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HoraceWalpole


ILCASTELLO DI OTRANTO




"...Vanae Fingentur speciestamen ut pes et Caput uni Reddanturformae..." Orazio.



Prefazionealla prima edizione


Quest'operafu ritrovata nella biblioteca di un'antica famiglia cattolica delnord dell'Inghilterra. Fu stampata a Napoliin caratteri goticinell'anno 1529. Non risulta quanto tempo prima fosse stata scritta. Iprincipali avvenimenti sono quelli nei quali si poteva credere neitempi più bui della cristianità; ma il linguaggio e laconduzione non hanno niente che sappia di barbarico. Lo stile èl'italiano più puro. Se la storia fu scritta più o menoquando si immagina che sia accadutadeve essere stato tra il 1095epoca della prima crociatae il 1243data dell'ultimao non moltodopo. Non c'è nessun'altra circostanza nell'opera che possaaiutarci a indovinare il periodo in cui si svolge l'azione: i nomidei personaggi sono chiaramente fittizie probabilmente alterati diproposito: ma i nomi spagnoli dei domestici paiono indicare chequest'opera non fu composta finché l'insediamento dei rearagonesi a Napoli non ebbe reso familiari i nomi spagnoli in quellaregione. La bellezza della formae lo zelo dell'autore (anche semoderato da un singolare discernimento) concorrono a farmi pensareche la data di composizione sia di poco precedente a quella distampa. Il fiorire delle lettere era allora al suo culmine in Italiae queste contribuirono a distruggere l'impero della superstizioneche in quel periodo i riformatori attaccavano con tanta efficacia.Non è improbabile che un astuto prete abbia provato arovesciare contro gli innovatori le loro stesse armie si siaservito della propria abilità di scrittore per confermare ilpopolino nei propri antichi errori e superstizioni. Se questo era ilsuo scopoha agito certamente con una grande abilità.


E'più facile che renda schiave un centinaio di menti volgariun'opera come questa piuttosto che metà dei libri dicontroversie scritte dai tempi di Lutero a oggi.


Proponiamocomunque la spiegazione dei motivi dell'autore solo come una sempliceipotesi. Quali che fossero i suoi scopie quale che fosse l'effettoche potevano produrre una volta messi in praticala sua opera puòoggi essere presentata al pubblico solo come una lettura amena. Eanche in questa luceè necessaria qualche giustificazione.


Miracolivisionistregoneriesogni e altri eventi soprannaturali sono ormaiscreditati perfino nei romanzi. Le cose non stavano allo stesso modoquando scriveva il nostro autore; meno ancora quando si immagina chesi sia svolta la storia stessa. La credenza in ogni specie diprodigio era così radicata in quei tempi oscuriche unautorese avesse tralasciato di accennare ad essinon sarebbe statofedele allo stile dell'epoca. Egli non è obbligato a crederciin prima personama deve descrivere dei personaggi che ci credono.


Sesi accetta quest'"aura di miracolo"il lettore non troverànient'altro che non sia degno di un'attenta lettura. Ammettendo che ifatti siano possibilitutti i personaggi si comportano poi comefarebbe chiunque in un simile caso. Non si trovano magniloquenzasimilitudiniinfiorettaturedigressioni o descrizioni inutili.Tutto è finalizzato con estrema precisione alla catastrofe.L'attenzione del lettore non si allenta mai. Le regole del drammasono osservate quasi come per un'opera teatrale. I caratteri sono bentratteggiatie ancora meglio ne è conservata la coerenza. Ilterrorelo strumento principale dell'autorenon lascia mai languirela vicenda; e è posto così spesso in contrasto con lapietàche la mente si trova ingabbiata in un costanteavvicendamento di interessanti passioni.


Qualcunopotrà forse giudicare i caratteri dei domestici troppo pocoseri rispetto all'impronta generale della storia; ma oltre alcontrasto che essi creano con i personaggi principalièproprio nel trattamento di quelli secondari che si può meglioosservare l'arte dell'autore. Essi risvelano molti avvenimentiessenziali della storiache non si potrebbe mettere nella giustalucese non attraverso la loro "naiveté" esemplicità: in particolareil donnesco terrore e le debolezzedi Biancanell'ultimo capitoloportano naturalmente versol'avvicinarsi della catastrofe.


E'naturale per un traduttore essere ben disposto verso il lavoro che hascelto. Dei lettori più imparziali non saranno forse colpitidalla bellezza di quest'opera come lo sono stato io. Ma non sonocieco nei riguardi dei difetti del mio autore. Vorrei che egli avessecostruito la trama su una morale più utile di questa: che "ipeccati dei padri ricadono sui figli fino alla terza e alla quartagenerazione"; perché dubito che ai suoi tempi l'ambizionetenesse a freno il proprio smodato desiderio di potere più diquanto avvenga al giorno d'oggiper la paura di una punizione cosìlontana. E anche questa morale è indebolita daquell'insinuazione meno direttache perfino questo anatema si puòevitare essendo devoti a San Nicola. Qui gli interessi del monacohanno chiaramente la meglio sul discernimento dell'autore.


Comunquecon tutti i suoi difettinon ho dubbi che al lettore inglese faràpiacere conoscere quest'opera. La pietà che vi regnalelezioni di virtù che vi sono contenutel'assoluta purezza deisentimentimettono quest'opera al riparo dalle critiche alle quali iromanzi sono fin troppo soggetti. Se dovesse incontrare il successoche speropotrei sentirmi incoraggiato a ristampare l'originaleitalianoanche se questo tenderebbe a svalutare la mia stessa opera.


Ilnostro linguaggio è ben lontano dal possedere il fascinodell'italianosia per varietà che per armonia. Quest'ultimo èparticolarmente adatto alla pura narrativa. E' difficile "narrare"in inglese senza cadere troppo in basso o salire troppo in alto; undifetto provocato ovviamente dalla poca cura che mettiamo nel parlareun linguaggio corretto nella conversazione comune. Ogni italiano ofrancese di qualsiasi ceto si compiace di parlare con linguaggioscelto e corretto. Non mi lusingo di aver fatto giustizia al mioautore da questo punto di vista; il suo stile è elegantequanto è magistrale il modo in cui presenta le passioni. E' unpeccato che egli non abbia applicato il suo talento a quello per cuiera evidentemente portatoil teatro.


Nontratterrò più a lungo il lettorese non per fare unabreve osservazione. Benché gli avvenimenti siano fruttodell'invenzionee i nomi dei personaggi immaginarinon posso fare ameno di credere che la storia si basi su qualcosa di vero. L'azionesi svolge senza dubbio in un vero castello. L'autore sembra spessodescrivernesenza un motivo particolaredelle zone particolari. "Lacamera"scrive"sulla destra; la porta a sinistra; ladistanza dalla cappella all'appartamento di Conrad": questi ealtri brani costituiscono fondati indizi del fatto che l'autore avevadavanti a sé un certo specifico edificio. Qualche curiosocheabbia modo di impegnarsi in queste ricerchepotrebbe forse scoprirenegli scrittori italiani la fonte alla quale il nostro autore haattinto. Se si crede che una catastrofein tutto uguale a quelladescrittaabbia dato origine a quest'operaquesto contribuiràa interessare il lettoree renderà "Il castello diOtranto" una storia ancora più commovente.




Prefazionealla seconda edizione


Ilfavore che questa breve opera ha incontrato presso il pubblico imponeall'autore di spiegare su quali basi l'abbia composta. Ma prima cheegli riveli i suoi motiviè giusto che si scusi con i suoilettori per aver presentato loro il proprio lavoro sotto le mentitespoglie di un traduttore. Dato che i soli motivi che lo spinsero adassumere quella maschera furono la scarsa fiducia nelle propriecapacitàe il carattere di novità del suo tentativoegli si augura di essere scusabile. Affidò la propria opera algiudizio imparziale del pubblicodeciso a lasciarla morirenell'oscurità se disapprovata; e non intendeva riconoscerecome propria un'opera a meno che giudici migliori di lui nondecidessero che poteva farlo senza arrossire.


Ilmio è stato un tentativo di fondere i due tipi di romanzo:quello antico e quello moderno. Nel primo tutto era fantasia einverosimiglianza: nel secondo si vuole sempree a volte ci siriesceimitare con esattezza la natura. Non manca l'invenzionemale grandi risorse della fantasia sono state arginate da una precisaaderenza alla vita di tutti i giorni. Ma se nel secondo tipo lanatura ha stretto in una morsa l'immaginazionenon ha fatto cheprendersi la sua vendettadopo essere stata completamente esclusadagli antichi romanzi. Il modo di agirei sentimentileconversazioni degli eroi e delle eroine dei tempi antichi eranoinnaturali quanto gli avvenimenti che mettevano in moto l'azione.


L'autoredelle pagine che seguono ha ritenuto possibile conciliare questi duetipi. Con il desiderio di lasciare le facoltà della fantasialibere di spaziare per gli sconfinati regni dell'invenzionee quindidi creare situazioni più interessantiegli ha volutointrodurre gli elementi umani nella sua opera secondo le regole delverosimile; in breveha voluto farli pensareparlare e agirecomesi può immaginare che farebbero uomini e donne veri incircostanze straordinarie. Egli aveva osservato che in quegli scrittiche sono frutto di alta ispirazione i personaggi ai quali vengonodispensati miracolie che sono testimoni dei fenomeni piùstraordinarinon perdono mai di vista la propria natura umana:mentre nel campo delle storie romantiche un evento improbabile nonmanca mai di essere accompagnato da un dialogo assurdo. Pare chenelmomento in cui le leggi della natura non sono più in vigoreipersonaggi perdano il senno. Dato che il pubblico ha applaudito iltentativol'autore non deve dire di essere stato del tuttoinadeguato al compito che si era assunto: ma se il nuovo sentiero cheegli ha scoperto avrà aperto la strada a uomini di talento piùpuroegli riconoscerà con piacere e modestia di aver sempresaputo che il suo progetto poteva essere abbellitomeglio di quantola sua immaginazione o il suo modo di rappresentare le passionipotessero realizzare.


Quantoal comportamento dei domesticiargomento che ho toccato nellaprecedente prefazionechiederò licenza di aggiungere pocheparole. La semplicità del loro comportamentoche tende quasia far sorrideree che all'inizio non sembra appropriata all'improntaseria dell'operanon solo non mi è sembrata impropriama èstata così caratterizzata di proposito. La mia regola èstata la natura. Per quanto gravielevatio anche malinconicisiano i sentimenti dei principi e degli eroi; essi non comunicano glistessi sentimenti ai propri domestici:

almenoquesti non esprimonoo non si dovrebbe far loro esprimereleproprie passioni con lo stesso tono di dignità. Secondo la miamodesta opinioneil contrasto fra il tono sublime degli uni el'ingenuità degli altri mette meglio in luce lo studio dellepassioni dei primi.


Lavera e propria impazienza che sente il lettore quando le grossolanefacezie di personaggi volgari lo trattengono e gli impediscono diconoscere la grande catastrofe che egli si aspettaaccresce forsel'importanza dell'evento principale e certamente prova chel'interesse del lettore è stato abilmente risvegliato. Ma ioposso invocare un'autorità più elevata della miaopinione per il mio modo di operare.


Quelgran maestro della natura che fu Shakespeare è stato ilmodello che ho seguito. Lasciate che chieda se le tragedie di Amletoe Giulio Cesare non perderebbero forse una parte considerevole delloro spirito e della loro meravigliosa bellezza se la comicitàdei becchinile insensatezze di Polonioe le goffe facezie deicittadini romani venissero omesseo ammantate da un linguaggioretorico. L'eloquenza di Antoniola più nobile e falsamentespontanea orazione di Brutonon sono forse esaltate dall'artificiodelle rozze e spontanee esclamazioni provenienti dalla bocca dei loroascoltatori? Questi particolari ricordano uno scultore greco cheperdare l'idea di un Colosso nelle dimensioni di un sigillovi inserìun bambino che gli misurava il pollice.


Nodice Voltaire nella sua edizione di Corneille questo misto dibuffoneria e solennità è intollerabile... Voltaire èun genioma non della statura di Shakespeare. Senza ricorrere adautorità discutibilicontro Voltaire mi appellerò alui stesso. Non mi avvarrò dei suoi precedenti elogi delnostro grande poetabenché il critico francese abbia tradottodue volte lo stesso discorso di Amletoalcuni anni fa perchélo ammiravaultimamente per deriderlo; e mi dispiace verificare chele sue capacità di giudizio si indeboliscano mentre invecedovrebbero ulteriormente maturare. Ma userò della sue stesseparole pronunciate in generale sull'argomento del teatroquando eglinon pensava né a raccomandare né a denigrare la tecnicadi Shakespeare: si trattava quindi di un momento in cui Voltaire eraimparziale. Nella prefazione al suo "Enfant prodigue"quell'opera eccellente nei confronti della quale dichiaro la miaammirazionee chedovessi vivere ancora vent'anni sono certo chemai tenterei di mettere in ridicoloegli usa queste paroleparlandodella commedia (parole che sono però allo stesso modoapplicabili alla tragediase la tragedia èe certamentedovrebbe esserloun quadro della vita umana; né possoimmaginare perché delle facezie occasionali dovrebbero esserebandite dalla scena tragica più di quanto non lo sia laserietà o la commozione da quella comica): «On y voit unmélange de sérieux et de plaisanteriede comique et detouchant; "souvent même une seule aventure" produittous ces contrastes. Rien n'est si commun qu'une maison dans laquelle"un père grondeune fille occupée de sa passionpleure"; le fils se moque des deuxet quelques parents prennentpart différemment à la scèn&c. Nousn'inférons pas de là que toute comedie doive avoir desscènes de bouffonnerie et des scènes attendrissantes:il y a beaucoup de très bonnes pièces où il nerègne que la gaieté; d'autres toutes sérieuses;d'études mélangées; d'autres oùl'attendrissement va jusqu'aux larmes: "il ne faut donnerl'exclusion à aucun genre": et si l'on me demandoitquelgenre est le meilleur; je répondroiscelui qui est le mieuxtraité». Sicuramente se una commedia può essere"toute sérieuse"nella tragedia si può ditanto in tanto ragionevolmente indulgere a un sorriso. Chi potrebbecondannarlo? Il criticoche a sua difesa dichiara che NESSUN GENEREdovrebbe essere escluso dalla commediadetterà legge aShakespeare?

Soche la prefazione dalla quale ho citato questi brani non comparesotto il nome di Monsieur de Voltairema sotto quello del suoeditore; ma chi dubita che l'editore e l'autore fossero la stessapersona? O dov'è l'editore che si è impossessatofelicemente dello stile e della facilità di argomentazione delsuo autore? Questi brani esprimevano di certo i sentimenti genuinidel grande scrittore. Nella sua lettera a Maffei che precede la"Merope"egli esprime quasi la stessa opinioneanche seho il dubbiocon una certa ironia.


Ripeteròle sue parolee quindi dirò il motivo per cui le cito. Dopoaver tradotto un passaggio della "Merope" di MaffeiMonsieur de Voltaire aggiunge: «Tous ces traits sont naïfs:tout y est convenable à ceux que vous introduisez sur lascène"et aux moeurs que vous leur donnez". Cesfamiliarités naturelles eussent étéà ceque je croisbien reçues dans Athènes; mais Paris etnotre parterre veulent une autre espèce de simplicité».Ho il dubbiodicevoche ci sia un pizzico di sarcasmo in questo ealtri brani di quella lettera; ma la forza della verità nonviene danneggiata dall'essere tinta di ridicolo. Maffei dovevarappresentare una storia greca: gli ateniesi erano certo giudicicompetenti degli usi grecie della proprietà di introdurliquanto il "parterre" di Parigi. Al contrariodice Voltaire(e io non posso che meravigliarmi al suo ragionamento)c'erano solodiecimila cittadini ad Atenee Parigi ha quasi ottocentomilaabitantitra i quali se ne possono contare trentamila in grado digiudicare un'opera teatrale. Ma davvero! Anche ammettendo una giuriacosì numerosacredo che questo sia l'unico caso in cui si siamai preteso che trentamila personeche vivono quasi duemila annidopo l'epoca in questionesiano dichiaratesemplicemente per illoro numerogiudici migliori degli stessi greci di quello chedovrebbe essere lo stile di una tragedia scritta su una storia greca.


Nonmi inoltrerò in una discussione sulla "espèce desimplicité" che il "parterre" di Parigi chiedené sulle restrizioni con le quali i "trentamila giudici"hanno imbrigliato la loro poesiail cui merito principale mi sembraconsistasecondo numerosi brani del Nuovo Commentario su Corneillenell'elevarsi nonostante quegli ostacoli; un merito chese fosseveroridurrebbe la poesia da uno sforzo elevato dell'immaginazione auna fatica puerile e quasi disprezzabile:

"difficilesnugae" con un testimone! Non posso comunque fare a meno dicitare un disticoche al mio orecchio inglese è sempresuonato come il più piatto e inutile esempio di pignoleria; mache Voltaireche ha trattato così severamente nove parti sudieci delle opere di Corneilleha scelto per difendere Racine:

"Deson appartament cette porte est prochaine Et cette autre conduit danscelui de la 'reine'".


Ininglese:

"Algabinetto di Cesare da questa porta accedimentre l'altra conducedella regina allo spogliatoio".


InfeliceShakespeare! Se avessi fatto sì che Rosencrans informasse ilsuo compare Guildenstein della topografia del palazzo di Copenagheninvece di presentarci un dialogo morale tra il principe di Danimarcae il becchinoall'illuminata platea di Parigi sarebbe statoinsegnato ad adorare di nuovo il suo talento.


Ilrisultato di tutto quello che ho detto è quello di mettere lamia audacia al riparo dei canoni del genio più brillante chequesto Paesealmenoha prodotto.


Avreipotuto affermare che avendo creato un nuovo tipo di romanzoerolibero di formulare per esso le regole che ritenevo piùadatte; ma io sarei più orgoglioso di aver imitatoper quantoconfusamentedebolmentee da lontanoun modello cosìmagistraleche di godere di tutto il merito dell'invenzionea menoche non avessi potuto imprimere alla mia opera il marchio del geniooltre a quello dell'originalità. Così com'èilpubblico l'ha stimata a sufficienzaqualsiasi rango le assegnino isuoi suffragi.




SONETTOalla molto onorevole LADY MARY COKE


Lagentile fanciullala cui infelice storia narran queste tristipagine:

ditenon faràgraziosa signorascorrere le lacrime sulle vostregote?

No;il vostro cuore pietoso mai fu insensibile al dolore umano; teneroma fermoscioglie l'ambasciapoiché non conosce debolezza.


Oh!Proteggete le meraviglie ch'io narro d'ambizione caduta punita dalfatodalle aspre rampogne della regione:

benedettodal vostro sorrisole mie impavide vele oso spiegarle al vento dellafantasiapoiché il vostro sorriso certo è la fama.


H.W.





Capitoloprimo


Manfredprincipe di Otrantoaveva un figlio e una figlia:

quest'ultimauna bellissima giovanetta di diciotto annisi chiamava Matilda.Conradil figliodi tre anni più giovaneera bruttino emalaticciodi carattere nient'affatto promettente; eppure era ilprediletto del padreche non mostrava mai nessun segno di affettoper Matilda. Manfred aveva promesso Conrad alla figlia del marchesedi VicenzaIsabella; e lei era già stata affidata dai suoitutori alle cure di Manfredin maniera che lui potesse far celebrareil matrimonionon appena il malfermo stato di salute di Conrad loavesse consentito. I familiari e i vicini di Manfred notarono la suaimpazienza di far celebrare il rito. I primiin veritàtemendo il carattere violento del principenon osarono esprimere ipropri sospetti su questa fretta. Hippolitasua moglieun'amabilegentildonnaebbe a volte l'ardire di prospettargli il pericolo difar sposare così presto il loro unico figlioconsiderata lasua estrema giovinezzae le ancor maggiori infermità; ma nonricevette mai altra risposta che dei rimproveri sulla sterilitàdi leiche gli aveva dato solo un erede. Vassalli e sudditi eranomeno prudenti nei loro discorsi: essi attribuivano questo affrettatomatrimonio al timore del principe di vedere avverarsi un'anticaprofeziache si diceva avesse decretato che "Il castello e lasignoria di Otranto sarebbero venuti a mancare all'attuale famigliaquando l'autentico possessore fosse diventato troppo grande perabitarvi". Era difficile dare un senso a questa profeziaeancora meno facile immaginare che cosa avesse a che fare con ilmatrimonio in questione. Eppure questi misterio contraddizioninonimpedivano al popolo di rimanere della propria opinione.


Fufissato per le nozze il giorno del compleanno del giovane Conrad.


Gliinvitati erano riuniti nella cappella del castelloe tutto erapronto per cominciare l'ufficio divinoquand'ecco che mancavaproprio Conrad. Manfredimpaziente per il minimo ritardoe nonavendo visto il figlio allontanarsimandò un servitore achiamare il giovane principe. Il servoche non si era assentatoneppure il tempo necessario ad attraversare il cortile finoall'appartamento di Conradtornò indietro correndosenzafiato e con l'aspetto di un pazzogli occhi sbarrati e la schiumaalla bocca. Non disse nientema indicò il cortile. Terrore esbigottimento invasero gli invitati. La principessa Hippolitasenzasapere cosa succedessema in ansia per il figlioperse i sensi.Manfrednon tanto preoccupato quanto arrabbiato per l'indugio postoalle nozzee per il comportamento stravagante del domesticochieseimperiosamente cosa succedesse. L'uomo non risposema continuòa indicare il cortile; e finalmentedopo che gli ebbero rivoltonumerose domandegridò: - Ohl'elmo! l'elmo! -. Nelfrattempo alcuni invitati erano corsi nel cortiledal quale arrivavaun vociare confuso di grida di orrore e di sorpresa. Manfredche nonvedendo il figlio cominciava a preoccuparsiandò di persona ainformarsi sulla causa di quella strana confusione. Matilda restòper cercare di assistere la madree Isabella si fermò per lostesso motivoe per evitare di mostrarsi impaziente verso lo sposoper il qualein veritàaveva concepito scarso affetto.


Laprima cosa che colpì lo sguardo di Manfred fu un gruppo diservi impegnati a tentare di sollevare un oggetto che gli parve unammasso di piume nere. Egli lo fissò senza credere ai propriocchi: -Che cosa state facendo? - gridò Manfredin collera.Dov'è mio figlio?

-.Un coro confuso di voci replicò: - Ohmio signore! Ilprincipe!

Ilprincipe! L'elmo! L'elmo!. Impressionato da questi lamentietimoroso non sapeva neppure lui di cheegli si affrettò adavanzare... Ma quale spettacolo per gli occhi di un padre! Egli videil figlio fatto a pezzi e quasi sepolto sotto un enorme elmocentovolte più grande di qualsiasi elmo foggiato per un essereumanoricoperto di una adeguata quantità di piume nere.


L'orroredello spettacolol'ignoranza di tuttilì intornosu comefosse capitata questa disgrazia e soprattutto il prodigio tremendoche gli si presentava lasciò il principe senza parole. Eppureil suo silenzio durò più a lungo di quanto persino ildolore potesse spiegare. Egli fissava lo sguardo su ciò cheinutilmente desiderava credere una visione; e sembrò non tantocolpito dalla sua perditaquanto profondamente immerso inmeditazione sull'oggetto straordinario che l'aveva provocata. Toccavaed esaminava l'elmo fatale; e neppure i resti straziati e sanguinantidel giovane principe poterono distogliere lo sguardo di Manfred dalprodigio che era davanti a lui.


Tuttiquelli che avevano conosciuto la sua predilezione per il giovaneConrad erano tanti sorpresi per l'insensibilità del loroprincipequanto stupefatti loro stessi per il miracolo dell'elmo.Trasportarono le spoglie sfigurate nell'atriosenza ricevere daManfred nessun ordine. Egli fu altrettanto poco premuroso verso ledame che ancora si trovavano nella cappella: al contrariosenzanominare le infelici principesse sua moglie e sua figliale primeparole che uscirono dalle labbra di Manfred furono: - Abbiate cura didonna Isabella. I domesticisenza rilevare la stranezza diquest'ordinefurono guidati dal loro affetto verso la padrona aconsiderarlo rivolto in particolare alla sua situazionee siaffrettarono ad assisterla. La trasportarono nella sua camera piùmorta che vivae indifferente a tutte le strane circostanze dellequali sentiva parlareeccetto che alla morte del figlio. Matildache adorava la madresoffocò dolore e sbigottimentoe nonpensò ad altro che ad assistere e confortare la genitricedolente. Isabellache era stata trattata da Hippolita come unafigliae che ricambiava quella tenerezza con lo stesso rispetto eaffettofu altrettanto premurosa verso la principessae cercòcontemporaneamente di condividere e alleviare il peso del dolore cheMatildaper la quale provava la più calda simpatia eamicizialottava per reprimere. Ma nei suoi pensieri non poténon trovare posto anche la propria situazione. Non sentiva nessunturbamento per la morte del giovane Conradsolo pietà; e nonle dispiaceva di esser liberata da un matrimonio che le aveva dato asperare una scarsa felicitàsia da parte dello sposo a leidestinatosia da parte di Manfredchenonostante l'avesse fattasegno di grande indulgenzale aveva lasciato nell'animo un'impressione di terrore per la sua immotivata durezza versoprincipesse amabili come Hippolita e Matilda.


Mentrele dame accompagnavano la sventurata madre al proprio lettoManfredrestò nel cortilea fissare lo sciagurato elmoincurantedella folla che la stranezza dell'evento aveva ora riunito intorno alui. Le poche parole che pronunciò distintamente tendevanosolo a informarsia chiedere se qualcuno sapesse da dove potevavenire.


Nessunopoté dargli la minima informazione. Comunquedato che parevaessere l'unico oggetto della sua curiositàpresto diventòtale anche per il resto degli spettatorile cui ipotesi erano tantoassurde e inverosimili quanto la stessa catastrofe era senzaprecedenti. Nel bel mezzo di queste insensate ipotesi un giovanecontadinoche le voci di ciò che era successo avevanoattirato sul luogo da un villaggio vicinoosservò che l'elmomiracoloso era esattamente uguale a quello della statua di marmo nerodi Alfonso il Buonouno dei loro precedenti principiposta nellachiesa di San Nicola. - Furfante!

Chedici?-gridò Manfred in uno scatto d'irarisvegliandosibruscamente dalle sue meditazionie prendendo il giovane per ilbavero. - Come osi pronunciare un tale tradimento? Pagherai con lavita -. Gli spettatoriche comprendevano tanto poco la causa dellafuria del principe quanto tutto il resto che avevano vistononriuscivano a spiegarsi questa nuova circostanza. Il giovane contadinoera ancora più stupefattonon immaginando come avesse offesoil principe: ma riprendendosicon un misto di grazia e umiltàsi liberò dalla stretta di Manfrede quindicon un inchinoche rivelava più preoccupazione per la propria innocenza chesgomentochiese rispettosamente di che cosa fosse colpevole!Manfredpiù in collera per il vigoreper quanto esercitatogentilmentecon cui il giovane si era liberato dalla sua presacheplacato dalla sua deferenzaordinò ai suoi fedeli diprenderlo ese non fosse stato trattenuto dagli amici che avevainvitato alle nozzeavrebbe trafitto il contadino tra le lorobraccia.


Durantequesto alterco alcuni popolani erano corsi alla grande chiesa che sitrovava vicino al castelloe ne erano tornati a bocca apertadichiarando che alla statua di Alfonso mancava l'elmo. A questanotizia Manfred diventò come pazzo ecome se cercasse unoggetto su cui sfogare il tumulto che si agitava dentro di luisiavventò di nuovo contro il giovane contadinogridando:-Furfantemostro!

Stregone!Sei tu che hai ucciso mio figlio! -. La follache voleva un qualcheoggetto entro i limiti della propria comprensione sul quale poterappuntare le sue confuse ipotesicolse queste parole dalla bocca delproprio signore e vi fece eco: - Sì! Sì! E' lui: harubato l'elmo dalla tomba del buon Alfonsoe con quello ha fattoschizzare via le cervella al nostro giovane principe -senzariflettere su come fosse enorme la sproporzione tra l'elmo di marmoche era stato in chiesae quello di acciaio davanti ai loro occhi:né su come fosse impossibile per un giovaneapparentemente dineppure vent'annibrandire un pezzo di armatura di peso cosìprodigioso.


L'assurditàdi queste grida fece tornare in sé Manfredmasia che fosseprovocato dal contadino che aveva osservato la somiglianza tra i dueelmie quindi condotto alla successiva scoperta dell'assenza diquello della chiesasia che desiderasse soffocare qualsiasi nuovadiceria derivante da una supposizione così insolentedecretògravemente che il giovane era certamente un negromantee che finchénon si poteva mettere al corrente la Chiesa della faccendaegliavrebbe trattenuto lo stregoneche avevano così scopertoprigioniero sotto lo stesso elmo: ordinò quindi ai suoiseguaci di sollevarlo per mettervi sotto il giovanee dichiaròche sarebbe rimasto lì senza ciboche la sua stessa arteinfernale gli avrebbe potuto fornire.


Fuinutile per il giovane opporsi a questa assurda sentenza; inutilmentegli amici di Manfred provarono di distoglierlo da questa barbara einfondata decisione. La folla gioì della decisione del propriosignoreche alle loro menti sembrava giustissimadato che lostregone sarebbe stato punito con lo stesso strumento con cui avevacommesso la colpa: né il rimorso li colpì minimamenteper la possibilità che il giovane morisse di famepoichécredevano fermamente che con la sua diabolica abilità avrebbepotuto facilmente ottenere di che nutrirsi.


Manfredvide quindi i suoi ordini eseguiti perfino volentieri: e messa unaguardiacon l'ordine tassativo di impedire che venisse portato delcibo al prigionierocongedò gli amici e i suoi fedelie siritirò nella propria cameradopo aver chiuso a chiave leporte del castellonel quale non permise che restasse nessunotranne i domestici.


Intantole cure e lo zelo delle damigelle avevano fatto rinvenire laprincipessa Hippolitache nell'agitazione del proprio dolorechiedeva spesso notizie del suo signorevoleva congedare coloro chela assistevano perché vegliassero su di luie finalmenteimpose a Matilda di lasciarlaper visitare e confortare il padre.Matildail cui rispetto verso Manfred era privo di affettononostante tremasse davanti alla sua severitàobbedìagli ordini di Hippolitache raccomandò teneramente aIsabella; echieste ai domestici notizie del padreseppe che eglisi era ritirato nella sua camerae aveva ordinato di non farviammettere nessuno. Pensando che fosse immerso nel dolore per la mortedel fratelloe timorosa di rinnovare le sue lacrime con la vistadell'unica figlia che gli restavaera incerta se intromettersi nelsuo dolore; ma la sollecitudine per luisostenuta dagli ordini dellamadrela incoraggiò a osare di disobbedire agli ordini cheaveva dato; una colpa della quale non si era mai macchiata prima. Lagentile timidezza della sua natura la fece esitare qualche minutodavanti alla porta di lui. Lo sentì percorrere la sua cameraavanti e indietro con passo ineguale; uno stato d'animo che accrebbeil suo timore. Era comunque sul punto di chiedere il permesso perentrarequando Manfred improvvisamente aprì la porta einparte perché si era ormai al tramontoin parte per il tumultodel suo animonon riconobbe la figliama chiese irosamente chifosse.


Matildareplicò tremante: - Padre carissimosono iovostra figliaManfredindietreggiando rapidamentegridò: - Vatteneio nonvoglio una figlia -; e rientrando bruscamentesbatté la portasul viso della terrorizzata Matilda.


Leiconosceva troppo bene l'impetuosità del padre per osare unaseconda intrusione. Quando si fu un po' ripresa dallo sgomento perun'accoglienza così asprasi asciugò le lacrimeperevitare la nuova fitta di dolore che il sapere tutto questo avrebbeprocurato a Hippolita; quest'ultima si informò con la massimaansia della salute di Manfrede di come sopportasse la perdita delfiglio. Matilda le assicurò che stava benee sopportava lasua disgrazia con virile forza d'animo. - Ma non lascerà cheio lo veda? - disse Hippolita addolorata. - Non mi permetteràdi unire le mie lacrime alle suee di sfogare il dolore di una madresul petto del suo signore? O mi inganniMatilda? So quanto Manfredadorasse il figlio: forse il colpo è troppo forte per lui? Nonsi è lasciato abbattere. Tu non mi rispondi. Ahimètemo il peggio! Aiutatemimie damigelle: voglio vederlovogliovedere il mio signore. Portatemi immediatamente da lui; mi èpiù caro perfino dei miei figlioli . Matilda fece segno aIsabella di impedire che Hippolita si alzasse; e tutte e due questebelle fanciulle stavano facendo gentile violenza alla principessa pertrattenerla e calmarlaquando arrivò un servitoremandato daManfrede disse a Isabella che il suo signore voleva parlare conlei.


-Con me! - esclamò Isabella. - Va' - disse Hippolitasollevatadopo il messaggio del suo signore; - Manfred non puòsopportare la vista della sua famiglia. Egli pensa che tu sia menoturbata di noi e teme di affrontare il mio dolore. ConsolalocaraIsabellae digli che soffocherò la mia angoscia piuttosto cheaggiungerla alla sua.


Eraormai sera; il servo che precedeva Isabella la guidava con unatorcia. Quando arrivarono da Manfredche stava passeggiandoimpaziente nella galleriaegli si fermò di colpo e disserapidamente:

-Porta via quella lucee vattene -. Quindichiudendo con violenza laportasi lasciò cadere su una panca vicino al muroe ordinòa Isabella di accomodarsi vicino a lui. Lei obbedì tremante. -Vi ho mandato a chiamaresignora... dissee quindi tacqueapparentemente molto confuso. - Mio signore! - Sìvi homandato a chiamare per una faccenda molto importante - riprese lui; -asciugate le vostre lacrime madamigella... Voi avete perduto ilvostro sposo: sìfato crudelee io ho perduto le speranzedella mia stirpe! Ma Conrad non era degno della vostra bellezza. -Come! Mio signore - disse Isabella; - non mi sospetterete di nonprovare il turbamento che dovrei? Il mio dovere e l'affetto avrebberosempre... - Non pensate più a lui - la interruppe Manfred; -era un ragazzo debole e malaticcioe il cielo forse se l'èportato via per impedirmi di far poggiare gli onori della mia casatasu fondamenta così fragili. La famiglia di Manfred ha bisognodi numerosi virgulti. La sciocca predilezione per quel ragazzo habendato gli occhi al mio buonsenso...


Maè meglio così. Spero entro alcuni annidi aver motivodi rallegrarmi della morte di Conrad.


Leparole non possono descrivere lo sbalordimento di Isabella.


All'iniziotemette che il dolore avesse sconvolto la mente di Manfred.


Unnuovo pensiero le suggerì che questo strano discorso fossefatto per prenderla in trappola: temeva che Manfred si fosse resoconto della sua indifferenza per il figlioe in base a quest'ideareplicò:

-Miobuon signorenon dubitate del mio affetto; il mio cuore avrebbeaccompagnato la mia mano. Conrad avrebbe assorbito tutte le mie curee comunque il fato disporrà di meio onorerò sempre lasua memoriae considererò vostra altezza e la virtuosaHippolita come i miei genitori.- Maledetta Hippolita! - gridòManfred. - Da questo momento dimenticatelacome faccio io. In brevesignoravoi avete perduto un marito che non meritava il vostrofascino: esso avrà miglior destinazione. Invece di un ragazzomalaticcioavrete un marito nel fiore dell'etàche sapràapprezzare la vostra bellezzae che può aspettarsi unanumerosa discendenza. Ahimèmio signore- disse Isabella- ilmio animo è troppo pieno di tristezza per la recentecatastrofe nella vostra famiglia per pensare a un altro matrimonio.Se mai mio padre torneràe se questo sarà il suovolereio obbediròcome feci quando acconsentii a concederela mia mano a vostro figlio: ma fino al suo ritornopermettetemi direstare sotto il vostro tetto ospitalee di impiegare le mie tristiore ad alleviare il vostro dolorequello di Hippolita e della bellaMatilda.


-Vi ho già invitato una volta - disse Manfred con ira - a nonnominare quella donna; da questo momento dev'essere un'estranea pervoicome dev'esserlo per me: in breveIsabellapoiché nonposso darvi il primo figliovi offro me stesso. - Cielo!-gridòIsabellaormai disingannata. - Che cosa sento! Voimio signore!

Voi!Mio suocero! Il padre di Conrad! Il marito della virtuosa e dolceHippolita! - Vi ho detto - disse Manfred imperiosamente -cheHippolita non è più mia moglie; da questo momentodivorzio da lei. Per troppo tempo mi ha maledetto con la suasterilità: il mio destino dipende dall'avere figlie ioconfido che questa notte darà un nuovo corso alle mie speranze-. Con queste parole afferrò la mano gelida di Isabellacheera morta per la paura e l'orrore. Lei gridòe fece un saltoall'indietro. Manfred si alzò per inseguirlaquando la lunache era ormai altae i cui deboli raggi entravano dalla finestra difrontegli presentò alla vista le piume dell'elmo fatalechesi innalzavano fino all'altezza delle finestre e ondeggiavano avantie indietro tempestosamenteaccompagnate da un suono cupo efrusciante.


Isabellatraendo coraggio dalla sua stessa situazionepoiché nontemeva niente più del perseguimento da parte di Manfred dellapropria dichiarazionegridò: - Guardatemio signore! Vedeteil cielo stesso si dichiara contro i vostri empi propositi! - Néil cielo né l'inferno ostacoleranno i miei piani - disseManfredavanzando di nuovo per afferrare la principessa. In quelmomento il ritratto del nonno del principeappeso sopra il sediledove si erano sedutiemise un profondo sospiro e gonfiò ilpetto. Isabellache dava le spalle al dipintonon vide ilmovimentoné capì da dove venisse il suonomasobbalzò e disse: - Ascoltatemio signore! Che suono eraquello? - e nello stesso tempo si mosse verso la porta. Manfredconfuso tra la fuga di Isabellache aveva ora raggiunto le scaleela propria incapacità di distogliere gli occhi dal quadrocheincominciava a muoversiera comunque avanzato di alcuni passi dietrodi leisempre guardando indietroverso il ritratto quando lo videlasciare la telae scendere sul pavimento con aria grave emalinconica. - Sogno? - gridò Manfred tornando indietro.- Ogli stessi diavoli sono in combutta contro di me? Parlaspettroinfernale! Oppurese tu sei il mio avoperché cospiri controil tuo sventurato discendenteche paga troppo cari.... Prima chepotesse finire la frasela visione sospirò di nuovoe fecesegno a Manfred di seguirla. - Va' avanti!- gridò Manfred.- Tiseguirò fino all'abisso della perdizione. Lo spettro avanzòcalmo ma tristefino in fondo alla galleriae girò in unastanza sulla destra. Manfred lo seguiva a breve distanzapieno diansia e di orrorema deciso. Quando stava per entrare nella stanzauna mano invisibile sbatté violentemente la porta. Il principein questo indugio ritrovò il suo coraggioe voleva sfondarela porta con un calcioma si rese conto che resisteva a tutti i suoisforzi. - Dato che l'inferno non vuole soddisfare la mia curiosità- disse Manfred- userò i mezzi umani in mio potere perconservare la mia stirpe; Isabella non mi sfuggirà.


Questadamigellala cui fermezza aveva lasciato il posto al terrore nonappena si era allontanata da Manfredcontinuò la sua corsafino in fondo allo scalone principale. Là si fermònonsapendo dove dirigere i suoi passiné come sfuggireall'impetuosità del principe.


Sapevache le porte del castello erano serratee che c'erano delle guardienel cortile. Secome il cuore le suggerivafosse andata a preparareHippolita al crudele destino che l'attendevanon dubitava cheManfred l'avrebbe cercata làe che la sua violenza l'avrebbeincitato a raddoppiare l'ingiuria che meditavasenza lasciare loroil tempo di evitare l'impetuosità delle sue passioni. Seavesse potutoalmeno per quella nottesfuggire ai suoi odiosipropositiquel ritardo avrebbe potuto dargli tempo di rifletteresugli orribili progetti che aveva ideatoo produrre qualchecircostanza in suo favore. Ma dove nascondersi? Come evitare lericerche che egli avrebbe sicuramente compiuto in tutto il castello?Mentre questi pensieri le passavano veloci per la mentesi ricordòdi un passaggio segreto che portava dai sotterranei del castello finoalla chiesa di San Nicola.


Sapevache se avesse potuto raggiungere l'altare prima di essere sorpresaneppure la violenza di Manfred avrebbe osato profanare la santitàdel luogo; e decisese non le si fossero offerti altri mezzi disalvezzadi rinchiudersi per sempre tra le sante verginiil cuiconvento era attiguo alla cattedrale. Presa questa decisioneafferròuna torcia accesa in fondo alle scale e si affrettò verso ilpassaggio segreto.


Laparte inferiore del castello era scavata in diversi corridoiintricatie non era facileper chi era così in ansiatrovare la botola che si apriva sulla caverna. Un terribile silenzioincombeva in quel regno sotterraneo: soloogni tantoalcuneraffiche di vento facevano sbattere le porte che Isabella si eralasciata alle spallecon un cigolìo dei cardini arrugginitiche riecheggiava per tutto quel lungo e oscuro labirinto. Ogni lievefruscio rinnovava il suo terrorema ancora di più temeva disentire la voce furiosa di Manfredche esortava i domestici ainseguirla. Camminava con tutta la cautela che le consentiva la suastessa impazienzama spesso si fermava ad ascoltareper sentire sela seguivano. In uno di quei momenti le parve di udire un sospiro.Rabbrividìe indietreggiò di alcuni passi.


Unattimo dopo le sembrò di sentire il passo di qualcuno. Ilsangue le si gelò; concluse che era Manfred. Le si affollarononella mente tutte le suggestioni che l'orrore poteva ispirare.Condannò la propria fuga precipitosa che l'aveva espostaall'ira di lui in un posto dove non era probabile che le sue gridafacessero accorrere qualcuno in suo aiuto... Ma non pareva che ilsuono venisse da dietro; se Manfred sapeva dove era doveva averlaseguita: era ancora in uno dei corridoie i passi che aveva sentitoerano troppo chiari per provenire dalla direzione da cui era venuta.Rincuorata da questa riflessionee sperando di trovare un amico inchiunque non fosse il principestava per farsi avantiquando unaporta socchiusapoco lontano alla sua sinistrasi aprì pianpiano; ma prima che la sua torciache teneva altapotesse svelarlechi l'aveva apertala personavedendo la lucesi ritiròprecipitosamente.


Isabellaalla quale bastava un nonnulla per spaventarsifu indecisa se andareavanti. Il timore di Manfred superò presto ogni altro terrore.Il fatto che la persona la evitasse le infuse in certo modo coraggio.«Può essere solo»pensò«qualchedomestico del castello».


Lasua gentilezza non le aveva mai procurato un nemicoe laconsapevolezza della propria innocenza le fece sperare chea menoche non fossero mandati dal principe con l'ordine di cercarlaiservitori avrebbero favorito la sua fuga piuttosto che ostacolarla.Facendosi coraggio con queste riflessionie credendoda quantopoteva vederedi essere vicina all'apertura della cavernasotterraneasi avvicinò alla porta che si era aperta; maun'improvvisa folata di ventoche la sorprese sulla sogliaspensela torciae la lasciò nell'oscurità piùcompleta.


Leparole non possono descrivere l'orrore della situazione dellaprincipessa. Sola in un posto così lugubrecon impressi nellamente tutti i terribili avvenimenti del giornosenza speranze difugain attesa da un momento all'altro dell'arrivo di Manfrede benlontana dal sentirsi tranquillasapendo che era alla portata diqualcunonon sapeva chiche pareva per qualche motivo nascondersilì intorno:

tuttiquesti pensieri si affollavano nella sua mente sconvoltae lei quasisvenne per la paura. Si rivolse a tutti i santi del Paradisoedentro di sé implorò il loro aiuto. Per parecchio temporestò in preda alla disperazione. Finalmentecon la maggiorcautela possibilecercò a tentoni la portaetrovatalaentrò tremante nel sotterraneo da cui aveva sentito venire ilsospiro e i passi. Le comunicò una specie di momentanea gioiaaccorgersi che un raggio incerto della lunain parte coperta dallenubipenetrava dal soffitto del sotterraneoche pareva esserecrollatoe da cui pendeva un pezzo di terreno o di muraturanonriusciva a distinguerlo beneche apparentemente era sprofondatoall'interno. Stava avanzando impaziente verso questa crepaquandodistinse una forma umana in piedi contro il muro.


Gridòcredendolo il fantasma del suo promesso Conrad. La figurafattasiavantidisse in tono deferente:-Non spaventatevisignora; non vifarò offesa. Isabella un po' incoraggiata dalle parole e daltono di voce dello stranieroe ricordando che doveva essere lapersona che aveva aperto la portasi riprese abbastanza dareclamare:

-Signorechiunque voi siateabbiate pietà di una sventurataprincipessa che si trova sull'orlo della rovina: aiutatemi a fuggireda questo castello fataleo entro pochi minuti sarò forseperduta per sempre. - Ahimè - disse lo straniero- cosa possofare per aiutarvi? Sono pronto a morire in vostra difesama nonconosco il castello e non ho... - Oh -disse Isabellainterrompendoloprecipitosamente-aiutatemi soltanto a trovare una botola chedev'essere qui intornoe sarà il servigio più grandeche possiate rendermipoiché non ho un minuto da perdere.Dicendo queste parole incominciò a tastare il pavimentoeordinò allo straniero di cercare allo stesso modo una lastraliscia di ottone racchiusa in una delle pietre. - Quella - disse - èla serraturache si apre con una molla di cui conosco il segreto. Seriesco a trovarlapotrò fuggire... Altrimenticortesestranierotemo che vi avrò coinvolto nelle mie disgrazie:Manfred sospetterà che siate complice della mia fugae voicadrete vittima della sua ira. - Non tengo in gran conto la mia vita- disse lo straniero; - e mi sarà di qualche conforto perderlacercando di salvarvi dalla sua tirannia. - Giovane generoso - disseIsabella-come potrò mai compensarvi.... Mentre pronunciavaqueste paroleun raggio di lunafiltrando da una fessura delsoffitto in rovinacadde proprio sulla serratura che cercavano.


-Ohche gioia! - disse Isabella. - Ecco la botola!e prendendo unachiave toccò la molla che scattando di lato scoprì unanello di ferro. - Sollevate la botola - disse la principessa. Lostraniero obbedì; e sotto apparvero i gradini di pietra chescendevano in un sotterraneo completamente buio. - Dobbiamo scenderedi qui - disse Isabella:- seguitemi; per quanto sia buio e tetrononpossiamo perdere la strada; porta direttamente alla chiesa di SanNicola... Ma forse-aggiunse la principessa con modestia - voi nonavete motivo di lasciare il castelloné io avròulteriore bisogno dei vostri servigi; in pochi minuti sarò alsicuro dall'ira di Manfred...


Permettetesolo che io sappia a chi devo tutta la mia gratitudine. - Non vilascerò- disse con ardore lo straniero - finché non viavrò messa al sicuro... E non credetemiprincipessapiùgeneroso di quanto non sia: benché voi siate la mia principalepreoccupazione....


Lostraniero fu interrotto da un improvviso vociare che parevaavvicinarsie presto distinsero queste parole: - Non parlatemi dinegromanti; vi dico che deve essere nel castello; la troverò adispetto di tutti gli incantesimi. - Ohcielo! - gridòIsabella.


-E' la voce di Manfred! Fate prestoo siamo perduti! E chiudete labotola dietro di voi. Così dicendodiscese precipitosamente igradini; ma mentre lo straniero si affrettava a seguirlalosportello gli sfuggì di mano: ricaddee la molla si chiuse sudi esso. Cercò inutilmente di aprirloma non aveva visto benecome Isabella aveva toccato la mollané aveva molto tempo percompiere dei tentativi.


Manfredaveva sentito il rumore della botola che si chiudevae guidato daquel suono si affrettò da quella parteaccompagnato dai suoiservitoriforniti di torce. - Dev'essere Isabella - gridòManfred prima di entrare nel sotterraneo;-sta fuggendo dal passaggiosegretoma non può essere andata lontano. Quale fu lo stuporedel principequandoinvece di Isabellala luce delle torce rivelòil giovane contadinoche egli aveva costretto sotto l'elmo fatale! -Traditore! - disse Manfred. Come sei arrivato qui? Ti credevoimprigionato nel cortile.-Non sono un traditore - replicò ilgiovane arditamente- né sono responsabile dei vostripensieri. - Canagliapresuntuoso - gridò Manfred - provochila mia collera? Dimmicome sei fuggito dal cortile? Tu hai corrottole guardiee loro pagheranno con la vita. - La mia povertà -disse il contadino con calma - li discolperà: benchésiano gli esecutori della collera di un tirannosono fedeli a voi eanche troppo volenterosi nell'eseguire gli ordini che aveteingiustamente impartito loro. - Sei così audace da sfidare lamia vendetta? - disse il principe. - Ma la tortura ti estorceràla verità. Parlascoprirò i tuoi complici. - Ecco ilmio complice!-disse il giovane sorridendo e indicando il soffitto.Manfred ordinò di sollevare le torcee si accorse che unpezzo dell'elmo magico aveva aperto un varco nel pavimento delcortilequando i servitori l'avevano lasciato cadere sopra ilcontadinoed era penetrato nel sotterraneolasciando un bucoattraverso il quale il giovane era passatopochi minuti prima diessere trovato lì da Isabella. - E' quella la via per cui seisceso? - disse Manfred. - Sì - disse il giovane. - Ma cherumore era- disse Manfred - quello che ho sentito quando sono entratonel corridoio? -Una porta sbattuta-rispose il contadino;-l'ho sentitaanch'io. - Che porta? - disse in fretta Manfred. - Non conosco ilvostro castello-disse il contadino; - è la prima volta che vientroe questo sotterraneo è l'unica parte in cui sia maistato. - Ma ti dico - disse Manfred (volendo vedere se il giovaneaveva scoperto la botola) - che è da questa parte che hosentito il rumore; l'hanno sentito anche i miei servi.- Mio signore -interruppe con zelo uno di loro- era certamente la botolae luistava per fuggire. - Tacitesta di legno - disse il principe conira; - se stava per scappareperché si troverebbe da questaparte della botola? Saprò dalle sue labbra che rumore si èsentito. Dimmi la verità: la tua vita dipende dalla tuasincerità. - La sincerità mi è più caradella vita disse il contadino;-né vorrei acquistare l'unaperdendo l'altra. - Davvero! Che giovane filosofo! - disse Manfredcon disprezzo.- Dimmi allorache rumore ho sentito? - Chiedetemiquello a cui posso rispondere - disse l'altro - e condannatemiimmediatamente a morte se vi dirò una menzogna. Manfredspazientito dall'indomito coraggio e dall'indifferenza del giovanegridò: - Ebbeneallora tucampione di lealtà!Rispondi: era la botola che si chiudeva che ho sentito? - Sì -disse il giovane. - Ahsì! - disse il principe. - E come seivenuto a sapere che qui c'era una botola? - Ho visto la lastra diottone grazie a un raggio di luna - replicò l'altro. - Ma comehai scoperto il segreto per aprirla? - La Provvidenzache mi haliberato dall'elmopoteva ben indicarmi la molla di una serratura -disse l'altro. - La Provvidenza avrebbe dovuto spingersi un po' piùoltree metterti in salvo dalla mia ira - disse Manfred; - dopoaverti insegnato ad aprire la serratura la Provvidenza ti haabbandonato come uno sciocco che non sapeva approfittare dei suoifavori. Perché non hai seguito la via indicata per la tuafuga? Perché hai chiuso la botola prima di scendere gliscalini? - Potrei chiedervimio signore - disse il contadino- comeioche non conosco affatto il vostro castellopotevo sapere chequegli scalini portavano a un'uscitama non voglio evitare le vostredomande.


Dovunqueportino quegli scaliniforse avrei esplorato la via: non avreipotuto trovarmi in una situazione peggiore di quella in cui ero.


Mala verità è che mi è sfuggito lo sportello:subito dopo siete arrivato voi. Avevo dato l'allarme: che cosa miimportava essere preso un minuto prima o un minuto dopo? - Sei unfurfante deciso per la tua età - disse Manfred- mapensandoci benesospetto che tu ti prenda soltanto gioco di me: nonmi hai ancora detto come hai aperto la serratura. - Ve lo mostreròmio signore - disse il contadino; e prendendo una pietra che eracaduta dall'altosi inginocchiò sulla botolae incominciòa battere sulla lastra d'ottone che la copriva; voleva cosìguadagnare tempo per la fuga della principessa. Questa prontezza dispiritoinsieme alla franchezza del giovanesconcertòManfred. Si sentì perfino disposto a perdonare chi non eracolpevole di nessun crimine. Manfred non era uno di quei barbaritiranni la cui crudeltà deliberata non ha bisogno diprovocazione. I casi del destino avevano conferito asprezza al suocarattereche per natura era mite; e le sue virtù eranosempre pronte a operarequando la collera non gli offuscava laragione.


Mentreil principe stava così in dubbioun confuso vociareriecheggiò lontanonei sotterranei. Man mano che il rumore siavvicinavaegli distinse la voce di alcuni domesticiche avevasguinzagliato per il castello in cerca di Isabellae che urlavano: -Dov'è il mio signore? Dov'è il principe? - Sono qui -disse Manfred quando si avvicinarono- avete trovato la principessa?.Il primo arrivato rispose: - Ohmio signore! Meno male che viabbiamo trovato.- Trovato me! - disse Manfred. - Avete trovato laprincipessa? - Credevamo di averla trovatamio signore - dissel'uomoche pareva terrorizzato- ma ... - Ma cosa? - gridòil principe- E' fuggita? - Jaquez e iomio signore... - Sìio e Diego - lo interruppe il secondoche li aveva raggiunti inpreda a una costernazione ancora maggiore. - Parlate uno per volta-disse Manfred; - e rispondetedov'è la principessa? - Non losappiamo - dissero tutti e due insieme: - ma siamo fuori di noi dallapaura.


-Lo vedo anch'ioteste di legno - disse Manfred: - cosa vi haspaventato così? - Ohmio signore! - disse Jaquez. - Sesapeste cosa ha visto Diego! Vostra altezza non crederebbe ai propriocchi! - Che nuova assurdità è questa? - esclamòManfred. - Datemi una risposta chiarao per tutti i santi... -Ebbenemio signorese vostra altezza vuol compiacersi di ascoltarmi- disse il poveretto; - Diego e io... - Sìio e Jaquez -esclamò il compagno. - Non vi ho forse proibito di parlareinsieme? - disse il principe. - TuJaquezrispondi; quell'altrosciocco sembra più sconvolto di te:

chesuccede? - Mio grazioso signore - disse Jaquez- se vostra altezzavuol compiacersi di ascoltarmi; Diego e iosecondo gli ordini divostra altezzaandammo in cerca della principessa; ma temendo dipoter incontrare il fantasma del mio signorinoil figlio di vostraaltezzapace all'anima suadato che non ha avuto sepolturacristiana... - Ubriacone! - gridò Manfred in preda all'ira. -E' solo un fantasma dunquequello che hai visto? - Ohpeggiopeggiomio signore! - esclamò Diego. -Preferirei aver vistodieci fantasmitutti interi! - Diodammi la pazienza! - disseManfred.


-Queste teste di legno mi fanno impazzire... Diegosparisci! E tuJaquezdimmi in una parolasei sobrio? Stai vaneggiando? Una voltaeri un essere ragionevole: quell'altro ubriacone si èspaventato e ha spaventato anche te? Parla; cosa immagina di avervisto? - Ebbenemio signore - replicò Jaquez tremante-stavo appunto dicendo a vostra altezza che dalla disgraziata calamitàcapitata al mio signorinopace all'anima suanessuno di noiservifedeli di vostra altezzae lo siamo veramentemio signorebenchépoverettidicevonessuno di noi ha osato mettere piede nelcastellose non in compagnia: così Diego e iopensando chela mia signorina potesse essere nella galleria grandesalimmo làper cercarlae per dirle che vostra altezza voleva parlarle. - Ohsciocchi e confusionari! - gridò Manfred. - E nel frattempolei è fuggitaperché voi avevate paura degli spiritimaligni! Ma cometucanaglia! Lei mi ha lasciato proprio nellagalleria; venivo di là io stesso. - Nonostante questopuòesserci ancoraper quel che ne so - disse Jaquez; - ma il diavolo miportise la cercherò ancora là! Povero Diego! Noncredo si riprenderà mai! - Riprendersi da cosa? - chieseManfred. - Non saprò dunque mai che cosa ha terrorizzatoquesti bricconi? Ma perdo il mio tempo; seguimi servo! vedròse è nella galleria! - Per amor del cielomio carobuonsignore - gridò Jaquez- non andate nella galleria! Sonoconvinto che nella grande camera in fondo c'è Satana inpersona. Manfredche fin qui aveva considerato sciocco il terroredei suoi servitorifu colpito da questo fatto nuovo. Ricordòl'apparizione del ritrattoe l'improvviso richiudersi della porta infondo alla galleria: la voce gli mancòe chiese sconvolto checosa ci fosse nella camera grande. - Mio signore - disse Jaquez-quando Diego e io arrivammo alla gallerialui andò avantiperché diceva di avere più coraggio di me. Dunquequando entrammo in gallerianon trovammo nessuno. Guardammo sottoogni sedile e ogni sediama non trovammo nessuno neppure lì.- I quadri erano tutti al loro posto? - disse Manfred. - Sìmio signore - rispose Jaquez; -ma non abbiamo pensato a guardarcidietro. - Va beneva bene! - disse Manfred. - Va' avanti. - Quandoarrivammo alla porta della camera grande - continuò Jaquez -la trovammo chiusa. - E non potevate aprirla? - disse Manfred. - Oh!Sìmio signorevolesse il cielo che non l'avessimo fatto -replicò l'altro. - Anzinon sono nemmeno stato ioèstato Diego: era diventato temerarioe voleva andare avantianchese io l'avevo avvisato di non farlo... Se mai aprirò di nuovouna porta chiusa ... - Non perderti in sciocchezze -disse Manfredrabbrividendo- dimmi che cosa hai visto nella camera grande aprendola porta. - Io! Mio signore! - disse Jaquez.


-Io non ho visto niente; ero dietro a Diego: ma ho sentito il rumore.- Jaquez - disse Manfred in tono solenne- te lo ordino per l'animadei miei antenatidimmi: che cos'hai vistoche cosa hai sentito? -E' Diego che ha vistomio signorenon io - replicò Jaquez; -io ho solo sentito il rumore. Diego aveva appena aperto la portaquando lanciò un grido e corse via: corsi via anch'ioedissi:

E'il fantasma?». «Il fantasma! Nono»disse Diegoe i capelli gli stavano dritti in testa«è un gigantecredo: è tutto rivestito da un'armatura: ho visto il piede eparte della gambae sono grandi quanto l'elmo giù incortile». Mentre diceva queste parolemio signoresentimmo unmovimento violento e il tintinnio di un'armaturacome se il gigantesi stesse alzando; infatti Diego mi ha poi detto che crede che ilgigante fosse sdraiatopoiché il piede e la gamba erano stesiper tutta la lunghezza sul pavimento. Prima che riuscissimo adarrivare in fondo alla galleriasentimmo la porta della cameragrande sbattere dietro di noima non osammo girarci a vedere se ilgigante ci stesse seguendo. Anche seripensandociavremmo dovutosentirlose ci avesse inseguito. Ma per amor del cielomio buonsignoremandate a chiamare il cappellano e fate esorcizzare ilcastelloperché sicuramentesicuramente è stregato.


-Sìvi pregofatelomio signore - gridarono i servi tutti insieme- odovremo lasciare il servizio di vostra altezza.- Silenziosciocchi!- disse Manfred. - E seguitemi; scoprirò cosa significa tuttoquesto. - Noi! Mio signore! - gridarono tutti a una voce. - Noi nonsaliremmo nella galleria per tutto il patrimonio di vostra altezza.Il giovane contadinoche era rimasto in silenzioa questo puntoparlò. - Vorrebbe vostra altezza-disse- permettermi di tentarequesta avventura? La mia vita non ha valore per nessuno: non temonessun angelo malvagioe non ne ho offeso nessuno buono. - Il tuocomportamento è superiore al tuo aspetto - disse Manfredosservandolo con sorpresa e ammirazione; - d'ora in poi ricompenseròil tuo valore. Ma ora - continuò con un sospiro - mi trovo incircostanze tali che non oso fidarmi di altri occhi che dei miei.Comunqueti dò il permesso di accompagnarmi.


Quandoaveva seguito Isabella fuori dalla galleriaManfred era andatodapprima direttamente nell'appartamento di sua mogliepensando chela principessa si fosse rifugiata lì. Hippolitache conoscevail suo passosi alzò con ansia e affetto per andare incontroal suo signoreche non aveva visto dal momento della morte delfiglio. Lei avrebbe voluto gettarsi tra le sue braccia in untrasporto misto di gioia e di dolorema lui la spinse da partesgarbatamentee disse: - Dov'è Isabella? - Isabella! Miosignore! - disse Hippolita con stupore.


-SìIsabella - gridò Manfred imperiosamente; - voglioIsabella.


-Mio signore - replicò Matildache si rendeva di quanto quelcomportamento avesse sconvolto la madre- non è con noi daquando vostra altezza l'ha fatta chiamare nel suo appartamento.-Dimmidov'è- disse il principe; - non voglio sapere dov'era. - Miobuon signore - disse Hippolita- vostra figlia dice la verità:

Isabellaci ha lasciate dietro vostro ordinee non è ancora tornata...Mamio buon signorericomponetevi; ritiratevi a riposare:

questotriste giorno vi ha sconvolto. Isabella ascolterà i vostriordini domani mattina.- Cosa? Allora sapete dov'è! - gridòManfred. - Ditemelo immediatamentenon voglio perdere un istante. Etudonna - rivolgendosi alla moglie- ordina al tuo cappellano dimettersi immediatamente a mia disposizione.- Suppongo che Isabella -disse Hippolita con calma - si sia ritirata nella sua camera: non èabituata a vegliare fino a quest'ora tarda. Mio graziososignore-continuò- lasciate che io sappia che cosa vi haturbato: Isabella vi ha offeso? - Non seccarmi con le tue domande -disse Manfred- ma dimmi dov'è. - Matilda la chiamerà- disse la principessa;- sedetemio signoree riacquistate lavostra solita forza d'animo. - Comesiete gelosa di Isabella? -replicò lui. - Perché volete essere presente al nostrocolloquio? - Buon Diomio signore! - disse Hippolita.-Cosa intendevostra altezza? - Lo saprai molto presto - disse il principe concrudeltà.


-Mandami il tuo cappellanoe attendi qui i miei ordini. Con questeparole egli corse fuori dalla camera in cerca di Isabellalasciandole dame sorpresestupite dalle sue parole e dalla suo furiosocomportamentoe immerse in vane ipotesi su ciò che egli stavameditando.


Manfredstava ora ritornando dal sotterraneoscortato dal contadino e dapochi servi che aveva obbligato ad accompagnarlo. Salì loscalone senza fermarsifinché arrivò alla galleriaall'entrata della quale incontrò Hippolita e il suocappellano. Quando era stato congedato da ManfredDiego era andatosubito nell'appartamento della principessaa dare l'allarme suquello che aveva visto. Quella dama eccellenteche non dubitava piùdi Manfred della realtà della visionefinse tuttavia diconsiderarla un'allucinazione del servo. Poiché comunquevoleva evitare al suo signore ogni ulteriore turbamentoe dato cheuna serie di dolori l'aveva preparata a non tremare nell'affrontarnedecise di sacrificarsi per primase il destino aveva stabilito l'orapresente per la loro rovina. Mandata a riposare la riluttanteMatildache inutilmente chiedeva il permesso di accompagnare lamadree scortata solo dal suo cappellanoHippolita era andata nellagalleria e nella camera grande: e adessocon una serenitàd'animo maggiore di quella che da molte ore non provavaandòincontro al suo signoree gli assicurò che la visione dellagamba e del piede giganteschi era una favolae senza dubbio fruttodell'impressione prodotta dalla paurae dall'ora buia e tetra dellanottenell'animo dei servitori:

leie il cappellano avevano esaminato la camerae avevano trovato tuttonel solito ordine.


Manfredper quanto convintocome la moglieche la visione non era stata unparto della fantasiasi riprese un po' dalla violenta agitazionenella quale tanti eventi straordinari avevano fatto precipitare ilsuo animo. Vergognoso inoltre del proprio inumano comportamento versouna principessa che ricambiava ogni ingiuria con nuovi segni diaffetto e di rispettoegli sentì che anche nei suoi occhi sifaceva strada un'espressione d'amore: ma non meno vergognoso diprovare rimorso verso una donna contro la quale stava segretamentemeditando un oltraggio ancora più atrocedominò ildesiderio ardente del suo cuoree non osò piegarsi nemmenoalla pietà. Il mutamento successivo del suo animo fu verso lapiù assoluta malvagità.


Confidandonella immutabile remissività di Hippolitanon solo si illuseche lei avrebbe acconsentito sottomessa a un divorzioma che avrebbeanche obbeditose questo era il volere di luinel cercare diconvincere Isabella a concedergli la sua mano. Prima però dipotersi abbandonare a questa orribile speranzaegli riflettéche Isabella era scomparsa. Tornando in séimpartìordini perché ogni via d'accesso al castello fosse sorvegliataseveramentee ordinò ai suoi domesticipena la vitadi nonfar uscire nessuno. Ordinò che il giovane contadinoal qualesi rivolse con benevolenzarestasse in una cameretta sulle scaleincui c'era un pagliericcioe la cui chiave portò via con sée disse al giovane che avrebbe parlato con lui al mattino. Quindicongedando i suoi fedelie indirizzando una specie di burberobrevecenno del capo a Hippolitasi ritirò nella sua stanza.




Capitolosecondo


Matildache per ordine di Hippolita si era ritirata nel proprio appartamentonon riusciva a riposare. Lo sconvolgente destino del fratello l'avevaprofondamente turbata. Era sorpresa di non vedere Isabella: ma lestrane parole che aveva pronunciato il padree la sua oscuraminaccia verso la principessa sua moglieaccompagnate dalcomportamento più furiosoavevano riempito il suo animogentile di terrore e di preoccupazione. Aspettava ansiosa il ritornodi Biancauna giovane damigella che la servivaalla quale avevadato incarico di chiedere cosa ne fosse stato di Isabella. PrestoBianca tornòe informò la sua padrona di quello cheaveva appreso dai domesticie cioè che Isabella non siriusciva a trovarla da nessuna parte. Riferì l'avventura delgiovane contadinoche era stato scoperto nel sotterraneoanche secon molte ingenue aggiunte dovute agli incoerenti racconti deidomestici; e si soffermò principalmente sulla gamba e il piedegiganteschi che erano stati visti nella sala della galleria.Quest'ultimo avvenimento aveva tanto spaventato Biancache lei sirallegrò quando Matilda le disse che non sarebbe andata alettoma avrebbe vegliato finché la principessa non si fossealzata.


Lagiovane principessa si tormentava in congetture sulla fuga diIsabellae sulle minacce di Manfred verso la madre. - Ma cosa puòavere da fare con il cappellano di tanto urgente? - disse Matilda.


-Vuoleche il corpo di mio fratello venga sotterrato privatamente nellacappella? - Oh! Signora - disse Bianca- ora capisco. Dato che sietediventata la sua eredeè impaziente di vedervi sposata: hasempre smaniato per avere più figli; sono certa che ora èimpaziente di avere dei nipoti. Quant'è vero che sono vivasignoravi vedrò sposafinalmente. Buona signoranoncaccerete via la vostra fedele Biancanon mi preferirete donnaRosaraora che siete una grande principessa? - Mia povera Biancacome corre veloce la tua fantasia!

-disse Matilda. - Iouna grande principessa! Cosa hai visto nelcomportamento di Manfred dalla morte di mio fratello che riveli piùaffetto verso di me? NoBiancail suo cuore mi è semprestato estraneo... Ma è mio padree non devo lamentarmi. Epoise il cielo mi nega il cuore di mio padrericompensa fin troppoi miei poveri meriti con l'affetto di mia madre. Ohcara madre! SìBiancaè per lei che soffro dell'aspro temperamento diManfred. Posso sopportare con pazienza la sua insensibilitàverso di mema mi ferisce l'animo essere testimone della suagratuita severità verso di lei.-Ohsignora-disse Bianca-tutti gli uomini trattano così le proprie mogli quando sonostanchi di loro.-Eppure ti sei congratulata con me proprioadesso-disse Matilda- fantasticando che mio padre intendesseconcedere la mia mano.- Vorrei vedervi una gran signora - replicòBianca- succeda quel che succeda. Non vorrei vedervi intristire inun conventodove sareste se poteste fare a modo vostroe se la miasignoravostra madreche sa che un cattivo marito è meglioche non avere marito per nullanon ve lo impedisse... Dio miocherumore è questo? San Nicolaperdonami! Stavo solo scherzando.- E' il vento - disse Matilda-che fischia tra i merli della torre:l'hai sentito migliaia di volte. - Ma certo - disse Bianca- nonc'era niente di male in quello che ho detto: non è peccatoparlare di matrimonio. E cosìsignoracome stavo dicendoseil mio signore Manfred vi offrisse in sposo un giovane principevoigli fareste una bella riverenzae gli direste che preferite prendereil velo. - Grazie al cielo non corro questo pericolo! - disseMatilda. -Sai quante proposte di matrimonio ho già respinto. -E voi gli siete grata da figlia rispettosanon è verosignora? Ma andiamosignora; immaginate che domani mattina egli vimandi a chiamare nel salone delle riunionie supponete di trovarevicino a lui un giovane amabile principecon grandi occhi neriunafronte bianca e lisciae i capelli che gli ricadono in riccioli nericome l'ebanocosì come li portano gli uomini; in brevesignoraun giovane eroe che somigli al ritratto del buon Alfonsonella galleriache voi sedete a fissare per ore e ore.-Non parlarecon leggerezza di quel dipinto - l'interruppe Matilda sospirando; -so che l'adorazione con cui guardo quel quadro è insolitamanon sono innamorata di una tela dipinta. Il carattere di quelprincipe virtuosola venerazione per la sua memoria che mia madre miha insegnatole preghiere che non so perché mi ha ingiunto dipronunciare sulla sua tombatutto questo ha contribuito aconvincermi che in un modo o nell'altro il mio destino èlegato a qualcosa che è in rapporto con lui. - Mio Diosignorae come potrebbe essere? - disse Bianca. - Ho sempre sentitoche la vostra famiglia non era in nessun modo imparentata con la sua;e certamente non riesco a capire perché la mia signoralaprincipessavi mandi in una fredda mattinao in una serata umidaapregare sulla sua tomba: non è certo un santo dell'almanacco.Se dovete pregareperché non vi ordina di rivolgervi alnostro grande San Nicola? Certo è lui il santo che prego pertrovare marito. - Forse mi farebbe meno effetto - disse Matilda- semia madre mi spiegasse le sue ragioni: ma è il mistero chemantieneche mi ispira questa... Non so come chiamarla. Dato che nonagisce mai per capricciosono sicura che c'è sotto qualchefatale segreto... Anziso che c'è: nell'angoscia del doloreper la morte di mio fratellosi è lasciata sfuggire paroleche indicano proprio questo. - Ohcara signora - esclamòBianca- e quali erano? - No - disse Matilda- se un genitore silascia sfuggire una parolae vorrebbe cancellarlanon dev'esserecerto il figlio a ripeterla. - Come! Le dispiaceva di aver parlato?

-chiese Bianca. - Signorasiate certa che di me potete fidarvi.


-Per i miei piccoli segretiquando ne hoposso - disse Matilda-mamai per quelli di mia madre: un figlio non dovrebbe avere néocchi né orecchiese non per gli ordini dei genitori.-Bene!

Certamentesignoravoi siete nata per diventare santa - disse Bianca- e nonc'è niente da fare contro la vocazione: tutto sommato finiretein un convento. Ma la mia signora Isabella non sarebbe cosìriservata con me: lei certo lascerebbe che le parlassi di giovanotti:una volta è venuto al castello un giovane cavalieree lei haammesso con me che avrebbe desiderato che vostro fratello Conrad glisomigliasse.-Bianca - disse la principessa- non ti permetto diparlare in modo irrispettoso di mio fratello. Isabella è diindole allegrama la sua anima è pura come la virtùstessa. Lei sa quanto sei sventata e chiacchieronae forse ognitanto ti ha incoraggiataper allontanare la malinconiae perravvivare la solitudine in cui ci tiene mio padre. - Mariasantissima! - disse Bianca trasalendo. - Eccolo di nuovo! Carasignoranon sentite niente? Di sicuro questo castello èinfestato dagli spiriti. - Taci!

-disseMatilde.- E ascolta! Mi sembrava di aver sentito una voce... Ma devoessermela immaginata; temo che tu mi abbia contagiata con le tuepaure. - E' vero! E' vero! - disse Biancaquasi piangendo perl'angoscia. - Sono sicura di aver sentito una voce. - Ci dormequalcuno nella camera qui sotto? - chiese la principessa.


-Nessunoha osato dormire lì - rispose Bianca- da quando affogòil grande astrologo che era il tutore di vostro fratello.


Signoracertamente il suo fantasma e quello del giovane principe si dànnoora convegno in quella camera... Per amor del cielo fuggiamonell'appartamento di vostra madre! - Ti ordino di non muoverti -disse Matilda. - Se ci sono degli spiriti in penadobbiamo alleviarele loro sofferenze interrogandoli. Non possono volerci fare nessunmalevisto che non li abbiamo offesi... E se lo volesserosaremmoforse più al sicuro in una camera che in un'altra? Dammi ilmio rosario; diremo una preghierae poi li interrogheremo. - Ohcara signoraio non parlerei a un fantasma per tutto l'oro delmondo- gridò Bianca. Mentre diceva queste parolesentirono lafinestra della cameretta sotto a quella di Matilda che si apriva.Ascoltarono attentamentee dopo pochi minuti sembrò loro disentire una persona cantarema non riuscirono a distinguere leparole. - Questo non può essere uno spirito maligno-bisbigliòla principessa; - è sicuramente qualcuno del castello: apri lafinestra e riconosceremo la voce. - Non oso propriosignora - disseBianca. - Sei proprio una sciocca-disse Matildaaprendo lei stessapian piano la finestra. La persona lì sotto sentì peròlo stesso il rumore fatto dalla principessa: tacquee le donneconclusero che doveva aver sentito la finestra che si apriva. - C'ènessuno lì sotto? - disse la principessa. - Se c'èparli. - Sì- rispose una voce sconosciuta.-Chi è? -disse Matilda. - Uno straniero - replicò la voce. - Qualestraniero? - disse lei. - E come siete arrivato lì a quest'orainsolitaquando tutte le porte del castello sono chiuse? - Non sonoqui di mia volontà - rispose la voce- ma perdonatemisignorase ho disturbato il vostro riposo: non sapevo di poteressere sentito. Avevo ormai rinunciato a dormire: ho lasciato il miogiaciglioinsonneper venire a passare queste ore noiose osservandola bellezza del mattino che avanzaimpaziente di venir congedato daquesto castello. - Le vostre parole e il vostro tono - disse Matilda- sono intrisi di malinconia: se siete infelicevi compiango. Se lapovertà vi affliggeditemelo; parlerò di voi allaprincipessail cui animo caritatevole si commuove sempre per chisoffre; lei vi aiuterà. - E' vero che sono infelice -disse lostraniero- e non so cosa sia la ricchezza: ma non mi lamento deldestino che il cielo mi ha assegnato: sono giovane e sanoe non mivergogno di dovere a me stesso il mio sostentamento... Ma non pensateche io sia orgogliosoo che disdegni le vostre generose offerte. Viricorderò nelle mie orazionie pregherò perchésiate benedetta voigraziosa damigellae la vostra nobile signora.Se sospirosignoraè per altrinon per me stesso. - Oracapiscosignora - bisbigliò Bianca alla principessa. - E'sicuramente il giovane contadinoe quanto è vero Iddioèinnamorato! Benequesta sì che è un'avventuraaffascinante!... Viasignorasondiamolo un po'. Lui non vi conoscee vi prende per una cameriera della mia signora Hippolita. - Non tivergogniBianca? - disse la principessa; - cosa ci autorizza aindagare nei segreti del cuore di questo giovane? Sembra virtuoso efrancoe ci confessa che è infelice: sono queste lecircostanze che ci autorizzano ad approfittare di lui? Che dirittoabbiamo alla sua confidenza? - Mio Diosignora! Quanto poco sapetedell'amore! - replicò Bianca. - Ma comegli innamorati nonconoscono piacere uguale a quello di parlare della dama del lorocuore. - E vorresti che proprio io diventassi la confidente di uncontadino? - disse la principessa.- Ebbeneallora lasciate che gliparli io - disse Bianca; - benché abbia il privilegio diessere la damigella d'onore di vostra altezzanon sono sempre statacosì in alto: inoltrese l'amore abolisce i ceti socialiliinnalza anche: io rispetto qualsiasi giovane innamorato.-Tacisciocca!- disse la principessa. - Anche se ha detto che era infelicequesto non significa che debba essere innamorato. Pensa a tuttoquello che è successo oggie dimmi se non ci sono altredisgrazie oltre a quelle causate dall'amore. Straniero - riprese laprincipessa- se le vostre disgrazie non sono dovute a una vostracolpae se rientra nei poteri della principessa Hippolita ripararvimi impegno a rispondere che lei sarà la vostra protettrice.Quando verrete congedato da questo castellorifugiatevi dal santopadre Jeromenel convento annesso alla chiesa di San Nicolaeraccontategli la vostra storiafin dove riterrete opportuno: eglinon mancherà di informare la principessache è lamadre di tutti quelli che hanno bisogno del suo aiuto. Addio:

nonè conveniente che io continui a conversare con un uomo aquest'ora insolita. - Che i santi vi protegganograziosa signora! -replicò il contadino. - Maohse un povero e indegnostraniero può avere l'ardire di chiedere un altro minuto diudienza... Sono così fortunato?... La finestra non èchiusa... Posso osare di chiedere...


-Parlatesvelto - disse Matilda; - il mattino si avvicinarapidamente: se i contadini andando nei campi si accorgessero dinoi... Cosa volete chiedermi? - Non so come... Non so osare- disse ilgiovane stranieroesitando- ma la benevolenza con cui mi aveteparlato mi dà coraggio... Signora! Posso osare fidarmi di voi?

-Cielo! - disse Matilda. - Cosa intendete? Per cosa vorreste fidarvidi me? Parlate con coraggio se il vostro segreto può essereaffidato a un cuore virtuoso. - Volevo chiedere-disse il contadinoriprendendosi-se è vero quanto ho sentito dire dai domesticiche la principessa è scomparsa dal castello. - Cosa vi importasaperlo?-replicò Matilda. - Le vostre prime parole rivelanouna serietà adeguata alla vostra condizione e piena dibuonsenso. Siete venuto qui per spiare i segreti di Manfred? Addio.Vi ho giudicato erroneamente. Dicendo queste parolechiusevelocemente la finestrasenza dar tempo al giovane di replicare. -Avrei agito più saggiamente - disse la principessa a Biancaun po' bruscamente- se avessi permesso che fossi tu a parlare conquesto contadino: la sua curiosità sembra tutt'uno con la tua.- Non sta a me discutere con vostra altezza - replicò Bianca;- ma forse le domande che gli avrei fatto io sarebbero state piùadeguate di quelle che voi avete voluto rivolgergli. - Ohsenzadubbio - disse Matilda- tu sei un tipo molto discreto! Posso sapereche cosa gli avresti chiesto? - Spesso uno spettatore vede la partitameglio di quelli che la giocano - rispose Bianca. - Signoracredevostra altezza a quella domanda sulla mia signora Isabella fossedovuta a pura curiosità? Nonosignora; in tutto questo c'èpiù di quanto voi nobili immaginate.


Lopezmi ha detto che tutti i servitori ritengono questo giovane implicatonella fuga della mia signora Isabella. E ora vi pregosignorapensateci un po'... Voi e io sappiamo tutte e due che alla miasignora Isabella non è mai piaciuto molto il principe vostrofratello. Ebbene! Lui è stato ucciso proprio nel momentocritico... Io non accuso nessuno. Un elmo cade dalla luna... Cosìdice il mio signore vostro padre; ma Lopez e tutti i servitori diconoche questo giovane bellimbusto è uno stregonee l'ha rubatodalla tomba di Alfonso. - Hai finito con questo sproloquio diimpertinenze?- disse Matilda. - Certosignoracome volete - esclamòBianca- eppure è molto strano che la mia signora Isabellasia scomparsa proprio lo stesso giornoe che questo giovane mago siastato trovato dove si apre la botola... Io non accuso nessuno... Mase il mio giovane signore potesse risuscitare dalla morte... - Innome del rispetto che le devi - disse Matilda- non osare proferireil minimo sospetto sul candore della reputazione della mia caraIsabella.


-Candore o no - disse Bianca- se n'è andata: è statotrovato uno stranieroche nessuno conosce: l'avete interrogato voistessa: vi ha detto che è innamoratoo infeliceche èla stessa cosa... Anziha ammesso che era infelice per colpa dialtri; e c'è forse qualcuno che è infelice per colpa diun altrose non è innamorato? E immediatamente dopo chiedeinnocentementepovera anima!se la mia signora Isabella èscomparsa. - Certo - disse Matilda- le tue osservazioni non sonocompletamente prive di fondamento... La fuga di Isabella misorprende: la curiosità di questo straniero è moltostrana... Ma Isabella non mi ha mai nascosto un solo pensiero. - Cosìvi ha detto -disse Bianca-per scoprire i vostri segreti... Machissàsignorase questo straniero non è un principetravestito? Susignora lasciate che apra la finestra e gli facciaqualche domanda.-No - replicò Matilda- gli chiederòio stessa se sa qualcosa di Isabella: ma non è degno diconversare più a lungo con me. Stava per aprire la finestraquando sentirono suonare la campana alla porta posteriore delcastelloposta sulla destra della torre dove si trovava Matilda.Questo impedì alla principessa di riprendere la conversazionecon lo straniero.


Dopoessere rimasta per un po' in silenzio: - Sono convinta - disse aBianca-chequalunque sia la causa della fuga di Isabelladovevaavere un motivo non indegno. Se questo straniero ne è statocomplicedeve essere soddisfatta della sua fedeltà e del suovalore.


Honotato (e tu noBianca?) che le sue parole erano piene di unsentimento di devozione poco comune. Non era il discorso di unfurfante: le sue frasi si addicevano a un uomo di nobile origine.- Vel'ho dettosignora - disse Bianca- che ero sicura che fossequalche principe travestito. - Però - disse Matilda- se eraal corrente della sua fugacome spieghi che non l'abbia accompagnataquando è scappata via? Perché esporsi inutilmente eavventatamente all'ira di mio padre? - Quanto a questosignora-replicò l'altra- se è riuscito a liberarsidall'elmotroverà il modo di eludere l'ira di vostro padre.Non ho dubbi che abbia con sé qualche talismano. - Tu risolvitutto con la magia - disse Matilda- ma un uomo che abbia unqualsiasi rapporto con gli spiriti infernali non osa adoperare letremende e sacre parole che lui ha pronunciato. Non hai notato conquale fervore ha giurato di ricordarmi al cielo nelle sue preghiere?SìIsabella senza dubbio era sicura della sua devozione.-Lodarmi la devozione di un giovane e di una damigella che sonod'accordo per scappare insieme! - disse Bianca. - Nonosignora; lamia signora Isabella è di pasta ben diversa da quella che voicredete. Certosospirava sempre e alzava gli occhi al cielo invostra compagniaperché sa che siete una santama quandogiravate la schiena... - Tu le fai torto - disse Matilda; - Isabellanon è un'ipocrita: sente in giusto grado la devozionema nonha mai finto una vocazione che non ha. Al contrarioha semprecombattuto la mia inclinazione per il chiostro; e benchériconosca che l'avermi nascosto della sua fuga mi sconcertae anchese questo pare incompatibile con la nostra amiciziaio non possodimenticare l'ardore disinteressato con il quale si è sempreopposta a che io prendessi il velo: voleva vedermi sposataanche sela mia dote avrebbe rappresentato una perdita per i figli suoi e dimio fratello. Per amor suo avrò fiducia in questo giovanecontadino. - Allora credete che vi sia un qualche legame tra loro? -chiese Bianca. Mentre parlavauna serva entrò in fretta nellacamerae disse alla principessa che donna Isabella era stataritrovata. - Dove? - chiese Matilda. - Ha trovato asilo nella chiesadi San Nicola - replicò la serva; - padre Jerome ha portatolui stesso la notizia: è giù con sua altezza. -Dov'èmia madre?- disse Matilda. - E' nella sua camerasignorae hachiesto di voi.


Manfredsi era alzato alle prime luci dell'albaed era andatonell'appartamento di Hippolita per chiederle se sapeva qualcosa diIsabella. Mentre la stava interrogandogli fu riferito che Jeromevoleva parlare con lui. Manfredche non sospettava la causadell'arrivo del fratee sapeva che egli veniva impiegato daHippolita per le sue opere di caritàordinò chevenisse ammessocon l'intenzione di lasciarli insiemementre luiavrebbe continuato a cercare Isabella. - Volete me o la principessa?- disse Manfred.


-Tutti e due - replicò il sant'uomo. - Donna Isabella... Che neè di lei? - lo interruppe ansiosamente Manfred. - E' nellachiesa di San Nicola-replicò Jerome. - Questi non sono affaridi Hippolita - disse Manfredconfuso;-ritiriamoci nella mia camerapadree informatemi su come è arrivata da voi. - Nomiosignore - replicò il buonuomo con un'aria di fermezza e diautorità che intimidì perfino il deciso Manfredchenon poteva fare a meno di provare reverenza per le pie virtùdi Jerome; - il mio messaggio è per tutti e dueecon ilpermesso di vostra altezzaè alla presenza di tutti e due cheparlerò. Ma primamio signoredevo chiedere alla principessase sa perché donna Isabella ha abbandonato il castello. - Nosulla mia anima - disse Hippolita; - forse Isabella sostiene che ione sono al corrente? - Padre - l'interruppe Manfred- io porto allavostra santa professione la reverenza dovutama qui sono il sovranoe non permetterò a nessun prete intrigante di interferire neimiei affari domestici. Se avete qualcosa da direaccompagnateminella mia camera. Non ho l'abitudine di far conoscere a mia mogliegli affari segreti del mio Stato; non sono di competenza di unadonna. - Mio signore - disse il sant'uomo- non sono un uomo che siintromette nei segreti delle famiglie. Il mio compito èpromuovere la pacecomporre i contrastipredicare il pentimentoeinsegnare agli uomini come vincere le proprie testarde passioni.Perdono l'aspra apostrofe di vostra altezza: ma conosco il miodoveree sono il ministro di un principe più potente diManfred. Date ascolto a Colui che parla attraverso le mie parole.Manfred tremava d'ira e di vergogna. Il volto di Hippolita esprimevail suo stupore e l'impazienza di sapere a cosa tutto quello avrebbeportato: il suo silenzio manifestava con forza ancora maggiore la suaobbedienza verso Manfred.


-Donna Isabella- riprese Jerome - si raccomanda alle vostre altezze;ringrazia tutti e due per la gentilezza con cui è statatrattata nel vostro castello: deplora la perdita di vostro figlioela propria sfortuna per non essere diventata la figlia di principitanto saggi e nobiliche rispetterà sempre come dei genitori;prega per la vostra unione e felicità ininterrotte (Manfredimpallidì); ma poiché non è più possibileche divenga vostra parentechiede il vostro consenso per restare alconventofinché non avrà notizie del padre; o finchécerta della sua mortenon sarà liberacon l'approvazione deisuoi tutoridi disporre di se stessa e sposarsi secondo il suorango. - Non darò affatto questo consenso - disse il principe;- insisto invece perché ritorni al castello senza indugio:sono responsabile di lei di fronte ai suoi tutorie non tollereròche sia in altre mani che le mie. - Vostra altezza sa se questo puòancora essere opportuno - replicò il frate. - Non voglioprediche - disse Manfred arrossendo.-La condotta di Isabella dàadito a strani sospetti... E quel giovane furfanteche èstato almeno complice della sua fugase non la causa di essa...- Lacausa! - l'interruppe Jerome. - E' stato forse un uomo giovane lacausa? - Questo è insopportabile! - gridò Manfred. -Devo forse essere sfidato nel mio palazzo da un monaco insolente?Immagino siate al corrente del loro amore. - Pregherei il cielo didissipare i vostri indegni sospetti - disse Jerome- se in coscienzavostra altezza non sapesse già di accusarmi ingiustamente.Prego il cielo di perdonare la vostra mancanza di carità eimploro vostra altezza di lasciare la principessa nella pace di quelsacro luogodove non è esposta al pericolo di fantasie vane emondane come i discorsi d'amore di qualsiasi uomo. - Non fatel'ipocrita con me - disse Manfred; -tornatee riportate laprincipessa al suo dovere. - E' mio dovere impedire il suo ritornoqui - disse Jerome. - Lei è dove gli orfani e le fanciullesono al sicuro dalle insidie e dagli inganni di questo mondo; enientese non l'autorità di un padrela porterà viadi là. - Io sono suo padre - esclamò Manfred- e lavoglio qui. - Lei desiderava avervi come padre - disse il frate; - mail cieloche ha impedito quella parentelaha sciolto per sempretutti i legami tra di voi; e io dichiaro a vostra altezza... - Bastaimpudente! - disse Manfred. - E temi il mio risentimento.


-Santopadre-disse Hippolita- è vostro compito non inchinarvidavanti a nessuno: voi dovete parlare come il vostro dovereprescrive: ma è mio dovere non ascoltare niente che al miosignore non piace che io senta. Mi ritirerò nel mio oratorio epregherò la Vergine benedetta di ispirarvi con i suoi santiconsiglie di riportare il cuore del mio grazioso signore alla suaabituale pace e gentilezza. - O donna eccellente! - disse il frate. -Mio signoresono a vostra disposizione.


Manfredaccompagnato dal fratepassò nel proprio appartamentodovechiudendo la porta: - Capiscopadre - disse- che Isabella vi hacomunicato il mio proposito. Ora ascoltate la mia decisioneeobbedite. Motivi di Statomotivi urgentissimila mia stessasalvezza e quella della mia genteesigono che io abbia un figlio. E'inutile aspettarsi un erede da Hippolita. Io ho scelto Isabella. Voidovete riportarla indietro: e dovete fare di più. Conosco lavostra influenza su Hippolita: la sua coscienza è nelle vostremani. E' una donnalo riconoscoirreprensibile: la sua anima èvolta al cieloe disprezza l'indegna gloria di questo mondo: voipotete allontanarla da esso completamente. Convincetela adacconsentire allo scioglimento del nostro matrimonioe a ritirarsiin un monastero; potrà fondarne unose lo desiderae avrài mezzi per mostrarsi liberale quanto lei o voi possiate desiderare.Così allontanerete le calamità che incombono sullanostra testae avrete il merito di salvare dalla rovina ilprincipato di Otranto. Voi siete un uomo di buonsenso; e benchétradito dall'ardore del mio temperamentoio abbia usato espressionisconvenientionoro la vostra virtùe desidero essere indebito con voi per la pace della mia anima e la salvezza della miafamiglia.


-Sia fatta la volontà del cielo! - disse il frate. - Io nonsono che il suo indegno strumento. Egli adopera la mia bocca perdirviprincipequanto siano indegni i vostri piani: le ingiurieverso la virtuosa Hippolita sono assurte al trono della pietà.Io vi biasimo severamente per la vostra adultera intenzione diripudiarla: io vi ammonisco a non attuare il vostro piano incestuososulla vostra figliola adottiva. Il cieloche l'ha salvata dallavostra furiaquando la punizione divina abbattutasi così direcente sulla vostra casa avrebbe dovuto ispirarvi ben altripensiericontinuerà a vegliare su di lei. Anch'ioun poverofrate disprezzatosono capace di proteggerla dalla vostra violenza.Iopeccatore quale sonoe indegnamente oltraggiato da vostraaltezza come complice di non so quali amoridisdegno le lusinghe conle quali vi è piaciuto tentare la mia onestà. Io amo ilmio ordineonoro le anime devoterispetto la religiositàdella vostra principessa: ma non tradirò la fiducia che leiripone in mee non servirò neppure la causa della religionecon compromessi disonesti e peccaminosi. Ma davvero! Il benesseredello Stato dipende da che vostra altezza abbia un figlio. Il cielosi fa gioco dei miopi progetti degli uomini. Solo ieri mattina qualecasata era così potentecosì fiorente quanto quella diManfred? E dov'è ora il giovane Conrad? Mio signoreiorispetto le vostre lacrimema non intendo arrestarle. Lasciatelescorrereprincipe! Avranno più peso in cieloper ilbenessere dei vostri sudditidi un matrimonio chefondato sullalussuria o sulla politicanon potrebbe mai portare del bene. Nonpotrete conservare lo scettroche passò dalla stirpe diAlfonso alla vostraattraverso un'unione che la Chiesa nonpermetterà mai. Se è volontà dell'Altissimo cheil nome di Manfred debba estinguersirassegnatevimio signoreallaSua sentenza; e meriterete così una corona che non andràmai distrutta. Andiamomio signoreil vostro dolore mi conforta.Torniamo dalla principessa: lei non è al corrente delle vostrecrudeli intenzionie io non intendevo far altro che ammonirvi. Avetevisto con quale gentile pazienzacon quale devozione ha ascoltatoanziha rifiutato di sentire qual era la grandezza della vostracolpa. So quanto desidera stringervi tra le bracciae assicurarvisul suo immutabile affetto. - Padre - disse il principe-voiinterpretate male il mio rimorso: è vero che onoro le virtùdi Hippolita; credo che sia una santa; e vorrei che stringeremaggiormente il nodo che ci ha uniti servisse alla salvezza della miaanima. Maahimè! Padrevoi non conoscete il più amarodei miei tormenti! Da un po' di tempo ho degli scrupoli sullalegittimità sulla nostra unione: Hippolita è miaparente di quarto grado. E' veroavemmo una dispensa; ma ho saputoanche che lei era stata promessa a un altro. E' questo quello che mipesa sul cuore: a questo stato coniugale illecito io imputo lacalamità che si è abbattuta su di me con la morte diConrad! Liberate la mia coscienza da questo fardello; sciogliete ilnostro matrimonioe portate a termine l'azione della fede che levostre divine esortazioni hanno iniziato nella mia anima.


Cheangoscia atroce provò il buonuomodi fronte a questovoltafaccia dell'astuto principe! Tremò per Hippolitala cuirovinalo vedevaera decisa; e temette chese Manfred non avesseavuto speranza di riottenere Isabellala sua impazienza di avere unfiglio l'avrebbe fatto rivolgere verso qualcun'altrache poteva nonessere ugualmente ferma davanti alla tentazione del rango di Manfred.Per un po' di tempo il sant'uomo rimase assorto a riflettere. Infineconfidando in una dilazionepensò che il comportamento piùsaggio fosse quello di impedire che il principe disperasse di riavereIsabella. Il frate conosceva l'affetto di Isabella per Hippolitael'avversione che gli aveva espresso per le proposte di Manfredequindi sapeva di poter contare su di lei per assecondare il proprioprogettofinché il divieto della Chiesa non avesse potutoscagliarsi come un fulmine contro il divorzio. Con questa intenzionecome se gli scrupoli del principe lo avessero colpitoegli infinedisse: - Mio signoreho riflettuto su quello che vostra altezza hadetto: e se davvero è la delicatezza della vostra coscienzal'autentico motivo della ripugnanza verso la vostra virtuosa signoralontano da me cercare di indurire il vostro cuore! La Chiesa èuna madre indulgente: rivelate a lei le vostre angosce; lei solo puòdare conforto alla vostra anima; può mettere in pace la vostracoscienzaodopo aver esaminato i vostri scrupolipuòaccordarvi la libertà a concedervi i mezzi legittimi percontinuare il vostro lignaggio. In quest'ultimo casose donnaIsabella può essere convinta ad acconsentire.... Manfredconcludendo che o aveva ingannato il buonuomoo che l'iniziale iradi costui era stata solo un tributo pagato alle apparenzefufelicissimo di questo improvviso cambiamentoe ripeté lepromesse più splendidese avesse avuto successo per mezzodella mediazione del frate. Il benintenzionato frate lasciòche l'altro si ingannassedecisissimo a ostacolare i suoi progettiinvece che assecondarli.


-Dato che ora ci comprendiamo reciprocamente - riprese il principe-mi aspettopadreche voi mi diate soddisfazione su di un punto.


Chiè il giovane che abbiamo trovato nel sotterraneo? Deve esserestato complice della fuga di Isabella; ditemi la verità: ne èinnamorato? O agisce per conto della passione di un altro? Ho spessosospettato l'indifferenza di Isabella verso mio figlio: millecircostanze che confermano quel sospetto si affollano nella miamente.


Leistessa ne era così consapevolechementre discorrevo con leinella galleriaha prevenuto i miei sospettie ha cercato digiustificarsi della freddezza verso Conrad. Il frateche non sapevaniente di quel giovane se non quello che aveva appresooccasionalmente dalla principessaignaro di cosa ne fosse stato diluie senza riflettere a sufficienza dell'impetuosità deltemperamento di Manfredpensò che non poteva essereinopportuno gettare nel suo animo il seme della gelosia: forsesarebbe tornato utile in seguito per allontanare il principe daIsabellase si ostinava in quell'unioneo per sviare la suaattenzione verso una falsa pista e occupare i suoi pensieri con unintrigo immaginariocosì da impedire che si impegnasse dinuovo a cercarla. Seguendo questa infelice politicaegli rispose inmodo da confermare Manfred nella convinzione che ci fosse un qualchelegame tra Isabella e il giovane. Il principele cui passioneavevano bisogno di ben poco alimento per divampare in una fiammatasi infuriò all'idea di quello che il frate suggeriva. - Andròfino in fondo a questo intrigo - gridò; e lasciandobruscamente Jeromecon l'ordine di restare là fino al suoritornosi affrettò verso la sala grande del castelloeordinò che il contadino venisse portato davanti a lui.


-Tugiovane impostore incallito! - disse il principenon appena videil giovane. - Che ne è ora della tua tanto vantata sincerità?

Sonostate la Provvidenzanon è veroe la luce della luna che tihanno mostrato la serratura della botola? Dimmi chi seiragazzoaudacee da quanto tempo conosci la principessae sta' attento arispondere in modo meno ambiguo di quanto tu abbia fatto ieri seraole torture ti strapperanno la verità. Il giovane capìche la parte di lui avuta nella fuga della principessa era statascopertae concluse che qualsiasi cosa avesse detto non poteva piùesserle né utile né dannosa; rispose quindi: - Non sonoun impostoremio signore; né ho meritato un linguaggiooltraggioso. Ho risposto a ogni domanda che vostra altezza mi hafatto ieri sera con la stessa sincerità con cui parleròora: e non sarà per paura delle vostre torturema perchéla mia anima ha orrore della falsità. Vi prego di ripetere levostre domandemio signore; sono pronto a darvi completasoddisfazioneper quanto è in mio potere. - Conosci le miedomande - replicò il principe- e cerchi solo di guadagnaretempo per preparare una fuga. Parla immediatamente: chi sei? E daquando conosci la principessa? - Lavoro al villaggio vicino - disseil contadino; - il mio nome è Theodore. La principessa mitrovò la scorsa notte nel sotterraneo; prima di quel momentonon ero mai stato in sua presenza.


-A questo posso credere o non crederecome mi farà piacere-disse Manfred; - ma ascolterò la tua storiaprima diverificarne la veridicità. Dimmiquale motivo spinse laprincipessa per la sua fuga?

Latua vita dipende dalla tua risposta. - Mi disse - replicòTheodore - che era sull'orlo della rovina; e chese non riusciva afuggire dal castelloentro pochi minuti avrebbe corso il pericolo diperdersi per sempre. - E per motivi così debolisulla basedelle parole di una sciocca ragazza - disse Manfred- tu hairischiato d'incappare nella mia ira? - Non temo l'ira di nessuno-disse Theodore-quando una donna in pericolo si mette sotto la miaprotezione. Mentre questo interrogatorio era in corsoMatilda stavaandando all'appartamento di Hippolita. All'estremità piùlontana della saladove sedeva Manfredc'era una galleria chiusa dafinestre con vetrateattraverso la quale dovevano passare Matilda eBianca.


Sentendola voce del padree vedendo i servitori riuniti intorno a luileisi fermò per sapere che cosa succedesse. Subito il prigionieroattirò la sua attenzione: il tono fermo e tranquillo con ilquale rispondevae lo spirito cavalleresco della sua ultima risposta(erano tutte queste le prime parole che riusciva a sentire)suscitarono favorevolmente il suo interesse. La sua figura eranobilebella e imponenteanche in quella situazione: ma fu il suoviso che presto assorbì completamente l'attenzione di Matilda.- CieloBianca! - bisbigliò la principessa. - Sto sognando? Oquel giovane è identico al ritratto di Alfonso nellagalleria?. Non poté dire di piùperché la vocedel padre a ogni parola diventava sempre più alta.


-Questa bravata - disse Manfred - supera tutta la tua precedenteinsolenza. Sperimenterai l'ira che hai osato prendere alla leggera.


Prendetelo- continuò Manfred- e legatelo: la prima notizia che laprincipessa avrà del suo paladino sarà che ha perso latesta per amore di lei. - L'ingiustizia della quale siete colpevoleverso di me - disse Theodore - mi convince che ho compiuto una buonaazione salvando la principessa dalla vostra tirannia. Possa esserefelicequalunque cosa sia di me! - Queste sono le parole di uninnamorato!

-gridò Manfred infuriato. - Un contadino davanti alla morte nonè animato da questi sentimenti. Dimmidimmi chi seiragazzosconsideratoo la tortura strapperà il tuo segreto. - Miavete già minacciato di morte - disse il giovane- quando viho detto la verità: se è questo tutto l'incoraggiamentoche devo aspettarmi in cambio della sinceritànon mi sentotentato di soddisfare ulteriormente la vostra vana curiosità.- Non parleraiallora? - disse Manfred. - No - replicòl'altro. - Portatelo vianel cortile- disse Manfred; - voglio vedereimmediatamente la sua testa recisa dal corpo. Sentendo queste paroleMatilda svenne. Bianca strillòe incominciò a gridare:- Aiuto! Aiuto! La principessa è morta!. A queste gridaManfred trasalìe chiese che cosa succedesse.


Ilgiovane contadino le sentì anche luie restòimpietrito dall'orrore: fece quindi ansiosamente la stessa domanda;ma Manfred ordinò che venisse portato immediatamente nelcortilee trattenuto là in attesa dell'esecuzionefinchéegli non si fosse informato sulla causa delle grida di Bianca. Quandone seppe il motivolo considerò uno spavento da femminucce;ordinò che Matilda venisse portata nel suo appartamento e siaffrettò verso il cortiledovechiamata una guardiaordinòa Theodore di inginocchiarsi e prepararsi a ricevere il colpo fatale.


Ilcoraggioso giovane accolse l'amara sentenza con una rassegnazione checommosse ogni cuore eccetto quello di Manfred. Desideravaardentemente sapere che cosa significava quello che aveva sentitodire della principessa; ma temendo di esasperare di più iltiranno contro di leivi rinunciò. L'unico favore che sidegnò di chiedere fu il permesso di avere un confessorepermettersi in pace con Dio.


Manfredche sperava per mezzo del confessore di venire a sapere la storia delgiovaneacconsentì prontamente alla richiesta: e convinto chepadre Jerome fosse ora dalla sua parteordinò che venissechiamato a confessare il prigioniero. Il sant'uomoche non avevaprevisto la catastrofe causata dalla sua imprudenzacadde inginocchio davanti al principee lo supplicò solennemente dinon spargere sangue innocente. Si accusò amaramente della suaindiscrezioneprovò a discolpare il giovanee non lasciòniente d'intentato per placare l'ira del tiranno. Manfredpiùirritato che calmato dell'intercessione di Jeromela cuiritrattazione lo faceva sospettare di essere stato ingannato da tuttie dueordinò al frate di fare il suo doveredicendogli chenon avrebbe concesso al prigioniero che pochi minuti per laconfessione. - Né io chiedo di piùmio signore - dissel'infelice giovane. - I miei peccatigrazie al cielonon sono statinumerosiné sono più gravi di quelli comuni alla miaetà. Asciugate le vostre lacrimebuon padree sbrighiamoci:questo è un mondo malvagioe io non ho motivo di lasciarlocon rimpianto. - Ohgiovane sventurato! - disse Jerome.


-Come puoi sopportare pazientemente la mia vista? Io sono il tuoassassino! Io ti ho procurato quest'ora funesta! - Vi perdono contutta l'anima - disse il giovane-come spero che il cielo perdoneràme. Ascoltate la mia confessionepadree impartitemi la vostrabenedizione. - Come posso prepararti come dovrei per il trapasso? -disse Jerome. - Non puoi essere salvato se non perdoni i tuoinemici... E puoi tu perdonare quell'uomo empio? - Sì - ammiseTheodore; - lo perdono. -E questo non vi commuoveprincipe crudele?- disse il frate. - Vi ho mandato a chiamare per confessarlo- disseManfred duramente; - non perché intercediate per lui. Voi perprimo mi avete infiammato d'ira contro di lui: che il suo sanguericada sulla vostra testa!-E così accadrà! Cosìaccadrà! - disse il buonuomo al culmine dell'angoscia. - Voi eio non dobbiamo mai più sperare di giungere dove sta perandare questo giovane benedetto. - Sbrigatevi! - disse Manfred. - Ipiagnistei dei preti non mi commuoveranno certo più dellegrida delle donne. - Come! - disse il giovane. - E' possibile che ilmio destino possa aver provocato quello che ho sentito? Laprincipessa è dunque di nuovo in vostro potere? - Tu non faiche ricordarmi la mia ira - disse Manfred; - preparatiperchéquesta è la tua ultima ora. Il giovaneche sentiva aumentarela sua indignazionee che era commosso dal dolore che vedeva di aversuscitato in tutti gli spettatori e nel fratesoffocò leproprie emozioniesbarazzatosi del farsetto e slacciato ilcollettosi inginocchiò per pregare. Mentre si chinavalacamicia gli scivolò sulle spalle e scoprì il segno diuna freccia rosso sangue. - Buon Dio! - gridò il sant'uomotrasalendo. - Che cosa vedo? E' mio figlio! Il mio Theodore!

E'impossibile descrivere l'emozione suscitata da queste parolema lasi può immaginare. Le lacrime dei presenti cessarono piùper lo stupore che per la gioia. Parevano cercare sul viso del lorosignore un segno che indicasse quali sentimenti doveva provare.Sorpresadubbioaffettorispettopassarono successivamente sulviso del giovane. Accettò con semplicità e umiltàle effusionile lacrimee gli abbracci del vecchio: ma timoroso diabbandonarsi alla speranzapoiché intuiva da quello che eraavvenuto quanto fosse inflessibile il carattere di Manfredlanciòun'occhiata al principecome a dire:

«Poteterestare impassibile davanti a una scena come questa?».


Ilcuore di Manfred era capace di provare pietà. Per la sorpresadimenticò la sua irama l'orgoglio gli impedì diammettere la propria commozione. Ebbe perfino il dubbio che questascoperta fosse un espediente del frate per salvare il giovane. - Chesignifica tutto questo?- disse - Come può essere vostrofiglio? Si addice alla vostra professione o alla reputazione disantità riconoscere la prole di una contadina come frutto deivostri illeciti amori? - OhDio!

disseil sant'uomo. - Mettete in dubbio che sia mio? Potreise non fossisuo padreprovare l'angoscia che provo? Risparmiatelobuonprinciperisparmiatelo! E fate di me quel che volete. -Risparmiatelo! Risparmiatelo! - gridarono i servi. - Per amore diquesto brav'uomo! - Silenzio! - disse Manfred severamente:- devosaperne di più prima di essere disposto a perdonare. Ilbastardo di un santo non può essere santo anche lui. - Signoreinsolente! - disse Theodore. - Non aggiungete l'oltraggio allacrudeltà. Se sono il figlio di quest'uomo venerabilesappiatechebenché non sia un principe come voiil sangue che scorrenelle mie vene... - Sì - disse il frateinterrompendolo- ilmio sangue è nobile; ed egli non merita l'epiteto abietto chegli avete rivolto. E' mio figlio legittimo; e la Sicilia puòvantare poche casate più antiche di quelli dei Falconara...Maahimè! Mio signoreche cos'è il sangue? Cos'èla nobiltà? Noi siamo tutti rettilicreature miserabili pienedi peccati. Soltanto la pietà può distinguerci dallapolvere da cui avemmo originee alla quale dobbiamo tornare. - Bastacon il vostro sermone - disse Manfred; - dimenticate che non sietepiù frate Jeromema il conte di Falconara. Raccontatemi lavostra storia; avete tempo dopo per fare la moralese non otterretela grazia per quell'audace criminale. - Madre di Dio! - disse ilfrate. - E' possibile che il mio signore possa rifiutare a un padrela vita del suo unico figlioloperduto da tempo? Calpestatemi puremio signoredisprezzatemitormentatemiaccettate la mia vita incambio della suama risparmiate mio figlio! - Puoi capire ora -disse Manfred -cosa significa perdere l'unico figlio? Solo un'ora fatu mi hai predicato la rassegnazione: la mia casatase cosìvoleva il destinodoveva perire... Ma il conte di Falconara... -AhimèMio signore - disse Jerome-ammetto di avervi offeso;ma non aggravate le sofferenze di un vecchio. Non mi vanto della miafamigliané penso a queste vanità mondane: è lanatura che vi implora per questo ragazzo; è la memoria dellacara donna che lo generò... E' forse... E' forse mortaTheodore?-La sua anima è da molto tempo con i beati - disseTheodore. - Ohe come? - gridò Jerome. - Dimmi... No...


Leiè felice! Tu ora sei tutto per me! Ohsignore crudelevorrete...


Miconcederete la vita del mio povero ragazzo? - Ritorna al tuo convento- rispose Manfred- porta qui la principessa; obbediscimi in ciòche sai; e io ti prometto la vita di tuo figlio. - Oh! Mio signore -disse Jerome- è l'onestà il prezzo che devo pagareper la salvezza di questo caro giovane? - Per me! - gridòTheodore. - Lasciate che io muoia mille mortipiuttosto chemacchiare la vostra coscienza. Cosa pretenderebbe il tiranno da voi?E' al sicuro dal suo potere la principessa? Proteggetelavenerabilevecchio! E lasciate che tutta la sua ira ricada su di me. Jeromeprovò a fermare l'impeto del giovane; prima che Manfredpotesse replicaresi sentì uno scalpitare di cavallieall'improvviso suonò la tromba d'ottone che era appesa allaporta del castello. Nello stesso istantele piume nere dell'elmoincantatoche si trovava ancora dall'altro capo del cortilesiagitarono tempestosamente e ondeggiarono tre voltecome mosse da uninvisibile cavaliere.




Capitoloterzo


Quandovide le piume dell'elmo miracoloso scuotersi di concerto con il suonodella tromba di ottoneil cuore di Manfred si riempì ditristi presagi. - Padre - disse a Jeromeche ora non trattava piùcome il conte di Falconara- cosa significano questi prodigi? Se hooffeso... - (le piume si agitarono con violenza maggiore di prima).


-Oh meprincipe infelice! - gridò Manfred. - Santo padre! Nonmi assisterete con le vostre preghiere? - Mio signore -replicòJerome- senza dubbio il cielo è scontento nel vedervischernire i suoi servi. Sottomettetevi alla Chiesa; e smettete diperseguitare i suoi ministri. Liberate questo giovane innocente; eimparate a rispettare il sacro abito che indosso: non potete farvibeffe del cielo: vedete...- (la tromba suonò di nuovo). -Riconosco di essere stato troppo precipitoso - disse Manfred. -Padreandate alla porta e domandate chi è là. - Miconcedete la vita di Theodore?

-replicò il frate. - Sì - disse Manfred; - ma chiedetechi c'è fuori.


Jeromegettandosi al collo del figliolasciò sgorgare un fiume dilacrimeche esprimevano la piena dei suoi sentimenti.-Avete promessodi andare alla porta- disse Manfred. - Pensavo - replicò ilfrate - che vostra altezza mi avrebbe scusato se prima lo ringraziavocon questo tributo del mio cuore. - Andatecarissimo signore - disseTheodore- obbedite al principe; non merito che per me indugiate nelsoddisfarlo.


Jeromechiese chi ci fosse fuorie gli fu risposto: - Un araldo. - Da partedi chi? - chiese. - Del cavaliere dalla spada gigantesca -dissel'araldo; - e devo parlare con l'usurpatore di Otranto.


Jerometornò dal principee non mancò di ripetere ilmessaggio così come era stato pronunciato. Le prime paroleriempirono Manfred di terrore; ma quando si sentì chiamareusurpatore la sua ira si riaccesee ritrovò tutto il suocoraggio. - Usurpatore! Insolente marrano! - gridò. - Chi osamettere in dubbio il mio titolo?

Ritiratevipadre; questo non è affare da monaci: incontrerò iostesso quest'arrogante. Andate al conventoe preparate il ritornodella principessa; vostro figlio resterà in ostaggiocomepegno della vostra fedeltà: la sua vita dipende dalla vostraobbedienza. - Buon Dio! Mio signore - esclamò Jeromesolo unattimo fa vostra altezza ha generosamente perdonato mio figlio...Avete dimenticato così presto l'intervento del cielo? - Ilcielo - replicò Manfred - non manda araldi a mettere in dubbioil titolo di un principe legittimo...


Dubitoperfino che comunichi la sua volontà attraverso i frati... Maquesto è affar vostronon mio. Quando sarà il momentoconoscerete i miei desideri; e non sarà un araldo insolente asalvare vostro figliose non ritornate con la principessa.


Fuinutile per il sant'uomo ogni risposta. Manfred ordinò chevenisse accompagnato alla porta posterioree chiuso fuori dalcastello; e ingiunse ad alcuni suoi fedeli di portare Theodore incima alla torre nerae di tenerlo sotto stretta sorveglianza; amalapena permise che padre e figlio separandosi si scambiassero unfrettoloso abbraccio. Si ritirò quindi nella sala esedutosicon atteggiamento solenneordinò che l'araldo venisse ammessoalla sua presenza.


-E allorainsolente! - disse il principe. - Che volevi da me? - Vengoda voiManfred-replicò l'altro- usurpatore del principatodi Otrantoda parte del rinomato e invincibile cavaliereilcavaliere dalla spada gigantesca: in nome del suo signore Fredericmarchese di Vicenzaegli richiede donna Isabellafiglia di quelprincipeche voi avete tratto in vostro potere con mezzi vili eslealicorrompendo i suoi falsi tutori durante l'assenza delmarchesee lui esige che rinunciate al principato di Otrantocheavete usurpato al suddetto signore Fredericil più strettoconsanguineo dell'ultimo signore legittimoAlfonso il Buono. Se nonottemperate immediatamente a queste giuste richiesteegli vi sfida asingolar tenzonefino all'ultimo sangue. E così dicendol'araldo gettò la sfida.


-E dov'è questo spaccone che ti manda? - chiese Manfred. - Auna lega d qui - disse l'araldo; - e viene a rivendicare i dirittidel suo signore contro di voipoiché è un verocavalieree voi un usurpatoremacchiatosi anche di un rapimento.


Perquanto questa sfida fosse ingiuriosaManfred rifletté che nonera nel suo interesse provocare il marchese. Sapeva quanto benfondato fosse il diritto di Frederic; né era questa la primavolta che ne sentiva parlare. Gli antenati di Frederic avevanoereditato il titolo di principi di Otranto da quando Alfonso il Buonoera morto senza discendenti; ma Manfredsuo padre e il nonno eranosempre stati troppo potenti perché la casata di Vicenzapotesse spodestarli.


Fredericun giovane principe ardente e bellicosoaveva sposato una bella egiovane damadi cui era innamoratoche era morta nel dare alla luceIsabella. La sua morte lo aveva tanto colpitoche era diventatocrociato e si era recato in Terra Santadove era stato ferito in uncombattimento contro gli infedelifatto prigionieroe dato permorto. Quando la notizia era arrivata all'orecchio di Manfredegliaveva corrotto i tutori di donna Isabella perché glielaconsegnassero come sposa del figlio Conrad; con questa alleanza siproponeva di unire i diritti delle sue casate. Alla morte di Conradquesto motivo aveva contribuito a fargli decidere cosìall'improvviso di sposare egli stesso Isabella; e in base alle stesseconsiderazionidecise ora di cercare di ottenere il consenso diFrederic a questo matrimonio. Lo stesso piano gli ispiròl'idea di invitare il rappresentante di Frederic nel suo castellotemendo che venisse informato della fuga di Isabellacosa cheingiunse severamente ai suoi domestici di non rivelare a nessuno delseguito del cavaliere.


-Araldo-disse Manfred non appena ebbe messo ordine ai suoi pensieri-ritorna dal tuo signoree digli cheprima di risolvere la nostracontroversia con la spadaManfred vorrebbe avere un colloquio conlui. Dagli il benvenuto nel mio castellodovesul mio onore di verocavalieretroverà cortese accoglienzae sarà deltutto al sicuro insieme al suo seguito. Se non potremo comporre lanostra controversia in modo amichevolegiuro che se ne andràsano e salvoe riceverà piena soddisfazione secondo le leggidelle armi: in ciò mi aiuti Dio e la Santa Trinità!.L'araldo si inchinò tre voltee si ritirò.


Duranteil colloquiol'animo di Jerome si era dibattuto fra millecontrastanti passioni. Tremava per la vita del figlioe la sua primaidea fu di convincere Isabella a ritornare al castello. Ma non erameno preoccupato al pensiero della sua unione con Manfred. Temeval'illimitata obbedienza di Hippolita alla volontà del suosignore: è vero chese riusciva a essere ammesso alla suapresenzanon dubitava di poter riusciredata la devozione di leiametterla in guardia contro il divorzioma se Manfred avesse scopertoche l'ostacolo veniva da luiquesto avrebbe potuto essere ugualmentefatale a Theodore. Era impaziente di sapere da dove veniva l'araldoe chisenza complimentiaveva messo in dubbio il titolo di Manfred;ma non osava assentarsi dal conventoper paura che Isabella loabbandonasse e che la sua fuga venisse imputata a lui. Ritornòsconsolato al monasteroincerto su quale linea di condottascegliere. Un monacoche lo incontrò sotto il porticato enotò la sua aria malinconicadisse:-Ahimèfratelloèdunque vero che abbiamo perduto la nostra eccellente principessaHippolita?. Il sant'uomo trasalìed esclamò: - Cosaintendifratello? Vengo proprio ora dal castelloe l'ho lasciata inperfetta salute. - Soltanto un quarto d'ora fa - replicò ilfrate - Martelli è passato al conventodi ritorno dalcastelloe ha riferito che sua altezza è morta. Tutti inostri fratelli sono andati in cappella a pregare per il suo felicetrapasso a una vita miglioree hanno voluto che io aspettassi il tuoarrivo.


Conosconoil tuo santo affetto per quella buona damae sono in ansia per ildolore che questo ti procurerà. Davvero abbiamo tutte leragioni per piangere; era una madre per la nostra casa. Ma questavita è solo un pellegrinaggio; non dobbiamo lamentarci...Tutti la seguiremo; possa la nostra fine essere come la sua! - Buonfratellotu vaneggi- disse Jerome: - ti dico che vengo dal castelloe quando l'ho lasciatala principessa stava bene. Dov'è donnaIsabella?

-Povera dama! - replicò il frate. - Le diedi la triste notiziae le offrii conforto spirituale; le ricordai la condizionetransitoria dello stato mortale e le consigliai di prendere il velo:citai l'esempio della santa principessa Sanchia d'Aragona. - Il tuozelo è stato lodevole - disse Jerome impaziente; - ma almomento era inutile: Hippolita sta bene... Almenoconfido che siacosì; non ho sentito niente in senso contrario... Anche se misembra che la sincerità del principe ... Benefratellomadov'è donna Isabella? - Non lo so - disse il frate; - hapianto moltoe ha detto che si ritirava nella sua camera.


Jeromelasciò bruscamente il compagno e corse dalla principessamanon era nella sua stanza; chiese ai domestici del conventoma nonriuscì ad avere notizie di lei. Cercò inutilmente intutto il monastero e in chiesae inviò messaggeri nelvicinatoper sapere se qualcuno l'avesse vistama invano. Nienteavrebbe potuto mettere il buonuomo in un imbarazzo maggiore. Pensavache Isabellasospettando che Manfred avesse affrettato la mortedella mogliesi fosse spaventatae si fosse ritirata in qualchenascondiglio più segreto.


Questanuova fuga avrebbe probabilmente portato al culmine della rabbia ilprincipe. La voce della morte di Hippolitabenché paressequasi incredibileaccresceva la sua costernazione; e benchéla fuga di Isabella rivelasse la sua avversione al matrimonio conManfredJerome non riusciva a trarne confortodato che questometteva in pericolo la vita di suo figlio. Decise di tornare alcastelloe di farsi accompagnare da alcuni fratelli perchétestimoniassero davanti a Manfred la sua innocenzaese necessarioperché unissero alla sua la loro intercessione in favore diTheodore. Il principe intanto era andato nel cortilee avevaordinato che le porte del castello venissero spalancate per ricevereil cavaliere straniero e il suo seguito. Dopo alcuni minuti giunse lacompagnia a cavallo. Per primi venivano due armigeri con le lance.Quindi un araldoseguito da due paggi e due trombettieri. Poi uncentinaio di guardie a piediaccompagnate da altrettanti cavalli.Dietro di loro cinquanta fantivestiti di nero e scarlattoi coloridel cavaliere. Quindi un cavallo condotto a mano. Due araldiai latidi un gentiluomo a cavallo che portava uno stendardo con le armi diVicenza e Otranto in quarto (una circostanza che offese moltoManfredma egli represse il suo risentimento). Altri due paggi. Ilconfessore del cavaliere che recitava il rosario. Altri cinquantafantivestiti come i primi. Due cavalieri armati di tutto puntolevisiere abbassatecompagni del primo cavaliere. Gli scudieri dei duecavalieriche portavano gli scudi e le insegne. Lo scudiero delcavaliere più importante. Un centinaio di gentiluomini cheportavano un'enorme spadae parevano venir meno sotto il suo peso.Il cavaliere in personasu un destriero sauroarmato di tuttopuntocon la lancia in resta e il viso completamente nascosto dallavisierasormontata da un gran pennacchio di piume nere e scarlatte.Cinquanta guardie a piedi con tamburi e trombe chiudevano il corteoche piegava a destra e a sinistra per lasciare il passo al primocavaliere.


Quandofu arrivato alla portaquesti si fermòe l'araldofacendosiavantilesse di nuovo la sfida. Lo sguardo di Manfred era fissosulla spada gigantescaed egli pareva quasi non badare alladichiarazione di sfida; ma presto la sua attenzione fu sviata da unatempesta di vento che si innalzò dietro di lui. Si giròe scorse le piume dell'elmo incantato agitarsi con lo stessostraordinario movimento di prima. Era necessario il coraggio diManfred per non venir meno davanti a un concorso di circostanze chesembravano annunciare il suo destino. Ma poiché sdegnava dimancarein presenza di stranieridel coraggio che aveva sempredimostratodisse audacemente: -Signor cavalierechiunque voi siatevi do il benvenuto. Se siete creatura mortaleil vostro valoreincontrerà il suo uguale; e se siete un vero cavalieresdegnerete di impiegare la stregoneria per raggiungere il vostroscopo. Che questi presagi vengano dal cielo o dall'infernoManfredconfida nella giustizia della Sua causa e nell'aiuto di San Nicolache ha sempre protetto la sua casata. Smontatesignor cavaliereeriposatevi. Domani avrete grande battagliae il cielo aiuti chi ènel giusto.


Ilcavaliere non rispose esmontato da cavallovenne guidato daManfred nella sala grande del castello. Mentre attraversavano ilcortileil cavaliere si fermò a fissare l'elmo miracoloso; einginocchiatosisembrò pregare tra sé per qualcheminuto. Poi si alzòe fece segno al principe di precederlo.Non appena furono entrati nella salaManfred propose allo stranierodi spogliarsi delle armi; ma il cavaliere scosse il capo in segno didiniego. - Signor cavaliere - disse Manfred- questo non ècortese; masul mio onorenon vi obbligherò! Néavrete motivo di lamentarvi del principe di Otranto. Da parte mia nonho in mente nessun tradimento: spero che anche voi non ne tramiatealcuno. Eccoprendete il mio pegno - (e gli diede il proprioanello); - voi e i vostri amici godrete delle leggi dell'ospitalità.Rimanete pure qui finché non saranno portati i rinfreschi: iodarò gli ordini per far alloggiare il vostro seguitoetornerò da voi. I tre cavalieri chinarono il capofacendosegno di accettare la cortesia. Manfred diede disposizioni perchéil seguito dello straniero venisse portato a un vicino alloggiocostruito dalla principessa Hippolita per accogliere i pellegrini.Mentre facevano il giro del cortile per ritornare verso il cancellola spada gigantesca schizzò dalle mani di coloro che laportavano ericadendo sul terreno di fronte all'elmovi rimaseinamovibile. Manfredormai quasi abituato ai fenomenisoprannaturalisuperò l'emozione di questo nuovo prodigio; eritornato nella saladove era pronto il banchettoinvitò isuoi silenziosi ospiti a prendere posto. Manfredper quanto in queimomenti il suo animo fosse tormentatocercò di infondereallegria ai commensali. Rivolse loro diverse domandema in rispostaebbe solo dei cenni. Alzavano le proprie visiere solo quanto bastavaper poter mangiaree anche questo in modo frugale. - Signori - disseil principe- voi siete i primi ospitiche abbia mai intrattenutoentro queste murache abbiano sdegnato perfino di parlare con me;eppure non penso sia spesso abitudine dei principi mettere arepentaglio il proprio Stato o la propria dignità di fronte adegli stranieri per giunta muti. Voi dite di venire in nome diFrederic di Vicenza; io ho sempre sentito dire che era un cavaliereprode e cortese; eglioso affermarenon avrebbe ritenuto indegno disé intrattenersi a conversare con un principe che è suougualee le cui gesta non sono ignote. Tacete ancora... Bene! Siacome dev'essere...


Secondole leggi dell'ospitalità e della cavalleria voi siete ipadroni sotto questo tetto: farete quel che vorrete. Ma andiamodatemi una coppa di vino; non rifiuterete di brindare con me allasalute delle vostre belle dame. Il primo cavaliere sospirò esi fece il segno della crocee stava per alzarsi da tavola. - Signorcavaliere - disse Manfred- quel che ho detto era soltanto unoscherzo: non vi obbligherò a niente; comportatevi come piùvi piace. E dato che non siete in vena di allegriavuol dire chesaremo tristi.


Forsegli affari vi andranno più a genio; ritiriamoci; e ascoltatese quel che vi devo rivelare può esservi più graditodei vani sforzi che ho fatto per intrattenervi.


QuindiManfredguidati i tre cavalieri in una camera internachiuse laporta einvitatili a sederesi rivolse con queste parole al primocavaliere:

-Voi venitesignor cavaliereda quel che ho capitoin nome delmarchese di Vicenzaper richiedere donna Isabellasua figliache èstata promessa a mio figlio davanti alla santa Chiesacon ilconsenso dei suoi tutori legittimi; e per esigere da me che rinunciai miei domini in favore del vostro signoreche si proclama ilconsanguineo più stretto del principe AlfonsoDio concedariposo alla sua anima!

Risponderòper prima alla seconda parte delle vostre richieste. Dovete sapereeil vostro signore lo sache io godo del principato di Otranto inquanto erede di mio padre Don Manuelche a sua volta lo ricevette dasuo padre Don Ricardo. Alfonsoil loro predecessoremorendo senzafigli in Terra Santalasciò in eredità i suoipossedimenti a mio nonno Don Ricardoin considerazione dei suoifedeli servigi - (lo straniero scosse il capo). - Signor cavaliere -riprese Manfred accalorandosi- Ricardo era un uomo valoroso eretto; era un uomo pio; ne è prova la munifica fondazionedella chiesa adiacente e dei due conventi. Era protetto da SanNicola... Mio nonno era incapace... Voglio direDon Ricardo eraincapace... Scusatemila vostra interruzione mi ha turbato: iovenero la memoria di mio nonno.


Ebbenesignori! Egli conservò questi domini; li conservò conla sua valente spadae con il favore di San Nicola; così fecemio padre; e cosìsignorifarò ioqualunque cosasucceda. Ma Fredericvostro signoreè il parente piùstretto... Io ho acconsentito a sottoporre il mio titolo al giudiziodella spada: questo fa forse pensare a un titolo illecito? Avreipotuto chiedervi: dov'è Fredericil vostro signore? Voci lovogliono morto in prigionia. Voi ditecon il vostro modo di agireche egli vive... Non lo metto in dubbio: potreisignoripotrei...Ma non lo faccio. Altri principi imporrebbero a Frederic di prendersicon forza la sua ereditàse ci riesce: non metterebbero arepentaglio la loro dignità in un duello; non sisottometterebbero alle decisioni di uomini muti e sconosciuti!

Perdonatemisignorisono troppo impetuoso; ma mettetevi al mio posto: poichésiete cavalieri valorosinon ecciterebbe la vostra collera vederemesso in dubbio il vostro onore e quello dei vostri antenati? Maveniamo al punto. Voi mi chiedete di consegnarvi donna Isabella:signoridevo chiedervisiete autorizzati a riceverla? - (ilcavaliere annuì). - Sì... - continuò Manfred; -bene! Siete autorizzati a riceverla... Magentile cavalierepossochiedere se avete pieni poteri? - (il cavaliere annuì). - Stabene - disse Manfred; - allora ascoltate quel che ho da dirvi. Voivedete davanti a voisignoriil più infelice degli uomini!-(incominciò a piangere).-Accordatemi la vostra pietà;ne ho diritto: ne ho diritto davvero. Sappiate che ho perduto la miaunica speranzala mia gioiail sostegno della mia casata: Conrad èmorto ieri mattina- (i cavalieri mostrarono segni di sorpresa). - Sìsignoriil destino si è preso mio figlio. Isabella èlibera.- Restituitelaallora-esclamò il primo cavaliererompendo il silenzio. - Concedetemi la vostra pazienza - disseManfred. - Sono felice di constatareda questa testimonianza dellavostra buona volontàche la faccenda si può sistemaresenza spargere sangue. Non è il mio interesse che detta quelpoco che ho ancora da dirvi. Voi vedete in me un uomo disgustato delmondo: la perdita di mio figlio mi ha fatto abbandonare ogni curaterrena. Il potere e la gloria non hanno più nessun fascino aimiei occhi. Volevo trasmettere a mio figlio lo scettro che horicevuto con onore dai miei antenati... Ma tutto è finito! Lavita stessa mi è così indifferente che ho accettato lavostra sfida con gioia: un buon cavaliere non può andare allatomba con maggior soddisfazione che cadendo nel seguire la propriavocazione. Qualunque sia la volontà del cieloio la accettopoichéahimè! Signoriio sono un uomo oppresso damolte disgrazie. Manfred non è da invidiare... Ma senza dubbiovoi conoscete la mia storia. (Il cavaliere fece segno di no e sembròcurioso che Manfred continuasse).


-E' possibilesignori - continuò il principe- che la miastoria sia un segreto per voi? Non avete sentito niente su di me esulla principessa Hippolita? - (gli altri scossero il capo). - No!

Eallorasignoriascoltate. Voi mi credete ambizioso: l'ambizioneahimèè di ben più dura lega. Se io fossiambiziosonon sarei stato per tanti anni preda dell'infernaletormento degli scrupoli di coscienza... Ma io metto a dura prova lavostra pazienza: sarò breve.


Sappiatedunque che da molto tempo il mio animo è tormentato per la miaunione con la principessa Hippolita. Ohsignorise voi conoscestequella donna eccellente! Se voi sapeste che l'adoro come mia signorae l'ho cara come un'amica... Ma l'uomo non è nato per laperfetta felicità! Lei condivide i miei scrupolie con il suoconsenso ho sottoposto questa faccenda alla Chiesapoiché ilgrado di parentela che ci lega proibisce il matrimonio. Aspetto da unmomento all'altro la sentenza definitiva che dovrà separarciper sempre. Sono certo che avete pietà di me... Lo vedo.Perdonate queste lacrime!. I cavalieri si guardavano l'un l'altrochiedendosi dove avrebbe portato tutto questo. Manfred continuò:- Poiché la morte di mio figlio è avvenuta mentre ilmio animo era in ansia per questo motivonon ho pensato anient'altro che a rinunciare ai miei dominie a sottrarmi per semprealla vista degli uomini. La mia sola difficoltà era nominareun successore che amasse la mia gentee provvedere a donna Isabellache mi è cara come se fosse del mio stesso sangue. Volevoripristinare la linea di successione di Alfonsoanche nei suoicongiunti più lontani; e benchéperdonatemiio siaconvinto che era sua volontà che la discendenza di Ricardoprendesse il posto dei suoi stessi parentidove tuttavia dovevocercare quei parenti? Non conoscevo nessuno tranne Fredericilvostro signore: egli era prigioniero degli infedelio morto! E seanche fosse stato vivoe si fosse trovato a casa propriaavrebbelasciato il fiorente Stato di Vicenzaper il trascurabile principatodi Otranto? E se non l'avesse fattopotevo forse sopportare ilpensiero di vedere un duro e insensibile viceré preposto almio povero popolo fedele? Perchésignoriio amo la mia genteegrazie al cieloessi mi ricambiano.


Mavoi vi chiederetea cosa mira questo lungo discorso? In breveallorasignoriascoltate. Il cielo sembra indicare un rimedio aqueste difficoltà e alle mie disgrazie. Donna Isabella èlibera; presto lo sarò anch'io. Accetterei qualsiasi cosa peril bene della mia gente... Non sarebbe il migliorel'unico modo diestinguere la contesa tra le nostre famigliese io prendessi inmoglie donna Isabella? Voi trasalite... Ma anche se le virtùdi Hippolita mi saranno sempre careun principe non deve pensare ase stesso; egli è nato per il suo popolo. In quel momentoentrò nella stanza un servitoree informò Manfred cheJerome e altri suoi confratelli chiedevano di essere ammessiimmediatamente alla sua presenza.


Ilprincipeirritato per questa interruzionee timoroso che il fraterivelasse agli stranieri che Isabella aveva chiesto asilostava perproibire l'ingresso a Jerome. Ma ricordò che l'altro veniva ainformarlo del ritorno della principessae cominciò quindi aporgere ai cavalieri le proprie scuseperché doveva lasciarliun momento:

proprioallora però fu interrotto dall'arrivo dei frati. Manfred lirimproverò con ira per la loro intrusionee voleva di nuovocostringerli a uscire dalla stanzama Jerome era troppo agitato perlasciarsi respingere. Annunciò ad alta voce la fuga diIsabellaprotestando la propria innocenza. Manfredsconvolto perquesta notiziae perché ne venivano a conoscenza glistranierinon pronunciò che frasi incoerentiorarimproverando il frateora scusandosi con i cavalieriansioso disapere che ne era stato di Isabellama ugualmente preoccupato che losapessero gli altriimpaziente di inseguirlama timoroso che icavalieri si unissero alla ricerca. Propose di inviare dei messaggerisulle sue traccema il primo cavalieresenza tacere più alungorimproverò aspramente Manfred per il sua oscuro eambiguo comportamentoe chiese la causa del primo allontanamento diIsabella dal castello. Manfredlanciando a Jerome un'occhiataseveracon cui gli imponeva il silenziopretese di averla sistematanel convento alla morte di Conradfinché egli non avessedeciso come provvedere a lei. Jeromeche tremava per la vita delfiglionon osò contraddire questa menzogna; ma un fratechenon provava la stessa ansiadichiarò francamente che erafuggita fino alla loro chiesa la notte precedente. Il principe cercòinutilmente di impedire questa rivelazionee fu quindi sopraffattodalla vergogna e dalla confusione. Il primo stranierostupito per lecontraddittorie notizie che sentivae ormai quasi convinto cheManfred avesse segregato la principessanonostante la preoccupazioneche esprimeva per la fuga di leiprecipitandosi alla porta disse: -Ohprincipe traditore! Troverò Isabella. Manfred provòa trattenerloma gli altri cavalieri aiutarono il compagnoche siliberò quindi del principe e corse nel cortilechiamando isuoi fedeli. Manfredvedendo che era inutile cercare di distoglierloda quella ricercasi offrì di accompagnarlo; chiamati i suoia raccoltae presi come guida Jerome e alcuni fratiuscì conloro dal castello; ma di nascosto ordinò di segregare ilseguito del cavalierementre con lui fingeva di mandare unmessaggero a chiedere il loro aiuto. La compagnia aveva appenalasciato il castello quando Matildache dal momento in cui l'avevavisto condannare a morte nella sala provava un vivo interessamentoper il giovane contadinoe che aveva continuato ad arrovellarsi pertrovare il modo di salvarloseppe da alcune damigelle che Manfredaveva sguinzagliato tutti i suoi uomini alla ricerca di Isabella. Ilprincipenella frettaaveva impartito l'ordine in generale: nonintendeva estenderlo a coloro che aveva posto a guardia di Theodorema aveva dimenticato di precisarlo. I domesticiabituati a obbedirea un principe così autoritarioe spinti dalla loro stessacuriosità e dall'amore per le novità a unirsi aqualsiasi caccia emozionanteavevano tutti lasciato il castello.Matilda si liberò delle sue damigellesalì di nascostoalla torre nera eaperta la portasi presentò allostupefatto Theodore. - Giovane - disse- benché il doverefiliale e la modestia femminile condannino il passo che facciotuttavia la carità cristianache vince tutti gli altrivincoligiustifica il mio atto. Fuggite: le porte della vostraprigione sono aperte; mio padre e i suoi domestici sono assentimapossono tornare presto; mettetevi in salvoe gli angeli del cielopossano guidare il vostro cammino! - Voi siete sicuramente uno diquegli angeli! - disse Theodorerapito. - Nessunose non una santabenedettapotrebbe parlarepotrebbe agire come voio avere ilvostro aspetto! Non posso conoscere il nome della mia divinaprotettrice? Mi sembra che abbiate detto vostro padre: èpossibile? Il sangue di Manfred può provare pietàcristiana? Bella damavoi non rispondete... Ma come mai proprio voisiete qui? Perché avete trascurato la vostra stessa salvezzaper dedicare un pensiero a uno sventurato come Theodore? Fuggiamoinsieme: la vita che voi mi donate la consacrerò alla vostradifesa. - Ahimè! Vi sbagliate - disse Matilda sospirando: sonola figlia di Manfredma nessun pericolo mi minaccia. - Qualesorpresa! - esclamò Theodore. - Ma la scorsa notte iobenedissi me stesso perché potevo rendervi il servizio che lavostra dolce pietà ricambia ora cosìcaritatevolmente.-Siete nuovamente in errore - disse la principessa- ma non è il momento delle spiegazioni. Fuggitegiovanevirtuosomentre è in mio potere salvarvi: se mio padretornassevoi e io avremmo davvero motivo di tremare. - Come? - disseTheodore. - Pensate forseaffascinante fanciullache accetterei diviverese questo comportasse il rischio di nuocervi? Preferireisopportare mille morti... - Non corro nessun rischio - disse Matilda- se non per il vostro indugiare. Andate:

nonsi potrà scoprire che ho favorito la vostra fuga. - Giurate innome dei santi lassù- disse Theodore - che non potete esseresospettata; altrimenti giuro che aspetterò qui qualsiasi cosapossa capitarmi. - Ohvoi siete troppo generoso - disse Matilda; -ma siate certo che non può cadere su di me nessun sospetto. -Datemi la vostra bella mano come prova che non mi ingannate - disseTheodore; - e lasciate che la bagni con le calde lacrime dellagratitudine. - Fermatevi - disse la principessa; - non dovete... -Ahimè! - esclamò Theodore. - Fino a questo momento nonho conosciuto altro che sventure... Forse non incontrerò maipiù la fortuna: accettate il casto rapimento di unagratitudine pura: è la mia anima che vuole imprimere sullavostra mano il segno della sua commozione. - Non fateloe andate -disse Matilda; - approverebbe forse Isabella di vedervi ai mieipiedi? - Chi è Isabella? - chiese il giovanesorpreso.- Ahpovera me! Temo - disse la principessa - di aiutare chi mi inganna!Avete dimenticato la vostra curiosità di stamattina? - Ivostri sguardile vostre azionitutta la vostra bellezzasembranouna emanazione della divinità - disse Theodore-ma le vostreparole sono oscure e misteriose. Parlatesignoraparlate in modoche il vostro servo vi capisca. - Capite fin troppo bene - disseMatilda; - ma ancora una volta vi ordino di andare: il vostro sangueche posso risparmiarericadrà sulla mia testa se perdo tempoin chiacchiere inutili. - Vadosignora - disse Theodore- poichélo voletee perché non voglio portare alla tomba con unsimile dolore il capo grigio di mio padre. Ditemi soloamabile damache godo della vostra gentile pietà. - Aspettate - disseMatilda; - vi accompagnerò al passaggio sotterraneo da cui èfuggita Isabella; vi porterà alla chiesa di San Nicoladovepotrete chiedere asilo. - Come! - esclamò Theodore. -Eraun'altrae non voidama adorabilequella che aiutai a trovare ilpassaggio sotterraneo? - Sì - rispose Matilda; - ma nonchiedete di più; tremo a vedervi indugiare ancora qui: fuggitealla chiesa. - Alla chiesa! - disse Theodore. - Noprincipessalechiese sono per le damigelle indifeseo per i criminali. L'anima diTheodore è pura dalla colpané vorrà assumernele sembianze. Datemi una spadasignorae vostro padre impareràche Theodore disdegna una fuga ignominiosa. - Giovane avventato!-esclamò Matilda. - Oserete forse alzare il vostro bracciotemerario contro il principe di Otranto? - Non contro vostro padre;davvero non oserei -rispose Theodore.-Scusatemisignoraavevodimenticato... Ma come posso guardarvie ricordare che siete figliadel tiranno Manfred? Tuttavia è vostro padree da questomomento le offese contro di me sono seppellite nell'oblio. Un lamentocupoche pareva venire dall'altofece trasalire la principessa.


Rimaseroin attesa; ma poiché non sentirono altro rumoreconcluserotutti e due che fosse l'effetto di vapori compressi; e laprincipessaprecedendo pian piano Theodorelo portò allasala d'armi del padredove lo equipaggiò di un'armaturacompleta e lo guidò quindi alla porta posteriore. - Evitate lacittà - disse la principessa- e tutto il lato occidentaledel castello: sicuramente è là che Manfred e glistranieri compiono le loro ricerche; correte invece dalla parteopposta. Laggiùa estoltre di quella forestac'èuna catena di roccescavate in un labirinto di caverne cheraggiungono la costa del mare. Là potrete restare nascostofinché non riuscirete a far segno a qualche veliero perchévenga a riva e vi porti via. Andate! Il cielo vi guidi! E qualchevolta nelle vostre preghierericordatevi... di Matilda!. Theodorecadde ai suoi piedie le prese la mano bianca come un giglio; dopoaver cercato di sottrarglielaMatilda lasciò infine che eglila baciasse; Theodore giurò di farsi nominare cavaliere allaprima occasionee le chiese con ardore il permesso di giurare chesarebbe stato per sempre il suo cavaliere. Prima che la principessapotesse risponderesi sentì all'improvviso un fragore dituonoche scosse i bastioni. Theodoreper niente preoccupatoavrebbe voluto insistere nella sua richiesta; ma la principessaspaventatasi ritirò in fretta nel castelloe con un tono alquale era impossibile disobbedireordinò al giovane difuggire. Egli sospirò e si ritiròma restò congli occhi fissi alla porta finché Matildachiudendolamisefine a un colloquio in cui i cuori di entrambi avevano bevuto fino infondo il calice di una passione che tutti e due gustavano ora per laprima volta.


Theodoresi avviò pensieroso verso il conventoper informare il padredella sua liberazione. Lì seppe dell'assenza di Jerome e dellericerche che si stavano facendo di Isabellacon alcuni particolaridella storia di leidei quali era ora informato per la prima volta.


Ilgeneroso spirito cavalleresco della sua natura fece nascere in lui ildesiderio di correre in suo aiuto; ma i monaci non poterono aiutarloa indovinare la strada che lei aveva preso. Theodore non si sentìtentato di allontanarsi per cercarlapoiché l'idea di Matildasi era impressa con tanta forza nel suo cuoreche non potevasopportare di trovarsi a molta distanza dalla sua casa. L'affetto cheJerome gli aveva dimostrato contribuì a rafforzare questariluttanza; e lui si convinse persino che l'affetto filiale era ilmotivo principale del suo aggirarsi tra il castello e il monastero.Il giovane decise quindi di rifugiarsi nella foresta che Matilda gliaveva indicato fino a seraquando sarebbe tornato Jerome. Arrivatolì cercò le ombre più scurepoiché eranopiù adatte alla dolce malinconia che regnava nel suo cuore. Ein questo stato d'animosenza accorgersenearrivò fino allecaverne che una volta servivano da rifugio agli eremitie che orasi diceva nella zonaerano infestate dagli spiriti maligni. Egliricordò di aver sentito questa leggenda; e poiché sisentiva pieno di coraggio e desideroso di avventuresoddisfecevolentieri la propria curiositàesplorando i segreti recessidi quel labirinto. Non vi era penetrato da molto tempoquando glisembrò di sentire i passi di qualcuno che sembrava fuggiredavanti a lui. Theodorefermamente convinto di tutto quello che lanostra santa fede ci ingiunge di crederenon temeva che gli uominibuoni venissero abbandonati senza motivo alla malizia dei poteridelle tenebre. Pensò più probabile che il posto fosseinfestato dai brigantipiuttosto che da quegli esseri infernali chesi dice disturbino e spaventino i viaggiatori. Da tempo bruciavadall'impazienza di mettere alla prova il suo valore. Sfoderata laspadaavanzò con calmavolgendo sempre i suoi passi nelladirezione che gli indicava l'incerto fruscio davanti a lui.L'armatura che indossava costituiva ugualmente un segnale per chi loevitava.


Theodoreora convinto di non sbagliarsiaffrettò il passoe guadagnòquindi terreno sulla persona che fuggiva; quest'ultima si mise acorrerema Theodore la raggiunse: allora davanti a lui caddesenzafiatouna donna. Si affrettò a sollevarla; ma il terrore dilei era tale che egli si rese conto che sarebbe svenuta tra le suebraccia. Adoperò tutte le parole più gentili perdissipare la sua paurae le assicurò cheben lungidall'offenderlaegli l'avrebbe difesa a rischio della vita. La damafacendosi animo davanti a questo cortese comportamentoosservòil suo protettoree disse: - Sono certa di aver già sentitoquesta voce. - Che io sappiano- replicò Theodore; - a menochecome credovoi non siate Isabella.


-Cielo misericordioso! - gridò lei. - Non siete stato inviatoin mia ricercanon è vero?. E dicendo queste parolesi gettòai suoi piedie lo implorò di non consegnarla a Manfred. - AManfred! - esclamò Theodore. - Nosignora: già unavolta vi ho salvata dalla sua impudenza. - E' possibile disse lei -che voi siate il generoso sconosciuto che incontrai la scorsa nottenel sotterraneo del castello? Certo voi non siete un mortalema ilmio angelo custode:

lasciateche vi ringrazi in ginocchio... - Nogentile principessa - disseTheodore- non vi umiliate davanti a un giovane povero e solo. Se ilcielo mi ha scelto per salvarviporterà a termine la suaoperae darà forza al mio braccio in nome della vostra causa.Ma andiamosignorasiamo troppo vicini all'entrata della caverna;cerchiamo i suoi più segreti recessi: non potròsentirmi tranquillo finché non vi avrò condotto fuoripericolo. - Ahimè! Cosa intendetesignore? - disse lei. -Benché tutte le vostre azioni siano nobilibenché ivostri sentimenti esprimano chiaramente la purezza del vostro animoè forse conveniente che io vi accompagni da sola in questosegreto labirinto? Se ci trovassero insiemeche penserebbe il mondocosì pronto a criticaredella mia condotta? - Rispetto lavostra virtù e sensibilità - disse Theodore; - nédovete avere un solo sospetto che intacchi il mio onore. Intendevocondurvi nelle cavità più segrete di queste rocce; equindia rischio della mia vitadifendere l'entrata contro ogniessere vivente. Inoltresignora - continuòsospirandoprofondamente- per quanto la vostra persona sia bella e perfetta inogni particolaree benché i miei desideri non siano senzamacchia nelle loro aspirazionisappiate che la mia anima èdedicata a un'altra; e benché... Un rumore improvviso impedìa Theodore di continuare. Presto sentirono gridare: - Isabella! Ehi!

Isabella.La principessatremantefu di nuovo preda del suo disperatoterrore. Theodore cercò di farle coraggioma inutilmente.


Leassicurò che avrebbe preferito morire piuttosto di accettaredi rivederla in potere di Manfred; e pregandola di restare nascostasi fece avanti per impedire a chi la cercava di avvicinarsi.


All'entratadella caverna trovò un cavaliere in armi che parlava con uncontadinoche gli assicurava di aver visto una dama farsi stradanelle fessure della roccia. Il cavaliere si accingeva a cercarlaquando Theodore gli si presentò davanti con la spadasguainatae gli proibì severamente di avanzarese non a suorischio e pericolo. - E chi siete voi che osate attraversarmi lastrada?-disse il cavaliere con superbia. - Sono uno che non osa piùdi quanto è in grado di fare - rispose Theodore. - Io cercoIsabella - disse il cavaliere; - e ho saputo che ha trovato riparotra queste rocce. Non ostacolatemio vi pentirete di aver provocatola mia ira.-Il vostro fine è odioso quanto è spregevolela vostra ira - disse Theodore. - Tornate da dove siete venutooimparerete presto quale ira è più tremenda. Lostranieroche era il primo cavaliere inviato dal marchese diVicenzasi era allontanato al galoppo da Manfredmentre questi eraimpegnato a chiedere notizie della principessae a impartire ordiniper impedire che cadesse nelle mani dei tre cavalieri. Il loro caposospettava già che Manfred conoscesse il nascondiglio dellaprincipessa; e quell'insulto da parte di un uomo che pensòfosse stato messo di guardia dal principe per tenerla segregataconfermò i suoi sospetti: quindi non risposee colpendoTheodore con un fendente avrebbe presto eliminato ogni ostacolo seTheodoreche a sua volta lo aveva preso per uno dei luogotenenti diManfrede mentre lanciava la sua sfida già si preparava asostenerlanon avesse parato il colpo con lo scudo. L'ardire che datanto tempo aveva soffocato in petto esplose fulmineo: egli si lanciòimpetuosamente sul cavalierel'orgoglio e l'ira del quale eranoincentivi non meno potenti a gesta intrepide. Il duello fu furibondoma non lungo. Theodore ferì il cavaliere in tre punti diversie infine lo disarmòmentre quegli sveniva per la perdita disangue. Il contadinoche era fuggito al primo assaltoaveva datol'allarme ad alcuni servi di Manfredche dietro suo ordine si eranosparsi per la foresta alla ricerca di Isabella. Essi arrivaronomentre il cavaliere cadevae presto scoprirono che era il nobilestraniero. Theodorenonostante il suo odio per Manfrednon riuscivaa gioire della vittoria che aveva ottenuto senza provare sentimentidi pietà e generosità: ma fu più commossoquando venne a conoscenza dell'identità dell'avversarioeseppe che non era un seguacema un nemico di Manfred. Aiutò iservitori del principe a disarmare il cavalieree a cercare difermare il sangue che scorreva dalle sue ferite. Il cavaliereritrovando la paroladisse con voce flebile e incerta: - Generosonemicotutti e due abbiamo sbagliato: io vi ho scambiato per unostrumento del tiranno; capisco che voi avete compiuto lo stessoerrore. E' troppo tardi per le scuse... Svengo. Se Isabella èvicinachiamatela... Ho segreti importanti da... - Sta morendo!disse uno di quelli che l'assistevano. - Nessuno ha con sé uncrocifisso? Andreaprega tu per lui.- Andate a prendere dell'acqua -disse Theodore- e versategliela in golamentre io corro dallaprincipessa. Detto ciò corse da Isabella; e in poche parole ledisse umilmente che era stato così sfortunato da ferire pererrore un gentiluomo della Corte di suo padreche prima di moriredesiderava rivelarle cose per lei molto importanti. La principessache aveva provato una profonda gioia nel sentire la voce di Theodoreche le gridava di uscirefu stupita da quello che sentì.Lasciandosi guidare da Theodorela cui nuova prova di valore davacoraggio al suo cuore smarritosi recò dove il cavalieresanguinante giaceva muto sul terreno; ma tornò a spaventarsiquando vide i servi di Manfred.


Sarebbefuggita di nuovose Theodore non le avesse fatto osservare che eranodisarmatie non li avesse minacciati di morte immediatase avesseroosato impadronirsi della principessa. Lo stranieroaprendo gli occhie vedendo una donnadisse: - Siete... Vi pregoditemi la verità...Siete Isabella di Vicenza? - Sì - disse le-; - che il cielo viaiuti! - Allora tu... Allora tu... - disse il cavaliere sforzandosidi parlare. - Vedi... Tuo padre! Dammi un... - Ohche meraviglia!Che orrore! Cosa sento? Cosa vedo? - gridò Isabella. - Miopadre! Voimio padre! Come siete arrivato quisignore? Per amor delcieloparlate! Ohcorrete a chiedere aiutoo morrà! - E'verissimo disse il cavaliere feritofacendo appello a tutte le sueforze; sono Frederictuo padre... Sìsono venuto asalvarti... Ma non sarà così... Dammi un bacio d'addioe prendi... - Signore - disse Theodore- non stancatevi; lasciateche vi portiamo al castello.-Al castello! - esclamò Isabella.- Non c'è un rifugio più vicino al castello? Voleteesporre mio padre all'ira del tiranno? Se si reca lànonoserò accompagnarlo. Eppure come posso lasciarlo? - Bambinamia - disse Frederic- non mi importa dove mi porteranno: tra pochiminuti sarò al di là di ogni pericolo; ma finchéi miei occhi possono ancora adorartinon mi abbandonarecaraIsabella! Questo coraggioso cavaliere (non so chi egli sia) veglieràsulla tua innocenza. Signorevoi non abbandonerete mia figliavero?

Theodorein lacrime sulla sua vittimagiurò di difendere laprincipessa a costo della vitae convinse Frederic a lasciarsiportare al castello. Dopo aver bendato le sue ferite meglio chepoteronolo misero sul cavallo di un servo. Theodore avanzava al suofianco; e Isabelladisperatama incapace di lasciarloli seguivatristemente.




Capitoloquarto


Ilmesto corteo non era ancora arrivato al castello quando incontròHippolita e Matildaalle quali Isabella aveva inviato poco prima undomestico per avvertirle del loro arrivo. Dopo aver fatto portareFrederic nella camera più vicinale dame si ritiraronomentre i medici esaminavano le ferite. Matilda arrossìvedendo Theodore e Isabella insiemema cercò di nasconderloabbracciando l'amicadolendosi con lei per l'incidente capitato alpadre. Presto i medici vennero a informare Hippolita che nessunaferita del marchese era pericolosa; e che egli voleva vedere suafiglia e le principesse.


Theodorecon la scusa di esprimere la propria gioia nel vedersi liberato dallapreoccupazione che il duello fosse risultato fatale per Fredericnonpoté resistere al desiderio di seguire Matilda. Gli occhidella principessa si abbassavano così spesso quandoincontravano quelli di luiche Isabellache osservava Theodore conla stessa attenzione con cui questi guardava Matildaindovinòpresto chi fosse la dama checome egli le aveva detto nella cavernaera signora del suo cuore. Mentre si svolgeva questa scenasilenziosaHippolita chiese a Frederic perché avesse sceltoquesto oscuro espediente per reclamare la figlia; e si profuse inmille scuse per giustificare il suo signore della promessa che avevafatto scambiare ai loro figli.


Fredericper quanto infiammato d'ira contro Manfrednon fu insensibile allacortesia e alla benevolenza di Hippolita; ma ancora di più locolpì lo splendore di Matilda. Spinto dal desiderio ditrattenerle presso il proprio lettoegli raccontò a Hippolitala sua storia. Le disse chementre era prigioniero degli infedeliaveva sognato che sua figliadella quale non aveva più avutonotizie da quando era stato catturatoera segregata in un castellodove era minacciata dalle più terribili disgrazie; e che seavesse riottenuto la libertàe si fosse rifugiato in un boscovicino a Joppaavrebbe saputo di più. Preoccupato da questosognoed essendogli impossibile seguire le istruzioni che esso gliaveva impartitosentiva le sue catene diventare più grosseche mai. Ma mentre la sua mente si tormentava per cercare il modo diriottenere la libertàegli ricevette la piacevole notizia chei principi confederatiche combattevano in Palestinaavevano pagatoil suo riscatto. Partì subito alla volta del bosco che gli erastato indicato nel sogno. Per tre giorni aveva vagato con i suoifedeli nella foresta senza vedere altri esseri umani; ma la sera delterzo giorno erano arrivati a una capanna in cui avevano trovato unvenerabile eremita in agonia. Con l'aiuto di potenti cordialifecerosì che il sant'uomo ritrovasse la parola. «Figli miei»disse«vi sono grato per la vostra carità... Ma essa èormai inutile: mi avvicino al riposo eterno... Ma muoio con lasoddisfazione di eseguire la volontà del cielo. Quando mirifugiai per la prima volta in questo posto solitariodopo avervisto la mia terra diventare preda degli infedeli (ahimèsonopassati cinquant'anni da quando fui testimone di quella terribilescena!)mi apparve San Nicolae mi rivelò un segreto che miordinò di non svelare mai a nessun mortaleeccetto che sulmio letto di morte. Quella terribile ora è arrivata e voisiete senza dubbio i guerrieri presceltiai quali mi è statoordinato di rivelare il messaggio. Non appena avrete reso le ultimeesequie a queste vili spogliescavate sotto il settimo albero asinistra di questa povera capannae i vostri affanni... Oh!

BuonDioaccogli la mia anima!». Con queste parolequell'uomodevoto esalò l'ultimo respiro. All'alba - continuòFrederic- dopo aver affidato alla terra le sacre spogliescavammosecondo le istruzioni.


Maquale fu la nostra sorpresaquando alla profondità di quasidue metri trovammo un'enorme spada: proprio quell'arma che èora giù in cortile! Sulla lamache era in parte fuori dellaguaina e si richiuse in seguitoa causa dei nostri sforzi persollevare le spadac'erano scritte queste parole... No: scusatemisignora-aggiunge il marcheserivolgendosi a Hippolita- se miastengo dal ripeterle:

rispettoil vostro sesso e il vostro rangoe non vorrei rendermi colpevole dioffendere il vostro orecchio con parole ingiuriose verso quel che avoi è caro. E tacque. Hippolita tremò. Non dubitava cheFrederic fosse stato designato dal cielo per portare a compimento ilfato che sembrava minacciare la sua casata. Mentre guardava Matildacon ansia e affettouna lacrima silenziosa le scivolò furtivasulla guancia; ma riprendendosidisse: - Continuatemio signore; ilcielo non fa niente invano: i mortali devono accettare i suoi divinidecreti con umiltà e sottomissione. Noi possiamo supplicarlodi non adirarsie inchinarci al suo volere. Ripetete la frasemiosignore:

noiascoltiamo rassegnate. A Frederic dispiaceva essersi spinto tantooltre. La dignità e la paziente fermezza di Hippolita loriempirono di rispettoe il tenero e silenzioso affetto che correvatra la principessa e la figlia lo commosse fin quasi alle lacrime. Matimoroso che il suo rifiuto di obbedire le spaventasse ancora di piùripeté a voce bassa e incerta questi versi:

"Quandosi trovi un elmo compagno di questa spada Di pericoli tua figlia ècircondata:

Soloil figlio di Alfonso la fanciulla può salvare E l'ombrainquieta di un principe placare.


-Cosa c'è in questi versi - disse Theodore impaziente-cheriguardi queste principesse? Perché dovrebbero rimanereturbate da tanto oscure sottigliezze che hanno così scarsofondamento?-Le vostre parolegiovanesono insolenti - disse ilmarchese; - e benché la fortuna vi abbia favorito unavolta...-Mio onorato signore - disse Isabellarisentita per l'ardoredi Theodoreche vedeva dettato dai suoi sentimenti per Matilda-non turbatevi per i commenti del figlio di un contadino: eglidimentica il rispetto che vi deve; ma non è abituato....Hippolitapreoccupata per la collera che era natarimproveròa Theodore la sua audaciama con aria che esprimeva la propriagratitudine per il suo zelo; ecambiando discorsochiese aFrederic: - Dove avete lasciato il mio signore?.


Ilmarchese si apprestava a risponderequando sentirono dall'esterno ungran vociare; e mentre si alzavano per chiederne la causaentrarononella camera JeromeManfrede parte dei suoi fedeliche avevanosentito voci imprecise circa quanto era successo. Manfred si stavaavvicinando rapidamente al letto di Fredericper dolersi con luidella sua sventurae per conoscere i particolari del duelloquandocolpito dal terrore e dallo stuporetrasalì e gridò:-Ahimèchi sei tuorribile spettro? E' forse giunta la miaora? - Mio carissimograzioso signore - esclamò Hippolitaabbracciandolo-cosa vedete? Cosa fissate così? - Come! -esclamò Manfred ansimando. Non vedete nullaHippolita? Dunquequesta visione spettrale è destinata solo a me... A me che non... - Per amor del cielomio signore - disse Hippolita- fatevianimofate appello alla vostra ragione. Non c'è nessuno quise non noii vostri amici.


-Comequello non è Alfonso? - gridò Manfred. - Non lovedete? E' forse la mia mente che è in delirio? - Questi! Miosignore - disse Hippolita;-questi è Theodoreil giovane che èstato così sfortunato...-Theodore!-esclamò tristementeManfredbattendosi il palmo sulla fronte. - Theodore o un fantasmaha sconvolto l'animo di Manfred. - Ma come mai è qui? E comemai ha l'armatura?-Credo sia andato in cerca di Isabella - risposeHippolita. - Di Isabella? - disse Manfreddi nuovo in predaall'ira.-Sìsìnon c'è dubbio... Ma come èfuggito dalla prigione in cui l'ho lasciato? E' stata Isabellaoquesto vecchio frate ipocritaa liberarlo?-E un padre sarebbe forseun criminalemio signore - disse Theodore-se preparasse la salvezzadi suo figlio?. Jeromestupito nel sentirsi praticamente accusatodal figlioe senza nessun fondamentonon sapeva cosa pensare. Nonriusciva a capire come Theodore fosse fuggitocome avesse ottenutol'armaturae come avesse incontrato Frederic. Ma non osava farenessuna domanda che potesse riaccendere l'ira di Manfred contro suofiglio. Il silenzio di Jerome convinse Manfred che il frate avevaorganizzato l'evasione di Theodore. -Ed è cosìvecchioingrato - disse il principerivolgendosi al frate- che ripaghi lagenerosità mia e di Hippolita? E non contento di ostacolare idesideri più cari al mio cuoretu armi il tuo bastardo e loporti nel mio castello a insultarmi! - Mio signore - disse Theodore- voi fate torto a mio padre; né io né lui siamo capacidi ospitare un solo pensiero che sia in contrasto con la vostraserenità. E' forse insolenza sottomettermi così alvalore di vostra altezza? - aggiunsedeponendo rispettosamente laspada ai piedi di Manfred. - Ecco il mio petto: colpitelomiosignorese sospettate che nutra un pensiero sleale. Nel mio cuorenon è impresso un solo sentimento che non veneri voi e lavostra famiglia. La grazia e il favore con cui Theodore pronunciòqueste parole gli guadagnarono il favore di tutti i presenti. AncheManfred ne fu commosso maancora ossessionato dalla somiglianza delgiovane con Alfonsoprovava un'ammirazione mista a un orroresegreto. - Alzati - disse; - non mi interessa la tua vita in questomomento. Ma raccontami la tua storiae come mai sei imparentato conquesto vecchio traditore. - Mio signore! - esclamò vivacementeJerome. - Taciimpostore! - disse Manfred; - non voglio che tu glisuggerisca. - Mio signore - disse Theodore- non ho bisogno diaiuto; la mia storia è molto breve. All'età di cinqueanni fui portato in Algeria con mia madreche era stata rapita daicorsari sulla costa della Sicilia. Lei morì di dolore in menodi un anno. Le lacrime sgorgarono dagli occhi di Jeromela cuiansiosa espressione rivelava mille emozioni. Prima di morire -continuò Theodore - mi legò al bracciosotto gliabitiuno scritto dove mi svelava che ero il figlio del conte diFalconara. - E' verissimo - disse Jerome; - sono io quel padresventurato.-Ti ordino nuovamente di tacere - disse Manfred; - va'avanti. - Rimasi in schiavitù - disse Theodore - fino a dueanni faquandomentre seguivo il mio padrone nella sue scorribandefui salvato da un vascello cristianoche sconfisse il pirata; equando ebbi rivelato al comandante la mia identitàquestigenerosamente mi lasciò a terra in Sicilia. Maahimè!Invece di trovare un padreseppi che la sua proprietàcheera posta sulla costadurante la sua assenza era stata devastata dalpirata che aveva condotto in prigionia mia madre e me; che il suocastello era stato bruciato fino alle fondamenta; e che mio padre alsuo ritorno aveva venduto ciò che restavae si era ritiratoin convento nel regno di Napoli; ma dovenessuno sapeva dirmelo.


Miseroe senza amiciquasi perduta ormai la speranza di poter goderel'emozione dell'abbraccio paternocolsi la prima occasione diimbarcarmi per Napoli; da lìdurante gli ultimi sei giorni hovagato in questa regionesempre mantenendomi con il lavoro delle miemani; e fino a ieri mattina non credevo che il cielo mi avesseriservato un destino diverso dalla tranquillità d'animo e dauna serena povertà.


Questamio signoreè la storia di Theodore. Sono benedetto al di làdelle mie speranze nel ritrovare un padre; sono sfortunato piùdi quanto meriti per essere incorso nell'ira di vostra altezza. Etacque.


Unlieve mormorio di approvazione si levò tra gli ascoltatori.-Questo non è tutto- disse Frederic; - l'onore mi impone diaggiungere quello che ho taciuto. Benché egli sia modestoiodevo essere generoso; è uno dei giovani più coraggiosiche calpestino il suolo cristiano. E' anche impetuoso; e per quelpoco che lo conoscoimpegnerei il mio onore sulla sua sincerità:se quello che riferisce di sé non fosse veronon lo direbbe;e per quanto mi riguardagiovaneonoro una franchezza che si addicealla tua nascita. Proprio ora mi hai offeso; ma si può benconcedere di ribollire al nobile sangue che scorre nelle tue venequando ha così di recente rintracciato le proprie origini.Andiamomio signore - (volgendosi a Manfred)- se posso perdonarloiocerto potete farlo anche voi:

nonè colpa di questo giovanese voi l'avete preso per unospettro.


Questoaspro sarcasmo irritò l'animo di Manfred. - Se gli esseri diun altro mondo - replicò superbamente-hanno il potere diispirare al mio animo terrore e reverenzaquesto è piùdi quanto possa fare qualsiasi essere vivente; e certo il braccio diun ragazzo non potrebbe... - Mio signore - lo interruppe Hippolita-il vostro ospite ha bisogno di quiete; non vogliamo lasciarloriposare?

Dettequeste paroleprese la mano di Manfred econgedatasi da Fredericportò fuori la compagnia. Il principeal quale non dispiacevaporre fine a una conversazione che gli richiamava alla mente il modocon il quale aveva svelato le sue più segrete emozionisilasciò accompagnare al proprio appartamentoe permise aTheodore di ritirarsi con il padre al conventoanche se conl'impegno di ritornare al castello l'indomani (una condizione che ilgiovane accettò con piacere). Matilda e Isabella erano troppoprese dalle proprie riflessionie troppo poco ben disposte l'unaverso l'altraper desiderare di continuare quella sera laconversazione. Si separaronoognuna diretta alla sua cameracon piùespressioni cerimoniosee meno espressioni d'affettodi quante neavessero scambiate dal tempo della loro infanzia.


Sesi separarono con scarsa cordialitàsi incontrarono peròcon maggiore impazienza non appena fu sorto il sole. Le condizionidel loro animo non lasciavano spazio al sonnoe ognuna ricordòun centinaio di domande che avrebbe desiderato aver rivolto all'altrala sera prima. Matilda rifletté che Isabella era stata salvatadue volte da Theodore in situazioni molto critichecosa che nonpoteva credere fosse casuale. Era vero che i suoi occhinella cameradi Fredericerano rimasti fissi su di lei; ma poteva averlo fattoper nascondere ai padri di entrambe la sua passione per Isabella. Erameglio chiarire la cosa. Voleva conoscere la veritàper pauradi far torto all'amica nutrendo una passione per il suo innamorato.La gelosia quindi le suggerì questo desiderioe nello stessotempo prese a prestito una scusa dall'amicizia per giustificare lapropria curiosità.


Isabellanon meno inquietanutriva sospetti più fondati. Era vero cheTheodorea parole e con lo sguardole aveva detto che il suo cuoreera impegnato... ma forse Matilda non corrispondeva la sua passione.Era sempre sembrata insensibile all'amore; tutti i suoi pensierierano presi dal cielo. «Perché l'ho dissuasa?»disse tra sé Isabella. «Vengo punita per la miagenerosità. Ma quando si sono incontrati? Dove? Non puòessere; mi sono ingannata. Ieri sera era forse la prima volta che sivedevano... Dev'essere qualcun'altra che si è impadronita delsuo cuore. Se è cosìnon sono infelice come pensavo;se non è la mia amica Matilda... Come! E posso abbassarmi adesiderare l'affetto di un uomoche scortesemente e senza nessunanecessità mi ha fatto conoscere la sua indifferenza? E questoproprio nel momento in cui la più comune cortesia richiedevaalmeno delle espressioni gentili. Andrò dalla mia caraMatildache mi confermerà nel mio giusto orgoglio. L'uomo èfalso... Mi consiglierò con lei se prendere il velo: saràcontenta di trovarmi di questa opinione; e le comunicherò chenon mi oppongo più alla sua inclinazione per il chiostro».In questo stato d'animoe decisa ad aprire completamente il propriocuore a Matildaandò nella camera della principessachetrovò già vestitacon la testa pensierosamenteappoggiato su una mano. Quest'atteggiamentoche corrispondeva cosìbene a quello che lei stessa provavaravvivò i sospetti diIsabellae distrusse la fiducia che si era proposta di riporrenell'amica. Incontrandosi arrossironoed erano troppo ingenue pernascondere abilmente i propri sentimenti. Dopo alcune domande erisposte senza importanzaMatilda chiese a Isabella la causa dellasua fuga. Quest'ultimache aveva quasi dimenticato la passione diManfredtanto era completamente presa dalla propriapensòche Matilda si riferisse alla sua ultima fuga dal conventoche avevadato origine agli eventi della sera precedentee replicò: -Martelli portò al convento la notizia che tua madre era morta.- Oh! - disse Matilda interrompendola. - Bianca mi ha spiegatoquell'errore: vedendomi svenirelei aveva gridato: «Laprincipessa è morta!»; e Martelliche era venuto alcastello per la solita elemosina... - E cosa ti ha fatto svenire? -disse Isabellaindifferente al resto. Matilda arrossì ebalbettò: - Mio padre... stava giudicando un criminale. -Quale criminale? - chiese Isabella ansiosamente. - Un giovane-disseMatilda; credo... Penso che fosse quel giovane che... - ChiTheodore! - disse Isabella. - Sì - rispose l'altra; - nonl'avevo mai visto prima; non so in cosa avesse offeso mio padre... Madato che ha aiutato tesono contenta che l'abbia perdonato. -Aiutato me? - replicò Isabella;- lo chiami aiutarmiferiremio padrequasi provocare la sua morte? Benché io goda soloda ieri della benedizione di conoscere mio padrespero che Matildanon pensi che la tenerezza filiale mi è così estraneada non farmi risentire per la sfrontatezza di quel giovane audace: ècerto impossibile per me provare dell'affetto per colui che ha osatoalzare il braccio contro chi mi ha dato la vita. NoMatildail miocuore lo detesta; e se tu provi ancora per me l'amicizia che mi haigiurato fin dall'infanziaodierai un uomo che è stato sulpunto di rendermi infelice per sempre. Matilda abbassò latestae replicò: - Spero che la mia carissima Isabella nondubiti dell'amicizia della sua Matilda; non avevo mai visto quelgiovane fino a ieri: è per me quasi un estraneo; ma dato che imedici hanno decretato che tuo padre è fuori pericolonondovresti ospitare un risentimento poco caritatevole verso chinesono convintanon sapeva che il marchese era tuo parente. - Perorila sua causa in modo molto commovente - disse Isabella-considerando che per te è un estraneo! Se non mi sbaglioegliricambia la tua carità.- Cosa intendi?-chiese Matilda. - Nulla- disse Isabellapentendosi di aver fornito a Matilda un indiziodell'inclinazione di Theodore verso di lei. Quindicambiandodiscorsochiese a Matilda come mai Manfred avesse scambiato Theodoreper uno spettro.-Il cielo ci benedica- disse Matilda; - non haiosservato la sua straordinaria somiglianza con il ritratto di Alfonsonella galleria?

Lofeci notare a Bianca anche prima di vederlo con l'armaturama conl'elmo è proprio l'immagine di quel quadro. - Non osservomolto i quadri - disse Isabella - e tanto meno ho esaminato questogiovane con la stessa attenzione con cui pare che lo abbia fatto tu.AhMatilda! Il tuo cuore è in pericolo: ma lascia checomeamicati metta in guardia: mi ha confessato di essere innamorato;non può esserlo di teperché ieri era la prima voltache vi vedevate... Non è vero? - Certo - replicòMatilda. - Ma da cosadi ciò che ho dettola mia caraIsabella deduce che.... Fece una pausaquindi continuò: - Havisto prima te e io sono ben lontana dall'avere la presunzione dipensare che le mie grazieche sono ben poca cosapossanoaffascinare un cuore a te devoto. Che tu possa essere feliceIsabellaqualunque sia il destino di Matilda! - Mia adorata amica -disse Isabellail cui cuore era troppo leale per resistere aun'espressione gentile- è te che Theodore ammira; l'hovisto; e ne sono convinta; e non permetterò che il pensierodella mia felicità sia di ostacolo alla tua. Di fronte aquesta franchezzaMatilda si mise a piangere; e la gelosiache perun momento aveva innalzato un muro di freddezza tra quelle amabilifanciullepresto lasciò il posto alla naturale sinceritàe al candore delle loro anime. Ognuna confessò all'altral'impressione che Theodore aveva suscitato in leie a questeconfidenze seguì una gara di generositàin cui ognunainsisteva per rinunciare a ogni pretesa in favore dell'amica. Infinela dignità e la virtù di Isabella le ricordarono lapreferenza che Theodore aveva quasi dichiarato per la sua rivaleequesto le fece decidere di soffocare la propria passionee cedereall'amica l'amato.


Durantequesta gara d'amiciziaHippolita entrò nella camera dellafiglia. - Signora - disse a Isabellavoi avete un tale affetto perMatildae vi interessate tanto gentilmente a qualsiasi cosa riguardila nostra disgraziata casatache non posso avere segreti con la miafigliuolache voi non dobbiate ascoltare. Le principessein ansiasi fecero subito attente. - Sappiate allorasignora - continuòHippolita- e tumia carissima Matildache dopo essermi convintada tutti gli eventi di questi ultimi malaugurati due giorniche ilcielo si propone di far passare lo scettro di Otranto dalle mani diManfred a quelle del marchese Fredericio ho pensato (e forse èstata un'ispirazione) di evitare la nostra completa rovina conl'unione delle nostre casate rivali. Così ho proposto al miosignore Manfred di offrire questa caracara figliola a Fredericvostro padre... - Io a don Frederic! - esclamò Matilda. - BuonDio! Mia graziosa Madree ne avete parlato a mio padre? - Sì- disse Hippolita; - ha ascoltato la mia proposta con benevolenzaedè andato a sottoporla al marchese. - Ah! Sventurataprincipessa - gridò Isabella- che cosa avete fatto? Qualidisgrazie la vostra incauta bontà ha preparato per voiper mee per Matilda! - Disgrazie per voi e per mia figlia a opera mia! -disse Hippolita.


-Che può significare tutto questo? - Ahimè! - disseIsabella. - La purezza del vostro cuore vi impedisce di vedere ladepravazione degli altri. Manfredil vostro signorequell'uomoempio...- Tacete - disse Hippolita; - voisignoranon doveteparlare in modo irrispettoso di Manfred in mia presenza: egli èil mio signore e maritoe... - Non lo sarà a lungo - disseIsabella- se i suoi malvagi fini potranno essere portati acompimento.- Questo linguaggio mi sorprende-disse Hippolita.-Ilvostro temperamentoIsabellaè impulsivo; ma fino a questomomento non avevo mai saputo che vi facesse cadere nell'intemperanza.Quali azioni di Manfred vi autorizzano a trattarlo come un omicidaun assassino?

-Ohprincipessa virtuosa e troppo credula! - replicò Isabella.- Non è alla vostra vita che egli mira: ma a separarsi da voi!A divorziare! - A... divorziare da me! - A divorziare da mia madre!

-gridarono Hippolita e Matilda allo stesso tempo. - Sì - disseIsabella- e per completare un crimineegli medita... Non possodirlo!- Cosa può esservi di peggiore di quello che hai detto?- disse Matilda. Hippolita taceva. Il dolore le toglieva la parola: eil ricordo dei recenti ambigui discorsi di Manfred confermava quelloche aveva sentito. - Eccellentecara signora! Ohdama! Ohmadre! -gridò Isabellagettandosi ai piedi di Hippolita in un impetoappassionato. - Fidatevicredetemimorirò mille mortipiuttosto che acconsentire a ingiuriarvipiuttosto che cedere a uncosì odioso... - Oh! Questo è troppo! - esclamòHippolita. - A quali crimini può portare una sola azionecriminosa! Alzatevicara Isabella; non dubito della vostra virtù.Oh! Matildaquesto colpo è troppo forte per te! Non piangerebambina mia; e non un lamentote lo ordino. Ricordaegli èsempre tuo padre. - Ma anche voi siete mia madre - disse Matilda confervore; - e voi siete virtuosavoi siete senza colpa! Ohnon devoforsenon devo forse lamentarmi? - Non devi-disseHippolita.-Andiamoandrà tutto bene ugualmente. Manfreddisperato per la perdita di tuo fratellonon sapeva quello chediceva; forse Isabella lo ha frainteso: il suo cuore èbuono... Ebambina miatu non sai tutto. Il destino incombe su dinoi minaccioso; la mano della Provvidenza è protesa... Oh! sesolo potessi salvarti dal naufragio! Sì - continuò intono più fermo- forse il mio sacrificio può servire aespiare per tutti... Mi offrirò io stessa per divorziare...Non mi importa quello che sarà di me. Mi ritirerò nelvicino monasteroe consumerò il resto della mia vita apregare e a piangere per la mia bambina e... e per il principe! - Voisiete troppo buona per questo mondo - disse Isabella. - Tanto quantoManfred è esecrabile... Ma non crediatesignorache lavostra arrendevolezza deciderà per me. Io giuro ascoltatemituttivoiangeli... - Taceteve lo ordino-esclamòHippolita;- ricordate che non siete indipendente; voi avete un padre.- Mio padre è troppo piotroppo nobile - l'interruppeIsabella- per impormi un'azione empia. Ma se me l'ordinassepuòforse un padre imporre un atto maledetto? Io ero promessa al figlio;posso forse sposare il padre? Nosignorano; nemmeno la forza mitrascinerà all'odiato letto di Manfred. Io lo detestoloaborro: le leggi divine e umane proibiscono quest'unione. E la miaamicala mia carissima Matilda! Voglio forse ferire la sua teneraanima ingiuriando la sua adorata madre? La mia stessa madre... Non neho mai conosciuto un'altra. - Oh! Lei è madre di entrambe! -esclamò Matilda. - Possiamo forsepossiamoIsabellaamarlatroppo? - Mie adorate bambine - disse Hippolita commossa- mi sentosopraffatta dalla vostra tenerezza... Ma non devo cedere. Noi nonpossiamo scegliere liberamente; il cieloi nostri padrie i nostrimaritidevono decidere per noi. Abbiate pazienza finchésaprete quello che Manfred e Frederic hanno stabilito. Se il marcheseaccetta la mano di Matildaso che lei obbedirà prontamente.Il cielo può intervenire a impedire il resto. Che significabambina mia? - continuòvedendo Matilda cadere ai suoi piedisenza parolein un fiume di lacrime. - Ma no; non rispondermifiglia mia; non devo sentire una sola parola contro i desideri di tuopadre. - Oh! Non dubitate della mia obbedienzadella mia terribileobbedienza verso di lui e verso di voi! - disse Matilda. - Ma possoioo voila più rispettata tra le donneposso io godere ditutto questo affettodi questo mondo di bontàe nascondereun pensiero alla migliore delle madri? - Che cosa vuoi dire? - chieseIsabellatremante. - Matildacontrollati. - NoIsabella-disse laprincipessa-non meriterei questa incomparabile genitricese i piùsegreti recessi della mia anima ospitassero un solo pensiero senza ilsuo permesso. Anziio l'ho offesa; ho lasciato che una passioneentrasse nel mio cuore senza la sua approvazione... Ma ora io larinnego; ora giuro al cielo e a lei... - Bambina mia! Bambina mia! -esclamò Hippolita. - Che parole sono queste? Quali nuovecalamità il destino ha in serbo per noi? Tuuna passione! Tunell'ora della nostra rovina... - Oh!

Vedobene tutta la mia colpa! - disse Matilda. - Io aborro me stessaseprocuro a mia madre una sola fitta di dolore. Lei è la cosapiù cara che ho al mondo... Oh! Mai piùnon lo vedròmai più!- Isabella-disse Hippolita- voi conoscete questoinfelice segretoqualunque esso sia. Parlate. - Come! - esclamòMatilda.


-Hoperduto a tal punto l'amore di mia madre che non mi permetterànemmeno di confessarle la mia stessa colpa? Oh! Sventuratasventurata Matilda! - Siete troppo crudele - disse Isabella aHippolita; - potete assistere a questa angoscia di un animo virtuosoe non averne pietà? - Non aver pietà della miabambina!-disse Hippolita prendendo Matilda tra le braccia. - Oh! Ioso che è buonaso che è tutta virtùtuttaaffettoe rispetto. Ti perdonomia eccellentemia unica speranza!.Le principesse allora rivelarono a Hippolita la loro comuneinclinazione per Theodoree il proposito di Isabella di rinunciare alui in favore di Matilda. Hippolita biasimò la loroimprudenzae dimostrò quanto fosse improbabile che l'uno ol'altro dei padri acconsentisse a concedere la mano della propriaerede a un uomo così poveroanche se di nobili natali. Ledette un certo conforto scoprire che la loro passione era di datacosì recentee che Theodore aveva scarsi motivi di sospettarequel loro sentimento.


Imposeloro severamente di evitare qualsiasi contatto con lui. Matilda lopromise con fervore; ma Isabellache si lusingava di non desiderarealtro che di favorire l'unione di Theodore con l'amicanon riuscìa decidere di evitarlo; e non replicò. - Andrò alconvento - disse Hippolita- e ordinerò nuove messedacelebrare perché Dio ci salvi da questa calamità. - Oh!Madre mia - disse Matilda- voi volete lasciarci: voi voletechiedere asiloe dare a mio padre l'opportunità di perseguirei suoi fatali propositi. Ahimè! Vi supplico in ginocchio dinon farlo. Volete lasciarmi nelle mani di Frederic? Vi seguiròin convento. - Sta' tranquillabambina mia - disse Hippolita;-ritornerò immediatamente. Non ti abbandoneròfinchésaprò che questa è la volontà del cieloe che èper il tuo bene. - Non ingannatemi - disse Matilda. - Non sposeròFrederic finché voi non me lo ordinerete. Ahimè! Che nesarà di me? - Perché quell'esclamazione?-disseHippolita.- Ti ho promesso di tornare. - Ah! Madre mia - replicòMatilda-restatee salvatemi da me stessa. Il vostro cipiglio puòfare più di tutta la severità di mio padre. Ho donatoil mio cuoree solo voi potete farmelo riacquistare.- Basta - disseHippolita; - non devi ricadere nell'erroreMatilda. - Posso lasciareTheodore - disse lei-ma devo sposare un altro? Lasciate che viaccompagni all'altaree che mi ritiri dal mondo per sempre. - Il tuodestino dipende da tuo padre - disse Hippolita; - ho riposto male ilmio affettose ti ha insegnato a rispettare altri all'infuori dilui.


Addiobambina mia! Vado a pregare per te.


Ilvero fine di Hippolita era chiedere a Jerome se in coscienza nonpotesse acconsentire al divorzio. Aveva spesso insistito con Manfredperché rinunciasse al principatoche la delicatezza della suacoscienza rendeva per lei un continuo peso. Questi scrupolicontribuivano a farle sembrare la separazione dal marito menoterribile di quanto le sarebbe apparsa in qualsiasi altra situazione.


Jeromelasciando il castello la sera primaaveva chiesto severamente aTheodore perché l'avesse accusato con Manfred di esserecomplice della sua fuga. Theodore ammise di averlo fatto per impedireche i sospetti di Manfred si appuntassero su Matilda; e aggiunse chela santità della vita e dell'indole di Jerome lo mettevano alsicuro dall'ira del tiranno. Jerome fu sinceramente addolorato discoprire l'inclinazione del figlio per quella principessa; eprimadi lasciarlo al suo riposogli promise che la mattina dopo gliavrebbe comunicato importanti motivi per i quali doveva soffocare lapropria passione. Theodorecome Isabellaconosceva da troppo pocotempo l'autorità paterna per sottomettersi alle sue decisionicontro i desideri del proprio cuore. Provava ben poca curiositàdi conoscere le ragioni del fratee ancora meno era disposto aobbedirgli. La bella Matilda aveva suscitato in lui un'emozione piùforte dell'affetto filiale. Passò tutta la notte a contemplarepiacevoli visioni amorose; e solo dopo il servizio mattutino siricordò dell'ordine del frate di aspettarlo vicino alla tombadi Alfonso.


-Ragazzo - disse Jeromequando lo vide- questo ritardo non mipiace. Gli ordini di tuo padre hanno già così pocopeso?. Theodore si scusò imbarazzatoe attribuì il suoritardo all'aver dormito troppo.


-E chi c'era nei tuoi sogni? - disse il frate severamente. Il figlioarrossì. - Andiamoandiamo - riprese il frate; - ragazzosconsideratoquesto non deve accadere; strappa dal tuo cuore questacolpevole passione. - Colpevole passione - esclamò Theodore.-Può la colpa convivere con l'innocente bellezza e la modestiavirtuosa? - E' peccato - replicò il frate - voler bene acoloro dei quali il cielo ha decretato la rovina. La stirpe di untiranno dev'essere spazzata via dalla Terra fino alla terza e allaquarta generazione.-E il cielo punirà l'innocente per icrimini del colpevole? - disse Theodore. - La bella Matilda haabbastanza virtù...-Per rovinarti-l'interruppe Jerome. - Haidimenticato così presto che il crudele Manfred ha pronunciatodue volte la tua condanna? - Non ho nemmeno dimenticatosignore -disse Theodore- che la carità di sua figlia mi ha salvatomentre ero in suo potere. Posso dimenticare le ingiuriema mai ibenefici.


-Le ingiurie che tu hai ricevuto dalla stirpe di Manfred -disse ilfrate-sono maggiori di quel che tu possa immaginare. Non risponderema guarda questa sacra immagine! Sotto questo monumento di marmoriposano le ceneri del buon Alfonso; un principe pieno di ogni virtù;il padre della sua gente! La delizia dell'umanità!

Inginocchiatiragazzo testardoe ascoltamentre tuo padre ti rivela una vicendadi orroriche scaccerà dal tuo animo ogni sentimentoeccettoquello della santa vendetta. Alfonsoprincipe troppo offeso!

Lasciache la tua ombra inquieta sieda tremenda nell'aria tempestosomentrequeste labbra tremanti... Ehi! Chi viene?-La più disgraziatadelle donne - disse Hippolita entrando nel coro.- Buon padresietelibero? Ma perché questo giovane inginocchiato? Cosa significal'orrore impresso sui vostri volti? Perché presso questavenerabile tomba... Ahimè! Avete visto qualcosa? -Stavamorivolgendo al cielo le nostre preghiere - replicò il frate unpo' confuso - perché metta fine alle disgrazie di questosventurato paese! Unitevi a noisignora! La vostra anima senzamacchia può ottenere una grazia che allontani la punizionedivina checome i portenti di questi giorni hanno annunciato sintroppo chiaramenteincombe sulla vostra casata. - Io prego confervore il cielo di allontanarla - disse la principessa. - Voi sapeteche ho passato la vita a cercare di strappare al cielo unabenedizione per il mio signore e per i miei figlioli indifesi. Unoahimème l'ha portato via! Se solo il cielo ascoltasse le miepreghiere per la mia povera Matilda! Padreintercedete per lei! -Ogni cuore la benedirà - esclamò Theodore rapito. -Taci giovane avventato! - disse Jerome.


-E voiprincipessa devotanon lottate contro il potere celeste! IlSignore dàe il Signore toglie: benedite il Suo santo nomeeinchinatevi alla Sua volontà. - Lo faccio con tutta la miadevozione - disse Hippolita; - ma non risparmierà il mio unicoconforto? Deve perire anche Matilda? Ah! Padreio vengo... Macongedate vostro figlio. Nessun orecchioeccetto il vostrodevesentire quello che ho da dirvi. - Che il cielo esaudisca ogni vostrodesiderioeccellente principessa! - disse Theodore ritirandosi.Jerome lo guardò severo.


Hippolitaparlò quindi al frate della proposta che aveva suggerito aManfreddell'approvazione di luie di come egli fosse andato aoffrire la mano di Matilda a Frederic. Jerome non seppe nascondere lasua avversione per quell'istanzama la mascherò dicendo cheera improbabile che Fredericil consanguineo più stretto diAlfonsovenuto a rivendicare la sua successioneaccettasse diallearsi con l'usurpatore dei suoi diritti. Niente però potéeguagliare la perplessità del fratequando Hippolita confessòla sua inclinazione a non opporsi alla separazionee chiesel'opinione di Jerome a proposito della legittimità del suoconsenso. Il frate prese al volo quella richiesta di consiglio; esenza spiegarle la sua avversione per il progettato matrimonio diManfred e Isabellaegli dipinse a Hippolita nelle più foschetinte l'immoralità del suo consensoannunciò che lapunizione divina si sarebbe abbattuta su di lei se acconsentivae leingiunse nei termini più severi di opporre a qualsiasiproposta del genere un rifiuto accompagnato da chiari segni diindignazione.


Manfredintantoaveva svelato il suo piano a Frederice aveva proposto ildoppio matrimonio. Quel debole principeche era stato colpito dalfascino di Matildaascoltò l'offerta fin troppo volentieri.Dimenticò la sua inimicizia verso Manfredche d'altra partepensavaaveva ben poche speranze di spodestare con la forza; eilludendosi che dall'unione di sua figlia con il tiranno non potessevenire nessuna discendenzaconsiderò che le nozze con Matildafacilitavano la sua successione al principato. Si oppose quindidebolmente alla propostae finsesolo formalmentedi nonaccettarea meno che Hippolita non acconsentisse al divorzio.Manfred si assunse la responsabilità di quel consenso.Eccitato dal suo successoe impaziente di vedersi in condizione disperare in una discendenzasi affrettò verso l'appartamentodella mogliedeciso a estorcere il consenso. Venne a sapereindignatoche non c'erache era al convento. La sua colpa gli fecesupporre che Isabella l'aveva informata del suo proposito. Gli venneil dubbio che fosse andata al convento con l'intenzione di restarvifinché non avesse potuto opporsi al divorzio; e i sospetti cheaveva già nutrito su Jerome gli fecero temere che non solo ilfrate avrebbe ostacolato i suoi progettima avrebbe potuto suggerirea Hippolita la decisione di chiedere asilo. Impaziente di verificarequesto sospettoe di impedire la riuscita di un simile pianoManfred si affrettò verso il conventoe vi arrivòmentre il frate esortava con ardore la principessa a non cedere maial divorzio.


-Signora - disse Manfred - cosa vi ha portato qui? Perché nonavete aspettato il mio ritornodopo il colloquio con il marchese? -Sono venuta a pregare Dio di benedire il vostro colloquio - replicòHippolita. - I miei colloqui non hanno bisogno dell'intervento di unfrate- disse Manfred; - e tra tutti gli uomini che ci sono al mondoquesto vecchio traditore è l'unico con cui vi fa piacereconferire? - Principe empio! - disse Jerome; - proprio pressol'altare avete deciso di insultare i servitori dell'altare? MaManfredi vostri empi disegni sono conosciuti. Il cielo e questadama virtuosa li conoscono. Nonon accigliateviprincipe. La Chiesadisprezza le vostre minacce. La sua voce tonante si sentirà aldi sopra della vostra ira. Osate procedere nel vostro propositomaledetto di divorziarementre ancora non ha pronunciato la suacondannae io qui lancerò il suo anatema sulla vostra testa.- Audace ribelle! - disse Manfredcercando di nascondere il sacroterrore che le parole del frate gli avevano ispirato; - osiminacciare il tuo legittimo principe? - Voi non siete un principelegittimo - disse Jerome; - voi non siete affatto un principe.Andatediscutete con Frederic delle vostre pretesee fattoquesto... - L'ho fatto -replicò Manfred;-Frederic accetta lamano di Matildaed è disposto a rinunciare alla suarivendicazionea meno che io non rimanga privo di figli maschi.Mentre diceva queste paroletre gocce di sangue caddero dal nasodella statua di Alfonso. Manfred diventò pallidoe laprincipessa cadde in ginocchio. - Guardate! - disse il frate. -Osservate il miracolo: esso indica che il sangue di Alfonso non simescolerà mai con quello di Manfred! - Mio grazioso signore -disse Hippolita - sottomettiamoci al cielo. Non pensate che la vostramogliesempre obbedientesi ribelli contro la vostra autorità.Io non ho volontà se non quella del mio signore e dellaChiesa. Appelliamoci a quel venerato tribunale. Non sta a noispezzare i vincoli che ci uniscono. Se la Chiesa approva loscioglimento del nostro matrimonioche così sia... Non mirestano che pochi anni da viveree saranno anni di dolore. Dovepotrò passarli meglio che ai piedi di questo altaree pregareper la salvezza vostra e di Matilda?

-Ma fino ad allora non rimarrete qui - disse Manfred. - Tornate alcastello con mee là vi comunicherò i provvedimentiadatti a un divorzio. Ma questo frate intrigante non verrà; ilmio tetto ospitale non ospiterà mai più un traditore; equanto alla tua riverita prole - continuò- la bandisco daimiei domini. Luicredonon è un santoné èsotto la protezione della Chiesa. Chiunque sposi Isabellanon saràil sedicente figlioor ora comparsodi padre Falconara.-Sedicenti-disse il frate- sono quelli che da un momento all'altro sivedono sedere al posto dei principi legittimi; ma appassiscono comel'erbae là dove furono nessuno li conosce più.


Manfredlanciando al frate un'occhiata sprezzanteportò viaHippolita; ma alla porta della chiesa bisbigliò a uno dei suoifedeli di restare nascosto vicino al conventoe di informarlo subitose qualcuno del castello si fosse rifugiato là.




Capitoloquinto


PiùManfred rifletteva sul comportamento del frate più siconvinceva che Jerome sapeva dell'amore di Isabella e Theodore. Ma lanuova arroganza di Jeromecosì diversa dalla sua precedentemitezzagli suggeriva preoccupazioni ancora più gravi. Ilprincipe sospettava perfino che il frate contasse segretamentesull'appoggio di Frederic:

ilsuo arrivo era coinciso con la prima comparsa di Theodoree questosembrava indizio di un accordo tra i due. Ancora più eraturbato dalla somiglianza di Theodore con il ritratto di Alfonso.Sapeva per certo che quest'ultimo era morto senza eredi. Fredericaveva acconsentito a concedergli la mano di Isabella. Questecontraddizioni si dibattevano nella sua menteprocurandogli unindicibile tormento. Vedeva solo due strade per districarsi dalle suedifficoltà. Una era rinunciare ai suoi domini in favore delmarchese. L'orgogliol'ambizionee la fiducia nelle anticheprofezie che avevano indicato una possibilità che eglitramandasse quei domini ai suoi eredisi opponevano a una similedecisione. L'altra era affrettare il matrimonio con Isabella.


Dopoaver a lungo meditato su queste tormentose considerazionimentrecamminava in silenzio con Hippolita verso il castelloegli infinecomunicò alla principessa i motivi della sua inquietudine econvincente e insinuanteusò ogni argomento per estorcere ilsuo consenso al divorzioanziperfino la sua promessa di favorirlo.Ma non gli serviva grande capacità di persuasione per piegareHippolita ai suoi desideri. Lei tentò di convincerlo ascegliere di rinunciare ai suoi domini; ma vedendo che le sueesortazioni erano inutiligli assicurò che per quanto glielopermetteva la sua coscienzanon avrebbe sollevato nessuna obiezionea una separazioneanche sein mancanza di scrupoli piùfondati di quelli che lui ancora adducevalei non si sarebbeimpegnata attivamente a richiederla.


Questoconsensoper quanto insufficientebastò a risollevare lesperanze di Manfred. Confidava che il suo potere e la sua ricchezzaavrebbero agevolato il corso della sua istanza alla Corte di Roma edecise di far assumere a Frederic l'impegno di compiere a quelloscopo un viaggio laggiù. Quel principe aveva rivelato tantapassione per Matildache Manfred sperava di ottenere tutto quelloche desiderava offrendogli o negandogli le grazie della figliaaseconda che il marchese fosse apparso più o meno disposto adaiutarlo nei suoi progetti. Anche l'assenza di Frederic sarebbe statapraticamente un punto a favorefinché non avesse potutoadottare ulteriori misure per la sua sicurezza.


MandataHippolita alle sue stanzeegli andò verso quella dove stavail marchese; ma attraversando la sala grandeper la quale dovevapassareincontrò Bianca. Sapeva che quella damigella godevadella confidenza di tutte e due le giovani principesse. Subito glivenne in mente di sondarla circa Isabella e Theodore. La chiamòda partenella nicchia del bovindo della sala; e la adulò conmolte belle parole e promesse; quindi le chiese cosa sapesse deisentimenti di Isabella. - Iomio signore?! Nientemio signore...Cioèmio signore... Povera signora! E' terribilmente in penaper le ferite del padre; ma le ho detto che andrà tutto bene;vostra altezza non la pensa così? - Non ti chiedo - risposeManfred - che cosa prova per il padre; tu conosci i suoi segreti:andiamofa' la brava ragazza e dimmi: c'è qualchegiovanotto... Eh? Tu mi capisci. - Che Dio mi benedica!

Capirevostra altezza? Nonon capisco; le ho detto che qualche erbavulneraria e il riposo... - Non sto parlando del padre - replicòil principe con impazienza- lo so che presto starà bene. -Che Dio mi benedicasono felice di sentire vostra altezza dire così;infattianche se ho ritenuto opportuno impedire alla mia giovanesignora di abbattersia me sembrava che sua altezza fosse pallidoeavesse un qualcosa... Ricordo quando il giovane Ferdinand fu feritodai veneziani... - Tu rispondi a sproposito lo interruppe Manfred; -ma tieniprendi questo gioielloforse potrà tenere svegliala tua attenzione. Noniente riverenze; i miei favori non finirannoqui.


Avantidimmi la verità; chi possiede il cuore di Isabella?- Ebbenevostra altezza sa essere tanto gentile... certamente... Ma vostraaltezza sa tenere un segreto? Se mai dovesse sfuggirgli di bocca... -Non succederànon succederà - esclamò Manfred.- Sìma giurate vostra altezza... Per la mia Santa Madresemai si sapesse che l'ho detto... Behla verità è laveritànon credo che la mia signora Isabella sia mai statamolto affezionata al mio giovane signorevostro figlio: eppure erail più caro giovane che si potesse incontrare. Sono certa chese fossi stata una principessa... Ma Dio mi benedica! Devo andaredalla mia signora Matilda; si chiederà che ne è statodi me. - Aspetta - esclamò Manfred; - non hai risposto allamia domanda. Hai mai portato qualche messaggioqualche lettera?

-Io! Buon Dio! - esclamò Bianca. - Io portare una lettera? Nonlo farei neppure per diventare regina. Spero che vostra altezza credacheper quanto poverasono onesta. Vostra altezza non sa quanto mioffrì il conte Marsigliquando venne a fare la corte alla miasignora Matilda? - Non ho tempo - disse Manfred - per ascoltare letue storie. Non metto in dubbio la tua onestà; ma è tuodovere non nascondermi nulla. Da quanto tempo Isabella conosceTheodore? - Behnon c'è niente che possa sfuggire a vostraaltezza - disse Bianca; - non che io sappia nulla della faccenda.Certo Theodore è un giovane perbeneecome dice la miasignora Matildaè proprio l'immagine del buon Alfonso; vostraaltezza non l'ha notato? - Sìsì... No... Tu mitormenti - disse Manfred; - dove si sono incontrati? Quando? - Conchi? Con la mia signora Matilda? - disse Bianca. - NonononMatilda; Isabella;: quando ha conosciuto Isabella questo Theodore? -Vergine Maria! - disse Bianca. - E come posso saperlo? - Tu lo sai -disse Manfred- e io devo saperlo; lo voglio. - OhDio!

Vostraaltezza è forse geloso del giovane Theodore? - disse Bianca.


-Geloso? Nono; perché dovrei essere geloso? Forse vogliofavorire la loro unione... Se fossi sicuro che Isabella non provaavversione per lui. - Avversione! Nove lo garantisco io per lei -disse Bianca;- è uno dei più bei giovani che abbianomai calpestato il suolo cristiano; gli vogliamo tutti bene: non c'èanima al castello che non sarebbe felice di averlo come nostroprincipe... Voglio direquando al cielo piacerà di chiamare asé vostra altezza. - Davvero!

-disse Manfred. - Siamo arrivati a questo punto? Ohquel fratemaledetto! Ma non devo perdere tempo... Va'Biancava' da Isabella;ma non una parola di quello che ci siamo dettite lo ordino. Scopriquanto è innamorata di Theodore; portami buone notizieequell'anello avrà un compagno. Aspettami ai piedi della scalaa chiocciola; sto andando a trovare il marchesee al mio ritornoparlerò ancora con te.


Manfreddopo aver conversato per un po' su argomenti genericichiese aFrederic di congedare i due cavalieri suoi compagnipoichédoveva parlargli di affari urgenti. Non appena furono solicominciòastutamente a sondare il marchese su Matilda; e trovandolo bendisposto verso i suoi desiderilasciò cadere degli accennicirca le difficoltà alle quali sarebbe andata incontro lacelebrazione del loro matrimonioa meno che... In quel momentoBianca irruppe nella stanza:

isuoi gesti e l'aspetto sconvolto esprimevano un folle terrore; - Ohmio signoremio signore! - gridò. - Siamo tutti rovinati! E'tornato! E' tornato?- Che cosa è tornato? - esclamòManfred stupefatto. - Oh! La mano! Il gigante! La mano! Sostenetemi!Sono fuori di me dal terrore - gridò Bianca; - non dormiròal castello stanotte. Dove andrò? Le mie cose possonomandarmele domani. Se mi fossi accontentata di sposare Francesco!Ecco a cosa porta l'ambizione! - Cosa vi ha terrorizzato cosìmadamigella? - disse il marchese.- Siete al sicuro qui; non abbiatepaura. - Oh!

Vostraaltezza è meravigliosamente buono - disse Bianca- ma nonoso... Novi pregolasciatemi andare... Preferirei lasciare quitutto quello che ho piuttosto che restare un'altra ora sotto questotetto.- Andiamohai perso la testa - disse Manfred. - Noninterromperci; stavamo parlando di affari importanti. Mio signorequesta ragazza è un'esaltata. Vieni con meBianca. Oh! Pertutti i santi! - No - disse Bianca- certamente viene per ammonirevostra altezza; perché altrimenti dovrebbe apparire a me? Iodico le mie preghiere mattina e sera. Oh! Se vostra altezza avessecreduto a Diego! E la mano dello stesso gigante di cui lui ha vistoil piede nella stanza della galleria. Padre Jerome ci ha detto spessoche la profezia si sarebbe avveratauno di questi giorni. «Bianca»disse«bada bene alle mie parole». -Tu vaneggi-disseManfred infuriato; - vattenee conserva queste stupidaggini perspaventare i tuoi compagni. - Come! Mio signore - gridòBiancacredete che io non abbia visto niente? Andate voi stesso aipiedi della scala grande... L'ho vistoquant'è vero che sonoviva. - Visto cosa?

Bellafanciulladiteci che cosa avete visto - disse Frederic. - Vostraaltezza - disse Manfred- vuole forse prestare orecchio aivaneggiamenti di una sciocca domesticache è rimasta adascoltare storie di fantasmi finché non ha incominciato acrederle vere?- Questa è più che una fantasia - disseil marchese; - il suo terrore è troppo naturale e troppoviolento per essere opera dell'immaginazione. Ditecibellafanciullacosa vi ha sconvolto così. - Sìmiosignoreringrazio vostra altezza - disse Bianca; - credo di esseremolto pallida; starò meglio quando mi sarò ripresa.


Perordine di sua altezza stavo andando in camera della signoraIsabella... - Lascia perdere i particolari - l'interruppe Manfred; -dato che sua altezza vuole cosìva' avanti; ma sii breve. -Mio Dio! Così vostra altezza mi confonde! - replicòBianca. - Temo che i miei capelli... Certo mai in vita mia... Bene!Come stavo dicendo a vostra altezzastavo andando in camera dellamia signora Isabella per ordine di sua altezza; lei dorme nellacamera con gli affreschia destrasul primo pianerottolo: cosìquando arrivai alla scala grande... Stavo guardando il regalo divostra altezza. - Diodammi la pazienza! - disse Manfred. - Questasciocca non verrà mai al punto? Cosa importa al marchese cheper i fedeli servigi resi a mia figlia io ti abbia donato ungingillo? Noi vogliamo sapere cosa hai visto. - Stavo appuntodicendolo a vostra altezza - disse Bianca- se me lo permettete.Dunquestavo accarezzando l'anelloe sono certa che non avevo fattoneppure tre scaliniquando sentii il tintinnio di un'armatura; giuroper tutto l'oro del mondo che era un clangore come quello che Diegodice di aver sentito quando il gigante lo fece fuggire dalla cameradella galleria. - Che significamio signore? - disse il marchese.-Il vostro castello è forse infestato da giganti e spiritimaligni? - Mio Dioma comevostra altezza non conosce la storia delgigante della camera della galleria?

-esclamò Bianca. - Mi meraviglio che sua altezza non ve l'abbiaraccontata: forse non sapete che c'è una profezia... - Questesciocchezze sono intollerabili-l'interruppe Manfred. - Congediamoquesta stupida ragazzamio signore: abbiamo affari piùimportanti da discutere. - Chiedo venia - disse Frederic- ma questenon sono sciocchezze; l'enorme spada che mi fu indicata nel boscoquell'elmo suo compagno: sono forse queste le visioni fantastiche diquesta povera cameriera? - Così la pensa Jaquezse a vostraaltezza non dispiace - disse Bianca. - Dice che questa luna nontramonterà prima che noi assistiamo a qualche stranorivolgimento.


Perconto mionon mi sorprenderei se dovesse succedere domani; infatticome stavo dicendoquando sentii il clangore dell'armaturaunsudore freddo mi ricoprì: guardai in altoese vostraaltezza vorrà credermiho visto sulla balaustra piùalta della scala grande una mano in un'armatura grande comecome...Temei di svenire... Non mi sono fermata finché non sonoarrivata qui: magari fossi ben lontana dal castello! Proprio ierimattina la mia signora Matilda mi diceva che sua altezza Hippolita saqualcosa... - Sei un'insolente! - gridò Manfred. - Signormarcheseho il forte sospetto che questa scena sia stata concertataper insultarmi. I miei stessi domestici sono stati quindi corrottiperché diffondano storie offensive per il mio onore?Perseguite la vostra rivendicazione con coraggio virile:

oppureseppelliamo la nostra discordiacome vi ho propostocon il doppiomatrimonio delle nostre figlie; ma credeteminon si addice a unprincipe del vostro rango approfittare di sguattere prezzolate. - Lavostra accusa merita solo disprezzo - disse Frederic; - fino a questomomento non ho mai posato gli occhi su questa damigella: io non le hodato nessun gioiello! Mio signoremio signorela vostra coscienzala vostra colpa vi accusano e vorrebbero gettare il sospetto su dime. Ma tenetevi vostra figliae non pensate più a Isabella:le punizioni divine che già si sono abbattute sulla vostracasata mi proibiscono di imparentarmi con essa.


Manfredspaventato per il tono deciso con cui Frederic pronunciòqueste parolecercò di calmarlo. Congedata Biancasi mostròcosì docile verso il marchesee si lanciò in taliastuti encomi di Matildache ancora una volta Frederic titubò.Comunquepoiché la sua passione era di data cosìrecentenon poteva sconfiggere di colpo gli scrupoli che gli eranonati nell'animo. Aveva capito abbastanza del discorso di Bianca daconvincersi che il cielo si era dichiarato contrario a Manfred. Delrestoi matrimoni proposti allontanavano nel tempo la suarivendicazione: e il principato di Otranto era una tentazione piùforte del suo pur temporaneo scambio con Matilda. Ma Frederic nonvoleva rinnegare completamente i suoi impegni; piuttosto si proponevadi guadagnare tempoe quindi chiese a Manfred se era proprio veroche Hippolita acconsentiva al divorzio. Il principefelice di nontrovare nessun ostacoloe confidando nella propria influenza sullamoglieassicurò al marchese che era così e che potevaaccertarsi lui stesso della veritàsentendola dalla viva vocedi Hippolita.


Mentreparlavano fu annunciato che era pronto il banchetto. Manfred portòFrederic nella sala grandedove li accolsero Hippolita e le giovaniprincipesse. Manfred diede al marchese il posto vicino a Matildaesi sedette tra sua moglie e Isabella. Hippolita si comportòcon serena gravitàma le damigelle erano silenziose emalinconiche.


Manfredche era deciso a convincere completamente il marchese nel corso dellaserataprolungò la festa fino a tardifingendo una smodataallegriae offrendo continuamente a Frederic numerose coppe di vino.Quest'ultimopiù diffidente di quanto Manfred avrebbedesideratodeclinava questi frequenti inviticon la scusa di averperduto di recente molto sangue; mentre il principeper sollevare ilproprio spirito turbatoe per simulare l'assenza di ognipreoccupazionesi concedeva numerosi bicchierisenza arrivarecomunqueal punto di ubriacarsi.


Asera inoltrata il banchetto finì. Manfred avrebbe volutoappartarsi con Frederic; ma quest'ultimoadducendo la propriadebolezza e il bisogno di ripososi ritirò nella sua cameradicendo galantemente al principe che sua figlia avrebbe potutointrattenere sua altezza finché lui stesso non fosse stato ingrado di fargli compagnia. Manfred accettò l'offerta; ecosache dispiacque non poco a Isabellala accompagnò al suoappartamento; Matilda andò con la madreper godere insieme ilfresco della serasugli spalti del castello.


Nonappena la compagnia si fu scioltaFredericlasciata la propriacamerachiese se Hippolita fosse sola; e una delle sue domesticheche non aveva visto la principessa allontanarsigli disse che aquell'ora generalmente si ritirava nel suo oratoriodoveprobabilmente l'avrebbe potuta trovare. Durante il pasto il marcheseaveva osservato Matilda con passione sempre maggiore. Egli desideravaora trovare Hippolita ben disposta come il marito gli aveva promesso.


Ildesiderio gli faceva dimenticare gli avvenimenti che lo avevanospaventato.Avanzando pian pianoegli entrò inosservatonell'appartamento di Hippolitaben deciso a incoraggiarla adacconsentire al divorziopoiché si era reso conto che Manfredera deciso a fare del proprio matrimonio con Isabella una condizioneindispensabileprima di concedergli Matildasecondo i suoidesideri.


Ilmarchese non fu stupito dal silenzio che regnava nell'appartamentodella principessa. Pensò checome gli avevano dettofossenell'oratorioe quindi si fece avanti. La porta era socchiusa; lasera cupa e nuvolosa. Aprendo pian piano la portavide qualcunoinginocchiato davanti all'altare. Quando si avvicinònon glisembrò una donnama una persona vestita di una lunga tunicadi lanache gli dava le spalle e pareva assorta nella preghiera. Ilmarchese stava per tornare indietroquando l'altro si alzò esi soffermò qualche momentoimmerso in profonda meditazionesenza guardarlo. Il marchesepensando che quella figura devota glistesse venendo incontrovolle scusarsi per averla scortesementeinterrottae disse:

-Reverendo padrecercavo donna Hippolita.-Hippolita!- replicòcon voce profonda. - Vieni dunque in questo castello per cercareHippolita? E girandosi lentamentela figura svelò a Fredericla bocca rinsecchita e le orbite vuote di uno scheletroavvolto inuna tonaca da eremita. - Angeli del cieloproteggetemi! - gridòFredericfacendo un balzo indietro. - Dovresti meritare la loroprotezione - disse lo scheletro; Fredericcadendo in ginocchiopregò il fantasma di avere pietà di lui. - Non tiricordi di me? - disse l'apparizione. - Ricorda il bosco di Joppa! -Voi siete quel santo eremita? - esclamò Frederic tremante. -Posso fare qualcosa per la vostra pace eterna?-Sei stato forseliberato dalla schiavitù - disse lo spettro- per andare incerca di piaceri carnali? Hai dimenticato la spada sotterrata e ildecreto divino inciso su di essa? - Nono - disse Frederic. - Maditespirito benedettoqual è il vostro messaggio per me?Cos'altro devo fare? - Dimentica Matilda! - disse l'apparizione. Esvanì.


Eil sangue di Frederic si gelò nelle vene. Per qualche minutorestò immobile. Quindicadendo prostrato davanti all'altareimplorò tutti i santi di intercedere per il suo perdono. Aquesta appassionata preghiera fece seguito un lungo pianto; e mentrel'immagine della bella Matilda si imponeva suo malgrado ai suoipensieriegli giacque a terrain lotta tra il pentimento e lapassione. Prima che il suo animo potesse riaversi dalla disperazionela principessa Hippolita entrò sola nell'oratoriocon unacandela in mano. Vedendo un uomo immobile sul pavimentolanciòun gridopensando che fosse morto. Al suo spavento Frederic tornòin sé. Alzandosi improvvisamenteil viso inondato di lacrimeegli avrebbe voluto sfuggirla; ma Hippolitafermandololo pregòcon i più dolorosi accenti di spiegarle la causa del suoturbamentoe per quale strana circostanza lo avesse trovato làin quell'atteggiamento. - Ah! Virtuosa principessa - disse ilmarchesecommosso e addolorato. E tacque. - Per amor del cielomiosignore-disse Hippolita- svelatemi la causa del vostro turbamento!Cosa significano queste note dolentie il mio nome pronunciato intono così spaventoso? Quali sventure ha ancora in serbo ilcielo per la disgraziata Hippolita? Tacete ancora? In nome di tuttigli angeli pietosivi scongiuronobile principe - continuòcadendo ai suoi piedi- di svelare il significato di quello che vipesa sul cuore. Vedo che provate compassione per me; provatecompassione per l'atroce tormento che mi infliggete. Parlateperpietà! sapete qualcosa che riguarda mia figlia? - Non possoparlare - esclamò Fredericallontanandosi in fretta.-Oh!Matilda.


Lasciatacosì bruscamente la principessa egli corse al proprioappartamento. Sulla soglia lo raggiunse Manfredcheinebriato dalvino e dall'amoreera venuto a cercarloper proporgli di passarequalche ora della notte tra musiche e festeggiamenti. Fredericoffeso davanti a un invito che contrastava tanto con il suo statod'animolo spinse bruscamente da parte eentrando in camera suasbatté con violenza la porta sul viso di Manfred e la chiusedall'interno.


L'orgogliosoprincipeinfuriato per questo inesplicabile comportamentosiallontanò in uno stato d'animo che lo rendeva capace dei piùfatali eccessi. Mentre attraversava il cortilegli venne incontro ildomestico che egli aveva messo di guardia al convento per spiareJerome e Theodore. L'uomoquasi senza fiato per la gran corsainformò il suo signore che Theodore e una dama del castello inquello stesso momento intrattenevano un colloquio segreto presso latomba di Alfonsonella chiesa di San Nicola. Egli aveva seguito finlà Theodorema l'oscurità della notte gli avevaimpedito di scoprire chi fosse la donna.


Manfredadirato dopo che Isabella l'aveva allontanato mentre luinella suapassionela importunava con ben poco riserbonon ebbe dubbi chel'inquietudine da lei espressa fosse stata provocata dall'impazienzadi incontrare Theodore. Irritato da questo sospettoe infuriatocontro il padre di leisi affrettò segretamente verso lachiesa grande. Scivolò silenziosamente tra le pancheguidatoda un incerto raggio di luna che brillava debolmente attraverso latomba di Alfonsodove lo attiravano gli indistinti bisbiglii dellepersone che cercava. Le prime parole che riuscì a sentirefurono:-Ahimèdipende forse da me? Manfred non permetteràmai la nostra unione. - Noquesto l'impedirà! - gridòil tiranno; estrasse il pugnale epassandolo sopra la spalla dellapersona che parlavaglielo affondò nel petto. - Povera memiuccidono! - gridò Matildamentre cadeva. Buon Dioaccogli lamia anima!- Mostro selvaggio e inumano! Che hai fatto? - gridòTheodoreavventandosi su di lui e strappandogli il pugnale. - Fermaferma la tua empia mano - gridò Matilda;-è mio padre!.Manfredcome risvegliandosi da un incantesimosi batté ilpettosi ficcò le mani nei capellie cercò diriprendere il pugnale a Theodore per uccidersi; Theodorenon menosconvoltodominava la propria disperazione soltanto per assistereMatildae con le sue grida aveva già chiamato in aiuto deimonaci.


Mentrealcuni di essiinsieme all'afflitto Theodorecercavano di fermareil sangue della principessa morentealtri impedivano a Manfred diinfierire con violenza su se stesso.


Matildapazientemente rassegnata al proprio destinoesprimeva con sguardid'amore la propria gratitudine per lo zelo di Theodore. Ma tutte levolte chenonostante la debolezzariusciva a parlarepregava chil'assisteva di confortare il padre. Jerome aveva ormai appreso lafatale notiziaed era giunto in chiesa. Con lo sguardo sembròrimproverare Theodore; ma rivolgendosi verso Manfreddisse: - E oratirannoosserva come sul tuo empio capo si è realizzata lapunizione divina! Il sangue di Alfonso gridava vendetta al cielo; eil cielo ha permesso che il suo altare venisse profanatodall'assassinioperché tu potessi spargere il tuo stessosangue ai piedi del sepolcro di quel principe! - Uomo crudele! -gridò Matilda. - Aggravare il tormento di un padre! Che ilcielo benedica mio padree lo perdoni come faccio io! Mio signoremio grazioso signoreperdonate vostra figlia? In verità nonvenni qui per incontrare Theodore! Lo trovai a pregare presso questatombadove mia madre mi aveva mandato a intercedere per voi e perlei. Carissimo padrebenedite vostra figliae ditele che laperdonate.-Perdonarti! Iomostro assassino!-gridò Manfred.- Egli assassini possono forse perdonare? Ti ho scambiata per Isabellama il cielo ha guidato la mia mano omicida al cuore di mia figlia!Oh! Matilda... Non riesco a dirlo... Puoi perdonare la cecitàdella mia ira? - Posso e lo faccioe il cielo voglia confermarlo! -disse Matilda.-Ma finché il respiro mi basta perchiedervelo... Ohmia madre! Cosa proverà! La conforteretemio signore? Non la scaccerete? Vi ama davvero... Ohsvengo!Portatemi al castello... Potrò vivere finché sia lei achiudermi gli occhi?

Theodoree i monaci la pregarono ardentemente di lasciarsi portare alconventoma le sue richieste di essere portata al castello eranocosì insistentichemettendola su una barellalatrasportarono làcome chiedeva. Theodoresostenendole ilcapo con un bracciosi chinava su di lei nel tormento del suo amoredisperatoe cercava ancora di inculcarle la speranza di vivere.Dall'altro lato Jerome la confortava parlandole del cielo etenendodavanti a lei un crocifissoche lei bagnò di lacrimeinnocentila preparava per il trapasso verso l'immortalità.Manfredimmerso nel più profondo doloreseguiva disperato labarella.


Primadi raggiungere il castello videro Hippolita cheinformata dellatremenda catastrofeera corsa incontro alla figlia assassinata; maquando vide la dolorosa processioneil suo dolore diventòcosì acuto che perse i sensie cadde a terra senza vitaindeliquio. Isabella e Fredericche l'accompagnavanofuronosopraffatti da un dolore quasi pari al suo. Soltanto Matilda sembravaindifferente alle proprie condizioni: ogni suo pensiero era d'affettoper la madre. Dopo aver ordinato di fermare la barellanon appenaHippolita fu fatta rinvenireMatilda chiese del padre. Egli siavvicinòincapace di parlare. Matildaafferrando la sua manoe quella della madrele strinse tra le proprie e se le portòal cuore. Manfred non riuscì a sopportare quest'atto dicommovente pietà. Si gettò a terrae maledisse ilgiorno in cui era nato. Isabellatimorosa che questo turbinare dipassioni fosse più di quanto Matilda poteva sopportaresiincaricò di ordinare che Manfred venisse portato al suoappartamentomentre faceva trasportare Matilda nella camera piùvicina. Hippolitapoco più in sé della figliaeraincurante di tutto eccetto che di lei; ma quando Isabellanella suaaffettuosa premuracercò di allontanare anche leimentre imedici esaminavano la ferita di Matildalei gridò: -Allontanarmi? Mai! Mai! Vivevo solo per leie morirò con lei.Alla voce della madreMatilda aprì gli occhima li chiuse dinuovo senza parlare. Il polso sempre più debolee la manobagnata da un gelido sudoredissiparono presto ogni speranza chepotesse riprendersi. Theodore seguì i medici nell'altrastanzae li sentì pronunciare la fatale sentenza sconvolto daun'emozione uguale al delirio.-Se non può essere mia da viva -gridò- che almeno sia mia da morta! Padre! Jerome! Nonvolete unire le nostre mani?- gridò al frateche con ilmarchese aveva accompagnato i medici. - Cosa intendicon la tuafolle avventatezza? E' questo il momento per un matrimonio? - Lo èlo è - gridò Theodore; - ahimè non ve ne saràun altro! - Giovanesei troppo sconsiderato - disse Frederic; -credi forse che in quest'ora fatale vogliamo ascoltare i tuoivaneggiamenti amorosi? Quali diritti pretendi di avere sullaprincipessa? - Quelli di un principe - disse Theodore; - del sovranodi Otranto. Questo reverendomio padremi ha detto chi sono.- Tuvaneggi - disse il marchese; - non c'è nessun principe diOtranto tranne meora che Manfred con il suo assassiniocon unsacrilego assassinioha perduto ogni diritto? - Mio signore - disseJeromeassumendo un atteggiamento grave- egli dice la verità.Non era nei miei progetti divulgare così presto il segretomail destino si affretta a compiere la sua opera. Quello che la suaavventata passione ha rivelatolo conferma la mia voce. Sappiateprincipeche quando Alfonso si imbarcò per la Terra Santa...- E' questo il momento delle spiegazioni? - gridò Theodore. -Padrevenite a unirmi alla principessa: sarà mia... In tuttoil resto vi obbedirò rispettosamente. Vita mia! Mia adorataMatilda! - continuò Theodoreprecipitandosi di nuovo nellacamera interna. - Non sarete mia? Non benedirete il nostro....Isabella gli fece cenno di tacererendendosi conto che laprincipessa era vicina alla fine. - Comeè morta?- gridòTheodore. - E' possibile? La violenza delle sue esclamazioni fecerinvenire Matilda. Aprendo gli occhi si guardò intorno incerca della madre: - Vita dell'anima mia! Sono qui gridòHippolita. - Non credere che possa lasciarti! - Oh! Voi siete troppobuona - disse Matilda- ma non piangete per memadre mia!

Stoandando dove il dolore non abita mai. Isabellatu mi hai volutobene; non vuoi sostituirmi nell'affetto per questa caracara donna?

Ahimèsvengo! - Oh! Bambina mia! Bambina mia! disse Hippolitain un fiumedi lacrime. - Non posso trattenerti un momento? - Non èpossibile - disse Matilda. - Raccomandatemi al cielo. Dov'èmio padre? Perdonatelocarissima madre: perdonategli la mia morte;fu un errore. Oh! Avevo dimenticato... Madre carissimaio avevogiurato di non rivedere mai più Theodore... Forse ciòha attirato questa calamità... Ma non intendevo incontrarlo...Potete perdonarmi? - Oh!

Nonferire la mia anima disperata! - disse Hippolita - Tu non potrestimai offendermi. Ahimèsviene! Aiuto! Aiuto! - Volevo direqualcos'altro - disse Matildasforzandosi di parlare- ma nonpotrò... Isabella... Theodore... Per amor mio... Oh! E spirò.Isabella e le due damigelle allontanarono Hippolita con la forza daquelle spoglie; ma Theodore minacciò di morte chiunquetentasse di portarla via. Egli impresse mille baci sulla sua manofredda come il marmoe pronunciò ogni espressione che il suoamore disperato potesse suggerirgli.


Isabellaintantostava accompagnando l'affitta Hippolita al suo appartamento;ma in cortile incontrarono Manfredcheturbato dai suoi stessipensierie ansioso di vedere ancora una volta la figliasi stavadirigendo verso la camera dove ella giaceva. Dato che la luna eraormai altaegli lesse sui volti di questa triste processionel'evento che temeva. -Come! E morta?-gridò follementesconvolto. In quel momento il boato di un tuono scosse il castellofino alle fondamenta; la terra tremòe si sentì nelsottofondo il clangore di un'armatura che non poteva appartenere a unmortale.


Frederice Jerome pensarono che fosse giunto il giorno del Giudizio.


Ilfratetrascinando con sé Theodorecorse nel cortile. Nelmomento in cui Theodore apparivaalle spalle di Manfred le mura delcastello caddero a opera di una forza immanee la figura di Alfonsodilatata fino a un'immensa grandezzaapparve al centro delle rovine.- Ecco Theodoreil vero erede di Alfonso!-disse la visione: epronunciate queste paroleaccompagnate dal boato di un tuonoascesesolennemente al cielodove le nuvoleseparandosirivelarono lafigura di San Nicolache accoglieva l'ombra di Alfonso; quindientrambi scomparvero agli occhi dei mortali in un fulgore di gloria.


Glispettatori caddero a terra prostratiriconoscendo la volontàdivina. La prima a rompere il silenzio fu Hippolita. - Mio signore -disse a Manfreddistrutto- osservate la vanità della gloriaumana! Conrad è morto! Matilda non c'è più! InTheodore vediamo il vero principe di Otranto. Per quale miracolo losiaio non lo so: ci basti sapere che la nostra condanna èpronunciata! Cosa vogliamocosa possiamo farese non dedicare lepoche ore di dolore che ci rimangono da vivere a implorare il cielodi non adirarsi più? Il cielo ci rifiuta... Dove possiamofuggirese non a quelle sante celle che ancora ci offrono unrifugio? - Oh tudonna senza colpaeppure infelice! Infelice per imiei crimini!-replicò Manfred.- Finalmente il mio cuore sischiude alle tue devote ammonizioni. Oh!

Potessi... Ma non può essere... Voi siete attoniti per lo stupore...


Lasciatemifinalmente far giustizia di me stesso! Riversare sulla mia testa lavergogna è l'unica soddisfazione che mi resta da offrire alcielo offeso. La mia storia ha attirato questa punizione divina:

lasciateche la mia confessione espii... Maah! Come si può espiarel'usurpazione e l'uccisione di una figlia? L'uccisione di una figliain un posto consacrato! Ascoltatesignorie questo sanguinosoracconto possa essere di monito ai futuri tiranni!

Alfonsolo sapete tuttimorì in Terra Santa... Vorresteinterrompermi; vorreste dire che non morì di morte naturale: èverissimo. Perché altrimenti questa amara coppa che Manfreddeve bere fino alla feccia? Ricardomio nonnoera un ciambellano...Vorrei stendere un velo sui crimini del mio antenatoma èinutile: Alfonso morì avvelenato. Un falso testamento dichiaròRicardo suo erede. I suoi crimini lo perseguitarono... Ma lui nonperdette un Conraduna Matilda! Io pago per tutti il prezzodell'usurpazione! Una tempesta lo sorprese. Incalzato dalla suacolpaegli giurò a San Nicola di fondare una chiesa e dueconventise fosse vissuto fino a raggiungere Otranto. Il sacrificiovenne accettato: il santo gli apparve in sognoe promise che ladiscendenza di Ricardo avrebbe regnato su Otranto finché illegittimo possessore non fosse diventato troppo grande per abitarenel castelloe finché vi fossero a goderne eredi maschi diRicardo. Ahimè! Ahimè! Né maschinéfemminetranne merimangono di tutta la sua disgraziata stirpe! Hofinito... Le sventure di questi ultimi tre giorni raccontano ilresto. Come questo giovanotto possa essere l'erede di Alfonso non loso ... Ma non ne dubito. Questi domini sono suoi; io vi rinuncio; manon sapevo che Alfonso avesse un erede... Non discuto la volontàdel cielo: la povertà e la preghiera devono colmare ildoloroso intervallofinché Manfred non sarà chiamatocon Ricardo.


-Il resto tocca a me dirlo - disse Jerome. - Quando Alfonso si imbarcòper la Terra Santafu sospinto da una tempesta sulla costa dellaSicilia. L'altro vascelloche trasportava Ricardo e il suo seguitocome vostra signoria deve aver sentito direvenne separato da lui. -E' verissimo - disse Manfred; - e il titolo che mi dài èpiù di quanto possa pretendere un rinnegato. Benecosìsia: vai avanti. Jerome arrossì e continuò: - Per tremesi un forte vento trattenne Alfonso in Sicilia. Là siinnamorò di una bella fanciulla di nome Victoria. Era troppopio per tenerla a piaceri proibiti. Si sposarono. Ma poichéconsiderava questo amore incompatibile con il sacro voto delle armicui era legatodecise di tenere segrete le sue nozzefino al suoritorno dalla crociataquando si proponeva di cercare Victoriaericonoscerla come propria legittima moglie. La lasciò inattesa di un figlio. Durante la sua assenza lei dette alla luce unabambina; ma non aveva ancora superato i dolori della maternitàquando sentì le voci fatali della morte del suo signoreedella successione di Ricardo. Cosa poteva fare una donna indifesa esenza amici? Avrebbe avuto valore la sua testimonianza? Peròmio signoreio ho uno scritto autentico. - Non è necessario -disse Manfred; - gli orrori di questi giornila visione cui abbiamoassistito proprio oratutto avvalora la tua testimonianza piùdi un migliaio di pergamene. La morte di Matilda e la miacacciata...- State calmomio signore- disse Hippolita; - quest'uomonon voleva rammentarvi i vostri dolori. Jerome andò avanti.


-Non mi soffermerò su inutili particolari. La figlia avuta daVictoriauna volta giovinettafu unita a me in matrimonio. Victoriamorìe il segreto rimase chiuso nel mio cuore. Quello che hanarrato Theodore spiega il resto.


Ilfrate tacque. Lo sconsolato gruppo si ritirò nella parte delcastello ancora in piedi. Al mattino Manfred firmò la suaabdicazione al principatocon l'approvazione di Hippolitae ognunoprese gli ordini religiosi in uno dei vicini conventi. Frederic offrìla mano della figlia al nuovo principeunione che l'affetto diHippolita per Isabella concorse a promuovere; ma il dolore diTheodore era troppo recente per accettare il pensiero di un altroamoree fu solo dopo frequenti conversazioni con Isabella sulla suacara Matildache egli si convinse di non poter conoscere altrafelicità se non insieme a una donna con la quale avrebbepotuto per sempre dar libero corso alla malinconia che aveva presopossesso della sua anima.





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