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Nathaniel Hawthorne



LA LETTERA SCARLATTA

 

 

 

 





PREFAZIONEALLA SECONDA EDIZIONE


Congrande sorpresa dell'autore e (se gli è concesso dir questosenza suscitare ulteriore scandalo)con suo considerevoledivertimentoegli constata che il suo schizzo della vita d'ufficioche fa da introduzione a "La lettera scarlatta"haprovocato un'agitazione senza precedenti nella rispettabile comunitàcon cui egli è a diretto contatto. Essa difficilmente avrebbepotuto essere più violentainverose egli avesse incendiatola Dogana e spento le sue ultime braci fumanti nel sangue di un certovenerabile personaggiocontro il quale si suppone che nutra un astioparticolare. Poiché la pubblica riprovazione gli peserebbemolto se fosse consapevole di meritarlal'autore si pregia di direche ha letto e riletto le pagine introduttivecon il proposito dimodificare o cancellare tutto ciò che fosse parso inopportunoe di riparare come meglio poteva alle iniquità di cui èstato giudicato colpevole. Ma è dell'opinione che le unichecaratteristiche notevoli dello schizzo siano la sua franca e genuinabonomiae la generale accuratezza con la quale egli ha manifestatole proprie sincere impressioni sui personaggi in esso descritti. Perciò che riguarda inimicizie o rancori di qualunque sortasiapersonali sia politicinega recisamente che in lui ci siano talimoventi. Lo schizzo avrebbe forse potuto essere omesso del tuttosenza che il pubblico ci perdesse niente o senza che derivassedetrimento al libro; madato che ha stabilito di scriverloegliritiene che esso non avrebbe potuto essere fatto con animo megliodisposto o più benevolonésin dove lo consentiva ilsuo talentocon un maggior effetto di veridicità.


L'autore è quindi costretto a ripubblicare il suo schizzosenza cambiare una parola.


Salem30 marzo 1850.




LAVECCHIA DOGANA


Introduzionea "La lettera scarlatta"



E'abbastanza curioso cheper quanto sia restio a parlareeccessivamente di me stesso e dei miei affari accanto al caminetto eagli amici più intimiper la seconda volta in vita mianelrivolgermi al pubblicoio abbia ceduto a un istinto autobiografico.La prima volta fu tre o quattro anni faquando gratificai illettoreingiustificabilmente e senza una ragione plausibile che illettore indulgente o l'importuno scrittore potessero immaginarediuna descrizione della vita che conducevo nella profonda quiete di unvecchio presbitero. E orapoichémalgrado le mie scarse dotiquella volta fui così fortunato da trovare un paiod'ascoltatoriagguanto nuovamente il pubblico per il bavero dellagiacca per narrargli i miei tre anni di esperienza in un ufficiodoganale. L'esempio del famoso "P.P.chierico di questaparrocchia" non fu mai seguito con maggior fedeltà. Paredunque che la verità sia chequando l'autore sparge i suoifogli al ventoegli non si rivolga ai tanti che getteranno indisparte il suo libro per non interessarsene piùma ai pochiche saranno in grado di capirlo meglio di quasi tutti i suoi compagnidi scuola e di vita. Alcuni autoridel restosi spingono ancora piùin làe si abbandonano a confidenze così profondamenterivelatrici che si dovrebbero faresolo ed esclusivamenteall'unicocuore e spirito capaci di perfetta comprensionecome se il librostampatogettato allo sbaraglio nel vasto mondodovesse per forzatrovare la parte disgiunta della natura dell'autoree ne completassel'esistenza ponendolo in intimo contatto con essa.


Anche parlando impersonalmenteperònon è decorosodire tutto.


Giacché i pensierid'altra parterestano gelati eincomunicabilia meno che non si stabilisca una reciprocacomprensione tra l'oratore e il pubblicoè ammissibileimmaginare che un amicocortese e perspicaceanche se non sia ilpiù intimoci stia ad ascoltare: solo alloravinta lanaturale ritrosia da questa confortante consapevolezzapotremodiscorrere di quel che accade attorno a noie addirittura di noistessipur mantenendo velato il nostro Io più intimo. Aqueste condizioni ed entro questi limiti un autore puòsecondo meessere autobiograficosenza calpestare né i suoidiritti né quelli del lettore.


Si vedrà poi come questo schizzo della Dogana abbiaun'attinenzadi una sorta che ha sempre avuto diritto dicittadinanza nella letteraturacon il resto del libroperchéspiega come la maggior parte delle pagine seguenti sia entrata in miopossesso e fornisce le prove dell'autenticità del racconto checontengono. E' questo in realtàe nessun altroil veromotivo per cui mi metto personalmente in rapporto col pubblico: ildesiderio di pormi nella mia vera veste di curatoreo poco piùdel più prolisso dei racconti che costituiscono il mio libro.Nel seguire questo scopo principale mi è sembrato lecito darecon pochi tocchi di mio pugnoun pallido ritratto di un genere divita che finora non era mai stato descritto e di alcuni deipersonaggi che ne fanno parteuno dei quali s'è trovato aessere l'autore.


Nella mia città nataleSalemsi trovava cinquant'anni faaitempi del vecchio King Derbyun molo pieno di movimentoma che oggiè soffocato da magazzini di legno in rovinae mostra pochi onessun segno di vita commercialeeccetto forse una goletta a palo oun brigantino attraccati a metà della sua malinconicalunghezzache scaricano pelli; opiù vicinouna golettadella Nuova Scoziache scarica legna da ardere; all'estremitàdicodi questo molo in rovinache spesso la marea inondae lungoil qualealla base e sul retro della fila di edificile tracce dimolti noiosi anni si scorgono su un margine di stentate erbec'èuna spaziosa costruzione di mattonidalle cui finestre anteriori sipuò ammirare questo poco allegro panorama e tutto il porto.Sul punto più elevato del tettoesattamente per tre ore emezzo ogni mattinasventola o pendecol vento o la bonaccialabandiera della repubblicama con le tredici strisce disposteverticalmente invece che orizzontalmentea indicare che il governodello zio Sam ha destinato l'edificio a usi civili e non militari. Lafacciata si adorna di un portico di una mezza dozzina di pilastri dilegno che reggono un terrazzosotto cui una rampa di ampi gradini digranito scende verso la strada. Sulla porta d'ingresso si protende unenorme esemplare dell'aquila americana con le ali spiegateuno scudosul petto ese ricordo beneun mazzo di saette mischiate assieme edi frecce acuminate in ciascun artiglio. Con l'abituale bruttocarattere che distingue questo sfortunato volatile sembra checon laferocia insita nel becco e negli occhi enel complessocon il suoatteggiamento truculentominacci guai a tutta la pacifica comunitàe soprattutto pare che voglia avvertire ogni cittadinoal quale stiaa cuore la propria incolumitàdi non entrare nello stabileche essa protegge con l'ombra delle sue ali. Malgrado ciòperrabbiosa che sembrimolti in questo stesso momento stanno cercandoriparo sotto le ali dell'aquila federalecredendoimmaginoche ilsuo petto abbia la morbidezza e la comodità di un guanciale dipiume di struzzo.


Ma anche nei momenti migliori l'aquila non è mai affettuosaepresto o tardi- e di solito più presto che tardi - finiscecol gettar fuori la sua nidiata con un colpo dei suoi artigliunabeccatao una dolorosa ferita delle sue frecce acuminate.


Nelle crepe del marciapiede che circonda l'edificio sopra descritto(che potremmo chiamare sin d'ora la Dogana del porto) cresce erbasufficiente per mostrare cheultimamentenon è statoconsumato da un numeroso concorso di persone. In alcuni mesidell'anno però ci sono spesso delle mattine in cui gli affariprocedono con un ritmo più vivace. Tali occasioni potrebberoricordareai cittadini più anzianiquel periodoprima dellaguerra contro l'Inghilterraquando Salem era un porto di rilievonon trascuratocom'è oradai suoi mercanti e dai suoiarmatoriche lasciano cadere in rovina i molimentre le lorospeculazioni vanno ad accresceresenza necessità e poco allavoltail robusto flusso del commercio di Nuova York o di Boston. Inqueste mattinatequando il caso fa sì che attracchino tre oquattro navi contemporaneamentedi solito dall'Africa o dal SudAmericao siano in procinto di salpare verso quelle regionisuigradini di granito si sentono scendere e salire passi affrettati.Quiprima che la sua stessa moglie gli abbia dato il benvenutopotete incontrare il capitano dal volto bruciato dalla salsedineappena arrivato in portocon le carte di bordo rinchiuse in unascatola di latta arrugginita che porta sotto il braccio. Qui vienepure il suo armatorefestoso o tetrocortese o in preda ai nerviaseconda che il viaggio appena compiuto gli abbia portato merci che sitramuteranno presto in denaroo lo abbia sepolto sotto un cumulo didifficoltàdalle quali nessuno si curerà di tirarlofuori. Qui abbiamo ancora l'embrione del mercante dalla fronterugosaconsunto dalle preoccupazionicon la barba brizzolataovvero il giovane impiegato astutoche sente il gusto di trafficarecome il lupacchiotto quello del sanguee già fa speculazionicon le navi del principale mentre potrebbe starsene a giocare con lebarchette nella gora di un mulino. Altra figura della scena èil marinaio pronto a imbarcareche ha bisogno d'un salvacondottooquello che è appena arrivatopallido e deboleche cerca uncertificato per andare in ospedale. E non possiamo certo dimenticarei capitani delle piccole golette rugginose che trasportano legnadalle province britanniche: rozzi lupi di maresenza l'aria vivacedegli yankeema che forniscono un elemento tutt'altro chetrascurabile nel nostro commercio in declino.


Riunite assieme tutti questi tipicome capitava a volteeaggiungetene altri per dare varietà all'ambiente: ed ecco quelche per un po' di tempo faceva della Dogana una scena interessante.


Più spessotuttaviasalendo le scalesi vedeva-nell'ingressod'estateo nelle loro stanzese il tempo era cattivoo d'inverno - una fila di venerabili figuresedute sulle loroseggiole antiquateche avevano il puntale delle gambe posterioriappoggiato al muro. Spesso dormivanoma ogni tanto era possibilesentirle parlare tra lorocon voci che andavano dall'acuto albrontolio indistintoe con quella mancanza di energia che distinguegli abitanti degli ospizi e tutti quegli esseri umani che vivono dicarità o di lavoro monopolizzatoo di qualsiasi cosa che nonsiano i propri sforzi indipendenti. Questi vecchi signorichesedevanocome Matteoal tavolo delle gabellema che era difficilene venissero distolticome luiper mansioni apostolicheeranofunzionari della dogana.


C'è purea sinistra dell'ingresso principaleuna certastanzao un ufficiodi circa quindici piedi quadrati e di notevolealtezzacon due delle sue finestre ogivali da cui si gode ilpanorama del molo semiabbandonato di cui abbiamo già parlatoe con la terza che dà su uno stretto vicolo e su una parte diDerby Street. Da tutte e tre si possono scorgere le botteghe deidroghieridei bozzellaidei venditori di abiti per marinai e deifornitori navalidavanti alle porte delle quali si radunanociarlando e ridendocrocchi di vecchi lupi di mare e altri topi dibanchina che infestano ogni porto. La stanza non è priva diragnatelee sudicia di vecchio intonaco; il pavimento ècosparso di sabbia grigiacome ormai non si usa più da tempo:ed è facile concluderedalla generale incuria del luogocheè un santuario dove il genere femminilecon i suoi strumentimagicila ramazza e lo strofinaccioaccede molto raramente. Permobilio c'è una stufa con una canna voluminosaaccanto allaquale si trova un vecchio tavolo di pino con uno sgabello a tregambeoltre a due o tre sedie prive di imbottituraormaieccessivarnente vecchie e instabili; eper non dimenticare labibliotecasu qualche scaffale si può trovare una ventina opiù di volumi degli "Atti del Congresso"e unmassiccio "Digesto delle leggi sulle imposte". Un tubo dilama stagnata attraversa il soffittoe costituisce un mezzo dicomunicazione orale con altre parti dell'edificio. E quiqualchemese fapasseggiando su e giù da un angolo all'altrooappollaiato sullo sgabello dalle lunghe gambecol gomito sul tavoloe gli occhi vaganti tra le colonne dei giornali del mattinoavrairiconosciutoonorevole lettorelo stesso individuo che ti avevaintrodotto amichevolmente nel suo allegro studiolodove il soleocchieggiava così piacevolmente tra i rami di salice sul latodi ponente del vecchio presbiterio. Ma orase ci andassi a cercarlochiederesti invano del sovrintendente Locofoco (1). Il vortice delleriforme lo ha spazzato via dal suo ufficioe un successore piùmeritevole di lui è subentrato nella sua carica e intasca isuoi emolumenti.


Questa vecchia città di Salem - il mio luogo di nascitabenché per molti annida ragazzo e da adultoabbia passatola vita altrove - hao ebbeil potere di emozionarmi con una forzadi cui non mi sono mai reso conto durante i periodi che citrascorrevo. Inveroper quel che riguarda il suo aspetto esternocon la sua superficie piana e monotonacoperta principalmente dicase di legnopoche o nessuna delle quali possono aspirare allabellezza architettonicacon la sua irregolaritàche non èné caratteristica né pittorescama soltanto monotonala sua lunga strada silenziosache si snoda faticosamente attraversotutta la penisolacon il colle della Forca e la Nuova Guinea da unlatoe il panorama dell'ospizio dall'altro; questi essendo ilineamenti della mia città nataletanto varrebbe affezionarsia una scacchiera in disordine. E inveceper quanto io sia sempre piùfelice altrovec'è qualcosa in me per la vecchia Salem chein mancanza di un'espressione miglioremi accontenterò dichiamare attaccamento. Forse questo sentimento va attribuito alleantiche e profonde radici che la mia famiglia ha messo in questosuolo. Sono ormai quasi due secoli e un quarto dacchél'originario britannoil primo emigrante che portasse il mio nomefece la sua comparsa in quel paese selvaggio e circondato dai boschiche doveva diventare una città. Qui sono nati e morti i suoidiscendentie con questo suolo hanno mischiato la loro materiaterrenacosì non c'è parte di essoper piccola chesiala quale non sia in rapporto di parentela con la forma mortalecon cuiper breve tempome ne vado a spasso per le strade. Inpartequindil'attaccamento di cui parlo è la sempliceaffinità elettiva della polvere per la polvere. Pochi dei mieiconcittadini sanno di che si tratti ed'altrondepoiché itrapianti frequenti sono proficui per la razzanon ènecessario che desiderino di saperlo.


Ma questo sentimento ha contemporaneamente la sua parte morale.


L'immagine di quel primo antenatocircondato dalla tradizionefamiliare di una grandezza fosca e oscurafu presente alla miaimmaginazione di ragazzo fin dove si spinge la mia memoria. Ancora miossessionae mi fa sentire un senso di continuità colpassatoche difficilmente si può attribuire all'effetto dellacittà nel suo stato attuale. Mi pare di avere un piùforte diritto di risiederci per via di questo austerobarbutoammantellato progenitore dal cappello a conoche venne in tempitanto lontanicon la Bibbia e la spadae calcò le stradeintatte con la sua andatura maestosae diventò una figuratanto prominente come uomo di guerra e di pace; un diritto ben piùforte di quanto io non abbia per la mia personaperché il mionome si sente raramente e il mio volto è quasi sconosciuto. Fusoldatolegislatoregiudice; fu rettore della chiesa; ebbe tutte lecaratteristiche dei puritanibuone e cattive. Fu parimenti un fieropersecutorecome testimoniano i quaccheriche lo hanno ricordatonelle loro storiee che raccontano un esempio della sua estremaseverità nei confronti di una donna della loro settache c'èda temere venga ricordato più a lungo delle sue azionimiglioriche pure furono molte. Pure suo figlio ereditò lospirito della persecuzionee si rese talmente rinomato nelmartirizzare le streghe che non è assurdo pensare che il lorosangue abbia lasciato una macchia su di lui. Una macchia cosìindelebilein effettiche le sue vecchie ossa essiccatenelcimitero di Charter Streetdevono ancora recarlase pure non sisono già ridotte del tutto in polvere! Non so se questi mieiantenati hanno creduto opportuno pentirsie abbiano chiesto perdonoal cielo per le loro crudeltào se invece ora sopportinogemendo le pesanti conseguenze di quello che fecero in un diversostato di esistenza. In ogni casoiolo scrittore di questo volumeassumo su di me l'obbrobrio in loro nomee prego che tutte lemaledizioni che sono piovute su di loro (come mi è statodettoe come sarebbe dimostrato dalle tristi e difficili condizionidella mia famigliache durano da un così gran numero di anni)siano allontanate dal loro capo ora e per sempre.


Non c'è dubbiod'altrondeche entrambi questi puritani durie accigliati avrebbero considerato sufficiente punizione dei propripeccati vedere chedopo tanti anniil vecchio tronco dell'alberogenealogicocoperto di tale venerabile musconon fosse stato capacedi produrre come ultimo germoglio che uno sfaccendato come me.Nessuno degli intenti da me perseguiti sarebbe parso loro lodevole;nessuno dei miei successi (se la mia vitaoltre la cerchiadomesticafosse mai stata illuminata dal successo) sarebbe parsodegno di qualche considerazione ai loro occhise non addiritturadisonorevole. "Che cosa fa?" mormora l'ombra grigia di unodei miei progenitori all'altra. "Lo scrittore di romanzi! Cherazza di professioneche maniera di rendere gloria a Dioo diessere utile all'umanità nella sua vita temporale e nella suagenerazione può essere questa? Tanto valeva che questodegenerato facesse il musicante!". Sono questi i complimenti checi scambiamo io e i miei lontani antenati attraverso l'abisso deltempo! Eppureanche se si prendono gioco di me a loro piacimentoèinnegabile che numerosi tratti del loro carattere si sianointrecciati col mio.


Piantata in profonditànella prima infanzia e nell'etàpuerile della cittàda questi due uomini onesti ed energicila razza è rimasta da allorae sempre anche mantenendointatta la propria rispettabilitàsenza che maiper quantomi risultaun membro indegno la disonorasse; ma anched'altrocantoraramente o mai segnalandosi per qualche fatto memorabiledopo le due prime generazionie senza neppure cercare di mettersi inmostra. A poco a poco sono quasi scomparsi dalla scenacome levecchie casequa e là per le straderestano ricoperte aipiani inferiori dall'accumularsi di nuova terra. Di padre in figlioper più di cento annipresero la via del mare; a ognigenerazione un capitano dal capo incanutito passava dal cassero allaquiete familiarementre in sua vece un ragazzo di quattordici anniereditava il suo posto davanti all'albero di maestrasfidando laspuma salmastra e le tempeste che avevano infierito contro suo padree il padre di suo padre. Anche il ragazzoa suo tempopassava dalcastello di prua al quadratoe dopo aver trascorso una tempestosavirilità tornava dai suoi pellegrinaggi per invecchiaremorire e mischiare la sua polvere con quella della terra natale.Questo lungo legame di una famiglia con uno stesso luogocome cullae come tombacrea una sorta di parentela tra l'essere umano e ilpostoche non dipende in alcun modo dal fascino del panorama o da uncondizionamento morale del primo. Non si tratta d'affettomad'istinto. Il nuovo abitantegiunto lui stesso da un paesestranieroo di vicina ascendenza stranierapuò accampare benpochi diritti al nome di salemita; gli manca l'idea di quella tenaciada ostriche con la quale un vecchio colonizzatoreche ci si èstabilito da più di due secolisi attacca al luogo dove sonostate concepite le generazioni dei suoi discendenti. Non importa cheil paese non gli dia alcuna gioia:

non conta che sia stanco delle vecchie case di legnodel fango edella polveredella mortale monotonia del luogo e dei sentimenti checi aleggianodel vento gelido dell'este dell'atmosfera socialeancor più gelida; per lui tutte queste cosee qualunque altrodifetto peggiore veda o immagininon significano nulla.


L'incantesimo sopravvivee con tanta potenza da fargli apparire ilpaese natìo come un paradiso. Così è stato nelmio caso.


Presentii sempre come un destino che Salem sarebbe stata anche la miadimoraperché tutto quel complesso di lineamenti e dicaratteristiche che per tanto tempo era stato familiare qui (e persemprepoiché ogni volta che un membro della stirpe venivaposto nel sepolcroun altro ne riprendeva la marcia di vedetta perla via principale)potesse ancoraper la breve durata della miavitaessere visto e riconosciuto nella vecchia città. Ed'altronde questo sentimento stesso è la riprova che illegameil quale è divenuto malsanodebba essere infinereciso. La natura umana non può prosperareproprio come unapatatase viene piantata e ripiantata nello stesso suolo immiseritoper una serie troppo lunga di generazioni. I miei figli sono natialtrove efin tanto che potrò influire sul loro destinoporranno le radici in un suolo novello.


Quando mi separai dal vecchio presbiteriofu soprattuttoquest'attaccamento stranofiacco e triste per la mia cittàche mi portò a occupare un posto nell'edificio di mattonidello zio Sammentre avrei potuto trovare qualche altra occupazionealtrettanto buonae forse migliore. Il fato incombeva su di me. Nonera né la prima né la seconda volta che me ne andavoin apparenza definitivamentema poi ritornavocome la monetinacontraffattao come se Salem fosse per me l'inevitabile centrodell'universo.


Fu così cheun bel mattinosalii la rampa di scale digranitocon in tasca la nomina firmata dal presidentee fuipresentato all'assemblea di gentiluomini che avrebbero dovutoalleggerirmi di una parte delle mie pesanti responsabilità diispettore capo alla Dogana.


Nutro forti dubbio meglionon ho dubbi di sortasulla possibilitàche altri pubblici funzionaricivili o militaridegli Stati Unitisi siano mai trovati a dirigere un corpo patriarcale di veteranisimile al mio. Quando li vidiriuscii a stabilire immediatamentedove si trovasse l'Abitante più Vecchio.


Erano più di vent'anni che la posizione indipendentedell'esattore aveva mantenuto la Dogana di Salem al di fuori delturbine delle vicissitudini politiche che solitamente rendono cosìaleatorie le cariche pubbliche. Come soldatoe come il migliorsoldato della Nuova Inghilterral'esattore si era tenuto ben saldosul piedestallo delle sue valorose gesta epoiché lui stessose ne stava al sicuro per la saggia longanimità delleamministrazioni successive durante le quali era rimasto in caricaera stato la salvezza dei suoi subordinati in più di unmomento di pericolo e di subbuglio. Il generale Miller erasostanzialmente un conservatore: un uomo sulla cui natura affabile leabitudini avevano un'influenza non trascurabileche si attaccava contenacia ai volti notied era difficile che li cambiasseanche se ilmutamento avrebbe prodotto indiscutibili vantaggi. Fu per questo cheassumendo la direzione del mio ufficiotrovai uomini scarsi dinumero ma non di anni. Erano per la maggior parte vecchi capitani dimare chedopo essere stati sballottati per tutti i mari e averresistito con vigore ai colpi violenti della vitaavevano finito colritirarsi in questa baia tranquilladovecon poche preoccupazionitranne i periodici terrori delle elezioni presidenzialiavevanoacquistato un nuovo ritmo di vita. Per quanto non fossero menosoggetti del loro prossimo all'età e alle malattiedovevanocertamente possedere un qualche talismano che teneva in scacco lamorte. Due o tre membri del gruppoa quel che mi si disseessendoreumatizzati e gottosio forse inchiodati al lettonon si sognavanoneppure di fare la loro apparizione alla Dogana per gran partedell'annomadopo un inverno letargicoarrancavano fuori casasotto il caldo sole di maggio o di giugnosi avviavano pigramenteverso quello che chiamavano il dovere equando a loro pareva epiacevase ne tornavano a letto. Mi devo riconoscere colpevoledell'accusa di avere aiutato a esalare l'ultimo respiro piùd'uno di questi venerabili servitori della repubblica. Su miarichiesta ebbero la concessione di riposare dalle loro ardue fatichee poco tempo dopopoiché credo onestamente che desiderasserovivere soltanto per servire il loro paesesi ritirarono in un mondomigliore. E' una pia consolazione per me ritenere che sia statoproprio il mio intervento a concedergli tempo sufficiente per potersipentire di tutto il male e delle malversazioni in cui è luogocomune pensare che cada ogni funzionario di dogana. Né laporta anteriore né quella posteriore della Dogana si apronosulla strada del paradiso.


La maggior parte dei miei funzionari era costituita da "whigs".Fu un bene per la loro veneranda confraternita che il nuovosovrintendente non fosse un politico emalgrado la sua fededemocraticanon avesse ricevuto e non mantenesse la sua carica peraderenze di partito. Altrimenti se un politicante attivo fosse statocollocato in quel posto di rilievo per assumersi il facile compito disopraffare un esattore "whig" che le malattie trattenevanodall'esercitare personalmente il suo incaricocon ogni probabilitàneppure uno dei membri del vecchio corpo avrebbe potuto respirarel'aria dell'ufficio per più di un mese dall'arrivo dell'angelosterminatore alla Dogana. Secondo il codice di prammatica in casi delgenerese un politico avesse messo sotto la ghigliottina tuttequelle teste canutenon avrebbe fatto niente di più del suodovere. Era del resto abbastanza evidente che i vecchi si aspettavanoun servizio del genere da parte mia. Mi addoloròe nellostesso tempo mi divertìosservare i terrori che siaccompagnarono al mio arrivo; vedere guance rugosemummificate damezzo secolo di tempestediventare grigio- cenere all'occhiata di unindividuo innocuo come me; sentiiquando si rivolsero a metremarevoci chein giorni ormai lontaniavrebbero ridotto al silenzioperfino Borea urlando nei megafoni. Questi eccellenti vegliardisapevano chein omaggio a regole ben definitee per quantoriguardava alcuni di loroaggravate dalla loro inefficienza nellavoroavrebbero dovuto cedere il posto a uomini più giovanipiù ortodossi politicamentee comunque più idonei diloro al servizio del nostro comune zio.


Anch'io lo sapevoma non riuscii mai a trovare il coraggio dimettere in pratica questa mia convinzione. A mia profonda e meritatavergognaperciòe con grande svantaggio della mia coscienzaamministrativacontinuaronoper tutta la durata del mio incaricoad arrancare per i molie a bighellonare per le scalinate dellaDogana. Passavano buona parte del loro tempo dormendo negli angoliabitualicon le sedie appoggiate al muroma svegliandosi una o duevolte durante la mattinata per annoiarsi a vicenda con l'ennesimanarrazione di vecchie storie di mare e con facezie ammuffitecheerano ormai diventate parole d'ordine tra di loro.


Presto si scoprìimmaginoche il nuovo sovrintendente nonera poi molto temibile. Perciòcol cuore più leggero ela felice consapevolezza di essere impiegati utilmente- per vantaggioloroalmenose non per quello del nostro amato paese -questibravi vecchi continuarono a compiere le loro varie mansioni. Conquanta sagaciadi sotto ai loro occhialiscrutavano nelle stivedelle navi! Facevano un sacco di storie per cose di poco contoe avolte era stupefacente la dabbenaggine con cui si lasciavanosgusciare tra le dita quelle di maggior importanza. Quando siverificava una sventura del genereseper esempioun intero caricodi merce pregiata veniva contrabbandato a terramagari in pienogiornoe proprio sotto i loro nasi fiduciosinulla superaval'attenzione e l'alacrità con cui essi procedevano a metteresotto lucchettoa chiudere a doppia mandataa sigillare con nastrie ceralacca tutti i boccaporti del vascello colto in fallo. Invece diun rabbuffo per la precedente negligenzala circostanza sembrava aloro meritare un elogio per la loro commendevole cautela dopo che ilpasticcio era avvenuto: un grato riconoscimento dello zelo mostratosoltanto quando non c'era più niente da fare.


A meno che non si tratti di esemplari particolarmente anticipatièmia stupida abitudine affezionarmi alla gente. Il lato migliore delcarattere di chi mi sta vicinose esisteè quello che vieneper primo nella mia considerazionee costituisce il contrassegno deltipo sotto il quale classifico il mio uomo. Dato che quasi tuttiquesti vecchi funzionari della Dogana avevano dei lati buoniepoiché il mio atteggiamento nei loro riguardi (che era paternoe protettivo) favoriva lo sviluppo di sentimenti d'amiciziabenpresto presi a benvolerli tutti. Era piacevolenelle mattined'estatequando il caldo torridoche quasi liquefaceva gli altrimembri del consorzio umanocomunicava ai loro organismi intorpiditiun gradevole teporeera piacevoledicevoascoltarli chiacchierareall'ingresso posterioretutti seduti in fila contro il murocome alsolitomentre le arguzie congelate delle passate generazioni siscioglievano al sole e salivano alle loro labbra con gorgoglii diriso. Esteriormente l'allegria delle persone anziane ha molto incomune con la gioia dei bambini: l'intelletto e un profondo sensodell'umorismo non hanno molto a che farci; per entrambi si tratta diun bagliore che gioca sulla superficiee dà un'aria solare egioiosa al ramoscello verdeggiante e al tronco grigio e indisfacimento. In un caso però è vero sole; nell'altrosomiglia piuttosto alla luminescenza fosforescente del legno marcito.


Sarebbe una vergognosa ingiustiziaprego il lettore di comprendermidipingere tutti i miei vecchi amici come un gruppo di rammolliti. Inprimo luogonon tutti i miei collaboratori erano vecchi: c'erano traloro uomini nel pieno vigore delle loro forzedi abilità e dienergia collaudatee nel complesso superiori a quel sonnacchioso esottomesso modo di vivere cui li aveva condannati la loro cattivastella. Oltre a questoin numerosi casi i bianchi capelli dei vecchierano il graticcio che copriva una dimora intellettuale in buonecondizioni. Tuttaviaper quel che riguarda la maggioranza del miocorpo di veteraninon farò torto a nessuno rappresentandolicome un'accolta di anime stancheche non avevano raccolto attraversole loro svariate esperienze nulla che valesse la pena di conservare.Sembravano aver buttato via gli aurei granelli della saggezzaempiricache avevano avuto tante occasioni di raccoglieree avereinvece conservato gelosamente nella memoria soltanto le scorie.Parlavano con interesse molto più profondo della colazione delmattinoo del pranzo di ieridi oggi o di domaniche del naufragiodi quaranta o cinquant'anni primae di tutte le meraviglie del mondodi cui erano stati testimoni con gli occhi della giovinezza.


Il padre della Doganail patriarcaoserei direnon solo di questomodesto squadrone di funzionarima dell'intero rispettabile corpodegli scaldasedie degli Stati Unitiera un certo ispettore stabileche non sarebbe stato ingiusto chiamare figlio legittimo del sistematributariodel quale era impregnato fino al midollodal momento cheil padreun colonnello dell'epoca della rivoluzionegiàesattore nel portoaveva creato un ufficio apposta per luiel'aveva incaricato della sua direzione in un periodo cosìremoto che pochi viventi possono ora ricordarlo. Questo ispettorequando lo conobbiaveva all'incirca ottant'annied era senza dubbiouno degli esemplari più impressionanti di pianta sempreverdeche sia dato scoprire anche in una vita intera dedicata a talericerca. Le guance vivela figura soda ben attillata in una giubbablu dai bottoni brillantiil passo rapido e fortel'aria allegra ecoraggiosasembravanell'insiemese non certamente giovanealmenouna specie di nuovo congegno di madre natura in forma d'uomoche glianni e le malattie non riuscivano a sfiorare. La sua voce e le suerisateche echeggiavano di continuo tra le mura della Dogananonavevano il tono tremulo e catarroso di quelle dei vecchi: venivanobaldanzose dai polmonicome il canto di un gallo o lo squillo di untrombone. Osservandolo da un punto di vista puramente zoologico - ec'era ben poco da osservareall'infuori di questo- era un oggettoche dava notevole soddisfazioneper la sua perfetta salute e perl'integrità del suo organismoe per la capacità chemantenevaa un'età così avanzatadi godersi tutteoquasi tuttele delizie che desiderava o che poteva immaginare. Laspensierata confidenza della sua vita alla Doganacon un regolarestipendio e con lievi e sporadiche apprensioni di destituzioneavevaindubbiamente contribuito a far sì che il tempo usasse unamano leggera nei suoi confronti. Le cause originali e piùpotentiperòandavano ricercate nella rara perfezione dellasua natura animalenelle modeste proporzioni del suo intellettoenella scarsa miscela di ingredienti morali e spirituali; questeultime qualitàanzierano appena sufficienti a far sìche il vecchio gentiluomo non camminasse carponi. Non aveva capacitàrazionali né profondità di sentimentie tanto menopreoccupazioni dovute alla propria sensibilità: nullaa farlabreveall'infuori di pochi istinti basilari checon l'aiuto delcarattere gioviale che era una conseguenza inevitabile della suarobusta salutefacevano egregiamentee con soddisfazione generalela parte che sarebbe spettata al cuore. Aveva avuto tre moglituttesotterrate da tempo; era padre di venti figlila maggior parte deiqualinelle età più svariateaveva fatto ritorno allapolvere. Si sarebbe potuto credere che un dolore simile fosse bastatoa venare di grigio anche l'indole più spensieratama nel casodel nostro ispettore non era certo così! Bastava un rapidosospiro a sollevarlo del pesante fardello di questi tristi ricordiegià un attimo dopo era di nuovo pronto allo scherzo come unbimbo inesperto: ben più pronto del giovane impiegatodell'esattoreche a diciannove anni era di gran lunga il piùmaturo dei due.


Era mia abitudine studiare e osservare questo personaggio patriarcalecon curiosità più viva di quella suscitata in me daqualsiasi altro esemplare d'umanità del luogo. Era proprio unfenomeno singolare: così perfettoda un punto di vistaecosì fatuocosì deludente e inafferrabileun nullaassolutoda tutti gli altri. Dovetti giungere alla conclusione cheera privo di animadi cuore e di mente: non c'erano in lui altro chedegli istintie pur tuttavia il poco che conteneva era statoassortito con tanta destrezza che non si provava nessun penoso sensodi disagio al suo contattoma piuttostoda parte miaun completoappagamento in ciò che riuscivo a trovarci. Sarebbe statodifficilee lo era realmenteattribuirgli un'esistenza futuravedendolo così terreno e materiale; ma certo la sua esistenzaattualeammesso che dovesse terminare col suo ultimo respiroeramolto piacevolepriva com'era di responsabilità piùpesanti di quelle degli animali dei campima con una possibilitàdi godimento molto maggiore della loroe con la stessa beataimmunità dallo squallore e dall'ottundimento dell'età.


In un campo però godeva di un ampio vantaggio sui suoiconfratelli a quattro gambe: era abilissimo nel ricordare i buonipastila cui consumazione aveva costituito per lui una parte nontrascurabile della felicità della sua vita. La ghiottoneriaassumeva in lui connotati tutt'altro che urtantie sentirglidescrivere un arrosto non era meno stuzzicante per l'appetito deisottaceti o di un'ostrica. Essendo privo di qualità piùelevatee quindi non sacrificando né guastando neppure unaminima parte del suo patrimonio spirituale col dedicare tutte le sueenergie e il suo ingegno al servizio della soddisfazione e delladelizia del suo stomacomi faceva sempre piacere sentirlo dissertaresul pescesul pollamesulla carne macellatae sul modo migliore dipresentarli in tavola. I suoi ricordi di belle bisbocceper quantoremota fosse la data del banchettosembravano portare alle naricigli aromi di porchetta o di tacchino. C'erano sul suo palato saporiche vi avevano dimorato non meno di sessanta o settant'annieparevano ancora freschi come quello della braciola di montone cheaveva appena finito di divorare per colazione. Gli ho sentitoschioccare la lingua per pranzii cui ospitilui eccettuatoeranotutti pasto dei vermi da tempo. E' stupefacente rendersi conto dicome i fantasmi dei pasti trascorsi gli sorgessero dinanzi dicontinuo: non come furie a chiedere il contrappassoma con unaspecie di gratitudine per il suo apprezzamento d'un temponeltentativo di riportarlo a una serie di godimenti interminabilisfumati e sensuali a un tempo. Una lombata di manzoun posteriore divitellouna costoletta di maialeun certo polloo un tacchinoparticolarmente notevole che avevano forse adornato la sua tavolaall'epoca del primo Adamserano ancora vivi nel suo ricordomentretutta la successiva odissea della nostra razzae tutti gliavvenimenti che avevano rallegrato o rattristato la sua carrierapersonaleerano trascorsi su di lui con lo stesso effetto di unabrezza momentanea. La disgrazia più grave nella vita delvecchio era stataa quel che potei capirela sua disavventura conuna certa ocache visse e morì una quarantina d'anni fa:un'oca dall'aspetto molto promettentema chea tavolasi erarivelata così coriacea che neppure il trinciante era riuscitoa scalfirne la carcassae si era dovuto ricorrere a un'ascia e a unasega a mano.


Ma è ora di tralasciare questo ritrattosul quale non midispiacerebbed'altrondedilungarmi ancora per un pezzoperchédi tanti uomini che ho conosciutocostui era senza dubbio il piùadatto a fare il funzionario di dogana. Un grandissimo numero dipersoneper cause che non ho il tempo di specificarevengono apatire di un certo deterioramento morale in una vita come questa.


Il vecchio ispettore non apparteneva alla loro razza ese avessedovuto continuare a ricoprire il suo posto fino alla fine dei tempinon sarebbe stato né migliore né peggiore di quanto erastato fino ad allorae si sarebbe messo a tavola con lo stesso buonappetito.


C'è ancora un'immaginesenza la quale la mia galleria diritratti della Dogana sarebbe inspiegabilmente incompletama che lepoche occasioni di osservarla che ho avuto mi costringono adabbozzare appena nelle sue linee principali. E' quella dell'esattoreil nostro generoso vecchio generale chedopo il suo brillanteservizio nell'esercito e dopo aver governato un territorio selvaggionel Westera venuto quivent'anni primaa trascorrere il declinodella sua movimentata e onorevole esistenza. Il coraggioso soldatocontava già settant'anni o all'incircae proseguiva quel chegli restava della sua marcia terrena appesantito da acciacchi cheneppure la musica marziale dei suoi corroboranti ricordi potevaalleggerire di molto. Tremante era ormai il passo che era stato intesta durante la carica. Era solo con l'aiuto di un servitoreepuntellandosi pesantemente con la mano alla balaustra di ferrocheil vecchio poteva salire lentamente e penosamente gli scalini dellaDogana per raggiungeredopo essersi trascinato a fatica sulpavimentola sua solita sedia accanto al caminetto. Là sisedeva osservando con una certa quale serenità confusa lefigure che andavano e venivanotra il fruscio delle cartelecontinue bestemmiele discussioni d'affarie le occasionalichiacchiere dell'ufficio: suoni ed eventiquestiche sembravanoimprimersi sui suoi sensi solo indistintamentesenza riuscire adaprirsi la strada fino alla sfera contemplativa interiore. Il suoaspettoin questi momenti di riposoera mite e benevolo. Se sichiedeva il suo parerecompariva sul suo volto un'espressione dicortesia e di interessamento che dimostrava il sussistere della lucedentro di luie che era soltanto lo schermo materiale della lampadaintellettuale che intercettava i raggi al loro passaggio. Quanto piùci si addentrava nella sostanza della sua mentetanto piùsana essa appariva. Quando non gli si chiedeva più di parlareo di ascoltareoperazioni che gli costavano entrambe un visibilesforzoil suo volto subito si ricomponeva in un'espressione diserenità. Cogliere il suo sguardo non era penosoperchéseppure vagomancava in esso il rimbambimento della vecchiaia. Lasua complessionein origine forte e massiccianon era ancora cadutacompletamente in sfacelo.


Osservare e definire il suo temperamentotuttaviacon talisvantaggiera un compito altrettanto difficile quanto ricostruireun'antica fortezzacome Ticonderoga (2)avendone sott'occhio lerovine grigie e sparpagliate. Può darsi che un muroqua e làsia rimasto in piedima altrove non resta che un cumulo informeingombrante per la sua stessa soliditàe semicopertodopolunghi anni di pace e di incuriada piante ed erbe selvatiche.


Ciò nonostanteosservando con affetto il vecchio guerrieropoichéper insufficienti che fossero i miei contatti con luicome quelli di qualunque bipede o quadrupede lo conoscesseèproprio d'affetto che si può parlareriuscii a delineare gliaspetti più caratteristici del suo ritratto. Le qualitàbuone ed eroiche che s'imponevano all'attenzione dimostravano che nonera per puro casoma a buon dirittoche si era acquistato la suafama. Non credo che il suo spirito fosse mai stato contrassegnato daun'attività frenetica; penso piuttosto chein ogni periododella sua vitaavesse avuto bisogno di un impulso esterno permettersi in moto; ma una volta avviatocon degli ostacoli dasuperare e un obiettivo dignitoso da raggiungerenon era uomo daarrendersi o da fallire. Il calore che aveva pervaso la sua personae che non si era ancora spentonon era mai stato di quello che siaccende e brilla come un lampoma piuttosto un'incandescenza cupacome quella del ferro in una fornace.


Ponderazionesoliditàfermezza: ecco la sua espressione diriposoanche in una fase di decadenza come quella in cui si trovavainnanzi temponel periodo del quale parlo. Ma potevo immaginareanche allorache in conseguenza di qualche stimolo che raggiungessedirettamente la sua coscienza risvegliato da uno squillo di trombaabbastanza forte da scuotere tutte quelle energie che ancora non sierano spentema giacevano in letargo - fosse ancora capace di gettarvia da sé le sue malattie come una veste da infermolasciandodietro di sé la stampella da vecchio per impugnare la spada etornare ancora una volta guerriero. Del restoanche in un momentodel genere non avrebbe perso la calma abituale. Uno spettacolo diquesto tipoperòera confinato nel regno della fantasia: nonlo si poteva né prevedere né desiderare.


Quello che notai in lui- con tanta chiarezza come gli indistruttibilibastioni della vecchia Ticonderogagià citata come lasimilitudine più appropriata- erano i tratti di una pazienzatenace e meditatache molto probabilmente era stata ostinazionenella prima gioventù; di un'integrità checome tuttele altre dotiesisteva sotto forma di una massa pesanteed eratanto maneggevole e malleabile quanto una tonnellata di minerale diferro; e di una bontà chenonostante tutta la violenza con laquale fece avanzare le baionette a Chippewa o a Fort Erienon era diuno stampo meno genuino di quella di tutti i combattivi filantropidel nostro tempo. Aveva ucciso degli uomini con le sue mani:certamente dovevano essere caduti come fili d'erba sotto la falcedavanti alle cariche cui il suo spirito comunicava la propriatrionfante energia; mafosse quel che fossenon ci fu mai nel suoanimo tanta crudeltà da fargli soffiar via la polvere dalleali di una farfalla. Non ho mai conosciuto un uomo alla cui innatagentilezza mi sarei rivolto con più fiducia.


Molti particolari - ecertamentedi quelli che contribuiscono innon minima parte a dare rassomiglianza a un ritratto dovevano esseresvaniti od offuscati prima che conoscessi il generale.


Tutti gli attributi che non contengono altro che grazia sono i primiad andarsenee la natura non abbellisce il rudere umano con bocciolidi nuova bellezza che pongano le radici e traggono nutrimento dallerughe e dalle screpolature della vecchiaiacome fa con leviolacciocche sulla vecchia fortezza di Ticonderoga.


Eppure c'era ancora qualcosa che valeva la pena di osservareanchedal punto di vista della bellezza. Una scintilla d'arguziaognitantosi apriva la strada tra il velo che ci circondavae sirifletteva piacevolmente sui nostri volti. Un tratto dell'eleganzanaturalecosì difficile a trovarsi nel sesso maschiletrascorsi gli anni dell'infanzia e dell'adolescenzaapparivanell'amore che il generale aveva per la vista e per il profumo deifiori. Si potrebbe credere cheda vecchio soldatoapprezzassesoltanto la sanguinosa corona d'alloro sulla sua fronte; e invece lasua passione per la famiglia dei fiori era degna di una fanciulla.


Làaccanto al caminettoera solito sedersi il generalementre il sovrintendente (anche se raramentequando non poteva farnea menosi assumeva il difficile compito d'impegnarlo in unaconversazione) amava osservare il suo comportamento tranquillo equasi sonnolento da una certa distanza. Sembrava lontano da noianche se lo vedevamo seduto a pochi passiremotoanche se passavamoaccanto alla sua sedia; irraggiungibileanche se ci sarebbe bastatoallungare le mani per stringere le sue. Forse viveva una vita piùreale entro i suoi pensieri che in mezzo all'ambiente inadattodell'ufficio dell'esattore. Le evoluzioni della sfilatail tumultodella battagliail rimbombare della vecchia musica eroicaascoltatatrent'anni primatutte queste scene e questi suoni sopravvivevanoprobabilmente nella sua immaginazione. Attorno a lui i commercianti ei capitanigli eleganti impiegati e i rozzi marinaiandavano evenivano; il movimento di questa vita commerciale e doganale locircondava col suo lieve mormorìo: ma il generale sembrava nonavere il più lontano rapporto né con gli uomini nécoi loro affari. Era fuori posto come lo sarebbe stato una vecchiaspada (ormai arrugginitama che aveva lampeggiato un tempo in primalineae che mostrava ancora dei vivi riflessi lungo la lama) tra icalamaile cartelle e i regoli di mogano sulla scrivaniadell'esattore.


Una cosa mi aiutava a rievocare e a ricostruire nella fantasia quelloche doveva essere stato il prode soldato della frontiera del Niagaral'uomo di tempra semplice e sincera. Si trattava del ricordo dellesue memorabili parole: "Proveròsignore!"dette alculmine di un'impresa disperata ed eroicanelle quali alitavanol'anima e lo spirito dell'ardimento della Nuova Inghilterracheaveva coscienza di tutti i rischi e li affrontava tutti. Senelnostro paeseil valore fosse ricompensato con onori araldiciquestafrase che sembra così semplice da pronunciarema che lui solodisse di fronte a un compito così pieno di rischio e digloriasarebbe il motto migliore e più adatto per lo stemmadel generale.


Giova molto alla salute intellettuale e morale dell'uomo la compagniadi persone diverse da luiche si curino poco delle sue occupazionicostringendolo a uscire dalla propria sfera di interessi perchési renda conto delle loro qualità. Le peripezie della vita mihanno spesso offerto questo vantaggioma mai con tanta pienezza evarietà come durante la mia permanenza nell'ufficio. C'era unuomosoprattuttoosservando il quale ero indotto a costruirmi unnuovo ideale dell'ingegno. Le sue doti erano senza possibilitàdi dubbio quelle di un uomo d'affari: era sveltointelligentelucido; con un occhio penetrava tutte le difficoltàed erafornito di una facoltà specialela quale faceva sì cheesse scomparissero come al tocco di una bacchetta magica. Cresciutonella Dogana fin dall'adolescenzaquello era il campo d'attivitàa lui più adatto; e i numerosi intrichi del mestieretantomolesti per un profanoavevano per lui la regolarità di unsistema compreso alla perfezione. Ai miei occhirappresentaval'ideale della categoria. Erain un certo sensola Dogana stessaocomunquela molla principale che ne teneva in movimento i variingranaggi rotantipoiché in istituzioni come quelladove ifunzionari sono nominati perché badino al proprio tornacontoe raramente in considerazione della loro capacità di eseguireil compito a loro affidatoè inevitabile che essi finiscanocol cercare altrove l'abilità che non è in loro. Eracosì checome un magnete attrae la limatura di ferroilnostro uomo d'affari attirava verso di sé tutte le difficoltàche incontravano gli altri. Con una cordiale condiscendenzae unagentile sopportazione della nostra ottusitàche a uno con unaforma mentis del genere doveva sembrare poco meno che delittuosatrasformava in un batter d'occhio ciò che prima era sembratoincomprensibile in qualcosa di chiaro come la luce del sole. Icommercianti non avevano meno stima per lui di quanta ne avessimonoiche eravamo i suoi amici intimi. La sua onestà eraproverbiale; raggiungeva in lui più una dignità dilegge naturale che di principio o di sceltané poteva esserealtrimenti: in una mente così eccezionalmente chiara e precisacome la suaI'onestà e la regolaritànell'amministrazione erano una condizione imprescindibile. Unamacchia sulla coscienzadovuta a qualsiasi cosa fosse in relazionecon il suo mestiereavrebbe preoccupato un uomo del suo stampo nellostesso modoanche se con più asprezzadi un errore nellatenuta dei contio di una macchia d'inchiostro sulla bella copia diun libro mastro. Era quiinsommachecaso raro nella mia vitaavevo incontrato un uomo perfettamente adatto alla situazione in cuisi trovava.


Queste erano alcune delle persone con cui mi trovai a essere inrapporto. Non me la presi con la Provvidenza per avermi gettato inuna situazione così poco affine alle mie precedenti abitudini;e mi accinsi seriamente a trarne il maggior profitto possibile. Dopoessere stato compagno della sognante confraternita della Brook Farmin progetti laboriosi e irraggiungibili; dopo aver vissuto per treanni dominato dalla sottile influenza di un intelletto come quello diEmerson; dopo quei giorni di libertà primordialesull'Assabethindulgendo a fantasticherie sfrenateseduti attornoal nostro falò di rami diveltiinsieme con Ellery Channing;dopo aver parlato con Thoreau di pini e di reliquie indiane nel suoeremo di Walden; dopo essere diventato esigente a contatto dellacultura classica e raffinata di Hillard; dopo essermi permeato disentimenti poetici al focolare di Longfellowera tempo ormai diesercitare altre facoltà del mio spiritoe di nutrirmi dicibi che fino a quel momento mi avevano messo ben poco appetito.Anche il vecchio ispettore poteva apparire attraentecomecambiamento di dietaa chi avesse conosciuto Alcott (3). Mi parveanziin un certo sensouna prova di equilibrio spirituale e di sanaorganizzazione interiore l'essere riuscitoavendo presente ilricordo di tali compagniad ambientarmi rapidamente con gente diqualità così diversesenza mai lamentarmi delcambiamento.


La letteraturacon le sue mire e i suoi esercizicontava ora moltopoco ai miei occhi. In quel periodo non mi curavo dei libri:

erano per me un mondo separato. La naturaeccetto quella umanalanatura che si esprime nella terra e nel cielomi era in un certosenso nascostae tutta la delizia intellettuale che avevo provatonello spiritualizzarla mi era sfuggita dalla mente. Una doteunafacoltà si erase non allontanataper lo meno addormentatadentro di me. In tutto ciò avrebbe potuto esserci qualcosa ditristedi insopportabilmente pesantese non fossi stato consapevoledel fatto che dipendeva soltanto da me rievocare quel che c'era statodi positivo nel mio passato. Era vero forse che questa era una vitache non si sarebbe potuto continuare troppo a lungo impunemente;altrimenti essa avrebbe fatto probabilmente di me un altro uomo persempresenza trasformarmi in uno stato che sarebbe valso la pena diassumere. Ma non considerai mai questa vita se non come transitoria.Rimase sempre vivo in me un istinto profeticoun tenue sussurroall'orecchiochein breve tempoe ogni volta che un cambiamentod'abitudini fosse stato indispensabile per il mio beneilcambiamento sarebbe venuto.


Intantoero un sovrintendente alle Imposte eper quello che mi èdato capirenon peggiore di qualsiasi altro. Un uomo ricco dipensierodi fantasia e di sensibilità (anche se avesse questequalità in proporzione dieci volte maggiore di quelle delsovrintendente) può diventare un uomo d'affari quando vuolepurché voglia prendersene la briga. I miei colleghiicommercianti e i capitani di marina con cui i miei doveri d'ufficiomi misero in contattomostrarono di non vedermi sotto altra luce nésotto altro punto di vista che questo. Nessuno di lorosuppongolesse mai una pagina delle mie pubblicazioniné si sarebbecurato di me un'unghia di più se le avesse lette tuttee lasituazione non sarebbe minimamente cambiata se quelle stesse inutilipagine fossero state scritte con la penna di Burns o di Chaucerentrambi i qualiai loro tempierano ufficiali doganali come me. E'un'utile lezioneanche se a volte può essere duraper unuomo che abbia sognato la celebrità nel campo delle letterecome mezzo per elevarsi tra i grandi del mondoquella di uscire dalcircolo ristretto in cui sono riconosciute le sue pretese e scoprirequanto sia assolutamente privo di significatoal di fuori delcircolo stessotutto ciò che egli compie e ciò a cuimira. Non so se meritassi in particolare questa lezionecomeavvertimento o come rampognama a ogni buon contola imparai allaperfezione; e mi fa piacere pensare che quando mi resi conto dellarealtà non provai nessun dolore e non ebbi neppure un sospiro.Per quel che riguarda le discussioni letteraried'altrondespessoil funzionario addetto allo sdoganamento (un'ottima persona che eraentrato nella carriera assieme a mee che ne uscì poco dopo)attaccava discorso con me su uno dei suoi soggetti preferitiNapoleone o Shakespeare. Anche l'impiegato più giovanedell'esattoriaun ragazzo chea quanto si dicevacopriva ognitanto un foglio di carta da lettere dello zio Sam con qualcosa chead alcuni metri di distanzapoteva sembrare una poesiami parlava avolte di libricome materia nella quale poteva trovare in me uninterlocutore. I miei passatempi culturali erano tutti quiebastavano ampiamente alle mie necessità.


Essendomi ormai del tutto indifferente che il mio nome venissestrombazzato per il mondo sulle prime paginepotevo sorriderepensando che ora aveva una rinomanza completamente diversa. Ilcontrollore della Dogana lo stampigliava con un marchio in nero susacchi di pepesu cesti di curcumasu scatole di sigari e su balledi mercanzie d'ogni tipoa riprova che questi generi disparatiavevano pagato l'impostaed erano regolarmente passati dall'ufficio.Su un così strano mezzo di propagazione della famala nozionedella mia esistenzaper quello che la trasmette un nomearrivavadove non era mai statae dovesperonon tornerà mai.


Il passato però non era morto. A intervalli molto lunghi ipensieri che mi erano stati così indispensabili ecorroborantie che erano stati così tranquillamente messi dapartetornavano a farsi sentire. Una delle occasioni piùimportanti in cui si risvegliò in me l'abitudine dei giorniandatifu quella che mi consentenell'ambito della puraletteraturadi offrire al pubblico lo schizzo che sto per scrivere.


Al secondo piano della Dogana c'è uno stanzone dove i mattonie le spoglie intelaiature di legno non sono mai stati ricoperti néintonacati. L'edificioprogettato in origine secondo dimensioniadeguate alla prosperità di cui aveva goduto il portoe conuna previsione di attività futura che non si sarebbe maiconcretataracchiude molto più spazio di quanto ne serva aisuoi occupanti.


Questo ampio salonesopra le stanze dell'esattoreè rimastofino a oggi incompiuto emalgrado le vecchie ragnatele che nedecorano le intelaiature polverosesembra aspettare ancora l'operadel carpentiere e del muratore. A un'estremità della stanzain un ripostigliosi trovavano dei barili accatastatipieni difasci di documenti ufficiali. Pacchi di simili scartoffieingombravano il pavimentoed era triste pensare a quanti giornisettimanemesi e anni d'attenzione erano stati sprecati su queifogli ammuffitii quali ora non erano che un impiccio sulla terraese ne stavano nascosti in quell'angolo appartato dove nessun occhioumano li avrebbe mai più visti. Ma in fondoquali altripatrimoni letterari - non certo scritti con l'aridità dellaformalità d'ufficioma con l'immaginazione di cervellifantasiosi e con le ricchezze di cuori sensibili erano cadutiegualmente nell'oblio equel che è peggiosenza ottenere loscopo che avevano raggiunto quelle carte ammonticchiate; epiùtristemente ancorasenza neppure procurare ai loro autori la comodavita che veniva agli impiegati della Dogana dall'imbrattare le loroinutili carte! Non del tutto inutilipoicome documenti di storialocale. Qui indubbiamente si sarebbe potuto scoprire statistichedell'antico commercio di Salem e memorie dei suoi potenti mercantiil vecchio King Derbyil vecchio Billy Grayil vecchio SimonForrester e di molti altri magnati del tempo andato: le loro testeincipriate si erano appena posate nella tomba che i loro patrimoniavevano cominciato a scemare. Qui si potrebbero rintracciare icapostipiti della maggior parte delle famiglie che ora compongonol'aristocrazia di Salemdai modesti e oscuri inizi dei lorotrafficiin tempi di solito molto posteriori alla rivoluzionefinoal raggiungimento di una posizione che i loro discendenti consideranoormai ben consolidata.


Prima della rivoluzione c'è una lacuna nei documentiprobabilmente perché gli atti e gli archivi della Doganafurono trasportati a Halifax quando tutti i funzionari del reseguirono l'esercito britannico nella sua fuga da Boston. Me ne sonorammaricato spessoperché se quelle carte si fossero spinteindietro finodiciamoai giorni del protettoratoavrebbero potutocontenere molti riferimenti a uomini noti o dimenticatie ad antichecostumanzeche mi avrebbero dato la stessa gioia che provavo quandoraccoglievo punte di frecce indiane nel campo vicino al vecchiopresbiterio.


Maun giorno triste e piovigginosoebbi la fortuna di fare unascoperta di un certo interesse. Frugando e scavando tra questescartoffie ammucchiate nell'angoloaprendo ora l'uno ora l'altrodocumento e leggendo i nomi dei vascelli che molti anni prima eranosprofondati nell'oceano o erano marciti all'attraccoe quelli dimercanti di cui in Borsa oggi non si sente più parlareche iltempo ha reso difficilmente decifrabili sulle loro stesse pietretombali; scorrendo dunque queste cose con quell'interesse tristestanco e quasi riluttante che suscitano in noi le spoglie diun'attività ormai defunta - ed esercitando la mia fantasiaimpigrita dalla lunga inazionenel cercare di ricreare con quellevecchie ossa l'immagine dei giorni migliori della vecchia cittàquando l'India era un paese nuovoe soltanto Salem conosceva larotta verso di essa- mi capitò in mano un pacchettoavvoltocon cura in un pezzo di vecchia pergamena gialla. Questo pacco aveval'aria di un documento ufficiale di un'epoca assai lontanaquandogli impiegati ricoprivano della loro calligrafia rigida e formalemateriali più consistenti di quelli d'oggi. C'era in essoqualcosa che solleticava la mia curiosità istintiva e che micostrinse a sciogliere lo sbiadito nastro rosso che lo legavacon lasensazione che ci fosse dentro un tesoro da riportare alla luce.


Scartando le rigide falde dell'involucrotrovai che si trattavadella nominadi pugno del governatore Shirley e col suo sigillodiun tale Jonathan Puea sovrintendente della Dogana di Sua Maestàper il porto di Salemnella provincia della Baia del Massachusetts.Ricordai d'aver letto (forse negli "Annals" di Felt) lanotizia del decesso del signor sovrintendente Puecirca ottant'anniprima; e anche un giornalein tempi recentiportava il resocontodella riesumazione dei suoi resti nel piccolo cimitero della chiesadi Saint Peterdurante un restauro dell'edificio. Se i miei ricordierano esattinon restava del mio rispettabile predecessore altro cheuno scheletro malridottoqualche residuo del vestiarioe unaparrucca dall'arricciatura maestosala qualediversamente dallatesta che aveva adornatoera in soddisfacente stato diconservazione. Maesaminando le carte che l'imballatore aveva usatoper l'involtotrovai più tracce della mentalità delsignor Pue e delle operazioni interne della sua testa di quante nonne avesse potuto fornire la parrucca arricciata che aveva contenutolo stesso venerabile cranio.


Erano documentiinsommanon ufficialima di natura privata oalmenoscritti nella sua veste di privato ea quanto parevadi suopugno. Potevo giustificare la loro presenza nel mucchio delle vecchiescartoffie della Dogana soltanto pensando che la morte del signor Puefosse stata improvvisae che queste carteche probabilmente tenevanella scrivania del suo ufficionon fossero mai venute a conoscenzadei suoi eredio che si fosse pensato avessero qualcosa che fare conle imposte. Quando gli archivi vennero trasferiti a Halifaxquestopacchettoche non sembrò di pubblico interessevennelasciato staree da allora era rimasto intatto.


L'antico sovrintendente (al qualesuppongole faccende del suoufficioin quei tempi lontaninon davano un gran da fare) dovevaaver dedicato molte delle sue ore libere a ricerche di antiquariatolocale e ad altri studi del genere. Trovava in questo modo alimentoper un cervello che altrimenti sarebbe stato divorato dalla ruggine.Una parte del suo materialetra parentesi. mi fu preziosa per laredazione dell'articolo "Main Street" che fa parte diquesto volume. Ciò che rimane potrà forse essereutilizzato per scopi analoghie non è impossibile che vengaelaborato in una vera e propria storia di Salemse mai la miavenerazione per il suolo natìo mi spingerà a un compitocosì nobile. Nel frattemporestano a disposizione di chiunqueabbia l'inclinazione e la competenza sufficienti a liberarmi di unlavoro così poco redditizio. Penso che nel testamento lidepositerò alla Società Storica dell'Essex.


Ma quel che attrasse con più forza la mia attenzione per ilpacchetto misterioso fu un oggetto di prezioso tessuto rosso moltoconsunto e sbiadito. In esso si potevano ancora vedere tracce diricami d'oroche però erano molto malridotti e talmentescoloriti che dell'originario luccicchìo nulla restavaoalmeno molto poco.


Era facile vedere che era opera di una ricamatrice abilissimae ilpunto (come mi hanno assicurato delle signore iniziate a questimisteri) testimonia un'arte ormai scomparsache non potrebbe essereriscoperta neppure disfacendone i fili. Questo straccio di stoffarossaperché il tempol'uso e la tarma sacrilega lo avevanoridotto a poco più di uno straccioassumevaa un piùattento esamela forma di una lettera. Era una A maiuscola. Unamisurazione accurata dimostrò che ogni asta era lunga trepollici e un quarto. Era chiaro che si era voluto farne un articolodi vestiarioun ornamentoma come dovesse essere portatoqualerangocarica o dignità comportasse in passatoera un rebusche (tanto sono effimere le passioni del mondo per questiparticolari) non avevo molte speranze di risolvere. La letteraserbava per me uno strano interessee vecchia e scarlatta com'eraimiei occhi si fissavano su di essa e non riuscivano a staccarsene.Certo doveva esserci in essa qualche profondo significatoche bensarebbe valso le fatiche di un'interpretazionee cheallo statoattualeaveva per me qualcosa del simbolo misticoche si comunicavaimpercettibilmente ai miei sensima sfuggiva all'analisi della miamente.


Rimuginando tra me questi pensierie vagliandotra le altrepossibilitàquella che la lettera fosse una di quelledecorazioni che i bianchi indossavano per fare effetto agli indianime l'appoggiai casualmente sul petto. Mi parve allorarida pure illettorema non dubiti della mia parolami parve di provare unasensazioneper nulla fisicama tuttavia quasi corporeadi uncalore bruciantecome se la lettera non fosse stata di stoffama diferro rovente. Rabbrividiie involontariamente la lasciai cadere aterra.


Assorto nella contemplazione della lettera scarlatta non mi erocurato fino a quel momento di esaminare il rotolino di cartaingiallita attorno al quale essa era avvolta. Lo aprii dunqueedebbi la soddisfazione di scoprire una spiegazione quasi completa ditutta la storia di mano del vecchio sovrintendente. Erano parecchifogli protocollo che contenevano molti particolari concernenti lavita e l'adulterio di una certa Hester Prynneche sembrava esserestata un personaggio notevole agli occhi dei nostri antenati. Ilperiodo in cui si erano svolti i fatti in questione andava dai primitempi della colonizzazione del Massachusetts alla fine deldiciassettesimo secolo. Al tempo del signor sovrintendente Pue eranoancora in vita dei vecchidalla cui testimonianza egli avevaricavato la sua storiache la ricordavanoall'epoca della lorogiovinezzacome una donna molto anzianama non decrepitadiportamento nobile e solenne. Da tempo immemorabile aveva presol'abitudine di girare il paese come una specie di infermieravolontariae di fare del bene in ogni modo e in ogni forma le fossepossibilenon risparmiandosi neppure la fatica di dare consigli inogni campoe soprattutto in quello sentimentalecosì daacquistarsi (com'è inevitabile che succeda a chi facciaaltrettanto) la venerazione e la fama di angelo presso moltimacredoquella di importuna e di noiosa presso altri. Studiandoulteriormente il singolare manoscritto vi scoprii il racconto dialtre azioni e di altre sofferenze di questa donna straordinarialamaggior parte delle quali il lettore potrà trovare nellastoria intitolata "La lettera scarlatta"; e bisogna semprericordarsi che i fatti principali di questa storia hanno i crismi el'autenticazione del signor sovrintendente Pue. Il manoscrittooriginale e la stessa lettera scarlattareliquia veramente insolitasono ancora in mio possessoe sarò lieto di mostrarli achiunque sia stato spinto dall'interesse presentato dal mio raccontoal desiderio di vederli. Non voglio dire di essermi limitatonellastesura dell'opera e nella descrizione dei sentimenti e dellepassioni che spinsero ad agire i personaggi che vi compaionoallamezza dozzina di fogli protocollo del vecchio sovrintendente; alcontrariomi sono permesso in questo campo quasi o del tutto lastessa libertà di cui mi sarei servito se i fatti fosserostati frutto della mia immaginazione. Insisto soltantosull'autenticità dell'abbozzo.


Questo avvenimento riportò in parte i miei pensieri sullavecchia strada. Mi parve di avere trovato un buon soggetto per unromanzo.


Ebbi come l'impressione che il vecchio sovrintendentenel suocostume di cent'anni primae con la sua immortale parruccache fusepolta con luima non perì nella tombami fosse venutoincontro nella stanza abbandonata della Dogana. Nel suo portamentoc'era la dignità di uno che avesse ricevuto un incaricoufficiale da Sua Maestàe che fosse perciò illuminatoda un raggio di quella magnificenza che splendeva abbagliante intornoal trono.


Ohiméquanto diverso in questo dall'aria da cane bastonatodei funzionari repubblicanii qualicome servi del popolosisentono da meno dell'ultimo e più in basso del piùbasso dei loro padroni! Con la sua mano spettralela figuraevanescente ma dignitosa mi aveva affidato il simbolo scarlatto e ilpiccolo rotolo del manoscritto chiarificatore. Con la sua vocespettrale mi aveva esortatoin considerazione dei sacri doverifiliali e della riverenza nei suoi confrontiche poteva a ragioneritenersi mio antenato d'ufficioa sottoporre al pubblico le sueelucubrazioni ammuffite e corrose dalle tarme. "Fa' questo"mi disse il fantasma del signor sovrintendente Puescuotendoenfaticamente la testa che appariva così imponente con la suamemoranda parrucca"fa' questoe ne trarrai ogni vantaggio!Non passerà molto che ne avrai bisognoperché i tuoitempi non sono i mieiquando un impiego era una sinecurae spessoun bene ereditario. Ma ti ordinoin questa storia della vecchiasignora Prynnedi dare alla memoria del tuo predecessore il creditoche le spetta di diritto". E io risposi allo spettro del signorsovrintendente Pue: "Sarà fatto!".


Alla storia di Hester Prynnequindidedicai molto studio. Ful'oggetto delle mie meditazioni per molte orementre misuravo agrandi passi la mia stanza da un capo all'altroo compivo per lacentesima volta il lungo tragitto tra la porta principale dellaDogana e l'ingresso lateralee viceversa. Era grande l'insofferenzae la noia del vecchio ispettoredei pesatori e dei misuratorii cuipisolini erano disturbati dallo spietato rimbombo dei miei passiconcitati all'andata e al ritorno: essi fecero appello alle loroantiche abitudinie cominciarono a dire che il sovrintendentepasseggiava sul cassero. Credevano probabilmente che il mio unicoscopo (ecertoil solo per il quale un uomo sano di mente potessemettersi in moto di sua spontanea volontà) fosse di farmivenire appetito per il pranzo; ea dire il veroun certo appetitoaguzzato dal vento di levante che molto spesso soffiava nelcorridoioera l'unico risultato apprezzabile di tanto indefessoesercizio. L'atmosfera di una Dogana è così poco adattaai frutti delicati della fantasia e della sensibilità cheanche se ci fossi rimasto per altre dieci presidenzenon credo cheil racconto de "La lettera scarlatta" sarebbe mai statopresentato al pubblico. La mia immaginazione era uno specchioappannato: non riusciva a riflettereo rifletteva solo condeplorevole opacitàle immagini con le quali studiavo dipopolarla. I personaggi del romanzo non si arroventavano e nondiventavano malleabili a dispetto di ogni fuoco che riuscissi adattizzare nella mia fucina intellettuale. Non acquistavano néil calore della passione né la tenerezza del sentimentomaserbavano tutta la rigidità di cadaverie mi contemplavanocon uno spettrale sogghigno di sfida. "Che cosa hai tu daspartire con noi?" sembrava dire quell'espressione. "Quell'ombradi poteri che una volta esercitavi sulla stirpe delle immagini èormai scomparsa! Sei tu che l'hai barattata per una manciata didenaro pubblico: vattene a guadagnare il tuo stipendio!".Insommale torpide larve della mia stessa fantasia mi schernivano emi davano dell'imbecillee non senza buone ragioni.


Infatti l'aridità del mio spirito non durava soltanto per letre ore e mezzo quotidiane che dovevo allo zio Samma miaccompagnava nelle passeggiate in riva al mare e nelle scorribande incampagnaogni volta (cosa che avveniva raramente e non senzariluttanza) che mi risolvevo a ricercare quel tonificante fascinodella Natura che una volta mi dava tanta freschezza e agilitàdi pensiero al solo varcare la soglia del vecchio Presbiterio. Lostesso torporela stessa incapacità di sforzi intellettualimi accompagnavano a casa e mi si accumulavano addosso nella camerache senza ragioni plausibili chiamavo il mio studio. Non miabbandonavano neppure quandoa notte fondasedevo nel salottodesertoilluminato soltanto dalla luna e dalla brace del caminettosforzandomi di dipingere scene immaginarie da stendere poi inpittoresche descrizioni il giorno seguente.


Se l'immaginazione si rifiutava di agire anche a quell'orail casopoteva essere giustamente considerato disperato. I raggi della lunain una stanza familiareche illuminano della loro luce bianca iltappeto e ne mostrano i disegni con tanta precisioneche rendonovisibili tutti i particolari con tanta minuziaeppure in manieratanto diversa dai raggi del sole mattutino o meridianosono disolito il mezzo più adatto per mettere in intimo contatto unromanziere con i suoi ospiti immaginari. C'è la piccola scenadomestica dell'appartamentoci sono le sedieognuna con la suadistinta individualitàla tavola centralesu cui si vedonoun cestino da lavoroun paio di volumie una lampada spenta; c'èil sofàla libreriail quadro alla parete - tutti questidettaglivisti nella loro totalitàvengono a esserespiritualizzati dalla luce insolitaal punto che sembrano averperduto la loro sostanza realeper trasformarsi in creaturedell'intelletto. Nulla è troppo volgare o troppo banale perchénon possa subire questo cambiamentoda cui deriva un certo decoro.Una scarpa da bambinouna bambola seduta nella sua carrozzina diviminiun cavallo a dondolotutto ciò che abbiamo adoperatoo con cui abbiamo giocato durante il giornoora è rivestitodi un alone di lontananza e di novitàanche se la luce che loillumina è quasi altrettanto vivida di quella del giorno. Ilpavimento della nostra stanza si è trasformato quindi in unaspecie di terra di nessunoa metà strada tra il mondo reale equello delle fiabedove la fantasia e la realtà possonoincontrarsi e partecipare ciascuna della natura dell'altra.Potrebbero entrare dei fantasmie non ci spaventerebbero. Sarebbetroppo in armonia con la scena per sorprendercise girando l'occhioscoprissimo una forma amatama ormai scomparsatranquillamenteadagiata su uno di questi magici raggi di lunacon un aspetto che cifarebbe sorgere il dubbio se veramente essa sia tornata a noi dalontanoo non si sia invece mai mossa dal focolare domestico.


Il rosseggiare fioco della brace ha anch'esso la sua parte nelgenerare le sensazioni che sto descrivendo. La loro tranquillaluminosità è per tutta la stanzae accende deibagliori sulle pareti e sul soffittospecchiandosi nella vernicelucida dei mobili. Questa luce più calda si fonde con lagelida spiritualità dei raggi di lunacomunicando in tal modoalle larve di cui la fantasia ci circondaun cuore e sensazioni diumana tenerezza. Le trasformazioni da pupazzi di neve in uomini edonne. Se guardiamo nello specchiovediamonel profondo del suocircolo stregato lo spento occhieggiare dell'antracite semispentaibianchi raggi di luna sul pavimentoe una ripetizione di tutti ibagliori e le ombre del quadro ancora più distaccati dallarealtà e più vicini al fantastico. Se allora un uomocon questa scena sotto gli occhiseduto tutto solonon riesce asognare cose stranee a dare a esse l'aspetto della realtàèmeglio che non provi mai a scrivere romanzi.


Maquanto a meper tutta la durata della mia esperienza allaDoganasole o luna e rosseggiare di bracitutto mi eraindifferentee nulla di tutto ciò m'aiutava più delloscintillio di una candela di sego. Un'intera categoria di emozionieuna facoltà a esse connessanon molto fertili o preziosepuressendo le migliori che avessisi era allontanata da me.


Con tutto ciòcredo che se mi fossi cimentato in un altrogenere di narrativa le mie facoltà non si sarebbero dimostratecosì insulse e inefficienti. Avrei potuto limitarmi a mettereper iscritto i racconti di un veterano del mareuno degli ispettoripersona che sarebbe estremamente ingrato da parte mia non ricordarevisto che raramente passava un giorno senza che egli non suscitassein me l'allegria o l'ammirazione con le sue straordinarie doti dinarratore. Se fossi riuscito a rendere la forza pittorica del suostile e il senso dell'umorismo che la natura gli aveva insegnato aprofondere nei suoi raccontiil risultato sarebbe statopensoqualcosa di nuovo nella letteratura. Avrei potuto anche trovare uncompito più serio in pochi giorni. Era una pura folliacon lenecessità della vita quotidiana che mi pressavano con tantainsistenzacercare di immedesimarmi in un'altra epocae insistereper creare un mondo intero con materie impalpabiliquandoa ognimomentol'evanescente bellezza della mia bolla di sapone eradistrutta dal rude contatto dei fatti reali. Lo sforzo piùragionevole sarebbe consistito nell'infondere pensiero eimmaginazione nella grigia sostanza d'oggitrasformandola cosìin una brillante trasparenza; nello spiritualizzare il fardello checominciava a pesarmi tanto; nel cercare con risolutezza i valorireali e indistruttibili latenti nei meschini e noiosi fattie neicomuni personaggicon i quali mi trovavo in continuo rapporto. Lacolpa era mia. La pagina della vita che mi si apriva davanti sembravaoscura e trita solamente perché non ne avevo sondato ilsignificato più profondo.


Davanti a me c'era un libro più bello di quanti mai ne avessipotuto scrivereche mi si presentava foglio per foglioman mano cheveniva composto dalla realtà dell'ora fuggentee che svanivaappena scritto solamente perché alla mia mente mancava laprofonditàe alla mia mano l'abilità necessaria atrascriverlo.


Forse un giornonel futuromi torneranno alla memoria dei frammentisparpagliati e dei paragrafi interrottie riuscirò a metterliper iscrittoe vedrò le lettere trasformarsi in oro sullapagina.


Queste intuizioni sono giunte troppo tardi. In quel momento vedevosoltanto che quello che una volta sarebbe stato un piacere si eratrasformato ora in uno sforzo vano. Non c'era ragione di darsi alladisperazione per questo stato di cose. Avevo cessato di essere loscrittore di racconti e saggi alquanto mediocried ero diventato unsovrintendente doganale alquanto mediocre. Ecco tutto. Non èper niente piacevoled'altra partesentirsi perseguitati dalsospetto che il proprio intelletto stia declinandoo esalandosenzaesserne coscienticome l'etere da una fialacosì cheognivolta che lo si guardatrovi un residuo più scarso e menovolatile. Del fatto in sé non si poteva dubitare; e dall'esamedi me stesso e degli altrifui portato a conclusioni relativeall'effetto esercitato sul carattere dal pubblico impiegonon troppofavorevoli per questo modo di guadagnarsi la vita. Forse potròdilungarmi altrove e in altra forma su questo effetto: in questepagine basterà dire che un funzionario doganaleche siarimasto in carica a lungosarà difficilmente una figuraencomiabile o degna di rispetto per molte ragioniuna delle quali èil modo in cui ottiene l'impiegoe un'altra la natura stessa del suomestiere chebenché in verità sia onestoè diun tipo che gli impedisce di partecipare agli sforzi collettivi delgenere umano.


Un effetto che credo si possa osservare più o meno in ogniindividuo che abbia esercitato questo mestiere è chenell'appoggiarsi al poderoso braccio della Repubblicagli sfuggonole sue proprie forze. Egli finisce col perderein misuraproporzionata alla debolezza o all'energia della sua naturaoriginariala capacità di sorreggersi da solo. Se possiedeuna carica eccezionale di energia innatao se la malia snervante delluogo non agisce troppo a lungo su di luisi possono risvegliare leforze così assopite. Il funzionarioprivato della sua carica(fortunato per il colpo brutale che lo rimanda indietro in tempo perlottare in un mondo in lotta) può tornare se stessoerecuperare tutte le sue qualità precedenti. Questo peròsi verifica raramenteperché di solito resta al suo postoquel tanto che basta a rovinarloe poi viene buttato fuoricoinervi a pezzia brancolare come può lungo il difficilesentiero della vita. Consapevole della propria malattiaossia dellaperdita della sua tempra d'acciaio e della possibilità direcuperoegli si guarderà intorno smarrito per sempredaallora in poiin cerca di un aiuto che gli arrivi dall'esterno. Lasua speranza ostinata e indefettibile (un'allucinazione cheadispetto di ogni scoraggiamentonon dando peso all'impossibileloperseguita per tutta la vita e forsecome gli spasimi convulsi delcoleralo tormenta anche per qualche tempo dopo la morte) èdi riuscire alla finedopo un'attesa non troppo lungaper qualchefelice combinazione di circostanzaa riottenere il suo posto. Questafedepiù di qualsiasi altra cosatoglie il mordente e ilvalore a ogni impresa che egli sogni di compiere. Perché darsitanto da faree affaticarsi tanto a tirarsi su dal fangoquandoasaper aspettareil potente braccio dello Zio verrà asollevarlo e a sostenerlo? Perché dovrebbe lavorare per viverequio andare a scavare l'oro in Californiaquando tra poco saràreso felicea intervalli mensilida un mucchietto di monete sonantiuscite dalla tasca dello Zio? E' tristemente istruttivo osservarecome un tantino di vita d'ufficio basti a infettare un poveretto diquesta insolita malattia. L'oro dello zio Samsenza voler mancare dirispetto al vecchio gentiluomopossiedein questo casouna sortadi incantesimo simile a quello della farina del diavolo.


Chiunque la tocchidovrà stare bene attento o si troveràimpastoiato tra gravosi ceppiche avvilupperannose non la suaanimaalmeno molti dei suoi migliori attributi: la sua forzaincrollabileil suo coraggio e la sua tenaciala sua sinceritàla sua fiducia in se stessoe tutto ciò che distingue ilcarattere virile.


Eccomi quindi davanti a una bella prospettiva! Certoilsovrintendente non considerò la lezione rivolta a luinéammise di poter essere mai così vergognosamente disfatto odalla continuità dell'impiego o dall'estromissione; le mieriflessioni non erano però delle più rosee. Diventai apoco a poco malinconico e irrequietologorandomi sempre la mente perscoprire quali delle sue misere qualità erano sfuggiteequali danni avevano già riportato le altre. Cercai dicalcolare per quanto tempo avrei potuto stare alla Doganarimanendoun uomo. La verità è che il mio peggior timore (perchénon sarebbe mai stata una saggia misura politica licenziare unelemento tranquillo come me e non certo nella natura di unfunzionario pubblico dare le dimissioni)la mia più profondaapprensionedunqueera di diventare grigio e decrepito al mio postodi sovrintendentee di trasformarmi in un animale simile al vecchioispettore. Non sarebbe capitato anche a menel tedioso corso di vitad'ufficio che mi stava davantidi diventare alla fine come questovenerabile amicodi fare dell'ora di pranzo il centro dellagiornataper passarne il resto dormicchiandoal sole o all'ombracome un vecchio cane? Una triste prospettivaquestaper uno checonsiderava il colmo della felicità vivere nella pienaesplicazione delle proprie facoltà! Ma per tutto quel temponon avevo fatto che preoccuparmi con allarmi superflui.


La Provvidenza aveva in serbo per me cose migliori di quelle che iostesso mi sarei potuto augurare. Un fatto degno di nota del terzoanno della mia sovrintendenzaper usare il tono di "P.P."fu l'elezione del generale Taylor alla presidenza. E' essenzialeperdare un quadro completo dei vantaggi della vita nella pubblicaamministrazioneosservare i funzionari all'avvento di un partitoavversario. La loro posizione è una delle più penose ein ogni casouna delle più sgradevoli che uno sventuratomortale possa occupare; controbilanciatada una parte e dall'altrada rarissimi lati positivianche se quella che a essi sembral'alternativa peggiore si possa trasformarea ben vederenellamigliore. E' una strana esperienzaper un uomo orgoglioso esensibile sapere che i suoi interessi sono nelle mani di gente chenon lo ama e non lo capisce e da cuigiacché una volta ol'altra qualcosa dovrà succederericeverà piuttosto undanno che una cortesia. E' curiosoancheper chi abbia conservatola calma durante la campagnaosservare la sete di sangue che simanifesta nell'ora del trionfoe rendersi conto di essere nel numerodelle vittime! Ci sono ben pochi tratti della natura umana peggioridella tendenzache ora vedevo in uomini non peggiori dei lorosimilia diventare crudeli soltanto per essersi trovati in possessodella facoltà di fare del male. Se la "ghigliottina"invece di essere una delle metafore più efficaci per designarel'estromissione dei pubblici impiegatifosse stata presa allaletteracredo sinceramente che i membri più attivi delpartito trionfante sarebbero stati abbastanza feroci da mozzarci latestaringraziando il cielo per l'occasione. Pare a meche sonostato un osservatore tranquillo e curiososia nella vittoria sianella sconfittache questo spirito feroce e amaro di malvagitàe di vendetta non abbia mai caratterizzato i numerosi trionfi del miopartito come ora inquinava quello dei "whigs". Idemocratici si prendono di regola le caricheperché ne hannobisognoe perché una pratica pluriennale ha fatto di ciòla legge della lotta politicaprotestare contro la quale sarebbedebolezza e vigliaccheria finché non ne verràinstaurata un'altra. Tuttavia una lunga abitudine alle vittorie li haresi generosi. Sanno risparmiare quando ce n'è motivo; equando colpisconoper affilata che sia l'asciaben di rado il filone è avvelenato di malevolenza; e non hanno l'abitudine diprendere a calci la testa che hanno appena spiccato dal busto.


A farla breveper sgradevole che fosse la mia condizioneper lomeno potevo rinvenirvi qualche motivo di congratularmi con me stessoper essermi trovato dalla parte dello sconfitto piuttosto che daquella del trionfatore. Sefino ad alloranon ero stato partigianomolto accesocominciai adessoin questo momento di pericolo e didifficoltàa rendermi conto di quale fosse in realtàil mio partito favoritoe non fu senza rimorso e vergogna che vidichesecondo un ragionevole calcolo delle probabilitàioavevo migliori prospettive di mantenere l'impiego che non i mieicolleghi democratici. Ma chi può vedere nel futuro un pollicepiù in là del proprio naso? La mia testa fu la prima acadere.


L'attimo in cui ci si sente decapitare non è maio èraramentesecondo la mia modesta opinionequello piùpiacevole della propria vita. Ma come la maggior parte delle sfortuneche capitanoanche una disgrazia così seria porta con séil proprio rimedio e la propria consolazionese chi ci va di mezzoriesce a vedere i lati migliori e non i peggiori di quel che gli ècapitato. Nel mio caso particolare non mi era difficile trovareargomenti per consolarmivisto che già erano oggetto dellemie meditazioni molto tempo prima di tornarmi utili. Vista la miaprecedente insofferenza per l'impiego e i miei vaghi propositi didimettermila mia sorte fu simile a quella di uno che covasse l'ideadel suicidioe avesse la fortuna insperata di essere assassinato.Alla Doganacome già al Presbiterioavevo trascorso treanni; tempo più che sufficiente per far riposare un cervellostanco; abbastanza lungo per interrompere vecchie abitudini mentalie per far posto alle nuove: tempo bastanteed eccessivoper viverein una posizione innaturalefacendo cose che non procuravano dilettio vantaggio ad alcunosenza dedicarmi a quegli sforzi che almenoavrebbero fatto tacere un impulso irrequieto dentro di me. Allostesso sovrintendente non dispiacque affatto la propria estromissionesenza cerimonieche lo qualificava tra gli avversari del partito"whig" poiché la sua inerzia nella vita politicalasua tendenza a vagare a suo piacimento in quegli spazi vasti etranquilli dove tutta l'umanità può venirsi incontropiuttosto che ridursi a quegli stretti sentieri dove i figli di unastessa famiglia devono separarsi l'uno dall'altroaveva spesso fattodubitare i suoi fratelli democratici della sua amicizia. Oraottenuta la corona del martirio (anche se non c'era più unatesta su cui metterla)la controversia si poteva considerarerisolta. Infineper poco eroico che fossegli parve piùdignitoso essere defenestrato nel crollo del partito dalla parte delquale si era schieratopiuttosto che restare un sopravvissutoisolato nella caduta di tanta gente più degna di luipertrovarsi poi alla fine di quattro anni di servizio alla mercédi un'amministrazione ostile di nuovo costretto a chiarire la suaposizionee a chiedere l'appoggio ancora più umiliante diun'amministrazione amica.


Intanto la stampa si era impadronita dal mio casoe mi fecegaloppare per le agenzie per una settimana o duedecapitato com'erosimile al "Cavaliere senza testa" di Irvingtetro eagghiacciantee desideroso di sepoltura come si conviene a uncadavere politico. Questo per la mia personalità ufficiale. Ilmio vero essereper tutto questo tempocon la testa ben posata sulcolloera arrivato alla confortante conclusione che quanto accadevafosse per il meglio; e investendo un piccolo capitale in inchiostrocarta e penniniaveva riaperto la scrivania da tanto trascurataedera ridiventato uno scrittore.


Fu ora che tornarono alla ribalta le elucubrazioni del mio anticopredecessoreil signor sovrintendente Pue. Poiché ilmeccanismo della mia mente si era arrugginito a causa del lungodisusoci volle un po' di tempo perché si persuadesse aelaborare il raccontocon un effetto in qualche modo soddisfacente.Ancora adessononostante che tutti i miei pensieri si fosserofinalmente concentrati nel compitoesso ha per me un aspetto austeroe tetro; insufficientemente illuminato da una luce solaree troppopoco vivificato dalle influenze tenere e familiari che addolcisconoquasi ogni scena della natura e della vita realee che certodovrebbero smussare gli angoli di ogni loro rappresentazione; maforse questo sgradevole effetto è dovuto a quel periodo appenaterminatodi rivoluzione e di tumulto non ancora sedatonel qualesi svolge la storia. Questo non significa che dalla fantasia delloscrittore fosse assente la letiziaperché egli era piùfelice quando scrivevamentre vagava fra il grigiore di queste cupefantasticherieche in qualsiasi altro periodo da quando avevalasciato il vecchio Presbiterio. Anche altri degli articoli piùbrevi che formano il volume sono stati scritti dopo il mioinvolontario ritiro dalle cure e dagli onori della vita pubblicae irimanenti sono raccolti da annuari e riviste di così anticadata che ormai hanno compiuto il ciclo e sono tornati nuovi (4). Pernon abbandonare la metafora della ghigliottina politicaquestenovelle possono essere chiamate le "Carte postume di unsovrintendente decapitato"; e lo schizzo che sto ormaiconcludendose è troppo autobiografico perché possaessere pubblicato da una persona modesta finché è invitapotrà essere facilmente perdonato a un distinto signoreche scrive dall'oltretomba. Pace al mondo intero! Benedico i mieiamicie perdono i miei nemici! Io sono nel regno della quiete!

La vita della Dogana giace alle mie spalle come un sogno. Il vecchioispettore (il qualetra parentesimi rincresce dirlofu travolto eucciso da un cavallo qualche tempo fa)eglie tutti quegli altrivenerabili personaggi che sedevano con lui alla ricevitoria dellaDogananon sono che ombre ai miei occhi; immagini canute e rugosedelle quali si dilettava la mia fantasiache ora le ha respinte persempre. I mercanti: PinegreePhillipsShepardUptonKimballBertramHunt; questi e tanti altri nomi che suonavano cosìfamiliari al mio orecchio sei mesi faquesti trafficanti chesembravano occupare un posto di tanto rilievo nel mondoohquantopoco tempo è bastato a separarmi da loroe non solo nellarealtàma nello stesso ricordo! Soltanto con sforzo possorichiamare alla memoria il nome e l'aspetto di questi pochi. Prestoanche la mia vecchia città natale resterà avvolta nellanebbia dell'oblioe mi tornerà in mente circondata e sepoltanella foschiacome se non fosse un luogo terreno e materialema unpaese cresciuto nel regno delle nuvolepopolato da abitantiimmaginari nelle casette di legnoche percorrono le viuzze familiarie la strada principale nella sua monotona lunghezza. D'ora in poi nonfa più parte della mia vita reale: non sono piùcittadino di Salem. I miei bravi concittadini non mi rimpiangerannotroppoperchéper quanto non sia stata l'ultima delle miepreoccupazioninei miei tentativi letterariquella di procacciarmiun po' d'importanza ai loro occhie di acquistarmi una famaonorevole nel luogo dove vissero e furono sepolti i miei padrinonsono mai riuscito a trovare qui quell'atmosfera congeniale di cui unletterato ha bisogno per far maturare i migliori frutti del suoingegno. Farò di meglio tra altri volti ed è inutiledire che quelli familiari potranno benissimo fare a meno di me.


Forse però (ohpensiero commovente ed eccitante!) i bisnipotidella generazione attuale penseranno qualche volta con simpatiaall'imbrattacarte dei tempi andatiquandofra molti anniuna guidaadditeràtra i luoghi memorabili della storia della cittàil punto in cui si trovava LA FONTANA PUBBLICA! (5).



1.LA PORTA DELLA PRIGIONE.


Una folla di uomini barbuticon vestiti dai colori severi e cappellia cono grigie di donne in cuffia o a capo scopertoera raccoltadavanti a una costruzione di legnola cui porta era rafforzata dapesanti assi di querciaed era coperta di borchie di ferro.


I fondatori di una nuova coloniaqualunque utopia di virtùumane e di felicità abbiano concretatohanno sempre dovutoriconoscere tra le prime necessità pratiche quella didestinare una parte del terreno vergine a cimiteroe un'altra allacostruzione di una prigione. In omaggio a tale regolasi puòsupporre con ragionevole certezza che i progenitori di Boston abbianocostruito il primo stabilimento di reclusione nelle vicinanze diCornhillall'incirca nello stesso tempo in cui tracciarono il primocimiterosul terreno di Isaac Johnsone intorno alla sua tombachepoi diventò il nucleo di tutti i sepolcri riuniti nell'anticocamposanto di King's Chapel. In ogni modo è certo chequindici o vent'anni dopo la fondazione della cittadinala prigionedi legno era già segnata dalle intemperie e da altre cicatricidell'etàche facevano sembrare ancora più tetra la suafacciata lugubre e cupa. La ruggine sulla massiccia armatura di ferrodella sua porta di quercia sembrava la cosa più antica delNuovo Mondoe come tutto ciò che ha mai avuto che fare coldelittosi sarebbe detto che ignorasse la giovinezza. Di fronte aquesto brutto edificiotra di esso e la carreggiata della stradac'era un praticelloinfestato dalla lappoladal farinaccioselvaticodallo stramonio e da erbacce d'ogni specie cheevidentemente trovavano un terreno ideale nel suolo che per primoaveva prodotto il nero fiore della società civileunaprigione. Da un lato della portaperòe abbarbicato quasialla sogliac'era un arbusto di rose selvatichecoperto in quelmese di giugno di delicati boccioliche sembravano offrire la lorofragranza e la loro fragile bellezza in dono al prigioniero chefacesse il suo ingresso e al condannato che uscisse incontro al suodestinoin pegno della pietà e e della gentilezza che ilcuore profondo della natura serbava anche per lui.


Questo arbusto di roseper un caso stranoè sopravvissutonel corso della storia; ma che sia semplicemente sopravvissutoall'austera durezza dei tempi andatiper tanto tempo dopo il crollodei giganteschi pini e delle querce che lo sovrastavanoo checomeattestano fonti autorevolisia germogliato sotto i passi della santaAnn Hutchinson (6) che varcò la soglia della prigionenonpotremmo prenderci la responsabilità di deciderlo.


Trovandolo proprio sul limitare della nostra narrazioneche sta peruscire da quell'infausto portonedifficilmente potremmo fare a menodi coglierne un fiore e di offrirlo al lettore. Speriamo che serva asimboleggiare qualche delicato fiore morale che incontreremo lungo ilnostro camminoo a ingentilire gli oscuri avvenimenti di una storiadi umana fragilità e di dolore.




2.LA PIAZZA DEL MERCATO


Il prato di fronte alla prigionein Prison Lanein una certomattino d'estate non meno di due secoli faera calpestato da uncerto numero di abitanti di Bostoni cui occhi fissavano attenti laporta di quercia ferrata. Presso qualunque altro popoloo in unperiodo successivo nella storia della Nuova Inghilterrala truceimmobilità che impietriva le fisionomie barbute di questibuoni cittadini avrebbe significato l'imminenza di qualche tremendoavvenimentocerto non meno grave dell'esecuzione di un celebremalfattorela cui condanna da parte del tribunale trovasse completarispondenza nel verdetto dell'opinione pubblica.


Considerando tuttavia la primitiva severità del caratterepuritanosarebbe stato imprudente venire subito a questaconclusione. Avrebbe potuto trattarsi di un servitore pigroo di unfiglio disobbediente che i genitori avessero affidato all'autoritàcivile per essere castigato con la pubblica fustigazione. Forse sisarebbe preso un antinomianoo un quaccheroo un altro membro diuna confessione non ortodossae lo si sarebbe scacciato dalla cittàa colpi di sferza; o un indianoche avesse dato molestia per lestrade in preda agli effetti dell'acquavite dei bianchisarebbestato cacciato a suon di sferzate nell'ombra della foresta. Potevaessere pure che una stregacome la vecchia signora Hibbinslastizzosa vedova del magistratodovesse salire sulla forca. In tuttii casigli spettatori avevano un uguale aspetto solennecome siconveniva a un popolo per cui la legge e la religione quasi siidentificanocompenetrandosi talmente l'una nell'altra che ogni attodella disciplina pubblicadai più trascurabili ai piùseveriprendeva lo stesso aspetto pauroso e venerabile. Iltrasgressore sul patibolo non poteva contare che su una simpatiamolto generica e fredda da parte di un pubblico come questo. D'altrocantoperòpunizioni che ai nostri giorni lascerebbero unmarchio d'infamiadi scherno e di ridicolopotevano assumere a queitempi una dignità severa come la stessa pena capitale.


Nel mattino d'estate in cui comincia la nostra storia si potevanotare un particolare interesse tra le donneche erano moltonumerose tra la follaper la pena che sarebbe stata inflitta alcolpevole. Non c'era in quel periodo quel ritegno che oggi farebbesembrare disdicevole a un'appartenente al sesso delle sottane e dellecrinoline di andarsene a passeggio per le pubbliche viee spingerela propria non evanescente persona nel bel mezzo della folla checirconda un patibolo in occasione di un'esecuzione. Sia moralmentesia materialmente c'erain queste donne e fanciulle di vecchiastirpe ed educazione britannicheuna fibra più grossolana diquella delle loro belle discendentidalle quali le dividono sei osette generazioni: infatti attraverso tutta questa catena atavicaogni madre ha trasmesso alla sua prole un sangue più delicatouna bellezza più fine e più effimerae unacomplessione più snellase non un carattere dotato di minorsaldezza e resistenza del proprio. Le donne raccolte davanti allaporta della prigione non distavano più di mezzo secolodall'epoca in cui la virile Elisabetta era stata la rappresentantetutt'altro che inadattadel proprio sesso. Esse erano sueconcittadinee la carne di bue e la birra del loro paeseaccompagnate da una dieta morale altrettanto raffinataentravano ingran parte nella loro costituzione. Il luminoso sole del mattinosplendeva dunque su spalle larghe e busti ben sviluppatie su gotetornite e rubiconde chematurate nell'isola lontananon eranoancora impallidite né sfiorite nell'atmosfera della NuovaInghilterra. Si sarebbe potuto notare inoltre in quelle rispettabilimatrone (perché tali sembravano nella maggioranza) un eloquioaudace e colorito che oggi non mancherebbe di stupirci sia per il suocontenuto sia per il suo tono.


"Comari"diceva una cinquantenne signora dai lineamentiduri"vi dirò come la penso. Andrebbe certamente avantaggio del pubblico bene se a noidonne d'età ormai maturae membri stimati della congregazionevenisse affidato il giudizio dipeccatrici come quella Hester Prynne. Che ve ne pareamiche? Sequella poco di buono avesse per giudici noi cinque qui riunite ingruppo se la caverebbe forse con una sentenza come quella che haottenuto dai degni magistrati? Perdincimi immagino di no!".


"Ho sentito dire"fece un'altra"che il reverendopadre Dimmesdaleil suo buon pastoreè infinitamentedispiaciuto che uno scandalo come questo sia piombato sulla suacongregazione".


"I magistrati sono gentiluomini timorati di Dioma hanno troppacompassionequesto è certo"aggiunse una terza matronaparecchio avanti negli anni. "Avrebbero dovuto almeno imporre unmarchio di ferro rovente sulla fronte di Hester Prynne. Allora sìche non avrebbe fatto l'insolentela signora Hesterve lo dico io.Ma leiquel bell'arnesesta proprio a preoccuparsi di ciòche le attaccano sul vestito? Ma se bastaguardatese basta che locopra con una spilla o con qualche altro ornamento paganoperandarsene per le strade più fiera che mai!".


"Ahno"osservò in tono più blando unasposinache teneva un bimbo per mano"anche se copriràil segnogli resterà sempre il marchio nel cuore".


"Ma cosa ce ne stiamo a parlare di segni e contrassegnisulcorpetto del vestito o sulla carne della fronte?" gridòun'altra donnala più brutta e la più spietata diquesto consesso che si arrogava il diritto di giudicare. "Questadonna ci ha tutte disonoratee bisognerebbe ucciderla. Non c'ènessuna legge che lo dica? Ce n'è unain veritànellaScrittura e nel nostro statuto; e i magistratiche l'hanno posta innon caledovranno ringraziare se stessi se le loro mogli e le lorofiglie usciranno dal seminato!".


"Dio ci scampibuona donna"esclamò un uomo inmezzo alla folla"non c'è dunque nella donna altra virtùche non venga dal salutare terrore del patibolo? Mi sembra esageratoaffermarlo! E ora viacomari! Ecco che si apre la portae viene lasignora Prynne in persona".


La porta della prigione era stata infatti spalancata dall'internoeinquadrata in essa prima di tutto apparvecome un'ombra nera che siinoltra nel solela figura tetra e orribile del birro della cittàcon la spada al fiancoe in mano la mazza propria della sua carica.Questi nel suo aspetto personificava tutta la funerea severitàdel codice puritanoche aveva l'incarico d'applicare con estremorigore sulla persona del colpevole.


Stendendo rigidamente la mazza che teneva nella sinistrapose ladestra sulla spalla di una giovane donnache spinse in questamaniera fino alla portadove lei lo respinse con un gesto pieno didignità e di naturale forza di carattereavanzando all'apertocome di sua spontanea volontà. Portava tra le braccia unabambina di circa tre mesiche ammiccava e cercava di allontanare ilvisino dalla luce troppo forte del giornoperché fino a quelmomento la vita non le aveva mostrato che il grigio crepuscolo di unsotterraneoo qualche altro oscuro recesso della prigione.


Quando la giovane madre della bimba comparve al cospetto della follasembrò che il suo primo impulso fosse di stringersi forte lacreatura al senonon tanto per uno slancio di amor maternoquantoper nascondere così un certo segnoche era cucito o appuntatosul vestito. Subito dopo perògiudicando saggiamente che unsegno della sua vergogna non sarebbe molto servito a nasconderne unaltroprese in braccio la bambinae con il volto in fiammema conun sorriso di sfidae uno sguardo niente affatto intimiditoscrutòi suoi concittadini e i suoi vicini.


Sul petto del vestito spiccava la lettera Adi fine tessuto rossocircondata da un elaborato ricamo e da fantasiose fioriture di filod'oro. Era eseguita con tanta artee con tanta ricchezza e sfoggiod'immaginazioneche sembrava quasi un ultimo e intonatissimoaccessorio dell'abito che indossavaed era di uno splendore inaccordo col gusto del tempoma ben al di sopra di ciò che eraconsentito dalle spartane regole della comunità.


La giovane era altacon una figura armoniosa ed elegante. Aveva unamassa di capelli castano-scuricosì lucenti che riflettevanocon dei barbagli i raggi del solee il suo voltooltre a esserebello per la regolarità dei lineamenti e la magnificenzadell'incarnatodoveva la ricchezza dell'espressione allesopracciglia ben disegnate e ai profondi occhi neri. Aveva anche unportamento da gran signorasecondo l'ideale di bellezza femminiledel tempocaratterizzata più da una certa maestà edignità che da quell'indescrivibile grazia evanescente chepiace ai nostri giorni. Mai Hester Prynne aveva avuto un'aria piùda gran signoranell'antica accezione del termineche alla suauscita dalla prigione. Quelli che l'avevano conosciuta primae sierano aspettati di vederla coperta e velata dalla nube dellasventurarimasero attonitie perfino scandalizzatinel vederlarisplendere di una bellezza che trasformava in aureola la sfortuna el'ignominia che l'avevano colpita. Forse un osservatore piùsensibile avrebbe potuto notare in essa qualcosa di squisitamentedoloroso. L'abito della donnache lei stessa si era cucito perl'occasione in carceree che aveva tagliato seguendo la propriafantasiasembrava esprimere l'atteggiamento del suo spiritoladisperata irrequietezza del suo iocon la sua stravaganza selvaggiae pittoresca. Ma il particolare che attirava tutti gli sguardi epercosì diretrasfigurava colei sulla quale si trovava (al puntoche uomini e donne che erano stati in relazione d'amicizia con HesterPrynne rimasero impressionati come se la vedessero allora per laprima volta)era la LETTERA SCARLATTA ricamata in modo cosìfantastico e splendente sul suo petto. Aveva l'effetto di unincantesimo che la ponesse al di fuori dei normali rapporti con ilresto dell'umanità per includerla in una sua sferaparticolare.


"Se la sa cavare con l'agoquesto è un fatto"fecenotare una delle spettatrici; "ma quale donnaprima di questapeccatrice sfrontatase n'è mai vantata con tantaspudoratezza? Ma insommacomariquesto è ridere in faccia ainostri magistratise ci si adorna di ciò che questi buoni edegni gentiluomini hanno stabilito come punizione!".


"Non sarebbe male"bofonchiò la vecchia dal voltopiù indurito"strappare questo bel vestito dallegraziose spalle della signora Hester; e per quanto riguarda lalettera che ha lavorato con tanta bizzarriale potrei prestare unpezzo della flanella che uso per i miei reumatismi per farsene unapiù adatta!".


"Ohvi pregobuone vicinepiano!" sussurrò laloro compagna più giovane; "non vi dovesse sentire! Nonc'è un punto di quella lettera ricamata che non le abbiaattraversato il cuore".


Il tetro sbirro fece un cenno con la mazza. "Fate largobuonagente! Fate largoin nome del re!" gridò. "Apriteun varco e vi prometto che la signora Prynne sarà posta làdove uominidonne e bambini possano vedere bene il suo ornamento pertutto il tempo da adesso all'una del pomeriggio. Sia benedettal'onesta colonia del Massachusettsdove l'iniquità vieneportata alla luce del sole!

Venitesignora Hestervenite a mostrare la vostra lettera scarlattasulla piazza del mercato!".


Tra la folla degli spettatori si aprì immediatamente un varco.


Preceduta dal birroe seguita da una disordinata processione diuomini severi e di donne malevoleHester Prynne si avviò alluogo destinato alla sua punizione. Una turba di scolari eccitati ecuriosisenza capire bene di cosa si trattassea parte la mezzagiornata di vacanzacorreva al corteogirando sempre la testa perguardare il suo voltola bambina che le ammiccava in braccioe lavergognosa lettera sul petto. A quei tempi non c'era molta strada trala prigione e la piazza del mercatoma alla prigioniera parve unviaggio di notevole lunghezzaperchéorgogliosa com'eraforse si sentiva morire a ogni passo di quelli che si affollavano pervederlacome se il suo cuore fosse stato gettato in terra per esserevilipeso e calpestato da tutti. Nella nostra naturacomunquec'èuna facoltà mirabilee insieme pietosaper cui chi soffrenon conosce mai l'intensità del dolore che sopporta dallatortura presentema piuttosto dal tormento che le tiene dietro. Fuperciò con animo quasi sereno che Hester Prynne affrontòquesta parte del suo martirioper arrivare a una sorta di palcosullato orientale della piazza del mercato. Esso era situato quasi sottoil cornicione della prima chiesa di Bostone aveva tutta l'aria diessere un'istituzione del luogo.


In effetti quel palco faceva parte di un sistema penale che da due otre generazioni è diventato un semplice relitto storico etradizionalema che nei tempi passati fu considerato uno strumentonecessario alla formazione dei buoni cittadini non meno dellaghigliottina fra i terroristi francesi. In breveera la piattaformadella gogna; e sopra a esso sorgeva l'intelaiatura di quell'ordignodi disciplinacongegnato in modo da mantenere la testa umana nellasua stretta spietataesponendola così agli sguardi delpubblico. L'ideale stesso dell'ignominia era impersonato ed espressoda questa costruzione di legno e ferro.


Non esiste oltraggio alla nostra comune naturasecondo mequalunquesia la colpa commessanon esiste oltraggio più bruciante cheproibire al colpevole di nascondere il suo volto per la vergogna; equesta era la sostanza della punizione. Nel caso di Hester Prynnetuttaviacome in parecchi altrila sentenza non la costringeva aquella stretta del collo e all'imprigionamento del capochecostituiva la caratteristica più diabolica di quest'orribilemacchina: lei doveva soltanto rimanere per un certo tempo sul palco.Ben conoscendo la propria partela donna salì la scaletta dilegnoe si espose alla moltitudine che l'attorniava a una distanzadal livello stradale uguale all'incirca a quella che da esso ha laspalla d'un uomo.


Se tra la folla di puritani ci fosse stato un papistal'aspetto diquesta donna di tanta bellezzacosì pittoresca nel suoabbigliamento e quella sua posacon la bimba al colloavrebbepotuto ricordargli l'immagine della Divina Maternità che tantiillustri pittori hanno rivaleggiato nel rappresentare; qualcosa cheavrebbe potuto richiamare alla menteper contrastoquella sacraimmagine di maternità immacolatail cui frutto avrebberedento il mondo. Qui c'era invece la macchia di un peccato infamantenella più sacra funzione della vita umanae faceva sìche il mondo diventasse più tetro in conseguenza dellabellezza di quella donnae più colpevole per la fanciulla chelei aveva generato.


Non mancava alla scena quel senso di timore riverenziale che sempresi accompagna allo spettacolo delle colpe e delle vergogne del nostroprossimoprima che la società sia diventata cosìcorrotta da riderne piuttosto che rabbrividirne. I testimoni dellavergogna di Hester Prynne non avevano ancora perso il loro candore.Essi erano abbastanza rigidi da accettarne la condanna a mortesequesta fosse stata la sentenzasenza mormorare contro la severitàdi essama non avevano l'aridità di cuore di altri cetisocialiche non avrebbero trovato nello spettacolo presente altroche un pretesto di derisione. Se anche qualcuno si fosse sentitoportato a volgere la cosa in ridicoloquesta disposizione d'animosarebbe stata repressa e sopraffatta dalla solenne presenza di uominidi elevata dignità come il governatore e diversi suoiconsiglieriun giudiceun generalee i ministri della cittài quali sedevano tutti insieme su un balcone del locale del culto chedava sul patibolo. In un periodo in cui personaggi di tale rangopotevano partecipare allo spettacolo senza compromettere la maestàe il rispetto di cui erano circondati la loro posizione ed il lorotitolosi può dire senza temere di sbagliare che una sentenzadel tribunale possedeva un profondo e reale significato. Diconseguenzala folla era seria e cupa. La sventurata colpevole sicomportava come meglio poteva una donna oppressa dallo sguardo dimille occhi instancabilitutti puntati su di lei e concentrati sulsuo petto. Era quasi impossibile sopportarlo. Di carattere impulsivoe appassionatosi era preparata a subire le punture e le pugnalatevelenose del pubblico vituperioche si fosse sfogato in ogni speciedi insulti; c'era però qualcosa di tanto più spaventosonell'umore solenne della genteche avrebbe preferito vedere tuttequelle rigide fisionomie contorte negli scherni più crudelied esserne lei stessa oggetto. Se dalla moltitudine fosse esplosa unasalva di sghignazzatealla quale contribuisse per conto suo ognidonnaogni uomoogni fanciulloHester Prynne avrebbe potutoricambiarli tutti con un sorriso amaro e sdegnoso; ma sotto laplumbea condanna che era destinata a sopportare essa ebbe momenti neiquali fu presa da un impulso irresistibile di gridare con tutto ilfiato che aveva in corpoe gettarsi dal palcoo perdere la ragioned'un colpo.


C'erano però degli intervalli durante i quali l'intera scenadi cui lei era l'oggetto più notevolepareva svanire alla suavistao almeno trasformarsi in un'indistinta macchia di coloricomeun'accolta di immagini informi e spettrali. La sua mentee piùancora la sua memoriaerano alacri in un modo fuori del comunee lepresentavano continuamente scene ben diverse da questa stradina malpavimentata di una cittadinaal margine dell'Ovest selvaggioe visiche non somigliavano a quelli che la scrutavano di sotto le falde diquegli alti cappelli a cono. Le reminiscenze più fuggevoli eimmaterialiattimi dell'infanzia e dei giorni di scuoladidivertimentidi capricci infantilie i fatterelli domestici dellasua vita di ragazzasi affollavano nella sua menteintimamenteuniti a ricordi di quel che c'era stato di più serio nella suavita successivaogni immagine vivida e precisa come le altrecomese tutte fossero state della stessa importanzao come scene di unostesso dramma. Forse era un istintivo meccanismo di autodifesa delsuo spirito per evitarlecol mostrarle queste forme fantasmagorichela disperazioneche le sarebbe venuta dal peso crudele e dalladurezza della realtà.


Comunque siail palco della gogna fu per Hester Prynne come un postod'osservazione che le mostrò tutto il cammino che avevapercorso dalla sua serena infanzia. In piedi su quel miserevolerialzorivide il villaggio dov'era natanella vecchia Inghilterrae la dimora paterna: una casa decrepita di pietra grigiadall'ariaimpoveritama imbellita da uno stemma gentilizio semicancellatosopra il portalea testimonianza di un'antica nobiltà. Videil volto di suo padrela testa calva e l'imponente barba bianca chescendeva sull'antiquato colletto elisabettiano; e vide quello di suamadrecon l'espressione d'affetto e di premura che nel suo ricordonon si scindeva mai da quei lineamentie che tante voltedalla suamortesi era messo attraverso il sentiero della figlia opponendolegarbate rimostranze. Vide il suo stesso voltoilluminato di bellezzagiovanileaccendere di luce tutto il fondo dello specchio oscuro incui era costretto a guardarsie dove poteva scorgere un'altrafisionomiaquella di un uomo avanti negli anniun viso pallido esottile di studiosodagli occhi oscuri e arrossati dalla lampada chelo aveva aiutato a scrutare nel contenuto di tanti e tanti pesantivolumi. Quegli occhi arrossatituttaviaavevano un conturbantepotere di penetrazione quando l'intento del loro possessore era dileggere nelle anime umane. Questo personaggio di studio e dichiostrocome la fantasia femminile di Hester non mancò dirievocareera leggermente deforme nelle spalleuna delle qualiladestraera un po' più bassa dell'altra. Subito dopo lesorsero davantinella pinacoteca della memoriale viuzze strette etortuosele case alte e grigiele immense cattedrali e gli edificipubblici d'antica data e di bizzarra architettura di una cittàdel Continentedove una nuova vita l'aveva attesasempre assieme aldeforme studioso: una vita nuovama fondata su materiali corrosi daltempocome una chiazza di musco verde su un muro che si stiasgretolando. Infineal posto di queste mutevoli scenetornava larustica piazza del mercato della colonia puritanacon tutta la follaradunata dei cittadinii suoi severi sguardi erano fissi su HesterPrynne - sìproprio su di lei - dritta sul palco della gognacon una bimba in braccioe la lettera Ascarlattameravigliosamente ricamata in filo d'oro sul suo petto!

Poteva esser vero? Strinse la creatura al petto con tanta forza dafarla gridare; abbassò gli occhi alla lettera scarlatta e latoccò anche con un ditoper accertarsi che la bimba e la suainfamia non fossero un sogno. Sìquesta era la sua realtàtutto il resto era scomparso!





3.IL RICONOSCIMENTO


Da tale acuta sensazione d'essere l'oggetto della severa attenzionedi tuttila portatrice della lettera scarlatta fu alla fine distoltafine scorgendoai margini della follauna figura che s'impadronìirresistibilmente dei suoi pensieri. C'era un indiano in piedinelsuo costume primitivoma i pellirosse non erano ospiti tantoinsoliti in una colonia inglese da attrarre i pensieri di HesterPrynne in un momento del generee tanto meno da scacciarle dallamente ogni altro oggetto di meditazione.


Accanto all'indianoperòed evidentemente in sua compagniac'era un biancoabbigliato in un costume bizzarrofra il selvaggioe il civilizzato.


Era di piccola statura e aveva un volto rugoso che a rigor di termininon si sarebbe potuto definire vecchio. I suoi lineamenti denotavanoun'intelligenza particolarecom'era inevitabile che succedesse a unoche aveva tanto coltivato il suo spirito da non potergli impedire difondersi col suo stesso corpoe di manifestarsi con caratteristicheinconfondibili. Benché avesse cercatocon un abbigliamentoapparentemente trasandato ed eterogeneodi nascondere o diminimizzare queste sue caratteristicheHester Prynne non poténon accorgersi che una delle spalle dell'uomo era leggermente piùalta dell'altra. Non appena ebbe scorto quel viso emaciato e quellalieve deformità della figurasi strinse di nuovo la bimba alpetto con una forza tanto convulsa che la povera creatura emise unaltro strillo di dolore; ma sembrò che la madre neppure laudisse.


Fin dal suo arrivo sulla piazza del mercatoqualche tempo prima chela donna lo vedesselo straniero aveva fissato lo sguardo su HesterPrynneprima con indifferenzada uomo abituato a rivolgere la suaattenzione soprattutto all'intimoe per il quale le circostanzeesteriori sono di scarso valore e senza importanzaa meno che non siaccordino con i suoi pensieri. Presto però il suo sguardodivenne acuto e penetrante. Uno spasimo d'orrore gli sconvolse ilineamenticome se un serpentestrisciandoci soprasi fossefermato per un istantemostrando tutte le sue spire. Il suo volto sioscurò sotto l'effetto di un'emozione violentache eglituttavia riuscì a controllare così rapidamente con unosforzo di volontà che un momento dopo la sua espressionepoteva sembrare tranquilla. Dopo un breve intervallolo spasimo sifece quasi impercettibilee poi scomparve nelle profonditàdella sua anima.


Quando scoprì gli occhi di Hester Prynne fissi sui suoiecomprese di essere stato riconosciutoalzò un dito con unmovimento lento e tranquillofece con esso un cenno nell'aria e selo posò sulle labbra.


Si rivolse poitoccandolo sulla spallaa un cittadino che gli stavaaccantoe gli chiese in modo affettato e cortese:

"Per cortesiagentile signorechi è quella donna? Eperché si trova qui esposta alla vergogna pubblica?".


"Dovete essere forestiero in questa regioneamico"rispose il cittadinoosservando con curiosità il suointerlocutore e il suo selvaggio compagno"altrimenti nonignorereste certo la storia della signora Hester Prynne e delle suemalefatte. Ha dato grande scandalovi assicuronella santa chiesadel pio pastore Dimmesdale!".


"Dite il vero"rispose l'altro"sono forestieroeho girovagato a lungoanche se non per mia volontà. Hoassistito a terribili sciagure in terra e sul maree per molto tempoi pagani del sud mi hanno tenuto prigioniero; solo ora questo indianomi ha portato qui per essere riscattato dalla prigionia. Vorrestequindi essere così gentile da raccontarmi qualcosa di questaHester Prynnese questo è il suo nomedei delitti di questadonnae di ciò che l'ha portata su quel patibolo?".


"In tutta sinceritàamico; e credo che vi si rallegreràil cuoredopo le vostre sventure e la vostra vita tra i selvagginel ritrovarvi infine in una terra dove l'iniquità siaperseguitata e punita sotto gli occhi dei giudici e del popolocomequi nella nostra benedetta Nuova Inghilterra. Dovete saperesignoreche quella donna era la moglie di un uomo di scienzainglese dinascitache però aveva vissuto per molto tempo ad Amsterdamdalla quale molti anni or sono aveva deciso di partire perattraversare l'oceano e riunirsi alla sua gente qui nelMassachussetts. A tale scopo mandò qui prima la moglie erimase indietro per occuparsi di certi affari importanti. Perbaccosignoreda un paio d'annio poco menoche la donna abita a Bostonnon si sono avute notizie di sorta di questo dotto gentiluomoilsignor Prynne; e la sua giovane mogliecapiteridotta a condursimalamente da se stessa... ".


"Ahahvi capisco bene!" disse il forestiero con unsorriso amaro. "Un uomo dotto come voi dite avrebbe dovutoimparare anche questo nei suoi libri. Ese non vi spiacesignorechi sarebbe il padre di quella creatura... dovrebbe avere tre oquattro mesipenso... che la signora Prynne stringe tra lebraccia?".


"In veritàamicoquesto rimane un misteroe ancora siaspetta il Daniele che scioglierà l'enigma"rispose ilcittadino. "Madama Hester si rifiuta decisamente di farne ilnomee invano i magistrati si sono lambiccati il cervello inassemblea. Forse il colpevole assiste anche lui a questo tristespettacolosconosciuto a tuttidimenticando che Dio lo vede".


"Quest'uomo di scienza"osservò il forestierosorridendo di nuovo"dovrebbe venire lui stesso a risolvere ilmistero".


"Spetterebbe certamente a luise fosse in vita"ammise ilcittadino. "Dunquemio buon signorei nostri magistrati delMassachusettsconsiderando che la donna è giovane e bellaeche senza dubbio fu fortemente tentata prima della sua cadutae cheper di piùsuo marito potrebbe trovarsi in fondo al marenonhanno voluto applicare contro di lei gli estremi della nostra giustaleggeche avrebbe significato la sua morte. Nella loro grandemisericordia e bontà d'animo hanno condannato la signoraPrynne a esporsi per tre ore soltanto sul palco della gognaportandoda allora in poi sul petto un marchio d'infamia per tutto il restodella sua vita".


"Una saggia sentenza!" commentò il forestierochinando il capo con gravità. "Lei sarà un sermonevivente contro il peccatofino a che la lettera ignominiosa non saràscolpita sulla sua lapide.


Ciò nonostante mi spiace che il suo compagno di iniquitànon si trovi con lei sul palcoal suo fianco. Ma si saprà chiè! Si saprà! Si saprà!".


Si inchinò cortesemente al loquace cittadinoe sussurrandoqualche parola al suo aiutante indiano si fecero strada insiemeattraverso la folla.


Mentre avveniva questo dialogoHester Prynne era rimasta in piedisul suo palcosempre con lo sguardo fisso sul forestiero; unosguardo così fisso chenei momenti di massima concentrazionele pareva che ogni altro oggetto del mondo visibile svanisselasciando soltanto lui e lei soli. Una faccenda del genereforsesarebbe stata ancora più terribile che incontrarlo come oraavvenivacol caldo sole di mezzogiorno che le scottava il visoilluminando la sua vergognacol figlio del peccato che stringeva trale bracciacol marchio scarlatto dell'infamia sul pettocon unafolla interaradunata come per una festa a spiare quei lineamentiche avrebbero dovuto essere visti soltanto al quieto lume delfocolarenell'ombra serena di una casao nascosti da un velodignitoso in chiesa: per spaventoso che fosselei si sentivaprotetta dalla presenza di quelle migliaia di testimoni. Era megliostare in piedi cosìcon tante persone tra lui e leichetrovarsi a tu per tu con lui solo. Essa cercò rifugiopercosì direnell'esposizione alla follatremando per ilmomento in cui sarebbe stata privata di questa protezione. E tuttapresa da questi pensierinon sentì quasi una voce dietro dileifinché non ebbe ripetuto il suo nome più d'unavoltain tono alto e solenne perché tutta la gente radunatain piazza potesse sentire.


"AscoltamiHester Prynne!" disse la voce.


Si è già fatto notare che sopra il palco sul quale sitrovava Hester Prynne sporgeva una specie di balconatao di galleriaapertaannessa al locale del culto. Da qui si usava leggere iproclaminelle assemblee dei magistraticon tutto il cerimonialeche accompagnava le solennità pubbliche di quei tempi. Quispettatore della scena che abbiamo descrittosedeva il governatoreBellingham in personacon quattro sergenti intorno alla scrannaognuno con una lunga alabarda di guardia d'onore.


Aveva una piuma scura sul cappelloun orlo di pizzo al bavero delmantelloe sotto indossava una tunica di velluto nerocome siconveniva a un gentiluomo d'età avanzatale cui dureesperienze erano incise sul volto rugoso. Non era inadatto arappresentare e a dirigere una comunità che doveva le sueorigini e il suo sviluppoe il suo attuale stato di prosperitànon agli impulsi della gioventùma alle energie temperate ecostanti della virilità e alla grigia sagacia dell'etàpiù maturae che aveva ottenuto dei risultati cosìpromettenti proprio perché aveva nutrito così pochefantasie e speranze. Gli altri notabili che facevano corona algiudice supremo erano caratterizzati da un portamento dignitosocomedoveva essere in un'epoca in cui l'autorità era considerataparte delle istituzioni divine. Erano certamente uomini virtuosigiusti e saggi. Ma non sarebbe stato facile scegliere in tutto ilconsorzio umano lo stesso numero di persone sagge e virtuose menoadatte a esprimere il loro giudizio sugli errori di un cuorefemminilee a discernere in esso l'intrigo di bene e di malediquesti saggi d'aspetto severo verso i quali Hester Prynne ora volgevail viso. Parve rendersi conto che qualunque simpatia lei si potesseaspettaresi trovava nel cuore più vasto e più caldodella follaperchéquando volse gli occhi al balconel'infelice impallidì e fu scossa da un tremito.


La voce che aveva richiamato la sua attenzione era quella delvenerabile e famoso John Wilsonil più vecchio religioso diBostonprofondo studiosocome la maggior parte dei suoi colleghidel tempoe per giunta d'animo buono e cordiale. Quest'ultima doteperònon era stata coltivata con la stessa cura dedicata allesue facoltà intellettualie a dire il veroegli se nevergognava più che andarne orgoglioso. Ora era in piedi sulbalconee un ricciolo di capelli grigi gli sfuggiva dallo zucchettomentre gli occhi chiariabituati alla penombra del suo studioammiccavanocome quelli della bimba di Hesteralla luce diretta delsole. Sembrava uno di quei ritratti ingialliti che si trovano sulfrontespizio dei vecchi libri di sermonie non aveva piùdiritto di quanto ne avrebbe avuto uno di quei ritrattidi farsiavanticome feceper immischiarsi in un problema di colpevolezzaumanadi passione e di dolore.


"Hester Prynne"disse l'ecclesiastico"ho discusso alungo con questo mio giovane confratello dal quale avete avuto lafortuna di sentir predicare la Parola (a questo punto il reverendoWilson pose la mano sulla spalla di un giovane pallido che gli sedevaaccanto); ho cercatodicodi persuadere questo santo giovane aparlare con voiqui di fronte al Cieloe davanti a questi saggi edequanimi giudicial cospetto del popolo interodella bassezza edella gravità del vostro peccato. Luiche conosce meglio dime il vostro caratterepotrebbe scegliere meglio gli argomenti dausarese la tenerezza o il rigoreper aver ragione della vostrainveterata durezza e ostinazione nel nascondere fino a ora il nome dichi vi ha indotta a compiere un delitto così atroce. Lui peròribattecon la dolcezza estrema di un giovanequantunque piùsaggio di quel che non comportino i suoi anniche sarebbe fare untorto alla natura stessa della donna costringerla a rivelare isegreti del suo cuore così alla piena luce del giornoe inpresenza di una folla così numerosa. E' verocome ho cercatodi fargli capireche la vergogna è nel commettere il peccatoe non nel confessarlo. Ancora una voltacosa avete da rispondermifratello Dimmesdale? Chi di noi due avrà cura dell'anima diquesta peccatrice?".


Ci fu un mormorio tra i dignitosi e venerabili occupanti del balconee il governatore Bellingham se ne fece interpreteparlando in tonoautoritarioanche se temperato dal rispetto per il giovaneecclesiastico al quale si rivolgeva.


"Buon pastore Dimmesdale"disse"la responsabilitàdell'anima di questa donna è in gran parte vostrae spettaquindi a voi esortarla al pentimento e alla confessionecome prova ecome conseguenza del suo fallo".


Un appello così diretto non poteva fare a meno di richiamarel'attenzione della folla intera sul reverendo pastore Dimmesdalegiovane ecclesiastico proveniente da una delle maggiori universitàinglesiche aveva portato con sé tutta la scienza del tempoin quei boschi selvaggi. La sua eloquenza e il suo fervore religiosoavevano già dimostrato che era destinato a eccellere nel suoufficio: il suo volto colpiva dal primo istantecon la frontebiancaampiapensosagli occhi scuri grandi e malinconicie labocca chequando non la stringeva con forzavibrava esprimendo unasensibilità nervosa e un forte potere di autocontrollo.


Nonostante i suoi grandi talenti innati e i suoi progressi neglistudiil giovane ecclesiastico aveva un'aria preoccupatatimidaquasi spaventatacome di un essere che non si sentiva a suo agiosperduto nel sentiero dell'esistenza terrenae che poteva trovarsibene soltanto raccolto in se stesso. Si teneva infatti in disparteper quel che gli consentivano i suoi impegniper le ombrose stradesecondarie della vitariuscendo così a mantenersi semplice esimile a un fanciullouscendonequando ne capitava l'occasioneconuna freschezzauna fragranza e una cristallina purezza di pensierochecome dicevano molte personele colpiva come la voce di unangelo.


Era questo il giovane che le parole del reverendo Wilson e delgovernatore avevano esposto così apertamente all'attenzionegeneralecostringendolo a parlareal cospetto di tutti i presentie a rivolgersi al mistero di quell'anima femminilecosì castaanche nella sua contaminazione. L'importanza della posizione in cuiveniva posto da questa richiesta lo fece impallidiree gli fecetremare le labbra.


"Parla alla donnafratello mio"disse il reverendoWilson. "E' di capitale importanza che tu lo faccia per la suaanimae quindicome dice il degno governatoreanche per la tuaalla quale essa è affidata. Esortala a confessare la verità!".


Il reverendo pastore Dimmesdale chinò la testa in silenziosaorazionecome parvee poi si fece avanti.


"Hester Prynne"dissechinandosi sulla balaustra efissandola negli occhi"tu senti cosa dice questo buon uomoeconosci la responsabilità che mi tormenta. Se credi che questopossa essere di qualche profitto per la pace della tua animae chela tua punizione diventerà così strumento piùefficace della sua salvezzati impongo di dire il nome di colui cheè stato il tuo compagno nel peccato ed è ora il tuocompagno nella sofferenza!

Non tacere per una malintesa pietà o tenerezza nei suoiconfrontiperchécredimiHesterse anche dovesse scenderedall'alto per venirti accantosul tuo palco di vergognasarebbecosa migliore che nascondere un cuore colpevole per tutta la vita. Acosa può servirgli il tuo silenziose non a tentarloacostringerloforsead aggiungere l'ipocrisia al peccato? Il Cieloha voluto concederti una vergogna paleseper mezzo della qualepotrai operare un trionfo completo sul male che è dentro ditee sul dolore che è al di fuori. Badache tu gli sottraiil calice amaro ma salutareche forse egli non ha il coraggio diafferrare da soloe che ora viene offerto alle tue labbra!".


La voce del giovane pastore tremavadolcericcaprofondae rottadalla commozione. Più che il semplice significato delleparoleera il sentimento che esse esprimevano con tanta evidenza chefaceva vibrare i cuori dei presentie univa tutti gli ascoltatori inun unico accordo di simpatia. Anche la povera bimba al collo diHester subì la stessa influenzaperché diresse il suosguardoche fino a quel momento non aveva avuto nessun oggettoprecisosul signor Dimmesdalealzando le piccole braccia con unmormorio a metà compiaciuto e a metà addolorato.L'appello del ministro sembrò così irresistibile che lagente non poteva fare a meno di credere che Hester Prynnepronunciasse il nome del colpevoleo che il colpevole stessononimporta se fosse di elevata o di bassa condizionesarebbe statosospinto da un bisogno interiore e insopprimibile che lo costringessea salire sul palco. Hester scosse il capo.


"Donnanon oltrepassare i limiti della misericordia celeste!"gridò il reverendo Wilsoncon maggior asprezza di prima. "Unavoce ha parlato in quella piccola innocente per confermare e dareforza a quello che hai sentito. Di' quel nome! Il nomee il tuopentimentopotranno fare sparire la lettera scarlatta dal tuopetto".


"Mai"replicò Hester Prynnefissando non ilpastore Wilsonma gli occhi profondi e turbati del sacerdote piùgiovane. "Essa vi è impressa ormai troppo profondamente enon potete più cancellarla.


E potessi sopportare io stessa la sua agoniaoltre la mia!".


"Parladonna"disse un'altra vocefredda e severaproveniente dalla folla che circondava il patibolo. "Parlaedai un padre alla creatura che hai generato!".


"Non parlerò!" rispose Hesterpallida come unamorta nel rispondere a questa voceche aveva ben riconosciuto. "Miafiglia dovrà cercarsi un padre celesteperché quelloterreno non lo conoscerà mai!".


"Non parlerà!" mormorò Dimmesdaleche avevaatteso la risposta alla sua invocazione proteso sul balconecon lamano sul cuore.


Si ritrasse quindi con un respiro profondo. "Mirabile forza egenerosità di un cuore di donna! Non parlerà!".


Vista l'assoluta reticenza della sciagurata colpevoleil vecchioecclesiasticoche si era preparato con cura per l'occasionerivolsealla folla un discorso sul peccato in tutte le sue possibili formenon senza continui riferimenti alla lettera ignominiosa. Si dilungòsu questo simbolo con tanta veemenzaper l'ora abbondante nellaquale fece tuonare le sue frasi sulle teste della genteche essoevocò nuovi terrori nella loro immaginazionecosì cheil suo stesso colore scarlatto parve essere un'emanazione dellefiamme del baratro infernale. Intanto Hester Prynne restava in piedisul palco della vergognacon gli occhi attoniti e un'espressione distanca indifferenza. Aveva sofferto quella mattina tutto ciòche la natura poteva sopportaree non essendo di quelle persone chepossono sfuggire alle sofferenze troppo violente con uno svenimentoil suo animo poteva soltanto trincerarsi dietro una crosta marmoreadi insensibilitàsenza che ne restassero menomate le suefacoltà fisiche. In questo stato rimasementre la voce delpredicatore rimbombava spietatamentema inutilmentesu di lei. Labimbaper tutta la parte finale della requisitoriaaveva rotto ilsilenzio con strilli e vagiti: lei cercò di calmarlameccanicamentema parve interessarsi poco della sua agitazione. Furicondotta in prigione con la stessa aria severae scomparve allavista del pubblico dietro la grande porta ferrata. Quelli chel'avevano seguita con lo sguardo sussurrarono che la letterascarlatta aveva rischiarato l'oscuro corridoio che portava alle cellecon un livido luccichìo.




4.L'INCONTRO


Tornata in prigioneHester Prynne apparve in uno stato dieccitazione nervosa tale da richiedere una continua sorveglianzaneltimore che commettesse qualche violenza su se stessao siabbandonasse a qualche follia sulla povera bimba. Al calar dellanottevedendo che era impossibile calmare la sua agitazione conrimproveri o con minacce di punizioneil signor Brackettilcarcerierepensò che fosse il caso di mandare a chiamare unmedico. Lo descrisse come uomo versato in tutte le pratichefisiologiche note al mondo cristianoe nel contempo esperto diquanto potevano insegnare i popoli selvaggi riguardo alle erbe e alleradici medicinali che crescono nei boschi. A dire il verol'assistenza medica era ormai necessarianon soltanto per Hestermacon molta più urgenza per la piccolache pareva aversucchiato con il latte della madre tutta la confusionel'angoscia ela disperazione che avevano pervaso il suo organismo. Ora sidibatteva tra convulsioni dolorose enel suo piccolo corposembravaun'esasperata rappresentazione dell'agonia morale che Hester Prynneaveva provato per tutto il giorno.


Al seguito del carceriere che gli faceva strada nella cellainospitaleapparve quell'uomo dal singolare aspettola cui presenzatra la folla aveva suscitato un interesse così profondo nellacondannata. Egli veniva a vivere nella prigionenon come sospetto diqualche colpama perché quello era il modo piùconveniente e opportuno di alloggiarlo finché i magistrati nonsi fossero messi d'accordo con i capi indiani per quel che concernevail suo riscatto. Si presentò sotto il nome di RogerChillingworth.


Il carcerieredopo averlo introdotto nella stanzaresto un attimostupito per la relativa quiete che seguì al suo ingressoperché Hester Prynne era diventata di colpo silenziosa come lamorteanche se la bimba continuava a lamentarsi.


"Ti pregoamicolasciami solo con la mia malata"disseil medico. "Fidati di mebuon carcerierepresto ci saràla pace nella tua casae ti prometto che la signora Prynne saràd'ora in poi più obbediente verso l'autorità di quantonon lo sia mai stata".


"Ma davverose la vostra scienza può arrivare a tanto"rispose il signor Brackett"dovrò proprio considerarviun principe della vostra arte! In fede miaquesta donna si ècomportata come un'invasatae poco mancava che dalle parole iopassassi ai fattiper cacciar via Satana da lei a frustate".


Il forestiero era entrato nella stanza con la silenziositàcaratteristica della professione alla quale dichiarava diapparteneree il suo contegno non cambiò affatto quandoritiratosi il carceriererimase a faccia a faccia con la donnalacui intensa attenzionefissa su di lui in mezzo alla follaavevamostrato l'esistenza di una relazione molto intima tra i due. Rivolsele sue prime cure alla bambina che si contorceva nel lettino arotelleperché le sue grida rendevano assolutamentenecessario posporre ogni altra preoccupazione al compito di calmarla.Egli la esaminò con curae poi disfece un involto di pelleche aveva estratto dai suoi abiti. Scelse una delle medicine checontenevae la sciolse in una ciotola d'acqua.


"I miei vecchi studi d'alchimia"osservò poi"ela mia permanenza per più di un anno tra gente molto espertadelle benefiche virtù dei semplicihanno fatto di me unmedico migliore di molti di quelli che ostentano un titolo didottore. Eccodonna! La creatura è tuanon mia di certoenon riconoscerebbe in me suo padre dalla voce o dall'aspetto. Dallequindi la pozione tu stessacon le tue mani".


Hester respinse la medicina che le veniva offertaguardando l'uomocon i segni della più profonda apprensione sul volto.


"Ti vendicheresti su questa creatura innocente?" bisbigliò.


"Stupida donna!" rispose il medicoin tono a metàfreddoa metà carezzevole. "Perché dovrei far delmale a quest'illegittima e miserevole bambina? La medicina èsolo per il suo benee se anche fosse figlia miasìmiaoltre che tuanon avrei nulla di meglio da darle".


Poiché lei ancora esitavanon essendo certo in condizione diragionare molto chiaramentel'uomo prese la neonata in braccioe lediede lui stesso la pozione. Questa non impiegò molto tempo afare il suo effettoe dimostrò la giustezza delle sueasserzioni.


I gemiti della piccola malata cessaronoe i suoi fremiti convulsi siacquietarono pian piano; poco dopocome spesso avviene ai bambiniquando sia cessato un forte dolorecadde in un sonno profondo esalutare. Il medicocome aveva ben diritto di farsi chiamarerivolse poi la sua attenzione alla madre. Con calma e attenzioneprofonda le tastò il polsola fissò negli occhiconuno sguardo che le diede una stretta al cuore e la fece rabbrividirecosì familiare e contemporaneamente così freddo; e allafinecompiuta la sua visitasi mise a preparare un'altra pozione.


"Non conosco Lete o Nepente"osservò"ma hoimparato molti segreti lontano dalla civiltàe qui ce n'èuno; è una ricetta che mi ha insegnato un indianoin cambiodi alcune lezioni dell'arte di Paracelso che io gli volli impartire.Bevila! Forse è meno confortevole di una coscienza innocente esenza peccatoma quella non posso dartela. Calmerà ilrumoreggiare delle onde della tua disperazionecome l'olio gettatosui cavalloni placa il mare in tempesta".


Porse la tazza a Hesterche la prese lentamente con un'espressioneincertanon proprio di paurama tuttavia piena di dubbio e diincertezza su quelle che potevano essere le sue intenzioni. Diedeanche un'occhiata alla bambina che dormiva profondamente.


"Ho pensato alla morte"disse poi"l'ho desiderataavrei anche pregato di ottenerlase una persona come me potessepregare per qualcosa. Sìse è morte che mi offri inquesta tazzadevi pensarci ancoraprima di vedermela bere. Guarda!L'ho già portata alle labbra".


"Allora bevi"rispose l'uomosempre nello stessoatteggiamento freddo e composto. "Così poco mi conosciHester Prynne? Devono proprio essere così meschine le mieazioni? Se anche meditassi la vendettacosa potrei fare di meglioche lasciarti vivereche darti medicine contro ogni male e controogni pericolo di morteperché la tua bruciante vergognacontinui a splenderti sul petto?". Parlando aveva posto l'indicesulla lettera scarlattache parve infiammarsi nel petto di Hestercome se fosse stata di ferro rovente. Egli vide il suo involontariomoto di ripulsae sorrise. "Vividunquee porta con te la tuacondannadavanti a ogni uomo e a ogni donnadavanti a quello chehai chiamato tuo maritodavanti agli occhi di quella bambina! Eperché tu vivabevi questa pozione".


Senza ulteriori indugi od obiezioniHester vuotò la tazza ea un gesto del medicosedette sul letto dove dormiva la piccolamentre lui prendeva l'unica sedia che c'era nella stanza e le siponeva accanto. Lei non poteva fare a meno di tremare durante questipreamboliperché sentiva chedopo aver compiuto tutto ciòche l'umanitài princìpi o forse una raffinatacrudeltà gli imponevano di fareper sollevarla dallesofferenze fisicheora si sarebbe rivolto a lei come l'uomo che erastato da lei offeso nel modo più profondo e irreparabile.


"Hester"disse"non ti chiedo perché o cometu sia caduta nel baratroo piuttosto salita sul palco dell'infamiadove ti ho trovata. La ragione non è difficile da capire. E'stata la mia follia e la tua debolezza. Iouno studiosoun topo dibibliotecaun uomo già al tramontoche ha dedicato i suoianni migliori a coltivare il sogno famelico del saperecosa avevo ache fare con la tua bellezzacon la tua gioventù? Deformedalla nascitacome potevo illudermi con l'idea che i donidell'intelletto potessero nascondere i difetti fisici alla fantasiadi una ragazza? Mi hanno chiamato saggio. Se i saggi hanno maiapprofittato del sapere a loro vantaggioavrei potuto prevederetutto questo. Avrei dovuto sapere cheuscendo dalla grande forestainospitale ed entrando in questa colonia di cristianila prima cosache mi si sarebbe mostrata agli occhi saresti stata tuHesterPrynnein piedi come la statua dell'ignominia davanti a tutti. Sìdal momento stesso che scendemmo insieme la scalinata della vecchiachiesasposi novelliavrei dovuto vedere il fuoco maledetto diquesta lettera scarlatta brillare in fondo al nostro cammino!".


"Tu sai"disse Hester la qualepur depressa com'eranonpoteva sopportare quest'ultimo colpo inferto freddamente al simbolodella sua vergogna"tu sai che sono sempre stata onesta con te.Non ho mai provato amore per tené ho cercato di fingere".


"E' vero"replicò l'uomo. "E' stata mia lafollia. L'ho già dettoma fino a quel momento della mia vitaio avevo vissuto invano. Il mondo non aveva gioie per me! Il miocuoreche era abbastanza grande da contenere molti affettirestavasolitario e gelidocome una casa senza il focolare. Ne bramavo uno!Non sembrava un sogno così irragionevoleper vecchiotristee deforme che fossisperare di afferrare un po' di quellabenedizione semplice che è sparsa in ogni dove con tantalarghezzaa portata di tutto il genere umano. Per questoHestertiho introdotta nel mio cuorenelle sue stanze più internecercando di scaldare anche te col calore che la tua presenza ciportava!".


"Io ti ho fatto un grave torto"mormorò Hester.


"Ci siamo fatti torto a vicenda"rispose lui; "ma ilprimo fui ioche ingannai la tua fiorente gioventù permetterla in una relazione falsa e innaturale con il mio decadimento.E' perciò cheda uomo che non ha pensato né filosofatoinvanonon chiedo vendettanon architetto alcun male contro di te.Tra noi due la bilancia sta bene in equilibrio. MaHesterc'èal mondo un uomo che ci ha feriti entrambi! Chi è?".


"Non chiedermelo"replicò Hester Prynneguardandolo direttamente in viso. "Non lo saprai mai".


"Maitu dici?" ripeté l'uomocon un sorriso dioscura e fiduciosa intelligenza. "Non sapere mai chi è!CredimiHestersono ben poche le cose - sia nel mondo esternosiafino a un certo livellonell'invisibile sfera del pensiero ben pochele cose che rimangono nascoste a chi si consacri totalmente e senzariserve alla soluzione del mistero. Puoi conservare il segreto pernasconderlo alla moltitudine. Puoi celarlo anche ai sacerdoti e aimagistratiproprio come hai fatto oggiquando hanno cercato distrapparti quel nome dal cuore per darti un compagno su quel palco.Io peròio vengo a indagare con ben altri mezzi di quelli chesono in loro possesso. Cercherò quest'uomo come ho cercato laverità nei libricome ho inseguito l'oro con l'alchimia. C'èun sesto senso che me lo farà riconoscere. Lo vedròtremaree inaspettatamente e all'improvviso sentirò unfremito in me stesso.


Presto o tardi sarà mio".


Gli occhi del rugoso scienziato brillavano su di lei con tantaintensità che Hester Prynne si premette una mano sul cuorequasi temendo che egli leggesse subito il segreto che racchiudeva.


"Non vuoi rivelare il suo nome? Non per questo mi sfuggirà"conclusecon uno sguardo fiduciosocome se il destino fossecostretto a dargli ragione. "Non ha una lettera infamante cucitasul vestitocome tema io la leggerò sul suo cuore. Non averpaura per lui! Non pensare che io voglia interferire nei metodi dicastigo del Cieloné chea mio svantaggiolo consegni albraccio secolare. Non credere neppure che attenterò alla suavitané alla sua fama secome credoè un uomo diottima reputazione.


Che viva! Che si nasconda dietro gli onori esteriorise può.Non per questo riuscirà a sfuggirmi".


"I tuoi atti sembrano improntati a clemenza"disse Hestersmarrita e sgomenta"ma le tue parole ti denunciano come unessere terribile".


"Una cosa ti prego di faretu che sei stata mia moglie"proseguì lo studioso; "tu hai tenuto il segreto del tuoamante. Mantieniti pregoanche il mio! Nessuno mi conosce inquesto paeseperciò non ti sfugga dalle labbra un accenno cheio fui tuo marito! Quiin questo selvaggio recesso del mondoiopianterò la mia tendaperché non c'è luogosulla terra dove non sarei un viandanteisolato dagli interessiumanima qui io trovo una donnaun uomo e una bimba a me vincolatidai più stretti legami. Non conta che siano di odio o d'amore:non conta che siano ispirati al male o al bene! Tu e i tuoiHesterPrynnemi appartenete! La mia casa è dove tu sei e dove egliè. Ma non tradirmi!".


"A quale scopo me lo chiedi?" volle sapere Hestercon unacerta riluttanzasenza sapere perchéper questo pattosegreto. "Perché non annunciare apertamente chi seisubitoper potermi ripudiare subito?".


"Forse"lui le rispose"per evitare il disonore cherende ridicoli i mariti delle donne infedeli. Forse anche per altreragioni. Ma bastaho deciso di vivere e di morire sconosciuto.


Lascia quindi che tuo marito sia già morto per il mondoe nongiungano notizie di lui. Non riconoscermi con parolecon segniconsguardi! Non ti sfugga il segretosoprattuttocon l'uomo al qualesei appartenuta. Se mi mancherai in questoattenta! La sua famalasua posizionela sua vita saranno nelle mie mani.


Attenta!".


"Manterrò il tuo segretocome ho mantenuto il suo"rispose Hester.


"Giuralo!" insistette il medico.


Lei pronunciò il giuramento.


"E orasignora Prynne"disse il vecchio RogerChillingworthcome verrà chiamato d'ora in poi"tilascio sola: sola con la tua bambina e con la lettera scarlatta! ComedunqueHester? La tua condanna ti obbliga a portare il marchio anchenel sonno? Non hai paura degli incubi e dei sogni piùspaventosi?".


"Perché mi sorridi così?" chiese Hesterturbata dall'espressione dei suoi occhi. "Sei come l'Uomo Neroche vive nella foresta attorno a noi? Mi hai trascinata in un pattoche distruggerà la mia anima?".


"Non la tua anima"" rispose l'uomosorridendoancora"nonon la tua!".




5.HESTER AL SUO LAVORO DI CUCITO


Il periodo di reclusione di Hester Prynne era giunto alla fine. Laporta della prigione venne spalancatae lei uscì alla lucedel soleche risplendeva allo stesso modo su ogni cosama a leiparvestanca e impaurita com'erache brillasse al solo scopo dirivelare la lettera scarlatta sul suo petto. Forse la tortura deiprimi passi da solafuori della prigionefu più tormentosadella stessa processione e dello spettacolo che abbiamo descrittodove era stata oggetto del pubblico ludibrioe ai quali tuttal'umanità era stata invitata perché la segnasse a dito.In quel momento era stata sostenuta da un'innaturale tensione deinervi e dall'energia combattiva del suo carattereche riusciva atrasformare la scena in una specie di terribile trionfo; per di piùera un avvenimento isolato e a sé stanteche non potevaripetersi mai più in vita suaper far fronte al quale avevapotuto fare appello senza risparmio alle forze vitali che lesarebbero altrimenti bastate per molti anni. La stessa legge che lacondannava- un gigante dai tratti severima potente e capace disostenereoltre che di distruggerecon il suo braccio d'acciaio-l'aveva sorretta per tutta la terribile prova della sua ignominia. Maoracon questi passi solitari fuori della porta della sua prigionecominciava la vita di tutti i giorniche lei doveva essere capace disopportare e di affrontare con le risorse abituali del suo carattereper non lasciarsene travolgere. Non poteva più chiedereenergie in prestito al futuro per essere aiutata nel dolore presente:il domani avrebbe portato con sé la sua tribolazionee lostesso il giorno seguente e il successivo ancora; ciascuno la suaeppure identica a quella che già adesso era cosìdifficilmente sopportabile. I giorni del più lontano futuro sisarebbero fatti avanti lentamentesempre carichi dello stesso doloreche lei avrebbe dovuto prendere sulle spalle e portare con sésenza la speranza di potersene mai disfareperché i giorni egli anni avrebbero accumulato col loro trascorrere il loro tormentosul cumulo della sua vergogna. Una settimana dopo l'altraperdendola sua individualitàsarebbe diventata il simbolo incarnatoal quale avrebbero fatto appello predicatori e moralistiin cui essiavrebbero dato vita e corpo alle loro immagini di fragilitàfemminile e di passione peccaminosa. Così i giovani e gliinnocenti avrebbero imparato a guardarlacon la lettera scarlattafiammeggiante sul pettoa guardare leifiglia di onorati genitorileimadre di una bimba che sarebbe diventata una donnaleiche untempo era stata innocentecome l'immagineil corpola realtàstessa del peccato. E sul suo sepolcro l'infamia che avrebbe dovutoportare fin lì sarebbe stata il suo solo monumento funebre.


Può sembrare incredibile checon tutto il mondo a suadisposizionesenza essere trattenuta da alcuna clausola restrittivadella sua condanna nei confini della colonia puritanacosìremota e quasi sconosciutalibera di tornarsene al suo paese nataleo in qualunque altro paese europeodove nascondere il suo stato e lasua identità sotto nuove spoglie come se fosse nata unaseconda voltaed essendole aperti i sentieri della foresta oscura eimpenetrabiledove il suo carattere indomabile avrebbe potutoprocurarle l'amicizia di un popolo la cui vita e i cui costumi eranoestranei alla legge che l'aveva condannatapuò sembrareincredibile che questa donna continuasse a considerare sua patriaquella cittàche era l'unico luogo dove fosse costretta aimpersonare l'infamia e la vergogna. Ma c'è una fatalitàun sentimento così irresistibile che può sembrare undestinoche costringe quasi invariabilmente gli esseri umani arestarevagando come spettrisul luogo dove qualche avvenimentograndioso o eccezionale ha dato risalto alla loro vitae tanto piùinevitabilmente quanto più fosca è la tinta che larattrista. Il suo peccato e la sua vergogna erano le radici che latrattenevano su quel suolo. Era come se una nuova nascitacon legamiben più forti della primaavesse trasformato il paese delleforesteancora così estraneo e inospitale per ogni altroviaggiatore o pellegrinonella patria di Hester Prynne: una patriatriste e selvaggiama che sarebbe rimasta la sua per tutta la vita.Ogni altro panorama sulla terraperfino quel villaggio agricolo inInghilterradove l'infanzia felice e l'adolescenza incontaminatasembravano restare sotto la custodia di sua madrecome ninnoli messida parte molti anni primaera estraneo per leiin confronto aquesto. La catena che la costringeva a restare aveva gli anelli diferroe le attraversava il più profondo recesso dell'animama essa non avrebbe mai potuto infrangerla.


E forse anche (anzicertamenteanche se non confessava questosegreto neppure a se stessae impallidiva ogni volta che essocercava di divincolarsi dal suo cuorecome un serpente dalla suatana)forse anche un altro sentimento la tratteneva sulla scena esul sentiero che le erano stati così fatali. Làposavanolà ponevano la loro impronta i piedi di colui alquale si riteneva unita in un vincolo cheignoto agli occhi delmondoli avrebbe condotti insieme alla sbarra del giudizio finaleche sarebbe stata l'altare del loro matrimonioper un interminabilefuturo di punizione comune. Ancora e ancora il tentatore delle animeaveva instillato quest'idea nella mente di Hestere avevasghignazzato della gioia appassionata e senza speranza con cui lei cisi attaccavae poi tentava di scacciarla da lei. Essa osava appenacontemplare questa possibilità direttamentee poi siaffrettava a rinchiuderla nella sua cella. Quel che si costringeva acrederela giustificazione che dava a se stessa per essere rimasta avivere nella Nuova Inghilterraera a metà veritàe ametà illusione. Quidiceva a se stessasi era svolta lascena della sua colpae questa doveva essere la scena della suapunizione terrena; soltanto cosìforsela tortura della suaquotidiana vergogna avrebbe finito col purgare la sua animaeavrebbe creato in lei una purezza nuova in luogo di quella che avevaperduto: una più santa purezzaperché le sarebbevenuta dal martirio.


Per questo Hester Prynne non fuggì. Alle estreme propagginidella cittàproprio sulla punta della penisolama lontano daogni altra abitazionec'era una casupola col tetto di paglia. Erastata costruita da uno dei primi coloniche poi l'aveva abbandonataperché il terreno che la circondava era troppo sterileaffinché valesse la pena di coltivarlomentre la sua relativadistanza la poneva al di fuori di quella sfera di attivitàsociale che già era una delle più spiccatecaratteristiche degli emigranti. Si trovava sulla costa e guardavadi là da un bacino di marele colline boscose che si ergevanoa occidente. Una macchia di alberi stenticom'erano tutti quelli checrescevano sulla penisolanon riusciva a nascondere la casupola allavistama sembrava dire che là si trovava qualcosa che avrebbepreferitoo almeno che avrebbe dovutoessere nascosto. In questapiccola abitazione solitariacon i pochi mezzi che aveva e con ilpermesso dei magistratiche ancora la tenevano sotto la loro oculatasorveglianzasi stabilì Hester con la sua bambina.


Un'ombra di misterioso sospetto rivestì subito il luogo. Ibambinitroppo giovani per capire perché questa donna dovesseessere esclusa dall'ambito della carità umanasi avvicinavanotanto da vederla intenta a opere di cucito presso la finestra dellacasettao in piedi nel corridoioo al lavoro nel suo piccologiardinoo mentre si stava incamminando sul sentiero che portava incittàe alla vista della lettera scarlatta sul suo pettofuggivano da lei con una strana e contagiosa paura.


Per quanto triste fosse la sua condizionee senza un amico al mondoche osasse recarsi a trovarlaHester non correva affatto il rischiodi cadere in miseria. Aveva in mano un'arte che era sufficienteanche in un paese che offriva un campo relativamente limitato per ilsuo esercizioa mantenere se stessa e la sua fiorente bambina. Eral'arteallora come ora quasi la sola alla portata delle donnedelricamo. Portava sul pettonella lettera stranamente intessutauncampione della sua fantasia e delicata abilitàdella qualeben volentieri si sarebbero servite le dame di una corteperaggiungere il prodotto più ricco e più spiritualedell'ingegno umano ai loro abiti di seta e d'oro. Qui certonell'austera semplicità che era solita contraddistinguerel'abbigliamento dei puritaniil bisogno dei raffinati prodotti dellavoro di Hester non era tra i più sentiti. Tuttavia il gustodell'epocache richiedeva ogni possibile elaborazione nei lavori diquesto generenon mancava di far sentire la sua influenza sui nostriseveri progenitoriche pure erano riusciti a liberarsi di tanteusanze apparentemente più difficili da abolire. Le cerimoniepubblichecome le ordinazionila nomina dei magistratie tutto ciòche poteva conferire maestà alle forme nelle quali un nuovogoverno si manifestava al popoloerano elementi politici di nonsecondaria importanzacontrassegnati da un dignitoso e ben studiatocerimonialee da un'austeraanche se volutamagnificenza.Collettoni profondinastri abilmente intrecciatie guanti ricamatiin modo meraviglioso erano considerati accessori indispensabili a chiprendeva le redini del poteree il loro uso era facilmente concessoa chi aveva ottenuto reputazione per il rango o per il censoanchese leggi generiche proibivano queste e altre simili stravaganze alceto plebeo. Anche nelle cerimonie funebrio per l'abbigliamento delcadavereo per rappresentarecon simboli complicati econtrapposizioni di tessuti neri con pizzi candidi come neveildolore dei sopravvissutic'era una notevole e urgente richiestadelle opere di Hester. Anche i corredini per i neonatipoichéin quel tempo i neonati indossavano indumenti di valorele offrivanoun'altra fonte di fatiche e di guadagno.


Poco alla voltae nemmeno molto lentamentele sue creazionidiventarono quello che oggi si chiamerebbe la moda. O per lacommiserazione che molti provavano verso una donna dal destino cosìtristeo per la morbosa curiosità che attribuisce un valorefittizio anche agli oggetti più comuni e meno pregevolio peruna qualsiasi altra circostanza inafferrabile che alloracomeadessoera sufficiente a conferire a una persona ciò chealtri cercano invano; fatto sta che lei ebbe subito del lavoro benremuneratotanto da occupare con il suo ago tutte le ore che avessevoluto.


Forse la vanità voleva mortificarsi indossando nelle cerimoniepiù solenni e fastose gli ornamenti che erano stati lavoratidalle sue mani peccaminose. Si videro i suoi ricami sulla gorgieradel governatore; i militari li portavano sulle sciarpee il pastoresulla fascia; e allo stesso modo in cui rallegravano la cuffietta delbambinovenivano rinchiusi a imputridire e a cadere in polvere nellebare dei morti. Non si trova tuttavia menzionato un solo caso in cuisi fosse ricorso alla sua abilità per ricamare il velo biancodestinato a coprire il casto rossore di una sposa.


Questa eccezione dimostrava l'instancabile vigore con cui la societàstigmatizzava il suo peccato.


Hester non cercava di guadagnare nulla di più di ciòche fosse sufficiente per condurre la più semplice e la piùascetica delle esistenze per se stessae a procurare una discretaagiatezza alla sua bambina. Il suo vestito era dei tessuti piùordinari e dei colori meno vistosicol solo ornamento della letterascarlatta che era stata condannata a portare. L'abbigliamento dellabambinad'altro cantosi distingueva per un'eleganza fantasiosa odiremmo megliobizzarrache contribuiva ad accentuare il fascinobrioso che presto cominciò a svilupparsi nella piccolama chesembrava possedere pure un significato più profondo. Neparleremo ancora in seguito. A parte la piccola spesa che affrontavaper adornare la sua bambinaHester donava tutto il superfluo incarità a persone che nella loro disgrazia erano meno reiettedi leie che spesso arrivavano a insultare la mano che le nutriva.


Gran parte del tempo che non le sarebbe stato difficile impiegarenelle espressioni migliori della sua arteHester lo passava cucendosemplici indumenti per i poveri. E' probabile che in questa suaoccupazione fosse implicita un'idea di penitenza e che sacrificasserealmente una gioia dedicando tante ore a un lavoro manuale cosìfaticoso. C'era nel suo carattere una vena riccavoluttuosaorientaleun gusto per la bellezza sgargiante chea parte lesquisite opere del suo agonon trovavano nulla in cui esplicarsinella vita quotidiana. Le donne provano un piacereincomprensibileall'altro sessonella delicata fatica dell'agoe forse per HesterPrynne questo era il modo di esprimeree quindi di lenirelapassione della sua vita. Come ogni altro piacerelei lo respingevacome un peccato. Questa morbosa ingerenza della coscienza in cose dinessuna importanza denunciavaè lecito temerlonon unpentimento genuino e duraturoma qualcosa di dubbioqualcosa chesotto sotto poteva essere del tutto sbagliato.


Fu così che Hester Prynne si trovò ad avere una parteda svolgere nel mondo. Con la sua naturale energia di carattere e lasua rara abilitàesso non poteva ripudiarla completamenteanche se le aveva imposto un marchio più insopportabile per uncuore di donna di quello che segnava la fronte di Caino. Non c'eraperò nullanei suoi rapporti con la societàche lefacesse sentire di appartenere a essa. Ogni gestoogni parolalostesso silenzio di quelli con cui era in contattosottintendevanoespesso dicevano esplicitamenteche era al bandoe tanto sola comese fosse vissuta in un'altra sferae dovesse comunicare con lanatura per mezzo di organi del tutto diversi da quelli del resto delgenere umano. Lei se ne stava in disparte dalle faccende dei mortalieppure rimaneva sempre attaccata a essecome uno spettro cherivisiti il focolare della sua famiglia e non possa più farsivedere o sentirené sorridere della gioia comunenéprender parte al dolore familiare; e chequalora trovasse il modo dimanifestare la sua simpatia proibitariuscirebbe a destare soltantoterrore e ripugnanza. A quanto parevaqueste emozionie inoltre loscorno più amaroerano l'unica porzione che lei manteneva nelcuore universale. Non era certo quella un'epoca di delicatezzae lasua posizioneche pure lei capivae che non avrebbe mai corso ilrischio di dimenticarele veniva spesso imposta all'attenzionecomeun'angoscia nuovacon i più rudi colpi sulla parte che era inlei più sensibile. Il povero checome già abbiamodettoessa faceva oggetto della sua bontàspesso oltraggiavala mano tesa a soccorrerlo. Le signore della buona societàalle cui case lei aveva accesso per via del suo lavoroavevanoanch'esse l'abitudine di stillarle gocce del veleno più amaronel cuorea volte con quell'alchimia della malizia tranquillaconcui le donne riescono a estrarre un veleno sottile dai contrattempipiù banalie a volte pure con espressioni piùgrossolaneche cadevano sul petto indifeso della poveretta comecolpi violenti su una ferita infiammata. Hester ci si era assuefattadopo essersi fatta forza a lungo e con pazienzae non rispondeva maia questi attacchi altro che con un'ondata di rossore che le salivairrefrenabile alle gote pallidee subito tornava a seppellirsi nelleprofondità del suo seno. Era pazienteuna martireaddiritturama si asteneva dal pregare per i suoi nemici perchénonostante le sue pie intenzioninon si dovessero inaspettatamentetrasformare in maledizioni le parole delle preghiere.


Sempree in migliaia di forme diversesentiva le innumerevolitrafitture dell'angoscia che la sentenza eternamente operante deltribunale puritano le aveva astutamente inflitto per tutta la vita.Degli ecclesiastici si fermavano per la strada per pronunciare paroled'esortazione al pentimento che raccoglievano una folla di gentescandalizzata o ghignante attorno alla povera peccatrice. Se entravain una chiesasperando di ottenere una parte del sorriso del PadreUniversale nel giorno del riposonon di rado le capitava ladisgrazia di essere l'oggetto del sermone.


Cominciò a temere i bambini: avevano assorbito dai lorogenitori una vaga sensazione d'orrore per questa donna triste cheattraversava in silenzio la cittàsenz'altra compagnia cheuna bambinae incontrandola la lasciavano passare per poi seguirla adistanza con grida acutelanciandole una parola che non aveva unchiaro senso per loroma che non era meno terribile per leiprovenendole da labbra che la balbettavano inconsapevolmente. Lesembrava che la sua vergogna fosse così diffusa che tutta lanatura ne fosse a conoscenza; e non ne avrebbe sofferto di piùse le foglie degli alberi si fossero sussurrate la fosca storia l'unacon l'altrase la brezza estiva l'avesse mormoratase il ventoinvernale l'avesse propagata ululando! Un'altra tortura singolare erarappresentata dallo sguardo di ogni nuovo venuto. Quando i forestieriguardavano con curiosità la lettera scarlattacome nonmancavano mai di farela imprimevano con nuovo vigore nell'anima diHestersicché a volte si tratteneva a stentoma ci riuscivasempredal coprire il simbolo con la mano. E gli occhi familiariavevano anch'essi la loro angoscia da infliggere. Era insostenibileil loro freddo sguardo consueto. In breveHester Prynne provavasempre un'agonia spaventosa quando si sentiva un occhio umano fissosul marchio: la sua ferita non si cicatrizzavama sembrava alcontrario diventare più sensibile in seguito ai tormentiquotidiani.


Ma talorauna volta in tanti giornio forse in tanti mesileisentiva uno sguardouno sguardo umanosul suo simbolo d'ignominiache sembrava darle un momentaneo sollievocome se qualcuno si fosseaccollato metà della sua tortura. Un attimo dopotuttorifluiva nel suo iocon un fremito di dolore più acutoperchéin quel breve intervallo di tempolei aveva peccatodi nuovo. Aveva peccato da sola?

Il suo spirito era in un certo senso intaccato ese fosse stata diuna fibra morale e intellettuale meno resistente lo sarebbe statoancor piùa causa della pena strana e solitaria della suavita. Mentre camminava ripercorrendo in ogni senso con i suoi passidesolati il piccolo mondo al quale era esteriormente collegatasembrava a volte a Hester (e se era una sua fantasticheriaerad'altronde troppo insistente perché potesse scacciarla)sentiva o immaginavadunqueche la lettera scarlatta le avesse datouna nuova facoltà. Rabbrividiva nel pensaresenza tuttaviapoter fare a meno di crederloche essa l'avesse dotata dellapeculiare sensibilità di leggere il peccato nascosto nei cuorialtrui. Le rivelazioni che le provenivano da questa nuova capacitàla spaventavano. Che cosa erano esse?

Potevano forse essere altro che i suggerimenti insidiosi dell'angelomalvagionel tentativo di persuadere la disgraziata penitenteancora sua vittima soltanto a metàche l'estrema apparenzadella purezza era soltanto una menzognae chese la veritàfosse apparsa dappertuttouna lettera scarlatta avrebbe dovuto farpompa di sé su molti petti oltre quello di Hester Prynne? Odoveva invece considerare queste intuizioni oscure ma cosìdistintecome verità? Nella sua sventurata esperienza nonc'era nulla di così spaventoso e lubrico come questa facoltàche la scandalizzava e la colpiva per l'inopportunità dellesituazioni nelle quali agiva con chiarezza inequivocabile. A volte larossa vergogna sul suo petto dava un balzo di simpatia al passaggiodi un onorevole pastore o magistratomodelli di pietà e digiustiziache in quel periodo di antica riverenza venivanoconsiderati quasi compagni mortali degli angeli. "Quale orroremi sta vicino in questo momento?" si chiedeva Hester. Alzandogli occhi riluttanti non trovava altro essere umano in vista chequesta specie di santo incarnato! Ancorasentiva i segni di unamisteriosa fratellanza quando incontrava l'edificante cipiglio di unamatrona chea detta della voce pubblicaaveva mantenuto per tuttala vita il cuore freddo come la neve. La neve mai sfiorata dal solenel seno della pia signora e la vergogna che ardeva su quello diHester Prynne che cosa potevano avere in comune? Altre volteeracome una scossa elettrica che l'avvertiva: "GuardaHester! Eccouna tua compagna!"e leigirando gli occhiincontrava quellidi una fanciulla che fissava la lettera scarlattatimidamente e indispartee che subito si girava con un debole rossore sulle guancecome se la sua purezza fosse stata in qualche modo contaminata daquello sguardo occasionale. O Demonioil cui talismano fu questosimbolo fatalenon hai dunque voluto lasciare nullané trala gioventù né tra la vecchiaiache questa poverapeccatrice possa ancora riverire? Questa perdita di fede è unadelle conseguenze più tristi del peccato. Si accetti comeprova che non tutto era corrotto in questa povera vittima dellapropria fragilitàe della dura legge umanail fatto cheHester Prynne lottava ancora per credere che nessun altro colpevolefosse colpevole come lei.


Il popolo minuto chein quegli oscuri tempi andatirivestiva sempred'orrori grotteschi tutto ciò che colpisce la sua fantasiaaveva coniato una storia della lettera scarlatta che noi potremmoagevolmente trasformare in una paurosa leggenda. Si affermava che ilsegno non era di stoffa rossa qualsiasitinta in un calderoneterrenoma era incandescente per il fuoco infernalee si potevavederla brillare di tutta la sua luce quando Hester Prynne usciva apasseggio di notte. E dobbiamo dire che essa bruciava cosìprofondamente il petto di Hester che forse c'era in quella favolapopolare più verità di quanta sia propenso ariconoscere il nostro moderno scetticismo.



6.PERLA


Finora abbiamo appena parlato della bambina; di quella poveracreatura la cui vita innocente era germogliataper unimperscrutabile decreto della Provvidenzacome un fiore grazioso eimmortaledalla sfrenata esuberanza di una passione colpevole.


Come sembrava strano tutto questo alla mesta donna che ne osservavala crescitala bellezza che diventava ogni giorno piùluminosae l'intelligenza che risplendeva ancor tremula sui minutilineamenti di questa bambina! La sua Perla! Questo era il nome che leaveva dato Hesternon perché esso richiamasse in qualche modoil suo aspetto fisicoche non aveva nulla della lucentezza biancatranquilla e indifferente alla quale farebbe pensare il confronto; maaveva chiamato la bambina Perlacome cosa di grande valorecompratacon tutto ciò che possedevacon l'unico tesoro di sua madre!Strano davvero! Gli uomini avevano marcato il peccato di questa donnacon una lettera scarlattail cui effetto era così potente edisastroso che nessuna simpatia umana poteva raggiungerlase nonquella dei peccatori come lei.


Diocome conseguenza diretta del peccato che gli uomini avevanopunito in questo modole aveva donato una graziosa bambinail cuiposto si trovava su quello stesso petto disonoratoper collegare persempre sua madre con la razza e la discendenza degli uominie perdiventare alla fine un'anima benedetta nel cielo!

Peraltro questi pensieri davano a Hester meno speranze cheapprensioni. Lei sapeva di avere commesso il male: non poteva perciòaver fede nella bontà del risultato. Un giorno dopo l'altrostudiava con timore il carattere nascente della bambinasemprepreoccupata di scoprirvi dei tratti oscuri e selvaggi cherispecchiassero la colpa alla quale doveva l'esistenza.


Difetti fisici non ce n'erano certamente. Per la forma perfettaperil vigore e per la naturale destrezza con cui si serviva delle sueagili membrala piccola avrebbe meritato di essere venuta alla lucenell'Eden: degna di esserci lasciata per servire da balocco agliangeli dopo la cacciata dei progenitori del mondo. La bimba aveva unagrazia naturale che non sempre si accompagna alla bellezza senzadifetti; il suo abbigliamentoper semplice che potesse esserefaceva sempre a chi la guardava l'effetto di essere proprio quelloche le donava di più. La piccola Perla non era certo vestitadi panni rustici: sua madreper un impulso morboso che si potràcapire meglio più avantiaveva comprato le stoffe piùcostose che esistessero in commercioe aveva lasciato lavorare lasua sbrigliata fantasia nella scelta dei modelli e degli ornamentidei vestiti che la bimba portava davanti alla gente. La sua piccolafigura era così bella in quegli ornamentie tale era losplendore della bellezza della stessa Perlabellezza rilucenteattraverso gli abiti sgargianti che avrebbero potuto soffocare unagrazia più evanescenteche attorno a lei si creava un aloneluminoso nell'atmosfera oscura della casupola. D'altro canto ancheuna gonnella di tessuto grossolanoconsunta e strappata nei violentigiochi della bambinafaceva di lei un quadro altrettanto perfetto.Il sembiante di Perla era impregnato di una seduzione di una varietàinfinita: in quella sola bimba c'erano molti bambinichecomprendevano l'intera gamma che separa la bellezza da fiore di campodel bambino di paese dallo sfarzo in miniatura di una principessina.In ogni suo statoperòrestava un segno della passionalitàdel suo carattereuna certa profondità di incarnatoche nonperdeva mai; e sein un suo cambiamentoessa fosse diventata piùsmunta o più pallidaavrebbe cessato di essere se stessaenon sarebbe più stata Perla.


Questa mutevolezza esteriore indicava ed esprimeva abbastanza bene levarie caratteristiche della sua vita interiore. Sembrava che nellasua naturaoltre alla varietàci fosse anche la profondità;mase le paure di Hester non le facevano vedere ciò che nonerale mancava la capacità di mettersi in rapporto e diadattarsi al mondo in cui viveva. La bimba non poteva esseresottoposta a regole di sorta. La sua nascita era stata l'infrazionedi una legge importantee il risultato era un essere i cui elementierano forse belli e appariscentima tutti in disordineorispondenti a un loro ordine particolaredove era difficile direquale parte spettasse alla varietà e quale a uno sforzovolontario. Hester poteva soltanto spiegarsi il carattere dellafiglia (e anche così in modo molto vago e imperfetto) solocercando di ricordarsi cosa aveva provato lei stessa nel periodo incui Perla stava ricevendo un'anima dal mondo spirituale e un corpodalla sua sostanza terrena. Lo stato d'agitazione della madre avevacostituito il mezzo attraverso il quale erano stati trasmessi alnascituro i raggi della vita spiritualee per bianchi e limpidi chefossero stati in origineavevano preso le profonde macchie d'oro ecremisiil fiammeggiare luminosol'ombra oscura e la luce smodatadella sostanza interposta.


Soprattuttol'esaltazione dello spirito di Hester in quell'epoca siera perpetuata in Perla. La madre ci riconosceva le sue maniereselvatichedisperatearrogantil'incostanza del suo carattereeperfino alcune delle ombre di disperazione e di abbattimento cheincombevano sul suo cuore. Ora esse erano illuminate dalla lucemattutina dell'anima di un bambinomain un'epoca successiva dellavita terrenaavrebbero potuto trasformarsi in fonti di tempeste e diuragani.


La disciplina familiare era a quei tempi molto più rigida diquanto non è ora. La fronte aggrottatal'aspro rimproveroilfrequente ricorso alla bacchettaimposti dall'autorità dellaScritturanon venivano soltanto usati come mezzi di punizione permarachelle effettivema come dieta salutare alla crescita e allosviluppo di tutte le virtù infantili. Hester Prynne peròmadre solitaria di quell'unica figlianon correva certo il rischiod'essere accusata d'eccessiva severità. Memored'altrondedelle proprie sventure e dei propri sbaglicercò findall'inizio di imporre un controllo affettuoso ma rigido sull'animaimmortale della piccola che era stata affidata alla sua custodia. Ilcompito era al di sopra delle sue possibilità. Dopo averesperimentato i sorrisi e i cipiglisenza aver ottenuto risultatiapprezzabili da nessuno dei due metodiHester fu costretta a restareda parte e a permettere alla bimba di lasciarsi dominare dai propriimpulsi. La costrizione fisica o il castigo erano efficacis'intendefinché duravano. Come qualsiasi altra disciplinadella mente o del cuoreche si provasse a impartirlela piccolaPerla poteva essere ricettiva o non esserlo affatto a seconda delcapriccio del momento. Sua madrequando Perla era ancora unaneonatasi abituò a un certo sguardo particolare chel'avvertiva quando sarebbe stata fatica sprecata insisterepersuadere o pregare. Era uno sguardo così intelligenteeallo stesso tempo così inesplicabilecosì perverso e avolte così maliziosoma accompagnato di solito da tantavivacitàche Hester non poteva fare a meno di chiedersi inquei momenti se Perla fosse una creatura umana. Sembrava piuttostouno spirito follettoche dopo aver fatto i suoi giochi fantasticisul pavimento della casetta se ne sarebbe volato via con un sorrisodi scherno. Ogni volta che quello sguardo selvaggio le appariva neiprofondi occhi nerile dava un aspetto incorporeo e distaccato; eracome se lei si librasse nell'ariae potesse scomparire come una lucetremolante di cui si ignorino la provenienza e la destinazione.Quando la vedevaHester si sentiva costretta a slanciarsi verso labimbaa inseguire il piccolo elfo nella fuga che prendevaimmancabilmenteper stringersela forte al cuore e coprirla difervidi bacinon tanto per irrefrenabile affettoquanto perrassicurarsi che fosse di carne e di sanguee non piuttosto una vanaillusione. Ma il riso di Perlauna volta che era stata acchiappatabenché musicale e pieno di gioianon faceva altro cheaumentare i dubbi della madre.


Colpita nel più profondo del cuore da questo enigmatico econturbante sortilegio che così di frequente si interponevatra lei e il suo unico tesoroche aveva acquistato così acaro prezzoe che era tutto ciò che avesse al mondoHesterscoppiava spesso in lacrime appassionate. Allora poteva darsi(infatti non era possibile prevedere con esattezza quali sarebberostate le sue reazioni) che Perla assumesse un'espressionecorrucciatae stringesse il piccolo pugnoirrigidendo i lineamentiminuti in uno sguardo duroscontento e astioso: spesso si rimettevaa ridere più forte di primacome un essere senz'animaincapace di rendersi conto del dolore. Talvoltaanche se moltoraramenteveniva colta da parossismi di doloreed esprimeva tuttoil suo amore per la madre tra singulti e parole smozzicatecome seavesse voluto provare che aveva un cuore facendoselo spezzare daldispiacere. Del resto Hester non poteva fare assegnamento su questosuo lato di tenero affettoche passava in fretta com'era venuto.Assorta nel considerare tutte queste cosela madre si sentiva comechi avesse evocato uno spirito maper qualche imperfezionenell'incantesimonon riuscisse a controllare la formula magica chele desse il potere sull'essere nuovo e incomprensibile. I suoi unicimomenti di quiete erano quelli in cui la bimba si abbandonava allapace del sonno. Allora era tranquillae godeva di qualche ora ditregua e di una felicità triste ma piacevolesino a che Perlanon si svegliavaspesso con quell'espressione perversa che leluccicava sotto le palpebre semiaperte.


Quanto poco ci volle a Perlae con che strana rapiditàpergiungere a un'età in cui si è in grado di stabilirerapporti socialisenza avere davanti solo il sollecito sorriso dellamadre e udire le solite tiritere! E che felicità sarebbe stataper Hester Prynne se avesse potuto sentire la sua limpida vocina dapassero mischiarsi al lieto chiasso delle altre voci infantilieavesse potuto distinguere e isolare le grida del suo tesoro dalconfuso vocìo di un gruppo di bambini intenti a giocare traloro!

Ma questo non avvenne mai. Perla era nata per essere una reproba nelmondo infantile. Espressione del maleemblema e prodotto delpeccatonon aveva diritto di vivere tra i fanciulli battezzati.


Non c'era nulla di più strano dell'istintoo di ciòche sembrava talecon cui la bimba comprendeva la sua solitudine; ildestino che aveva tracciato attorno a lei un circolo inviolabile;tutta la particolaritàin brevedella sua posizione rispettoagli altri bambini. Dal momento in cui era uscita dalla prigioneHester non si era mai offerta all'occhio del pubblico senza di lei.In tutti i suoi pellegrinaggi per la città c'era sempre Perla;prima neonatain braccioe poibambinaminuscola compagna dellamadreil cui indice stringeva forte nella sua manomentre letrotterellava dietro al ritmo di tre o quattro passi per ognuno diquelli di Hester. Vedeva i bambini della colonia ai margini erbosidella stradao sulle porte delle loro caseintenti a quei tristisvaghi che venivano loro concessi dall'austera educazione puritanacome fingere di andare in chiesaforseo di frustare i quaccheriodi scotennare gli indiani in qualche scaramucciao di spaventarsi avicenda con tentativi di stregoneria rudimentale.


Perla li guardava con molta attenzionema non si sognò mai difare amicizia con loro. Se le rivolgevano la parolanon rispondeva.Se i bambini si riunivano intorno a leicome avveniva ogni tantoPerla diventava veramente terribile nella sua piccola rabbiaeraccattava delle pietre da buttargli addossocon esclamazioni rauchee incoerenti che facevano tremare la madreperchésomigliavano tanto agli anatemi di una stregain qualche linguasconosciuta.


Certo i piccoli puritaniappartenendo alla razza piùintollerante che fosse mai esistitaavevano una vaga sensazione checi fosse qualcosa di estraneodi innaturaleo almeno di diversodagli usi comuninella madre e nella figlia; perciò ledisprezzavano nel profondo del cuoree spesso le insultavano ad altavoce. Perla sentiva quell'atmosfera ostilee la ricambiava conl'odio più amaro che il suo petto infantile potesse ospitare.Le sue esplosioni di insofferenza avevano un certo valore agli occhidi sua madree le davano perfino qualche confortoperchéc'era in esse almeno una franchezza comprensibile di carattereinvece del capriccio e della bizzarria che la sconcertavano cosìspesso nelle altre azioni della bambina. Ciò nonostantel'addolorava e l'angosciava vedere qui un altro riflesso oscuro delmale che era stato in lei. Tutta quest'animosità passionalePerla l'aveva ereditataper diritto inalienabiledal cuore diHester. Madre e figlia si trovavano nello stesso cerchio che letagliava fuori dalla società degli uominie pareva che nelcarattere della piccola si perpetuassero gli stessi elementi diirrequietezza che avevano turbato Hester Prynne prima della nascitadi Perlama che poi si erano addolciti per le benefiche influenzedella maternità.


Nel suo ambientenella casupola della madre e nei suoi pressiPerlanon sentiva il bisogno di un'ampia e notevole cerchia d'amicizie. Lamagia della vita erompeva dal suo spirito instancabilmente creativoper comunicarsi a migliaia di oggetticome una torcia applica ilfuoco a tutto ciò che tocca. Le cose più disparate comeun bastoneun pacco di stracciun fioreerano le marionette dellastregoneria di Perla esenza subire alcun cambiamento apparentesiadattavano spiritualmente a qualunque dramma occupasse la scena delsuo mondo interiore. La sua sola voce infantile faceva parlare unafolla di personaggi immaginarivecchi e giovani. I pinivecchiscuri e solennipieni di gemiti e di altri malinconici mormoriinella brezzanon avevano bisogno di grandi trasformazioni perassumere l'aspetto di puritani d'età avanzata: le erbacce delgiardino erano la loro proleche Perla schiacciava e sradicava senzanessuna pietà. Era meravigliosa l'immensa varietà diforme nella quale riusciva a impegnare la propria immaginazionesenza alcuna continuitàma sempre mutando oggetto e danzandoin uno stato di attività soprannaturalee cedendo rapidamentealla tristezzacome esaurita da una marea vitale troppo rapida efebbrilealla quale facevano seguito nuove forme di un'energiaaltrettanto selvaggia.


Nulla le rassomigliava più della fantasmagoria dell'auroraboreale. D'altronde non si sarebbe potuto osservare nel sempliceesercizio della fantasia e nella gaiezza di una mente in formazionenulla di più che in altri bambini d'intelligenza vivaceconl'eccezione che Perlamancandole compagni di gioco umanisi gettavacon più passione nella trama immaginaria che creava leistessa. Quello che c'era di strano erano i sentimenti ostili con cuila bimba considerava tutte quelle creazioni del suo cuore e della suaimmaginazione. Non si creava mai un amicoma pareva non facesse cheseminare in giro i denti del dragodai quali spuntava una messeabbondante di nemici armaticontro cui era sempre pronta acombattere. Era una cosa estremamente triste (e più che maiper una madrela quale si addolorava profondamente avvertendonel'origine nel proprio cuore) notare la consapevolezza che quellacreatura tanto giovane già possedeva dell'esistenza di unmondo avversoe vederne gli sforzi per temprare le energie cheavrebbero dovuto sostenere la sua buona causa nella lotta che eradestinata a seguire.


Guardando PerlaHester Prynne spesso lasciava cadere il lavoro sulleginocchiae piangeva con un'angoscia e una disperazione che cercavavanamente di nasconderee che si esprimeva in qualcosa che stava trala preghiera e il gemito: "Oh! Padre celestese ancora Tu seiil mio Padreche cosa è questa creatura che ho dato allaluce?". E Perlaascoltando ciòo sentendo per qualchestrana via di comunicazione più sottile i singhiozzid'angoscia della madrele volgeva il visino bello e luminosolesorrideva con intelligenza scintillantee si rimetteva a giocare.Resta ancora da descrivere una caratteristica del comportamento dellabambina. La prima cosa che essa notò in vita sua funon giàil sorriso della madreal quale risponderecome fanno gli altribambinicon quel deboleembrionale movimento della boccucciachein seguito verrà ricordato con la tanta incertezzaesusciterà discussioni così appassionate se fosse o noun vero sorriso. Nocerto! Il primo oggetto che Perla parvericonoscere fu (dobbiamo dirlo?) la lettera scarlatta sul petto diHester! Un giorno che sua madre si curvava sulla cullagli occhidella piccola furono attratti dal luccicare del ricamo dorato attornoalla lettera esporgendo la manocercò di afferrarlasorridendo senza alcuna incertezzama con una gioia ben definitache le dava l'aria di una bambina molto più grande. AlloraansimandoHester Prynne afferrò il segno fatalecercandoistintivamente di strapparselo di dossotanto era insopportabile latortura che le infliggeva il tocco cosciente della manina di Perla. Edi nuovocome se il gesto disperato della madre fosse stato fatto alsolo scopo di divertirlala piccola Perla la guardò negliocchi e sorrise.


Da allora Hester non aveva più avuto un momento di pacenéaveva più potuto godersi con calma la sua bambinase nonquando dormiva. E' vero che potevano trascorrere intere settimanesenza che gli occhi di Perla si appuntassero una sola volta sullalettera scarlattama poi la cosa si ripeteva all'improvvisocome lamorte d'un colpoe di nuovo con quello strano sorriso equell'espressione degli occhi.


Una volta questo sguardo strano e capriccioso apparve negli occhidella bimba mentre Hester ricercava in essi la propria immaginecomeamano fare le madrie all'improvvisopoiché le donnesolitarie e col cuore gravido di preoccupazioni sono perseguitate dadelusioni irragionevolile parve di vedereinvece del suo ritrattoin miniaturaun altro viso riflesso nello specchio nero dell'occhiodi Perla. Era una faccia malevolapiena di sorridente cattiveriaetuttavia aveva quegli stessi lineamenti che lei aveva una volta benconosciuto e cheper quanto fossero raramente atteggiati a unsorrisoerano sempre stati privi di malvagità.


Era come se uno spirito maligno avesse posseduto la piccolaeproprio in quel momento si fosse affacciato per schernirla. Da quelgiorno la stessa impressione torturò Hester molte volteanchese non con la stessa vivezza.


In un pomeriggio d'estate Perlache era già abbastanza grandeda andarsene in girosi divertì a raccogliere manciate difiori di campoe a lanciarli a uno a uno contro il seno della madresaltellando come un piccolo elfo ogni volta che riusciva a colpire lalettera scarlatta. Il primo impulso di Hester era stato di coprirsiil petto con le mani incrociate; maforse per orgoglio o perrassegnazioneo per la convinzione che avrebbe espiato la sua penapiù profondamente con questo dolore ineffabileresistette aquesto moto istintivoe sedette rigidapallida come la morteguardando tristemente gli occhi eccitati della piccola Perla. Illancio di fiori continuò ancoramancando il segno molto diradoe coprendo il petto della madre di ferite per le quali nonc'era un balsamo in questo mondoe poca speranza di trovarnenell'altro. Alla fineterminati i proiettilila bimba stette fermae fissò Hester. con quell'immagine ridente d'un demonio chefaceva capolino (ocomunqueche facesse capolino o nosua madre selo figurava così)dall'abisso insondabile dei suoi occhineri.


"Figliachi sei?" gridò la madre.


"Ohsono la tua piccola Perla!" rispose la bambina.


Mamentre lo dicevaPerla rideva e cominciò a ballare daforsennatacon la gesticolazione impertinente d'un follettoil cuiprossimo ghiribizzo fosse quello di volarsene su per il camino.


"Sei figlia miain tutta verità?" chiese Hester.


Non fece questa domanda con indifferenzamain quel momentoconprofonda sinceritàperché era così meravigliosal'intelligenza di Perlache sua madre aveva provato per un attimo ildubbio che conoscesse la maledizione segreta della sua esistenzaefosse sul punto di rivelarle il suo vero essere.


"Sìsono la piccola Perla!" ripeté labambinacontinuando i suoi salti e le sue danze.


"Non sei mia figlia! Non sei la mia Perla!" disse la madrequasi per giocoperché spessoin mezzo alle sue sofferenzepiù pesantile veniva in aiuto un impulso di gaiezza. "Dimmisuchi sei e chi ti ha mandata qui?".


"Dimmelo tumamma!" disse la bimbaseriamenteavvicinandosi a Hester e stringendosi alle sue ginocchia. "Dimmelotu!".


"Ti ha mandata il Padre Celeste!" rispose Hester Prynne.


Ma lo disse con un'esitazione che non sfuggì all'acutezzadella piccola. Spinta dalla sua naturale estrositàostimolata da uno spirito malignosporse l'indice e toccò lalettera scarlatta.


"Non è lui che mi ha mandata!" gridò conconvinzione. "Io non ho nessun Padre Celeste!".


"TaciPerlataci! Non devi dire così!" ribattéla madresoffocando un gemito. "E' lui che ci ha mandati tuttiin questo mondo. Ha mandato anche metua madree quindi teamaggior ragione. E altrimentistrana bambina simile a un follettoda dove sei venuta?".


"Dillo tu! Dillo tu!" ripeteva Perlanon più seriama ridendo e facendo capriole sul pavimento. "Sei tu che devidirlo a me!".


Ma Hester non poteva rispondere alla sua domandaperché leistessa si era sperduta nel fosco labirinto del dubbio. Ricordavatraun sorriso e un brividole chiacchiere dei viciniche dopo avercercato invano il padre della sua bambinae averne notato le stranecaratteristicheavevano concluso che la povera piccola Perla eraprole del demoniocomefin dai più remoti tempi delcattolicesimoaltri erano stati mandati sulla terra tramite ilpeccato delle madriper portare a termine qualche impresa crudele emalvagia. Luteroa detta dei frati suoi nemiciera un prodotto diquella schiatta infernalee Perla non fu certo l'unica bambina dellaNuova Inghilterra alla quale i puritani attribuissero quest'infaustaorigine.




7.IL PALAZZO DEL GOVERNATORE


Un giorno Hester Prynne si recò alla dimora del governatoreBellinghamcon un paio di guanti che aveva orlato e ricamato dietrosua ordinazioneper essere sfoggiati in occasione di qualche solennecerimonia civileperchéanche se le sorti di un'elezionepopolare avevano fatto discendere di un gradino o due dal suo elevatorango questo facente funzioni di sovranoegli occupava ancora unposto onorevole e influente nella magistratura coloniale.


Una ragione diversa e ben più importante della consegna di unpaio di guanti ricamati spingeva Hester in questa occasioneacercare di ottenere un colloquio con un personaggio di tanta potenzae di tale rilievo nella vita della cittadina. Era infatti venuta asapere che alcuni dei più influenti personaggi del paesecheaffermavano e difendevano i più saldi principi della religionee del governoprogettavano di toglierle la figlia. Supponendo chePerlacome si è già accennatofosse di originediabolicaqueste brave persone ne deducevano abbastanza logicamenteche era opportuno e cristianamente indispensabile per l'anima dellamadre togliere questa pietra che ne impacciava il cammino. Se d'altrocantola piccola fosse stata suscettibile di un'evoluzione morale ereligiosae avesse posseduto gli elementi necessari alla salvezzaeternale sue prospettive in questo senso non potevano che aumentareuna volta che la si fosse sottoposta a una guida più saggia diquella di Hester Prynne. Tra gli animatori del progettopareva cheil governatore Bellingham fosse dei più convinti. Puòsembrare strano ein fin dei contiabbastanza ridicoloche unaquestione del genereche in tempi successivi non avrebbe interessatoun organo più elevato di un giudice tutelareformasse alloraoggetto di pubblica discussionealla quale dovessero prender parte iprincipali membri dello Stato. Tuttaviain quel periodo di primitivasemplicitàanche materiale di interesse pubblico minoree dicontenuto meno rilevante della salvezza di Hester e della suabambinasi trovavano stranamente frammischiate alle deliberazionidei legislatori e agli atti di Governo. Era di poco precedentesenon contemporaneo a quello della nostra storiail periodo in cui ladisputa per la proprietà di un maiale non solo originava unafiera e accesa battaglia nel corpo legislativo della coloniamafiniva in una fondamentale trasformazione della struttura stessadella legislazione. Piena d'angosciadunquema tanto cosciente delproprio dirittoche non sembrava del tutto impari la lotta tra lapubblica opinione da un latoe una donna solasostenuta soltantodalla naturale simpatia che doveva ispiraredall'altroHesterPrynne si era mossa dalla sua abitazione. Naturalmente era incompagnia di Perla. Essa era ormai abbastanza grande da correre conagilità al fianco della madre esempre in moto dalla mattinaalla seraavrebbe potuto percorrere un tragitto ben più lungodi quello che l'aspettava. Spesso peròpiù percapriccio che per necessitàchiedeva di essere presa inbraccioma presto ordinava perentoriamente di essere rimessa aterraper correre davanti a Hester sul sentiero erbosocon unaserie di innocue capriole e scivoloni. Si è giàdescritto la ricca e lussureggiante bellezza di Perlauna bellezzache brillava di colori intensi e vivaciun corpo già benformatodegli occhi ricchi di profondità e di luce interioree dei capelli di un castano bruno e carico chein pochi annisarebbe divenuto quasi nero. C'era del fuoco in lei e in tutto il suocorpo: aveva l'aspetto del frutto inatteso di un momento di passione.Sua madrenel creare vestiti per la bimbaaveva sciolto le brigliealle fantasiose tendenze del suo gusto:

la vestiva infatti con una tunica di velluto cremisi di taglioinconsuetocosparsa di ricami e di fantastiche fioriture di filod'oro. Un contrasto di colori così forteche avrebbe datoun'aria pallida e scialba a gote di un incarnato meno brillantesiadattava a meraviglia alla bellezza di Perlae la trasformava nellapiù scintillante fiammella che mai avesse danzato sullasuperficie terrestre.


Ma un'altra caratteristica di questo abbigliamento enel complessodi tutta la piccola figura della bambinaera di richiamareirresistibilmente e inevitabilmente i pensieri di chi la guardava sulsegno che Hester era costretta a tenere sul petto.


Era la lettera scarlatta in altra forma: era la lettera scarlatta coldono della vita! Come se la rossa vergogna fosse stata impressa cosìprofondamente nella sua menteche ogni sua opera ne dovesse assumerela formaera la madre stessa che aveva sottolineato con cura questarassomiglianzain lunghe veglie di morbosa ingegnosità tese acreare un'analogia tra l'oggetto del suo amore e l'emblema della suacolpa e della sua tortura. Maa dire il veroPerla era l'una comel'altra cosa; e soltanto a causa di questa identità Hester erariuscita a rappresentare così perfettamente in lei la letterascarlatta.


Quando le due pellegrine giunsero ai sobborghi della cittàipiccoli puritani interruppero i loro giochio quelli che quei tristibirichini consideravano giochie si dissero l'un l'altro congravità:

"Guardadavvero quella è la donna della letterascarlatta: e per di piùè altrettanto vero chel'immagine della lettera scarlatta le corre al fianco! Orsùdunquevenitee tiriamo loro del fango!".


Ma Perla chepiccola com'eranon aveva paura di nessunodopo avercorrugato la frontebattuto il piede in terrae scosso le manine inuna serie di gesti minacciosisi scagliò sul gruppetto deisuoi nemicie li mise tutti in fuga. Nell'inseguirli con irasembrava un flagello dell'infanziala scarlattinao qualche angelodel giudiziocon le ali tarpatela cui missione fosse di punire ipeccati della generazione nascente. Le sue urla e le sue gridaspaventosamente alte fecero certo tremare il cuore di molti deifuggitivi. A vittoria ottenutaPerla tornò tranquillamente alfianco della madree la guardò in viso sorridendo.


Senza altri incidenti giunsero alla casa del governatore Bellingham.Era una grande casa di legnocostruita secondo un modello di cuirestano ancora alcuni esemplari nelle strade delle nostre cittàpiù anticheoramai ricoperti di musco e in sfaceloe infondo deprimenti per i tanti eventi lieti o tristivivi nel ricordoo dimenticatiche sono capitati e si sono dileguati nelle lorocamere semibuie. Allorainveceall'esterno c'era tutta lafreschezza dell'anno in corsoe l'allegriache prorompeva dallefinestre soleggiatedi un'abitazione umana mai visitata dalla morte.Anche l'aspetto era molto accoglienteperché le pareti eranostate ricoperte di fresco con una specie di stuccoal quale eranostati mischiati pezzettini di vetro in abbondanzacosì chequando i raggi del sole cadevano di traverso sulla facciatadell'edificiolo facevano brillare e risplendere come se vi fosserostati profusi diamanti a manciate Questo gaio luccichìosarebbe stato certo più adatto alla reggia di Aladino che allaresidenza di un austero vecchio legislatore puritano. La decoravanostrane figurazioni dall'aria cabalistica e graffitiin carattere colgusto bizzarro dell'epocache erano stati impressi nello stuccofrescoed erano diventati resistenti e durevoliper l'ammirazionedelle generazioni future.


Perlanel vedere questa meraviglia splendente di casacominciòa danzare e a far capriolee chiese con fare perentorio che venissestrappato tutto il sole che batteva sulla facciata e che le fossedato per giocare.


"Nomia piccola Perla"disse la madre. "Deviprenderti da sola la luce che desideri. Io non ne ho da darti".


Si avvicinarono alla portache era fatta ad arcoe fiancheggiatadai due lati da uno stretto torrione o aggetto dell'edificioconfinestre a traliccioche avevano imposte da chiudere al bisogno.


Alzando il martello di ferro che era attaccato al portoneHesterPrynne diede un colpoal quale rispose uno dei servi delgovernatoreun inglese nato liberoma ora schiavo per sette anni.Per tutto questo tempo restava di proprietà del suo padroneoggetto di compravendita come un bue o uno sgabello. Indossava unalivrea bluche era il costume abituale dei servi in quel periodoemolto tempo prima lo era stato nei vecchi palazzi delle dinastieinglesi.


"E' in casa il degno governatore Bellingham?" chieseHester.


"Sìin fede mia"rispose il servoguardando conocchi sbarrati la lettera scarlattache non aveva mai vistoessendonuovo del paese. "Sìla sua onorevole signoria èin casama con lui ci sono uno o due santi prelatie forse unospeziale. Non potete vedere sua signoria adesso".


"Entrerò lo stesso"rispose Hester; e il servitoreforse convinto dalla sua aria decisa e dal segno che le brillava sulpetto che lei doveva essere qualche gran signora del paesenonoppose alcuna resistenza.


La madre e la piccola Perla vennero fatte accomodare nell'ingresso.Con numerose variantirese necessarie dalla natura dei materiali dacostruzione a sua disposizionedalla differenza del climae dallediverse consuetudini della vita socialeil governatore Bellingham siera fatto una dimora a imitazione delle residenze dei ricchi signoridel suo paese natale. In essa si trovava un vestibolo ampio eabbastanza altoche si estendeva per tutta la profonditàdella casae faceva da mezzo di comunicazionepiù o menodirettotra tutti i diversi appartamenti. A un'estremitàquesto spazioso vestibolo era rischiarato dalle finestrelle dei duetorrioniche con le loro cavità formavano due vani ai latidella porta. Dall'altra parteanche se relativamente schermata dauna tendaveniva luce in abbondanza da una di quelle grandi finestrea nicchia che sono descritte nei vecchi librisotto la quale nonmancavano dei comodi sedili coperti di cuscini. Su uno di questicuscini si trovava un volume in folioforse delle Cronached'Inghilterrao di altre opere letterarie dello stesso tipopropriocome noiai nostri giornilasciamo sparpagliati sul tavolo centraledei volumi dorati a disposizione di ospiti casuali. Il mobilio delvestibolo consisteva in alcune massicce seggiolei cui schienalierano decorati da viluppi di fiori di quercia intagliatiminuziosamente e in un grande tavolo nello stesso stileappartenentecome il resto all'età elisabettianao a un'epoca precedente aessa: erano cimeli di famiglia che provenivano dalla casa avita delgovernatore. Sul tavoloa dimostrare che non si era spento l'anticospirito d'ospitalità inglesetroneggiava un grosso boccale dipeltroin fondo al quale Hester o Perla avrebbero potuto scorgerese ci avessero guardatoun rimasuglio schiumoso di birra chiara.


Sulla parete erano allineati i ritratti degli antenati delgovernatore Bellinghamalcuni col petto ricoperto dall'armaturaealtri con dignitosi pizzi e abiti pacifici. In tutti risaltavanol'austerità e la severità proprie dei vecchi ritratticome se essi fossero più i fantasmi che le immagini dei degnitrapassatie guardassero con spirito aspramente critico eintollerante i passatempi e i piaceri dei vivi.


Quasi al centro dei pannelli di rovere che rivestivano il vestiboloera appesa una cotta di maglianon giàcome i ritrattiun'anticaglia avitama di data recentissimaessendo statafabbricata da un abile armaiolo l'anno stesso in cui il governatoreBellingham si era recato nella Nuova Inghilterra.


C'erano un elmo d'acciaiouna corazzauna gorgiera e dei gambalioltre a un paio di guanti ferrati sotto ai quali pendeva una spada:tutti questi pezzie specialmente l'elmo e la piastra d'acciaio chedoveva coprire il pettoerano lucidati con tanta cura da brillare diriflessi metallici che illuminavano il pavimento a chiazzediscontinue. Questa rilucente panoplia non stava lì soltanto ascopo decorativoma era stata indossata dal governatore parecchievolte in occasione di parate e di esercizi militarie per di piùaveva scintillato alla testa di un reggimento nella guerra contro iPequod. Infattipur essendo il governatore un uomo di togaportatoa discorrere di BaconeCokeNoyeFinche di tutti i suoi colleghinella professionele necessità del paese nuovo lo avevanotrasformato in soldatooltre che in statista e legislatore.


La piccola Perlaalla quale l'armatura lucente non era piaciuta menodel frontone variegato della casase ne stette a guardare per un po'lo specchio terso del pettorale.


"Mamma"gridò"ti vedo qui. Guarda! Guarda!".


Hester guardòper tener buona la bambinae vide cheper unostrano effetto dello specchio convesso in quella formala letterascarlatta assumeva in esso proporzioni esagerate e giganteschefinoa diventare la caratteristica più appariscente della suapersona. Sembrava addirittura che lei ne fosse nascostacompletamente. Perla le mostròin altoun'altra immaginesimile nell'elmosorridendo a sua madre con l'intelligenza da elfoche appariva così spesso sui suoi lineamenti. Anche questosguardo di allegria malvagia fu riflesso dallo specchio con tantalarghezza e intensità d'effettoche a Hester Prynne nonsembrò l'immagine di sua figliama piuttosto quella di undemone che cercasse di assumerne la forma.


"ViaviaPerla"le dissetirandola per la mano"vienia vedere questo bel giardino. Forse ci saranno dei fiorie certomolto più belli di quelli che si trovano nei boschi".


ObbedientePerla corse alla finestradalla parte opposta delsalonee vide un giardino con dell'erba rasa ordinatamentecontornata da una siepe rudimentale e incompleta di mortella.


Sembrava però che il proprietario avesse abbandonato ognisperanza di riprodurre da questa parte dell'Atlanticosu un terrenoduro e nella continua lotta per la sopravvivenzail gusto originarioinglese del giardinaggio ornamentale. Ci si vedevano crescere deicavoli; e una zuccache aveva le radici poco lontaneaveva riempitolo spazio intermedioe aveva depositato uno dei suoi fruttigiganteschi proprio sotto la finestra del vestibolo come perricordare al governatore che questo massiccio vegetale eral'ornamento più ricco che il suolo della Nuova Inghilterrapotesse offrirgli. C'erano alcuni cespugli di rose selvaticheeperfino dei meliprobabilmente discendenti da quelli che avevapiantato il reverendo Blackstoneil primo colono della penisolaquel personaggio mezzo mitico che cavalca nei nostri primi annali suldorso di un toro.


Perlaalla vista dei rosaisi mise a piangeree non volevacalmarsi se prima non avesse ottenuto una rosa rossa.


"Zitta! figlia miazitta!" le diceva la madrepreoccupata. "Non gridarecara piccola Perla! Sento delle vocinel giardino: stanno venendo il governatore e degli altri signori".


Infattilungo il viale che attraversava il giardinosi vedeva ungruppo di persone che si avvicinavano alla casa. Perlaa dispettodegli sforzi che la madre faceva per calmarlalanciò un urloacutissimoe poi tacquenon certo per obbedienzama perchéla sua rapida e mutevole curiosità era stata eccitatadall'apparire di questi personaggi.



8.IL FOLLETTO E L'ECCLESIASTICO


Il governatore Bellinghamcon indosso un'ampia sopravveste e unacomoda berretta (che i signori di una certa età usavano dipreferenza nella pace domestica)precedeva gli altrie pareva chestesse spiegando loro le bellezze della sua proprietàeillustrando le migliorie che intendeva realizzare. L'ampiezza delcolletto di elaborati merletti che risaltava sotto la sua barbagrigiaalla moda sorpassata del regno di re Giacomofaceva sìche la sua testa rassomigliasse non poco a quella di GiovanniBattista sul vassoio. Il suo aspetto così rigido e severoemorso dal gelo di un'età più che autunnalecontrastavastranamente con le apparenze di felicità mondana di cui avevafatto il possibile per circondarsi. E' un errore credere che i nostriausteri antenatii quali erano certo abituati a considerare e aparlare dell'esistenza umana come di un semplice periodo di prove edi lottee pronti a sacrificare i loro beni e la vita stessa per ildoveresi negassero per una questione di principio ogni comoditàe addirittura ogni lusso che fosse alla loro portata. Questa dottrinanon era mai stata predicataper esempiodal venerabile pastore JohnWilsonla cui barbabianca come la nevepoggiava quasi sullaspalla del governatore Bellinghammentre il proprietario spiegavacome si potessero acclimatare le pere e le pesche nella NuovaInghilterrae che forse si poteva riuscire a far fiorire addirittural'uva porporina sul muro del giardino esposto al sole. Il vecchioecclesiasticoche aveva succhiato dal ricco seno della Chiesad'Inghilterraaveva un'antica e legittima predilezione per tutto ciòche c'era al mondo di buono e di piacevole eper severo chesembrasse dal pulpitoo nelle sue pubbliche condanne ditrasgressioni come quella di Hester Prynnela cordiale benevolenzadella sua vita privata gli aveva procurato un affetto piùsincero di quello tributato ai suoi colleghi dell'epoca.


Dietro al governatore e al pastore Wilson venivano altri due ospiti:il reverendo Arthur Dimmesdaleche probabilmente il lettorericorderà in quanto prese parteanche se per poco e conriluttanzaallo spettacolo dell'ignominia di Hester Prynne; einintima compagnia con luiil vecchio Roger Chillingworthuomo diprovata abilità nella medicinache si era stabilito nellacittadina ormai da due o tre anni. Si vedeva che questo scienziatoera sia il medico che l'amico del giovane sacerdotela cui saluteaveva recentemente cominciato ad accusare gli effetti della suaincondizionata dedizione al lavoro e ai doveri della sua missioneecclesiastica.


Il governatorefacendo strada ai suoi visitatorisalì unpaio di scalini eaperti i battenti della grande porta finestra delvestibolosi trovò accanto la piccola Perla. L'ombra dellatenda cadeva su Hester e la nascondeva parzialmente.


"Chi c'è qui?" domandò il governatoreBellinghamguardando sorpreso la figurina scarlatta che gli stavadavanti. "Affermo di non aver mai visto nulla di simile daigiorni della mia vanitàai tempi del vecchio re Giacomoquando dovevo considerare un alto onore essere ammesso a unamascherata a corte! In occasione delle festec'erano sciami diqueste piccole apparizionie noi le chiamavamo figlie del Signoredel Disordine (7). Ma com'è che un simile ospite èentrato nelle mie stanze?".


"Ma davvero!" gridò il bonario vecchio pastoreWilson. "Quale uccellino dalle piume scarlatte è maiquesto? Credo d'aver visto figure proprio eguali a questa quando ilsole brillava attraverso finestre riccamente dipintedisegnandone itratti d'oro e cremisi sul pavimento. Ma questo succedeva nel vecchiopaese. Ti pregobimba miachi seie chi ha spinto tua madre avestirti come un folletto in questo strano modo? Sei una piccolacristianasì? Sai il catechismo? O sei uno di quei piccolielfi o fate cattivelle che credevamo di aver lasciato nella gaiavecchia Inghilterra con gli altri rimasugli del papismo?".


"Sono figlia della mamma"rispose la visione scarlatta"emi chiamo Perla!".


"Perla? Rubinopiuttostoo Coralloo Rosa Rossaalmenoagiudicare dal tuo colore!" rispose il vecchio sacerdotetendendo un braccionel vano tentativo di dare un buffetto sullaguancia alla piccola Perla. "Ma dov'è questa tua madre?Ah! vedo"aggiunse erivolto al governatore Bellinghamsussurrò: "E' proprio la bambina di cui si èparlato insieme; ed ecco là sua madreHester Prynnequelladisgraziata!".


"Davvero?" gridò il governatore. "Giàavremmo dovuto immaginare che la madre di una bimba come quella fosseuna donna scarlattadegna figlia di Babilonia! Ma è venuta inbuon puntoe vedremo di occuparci di quel che la riguarda senzaperdere tempo".


Il governatore Bellingham salì gli ultimi scalini ed entrònella stanzaseguito dai suoi tre ospiti.


"Hester Prynne"disseguardando la donna dalla letterascarlatta con la sua abituale aria severa"in questi ultimitempi si è molto discusso sul tuo conto. Si è soppesatocon attenzione il quesito se sia opportuno che noinella nostraautorità e potenzaci liberiamo del carico dell'animaimmortale di quella bambina affidandola alla guida di una che ha giàperduto la sua strada inciampando e cadendo nei tranelli di questomondo. Parla tuche sei la madre della piccola! Non credi tu chesarebbe di maggior profitto alla salvezza temporale ed eterna di tuafiglia essere sottratta alla tua potestàper essere vestitasobriamentee abituata a una stretta disciplinae istruita nelleverità del cielo e della terra? Cosa puoi fare tu per la tuabambina in questo senso?".


"Posso insegnare alla mia piccola Perla quello che ho imparatoda questa!" rispose Hester Prynneappoggiando un dito sullalettera scarlatta.


"Donnaquello è il segno della tua vergogna!"replicò l'austero magistrato. "E' proprio per la macchiaindicata da quella lettera che vorremmo affidare tua figlia ad altremani".


"Tuttavia"disse la madre tranquillamentema diventandopiù pallida"questo marchio mi ha insegnatoe miinsegna ogni giornoe in questo momentolezioni che potrannorendere mia figlia più saggia e più buonaanche seormai non possono più essere di alcuna utilità per me".


"Si giudicherà con coscienza"disse Bellingham"esi vedrà ciò che si dovrà fare. Buon pastoreWilsonve ne pregoesaminate questa Perlase così sichiamae rendetevi conto se abbia avuto o no il nutrimento cristianoche conviene a una bimba della sua età".


Il vecchio ecclesiastico sedette su un seggiolonee fece untentativo di prendere Perla sulle ginocchiama la piccolache nonera abituata a contatti o a familiarità con altri che nonfossero sua madresfuggì per la porta apertae si fermòsull'ultimo gradinocome un uccello selvaggio dei tropici dallepiume meravigliose pronto a volarsene via per l'aria. Il pastoreWilsonche aveva l'aspetto del vecchio nonnoe di solito era moltoben visto dai bambinirimase non poco sbalordito da questa fugaimprovvisama provò a fare lo stesso il suo esame.


"Perla"dissecon molta solennità"devitenere in gran conto la tua istruzionecosì da poter portarea suo tempo nel cuore la perla più preziosa. Sai dirmibimbamiachi ti ha fatta?".


Ora Perla sapeva benissimo chi l'aveva fattaperché HesterPrynneche veniva da una famiglia molto religiosafin dal giorno incui aveva parlato con la piccola del Padre Celesteaveva cominciatoa rivelarle quelle verità che lo spirito umano assorbe contanto interesse a qualunque età. Perlaquindiavrebbe potutosostenere perfettamentetanto vaste erano le conoscenze dei suoi treanniun esame sul Sillabario della Nuova Inghilterrao sulla primacolonna del catechismo di Westminsteranche se non avevadimestichezza con la forma esteriore di questi due celebricapolavori. Ma la perversità che è propria dei bambiniin misura più o meno accentuatae che in Perla era per lomeno decuplicatasi impossessò di lei proprio oranel menoadatto dei momentie le sigillò le labbrao la fece parlarea sproposito. Dopo essersi ficcata un dito in boccae aver rifiutatocon mala grazia di rispondere alle domande del buon pastore Wilsonla piccola annunciò alla fine che non era stata fatta danessunoma che sua madre l'aveva colta dalla pianta di rose checresceva accanto alla porta della prigione.


Questa fantasia le era stata probabilmente suggerita dalla vicinanzadelle rose rosse del governatorepoiché Perla stava fuori delfinestroneoltre che dal ricordo del roseto della prigionedavantial quale era transitata mentre veniva qui.


Il vecchio Roger Chillingworthcon il sorriso in voltosussurròqualcosa all'orecchio del sacerdote più giovane. Hester Prynneguardò lo scienziatoe perfino in un momento come quellocolsuo destino appeso ad un filonon poté fare a meno di restaresorpresa dal cambiamento sopravvenuto nei suoi lineamentiche eranodiventati molto più bruttimentre la sua carnagione scurasembrava esser diventata più foscae il suo corpo ancor piùdeforme che ai tempi in cui erano stati marito e moglie. Per unattimo incontrò il suo sguardoma subito fu costretta aconcentrare la sua attenzione sulla scena che si stava svolgendo.


"E spaventoso!" gridava il governatoreriprendendosi dallosbigottimento nel quale lo aveva lasciato la risposta di Perla.


"Ecco una bambina di tre anni che non sa dire neppure chi l'hacreata! Non si può dubitare che essa sia egualmente all'oscurodi tutto ciò che riguarda la sua animala sua presentedepravazionee il suo destino futuro! Pensosignori mieiche siainutile continuare l'esame".


Hester afferrò Perlae se la prese in braccio con violenzasfidando il vecchio magistrato puritano con un'espressione quasiferoce. Sola al mondorespinta da tuttie con questo unico tesoroche le scaldasse il cuoresentiva di possedere inconfutabili diritticontro chiunque altroed era pronta a morire per difenderli.


"Dio mi ha dato questa figlia!" gridò. "Me l'hadata per tutte le cose che voi mi avete tolto. E' tutta la miafelicitàpur essendo la mia tortura! E' Perla che mi favivere quiè Perla che mi punisce! Non vedete che lei èla lettera scarlattache ha in più la capacità difarsi amareaccrescendo la punizione del mio peccato di un milionedi volte? Non me la prenderete! Piuttosto morirò!".


"Mia povera donna"disse il non crudele vecchio religioso"la bimba sarà posta in ottime maniche potranno averecura di lei molto meglio di quanto non possa farlo tu!".


"E' Dio che me l'ha affidata!" ripeté Hester Prynnealzando la voce quasi a gridare. "Non la cederò!". Econ un gesto impulsivo e improvviso si volse all'ecclesiastico piùgiovaneDimmesdaleal qualefino a quel momentonon aveva rivoltoche qualche occhiata. "Parla tu per me! " gridò. "Tusei stato il mio pastoree avevi la responsabilità della miaanimae mi conosci meglio di tutti costoro. Parla tu in mia difesa.Non voglio perdere mia figlia! Saiperché hai una sensibilitàche manca a lorosai cosa c'è nel mio cuoree quali siano idiritti di una madree quanto questi diritti siano più fortiquando lei non abbia che sua figlia e la lettera scarlatta! Pensacitu! Non voglio perdere mia figlia!

Pensaci tu!".


A questa supplica inconsueta e sconnessache dimostrava che Hesterera stata spinta quasi alla follia dal pericolo che la minacciavailgiovane sacerdote fece un passo avantipallidissimoe tenendo unamano sul cuorecome faceva sempre quando il suo carattereparticolarmente nervoso subiva una scossa.


Aveva un aspetto più preoccupato ed emaciato del giorno in cuilo descrivemmo alla scena della pubblica ignominia di Hestere forseper la salute incerta o per qualsiasi altra ragionei suoi grandiocchi scuri contenevano un universo intero di dolore nelle loroprofondità turbate e malinconiche.


"C'è del vero in quel che dice"cominciò ilprelatocon voce tremula e dolcema tanto potente che ne echeggiòil vestiboloe l'armatura vibrò nelle sue cavità; "delvero in quello che dice Hestere nel sentimento che la ispira! Diole ha dato la bimbae le ha dato anche una conoscenza istintivadella sua natura e delle sue necessitàche sembrano cosìstraneche nessun altro essere umano potrà mai eguagliare. Eper di piùnon c'è forse qualcosa di terribilmentesoprannaturale nel legame tra queste due creature?".


"Ahma comebuon pastore Dimmesdale?" interruppe ilgovernatore.


"Spiegatevivi prego!".


"Dev'essere proprio così"riprese il sacerdote"perchése pensassimo altrimentinon diremmoimplicitamente che il Padre Celesteil creatore di tutta la carneha riconosciuto con leggerezza un'azione peccaminosaponendo in noncale la differenza tra l'empia lussuria e l'amore benedetto? Questafiglia della colpa paterna e dell'onta materna è venuta dallemani di Dioper operare in molte maniere sul cuore di colei cheprega con tanta franchezza e con tanta amarezza di spirito che levenga concesso il diritto di tenerla. Doveva essere una benedizioneper leil'unica benedizione della sua vita! Doveva esserenon c'èdubbiocome ci ha detto la madre stessaanche un fio per il suopeccato: una tortura che si sarebbe fatta sentire nei momenti piùinattesiuna fittauna feritaun'agonia sempre ricorrenteanchein mezzo a gioie sommesse. Non ha forse lei espresso questosentimento nell'abbigliamento della bambinache ci costringe aricordare quel simbolo rosso che le arroventa il petto?".


"E' giusto anche questo!" gridò il buon pastoreWilson. "Temevo che la donna non avesse altra idea che ditrasformare la piccola in una saltimbanca!".


"Ohnono"continuò Dimmesdale. "Leiriconoscecredetemiil solenne miracolo che ha operato Dionell'essenza stessa della bimba. E possa anche sentire (e questa nonè che la pura verità) che questa grazia fu intesasopra ogni altra cosaper tener viva l'anima della madree persalvarla dalle più oscure voragini del peccato dove altrimentiSatana avrebbe cercato di precipitarla! E' bene perciò perquesta povera donna piena di peccati che abbia la responsabilitàdella salvezza di una giovane anima immortaledi un essere capace digioia eterna come di eterno doloree che proprio a lei tocchiallevarla alla rettitudinenel continuo ricordo della sua colpamaanche per un sacro impegno del Creatoreche saprà aprire allapiccola la strada del cieloanche la figlia vi condurrà suamadre! Là la madre colpevole sarà più felice delpadre con il quale ha peccato. Per il bene di Hester Prynnequindie non meno per il bene di questa povera creaturalasciamole entrambenello stato che la Provvidenza ha designato per loro!".


"Parlate con una strana fogaamico mio"disse il vecchioRoger Chillingworthsorridendogli.


"E c'è un profondo contenuto nelle parole del mio giovaneconfratello"aggiunse il reverendo Wilson. "Che ne ditedegno signor Bellingham? Non ha perorato bene la causa di questapovera donna?".


"Davveroè stato così"rispose ilmagistrato"e ha addotto tali argomentiche lasceremo le cosecome stanno oraalmeno fin quando la donna non daràulteriormente scandalo. Bisogna tuttavia provvedere a che la piccolasia sottoposta a una seria istruzione religiosacome si convienenelle mani tue o del pastore Dimmesdale. Inoltrea suo tempoimessi comunali dovranno provvedere che partecipi alla scuola e alleriunioni religiose".


Il giovane ecclesiasticodopo aver terminato il suo discorsosi eraritirato dal gruppo di qualche passoe se ne stava col visoparzialmente nascosto tra le pesanti pieghe della tenda dellafinestramentre la sua ombrache il sole proiettava sul pavimentotremava ancora per la veemenza della sua arringa.


Perlail piccolo elfo selvatico e sfuggentegli si avvicinòsenza far rumoree prendendogli una mano nelle suevi appoggiòla guanciain una carezza così tenerae nello stesso tempocosì discreta che la madreguardandolasi chiese: "E'questa la mia Perla?". Sapeva d'altronde che c'era molto amorenel cuore di sua figliaanche se si rivelava soltanto nei momenti dieccitazionee forse un paio di volte in vita sua era stata addolcitada una tenerezza come quella di quell'attimo. Il sacerdotenonessendoci nulla di più dolceeccettuate le carezze di unadonna a lungo desideratadi questi segni di predilezione infantileaccordati spontaneamente da un istinto spiritualee che quindisembrano implicare l'esistenza in noi di qualcosa di veramente degnod'essere amatoil sacerdote dunque si guardò intornomiseuna mano sul capo della bambinae dopo un attimo d'esitazione labaciò sulla fronte. Quello stato d'animo sentimentaleinsolito in Perlanon durò a lungo; rise e si mise a saltareper il vestibolo con tanta agilitàche il vecchio reverendoWilson pose scherzosamente la questione se toccasse il suolo con lepunte dei piedi.


"La piccina è stregataa mio parere"disse aDimmesdale. "Non ha bisogno di una scopa per volare!".


"Strana bambina"osservò il vecchio RogerChillingworth. "Non è difficile rilevare in lei le traccedel carattere della madre.


Credete che sarebbe possibile a un filosofosignorianalizzarne lanaturae dalla sua composizione indovinare all'incirca chi possaessere il padre?".


"Nosarebbe peccato servirsi della chiave della filosofiaprofana in una materia così delicata"disse il reverendoWilson. "E' meglio vegliare e pregarci soprae forse èancora più opportuno lasciare il mistero come lo abbiamotrovatoa meno che la Provvidenza non voglia rivelarcelo di suainiziativa. Nel frattempoogni buon cristiano ha il dovere di averela bontà di un padre per la povera piccola abbandonata".


Concluso l'affare in modo così convenienteHester Prynneprese congedo dalla casa del governatore in compagnia della piccolaPerla. Mentre scendevano gli scalinic'è chi afferma che gliscuri di una finestra si aprisseroe che apparisse alla luce delsole la faccia della vecchia signora Hibbinsla bisbetica sorelladel governatorequella stessa che pochi anni dopo venne giustiziatacome strega.


"Sstsst!" dissementre il suo volto perverso sembravalanciare un'ombra sulla gaiezza della casa appena costruita. "Vuoiunirti a noi stanotte? Ci sarà una lieta brigata nellaforestae ho quasi promesso all'Uomo Nero che la graziosa HesterPrynne ne avrebbe fatto parte".


"Fategli le mie scuseve ne prego! " rispose Hesterconun sorriso di trionfo. "Devo scapparmene a casa per badare allamia piccola Perla. Se me l'avessero toltasarei venuta moltovolentieri con voie avrei anche scritto il mio nome nel librodell'Uomo Nerocol mio stesso sangue!".


"Ci verrai un'altra volta!" disse la stregacon uno scurocipiglio mentre ritirava la testa.


Ma quise ammettiamo che questo dialogo tra la signora Hibbins eHester Prynne sia autenticoe non si tratti invece di una leggendaesisteva già un esempio a favore della ragione addotta dalgiovane prelato contro quelli che volevano dividere una madre cadutanel peccato dal frutto della sua fragilità. Già cosìpresto la piccola l'aveva salvata dagli artigli di Satana.



9.IL CERUSICO


Sotto l'appellativo di Roger Chillingworthil lettore lo ricorderàsi nascondeva un altro nomeche il possessore aveva deciso dilasciar cadere nell'oblio. E' stato detto detto che tra la folla cheassisteva all'ignominiosa messa alla gogna di Hester Prynne sitrovava un uomovecchiospossato dai lunghi viaggicheappenauscito dalle strette della forestaaveva visto la donna in cui avevasperato di trovare l'incarnazione del calore e della gioia delfocolareesposta come vivente esempio del peccato di fronte alpopolo. La sua reputazione era calpestata dai piedi di ogni passante.L'infamia le faceva circolo intorno nella pubblica piazza delmercato. Per i suoi parentise mai fossero giunte loro notizie diquel che era statoe per tutti i compagni della sua vita immacolatanon restava che il contagio del suo disonoreche non avrebbe mancatodi colpirli in proporzione al carattere intimo e sacro delle lororelazioni precedenti. E allora perchése aveva la possibilitàdi fare lui stesso la sceltal'uomo il cui vincolo con la donnaperduta era il più intimo e il più sacro di tuttiavrebbe dovuto avanzarsi a reclamare un'eredità cosìpoco piacevole? Egli decise di non salirle accanto sul piedestallodell'ignominia. Ignoto a tutti fuorché a Hester Prynnee inpossesso della chiave del suo silenzioaveva preferito cancellare ilsuo nome dall'elenco dei viventi eper quello che riguardava i suoilegami e interessi precedentiera svanito come se davvero si fossetrovato in fondo all'oceanodove si diceva già da tempo chefosse scomparso. Una volta mandato a effetto questo propositonacquero immediatamente in lui nuovi interessie ugualmente un nuovopropositocupoè verose non abiettoma cosìappassionatamente da impegnare interamente tutte le sue capacità.


Per ottenere il risultato che si era prefissosi stabilìnella colonia puritana col nome di Roger Chillingworthsenza altrapresentazione che la scienza e l'intelligenza che possedeva in misuradavvero eccezionale. I suoi studinel periodo precedente della suavitalo avevano reso perfettamente padrone della scienza medica diquel tempoe fu quindi come cerusico che si presentòe cometale fu cordialmente ricevuto. Uomini versati nella scienza medica echirurgica capitavano raramente nella cittàe le poche volteche vi facevano ingresso non era con quello zelo religioso che avevaportato gli altri emigranti oltre Atlantico. Forse le continuericerche sulla struttura degli uomini materializzavano le facoltàpiù elevate e sottili di questi scienziati fino al punto difargli perdere la visione spirituale dell'esistenzatra lecomplicazioni di questo meraviglioso meccanismoche sembrava esserecongegnato così perfettamente da esaurire in sé ilmistero della vita. Fino a quel giornodunquela salute della buonacittà di Bostonper quello che aveva che fare con lamedicinaera rimasta affidata alla tutela di un vecchio diaconofarmacistala cui devozione e il cui comportamento esemplare eranotitoli migliori di qualunque diploma avesse mai potuto esibire.L'unico chirurgo della colonia univa l'occasionale esercizio dellasua nobile arte con il quotidiano e abituale esercizio del rasoio.Per un simile corpo professionaleRoger Chillingworth costituiva unacquisto prezioso. Non gli ci volle molto per dimostrare la suafamiliarità con il ponderoso e rispettabile meccanismo dellamedicina anticanella quale ogni rimedio era costituito da unacongerie di ingredienti bizzarri ed eterogeneiframmisti inproporzioni così complesse che il risultato pareva doveressere almeno l'elisir di lunga vita.


Durante il periodo della sua prigionia tra gli indianiinoltreaveva appreso le numerose virtù delle erbe e delle radici delpaesee non si peritava di spiegare ai suoi pazienti che questesemplici medicinedono della natura ai derelitti selvaggigodevanodella sua fiducia esattamente come la farmacopea europeaa elaborarela quale tanti sapienti dottori avevano passato secoli interi.


Questo dotto forestiero poteva essere preso a modello per quel cheriguardava le formalità esteriori della vita religiosa; e pocotempo dopo il suo arrivo si era posto sotto la guida spirituale delreverendo Dimmesdale. Il giovane prelatola cui fama di studiosoancora perdurava a Oxfordera considerato dai suoi ammiratori piùferventi poco meno di un apostolo che avesse ricevuto gli ordinidirettamente dal cielodestinatose avesse potuto vivere e lavorareper tutto il tempo che viene di solito accordato sulla terra agliuominia compiere grandi cose per la debole Chiesa della NuovaInghilterracome i primi Padri avevano fatto per l'infanzia dellafede cristiana. In quegli ultimi tempituttaviala salute diDimmesdale aveva cominciato a declinare in modo evidente. Per quelliche meglio conoscevano le sue abitudiniil pallore del volto delgiovane ecclesiastico andava attribuito alla sua eccessiva passioneper gli studial suo scrupoloso adempimento dei doveri parrocchialiepiù ancora che a queste coseai digiuni e alle veglie allequali si sottoponeva con grande frequenzaper impedire allamaterialità della natura terrena di offuscare la sua lampadaspirituale. Alcuni dichiaravano che se Dimmesdale stava davvero permorirene era causa sufficiente il fatto che il mondo non era degnod'essere ancora calcato dai suoi piedi. D'altro canto lui stessoconla sua caratteristica umiltàdiceva di credere chese laProvvidenza avesse deciso di toglierlo di mezzosarebbe stato acausa della sua indegnità di svolgere anche la sua piùumile missione sulla terra. Malgrado la differenza di opinioni sulleragioni del suo peggioramentoil fatto non poteva essere negato.


La figura si era assottigliatala voceanche se restava potente edolcerecava una traccia di malinconia che faceva prevedere unaprossima finee spesso era stato notato chea ogni minimo allarme eper qualsiasi improvviso incidenteegli si metteva la mano sul cuorearrossendoe poi impallidendoil che dimostrava con evidenza chesoffriva.


Queste erano le condizioni del giovane ecclesiasticoed era cosìvicina la prospettiva che la sua luce nascente si estinguesse primadel tempoquando Roger Chillingworth fece il suo ingresso in città.La sua prima comparsa sulla scenanon si sa da dovecome se fossepiovuto dal cielo o fosse scaturito dagli inferiaveva un qualcosadi misteriosoa cui non fu difficile attribuire la qualifica dimiracolo. Se ne riconobbe ora il valore; lo si vide raccogliere erbee boccioli di piante selvatichee scavare radici e svellereramoscelli dagli alberi della foresta da uomo pratico delle virtùnascoste in cose prive di valore per occhi non esperti. Lo si udìparlare di sir Kenelm Digby e di altre celebritàle cuiscoperte scientifiche erano considerate poco meno che soprannaturalicome di suoi antichi corrispondenti o colleghi. E dunquecon qualerango nel mondo dei dotti era egli venuto nel paese? Che cosa potevacercare unoil cui ambiente era nelle grandi cittàin quelladesolata terra selvaggia? In risposta a tali interrogativisi sparsela voce (benché fosse assurdaebbe credito presso gente dinotevole intelligenza) che il Cielo aveva operato un vero portentotrasportando materialmente attraverso l'aria un sommo dottore inmedicina di un'università tedescae depositandolo davantialla porta dello studio di Dimmesdale! Anche persone la cui fede eratemperata dalla riflessionee che sapevano che il Cielo realizza isuoi progetti pur senza ricorrere a quelle esibizioni che vengonochiamate interventi miracolosierano portate a vedere la mano dellaProvvidenza nell'arrivo di Roger Chillingworth in un momento cosìopportuno.


Questa idea era suffragata dal profondo interesse che il cerusicoaveva mostrato in ogni occasione nei riguardi del giovane sacerdotedel quale era subito diventato parrocchianocercando di ottenerel'amicizia e la fiducia di quel carattere così naturalmenteriservato. Il medico si mostrò molto preoccupato per lo statodi salute del suo pastorema era anche impaziente di cercare dicurarlonon disperando di ottenere risultati favorevoli se avessepotuto intervenire in tempo. Tutti i membri del gregge di Dimmesdalegli anzianii diaconile materne signore e le ragazze giovani egrazioseinsistevano con la stessa premura perché mettessealla prova quelle arti che il medico gli offriva con tanta cortesiama Dimmesdale respingeva con garbo le loro richieste.


"Non ho bisogno di medicine"diceva.


Ma come poteva dire una cosa simile il giovane sacerdotequandoogni domenica che passavail suo volto era più pallido e piùaffilatoe la sua voce più incerta di primae l'atto diposarsi la mano sul cuore era diventato più un'abitudine cheun gesto casuale? Era stanco della sua opera? Desiderava morire?Queste domande vennero poste con solennità a Dimmesdale daipiù anziani sacerdoti di Bostone dai diaconi della suachiesacheper usare le loro stesse parole"si sentivanocorresponsabili con lui" nel peccato di respingere l'aiuto chela Provvidenza gli aveva così chiaramente inviato. Egli liascoltò senza interromperlie alla fine promise di parlarecol medico.


"Se fosse davvero la volontà di Dio"disse ilreverendo Dimmesdalechiedendo il parere professionale del vecchioRoger Chillingworth per esaudire la preghiera dei suoi amici"sareiben contento che le mie fatichei miei dispiaceri e i miei peccatifinissero in breve tempo con la mia mortee che con essi venissesepolto nella tomba tutto ciò che è in me di terrenoperché la mia parte spirituale possa raggiungere la vitaeternae non verrei a chiedervi di mettere alla prova la vostraabilità su di me".


"Ah"replicò Roger Chillingworthcon quellapacatezza chenaturale o voluta che fosseimprontava ogni suaazione"è così che deve parlare un giovanesacerdote! Soltanto i giovaniche non hanno piantato radiciprofondepossono abbandonare la vita con tanta facilità; e isantiche seguono i passi di Dio sulla terrapreferirebberolasciarlaper camminare con lui sugli aurei selciati della NuovaGerusalemme".


"Ohno"ribatté il giovane ecclesiasticomettendosi una mano sul cuorementre una contrazione dolorosa gliattraversava il viso"se fossi più degno di quel mondonon mi dispiacerebbero gli affanni di questo".


"Spesso sono i buoni che hanno di sé la peggioreopinione"disse il medico.


Fu così che il misterioso vecchio Roger Chillingworth divenneil tutore della salute del reverendo Dimmesdale. Poiché alloscienziato non interessava la sola malattiama anche il carattere ele qualità più riposte del suo pazientequesti dueuominidi età così diversafinirono col passareinsieme gran parte del loro tempo. Per il maggior vantaggio dellasalute del giovane ecclesiasticoe per permettere al cerusico diraccogliere erbe medicamentosecominciarono a fare lunghepasseggiate sulla riva del mare o nella forestadurante le quali leloro frequenti conversazioni erano accompagnate dallo sciacquio e dalmormorìo delle onde e dal solenne canto del vento tra lecreste degli alberi. Spesso l'uno si recava nell'eremo di studi e disolitudine dell'altro. La compagnia dello scienziato affascinava ilreligiosoche doveva riconoscere al suo compagno una cultura diprofondità più che mediocreoltre a una larghezza e auna libertà di idee che avrebbe cercato invano tra i propricolleghi. Questa caratteristica del medicoanzilo stupivaaddiritturaanche se non lo scandalizzava. Dimmesdale era un verosacerdoteun vero religiosocon un senso della riverenzaprofondamente radicatoe con una mente che si spingeva con grandevigore sul sentiero della fedescavandosi in esso un solco semprepiù profondo con l'andar del tempo. In nessuna societàlo si sarebbe potuto considerare un uomo di idee liberalipoichéera necessario alla sua tranquillità interiore sentirsisostenuto dalla pressione di una dottrina che lo sostenesse e nellostesso tempo lo imprigionasse nella sua ferrea struttura. Purtuttaviaanche se con gioia non priva di timorenon gli dispiacevavedere di tanto in tanto il mondo per il tramite di un intellettodiverso da quelli con i quali aveva rapporti nella sua professione.Era come se gli fosse stata aperta davanti una finestradalla qualepenetrasse un soffio d'aria nuova nel suo studio rinchiuso esoffocantedove la sua vita andava sprecata alla luce delle lampadeo di raggi del sole troppo schermatitra l'odore di muffafisico ospirituale che fosseche esala dai libri. Quell'aria però eratroppo pura e gelida per poter essere respirata a lungo senzadisagio. Così il sacerdotee il medico con luifinivano colritirarsi di nuovo entro i limiti di ciò che la loro chiesaconsiderava ortodosso.


Roger Chillingworth riusciva in questo modo a osservare il suopaziente con minuziosa attenzionesia come lo vedeva nella sua vitacomunementre seguiva l'abituale sentiero nell'ambito dei pensieri alui familiarisia come gli appariva quando si ritrovava in mezzo aun panorama morale diversola novità del quale poteva faraffiorare qualcosa di nuovo alla superficie del suo carattere.Sembrava che per lui fosse essenziale conoscere l'uomoprima ditentare di giovargli. Infatti dovunque siano un cuore e unintellettole malattie dell'organismo ne rispecchiano sempre lostato particolare. In Arthur Dimmesdale il pensiero e l'immaginazioneerano tanto ferventie la sensibilità così accentuatache non era da escludere che la sua infermità fisica traessedi là le sue origini. Per questo Roger Chillingworthilcerusicoil dottore umano e cortesesi sforzava di penetrare nelcuore del suo ammalatoscavando tra i suoi principiscartabellandotra i suoi ricordie saggiando ogni cosa con tocco delicatocome uncercatore di tesori in un'oscura caverna. Pochi segreti possonosfuggire a un investigatore che abbia l'occasione e il permesso diintraprendere una ricerca come questaoltre all'abilità disvolgerla fino in fondo. Un uomo la cui coscienza sia oppressa da unsegreto dovrebbe evitare con cura speciale l'intimità delproprio medico. Se infatti questi è dotato di intuizionee diqualcosa in più che non ha nome e che potremo chiamareintuito; e se riesce a non mostrare un egocentrismo urtantenécaratteristiche personali troppo evidenti; se ha il poterechedev'essere innato in luidi portare la mente a un tale punto diaffinità con quella del malatoche quest'ultimo dicainavvertitamente quello che immagina di avere soltanto pensato; e sequeste rivelazioni vengono accolte senza scomporsi eccessivamenteepiù con una silenziosa simpatia che con affetto espressotroppo chiaramentecon un sospiro inarticolatoe ogni tanto unaparola che dimostri che tutto è stato compreso; e se a questirequisiti di un confidente si aggiungano i vantaggi derivanti dallaqualifica riconosciuta di medicoallora non potrà mancare ilmomento nel quale l'anima del sofferente si scioglierà perfluire in una corrente oscura ma trasparenteche porterà allaluce del giorno tutti i suoi misteri.


Roger Chillingworth possedeva tutteo quasile qualità cheabbiamo elencato. Tuttaviail tempo continuava a passare eperquanto si fosse creata una sorta di intimità tra questi duespiriti elettiche spaziavano in un campo vasto quanto tutta lasfera del pensiero e della scienza umanae che discutevano su ognitema d'etica e di religionedi affari pubblici e privatie spesso econ abbondanza di particolari anche di problemi personali; eppurenessun segretodella cui esistenza il medico era certissimosi eraaperto la strada dalla coscienza del sacerdote all'orecchio del suocompagno. Quest'ultimo aveva del resto ottime ragioni per sospettareche la stessa natura della malattia fisica di Dimmesdale non glifosse mai stata rivelata completamente. Era certo uno strano ritegno!

Col passar del tempodietro suggerimento di Roger Chillingworthgliamici di Dimmesdale riuscirono a farli abitare nella stessa casacosì che nessun flusso e riflusso della marea della vita delgiovane sacerdote potesse sfuggire all'occhio ansioso del suoaffezionato medico. In città tutti furono molto contentiquando seppero che era stato ottenuto un risultato cosìpromettenteche veniva considerato la miglior precauzione possibileper la salute dell'ecclesiasticoa meno checome tanto spesso loavevano sollecitato quelli che si sentivano autorizzati a far ciònon si fosse scelto una delle numerose fanciulle in fiore a luispiritualmente devote per farne la propria affezionata moglie.


D'altrondenon c'era alcuna prospettiva che Arthur Dimmesdale silasciasse piegare a quest'ultima soluzione; eglianzirespingevaogni proposta del generecome se il celibato ecclesiastico fossestato uno dei suoi dogmi disciplinari. Condannato quindi per propriasceltacom'era evidentemente il caso di Dimmesdalea mangiaresempre il suo insipido boccone al tavolo altrui e a sopportare ilperpetuo senso di freddo che non abbandona mai chi cerchi diriscaldarsi a un focolare che non sia il suosembrava davvero chequesto intelligenteesperto e benevolo dottorecon il suo amorepaterno e reverente a un tempo per il giovane sacerdotefossetratutti gli uominiil più adatto a restargli sempre a portatadi voce.


La nuova dimora dei due amici era la casa di una vecchia vedovadiottima famigliache si trovava poco lontana dal luogo dove venne poicostruita la veneranda mole della King's Chapel. Da un lato dava sulcimiteroun tempo proprietà di Isaac Johnsoned era quindiadatta a suscitare le austere riflessioni consone alle rispettiveprofessioni del sacerdote e del cerusico. La materna sollecitudinedella vedova assegnò a Dimmesdale un appartamento sullastradaesposto al solee con pesanti tendaggi per creareall'occorrenza un'atmosfera crepuscolare. Sulle pareti facevanomostra di sé degli arazzi che si diceva provenissero dai telaidei Gobeline checomunquerappresentavano la storia biblica diDavid e Betsabea e quella di Nathan il profetain colori ancorabrillanti che rendevano la bella donna della scena altrettantoarcignamente pittoresca quanto il veggente in atto di profetizzaresciagure. Qui il pallido ecclesiastico accatastò la suabibliotecacomposta da volumi "in-folio" rilegati inpergamena delle opere dei Padri della saggezza dei rabbiniedell'erudizione dei monacidei quali gli studiosi protestantianchese schernendoli e disprezzandolierano ancora costretti a servirsisovente. Dall'altro lato della casa il vecchio Roger Chillingworthaveva impiantato il suo studio e il suo laboratorioche certo unoscienziato moderno non considererebbe affatto sufficientema chetuttavia non mancava di un apparecchio per la distillazione nédel necessario per comporre pozioni e miscele che l'espertoalchimista sapeva utilizzare egregiamente per i suoi scopi. Con unasistemazione così ben studiataquesti due sapienti siinsediarono ciascuno nel proprio dominioliberi di spostarsirapidamente da un appartamento all'altrosempre esercitando unareciproca non indifferente sorveglianza sulle loro occupazioni.


Gli amici più intelligenti del reverendo Arthur Dimmesdalecome abbiamo già accennatosupposero con molta coerenza chela mano della Provvidenza avesse compiuto tutto ciònell'intentoda loro tante volte auspicato in preghiere pubblichedomestiche e segretedi rimettere il giovane sacerdote in buonecondizioni di salute. Bisogna però che diciamo ora cheun'altra parte della comunità aveva cominciato ad assumere unaposizione molto diversa circa i rapporti tra Dimmesdale e il vecchiocerusico misterioso.


Quando una massa ignorante cerca di vedere con i propri occhièestremamente facile che si sbagli. Quando però essa si formaun giudiziocome avviene di solitopartendo dalle intuizioni delsuo cuore caldo e generosole conclusioni che raggiunge sono spessocosì profonde e così esatte da possedere gli stessicaratteri della verità rivelata per vie soprannaturali. Nelcaso di cui parliamonessuna delle persone in questione avrebbesaputo giustificare i propri pregiudizi contro Roger Chillingworthcon fatti o argomenti degni di essere ribattuti seriamente. C'era unvecchio artigianoa dir la veritàche viveva a Londra altempo dell'assassinio di sir Thomas Overbury (8)circa trent'anniprima; egli asseriva di avere visto il medico sotto qualche altronomeche il narratore della storia aveva ormai dimenticatoincompagnia del dottor Formanil celebre stregoneche era statoimplicato nell'affare Overbury. Due o tre cittadini asserirono che ilcerusicodurante la sua prigionia tra gli indianiaveva ampliato lesue cognizioni mediche unendosi alle cerimonie dei sacerdotiselvaggiche erano universalmente noti come abili incantatorispesso capaci di compiere cure con effetti in apparenza miracolosiper mezzo della magia nera. Parecchi poied erano per lo piùpersone di tale buon senso e di tale spirito pratico che le loroopinioni avrebbero avuto peso anche in altre questioniaffermavanoche Roger Chillingworth era mutato profondamente da quando si erastabilito in cittàe specialmente dall'inizio della suacoabitazione con Dimmesdale. Nei primi tempi la sua espressione erastata serenariflessivada studioso. Ora invece c'era qualcosa dibrutto e di malvagio sul suo voltoche in precedenza non avevanonotatoe che si faceva sempre più evidente quanto piùspesso lo si guardava. Secondo l'opinione del popoloil fuoco delsuo laboratorio proveniva dall'Adeed era alimentato concombustibile infernalecosicchécom'era logico aspettarsiil viso gli si era annerito col fumo.


Per riassumere la situazione in poche paroledivenne opinionelargamente accettata che il reverendo Arthur Dimmesdalecome moltialtri personaggi di eccezionale santità in ogni epoca nelmondo cristianoera perseguitato o da Satana in personao daqualche suo emissariosotto le spoglie del vecchio RogerChillingworth. Questo agente diabolico aveva un permesso divinoperun certo periodoche gli rendeva possibile entrare nell'intimitàdell'ecclesiastico per tramare contro l'anima sua.


Nessun essere umano di sennopoteva dubitare da quale parte sisarebbe volta la vittoria. Tutti si aspettavanocon fedeincrollabiledi veder uscire il pastore dalla battaglia trasfiguratodalla gloria che non poteva mancargli. Intantoperòeratriste pensare all'agonia mortaleforsein cui egli doveva compierela sua lotta quotidiana verso il trionfo.


Ahimé! a giudicare dalla tristezza e dal terrore chetrasparivano dal profondo degli occhi del povero sacerdotelabattaglia era delle più duree la vittoria tutt'altro checerta.



10.IL CERUSICO E IL SUO PAZIENTE


Per tutta la vita il vecchio Roger Chillingworth era stato ditemperamento tranquillogentileseppure incapace di affettiprofondie in tutti i suoi rapporti col prossimo si era mantenutoretto e onesto. Aveva cominciato la sua ricerca credendo di poterserbare l'equa e severa integrità di un giudicedesiderososoltanto di scoprire la veritàcome se la questioneimplicasse nient'altro che le linee e le figure immateriali di unproblema geometricoe non passioni umane e torti dei quali eglistesso era stato vittima. Mavia via che procedevaun terribilefascinouna specie di necessità ferocebenché ancorapacatasi era impossessata del vecchioné lo lasciòlibero un istantese non dopo che ne ebbe adempiuto il comando. Orascavava nel cuore dello sventurato sacerdote come un minatore incerca d'oro; o piuttosto come un becchinoche violasse una tombaalla caccia di un gioiello che forse riposava sul petto del cadaverementre probabilmente non avrebbe trovato che resti mortali indecomposizione. Ahimé per la sua animase era proprio questoche cercava!

Di tanto in tanto una luce brillava negli occhi del medicouna luceche aveva dei riflessi bluastri e sinistricome i riflessi di unafornace ose si vuolecome una di quelle lugubri lingue di fuocoche si sprigionavano dalla terrificante porta di Bunyansul pendiodella collinae balenavano sul viso del pellegrino.


Forse il terreno che questo fosco minatore stava scavando gli avevagià mostrato degli indizi favorevoli.


"Quest'uomo"diceva fra sé di tanto in tanto"chela gente immagina così puroe che sembra cosìspiritualedeve avere ereditato dal padre o dalla madre untemperamento fortemente sensuale. Addentriamoci dunque lungo questavena!".


Poidopo lunghe esplorazioni nella cupa anima del sacerdotee dopoaver meditato attentamente su molti materiali preziosicome leelevate aspirazioni al benessere della sua genteil caldo amore perle loro animei sentimenti incontaminatila devozione naturalerafforzata dalla riflessione e dallo studioe illuminata dallarivelazione tutto oro inestimabilema che per il ricercatore non eraforse che ciarpame - si volgeva indietroscoraggiatoe rivolgeva lasua indagine in altre direzioni. Si faceva strada con tantacircospezionecon un passo così cautoin un modo cosìprudentecome se fosse stato un ladro entrato nella stanza di unuomo addormentato soltanto a metào forse perfettamentesvegliocon l'intento di derubarlo dell'unico tesoro caro aldormiente come la luce stessa dei suoi occhi. A dispetto della suacalcolata cautelail pavimento ogni tanto scricchiolavai vestitiche indossava frusciavanoe la sua ombratroppo vicinasistagliava sulla vittima. In altri terminiDimmesdalela cuisensibilità nervosa spesso produceva l'effetto di un intuitospiritualesi rendeva vagamente conto che qualcosa di ostile allasua serenità era venuto a porsi al suo fianco. Anche ilvecchio Roger Chillingworthperòaveva delle percezioniquasi profetichee quando l'ecclesiastico lo guardava con gli occhisbarratisi trovava accanto il medicoil suo amico corteseattentocomprensivo e sempre discreto.


Certo però Dimmesdale avrebbe meglio capito il carattere delcerusico se una specie di morbositàalla quale sono soggettii cuori ammalatinon lo avesse reso diffidente verso l'intero genereumano. Non tenendo nessuno in conto di amiconon era in grado diriconoscere un nemico quando se lo trovava effettivamente di fronte.Continuava perciò a mantenere con lui rapporti familiariricevendo ogni giorno il medico nel suo studioo facendogli visitanel laboratorio eper passare il tempoosservava i procedimenti invirtù dei quali le erbe si trasformavano in potenti medicine.


Un giornostringendosi la fronte fra le manicon i gomiti suldavanzale della finestra apertache dava sul cimiterose ne stava aparlare con Roger Chillingworthmentre il vecchio esaminava unciuffo d'erbe dall'aspetto repellente.


"Dove mai"chieseguardando di traversoperchéera caratteristica dell'ecclesiasticonegli ultimi tempidiguardare direttamente ben di rado un oggetto umano o inanimato; "dovemaimio buon dottoreavete raccolto queste erbe dalle foglie cosìflaccide e scure?".


"Proprio nel cimitero qui a pochi passi"rispose ilmedicocontinuando il suo lavoro. "Non ne avevo mai viste. Leho trovate su un sepolcro privo di lapide e d'ogni altro ricordo deldefuntoeccetto queste brutte pianteche si sono incaricate dimantenerne la memoria. Sono cresciute dal suo cuoree personificanoforse qualche vergognoso segreto che fu sepolto con lui e che avrebbefatto meglio a confessare finché era in vita".


"Forse"disse Dimmesdale"lo desideravaardentementema non poteva".


"E perché?" replicò il dottore. "Perchénon potevase tutte le forze della natura reclamano con tantapotenza la confessione dei peccatitanto che queste erbe nere sonospuntate da un cuore sotterrato per rendere palese un criminenascosto?".


"Questamio buon amicoè solo una vostra fantasia"ribatté il sacerdote. "Se non sbaglio di grossonon c'èpotenzaal di fuori della misericordia divinache possa esprimerecon parolesimboli o emblemii segreti che vengono sepolti colcuore di un uomo. Il cuore che ha la colpa di questi segreti ècostretto a sopportarne il pesofino al giorno in cui ogni misterosarà chiarito. Né ho letto o interpretato la Scritturanel senso che la propalazione dei fatti e dei segreti degli uominiche avverrà in quel giorno sia da considerarsi come parte delcastigo. Questa sarebbe certo una cosa meschina. Nose non sono inerrorequeste rivelazioni hanno il solo scopo di soddisfarel'intelletto degli esseri pensantii quali aspetterannoin quelgiornola spiegazione dell'oscuro problema della vita. La conoscenzadei cuori degli uomini sarà necessaria alla piena soluzione diquesto problemae credoper di piùche quelli che avrannosulla coscienza segreti meschini come quelli cui accennate lirivelerannoil giorno del giudizio finalenon già conriluttanzama con inesprimibile gioia".


"E allora perché non rivelarli qui?" chiese RogerChillingworth senza scomporsiguardando di sfuggita il religioso."Perché i colpevoli non dovrebbero giovarsi di questoineffabile conforto al più presto possibile?".


"E' quello che fanno quasi tutti"disse il sacerdotepremendosi con forza la mano sul pettocome se fosse stato preso dauna fitta inaspettata. "Moltemolte anime sventurate mi hannoconcesso la loro confidenzae non solo sul letto di mortema anchenel loro pieno vigoree in possesso della stima generale. E dopoquesto sfogoohche sollievo ho notato in questi nostri fratellicaduti! Come se solo allora respirasserodopo avere agonizzato perlungo tempo nell'aria contaminata dal loro stesso respiro! E comepotrebbe essere altrimenti? Perché un disgraziatocolpevolediciamodi un omicidiodovrebbe preferire seppellire il cadaverenel proprio cuoreinvece che gettarlo via immediatamenteperchése ne occupi l'universo?".


"E tuttavia ci sono uomini che seppelliscono così i lorosegreti"osservò calmo il dottore.


"E' veroesistono esseri siffatti"rispose Dimmesdale."Masenza dover pensare a più ovvi motivipotrebberoessere costretti al silenzio dalla costituzione stessa della loropersonalità.


Oppure (e perché non supporlo?) colpevoli come sonomantenendo tuttavia l'ardore per la gloria di Dio e il benedell'uomorifuggono dal mostrarsi neri e sporchi al cospetto degliuominiperchécosì facendonon otterrebbero nulla dibuonoe nessun male passato potrebbe essere riscattato da miglioriservigi. Con indicibili sofferenzedunqueessi si aggirano in mezzoai loro similiin apparenza puri come neve appena cadutamentre iloro cuori sono tutti offuscati e macchiati dall'iniquità dicui non possono liberarsi".


"Questi uomini s'ingannano"disse Roger Chillingworthconmaggior enfasi del solitoe facendo un lieve cenno con l'indice.


"Essi temono di assumersi l'onta che spetta loro a buon diritto.


Il loro amore per gli uominiil loro zelo per il servizio di Diotutti i loro istinti più sacripossono forse coesistere nelleloro anime con i malvagi compagni ai quali la loro colpa haspalancato la portae che devono necessariamente propagare la loromala genia. Se però essi vogliono glorificare Iddioebbenenon sollevino verso il cielo le loro mani contaminate! Se essivogliono veramente far del bene al loro prossimolo faccianomostrando la forza e l'esistenza del rimorsocostringendosi aumiliarsi nella penitenza! Vorresti tu farmi credereo pio e saggioamicoche una messinscena piena d'ipocrisia possa giovare allagloria di Dioo al bene dagli uominipiù della stessa divinaverità? Credimicostoro s'ingannano".


"Forse"disse il giovane ecclesiastico con indifferenzacome per interrompere una conversazione che riteneva irrilevante oinopportuna. Non gli era difficiledel restosfuggire ogniargomento che mettesse in agitazione il suo temperamento tropposensibile e nervoso. "Ma oravorrei chiedere al mio espertomedico sein tutta onestàcrede che io abbia tratto qualchegiovamento dalla paterna cura che si è preso delle mie spogliemortali".


Prima che il vecchio Roger Chillingworth potesse dare una rispostasentirono una risata chiara e sfrenata di bambinoche proveniva dalvicino cimitero. Volgendo istintivamente gli occhi alla finestraaperta (si era infatti in estate)il sacerdote vide Hester Prynne ela piccola Perla che camminavano lungo il sentiero che attraversavail recinto. Perla era bella come la luce del solema era in uno diquei momenti di allegria crudele chequando le capitavanosembravano dividerla dal mondo della simpatia e del contatto umano.Saltava con poco riguardo da un sepolcro all'altrofinchégiunta alla lapide largapiatta e imponente di uno dei piùillustri defuntiforse quella dello stesso Isaac Johnsonnon simise addirittura a ballarci sopra.


L'ordine di sua madre e la preghiera di comportarsi piùdecorosamente la fecero interrompere per raccogliere delle lappole dauna pianta che cresceva presso la tomba. Raccoltane una manciataledispose lungo le linee della lettera scarlatta che decorava il pettodella madreal quale le lappolecom'è loro naturasiattaccarono tenacemente. Hester non le strappò.


Nel frattempo Rogers Chillingworth si era avvicinato alla finestra eaveva un cupo sorriso mentre guardava verso il basso.


"In quella bimba non c'è leggené rispetto perl'autoritàné considerazione per le abitudini e per leopinioni degli uominisiano esse giuste o ingiuste"osservòrivolto tanto al suo compagno quanto a se stesso. "L'ho vistal'altro giornogettare acqua addosso al governatore stessoall'abbeveratoio di Spring Lane. Chi èin nome del cielo? E'un folletto malvagio? E' suscettibile agli affetti umani? Si possonoscoprire i principi della sua esistenza?".


"Non ce ne sono altri che la libertà che deriva dall'averinfranto una legge"rispose Dimmesdalesenza scomporsicomese fino a quel momento avesse cercato di risolvere lo stesso problematra sé e sé. "Non so se sia capace di bene".


La bambina doveva aver sentito le loro vociperché guardandoverso la finestra con un sorriso allegro ma birichinopieno di gioiae di intelligenzalanciò una lappola al reverendo Dimmesdale.Il sensibile ecclesiastico scansò il leggero proiettile con unfremito di timore nervoso; e Perlaalla quale non sfuggì lasua emozionesi mise a battere le mani con il piùinspiegabile entusiasmo. Anche Hester Prynne aveva sollevato gliocchiinvolontariamentee tutti e quattroil vecchio e i giovanisi guardarono l'un l'altro in silenziofinché la piccolascoppiò a ridere e gridò: "Andiamomamma! Vieniviao quel vecchiaccio tutto nero ti porterà via! Giàsi è preso il prete; scappamammao prenderà anchete! Ma non prenderà la piccola Perla!".


Si trascinò la madre appressosaltellandoballandoefolleggiando tra i tumulicome una creatura che non avesse nulla daspartire con una generazione scomparsa e sepoltae non sentisse conessa alcun legame di sangue. Era come se fosse stata fatta dielementi nuovie le si dovesse quindi permettere di vivere a modosuocon una sua propria leggesenza che le sue stravaganzepotessero esserle imputate a reato.


"Ecco là una donna"rispose Roger Chillingworthdopo una pausa"chequali che siano i suoi peccatinonsopporta certo quel mistero della colpa nascosta che voi consideratecosì pesante da sostenere. Credete che Hester Prynne sia menodisgraziata per quella lettera scarlatta che ha sul petto?".


"Lo credo sinceramente"rispose l'ecclesiastico. "Etuttavianon posso rispondere per lei. C'era sul suo voltoun'espressione dolorosa che avrei fatto volentieri a meno di vedere;tuttaviasecondo meè certamente meglio per chi soffreessere libero di mostrare il suo dolorecome fa quella sventurataHesterpiuttosto che doverlo tenere racchiuso nell'anima".


Ci fu un'altra pausae il medico ricominciò a esaminare e aclassificare le piante che aveva raccolto.


"Mi avete chiestopoco fa"disse alla fine"il miogiudizio sullo stato della vostra salute".


"Sì"rispose l'ecclesiastico "e sarei felicedi conoscerlo.


Parlatemi sinceramenteve ne pregosia il vostro parere di vita odi morte".


"A dirla con parole semplici e franche"disse il medicosempre occupandosi delle sue piantema tenendo un occhio fisso suDimmesdale"la vostra è una strana malattia; non tantoin se stessao nei suoi sintomi esternialmeno sin dove i sintomisi sono rivelati al mio esame. Osservandovi quotidianamentemio buonsignoree osservando le trasformazioni del vostro volto da qualchemese a questa partedovrei qualificarvi come un uomo gravementeammalatotuttavia non così gravemente che un medico esperto eattento non sia in grado di curarvi. Manon so che direla malattiaè ciò che credo di conosceree che pure non conoscoaffatto".


"Parlate per enigmidotto messere"disse il pallidoecclesiasticosbirciando dalla finestra.


"Alloraa esser più franchi"continuò ilmedico"e chiedo perdonose vi pare necessarioper lafranchezza delle mie parolepermettetemi di chiedervicome vostroamicocome colui che ha ricevuto dalla divina Provvidenza l'incaricodi pensare alla vostra vita e al vostro benessere fisicose tutte lecause di questa malattia mi sono state rivelate e descritte".


"Come potete dubitarne?" chiese l'ecclesiastico. "Sarebbeuna puerilità chiamare un dottore per nascondergli il male!".


"Vorreste direquindiche io so tutto?" chiese RogerChillingworthcon determinazionee fissando il volto del pastorecon un'espressione piena di perspicacia acuta e concentrata. "Esia pure! Ma non basta! Colui che conosce soltanto il male esterioree corporale spesso non vede che a metà la malattia che gli èstato chiesto di curare. Una malattia fisicache noi consideriamo unfatto completo e a sé stantepuò non esseredopotuttoche un sintomo di qualche malessere della parte spirituale.


Perdonatemi di nuovobuon signorese quel che dico puòsembrare offensivo. Di tutti gli uomini che io abbia mai conosciutovoi siete quello il cui corpo è congiunto piùstrettamentee connaturatoe immedesimatoper così direcon lo spirito di cui è lo strumento".


"Allora è inutile chiedervi altro"dissel'ecclesiasticoalzandosi dalla sedia con una certa precipitazione."Non credo che vi intendiate anche di medicine per l'anima!".


"E' così che una malattia"continuò RogerChillingworthnello stesso tonocome se non avesse notatol'interruzionema alzandosi in piedie mettendo a confrontol'emaciato e pallido sacerdote con la propria persona bassascura edeforme"un'infermitàun focolaio dolentese possiamochiamarlo cosìdel vostro spiritotrova subito la suaadeguata manifestazione nella vostra persona. Volete quindi che ilmedico riesca a curare la malattia del corpo? E come potrebbese nongli rivelate la ferita o il tormento della vostra anima?".


"No! Non a te! Non a un medico terreno!" gridòDimmesdalecon passionevolgendo gli occhi sbarrati e lucidi sulvecchio Roger Chillingworthcon una specie di furore. "Non ate! Mase è un male dell'animaallora io mi rimettoall'unico Medico delle anime! E' lui solo chese la cosa rientra neisuoi disegnipuò curare o uccidere. Che faccia di me quelloche eglinella sua giustizia e nella sua saggezzacrede meglio. Chisei tuper volerti immischiare in questo? Tuche osi intromettertitra chi soffre e il suo Dio?".


Poi uscì dalla stanza a gran passi.


"Tanto vale essersi decisi a fare questo passo"disse a sestesso Roger Chillingworthseguendo il sacerdote con lo sguardoconun riso sardonico. "Nulla è perduto. Torneremo di nuovoamici tra poco. Ma ecco come la passione s'impadronisce diquest'uomoe lo fa uscire di sé! C'è un'interrelazionefra una passione e l'altra.


Ha compiuto una cosa avventata prima d'oraquesto pio pastoreDimmesdalespinto dalla veemenza della sua passione!".


Infatti non fu difficile ristabilire l'intimità tra i duecompagninelle stesse forme e con la stessa profondità diprima.


Il giovane ecclesiasticodopo poche ore di solitudinesi rese contoche il cattivo stato dei suoi nervi lo aveva spinto a un indecorososcatto di rabbiache niente nelle parole del medico poteva farperdonare o giustificare. Si stupì della violenza con cuiaveva respinto il gentile vecchioche gli aveva soltanto offertoquel parere che era tenuto a fargli conosceree che il sacerdotestesso gli aveva chiesto espressamente. Pieno di rimorsinon persetempo prima di fargli le sue più ampie scusee pregòl'amico di continuare la cura chese non gli aveva reso la saluteera statacon ogni probabilitàl'unica cosa che lo avevamantenuto in vitasia pure a stentofino ad allora. RogerChillingworth accettò le sue scuse senza farsi pregareecontinuò a prodigare al sacerdote la sua assistenza medicafacendo del suo meglio per luiin perfetta buona fedema lasciandosempre l'appartamento del suo pazientedopo ogni visitacon unsorriso misterioso e perplesso sulle labbra. Quest'espressione eraben mascherata in presenza di Dimmesdalema si faceva molto evidentequando il medico aveva attraversato la soglia.


"Un caso strano"borbottava. "E' necessario andarepiù a fondo.


Che strana correlazione tra corpo e spirito! Fosse soltanto per amoredella mia artedevo andare a fondo di questa faccenda".


Non molto tempo dopo la scena che abbiamo appena descrittoavvenneche il reverendo Dimmesdalein pieno giorno e senza aspettarselocadde in un torpore profondissimoseduto sulla sua sediadavanti aun grosso volume aperto sulla tavola. Doveva essere un'opera moltoben riuscita di letteratura soporifera. La profondità delsonno del sacerdote era tanto più stranaessendo egli una diquelle persone il cui sonno è abitualmente leggerofuggevolee nervoso come un passero su un ramoscello. Il suo spiritodelrestonon si era ritirato in una zona così inaccessibile daimpedire che egli si scuotesse sulla sedia quando RogerChillingworthsenza prendere alcuna precauzione particolareentrònella sua stanza. Il medico gli andò direttamente di frontegli mise una mano sul pettoe aprì quegli abiti che fino aquel momento glielo avevano nascosto.


AllorainveroDimmesdale rabbrividìe accennò unmovimento.


Un attimo dopoil medico uscì.


Ma con quale selvaggio sguardo di meravigliadi gioia e d'orrore!

Con quale lugubre estasiper così diretroppo incontenibileperché la si potesse esprimere soltanto con lo sguardo e conl'espressionee che traboccava quindi da tutta la bruttezza dellasua figuramanifestandosi perfino tumultuosamente con gli insolitigesti con cui alzava le braccia al soffitto e batteva il piede sulpavimento! Se qualcuno avesse visto il vecchio Roger Chillingworth inquell'attimo di rapimentonon avrebbe più avuto bisogno dichiedersi come si comporti Satana in personaquando la preziosaanima di un essere umano è perduta al cieloe acquistata aisuoi domini.


Ma ciò che distingueva il tripudio del medico da quello diSatana era lo stupore che vi si mescolava.




11.NELL'INTIMO DI UN CUORE


Dopo questo ultimo avvenimentoi rapporti tra il medico el'ecclesiasticoanche senza subire cambiamenti esterioriassunseroun carattere ben diverso dal precedente. L'intelletto di RogerChillingworth si trovava ora davanti a un cammino relativamentefacilema non era certo la strada più semplice che eglivoleva percorrere. Calmocorteseequilibrato come apparivaquestovecchio sciagurato coltivava una fredda e profonda malvagitàfino ad allora allo stato latentema che si andava ridestandoe chelo spingeva a escogitare la vendetta più intima che mai uomoavesse compiuto su un nemico. Diventare l'amico più fedele perfarsi confidare tutti i timorii rimorsil'angoscialo sterilepentimentoil riflusso dei pensieri peccaminosiscacciati invano!Far rivelare tutto quel dolore colpevolecelato al mondoil cuigrande cuore avrebbe saputo compatire e perdonarea luiloSpietatoa lui l'Irremovibile! Sperperare tutto quell'oscuro tesoroproprio per colui al quale nessun'altra cosa avrebbe potuto pagare inmaniera così adeguata il debito della vendetta!

La riservatezza pudica e sensibile dell'ecclesiastico avevaostacolato questo progetto. Ma Roger Chillingworth non era certo menosoddisfatto dell'andamento che la Provvidenzaservendosi delvendicatore e della sua vittima per i suoi scopie forse perdonandoproprio quando sembrava maggiormente punireaveva impartito aglieventirendendo superflue le sue oscure macchinazioni. Egli potevaquasi affermare di aver ricevuto una rivelazione. Ai suoi finicontava poco che essa provenisse dal cielo o da altre regionipoichéper suo mezzo egli avrebbe sempre avuto sotto gli occhi non soltantola presenza esteriorema i più profondi segreti dell'anima diDimmesdalein tutti i suoi futuri rapporti con luie ne avrebbepotuto capire e spiegare ogni impulso. Da quel momento egli non fupiù un semplice spettatorema uno degli attori principali nelmondo interiore dello sventurato pastore. Poteva agire su di lui aproprio piacimento.


Desiderava farlo scuotere con una fitta d'angoscia? La vittima erasempre sulla ruota della tortura: bastava conoscere la molla checomandava la macchinae il medico la conosceva bene. Voleva farlotremare d'un terrore improvviso? Come al tocco d'una bacchettamagicaecco sorgere un fantasma spaventosoecco sorgerne milleinforme che variavano dalla morte alle vergogne più infamantiche danzavano in una ridda infernale attorno all'ecclesiasticopuntandogli le dita al petto!

Tutto questo veniva posto in atto con un'astuzia cosìperfettache il pastorepur rendendosi confusamente conto diqualche persistente influenza maligna sul suo caponon riusciva maia scoprire la sua effettiva natura. Certoil suo sguardo si posavacon incertezzacon timorea volte persino con orrore e odioprofondosulla figura deforme del vecchio cerusico. I suoi gestiilsuo portamentoi suoi atti più comuni e indifferentilastessa foggia dei suoi abitierano odiosi alla vistadell'ecclesiasticoimplicando certo un'antipatia che si annidava nelsuo cuore più profondamente di quanto mai avrebbe ammesso.


Infatti era impossibile attribuire una causa qualsiasi a questa suafiducia e a questa sua repulsionee Dimmesdalesapendo che ilveleno della sua piaga nascosta gli infettava ogni angolo del cuoredava a esso la colpa di tutti i suoi presentimenti. Volle accusare sestesso di mancanza di simpatia per Roger Chillingworthe invece ditrarre profitto dalle sue sensazioni fece il possibile persradicarle. Non riuscendoci assolutamentecontinuò lo stessoa intrattenere rapporti amichevoli con il vecchioper principiooffrendogli in questo modo numerose occasioni di perfezionare glistrumenti per quello scopo al qualepovero essere perduto e piùsventurato della sua stessa vittimail vendicatore si era dedicatocompletamente.


Pur soffrendo così gravemente dell'infermità del suocorpoe artigliato e torturato da un funesto turbamento dell'animapreda delle macchinazioni del suo più mortale nemicoilreverendo Dimmesdale aveva raggiunto una fama brillante nel suo sacroministero. Se l'era acquistata in gran parte per merito delle suesofferenzepoiché le sue doti intellettualila suaintuizione spiritualela sua emotività e la sua comunicativaerano tenute in stato d'attività sovrannaturale dal rovello edall'angoscia della sua vita quotidiana. La sua celebritàseppure ancora nella fase ascendentegià oscurava l'austerareputazione dei suoi colleghimolti dei quali erano gente di grannome. C'erano tra di loro studiosi che avevano passato nella ricercadell'astrusa scienzaconnessa alla professione divinapiùanni di quanti Dimmesdale ne avesse vissutoe che certo avrebberodovuto essere ben più versati in queste solide e degne materiedel loro confratello più giovane. C'erano anche uomini distruttura mentale più robusta della suadotati diun'intelligenza ben più granitica e tempratachemista allagiusta proporzione di ingredienti dottrinalisuole originare unadelle varietà più rispettabiliefficienti einsopportabili della specie ecclesiastica. C'erano anche altrideiveri santi padrile cui facoltà erano state affinate dalladiuturna fatica tra i librie dalla paziente meditazionee per dipiù erano state distillate da contatti spirituali con il mondomigliorenel quale la loro purezza di vita aveva quasi introdottoquesti personaggiancora vestiti delle loro spoglie mortali.


Tutto ciò che a loro mancava era il dono che discese suidiscepoli prescelti il giorno di Pentecostein lingue di fuocoasimboleggiaresembranon già la capacità di parlarelingue straniere e sconosciutema quella di rivolgersi a tutta lafamiglia degli uomini nel primitivo linguaggio del cuore. Questipadriin tutti gli altri sensi così simili agli apostolimancavano dell'estremo e più raro riconoscimento del CielolaLingua di Fiamma. Avrebbero cercato invanoanche se si fossero maisognati di provarcidi esprimere le supreme verità conl'umilissimo mezzo delle parole e delle immagini familiari. Le lorovoci giungevano lontane e indistinte dalle altezze intangibili in cuisi libravano.


E' probabile che Dimmesdaleper molte particolarità del suocarattereappartenesse per natura proprio a quest'ultima categoriadi uomini. Erano le alte vette della fede e della santità cheegli avrebbe ascesose questa tendenza non fosse stata frustrata dalfardello del peccato e dell'angosciasotto il quale era condannato astentare. Per esso il sacerdote restava al livello dei piùumili; luil'uomo dagli eterei pensierila cui voce avrebbe potutoessere ascoltata dagli angelie ne avrebbe ottenuto risposta! Maproprio questo fardello gli guadagnava le profonde simpatie dei suoiconfratelli peccatoriperché faceva pulsare il suo cuoreall'unisono con il loroe lo lasciava aperto al loro doloree glifaceva comunicare il proprio fremito d'angoscia a mille altri cuoriin fiotti d'eloquenza triste e persuasiva. Tanto più spessopersuasivaquanto alle volte terribile! Nessuno sapeva quale fosseil potere che li commuoveva tanto. Il giovane sacerdote venivaconsiderato un miracolo di santità. Lo si credeva il tramitedei messaggi di sapienzadi ammonimenti e d'amore che il Cielomandava agli uomini. Agli occhi di tuttiil suolo stesso che luicalpestava era santificato. Le vergini della sua parrocchia gliimpallidivano intornovittime di una passione così commistadi sentimento religiosoche esse credevano fosse tutta religioneela ostentavano sul loro candido seno come il sacrificio piùaccetto all'altare. I componenti più anziani del greggevedendo Dimmesdale così debole di corpoed essendo ormaiabituati alle proprie infermitàritenevano che egli liavrebbe preceduti in cieloe insistevano con i figli perchéfacessero seppellire le loro vecchie ossa accanto al santo sepolcrodel loro giovane pastore. E per tutta la durata di questediscussioniforseDimmesdalepensando alla propria tombasichiedeva se mai sarebbe cresciuta l'erba sulla sepoltura di unacreatura maledetta!

L'angoscia di questa pubblica venerazione lo torturava in modoindicibile. Era suo istinto naturale adorare la veritàeaborrire ogni cosa il cui colore non fosse ben definitoo che nonavesse un contenuto o un valoreo un'essenza divina. E dunquecos'era lui stesso? Un'entità materialeo la più cupadelle ombre?

Desiderava ardentemente liberarsi la coscienza parlando con tutta laforza della sua voce dal pulpitoper rivelare alla gente quale fossela sua vera natura. "Ioquello che voi vedete in questi neriabiti sacerdotaliioche salgo alla sacra mensa e volgo al cielo lamia pallida facciaassumendomi il compito di comunicare per vostroconto con la Perfetta Onniscienzaiol'uomo nella cui vitaquotidiana voi riconoscete la santità di Enochioi cuipassivoi credetelasciano una scia luminosa lungo il camminoterrenoa guida per i pellegrini che dopo di me si dirigeranno alRegno benedettoioche ho levato la mano a battezzare i vostrifigliio che ho mormorato le preghiere estreme su vostri amici inpunto di morteai quali l'amen sembrava un'eco appena percettibiledal mondo che avevano abbandonatoioil vostro pastoreper ilquale voi provate tanta fiducia e reverenzaio non sono altro checorruzione e menzogna!".


Più di una volta Dimmesdale era salito sul pulpito colproposito ben fermo di non discenderne i gradini prima d'averpronunciato queste parole. Più d'una volta si era schiarito lavocee aveva aspirato il lungoprofondo e tremulo respirocheall'atto dell'emissionesarebbe stato carico del segreto vergognosodella sua anima. Più di una voltaohnopiù di centovolteegli aveva parlato davvero! Parlato! Ma come? Aveva detto aisuoi ascoltatori di essere un uomo spregevoleil piùspregevole degli uominiil peggiore dei peccatoriun abominiounacreatura d'iniquità indescrivibilee che c'era soltanto dastupirsi che non vedessero il suo sciagurato corpo polverizzatodavanti ai loro occhi dalla folgore rovente del Signore! Si potevaparlare più chiaramente di così? Non avrebbero dovutoalzarsi tutti dai loro banchispinti da un impulso simultaneoperstrapparlo dal pulpito che disonorava con la sua presenza? Ohnocertamente!

Ascoltavano tutto quel che dicevae lo veneravano ancora di più.


Non immaginavano neppure quale fosse il tremendo significato diquelle frasi di autocondanna! "Santo giovine!" dicevano traloro.


"Un santo sulla terra! Ahimé! Se egli trova cosìripiena di peccato la sua stessa anima immacolatacome glisembrerebbe orrenda la mia o la tua!". L'ecclesiastico conoscevabenesottile ipocrita pieno di rimorsi com'erala luce sotto laquale sarebbe stata vista la sua confessione. Aveva tentato diingannare se stesso facendo professione di colpevolezzama non avevafatto che aggiungere un peccato a un altro peccatomettendosidavanti alla sua vergogna senza neppure il momentaneo sollievodell'essersi ingannato da sé. Aveva detto la più puraveritàe l'aveva trasformata nella più perfettamenzogna. Eppureper naturaegli amava la verità edisprezzava la falsità come pochi altri uomini al mondo. Eraper questo che al di sopra d'ogni altra cosa egli disprezzava sestesso!

Il suo travaglio interiore lo condusse a pratiche più vicinealla vecchia e corrotta fede di Roma che alla luce più chiaradella chiesa in cui era nato ed era stato allevato. Nel ripostigliosegreto di Dimmesdaleben chiuso a doppia mandatasi trovava unostaffile insanguinato. Spesso il sacerdote protestante e puritano sene era servito per sferzarsi le spalle ementre lo facevaridevaamaramente di se stessoe si colpiva con tanta più forza acausa di quel riso amaro. Aveva anche l'abitudine di imporsifrequenti digiunicome molti altri devoti puritanie non perpurificare il corpo e renderlo un mezzo più degno dellarivelazionecome loroma piuttosto come mortificazione rigorosaspinta fino a che le ginocchia non tremassero. Vegliava per notti enotti consecutivea volte nel buio assolutoa volte al barlume diuna piccola lampadae ogni tanto guardandosi il volto in unospecchioilluminato dalla più spietata luce che potesseprocurarsi. Esprimeva così l'incessante introspezione nellaquale si torturava senza riuscire a purificarsi. In queste veglieprolungate spesso gli vacillava il cervelloera ossessionato davisioniora intraviste alla debole luce che emanavano esse stessenella vaga oscurità della stanzaora invece più chiaree vicinissime a lui dentro lo specchio. Ora un'accolta di formediaboliche sghignazzava all'indirizzo del pallido sacerdoteburlandosi di luie invitandolo a unirsi a loro; ora un gruppo diangeli rilucenti spiccavano pesantemente il volo verso l'altocomese fossero stati oppressi dal dolorealleggerendosi tuttavia efacendosi più evanescenti nell'ascesa. Ora gli venivanoincontro gli amici scomparsi della sua giovinezzae suo padre con lagran barba bianca e il volto da santoe la madreche volgeva ilviso passandogli davanti. Fantasma di una madresottilissima einafferrabile fantasia di una mammacredo che avresti potutorivolgere almeno uno sguardo pietoso a tuo figlio! Orain quellastanza resa così tetra da questi pensieri spettralialleggiava Hester Prynneche conduceva con sé la piccolaPerlacol suo vestito scarlattoe con l'indice additava prima lalettera scarlatta sul suo pettopoi il petto del sacerdote.


Nessuna di queste visioni era mai riuscita a ingannarlo. In ogniistantecon uno sforzo di volontàriusciva a distinguere lesostanze attraverso la loro nebbiosa immaterialitàe aconvincersi che esse non erano di natura consistente come quel tavolodi quercia intagliatao quel massiccioquadrato volume di teologiarilegato in cuoio con le borchie d'ottone. Eppurein un certo sensoquelle ombre erano le cose più reali e più materialicon cui il povero pastore aveva che fare. E' l'indicibile squalloredi una vita falsa come la sua che toglie la linfa e la sostanza allarealtà che ci circondae che il Cielo vuole sia la nostragioia e il nostro alimento spirituale. Per l'uomo in cattiva fedetutto l'universo è falsoimpalpabilee si riduce a nientenella stretta del suo pugnoed egli stessofinché resta inquesta falsa lucesi trasforma in un'ombraquando non cessiaddirittura d'esistere. L'unica realtà che continuasse arendere effettiva la presenza di Dimmesdale sulla terra eral'angoscia interiore del suo animoe il modo in cui essa simanifestava con evidenza nel suo aspetto. Se per una volta fosseriuscito a sorrideree ad avere un'espressione gaianon ci sarebbestato un uomo come lui.


In una di quelle notti terribiliche noi abbiamo tentato appena didescriveresenza addentrarci in eccessivi particolariil sacerdotebalzò dalla sua scranna. Un pensiero nuovo lo aveva colpitoeforse da esso poteva trarre un attimo di pace.


Vestendosi con la stessa cura che avrebbe usato per una funzionepubblicae indossando gli stessi abitiscese le scale in punta dipiediaprì la porta e uscì.




12.LA VEGLIA DELL'ECCLESIASTICO


Camminandoper così direavvolto nell'ombra di un sognoeforse sotto l'influsso di una specie di sonnambulismoDimmesdaleraggiunse il luogo dovenon molto tempo primaHester Prynne avevasopportato le sue prime ore di pubblica ignominia. Lo stesso palco opatibolonero e corroso dalle tempeste e dal sole di sette lunghiannie consunto dal passo dei numerosi colpevoli che vi erano salitida quel giorno in poisi ergeva ancora sotto la balconata del localedel culto. Il sacerdote ne salì i gradini.


Era una buia notte dei primi di maggio. Una coltre ininterrotta dinubi oscurava tutta la distesa del cielo dallo zenith all'orizzonte.Se la stessa folla che aveva assistito alla punizione di HesterPrynne si fosse riunita di nuovonessuno sarebbe riuscito adistinguere il viso di colui che si trovava sul patiboloe sisarebbe riconosciuta a stento una forma umana nella profonda oscuritàdi mezzanotte. Ma tutta la città dormiva. Non c'era pericolod'essere scoperto. Il sacerdote poteva restarci finché volevafinché l'aurora non avesse colorato di rosa il cielo aorientesenza altro pericolo che l'infiltrarsi dell'aria notturnaumida e freddanel suo organismole cui giunture sarebbero stateirrigidite dai reumatismimentre la gola sarebbe rimasta preda dellatosse e del catarrorecando una delusione a quelli che attendevanocon ansia la preghiera e il sermone del giorno successivo. Non c'eraocchio che lo vedessea eccezione di quello chesempre sveglioloaveva visto vibrare lo staffile insanguinato nel ripostiglio. Perchédunqueera venuto proprio qui? Era un'irriverente finzione dipenitenza? Uno schernosìma in esso la sua anima non siprendeva gioco d'altri che di se stessa! Uno scherno che facevaarrossire e piangere gli angelimentre i dannati esultavano conlubriche risate! Era stato spinto qui dall'impeto di quel rimorso chelo perseguitava dappertuttoed era la Vigliaccheriasua sorella einseparabile compagnache sempre lo faceva tirarsi indietrocon lasua tremula strettaproprio quando l'altro impulso l'aveva condottosull'orlo di una rivelazione. Poverodisgraziato essere! Che dirittoaveva una debolezza come la sua di caricarsi del pesante fardellodella colpa? La colpa è per gli uomini dai nervi d'acciaioche hanno la possibilità di scegliere se sopportarla oseessa pesa troppodi scagliarsela subito via di dossoconcentrandotutte le loro indomabili energie su un fine degno d'approvazione. Unospirito debole e delicato come il suo non era capace di nessuna delledue cosee riuniva in sé nello stesso inestricabile viluppol'agonia del peccato che grida vendetta al cospetto di Dio e ilpentimento sterile e vano.


Perciòin piedi sul palconella sua inutile mostra diespiazioneDimmesdale si sentiva sopraffatto da un profondo orrorecome se l'universo intero stesse rimirando una lettera scarlatta sulsuo petto nudoproprio sul cuore. Era proprio in quel puntoa direil veroche da lungo tempo si affondava l'aguzzo dente avvelenatodel dolore fisico. Senza alcuna partecipazione della volontà ocapacità di trattenersiegli gettò un grido acuto: unurlo che risuonò nella nottee che fu respinto da casa acasaed echeggiò dalle colline che chiudevano l'orizzontecome se una torma di diavolitrovando in esso tanta sofferenza eterrorese ne fosse appropriata per il suo divertimentoe se lostesse palleggiando da un capo all'altro del paese.


"Ci siamo!" gemette il pastorecoprendosi il volto con lemani.


"Tutta la città si risveglieràe uscendo di casami troverà qui!".


Non fu così. Forse alle sue orecchie il grido era sembratomolto più penetrante di quel che non fosse davvero. La cittànon si svegliò ose lo fecegli intorpiditi dormientiscambiarono il grido per qualche orribile immagine di un sognoo perlo strepito delle streghele cui voci in quel periodo venivano uditespesso sopra la colonia o sulle capanne isolatementre Satana lefaceva volare con sé attraverso il cielo. L'ecclesiasticoperciònon vedendosi scoperto da nessunoriaprì gliocchi e si guardò intorno. A una delle finestre del palazzodel governatore Bellinghamqualche centinaio di passi più inlàin una strada vicinaintravide il magistrato in personacon una lampada in manoe un berretto da notte bianco in testaavvolto in una lunga camicia da notte bianca. Sembrava un fantasmainopportunamente evocato dalla tomba. Il grido doveva averlosorpreso. A un'altra finestra della stessa casa si affacciòanche la vecchia signora Hibbinsla sorella del governatoreanchelei con una lanternache pure a quella distanza rivelaval'espressione acida e scontenta del suo viso. Sporse il capo fuoridel davanzalee sollevò con ansia gli occhi verso l'alto. Nonc'era ombra di dubbio che questa rispettabile strega avesse udito ilgemito di Dimmesdale ea causa dei suoi infiniti echi e rimbombiloavesse scambiato per il clamore dei demoni e degli spiriti notturniin compagnia dei qualicome tutti sapevanoera solita fare delleescursioni nella foresta.


Scorto il chiarore della lampada del governatore Bellinghamlavecchia fu svelta a spegnere la suae scomparve. Forse si dileguòtra le nubiperché il sacerdote non riuscì piùa distinguerne i movimenti. Il magistratodopo avere scrutato conattenzione nell'oscuritànella qualed'altrondei suoisguardi non potevano penetrare più che in una macina damulinosi ritirò e chiuse la finestra.


L'ecclesiastico si sentì relativamente tranquillo. I suoiocchi però vennero attratti da un lieve barlume cheprimamolto distantesi stava avvicinando lungo la strada. Al suo fiocochiarore si potevano riconoscere qui un paracarrolà unastaccionatao una finestra piombatao una pompa col suo mastellopieno d'acquae una porta di quercia col battente di ferroe untronco non squadrato sullo stipite come scalino. Il reverendoDimmesdale non poté fare a meno di osservare tutti questiminuti particolaripur essendo fermamente convinto che il fato dellasua esistenza si stesse avvicinando con i passi che ora riusciva adistinguere nettamentee che il raggio della lanterna sarebbe cadutosu lui tra qualche istanterivelando il suo segreto nascosto datanto tempo. All'avvicinarsi della lucescorse nel suo cerchiobrillante il suo confratello ecclesiasticooper dir meglioil suopadre spiritualeoltre che carissimo e stimato amicoil reverendoWilsonil quale immaginò Dimmesdale - doveva essersiattardato pregando al capezzale di qualche moribondo. Non si eraingannato: il buon vecchio sacerdote stava appena tornando dal lettodi morte del governatore Winthropche meno di un'ora prima erapassato da questa terra al cielo. E oracircondatocome i santi diuna voltada un'aureola luminosache lo faceva risplendere inquell'oscura notte di peccatocome se il governatore scomparso gliavesse lasciato in eredità una parte della sua gloriao comese fosse rimasto riflesso sulla sua persona il lontano splendoredella Città celeste alla quale aveva tenuto rivolto lo sguardoper seguire il trionfale ingresso del pellegrino nei suoi cancelliorain conclusioneil buon pastore Wilson se ne andava a casaassicurandosi il passo con una lanterna accesa. Fu proprio il suosplendore che suggerì i pensieri di cui sopra a Dimmesdaleche sorrise - ma noche quasi scoppiò in una fragorosa risata- per chiedersi poi se non stesse perdendo la ragione.


Al passaggio presso il palco del reverendo Wilsonche con un bracciosi stringeva nella pellegrina e con l'altro teneva la lanterna benprotesa davanti a séil sacerdote poté trattenersiappena dal rivolgergli la parola.


"Buona sera a voivenerabile padre Wilson. Venite quivipregoa passare con me un'ora piacevole!".


Per l'amor del Cielo! Dimmesdale aveva dunque parlato davvero? Per unattimo credette che quelle parole gli fossero uscite dalle labbramaera soltanto nella fantasia che le aveva pronunciate.


Il venerabile padre Wilson continuò ad avanzare lentamenteconcentrando la sua attenzione sul sentiero fangoso che gli stavadavantisenza volgere neppure una volta il capo al palco deicondannati. Quando la luce della lanterna fu scomparsa in lontananzail sacerdote si rese conto della crisi di tensione nervosa che avevaattraversato negli ultimi istantibenché il suo spiritoavesse fatto uno sforzo involontario per riprendersi con un'ignobilespecie di allegria.


Poco dopoquesto pazzesco senso d'umorismo tornò a mischiarsitra i fantasmi solenni che popolavano i suoi pensieri. Sentivairrigidirsi le proprie giunture per l'insolita umidità dellanottee si chiese se sarebbe riuscito a ridiscendere i gradini delpalco. Sarebbe giunta l'alba e lo avrebbe trovato ancora là. Ivicini avrebbero cominciato a mettersi in movimentoe il primo adalzarsiuscendo nella luce incerta del mattinoavrebbe scorto unasagoma indefinita sul piedistallo della vergogna eperplesso tra iltimore e la curiositàsarebbe andato battendo da una portaall'altrainsistendo con tutti perché andassero a vedere ilfantasmail quale altro non poteva essere che di qualche criminaledefunto. Un'insolita animazione si sarebbe sparsa da una casaall'altra econ l'avanzare del giornoi vecchi padri di famiglia sisarebbero alzati in gran frettanelle loro camicie da notte diflanellaassieme alle loro matronali consortisenza neppureindugiare per togliersi il berretto da notte. Tutta la tribùdei personaggi più in vistache fino a quel giorno non sierano mai mostrati in pubblico con un cappello fuori postoavrebbefatto la sua apparizione in un aspetto da incubo. Il vecchiogovernatore Bellingham avrebbe avuto un'espressione accigliataconla sua gorgiera alla re Giacomo tutta a sghimbescioe la signoraHibbins gli avrebbe fatto seguito con gli sterpi della foresta ancoraimpigliati nelle sottanecon uno sguardo più cattivo delsolito per non aver avuto tempo di chiudere occhio dopo lascorribanda della notte; ci sarebbe stato il buon padre Wilsonchedopo una mezza nottata al capezzale di un moribondonon avrebbecerto molto gradito d'essere stato disturbatoa un'ora cosìantelucananel bel mezzo dei suoi sogni popolati di santi in gloria.Qui sarebbero venuti anche gli anziani e i diaconi della parrocchiadi Dimmesdalee le fanciulle che idolatravano il loro pastoree gliavevano eretto un santuario nei petti candidi che oranella fretta enella confusione del momentoavrebbero avuto appena il tempo dicoprire con le loro sciarpe. Tutta la cittàa farla brevesisarebbe portata sugli usci con passo incertoe ciascuno avrebberivolto un viso meravigliato e pieno d'orrore al patibolo. E chi viavrebbero vistocon la fronte illuminata dalla rosea lucedell'oriente? Chise non il reverendo Arthur Dimmesdalemezzo mortodal freddosopraffatto dalla vergognain piedi là dove erastata Hester Prynne?

Trascinato dall'orribile comicità di questa fantasticheriailsacerdote scoppiò inavvertitamentee con suo infinitospaventoin una fragorosa risata. A essa ne fece immediatamenteseguito un'altralieve e puerilenella qualecon un sussulto delcuore"ma egli non avrebbe saputo dire se dovuto a un doloreinsopportabile o a un piacere altrettanto intenso"egliriconobbe la voce della piccola Perla.


"Perla! La piccola Perla!" gridòdopo un istante disilenzioe poia voce più bassa: "Hester! HesterPrynne! Ci sei anche tu?".


"Sìsono ioHester Prynne!" rispose la donnaintono sorpresoe il sacerdote sentì i suoi passi che siavvicinavano lungo il marciapiede che essa stava percorrendo. "Sonoiocon la mia piccola Perla".


"Da dove vieniHester?" chiese il sacerdote. "Cosa tiha spinta qui?".


"Sono stata a vegliare un moribondo"rispose HesterPrynne"il governatore Winthrope gli ho preso le misure perun abito funebre; ora me ne stavo tornando a casa".


"Vieni quiHestertu e la piccola Perla. Siete giàstate qui tutte e duema io non ero con voi. Tornaci ancora unavoltae staremo tutti e tre insieme".


Lei salì i gradini in silenzioe si pose al suo fiancotenendo per mano la piccola Perla. Il sacerdote prese l'altra manodella bimba. Appena l'ebbe afferratafu preso da un empito divitalità nuovauna vitalità diversa dalla sua chefluiva come un torrente nel suo cuore e si diramava in ogni sua venacome se la madre e la figlia stessero trasmettendo il calore vitaleal suo organismo semintorpidito. I tre formavano come una catenamagnetica.


"Pastore!" sussurrò Perla.


"Dimmipiccina!" fece Dimmesdale.


"Starai qui con me e la mamma domania mezzogiorno?" vollesapere la piccola Perla.


"Nono di certomia piccola Perla"rispose il sacerdoteperchécon l'insolita energia di quel momentogli eratornato anche il timore della pubblica gognache per tanto tempo erastato l'incubo della sua vitae già cominciava ad aver pauradella situazione in cuinon senza uno strano compiacimentoeravenuto a trovarsi. "No di certobimba mia. Ma non dubitarestarò con te e con la mamma un altro giornoanche se nondomani".


Perla risee cercò di liberare la mano dalla sua strettamail sacerdote non la lasciò andare.


"Ancora un istantebimba mia"disse.


"Ma mi prometti"chiese Perla"che domani terrai permano me e la mamma a mezzogiorno?".


"Non domaniPerla"disse il sacerdote"un altrogiorno".


"E quale altro giorno?" insisté la bambina.


"Il giorno del giudizio"sussurrò l'ecclesiasticoecosa abbastanza stranafu la coscienza di essere un insegnanteprofessionista della verità che lo costrinse a rispondere cosìalla bambina. "Allorain quel luogodavanti al trono delgiudiceiotua madre e te staremo insieme. Ma la luce di questomondo non vedrà la nostra unione!".


Perla rise di nuovo.


Ma prima che Dimmesdale finisse di parlareun lampo balenòper tutto il cielo rannuvolato. Certamente esso era stato causato dauna di quelle meteore che il nottambulo può così spessoosservare mentre si estingue negli spazi siderali. La sua luminositàera così forte che rischiarò completamente il densostrato di nubi che si frapponeva tra la terra e il cielo. Come ilparalume di un'immensa lampadail cielo rifulse da un capoall'altro. Mostrò lo spettacolo familiare della strada come sesi fosse in pieno giornoma anche con quella maestositàimpressionante che assumono gli oggetti più familiari colpitida una luce insolita. Le case di legnocon i loro piani aggettanti ele loro rozze staccionatei gradini e le soglie incorniciatedall'erba primaverile che cominciava a spuntarele aiuolenereggianti delle zolle appena rivoltatela strada solcata dalleruote dei carrie verdeggiante d'erba fin sulla piazza del mercatotutto era visibile distintamentema con una strana apparenza chesembrava attribuire alle cose di questo mondo un'interpretazionediversa da quella che era stata accettata fino a quel momento. Làsi ergeva il sacerdotecon la mano sul cuorecon Hester Prynnealla quale brillava sul petto la lettera scarlattae la piccolaPerlaun simbolo lei stessavivente legame tra i due. Stavanoassieme nel meriggio di quello strano e solenne splendorecome sefosse stata la luce che rivela tutti i segretie l'alba che uniràtutti quelli che appartengono l'uno all'altro.


C'era della stregoneria negli occhi della piccola Perlae il suovisoquando lo rivolse verso il sacerdoteaveva quel sorrisomalizioso che tanto spesso la faceva simile a un folletto.


Ritrasse la mano da quella di Dimmesdalee additò qualcosadall'altra parte della stradama egli si batté le mani sulpettoe rivolse gli occhi al cielo.


Non era affatto insolitoa quei tempiinterpretare ogni stellacadentee gli altri fenomeni naturali che si verificassero conminore regolarità del sorgere e del tramontare del sole edella lunacome altrettante rivelazioni d'origine soprannaturale.Una lama di luceo una spada fiammeggianteun arco o un fascio difrecce apparsi nel cielo di mezzanottevenivano interpretati comepresagi di guerre con gli indiani. Era noto che la peste erapreceduta da una pioggia di luce cremisi. Esitiamo a credere che sisia mai verificato nella Nuova Inghilterra un evento di qualcheimportanzafausto o infaustodai primi tempi fino alla rivoluzionesenza che i suoi abitanti ne siano stati avvertiti da qualcheportento di questa natura. Spesso intere folle ne furono testimoni.Ancora più spesso però la loro credibilitàdipendeva dalla fiducia accordata a qualche solitario testimoneoculareil quale aveva visto il fatto meraviglioso attraverso lalente coloratache ingrandisce e che deformadella suaimmaginazionee gli dava una forma definitiva soltanto dopo avercipensato sopra. Era certo un'idea piena di sublimità pensareche il destino delle nazioni fosse rivelato in mirabili geroglificisulla volta del cielo. Non si poteva certo ritenere troppo vasto unrotolo del genere perché la Provvidenza vi scrivesse sopra ildestino d'un popolo. Questa convinzione era molto diffusa tra inostri progenitoricome dimostrazionesecondo loroche la loronascente repubblica era sotto la protezioneparticolarmente vigile erigorosadel cielo. Cosa si deve dunque pensare di uno che scoprauna rivelazione rivolta a lui solosullo stesso grande foglio dellibro? In un caso del genere non può trattarsi che di unsintomo del profondo disordine della mente di un uomo cheresomorbosamente introspettivo da una lunga pena intensa e segretaabbiadiffuso il suo egocentrismo su tutta l'immensità della naturaal punto che il firmamento stesso gli appaia soltanto una paginadella storia della sua anima e del suo destino.


Dobbiamo quindi attribuire soltanto all'infermità dellacoscienza e dell'occhio del sacerdote il fatto che eglilevando gliocchi al cieloci vedesse comparire un'immensa letterala letteraAmarcata a tratti di una profonda luce rossa. Certola meteoraaveva potuto illuminare quella porzione di cieloardendo attraversol'oscuro velo di nuvolema non in quella forma che le avevaattribuito la sua fantasia colpevole oper lo menonon in una formatanto definita che un altro perseguitato dai rimorsi non ci potessescorgere un simbolo diverso.


C'era una circostanza particolare che caratterizzava lo stato d'animodi Dimmesdale in quel momento. Per tutto il tempo che aveva tenutogli occhi fissi verso l'altoera stato tuttavia perfettamenteconscio del fatto che la piccola Perla stava additando il vecchioRoger Chillingworthche si trovava a pochi passi dal palco. Ilsacerdote sembrò vederlocon lo stesso bagliore chedistingueva la lettera prodigiosa. I suoi lineamenticome tutti glialtri oggettiavevano una nuova espressione sotto quella luceastraleo forse il medico non si era curatocome aveva semprefattodi nascondere la malevolenza con la quale guardava la suavittima. Certose la meteora aveva illuminato il cielo e rischiaratola terracon un terrificante splendore che doveva ricordare a HesterPrynne e al sacerdote il giorno del giudizioRoger Chillingworthsarebbe potuto sembrar loro Satanain piedi di fronte a lorocon unsorriso di scherno per reclamare i suoi diritti. Era cosìmarcata la sua espressioneo forse fu il sacerdote che la vide contanta chiarezzache essa sembrò restare dipintanell'oscuritàdopodiché la meteora fu svanitaottenendo l'effetto di annullare contemporaneamente sia la strada cheogni altra cosa.


"Chi è quell'uomoHester?" disse con voce rottaDimmesdalesopraffatto dal terrore. "Tremo al vederlo! Conosciquell'uomo? Lo odioHester!".


Lei ricordò il suo giuramentoe tacque.


"Ti dico che di fronte a lui la mia anima vacilla!" gemettel'ecclesiastico. "Chi è mai? Chi è? Non puoidunque far nulla per me? Provo un orrore senza nome alla vista diquell'uomo!".


"Reverendo"disse la piccola Perla"io posso dirtichi è!".


"Allora prestopiccola!" gridò l'ecclesiasticochinando l'orecchio all'altezza delle sue labbra. "Prestoedillo più piano che puoi!".


Perla gli sussurrò qualcosa all'orecchio che sembrava espressoin linguaggio umanoma era soltanto quel farfugliare privo di sensocol quale i bambini si divertono ogni tanto. Comunqueanche seavesse contenuto qualche segreta informazione sul conto del vecchioRoger Chillingworthessa era in una lingua ignota al dottoecclesiasticoe non servì che ad accrescere lo smarrimentodel suo spirito. La bimba rise fortecome un folletto.


"E' me che schernisciora?" chiese l'ecclesiastico.


"Non hai avuto coraggio! Non sei stato sincero!" rispose lapiccola. "Non hai voluto promettere che prenderai me e la mammaper mano domani a mezzogiorno!".


"Degno signore"fece il medicoche si era avanzato finoalla base del palco"pio pastore Dimmesdale! Sareste forse voi? Benema bene davvero! Noi gente di studioche abbiamo sempre latesta tra i libriabbiamo veramente bisogno che qualcuno ci sorveglicon cura! Sogniamo durante la vegliae camminiamo nel sonno.


Venitebuon signore e caro amicolasciatevi pregoche io viaccompagni a casa!".


"Come sapevi che mi trovavo qui?" chiese l'ecclesiasticospaventato.


"In veritàe in tutta buona fede"replicòRoger Chillingworth"non ne sapevo assolutamente nulla. Avevopassato la maggior parte della nottata al capezzale del degnogovernatore Winthropesercitando le mie povere arti per lenire lesue sofferenze. Egli tornò al mondo migliore al qualeappartenevae allo stesso modo io me ne stavo tornando a casa per lamia strada quando questa luce mi ha abbagliato. Venite con meve nepregovenerabile signoreo non sarete certo in grado di assolvereai vostri doveri festividomani. Ahecco quanto male fanno allamente questi libri! Dovreste studiare di menomio buon signoreeprendervi qualche svagoo sarete sopraffatto da questi incubinotturni".


"Tornerò a casa con voi"disse Dimmesdale.


Con una passività gelidacome uno che si fosse appenarisvegliato da un sogno orribile senza essersi ancora ripresoilsacerdote diede la mano al medicoe si lasciò portar via.


Il giorno dopotuttavia (era la domenica)egli pronunciò unapredica che venne considerata la più efficace e la piùpotentee quella più ricca di influssi diviniche mai fosseuscita dalle sue labbra. Si dice che numerose anime venissero avviatesul sentiero della verità dall'efficacia di quel sermoneefacessero voto dentro di sé di dedicare una santa gratitudinea Dimmesdale per lunghi anni a venire. Maquando discese i gradinidel pulpitogli venne incontro il sagrestano dalla barba grigiarecando un guanto neroche il sacerdote riconobbe per suo.


"E' stato rinvenuto questa mattina"disse il sagrestano"sul palco dove i malfattori vengono esposti alla pubblicaignominia.


E' Satana che ce l'ha depostoa parer mionell'intento d'offenderecon un gesto di scherno scurrile la vostra santità. Ma èstato davvero sciocco e ciecocom'è sempre e in ognioccasione.


Una mano pura non ha bisogno di guanti per coprirsi!".


"Graziemio buon amico"disse il sacerdotecon gravitàma trasalendo nell'intimoperché il suo ricordo era talmenteconfusoche era quasi riuscito a considerare gli avvenimenti dellanotte passata come allucinazioni. "Sìpare che siaproprio il mio guanto!" "Ese Satana ha creduto opportunorubarlola riverenza vostra dovrà trattarlo senza guantid'ora in poi"osservò il vecchio sagrestanosorridendocon gravità. "Ma vostra riverenza ha udito del portentoche è stato visto la notte scorsa? Una grande lettera èapparsa in cielola lettera Ache noi abbiamo interpretato comel'iniziale di Angelo. Infatti il nostro buon governatore Winthrop èdiventato un angelo la notte scorsae senza dubbio si ècreduto opportuno darne notizia!".


"No"rispose l'ecclesiastico; "non ne sapevo nulla".







13.UN ALTRO ASPETTO DI HESTER


Nel suo ultimo e singolare incontro con DimmesdaleHester Prynne erarimasta colpita dalle condizioni in cui aveva trovato ridottol'ecclesiastico. I suoi nervi sembravano aver ceduto completamenteela sua forza morale era ridotta a una debolezza quasi puerile. Egliera a terra senza speranzaanche se le sue facoltàintellettuali mantenevano la loro forza primitivao avevano forseacquistato un'energia morbosa che poteva essere stata causatasoltanto dalla malattia. Essendo a conoscenza di una serie dicircostanze nascoste a chiunque altronon le era difficile dedurrecheoltre alla naturale azione dei rimorsiqualche tremendamacchinazione era stata ordita ai danni del benessere e della quietedi Dimmesdalee continuava a operare per la sua perdizione.Conoscendo quello che una volta era stato quel povero essere cadutocosì in bassola sua anima venne scossa nel piùprofondo dal terrore con cui egli si era rivolto a leia unareiettain cerca d'aiuto contro quel nemico che l'istinto gli avevarivelato. Essa giunse quindi alla conclusione che il sacerdote avevadiritto a ogni aiuto che fosse in suo potere di dargli. Pocoabituataper la sua lunga esclusione dalla societàamisurare il suo concetto di giusto e di ingiusto secondo criteri alei estrinseciHester scoprìo credette di scoprirediavere una responsabilità nei confronti dell'ecclesiasticoalla quale non era tenuta verso nessun altroné verso ilmondo intero. I vincoli che la univano al resto dell'umanitàvincoli di fioridi setad'oroo di qualsiasi altro materialeerano stati tutti spezzati. Ecco che restava quello di ferro del malecompiuto insiemeche a nessuno dei due era possibile rompere. Comeogni altro legameesso portava con sé i suoi obblighi.


Hester Prynne non si trovava più nella posizione che leabbiamo visto occupare nei primi tempi che avevano seguito la suavergogna. Erano venuti e passati degli anni: Perla ne aveva ormaisette. Sua madrecon la lettera scarlatta sul pettorilucente deisuoi fantastici ricamiera diventata da tempo una figura familiareper i cittadini. Com'è solito accadere a chi occupi unaposizione di qualche rilievo in una comunitàsenza nellostesso tempo interferire negli interessi generali o in quelliparticolari di chicchessiaHester Prynne era andata conquistandosinegli ultimi anni una specie di rispetto generale. Bisogna dire afavore della natura umana che essaquando non entri in giocol'egoismoè più disposta all'amore che all'odio.Quest'ultimo può addiritturacon un procedimento lento equietotrasformarsi in amorea meno che il cambiamento non sia resoimpossibile da un continuo ripetersi delle irritazioni che erano allabase del primitivo sentimento d'ostilità. Nel caso di HesterPrynne non c'erano né irritazione né risentimento: leinon sfidava mai la pubblica opinionesottomettendosi invece senzarecriminazioni ai maltrattamenti; non si lamentava mai dellesofferenze che le venivano inflittené cercava le simpatie dinessuno. Finalmente anche l'incontestabile purezza della sua vita pertutti gli anni della sua segregazione venne riconosciuta a suofavore. Non avendo più nulla da perdere al cospetto del genereumanoe nessuna speranza o apparente desiderio di guadagnarequalcosanon poteva essere altro che un autentico rispetto per lavirtù che aveva riportato la povera viandante sulla retta via.


Si finì con l'accorgersi anche del fatto che Hesterla qualenon reclamava neppure il più umile diritto di partecipare aiprivilegi del mondooltre a quel poco d'aria che respirava e al panequotidiano per sé e per la piccola Perla che guadagnava conl'alacre opera delle proprie maniera sempre pronta a riconoscere lasua appartenenza alla razza umana quando si trattava di fare delbene. Nessuno era più disposto di lei a far dono delle suepiccole sostanze a ogni richiesta dei poverianche se i diseredatidal duro cuore ricambiavano con uno scherno il cibo che venivadeposto regolarmente davanti alla loro porta o gli indumenti cucitiper loro da quelle dita che avrebbero potuto ricamare gli abiti digala di un monarca. Nessuno poteva eguagliare la dedizione di Hesterquando la peste appariva in città. In qualunque genere dicalamitàgenerale o individuale che fossela reietta dellasocietà trovava sempre il modo di rendersi utile. Essa non sipresentava come un'ospitema come abitante legittimanella casaoscurata dalle difficoltàcome se il suo triste tramontofosse la sola sostanza attraverso la quale potesse avere rapporti colproprio prossimo. Attraverso l'oscurità la lettera ricamatabrillava a recar conforto col suo raggio ultraterreno. Altrove era ilmarchio del peccatoma nella camera dell'ammalato si trasformava inun candelabro. Aveva mandato perfino il suo barbaglioquando ilpaziente si avvicinava agli estremioltre la barriera del tempo.Essa gli aveva mostrato dove poggiare il piedementre la luceterrena si affievoliva rapidamentee prima che quella celeste glivenisse incontro. In questi momenti eccezionaliil carattere diHester si mostrava caldo e prodigo: vera sorgente di tenerezza umanapronta a esaudire ogni sincera richiestae instancabile nellemaggiori necessità. Il suo pettocon il suo ornamento divergognaera il più soffice dei guanciali per la testa che necercasse uno. Lei si era ordinata da sola suora di Carità oper dir megliola pesante mano del mondo le aveva imposto questotitolosenza che né lei né il mondo stesso neprevedessero il risultato. La lettera era il simbolo della suavocazione. In lei si poteva trovare tanto aiutotanta capacitàdi fare e di comprendereche molti rifiutavano di interpretare la Ascarlatta nel suo significato originale. Essi sostenevano chesignificava Abiletanto forte era Hester Prynnecon la sua forza didonna.


Soltanto la casa sulla quale si proiettava l'ombra della sventurapoteva accoglierla. Quando il sole tornava a brillarelei non erapiù là. La sua immagine era svanita attraverso lasogliae la soccorrevole ospite era partita senza voltarsi indietroa raccogliere la ricompensa della gratitudinese pure ce n'eraneicuori di quelli che aveva assistito con tanto zelo. Incontrandoli perstradanon alzava mai il capo a raccogliere il loro saluto.


Se qualcuno era deciso ad avvicinarlalei posava il dito sullalettera scarlattae procedeva. Forse era orgoglioma somigliavatanto all'umiltàche produceva tutti i benefici effetti diquest'ultima virtù sull'opinione pubblica. Il popolo èdispotico per natura; spesso rifiuta di rendere giustizia a chi lareclami troppo strenuamente come suo dirittoma quasi altrettantospesso dà più che la semplice giustizia quando sifaccia appellocome piace ai tirannialla sua sola generosità.Interpretando il comportamento di Hester come una richiesta delgenerela società si trovò disposta a mostrare allasua vittima un volto più benigno di quanto le importasse oforsedi quanto meritasse.


I governatori e i membri più saggi e istruiti della comunitàfurono più lenti del popolo a riconoscere l'influenza dellebuone qualità di Hester. I pregiudizi che avevano in comunecon esso erano in loro rinvigoriti da una ferrea armatura diragionamenti che rendeva molto più difficile estirparli.Giorno per giornoperòle loro rughe dure e amare siaddolcivanotrasformandosi in qualcosa checol passare di un buonnumero di annipoteva assumere quasi l'aspetto della benevolenza. Intal modo si comportavano i membri più autorevoli dellacomunitàai quali la posizione elevata imponeva lasorveglianza della morale pubblica.


Come individuiperònella vita privatatutti avevanoperdonato Hester Prynne per la sua fragilità eaddiritturaavevano cominciato a non considerare più la lettera scarlattacome il marchio di quel peccato che le aveva fatto sopportare unapenitenza così lunga e pesantema come il simbolo delle suemolte buone azioni da quel giorno in poi. "Vedete quella donnacol segno ricamato?" dicevano ai forestieri. "E' la nostraHesterla Hester della cittàche è cosìcaritatevole coi povericosì soccorrevole coi malaticosìcomprensiva con gli afflitti!". E' vero chesubito dopol'inclinazione della natura umana a mostrare il peggio di séquando si tratti di una persona diversa da chi parlali spingeva abisbigliare la storia dello scandalo degli anni passatima non perquestotuttaviala lettera scarlatta perdeva agli occhi di chiraccontava il carattere della croce sul seno di una monaca. Essa davaa colei che la portava una specie di santità che le permettevadi camminare sicura attraverso qualsiasi pericolo. Se fosse cadutapreda dei ladronila lettera l'avrebbe salvata. Si raccontavaemolti lo credevanoche un indiano avesse scagliato la lancia controil simboloe che il proiettile l'avesse colpitoma fosse ricadutoal suolo senza far male alla donna.


L'effetto della letterao piuttosto della posizione nella societàche essa implicavasull'animo della stessa Hester Prynneera fortee strano. Tutte le foglie leggere e graziose della sua natura eranostate disseccate da questo marchio roventeed erano cadute da tempolasciando un'essenza scabra e lineareche avrebbe potuto essere pocosimpatica se lei avesse avuto amici o compagni che potessero esserneurtati. Anche il fascino della sua persona aveva subìto uncambiamento del genereche forse era dovuto in parte alla studiataausterità del suo abbigliamentoe in parte alla mancanza diostentazione nei suoi modi. Un'altra triste trasformazione era quelladella sua copiosa e lussureggiante capigliaturache o era statatagliata o era nascosta da una cuffia così completamentechemai un ricciolo scomposto brillava al sole. In parte dunque dovevaessere tutto questo complesso di causema doveva essere ancor piùqualcos'altroche faceva sembrare il volto di Hester chiuso persempre all'Amore; nel corpo di Hesterseppure ancora maestoso estatuarionon c'era più nulla che la Passione avrebbe maisognato di stringere nel suo amplesso; nel seno di Hester non c'eranulla da farne ancora il giaciglio dell'Affetto. Qualcosa le erasfuggitoqualcosa che era stato essenziale in lei e che ne facevauna donna. E' questo spesso il destinoe queste le amareconseguenzedel carattere e della personalità femminilequando una donna abbia incontrato e affrontato un'esperienzaparticolarmente dura. Se nel suo carattere non c'è chetenerezzaessa perirà. Se sopravviverào la tenerezzasarà per sempre bandita da leio (e l'espressione esteriore èla stessa) verrà schiacciata così profondamente nel suocuore che non potrà mostrarsi mai più. Quest'ultima èforse la teoria più vicina al vero. Quella che una volta erastata una donnae aveva cessato di esserlopotrebbe ridiventaretale in qualsiasi momentopurché ci fosse un tocco magico acompiere la sua trasfigurazione. Vedremo se Hester Prynne venne maitoccata e trasfigurata in tal modo.


Gran parte della marmorea freddezza dell'aspetto di Hester andavaattribuita al fatto che la sua vita si era rivolta in misura notevoledal sentimento e dalla passione alla riflessione. Rimasta sola almondosola per quel che concerneva la dipendenza dalla societàe con la piccola Perla da guidare e da proteggeresola e senzasperanza di riacquistare la sua dignitàanche se non avessesdegnato di stimarlo auspicabilelei scosse da sé i frammentidella catena spezzata. La legge del mondo non era più invigore per lei. Era quello un periodo in cui l'intelletto umanoappena emancipatospaziava in un campo più vasto e piùaperto all'azione che per molti secoli addietro. Uomini di spadaavevano rovesciato nobili e sovrani. Uomini ancora più audacidi loro avevano rovesciato e riordinatonon nella realtàmanella teoriache era il loro ambiente più naturalel'interosistema degli antichi pregiudiziai quali erano legati molti degliantichi principi.


Hester Prynne era permeata di questo spirito. Lei aveva raggiunto unalibertà di pensiero che era in quel periodo abbastanza comunesull'altra sponda dell'Atlanticoma che i nostri antenatise neavessero avuto sentoreavrebbero considerato un delitto peggiore diquello che avevano bollato con la lettera scarlatta. Nella suacasupola solitariavicino alla riva del marele venivano idee chenon avrebbero osato fare ingresso in nessun'altra abitazione dellaNuova Inghilterra; ospiti intabarratiche sarebbero stati pericolosicome demoni per colei che li intrattenevase li si fosse vistibussare alla sua porta.


E' interessante osservare come quelli che si dedicano allespeculazioni più audaci siano spesso proprio quelli che siadeguano con la più perfetta impassibilità alle regoleesteriori del mondo. Il pensiero è loro sufficientee non siconcreta nel sangue e nella carne dell'azione. Questo sembrava ilcaso di Hester. Certose non avesse ricevuto la piccola Perla dalmondo spiritualele cose avrebbero potuto andare in modo moltodiverso.


Forse in quel caso la storia ce l'avrebbe tramandataa fianco di AnnHutchinsoncome fondatrice di una setta religiosa. Lei avrebbepotutoin un momento particolarediventare una profetessa. Forseequasi certamentesarebbe stata condannata a morte dall'austerotribunale dell'epocaper aver tentato di minare alla base i principidella colonia puritana. Manell'educazione della piccolal'entusiasmo di pensiero della madre ebbe qualcosa su cui sfogarsi.La Provvidenzanella persona della bimbaaveva affidato a Hester ilgerme e il bocciolo della femminilitàperché ne avessecura e lo allevasse tra un cumulo di difficoltà. Tutto eracontro di lei. Il mondo le era nemico. Lo stesso carattere dellapiccola aveva in sé qualcosa di insolito che denotavaincessantemente che era nata a spropositorisultato dell'illecitapassione della madree spesso costringeva Hester a chiedersicolcuore pieno di sconfortose era un bene o un male che la poveracreatura fosse venuta al mondo.


Per la veritàspesso questa stessa oscura domanda si ripetevanella sua mente a proposito dell'intera razza delle donne. Valeva lapena di esistereanche per la più felice di loro? Per quelche riguardava la sua personale esistenzalei aveva da tempo decisoin senso negativoe considerava il problema risolto. La tendenza ariflettere tiene tranquilla la donna come l'uomoma la rende triste.Forse vede davanti a sé una missione priva di speranze disuccesso. Per prima cosal'intero sistema sociale andrebbe capovoltoe ricostruito. Poila stessa natura del sesso oppostoo leabitudini da lungo tempo ereditariedovrebbero essere modificatesostanzialmente prima che la donna possa assumere quella che sembrauna posizione degna e rispettabile. Infinevenute che fossero a capodi queste difficoltàle donne non potrebbero giovarsi deivantaggi di tali riforme preliminari senza essersi sottoposte essestesse a una trasformazione ancor più radicalein cui forsequell'emanazione etereache costituisce la loro vita piùautenticafinirebbe con il dissolversi. Una donna non puòriuscire a superare questi problemi con l'esercizio dellariflessione. Essi non possono essere risoltio forse possono esserloin un modo solo. Se il cuore riesce a ottenere il sopravventoessisvaniscono. Per questo Hester Prynneil cui cuore aveva perduto lesue sane e regolari pulsazionivagava alla cieca nell'oscurolabirinto del pensieroora respinta da un precipizio invalicabileora riprendendo a salire da un abisso profondo. Intorno a lei siallargava un panorama selvaggio e spettraledove mancavano unfocolare e un aiuto. Di tanto in tanto un dubbio spaventoso tentavad'impadronirsi dell'anima suase non fosse meglio mandare subitoPerla in cieloe lei stessa sottoporsi al destino che le sarebbestato assegnato dall'Eterna Giustizia.


La lettera scarlatta aveva mancato il suo scopo.


Ora però il suo incontro con Dimmesdalela notte della suavegliale aveva fornito un nuovo tema di riflessionee le avevaproposto un fineil raggiungimento del quale le sembrava degno diogni sforzo e di ogni sacrificio. Essa aveva visto coi suoi occhiquanto fosse intensa la disperazione in cui l'ecclesiastico sidibatteva oper dir meglioaveva cessato di dibattersi. Si eraaccorta che lui si trovava sull'orlo della pazziase pure nonl'aveva di già varcato. Era impossibile dubitare cheperquanto penosamente efficace fosse il segreto tormento del rimorsounveleno più mortale vi era stato instillato dalla mano cheoffriva il sollievo. Lui aveva sempre avuto a fianco un nemiconascosto sotto l'aspetto di amico e di consolatoreche si era valsodi ogni occasione che gli si era offerta per frugare tra le delicateleve del carattere di Dimmesdale. Hester non poteva fare a meno dichiedersi se il difetto di coraggiodi lealtà e di onestànon era stato inizialmente proprio dalla sua partenel lasciare cheil sacerdote venisse a trovarsi in una posizione in cui si dovevapresagire tanto male e dalla quale non ci si poteva aspettare nientedi buono. La sua sola giustificazione consisteva nel non aver saputoscorgere alcun mezzo per salvarlo da una rovina ancor piùcompleta di quella che aveva colpito leialtro che accettandol'infingimento proposto da Roger Chillingworth. Sotto quest'impulsolei aveva fatto la sua sceltae aveva sceltocome ora si accorgeval'alternativa più sciagurata delle due. Decise quindi dicorreggere il proprio errore per quanto fosse ancora nelle suefacoltà. Rafforzata da anni di prove dure e faticosenon sisentiva più così inerme nella lotta contro RogerChillingworth come quella notteprostrata dal peccato e semimpazzitaper quella vergogna ancora frescaquando avevano parlato assiemenella prigione. Da quel giorno era riuscita a raggiungere arrancandouna posizione più elevata. Il vecchiod'altro cantosi eraavvicinato al suo livello oforseera sceso anche al di sottonella sua affannosa ricerca di vendetta.


Alla fineHester Prynne decise di incontrarsi con l'uomo che erastato suo maritoe di fare quello che poteva per salvare la vittimache egli aveva stretto evidentemente tra i suoi artigli.


Non dovette cercare a lungo l'occasione. Un pomeriggiopasseggiandocon Perla in una zona deserta della penisolavide il vecchiocerusico con un canestro sotto il braccio e un bastone nell'altrache perlustrava il terreno in cerca di radici e di erbe da cuidistillare le sue pozioni.





14.HESTER E IL MEDICO


Hester mandò la piccola Perla a fare una corsa lungo laspiaggia e a giocare con le conchiglie e i ciuffi d'alghementre sisoffermava a parlare con l'erborista. La bimba fuggì via comeun uccellino edenudatasi i bianchi piedinise ne andòtrotterellando sulla sabbia umida. Ogni tanto si fermava persbirciare con curiosità in una pozzalasciata dall'alta mareaperché Perla avesse uno specchio nel quale vedere il propriovolto. Diritta negli occhi la guardava dalla pozzacon scuririccioli scintillanti attorno alla testa e un sorriso da spiritellonegli occhil'immagine di una bambina che Perlain mancanza d'altricompagni di giochiinvitava a prenderla per mano e a correre conlei. Ma la fanciulla immaginosa la attirava dalla sua parte allostesso modocome per dire: "Questo posto è migliore:vieni tu nella pozza". E Perlasprofondata dentro fino a mezzagambavedeva i suoi piedini bianchi in fondomentre da una distanzaancora minore le giungeva un barbaglio di sorriso sminuzzatochefluttuava nell'acqua agitata.


Intanto la madre si era avvicinata al medico.


"Vorrei dirvi qualcosa"disse"qualcosa che ciriguarda molto da vicino".


"Ah! Ed è proprio la signora Hester che vuole parlare colvecchio Roger Chillingworth?" rispose l'uomoraddrizzandosidalla sua scomoda posizione. "Ma con tutto il cuore. Eh sìsignoradovunque io vada non sento dire di voi altro che bene! Nonprima dell'altro ieri un magistratouomo saggio e timoratodiscorreva dei vostri affarisignora Hestere mi sussurròche in consiglio eravate stata oggetto di una questione moltodibattuta. Ci si chiedeva sesenza pregiudizio della moralepubblicavi si potesse togliere dal petto quella lettera scarlatta.Sulla mia stessa vitaHesterho insistito con il degno magistratoperché lo si facesse al più presto".


"Non dipende dall'arbitrio del magistrato strappare questomarchio"rispose Hester tranquillamente. "Se fossi degnadi esserne liberatacadrebbe spontaneamenteo si trasformerebbe inqualcosa che parlerebbe un linguaggio diverso".


"E allora tenetevela purese preferite"replicòlui. "Le donne devono seguire il proprio gustoquando si trattadel loro abbigliamento. La lettera è ricamata a regola d'artee sta benesul vostro petto!".


Per tutto questo tempo Hester aveva tenuto lo sguardo fisso sulvecchioed era rimasta meravigliatanon meno che intimoritanell'osservare la trasformazione operata su di lui dal passare degliultimi sette anni. Non si trattava tanto del fatto che erainvecchiatoperchéanche se mostrava le tracce della vitache aveva trascorsoportava bene i suoi annie sembrava mantenereuna sorta di asciutto vigore e di continua tensione nervosa. Maquell'aspetto di intellettuale serenotranquillo e dedito aglistudiche era la miglior cosa che Hester gli ricordasseeracompletamente svanitoe al suo posto era subentrata un'aria cupidainquisitricequasi feroceanche se attentamente controllata. La suaprima preoccupazione sembrava consistere nel mascherare la propriaespressione dietro un sorrisoma questo gli dava un'apparenza difalsitàe rendeva i suoi lineamenti così sardonici cheil suo occasionale interlocutore ne scorgeva la malvagitàmolto più facilmente. Ogni tanto gli lampeggiava negli occhiuna luce rossastracome se l'anima del vecchio fosse stata infiammee mantenesse delle braci accese nel suo pettofinchéper uno sbuffo accidentale di collerasaltava fuori in una vampamomentanea. Egli la reprimeva il più rapidamente possibileesi sforzava di fingere che nulla del genere fosse accaduto.


A farla breveil vecchio Roger Chillingworth era la prova evidentedella possibilità che ha l'uomo di tramutarsi in demonequalora se ne assuma le mansioni per uno spazio di tempo sufficiente.Questo infelice aveva compiuto una simile trasformazione dedicandosiper sette anni alla continua analisi di un cuore tormentatotraendone il proprio divertimentoe aggiungendo combustibile aquelle atroci torture che erano l'oggetto delle sue analisi e dellesua malevole osservazioni.


La lettera scarlatta bruciava sul petto di Hester Prynne. Ecco unaltro essere umano distruttola cui responsabilità pesava inparte su di lei.


"Che cosa vedete nel mio volto"chiese il medico"perfissarlo con tanta attenzione?".


"Qualcosa che mi farebbe piangerese esistessero lacrimeabbastanza amare"rispose lei"ma lasciamo andare! E' diquel poveretto che vorrei parlarvi".


"E che cosa volete dire di lui?" gridò il vecchioRoger Chillingworthansiosamentecome se l'argomento fosse il suopreferitoed egli godesse dell'occasione che gli si presentava perparlarne con l'unica persona nella quale gli fosse possibile riporrela sua confidenza. "Per dire la veritàsignora Hesterin questo stesso momento i miei pensieri riguardavano proprio questogentiluomo. Parlate dunque liberamentee io vi risponderò".


"L'ultima volta che parlammo insieme"disse Hester"setteanni or sonovoleste estorcermi la promessa di mantenere il segretosu quanto riguardava il precedente legame tra voi e me. La vita e lareputazione di quell'uomo erano nelle vostre manie mi parve di nonavere altra scelta che taceresecondo il vostro desiderio.


Non fu tuttavia senza profondo turbamento che mi costrinsi ad agirein questo modopoichépur avendo rinnegato ogni dovere neiconfronti degli altri esseri umanimi restava tuttavia un dovereverso di luie qualcosa mi diceva che venivo meno anche a essopiegandomi ad accettare la vostra proposta. Da quel giorno in poinessun uomo gli è stato più vicino di voi. Voi loseguite passo per passo. Voi siete al suo fianconel sonno o nellaveglia. Voi vi addentrate nei suoi pensieri. Voi penetrate nel suocuore per appiccarvi il fuoco! Voi attentate alla sua vitae lo fatemorire giorno per giorno; ed egli non vi conosce ancora.Permettendovi di far questoio ho mancato nei confronti dell'unicoessere umano verso il quale mi era ancora dato d'essere sincera".


"Avevate forse da scegliere?" rispose Roger Chillingworth."Il mio indice teso su quell'uomo lo avrebbe fatto precipitaredal pulpito in una cellae di làforseal patibolo!""Sarebbe stato meglio così!" disse Hester Prynne.


"Che male gli ho fatto?" chiese di nuovo RogerChillingworth. "Io ti dicoHester Prynneche il piùlauto onorario che mai medico abbia guadagnato da un monarca nonavrebbe potuto pagare le cure che io ho sprecato per quel miserabileprete! Se non fosse stato per il mio aiutola sua vita si sarebbeconsumata tra i tormenti entro i primi due anni dall'epoca del suo edel tuo misfattopoiché il suo spiritoHestermancava dellaforza necessaria a sostenere un fardello pesante come la letterascarlatta che tu hai portato. Ohun bel segreto davvero potreirivelarti! Ma basta.


Quello che la mia arte poteva per luiio l'ho fatto. Se egli ancorarespira e striscia su questa terraè a me che lo deve!".


"Meglio per luise fosse morto subito!" disse HesterPrynne.


"Sìdonnaè vero ciò che hai detto!"gridò il vecchio Roger Chillingworthlasciando lampeggiaredavanti ai suoi occhi il livido fuoco che ardeva nel suo cuore."Meglio per luise fosse morto subito! Nessun essere umano hamai sofferto le pene di quest'uomo. E tuttotutto davanti agli occhidel suo peggior nemico! Egli ha sempre saputo chi sono. Ha sempresentito pendere su di sé l'influsso di una maledizione. Eglisapevaper qualche istinto dello spirito (poiché mai ilCreatore fece un essere più sensibile di lui)sapeva che lamano che sfiorava le corde del suo cuore non era quella di un amicoe che un occhio scrutava dentro di luicercando soltanto il maleetrovandolo. Ma non sapeva che miei erano l'occhio e la mano! Con lasuperstizione comune alla sua geniaegli si credeva in preda a unospirito malignoche lo torturasse con sogni spaventosi e pensieridisperaticon il pungolo del rimorso e la certezza di non trovareperdonocome assaggio di ciò che lo aspetta di là dalsepolcro.


Ma era l'ombra costante della mia presenzal'intimità semprepiù stretta dell'uomo al quale aveva fatto il più gravedegli affrontie che ormai non esisteva più che in grazia delperpetuo veleno della più spietata delle vendette! Sìdavvero non si sbagliavaera uno spirito maligno che aveva alfianco! Un mortaleche aveva avuto un cuore d'uomouna voltasi ètrasformato in demone al solo scopo di tormentarlo".


Lo sciagurato medicodicendo queste parolealzò le mani conuno sguardo di terrorecome se avesse scorto un'immaginespaventosaa lui ignotache usurpasse il posto della sua figura inuno specchio. Era uno di quei momentiche capitano talvolta soltantoa distanza di anninei quali l'aspetto morale di un uomo si rivelafedelmente al suo spirito. Non era improbabile che mai prima d'allorasi fosse visto con tanta chiarezza.


"Non l'hai dunque torturato abbastanza?" disse Hestercheaveva notato l'espressione del vecchio. "Non ti ha ancora pagatoa sufficienza?".


"Nono! Il suo debito è ancora aumentato!" risposeil medicoe mentre continuava a parlare i suoi modi persero la loroaggressivitàe si fecero tristi. "RicordiHestercom'ero nove anni fa? Già allora mi trovavo nell'autunno deimiei annie neppure nel primo autunno. Ma tutta la mia vita eratrascorsa tra anni onestidi studiopensosi e serenidedicaticostantemente ad aumentare la mia scienzae sinceramenteanchebenché quest'ultimo scopo non fosse secondario rispettoall'altrosinceramente rivolti al progresso ed al bene dell'umanità.Non c'era vita più pacifica e innocente della miae pocheerano state così benefiche. Mi ricordi? Non eroper freddoche potessi apparirtiun uomo che si preoccupava del prossimochiedendo poco per sécortesefedeleonestoe di affetticostantianche se non ardenti? Non ero tutto questo?".


"Tutto questoe altro ancora"ammise Hester.


"E che cosa sono ora?" chiese l'uomoguardandola in visoe permettendo a tutto il male che covava dentro di lui di disegnarsichiaramente sui suoi lineamenti. "Ti ho già detto quelloche sono... uno spirito del male! Chi è che mi ha costretto adiventarlo?".


"Sono stata io"gridò Hesterrabbrividendo. "Sonostata ionon meno di quanto non sia stato lui. Perché non tisei vendicato su me?".


"Ho voluto lasciare te alla lettera scarlatta"replicòRoger Chillingworth. "Se essa non è riuscita a vendicarminon posso fare di più!".


Ci pose sopra il dito sorridendo.


"Ti ha vendicato"rispose Hester Prynne.


"Non mi ero sbagliato"disse il medico. "E orachecosa volevi dirmi sul conto di quell'uomo?".


"Io devo rivelare il segreto"rispose Hesterconfermezza.


"Bisogna che ti veda quale tu sei veramente. Quale saràil risultatonon lo soma questo lungo debito di fiduciache glidevo ioio che l'ho distrutto e rovinatosarà finalmentepagato.


Per quello che concerne il tracollo o il mantenimento della suareputazione e della sua dignità mondanae forse la sua vitaegli è nelle tue mani. E io stessa non vedoioabituata allaverità dalla lettera scarlattaanche se si è trattatodi una verità che mi è penetrata in cuore come un ferroroventenon vedonel suo continuare a vivere una vita orribilmentevuotaun vantaggio tale da abbassarmi a implorare la tuamisericordia. Fa' di lui quello che vuoi! Non c'è bene perluinon c'è bene per menon c'è bene per te. Non c'èbene per la piccola Perla. Non c'è sentiero che possiamoseguire per sottrarci a questo angoscioso labirinto".


"Donnami sento quasi di compatirti"disse RogerChillingworthincapace di trattenere un fremito di ammirazionepoiché c'era qualcosa di maestoso nella disperazione delladonna. "Tu avevi delle grandi doti. Forsese tu ti fossiimbattuta prima di me in qualcuno che avesse saputo amarti meglioilmale non sarebbe stato fatto. Ti compiangoperché il bene cheera nella tua natura è stato sprecato".


"E io compiango teper l'odio che ha fatto un demone di un uomosaggio e retto. Vuoi tu liberartenee tornare un essere umano? Senon per amor suofallo per te stesso! Perdonae lascia il giudiziofinale a Colui che ne ha il diritto! Proprio ora ho detto che nonpoteva esserci al mondo nulla di buono per luiper te o per mecheci aggiriamo insieme in questo oscuro labirinto del maleinciampandoa ogni passo nella colpa di cui abbiamo disseminato il nostrocammino. Non è così? Può esserci ancora del beneper tee per te soloperché tu sei stato gravemente offesoe solo da te dipende perdonare. Vuoi tu rinunciare a questo tuo unicoprivilegio? Vuoi tu respingere questo inestimabile beneficio?".


"SilenzioHestersilenzio!" replicò il vecchiocon amara severità"a me non è concessoperdonare. Non ho il potere che tu dici. La mia antica fededa tempodimenticatami torna alla memoria e mi spiega tutte le nostre azionie tutte le nostre sofferenze. Con il primo passo fuori della rettavia tu hai piantato il seme del malema da quel momento in poi ognicosa è stata un'oscura necessità. Voi che mi avetefatto quest'oltraggio non siete colpevolise non per una specie dicaratteristica illusione. Ioche ho tolto il compito a un demonionon sono per questo più simile a uno spirito del male. E' ilnostro fato.


Lascia germogliare a suo piacimento il fiore nero! Ora va' per la tuastradae con quell'uomocomportati come vuoi".


Agitò la manoe si rimise a raccogliere erbe.




15.HESTER E PERLA


Roger Chillingworthdeforme figura di vecchio con un volto che siscolpiva nella memoria degli uominipersistendo in essa più alungo di quel che avrebbero volutosi accomiatò cosìda Hester Prynnee proseguì tutto curvo il suo cammino.Raccoglieva qua e là delle erbeo strappava una radice chemetteva nel cesto che recava al braccio. La barba grigia gli arrivavaquasi al suolo mentre andava per la strada. Hester lo seguìper un po' con lo sguardocercando con curiosità semiincantata di vedere se le tenere erbette primaverili non avvizzisseroal contatto dei suoi piedie non segnassero le orme serpeggianti deisuoi passiaride e scuretra il loro lieto verdeggiare. Si chiesequali fossero le erbe che il vecchio sembrava così intento araccogliere. La terraspinta a un intento malvagio dalla potenza delsuo sguardonon gli avrebbe forse donato germogli velenosi di speciefino ad allora sconosciuteche sarebbero sbocciati sotto le suedita? O gli sarebbe forse bastato trasformare ogni pianta salutiferain qualcosa di maligno e deleterio col suo tocco? Cadeva davveroanche su di lui quel sole che brillava così vivo su ogni altracosa? O c'era invececome sembravaun cerchio d'ombra infausta checircondava la sua deformità qualunque strada egli prendesse? Edove si dirigeva ora? Non sarebbe sprofondato d'improvviso nel suololasciando una chiazza sterile e bruciacchiatadovecol temposarebbero spuntate l'erba morellail corniolo e il giusquiamoequalunque altra malefica specie di vegetali che il paese potesseprodurretutte in pieno e orrido rigoglio? O avrebbe forsespalancato ali di pipistrello e se ne sarebbe volato viaapparendotanto più mostruoso quanto più si fosse avvicinato alcielo?

"Sia peccato o no"disse amaramente Hester Prynnecontinuando a seguirlo con gli occhi"io odio quell'uomo!".


Si rimproverò per questo sentimentoma non riuscì asopraffarlo o ad attenuarlo. Nel tentativo di riuscircipensòa quei lontani giorni in un paese remotoquando egli usava uscirealla sera dal suo studio per sedere davanti al focolare della lorocasailluminato dal sorriso della sua donna. Egli aveva bisogno diriscaldarsi a quel sorrisole dicevaper sciogliere il ghiaccio cheoccupava il suo cuore di studioso dopo tante ore solitarie trascorsetra i libri. Scene come quella le erano sembrate feliciun tempomaoraviste attraverso il doloroso intermezzo degli anni successivivenivano a porsi tra i suoi peggiori ricordi. Lei si meravigliava dicome avessero potuto avere luogo simili scene!

Si meravigliava di come avesse potuto lasciarsi indurre a sposarlo!Si faceva una colpadella quale era necessario pentirsidi averaccettato e ricambiato la stretta indifferente della sua manoe diavere lasciato che il sorriso delle sue labbra e dei suoi occhi siunisse e si fondesse con quello di lui.


E le sembrava una crudeltà ancora peggiore da parte di RogerChillingworthla peggiore anzi di quante ne avesse mai commesseaver cercato di persuaderlaquando ancora il cuore della donna nonconosceva di megliod'essere felice al suo fianco.


"Sìlo odio!" ripeté Hestercon piùamarezza di prima. "Lui mi ha tradita! Mi ha fatto piùmale di quanto non gliene abbia fatto io!".


Temano gli uomini di ottenere la mano di una donnaquando a essa nonsi accompagni anche la più profonda passione del suo cuore!

Altrimenti toccherà loro la sventuracome avvenne a RogerChillingworthquando un tocco più potente del loro abbiarisvegliato tutte le sensibilità della donnad'essererimproverati anche per la tranquilla serenitàl'immagine dimarmo della felicitàche essi tentarono d'imporle come realtàpalpitante. Ma Hester avrebbe dovuto essere ormai da tempo di làda questa ingiustizia. Che cosa significava? Forse che sette lunghianni sotto la tortura della lettera scarlatta le avevano inflittotanta disperazione e non avevano portato con sé alcunpentimento?

L'emozione di quell'attimo nel quale aveva fissato la figura contortadi Roger Chillingworth gettò una luce scura sull'umore diHestere le rivelò molte cose delle quali altrimenti non sisarebbe mai resa conto.


Quando si fu allontanatoella chiamò la figlia.


"Perla! Piccola Perla! Dove sei?".


Perlail cui spirito era sempre attivonon si era certo annoiatamentre sua madre parlava con quello strano erborista. Primacome siè dettoaveva scherzato allegramente con la propria immaginein una pozza d'acquainvitandola a saltar fuori epoichéessa rifiutava d'uscirecercando di penetrare nella sua sfera diterra impalpabile e di cielo irraggiungibile. Rendendosi prestocontoperòche o lei o l'immagine erano irrealicercòaltrove passatempi più divertenti. Fece delle barchette discorza di betullale caricò di gusci di lumacae apprestòpiù spedizioni rischiose sugli abissi marini di qualsiasimercante della Nuova Inghilterra; ma la maggior parte di essenaufragò poco lontano dalla spiaggia. Prese un ippocampo vivoper la codasi ornò di parecchie stelle di maree mise unamedusa a sciogliersi al calore del sole. Poi raccolse la schiumabianca che segnava il limite della marea crescentee la lanciòal ventocorrendovi sotto con le ali ai piedi per prendere i grandifiocchi simili a neve prima che ricadessero al suolo. Vedendo unostormo di uccelli che becchettavano lungo la spiaggiala dispettosabambina si riempì il grembiale di ciottoli estrisciandoverso i piccoli uccelli marini dietro gli scogli li bersagliòcon notevole abilità. Un uccellino grigio col petto bianco sene volò via faticosamentee Perla fu quasi sicura di averglispezzato un'ala con un ciottolo. Allora il folletto sospiròeinterruppe il giocoperché le dispiaceva aver fatto del malea una piccola creatura selvaggia come le brezze marineo come lapiccola Perla stessa.


Alla fine si diede a raccogliere varie specie di alghee se ne feceuno scialle o una mantellinae un cappuccioassumendo l'aspetto diuna piccola sirena. Aveva ereditato dalla madre il dono di crearedrappeggi e abiti. Come ultimo tocco del suo costume da sirenaPerlaraccolse della zotera marina e si mise sul petto un'imitazionedell'ornamento che vedeva sempre su quello della madre. Era unalettera Ama di un bel verde vivace anziché scarlatta! Labimba appoggiò il mento sul petto e contemplòquest'ultima trovata con strano interessamentocome se l'unica cosaper la quale fosse stata messa al mondo consistesse nello svelare ciòche essa segretamente significava.


"Non so se la mamma mi domanderà cosa significa"pensò Perla.


Proprio in quel momento udì la voce della madree correndorapida come uno di quegli uccellinicomparve davanti a Hesterballandoridendoe additando l'ornamento che aveva sul petto.


"Mia piccola Perla"disse Hesterdopo un attimo disilenzio"una lettera verdee sul tuo petto infantilenonsignifica niente. Ma sai tu forsebimba miacosa significhi lalettera che tua madre è condannata a portare?".


"Sìmamma"disse la piccola. "E' una Amaiuscola. Me lo hai insegnato sul sillabario".


Hester la guardò fissa in voltoma anche se c'eraquell'espressione che aveva così spesso notato nei suoi occhinerinon poté accertare se Perla attribuisse o no qualchesignificato al simbolo. Sentiva un desiderio morboso di accertarsene.


"Bimbasai tu perché tua madre porti su di séquesta lettera?".


"Certo che lo so!" rispose Perlaguardando conintelligenza negli occhi della madre. "E' per la stessa ragioneper cui il sacerdote si tiene la mano sul cuore!".


"E che ragione sarebbe?" chiese Hesterquasi sorridendoper l'incoerenza dell'osservazione della piccolamadopo un attimodi riflessioneimpallidendo. "Cosa ha che fare la lettera conaltri cuori che non siano il mio?".


"Nomammaho detto tutto quello che so"disse Perlaparlando con più serietà del suo solito. "Chiedi aquel vecchio col quale hai appena finito di parlare! Lui forse te losaprà dire. Ma in tutta serietà e franchezzamammacarache significa quella lettera scarlatta? E perché laporti sul petto? E perché il sacerdote si tiene la mano sulcuore?".


Prese la mano della mamma tra le suee la guardò negli occhicon un candore che appariva raramente nella sua natura selvatica ecapricciosa. Hester immaginò che la piccola stesse realmentecercando di venirle incontro con infantile fiduciae che facessetutto quello che potevacon tutta l'intelligenza a sua disposizioneper stabilire un punto d'incontro e di comprensione reciproca. Questoponeva Perla in una luce inconsueta. Fino a quel momento la madrepur amando la sua bimba con tutta l'intensità d'un unicoaffettosi era sforzata d'abituarsi a non aspettarsi in cambio nulladi più della capricciosità di una brezza d'aprilechepassa il tempo in aeree capriolee ha i suoi accessi diinesplicabile furoree nei suoi momenti migliori èindiscretae vi gela più spesso di quanto non vi accarezziquando le offriate il petto; in cambio di tutte queste birichinateessa talvolta vi bacerà una gota con una specie di dubbiosatenerezzaseguendo i suoi vaghi propositie giocheràlievemente con i vostri capellie poi se ne andrà per i fattisuoilasciandovi in cuore un senso di sogno piacevole. E per di piùquesto era il giudizio che dava la madre sul carattere della piccola.Qualsiasi altro osservatore non avrebbe potuto discernere quasi altroche tratti spiacevolie ne avrebbe dato un'interpretazione menoottimistica. Ma ora si imponeva alla mente di Hester l'idea chePerlacon tutta la sua notevole precocità e intelligenzasifosse già avvicinata all'età in cui era possibilefarsene un'amicanel cui petto riversare tutti i dolori che la madreritenesse opportuno confidarlesenza irriverenze né da partedella madre né da parte della figlia. Nel piccolo caos deltemperamento di Perla si cominciavano a distinguerecome giàsi sarebbe potuto fare da tempoi saldi principi di un coraggioindomabiledi una volontà che non vacillava di fronte agliostacolidi un radicato orgoglioche avrebbe potuto esseretrasformato dall'educazione in rispetto di se stessae di un amarodisprezzo per molte cose chea un esame attentonon si sarebberoprobabilmente mostrate prive di una vena di falsità. Essasentiva pure gli affettianche se fino a ora in modo acerbo esgradevolecon lo stesso gusto dei sapori più delicati neifrutti ancora acerbe. Con tutte queste ottime qualitàpensòHesteravrebbe dovuto essere ben grande il male che aveva ereditatodalla madre se da quella specie di folletto non si fosse sviluppatauna donna di nobili sentimenti.


L'inevitabile tendenza di Perla a tornare a insistere sull'enigmadella lettera scarlatta sembrava una caratteristica innata del suoessere. Dai primi giorni della sua vita cosciente sembrava avernefatto la sua missione. Hester aveva spesso immaginato che laProvvidenza avesse formato un disegno di giustizia e di retribuzioneattribuendo alla piccola questo interessamento così marcato;ma prima di quel momento non si era mai sognata di chiedersi seconnessa a tale disegnonon ci fosse anche un'idea di misericordia edi benevolenza. Se la piccola Perla fosse accolta con fede esperanzacome messaggero spirituale non meno che come bambinaterrenanon avrebbe potuto forse essere suo compito spazzare via ildolore che albergava nel cuore della madree renderlo muto come unatombaaiutandola a soffocare la passione che una volta era statacosì violentae che ancora non era né morta néassopitama soltanto imprigionata nello stesso suo cuore come in unsepolcro?

Questi erano alcuni dei pensieri che si agitavano nella mente diHester con tanta precisione e vivezzacome se realmente qualcunoglieli avesse sussurrati all'orecchio. E per tutto questo tempo lapiccola Perla aveva tenuto la mano della madre tra le suee avevavolto in alto il visomentre poneva le sue domandeprima una voltapoi un'altrae finalmente una terza.


"Che cosa significa la letteramamma? E perché la portisu di te?

Perché il reverendo si tiene la mano sul cuore?".


"Che cosa ti devo dire?" pensò Hester. "No! Sequesto è il prezzo della confidenza della mia bambinaio nonposso pagarlo". Poi parlò ad alta voce:

"Mia sciocca Perla"disse"che razza di domande sonoqueste? Ci sono molte cose a questo mondo sulle quali i bambini nondevono fare domande. Che cosa ne so del cuore del reverendo? E quantoalla lettera scarlattala porto perché mi piacciono i suoiricami d'oro".


In tutti i sette anni che erano trascorsi dalla sua condannaHesterPrynne non era mai stata sleale al simbolo che portava sul petto. Puòdarsi che fosse il talismano di uno spirito austero e arcignoma pursempre protettoreche ora la abbandonavacome se si fosse resoconto chea dispetto della sua stretta guardia sul cuore di leiqualche nuovo male vi si era insinuatoo qualche vecchio male non neera mai stato espulso. Quanto alla piccola Perlala serietàle era già scomparsa dal volto.


Ma la piccola non credette fosse il caso di lasciar caderel'argomento. Due o tre voltenel camminare verso casae altrettantevolte durante la cenae mentre Hester la metteva a lettoe ancorauna volta quando già sembrava profondamente addormentataPerla alzò gli occhicon un lampo di cattiveria nelle pupillenere.


"Mamma"chiese"che cosa significa la letterascarlatta?".


E il mattino seguenteil primo segno che diede la bambina di essersisvegliata fu quello di alzare la testa dal guancialee di chiederel'altra cosache lei associava in modo così inesplicabilealle sue indagini sulla lettera scarlatta:

"Mamma! Mamma! Perché il reverendo si tiene la mano sulcuore?".


"Sta' zittacattiva!" rispose la madrecon un'asprezzache non si era mai permessa fino a quel giorno. "Non seccarmioti chiuderò nel ripostiglio buio!".





16.UNA PASSEGGIATA NELLA FORESTA


Hester Prynne restò ferma nel suo proposito di far conoscere aDimmesdalea rischio di qualsiasi pena presente o conseguenzafuturala vera natura dell'uomo che era penetrato furtivamente nellasua intimità. Per molti giornituttaviacercò invanol'occasione di rivolgergli la parola in una di quelle meditabondepasseggiate che lei sapeva essere sua abitudine compiere sulle costedella penisolao sulle colline boscose della campagna circostante.Non ci sarebbe certamente stato alcuno scandaloné pericoloper il sacro candore della fama del religiosose gli avesse fattovisita nel suo studiodove tanti penitenti prima d'allora si eranorecati a confessargli peccati d'un colore forse non meno fosco diquello marcato dalla lettera scarlatta.


Tuttaviao che la donna temesse la palese o latente influenza delvecchio Roger Chillingwortho che il suo cuore consapevole provassesospetto là dove nessun altro ne avrebbe sentitoo chepensasse che lei e il sacerdote avrebbero avuto bisogno d'inspirarel'aria di tutto il mondoquando avrebbero parlato insieme; per tuttequeste ragioniHester non volle incontrarlo in alcun luogo piùraccolto dell'aperta cappa del cielo.


Infineprestando le sue cure al capezzale di un ammalatodove ilreverendo Dimmesdale era stato supplicato di venire a recitare unapreghieravenne a sapere che egli era andatoil giorno primaatrovare l'apostolo Eliot (9) tra i suoi convertiti indiani.


Sarebbe ritornatocon ogni probabilità a una certa ora delpomeriggio del giorno successivo. Hester prese quindi il giorno dopocon sé la piccola Perlache era immancabilmente la compagnadi tutte le spedizioni della madreper importuna che fosse la suapresenzae s'incamminò.


La stradaquando le due viandanti ebbero attraversato la penisolafino a raggiungere la terrafermadivenne poco più che unsentieroche si snodava inoltrandosi nei misteri della forestaprimeva. Essa anzi lo contornava così da vicinoe si ergevatanto nera e folta sui suoi marginirivelando alla sommitàsquarci di cielo così rari e frastagliati chenella fantasiadi Hesterprese a simboleggiare singolarmente la selvatichezzamorale che per tanto tempo l'aveva circondata. La giornata era gelidae scura. In cielo si estendeva un grigio velario di nubichetuttavia una leggera brezza faceva muovere lentamentedi modo che unraggio di sole appariva ogni tanto lungo il sentiero a illuminarlocol solitario gioco dei suoi barbagli. Questa sfuggevole gaiezzaappariva sempre in fondo a un prospetto nella foresta. La lucegiocosaanche se non molto giocosa nella dominante tristezza epensosità della giornata e del panoramasi ritiravaall'avanzarsi delle due donnelasciando tanto più scuri ipunti nei quali aveva danzatoquanto più esse avevano speratodi trovarli illuminati.


"Mamma"disse la piccola Perla"la luce del sole nonti ama.


Corre via a nascondersi perché ha paura di qualcosa che haisul petto. Guarda! Eccola lì che brilla poco lontana! Sta' quifermae fammi andare a prenderla. Io sono soltanto una bambinaenon mi sfuggiràperché ancora non ho nulla sulpetto!".


"E non l'avrai maibimba miaio spero"disse Hester.


"E perché nomamma?" chiese Perlaarrestandosi dicolpoproprio appena si era messa a correre. "Non verràda séappena sarò una donna grande?".


"Corri viapiccola"rispose la madre"e prendi laluce del sole! Presto sarà scomparsa".


Perla si avviò a gran passie Hester sorrise vedendolaprendere realmente il raggio di solee restarci immersa ridendotutta illuminata dal suo splendoree scintillante per l'eccitazionedella corsa. La luce circondava la bimba solitariacome se provassegioia di averla come compagna di giocofinché la madre non lesi fu avvicinata tanto da essere sul margine del circolo magico.


"Ma ora se ne andrà"disse Perlascuotendo ilcapo.


"Guarda!" rispose Hester sorridendo; "basteràche io tenda la mano per prenderla".


Appena cercò di farloil sole sparì ea giudicaredalla lieta espressione che attraversò i lineamenti di Perlala madre avrebbe detto che la piccola lo avesse assorbito dentro diséper restituirlo poinel suo procedere sul sentieroquando si fosse inoltrata in qualche oscuro recesso. Non c'eracaratteristica nel temperamento di Perla che la colpisse con quelsenso di vigore e di energia latente come questa immancabileallegria: non era certo ammalata di quella tristezza che quasi tuttii bambinidi questi tempiereditanoassieme alla scrofoladallepreoccupazioni dei loro progenitori. Forse era anche questa unamalattiao non si trattava d'altro che del riflesso della selvaggiaenergia con cui Hester aveva lottato contro le sue sventure primadella nascita di Perla. Certoera un discutibile pregioche davaall'umore della piccola una vernice dura e metallica. Essa avevabisognocome molti altri l'hanno per tutta la vitadi un dolore chela colpisse nell'intimorendendola così umana e capace dicomprensione. Ma per la piccola Perla c'era ancora abbastanza tempo.


"Vienipiccola mia!" disse Hesterguardandosi intorno dalluogo dove Perla se ne era stata a farsi illuminare dal sole"staremo sedute nel bosco per un po'e ci riposeremo".


"Io non sono stancamamma"replicò la bambina. "Matu puoi sedertise intanto mi racconti una storia".


"Una storiafigliola!" disse Hester. "E che storia?".


"Ohuna delle storie sull'Uomo Nero"rispose Perlaafferrando la sottana della madree fissandone il volto con unosguardo un po' serio e un po' ironico. "Perché infesta ilboscocon un libro sotto il braccioun grosso libro pesanteconborchie di ferro; e come se ne vada in giroquesto brutto Uomo Nerooffrendo il libro e una penna di ferro a chiunque lo incontri tra glialberie quello deve scrivere il suo nome col sanguepoi lui metteil suo marchio sul loro petto! Hai mai incontrato l'Uomo Neromamma?".


"E chi ti ha raccontato questa storiaPerla?" chiese lamadrericonoscendo una superstiziosa leggenda abbastanza diffusa inquell'epoca.


"E' stata quella vecchia signoraall'angolo del caminettoinquella casa dove hai vegliato la notte scorsa"disse la bimba.


"Ma credeva che dormissi mentre la raccontava. Diceva chemigliaia e migliaia di persone l'hanno incontrato quie hannoscritto sul libro i loro nomie hanno il suo marchio su di loro. Equella vecchia dal caratteracciola signora Hibbinsera una diloro. Emammala vecchia ha detto che questa lettera scarlatta èil marchio dell'Uomo Nero su di tee che brilla come una fiammarossastra quando gli vai incontro a mezzanottequi nel fondo delbosco.


E' veromamma? E lo vai a incontrare proprio di notte?".


"Ti sei mai svegliata senza trovarmi accanto a te?" chieseHester.


"Che io mi ricordino"disse la bimba; "ma se haipaura di lasciarmi sola a casa potresti portarmi con te. Ci verreimolto volentieri. Mamammadimmiti prego! Esiste l'Uomo Nero? Elo hai mai incontrato? E questo è il suo marchio?".


"Mi lascerai in pacese te lo dirò?" chiese lamadre.


"Sìse mi dici tutto"rispose Perla.


"Una volta nella mia vita incontrai l'Uomo Nero!" disse lamadre.


"Questa lettera scarlatta è il suo segno".


Così chiacchierandosi erano addentrate abbastanza nel boscoda essere al riparo dagli sguardi indiscreti di chiunque venisse apassare per caso lungo il sentiero attraverso la foresta. Quisedettero su un grosso mucchio di borraccina che in qualche tempo delsecolo precedente era stato un pino gigantescocon le radici e iltronco nell'ombra accogliente; e la chioma esposta all'atmosfera. Erauna valletta quella dove s'erano sedutecon un pendio cosparso difoglie che si elevava dolcemente da ambo i lati e con un ruscellettoche scorreva nel mezzosu un letto di foglie sommerse. Gli alberisovrastanti avevano lasciato cadere di quando in quando grossi ramiche ne intralciavano il corsodisseminandolo di rapide e di oscuritrabocchettimentre nei suoi tratti più rapidi e vivaci siscorgeva un fondo di ciottoli e di scura sabbia lucente. Seguendo lacorrente con lo sguardose ne potevano scorgere i riflessi a qualchedistanzanella forestama presto se ne perdevano le tracce tra ilgroviglio dei tronchi e del sottoboscoe le grosse rocce coperte digrigi licheni disseminate qua e là. Tutti questi alberigiganteschi e questi macigni di granito sembravano indaffarati acelare misteriosamente il corso del ruscellettotemendo forse chenella sua inarrestabile loquacitàesso non dovesse sussurrarerivelazioni al cuore della vecchia foresta dalla quale sgorgavaonon rispecchiasse i suoi segreti sulla piana superficie di unostagno.


Certonel suo faticoso avanzarela corrente non cessava d'emettereun balbettìocortesetranquillosereno come quello di unbambino che trascorra l'infanzia senza allegriae non sappia comeessere felice circondato da tristi conoscenti e da eventi pienid'oscuro dolore.


"Ohruscellettoo sciocco e noioso ruscelletto!" gridòPerladopo averne ascoltato il chiacchiericcio per qualche attimo.


"Perché sei così triste? Fatti coraggioe nonstartene sempre lì a sospirare e a mormorare!".


Ma il ruscellonel corso della sua minuscola vita tra gli alberidella forestaaveva avuto delle esperienze così solenni chenon poteva fare a meno di parlarnee pareva non avesse altro dadire.


Perla rassomigliava al ruscelloperché altrettanto misteriosaera la sorgente dalla quale scaturiva la corrente della sua vitacheaveva attraversato rive non meno adombrate di tristezza. Maadifferenza del piccolo corso d'acqualei danzava e brillavaepercorreva con brio il suo cammino.


"Che cosa dice questo triste ruscellettomamma?" vollesapere la bimba.


"Se tu avessi un dolore interioreil ruscello te ne potrebbeparlare"rispose sua madre"proprio come ora parla a medel mio.


Ma oraPerlasento dei passi lungo il sentieroe il rumore diqualcuno che scosta i rami. Preferirei che tu te ne stessi a giocareper conto tuoe mi lasciassi parlare con la persona che stavenendo".


"E' l'Uomo Nero?" chiese Perla.


"Vuoi andartene a giocarebimba?" ripeté la madre."Non ti allontanare troppoperò. E sii pronta a venireappena ti chiamo".


"Sìmamma"rispose Perla. "Ma se èl'Uomo Neromi lascerai stare un momentoperché possavederlocol suo librone sotto il braccio?".


"Vaistupidina!" disse la madre con impazienza. "Nonè affatto l'Uomo Nero! Puoi vederlooratra gli alberi. E'il sacerdote!".


"E' proprio lui! " fece la bambina. "Emammaha lamano sul cuore? E' perchéquando ha scritto il suo nome sullibroI'Uomo Nero lo ha segnato sul petto? Ma perché nonporta il marchio sul vestitocome fai tumamma?".


"Vattene ora bambinae mi potrai annoiare a tuo piacereun'altra volta"gridò Hester Prynne. "Ma non tiallontanare. Resta in un punto dove tu possa udire lo sciacquio delruscello".


La bimba se ne andò canterellandoseguendo la corrente delrigagnoloe cercando di accompagnare il suo tono malinconico con unacadenza più allegra. Ma il ruscelletto non si lasciavaconsolaree continuava a raccontare l'inintelligibile segreto diqualche lugubre mistero che aveva luogoo forse lamentandoprofeticamente qualcosa che ancora doveva accaderesotto la voltadella triste boscaglia. Allora Perlache già nella suapiccola vita aveva avuto abbastanza ombredecise di troncare ognirapporto col mesto corso d'acqua. Si mise quindi a raccogliereviolette e anemoni di boscoe le scarlatte aquilegie che crescevanotra i crepacci di una roccia scoscesa.


Appena il suo folletto si fu allontanatoHester Prynne fece un passoo due verso il sentiero che si addentrava nella forestasenza uscireperò dall'ombra scura degli alberi. Vide avanzare il sacerdotetutto solo lungo il sentierosorretto da un bastone che si eratagliato strada facendo. Aveva un aspetto malaticcio e debolee lasua espressione tradiva una snervata disperazioneche mai gli si erastampata così chiaramente in volto nelle sue passeggiatecittadinené in alcun'altra occasione nella quale potessetemere d'esser visto. Ora però la si scorgeva in tutta la suadolorosa interezzain quest'oscuro isolamento della foresta che diper sé sarebbe stato una prova abbastanza dura per qualsiasitemperamento. C'era un abbandono nella sua andaturacome se nonavesse visto alcuna ragione di fare un passo in avantio mai neavesse provato alcun desiderioma sarebbe stato lietose potevaesser lieto di qualcosadi lasciarsi cadere sulle radici del primoalberoe di giacere là passivamente per sempre. Le foglieavrebbero potuto accumularsi su di luie il terreno lo avrebberivestito gradualmente fino a formare una collinetta sulla suapersonasenza tener conto del fatto che ci fosse vita o no. La morteera qualcosa di troppo preciso per essere desiderata o evitata.


Agli occhi di Hesteril reverendo Dimmesdale non mostrava alcunsintomo di sofferenza acuta e realeeccetto quelloche Perla avevanotatodi tenersi la mano sul cuore.



17.IL PASTORE E LA SUA PARROCCHIANA


Per quanto lentamente camminasse l'ecclesiasticoera giàquasi scomparso quando Hester riuscì a raccogliere abbastanzavoce da richiamare l'attenzione. Alla fine ci riuscì.


"Arthur Dimmesdale!" disse leiprima pianopoi con vocepiù forte ma rauca"Arthur Dimmesdale!".


"Chi mi chiama?" rispose l'ecclesiastico.


Rientrato rapidamente in séassunse un atteggiamento piùerettocome un uomo sorpreso in uno stato nel quale non ami esserevisto.


Volti ansiosamente gli occhi dalla parte donde proveniva la vocescorse una forma indistinta tra gli alberivestita d'abiti cosìseverie così poco distinta dalla luce del crepuscolo nelquale il cielo rannuvolato e il denso fogliame avevano trasformato illuminoso pomeriggioche non si rese conto se fosse un essere umano ouna larva. Forse il sentiero della sua vita era infestato in modotale da uno spettro che non mancava di affacciarsi tra i suoipensieri.


Avanzò di un passoe riuscì a discernere la letterascarlatta.


"Hester! Hester Prynne!" disse; "sei tu? Sei tu incarne e ossa?".


"Proprio così"rispose lei"e vivase vitasi può chiamare quella che ho trascorso in questi sette anni!E tuArthur Dimmesdaleanche tu vivi ancora?".


Non c'era da stupirsi che si ponessero domande del genere sulla realeesistenza reciprocae dubitassero addirittura della propria. Tantostrano era il loro incontro nel folto della boscagliada somigliareal primo riconoscersi nell'oltretomba di due spiriti che avesseroavuto un'intima connessione nella loro vita precedentema che ora sene stessero immobili e spaventati l'uno dell'altronon ancoraabituati al loro nuovo statoe non abituati alla compagnia d'altriesseri disincarnati. Entrambi fantasmied entrambi spaventatidell'altro fantasma. Allo stesso modo avevano paura di se stessiperché tornava alla loro memorianel momento della crisilacoscienza del passatorivelando ai singoli cuori la loro storia e leloro esperienzecome la vita evita sempre di faretranne che inquesti istanti d'angoscia.


L'anima scorgeva il suo volto nello specchio dell'attimo fuggente.


Fu con timore e con un tremito eper così direcon una lentae riluttante sensazione di necessitàche Arthur Dimmesdaletese la manogelida come la morte a sfiorare quellagelidaanch'essadi Hester Prynne. Il contattofreddo com'eratolseall'incontro quel che aveva di più angoscioso. Ora essi sisentivano nuovamente se stessi eper lo menoabitanti di uno stessomondo.


Senza che un'altra sola parola venisse pronunciatae senza che l'unoo l'altra guidassero il compagnoma con una tacita intesaessi siavviarono verso l'ombra dei boschidalla quale Hester era emersaesedettero su quel mucchio di borraccina dove la donna si eraintrattenuta con Perla poco prima. Quando trovarono la voce perparlareprima fu soltanto per rivolgersi osservazioni e domande comeavrebbero potuto fare due conoscenti qualunquesul cielo copertosulla minaccia di tempesta e infine sul reciproco stato di salute.Così proseguironosenza precipitazionema passo per passoesi addentrarono negli argomenti che stavano loro piùprofondamente a cuore. Da tanto tempo divisi dal fato e dallecircostanzeavevano bisogno di qualcosa di leggero e d'occasionalesu cui discorrereprima di aprire le porte alla confidenza affinchéi loro pensieri reali potessero varcare la soglia.


Dopo un po'l'ecclesiastico fissò gli occhi in quelli diHester Prynne.


"Hester"disse"hai trovato la pace?".


Lei sorrise mestamentee si contemplò il petto.


"E tul'hai trovata?" domandò.


"Nononient'altro che disperazione!" rispose lui. "Checos'altro potrei cercareessendo quello che sonoe facendo la vitache faccio? Se fossi un ateoun uomo privo di coscienzaundisgraziatopreda di istinti rozzi e brutaliavrei trovato da tempola tranquillità. Nonon solo questonon l'avrei mai neppureperduta! Ma essendo la mia anima quella che èe possedendotutte quelle buone disposizioni che aveva alle originitutti imigliori doni di Dio si sono trasformati in veicoli di torturaspirituale. Hestersono disperato!".


"La gente ti venera"disse Hester"ed è certoche tu fai loro del bene. Questo non ti dà alcun conforto?".


"Mi fa disperare maggiormenteHester! Soltanto disperare!"rispose l'ecclesiastico con un amaro sorriso. "E quanto al beneche sembra che io faccianon ho fede in esso. Non può essereun'ingannevole illusione. Cosa può fare un'anima rovinata comela mia per la redenzione delle altre anime? Come puòcontribuire uno spirito corrotto alla purificazione del prossimo? Ela venerazione della gentequanto sarebbe meglio che si volgesse inscherno e in odio! Puoi forse considerare una consolazioneHesterche io debba stare sul pulpitoe vedere tanti occhi fissi sul miovoltocome se ne irradiasse la luce del cieloche io debbaosservare il mio gregge assetato di verità sorbire le mieparole come se parlasse la lingua della Pentecostee che poi io siacostretto a guardarmi dentroe discernere la nera realtà diciò che esso idolatra? Ho risocon cuore amaro e pienod'angosciadel contrasto tra ciò che sembro e ciò chesono! E anche Satana ne ride!".


"In questo t'inganni"disse dolcemente Hester. "Tisei pentito profondamente e amaramente. Il tuo peccato l'hai lasciatodietro di tein quei giorni trascorsi da tempo. La tua vita presentenon è meno santain tutta veritàdi quel che appareagli occhi della gente. Forse che non è autentica unapenitenza sigillata e garantita dalle buone opere? E perchénon dovrebbe darti la pace?".


"NoHesterno!" replicò l'ecclesiastico. "Nonc'è nulla di sostanziale in questo. Ciò è freddoe mortoe non può fare nulla per me. Penene ho avute tantema penitenza non ne ho mai fatta.


Da tempoaltrimentiavrei gettato lontano da me questi abiti difalsa santitàe mi sarei mostrato al mio prossimo come essomi vedrà nel giorno del giudizio. Felice teHesterche portiapertamente sul petto la tua lettera scarlatta! La mia brucia insegreto! Tu non puoi capire che sollievo sia per medopo il tormentodi un inganno durato sette annipoter guardare un volto che miriconosca per quel che sono! Se avessi un solo amicoo fosse ancheil mio peggior nemicoal qualestanco delle lodi degli altriuominipotessi confidarmi quotidianamente e farmi riconoscere perl'ultimo dei peccatoricredo che la mia anima potrebbe riuscire asopravvivere. Mi basterebbe questo minimo di verità! Ma oratutto è falsitàtutto vuototutto è morte!".


Hester Prynne lo guardò fissoma esitò prima diparlare. Tuttavia lo scoppio delle emozioni represse da tanto tempoera stato così violentoe le parole di lui le offrivano ildestro di comunicargli ciò che era venuta per dire. Vinse isuoi timorie disse:

"Un amico come quello che or ora ti auguravicon il qualepiangere sul tuo peccatotu lo hai in meche sono stata tuacompagna nel commetterlo!". Ancora esitòma alla fineriuscì a proseguire non senza sforzo. "Da molto tempo haiun nemicoe abiti con luisotto lo stesso tetto!".


L'ecclesiastico balzò in piediansandoe stringendosi lemani al cuorecome se avesse voluto strapparselo dal petto.


"Ahcosa dici?" gridò. "Un nemico? E sotto ilmio stesso tetto!

Di chi vuoi parlare?".


Hester Prynne si rendeva pienamente conto soltanto ora del gravetorto di cui si era resa responsabile verso 1o sventurato lasciandoloper tanti annio anche per un momento soloalla mercé delsolo essere i cui intenti non potevano essere che malefici. La stessaprossimità fisica del suo nemicosotto qualsiasi maschera sicelassebastava a disturbare la sfera magnetica di una creaturasensibile come Arthur Dimmesdale. C'era stato un tempo in cui HesterPrynne s'era resa meno conto di questo fattoo forsenellamisantropia causata dalle proprie difficoltàaveva lasciatoche il sacerdote portasse il fardello di un destino che lei forses'immaginava più sopportabile. Ma da pochi giornidallaveglia notturna in poitutte le sue apprensioni nei confrontidell'uomo si erano rinvigorite. Non aveva più dubbi che lacontinua presenza di Roger Chillingworthil segreto veleno della suamalvagità che contaminava l'aria attorno a luie la suaingerenza autorizzatanella sua qualità di mediconelleinfermità fisiche e spirituali del sacerdoteche tutte questecattive occasioniinsommafossero rivolte a un fine crudele. Peropera lorola coscienza del paziente era stata mantenuta in statod'irritazioneil cui scopo non era di lenire le sofferenze delsacerdotema di sconvolgere e corrompere il suo spirito. Ilrisultatosu questa terranon poteva non essere la pazziae inseguito sarebbe stato quell'eterno allontanamento dal Giusto e dalVerodel quale la pazzia è forse il simbolo terreno.


Questa era la rovina che lei aveva causato all'uomo un tempo ma noperché non dirlo? - ancora tanto appassionatamente amato!

Hester sentiva che il sacrificio della reputazionedell'ecclesiasticoe la morte stessacome aveva già detto aRoger Chillingworthsarebbero stati infinitamente preferibili alpartito che lei si era presa la responsabilità di scegliere. Eanche orapiuttosto che dover confessare questa grave colpaavrebbepreferito gettarsi distesa sulle foglie della forestae morire aipiedi di Arthur Dimmesdale.


"OhArthur"gridò"perdonami! In ogni altracosami sono sforzata di essere sincera! La sincerità era lasola virtù alla quale mi potessi aggrapparee alla quale misia aggrappataattraverso ogni provatranne quando il tuo benelatua vitala tua reputazione sono stati messi in gioco! Soltantoallora ho consentito a una menzogna. Ma un inganno non è maicosa buonaanche se all'estremità opposta minacci la morte!Non capisci ciò che voglio dire? Quel vecchio... il medico...quello che chiamano Roger Chillingworth... era mio marito!".


L'ecclesiastico la guardò fisso per un istantecon tuttaquella violenza della passione chemista in varie forme a tutte lesue qualità più elevatepiù pure e piùdolcierain realtàla parte di lui sulla quale il demonioreclamava maggiori dirittie per mezzo della quale cercava disopraffare le altre. Mai si vide un cipiglio più bieco o piùferoce di quello che Hester ora dovette affrontare. Per l'attimo cheduròfu un'oscura trasfigurazione. Ma il suo animo era statocosì indebolito dalla sofferenzache anche i suoi istinti piùbassi erano incapaci di sostenere una lotta di lunga durata. Eglicadde al suoloe si nascose il volto tra le mani.


"Avrei dovuto saperlo!" mormorò. "Lo sapevo!Forse che il segreto non s'era svelato a me nella repulsione naturaledel mio cuorela prima volta che lo vidie tutte le volte che daallora in poi l'ho visto? Perché non ho capito? OhHesterPrynnetutu ti rendi ben poco conto dell'orrore di tutto questo! Ela vergogna!

L'indelicatezza! La spaventevole malvagità di esporre un cuoremalato e colpevole proprio a quell'occhio che si sarebbe rallegrato atale vista! Donnadonnadi tutto questo è tua la colpa! Nonposso perdonarti!".


"Devi perdonarmi!" gridò Hestergettandosi sullefoglie morteaccanto a lui. "Sarà Dio a giudicare e apunire! Tu devi perdonare!".


Con tenerezza disperata e improvvisa lei lo abbracciòe posela testa di lui sul suo senosenza preoccuparsi che il voltodell'uomo si trovasse contro la lettera scarlatta. Egli avrebbevoluto liberarsima si sforzò invano. Hester non lo volevalasciareperché egli non la fissasse severamente in volto.Tutto il mondo l'aveva disprezzatasette lunghi anni di disprezzoper questa povera donna solitariae lei aveva sopportato tuttosenza mai abbassare gli occhi fermi e tristi. Il cielopurel'avevacondannatae lei non era morta. Ma il disprezzo di quell'uomopallidodebole e ferito dal doloreHester non avrebbe potutosopportarlo mai nella sua vita!

"Mi perdoni?" ripeté ancora più volte. "Nonmi disprezzi? Mi perdoni?".


"Io ti perdonoHester"rispose l'ecclesiastico dopoqualche istantesospirando profondamentecome da un abisso ditristezzama senza ira. "Ti perdono di tutto cuore. Possa Dioperdonarci entrambi! Hesternoi non siamo i peggiori peccatori checi siano al mondo. Ce n'è uno che è ancora piùinfame del sacerdote impuro!

La vendetta di quel vecchio è stata più nera del miopeccato. Ha violatoa sangue freddola santità di un cuoreumano. Io e teHesternon abbiamo mai fatto nulla di simile!".


"Maimai!" sussurrò la donna. "Quel chefacemmo aveva una sua consacrazioneo almeno così noisentivamo! Ce lo dicemmo l'un l'altro. L'hai forse dimenticato?".


"TaciHester"disse Arthur Dimmesdalealzandosi daterra. "Noio non l'ho dimenticato!".


Di nuovo sedetteroa fianco a fiancola mano stretta nella manosul tronco muscoso dell'albero caduto. La vita non aveva mai datoloro istante più triste: quello era il punto al quale pertanto tempo si erano diretti i loro sentieridiventando sempre piùscuri col loro progredire - e tuttavia c'era in quell'attimo unfascino che faceva sì che essi vi si adagiasseroechiedessero che durasse ancoraancoraancora. La foresta che licircondava era oscurae gemeva d'una raffica di vento chel'attraversava. I rami stormivano pesantemente sul loro capomentreun vecchio albero maestoso si lamentava con un altrocome se glinarrasse la triste storia della coppia che sedeva ai suoi piediocercasse di presagire il male futuro.


Eppure indugiavano. Come sembrava triste il sentiero che riportava incittàdove Hester Prynne avrebbe dovuto riprendere ilfardello della sua vergognae l'ecclesiastico la vuota menzognadella sua buona reputazione! Così si attardarono ancora unmomento. Nessuna luce dorata era mai stata più preziosadell'oscurità della buia foresta. Quivista solo dagli occhidi luila lettera scarlatta non bruciava più il petto delladonna adultera! Quivisto solo dagli occhi di leiArthurDimmesdalefalso di fronte a Dio e agli uominipoteva esseresincero per un istante!

Egli trasalì a un'idea che gli venne improvvisamente.


"Hester!" gridò. "Ecco una nuova cosaterribile! Roger Chillingworth sa che vuoi rivelare la sua veranatura. Continuerà allora a mantenere il nostro segreto? Qualesarà la nuova forma della sua vendetta?".


"C'è una strana segretezza nella sua natura"replicò pensosa Hester"e credo risalga alle pratichenascoste della sua vendetta. Non mi sembraperòprobabileche tradisca il suo segreto. Certamente egli cercherà altrimezzi per riuscire a saziare la sua oscura passione".


"E io! Come potrò continuare a vivere respirando lastessa aria di questo mio mortale nemico?" esclamò ArthurDimmesdalestringendosi nelle spallee premendosi nervosamente lamano sul cuorecon un gesto che ormai gli era divenuto cosìnaturale da essere involontario. "Pensa tu per meHester! Tusei forte.


Risolvi il mio problema!".


"Non devi più vivere a contatto di quell'uomo"disse Hestercon lentezza e con decisione. "I moti del tuocuore non devono più essere spiati da quell'occhio malefico".


"Sarebbe peggio della morte!" disse l'ecclesiastico. "Macom'è possibile evitarlo? Che soluzione mi resta? Devo restarea giacere su queste foglie avvizzitedove mi gettai quando midicesti chi era? Devo abbandonarmi quie morire` subito?".


"Ahiméche sciagura t'ha colpito!" fece Hesterconle lacrime agli occhi. "Morirai dunque di debolezza? Non ce n'èaltra ragione!".


"Il giudizio di Dio pesa su di me"rispose il sacerdotetormentato dalla propria coscienza. "Ed è troppo potenteperché io possa lottare contro di esso!".


"Il cielo sarebbe misericordioso"ribatté Hester"se tu avessi la forza di trarne profitto".


"Abbi tu forza per me!" rispose l'uomo. "Dimmi tu chedevo fare".


"Ma dunque il mondo è così piccolo?" esclamòHester Prynnefissando i suoi occhi profondi in quelli delsacerdoteed esercitando istintivamente una specie di poteremagnetico su uno spirito così sconvolto e prostrato che astento si manteneva padrone di sé. "Forse l'universo sitrova tutto entro i confini di quella cittàche solo pocotempo fa non era che un deserto ricoperto di foglie secchesolitariocome quello che ci circonda?

Dove conduce quel sentiero? Ritorna alla coloniatu dici! Sìma si inoltra anche nella foresta! Più avanti vae piùsi perde nella selvae il suo tracciato si fa sempre piùconfuso; fino a chea qualche miglio di quile foglie gialle nonrecano più traccia del passaggio dell'uomo bianco! Làsi è liberi! Un viaggio tanto breve ti porterebbe da un mondonel quale sei il più sventurato degli uomini a un altro nelquale potresti ancora essere felice! Non c'è abbastanza ombrain questa sconfinata foresta per celare il tuo cuore agli sguardi diRoger Chillingworth?".


"SìHesterma soltanto sotto le foglie cadute!"rispose il sacerdotecon un triste sorriso.


"Allora resta anche l'ampia strada del mare!" continuòHester.


"Essa ti ha condotto qui. Se così vuoiessa tiricondurrà indietro. Nel nostro paese d'origineo in qualchevillaggio sperduto nella campagnao nell'immensa Londrao forseanche in Germaniain Francianella bella Italiatu sfuggiresti alsuo potere e ai suoi segreti! E tuche hai a che fare con questiuomini di ferro e con le loro opinioni? E' già da troppo tempoche tengono in catene la parte migliore di te!".


"E' impossibile!" rispose l'ecclesiasticoascoltandolacome se lei gli si fosse rivolta per realizzare un sogno. "Non èin mio potere partire di qui. Sventurato e peccatore come sonononho mai avuto altro pensiero che di tirare avanti la mia esistenzaterrena nella sfera dove la Provvidenza ha voluto mettermi. Perquanto l'anima mia sia perdutacontinuerò a fare ciòche posso per le anime degli altri! Non ho il coraggio di abbandonareil mio postopur essendo una sentinella infedelela cui sicuraricompensa sarà la morte e il disonoreil giorno in cui lasua lugubre vigilia giungerà alla fine!".


"Tu sei crollato sotto il peso di sette anni di sventura"replicò Hesterfermamente risolta a sostenerlo col fervoredella sua energia. "Ma tutto questo devi lasciartelo dietro lespalle! Non devi trovartelo tra i piedi a ogni passonell'attraversare la forestané lo stiverai sulla navesepreferisci passare il mare.


Lascia il naufragio e la rovina qui dove sono stati generati. Noncrucciartene più! Ricomincia tutto dall'inizio! Forse che ilcattivo esito di questa prova ti ha privato di ogni altrapossibilità? Niente affatto! Il futuro è ancora pienodi prove e di successi. C'è felicità da goderee beneda fare! Cambia la falsa esistenza che conduci con una vera vita! Seil tuo spirito ti spinge a dedicarti a questa missionesii ilmaestro e l'apostolo dei pellirosse. Ose il tuo temperamento tiporta piuttosto a questosii uno studioso e un saggio tra i piùsapienti e rinomati del mondo della scienza. Predica! Scrivi!

Agisci! Fa' qualcosa che non sia gettarti a terra e morire!

Abbandona questo nome di Arthur Dimmesdalee trovane un altrounnome che abbia prestigioperché tu lo possa portare senzatimore né vergogna. Perché dovresti logorarti ancorasia pure un sol giorno nei tormenti che ti hanno attanagliato lavita? Che ti hanno reso incapace di fare e di volere? Che non tilasceranno neppure la forza di pentirti? Alzatie avanti!".


"OhHester"gridò Arthur Dimmesdalenei cui occhiun lampo d'energiaacceso dall'entusiasmo della donnabrillòun attimo prima di spegnersi"tu dici di correre a un uomo alquale si piegano le ginocchia! Io devo morire qui! Non mi restano néla forza né il coraggio di addentrarmi da solo nel vastomondoestraneo e difficile".


Era l'ultima espressione dello sconforto di un'anima distrutta.


Gli mancavano le energie di afferrare la sorte migliore che sembravaessere a portata della sua mano.


Egli ripeté quella parola:

"SoloHester!".


"Non andrai solo!" rispose lei in un bisbiglio.


Alloratutto fu detto!




18.UNO SQUARCIO Dl LUCE


Arthur Dimmesdale fissò il volto di Hester con uno sguardo nelquale si mostravano certamente gioia e speranzama frammiste allapaurae a una specie di orrore per la sua audaciache le avevafatto dire chiaramente ciò che egli aveva vagamente accennatosenza tuttavia osare di parlarne.


Ma Hester Prynnedonna di carattere naturalmente attivo ecoraggiosoe che per un periodo così lungo era stataallontanataanzibandita dalla societàsi era abituata a unorizzonte di pensiero talmente vasto da essere del tutto estraneoall'ecclesiastico. Lei aveva vagatosenza regola né guidainun abbandono morale così vastoombroso e intricatocome laforesta selvaggia nell'oscurità della quale essi tenevano oraun colloquio che avrebbe deciso del loro futuro. L'intelletto e ilcuore di Hester vivevanoper così direin zone disabitatenelle quali lei vagava con la stessa libertà dell'indianoselvaggio nelle sue foreste. Da anni ormai osservava le istituzioniumanee tutto ciò che preti e legislatori avevano stabilitoda questo remoto punto d'osservazionecriticando tutto con unrispetto di poco superiore a quello che l'indiano proverebbe per lastola ecclesiasticala toga dei giudicila gognail patiboloilfocolare o la chiesa.


Il suo destino e gli eventi l'avevano resa libera. La letterascarlatta era il suo passaporto per regioni nelle quali altre donnenon osavano avventurarsi. La vergognala disperazionelasolitudine! Questi erano stati i suoi maestriseveri e crudeliedessi l'avevano resa fortema l'avevano anche condotta molto fuoristrada.


Il sacerdoted'altrondenon aveva mai vissuto un'esperienza capacedi condurlo di là dai limiti delle leggi accettate dai piùanche sein un solo casoaveva trasgredito una tra le piùsacre di esse. Ma questo era stato un peccato di passionenon diprincipioe neppure di intenzione. Da quello sventurato istanteaveva osservato con morbosa attenzionenon i suoi attiche non eradifficile controllarema ogni suo sospiro d'emozionee ogni suopensiero. Al vertice del sistema socialepoiché tale era ilposto del clero in quell'epocaegli era tanto più inceppatodalle sue regoledai suoi principi e dai suoi stessi pregiudizi.Come sacerdotela natura della sua professione lo rendevainevitabilmente più legato a essi. Come uomo che aveva unavolta peccatoma che manteneva viva e penosamente sensibile lapropria coscienza tormentando una ferita non ancora rimarginatalosi poteva ritenere più sicuro entro i confini della virtùche se non avesse peccato affatto.


Ci sembra quindi cheper quel che riguarda Hester Prynnetutti isette anni di bando e d'ignominia non fossero stati altro che untirocinio in vista dell'ora presente. Ma Arthur Dimmesdale! Se unuomo come lui fosse caduto ancora una voltaquale scusa si sarebbepotuto addurrequale circostanza attenuante del suo crimine?Nessunaanche volendo riconoscere che la sua resistenza era stataspezzata da lunghe e raffinate sofferenze; che la sua mente eraoscurata e confusa dallo stesso rimorso che la tormentava; chetrala fuga come reo confessoe la permanenza come un ipocritadifficilmente la sua coscienza gli avrebbe potuto additare da qualeparte far pendere la bilancia; che era umano evitare il pericolodella morte e dell'infamiae le inscrutabili macchinazioni di unnemico; cheinfinea questo povero pellegrinodebolemalato edegno di compassione; su un sentiero triste e desertoappariva oraun raggio d'affetto e di comprensione umanauna nuova vitae unavita veraal posto della pesante condanna che espiava di giorno ingiorno. Ea dire la nuda e triste veritàlo squarcioprodotto dalla colpa nell'anima degli uomini non si cicatrizza mainella loro vita terrena. Lo si può sorvegliare e tenere alriparoperché il nemico non si apra di nuovo la strada aforza nella cittadellae non possain uno dei suoi successiviassaltiscegliere altra strada da quella già percorsa unavolta con successo. Ma resta il muro in rovinaaccanto al quale siscorgono le tracce furtive del nemico che vuol rinnovare il suoindimenticato trionfo.


La lottase lotta ci funon merita d'essere descritta. Basti sapereche il sacerdote decise di fuggiree non da solo.


"Senei sette anni che sono passati"pensò"potessi ricordare un solo attimo di pace o di speranzaresisterei ancoraper quel pegno della divina misericordia. Ma orapoiché io sono condannato senza remissioneperché nondovrei accettare il conforto offerto al reo prima dell'esecuzione?D'altro cantose questo è il sentiero che conduce a una vitamigliorecome Hester vorrebbe farmi crederecertamenteseguendolonon abbandono alcuna prospettiva più vantaggiosa. Non possoneppure continuare a vivere diviso da leitanto è forte nelsostenermitanto è dolce nel confortarmi! O Tu al quale nonoso levare gli occhivorrai Tu ancora perdonarmi?".


"Partirai!" disse Hester tranquillamentequando egliincontrò il suo sguardo.


Presa la decisioneuna fiamma di insolita gioia diffuse il suotremulo splendore sul dolore che albergava nel suo petto. Eral'effetto eccitantesu un prigioniero appena sfuggito alla segretadel suo cuoredel respirare l'aria libera e selvaggia di una regionenon ancora civilizzatané convertitané soggetta alleleggi degli uomini. Il suo spirito sorseper così direconun balzoe giunse a vedere il cielo più da vicino di quantomai avesse fatto in tutti gli anni nei quali la sventura lo avevatrattenuto a strisciare sulla superficie della terra. Carattereprofondamente religiosonon poté evitare di esprimersi conuna sfumatura di pietismo.


"Provo ancora la gioia?" gridòmeravigliandosi dise stesso.


"Credevo che ne fosse morto in me il germe stesso! OhHestertu sei il mio buon angelo! Mi pare d'essermi gettato sulle foglie diquesta forestamalatocorrotto dal peccato e intristito dal doloree di essermi rialzato rigeneratocon nuove forze per glorificare Dioper la Sua misericordia! Questa è già la mia vitamigliore! Perché non l'abbiamo trovata prima?".


"Non guardiamoci indietro"rispose Hester Prynne. "Ilpassato è passato! A che scopo dovremmo pensarci ora? Guarda!Con questo simbololo distruggo tuttoe lo rendo come se non fossemai stato!".


Così dicendoaprì il fermaglio che le tratteneva alpetto la lettera scarlattae la gettò via tra le fogliesecche. Il marchio misterioso brillò sulla sponda delruscellodalla loro parte. Se fosse stato lanciato un palmo piùin là sarebbe caduto nell'acquaaffidando al piccolo rivo unaltro dolore da portar via con séassieme all'inintelligibileracconto che esso continuava a mormorare. Invece la lettera ricamatagiaceva làbrillando come una gemma dimenticatache qualchesventurato pellegrino avrebbe potuto raccogliereper restare a suavolta perseguitato da sconosciuti fantasmi di colpada sussulti delcuore e da inspiegabili sventure.


Allontanato da sé il marchioHester emise un lungo e profondosospirocon il quale il fardello della vergogna e dell'angoscia siseparavano dal suo spirito. O indicibile sollievo! Lei non ne avevaconosciuto tutto il peso prima di provare la libertà!

Seguendo un altro impulsosi tolse l'austera cuffia che leimprigionava i capellied essi le ricaddero sulle spallescuri eabbondantimostrando nella loro massa una luce e un'ombra allostesso tempoe aggiungendo dolcezza al fascino dei lineamenti delladonna. Attorno alla sua boccae dalle sue pupillesi irradiava unsorriso smagliante e teneroche pareva sgorgare dal cuore stessodella femminilità. Un'onda di rossore le brillava sulle goteche per tanto tempo erano state pallide. Il suo sessola suagioventùe tutta la vivacità della sua bellezzaletornavano da quello che gli uomini chiamano l'irrevocabile passatoesi raggruppavanocon la sua virginea speranzae con una felicitàfin allora sconosciutanel magico circolo di quell'ora. Ecome sel'oscurità della terra e del cielo fosse stato soltantoun'emanazione di questi due cuori mortaliessa scomparve con il lorodolore. D'improvvisocome per un subitaneo sorriso del cieloeruppela luce del soleinondando l'oscurità della forestaravvivando il verde di ogni fogliatrasformando in oro il giallo diquelle cadutee brillando sui tronchi degli alberi solenni. Glioggettiche fino a quel momento si erano persi nell'ombraincarnavano ora la lucentezza. Il corso del ruscelletto si potevaindovinare dal suo lieto scintillìo lontano nel cuore delboscoil cui mistero era divenuto un mistero di gioia.


Tale era la partecipazione della naturadi quella selvaggia e pagananatura della forestamai soggiogata da leggi umaneo illuminata daverità superiorialla beatitudine di quelle due anime!L'amoresia appena natosia destato da un letargo simile allamortecrea sempre un alone luminosoriempiendo il cuore di tantochiaroreche esso ne trabocca sul mondo esteriore. Anche se laforesta fosse rimasta scura com'erasarebbe apparsa luminosa agliocchi di Hester e a quelli di Arthur Dimmesdale!

Hester lo guardò con un nuovo fremito di gioia.


"Devi conoscere Perla!" disse. "La nostra piccolaPerla! L'hai vistasìlo soma ora la vedrai con occhinuovi. E' una strana bambina! Mi è difficile capirla. Ma tu laamerai moltocome mee mi consiglierai sul modo di educarla".


"Credi che la bimba sarà contenta di conoscermi?"chiese il sacerdotecon una specie di disagio. "E' tanto tempoche non ho più contatti con i bambiniperché spessomostrano sfiducia e ritrosia nei miei confronti. Ho perfino temuto lapiccola Perla!".


"Ahdev'essere stata una cosa molto triste!" rispose lamadre.


"Ma la piccola ti amerà moltoe tu amerai lei. Nondev'essere lontana. La chiamerò. Perla! Perla!".


"Vedo la bimba"disse il reverendo. "E' làinuna chiazza di soleabbastanza lontanadall'altra parte delruscello. Cosìcredi che mi vorrà bene?".


Hester sorrise e chiamò di nuovo Perlache si poteva vedere auna certa distanzae sembravacome il sacerdote l'aveva descrittauna scintillante visione avvolta in un raggio di sole che scendeva sudi lei da un viluppo di rami. Il raggio appariva e sparivarendendola sua figura scura o luminosa - ora simile a una bimba in carne eossaora come uno spiritello -con l'andare e venire dei riflessiluminosi. Udì la voce della madree si fece avanti lentamenteattraverso la foresta.


Perla non aveva trovato noiosa l'ora che sua madre aveva passato adiscorrere con l'ecclesiastico. La grande foresta scuraper quantosi mostrasse austera a chi portava nel suo seno le colpe e gliaffanni del mondosi trasformava meglio che poteva in compagna digiochi della piccola solitaria. Triste com'erale dava il benvenutocon il suo migliore sorriso. Le offriva le bacche nate l'autunnoprecedenteche sarebbero maturate soltanto a primaverae che orarosseggiavano come gocce di sangue sopra le foglie morte. Perla leraccoglievae le piaceva il loro sapore selvatico. I piccoliabitanti della foresta non si prendevano quasi neppure la briga discostarsi dalla sua strada. Una pernicecon dieci pulcini allecalcagnale corse addirittura addosso con aria minacciosapurpentendosi presto della sua audacia per tornarsene pigolando arassicurare i suoi piccoli. Un piccioneappollaiato su un ramobassolasciò avvicinare Perlae l'accolse con un suono cheera tanto di allarme quanto di benvenuto. Uno scoiattolodalla cimafronzuta dell'albero dove vivevasquittì di rabbia o didivertita sorpresapoiché gli scoiattoli sono individui cosìcollerici e buffi che è difficile sapere come la pensinoesattamentee dopo essersi rivolto così alla piccola le tiròuna noce sulla testa. Era una noce dell'anno precedentegiàintaccata dai suoi dentini aguzzi. Una volpeche i suoi leggeripassi sulle foglie avevano risvegliatoguardò con diffidenzaPerlacome chiedendosi se fosse meglio sgattaiolare via o riprenderesul posto il suo pisolino. Un luposi dice - ma qui il racconto ècertamente scivolato nell'inverosimile - venne ad annusare l'abito diPerlae le porse la testa da accarezzare.


Quello che dev'essere veroperòè che la forestamadree quelle creature selvagge che essa proteggevariconoscevanotutte una selvaggia parentela con la figlia dell'uomo.


Anche Perladel restoera più buona qui che sui marginierbosi delle strade della coloniao nella casupola della madre.Sembrava che i fiori lo sapesseroe sussurrassero in coro al suopassaggio: "Adornati di mebella bambinaadornati di me!"eper far loro piacerePerla raccoglieva le violegli anemonileaquilegie e i ramoscelli del verde più vivoche i vecchialberi le offrivano protendendoli all'altezza dei suoi occhi. Sidecorava i capelli e si tramutava in una giovane ninfao in unadriade bambinao in qualsiasi altra cosa che si trovasse in intimacomunione con l'antica boscaglia. In questo modo si era adornataPerlaquando udì la voce della madree tornò indietrolentamente.


Lentamenteperché aveva visto il reverendo!


19.LA PICCOLA AL RUSCELLO


"Le vorrai molto bene"insisté Hester Prynnementreseduta accanto al sacerdoteguardava avvicinarsi la piccolaPerla. "Non ti sembra bella? Guarda con che grazia naturale si èadornata con quei fiori! Se nel bosco avesse raccolto perlediamantie rubini non potrebbero starle meglio! E' una splendida bambina! Maso da chi ha preso!".


"Sai tuHester"disse Arthur Dimmesdalecon un sorrisoinquieto"che quella cara bambina che ti porti sempre accantomi ha preoccupato più di una volta? Mi pareva (ohHesterchepensiero è mai questoe come è doloroso dovernetemere!) che i miei stessi lineamenti si fossero riprodotti sul suovisoe con tanta evidenza che tutti se ne dovessero accorgere. Malei somiglia più a te!".


"Nono! Non più che a te!" rispose la madrecon untenero sorriso. "Ancora un pocoe non dovrai più temereche mostri di chi è figlia. Che strana bellezza le danno queifiori selvatici nei capelli! E come se una delle fateche abbiamolasciato nella nostra cara vecchia Inghilterral'avesse adornata permandarcela incontro".


Fu con una sensazioneche nessuno dei due aveva mai provato inprecedenzache osservarono il lento avvicinarsi di Perla. In lei eravisibile il legame che li univa. Era stata offerta al mondo come ilgeroglifico viventenel quale era racchiuso il segreto che per setteanni essi avevano cercato di nascondere con tanta costanza: tuttoscritto in quel simbolotutto manifesto chiaramentese ci fossestato un profeta o un mago capace di leggere nella natura di quellafiamma! E Perla rappresentava l'unità del loro essere.Qualunque cosa fosse il male passatocome avrebbero potuto dubitareche la loro vita terrena e il loro futuro destino non fosserocongiuntiquando a un tempo ne avevano sotto gli occhi l'unionemateriale e l'idea spiritualein cui essi si erano incontratieavrebbero dovuto restare uniti per sempre? Pensieri come questieforse altriche non potevano riconoscere o definiregettavanoun'atmosfera misteriosa sulla piccola che stava venendo verso diloro.


"Cerchiamo di fare in modo che non si accorga di nulla diinsolito... nessuna agitazione e nessun ardore... nel rivolgerti alei"sussurrò Hester. "La nostra Perla èavolteun folletto fantastico ed estroso. Soprattutto nei riguardidell'emozione si mostra raramente tollerantese non è ingrado di comprenderne a fondo il perché e il percome. Ma èuna bambina capace di amare profondamente! Vuol bene a mee ne vorràanche a te!".


"Non puoi immaginare"disse il reverendogettandoun'occhiata a Hester Prynne"quanto il mio cuore temaquest'incontroe quanto lo brami! Ma a dire il verocome giàti ho ricordatonon è facile che i bambini si trovino a loroagio con me. Non mi si arrampicano sulle ginocchianon mibisbigliano all'orecchionon ricambiano il mio sorrisoma se nerestano da partee mi guardano con strani occhi. Anche i bambinimolto piccoliquando li prendo in bracciopiangono a dirotto. Etuttavia Perlagià due volte nella sua breve vitaèstata gentile con me! La prima voltatu sai quando fu! L'ultima fuquando la portasti con te in casa di quel severo vecchiogovernatore!".


"E tu perorasti così bene in favore di entrambe noi due!"rispose la madre. "Me ne ricordoe se ne deve ricordare anchePerla. Non temere. Forse all'inizio sarà un po' ritrosa escostantema presto imparerà a volerti bene".


Ormai Perla aveva raggiunto la sponda del ruscelloe lì se nestavafissando in silenzio Hester e l'ecclesiasticoche eranoancora seduti accanto sul tronco muscoso ad aspettarla. Proprio nelpunto dove si era fermatail ruscello formava un piccolo specchiocosì fermo e tranquillo che rifletteva perfettamentel'immagine della sua piccola figurain tutta la pittoresca bellezzadei suoi ornamenti di fronde e di fioriin un aspetto piùraffinato e idealizzato di quello reale. Quest'immaginealla qualemancava tanto poco per essere identica alla piccola Perlasembravacomunicare parte della sua ombrosa intangibilità alla bambina.Era strano l'atteggiamento di Perlache se ne stava a fissarliattraverso l'oscurità del bosco; lei stessafrattantotuttailluminata da un raggio di sole che sembrava attratto lì dauna strana simpatia. Nel ruscello ai suoi piedi stava un'altrabambinadiversa ma identicaanche lei avvolta nel suo raggio diluce dorata. Hester si sentivain modo indistinto e tormentosoestranea a Perlacome se la bimbanella sua scorribanda solitariaper la forestafosse uscita dalla sfera in cui viveva assieme allamadre e ora cercasse invano di rientrarci.


C'era in questa impressione del vero e del falso; la bimba e la madreeranosìestranee l'una all'altrama per colpa di Hesternon di Perla. Da quando lei si era allontanata dal fianco delladonnaun altro compagno era stato ammesso nella cerchia deisentimenti della madremodificando il loro aspetto al punto chePerlasulla via del ritorno dai suoi vagabondagginon riusciva aritrovare il suo posto consuetoe si rendeva conto a stento di dovefosse.


"Ho la strana impressione"osservò il sensibilesacerdote"che questo ruscello non sia altro che il confine tradue mondie che tu non potrai mai ritrovare la tua piccola Perla. Oforse lei è uno di quei folletti ai qualicome ci insegnaronole leggende della nostra infanziaè vietato attraversare lacorrente? Ti prego di dirle che si affrettiperché questoritardo mi ha già scosso i nervi".


"Vienibambina cara!" disse Hester in tono incoraggianteprotendendo le braccia aperte. "Come sei lenta! Non ti avevo maivista così pigra prima d'ora! C'è qui un mio amicochedeve diventare anche amico tuo. Così d'ora in poi sarai amatail doppio di quanto non potesse fare tua madre da sola! Salta ilruscello e vieni da noi. Sai saltare come una cerbiatta!".


Perlasenza rispondere in alcun modo a queste espressioni melaterestò dall'altro lato del ruscello. Ora fissava i suoi lucentiocchi selvaggi sulla madreora sul sacerdotee ora li comprendevaentrambi in uno sguardo soloquasi per scoprire e chiarire a sestessa la relazione in cui si trovavano. Per qualche inspiegabileragionesentendo gli occhi della figlia su di séArthurDimmesdalecol gesto che gli era così abituale da esseredivenuto ormai involontariosi portò una mano al cuore.Infinecon una strana espressione autoritariaPerla sporse unamanocon il piccolo indice tesoevidentemente verso il seno dellamadre. E ai suoi piedinello specchio del ruscelloc'era l'immagineadorna di sole e di fiori della piccola Perlaanch'essa col piccoloindice puntato.


"Strana bambinaperché non vuoi venire da me?"esclamò Hester.


Perla teneva sempre l'indice puntatoe aveva la fronte aggrottatacosa tanto più impressionante considerando il suo aspettopuerile. Mentre sua madre continuava a blandirlae ad atteggiare ilvolto a insoliti sorrisila bimba batté un piede in terra conuno sguardo e un gesto ancor più imperiosi. Nel ruscello lafantastica bellezza dell'immagine rifletteva l'espressione adiratail dito puntato e il gesto imperiosoaggiungendo rilievo all'aspettodella piccola Perla.


"SbrigatiPerlao mi farai arrabbiare!" gridòHester Prynnela qualedel restoabituata a un similecomportamento della bimba in altre occasioniora desiderava uncomportamento più decoroso da parte sua. "Salta ilruscellocattivae corri qui! Badaaltrimenti verrò io!".


Ma Perlasenza che le minacce della madre avessero su di lei effettomaggiore delle sue lusinghecedette improvvisamente a un accesso didisperazionegesticolando violentementee abbandonandosi a unaserie di stravaganti contorsioni che l'agitavano tutta. Unì aquesta crisi selvaggia grida laceranti che echeggiarono in ognirecesso del boscotanto cheper sola che fosse nel suo puerile eirragionevole disappuntosembrava che una folla nascosta lemanifestasse la sua simpatia e il suo incoraggiamento. Ancora sipoteva vedere nel ruscello l'ira indistinta dell'immagine di Perlaincoronata e cinta di fiorima che batteva il piede e gesticolavaselvaggiamentee pur sempre tenendo il piccolo indice puntato alseno di Hester.


"Capisco ciò che turba la piccola"sussurròHester all'ecclesiasticoimpallidendo nonostante i suoi sforzi pernascondere il proprio smarrimento. "I bambini non sopportano ilminimo cambiamento nell'aspetto delle cose che sono abituati avedersi ogni giorno davanti. Perla sente la mancanza di qualcosa chemi ha sempre visto addosso!".


"Ti prego"rispose il reverendo"se possiedi ilmezzo di calmare la bambinausalo subito! Fatta eccezione per gliammuffiti incantesimi di una vecchia strega come la signora Hibbins"aggiunsesforzandosi di sorridere"non c'è nulla che ioaffronti meno volentieri di questi capricci infantili. Queste cosenella giovane bellezza di Perla come nella strega rugosahannoqualcosa di soprannaturale. Falla calmarese mi ami!".


Hester si volse di nuovo a Perlacon una vampa di rossore sul visouna fugace occhiata piena di imbarazzo all'ecclesiasticoe poi unprofondo sospiromaprima ancora che avesse il tempo di dire unasola parolail rossore si trasformò in un pallore mortale.


"Perla"disse tristemente"guarda davanti ai tuoipiedi! Làproprio davanti a te! Da questa parte delruscello!".


La bimba volse lo sguardo al punto indicatodove giaceva la letterascarlattacosì vicina alla corrente che il ricamo d'oro ci sirifletteva.


"Portala qui!" disse Hester.


"Vieni a prenderla tu!" rispose Perla.


"C'è mai stata al mondo una bambina come questa?"disse Hester all'ecclesiasticosenza farsi sentire della piccola."Ohavrei tante cose da raccontarti sul suo conto! Mainfondoha ragione per quel che riguarda quel marchio odioso. Devosopportare la sua tortura ancora per pocosoltanto per pochi giornifino a che non ce ne saremo andati da questo paesee potremoricordarcene come di qualcosa che è esistito soltanto in unsogno. La foresta non può nasconderlo. Sarà l'oceanoaperto che lo riceverà dalla mia manoe lo inghiottiràper sempre!".


Con queste parolesi avvicinò alla sponda del ruscelloraccolse la lettera scarlattae se la appuntò di nuovo sulpetto. Soltanto un attimo prima Hesterpiena di speranzaavevaparlato di gettarla nel fondo del marema ora sembrava pesasse su dilei una condanna ineluttabilementre riceveva il suo simbolo crudeledalle mani del fato. Lo aveva gettato nello spazio senza limiti!

Aveva goduto di un'ora di respiro! Ed ecco di nuovo che la suavergogna scarlatta tornava a brillare al suo solito posto! Accadesempre cosìanche se in forme diverse: i fatti piùdolorosi assumono l'aspetto di fatalità. Hester raccolse poi ipesanti riccioli dei suoi capellie li imprigionò nellacuffia. Come se la tetra lettera avesse contenuto un malignoincantesimola sua bellezzail calore e la ricchezza della suafemminilità scomparvero come il sole al tramontoe un'ombragrigia parve abbattersi su di lei.


Quando il triste cambiamento fu compiutotese la mano a Perla.


"Riconosci tua madre orabambina?" chiese con tono dirimproveroma anche di rassegnazione. "Vuoi attraversare ilruscello e riconoscere tua madreora che indossa di nuovo la suavergognaora che è triste?"- "Sìora sì!"rispose la piccolaattraversando il ruscello d'un balzo e correndoad abbracciare Hester. "Ora sì che sei mia madre!

E io sono la tua piccola Perla!".


In uno slancio di tenerezzanon insolito in leiattirò versodi sé la testa della madre e la baciò in fronte e sulleguance. Ma poiseguendo una specie di necessità che faceva sìche la bimba non potesse mai dare quel po' di conforto che sapevasenza accompagnarlo con un palpito d'angosciaPerla alzò labocca e baciò anche la lettera scarlatta!

"Questo è stato molto brutto da parte tua!" disseHester. "Appena mi mostri un po' d'affetto subito mischernisci!".


"Perché il reverendo è seduto lì?"chiese Perla.


"Ti aspettava per salutarti"rispose la madre. "Vienie fatti dare la sua benedizione. Ti vuol benepiccola Perlae vuolbene anche alla tua mamma. Gli vorrai bene anche tu? Vienièansioso di salutarti!".


"Ci vuol bene?" disse Perlascrutando il viso della madrecon intelligenza. "Tornerà in città con noitenendoci per manotutti e tre insieme?".


"Non orabambina cara"rispose Hester. "Ma prestoverrà il giorno in cui camminerà con noi tenendoci permano. Avremo una casa e un focolare tutti per noie tu gli staraisulle ginocchia:

ti insegnerà tante cosee sarà molto affettuoso conte. Gli vorrai benevero?".


"E continuerà a tenersi la mano sul cuore?" vollesapere Perla.


"Stupidinache razza di domande!" esclamò la madre."Vieni a farti dare la sua benedizione!".


Mao per effetto della gelosia istintiva dei bambini troppo viziativerso i rivali pericolosio per qualsiasi altro capriccio del suocarattere irrequietoPerla non volle mostrarsi gentile colsacerdote. Fu solo spingendola avanti a forza che la madre riuscìa condurglielae la piccola manifestò la sua riluttanza constrane boccacce; ne conosceva infatti una singolare varietàfin dai tempi della sua primissima infanziae sapeva trasformare lasua mobile fisionomia in una serie di espressioni diverseognunadelle quali aveva una sua ironia particolare. Il sacerdotepenosamente imbarazzatoma sperando che un bacio costituisse untalismano per aprirsi l'accesso alle simpatie della bambinasichinòe gliene diede uno in fronte. Allora Perla si liberòdalla madrecorse al ruscello echinatasi sulla correntevi bagnòla frontefino a che il bacio indesiderato non fu rimossocompletamentee sparso per vasto tratto dallo scorrere placido delleacque. Poi se ne rimase in disparteosservando in silenzio Hester el'ecclesiastico che parlavano insiemee facevano progetti riguardoalla loro nuova situazione e alle loro intenzioni che prestoavrebbero realizzato.


Adesso questo fatale incontro era giunto alla fine. La vallettasarebbe tornata alla sua solitudine in mezzo agli alberi vecchi escurii qualicon le loro innumerevoli lingueavrebbero sussurratoa lungo parlando dell'accadutoe nulla ne avrebbe saputo alcunmortale. Il malinconico ruscello avrebbe aggiunto anche questoracconto al mistero dal quale il suo cuore era giàsopraffattoe di cui continuava a mormorare sommessamentesenza cheil suo tono divenisse più lieto di quel che non fosse stato dasecoli.



20.L'ECCLESIASTICO IN UN LABIRINTO


Mentre l'ecclesiastico si allontanavaprecedendo Hester Prynne e lapiccola Perlasi guardò un attimoquasi aspettandosi divedere soltanto qualche tratto indistinto o la sagoma della madre edella figlia dileguarsi pian piano nella luce crepuscolare del bosco.Un evento di tanta importanza nella sua vita non poteva essereaccettato subito come reale. Ma c'era Hestercon il suo vestitogrigioancora in piedi accanto al tronco d'albero che un fulmineaveva abbattuto in un'epoca ormai remotae che il tempo aveva daallora ricoperto di muscoperché i due predestinaticarichidel più pesante fardello della terrapotessero sederviinsiemeper trovare un'ora di riposo e di conforto. E c'era anchePerlache danzava con agilità sulla sponda del ruscelloorache il terzo incomodo se n'era andatoe che si apprestava ariprendere il suo posto a fianco della madre. Dunque il sacerdote nonsi era addormentato e non aveva sognato!

Per liberarsi la mente da questa indistinta sovrapposizioned'immagini e d'impressioniche la turbava con una stranairrequietudineripensò e definì con la massimaprecisione i progetti che lui e Hester avevano fatti a propositodella loro partenza. Avevano deciso che il Vecchio Mondocon le suefolle e le sue cittàavrebbe offerto loro un rifugio e unnascondiglio migliore delle terre selvagge della Nuova Inghilterra odi tutta l'Americacon le sue prospettive che andavano da una tendaall'indiana a una delle poche colonie europee sparpagliate lungo lacosta. A prescindere dalla salute dell'ecclesiasticocosìpoco adatta a sopportare gli stenti della vita nella forestale suedoti naturalila sua cultura e tutta la sua formazione gli avrebberoassicurato una dimora soltanto in un ambiente raffinato e civile;quanto più elevata fosse stata la sua posizionetanto meglioci si sarebbe adattato. A incoraggiare questa sceltasi dava il casoche ci fosse una nave in porto: una di quelle discutibili corvettecomuni a quell'epocale qualipur senza essere del tutto fuorileggedegli oceaniavevano tuttavia bisogno di una bella dose diirresponsabilità per scorrazzare sulla loro superficie. Lanave in questione era arrivata non molti giorni prima dal Mar deiCaraibied entro tre giorni sarebbe ripartita per Bristol. HesterPrynneche per la sua vocazione di suora di caritàaveva giàfatto la conoscenza del capitano e dell'equipaggiosi sarebbepreoccupata di assicurare un passaggio per due adulti e un bambinocon tutta la segretezza che le circostanze rendevano più chedesiderabile.


L'ecclesiastico aveva voluto sapere da Hestercon notevoleinsistenzail giorno preciso in cui la nave avrebbe dovuto salpare.Probabilmente sarebbe stato il quarto a partire da quello. "E'veramente una fortuna!" si era detto. Orasiamo in dubbio serivelarvi o no la ragione per la quale il reverendo Dimmesdaleriteneva l'occasione tanto fortunata. Tuttaviaper non nasconderenulla al lettorela ragione era chetre giorni dopoavrebbe dovutotenere il sermone dell'Elezione; epoiché tale circostanzarappresentava uno dei momenti più solenni nella vita di unsacerdote della Nuova Inghilterranon avrebbe potuto trovare untempo e un modo più adatto per concludere la sua carrieraprofessionale. "Almeno non penseranno di me"riflettevaquest'uomo esemplare"che lascio trascurato o incompiutoqualche dovere nei confronti della comunità!". Peccatodavvero che un potere di introspezione profondo e acuto come quellodel sacerdote dovesse ingannarsi così miseramente! Abbiamoavutoe forse avremo ancoracose peggiori di questa da narrare sulsuo contoma nessunaa parer nostrodi una debolezza cosìpietosa; nessuna prova più sottile e inconfutabile di questadi una malattia sottile che da tempo aveva cominciato a distruggerela vera sostanza del suo carattere. Nessuno può presentare duevolti diversi a se stesso e alla gente per un periodo di tempoconsiderevole senza finire col dubitare quale sia il vero.


L'euforia di Dimmesdale al suo ritorno dall'incontro con HesterPrynne gli diede una forza fisica inusitatae lo spinse verso lacittà con passo spedito. Il sentiero del bosco sembrava piùselvaggiopiù ostile con i suoi rozzi ostacoli naturaliemeno calcato da passi umani di quanto egli non ricordasse nel viaggiod'andata. Ma egli scavalcava le pozzangheresi apriva un varco tral'intrico del sottoboscosi inerpicava per le salitesi buttava aprecipizio giù per le discese ein brevesuperava tutte ledifficoltà del percorso con un'energia instancabile che stupìanche lui. Non poteva non ricordare che solo due giorni prima avevafatto la stessa strada a stentofermandosi a prender fiato il piùspesso possibile. Mentre s'avvicinava alla cittàgli oggettifamiliari che gli apparvero gli diedero una sensazione di nuovo. Nonsembrava certamente che li avesse lasciati soltanto ierinédue giorni primama da mesi e forse addirittura da anni.


Certola strada aveva tutta l'apparenza che egli ne ricordavae lecase avevano tutte le loro particolari caratteristichedai frontonisporgenti alle banderuole a forma di gallo disposte esattamente làdove si aspettava di trovarle. E tuttavia provava questo fastidiososenso di cambiamentoche si verificava anche nei confronti deiconoscenti che incontrò lungo la viae di tutte le forme divita umana della città che pure gli erano ben note.


Non che sembrassero più vecchi o più giovani: le barbedegli anziani non erano più bianchené l'infante chefino a ieri camminava carponi poteva oggi reggersi in piedi; eraimpossibile definire in cosa differissero da quelli su cui egli avevalanciato uno sguardo d'addio così di recentee tuttavial'istinto più profondo del sacerdote lo avvertiva della lorotrasformazione. La stessa impressione lo colpì con piùforza quando passò sotto i muri della sua chiesa. L'edificioaveva un aspetto così stranoe a un tempo cosìfamiliareche la mente di Dimmesdale oscillava tra due idee: o finoa quel momento non l'aveva visto che in sognoo lo stava sognando inquello stesso momento.


Questo fenomenonelle varie forme che assumevanon indicava alcuncambiamento esternoma ne dimostrava uno così improvviso eimportante nell'osservatore della scena abitualeche l'intervallo diun solo giorno aveva agito sulla sua coscienza come se fosseropassati molti anni. Erano stati il libero volere del sacerdoteequello di Hestere il destino che li univaa compiere latrasformazione. Era la stessa città di primama non era lostesso sacerdote che era tornato dalla foresta. Avrebbe potuto direagli amici che lo salutavano: "Io non sono quello che credete!L'ho lasciato nella forestaritirato in un prato nascostopresso untronco muscosoaccanto a un malinconico ruscello! Andate a cercareil vostro sacerdotee guardate se il suo corpo emaciatoil suovolto scarnoil suo sguardo appesantito dal dolore non si trovinoancora laggiùcome un abito gettato via!". I suoi amiciavrebbero certamente insistito: "Ma sei tu quell'uomo!"; masarebbero stati loro a sbagliarsie non lui.


Prima di arrivare a casal'uomo nuovo che era sorto in Dimmesdalegli diede altre prove di una rivoluzione nella sfera dei suoipensieri e dei suoi sentimenti. In veritànulla che non fosseun radicale cambiamento di governo e di codice moralenel suo regnointeriorepoteva giustificare gli impulsi che colpivano ildisgraziato e stupito sacerdote. A ogni passo provava la tentazionedi fare questa o quest'altra stranezzacattiveria o stramberiarendendosi conto che sarebbe stata contemporaneamente involontaria eintenzionalea dispetto di se stessoe tuttavia proveniente da unostrato della sua personalità più profondo di quello chesi opponeva all'impulso. Incontròper esempiouno dei suoidiaconi. Il buon vecchio gli si rivolse con l'affetto paterno e lapatriarcale autorità che i suoi anniil suo carattere retto etimoratoe la sua posizione nella gerarchia della chiesa loautorizzavano a usare enello stesso tempocon quel profondo equasi religioso rispetto imposto dalla vita pubblica e privata delgiovane sacerdote. Mai ci fu un esempio più bello di come lamaestà degli anni e della saggezza si conciliassero con ladeferenza e il rispetto imposti a essaquando provengano da un rangosociale più basso e da un talento inferiore e siano diretti aun superiore. Oranei due o tre minuti di conversazione tra ilreverendo Dimmesdale e questo eccellente diacono dalla barba biancafu soltanto per mezzo del più accurato autocontrollo che ilprimo riuscì a trattenersi dal pronunciare certe idee blasfemeche gli erano venute in mente a proposito della mensa eucaristica.


Egli tremava in tutta la personae divenne pallido come la cenereperché temeva che la propria lingua si muovesse perpronunciare tali orrende bestemmieservendosi per far questo di unconsenso che egli non le aveva dato affatto. Eanche con questoterrore in cuorenon poté quasi fare a meno di riderepensando a come sarebbe rimasto pietrificato il vecchio e santodiacono dall'aspetto patriarcale nel sentire l'empietà del suosacerdote!

E ancoragli capitò un incidente dello stesso genere.


Affrettandosi lungo la stradail reverendo Dimmesdale incontròla sua parrocchiana più vecchiauna signora dalla religiositàpiù che esemplarepoveravedovasolacol cuore pieno diricordi del marito e dei figli defuntie degli amici morti da tantianniproprio come un cimitero è pieno di lapidi istoriate.Tuttavia tutte queste circostanzeche sarebbero state cosìdolorose per un altroerano quasi una gioia solenne per questavecchia anima devotaa causa delle consolazioni della religione edelle verità della Scritturadi cui si era nutritaininterrottamente per più di trent'anni. Eda quandoDimmesdale aveva cominciato a prendersi cura di leiil piùgran conforto terreno della signorache non sarebbe stato certamenteun conforto se non avesse avuto in sé qualcosa di celesteeradi incontrare il suo parrocosia per caso o di propositoed essereristorata con una parola di verità evangelica caldafragrantee odorosa di cielodeposta dalle amate labbra del sacerdote nel suoorecchio assordito ma estaticamente attento. Questa voltaperòsino al momento di accostare le labbra all'orecchio della donnaDimmesdaledi sicuro per volere del grande nemico delle animenonriuscì a ricordare nessun passo delle Scritture o altrotranne un brevesuccoso ecome gli apparve allorainconfutabileargomento contro l'immortalità dell'anima umana.L'introduzione di qualcosa del genere nella mente di questa vecchiasorella l'avrebbe probabilmente fatta cadere morta di colpocomesotto l'effetto di un infuso contenente un forte veleno. Quello chebisbigliò realmenteil sacerdote non riuscì mai aricordarlo in seguito.


Forse ci fu nelle sue parole una fortunata incoerenzache non riuscìa comunicare all'intelletto della buona vedova un'idea precisao chela Provvidenza interpretò con un suo metodo particolare.Certoquando il sacerdote si volsescorse sul viso della donnaun'espressione di divina gratitudine e di estasi che sembrava losplendore della città celeste sui suoi lineamenti pallidi erugosi.


Di nuovoun terzo esempio. Dopo essersi separato dalla vecchiaparrocchianaincontrò la ragazza più giovane dellacongregazione.


Era una fanciulla da poco convintae convinta dalla predica tenutadallo stesso reverendo Dimmesdale la domenica successiva alla suavegliaa rinunciare ai transitori piaceri mondani in cambio dellaceleste speranza che si sarebbe colorita di tinte sempre piùvivaci all'impallidire della vita che la circondavae che avrebbetrasformato la tristezza dell'ora finale nello splendore della gloriaeterna. Era bella e pura come un giglio fiorito in Paradiso. Ilsacerdote sapeva di avere un altare nell'immacolata santitàdel cuore di leidove la sua immagine era circondata di cortinecandide come la neveunendo alla religione il calore dell'amoreeall'amore una purezza religiosa. Satanaquel pomeriggiol'avevastrappata al fianco della madree aveva posto la povera giovinettasul sentiero di quell'uomo così aspramente tentato oper dirmegliodi quell'uomo perduto e disperato. Al suo avvicinarsiil redei demoni sussurrò al sacerdote di condensare in un breveassioma il germe stesso del malee di versarlo nel suo tenero pettodove certo non avrebbe mancato di fiorire cupamente prestoperportare col tempo i suoi venefici frutti. Tanto era il potere cheegli aveva su quella fiduciosa anima virginaleche l'ecclesiasticosi sentiva sicuro di poterne spazzar via l'innocenza con un solosguardo cattivoe di poter far sorgere tutto il contrario con unasola parola.


Perciòlottando con se stesso più aspramente di quantonon avesse fatto fin allorasi velò il viso col mantello e siaffrettò per la sua stradasenza dar segno d'averlariconosciutalasciando la giovane sorella a digerire come poteva lasua scortesia. Lei passò al setaccio la propria coscienzapiena di piccole cose futili e innocue come la sua tasca o il suocestino da lavoroe si rimproverò poverettaper millepiccole colpe immaginariee il mattino seguente fece le faccende dicasa con gli occhi gonfi.


Prima che l'ecclesiastico avesse il tempo di compiacersi con sestesso della sua ultima vittoria sulla tentazionesi rese conto diun altro impulsopiù stravagantee quasi altrettantoorribile. Esso gli suggeriva (arrossiamo nel riferirlo)glisuggeriva di fermare in mezzo alla strada un gruppetto di bambinipuritani che giocavanoe che si erano messi a discutere tra loroedi insegnargli delle parole sconce. Negatosi questo spasso comeindegno dell'abito che portavaincontrò un marinaio ubriacouno di quelli che facevano parte dell'equipaggio della naveproveniente dai Caraibi. E a questo puntodopo aver resistito contanto successo a tutte le altre tentazioniil povero Dimmesdaleprovò un forte desiderio di stringere almeno la mano alribaldo incatramatoper ricrearsi in sua compagnia con qualchefacezia oscenadi quelle che i marinai corrotti conoscono abizzeffee con una salva di bestemmie robustesanguignesoddisfacenti e tali da sfidare le potenze celesti! Non fu tanto unprincipio moralequanto in parte il suo naturale buon gustoe ancorpiù il suo radicato costume di decoro ecclesiasticoche loportarono a salvamento in quest'ultima crisi.


"Cos'è che mi perseguita e mi tenta in questo modo?"gridò il sacerdote dentro di séfermandosi in mezzoalla viae battendosi la mano sulla fronte. "Sono forse pazzo?Mi sono arreso definitivamente al demonio? Ho concluso un contrattocon luinella forestae l'ho firmato col mio sangue? Mi spinge egliora a eseguirlosuggerendomi di commettere tutte le malvagitàche la sua corrotta immaginazione può concepire?".


Mentre il reverendo Dimmesdale si arrovellava cosìe sicolpiva la testa con la manola vecchia signora Hibbinsla celebrestregapassava da quelle parti. Faceva una magnifica figuracon lasua alta acconciaturaun ricco abito di velluto e una gorgiera dipizzo indurita dal famoso amido giallo del quale Ann Turnersuaintima amicale aveva confidato la ricetta prima di essere impiccataper l'assassinio di sir Thomas Overbury. Sia che la strega fosseriuscita a leggere i pensieri del sacerdoteo sia che li avesseimmaginatisi fermòlo guardò malignamente in visosorrise con astuzia eper quanto non amasse molto la compagnia degliecclesiasticiiniziò una conversazione.


"Dunquereverendo signoreavete fatto una visita nellaforesta"osservò la stregachinando verso di lui la suasmisurata acconciatura. "La prossima volta vi prego soltanto diessere così gentile da avvertirmi in tempoe saròfiera di tenervi compagnia.


Senza volermi dare troppa importanzala mia parola può farmolto per procurare una buona accoglienza a un gentiluomo estraneo daparte del potente signore che sapete".


"Vi assicurosignora"rispose l'ecclesiasticoin tono disolenne riverenzacome richiedeva la posizione sociale dellasignorae come gli imponeva la propria buona educazione"viassicurosignorain tutta coscienza e onestàche ilsignificato delle vostre parole mi lascia completamente sbalordito!Non mi sono recato nella foresta a incontrare nessun potente signorené credo proprio che farò mai una simile visita nelfuturo con l'intenzione di guadagnarmi i favori di un talepersonaggio. Il mio unico e sufficiente proposito era di salutare unmio devoto amicol'apostolo Eliote di congratularmi con lui per lemolte preziose anime che egli ha strappato al paganesimo!".


"Ahahah!" sghignazzò la vecchia stregachinandoancora la sua alta acconciatura verso il pastore. "Benebene!E' così che bisogna parlare in pieno giorno! Ve la cavate comeuno vecchio del mestiere! Ma a mezzanottenella forestafaremodiscorsi ben diversi!".


Essa proseguì per la via con la sua attempata maestànon senza volgere spesso indietro la testa per sorriderglicomevogliosa di riconoscere un rapporto di segreta intimità.


"Mi sono dunque venduto"pensò il reverendo"aldemonio chese la gente non s'ingannaquesta vecchia fattucchiera erinvoltata nel velluto si è scelta per signore e padrone?".


Sventurato sacerdote! Aveva stretto un patto molto simile a questo!Tentato da un sogno di felicitàsi era abbandonatodeliberatamentecome mai aveva fatto primaa quello che sapevaessere peccato mortale. Il veleno infetto del peccato si era diffusonel suo organismo morale con rapidità spaventosa. Avevanarcotizzato tutte le sue tendenze più sante e risvegliatoriportandole in vitatutte le peggiori. Ironiaamarezzamalignitàgratuitainutile desiderio di fare del maledisprezzo di quantoesistesse di buono e di sacrotutto si ridestò a tentarlopur empiendo di terrore il suo animo. E il suo stesso incontro con lasignora Hibbinsanche se fu davvero un casogli mostrò lasimpatia che provava per i suoi compagni nel malee per tutto ilmondo degli spiriti perversi.


Ormai aveva raggiunto la sua abitazione al margine del cimitero efatte le scale in frettasi rifugiò nel suo studio. Ilsacerdote fu lieto di aver raggiunto questo riparo senza essersitradito davanti al mondo con nessuna di quelle strane e malvagestramberie alle quali si era continuamente spinto lungo la strada.Entrò nella sua solita stanzae rivolse lo sguardo ai librialle finestreal caminettoe all'accogliente tappezzeria sulleparetiin preda alla stessa sensazione di novità che lo avevaperseguitato per tutto il tragitto dalla valletta nella selva allacittàe fino alla sua stessa casa. Qui egli aveva studiato escritto; qui aveva sostenuto veglie e digiunidai quali era uscitomezzo morto; qui aveva cercato di pregare; qui aveva sopportatocentomila agonie! Là era la Bibbianel suo magniloquenteebraico anticodove gli parlavano Mosé e i Profetie sopraogni cosa la voce di Dio! Làsulla tavolaaccanto alla pennasporca d'inchiostrosi trovava un sermone incompiutocon una fraselasciata a metàlà dove i pensieri avevano cessato difluire sulla paginadue giorni prima. Sapeva che era proprio luiilsacerdote magro e pallidoche aveva fatto e sofferto tutto questoeche aveva composto il discorso dell'Elezione fino a quel punto! Ma sisentiva isolatoe guardava le manifestazioni della sua personalitàprecedente con sprezzante pietàeppure non senza unacuriosità piena d'invidia. Quell'io era scomparso. Un altrouomo aveva fatto ritorno dalla forestaun uomo più saggioaconoscenza di occulti segreti che mai la semplicità del suopredecessore avrebbe potuto comprendere. Quale amara specie diconoscenza!

Assorto in queste riflessioniudì bussare alla porta del suostudioe disse "Avanti!" senza riuscire a scacciarecompletamente l'idea che potesse trattarsi di uno spirito maligno. Edera proprio così! Fu il vecchio Roger Chillingworth a entrare.Il sacerdote si alzò pallido e incapace di pronunciar parolacon una mano sulle Scritture ebraichee l'altra aperta sul petto.


"Bentornato a casareverendo signore"disse il medico."Come stava quel sant'uomo dell'apostolo Eliot? Ma davverosignoresembrate pallidoproprio come se il viaggio per le selvefosse stato troppo faticoso per voi. Non avrete bisogno del mio aiutoper rimettervi in forze prima della predica dell'Elezione?".


"Nocredo di no"replicò il reverendo Dimmesdale."Il viaggiola vista del santo apostolo laggiùe l'ariapura che ho respiratomi hanno fatto benedopo una reclusione cosìlunga nel mio studio. Credo che potrò fare a meno delle vostremedicinemio buon dottorebenché siano efficaci esomministrate da una mano amica".


Per tutto questo tempo Roger Chillingworth aveva scrutato ilsacerdote con lo sguardo grave e attento del medico per i suoipazienti. Tuttaviaa dispetto di queste apparenzequest'ultimo eraquasi sicuro che il vecchio fosse a conoscenzao per lo menosospettasse fondatamentedel suo incontro con Hester Prynne. Ilmedico sapeva dunque di non essere piùagli occhi delsacerdoteun amico fidatoma il peggiore dei nemici. Poichéil dado era stato trattosembrerebbe naturale che venissemanifestata una parte di quella conoscenza. E' stranoinveceosservare quanto tempo trascorra di solito prima che le paroleesprimano i fattie quanto spesso avvenga che due personele qualipreferiscono evitare un certo argomentoriescano a sfiorarloe aritirarsi senza averlo affrontato. Cosìil sacerdote nonnutrì nessun timore che Roger Chillingworth volesse fareesplicitamente il punto sulla posizione in cui l'uno si trovava neiconfronti dell'altromentre d'altra parte il medicocon i suoi modiinsinuantisi avvicinò strisciando pericolosamente alsegreto.


"Non sarebbe meglio"chiese quest'ultimo"che questanotte vi giovaste della mia scarsa abilità? In veritàsignoreè nostro dovere darci la pena di rafforzarvi e dirinvigorirvi in occasione del discorso dell'Elezione. Ci si aspettamolto da voinel timore di non avervi più con noi il prossimoanno".


"Sìmi troverò in un mondo diverso"risposeil sacerdote con devota rassegnazione. "E la fede mi dice chesarà migliore; onestamentenon credo neppure io di potermicurare del mio gregge per il volgere delle stagioni di un interoanno! Ma quanto alla vostra medicinagentile signorenel mioattuale stato di salute non ne sento il bisogno".


"Sono lieto di sentirvelo dire"replicò il medico."Forse le mie cureche per tanto tempo vi ho somministratoinvanocominciano soltanto ora a produrre l'effetto desiderato.Sarei un uomo felicee meriterei tutta la gratitudine della NuovaInghilterrase riuscissi davvero a guarirvi!".


"Vi ringrazio di cuoremio premuroso amico"disse ilreverendo Dimmesdale con un sorriso solenne. "Vi ringrazioepregherò perché si realizzino i vostri buonipropositi".


"Le preghiere di un giusto sono un'aurea ricompensa!"rispose il vecchio Roger Chillingworthprendendo congedo. "Sìesse sono la moneta corrente della Nuova Gerusalemmeconiata colmarchio del Re in persona!".


Rimasto soloil sacerdote chiamò uno dei servitori di casaechiese del ciboche mangiò con grandissimo appetito appenagli fu posto dinnanzi. Gettò poi nel fuoco le pagine giàscritte della predica dell'Elezione e ne cominciò un'altrache scrisse con tale impeto di pensieri e d'emozioni da credersiispirato; e restò perplesso a chiedersi come mai il Cielopotesse considerare strumento adatto per la sua grandiosa e solennemusica una canna d'organo corrotta come lui. Tuttavialasciando cheil mistero si risolvesse da soloo restasse insoluto per semprecontinuò nel suo lavoro con la massima rapiditàcomerapito in un'estasi felice. Così passò veloce la nottecome se fosse un destriero alatoche lo portasse in groppa; venne ilmattinoe sbirciòarrossendoattraverso le tende; e infineil pieno splendore dell'alba lanciò un raggio dorato nellostudioe lo pose sotto gli occhi abbacinati del sacerdote. Egli eraancora làcon la penna in manoe dietro di lui si eraaccumulata un'immensa quantità di pagine!



21.LA FESTA DELLA NUOVA INGHILTERRA


La mattina del giorno in cui il nuovo governatore avrebbe ricevuto lasua carica dalle mani del popoloHester Prynne e la piccola Perlaarrivarono di buon'ora sulla piazza del mercato. Essa era giàaffollata dagli artigiani e dagli altri abitanti plebei della cittàtra i quali si potevano osservare anche molte rudi fisionomie diindividui i cui abiti di pelle di daino dimostravano la loroappartenenza ad alcuni degli stabilimenti coloniali della forestache circondavano la piccola metropoli.


In questo giorno di pubblica festività Hestercome in tuttele altre ricorrenze degli ultimi sette anniindossava un abito di unruvido tessuto grigio. Sia il suo colore sia qualche impercettibileparticolare nel suo taglio ottenevano l'effetto di farne scomparirela figura e i suoi contornimentre la sola lettera scarlatta latraeva da questa indeterminatezza crepuscolare per farla risaltarenella luce morale che si rifletteva da lei. Il suo visoormaiabituale ai cittadinimostrava la quiete marmorea che essi eranosoliti scorgervi. Era come una maschera opiuttostocome ilineamenti irrigiditi di una mortae questa triste similitudine eratanto più esatta in quanto Hester era effettivamente morta pertutto ciò che riguardava la comprensione umanaed eracompletamente estranea a quel mondo del quale sembrava ancora farparte.


Forse però c'era quel giorno sul suo volto un'espressioneinsolitaancora troppo tenue perché qualcuno se neaccorgessea meno che qualche osservatore provvisto di dotisoprannaturali non le avesse prima letto nel cuoreper poi cercareuna trasformazione corrispondente nel suo portamento e nella suafisionomia. Un tale chiaroveggente spirituale avrebbe potuto supporrechedopo aver sostenuto per sette dolorosi anni gli sguardisprezzanti della folla come una necessitàcome una punizionee come qualcosa che era da stoici sopportareessa volesse oraaffrontarli per l'ultima volta di sua libera e spontanea volontàper trasformare quella che era stata per tanto tempo un'angoscia inuna specie di trionfo. "Gettate un ultimo sguardo sulla letterascarlatta e su colei che la porta!" avrebbe potuto gridar lorola vittima della gente ecome essi credevanola loro schiava avita. "Ancora un pocoe lei sarà fuori della vostraportata! Ancora qualche orae il profondo e misterioso oceanonasconderà ed estinguerà per sempre il simbolo che voiavete voluto far bruciare sul suo petto!". Né del restoci sbaglieremmo di moltose attribuissimo all'animo di Hester unsenso di rancorenel momento in cui stava per ottenere laliberazione dalla sofferenza che era stata parte di lei stessa pertanto tempo. Avrebbe potuto non sentire il desiderio di bere ancoraun ultimolungoprofondo sorso dalla coppa d'assenzio e d'aloe cheaveva dato il suo sapore a quasi tutti gli anni della sua maturitàdi donna? Il vino della vita che avrebbe portato alle labbra da quelmomento in poi avrebbe dovuto essere davvero corposodelizioso einebriante nel suo calice d'oro cesellatoper non lasciarle unlanguore inevitabile e pesantedopo la feccia amara con cui erastata intossicatacome con un cordiale di eccessivo vigore.


Perla era adornata con la più allegra fantasia. Sarebbe statoimpossibile indovinare che quest'apparizione d'una luminositàsolare doveva la sua esistenza alla triste figura grigiao chel'immaginazione fervida e delicata che aveva ideato il costume dellabimba fosse la stessa che era riuscita nell'intentoforse piùarduodi dare un aspetto così particolare alla semplicetenuta di Hester. Gli abiti di Perla le erano così congenialida sembrare un'emanazioneo uno sviluppo inevitabile e unamanifestazione esteriore della sua personalitàinseparabilida lei come il multicolore riflesso dalle ali di una farfallao losplendore variopinto dai petali di un fiore spampanato. La bimba eracome loro: il suo abbigliamento era tutt'uno con la sua natura. Inquesto giorno fatidicoper di piùc'erano nei suoi modiun'irrequietezza e un'eccitazione particolareche a nullarassomigliavano tanto quanto al brillare di un diamante che scintillie lampeggi ai sussulti del petto sul quale viene messo in mostra.Spesso i bambini vibrano all'unisono con le agitazioni dei lorocongiuntie sentono sempre in anticipo ogni disgrazia e ognirivoluzione domestica imminente; perciò Perlache era ilgioiello sul seno della sua inquieta madrerivelavanel follealternarsi dei suoi stati d'animole emozioni che nessuno avrebbepotuto scoprire sulla marmorea impassibilità del volto diHester.


Questa effervescenza la faceva svolazzare con un movimento simile aquello d'un uccelloanziché camminare tranquillamente alfianco della madre. Spesso erompeva in grida di una musicalitàselvaggiainarticolatae talvolta assordante. Quando raggiunsero lapiazza del mercatodivenne ancora più irrequietaalla vistadella confusione e del fracasso che animavano il luogo; poichédi solito esso somigliava di più alla vasta spianatasilenziosa che si apre davanti alla chiesa d'un villaggio che alcentro commerciale di una città.


"Di'mammache cosa succede?" gridò. "Perchétutta questa gente ha lasciato oggi il suo lavoro? E' giorno di svagoper tutti?

Guardaecco il fabbro! Si è lavato la fuliggine dal visoesi è messo i vestiti della festae si direbbe che abbiavoglia di spassarselase soltanto qualcuno gli insegnasse come sifa! E quello è mastro Brackettil vecchio secondinoche misaluta e mi fa dei sorrisi. Perché fa cosìmamma?".


"Ti ricorda quando ieri molto piccolabimba mia"risposeHester.


"Non è affatto una buona ragione per salutarmi esorridermi come sta facendoil vecchiaccio nerotorvocon quegliocchiacci!" disse Perla.


"Può salutare te se vuoleperché tu sei vestitadi scuroe hai la lettera scarlatta. Ma guardamammaquanti visisconosciutie quanti indianie marinai! Cosa sono venuti a faretutti qui sulla piazza del mercato?".


"Aspettano che passi il corteo"disse Hester. "Sfilerannoil governatore e i magistratie i sacerdoti e tutte le personeimportanti e la buona gentecon la bandae con i soldati chemarciano davanti a loro".


"E ci sarà anche quel sacerdote?" chiese Perla. "Emi tenderà le mani come quella volta che mi portasti da luial ruscello?".


"Ci saràfigliola"rispose la madre; "ma nonti saluterà oggie tu non devi salutare lui".


"Che uomo strano e triste che è!" disse la bimbacome parlando a se stessa. "A notte fonda ci chiama presso diluie ci prende per manocome quella volta che ci trovammo insiemesul palco! E nel profondo della forestadove soltanto i vecchialberi possono ascoltarloe solo una striscia di cielo vederloparla con teseduto su un tronco muscoso! E mi bacia pure in frontein modo tale che lo stesso ruscello deve faticare a lavarla! Ma quialla luce del solee in mezzo alla gentenon ci conoscenénoi dobbiamo conoscere lui! Strano uomo che ècosìtriste e con la mano sul cuore!".


"Sta' buonaPerlanon puoi capire queste cose"disse lamadre.


"Non pensare a luima guardati intornovedi che facce allegreche hanno tutti? I bambini sono usciti da scuolae i grandi dallebotteghe e dai campiper festeggiare questa giornataperchéoggi un uomo diverso comincia a governarlie per questocom'èsempre stata abitudine del genere umano da quando si è formatala prima nazionesi riuniscono per starsene allegri e in pacecomese finalmente dovesse venire un anno aureo e fortunato per questopovero vecchio mondo!".


Era proprio come diceva Hesterper quel che riguardava l'insolitaallegria che illuminava i visi della gente. In questo periodo festivodell'annocome già era e come continuò a essere perquasi due secolii puritani condensarono tutta l'allegria e lapubblica gioia che consideravano lecita all'umana fragilitàdisperdendo con essi la consueta nube di tristezzacosì cheper un solo giorno di festaapparivano solamente un po' piùtetri della maggior parte delle altre comunità in un periododi generale afflizione.


Forse tuttavia noi esageriamo il tono oscuro e triste cheindubbiamente caratterizzava l'atmosfera e i modi dell'epoca.


Quelli che ora affollavano il mercato di Boston non erano nati conun'eredità di tristezza puritana. Erano oriundi inglesii cuipadri erano vissuti nel fasto abbagliante dell'epoca elisabettiana;periodo in cui la vita inglesevista nel suo complessosarebbeapparsa più maestosasplendida e lieta di ogni altra. Seavessero seguito i loro gusti ancestralii coloni della NuovaInghilterra avrebbero dovuto festeggiare ogni evento di importanzapubblica con fuochi artificialibanchettiquadri viventi eprocessioni. Né sarebbe stato loro impossibilein occasionedi cerimonie grandiosecombinare gli svaghi con le solennitàper adornare di un ricamo grottesco e variegato l'ampia toga didignità di cui le nazioni usano rivestirsi in questericorrenze. L'ombra di un tentativo del genere si proiettava nel modoin cui la colonia celebrava l'inizio del suo anno politico.


L'offuscato riflesso di uno splendore ancor vivo nella memoriaunaripetizione incolore e diluita di quel che i nostri antenati avevanovisto nella vecchia Londranon diremo a un'incoronazionemaall'insediamento di un sindacosi poteva riscontrare nelle cerimonieche avevano istituito per la nomina annuale dei magistrati. I padri ei fondatori della repubblicalo statistail sacerdote e il soldatoconsideravano a quel tempo un preciso dovere rivestirsi di una maestàe di un portamento esteriore chesecondo i loro costumivenivaconsiderato l'inseparabile attributo della loro elevata posizionepolitica o sociale. Tutti si avanzavano per sfilare sotto gli occhidel popoloper comunicare la necessaria dignità alla semplicestruttura del loro Stato di così recente formazione.


In tali occasioni la gente era spronataanche se non incoraggiataaconcedersi un po' di respiro dalla costante e austera diligenza cheessa rivolgeva alle svariate forme di rozza industriala qualeinogni altro casosembrava essere tutt'uno con la sua religione. E'vero che qui non sarebbe stato possibile trovare nessuno di queglisvaghi ai quali l'allegria popolare sarebbe prontamente ricorsanell'Inghilterra della regina Elisabetta o del re Giacomo; nérustiche rappresentazioni teatraliné trovatori con le loroarpe e le loro epiche ballatené suonatori ambulanti con unoscimmione ballerinoné giocolieri con i loro trucchi mimicinessun buffone che sapesse rallegrare la moltitudine con le suebattutevecchie forse di cent'annima ancora efficaci perchési rifacevano alle fonti più popolari dell'allegria. Tuttiquesti professori nelle varie specializzazioni del divertimentosarebbero stati severamente messi a tacere non soltanto dalla rigidadisciplina imposta dalle leggima da quel sentimento generale che dàalle leggi la loro vitalità. Malgrado questoil largoonestovolto del popolo sorrideva - forse erano sorrisi arcignima ancheaperti. Non mancavanodel restoi giochi che i coloni avevanovistoe ai quali avevano partecipatotanti anni primaalle fieredi campagna e sulle piazze dei villaggi d'Inghilterrae che siriteneva opportuno mantenere in uso in questo nuovo paesepersviluppare il coraggio e la virilità che ne costituivano parteessenziale. Incontri di pugilatonei due stili diversi dellaCornovaglia e del Devonshireavevano luogo in vari punti dellapiazza del mercatoin un angolo c'era un amichevole duello abastonate espettacolo seguito da tutti con la massima attenzionesul palco dei condannatidel quale si è già tantoparlato in queste paginedue maestri di scherma stavano cominciandoa fare sfoggio della loro abilità in uno scontro con lo scudorotondo e la sciabola. Tuttaviacon grande delusione del pubblicoquest'ultimo spettacolo fu interrotto dall'intromissione del birrodella cittàche non avrebbe potuto tollerare a nessun pattoche la maestà della legge fosse insultata da tale offesa a unodei suoi luoghi consacrati.


Forse ci è lecito affermarenel complesso (essendo alloraquella gente al primo stadio della loro vita tetrae discendendo damesseri che avevano saputo stare allegriai loro tempi)che dalpunto di vista dei festeggiamenti il paragone con i loro attualidiscendentianche dopo tanto temposarebbe tornato a vantaggiodegli antichi progenitori. La generazione a loro immediatamentesuccessiva recava su di sé l'ombra più scura delpuritanesimoe se ne servì per rattristare talmente ilcarattere nazionale che tutti gli anni successivi non sono bastati acancellarne le tracce. Noi dobbiamo ancora apprendere la dimenticataarte della gaiezza.


Per quanto questo affresco di vita sociale sulla piazza del mercatofosse in genere del colore grigio scurobruno o nero degli emigrantiinglesic'erano tuttavia delle macchie di tono diverso arallegrarlo. Un gruppetto di indianinei loro selvaggi addobbi dipelli di daino dagli strani ricamidi collane di conchigliedi ocrarossa e gialla e di piumearmati di archidi frecce e di lancedalla punta di pietrase ne stava da una partemantenendo il piùimpeccabile contegno che gli stessi puritani potessero desiderare. Edel restoper selvaggi che fossero questi barbari dipintiessi nonrappresentavano l'elemento meno civilizzato della scena. Questotitolo poteva essere reclamato a buon diritto da alcuni marinaidell'equipaggio della nave proveniente dai Caraibiche eranosbarcati per prender parte ai divertimenti del giorno dell'Elezione.Erano dei "desperados" dall'aspetto decisocon facceabbronzate e barbe indescrivibilicon le corte brache rette allavita da cinturonispesso affibbiati da una rozza piastra d'orodaiquali pendevano sempre dei lunghi coltellaccie in qualche casodelle spade. Da sotto le teste dei loro cappelloni di fibra di palmabrillavano occhi cheanche nei momenti di buon umore e di allegriamostravano una ferocia quasi animalesca. Essi trasgredivano senzatimore e senza scrupolo quelle regole che disciplinavano rigidamenteil contegno degli altrifumando tabacco proprio sotto il naso delbirrocosa che a un cittadino sarebbe costata uno scellino di multaper ogni boccatae tracannando sorsate di vino o d'acquavite dalleloro fiasche senza misuraoffrendone anche alla folla stupita che licircondava. Era un tratto molto caratteristico della zoppicantemoralità dell'epocaper rigida che possa sembrarciquello diconcedere una certa impunità ai navigantinon soltanto per leloro malefatte a terrama per atti ben più gravi nel loroproprio elemento. Un marinaio dell'epoca ci apparirebbe oggi moltosimile a un pirata. Non si potevano nutrire dubbi sul fatto cheperesempiola ciurma di quella stessa navecostituita da elementi nonpeggiori del normalesi fosse resa colpevolecome diremmo noidigrassazione e di saccheggio del commercio spagnolocosa che avrebbeposto in pericolo il loro collo in una corte di giustizia moderna.


Ma il mare in quei vecchi tempi si agitavaspumeggiava e si frangevasenza chiedere consigli a nessunosoggetto soltanto al ventoburrascososenza che le leggi umane tentassero quasi di imporglialcun regolamento. Colui che sulle onde era un bucaniere potevacambiare nome e diventare subitose volevaun uomo pio e timoratoin terrafermané perfino al culmine della sua spericolatacarrieraera considerato una persona con cui fosse disdicevole avererapporti di commercio o d'amicizia. Perciò gli antichipuritaninei loro mantelli nericon le loro gorgiere inamidate e icappelli a pan di zuccherosorridevano allo schiamazzo e alcomportamento rozzo di questi allegri marinai non senza benevolenza;e vedere un cittadino rispettabile come il vecchio RogerChillingworthil medicointrattenersi sulla piazza del mercato aconversare a lungo col capitano della nave in questione non suscitavané sorpresa né riprovazione.


Quest'ultimo era la figura più elegante e appariscentealmenoper quanto riguardava il vestiarioche fosse dato vedere tra lamoltitudine. Aveva sulla giubba una pioggia di nastriun galloned'oro sul cappelloche era anche adorno di una catena d'oro e di unapiuma. Aveva la spada al fiancoe una cicatrice d'arma da tagliosulla frontechecon la sua pettinaturasembrava piùdesideroso di mettere in risalto che di nascondere. Un abitante dellaterraferma non avrebbe potuto mostrarsi in giro in un abbigliamentosimilee con un'aria così insolente e gagliardasenza doversubire un severo interrogatorio da un magistrato e prendersiprobabilmente una multala prigioneo forse qualche ora di gogna.Quanto al capitanoperòsi passava sopra a tutto questo comeparte della sua naturacome si sarebbero scusate in un pesce le suesquame brillanti.


Dopo essersi separato dal medicoil comandante della nave di Bristolsi aggirò senza meta e con indifferenza per la piazza delmercatofino a cheimbattutosi in Hester Prynnenon gli parve diriconoscerlae non esitò a rivolgerle la parola. Come sempresuccedeva dove si trovava Hestersi era formato uno spazio vuotouna specie di circolo magiconel qualequantunque la gente dovessefarsi avanti a gomitate a poca distanzanessuno osava o desideravaavventurarsi Era una specie di forzata solitudine morale nella qualela lettera scarlatta aveva avvolto la portatrice che le era statadestinatain parte per la sua stessa riservatezzae in parte perl'istintivoanche se ora meno scorteseritrarsi del prossimo difronte a lei. Oraforse per la prima voltaessa ottenne un buonrisultatopermettendo a Hester e al lupo di mare di parlare assiemesenza pericolo d'essere uditi; ed era tanto cambiata l'opinionepubblica nei confronti di Hesterche la matrona più celebrein città per la rigidezza della sua morale non avrebbe potutointrattenere un colloquio con questa persona dando meno scandalo dilei.


"Dunquesignora"disse il marinaio"dovròavvertire il cambusiere di mettere una branda in più oltre aquelle che avevamo convenuto! Non ci sarà da aver paura delloscorbuto o del colera in questa traversataperchétra ilchirurgo di bordo e quest'altro dottorel'unico pericolo saranno lemedicine o le pillole; e ce ne sono in abbondanzaperché abordo abbiamo un carico intero di medicinaliche io ho acquistato dauna nave spagnola".


"Che dite?" chiese Hesterpiù emozionata di quantonon volesse sembrare. "Avete un altro passeggero?".


"Ma comenon sapete"gridò il capitano"chequel medicoChillingworthcome diavolo si chiamaha deciso diassaggiare la mia cabina e il mio vitto con voi? Sìsìdovete saperloperché mi dice che è dei vostried èintimo amico di quel signore di cui mi avete parlatoquello che sitrova nei pasticci per colpa di quei vecchi inaciditi legislatoripuritani".


"Si conoscono molto bene davvero"rispose Hestercercandodi restar calmaanche se in preda alla più profondacosternazione.


"Hanno vissuto per molto tempo insieme".


Hester Prynne e l'uomo di mare non si dissero altro. Ma in quelmomento lei scorse il vecchio Roger Chillingworth in personainfondo all'angolo più remoto della piazza del mercatoche lesorrideva; un sorriso cheattraverso l'ampia piazza affollataeattraverso tutti i discorsi e i clamorie i vari pensieriumori einteressi della follale giunse carico di sottintesi segreti eterribili.



22.IL CORTEO


Prima che Hester Prynne potesse raccogliere le proprie idee perdecidere come affrontare questo nuovo e imprevedibile svolgimentodella situazionesi udì avvicinarsi da una strada vicina ilfragore della musica marzialeche precedeva la marcia del corteo dimagistrati e di cittadini diretti al locale del cultodoveseguendouna tradizione già radicata e scrupolosamente osservatailreverendo Dimmesdale avrebbe dovuto pronunciare la predicadell'Elezione.


Presto si poté vedere l'avanguardia del corteochegirato unangolomarciò con lenta maestà attraversando la piazzadel mercato. In testa veniva la bandache comprendeva una serie distrumentiforse non perfettamente intonati l'uno all'altro e suonatisenza grande maestriama tuttavia adatti a ottenere il risultato invista del quale si rivolge alle folle il suono del tamburo e dellatromba: quello cioè di dare alla scena di vita che passa sottogli occhi un tono più elevato e più epico. La piccolaPerla dapprima batté le manima poi fu abbandonata per unattimo dall'irrequieta agitazione che l'aveva tenuta in stato dicontinua effervescenza per tutta la mattinata: rimase a guardare aocchi spalancatie parve che si lasciasse trasportare dalle lungheondate del suono nelle loro creste e nei loro avvallamenti come unuccello marino a galla sull'acqua. Presto però tornòall'umore precedentealla vista del luccichio del sole sulle armi esulle lustre armature della compagnia di soldati che seguiva labandae costituiva la scorta d'onore del corteo. Questo corpomilitareche ancor oggi ha un'esistenza autonomae che marcia dalleepoche passate carico di un'antica tradizione d'onorenon eraformato da mercenari. Le sue file erano composte di gentiluomini chesentivano gli stimoli dell'impulso marzialee cercavano dicostituire una specie di Collegio di Guerradovecome in unaconfraternita di Cavalieri Templaripotessero apprendere la scienzaeper quel che insegnavano loro i pacifici addestramentila praticastessa della guerra. In quanta stima fosse tenuta allora la posizionedei militari si poteva comprendere dall'orgoglioso portamento diognuno dei membri della compagnia.


Alcuni di essiin effettiavendo combattuto nei Paesi Bassi e sualtri campi di battaglia europeisi erano più che guadagnatoil diritto di assumere il nome e il titolo di combattenti. Il lorocostumeinoltred'acciaio brunito e di piume ondeggianti sui lorolucidi cimieriraggiungeva un effetto di marzialità al qualenessun moderno soldato potrebbe aspirare.


Con tutto ciò i titolari delle principali cariche civili chevenivano immediatamente dopo la scorta militare meritavanomaggiormente attenzione da parte di un occhio riflessivo. Fin nelloro portamento esteriore dimostravano una regalità che facevaapparire volgarese non assurdala boria dei militari. Eraun'epocaquellain cui ciò che noi chiamiamo talento venivatenuto in molto minore considerazione di quanto non sia oggima dovei pesanti materiali che generano la stabilità e la dignitàdi carattere venivano stimati molto di più. Il popolopossedeva per diritto ereditario il pregio del rispettoche nei suoidiscendentise sopravvive ancoraesiste in proporzioni minorie haun peso molto ridotto nella scelta e nella reputazione dei titolaridelle cariche pubbliche. Il cambiamento può essere un bene oun malee forse è in parte tutt'e due. In quei giornilontaniil colono inglese di questi aspri lidilasciati dietro disénobili e ogni tipo di ordine gerarchicomentre eranoancora forti in lui la facoltà e la necessità dellariverenzala riversava sulle chiome candide e sulla frontevenerabile della vecchiaiasull'integrità di lunga datasulla solida saggezza e sulla tetra esperienzasu doti insomma diquel tipo severo e pesante che danno l'idea della stabilitàeche vanno sotto la generica denominazione di rispettabilità.Questi primi uomini di Stato dunqueBradstreetEndicottDudleyBellingham e i loro colleghii quali erano stati innalzati al poteredalle prime elezioni popolarinon sembrano essere mai statiparticolarmente brillantidistinguendosi piuttosto per la massicciasobrietà che per l'attività del loro intelletto. Eranoforti e ricchi di fiducia in se stessie nei tempi difficili siergevano a difesa dello Stato come una catena di montagne contro unatempesta.


Questi tratti di carattere che abbiamo descritto erano benrappresentati dalla forma quadrata del volto e dall'abbondantesviluppo fisico dei nuovi magistrati coloniali. Per quel cheriguardava l'aspetto di autorevolezza naturalela stessa madrepatria non avrebbe dovuto vergognarsi a vedere questi uominii piùeminenti di una vera democraziaseduti alla Camera dei Pariomembri del Consiglio Privato del sovrano.


Subito dopo i magistrati veniva il giovane e promettenteecclesiasticodalle cui labbra si attendeva il discorsodell'anniversario. La sua professione erain quell'epocaquella incui l'intelletto si manifestava ancor più che nella vitapoliticapoichétralasciando motivi più elevatiessaoffriva abbastanza attrattivecon il rispetto quasi religioso dellacomunitàda indurre le persone più ambiziose adedicarsi a essa.


Lo stesso potere politicocome nel caso di Increase Mather (10)eraalla portata di un sacerdote fortunato.


Quelli che lo vedevano oranotarono che maidalla prima volta cheDimmesdale aveva messo piede sulle coste della Nuova Inghilterraaveva mostrato tanta energia quanta ne traspariva ora dal suoincedere e dall'aria con cui partecipava al corteo. Il suo passo nonera impacciato come le altre volte; la schiena non era curvae lamano non poggiava funestamente sul cuore. Eppurese il sacerdotefosse stato visto nella giusta lucela sua forza non sarebbesembrata del corpo. Poteva essere d'origine spiritualeed esserestata trasmessa al sacerdote dagli angeli. Poteva essere l'ebbrezzadi quel potente cordiale che si distilla soltanto nell'alambiccodella severa e prolungata riflessione. Forse il suo caratteresensibile era rinvigorito dalla musica strepitosa che saliva alcieloe lo sollevava con sé nell'onda ascendente.


D'altrondeil suo sguardo era così distratto che ci si potevachiedere se Dimmesdale sentisse affatto la musica. C'era sì ilsuo corpo che avanzava con energia inconsuetama dov'era la suamente? Essa si trovava lontana e nel profondo della sua propriasferaindustriandosi con attività straordinaria a mettereordine alla sfilza di nobili idee che presto avrebbero dovutonascerne; il sacerdote perciò non vedeva nullanon sentivanullanon sapeva nulla di ciò che aveva intorno; ma la suaanima aveva afferrato il debole organismo e lo spingeva avantiincurante del pesoe trasformandolo in spirito simile a se stessa.Uomini di non comune intellettoma inclini alla morbositàpossono essere capaci di questi formidabili sforzi occasionalineiquali essi consumano la vitalità di molti giorni per restarneprivi in seguito.


Hester Prynneche teneva lo sguardo fisso sul sacerdotesi sentìafferrare dalla tristezzama perché e da dove le venisse nonlo sapevaa meno che non fosse perché lui le sembrava tantolontano da leie così al di fuori della sua portata. Essaaveva creduto che tra loro dovesse passare almeno uno sguardod'intesa e di riconoscimento. Pensò alla foresta buiacon ilsuo praticello solitarioall'amoreall'angosciaal tronco muscososedendo sul qualele mani nelle maniessi avevano unito le loroparole tristi e appassionate al malinconico mormorio del ruscello.Come si erano conosciuti l'un l'altro in quel momento! Ed era questol'uomo di allora? Riusciva appena a riconoscerlo! Luiche incedevacon tanta fierezzacircondato da un corteo di anziani maestosi evenerabilitra il fragore della musica; luicosìirraggiungibile nella sua posizione mondanae ancor piùlontano nella vasta prospettiva dei suoi rigidi pensieridove lei lovedeva in quel momento! La sua anima si sentì sprofondareall'idea che quanto era stato non fosse che un'illusionee cheperdistinto che fosse stato il sognonon potesse esistere alcun verolegame tra lei e il sacerdote. E tanta femminilità c'eraancora in Hesterche non riusciva quasi a perdonargli adesso menoche maiquando il passo pesante del destino che avanzava si sentivavicinovicinosempre più vicino! - il fatto che riuscisse aritirarsi così completamente dal loro mondo comunementre leibrancolava nel buioe tendeva le sue mani gelide senza riuscire atrovarlo.


Perla o vide e corrispose ai sentimenti della madreo sentìanche lei l'alone di lontananza e di intangibilità che avevaavvolto il sacerdote. Mentre il corteo le sfilava davantila piccolanon stette ferma un momentoalzandosi e abbassandosicome unuccellino sul punto di volar via. Quando la sfilata fu terminataguardò in viso Hester.


"Mamma"disse"quello era lo stesso sacerdote che miha dato un bacio in riva al ruscello?".


"Sta' un po' zittacara Perla!" bisbigliò la madre."Non dobbiamo parlare di quello che è accaduto nellaforesta quisulla piazza del mercato".


"Non riuscivo a credere che potesse essere luida quanto ècambiato"proseguì la bambina. "Altrimenti glisarei corsa incontroe mi sarei fatta baciare da lui qui davanti atutticome ha fatto laggiù tra i vecchi alberi scuri. Checosa mi avrebbe risposto il sacerdotemamma? Si sarebbe battuto lamano sul cuoree mi avrebbe sgridata e mandata via?".


"Che cosa avrebbe potuto dirtiPerla"rispose Hester"senon che non è questo il momento più adatto per darsidei bacie che non sta bene baciarsi sulla piazza del mercato? E'stato molto megliosciocchinache tu non gli abbia parlato!".


La stessa opinioneanche se in forma diversasul conto diDimmesdalefu espressa da una persona la cui stravaganzao la cuipazziacome sarebbe più giusto che la chiamassimola spinsea fare quello che ben pochi dei cittadini avrebbero osatocioèad attaccare discorso in pubblico con la donna dalla letterascarlatta. Era la signora Hibbins cheabbigliata in pompa magnacontripla gorgiera di pizzocorpetto ricamatoun abito di velluto e unbastone dal pomo d'oroera uscita a veder sfilare il corteo. Lavecchia signora godeva della fama (che in seguito doveva costarlenientemeno che la vita) di essere la prima attrice in tutte leoperazioni di negromanzia continuamente in via d'effettuazionee lafolla le si apriva davantitemendo di sfiorarle il vestitoquasicelasse la peste tra i suoi ricchi drappeggi. Vista accanto a HesterPrynneper quanto molti vedessero quest'ultima ormai di buon occhiola paura ispirata dalla signora Hibbins raddoppiòe fu causadi uno spostamento generale dalla zona della piazza del mercato dovesi trovavano le due donne.


"In fede miaquale mai fantasia mortale avrebbe potutoimmaginare una cosa simile!" bisbigliò la vecchia aHester in tono confidenziale. "Quel sant'uomo! Quell'elettosulla terracome la gente lo considerae comesono costretta adirlosembra davvero! Chi fra quelli che lo hanno visto sfilare inprocessione potrebbe immaginare quanto poco tempo fa egli sia uscitodal suo studiomasticando un passo della Scrittura in ebraicocigiurereiper andare a prendere un po' d'aria nella foresta? Aha!

Noi sappiamo cosa significhiHester Prynne! Ma in veritàparola miami riesce difficile crederlo lo stesso uomo! Ho vistosfilare oggi dietro la banda molti buoni parrocchiani che sono statimiei compagni di danzamentre suonava un certo Violinistae si davail caso che uno stregone indiano o un mago lappone ci desse la mano.Questa è una bagattella per una donna che conosce il mondo.


Ma questo sacerdote! Potresti affermare con sicurezzaHesterche èlo stesso che hai incontrato sul sentiero nella foresta?".


"Signoraio non so di chi stiate parlando"rispose HesterPrynnerendendosi conto di aver che fare con una mente malatanonsenza restare egualmente stupefatta e spaventata dalla sicurezza concui lei dichiarava tanta genteoltre se stessain stretti rapporticon il Maligno. "Non mi sentirei di parlare con leggerezza di undotto e pio testimone del Verbocome il reverendo Dimmesdale".


"Ma viamia caravia!" gridò la vecchia signorascuotendo il dito all'indirizzo di Hester. "Credi che dopoessere stata tante volte nella forestaio non sia ancora in grado digiudicare chi altri ci sia stato? Ma sìanche se non restaloro nei capelli neppure una foglia delle ghirlande che portavano alballo! Io conosco teHesterdal marchio che porti! Tutti possonovederlo alla luce del solee nell'oscurità scintilla come unafiamma rossastra. Tu lo porti apertamentee quindi non c'èragione di discutere. Ma questo sacerdote! Lascia che te lo dica inun orecchio: quando l'Uomo Nero vede che uno dei suoi servisegnatoe marcatoè restio a confessare il patto come il reverendoDimmesdalesa come sistemare le cose in modo da rivelarein pienogiornoil suo simbolo agli occhi del mondo! Cos'è che eglicerca sempre di nasconderecon la mano sul cuore? EhHesterPrynne?".


"Che cos'èbuona signora Hibbins?" chieseansiosamente la piccola Perla. "L'hai visto?".


"Non fa nullacarina"rispose la signora Hibbinsfacendoun profondo inchino a Perla. "Lo vedrai tu stessauna volta ol'altra. Diconopiccolache tu sia della stirpe del Principedell'Aria! Vuoi volartene via con meuna notte serenaa far laconoscenza di tuo padre? Allora saprai perché il sacerdote sitiene sempre una mano sul cuore!".


Ridendo in modo così stridulo da farsi sentire da tutta lapiazzala vecchia strega prese congedo.


Intanto la preghiera preliminare era già stata recitata inchiesae si sentirono le prime frasi del discorso di Dimmesdale. Unasensazione irresistibile trattenne Hester nei paraggi. Siccomel'edificio sacro era troppo affollato per accogliere un altroascoltatoreprese posto vicino al palco della gogna. Era abbastanzavicino da farle pervenire all'orecchio tutto il sermonesotto formadi un bisbiglio e di un flusso indistintoma mutevoledellacaratteristica voce del pastore.


Una voce come quella era in se stessa una dote preziosatanto che unascoltatoresenza comprendere neppure una parola della lingua delpredicatoreavrebbe potuto essere egualmente cullatodall'intonazione e dalla cadenza delle frasi. Come ogni forma dimusicaspirava passione e sentimentoe emozioni tenere o elevatein una lingua che era quella del cuore umanodovunque fosse nato.Per confuso che le giungesse il suono attraverso le pareti dellachiesaHester Prynne ascoltava con tale grande attenzionee viprendeva parte così intimamenteche il discorso assumeva perlei un significatoaffatto indipendente dalle sue paroleindistinguibili. Forsese le avesse sentite più chiaramenteesse sarebbero state soltanto uno strumento più grossolanoeavrebbero tarpato le ali del suo spirito. Ora lei ne coglieva il tonobassocome quello del vento quando si abbassa a riposarsi; orarisalivacon l'elevarsi di un tono acutoper gradazioni progressivedi dolcezza e di potenzasino a che il volume più pieno nonsembrava avvolgerla in una sfera di religioso timore e di solennegrandiosità. E tuttaviaper maestosa che talvolta diventassela vocerestava sempre in essa un elemento fondamentale didisperazione. Era un'espressione alta o bassa d'angosciail grido oil bisbigliosi sarebbe potuto immaginaredell'umanitàsofferenteche risvegliava qualcosa in tutti i cuori! A momentiquesta profonda vena di sentimento era tutto quel che si potevasentiree si sentiva appenasospirare in un silenzio desolato. Maanche quando la voce del sacerdote si faceva alta e imperiosaquandosgorgava irresistibilmente verso il cieloquando si rivestiva ditutta la sua ampiezza e potenzacolmando la chiesa al punto da farsistrada attraverso le mura massicce per espandersi all'aria apertaanche allorase l'ascoltatore avesse teso l'orecchio con attenzionee appostaavrebbe potuto scoprire lo stesso grido d'angoscia.Cos'era? Era il lamento di un cuore umanosovraccarico di doloreforse colpevoleche narrava il segretodi dolore o di colpa chefosseal grande cuore dell'umanitàcercando di ottenere lacompassione o il perdonoin ogni istantecon ogni parolae noninvano! Era questo tono sommessoprofondo e continuoche dava alsacerdote la forza a lui più adatta.


Per tutto questo tempo Hester era rimasta come una statua ai piedidel palco. Se la voce dell'ecclesiastico non ce l'avesse trattenutaci sarebbe stato egualmente una specie di magnetismo in quel puntodal quale era cominciata la sua vita di vergogna.


Provava una strana sensazionetroppo incerta per diventare unpensieroma che le incombeva pesantemente sull'animocome se tuttal'orbita della sua esistenza sia passata sia futura fosse legata aquel puntocome l'unico che le conferisse unità.


La piccola Perlaintantosi era allontanata dal fianco della madree giocava liberamente sulla piazza del mercato. Rendeva allegra lafolla immusonita con il brillare del suo raggio irrequietopropriocome un uccello dal piumaggio lucente illumina un intero albero dalloscuro fogliame saltellando qua e làa metà visibile ea metà nascosto nel crepuscolo della folta ramaglia. Simuoveva con graziama spesso con scatti improvvisi e irregolari.


Mostrava così l'irrequieta vivacità del suo spiritoche oggi era doppiamente instancabile nella sua continua danza sullepunte perché era accompagnato dalle vibrazionidell'inquietudine della madre. Ogni volta che Perla scorgeva qualcosache potesse eccitare la sua curiositàsempre desta emutevolegli volava incontro epotremmo diresi appropriavadell'uomo o della cosa per tutto il tempo che volevama senzaconcedere in cambio il minimo controllo sui propri atti. I puritanila guardavano eanche se sorridevanonon erano per questo menodisposti a dichiararla di origine diabolica per l'indescrivibilefascino di bellezza e d'eccentricità che irradiava dalla suapiccola figura e scintillava della sua vivacità. Lei correva aguardare in faccia gli indianie veniva a contatto con nature ancorapiù selvagge della sua. Di làcon l'audacia innata chela contraddistinguevama con una riservatezza altrettantocaratteristicacorreva in mezzo a un gruppo di marinaiabbronzatiuomini dell'oceano come gli indiani lo erano della terraferma; edessi guardavano con stupore e ammirazione la piccola Perlacome sela schiuma del mare avesse preso la forma di una bambinacon l'animadi uno di quei fuochi fatui che brillano di notte sulla prua dellenavi.


Uno di questi lupi di marelo stesso capitano che aveva parlato conHesterrestò così colpito dall'aspetto di Perla checercò di afferrarla per darle un bacio. Visto che era piùdifficile a prendersi di un colibrì in volotolse dalcappello la catena d'oro che lo adornava e la lanciò allabambina. Perla se l'avvolse subito intorno al collo e alla vita conun gesto così abile e grazioso che la catena sembròaver sempre fatto parte di leied era difficile immaginare labambina senza di essa.


"Tua madre è quella donna con la lettera scarlatta"disse il marinaio. "Vorresti recarle un messaggio da partemia?".


"Sìse il messaggio mi piace"rispose Perla.


"Dille allora"replicò l'uomo"che ho parlatodi nuovo con il vecchio dottore curvo con il viso scuroe che eglisi incarica di portare a bordo con sé il gentiluomo di cui leisi preoccupa tanto. Di' quindi a tua madre che non si dia pensieroaltro che di se stessa e di te. Le dirai questopiccola strega?".


"La signora Hibbins dice che mio padre è il Principedell'Aria!" gridò Perla con il suo sorriso birbone. "Semi chiami con quel brutto nomegli parlerò di tee luiassalirà la tua nave con una tempesta!".


Correndo a zig-zag per la piazzala bimba tornò dalla madree le comunicò quello che aveva detto il marinaio. L'animofortecalmo e pieno di sopportazione di Hester fu quasi sul punto dicederevedendo questo accanirsi su di lei del destino chenelmomento in cui sembrava che nel loro labirinto di disperazione sistesse aprendoa lei e al pastoreuna viasi mostrava con unsorriso spietato proprio nel mezzo del loro cammino.


Con la mente sconvolta dalla terribile perplessità causataledalla comunicazione del capitanodovette sottostare a un'altraprova.


C'erano molti che provenivano dalla campagna intorno alla cittài quali avevano sentito spesso parlare della lettera scarlattaeavevano imparato a considerarla qualcosa di impressionante a causa dicentinaia di chiacchiere false o esageratesenza averla mai vistacon i propri occhi. Costorodopo aver esaurito le altre fonti didivertimentofinirono con l'affollarsi attorno a Hester Prynneconrozza e fastidiosa indiscrezione. Per indelicata che fossetuttaviaessa non riuscì a farli oltrepassare un circolo di parecchieiarde. Restarono tutti a quella distanzatrattenuti là dallaforza centrifuga della ripugnanza ispirata dal simbolo misterioso.L'intera masnada dei marinaiosservando l'affollarsi del pubblicosaputo cosa significava la lettera scarlattavenne; e ognuno di lorocacciò nel crocchio il suo volto abbronzato e da delinquente.Pure gli indiani furono toccati da una specie di gelido riflessodella curiosità dell'uomo bianco escivolando tra la follafissarono i loro neri occhi da serpenti sul petto di Hesterimmaginando forse che chi portava sul petto quel lucente ricamodovesse essere un personaggio della massima importanza tra la suagente. Infine gli abitanti della città (il cui interesse perquesto soggetto ormai esaurito si ridestava fiaccamente per non esserda meno con quello che sentivano gli altri) si avvicinaronopigramente allo stesso punto per tormentare Hester Prynne ancor piùdegli altri con il loro sguardo freddo e abituato da tempo alla suaantica ignominia. Hester vide e riconobbe gli stessi volti di quelgruppo di matrone che sette anni prima l'avevano aspettata alla portadella prigione; tuttemeno unala più giovane e la sola traloro sensibile alla compassioneper la quale aveva ricamato moltotempo prima il sudario con le sue mani.


All'ultima oraquando tanto poco mancava al momento di gettar via dasé la lettera ardenteera divenuta centro di nuove attenzionie di nuova eccitazioneche le faceva dolere il petto come mai primad'alloraa eccezione del primo giorno.


Mentre Hester stava nel suo magico cerchio di vergognadove l'astutacrudeltà della sentenza sembrava averla condannata a restareper sempreil sublime predicatore abbassava gli occhi dal pulpito suuna follai ripostigli più intimi dell'anima della qualeaveva piegato alla sua parola. Il santo sacerdote nella chiesa! Ladonna dalla lettera scarlatta sulla piazza del mercato!

Quale immaginazione sarebbe stata così irriverente da supporreche su entrambi ardesse lo stesso marchio?



23.LA RIVELAZIONE DELLA LETTERA SCARLATTA


La voce eloquentesulla quale le anime degli ascoltatori s'eranolibrate verso l'alto come sulle onde gonfie del maregiunse infine auna pausa. Ci fu un attimo di silenzioprofondo come quello chedoveva seguire i responsi degli oracoli. Seguì poi un mormorioe un tumulto in sordinacome se gli ascoltatoriliberidall'incantesimo che li aveva trasportati nel mondo interiore d'unaltrostessero rientrando in séancora sotto l'influsso delpiù profondo e sbigottito timore. Un istante più tardila folla cominciò a riversarsi fuori dalle porte della chiesa.Ora che erano giunti alla fineavevano bisogno di respirare un'ariadiversapiù idonea a sostenere la grossolana vita terrenanella quale tornavano a caderedi quanto non fosse l'atmosferainfiammata dalle parole del predicatoree greve della riccafragranza del suo pensiero.


All'aria apertala loro estasi si trasformò in parole. Lastrada e la piazza del mercato echeggiarono addiritturada un latoall'altrodegli applausi diretti al sacerdote. I suoi ascoltatorinon riuscivano a darsi pace finché non si erano detti l'unl'altro ciò che ognuno di essi conosceva meglio di quantoriuscisse a dire o a sentire. A loro concorde pareremai nessunoaveva parlato in modo così elevatocosì saggio e cosìsantocome colui che aveva predicato quel giorno; e l'ispirazionedivina non si era mai manifestata attraverso labbra mortalicosìchiaramente come attraverso le sue. Se ne poteva vedereper cosìdirediscendere l'influsso su di luiimpossessarseneed elevarlo aogni minuto al di sopra del discorso scritto che aveva davantiriempiendogli la mente d'immagini che stupivano lui non meno del suopubblico.


L'argomentosembravaera stato il rapporto tra la Divinità eil consorzio umanocon un riferimento speciale alla NuovaInghilterrache essi stavano fondando tra le avversità. Ementre si avvicinava alla conclusioneuno spirito profetico erasceso su di luicostringendolo alla sua volontà come avevacostretto gli antichi profeti d'Israelecon questa sola differenzache mentre i veggenti ebrei avevano preannunciato il giudizio e larovina del loro paeseera suo compito invece predire un futuronobile e glorioso a questo popolo del Signore da poco riunito. Ma alfondo di ogni fraseper tutto il discorsoera rimasto un profondo etriste tono di doloreche non poteva essere inteso altrimenti checome il naturale rimpianto di chi fosse destinato a scomparireprematuramente. Sìil loro sacerdote che amavano tantoe chetanto li amava tutti che non poteva andarsene in cielo senza unsospiroaveva la precognizione di una morte precoce incombente su disée presto li avrebbe lasciati in lacrime. Quest'idea di unasosta transitoria sulla terra aveva dato l'ultimo tocco di enfasiall'effetto prodotto dal predicatore; era come se un angelonel suovolo verso il cieloavesse agitato per un istante sul suo popolo lesue alisplendore e ombra a un tempoe avesse disseminato su diesso una pioggia di auree verità.


Per tutte queste ragioniera arrivata per il reverendo Dimmesdalecome per la maggior parte degli uomininei loro vari ambientianchese essi raramente se ne accorgono fino a che non possono guardarsiindietro da molto lontanoun'epoca della vita brillante e piena ditrionfi più d'ogni altra precedente o futura.


In questo momento egli si ergeva sulla vetta più alta delprimatoa cui i doni dell'intellettodella vasta erudizionedell'eloquenza appassionatae della reputazione della piùchiara santitàpotessero elevare un ecclesiastico in queiprimi anni della Nuova Inghilterrain cui la sua professione stessaera posta su un alto piedistallo. Questa era la posizione che ilsacerdote occupava nel momento in cui piegava la testa sui cuscinidel pulpitoal termine del suo discorso dell'Elezione. FrattantoHester Prynne stava accanto al palco della gognacon la letterascarlatta ancora scintillante sul petto!

Si udì di nuovo il clamore della musicae il passo cadenzatodella scorta militare che oltrepassava la porta della chiesa. Ilcorteo doveva avviarsi di lì diretto verso il municipiodoveun solenne banchetto avrebbe concluso le cerimonie del giorno.


Ancora una voltadunquesi vide la schiera di padri venerandi emaestosi attraversare la follache si apriva rispettosamente suentrambi i lati per dare il passo al governatoreai magistratiainobili e ai saggiai ministri del cultoe a tutti quelli che eranoaltolocati e famosi. Quando furono nella piazza del mercatoil loroarrivo venne salutato da un gran grido. Questoanche seindubbiamente aveva preso forza supplementare dalla puerile lealtàche in quell'epoca si tributava ai reggitori dello Statoparveun'incontenibile eruzione dell'entusiasmo acceso negli ascoltatori daquell'elevato brano d'eloquenza che ancora echeggiava nelle loroorecchie. Ognuno ne sentì l'impulso in se stesso econ ilrespiro stessolo trasse dal proprio vicino; nella chiesa era statotrattenuto a stentoma a cielo aperto rimbombò in alto finoallo zenith. C'erano esseri umani e sentimenti elevati e armonici innumero sufficiente da produrre un frastuono più impressionantedella voce da organo d'una raffica di ventod'un tuono o del muggiodel maree quel poderoso ondeggiare di tante voci si fuse in unasotto quella spinta cosmica che fa di molti cuori un'anima sola. Maidalle lande della Nuova Inghilterrasi era levato un tale grido!Mainelle lande della Nuova Inghilterrasi era trovato un uomoonorato dai suoi confratelli come il predicatore!

E dunqueche cos'era di lui? Non c'erano i punti luminosi diun'aureola attorno al suo capo? Reso così etereo dallo spiritoe glorificato dai suoi fedeli ammiratoripotevano forse i suoipassinel corteolasciar tracce sulla polvere della terra?

All'avanzare delle file dei soldati e dei padri della nazionetuttigli occhi si volsero verso il punto dal quale si vedeva avvicinarsiil sacerdote. Il grido si spegneva fino a diventare un mormoriomanmano che una parte della folla dopo l'altra riusciva a vederlo. Comeappariva debole e pallidoin mezzo al suo trionfo! L'energia odiciamo piuttostol'ispirazione che lo aveva sostenutofino a chenon avesse consegnato il sacro messaggio che portava con sé lasua forza dal cieloera svanitaora che la sua missione era statacompiuta così fedelmente. Il lampo che essi avevano vistoardere sul suo volto pochi istanti prima era spentocome una fiammache si smorzi senza speranza tra gli ultimi tizzoni consunti. Nonsembrava quasi il viso d'un vivotanto era cadaverico il suoincarnato; si poteva credere non ci fosse vita in quell'uomo chepercorreva la sua strada sfibrato a tal puntoeppure egli continuavaa percorrerla senza abbattersi al suolo!

Un suo confratelloil venerabile John Wilsonvedendo in che statoera ridotto Dimmesdale al riflusso dell'intelletto e dellasensibilitàsi fece avanti premurosamente per offrirgli ilsuo appoggio. Il sacerdote respinse il braccio del vecchio con ungesto tremante ma deciso. Proseguì nel suo camminose cosìsi può descrivere un movimento che somigliava piuttosto aglisforzi incerti di un bambino che veda le braccia della madre teseverso di lui. E oraper quanto impercettibili fossero i suoi ultimipassigiunse davanti al palco annerito dal tempo e scolpito nellamemoriadovetanto tempo primacon tutti i desolati anni cheseguirono l'eventoHester Prynne aveva sfidato lo sguardo sprezzantedel mondo. Là si trovava Hester Prynnetenendo la piccolaPerla per mano! E sul suo petto c'era la lettera scarlatta! Ilsacerdote si fermòbenché la musica continuasse asuonare la marcia solenne e allegra sulla quale il corteo segnava ilpasso. Lo spingeva avantiavantialla cerimoniama lui si fermò.


Bellingham negli ultimi istanti aveva tenuto ansiosamente gli occhifissi su di lui. Lasciò ora il posto che occupava nellaprocessionee avanzò a prestargli aiutogiudicandodall'aspetto di Dimmesdale che altrimenti sarebbe caduto a terra. Mac'era qualcosa nell'espressione di quest'ultimo che trattenne ilmagistratoche pure non era uno di quegli uomini che obbedisconofacilmente alle vaghe istanze che passano da uno spirito all'altro.La follaintantoguardava con timore e meraviglia.


Questa debolezza terrenaa parer loroera soltanto un'altramanifestazione della forza celestiale del sacerdotenésarebbe loro sembrato un miracolo troppo eccelso se quel sant'uomofosse asceso al cielo sotto i loro occhidivenendo sempre piùluminoso e trasparentefino a scomparire nella luce del cielo!

Egli si volse al palcoe tese le braccia.


"Hester"disse"vieni qui! Vienimia piccolaPerla!".


Era agghiacciante lo sguardo col quale si rivolgeva a loroma c'erain esso anche qualcosa di affettuoso e di stranamente trionfante. Lapiccolacon quei movimenti da uccellino che erano uno dei suoitratti più particolarigli corse incontroe gli abbracciòle ginocchia. Hester Prynnelentamentecome spinta da un fatoineluttabile e contro la sua stessa volontàsi spinsetuttavia verso di luima si arrestò prima di raggiungerlo. Inquesto momento il vecchio Roger Chillingworth si lanciòattraverso la folla (o forsetanto era cuposconvolto e perverso ilsuo aspettosorse da qualche regione infernale) a impedire alla suavittima di fare quel che lui voleva. Il vecchio si gettòdunque avantie prese il sacerdote per un braccio.


"Fermatipazzo! Cosa vuoi fare?" sussurrò."Allontana quella donna! Scaccia quella bambina! Tutto puòandar bene! Non rovinare la tua reputazione per morire disonorato!Posso ancora salvarti!

Vuoi infamare il tuo sacro ministero?".


"Ahtentatore! Arrivi in ritardo!" rispose il sacerdotefissandolo con occhi pieni di terrorema decisi. "Non hai piùsu di me il potere che avevi! Con l'aiuto di Dioora potròsfuggirti!".


Tese di nuovo la mano alla donna dalla lettera scarlatta.


"Hester Prynne"gridòcon ardore straziante"innome di Colui cheterribile ma misericordiosomi fa la grazia inquest'ultima ora di fare ciò checon mio grave peccato e conterribile dolorenon ho avuto il coraggio di fare sette anni orsonovieni qui adessoe fammi scudo della tua forza! E che questaforzaHestersia guidata dalla volontà che Dio ha volutodonarmi! Questo sventurato e tristo vecchio vi si vuole opporre contutto il suo poterecon tutto il potere suo e quello del demonio!VieniHestervieni! Aiutami a salire su quel palco!".


La folla era in preda all'emozione. I personaggi di riguardo edignitosi che attorniavano il sacerdote più da vicinorestarono così sorpresi e così sbalorditi da quel chevedevanonon potendo accettare la spiegazione più immediatao immaginarne un'altrache furono soltanto spettatori silenziosi eimmobili del giudizio che la Provvidenza stava per compiere. Videroil sacerdoteappoggiato alla spalla di Hestere sostenuto dal suobraccio che lo circondavaavvicinarsi al palco e salirne i gradinisenza lasciare la mano della piccola figlia del peccato. Il vecchioRoger Chillingworth li seguivacome parte intimamente collegata aldramma di colpa e di dolore nel quale tutti erano stati attoriequindi in pieno diritto di partecipare alla sua scena finale.


"Se tu avessi percorso tutta la terra"diss'egligettandouno sguardo bieco all'ecclesiastico"non avresti potuto trovareun luogo abbastanza nascostoalto o basso che fossedove avrestipotuto sfuggirmieccettuato questo palco!".


"Siano rese grazie a Colui che mi ha guidato qui!" risposeil sacerdote.


Egli tuttavia era agitato da un tremitoe si volse a Hester conun'espressione di dubbio e di ansietà negli occhiche undebole sorriso che gli aleggiava sulle labbra non riusciva a celare.


"Non è meglio questo"mormorò"diquello che sognammo nella foresta?".


"Non sonon so"rispose lei concitata. "Meglio? Sìcosì forse moriremo entrambie con noi la piccola Perla!".


"Per te e Perlasarà fatta la volontà di Dio"disse il sacerdote"e Dio è misericordioso! Oradevoadempiere la volontà che Egli mi ha rivelato. IoHesterstoper morire. Lascia che la mia onta ricada in fretta su di me".


Aiutato in parte da Hester Prynnee tenendo per mano la piccolaPerlail reverendo Dimmesdale si volse ai degni e venerabililegislatori; ai pii sacerdotisuoi confratelli; al popoloil cuigran cuore era così commossoe così straripante dilacrimosa comprensionecome se sapesse che qualche profondo misterodella vita (cheanche se ricolmo di peccatoconteneva ancheangoscia e pentimento) stava per essergli rivelato. Il soleche dapoco aveva cominciato a declinaresplendeva sull'ecclesiasticoestagliava la sua figuracome se si fosse distaccato dalla terra perdichiararsi colpevole di fronte al tribunale dell'Eterna Giustizia.


"Popolo della Nuova Inghilterra!" gridòcon unavoce che si levò altasolenne e maestosae tuttavia semprepervasa da un tremoree talvolta incrinatacome se lottasse peremergere da un abisso insondabile di rimorso e di dolore"voiche mi avete amato! Voiche mi avete chiamato santo! Guardatemi quiil peggior peccatore del mondo! Infineinfine io mi trovo dove giàavrei dovuto essere sette anni or sonocon questa donnail cuibracciopiù di quella poca forza con la quale sono salitoquassùmi sorregge in questo terribile momentoe miimpedisce di giacere con il viso nella polvere! Eccolaquellalettera scarlatta che porta Hesterdavanti alla quale tutti voiavete rabbrividito! Dovunque lei abbia diretto i suoi passidovunqueabbia cercato riposo dal suo miserevole fardelloessa ha gettato ilsuo raggio raccapricciante di terrore e di ripugnanza tutt'intorno alei. Ma c'era uno tra voidavanti al marchio di peccato e d'infamiadel quale non avete rabbrividito!".


A questo punto parve che il sacerdote non riuscisse a svelare il suosegreto fino alla fine. Ma egli vinse la sua debolezza fisicaeancor più quella del suo cuoreche cercava di avere ilsopravvento. Rifiutò ogni aiutoe avanzò di un passooltre la donna e la bambina.


"Egli lo portava su di sé!" continuòcon unaspecie di ferociatanto era risoluto a narrare l'intera verità."L'occhio di Dio lo vedeva! Gli angeli se lo additavano! Ildiavolo lo conosceva benee lo inaspriva col tocco del suo ditorovente! Ma egli continuava a nasconderlo con tutta la sua abilitàallo sguardo degli uominie camminava tra di voi atteggiandosi aspirito tristeperché così puro in un mondo corrottoe malinconico per la sua esclusione dal mondo celeste! Oraalmomento di moriresi offre alla vostra vista! Vuole che guardiate dinuovo la lettera scarlatta di Hester! Vi dice checon tutto ilmisterioso terrore che incutenon è che l'ombra di quella chelui porta sul proprio pettoe che essa stessail suo marchio delcolor del fuoconon è che il simbolo di quello che hadisseccato il suo cuore! C'è qui qualcuno che ponga in dubbioil castigo che Dio riserva a un peccatore?

Guardate! Eccone la terribile testimonianza!".


Con un gesto convulso si strappò l'abito che gli copriva ilpetto!

Fu rivelato! Ma sarebbe irriverente descrivere una tale rivelazione.Per un istante lo sguardo della folla attonita restò fissosull'agghiacciante miracolomentre il sacerdote si ergevacon unrossore trionfante in voltocome chi abbia ottenuto una strepitosavittoria nell'acme del più acuto dolore. Poisi abbattésul palco! Hester lo sollevò un pocoe ne prese la testa ingrembo. Il vecchio Roger Chillingworth si inginocchiò al suofiancocon una faccia spenta e ottusada cui sembrava che fossesfuggita la vita.


"Mi sei sfuggito!" ripeteva. "Mi sei sfuggito!".


"Che Dio ti perdoni!" disse il sacerdote. "Anche tuhai peccato gravemente!".


Distolse gli occhi morenti dal vecchioe li fissò sulla donnae sulla bambina.


"Mia piccola Perla"disse con voce fioca; e c'era sul suoviso un sorriso dolce e gentilecome di un'anima che stesse trovandol'eterno riposo: ma sìora che il fardello era stato rimossodalle sue spallesembrava quasi che volesse scherzare con labambina"carapiccola Perlami darai un bacioadesso? Nonhai volutolaggiùnella foresta! Ma oralo vuoi fare?".


Perla lo baciò sulle labbra. Fu il dissolversi di unincantesimo.


La grandiosa scena di dolorealla quale partecipavaavevasviluppato in quella selvatica bambina tutte le sue capacitàaffettive; e le lacrime che caddero sul volto di suo padre furono ilpegno che sarebbe cresciuta ormai tra le gioie e le sofferenzedell'uomonon già per ingaggiare perpetua battaglia colmondoma per esserein questouna donna. Anche verso la madre erafinita la missione di Perla come messaggera d'angoscia.


"Hester"disse l'ecclesiastico"addio!".


"Dunque non ci rivedremo?" sussurrò leiaccostandoil viso al suo. "Non trascorreremo assieme la vita eterna?Certocertocon tutto questo dolore ci siamo riscattati a vicenda!Tu vedi nel profondo dell'eternità con quegli occhi lucenti dimorente! Dimmi dunque che vedi?".


"TaciHestertaci!" replicò l'uomosolennemente."La Legge che abbiamo infranto! Il peccato che qui èstato così terribilmente rivelato! Pensa soltanto a questo! Hopaura! Ho paura! Forse è dal momento in cui abbiamodimenticato il nostro Dioquando abbiamo violato il rispetto per lenostre animeche è diventato vano sperare di potercirincontrare in seguitoin unione casta ed eterna. Dio lo saed èmisericordioso! Egli ha dimostrato la sua compassione soprattuttonelle afflizioni che ha voluto darmi.


Dandomi questo marchio rovente da portare sul petto! Mandandomi quelterribile e cupo vecchioper mantenere sempre deste le miesofferenze! Conducendomi quiperché morissi questa morte ditrionfante vergogna davanti al popolo! Se una sola di queste torturefosse mancataio sarei stato perduto per sempre! Sia lodato il Suonome! Sia fatta la Sua volontà! Addio!".


Quest'ultima parola fu esalata col suo ultimo respiro. La follasilenziosa fino a quel momentoproruppe in una voce strana e cupadi paura e di stuporeche non riusciva sinora a esprimersi se noncon quel mormorio che rombò così sinistramente dietroallo spirito dipartito.



24.CONCLUSIONE


Molti giorni dopoquando la gente ebbe avuto tempo a sufficienza perriordinare i propri pensieri a proposito della scena precedentecifurono varie versioni di ciò che s'era visto sul palco.


La maggior parte degli spettatori affermò di aver visto sulpetto dello sventurato sacerdote una Lettera Scarlattal'immagineprecisa di quella portata da Hesterimpressa sulla carne. Quantoalla sua originevennero fornite varie spiegazioninessuna dellequali poté essere considerata qualcosa di più che unasemplice congettura. Alcuni asseriscono che il reverendo Dimmesdaleil giorno stesso in cui Hester Prynne aveva indossato per la primavolta il suo marchio d'infamiasi fosse abbandonato alla penitenzaproseguita poi in diverse formeinfliggendosi l'orribile tortura.Altri sostennero invece che le stigmate non si fossero prodotte chemolto più tardiquando il vecchio Roger Chillingworthdapotente negromante com'erale fece comparire per mezzo di filtrimagici e velenosi. Altriancora (e questi erano quelli cheapprezzavano meglio la singolare sensibilità del sacerdoteela mirabile azione del suo spirito sul corpo) sussurrarono la loroopinionee cioè che il terribile segno fosse la cicatricedell'inarrestabile dente del rimorsochescavatasi la via dairecessi del cuoresi era mostrato a manifestare il terribilegiudizio del Cielo con la presenza visibile della lettera. Il lettorepuò scegliere tra queste teorie. Noi abbiamo cercato di farluce su questo prodigio con tutti i mezzi a nostra disposizioneesaremmo ben lietiora che ha adempiuto al suo ufficiodicancellarne la traccia profonda dalla nostra mentedove la lungameditazione l'ha fissata con una precisione maggiore di quel chevorremmo.


E' stranoperòche alcunii quali assistettero a tutta lascena e dichiararono di non aver mai distolto lo sguardo dalreverendo Dimmesdalenegassero di aver visto sul suo petto marchi disortapiù di quanti ce ne siano su quello d'un neonato. Esecondo quanto riferironole ultime parole del morente non avevanoriconosciutoné ammesso anche lontanamentealcunaresponsabilità da parte suaneppure la più lievenella colpa per cui Hester Prynne portava la lettera scarlatta datanti anni. Secondo queste attendibilissime testimonianzeilsacerdotesapendo di essere in procinto di moriree sapendo altresìche la venerazione del popolo lo poneva già accanto agliangeli e ai santiaveva volutorendendo il suo ultimo anelito trale braccia della peccatricedimostrare al mondo che misera cosafosse mai la rettitudine del migliore degli uomini. Dopo averconsumato la vita nei suoi sforzi per il bene spiritualedell'umanitàaveva voluto fare della sua morte una parabolaper tramandare ai suoi ammiratori la triste e grande lezione chedifronte all'Infinita Purezzatutti noi peccatori siamo eguali. Fu perinsegnar loro che il più santo di essi si era elevato al disopra dei suoi simili soltanto per distinguere meglio la Misericordiache guarda dal cieloe per ripudiare definitivamente il fantasma delvalore umanoche tenderebbe a guardare verso l'alto. Senza discutereuna così profonda veritàci è lecitoconsiderare questa versione della storia di Dimmesdale soltanto comeuna manifestazione di quella ostinata fedeltà con la quale gliamici - e soprattutto quelli di un ecclesiastico - difendono talvoltala figura di un uomoanche quando provechiare come il sole delmeriggio sulla lettera scarlattalo dichiarino una falsa e corrottacreatura del fango.


La fonte sulla quale ci siamo essenzialmente basatiun manoscrittodi antica dataricavato dalle testimonianze orali di individuialcuni dei quali avevano conosciuto Hester Prynnementre altriavevano udito il racconto da testimoni contemporaneiconfermapienamente il punto di vista espresso nelle pagine precedenti. Tra lemolte conclusioni che possiamo trarre dalla triste esperienza delpovero sacerdotericaveremo soltanto questo assioma: "Siisincero! Sii sincero! Mostra liberamente al mondose non la partepeggiore di te stessoalmeno qualche segno dal quale essa si possariconoscere!".


Non ci fu nulla di più singolaredopo la morte di Dimmesdaledel cambiamento nell'aspetto e nel contegno del vecchio noto comeRoger Chillingworth. Tutte le forze e le energietutta la sua linfavitale e intellettualeparvero abbandonarlo d'un colpoal punto cheegli avvizzìsi raggrinzìe quasi sparì allavista degli uominicome un'erbaccia sradicata che appassisce sottola luce del sole. Questo sventurato aveva fatto unico scopo della suavita la ricerca e l'esercizio sistematico della vendetta; e quando ilsuo più completo trionfo lasciò questo maleficoprincipio privo di ulteriore ragion d'esserequandoin brevenonci fu più al mondo lavoro diabolico da svolgerenon restavaal mortale disumanizzato che recarsi dove il suo Padrone avrebbetrovato per lui lavoro a sufficienzae gli avrebbe pagato il salarioche meritava. Ma a tutte queste chimeriche creatureda tanto temponostre intime conoscenzea Roger Chillingworth e ai suoi compagnivorremmo usare misericordia. E' uno strano argomento da discuteresel'odio e l'amore non siano in fondo la stessa cosa.


Entrambinelle loro forme più esasperatepresuppongono unalto grado di intimità e di comprensione; entrambi pongono unindividuo alle dipendenze di un altro per il nutrimento dei suoiaffetti e della sua vita spirituale; entrambi lasciano l'amanteappassionatoo il nemico non meno appassionatosolo e disperatoalla scomparsa dell'oggetto dei suoi pensieri. Considerate da unpunto di vista filosoficodunquele due passioni sembranosostanzialmente una solasalvo che una ci appare circonfusa diun'aureola celestee l'altra di un bagliore livido e fosco. Nelmondo dello spiritoil vecchio medico e il sacerdotevittime l'unodell'altropotranno forsesenza volerloritrovare il loro terrenofardello di odio e di antipatia trasformato nel puro oro dell'amore.


Tralasciando questa discussionedobbiamo comunicare al lettore unaquestione d'affari. Alla morte del vecchio Roger Chillingworth (cheavvenne quello stesso anno)e per sua espressa volontàtestamentariadi cui furono esecutori il governatore Bellingham e ilreverendo Wilsonegli lasciò delle proprietàragguardevolisia in America sia in Inghilterraalla piccola Perlala figlia di Hester Prynne.


Perlail follettola figlia del demoniocome alcuni continuavanoancora a considerarladivenne quindi la più ricca ereditieradei suoi tempi nel Nuovo Mondo. Non è improbabile che fossequesta circostanza a provocare un completo capovolgimentodell'opinione pubblica; e se la madre e la figlia fossero rimastedove si trovavanola piccola Perlagiunta in età da maritoavrebbe potuto unire il suo sangue selvaggio con quello del piùdevoto dei puritani. Manon molto tempo dopo la morte del medicoladonna dalla lettera scarlatta scomparve assieme a Perla. Per moltiannianche se attraverso l'oceano ne giungevano di tanto in tantovaghe notiziecome informi pezzi di legno con delle iniziali incisegettati sulla spiaggia dalle ondenon si ebbero notizie veramenteattendibili sul conto loro. La storia della lettera scarlatta diventòuna leggenda. Il suo incantesimo però era ancora efficaceefaceva sì che tutti guardassero con religioso terrore il palcodove era morto lo sciagurato sacerdotee la casupola presso la rivadel mare dove aveva vissuto Hester Prynne. Presso quest'ultimaunpomeriggiodei bambini erano intenti a giocarequando videro unadonna altavestita di scuroavvicinarsi alla porta. In tutti queglianni non era mai stata apertama lei riuscì a farne scattarela serraturao il ferro e il legno marcito cedettero alle sue manio forse superò questi ostacoli come un'ombra; fatto sta cheentrò.


Sulla soglia si arrestò per un attimosi volse parzialmenteforse perché l'idea di entrare da sola e tanto cambiata in unacasa dove aveva vissuto così intensamente era troppo triste esconsolata persino per lei. Ma le sue esitazioni non durarono piùdi un istanteanche se questo fu sufficiente a mostrare una letterascarlatta sul suo petto.


Hester Prynne era tornata a riprendere la sua ignominia da tempodimenticata. Ma dov'era la piccola Perla? Se era ancora in vitadoveva fiorire ora in tutto il rigoglio dei primi anni di maturità!Nessuno sapevae nessuno seppe mai con assoluta certezzase ilfolletto fosse finito tanto prematuramente in un sepolcro verginaleo se il suo generoso e selvaggio carattere si fosse addolcito esottomessoe fosse diventato capace di apprezzare la tenera felicitàche si addice alle donne. Mafinché Hester visseci furonoindizi che la reclusa dalla lettera scarlatta fosse oggetto d'amore edi interessamento da parte di qualcuno che abitava oltre oceano. Legiungevano lettere con sigilli stemmatianche se le insegne campiteche portavano erano ignote all'araldica inglese. Nella casupola sitrovavano oggetti di una comodità e di un lusso talicheHester non si curava mai di usarema che soltanto la ricchezzaavrebbe potuto acquistaree l'amore immaginare per lei. C'eranoanche ninnolipiccoli ornamentipegni meravigliosi diincancellabile ricordoche dovevano essere stati messi insieme dadita delicate sotto l'impulso di un cuore affezionato. Una voltaHester fu vista ricamare un completino per neonato con un tale sfarzodi preziose fantasie che avrebbe provocato un pubblico tumulto se unbambino della nostra sobria e austera colonia ne avesse indossato unosimile.


Insommale comari dell'epoca credevanoe lo credeva anche il signorsovrintendente Pueche aveva condotto delle indagini un secolo dopoe lo crede fermamente uno dei suoi ultimi successoriche Perla nonsolo fosse ancora in vitama fosse sposatae felicee piena dipremure per la madre; e che sarebbe stata ben lieta di tener questamadre triste e solitaria accanto al proprio focolare.


Ma c'era una vita più vera per Hester Prynnequinella NuovaInghilterrache nello sconosciuto paese dove Perla aveva trovato unacasa. Qui era stato commesso il suo peccato; qui aveva soffertoequi doveva fare la sua penitenza. Era tornatadunquea riprenderedi sua volontàperché neppure il più severomagistrato di quell'epoca ferrea avrebbe potuto imporglieloariprendere il simbolo sul quale abbiamo narrato una storia tantocupa. Esso non lasciò mai il suo petto. Col trascorrere deitristipenosi anni di raccoglimento che conclusero la vita diHesterla lettera scarlatta cessò tuttavia di essere unmarchio che attirava il disprezzo e la cattiveria del mondoedivenne il simbolo di qualcosa da compiangeree da considerare consgomentoeppure con riverenza. Poiché Hester Prynne nonperseguiva fini egoisticie non viveva certo per suo vantaggio o persuo godimentola gente cominciò a confidarle i suoi dolori ele sue preoccupazionie richiedeva i suoi consiglidato che leistessa aveva attraversato momenti così difficili. Le donnesoprattuttonegli incessanti affanni delle passioni oltraggiatesprecateferitemalriposte o aberranti e peccaminoseo col tristefardello di un cuore chiuso in séperché trascurato esottovalutatosi recavano nella casupola di Hesterchiedendoleperché fossero così disgraziatee se ci fosse unrimedio! Hester le confortava e le consigliava meglio che poteva. Leassicurava pure della sua ferma convinzione chein un periodomigliorequando il mondo sarebbe stato maturoquando fosse piaciutoal Cielo. sarebbe stata rivelata una nuova verità perristabilire le relazioni tra uomo e donna su fondamenta piùsicure di mutua felicità. In un periodo precedente dellapropria vitaHester aveva invano creduto di esser lei stessa laprofetessa designatama da molto tempo ormai aveva riconosciutol'impossibilità di veder affidata una verità divina emisteriosa ad una donna macchiata dal peccatoprostrata dallavergognao anche soltanto carica di una vita di dolore. L'angelo el'apostolo della futura rivelazione sarebbe stata certamente unadonnama nobilepura e bella; e resa saggiainoltrenon dal tetrodolorema dall'etereo strumento della gioiadimostrando quanto sipossa esser resi felici dall'amore sacroattraverso la prova piùveridica di una vita tesa fruttuosamente a tal fine!

Così diceva Hester Prynnee abbassava il suo sguardo tristesulla lettera scarlatta. E dopo moltimolti annifu scavata unanuova tombavicino a unaantica e semisepoltanel cimitero pressoil luogo dove venne poi innalzata la King's Chapel. Essa era vicina aquella tomba antica e semisepoltama pur sempre divisa da unospaziocome se la polvere dei due trapassati non avesse alcundiritto di mescolarsi. Tuttavia una sola lapide serviva a entrambi.Attorno a loro si ergevano monumenti istoriati d'armi nobiliarimasu quella semplice lastra d'ardesiacome l'attento visitatore puòancora distinguereper lambiccarsi la mente sul suo significatosivedeva la forma di uno stemma inciso. Esso portava un'insegnaunsimbolo araldico che può servire da motto e da sigillo per lanostra leggenda ormai conclusa; tanto esso è cupoe ravvivatosoltanto da un unico punto da cui emana sempre luce più foscadell'ombra:

"UNA LETTERA A SCARLATTA IN CAMPO NERO".



NOTE.


NOTA 1: "Locofoco"nome con cui si usa designare i membridell'ala radicale del partito democratico. Il 22 ottobre 1835infattisi presentarono al congresso del loro partito a Nuova Yorkmuniti di fiammiferi (detti "locofoco") per sventare ilprogetto degli avversarii quali volevano disturbare l'assembleaspegnendo le luci.


NOTA 2: Fortezza situata nello Stato di Nuova Yorkintorno allaquale si svolsero molte battaglie.


NOTA 3: A Brook Farm (vicino a Boston) l'autore aveva partecipatoalla direzione d'una comunità di tipo socialista.


Ralph Waldo Emerson (1803-1882): scrittore e filosofo"trascendentalista".


Ellery Channing (1780-1842): noto capo della chiesa degli"Unitarians" della Nuova Inghilterra.


Henry David Thoreau (1817-1862): uno degli esponenti piùoriginali del trascendentalismogiunto a posizioni di tipoanarchicoautore di "Walden o vita nei boschi" pubblicatoin queste edizionidi "Disobbedienza civile"eccetera.


Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882): poetafu compagno dl scuoladell'autoreassieme al presidente Pierce.


Amos Bronson Alcott (1799-1888): riformatore e filosofouno deifondatori del movimento trascendentalista; sua figliaLouisa MayAlcott (1832-1888)è l'autrice del romanzo "Piccoledonne".


NOTA 4 (dell'autore): All'epoca in cui scriveva questo articolol'autore aveva l'intenzione di pubblicare insieme a "La letterascarlatta" parecchi racconti e bozzetti più brevi. E'stato ritenuto opportuno posporre la pubblicazione di questi.


NOTA 5: allusione a "Un rivoletto dalla fontana pubblica"pubblicato nella raccolta che rese famoso Hawthornei "Raccontinarrati due volte".


NOTA 6: Celebre eretica antinomiana; venne costretta nel 1638 alasciare il Massachusetts per ordine delle autorità e delclero puritani.


NOTA 7: "Signore del Disordine": nome dato al funzionarioche organizzava feste nel palazzo reale.


NOTA 8: Poeta e statista inglese (1581-1613); in seguito a un intrigodi cortefu imprigionato nella Torre di Londra e avvelenato suordine di Lady Essex.


NOTA 9: John Eliot (1604-1690)missionario protestante.


NOTA 10: Increase Mather (1639-1723)teologo non-conformistacheebbe importanti cariche a Boston e nella Nuova Inghilterra.





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