per gliprieghi del legatofatta fare giustizia di farne impiccare piùdi CLsì perdonò alla cittadee riformata la terrasi fece lo re compiere d'armare colle galeech'egli avea menateinfino in LXXV galeee partissi di Napoli a dì XXIII digiugno; l'armata mandò verso Messinae il re Carlo n'andòper terra a Brandizio per accozzare l'armata ch'avea fattaapparecchiare in Puglia con quella di Principato per andare inCicilia. E di Brandizio si partì lo re coll'altra armata a dìVII di luglio del detto annoe acozzossi coll'armata di Principato aControne in Calavrae furono CX tra galee e uscieri armatie concavaliericon molti altri legni grossi e sottili di carico. Inquesta stanzia avea in Cicilia due legati cardinalimesser Gherardoda Parma e messer...i quali aveva mandati il papa a trattare pacee per riavere il prenze Carlo; e stando il detto stuolo in bistentoin attendere novelle de' detti legaticome avessero adoperatoiquali maestrevolemente dal re d'Araona furono tenuti in parole sanzapotere fare nullo accordo acciò che 'l detto stuolo nonponesse in Ciciliasì·ssi trovò la detta armatadel re Carlo male provedutae con difalta di vittuaglia. Per la qualcosa lo re fu consigliato che convenia di necessità chetornasse a Brandizioperché s'appressava l'autunnoe glitempi contrarii a sostenere in mare sì grande armata; ech'egli facesse disarmaree riposasse sé e sue genti infinoal primo tempo; e così fu fattoonde lo re Carlo si diedegrande dolore sì per la presura del figliuoloe che lafortuna gli era fatta così aversa e contrariae per gli piùsi disse che ciò fu cagione dell'avacciamento di sua mortecome diremo appresso.




XCV - Come lo buono re Carlo passò di questa vita alla cittàdi Foggia in Puglia

Lo re Carlo tornato con suo stuolo a Brandiziosì 'l fecedisarmaree tornossi a Napoli per dare ordinee fornirsi di monetae di gente per ritornare in Cicilia al primo tempo. E come quegliche·lla sua sollecita mente non posavacome fu passato ilmezzo dicembreritornò in Puglia per essere a Brandizio perfare avacciare il suo navilio. Com'egli fu a Foggia in Pugliae comepiacque a·dDioamalò di forte malatiae passòdi questa vita il seguente giorno della Bifaniadì VII digennaiogli anni di Cristo MCCLXXXIIII. Ma innanzi che morissecongrande contrizione prendendo il corpo di Cristodisse con grandereverenza "Sire Idiuscon ie croi vraimant che vos est monsalveurensi vos pri que vos aies mersi de ma armeensi con ie fisl'amproise de roiame de Sesilia plus por servir sante Egrise que permon profit o altre covidiseensi me perdones mes pecces"; epassò poco appresso di questa vita; e fu recato il suo corpo aNapolie dopo il grande lamento fatto di sua morte fu soppellitoall'arcivescovado di Napoli con grande onore. Di questa morte del reCarlo fu grande maravigliache il dì medesimo ch'elli passòfu piuvicato in Parigi per uno frate Arlotto ministro de' minori eper maestro Giandino da Carmignanola maestro allo Studioe vegnendociò in notizia del re di Franciamandò per loro persapere onde l'aveano. Dissono che sapeano la sua nativitàch'era sotto la signoria di Saturnoe per gli suoi effetti eranoprocedute le sue esultazioni e le sue aversità: e alcuno disseche 'l sapeano per revelazione di spiritoche ciascuno di loro eranograndi astrolagi e negromanti. Quello Carlo fu il più temuto eridottato signoree il più valente d'arme e con piùalti intendimentiche niuno re che fosse nella casa di Francia daCarlo Magno infino a·lluie quegli che più esaltòla Chiesa di Roma; e più avrebbe fattose non che alla finedel suo tempo la fortuna gli tornò contraria. Venne poi perguardiano e difenditore del Regno Ruberto conte d'Artese cugino deldetto recon molti cavalieri franceschie colla prenzessa e colfigliuolo del prenze nipote del re Carloil quale per lui ebbe nomeCarlo Martelloe era d'età di XII in XIII anni. Del re Carlonon rimase altra reda che Carlo secondo prenze di Salernodi cuiavemo fatta menzione. E questo Carlo era bello uomo del corpoegraziosoe largoe vivendo il re Carlo suo padree poiebbe piùfigliuoli della prenzessa sua moglie figliuola e reda del red'Ungaria. Il primo fu il detto Carlo Martelloche poi fu red'Ungaria; il secondo fu Loische si rendé frate minoreepoi fu vescovo di Tolosa; il terzo fu Ruberto duca di Calavra; ilquarto fu Filippo prenze di Taranto; il quinto fu RamondoBerlinghieri conte (dovea essere) di Proenza; il sesto fu messerGianni prenze della Morea; il settimo fu messer Piero conte d'Eboli.




XCVI - Come il prenze figliuolo del re Carlo fu condannato a morte da'Cicilianie poi per la reina Gostanza mandato in Catalogna preso

Nel detto anno partiti i detti cardinali legati di Ciciliaeperché nonn-aveano potuto fare accordofortemente agravaronodi scomunichee di torre ogni benificio e grazie spiritualia·red'Araona e a' Ciciliani. Per questa cagione e per la morte de·reCarlo que' di Messina si mossono a·ffuroree corsono allepregioni dov'erano i Franceschi per ucciderglie egli difendendosii Missinesi misono fuoco nelle pregionie a grande dolore e stentogli feciono morire. E fu bene giudicio di Dioche l'orgoglio esuperbia de' Franceschi usata in Cicilia fosse pulita per cosìdisordinata e furiosa sentenzia de' Cicilianicome fu a questavoltae era suta alla rubellazionecome addietro facemmo menzione.Dopo questo fatto tutte le terre di Cicilia feciono sindaco conordinee congregati insieme di concordiacondannarono a morte ilprenze Carloil quale aveano in pregionee che gli fosse tagliatala testasiccome lo re Carlo suo padre avea fatto a Curradino. Macome piacque a·dDiola reina Gostanza moglie del re Pierod'Araonala quale allora era in Ciciliaconsiderando il periglioch'al suo marito e a' suoi figliuoli poteva avenire della morte delprenze Carloprese più sano consiglioe disse a' sindachidelle dette terre che nonn-era convenevole che·lla lorosentenzia procedesse sanza la volontà del re Piero lorosignorema le parea che 'l prenze si mandasse a·llui inCatalognae egli come signore ne facesse a·ssua volontà;e così fu presoe poi fatto. Lasceremo di questa materiaetorneremo a' fatti di Firenze.




XCVII - Come in Firenze fu grande diluvio d'acquae rovinòparte del poggio de' Magnoli

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIIIil dì di domenica d'ulivoa dì II d'aprilein Firenze ebbe grandissimo diluvio d'acquee di piova sì disordinatamenteche 'l fiume d'Arno crebbe sìdisordinatamentech'allagò molta della città pressoalle sue rive; e per la detta acquazzone il poggio che·ssichiamava de' Magnoli di sotto a San Giorgio e di sopra a Santa Luciasi commosse a ruinae venne rovinando infino in Arnoe fece caderee guastare più di L case ch'erano sopra il detto poggioe insu la via di Santa Lucia lungo l'Arnoe morìvi gente assai.




XCVIII - Come i Fiorentini con Genovesi e con Toscani feciono lega soprai Pisanionde i Ghibellini furono cacciati di Pisa

Nel detto annodel mese di settembrei Fiorentini feciono lega ecompagnia con saramento co' Lucchesie' Sanesie' Pistolesie'Pratesie' Volterranie San Gimignanoe Colleinsieme co'Genovesisopra la città di Pisa a·ffare guerra; iFiorentini co' detti Toscani per terrae' Genovesi per mare. E'Fiorentini ch'erano in Pisa se ne partirono a dì X dinovembreper comandamento del Comune di Firenze; e mandarono iFiorentini dalla parte di Volterra VIc cavalieri a·ffareguerra a' Pisanie così mandarono tutte l'altre terre dellalega secondo la loro taglia. E in Valdera feciono grande guerraepresono molte castella di quelle de' Pisanie ordinarono d'assediarePisa alla primavera vegnente per mare e per terra. Per la qualcagione il conte Ugolino de' Gherardeschich'era il maggiorecittadino di Pisacercò trattato d'accordo co' Fiorentini e'Sanesi e gli altri Toscani di cacciare i Ghibellini di Pisae farnesignori i Guelfiacciò che·ll'oste ordinata dellataglia detta che si dovea fare sopra Pisa non procedesse; e cosìfu fatto. E dissesi in Firenze che 'l detto conte Ugolino presentandoa certi caporali cittadini di Firenze vino di vernaccia in certifiaschiche vi mandò dentro col vino fiorini d'oroacciòche assentissono al detto accordo sanza la richiesta de' Genovesi ede' Lucchesi; e ciò ordinatodel mese di gennaio vegnente ildetto conte Ugolino cacciò di Pisa i Ghibellinie fecenesignore sé co' Guelfi. Ma al detto accordo non furonorichiesti i Genovesie' Lucchesi nol vollono assentireonde iGenovesi e' Lucchesi si tennero gravati e ingannati da' Fiorentini edagli altri Toscani della taglia; e non lasciarono però divenire sopra Pisacom'era ordinatoi Genovesi per mare con LXXgalee armatee' Lucchesi ad oste per terrae guastarono edisfeciono Porto Pisano; e' Lucchesi dalla loro parte presono piùcastella. E di certo se' Fiorentini avessono attenuta la 'mpromessala città di Pisa sarebbe stata presae disfattae recata aborghicom'era ordinato. Ma i Fiorentini ordinarono che' Sanesimandassono i loro cavalieri alla guardia de' Guelfi di Pisae perciòfu difesa; onde i Fiorentini furono molto ripresi da' Genovesi eLucchesi per lo rompere che feciono di loro promessa e saramento perscampare Pisa; ma ebbonne il merito e il guidardone da' Pisanich'a·cciò si conveniasiccome innanzi per gli tempifaremo menzione; onde i Fiorentini n'ebbono poi più voltepentimento per la 'ngratitudine e superbia de' Pisani.




XCIX - Come i Fiorentini cominciarono a fondare le porte per fare lenuove mura alla cittade

Nel detto annodel mese di febbraioessendo i Fiorentini inbuono e pacefico statoe la città cresciuta di popolo e digrandi borghisì ordinarono di crescere il circuito dellacittàe cominciarsi a fondare le nuove porteove poiconseguirono le nuove muracioè quella di Santa Candida di làdi Santo Ambruogioe quella di San Gallo in sul Mugnone e quella delPrato d'Ognisantie quella d'incontro a le Donne che·ssidicono di Faenza ancora in sul Mugnone; il quale fiumicello diMugnone alquanto dinanzi era adirizzatoche prima correa avolto perCafaggio e presso alle seconde cerchie della cittàfaccendomolesto assai alla città quando cresceae fecionvi su i pontidinanzi alle dette portee rimase il lavoro di quelle innanzi chefossono a l'arcoraper la novella che venne in Firenze che 'l prenzeCarlo era stato sconfitto in mare da Ruggieri di Loria e da'Ciciliani. E in questi tempi si fece per lo Comune di Firenze laloggia sopra la piazza d'Orto Sammicheleove si vende il granoelastricossi e amattonossi intornola quale allora fu molto ricca ebella opera e utile. E nel detto anno si cominciò a rinnovarela Badia di Firenzee fecesi il coro e le cappelle che vengono in sula via del palagio e 'l tetto; che prima era la Badia piùaddietropiccolae disorrevole in sì fatto luogo dellacittade.




C - Delle grandi novitadi che furono tra' Tarteri dal Turigi

Nel detto anno MCCLXXXIIII Tangodar fratello d'Abaga Cane signorede' Tarteri dal Torigi e di Persiail quale da giovane fu Cristianobattezzato e chiamato Niccolacom'egli ebbe la signoriasi feceSaracino e rinnegatoe fecesi chiamare Mahomete grandepersecuzione fece a' Cristiani in due anni ch'egli regnò insignoria. Alla fine Argon suo nipote e padre che fu di Casanoondeinnanzi faremo al suo tempo menzionesi rubellò da·lluie gli tolse il regno e la vita. Questo Argon fu figliuolo d'AbagaCanee fu grande amico de' Cristiani e nimico de' Saracinie fecerifare tutte le chiese de' Cristiani che Maomet suo zio avea fattedistruggere in suo regnoe gli Cristiani rimise in istatoe glitempii de' Saracini fece distruggere e abbatteree tutti i Saracinicacciare di suo paesee fu uno savio e valoroso signore in arme.




CI - Come i Saracini presono e distrussono Margatto in Soria

Negli anni di Cristo MCCLXXXVdel mese di maggioi Saracini colsoldano d'Egitto vennono ad oste a la terra di Margatto in Sorialaquale era della magione dello Spedale di Santo Giovannie era moltofortissimoe quello con cave misono grande parte in puntelliesicurarono i capitani d'entro che venissono a vedere com'erapuntellato; per la qual cosa i Cristiani che v'erano dentroveggendoche non si poteano teneres'arrenderonosalve le persone; e ilcastello rimase a' Saracini. Lascereno delle novitàd'oltremaree torneremo a dire della grande impresa che·llore di Francia fece sopra lo re d'Araona.




CII - Come il re Filippo di Francia andòe con grande esercitosopra lo re Piero d'Araona

Negli anni di Cristo MCCLXXXIIIIa mezza quaresimavegnentel'ottantacinquelo re Filippo di Francia figliuolo di san Luisavendo grande animo contro a Piero d'Araona per la nimistàpresa contro a·llui per lo re Carloe a·ppetizione delpapa e della Chiesa di Romaabbiendo raunata grande oste in tolosanadi più di XXm cavalieri e più di LXXXm di pedoni dicroce segnatiche FranceschiProvenzalie della Magnae altregentie raunato infinito tesorosi partì di Francia conFilippo e Carlo suoi figliuolie con messer Cervagiodetto GianColettocardinale e legato del papae andonne a Nerbona per passarein Catalogna per prendere il reame d'Araonaonde Carlo suo secondofigliuolo era privileggiato dalla Chiesa di Romae per mare aveaarmate in Proenza CXX tra galee e altri legni; e trovossi con Giacomore di Maiolica fratello e nimico del re Piero d'Araonaperòch'egli gli avea fatta torre l'isola di Maiolica ad Anfus suoprimogenito figliuoloe coronatolne re il detto Anfus; e del mese dimaggio MCCLXXXV si partì il detto esercito di nerboneseeandarne a Perpignano per le terre del detto re di Maiolica; etrovando nella contea di Rossiglione la città di Iannelaqual s'era rubellata al re di Maiolica e teneasi per lo re d'Araonail re di Francia vi puose l'assedio; e per forza combattendo l'ebbee uccisono uominifemminee fanciulliche non ne rimase altro che'l bastardo di Rossiglione con pochiil quale s'arrendé inuno campanile; e poi che 'l re l'ebbe presala fece tuttadistruggere; e ciò fattosi partì del paese e andonneco l'oste infino a piè delle montagne dette Pirre altissimemoltole quali sono alle confini della Catalogna. Lo re Pierod'Araona sentendosi venire adosso sì fatto esercitosiprovide di non mettersi a battaglia campaleperò che·llasua forza era niente apo quella del re di Francia; ma di stare alledifesee guardare i passi; e aveva fornito e afforzato il passodelle Schiuseonde si valicavano le dette montagne di gente d'arme;e egli in persona v'era alla guardia a tende e a padiglioni per nonlasciare passare l'oste del re di Francia. E a quella contesa stettel'oste de' Franceschi più dìche in nulla guisapoteano passare; alla fine il re di Francia per consiglio delbastardo di Rossiglione fece armare tutta la sua gentee fece vistadi combattere il detto passo. E una mattina molto per tempo il dettore con parte di sua gentealla guida del detto bastardotennero peraltro camino su per le montagnelasciando il più di sua ostee tutti i suoi arnesi incontro al passo delle Schiusee tennero peraspre e diverse vie piene di spine e di pietrele quali eranoimpossibili a potersi fare per gente umanae onde Piero d'Araona nonsi prendea guardia; ma alla fine con grande affannoe perdendo eguastando molti di loro cavaglifurono di sopra alla detta montagna.Piero d'Araona veggendo che 'l re di Francia gli era al di sopra delpassoabbandonò la speranza di quelloe partissi con tuttasua gentelasciando le tende e gli arnesie tornossi adietro in sueterree lasciò il detto passo. Allora tutta la gente ch'erarimasa a piè del passo nel campo del re di Francia con lorosomieri e arnesi e bestiame passarono per lo detto passo sanzacontrario niunoe vennero là dov'era il re di Francialaquale oste stette in su le montagne tre giorni con grande difalta divittuaglia. Poi lo re con tutta sua oste scese delle montagne nelpiano di Catalognae prese e ebbe al suo comandamento PietralataeFighierae molte terre del contado d'Ampuri; e 'l navilio e l'armatasuach'era a l'Agua Morta in Proenza carichi di vittuaglia ed'arnesi da ostefece venire per mare al porto di Roses. E lo re consua oste si puose ad assedio alla città di Gironala qualeera molto forte e ben guernitae eravi dentro per guardia e capitanomesser Ramondo signore di Cardona con buona compagnia. E vegnendol'oste de' Franceschimisono fuoco nel borgo acciò che·llaterra fosse più fortee molto danneggiavano l'oste de'Franceschi e difendeano la terra. Ma lo re di Francia giurò dimai non partirsich'egli avrebbe la terra. Ma stando al dettoassediol'oste del re di Francia cominciò molto a scemare percagione del lungo dimoro del campo in uno luogo fermo; per la moltaordura e carogna di bestie morteper lo grande caldo v'apparìodiversa quantità di mosche e di tafanii quali pareanoavelenatie pugnendoe uomini e bestie ne morivano; e crebbe tantola pestilenziache·ssi corruppe l'ariae molta gente morienonell'osteonde al re di Franciae al suo consiglioe a tuttal'oste molto era gravee volentieri vorrebbe lo re essere soffertodel suo saramento.




CIII - Come lo re d'Araona fu sconfitto e fedito da' Franceschidellaquale fedita poi morìo

Istando lo re di Francia all'assedio di Girondala vittuaglia efornimento dell'oste gli venia dal suo navilio dal porto di Rosespresso all'oste a IIII miglia. Lo re Piero d'Araona con sua genteimpediva quanto potea la scorta che conducea la vittuagliaeconvenia che e' Franceschi la guidassono con molta gente e con grandefatica. Avenne che·lla vilia di santa Maria d'agosto lo red'Araona s'era messo in aguato con Vc de' migliori de' suoi cavalierie con MM mugaveri a piè per impedire la scorta del re diFranciae ancora si dicea che in quella scorta venia la paga dellagente del re di Franciae però lo re d'Araona in persona simise nell'aguato: fu rapportato per una spia a messer Raul di Rasi ea messer Gian d'Ericorte conastabole e maliscalco dell'oste del re diFrancia. I detti ebboro loro consiglioe co' migliori cavalieridell'osteper andare a combattere col detto aguatoe ragionandod'andarvi grossi di genteerano certi che 'l re d'Araona nésua gente non uscirebbono a battagliacom'altre volte non avea fattose non a suo vantaggio. Ma disse messer Raul di Rois valentecavaliere: "Se noi volemo essere valenti uominie trarrelo abattagliaandianvi con poca gentesì che gli paia averebuono mercato di noi". E così fu fatto; ch'eglino presonoil conte della Marcia e de' più eletti baroni e baccellierid'arme che fossono in tutta l'osteinfino in quantità di IIIccavalieri sanza piùe misonsi contro l'aguato. Lo re d'Araonaveggendo che non erano maggior quantitàe egli avea gentetroppa più di lorolasciando i pedoni s'affrettò difedire co' suoi cavalierie si mise alla battagliala quale fu durae asprasì come di tanti eletti e provati cavalieri. Allafinecome piacque a·dDioi Franceschi sconfissono il red'Araonae egli fu fedito duramente nel viso d'una lanciae furitenuto e preso per le redine di suo cavallo. Il detto re con tuttala fedita ch'aveafu accortoe colla spada tagliò le redineal suo cavalloe diegli degli spronie uscì della pressaefuggì con sua gente; alla quale battaglia rimasono morti da Cbuoni cavalieri araonesi e catalanie molti fediti. Lo re Pierotornato a Villafrancanon abbiendo buona cura della sua feditaeper alcuno si disse ch'egli giacque carnalmente con una donna nonessendo salda né guerita la piagaonde poco appresso nemorìoa dì VIIII del mese di novembregli anni diCristo MCCLXXXVe fu soppellito in Barzellona nobilemente. Mainnanzi ch'egli morisse raquistò Girondacome appresso faremomenzionee fece suo testamentoe lasciò che l'isola diMaiolica fosse renduta al re Giamo suo fratelloe lasciò red'Araona Nanfus suo primogenito figliuoloe Giacomo suo secondofigliuolo re di Ciciliacon tutto che 'l detto Nanfus vivette pocoe succedette il reame al suo fratello re Giamo. Il sopradetto Pierore d'Araona fu valente signore e pro' in armee bene aventuroso esavioe ridottalo da' Cristianie da' Saracini altrettanto o piùcome nullo che regnasse al suo tempo.

 

 




CIV - Come lo re di Francia ebbe la città di Girondae comela sua armata fu sconfitta in mare

Come lo re d'Araona fu sconfitto per lo modo detto di soprail redi Francia ebbe grande allegrezzae misesi forte a strignere lacittà di Girondala quale sentendo come lo re d'Araona lorosignore era stato sconfitto e fedito a mortee essendo in grandestretta di vittuagliache non era loro rimaso a vivere che per tregiornisì s'arrenderono al re di Franciasalve le persone eciò che nne potessono trarree così fu fatto; e lo refece fornire Gironda di vittuaglia e di sua gente. In questa stanzialo re di Francia prese suo consiglio di tornare a vernare intolosanae parte di suo navilio s'era partito dal porto di Roses inCatalogna e tornato in Proenza. Avenne che in quegli giorni eravenuto di Cicilia in Catalogna Ruggieri di Loria ammiraglio del red'Araona con XLV galee armate in aiuto di suo signore; sentendo che'l navilio del re di Francia era nel porto di Rosese assai scematoe straccatosì l'asaliro colle sue galee e coll'aiuto diquegli della terra che·ssi rubellarono al re di Francia etennono co' Cicilianisì furono sconfitti e presi iFranceschie fu arso gran parte del navilio del re di Franciae fupreso l'amiraglioch'avea nome messer Inghirramo di Baliuolo. E alladetta battaglia del porto di Roses venne al soccorso dell'oste del redi Francia il suo maliscalco con grande gente a piede e a cavallo; mapoco e niente poterono adoperare alla difensione del loro navilioch'era in marema veggendolo presomisono fuoco nella terra delporto di Rosese si tornarono all'oste del re di Francia.




CV - Come il re di Francia si partì d'Araonae morì aPerpignano

Lo re Filippo di Francia veggendosi la fortuna così mutatae contrariae preso e arso il suo navilio che gli portava lavittuaglia a l'ostesì si diede molta maninconia e doloreper la quale amalò forte di febbre e di flussoonde i suoibaroni presono per consiglio di partirsi e tornare in tolosanae pernicessità il conveniva loro fare per la difalta dellavittuagliae del tempo contrario dell'autunnoe per la malatia delloro re. E così si partirono intorno le calen di ottobrerecandone lo re malato in barae con poca ordine sciarratie chimeglio e più tosto potea camminare; onde passando il fortepasso delle Schiuse delle grandi montagne Phyrisi Raonesi e'Catalani ch'erano al passo vollono impedire la bara dove il re diFrancia era malato. Veggendo ciò i Franceschicome disperatisi misono alla battaglia contro a quegli ch'erano al passoper nonlasciare prendere il corpo del ree per forza d'arme gli ruppono esconfissonoe cacciarono del passo; ma molta gente minuta a piède' Franceschi furono presi e mortie molti somieriarnesiecavagli straccati e presi per gli Catalani e Raonesi. E poco appressola partita del re di Francia e di sua oste il re d'Araona riebbeGironda a patti. E giunta l'oste del re di Francia a modo disconfitta a Perpignanocome piacque a·dDioil re Filippo diFrancia passò di questa vita a dì VI d'ottobreglianni di Cristo MCCLXXXVed in Perpignano la reina Maria sua mogliecon sua compagnia feciono grande corrotto e dolore. E poi Filippo eCarlo suoi figliuoli feciono recare il corpo a Parigie fusoppellito a San Donis co' suoi anticessori a grande onore. Questaimpresa d'Araona fue colla maggiore perdita di gentee consumazionedi cavagli e di tesoroche quasi mai per gli tempi passati avesseavuto il reame di Francia; che poi lo re appresso il detto Filippo egli più de' baroni sempre furono in debito e male agiati dimoneta. E appresso la morte del re Filippo di Francia fu fatto re diFrancia il re Filippo il Bello suo maggiore figliuoloe coronato are alla città di Riens colla reina Giovanna di Navarra suamoglie il giorno della Pifania appresso. E nota che in uno anno opoco piùcome piacque a·dDiomorirono IIII cosìgrandi signori de' Cristianicome fu papa Martinoe il buono Carlore di Cicilia e di Pugliae il valente Piero re d'Araonae ilpossente Filippo re di Franciadi cui avemo fatta menzione. Questore Filippo fu signore di gran cuoree in sua vita fece grandiimpreseprima quando andò sopra lo re di Spagnae poi sopralo conte di Fuscie poi sopra il re d'Araonacon piùpotenzia che mai suo anticessoro avesse fatto. Lasceremo a dire de'fatti d'oltremontich'assai ne avemo detto a questa voltaetorneremo a dire de' fatti della nostra Italia avenuti ne' dettitempi.




CVI - Della morte di papa Martino quartoe come fu fatto papa Onoriode' Savelli di Roma

Negli anni di Cristo passati MCCLXXXVa dì XXIIII dimarzomorì papa Martino in Perugiae là fu soppellitoonorevolemente. Questi fu buono uomo e molto favorevole per santaChiesa a quelli della casa di Franciaperché era natio dalTorso in Torena di Francia. E poi la domenica appressoprimo dìd'aprilegli anni di Cristo MCCLXXXVIfu eletto e fatto papa Onorioquarto della casa de' Savelli gentili uomini di Romae vivette nelpapato II anni e II dìe quello che fu al suo papato nefaremo menzione appresso per gli tempi.




CVII - Come certo navilio de Genovesi furono presi da' Pisani

Nel detto anno MCCLXXXVdel mese di novembrei Pisani presono Vnavi grosse de' Genovesi e più altri legni di Catalani eCicilianii quali veniano di Romania e di Ciciliae per fortuna ditempoper forza del vento a sciloccofuggirono in Porto Pisanononpossendolo schifaree parte ne rupponoe' Pisani vi trassono daPisa a cavallo e a pièe presono il detto navilio; onde iGenovesi ricevettono danno di valuta di Lm fiorini d'oroe gliuomini rimasono pregionie' legni de' Catalani e Ciciliani furonomendi per li Pisani.




CVIII - Come il conte Guido da Montefeltro signore in Romagna s'arrendéalla Chiesa di Roma

Negli anni di Cristo MCCLXXXVessendo papa Onorio quarto de'Savelli di Romail conte Guido da Montefeltroil quale piùtempo avea tenuta occupata la provincia di Romagnasì cometiranno contro alla Chiesa di Roma in parte ghibellinaovegrandissimo spargimento di sangue era fattocome in parte èfatta menzione adietroe innumerabile spoglio di moneta per laChiesa di Romae per gli Fiorentini e Bolognesi in servigio dellaChiesae già perduta per lo detto conte da Montefeltro lacittà di Faenza e quella di Cerviae rendute allecomandamenta della Chiesail detto conte Guido con patti ordinativenne a' comandamenti del detto papail quale gli perdonòemandollo a' confini in Piemontee tenne due suoi figliuoli perstadichie riformò tutta Romagna alla ubbidienza di santaChiesae mandovvi il papa per conte messer Guiglielmo Durante diProenza.




CIX - Come papa Onorio mutò l'abito a' frati carmelliti

Al tempo del detto papa Onorio de' Savelliportando i frati delCarmino uno abitoil quale secondo religiosi pareva molto disonestociò era la cappa di sopra acerchiata con larghe doghe bianchee bigiedicendo che quello era l'abito di santo Elia profetailquale stava nel Monte Carmelio in Soriail detto papa Onorio il feceper più onestà mutaree fare la cappa tutta bigia. Perla quale mutazione si dice che 'l soldano de' Saracini che alloraerail quale (tutto che quelli frati eremita ch'erano di quelloordineche stavano nel Monte Carmeliofossono Cristiani) gli avevain reverenzia per onore di santo Elia profetach'era stato capo diquello luogo e di quello ordinedapoi che mutarono l'abitoperdispetto del papa e de' cristiani gli fece cacciare del MonteCarmelioe abitarlo per Saracini.




CX - Come il vescovo d'Arezzo fece rubellare il Poggio a SantaCecilia nel contado di Sienae come si racquistò

Nel detto annoall'uscita del mese d'ottobremesser Guiglielminodegli Ubertini di Valdarnoche allora era vescovo d'Arezzoe erapiù uomo d'arme che a onestà di chericiaper suoinducimento mandando Vc fanti ghibellini del contado di Firenze ed'Arezzo e di Sienafece rubellare incontro a' Sanesi uno fortecastello del contado di Sienache si chiamava Poggio Santa Ceciliaper fare guerra a' Sanesionde grande turbazione fu a tutta parteguelfa di Toscanaperò ch'era in parte da fare molta guerra.Per la qual cosa il Comune di Siena colla forza de' Fiorentinichevi cavalcò molta buona gente cittadini di Firenzee la tagliade' Guelfi di Toscanaond'era capitano il conte Guido di Monfortev'andarono ad ostefaccendovi gittare dentro molti dificie durovvil'assedio più di V mesi. E raunando il detto vescovo sua ostedi tutta parte ghibellina di Toscana per levare il detto assediononebbe podereperò che·lla parte de' Guelfi erano piùpossenti; per la qual cosa quegli del castello avendo perduta lasperanza del soccorson'uscirono la notte di sabato d'ulivo del mesed'aprilee molti ne furono morti e presie quegli che furono menatiin Sienafurono chi impiccato e chi tagliato il capoe 'l castellofu tutto disfatto insino alle fondamenta.




CXI - Come in Italia ebbe grande carestia di vittuaglia

Nell'anno MCCLXXXVIspezialmente del mese d'aprile e di maggiofu grande caro di vittuaglia in tutta Italiae valse in Firenze lostaio del grano alla misura rasa soldi XVIII di soldi XXXV il fiorinodell'oro.




CXII - Come messer Prezzivalle dal Fiesco venne in Toscana per vicariod'imperio

Nel detto anno aconsentìo papa Onorio che messerPrezzivalle dal Fiesco de' conti da·lLavagna di Genova fossevicario d'imperioe andò in Alamagnae fecesi confermare alre Ridolfoil quale era eletto re de' Romanie venne il dettovicario in Toscana per raquistare le ragioni dello 'mperio. Fu inFirenze in casa i Mozzie richiese i Fiorentinie' Sanesie'Lucchesie' Pistolesie l'altre terre e baroni di parte guelfa diToscana che giurassono le comandamenta dello 'mperioi quali nonvollono ubbidire né giurare; per la qual cosa il detto vicariosi partì di Firenze in discordiae condannòe iFiorentini in LXm marchi d'arientoe consequente per rata tutte leterre guelfe che nol vollono ubbidiree poi n'andò in Arezzoe fece isbandire i Fiorentini in avere e in personae per similemodo tutte l'altre terre disubidienti. Ma istando in Arezzoe nonavendo séguitoperò che i Guelfi nol voleano ubbidireper non rassultare lo 'mperioe' Ghibellini l'aveano a sospettoperch'era di progenia e nazione stati Guelfie però si tornòal re Ridolfo in Alamagna con suo poco onore.




CXIII - Come morìo papa Onorio de' Savelli

Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIa dì III d'aprilemorìopapa Onorio in Romae là fu soppellito a grande onore nellachiesa di Santo... Questi sostenne anzi parte ghibellina che guelfae poco aiuto o niente diede all'erede del re Carlo alla guerra diCiciliaonde montò molto lo stato e podere del re Giamod'Araonache se ne avea fatto coronare ree tutta parte ghibellinad'Italiacome innanzi faremo menzione.




CXIV - Come in Firenze ebbe certa novitade in questo tempo

Nel detto annoessendo podestà di Firenze messer Matteo daFogliano di Reggioavendo preso e condannato nella testa per micidiofatto uno grande guerriere e caporalech'avea nome Totto de'Mazzinghi da Campie andando alla giustiziamesser Corso de' Donaticon suo seguito il volle torre alla famiglia per forza; per la qualcosa la detta podestà fece sonare la campana a martello; ondes'armarono e trassono al palagio tutta la buona gente di Firenzechia cavallo e chi a piègridando: "Iustiziaiustizia!".Per la qual cosa la detta podestà aseguì il suoprocessoe dove al detto Totto dovea essere tagliata la testailfece strascinare per la terrae poi impiccare per la golaecondannò in moneta coloro ch'aveano cominciato il romore eimpedita la giustizia.




CXV - Come furono cacciati i Guelfi d'Arezzoonde si cominciòla guerra tra' Fiorentini e gli Aretini

Nel detto annodel mese di giugnovacante la Chiesae la parteghibellina presa molta baldanza in Toscana perché non v'erapapaessendo nella città d'Arezzo alquanto tempo dinanzicreato popoloe fatto uno caporale che chiamavano il priore delpopoloil quale perseguitava molto i grandi e possentiper la qualcosa messer Rinaldo de' Bostoli cogli altri Guelfi si legarono conmesser Tarlato e cogli altri grandi Ghibellini per abbattere il dettopopolo. E così fecionoe presono il detto prioree fecionglicavare gli occhi; per la qual cosa rimasono signori i grandi guelfi eghibellini; ma i Ghibellini tradirono i Guelfi e gl'ingannarono perrimanere signorie ordinarono col vescovo d'Arezzo che facesse suaraunata di gente ghibellina di fuori d'Arezzoe così fece colpodere di Bonconte da Montefeltroe de' Pazzi di ValdarnoeUbertini; e usciti' Ghibellini di Firenzeuna notte vennero adArezzonon prendendosi guardia i Guelfie per tradimento essendolidata una porta d'Arezzoentrarono nella cittàe cacciaronnefuori la parte guelfae fecesene fare signore. Per la qualemutazione e novità in Firenze n'ebbe grande paura e gelosia.Gli usciti guelfi cacciati d'Arezzo presono il castello di Rondine eil Monte San Savinoe feciono lega co' Fiorentini e coll'altre terreguelfe di Toscanai quali dierono loro i cavalieri della tagliach'erano Vcperché facessono guerra agli Aretinie per ladetta cagione si cominciò la guerra tra gli Aretini e'Fiorentini. E in questo tempocom'era ordinato per gli Ghibellinitornò messere Prezzivalle del Fiescovicario dello imperiod'Alamagnain Arezzo con alquanta gente ch'ebbe dal re Ridolfoe làfece capo con tutti i Ghibellini di Toscanafaccendo guerra a'Fiorentini e a' Sanesi. E del mese di febbraio vegnente cavalcòla gente ch'era in Arezzointorno di cinquecento cavalieri e pedoniassaiin sul contado di Firenzee intorno a Monteguarchi arsonocase e capannee levarono predané già per lorocavalcata non uscirono le masnade de' Fiorentini di Monteguarchi nédi San Savinoonde gli Aretini si tornarono in Arezzo sani e salvi;ma poco appressofaccendo i Ghibellini d'Arezzo loro cavalcata allacittà di Chiusine cacciarono la parte guelfae feciono iChiusini lega co·lloro contro a' Sanesi e Montepulciano.




CXVI - D'uno grande fuoco che s'accese in Firenze

Nel detto anno MCCLXXXVIIdel mese di...di notte s'apprese ilfuoco in Firenze nel palagio de' Cerretani dalla porta del vescovoearse il detto palagioe più case d'intornocon grande dannodi loro e de' vicinie morivi una balia con uno fanciullo; che poich'ella ne fu fuori si ricordò di suoi danari ch'avea lasciatiin una cassettae per covidigia vi tornòonde rimase nelfuoco. Di questa vile ricordanza avemo fatta memoria per esemplodella folle avarizia delle femmine. Lasceremo de' fatti di Firenzeetorneremo alquanto a contare della guerra di Cicilia.




CXVII - Come l'armata di Carlo Martello presono la cittàd'Agosta in Ciciliae come la loro armata fu sconfitta in mare daRuggieri di Loria

Nel detto anno MCCLXXXVIIa dì XXII d'aprilesi partironoda Napoli L tra galee e uscieri armate con Vc cavalierile qualiavea fatte apparecchiare il conte d'Arteseil quale era balio egovernatore di Carlo Martello giovane figliuolo di Carlo secondoedi tutto il Regnoe di quelle fece amiraglio e capitano messerRinaldo da Velli. E passò in Ciciliae prese per forza per losùbito e improviso avenimento la città d'Agostaerimandò il navilio a Brandizio in Puglia per guernigioneequella Agosta afforzò molto per difenderla e tenerla perl'erede del re Carlocome valoroso e savio cavaliere. Come don Giamod'Araona signore di Cicilia seppe ciòsì andòcon tutto suo isforzo all'assedio della detta città d'Agostaribellatae fece armare al suo amiraglio messer Ruggieri di LoriaXLV galeeacciò che guardasse le marineche vittuaglia nonpotesse venire alla guernigione dell'Agostae che se armata sifacesse a Napolinon si potesse agiugnere con quella di Brandizio.Come il conte Artese ebbe la novella della presa dell'Agostaordinòd'armare a Brandizio il navilio e galee ch'erano tornate con moltavittuaglia e guernigionee a Napoli poi fece armare LX galee persoccorrere l'Agostae passare in Cicilia con grande ostee conmolti baroni e cavalieri franceschi e provenzali e italianie delladetta armata era amiraglio messer Arrighino da Mare di Genova. ComeRuggieri di Loria seppe la novellaincontanentecome savioamiraglio e maestro di guerrasi diliberò di venire adossoall'armata di Napolie per sottrarreli alla battaglia innanzi ches'accozzassero coll'armata di Puglia che dovea partire da Brandizio;e così gli venne fattoche il dì di santo Giovannidel mese di giugno del detto annoRuggieri di Loria colla sua armatavenne insino nel porto di Napolifaccendo saettare nella terraecon grida e villane parole e a isvergognare il conte Artese e' suoiFranceschii quali come gente poco savi di guerra di marevedendosidispregiare a' Catalani e a' Cicilianipresono isdegnoe con furiae sanza ordine montarono in galeee ciò fu il conte Guido diMonfortee il conte di Brennae messer Filippo figliuolo del contedi Fiandrae più altri baroni e cavalierie colle dette LXgalee armate di molta buona gente uscirono del porto di Napoliseguendo l'armata de' Ciciliani. Ruggieri di Loria amiraglio diCiciliaavendosi dilungato da Napoli intorno di VI migliaveggendovenire la detta armata isparta e non ordinatacome valente amiraglioprese suo vantaggionon guardando perché fossono piùgalee che le sue: sì fece vogliere le sue galee e fedire a ladetta armataspezialmente alle galee ov'erano i signori franceschii quali conoscea per mali maestri di mare. La battaglia fu aspra edurache con tutto che' baroni e' cavalieri franceschi e provenzalinon fossono usi di battaglia di marepure erano valenti e virtudiosiin arme; ma alla fine abandonati dal loro amiraglio messer Arrighinoda Mare (non piaccendogli la battaglia non volle fedire colle suegalee genovesi)le galee de' baroni furono sconfitte e prese granpartee menati in Cicilia; ma poi per danari la maggiore parte de'baroni e cavalieri si ricomperaronosalvo il conte di Monforte chemorì in pregione. La detta sconfitta fu grande abbassamentodella parte di Carlo Martello e del conte d'Arteseche teneano ilRegnoe grande esultamento de' Ciciliani e de' Catalani; per la qualcosadel mese di luglio presentes'arendé la cittàd'Agosta a don Giamosalve le personee fecesi triegua tra·lledette parti dalla san Michele vegnente a uno anno. Lasceremo alquantodella detta materiae diremo d'altre novitadi di Firenze e diToscana ne' detti tempi.




CXVIII - Come s'apprese uno grande fuoco in Firenze in casa Cerchi

Nel detto annoa dì VIIII di febbraiola notte dicarnasciale s'apprese il fuoco in Firenze nelle case e palagi de'Cerchi neri da porte San Pieroe arse dalla volta ch'era in sul'antica porta insino a la 'ncontra di Santa Maria in Campoi qualierano molto belli e ricchi palagi e casamenti; e arsevi molta roba ericchi arnesima non v'ebbe danno di persona. Ma poco tempo appressoi detti Cerchich'erano di grande ricchezza e poderele fecionorifare più belle che prima.




CXIX - Della chiamata di papa Niccola IIII d'Ascoli

Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIin mezzo febbraioil dìdi caffera san Piero fu eletto papa Niccola IIII della cittàd'Ascoli della Marca. Questi avea nome Girolamoe fu frate minoreeper sua bontà e scienzia fu fatto ministro generaledell'ordinee poi cardinalee poi papa; e sedette anni IIIIe mesiIe dì VIII; e vacò la Chiesa dopo la sua morte anniIIe mesi IIIe dì VIII. Quello che fu fatto per luie alsuo tempofaremo menzione per gli tempi ordinatamente. Questi favoròmolto parte ghibellina occultamentee tutta sua famiglia eranoGhibellinie quegli della casa della Colonna agrandì moltoefece cardinale messer Piero della Colonnanonostante ch'avessemogliela quale dispensò e fece fare monaca; e per partiregli Orsinia petizione de' Colonnesi fece cardinale messer NepoleoneOrsini di que' dal Monteloro parente e nemico degli altri; per laqual cosa molto montò lo stato de' Ghibellinie abbassòlo stato del re Carlo e de' Guelfi.




CXX - D'una grande oste che 'l Comune di Firenze fece sopra la cittàd'Arezzoe alla partita i Sanesi furono sconfitti alla pieve alToppo

Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIIi Fiorentini coll'altre terreguelfe della taglia di Toscanaveggendo che 'l vescovo d'Arezzo colsuo séguito de' Ghibellini di Toscanae del Ducatoe diRomagnae della Marca aveano fatto capo in Arezzoe raunata digente a cavallo e a pièe faceano guerra in sul contado diFirenze e in su quello di Sienai Fiorentini si dispuosono dicontastare all'orgoglio degli Aretinie impuosono tra·lloroVIIIc cavallate con ricchi e grossi cavallie bandirono oste sopraArezzoe date loro insegnea dì XXIII di maggio del dettoannoalla signoria di messer Antonio da Fosseraco di Lodimandaronole dette bandiere e insegne alla badia a Ripolee là stettonoVIII giorni spiegate. E ciò usavano i Fiorentini in quellotempo per grandigia e signoriache voleano che·lla lorouscita ad oste fosse palese e nota a' nemici e a·ttutta gente.Poi si mosse l'oste il primo dì di giugnoe furono XXVIc dicavalieri e XIIm pedoni; che VIIIc furono cavallate di propiicittadini di Firenze grandi e popolanie IIIc soldati propii de'Fiorentinie Vc della taglia della compagnia de' Guelfi di Toscana eIIIc di Luccae CL di Pistoiae L di Pratoe L di Volterrae L diSamminiatoe L di San Gimignanoe XXX di Collee da CCL d'altraamistàe de' conti Guidi guelfiMaghinardo da Susinanamesser Iacopo da·fFanoFilippuccio da Iegie' marchesiMalispinie giudice di Gallurae' conti Albertie altri baroncellidi Toscana; e fu la più grande e ricca oste che facessono iFiorentini dapoi che' Guelfi tornarono in Firenze. E stettono a ostein sul contado d'Arezzo XXII dìe presono il castello diLeona e disfeciolloe presono Castiglione degli Ubertinie leConiee più di XL altre castella e fortezze della Valled'Ambra e del contado intorno ad Arezzo. E puosonsi ad oste alcastello di Laterinoe stettonvi VIII dìed ebbollo a pattiche v'era dentro per capitano Lupo degli Ubertiveggendosi chiuderee steccare d'intorno; onde molto fu biasimato da' Ghibelliniperòche si potea teneree era fornito per più di III mesi. MaLupo si scusava per mottiche nullo lupo nonn-era costumato di starerinchiuso. E renduto Laterino a' Fiorentiniguernirlo; e in questastanza vi vennero i Sanesi con loro isforzo di IIIIc cavalieri e diIIIm pedoni molto bella gentee guastarono tutte le vigne e giardiniintorno alle mura d'Arezzoe tagliarono l'olmo. Ma istando a campola vilia di santo Giovanni Batista fu maggiore turbico di vento ed'acqua che·ssi ricordie abbatté trabacche epadiglioniispezialmente nel campo de' Sanesiche tutte le stracciòe portò il vento in ariae fu segno del loro futuro danno. Epoi il dì di san Giovanni Batista vennero i Fiorentinischierati in sul prato d'Arezzoe in quello dinanzi alla porta dellacittà feciono correre il paliosiccome per loro costuma sifacea per la detta festa in Firenzee fecionvisi XII cavalieri dicorredo. E ciò fattol'oste de' Fiorentini si partì ildì appressoe lasciando in Laterino in guernigione Ccavalieri per guerreggiare Arezzo; e tornò l'oste in Firenzeco·lloro amistà bene aventurosamentesanza contasto ovista di niuna forza de' nimici. E vollono che' Sanesi per lorosicurtà ne venissono colla loro oste insieme infino aMontevarchie di là se n'andassero a Siena per la via diMontegrossoli; onde i Sanesi tenendosi possenti e leggiadriisdegnaronoe non vollono fare quella viané vollonocompagnia de' Fiorentinie feciono la via diritta per guastare ilcastello di Licignano di Valdichianesalvo che co·lloro andòil conte Allessandro da Romenaallora capitano della tagliaconcerti di sua gente. I capitani di guerra della città d'Arezzoche ve n'avea assai e buoniil caporale Bonconte da Montefeltro emesser Guiglielmino Pazzosentendo la partita che doveano fare iSanesimisono uno guato con IIIc cavalieri e IIm pedoni al valicodella pieve al Toppoonde valicavano i Sanesi male ordinatipertroppa baldanza isprovedutie giugnendo al detto valicoassalitidagli Aretiniper la poca loro ordine e sproveduto assalto furonoassai tosto sconfittie furonne tra morti e presi più di IIIcpur de' migliori cittadini di Sienae de' migliori e gentili uominidi Maremma ch'erano in loro compagniaintra' quali vi morìoRinuccio di Pepo di Maremmamolto nomato capitano; della qualesconfitta i Sanesi n'ebbono grande abbassamentoe' Fiorentini etutti i Guelfi di Toscana ne sbigottirono assaie gli Aretini nemontarono in grande orgogliocome innanzi faremo menzione.




CXXI - Come furono cacciati di Pisa il giudice di Gallura e la parteguelfae preso il conte Ugolino

Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIIdel mese di luglioessendocriata in Pisa grande divisione e sette per cagione della signoriache dell'una era capo il giudice Nino di Gallura di Visconti concerti Guelfi e l'altro era il conte Ugolino de' Gherardeschicoll'altra parte de' Guelfie l'altro era l'arcivescovo Ruggieridegli Ubaldini co' Lanfranchie Gualandie Sismondicon altre caseghibellineil detto conte Ugolino per essere signore s'accostòcoll'arcivescovo e sua partee tradì il giudice Ninononguardando che fosse suo nipote figliuolo della figliuolaeordinarono che fosse cacciato di Pisa co' suoi seguacio preso inpersona. Giudice Nino sentendo ciòe non veggendosi forte alriparosi partì della terrae andossene a Calci suocastelloe allegossi co' Fiorentini e' Lucchesi per fare guerra a'Pisani. Il conte Ugolino innanzi che giudice Nino si partissepercoprire meglio suo tradimentoordinata la cacciata di giudicesen'andò fuori di Pisa a uno suo maniero che·ssi chiamavaSettimo. Come seppe la partita di giudice Ninotornò in Pisacon grande allegrezzae da' Pisani fu fatto signore con grandeallegrezza e festa; ma poco stette in su la signoriache·llafortuna gli si rivolse al contrariocome piacque a·dDiopergli suoi tradimenti e peccati; che di vero si disse ch'egli feceavelenare il conte Anselmo da Capraia suo nipotefigliuolo dellaserocchiaper invidiae perché era in Pisa graziosoetemendo non gli togliesse suo stato. E avenne al conte Ugolino quelloche di poco dinanzi gli avea profetato uno savio e valente uomo dicortechiamato Marco Lombardo; che quando il conte fu al tuttochiamato signore di Pisae quando era in maggiore stato e felicitàfece per lo giorno di sua natività una ricca festaov'ebbe ifigliuolie' nipotie tutto suo lignaggio e parentiuomini edonnecon grande pompa di vestimenti e d'arredie apparecchiamentodi ricca festa. Il conte prese il detto Marcoe vennegli mostrandotutta sua grandezza e potenziae apparecchiamento della detta festa;e ciò fattoil domandò: "Marcoche te ne pare?".Il savio gli rispuose subitoe disse: "Voi siete meglioapparecchiato a ricevere la mala meccianzache barone d'Italia".E il conte temendo della parola di Marcodisse: "Perché?".E Marco rispuose: "Perché non vi falla altro che·ll'irad'Iddio". E certo l'ira d'Iddio tosto gli sopravennecomepiacque a·dDioper gli suoi tradimenti e peccatichécome era conceputo per l'arcivescovo di Pisa e' suoi seguaci dicacciare di Pisa giudice Nino e' suoicol tradimento e trattato dalconte Ugolinoscemata la forza de' Guelfiordinòl'arcivescovo di tradire il conte Ugolino; e subitamente a furore dipopolo il fece assalire e combattere al palagiofaccendo intendereal popolo ch'egli avea tradito Pisae rendute le loro castella a'Fiorentini e a' Lucchesi; e sanza nullo riparo rivoltoglisi il popoloadossos'arrendéo presoe al detto assalto fu morto uno suofigliuolo bastardo e uno suo nipotee preso il conte Ugolinoe duesuoi figliuolie tre nipoti figliuoli del figliuoloe misorgli inpregionee cacciarono di Pisa la sua famiglia e suoi seguacieViscontie UbizzinghiGuatanie tutte l'altre case guelfe. E cosìfu il traditore dal traditore tradito; onde a parte guelfa di Toscanafu grande abassamentoe esultazione de' Ghibellini per la dettarevoluzione di Pisae per la forza de' Ghibellini d'Arezzoe per lapotenzia e vittorie di don Giamo di Raona e de' Ciciliani contral'erede del re Carlo.




CXXII - Come i Lucchesi presono sopra i Pisani il castello d'Asciano

Nel detto annodel mese d'agostoi Lucchesi con giudice diGallura e cogli usciti guelfi di Pisa (e di Firenze v'andarono XIIcavalieri di corredo con CC cavalieri soldati) andarono ad oste insul contado di Pisae puosonsi al castello d'Asciano presso di Pisaa tre migliae ebbollo a pattisalve le personee tornarono inLucca sani e salvi sanza nullo contasto de' Pisani. E per lorodispetto i Lucchesipreso il castellonella maggiore torre fecionomettere più specchiperché i Pisani vi sispecchiassono.




CXXIII - Come' soldati de' Pisani che venieno di Campagna furonosconfitti in Maremma da' soldati de' Fiorentini

Nel detto annodel mese di settembrevegnendo di terra di Roma edi Campagna CC cavalieri soldati per lo Comune di Pisai qualiguidava il conticino da Ilci di Maremmasentendo la loro venuta ilgiudice di Gallura ch'era in Samminiatocon ordine de' Fiorentinimandarono loro incontro IIIc cavalieri di quegli della taglia concerti Fiorentinionde fu capitano messer Guelfo de' Cavalcanti eBerardo da Rieti conastabole per condotta di Minuccio da Biserno; escontrandosi co' detti soldati de' Pisani in Maremmagli ruppono esconfissonoe molti ne furono morti e presiche pochi ne scamparonocol conticino da Ilci; e le loro insegne recate in Firenze con grandefestae il detto Berardo da Rieti conastabole fu fatto cavaliere perlo Comune di Firenzee feciongli ricchi doni e grande onore.




CXXIV - Della cavalcata che' Fiorentini feciono a Laterina per andaresopra ad Arezzo

Nel detto tempoa dì XV di settembreessendo gli Aretiniad oste sopra uno loro castello rubellato per gli Guelfich'aveanome Corcianoi Fiorentiniper farne levare da oste gli Aretinicavalcarono subitamente a Laterino per andare verso Arezzoe furonole cavallate di Firenzee da CCL loro soldati; sicché furonointorno di M uomini a cavallo e da IIIIm pedonie in quella oste ecavalcata si diede di prima la 'nsegna reale dell'arme del re Carloe ebbela messer Berto Frescobaldie poi sempre l'usarono iFiorentini in loro oste per la mastra insegna. E sentendo gli Aretinila detta cavalcataper tema della terradi notte si levarono daldetto castelloquasi a modo di sconfittanon aspettando l'unol'altroe tornarono in Arezzo; e ciò fattoper rinvigorireloro parte mandarono a' Fiorentini che gli atendessonoche voleanola battaglia; i quali avuta la novellaallegramente gli attesono alcastello di Laterino: gli Aretini co·lloro amistà diMarchigianie Romagnuolie usciti ghibellini di Firenze e delleterre di Toscanain quantità di VIIc cavalieri e di VIIImpedonivennero schierati alla ripa di là dall'Arno che sichiama Ca della Ricciaincontro a Laterino. I Fiorentini veggendo inimicifrancamente s'armaroe usciro di Laterinoe schierarsi insu la riva d'Arnoil quale fiume d'Arno in quello tempo era moltosottile d'acquae agevole a passare a quegli da piènon chea quegli da cavallo. E ciò fattoi Fiorentini richiesono gliAretini che scendessono al piano in su l'Arnoo dessono campoa·lloro di passare in su il loro piano per venire allabattaglia; ma gli Aretini a·cciò non feciono rispostama guardavano di prendere loro vantaggio della battaglia al passaredell'Arno; e così stette ciascuna parte alla gara. Alla finegli Aretinischifando la battagliasi partirono sconciamente etornaronsi in Arezzoe' Fiorentini rimasono schierati in su la rivad'Arno infino al vesproe poi si tornarono in Laterino; e vegnendonepoi verso Firenzedisfeciono Montemarcianoe Poggio TazieMontefortinocastella de' Pazzi di Valdarno. Ma partiti i Fiorentinidi Laterinola masnada d'Arezzo con certi Ghibellini essendo inBibbiena in Casentinoper condotta di certi isbanditi e rubellighibellini di Valdisievecavalcarono infino al Ponte a Sieve pressoa·fFirenze a X miglialevando predae ardendoe guastandoper quelle contradee faccendo danno assaisi tornarono sanzacontasto in Bibbiena; e ciò fu a dì XIII d'ottobre deldetto anno.




CXXV - Come il prenze Carlo uscì dalla pregione del red'Araona

Nel detto annodel mese di novembreil prenze Carlo uscìdella pregione del re d'Araona per procaccio del re Adoardo red'Inghilterracon pattiche promise a don Anfus re d'Araona ch'asuo podere procaccerebbe che messer Carlo di Valos fratello de·redi Francia rinunzierebbe con volontà del papa il privilegiodel reame d'Araonache gli avea dato la Chiesa al tempo di papaMartinocome addietro facemmo menzione; e se ciò non facessepromise e giurò di ritornare in sua pregione dal giorno a treanni. E per fermezza della detta promessa lasciò per istadichiIII suoi figliuoliRubertoe Ramondoe Giovannie L de' miglioricavalieri di Proenza. E costogli il detto accordo XXXm marchi disterlini. E ciò fattoil detto prenze Carlo n'andò inFrancia al re per fare rinunziare a messer Carloma niente ne potéfare.




CXXVI - D'uno grande diluvio d'acqua che fu in Firenze

Nel detto annoa dì V di dicembrefu in Firenze e nelcontado uno grande diluvio di piovaonde il fiume d'Arno crebbe sìdisordinatamentee durò col detto empito fuori d'ogni termineusato dalla mattina alla serae fece ruvinare palazzi e case degliSpini e de' Gianfigliazzich'erano di costa al ponte a SantaTrinitae grande danno fece nel contado di Firenze e in quello diPisa.




CXXVII - Come gli Aretini vennero guastando per lo contado di Firenzeinsino a San Donato in Collina

Nel detto annoa dì XII del mese di marzola masnadad'Arezzointorno di IIIc uomini a cavallo e ben IIIm a pièvennero infino a Montevarchiardendo e guastandolo intorno; e arsonoil borgo del castelloe tutto dì combatterono la terra. Estando l'oste degli Aretini a Montevarchicerti usciti di Firenzecon alquanti scorridori a cavallo e a piè corsono insino a SanDonato in Collina presso a·fFirenze a VII migliaardendo eguastandosicché i fummi delle case e dell'arsione si vedeadella città di Firenzee cominciarono a tagliare l'olmo daSan Donato per dispetto de' Fiorentini. E ciò fattositornarono nel borgo di Fegghinee stettonvi uno dì e unanotte; né già per la detta cavalcata non si mosse uomodi Firenzeanzi ebbe nella terra grande gelosiatemendo che·lladetta cavalcata non fosse fatta per tradimento della terraperchéin Firenze erano rimasi molti Ghibellini grandi e popolanide' qualiper quello sospetto molti ne furono mandati a' confinie la cittàrimase sanza sospetto.




CXXVIII - Come i Pisani feciono loro capitano il conte da Montefeltroecome feciono morire di fame il conte Ugolino e' figliuoli e' nipoti

Nel detto anno MCCLXXXVIIIdel detto mese di marzoriscaldandosile guerre di Toscana tra' Guelfi e' Ghibelliniper la guerracominciata de' Fiorentini e Sanesi agli Aretinie de' Fiorentini eLucchesi a' Pisanii Pisani elessono per loro capitano di guerra ilconte Guido di Montefeltrodandogli grande giuridizione e signoria;il quale ruppe i confini ch'avea per la Chiesae partissi diPiemontee venne in Pisa; per la qual cosa egli e' suoi figliuoli efamigliae tutto il Comune di Pisadalla Chiesa di Roma furonoscomunicatisiccome ribelli e nimici di santa Chiesa. E giunto ildetto conte in Pisa del detto mese di marzoi Pisanii quali aveanomesso in pregione il conte Ugolino e due suoi figliuolie duefigliuoli del conte Guelfo suo figliuolosiccome addietro facemmomenzionein una torre in su la piazza degli anzianifecionochiavare la porta della detta torree le chiavi gittare in Arnoevietare a' detti pregioni ogni vivandagli quali in pochi giorni vimorirono di fame. Ma prima domandando con grida il detto contepenitenzianon gli concedettono frate o prete che 'l confessasse. Etratti tutti e cinque insieme morti della detta torrevilmentefurono sotterrati; e d'allora innanzi la detta carcere fu chiamata latorre della famee sarà sempre. Di questa crudeltàfurono i Pisani per l'universo mondoove si seppeforte biasimatinon tanto per lo conteche per gli suoi difetti e tradimenti era peraventura degno di sì fatta mortema per gli figliuoli enipotich'erano giovani garzoni e innocenti; e questo peccatocommesso per gli Pisani non rimase impunitosiccome per gli tempiinnanzi si potrà trovare. Lasceremo alquanto de' fatti diFirenze e di Toscanae diremo d'altre novità ch'a' dettitempi apparironoe furono per l'universo mondo.




CXXIX - Come i Saracini presono Tripoli di Soria

Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIIIdel mese di maggioil soldanodi Babbillonia d'Egitto con grandissimo esercito di Saracini acavallo e a piè venne in Soriae puosesi ad oste alla cittàdi Tripolila quale si tenea per gli Cristianie quella per dificiie cave ebbe per forza; e molti Cristiani che v'avea dentro furonomorti; e li giovani garzonie le donne e pulcelle furono violatevillanamente da' Saracinie menate in servaggio; alquanti nescamparono in galee e legni ch'erano nel portoe fuggirsi ad Acri. Eentrativi i Saracinila rubarono e spogliarono d'ogni sustanzialaquale era piena di molte gioie e mercatantie e cose. E ciòfattola feciono abattere e disfare insino alla fondamentasalvo ilcastello chiamato Nelisinoil quale era di fuori alla cittàad una balestratae guernitollo di Saracini alla guardiaperchéla città di Tripoli non si rifacesse per gli Cristiani.




CXXX - Della coronazione del re Carlo secondoe come passò perFirenzee lasciò messer Amerigo di Nerbona per capitano diguerra de' Fiorentini

Nel detto annoa dì II di maggiovenne in Firenze ilprenze Carlo figliuolo del grande re Carloil quale tornava diFrancia poi ch'era uscito di pregionee andavane a corte a Rietidov'era il papae da' Fiorentini fu ricevuto con grande festaefugli fatto grande onore e presenti da' Fiorentini; e dimorato IIIgiorni in Firenzesi partì per fare suo cammino verso Siena.E lui partitovenne in Firenze novella che·lle masnaded'Arezzo s'apparecchiavano d'andare in sul contado di Siena perimpedire o fare vergogna al detto prenze Carloil quale ave' piccolacompagnia di gente d'arme. Incontanente i Fiorentini fecionocavalcare i cavalieri delle cavallateove furono tutto il fioredella buona gente di Firenze e' soldati ch'erano in Firenzee furonoin quantità di VIIIc cavalieri e IIIm pedoni per accompagnareil detto prenze; onde il prenze l'ebbe molto per bene di sìonorato servigioe sùbito e non richesto soccorso di tantabuona gentee con tutto che non facesse bisogno; ché sentitoper gli Aretini la cavalcata de' Fiorentininon s'ardironod'andarvi; ma però i Fiorentini accompagnarono il detto prenzeinfino di là da la Bricola a' confini del contado di Siena ed'Orbivieto. E adomandato per lo Comune di Firenze al prenze unocapitano di guerrae che confermasse loro di portare in oste la'nsegna realedal prenze fu accettatoe fece cavaliere Amerigo diNerbona grande gentile uomoe prode e savio in guerrae diello loroper capitano; il quale messer Amerigo con sua compagniaintorno di Cuomini a cavallovenne in Firenze colla detta cavalleriae ilprenze n'andò a cortee dal papa Niccola IIII e da' suoicardinali onorevolemente fu ricevuto; e il dì della Pentecostavegnentea dì XXVIIII di maggio MCCLXXXVIIIInella cittàdi Roma fu dal detto papa coronato il detto Carlo re di Cicilia e diPuglia con grande onoresolennità e festae dalla Chiesafattegli molte grazie e grandi presenti di gioielli e di monetaesusidii di decime per aiuto della guerra di Cicilia. E ciòfatto si partì lo re Carlo di cortee andonne nel Regno.




CXXXI - Come i Fiorentini sconfissono gli Aretini a Certomondo inCasentino

Nel detto anno e mese di maggiotornata la cavalleria di Firenzeda accompagnare il prenze Carloe col loro capitano messer Amerigodi Nerbonaper soperchi ricevuti dagli Aretini incontanente fecionobandire oste sopra la città d'Arezzoe diedono loro insegnedi guerra a dì XIII di maggioe la 'nsegna reale ebbe messerGherardo Ventraia de' Tornaquincie incontanente che furono date leportarono alla badia a Ripolecom'era usatoe là lelasciarono con guardiafaccendo vista d'andare per quella via soprala città d'Arezzo. E venuta l'amistà e fornital'ordinecon segreto consiglio presono ordine e partito d'andare perla via di Casentinoe subitamente a dì II di giugnosonatele campane a martellosi mosse la bene aventurosa oste de'Fiorentinie le bandiere ch'erano a Ripole feciono passare Arnoetennono la via del Ponte a Sievee accamparsi per attendere tuttagente in su Monte al Prunoe là si trovarono da MVIccavalieri e da Xm pedonide' quali v'ebbe VIc cittadini concavallatei meglio armati e montati ch'uscissono anche di FirenzeeIIIIc soldati colla gente del capitano messer Amerigo al soldo de'Fiorentini; e di Lucca v'ebbe CL cavalierie di Pistoia LX cavalierie pedonidi Prato XL cavalieri e pedonie di Siena CXX cavalieriedi Volterra XL cavalierie di Bologna loro ambasciadori co·llorocompagniae di Samminiatoe di San Gimignanoe di Collediciascuna terra v'ebbe gente a cavallo e a piè; e Maghinardo daSusinana buono capitano e savio di guerra con suoi Romagnuoli. Eraunata la detta ostescesono nel piano di Casentino guastando leterre del conte Guido Novelloch'era podestà d'Arezzo.Sentendo ciò il vescovo d'Arezzocogli altri capitani diparte ghibellinache assai v'aveva de' nominatipresono partito divenire con tutta loro oste a Bibbienaperché non ricevesse ilguastoe furono VIIIc cavalieri e VIIIm pedonimolto bella genteedi molti savi capitani di guerra ch'avea tra·lloroche v'erail fiore de' Ghibellini di Toscanadella Marcae del Ducatoe diRomagnae tutta gente costumati in arme e in guerra; sìrichiesono di battaglia i Fiorentininon temendo perché iFiorentini fossono due cotanti cavalieri di loroma dispregiandoglidicendo che·ssi lisciavano come donnee pettinavano lezazzeree gli aveano a schifo e per niente. Bene ci fu anche cagioneperché gli Aretini si misono a battaglia co' Fiorentiniessendo due cotanti cavalieri di loroper tema d'uno trattato che 'lvescovo d'Arezzo avea tenuto co' Fiorentinimenato per messerMarsilio de' Vecchiettidi dare in guardia a' Fiorentini BibbienaCivitellae tutte le castella del suo vescovadoavendo ogn'anno asua vita Vm fiorini d'orosicuro in su la compagnia de' Cerchi. ilquale trattato messer Guiglielmino Pazzo suo nipote isturbòperché il vescovo non fosse morto da' caporali ghibellini; eperò avacciarono la battagliae menarvi il detto vescovoov'egli rimase morto cogli altri insieme; e così fu pulito delsuo tradimento il vescovoch'a un'ora trattava di tradire iFiorentini e' suoi Aretini. E ricevuto per gli Fiorentiniallegramente il gaggio della battagliadi concordia si schierarono eaffrontarono le due osti più ordinatamente per l'una parte eper l'altrache mai s'affrontasse battaglia in Italianel piano apiè di Poppio nella contrada detta Certomondoche cosìsi chiama il luogoe una chiesa de' frati minori che v'èpressoe in uno piano che·ssi chiama Campaldino; e ciòfu un sabato mattinaa dì XI del mese di giugnoil dìdi santo Barnaba appostolo. Messer Amerigo e gli altri capitani de'Fiorentini si schierarono bene e ordinatamentefaccendo CL feditoride' migliori dell'ostede' quali furono XX cavalieri novelliche sifeciono allora; e essendo messer Vieti de' Cerchi de' capitaniemalato di sua gambanon lasciò perciò di volere esserede' feditori; e convenendoli eleggere per lo suo sestonullo volledi ciò gravare più che·ssi volesse di volontàma elesse sé e 'l figliuolo e' nipoti; la qual cosa gli fumessa in grande pregioe per suo buono esemplo e per vergogna moltialtri nobili cittadini si misono tra' feditori. E ciò fattofasciandogli di costa da ciascuna ala della schiera de' pavesariebalestrierie di pedoni a lance lunghee la schiera grossa didietro a' feditori ancora fasciata di pedonie dietro tutta lasalmeria raunata per ritenere la schiera grossae di fuori delladetta schiera misono CC cavalieri e pedoni Lucchesi e Pistolesi ealtri forestierionde fu capitano messer Corso Donatich'allora erapodestà de' Pistolesie ordinaroche se bisognassefedisseper costa sopra i nemici. Gli Aretini dalla loro parte ordinaronosaviamente loro schiereperò che v'aveacome detto avemobuoni capitani di guerrae feciono molti feditori in quantitàdi IIIcintra' quali avea eletti XII de' maggiori caporali che sifaceano chiamare i XII paladini. E dato il nome ciascuna parte allasua ostei Fiorentini: "Nerbona cavaliere"e gli Aretini:"San Donato cavaliere"i feditori degli Aretini si mossonocon grande baldanza a sproni battuti a fedire sopra l'oste de'Fiorentinie l'altra loro schiera conseguente appressosalvo che 'lconte Guido Novelloch'era con una schiera di CL cavalieri perfedire di costanon s'ardì di mettere alla battagliamarimasee poi si fuggì a sue castella. E la mossa e assalireche feciono gli Aretini sopra i Fiorentini fustimandosi comevalente gente d'armeche per loro buona pugna di rompere alla primaaffrontata i Fiorentini e mettergli in volta; e fu sì forte lapercossache i più de' feditori de' Fiorentini furonoscavallatie la schiera grossa rinculò buon pezzo del campoma però non si smagarono né rupponoma costanti eforti ricevettono i nemici; e coll'ale ordinate da ciascuna parte de'pedoni rinchiusono tra·lloro i nemicicombattendo aspramentebuona pezza. E messer Corso Donatich'era di parte co' Lucchesi ePistolesie avea comandamento di stare fermoe non fediresottopena della testaquando vide cominciata la battagliadisse comevalente uomo: "Se noi perdiamoio voglio morire nella battagliaco' miei cittadini; e se noi vinciamochi vuole vegna a noi aPistoia per la condannagione"; e francamente mosse sua schierae fedì i nemici per costae fu grande cagione della lororotta. E ciò fattocome piacque a·dDioi Fiorentiniebbono la vittoriae gli Aretini furono rotti e sconfittie furonnemorti più di MDCC tra a cavallo e a pièe presi piùdi MMonde molti ne furono trabaldati pur de' migliorichi peramistàe chi per ricomperarsi per danari; ma in Firenze nevennero legati VIIcXL. Intra' morti rimase messer Guiglielmino degliUbertini vescovo d'Arezzoil quale fu uno grande guerrieree messerGuiglielmino de' Pazzi di Valdarno e' suoi nipotiil quale fu ilmigliore e 'l più avisato capitano di guerra che fosse inItalia al suo tempoe morivvi Bonconte figliuolo del conte Guido daMontefeltroe tre degli Ubertie uno degli Abatie due de'Griffoni da Fegghinee più altri usciti di FirenzeeGuiderello d'Allessandro d'Orbivietonominato capitanoche portavala 'nsegna imperialee più altri. Dalla parte de' Fiorentininon vi rimase uomo morto di rinnomease non messer GuiglielmoBerardi balio di messer Amerigo di Nerbonae messer Bindo delBaschiera de' Tosinghie Tici de' Visdomini; ma molti altricittadini e forestieri furono fediti. La novella della detta vittoriavenne in Firenze il giomo medesimoa quella medesima ora ch'ella fu;che dopo mangiare essendo i signori priori iti a dormire e ariposarsiper la sollecitudine e vegghiare della notte passatasubitamente fu percosso l'uscio della camera con grida: "Levatesusoche gli Aretini sono sconfitti!"; e levatie apertonontrovarono personae i loro famigliari di fuori non ne sentirononulla; onde fu grande maraviglia e notabile tenutache innanzi chepersona venisse dell'oste colla novellafu ad ora di vespro. Equesto fu il veroch'io l'udì e vidie tutti i Fiorentinis'amirarono onde ciò fosse venutoe istavano in sentore. Maquando giunsono coloro che venieno dell'ostee raportarono lanovella in Firenzesi fece grande festa e allegrezza; e poteasi fareper ragioneche alla detta sconfitta rimasono molti capitani evalenti uomini di parte ghibellinae nemici del Comune di Firenzeefunne abbattuto l'orgoglio e superbia non solamente degli Aretinimadi tutta parte ghibellina e d'imperio.




CXXXII - Come i Fiorentini assediarono e guastarono intorno la cittàd'Arezzo

Avuta la detta vittoria il Comune di Firenze sopra quellod'Arezzosonata colle trombe la ritratta della caccia dietro a'fuggitisi schierò l'oste de' Fiorentini in su il campoeciò fattose n'andarono a Bibbienae quella ebbono sanzanullo contasto; e rubata e spogliata d'ogni sustanzia e di moltapredale feciono disfare le mura e le case forti infino allefondamentae più altre castelletta intornosoggiornatoviVIII dì. Che se lo seguente dì fosse l'oste de'Fiorentini cavalcata ad Arezzosanza niuno dubbio s'avea la terra;ma in quello soggiorno gli scampati della battaglia vi ritornaronoede' contadini d'intorno vi fuggironoe presono ordine al riparo eguardia della terra. L'oste de' Fiorentini vi venne alquanti giorniappressoe puosono l'assedio intorno alla cittàfaccendo ilguasto al continuoe prendendo le loro castellache quasi tuttes'ebbonoquali per forzae quali s'arrenderono a patti; e molte nefeciono disfare i Fiorentinie ritennero Castiglione AretinoeMontecchioe Rondinee Civitellae Laterinoe Monte Sansavino. Eandarono in quella oste due de' priori di Firenze a provedere; e'Sanesi vennero per comune molto isforzatamentepopolo e cavalieridopo la sconfitta fattaper racquistare loro terre prese per gliAretini; e ebbono Licignano d'Arezzo e Chiusura di Valdichiane apatti. E stando la detta oste de' Fiorentini ad Arezzoin sulvescovado vecchioper XX dìla guastarono tutta intornoefecionvi correre il palio per la festa di san Giovannie rizzarvisipiù dificiie manganarvisi asini colla mitra in capoperdispetto e rimproccio del loro vescovo; e ordinarvisi molte torri dilegname e altri ingegni per combattere la terrae dandovisi asprabattagliagrande pezza dello steccatoche non v'avea allora altromuro da quella partefu arso e abbattuto; e se i capitani dell'osteavessono ben fatto pugnare a' combattitoriper forza s'avea laterrama quando doveano combatterefeciono sonare la ritrattaondefurono abominatiche ciò fu fatto per guadagneria; per laqual cosa il popolo e' combattitori amollati si ritrassono da'badalucchi e dalle guardie; onde la notte vegnente quegli d'Arezzouscirono fuorie misero fuoco in più torri di legnameearsolle con molti altri dificii. E ciò fattoi Fiorentiniperduta la speranza d'avere la terra per battagliaper lo miglioresi partì l'ostelasciando fornite le sopradette castellafortiperché guerreggiassono al continuo la terra; e tornòl'oste in Firenze a dì XXIII di luglio con grande allegrezza etriunfoandando loro incontro il chericato a processionee' gentiliuomini armeggiandoe 'l popolo colle insegne e gonfaloni di ciascunaarte con sua compagniae recossi palio di drappo ad oro sopra capodi messer Amerigo di Nerbonaportato sopra bigordi per piùcavalierie simile sopra messer Ugolino de' Rossi da Parmach'allora era podestà di Firenze. E nota che tutta la spesadella detta oste si fornì per lo nostro Comune per una libbradi libbre VI e soldi V il centinaioche montò più diXXXVIm di fiorini d'orosì era allora bene ordinato l'estimodella città e del contadocon altre cose e rendite del Comunesimiglianti bene ordinate. Bene avenne che tornata la detta osteipopolani ebbono sospetto de' grandiche per orgoglio della dettavittoria non gli gravassono oltre al modo usato; e per questa cagionele VII arti maggiori si rallegarono con loro le V arti consequentiefeciono tra·lloro imporre armee pavesie certe insegneefu quasi uno cominciamento di popoloonde poi si prese la forma delpopolo che·ssi cominciò nel MCCLXXXXIIcome innanzifareno memoria. Della sopradetta vittoria la città di Firenzeesaltò moltoe venne in felice e buono statoil migliorech'ella avesse avuto infino a quelli tempi; e crebbe molto di genti edi ricchezzech'ognuno guadagnava d'ogni mercatantiaarteomestieri; e durò in pacefico e tranquillo stato piùanni appressoogni dì montando. E per allegrezza e buonostato ogni anno per calen di maggio si faceano le brigate e compagniedi genti giovani vestiti di nuovoe faccendo corti coperte dizendadi e di drappie chiuse di legname in più parti dellacittà; e simile di donne e di pulcelleandando per la terraballando con ordinee signore accoppiaticogli stormenti e colleghirlande di fiori in capostando in giuochi e in allegrezzee indesinari e cene.




CXXXIII - D'una fiera e aspra battaglia la quale fu tra 'l duca diBrabante e 'l conte di Luzzimborgo

Nel detto tempo e mese di giugnoessendo nata una grandediscordia tra 'l duca di Brabante e il conte di Luzzimborgo percagione del ducato di Lamborgo il quale era vacatoe ciascuno de'detti signori vi cusava ragione; il conte di Luzzimborgoperch'erastato di genti di suo lignaggioe co·llui tenea l'arcivescovodi Cologna e più altri signorie 'l duca di Brabante vicusava ragione per retaggio di donna. E per questa tenza sìnacque tra·lloro gaggio di battagliae ciascheduno fece suaraunatala quale fu per la parte del duca di Brabante di MDcavalieride' migliori che fossono in Brabantein Fiandrae inAnaldoe di Francia. E d'altra parte il conte di Luzzimborgo fu conMCCC cavalieride' migliori e de' più rinnomati di Valdelrenoe d'Alamagna. E raccozzate le due osti tra il fiume del Reno e quellodella Mosa nel luogo detto Avuronesanza niuno pedone d'arme ch'apiè fossesi cominciò la detta battagliae fu sìaspra e sì crudeleche durò dalla mattina al solelevante infino al coricare del sole; però che a modo ditorniamento si ruppono e si rallegarono più volte il giornonon possendosi giudicare chi avesse il peggiore. Alla fine fusconfitto il conte di Luzzimborgo per la buona cavalleria che messerGottifredi di Brabante fratello del duca avea menata di Franciachevi fu il conastabolee 'l maliscalcoe altri grandi baroni diFranciacon tutto il fiore de' baccellieri d'arme del reamei qualiv'erano venuti co·llui a priego della reina Mariamoglie chefu del re Filippo di Franciae serocchia del detto duca e di messerGottifredi di Brabante. E rimasono in sul campo mortiche d'unaparte e che d'altraVc e più de' migliori cavalieri delmondo; ma i più della parte del conte di Luzzimborgo; ch'eglicon tre suoi fratelli carnali vi rimasono mortie il conte diGhellerie quello di Lese più altri baroni del Reno ed'Alamagnae in grande quantità presiche per la fierezzade' buoni cavalieri nullo quasi fuggì di campoonde bene n'èda·ffare notevole memoriaperò che appena si truova ditanta poca gentea comparazionesì aspra battaglia come fuquella. Per la quale vittoria il duca di Brabante e suo paese montòin grande fama di buona cavalleria e di grande statoe conquistòil ducato di Lamborgo ond'era la quistione; e d'allora innanzi ilduca di Brabante acrebbe la sua armee fecela a quartieri: l'uno ilcampo nero e leone ad orocioè l'arme del duca di Brabante;l'altro il campo ad argento e leone vermiglio per la ducea diLamborgo. Ma poi pace faccendoe per non esser disertatoArrigogiovane fanciullo rimaso del conte di Luzzimborgoper consiglio de'parenti e amici tolse per moglie la figliuola del duca di Brabante.Questo Arrigo crebbe poi in tante virtù e valoreche fuimperadore di Romacome innanzi al suo tempo la nostra cronica faràmenzione.




CXXXIV - Come don Giamo venne di Cicilia in Calavra con sua armataericevettevi alcuno dannoe poi si puose ad assedio a Gaeta

Nel detto anno e mese di giugnoessendo il conte d'Artesemaliscalco della gente del re Carlo in Calavra ad oste al castello diCatarzano ch'era rubellato al re Carloe s'era arrenduto a don Giamod'Araonail quale si facea chiamare re di Ciciliail detto donGiamo col suo amiraglio Ruggieri di Loriaper soccorrere e levarel'assedio dal detto castellovennero di Cicilia con loro armata da Ltra galee e uscierie con gente d'arme e cavagli puosono in terra. Emesser Ruggieri di Loria scesee ne fu capitano di Vc cavaliericatalaniov'ebbe una battaglia tra' Franceschi e' Catalanima perla buona cavalleria de' Franceschi ch'avea secoil conte d'Artese nefu vincitoree rimasorvi tra morti e presi intorno di CC Catalani acavallo. Messer Ruggieri si ricolse a galee col rimanente. E nota che'l detto messer Ruggieri non fu vinto mai né prima néposcia in battaglia di terra o di marese non in quellama fue ilpiù bene aventuroso che amiraglio che mai si ricordicome lesue memorie hanno fatto e faranno per innanzi menzione. Come donGiamo vide che non potea niente avanzare in Calavrasi partìper mare con sua armatalasciando là l'oste e gente del reCarloe sì s'avvisò d'assalire e prendere la cittàdi Gaetae per fare levare l'oste di Catarzano in Calavrae puosesidel mese di luglio ad assedio della detta città di Gaeta insul monte che v'è d'incontroassai forte luogo e sicuroconVIc cavalieri e con popolo e balestrieri assaie rizzòvidificigittandovi dentro. I Gaetani si tennero francamenteemandarono per soccorso al re Carloil quale si mosse da Napoli contutto suo podere di gente d'arme a cavallo e a piè; il conted'Artese vi venne di Calavra colla cavallerialasciando fornitol'assedioe di Campagna e di terra di Roma vi venne molta gente acavallo e a piè al soldo della Chiesa. Don Giamo sentendovenire il re Carlo sopra lui con tanta potenziae temendo che perfortuna di mare non gli fallisse vivandafece domandare triegue alre Carlopromettendo di partirsi da Gaeta; le quali il re accettòdal dì insino a la Tusanti vegnente a due annisalvo che inCalavra. La qual triegua al conte d'Artese e agli altri baronifranceschi non piacqueperò che per la loro potenzia parealoro avere preso don Giamo e vinta la guerra; ma lo re Carloconoscendo che non si potea levare l'assedio sanza pericolononavendo armata in mareprese le trieguee però fu cagione ditornarsi in Francia il conte d'Artese e più baroni. E fatte ledette trieguedon Giamo con sua armata si ricolsee partissi a dìXXV d'agosto MCCLXXXVIIIIe tornarsi sani e salvi in Cicilia. Eperché i Gaetani si portarono all'assedio francamentee comefranchi uominilo re gli fece franchi d'ogni gravezza X anni.




CXXXV - Come Carlo Martello fu coronato del reame d'Ungaria

Compiute e ferme le dette trieguele quali furono molto utoli alregno di Puglia per dare alquanto silenzio alla guerra ond'eranomolto agravatiil re Carlo si tornò a Napoli; e 'l giorno dinostra Donna di settembre prossimo il detto re fece in Napoli grandecorte e festae fece cavaliere Carlo Martello suo primogenitofigliuoloe fecelo coronare del reame d'Ungaria per uno cardinalelegato del papae per più vescovi e arcivescovi. E per ladetta coronazione e festa più altri cavalieri novelli sifeciono il giornoFranceschie Provenzalie del Regnoespezialmente Napoletaniper lo re e per lo figliuolo; e fu grandecorte e onorevolee ciò fece lo re Carloperò ch'eramorto il re d'Ungheria in quello annodel quale non rimase niunofigliuolo maschio né altra redache·lla reina Mariamoglie del detto re Carloe madre del detto Carlo Martelloa·ccuisuccedeva per ereditaggio il detto reame d'Ungheria. Ma morto ildetto re d'UngheriaAndreassodisceso per legnaggio della casad'Ungariaentrò nel reamee la maggiore parte tra per forzae per amore ne conquistòe fecesene fare signore e re.Lasceremo alquanto de' fatti del regno di Cicilia e d'Ungheriaetornereno a' fatti che in que' tempi furono in Toscana.




CXXXVI - Come que' di Chiusi furono sconfittie rimisono i Guelfi inChiusi

Nel detto annoa dì XVI d'agostoi Ghibellini ch'erano inChiusiond'era capitano messer Lapo Farinata degli Ubertiuscironofuori popolo e cavalierie con difici e scale per combattere ilponte e torri di Santa Mosteruola a piè di Chiusi in su leChianeil quale si tenea per gli Guelfi usciti di Chiusi. E sentendola detta ordinemandarono per soccorso a Siena e a Montepulcianoonde subitamente vi mandarono i Sanesi messer Berardo da Rieti con Ccavalierie di Montepulciano vi trasse messer Benghi Bondelmonti chen'era podestàcon gente a cavallo e a piè assai; etrovando la detta oste de' Chiusinigli asalirono francamentee glimisono inn-isconfittae rimasonne morti da CXXe presi piùdi CC; per la quale sconfitta e per riavere i loro pregioniqueglidi Chiusi rimisono il settembre vegnente i Guelfi in Chiusiemandarne messer Lapo Farinata e la masnada de' Ghibellini d'Arezzo.




CXXXVII - Come i Lucchesi colla forza de' Fiorentini feciono oste soprala città di Pisa

Nel detto anno MCCLXXXVIIIIdel mese d'agostoi Lucchesi fecionooste sopra la città di Pisa colla forza de' Fiorentinichev'andarono IIIIc cavalieri di cavallatee IIm pedoni di Firenzeela taglia di loro e dell'altre terre di parte guelfa di Toscanaeandarono insino alle porte di Pisae fecionvi i Lucchesi correre ilpalio per la loro festa di san Regoloe guastarla intorno in XXV dìche vi stettono ad ostee presono il castello di Capronaeguastarloe tutta la valle di Calcie quella di Butie guastaronointorno Vicopisanoe dieronvi più battagliema no·lloebbonoe tornarsi a casa sani e salvie di Pisa nonn-uscìpersona d'arme a·lloro contrario.




CXXXVIII - D'una cavalcata che feciono i Fiorentiniche dovea loro esserdato Arezzo

Nel detto annodel mese di novembreessendo menato uno segretotrattato per gli Fiorentini d'avere la città d'Arezzo pertradimentosubitamente in su l'ora di vespro sonando la campana amartelloe ponendo la candela alla porta accesapena grandissimachi non fosse cavalcato innanzi ch'ella fosse consumatai cittadinich'aveano le cavallate incontanente cavalcaro e con loro soldatietutta la notte infino a Montevarchie la mattina a Civitella; evenia fornito il trattatose non che uno che 'l menava cadde d'unosportoe veggendosi a la mortein confessione il manifestòal suo confessoro fratee quegli il rivelò a messer Tarlatoonde prese di coloro che sentirono il tradimentoe fecene giustiziae fue discopertoonde i Fiorentinich'erano però cavalcati aCivitellariposati alquanti dìsi tornarono in Firenze.




CXXXIX - D'uno grande fuoco che s'apprese in Firenze in casa iPegolotti

Negli anni di Cristo MCCLXXXXa dì XXVIIII di maggios'apprese il fuoco a casa de' Pegolotti Oltrarno di là dalponte Vecchioe arsono le loro case e la torre e case de' lorovicini d'incontroe arsevi messer Neri Pegolotti con uno suofigliuoloe una donna di loro con III suoi figliuolie una fante;onde fu allora una grande pietà e dammaggio di persone ed'avereche poi fu quasi spento quello legnaggioch'erano antichi eorrevoli cittadini.




CXL - Come i Fiorentini co·lloro amistà feciono laterza oste sopra la città d'Arezzo

Negli anni di Cristo MCCLXXXX i Fiorentini uscirono fuori il primodì di giugnoe feciono oste sopra la città d'Arezzocoll'aiuto della taglia e dell'amistà delle terra guelfe diToscana: furono MD cavalieri e VIm pedoni. E al dare delle 'nsegnedella detta oste si diede di prima il pennone de' feditorimezzol'arme del ree mezzo il campo d'argento e giglio rosso; e stettonoad oste XXVIIII dìe guastarlo da capo: intorno intorno adArezzo VI miglia non vi rimase né vignané alberonébiada; e corsonvi il palio il dì di santo Giovanni alle ported'Arezzo. E era allora podestà di Firenze messer RossoGabrielli d'Agobbioe fu il primo che fosse per VI mesiche innanzierano le podestadi per uno anno; per lo meglio del Comune si feceallora quello decretoche poi seguì sempre. E tornando ladetta ostefeciono la via di Casentino guastando le terre del conteGuido Novelloe disfeciongli la roccae palazzi di Poppioch'eranoforti e maravigliosie Castello Santo Angeloe quello diGhiazzuoloe Ceticae Monte Aguto di Valdarno. E in questo vennel'esecuzione della profezia che 'l conte Tegrimo il vecchio disse alconte Guido Novello dopo la sconfitta de' Fiorentini a Monte Apertiessendo in grande stato e prosperità il detto conte Guidoeper proverbio si dicea in Firenze: "Tu stai più ad agioche 'l conte in Poppi"; e mostrandogli il cassero di Poppinella cui camera dell'arme avea tutte le buone balestrae altriarnesi d'arme e d'oste che' Fiorentini aveano perduti alla dettasconfittae ancora quello che trovò in Firenze quando fuvicario; e domandando il conte Guido il conte Tegrimo che glienepareail detto conte Tegrimo rispuose improviso e sùbito alconte Guido uno bello motto e notabilee disse: "Parmene benese non ch'io intendo che' Fiorentini sono grandi prestatori adusura".




CXLI - Come fu preso e guasto Porto Pisano per gli FiorentinieGenovesie Lucchesi

Nel detto annoa dì II di settembrei Fiorentini uscironoad oste sopra la città di Pisalasciando fornito il Valdarnodi sopra di CCC cavalieritra cittadini e soldati e pedoni assaiacciò che gli Aretini non potessono per la detta oste correrein Valdarno; e ciò fattocon ordine de' Genovesiche vivennono per mare con XL galee armate (e' Lucchesi vi furono con tuttoloro podere)e presono per forza Porto Pisano e Livornoe guastarlotuttoe guastarono le IIII torri ch'erano in mare alla guardia delportoe il fanale della Meloriae feciolle cadere e rovesciare inmare cogli uomini che su v'erano a guardia. E' Genovesi sursono a labocca e entrata del porto più legni grossi carichi di pietree ruppono i palizziperché il detto porto non si potesseusare. E partita la detta oste di Portoi Genovesi si tornarono aGenovae Lucchesi a Lucca sani e salvie' Fiorentini tornarono perla Valderae presono e disfeciono più castellae lasciaronouno capitano in Valdera. Ma tornati i Fiorentini in Firenzeil conteGuido da Montefeltro colle masnade di Pisa cavalcarono in Valderaeripresono il castello di Montefoscoli e quello di Montecchioepresono il capitano che v'aveano lasciato i Fiorentini; e ciòsentendosi in Firenzecavalcarono i Fiorentini a Volterrapopolo ecavalieri; e sentendolo i Pisanisi tornarono a Pisa.




CXLII - Come fu preso il marchese di Monferrato da queglid'Allessandra

Nel detto tempo il marchese di Monferratoil quale essendo venutonella città d'Allessandra in Lombardiach'egli tenea sottosua signoriai cittadini di quellaa petizione e sommossa degliAstigianidi cui egli era nimico (e ciò fu per gli moltidanari ch'egli spesono ne' traditori d'Allessandra)i quali pertradimento presono il detto marchese e misollo in pregioneper lacui presura i Melanesi presono...




CXLIII - D'uno grande miracolo ch'avenne in Parigi del corpo di Cristo

Nel detto annoessendo in Parigi uno Giudeo ch'avea prestato adusura a una Cristiana sopra sua robae quella volendola ricogliereper averla indosso il dì di Pasquail Giudeo le disse: "Setu mi rechi il corpo del vostro Cristoio ti renderò i tuoipanni sanza danari". La semplice femmina e covidosa il promisee la mattina di Pasquaandandosi a comunicareritenne il sagramentoe recollo al Giudeo; il quale messo una padella a fuoco con acquaboglientegittò il corpo di Cristo dentroe no·llopotea consumare; e ciò veggendoil fedì piùvolte col coltelloil quale fece abondevolemente sanguesìche tutta l'acqua divenne vermiglia; e di quella il trassee miseloin acqua freddae simile divenne vermiglia. E sopravegnendoviCristiani per improntare danaris'accorsono del sacrilegio delGiudeoe il santo corpo per sé medesimo saltò in suuna tavola. E ciò sentitoil Giudeo fu preso e arsoe ilsanto corpo ricolto per lo prete a grande reverenziae di quellacasa dove avenne il miracolo si fece una chiesa che si chiama ilSalvatore del Bogliente.




CXLIV - Come i Ravignani presono il conte di Romagna che v'era per laChiesa

Nel detto annoa dì XVI di novembregli cittadini diRavenna presono messer Stefano da Ginazzano di casa i Colonnesi diRomail quale era conte di Romagna per lo papa e per la Chiesa diRomae uccisono e rubarono e presono tutta sua masnada e famiglia.Per la quale rubellazione tutte le terre di Romagna si commossono aguerra e rubellazionesalvo la città di Forlì; eMaghinardo da Susinana prese la città di Faenza. Per la qualecosa i Bolognesi cavalcarono a Imolae disfeciono gli steccatierappianarono i fossi d'intorno a la terra. Dopo queste novitàsurte in Romagna il papa vi mandò per conte messer Bandino de'conti Guidi da Romena vescovo d'Arezzoil quale in poco tempoappresso tutte le terre di Romagna recò per pace e accordo asua obbedienzae della Chiesa.




CXLV - Come il soldano di Babbillonia vinse per forza la cittàd'Acri con grande danno de' Cristiani

Negli anni di Cristo MCCLXXXXIdel mese d'aprileil soldano diBabbillonia d'Egittoavendo prima fatto sua guernigione e fornimentoin Soriasì passò il disertoe venne nella dettaSoria con sua ostee puosesi ad assedio alla città d'Acrilaquale anticamente la Scrittura chiamava Tolomadiae oggi in latinosi chiama Acone fu con sì grande gente a piè e acavallo il soldanoche·lla sua oste tenea più di XIImiglia. Ma inanzi che più diciamo della perdita d'Acrisìdiremo la cagione perché il soldano vi venne ad assedio e lapreseavutane relazione da uomini degni di fede nostri cittadini emercatanti che in quegli tempi erano in Acri. Egli è vero cheperché i Saracini aveano ne' tempi dinanzi tolte a' Cristianila città d'Antiocciae quella di Tripolie quella di Suriepiù altre terre che' Cristiani teneano alla marinala cittàd'Acri era molto cresciuta di genti e di podereperò ch'altraterra non si tenea in Soria per gli Cristianisì che per lore di Gerusaleme per quello di Ciprie il prenze d'Antiocciaequello di Surie di Tripolie la magione del Tempio e delloSpedalee l'altre magionie' legati del papae quegli ch'eranooltremare per lo re di Francia e per quello d'Inghilterratuttifaceano capo in Acri e aveavi XVII signorie di sanguela quale erauna grande confusione. E in quegli tempi triegue erano state presetra' Cristiani e' Saracinie avevavi più di XVIIIm d'uominipellegrini crociati; e falliti i loro soldie non potendoli avereda' signori e Comuni per cui v'eranoparte di lorouomenidileggiati e sanza ragionesi misero a rompere le trieguee rubaree uccidere tutti i Saracini che veniano in Acri sotto la sicurtàdella triegua co·lloro mercatantie e vittuaglie; e corsono persimile modo rubando e uccidendo i Saracini di più casalid'intorno ad Acri. Per la qual cosa il soldano tegnendosi moltogravatomandò suoi ambasciadori in Acri a que' signoriricheggendo l'amenda de' danni dati e per suo onore e soddisfacimentodi sue gentigli fossono mandati alquanti de' cominciatori ecaporali di quelli ch'aveano rotte le triegue per farne giustizia: lequali richeste gli furono dinegate; per la qual cosa vi venne adostecome detto avemoe per moltitudine di gente ch'aveaper forzariempié parte de' fossi ch'erano dalla faccia di terra moltoprofondie presono il primo giro delle murae l'altro girone concave e difici feciono in parte cadere; e presono la grande torreche·ssi chiamava la Maladettache per alcuna profezia sidicie che per quella si dovea perdere Acri. Ma per tutto questo nonsi potea perdere la cittàche perché i Saracinirompessono le mura il dìla notte erano riparate e stoppate ocon tavole o con sacca di lana e di cotonoe difese il dìappresso vigorosamente per lo valente e savio uomo frate Guiglielmodi Belgiù maestro del Tempioil quale era capitano generaledella guerrae della guardia della terrae con molta prodezza eprovedenza e sollecitudine avea vigorosamente guardata la terra. Macome piacque a·dDioe per pulire le peccata degli abitantid'Acriil detto maestro del Tempio levando il braccio rittocombattendogli fu per alcuno Saracino saettata una saettaavelenatala quale gli entrò nella giuntura delle corazzeper la qual fedita poco appresso morìoper la cui morte tuttala terra fu iscommossa e impauritae per la loro confusione delletante signorie e capitanicome dicemmo dinanzisi disordinòe furono in discordia della guardia e difensione della terra; eciascunochi potéointese a sua salvazionee ricogliendosiin navi e altri legni ch'erano nel porto. Per la qual cagione iSaracini continuando di dì e di notte le battaglieentraronoper forza nella terrae quella corsono e rubarono tuttae uccisonochiunque si parò loro innanzie giovani uomini e femminemenarono in servaggio per ischiavii quali furono tra morti e presiuomini e femmine e fanciuglipiù di LXm; e 'l dammaggiod'avere e di preda fu infinito. E raccolte le prede e' tesorietratte le genti prese della terrasi abbatterono le mura e lefortezze della terrae misorvi fuocoe guastarla tuttaonde laCristianità ricevette uno grandissimo dammaggioche per laperdita d'Acri non rimase nella Terrasanta neuna terra per gliCristiani; e tutte le buone terre di mercatantia che sono alle nostremarine e frontiere mai poi non valsono la metà a profitto dimercatantia e d'arti per lo buono sito dov'era la cittàd'Acriperò ch'ell'era nella fronte del nostro mare e inmezzo di Soriae quasi nel mezzo del mondo abitatopresso aGerusalem LXX migliae fontana e porto d'ogni mercatantia sìdel levante come del ponente; e di tutte le generazioni delle gentidel mondo v'usavano per fare mercatantiae turcimanni v'avea ditutte le lingue del mondo sì ch'ell'era quasi com'uno alimentoal mondo. E questo pericolo non fu sanza grande e giusto giudiziod'Iddioche quella città era piena di più peccatoriuomini e femmined'ogni dissoluto peccatoche terra che fosse tra'Cristiani. Venuta la dolorosa novella in ponentee il papa ordinògrandi indulgenzie e perdoni a chi facesse aiuto e soccorso allaTerrasantamandando a tutti i signori de' Cristiani che voleaordinare passaggio generalee difese con grandi processi escomuniche quale Cristiano andasse in Allessandria o in terrad'Egitto con mercatantiao vittuagliao legnameo ferroo desseper alcuno modo aiuto o favore.




CXLVI - Della morte del re Ridolfo d'Alamagna

Nel detto anno MCCLXXXXI morìo il re Ridolfo d'Alamagnamanon pervenne alla benedizione imperialeperché sempre intesea crescere suo stato e signoria in Alamagnalasciando le 'mpresed'Italia per acrescere terra e podere a' figliuoliche per suoprocaccio e valore di piccolo conte divenne imperadoree aquistòin propio il ducato d'Ostaricchie grande parte di quello di Soavia.




CXLVII - Come il re Filippo di Francia fece prendere e ricomperare tuttigl'Italiani

Nel detto annola notte di calen di maggioil re Filippo ilBello di Franciaper consiglio di Biccio e Musciatto Franzesifeceprendere tutti gl'Italiani ch'erano in suo reamesotto protesto diprendere i prestatori; ma così fece prendere e rimedire ibuoni mercatanti come i prestatori; onde molto fu ripreso e in grandeabbominazionee d'allora innanzi il reame di Francia sempre andòabassando e peggiorando. E nota che tra la perdita d'Acri e questapresura di Francia i mercatanti di Firenze ricevettono grande danno eruina di loro avere.




CXLVIII - Come i Pisani ripresono il castello del Ponte ad Era

Nel detto annola notte di domenicaa dì XXIII didicembreil conte Guido da Montefeltro signore in Pisasentendo che'l castello del Ponte ad Era era male guardatoe molti de' fantivenutisene a·fFirenze a pasquaree per trattato del contecon certi terrazzani del detto castello del Ponte ad Erail qualeteneano i Fiorentinivenne con suo isforzo a quelloil quale eramolto forte di mura e di spesse torrie con larghi fossi pienid'acquae datali la salita d'una delle torricon navicelle per lororecate passati i gran fossie con iscale di funi salirono in su lemurae per difalta di mala guardiae dissesi per alcuni perbaratteria de' castellaniche non vi teneano la gente ond'eranopagatiil detto castello male difeso fu preso per gli Pisaniemorti i castellani e tutta loro compagniache v'erano da L fantiche doveano esser CL. E' castellanil'uno era di casa i Rossimessere Guido Bigherelli che fu presoe 'l Bingota suo nipote mortoe Nerino de' Tizzoni; e così la loro avariziase in ciòpeccaronogli fece morire con vergogna del Comune di Firenze ch'erail più forte castello d'Italia che fosse in piano. E in quellotempo i Pisani feciono rubellare a' Samminiatesi il castello diVignale in Camporenaonde v'andarono ad oste le tre sestora de'cavalieri di Firenzecon molto popologittandovi difici. Alla finenon potendosi più teneree non avendo soccorso da' Pisaniuna notte ch'era una grande fortuna di tempose n'uscirono queglidel castello sani e salvi per mezza l'oste de' Fiorentinionde aquegli che v'erano fu recato a grande vergogna. Per la qual cosas'ordinò in Firenze generale oste sopra Pisae diedonsi le'nsegnee messer Corso Donati ebbe la reale; ma qual si fosse lacagionenon seguìonde in Firenze n'ebbe grande ripitiodicendosi che certi grandi n'aveano avuti danari da' Pisani; per laqual cosae sollecitudine di messer Vieri de' Cerchi allora capitanodi partesi rifece la detta ostee andossi insino a Castello delBoscoe là attendativenne in VIII dì continui tantapioggiache per necessità si ritornò la della osteaddietroe appena si poterono ricogliere e stendere.




CXLIX - Come la città di Forlì in Romagna fu presa perMaghinardo da Susinana

Nel detto annoessendo tutta la contea di Romagna all'obedienzadi santa Chiesa sotto la guardia del vescovo d'Arezzo che n'era conteper lo papaMaghinardo da Susinana con certi gentili e grandi uominidi Romagna per furto presono la città di Forlìe inquella presono il conte Aghinolfo da Romena co' figliuoliil qualeera fratello del detto conte e vescovo d'Arezzoe assediò ildetto conte e vescovo in Cesenaonde surse grande guerra in Romagna.Il detto Maghinardo fu uno grande e savio tirannoe dalla contradatra Casentino e Romagna grande castellanoe con molti fedeli; saviofu di guerra e bene aventuroso in più battagliee al suotempo fece grandi cose. Ghibellino era di sua nazione e in sue operema co' Fiorentini era Guelfo e nimico di tutti i loro nimicioGuelfi o Ghibellini che fossono; e in ogni oste e battaglia che'Fiorentini facessonomentre fu in vitafu con sua gente a·lloroservigioe capitano; e ciò fuche morto il padreche PieroPagano avea nomegrande gentile uomorimanendo il detto Maghinardopiccolo fanciullo e con molti nimiciconti Guidie Ubaldiniealtri signori di Romagnail detto suo padre il lasciò allaguardia e tuteria del popolo e Comune di Firenzelui e le sue terre;dal qual Comune benignamente fu cresciutoe guardatoe miglioratosuo patrimonioe per questa cagione era grato e fedelissimo alComune di Firenze in ogni sua bisogna.




CL - Come i Fiorentini ebbono il castello d'Ampinana

Nel detto annoessendo rubellato e riposto per lo conte Manfredifigliuolo del conte Guido Novello il castello d'Ampinana in Mugelloch'era di loro giuridizionee molto forteper contrario de'Fiorentini e del conte a Battifolle che tenea Gattaiasì visi puose l'ostee per più tempo assediatogittandovi piùdificisì·ss'arrendé a patti al Comune diFirenzeavendone il detto conte IIIm fiorini d'oro; e partendosi co'suoi masnadieriil detto castello per gli Fiorentini fu fattodisfare insino a' fondamenti; e d'allora innanzi il Comune di Firenzecusò ragione ne' popoli e villate del detto castelloe recòsotto sua signoriafaccendo loro pagare libbre e fazioni.




CLI - Come morì papa Niccola d'Ascoli

Nell'anno MCCLXXXXII morì papa Niccola d'Ascoli nella cittàdi Romae là fu soppellito a Santo... Questi fu buono uomo edi santa vitadell'ordine de' frati minorima molto favorò iGhibellini. E dopo la sua morte vacò la Chiesa di papaperdiscordia de' cardinaliXXVII mesiche l'una parte volea papa apetizione del re Carloond'era capo messer Matteo Rosso degliOrsinie l'altra parte il contrarioed era messer Jacopo dellaColonna capo.




CLII - Sì come arse tutta la città di Noione in Francia

Nel detto anno MCCLXXXXII s'apprese il fuoco nella città diNoione in Franciacioè nella terra onde fu il beato santo Loidi Noionee fu sì impetuoso fuocoche non rimase quasi casané chiesa nella città che non ardessee eziandio lamastra chiesa di nostra Donnaove fu la casa e fabbrica di santoLoie dov'è il corpo suo; la qual città è dellagrandezza della terra di Prato o piùnella quale si ricevettegrandissimo dammaggio di casearnesie tesorie di persone che vimorirono.




CLIII - Come fue eletto Attaulfo a re de' Romani

Nel detto anno MCCLXXXXII fue eletto per gli prencipi della Magnaa re de' Romani Attaulfodetto in latino Andeulfoconte da Nassidella Magna; ma non pervenne a dignità imperialeanzi fumorto per Alberto dogio di Starlichifigliuolo del re Ridolfo inbattaglia.




CLIV - Come i Fiorentini feciono oste sopra la città di Pisa

Nel detto annodel mese di giugnoi Fiorentini co·lloroamistàche furono XXVc di cavalieri e VIIIm pedonipervendetta della perdita del Ponte ad Era feciono oste sopra la cittàdi Pisadella quale oste fu capitano messer Gentile degli Orsini diRomache venne con CC cavalieri tra Romani e Campagnini; e la'nsegna reale ebbe messer Geri Spinie il pennone de' feditorimesser Vanni de' Mozzi. E fu una ricca e una magna ostedelle piùch'avesse a que' tempi fatta il Comune di Firenze; e stettonvi adoste XXXIII dìe andarono di là dalla badia a SanSavinoe a quella badia disfeciono il campanilee tagliarono unograndissimo e bello albero di savina per dispetto de' Pisanie perla festa di santo Giovanni feciono correre il palio presso alle portedi Pisa. E fatto intorno a Pisa grande guastoe arso il borgo dalfosso Arnonico a Pisail quale era nobilemente acasato eingiardinatosi tornarono in Firenze sani e salvisanza contasto oriparo de' nimici; e sì era in Pisa il conte da Montefeltrocon VIIIc cavalierie non s'ardì a mostrare per la viltàche sentiva ne' Pisanie stette pure alla guardia della cittade.




CLV - De' miracoli che apparirono in Firenze per santa Maria d'OrtoSammichele

Nel detto annoa dì III del mese di lugliosicominciarono a mostrare grandi e aperti miracoli nella cittàdi Firenze per una figura dipinta di santa Maria in uno pilastrodella loggia d'Orto Sammicheleove si vende il granosanandoinfermie rizzando attrattie isgombrare imperversati visibilementein grande quantità. Ma i frati predicatori e ancora i minoriper invidia o per altra cagione non vi davano fedeonde caddono ingrande infamia de' Fiorentini. In quello luogo d'Orto Sammichele sitruova che fu anticamente la chiesa di Sammichele in Ortola qualeera sotto la badia di Nonantola in Lombardiae fu disfatta per farvipiazza; ma per usanza e devozione alla detta figura ogni sera perlaici si cantavano laude; e crebbe tanto la fama de' detti miracoli emeriti di nostra Donnache di tutta Toscana vi venia la gente inperegrinaggio per le feste di santa Mariarecando diverse 'magine dicera per miracoli fattionde grande parte della loggia dinanzi eintorno alla detta figura s'empiée crebbe tanto lo stato diquella compagniaov'erano buona parte della migliore gente diFirenzeche molti benificii e limosineper offerere e lasci fattine seguirono a' poveril'anno più di libbre VIm; e seguissia' dì nostrisanza aquistare nulla possessionecon troppamaggiore entratadistribuendosi tutta a' poveri.