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JackLondon


ILRICHIAMO DELLA FORESTA






1.VERSO I PRIMORDI


Bucknon leggendo i giornalinon poteva sapere i guai che si preparavanonon solo per lui ma per tutti i cani di grandi dimensionidi fortemuscolatura e di lungo e caldo pelo fra lo stretto di Puget e SanDiego. Perché gli uomini scavando nelle buie profonditàdell'Articoavevano trovato un biondo metalloe le compagnie dinavigazione e di trasporti ne avevano diffuso la notizia facendoaccorrere migliaia di cercatori nelle regioni del Nord. Questi uominiavevano bisogno di canie i cani che cercavano dovevano esserefortidi robusta muscolatura per sopportare le fatichee con foltepellicce che li proteggessero dal freddo.


Buckviveva in una grande casa nella vallata di Santa Chiara baciata dalsole. Era detta la "Proprietà del giudice Miller".Un po' lontana dalla stradaera mezzo nascosta tra gli alberiattraverso i quali si poteva scorgere la grande e ombrosa veranda chela circondava dai quattro lati. Si giungeva alla casa per viali dighiaia che andavano per vasti prati sotto i rami intrecciati di altipioppi. Sul dietro tutto era costruito in dimensioni più vasteche sul davanti. Vi erano grandi stallea cui accudivano una dozzinadi mozzi e di stallierifile di casette rivestite di vite selvaticaper la servitùe una distesa ordinata e senza termine dicostruzioni minorii lunghi filari di vitiverdi pascolifruttetie cespugli.


Viera un impianto per il pozzo artesianoe la grande vasca di cementodove i ragazzi del giudice Miller facevano il bagno tutte le mattinee prendevano il fresco al pomeriggio. Buck regnava su questa vastatenuta. Lì era nato e lì era vissuto per quattro annidella sua vita. E' vero che vi erano altri cani: non si sarebbepotuto fare a meno di altri caniin una proprietà cosìvasta; ma non contava. Andavano e venivanoalloggiando nei popolosicanili o vivendo oscuramente nell'intimo della casa come Tootsilcagnolino giapponeseo Ysabella messicana senza pelostranacreatura che raramente metteva il naso fuori dell'uscio o le zampe aterra. Vi erano inoltre i fox-terriersuna banda che gridava pauroseminacce a Toots e a Ysabel guardandoli attraverso le finestre esfidando una legione di cameriere che li proteggevano armate di scopee di strofinacci.


Bucknon era né un cane casalingo né un cane da canile. Ilreame era tutto suo. Si tuffava nella vasca o andava a caccia con ifigli del giudice; scortava Mollie e Alicele figlie del giudicedurante lunghe passeggiate mattutine o crepuscolari; enelle serateinvernalistava sdraiato ai piedi del giudice davanti al caminoscoppiettante della biblioteca. Si lasciava cavalcare dai nipotinidel giudice o li faceva rotolare sulI'erbae sorvegliava i loropassi nelle loro avventurose escursioni alla fontana nel cortiledelle scuderie e anche più in làverso i prati e icespugli. Andava imperiosamente fra i terriers e ignorava Toots eYsabel nel modo più assolutoperché era un re: un redi tutto ciò che camminavastrisciava o volava nellaproprietà del giudice Millercompresi gli uomini.


Elmosuo padreun grande San Bernardoera stato il compagno inseparabiledel giudicee Buck prometteva di seguire le orme paterne. Non eragrosso come lui: pesava solo centoquaranta libbreperché suamadre Shep era una cagna da pastore scozzese.


Questecentoquaranta libbretuttaviaa cui bisognava aggiungere la dignitàche proviene da un buon vivere e da un universale rispettoglipermettevano di comportarsi in un modo veramente regale. Durante isuoi primi quattro anni di vita aveva vissuto al modo di unaristocratico benestante; era orgogliosamente soddisfatto di séed era anche un tantino egoista come sono spesso i gentiluomini dicampagna per il loro stesso isolamento.


Masi era salvato dal pericolo di diventare solo un grasso canecasalingo. La caccia e gli altri esercizi affini all'aria aperta gliavevano tolto il grasso e rafforzato i muscoli; e l'amore per l'acquaera stato per luicome per tutti quelli della sua razzaun tonicosalutare.


Questaera la condizione del cane Buck sullo scorcio del 1897quando lascoperta dei giacimenti del Klondikerichiamò uomini da tuttele parti del mondo nel gelato Nord. Ma Buck non leggeva i giornalienon sapeva che Manueluno degli aiutanti del giardiniereera unaconoscenza alquanto pericolosa. Manuel aveva una passione fatale: glipiaceva giocare alla lotteria cinese.


Inoltrein questo giocoaveva una debolezza ancora più fatale:

lafede in un sistema; e questo fu la sua rovina. Perché pergiocare con un sistema bisogna avere molto denaromentre il salariodi un aiuto giardiniere poteva bastargli solo a mantenere una mogliee una numerosa progenie.


Nellamemorabile sera del tradimento di Manuelil giudice era a unariunione dell'Associazione dei Viticoltorie i ragazzi si davano dafare per organizzare un circolo sportivo. Nessuno vide lui e Buckattraversare il frutteto dove Buck credeva di andare a fare unasemplice passeggiata. Ad eccezione di un unico uomonessuno li videarrivare alla piccola stazione di College Park.


L'uomoparlò con Manuel e ci fu tra loro un tintinnio di monete.


-Dovete impacchettare la merce prima di consegnarla- disse rudementelo straniero; e Manuel passò due volte una solida cordaattorno al collo di Buck sotto il collare.


-Torcetela e lo terrete fermo come vorrete- disse Manuele lostraniero grugnì un cenno affermativo. Buck aveva accettato lacorda con tranquilla dignità; certo era una cosa insolita: maaveva imparato ad aver fiducia negli uomini che conosceva e a farloro credito di una saggezza superiore alla propria. Quando peròi capi della fune furono messi nelle mani dello stranieroringhiòin modo minaccioso. Aveva semplicemente espresso il suo scontentopensando nel proprio orgoglio che questo equivalesse ad un comando.Con sua sorpresa la fune gli si strinse attorno al collo togliendogliil respiro. Furioso balzò addosso all'uomoche lo fermòa mezza stradalo strinse ancor più forte alla gola e con unostrattone se lo caricò sulla schiena. La fune strinse senzamisericordia mentre Buck annaspava furiosamente con la linguapenzoloni fuori della bocca e il grande petto anelante. Mai in vitasua era stato trattato così vilmentee mai in vita sua si eraarrabbiato tanto... Ma le forze lo abbandonaronola vista gli siannebbiòed egli non capiva più nulla quando i dueuomini lo caricarono sul bagagliaio di un treno.


Quandoriprese i sensi si accorse che la lingua gli faceva male e che erasballottato in qualche cosa in movimento. Il fischio acuto di unalocomotiva a un passaggio a livello gli fece capire dov'era: avevaviaggiato troppo spesso col giudice per non conoscere la sensazionedi essere in un bagagliaio. Aprì gli occhi con l'angoscia diun re rapito. L'uomo gli saltò alla golama Buck fu piùsvelto di lui: le sue mascelle gli afferrarono la mano e non lalasciarono finché non perse nuovamente i sensi.


-Maledizioneha un attacco- disse l'uomo nascondendo la sua manostraziata al custode del bagagliaio che era accorso al rumore dellalotta. - Lo porto a San Francisco per incarico del padrone; crede cheun veterinario laggiù possa curarlo.


Quelche era avvenuto in quella notte di viaggioI'uomo lo raccontòcon molta eloquenza nel piccolo retrobottega di una taverna del portodi San Francisco.


-Ci ho guadagnato in tutto cinquanta dollari- brontolava; - se loavessi saputo non l'avrei fatto nemmeno per mille pagati l'unosull'altro.


Lasua mano era avvolta in un fazzoletto insanguinato e il pantalonedestro era stracciato dal ginocchio alla caviglia.


-E quello che te l'ha venduto quanto ha preso? - domandò ilpadrone della taverna.


-Cento- fu la risposta. - Neppure un soldo di meno.


-Fanno centocinquanta- disse il taverniere facendo il conto- ma livale davvero.


Illadro si tolse la fasciatura sanguinosa e si guardò la manolacerata. - Se non mi piglio l'idrofobia...


-Vorrà dire che sei nato per essere impiccato- disse iltaverniere ridendo. - Sùdammi una mano per imballare ilcarico- aggiunse.


Sbigottitosoffrendo tremendamente alla gola e alla linguamezzo mortoBuckcercò di resistere ai suoi tormentatori. Ma fu domato eabbattuto più volte finché i due riuscirono a limare ilsuo grosso collare di ottone; poi gli tolsero anche la fune e lospinsero in una gabbia di legno. Rimase per il resto di quellaspaventosa notte covando la sua rabbia e il suo orgoglio ferito.


Nonriusciva a capire che cosa significasse tutto questo. Che cosavolevano fare di lui quegli strani uomini? Perché lo avevanochiuso in quella stretta gabbia? Non riusciva a capacitarsima sisentiva oppresso dal vago senso di una sciagura imminente. Piùvolte durante la notte balzò in piedi nel sentire aprire laportaaspettandosi di vedere il giudice o almeno i ragazzi. Ognivolta era la faccia gonfia del taverniere che lo guardava alla fiocaluce di una candela. E ogni volta il grido di gioia che giàtremava nella gola di Buck si cambiava in un mugolio selvaggio.


Infineil taverniere lo lasciò solo e al mattino quattro uominientrarono e presero su la gabbia. Più che aguzzini apparvero aBuck come esseri diabolicisudici e stracciatied egli si volsefurioso contro di loro di là dalle sbarre. Gli uomini simisero a ridere e gli tesero un bastone che Buck subito addentòfinché non comprese che era proprio quello che volevano.Allora si sdraiò tristemente e lasciò che la gabbiafosse issata su di un vagone.


Poilui e la cassa in cui era rinchiuso passarono per varie mani.


Impiegatidella ferrovia si presero cura di lui; fu portato in un altro vagoneun carro lo trasportò insieme a un mucchio di scatole e dipacchi su di un traghettodal traghetto fu portato in un grandemagazzino ferroviario e finalmente messo su di un treno espresso.


Perdue giorni e due notti il vagone fu trascinato da fischiantilocomotivee per due giorni e due notti Buck non mangiò nébevve.


Nellasua angoscia si era messo a latrare al personale del trenoche avevarisposto facendogli dispetti. Quando si gettò contro le sbarrefremendo e con la bava alla boccaquelli si misero a ridere e acanzonarlo. Mugolavano e abbaiavano come vilissimi canimiagolavanoagitavano le braccia e strepitavano. Tutto ciò era veramenteignobileegli lo capiva; ma appunto per questo la sua dignitàne era maggiormente offesa e la sua rabbia cresceva sempre di più.Non badava molto alla famema la mancanza di acqua gli dava crudelisofferenze e portava la sua rabbia fino al delirio. Sensibilissimocom'erail cattivo trattamento avuto gli aveva infatti dato unaccesso di febbre alimentata dall'infiammazione della gola arsa etumefatta. Era contento di una cosa: gli avevano tolto la corda.Quella corda aveva dato loro uno sleale vantaggioma ora che nonc'era piùavrebbe potuto mostrare quel che sapeva fare. Nongli avrebbero certo messo un'altra corda al collo: su questo avevagià deciso. Nonmangiò né bevve per due giornie per due nottie durante questo periodo di pena accumulò unariserva di rabbia che prometteva male per il primo che gli fossecapitato davanti. Aveva gli occhi iniettati di sangue e si eratrasformato in un demonio arrabbiato. Era così cambiato che lostesso giudice non l'avrebbe riconosciuto. Gli impiegati del trenorespirarono di sollievo quando lo scaricarono a Seattle.


Quattrouomini portarono cautamente la gabbia dal vagone in un piccolocortile dalle alte mura. Venne un omaccione con una maglia rossa chegli saliva fino al collo e firmò il registro del corriere.Buck indovinò che quest'uomo era un altro aguzzino e gliabbaiò furiosamente gettandosi contro le sbarre. L'uomo ebbeun riso crudele e afferrò un'ascia ed un bastone.


-Non vorrete mica farlo uscire adesso! - chiese il corriere.


-Sicuro- rispose l'altro dando un colpo d'accetta alla gabbia perprovarla.


Immediatamentei quattro uomini che l'avevano portata balzarono via emettendosi insalvo sul ciglio del murosi prepararono a osservare lo spettacolo.


Bucksi avventò sulle schegge di legno e vi affondò i dentipieno di furia; dovunque l'ascia si abbatteva dall'esterno egli siprecipitava dall'interno ringhiando e latrando freneticamente ansiosodi gettarsi sull'uomo dalla maglia rossa che continuava tranquillo ilsuo lavoro.


-E adesso avantidiavolo dagli occhi rossi- disse l'uomo quandoebbe fatto nella gabbia un'apertura sufficiente perché Buckpotesse passare. Nello stesso tempo lasciò cadere l'ascia eafferrò il bastone con la destra.


Buckera veramente un diavolo dagli occhi rossitutto raccolto perscattarecol pelo irtola bocca grondante di bava e un lampo follenegli occhi sanguigni. Si scagliò dritto contro l'uomo con lesue centoquaranta libbre di furia aumentate da tutta la passioneaccumulata in quei due giorni e in quelle due notti. A mezz'ariaproprio quando le sue mascelle stavano per chiudersi addentandoricevette un colpo che lo arrestò di colpo facendogli batterei denti dolorosamente. Fece una capriola battendo a terra col dorso ecol fianco. Non era mai stato colpito da un bastone in vita suaenon riusciva a capacitarsi. Con un ringhio che era in parte unlatrato ma assai più uno stridobalzò in piedi e sislanciò. Ancora fu colpito e gettato a terra. Questa voltacomprese cos'era un bastonema la sua furia non gli permetteva diessere prudente. Caricò ancora una dozzina di voltee ognivolta il bastone arrestò il suo attacco e lo stese a terra.


Dopoun colpo più crudelestrisciò ai piedi dell'uomotroppo stordito per slanciarsi. Fece qualche passo barcollando mentreil sangue gli usciva dal nasodalla bocca e dagli orecchi; il suobel pelo era sporco di bava sanguinosa. Allora l'uomo fece un passoavanti e gli diede risolutamente un terribile colpo sul naso. Tuttele sofferenze che aveva avuto fino allora erano nulla in confrontodel profondo spasimo che provò. Con un ruggito ferocechesembrava quello di un leonesi slanciò ancora contro l'uomoma questipassando il bastone dalla destra nella sinistraloafferrò con tranquilla sicurezza alla mascella inferiore egliela torse. Buck descrisse nell'aria un giro completo e la metàdi un altro. Picchiando poi a terra con la testa e col pettos'avventò per l'ultima volta. L'uomo gli diede il capo digrazia che aveva accortamente serbato per ultimoe Buck si abbattécome un cencioprivo di sensi.


-Per domare i cani non ha l'egualeecco quel che dico- gridòentusiasta uno degli uomini sul muro.


-Druther doma un cane al giorno e il sabato due - rispose il corrierearrampicandosi sul suo carro e avviando i cavalli.


Buckriprese i sensima non le forze. Rimase sdraiato là dov'eracaduto e gettò uno sguardo all'uomo dalla maglia rossa.


-"Risponde al nome di Buck"- disse tra sé l'uomoleggendo la lettera del taverniere che gli annunciava la spedizionedella gabbia e del suo contenuto.- BeneBuckragazzo mio- continuòbonariamente- abbiamo avuto una piccola conversazionee la migliorcosa che si possa fare adesso è di non pensarci più. Tuhai capito qual è il tuo posto e io so qual è il mio.Se sarai un buon canetutto andrà benonema se sarai un canecattivote ne darò quante potrai portarnecapito?

Cosìparlando gli carezzava senza paura la testa che aveva colpito cosìcrudelmentee sebbene il pelo di Buck si ergesse istintivamente altocco di quella manoegli sopportò la carezza senzaprotestare. Quando l'uomo gli portò dell'acquabevveavidamente e poi mangiò una generosa porzione di carne crudaa pezzo a pezzoprendendola dalla mano stessa dell'uomo.


Erastato vintolo sapeva; ma non prostrato. Capì una volta pertutte che contro un uomo armato di un bastone non c'era niente dafareimparò la lezione e non la dimenticò piùper tutta la vita.


Quelbastone fu una rivelazione: lo introdusse nel regno della leggeprimitiva. Le vicende della vita avevano adesso un aspetto piùfiero; ed egli le affrontò con tutta la sagacia nascosta nellasua intelligente natura. Nei giorni successivi giunsero altri caniin gabbie o al guinzaglioalcuni docilmente altri infuriando elatrando come aveva fatto lui ead uno ad unoli vide sottomettersial dominio dell'uomo dalla maglia rossa. Ogni volta osservò lospettacolo brutale e si fissò in mente la lezione: un uomo conun bastone fa leggeè un padrone che deve essere obbeditoanche se non necessariamente amato. Su questo ultimo puntoBuck noncadde mai in colpasebbene vedesse dei cani che dopo essere statipicchiati facevano servilmente festa all'uomoscodinzolando eleccandogli la mano. Vide anche un cane che non volle mai cedere néobbediree che infine fu ucciso nella lotta.


Ognitanto venivano uominidegli stranieriche parlavano ora rudementeora gentilmente e in tutti i possibili modi con l'uomo dalla magliarossa. E quando passava fra di loro del denarogli stranieri se neandavano portando con sé uno o più cani. Buck sidomandava dove andasseroperché non tornavano mai indietro.La paura del futuro era forte in luie ogni volta si rallegrava dinon essere stato scelto.


Venneanche il suo turno sotto forma di un ometto magro che parlava uncattivo inglese con molte espressioni strane e insolite che Buck noncapiva.


-Sacredame! - gridò scorgendo Buck. - Quello un buon fortecane!

Eh?Quanto?

-Trecento ed è regalato- fu l'immediata risposta dell'uomo inmaglia rossa. - E poiché è denaro del governononvorrete contrattareehPerrault?

Perraultrise. Considerando che i prezzi dei cani erano andati alle stelle perla straordinaria richiestanon era quella una somma eccessiva per uncosì bell'animale. Il governo canadese non ci avrebbe rimessoe le sue spedizioni non sarebbero state meno veloci. Perraults'intendeva di cani e guardando Buck comprese che di cani simili sene poteva trovare uno su mille. - Uno su DISMILLE- commentòfra sé.


Buckvide passare denaro fra loro e non si meravigliò quandoinsieme con Curlyuna brava cagna di Terranovafu portato viadall'ometto magro. Fu l'ultima volta che vide l'uomo dalla magliarossae quandoinsieme con Curlydal ponte del Narwhalguardòil porto di Seattle che si allontanavafu l'ultima volta che vide lecalde terre del Sud. Lui e Curly furono condotti da Perrault sottocoperta e consegnati a un gigante dalla faccia bruna chiamatoFrançois.


Perraultera un franco-canadese di carnagione bruna; ma François era unfranco-canadese di mezzo sangue e ancor più bruno di lui.


Appartenevanoad un tipo di uomini che Buck non conoscevama che in seguitoavrebbe incontrato in gran numeroe sebbene non si affezionasse aloroli rispettò tuttavia lealmente. Capì subito chePerrault e François erano brave personecalme e imparzialinell'amministrare la giustiziatroppo esperte in fatto di cani perpoter essere ingannate. Sotto il ponte del NarwhalBuck e Curlyincontrarono altri due cani. L'uno era un grande animale dal pelobianco che era stato portato dallo Spitzberg dal capitano di unabalenierae che aveva poi partecipato ad una spedizione geologicaalle isole Barrens. Aveva una certa cordialità traditorasempre in festa anche quando meditava qualche tirocome quandoadesempiorubò la porzione di Buck durante il primo pasto. Buckgià si preparava a punirloma in quel momento stesso lafrusta di François fischiò nell'aria raggiungendo ilcolpevole; e Buck non dovette fare altro che ricuperare il suo cibo.Concluse che era stato quello un bel gesto da parte di Françoise il mezzosangue salì molto nella sua stima.


L'altrocane non diede manifestazioni di amicizia né ne ricevette; enon cercò di rubare niente ai nuovi venuti. Era un tipotristeimbronciatoe fece capire subito a Curly che desideravaessere lasciato solo altrimenti ci sarebbe stata baruffa. Si chiamavaDavemangiavadormivasbadigliava nel frattempo e non siinteressava a nulla nemmeno quando il Narwhal attraversò lostretto della Regina Carlottae si mise a rullarea beccheggiare ea scuotersi come un indemoniato. Mentre Buck e Curlyeccitatissimisembravano impazziti dalla pauraegli alzò la testa con ungesto di noiavolse loro uno sguardo distrattosbadigliò etornò a dormire.


Giornoe notte la nave vibrava sotto il continuo impulso delle elicheesebbene i giorni scorressero egualiBuck si accorse che l'ariadiveniva più fredda; infineun mattinol'elica si fermòe il Narwhalfu pervaso da un'atmosfera di eccitazione. Buck se neaccorse al pari degli altri canie capì che stava peravvenire un cambiamento. François mise loro il guinzaglio e liportò sul ponte. Al primo passo sulla superficie fredda lezampe di Buck affondarono in qualche cosa di bianco e di morbidomolto simile al fango. Balzò indietro sbuffando. Una granquantità di quel fango bianco si agitava nell'aria. Si scosse;ma continuava a venirgli addosso. Annusò curiosamente quellacosa e provò a leccarla. Sembrava fuoco e subito scompariva.Buck non capiva.


Provòancora con lo stesso risultato. Intorno a lui quelli che loguardavano ridevano forte ed egli si sentì pieno di vergognasenza sapere perché: era la prima neve che vedeva.




2.LA LEGGE DEL BASTONE E DELLA ZANNA


Ilprimo giorno che Buck trascorse sulla spiaggia di Dyea fu come unincubo. Ad ogni momento erano scosse e sorprese. Era stato strappatoin un attimo dal cuore della civiltà e gettato nel vivo di unambiente primordiale. Non era più la vita oziosa baciata dalsolesenza altro da fare se non andare a zonzo e annoiarsi. Qui nonc'era né pacené riposoné un momento ditranquillità. Tutto era confusione e movimentoe ad ogniistante le membra e la vita erano in pericolo. Bisognava stare sempreall'erta perché non si aveva più a che fare con cani euomini di città: erano tutti selvaggi e non conoscevano altralegge se non quella del bastone e della zanna.


Nonaveva mai visto dei cani combattere come quegli esseri che sembravanolupie la sua prima esperienza fu per lui una lezioneindimenticabile. E' vero che fu un'esperienza indirettaperchéaltrimenti non sarebbe sopravvissuto per trarne profitto. La vittimafu Curly. Erano accampati presso i depositi di legnamequando leicoi suoi modi cordialicercò di fare amicizia con un caneeschimesegrosso quanto un lupo adulto e tuttavia neppure la metàdi lei. Non ci fu preavvisosoltanto uno scatto fulmineoun rumoremetallico di zanneun balzo da parte ugualmente veloce e il muso diCurly fu lacerato dall'occhio alla mascella. Era il modo dicombattere dei lupicolpire e balzare via; ma la cosa non finìlì. Trenta o quaranta eschimesi accorsero e circondarono icombattenti in un cerchio attento e silenzioso. Buck non capìquella tacita attenzione né perché essi si leccasseroavidamente le labbra. Curly aggredì l'avversarioche colpiancora e balzò da parte. Al suo terzo attaccoil canel'arrestò col petto in un modo particolare e la fece rotolarea terra. Curly non ebbe il tempo di rimettersi in piedi: glieschimesi che stavano attorno non aspettavano altro. Fecero massa sudi lei soffiando e ringhiandoe Curly fu sepoltaurlante di doloresotto i loro corpi irsuti.


Tuttoavvenne così rapidamente e inaspettatamenteche Buck rimasestordito. Vide Spitz che si passava sulle labbra la lingua scarlattacome faceva quando rideva. E poi François che si gettava inmezzo ai cani brandendo un'ascia. Tre uomini armati di bastonivennero in suo aiuto per disperderli. Non fu cosa lunga. Due minutidopo che Curly era cadutal'ultimo degli assalitori era scacciato ebastonato. Ma la cagna giaceva esanime nella neve sanguinosa ecalpestatafatta quasi a brandellimentre il mezzosangue laguardava bestemmiando orribilmente. Quella scena tornò piùvolte a turbare i sogni di Buck. Così dunque andavano le cose.Non era un gioco facile. Una volta a terraera finita.


Beneavrebbe cercato di non cadere. Spitz tirò fuori la lingua erise ancorae da quel momento Buck lo odiò di odio profondo emortale.


Nonsi era ancora rimesso dal colpo causatogli dalla tragica fine diCurlyche ne ricevette un altro: François gli mise addosso uninsieme di cinghie e di fibbie. Era una bardatura simile a quellachea casa suaaveva visto mettere ai cavalli dai mozzi di stalla.Come aveva visto lavorare i cavallicosì doveva adessolavorare luitrascinare François su di una slitta attraversola foresta che fiancheggiava la vallata e tornare con un carico dilegna da ardere. Sebbene la sua dignità fosse profondamenteoffesa nel vedersi considerare un animale da tiroegli era tropposaggio per ribellarsi. Si sottomise di buona volontà e fecedel suo meglio sebbene fosse quella una strana novità.François era severochiedeva immediata obbedienza e lariceveva in grazia della sua frusta; d'altra parte Daveche era giàespertomordeva i quarti posteriori di Buck quando sbagliava. Spitzanche lui già espertoera la guidaenon potendoraggiungere Bucklo rimproverava ringhiando furiosamenteo tiravada parte con accortezza per far capire a Buck in che direzione dovevaandare.


Buckimparò facilmente esotto la triplice guida dei suoi duecompagni e di Françoisfece notevoli progressi. Prima chetornassero al camposapeva già fermarsi al grido di "oh"e avanzare al grido di "mush"e girare al largo nellevoltatee lasciar spazio al cane di dietro quando la slitta caricain discesali incalzava alle calcagna.


-Proprio tre buoni cani- disse François a Perrault. - QuelBuck tira come un dannato. Gli insegnerò tutto in un momento.


Nelpomeriggio Perraultche aveva fretta di partire col suo caricotornò con altri due cani: Billee e Joefratelli e verieschimesi. Sebbene figli di una stessa madreerano diversi tra lorocome il giorno e la notte. L'unica colpa di Billee era la suaeccessiva cordialitàmentre Joe era l'oppostocupo etaciturnosempre pronto a mugolare e con lo sguardo maligno. Buck liaccolse cordialmenteDave non si occupò di loromentre Spitzvolle battersi prima con l'uno poi con l'altro. Billee agitòbonariamente la codagirò al largo quando si accorse chequelle gentilezze erano inutilie gemettetuttavia mitementequando l'acuta zanna di Spitz gli strinse il fianco. Ma per quantoSpitz girasse intorno a Joequesti ruotò sui calcagni perstargli sempre di fronteco] pelo irtole orecchie indietrolelabbra contrattele mascelle che si urtavano fra loro quanto piùvelocemente potevanoe gli occhi sinistramente lampeggianti: la veraincarnazione della paura bellicosa. Il suo aspetto era cosìterribileche Spitz fu costretto a trattenersi; ma per dissimularela sua sconfittasi volse all'inoffensivo e gemente Billee e loinseguì fino al limite del campo. La sera Perrault portòun altro cane. Un vecchio eschimesegrandegrosso e gagliardocolmuso pieno di cicatrici gloriosee un occhio soloche peròfiammeggiava così arditamente da imporre rispetto. Si chiamavaSol-leksche significa rabbioso. Al pari di Davenon chiedevanullanon dava nullanon si aspettava nulla e quando se ne vennelentamente ma risolutamente in mezzo a loroanche Spitz lo lasciòin pace. Aveva una particolarità che Buck scoprì inmodo piuttosto disgraziato: non voleva essere avvicinato dalla partedel suo occhio cieco.


Bucksi rese involontariamente colpevole di questa offesa e se ne accorsesolo quando Sol-leks si slanciò su di lui e gli laceròla spalla fino all'osso per una lunghezza di tre pollici. Dopo diallora Buck evitò di avvicinarsi a lui da quel lato e finchéfurono insieme non ebbero più motivo di lite. Al pari di DaveSol-leks aveva un unico desiderio apparente: quello di starsene perconto suoma entrambicome Buck scoprì più tardiavevano un'altra e più profonda ambizione.


Quellanotte Buck affrontò il gran problema di dormire. La tendailluminata da una candelarisplendeva; tiepida in mezzo alla biancapianura; e quando lui vi entrònel modo più naturaletanto Perrault quanto François lo scaraventarono fuori a forzadi improperi e a colpi di stovigliefinchériavutosi dallosbigottimentofuggì ignominiosamente nel gelo di fuori.Soffiava un vento freddo che lo pungeva dolorosamente specialmentesulla spalla ferita; si gettò sulla neve e cercò didormirema il freddo lo fece subito balzare in piedi. Triste edesolatosi aggirò intorno alle tende ma dappertutto c'era lostesso freddo.


Quae là cani selvaggi gli ringhiaronoma lui rizzò ilpelo mugolandocome aveva imparato a fareed essi lo lasciaronotranquillo.


Finalmentegli venne un'idea: sarebbe andato a vedere quello che facevano i suoicompagni. Con suo grande stupore essi erano scomparsi. Si aggiròancora per il vasto campo cercandolima tornò deluso. Eranoforse nella tenda? Nonon era possibilealtrimenti non avrebberocacciato via lui. E allora dove potevano essere? A coda bassa e tuttointirizzitoveramente disperatocontinuò a girare intornoalla tendasenza meta. Improvvisamente la neve cedette sotto le suezampe ed egli affondò. Qualche cosa si muoveva làsotto. Fece un salto indietro mugolando e ringhiandopauroso diquella cosa invisibile e sconosciuta. Un piccolo mugolio amichevolelo rassicurò e lo indusse a farsi avanti per vedere meglio. Unsoffio di aria calda giunse alle sue naricie làarrotolatosotto la nevecome una soffice pallavi era Billee. Guaivaamichevolmente agitandosi per mostrare le sue buone intenzioni einsegno di pacegiunse a leccare il muso di Buck con la lingua umida ecalda.


Un'altralezione. Così dunquefacevano gli altri? Pieno di fiduciaBuck si scelse un posticino ea forza di tentativi disordinatiriuscì a scavarsi una buca. In breve il calore del suo corporiempì l'angusto spazio ed egli si addormentò. Lagiornata era stata lunga e faticosaed egli dormìprofondamente e a suo agiosebbene mugolasse e ringhiasse in sogno.Non aprì gli occhi finché non fu svegliato dai rumoridel campo che si ridestavae a tutta prima non riuscì acapire dove si trovasse.


Durantela notte era nevicato e la neve lo aveva completamente sepolto. Daogni lato lo premeva una bianca coperturae un gran terrore loinvase: il terrore dell'animale selvaggio preso in trappola. Certo lasua esistenza si ricollegava orarisalendo il tempo a quella deisuoi antenati; perché lui era un cane civilee non aveva maiconosciuto trappole per sua propria esperienzané potevadunque temerle. Con i muscoli di tutto il corpo spasmodicamente tesiirto il pelo sul collo e sulla schienacon un ringhio feroce balzòfuori nella luce accecante del giornomentre la neve volava intornoa lui in una nube fulgente. Prima di ricadere sulle quattro zampevide il bianco accampamento dinanzi a lui e capì dove eraricordando tutto ciò che era avvenuto da quando era uscito apasseggio con Manuel al momento in cui si era scavata la bucalasera prima.


L'esclamazionedi François salutò la sua comparsa. - Che dicevo?

-gridava a Perrault il conducente. - Quel Buck imparerà subitotutto.


Perraultassentì gravemente. Come corriere del governo canadeseincaricato di portare importanti dispacciegli voleva assicurarsi icani miglioried era molto contento di avere acquistato Buck.


Dopoun'oraaltri tre eschimesi furono aggiunti all'attacco che arrivòcosì a un totale di nove; e prima che trascorresse un altroquarto d'ora tutti erano al loro posto e trascinavano la slitta versoil cañon Dyea. Buck era contento di essere partitoe illavorosebbene faticosonon gli dispiaceva affatto. Fu sorpresodello zelo che animava tutto il tiro e che si era comunicato anche aluima ancor più lo sorprese il cambiamento avvenuto in Davee in Sol-leks: erano diversicompletamente trasformati dallabardatura. Avevano perso tutta la loro passività e la loroindifferenzaerano attivi e solertipieni di zelo perché illavoro procedesse benee profondamente irritati se qualche cosa loritardava per qualche ostacolo o qualche confusione. Sembrava che lasuprema espressione del loro essere fosse il fare forza sulletirelleche vivessero solo per questoe che in questo lavoroconsistesse l'unico loro piacere.


Daveera il cane di ruotao meglio di slittaBuck correva davanti a luie più avanti ancora Sol-leks; il resto dell'attacco eradisposto in fila indianafino al cane di testache era Spitz. Buckera stato messo apposta tra Dave e Sol-leks perché imparasse.Era un buono scolaroed essi erano non meno buoni maestri: non glipermettevano di rimanere a lungo nell'errore e davano forza al loroinsegnamento con i loro denti acuti. Dave era buono e saggiononmordeva mai Buck senza un motivoma non dimenticava mai di farloquando era necessario.


Poichéinterveniva anche la frusta di FrançoisBuck s'accorse checostava meno correggersi che ribellarsi. Una voltadurante una brevesostaaggrovigliò le tirelle ritardando la partenza; e Dave eSol-leks si avventarono su di lui somministrandogli un duro castigo.Le tirelle si aggrovigliarono ancor piùma Buck si preoccupòdi tenerle bene in ordinein seguito. Prima che finisse il giorno siera così bene impadronito del suo lavoroche i compagni nonlo rimproverarono più. La frusta di François colpìcon minore frequenza e Perrault gli fece l'onore di esaminargli ipiedi molto attentamente.


Fuquella una rude galoppata su per il cañonattraverso il Campodella Pecora oltre le Scale e la linea della forestaattraversoghiacciai e cumuli di neve di cento piedifin oltre il grande Passodi Chilcotche sorge tra la zona marina e la freddae si leva comesentinella del triste e solitario Nord.


Andaronoveloci giù per la catena dei laghi che riempiono i crateri divulcani estintie a notte avanzata giunsero al grande camposull'estremo del lago Bennettdove migliaia di cercatori d'oro sistavano costruendo barche in attesa della rottura dei ghiacci aprimavera. Buck si scavò la sua buca nella neve e dormìil sonno di un giusto molto stancoma fu risvegliato molto prestoancora a buioe riattaccato alla slitta con i suoi compagni.


Quelgiorno percorsero quaranta miglia perché la pista era giàtracciata; ma il giorno dopoe per molti altri giorni ancoradovettero tracciare loro stessi la pistalavorando di più efacendo meno strada. Di norma Perrault camminava in testa all'attaccocomprimendo la neve con le racchette per aprire la via. Françoisguidava la slittae qualche voltama non spessoscambiava il suoposto con lui. Perrault aveva fretta ed era orgoglioso della suaconoscenza dei ghiacciindispensabile perché il ghiaccio eramolto sottile e non ve ne era affatto là dove l'acqua correvapiù velocemente. Giorno per giornoper giorni senza fineBuck corse tra le tirelle. Levavano sempre il campo a notte altaeil primo grigiore dell'alba li trovava già a galoppare sullapista con molte miglia alle spalle. Sempre piantavano il campo anottemangiando la loro razione di pesce e gettandosi a dormiresulla neve. Buck era affamato. La libbra e mezzo di salmone seccatoche formava la sua razione giornalieraspariva in un attimo. Non eramai sazio e soffriva continuamente i crampi della fame. Gli altricaniche pesavano di meno ed erano già allenatiricevevanosolo una libbra di pescee questo bastava a mantenerli in buonecondizioni.


Abbandonòpresto quella schifiltosità che era stata caratteristica dellasua vita di un tempo; era un mangiatore difficilee si accorse che isuoi compagniche finivano primarubavano una parte della suarazione. Non c'era mezzo di difenderlaperchémentre egli siazzuffava con due o treil cibo scompariva nelle bocche degli altri.Per rimediare a questocominciò a mangiare in fretta come glialtri; e la fame lo incalzava tanto che non si fece scrupoli diprendere anche quello che non gli spettava.


Osservavae imparava. Quando vide Pikeuno dei cani ultimi arrivatiladroastuto e maliziosorubare un pezzo di lardo in un momento in cuiPerrault voltava le spalleil giorno dopo imitò su piùvasta scala quella prodezzaportandosi via tutto il pezzo. Ne sorseun gran tafferuglioma egli non fu sospettato; e Dubuno storditoche si faceva sempre coglierefu punito per colpa sua.


Questoprimo furto mise in evidenza che Buck era capace di sopravviverenell'ostile ambiente del Nord: mise in rilievo la sua capacitàdi adattamento alle mutevoli condizionila cui mancanza avrebbesignificato morte pronta e terribile. Nello stesso tempo segnòla decadenza o addirittura lo sfacelo delle sue qualitàmoralivano ingombro nella selvaggia lotta per l'esistenza. Nel Sudsotto la legge dell'amore e dell'amiciziail rispetto dellaproprietà privata e dei sentimenti personali erano buone cose;ma nel Nordsotto la legge del bastone e della zannachi avessedato importanza ad esse sarebbe stato un pazzoe finché leavesse osservate avrebbe avuto ben pochi vantaggi.


Nonche Buck ragionasse così. Era adatto all'esistenzatutto quie si adattava inconsapevolmente al nuovo genere di vita. In tutta lasua vita non aveva mai evitato un combattimento senza badare adisparità di condizione. Ma il bastone dell'uomo in magliarossa gli aveva istillato un codice più fondamentale eprimitivo. Come civileavrebbe potuto morire per un principiomoralead esempioper difendere il frustino del giudice Miller; mal'insieme della sua regressione era adesso messo in evidenza dallasua abilità di evitare le proibizioni di ordine morale persalvare così la pelle.


Nonrubava per il piacere di rubarema per placare le esigenze del suostomaco; e non lo faceva apertamentema in segreto e con astuziafuori del raggio d'azione del bastone e della zanna.


Insommafaceva quello che era più facile fare che non fare.


Ilsuo sviluppoo la sua regressionefu rapido: i suoi muscolidivennero duri come acciaiosi abituò a tutte le sofferenzequotidiane e riuscì a formarsi un'economia interna come unaesterna. Poteva mangiare qualunque cosa anche se ripugnante eindigeribile; e quando l'aveva mangiatai succhi del suo stomaco netraevano ogni minima particella di nutrimento; e il sangue la portavanei più reconditi angoli del suo corpo trasformandola in fortie solidi tessuti. La vista e l'odorato divennero acutissimiel'udito gli si sviluppò tantoche nel sonno poteva udire irumori più deboli e capire se annunciavano pace o pericolo.Imparò a strapparsi coi denti il ghiaccio che gli impastava ledita; e quando aveva sete e uno strato di ghiaccio ricopriva unapozzaegli sapeva spezzarlo drizzandosi e colpendolo colle zampedavanti. La sua più notevole abilità era quella difiutare il vento e di prevederlo anche con una notte di anticipo. Perquanto non tirasse un filo d'ariaquando si scavava il suo giacigliopresso un albero o una rocciail vento che sorgeva più tardilo trovava inevitabilmente al riparoben coperto e tranquillo. E nonsolo imparò per propria esperienzama si risvegliarono in luigli istinti da molto tempo sopiti. Le generazioni domestichescomparivano via via dal suo ricordo. In modo confuso egli riandavacon la memoria alla gioventù del mondoai tempi in cui i caniselvaggi si riunivano in branchi nelle foreste primordiali euccidevano la loro preda facendo scorrerie. Non fu faticoso per luiimparare a combattere lacerando e azzannando al modo dei lupiperchécosì avevano combattuto i suoi avi dimenticati. Essiravvivavano in lui l'antica vitae le antiche astuzie da lorolasciate in eredità all'esistenza erano le sue stesse astuzie.


Apparivanoin lui senza sforzo e senza meravigliacome se fossero sempre statesue; e quando nelle lunghe notti gelate levava il muso alle stellegettando lunghi ululati nello stile dei lupierano i suoi antenatimorti e ridotti in polvereche levavano il muso alle stelle eululavano nei secoli attraverso di lui. Quel grido modulato era illoro grido con cui avevano espresso la loro pena e tutto ciòche potevano suggerire loro la quieteil freddo e la notte.


Cosìprova evidente di quale lieve cosa sia la vital'antico cantotornava in luied egli tornò nel suo antico essere; e tuttoquesto perché gli uomini avevano trovato un biondo metallo nelNorde perché Manuel era un aiuto giardiniere che nonguadagnava abbastanza per mantenere la moglie e le varie piccolecopie di se stesso.




3.LA DOMINANTE BELVA PRIMITIVA


Labelva primitiva dominava fortemente in Bucke in quelle fierecondizioni di vita si sviluppò sempre più. Tuttavia erauno sviluppo segreto. La sua nuova astuzia gli ispirava un equilibrioed un controllo. Era troppo occupato ad adattarsi alla nuova vita persentirsi a suo agioe non solo non cercò combattimentima lievitò il più possibile. Una certa ponderatezza eracaratteristica del suo atteggiamento. Non si abbandonava ad attiimprudenti o precipitatie nel suo profondo odio per Spitz nonmostrava alcuna impazienza e celava ogni ostilità.


D'altraparteforse perché indovinava in Buck un pericoloso rivaleSpitz non si lasciava mai sfuggire l'occasione per mostrargli identi. Giunse perfino ad attraversargli la strada cercando sempre difar sorgere una zuffa che sarebbe finita solo con la morte dell'uno odell'altro. Questo avrebbe potuto succedere fin dall'inizio delviaggiose non fosse avvenuto un incidente inconsueto.


Unasera avevano piantato un piccolo e triste campo sulle rive del lagoLe Barge; nevicava e tirava un vento che tagliava come una lama dicoltelloe l'oscurità li aveva costretti a cercare a tentoniun posto per accamparsi. Difficilmente avrebbero potuto trovarne unopeggiore: alle loro spalle sorgeva una roccia a piccoe Perrault eFrançois erano stati costretti ad accendere il fuoco e astendere i loro lettucci sul ghiaccio del lago stesso.


Avevanolasciato la tenda a Dyea per avere meno bagagli. Furono accesi pochirami di legno seccoma il fuoco cadde nell'acqua attraverso ilghiaccio fuso e li lasciò a finire la cena al buio.


Bucksi scavò il giaciglio al piede della roccia. Se ne stava lìcosì bene riparato e al caldoche lo lasciò amalincuore quando François distribuì il pesce dopoaverlo sgelato sul fuoco. Ma quando Buck ebbe finito la sua razione etornò alla bucala trovò occupata. Un ringhiominaccioso lo avvertì che l'usurpatore era Spitz. Fino ad oraBuck aveva evitato ogni litigio col suo nemicoma questo era troppo.La belva che era in lui ruggì. Balzò sopra Spitz conuna furia che li sorprese entrambima soprattutto Spitzperchétutta l'esperienza che aveva di Buck gli aveva insegnato che il suorivale era un cane molto timidocapace di cavarsela solo in graziadel suo peso e delle sue dimensioni.


AncheFrançois fu sorpreso quando balzarono fuori dalla buca in unsolo groviglio e capì la causa di quella zuffa. - Ahah! -gridò a Buck- dagliperbacco! Dagli addosso a quel ladro!

Spitzera non meno furioso. Urlava pieno di rabbia correndo in su e in giùcercando il momento opportuno di slanciarsi. Buck era non menoattento e non meno prudentee si aggirava anche lui in sù ein giù cercando il momento più opportuno. Proprio inquell'istante accadde l'inaspettatoche doveva differire la lorolotta a migliore occasionedopo molte e molte faticose miglia dipista e di lavoro.


Unabestemmia di Perraultil colpo sonoro di un bastone su di un corpoossuto e uno strido di dolore segnarono l'inizio di un pandemonio. Ilcampo apparve improvvisamente popolato di forme irsute: unasessantina di eschimesi affamatiche avevano sentito l'odore daqualche villaggio indianosi erano avvicinati mentre Buck e Spitzstavano per azzannarsie quando i due uomini si scagliarono in mezzoa loro a colpi di bastoneindietreggiarono mostrando i denti. Eranoesasperati dall'odore del cibo. Perrault ne trovò uno con latesta infilata in una cassa; il suo bastone piombòpesantemente sulle costole dell'animale e la cassa si rovesciò.Immediatamente il branco di bestie affamate si azzuffòcontendendosi le gallette e il lardo. Le bastonate caddero su di lorosenza avere alcun effetto: mugolavano e guaivano sotto la grandinedei colpima continuavano a lottare pazzamente fra loro finchél'ultima briciola non fu divorata. Frattanto i cani dell'attaccostupiti erano saltati fuori dalle loro buche e subito furonoaggrediti dai fieri invasori. Buck non aveva mai visto cani simili:con le ossa che quasi scappavano fuori dalla pelleveri scheletriavvolti in sudicie pelliccecon occhi fiammeggianti e la bava allabocca. Ma la fame li rendeva paurosi e irresistibili. Non erapossibile opporsi a loro. La muta fu respinta contro la rupe al primoassalto. Buck fu incalzato da tre eschimesi e in un attimo ebbe ilmuso e la schiena lacerati. La mischia era paurosa. Billee guaivacome al solito. Dave e Sol-leks grondanti sangue da molte feritecombattevano coraggiosamente a fianco a fianco; Joe lottava come undemonio. Una volta i suoi denti strinsero la zampa davanti di uneschimese e schiacciarono l'osso. Pikebalzò accortamentesull'animale azzoppato spezzandogli l'osso del collo con un morsofurioso. Buck prese alla gola un avversario e fu inzuppato di sanguequando gli recise coi denti la vena iugulare; il caldo sapore di quelsangue lo inferocì ancor piùsi gettò su di unaltro ma in quel momento si sentì addentare alla gola: eraSpitz che lo attaccava a tradimento di fianco.


Perraulte Françoisdopo aver liberato una parte del campo corsero inaiuto dei loro cani. L'onda selvaggia degli animali affamatiindietreggiò davanti a loroBuck riuscì a liberarsi.Fu solo per un momento; due uomini furono costretti a tornareindietro per salvare le riserve di viveri su cui gli eschimesitornavano a slanciarsi dopo aver lasciato la muta. Billeeresocoraggioso dal terrorebalzò attraverso il cerchio selvaggioe fuggì via sul ghiaccio. Pike e Dub gli si misero allecalcagna tirandosi dietro il resto della muta. Mentre Buck siraccoglieva per balzare dietro di lorovide con la coda dell'occhioSpitz che si avventava su di lui con l'evidente intenzione dirovesciarlo.


Unavolta abbattuto e caduto sotto la massa degli eschimesinon c'erapiù speranza per lui. Ma egli si preparò a sostenerel'urto di Spitz e poi fuggì sul lago con altri.


Infinei nove cani dell'attacco si riunirono rifugiando nella foresta.Sebbene non fossero stati inseguitisi trovarono a mal partito:nessuno di loro era ferito in meno di quattro o cinque puntiealcuni gravemente. Dub era malamente colpito in una gamba posteriore;Dollyl'ultimo eschimese aggiunto al tiroa Dyeaaveva una bruttaferita alla gola; Joe aveva perso un occhiomentre quel bonaccionedi Billeecon un orecchio ridotto a brandellimugolò euggiolò tutta notte. All'albacautamentesi trascinaronozoppicando all'accampamento: i predoni se n'erano andati e i dueuomini erano di pessimo umore: una buona metà dei viveri eraandata persa. Gli eschimesi avevano roso le tirelle della slitta e lecoperte; in realtà niente di quello che era anche lontanamentecommestibile era loro sfuggito. Avevano divorato i mocassini di pelledi daino di Perraultparte dei tiranti di cuoioe perfino il lacciodi pelle lungo due piedi all'estremità della frusta diFrançois. Egli si riscosse dalla malinconica contemplazione ditutto ciò per guardare i suoi cani feriti.


-Ahah! Amici miei- disse dolcemente- può darsi che tuttiquesti morsi vi facciano diventare idrofobi. Tutti idrofobiforseSacredame! Che ne diteehPerrault?

Ilcorriere scosse la testa con un gesto dubbioso; con quattrocentomiglia di pista che rimanevano ancora tra lui e Dawson non potevaammettere che l'idrofobia scoppiasse tra i suoi cani. Dopo due ore dimaledizioni e di lavorole bardature furono rimesse a postoe iltirodolente delle feriteera ancora in cammino e si trascinavapenosamente lungo la parte più dura che avessero incontratonel loro viaggiola più dura sulla strada di Dawson.


Ilfiume delle Trenta Miglia era completamente libero dai ghiacci.


Lesue acque impetuose sfidavano il geloe solo nelle zone di riflussoe in quelle più calme il ghiaccio si era potuto formare.


Seigiorni di lavoro sfibrante furono necessari per superare quelleterribili trenta miglia. Terribili in realtàperché adogni passo vi era un pericolo di vita per gli uomini e per i cani.


Unadozzina di volte Perraultche faceva da battistradasprofondòpassando i ponti di ghiaccio e fu salvato solo dalla sua lungapertica che portava in modo che ogni volta si mettesse attraverso ilbuco formato nel ghiaccio dal suo corpo. Il freddo era divenutointensoil termometro segnava ventidue gradi sotto zeroe ognivolta che Perrault sprofondava nel fiume attraverso il ghiaccio eracostretto ad accendere il fuoco e asciugarsi se voleva salvare lavita.


Nullalo domava; e appunto per questo era stato scelto come corriere delgoverno. Affrontava ogni rischioesponendo risolutamente al gelo ilsuo volto rugoso e lottando dal grigiore dell'alba al buio dellanotte. Costeggiava le aspre rive del fiume sul ghiaccio che sicurvava e scricchiolava sotto i piedicosì che non osavanofermarsi. Una volta la slitta sprofondò con Dave e Buckedessi furono cavati fuori semiassiderati e quasi affogati.


Persalvarli fu necessario il solito fuoco. Si erano coperti di unasolida crosta di ghiaccio e i due uomini li fecero correre intorno alfuoco perché sudassero e si liberassero da freddocosìvicino alle fiamme da averne il pelo strinato.


Un'altravolta toccò a Spitzche si trascinò dietro tutto iltiro fino a Buckil quale tirava indietro con tutte le sue forzepuntando le zampe anteriori sul ciglio scivoloso mentre il ghiacciocedeva e scricchiolava tutto intorno. Dopo di lui c'era Davechetirava indietroe al di là della slitta c'era Françoische tirava fino a farsi scricchiolare i tendini.


Un'altravolta il ghiaccio si ruppe davanti e dietro di loroe non vi eraaltro scampo se non su per la ripa scoscesa. Perrault la scalòper miracolomentre François pregava appunto che il miracoloavvenisse; con ogni corda e ogni cinghia della slitta e usando ancheil più piccolo frammento dei finimentiintrecciarono unalunga fune; i cani furono issati uno per uno sul ciglio dellascarpata. François arrivò per ultimoe infine furonotirati sù la slitta e il carico. Poi si cercò un puntoper scendere nuovamentee la discesa fu compiuta con l'aiuto dellafune; la notte li trovò nuovamente sul fiume: avevano percorsoun quarto di miglio in tutta la giornata. Quando giunsero aHootalinquae al ghiaccio buonoBuck era esausto. Gli altri canierano nelle stesse condizionima Perraultper riprendere il tempoperdutocontinuò a farli correre velocemente. Il primo giornopercorsero trentacinque miglia fino al Grande Salmone; il giorno dopoaltre trentacinque miglia fino al Piccolo Salmone; il terzo giornoquaranta migliache li portarono molto innanzi verso le Cinque Dita.


Lezampe di Buck non erano solide e dure come quelle degli eschimesi. Sierano ammorbidite durante molte generazioni fin dal giorno in cuil'ultimo dei suoi antenati selvaggi era stato domato da un uomo dellacaverna o del fiume. Per tutto il giorno zoppicava dolorosamenteequando si piantava il camposi buttava giù come morto. Perquanto affamatonon si sarebbe mosso per prendere la sua razione dipescee François doveva portargliela.


Ilconducente doveva strofinargli i piedi per una mezz'ora ogni seradopo la cena; e sacrificò gli alti gambali dei suoi mocassiniper farne quattro mocassini a Buck. Fu un grande sollievoe unmattino Buck costrinse a contrarsi in una smorfia di riso perfino lafaccia grinzosa di Perraultperché François si eradimenticato di mettergli i mocassini e lui si sdraiò sullaschiena agitando nell'aria le quattro zampe in modo supplichevole erifiutandosi di muoversi senza di essi. Più tardi i suoi piedidivennero più solidi per la pistae quelle calzature ormailogore furono gettate via.


Unamattinaal Pellymentre stavano attaccando Dollyche fino alloranon s'era fatta notare per nulla d'eccezionaleessaimprovvisamentedivenne idrofoba. Avvisò con un lungo ululatoda lupo che spezzava il cuore e fece rizzare il pelo a tutti cani peril terrore; poi si slanciò dritta su Buck. Lui non aveva maivisto un cane diventare idrofobo né aveva alcuna ragione pertemere l'idrofobia; tuttavia comprese che era qualche cosa diorribile e fuggì via preso dal panico. Fuggì viadecisocon Dolly che ansava e perdeva bava a un salto dietro di lui;ella non poteva raggiungerlotanto era il suo terrorenéegli poteva fuggire da leitanta era la sua follia. Si slanciònel grembo boscoso di un isolottocorse verso l'estremità piùbassaattraversò un canale irto di ghiaccibalzò sudi un altro isolottone raggiunse un terzotornò al corsoprincipale del fiume enella sua disperazionestava perattraversarlo. Per tutto questo temposebbene non guardassesentival'ansare a un salto dietro di sé.


Françoislo chiamò da un quarto di miglioed egli si voltòsempre mantenendo la distanzaansando penosamente e riponendo inFrançois tutte le sue speranze. Il conducente afferròl'asciae appena Buck gli fu passato davantila fece cadere sullatesta della folle Dolly.


Bucksi abbatté esausto contro la slittasenza respiroincapacedi muoversi. Era il momento buono per Spitz; egli si slanciòsu Buck e due volte i suoi denti si affondarono nella carne del suonemico indifeso e la lacerarono fino all'osso. Intervenne la frustadi Françoise Buck ebbe la soddisfazione di vedere Spitzricevere il più duro castigo che fosse mai stato inflitto aqualcuno del tiro.


-Un diavoloquello Spitz- disse Perrault. - Un giorno o l'altroammazzerà Buck.


-Ma quel Buck vale due diavoli- rispose François. - Piùlo osservo e più ne son sicuro. Datemi retta: un qualchemaledetto giorno diventerà matto peggio di un demoniosimasticherà Spitz ben bene e lo risputerà sulla neve.Proprio cosìlo so.


Daquel momento fra i due cani vi fu guerra. Spitz guida e caporiconosciuto del tirosentiva minacciata la sua supremazia da quellostrano cane del Sud. E Buck era strano davveroperché deitanti cani del Sud che Spitz aveva conosciutonessuno si eramostrato capace di sopportare le fatiche del campo e della pista.


Eranotutti troppo delicati e morivano di faticadi freddo e di fame. Buckera un'eccezione. Lui solo resisteva e prosperavaeguagliando glieschimesi in forzaviolenza e astuzia. Era dunque un canedominatoree quel che lo rendeva pericoloso era il fatto che ilbastone dell'uomo in maglia rossa aveva tolto ogni cieco impulsoogni avventatezzadal suo desiderio di dominio. Era scaltroepoteva aspettare il suo momento con una pazienza che era veramenteprimitiva.


Erainevitabile che avvenisse l'urto per il predominio. Buck ne sentival'esigenza perché lo richiedeva la sua natura stessaperchéera stato preso dall'orgoglio ineffabile e senza nome della pista:quell'orgoglio che tiene i cani legati al loro lavoro fino all'ultimorespiroche li induce a morire felici sotto la bardaturae spezzaloro il cuore se ne sono distolti.


Eraquesto l'orgoglio di Dave come cane di ruotal'orgoglio di Sol-leksquando tirava con tutte le sue forze; l'orgoglio che li afferravaquando si toglieva il campo trasformandoli da bruti sordi e ostinatiin creature ardentifrancheambiziose; l'orgoglio che li spronavatutto il giornoe li lasciava quandoa serasi piantava il campofacendoli ricadere in uno scontento e irrequieto buio. Era l'orgoglioche animava Spitz e lo costringeva a punire i cani della slitta chesbagliavano o cercavano di non lavorare lungo la pistao al mattinosi nascondevano quando dovevano essere attaccati. Ugualmente eraquesto orgoglio che gli faceva temere in Buck un possibile caneguida. Ed era appunto questo l'orgoglio di Buck. Egli minacciavaapertamente il dominio dell'altro. Cominciò ad intromettersifra lui e i cani che doveva puniree lo fece deliberatamente. Unanotte vi fu una grande nevicatae al mattino quel malizioso di Pikenon si fece vedere. Se ne stava al sicuroben nascosto nella suatana sotto un piede di neve. François lo chiamò e locercò invano. Spitz era furente di rabbia. Andava tuttoincollerito per il campo fiutando e scavando dappertuttoringhiandocosì terribilmenteche Pikeudendolorabbrividì nelsuo nascondiglio.


Quandoalla fine fu scovato e Spitz si slanciò su di lui per punirloBuck saltò fra i due con eguale furore. Giunse cosìinatteso e si comportò così accortamenteche Spitz furespinto e rovesciato. Pikeche tremava come un vigliaccosirianimò a questa aperta ribellione e si gettò sul capoabbattuto. Buckper cui la lealtà cavalleresca era una leggeormai dimenticatasi gettò a sua volta su Spitzma Françoisridacchiando dell'incidente e tuttavia inflessibile nell'amministrarela giustiziafece cadere a tutta forza la frusta sulla schiena diBuck. Questo non valse ad allontanare Buck dal suo rivale prostrato esi dovette ricorrere al manico della frusta; stordito dal colpoBuckindietreggiò e la frusta cadde più volte su di luimentre Spitz puniva rudemente il più volte colpevole Pike.


Neigiorni che seguironomentre Dawson si avvicinava sempre piùBuck continuò a intervenire tra Spitz e i colpevoli; ma lofece accortamentequando François non era nelle vicinanze.Con questa chiotta ribellione di Bucksorse e andò crescendouna insubordinazione generale. Solo Dave e Sol-leks ne rimaseroimmunima tutto il resto dell'attacco andò di male in peggio.Le cose non procedevano più regolarmentevi erano continuezuffecontinui disordinie alla base vi era sempre Buck. Françoiscominciava a preoccuparsiperché il bravo conducente temevada un momento all'altro la lotta mortale tra i due canisapendo cheprima o poi sarebbe avvenuta; e più di una notte i rumoridelle zuffe fra gli altri cani lo costrinsero a uscire nel suoabbigliamento notturno temendo che Buck e Spitz si stesseroazzuffando.


Manon se ne presentò l'occasionee giunsero a Dawson in un buiopomeriggio senza che la grande lotta fosse ancora avvenuta. Vi eranolà molti uomini e innumerevoli cani; Buck li trovòtutti al lavoro. Sembrava che nell'ordine stabilito delle cose i canidovessero lavorare. Per tutto il giorno andavano in sù e ingiù lungo la via principale in lunghi tirie di notte sisentivano ancora tintinnare i loro campanelli. Trasportavano travi dacostruzione e legna da ardere fino alle minieree facevano tuttiquei lavori che nella vallata di Santa Clara erano compiuti daicavalli. Qua e là Buck incontrò dei cani del Sud ma perla maggior parte erano eschimesi della razza dei lupi selvaggi. Ogninotteregolarmentealle novealle dodici ed alle treessialzavano il loro canto notturnoun canto misterioso e strano a cuiBuck si univa con gioia. Quando l'aurora boreale s'illuminava freddanell'altoo le stelle saltavano nella danza del geloe la terra eraintorbidita e assiderata sotto il suo manto di neveil canto deglieschimesi avrebbe potuto essere la sfida della vitasolo che eramodulato in tono minore con lunghi lamenti e singhiozzie sembravaquasi la supplica della vitala voce della fatica di esistere. Eraun antico cantoantico quanto la stessa razzauno dei primi cantidel giovane mondoin un periodo in cui le canzoni erano tristi.Avvolto nel dolore di generazioni senza numeroera un lamento checommuoveva Buck nel profondo. Quando egli si lamentava esinghiozzavavi era in lui la pena del vivere che era stata l'anticapena dei suoi padri selvaggie insieme la paura e il mistero delfreddo e del buio che erano stati la loro paura e il loro mistero. Eil fatto che egli ne fosse così commosso indicava l'intensitàcon cui ascoltavaattraverso la lontananza dei secoli dei primifuochi e dei primi tettii rudi inizi della vita nell'età deiruggiti.


Settegiorni dopo il loro ingresso in Dawsonessi discendevano la costascoscesa chepassando vicino alle Baracche volge alla Pistadell'Yukone si dirigevano verso Dyea e Acqua Salata.


Perraultportava dispacci ancora più urgenti di quelli con cui eravenuto; inoltre si era impadronito di lui l'orgoglio del viaggioedegli si proponeva di battere il record dell'anno. Varie circostanzelo favorivano. La settimana di riposo aveva ristabilito i canirestituendogli tutte le energie. La pista che avevano tracciatodurante l'andata era stata battuta e indurita da altri viaggiatori.Inoltre il governo aveva disposto in due o tre punti depositi diviveri per i cani e per gli uominie si poteva dunque viaggiare piùleggeri.


Ilprimo giorno raggiunsero Sessanta Miglia percorrendo cinquantacinquemiglia; il secondo giorno li vide andare a tutta velocitàverso lo Yukonun bel pezzo avanti sulla strada di Pelly. Una corsacosì bella non fu condotta a termine senza grandi crucci earrabbiature da parte di Françoisperché l'insidiosarivolta di Buck aveva distrutto la solidarietà del tiro. Nonsembrava più che un unico cane corresse lungo la pista:l'appoggio di Buck induceva i ribelli a piccole trasgressioni di ognigenere.


ESpitz non era più un capo molto temuto: scomparve l'anticotimoree tutti sfidarono la sua autorità. Pike una notte glirubò mezzo pesce e se lo divorò sotto la protezione diBuck. Un'altra notte Dub e Joe si avventarono contro Spitzcostringendolo a rinunziare a castigarli come si erano meritati. Eanche quel bonaccione di Billee era diventato meno bonaccione e nonmugolava più pacatamente come nei primi tempi. Buck non siavvicinava mai a Spitz senza ringhiare e arruffare il pelominacciosamente. In realtà si comportava come un veroprovocatore e si diede a far lo spavaldo camminando in su e in giùsotto il naso di Spitz.


Quelrilassamento della disciplina influiva egualmente sui reciprocirapporti dei cani fra di loro. Essi si azzuffavano assai piùdi primafinché a volte il campo si trasformava in unmanicomio urlante. Dave e Sol-leks erano gli unici che non fosserocambiatima erano divenuti più irritabili per quelle continueliti. François lanciava strane bestemmie nel suo barbarolinguaggioe pestava i piedi sulla neve per sfogare la sua inutilerabbiae si strappava i capelli. La sua frusta fischiavacontinuamente sui canima serviva a poco. Appena voltava le spalleessi ricominciavano. Cercava di aiutare Spitz con la frustama Buckcapeggiava il resto della muta. François sapeva che dietrotutto quel disordine c'era Buck; e Buck sapeva che lui lo sapeva; maera troppo intelligente per farsi cogliere nuovamente sul fatto.Quando era attaccato alla slitta lavorava fedelmente perché illavoro era divenuto per lui una gioia; ma molto maggior diletto erail fare insorgere una zuffa tra i compagni e imbrogliare le tirelle.


Allafoce del Tahkeenauna nottedopo il pastoDub scoprì unconiglio da nevegli saltò addosso e se lo fece sfuggire. Inun attimo tutta la muta balzò sù urlando. Ad uncentinaio di passi vi era un accampamento della polizia delNord-Ovest con una cinquantina di canitutti eschimesiche siunirono alla caccia.


Ilconiglio correva lungo il fiume e voltò in un piccoloaffluente correndo sulla sua superficie gelata. Filava leggermentesulla neve mentre i cani vi passavano attraverso con violenza. Buckguidava il brancocomposto di una sessantina di animaliper tuttele anse del fiumiciattoloma non riusciva a raggiungere la preda.Correva ventre terrauggiolando di eccitazionegettando avanti abalzi il suo splendido corpo nella fioca e bianca luce lunare. E ilconiglio da nevecome un pallido spettro di ghiacciofuggiva via abalzi.


Tuttoquel sommuoversi di antichi istinti che in certi periodi trae gliuomini fuori delle città sonanti per spingerli nella foresta onella pianura a uccidere esseri animati con pallottole di piombolanciate da mezzi chimicil'avidità di sanguela gioia diuccideretutto ciò era in Buckma infinitamente piùprofondo.


Correvaalla testa del branco dietro quell'essere selvaggioquel ciboviventeper uccidere coi suoi denti e immergere fino agli occhi ilmuso nel sangue caldo.


Viè un'estasi che segna la sommità della vita e oltre laquale la vita non può levarsi. E il paradosso dell'esistenza ètaleche quest'estasi viene quando più si è vivie sipresenta come un completo oblio di vivere. Questa estasiquestafelice dimenticanzaaggredisce l'artistalo trae fuori di séavvolto di fiamma; aggredisce il soldato spingendolo folle nellalotta senza quartiere. Ed ecco che aggredì Buck mentre guidavail branco e lanciava l'antico grido del lupo correndo dietro al ciboancor vivo che fuggiva dinanzi a lui nel plenilunio. Sprofondavanegli abissi della sua naturadi quella parte della sua natura chepiù era profondatornando indietro nel grembo del tempo. Eradominato dal violento insorgere della vitadalla marea dell'esseredalla completa gioia di ogni singolo muscolodi ogni giunturadiogni nervo in quanto essi erano tutto ciò che non èmortetutto ciò che arde e che aggredisce esprimendosi nelmovimentovolando esultante sotto le stelle e sulla superficie dellamateria morta e immobile.


Spitzfreddo e calcolatore anche nei suoi supremi slancilasciò ilbranco e tagliò attraverso un angusto lembo di terra intorno acui il fiumiciattolo faceva una vasta ansa. Buck non se ne accorseementre girava la curva avendo sempre dinanzi a sé il gelidospettro del conigliovide un altro più grande spettro dighiaccio balzare dalla ripa sovrastante sulla strada stessa delconiglio. Era Spitz. Il coniglio non poté voltarsie mentre identi bianchi del cane gli spezzavano la schiena afferrandolo amezz'ariadiede uno strido alto come può gridare un uomoabbattuto. A questo suonoil grido della vita che precipita dallapropria altezza nella stretta della mortetutto il branco cheseguiva Buck levò un coro di gioia infernale.


Bucknon gridò. Non frenò la sua corsama si avventòcontro Spitzspalla contro spallacon tanta violenza che non riuscìad afferrarlo alla gola. Rotolarono più volte sulla neve chesi alzava in polvere. Spitz si rimise in piedi così in frettache sembrava non fosse stato nemmeno rovesciatoazzannò laspalla di Buck e fece subito un salto da parte. Due volte i suoidenti urtarono insieme come le mascelle d'acciaio di una tagliolamentre indietreggiava per prendere una migliore posizione ringhiandoe contraendo le labbra sottili.


Inun lampo Buck comprese: era venuto il momentoera la lotta mortale.Mentre si giravano attorno ringhiandole orecchie tese all'indietroattenti a cogliere l'occasione propiziala scena apparve a Buck inun aspetto familiare. Gli sembrò di ricordare tuttoi boschibianchi di nevela terrala luce lunare e il fremito dellabattaglia. Una calma spettrale gravava su quel silenzioso candore.Non vi era il minimo alito di ventonon tremava una fogliae ilrespiro dei cani si alzava lentamente visibilee indugiava nell'ariagelata. Quei cani che rimanevano pur sempre lupi mal domatiavevanospacciato in fretta il coniglio da nevee adesso si erano raccoltiin cerchioaspettando. Erano silenziosisolo i loro occhibrillavano e i loro fiati si alzavano lentamente nell'aria. Per Buckquesta scena di antichi tempi non aveva nulla di nuovo né distrano. Sembrava che fosse stato sempre cosìnella consuetavicenda delle cose.


Spitzera un combattente esperto. Dallo Spitzberg all'Articoattraverso ilCanadà e le Barrenssi era battuto con cani di ogni genere eli aveva dominati. La sua rabbia era intensama non cieca. Nella suaansia di lacerare e distruggere non dimenticava mai che il suo nemicoera animato dalla stessa ansia di lacerare e distruggere. Non sislanciava se non era pronto a resistere allo slancio dell'avversario;non attaccava prima di essersi preparato a respingere un attacco.


InvanoBuck tentava di affondare i denti nel collo del grande cane bianco;dovunque le sue zanne cercavano la morbida carneincontravano lezanne di Spitz. I denti urtavano contro i dentile labbra eranolacerate e sanguinantima Buck non riusciva a forzare la guardia delsuo avversario. Allora si riscaldò e avvolse Spitz in unturbine di attacchi. Più e più volte tentò diraggiungere la bianca gola dove la vita pulsava alla superficieeogni volta Spitz lo colpì balzando poi da parte. Allora Buckcominciò a slanciarsi come se mirasse alla golae volgendoimprovvisamente la testa e curvandola da partecercava di colpirecon la spalla la spalla di Spitz come un ariete per rovesciarlo.


Ognivolta la spalla di Buck veniva azzannata e Spitz balzava vialeggermente.


Spitzera ancora illeso mentre Buck grondava sangue e ansava. La lotta eraormai disperata e il cerchio silenzioso degli antichi lupi attendevaper finire il vinto. Adesso che Buck sentiva che il fiato glimancavaSpitz cominciò ad aggredirlo facendolo barcollare.Una volta Buck fu quasi rovesciato e l'intero cerchio dei sessantacani balzò in piedi; ma egli si riprese quasi a mezz'aria e ilcerchio tornò ad accovacciarsi aspettando.


Buckpossedeva una qualità propria della grandezza:

l'immaginazione.Lottava per istintoma poteva anche combattere col cervello. Sislanciò come se volesse dare il solito colpo di spallamaall'ultimo momento si appiattì contro la nevee i suoi dentiafferrarono la zampa sinistra anteriore di Spitz. Si udì unoscricchiolio di ossa spezzatee adesso il cane bianco lo affrontavasu tre sole zampe. Per tre volte egli tentò di rovesciarlo.Poi ripeté il colpo e gli spezzò la zampa destra.


Nonostanteil dolore e l'impotenzaSpitz lottava follemente per tenersi inpiedi. Vedeva il cerchio silenzioso con gli occhi fiammeggianti e lelingue penzoloni e i fiati argentei che salivano nell'ariachiudersiintorno a luicome aveva visto altre volte quei circoli chiudersiintorno ai suoi avversari sconfitti. Questa volta il vinto era lui.Non vi era più speranza.


Buckera inesorabile. La pietà è propria di climi piùmiti. Si preparò all'ultimo assalto. Il cerchio si era cosìristretto che egli poteva sentire il respiro degli eschimesi suifianchi. Li poteva vedere dietro Spitz e ai due latigiàraccolti per lo slancio con gli occhi fissi su di lui.


Vifu una pausa; gli animali erano immobilicome impietriti. Solo Spitzfremeva ed ergeva il pelo brancolando avanti e indietroringhiandominacciosamente come per atterrire la morte vicina.


AlloraBuck balzò di fianco e finalmente la sua spalla colpìbene l'altra spalla. Il cerchio buio divenne un'unica macchia sullaneve illuminata dalla luna e Spitz scomparve. Buck stette a guardarecampione vittoriosobelva dominatrice dei primordiche aveva uccisoe aveva trovato che era buona cosa.




4.COLUI CHE HA RAGGIUNTO IL DOMINIO


-Eh! Che vi dicevo? L'avevo indovinata quando dicevo che Buck vale duediavoli.


Cosìparlò François la mattina dopo quando si accorse cheSpitz mancava e Buck era coperto di ferite. Lo portò vicino alfuoco e a quella luce mostrò le sue piaghe.


-Quello Spitz combatte come un demonio- disse Perrault osservando leferite aperte.


-E Buck come due demoni- rispose François. - Ed ora andremotranquilli. Non più Spitz non più confusioniquesto ècerto.


MentrePerrault levava il campo e caricava la slittail conducenteattaccava i cani. Buck trotterellò al posto che Spitz avrebbeoccupato come guida; ma François senza badare a luiportòSol-leks in quell'ambita posizione. A suo parere Sol-leks era lamiglior guida che gli restava. Buck si scagliò furioso controSol- leks respingendolo e prendendo il suo posto.


-Eheh? - gridò François battendosi allegramente lacoscia.


GuardateBuck! Ha ammazzato Spitz e adesso vorrebbe mettersi al suo posto.


-Via di quapiccioncino- gridò. Ma Buck non si mosse.


Alloraafferrò Buck per la pelle del colloe sebbene il canemugolasse minacciosamentelo mise da parte per far posto a Sol-leks. Il vecchio cane non ne era affatto contento e mostròchiaramente di aver paura di Buck; François era ostinatomaappena ebbe voltato le spalleBuck scacciò nuovamenteSol-lecksche se ne andò molto volentieri.


Questofece infuriare François. - Adesso ci penso ioperbacco!-gridò avvicinandosi a lui con un randello in mano.


Bucksi ricordò dell'uomo dalla maglia rossa e indietreggiòlentamente; non tentò più di aggredire Sol-leks quandoquesti fu riportato ancora una volta al posto di guidama si mise agirare ringhiando di rabbia e di dolore fuori del raggio di azionedel randello. Frattanto teneva d'occhio il bastone per scansarlo semai François glielo avesse scagliato; perché in fattodi bastoni era diventato prudente.


Ilconducente terminò il suo lavoro e quando fu pronto chiamòBuck per metterlo al suo antico posto davanti a Dave. Buckindietreggiò di due o tre passi. François si feceavanti verso di luied egli indietreggiò ancora. Dopo che lacosa si fu ripetuta qualche voltaFrançois gettò aterra il bastone pensando che Buck ne avesse paura ma Buck era inaperta rivolta. Voleva non già evitare il bastonema avere ilposto di comando. Gli apparteneva per diritto; se l'era guadagnato enon si sarebbe accontentato di qualche cosa di meno.


Perraultvenne a dare una mano. Insieme lo rincorsero per quasi un'ora. Glilanciarono dei bastonima lui li schivò. Maledissero luiisuoi padrile sue madri e tutta la sua razza a venire fino alla piùremota generazionenonché ogni pelo del suo corpo e ognigoccia di sangue delle sue vene; ed egli rispose a quelle maledizionicon ringhiatesempre tenendosi fuori della loro portata. Non cercòdi scappare ma indietreggiava sempre più intornoall'accampamentofacendo capire chiaramente che se fosse statoesaudito il suo desiderio sarebbe tornato al lavoro e sarebbe statobuono.


Françoissi mise a sedere grattandosi la testa. Perrault guardava l'orologio ebestemmiava. Il tempo passava e loro dovevano essere in cammino daun'ora. François si grattò ancora la testa. Poi siscosse e sorrise stupidamente al corriereche scrollò lespalle come per dire che dovevano considerarsi vinti. Allora Françoissi avvicinò a Sol-leks e chiamò Buck. Buck rise al mododei canima si tenne lontano. François sciolse Sol-leks e lorimise al suo antico posto. La muta era già attaccata allaslitta in una fila continua pronta a partire; per Buck non vi eraaltro posto libero che quello di guida. François lo chiamòancora una volta e ancora una volta Buck rise e restò ancoralontano. - Getta giù il bastone- disse Perrault.


Françoisobbedì e allora Buck arrivò trotterellando con un risodi trionfoe si mise al suo posto di guida. Le sue cinghie furonoallacciatela slitta si mossee si spinsero lungo la pista delfiume mentre i due uomini correvano dietro di loro.


Perquanto il conducente avesse valutato molto Buck con i suoi duediavolidovette accorgersiprima che il giorno finisseche valevadi più. Di colpo Buck prese su di sé tutti i doveri delsuo dominioe dove si richiedeva giudiziorapida concezione erapida azionesi mostrò superiore perfino a Spitzdi cuiFrançois non aveva mai visto l'eguale.


Soprattuttoeccelleva nello stabilire la legge e nel costringere i suoi compagnia rispettarla. Dave e Sol-leks non fecero caso al cambiamento diguida. Non era affar loro. Il loro lavoro consisteva nel tirareenel tirare validamente lungo la pista.


Finchénon erano colpiti direttamentenon badavano a quello che avveniva.Per quel che li riguardava anche quel bonaccione di Billee potevafare da guidapurché sapesse mantenere l'ordine. Il restodella mutaperòdurante gli ultimi giorni di Spitz eradivenuto molto indisciplinatoe grande fu la sua sorpresa ora cheBuck si diede a riportarlo nell'ordine.


Pikeche tirava dietro Buck e che non metteva mai contro il pettoraleun'oncia più del proprio pesofu subito e ripetutamentepunito per la sua pigrizia; e prima che quel primo giorno terminasseegli tirava più che non avesse mai fatto in tutta la sua vita.La prima notte nell'accampamentol'immusonito Joe fu punitoseveramentecosa che Spitz non era mai riuscito a fare.


Bucklo abbatté in grazia del proprio maggior peso e lo morsicòfinché smise di ringhiare e cominciò a mugolarechiedendo pietà.


Iltono generale del tiro si rialzò immediatamente. Ritornòla solidarietà di un tempoe di nuovo i cani corsero come unsol cane lungo la pista. Alle Rapide della Pista furono aggiunti altiro altri due eschimesiTeek e Koona; e la celerità con cuiBuck li addestrò tolse il fiato a François.


-Non è mai esistito un cane come Buck! - esclamò.-Proprio mai!

Valeun migliaio di dollariperbaccoeh? che ne dite Perrault?

Perraultaccennò di sì. Era già avanti col suo record esi avvantaggiava ogni giorno. La pista era in ottime condizionidurae ben battutae non vi era neve fresca con cui lottare. Non facevatroppo freddo. La temperatura scese a trentotto sotto zero e rimasestazionaria per tutto il viaggio. Gli uomini correvano o si facevanotrascinare a turno e i cani erano tenuti al galoppo con rare fermate.


IlFiume delle Trenta Miglia era abbastanza coperto di ghiaccioe in unsol giorno percorsero il cammino compiuto in dieci giorni nel viaggiodi andata. In una sola tappa percorsero le sessanta miglia dallosbocco del lago Le Barge alle rapide del Cavallo Bianco. AttraversoMarshTagish e Bennet (settanta miglia di laghi) volarono cosìin fretta che l'uomo a cui toccava correre a turno si facevatrascinare dietro la slitta aggrappandosi all'estremità di unafune.


Nell'ultimanotte della seconda settimana raggiunsero il Passo Bianco e sceserolungo la ripida costa marina avendo ai loro piedi le luci di Skaguaye delle navi.


Fuuna corsa da record. Per due settimane avevano percorso in mediaquaranta miglia al giorno. Perrault e François sipavoneggiarono per tre giorni in sù e in giù per la viaprincipale di Skaguaytempestati da un diluvio di inviti a berementre la muta era continuamente al centro di una folla rispettosa diconducenti e di mediatori. Poi tre o quattro furfanti dell'Ovesttentarono di mettere a sacco la città e furono sforacchiaticome peparole per la pena che si erano datae l'interesse delpubblico si volse ai nuovi idoli. Infine vennero ordini governativi.


Françoischiamò a sé Buckgli gettò le braccia al colloe pianse su di lui. E questo fu l'ultimo contatto con Françoise Perrault:

alpari di altri uominiessi scomparvero per sempre dalla sua vita.


Unoscozzese di mezzo sangue prese in consegna Buck e i suoi compagnieinsieme con una dozzina di altri tiri si rimise sulla dura pista perDawson. Adesso non era più la leggera corsa da recordma lapesante fatica di ogni giornocon un greve carico da trascinareperché questa era la slitta postale che portava le notizie delmondo agli uomini che cercavano oro sotto l'ombra del polo.


Bucknon amava quel lavoroma lo eseguiva coscienziosamenteriponendo inesso il proprio orgoglio come facevano Dave e Sol- lekse badandoche i suoi compagnianimati o no da quello stesso orgogliofacessero bene la loro parte. Era una vita monotona che si svolgevacon regolarità meccanica. Ogni giorno era eguale alprecedente. Ogni mattinaa una certa oraarrivavano i cucinierisiaccendevano i fuochi e si faceva colazione. Poimentre alcunilevavano il campoaltri attaccavano i cani; ed erano già inviaggio circa un'ora prima che si diradassero le tenebre dinanzi alleprimi luci del giorno. Al calare della notte si piantava il campo.Alcuni rizzavano le tendealtri tagliavano legna da ardere e rami dipino per farne giaciglialtri ancora portavano acqua o ghiaccio peri cucinieri. Anche i cani erano nutritied era questoper lorol'unico avvenimento della giornatasebbene fosse piacevoledopoaver mangiato il pesceandare attorno bighellonando per un'orettainsieme agli altri caniun centinaio o più. Fra di loro vierano dei forti lottatorima tre battaglie con i più fieridiedero a Buck il primatocosicché quando arruffava il pelo emostrava i dentigli altri si facevano da parte.


Piùdi tuttoforsegli piaceva stare accanto al fuoco accovacciatosulle zampe posteriori e con quelle anteriori stese avantila testaalta e lo sguardo assorto sulle fiamme. A volte pensava alla grandecasa del giudice Miller nella vallata di Santa Chiara baciata dalsolee alla grande vasca di cementoe a Ysabella messicana senzapeloe a Tootsil cagnolino giapponese; ma più spessoricordava l'uomo dalla maglia rossala morte di Curlyla gran lottacon Spitz e le buone cose che aveva mangiato o desiderava mangiare.


Nonsoffriva di nostalgia. La Terra del Sole svaniva nella lontananzaequei ricordi non avevano più potere su di lui. Molto piùpotenti erano i ricordi ereditari che gli facevano apparire familiaricose che non aveva mai viste. Gli istinti (che erano soloreminiscenze dei suoi antenatidivenute abitudini) indeboliti negliultimi tempisi risvegliavano in lui e divenivano nuovamente vivi.


Avoltequando se ne stava così accovacciato con lo sguardoassorto nelle fiammegli sembrava che esse appartenessero a un altrofuocoe accanto a questo fuoco vedeva un uomo assai diverso dalcuciniere mezzo-sangue che gli stava davanti. Era uomo corto di gambee dalle braccia lunghecon muscoli fibrosi e nocchiuti piuttosto chetondeggianti. I suoi capelli erano lunghi e arruffatie la frontesfuggiva sotto di essi. Pronunciava strani suoni e sembrava temere letenebre entro le quali stava continuamente spiandomentre la suamano che pendeva fino a metà gamba tra il ginocchio e ilpiedestringeva un bastone alla cui estremità era legata unapesante pietra. Era quasi completamente nudo; una pelle lacera ebruciacchiata gli scendeva giù dalle renie il suo corpo eravilloso: in alcuni puntianzisul petto e sulle spalle e sullaparte esteriore delle braccia e delle coscecoperto da una verapelliccia. Non si teneva erettoma con il tronco inclinato in avantidai fianchi in sù; e le ginocchia erano un po' piegate. Vi eranel suo corpo una particolare agilitàuna elasticitàquasi felina e la vigile attenzione di un essere abituato a viverenel continuo timore di cose visibili e invisibili. Altre voltequell'uomo villoso si rannicchiava accanto al fuoco con la testa frale gambe e dormiva. Allora i suoi gomiti poggiavano sulle ginocchiae le mani si univano sul capo come per proteggerlo dalla pioggia conle braccia pelose. E al di là di quel fuoconell'oscuritàtutt'attornoBuck vedeva tanti carboni ardentiriuniti a due a duesempre a due a duee sapeva che erano gli occhi di grandi bestie dapreda. E poteva udire il rumore dei loro corpi fra i cespugli e leloro grida nella notte.


Sognandocosì sulle rive dell'Yukoncon i pigri occhi assorti sulfuocoquei suoni e quei sospiri di un altro mondo gli facevanoergere il pelo sulla schienasulle spalle e sul collofinchédava un gemito basso e soffocato o un fioco mugolioe il cuocomezzo-sangue gli gridava: - EhiBucksvegliati! - Ed ecco chel'altro mondo svanivae gli tornava negli occhi il mondo reale;allora si alzavasbadigliava e si stirava come se avesse dormito.


Eraun viaggio durocon la slitta postale dietro di sé; e il rudelavoro logorava i cani. Quando arrivarono a Dawson erano in cattivecondizioni di salute e avrebbero avuto bisogno di almeno dieci giornidi riposo. Ma dopo due giorni scesero ancora lungo le rive del Yukongiù dalle Baracchecarichi di lettere per il mondo lontano. Icani erano stanchii conducenti di cattivo umoree per colmo dimisura ogni giorno nevicava. Questo significava strada mollemaggiore attrito dei pattini e maggiore fatica per i cani; iconducenti tuttavia furono molto umani durante il viaggio e feceroper gli animali il meglio che poterono.


Ogninotte per prima cosa si occupavano dei caniche mangiavano prima deiconducenti. Nessun uomo avrebbe mai pensato a ficcarsi nel suo saccodi pelo prima di avere esaminato attentamente le zampe dei suoi cani.Ma le loro forze venivano meno. Dall'inizio dell'inverno avevanopercorso milleottocento miglia trascinando slitte per tutta questadistanza; e milleottocento miglia pesano anche sul cane piùresistente. Buck resistevaincitando i compagni al lavoro emantenendo la disciplina sebbene fosse anche lui molto stanco. Billeepiangeva e mugolava regolarmente ogni nottedormendo. Joe era piùimmusonito che mai e Sol-leks era inavvicinabile sia dalla partedell'occhio cieco sia dall'altra.


Mapiù di tutti soffriva Dave. Qualcosa in lui andava male.


Divennecupo e irritabile. Si scavava subito la sua buca non appena venivapiantato il campoe il conducente andava là a portargli ilcibo. Appena liberato dal finimento e buttatosi giùnon sialzava fino al mattino. A voltelungo la pistase era scosso da unafermata improvvisa o dallo strappo di una partenzaguaiva di dolore.Il conducente lo esaminòma non trovò nulla.


Tuttii conducenti s'interessarono di lui: ne parlavano durante i pasti efino alla loro ultima pipata prima di andare a letto; e una nottetennero consulto. Fu tirato fuori dalla sua tanaportato vicino alfuoco e premuto e palpato tanto che gridò più volte.C'era dentro qualche cosa che non andava. Ma non trovarono nessunosso rotto né altro male.


Primache giungessero a Cassiar Barera diventato così debole chepiù volte cadde sotto le tirelle. Lo scozzese mezzo-sanguefece fermare e lo staccò dalla muta mettendo al suo postoSol-leksche veniva dopo di lui. Voleva far riposare Davelasciandolo correre liberamente dietro la slitta. Ammalato com'eraDave si addolorò di essere messo fuori e mugolò discontento mentre gli toglievano i finimentipiagnucolando poidisperato quando vide Sol-leks al posto che aveva occupato per tantotempo. Perché era in lui l'orgoglio del tiro e della pista emalato a mortenon poteva sopportare che un altro cane facesse ilsuo lavoro.


Quandola slitta si mosseegli corse sulla neve soffice a fianco del tiroattaccando Sol-leks a morsigettandoglisi addosso e cercando dirovesciarlo nella neve dall'altra parte e di mettersi egli stesso neitiranti tra lui e la slitta. Nel frattempo mugliava e guaiva didolore e di angoscia. Il mezzo-sangue cercò di allontanarlo afrustate; ma egli non badava ai colpi di frusta e l'uomo non sisentiva il cuore di colpire più forte. Dave si rifiutòdi correre tranquillamente sulla pista dietro la slitta dove lastrada era più agevolema continuò a trascinarsi difianco ad essa sulla neve sofficedove era più difficilecorrerefinché fu esausto. Allora cadde e giacque làdov'era cadutoululando lugubremente mentre la lunga fila delleslitte gli passava accanto.


Conl'ultimo residuo delle sue forze poté trascinarsi dietro diesse fino alla prima fermatae allora superò tutte le filedelle slitte fino a raggiungere la propriafermandosi vicino a Sol-leks. Il conducente si fermò un momento per farsi accendere lapipa dall'uomo che veniva dietro. Poi si volse e mise in moto i cani.Essi si spinsero avanti senza dover esercitare alcuna faticapoivolsero la testa perplessi e si fermarono pieni di meraviglia. Ancheil conducente era sorpreso: la slitta non si era mossa. Chiamòi compagni a vedere quello che era successo. Dave aveva tagliato coidenti tutti e due i tiranti di Solleks e stava proprio davanti allaslitta al suo posto.


Supplicavacon gli occhi che lo lasciassero lì. Il conducente eraperplesso. I suoi compagni raccontavano come un cane possa morire dicrepacuore se tolto da un lavoro che tuttavia lo uccideericordavano casi a loro notiin cui i canitroppo vecchi perlavorare o feritierano morti per essere stati tolti dalle tirelle.Consideravano dunque un atto di pietàpoiché Davedoveva morire ad ogni modolasciarlo morire tra le tirellea cuorleggero e contento. Così fu nuovamente attaccato ed egli tiròbaldamente come un temposebbene più di una volta urlasseinvolontariamente per il dolore della sua ferita interna.


Parecchievolte cadde e fu trascinato dalle tirelle e una volta la slitta gliandò addossocosi che in seguito zoppicò da una dellegambe posteriori.


Tuttaviatenne duro finché si giunse al campo; e il conducente gli feceuna cuccia accanto al fuoco. Al mattino era troppo debole perviaggiare. Al momento di attaccare cercò di trascinarsi dietroil conducente. Con sforzi convulsiriuscì a mettersi inpiedibarcollò e cadde. Allora si trascinò lentamentecome un vermeverso il luogo dove si stavano bardando i suoicompagni. Metteva avanti le zampe anteriori e trascinava il corpoprocedendo a balzipoi spingeva ancora avanti le zampe e faceva unnuovo balzo di pochi pollici. Infine le forze lo abbandonaronoe icompagni lo videro anelante nella nevesforzandosi tuttavia diraggiungerli. Lo poterono sentire ululare di angoscia finchéscomparvero dietro una fila d'alberi sulla riva del fiume.


Quiil traino si fermò. Lo scozzese mezzo sangue rifece lentamentei propri passi fino al campo che avevano lasciato. Gli uominicessarono di parlare. Risuonò un colpo di rivoltella. L'uomotornò indietro in fretta. Le fruste schioccarono lungo lapista; ma Buck sapeva e tutti i cani sapevano ciò che eraavvenuto dietro gli alberi del fiume.




5.LA FATICA DEL TIRO E DELLA PISTA


Trentagiorni dopo aver lasciato Dawsonla posta di Acqua Salatacon Bucke i suoi compagni in testaarrivò a Skaguay. Erano incondizioni pietoseesausti e abbattuti. Le centoquaranta libbre diBuck erano ridotte a centoquindici. I suoi compagnisebbene menopesantiavevano perso relativamente di più. Pikesemprepronto a simulare malattie e che nella sua vita di imbrogli avevaspessoe con successofatto finta di aver una zampa malataadessozoppicava sul serio. Anche Sol-leks zoppicavae Dub soffriva per unostrappo a una spalla.


Tuttiavevano acuti dolori ai piedi. Erano incapaci di saltare e dicorrerele loro zampe battevano pesantemente sulla pista facendotraballare il corpo e raddoppiando la fatica del viaggio giornaliero.Non si trattava altro che di stanchezzama di una stanchezzamortale. Non quella che segue ad uno sforzo breve ed eccessivo dallaquale ci si rimette in poche ore; ma la prostrazione che si accumulalentamente durante uno sforzo prolungato per mesi. Non vi erano piùpossibilità di ricuperoriserve di forze a cui fare appello.Tutto era stato consumatofino all'ultima briciola. Ogni muscoloogni fibraogni cellula erano stanchimortalmente stanchi. E aragione. In meno di cinque mesi avevano percorso duemilacinquecentomigliae durante le ultime milleottocento avevano avuto solo cinquegiorni di riposo.


Quandoarrivarono a Skaguay apparivano ridotti agli estremi.


Potevanoappena tenere tese le tirellee nelle discese badavano solo a nonrestare davanti alla slitta.


-Avantipoveri piedi malati- li incoraggiava il conducente mentreandavano barcollando per la via principale di Skaguay. - Siamo allafine. Adesso avrete un lungo riposo. Eh ? Certoun riposomaledettamente lungo.


Iconducenti attendevano fiduciosi una lunga sosta. Anche loro avevanopercorso milleduecento miglia con due giorni di riposoe secondo ilbuon senso e la giustizia comune meritavano un periodo di ozio. Matanti erano gli uomini convenuti nel Klondikee tante le fidanzatele moglile parentele rimaste nel mondoche il mucchio della postaassumeva le dimensioni di una montagna; inoltre vi erano dei dispacciufficiali. Nuove mute di cani della baia di Hudson dovevano prendereil posto di quelli ormai inabili alla pista. Questi dovevano esseremessi da parte epoiché i cani contano poco di fronte aidollaridovevano essere venduti.


Trascorserotre giorni durante i quali Buck e i suoi compagni capirono quantofossero realmente stanchi e indeboliti. Poila mattina del quartovennero due uomini degli Stati Uniti e li comprarono con i finimentie tuttoper poco o nulla. Gli uomini si chiamavano tra loro Hal eCharles. Charles era di mezza etàpallidocon due occhideboli e acquosi e un paio di baffi fieramente e baldamente rivoltiall'insùche contrastavano con il labbro cadente nascostodietro di essi. Hal era un giovanotto di diciannove o vent'anniconuna grossa rivoltella Colt e un coltello da caccia infilato allacintura irta di cartucce. Questa cintura era la cosa piùnotevole in lui: denotava la sua mentalità infantileun'infantilità assoluta e ineffabile. Tutti e due eranoevidentemente fuori posto; perché mai tipi simili si fosseroavventurati nel Nordfa parte di quel mistero delle cose che superail nostro intelletto.


Buckudì contrattare e vide il denaro passare dalla mano degliuomini in quelle della gente governativae comprese che lo scozzesemezzosangue e i conducenti della valigia postale stavano per passaredalla sua vita sulle tracce di Perrault e François e deglialtri che erano scomparsi prima di loro. Quando fu condotto con isuoi compagni al campo dei suoi nuovi padroniBuck vide un insiemedisordinato e sudicio; la tenda era tirata a metài piattinon erano lavatitutto era fuori di posto; inoltre vide una donna.La chiamavano Mercedes. Era moglie di Charles e sorella di Hal: unasimpatica famiglia.


Buckli osservò pieno di apprensione mentre smontavano la tenda ecaricavano la slitta. Facevano grandi sforzima senza metodo e senzarisparmio di energie. La tenda fu arrotolata in un goffo pacco grandetre volte quello che avrebbe dovuto essere. I piatti di metallofurono riposti senza essere lavati. Mercedes era sempre tra i piedidegli uomini e non faceva che chiacchierare rimproverando o dandoconsigli. Quando misero un sacco di abiti sul davanti della slittasuggerì di metterlo sulla parte posterioree quando questo fufatto e il sacco fu coperto da altri due fagottiscoprì altrioggetti che non potevano essere messi altrove che in quel saccoedessi scaricarono nuovamente.


Treuomini vennero da una tenda vicina e si misero a guardaresogghignando e ammiccando fra loro.


-Avete un bel carico- disse uno di loro; - non tocca a me dirviquello che dovete farema se fossi in voi non mi porterei dietro latenda.


-Sognate! - esclamò Mercedes alzando le braccia con un graziosogesto di smarrimento. - Come potrei fare senza una tenda?

-E' primavera e il freddo ormai è passato- rispose l'uomo.


Ellascosse risolutamente la testae Charles e Hal misero le ultime cosesu quel mastodontico carico.


-Credete che marcerà? - domandò uno degli uomini.


-Perché no? - rispose Charles con una certa rudezza.


-Benebene- si affrettò a dire l'uomo bonariamente- erasolo una domanda. Mi sembrava un po' troppo pesante.


Charlesgli voltò le spalle e attaccò i cani come meglio potéossia non proprio nel modo migliore.


-Naturalmente i cani non potranno tirare avanti per tutta la giornatacon tutto quel po' po' di roba dietro- affermò un altro.


-Certo- disse Hal con gelida cortesiaafferrando il timone con unamano e agitando con l'altra la sua frusta.- Mush- gridò. -Mushavanti!

Icani fecero forza contro i pettoralitirarono energicamente perpochi istanti e poi cedettero. Erano incapaci di muovere la slitta.


-Maledetti poltronive la faccio vedere io- gridòaccingendosi a frustarli.


Mercedesintervenne piagnucolando: - OhHalnon lo fare. - E intantoafferrava la frusta e gliela strappava dalle mani. - Poverini! Devipromettermi di non esser cattivo con loro per tutto il viaggioaltrimenti non mi muovo.


-Te ne intendi propriodi canitu- le rispose il fratellosghignazzando. - Ti prego di lasciarmi in pace. Sono dei poltronitidicoe bisogna frustarli per ottenere qualche cosa da loro.


Cosìbisogna fare. Domandalo a chi vuoi: domandalo a uno di questi.


Mercedesvolse loro uno sguardo implorantecon impressa sul volto graziosoun'indicibile ripugnanza alla vista del dolore.


-Sono deboli come l'acquase volete saperlo- rispose uno degliuomini. - Magri come prugne seccheecco il fatto. Hanno bisogno diriposo.


-Accidenti al riposo- disse Hal con le sue labbra imberbi; eMercedes emise un "oh" di pena a quella bestemmia.


Maera una donna molto legata alla famiglia e scattò in difesadel fratello. - Non badare a quest'uomo- disse risoluta. - Tu seiil conducente dei nostri cani e devi fare quello che credi meglio.


Lafrusta di Hal cadde ancora sui cani. Essi si gettarono di nuovocontro i pettorali puntando le zampe contro la neve induritasiabbassarono ventre terra impegnandosi con tutte le forze. Ma laslitta rimaneva ferma come se fosse ancorata. Dopo due sforzi sifermarono ansanti. La frusta fischiava selvaggiamente e Mercedesintervenne ancora. Cadde in ginocchio davanti a Buckcon le lacrimeagli occhi e lo abbracciò.


-Poverinipoverini- piagnucolava piena di tenerezza- perchénon tirate? Non vi frusterebbero.


Bucknon provava molta simpatia per leima si sentiva troppo miserabileper resisterle e la sopportò come una parte del triste lavorodi quel giorno. Uno degli astantiche aveva stretto i denti finoallora per non pronunciare parole duredisse infine:

-Non che mi curi di quel che vi succederàma per amor dei canivi devo dire che potreste aiutarli un bel po' liberando la slitta.


Ipattini si sono gelati e hanno fatto blocco. Gettatevi con tutto ilpeso contro il timone spingendo a destra e a sinistrae libereretela slitta.


Fufatto un terzo tentativoe questa voltaseguendo il consiglioHalliberò i pattini gelati nella neve. La slitta sovraccaricaavanzò a fatica; Buck e i suoi compagni spingevanodisperatamente sotto una pioggia di colpi. Un'ottantina di iarde piùavanti il sentiero voltava e scendeva ripidamente sulla viaprincipale. Sarebbe stato necessario un uomo esperto per impedire aquella slitta così carica di rovesciarsie Hal non lo era.Nel fare la voltata la slitta si capovolse lasciando sfuggire metàdel suo contenuto attraverso le cinghie allentate. I cani non sifermarono. La slittaalleggeritatrascinata su di un fiancosobbalzava dietro di loro. Erano furiosi per il cattivo trattamentoricevuto e per quel carico assurdo. Buck schiumava di rabbia. Sigettò a corsa pazzamentre la muta seguiva il suo capo. Halgridava: - Uha! Uha! - Loro non gli badarono. Hal inciampò efu rovesciato; la slitta capovolta gli passò soprae i canisi precipitarono sulla stradadivertendo tutta Skaguay e spargendoil resto del carico lungo la via principale.


Deicittadini di buon cuore fermarono i cani e raccolsero la robadisseminata dappertutto. Inoltre diedero consigli. Metà caricoe doppio numero di cani se volevano arrivare a Dawsonecco quelloche dicevano. Halla sorella e il cognato ascoltarono di malavogliapiantarono la tenda ed esaminarono il loro equipaggiamento. Fu trattofuori dello scatolame che fece ridere gli uominiperché loscatolame sulla Pista Lunga è roba che non se l'è maisognata nessuno.


-Queste coperte vanno bene per un albergo- disse ridendo uno che liaiutava. - La metà di tutto questo è anche troppasbarazzatevene. Gettate via quella tenda e tutti quei piatti; chipotrebbe lavarli? Buon Diocredete di viaggiare in pullman?

Cosìcontinuò l'inesorabile eliminazione del superfluo. Mercedespianse quando i sacchi degli abiti furono gettati a terra e ne futolto il contenuto pezzo per pezzo. Pianse per l'insieme e pianse suogni particolare che veniva scaricato. Si puntava le mani sulleginocchiadondolandosi avanti e indietro piena di angoscia.


Affermavache non si sarebbe mossa di un pollice nemmeno per una dozzina diCharlessi appellava a tutti e a tuttoe infine asciugandosi gliocchi cominciò a gettar via anche oggetti assolutamentenecessari. E nel suo zeloquando ebbe finito con la roba propriaattaccò quella dei due uominiavventandosi su di essa come unciclone.


Fattoquestol'equipaggiamentosebbene ridotto a metàcostituivaancora un mucchio formidabile. Charles e Hal uscirono verso sera ecomprarono sei cani forestieri. Questiuniti ai sei della prima mutae a Tek e a Koonagli eschimesi comprati alle Rapide della Pistanel viaggio recordportarono a quattordici il numero nel tiro. Ma icani forestierisebbene allenati fin dal loro sbarcovalevano poco.Tre erano cani da punta dal pelo cortouno era un Terranovae glialtri duebastardi di razza indefinibile. Questi nuovi venutisembravano ignorare tutto. Buck e i suoi compagni li guardarono condisgustoe sebbene riuscisse a insegnar loro molto in fretta qualeera il loro posto e che cosa non dovevano fareBuck non riuscìa fargli capire quello che dovevano fare. Sopportavano mal volentierii tiranti e la pistaead eccezione dei due bastardieranosmarriti e abbattuti dallo strano ambiente selvaggio in cui eranocapitati e dai cattivi trattamenti ricevuti. I due bastardi nonavevano un'ombra di spirito; le uniche cose che si potesseroabbattere in loro erano le ossa.


Conquei nuovi venuti affranti e disperatie col vecchio tiro logoratoda duemilacinquecento miglia di lavoro continuole prospettive nonerano affatto brillanti. Tuttavia i due uomini erano tranquillissimie addirittura orgogliosi. Con quattordici cani facevano veramente lecose in grande stile. Avevano visto altre slitte partire sul Passoper Dawsono venire da Dawsonma non ne avevano mai vista una diquattordici cani. Nella natura stessa dei viaggi artici c'era unaragione per cui quattordici cani non dovessero tirare una slittaequesta era data dal fatto che una slitta non poteva portare cibo perquattordici cani. Ma Charles e Hal non lo sapevano. Essi avevanopreparato il loro viaggio sulla carta: tanto per canetanti canitanti giornicome dovevasi dimostrare. Mercedes li osservava aldisopra delle loro spalle e approvava: era tutto cosìsemplice!

Ilgiorno seguentea mattino avanzatoBuck guidò il lungo tirolungo la strada. In tutto ciò non vi era nulla che lianimassenessuno slancionessun impeto in lui né nei suoicompagni.


Partivanostanchi morti. Per quattro volte aveva percorso la distanza tra AcquaSalata e Dawson. E il sapere cheesausto com'eradoveva percorrereancora una volta la pistalo colmava di amarezza. Non poteva mettereil cuore in quel lavoroe così pure gli altri cani. Iforestieri erano timidi e atterritigli altri non avevano fiducianei loro padroni. Buck sentiva vagamente che non si poteva far contosu quei due uomini e quella donna. Non sapevano fare nientee colpassar dei giorni fu chiaro che non avrebbero mai imparato.


Eranomaldestri in tuttosenza ordine né disciplina. Dedicavanometà della notte a piantare un accampamento scombinato e metàdel mattino a toglierlo e a caricare la slitta in un modo cosìgoffoche per tutto il resto del giorno dovevano fermarsicontinuamente per rimettere in sesto il carico. In certi giorni nonriuscivano a fare neppure dieci migliae a volte non partivanonemmeno. Mai furono capaci di percorrere più della metàdella distanza considerata come base nel computo del cibo necessarioai cani.


Erainevitabile che in breve sarebbero venuti a trovarsi privi dinutrimento per un tiroed essidistribuendo il nutrimento coneccessiva abbondanzaaffrettarono l'arrivo del giorno in cui essosarebbe venuto a mancare. I cani forestierila cui digestione nonera stata allenata da una fame cronica a ricavare il massimo dalpocoavevano un appetito vorace. Inoltrequando gli eschimesiesausti cominciarono a tirare debolmenteHal decise che la razioneconsueta era troppo scarsa. E la raddoppiò. A completarel'operaMercedes non essendo riuscitacon le lacrime dei suoi begliocchi e i tremiti della sua graziosa golaa persuaderlo ad aumentareancora la razioneandò a rubare il pesce nei sacchi e lodiede loro di nascosto. Ma Buck e gli eschimesi non avevano bisognodi cibobensì di riposo; esebbene viaggiassero lentamenteil pesante carico li esauriva.


Poivenne la penuria. Hal un giorno dovette riconoscere che il cibo per icani si era ridotto alla metà mentre la distanza era statacoperta solo per un quartoe inoltre che né per amore néper denaro vi era modo di procurarsi altro cibo. Di conseguenzaridusse la razione normale e in egual tempo tentò di aumentareil percorso giornaliero. La sorella e il cognato lo aiutavanomaerano ostacolati dalla pesantezza del carico e dalla loroincompetenza. Era semplice dar meno cibo ai canima impossibilefarli camminare più speditimentre la loro stessa incapacitàdi mettersi in viaggio più presto al mattino impediva loro diaumentare le ore di viaggio. Non solo non sapevano disciplinare icanima neppure disciplinare se stessi.


Ilprimo ad andarsene fu Dub. Era un povero ladro ingenuosempre coltosul fatto e sempre punitoma era stato un fedele lavoratore. La suaspalla ferita priva di cure e di riposoandò di male inpeggioe alla fine Hal lo spacciò con la sua grossarivoltella. Nella contrada si dice che un cane forestiero muore difame con la razione di un eschimesee i sei forestieri alledipendenze di Buck non potevano fare altro che morire con la metàdella razione di un eschimese. Dapprima se ne andò ilTerranovaseguito dai tre cani di punta dal pelo corto; i duebastardipiù tenacemente attaccati alla vitase ne andaronoper ultimi.


Frattantotutta l'allegria e la gentilezza del Sud avevano abbandonato quelletre persone. Il viaggio articospogliato del suo splendore e del suoromanticismodivenne una realtà troppo cruda per lo spiritodi quegli uomini e di quella donna. Mercedes smise di piagnucolaresui canitroppo occupata com'era a piangere su di sé e alitigare col marito e col fratello. Il litigio era l'unica cosa a cuinon si stancavano mai di applicarsi. La loro irritabilitàsorgeva dalla loro stessa condizione disgraziataaumentava con essasi raddoppiava con essa e la superava. La meravigliosa pazienza dellapistapropria degli uomini che lavoravano e soffrono duramente etuttavia rimangono cortesi nelle parole e bonariera ignota ai dueuomini ed alla donna. Di quella pazienza essi non ne possedevanonemmeno un briciolo. Le sofferenze li indurivano; i loro muscolileloro ossaperfino il loro cuore erano dolentie per questodivennero aspri nel parlareparole aspre affioravano per prime sulleloro labbra al mattino ed erano le ultime alla sera.


Charlese Hal litigavano ogni volta che Mercedes ne offriva loro l'occasione.


Laconvinzione prediletta di ognuno di loro era di lavorare piùdi quanto gli spettasse e nessuno trascurava di esprimerla alla primaoccasione. A volte Mercedes prendeva le parti del maritoa voltequelle del fratello. E il risultato era una bellissima einterminabile lite familiare. Cominciavano magari a disputare su chidovesse spaccare qualche pezzo di legna per il fuoco (litigio cheriguardava solo Charles e Hal) e poco dopo era trascinato nellacontroversia tutto il resto della famigliapadrimadriziicuginigente distante mille miglia e taluni addirittura morti. Chele opinioni di Hal sull'arte o sul tipo di commedie scritte dalfratello di sua madre avessero qualche cosa a che fare con lospaccare un po' di legna per il fuocosuperava ogni comprensione;tuttavia la disputa si svolgeva con tutta facilità in questosenso come in quello dei pregiudizi politici di Charles.


Ein che cosa la lingua loquace della sorella di Charles avesserapporti con la necessità di accendere un fuoco sul Yukonavrebbe potuto dirlo solo Mercedesche dava la stura alle suenumerose opinioni su questo temaestendendosi magari ad alcune altrespiacevoli caratteristiche proprie della famiglia del marito.


Frattantoil fuoco restava spentoil campo era lasciato a mezzo e i canirimanevano senza cibo.


Mercedesnutriva un risentimento particolare: il risentimento del sesso.Graziosa e delicataper tutta la vita era stata trattata con moltoriguardo. Ma il modo con cui la trattavano adesso il marito e ilfratello era tutto fuorché cavalleresco. Si era abituata a nonsapersi cavare d'impaccioed essi se ne lagnarono.


Ostacolatain quella che era la più essenziale prerogativa del suo sessoella rese loro insopportabile la vita.


Nonsi curò più dei caniestanca e abbattuta com'eravolle essere trascinata sulla slitta. Sebbene fosse graziosa edelicatapesava centoventi libbre: una notevole ultima briciolaaggiunta al carico trascinato da animali deboli e affamati. Si fececondurre così per intere giornate finché i cani cadderofra le tirelle e la slitta si fermò. Charles e Hal lapregarono di scendere e di andare a piedila supplicaronolascongiuraronoe lei piangeva e importunava il Cielo raccontando laloro brutalità. Una volta la trassero giù dalla slittaa furiama non lo fecero più. Ella lasciò ciondolareinerti le gambe come un bambino viziato e si sedette sulla pista.Loro tirarono avantima lei non si mosse.


Dopoaver proseguito per tre migliascaricarono la slittatornaronoindietro e la caricarono di peso. All'estremo della miseriadivennero insensibili alle sofferenze degli animali. La teoria diHalda lui messa in pratica sugli altriera che bisognava diventareduri. Aveva cominciato col predicarla alla sorella e al cognato; nonessendo riuscito con lorocominciò a istillarla ai cani acolpi di bastone. Alle Cinque Dita non vi fu più cibo per icanie una vecchia indiana sdentata barattò con loro pochelibbre di pelle di cavallo gelata per la rivoltella Colt che facevacompagnia al grande coltello da caccia infilato alla cintura di Hal.Un ben povero surrogato di cibo era quella pelle tolta sei mesi primaai cavalli morti di fame dei mandriani.


Gelatacom'erasembrava fatta di strisce di ferro galvanizzatoe quando uncane riusciva a cacciarsela nello stomacosi discioglieva in sottilifibre coriaceeincapaci di nutriree in una massa di corti peliirritanti e indigesti.


Inmezzo a queste peneBuck barcollava alla testa del tiro come in unincubo. Tirava quando poteva; e quando non poteva più tiraresi abbatteva e rimaneva a terra finché i colpi di frusta o dibastone non lo costringevano a rimettersi in piedi. La sua bellapelliccia aveva perso la sua compatta lucentezza: pendeva floscia esudiciamacchiata di sangue rappreso là dove il bastone diHal lo aveva ferito. I suoi muscoli si erano ridotti a cordoninocchiutiil grasso era scomparso dalle sue carnicosì cheogni costolaogni osso apparivano chiaramente sotto la pellecascante che si raggrinzava in vuote pieghe. Era cosa da spezzare ilcuorema il cuore di Buck era infrangibile. L'uomo dalla magliarossa ne aveva avuto la prova.


Nellestesse condizioni di Buck erano i suoi compagniridotti a scheletriambulanti. Erano sette in tuttocompreso lui. Nel colmo delle lorosofferenzeerano divenuti insensibili al morso della frusta e aicolpi del bastone. Il dolore delle percosse era sordo e lontanocosìcome sordo e lontano era tutto ciò che i loro occhi vedevano ele loro orecchie ascoltavano. Non erano vili per la metà o perun quarto: erano semplicemente dei sacchi d'ossa in cui pochescintille di vita palpitavano debolmente. Ad ogni sostacadevano giùtra le tirelle come morti e la scintilla si offuscavaimpallidiva esembrava spegnersi. Quando il bastone o la frusta cadevano su diloroquella scintilla si ravvivava debolmenteed essi si rialzavanoa stento e proseguivano barcollando.


Venneil giorno in cui il bonaccione Billee cadde e non potérialzarsi. Hal aveva ceduto la rivoltella; prese dunque l'ascia ecolpì Billee alla testa mentre era ancora fra le tirelle. Poitrasse fuori il corpo dai finimenti e lo trascinò da parte.Buck vide e anche i suoi compagni videroe compresero che la stessasorte era loro molto vicina. Il giorno dopo toccò a Koonaerimasero solo in cinque: Joetroppo estenuato per essere malvagio;Pikesciancato e zoppicanteconsapevole solo per metà e nonabbastanza per fingere ancora; Sol-leksil monocolosempre fedelealla fatica del tiro e della pista e dolente di avere ormai cosìpoche forze per spingere avanti; Tekche quell'inverno avevaviaggiato meno degli altri e che adesso era picchiato di piùperché era più fresco; e Buck ancora alla guida deltiroma non più capace di far rispettare la disciplinaquasisempre cieco di stanchezzache seguiva la pista guidato dal suofioco bagliore e dall'oscura sensazione di averla sotto le zampe.


Eraun bellissimo tempo primaverile ma né gli uomini né icani se ne accorgevano. Ogni giorno il sole si alzava piùpresto e tramontava più tardi. L'alba sorgeva alle tre delmattino e il crepuscolo durava fino alle nove di sera. L'interagiornata era un bagliore di sole. Il silenzio spettrale dell'invernocedeva al grande mormorio primaverile della vita che si destava. Quelmormorio sorgeva da tutta la terrapieno di gioia di vivere.


Venivadagli esseri che tornavano alla vita e ancora si muovevano dopoessere stati come morti e immobili durante i lunghi mesi di gelo. Lalinfa saliva nel tronco dei pini. I salici e i pioppi tremulilasciavano esplodere le giovani gemme. I cespugli e le viti sicoprivano di nuovo verde. Di notte i grilli cantavanoe durante ilgiorno esseri striscianti o rampicanti di ogni genere uscivano alsole. Le pernici e i picchi frullavano e becchettavano nella foresta.Gli scoiattoli chiacchieravanogli uccelli cantavano e risuonavasulle loro teste lo strido delle anitre selvatiche che venivano dalSud in sagaci stormi disposti a cuneo fendendo l'aria.


Daifianchi scoscesi di ogni colle veniva il sussurro di acque scorrentila musica d'invisibili sorgive. Tutto usciva dal gelo e si dispiegavasbocciando. Lo Yukon si sforzava di rompere il ghiaccio che loopprimeva. Lo corrodeva dal di sottomentre il sole lo consumava insuperficie. Si formavano cavitàsi aprivano fessure chesubito si allargavano mentre sottili lembi di ghiaccio cadevanoattraverso di esse nel fiume. In mezzo a questo eromperea questofendersia questo fremere di vita nel risveglio sotto il soleardente e nel dolce respiro delle brezzecome viandanti avviati allamorte barcollavano i due uominila donna e i cani eschimesi.


Icani erano ormai sfinitiMercedes piangeva abbandonata sulla slittaHal bestemmiava senza costruttoe lo sguardo acquoso di Charlesvagava ansiosamente quando giunsero barcollando al campo di JohnThorntonalle foci del Fiume Bianco. Appena fermii cani cadderocome colpiti a morte; Mercedes si asciugò gli occhi guardandoJohn Thorntone Charles si sedette per riposare su di un tronco. Sisedette lentamente e a fatica perché era irrigidito.


Halparlò. John Thornton stava dando gli ultimi tocchi a un manicodi scure che aveva fatto con un ramo di betulla. Lavorava e ascoltavarispondendo a monosillabiequando ne era richiestodando breviconsigli. Conosceva quei tipi ed esprimeva il proprio parere con lacertezza che non sarebbe stato seguito.


-Ci hanno già detto che il fondo sta cedendo e che la migliorcosa per noi sarebbe di fermarci- disse Hal rispondendoall'esortazione di Thornton di non avventurarsi oltre sul ghiacciorotto. - Ci hanno detto che non avremmo potuto fare il Fiume Biancoed eccoci qua. - Quest'ultima frase fu pronunciata con un ghignotrionfante.


-E vi hanno detto il vero- rispose John Thornton. - Il fondo puòspezzarsi da un momento all'altro. Solo dei matticon la ciecafortuna dei mattipotrebbero riuscirvi. Vi dico chiaro che nonarrischierei la mia carcassa su quel ghiaccio per tutto l'orodell'Alaska.


-Sarà perché non sei matto- disse Hal. - Tuttavia noiandremo a Dawson. - Prese la frusta. - SùBuck! Hi! In piedi!Mush.


Thorntoncontinuò il suo lavoro. Sapeva che era inutile intromettersitra un pazzo e la sua pazzia; due o tre matti di più o di menonon avrebbero modificato l'ordine delle cose.


Mala muta non si alzò al comando. Era entrata da un pezzo inquello stato in cui solo le percosse potevano farla muovere. Lafrusta sibilò qua e là senza misericordia. JohnThornton strinse le labbra. Sol-leks fu il primo a rialzarsipenosamente. Teek lo seguì. Poi si alzò Joe guaendo didolore. Pike fece penosi sforzi:

caddedue volte quando si era già per metà rialzato e allaterza ci riuscì. Buck non fece alcuno sforzo e rimasetranquillo là dov'era caduto. La frusta si abbattéripetutamente su di luima egli non gemette e non si mosse. Piùvolte Thornton sussultò come se volesse parlarema poi mutòidea. I suoi occhi si inumidirono ementre la frusta continuava adabbattersisi alzò e si mise a passeggiare senza scopo in sùe in giù.


Erala prima volta che Buck veniva menoed era questa una ragionesufficiente per far divenire furibondo Hal. Lasciò la frustaper prendere il solito bastone. Buck si rifiutò di muoversisotto la pioggia dei più dolorosi colpi che adesso cadevano sudi lui. Al pari dei suoi compagni egli aveva appena la forza dialzarsima diversamente da loroaveva deciso di restare a terra.Aveva la vaga sensazione di una condanna imminente. Lo aveva sentitonell'intimo mentre tirava lungo la rivae quella sensazione non loaveva più lasciato. Sembrava che il ghiaccio sottile escrepolato che si era sentito sotto i piedi per tutto il giornoglifacesse intuire il disastro vicinolà su quel ghiaccio doveil suo padrone avrebbe voluto spingerlo. Si rifiutò dimuoversi.


Avevasofferto tanto ed era ormai così strematoche i colpi non glifacevano molto male. Epoiché continuavano a cadere su diluila scintilla di vita nel suo intimo vacillò e si abbassò:

quasisi spense. Si sentiva stranamente intorpidito. Aveva l'impressione diessere percosso come attraverso una grande distanza. Le ultimesensazioni di dolore lo abbandonarono. Non sentì piùnulla sebbene molto debolmente potesse udire i colpi del bastone sulsuo corpo. Ma non era più il suo corpotanto sembravalontano. E allorad'un trattosenza preavvisocon un gridoinarticolatosimile a quello di un animaleJohn Thornton si scagliòsull'uomo che impugnava il bastone. Hal fu spinto indietro comecolpito da un albero abbattuto. Mercedes diede uno stridoCharlesguardava smarrito asciugandosi gli occhi acquosima non si alzòtanto era irrigidito.


JohnThornton era chino su Buck tentando di dominarsitroppo preso dalfurore per poter parlare.


-Se batti ancora questo caneti ammazzo- riuscì finalmente adire con voce soffocata.


-Il cane è mio- rispose Hal asciugandosi il sangue che gliusciva dalla bocca e tornando verso di lui. - Togliti dai piedi o tifaccio fuori. Vado a Dawson. - Thornton stava tra lui e Buck e nonmostrava alcuna intenzione di levarsi di mezzo. Hal trasse il suolungo coltello da caccia. Mercedes strillavapiangevaridevaabbandonandosi a un confuso attacco di isterismo. Thornton colpìle dita di Hal con il manico della scure facendogli cadere ilcoltelloe gliele colpì ancora mentre tentava diraccoglierlo.


Poisi chinòlo raccolse egli stessoe con due colpi recise letirelle di Buck.


Halnon aveva più voglia di combattere. Inoltre la sorella gliteneva ferme le manio meglio le braccia. Buck era troppo vicinoalla morte per poter ancora tirare la slitta. Pochi minuti dopo essise ne andavano lungo il fiume. Buck li udì allontanarsi e alzòla testa per vedere. Pike guidavaSol-leks era il cane di slitta etra loro stavano Joe e Teek. Zoppicavano e barcollavano.


Mercedessi faceva trascinare sulla slitta carica. Hal era al timone e Charlesveniva dietro incespicando. Mentre Buck li guardavaThorntons'inginocchiò vicino a luie con le sue rozze e affettuosemani cercò se vi fossero ossa rotte. Quando fu sicuro che nonvi era niente altro se non molte contusioni e un terribile statod'inediala slitta si era allontanata di un quarto di miglia. Ilcane e l'uomo la guardavano strisciare sul ghiaccio.


Improvvisamentevidero sprofondare la parte posteriore e il timonecon Halaggrappatoergersi nell'aria. Giunse alle loro orecchie l'urlo diMercedes. Videro Charles voltarsi e fare un passo per tornareindietropoi un'intera lastra di ghiaccio cedettee i cani e gliuomini scomparvero. Rimase solo una buca aperta. La pista avevaceduto. John Thornton e Buck si guardarono.


-Poveri diavoli- disse John Thornton. E Buck gli leccò lamano.




6.PER L'AMORE DI UN UOMO


Ildicembre precedentequando John Thornton aveva avuto i piedicongelatii suoi compagni lo avevano sistemato con cura e lo avevanolasciato perché si ristabilisserisalendo poi il fiume perprendere una partita di tronchi da portare a Dawson lungo il fiume.Quando salvò Buck zoppicava ancora un pocoma conl'inoltrarsi della nuova stagione anche questo leggero inconvenientescomparve. E làsdraiato sulla riva del fiumenei lunghigiorni di primaveraosservando il fluire delle acqueascoltandopigramente il canto degli uccelli e il mormorio della naturaBuck apoco a poco recuperò le forze.


Unbuon riposo viene molto a proposito quando uno ha viaggiato pertremila miglia. E bisogna confessare che Buck divenne pigromentrele sue ferite rimarginavanoi suoi muscoli tornavano a farsi turgidie la carne copriva nuovamente le sue ossa. A dire il verotutti lorostavano tranquillamente in ozio: BuckJohn Thornton e Skeet e Nigaspettando il carico di tronchi che doveva portarli a Dawson. Skeetera una piccola setter irlandeseche fece presto amicizia con Buck:mezzo morto com'eraegli non poteva respingere i suoi approcci. Essaaveva quelle facoltà risanatrici che alcuni cani posseggono; ecome una gatta lava i suoi gattini così ella lavava e pulivale ferite di Buck. Ogni mattinaquando lui aveva finito lacolazioneSkeet veniva regolarmente ad adempiere al compito che siera prefissofinché egli cominciò a desiderare le suecure non meno di quelle di Thornton. Nigegualmente amichevolesebbene meno espansivoera un grande cane neromezzo alano e mezzosegugiocon gli occhi ridenti e una bonarietà senza limiti.


Conmolta sorpresa di Buckquesti cani non apparivano affatto gelosi dilui. Sembravano condividere la bontà e la generosità diJohn Thornton. Via via che Buck riprendeva le forzeessi loinvitarono a buffi giochi di ogni sortaai quali lo stesso Thorntonnon poteva fare a meno di unirsi; e in questo modo Buck durante lasua convalescenza giunse a un nuovo periodo della sua vita facendo ilchiasso. Per la prima volta conobbe l'amorel'amore schietto eappassionato. Non ne aveva avuto esperienza nella casa del giudiceMillerlaggiùnella valle di Santa Clara baciata dal sole.Con i figli del giudiceandando a caccia o a passeggioera stato uncompagno di lavoro; per i nipoti del giudice una specie di solenneguardiano; e per il giudice stesso un dignitoso e serio amicomal'amorefebbre ardenteadorazionefollialo aveva fatto sorgerein lui solo John Thornton.


Quell'uomogli aveva salvato la vitae questo era qualche cosa; ma inoltre erail padrone ideale. Gli altri provvedevano al benessere dei loro caniper un senso di dovere e di pratica utilità; lui invece lofaceva come se fossero stati suoi figliperché non potevafare altrimenti. E andava anche oltre. Non dimenticava mai di darloro un saluto benevolodi rivolgergli una buona parolae sidivertiva non meno di loro a sedersi in mezzo ai suoi cani facendocon loro lunghe conversazioni ("a chiacchierare" diceva).


Avevaun modo particolare di prendere tra le mani il muso di Buck o diposare su quella di Buck la propria testa scuotendolo avanti eindietrodicendogli affettuosamente parolacce che per Buck eranoparole d'amore.


Bucknon conosceva gioia più grande di quel rude abbraccio e delsuono di quelle ingiurie mormoratee ad ogni scossone gli sembravache il cuore gli balzasse fuori dal petto tanta era la sua estasi. Equandolasciato liberobalzava in piedi con la bocca ridentegliocchi parlantila gola vibrante di suoni inarticolatie rimanevacosì immobileJohn Thornton esclamava con riverenza: "Diomionon ti manca che la parola!".


Buckaveva un modo per esprimere il suo amore che sembrava un'aggressioneviolenta. Spesso afferrava tra i denti la mano di Thornton estringeva così forte che l'impronta rimaneva per parecchiotempo nella carne. E come Buck interpretava le parolacce come paroled'amorecosì l'uomo considerava quel finto morso come unacarezza.


Tuttavial'amore di Buck si esprimeva in genere come adorazione.


Sebbenedivenisse folle di gioia quando Thornton lo toccava o gli parlavanon cercava mai queste espressioni di affetto.


Diversamenteda Skeetche era solita spingere il naso sotto la mano di Thornton econtinuava a dare piccole spinte finché l'accarezzasseo daNigche avanzava solennemente e appoggiava la grande testa sulleginocchia di ThorntonBuck si accontentava di adorare a distanza.Stava sdraiato per orevigile e attentoai piedi di Thorntonguardandolo in voltocontemplandolostudiandoloseguendo col piùvivo interesse ogni sua fuggevole espressioneogni movimentoognimutamento delle sue fattezze. O seper casoera lontano da luialsuo fianco o alle sue spallecontemplava il profilo dell'uomo e imovimenti casuali del suo corpo. E spessotanta era la comunione incui vivevanola forza dello sguardo di Buck costringeva JohnThornton a volgere la testae allora l'uomo contraccambiava losguardo senza parlarecol cuore che gli scintillava negli occhicosì come scintillava il cuore negli occhi di Buck.


Permolto tempo dopo essere stato salvatoBuck mal sopportò cheThornton s'allontanasse dalla sua vista. Da quando lasciava la tendaa quando vi rientravaBuck seguiva i suoi passi. Il continuomutamento di padrone da quando era giunto nel Nordaveva fattosorgere in lui il timore che nessun padrone fosse duraturo.


Edegli paventava che Thornton uscisse dalla sua vita come Perrault eFrançois e il mezzo-sangue scozzese. Perfino di notteinsognoera ossessionato da questa paura; e allora balzava dal sonno escivolava nel freddo fino all'apertura della tendarestando lìad ascoltare il suono del respiro del suo padrone.


Manonostante questo grande amore per John Thorntonche sembravarivelare l'influenza della mite civiltàI'impeto delprimitivo che il Nord aveva risvegliato in lui rimaneva vivo eattivo. Egli possedeva la fedeltà e la devozionecreature delfuoco e del tetto; e tuttavia manteneva la sua selvatichezza e la suaastuzia.


Erauna creatura della forestavenuta dalla foresta per sedersi davantial fuoco di John Thorntonpiuttosto che un cane del mite Sud segnatodalle impronte di generazioni civili. Per il suo grande amore nonavrebbe mai rubato nulla a quell'uomoma per qualsiasi altro uomoin un altro accampamentonon avrebbe esitato un attimo; e l'astuziacon cui sapeva rubare gli permetteva di evitare di lasciarsicogliere. Aveva il muso e il corpo segnati dai denti di molti caniesapeva combattere ancor più fieramente che maie con maggioreaccortezza. Skeet e Nig erano troppo bonari per azzuffarsi con loroe inoltre appartenevano a John Thornton; ma i cani stranieridiqualsiasi razza e valoredovevano riconoscere subito il dominio diBuck o trovarsi a combattere per la vita con un terribile avversario.


Buckera senza pietà. Aveva conosciuto bene la legge del bastone edella zannae mai trascurava un vantaggio o si ritraeva davanti adun nemico che aveva avviato sulla strada della morte. Aveva presolezione da Spitze dai principali cani combattenti della polizia edella postae sapeva che non c'era via di mezzo.


Dovevadominare o essere dominato; e mostrare pietà sarebbe statodebolezza. La pietà non esisteva nella vita dei primordi.Veniva considerata come paurae questo malinteso significava morte.


Uccidereo essere uccisomangiare o essere mangiatoera questa la legge; e aquesto comandamento che sorgeva dalle profondità del tempoegli prestava obbedienza.


Erapiù vecchio dei giorni che aveva vissutodei respiri cheaveva respirato. Riuniva il passato al presentee l'eternitàdietro di lui palpitava in lui in un ritmo potente insieme al qualeegli oscillava al pari delle maree e delle stagioni. Sedeva presso ilfuoco di John Thornton: cane dal petto largodalle bianche zannedal lungo pelo; ma dietro di lui vi erano le ombre di cani di ognispeciemetà lupi e lupi selvaggiche lo incalzavano e losollecitavano assaporando il cibo che lui mangiavaassetatidell'acqua che bevevafiutando con lui il ventoascoltando con luie sussurrandogli i suoni della vita selvaggia nella forestasuggerendogli i movimentidirigendo le sue azionisdraiandosi alsuo fianco a dormire quando si accovacciavasognando con lui e su dilui divenendo essi stessi l'oggetto dei suoi sogni.


Cosiimperioso era il richiamo di quelle ombreche di giorno in giorno ilgenere umano e le sue pretese s'allontanavano da lui.


Nelprofondo della foresta risuonava un invitoe ogni volta che eglil'udivamisteriosamente vibrante e lusinghierosi sentiva costrettoa volgere il dorso al fuoco e alla terra battuta intorno ad esso perimmergersi nella forestasempre avantinon sapeva dove néperché; né si domandava il dove o il perchétanto imperiosamente risuonava il richiamo nel profondo dellaforesta.


Maogni volta che raggiungeva la soffice terra intatta e la verde ombral'amore per John Thornton lo faceva tornare ancora al fuoco. SoloThornton lo tratteneva. Il resto dell'umanità era meno chenulla. Viaggiatori casuali potevano lodarlo o accarezzarlo; ma eglirimaneva freddoe se incontrava qualcuno troppo espansivo si alzavae se ne andava.


Quandoi compagni di ThorntonHans e Petearrivarono con il legname tantoattesoBuck si rifiutò di occuparsi di loro finché noncomprese che erano amici di Thornton; allora li tollerò in uncerto modo passivoaccettandone i favori come se facesse lorol'onore di accettarli. Essi erano dello stesso tipo di Thorntonsemplici e generosi; vivevano vicino alla terrapensavano in modoelementare e vedevano chiaro. E prima che il carico fosse giunto nelgrande vortice presso la segheria di Dawsonessi avevano capito Bucke i suoi modie non insistevano per ottenere con lui quell'intimitàche avevano con Skeet e con Nig.


L'amoreper Thorton sembrava crescere sempre più. Era lui l'unico uomoche potesse mettere un fardello sul dorso di Buck nei viaggi estivi.Nulla era troppo difficile per Buck quando Thornton comandava. Ungiornodopo essersi riforniti con la vendita del legnametrasportatoavevano lasciato Dawson per le sorgenti del Tananagliuomini e i cani se ne stavano seduti sul ciglio di una roccia checadeva a picco su di un letto di roccia nuda trecento piedi piùsotto. John Thornton era seduto presso il marginee Buck era dietrodi lui. Thornton fu preso da un capriccio insensato e richiamòl'attenzione di Hans e di Pete sull'esperimento che voleva fare. -SaltaBuck! - comandò stendendo il braccio oltre ilprecipizio. Un attimo dopo stava lottando con Buck sull'estremociglio mentre Hans e Pete li traevano indietro al sicuro.


-E' strano- disse Pete quando tutto fu passato ed ebbero ripreso aparlare. Thornton scosse il capo. - Noè splendido ed èanche terribile. Sapetea volte mi fa paura.


-Non mi piacerebbe affatto di essere l'uomo che ti mette le maniaddosso quando lui ti è vicino- concluse Pete accennando aBuck.


-Perbacco! - aggiunse Hans. - Nemmeno a me.


ACircle Cityprima che l'anno finissele previsioni di Pete siavverarono. Burton il Neroun tipaccio facinorosoaveva attaccatolite con un "piedipiatti" del bar e Thornton intervennebonariamente. Buck come solevase ne stava sdraiato in un angolocon la testa sulle zampeseguendo ogni atto del suo padrone.


Burtoncolpì improvvisamente con un diretto e Thornton girò suse stesso riuscendo a tenersi in piedi solo aggrappandosi alparapetto del bar.


Quelliche stavano a guardare udirono qualche cosa che non era né unringhio né un latratoma piuttosto un ruggitoe videro ilcorpo di Buck balzare in aria saltando dal pavimento alla gola diBurton. L'uomo si salvò alzando istintivamente un bracciomafu rovesciato a terra con Buck sopra. Buck staccò i dentidalla carne del braccio e cercò ancora la gola. Questa voltal'uomo riuscì a difendersi solo in parte ed ebbe la golasquarciata. Allora tutti si rovesciarono su Buck e riuscirono acacciarlo via; mamentre un chirurgo cercava di stagnare il sangueBuck andava in su e in giù mugolando furiosamentetentando digettarsi nel folto e trattenuto solamente da una siepe di bastoniminacciosi. Un "consiglio di minatori" chiamato sul postosentenziò che il cane era stato provocato e Buck fu assoltoma ormai la sua reputazione era fattae da quel giorno il suo nomefu conosciuto in tutti i campi dell'Alaska.


Piùtardiverso la fine di quell'annoBuck salvò la vita aThornton in un modo molto diverso. I tre soci facevano scendere peruna brutta successione di rapide del Quaranta Miglia una di quellelunghe e strette imbarcazioni che si spingono con una pertica. Hans ePete camminavano lungo la rivatrattenendo la barca con una sottilefune di manila che avvolgevano di albero in alberomentre Thorntonera sull'imbarcazione e l'aiutava a scendere per la corrente con unaperticagridando ordini a quelli che erano a terra. Bucksullarivapieno di ansiaprecedeva di poco la barca con gli occhi fissisul suo padrone.


Inun punto particolarmente pericoloso dove una lingua di rocce nude sispingeva nel fiumeHans sciolse la fune ementre Thornton guidavala barca nel mezzo della correntecorse lungo la riva tenendo inmano l'estremità della corda per arrestare l'imbarcazione nonappena fosse girata al largo dalle rocce. Fatto questola barca filòvelocemente lungo una corrente rapida come la gora di un mulinoquando Hans la arrestò con la funema troppo bruscamente. Labarca si rovesciò e fu spinta capovolta contro la rivamentreThornton fu sbalzato fuori e trascinato dalla corrente verso ilpeggior punto delle rapide: un tratto di acque furiose nel qualenessun nuotatore avrebbe potuto salvarsi.


Bucksi gettò subito nel fiumee dopo un trecento iarde raggiunseThorton in mezzo a un turbine di acque impazzite. Quando lo sentìaggrapparsi alla sua codaBuck si diresse verso la sponda nuotandocon tutta la sua splendida forzama l'avanzata verso la riva eramolto lenta mentre quella nel senso della corrente terribilmenteveloce. Dal basso veniva il fatale ruggitolà dove lacorrente selvaggia si faceva ancor più selvaggiaspezzata inbrandelli spumosi dalle rocce che sporgevano dall'acqua come i dentidi un enorme pettine. La forza dell'acqua nel punto in cui cominciaval'ultimo pendio era terribilee Thornton comprese che eraimpossibile giungere a riva. Passò furiosamente sopra unarocciabatté contro una secondacolpì una terza conterribile violenza. Con entrambe le mani si aggrappòall'estremità scivolosa lasciando Buck e gridò sulrumore delle acque sconvolte:

-Va'Buckva'!

Bucknon riusciva a dirigersi e fu travolto dalla corrente mentre lottavadisperatamente senza riuscire a risalirvi. Quando udìripetersi il comando di Thornton balzò in parte sùdalle acque ergendo la testa come per l'ultimo sguardo e poi si volseobbediente verso la riva. Nuotava gagliardamente e fu tratto in seccoda Pete e Hans proprio nel tratto in cui sarebbe stato impossibilenuotare e la distruzione era imminente.


Essicompresero che un uomo avrebbe potuto restare aggrappato a una rocciascivolosa combattendo contro quella furiosa corrente solo per pochiminutie corsero più in fretta che poterono lungo la rivafino a un punto molto più a monte di quello in cui Thorntonera in pericolo. Legarono al collo e alle spalle di Buck la corda concui trattenevano la barcabadando che non lo strozzasse négli impedisse di nuotaree lo gettarono nel fiume.


Eglilottò vigorosamentema non riuscì ad andare abbastanzadritto nella corrente. Si accorse dell'errore troppo tardiquandoThornton gli fu di fronte alla distanza di poche bracciatementreegli era irrimediabilmente trascinato via.


Hanslo trattenne con la cordacome se fosse stato una barca. La cordalo arrestò nel punto più impetuoso della corrente. Buckfu sommerso e rimase sott'acqua finché il corpo fu sbattutocontro la riva e tirato fuori. Era mezzo annegatoe Hans e Pete sigettarono su di lui facendogli entrare l'aria e uscire l'acqua. Sirialzò barcollando e subito ricadde. Giunse a loro il debolesuono della voce di Thorntone sebbene non potessero udire le sueparolecompresero che era agli estremi. La voce del padrone fu perBuck come una scossa elettrica. Balzò in piedi e risalìcorrendo la riva precedendo gli uomini fino al punto da cui si eraslanciato la volta precedente.


Glifu attaccata nuovamente la corda e fu lanciato; e di nuovo si mise alottare contro le acquema questa volta ben dritto contro lacorrente. Aveva sbagliato una voltama non sarebbe caduto in erroreuna seconda. Hans faceva scorrere la fune senza permetterle diallentarsie Pete stava attento che non si imbrogliasse. Buck avanzòfino a che non si trovò perpendicolarmente a Thornton; allorasi volse e piombò su di lui con la velocità di undiretto.


Thorntonlo vide venire e quando Buck lo colpì come un montone checaricasospinto dalla correntealzò le braccia e le strinseattorno al suo collo irsuto. Hans fissò la corda a un troncoe Buck e Thornton vennero travolti sotto le acque. StrangolatisoffocatiI'uno sull'altrotrascinati sul fondo rocciososbattuticontro scogli e tronchifurono spinti fino alla riva.


Thorntontornò in sé a pancia in giù su di un troncod'alberoviolentemente massaggiato da Hans e da Pete. Il suo primosguardo fu per Buck sul cui corpo immobile e apparentemente senzavita Nig ululava mentre Skeet gli leccava il muso umido e gli occhichiusi.


Thorntonera tutto contusoma appena Buck fu rianimato esaminòaccuratamente il suo corpo e gli trovò tre costole rotte.


-Questo decide della situazione- disse. - Mettiamo il campo qui. - Esi accamparono là finché le costole di Buck sirinsaldarono ed egli poté riprendere il viaggio.


Quell'invernoa DawsonBuck compì un'altra impresanon altrettanto eroicaforsema tale da porre il suo nome di parecchie tacche più sùsul palo della fama in Alaska. Questa prodezza fu particolarmenteutile per i tre uomini perché fornì lorol'equipaggiamento di cui avevano bisogno; essi poterono cosìcompiere una spedizione a lungo desiderata nel vergine Estdove nonerano ancora apparsi i minatori. La cosa nacque da una conversazionenell'Eldorado Saloondove i minatori vantavano i meriti dei lorocani favoriti. Buckconosciuto come eraveniva preso di mira daquegli uomini che cercavano di esaltare i loro favoritie Thorntonlo difendeva strenuamente. Dopo una mezz'oraun uomo affermòche il suo cane poteva smuovere una slitta carica di cinquecentolibbre e tirarla; un secondo vantò seicento libbre per il suocane; un terzo settecento.


-Poh! - disse John Thornton. - Buck può smuovere mille libbre.


-E liberarle dal ghiaccio? E trascinarle per cento iarde? - domandòMatthewsonun re della minieralo stesso che aveva vantatosettecento libbre.


-E liberarlee trascinarle per cento iarde- disse freddamente JohnThornton.


-Bene- disse Matthewson lentamente e decisamente in modo che tuttipotessero sentire- ho mille dollari che dicono che non ce la fa.Eccoli qui. - E così dicendo gettò sul banco unsacchetto di polvere d'oro grande come una salsiccia.


Nessunoaprì bocca. Qualcuno aveva risposto "vedo" al bluffdi Thorntonseppure era un bluff. Egli sentì un'onda disangue caldo salirgli al volto. La lingua lo aveva tradito: in realtànon sapeva se Buck poteva muovere mille libbremezza tonnellata!

L'enormitàdella cosa lo sbigottì. Aveva molta fiducia nella forza diBuck e spesso lo aveva pensato capace di trascinare un tale carico;ma mai come adesso aveva affrontato questa possibilitàcongli occhi di una dozzina di uomini fissi su di lui aspettando insilenzio. Inoltre non aveva mille dollari né li avevano Hans ePete.


-Ho qui fuori una slitta che aspetta con venti sacchi di farina dacinquanta libbre- riprese Matthewson con rude decisione; - puoidunque approfittarne.


Thorntonnon rispose. Non sapeva che dire e volgeva lo sguardo da faccia afaccia con l'aria assente di chi ha perduto la facoltà dipensare e cerca in qualche parte qualche cosa che gli rischiari leidee. La faccia di Jim O'Brienun altro re della miniera e anticocamerata si presentò al suo sguardo. Fu per lui unsuggerimento che parve spingerlo a quello che mai si sarebbe sognatodi fare.


-Puoi prestarmi mille dollari? - domandò quasi sussurrando.


-Sicuro- rispose O'Brien gettando un grosso sacchetto accanto aquello di Matthewson. - Sebbene creda assai pococaro Johnche iltuo cane possa fare il colpo.


L'Eldoradorovesciò nella strada i suoi clienti che andavano a vedere laprova. I tavoli rimasero desertie quelli che scommettevano e quelliche tenevano banco uscirono a vedere la conclusione della sfida e apuntare. Alcune centinaia di uomini impellicciati e con le manicoperte da mezzi guanti si raccolsero intorno alla slitta tenendoseneun po' discosti. La slitta di Matthewsoncarica di mille libbre difarinaera rimasta ferma per un paio di ore enel freddo intenso dioltre quaranta sotto zeroi pattini avevano fatto bloccogelandocon la neve battuta. Si scommetteva a due contro uno che Buck nonavrebbe smosso la slitta. Sorse una discussione sulla parola"liberare":

O'Briensosteneva che Thornton doveva avere il diritto di liberare i pattinibattendoli e lasciando poi a Buck di "liberare" la slittadalla sua immobilità. Matthewson insisteva che l'espressionesignificava liberare i pattini dalla gelata morsa della neve. Lamaggioranza di coloro che erano stati testimoni della scommessadecise in suo favore. E allora le scommesse giunsero a tre contro unoa svantaggio di Buck.


Nessunoscommetteva per luinessuno lo credeva capace di tanto.


Thorntonera stato trascinato nella scommessa pieno di dubbi; e adesso chevedeva la slitta concreta e solida davanti a sécon il suoregolare tiro di dieci cani accovacciati nella nevel'impresa glisembrò ancora più impossibile. Matthewson raggiavagiubilante.


-Tre contro uno! - proclamò. - Metto altri mille dollari a trecontro uno. Che ne diciThornton?

Thorntonaveva il dubbio impresso sul voltoma il suo spirito combattivo erastato eccitato: quello spirito di lotta che aleggia sulle scommessenon vuol riconoscere l'impossibileed è sordo a tutto eccettoche al richiamo a combattere. Chiamò Hans e Pete. I lorosacchi erano flosci e i tre soci poterono mettere insieme soloduecento dollari. In quel momento di magra questa somma era tutto illoro capitaletuttavia l'arrischiarono senza esitare contro iseicento dollari di Matthewson.


Idieci cani furono staccati e Buck con i propri finimenti fu messoalla slitta. Era stato preso dal contagio dell'eccitazione e sentivain qualche modo che doveva compiere qualche cosa di grande per JohnThornton. Davanti al suo splendido aspetto si udirono mormorii diammirazione.


Erain perfette condizionisenza un briciolo di carne superflua:

lesue centocinquanta libbre erano altrettante libbre di energia e difierezza. La sua pelliccia aveva riflessi di seta. Lungo il collo esulle spalle la sua crinierasebbene in riposoera a metàsollevata e sembrava ergersi ogni momento come se l'eccesso del suovigore rendesse ogni crine vivo e attivo. Il largo petto e le fortigambe anteriori erano proporzionate al resto del corpo; i muscoliapparivano sotto la pelle in fasci compatti. Gli uomini palparonoquei muscoli e dichiararono che erano duri come acciaiole scommessescesero a due contro uno.


-Signore IddioSignore Iddio! - balbettò un membro della piùrecente dinastiaun re delle Skookum Benches. - Vi offro ottocentodollari per luisignoreprima della provasignore; ottocentodollari così com'è.


Thorntonscosse il capo e si avvicinò a Buck. - Devi star lontano dalui- protestò Matthewson. - Gioco libero e spazio.


Lafolla si fece silenziosa; si potevano udire solo le voci deigiocatori che offrivano invano a due contro uno. Tutti riconoscevanoche Buck era un magnifico animalema venti sacchi di farina dacinquanta libbre apparivano loro troppo pesanti per indurli adallentare i cordoni della borsa.


Thorntons'inginocchiò al fianco di Buck. Gli prese la testa fra lemani e rimase con la gota appoggiata alla sua. Non lo scossescherzosamente come era solitoné gli mormoròaffettuose maledizioni; ma gli sussurrò all'orecchio - Se mivuoi beneBuckse mi vuoi bene! ... - Sussurrava così. Buckdiede un guaito di zelo represso.


Lafolla guardava curiosamente. La faccenda diveniva misteriosasembrava quasi un rito magico. Quando Thornton si rialzòBuckgli afferrò fra i denti la mano coperta dal mezzo guantostringendola un po' e lasciandola poi lentamentequasi a malincuore.Era la rispostain termini non di linguaggio ma di amore. Thorntonsi trasse risolutamente indietro.


-SùBuck- disse.


Bucktese le tirellepoi le allentò per alcuni pollici. Avevaimparato a fare così.


-Va'! - risuonò la voce di Thorntontagliente nel silenzioassoluto.


Bucksi gettò verso destra concludendo il movimento con uno slancioche tese le tirelle allentate e arrestòcon una scossaimprovvisale sue centocinquanta libbre. Il carico tremòedisotto ai pattini si udì un leggero scricchiolio.


-Forza! - comandò Thornton.


Buckripeté la manovraquesta volta a sinistra. Lo scricchioliodivenne rumore di ghiaccio frantumatola slitta girò un pocosu di sé e i pattini scivolarono di fianco per qualchepollice. La slitta era liberata. Gli uomini trattenevano il respirosenza accorgersene.


-E adessomush!

Ilcomando di Thornton scoppiò come un colpo di pistola. Buck sispinse in avanti tendendo le tirelle con un rude strappo. Tutto ilsuo corpo era raccolto e compatto nel tremendo sforzoi muscoli sitorcevano e si annodavano come esseri vivi sotto la pelliccia diseta. Il suo largo petto toccava quasi la terrala testa era tesa inavanti e in bassole zampe si muovevano impetuosele unghiescavavano la neve indurita in lunghi solchi paralleli. La slittatremò e ondeggiò quasicominciando ad avanzare. Unazampa di Buck scivolò e un uomo diede un alto gemito. Poi laslitta si mosse avanzando come in una rapida successione di scossesebbene in realtà non si arrestasse mai... mezzo pollice... unpollice...


duepollici... Le scosse diminuirono sensibilmente; via via che la slittaacquistava velocitàBuck le attenuavafinché ilmovimento divenne continuo.


Gliuomini trassero il fiato e ripresero a respirare senza immaginare cheper un momento avevano smesso. Thornton correva dietro la slittaincoraggiando Buck con brevi e gioiose parole.


Ladistanza era stata già misuratae quando la slitta siavvicinò alla catasta di legna che indicava la fine dellecento iarde cominciò a levarsi un applauso che divenne semprepiù forte e che si trasformò in un'acclamazione quandola slitta superò la catasta e si fermò al comando.Tutti si abbandonavano all'entusiasmoperfino Matthewson. I cappellie i mezzi guanti volavano nell'aria. Gli uomini si scambiaronostrette di mano senza badare con chi e traboccavano di allegria inuna confusione generale.


Thorntoncadde in ginocchio accanto a Buck; aveva la sua testa contro la testadi lui e lo scuoteva avanti e indietro. Quelli che erano accorsi loudirono maledire Bucke lo maledisse a lungocon fervoredolcemente e amorosamente.


-Signore IddioSignore Iddio! - cincischiò il re di SkookumBenches. - Vi dò mille dollari per luimille dollarisignore...


millee duecentosignore.


Thorntonsi alzò in piedi; aveva gli occhi bagnati e le lacrimescorrevano liberamente lungo le sue gote. - Signore- disse al re diSkookum Benches- nosignore. Potete andare all'infernosignore.E' tutto quello che posso fare per voisignore.


Buckprese fra i denti una mano di Thornton. Thornton lo scosse avanti eindietro. Come animati da un comune impulsogli spettatori sitrassero a rispettosa distanza; e non furono più tantoindiscreti da turbarli.




7.SUONA IL RICHIAMO


Buckfacendo guadagnare mille e seicento dollari in cinque minuti a JohnThorntonpermise al suo padrone di pagare certi debiti e di mettersiin viaggio con i suoi compagni verso l'Estalla ricerca di unaleggendaria miniera di cui si era persa ogni traccia e la cui storiaera vecchia quanto la storia del paese.


Moltil'avevano cercata; pochi l'avevano trovata e assai più nonerano mai tornati da quelle ricerche. La miniera perduta era imbevutadi tragedia e avvolta di mistero. Nessuno aveva conosciuto il primoche l'aveva scoperta. La più antica tradizione si arrestavaprima di risalire fino a lui. Fin dagli inizi vi era stata unavecchia capanna in rovina. Uomini in punto di morte avevano giuratosulla sua esistenza e su quella della miniera di cui essa indicava laubicazione; e avevano confermato la loro testimonianza con pepite cheerano diverse da qualsiasi tipo d'oro conosciuto nel Nord.


Manessuno uomo vivente aveva potuto saccheggiare questa casa deltesoroe i morti erano morti; per questo John ThorntonPete e Hanscon Buck e una mezza dozzina di altri canisi avviarono verso l'Estlungo una pista sconosciutaper riuscire là dove uominiesperti quanto loro avevano fallito. Risalirono con la slitta loYukon per settanta migliapoi volsero a sinistranel fiume Stewartpassarono il Mayo e il McQuestione proseguirono finché loStewart divenne un fiumiciattolo che si snodava tra gli alti picchiche segnavano la spina dorsale del continente.


JohnThornton chiedeva poco all'uomo o alla natura. La zona selvaggia nonlo spaventava. Con una manciata di sale e un fucile poteva immergersinella foresta vergine e nutrirsi dove voleva e quanto voleva. Nonavendo frettaal modo degli indianidava la caccia al propriodesinare durante il viaggio; ese non lo trovavaal modo degliindiani continuava a viaggiare con la certezza che prima o poi loavrebbe trovato. Così in questo gran viaggio verso l'Est lacacciagione fu il loro cibole munizioni e gli attrezzi costituironoil principale carico della slittae il termine del viaggio fustabilito nel futuro senza limiti.


PerBuck era una gioia illimitata questo andare a caccia e a pescaquesto vagabondare senza meta attraverso luoghi sconosciuti. Perintere settimane andavano avanti ininterrottamentegiorno pergiorno; e per intere settimane restavano accampatiqua e lài cani in ozio e gli uomini intenti a far buchi col fuoco nella melmagelata e a lavare infiniti secchi di sabbia al calore del fuoco. Avolte soffrivano la fame e a volte banchettavano sfrenatamente aseconda dell'abbondanza della selvaggina e della fortuna dellacaccia.


Vennel'estatee gli uomini e i canicon i fardelli sul dorsoattraversarono su zattere azzurri laghi montani e risalirono odiscesero fiumi sconosciuti in sottili barche costruite con illegname della foresta. I mesi andavano e venivano ed essi vagavanoavanti e indietro nella vastità misteriosa dove non vi eranouomini e tuttavia ve ne erano statise la leggenda della capannaabbandonata era vera. Attraversarono creste montane durante letempeste dell'estaterabbrividirono sotto il sole di mezzanotte sunude montagne al limite tra i boschi e le nevi eternescesero invalli estive tra sciami di zanzare e di mosche e all'ombra dighiacciai colsero fragole mature e bei fiori quali avrebbero potutovantare le terre del Sud. Verso la fine dell'anno entrarono in unaselvaggia regione di laghitriste e silenziosadove erano passatele anatre selvatiche ma non rimaneva vita né indizio di vita:solo il soffio di venti gelidiil formarsi dei ghiacci nei luoghi inombra e il malinconico batter delle onde sulle spiagge solitarie.


Eper un altro inverno camminarono sulle orme cancellate di uomini cheerano passati prima. Una volta incontrarono un sentiero chescintillava nella forestaun antico sentieroe la Capanna Perdutasembrò molto vicina. Ma il sentiero non aveva principio néfinee rimase un misterocosì come erano misteriosi l'uomoche lo aveva tracciato e le ragioni che lo avevano indotto atracciarlo. Un'altra volta trovarono i residui corrosi dal tempo diuna casa da cacciaetra i lembi di coperte imputriditeJohnThornton trovò un fucile a lunghe canne. Lo riconobbe per unfucile della Compagnia della Baia di Hudson dei primitivi tempi delNord-Ovestquando quell'arma valeva la propria altezza in pelli dicastoro ammucchiate le une sulle altre. Niente altro:

nessunatraccia dell'uomo che in quei primitivi tempi aveva costruito lacapanna e lasciato il fucile fra le coperte.


Tornòancora la primavera eal termine del loro vagabondaggiotrovarononon la Capanna Perduta ma un giacimento non molto profondo in unavasta vallatadove l'oro appariva come biondo burro attraverso lemaglie del setaccio. Non cercarono altro. Ogni giorno di lavoroprocurava loro migliaia di dollari in polvere lavata e pepiteedessi lavoravano ogni giorno. L'oro veniva messo in sacchetti di pelled'alceognuno di cinquanta libbreche erano ammucchiati come legnada ardere fuori della capanna di tronchi di abete. Lavoravano comegigantii giorni tenevano dietro ai giorni come sogni mentre essiaccumulavano il tesoro.


Icani non avevano nulla da fare se non trasportare ogni tanto laselvaggina uccisa da Thorntone Buck trascorreva lunghe ore assortoaccanto al fuoco. La visione dell'uomo peloso dalle gambe corte vennea lui più di frequenteadesso che c'era poco da fare; espesso guardando il fuocoBuck errava con lui in quell'altro mondoche era il suo ricordo.


Lacosa più importante di quest'altro mondo sembrava essere lapaura. Quando egli guardava l'uomo peloso dormire accanto al fuocola testa fra le ginocchia e le mani raccolte su di essaBuck siaccorgeva che quel sonno era inquietopieno di sussulti e dirisveglidurante i quali egli spiava pauroso l'oscurità egettava altra legna sul fuoco. Se camminavano lungo le rive del maredove l'uomo peloso raccoglieva molluschi e li divorava via via che liraccoglievai suoi occhi si volgevano dappertutto cercando pericolinascostie le sue gambe erano pronte a correre come il vento al loroprimo apparire. Scivolavano silenziosi attraverso la forestaBuckalle calcagna dell'uomo peloso; ed erano attenti e vigili entrambile orecchie tese e irrequietele narici frementiperchél'uomo aveva un udito e un fiuto non meno acuti di quelli di Buck.L'uomo peloso poteva balzare sugli alberi e avanzare là inaltoveloce come se fosse sulla terrasaltando di ramo in ramoaggrappandosi con le bracciatalvolta con balzi di dodici piedilasciandosi andare e aggrappandosi senza mai cadere né fallirela stretta. In realtàsembrava a suo agio fra gli alberi comea terra; e Buck ricordava notti di veglia trascorse al piede deglialberi dove l'uomo peloso stava rannicchiato aggrappandosisolidamente mentre dormiva.


Vicinissimoalle visioni dell'uomo peloso era il richiamo che sempre risuonavanelle profondità della foresta. Quell'appello lo colmava diuna grande irrequietudine e di strani desideriprovocava in lui unavagadolce felicitàed egli si rendeva conto di selvaggidesideri e impulsi per cose che non conosceva.


Qualchevolta seguiva il richiamo nella forestacercandolo come se fosse unacosa tangibilelatrando dolcemente o a sfidaa seconda dell'umore.Cacciava il naso nel fresco muschio del boscoo nella nera terradove crescevano alte erbee fiutava con gioia i grassi odori delterreno; oppure stava acquattato per orecome se si nascondessedietro i tronchi ricoperti di funghi o gli alberi abbattuticon gliocchi e gli orecchi tesi a tutto ciò che si muoveva orisuonava intorno a lui. Forsestandosene cosìsperava disorprendere quel richiamo che non riusciva a capire. Ma non sapevaperché facesse tutto ciò. Era costretto a farloma nonpoteva afferrarlo con il pensiero.


Impulsiirresistibili lo afferrarono. Se ne stava magari tranquillonell'accampamentosonnecchiando oziosamente nel caldo pomeriggioquando a un tratto ergeva la testa con le orecchie drittetutteintese ad ascoltaree poi balzava in piedi e si slanciava avantisempre avantiper oreattraverso gli intercolunni della foresta ele aperte radure dove crescevano folti i canneti. Gli piaceva correrenei letti asciutti dei torrentispiare la vita degli uccelli delbosco. A volte per un giorno intero se ne stava sdraiato nelsottobosco dove poteva osservare le pernici che andavano in sùe in giù becchettando. Ma soprattutto gli piaceva correre nelcupo crepuscolo delle mezzenotti estiveascoltando i soffocati esonnolenti sussurri della forestainterpretando segni e suoni cosìcome un uomo può leggere un libroe cercando quellamisteriosa cosa che continuavacontinuava a chiamarlonel sogno enella vegliaad ogni oraperché la raggiungesse.


Unanotte balzò dal sonno sussultandol'occhio intentole narifrementila criniera irta in onde fuggenti. Dalla foresta giungevail richiamo (o per lo meno una nota di essoché il richiamoaveva molte note) distinto e definito come non mai: un lungo ululatosimile a un qualsiasi suono emesso da un cane eschimese e tuttaviadiverso. Ed egli lo riconobbe in quell'antico clima familiare comesuono già udito. Balzò attraverso il campoaddormentatoe rapido e silenzioso si precipitò tra i boschi.Via via che si avvicinava al grido rallentava la sua corsadivenendocauto in ogni movimentofinché giunse a una radura fra glialberi espiando videeretto sulle ancheil muso puntato al cieloun lungo e sottile lupo dei boschi.


Nonaveva fatto alcun rumoree tuttavia il lupo cessò di ulularee cercò di sentire la sua presenza. Buck avanzòdecisamente nello spazio apertoun poco piegatocol corpo raccoltola coda dritta e rigidamentre i piedi si posavano a terra coninconsueta cura.


Ognimovimento esprimeva minacce frammiste con profferte di amicizia. Erala minacciosa tregua propria dell'incontro di bestie selvagge incerca di preda. Poi il lupo fuggì alla sua vista ed egli loinseguì con balzi felininella frenesia di raggiungerlo.


Lospinse in un canale cieconel letto di un torrente asciuttodove unmucchio di tronchi sbarrava la via. Il lupo si voltò girandosulle zampe posteriori come facevano Joe e tutti i cani eschimesiquando erano spinti in un angoloringhiando e arruffando il pelo ebattendo i denti in una continua e veloce successione di morsi.


Bucknon attaccòma gli girò attorno avvolgendolo diamichevoli proposte. Il lupo era diffidente e spauritoperchéBuck pesava tre volte più di luie la sua testa gli arrivavaappena alle spalle. Alla prima occasione fuggì via e la cacciaricominciò.


Piùvolte fu spinto in un angolo chiusoe la scena si ripetésebbene il lupo fosse in cattive condizionisenza di che Buck non loavrebbe raggiunto così facilmente. Correva finché latesta di Buck era all'altezza del suo fiancoe allora si voltavaall'improvviso per balzare via di nuovo alla prima occasione.


Allafine l'ostinazione di Buck fu premiata; perché il lupoaccorgendosi che non gli si voleva fare alcun male avvicinòinfine il suo naso a quello di Buck scambiando con lui il fiuto.


Divenneroamici e giocarono insieme in quel modo nervoso e quasi timido con cuile fiere smentiscono la loro ferocia. Dopo qualche tempo il lupo siallontanò trotterellando lentamente in un modo che mostravachiaramente che si recava in qualche luogofacendo capire a Buck chedoveva andarvi anche luie corsero a fianco a fianco nel buiocrepuscolo su per il letto del torrentenella gola da cui scaturivae varcando la nuda cresta ove erano le sue sorgenti.


Sull'oppostopendio scesero in una regione pianeggiante con grandi distese diboschi e molti fiumie per queste distese corsero decisiper ore eorementre il sole saliva sempre più e il giorno divenivasempre più caldo. Buck aveva una gioia selvaggia.


Capivadi rispondere finalmente al richiamo correndo così a fiancodel suo fratello del bosco verso il luogo da cui certo quel richiamoveniva. Antichi ricordi lo assalivano adessoed egli ne era eccitatocome un tempo era eccitato dalla realtà di cui essi eranol'ombra. Aveva già fatto le stesse cose in qualche parte diquell'altro mondo oscuramente rievocatoe le ripeteva adessocorrendo libero nell'aperto spazio con la terra vergine sotto i piedie gli aperti cieli sul capo.


Sifermarono presso un corso d'acqua per bere efermandosiBuck siricordò di John Thornton. Si sedette. Il lupo si rimise incammino verso il luogo da cui certo veniva il richiamopoi tornòa lui annusandolo e facendo gesti come se volesse incoraggiarlo.


MaBuck si volse e si avviò lentamente verso il ritorno. Perquasi un'ora il fratello selvaggio gli corse a fianco gemendo piano.Poi si sedettepuntò il muso al cielo e ululò. Era unululato tristee Buckcontinuando risoluto la sua stradalo udìdivenire sempre più debole finché si perse nelladistanza.


JohnThornton stava mangiando quando Buck fece irruzione nell'accampamentoe gli balzò addosso in una frenesia di affetto rovesciandolosaltandogli sopra leccandogli la facciamordendogli la mano:"facendo il buffone"come diceva John Thornton scuotendoloavanti e indietro e ingiuriandolo affettuosamente.


Perdue giorni e due notti Buck non lasciò mai il campo néperse di vista Thornton. Lo seguì nel suo lavororimase adosservarlo mentre mangiavalo guardò mettersi sotto lecoperte la sera e uscirne il mattino. Ma dopo due giorni il richiamonella foresta risuonò più imperiosamente che mai. Bucksi sentì ripreso dall'inquietudine e ossessionato dal ricordodel fratello selvaggio e della ridente regione oltre la crestamontanae della corsa a fianco a fianco attraverso le grandi disteseboscose. E ancora una volta tornò a vagare nei boschima ilfratello selvaggio non venne più; e per quanto tendessel'orecchio durante le lunghe veglienon più si levò iltriste ululato.


Cominciòa dormire fuori la notterestando lontano dal campo per interigiornie una volta attraversò la cresta montana alle fontidel torrente e scese nelle regioni dei boschi e dei fiumi.


Vagabondòlaggiù per una settimana cercando invano tracce recenti delfratello selvaggiocacciando il proprio cibo durante il viaggio eavanzando con quel trotto lungo e facile che sembra non doverstancare mai. Pescò il salmone in un largo fiume che sfociavanel mare chi sa dovee presso quel fiume stesso uccise un grandeorso nero accecato dalle zanzare mentre pescava come lui e infurianteper la forestadisperato e terribile. Anche così fu una lottadurache risvegliò gli ultimi residui ancor latenti dellaferocia di Buck. E due giorni dopoquando tornò all'animaleucciso da lui e trovò una dozzina di ghiottoni che sidisputavano la carcassali disperse come festuche; e quelli cheriuscirono a scappare ne lasciarono indietro due che non avrebberolitigato più.


Lapassione del sangue lo assalì più forte che mai: era unuccisoreun essere fatto per la predavivente di cose viventi;senza aiutisoloper virtù della sua forza e del suocoraggioriusciva trionfalmente a vivere nell'ambiente ostile in cuisolo i forti sopravvivevano. Per questo fu preso da un grandeorgoglioche si comunicava come per contagio al suo essere fisico.Si esprimeva in tutti i suoi movimentiera evidente nel gioco diogni muscoloparlava con chiaro linguaggio nel modo con cui egliavanzava e rendeva ancor più splendidase era possibilelasua splendida pelliccia.


Senzale brune macchie sul muso e sugli occhi e il ciuffo di peli bianchiche gli cadeva in mezzo al pettoavrebbe potuto essere confuso conun gigantesco lupopiù grande dei più grandi dellarazza. Da suo padreun San Bernardoaveva ereditato la mole e ilpesoma la forma a quella mole e a quel peso era stata data dallamadrecagna da pastore.


Ilsuo muso era il lungo muso del luposolo che era più largo diquello di qualsiasi lupo; e la sua grossa testa era una testa di lupodi dimensioni più grandi.


Selvaggiaastuzia di lupo era la sua astuzia; la sua intelligenza eraintelligenza di cane da pastore e di San Bernardo; e tutto questounito a un'esperienza conquistata nella più severa dellescuoleaveva fatto di lui l'essere più formidabile fra quelliche si aggiravano nella foresta. Animale carnivorovivente di solaselvagginaera nel pieno fioreal culmine dell'esistenzaesuberante di vigore e di fierezza. Quando Thornton passavacarezzandolola mano lungo la sua schienaun crepitio seguiva lesue dita perché ogni pelo scaricava a quel contatto la suaelettricità condensata. Ogni parte di luicervello e corponervi e fibreera accordata sulla nota più altae fra tuttele parti vi era un perfetto equilibrioun perfetto accordo. Avisionisuoniavvenimenti che richiedevano azionerispondeva conla rapidità di un lampo. Per quanto rapidamente un caneeschimese possa balzare per difendersi o attaccareegli balzavaancor più rapido. Vedeva il movimentoudiva il suono erispondeva in minor tempo di quanto ne richiedesse qualsiasi altrocane solo per vedere o udire. Percepiva decideva e rispondeva nellostesso istante. In realtà i tre atti del percepiredecidere erispondere erano consecutivima con intervalli così minimi daapparire simultanei. I suoi muscoli erano sovraccarichi di vitalitàe scattavano agili come molle d'acciaio. La vita fluiva in lui in unosplendido flussoelevandosi felice finché sembrava doverscoppiare in assoluta estasi e traboccare generosamente sul mondo.


-Nessuno ha mai visto un cane come questo- aveva detto un giornoJohn Thornton mentre con i suoi soci osservava Buck usciredall'accampamento.


-Dopo averlo fatto hanno spezzato la forma- disse Peter.


-Lo credo anch'ioperbacco- affermò Hans. Lo videro usciredal campoma non videro l'improvvisa e terribile trasformazione cheavvenne non appena fu nel segreto della foresta. Non marciava più.


Aun tratto era divenuto un essere della foresta che scivolavadolcemente con zampe di gattoun'ombra scorrente che appariva escompariva fra le ombre. Sapeva come sfruttare ogni riparocomecamminare sul ventre come un serpente e al pari di un serpentescattare e colpire. Poteva afferrare nel nido una pernice dimontagnauccidere un coniglio addormentatoe acchiappare amezz'aria i piccoli scoiattoli del Nord che fuggivano su per glialberi un attimo troppo tardi. Negli stagni aperti i pesci non eranotroppo agili per lui; né erano troppo astuti i castori cheriparavano le loro dighe. Uccideva per mangiarenon per puropiacere; ma preferiva mangiare quello che uccideva egli stesso.


Cosìnei suoi atti si insinuò il senso dell'agguatoe con grandegioia si gettava sugli scoiattoli per lasciarli poi fuggire sullecime degli alberiquando li aveva presi urlanti di paura mortale.


All'arrivodell'inverno gli alci apparvero con maggiore abbondanza spostandosilentamente verso il basso per svernare nelle meno fredde vallate.Buck aveva già abbattuto un giovane alce sbandatomadesiderava ardentemente una più grande e più temibilepreda e la incontrò un giorno sulla cresta montanaalle fontidel torrente. Una mandria di venti alci era venuta dalla regione deiboschi e dei fiumi e un grande alce era il loro capo. Era pieno difuria ealto sei piedi da terraera un avversario formidabilequale Buck poteva desiderare. L'alce faceva oscillare avanti eindietro le sue grandi corna palmateramificate in quattordicipunteche abbracciavano una distanza di sette piedi fra le punteestreme. I suoi piccoli occhi ardevano di una luce cattiva eirritatamentre muggiva furiosamente alla vista di Buck.


Dalfianco dell'alceun poco prima della cosciasporgeva l'estremitàpiumata di una frecciache spiegava la sua ira.


Guidatoda un istinto che gli veniva dagli antichi tempi di caccia nel mondoprimordialeBuck cominciò a tagliar fuori l'alce dal branco.Non era lavoro semplice. Prese a saltare latrando di fronte all'alceappena fuori della portata delle grandi corna e dei terribili zoccolipiatti che lo avrebbero ucciso con un sol colpo. Incapace di voltarele spalle a quel dentato pericolo e andarsenel'alce si abbandonavaa crisi di furore. Allora si scagliava su Buck cheastutamenteindietreggiava invitandolo con una finta incapacità difuggire.


Maquando era così separato dai suoi seguacidue o tre dei piùgiovani tornavano indietro per caricare Buck e permettere al capoferito di raggiungere il branco.


Viè una pazienza della forestaostinatainstancabilecontinuacome la vita stessache tiene immobile per ore il ragno nella suatelail serpente nelle sue spirela pantera nell'agguato; questapazienza è propria della vita quando va a caccia del suo cibovivente; ed era propria di Buck quando si aggrappò al fiancodella mandria ritardandone la marciairritando i giovaniinquietando le madri coi loro piccoli e facendo diventare folle dirabbia impotente l'alce ferito. Continuò per una mezzagiornata: Buck si moltiplicavaattaccava da tutti i lati avvolgendoil branco in un turbine di minaccetagliando fuori la sua vittimanon appena raggiungeva i compagnilogorando la pazienza degli esseriaggreditiminore di quella degli esseri che aggrediscono.


Viavia che il giorno si inoltrava e il sole scendeva nel suo letto aNord-Ovest (l'oscurità era tornata e le notti autunnaliduravano sei ore) i giovani alci si mostrarono sempre piùriluttanti a tornare indietro per aiutare il loro condottieroassediato. L'avvicinarsi dell'inverno li spingeva ad affrettarsiverso i livelli più bassied essi avevano l'impressione dinon potersi più sbarazzare di quell'essere instancabile che litratteneva. Inoltre la minaccia non si volgeva alla vita dellamandria né a quella dei giovani. Era richiesta solo la vita diun membroche aveva un interesse assai più remoto di quellodelle loro proprie vite; ein fondoessi erano contenti di pagareil tributo.


Quandocadde il crepuscoloil vecchio alce stava a testa bassa guardando isuoi compagnile femmine che aveva conosciutoi piccoli a cui avevafatto da padregli adulti che aveva dominatoandarsene a passostrascicante e tuttavia svelto attraverso le ultime luci. Non potevaseguirli perché davanti al suo muso saltava quel terrorezannuto e senza pietà che non voleva lasciarlo andare. Pesavatrecento libbrepiù di mezzo quintale; aveva vissuto a lungouna forte vita piena di lotte e di battagliee infine la morte gligiungeva dai denti di un essere la cui testa non era più altadelle sue grandi ginocchia nodose.


Daalloranotte e giornoBuck non abbandonò più la suapredanon le diede un attimo di riposonon le permise di brucare lefoglie degli alberi né i germogli delle betulle e dei salici.E neppure concesse all'alce ferito di placare la sua sete ardente neipiccoli ruscelli che incontravano. Spessopreso dalla disperazionel'alce si dava a lunghe corse; allora Buck non cercava di fermarlo magli stava dietro tranquillamentecontento del modo con cui il giocoprocedevaacquattandosi quando l'alce si fermavaattaccandolofuriosamente quando cercava di mangiare o di bere.


Lagrande testa si abbassò sempre più sotto l'albero dellecornae il trotto strascicato divenne sempre più debole.L'animale cominciò a star fermo per lunghi periodiil muso aterrale orecchie cadenti e umiliate; e Buck aveva più tempoper cercare da bere e per riposare. In questi momentiansimandoconla rossa lingua pendente e gli occhi fissi sul grande alcesembravaa Buck che avvenisse un cambiamento sul volto delle cose. Un nuovofremito passava per la regionealtre forme di vita la attraversavanoinsieme al branco degli alci. Le forestei fiumi e l'aria stessasembravano palpitare di quella presenza. L'avviso gli fu portato nongià dalla vistadall'udito o dal fiutoma da un qualchealtro senso più sottile. Non udiva nullanon vedeva nullaetuttavia si accorgeva che la regione era in qualche modo diversachestrane cose stavano muovendosi attraverso di essa. E decise cheappena sbrigato l'affare presenteavrebbe investigato.


Infineal termine del quarto giornoabbatté il grande alce. Per ungiorno e una notte rimase accanto all'animale ucciso mangiando edormendo alternativamente. Poiriposatorifocillato e fortevolseil muso all'accampamento di John Thornton. Prese il suo lungo efacile galoppo e andò avantiper ore e oresenza maismarrirsi nella via intricatadritto attraverso la regionesconosciuta con una sicurezza di direzione da far vergognare l'uomo eil suo ago magnetico.


Procedendodivenne sempre più consapevole della nuova inquietudine dellaregione. Vi era su di essa una vita diversa da quella che v'era statadurante l'estate. E l'avvenimento non gli era più portatoadessoper sottili e misteriose vie. Ne parlavano gli uccelligliscoiattoli ne chiacchieravano striduliperfino la brezza losussurrava. Più volte si fermò aspirando a grandiboccate la fresca aria del mattino e leggendo un messaggio che lospingeva a balzare avanti con ancor maggior fretta. Era oppresso daun senso di calamità incombente se non già avvenuta; equando ebbe attraversato l'ultimo spartiacque e fu sceso nellavallata verso il campoprocedette con maggior precauzione.


Tremiglia più avanti trovò una traccia fresca che gli feceergere i peli del collo. Conduceva dritta al campo di John Thornton.Buck si affrettòrapido e guardingocon ogni nervo tesoattento ai molteplici particolari che narravano una storia: tuttaeccetto la fine. Il suo fiuto gli dava una descrizione sempre variadel passaggio della vita sulle cui tracce stava muovendosi. Sentìil profondo silenzio della foresta. La vita degli uccelli era volatavia. Gli scoiattoli si erano nascosti. Ne vide solo unouna cosettaliscia e grigia appiattita contro un grigio tronco morto cosìche sembrava farne parteescrescenza legnosa sul legno.


MentreBuck scivolava avanti con la segretezza di un'ombra fuggevoleil suofiuto fu improvvisamente tratto da una partecome se una forzamateriale lo avesse afferrato e lo tirasse.


Seguìil nuovo odore in un folto e trovò Nig. Giaceva su di unfiancomorto là dove si era trascinatocon una frecciasporgentepunta e pennedal due lati del corpo.


Centopassi più avanti Buck incontrò uno dei cani dellaslitta che Thornton aveva comprato a Dawson; lottava faticosamentecon la morteproprio in mezzo alla pistae Buck lo scansòsenza fermarsi. Dal campo veniva un suono fioco di numerose voci chesi alzavano e abbassavano come in cantilena. Più avantiancoraalla estremità della raduratrovò Hansbocconicoperto di frecce come un porcospino. Nello stesso istanteBuck diede uno sguardo al luogo in cui era stata la capanna di abetee vide qualche cosa che gli fece ergere il pelo sul collo e sullaschiena. Un turbine di furore travolgente lo assali. Non si accorsedi ringhiarema ringhiava forte con terribile ferocia. Per l'ultimavolta in vita sua permise alla passione di imporsi all'astuzia e allaragionee fu il grande amore per John Thorntonche gli fece perderela testa.


GliYeehats danzavano intorno alle rovine della capanna di abete quandoudirono un ruggito terribile e videro precipitarsi su di loro unanimale di cui non avevano mai visto l'eguale. Era Buckviventeuragano di furoreche si slanciava su di loro in una frenesia didistruzione. Balzò sul primo uomo che gli capitòilcapo degli Yeehatssquarciandogli la gola così che dallaiugulare sprizzò una fontana di sangue. Senza fermarsi aincrudelire sulla vittimacon un altro salto squarciòpassando via la gola di un altro. Era impossibile resistergli. Sislanciava nel folto lacerandosquarciandodistruggendocon un motocontinuo e terribile che sfidava le frecce scagliate su di lui. Inrealtàcosì rapidi erano i suoi movimenti e cosìfolti gli indiani intorno a luiche essi si colpivano l'un l'altrocon le frecce; e un giovane cacciatorescagliata una freccia suBucka mezz'aria colpì al petto un compagno con tale forzache la punta forò la pelle della schiena uscendo dalla parteopposta. Allora il panico si impadronì degli Yeehatsed essifuggirono atterriti nei boschigridando che era arrivato il MalvagioSpirito.


Ein realtà Buck era un demonio incarnato che infuriava alleloro calcagna abbattendoli come cervi mentre essi fuggivano tra glialberi. Fu quello un giorno nefasto per gli Yeehats. Dispersi qua elà per la regionesolo dopo una settimana i sopravvissutipoterono raccogliersi in una valle più bassa e contare le loroperdite. Buckstanco dell'inseguimentotornòall'accampamento distrutto. Trovò Pete là dov'era statouccisoancora avvolto nelle copertealla prima sorpresa. Ladisperata difesa di Thornton era scritta in segni ancor freschi sulsuoloe Buck ne fiutò ogni particolare fino al margine di unprofondo stagno. Làcon la testa e le zampe anteriorinell'acquagiaceva Skeetfedele fino all'ultimo. Lo stagnofangosoe torbido per gli scavi fattinascondeva il suo contenuto; e làin fondo vi era John Thornton: perché Buck seguì la suatraccia fino nell'acqua e dall'acqua nessuna traccia usciva.


Pertutto il giorno Buck rimase meditando presso lo stagno o vagòsenza riposo per il campo. La mortecome cessazione del movimentocome un passar oltre la vita di ciò che vivela conosceva; esapeva che John Thornton era morto. Questo lasciava in lui un granvuotoqualche cosa di simile alla famema che doleva e doleva e chenon vi era cibo che potesse saziarlo. A voltequando sostava acontemplare i cadaveri degli Yeehatsdimenticava quella penae siaccorgeva allora del proprio profondo orgogliosuperiore a ogniorgoglio fino allora provato.


Avevaucciso l'uomola più nobile cacciagionee l'aveva ucciso perla legge del bastone e della zanna. Annusava incuriosito quei corpi.Erano morti così facilmente! Era più difficile uccidereun cane eschimese: senza le loro freccele loro aste e i lorobastoninon potevano minimamente competere con lui. Da quel momentonon li avrebbe temuti piùse non quando avevano in manofrecceaste e bastoni.


Scesela nottee la luna piena si levò sugli alberialta nelcieloilluminando la regione fino a irrorarla di una spettrale luce.E col sopraggiungere della nottemeditando e soffrendo presso lostagnoBuck cominciò ad avvertire il fremito di una nuovavita nella forestadiverso da quello che gli Yeehats vi avevanosuscitato. Si drizzò ascoltando e fiutando. Dalla lontananzasi levava un deboleacuto ululato seguito da un coro di ululatisimiliche via via divenivano più fitti e più alti.


Ancorauna volta Buck li riconobbe come cose udite in quell'altro mondo chepersisteva nella sua memoria. Si portò al centro della radurae si mise in ascolto. Era il richiamo. Il richiamo dalle molte noteche risuonava più allettante e imperioso che mai. E come maiprima di allora egli era pronto a obbedire. John Thornton era mortol'ultimo legame era spezzato. L'uomo e le pretese dell'uomo non lotenevano più avvinto.


Allacaccia di cibo vivoal pari degli Yeehatsseguendo le piste deglialci migrantiil branco dei lupi era finalmente venuto dal paese deifiumi e dei boschiinvadendo la valle di Buck. Nella radura inondatadal plenilunioi lupi si riversarono infine come un fiume d'argento;e là nel mezzo stava Buckimmobile come una statuaaspettando la loro venuta. Essi ne sbigottironotanto era grande eimmobilee vi fu un momento di sosta finché il piùardito si slanciò contro di lui. Buck colpì come unlampo spezzandogli il collo. Poi rimase ancora immobilementre illupo colpito ruzzolava agonizzante dietro di lui. Altri tre tentaronola prova in rapida successione; e l'uno dopo l'altro si ritiraronogrondando sangue dalle gole e dalle spalle squarciate.


Bastòperché l'intero branco si slanciasse in massa confusa ecompattaimpacciata dalla stessa avidità di balzare sullapreda.


Laprontezza e l'agilità meravigliosa di Buck lo aiutaronoperfettamente. Ruotando sulle zampe posterioriazzannando elacerandoegli era dappertutto contemporaneamentepresentando unfronte apparentemente continuotanto velocemente turbinavaguardandosi da ogni lato. Maper non essere colto alle spallefucostretto a indietreggiare oltre lo stagno fin nel letto deltorrentefino ad addossarsi a un alto banco di sabbia. Riuscìa raggiungere un angolo creato entro la riva dagli uomininei lorolavori di scavoe in quell'ansa si asserragliòprotetto datre laticon il solo compito di difendere il fronte.


Cosibene lo difese chedopo una mezz'orai lupi indietreggiavanosconfitti. Avevano le lingue pendentie le bianche zanne brillavanocrudeli nel plenilunio. Alcuni si erano accovacciati con le testedritte e le orecchie tese in avanti; altri erano in piedi e loosservavano; altri ancora bevevano nello stagno. Un lupo lungo grigioe sottile avanzò con cautelain modo amichevolee Buckriconobbe il fratello selvaggio con cui aveva corso per una notte eun giorno. Guaiva sommesso epoiché Buck guaì a suavoltasi toccarono il naso. Allora un vecchio lupomagro e copertodi cicatricisi fece avanti. Buck contrasse le labbra per ringhiarema toccò il naso con lui. E il vecchio lupo sedettepuntòil naso alla luna e ruppe nel lungo ululo del lupo.


Glialtri sedettero e ulularono. E adesso il richiamo veniva a Buck inaccenti inconfondibili. Si accosciò anche lui e ululò.


Fattoquestousci dal suo angolo e il branco lo circondòannusandolo in modo tra amichevole e selvaggio. I capi levarono illatrato del branco e saltarono vianei boschi. I lupi li seguironolatrando in coro. E Buck corse via con loroa fianco del fratelloselvaggiolatrando.


Equi può finire la storia di Buck. Non erano trascorsi moltianni quando gli Yeehats notarono un cambiamento tra i lupi del bosco;perché ne furono visti alcuni con chiazze brune sulla testa esul muso e una striscia bianca che scendeva in mezzo al petto. Macosa ancor più notevolegli Yeehats raccontano di un CaneFantasma che corre alla testa del branco. Essi temono questo CaneFantasmaperché è assai più astuto di lororuba nei loro accampamenti nei crudi invernivuota le loro trappoleuccide i loro canie sfida i loro più bravi cacciatori.


Anzila storia diviene anche più truce. Vi sono cacciatori che nontornano più al campo e altri ve ne sono statitrovati dailoro compagni di tribù con la gola squarciata e tracce di lupointorno a loronella nevepiù grandi di quelle di un lupocomune. Ogni autunnoquando gli Yeehats seguono la migrazione deglialcivi è una certa valle nella quale non entrano mai. E visono donne che si rattristano quandoattorno al fuocosi raccontacome lo Spirito Malvagio abbia scelto quella valle come sua dimora.


Nell'estatetuttaviavi è in quella valle un visitatore che gli Yeehatsnon conoscono. E' un grande lupo dalla meravigliosa pellicciasimileagli altri lupie tuttavia diverso da loro.


Arrivasolitario dal ridente paese dei boschi e scende fino a una radura tragli alberi. Là un rivo biondo fluisce da sacchi marciti dipelle d'alce e si disperde a terra; lunghe erbe e muschi lo ricopronoe nascondono al sole il suo giallo splendore.


Elà egli rimane per qualche tempo silenziosoululando unavolta solaa lungo e lugubrementeprima di partire.


Nonsempre è solo. Quando vengono le lunghe notti d'inverno e ilupi seguono il loro cibo nelle vallate più basselo si puòvedere correre alla testa del branco nella pallida luce lunare o neichiarori crepuscolari dell'aurora borealebalzando gigantesco soprai suoi compagnila vasta gola mugghiante mentre canta il canto delpiù giovane mondoil canto del branco.




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