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PaoloCosta


DellaSintesi e dell'Analisi



Inappendice

Elogiodi Paolo Costa

diFruttuoso Becchi





ALLANOBILE DONNA

LASIGNORA

TERESAMALVEZZI




LETTERAA FERDINANDO RANALLI

CHEPUÒ SERVIRE D'INTRODUZIONE

ALLAPRESENTE OPERA


Ilnostro Bartoloni mi diceche desiderate una mia Letterachedichiari il fineal quale scrissi la mia operetta ideologica.

Parmiche questo sia manifesto da essa: nulladimeno vi faròbrevemente un'altra dichiarazione.

è necessarioper togliere la infinita confusione che ènelle scienze ideologichedi dare ai vocaboli un determinatovalore. Io sostengo che questo non si può ottenerecomepensava il Lockecolle definizioni (le quali sono scomposizionidelle idee)se prima le idee non sieno state ben composte; sostengoche queste non si possono compor benese prima non si conosconoquali ne sieno gli elementi semplici; sostengo che gli elementisemplici sono le reminiscenze relative alle sensazionie che leidee si compongono di sì fatti elementie del sentimento deirapporti delle une e delle altrecioè dei giudizii. Da ciòconséguita che l'esperienza (se l'esperienza vale ciòche si sente mediante l'attenzione) è il fondamento dellascienza umana. I Kantisti ed altri filosofi distinguono le idee inidee soggettive e in idee oggettiveed attribuiscono un'originealle une ed un'origine alle altre. Questa distinzione puòesser buona: ma non è buona l'ammettere che abbiano originidi natura diversa. Hanno un'origine stessae questo si fa paleseper un solo esempio. Da idee soggettive nascono le proposizioniseguenti: "Le reminiscenze sono in me: le reminiscenze siassociano." Qual'è l'origine delle idee dalle qualiderivano sì fatte proposizioni? Il sentimento.

Direche la reminiscenza del color di rosa è in meè direche io sento che è in me; così direte dell'altraproposizione. Dalle idee oggettive nascono queste altreproposizioni: "I corpi pesano: le rose mandano odore." Dache nascono elle? Dal sentimento:

perciocchèdire che i corpi pesanoè lo stesso che dire "sento ilpesogiudicoovvero ho il sentimento1che la cagione della miasensazione tattile è nel corpo." Così dire "lerose mandano odore" è dire: "sento l'odoreed hoil sentimento (giudico) che l'odore ha una delle cagioni in cosefuoricioè che non sono in me." Fra le idee soggettivee le oggettive non vi è altra differenzase non che nelleprime sentiamo che la cagione è nella nostra persona; nellesecondeche una delle cagioni è in noil'altra nelle cosefuori. Ma come sentiamo noi che vi sia una cosa fuori?

Questoè il gran problema dagl'ideologi non ancora soluto; mal'ignoranza in che siamo non dà facoltà legittima allescuole trascendentali di concludere che questo giudizio non dipendedal sentire. Egli è un sentimentocioè un rapportosentito fra sensazioni e reminiscenze; chè se tale non fossenessuno potrebbe dire: "L'idea che ho (di una rosa p.e.)ha lesue cagioni fuori di me" perciocchè una sì fattaproposizione suppone che l'uomoche la proferisceabbia o lesensazioni o le reminiscenze relative alle sensazioni prodotte dallarosae l'idea della sua persona che sente. Voi vedete chiaramenteche nell'uno e nell'altro degli addotti esempii le modificazionichiamate ideee i sentimenti dei loro rapporti sono nell'animaeche quindi si esprimono falsamente coloroche dicono: "Sentiamoi corpi fuori di noi." Dovrebbero dire: sentiamo che una dellecagioni del nostro sentire non è in noi2. Coi fondamenti dame posti si può stabilire una dottrina (se il buon desiderionon mi accieca)per la quale vadano a terra le opinioni di coloroche disprezzano la filosofia lockianae che con odiosa espressionela chiamano dottrina de' sensuali; con che danno a divederecheessi mattamente opinano che il materiale organo del senso senta epercepiscasenza accorgersi che se gli occhi e le orecchie e ilnaso sentissero ciascuno separatamentenon potrebbe giammai nasceregiudizio alcuno circa le qualità delle sensazioni di naturadiversa: l'uomo non potrebbe mai dire: "questo odore mi dilettapiù di questo colore" e così via discorrendo. Ilsentimento di un solo centroegli è l'anima: e l'anima sentein sè mesimae non fuori di sè. Potrà parereche questa dottrina sia la stessa che quella dell'idealistaBercleio; ma essa è diversapoichè ammette che oltrele idee vi sieno fuori dell'uomo le cagioni di esse idee. Di questecagioni noi conosciamo l'esistenzae nulla più. Che cosasono i corpi in se stessi? A questa interrogazione non si puòrispondere se non dicendo: Sono ignota cagione delle nostresensazioni. Sappiamo che esistonosappiamo che si modificanoetutto ciò sappiamoperchè fanno delle mutazioninell'animo nostro. Dal che si deduce ciò che dianzi vi dissiche le idee tutte hanno per loro primitivi elementi le sensazionile reminiscenzei sentimenti che sono nell'animae non fuori dilei. Così la pensano i lockiani e i condilacchianichiamatiper beffa dai moderni autori col nome di sensualisti e dimaterialisti. Materialisti a buona ragione si possono chiamare inostri avversariio almeno materialisti per metàgiacchèammettono che i sentimenti del corpo percepiscanoe giudichinorelativamente alle qualità delle cose esterne. Leggete lelettere filosofiche del Galluppi stampate non è guari inFirenze. In quelle troverete chiaramente esposte le dottrinecondilacchianequelle di Hume circa la causalitàesegnatamente quelle di Kant. Se dalle mie teoriche si possonoricavare gli argomenti validi a confutare le opinioni deitrascendentalio di coloroche oggi si danno il nome diecletticiio vi prego di compilare alcune noteo vogliam direcorollariipei quali si vegga manifesta la falsità di alcuniprincipii del Bercleiodel Reid e del Kantla filosofia dei qualiè fonte della massima parte delle moderne follie. Cosìil mio lavoro riuscirà di qualche utilità.

NOTE


1Questo sentimento dee nascere in virtù dei confronti chel'uomo fa delle attuali sue sensazioni con diverse reminiscenzerelative alle stesse sensazioni. Ignoriamo quale sia la serie di sìfatti confronti. Questo problema non è ancora risoluto.

2 Vedrete quello che è detto nel mio libro [Del modo dicomporre le idee e di contrassegnarle con vocaboli precisi a fine diben ragionaren.d.F.e.] relativamente all'idea delle cagioni.





DellaSintesi e dell'Analisi



I


Ragionandovoi mecoo gentilissima Signoradelle dottrine dei filosofiintorno l'intelletto umanovi siete più di una voltamostrata bramosa d'intendere ciò che io pensi della sintesi edell'analisiintorno le quali molto oscuramente hanno scrittogl'ideologi. Sì mi è grato ogni vostro comandoche alprimo cenno me ne faceste vi avrei ubbiditose i pensieriche miandavano per la mentefossero stati allora in quel lucido ordineche in ogni cosa desiderate. Ora che mi confido di averliperquanto fu in me di potereordinative li presento in istampasperandonel farli pubblicidi recare non lieve giovamento acoloro che studiano alle scienze astrattei quali soventeper nonconoscere nè la generazione delle ideenè la natura eil valore vero delle definizionisi lasciano vincere dall'apparentechiarezza di certi loro principii o dai ravvolgimenti delladialettica. Vi parlerò in modo pianocome richiede lamateriasebbene io sappia che la semplicità del mio dire siaper dispiacere a quei moltiche tanto più stimano unragionamento quanto più di fatica pongono nello investigarnei significati.



II


Considerandogli sforzidice Condillacche fanno i filosofi per ispiegarequesto metodo (quello ch'egli chiama analitico)si direbbe che vi èdell'incomprensibile nello scomporre un tutto per ricomporlo. Ealtrove intendendo egli di parlare della sintesi:

Comechèquesto metodo tenebroso cominci sempre da quel punto dove dovrebbefinire (cioè dalle definizioni)chiamasi metodo di dottrina:non dirò precisamente che cosa esso siasio perchènon l'intendoo perchè non è possibile d'intendere unmetodo che trasmuta le proprie forme secondo i diversi caratteri e idiversi ingegni degli uomini che ne fanno uso. Uno di questi metodiprosegue il Condillacsecondo che osserva un celebre scrittoreèdiverso dall'altro come la strada che si fa dal basso all'alto èdiversa da quella che si fa dall'alto al basso: a questo parlare ioveggo solamente che sono due metodi contrariie che se l'uno èbuonol'altro è cattivo; poichè non potendosiprocedere che dalle cose cognite alle incognitecerto egli èche se l'incognita è all'alto non si può giugnere adessa discendendonè salendo se ella è al basso. Nonvi possono dunque essere due strade che conducono alla verità.Così il Condillac. Altri filosofi hanno detto che l'analisi èil metodo che scomponeche la sintesi è quello che componema non hanno poi dimostrato chiaramente in che questa scomposizionee questa composizione consistano; di maniera che nelle scuolesene togliete quelle de' matematicisi disputa ancora sulla veranatura di ambedue questi metodi. Chi dice che l'analitico èil metodo d'invenzionee che il sintetico è il metodod'insegnamentoe chi queste cose nega. Tanta contrarietàd'opinioni ha origine dal perplesso significato delle parole daimetafisici adoperate. Procacciamo di mettere alcuna luce in cosìoscura materia.



III


Sele ideesiccome voi ragionando meco più volte ammettestesono complessi di associate reminiscenzemanifesto è checomporre un'idea non altro può significare se non associarein un solo complesso più reminiscenzee scomporlaconsiderarne separatamente le parti discendendo a mano a mano allemeno composteo da queste agli elementi lorocioè allereminiscenze semplici. Determinato in questa guisa il senso delleparole comporre e scomporreponiamo mente all'esempiocol quale ilCondillac vuol darci notizia di quel metodo che egli chiamaanalitico. Suppongoegli dice (Logic. p. I.)che noi siamo entratidi notte in un castello sovrastante ad una vasta campagna:

siaprano le finestre al nascere del soleed appena mostratasi agliocchi nostri la campagna si racchiudano. Quel momento non saràsufficiente a fare che per noi si acquisti vera cognizione di essacampagna e a cotal fine ci sarà bisogno di porre attenzione aciascuna parte di quella in un ordine successivo; ed allorasolamente ci verrà fatto di dare agli oggetti nell'animonostro non più l'ordine successivoma l'ordine simultaneonel quale essi esistono. Analizzare altro dunque non è cheosservare in un ordine successivo le qualità di un oggetto afine di dare ad esse nel nostro animo l'ordine simultaneonel qualeesistono.



IV


Nonsi poteva recare esempioche meglio di questo mostrasse leoperazioni che l'uomo fa quando acquista cognizione di qualcheoggetto; ma io osserverò che l'avere qui il Condillacadoperato un vocabolo per significareseparata dall'altrala primadelle descritte operazionie poscia per significarle ambedue incomplessoè stato cagioneche de' due metodi necessarii alragionamento egli non ne ammetta che un solo. Se analizzare un'idea1vale scomporlacerto è che la prima delle due operazioniinquanto alle ideenon è analisiimperciocchè l'uomoche vuole acquistare l'idea della campagnanon iscompone lapercezione2 che ne ebbe al primo sguardoma attende successivamenteai fattiche gli si offrono ai sensi. Il Condillac affermachequesto attendere successivo è uno scomporre la campagnamaegli medesimo si accorgeche la sua espressione non èprecisa mentre dice - Se consideriamo il modo con che aquistiamocognizioni per mezzo della vistavedremo che un oggetto moltocompostocome una vasta campagnasi scompone in qualche manierapoichè nol conosciamo se non quando le parti di esso sonovenute l'una dopo l'altra a prendere giusto luogo nella nostramente. - Perchè avrebbe egli detto in qualche manieraseavesse giudicato quella sua espressione essere precisa? Le sueparole sono tutte metaforichepoichèa parlare precisamentequella prima operazione dell'anima è un'attenzione datasuccessivamente ai fattie non già una scomposizione dellapercezione formata in virtù del primo sguardo rivolto allacampagnala qual percezioneessendo di pochi elementiscompostache fossenon porgerebbe alcuna idea giusta della sconosciutacampagna. Nulla dico dell'altra frase - le parti dell'obbietto sonovenute a prendere giusto luogo nella nostra mente - qui la metaforaè abbastanza palese. La seconda delle due operazionimaleespressa dalla qui notata metaforaè una vera composizioneperciocchè in virtù della successiva attenzionechel'uomo dà alle parti della campagnache è quanto direai fatti non osservati al primo sguardoegli viene componendoovvero insieme associando molte e diverse ricordanze relative aimedesimi fattila quale associazione o complesso è appuntociò che chiamasi idea della campagna. Ma lo scomporre icorpicome fa il chimicodiranno alcuninon dovràchiamarsi analisi? La mano del chimico e gli agenti per esso postiin opera scompongono il corpone fanno l'analisima in quantoall'animo del chimico io non veggo altro che attenzione ai fattiosservati. Analizzare i corpi vale scomporli; ma lo scomporre icorpi non è un analizzare le ideeche anzi la scomposizionede' corpicome dissiè causa che le idee si venganocomponendo secondo la successione de' fattiai qualimentre ilcorpo si scomponesi tiene l'animo intento.

Nell'operazioneconsiderata dal Condillac non vi è alcuna scomposizioned'ideema soltanto composizione; e perciò stabiliamo che ilmetodo da lui chiamato analiticorelativamente alle ideeèmetodo di composizioneche dovrebbe chiamarsi sintetico.



V


Invirtù dell'attenzione data successivamente ai fattisicompongono le ideee questo è il primiero modo dicomposizione; ma ve ne hanno due altri de' quali diròpartitamente.



VI


Si genera composizione di idee anche senza la immediata impressionedegli oggetti esterni sopra i sensiperciocchè l'uomo puòvolgerecome si sa per proval'attenzione alle sue ricordanzesemplicio alle sue ideeed associandole in diverse guisepuòdiversi complessi formarne. Tutte le ideeche si diconofantastichesi generano in questa maniera.




VII


Ilterzo modo di comporre le idee è quando la composizione si faper via di raziocinio. Ponendo mente a tutte le parti di queldiscorsoche chiamasi raziocinoo per dire più chiaramente atutte le operazioni mentali significate dalle proposizionidi cuiè composto il sillogismopossiamo agevolmente conoscere chein virtù di esso raziocinio veniamo a comporre idee novelle.Dissi ponendo mente alle parti che compongono il sillogismo; essendoche tutte le specie del ragionamento altro non sono che diverseforme del sillogismo stessosiccome di concordia affermano ilogici.

Perconoscere che il sillogismo componefacciamoci ad un esempio.

Ioveggo Tizio stendere la mano per appropriarsi una cosa non suaedin virtù delle idee che dianzi ho acquistate dico: Tizio èladro. Mi occorre all'animo una proposizione generale giàregistrata nella mia menteed è questa: Il ladro merita pena;sento tosto il rapportoche ha il mio primo detto con questaproposizione generalecioè sento che l'idea Tizio ècompresa nell'idea ladroed ivi associata colla terza idea meritapena. In questa guisa l'idea Tizio ladroche dianzi era solavienead associarsi con l'idea merita penae così formasinell'animo una composizione novella. La conseguenza che risulta daun primo sillogismo (la qualecome dissiè il rapportosentito fra le due antecedenti ideeo proposizioniche i logicichiamano le premesse) serve poi di premessa per un secondoe cosìdi mano in mano indefinitamente: dal che apparisce manifestoche ilraziocinio serve a comporre un prodigioso numero d'idee nuove.

Questaferacità del raziocinio ha dato occasione ad alcuni dicredere che l'intelletto purocome essi diconopossa senza aiutoalcuno dell'esperienza generare infinite cognizioni. Se avesserodetto senza l'immediato uso dei sensiavrebbero detto il vero; manella loro sentenza viene del tutto esclusa l'esperienzacome seper quella non ci fossero somministrati i primi materialidondeprocedono le idee astrattedalla composizione delle quali nasconotutte le altre ideesieno le vere (cioè quelle che hanno perfondamento l'ordine de' fatti)sieno le false (cioè quelleche lo hanno in associazioni fatte a capriccio).



VIII


Daquello che detto èapparisce che la composizione delle ideesi fa per tre maniere. Vedremo ora che vi è pure un metodo discomposizionee che l'uso di esso ci è assai necessario.

Componiamoun'idea per veder poscia in qual modotenendo via retrogradase nepossa fare la scomposizione. Stendo a chiusi occhi la mano ad uncalamaio di forma a me sconosciutaed alla prima impressione che nehodico: sento una forte resistenza alla mano; è un corpo.Giro la mano per la superficie di esso calamaio e dico fra me: ècorpo di forma concava atta a contenere liquori o simili; èun vaso. Apro gli occhi e guardo: è vaso che serve acontenere inchiostro per uso di scrivere; è un calamaio.Vedeteo Signorache a mano mano che le mie idee si venivanocomponendoio le contrassegnava con diversi vocaboliindirestringeva le idee da essi vocaboli significate in un'idea solamediante un solo vocabolo; cioè restringeva le parole cosafuori di me che fa impressione ne' miei sensinella sola parolacorpoe le parole di forma concava ec. nella parola vaso; indi leparole vaso che serve contenere ec. in una sola idea espressa dalsustantivo calamaio. In questa operazione facevasi uso delle vocicorpovasocalamaiole quali erano segni di idee generali giànote; ma è chiaro che offrendosi agli occhi nostri un oggettonon più vedutoe assai dissimile da quelli che noti ci sonoaccadrebbe chedopo averlo nominato col nome che ha in comune coglialtricioè con quello di corpoo di oggettoci sarebbebisogno di contrassegnarlo per le sue proprietà particolaricon un nome novello: questo nome sarebbe poscia adoperato asignificare tutti gli oggetti simili a quel primoe cosìdiventerebbe nome d'idea generalee la descrizionefatta prima diporre esso nome all'oggettodiventerebbe definizione. Sarebbedescrizione a cagion d'esempio la seguente: corpo che vegetapianta. Veduti altri oggetti similitale descrizione facendosigenerale sarebbe una definizione. Da ciò si vede che ledefinizioni hanno origine dalle descrizioni che furono fatte dellecose individue nell'atto che componemmo le idee rispettive. Ledefinizioni considerate sotto questo aspetto si chiamano definizionidi cosa. E definizioni di cosa si possono similmente chiamare quelleche descrivono un certo complesso d'idee astratte sempliciocomplessenon già usate per ispiegare il significato d'alcunaparolama per assegnare il nome ad esso complesso. A dichiarazionedi ciò mi giovi un esempio. Suppongoche l'uomo che miascoltaabbia le seguenti idee: quella della linea rettaquelladella superficie pianae che intenda il valore delle parolesuperficie chiusa. A costui io dico: una superficie chiusa da trelinee rette chiamo triangolo. Così vengo a comporrenellamente di lui un'idea nuova mediante la descrizione che faccio di unamia idea. Tal descrizione considerata come acconcia a significaretutti i triangolipuò chiamarsicome dissidefinizione dicosa. Veggiamo ora come le definizioni di cosa servono a scomporrele idee. Se alcuno mi domandasse che cosa sia un calamaioche èquanto dire che significato abbia questa parolarisponderei: èun vaso atto a contenere l'inchiostro per uso di scrivere. E checosa è un vaso? è un corpo di metalloo di altramateriaconcavo ed atto a contenere liquori. In questa maniera daquelle idee composte perverrei all'idea meno composta significatadalla parola corpo. è chiaro adunque per questo esempiochecon le definizioni si scompongono le idee procedendo per viaretrogradao sia contraria a quella che si tiene nella composizioneloro qui sopra accennata. Quando le definizioni sono usate a questofineprendono il nome di definizione di parola.



IX


Queivocaboliche denotano le idee che furono composte in virtùdel raziociniochiamerò termini collettivi. Tali sonoacagion d'esempioi seguenti: azione volontariagiustiziaonestàe simili. Certo è che questi termini collettivi non possonoper loro stessi presentare all'animo nostro alcuna idea distintaperciocchè sono segniche ci ricordano altri segniciascunodei quali altri pure ne ricordache per ultimo valgono a presentaredistinti e sensibili gli elementi delle idee le più composte.Tale essendo la natura di questi terminimanifesto èchepossono essere cagione d'errore qualvolta sieno stati assegnati adidee mal composte per difetto di raziocinio o per altra cagione.Come dunque faremo ad assicurarci del loro valore? Coll'osservare ifattie col ricomporre le idee. Questo sarebbe il mezzo piùacconcio; ma talvolta potremo renderci sicuri col mezzodell'analisi; il che farò conoscere dichiarando come colledefinizioni si può discendere sino agli elementi delle idee; evaliamoci di un esempio semplicissimo. Nessuno può collenaturali forze della mente scorgere distinta l'idea d'un migliaio disoldatisimilmente non può quella di cento: ma ognuno èatto ad immaginarsene un piccolo numerocome sarebbe quello didieciimmaginando cinque soldati da una parte e cinque dall'altraa quel modo che immagina le dita delle sue mani. Volendo noi ridurrel'idea indistinta del mille ai suoi elementi discernibilici saràforza valerci dell'arte seguente. Tradurremo la composta idea millein un'altra espressione che la divida in partidicendo il mille èuguale a dieci volte cento: poscia tradurremo il cento nellaespressione cento è uguale a dieci volte dieci; e finalmentediremo che il dieci è uguale a due volte cinquee che ilcinque è uguale al numero delle dita di una manoche faràl'elemento sensibile delle già composte idee. Le qui operatesostituzioni di vocabolo a vocabolo sono definizioni di parolaeperciò questo esempio conferma quanto è detto disopracioè che le definizioni (le quali hanno origine daquelle descrizioni che formiamo nell'atto che componiamo le idee§VII)vengono adoperate per iscomporre le idee medesime.Dicono i logiciche la definizione di parola si fa col genereprossimo e con la differenza specifica:

l'uomoè un animale (genere prossimo) ragionevole (differenzaspecifica). Mediante tal definizione vengono sostituite alla parolauomo le parole animalee ragionevolele quali essa idea dividonoin altre meno composteche similmente in forza di definizioni sipotrebbero scomporre sino al punto che gli elementi loro fosserodistinti e sensibilicome le cinque dita dianzi recate ad esempio.Col mezzo delle definizioni adunque si possono trovare gli elementidelle ideee si può scorgere se elleno sieno vere o sienofalse. Tutte le idee vere provengono dai fattied ai fatti sidevono poter ridurre: tutte le false provengono da astrazioni qua elà raccoltee mediante la scomposizione se ne dee potermostrare la vanità. Questo metodo di scomposizione èdunque metodo di verificazionee perciò necessario al pari diquello di composizione3. La sintesi accresce le nostre cognizionil'analisi ci fa certi della bontà dell'instrumentocheadoperiamo nel ragionarevoglio dire della precisione de' vocaboli.



X


Questadi che ho fatto cennonon è la sola utilitàdell'analisi.

Ellaci è necessaria per procedere nel ragionamento; perciocchèragionando ci è bisogno di attendere ora ad una parte ora adun'altra delle idee composte per istituire i molti confrontidaiquali risulta quella catena di giudizii che appellasi ragionamento.Non sarebbe possibile di confrontare alcuna parte di una ideacomposta con altra ideasenza separarla dal complessoal quale èassociatache è quanto dire senza sostituire al vocabolocollettivo altri vocabolisenza definiresenza analizzare. Sonodunque ambedue questi metodi necessarii all'uomo che ragiona. Ilmetodo di composizionecome dissimoltiplica le nostre cognizioni;quello di scomposizione talvolta la solidità ne verificaeserve di mezzo a nuove composizioni. Queste verità fannoapparire manifestamente falso ciò che disse il Condillaccioè chese la sintesi e l'analisi sono due metodi contrarii(e sono contrariipoichè l'uno procede dal semplice alcompostoe l'altro dal composto al semplice)forza è l'unosia buono e l'altro cattivo. Questa sentenza egli non avrebbeproferitase avesse chiaramente veduto che l'attendere allasuccessiva serie de' fattio l'associare insieme le ricordanzesecondo l'ordine de' fattinon è lo stesso che trapassarecoll'attenzione per via retrograda dall'idea composta alla menocompostae dalla meno composta ai suoi elementi4.


XI


Poichèè detto della natura di questi due metodie di qual uso essici sienofacciamo sopra i medesimi alcune altre considerazioni.Certi filosofi per contrassegnare e distinguere il metodo sinteticodall'analitico hanno affermatoch'esso è quello che prendesempre cominciamento dalle definizioni di paroladai lemmidagliassiomi alla maniera de' geometri. Questa sentenza èmanifestamente falsa; imperciocchè quando la composizionedelle idee nasce in virtù dell'attenzione che diamo ai fattiè chiaro che non può cominciare dalle dettedefinizioni; ma ch'è di necessità ch'esso comincidalla descrizione dei fatti stessi. Il Condillacsupponendo che ilmetodo sintetico sia quello che comincia dalle definizioni5hadetto chese esso è differente dall'analiticoè inciò che comincia sempre male. Sarà egli poi vero cheil cominciare dalle definizioni sia sempre male? Certo è chemolticominciando i loro trattati dalle definizioniformano falsie strani sistemi; ma non perciò vorremo stabilireche ilcominciare dalle definizioni sia sempre male; anzi diremosenzatema di errareche il far questo il più delle volte ènecessità.

Lascienza che tratta dell'intellettosi è disciplina che nonsuppone avanti di sè alcuna cognizionesiccome quella che ditutte le cognizioni dee mostrare il fondamentoperciò essasoltanto è obbligata a cominciare dal primo fattocioèdalla sensazione; ma ciascun'altra scienza suppone avanti di sèmoltissimi vocaboli determinati dalla razional filosofiao daaltre scienze che per ordine naturale le sono anteriori: laonde daquestio dalle definizioni di essi possono prendere ragionevolecominciamento. Possono ancora di molte ideeche suppongo note acolui che vuole apprendere la scienzacomporre mediante ledefinizioni alcuna altra idea per far di essa fondamento alraziocinioin quella stessa guisa che vedemmo nella definizione deltriangolo qui sopra recata ad esempio. Della natura qui accennatasono tutte le definizioni dei geometrie l'adoperarlenei dettidue modicome eglino fannonon è maleanzi è cosalodevole e necessaria; ma nei detti due modi solamente (e quello chedico delle definizionidico pur anche dei termini collettivi)perciocchè il metodo di composizione non può procederechiaramente se non dal semplice al compostodal meno composto notoa coluiche ci ascoltaal più composto.


XII


Sea questa maniera dei geometri filosofassero tutti quelli chetrattano dell'intelletto umanodelle scienze morali e dellepolitichenon avremmo a dolerci della molta incertezza che quasisempre s'incontra nelle opere loro. Il più di essi cominciadal definire alcuni vocaboli esprimenti ideeche non ebbero originedalla diligente osservazione dei fattima che furono stranamentecomposte dalla immaginativacioè dalla facoltà diastrarre di qua e di là le ideee di associarle in mododiverso da quello che è nell'ordine dei fatti. Tali filosofiscomponendo colle definizioni le loro idee mal compostesi avvisanodi manifestarci la verità; ma col sostituire a vocabolioscuri altri vocaboli oscurinon pervengono a contentare ildesiderio se non di coloroche si appagano dell'apparenza e delverisimile. E come potrebbe egli mai avvenire che scomponendo ideefantastiche6 si ritrovassero gli elementi che costituiscono laveritàcioè un complesso di ricordanze relativeall'ordine dei fatti? Che si direbbe d'un uomoil quale ignorandogli esperimenti de' chimicipresumesse di venire in cognizione de'principii dell'acquadefinendo questo vocabolo secondo la volgarepercezione ch'egli ne ha? Direste che il divisamento di costuisarebbe troppo manifesta follia: ma differisce forse da questol'intendimento della più parte de' metafisici? Essi trovanousati dal popolo i vocaboli ideagiudizioraziociniointellettoe similiche erano segni di percezioni indistintee diverse nellediverse menti degli uomini; e da questi vocaboli (che non possonoessere determinati termini collettivi se non dopo la diligenteosservazione dei fatti)avvisarono di trarre fuori la veritàcol mezzo delle definizionicioè col sostituire ad essivocaboli altri vocaboli. Certi filosofi diedero alla parola ideaquesta definizione: Ciò che all'animo si presenta quando eglipensa. Altri disseroche è una rappresentazionedell'obbietto dinanzi alla mente. Sarà egli possibile diridurre questi vocaboli ad alcun preciso significato collasostituzione di altri vocaboli? Che valore hanno le parole ciòche si presenta all'animo? Che può valere il verbo pensaresenza che sia prima noto quello della parola idea? Che cosa èmai una rappresentazione dell'obbietto? è ella forse comel'immagine di alcun volto umanola quale ci viene agli occhi invirtù della luce riflessa dai corpi lucidi? Se l'idea ècome l'immaginenon resterà egli a dichiarare che cosa poisia codesta immagine? Non è forse ella stessa un'idea? Seella è talecome non è a dubitarequei filosofipretendono dichiarare la cosa per la cosa medesima.

Cheè finalmente obbiettodi cui vogliono che l'idea sial'immagine? Potranno eglino dire che cosa sia in sè stesso?Queste poche osservazioni dimostranoo Signorache l'intendimentodi molti filosofi non è dissimile da quello di coluichedalla definizione arbitraria dell'acqua presumeva di venire incognizione dell'idrogeno e dell'ossigeno; e quello che dico degliideologidico pure di molti altri filosofiche delle scienze dellamorale e della legislazione trattarono. Uopo è che lametafisica ed altre scienze astratte rinnovino il loro linguaggiocome per opera di Lavoisier lo ha rinnovato la chimicae rinnovatoche l'abbianonon si dirà più che il nome di scienzaesatta solamente alla matematica si convenga.


XIII


Viho accennato quale esser debba il carattere del vero metodo didottrinae quale il carattere di quella fallace e ingannevolecheunico ebbe da alcuni filosofi nome di metodo sintetico. Ora mirestringerò a ricordare le cauteleche dal fin qui detto siricavanoe che sono necessarie per non restar preso dall'arte chenasconde il falso sotto l'apparente ordine de' vocaboli. Dicodunqueche quando si legge alcun scrittoreche tratti di materieastrattesi vuol por mente se le definizioni sieno da lui usate oal fine di scomporre un'idea già perfettamente nota allettoreo a quello di comporre con idee note ad esso lettore unnuovo complessocome nell'esempio recato di sopra nella definizionedel triangolo. Quando esse definizioni non sieno poste a questi finisi denno riputare ingannevoli. Ma taluno forse mi dirà:Questa tua affermazione non è al tutto veraperciocchèquelli che ammaestrano altrui possono incominciare con ledefinizioni delle idee da essi dianzi ben compostee poi venire amano a mano dichiarando i significati de' vocaboli in essedefinizioni compresinè da ciò sarà perderivare inganno veruno. Somigliante metodo tengono moltianzi loreputano il più acconcio all'ammaestramento. A colorochecosì mi parlasserorisponderei:

Chedireste voio Signoridi un maestroche volendo insegnarel'aritmetica cominciasse dal definire la parola milioneegradatamente passasse di definizione in definizione a quella delmillea quella del centodel diecidel cinquee cosìpervenisse all'idea dell'unità? Quando tu proferisti iltermine collettivo milione (potreste dire a questo maestro) sapevipure di avere dianzi composta l'idea significata da quel vocabolo; eperchè dunque non ci mostrasti il camminoche avevi tenutonel comporla? Perchè non cominciasti dall'unitàelemento della idea di cui è segno la parola milione? checosì ci avresti condotto non per via oscura e noiosamachiara e piacevole dal semplice al compostodal meno composto alpiù compostodal noto all'ignoto.

Questoche io direi all'aritmeticopuò dirsi a tutti gl'insegnatoridi qualsivoglia scienzache dovessero incominciare i loro trattaticolle definizioni in modo diverso dai due mentovati di sopra.


XIV


Questecose da me discorse intorno i due metodi non ben conosciutidagl'ideologi ho volutostimatissima Signoraofferirvipersuasoche il dono miose si riguardi alla trattata materianon sia dipiccolo valore. So beneche quelli che non veggono quanto importiil conoscere le vie che l'intelletto umano tiene nell'impararequeiche seguono una filosofiache nasconde la sua vanità sottola pompa di oscure ed ingannevoli parolee que' che giudicano delpregio delle opere dal peso dei volumilo sprezzerannoma diquesto io non vorrò prendermi fastidio; imperciocchè mirendo certo che tutti quegli eletti ingegnidel cui bel numero unasiete voii quali infastiditi delle oscuresottili e vanespeculazioni cercano la chiara e pronta luce che dai fatti vienealla menteattribuiranno tanto più di pregio a questoscrittoquanto in esso scorgeranno più di chiarezza e diverità.



NOTE


1Che cosa s'intende per idea del corpo? Molti hanno dato diquesta espressione interpretazioni diverse; ma per venire ad unadefinizione precisa era d'uopo di osservare diligentemente i fatti.A questo fine ci giovi un esempio. Suppongo che una melarancia siadinanzi ai miei sensi: ricevo una sensazione per l'organo dellavistauna per l'organo olfattorioaltra per quello del gusto;provoa dir breveuna serie di sensazioni; a queste si aggiungein virtù del tattoil sentimento della resistenza ai mieimovimenti volontariimentre verso di essa la mia mano si spingeovuole afferrarla. Si allontani da me questo frutto: che cosa rimanenel mio animo? Una serie di ricordanze associate alla ricordanzarelativa a quel sentimento di resistenzapel quale giudicai che ildetto frutto era diverso da meera fuori di me. Questo complesso èl'idea della melarancia. E che altro mai esser possono le idee ditutti i corpi se non ricordanze associate? Noi non sappiamo di essise non quello che per essi abbiamo provato per via dei sensise nonquello che di essi ci ricordiamo. Che cosa sieno i corpi in séstessi è vano l'investigare. La parola corpo o è ilsegno d'un'incognitadi cui sappiamo l'esistenzao il segno diquegli effettiche l'incognita stessa produsse nell'animo nostroede' quali abbiamo ricordanze. Tutte le altre idee poiche sono percosì dire i materiali del nostro saperesi compongono o perassociazione immediata di idee astratteo per via di ragionamentoin quel mododel quale in questo discorso si fa menzione.


2 Quando un corpo si offre ai nostri sensio ci ènotoo ignoto; se noto (supposto che esso si offrisse alla vista)produrrebbe una sensazione visiva. Ma produrrebbe unicamente quellasensazione? Se non producesse altronoi non diremmo di vedere quelcorpo; ciò è per sè chiaro. Perchè dunquediciamo quello essere un corpo? Perchè alla sensazione visivasi risvegliano tosto associate le ricordanze relative allesensazioni che negli altri sensi altra volta furono prodotte. Se poiil corpo ci fosse ignotola sensazione visiva richiamerebbe lericordanze relative alle sensazioni altre volte prodotte da corpisimili a quello che ci è presente. Tale modo dell'animoadunque consta di una sensazioneo di più sensazioni attualiassociate a più ricordanze. Ciò che dico dellasensazione che viene per la vistadicasi delle altre diversesensazioni. Questo modo io chiamo percezione. Sì fatto nomeha ancora un senso più generalema qui non occorre notarloche nel predetto solamente. Ciò postoapparisce manifestoche la percezione della campagna nell'esempio del Condillacdopoil primo fuggitivo sguardoconsta di pochi elementie che per lascomposizione di quelli non potrebbe nascere idea piùcompleta della campagna. Questa idea non può generarsio permeglio dire comporsise non in virtù dell'attenzione che sidà ai fatti. A proporzione de' fatti osservati crescono glielementi delle idee.


3 Vedi ciò che più largamente fu dichiaratointorno questo argomento nel libro che ha per titolo - Modo dicomporre le idee - al capo 52.


4 Poni menteo lettoreche la verità di unaproposizione derivata da lungo ragionamento consiste nel rapportoch'essa ha coll'ordine de' fattio co' principii normali; e chequindi al conoscimento di tal rapporto si può venire per duestradecioè venendo dalle proposizioni stesse alle suepremesseche sono conseguenze di altri sillogismi; e da queste adaltre premesse ancora fino ai principii fondamentali: questa stradasarebbe analitica. Al medesimo conoscimento si può venirericomponendo il ragionamento dal quale per lunga serie di sillogismila detta proposizione fu generata. E questa è la stradasintetica.


5 Da molti filosofi è chiamato sintetico il metodoche comincia colle definizioni composte di vocaboli oscurioesprimenti complessi di idee formati a fantasiae proseguesillogizzando.

Perquanto si dichiara in questo discorso apparisce che esso èmetodo sinteticoma viziosopoichè le ideeda cui prendeprincipio la composizionenon hanno il loro fondamento nell'ordinede' fatti.


6 Voglio valermi di una similitudine che mi occorre allamenteper rendere più sensibile la vanità di moltisistemi di filosofiache cominciano colle oscure definizionie conoscuri termini collettivi. Un tale mostrandomi una sua chiusacassetta mi dice: qui dentro è un tesoro: - Apriio glidicoapri la cassettae fa che io lo vegga.

Egliapree me ne trae fuori altre cassette pur chiusee soggiunge: -Questa si chiama Aquesta Bquest'altra Ce quest'altra D.

Iocredo che questi sieno i nomi loro: - Ma fa che io vegga quello chetu dicesti. Allora egli apre l'unae poi l'altra cassettae daciascuna altre molte ne trae fuorie le contrassegna con altrinomi. Ripregato di aprirle rispondeche di questo non è insuo potere la chiave. Somiglianti ad un sì fatto vantatoredel tesoro sono gli autori de' sistemi fondati sopra le oscure einestricabili definizioni. Essi ci pongono dinanzi molti terminicollettiviper definire i quali di altri termini similmentecollettivi si valgono senza mai pervenire ai fattialla cui normadovrebbero essere state composte le idee da que' terminisignificate. Se taluno si fa a confutare le loro dottrineessiriparati sotto le tenebre del loro linguaggiose ne fanno beffedicendo che i confutatori non sanno penetrare nella profonditàde' loro concetti. Questa è la rispostache sogliono dare iseguaci di Kant: ai qualise con esso loro noi dovessimo venire adiscorsovorremmoposto da banda il pensiero di confutarlicosìfavellare: - Voi cominciate dal definireche è quanto direcominciate dallo scomporre le vostre idee; ma questo fate in modochedopo la prima scomposizionemolte ancora ve ne rimangono dascomporre: ma perchèin vece di procedere per questa viaintralciata ed oscuranon ci mostrate in qual modo quelle vostreidee furono da voi composte? Guidateci per quella medesima stradache supponete di aver tenuta: per quella che va dal semplice alcompostodal noto all'ignoto. Voi ci dite che la sensibilitàè la facoltà passiva di ricevere impressioni dal latodelle cose che ci colpiscono: che l'intelletto è la facoltàdi riunire le impressioni diverse degli oggetti sensibilie diformare così dei concettia cui riferiamo diverse percezioniparticolari ed immediate. Ma che cosa intendete voi per facoltàpassiva? Le idee corrispondenti a sì fatti vocaboli sonoelleno sì comuni che non ci sia bisogno di determinarle? Laparola impressione vale essa l'azione fisica che hanno le cose sopragli organi sensoriio è sinonimo di sensazione? Che cosasignifica riunire le impressioni degli oggetti sensibili? Che cosapercezioni particolari immediate? Questi vocabolie assai piùquelli che adoperate nelle susseguenti proposizionicon le qualistabilite l'intelletto purola ragion purasono segni d'ideecomposte: mostratecene dunque gli elementi; se questo non fatenonpretendete di essere creduti rivelatori veraci del vero.

L'ideologoha debito di mostrare il fondamento di ogni veritànèpuò cominciare dal supporne

alcuna;ma voi col vostro metodo di ragionare venite a supporre tante veritànote a coloroai quali parlatequanti sono i termini collettivi dicui fate uso. I termini di cui non ci rendete contosono lecassette chiuse di quel vantatore da me recato ad esempio. Ci direteforse che in Allemagna molti sono che il vostro nascosto tesoro benconoscono e valutano; e noi vi replichiamo che se questo èveronon deve essere cosa difficile ai perspicaci conoscitori diesso il mostrarci aperto il significato de' vocabolionde sonocomposte le definizioni sulle quali si fonda la vostra dottrina. Ciòfacciano non per via di altre definizionima colla regolaredescrizione dei fatti a cui le idee dai loro vocaboli significatedevono essere conformise elle sono vere: e in questo casoconfesseremoche nel sistema del Kant sia chiuso utile tesoroverace dottrina. Ma finoraper quello che ci è statomostratonon possiamo indurci a sceverare il detto sistema dallaschiera dei que' molticoi quali i metafisici antichi e i modernihanno riempiute le scuole di vanissime disputazioni e di errori.





ELOGIODI PAOLO COSTA


SCRITTODALL'ABATE

FRUTTUOSOBECCHI


SEGRETARIODELL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA




InRavennaCittà sacrata dalle ceneri di Danteebbe i nataliPaolo Costa nel 13 Giugno 1771 di nobile ed illustre prosapia.

Toccavail nono annoquando locato nel patrio collegio a coltivare l'alacreingegnodi che sortillo naturagl'intervenne quella mala fortunache fra noi suole pur troppo intervenired'avere cioè cosìmiseri insegnamentiche mentre tanti anni durò a porgerepazienti le orecchie a' maestri del latino idiomagli parverocom'ei s'espresseVirgilio e Flacco arabi e goti. Ma sentendo diper se quanta fosse la gravezza di questo dannoamò direcarsi a Padova in sul fiorire della giovinezzasiccome a Cittàdove in allora per la rinomanza di sovrani maestrie per quella inspecie del Cesarottie dello Straticoparea che la sapienza avesseriposto il suo maggior seggio. Era grandeo Signoril'ingegnogrande la dottrina del Cesarottie dal suo labbro scorrevano


"Come mel dolci d'eloquenza i fiumi."


Purtuttavoltasia detto con pace di tali che in questa età non tolleranocosì fatte avvertenzesoverchio amore egli portava alleoltramontane bellezzee per lui le menti giovanili lasciate le rivedell'Arno


"Correano insanamente a cercar fiori

Per la Scozia."


IlCosta peraltroche avea la mente e il cuore pei concetti e per gliaffetti italianiben si avvide che quello squallore di rupiquell'orridezza di boschi e quel precipitar di torrenti mals'addiceva al sereno cielo e al ridente suolo d'Italia. Il perchèsdegnoso di andar dietro le poste del famoso Maestrotutto sivolse sullo studio degli antichi scrittoriai quali chiunques'accostasecondo la sentenza del Perticariper l'uso dello sporree per lo modo dell'ordinare le immagini e le voci prendeaccendimento nell'amore del bello e del veroe crea cose belle evere. Ma ecco che di repente scendono dalle Alpi armi straniereedaltra volta si veggono


"Bever l'onda del Po Gallici armenti."


Coloroche mal comportavano spento da lungo tempo il rinomato splendore diquesta classica terraa grandi speranze levarono il cuore: e ilCostache era di quel numer'unointermise gli studj per servire aigrandi e solenni bisogni della patriasia col tenere l'ufficio diMunicipalista in Ravennache a popolo si reggevasia colsoddisfare in Bologna ai debiti d'altri pubblici incarichiai qualigli veniva aperta la via della molta sua virtùche il fecepur sedere ai non bene augurati Comizj di Lione. Presto peròs'accorse come sia tristo dono la libertà che viene dallemani dello stranieroessendochè essa ora a licenza ora atirannide piegava; e laddove fraterna concordia e tutte cittadinevirtù doveano aver vitai rancorii tumultile rapinegl'incendjle guerre domestichereligiosecrudelissime simoltiplicavano. Laonde nella compagnia del Marchese di MontronediDionigi Strocchi e di Pietro Giordanicosì chiari lumidell'italica letteraturaai pacifici studj si ricondusse.

Veroegli èche da un latocome inannzi toccaiera di mal semecagione alle patrie lettere quel grande che diede veste italiana alCantor di Fingalloe dall'altro il Frugoni avea aperta la strada aque' miseri rimatorii quali si perderono in concettiche nellalor vanità parean persona. Scopo morale o civile non aveanoo se pure l'aveanoera talmente vagoche per poeti della loronazionenè del loro secoloi posteri non gli possononègli potranno tenere. Il Parini peraltroquel vecchio venerandochea dire del Foscoloper le antiche tirannidi e per la nuovalicenza fremevanon meno che per le lettere prostituite e per tuttepassioni languentie degenerate in vile corruzionela poesiaall'antico ufficio richiamava. Altri cooperavano a tanto: e chi èmai così ingrato che non ricordi almeno Vittorio Alfieriepiù a vostro che a mio nome vo' dirloo Accademiciche misedete dinanziquel Vincenzio Montidi che non vennenèverrà meno la fama? A questi rigeneratori di nostraletteratura andò dietro il Costache tanto amore portavaagli antichi maestri; e bene si parvequando chiamato a professaregli umani studj nel Liceo di Trevisoe poi in quello di Bolognacondusse i giovani dalle torbide fontialle quali soleva guidarnel'usanzaa quella casta puritàonde si segnalarono i nostriprimitivi scrittori. E sebbene venisse tempoin che per sovranodecreto cessò quel modo di pubblico insegnamentononristette il Costa dal tener cattedra nella propria casaoveaccorrevano spontanei quei cari giovanicui è dato diconoscere che in tanta calamità dei tempi non vi èconforto maggiore della sapienza. Il perchèa giusta ragionepotette dirsiche a simiglianza dei greci filosofinei ritrovinei passegginella domestica consuetudinenella solitaria quietedella villa (di che dilettavasi sopra modo) con mirabile evidenzale più profonde dottrine esplanava. Ma a viemegliotestimoniare com'egli meritasse bene di quello zeloonde fuprocacciato il nostro letterario restauramentovagliono le opereche rimangonoe rimarranno e serbarne così onorata memoria.

Lo fecero alcune venire in fama di eccellente Poetae fra questesi parano innanzi le ottave per lo sperato arrivo del Canova inBolognache fingono un tempioov'erano raccolte le mirabilisculture di quel divino Artistache parve mandato dai Cieli amitigare colle sue opere i tristie vili casi della misera Italia.Al quale componimento non starò io a dar lodepoichèfu per un Giordani sentenziatoche come il poeta ci rappresenta isembianti e le passioni dal grande scultore raffiguratecosìci commuove ad ammirazionea tenerezzaa pietàci fadoleretremarevenerareche alcuno direbbe non essersi invano dalui invocato al suo cantare il genio dell'Ariosto. L'inno al veroGiove con quelle nobili fantasiecon quei vivi colori come ne muovel'animo! Chiunque delle buone arti abbia e intelletto e sentimentonon può non tenerlo fra le cose che venute dalle Grazieitaliane più s'accostano all'eccellenza de' Greci e de'Latini.

Dell'epistolee dei sermoni chi è mai che non vegga il leporela graziala maturità del giudizioe non dolgasi seco medesimo chepoco adoperasse il Costa in questo genere di poesiaonde riprendela presente generazionee de' suoi vizj la fa vergognare? E chi nonsente dilacerarsi il cuore all'immagine dello sventurato Lacoonteede' suoi innocenti figliuolicosì vivamente descrittiquando si restituirono alla nostra Italia i portenti della GrecaSculturarapitine da un Italiano conquistatoree portatipervalermi di note espressionifra i rigori e le nebbie della Sennacome nuovo premio di vittoria insolente? Nè gli venne menol'ingegno quando le cose greche e latinenel patrio idiomatrasportò. Forse taluni un po' troppo severi avranno alcunche a desiderare nell'Arte poeticaonde egli dal mondo siaccommiatava. Ma comunque ne giudichinorimarrà essa a fartestimonio di quanto il Collegache non è piùzelassel'onore di nostra letteratura. Già cresce fuor di modo lasuperbia di quella scuolache della poesia fiore d'umanitàletizia della vitasi ride; che vuole abolito quel codice poeticoil quale tanto giovò al bello delle arti; che i grandimaestri mette in dispregio; e quasi è comune il grido nondovere i forti e liberi ingegni andar dietro le orme d'altrui: laimitazione degli antichi esemplari sentir troppo di vile schiavitùe di cieca superstizione: essere o stolte o almeno inutili leregoleond'essi nelle loro dottrine ci ammaestraronoe doversiognuno a suo modo segnalare. Ma da chi vede così quali opereci vengono mai? Se l'Italia dovesse ora salire in pregio per gliscritti degli sfrenati fra i novatorisarebb'ella la maravigliadelle nazionicome un dì la fecero gli avi nostri? Ah siguardino gli uomini una volta in senoe non gli tragga in ingannouna cieca e folle estimazione di loro medesimi!

Comenella politicacosì nella letteratura l'ebbrezza del nuovoporta in precipizio le cose più sante: e dove si cercava lalibertà sorge l'anarchiache poi consuma se stessaperchègli estremi mali non durano. E i savi non fecero plauso al gustosignoreggiante. Lord Byron non chiamava egli i nostri tempitempidi corruzione e di decadimento? De' suoi capolavori non si pentiva?Non difendeva egli il Popenon accusava il Shakespeare?

Eprima di lui non vi fu pur chi disse: Dominar l'abusotacer laragione e declinar l'arte; vivere spregiato e morir nella miseriachiunque tolga a scrivere con giudiziocon artecon decenza;gittar via perciò SofocleEuripide e Terenzioe scrivere dainsensatoma scriver pel pubbliconon per se; e fare ogni sforzoper ottenere un applausodi cui poi si vergognava? Ben fece adunqueil nostro Costa ponendo opera in quella parte della vitache èai consigli così confacientea dettare le leggi orarichieste dal gusto e dalla ragione a bene scrivere in poesiaecerto gliene sapranno grado quei buoni italianiche sentono ardentela brama di veder finalmente le arti e le lettere tutte rivolte aprovvedere ai veri bisogni di questa etàal decoro delnostro nome ed all'utilità della patria comune.

Non esser di tutti il riuscir gran poeta e di pari tempo granprosatoreè cosa notissima. Il Costa per altro fu di queipochiai quali così rara fortuna è riserbata.Perciocchènon altrimenti a questo autore del Procida edell'Elogio di Leon Battista Albertiscrisse versi elegantissimiefu prosatore eccellente; ed avendo già fatto discorso deiversior delle prose imprendo a parlare.

Allorchè Giulio Perticariquasi arbore percosso dal fulmineci fu toltoil nostro Accademicoche delle sue virtù erastato per lungo tempo il testimoneprese a dire di che lume e diche bontà s'avesse l'ingegnoquanto in lui fosse l'amoredella patriae come cogli studj e coll'opere compiesse il debitoche ha l'uomo di lettere col secolo in che vive. E quella prosa cosìricorda l'immacolato e gentile eloquio dei padri nostricosìè piena di nerbodi vigoredi filosofiacosìprocaccia affetto e riverenza all'illustre trapassatoche queglistessii quali non avranno per avventura da invidiargli le tanteglorie e tantegl'invidieranno certo il bell'elogio del Costa. Variaveano scritto della vita di Dantema quella che egli ne stesenonva ella innanzi a tutte così per l'energia dello stilecomeper la profondità dei pensieri? E se gl'Italiani per anticovizio non fossero così incuranti delle proprie cose e delproprio valorese della patria sentissero una miglior caritànon sarebbero stati su di quell'opera medesima in tanto silenziomentre poi fecero lieti un eco ai Francesiche levarono al cielola vita dell'Alighieriscritta dal Fauriel. Che se alla storiadella prosapiadel nascimentodegli studj e dell'opere di Dantefece precedere il Costa la narrazione degli avvenimentiin mezzo aiquali si formò e crebbe quell'altissimo ingegnoottimodivisamento si fu questoe gli venne in animo perchè sivedesse che le umane letterecomecchè prosperino talvoltasotto i Principipure trovano più facile alimento ed impulsoin quelle varietà e mutazioni di statoin que' tempiinque' governiove gli uomini sono condotti dalla quiete e oscuritàdomestica nel tumulto dei negozi civili e nella pubblica luce. LaDivina Commediaonde l'Alighieri ricondusse la poesia all'ufficioveramente santo di trarre i popoli a civiltà e farsi amicidella sapienzaandò come l'Iliade per tutte le nazioniemosse a venerazione i sapienti. Ma la natura de' tempiin che ellafu scrittala rende in alcuni luoghi oscurae perciò nebisognanoe ne bisognarono gl'interpretii quali peraltro nonfurono sempre portatori di luce. Anzi a ben conoscere ciò chefu espresso sotto il velame delli versi stranigiova soventi volteil proprio giudicio più presto che quello degl'Illustratoriseguirechè essi non di rado son usi far parlare il divinopoeta a loro volontà; e voi sapeteo Signoridi quantestranezze lo feceroe non cessano ancora di farlo stromento. Benaltrimenti s'adoperò dal Costail quale avendo preso acomentare il Poema Sacropone sott'occhio tuttociòche dibuono nell'altrui chiose si ritrovae amico non alle propriesentenzecome gli stolti fannoma al verochiarisce con brevitàdi note gli oscuri sensi dello sdegnoso Ghibellino. La qual operatornò in grande utilità delle lettere Italianecuirendette altresì il Costa un singolare servigio intendendoquasi soloalla pubblicazione del Dizionario Bologneseche sevenne mostrato non spoglio di mendeniuno più di voioAccademicisi terrà lungi da maravigliache per esperienzasapete come sia ardua impresa e malagevole raccoglieree ordinarela sorprendente e multiforme ricchezza di nostro gentile idioma. Aquesto lavoro in brevi anni compito molti altri potrei aggiungerne;ma non sembrandomi dicevole abusar troppo colle mie parole dellavostra cortese indulgenzaai maggiori mi fermoed incominciodall'aureo trattato sull'Elocuzione.

Che la elocuzione sia il cuore della eloquenzalo dissee conragionelo Speroni; ma i Retoricidandone i precettinon sivedono così di frequente internarsi nella ragione del bellooratorio e poeticoma dare piuttosto troppo minutie tropposterili e freddi precetti. E questo fa che la gioventù esca daquello studio pasciuta di vano suono di paroleed ignara diquella Filosofiache sola insegna a conoscere quali sieno le formea ciascuna specie di scrittura convenientie a dirittamente usaresecondo i diversi casi le regole. Per siffatte mancanze intervieneche la più parte degli uomini sì tortamente giudicano edelle poesie e delle proseche talvolta tengono per buono ilpessimo e per ispregevole il naturale; e che que' pochiche siaccorgono dell'errore e desiderano di scrivere lodevolmentesonoobbligati di cominciare da capo gli studie di cercare le cagionidell'arte per entro le gravi opere de' Filosofie spessoinutilmente per distruggere i mali abiti formati alla scuola.

Ciòben vide il Costae però fu egli sollecito di dare sullaelocuzione quei precetti che dall'indole dell'intelletto e del cuoreumano si ricavassero. In brevi pagine il fecema nella brevitàfu somma la sapienzae col suo piccolo libro diede all'Italia unprezioso dono; chè tutto è in esso evidenza echiarezzasebbene conduca la mente alle più riposte ragionidell'oratoria e della poetica. E mentre di queste ragioni discorsenon fu certo il Costa come quell'antico Tiresiache cieco per seapriva gli occhi ad altrui. Vi studino per tanto i giovanivistudino i maestrie cesseranno una volta quelle strane scrittureche tanto inviliscono la nostra letteratura.

Imperocchèè questa l'operacome sapientemente ne giudicò ilPerticarinon di un meschino retorema di un grave filosofo. E chetale si fosseancor più aperto si rende per le sue opereideologichecui ora rivolgo il discorso.

Due grandi esempj di filosofiche discipline ci vennero dalla Greciatramandatiuno da Platonee l'altro da Aristotele.

Presupponevail primo le idee universalie da esse la natura delle cosededucevane; laddove il secondo tenea per fermo che quelle idee dalleparticolari provenganomercè della osservazione e dellasperienza. Splendido ed elegante scorreva l'eloquio di Platonenonquello di Aristotele; talchè direste che quegli piùalla ornata locuzione che alla ragion del discorso intendesse; equesti più presto a ben ragionare che a ben dire. Ond'èche il Tasso non potette ristarsi dal confessareche quantunqueassai spesso si andasse avvolgendo nelle cose scritte da Platoneequasi per le sue vestigia medesimeciò gli avveniva piùper vaghezza del bello stile che per amore della sapienza. E gliantichi nostri che non meno di quell'infelice furono della verasapienza amatorinon concessero alle opinioni Platoniche di gittarein Italia profonde radici. Di qui i forti esempjdi qui i liberidettidi qui le generose sentenzepiù alla pubblica chealla privata prosperità giovevoliche si trovano nelle loroopere. E se venne tempo in che Cosimo e Lorenzo de' Medicifraquelle danzee giostrefra quei canti carnascialeschiavendo purmestieri d'una filosofiala Platonica prescelserochi va dentro aipiù riposti artificj della politica di que' tempicosìne intende le ragioniche non monta il dirle. Iddio peraltro nontardò a mandare in sulla terra la grand'anima di Galileochericonducendo gl'insegnamenti ai metodi sperimentali aprisse lastrada a quelle dottrineche combatterono e vinsero la fantastichee perniciose opinioni del sistema platonico.

Purtuttaviagl'Italiani dimentichi dei mali che elleno ne aveano cagionatievilmente vaghi di ciòche ne viene dagli stranierilanostra antica scuola abbandonanoe tornano or dietro a unafilosofiache asconde la sua vanità sotto la pompa di oscuree misteriose parolee che pascendo gl'intelletti di chimere si fastromento della peggiore delle schiavitùdella schiavitùdel pensiero. Al buon Costa ne piangeva il cuore; e poichènei grandi mali non è solo a dolersima ad opraretolse ascrivere delle filosofiche dottrine. Parlò in prima dellaSintesi e dell'Analisimettendo in aperto alcuni erroriin chefurono tratti il Condillac ed il Tracye addimostrando che il verometodo d'insegnamento è il sinteticoquello cioè chepoggiatosi sulla sperienzae sull'osservazione comincia dai fattipiù semplicie gradatamente alle cose più composteprocede. E non fia per questo lavoro poco argomento d'onore il direche la Francia istessa d'ogni vanto altieraed invida anzi che nodelle Italiche glorieil volle tradotto nel suo idioma. Un trattatoper altro di Filosofia secondo quel metodo stava ancora fra idesiderj degl'Italianie il Costa fu quegli che cel donòcoll'opera veramente classica Del modo di comporre le idee e dicontrassegnarle con vocaboli precisi a fine di ben ragionare; edelle forze e dei limiti dell'umano intelletto. Nella quale mostròsenza quelle ambagisenza quelle sottili e vane speculazionicheor tanto piaccionol'origine delle ideee la loro generazione; lanatura del ragionamento chiarìdiedene a vedere la suapotenza e i suoi confinie fece pur conoscere per quali modipossono aiutarsi ed accrescersi le forze mentalisia pelritrovamento del verosia per l'esempio delle arti. E tanto èl'ordine che vi regnatanta la chiarezzatanta la puritàdello stile e della linguache non posso fare a meno di ripetereanch'io: "L'Italia dopo cinquecento anni da che si rifiorìde' gentili studjpuò non pochi vantareche d'eloquenza edi poesia eguaglino il Costaed anche il vincanoma nè unopotrebbe additarne che meglio e più rettamente edacconciamente scrivesse di cose ideologiche".

Quest'opera per altro che rimarrà ai posteri siccome unpropugnacolo della Filosofia Italianaahi! tristo casonon aiconcittadini sacravasi; chè una politica tempestanon hamolto insortabalzava a Corfù il Costa per gli anni e per lasapienza venerando; e perchè s'avesse un testimonio durevoledel suo tenero affetto la terrache fu madre antica dell'Italicosaperee a lui fu di ricoverodi riverenza e d'applausi cosìgenerosavolle che all'Jonica gioventù quell'opera medesimas'intitolasse. Nè quella reverenzanè quegli applausigli fecero dimenticare il terreno nativo; chè anzi stavaglidi continuo innanzi alla mentee qual'altro Alighieri sospirava diriposarvi l'animo stanco dagli studj e dalle sventure. Il qualdesiderioche sorge negli uominiquando hanno più altol'ingegno ed il cuorenon rimase incompitoessendochè aBologna potesse il Costa ritornare. Ma quasi addivenisse ciòperchè in quella Cittàche egli amava su tutte leItalicheavessero eterno e onorato riposo le sue ceneriindi a nonmolto forte infermavasie nei 20 Dicembre del decorso 1836 perdettel'Italia questo suo raro ornamento.

Fu grande il dolore dei buonie in lui piansero estinte non solole più belle doti dell'ingegnoma ancora quelle dell'animo.Chè il Costa fu uomo integro senza ambizione di onori e dipoteree lealissimo; parlando anche i più odiati veri senzatemere il maledire dei superbi. La sua lealtà peraltro el'altezza della sua mente gli partorirono nemicie questi ilridussero a tale che fu per lasciare in eterno abbandono gli studj.Ma la Dio mercè si levò a conforto una voce piena disapienza e di amoree "Esci dalla tua tristezzagli disse;esci dalla tua tristezzae pensa che devi vivere per la gloriaenon per questa maladetta canaglia di vivie degli avversari d'ognibene. Imitiamo gli antichi Cristiani che si gloriavano nelloscandalo della Croce. Son di presente gli studj lo scandalo degliignoranti. E noi gloriamoci in questo beatissimo scandaloche cifrutterà il cibo della menteche è il primo benedella vitae la buona fama che è la seconda vita dopo lamorte. Tutte le altre cose son miseree viliminori a te; lascialedunquee guardale solo per ispregiarle; e ricordati che tu devimolto al tuo nomee all'onore di questa povera Italia; e chesarebbe gran colpa se ti rimanessi da' tuoi studj. Non dar questotrionfo a gente che la si debbe punire facendola rodere eternamented'invidia. Chi vivea più travagliato del tuo Alighieri?Componiti a quello specchioed usa della tua bile non per mordertila linguae tacerema per versarne sulle carte quanta puoiequanta l'iniquità degli sciocchi il permette."


Aqueste parole fece cuore il Costae bello si fu il vederlo tostorivolgersi a dire che alla religione fan sodo cemento le opere dicarità; dai frutti opiminon dal lussureggiar delle fronde ede' fiori conoscersi la pianta; non ascoltare il Cielo i villaniprieghi di chi abbia sorde le orecchie ai Vangeli; non onorare Iddiochiunque offenda gli uomini e non abbia in petto faville di pietàed essere per le mal'opre di taliche dovrebbero farsi maestri aglialtrise il mondo fallace confondendo l'umano col divino irridetalvolta audacemente alla dottrina che ci venne dal Cielo. Odiava ilCosta le chimeregli oziosigli scostumatii superbi vituperavae i corruttori del sano gusto non potea tollerare. E perchègl'interni affetti non riuscivagli tradirealcune volte trapassavai termini di quella mansuetudineche i filosofi sono piùpronti ad insegnareche ad usareed in forti ed aspre parolerompeva. Degli studj e degl'ingegni era uso giudicare severamentema coi giovani ad indulgenza piegava; perchè non voleva chel'acerbità ponesse ostacolo al buon voleree gli rendesseinerti al bene della patria. Lo tacciarono alcuni di non fermovolere. Ma chi abbia fior di senno porrà egli sempre apeccato il cangiar di sentenza?

Enol chiede tal volta la conoscenza de' propri errorital altra ilvedere come son bugiarde le lusinghe degli stranierie come èinfida e sospinta da contrari venti l'onda di plebe? Fu pureincolpato d'esser nemico dell'Italica rinomanza; ma quanta sial'ingiustizia e l'inverecondia di quest'accusail dicono le operelasciatenenelle quali raccomando ai giovani di studiare il piùche possono. La sua Ideologia in specie vorrei che fosse nelle manidi tutti. Perciocchè in questo secoloche tanto si vanta diciviltà e di progressoell'è gran vergogna che l'etàgiovanilein che tante speranze riposanosi lasci trascinare infantastici sistemiin erroriin delirj più strani dellefole antiche. Non bisogna esser di quelli che datisi in preda deisensi non miran più oltre della materiama neppur bisognaesser degli altri che mirando tropp'alto trasformano gli uomini intante divinità. La Filosofia del fatto e dell'osservazione èla filosofia per eccellenza; e noi Italiani dobbiamo insieme colCosta rialzarla qui dove stette in piedi per lunghi secoli.Rammentiamoci che questa è la patria di Galileo;rammentiamoci le penei sacrificjla carcerazioneche eglisostenne per cosiffatta filosofiala povertà infineifastidji maltrattamenti de' suoi discepoli; e non siamo cosìingrati verso que' martiri della sapienzada insultare alla veritàdelle loro dottrinee minorare la grandezza a che essi inalzaronoil nome Italiano.