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RobertLouis Stevenson



ILSIGNORE DI BALLANTRAE

 

 

Raccontod'inverno






ASIR PERCY FLORENCE E LADY SHELLEY



Questanarrazione abbraccia un periodo di molti anni e si sposta in moltipaesi. L'autore vi pose manola continuò e la condusse atermineper singolare coincidenzain luoghi svariati e lontani.


Soprattuttoegli fu a lungo in mare. Il carattere e il destino dei due fratellinemicila sala grande e la macchia di Durrisdeeril problema direndere adatta a più alto volo la stoffa casalinga di cui èfatto Mackellarsono cose chein vari porti formicolanti deiriflessi delle stellegli furono compagne in coperta e chein maregli occuparono spesso la menteaccordandosi al canto schioccantedella velaturafinché non le scacciava alla svelta ilsopraggiungere di un temporale. Spero chegrazie ai paraggi in cuifu compostaquesta storia possa incontrare almeno un poco di favorepresso gente di mare e innamorata del mare quali voi siete.


Senon altroquesta dedica vi giunge da grande distanzaviene scrittapresso il lido sonante di un'isola subtropicale a quasi diecimilamiglia dalla calanca e dal maniero di Boscombe: luoghi chementrescrivomi si ripresentano allo sguardo insieme coi volti e con levoci dei miei amici.


Oraio sto per riprendere il mareanche Sir Percysenza dubbio.


Facciamociil segnale B.R.D.!

R.L.S.


Waikiki17 maggio 1889




CAPITOLOPRIMO


Riepilogodei fatti successi durante le peregrinazioni del Master (1)


Tuttala verità su questo caso strano il mondo l'aspetta da tempoesarà di sicuro benvenuta per la curiosità del pubblico.La sorte volle che io fossi intimamente coinvolto negli ultimi annidel casato e della sua storiae non c'è anima viva che siacapace di mettere in chiaro le cose e desiderosa di raccontarlefedelmente quanto me. Io conobbi il Masterho nelle mie mani unamemoria autentica su molti momenti sconosciuti della sua vicendaglifui quasi unico compagno nell'ultima traversata in marefeci partedella spedizione in quell'invernale viaggio di terra sul quale cisono state tante dicerie e fui presente alla morte di quell'uomo.Quanto al mio compianto Lord Durrisdeerl'ho servito e amato perquasi vent'annie la mia considerazione per lui non ha fatto checrescere quanto più lo conoscevo. Non mi pare giustoinoltreche una simile somma di testimonianze vada perdutaho un debito diverità verso la memoria del mio signoree credo che la miavecchiaia passerà più serena e la mia testa canutariposerà più in pace sul cuscino quando questo debitosarà pagato.


IDuries di Durrisdeer e Ballantrae furono una numerosa famiglia delsud-ovest scozzese fino dai tempi di David Primo (2). Si sente ancorale campagne una strofetta. I Durrisdeer sono tutto un piccolo popolo.


Cavalcanocon molte e molte lance..."che contraddistingue l'antichitàdel casato; il nome ricorreinoltrein una strofa attribuita dallavoce pubblicanon so dire con quanto fondamentoaddirittura aThomas d'Ercildoune (3) e che alcuninon oso dire quanto apropositohanno applicato ai fatti di cui racconto:

"DueDuries in DurrisdeerL'uno alla briglial'altro in sella.


Giornoinfausto per lo sposoPer la sposa giorno ancora peggiore."Inoltrele pagine della storia vera e propria sono piene di loro imprese cheai nostri occhi di ogginon paiono molto encomiabili: e vi si vedela famiglia subire in abbondanza la sua parte di quegli alti e bassiai quali furono continuamente esposti i grandi casati scozzesi.Sorvolo su tutto questoper arrivare al 1745l'anno memorabile incui furono gettate le basi di questa tragedia.


Nelcastello di Durrisdeervicino Saint Bride's sulla costa del Solway(4)principale rocca della loro gente fin dalla Riformala famigliaera composta allora da quattro persone. Il vecchio lordottavo delnomenon era vecchio di annima soffriva precocemente gli acciacchidella vecchiaia; il suo posto abituale era accanto al fuocodove sene stava seduto a leggere intabarrato in un mantello foderato dipeloparlando poco con chiunque e falsamente con nessunopropriocome un vecchio fattore a riposo; tuttaviaaveva la mente nutrita dibuoni studi e in paese lo consideravano più astuto di quantonon sembrasse. Il Master di Ballantraeil cui nome di battesimo eraJamesaveva preso dal padre il gusto delle letture serie. Anche unpo' del suo accorgimentoforsema quello che era sempliceavvedutezza nel padre diventavanel figlionera simulazione.


Apparentementela sua condotta non era altro che popolaresca e scapestrata: eglifaceva tardi con il berepiù tardi ancora con le carteeraconsiderato in paese «pericoloso per le ragazze» ed erasempre in prima fila nelle risse. Si osservava però cheseera il primo a buttarsi nelle malefattene usciva invariabilmentemeglio di tuttie che erano i suoi compagni a pagarne le spese.Fosse fortunafosse abilitàquesto gli procurò ilmalanimo di alcunima ne aumentò la stima presso gli altriche si aspettavano grandi cose da lui quando avesse acquistatomaggiore serietà. Aveva una sola macchia molto nera sullareputazione; ma la faccendasul momentoera stata soffocata equando io arrivai le leggende l'avevano tanto travisata che mi faccioscrupolo di riferirla. Se veraera un bruttissimo fatto in unindividuo così giovane ese falsaera una bruttissimacalunnia. Mi sembra degno di nota che egli si fosse sempre vantato diessere inesorabile e di essere uno di parolatanto che in girogodeva la fama di uno «che è male contrariare».Insomma un giovane di nobile famiglia (non ancora ventiquattrenne nel'45) che in paese si era creato ben presto un suo prestigio. Amaggior ragionequindinon c'è da meravigliarsi che sisapesse ben poco del secondogenitosignor Henry (il mio defunto LordDurrisdeer)che non aveva né grandi pregi né grandidifetti ed era invece un tipo di ragazzo solido e schietto come moltialtri. Se ne sapeva poco ho detto; ma è veropiuttostochese ne parlava poco. Lo conoscevano i pescatori di salmonedell'estuarioperché praticava assiduamente quella pesca;inoltre era bravissimo come veterinario equasi fin da ragazzosiera accollato il maggior peso dell'amministrazione delle tenute.Nessuno sa meglio di me come un simile compito fosse difficile nellasituazione in cui si trovava la famigliané quantoingiustamente si affibbi a volte a una persona il titolo di tiranno espilorcio. La quarta persona di casa era la signorina Alison Graemeuna parente prossimaorfana ed erede di un patrimonio considerevoleche suo padre aveva accumulato nel commercio. Quei denari servivanourgentemente al vecchio lord poiché i terreni erano pieni diipoteche: la signorina Alisondi conseguenzaera destinata adiventare la moglie del Master; cosa a lei gradita; ma quanto graditaa lui resta da sapere. La signorina era allora una ragazza avvenentee piuttosto vivace e capricciosaperché in quella casa doveil capo non aveva figlie e la signora era morta da un pezzolei eracresciuta a modo suo.


Quandola notizia dello sbarco del principe Charlie (5) arrivò aquesti quattroli mise in subbuglio. Il vecchio lordcasalingocom'eragiudicava opportuno prender tempo. La signorina Alison eradel parere oppostoper il suo aspetto romantico; e il Master (anchesea quanto mi risultaloro due non si trovassero spesso d'accordo)erauna volta tantodella stessa opinione. L'avventura lo tentavaa quel che capisco: lo tentava l'opportunità di risollevare lesorti della famigliaenon menola speranza di soddisfare i suoidebiti personaliche erano parecchio gravi. Quanto al signor Henrysembra che all'inizio abbia parlato molto poco; la sua parte lochiamò in scena poi. Ci volle un giorno intero di discussioniagli altri treper arrivare a convenire infine di adottare una rottaintermedia:

cioèche un figlio andasse a combattere per re Giacomo (6) mentre mylord el'altro figlio restavano a casa per mantenersi nelle buone grazie dire Giorgio (7). Certo fu mylord a decidere così; ecome bensi sarecitarono la stessa parte parecchie famiglie importanti. Machiusa una discussioneun'altra se ne aprì. Infattimylordla signorina Alison e il signor Henry erano tutti di un parere: chespettasse al cadetto andare; mentre il Mastermagari perirrequietezza e vanitànon voleva saperne di restare a casa anessun costo. Mylord pregòla signorina Alison pianseilsignor Henry parlò molto chiaroma non ci fu verso.


-Tocca all'erede diretto di Durrisdeer cavalcare a fianco del suo re- disse il Master.


-Un discorso simile- disse il signor Henry- avrebbe senso se sifacesse un gioco da uomini. Ma che stiamo facendo? Barando allecarte.


-Stiamo salvando la casa di DurrisdeerHenry- disse il padre.


-CapisciJames- disse il signor Henry- se vado io e il principeha la meglioti sarà facile far pace con re Giacomo. Ma se civai tu e la spedizione fallisceavremo entrambi il diritto e iltitolo. E io allora in che posizione verrò a trovarmi?

-In quella di Lord Durrisdeer- disse il Master. - Mi ci gioco tuttoquello che possiedo.


-Io non sto a simile gioco- esclamò il signor Henry. Restereiin una posizione insostenibile per qualunque uomo di buon senso ed'onore. Non sarei né carne né pesce! - esclamò.E poco dopo ebbe un'altra uscitapiù chiaraforsedi quantoegli stesso avrebbe voluto. - Il tuo dovere è di stare qui conmio padre- disse. - Lo sai pure che sei il prediletto.


-Davvero? - replicò il Master. - L'Invidia parla! Vuoi farmi losgambettoGiacobbe? - aggiunse accentuando con malizia quel nome.


Ilsignor Henry se ne andò in fondo alla sala senza rispondereperché aveva l'ottima qualità di saper tacere a tempo.Poi tornò indietro.


-Io sono il cadettoe perciò "dovrei" andare-disse- e il lord nostro padreche è il capo di casadiceche io "devo" andare. Che rispondi a questofratello?

-Io rispondoHenry- ribatté il Master- che un battibeccotra gente ostinata non può avere che due vie d'uscita: o abottee credo che nessuno di noi desideri arrivare a tanto; olasciando decidere alla sortee qui c'è una ghinea. Ci staial giudizio della moneta?

-Ci stoper la vita e per la morte- rispose il signor Henry. -Testavado; scudoresto.


Lanciaronola moneta e venne scudo. - Così Giacobbe imparadisse ilMaster.


-Verrà il momento che ce ne pentiremo- esclamò ilsignor Henrye uscì in fretta dalla sala.


Quantoalla signorina Alisonraccolse la moneta d'oro che aveva mandatoallora allora il suo innamorato alla guerrae la lanciòproprio attraverso lo stemma di famiglia della grande invetriata acolori.


-Se mi amassi come ti amo io saresti rimasto a casa- esclamò.


-Non potrei amarti tantose non amassi di più l'onorecanterellò il Master.


-Oh- esclamò la signorina- sei proprio senza cuore! Diovoglia che ti ammazzino! - enel dir questoscappò dallasala per rifugiarsitutta in lacrimenella sua camera.


Sembrache il Master si rivolgesse al vecchio lord con la sua aria piùscherzosadicendogli:- Questa ragazza promette di diventare undemonio di moglie.


-E tu mi sembri un demonio di figlio- esclamò suo padre; tuche hai sempre goduto la mia predilezionesia detto a mia vergogna!Non ho mai avuto un'ora di bene con te da quando sei nato; nomaiun'ora di bene- e ripeté queste parole ancora una volta. Ionon so proprio se mylord fosse più turbato dalla leggerezzadel primogenitoo dall'insubordinazione di costuio dall'accennodel signor Henry alla parzialità paterna; ma inclino a credereche proprio quell'accenno lo avesse scossoperché so di certoche il signor Henryda allora in poifu più considerato infamiglia. Ad ogni modoil Master cavalcò verso il Nordpiuttosto in rotta con i suoi di casa; il che fu per costoro unricordo molto dolorosoquando pareva troppo tardi per rimediare. Unpo' con le cattiveun po' con le buone il Master aveva racimolatouna dozzina di uominipiù che altro figli di fittavoli.


Quandosi misero in camminocon la coccarda bianca sul cappelloeranotutti avvinazzati e salirono verso la vecchia abbazia in cima alpoggiocantando e sghignazzando. Attraversare quasi tutta la Scoziasenza aiuti era un'avventura disperata per così piccolodrappello; e (cosa che dava ancora di più quest'impressione)proprio mentre quello sparuto gruppetto saliva l'erta vociandounagrande nave da guerra del reche avrebbe potuto sopraffarli mandandouna sola imbarcazioneera all'ancora nella baiacon la grandebandiera nazionale sventolante a poppa. Il pomeriggio seguentelasciato un buon margine di vantaggio al Masterfu la volta deisignor Henry chemessosi a cavallose ne andòda soloaoffrire la propria spada e portare lettere di suo padre al governo dire Giorgio. La signorina Alison rimase chiusa in camera e non fecealtro che piangere finché tutti e due non furono partiti;peròcucì la coccarda sul cappello del Master esecondo quanto John Paul mi ha raccontatoquando egli glielo portògiù la coccarda era bagnata di lacrime.


Inseguitoil signor Henry e mylord si attennero scrupolosamentedaparte loroai patti. Se abbiano effettivamente fatto qualcosanonso; che abbiano in nessun modo caldeggiato la causa del renoncredo.


Peròrispettarono alla lettera la fedeltà al sovranosi tennero incorrispondenza con il Lord Presidentese ne restarono tranquilli incasa efinché la faccenda continuòebbero pochi onessun rapporto con il Master. Néda parte suaegli fu piùcomunicativo. Anzila signorina Alison continuava a mandarglicorrierima non so se ricevesse molte risposte. Ci andò perlei una voltaa cavalloMacconochieche trovò gliHighlanders (8) davanti a Carlisle e il Master chemolto popolarecavalcava al fianco del principe. Racconta Macconochie che il Masterprese la letteral'aprìle diede una scorsa atteggiando lelabbra al fischioe se la infilò nella cinturada dove caddea terraa uno scarto del cavallosenza che nessuno ci facesse caso.La raccolse Macconochiel'ho anzi vista ancora in mano suaperchél'aveva conservata. Naturalmentea Durrisdeer arrivavano notizieattraverso la voce pubblicache sa diffondersi attraverso un paesein un modo che non smette di stupirmi. Per questo tramite arrivaronoalla famiglia altre informazioni sul favore di cui il Master godevapresso il principe e sulle origini che si attribuivano a quel favore:si dicevainfattiche con una condiscendenza molto strana in unuomo così orgoglioso (salvo ricordare che in lui poteva moltodi più l'ambizione) egli si fosse arrampicato in altolisciando gli irlandesi. I suoi compagni di ogni giorno erano SirThomas Sullivanil colonnello Burke e gli altri dello stesso generecosì che egli si staccava dai suoi conterranei. Aveva un ruolonel fomentare tutti i piccoli intrighicontrariava mylord George inmille modiaderiva sempre al parere (non importa se buono o cattivo)che risultava più gradito al principee insomma sembra cheda quel giocatore inveterato che continuò ad essere per tuttala vitabadasse meno alle sorti della campagna che all'entitàdei favori che avrebbe potuto trarne se si desse il caso che fossegiunta a una felice conclusione. Del restoin campo dava ottimaprova di sé: nessuno ha mai sollevato obiezioni al riguardo.Non era assolutamente un vigliacco.


Giunsepoi la notizia della disfatta di Cullodenportata a Durrisdeer dalfiglio di un fittavolo. Il giovanotto diceva di essere il solosopravvissuto tra quanti erano saliti cantando su per l'erta. Per uncaso malauguratoJohn Paul e Macconochie avevano trovato proprioquella mattina la ghinearadice di ogni maleimpigliata in unciuffo d'agrifoglio; erano andati subito ad «alzare il gomito»come dicono i servitori di Durrisdeeral posteggio dei cavalli e neerano usciti con le tasche quasi vuote e con la testa vuota deltutto. Niente di stranoperciòche John Paul piombasse nellasala dove la famiglia stava a pranzoe proclamasse lì che TamMacmorland «era appena smontato da cavallo e ahimè!ahimè!... dopo di lui non poteva arrivare più nessuno».


Itre ascoltarono la notizia in silenziocome condannati; il signorHenry si passò una mano sulla frontee la signorina Alisonnascose il viso fra le mani. Quanto a mylordera diventato colorcenere.


-Ho ancora un figlio- disse. - E ti renderò giustiziaHenryil migliore è quello che rimane.


Stranacosa da dirsi in un simile momento; ma mylord non aveva affattodimenticato quella certa frase del signor Henry e portava sullacoscienza lunghi anni di parzialità. Tuttavia la cosa erastranae più di quanto la signorina Alison potesse lasciarepassare. Venne fuori a rimproverare mylord per le sue parolesnaturateil signor Henry perché se ne stava al sicuro mentresuo fratello giaceva cadaveree se stessa per le parole crudelirivolte al fidanzato prima che partisse: intanto chiamava questi laperla degli uominie ne invocava il nometorcendosi le mani eprotestando il suo amore davanti ai servi sbigottiti.


Ilsignor Henry si alzò e rimase in piedireggendosi alla sedia.Era diventato anche lui color cenere.


-Oh! - proruppe di colpo. - Lo so che l'amavi.


-Lo sanno tuttisia gloria a Dio! - esclamò lei; e poirivolta al signor Henry: - Ma io sola so una cosa: che tu lo tradiviin cuor tuo.


-Dio sa- egli gemette- che fu amore sprecato da entrambe le parti.


Dopodi cheil tempo continuò a trascorrere nella casa senzatroppi mutamenti; soltantola famiglia era ridotta da quattro a treil che era per essa perenne ricordo del suo lutto. Non bisognadimenticare che il denaro della signorina Alison serviva per ilriscatto delle tenute; ed essendo morto uno dei fratellimylord simise subito in testa che lei sposasse l'altro. Giorno per giornoportò avanti l'operasedendo accanto al fuococon un ditofra le pagine del suo libro latino e con gli occhi fissi sul viso dileiin una specie di garbata attenzione che si addiceva molto alvecchio gentiluomo. Se lei piangevalui la compassionava con il tonodi un vegliardo che ne ha viste di peggio e comincia a dare poco pesoanche al dolore; se lei si esasperavariprendeva la lettura del suolibro latinonon mancando mai di scusarsi urbanamentese leicomecapitava spessoproponeva di dar loro il suo denaro a titolo didonazionele dimostrava come quel partito fosse inconciliabile conl'onore e le ricordava cheanche se lui stesso avesse acconsentitoil signor Henry avrebbe opposto il suo rifiuto. "Non vi sedsaepe cadendo" (9) era un suo motto favorito; esenza dubbioquella pacifica persecuzione logorò lentamente la volontàdella fanciulla. Esisteva anche il fatto chefacendo per lei laparte di tutti e due i genitoriegli aveva acquistato gran potere sudi lei; in quanto a questo era lei stessa imbevuta dello spirito deiDuries ed era disposta a sacrificarsi per la gloria di Durrisdeer.Non credo però che sarebbe arrivata al punto di sposare il miopovero padronese non ve l'avesse indottastrano a dirsilacircostanza dell'estrema impopolarità di costui.


Questaimpopolarità fu opera di Tam Macmorland. Tam non era cattivo;ma aveva un difetto deplorevole: era cioè di lingua lunga; ecome solo uomo del paese che fosse andato alla guerraoper megliodireche ne fosse tornatonon mancava mai di ascoltatori. Hoosservato che tutti quelli che hanno la peggio in un combattimentosono ansiosi di convincere se stessi di essere stati traditi. Asentire il resoconto di Tami ribelli erano stati traditicontinuamente e da ogni ufficialeerano stati traditi a Derby e aFalkirk; la marcia notturna era stata un tradimento di Lord George eCulloden era stata persa per il tradimento dei Macdonald. Questaabitudine di accusare tutti di tradimento crebbe in quello scioccotanto di fargli tirare in ballo anche il signor Henry. A sentire luiil signor Henry aveva tradito i giovani di Durrisdeer; aveva promessodi seguirli con un rinforzo di uominie invece era andato da reGiorgio. - Sìproprio il giorno dopo!... - esclamava Tam. Ilnostro bel Masterpoverettoe quei bravi ragazzipoverettieranoappena di là dalla cresta che già si metteva incamminoquel Giuda! Ehgià! Ne ha tirato fuori quello chevoleva. Sarà il lordaddiritturaeppure c'è piùdi un freddo cadavere tra l'erica delle Highlands! E a questo puntoTamse aveva bevutocominciava a piangere.


Ainsistere un po' sullo stesso discorsosi finisce sempre con ilconvincere. L'interpretazione data da Tam del comportamento delsignor Henry serpeggiò pian piano per il paese; se ne parlòtra persone che erano di parere oppostoma a corto di argomenti; egli ignoranti e i malevoli che stettero a sentire credettero eripeterono come fosse vangelo. Il signor Henry cominciò avedersi sfuggito; di lì a poco i paesani cominciarono abisbigliarementre lui passavae le comari (sempre piùardite sapendosi al sicuro) arrivarono addirittura a insultarloapertamente. Il Master venne celebrato come un santo. Si ricordòche non aveva mai contribuito a spremere i fittavolieveramenteidenari non si era mai curato che di spenderli. Forse era un po'scapestratodiceva la gentema quant'era meglio un giovanespontaneo e sventatoche avrebbe messo presto la testa a partitoche non uno spilorcio ipocritasempre con il naso nel libro deiconti e accanito nel perseguitare i poveri fittavoli! Una sgualdrinache aveva avuto un figlio dal Master e con la quale egli si eracomportato malissimo sotto ogni punto di vista si innalzòtuttavia a paladina della sua memoria. Un giorno tirò un sassoal signor Henry.


-Dov'è quel bel ragazzo che si fidava di voi? - gli urlòin faccia.


Ilsignor Henry tirò le redini e dall'alto del cavallo la guardòcon un filo di sangue che gli scorreva dal labbro. ComeJessie?Anche tu? - disse. - Eppure dovresti sapere bene chi sono io. -Perché i denari per vivere glieli passava lui.


Ladonnache aveva pronto un altro sassofece per lanciarlo; e ilsignor Henryper ripararsialzò la mano che impugnava loscudiscio.


-Come! Picchiereste una ragazzabrutto...? - esclamò leiecorse via strillandocome se l'avesse battuta.


Ilgiorno dopoin paese si diffuse in un lampo la voce che il signorHenry aveva massacrato di botte Jessie Broun. Racconto questo per farcapire come crebbe la valanga della maldicenzae come una calunniane tirò dietro un'altra finché il mio povero padrone fuscreditato al punto che cominciò a restare chiuso in casacome il vecchio lord.


Intantosiatene più che certiin famiglia non aprì bocca perlamentarsi; l'origine stessa di quello scandalo era una piaga troppodolorosa per rimestarla; inoltreil signor Henry era moltoorgoglioso e stranamente ostinato nel tacere. Mylord dovette sentirnequalcosase non altro da John Paul; e certo notò uncambiamento nelle abitudini del suo figliuolo. Però èprobabile che neppure lui sapesse come si erano scaldati gli animi.Quanto alla signorina Alisonlei era l'ultima persona a saperequello che succedeva fuorie quella che se ne interessava menoquando ne sentiva parlare.


Alculmine dei malumori (perché poi si spensero come si eranoaccesie nessuno potrebbe dirne il motivo) si tenne una votazionenella cittadina di Saint Bride'sche è la più vicina aDurrisdeerin riva alla Water of Swift. Fermentava un malcontento(non ricordo qualese pure l'ho mai saputo): si diceva apertamentecheprima di seraci sarebbe stata qualche testa rottae che losceriffo aveva mandato a chiedere soldati fino a Dumfries. Mylordsollecitò il signor Henry a essere presente alle elezionifacendogli notare che questo era necessario per mantenere il creditodella casata. - Altrimenti non si tarderà a riferire- disse- che non marciamo alla testa del nostro stesso paese.


-Il mio è uno strano modo di marciare in testa- disse ilsignor Henry; e avendo gli altri insistitoaggiunse: - A dire ilveronon oso più mostrare la faccia.


-Tu sei il primo della famiglia a dire così- esclamòla signorina Alison.


-Ci andremo tutti e tre- disse mylord. E davvero egli si fecemettere gli stivali (per la prima volta dopo quattro anniunafaccenda seria per John Paul che glieli infilò); la signorinaAlison indossò il vestito da amazzonee tutti e tre se neandarono a cavallo fino a Saint Bride's.


Laggiùle strade erano piene di tutta la marmaglia dei dintorni; enonappena il signor Henry fu individuatocominciò uno schiamazzoindecente. Chi fischiavachi urlava; e di qua e di là sigridava - Giuda! - o - Dov'è il Master? - o - Dove sono queipoveri ragazzi che andarono via con lui? - Fu lanciato perfino unsasso; però allora i più si misero a gridare che erauna vergognaper riguardo a mylord e alla signorina Alison. Primache fossero passati dieci minutimylord fu costretto a convincersiche la riluttanza del signor Henry non era stata senza motivo. Nonfece parolama girò il cavallo e via verso casa con il mentosul petto. Non disse una parola neppure la signorina Alison ma pensòdi sicuro molte cose dentro di sée di sicuro fu puntanell'orgoglioperché era una Durie fino al midollo; e disicuro si impietosì nel vedere suo cugino trattato cosìingiustamente. Quella notte non toccò il letto; io hobiasimato spesso la signorama quando mi ricordo di quella notteleperdono tutto; e la mattina dopo per prima cosa andò dalvecchio lordche sedeva sul solito seggiolone.


-Se Henry mi vuole ancora- disse- sono pronta a sposarlo.


Alui fece un discorso diverso: - Non posso darti amoreHenry; malosa Iddio quanta pietà ho per te.


Sisposarono il primo giugno del 1748. Nel dicembre dello stesso annoio scesi per la prima volta alle porte del palazzo; riprendo da quelmomento la storia dei fattiriferendoliquali si svolsero per miadiretta conoscenzacome un testimone in tribunale.




NOTE


1)Nome datofin dalla prima adolescenza o dall'infanziaal figliomaggiore di un casato nobiliare. Da parte dei dipendenti ha anche unsenso di rispettosa e affettuosa familiaritàpiù omeno come poteva essere da noi «signorino» o«padroncino»; ma assume la qualità di un titolo dicortesiain quanto è rivolto al legittimo erede chepernascitarivestirà un giorno il titolo nobiliare.


2)Re di Scozia dal 1124 al 1153.


3)Poeta scozzese del Tredicesimo secolofamoso per le profezieattribuitegli.


4)Estuario del fiume Eden che sbocca nel Mare d'Irlanda ai confini traScozia e Inghilterra.


5)Carlo Edoardo Stuartautore dell'ultima impresa guerresca tentatadalla sua famiglia per riconquistare la corona britannica.


6)Giacomo Stuartfiglio di Giacomo Secondo re d'Inghilterrapadre delprincipe Carlo Edoardo e noto come il "Vecchio Pretendente".


7)Giorgio Ludovicoelettore di Hannoverre di Gran Bretagna e Irlandadal 1714 al 1727 e fondatore della dinastia ancora regnante.


8)Truppe scozzesi delle regioni montuose settentrionali.


9)«Non con violenzama con insistenza.»




CAPITOLOSECONDO


Riepilogodei fatti (Continuazione)


Copriil'ultimo tratto di viaggio nella fredda fine di dicembrein unagiornata di gelo quanto mai taglientee chi doveva capitare a farmida guida se non Patey Macmorlandil fratello di Tam? Un ragazzino didieci annicapelli come stoppagambe nudema linguacciuto come nonne ho mai conosciuti altriaveva preso presto il vizio del fratello.Anch'iopoiero di età non troppo matural'orgoglio nonaveva ancora dominato la curiosità; e veramentein quellamattinata freddachiunque si sarebbe lasciato prendere nel sentirsiraccontare tanti vecchi pasticci localinel vedersi indicare stradafacendo tanti posti dove erano successi casi strani. Mi furonosnocciolate storie di Claverhouse (1) quando si attraversarono gliacquitrini e storie del diavolo quando si superò la cresta.Arrivando nei pressi dell'abbaziavenni a sapere un po' dei monacidi un tempo e molto di più dei contrabbandieriche ne usano iruderi come deposito e per questo motivo sbarcano a un tiro dicannone da Durrisdeer; e lungo tutta la strada i Duries furono inprima lineacome bersaglio della diffamazione. La mia mentedunquerimase molto mal disposta contro la famiglia al cui servizio stavoper entrarecosì che fui quasi sorpreso quando vidiDurrisdeerannidato in una conca amena sotto Abbey Hill. Il palazzomi parve costruito con tutte le finezze dello stile franceseo forsecon influenze italiane (non m'intendo d'architettura)e il terrenointorno mi sembrò abbellito dei più vaghi giardinipratiboschetti e viali che io avessi mai visto. Il denaro profusoimproduttivamente in quelle delizie sarebbe bastato a rimettere su lafamiglia; e invece per la sola manutenzione non bastava tutta unarendita.


Ilsignor Henry venne alla porta personalmente ad accogliermi: era ungiovane gentiluomo alto e bruno (tutti i Duries hanno i capellineri)dal volto comune e poco allegromolto robusto comecorporatura e un po' meno come salute. Mi diede la mano affabilmentee mi incoraggiò con parole schiette e gentili. Quindisenzaneppure lasciarmi togliere gli stivalonimi portò in salaper presentarmi subito a mylord. Era ancora giorno; e la prima cosache osservai fu una losanga di vetro trasparenteproprio nel mezzodello stemma della vetrata a colori. Ricordo che questo mi sembròuna stonatura in una stanza tanto bellacon i suoi ritratti difamigliacon la sua volta a crociera e con il suo camino scolpitoin un angolo del quale il mio vecchio lord sedeva leggendo TitoLivio. Somigliava al signor Henrycon la stessa fisionomia comunema più arguta e piacevoleed era cento volte piùattraente nel conversare. Eglime ne ricordo ancoraebbe moltedomande da farmi riguardo all'università di Edimburgodove miero appena laureatoe riguardo ai vari professoridelle cui personee delle cui capacità sembrava benissimo informato; sicchédiscorrendo di cose che conoscevoimparai subito a parlareliberamente nella mia nuova casa.


Nelbel mezzo della conversazioneentrò nella stanza la mogliedel signor Henry; era in stato di avanzata gravidanzapoichéaspettava la signorina Katharine fra sei settimanee perciòa prima vistala sua bellezza non mi sembrò un gran che;inoltrelei mi trattò con maggiore degnazione che non glialtriragion per cuitutto sommatola collocai al terzo postonella mia stima.


Nonci volle molto perché tutte le storie di Patey Macmorland misembrassero menzognereed io diventassicome poi sono rimastosempredevoto servitore della famiglia di Durrisdeer. Il signorHenry ebbe la maggior parte del mio affetto. Lavoravo sotto di lui;ed egli (pur così gentile durante le ore di riposo)nell'ufficio di amministrazione mi si mostrava oltremodo severosovraccaricandomi di lavoro e sorvegliandomi assiduamente. Ma un belgiornoalzando gli occhi dalle sue scartoffie con una specie ditimidezza mi fece:- Signor Mackellarcredo di dovervi dire chesvolgete benissimo il vostro compito. - Questa fu la prima parola dilode che ebbi da luie da quel giorno la sua diffidenza riguardo alil modo in cui adempivo ai miei compiti si sciolse; ben presto fui«signor Mackellar» quie «signor Mackellar»lìper tutta la famiglia; edurante gran parte del mioservizio a Durrisdeertrattai tutti gli affariquando e comecredetti megliosenza che mi si contestasse un solo quattrino.


D'altrondecominciai a provare affetto per il signor Henry anche nel periodo incui questi mi stava alle calcagna; ed a questo fui mosso in parte dacompassionetanto l'infelicità di lui era evidente. Nel belmezzo dei nostri contiegli si perdeva in profonde meditazionirestando con lo sguardo fisso sulla paginao fuori della finestra:

alloral'aspetto della sua faccia e i sospiri che gli sfuggivano dal pettosuscitavano in me un intimo sentimento di curiosità e dicommiserazione. Un giornomi ricordoci eravamo attardatinell'ufficio per non so che faccenda. Quella stanza era in cima allacasae vi si scorgeva la baia con un piccolo promontorio boscoso euna lunga spiaggia; di lassùproprio di fronte all'occidentedove il sole stava calando nel marevedemmo i contrabbandieripercorrere il lido con gran forza di uomini e di cavalli. Il signorHenry si era incantato a guardare il tramonto così fissamenteda stupirmi che non ne fosse abbacinato. Di colpo si accigliò;poi si passò una mano sulla fronte e si rivolse a me con unsorriso.


-Voi non immaginate quello che pensavo- disse.- Pensavo che sareipiù felice se potessi rischiare la vitascorrazzando conquella gente senza legge.


Glirisposi che mi ero accorto della sua tristezza; e che è comunefantasia invidiare gli altri e credere di poter prosperare con ilcambiare stato; essendo fresco di studicitai in proposito Orazio.


-Giàè vero- disse lui. - E con questo possiamotornare ai nostri conti.


Nonpassò molto tempo che cominciai a capire le cause del suoabbattimento. D'altra parteanche un cieco si sarebbe accorto chec'era un'ombra in quella casal'ombra del Master di Ballantrae.Morto o vivo che fosse (e allora lo credevano morto) quell'uomo erail rivale di suo fratello: il suo rivale in paesedove nessuno avevauna buona parola per il signor Henrye tutti rimpiangevano elodavano il Master; e il suo rivale in famiglianon solo rispetto asuo padre e a sua mogliema rispetto ai servi stessi.


Questisi erano divisi in due fazioni con a capo due vecchi camerieri.


JohnPaulun uomo bassocalvosolenne e panciutomolto religioso e(tutto sommato) un servo abbastanza fedelecapeggiava il partito delMaster. Nessuno osava quello che osava John. Prendeva gusto a mancarepubblicamente di rispetto al signor Henryspesso con raffrontisprezzanti. Mylord e la signora lo riprendevanosi sama non cosìrisolutamente come avrebbero dovuto; e bastava che lui facesse ilviso lungo e cominciasse a piagnucolare per il Master«il suoragazzino»come era solito chiamarloperché tutto glifosse perdonato. Quanto a Henrylasciava passare queste cose insilenziocon un viso tristea voltee a volte rabbuiato. Non sipoteva competere con il morto: lo sapeva; e a censurare un vecchioservo per un eccesso di devozionelui non ci sarebbe riuscitodavvero. Non aveva lingua per questo.


Allatesta del partito opposto stava Macconochieun vecchio furfantemaldicentebestemmiatorechiacchierone e ubriaconee mi èspesso sembrato un aspetto bizzarro dell'umana natura il fatto cheognuno dei due domestici si ergesse a campione di colui cherappresentava il suo oppostogiungendo così a dipingere afosche tinte i propri difetti e a deprezzare i propri meritiriscontrandoli in un padrone.


Macconochiefiutate ben presto le mie segrete simpatiemi ammise nella suaconfidenzaparlando per ore contro il Masteranche a costo di farmitrascurare le mie faccende. - Tutti rincitrulliti questi paesanichesiano maledetti! - esclamava. - Master!... Il diavolo si porti chi lochiama così! Il signor Henry dovrebbe essere l'erede adesso!Non erano mica tanto entusiasti del Masterquando lo avevano tra ipiedive lo garantisco io. Che sia maledetto! Non gli ho mai sentitodire una parola con garboné ioné nessunomainsolenze e sarcasmi e maledizioniohquelle sì! Che possabruciare nell'inferno! Nessuno sa a che punto arrivava la suaperfidia: lui un gentiluomo? Avete mai sentito parlarevoisignorMackellardi Wully Whiteil tessitore? No? EbbeneWully era ungran bigottoun tipo noiosoinsommatutto diverso da meche nonl'ho mai potuto soffrire; ad ogni modo un uomo come si devenel suogenereche se ne andò a rampognare il Master per certemarachelle. Che prodezza per un Master di Ballantrae impiantare unafaida contro un tessitorevero?

-E qui Macconochie faceva un riso striduloperché proprio nonpoteva proferire quel nome senza una specie di ringhio d'avversione.-Ma così fece! Era davvero una bella azionegrattare all'usciodi costuie urlargli «buh! buh!» giù per la cappadel caminoe buttargli polvere da sparo nel fuocoe fargliscoppiare petardi sul davanzale fino a far credere a quel disgraziatoche il diavolo in persona gli stesse alle calcagna. Beneper farlacortaWully ci ammattì. Non c'era più verso di tirarlosu dal suo starsene ginocchioni; e continuò a urlare e apregaree a piangerefinché non finì di soffrire. Fuun assassinio vero e propriolo dissero tutti. Chiedetelo a JohnPaulnon aveva più il coraggio di mostrare la faccia per lavergognaluiun uomo così devoto! Grande prodezza per ilMaster di Ballantrae! - Gli chiesi che impressione quel caso avessefatto al Master stesso. - E che ne so io? - disse Macconochie. - Nonha aperto bocca! - E il servo riprese a imprecare e a bestemmiaresecondo il suo solitoringhiando ogni tanto nel naso: - Master diBallantrae!- Durante una di queste confidenzemi mostrò lalettera di Carlisle con l'impronta dello zoccolo del cavallo ancoraimpressa nella carta. Però quella fu la nostra ultimaconversazioneperché allora egli si espresse con tantamalignità sul conto della signorache io lo dovettiriprendere aspramenteeda allora in poibadai bene di tenerlo adistanza.


Ilmio vecchio lord trattava il signor Henry con uniforme bontàanzi aveva simpatici gesti di gratitudinecome quello di batterglitalvolta una mano sulla spalla dicendosenza rivolgersi a nessuno inparticolare: - Ho un ottimo figlio.E di certo gli portavagratitudineda uomo giusto e onesto come era. Ma credo che sitrattasse di gratitudine pura e semplicee sono sicuro che il signorHenry fosse della mia stessa opinione. L'affetto era tutto per ilfiglio morto. Non che questo venisse fuori spesso nelle parole: conmeuna volta sola. Mylord mi aveva chiesto un giornocome mitrovassi con il signor Henrye io gli avevo detto la verità.


-Già- aggiunse luiguardando in tralice il fuoco chedivampava- Henry è un buon ragazzoun gran buon ragazzo. Econtinuò: - Avete sentito diresignor Mackellarche io avevoun altro figlio? Forse non era pieno di virtù come il signorHenry; ma Dio mioora è mortosignor Mackellar; e quandovivevaandavamo tutti tanto orgogliosi di luitanto orgogliosi! Senon erain certo modoproprio come avrebbe dovuto essere ebbeneper questo appunto lo amavamo di più! Queste ultime parole ledisse guardando pensierosamente il fuocoma poi si rivolse a me dinuovoe aggiunse con molta vivacità: - Ma io mi rallegrotanto che voi andiate così d'accordo con il signor Henry.


Troveretein lui un buon padrone.- Ea questo puntoaprì il suo libro:il che erada parte suail consueto segno di commiato. Madicertolesse poco e capì meno; il campo di Culloden e ilMasterecco che cosa gli opprimeva la mente; e la mia era oppressanei confronti del morto e per amore del signor Henryda una stranagelosia che già allora aveva cominciato a impadronirsi di me.


Datoche non ho ancora parlato della signorapotrà sembrare che ioabbia espresso con ingiustificata esagerazione il mio modo disentire:

giudichiil lettore da sé quando avrò finito. Ma devo primaparlare di un'altra cosache servì a farmi entraremaggiormente nell'intimità della famiglia. Non erano passatisei mesi dal mio arrivo a Durrisdeerquando accadde che John Paul siammalò e dovette rimanere letto: secondo la mia umileopinionela radice di ogni suo male stava nel bere; ma l'assisteronocome un santo tormentatoe lui si comportava proprio come talesicché lo stesso ministro della nostra chiesache venne avisitarloandò via dichiarandosi edificato. La terza mattinadella malattia di John Paulil signor Henry mi capitò davantitutto confuso.


-Mackellar- mi disse- vorrei pregarvi di un piccolo servizio.


C'èuna pensione da pagaretoccava a John portarlaed ora che èmalato non so a chi rivolgermi se non a voi. E' una faccenda moltodelicataseri motivi mi impediscono di recapitare il denaro dipersona; non oso mandare Macconochieperché è unchiacchieroneed inoltre desidero che questa faccenda non arrivialle orecchie della signora- aggiunse; e così dicendoarrossì fino al collo.


Adire il veroquando scoprii che dovevo portare il denaro a una certaJessie Brounla quale non era una donna per niente perbeneimmaginai che il signor Henry avesse da coprire una sua marachella. Amaggior ragione rimasi colpito quando venne fuori la verità.


Jessieabitava a Saint Bride's in un vicolo fuori mano: covo di gentagliaquasi tutta della risma dei contrabbandieri. Trovai all'angolo unuomo con la testa avvolta in bende; un po' più in làdentro una bettolac'era gente che cantava e sbraitavaanche se nonerano ancora le nove del mattino. Tutto sommatonon avevo mai vistoquartiere peggioreneppure nella grande città di Edimburgoefui sul punto di tornarmene indietro. La stamberga di Jessie eradegna del vicinatoe lei non ci scompariva. Il signor Henrymetodico com'erami aveva raccomandato di farmi dare la ricevuta; malei non volle rilasciarmela prima di aver mandato a prendere deiliquori e di avermi costretto a bere alla sua salute. Le sue maniereerano di donna fatua e sventata: ora si dava arie di gran damaoraprorompeva in risa sguaiateora faceva smancerie da nauseare. Deldenaro parlò tragicamente.


-E' il prezzo del sangue! - esclamò. - Questo ricevo io: ilprezzo del sangue e del tradimento! Guardate a cosa sono ridotta! Ahse quel bel ragazzo ritornassele cose cambierebbero! Invece èmorto... giace morto tra i monti degli Highlands... quel bel ragazzoquel bel ragazzo!

Piangevaper il «bel ragazzo» a mani giunte e roteando gli occhi:un atteggiamento estatico che doveva aver imparato da commediantigirovaghi. Secondo mele sue smanie erano in gran parte affettateelei la faceva tanto lunga perché la sua vergogna era adessol'unica cosa di cui potesse vantarsi. Non nego di aver provato pietàper lei; ma fu una pietà piena di disgustoe il suo ultimocambiamento di modi la cancellò. Questo accadde quando ne ebbeabbastanza di me come uditorioe si decise finalmente asottoscrivere la ricevuta. - Ecco!

disseedopo aver proferito le più sconce bestemmiemi ordinòdi andarmene a portare il foglio al Giuda che mi aveva mandato dalei.


Erala prima volta che sentivo applicare quel nome al signor Henrye laforte veemenza delle parole e del tono della donna aumentò ilmio sbalordimento: sicchésotto un diluvio di maledizionimene uscii dalla stanza come un cane bastonato. Ma non fu finitanemmeno così; perché la megera spalancò lafinestra e affacciandosicontinuò a insultarmimentre me neandavo su per il vicolo; i contrabbandierifacendosi sulla portadella bettolasi misero anche loro a beffeggiarmie uno di loro fudisumano al punto da aizzarmi dietro un cagnolino ferocissimo che mimorse alla caviglia. Questa fu una buona lezionese mai ne avessiavuto bisognoper insegnarmi a evitare le cattive compagnie.Rimontato a cavallo me ne tornai verso casaspasimando per il morsoe con l'animo indignato.


Ilsignor Henry era nell'ufficio d'amministrazionefingendosi occupatoma vidi bene che era ansioso solo di avere notizie della miacommissione.


-Ebbene? - chiese appena entraiequando gli ebbi riferito qualcosadi quello che era successodicendogli che Jessie sembrava una donnaindegna e tutt'altro che riconoscente: - Non ha simpatia per me-rispose- peròMackellar a dire il veroio vanto pochesimpatiee Jessie ha qualche motivo di essere ingiusta. Non ènecessario che io tenga nascosto quello che è noto a tutto ilpaese; quella donna non fu trattata bene da un membro della nostrafamiglia.


-Fu questa la prima volta che sentii il signor Henry alluderesiapure alla lontanaal Master e credo che pure quel poco lo dicessecontro vogliama subito riprese: - Eccoper qual motivo non vorreiche se ne parlasse... Farebbe dispiacere alla signora... e a miopadreaggiunsearrossendo un'altra volta.


-Signor Henry- dissi- se voi mi permettete tanta libertàvi vorrei pregare di non curarvi più di quella donna. A cheserve il vostro denaro per una sua pari? Lei non conosce nésobrietà né economia equanto a gratitudinesarebbepiù facile cavar latte dal basalto. Perciòse voimetteste un freno alla vostra beneficenzaquesto non porterebbealtro effetto se non quello di preservare le caviglie dei vostrimessaggeri.


Ilsignor Henry sorrise. - Ma io mi rammarico per la vostra caviglia-disse subito dopocon la dovuta serietà.


-E osservate- continuai- che io vi do questo consiglio dopo maturariflessione; perché il mio cuoreall'iniziosi èimpietosito per quella donna.


-Eccoavete visto?- esclamò il signor Henry. - E voi doveteconsiderare che io l'ho conosciuta quando era una ragazza proprio perbene. Bisogna pure tener presente chesebbene io parli poco dellamia famigliala sua reputazione mi preme molto.


Ecosì dicendointerruppe la conversazione; era la prima voltache parlavamo così familiarmente. Durante quello stessopomeriggioebbi la prova che suo padre era informatissimo di quellafaccenda e che il signor Henry la teneva segreta solo per via di suamoglie.


-Temo che oggi abbiate dovuto fare una commissione penosami dissemylord- esiccome essa non rientra in nessun modo nelle vostremansionidevo ringraziarvene e ricordarvi al tempo stesso (se mai ilsignor Henry avesse trascurato di farlo) quanto sia desiderabile chedi questo fatto non arrivi nessuna eco all'orecchio di mia nuora. Leriflessioni sui mortisignor Mackellarsono doppiamente penose.


Ilmio cuore avvampava di sdegno; e fui sul punto di dire in faccia amylord quanto poco era opportuno per lui puntellare l'immagine delmorto nel cuore della signorae quanto meglio avrebbe fattoinveceinfrangendo il falso idolo: perchéormaicapivo bene comestavano le cose tra il mio padrone e sua moglie.


Lamia penna è capace di riferire abbastanza chiaramente unastoria semplice; ma rendere l'effetto di un'intimità dipiccolezzenessuna di per sé degna di essere riferitatradurre la storia di occhiate e il messaggio di vociche non diconogran chee condensare in mezza pagina l'essenza di quasi diciottomesiè un'impresa in cui dispero di riuscire. La colpaadire il veroera tutta della signora. Aver acconsentito aimatrimonio le sembrava un meritoe del matrimonio si era fatta unmartirio; nella qual cosa il mio vecchio lordinconsapevolmente onola istigava continuamente. Lei ascriveva a proprio merito la suacostanza verso il mortosebbene a una coscienza migliore sarebbeparso che questa dovesse chiamarsi piuttosto infedeltà alvivo; e anche in questo aveva l'appoggio di mylord. Credo che luisentisse il bisogno di parlare del proprio lutto e che si vergognassedi accennarvi col signor Henry. Fatto staad ogni modoche in unafamiglia di tre personesi poté formare una piccolaconsorteriadove l'escluso era il marito. Sembra che fosse vecchiaabitudine della famigliaquando a Durrisdeer non c'erano ospitichemylord portasse il suo vino vicino al caminetto e che la signorinaAlisoninvece di ritirarsiportasse uno sgabellino vicino alle sueginocchia e si fermasse a discorrere con lui a quattr'occhi. Dopo chelei fu diventata la moglie del mio padrone quest'abitudine proseguì.


Potevaessere piacevole vedere quel vecchio gentiluomo tanto tenero verso lanuorama ioche parteggiavo per il signor Henrypotevo provaresoltanto sdegno per la sua esclusione. Molte volte lo vidi prendereuna palese decisionealzarsi da tavolaunirsi al gruppo di suamoglie e di mylordcheda parte loro non esitavano minimamente afargli buon visosi rivolgevano a lui sorridendogli come a unbambino che interviene a spropositoe lo ammettevano nellaconversazione con uno sforzo tanto mal dissimulatoche lui nontardava a tornare al mio fiancovicino al tavolo; da dove (la saladi Durrisdeer è molto vasta) si sentiva soltanto il mormoriodelle voci di quelli che parlavano vicino al camino. Il signor Henrystava lì seduto ad osservarli mentre io facevo la stessa cosa;e quando mylord piegava tristemente il capoo metteva la mano suquella della signoraquando la signora posava la sua mano sulginocchio di luiin atto di offrire confortoo c'era uno scambio disguardi lacrimosinoi tiravamo la conclusione che il discorso siaggirava sul soggetto anticoe che l'ombra del morto era nella sala.


Avolte mi capita di biasimarein cuor mioil signor Henry per averpreso le cose con tanta pazienza; però non bisogna dimenticareche la signora lo aveva sposato per compassione e che lui l'avevaaccettata in quei termini. Mi ricordo cheuna voltaannunciòa tavoladi aver chiamato un uomo per sostituire il vetro dellafinestra istoriata; il cheessendo lui a capo degli affari di casarientrava nelle sue attribuzioni. Ma per le fantasticherie sul Masterquel vetro rotto era una reliquia; e alla prima parola di toccarlominimamenteil sangue affluì al viso della signora.


-Mi meraviglio di voi! - esclamò.


-E io mi meraviglio di me stesso- replicò il signor Henrycon un'amarezza maggiore di quella che gli avessi mai sentitaesprimere.


Aquesto punto il vecchio lord intervenne con la sua parola pacatadimodo cheprima della fine del pastotutto sembrava dimenticato;peraltrodopo mangiatoquando i due si furono ritiraticome alsolitovicino al caminovedemmo che lei piangeva con al testa sulleginocchia di lui. Il signor Henry sostenne con me la conversazione aproposito di certe faccende della tenuta. Non sapeva parlare che diaffarie non fu mai brioso in compagniama quel giorno sostenne laconversazione con insolita continuità: i suoi occhi nonfacevano che girarsi verso il camino e la sua voceogni tantocambiava tonosenza che però vi fosse interruzione neldiscorso. Ad ogni modoil vetro non fu rimesso; e credo che egliconsiderasse questo fatto come un grosso smacco.


Forsenon si mostrava abbastanza decisoma Dio sa se si dimostrava piùche buono. La signora aveva con lui certi modi condiscendenti chedaparte di una moglieavrebbero punto la mia vanità fino aesulcerarla; egli li prendeva come un favore. La signora lo teneva adistanzadimenticava e poi ricordando gli si mostrava affabile comeci capita di fare con i bambinilo opprimeva sotto una fredda bontàlo rimproverava con il solo cambiar di colore e mordersi il labbrocome se arrossisse per lui di una cosa della quale egli dovessevergognarsienon vigilandosigli dava ordini con un'occhiata;vigilandosiinvecegli chiedeva la più semplice cosa come sesi trattasse di un favore inaudito. E lui contraccambiava tuttoquesto con una devozione instancabilebaciandocome si dicelaterra sotto i suoi piedie sempre con quell'amore negli occhi chebruciava come un lume. Quando stava per nascere la signorinaKatharinenon ci fu verso di non farlo rimanere nella cameraa capodel letto. Rimase làbianco (mi dissero) come il lenzuolocon il sudore che gli gocciolava dalla frontee appallottolòil fazzoletto che aveva in mano fino a ridurlo non più grandedi una palla di moschetto. Per molti giorni non sopportò lavista della signorina Katharineanzi dubito che con la miapadroncina egli sia mai stato come avrebbe dovuto essere; mancanzaquestadi un affetto naturaleche gli fu apertamente rimproverata.


Questoera lo stato di questa famiglia al primo aprile del 1749giorno incui accadde il primo di quella serie d'eventi che dovevano spezzaretanti cuori e spegnere tante vite.


Quelgiornopoco prima di cename ne stavo nella mia stanzaquando JohnPaulspalancata la porta senza avere la cortesia di bussaremiavvisò che giù qualcuno voleva parlare conl'intendente: enel pronunciare il nome del mio ufficioghignò.


Chiesiche specie di uomo fosse quelloe come si chiamasse; scoprii cosìla causa del malumore di John perché risultò che ilvisitatore rifiutava di dare il proprio nome a chiunque tranne che ame: un affrontoquestoall'importanza del maggiordomo.


-Bene- dissi io sorridendo un po'- vediamo che vuole.


Trovainell'atrio un omone vestito molto alla buona e avvolto in un mantelloda marinaiocome uno sbarcato proprio alloracome infatti era. Pocolontano stava dritto Macconochiecon la lingua tra le labbra e unamano sul mento come un tonto che si sforza di riflettereprofondamentee il forestieroche si era tirato il mantello sulvisosembrava a disagio. Vedendomi arrivare mi si fece subitoincontro con espansività.


-Caro mio- disse- mille scuse del disturboma mi trovo in unasituazione quanto mai delicata. E là c'è un figlio diun archibugio che mi sembra di riconosceree checon tuttaprobabilitàcredo riconosca me. Poiché vivete inquesta famigliasignoree per di più occupando un posto diuna certa fiducia (per il qual motivo mi sono appunto permesso difarvi chiamare)senza dubbio tenete per il partito onesto.


-Potete almeno star certo- risposi- che tutte le personeappartenenti a questo partito sono al sicuro in Durrisdeer.


-Mio caroè proprio ciò che penso anch'io - aggiunselui. Capitemi ha appena sbarcato un Tizio onestissimo di cui nonricordo il nomeche per me farà bordate in fuori e bordate interra fino a giornonon senza rischio per la sua pelle; eperparlarvi schiettosono un po' preoccupato che non abbia ad esserceneanche per la mia. Ho portato in salvo la vita così spessosignor... non ricordo come vi chiamate...


cheparola miami dispiacerebbe perderladopo tutto. E quel figlio diun archibugio che credo di aver visto davanti a Carlisle...


-Ohsignore- interruppi- potete contare sulla discrezione diMacconochie fino a domani.


-Ebbeneè un piacere sentirvelo dire- riprese il forestiero.- Il fatto è che il mio nome non è molto popolare inquesta terra di Scozia. Peròcon un galantuomo come voicaromionon mi garbasi capiscefar sotterfugi; quindicon vostralicenzave lo bisbiglierò all'orecchio. Mi chiamo FrancisBurkecolonnello Francis Burkee sono quicorrendo un maledettorischioper vedere i vostri padronise mi è lecitomiocarochiamarli cosìperché davverodal vostroaspettonon l'avrei immaginato. Nel caso che vogliateper bontàvostraannunciare loro la mia venutaditevi pregoche portolettereil cui contenuto essi leggerannodi certocon somma gioia.


Ilcolonnello Francis Burke era uno di quegli irlandesigregari delprincipeche portarono danni infiniti alla sua causa ed erano moltoinvisi agli scozzesi al tempo della ribellione; mi venne subito inmente come tutti si fossero stupiti che il Master di Ballantraeavesse fatto lega con quella gente. Nello stesso momentoun fortepresentimento della verità si impadronì del mio animo.


-Se volete entrare qui- dissiaprendo la porta di un salotto-avverto mylord.


-Siete molto buonosignor Non-so-come-vi-chiamate- disse ilcolonnello.


Apassi lenti andai sunel salone. Erano lì tutti e tre: ilvecchio lord a sedere nel posto solitola signora a cucire vicinoalla finestrail signor Henry a passeggiare (come faceva spesso) sue giù all'estremo opposto. In mezzola tavola eraapparecchiata per la cena. Dissi in breve quello che dovevo. Il miovecchio lord si accasciò nel suo seggiolonela signora saltòin piedi con uno scatto automaticoe suo marito e lei si fissarononegli occhi attraverso la sala. Fu uno stranissimo sguardo di sfidaquello che si scambiarono; eguardandosiimpallidirono tutti e due.Poi il signor Henry si rivolse a menon già per direqualcosasolo a fare un cenno; ma bastò questoed io scesi achiamare il colonnello.


Quandorientrai con luii tre non si erano mossi dalla posizione in cui liavevo lasciati; né credo che si fossero scambiati una solaparola.


-Il riverito Lord Durrisdeersuppongo- disse inchinandosi ilcolonnelloe mylord ricambiò l'inchino.


-E questi- continuò il colonnello- sarebbe forse il Masterdi Ballantrae?

-Non ho affatto assunto questo nome- disse il signor Henry- masono Henry Durieper servirvi.


Allorail colonnello si gira verso la signorainchinandosi con il cappellosul cuorein un atteggiamento di irresistibile galanteria.


-Mi è facile riconoscere un così leggiadro aspetto digentildonna- aggiunse. - Io parlocertoall'incantevole signorinaAlisondella quale ho tanto sentito parlare?

Ancorauna voltamarito e moglie scambiarono uno sguardo.


-Io sono la signora Henry Durie- lei disse- ma il mio nomeprimadel matrimonioera Alison Graeme.


Alloramylord interloquì. - Io sono vecchiocolonnello Burkedisse- e debole. Farete opera di carità parlando spedito. Miportate notizie di... - esitòe poi le sue parole prorupperocon un singolare mutamento di voce - di mio figlio?

-Mylordparlerò chiaro come un soldato- replicò ilcolonnello. - Sì.


Mylordallungò una mano tremantesembrava voler fare un cenno; ma seper interrompere o per incitare il suo interlocutorenon riuscimmo acapirlo. Finalmente disse una sola parola: - Buone?

-Ma sìle migliori del mondo! - esclamò il colonnello.Poiché il mio ottimo amico e ammirato commilitone èaquest'oranella bella città di Parigie più sìche nose non mi sbaglio di grosso sulle sue abitudinisi staràsedendo a cena. Cospettomi sembra che la signora svenga!

Lasignora Alison era davvero del colore della mortee si eraaccasciata contro gli stipiti della finestra. Ma quando il signorHenry fece una mossacome per correre in suo aiutolei si ricomposecon una specie di brivido.- Sto benissimodisse con labbra sbiancate.


Ilsignor Henry si fermòe il suo viso ebbe una contrazioned'ira. Ma subito si rivolse al colonnello.- Non dovete rammaricarviper l'effetto delle vostre parole sulla signora. E' una cosa deltutto naturalesiamo cresciuti insieme tutti e tre come fratelli esorella.


Lasignora guardò suo marito con un'espressione di sollievo eforse anche di gratitudine. Secondo mequel discorsetto fu per luiil primo passo nelle sue buone grazie.


-Cercate di perdonarmisignora Durie perché io sono proprio unirlandese di rozza pasta- disse il colonnello; - e meriterei diessere fucilato per non aver saputo comunicare con maggior tatto ilmio messaggio a una gentildonna. Ma ecco qui le lettere del Masterstessouna per ognuno di voi tre; e di certo (se non mi sbaglio digrosso sull'abilità del mio amico) egli racconterà lasua storia con un garbo migliore del mio.


Cosìdicendo tirò fuori le tre letterele mise in ordine secondola soprascrittapresentò la prima a mylord che la presebramosamentepoi avanzò verso la signoraporgendo laseconda.


Macostei la respinse con la mano. - A mio marito- disse con vocesoffocata.


Ilcolonnello era uomo di spirito pronto; maa quest'uscitarimase unpo' sconcertato. - Di certo! - esclamò; - come sono sciocco!Di certo! - Ma continuava a porgere la lettera.


Finalmenteil signor Henry protese la manoe il colonnello non poté farealtro che arrendersi. Il signor Henry prese le due lettere (tanto lasua quanto quella della moglie)e guardò le bustecorrugandole sopraccigliacome se riflettesse. Egli mi aveva stupitofino aquel momentoper il suo ottimo contegno; ma doveva superare sestesso.


-Permettete che vi accompagni nella vostra camera- disse a suamoglie. - Questa sorpresa è stata molto repentina; ed'altrondevoi vorrete leggere la vostra lettera da sola.


Leilo guardò di nuovo attonita ma egliavvicinandosi a lei confare risolutonon le diede tempo di replicare.- E' meglio cosìcredetemi- le disse- e il colonnello Burke è troppocomprensivo per non scusarvi. - Econ queste paroleprendendola perla punta delle ditala portò fuori della stanza.


Lasignora non ritornò in salaper quella serae quando lamattina seguenteil signor Henry andò a trovarlaleicomeseppi lungo tempo dopogli riconsegnò la letteraancorachiusa.


-Ohleggilae che sia finita! - egli esclamò.


-Risparmiami questa prova- lei disse.


Econ queste due frasi ognuno dei coniugisecondo il mio modo divederedisfece gran parte di quello che prima aveva fatto di buono.


Questaletteraper ultimofinì nelle mie manie iochiusacom'erala bruciai.


Perdare un resoconto preciso delle avventure del Master dopo labattaglia di Cullodenscrissinon molto tempo fa al colonnelloBurkeora cavaliere dell'Ordine di San Luigi (2) chiedendogliqualche appunto scritto; poichédopo un intervallo cosìlungonon potevo troppo fidarmi della mia memoria. Per dire il verofui un po' imbarazzato dalla risposta del colonnelloperchéquesti mi mandò le memorie di tutta la propria vitariguardanti solo qua e là il Masterabbraccianti un periodomolto più esteso che non quello della mia intera storiae nonsempre (a quanto mi sembrò) intese all'edificazione altrui. Inuna lettera datata da Ettenheimil colonnello mi pregava di curarela pubblicazione dell'intero manoscrittodopo averne fatto l'uso chea me conveniva; e io credo di soddisfare pienamente il mio intentopersonale e i desideri dell'autorestampando per esteso alcunicapitoli. A questo modoi miei lettori avranno una relazione minutaecredoveritiera di alcuni incidenti essenziali; ese qualcheeditore s'invaghirà dell'arte narrativa del cavalieresapràdove rivolgersi per avere il restoche è abbondantee semprea disposizione. Io introduco qui il mio primo estrattoaffinchépossa stare al posto di quanto il cavaliere ci raccontòall'ora del vinonella grande sala di Durrisdeer; ma dovete averpresente che al mio lord egli espose non la cruda realtàmauna versione molto abbellita.




NOTE:


1)John Graham of Claverhouse (1648-1689)conosciuto come il «BonnieDundee». Ebbe a lungo funzioni di «polizia» controle ribellioni del sud-ovest scozzese.


2)Ordine cavalleresco creato da Luigi Quattordicesimo nel 1693 e apertoai soli cattolici.




CAPITOLOTERZO


Leperegrinazioni del Master (Dalle memorie del cavalier Burke)


...Me ne andai da Ruthven (non serve neppure dirlo) con soddisfazionemolto maggiore di quella provata arrivandovi; ma sia che in quellelande sbagliassi stradasia che i miei compagni fossero venuti menoagli accordinon tardai a scoprire che ero completamente solo.


Situazionespiacevolissima per mepoiché non mi è mai riuscito dicapirené quest'orribile paesené la sua rusticagentee l'ultima fase della ritirata del principe aveva reso noiseguaci d'Irlanda più impopolari che mai. Stavo riflettendosulle mie scarse probabilità di salvezzaquando vidi sulpoggio un altro cavalierechea tutta primami sembrò unfantasmapoiché la notizia della morte di luinelle primefilesul campo di Cullodenpassava per sicura fra tutto l'esercito.Egli era il Master di Ballantraefiglio di Lord Durrisdeerungiovane aristocratico di raro coraggio e valoree designato dallanatura così ad ornare le corti come a raccogliere lauri sulcampo. Il nostro incontro fu gradito a tutti e duetanto piùche lui era uno dei pochi scozzesi che avessero trattato gliirlandesi riguardosamentee potevaal momentoessermi di preziosoaiuto per trovare uno scampo. Tuttaviaquello che gettò lebasi della nostra amicizia personale fu una circostanza romanzescain sécome una leggenda di re Artù.


Ilsecondo giorno della nostra fugadopo aver dormito una notte sottola pioggiasul pendio di un monteci imbattemmo in un tipo diAppinun certo Alan Black Stewart (o qualcosa di simile) (1) che iorividi poi in Francia. Costui era geloso del mio compagno. Furonoscambiate frasi molto inurbane; e Stewart invitò il Master asmontare e a farla finita.


-Macchésignor Stewart- replicò il Master- per ilmomentoio preferisco fare una corsa con voi. - Ecosìdicendodiede di sprone al cavallo.


Stewartci tenne dietro a piediper più di un miglio. Fu una veraragazzata; e io non mi potei tenere dal riderequandogirandomifinalmente indietrolo vidi dritto in cima a un poggiocon una manopremuta sul cuore e sul punto di scoppiare per l'affanno della corsa.


-Peraltro- non potei fare a meno di dire al mio compagnoio nonlascerei che uno mi rincorresseper uno scopo così onoratosenza dargli soddisfazione. E' stata una bella burlama puzza un po'di codardia.


Miguardò accigliato. - Credo che non sia poco da parte miaportarmi in groppa l'uomo più impopolare della Scoziae chequesto basti come prova di coraggio.


-Ohperbacco- dico io- vi potrei far vedere a occhio nudo qualcunopiù impopolare ancora. E se la mia compagnia non vi garbapotete "portarvi in groppa" qualcun altro.


-Colonnello Burke- mi fa lui- non litighiamo; eper intendercimegliopermettetemi di assicurarvi che io sono l'uomo meno pazientedel mondo.


-Io non sono più paziente di voi- dico io. - E chi vuolcapire capisca.


-Di questo passo- dice luifermando il cavallo- non arriveremolontano. Perciò propongo che facciamo immediatamente delle duel'una:

oazzuffarci e farla finitao fare patti chiari di tollerarel'unodall'altroqualsiasi cosa.


-Come due fratelli? - chiedo io.


-Non diciamo sciocchezze- replicò lui. - Ho un fratello e nonlo stimo un soldo. Ma se dobbiamo condividere i rischi di questopiano di fugaosiamo essere noi stessi come i selvaggie giuriamodi non sentirci offesi né far rimproveri per niente che vengadall'altro. In fondoio sono cattivo e trovo noiosissima la finzionedella virtù.


-Ohio sono cattivo quanto voi- dissi. - Non c'è lattescremato in Francis Burke. Ma che dev'essere? Guerra o pace?

-Ebbene- fa lui- credo che la cosa migliore sia fare a testa ocroce.


Questapropostaestremamente cavallerescanon poteva non andarmi a genio;eper quanto possa sembrare strano da parte di due gentiluomini delnostro temponoi (come due antichi paladini) tirammo una moneta perdecidere se dovessimo segarci la gola l'un l'altro o essere amici perla vita. Non mi sembra possibile che si sia mai data una circostanzapiù romanzescae questa è una di quelle memorie delmio passato che dimostrano come le antiche storie di Omero e deglialtri poeti trovino riscontro al giorno d'oggialmeno fra gentenobile e signorile. La moneta segnò pacee noi ratificammo ilpatto con una stretta di mano. Soltanto allora il mio compagno mispiegò l'idea che l'aveva indotto a sfuggire il signorStewart; un'idea proprio degna del suo fine senso politico. Esserecreduto morto (così mi disse) costituiva per lui una gransalvaguardia; Stewartavendolo riconosciutoera diventatopericolosoe lui aveva scelto l'espediente più semplice perridurre quel signore al silenzio. - Poiché- mi fa- AlanBlack è un uomo troppo vanitoso per palare di una storiasimile.


Nelpomeriggioarrivammo alle rive di quel certo "loch" (2) alquale eravamo diretti e vi trovammo la naveche aveva appena gettatol'ancora. Era la "Sainte-Marie-des-Anges"proveniente dalporto di Havre-de-Grace. Il Masterdopo che si erano fatti isegnaliaffinché ci mandassero un'imbarcazionemi chiese seconoscessi il capitano.


Glidissi che era un mio compaesanoe uomo della più impeccabileintegritàmaa quel che sapevopiuttosto pusillanime.


-Non fa niente- dice lui. - Bisogna che sappia lo stesso la verità.


Glichiesi se alludesse alla battaglia; perchése il capitanofosse venuto a sapere che avevamo avuto la peggioavrebbe certoripreso subito il largo.


-E che me ne importa! - esclama lui; - le armi adesso non servono piùa niente.


-Caro mio- dico allora- chi pensa alle armi? Ma certo non dobbiamodimenticare gli amici. Devono seguirci da molto vicinoforse ci saràil principe in personae se il veliero se ne vamolte vite preziosecorreranno un grande pericolo.


-In quanto a questosono vite anche quelle del capitano edell'equipaggio- dice Ballantrae.


Iodichiarai che quello era un sofismae che io non volevoassolutamente saperne di raccontare al capitano come stavano le cose.


AlloraBallantrae mi diede una risposta buffae appunto per riferire questarisposta (ed anche perché questa faccenda della "Sainte-Marie-des-Anges" mi ha procurato qualche biasimo) ho riferitopuntoper puntol'intera conversazione.


-Frank- dice lui- ricordate il nostro patto. Io non ho diritto dioppormi al vostro proposito di tacerecheper conseguenzaperfinoincoraggio; maper lo stesso motivovoi non dovete risentirvi se ioparlerò.


Aquest'uscita non potei tenermi dal ridere; sebbene di nuovoavvertissi Ballantrae delle conseguenze.


-Segua pure il pandemonioper quel che me ne importa- dice queltemerario. - Io ho sempre fatto precisamente quello che mi èpassato per la testa.


Comeben si sala mia predizione si avverò. Il capitanononappena ebbe saputo come stavano le cosetagliò la gomena eprese il largo; sicchéprima che facesse giornoeravamo nelGreat Minch.


Lanave era molto vecchia e il capitanodavvero il più onestotra gli uomini (irlandeseper giunta)era anche il meno competente.Per tutto quel giorno si ebbe poca voglia di mangiare o di bere. Cicoricammo di buon'ora con l'animo molto turbatoe durante la notte(quasi per darci una lezione) il vento saltò a nord-estdiventando uragano. Ci svegliarono il rombo tremendo della tempesta eil calpestìo dei marinai in copertacosì che iocredetti arrivata la nostra ultima ora; e Ballantraeirridendo allemie orazioni (3)accrebbe a dismisura il terrore della mia mente.Appunto in ore come quelle l'uomo pio si mostra nella sua vera luce esi scopre quanto sia vana (com'è insegnato ai bambini) lafiducia riposta negli amici di questo mondo: peccherei contro la miareligionese sorvolassi su questo punto. Restammo nell'oscuritàdella salettarosicchiando per cibo solo un po' di biscottoper tregiorni. Il quartoil vento volse a bonaccia lasciando la navedisalberata a sollevarsi su onde enormi. Il capitano non aveva ideadi dove fossimo stati sbalestrati; era del tutto ignaro del suomestieree non sapeva fare altro che benedire la Vergine Maria:ottima cosa che non rappresentatuttavial'intera arte marinaresca.Nostra unica speranza poteva essere quella di essere raccolti daun'altra nave; ese questa nave fosse risultata ingleseil Master eio avremmo avuto poco da rallegrarci.


Ilquinto e il sesto giorno continuammo a sballottare in balia deiflutti. Il settimo fu alzata qualche vela; ma la "Sainte-Marie"la quale anche in buone condizioni era di difficile manovracontinuòa scadere. In effetti per tutto quel tempo eravamo andati alla derivaa sud-ovest edurante il fortunalela nave doveva essere statasospinta in quella direzione con una violenza inaudita. La nonamattina spuntò fredda e neracon il mare in convulsione etutti i segni portatori di maltempo. In quella situazione cirallegrammo non pocoavvistando all'orizzonte una piccola nave evedendola virare di bordo e dirigere verso la "Sainte-Marie".Ma la nostra gioia fu di breve durataperchénon appena lanavemessa alla pannacalò un'imbarcazione in marequestasi riempì immediatamente di malviventi che vogarono verso dinoi cantando e schiamazzandoper poi assalirci in coperta con lesciabole d'abbordaggio sguainate e bestemmiando a gran voce. Il lorocapo era uno sporco malandrinodalla faccia tinta di nero e daifavoriti arricciati. Si chiamava Teached era un famoso pirata.Scalpitava su e giù per la copertainfuriandosi e gridandoche il suo nome era Satana e quello della sua nave "Inferno".C'era in lui un misto di ragazzaccio e di mentecatto che mi facevaallibire.


Bisbigliaiall'orecchio di Ballantrae che ero pronto ad offrirmi per accolito eche facevo voti a Dio che quella gente scarseggiasse di uominid'equipaggioe lui approvò il mio proposito con un cenno delcapo.


-Perbacco- disse a Capitan Teach- se voi siete Satanaecco undemonio ai vostri comandi.


Questeparole piacquero al pirata; e (per non entrare in troppi particolaricirca questo disgustoso incidente) Ballantraeio e altri due fummoreclutatimentre il capitano e il resto degli uomini dell'equipaggiovenivano gettati in mare con il supplizio della tavola fuori nave(4). Io vi assistevo per la prima voltail cuore sembròmancarmi in petto; e Capitan Teach o uno dei suoi accoliti (nonsaprei dirlo con esattezzaperché avevo la testa tropposmarrita) commentò il mio pallore con parole da gelarmi ilsangue. Ebbi la forza di fare uno o due passi di giga e di urlarequalche ribalderiail che per il momento mi salvòma legambe mi si piegavano sottoquando dovetti calarmi nella barcacciacon quegli scellerati. Sia per l'orrore della compagnia che mi eracapitatasia per lo spavento dei cavalloni immensialtro non poteiche mantenere una parlantina da irlandese e lanciare qualche faceziamentre venivamo tirati su a bordo. Per grazia di Dionella nave delpirata c'era un violinodi cui mi impadronii non appena lo vidienella mia qualità di menestrello ebbi la fortuna di trovarefavore presso i pirati. Mi soprannominarono «Pat ilmenestrello» (5)e poco mi curai del nomepur di sentirmisicuro della pelle.


Chespecie di pandemonio fosse quella navenon si può descrivere.Era comandata da un pazzoe avrebbe potuto chiamarsi un manicomiogalleggiante. Chi bevevachi sghignazzavachi cantavachi litigavae chi ballava; gli ubriachi non mancavano mai: c'erano giorni interiin cuise fosse arrivata una tempestaci avrebbe colati a picco inun batter d'occhioe giorni in cuise fosse arrivata una nave delreci avrebbe trovati nell'incapacità di opporre resistenza.A volte si avvistava qualche velaese non eravamo troppo brillila raggiungevamoDio ci perdoni! Ma se avevamo tutti alzato ilgomitoquella se ne andava e io benedicevo sottovoce i santi. Teachgovernavase governo si può chiamare una cosa che non metteordineper mezzo del terrore che provocava; e io lo vidivanitosissimo della sua autorità. Ho conosciuto marescialli diFranciasìe perfino certi capi delle Highlandsche eranomeno apertamente tronfi di lui; il che getta una luce singolaresull'ambizione degli onori e della gloria. In veritàpiùsi vive e più si riscontra quanto Aristotele e gli altrifilosofi avessero ragionee ioanche seper tutta la vitasonostato avido di meritorie distinzionipossoalla fine della miacarrieramettermi una mano sul cuore e dichiarare che nessuna diessenoe neppure la vitaè degna di essere ottenuta opreservata con il sacrificiosia pur minimodell'umana dignità.


Passòmolto tempo prima che io potessi parlare a quattr'occhi conBallantrae; ma finalmenteuna nottementre gli altri avevano dafare di megliostrisciammo tutti e due sul bompresso a commiserareinsieme la nostra situazione.


-Solo i santi possono liberarci- dissi io.


-Sono d'opinione completamente diversa- replicò Ballantrae;-perché intendo liberarmi da solo. Questo Teach è unosciaguratonoi non ne ricaviamo nessun profitto e corriamo ilcontinuo pericolo di essere catturati. Ma io non voglio essere unosporco pirata per nullané voglio finire in catenese possofarne a meno. - E mi comunicò quel che aveva in mente permigliorare la disciplina a bordoil che ci avrebbe procurato unamaggiore sicurezza per il presente e avrebbe reso possibile la nostraliberazione in un prossimo futurocioè quando gli altripaghi dei profitti conseguitisi fossero divisi.


Gliconfessai ingenuamente chein quella compagnia orribilei mieinervi erano del tutto scombussolatie che non osavo dirgli dicontare su di me.


-Io non mi spavento così facilmente- disse lui- némi dò così presto per vinto.


Pochigiorni dopoaccadde un incidente che per poco non ci mandòtutti a tirar calci al ventoe che offre la più straordinariaimmagine della stoltezza di chi dirigeva le nostre faccende. Eravamotutti alticciquando uno di quei mentecatti avvistò una vela.Teach virò di bordolanciando senz'altro la sua naveall'attaccoe noi cominciammo a brancicare le armi e a menar vantodei prossimi orrori.


Notaiche Ballantrae stava quieto a pruafacendosi visiera con la mano; maper parte miafedele alla mia politica fra quei selvaggimiaffaccendavo con i più scalmanati e snocciolavo facezieirlandesi per il loro divertimento.


-Alza la bandiera- urlò Teach. - Mostra a quei cialtroni ilJolly Roger (6).


Inquella fase della cacciaun simile ordine era una stolta bravata daubriacoche poteva farci perdere una buona predama non mi sembròche toccasse a me ragionare e issai la bandiera nera con le miestesse mani.


Ballantraese ne viene subito a poppa con un sorriso sulle labbra.


-Vi può forse importar di saperebeone maledetto- dice aTeach- che state dando la caccia a una nave del re.


Ilpirata gli sbraitò che mentiva; ma corse alla murata e tuttigli andarono dietro. Non ho più visto tanti ubriachi rinsavirecosì di colpo. La nave di crocierache alla nostrasfacciataggine di spiegare la bandiera aveva subito virato di bordofaceva proprio allora portare le vele sulle nuove mure (7); la suabandiera sventolò chiaramente visibile e mentre ancoraguardavamo ci fu una nuvoletta di fumo poi la detonazionee unproiettile venne a tuffarsi nelle onde mancandoci di un bel po'.Alcuni si buttarono alle manovre facendo virare la "Sarah"di bordo con incredibile sveltezza. Uno diede di piglio al barileposato sulla copertadal quale si era spillato il rume lo fecerotolare prontamente fuori bordo. Per parte miaandai al JollyRogerlo ammainai e lo scagliai in mare; e mi ci sarei gettatoanch'iotanto ero umiliato per la nostra balordaggine. Quanto aTeachdiventò pallido come un morto e scese subito nella suacabina. Quel pomeriggio comparve in coperta due volte soltantoandòal coronamento di poppadiede una lunga occhiata alla nave da guerracheancora sull'orizzontecontinuava a darci la caccia; poisenzaparlaredi nuovo giù in cabina. Si può ben dire che ciabbandonava a noi stessie se non fosse stato per un marinaio assaibravo che c'era a bordoe per il fatto che tutto quel giornosoffiarono solo bave di vento (8)saremmo certamente finitiimpiccati alla varea di un pennone (9).


Bisognasupporre che Teach fosse umiliato eforseimpensierito per la suaposizione di fronte all'equipaggioe il modo con cui si preparòa riguadagnare l'autorità perduta fu caratteristico dell'uomo.


Ilgiorno dopomolto di buon'orasi mise a bruciare zolfo nellacabinagridando:- Inferno! Inferno! -al che l'equipaggioconoscendo il significato di quelle parolesi spaventò nonpo'.


Subitodopocomparve in coperta in una camuffatura pagliaccesca: aveva ilviso impiastricciato di tinta nerai capelli e i favoritiarricciatie la cintura zeppa di pistole; masticava frammenti divetro per farsi colare il sangue sul mento e brandiva un pugnale. Nonso se avesse imparato quei lazzi dagli indiani d'Americafra i qualiera nato; ma questo era il suo modo di annunciare che stava peraccingersi a imprese atroci. Il primo in cui s'imbatté fu ilmarinaio che aveva buttato il rum nel mare la sera prima: glitrafisse il cuoremaledicendolo come ribelle; e poi si mise asaltellare intorno al cadaverefarneticandobestemmiando esfidandoci a farci avanti.


Eraun'ostentazione idiotae tuttavia minacciosaperché quelvigliacco stava preparandosi a un altro assassinio.


DicolpoBallantrae avanza. - Avete finito di recitare? - gli dice.


-Credete forse di spaventarci con questi versacci? Non vi siete fattovedere per nienteieriquando c'era bisogno di voi; e ce la siamosbrigata da solilasciatemelo dire.


Fral'equipaggio corse un mormorio di soddisfazione e di sgomentomescolaticredoin parti eguali. Quanto a Teach lanciò unurlo selvaggio e fece volteggiare il pugnale nell'atto di scagliarlo:

un'artenella quale (come molti marinai) egli era espertissimo.


-Buttategli giù quella lama! - mi ordinò Ballantraecosì rapido e decisoche il mio braccio obbedì primache la mente avesse capito il comando.


Teachrimase intontitosenza neppure pensare alle sue pistole.


-Scendete nella vostra cabina- esclamò Ballantrae- etornate in coperta quando vi sarà passata la sbornia. Credeteche vogliamo farci impiccare per voimuso nerobruto rimbecillitobeccaio ubriaco?

Scendete!- E a questo puntobatté il piede con tale fogache Teachnon poté far altro che darsela a gambe giù per la scaladi cabina.


-E oracompagni- dice Ballantrae- una parola a voi. Io non so sefacciate i cavalieri di ventura per passatempo. Ma so che io vogliofare denari e tornare a terra per spenderli da uomo. E ho deciso unacosa: non voglio farmi impiccarese mi riesce. Orsùconsigliatemi voi: sono un principiante! Non c'è modo dimandare avanti questa faccenda con un po' di disciplina e di buonsenso?

Unodei pirati prese la parola: disse che avevano diritto ad avere unprimo nostromo (10)e non appena una simile parola gli uscìdi boccatutti furono del suo parere. Ballantrae fu nominato primonostromo per acclamazione; gli venne affidata la provvista del rum;fu approvata una regola simile a quella di un pirata chiamato Robertse la proposta finale fu di mettere a morte Teach. Ma Ballantraetemendo di trovarsi poi di fronte a un capitano più in gambache potesse competere con luisi oppose risolutamente. Teacheglidisseera abbastanza capace ad abbordare le navi e a spaventare lagente con le sue bestemmie e con il suo viso tinto; sarebbe statodifficile trovare una persona più adatta a quello scopo; ed'altra partesiccome aveva ormai perso ogni credito ed era quasidepostosi sarebbe potuta ridurre la sua parte di bottino. Questo ful'argomento decisivo; la parte di Teach fu ridotta a una quantitàirrisoriacioè minore della mia. Rimaseroperciòduepunti soli da decidere; e cioè se Teach avrebbe acconsentitoe chi dovesse annunciargli la sua sentenza.


-Non vi confondete- disse Ballantrae. - Ci penso io.


Sidiresse verso la scalae giù da solo nella cabina adaffrontare quell'ubriaco forsennato.


-Questo è l'uomo che fa per noi- esclamò unodell'equipaggio: - Tre evviva per il nostromo! - Facemmo come un soluomo il saluto alla voceio gridando più forte di tuttiesono certo che l'acclamazione fece un certo effettoin bassoaCapitan Teachpoiché abbiamo visto anche ultimamente quantole vociferazioni di piazza possono turbare perfino la mente deilegislatori (11).


Quelloche accadde sotto coperta non si seppe mai con precisioneanche sequalche accenno ne venne in luce più tardi; e restammo tuttistupefattinonché soddisfattiquando Ballantrae apparve sulponte portando Teach a braccetto e ci comunicò che tutto erasistemato.


Sorvolosu quei dodici o quindici mesidurante i quali continuammo a tenereil mare nell'Atlantico settentrionale rifornendoci di acqua e di cibosulle navi da noi catturate e facendonel complessoaffariabbastanza buoni. Di certo nessuno può desiderare di leggerescritti così volgari come le memorie di un piratasia pure diun pirata a malincuore come ero io! Le coseregolate secondo inostri disegniandarono molto meglio; e Ballantraecon mia grandeammirazionetenne il comando da quel famoso giorno in poi. Verrebbeda dire qualcosa sul fatto che un gentiluomo sia destinato ad essereprimo ovunqueanche su una nave corsara. Se non che io per nascitasonoin tutto e per tuttonobile come un lord scozzeseeppure abordo della "Sarah" (devo confessarlo) restai finoall'ultimo Pat il menestrelloe altro non fui se non il buffonedell'equipaggio. Veramentel'ambiente non era adatto a far emergerei miei meriti. La mia salute soffrì per una quantità dimotivi; io mi sono sempre sentito più a mio agio in groppa aun cavallo che non sul ponte di una nave; eper essere sincerolapaura del mare mi stava continuamente nel cuorecombattendo con lapaura dei miei compagni. Non occorre che io vanti il mio coraggiohofatto il dovere mio su molti campi di battagliasotto gli occhi difamosi generalie ho guadagnato la mia ultima promozione per un attodel più distinto valore da me compiuto davanti di moltitestimoni. Ma quando dovevamo procedere a un abbordaggioil cuore diFrancis Burke scendeva negli stivali; l'imbarcazionesimile a unguscio d'uovonella quale ci toccava avventurarcil'orridobeccheggio sul mare lungol'altezza della nave da scalareilpensiero della quantità di gente che poteva essere di guardiaa bordoarmata alla legittima difesai tetri cieli che (in quelclima) così spesso stendevano ombre fitte sulle nostreimpresee lo stesso urlìo del vento nelle orecchieeranoelementi deleteri per il mio valore. Oltre a ciòessendo iostato sempre una persona della più delicata sensibilitàle scene che seguivano alle nostre vittorie mi allettavano ancorameno che non i pericoli della disfatta. Per ben due volte trovammodonne a bordo; esebbene io abbia visto saccheggi di cittàedi recentein Franciaorrendi tumulti pubblicidichiaro cheniente mi raccapricciò mai come quelle piraterie perpetrate dapochi uomini nella squallida e infida solitudine del mare. Confessocon tutta sinceritàche io vi potei partecipare solo acondizione di essere per tre quarti ebbro; e lo stesso avvenivaall'equipaggio; perfino Teach non riusciva a intraprendere nientefinché non era fradicio di rum; e una delle parti piùdifficili del compito di Ballantrae consisteva nel fornirci diliquore nella giusta misura. Faceva anche questo a perfezioneessendoin complessouno degli uomini più abili che io abbiamai incontratoe anche uno dei più geniali. Mentre io cercavodi accattivarmi i favori dell'equipaggio con buffonate continuechedissimulavano un'ansia tremendaegli preservavaquasi in ognicongiunturauna dignità e un'alterigia notevoli; di modo cheappariva come il padre di una nidiata di bambini o un maestro con isuoi scolari. A rendere il suo compito più arduoi piratierano spesso di umore nerosia perché la disciplina impostada Ballantraeper quanto moderatariusciva fastidiosa a uominiamanti di ogni eccessosia perché la forzata sobrietàdava loro modo di pensare ein conseguenzadi pentirsi dei misfatticommessi. Il rimorso pungeva specialmente uno che era molto buoncattolico. Ero solito appartarmi di soppiatto a pregare con luispecialmente quando faceva brutto temponei giorni di nebbia o dipioggiain cui era più facile passare inosservati; e nemmenodue criminali sulla via del supplizio devono aver mai detto le lorodevozioni con pietà sincera quanto la nostra. Ma gli altrinon avendo simili speranze nell'aldilàsi ricreavano invecefacendo calcoli. Passavano giornate intere a tirare i conti dellaloro porzione di bottino o a rammaricarsi sul risultato di essi. Hodetto che gli affari erano stati abbastanza buoni. Ma bisognaaggiungere un'osservazione: che a questo mondoin nessuna faccendadi cui io abbia avuto esperienzai profitti rispondono maiall'aspettativa. Incontrammo navi in quantità e ne catturammoun buon numero; ma poche erano ben provviste di denaroe le loromercidi solitoerano del tutto inutili per noi. Che potevamofarcene di un carico di aratri o di tabacco? Ed è penosissimoriflettere sul numero di equipaggi che furono da noi condannati al«percorso sull'asse»per nient'altro che una provvistadi biscottio qualche gallone di grappa.


Intantola nave cominciava ad avere la carena molto sporca (12)e ormai eraampiamente arrivato il momento di dirigerci verso il nostro "portde carénage"che era posto nell'estuario di un fiumetra le paludi. Regnava tra di noi il tacito accordo chein quellacircostanzala nostra compagnia si sarebbe sciolta e che ognunosarebbe andato a scialacquare per proprio conto la sua porzione dellapreda. Ma questo rendeva ognuno ingordo di acquistare di più:cosicché l'esecuzione di un simile proposito veniva differitadi giorno in giorno. Ciò che finalmente la decise fu unincidente lievissimoche una persona ignara potrebbe supporre ovvionel nostro genere di vita.


Mabisogna che io mi spieghi meglio: di tutte le navi da noi abbordateuna solae precisamente la prima in cui trovammo donneci opposevera e propria resistenza. In quell'occasione avemmo due morti eparecchi feritiese non era per il coraggio di Ballantraeallafine ci sarebbe toccata a peggio. Su ogni altra nave la difesa (seanche si tentava) era tale da far ridere le truppe meno agguerrited'Europa; e così la parte più rischiosa del nostrocompito era lo scalare il fianco della nave; e spesso ho perfinovisto quei poveracci che stavano a bordo lanciarci una sàgolatanto erano ansiosi di arruolarsi con noipiuttosto che «percorrerel'asse». Una così costante immunità avevainfiacchito l'animo dei miei compagni; ea quanto potei capirequelmentecatto di Teach aveva acquistato tanta autorità su diloroappunto perché la sua compagnia costituiva il principalepericolo nella vita che conducevamo. Ma ecco l'incidente al qualealludevo. Durante un gran nebbioneavvistammo quasi sotto bordo anoi una piccola nave a vele quadre che procedeva alla meglioo (adesser più precisi) alla peggiocome noi; puntammo alloracontro di essa il cannone di prua per vedere se potevamo farnesaltare qualche pennone. Il mare era molto grossoil movimento della"Sarah" indescrivibile; niente di stranoquindiche inostri cannonieri sparassero tre volte senza far centro. Ma intantocon il favore della fitta nebbiala nave cacciata aveva scoperto uncannone di poppa; e poiché aveva migliori tiratoriil primocolpo ci prese tra i masconi (13)ridusse in poltiglia i nostri duecannonieri spruzzandoci tutti del loro sanguee attraverso il pontepiombò nel castello di prua dove avevamo i nostri giacigli.Ballantrae avrebbe insistitoe davveroin quel "contretemps"non c'era niente che potesse turbare l'animo di un soldato; ma egliaveva una pronta percezione della gente di bordoed era evidente chequel colpo ben diretto li aveva disgustati del loro mestiere. Sitrovarono unanimi in un momento:

poichéla nave cacciata si allontanava da noiera inutile insistere e la"Sarah" era troppo malandata per raggiungere nemmeno unabottiglia; era da stolti continuare a tenere il mare con una similecarcassa. In base a questi pretestisi virò di bordo e sifece rotta per l'estuario. Strano spettacolo fu l'allegria che presequell'equipaggio; gli uomini scalpitavano in coperta scherzandoeognuno calcolava di quanto la sua parte si era accresciuta per lamorte dei due cannonieri.


Civollero nove giorni prima di raggiungere il portotanto leggereerano le brezze con cui veleggiavamo e tanto era sporca la carenadella nave; ma all'inizio del decimoprima dell'alba e con unanebbietta che si alzavadoppiammo il promontorio. Poco dopolanebbietta si alzò e ricadderivelandoci una nave da guerrache incrociava molto vicina. Era un duro colpo che questo accadessenegli immediati paraggi del nostro rifugio. Cominciò unagrande discussioneper decidere se ci avessero avvistati ein talcasose era probabile che avessero riconosciuto la "Sarah".Era sempre stata nostra cura uccidere tutti gli uomini a bordo deibastimenti che assalivamoproprio per sopprimere ogni possibilitàdi testimonianze a carico delle nostre persone; ma non potevamo cosìfacilmente tenere segreti i connotati della "Sarah"tantopiù cheda quando essa aveva la carena sporca e a noi eracapitato di inseguire molte navi senza successola sua descrizionedoveva essere stata divulgata. Credo che l'allarme al quale hoaccennato avrebbe potuto farci disperdere all'istante. Ma anche intale congiuntura il fervido genio di Ballantrae doveva riservarmi unasorpresa. Fin dal primo giorno della sua nomina a nostromoegli eraandato d'accordo con Teach. Spesso lo interrogai su questo fattochefu la più notevole manifestazione del suo buon successomanon ne ebbi risposta se non una voltae cioè quando miraccontò che fra Teach e lui c'era un'intesa«la qualeavrebbe molto sorpreso l'equipaggiose questo ne fosse venuto aconoscenza e avrebbe sorpreso molto lui stesso se fosse statamantenuta». Beneanche in questo caso Teach e lui si trovaronod'accordo; e per i loro comuni accorgimentinon appena la nave fuormeggiatal'intero equipaggio si sfrenò in un'inenarrabilebaldoria. Nel pomeriggio eravamo una compagnia di dementi chebuttavano roba in mareche ululavano in coro canzoni discordichealtercavano e si azzuffavanoe poidimentichi di ogni rancoresiabbracciavano teneramente.


Ballantraemi aveva ordinato di non bere liquori e di fingermi ubriacose miera cara la vita; e io non ricordo una giornata uggiosa pari a quellache passai standomene la maggior parte del tempo coricato sulcastello di pruaa contemplare gli acquitrini e i roveti checircondavano il nostro angusto bacino. Poco dopo il crepuscoloBallantrae finse d'inciamparecadde al mio fianco dando in unarisata da ubriacoeprima di rimettersi in piedimi bisbigliò«d'andarmene barcollando giù nella salettadi buttarmisu un cassone e fingere di dormirestando però bene all'ertaperché presto ci sarebbe stato bisogno di me». Feciquanto mi era ingiuntoedisceso nella salettadove era buiopestomi lasciai cadere sul primo cassone. C'era già distesoun uomo: dal modo con cui si riscosse e mi diede uno spintone poteiarguire che non era molto ebbro; peròquand'ebbi trovato unaltro postosembrava essersi addormentato di nuovo. Il cuore mibatteva forteperché capivo bene che si stava mettendo inatto qualche impresa disperata. Ben presto scese giùBallantraeaccese il lumesi guardò intorno nella cabinaaccennò con la testa in segno di soddisfazionee via sulponte senza dire una parola. Io spiavo attraverso le ditae vidichea dormireo fingere di dormiresui cassoni eravamo in tre: ioe due pirati animosiun certo Dutton e certo Grady. Gli altriincopertaavevano spinto la gazzarra oltre ogni umano limite; di modoche il loro baccano non potrebbe descriversi con parole decenti. Glischiamazzi degli ubriachispecialmente sulla "Sarah"nonerano per me una cosa nuovama non avevo mai sentito niente dinemmeno lontanamente simile a ciò che allora mi arrivavaall'orecchio; tanto che immaginai perfino che il liquore fossedrogato. Passò molto tempo prima che gli strilli e gli urli siplacassero in una specie di lamentoso mugoliopreludio del silenzio;e un tempo lunghissimo sembrò quindi trascorrere prima cheBallantrae ridiscendesseavendo alle calcagna questa volta Teachchenel vedere noi tre sui cassonisi mise a bestemmiare.


-Ohibò- disse Ballantrae- potreste scaricare una pistolaall'orecchio di costoroe non sentirebbero. Sapete pure che robahanno tracannato.


Neltavolato della cabina c'era un boccaportoe là sotto ilmeglio del bottino stava in serbo per il giorno della ripartizione.Il coperchio era chiuso con un anello a tre lucchettile cui chiavi(per sicurezza maggiore) erano affidate a tre diverse mani: una aTeachuna a Ballantrae e una al primo ufficialeun tale di nomeHammond.


Stupiivedendole tutte in mano di uno solo; e ancor più stupiiosservando (sempre attraverso le mie dita) che Ballantrae e Teachavevano con loro certi fagottiquattro in tuttolegatiaccuratamente e provvisti di un cappio per il trasporto.


-E ora- disse Teach- andiamo.


-Una parola- fece Ballantrae. - Ho scoperto che non siete solo aconoscere un tragitto segreto attraverso la palude: c'è chi neconosce un altro più corto del vostro.


Teachesclamò che in quel caso loro due erano perduti.


-Non mi sembra- rispose Ballantrae. - Perché vi sono variealtre circostanze che devo portare a vostra conoscenza. Anzitutto nonci sono palle nelle vostre pistole che (se ben ricordate) ho avutostamattina la bontà di caricare per entrambi. In secondoluogodato che qualcun altro conosce il tragittovoi doveteconsiderare molto improbabile che io mi addossi l'impiccio di unmentecatto come voi. In terzo luogoquesti signori (che non hannopiù bisogno di far finta di dormire) parteggiano per mee oraprocederanno a imbavagliarvi e a legarvi all'albero. Quando poi ivostri uomini si sveglieranno (nel caso che possano svegliarsidopoaver ingollato le droghe che abbiamo messo nel loro liquore)viuseranno certo la cortesia di liberarvie voi (mi immagino) nonfarete molta difficoltà a spiegare la faccenda delle chiavi.


Teachnon fiatòma mentre l'imbavagliavamo e lo legavamociguardava come un bambino spaventato.


-Adesso capiretevoitanghero- dice Ballantrae- perchéabbiamo fatto quattro fagotti. Fino a questo punto vi hanno chiamatocapitano Teachma adesso mi sembra che diventerete capitano Learn(14).


Questafu la nostra ultima parola a bordo della "Sarah". Noiquattrocon i nostri quattro fagottici calammo pian piano in unaimbarcazione con la quale abbandonammo la nave in un silenzio ditombarotto soltanto da qualche mugolio di ubriaco. Sulle acque lanebbia ci arrivava al petto: cosicché Dutton (quellocioèche conosceva il sentiero della palude) doveva dirigerestando inpiedila nostra voga; ma quest'inconvenientespingendoci a vogarepian pianofavorì la nostra salvezza. C'eravamo di pocoallontanati dalla navequando il cielo cominciò a schiarire egli uccelli si misero a svolazzare sull'acqua. Di colpo Dutton siaccasciòbisbigliando che tacessimopena la vitae chestessimo in ascolto. Sentimmo cosìda un latounleggerissimo cigolìo di remi e poi ancoraun po' oltreuncigolìo di remi dall'altro lato. Era evidente che la mattinaprima ci avevano avvistati; ed ecco le imbarcazioni della nave dicrociera a sbarrarci il passo; ed eccocisenza difesaproprio inmezzo ad esse.


Dicerto non ci furono mai miseri mortali in una situazione peggiore; ementre stavamo lìcurvi sugli scalmi a pregare Iddio che lanebbia continuasseil sudore mi grondava dalla fronte. Di lìa poco si sentì un'imbarcazione così vicina che avremmopotuto buttarvi dentro un biscotto. - Pianogente- bisbigliava unufficiale; ed io mi feci meraviglia che non sentissero i tonfi delmio cuore.


-Non curiamoci più del sentiero nella palude- diceBallantrae; - ci conviene rifugiarci in un posto qualunque; voghiamodiritto verso la sponda più vicina.


Cosìfacemmocon la più ansiosa cautelavogando a piccolissimepalate come meglio potevamosenza fare forza sui remi con il pesodel corpoe governando a caso nella nebbiache (d'altra parte) eral'unica nostra salvezza. Ma ci diresse il Cielo: arrivammo in seccotra una folta boscagliasaltammo a terra con il nostro tesoroepoiché la foschia cominciava a diradarsi e non c'era altromezzo di nascondere l'imbarcazionel'affondammo facendola abboccare(15).


C'eravamoappena messi al coperto che il sole spuntò econtemporaneamente un gran vocìo di marinai proruppe nel mezzodel bacinofacendoci capire che la "Sarah" venivaabbordata. Come in seguito seppil'ufficiale che la catturòne ebbe un grande onore ein veritàl'accostamento fulodevolmente condotto; peròcredo cheuna volta a bordolacattura gli sia stata facile (16).


Stavoancora benedicendo tutti i santi per avermi tratto in salvoquandomi accorsi che eravamo in difficoltà di altra natura. Citrovammo ad essere sbarcatialla venturain una palude vasta einfida e il modo di raggiungere il sentiero era una faccenda pienad'incertezzedi fatica e di pericolo. Duttonanziera del parereche convenisse aspettare la partenza della nave e ripescarel'imbarcazioneogni attesa sembrando più saggia dell'avanzarealla cieca fra quegli acquitrini. Di conseguenzauno di noi ritornòin riva al bacino e (spiando tra i cespugli) vide che la nebbia eraquasi tutta svanita e la bandiera inglese sventolava sulla "Sarah"ma non c'era nessun segno che la nave facesse preparativi dipartenza. La nostra situazionequindidiventava ancor piùprecaria. La palude non era un posto adatto per trattenervisi; nellanostra cupidigia di portare via il tesoro avevamo preso con noi solopoche provviste; eraper di piùoltremodo desiderabile checi allontanassimo da quei dintorni ed entrassimo in territoricolonizzati (17) prima che si diffondesse la notizia della cattura; ea fronte di tutte queste considerazioni si contrapponeva solo ilpericolo di passare dall'altra parte. Non sembri strano che noiscegliessimo il partito dell'azione.


Ilsole già scottavaquando c'incamminammo per attraversare lapaludeopiuttostoper rintracciare il sentiero con l'aiuto dellabussola. Dutton teneva la bussolae l'uno o l'altro di noi treportava la parte del tesoro appartenente a lui. Vi posso garantireche Dutton teneva ben d'occhio la sua retroguardiapoichéquanto ci aveva affidato gli era caro più della sua anima. Laboscaglia era intricata come una sterpaia; il terreno era insidiosocosì che spesso vi affondavamo in modo terrificante o eravamocostretti a girare largo; per di più il caldo era asfissiante;l'aria diventava sempre più afosa e gli insetti si addensavanoin tali miriadi che ognuno di noi camminava come sotto una nube. Si èspesso notato come i gentiluomini di razza reggano alla fatica meglioche non le persone del volgo; di modo chese gli ufficiali a piedidevono marciare nella polvere accanto ai loro soldatili fannosfigurare in quanto a resistenza.


Ciòben si vide anche nel caso del quale parlo. C'eravamoda un latoBallantrae e iogentiluomini di nobilissima stirpeedall'altroGradysemplice marinaio e uomo di quasi gigantesca robustezza.Dutton è fuori di discussionepoiché devo confessareche si comportò bene quanto noi (18). Ma quanto a Gradycominciò ben presto a lamentarsi della propria sorteindugiava alla retroguardiarifiutò di portare il pacco diDutton quando venne il suo turnoreclamava continuamente rum (di cuiavevamo scarsissima riserva)e finì addirittura con ilminacciarci alle spallecon la pistola spianataaffinché gliconcedessimo di riposarsi. Ballantraecredolo avrebbe affrontatofacendola finita; ma io lo convinsi del contrariocosì chefacemmo una sosta e ci rifocillammo. Poco giovamento sembròtrovarne Gradypoiché non tardò a restare di nuovodistaccato in codagemendo e deplorando il proprio destino; eallafineper sbadatagginenon avendo seguito debitamente le nostreormemise il piede in fallo in una pozza dove il pantano era quasitutta acqualanciò urla tremendeeprima che potessimoaccorrere in suo aiutoaffondò con il proprio bottino. La suafine miserandaesoprattuttogli urli che lanciò ci feceroraccapriccio; peraltrotutto sommatoquella sciagura fu per noi unacircostanza fortunata e una causa di salvezzapoiché essaspinse Dutton ad arrampicarsi su un alberodal quale potéscorgere e mostrare a mesalito dietro di luiuna prominenza delmacchioneche era un punto di riferimento per rintracciare ilsentiero. Poia quanto devo supporreegli avanzò con minoreprecauzione; poiché ben presto lo vedemmo affondare un po'tirare su il piede e affondare di nuovo: e così per due volte.Quindi girò verso di noi la faccia impallidita.


-Datemi una mano- esclamò. - Sono in un brutto punto.


-Ciò non mi riguarda- dice Ballantraesenza muoversi.


Duttonprorompe nelle più violente bestemmieaffondandointantounpo' di piùtanto che il fango gli sale fin su alla cintola. -Aiutatemi- urlastrappandosi una pistola dalla cintola- omorirete e sarete maledetti.


-Làlà- fa Ballantrae- ho detto per scherzo. Vengo.- E mette giù il suo pacchetto con quello di Duttoncheallora era in mano sua.


-Non vi avventurate ad avvicinarvi se non vedete che sia necessario-dice a mee si approssima da solo al punto dove l'uomo èconficcato nel pantano. Questi si era calmatosebbene puntasseancora la pistola e mostrasse in viso i segni di un terrore da farpietà.


-Per amor di Dio- dice- occhio a dove mettete i piedi.


Ballantraegli era ormai addosso. - State fermo- ordinò e sembròriflettere; e poi: - Porgete tutt'e due le mani!

Duttonposò la pistolae quella subito sparì nel suololimaccioso.


Lanciandouna bestemmial'uomo si chinò per recuperarlaeintantoBallantraedi slanciolo pugnalò fra le spalle. Losciagurato alzò in alto le braccianon so se per lo spasimoo per difendersi; eun momento dopocadde bocconi nella melma.


Ballantraeera già dentro fino alle caviglie; ma si disimpigliòetornò da meche ero rimasto inchiodato al mio posto con leginocchia che mi sbattevano per il terrore. - Che il diavolo viportiFrancis!

-mi dice. - Sembra chetutto sommatoabbiate un cuore di pecora.


Ioho fatto soltanto giustizia di un pirata. Ed eccoci sbarazzati deltutto della "Sarah"! Chi potrà direadessocheabbiamo avuto mano in qualcosa d'irregolare?

Loassicurai che mi giudicava male; ma il mio senso di umanitàera così turbato dallo spettacolo atroce al quale avevoassistitoche quasi mi mancava il fiato per rispondere.


-Orsù- mi incitò lui- dovete essere piùdeciso. Costui aveva smesso di esserci indispensabile dal momento incui ci indicò il punto dove passa il sentieroe non vorretenegare che sarebbe stato da stolto lasciarmi sfuggire un'occasionesimile.


Nonpotevo fare a meno di riconoscere chein teoriaaveva ragione; manemmeno potei trattenermi dal versare lacrime di cui nessun uomovaloroso avrebbe potuto vergognarsi; e non fui capace di procederese non dopo aver preso un sorso di rum. Ripeto che sono ben lungi dalvergognarmi per la mia generosa emozione (la pietà èonorevole nel guerriero); pure non potrei del tutto censurareBallantraeil cui atto violento ci portò fortunapoichériuscimmo a trovare il sentiero senza ulteriori disavventureequella sera stessaverso il tramontoarrivammo al limite dellapalude.


Eravamotroppo stanchi per andare oltre: ci coricammo su uno spiazzo disabbia asciuttaancora calda del sole diurnovicino a un bosco dipini e sprofondammo subito in un sonno pesante.


Cisvegliammo di buon'orala mattina dopoedi umore tetroattaccammo un discorso che per poco non si concluse in una zuffa.


Gettatisu una costa delle province meridionalia mille miglia da qualsiasistabilimento franceseun viaggio spaventoso e mille pericoli stavanodavanti a noi e certose mai ci fu bisogno di amiciziafu inquell'ora. Devo ritenere che Ballantrae avesse alquanto perso ilsenso del bel garboproprio cosìné l'idea ha nientedi stranocon tutto il tempo che eravamo rimasti a bazzicare conlupi di mare; da parte miail modo in cui mi rimbeccò eravillanoqualsiasi gentiluomo si sarebbe risentito delle sue maniere.


Andòcheavendogli io detto come giudicavo la sua condotta del giornoprimaegli si allontanò un pococon me alle calcagnache lorimproveravofinché non mi fermò con un gesto dellamano.


-Frank- mi fa- lo sapete che cosa abbiamo giuratoma non si èancora inventato giuramento che mi indurrebbe a ingoiare similiespressionise non vi portassi un affetto sincero. Di questo nonpotete dubitareve ne ho dato le prove. Dutton dovevo per forzaprenderlo con meperché conosceva il passaggioe Gradyperché senza di lui Dutton non si sarebbe mosso; ma chebisogno c'era di portare anche voi? Costituite per me un perpetuopericolocon la vostra maledetta parlata irlandese. Di giustodovreste a quest'ora essere ai ferri sulla nave di crociera. E vimettete a litigare con me come un bambinoper un'inezia!

Consideroquesto uno dei discorsi più villani che si siano mai fatti edavveroancora oggistento a conciliarlo con la mia idea di ungentiluomo che era mio amico. Ribattei rinfacciandogli l'accentoscozzesechea dire il veroera meno forte in lui che in altrimasempre abbastanza da risultare barbarico e sgradevolee la faccendasarebbe andata molto lontanose non si fosse prodotto unpreoccupante intervento.


Cieravamo un po' inoltrati sulla sabbia. Il posto dove avevamo dormitoe dove stavano i nostri pacchi aperticon l'oro sparpagliato allaluce del giornoera tra noi e la pineta: fuori di quest'ultimadoveva essere sbucato l'intruso. Era un campagnolo alto e vigorosoportava una grande ascia sulla spallae guardavaa bocca apertaora il tesoroche giaceva proprio ai suoi piediora noi litigantiche avevamo già sfoderato le armi. Non appena si videosservatose la diede a gambe e si rifugiò fra i pini.


Questascena non era tale da lasciarci indifferentidue uominicon le armialla mano e in veste da marinaiosorpresi in zuffa presso un tesoroa non molte miglia di distanza dal braccio di mare dove era statacatturata una nave corsara: c'era di che farci piombare addosso tuttala gente del paese. Non ci demmo neppure la briga di fare la pace:dimenticammo addirittura il motivo della nostra contesae riuniti inun batter d'occhio i nostri pacchettici demmo alla fugacorrendodi buona lena. Ma il guaio fu che non sapevamo dove dirigercie piùvolte ritornammo sui nostri passi. Ballantrae aveva cercato diraccogliere tutte le informazioni possibili da Duttonma èdifficile viaggiare per sentito dire; e da tutte le parti l'estuariodilatato in un golfo vasto e frastagliatoci costringeva a cambiaredirezione di fronte a un nuovo braccio d'acqua.


Eravamoquasi usciti di sennoe già esausti dalla lunga corsaquandogiungendo alla sommità di una dunaci vedemmo dinuovo il cammino sbarrato da un'altra ramificazione della baia.Questa insenaturaperòdiversamente dalle precedenti che ciavevano fermatosi apriva in una costa rocciosache scendeva cosìa picco in acqua profondada aver consentito a un piccolo bastimentodi ormeggiarvisi di fianco; e l'equipaggio aveva sistemato un'assefino alla riva. Là gli uomini avevano acceso un fuoco esedevano per il pasto della sera. Quanto al bastimentoera uno diquelli che si costruiscono alle Bermude (18).


L'amoredell'oro e l'odio terribile che tutti portano ai pirati erano motivipotentissimi per incitare il paese intero alla nostra ricerca.


Inoltreera ormai chiaro che noi ci trovavamo in una specie di penisolafrastagliatasimile a una mano dalle dita aperte; e che il polsocioè il varco alla terra fermada noi cercato invano findall'inizioera oraquasi certamenteben guardato. Questeconsiderazioni ci indussero a un proposito più ardito. Cicoricammo fra i cespugli alla sommità della dunae làfinché ci bastò l'animoci riposammo aspettandocidimomento in momentodi sentire il rumore di una pattuglia inperlustrazione. Avendo poi ripreso un po' di fiato e ricomposto ilnostro aspettoscendemmo finalmentecon ostentata disinvolturaverso il crocchio radunato vicino alla fiamma.


Essoera composto da un mercante e dai suoi negri (tuttigente d'Albanynella provincia di New York) che facevano ritorno in patriadopoessere stati a fare carico nelle Indie. Non posso ricordare il nomedel mercante. Costui ci stupì non pocodicendoci di averriparato in quella cala per terrore della "Sarah"poichénoi non avevamo idea che le nostre imprese fossero cosìfamose. Appena l'uomo di Albany sentì che la nave corsara erastata catturata il giorno prima balzò in piedici diede unatazza di liquorein compenso della buona notiziae mandò isuoi negri ad alzare le vele sul bastimento bermudiano. Da partenostracon il pretesto del cicchettocercammo di entrare inmaggiore confidenza con luie finimmo con l'offrirci qualipasseggeri. Egli guardò di sbieco i nostri abiti sporchi e lenostre pistolepoi rispose abbastanza urbanamentedi avere pocospazio perfino per se medesimo; e né preghierenéofferte di denaroche facemmo salire a un punto abbastanza elevatoservirono a rimuoverlo dal suo proposito.


-Capisco che voi pensate male di noi- dice Ballantrae- ma iopermostrarvi quanto bene noi pensiamo di voivi dirò la verità.


Siamogiacobiti fuggiaschie c'è una taglia sulla nostra testa.


Aquesta confessionel'uomo d'Albany sembrò commuoversi un po'.Ci fece molte domande circa la guerra di Scoziae Ballantrae risposepazientemente a tutte. Poicon una volgare strizzatina d'occhioilmercante ci disse:- Capisco che voi e il vostro principe Charlieavete trovato qualcosa di più di quanto avreste voluto.


-E' veroperbacco- dissi. - Ed oracaro miogradirei che cioffriste un esempio analogodandocianche voiqualcosa di più.


Dissiqueste parole con quel piglio irlandesecheper generalericonoscimentoha in sé qualcosa di molto seducente. E'notevole prova delle simpatie godute dalla nostra nazione il fattoche questo modo di parlare riesce infallibile in una personasimpatica. Non posso dire quante volte mi sia capitato di vedere unsoldato semplice sfuggire al cavallettoo un mendicante ricevere unabuona elemosinagrazie alla piacevolezza della parlata irlandese.Perciòappena l'uomo di Albany rise della mia uscitacominciai a sentirmi abbastanza tranquillo. Tuttaviaegli mise moltecondizioni etra l'altroci tolse le armiprima di permetterci disalire a bordo. La qual cosa fu il segnale di partenza; di modo cheun attimo doposcivolavamo fuori della calafavoriti da una buonabrezza e benedicendo Iddio per la nostra liberazione. Giunti vicinoalla foce dell'estuariopassammo la nave di crociera epoco dopola povera "Sarah" con il suo equipaggio di preda (20)(spettacoli questi da farci tremare). Essendo costretticosìa ricordare la sorte dei nostri compagniavemmo l'impressione diessere molto al sicuro sul bastimento bermudiano e di avere giocatocon somma fortunaun colpo ardito. Ma a dire la veritànellosfuggire l'aperta ostilità della nave da guerra affidandocialla dubbia grazia del nostro mercante di Albanynon avevamo fattoaltro che cambiare trappolacadendo dalla padella nella brace ecorrendo dalla forca al ceppo.


Pervarie circostanzeci capitò invece di trovarci più alsicuro di quanto non avessimo osato sperare. La città diAlbanyin quel tempoaveva un intenso contrabbando attraverso ildeserto con gli indiani e i francesi. Questa praticasommamenteillecitacorrompeva il loro sentimento di lealtà nazionaleeponendoli in rapporto con il popolo più compito dellaterrali rendeva duttili nelle loro simpatie.


Insommacome tutti i mercanti di frodo nel mondoessi erano spie ed agentipronti a servire qualsiasi fazione. Per di piùil nostromercante era proprio un brav'uomo nonché molto ingordo; e (pernostra somma ventura) prese molto gusto a stare con noi. Prima cheavessimo avvistato la città di New Yorkegli si era impegnatoa trasportarci fino ad Albany con il suo velieroe a metterciquindisulla buona strada affinché potessimo varcare lafrontiera e raggiungere i francesi. Per tutto questo fummo costrettiad accettare un alto prezzo; macosì come agli accattoni nonè dato di scegliereai profughi non è dato dicontrattare.


Risalimmodunqueil fiume Hudsonchemi piace dichiararloè unbellissimo corso d'acquae sbarcammo alle «Armi del Re»in Albany.


Lacittà era gremita di milizie della regionebramose dimassacrare i francesi (21). C'era perfino il governatore Clintonassai indaffarato ea quel che potei saperequasi fuori di séper la turbolenza dei suoi deputati. Gli indiani di entrambe le partierano sul piede di guerra: li vedemmo passare a drappellispingendosi davanti i prigionieri e (cosa ancora piùspaventosa) agitando per aria scalpi di uomini e di donneper farpreda dei quali erano pagati a tariffa. Vi assicuro che lo spettacolonon era affatto incoraggiante. D'altra partenon saremmo potutiarrivare in periodo meno propizio ai nostri disegni; essendo capitatiad alloggiare nella locanda principaleci trovavamo tremendamente invista; il nostro uomo ci prendeva in giro con mille indugi e parevasul punto di mandare a monte gli impegni presi; nient'altro che ilpericolo sembrava circondare i poveri fuggitivi; e cosìperqualche tempocercammo di stordire le nostre ansie in unirregolarissimo tenore di vita.


Maanche quest'ultima circostanza si volse a nostro vantaggio; e unadelle osservazioni che cadono appropriate riguardo alla nostrasalvezza è che i nostri passi furono guidati fino all'ultimodalla Provvidenza. Quale umiliazione per la dignità umana! Lamia filosofiail singolare genio di Ballantrae e il nostro valorecosa in cui riconosco che eravamo paritutto questo sarebberisultato insufficiente senza la Divina Grazia che benedisse i nostrisforzi. E quanto è vero checome ci dice la Chiesale veritàdella fede sonoalla fineapplicabili ai più ovvi incidentidella vita quotidiana!

Appuntonel corso delle nostre baldorie facemmo la conoscenza di un animosogiovinechiamato Chew. Era tra i più arditi mercanti indianimolto pratico dei sentieri segreti attraverso le solitudinibisognosodissoluto eper nostra fortunapiuttosto in rotta con lapropria famiglia. Convincemmo costui a venirci in aiuto; egliprovvide in segreto quanto serviva alla nostra fugae un bel giornosenza dire nulla al nostro primo protettorece ne andammo allachetichella dalla città di Albany per imbarcarci un po' piùa montein una canoa.


Civorrebbe una penna più elegante della mia per descrivereadeguatamente le fatiche e i pericoli di quel viaggio. Il lettore puòfigurarsi da solo l'inospitale paese che dovemmo percorrere; leboscagliele sue paludile rupi scoscesei suoi fiumi impetuosi ele sue enormi cascate. Dovevamo faticare tutto il giorno fra questipaesaggi selvaggiora vogando con la pagaiaora trasportando aspalla la nostra canoae di notte dormivamo intorno a un falòcircondati dall'ululato dei lupi e di altri feroci animali. Eranostra intenzione risalire alla sorgente dell'Hudsonfino allevicinanze di Crown Pointdove i francesi si erano fortificati neiboschi prospicienti il lago Champlain. Ma compiere il tragitto pervia diretta sarebbe stato troppo rischioso; perciò esso sisvolse per un labirinto di fiumilaghi e valichitale da farmivenire le vertigini al solo pensarvi. In tempi ordinariqueste vieerano del tutto desertema ora che il paese era insortoe che letribù erano mobilitatele pattuglie indiane in perlustrazionegremivano i boschi.


Nonfacevamo che imbatterci in drappelli armatiche sbucavano fuoriquando meno ci pensavamo; e un giorno (non potrò maidimenticarmene) fummo circondati a un trattoverso l'albada cinqueo sei di questi demoni dipintii quali brandivano accetteemettendolugubri urla.


Essiperaltropassarono oltre senza darci molestia; dalla qual cosa siastennerougualmentetutte le altre pattuglie che incontrammopoiché Chew era ben conosciuto e sommamente stimato fra lediverse tribù. Per la veritàegli era un degno e prodegiovane; ma non bisogna credere chesia pure con il vantaggio dellasua compagniaquegli incontri fossero privi di pericolo. Eranecessarioda parte nostradar segno di amiciziamettendo manoalla provvista del rumpoiché davverocomunque si travestail vero traffico dei mercanti indiani consiste nel tenere una bettolaambulante nelle foresteenon appena quei prodi avevano ottenuto laloro bottiglia di "scaura" (così essi chiamano quelvolgarissimo liquore)ci conveniva ripartire di buon trottopermettere in salvo la nostra pelle. Una volta che avevano bevuto unpo'addio ad ogni senso di decenza! Non pensavano più adaltro che a procurarsi altra "scaura"e ci sarebbe volutopoco a far venir loro in mente di darci la caccia. Nel qual casomolto probabilmentenon avrei potuto mai scrivere queste memorie.


Eravamoarrivati al punto più critico del nostro percorsotrovandociegualmente esposti a cadere nelle mani degli inglesi come in quelledei francesiquando ci accadde una terribile calamità. Chewimprovvisamente si sentì malecon tutti i sintomi di unavvelenamento enel giro di poche orespirò nel fondo dellacanoa. Perdevamo cosìcontemporaneamenteguidainterpretebarcaiolo e passaportopoiché egli era per noi tutte questecose in una; e ci trovammo ridottidi bottoalla piùdisperata e irrimediabile miseria. Chewche andava molto orgogliosodel suo sapereci aveva tenuto frequenti discorsi sullaconfigurazione del paese; e Ballantraecredolo aveva ascoltato.Mada parte miaho sempre trovato sommamente noiose le nozionigeografiche; e oltre al fatto di essere nel territorio degli indianiAdirondacke non troppo lontani dalla nostra meta (solo che avessimopotuto trovare la via per arrivarvi)io nient'altro sapevo.


D'altraparte potei presto convincermi che c'era poco da far caso degliinsegnamenti di Chewperché Ballantraenonostantel'attenzione prestatavinon ne aveva approfittato più di me.Egli sapeva di dover continuare a risalire un fiume; quindiraggiungerne un altro per via di terratrasportando canoa eprovvistee discenderlo; poirisalirne un terzo. Ma doveteconsiderare quanti corsi d'acqua sgorgano da ogni parte in un paesemontuoso. E come un gentiluomoperfettamente straniero in quellaparte del mondopotrebbe distinguere l'uno dall'altro? Néquesta era la nostra sola difficoltà.


Noieravamo novizi nel manovrare una canoale nostre forze quasi nonbastavano per i trasporti; e così ci capitò varie voltedi rimanere accasciati per mezze ore intere in muto sgomento. Per dipiùnon avendo noi più modo di parlare con gliindigenil'imbatterci in un solo indiano avrebbe potuto essere causadella nostra morte. Tutto sommatopertantoil fatto che Ballantraesi mostrasse di umore piuttosto tetro non è senza scusa. Eraperò intollerabile la sua abitudine di imputare il biasimo adaltri capaci quanto lui; né era facile sopportare il suolinguaggio. A dire il veroegli aveva contrattoa bordo della navecorsarala consuetudine di esprimersi in modo del tutto insolito fragentiluomini; e oratrovandosi egli in uno stato di concitazionefebbrilequella brutta abitudine era cresciuta in lui enormemente.


Ilterzo giorno delle nostre peregrinazionimentre trasportavamo lacanoa su per un passaggio rocciosoessa caddee si sfondòcompletamente. Si trattava del passaggio da un lago a un altroentrambi abbastanza grandi; il sentierose così lo si puòchiamaresboccava alle due estremità sull'acqua; da tutti edue i lati di esso si addensavano selvagge boscagliee le rive deilaghi erano rese impraticabili dagli acquitrini; di modo che civedevamo condannatinon solo a proseguire senza barca e senza lamaggior parte delle nostre provvistema anche ad avventurarci a untratto in sterpaie impervieabbandonando l'unica insicura guida checi restavae cioè il corso del fiume. Entrambi ci infilammole pistole nella cinturaimbracciammo un'asciafacemmo fagotto delnostro tesoro e di tutte le provviste che potevamo reggere sullaschiena; e abbandonato il resto dei nostri averiperfino le spadeche ci sarebbero state di grave impaccio nei boschici mettemmo incammino per questa miseranda avventura. Le fatiche di Ercolecosìfinemente descritte da Omeroerano inezie al confronto di quelle chedovemmo sobbarcarci. Alcune zone della foresta erano densissime finoal livello del suolocosicché dovevamo aprirci il varco passopassocome vermi nel formaggio. In altri puntiessa era disseminatadi botri profondie tutta infradiciata. Saltando su un grande troncocadutoaffondai fino al ginocchio in legno a schegge; cercainelcaderedi aggrapparmi a quello che sembrava un fusto massiccioequello mi si disfece tutto fra le manicome carta bruciata.Incespicandocadendosguazzando fino al ginocchioaprendoci ilvarco a colpi d'ascia fra sterpi e frasche che minacciavano dicavarci gli occhi e ci strappavano i vestiti di dossopenammo tuttoil giornonon riuscendoforsenemmeno a percorrere due miglia. Eper di piùsiccome riuscivamo raramente ad avere una vistadel paeseed eravamo continuamente deviatinel tragittodaostacoli di ogni tipoci era impossibile formarci un'idea delladirezione verso la quale ci muovevamo.


Unpo' prima del tramonto del solein uno spiazzo solcato da un fiume ecircondato da montagne desolateBallantrae buttò giùil suo fagotto. - Non voglio più andare avanti- disse e miordinò di accendere il fuocomaledicendo la mia nazione intermini che sarebbero stati disdicevoli anche sulla bocca di unfacchino.


Glidissi che si sforzasse di scordare la sua pratica di piratae diricordare la sua nascita di gentiluomo.


-Siete matto? - esclamò. - Non mi seccate. - E poimostrando ipugni ai monti: - Pensare- esclamò- che dovròlasciare le mie ossa in queste sciagurate solitudini. Volesse Iddioche fossi morto sul patiboloda gentiluomo come sono! Disse cosìdeclamando come un attore; e poi si mise a mordersi i pugnifissandogli occhi al suoloper niente da cristiano.


Cominciaia provare un certo ribrezzo per quell'uomo; mi sembrava chesia comesoldato sia come gentiluomoavrebbe dovuto affrontare la fine conmaggiore filosofia. Di conseguenzanon gli diedi risposta.


Essendocalatoverso seraun vento gelidofui ben contento di accendere ilfuoco per riscaldarmi. Lo sa Iddio chein un posto cosìscopertoe nel paese pieno di selvaggiquell'atto rasentava lademenza. Ballantraeper un pezzosembrò non osservarmi; madi colpomentre abbrustolivo un po' di granoalzò gli occhi.


-Avete mai avuto un fratello? - mi chiese.


-Per bontà di Dio- risposi- ne ho non meno di cinque.


-Io ne ho uno solo- riprese luicon voce strana; e subito dopo- eme la pagherà- aggiunse. E quando gli chiesi che colpa suofratello avesse delle nostre miserie - Come?! esclamò- luiha preso il mio postoporta il mio nomecorteggia la mia fidanzata;e io sono qui solo con un maledetto irlandese in questa solitudinespaventosa. Ohsono stato un vero allocco! - esclamò.


Unsimile sfogodel tutto alieno dalla natura del mio amicomisbigottìfacendo sbollire il mio giusto risentimento. Certouna frase offensivaper quanto vivacesembra una cosatrascurabilissima in certi estremi! Ma a questo punto c'è danotare una stranezza.


Ballantraeaveva alluso una volta sola alla dama con la quale si era impegnatoe questo quandogiunta la nave in vista del porto di New Yorkeglimi aveva detto che se i suoi diritti valevanoci avvicinavamo alloraa terreni di sua pertinenzapoiché la signorina Graemepossedeva grandi proprietà nella regione. E un similediscorsoin quel momento era caduto a proposito; ma ora la giovaneveniva ricordata una seconda volta; e conviene osservare cheproprioin quel mese (era il novembre del '47) eCREDO PROPRIO NEL GIORNO INCUI NOI CI TROVAVAMO TRA QUEI MONTI SELVAGGIsuo fratello e lasignorina Graeme si sposarono. Io sono il meno superstizioso degliuomini; ma l'intervento del destino apparein una similecoincidenzatroppo palese per non essere notato (22).


Ilgiorno dopoe l'altro che seguìpassarono ancora in affanni;Ballantrae spesso decideva sul nostro percorsotirando una moneta; euna volta che io protestai contro una simile puerilitàeglifece una bizzarra osservazioneda me mai dimenticata. - Non soesprimere meglio di così- egli disse- il mio disprezzo perl'umana ragione. - Credo che il terzo giorno fosse quello in cuitrovammo il corpo di un cristiano scotennatomutilato orrendamente eimmerso in una pozza di sangue. Gli uccelli rapaci stridevano su diluifitti come sciami di moschee io non so descrivere laspaventosa impressione che ricevemmo da quella vistaè certoperò che mi tolse ogni forza e ogni speranza di salvezza inquesto mondo. Lo stesso giornoe poco dopoavanzavamo faticosamentein una parte dove la foresta era bruciataquando Ballantraeche erapiù avantisi acquattò all'improvvisodietro untronco abbattuto. Lo raggiunsi nel suo nascondigliodonde potevamoguardare in giro senza essere visti; ein fondo alla valle vicinascorgemmo un numeroso drappello di selvaggiche marciavano in unadirezione che incrociava il nostro percorso. Erano circa unbattaglionetutti nudi fino alla cintolaanneriti di sugna e difuliggine e dipinti di biacca e di vermigliosecondo il barbarocostume indigeno. Andavano l'uno dietro l'altro come una fila diochetrottando piuttosto speditamente; cosicchéinpochissimo tempoci sfilarono accanto e scomparvero fra i boschi.


Tuttaviami sembra che lo spasimo d'incertezza e di perplessità chesoffrimmo in quei pochi minuti fosse maggiore di quello cheabitualmente un uomo ha da subire nell'intera sua vita. Se quellistessero con i francesi o con gli inglesise andassero in cerca digente da scotennare o da far prigionierase a noi convenisse farciavantiaffidandoci al casoo stare quieti e continuare lastraziante fatica del nostro viaggioerano problemiquesticheavrebbero confuso lo stesso Aristotele. Ballantrae rivolse verso dime il viso contrattodove le labbra si erano ritratte dai denticome nei moribondi di inedianon disse una parolama il suo aspettostesso era una specie di terribile domanda.


-Potrebbero essere di parte inglese- bisbigliai- epensate unpo'! il meglio chein quel casopotremmo speraresarebbe diricominciare tutto daccapo.


-Lo solo so- rispose. - Pure bisogna rischiare una buona volta.


-E di botto tirò fuori la sua monetala scosse tenendolachiusa tra le due manila guardòpoi si gettò a terracon la faccia nella polvere.


"Aggiuntadel signor Mackellar". - Interrompo a questo punto il raccontodel cavaliereperché i due uomini litigarono e si separaronoquel giorno stesso; e il resoconto che il cavaliere dàdell'alterco mi sembra (devo confessarlo) del tutto incompatibile conil carattere di entrambi. Da allora in poiessi peregrinarono ognunoper conto propriosopportando patimenti straordinarifinchéprima l'uno poi l'altrofurono raccolti da un drappello di soldatidel forte di Saint Frederick. Solo due cose sono da notare. La prima(e la più importante dal mio punto di vista) è che ilMasternel corso delle proprie traversieseppellì il suotesoro in un posto mai più scopertoma di cui egli tracciòcon il proprio sangue un disegno sulla fodera del suo cappello. Laseconda è checapitando al forte così sprovvisto didenaroegli fu accolto come un fratello dal cavaliere; chepoiglipagò le spese del viaggio alla volta della Francia. Il signorBurkea questo puntoè indotto dalla propria semplicitàdi carattere a formulare lodi sperticate del Master. A un occhio piùesperto delle cose del mondo sembrerebbeinveceche solo ilcavaliere fosse degno di lode. Mi è tanto più graditorilevare questo tratto davvero nobile del mio stimato corrispondentein quanto temo di averlo ferito nelle mie precedenti considerazioni.Mi sono astenuto da qualsiasi commento sulle sue idee straordinarie e(dal mio punto di vista) immoraliperché lo conosco gelosodella propria reputazione. Ma il suo resoconto dell'alterco èperòtale che io non posso riprodurlo; poiché hoconosciuto bene il Master e so che non è possibile immaginareun uomo suscettibile alla paura meno di lui. Mi dispiace che ilcavaliere abbia preso un abbaglio su questo puntotanto piùche il tenore del suo racconto (eccezion fatta per qualche fioritura)mi sembra estremamente sincero.




NOTE:


1)"Nota del signor Mackellar". Non potrebbe essere BreckStewart più tardi noto come uccisore di Appin? Il cavaliere avolte non è molto forte in fatto di nomi. (Nota dell'Autore).


2)Insenatura profonda tra le terresulle coste scozzesi.


3)Il cavaliere è cattolicotutti questi episodi hanno persfondo il contrasto religioso che caratterizza la storia inglese dalSeicento in poi.


4)Estremo supplizio praticato dai pirati: il condannato ècostretto a percorrere ad occhi bendati un'assemessa in bilicosulla muratafinché l'asse stessa si capovolge ed egli cadenell'acqua.


5)Pat da Patrik (Patrizio): soprannome dato negli Stati Uniti agliirlandesii quali venerano in San Patrizio il loro protettore.


6)Nome dato dai pirati alla loro bandiera nera con un teschio bianconel centro.


7)La nave da guerra («nave del re») ha cambiato («sullenuove mure») l'orientamento delle veleche ora prendono ilvento e si gonfiano per fare la bordata nella nuova direzione.


8)Venti intermittenti e leggerissimiche favoriscono il bastimentopirata che è più leggero rispetto all'altra nave.


9)L'estremitàla cima di un pennonecioè di una diquelle travisospese orizzontalmente tra gli alberie che portanole vele quadre.


10)Capo riconosciuto dai marinaiche ha autorità su tutti gliuomini dell'equipaggio.


11)Essendo questo memoriale attribuito a un irlandese passato alservizio della Franciai disordini cui si fa qui riferimento sonoprobabilmente da identificare con i moti di piazza francesi intornoal 1787.


12)La carena (cioè la parte immersa dello scafodetta anche«opera viva») deve essere periodicamente ripulita dalleincrostazioni che vi si formano per la lunga permanenza in acqua. Perquesta operazione si portavano le navi in un posto adattoalandolein secco e abbattendole prima su di un fianco e poi sull'altro.


13)Le parti arrotondate (guance) della prora.


14)"Teach (to teach)"insegnare; "Learn (to learn)"imparare.


15)Inclinandola su un fianco (fino a farvi entrare l'acqua).


16)"Nota del signor Mackellar". Non si deve confondere questoTeach della "Sarah" con il famoso Barbanera. Le date e ifatti non corrispondono in nessun modo. E' possibile che questosecondo Teach abbia preso il nome dal primoimitandone anche gliatteggiamenti in quello che avevano di più eccessivo. Persinoil Master di Ballantrae potrebbe avere degli ammiratori. (Notadell'Autore.) 1

17)Ricordiamo che la «colonizzazione» inglesesulla costaatlantica dell'America settentrionalecominciò attivamentetra il 1620 e il '30ad opera di gruppi privati (in cui ebberospesso larga parte certe comunità perseguitate in Inghilterraper motivi d'intolleranza politico-religiosa)e in base a«concessioni» e statuti del re d'Inghilterra. Dato ilnumero relativamente ristretto dei primi colonii territori occupatie colonizzati«stabilimenti»si estendevanomaterialmentesu zone limitatetra vaste distese selvagge. Intornoal 1747 (epoca in si svolgono questi episodi del romanzo)in Americaesistevano già tredici colonie inglesi.


18)"Nota del signor Mackellar". Non è qui l'interaspiegazione?

Dalmomento che Duttonproprio come un ufficialeera stimolato da uncerto senso di responsabilità. (Nota dell'Autore).


19)Bastimenti piccoli e velocichiamati «bermudiani» o«golette alla Bermuda»checome quelli costruiti nellabaia di Chesapeakevennero molto in uso nel Diciottesimo secoloperle necessità di traffici legali e soprattutto illegali. Lavela Bermuda è simile all'odierna vela Marconi: una grandevela di taglio triangolare.


20)L'equipaggio messo a bordo della nave catturata per condurla inporto.


21)Dal 1744 al 1748durante il regno di Giorgio Secondo d'Inghilterra ein coincidenza con la guerra di successione austriacaanche inAmerica si svolsero conflitti con incursioni inglesi contro glistabilimenti francesi nel Canada.


22)"Nota del signor Mackellar". Un grosso sbaglio: a queltempo non si parlava ancora delle nozze: vedasi più sopranella mia narrazione. (Nota dell'Autore).




CAPITOLOQUARTO


Persecuzionisopportate dal signor Henry


Sipuò immaginare su quale parte delle proprie avventure ilcolonnello insistesse di più. Anzic'è da credere chese ci avesse raccontato tuttola faccenda avrebbe avuto tutt'altrocorso; invecela nave dei pirati fu appena sfiorata. Né iopotei sentire fino in fondo ciò che il colonnello acconsentìdi rivelarepoiché il signor Henryrimasto immerso per unbel po' in una cupa meditazionesi alzò e quindi (ricordandoal colonnello che c'erano affari urgenti da sbrigare) mi invitòa seguirlo subito nell'ufficio.


Unavolta lànon cercò oltre di nascondere il proprioturbamentoma si mise a passeggiare su e giù per la stanzacon il viso stravolto e passandosi ripetutamente la mano sullafronte.


-Ci aspetta un bel lavoro- disse alla fine; ma si interruppedichiarò che dovevamo bere un po' di vino e mandò aprenderne un "magnum" del migliore. Questo era del tuttocontrario alle sue abitudini; ecosa ancora più stranaquando il vino fu portatoegli trangugiò un bicchiere dopol'altrocome un uomo incurante del decoro. Ma il bere lo rinvigorì.


-Non vi stupirete affattoMackellar- mi fa- sentendomi dire chemio fratellodella cui salvezza ci rallegriamo tuttiha bisogno didenaro.


Glirisposi che ne avevo avuto il sospetto; e aggiunsi che il momento nonera propizioperché eravamo in cattive acque.


-No davvero- rispose. - Non ci sono forse i denari per toglierel'ipoteca?

Gliricordai che appartenevano alla signora.


-Me la sbrigherò io con mia moglie- esclamò d'impeto.


-Però- aggiunsi- bisognerà pur pensare all'ipoteca.


-Lo so- disse; - appunto per questo volevo consultarvi.


Glidimostrai quanto era inopportuno stornare allora quei denari dallaloro destinazione; e comefacendo cosìavremmo perduto ogniprofitto dei passati risparmie immersa di nuovo la tenuta nelledifficoltà.


Mifeci ardito al punto da esortarlo a non cedere; e siccome luicontinuava a oppormisi con un cenno negativo della testa e con unamaro sorriso di ostinazionediventaiper troppo zeloirriverentee incivile. - Questo è il colmo della pazzia- esclamai- eper conto mionon intendo assecondarlo.


-Parlate come se lo facessi per mio piacere- mi fa lui. Ma io ho unafigliola adesso; per di più sono amante dell'ordine; esedevo dire la pura veritàMackellaravevo cominciato adessere orgoglioso delle tenute. - Si rabbuiò per un attimo. Mache volete farci?- continuò. - Niente è mioniente. Lanotizia di oggi ha scalzato le basi della mia vita. Non mi resta cheil nome e l'ombra delle cose:

l'ombrasoltanto; non c'è sostanza concreta nei miei diritti.


-Risulteranno abbastanza concreti davanti a un tribunaledissi io.


Luimi guardò con occhio accesoe sembrò reprimere laparola che aveva sulle labbra; io mi pentii di quanto avevo dettoperché mi convinsi chenel parlare della proprietàegli continuava ad avere in mente il suo matrimonio. Ed ecco a untrattotira la lettera fuori della tascadove si era tuttaspiegazzatala stende d'impeto sulla tavolae con voce tremante milegge quanto segue: - «Mio caro Giacobbe». Capite comeinizia? - esclamò. - «Mio caro Giacobbeti ho chiamatocosì una voltacome ben ricorderaie ora ce l'hai fattamandandomi a gambe levate». Che ne dite Mackellar di questeparole da parte del mio unico fratello? Chiamo Dio a testimonio delbene che gli ho voluto; ho sempre tenuto dalla sua; ed ecco quelloche mi scrive!

Maio non ingoierò quest'accusa- e passeggiava su e giù;- valgo quanto lui; valgo più di luime ne appello a Dio! Nonposso dargli tutta la somma enorme che pretende; lui sa che leproprietà non sono da tanto; ma gli darò tutto quelloche hoe sarà più di quanto spera.


Sopportoda troppo tempo. Guardate che dicepiù giùleggete davoi:

«Soche sei un individuo spilorcio». Un individuo spilorcio! Iospilorcio? E' veroMackellar? Lo credete voi? - Davvero a questopunto ebbi l'idea che volesse mettermi le mani addosso. Ohlocredete tutti! Ebbenevedrete tuttie lui vedràe vedràIddio. A costo di rovinare la proprietà e di andare scalzosazierò questa sanguisuga.


Chiedapure tuttotuttoe l'avrà! E' tutto suo di diritto. - Ah! -esclamò- ed io prevedevo questoe peggioquando non volleche partissi. - Si versò un altro bicchiere di vinoe stavaper portarlo alle labbraquando mi arrischiai a mettergli un ditosul braccio.


Allorarimase perplesso.- Avete ragione - disse poie gettòbicchiere e tutto nel camino. - Orsùcontiamo i denari.


Nonosai più contraddirlo; ero molto turbato davvero alla vista diun simile scompiglio in un uomo di solito così padrone di sé.Ci sedemmo tutti e duecontammo i denari e ne facemmo dei rotolettiaffinché fossero di minore impaccio al colonnello Burkechedoveva esserne latore. Fatto questoil signor Henry tornònella saladove passò la notte con l'ospite e con mylord.


Unpo' prima dell'alba mi chiamaronoe andai ad accompagnare ilcolonnello. Costuiuomo parecchio pieno di borianon si sarebbeaccontentato di una scorta più umilee non fu possibileprocurargliene una più importanteperché il signorHenry non poteva farsi vedere con i contrabbandieri. Tirava un ventopungenteementre scendevamo attraverso il lungo tratto diboschettiil colonnello Burke stava tutto imbacuccato nel mantello.


-Signore - gli dissi- la somma richiesta dal vostro amico èassai forte. Devo credere che si trovi in gravi difficoltà.


-Dobbiamo crederlo- mi rispose luie il suo tono mi sembròpiuttosto secco; maforsesembrava così per via del mantelloche gli fasciava la bocca.


-Io non sono che un servitore della famiglia- aggiunsi. Poteteparlar chiaro con me. Ho idea che non possiamo aspettarci niente dibuono da lui.


-Caro mio- disse il colonnello- Ballantrae è un gentiluomodotato delle più eminenti attitudini naturalie una personache ammiro tanto da rispettare perfino la terra che lui calpesta. - Equi fece una pausacome se avesse difficoltà nel continuare.


-Nonostante ciò- insistetti- ho idea che non possiamoaspettarci da lui niente di buono.


-Voi siete libero di pensare ciò che vi piacecaro mio- mifa il colonnello.


Intantoeravamo arrivati alla sponda dell'insenaturadove c'eral'imbarcazione ad attenderlo.


-Ebbene- disse lui- vi sono obbligatissimo per tutte le vostregentilezzesignor Qualunque-sia-il-vostro-nome; etanto per direun'ultima parolae poiché mostrate un interessamento cosìintelligentevi renderò noto un piccolo particolare che forsepuò giovare alla famiglia. Ritengo che il mio amico abbiaomesso di scrivere che il Fondo Scozzese di Soccorso gli passa unapensione superiore a quella di ogni altro profugo a Parigi; ed èuna vergognasignore- esclamò il colonnelloaccalorandosi- perché per me non c'è nemmeno il becco d'unquattrino.


Miguardòtirandosi il cappello sulle ventitrécome seavessi colpa io di quella parzialità; poiripresa la sua ariasolita di spavalda cortesiami strinse la mano e se ne andòfino all'imbarcazionestringendo il denaro sotto il braccio efischiettando la patetica melodia di «Shule Aroon».Sentii allora per la prima volta quella ballata; dovevo sentirla dinuovo (musica e parole) in circostanze che racconterò inseguito. Ma non posso dimenticare come quella strofetta continuòa ronzarmi nelle orecchieanche dopo che i contrabbandieri gliordinarono - Zittoin nome del demonio - e al canto si sostituìil cigolio dei remie io rimasi ad osservare l'alba che si propagavasul marel'imbarcazione che si allontanava e il trabaccolo chel'attendevacon la vela di trinchetto a collo (1).


Ilbaratro aperto nella nostra cassa era un guaio grosso e tra le altreconseguenze ebbe questa: che io dovetti farmi la cavalcata fino aEdimburgo e là contrarrea condizioni molto svantaggioseunnuovo prestito per tenere a galla il primocosì che per pocomeno di tre settimanefui assente dalla dimora di Durrisdeer.


Quelloche successe nel frattemponon c'era nessuno per venirmelo araccontareperò notai un grande cambiamento nel contegnodella signora: sospesi gli abituali colloqui con mylordvisibile unacert'aria come di scusa nei confronti del marito al quale mi sembròche si rivolgesse più spesso; e adessotra l'altroleiviveva tutta per la signorina Katharine. Si crederà che lavariazione dovesse riuscire gradita al signor Henry ; nemmeno persogno! Al contrarioogni segno di cambiamento era per lui come unapugnalatapoiché vi leggeva la confessione di vagabondaggidella fantasia. La signora aveva potuto inorgoglirsi di un costanteaffetto per il suo primo fidanzatofinché questi era credutomorto; ma da quando avevamo saputo che egli era in vitaquestoaffetto era diventato per lei causa di un rossoreche formava ildetestabile motivo del suo nuovo modo di comportarsi. Non sta a menascondere nessuna parte di veritàpertantodirò quisenza indugio che quello mi sembrò il periodo in cui il signorHenry diede peggiore prova di sé. In pubblico si dominavacertoma un'intima inquietudine traspariva in lui. Con meche nongli davo troppa soggezioneera spesso grossolanamente ingiustoegli capitava di trattare con asprezza perfino sua moglie:

siaquando lei lo irritava con gentilezze non richiestesia senza unmotivo chiaroper spontaneo sfogo di un malumore ormai abituale.


Quandoperdeva così tanto il dominio di sé (cosa discordeinveritàdai loro rapporti coniugali)tutta la famiglia ne eraturbatae marito e moglie si guardavano l'un l'altro con una speciedi penoso stupore.


Ementre egli faceva torto a se stesso per questa mancanza di pazienzadanneggiava anche la sua condizione con un silenzio che non sapreidire se fosse originato da generosità o da orgoglio. Icontrabbandieri tornarono molte volte sbarcando messi del Masterenessuno di costoro si allontanò mai a mani vuote. Non miarrischiai a discutere con il signor Henry; egli davacon una speciedi nobile furoretutto quello gli veniva richiesto. Forseappuntoperché sapeva di essere per natura incline alla parsimoniatrovava un segreto piacere nella prodigalità con cuisoddisfaceva le richieste del fratello. Forse la falsità dellasua posizione avrebbe incitato a un simile eccesso anche un uomo menoorgoglioso. Ma l'andamento domestico ne risentì in vari modi:le spese quotidiane furono ridotte di giorno in giornonellescuderie non rimasero che quattro ronzinialcuni servi furonolicenziati sollevando un vero scandalo nel paese e riaccendendo levecchie antipatie contro il signor Henry; ealla finesi dovettesospendere l'annuale soggiorno a Edimburgo.


Questoavvenne nel 1756. Bisogna sapere che la nostra sanguisuga avevasucchiato il sangue di Durrisdeer per sette anni senza che il miopadrone protestasse. Il Mastercon diabolica maliziarivolgeva lesue richieste solo al signor Henrysenza mai farne parola a mylord.


Lafamiglia aveva notato con stupore le nostre economie. Deploravanonne dubitoche il mio padrone fosse diventato così taccagnopoiché questo difettospregevole sempreè addiritturaodioso nei giovanie il signor Henry non aveva ancora trent'anni.Però egli aveva amministrato i beni di Durrisdeer quasi fin daragazzoe i suoi congiunti sopportarono tutti i cambiamenti in unsilenzio altero e ostinato come quello di lui finché non saltòfuoricome una pietra angolarela faccenda della gita a Edimburgo.


Aquel tempocredoil mio padrone e sua moglie stavano raramenteinsiemeeccetto che a tavola. Immediatamente dopo la venuta delcolonnello Burkela signora aveva cominciato a tentare chiaramenteuna riconciliazionemettendosi a fare al marito una specie di timidacortein assoluto contrasto con il suo antico atteggiamento dinoncuranza e di alterigia. Non ebbi mai il coraggio di biasimare ilsignor Henry per avere evitato questi approcci; e neppure dicensurare la mogliequando si mostrava punta nel vivo dallascontrosità di lui.


Mail risultato finale fu un allontanamento completo: cosicché(come ho detto) marito e moglie si parlavano raramente se non atavola.


Persinol'argomento della gita a Edimburgo fu discusso per la prima volta atavolae si diede il caso che la signoraquel giornofossesofferente e stizzosa. Non appena capì l'intenzione delmaritosi fece rossa in viso.


-Questo poi- esclamò- è troppo! Dio sa quanto godonella vitae mi si nega il mio unico svago. E' tempo di mettere unfreno a queste inclinazioni vergognose: siamo già abbastanzasegnati a dito in paese.


Nonintendo sopportare questa nuova pazzia.


-Non posso permettermi certi lussi- dice il signor Henry.


-Certi lussi? - esclamò lei. - Vergogna! Ma io potròpure spendere il mio denaro.


-Il vostro denarosignoraappartiene a me per diritto maritale-egli ringhiò e uscìsenz'altrodalla sala.


Ilvecchio lord alzò le braccia al cielo eritirandosi con lanuora vicino al fuocomi fece capire che dovevo andarmene. Trovai ilsignor Henry nel suo solito rifugiol'ufficioappollaiato sul bordodel tavolo e occupato a conficcarvi il temperino con un viso che nonprometteva niente di buono.


-Signor Henry- gli dissi- siete molto ingiusto con voi stessoedè ora di finirla.


-Oh! - esclamò lui- nessuno qui si meraviglia di quantosuccede.


Sembrauna cosa ovviaperché io ho delle inclinazioni vergognoseperché sono un individuo spilorcio- e affondò iltemperino fino al manico. - Ma io farò vedere a quello làesclamò con una bestemmia- gli farò vedere chi èil più generoso!

-Qui non si tratta più di generosità- dissi; - qui sitratta di orgoglio.


-Credete che mi servano lezioni di morale? - mi chiese. A me sembravache gli servisse aiuto evolente o nolenteglielo avrei dato;perciònon appena la signora si fu ritirata in cameramipresentai alla sua portachiedendo di essere ammesso in suapresenza.


Leinon nascose il proprio stupore. - Che cosa desiderate da mesignorMackellar? - mi chiese.


-Lo sa Iddiosignora- risposi- che finora non vi ho maidisturbato; ma c'è qualcosa che mi pesa troppo sullacoscienzae devo liberarmene. E' possibile che due persone sianocieche quanto voi e mylord? che siate vissuti tutti questi anni conun gentiluomo nobile come il signor Henry capendo così poco lasua natura?

-Che volete dire? - esclamò.


-Non sapete dove vanno i suoi denari? I suoi e i vostrie persinoquelli del vino che lui non beve a tavola? proseguii. A Parigidaquell'uomo! Ottomila sterline ha avuto da noi in sette annie il miopadrone è abbastanza sciocco per tenere il segreto!

-Ottomila sterline! - lei ripeté. - E' impossibile. Leproprietà non sono da tanto.


-Dio sa come abbiamo sudato il centesimo per metterle insieme- dissi.- Ma la somma è ottomilaseicentosenza contare le frazioni inscellini. E sedopo aver saputo questopotrete credere ancora cheil mio padrone sia un uomo grettonon mi intrometteròun'altra volta.


-Non serve che diciate altrosignor Mackellar- rispose lei.- Quelloche modestamente chiamate intromissione torna molto a proposito. Sonoio la persona da biasimare; voi dovete davvero credermi una mogliemolto negligente - (ea questo puntomi guardò con unsorriso strano). - Ma rimedierò subito. Il Master èstato sempre sventato per natura; ma il suo cuore è ottimo;egli è la generosità in persona. Gli scriverò iostessa. Non potete credere quanto mi abbia afflitta la vostracomunicazione.


-Veramentesignoraavevo sperato che vi consolasseribatteiesasperato dal fatto che lei continuava a pensare al Master.


-E mi ha consolata- disse lei- sicuro che mi ha consolata.


Quelgiorno stesso (non dirò se non quello che osservai con i mieiocchi) ebbi la soddisfazione di vedere il signor Henry nell'atto diuscire dalla camera di sua mogliein uno stato del tutto insolitoper luiperché aveva la faccia tutta bagnata di lacrimeeppure sembrava non toccare terra dalla contentezza. Questo mi fecearguire che sua moglieuna volta tantoavesse fatto piena ammendadei propri torti.


«Ah»pensai fra me«oggi l'ho indovinata!».


Lamattina dopomentre aspettavo ai miei registriil signor Henry miarrivò dietro in punta di piedimi prese per le spalle e midiede per gioco uno scossone. - Ho scoperto che siete un bellospione- mi disse; e questo fu l'unico suo accenno alla parte cheavevo fatto; ma il tono con cui parlò valevaper mepiùdi qualsiasi protesta eloquente. Né questo fu il solo effettoda me ottenutoperchéal giungere di un altro messo (che nontardò molto a venire)costui non ebbe che una lettera daportare al Master. Prima di alloraavevo condotto io stessoperqualche tempoquesta specie di affarisenza che il signor Henrymettesse la penna sulla cartae usandoda parte miai termini piùsecchi e convenzionali. Ma quella lettera non la vidi nemmenonécredo che il suo contenuto fosse amabileperché il signorHenry si sentivauna volta tantosostenuto da sua mogliee ilgiorno che la missiva fu speditalo vidi molto soddisfatto.


Lavita di famiglia cominciò ad andar meglioper quanto non sipotesse pretendere che andasse bene addirittura. Non c'eranoalmenomalintesi; c'era cortesia da tutte e due le parti; e io credo che ilmio padrone e sua moglie avrebbero potuto riavvicinarsisolo che luifosse riuscito a rintuzzare l'orgoglio e lei a dimenticare quello cheera il fondamento di ogni guaioe cioè il suo struggimentoper un altro uomo. E' strano come un pensiero segreto trapeli sempre;è strano ancora oggiper mecome tutti seguissimo il corsodei suoi sentimenti; e sebbene lei avesse un contegno quieto e nonandasse soggetta a variazioni di umorecapivamotuttaviaquando lesue fantasticherie correvano a Parigi. Eppurechiunque avrebbesupposto che la mia rivelazione avrebbe dovuto sradicarle dal cuoreil suo idolo. Credo ci sia un demonio nelle donne: il fatto che dopotanti annisenza aver più visto quell'uomoe senza nemmenoavere troppi ricordi piacevoli del fidanzamento con luiavendolocreduto morto per un certo tempovedendo allo scoperto la suasnaturata rapacitàniente di tutto questo bastassee leiconservasse nel suo cuore il miglior posto per quel maledettoeracosa da far schiumare di rabbia un uomo semplice. Ho sempre guardatocon sospetto la passione amorosae vederne così fuorviatol'animo della signora me ne disgustò addirittura. Mi ricordodi aver sgridato una fantescaperché cantava qualchestupidaggine mentre seguivo idee simili nella mia testa; e la miaasprezza mi valse l'inimicizia di tutte le gonnelle di casa. A questofeci poco o niente caso; ma se ne divertì il signor Henry chescherzò con me sulla nostra comune impopolarità. Perquanto possa sembrare stranose si pensa che mia madre era una perlae mia zia Dicksonche mi pagava le tasse all'universitàunapersona non comuneio non ho avuto mai troppa pazienza eforsenemmeno molta simpatia per il sesso femminile; motivo per il qualeessendoper giuntatutt'altro che arditoho sempre evitato lacompagnia delle donne. Non soloda parte mianon ho nessun motivodi rammaricarmi per questa mia diffidenzama ho anche osservatoimmancabilmente come a chi non si regoli nello stesso modo tocchinole conseguenze più deplorevoli. Tanto ho creduto opportunoesporreper non essere considerato ingiusto verso la signora.D'altra partele mie osservazioni nacquero spontanee dall'accuratostudio di una letterache rappresentò il secondo passo nellosvolgimento dei fatti da me raccontati e checon mio sommo stuporemi fu recapitata segretamentequalche settimana dopo la partenzadell'ultimo messo.


"Letteradel colonnello Burke (poi cavaliere) al signor Mackellar."Troyesin Champagne12 luglio 1756.


«Egregiosignore«vi meraviglieràcertoil ricevere unacomunicazione da una persona a voi così poco conosciuta; maquando ebbi la ventura di incontrarvi a Durrisdeerebbil'impressione che foste un giovane molto posato; qualitàquesta che confesso di ammirare e riverirequasi quanto il geniospontaneo e il prode spirito cavalleresco dell'uomo d'armi. Miinteressaiinoltrealla nobile famiglia che voi avete l'onore diservire o (per parlare secondo le buone regole) di cui siete l'umilee rispettato amico; e una conversazione che io ebbi il piacere difare con voisull'auroraè rimasta impressa nella mia mente.


«Trovandomil'altro giorno a Parigiper una visita a quella famosa cittàdove già fui di guarnigioneapprofittai dell'occasione perinformarmi del vostro nome (di cuilo confessonon mi ricordavo)presso il mio amicoMaster di B.; e presentandosi a ciò unafavorevole opportunitàvi scrivo per darvi le piùrecenti notizie.


«IlMaster di B. (quando ultimamente parlammo insieme di lui) godevacome mi sembra di aver detto alloradi una pensione molto cospicuarilasciata dal Fondo Scozzese. In seguitoricevette il comando diuna compagniae poco dopo fu promosso alla testa di un reggimento.Mio caro signorenon mi impegno a spiegare questa circostanzaetanto meno come mai iopur avendo cavalcato alla destra di principisia tenuto a bada con un paio di gallonie mandato a marcire in unangolo di provincia. Abituato come sono alle cortinon posso fare ameno di sentire che non vi spira aria buona per un soldato; e nonpotrei mai sperare di avanzare con certi mezziammesso e nonconcesso che mi avvilissi al punto di servirmene. Ma il nostro amicoha una speciale attitudine a riuscire per mezzo delle dame; esequello che ho sentito è veroegli ha goduto di una protezioneinsigne. E' probabile che questo si volgesse a suo danno; poichéquando ebbi l'onore di stringergli la manoegli era stato rilasciatoallora dalla Bastigliadove lo avevano rinchiuso per un ordine diarresto; e oraanche se rilasciatoha perso reggimento e pensione.Egregio signorela lealtà di un semplice irlandese èdestinata a vincerla sull'astuzia; ecertoun gentiluomo dellavostra probità sarà della mia opinione.


«Ebbenesignoreil Master è un uomo il cui genio ammiro oltre ognidireeinoltreè amico mio; ma ho pensato che un accenno aquesta rivoluzione delle sue fortune cadrebbe a propositoperchésecondo meegli è in condizioni disperate. Parlòquando lo vidid'un viaggio alle Indie (dove io stesso ho qualchesperanza di accompagnare il mio illustre campatriota signor Lally);maper questo scopoegli avrebbe bisogno (a quel che capii) di piùdenaro contante di quanto non sia a sua disposizione. Avete maisentito il proverbio militare: a nemico che fuggeponti d'oro?Confido che mi capirete e mi sottoscrivo con il dovuto ossequio aLord Durrisdeera suo figlio e alla leggiadra signora Durie«Vostroobbedientissimo e umilissimo servo FRANCIS BURKE».


Portaisubito questa missiva al signor Henry e in tutti e duecredounosolo fu il pensiero: che era arrivata una settimana troppo tardi.


Miaffrettai a mandare al colonnello Burke una rispostain cui lopregavonel caso che avesse visto il Masterdi assicurarlo che unsuo prossimo messaggero sarebbe stato ascoltato. Manonostante lamia frettanon feci in tempo ad allontanare la realtàincombente; il dardo era scoccato e ormai volava. Quasi potreimettere in dubbio che la divina Provvidenza abbia il potere (e tantomeno il volere) di arrestare le conseguenze degli eventi; e provo unasensazione strana pensando comee per quanto tempoe con qualecieca ignoranza della portata dei propri attiognuno di noi avessecontribuito ad accumulare gli elementi della catastrofe.


Dopol'arrivo della lettera del colonnellotenni un cannocchiale nellamia stanza; cominciai a lasciar cadere domande ai fittavoli esiccome le faccende dei contrabbandieriche (dalle nostre parti)adoperavano la forzanon meno della furberianon erano tenute moltosegretepresto venni a sapere dei segnali in uso fra loroe imparaia capirecon sufficiente approssimazionequando potesse attendersila venuta di un messo. Interrogaidicoi fittavoliperchécon i contrabbandierimalandrini tracotanti che andavanoabitualmente armatinon potei mai decidermi ad averci che fare dimia spontanea volontà. Anzisi dà il casodestinatoad avverarsi in seguitopoco propizioche io fossi oggetto discherno per certi di quei bravacciche non solo mi avevanogratificato di un soprannomemaincontratomi di notte in unsentiero fuori manoed essendo (come avrebbero detto loro) piuttostoallegrimi obbligarono a ballare per loro divertimento. Il metodocrudele che impiegarono fu quello di tranciare l'aria con le sciaboled'abbordaggio sguainatesulle dita dei miei piediurlando al tempostesso - Piedipiatti! - Sebbene non mi facessero nessun male fisicoquella beffa mi procurò uno spavento tale da tenermi a lettoammalato per parecchi giorni: uno scandaloper la Scoziache nonrichiede commenti.


Nelpomeriggio del 7 novembre di quello stesso sfortunato annovididurante una passeggiatail fumo di un falò sul Muckle Ross.Era tempoper medi tornare a casa; ma l'inquietudine del miospirito era quel giorno taleche mi slanciai attraverso la macchiafino al suo orlo verso Punta Craigcome viene chiamata. Il sole eragià tramontatoma a occidente c'era ancora una vastaluminositàche mi mostrò sul Ross alcunicontrabbandieri nell'atto di spegnerecalpestandoloil loro fuocodi segnalazioneenella baiaun trabaccolo a vele imbrogliate (2)che chiaramente era appena venuto all'ancoraggio eppure aveva giàammainato l'imbarcazione che vogava verso l'approdoall'estremitàdella macchia. E ciòa quanto ben sapevonon potevasignificare altro che l'arrivo di un messo per Durrisdeer.


Domatoil ricordo dei miei passati terroriscesi giù per il declivio(un posto dove fino a quel momento non avevo mai osato avventurarmi)e mi nascosi fra i cespugli della rivain tempo per vederel'imbarcazione toccare terra. La governavacosa insolitailcapitano Crail in personaal suo fianco sedeva un passeggeroe imarinai vogavano con difficoltàessendo impacciati da circauna mezza dozzina di sacche da viaggiograndi e piccole. Ma losbarco ebbe luogo con rapiditàeben prestoil bagaglio fugettato a terra alla rinfusal'imbarcazione prese la via del ritornoal trabaccoloe sulla punta rocciosa rimase solo il passeggero: unalto e snello gentiluomo vestito di nerospada al fianco e una mazzada passeggio allacciata al polso. Costui agitò la mazza versoil capitano Crailin segno di salutocon un misto di grazia e dibeffardaggine che impressero profondamente quel gesto nella miamemoria.


Nonappena l'imbarcazione si fu allontanata con i miei nemici giuratiioripreso una specie di mezzo coraggiomi feci sul limitare dellamacchiadove mi fermai di nuovocon la mente esitante fra unanaturale diffidenza e un oscuro presagio del vero. Certo avrei potutorestare lì perplesso per tutta la nottese il forestiero nonsi fosse girato evedendomi attraverso la nebbia che cominciava ascenderenon mi avesse chiamato con la voce e con i gesti. Gliobbedii con il cuore oppresso.


-Ehibuon uomo- mi fa lui con accento inglese- c'èqualcosa qui da portare a Durrisdeer.


Orami ero avvicinato abbastanza per vederlo bene. Aveva una bella figurae un viso olivastroasciuttoovalecon occhi nerivigili epenetrantida uomo abituato al combattimento e al comando; su unaguancia gli risaltava un neoche non stava male; un grosso diamantegli brillava all'anulare; il suo vestitosebbene di una sola tintaera di foggia francese e ricercatacon i polsi a sbuffo piùlunghi del comune e di trina finissima; tanto più mi stupìil vederlo così vestito allo sbarco da un lurido trabaccolo dicontrabbando. Intantolui mi aveva guardato meglio; poi mi squadròuna seconda volta attentamente e sorrise.


-Scommettoamico- disse- che io conosco tanto il vostro cognome cheil vostro soprannome. Ho persino immaginato come vestivate dallavostra calligrafiasignor Mackellar.


Aqueste parole mi misi a tremare.


-Oh- fece lui- non dovete aver paura di me. Non vi serbo rancoreper le vostre noiosissime letteree è mia intenzione giovarmidi voi. Potete chiamarmi signor Bally: ho assunto questo nome; omeglio (poiché parlo con un uomo tanto meticoloso) hoabbreviato così il mio. Orsùraccogliete questa equesta- e indicava due sacche da viaggio- Non sareste capace diportare altro; e il resto può aspettare. Orsùnonperdete più tempodi grazia.


Ilsuo tono era così deciso che io riuscii a fare quanto mi eraordinato per una specie d'istintoavendo del tutto perso la testa.


Nonappena ebbi raccolto le saccheegli si giròincamminandosispeditamente attraverso la macchiadove giàtra i foltisempreverdisi addensavano le ombre del crepuscolo. Io gli tennidietrocurvo quasi fino a terra sotto il pesoanche se possogarantire che non mi accorgevo del caricopoiché avevol'animo assorto nell'orrore di quel ritornoe la mente in moto comela spola di un tessitore.


All'improvvisoposai in terra le sacche e mi fermai. Egli si girò e miguardò.


-Che c'è? - chiese.


-Siete il Master di Ballantrae?

-Dovete rendermi la giustizia di notare che non ho fatto misteri conl'astuto Mackellar.


-E in nome di Dio- esclamo io- che cosa vi porta qui? Ritornateindietrofinché siete in tempo.


-Vi ringrazio- rispose. - Il vostro padrone ha voluto cosìnon io; madato che lui ha voluto cosìtocca a lui (e anchea voi) accettare il risultato. E adesso raccogliete questi mieibagagliche avete posato nel fangoe fate quello che vi ho ordinatodi fare.


Maormai avevo altro per la testa che obbedire; mi avvicinai a lui.


-Se niente può indurvi a tornare indietro- gli dissi- perquantonelle vostre circostanzequalsiasi buon cristianoopermeglio direqualsiasi gentiluomo si farebbe scrupolo di andareavanti...


-Molto corteseil signore- egli interruppe.


-Se niente può indurvi a tornare sui vostri passicontinuai-ci sono pure alcuni riguardi da osservare. Aspettate qui con ilbagaglioe io andrò a preparare la famiglia. Vostro padre èvecchio; e... - incespicai- ci sono dei riguardi da osservare.


-Davvero- egli disse- questo Mackellar è una conoscenza piùinteressante di quanto credessi. Ma badate benecaro mioe capitemiuna volta per sempre: parlare con me è fiato sprecatoe ioandrò avanti per la mia strada con moto ineluttabile.


-Ah! - esclamai. - E' così? La vedremo allora!

Migirai e partii gambe in spalla alla volta di Durrisdeer. Egli tentòdi acciuffarmilanciando un grido iratopoi mi sembrò disentirlo ridere edi certomi inseguì per pochi passiquindi (suppongo) lasciò perdere. Una cosa almeno ècerta: cioè chepochi minuti dopoarrivai alla porta delpalazzoquasi soffocato dall'affannoma solo.


Corsidifilato su per le scalemi precipitai in sala e là sostaidavanti alla famigliasenza poter articolare parola. Dovevoperaltroportare la mia storia scritta in visoperché sialzarono tutti da sedere e mi fissarono come colpiti da unsortilegio.


-E' venuto- ansimai finalmente.


-Lui? - disse il signor Henry.


-In persona- risposi.


-Mio figlio? - esclamò mylord. - Temerariotemerario ragazzo!Ohperché non restare dov'eraal sicuro?

Lasignora non fiatò; né io la guardaie ignoro ilperché.


-Ebbene- chiese il signor Henry con un profondo sospirodov'è?

-L'ho lasciato nella macchia- risposi.


-Portatemi da lui- mi disse.


Pertantouscimmo insiemelui ed iosenza altre parole; ein mezzo alpiazzaleinghiaiatoincontrammo il Master che veniva avantifischiando e sferzando l'aria con la mazza. C'era ancora abbastanzaluce in cielo per riconoscerese non per leggereuna fisionomia.


-Oh! Giacobbe! - esclamò il Master. - Ecco dunque Esaùdi ritorno.


-James- disse il signor Henry- per amor di Diochiamami per nome.Non fingo di essere felice per il tuo ritorno; ma voglio accogliertiil meglio possibile nella casa dei nostri padri.


-Ovvero in casa mia? in casa tua? - osservò il Master. Qualedelle due cose stavi per dire? Ma non stuzzichiamo vecchie piaghe. Senon hai voluto spartire con mefinché stavo a Parigisperotuttavia che non negherai al tuo fratello maggiore un cantuccio nelfocolare di Durrisdeer.


-Questo è un discorso ozioso- replicò il signor Henry.- E tu sai perfettamente qual è la forza della tua posizione.


-Bahcredo di sì- fece l'altro con una risatina. E questosebbene i due fratelli non si fossero nemmeno toccata la manofu(per così dire) l'epilogo del loro incontro; poichéaquel puntoil Master si rivolse a meordinandomi di portargli ilbagaglio.


Ioda parte miami rivolsi al signor Henry in attesa di conferma; eforsecon una certa intenzione di sfida.


-Finché il Master sarà quisignor Mackellarvi saròobbligatissimo se vorrete tener conto dei suoi comandi come dei miei- dice il signor Henry. - Noi vi disturbiamo continuamente: voleteavere la bontà di chiamare un servo? - e accentuòl'ultima parola.


Questodiscorso altro non poteva significare se non un meritato rimproveroal forestieroeppure costuinella sua diabolica impudenzatrovòmodo di distorcerlo in senso opposto.


-E mi sarà lecito di dire volgarmente: «Sbrigatevi»?interrogò a bassa voceguardandomi di traverso.


Anchese ne fosse andato di mezzo un regnonon sarei stato capace dipronunciare una parola; perfino chiamare un servo sorpassava il miopoterepreferii servire quel demonio io stessopiuttosto cheparlare; mi girai in silenzioe mi diressi verso la macchia con ilcuore pieno d'ira e di sgomento. Era buio sotto gli alberitra iquali avanzaidritto davanti a me e dimentico di ciò che viandavo a farefinché non rischiai di rompermi uno stincoinciampando nelle sacche. Appunto allora osservai un particolarestrano; e cioè che mentre prima ne avevo trasportate due quasisenza accorgermeneora feci fatica a caricarmi di una. E questocostringendomi a fare due viaggimi trattenne più tempolontano dalla sala.


Quandovi entraile cerimonie dell'accoglienza erano finite da un pezzo; lafamiglia era già a cena; eper una svista che mi punse sulvivonon si era pensato a un posto per me. Avevo visto il ritornodel Master sotto un aspettoora mi toccava vederlo sotto un altro!Fu lui ad osservare per primo che io ero entratorimanendo indisparte con un certo malumore. Balzò dalla sedia.


-Probabilmenteho preso il posto del buon Mackellar! esclama.- Johnapparecchiane un altro per il signor Bally; egli non intendedisturbare nessunoe la tavola è grande abbastanza per tutti.


Potevoappena prestar fede ai miei orecchio ai miei occhiquando mi preseper le spalle e mi spinseridendoal mio posto solitotantoaffettuosa e scherzevole era la sua voce. E mentre John (obbedendoalle sue insistenze) metteva un'altra posata per luiegli siavvicinò alla sedia di suo padrechinandosi a guardarlo; e ilvecchio si giròalzando gli occhi verso il figlioe la mutuatenerezza era così amabile che io fui lì lì perportarmi le mani al capo dallo stupore.


Mail tono fu quelloin tutto. Da lui non uscì una sola paroladura né un sogghigno gli apparve sulle labbra. Aveva anchesmesso il secco accento inglese per esprimersi nel gentile idiomascozzese che dà tanto risalto alle parole amorevolie se neisuoi modi c'era un'eleganza aggraziata del tutto estranea al nostrouso di Durrisdeerquella cortesia restava casalinga e invece dimetterci in soggezione ci lusingava. Ogni suo attoanzidall'inizioalla fine del pastocome il bere in mia compagnia con visibileriguardogirarsi a scherzare con Johntoccare teneramente la manodi suo padrevenir fuori con allegri aneddoti sulle sue avventurerievocare il passato con felice opportunitàogni suo attodicorisultava così appropriatoe lui stesso appariva cosìprestanteche non potevo davvero meravigliarmi che mylord e lasignora stessero a tavola con visi raggianti né chealle lorospalleJohn badasse al servizio con le lacrime agli occhi.


Appenala cena fu terminatala signora si alzò per ritirarsi.


-Questo non è mai stato vostro costumeAlison- disse lui.


-E' il mio costume adesso- lei replicò: e l'asserzione erafalsa.


-Buona notteJamese bentornato... dal regno dei morti- aggiunseela voce le mancò in un tremito.


Ilpovero signor Henryche a tavola aveva fatto una figura piuttostogoffaera più turbato che mai: contento lì per lìdi vedere sua moglie ritirarsie insieme scontento indovinandone ilmotivoe subito dopodel tutto sbigottito dal fervore delle paroledi ieri.


Daparte miapensai che là ormai ero di troppo e stavo giàsgusciando vianella scia della signoraquando il Master se neaccorse.


-Signor Mackellar- disse- questo è quasi un segnod'inimicizia.


Nonposso permettere che andiate via: significherebbe trattare ilfigliuol prodigo da estraneonella casa stessapermettete che ve loricordidel suo genitore! Orsùtornate a sedervie beveteun altro bicchiere in compagnia del signor Bally.


-Certosignor Mackellar- mi fa allora mylord- non bisognatrattare da estraneo né luiné voi. Ho giàdetto a mio figlio- e il suo tonocome al solitosi ravvivava nelpronunciare quella parola- quanto apprezziamo i vostri amichevoliservigi.


Cosìme ne rimasiin silenziofino alla mia ora solitae quasi mi sareilasciato ingannare sulla natura di quell'uomonon fosse stato per untratto che mise in mostra fin troppo chiaramente la sua perfidia. Fucome ora dirò; e il lettoresapendo come era stato l'incontrodei due fratellipotrà giudicare da sé. Siccome ilsignor Henryper quanto si sforzasse di darsi un contegno davanti alvecchio lordsi mostrava piuttosto depressoil Master balzòin piedigirò intorno alla tavola e batté la manosulle spalle del fratello.


-SusuHarryragazzo mio- dice con un largo accento paesanoquale dovevano aver usato tutti e due da ragazzinon devi abbattertiperché tuo fratello è tornato a casa. Tutto ètuo senza discussionee non te lo invidio. Neppure tu deviinvidiarmi il mio posto accanto al focolare paterno.


-Questo è verissimoHenry- dice il vecchio lordaccigliandosi un po'cosa rara in lui. - Sei stato come il fratellomaggiore della parabola nel senso buono; devi ora guardartidall'altro senso.


-E' facile mettermi dalla parte del torto- disse il signor Henry.


-Chi ti mette dalla parte del torto? - esclamò mylord conpiglio molto risentito per un uomo così benigno. - Ti erimeritato mille volte la mia gratitudine e quella di tuo fratellopuoi contare sulla costanza di questa gratitudine; ciò tibasti.


-Ma certoHarryci puoi contare- disse il Mastere mi sembròche il signor Henry lo guardasse con una specie di ferocia negliocchi.


Riguardoa tutte le vicende miserevoli che seguironomi posi alloraecontinuo a pormi ancoraquattro domande: quell'uomo era mosso daqualche speciale sentimento ostile al signor Henry? o da ciòche lui riteneva il proprio vantaggio? o da un semplice gusto per lacrudeltàsimile a quello dimostrato dai felinie attribuitodai teologi al demonio? o da ciò che avrebbe chiamato amore?La mia opinionedi solitooscilla fra i primi tre motivima forsealle radici dei suoi attic'era qualche elemento di tutti e quattro.E cosìl'animosità spiegherebbe l'odiosa maniera concui trattava il signor Henry quando erano soli; i vantaggi che si eravenuto a procacciare spiegherebbero il suo ben diverso atteggiamentoin presenza del vecchio lord; lo stesso motivocon un tantino diintenzione galantela sua premura di stare in buoni rapporti con lasignorae il gusto della malignità in séla curaincessante che egli metteva nel mescolare e contrapporre questediverse linee di condotta.


Inparte perché ero dichiaratamente un amico del mio padroneinparte perché nelle mie lettere indirizzate a Parigi mi eropreso spesso la libertà di far rimostranzevenivo inclusoanch'io in quel suo diabolico divertimento. Quando ero solo con luimi perseguitava con il suo scherno; davanti alla famiglia mi trattavacon estrema condiscendenza e somma affabilità. Questo non soloera penoso di per sénon solo mi poneva continuamente dallaparte del tortoma conteneva un indescrivibile elemento d'insulto.Che egli dovesse risparmiarsi di dissimulare con mecome se la miatestimonianza stessa fosse tanto spregevole da riuscire completamentetrascurabilemi feriva a sangue. Ma ciò che ne soffrivo non èdegno di nota. Io vi accenno soloe soprattuttoper il motivo chetale sofferenza ebbe un buon risultatoaiutandomi a capire vivamenteil martirio del signor Henry.


Ilpeggio toccava a lui. Come poteva egli rispondere alle pubblichegentilezze di chi non si lasciava mai sfuggire l'opportunitàdi deriderlo in privato? Come poteva egli ricambiare il sorrisodell'ingannatore e dell'offensore? Era condannato a sembrarescontroso. Era condannato al silenzio. Se fosse stato meno alteroseavesse parlatochi mai avrebbe prestato fede alla verità?Quella commedia denigrante aveva lavorato a doveree mylordlasignoratestimoni quotidiani del suo svolgimentoavrebbero potutodeporre sotto giuramento in tribunale che il Master era un modello dimagnanima bonarietàe il signor Henry un esempio di invidia edi ingratitudine. E questi difettiche sarebbero sembrati abbastanzabrutti in chiunquesembravano dieci volte più brutti nelsignor Henry: chi potevainfattidimenticare che la vita del Masterera in continuo pericolo e che egli già aveva perso la suabellail titolo e il patrimonio?

-Henryvieni a cavalcare con me? - chiede un giorno il Master.


Eil signor Henryche era stato provocato dal fratello per tutta lamattinasbuffa: - No.


-A volte vorrei che tu fossi più gentileHenry- dice l'altromestamente.


Questonon è che un saggio di scene che capitavano continuamente.


Nientedi stranoquindiche il signor Henry fosse biasimato; niente distrano che io mi irritassi quasi al punto d'ammalarmi dalla bile;anzitanto che al solo ricordo sento avvelenarmisi il sangue.


Inquesto mondo non vi fu certo mai un più diabolico raggiro:così perfidosemplice e impossibile da combattere. Eppurecredo ancorae crederò sempreche la signora avrebbe potutoleggere tra le righe; che lei avrebbe potuto avere una migliorconoscenza dell'animo di suo marito; chedopo tanti anni dimatrimonioavrebbe potuto possedere o conquistare la confidenza dilui. E anche il vecchio lordquel vigile gentiluomodov'era andataa finire la sua chiaroveggenza? Però è veroanzituttoche l'inganno veniva praticato con mano maestrae avrebbe beffatoanche un angelo. In secondo luogo è vero (e sia detto a scusadella signora) che non vi sono persone distanti come due sposi ormaiestranei l'uno all'altro; ho osservato che il signor Henry e lasignora sembravano non trovarsi a portata d'orecchio l'unodell'altraoppure mancare di un comune linguaggio. In terzo luogoentrambi gli spettatori erano accecati da una vecchiaradicatapredilezione. E in quarto luogo il rischio che si supponeva penderesul Master (dico che si supponevae presto sentirete il perché)faceva sembrare più ingenerosa ogni critica e li faceva staretutti e due in una continuatenera preoccupazione per la sua vitaaccecandoli ancora di più sui suoi difetti.


Appuntonel tempo al vado accennandomi accorsi chiaramente del prestigiodelle belle manieree fui indotto a deplorare amaramente lasemplicità delle mie. Il signor Henrygentiluomo nell'animosapeva pur recitare la propria parte con dignità e spiritoquand'era stimolato o se le circostanze lo richiedevanoma nelcommercio quotidianoè inutile negarlorisultava pocoornato. Invece il Master non aveva un solo gesto che non tornasse asuo credito. Succedeva così che se l'uno sembrava cortese el'altro scortesequesto sembrava clamorosamente confermato da ogniparticolare del loro fisico. E non solo: quanto più il signorHenry si dimenava nei trabocchetti del fratellotanto piùdiventava rusticoe quanto più il Master se la godevanelsuo dispettoso giocotanto più sembrava attraentesorridente! Così che la macchinazione veniva favorita eappoggiata dalle mosse di colui che ne era il bersaglio.


IlMastertra l'altropossedeva il talento di servirsi del pericolo incui (come ho detto) lo si riteneva. Ne parlavaa quelli che loamavanocon garbati scherzifacendolo apparire ancora piùcommovente. E lo adoperavanei rapporti con il signor Henrycomecrudele arma di offesa. Ricordo come un giorno che in sala c'eravamosoltanto noi tre egli posasse il dito sulla losanga trasparente dellavetrata colorata. - Di qui è passata quella tua fortunataghineaGiacobbe- disse. Epoiché il signor Henry silimitava a guardarlo cupamente- Oh! aggiunse- è inutileesprimere questo astio impotentemia cara mosca. Ti puoi sbarazzaredel tuo ragno quando ti pare e piace. Fra quanto tempoDio mio?Quand'è che ti spingerai a una delazionefratello scrupoloso?E' una delle mie curiosità in questo buco uggioso. Gliesperimenti mi sono sempre piaciuti. Tuttavia il signor Henrycontinuò a fissarloaccigliato e impallidendocosìche alla fine il Master scoppiò a ridere e gli diede delmusonebattendogli sulla spalla. Questo fece fare al mio padrone unbalzo indietrocon un gesto che mi sembrò molto minaccioso; edevo credere che tale apparisse anche al Masterperché questiparvesia anche solo un pochinosconcertato eche io ricordinonmise mai più le mani addosso al signor Henry.


Maper quanto avesse sempre il suo pericolo sulle labbra in un modo onell'altropensavo che si comportava con una strana mancanza diprecauzionee cominciai a dirmi che il governoche aveva messo unataglia sulla sua testasi doveva essere addormentato profondamente.


Nonnego di aver avuto la tentazione di denunciarlo; ma due pensieri mitrattennero: primoche se egli avesse terminato la vita su unpatibolo onoratosarebbe addirittura diventato un santonella mentedi suo padre e della moglie del mio padrone; secondoche se io mifossi minimamente immischiato nella faccendail signor Henry stessonon avrebbe potuto sfuggire a qualche ombra di sospetto. Intantoilnostro nemico usciva dal palazzo e vi rientrava piùliberamente di quanto avrei creduto possibilee del fatto che luiera tornato in famiglia si parlottava per tutto il paese senza che sene inquietasse affatto. Come ero solito dire nei miei travaglibisognava credere che fra tutte quelle personenumerose e diverseche sapevano della sua presenzanessuna nutrisse la minimacupidigiaoppure la minima fedeltà al governo; e luicavalcava su e giù per il paese molto più ben accetto(considerando i sedimenti dell'antica impopolarità) del signorHenrye (rispetto ai contrabbandieri) molto più sicuro di me.


Nonche non avesse i suoi bravi fastidie devo ora riferirliper legravi conseguenze che ne derivarono. Il lettore non può averdimenticato Jessie Broun. Gran parte della vita di costei trascorrevafra i contrabbandieri; il capitano Crail stesso era fra i suoiintimi; perciò lei fu informata per tempo della presenza delsignor Bally al palazzo. Secondo meda un bel pezzo non le importavapiù un fico della persona del Master; ma aveva presol'abitudine di collegare continuamente se stessa con il nome delMaster e su questo basava tutte le sue commediesicché oraessendo tornatosi credette in dovere d'infestare le vicinanze diDurrisdeer. Il Master non poteva quasi più mettere piede fuoridi casasenza trovare ad aspettarlo questa scandalosa donnaquasisempre alticciache lo chiamava sfacciatamente «cocco mio»citando poesie da cantastorie ea quanto mi raccontaronoperfinocercando di piangere sulla sua spalla.


Confessoche mi fregavo le mani per quella persecuzionema il Masterchesfidava tanto gli altrierada parte suail meno paziente degliuomini. Strane scene accaddero nel parco. Si raccontò che luile avesse alzato addosso il bastone e che lei fosse ricorsa alla suavecchia arma: le pietre. E' certoalmenoche lui si rivolse alcapitano Crail perché sequestrasse quella donna sulla suanavee che il capitano respinse la proposta con straordinariaindignazione. Il risultato finale fu una vittoria per Jessie. Simisero insieme dei denarici fu un colloquioin cui il mio alterogentiluomo dovette lasciarsi baciare e piangere addossoe la donnavenne sistemata come padrona di una tavernada qualche parte lungoil Solway (non ricordo più dove) esecondo le uniche notizieche ne ebbiassai mal frequentata.


Maquesto è un anticipare gli eventi. Nei primi tempi che Jessiegli stava alle calcagnail Master venne un giorno da me nell'ufficioecon garbo maggiore del consuetomi disse:

-Mackellarc'è una pazza maledetta che ronza da queste parti.Io non ho modo di togliermi d'impaccio da soloe questo è ilmotivo che mi porta da voi. Abbiate la bontà di provvedere;bisogna dare ai servi ordini severi di scacciare quella ragazza.


-Signore- rispositremando un po'- potete sbrigare voi stesso levostre sporche faccende.


Eglinon replicòe uscì.


Pocodopocapita il signor Henry. - Belle notizie! esclama. - Come se nonbastassevi mettete anche voi ad aggravare la mia sventura.


Sembrache abbiate insultato il signor Bally.


-Con vostra buona licenzasignor Henry- risposi- vi diròche lui ha insultato me esecondo mein modo del tutto grossolano.Può darsi cheparlandoio abbia trascurato di tener contodella vostra posizione; se questo sarà il vostro parerequando avrete saputo tuttomio caro padronevoi non avrete che dadire una parola. Poiché io sono pronto ad assecondarvi inqualunque cosaperfino in un delittoche Dio mi perdoni! Eaquesto puntogli raccontai ciò che era successo.


Ilsignor Henry sorrideva fra sé: non vidi mai un sorriso piùtruce.


-Avete fatto benissimo- disse. - Berrà fino alla feccia lasua Jessie Broun. - E quindivedendo il fratelloaprì lafinestra e chiamandolo con il nome di signor Ballyl'invitò asalire per scambiare due parole.


-James- dissequando il nostro persecutore fu entrato ed ebbechiusa la porta dietro di séguardandomi con un sorrisocomeconvinto che io stessi per subire un'umiliazione- sei venuto alagnarti con me del signor Mackellarcosa su cui ho indagato. Nonserve neppure dire che sono sempre pronto a credere alla sua parolapiuttosto che alla tua. Poiché siamo solimi prenderòun po' lo stesso tuo arbitrioper dirti che il signor Mackellar èun gentiluomo che stimo molto efinché sei sotto questotettodevi cercare di adattarti a non venire più in urto conuna persona che sono pronto a sostenerequalunque possano esserne leconseguenze per me o per i miei. Quanto alla faccenda per la quale tieri rivolto a luiliberati tu stesso delle conseguenze della tuacrudeltà: nessuno dei miei servi deve essere adibito a questoscopo.


-I servi sono alle dipendenze di mio padrese non sbagliodisse ilMaster.


-Va' a raccontargli questa storia- replicò il signor Henry.


IlMaster si fece molto pallido. Accennò a me con l'indice.


-Voglio che quest'uomo sia licenziato- disse.


-Non lo sarà- affermò il signor Henry.


-Questala pagherai molto cara- disse il Master.


-Ho già pagato tanto caro il guaio di avere un fratellomalvagio- rispose il signor Henry- che sono rimasto al verde dituttoanche di timori. Non c'è più un solo punto incui tu possa ancora colpirmi.


-Te ne accorgerai- ribatté il Mastere pian piano se neandò.


-Ed ora che cosa faràMackellar? - esclamò il signorHenry.


-Permettetemi di andare via- dissi. - Permettetemi di andare viacaro padrone; sarò causaaltrimentidi nuove sciagure.


-Vorreste lasciarmi completamente solo? - disse lui.


Nonrestammo a lungo con l'animo in sospeso circa la natura del nuovoassalto. Il gioco del Master nei confronti della signora si eramantenuto fino a quel momento molto nascosto: egli evitavadeliberatamente a trovarsi con lei da solo a solacosa che ioattribuii allora a un sentimento delle convenienze ma che oggi misembra come un'arte insidiosissima; la incontravasi puòdiresolo all'ora dei pasticomportandosi in quel caso conamorevolezza che possiamo chiamare fraterna. Fino a quel momentopercosì direegli non si era intromesso quasi per niente tra ilsignor Henry e la mogliese non manovrando in modo da allontanarel'uno dalle buone grazie dell'altra. Adessotutto era destinato acambiare; ma chitranne il diavolopotrà stabilire se questofu fatto veramente per vendetta o perché egli cominciava adavere in uggia Durrisdeer e andava in cerca di uno svago?

Adogni mododa quel momento l'assedio alla signora ebbe inizio e fucondotto con tale abilità che non so davvero se lei se ne reseconto e il marito dovette stare a guardare in silenzio.


L'aperturadel primo contraffosso fu casualeo meglio così si vollefarla apparire. Si era giunti a parlarecome spesso succedevadeifuorusciti in Franciae si scivolò sull'argomento delle lorocanzoni.


-Ce n'è una- disse il Master- se questo vi interessachemi è sempre sembrata molto commovente. La poesia èrozza; eppureforse a causa della situazione in cui eroha sempretrovato la via del mio cuore. Devo dirvi che si suppone cantatadall'innamorata dell'esule; e rappresentaforsenon tanto quelloche realmente lei pensaquanto quello che l'amante spera di lei interra lontanapoveretto! - E a questo puntoil Master sospirò.- Vi assicuro che la vista di una ventina di rozzi irlandesituttisemplici soldatinell'atto di cantare quest'ariaè pateticadavvero; le lacrime che rigano le guance di quei poveri diavolimostrano com'essa tocca loro il cuore.


E'questapadre- egli disseeleggendo abilmente ad ascoltatore ilvecchio lord- ese non arrivo in fondopotete credere che èun caso comune fra gli esuli. - A questo punto intonò lastessa aria che avevo sentito zufolare dal colonnello; peròegli vi aggiunse le parolerustiche davveroe tuttavia esprimentiin maniera accoratale ansie di una povera fanciulla perl'innamorato in esilio. Una strofa ancora mi suona nella mente:

"Mitingerò di rosso la gonnellaAd accattare andrò conl'amor mioAnche se tutti mi vorranno mortaFra le giuncaie andròcon Willie mio!"La cantò benegià come canzone insémacome commediantefece di meglio ancora. Ho sentitoattori famosi che non lasciavano un solo occhio asciutto nel teatrodi Edimburgo ed era cosa da restare a bocca apertama non piùche nel vedere il modo con cui il Master sapeva servirsi di quellacanzonetta e di chi lo ascoltavacome di uno strumentoorasembrando sul punto di svenireora mostrando di tenere a frenol'emozionecosì che parole e musica sembravano sgorgare dalsuo cuore e dal suo passatorivolte direttamente alla signora.Ancora più avanti si spinse la sua artepoiché eglisfiorava ogni accenno con una delicatezza tale che nessuno avrebbepotuto sospettarlo della minima intenzione e chelungi dal vederviuno sfoggio di emozionisi sarebbe giurato che lottava permantenersi calmo. Al terminetutti restammo in silenzio per un po'.Egli aveva scelto il momento del crepuscolo serale e perciònessuno poté vedere gli altri in viso; ma sembravamo tuttitrattenere il fiatosolo mylord si schiarì la gola.


Ilprimo a muoversi fu il cantoreche si alzò in piediall'improvvisoquietamentee se ne andò a passeggiarequietamente su e giù all'estremità opposta della salail luogo solito del signor Henry. Ciò voleva farci supporreche lui laggiù ricacciasse l'ultimo residuo di emozione;infattipoco dopo tornòlanciandosi in una disquisizionesull'indole degli irlandesi (sempre tanto denigrati e che luidifendeva) con il suo solito timbro di vocedi modo cheancoraprima che ci portassero i lumiavevamo ripreso l'ordinariaconversazione. Maanche allorami sembrò che la signorafosse un tantino pallida etra l'altrosi ritirò quasisubito.


Laseconda avvisaglia fu che quel diavolo insidioso strinse amicizia conl'innocente signorina Katharinecosì che erano sempreinsiemetenendosi per mano o lei arrampicata su un suo ginocchiosimili a due bambini. Per il signor Henry il fatto che gliadescassero la figlioletta a mettersi contro di lui costituìil colpo di graziaun fatto che lo rese ruvido nei confronti dellapovera innocentefacendolo scadere di un altro gradino nella stimadi sua mogliee cheinsommarappresentò un vincolo tra lasignora e il Master. Sotto un simile influssoil solito riserbo traloro andò sciogliendosi di giorno in giorno. Ben presto vifurono passeggiate nella macchiaconversazioni sul belvedere e nonso che tenera familiarità. Sono certo che la signora era cometante altre donne onestecon la coscienza a posto ma forse a prezzodi chiudere un po' un occhio.


Infattipersino a un osservatore ottuso come me pareva chiaro che la suagentilezza era di un genere più sentimentale che non quello diuna sorella. La sua voce si era fatta più ricca di toniisuoi occhi avevano una luce e una dolcezza nuovee lei era piùgentile con tuttianche con il signor Henryanche con me: sembravache da lei emanasse una tranquilla e malinconica felicità.


Qualetormento per il signor Henryla vista di tutto ciò! Eppure nederivò la nostra definitiva liberazionecome prestoracconterò.


Loscopo della permanenza del Master (per quanto si volesse indorarlo)non era niente di più nobile che l'intenzione di spillarsoldi. Egli aveva qualche progetto di andare a far fortuna nelleIndie francesicome mi aveva scritto il cavaliereed era venutoappunto per procurarsi la somma necessaria. Ciò significavarovina per il resto della famiglia; ma il vecchio lordnella suaincredibile parzialitàera sempre dell'opinione di concedere.La famiglia si era così rimpicciolita (consisteva ormaisoltanto del padre e dei due figli) che era possibile rompere ilfidecommissovendendo un pezzo di terreno. E il signor Henrydapprima per accenni e quindi per insistenze apertefu indotto adacconsentire. Egli non l'avrebbe mai fattolo so per certose nonfosse stato oppresso dal peso dell'angoscia. Soltanto la suaappassionata ansia di veder partire il fratello poté indurlo aviolare così i propri sentimenti e la tradizione della casata.Epur essendovisi decisovendé il proprio consenso a caroprezzoparlandouna volta tantoa chiare note e presentando lafaccenda nei suoi vergognosi colori.


-Voi osserverete- disse- che questa è un'ingiustizia fattaa mio figliose mai ne avrò uno.


-Ma non è probabile che tu lo abbia- disse mylord.


-Lo sa Iddio! - esclamò il signor Henry. - Comunqueconsiderando la crudele falsità della posizione in cui mitrovo rispetto a mio fratello e considerandomylordche siete miopadre e avete il diritto di comandarmiio sottoscrivo questo foglio.Però voglio prima dire una cosa: mi si è fattaingenerosa pressione e se vi accadrà ancorasignorediessere tentato a un paragone tra i vostri figliricordateve nepregoquello che ho fatto io e quello che ha fatto lui. Le azionisono testimoni veritieri.


Nonavevo mai visto un uomo più a disagio di mylord; persino alsuo vecchio volto salì il sangue. - CredoHenryche ilmomento non sia scelto bene per le lamentele- disse. - Ciòdiminuisce il merito della tua generosità.


-Non v'ingannatemylord- disse il signor Henry.


Quest'ingiustiziaè accettatanon per generosità verso di lui ma perobbedienza a voi.


-Davanti ad estranei...- comincia a dire mylordancora piùturbato.


-Non c'è altri che Mackellar qui- disse il signor Henry. E'mio amicoe dacché voimylordnon lo fate estraneo aibiasimi frequenti con i quali mi colpitesarebbe arduo per medoverlo escludere dal sentire una cosa raracome è la miadifesa.


Credoquasi che mylord avrebbe revocato la propria decisione; ma il Masterstava all'erta.


-AhHenryHenry- dice- sei come sempre il migliore. Rude esincero! Ahvorrei proprio somigliarti!

Ea questo esempio di generosità da parte del suo favoritomylord mise da parte l'esitazione e l'atto fu sottoscritto Le terredi Ochterhall vennero vendutequanto più presto si potéfarload un prezzo molto inferiore al reale valoree il ricavatopassò alla nostra sanguisuga che lo spedì segretamentein Francia.


Cosìalmeno egli dissebenché in seguito io abbia sospettato cheil denaro non fosse andato tanto lontano. Ed ecco ora tutti glimaneggi di quell'uomo giunti felicemente in porto e le sue taschenuovamente gonfie del nostro oro; ma il risultato per il qualeavevamo acconsentito a quel sacrificio ci era ancora negatoperchél'ospite indugiava lo stesso a Durrisdeer. Se facesse questo permalignitào perché non era maturo il tempo per la suaimpresa nelle Indieo a causa di certe speranze che egli nutrissesulla signoraoppure in ottemperanza a istruzioni governativechipuò dirlo? Fatto sta che indugiòper settimane.


Notereteche ho detto: istruzioni governative. Circa a quell'epocainfattiil suo disonorevole segreto trapelò.


Neebbi il primo accenno da un fittavoloche stava commentando lapermanenza del Master e ancora di più la sua immunità;e poiché questo fittavolo era un simpatizzante dei giacobiti eaveva perso un figlio a Cullodenguardava con occhio particolarmentecritico.- C'è una cosa- mi disse- che non posso fare ameno di trovare stranae cioè come abbia fatto ad arrivare aCockermouth.


-A Cockermouth? - domandairicordando di colpo la mia primaimpressione di stupore nello scorgere quell'uomo che sbarcava vestitotanto inappuntabilmente dopo una così lunga traversata.


-Ma sì- rispose il fittavolo- il capitano Crail lo imbarcòlà.


Credevateche fosse venuto dalla Francia per mare? L'abbiamo creduto tuttidelresto.


Rimuginaiun poco su questa notizia; poi la portai al signor Henry. - C'èuna strana circostanza- dissie gliela raccontai.


-Che importaMackellarsapere come sia arrivatodal momento che èqui? - gemette il signor Henry.


-Nosignore- dissi- ma ripensateci bene! Non vi sembra che questofatto puzzi un po' di connivenza con il governo? Sapete pure quantoci meravigliavamo già della sua immunità.


-Zitto- mi fa il signor Henry. - Lasciatemi pensare. - E mentrepensavagli apparve sulla faccia quel sorriso torvo che somigliavaun po' a quello del Master. - Datemi un foglio di carta- disse. Esenza far altre parolesedette a scrivere a un gentiluomo di suaconoscenza. Non voglio fare nomi senza necessitàma diròche si trattava di persona autorevole. Spedii questa lettera permezzo della sola mano di cui potevo affidarmi in un caso simileecioè per quella di Macconochie; e il vecchio dovette galopparea briglia scioltaperché ancora prima di quanto la mia ansiami avesse incitato a sperareera alla porta con la risposta. Nelleggerlail signor Henry ebbe di nuovo quel sorriso torvo.


-Oggi mi avete reso il migliore dei vostri servigiMackellar- midisse.- Con questa dichiarazione in mano lo sloggerò dalle sueposizioni. Osservateci a pranzo.


Atavolaquindiil signor Henry fece una proposta che comportavaun'apparizione assolutamente pubblica del Master e mylordcome eglisperavavi si oppose in nome del pericolo che ci sarebbe stato.


-Oh! - esclamacon molta disinvolturail signor Henrynon serve chevoi continuiate a fingere con me: conosco il segreto quanto voi.


-Il segreto? - dice mylord. - Che intendi direHenry? Ti do la miaparola che non ho segreti dai quali tu sia escluso.


IlMaster si era trasformato in visoe io capii che questo colpo glipenetrava fra le scaglie dell'armatura.


-Come? - dice il signor Henryrivolgendosi verso di lui con aria digrande sorpresa. - Vedo che servi molto fedelmente i tuoi padroni; macredevo che avessi avuto l'umanità di mettere in pace l'animodi tuo padre.


-Di che parli? Rifiuto di discutere in pubblico gli affari miei.


Ordinodi smettere- esclama il Master con furore stoltopiù dabambinoin veritàche da uomo.


-Tanta discrezione da parte tua non era richiestapossoassicurartelo- continuò il signor Henry. - Poichéguarda che cosa scrive il mio corrispondente- e spiegò ilfoglio. Naturalmente è interessecosì del governocome del gentiluomo che converràforsecontinuare a chiamaresignor Ballyil tenere segreto questo accordoma non fu stabilitomai che la famiglia del gentiluomo in parola dovesse continuare asoffrire le ansie che voi dipingete in maniera cosìcommovente; e mi compiaccio che la mia mano sia designata adacquietare queste pene. Il signor Bally è sicuro in GranBretagna al pari di voi».


-E' possibile? - esclama mylordguardando suo figliocon grandestupore e con ancora più grande sospetto dipinti sul volto.


-Mio caro padre- dice il Masterche già si era moltoripreso- mi rallegro oltremodo di poter palesare il vero. Leistruzioni venute a me direttamente da Londra avevano senso del tuttocontrario all'odierna comunicazionee includevano l'ordine di tenerel'indulgenza concessami segreta a tuttinon escluso voianzicompreso proprio voie ciò vi faro vedere nero su biancoameno che la lettera non sia andata distrutta. Devono aver cambiatoidea da un momento all'altroperché l'intera faccenda èmolto recenteo piuttostol'informatore di Henry deve aver presoabbaglio su quel punto come sembra averlo preso sul resto. Per direil verosignore- continuòrinfrancandosi a vista d'occhio- avevo supposto che questo favore inesplicabile a un ribelle fosseil risultato di qualche premura da parte vostra; e che l'ingiunzionedi conservare il segreto verso la famiglia derivasse dal vostrodesiderio di nascondere la vostra bontà. Da qui una ancormaggiore attenzione da parte mia nell'ottemperare agli ordini. Restaora da arguire per quali altri canali può essere sgorgatal'indulgenza su un colpevole così conosciuto come sono io;poiché non credo che a vostro figlio necessiti difendersi daquanto sembra accennato nella lettera di Henry. Non ho mai sentitodire che un Durrisdeer abbia cambiato casaccao sia diventato unaspia disse con alterigia.


Ecosì sembrava che dovesse uscire immune dal pericolo corso; maquesto significava fare i conti senza un suo sproposito e lapertinacia del signor Henryche doveva mostrare di possedere un po'della malizia di suo fratello.


-Tu dici che la faccenda è recente? - chiese il signor Henry.


-E' recente- afferma il Mastercon notevole sfoggio di fermezzamanon senza un tremito.


-Davvero tanto recente?- chiede il signor Henrycon aria perplessaespiegando di nuovo la sua lettera.


Intutta la lettera non si faceva parola della data; ma come potevasaperlo il Master?

-A me è parsa tardare anche troppo- dissecon una risata. Ea quella risatache suonò falsacome una campana fessamylord lo guardò attraverso la tavolaserrando le labbraavvizzite.


-Già- aggiunse il signor Henrydando un'altra occhiata allalettera- ma io ricordo la tua frase. Avevi detto che era moltorecente.


Equi avemmo una prova della nostra vittoriae anche il piùforte esempio dell'incredibile parzialità di mylordpoichéche cosa mai seppe egli fare se non interporsi per salvare il suofavorito da uno smacco?

-CredoHenry- dice con una specie di ansia pietosacredo che nonserva discutere più oltre. Infinesiamo tutti contenti disapere al sicuro tuo fratello; siamo unanimi in tale sentimento: eda sudditi riconoscentialtro non possiamo che bere alla salute ealla prosperità del sovrano.


Cosìil Master fu tolto d'impaccio; maalmenoera stato messo sulladifensiva e ne era uscito malconciovedendosi strapparedefinitivamente di dosso l'attrattiva del pericolo personale. Chémylordnell'intimo del cuoresapeva ormai che il suo favorito erauna spia del governoe la signora (comunque lei spiegasse la storia)si raffreddò notevolmente verso lo screditato eroe delromanzo. Nel miglior tessuto di duplicità c'è unamaglia debolechese colpitafa allentare tutta la trama; e secon quel colpo fortunatonon avessimo scosso l'idolo dal suopiedistallochi può dire cosa sarebbe stato di noialmomento della catastrofe?

Eppurein quel momento sembrò che non fossimo approdati a nulla. Dopouno o due giorniquell'uomo aveva cancellato i cattivi risultatidella sua sconfitta esecondo ogni apparenzaera più in augeche mai. Quanto a Lord Durrisdeeregli era immerso nella sua paternainfatuazione: non si trattava tanto di amoreche è un impulsoattivoquanto di apatiadi torpore di ogni attività dellospirito; e il perdono (se si può trasporre in questo modo ilsignificato di una parola tanto nobile) gli sfuggiva per puradebolezzacome le lacrime della senilità. Il caso dellasignora era diverso; e Dio solo sa che cosa costui trovò dadirleo in che modo ne vinse il disdegno. Uno dei peggioriinconvenienti del sentimento è che dà piùimportanza alla voce che non alle parole e all'oratore piuttosto cheal discorso; ma il Master deve pure avere trovato qualche scusa omagari scovò un artifizioper rivolgere il suo smacco aproprio vantaggio poichédopo un certo periodo di freddezzale cose sembrarono prosperarepeggio che maitra lui e la signora.Erano costantemente insieme. Non vorrei aver l'aria di gettare suquella sventurata dama nessun'ombra di biasimooltre quello che èdovuto a un semivolontario accecamentoma credo chein quegliultimi giornilei scherzasse con il fuoco esia che in ciòio abbia ragione o mi inganniuna cosa è certa e sufficiente:il signor Henry era della mia stessa opinione. Quel pover'uomorestava per ore nella mia stanzain un abbattimento tale che io nonosavo neppure rivolgergli la parola. Però bisogna pur credereche trovasse qualche conforto nella mia presenza e nell'idea dellamia compassione. Alcune volte parlavamoed era uno strano modo diconversare; non si nominava mai nessunoné si alludeva anessuna circostanza particolare; eppure avevamo in mente la stessacosae ce ne accorgevamo tutti e due. E' veramente un'arte stranaparlare per ore di qualcosasenza mai nominarla e neppureaccennarvi! Mi ricordo di essermi chiesto seper mezzo diun'attitudine naturale di questo tipofosse possibile al Master farela corte alla signora dalla mattina alla sera (come pareva chiaro)senza però mai destare i suoi scrupoli.


Permostrare a qual punto le cose fossero arrivate con il signor Henryriferirò alcune parole che lui disse (come non potròmai dimenticare) il 26 febbraio del 1757. Faceva un tempo fuori distagioneuna recrudescenza dell'inverno: l'aria era ferma e rigidail terreno tutto bianco di brinail cielo grigio e basso; il marenero e silenzioso come una cava di pietra. Il signor Henry sedevavicino al fuoco e discuteva (com'era ormai sua abitudine) se fossebene «intervenire»se fosse «prudente interporsi»ed altre simili frasi generiche che ognuno di noi applicava al casospecifico. Io ero vicino alla finestra e guardavo fuoriquando vidipassaredi sottoil Masterla signora e la signorina Katharineilterzetto ormai fisso. La bambina correva avanti e indietrocontentadella brinata; il Master parlava quasi all'orecchio della signoracon una grazia che sembrava (anche così da lontano)diabolicamente insinuantee leida parte suaguardava in terracome chi sia assorto in quello che ascolta. Io ruppi il mio riserbo.


-Se fossi in voisignor Henry- dissi- parlerei chiaramente conmylord.


-MackellarMackellar- mi rispose- voi non capite quanto siadebole la mia posizione. Io non posso trascinare supposizioni cosìignobili davanti a nessunomeno che mai davanti a mio padre; tantovarrebbeper mecadere negli abissi del suo disprezzo. La debolezzadella mia posizionecontinuò- dipende da medalla miaincapacità di ispirare amore. Io ho la loro gratitudine: tuttiquanti non fanno che ripetermelo; né ho a iosa! Ma non mihanno nel cuore; non sono indotti né a pensare come menéa pensare a me. Ecco il mio guaio! - Si alzò in piedi ecalpestò la brace. - Ma bisogna trovare un espedienteMackellar- dissegirandosi di scatto a guardarmi- bisognatrovare qualche espediente. Io sono un uomo provvisto di moltapazienzatroppatroppa. Comincio a disprezzare me stesso. Eppuredi certonessun uomo si trovò mai impigliato in una similetrappola! - E ricadde nelle sue meditazioni.


-Fatevi animo- gli dissi. - Finirà da sé.


-Ormai sono incapace d'ira- mi risposee questa frase era cosìpoco coerente con la miache lasciai correre entrambe.




NOTE:


1)La vela («al terzo») del primo albero verso prua èmessa in modo da prendere il vento in facciaanziché dadietro; la velaturacioèè disposta in un modo che ilpiccolo bastimento stia relativamente fermo senza dare fondoall'ancorae quindi pronto a prendere subito il largo.


2)Con le vele provvisoriamente e parzialmente chiuse.




CAPITOLOQUINTO


Resocontodi quanto accadde nella notte del 27 febbraio 1757


Lasera del colloquio da me riferito primail Master uscì;rimase fuori anche gran parte del giorno seguenteil fatale 27; madove andasseo che facessenon ci curammo di chiederlo fino algiorno seguente. Se avessimo fatto in modo di saperloo sel'avessimo scoperto per un caso qualsiasigli eventi avrebberopotuto prendere un altro corso. Ma quanto facemmo fu compiutonell'ignoranza e come tale va giudicato; perciò questi episodiverranno raccontati quali ci sembrarono nel momento in cui siprodusserotenendo in serbo ciò che poi scopriiper ilmomento in cui ne avvenne la scoperta. Sono infatti giunto a unadelle parti più fosche del mio racconto e devo sollecitarel'indulgenza del lettore per il mio padrone.


Iltempo rigido durò per tutto il 27: un freddo da togliere ilfiatopaesani che passavano simili a fumaioli in funzioneun'altissima catasta di legna nell'ampio camino della salaalcuniuccelli migratorii di primavera già capitati a nord dallenostre parti che stringevano d'assedio le finestre del palazzo ozampettavano come impazziti sulle zolle gelate. Intorno a mezzogiornoun barlume di sole lasciò vedere un paesaggio moltopittorescoinvernalegelatodi monti e boschi candidicon iltrabaccolo di Crail che aspettava il vento sotto Punta Craig e con ilfumo che saliva dritto nell'aria da ogni masseria e da ogni casolare.All'avvicinarsi della sera la coltre di vapori si abbassò e lanotte cadde buiasenza ventoestremamente fredda: una notte propriofuori stagioneadatta a strani eventi.


Lasignoracom'era ormai sua abitudinesi ritirò molto presto.


Ultimamenteavevamo preso a giocare a carte per passare la seratasegno anchequesto di quanto il nostro ospite cominciasse ad essere stufo dellavita di Durrisdeer; ma avevamo appena iniziato la partita quandomylord sgusciò dal suo posto vicino al fuoco esenza unaparolaandò a cercare il calduccio sotto le coperte. Fra itre rimasti non regnavano amore né cortesianessuno di noisarebbe rimasto alzato un solo istante per compiacere a un altro; maper la forza dell'abitudineessendo già state distribuite lecartesi continuò la formalità di giocare quella mano.Devo far notare che eravamo abituati a fare tardi e che anche se ilvecchio lord se ne era andato prima del solitola mezzanotteinrealtàera già scoccata da un po' sulla pendola e iservi erano a letto da un bel pezzo. Devo anche far notare che ilMastersebbene io non l'abbia mai veduto alterato dai liquoriavevabevuto copiosamente e forsesenza mostrarlo affattoera un po'riscaldato.


Comunqueegli effettuò uno dei suoi soliti voltafaccia e senza ilminimo cambiamento di voceappena la porta si fu richiusa allespalle di mylordpassò dall'ordinaria conversazionebeneducata a un torrente di insulti.


-Mio caro Henrytocca a te- stava dicendoed ora continuò:-Sembra impossibile che anche in una cosa da niente come una partita acarte tu debba dimostrare la tua pesantezza. Giochi come uncampagnoloGiacobbeo come un marinaio all'osteria. La stessastupiditàla stessa avidità meschina"cettelenteur d'hébété qui me fait rager": èincredibile che io abbia un fratello simile. Persino Piedipiattitrova un po' di vivacità quando la sua posta è inpericolo; ma mi mancano davvero le parole per descrivere la monotoniadi una partita con te.


Ilsignor Henry continuava a guardare le proprie carte come seponderasse molto maturamente una mossa; ma aveva la testa altrove.


-Dio mioquando ti deciderai?- esclama il Master. - "Quellourdeau"! Ma perché infastidirti con espressionifrancesidel tutto sprecate con un ignorante del tuo stampo? Un"lourdeau"mio caro fratelloècome diremmo noiun cafoneun gaglioffoun bifolcoun individuo senza grazialeggerezzaprontezzaprivo del dono di piacereprivo di qualsiasidote brillanteun individuo come quello che vedraiogni volta chetu vogliaguardando nello specchio. Ti dico queste cose per il tuobenete lo assicuro; inoltrePiedipiatti- e si rivolse a mesoffocando uno sbadiglio- è una delle mie distrazioni inquesto luogo noioso arrostire voi e il vostro padrone a fuoco lentocome castagne. Con voi il piacere è notevolepoichéosservo che il soprannome (rozzo com'è) ha sempre il potere difarvi sobbalzare. Ma qualche volta ho maggiori difficoltà conquel caro figliolo che sembra essersi addormentato sulle carte.Capisci come ti si attaglia l'epiteto che ti ho or ora chiaritocaroHenry?

Permettimidi dimostrartelo. Per esempioa dispetto di tutte queste solidequalità di cui mi è grato darti attonon ho maiconosciuto una donna che non preferisse me... néproseguìdolcemente con deliberatissima intenzione- né che noncontinuiio credoa preferirmi.


Ilsignor Henry posò le carte. Si alzò in piedi pianpianocontinuando ad avere l'aria di uno immerso in profondameditazione. - Che vigliacco! - disse sommessamentecome tra sé.E poisenza fretta e senza particolare violenzacolpì ilMaster sulla bocca.


IlMaster balzò in pieditrasfigurato; mai lo vidi cosìbello. - Uno schiaffo!- esclamò.- Neanche da Dio Onnipotentemi tengo uno schiaffo!

-Abbassa la voce- disse il signor Henry. - Vuoi forse che mio padreintervenga di nuovo a difenderti?

-Signorisignori- esclamaicercando di frappormi tra di loro.


IlMaster mi prese per una spallatenendomi scostato con il braccioteso esempre rivolto al fratello: - Ti rendi conto di quello chesignifica? - chiese.


-E' stato il gesto più deliberato della mia vita- rispose ilsignor Henry.


-Voglio sanguevoglio sangueper questo- disse il Master.


-Piaccia a Dio che si tratti del tuo- disse il signor Henry eandato alla paretetirò giù un paio di spade che vierano appese insieme ad altresenza fodero. - Mackellar vigileràsulla correttezza del nostro combattimento- aggiunse. Ritengo chesia molto necessario.


-Non serve che continui a insultarmi- disse il Masterprendendo unadelle spadea caso. - Ti ho odiato per tutta la vita.


-Mio padre è andato a letto da poco- disse il signor Henry. -Dobbiamo andare da qualche partefuori di casa.


-C'è un ottimo posto nella macchia- disse il Master.


-Signori- dissi io- vergognatevi entrambi! Figli di una stessamadrevorrete dunque attentare alla vita che vi diede?

-Proprio cosìMackellar- mi rispose il signor Henry con lastessa perfetta tranquillità di modi che aveva mostrato fino aquel momento.


-Ve lo impedirò- dichiarai.


Edeccomi a confessare la vergogna della mia vita. A queste mie paroleil Master rivolse la sua lama contro il mio pettovidi un bagliorescivolare lungo l'acciaio; ealzate le bracciacaddi in ginocchiodavanti a luisul pavimento. - Nonoesclamai come un bambino.


-Non ci darà più noia- disse il Master. - E' beneavere in casa un vigliacco.


-Servirà luce- disse il signor Henrycome se non ci fossestata nessuna interruzione.


-Questo pauroso ci può portare un paio di candele- rispose ilMaster.


Siadetto a mia vergognaio ero ancora così accecato dal lampo diquella spada nuda che mi offfrii di portare una lanterna.


-Non abbiamo bisogno di una l-l-lanterna- disse il Master facendomiil verso. - Non c'è un alito di vento. Sualzatevi in piediprendete due candelierie andate avanti. Io vi sarò allecalcagna con questa- ementre parlavafece luccicare la spada.


Presii candelieri e precedetti i due fratelli con passi che vorreicancellare anche a prezzo del mio sangue; ma un codardo non èche uno schiavo; ementre camminavoi denti mi continuavano abattere in bocca. Era come aveva detto luinon spirava un alitoungelo senza vento aveva fermato l'aria ementre avanzavamo al lumedelle candelela tenebra formava come un soffitto sulle nostreteste. Non dicemmo una parolané sentimmo altro suonotrannelo scricchiolio dei nostri passi sul viottolo ghiacciato. Il freddodella notte mi si rovesciò addosso come un secchio d'acquaaccrescendo nelle mie vene il tremito provocato dal terrore; ma imiei compagniusciti come me a testa scoperta dal salone benriscaldatonon sembravano accorgersi del cambiamento di temperatura.


-Ecco il posto- disse il Master. - Mettete giù le candele.


Feciquanto mi ordinava; subito le fiammelle si drizzaronofisse comedentro una stanzain mezzo agli alberi gelati; e io vidi i duefratelli prendere posizione.


-La luce mi batte negli occhi- disse il Master.


-Ti concederò tutti i vantaggi- replicò il signorHenryspostandosi- poiché credo che stai per morire. -Disse questo con tonopiù che altrotristee tuttavia c'erauna vibrazione nella sua voce.


-Henry Durie- disse il Master- due parole prima di cominciare.


Tusei abituato alla scherma e a maneggiare il fiorettoma ignoriquanto sia diverso impugnare la spada! Perciò so che cadrai.Ma pensa com'è forte la mia posizione! Se cadiio sparisco daquesto paeseandandomene dove il mio denaro mi aspetta. Se cado ioin che panni ti trovi? Mio padretua moglie checome ben saièinnamorata di mepersino la tua bambina che mi preferisce a te...come mi vendicheranno! Avevi pensato a questocaro Henry? - Guardòil fratello con un sorrisopoi fece un saluto da sala di scherma.


Ilsignor Henry non disse una parolama salutò lui puree lespade si incrociarono.


Ionon sono un buon giudice di duelli e inoltre avevo perso la testa peril freddoper lo spavento e per l'orrorema sembra che il signorHenry abbia preso e mantenuto il vantaggio fin dal legamentoinvestendo l'avversario con una furia contenuta e ardente. Lo strinsesempre più da vicino finchéa un trattoil Masterbalzò indietro con una bestemmia soffocatae quella mossacredogli riportò la luce di fronte. Il combattimentocontinuò sul nuovo terreno; ma ora forse più serratoil signor Henry incalzando più ferocemente e il Mastersentendosi scossosenza dubbionella propria baldanza. Non c'èdubbioinfattiche egli cominciasse a sentirsi perduto e a provareil freddo spasimo della paura; altrimentinon avrebbe mai osatotrasgredire le norme cavalleresche. Non posso dire che io me neaccorsiil mio occhio inesperto non era pronto abbastanza dapercepire i particolari; ma sembra che Ballantrae abbia afferrato lalama di suo fratello con la sinistra: una mossa illecita. Fatto stache il signor Henry poté salvarsi solo facendo uno scartoeche il Master facendo l'affondo nel vuotoinciampò e cadde suun ginocchiomentreprima che potesse fare un solo gestola spadagli entrava in corpo.


Lanciaiun grido soffocato e mi avvicinai di corsa; ma il corpo era giàcaduto al suolodove guizzò per un momento come un vermecalpestatoe poi giacque immobile.


-Guardategli la mano sinistra- mi ordinò il signor Henry.


-E' tutta insanguinata- dissi.


-Nel palmo? - chiese lui.


-Ha un taglio nel palmo- risposi.


-L'avevo immaginato- disse luie girò le spalle.


Apriile vesti del caduto; il cuore era del tutto immobilenon avevanessun fremito.


-Dio ci perdonisignor Henry- esclamai. - E' morto.


-Morto? - ripeté luiun po' intontito; e poiin un crescendo:- Morto? morto? - continuò; eimprovvisamente gettò interra la spada insanguinata.


-Che dobbiamo fare? - dissi. - Tornate in voisignore. E' troppotardi adesso: dovete tornare in voi.


Sigiròe mi fissò con gli occhi sbarrati.- OhMackellar!

esclamòe si nascose il volto fra le mani.


Iolo tirai per la giacca. - Per amor di Dioper pietà di tuttinoisiate più coraggioso! - dissi. - Che dobbiamo fare?

Mimostrò il visocon la stessa imbambolata fissità disguardo.- Fare? - chiese. - Enel dir cosìgli venne digirare gli occhi verso il cadavere. - Oh! - gemette e si portòla mano alla frontecome ricordando solo in quel momento. Poivoltatemi le spalleprese a correre verso il palazzo di Durrisdeercon un'andatura strana e barcollante.


Rimasiper un attimo soprappensiero; ma presto mi sembrò che il miodovere fosse tutto verso i vivie mi slanciai dietro al mio padronelasciando le candele sul terreno coperto di brina e il corpo delcaduto a giacere alla loro lucesotto gli alberi. Ma ebbi un belcorrere. Il mio padrone aveva avuto il vantaggioequando arrivaial portoneegli era già dentrosu nella saladove lo trovaivicino al fuococon la faccia di nuovo fra le mani e tutto scossodal tremito.


-Signor Henrysignor Henry- dissi- questa sarà la nostrarovina finale.


-Che ho fatto? - esclamò luie poiguardandomi con unaespressione che non dimenticherò mai: - Chi lo dirà alvecchio?- chiese.


Quelladomanda mi percosse il cuore; ma non era tempo da debolezze.


Gliversai un bicchiere di acquavite. - Bevetedissi- bevete tutto. -Lo costrinsi a inghiottirecome si fa con un bambinoed essendoanch'io mezzo morto per il freddo della notteseguii il suo esempio.


-Bisogna dirglieloMackellar- egli insisté. - Bisognadirglielo.


-Ecadendo all'improvviso su una sediala sedia del vecchio lordnel canto del fuococominciò a sussultare per i singhiozzi.


Losgomento mi scese nell'anima; era evidente che non si poteva sperareaiuto dal signor Henry.


-Ebbene- dissi- restate lìe lasciate fare a me. - Epresa in mano una candelauscii dalla salainternandomi nella casaoscura.


Laquiete qui era perfetta; dovevo supporre che tutto fosse passatoinosservato; e stava ora a me considerare come cavarmela fino infondocon altrettanta segretezza. Non era tempo di scrupoli; perciòaprii la porta della camera della signorasenza nemmeno bussareedentrai arditamente.


-E' successa una disgrazia! - lei esclamòrizzandosi a sederesul letto.


-Signora- dissi- io tornerò nel corridoio e voi metteteviqualcosa addosso più presto che potetevi prego. C'e molto dafare.


Nonmi importunò con nessuna domandané si fece aspettare.Prima che avessi tempo di preparare una parola di ciò chedovevo dirleera sulla sogliafacendomi segno di entrare.


-Signora- dissi. - Se non vi sentite molto coraggiosadovròrivolgermi altrove; perchéstanottese nessuno mi aiutaperla casa di Durrisdeer è la fine.


-Sono molto coraggiosa- lei rispose; e mi guardò con unaspecie di sorrisopenosissimo a vederema anche molto deciso.


-Siamo arrivati a un duello- dissi.


-Un duello? - lei ripeté. - Un duello! Henry e...


-E il Master- dissi io. - Per quanto tempo sono state sopportateseviziedi cui voi non sapete nienteche voi non crederestese vele raccontassi. Ma stanotte esse passavano il segno; equando lui viha insultata...


-Fermatevi- lei disse. - Lui? Chi?

-Ohsignora- esclamainon potendo più contenere la miaamarezza- me lo chiedete? Allora posso davvero andare a chiedereaiuto altrove; non ne troverò qui!

-Non so in che cosa io possa avervi offeso- lei disse.


Perdonatemi;toglietemi da questa incertezza.


Maio non osavo ancora raccontarle tutto; non mi sentivo sicuro di lei;e con quel dubbioe sotto l'impressione d'impotenza che esso portavacon sémi rivolsi a quella povera donna con un sentimentosimile all'ira.


-Signora- dissi- noi parliamo di due uominiuno di essi vi hainsultata e voi chiedete chi sia. Vi aiuterò a trovare unarisposta.


Voiavete passato tutte le vostre ore con uno di questi due uomini: vi harimproverataforsel'altro? Voi siete stata sempre gentile conquell'uomocon l'altrocom'è vero che Dio mi vede e giudicafra noinon semprecredo: vi è mai venuto meno il suo amore?Stanotte uno dei due ha detto all'altroin mia presenzain presenzadi un estraneo salariatoche voi eravate innamorata di lui. Primache io dica una parola di piùvoi stessa dovete risponderealla vostra domanda: Chi era colui? Anzisignoradovete risponderea un'altra domanda: Se siamo arrivati a questa conclusione orrendadi chi è la colpa?

Miguardava come abbagliata. - Dio mio! - gemettedapprima come sel'esclamazione le prorompesse involontaria dal petto; e poiunaseconda voltacome bisbigliando fra sé: - Dio mio! In nomedella Divina MisericordiaMackellarche è successo? esclamò.- Sono pronta: posso ascoltare ogni cosa.


-Non siete pronta- dissi. - Qualunque cosa sia accadutodovete direprima che la colpa è vostra.


-Oh! - esclamòfacendo un gesto come per torcersi le maniquest'uomo mi farà impazzire! Non potete smettere di pensare ame?

-Io non penso affatto a voi- esclamai. - Non penso che al mio caro esventurato padrone.


-Ah! - lei esclamòpremendosi una mano sul cuore. - Henry èmorto?

-Abbassate la voce- dissi. - No. L'altro.


Lavidi vacillarecome ciò che è colpito dal vento enonso se per codardia o per angosciadistolsi lo sguardo e fissai ilpavimento. - Queste sono notizie tremende- dissi alla finequandoil suo silenzio cominciò a preoccuparmi;- tanto piùcoraggio dobbiamo averevoi ed iose si vuole salvare la casa.-Neppure allora lei rispose. - C'è inoltre la signorinaKatharine- aggiunsi: - ese non rimediamo questa sciaguraletoccherà un retaggio di vergogna.


Nonso se la riscosse il pensiero della sua bambinao l'impressionedella rude parola vergogna; comunqueappena ebbi finito di parlarepassò fra le sue labbra un suono quale non avevo mai sentito:sembrava che giacesse sepolta sotto una montagnae che cercasse dirimuoverne il peso. Eun momento dopotrovò una parvenza divoce.


-E' stato un combattimento- bisbigliò. - Non èstato...? e la parola non fu detta.


-E' stato un combattimento leale da parte del mio caro padrone-dissi. - Quanto all'altrofu ucciso proprio nell'atto di un colpo atradimento. - No! - lei esclamò.


-Signora- dissi- l'odio contro quell'uomo divampa nel mio pettocome ardente fuoco; giàanche adesso che è morto. Diolo sase avrei impedito il combattimentosolo che mi fosse bastatol'animo. Per mia vergognanon l'ho avuto. Maquando vidi quell'uomocaderese avessi potuto formare un solo pensiero che non fosse dipietà per il mio padronequello sarebbe stato di esultanzaper la nostra liberazione.


Nonso se lei mi badasse; ma le sue prime parole furono: - E mylord?

-Provvederò io- risposi.


-Pensate di parlargli come avete fatto con me? - chiese.


-Signora- dissi- non avete da pensare a un altro? Per mylordlasciate fare a me.


-Un altro? - lei ripeté.


-Vostro marito- dissi. Mi guardòcon un'espressioneindecifrabile. - Contate forse di girargli le spalle? - chiesi.


Continuòa guardarmi; poi si premette di nuovo le mani sul cuore. - No-rispose - Dio vi benedicaper questa parola! - esclamai. - Andate dalui adesso: è seduto in sala; parlateglinon importa quelloche gli direte; dategli la manodite: «So tutto»; eseper grazia di Dio ci riuscitedite: «Perdono».


-Dio vi dia forza e vi renda misericordioso- mormorò. - Ioandrò da mio marito.


-Vi accompagno con il lume fin là- aggiunsiprendendo lacandela.


-Troverò la strada anche al buio- disse con un brividoecredo che rabbrividisse di me.


Cosìci separammo. Scese giùverso il fioco lume che filtravadalla porta della sala; io andai lungo il corridoio verso la cameradi mylord. Mi sarebbe difficile spiegarne il perchéma nonpotei piombare nella camera del vecchio come ero piombato in quelladella giovane. Per quanto riluttantedovetti bussare. Forse il capodi casa era assopito appenacome succede ai vecchio forse nondormiva affatto: al primo colpomi ordinò di entrare.


Ancheegli si drizzò a sedere sul letto: sembrava vecchissimo edesangue; e mentre vestito ed alla luce del giorno mostrava una certarobustezza di aspettoin quel momento mi sembrò fragile eminutocon una faccia chesenza la parruccasembrava piccola comequella di un bambino. Ciò mi intimidìnon meno delferoce presentimento di sventura che c'era nel suo sguardo. La voceperòera persino pacataquando egli mi chiese che cosavolessi. Posai la mia candela sopra una sedia ecurvandomi ai piedidel lettolo guardai.


-Lord Durrisdeer- dissi - voi sapete bene che io sono un partigianonella vostra famiglia.


-Spero che nessuno di noi sia partigiano- replicò egli. Chevoi amiate sinceramente mio figlioè sempre stato per me unpiacere.


-Ohmylordè passato per noi il tempo dei complimenti!esclamai.


-Se vogliamo salvare dall'incendio qualcosadovremo guardare i fattinella loro nudità. IO sono un partigiano; e partigiani siamostati tutti; e quale partigiano vengo quinel cuore della notteaperorare davanti a voi. Ascoltatemi; prima di andarmenevi diròil perché.


-Io vi ascolterò sempresignor Mackellar- egli disse- ed aqualunque ora del giorno o della nottepoiché saròsempre certo della giustezza delle vostre ragioni. Voi avete giàparlato una volta perfettamente a proposito; non me ne sonodimenticato.


-Sono venuto a perorare la causa del mio padroneaggiunsi. - Nonserve che io vi dica come egli si comporta. Voi sapete in chesituazione si trova. Sapete con quale generosità egli hasempre contentato l'altro vostro... contentato i vostri desideri-mi corressiincespicando sul nome di figlio. Voi sapetevoi dovetesaperequello che ha soffertoquello che ha sofferto per suamoglie.


-Signor Mackellar! - esclamò mylorddrizzandosi nel letto comeun leone disturbato nel suo covo.


-Dicevate che mi avreste ascoltato- continuai. - Ciò che nonsapeteciò che dovreste sapereuna delle cose di cui sonovenuto a parlarviè la persecuzione che egli deve tollerarein privato. Voi non avete voltato ancora le spalleche qualcuno cheio non oso nominare a voil'investe con i più spietatisarcasmibuttandogli in faccia... scusatemimio lord... buttandogliin faccia la vostra predilezionechiamandolo Giacobbechiamandolozoticoperseguitandolo con canzonature ingeneroseche nessun uomosopporterebbe. E solo che appaia uno di famigliasubito cambia tonoe il mio padrone deve sorridere e inchinarsi a colui che l'haricoperto d'insulti; io so qualcosa di quegli insultiperchéne ho avuto la mia partee vi assicuro che rendono la vitainsopportabile.


Siva avanti così da mesifin dallo sbarco; la prima sera il miopadrone è stato salutato con il nome di Giacobbe.


Mylordfece l'atto di gettar da parte le coperte e alzarsi. Se in quello chedite c'è del vero... - cominciò.


-Ho forse l'aria di uno che mente? - lo interruppitrattenendolo conla mano.


-Dovevate dirmelo subito- egli ribatté.


-Ohmylord! - esclamai. - Così avrei dovuto faree voi aveteragione di odiare la faccia di questo servo infedele.


-Prenderò provvedimentisubito- continuò il vecchio.- E fece di nuovo l'atto di alzarsi.


Dinuovo lo trattenni. - Non ho finito- continuai. Volesse Iddio cheavessi finito! Il mio caro e sventurato padrone ha sopportato tuttosenza aiuto e senza difesa. La vostra miglior parolaper luimylordera soltanto di gratitudine. Eppureanche lui era figliovostro! Egli non aveva altro padre. Era odiato in paeseDio saquanto ingiustamente. Non aveva trovato amore nel matrimonio. Datutte le parti gli mancavano affetto e sostegnocarogenerososventuratonobile cuore!

-Le vostre lacrime fanno molto onore a voi e molta vergogna a me-disse mylordtremando come un paralitico. - Ma voi sbagliate un po'nel giudicare. Henry mi è sempre stato caromolto caro. James(non lo negosignor Mackellar)Jamesforse mi è ancora piùcaro; voi non avete visto il mio James in una luce favorevole; lesventure hanno alterato la sua natura e non possiamo esimerci dalricordare quanto esse furono grandi e immeritate. Anche adesso èdi indole affettuosissima. Ma non voglio parlare di lui. Quello chedite di Henry è verissimo; non me ne stupiscoso quanto egliè magnanimo; volete dire che io ne approfitto? E' possibile;certe virtù sono pericolosetentano ad abusarne. SignorMackellarvoglio rimediare; voglio provvedere. Sono stato debole; epeggio ancorasono stato malaccorto.


-Avendo sulla coscienza ciò che mi resta da direnon possopermettervi di biasimare voi stesso- replicai. - Voi non sietestato debole; siete stato raggirato da un simulatore diabolico. Avetevisto da solo come egli vi ha ingannato a proposito del suo pericolo:

viha ingannato in ogni atto della sua condotta. Vorrei strapparvelo dalcuore; vorrei costringervi a rivolgere lo sguardo sull'altro figlio;quello è un figlio vero!

-Nono- egli disse- due sono i miei figli: ho due figlioli.


Iofeci un gesto di disperazione che lo turbò; mi guardòcon viso mutato. - C'è di peggio? - chiesecon voce che sispense nel punto stesso in cui faceva la domanda.


-Molto peggio- risposi. - Stanotte egli ha detto al signor Henryqueste parole: «Non ho mai incontrato una donna che non mipreferisse né che non continuiio credoa preferirmi».


-Non permetto che si parli contro mia figlia- esclamò ilvecchio; edalla sua prontezza nell'interrompermi su questosoggettoarguisco che i suoi occhi non fossero cosìannebbiati come avevo suppostoe che egli avesse seguito non senzaansietà l'assedio sostenuto dalla signora.


-Non penso affatto a biasimarla- esclamai. - Non si tratta diquesto. Quelle parole furono dette in mia presenza al signor Henry;ese a voi non sembrano chiare abbastanzavi riferirò questealtreche furono dette poco dopo: «Tua moglieche èinnamorata di me».


-C'è stato un alterco? - mi chiese.


Assentiicol capo.


-Bisogna che io vada- ripresericominciando a scendere dal letto.


-No no! - esclamaiprotendendo le mani.


-Voi non capite- mi disse. - Certe parole sono pericolose.


-Non è possibile farvi indovinaremylord? - chiesi.


Isuoi occhi imploravano la verità.


Caddiin ginocchio vicino al letto. - Ohmylordesclamai- pensate acolui che vi resta; pensate al povero peccatore che voi avetegeneratoche vostra moglie ha partoritoe che nessuno di noi hasoccorso come doveva; pensate a luinon a voi; lui è lavittimapensate a lui! Ecco la porta del dolorela porta di Cristola porta di Dio: è tutta spalancata! Pensate a luipropriocome lui ha pensato a voi. «Chi lo dirà al vecchio?»:queste sono state le sue prime parole. Perciò sono venuto;perciò sono qui ad implorarvi in ginocchio.


-Lasciatemi alzare- esclamò respingendomie fu in piediprima di me. La voce gli tremava come vela al vento; pure egliparlava in tono abbastanza vibrato; esebbene la sua faccia fossebianca come la nevei suoi occhi erano asciutti e fermi.- Non ètempo di discorrere- disse. - Dov'è successo?

-Nella macchia- risposi.


-E il signor Henry dove è? - mi chiese. E quando glielo ebbidettoaggrottò la facciariflettendo.


-E il signor James? - chiese poi.


-L'ho lasciato in terra- risposi- accanto alle candele.


-Candele? - egli esclamò. Enel dire cosìcorse allafinestral'aprì e guardò fuori. - Potrebbero vedere laluce dalla strada.


-Non ci passa nessuno a quest'ora- obiettai.


-Non si sa mai- replicò. E quindi: - Sentite? - esclamò.Che cos'è?

Eraun rumore furtivo di remi nella baia e glielo dissi.


-I contrabbandieri- disse lui. - Correte subitoMackellar; spegnetequelle candele. Intanto io mi vestirò; e quando ritorneretediscuteremo sulla decisione da prendere.


Scesia tentoni le scale e mi affacciai dalla porta. Il chiarore eravisibile a grande distanza e punteggiava di luccichii la macchia; inuna notte così neraavrebbe potuto distinguersi in un raggiodi molte miglia e mi rimproverai aspramente per l'imprudenza. Quantopiù aspramente mi biasimaiquando giunsi sul posto! Uno deicandelieri era rovesciato e la candela era spenta. L'altra continuavaa bruciareformando una larga zona di luce sul terreno gelato. Ognicosadentro quel cerchioin virtù del contrasto con latenebra incombentepareva più chiara che nella luce delgiorno. Al centro dello spiazzo c'era la pozza del sangue; eun po'più oltrela spada del signor Henry che aveva l'elsad'argento; ma del corponeppure la minima traccia. Il cuore mimartellava contro le costolee i capelli mi si rizzavano sullafrontementre stavo là a guardaretanto strano era lospettacoloe così orrendi i terrori che esso risvegliava.Guardai a destra e a sinistra; il suolo indurito niente rivelava.Stetti in ascoltofinché non ne ebbi gli orecchi indolenziti;ma la notteintorno a meera silenziosa come una chiesa deserta;non un soffio increspava l'onda sulle rive: si sarebbe potuto sentirela caduta di uno spillo nella contea.


Spensila candela e la tenebra piombò su di me che brancolavo; micircondò come una calca; e io tornai verso il palazzo diDurrisdeer girandomi indietro e trasalendolungo il percorsoper unoscuro sgomento. Sulla portauna forma si mosse verso di mee iofui sul punto di urlare dal terroreprima di riconoscere la signora.


-Glielo avete detto? - mi chiese.


-Lui mi ha mandato- risposi. - Non c'è piùsapete. Maperché siete venuta fin qui?

-Non c'è più! - lei ripeté. - Che cosa non c'èpiù?

-Il corpo- risposi. - Perché non siete con vostro marito?

-Non c'è più? - lei continuava a ripetere.- Forse nonavete guardato bene. Tornate indietro.


-Non c'è luceora- dissi. - Non oso.


-Io ci vedo anche al buio. E' tanto che sono quitanto tanto-riprese. - Venitedatemi la mano.


Tenendociper manotornammo alla macchiae allo spiazzo funesto.


-Badate al sangue- dissi.


-Sangue? - esclamò. E diede un violento balzo indietro.


-Suppongo che sia qui- ripresi. - Sono come cieco.


-No- lei disse. - Non c'è niente! Non avete sognato?

-Volesse Iddio che tutti avessimo sognato! - esclamai.


Leivide la spadala raccolsee alla vista del sanguela lasciòcadere spalancando le braccia.- Ah!- esclamò. E poiconimprovviso coraggiola ripresee l'infisse fino all'elsa nelterreno gelato. - La riporterò a casa e la pulirò benedisse e di nuovo si guardò intornoda ogni parte. - Puòdarsi che non fosse morto- aggiunse.


-Il cuore non batteva più- replicai; e poiritornando in me:- Perché non siete rimasta con vostro marito?

-E' inutile- rispose- non vuol parlare con me.


-Non vuol parlare con voi? - ripetei. - Ohforse non avete provato afarlo parlare!

-Avete il diritto di sospettare di me- lei dissecon garbatadignità.


Aqueste paroleper la prima voltasentii compassione di lei. - Diosasignora- esclamai- Dio sa che non sono crudele come sembro.


Chimaiin questa notte spaventosapotrebbe misurare le parole? Ma iosono amico di tutti coloro che non sono nemici di Henry Durie.


-E' stranoallorache voi esitiate per sua moglie- lei disse.


Vidia un trattocome se si fosse squarciato un veloquanto nobilmentesopportava quella calamità disumanae quanto generosamentetollerava le mie rampogne.


-Dobbiamo tornare indietroper informare mylord- dissi.


-Non ho il coraggio di vederlo- lei mormorò.


-Lo troverete meno turbato di tutti noi- le risposi.


-Ma io non ho il coraggio di vederlo- insisté.


-Ebbene- aggiunsi- voi potete tornare dal signor Henryandròio da mylord.


Mentretornavamo indietroio con i candelierilei con la spada (stranocarico per una donna)la signora ebbe un'altra idea:

Dobbiamodirlo a Henry? - mi chiese.


-Deciderà mylord- risposi.


Quandorientrai nella sua cameraera quasi vestito. Mi ascoltòaccigliandosi. - L'hanno portato via i contrabbandieridisse.- Mavivo o morto?

-Mi pareva... - cominciaie non proseguiiper vergogna. Lo somapotete benissimo esservi ingannato. Perché l'avrebbero portatoviase non era vivo? - chiese. - Ohsi apre una gran porta allasperanza.


Bisognaspargere la voce che è partitocosì com'èvenutoinaspettatamente. Dobbiamo evitare ogni scandalo.


Capiiche lui purecome ognuno di noipensava soprattutto all'onore dellacasata. Ora che tutti i superstiti della famiglia erano immersi in unlutto inconsolabileper un fenomeno stranonon solo i Duriesma lostesso amministratore salariatoconcentravano il pensiero nell'ideaastratta della famigliacercando di preservare l'evanescenteinconsistenza della sua reputazione.


-Dobbiamo dirlo al signor Henry? - gli chiesi.


-Vedremo- mi rispose. - Andrò prima di tutto da lui; poiverrò con voiper visitare la macchia e riflettere sul dafarsi.


Scendemmonel salone. Il signor Henry era seduto accanto alla tavola con latesta fra le manie pareva di sasso. Sua moglie stava un po' indispartedietro di luicon una mano alla bocca; era evidente chelei non poteva smuoverlo dalla sua fissità. Il mio vecchiolord si diresse verso il figlio con passo fermo; era calmo anche invisoma forse un po' freddo. Quando gli fu vicinogli tese tutte edue le manie disse: Figlio mio!

Conun gemito rotto e soffocatoil signor Henry balzò in piedi esi buttò al collo del padrepiangendo e singhiozzando: e fulo spettacolo più angoscioso che si fosse mai visto sullaterra:- Ohpadre!- esclamava- sapete che gli volevo bene; sapeteche in principio gli volevo bene! Ero pronto a morire per luilosapete! Per lui e per voi avrei dato la vita. Dite che lo sapete!Dite che mi perdonate. Ohpadrepadreche ho fatto? Che ho fatto?Ed eravamo ragazzi insieme!- e così dicendolacrimava esussultava e accarezzava il vecchioe gli si stringeva al colloconla frenesia di un fanciullo atterrito.


Poisi accorse di sua moglie (sembrò scorgerla solo allora)siavvide che lei stava ad ascoltarlo piangendoe in un attimo fu aipiedi di lei. - Ohbambina mia- esclamò- anche tu deviperdonarmi! Non un marito sono stato per tesono stato soltanto larovina della tua vita. Ma mi hai conosciutoda ragazzo; non c'eranessun cattivo sentimentoallorain Henry Durie; e lui volevaessere un amico per te. E' ancora luiè il ragazzo che unavolta giocava con te; ohnon potrai perdonarlo?

Durantetutta questa scenamylord si contenne come un freddocompitospettatoresenza perdere affatto la testa. Al primo urlo del signorHenryche avrebbe potuto davvero richiamare tutta la servitùsi era rivolto verso di meper dirmi di chiudere la porta. Ed oraannuìtra sé.


-Possiamo lasciarlo alle cure di sua moglieadesso- mi fece. -Portate un lumeMackellar.


Tornandofuori con mylordmi accorsi di un fenomeno strano:

quantunquefacesse ancora buio fittoe la notte non fosse inoltratasembravadi sentire l'aroma del mattino. Intornoi rami dei sempreverditremavano con un fruscio di mare appena increspatoe l'aria cialitava in viso a sbuffi leggerifacendo tremare la fiamma dellanostra candela. Tanto più ci affrettammocredocircondati daquel rimescoliovisitammo la scena del duellodove il mio lordguardò il sangue con stoicismoe procedendo oltreverso lacalatrovammo infine qualche indizio di verità. Poichéanzituttolà dove uno stagno attraversava il sentierorisultava che il ghiaccio aveva cedutoevidentemente sotto il pesodi più uomini. Inoltreun po' più in làc'eraun alberello schiantatoe giù presso l'apprododovesolitamente venivano tirate in secco le imbarcazioni deicontrabbandieriun'altra macchia di sangue segnava il luogo sulquale il corpo doveva essere stato depostoper dare riposo aiportatori.


Cimettemmo a lavare quella macchia con l'acqua di mareraccogliendolanel cappello di mylordementre eravamo così occupatiunafolata improvvisa ci investì mugolandoe ci lasciò albuio.


-Presto nevicherà- disse mylord- e sarà il meglioche potessimo sperare. Torniamo indietro adesso; non potremmo farenientecosì al buio.


Mentreci dirigevamo verso casaessendosi l'aria di nuovo acquetatasentimmo intorno a noinella notteil rumore di un fortepicchiettìo e quando uscimmo fuori dal tetto degli alberi ciaccorgemmo che pioveva a dirotto.


Durantetutti questi fattimylord non aveva smesso di fornire argomenti allamia meravigliasia per la sua lucidità di mentesia perl'alacrità dei suoi atti. Finì di stupirmi nelconciliabolo che tenemmo al ritorno. I contrabbandieridi certosierano impadroniti del Mastervivo o morto che fossela pioggiaavrebbe cancellato ogni traccia degli eventi notturniben prima chealbeggiasse: bisognava approfittare di tali congiunture. Il Masterera arrivato inaspettatamente dopo il tramontobisognava adesso farcorrere la voce che egli era partito all'improvviso prima dell'alba;eper rendere credibile tale vocenon mi rimaneva che salire nellacamera dello scomparsoper fare i suoi bagagli e nasconderli. Dicerto rimanevamo alla mercé della discrezione deicontrabbandieri; ma a questo punto debole della nostra colpa nonc'era rimedio.


Ascoltaile sue istruzionicome ho dettocon meraviglia e mi affrettai aobbedire. Il signor Henry e la signora erano andati via dal salone;mylordper riscaldarsitornò a letto; i servi non davano ilminimo segno di essere sveglie mi sentii l'animo oppresso daun'orribile solitudinesalendo le scale della torre ed entrandonella camera dello scomparso. Con mia estrema sorpresaera tuttasottosopra in vista di una partenza. Di tre sacche da viaggiodueerano già chiuse a chiavela terza era apertama quasipiena. Mi balenò a un tratto qualche sospetto della verità.Costui stava dunque per andarsenein fin dei conti; non aspettavache Crailil qualea sua voltaaspettava il vento; di prima serai marinai si erano accorti che il tempo stava per cambiarel'imbarcazione era venuta a terra per segnalare il cambiamento echiamare a bordo il passeggeroe l'equipaggio dell'imbarcazioneaveva inciampato nel corpo immerso nel proprio sangue. Proprio cosìe c'era dell'altro ancora. Questa partenzaprevista e preparatagettava qualche luce sull'incredibile insulto della sera avanti: essoera un colpo estremosfogo di un odio non più represso dalleconvenienze. Ed'altra partela natura di quell'insulto e lacondotta della signora suggerivano una conclusione che non ho maiverificato né mai potrò verificare fino al giorno delGiudiziola conclusione che il Master avesse finalmente eccedutospingendo troppo oltre le sue galanteriee che fosse stato respinto.


Questocome ho dettonon si potrà mai verificare; tuttavia quandonel rimestare quella mattina fra i bagagliquell'idea mi balenòalla menteessa mi riuscì dolce come il miele.


Primadi chiudere la sacca apertafrugai un po' dentro. C'erano preziosetrine e biancheria finissimamolti di quei vestiti eleganti esemplici che il Master si compiaceva d'indossarenonchéalcuni libritutti di prim'ordine: i "Commentari" diCesareun volume di Hobbesl'"Henriade" del signor diVoltaireun libro sulle Indieun altro di matematica che superavadi gran lunga la portata dei miei studi in materiaed io notai tuttoquesto con sentimenti contraddittori. Ma nella sacca aperta nonritrovai nessun documento.


Mimisi a riflettere. Poteva darsi che egli fosse mortoma poichéi contrabbandieri l'avevano portato viaquest'ipotesi non eraprobabile. Era possibile che egli morisse della sua ferita ma erapossibile anche che si salvasse. Ein previsione di quest'ultimaeventualitàero deciso a procurarmi qualche mezzo di difesa.


Portail'una dopo l'altra le sacche da viaggio in cima alla casain unsolaio che tenevamo chiusoandai in camera mia a prendere le miechiavi etornato al solaioebbi il piacere di trovarne due cheandavano abbastanza bene. In una sacca c'era un portafogli dizigrinoche aprii con il mio coltello; eda quel momentolareputazione dello scomparso fu in mia balia. Trovai una gran quantitàdi corrispondenza galantespecialmente dei tempi parigini; ecosache mi tornava più a propositole minute dei rapporti alsegretario di Stato inglesee gli originali delle risposte delsegretario medesimo; una serie di prove capitalichea pubblicarlesarebbero bastate per disonorare il Master e per far mettere a prezzola sua testa.


Ridacchiavotra di menello scorrere quei documenti; mi fregavo le maniecanterellavo allegramente. Il giorno mi trovò ancora assortoin quella piacevole occupazione; né mi distolse dalla miaperquisizionese non nell'intervallo in cuiavvicinatomi allafinestraper guardare un po' fuorividi scomparsa la brinatailpaesaggio di nuovo scurola baia sferzata dall'acquazzone e dalventoe potei assicurarmi che il trabaccolo aveva lasciatol'ancoraggio e che il Master (morto o vivo che fosse) sballottavaormai sul Mare d'Irlanda.


Converràche io aggiungaa questo puntoil poco che in seguito mi riuscìdi raggranellare a proposito dei fatti di quella notte. Mi ci vollemolto a raccogliere qualche informazione; sia perché non osavointerrogare apertamentesia perché i contrabbandieri miguardavano con inimiciziase non addirittura con disprezzo.Passarono circa sei mesiprima che ci fosse data per certa lasopravvivenza dello scomparso; e passarono degli anni prima che iovenissi a sapere da uno degli uomini di Craildiventato albergatoreper mezzo dei guadagni fatti con le sue cattive azionialcuniparticolari che mi sembravano veri. A quanto parei contrabbandieritrovarono il Master mentre tentava di sollevarsi sopra un gomitooragirando attorno lo sguardo imbambolato ora fissando come un ebete lacandelaoppure la sua mano sanguinante. Al loro arrivosembròriprendere conoscenzaordinò che lo trasportassero a bordo eche tacessero; e al capitano che gli chiedeva come si fosse ridottoin quello statorispose con un profluvio di furiose bestemmieesubito perse i sensi. I contrabbandieriall'inizioerano discordisul da farsi; masiccome non aspettavano che il vento per fare velaed erano pagati enormemente per trasportare clandestinamente inFrancia il Masterconveniva loro sbrigarsi. Inoltrequeglisciagurati avevano per lui qualche simpatia: ritenevano che glipendesse sulla testa una condanna a mortenon sapevano in che guaiosi fosse beccato la sua feritae giudicavano opera buona toglierlodal luogo del pericolo. Così egli fu portato a bordosiriebbe durante la traversata e sbarcò all'Havre de Grace instato di convalescenza. Cosa notevole davvero: egli non disse unaparola a nessuno a proposito del duelloefino ad ogginessuncontrabbandiere sa in quale liteo per mano di quale avversario eglifosse caduto. In qualunque altro uomo avrei attribuito questadiscrezione a un sentimento di pudore: in lui l'ascrivo ad orgoglio.


IlMaster non poteva ridursi a confessarenemmeno a se stessodiessere stato sconfitto da una persona che egli aveva talmenteinsultato e che egli disprezzava in modo tanto atroce.




CAPITOLOSESTO


Riepilogodei fatti successi durante la seconda assenza del Master


Possoripensare con serenità alla tremenda malattia che si manifestònel signor Henry la mattina successivain quanto fu l'ultimasciagura vera e propria che colpì il mio padrone. Forse si puòperfino considerarla una grazia concessagli sotto mentite spoglie.Quale sofferenza fisicainfattipoteva eguagliare l'infelicitàdel suo animo? La signora ed io accudimmo all'infermo. Mylord venivaogni tanto a prendere notiziemadi solitonon varcava la porta.Ricordo cheuna voltaquando ogni speranza sembrava perdutaeglisi avvicinò al capezzale del figlioguardò questi inviso e si allontanò con una mossa singolare del capo e dellebraccia alzateche mi è rimasta in mente come qualcosa ditragicotanto era lo straziotanto il disprezzo per le vicende diquesto basso mondo che essa esprimeva.


Mala maggior parte del tempola signora e io eravamo i soli custodidella stanza: ci avvicendavamo di notteci tenevamo compagnia digiornoperché l'assistenza era un compito lugubre. Il signorHenrycon la testa rasata avvolta in un pannicellosi dibattevasenza soste percuotendo il letto con le palme. La sua lingua nonaveva riposola sua voce fluiva continuamente come un fiumein modoche il mio cuore non poteva più sopportarne il suono. Eranotevolee per me mortificante in modo indicibilesentirlo parlaresempre di cose insulse: partenze e ritornicavalli che ordinava ognitanto di sellarepensando forse (povera creatura!) di cavalcarelontano dalla sua angoscialavori in giardinoreti per i salmonie(cosa che specialmente mi angustiava di sentire) affari sopra affaricifre e dispute con i fittavoli. Mai una parola del padre o dellamogliené del Mastertranne per un giorno o duein cui lasua mente si rivolse tutta al passatoe lui supponeva di esseretornato bambino e di attendere a qualche innocente gioco puerile conil fratello. Quel delirio era tanto più pietoso in quantosembrava che il Master avesse corso allora pericolo di vitapoichél'infermo gridò più di una volta con intensa passione:- Jamie affoga! Salvatelo!

Questoaccessocome dicocommosse tanto me che la signora; ma i deliriabituali del mio padrone non rendevano sufficiente giustizia al suocarattere. Sembrava che egli facesse di tutto per avvalorare lecalunnie del fratelloper dimostrarsi uomo di arida tempraintentounicamente a far soldi. Se fossi stato solo ad ascoltarlonon me nesarebbe importato nientemi accorgevo invece dell'impressionericevuta dalla mogliee sentivo che egli cadevadi giorno ingiornosempre più in basso nel suo animo. Ero il solo sullafaccia della terra a capire l'infermoe avevo il dovere di fare inmodo che un'altra persona lo comprendesse. Sia che egli dovessemorire alloraestinguendo le proprie virtù in una tombasiache egli dovesse aver salva la vita e recuperarecon la rettamemoriail suo retaggio di doloreavevo il dovere di fare in modoche egli fosse pianto teneramente in un casoe sinceramente beneaccolto nell'altrodalla persona che gli era cara sopra ogni altra:cioè da sua moglie.


Nontrovando l'opportunità di parlarle liberamentepensai infinead una specie di rivelazione documentaria; eper alcune notti in cuinon mi toccava di vegliare e avrei potuto riposarmidedicai il miotempo alla preparazione di quello che potrei chiamare il miobilancio. Ma era questa la parte più agevole del mio compitomentre quella che restava (cioè la presentazione dei documentialla signora) risultò quasi superiore al mio potere. Perparecchi giorni andai in giro con i miei fogli sotto il braccioall'ertaper cogliere nella conversazione qualche appiglio che miservisse come introduzione. Non nego che se ne presentasserosennonchéal momento buonola lingua mi si appiccicava alpalato; e credo che andrei ancora in giro con il mio pacchettose unfavorevole caso non mi avesse liberato da ogni esitazione. Era nottee ioancora una voltauscivo dalla camera senza aver conclusonullatutto sconsolato della mia vigliaccheria.


-Che portate con voisignor Mackellar? - mi chiese la signora. - Daqualche giorno vi vedo andare e veniresempre con lo stesso involtosotto il braccio.


Ritornaisui miei passisenza dire una parolaposai le carte davanti a leisul tavolinoe la lasciai alla sua lettura. Mi converràadesso dare qualche idea sul contenuto dei fogli; e il megliopermesarà di riprodurre una mia lettera che era la primanell'incartamentoe della quale (secondo un'ottima consuetudine) hoconservato la minuta.


Essaserviràanchea dimostrare la mia moderazione nel prendereparte agli eventicosa che qualcunosconsideratamenteha messo indubbio.


«Illustrissimasignora«non credo che oserei varcare senza motivo i limitidelle mie attribuzionima so quanto male è scaturito inpassatosu tutta la vostra nobile casatada inopportune ed erroneereticenze; e i documenti sui quali oso richiamare la vostraattenzione sono documenti di famigliae tutti oltremodo meritevolidi essere a vostra conoscenza.


«Neaccludo una lista con qualche necessaria osservazione rimanendodiVossignoria illustrissimail grato e devoto servitore EPHRAIMMACKELLAR».


«Listadei Documenti.


A)Minuta di dieci lettere dirette da Ephraim Mackellar all'OnorevoleJames Duriechiamato per riguardo Master di Ballantraedurante laresidenza di quest'ultimo a Parigiin data ... (Seguono le date).


Nota:da leggere in connessione con B. e C.


B)Sette lettere originali del suddetto Master di Ballantrae al suddettoE. Mackellarin data ... (Seguono le date).


C)Tre lettere originali del suddetto Master di Ballantrae all'OnorevoleHenry Duriein data ... (Seguono le date).


Nota:consegnate a me dal signor Henryaffinché vi rispondessi.


Vedansile copie delle mie risposte ai fogli A. 4A. 5 ed A. 9 di questoincartamento. Il tenore delle comunicazioni inviate dal signor Henrydelle quali non posso trovare nessuna minutapuò dedursi dalcontesto di quelle del suo snaturato fratello.


D)Corrispondenzain originale e minutadurata per un periodo di treanni fino al gennaio del corrente annofra il suddetto Master diBallantrae e ...sottosegretario di Statoventisette fogli intutto.


Nota:trovati fra le carte del Master».


Esaustocom'ero per le veglie e per l'ansiami fu impossibile dormire.Durante tutta la notte passeggiai su e giù per la camerafantasticando sui possibili risultati del mio attoea volterammaricandomi di essermi temerariamente intromesso in cosìintimi affari. Al primo chiarore dell'alba ero alla portadell'infermo. La signora aveva spalancato le imposte e anche i vetriperché la temperatura era mite. Guardava fisso al di fuori:doveperaltroniente c'era da contemplarese non l'azzurro delmattino che si 'insinuava tra le boscaglie. Allo scalpiccio dei mieipassinon girò nemmeno la testa: circostanza che mi sembròdi malaugurio.


-Signora- cominciai; e quindi ripetei: - signora- ma non poteiproseguire. Né la signora venne in mio soccorso con la minimaparola.


Inquesto frangentemi misi a radunare le carte che erano sparpagliatesul tavolinoeper prima cosami accorsi che il loro volumesembrava diminuito. Le scorsi una voltadue voltema lacorrispondenza con il segretario di Statosulla quale contavo tantoper avvalermene in futuronon si trovava in nessun posto. Guardainel caminetto: tra le braci che si sfaldavanonere ceneri di cartasvolazzavano nella corrente. A quella vistala mia timidezza svanì.


-Dio buonosignora- esclamaicon voce per niente adatta a unacamera d'ammalato. - Dio buonosignorache avete fatto dei mieidocumenti?

-Li ho bruciati- rispose la signoragirandosi. - Basta ed èanche troppo che li abbiamo visti voi ed io.


-Avete fatto un bel lavoro stanotte! - esclamai. - E tutto per salvarela reputazione di un uomo che viveva asciugando le vene di suofratellocome io vivo asciugando il calamaio.


-Ho voluto salvare la reputazione della famiglia che voi servitesignor Mackellar- lei ribatté- e in favore della quale visiete già tanto adoperato.


-E' una famiglia che non servirò per molto tempo ancoraesclamai- perché finirò disperato. Voi mi aveteinfranto l'arma fra le mani; ci avete lasciati senza difesa. Mirestavano questi documenti da sventolare sulla sua testa e ora chefare? Siamo in una posizione così falsa che non oseremometterlo alla porta; il paese farebbe fuoco e fiamme contro di noi; eio avevo quest'unico appiglio contro di luie ora non c'èpiùora egli può ritornare quando gli aggrada; e noidovremo tutti sedere a tavola con luipasseggiare con lui sullaterrazzao farlo giocare a carte: studiarle tutte per dilettare isuoi ozi! Nosignora! Dio vi perdonise puòperchéil mio cuore non può perdonarvi.


-Mi meraviglio che siate così semplicesignor Mackellardissela signora. - Che conta la reputazione per quest'uomo? Ma lui saquanto conta per noisa che moriremmo piuttosto che rendere questelettere di pubblico dominio; e supponete che luisapendo questononspeculerebbe su tale fatto? Quella che chiamate la vostra armasignor Mackellare che sarebbe stata davvero un'arma contro un uomoprovvisto di una sia pur minima traccia di decorosarebbe stataun'arma di carta contro di lui. Vi riderebbe in visoper unaminaccia simile. Egli si fonda sulla sua depravazionese ne fa unaforza; è vano lottare contro certa gente. - Lei pronunciòd'impeto queste ultime parolequasi con disperazione; e poicon piùcalmariprese:

Nosignor Mackellar; ci ho riflettuto tutta la notte: non c'è viadi scampo. Documenti o non documentila porta di questa casa gli èapertaè lui il vero eredepurtroppo! Se cercassimo diescluderlotutto ricadrebbe sul povero Henry che mi toccherebbenuovamente di vedere preso a sassate per la strada. Ahse Henrymuoreil caso è diverso! Hanno rotto il fidecommisso per iloro finiora la tenuta spetta a mia figlia; vorrò vedere chici mette piede. Ma se Henry vivemio povero signor Mackellare sequell'uomo ritornaci toccherà soffrire: soltantoquestavoltasoffriremo in due.


Tuttosommatomi compiacqui delle disposizioni d'animo della signoranépotei negare che ci fosse qualche fondamento in quello che leisuggeriva riguardo ai documenti.


-Non parliamone più- dissi. - A me non resta che rammaricarmidi aver affidato gli originali ad una signora; il che fuperlomenoun atto poco accorto. Se ho detto di lasciare il servizio di questafamigliacredete che ho parlato soltanto con la bocca; e potetemettervi l'animo in pace. Io appartengo a Durrisdeersignoracomese ci fossi nato.


Lasignora (devo dirlo a onor del vero) si mostrò inteneritadalle mie parole; così che quella mattina cominciammo atrattarcicome poi continuammo a fare per molti annisu unaconveniente base di mutua indulgenza e di mutuo rispetto.


Quellostesso giornoche certo era predestinato alla consolazioneosservammo nel signor Henry i primi indizi di miglioramento; eversole tre del pomeriggio seguenteegli tornò in séchiamandomi per nome con i più chiari segni di affetto. Anchela signora era in camerae stava ai piedi del letto; ma egli nonsembrò accorgersi di lei.


D'altraparteessendo caduta la febbreegli era così debole chedopo quello sforzoricadde nuovamente in uno stato di letargo. Ilcorso della sua guarigione fu lentoma uniforme; il suo appetitocresceva di giorno in giorno; ogni settimana potevamo osservare inlui un aumentosia di forze sia di floridezzae prima della finedel meseegli si alzava e poteva essere trasportato in terrazzasulla poltrona.


Fuil periodo in cui la signora e io nutrimmo forse le maggioriinquietudini. Cessata l'apprensione per la vita dell'infermosubentrava una paura più tremenda. Di giorno in giornosentivamo venire il momento decisivoma il tempo passava e nonsuccedeva niente. Il signor Henry riprendeva vigore e teneva con noilunghi discorsi sugli argomenti più disparatiil padre venivaa tenergli compagnia e se ne andavama non si verificava nessunaccenno alla tragedia recente o alle angustie di un tempochel'avevano provocata.


Egliricordava e nascondeva la sua tremenda consapevolezza? oppure gli siera cancellato tutto dalla mente? Questo problema ci teneva vigili etremanti tutto il giornoin sua compagnia e svegli di notte neinostri letti solitari. Non sapevamo nemmeno in quale dei due terminidell'alternativa riporre le nostre speranzepoiché tutti edue sembravano innaturali e suggerivano direttamente il sospettodella malattia mentale. Nata questa pauratenni d'occhio con curaassidua il suo comportamento. Egli aveva un qualcosa del bambino:un'allegria del tutto estranea alla sua personalitàprecedenteun'attenzione prontamente sollecita e poi molto tenaceper inezie disprezzate in precedenza. Ai tempi in cui si era trovatoumiliato non aveva avuto altro confidente epotrei direaltro amicotranne mee con la moglie era in termini di completo distacco; conla convalescenza tutto parve cambiatodimenticato il passatoprimae persino unica nei suoi pensieri la moglie. Egli si rivolgeva a leicon tutte le sue facoltà emotivecome un bambino verso lamammafiducioso di trovare comprensione; la cercava per qualsiasicosa avesse bisognoun po' con quella querula familiarità chedenota la certezza di essere accolto con indulgenza; e per giustiziaverso la signora devo dire che non restava mai deluso. Anziper leiquesto cambiamento di maniere era motivo di turbamento indicibile ecredo chesegretamentelo sentisse come un rimproverotanto chenei primi tempila vidi più volte fuggire dalla stanza perpoter dare libero sfogo alle lacrime. Ma a me la variazione nonsembrava affatto naturale; econsiderandola insieme con tutto ilrestocominciai a chiedermicon vero sgomentose la ragione delpovero malato fosse ancora perfettamente integra.


Siccomequesto dubbio durò molti annie cioè fino alla mortedel mio padroneturbando tutti i nostri seguenti rapportimi saràlecito trattarne più in esteso. Quando il signor Henry potéricominciare a occuparsi dei suoi affariebbi varie opportunitàdi mettere alla prova la sua ragione. Non mancava di intelligenzanédi autorità; ma aveva del tutto perduto l'abitualeperseveranzasi stancava presto e si metteva a sbadigliaree ponevanelle questioni di denaro una faciloneria confinante con latrascuratezzache è indubbiamente fuori luogo in un similecampo. E' vero cheda quando non c'era più da combattere conle estorsioni del Masterserviva meno far della parsimonia unaregola e battagliare per il centesimo. Ed è pure vero che larilassatezza in parola non aveva niente di eccessivoaltrimenti nonavrei accettato di parteciparvi. Ma il complesso indicava uncambiamento molto nettoper quanto lievee anche se a nessunosarebbe stato lecito dire che il mio padrone fosse minimamente uscitodi sennonessuno poteva negare che egli fosse stato trascinato fuoridella sua personalità solita. Lo stesso può dirsidaallora in poidelle maniere e dell'aspetto. L'ardore della febbregli aveva lasciato una traccia nelle vene; i suoi movimenti erano unpo' precipitosii suoi discorsi un po' volubiliquando nonaddirittura sconnessi. Egli aveva l'animo aperto alle impressionilietele gradiva e ne godeva; ma si mostrava insofferente ad ogninoia o dispiaceree vi si sottraeva a cuor leggero. Questadisposizione di spirito gli assicurò la tranquillitànell'avvenirema essa appunto costituivase maila sua insania.Gran parte della vita umana consiste nella contemplazione di maliineluttabilima il signor Henryquando non poteva domare con unosforzo della mente la propria inquietudinene annullava ad ognicosto il motivo: faceva insommaalternativamentela parte dellostruzzo e quella del toro. Devo attribuire alla sua incapacitàdi sopportare la sofferenza tutte le intemperanze e i passi falsi cheegli commise in seguito. Essa lo indusse a percuotere MacManuslostaffiere: azionequestadel tutto aliena dalla sua precedentecondotta e che suscitòlì per lìtanticommenti. Ad essa inoltre devo far carico della perdita totale dicirca duecento sterlineoltre metà della quale somma avreipotuto salvarese la sua impazienza non me l'avesse impedito. Maegli preferiva perdere denaroo ricorrere a qualsiasi disperatoespedientepiuttosto che restare in uno stato d'ansia.


Questeconsiderazioni mi hanno allontanato dalla questione che sopra ognialtra ci angustiava: secioèegli avesse dimenticato ilproprio atto tremendo; oin caso contrarioin quale luce lovedesse. La verità balenò su di me all'improvvisoe fuuna delle maggiori sorprese della mia vita. Egli era giàuscito di casa varie volte e cominciava a camminare un po' abraccetto con qualcunoquando mi capitò di restare solo conlui sulla terrazza. Si girò verso di me con il singolarefurtivo sorriso di uno scolaretto colto in falloe senza il minimopreambolomi bisbigliò: - Dove l'avete sepolto?

Nontrovai fiato per rispondere.


-Dove l'avete seppellito? - egli ripeté. - Voglio vedere la suatomba.


Misembrò opportuno prendere il bue per le corna. - Signor Henry- risposi- ho una notizia da darvi che vi consoleràoltremodo.


Secondoogni umana probabilità le vostre mani sono monde di sangue! Mibaso su certi indizi secondo i quali vostro fratello non era mortoquella nottee fu invece trasportatosvenutoa bordo deltrabaccolo. C'è il caso cheormaiegli sia perfettamenteguarito.


Nonpotei leggere niente sulla sua faccia. - James? - chiese.


-Vostro fratello James- risposi. - Non vorrei alimentare unasperanza vanama il cuore mi dice che egli vive ancora.


-Ah! - esclamò il signor Henry; ealzandosi dal sedile discattocon un'alacrità superiore a quella mostrata inprecedenzami puntò l'indice contro il petto e sibilòcon una specie di gemito: - Mackellar- sono le sue testuali parole- niente può uccidere quell'uomo. Non è mortale. Peseràsu me per tutta l'eternitàper tutta l'eternità diDio! - etornando a sederesi chiuse in un ostinato silenzio.


Ungiorno o due dopocon lo stesso furtivo sorrisoe guardandosi primaattornocome per assicurarsi che eravamo soli: - Mackellar- disse- se caso mai sapeste qualcosabadate bene d'informarmi.


Dobbiamotenerlo d'occhioaltrimenti ci prenderà alla sprovvista.


-Non si farà rivedere più da queste parti- dissi.


-Ma sì- esclamò il signor Henry. - Dovunque saròioci sarà sempre anche lui. - E si guardò intorno dinuovo.


-Non dovete fissarvi su quest'ideasignor Henry- gli raccomandai.


-Avete ragione- mi rispose. - Non ci penseremo piùse nonquando saprete qualcosa. E poiper ora non si saaggiunse- puòanche essere morto.


Ilmodo in cui me lo disse mi convinse appieno di quello che avevoappena osato sospettare: checioèlungi dal soffrire rimorsoper il proprio attentatoegli ne deplorava l'insuccesso. Tenni perme questa scopertatemendo di pregiudicarlo presso sua moglie. Maavrei potuto risparmiarmi questo scrupolo: lei aveva indovinato dasola il sentimento di suo maritoe lo considerava del tuttonaturale. A dire il verodovrei confessare che eravamo in tre adavere la stessa idea; né a Durrisdeer sarebbe potuta giungerenotizia meglio accetta della partecipazione della morte del Master.


Madevo parlare dell'eccezionecioè del mio vecchio lord. Appenale mie angustie per il mio padrone cominciarono a calmarsipercepiinel capofamiglia un cambiamento che sembrava foriero di conseguenzeletali.


Ilvecchio gentiluomo aveva la faccia pallida e gonfia; spessomentrestava a fianco del fuoco a leggere i suoi scritti latinicadevaaddormentatolasciando ruzzolare il libro nella cenere; certi giornitrascinava il piede; certi altri incespicava nel parlare. Tuttavianon veniva meno alla solita cortesiaanzi l'accentuava all'estremo:si scusava per il minimo disturbo; si mostrava premuroso con tuttieverso di medella più lusinghiera cerimoniosità. Ungiorno che aveva mandato a chiamare il suo legale ed era rimasto perun pezzo a quattr'occhi con luiavendomi incontrato mentreattraversava la sala con andatura stancami prese gentilmente lamano. Signor Mackellar- mi disse- ho avuto più voltel'opportunità di apprezzare i vostri servigi; ed oggidandonuove disposizioni per il mio testamentomi sono preso l'arbitrio dinominarvi fra i miei esecutori. Credo che voi amiate abbastanza lanostra famiglia per rendermi volentieri anche questo servigio. - Inquel tempo egli passava la maggior parte del giorno in un torporedal quale era spesso difficile svegliarlo; sembrava aver perso ilconto degli annie parecchie volte (specie nel risveglio) chiamavala moglie e un vecchio servo la cui lapide nel camposanto era ormaiverde di borragine. Se mi avessero chiamato in giudizioavrei dovutodichiararlo incapace di fare testamento; eppure le sue estremevolontà parvero dettate dal massimo buon senso e dalla piùchiara capacità di giudicare le persone e gli affari.


Lasua dissoluzioneper quanto non molto lungaprocedette per gradiinfinitesimali. Le sue facoltà decaddero uniformementeinsieme: le sue membra si spossarono a un trattol'udito s'indurìil discorso si ridusse a un borbottio; eppurefino all'ultimoegliriuscì a mostrare l'urbanità e la gentilezza antiche:stringeva la mano di chi lo aiutava; mi offrì uno dei suoilibri latini su cui aveva laboriosamente tracciato il mio nomecidiede occasioneinsommain mille modidi valutare tutta la gravitàdella perdita che potevamo quasi dire di aver già subita. Finoall'ultimo il potere di articolare le sillabe gli tornò diquando in quando all'improvviso: sembrava aver solo dimenticatol'arte della parolacome un bambino la sua lezionee riacquistarlaa trattiper un improvviso risveglio della memoria.


L'ultimasera della sua vitaruppe a un tratto l'abituale silenzio con questacitazione di Virgilio: "Gnatique patrisquealmaprecormiserere" (1)proferita distintamente e con accentoappropriato.


All'inattesochiaro suono di quelle parolenoi trasalimmo nelle nostre diverseoccupazioni; ma ci volgemmo a lui invano: egli tacque e sembròpiù cosciente. Poco dopo fu messo a letto con difficoltàmaggiore del solitoe durante la nottesenza nessuna convulsioned'agoniail suo spirito se ne partì.


Lungotempo dopomi capitò di parlare di questi particolari con undottore in medicinauomo di così alta reputazione che mifaccio scrupolo di nominarlo. Secondo lui padre e figlio soffrivanoentrambi dello stesso male: il padreper la scossa della suadisumana sciagurae il figlio forse nell'eccitamento della febbreavevano subito la rottura di un vaso nel cervello; e probabilmente(aggiungeva il dottore) c'era nella famiglia qualche predisposizionead accidenti di questo genere. Il padre cedetteil figlio recuperòtutta l'apparenza della salute; ma qualcosa doveva essersi distruttonei delicati tessuti dove l'anima risiede per compiere i suoi ufficiterrestrie spero bene che simili infortuni materiali non possanoesserle parimenti d'impedimento nei suoi fini celesti. Peraltroapensarci megliocerte cose non contano nientedato che Coluiilquale dovrà giudicare gli atti della nostra vitaèQuegli stesso che ci formò di fragile tempra.


Lamorte di mylord diede luogo a un nuovo motivo di sorpresaper noiche sorvegliavamo il contegno del suo successore. A ben riflettereerano stati i due figlitra l'uno e l'altroa uccidere il padreequello che aveva staccato le spade dalla parete poteva direaddirittura di averlo ucciso di sua mano; ma un simile pensiero nonsembrò sfiorare il mio nuovo lord. Egli mostrò tutta lagravità voluta dalle circostanze; che fosse affrantonondireiaveva tutt'al più un dolore garbato; parlò delmorto con sereno rimpiantorievocò vecchi tratticaratteristici della sua figurasorridendone con tranquillacoscienzae venuto il giorno delle esequie gli rese le estremeonoranze con meticoloso decoro. Potei inoltre accorgermi che egliprovava un profondo compiacimento per il proprio accesso al titoloche esigeva puntigliosamente.


Aquesto puntoapparve sulla scena un personaggio nuovo e destinatoinoltrea rappresentare anche lui una parte nella storia: vogliodire il lord attualeAlexanderla cui nascitaavvenuto il 17luglio 1757colmò la coppa della contentezza per il miopovero padrone. A questi non restò più niente dadesiderare: né tempo da dedicare a desideri. Non credo vi siamai stato genitore tenero e sollecito come lui. Lontano dal figlionon trovava pace: se il bambino era fuori di casail padresorvegliava se le nubi minacciassero pioggia; di notte si alzava dalletto per osservarlo nel sonno. Persino la sua conversazione diventònoiosa agli estraneiperché egli non sapeva parlare d'altroche del figlio. Nelle questioni riguardanti le proprietàogniprogetto si formulava avendo in vista Alexander.- Occupiamocenesubitoin modo che il bosco sia cresciuto quando Alexander saràmaggiorenne. - Oppure: Questo verrà a proposito per ilmatrimonio di Alexander. - Tale infatuazione diventò di giornoin giorno sempre più palese in manifestazioni a voltecommoventi ea voltenon poco biasimevoli. Appena il bambino imparòa camminare da séil mio lord dedicò la maggior partedel tempo a portarlo a spasso per la maninaprima sulla terrazzaepoi all'aperto nel parco. Il suono delle loro voci (che si sentiva agran distanzatanto essi parlavano forte) diventò familiarenei dintorni; eal mio orecchiosuonava più delizioso chenon il canto degli uccelli. Era un piacere vedere padre e figliotornare a casa carichi di erica biancaugualmente accaldati e avolte ugualmente inzaccheratiperché si infervoravano nellostesso modo in ogni tipo di divertimenti fanciulleschisia scavandobuche sulla spiaggiasia costruendo dighe nei ruscellie cosìvia; e a me capitò di vederli spiare le vacche attraverso unosteccato con lo stesso fanciullesco compiacimento.


Parlandodi questi giochimi viene in mente una strana scena alla quale micapitò di assistere. C'era un cammino che non potevopercorrere senza emozionetanto spesso l'avevo seguito per tristiincombenze e tanto male ne era venuto alla casa di Durrisdeer. Ma ilsentiero era accessibile da ogni punto della campagna oltre il MuckleRoss; ed iosebbene assai malvolentierimi trovavo indotto aservirmene forse una volta ogni due mesi. Quando il signor Alexanderavrà avuto sette o otto annisi diede il caso che ioavendoavuto da sbrigare qualche faccenda in un podere fuori manopassassial ritorno dalla macchia verso le nove di una mattina piena di sole.Era la stagione in cui i boschi rinverdisconole siepi si riempionodi fiori e gli uccelli cantano a gara. In contrasto con tantaallegriala macchia sembrava ancora più foscae io misentivo ancora più turbato dai ricordi che vi si associavano.In questo stato d'animomi fece un'impressione sgradevole sentirepoco più avantiun suono di vocie riconoscere quelle dimylord e del signor Alexander. Affrettai il passoe ben presto poteivederli tutti e due. Si erano fermati nello spiazzo dove era avvenutoil duelloe mylordtenendo la mano sulla spalla del figliolettogli parlava con una certa serietà. Ma quando lo scalpiccio deimiei passi gli fece sollevare la testami sembrò di vedere ilsuo volto illuminarsi.


-Oh! - mi dice. - ecco il buon Mackellar. Stavo appunto raccontando aSandie la storia di questo luogo: e cioè come quiuna voltail demonio tentò di uccidere un uomoe questi fu invece lìlì per uccidere il demonio.


Miera sembrato abbastanza strano che egli avesse portato il ragazzo inquel posto; che egli parlasse addirittura del duello passava ilsegno. E il peggio venne dopopoichérivolgendosi al figlioegli aggiunse: - Puoi chiederlo a Mackellar; lui c'era e vide ognicosa.


-E' verosignor Mackellar? - chiese il bambino. - Avete visto ildiavolo in persona?

-Non so di che parliate- risposi- e ho molta fretta. Dissi cosìun po' scontrosamenteper sottrarmi all'imbarazzo della posizione;esubitol'amarezza del passato e il terrore di quella scena allume delle candele mi invasero il pensiero. Ricordai che sarebbebastata una differenza di un attimo nella prontezza di una parataperché il bambino che avevo davanti non vedesse mai la luceel'emozione che turbava sempre il mio cuore nella fosca macchiaesplose in parole. - Ma è proprio vero- esclamai- che hoincontrato il demonio in questi boschi e che l'ho visto sconfiggerequi. Sia lode a Dio se l'abbiamo scampatasia lode a Dio se lepietre stanno ancora una sull'altra nei muri di Durrisdeer! E voisignor Alexanderse mai capitate in questo postofosse anche fracent'anni e in compagnia dei più lieti e grandi personaggi delpaesecredetemise fossi in voigirerei al largo e direimentalmente una preghiera!

Mylordannuì con serietà: - Oh! - esclamò- dicesempre beneil nostro Mackellar. SuAlexandertogliti il berretto.Così dicendosi scoprì il capo e alzò la manoal cielo.Signore- pregò- io Ti ringrazio e mio figlio Tiringrazia per la Tua infinita misericordia.


Dacciun po' di pace. Difendici dall'uomo perverso. ColpisciSignorelasua bocca mendace! Le ultime parole proruppero in un grido eaquesto puntosia che l'ira gli soffocasse la vocesia che egli siaccorgesse di pronunciare una singolare specie di preghierafattosta che tacque all'improvviso eun momento doposi rimise ilcappello.


-Mi sembra che abbiate dimenticato una frasemylord - dissi. -Rimetti i nostri debiticome noi li rimettiamo ai nostri debitori.


PerchéTuoi sono il regnoil potere e la gloria per i secoli dei secoli.Amen.


-Oh! dirlo è facile- rispose mylord. - Dirlo è facile.Ma al posto mioperdonare! Credo che farei una magra figura setentassi di darmene l'aria!

-Il bambinomylord! - dissicon qualche severità perchémi sembrò che quegli sfoghi mal si addicessero agli orecchi diun fanciullo.


-Giàè vero- rispose lui. - Questa è robanoiosaper un ragazzo. Suandiamo per nidi.


Nonmi ricordo se fosse lo stesso giornoma certo poco tempo dopoilmio lordtrovandomi solosi aprì un po' di più sullostesso argomento.


-Mackellar- mi disse- ora sono molto felice.


-Lo credo benemylord- risposi- ed è una vista che miallarga il cuore.


-La felicità porta con sé dei doverinon vi pare? - michiese con aria pensierosa.


-Di certo- assentii - e anche il dolore ha dei doveri. Secondo ilmio umile parerese non stiamo qui per fare un po' di benepiùpresto ce ne andiamo e meglio è.


-Giàma voinei miei pannigli perdonereste? - mi fa mylord.


Ilrepentino attacco mi sconcertò un po'. - Si tratta di unostretto dovere- risposi.


-Uhm! - fece lui. - Queste sono frasi! Avete forse perdonatovoi?

-Ebbene... no! - dissi. - Dio mi perdonino.


-Qua la mano! - esclamò mylord con una certa giovialità.


-Non sta benefra gente cristianastringersi la mano per suggellareun sentimento cattivo. Spero di darvi la mia in una circostanza piùevangelica.


Dissicosìsorridendo un po'ma mylord uscì dalla stanzaridendo forte.


Quantoall'infatuazione di mylord per il figlionon trovo parole adatte. Inquel pensiero egli si smarriva e affariamicimoglie sembravanougualmente dimenticatio ricordati solo a prezzo di uno sforzopenosocome nello stordimento prodotto da un filtro. Lo si notavaspecialmente nel caso della moglie. Da quando avevo messo piede aDurrisdeerlei aveva sempre occupato tutti i suoi pensieriattrattoi suoi occhi come una calamitaadesso era del tutto esclusa.


L'hoveduto farsi sulla soglia di una stanzalanciare un'occhiatacircolare e oltrepassare la mia signora come se fosse un caneaccucciato vicino al fuoco. Egli cercava Alexander. E la mia signoralo sapeva perfettamente. Gli capitava di parlarle cosìruvidamenteche mi sarei quasi sentito d'interveniree il motivoera sempre lo stessocioè che lei aveva contrariato inqualche modo Alexander.


Quellaera senza dubbioper la signorauna specie di punizione divinaerasenza dubbio un capovolgimento di posizioniquali solo la divinaProvvidenza sa attuarne. Dopo essere rimasta insensibileper tantiannia tutte le possibili manifestazioni di tenerezzale toccavaora di essere trascurata; tanto più merita di essere lodataper il modo in cui vi si adattava.


Risultòuna situazione strana: e cioè che nella casa vi furono ancorauna volta due partiti e chequesta voltaio tenevo per la signora.


Nonche il mio affetto per il mio padrone venisse menomaper dirneunaegli non aveva più tanto bisogno della mia compagnia. Ein secondo luogoio non potevo astenermi dall'osservare il mododiverso con cui erano trattati il signor Alexander e la signorinaKatharineper la quale mylord non aveva avuto mai la minimasollecitudine. In terzo luogomi sentivo ferito dal cambiamento dilui verso sua mogliemutamento che mi faceva l'impressione di unaspecie d'infedeltà. Mi era impossibileinoltrenon ammirarela costanza e la gentilezza che lei dimostrava. Forseil sentimentodi lei verso il mio padroneessendo nato dalla pietàerapiuttosto di madre che di moglie; forse a lei piaceva vedere i suoidue ragazzise posso dir cosìdivertirsi tanto insiemeetanto più se ne consolavain quanto uno di essiper ilpassatoaveva sofferto ingiustamente. Ma nonostante questoesebbene io non scoprissi in lei nessun segno di gelosiasussistevail fatto che alla signora non restava altra compagnia se non quelladella povera e negletta signorina Katharine; e ioda parte miadedicavo sempre più il mio tempo libero alla madre e allafiglia. Sarebbe facile esagerare parlando di questa divisioneperchéla famigliarispetto a tante altregodeva una relativatranquillità; pure la divisione esisteva: e che mylord se neaccorgesse o nonon saprei dirlo. Non credo che se ne rendessecontoassorto come era nella sua tenerezza per il figlio; ma noi trene eravamo consapevoli e in certo qual modone soffrivamo.


Peraltroquello che più ci affliggeva era il pericolo grande ecrescente che correva il bambino. Mylord ripeteva il caso di suopadree c'era da temere che il figlio riuscisse un secondo Master.Il tempo ha dimostrato che questi timori erano assurdi. Certononc'è oggi in tutta la Scozia gentiluomo più compito delsettimo Lord Durrisdeer. Del mio esodo dalla sua casa non mi convieneparlaremeno che mai in un memoriale scritto al solo fine digiustificare suo padre...


["Notadel Curatore. Qui sono omesse cinque pagine del manoscritto delsignor Mackellar. Esaminandoleho avuto l'impressione cheinvecchiandoil signor Mackellar fosse diventato un servitorepiuttosto esigente. Niente di concreto è addebitato al settimoLord Durrisdeer (la cui vitaad ogni modonon ci riguarda)".R.L.S.]... Ma la nostra paura a quel tempo era che egli dovesseprodurrenella persona del figliouna seconda edizione delfratello. La signora aveva fatto in modo di intervenire con unasalutare disciplina; si era poi rassegnata a veder fallire i suoitentativi; eorafaceva la parte di spettatrice con angustiasegreta: a volte le sfuggiva qualche accenno al suo stato d'animoequando qualche incredibile esempio della indulgenza di suo marito leera comunque palesatolasciava scorgere il proprio sgomento con ungesto o magari con una esclamazione. Quanto a meero assillatogiorno e notte da grave ansianon tanto per il bambinoquanto peril padre. La consapevolezza di costui sembrava addormentata: egliviveva come in sognoe un brusco risveglio gli sarebbe certoriuscito mortale. Che egli sopravvivesse al suo sogno eraincredibilee l'idea che egli potesse disonorarsi mi inorridiva.


Questacontinua inquietudine mi strappò infine una rimostranza: fattoche occorre raccontare per esteso. Mylord e io sedevamoun giornoallo stesso scrittoioper definire un noioso particolare d'affari;ho già detto che lui aveva perso l'antica sollecitudine percerti lavori; quel giorno fremeva dalla voglia di andarsenee simostrava stizzoso annoiatoe (mi sembrò) più vecchiodi quanto di solito non sembrasse.


Probabilmenteil suo viso sparuto mi spinse lì per lì ad untentativo.


-Mylord- dissia testa bassa e fingendo di continuare il miolavoro- opiuttostolasciate che vi chiami di nuovo con il nomedi signor Henryperché io temo il vostro sdegno e vorreiintenerirvi con il ricordo dei tempi andati.


-Mio buon Mackellar! - mi risposein tono così benevolo che iofui lì lì per dimenticare il mio proposito. Ma ricordaiche stavo parlando per il suo bene e tenni duro.


-Vi è mai venuto in mente che cosa state facendo? - gli chiesi.


-Che sto facendo? - ripeté- non mi è riuscito mai dispiegare gli indovinelli.


-Che state facendo con vostro figlio? - chiesi.


-Come? - fa lui con un tono come di sfida. - Che sto facendo con miofiglio?

-Vostro padre era un'ottima persona- dico iogirando intorno allaquestione. - Ma credete voi che fosse un saggio padre?

Primache lui rispondesse vi fu una pausae poi: - Non dico niente controdi lui- replicò. - Ne avrei motivo forsepiù diqualunque altro; ma non dico niente.


-Ebbenequesto è il punto- dissi. - Voi avreste motivo dilagnarvi di vostro padre. Eppure egli era un'ottima persona; non homai conosciuto una persona migliore di lui; nétranne che inun puntopiù saggia di lui. E' possibilissimo che un altrouomo cada dove egli inciampò. Egli aveva due figlioli...


Mylordbatté a un trattoe con violenzale nocche sulla tavola.


-Che insinuazioni sono queste? - esclamò. - Parlate chiaro!

-Vi obbedisco- dissi con la voce quasi strangolata dal battito delmio cuore.- Se voi continuate ad essere così indulgente con ilsignor Alexanderseguirete le orme di vostro padre. Badatemylordche vostro figlio (quando sarà grande) non abbia a seguire leorme del Master.


Nonavevo mai avuto intenzione di presentare le cose in maniera cosìcruda; manell'estremo della pauraviene una specie di coraggiobrutalebrutalissimo inveroe io bruciai i miei vascelli con quellechiare parole. Non ebbi risposta. Quando alzai la testamylord siera alzato in piedi eun attimo dopocadeva pesantemente sulpavimento.


L'accessonon durò a lungo; egli tornò in sécomesmemoratosi portò una mano alla testache io stavosorreggendo e mormoròcon voce rotta: - Mi è venutomale- e poco dopo: - Aiutatemi. - Lo tirai sue sembròriaversibenché dovesse appoggiarsi allo scrittoio. Mi èvenuto maleMackellar- disse un'altra volta. Qualcosa si èrottoMackellaro stava per rompersie poi tutto s'è messoa girare. Ero molto arrabbiatomi pare. Non importaMackellarnonimporta. Non sarei capace di torcervi un capello. Troppe cose sonosuccesse. Lo sappiamo bene tutti e due. Ma io voglio andare dallasignoravoglio andare dalla signoradissee uscì dallastanza con passo abbastanza fermolasciandomi sopraffatto dalrimorso.


Benpresto la porta si spalancòe la signora si precipitòdentro con occhi fiammeggianti. - Che è successo? - esclamò.Che avete fatto a mio marito? Non imparerete mai a stare al vostroposto in questa casa?

Nonla smetterete mai di impicciarvi dei fatti altrui?

-Mylady- dissi- da quando sono in questa casa ho ricevuto maleparole a sufficienza. Per qualche tempo sono state il mio ciboquotidianopotete dirmi quel che vi pare; non troverete mai untermine abbastanza duro per definire il mio errore. Eppurela miaintenzione era ottima.


Leraccontai tutto con sinceritàproprio come sta scritto qui;equando ebbi finito lei rimase soprappensieroe io vidi cadere lasua animosità. - Già- disse- la vostra intenzioneera buona davvero. Io pure ho avuto la stessa intenzioneopermeglio direla stessa tentazione; e perciò vi perdono. MaDio buononon capite che lui non può sopportare altre scosse?Non può sopportare altre scosse!

-esclamò.- La corda è tesa tanto da spezzarsi. Cheimporta il futuropurché lui godaoggiun po' di pace?

-Amen- dissi io. - Non m'impiccerò più di niente. Miconsola abbastanza che voi abbiate riconosciuto la bontà dellemie intenzioni.


-Già- disse la signora- maal punto buono vi dev'esserevenuto meno il coraggioperché quello che diceste fu dettocon rudezza crudele. - Si interruppee mi guardòpoia untrattosorrise lievementee disse una cosa singolare: Sapete voiche cosa sietesignor Mackellar? Siete una vecchia zitella.


Nessunaltro incidente notevole capitò in famigliafino al ritornodi quell'uomo nato sotto cattiva stella che era il Master. Ma io devocollocare qui un secondo estratto delle memorie del cavalier Burkeinteressante di per sée oltremodo necessario al mio intento.Queste pagine contengono le nostre uniche informazioni sui viaggi delMaster nell'India e la prima menzione di Secundra Dass. Da esseinoltrerisulta in maniera non dubbia un fattochese conosciutoda noi vent'anni primaavrebbe risparmiato chi sa quante calamitàe quanti dolorie cioè che Secundra Dass sapeva l'inglese.




NOTE:


1)Abbi pietàti pregoo divinadel padre e del figlio(VIRGILIO"Eneide"Sesto Cantoverso 116).




CAPITOLOSETTIMO


Avventuradel cavalier Burke in India (Estratto dalle memorie dello stesso)


...Mi trovavodunqueper le vie di quella cittàil cui nomenon ricordo e che allora conoscevo tanto poco da non sapere versoquale parte dirigermi. Al repentino allarmeero scappato fuori senzascarpené calziniil cappello mi era stato buttato giùdalla testa nel tafferugliola mia cassetta era nelle mani degliinglesi; non avevo altro compagno che il "cipaye" (1)altra arma che la mia spadae neppure un quattrino in tasca. Insommaeroin tutto e per tuttosimile a uno di quei dervisci che ilsignor Galland ci ha fatto conoscere nei suoi ben composti racconti.Quei signoricome ricorderetes'imbattevano continuamente inperipezie fenomenali; anche per me ce n'era una in serbodi lìa pococosì fenomenale chelo dichiaroancora oggi nonriesco a spiegarla.


Ilcipaye era un onest'uomoaveva servito molti anni sotto le bandierefrancesi e si sarebbe fatto tagliare a pezzi per i valorosicompatrioti del signor Lally. Era la stessa persona (il suo nome mi èsfuggito del tutto) di cui ho già raccontato un sorprendenteatto di cortesia (voglio dire di quando egli trovò suibastioni il signor di Fessac e meinteramente sopraffattidall'acquavitee ci coprì di paglia al passaggio delcomandante). Lo consultaidunquecon perfetta libertà. Checosa bisognasse fare era un bel problema; peraltro finimmo con ildecidere di scalare il muro di un giardinodove avremmo potutodormire all'ombra degli alberieforseimpadronirci di un paio dipantofole e di un turbante. In quella parte della città non siaveva che l'imbarazzo della sceltaperché il quartiere erainteramente composto di giardini cintati da murie le viuzze che liseparavanoa quell'ora della notteerano deserte.


Aiutaiil cipaye e in quattro e quattr'otto ci calammo in un largo recintopieno di alberi. Il posto era intriso di guazzachein quel paeseè estremamente nociva specie ai bianchi; tuttavia la miastanchezza era tale che fui sul punto di addormentarmiquando ilcipaye mi richiamò alla consapevolezza. In fondo al recintouna vivida luce era apparsa all'improvvisoe continuava a splenderetra le foglie. Quella circostanza era del tutto insolita in quelposto e a tale oraenella nostra situazioneci convenivaprocedere con qualche cautela. Il cipayemandato da me inricognizioneben presto ritornò con la notizia che eravamocapitati assai maleperché la casa apparteneva a un biancoche con tutta probabilità era inglese.


-Cospetto! - dissi- se c'è da vedere un biancovoglio dargliun'occhiataperchégrazie a Dioi bianchi non sono tutti diuna pasta!

Ilcipayedi conseguenzami fece strada verso un luogo dal quale sipoteva vedere bene la casa. Questa era circondata da un'ampiaveranda; un lumeaccuratamente smoccolatoera sistemato sulpavimento in mezzo a due uominiche stavano accosciati all'usoorientale. Entrambi erano avvolti in mussola come indigeni; tuttaviauno di essi era non solo un biancoma anche un uomo molto ben noto ame e al lettore:

cioèproprio quel tale Master di Ballantrae della cui prodezza e del cuigenio ho avuto motivo di parlare tanto spesso. Mi era giunta vocedella sua venuta in Indiasenza però che io lo incontrassimainé che io sapessi molto delle sue faccende. A ogni modonon appena lo ebbi riconosciuto e mi sentii fra le braccia di un cosìvecchio commilitonesupposi di essere giunto alla fine delle mietraversie.


Nonesitai a uscire sotto il lume della luna che splendeva smagliante; esalutando per nome Ballantraegli resi notain poche parolela miapenosa situazione. Dopo avere avutogirandosiappena un lievissimotrasalimentorimase a guardarmi bene in faccia mentre parlavoequando ebbi terminato si rivolse al suo compagno nel barbaro idiomaindigeno. L'altropersona dall'aspetto estremamente gracilecongambe simili a canne da passeggioe dita come cannelli di pipa (2)si alzò in piedi.


-Il Sahib (3)- disse- non capisce affatto l'inglese. Io capiscoevedo che voi avete preso un piccolo abbaglio; oh! molto faciledelresto. Ma il Sahib gradirebbe sapere come entraste in giardino.


-Ballantrae- esclamai- avete dunque la diabolica impudenza dirinnegarmi al mio cospetto?

Ballantraenon mosse ciglioguardandomi con la fissità di un simulacroin una pagoda.


-Il Sahib non capisce l'inglese- insisté l'indigeno conimmutata disinvoltura. - Egli gradirebbe sapere come entraste ingiardino.


-Ohche il diavolo se lo porti! - rispondo io. - Gradisce sapere comesono entrato in questo giardino? Ebbenealloramio caroabbiate lacortesia di fare i miei saluti affettuosi al Sahib e dirgli che noiqui presentisiamo due soldati che egli non ha mai conosciutomache il cipaye è uomo di sangue caldo e anch'io sono uomo disangue caldo e che se voi non ci date un buon pranzoe un turbantee un paio di pantofolee l'equivalente d'un "mohur" (4)d'oroin moneta spicciola per meglio agevolarcibadateamicocheio potrei indicarvi un giardino in cui stanno per nascere guai.


Idue spinsero la commedia tanto avanti da parlare ancora un po' inindostano; poi l'indù col suo solito sorrisoma sospirandoquasi che fosse stanco di ripeteredice un'altra volta: - Il Sahibgradirebbe sapere come entraste in giardino.


-Non lo volete capire dunque! - faccio ioemettendo mano all'elsadella spadaordino al cipaye di sguainare la sua.


L'indùsenza smettere di sorrideretirò fuori dal seno una pistolae sebbene Ballantrae non muovesse ciglioio conoscendolo benenondubitai che fosse armato anche lui.


-Il Sahib crede che vi convenga andare via- mi fa l'indù.


Ebbeneper dirla schiettapensavo anch'io così perché losparo di una pistola sarebbe bastato (Dio ci guardi) a mandare sullaforca tanto me che il mio compagno.


-Dite al Sahib che io non lo considero un gentiluomo- dico ioegiro le spalle con una mossa di disprezzo.


Nonavevo fatto tre passi che la voce dell'indù mi richiamaindietro.


-Il Sahib gradirebbe sapere se siete un certo maledetto e volgarissimoirlandese- mi dice; e a queste paroleBallantrae sorride e fa uninchino profondo.


-Che vuol dire questo? - chiedo io.


-Il Sahib dice che dovete chiederlo al vostro amico Mackellar-risponde l'indù. - Il Sahib dichiara pari e patta la partita.


-Dite al Sahib che gli darò una cura per il prurito scozzese laprima volta che ci ritroveremo- proruppi.


Quandome ne andaiquei due sorridevano ancora.


Nondubito che si possa riscontrare qualche pecca anche nella miacondotta e un uomoper quanto valorosoche fa appello ai postericon un resoconto delle proprie gestadeve aspettarsiquasi concertezzadi condividere il destino di Cesare e di Alessandroimbattendosi in qualche detrattore. Ma non si potrà mai farcarico a Francis Burke di una cosae cioè di aver voltato lespalle a un amico...


(Quisegue un passo che il cavalier Burke ha avuto cura di cancellareprima di mandarmi il manoscritto. Certo si trattava di qualchelagnanzad'altra parte naturalesu quanto egli supponeva essereun'indiscrezione da parte mia; sebbene io non riescadavveroaricordarne nessuna. Forse il signor Henry fu meno guardingo; o èvagamente possibile che il Master trovasse modo di esaminare la miacorrispondenza e di leggere la lettera che il signor Burke mi avevascritto da Troyesrivalendosi perciò su di luiin un momentodi grave bisognocon quello scherzo crudele. Il Masterper quantomalvagionon mancava di una certa capacità di affettinaturalie credo chenei primi tempiavesse una sincera simpatiaper il signor Burke; ma l'idea del tradimento inaridì le fontidella sua superficiale amiciziamettendo a nudo il suo caratteremaligno. E. McK).




NOTE:


1)Scrittura francese del vocabolo inglese"sepoy"con ilquale si definivano i soldati indiani al servizio dell'ImperoBritannico.


2)"Nota del signor Mackellar". Era di certo Secundra Dass.(Nota dell'Autore).


3)Termine usato dai nativi dell'India sia per designare gli europei siaper qualificare persone ragguardevoli.


4)Moneta aurea anglo-indiana.




CAPITOLOOTTAVO


Ilnemico in casa


E'strano che io non sappia precisare una datala dataper di piùdi un incidente che cambiò la natura stessa della mia vitaeci bandì tutti quanti in paese straniero! Ma il fatto èche io fui strappato da ogni mia consuetudinee trovo ora i mieidiari scompigliati; senza data qua e là per una o duesettimane di seguitoe vergati in uno stato di reale disperazione.Credocomunqueche fossimo alla fine di marzoo al principio diaprile del 1764. Io mi ero svegliato da un sonno pesantecon ilpresentimento di qualche imminente sventura.


Questopresentimento era così forte nel mio animoche mi precipitaiper le scale vestito solo della camicia e delle braghee la mia mano(lo ricordo bene) tremava sulla ringhiera. Era una mattina serenamafaceva freddo e la campagna biancheggiava di brina. Intorno alpalazzo di Durrisdeer i merli cantavano forte e con singolaredolcezza; eper tutte le stanzesi sentiva il rombo del mare.Mentre mi avvicinavo alle porte del salonemi fermò un altrosuono di voci che parlavano.


Mifeci più vicinoe rimasi là trasecolato. Era certo unavoce umanain casa del mio padrone ma non la conoscevo; certo unalingua umananella mia patriamaper quanto tendessi l'orecchionon ne afferravo una sola sillaba. Mi venne in mente la vecchialeggenda di una fata (o forse di una vagabonda straniera)chegiunta qualche generazione fa nel paese dei miei padrivi sitrattenne una settimanaparlando spesso una lingua che non avevanessun senso per i suoi ascoltatorie se ne andò come eravenutanel cuore della nottenon lasciando dietro di séneppure il proprio nome. Avevo un po' di paura e molta curiosità;aprii la porta del saloneed entrai.


Latavola non era stata ancora sparecchiata dalla sera primala lucedel giorno filtrava appena dallo spiraglio delle impostee lostanzone era illuminato solo da una candela e da qualche fievoleriverbero del fuoco. Due uomini sedevano vicino al camino. Uno diessi era avvolto in un mantello e calzava un paio di stivaloniloriconobbi subito: era l'uccello di malaugurio tornato ancora unavolta. Dell'altroche stava vicino alle braci rosseggiantiinfagottato come una mummiapotei capire solo che era stranieropiùscuro di carnagione di qualunque europeodi complessione esileconuna fronte di singolare altezza e con uno sguardo furtivo. Sulpavimento c'erano alcuni fagottiinsieme con una piccola valigia; egiudicando dall'esiguità di questo bagaglio e dalle condizionidegli stivali del Mastergrossolanamente rattoppati da qualche pocodiligente ciabattino di campagnacapii che la perversità nonaveva fatto fortuna.


Comeentrai egli si alzòi nostri sguardi si incrociarono enonso perchéil mio coraggio sorse come un'allodola in unmattino di maggio.


-Oh!- feci- siete voi?- e mi compiacqui del mio tono indifferente.


-Sono proprio ioegregio Mackellar- dice il Master.


-Questa volta vi siete portato il cane nero addirittura sulle spalle- continuai.


-Parlate di Secundra Dass? - domandò il Master. - Ve lopresenterò.


E'un gentiluomo indiano.


-Uhm! - feci. - Non amo molto né voi né i vostri amicisignor Bally. Ma lascerò entrare la luce del giorno per darviun'occhiata. - E così dicendodischiusi le imposte dellafinestra a oriente.


Misembrò cambiatonel chiarore del mattino. In seguitoquandofummo tutti riunitirimasi colpitopiuttostonel vedere come lievefosse stata l'opera del tempo su di lui; ma non così allaprima occhiata.


-State invecchiando- gli dissi.


Sirabbuiò in viso. - Se vi vedeste- disse lui- forseevitereste un simile argomento.


-Uh!- ribattei. - La vecchiaia non m'importa. Credo di essere semprestato vecchio e adessograzie a Diosono meglio conosciuto e piùrispettato. Non tutti possono dire lo stessosignor Bally! Sullavostra frontele rughe sono una sciagura: la vita comincia arinchiudersi su di voi come una prigionela morte non tarderàa bussare all'uscioe non vedo a quale fonte potrete attingereconsolazione.


Aquesto punto il Master si rivolse a parlare in indostano con SecundraDasse ne dedussi (con gran piacerenon esito a confessarlo) che imiei commenti l'avessero irritato. Si capisce che intantonell'attostesso in cui irridevo al nemicola mia mente era affaccendata intutt'altroin primo luogo sul modo di comunicare al piùpresto e segretamente con mylord. A questo tesi il pensiero con tuttele forze nell'attimo di tregua di cui ora beneficiavo; sennonchéspostando ad un tratto lo sguardolo vidi in personadritto sullaporta esecondo ogni apparenzatranquillissimo. Non appena ebbeincontrato il mio sguardovarcò la soglia. Il Master lo sentìeda parte suagli si fece incontro. A poco più di un metrodi distanza l'uno dall'altroquei fratelli si fermarono e stettero afissarsi a vicenda con sguardo fermopoi mylord sorrisefece unlieve inchino e si girò vivacemente.


-Mackellar- mi fa- dobbiamo provvedere alla colazione per questiviaggiatori.


Fuchiaro che il Master rimase un tantino sconcertato ma appunto perciòostentò una maggiore impudenza di linguaggio e di maniere. -Sono affamato come un falco- disse. - Ti pregofammi prepararequalche cosa di buonoHenry.


Mylordsi girò a lui con lo stesso sorriso duro. - Lord Durrisdeer-corresse.


-Ohin famiglia! Non sia mai detto! - ribatté il Master.


-Ognunoin questa casami si rivolge con il titolo che mi spetta-disse mylord.- Se vi piace fare eccezionelascio a voi diconsiderare l'impressione che ne potranno trarre gli estranei e seciò non verrà interpretato come la conseguenza diun'invidia impotente.


Avreiavuto voglia di battere le manidalla gioiatanto più che ilmio signore non lasciò tempo per nessuna rispostae inveceinvitandomi con un cenno a seguirlouscì immediatamente dallasala.


-Su presto- mi fa- dobbiamo spazzare via dalla casa un insettonocivo. - E allungò il passo per i corridoicon andatura cosìrapida che stentavo a tenergli dietrodritto fino alla porta di JohnPaulche egli aprì senza bussareentrando subito nellastanza. John aveva tutta l'aria di dormire profondamentema mylordnon si disturbò a fingere di svegliarlo.


-John Paul- disse parlando con calma straordinaria - buon per voiche avete servito mio padre per tanto tempoaltrimenti vi caccereidi casa come un cane. Se fra un'ora non vi troverò piùfra queste muracontinuerete a ricevere in Edimburgo il vostrosalario. Ma se indugiate qui o in Saint Bride'savrete unbell'essere vecchioe un vecchio servoe tutto quanto: troveròqualche mezzo molto sorprendente per farvi pentire della vostraslealtà. Alzatevi e fate fagotto. La porta da cui aveteaccolto quella gente servirà per la vostra partenza. Nonvoglio che mio figlio riveda la vostra faccia.


-Mi consolovedendo che sopportate questa prova con calmadissiquando fummo di nuovo in movimento e soli.


-Con calma! - esclamò eall'improvvisoafferrò la miamano e se la mise sul cuore che gli batteva nel petto come un maglio.


Questascoperta mi riempì di stupore e di spavento. Nessunacostituzione avrebbe retto a una tensione tanto violenta e meno ditutte la suache era già malandata; e io mi proposi dimettere fine a quel mostruoso stato di cose.


-Sarebbe benecredoche informassi mylady- osservai. In veritàegli stesso avrebbe dovuto preoccuparsenema io containon invanosulla sua indifferenza.


-Sì - mi rispose- fatelo. Io penserò ad affrettare lacolazione:

dobbiamocomparire a tavola tuttianche Alexander; dobbiamo mostrare di nonessere turbati.


Corsialla camera della signorae le comunicai la notizia senza preambolicrudeli.


-Sono decisa da un pezzo- mi rispose. - Bisogna che facciamosegretamente i bagagli durante la giornata e che partiamosegretamente stanotte. Grazie al cielo abbiamo un'altra casa! Laprima nave in partenza ci porterà a New York.


-E lui? - chiesi.


-Gli lasceremo Durrisdeer- esclamò lei. - Ne faccia quel chegli piace.


-Nocon vostra licenza- dissi io. - Alle sue calcagna resteràun cane che può tener duro. Avrà letto e ciboe uncavallo da cavalcarese si comporta bene; ma se siete d'accordomyladyle chiavi resteranno nelle mani di un certo Mackellar. Costuifarà un'assidua vigilanzapotete starne certa.


-Signor Mackellar- esclamò lei- vi ringrazio per questaidea.


Tuttosarà lasciato in mano vostra. Se dobbiamo finire in terraselvaggiavi do l'incarico di fare le nostre vendette. MandateMacconochie a Saint Bride'sper far preparare in segreto i cavalli eper chiamare l'avvocato. Mylord deve lasciarvi procura.


Inquel momento mylord comparve alla portae gli comunicammo il nostropiano.


-Non se ne parla nemmeno- esclamò- crederebbe di avermiimpaurito. Resterò in casa miaa Dio piacendofino allamorte. Non è ancora nato l'uomo che mi può sradicare daessa. Sia detto una volta per semprequi sono e qui restoadispetto di tutti i demoni dell'inferno. - Non posso dare idea dellaveemenza delle sue parole e del suo tono. Rimanemmo allibitientrambiio specialmenteche avevo avuto modo di conoscere appienola sua consueta padronanza.


Lasignora mi rivolse uno sguardo supplichevole che mi arrivò alcuore e mi fece tornare in me. Le accennai furtivamente di uscire;rimasto solo con mylordmi avvicinai a lui che passeggiava su e giùin fondo alla stanza come un mentecattoe gli posicon fermezzauna mano sulla spalla.


-Mylord- gli dissi- parlerò chiaro ancora una volta; esesarà l'ultimatanto meglioperché comincio ad esserestanco della mia parte.


-Niente mi farà cambiare proposito- mi rispose. - Dio miguardi dal rifiutare di ascoltarvi; ma niente mi farà cambiareproposito. - Disse questo con fermezzasenza traccia dellaprecedente violenzae ciò mi ridiede speranza.


-Ebbene- risposi- posso permettermi di sprecare il fiato.


Accennaia una sediae lui vi sedette guardandomi. - Mi ricordo del tempo incui la signora vi trascurava moltodissi.


-Non ne ho parlato mai allora- replicò mylord avvampandosi inviso; - e ora tutto è cambiato.


-Sapete fino a che punto? - chiesi. - Sapete fino a che punto tuttosia cambiato? Le parti sono invertitemylord! Tocca alla signoraadesso sospirare da voi una parolauno sguardo: e le tocca sospirareinvano. Sapete con chi lei passa la giornatamentre voi visollazzate nel parco? Mylordlei si accontenta di passarla con uncerto noioso vecchio amministratoredi nome Ephraim Mackellarecredo che voi possiate intendere il significato di un fatto simileperchése non m'ingannovoi stesso una volta foste ridottoalla stessa compagnia.


-Mackellar!- esclama mylordbalzando in piedi. - Oh DioMackellar!

-Né il nome di Dio né quello di Mackellar possonocambiare la verità- replicai- e io vi racconto i fatti. Eora vi chiedo se sia cristianoda parte vostra che avete soffertotantoinfliggere ad altri le pene che avete patito. Ma voi sietecosì infatuato della vostra nuova tenerezzache le antiche visono uscite dal cuore. Anzi le persone che ne erano oggetto vi sonoperfino svanite dalla memoria.


Eppurele aveste a fianco nei momenti più foschi; e la signora non fucerto da meno delle altre. Vi viene forse in mente la signora? Vivieneforsein mente quello che dovette passare quella notte? Chespecie di moglie è stata per voi fin da allora? In cheposizione è oggi ridotta? Nomai. Il vostro orgoglio vuoleche voi restiate a piè fermo contro il vostro nemico; e leideve restare al vostro fianco.


Ohl'orgoglio di mylordecco il punto! Eppure lei è donna e voisiete un uomo grande e grosso! Lei è la donna che giuraste diproteggere; ecosa che conta ancora di piùla madre divostro figlio!

-Voi parlate con grande asprezzaMackellar- mi risposema lo saIddio se non temo che abbiate ragione! Non mi sono mostrato degnodella mia felicità. Riportate qui la signora.


Lasignora aspettava lì vicinoansiosa di conoscere ilrisultato.


Quandola riportai dentromylord ci prese entrambi per manoe si pose lenostre palme sul cuore. - Ho avuto due amici nella vita- disse. -Ogni mio bene è venuto dall'uno o dall'altro. Se siete dellostesso parere tutti e dueritengo che sarei un ingrato... - Strinsela bocca in uno spasimoe ci guardò coi lucciconi. - Fate dime quello che vi piacecontinuò- ma solo non pensate... - etacque di nuovo.Fate di me ciò che vi piace; Dio sa se vi amoe vi rispetto. Elasciando ricadere le nostre manici giròle spalle e andò a guardare fuori dalla finestra. Ma lasignora lo seguìchiamandolo per nomee gli si gettòal collo in uno scoppio di pianto.


Usciirichiudendomi dietro la portae ringraziai Iddio dall'intimo delcuore.


Acolazione ci riunimmo tuttisecondo il proposito di mylord. Nelfrattempo il Master si era tolto gli stivali rattoppati e si eravestito in maniera conveniente; Secundra Dass non era piùinfagottato negli sciallima indossava un corretto abito nerochenon gli si addiceva affatto; equando la famiglia entrò nellasalatutti e due stavano vicino al finestroneguardando fuori. Sigirarono ementre il negro (come già era chiamato in casa) siinchinava quasi fino a terrail Master si fece avanti come personadi casa. La signora lo fermòfacendo una profonda riverenzadalla soglia e tenendosi dietro i suoi piccoli. Mylord la precedeva:così i tre cugini di Durrisdeer si trovarono a faccia afaccia. Portavano tutti le tracce del logorio del tempo e a me sembròdi leggere sul loro viso mutato un "memento mori"; maancora più mi turbò il vedere che il perverso portavagli anni meglio degli altri. La signora si era trasformata in unamatrona adatta a stare a capo di una gran tavolata di figli e didipendenti.


Mylordera infiacchito di membraandava curvo; camminava come se corressequasi avesse imparato un'altra volta a camminare dal signorAlexander; sulla sua facciache si era emaciata e sembrava un po'più lunga che in passatovagava a volte un singolare sorrisocheai miei occhisembrava amaro e patetico insieme. Ma il Masterandava ancora impettitosebbeneforse con sforzo; aveva la frontesbarrata al centro da rughe imperiose e la bocca atteggiata alcomando. Vi era in lui tutta la gravità e un che dellosplendore di Satana nel Paradiso Perduto. Non potei fare a meno dicontemplarlo con ammirazione; fui solo sorpreso di sentirne ben pocapaura.


Main verità (per tutto il tempo che restammo a tavola) sembròche la sua protervia fosse svanita e che egli avesse perduto i dentiper mordere. L'avevamo visto simile a un mago capace di comandare glielementied eccolo trasformato in un gentiluomo come tanti altriche conversava garbatamente con i suoi compagni di tavola. Ora che ilpadre era morto e che mylord aveva fatto pace con la signorainquali orecchie egli avrebbe potuto insinuare le sue calunnie? Miaccorsi a un tratto quanto grandemente avessi esagerato la scaltrezzadi quell'uomo. Egli aveva ancora la sua malizia; era falso comesempre; mauna volta scomparsa la circostanza che formava la suaforzarimaneva impotente; era ancora una viperama consumava il suoveleno alla superficie. Altre due idee mi venneromentre eravamoancora a colazione; la prima che egli fosse mortificatoanzi quasisgomentodi sentirsi mancare l'appiglio alle sue artila secondache mylord fosse nel veroe che la signora e io avessimo tortovolendo sfuggire al nemico in rotta. Ma mi venne in mente il cuoremartellante del mio povero padronee ricordai che bisognava agire davili per salvare la sua vita.


Quandoil pasto finìil Master mi seguì nella mia stanzaelàprendendo una sedia (che io non gli avevo offerta)michiese come intendessimo comportarci con lui.


-Credosignor Bally- dissi- che la casa vi sarà apertaancora per qualche tempo.


-Per qualche tempo? - chiese lui. - Temo di non capire bene quel chedite.


-E' abbastanza chiaro- risposi. - Noi vi riceviamo per rispettoumano; non appena vi sarete disonorato con qualcuna delle vostreribalderievi spediremo altrove di nuovo.


-State diventando uno sfacciato briccone- disse il Masterdandomiun'occhiata minacciosa.


-Ho imparato a una buona scuola- replicai. - E voi dovete avercapito bene checon la morte del vecchio lordil vostro potere èdel tutto scomparso. Ora non vi temo più signor Bally; credoperfinoDio mi perdonidi provare un certo piacere nella vostracompagnia.


Egliproruppe in uno scoppio di risache suonò del tuttoostentato.


-Sono tornato a tasche vuote- disse dopo un pausa.


-Non credo che correrà denaro- replicai. - Vi consiglierei dinon fare affidamento su questo.


-In propositoavrò pure da dire la mia- ribatté.


-Davvero? - chiesi. - Non riesco a immaginarmelo.


-Ohla vostra fiducia è affettata- disse il Master. - La miaposizione è forte ancora per il fatto che voi avete pauradello scandalomentre io mi ci diverto.


-Scusatesignor Bally- aggiungo io. - Noi non abbiamo la minimapaura di uno scandalo che colpisca voi.


Eglirise di nuovo. - Avete imparato a rimbeccare- disse. Ma discorrereè facile ea volteassai ingannevole. Vi parlo francamente:sarò come vetriolo in questa casa. Vi converrebbe darmi ildenaro che mi serve e lasciarmi ripartire. - Ecosì dicendomi salutò con la mano e uscì dalla stanza.


Pocodopovenne mylord con il legale di famigliail signor Carlyle; ciportarono una bottiglia di vino vecchioe ne bevemmo un bicchiereprima di trattare gli affari. Furono quindi stesi e convalidati gliatti necessari per costituire il signor Carlyle e me procuratori perle tenute di Scozia.


-C'è un puntosignor Carlylesul quale desidero che voi cirendiate giustizia- disse mylord quando gli affari furono sistemati.- Questa partenza repentinache coincide con il ritorno di miofratellosusciterà certo dei commenti. Vorrei che voisfataste qualsiasi collegamento tra i due atti.


-Me ne farò un doveremylord- disse il signor Carlyle.Dunque il Ma... il signor Ballynon vi accompagna?

-Bisogna che io chiarisca anche questo punto- disse mylord. - Ilsignor Bally resta a Durrisdeer sotto la vigilanza del signorMackellar; e io voglio che egli non sappia niente di noineppure lanostra destinazione.


-La voce pubblicaperò... - cominciò l'avvocato.


-Ohsignor Carlyleil segreto deve restare fra noiinterruppemylord. - Nessunotranne voi e Mackellardeve essere a conoscenzadei miei movimenti.


-E il signor Bally resterà qui? Ho capito- disse signorCarlyle.


-Il mandato che voi lasciate... - e s'interruppe di nuovo. - SignorMackellaravremo un peso piuttosto grave sulle spalle.


-Senza dubbiosignore- dissi io.


-Senza dubbio- ripeté. - Il signor Bally non avràdunque alcuna voce in capitolo?

-Non avrà voce in capitolo- rispose mylord- esperononavrà nemmeno alcun influsso. Il signor Bally non è unbuon consigliere.


-Capisco- disse il legale. - A propositoha mezzi?

-Mi risulta che non ha niente- rispose mylord. - Io gli concedocandelefuoco e tavola in questa casa.


-E quanto a un assegno? Se devo condividere le responsabilità(voi mi capite) è sommamente desiderabile che io comprendabene il vostro modo di vedere- disse il legale. - Quanto a unassegnodunque?

-Non vi sarà nessun assegno- disse mylord. - Desidero che ilsignor Bally conduca una vita ritiratissima. Non abbiamo avuto sempremotivo di compiacerci del suo contegno.


-E in materia di denaro- aggiunsi io- egli si è mostrato unamministratore infame. Date un'occhiatasignor Carlylea questoregistro dove ho trascritto le differenti somme che costui haspillato dal patrimonio in questi ultimi quindici o vent'anni. Iltotale è considerevole.


Ilsignor Carlyle fece l'atto di mettersi a fischiare. - Non ne avevoidea- disse. - Scusatemi ancora una voltamylordse sembroinsistente; ma è realmente desiderabile che io penetri levostre intenzioni. Il signor Mackellar potrebbe morirenel qual casoresterei solo responsabile del mandato. Vossignoria non èforse alquanto incline a vedere il signor Ballyehmlasciare ilpaese?

Mylordguardò il signor Carlyle. - Perché mi fate questadomanda? - gli chiese.


-Credo di capiremylordche il signor Bally non sia di granconsolazione per la sua famiglia- disse il legale con un sorriso.


Lafaccia di mylord si corrugò improvvisamente. - Io vorrei chefosse all'inferno! - esclamò e si riempì di nuovo ilbicchierema lo alzò con mano così tremante che se neversò il contenuto sul petto. Questa era la seconda volta chela sua animosità prorompeva nel corso della piùregolare e savia conversazione. Il signor Carlyle ne rimase stupito(e da quel momento in poi osservò mylord con furtivacuriosità); io ne trassi la rinnovata certezza che ladecisione presa era salvaguardia indispensabile per la salute e ilsenno del mio padrone.


Eccezionfatta per questo sfogoil colloquio si svolse in modo soddisfacenteanche se il signor Carlylenaturalmentenon mancò di parlarea spizzicocom'è costume degli avvocati. Potemmo cosìconfidare di aver gettato le basi di una pacificazione del paese connoi. Le sregolatezze del nostro nemico avrebbero compiuto l'opera danoi iniziata. Del restol'avvocatoprima di andarseneci fececapire che qualche sentore vero si era già diffuso in paese.


-E' forse mio dovere spiegarvimylord- egli disseindugiando conil cappello in mano- che le disposizioni di Vossignoria riguardo alsignor Bally non mi hanno troppo stupito. Qualcosa di questo generetrapelò al tempo del suo primo ritorno a Durrisdeer. Si parlòalloradi una donna di Saint Bride's verso la quale voi eravatestato di una benignità estremae il signor Ballyconsiderevolmente crudele. Vi fu poi la faccenda del fidecommissoche fu assai discussa. Insommanon mancarono le chiacchieredi quae di là; e i più saccenti del paese si dichiararonoscandalizzati. Iocom'era naturale nei miei panninon azzardaigiudizima il registro del signor Mackellar mi ha finalmente apertogli occhi. Non credosignor Mackellarche voi e io daremo troppacorda al signor Bally.


Ilresto di quella importante giornata passò senza disavventure.Fu nostra politica non perdere d'occhio il nemicoe anch'io feci imiei turni di guardia come gli altri. Credo che egli si rianimassevedendoci tanto vigilie so che ioinvecemi persi d'animoinsensibilmente. Quel che più mi sconcertava era l'accortezzadi quell'uomo nell'indagare le nostre intime pene. Avrete sentitoforsedopo una caduta da cavallola mano di un aggiusta-ossiseparare con arte i muscoli ed esaminarliper fissarsi quindiabilmentesul punto leso. Altrettanto faceva la lingua del Mastercosì scaltra nell'interrogare; altrettanto faceva il suoocchiocosì pronto ad osservare. Sembrava che io non avessidetto nientema rivelato tutto.


Nonmi ero ancora orientato che egli già si condoleva con medell'indifferenza di mylord nei confronti miei e della signoranonché della sconsigliata indulgenza verso suo figlio. Suquesto punto lo sentiicon timor panicotornare più volte.Il ragazzo aveva dimostrato una certa repulsione per lo zioe mi eromesso in testa che suo padre fosse stato tanto sciocco da istruirlosu ciò che non doveva sapere; ma quando guardavo l'uomo che mistava davanticosì bello ancoracosì fine parlatoreesperto delle più svariate avventurecapivo che egli era ilpersonaggio più adatto ad allettare la fantasia di unfanciullo. Per di più John Paul era andato via solo quellamattina; e non era supponibile che si fosse astenuto dal parlare delsuo argomento preferito. C'era dunque il caso di vedereun giorno ol'altroil signor Alexander prestare ascoltocome una nuova Didonecon accesa curiositàe il Master fare la parte di undiabolico Enearaccontando le avventure più amene del mondoper un orecchio giovanilee cioè battaglienaufragifugheperegrinazioni dentro le foreste dell'Occidenteedopo l'ultimaavventuraviaggi attraverso le antiche città dell'India. Eraovvio per me con quanta scaltrezza potessero essere usate similiesche e quale impero si potesse fondarea poco a pococon talimezzi nella mente di qualunque fanciullo. Finché il nemicofosse in casanessuna inibizione sarebbe stata abbastanza forte perseparare zio e nipote; perché tanto è arduo incantare iserpentiquanto è facile stregare un piccolo d'uomo che hamesso da poco le braghette. Mi ricordai di un vecchio uomo di mareche abitava oltre le miniere di Figgate in una casa solitaria (misembra che lui la chiamasse Portobello) dove la domenica i ragazzi diLeith andavano a frottecome corvi a una carognaper ascoltare isuoi racconti infiorati di bestemmie: fatto questo da me osservatoquando ero giovane studentenel corso delle mie vacanze e dei mieidiporti meditativi. Alcuni ragazzi andavano certo a Figgatetrasgredendo a un espresso ordine; molti temevano e perfino odiavanoil vecchio bruto di cui avevano fatto il loro eroe; e io li ho vistiscappare davanti a lui quando era alticcioe prenderlo a sassatequando era ubriaco. Eppure tornavano da lui ogni domenica!

Quantopiù facilmente un ragazzo come il signor Alexander sarebbecaduto sotto l'influsso di un avventuriero gentiluomodal nobileaspetto e dalla parola ornataal quale fosse venuto il capriccio diconquistarloeuna volta acquistato l'influssocome sarebbe statofacile per costui valersene per pervertire il bambino!

Noncredo che il nostro nemico avesse nominato il signor Alexander trevolteprima che io mi accorgessi delle sue mire. Tutto questoconcatenamento d'idee e di ricordi passò in una solapulsazione attraverso il mio cervelloe ne rabbrividiicome se unbaratro mi si fosse spalancato davanti durante una cavalcata. Ilsignor Alexander:

eccoil punto deboleecco l'Eva del nostro perituro paradiso; e ilserpente già sibilava sulle sue orme.


Viassicuro chescomparso ogni scrupoloe letto in caratteri cubitaliil pericolo del ritardoattesi con maggior lena e più di buonanimo ai preparativi della partenza. Non mi concessi riposononripresi fiato. Ora montavo la guardia presso il Master e il suoindiano; ora chiudevo una valigia in soffittaora facevo uscireMacconochie dalla porticina lateralesul sentiero del boscoperportare la valigia al posto convenuto; e ora mi incontravo disfuggita con la signoraper riceverne consiglio. Tali manovrecostituirono quel giorno il verso della nostra vita a Durrisdeer; maper il resto essa sembrò seguire il placido tenore di unafamiglia radunata nella dimora avitaese trapelò qualcheturbamentoil Master poté attribuirlo al subbuglio prodottodal suo inauspicato ritorno e al timore che egli era abituato aispirare.


Lacena si svolse decorosamente; alla fine furono scambiati freddisalutie la compagnia si sciolseritirandosi ognuno nella propriacamera. Io mi occupai fino all'ultimo del Master. L'avevamoalloggiato con l'indiano nell'ala settentrionaleperchéquesta era la più remota e perchéchiudendo alcuneportepoteva essere isolata dal blocco centrale della casa. Miaccorsi che lui era un cortese amico o un buon padrone (non so inquali rapporti i due convivessero) per Secundra Dass. Si preoccupòche fosse a suo agio e attizzò con le proprie mani il fuocoper l'indiano freddolososi informò in merito al riso di cuilo straniero si cibavae parlò amabilmente con lui inindostanomentre io reggevo la candela e fingevo di cascare dalsonno. A un certo punto il Master notò che davo segni distanchezza. - Vedo- mi disse- che mantenete le vostre vecchieusanze: presto a letto e presto in piedi. Andate a sbadigliarealtrove.


Rientratoin camera miaeseguiiper calcolare bene il tempotutti imovimenti che ero solito fare nello spogliarmi; equando il cicloebbe terminepreparai la scatola dell'escae spensi la candela.


Trascorsaun'orariaccesi il lumemi misi le scarpe di pezzada me giàusate al capezzale di mylorde cominciai a girare per la casachiamando i viaggiatori. Erano tutti vestiti e in attesa: mylordmyladyla signorina Katharineil signor AlexanderChristie (lacameriera della signora)e io potei osservare il turbamento che uncomplotto produceanche se innocentepoiché ogni spiragliodi porta mi mostrò una faccia bianca come la carta. Sgusciammofuori della porticina lateralein una notte di tenebre appenainterrotte da qualche stella; e cosìall'iniziodovemmoprocedere a tentoni inciampando e cadendo fra i cespugli. Qualchecentinaio di metri più oltresul sentiero del boscoMacconochie ci aspettava con una grande lanterna; in quel modopotemmo proseguire il cammino abbastanza agevolmente mantenendotuttavia un silenzio penoso. Un po' oltre l'abbaziail sentierosboccava sulla via maestra; ecirca un quarto di miglio piùin làal posto chiamato Englesdove comincia la landascorgemmo i lumi di due carrozzeche brillavano a fianco dellastrada. Al momento della separazione furono dette poche parolesoltantoed esse riguardavano gli affari: una stretta di manoscambiata in silenzioun volgere altrove la faccia commossae tuttofinì lì; i cavalli presero il trottoi fanali siallontanarono come fuochi fatui sul terreno inegualeper sparirepresto oltre Stony Brae; e Macconochie e io restammo soli sulla viacon la nostra lanterna. Rimaneva da aspettare solo una cosae cioèla ricomparsa delle carrozze su Cartmore. Probabilmente i partentisostarono sulla vetta per guardare indietro un'ultima volta e viderola nostra lanterna ancora sul posto della separazioneperchéun fanale di carrozza fu tolto e agitato tre volte su e giùin segno di addio. Poi i fuggiaschi se ne andarono per davverodopoaver guardato per l'ultima volta il fido tetto di Durrisdeer erivolgendo la faccia verso una barbara terra. Sentii alloraper laprima voltala grandezza di quella cupola notturna sotto la qualenoi duepoveri serviuno vecchio e l'altro attempatorestavamoderelitti; sentii per la prima volta che la mia vita era legata allapresenza di altri.


Ilsenso dell'isolamento mi morse le viscere come un fuoco. Mi sembròche i veri esuli fossimo noi rimasti a casae che Durrisdeer e lacostiera del Solwaye tutto ciò che rendeva familiare la miaterrabalsamiche le sue brezzee gradevole il suo linguaggiofossepartito e navigasse in alto mare con i miei antichi signori.


Duranteil resto di quella nottepasseggiai su e giù per la lisciastrada maestrariflettendo sul futuro e sul passato. I mieipensieriche dapprima indugiavano teneramente su coloro che eranopartitipresero un più virile avvio quando riflettei sulcompito che mi restava. Il giorno spuntò sulle cime dei montigli uccelli cominciarono a cinguettaree il fumo dei casolari sialzò dal bruno seno delle lande prima che io mi decidessi atornare a casa e mi incamminassi giù per il viottolo calanteverso il posto dove i tetti di Durrisdeer splendevano in riva almarenella luce del mattino.


All'orasolitafeci chiamare il Master e attesi con animo tranquillo la suavenuta nel salone. Egli fece girare lo sguardo nella sala deserta esulla tavola apparecchiata per tre.


-Siamo in pochi- osservò. - Come mai?

-A questo dovremo abituarci- risposi.


Miguardò con un improvviso cipiglio. - Che intendete dire?chiese.


-Dico che voi e io e il vostro amicosignor Dasssiamo rimasti quisoli- risposi. - Mylordmylady e i bambini sono partiti per unviaggio in mare.


-Perbacco! - esclamò. - E' mai possibile? Ho davvero sgomentatoi vostri Volsci in Corioli. Ma questo non è un motivo per farraffreddare la colazione. Favorite sedervisignor Mackellareneldire ciòsi mise a capotavolanel posto che avevo pensato diprendere io stesso.- Potrete fornirmi i particolari di questaevasione mentre mangiamo.


Poteicapire che egli era più turbato di quanto il suo linguaggionon facesse capiree decisi di uguagliarlo in freddezza. - Stavo perinvitarvi a sedere a capotavoladissi- perchépur se ora miè stata imposta la parte di padrone di casanon potreidimenticare chein fin dei contiavete fatto parte della famiglia.


Perun po'fece l'anfitrionedando ordini a Macconochie che li ricevevacon mala graziae occupandosi specialmente di Secundra. - E dove siè ritirata la mia buona famiglia?chiese con affettatanoncuranza.


-Ahsignor Ballyquesto è un altro discorso- risposi. Nonho istruzioni di comunicare la sua destinazione.


-A me- egli corresse.


-A nessuno- affermai.


-Meno male- disse il Master; - "c'est de bon ton": miofratello con il tempo fa progressi. E iocaro signor Mackellar?

-Voi avrete alloggio e vittosignor Bally- risposi. - Mi èpermesso di mettervi a disposizione la cantinache èabbastanza ben fornita. Solo che vi comportiate bene con meil chenon è difficilenon vi mancherà il vino né ilcavallo da sella.


Eglicolse un pretesto per mandare Macconochie fuori della stanza.


-E i soldi? - chiese. - Devo comportarmi bene con il mio amicoMackellaranche per rifornire il borsellino? E' un ritorno piacevolealle consuetudini della fanciullezza.


-Non vi è stato concesso nessun assegno- risposi- ma ioprendo impegno di provvedervi con moderazione.


-Con moderazione? - ripeté. - E voi ne prendete impegno? Sialzò e guardòin giro per il salonela fosca fila deiritratti. - Nel nome dei miei antenativi ringrazio- dissee poicon una ripresa d'ironia- ma ci sarà di certo un assegno perSecundra Dass- aggiunse. - Impossibile che non ci abbiano pensato.


-Ne prenderò notaescrivendochiederò istruzioni inproposito- replicai.


Eluicon improvviso mutamento di manieree protendendosi con ungomito appoggiato sulla tavola: - Vi pare molto saggiotutto ciò?

-Eseguo gli ordini ricevutisignor Bally- risposi.


-Profondamente modesto- disse il Master- forse non ugualmenteingegnoso. Mi dicesteieriche il mio potere era scomparso allamorte di mio padre. Perchéalloraun Pari del regno scappanel cuore della notte da una casa in cui gli avi suoi hanno resistitoa parecchi assedi? che egli cela il proprio indirizzo a rischio didare da pensare a Sua Maestà e all'intero Stato? e che egli milascia in balia e sotto le paterne cure del suo impagabile Mackellar?Questo mi sa di non poca e genuina apprensione.


Provaia interromperlo con dinieghi insinceri; ma egli mi fece cenno ditaceree continuò il suo discorso.


-Dico che sa di apprensione- riprese- ma aggiungo che l'apprensioneè fondata. Sono venuto in questa casa con qualche riluttanza.Date le circostanze della mia ultima partenzanient'altro che lanecessità avrebbe potuto indurmi a tornare. Denaro mi serveedenaro avrò. Voi non volete darmene con le buone? Ebbenehoil potere di costringervi a darmene. Entro una settimanasenzauscire da Durrisdeerscoprirò dove si sono rifugiati queglistolti. Li raggiungerò equando sarò sul postocaleròsui miei cari parenti un colpo che li metterà in convulsioneancora una volta. Vedremoallorase Lord Durrisdeer - e cosìdicendo la sua voce fremeva di disprezzo e furore indicibile- vorrào no comprare il mio allontanamentoe vedrete tutti sealloraiomi deciderò per l'interesse o per la vendetta.


Sbigottiisentendo il nostro nemico parlare così apertamente. La veritàè che si consumava dalla rabbiaper la ben riuscita fuga dimylordsentiva di essere stato giocato e non era disposto a misurarele parole.


-E "questo"vi sembra molto saggio? - gli chiesi copiandole sue parole.


-Sono vent'anni che vivo su quel po' di saggezza che horispose conun sorriso che sembrava quasi stoltonella sua vanagloria.


-Per ritrovarvi alla fine come un mendicante- osservaisemendicante è parola sufficientemente espressiva.


-Vorrei che notastesignor Mackellar- esclamò conimprovvisoimpetuoso caloreche dovetti ammirare- che sonoscrupolosamente cortese; imitatemi e andremo più d'accordo.


Durantetutto questo dialogo la presenza di Secundra Dass mi aveva moltoturbato. Fin dalla prima parolanessuno di noi aveva pensato a farfinta di mangiare: ci scrutavamo scambievolmente in facciaciscrutavamo ancheper così direnell'anima; e gli occhidell'indiano mi turbavanoper un certo luccichio mutevolecome dicomprensione.


Misiperò da parte un'idea simileripetendo a me stesso che costuinon capiva l'inglese e solo la serietà di tono che usavamoentrambie lo scherno o la collerache affioravano ogni tanto nellavoce del Mastergli facevano fiutare che c'era in aria qualcosad'importante.


Continuammoa vivere insieme nella casa di Durrisdeer per circa tre settimane:esordio di quel capitolo singolarissimo della mia vitail capitolo(non posso dire diversamente) della mia intimità con ilMaster. Dapprima egli tenne un contegno alquanto variabileoracorteseora ritrovando l'antico costume di sbeffeggiarmi; ma inentrambi i casi mi trovò pronto a rendergli la pariglia.Grazie a Dioormai non avevo più da stare cautocon luie icipigli non mi hanno mai intimoritoanche se non posso dire lostesso di una spada nuda.


Dimodo che trovavo un certo diletto in quegli assalti di scortesia enon di rado avevo la risposta felice. Infine mi capitò unavoltaa cenadi uscire in una buffa espressione che lo conquistòdavvero. Ne rise ripetutamente e: - Chi l'avrebbe immaginato-disseche questa comare nascondesse dello spirito nelle gonnelle?

-Non è spiritosignor Bally - dissi io- solo arido umorismoscozzesee anzi dei più aridi. - Infatti non ho mai avuto laminima pretesa di essere considerato spiritoso.


Daquel momento egli non si mostrò mai più rude con meefra noiinvecetutto si svolse su un piano di scherzo. Una dellecircostanze principali per scherzare era quando egli voleva uncavalloun'altra bottigliao dei soldi. Lui mi si presentava conl'aria di uno scolarettoio gli tenevo bordoneostentando unpaterno sussiegoed entrambi ne avevamo gran sollazzo. Non poteifare a meno di accorgermi che egli faceva maggior conto di me; laqual cosa mi solleticò in quel misero lato dell'uomo che èla vanità. Egli cominciò inoltre (inconsapevolmentesuppongo) a trattarmi in maniera non solo confidenzialema perfinoamichevole; e questoda parte di colui che mi aveva detestato pertanto tempomi sembrò sommamente insidioso.


Egliusciva poco: a volte perfino rifiutava gli inviti. - No- dicevache m'importa di questi ottusi signori di campagna? Resterò incasaMackellare berremo insieme una bottigliafacendo una buonachiacchierata.- Edavverol'ora dei pasti a Durrisdeer sarebbestata un piacere per chiunquetanto la conversazione era brillante.


IlMaster si dichiarava spesso meravigliato della propria anticanoncuranza per la mia compagnia. - Mavedeteaggiungeva- eravamoin campi avversi. Lo siamo anche oggi; ma non parliamo di questo. Vistimerei molto menose non foste così ligio al vostropadrone. - Dovete aver presente che io lo ritenevo ormainell'impossibilità di nuoceree che è una forma diadulazione molto seducenteper un uomoquella di veder renderedopo molti annitardiva giustizia alla sua persona e alle sue doti.Ma io non intendo affatto scusarmi. Ero degno di biasimo: mi lasciavovezzeggiaree credo chein meil cane da guardia stesse peraddormentarsi profondamentequando fu improvvisamente risvegliato.


Hotrascurato di dire che l'indiano si aggirava continuamente per lacasa. Non parlava maise non nel proprio idioma e con il Master;camminava senza rumore; edove meno mi aspettavo di trovarlolìappariva con un'aria trasognatada cui (alla mia venuta) siriscuoteva per beffarmi con un inchino di smaccato ossequio. Sembravacosì mitecosì gracile e così immerso nelle suefantasie che a me capitò di passargli vicino senza troppobadarglie perfino di compatirlo come esule inoffensivo. Eppuredicertoquell'uomo non faceva che origliare; e di certoproprio peril suo spionaggio e per il mio senso di sicurezza il nostro segretovenne a conoscenza del Master.


Ilcolpo mi piombò addosso in una serata di cattivo tempodopouna cena che era stata gradevole più del consueto.


-Tutto bellissimo- mi fa il Master- ma faremmo meglio a prepararele nostre valigie.


-Perché? - esclamai. - Partite?

-Partiamo tutti domattina- mi rispose. - Prima per il porto diGlasgowe di là per la provincia di New York.


Forsenon trattenni un gemito.


-Già- riprese- mi sono vantato a torto; dissi unasettimanae mi ci sono voluti venti giorni. Ma non importamirifarò del tempo perdutoviaggerò più infretta.


-Avete i denari per la traversata? - chiesi.


-Caro e ingenuo personaggione ho di sicuro- mi rispose.


Biasimatemise voleteper la mia duplicità; mamentre spillavo scellinidal babbotenevo da parte un gruzzolo per la mala annata.


Voipagherete per la vostra traversatase gradite accompagnarci nellanostra marcia di avvicinamento; io ho abbastanza per Secundra e permema non altro; abbastanza per essere pericolosonon abbastanzaper essere generoso. C'èd'altra partesulla vetturaunposto in serpa che vi farò avere a prezzo moderato; in modoche l'intero serraglio possa viaggiare insieme: cane da guardiabertuccia e tigre.


-Verrò con voi- dissi.


-Ci conto- disse il Master. - Mi avete visto patire uno smaccovoglio che vediate la mia rivincita. Epur di riuscirvimiazzarderò a farvi bagnare come una zuppacon questotempaccio.


-D'altra parte- aggiunsi- voi sapete bene che non potrestesbarazzarvi di me.


-Non sarebbe facile- rispose. - Voicon il vostro solito buonsensomettete il dito sul punto debole. Io non combatto mai control'inevitabile.


-Suppongo che sia inutile fare appello alla vostra clemenzadissi.


-Perfettamente inutilecredetemi- confermò.


-Eppurese mi deste tempopotrei scrivere... - cominciai.


-E quale sarebbe la risposta di Lord Durrisdeer? - mi chiese.


-Già- risposi- questo è il punto.


-E a ogni modoè più spiccio che vada io stesso-disse. Ma non stiamo a sprecare il fiato. Alle sette di domattina unavettura sarà al portone. Perché io uscirò dalportoneMackellar; non me ne andrò di soppiattoattraverso iboschiper prendere la vettura lungo la stradaad Englesperesempio.


Adessoavevo preso la mia decisione. - Potrete concedermi un quarto d'ora aSaint Bride's? - dissi. - Ho una faccenduola indispensabile dasbrigare con Carlyle.


-Anche un'orase volete- rispose. - Non cerco di negare che miro aldenaro per il vostro posto; e voi potreste sempre arrivare primo aGlasgow a dorso di cavallo.


-Ebbene- dichiarai- non avevo mai pensato di lasciare la vecchiaScozia.


-Vi farà bene allo spirito- mi rispose.


-Questo viaggio porterà male a qualcuno- ripresi. - E temoche porterà male a voisignore. Una voce parla nel mio cuoree dice chiaro che questo è un viaggio malaugurato.


-Se vi buttate alle profezie- mi fa- sentite questa.


Dallargo del Solway venne una violenta rafficache fece scrosciare lapioggia contro le grandi invetriate.


-Sapetestregonequel che preannunciaquesto? - disse egli indialetto scozzese: - che un certo Mackellar avrà un gran maldi mare.


Miritirai in camerae vi rimasi in uno stato di agitazione penosaascoltando lo strepito della burrasca che infuriava contro ilfrontone della casa. Sia per l'apprensione dell'animosia per gliululati del vento fra le torricellee il perpetuo fremito dellacasail sonno fuggì dalle mie palpebre. Rimasi seduto accantoalla candelaguardando i riquadri neri della vetratadai quali latempesta sembrava continuamente sul punto d'irrompere; e in quelcampo vuoto vidi una prospettiva di conseguenze tali da farmi rizzarei capelli sul capo. Il bambino viziatoil focolare domesticodistruttoil mio padrone morto o peggio che mortola mia padronaimmersa nella desolazione: tutto questo vidi davanti a medipinto avivaci colori sulle tenebre; e l'urlo del vento sembrava irridere lamia inerzia.




CAPITOLONONO


Ilviaggio del signor Mackellar con il Master


Lacarrozza arrivò al portone in una fitta nebbia che penetravanelle ossa. Ci allontanammo in silenzio dal palazzo di Durrisdeerchecon le grondaie stillanti e le finestre chiusesembrava unluogo consacrato alla desolazione. Notai che il Master rimaseaffacciato al finestrinointento a guardare i muri inzaccherati e itetti luccicanti della casa paternafinché non furonoinghiottiti dalla nebbia; e devo supporre che una simile partenza lorattristasse suo malgrado; se pure non gli ispirò addiritturaun presentimento della fine. Certo è chequando fummo su perl'ertae dovemmo risalirla andando a piedi nel fangoegli si miseprima a fischiettaree poi a cantare la più triste dellenostre arie popolariquella che fa piangere perfino la gente delletaverne: l'«Errante Willie». Non ho mai sentito altrovele parole che egli vi adattòe non mi riuscì mai diaverne una copia; ma alcune di essegrandemente appropriate allanostra partenzaancora mi echeggiano nella memoria. Una strofacominciava:

"Lacasa un tempo caraera davvero casapiena di visi amati Eradavverocaralieta casa di bambini."E finiva su per giùin questo modo:

"Edora il giorno che nasce sull'orlo della brughiera vede solitaria lacasafredda la pietra del focolare.


Solitariarimangaora che se ne sono tutti andati gli abitantiCuori amicicuori sinceriche amavano l'antica dimora."Non ho potuto maigiudicare imparzialmente questi versiai quali l'aria malinconicadava un tono quasi religiosoe che sentii modulare con particolaredolcezza da un cantore provettoin circostanze che sembravanoillustrarli. Egli mi guardò in facciaalla finee vide cheavevo i lucciconi.


-Ah! Mackellar- esclamò- credete dunque che io non abbiarimpianti?

-Non credo che riuscireste ad essere tanto cattivo- risposi- se nonaveste tutta la stoffa per essere buono.


-Nonon tutta- corresse- non tutta. Siete in errore. Il male èche non vogliomio caro evangelista. - Ciò nonostante misembra cherisalendo in vetturasospirasse.


Viaggiammoper tutto il giorno con lo stesso brutto tempo: la nebbia ciavvolgevail cielo piangeva senza tregua sulle nostre teste. Lastrada correva per lande montanedove non si sentiva che lo stridiodelle pernici nell'erica bagnatae lo scrosciare dei ruscelliingrossati. Ogni tanto mi appisolavoe allora piombavo di colpo inqualche incubo raccapricciantedal quale mi svegliavo con un sensodi soffocamento. A voltequando le ruote rallentavano su perun'ertami arrivava dall'interno il suono delle voci che parlavanoin quella lingua tropicaleindistintaper mecome il pigolìodegli uccelli.


Sepoi la salita era lungail Master scendeva dal veicolo e camminavaal mio fiancoper lo più senza parlare. E continuamentenelsonno o nella vegliavedevo la stessa prospettiva di catastrofeimminentee le stesse scene mi si ripresentavano agli occhiconl'unica differenza che adesso parevano raffigurate sulla nebbia deipendii.


Unace n'era che si colorava di tinte veritiere. Essa mi mostrava mylordseduto a un tavolinoin una camera angusta; la sua testaprimanascosta fra le palmesi alzava poi lenta lenta e si volgeva dallamia parte con un'espressione disperata. Mi era apparsa la prima voltasul nero sfondo della mia finestral'ultima notte da me passata aDurrisdeermi riapparve con insistenza per buona parte del mioviaggio; e tuttavia non era effetto di pazzia; poiché sonoarrivato a un'età molto avanzata senza per nulla smarrire lacapacità di giudicare; e nemmeno fu (come ebbi la tentazionedi supporre) un avviso del cielo; poiché durante le calamitàdi ogni tipo che sopravvenneroio vidi molti spettacoli didesolazionema mai quello.


Fudeciso che viaggiassimo tutta la notte; estrano a dirsinon appenacalò il crepuscolocominciai a rinfrancarmi parecchio. Forsela viva luce dei fanalispandendosi nella nebbia sui cavalli fumantie sul postiglione traballantemi offriva un quadro meno tetro diquello mostratomi dalla luce del giorno; oforsela mia mente erastanca di malinconie. Comunque passai alcune ore di veglia abbastanzatranquille per la mia mentebenché fossi stanco e inzuppatod'acqua.


Caddiinfine in un sonno regolare e senza sogni. Peraltroil mio spiritodovette agitarsi mentre ero profondamente addormentatoe agitarsicon qualche barlume d'intelligenza: poiché mi svegliai disoprassalto proprio nell'atto di esclamare fra me:

"Eradavverocaralieta casa di bambini"accorgendomi di colpo (cosache non avevo rilevato il giorno prima) come questo si confacesseall'odioso proposito per cui il Master compiva quel viaggio.


Eravamoormai in vista della città di Glasgowdove ben presto facemmocolazione insieme in una locandae dove (per volere del diavolo)trovammo una nave in procinto di far vela. Prenotammo i posti nellacamera di poppa (1) edue giorni dopoportammo a bordo i nostribagagli. La navechiamata "Nonesuch" (2)era moltovecchia e meritavaa iosail suo nome. Era voce corrente che quellosarebbe stato il suo ultimo viaggio e più di uno sconosciutofermandomi per la stradasi fece premura di avvertirmi che eramarcia come un formaggiosovraccaricae immancabilmente destinata acolare a picco se ci imbattevamo in una burrasca. Appunto per questimotivi ci trovammo a essere gli unici passeggeri e dato che ilcapitanoMcMurtrieera un individuo assorto e taciturnocheparlavacasomaicon l'accento gaelico di Glasgowe gli ufficialierano marinai rozzi e ignorantivenuti dalla bassa forzail Mastere io fummo ridotti alla nostra reciproca compagnia.


La"Nonesuch" uscì dal Clyde con vento favorevole e perquasi una settimana si ebbe bel tempo e la piacevole impressione diessere in cammino. Con meraviglia mi scoprii marinaio natoalmenonel senso che non soffrii mai del mal di mare; ma ero ben lontano dalgoderein quanto a stato fisicodel mio solito equilibrio. Non sose per colpa del movimento della nave sulle ondeo dello spaziolimitatoo dei cibi salatio di tutte queste cose insiemesoffrivodi umore nero e di perpetua angoscia. Forse la consapevolezza delmotivo per cui ero a bordo contribuiva a determinare il mio statod'animo; ma non credo che lo accrescesse: la mia inquietudine (qualeche fosse) derivava dal mondo circostante; equando la nave non neaveva colpane aveva colpa il Master. L'odio e lo spavento sonocattivi compagni; e (sia detto a mia vergogna) li ho provati in altriposticoricandomi e alzandomi insieme con loroinsieme con loromangiando e bevendomané prima né doponon ne fuimai avvelenato così profondamente (e nell'anima e nel corpo)come a bordo della "Nonesuch". Devo confessare che il mionemico mi dava un buon esempio di tolleranza; nei giorni per me piùneridimostrava una paziente cordialitàintrattenendomi aparlare finché mostravo di averne vogliae sdraiandosi sulponte a leggerenon appena respingevo le sue cortesie. Il libro dalui portato a bordo era la famosa "Clarissa" delRichardsonefra le altre piccole premureegli mi usava quella dileggermene ad alta voce qualche brano. Nessun dicitore avrebbe potutoconferire maggior risalto alle parti patetiche di quel romanzo. Ioribattevo con citazioni della Bibbiache costituiva allora tutta lamia bibliotecae anche un recente oggetto di studio; perché(mi duole confessarlo) sono stato semprefino ad oggipiuttostonegligente nelle pratiche religiose. Egli gustava le bellezze delsacro testo da conoscitore come era; e a voltetogliendomelo dimanolo sfogliava da uomo esperto e mi rendevacon la sua finedeclamazionepan per focaccia.


Mastranoa dirsinon traeva nessun vantaggio morale dalle proprieletture; esse passavano sulla sua testa come tuoni estivi: Lovelace eClarissale storie della generosità di David e i salmi dellasua penitenzale solenni apostrofi del libro di Giobbe e lecommoventi tirate liriche di Isaia erano per lui pure fonti di svagosimili al raschio di un violino alla taverna. L'intima durezzaconnaturata con la sua sensibilità esteriore mi mosse asdegno: la giudicai tutt'una con l'impudente grossolanità cheera sotto l'impiallacciatura delle sue belle maniere. A volte minauseava come un essere deformee talora m'ispirava ribrezzo come unfantasma. A volte pensavo a lui come a un fantoccio chea bucarnebellamente la mascheraavrebbe rivelato di avere all'interno solo ilvuoto. Questo orrore (che suppongo non infondato) accrebbeenormemente la mia repulsione per la sua vicinanza: cominciai asentire in me un fremitoquando mi si avvicinava; a voltela suapresenza mi faceva desiderare di urlaree in certi giornicredosarei stato capace di percuoterlo. Su questo stato d'animo influìdi certo la vergogna di aver cominciato a tollerarlo negli ultimigiorni della nostra permanenza a Durrisdeer.


Sequalcunoorami avesse detto che lo avrei tollerato di nuovo avreidovuto ridergli in faccia. E' possibile che egli non sospettassel'esasperazione del mio risentimentoma ciò appareinconciliabile con la sua sagacia e penso piuttosto chenella lungainattività di quella vitalo avesse assalito un urgentebisogno di compagnia e che proprio per quel motivo egli si inducessead affrontare e sopportare la mia non dissimulata avversione. E'certocomunqueche egli amava il suono della propria voce; cosìcomein veritàamava senza restrizione ogni parte e qualitàdi se stessoper una specie di melensaggine che è quasiinerente alla perversità. L'ho vistoquando mi trovava piùostileridursi a fare lunghe chiacchiere con il capitanosebbenequesti manifestasse a chiare note la propria noiatamburellandosmaniosamente con le ditabattendo i piedie rispondendo solo conborbottii indistinti.


Dopola prima settimana in mare trovammo venti contrari e tempo cattivo.Il mare era agitato. La "Nonesuch"veliero antiquato e conil carico mal stivatorollava in modo incredibilecosì cheil capitano tremava per i suoi alberie io per la mia vita. Non cisi muoveva più. Il malumore si diffuse sulla nave: marinaiufficiali e capitano passavano le giornate a litigare. Una parolaingiuriosa da una parte e un paio di pugni dall'altra erano incidentiquotidiani. Ci furono casi in cui l'intero equipaggio rifiutòdi eseguire gli ordiniedue voltenoi di guardia a poppa venimmoarmaticosa nuova per menel timore di un ammutinamento.


Inmezzo a questi guaisi scatenò un uragano che sembròdoverci colare a picco. Io restai chiuso nella camera di poppa dalmezzogiorno di un giorno al tramonto del giorno successivo. Intantoil Master stava dritto (3) non so dove in coperta e Secundracheaveva preso qualche drogagiaceva privo di sensi; cosicchéposso dire di aver passato quelle ore in una solitudine assoluta.All'inizio lo spavento mi rese incapace di muovermie quasi incapacedi pensarecome se la mente mi si fosse congelata. Maa poco apocoun raggio di conforto si insinuò in me. Se la "Nonesuch"fosse colata a piccoavrebbe portato già con sé negliabissi di quel mare senza fondo l'essere che noi tutti temevamo eodiavamo tanto e non ci sarebbe più stato il Master diBallantrae: tra le sue costole si sarebbero divertiti i pescile suetrame sarebbero finite in nientei suoi inermi avversari avrebberoavuto pace. Dapprimacome ho dettofu appena un raggio di confortoma non tardò a diventare una luce solare. L'idea che eglimorisseche fosse cancellato da questo mondo che egli amareggiava atante personesi impossessò della mia mente. Abbracciaiquell'ideane sentii la dolcezza nelle viscere. Immaginai l'ultimotuffo della naveil mare che irrompeva da ogni lato nell'alloggiola mia breve lotta con la mortetutto soloin quel luogo chiuso:tutti gli orrori elencaipotrei quasi dire con soddisfazioneesentii che avrei sopportato quello ed altrosolo che la "Nonesuch"trascinasse con sénella propria rovinail nemico della casadel mio povero padrone. Verso il mezzogiorno del secondo giornol'ululato del vento si placò; la nave non sbandò piùcosì orrendamente; e cominciò a sembrarmi chiaro cheavevamo sorpassato il culmine della tempesta.


Com'èvero che spero nella Divina Misericordiami sentii deluso.


Nell'egoismodella vilissima e ossessionante passione dell'odioavevo dimenticatogli innocenti compagni di traversatapensando solo a me stesso e almio nemico. Quanto a meero già vecchio; non ero mai statogiovanenon ero fatto per i piaceri del mondo e avevo pochi affetti:non importava un soldo che io annegassilà per lànell'Atlantico o stentassi qualche anno ancora per morireforseinmodo non meno terribiledi malattiaabbandonato da tutti. Miinginocchiai tenendomi allo stipetto per non essere scaraventatocontro le pareti della cabina in sussulto ealzando la voce tra iclamori dell'uragano che si calmavasupplicai Dio con parole empieaffinché mi facesse morire. - O Signore! - esclamai. - Sareipiù degno del nome di uomo se stroncassi questo brutoma Tumi rendesti codardo fin da quando stavo nel seno di mia madre. OSignoreTu mi facesti quale sonoTu conosci la mia debolezzaTusai che qualunque aspetto di morte mi fa tremare le ginocchia. Maecco! il Tuo servo è pronto: egli ha messo da parte la suadebolezza funesta. Lasciami dare la vita affinché questo brutola perda anch'esso; prendi le nostre due viteSignoreprendiletutt'e duee abbi pietà dell'innocente! - Con parole simili aquestema ancora più irriverentie con ancora piùsacrileghi scongiuricontinuai a dare sfogo al mio affanno.


Iddioforse per la sua misericordianon mi diede ascolto e io ero assortoancora nelle mie angosciose supplichequando qualcunotogliendo lacappa d'inceratalasciò entrare nella cabina la luce deltramonto. Mi rialzai pieno di vergognae mi accorsi con stupore diessere indolenzito e barcollante come un reduce dalla tortura.


SecundraDassche aveva smaltito nel sonno gli effetti della sua drogamiguardava da un cantuccio non lontano con occhi stralunati edall'osteriggio (4) aperto il capitano mi ringraziava per le miepreghiere.


-Avete salvato voi la navesignor Mackellar- dice. Nessun'artemarinaresca poteva mantenerla a galla: possiamo dire davvero che «seil Signore non guarda la città la scolta veglia invano»!

Misentii mortificato per l'abbaglio preso dal capitano; mortificatoancheper lo stupore e per lo spavento con cui l'indiano mi guardavanonché per le ossequiose cortesie con cuipoicominciòad assediarmi. Ora so che lui doveva aver sentito le mie preghiereintendendone la speciale natura. Sono sicuroinoltreche siaffrettò a riferirle al suo padrone; eripensando ad alloracon maggiore conoscenza dei fattiposso ora capire una cosa chelìper lìmi sembrò inesplicabile e cioè queisingolari sorrisipotrei quasi dire di approvazionedei quali ilMaster cominciò a gratificarmi. In modo similepossointerpretare una frase chericordogli sfuggì dalle labbraquella sera stessadurante una conversazionein cui alzando la manoe sorridendo: - Ah! Mackellar- mi dissenon tutti gli uomini sonocodardi come credonoe neppure buoni cristiani come vorrebbero.- Nonimmaginava fino a che punto le sue parole fossero vere! Perchéil fatto è che le idee venutemi in testa durante l'infuriaredella burrasca continuarono a spadroneggiare nel mio spiritoe leparole che mi erano salite spontanee alle labbra nel fervore dellapreghiera continuarono a ronzarmi all'orecchiocon vergognoseconseguenze che mi conviene riferire onestamente; poiché nonpotrei sostenere una parte sleale come quella di descrivere le colpealtruinascondendo le mie.


Caddeil ventoma continuò ad esserci mare molto grosso. La"Nonesuch" rollò disperatamente per tutta la nottepoi venne l'alba di un altro giorno e di un altro ancora senzaportare nessun cambiamento. L'attraversare la camera di poppa eraimpresa quasi impossibilein coperta marinai di vecchia esperienzarotolavano e anzi uno uscì malconcio dalla bottala vecchianave gemeva in ogni sua tavola e in ogni suo bozzelloe vicino allebitte dell'ancora la grande campana rintoccava continuamente conlugubre suono. Uno di quei giorni ci trovammoil Master e iosedutisull'estremità prodiera del casseretto (5). Devo precisare chela "Nonesuch" aveva un casseretto molto elevatointorno alquale correva una murata considerevolmente altache riparava la navee chedall'uno e dall'altro latogiunta in prossimitàdell'interruzione del casserettoscendeva a congiungersi con lemurate della parte maestra della copertaformando un'elegante eantiquata voluta scolpita. Per colpa di tale andamento concepitoprobabilmente più a fini ornamentali che per motivi diutilitàil riparo veniva a mancare a un certo puntoanzi inquelloall'estremità della parte sopraelevatadove sarebbestato maggiormente necessario. Eravamo seduti proprio làconle gambe ciondoloniil Master tra me e il fianco della navee iotenendomi con le due mani alla griglia dell'osteriggio della cameradi poppa: la posizione mi sembrava infatti pericolosatanto piùche avevo ininterrottamente davanti agli occhi un metro per valutarel'ampiezza delle nostre oscillazionicostituito dal Masterchespiccava contro il sole nell'interruzione della murata. Ora il suocapo si trovava allo zenit e la sua ombra si proiettava dall'altraparte addirittura fuori della "Nonesuch"e ora egli calavagiù tanto da trovarsi ai miei piedimentre la lineadell'orizzonte balzava su di luiall'altezza di un soffitto distanza. Questo spettacolo acquistò per me un fascinocrescentesimile a quello delle serpi sugli uccelli.


Inoltrela mia mente era turbata da una straordinaria varietà dirumoriperché nella vana speranza di riuscire a mettere laprua al mare avevamo ora spiegato tutte le velee la nave risuonavadei loro echi come un'officina. Parlammo all'iniziodell'ammutinamento che ci aveva minacciati; questo ci portò aragionare di assassinioffrendo al Master una tentazionealla qualefu incapace di resistere. Volle raccontarmi una storia e mostrarmicontemporaneamentequanto scaltro e perverso egli fosse. In vanteriesimili egli poneva sempre il massimi impegno; egeneralmenteconbuon effetto. Ma quella storiaraccontata ad alta vocein mezzo aun così grande fragoreda una persona che ora mi guardavadall'alto dei cieliora mi adocchiava da sotto le suole dellescarpequella particolare storiadicoattirò la miaattenzione in modo singolare.


-Il conte mio amico- egli cominciò- era nemico di un certobarone germanicopoco noto in Roma. Non starò a riferire ilmotivo di quell'inimicizia; vi dirò invece cheavendo ilfermo proposito di vendicarsi di luisenza rischio della propriapersonail conte si studiò di nascondere al barone il propriomalanimo. La segretezza èd'altra partela base di ognivendetta: e l'odio tradito è odio impotente. Il conte era unuomo dalla mente curiosa e indagatriceaveva temperamento daartista; faceva qualunque cosa gli toccasse fare con estremadiligenzanon solo nell'esecuzionema perfino nella scelta deimezzi e degli strumenti: senza di che l'opera gli sembravaimperfetta. Un giornocavalcando in un sobborgo fuori manocapitòin una strada abbandonata che si perdeva nelle paludi della campagnaintorno a Roma. Essa si inoltrava tra un'antica tomba romana e unacasa deserta circondata di sempreverdi. Quella strada lo portòin una cerchia di rovinein mezzo alle qualinon lontano da ungiovane pino grande non più di un cespuglio di ribesunaporta si apriva su un declivio. Il luogo era deserto e nascosto: unavoce nel cuore del conte diceva che lì egli poteva trovare ilfatto suo. Legò il cavallo al pinoprese in mano esca eacciarino per farsi eventualmente luceed entrò nelle visceredel poggio. La porta si apriva su un corridoio di antica muraturaromanail qualedopo un certo trattosi biforcava. Il conte presea destra e si inoltrò a tentonifinché non s'imbattéin una specie di staccionataalta forse quattro palmila qualeattraversava il corridoio. Esplorando il terreno con il piedetrovòpiù avanti un bordo di pietra levigata e poi il vuoto. Tuttala sua curiosità fu risvegliata da quella scoperta.Raccogliendo dei fuscelli secchi che erano sparsi per terra egli nefece un falò: così poté vederedavanti a séun pozzo profondo. Probabilmente qualche villanoche se ne eraservito per attingervi acquaaveva innalzato la staccionata. Ilconte vi restò appoggiato per un pezzoguardando nella buca.Era di fondazione romana ecome tutte le cose alle quali mise manoil popolo di Romacostruito per l'eternità; le sue paretierano ancora a strapiombo e con le connessure compatte: per l'uomoche vi fosse caduto non c'era possibilità di scampo. «Unforte impulso»pensava il conte«mi ha portato fin qui.A che scopo? per quale vantaggio? Perché il destino mi haguidato a ficcare il naso in questo pozzo?» Ed ecco che ilparapetto della staccionata cedette d'improvviso sotto il peso dellasua persona; ed egli fu lì lì per cadere a capofittonell'abisso. Balzando indietro per salvarsicalpestò leultime scintille del suo falò che non emise più lucema solo un fumo pungente. «Il destino mi ha forse portato amorire?» pensòe fremette dalla testa ai piedi. Quindiun'idea gli balenò nella mente. Si trascinò carponifino all'orlo del pozzo e annaspò in aria con la mano. Ilparapetto della staccionatain origine fissato a due piolisi erascardinato da una partema stava ancora saldo dall'altra. Il contelo rimise nella posizione in cui l'aveva trovatoin modo che sirivelasse strumento di morte al primo che vi urtasse; quindi uscìdalla catacomba con la febbre nel cuore. Il giorno dopocavalcandoper il Corso con il baroneostentò un'immensa inquietudine.L'altro gliene chiese il motivo; e lui (che aveva previsto ladomanda)dopo essersi schermito un po'ammise che il suo animo eraturbato da uno strano sogno. Questo discorso era teso ad eccitare lacuriosità del baroneuomo superstiziosissimo che affettavadisprezzo per le superstizioni. Seguì un dibattitoe allorail contequasi in un impeto di stizzaavvertì il compagno diguardarsiperché l'oggetto del suo sogno era lui. Voiegregio Mackellarconoscete abbastanza la natura umana per esserecerto di una cosae cioè che il barone si dimostròsmanioso di conoscere il sogno. Il contecerto che egli non avrebbesmesso dal sollecitarlo a dire tuttolo tenne a badafinchénon ne ebbe esasperato la curiositàe poicon apparenteriluttanzaacconsentì. «Vi avverto»incominciò«che mal ne verrà; me lo dice il cuore. Masiccome nonc'è più pacené per voi né per mesenon a condizione che io parline ricada la colpa sulla vostra testa.Il sogno fu questo: mi sembrava di vedervi cavalcarenon so dovemaforse vicino a Romaperché da una parte c'era una tombaantica e dall'altra un giardino di sempreverdi. Io vi gridavoripetutamentein uno spasimo di terroredi tornare indietro; se voimi sentiste o noio non saprei dirlo; ma è certo cheproseguiste ostinatamente. La strada vi portò in un luogodesertofra le rovinedove una porta si apriva in un declivio; evicino alla portac'era un pino stento. Voi smontaste làsebbene io continuassi ad ammonirvi a gran voce; elegato al pino ilvostro cavallovarcaste deciso la porta. Dentro era buio; manelsognopotevo ancora vedervie ancora vi supplicavo di tornareindietro. Voi andaste a tentoni lungo il muro di destraprendesteuna diramazione nel corridoio sulla destrae arrivaste a una piccolastanzadove c'era un pozzo con una staccionata. A quel puntonon soperchéil mio spavento per voi crebbe a dismisura; diventairauco a furia di urlare e di supplicarvi di andarvene subito daquell'androne. Così parlavo in sognoe mi sembrava allora disaperne bene il perchéma orada sveglioconfesso chel'ignoro. Voi non badaste affatto ai miei urlima vi spenzolastedalla palizzataguardando intensamente nell'acqua profonda. E alloragiunse a voi una comunicazionenon credo di aver capito che cosafossema il terrore che ne ebbi mi strappò al sonnoe io misvegliai in lacrime e in sussulto. E ora»continuò ilconte«vi ringrazio di tutto cuore per la vostra insistenza.Questo sogno gravava su di me come un pesoe adesso che ve l'horaccontatoin chiari termini e alla luce del solenon mi sembra cheimporti gran che». «Chi sa»fa il barone. «C'èqualcosa di strano. Una comunicazioneavete detto? Ohche sognostrano! Ne tirerò fuori una storiella per divertire gliamici». «Non credo che ci si potranno divertire»osserva il conte. «A me fa sempre un certo ribrezzo. Saràmeglio non pensarci più». «Lo credo anch'io»dice il barone. E infatti nessuno dei due alluse più a quelsogno. Qualche giorno dopoil conte propose una cavalcata fra icampiche il barone (a lui legatoormaida grande amicizia)accettò prontamente. A un certo puntoil conte frenòil cavallo si coprì il viso (diventato intanto pallidissimopoiché egli era un attore consumato)e guardò fisso ilbarone. «Che avete?» chiese questi. «Che visentite?» «Niente»esclama il conte. «Non èniente. Un accessonon so di che.


Torniamopresto a Roma». Maintanto il barone aveva guardato in girovedendoa sinistra della strada che li riportava a Romaun viottolopolverosoche s'inoltrava fra una tomba e un giardino disempreverdi.


«Sì»disse con voce mutata. «Torniamo presto a Roma. Temo che nonstiate bene di salute». «Ohper amor di Dio!»esclama il conte rabbrividendo«torniamo a Romaperchévoglio mettermi a letto».


Fecerola via del ritorno senza scambiare parola; e il conteche avrebbedovuto andare ad una riunionesi infilò a lettodando acredere di avere un attacco di febbre palustre. Il giorno dopoqualcuno trovò legato al pino il cavallo del barone; ma dicostuida quel momento in poinon si seppe più niente.Ditemioravi sembra questo un assassinio? - chiese il Masterinterrompendosi bruscamente.


-Siete certo che si trattasse di un conte? - chiesi.


-Non sono certo del titolo- rispose; - ma si trattava di ungentiluomo di buona razza; e Dio vi liberiMackellarda un cosìastuto nemico!

Midisse queste ultime parolesorridendomi dall'alto; un minuto dopoera sotto i miei piedi. Continuai a seguirecon puerile fissitàle sue evoluzioni: mi davano le vertiginirendendomi quasismemoratoe parlai come in sogno.


-Costui nutriva dunque un odio tremendo contro il barone? chiesi.


-Al solo vederlo si sentiva torcere le viscere- rispose il Master.


-Provo anch'io sensazioni di questo tipo- dissi.


-Davvero!- esclamò il Master.- Questa sì che ènuova! Mi chiedo... O forse presumo troppo? Non sarei io la causa diqueste perturbazioni viscerali?

Egliera capacissimo di scegliere posizioni aggraziateanche se a vederloc'ero solo ioe specialmente se esse potevano riuscire pericolose.Orasedeva con le gambe accavallate e con le braccia conserteassecondando il movimento della nave in un equilibrio delicatissimotanto che l'urto di una piuma avrebbe potuto turbarlo.


Ebbia un tratto la visione del mio signore al tavolinocon la testa frale mani; e questa voltaquando mi mostrò il visoesso eraaggrondatoin espressione di rimprovero. Al tempo stessomibalenarono per la mente le parole della mia preghiera: "Sareipiù degno del nome di uomose stroncassi questo bruto".Chiamai le mie forze a raccoltaementre la nave si inclinava dallaparte del mio nemicogli diediall'improvvisouna pedata. Erascritto che io mi macchiassi di questo attentato senza nessunprofitto. O per la mia incertezzao per la sua incredibileprontezzaegli sfuggì al colpobalzando in piedi eafferrandosi nello stesso tempo a uno straglio.


Nonso quanto restammoio disteso dov'ero sul pontesopraffatto daiterroredalla vergogna e dal rimorsoe lui in piedi con il pugnostretto sullo stragliopuntellando la schiena alla murataeguardandomi con un viso stranamente perplesso. Infine parlò.


-Mackellar- mi disse- non vi muovo rimproverima vi offro unpatto. Non credo convenga a voi che la vostra prodezza sia resa dipubblica ragione; quanto a mesinceramente vi confesso che non mipiace vivere nel perpetuo terrore di essere assassinato dall'uomo conil quale siedo a mensa. Promettetemi... ma no- aggiunseinterrompendosi- voi non siete ancora nel pieno possesso dellevostre facoltà mentali; potreste credere che io vogliaestorcere la promessa alla vostra debolezzae non intendo lasciareuna porta aperta alla casisticaquesta disonestà dellepersone coscienziose.


Prendetetempo a riflettere.


Dettoquestosi allontanò sul ponte sdrucciolevole con la sveltezzadi uno scoiattoloe si calò nella cabina.


Circamezz'ora dopotornò dov'ero rimasto a giacere.


-Ebbene- chiese- volete darmi la vostra parola di buon cristiano edi fedele servitore di mio fratello che io non dovrò piùtemere le vostre insidie?

-Ve la do- risposi.


-Dovete porgermiin pegnola vostra mano- aggiunse.


-Avete diritto di imporre condizioni- dissie ci stringemmo lamano.


Sirimise subito a sedere nel posto di primae nello stesso pericolosoatteggiamento.


-Reggetevi a qualcosa! - esclamaicoprendomi gli occhi. Non sopportodi vedervi in questa posizione. Il minimo sbalzo della nave potrebbefarvi precipitare in mare.


-Siete sommamente illogico- replicò sorridendoma eseguìquanto io gli chiedevo. - Nonostante tuttoMackellardesidero farvisapere che siete salito di molto nella mia stima. Credete forse cheio non apprezzi la fedeltà? Perchédunquesupponeteche io mi porti dietro per il mondo Secundra Dass? Perché egliè pronto a morire o ad uccidere per mein ogni momentoequesto è il motivo per cui l'ho caro. Ebbenevi sembreràstranoma voi mi piacete di più dopo quello che èsuccesso oggi. Credevo che foste magnetizzato dai Dieci Comandamenti;e invece noche io sia maledetto! - esclamò; - la vecchiacomare ha sangue nelle venealla fine! Il che non cambia il fatto-continuòsorridendo ancora- che è stato buon per voiimpegnare la vostra parola; perché dubito che avreste maibrillato nel nuovo mestiere intrapreso.


-Suppongo- dissi- che dovrei chiedere perdono a voi e a Dio per ilmio attentato. A ogni modoho fatto una promessaalla quale miatterrò fedelmente. Maquando penso a quelli che voiperseguitate...


-e m'interruppi.


-La vita è un fatto strano- mi rispose- e gli uomini sonostrana gente. Voi supponete di amare mio fratello. Io vi assicuro cheè semplicemente questione di consuetudine. Interrogate lavostra memoriae ricorderete cheal vostro arrivo a Durrisdeerloconsideraste un giovane comune e noioso. Anche adesso è comunee noiosobenché non più giovane. Se vi foste invecetrovato a vivere con meoggi sareste altrettanto ligio alla miapersona.


-Non potrei mai giudicarvi un uomo ordinariosignor Ballyreplicai- main questo momento voi siete poco sagace. Avete mostrato primadi fidarvi della mia parola. Essain altri terminipuòchiamarsi la mia coscienza; ebbeneessa appunto rifuggeistintivamente da voicome l'occhio da una luce violenta.


-Ah! - fece lui- ma io considero un altro caso. Considero quello chesarebbe successo se vi avessi incontrato nella mia gioventù.


Doveteriflettere che non fui sempre come sono adessoné che (seavessi mai incontrato un amico del vostro genere) sarei diventatocosì.


-Sstsignor Bally- dico io- vi sareste preso gioco di me; nonavreste mai speso dieci parole garbate per un simile piedipiatti.


Maegli aveva ormai preso l'abbrivio per una sequela di giustificazionicon le quali mi annoiò durante tutto il resto dellatraversata. Non c'era dubbio chein passatoegli si fossecompiaciuto di dipingere se stesso a tinte eccessivamente foscheesi fosse vantato della propria perversitàostentandola comeun blasone.


Néera così poco coerente da rinnegare un paragrafo delle sueantiche confessioni.- Ma ora che so che voi siete una creatura umana- diceva- posso disturbarmi a spiegare il mio sentimento; perchévi assicuro che anch'io sono una creatura umana e possiedo virtùal pari dei miei simili. - Ben presto mi stancòperchémi bastava una frase per rispondergli. Devo averla ripetuta unaventina di volte. - Se volete che vi credarinunciate al vostropropositoe tornate con me a Durrisdeer.


Maegli scuoteva la testa. - AhMackellarvoi potreste vivere milleanni senza mai capire la mia natura- diceva. - Questa battaglia èormai impegnatal'ora della riflessione è passatae l'oradella misericordia deve ancora arrivare. La battaglia cominciòvent'anni or sonoquando facemmo a testa e croce nel salone diDurrisdeer; abbiamo subito tutti e due gli alti e bassi della sortema né l'uno né l'altro sognò mai di cedere; equanto a megettato il guantoonore e vita sono anch'essi in gioco.


-Il vostro onore non vale un fico! - dicevo. - Econ vostra licenzaqueste similitudini guerresche sono un po' troppo altisonanti per lafaccenda che avete fra le mani. Voi volete dei sudici denariecco labase delle vostre querele; equanto ai mezzi che usatequali sono?Suscitare dolori in una famiglia che non vi ha fatto nessun malecorromperepotendoil vostro nipotinoe straziare il cuore delvostro fratello carnale! Un ladrone che uccide una vecchia con unosporco randello per uno scellino e un cartoccetto di tabacco da naso:

eccol'eroe che siete voi.


Quandolo attaccavo in questi (o simili) terminiegli sorridevaesospirava come persona incompresa. Una voltaricordosi difese piùa lungoe combinò dei curiosi sofismi che riporteròper mettere meglio in luce il suo carattere.


-E' proprio borghese la vostra idea che la guerra consista nel rullodei tamburi e nelle sbandierate- osservò. - La guerra (comesaggiamente dissero gli antichi) è "ultima ratio".Quando cerchiamo implacabilmente il nostro tornacontoquella èguerra. AhMackellar!

ovoi siete un demonio di soldato nel vostro ufficio a Durrisdeero ifittavoli vi fanno gran torto!

-Poco m'importa in che consistao non consistala guerraribattei.- Ma voi mi annoiatepretendendo il mio rispetto. Vostro fratello èun buon uomoe voi siete un uomo pessimoné più némeno.


-Se io fossi stato Alessandro... - riprese.


-Ecco in che modo inganniamo noi stessi- esclamai. - Se io fossinato San Paolomi sarebbe andata allo stesso modo. Al suo postoavrei fatto un guazzabugliocome quello che faccio ora nel mio.


-Vi dico- esclamòtagliando corto la mia interruzionechese fossi stato l'infimo capitanucolo delle Highlandsse fossi statol'infimo fra i sovrani delle tribù negre e nude del desertoafricanola mia gente mi avrebbe adorato. Un uomo pessimoio? Ma sesono nato per essere un tiranno benigno! Chiedetelo a Secundra Dass;vi dirà che lo tratto come un figlio. Condividete domani lamia sortediventate mio schiavomia proprietàuna creaturache io possa comandare come comando i poteri del mio corpo e dellamia animae non vedrete più il fosco lato che mostro allagente nella mia ira. Io devo aver tutto o niente. Ma se mi èdato tuttolo rendo a usura. Ho natura regale: è la miadisgrazia!

-La vostra natura è stata fin qui una disgrazia per gli altri- osservai- il che mi sembra poco regale.


-E ancora! - esclamò.- Anche adessove l'assicurovorreirisparmiare le persone che tanto vi premono; sìanche oggi;domani le lascerei alle loro guerricciole e sparirei in quellaforesta di ladroni e mariuoli che viene chiamata mondo. Lo fareidomani!- disse. - Però... però...


-Però che cosa? - chiesi.


-Però dovrebbero supplicarmi in ginocchioe in pubblicoanche- aggiunse con un sorriso. - DavveroMackellartemo che nonci sia un'aula grande abbastanza per servire al mio intento in unatto di riparazione.


-Vanitàvanità! - moraleggiai. - E pensare che ilmovente del vostro malefico volere è quello stesso che induceuna ragazza a fare le moine davanti allo specchio!

-Ohsi possono dare due definizioni di ogni cosa: la definizione chemagnifica e quella che immiseriscenon potete sconfiggermi con unafrase!- affermò.- L'altro giorno diceste che confidavo nellavostra coscienza: se fossi di umore negativocome voipotrei direche contavo sulla vostra vanità. La vostra consiste nellapretesa di essere un "homme de parole"; la mia nel nonaccettare una disfatta.


Chiamatelavanitàchiamatela virtùchiamatela grandezzad'animo...


cheimporta il vocabolo? Ma riconoscetein tutti e due noiuna tendenzasimile: viviamo tutti e due per un'idea.


Daquesti discorsi familiari e da tanta tolleranza da tutte e due lepartisarà facile dedurre che ormai vivevamo insieme inottimi rapporti. Questo fatto non era nuovoe si ripeteva in formapiù grave di prima. Eccezion fatta per le dispute che hotentato di riferireregnava fra di noi non soltanto il rispettoma(oserei dire) perfino la cortesia. Quando caddi ammalato (il checapitò dopo la grande tempesta)egli sedeva al mio capezzaleper intrattenermi con la sua conversazionee mi curava con ottimirimedi che io accettavo con fiducia. Egli stesso commentòquesta circostanza. - Vedete- mi dissecominciate a conoscermimeglio. Or non è moltoa bordo di questa nave isolata in cuitranne menessuno ha la minima infarinatura di scienzaavrestedovuto ritenere di sicuro che io coltivassi progetti contro la vostravita. E vorrete notare cheproprio da quando ho scoperto che voi necoltivate contro la miavi ho mostrato maggior rispetto. Ditemi voise questo indichi grettezza.


-Avevo ben poco da rispondergli. Ero certo cheper quanto miriguardavaegli era animato da buoni sentimenti; può darsiche proprio in questo io mi sia lasciato ingannare grossolanamentedalla sua capacità di dissimulazionema ero certoe ancoralo sonoche egli mi considerava con vera benevolenza. Strano etriste a dirsi!

Appenacominciò a prodursi un simile cambiamento la mia animositàcedette e quelle visioni ossessionanti a proposito di mylord sidileguarono completamente. Così cheforseci fu del veronelle ultime parole di vanteria che egli mi disseil 2 luglioquasialla fine della traversatamentre eravamo in bonaccia all'ingressodella vasta rada di New Yorkcon un'afa soffocante alla non tardòa seguire un incredibile rovescio di pioggia. Dal casserettoosservavo le coste verdeggianti più vicine e vedevo ogni tantoil fumo leggero della piccola città che era il nostro luogo didestinazione. Poiché in quel momento stesso stavo progettandoil modo di prendermi un vantaggio su di luiavvertii una sfumaturad'imbarazzoquando mi si avvicinò a mano tesa.


-Devo ormai dirvi addio- esclamò- e per sempre. Perchéadesso voi andate fra i miei nemicidove tutti i vostri vecchipregiudizi rivivranno. Sono sempre riuscito a trovar simpatia làdove l'ho cercata: perfino voimio buon amico (vi chiameròcosì una volta tanto)perfino voi portate adesso nellamemoria un mio ritratto del tutto diverso dal precedentee unritratto che non dimenticherete mai interamente. Se il viaggio fossedurato abbastanzaavrei inciso quel ritratto più a fondo invoi. Ma ora tutto è finito e noi siamo di nuovo in guerra.Giudicateda questo breve interludioquanto io sia pericoloso; eavvisate quegli stolti- enel dir cosìpuntò l'indiceverso la città- di pensarci due o tre volte prima di sfidarela mia collera.




NOTE:


1)Il locale unico di poppachiamato anche «cabina»in cuiun tempo i pochi passeggeri dovevano adattarsi a dormire e mangiareinsieme con il capitano e con gli ufficiali.


2)«Senza pari».


3)Legato solidamenteper non essere sballottato dai movimenti.


4)Specie di lucernariochein questo casoserve a dare aria e lucealla cabina di poppa della nave.


5)Ponte che dall'estrema poppa si estende fino a comprendere l'alberopoppiero e chealla sua estremità verso pruasi interromperisultando sopraelevato rispetto al ponte di coperta. I duepersonaggi del presente episodio sono seduti su questa «interruzionedel casseretto»con le gambe nel vuoto verso il ponte dicopertama in un punto vicino al lato esterno della nave.




CAPITOLODECIMO


Avvisagliea New York


Hoaccennato che ero deciso a precedere il Masterproposito che furealizzato facilmente con l'aiuto del capitano McMurtriepoichémentre da un lato della nave si caricava in parte una delle grandiimbarcazioninella quale s'imbarcava il Masteril battello di bordoscostava dall'altro latoportando solo me. Penai poco a trovare chimi indirizzasse alla casa del mio padronedove arrivai di grancarriera. Era una comoda abitazionesituata nel suburbioin mezzo aun bel giardinointegrata da un complesso di eccezionale ampiezzacomprendente granaiostalla e scuderia. Qui il mio signore stavapasseggiandoquando arrivai: era anzi il luogo che egli frequentavaallora più di ogni altroavendo preso gusto all'agricoltura.Gli piombai davanti tutto scalmanato e gli comunicai le notizie; cheperaltronon erano più freschepoiché parecchie naviavevanonel frattempooltrepassato la "Nonesuch"arrivando a destinazione prima di essa.


-Vi aspettavamo da un pezzo- disse mylord- ein questi ultimigiorniavevamo proprio perso la speranza di vedervi. Sono lieto distringervi nuovamente la manoMackellar. Credevo che ormai foste nelprofondo del mare.


-Ohmylordvolesse il cielo! - esclamai. - Sarebbe meglio per voi.


-Vi ingannate- replicò egli con aria truce. - Sonosoddisfattissimo della piega presa dagli eventi. Ho da mettere inpari un conto molto lungoe orafinalmenteposso cominciare asistemarlo.


Protestaicontro la sua fiducia.


-Oh!- mi fa- qui non siamo a Durrisdeere ho preso le necessariecautele. La reputazione di mio fratello è arrivata in questopaese prima di lui; e io gli ho preparato l'accoglienza che merita.La fortuna mi ha favorito davveroperché ho trovato qui unmercante di Albanyche lo conobbe dopo il '45 e ha forti motivi persospettarlo di omicidio: dell'assassinio di un certo Chewun altrodi Albany. Nessuno qui si meraviglierà se gli chiudo la portain faccia; non gli sarà permesso di rivolgere la parola aimiei figlie neppure di salutare mia moglie; quanto a mecomefratellogli concederò di parlarmi. Mi privereialtrimentidi uno svago- dice mylordfregandosi le mani.


Esubito mise in pratica i suoi pianisguinzagliando servi conbiglietti d'invitoper radunare i maggiorenti della provincia. Nonposso ricordare di quali pretesti si valesse; ad ogni modo riuscìnell'intento; e quando il nostro antico avversario apparve sullascenatrovò mylord che passeggiava davanti alla propria casasotto alberi ombrosiavendoalla sua destrail governatore edall'altro latovari notabili della città. La signorachestava seduta sulla verandasi alzò con viso turbatoerientrò in casaportando con sé i bambini.


IlMasterben vestito e cinto di una elegante spada da passeggiosiinchinò con bel garbo alla compagniae rivolse al mio padroneun familiare cenno del capo. Lord Durrisdeer non ricambiò ilsalutoma guardò suo fratello aggrottando le ciglia.


-Ebbenesignore- disse quindi- che mal vento vi porta da questepartidove (per nostra comune vergogna) la vostra reputazione vi hapreceduto?

-Vossignoria si compiace di mostrarsi scortese- esclama trasalendoil Master.


-Mi compiaccio di parlare chiaro- ribatté mylord- perchéoccorre che voi capiate bene la vostra situazione. In patriadove viconoscevano molto pocoera ancora possibile salvare le apparenze;questo sarebbe del tutto vano in questa provincia; e devo dirvi cheho fermamente deciso di lavarmi le mani dei fatti vostri. Mi avetegià ridotto quasi sul lastricodopo aver portato alla rovinamio padre al qualeper giuntaavete spezzato il cuore. I vostridelitti sfuggono alla legge; ma il governatoreamico miohapromesso alla mia famiglia la sua protezione. Badatesignore!-esclama mylord agitando la mazza contro il fratello: - Se viazzardate a rivolgere la parola a qualsiasi persona della miainnocente famigliala legge saprà raggiungervi e farvi pagarecara la vostra impudenza.


-Ah! - dice lento lento il Master. - Ecco dunque il vantaggio dirisiedere in paese straniero! Vedo bene che questi signori non sono aconoscenza della nostra storia. Non sanno che io sono LordDurrisdeernon sanno che voi siete mio fratello minoreinvestitodei miei diritti per un complotto domestico; non sanno (o altrimentinon mostrerebbero di essere con voi in tale intimità) che ogniacro di terra è miodavanti a Dio Onnipotentee che ogniquattrino che possedete l'avete carpito a me come ladrocomespergiuro e come fratello sleale!

-Generale Clinton- esclamai- non ascoltate queste menzogne.


Sonol'amministratore dei beni di Lord Durrisdeer. Non c'è unaparola di vero in quello che dice costui. Egli è un ribelleamnistiatoche si è messo a fare la spia: ecco tutta lastoria in due parole.


Così(nell'impeto del momento) mi lasciai sfuggire quella rivelazioneinfamante.


-Buon uomo- disse il governatorevolgendo al Master un viso severo.- Ne sosu di voipiù che non vorreste. Ci sono noti certibrandelli di vostre avventure nelle provincesui quali vi converrànon costringermi a investigarecome la scomparsa del signor JacobChew con tutta la sua mercanzia e come il mistero della vostrapresenza sulla costasbarcato chissà di dovecon tantodenaro e tanti gioielliquando una goletta bermudiana di Albany viraccolse.


Credetemise lascio dormire queste questionilo faccio per compassione versola vostra famiglia e per rispetto verso il mio stimato amico LordDurrisdeer.


Unmormorio di approvazione corse fra i provinciali.


-Avrei dovuto ricordare chein un buco come questoun titoloanchese male acquistatobasta per abbagliare la gente- dice il Masterbianco come un lenzuolo. - A me non restadunqueche morire allaporta di Sua Signoriadove il mio cadavere formerà unornamento assai gaio.


-Finitela con le vostre affettazioni! - esclama mylord. Sapete beneche ad altro non miro se non a difendere me stesso dalla calunnia ela mia casa dalla vostra intrusione. Vi offro una scelta. Io sonodisposto a pagarvi il viaggio sulla prima nave in partenzapertornare in patria a riprenderemagarile vostre funzioni alledipendenze del governosebbene Dio sa che preferirei sapervi ladrodi strada. Ma se questo non vi piacerimanete qui e buona notte! Misono informato circa la minima somma con cui corpo ed anima possonodecentementeessere tenuti a New York: tanto avrete in ratesettimanali; e se non sapete lavorare con le maniper accrescere levostre entratevi converrà imparare senza indugio. Dovreteosservaread ogni modola prescrizione di non rivolgere la parola anessun membro della famigliatranne me- aggiunse.


Noncredo di aver mai visto un uomo pallido come diventò allora ilMaster; ma egli rimase impettitocon la bocca impassibile.


-Sono stato ricevuto qui- disse- con insulti del tutto immeritatidai quali non ho certamente idea di scampare con la fuga.


Datemila vostra elemosina: l'accetterò senza vergognaperchégià mi appartienecome la camicia che portate sulle spalle; escelgo di restareaffinché questi signori possano megliocapire chi sono.


Devonogià intravedere dove sta il piede caprinopoichénonostante la vostra pretesa sollecitudine per l'onore dellafamigliavi compiacete di vilipendere quell'onore nella mia persona.


-Questi sono bei discorsi- dice mylord- ma per noi che viconosciamo da un pezzo non contano nullapotete esserne certo. Voiscegliete il partito che sperate di volgere meglio a vostrovantaggio.


Approfittatenein silenziose potete; ciòcredetemivi gioveràalungo andarepiù di questa ostentazione d'ingratitudine.


-Ohgratitudinemylord! - esclama il Master alzando la voce esollevando l'indice in modo espressivo.- Datevi pace: non vimancherà. Per ora a me non resta che salutare questigentiluomini che abbiamo annoiato con le nostre beghe di famiglia.


Esi inchinò via via davanti ad ognunosi riassettò laspada e si allontanòlasciando tutti molto stupiti per il suocontegnoe me altrettanto attonito per quello di mylord.


Entrammoallora in una fase diversa di questa contesa familiare. Il Master eraben lontano dal trovarsi privo di ogni risorsa come il mio lordsupponevaavendo con sée interamente devoto al suoservizioun artista eccellente in ogni specie di lavorod'oreficeria. Con l'assegno di mylordche non era magro come erastato dettoentrambi potevano provvedere alle necessità dellavita mettendo da parte i guadagni di Secundra Dass per i bisognifuturi. Che questo avvenisse non ne dubito affatto. Con tuttaprobabilitàil progetto del Master era di raggranellare queltanto che gli bastasse per andare alla ricerca del tesoro da luisepolto tanti anni prima tra i monti. Se si fosse limitato a questoavrebbe avuto una buona ispirazione. Per disgrazia sua e nostrasilasciò consigliare dalla rabbia. La vergogna pubblicamentesubita al suo arrivouna vergogna alla quale a volte mi chiedo comefacesse a sopravviveregli bruciava nelle vene generando quel furoreper cuicome dice il proverbioun uomo si taglierebbe il naso purdi fare dispetto alla propria faccia: e lui volle dare spettacolo disé nella speranza che un po' di vergogna schizzasse anche sulmio lord.


Scelsein un quartiere povero della città una solitaria bicocca dilegno ombreggiata di acacie. Questa avevasulla facciatauna speciedi sportello simile a quello di un canile ma alto da terraall'incirca quanto una tavolanel quale il pover'uomo che l'avevacostruita era solito riporre un po' di mercanzia. Appunto questoparticolare attirò la fantasia del Master e forse gli suggerìla sua linea di condotta. A quanto parea bordo della nave deipirati egli aveva acquistato qualche destrezza nei lavori d'agotantaalmenoda bastargli per recitare la parte del sarto inpubblico; data la natura della sua vendettanon serviva di più.Sullo sportello venne appesa un'insegna chein una disposizionesimile alla seguentediceva così:


JAMESDURIE GIA' MASTER DI BALLANTRAE RAMMENDI ACCURATI SECUNDRA DASSGENTILUOMO INDIANO DECADUTO LAVORI FINI D'OREFICERIA.


Sottoquest'insegna quel mio bravo galantuomoquando aveva lavorosedevaall'interno alla maniera dei sarti e faceva andare l'ago di lena.Dico quando aveva lavoro; ma i clienti arrivavano di solito perSecundra Dasse il Master cucivaper lo piùcome Penelope.Dal suo mestiere non avrebbe potuto sperare nemmeno di guadagnaretanto da imburrarsi il pane; ma a lui bastava che l'insegnainfangasse il nome dei Duriese che il già erede diquell'altera famiglia sedesse in pubblicoa gambe incrociaterimprovero vivente all'avarizia di suo fratello. E il suo stratagemmariuscì così beneche in città si cominciòa mormorare e si formò un partito molto ostile a mylord.


Questisi trovava ancora più esposto ai commenti del pubblico per ilfavore stesso che godeva presso il governatore. La signora (non maiben vista nella colonia) fu fatta segno ad allusioni malevole; neiritrovi femminilidove si è soliti parlare soprattutto dilavori d'agosi trovò quasi interdetta dal nominarli; e moltevolte ritornò a casa tutta rossa in viso e dichiarando di nonvolere più fare visite.


Intantomylord dimorava nella sua decorosa abitazionetutto assortonell'agricolturamolto caro agl'intimie incurante o inconsapevoledel resto. Era ingrassato; aveva sul viso un'espressione diintelligente alacrità; perfino il clima caldo sembravagiovarglie myladya dispetto dei propri fastidibenediceva ognigiorno il cielo per aver ereditato dal padre un simile paradiso.Aveva assistito da una finestra all'umiliazione del Masteredaquel momentoera sembrata tranquilla. Ioal contrariomi sentivoturbato. Con il passare del tempo mi sembrò che ci fossequalcosa di non troppo soddisfacente nelle condizioni di mylord. Simostrava sempre allegroperò il motivo della sua letiziarimaneva occulto: anche in seno alla famiglia egli rimuginavaconmanifesto piaceresu qualche idea segreta; e io finii per formulareil sospetto (del tutto indegno di entrambi) che mantenesse un'amantein qualche parte della città. Egli si allontanava raramente dacasaperché era tutto il giorno affaccendatoma di primamattinamentre il signor Alexander studiava con meusciva perun'ora senza un motivo chiaro. Bisogna tener presentea difesa diquanto feci allorache io continuavo a nutrire qualche timore sulfatto che il mio signore non avesse interamente la testa a posto; esapendo il nostro nemico tanto quieto nella stessa città dovenoi abitavamo facevo bene a stare in guardia. Di conseguenzacoltoun pretesto per cambiare le ore in cui ero solito insegnare al signorAlexander i rudimenti della matematica e della contabilitàmimisi a pedinare il mio padrone.


Ognimattinabella o brutta che fosseegli prendeva la sua mazzadall'impugnatura d'orosi metteva il cappello all'indietro(un'abitudine recenteche mi sembrò indicare calore di testa)e s'incamminava per un certo giro. All'inizio prendeva tra pianteombrose lungo un cimitero e lìse il tempo era buonosisedeva a riflettere. Poco dopoil suo cammino scendeva alla marina etornava indietro passando lungo il porto e davanti alla baracca delMaster.


Nell'intraprenderequesta seconda parte del suo giro Lord Durrisdeer si metteva amuovere i passi più lentamentecome chi si gode l'aria buonae la bella vistae davanti alla baraccaa metà strada traquella e la rivasi soffermava un po'appoggiato alla mazza. Eral'ora in cui il Master sedeva sul suo palco a cucire. Cosìquei due fratelli stavano a fissarsia viso duroe poi mylord sirimetteva in cammino sorridendo tra sé.


Solodue volte dovetti piegarmi a quella spiacevole necessità difar la spiaper acquistare la certezza su quale meta avessero lepasseggiate del mio signore e quale fosse la fonte segreta della sualetizia. Eccolala sua amante: l'odionon l'amoregli coloriva leguance. Qualche moralista si sarebbe riconsolato a una similescopertaio confesso che ne rimasi costernato. Tra due fratelliunasimile situazione mi sembrò non solo odiosa di per séma gravida di possibili mali ulteriori; e ogni volta che le miefaccende me lo permettevanocorrevo per una scorciatoiaadassistere ai loro incontri. Un giornoarrivato alla baracca un po'in ritardodopo esserne stato impedito per circa una settimanarimasi attonito osservando un fatto nuovo. Ho trascurato di dire checontro il muro della casa del Master c'era una pancadove i clientipotevano sedersi a contrattare con il bottegaio; là trovaiseduto mylordnell'atto di lisciare con la mano la sua mazza e diguardare con diletto la baia.


Sedutoa meno di un metro da luiil Master cuciva. Nessuno dei due parlava;né (in questa nuova situazione) mylord si degnava di posare losguardo sul suo nemico. Suppongo chenell'immediata prossimitàdella sua personail mio padrone assaporasse in modo piùdiretto il gusto della sua presenza abbeverandosi piùlargamente ai piaceri dell'odio.


Quandovenne via di làmi avvicinai a lui apertamente.


-Mylordmylord- dissi- questo non è il modo dicomportarsi.


-C'ingrasso- risposee rimasi scandalizzatonon solo da quelleparole (strane abbastanza)ma anche dal modo con cui furono dette.


-Vi supplicomylorddi non abbandonarvi a sentimenti cosìcattivi- replicai. - Non so se siano più dannosi all'anima oalla ragione; ma voi vi avviate a uccidere l'una e l'altra.


-Voi non potete capire- disse. - Non avete mai avuto montagne diamarezza sul cuore.


-Enon foss'altro- aggiunsi- lo spingerete certo a qualcheestremo.


-Al contrario: sto fiaccandone l'animo- mi fa mylord.


Ognimattinaper una settimana interaegli prese lo stesso posto soprala panca. Era un posto amenoombreggiato dalle acaciein vistadella baia solcata di vele e echeggiante delle canzoni con le quali imarinai accompagnavanoa qualche distanzail loro lavoro. I duestavano a sederesenza scambiare né una parola né ungesto. Intanto il Master cucivatroncando con i denti le gugliate emostrandosi assorto nella sua finta industriosità. Io nonmancavo mai di unirmi a lorostupito di me stesso e dei mieicompagni. Se passava da quelle parti un amico del mio signorequestigli mandava un'allegra voce di saluto e gli gridava che era làa dare buoni consigli al fratellodiventato oracon sua sommagioiamolto laborioso. E anche allora il Master conservava unafisionomia impassibile; che cosa gli passasse per la testasoloIddioo forse Satanalo sa. All'improvvisoin un giorno sereno diquella stagione che viene chiamata Estate Indiana (1) e in cui leboscaglie si vestono d'orodi vermiglio e di scarlattoil Masterposò l'ago e proruppe in una risata. Essa squillò intono abbastanza naturaleperché probabilmente l'avevastudiata a lungomentre taceva; tuttaviasentendola prorompere daun silenzio così assoluto e in circostanze cosìcontrarie all'allegriami sembrò un suono di malaugurio.


-Henry- disse- una volta tanto ho fatto un passo falso e una voltatanto avete avuto l'intelligenza di approfittarne. La farsa delrattoppatore finisce oggie io vi confesso (congratulandomi con voi)che ve la siete cavata a meraviglia. Il sangue non mentee voisapete scegliere benissimo il modo più opportuno per rendervispiacevole.


Ilmio signore non disse una parolaproprio come se il Master nonavesse rotto il silenzio.


-Orsù- riprese il Master- non siate scontrososciuperestel'atteggiamento preso. Adessocredetemipotete permettervi diessere un po' amabileperché non ho soltanto da riconoscermibattuto. Era mia intenzione continuare la commedia fino ad avereraggranellato abbastanza denaro per un certo scopo; ma confessocandidamente che non mi basta l'animo. Voi avete il naturaledesiderio che io scompaia da questa città; per via diversaiosono giunto alla stessa idea. E ho una proposta da fare; oseVossignoria così preferisceun favore da chiedere.


-Chiedetelo- fa mylord.


-Forse avrete sentito dire che una volta io possedevo in questo paeseun tesoro considerevole- riprese il Master. - Che lo sappiate o nodel restoimporta poco. Il fatto sta che io fui costretto aseppellire il tesoro in un posto del quale ho sufficienti ragguagli.


Lamia ambizione è ora scesa al recupero di questo tesoro; edato che esso è miovoi non vorrete contendermelo.


-Andate a prenderlo- fa mylord. - Io non mi oppongo.


-Va bene- ribatté il Master- maper andarcimi servetrovare uomini e mezzi di trasporto. La strada è aspra elungae il paese è infestato da indiani selvaggi.Anticipatemi appena quanto è necessario; o a titolo di saldoinvece del mio assegno; ose più vi aggradacome prestitoche restituirò al mio ritorno. E allorase questo saràil vostro piacerepotrete dire di avermi visto per l'ultima volta.


Mylordlo guardò fisso negli occhiavendo sul viso un freddosorrisoma non disse una parola.


-Henry- aggiunse il Master con una calma formidabileeal tempostessotirandosi un po' indietro. - Henryho l'onore di parlare convoi.


-Incamminiamoci verso casa- fa mylord rivolto a me che lo tiravo perla manicaecon queste parolesi alzò da sederesiimpettìsi aggiustò il cappello sulla testaeancorasenza una sillaba di rispostasi avviò con passo fermo lungo.


Ioesitai un momento fra i due fratellitanto seria mi sembrava lacrisi alla quale si era arrivati. Ma il Master aveva ripreso la suaoccupazione con gli occhi bassi e le mani alacriin apparenzaquanto prima; e io decisi di seguire il mio padrone.


-Siete impazzito?- esclamaiappena l'ebbi raggiunto. Volete dunqueperdere una così buona occasione?

-E' possibile che voi gli crediate ancora? - chiese mylordquasi conun ghigno.


-Vorrei che se ne andasse di qui- esclamai. - Vorrei che fossedovunque e a qualsiasi condizionepiuttosto che vederlo qui.


-Io ho detto la mia- ribatté mylord- e voi avete detto lavostra. Ora basta.


Maio ero propenso a far sloggiare il Master. L'immagine di lui che sirimetteva pazientemente al suo cucito non mi andava assolutamentegiù.


Nonvide mai la luce un uomomeno di tutti il Masterin grado ditollerare una così lunga serie d'insulti. Fiutavo sanguenell'aria. E feci giuramento di non tralasciare niente (se unospiraglio fosse ancora aperto a un utile intervento) per sventare undelitto. Quello stesso giornoperciòandai a trovare mylordnello studiodove egli attendeva a qualche banale occupazione.


-Mylord- dissi- ho trovato un investimento proficuo per le miepiccole economie. Ma questesfortunatamentesono in Scozia; civorrà del tempo per riscuoterlee l'affare non puòessere ritardato.


PotrebbeVossignoria procurare di anticiparmi la sommacontro miaobbligazione?

Eglimi lesse nell'anima con occhio penetrante. - Non mi sono maiintromesso nei vostri affariMackellar- dice.- Ma oltre l'ammontaredella vostra cauzionenon dovete possedere un quattrinoper quelche ne so io.


-Nei molti anni da me passati al vostro servizionon vi ho detto maiuna menzognané maiprima d'oravi ho chiesto un favore perme stesso- risposi.


-Questo è un favore per il Master - replicò egli a bassavoce. - Mi prendete per uno scioccoMackellar? Convincetevi unavolta per tutte che io voglio trattare questa bestia a modo mio; nétimore né pietà possono smuovermi; eperché iosia raggiratooccorrerà qualcuno che intrighi meno alloscoperto di voi. Io chiedo di essere servitolealmente servitononche voi brighiate e complottiate dietro le mie spalle e tentiate disottrarmi il denaro per aiutare i miei nemici.


-Mylord- dissi- queste parole sono imperdonabili.


-RipensateciMackellar- replicò - e vedrete che si attengonoai fatti. Il vostro sotterfugio è imperdonabile. Negate (sepotete) di aver destinato questa somma a frustrare i miei volerieio vi chiederò scusa francamente. Mase non potetedoveteavere la fermezza di sentir chiamare con il suo nome la vostracondotta.


-Se credete che io avessi altro disegno tranne quello di salvarvi...


-cominciai.


-Oh! mio vecchio amico- disse- voi sapete bene che cosa penso!

Eccola mia mano: ve la do con tutto il cuorema denaronemmeno unquattrino.


Sconfittoda questo latoandai subito nella mia stanzascrissi una lettera ecorsi con essa al portosapendo che una nave stava per fare vela.Poco prima di seraero alla porta del Master. Entrandosenzanemmeno bussaretrovai il nostro nemico seduto a condividere con ilsuo indù una cena frugale di farinata gialla e latte. La casaall'internoera pulita ma povera; soltanto alcuni libriuna scansiae (in un angolo) il sedile di Secundra Dass le davano una certaimpronta di signorilità.


-Signor Bally- dissi- ho quasi cinquecento sterline messe da partein Scoziale economie di una vita di lavoro indefesso. Ho spedito suquella nave una lettera per farle riscuotere. Abbiate pazienza diaspettare che arrivi il postale di ritornoe tutto saràvostroalle stesse condizioni da voi offerte stamani a mylord.


Sialzò da tavolasi fece avantimi prese per le spalle e miguardò in faccia sorridendo.


-Eppure siete attaccato al denaro! - disse. - Eppure amate il denarosopra ogni cosatranne mio fratello!

-Temo la vecchiaia e la povertà- risposi- il che èdiverso.


-Non voglio bisticciare per una parola. Dite come voletereplicò.


-Ah! MackellarMackellar se la vostra offerta nascesse da affetto permecome l'accetterei volentieri!

-Eppure- aggiunsi con foga- sia detto a mia vergognaa sapervi inquesta catapecchia mi si stringe il cuore. Ho altre e piùgravi angustie; ma anche le vostre mi pesano! Sarei contento divedervene liberato. Non vi faccio la mia offerta per amorel'amorenon c'entra; macom'è vero che Dio mi giudica - e con miagrande meraviglia - ve la faccio proprio senza ripugnanza.


-Ah! - disse luicontinuando a tenermi per le spallee scotendomischerzosamente- voi fate di me più conto di quanto nonsupponiate.


Econ mia grande meraviglia- aggiunseimitando la mia frasee (misembrò) l'inflessione della mia voce- voi siete unonest'uomoe per questo motivo vi risparmio.


-Mi risparmiate? - esclamai.


-Vi risparmio- ripetélasciandomi andare e girandomi lespalle. E poiaffrontandomi di nuovo: - Voi non immaginate chepotrei fareMackellar! Credete forse sul serio che io abbia ingoiatola mia disfatta? Ascoltate: la mia vita è stata un seguito diinsuccessi immeritati. Quel balordo del principe Charlie mandòa male un'impresa promettentissima: così ebbi il mio primotracollo. A Parigi avevo messo di nuovo il piede in cima alla scala;questa volta ebbi contro il caso: una lettera non fu recapitata adoveree mi ritrovai sul lastrico. Mi tirai su una terza volta: coninfinita pazienza mi feci un nido in India; e allora venne Clive (2)si fece un solo boccone del mio rajah e io scampai dallosconvolgimentocome un nuovo Eneaportando in spalla Secundra Dass.Sono arrivato alle posizioni più elevate; e non ho ancoraquarantatré anni. Conosco il mondo come pochi uomini loconoscono al momento di morirela corte e il campol'Oriente el'Occidente; so dove andaree vedo mille espedienti. Sono adessoall'apice delle mie possibilità personalivigoroso di salutee smodato nell'ambizione. Ebbenerinuncio a tutto; non m'importa dimoriree che nessuno senta più parlare di me; m'importa diuna cosa solae l'avrò. Guardatevi: affinchéquandoil tetto crollerànon restiate schiacciato anche voi sotto lemacerie.


Uscivodalla sua casaestinta ormai ogni speranza d'interventoquandosentiidal lato del portoun certo trambusto ealzando gli occhividi una grande nave che aveva appena gettato l'ancora. Sembra stranoche io abbia potuto guardarla con tanta indifferenzapoichéportò morte ai fratelli di Durrisdeer. Dopo che nella contesasi erano avuti tutti quegli episodi estremigli insultii contrastid'interesseil duello tra fratelli nella macchiadoveva toccare aun morto di fame di uno scribacchino di Grub Streetche oltre tuttoscribacchiava a vanveradi gettare un sortilegio attraversoquattromila miglia di acqua salataspedendo i due fratelli a morirein deserti gelidi e selvaggi. Ma un simile pensiero era lontanissimodalla mia mente e nel tornare a casa passai tra i provincialieccitati per l'insolita animazione del loro portocompletamenteassorto a ripensare alla mia visita e al discorso del Master.


Quellasera stessa dalla nave ci giunse un pacco d'opuscoli. Il giorno dopomylord si era impegnato ad andare con il governatore ad untrattenimento; era per lui quasi arrivata l'ora di uscirequando lolasciai un momento solo nella sua stanzaintento a scorrere gliopuscoli. Ritornandolo trovai con la testa abbattuta sulla tavola ele braccia distese tra i fogli spiegazzati.


-Mylordmylord!- esclamailanciandomi verso di luinellaconvinzione che fosse stato colto da malore.


Balzòin piedicome per lo scatto di una mollae con il viso sfiguratodal furore tanto chese l'avessi visto in quel modo fuori di casaavrei faticato a riconoscerlo. Contemporaneamentealzò lebraccia come se volesse percuotermi. - Lasciatemi solo! - strillòe io corsi (più presto che mi fosse permesso dalle mie gambetremanti) a cercare la signora. Anche lei non perse tempo; maquandotornai con lei alla porta del mio padronesi era chiuso dentro achiave e ci gridò di lasciarlo in pace. La signora e io ciguardammo in facciaimpallidendo entrambinella certezza che lasciagura da noi temuta ci avesse infine colpiti.


-Scriverò al governatore di scusarlo- lei disse. - Dobbiamoconservarci i nostri potenti amici. - Maquando prese in mano lapennaquesta le sfuggì dalle dita. - Non posso scriveredisse. - Potete voi?

-Ci proveròsignora- risposi.


Seguìcon gli occhi la mia manomentre scrivevo. - Va bene così-disse quand'ebbi finito. - Grazie a DioMackellarposso contare sudi voi! Ma che cosa è successoora? Che cosache cosa èsuccesso?

Dentrodi me pensavo che non ci fosse spiegazione possibilenéspiegazione necessariaavevo paura che la demenza del mio padronefosse scoppiatacome le fiamme di un vulcano lungamente soffocate;ma non osavo esprimere quest'ansia per pietà della signora.


-Torna più a proposito considerare che cosa dobbiamo fare noi- dissi. - Dobbiamo lasciarlo solo là dentro?

-Non oso disturbarlo- lei riprese. - La natura provvederàforse la natura invoca la solitudine; e noi brancoliamo nel buio. Ohsìio lo lascerei stare.


-Allora io spedirò questa letterasignorae torneròquise non vi dispiaceper rimanere al vostro fianco- aggiunsi.


-Oh sì- esclamò la signora.


Passammoil pomeriggio insiemeparlando raramente e vigilando la porta dimylord. La mia mente rifletteva sulla scena che era appena successa esulla singolare somiglianza con la mia visione. Devo qui spiegarmimeglioperché la storia di questa coincidenza si èdiffusa con grandi esagerazioni e fu anche stampata (come ho potutovedere) dando il mio nome per chi richiedesse particolari. Lasomiglianza tra la fantasia e la realtà consisteva nel fattoche mylord era chiuso in una stanza con la testa sulla tavoladallaquale poi lo sollevavamostrandomi il viso con un'espressione che mistringeva il cuore. Ma nella realtàla stanza non era quellaimmaginatal'atteggiamento di mylord al tavolo non era lo stessoela facciaquando lui la scoprìesprimeva un penoso furoreinvece di quello sgomento disperato che sempretranne una volta (giàcitata)caratterizzò la mia visione.


Eccofinalmente esposta al pubblico l'intera verità. Questadifferiva moltissimo dai miei presagima pure vi corrispondeva percerti versiin modo da riempirmi d'inquietudine. Per tutto ilpomeriggiocome dicoriflettei su questo fatto senza parlarneperché la signora aveva le proprie ansiee non mi venneneppure in mente di tormentarla con le mie fantasticherie. La nostraattesa già durava da un pezzoquando lei ideò unostratagemma ingegnoso: mandò a chiamare il signor Alexander egli disse di bussare alla porta di suo padre. Mylord mandò ilragazzo per i fatti suoima senza la minima violenzasia di manieresia di parole; cosicché cominciai a sperare che l'accessofosse finito.


Finalmenteal cadere della nottementre io accendevo una lampada preparata suun mobilela porta si aprì e mylord apparve sulla soglia. Nonc'era luce sufficiente per poter vedere l'espressione del suo viso.Quando parlòmi sembrò che la sua voce fosse un po'alteratama perfettamente ferma.


-Mackellar- mi disse- portate con le vostre mani questo biglietto adestinazione. E' segretissimo. Badate che nessuno vi vedaconsegnarlo.


-Henry- disse la signora- spero che non vi sentiate male.


-Nono- rispose luiin tono querulo. - Ho da fare. Non ho nienteho soltanto da fare. E' proprio strano credere che un uomo si sentamalequando è occupato in qualche faccenda! Mandatemi la cenaqui dentroe anche un cestello di vino: aspetto la visita di unamico. Ma non mi disturbate per nessun altro motivo.


Econ queste paroletornò a chiudersi dentro.


Ilbiglietto era indirizzato a un certo capitano Harrispresso unataverna del porto. Conoscevo Harris (per sentito dire) come unpericoloso avventurieroassai sospettatoin passatodi pirateriae ora occupato nel difficoltoso commercio con gl'indiani. La miaimmaginazione non bastava a indovinare che cosa mylord avesse dadirglio quello dovesse comunicare a mylordné come il miopadrone avesse sentito parlare di luise non in occasione di unvergognoso processo dal quale quell'uomo era di recente scampato. Adogni modo portai il messaggio con riluttanza e i pochi minuti passaticon il capitano bastarono per farmi rincasare più angustiatoche mai. Trovai quell'uomo in una lurida stanzaseduto presso unacandela gocciolante e una bottiglia vuota. Egli conservava unportamento militaresco: ma forse si trattava di una affettazioneperché le sue maniere erano volgarissime.


-Riferite a Sua Signoria che l'ossequio e che mi riterròonorato di comparire in sua presenza entro una mezz'ora - disse dopoaver letto il bigliettoe poi ebbe l'impudenza di indicarmi la suabottiglia vuotaproponendomi di comprargli del liquore.


Sebbeneio ritornassi con la massima velocitàil capitano arrivòpoco dopo di mee si trattenne fino a tarda notte. Il gallo cantavaper la seconda voltaquando vidi (dalla finestra della mia camera)mylord fargli luce fino al cancello. Entrambi erano molto alteratidal beree ogni tanto si appoggiavano l'uno all'altro perconfabulare. Però la mattina seguente mylord uscì moltoprestoportando con sé cento sterline in contanti. Non ho maisupposto che egli le avesse ancora addossoquando tornò acasaeppure ero sicurissimo che quel denaro non era andato a finirenelle mani del Masterperché mi ero aggirato tutta la mattinain posti dove mi era stato possibile tenere d'occhio la baracca. Fuquesta l'ultima volta che Lord Durrisdeer varcò il cancellodella sua casaprima di lasciare New York; continuò come alsolito a passeggiare nella masseria o intrattenersi con i familiarima la città non lo vide più e le sue visite quotidianeal Master parvero dimenticate. Né Harris riapparve; oalmenonon prima della fine.


Misentivo oppressoormaidalla sensazione dei misteri in mezzo aiquali avevamo cominciato a brancolare. Era evidentese non altro perle mutate abitudini di mylordche questi rimuginava nella testapensieri di grave natura; ma quali fossero e da dove provenisseroquesti pensierio perché egli non si allontanasse piùdalla casa e dal giardinoio non potevo affatto immaginarlo. Eraevidentequasi comprovabileche gli opuscoli avevano un ruolo intale cambiamento.


Lessitutti quelli che potei avere tra le mani: erano proprioinsignificantie pieni di facezie di parte del tutto usuali; névi potei rintracciare niente che potesse offendere non dico mylordpiuttosto indifferente alle questioni politichema il piùinsigne uomo di Stato. La verità è che l'opuscoloorigine di tanto scompigliomylord se lo teneva nascosto sul petto.Qui lo trovaiinfinedopo la sua morte nelle lande deserte delnord: in tali luoghi e in tali funeste circostanzemi toccòleggere per la prima volta queste oziosemenzognere parole di unlibellista Whig (3) che declamava contro l'indulgenza concessa aigiacobiti: «Un altro ribelle notorioil M...r di B...estaper essere reintegrato nel suo titolo»diceva l'articolo.«Questa faccenda si dibatte da tempoe cioè da quandocostui prestò servigi oltremodo disonorevoli in Scozia e inFrancia. Com'è notosuo fratelloL...d D...rgli èuguale nelle inclinazioni; e il presunto eredeche sarà benpresto messo da parteè stato educato alle idee piùriprovevoli. Secondo l'antica fraseha sei parti dell'uno e mezzadozzina dell'altro. Ma tale reintegrazione è un favore troppoeccessivo da passare sotto silenzio». Una persona di senno nonavrebbe dato nessuna importanza a una storiella tanto assurda. Che ilgoverno avesse certe intenzionipotevaforseessere venuto inmente allo stolto autore dell'opuscoloma non era credibile allaluce della ragione. Pertantose mylorduomo provvisto di notevolebuon senso (se non di straordinaria levatura)poté prestarfede a una simile rodomontataportando l'opuscolo sul petto e incuore la fandonia che vi stava scrittaè giusto dedurre cheegli era impazzito. Di sicuro il solo accenno al signor Alexander el'esplicita minaccia ai suoi diritti di successione precipitarono lasciagura che pendeva da un pezzo su di noi. Bisognerebbe pensarealtrimenti che il mio padrone fosse demente già da molto tempoe che noitroppo ottusi d'intelligenzao troppo assuefatti alle suemanierenon avessimo misurato l'estensione della sua infermità.


Ungiornocirca una settimana dopo il fatto degli opuscoliavendoaspettato fino a tardi nelle vicinanze del portomi diressicomeusavo spessoverso l'abitazione del Master. La porta si aprìun torrente di luce si riversò sulla strada e io vidi un uomolicenziarsisalutando confidenzialmente. Mi turbai al massimo nelriconoscere l'avventuriero Harris. Non potei fare a meno di dedurneche la mano di mylord lo avesse portato là; e prolungai la miapasseggiata con la mente in subbuglio. Quandoa ora inoltratarientrai in casatrovai il mio lord che preparava la sua sacca perun viaggio.


-Perché tornate così tardi?- esclamò. - Partiamodomani per Albanyvoi e io insiemee è tempo che provvediatea prepararvi.


-Per Albanymylord? - esclamai. - E a quale scopo?

-Per cambiare aria- disse lui.


Ela signorache portava sul viso tracce di recenti lacrimemi fececenno di obbedire senza altre obiezioni. Qualche ora dopo (essendosipresentata l'opportunità di scambiarci qualche parola) lei midisse che le aveva annunciato improvvisamente la propria intenzionein seguito a una visita del capitano Harris; e che ogni suo sforzosia per dissuaderlo dal viaggiosia per sollecitare qualchechiarimento sui suoi motiviera risultato inutile.




NOTE:


1)Denominazione inglese di quella stagione che in Italia viene chiamata«estate di San Martino».


2)Robert Clive (1725-1774)famoso avventuriero ingleseche riuscìper mezzo di azioni fortunatea impossessarsi del Bengaladel Bibare dell'Orissa.


3)I Tories e i Whigs (i due grandi partiti che si costituirono intornoal 1670 e dai quali derivanorispettivamentei conservatori e iliberali di oggi) tennero posizioni molto diverse a proposito ditolleranza religiosaquandorestaurata la monarchiare CarloSecondo emanònel 1672la sua «dichiarazione diindulgenza». Mentre i Tories appoggiavano l'atteggiamentotollerante del re e della Chiesa anglicana verso i cattolici e iprotestanti dissenzientii Whigssostenitori della supremaziaparlamentarevotarono rigorose repressionispecie contro icattolici. La libellistica dell'epocaabbondantissimadibattéper lo più argomenti religiosi anche se rivolta a favorireprecisi interessi di classe o di singoli individui.




CAPITOLOUNDICESIMO


Ilviaggio nelle solitudini


Nelrisalire l'ameno corso dell'Hudson facemmo un felice viaggiocontempo clementetra alture adorne dei colori autunnali. Ad Albany cifermammo in una locandadove né io fui abbastanza cieconéLord Durrisdeer fu abbastanza astutoperché potesse sfuggirmila sua intenzione di tenermi prigioniero. Il lavoro che egli mi diededa fare non era urgente tanto che dovessimo sbrigarlosenza idocumenti necessaridentro la camera di una locanda: né ditale importanza da richiedere che io eseguissi quattro o cinque copiedello stesso documento. In apparenza obbedii diligentementemapresiper conto miosegrete misure; e mi servii della cortesiadell'oste per essere informatogiorno per giornodi ciò chesuccedeva in città. In questo modoricevetti infine unanotizia cheper così diremi aspettavo.


Mivenne riferito che il capitano Harrisin compagnia del «commerciantesignor Mountain»era passato sul fiume con un'imbarcazionediretto a monte. Non osavo incontrare lo sguardo dell'ostetanto miopprimeva il sospetto di una complicità da parte del miopadrone. Ma feci in modo di spiegare chese il signor Mountain miera del tutto sconosciutosapevo qualcosa del capitanoe feci inmodo d'indagare chi altri facesse parte della comitiva. Il mioinformatore lo ignorava; il signor Mountain era sbarcato peracquistare qualcosa di prima necessità; aveva girato per lestradecomprandobevendo e cianciando; e sembrava che la comitivamuovesse a un'avventura di probabile buon successoperchéquell'uomo aveva parlato molto di grandi cose che avrebbe fatto alritorno. Non si sapeva altroperché nessun altro erasbarcatoe la spedizione sembrava che avesse urgenza di arrivare inun certo postoprima che la neve cominciasse a cadere.


Ecertoil giorno dopo ne cadde anche ad Albany; ma non durò efu solo un avvertimento di quel che ci sarebbe toccato. Iolìper lìnon vi badai sapendo ben poco dell'inclemenza dellastagione in quella provincia; ci ripenso oracon animo diverso; e michiedoa voltese l'orrore degli eventi che adesso sono costretto adescrivere non sia in parte derivato dai torvi cieli e dai ventifuriosi ai quali fummo espostie dalle torture del freddo chedovemmo soffrire.


Poichél'imbarcazione era passatapensai in un primo momento che dovessimopartire dalla città. Niente affatto. Mylord rimase ad Albanydoveche si sapessenessun affare lo trattenevae mi tenne con sélontano dalle mie dovute occupazionioccupato per finta.


Propriosu questo mi aspettoe forse meritoun biasimo. Non ero tantoottuso da non avere le mie idee. Mi sembrava impossibile vedere ilMaster affidarsi alle mani di Harris senza pensare a qualche loscoaffare. Harrisindividuo malfamatoera stato segretamente subornatoda mylord; secondo le informazioni che mi procuraiil mercanteMountain risultava della stessa pasta; la loro spedizioneavendo peroggetto il recupero di un tesoro male acquistatooffriva forteincentivo a cattive azionie la natura del paese dove essiviaggiavano prometteva l'impunità ai delitti di sangue.Ebbene: è vero che io avevo tutte queste idee spaventose e cheprevedevo il destino del Master. Ma voi dovete considerare che io eroquello stesso uomo che aveva tentato di buttarlo fuori della murata duna nave in alto maredopo averpoco primaempiamentemaschiettamentecontrattato con Diocercando di assoldare Dio stessoa farmi da sicario. E' veroaltresìche avevo incominciato aintenerirmi per il nostro nemico. Ma io considerai sempre questo comeuna debolezza (se non addirittura come una colpa) della carne; e lamia mente rimase ferma nell'ostilità contro di lui. E bisognaconsiderared'altra parteche una cosa era prendere sulle miespalle la colpa e il pericolo di un attentato delittuosoe un'altrastare a vedere il mio padrone mettere a repentaglio il proprio onore.Solo questo fu il motivo della mia inattività. Infattise inquell'affare mi fossi appena mossonon sarei probabilmente riuscitoa salvare il Master ma avrei di certo messo in piazza mylord.


Cosìandò che non feci niente; eper i motivi espostiho ancorala possibilità di giustificare la mia condotta. Il mio padronee io abitavamointantoad Albanymasebbene vivessimo soliinsieme in un paese stranieroavevamo pochissimi rapportioltrealla cerimonia del saluto. Mylord aveva portato con sépresentazioni per tutti i notabili della città e dei dintorni;e aveva già conosciuto molta gente in New York. Diconseguenzaandava molto in giro emi spiace dirlosi era datoalle gozzoviglie. Quando rientravaio ero spesso a lettoma maiaddormentatoe non ci fu notte in cui egli non tradisse gli effettidel bere. Durante il giorno continuava a caricarmi di compitiinterminabili che escogitava con notevole ingegnosità erinnovava come la tela di Penelope. Essendo stipendiato perobbedirlonon mi opposi mai ai suoi ordini; ma non mi curai dinascondere la mia avvedutezza ea volte gli sorrisi in faccia.


-Io devo essere il diavolo e voi Michael Scott (1)- gli dissi ungiorno. - Ho già varcato il Tweed e spaccato l'Eildons e orami date da fare la fune di sabbia.


Miguardò con occhi lucenti; poi distolse da me lo sguardomuovendo le mascellema senza dire una parola.


-Ebbeneebbenemylord- dissi- la vostra volontà èlegge per me. Copierò questo conto per la terza volta; mavorrei chiedervi di inventare un altro lavoro per domaniperchésono stanco di fare sempre lo stesso.


-Voi non sapete quello che dite- replicò mylord mettendosi ilcappello e girandomi le spalle. - E' strano che vi divertiate tantoad annoiarmi. Un amico... ma questo è un altro affare. E' unacosa strana. Io sono un uomo che ha avuto sfortuna per tutta la vita.Sono circondato ancora da macchinazioni. Cammino sempre tra lecongiure- proruppe. Il mondo intero è alleato contro di me.


-Se fossi in voinon farei questi discorsi stolti e cattivi-replicai.- Vi dirò io che farei: metterei la testa nell'acquafreddaperché ieri sera avete ingoiato più di quantosiete capace di sopportare.


-Credete così? - disse luicon interesse prontamenterisvegliato.


-Credete che mi farebbe bene? E' una cosa che non ho mai provato.


-Penso al tempo in cui non avevate bisogno di fare certe proveevorrei che potesse tornare- aggiunsi. - Ma la verità èchese continuate a eccederevi rovinerete.


-Giànon sopporto più il bere come una volta- dissemylord. - Mi dà alla testaMackellar. Ma starò piùin guardia.


-Questo è appunto quello che volevo chiedervi- replicai.Dovete tenere in mente che siete il padre del signor Alexander: dateal ragazzo il modo di portare il suo nome con dignità.


-Giàgià- mi rispose. - Siete un uomo di buon sensovoiMackellare siete al mio servizio da molto tempo. Mase nonavete altro da dirmiandrò a fare due passi. Avete altro dadirmi? - ripeté con quell'impeto fanciullesco e fervido cheera diventato in lui così abituale.


-Nomylordnon ho altro da dirvi- ribattei abbastanza seccamente.


-Allora andrò a fare due passi- ripeté mylordeindugiava a guardarmigiocherellando col cappello che si era toltoper la seconda volta. - Avete forse qualche commissione? No? Devoincontrarmi con Sir William Johnsonma starò più inguardia. Rimase silenzioso per qualche minuto; e poisorridendo: -Vi ricordate un postoMackellar (è un po' sotto Engles) doveil torrente è fondo lungo il bosco di frassini? Mi ricordo diessere andato là quand'ero ragazzo. Che bellezza! Me nericordo come di una canzone antica. Ero andato a pescare e feci unabuona presa. Ohcom'ero felice! Mi chiedoMackellarperchénon sono mai feliceadesso?

-Mylord- osservai- se beveste con più moderazionevisentireste meglio. Un vecchio proverbio dice che la bottiglia èun falso consolatore.


-Di certo- disse lui- di certo. Ebbeneora uscirò.


-Buon giornomylord- dissi.


-Buon giornobuon giorno- mi risposee con queste parole se neandò finalmente dall'appartamento.


Raccontotutto questo per dare un'idea dello stato di mylord al mattino; eseil lettore non si accorge di quanto egli fosse decadutoio devo averdescritto molto male il mio padrone. Vederlo così abbrutitosaperlo considerato dai suoi compagni come un povero stoltoubriaconee da loro ben accolto (se pur lo era) per sempliceriguardo al suo titolo; e poi ricordare le virtù da luidimostrate in passatofra tanti rovesci di fortuna; non erano questecose da muovere l'ira e da umiliare al tempo stesso?

Quandoaveva bevutoperdeva ogni ritegno. Citerò una sola scenaavvenuta verso la fineche è rimasta profondamente impressanella mia memoriae chelì per lìmi fece quasiterrore.


Eroa letto sveglioquando lo sentii cantare inciampando per le scale.Mylord non aveva nessuna disposizione per la musica (suo fratellopossedeva tutte le abilità della famiglia) di modo chequandodico cantarevoi dovete intendere una specie di stridula nenia chenon era né discorso né canto. Qualcosa di simile sisente sulle labbra dei bambiniprima che imparino a vergognarsi;sulle labbra di un uomo attempatofaceva un effetto strano. Aprìla porta con rumorosa cautelaspiò dentrofacendo schermoalla candela con la manomi credette addormentatoentròmise il lume su una tavolae si tolse il cappello. Lo vidi bene:un'esultanza febbrile sembrava fervere nelle sue venee sorrideva eghignava illuminato dalla candela. Poi alzò le bracciaschioccò le ditae si mise a spogliarsi. Intantoavendodimenticato ancora una volta la mia presenzasi rimise a cantareeallora potei sentire le paroleche erano quelle dell'antica canzonedei «Due Corvi» ripetute infinite volte:

"Esulle sue ossa spolpate il vento Si metterà a soffiare persempre!"Ho detto che non aveva disposizione per la musica. Nonc'era un legame logico tra le sue arieeccetto una certa tendenzagenerale al tono minore; ma esercitavano un rude potere sulsentimentoe accompagnavano le paroleed esprimevano le passionidel cantore con barbarica aderenza. Dapprima prese tempo e tonodeclamatoriopoi questa sguaiata allegria si calmò: eglicominciò a commuoversi e poi scese a una lamentosità daubriacone che mi era quasi intollerabile.


Dipari passola iniziale vivacità dei suoi detti declinò;euna volta in mutandesedette sulla sponda del letto e si mise apiagnucolare. Niente mi sembrò così spregevole come lelacrime dell'ubriachezza; così girai le spalle con irritazionea quella vista miserevole.


Maegli si era messo (a quanto suppongo) su quella sdrucciolevolediscesa della pietà di sésulla quale un uomosfibrato da antichi dolori e da recenti libagioninon si ferma senon per spossatezza. Le sue lacrime continuavano a fluire mentre eglirestava seduto lìnudo per tre quartinell'aria fredda dellacamera. Io mi accusavo alternativamente di inumanità e didebolezza sentimentaleora alzandomi a metà sul letto perintervenireora facendo a me stesso un fervorino in favoredell'indifferenza e cercando di prendere sonno; finchéa untrattoil "quantum mutatus ab illo" mi balenò perla menteericordando la saggezzala costanza e la pazienzaantiche del mio padronefui sopraffatto da una pietà quasiappassionatanon solo per luima per tutte le umane creature.


Allorabalzai dal lettoandai al suo fianco e misi una mano sulla suaspalla nudache era fredda come pietra. Egli si tolse le mani dalvisoche mi apparve gonfio e chiazzato di lacrimee si rianimòalquanto alla vista della mia irritazione.


-Non vi vergognate? - gli dissi. - Queste sono maniere da ragazzi.


Piagnucolereianch'iose mi fosse saltato il grillo di risciacquarmi le budellacon il vino. Mainvecesono andato a letto da uomo sobrio. Sutornate in voie finitela con queste scene tanto indecorose.


-OhMackellar- esclamò- ho il cuore oppresso!

-Oppresso?- ripetei. - Per un buon motivocredo. Che parole cantavatemaiquando siete rientrato? Abbiate compassione degli altrieallora parleremo di compassione per voi. Voi potete essere una cosa ol'altrama alle mezze misure non ci sto. Se siete un lottatorecolpitee se siete una pecorabelate!

-Piangere! - prorompe luicon impeto- ecco... picchiare! questo vabene! Amicoio sopporto da troppo tempo. Ma ora che hanno preso dimira il bambinoora che il bambino è minacciato (il suomomentaneo vigore si estinse) - il mio bambinoil mio Alexander! - escoppiò di nuovo in lacrime.


Lopresi per le spallee lo scossi. - Alexander! - esclamai. - Cipensateforsevoi? No davvero! Scrutate con coraggio la vostrafacciae vi accorgerete di essere un uomo che inganna se stesso. Lamogliel'amicoil bambino vi sono passati di mente allo stessomodoe voi siete diventato una statua di egoismo.


-Mackellar- rispose luicon una strana ripresa delle sue antichemaniere e del suo aspetto antico- potete accusarmi di tutti idifettitranne che di uno: e cioè di essere egoista.


-Vi aprirò gli occhivostro malgrado- aggiunsi. - Da quantotempo siete qui? e quante volte avete scritto a casa? Mi sembra chequesta sia la prima volta che vi siete separato dalla moglie e dalfigliuolo. Avete scritto mai a loro? Sanno loro se siete vivo omorto?

Questeparole lo punsero sul vivoe ritemprarono le sue buone qualità;non pianse piùmi ringraziò con aria contritaandòa letto e ben presto si addormentò. La mattina dopoper primacosasi mise a scrivere una lettera alla signora; era una letteramolto tenera; madisgraziatamentenon fu mai finita. In veritàogni comunicazione con New York ebbe luogo per mezzo mio; e èfacile immaginare che un simile compito fu per me sommamente ingrato.Che dire alla signora e con quali parole esprimermifino a che puntoessere falsofino a che punto essere crudeleerano problemi chespessodi nottemi impedivano di dormire.


Intantoil mio padrone aspettavacon crescente impazienzanotizie dei suoicomplici. Secondo ogni probabilitàHarris aveva promesso difare le cose con la massima speditezza; era ormai passato il tempo incui doveva arrivare una sua parola; e l'incertezza era un cattivoconsigliere per un'intelligenza ottenebrata. In quel periodo ipensieri di mylord si aggiravano sempre nelle solitudiniseguendo lacomitiva le cui imprese gli davano tanta ansia. Egli evocavacontinuamente le soste e le marcela configurazione del suololaperpetrazione (in mille diverse maniere) dello stesso orrendodelittoe il conseguente spettacolo delle ossa del Master sparse alvento.


Similiidee peccaminose facevano capolino continuamente nei discorsi del miopadronecome conigli da un declivio. E non c'è dameravigliarsi se la scena delle sue fantasticherie cominciò adattrarre la sua persona.


Sisa bene quale pretesto egli prese per mettersi in viaggio. SirWilliam Johnson avevada quelle partiun'azione diplomatica; mylorded io ci accompagnammo a lui con il pretesto della curiosità.Sir William era ben scortato e liberalmente approvvigionato. Icacciatori ci portavano la selvagginail pesce veniva pescato ognigiorno per noi nel fiumee l'acquavite scorreva come acqua.Procedevamo di giornoe ci accampavamo di notte secondo l'usomilitare; le sentinelle montavano la guardia a turnoognuno aveva undovere preciso; e Sir William era la molla che determinava ogninostro atto.


Inquesta spedizione avrei potuto spesso divertirmi; maper nostrasfortunail tempo era rigidissimoe anche se dapprima le giornatefurono serenedi notte gelò fin dall'inizio del viaggio. Perla maggior parte del tempo soffiava un vento taglientepenosissimoche nell'imbarcazione ci illividiva le dita edi nottementre ciscottavamo la faccia accanto al fuocofaceva sembrare di carta ivestiti sulle nostre schiene. Una solitudine spaventosa circondava inostri passiil paese era completamente spopolatonon si vedevafumo di fuochi etranne un'unica imbarcazione di mercanti chevedemmo il secondo giornonon incontrammo altri viaggiatori. E' veroche la stagione era già inoltratama lo stesso Sir Williamrimase impressionato da questa diserzione delle vie d'acqua epiùdi una voltalo sentii esprimere una certa preoccupazione.- Temo diessermi messo in viaggio troppo tardi- diceva- devono avere giàdissotterrato la scure. - Il futuro provò quanta ragioneavesse.


Inviaggio fui di umore così tetro da non poterlo descrivere. Ionon sono di quelli che amano l'insolito. Il fatto di vederesopraggiungere l'invernotrovandomi così lontano da qualsiasiabitazionemi opprimeva come un incubosembrava anzi comeun'orrenda sfida alla potenza di Dioe questa impressionecheservirà certo a farmi classificare tra i codardiera ancorarafforzata dalla mia segreta consapevolezza dello scopo cheperseguivamo. Eroinoltregravato di doveri verso Sir Williamchemi toccava intrattenerepoiché mylordimmerso in uno statoconfinante col "pervigilium"contemplava i boschi conocchio estaticonon dormiva quasi per nientee non dicevaa volteventi parole in un giorno. I suoi discorsi si mantenevano coerentima volgevano continuamente sulla comitiva della quale egli stava infolle vedetta. Diceva spesso a Sir Williamogni volta con l'aria didirgli una cosa nuovache aveva «un fratello chi sa doveneiboschi»e chiedeva che si desse alle sentinelle la consegna di«informarsi sul suo conto».- Sono ansioso di averenotizie di mio fratello- diceva. A voltequando eravamo in viaggioimmaginava di avvistare una canoa sull'acqua o un accampamento sullaspondamanifestando una penosa agitazione. Era impossibile che SirWilliam non osservasse simili stranezze; egliinfattifinìper condurmi in disparte e accennarmi alla propria inquietudine. Mitoccai la fronte con il dito e scossi il capo; contentissimo dipreparare una piccola testimonianza in caso di possibili rivelazioni.


-Ma allora- esclama Sir William- vi sembra saggio lasciarlo andarein giro?

-Coloro che lo conoscono bene- risposi- sono convinti che egliabbia bisogno di svago.


-Di certo- replicò Sir William- questo non è affaremio. Mase avessi avuto sentore d'un fatto similenon vi avreipermesso di venire con me.


Lanostra avanzata nelle zone deserte aveva proceduto per circa unasettimana senza avvenimenti importantiquando ci accampammo per unanotte in un posto dove il fiume scorreva fra monti di considerevolealtezzarivestiti di foreste. I fuochi furono accesi in uno spiazzosulla sponda; edopo aver cenatoci coricammo per dormire nel modosolito. La notte portò un freddo assassino; il morso del gelomi afferrò e mi punse fin sotto le coperteimpedendomi didormiredi modo che fui in piedi prima che il giorno spuntasseandandomi ad accoccolare vicino al fuoco o trottando avanti eindietro in riva al fiumeper sciogliere l'intirizzimento dellemembra. Finalmente l'alba cominciò a spuntare sui boschi e imonti coperti di biancosui dormienti avvolti nei mantelli e sulfiume tumultuoso che scorreva precipitoso tra i ghiaccioli. Iotuttoimbacuccato nel mio rigido cappotto di pelle di bufaloed esalandoun fiato umido dalle narici screpolatemi guardavo intornoquandoa un trattoun urlo stranoveemente proruppe dal bosco. Lesentinelle risposero; i dormienti balzarono in piedi; qualcunoaccennò con il dito; gli altri seguirono con gli occhi la suaindicazione; e là sul limitare della forestafra due alberiscorgemmo tutti la forma di un uomo che tendeva le braccia inatteggiamento estatico. Un momento dopoegli si slanciava in avanticadeva in ginocchio vicino all'accampamentoe scoppiava insinghiozzi.


EraJohn Mountainil mercantesfuggito ai più orrendi pericoli.La sua prima parolaquando riacquistò la favellafu perchiedere se avessimo visto Secundra Dass.


-Visto che cosa? - esclama Sir William.


-No- risposi a Mountain- non l'abbiamo visto. Perché?

-No? - domandò Mountain. - Allora avevo ragione. - E cosìdicendosi batté la palma sulla fronte. - Ma che cosa lorichiama indietro?

-esclamò. - Che cosa lo richiama fra i cadaveri? Questo èun mistero infernale.


Quelleparole stimolarono la nostra curiosità; ma io sarò piùesauriente se racconterò gli incidenti nell'ordine con cui sisvolsero. Faccio seguiredunqueuna narrazione da me compilata sutre fontinon sempre coerenti fra di loro.


Prima:una dichiarazione scritta da Mountainin cui ogni atto delittuoso èabilmente travisato; Seconda: due conversazioni con Secundra Dass;Terza: molte conversazioni con Mountain stessonelle quali egli sicompiacque di essere assolutamente franco; perchése devodire tuttoegli mi considerava suo complice.


"Resocontodi Mountainil mercante".


L'equipaggioche risalì il fiume sotto il congiunto comando del capitanoHarris e del Master era composto di nove personefra le quali(eccezion fatta per Secundra Dass) non ce n'era una che non meritasseil capestro. Nella colonia quei viaggiatorida Harris in giùavevano taccia di malfattori pericolosi e sanguinari. Alcuni eranoritenuti dei piratii più venditori ambulanti di rumtuttibeoni e litigiosidegni compari per imbarcarsi insiemesenzarimorsiin quell'impresa proditoria e omicida. Non mi risulta chenella banda ci fosse molta disciplina o un vero capitano; ma Harris ecinque altricioè Mountain stessodue scozzesi che sichiamavano Pinkerton e Hastiee un tale di nome Hickscalzolaio ebeonetenevano conciliabolo per decidere sul da farsi. In sensomaterialeerano tutti ben provvisti; e il Master godeva lo specialeprivilegio di portare con sé una tendadove ricoverarsi egodere una certa libertà.


Questapiccola distinzione contribuì ad aizzare contro di lui lementi dei suoi compagni. Main veritàegli era in unaposizione tanto falsa (e anche tanto ridicola) che ogni sua abitudinedi comandoogni sua arte di piacere furonocon lorogettate alvento. Agli occhi di tuttiescluso Secundra Dassegli figurava comeun gonzo qualunque e come una vittima designatadirettainconsapevolmente verso la morte.


Nondimenoegli non poteva supporre di non essere l'organizzatore e ilcondottiero della spedizione; né poteva fare a meno dicomportarsi come talee al minimo atto di autorità o dicondiscendenza da parte suai suoi ingannatori se la ridevano sottoi baffi. Io ero tanto abituato a vederlo e ad immaginarlo inatteggiamento altero e autoritarioche appena mi raffigurai la suaposizione in quel viaggio me ne afflissi e fui sul punto diarrossirne. Quando egli abbia concepito il primo sospettononsappiamo; ma quello accadde tardie la comitiva si era inoltrata nelcuore delle solitudini fuori dalla portata di qualsiasi aiutoprimache in lui si svegliasse la consapevolezza del vero.


Avvennecosì. Harris e alcuni altriessendosi appartati aconciliabolo nel boscosentirono a un tratto un fruscio nellefrasche. Conoscevano benecostorole arti di guerra degli indiani eMountain con quei selvaggi non aveva solo vissuto e cacciatomaanche combattutoacquistandosi una certa fama tra di loro. Sapevamuoversi nei boschi senza rumore e seguire una pista come un bracco;ein occasione di questo allarmefu designato dagli altri ainternarsi nel folto per indagare. Presto si convinse chenelleimmediate vicinanzec'era un uomoche procedeva con precauzionemasenz'artetra il fogliame e i rami; e arrivando in breve a un buonpunto d'osservazionepoté osservare Secundra Dasschesgattaiolava agilmente viagirandosi spesso a guardare indietro.Mountain non seppe se ridere o piangere di questo fattoe i suoicompliciquandotornato presso di lororiferì ad essi lasua scopertarimasero nella stessa perplessità. Era eliminatoil timore di un imminente massacro degli indiani; mad'altra partevisto che Secundra Dass si dava da fare a spiarliera sommamenteprobabile che egli sapesse un po' d'inglese ese egli sapeva un po'd'inglesedi certo l'intero complotto era a conoscenza del Master.La situazione presentava un punto singolare. Così comeSecundra Dass sapeva l'inglese e ne nascondeva la conoscenzaHarrisera esperto di parecchie lingue dell'Indiae poiché la suacondottain quella parte del mondoera stata assai peggio chesregolataegli aveva creduto opportuno non far parola di quellacircostanza. Ognuno dei due partiti avevaperciòunospioncino aperto sulle trame dell'altro. I cospiratoriappena avutaconoscenza di questo vantaggiotornarono all'accampamento; Harrissentendo che l'indù si era di nuovo ritirato con il suopadronestrisciò cautamente verso la tenda; e gli altriseduti a fumare intorno al fuocoaspettarono con impazienza il suorapporto.


Quandoinfine egli tornòera molto scuro in viso. Aveva sentitotanto da confermare i suoi peggiori sospetti. Secundra Dass era unottimo conoscitore della lingua inglese e già da parecchigiorni strisciava e origliava; il Master era ormai pienamenteinformato della congiura; e tutti e due si proponevano di rompere lerighe il giorno dopodurante un trasporto via terrae di gettarsialla ventura nelle forestedecisi ad affrontare la famele bestieferoci e i selvaggipiuttosto che rimanere in mezzo a una banda ditraditori.


Checosa bisognava faredunque? Alcuni furono del parere di ammazzare ilMaster immediatamentema Harris li convinse che un simile delittosarebbe rimasto infruttuosodato che avrebbe fatto perireinsiemecon chi aveva sepolto il tesoroil segreto del luogo dove questogiaceva. Altri erano propensi a desistere addirittura dall'impresa etornare a New York: ma la cupidigia del tesoro e l'idea della lungastrada già percorsa dissuasero i più. Suppongo cheperla maggiorpartequei malviventi fossero gente di scarsa levatura.


Harrisè veroaveva qualche capacità; Mountain non era unoscioccoe Hastie era un uomo istruitoma anch'essi avevano fallitonella vita e gli altri erano la feccia del canagliume coloniale. Adogni modola conclusione alla quale giunsero fu determinatapiuttosto da ingordigia e da speranzache da ragione. Essaconsisteva nel temporeggiaresorvegliare diligentemente il Mastertacerenon fornire ulteriore alimento ai suoi sospetti affidandosise non mi ingannoall'eventualità che la vittima fosseingordaottimista e irragionevole quanto loro e in fin dei conti sitradisse da solaperdendo la vita e il tesoro.


Duevoltenel corso del giorno successivoSecundra e il Master devonoessersi illusi di averla fatta francae due volte furono raggiunti.Il Mastera parte il fatto che la seconda volta si fece un po'pallidonon diede nessun segno d'irritazione; si scusò per lastupidità con la quale aveva perso il contatto con lacompagnia; ringraziò i suoi catturatoricome per un servizio;e raggiunse la carovana ostentando il brio e la giovialità diaspetto e di maniere che gli erano consueti. Ma non c'era dubbio cheegli avesse fiutato la veritàperchéda allora inpoiSecundra e lui si parlarono soltanto all'orecchioe Harrisorigliò inutilmente presso la tenda. Durante la notte fuannunciato che bisognava lasciare le barche e procedere a piedi: unacircostanza chemettendo fine alla confusione del trasporto viaterra delle imbarcazionidiminuiva di molto le opportunità difuga.


Cosìcominciò tra le due parti una lotta silenziosa per la vitadaun latoe per la ricchezza dall'altro. La carovana era ormai giuntavicino a quella località nella quale il Master doveva assumerela parte di guida; e Harris con i suoi uomini prese a pretesto questofatto per circondarloogni seravicino al fuocostudiandosi dicarpirgli qualche rivelazione. Egli sapeva bene che lasciarsisfuggire il proprio segreto equivalevaper luia una sentenza dimorte; d'altra parte non osava respingere le domande dei suoi nemici:anziper non palesare la propria diffidenzafingeva di assecondarleil più possibile. Mountain mi assicura che la sua fronte nonsi corrugò mai.


Pursapendo che la propria vita era attaccata a un filoegli sedeva inmezzo a quegli sciacalli come un disinvolto e arguto padrone di casapresso il camino domestico: aveva sempre una risposta pronta eilpiù delle voltescherzosaevitava le minaccesfuggiva gliinsultiparlavarideva e ascoltava con viso apertoinsommasicomportava in modo da disarmare il sospettoe quasi da scuotere lacertezza. Mountain arrivò a confessarmi chese la banda nonaveva finito con il credere falsa la storia del capitanoe con ilsupporre la designata vittima ancora ignara del complottoquesto eraavvenuto soltanto perché questa continuava (sia purecopertamente) a eludere le domandee a fornire ancora piùgrave conferma con i suoi ripetuti tentativi di fuga. Comincio ora araccontare l'ultimo di questi tentativiche volse la vicenda versola sua fine. Devo direinnanzituttoche ormai la pazienza deicompagni di Harris era completamente esaurita; si era abbandonataogni finzione di cortesia; eprendendo a pretesto un'occasionefutilesi erano disarmati il Master e Secundra Dass. Ciònonostantela coppia minacciata sosteneva brillantemente la finzionedell'amicizia; Secundra era tutto inchiniil Master tutto sorrisiel'ultima sera della treguaarrivò al punto di cantare perdivertire la compagnia. Si osservò che aveva anche mangiatocon insolito gustoe bevuto in abbondanzacerto a bella posta.


Versole tre del mattino egli uscì all'aria apertagemendo elagnandosicome una persona che avesse esagerato nel mangiare.


Secundraprestò sollecite cure al suo padrone; questiun po' pervoltasembrò migliorare e quindi si addormentò sullabrina dietro la tendamentre l'indù rientrava al coperto.Qualche tempo dopola sentinella ebbe il cambio; il Masterchegiaceva avvolto in una coperta di pelle di bufalovenne indicatoall'uomo che montò allora di guardia; e costui (come ebbe poia dichiarare) lo tenne d'occhio senza interruzione. Allo spuntardell'albauna folata improvvisa rovesciò un lembo dellacopertaeper lo stesso sbuffo di ventoil cappello del Masterroteò per aria e cadde a qualche metro di distanza. Lasentinellastupita che il dormiente non si svegliassegli siavvicinò; eun momento dopocon grandi urlainformòl'accampamento che il prigioniero era fuggito. Questi aveva lasciatodietro di sé il suo indùche (nel subbuglio che seguìalla sorpresa) fu lì lì per pagare con la vita il fiodella propria complicitàecomunquevenne barbaramentemaltrattato. Ma Secundracon straordinaria lealtàsostennepur tra le minacce e i tormentidi ignorare completamente i pianidel suo padrone (il che poteva anche essere vero) e il sistemaadottato per la fuga (il cheindubbiamente era falso). Aicospiratoriperciònon rimase altro che affidarsiall'abilità di Mountain. Durante la notte era gelatoil suoloera durissimoenon appena si alzò il soleil ghiacciocominciò a sciogliersi. Mountain si vantò che in similicondizioni pochi uomini avrebbero potuto seguire una pistae tantomeno (anche se indigeni) avrebbero potuto rintracciarla. Il Masterebbe così varie ore di vantaggio prima che i suoi inseguitorisi mettessero in cacciae dovette camminare con alacritàsorprendente in un uomo non abituatopoiché era quasimezzogiornoprima che Mountain lo avvistasse. In questa congiunturail mercante era solopoiché i compagniper suo espressovolerelo seguivano parecchie centinaia di metri piùindietro. Egli era accaldato per la corsanonché per labramosia di far preda; evedendo il fuggiascoche egli sapevainermetanto vicino ein apparenzaspossatovanagloriosamentedecise di eseguire la cattura da solo. Un passo o due lo portaronosul margine di una piccola raduraall'altro estremo della qualeconle braccia conserte e con le spalle appoggiate a un massosedeva ilMaster. E' possibile che Mountain abbia provocato un fruscioècertoin ogni modoche il Master alzò la testa e guardòproprio dalla parte della macchia dove era appostato il suoinseguitore. - Non ero sicuro che mi vedesse- mi riferivaMountain;- guardò dalla mia parte con l'aria di aver preso unadecisionee tutto il coraggio scolò dalle mie venecomeacquavite da una bottiglia. - Non appena il Master distolse losguardo e sembrò ritornare alle meditazioni in cui era immersoprima della venuta del mercanteMountain strisciòfurtivamente via e tornò a cercare aiuto presso i compagni.


Aquesto puntocomincia il capitolo delle sorprese; perchél'esploratore aveva appena informato gli altri della sua scopertaegli altri stavano ancora preparando le armi per assalire ilfuggiascoquando questi apparve in persona tra di lorocamminando alenti passi e tenendo le mani dietro la schiena.


-Ahche incontro fortunato! - dissegirando lo sguardo sui suoipersecutori. - Torniamo all'accampamento.


Mountainper non rivelare di essere stato debolenon aveva parlato neppuredello sguardo sconcertante che il Master aveva puntato sullavegetazione; di conseguenzainsieme con tutti gli altri motiviilsuo ritorno sembrò spontaneo. Nonostante questosi scatenòun tafferuglio: volarono delle bestemmiesi alzarono dei pugni efurono puntati dei fucili.


-Torniamo all'accampamento- ripeté il Master.- Ho unaspiegazione da dare: ma deve essere esposta davanti a voi tutti. Eintantoio alzerei la canna di tutte queste armiuna delle qualipotrebbe benissimo spararedistruggendo le vostre speranze diricchezza. Se fossi in voi- aggiunse ridendonon ucciderei lagallina dalle uova d'oro.


L'incantodella sua superiorità trionfò ancora una volta e lacomitiva riprese alla spicciolata la via del ritorno. Lungo lastradaegli trovò modo di dire qualcosa in segreto aMountain.


-Voi siete un uomo intelligente e ardito- gli dichiaròmanon sono sicuro che rendiate giustizia a voi stesso. Vorrei checonsideraste se non vi converrebbe di piùanche sottol'aspetto della sicurezzaservire meinvece che un volgare bricconecome è Harris.


Riflettetecisenza fretta- aggiunsedando al mercante un colpetto sulla spalla.- Morto o vivo che io siami troverete un osso duro da rodere.


Quandotornarono all'accampamentodove Harris e Pinkerton erano rimasti afare la guardia a Secundraquesti due briganti si precipitarono comeindemoniati addosso al Master e rimasero stupiti oltremodo ricevendodai loro compagni l'ordine di tenersi indietro e di ascoltare quelloche il gentiluomo voleva dire. Il Master non aveva battuto cigliodavanti al loro assaltoné tradì il minimocompiacimento a questa prova del vantaggio che egli aveva acquistato.


-Calmacalma- disse. - Prima la cenapoi il discorso.


Fecerodunqueun pasto frettoloso; eappena questo fu finitoil Masterappoggiato su un gomitocominciò il suo discorso. Parlòa lungorivolgendosi a tuttitranne che a Harrise trovando perognuno (con la stessa eccezione) qualche speciale lusinga. Chiamòquei ribaldi «fedeli e audaci spade»; dichiarò dinon aver mai visto una compagnia più giovialeun lavoromeglio eseguitoo una maggiore resistenza ai patimenti. Ebbeneallora- continuò- qualcuno mi chiederà: «Perchémai siete scappato?». Credo che non valga la pena risponderedato che tutti conoscete abbastanza bene il perché. Ma voi loconoscete solo abbastanza bene: questo è quanto vi dimostreròsubito. State attenti alle mie parole. C'è un traditore fra divoi: un doppio traditore; vi dirò il suo nome prima di averfinitoe ciò basti per ora. Ma qualche altro signore puòchiedermi: «Perché mai siete tornato?». Ebbeneprima di rispondere a questa domandane ho una da fare a voi. Questacarognaquesto Harris è forse l'uomo chetra voiparlaindostano? - esclamòalzandosi sopra un ginocchio e indicandocostui in pieno visocon un gesto d'indescrivibile minaccia. Quandogli fu risposto in senso affermativo:- Ah!- esclamòallora imiei sospetti si avveranoe io ho fatto bene a tornare. E oragentesentite la verità per la prima volta. E a questo puntosi lanciò in una lunga storiaraccontandocon straordinariaabilitàcome avesse sempre sospettato di Harriscome avesseavuto la conferma dei propri timorie come Harris dovesse avertravisato quello che passava tra Secundra e lui. A questo punto eglitentòcon ottimo effettoun colpo ardito. - Di certo-disse- voi contate di esser messi da Harris a parte del bottino; dicerto contate di regolare voi stessi la spartizioneenaturalmentenon supponete che un così grossolano furfante possaingannarvi. Ma badate!

Anchei balordi hanno la loro scaltrezzacome la moffetta ha il suo puzzoe forse vi tornerà nuovo che Harris ha già provveduto ase stesso. Sìper lui il tesoro è un sovrappiù.Voi potete morire di famese non lo trovate. Ma lui è statopagato in anticipomio fratello l'ha pagato per uccidermi.Guardatelose ne dubitateguardatelo: ghigna e inghiotte amarodavero ladro preso con le mani nel sacco! - Quindisentendo di avereconquistato l'animo dei suoi ascoltatorispiegò comedopoessere fuggitoavesse riflettuto megliovenendo alla conclusioneche gli conveniva ritornaredire la verità ai compagni etentare ancora una volta la sorte con lorocerto com'era che essiavrebbero deposto immediatamente Harris per eleggere un altro capo. -Ecco l'intera verità- egli disse; - ed eccomi pronto amettermi nelle vostre mania una sola condizione. Qual èquesta condizione? Ecco là- esclamòpuntando ancorauna volta l'indice verso Harris- un uomo che deve morire! Non faccioquestione di armi; mettetemi a faccia a faccia con luie datemisoltanto un bastone: in cinque minuti vi presenterò unapoltiglia di sporca carnacciabuona per far azzuffare i cani.


Quandotacque era notte fonda; quei briganti avevano ascoltato in unsilenzio quasi assoluto; ma la luce del falò impediva achiunque di giudicare sul volto dei vicini quale effetto dipersuasione o di diffidenza l'oratore avesse conseguito. Il Master siera messo nel punto meglio illuminato e vi aveva tenuto apposta lafacciaaffinché quella diventasse centro di tutti glisguardi. Seguì una breve pausadopo la quale l'interacomitiva si impegnò in una disputamentre il Master se nestava coricatotenendo le mani intrecciate dietro la nuca e unginocchio accavallato sull'altrocome una persona incurante diquanto potesse accadere. Eforsequesto fu un eccesso dispavalderia che lo pregiudicò. Comunquedopo qualcheincertezzal'opinione della banda si determinò contro di lui.Forseegli sperava di ripetere il giuoco riuscitogli sulla nave deipirati e di farsi eleggerea qualunque costocapo della spedizione;e le cose arrivarono al punto che Mountain fece apertamente unaproposta in questo senso. Ma il Master aveva fatto i conti senzaHastie. Costui non era ben vistoessendo scontroso e pigrodi umoretetro e arcigno; maper qualche tempoprima che la cattivareputazione da lui acquistata frustrasse i suoi pianiaveva studiatoteologia; ein quella congiunturapoté ricordare e applicarel'arte dialettica imparata all'università di Edimburgo. Diconseguenzaegli non aveva ancora detto molto che il Master si giròcon noncuranza su un fiancoprobabilmentesecondo Mountainpernascondere la disperazione che cominciava ad apparirgli sul viso.Hastie scartò come inconsistente la maggior parte di quantoavevano sentito. Scopo della loro spedizione era il tesoro. Quelloche era stato detto per Harris poteva essere veroe ci si sarebbepotuto pensare a suo tempo. Ma che aveva a vedere con il tesoro?Avevano sentito un fiume di parolema la verità era questa:che il signor Durie aveva una paura mattae che ne aveva dato provatentando ripetutamente di scappare. Ora era lì con loro. Se visi trovasse per essere stato catturato o per esser ritornatospontaneamentea Hastie non importava. Circa la questione di deporreo eleggere capiegli voleva credere che tutti loro fossero uominiliberi e capaci di badare da sé ai fatti propri. Il signorDurie chiacchierava di deposizioni e di nomine per gettare loro lapolvere negli occhi. E la sua proposta di combattere con Harris eraun'altra bravata.- Egli non combatterà con nessuno in questoaccampamentoglielo dico io- esclamò Hastie. - Abbiamoavuto abbastanza da fare per togliergli le armie saremmo propriosciocchi se gliele dessimo di nuovo. Ma nel caso che questogentiluomo abbia bisogno di svagoposso darglieneforsepiùche non desideriperché non intendo passare il resto dellamia vita fra queste montagne. Ci sono stato già troppo; epropongo che egli scelga delle due l'una: o dircisenz'altrodov'èil tesoro o farsi ammazzare. Ed ecco- aggiunsemostrando la suaarma- ecco la pistola che mi accingo a usare.


-Perbaccomeritate veramente che io vi chiami un uomo- esclamòil Master mettendosi a sedere e guardando l'oratore con ammirazione.


-Io non vi ho chiesto di chiamarmi in nessun modo! - rimbeccòHastie. - Che scegliete?

-Questa è una domanda oziosa- rispose il Master. - C'èpoco da discutere con chi ha il diavolo dalla sua. La verità èche siamo in prossimità del nascondiglio; e io sono disposto amostrarvelo domani.


Cosìdicendocome se tutto fosse sistematoe sistemato secondo le sueintenzionisi ritirò nella tendadove Secundra l'avevapreceduto.


Nonposso pensare senza ammirazione a queste ultime schermaglie del miovecchio nemico; e la mia ammirazione è persino soffusa dipietàtanto vigorosamente egli sopportòtantoarditamente egli affrontò le proprie disavventure. Perfino inquell'orain cui si vide del tutto perdutoin cui capì diaver ottenuto soltanto uno scambio di nemicie debellato Harris peraizzare Hastieil suo contegno non diede nessun segno di debolezzae si diresse alla propria tendagià deciso (a quantosuppongo) ad affrontare il tremendo rischio del suo estremoespedientecon lo stesso visocon lo stesso portamento (disinvoltispavaldisignorili) con i quali avrebbe potuto lasciare un teatroper andare a una cena di begli spiriti. Ma certonell'intimoperchi avesse potuto gettarvi lo sguardola sua anima tremava.


Nelleprime ore della notte si diffuse per l'accampamento la voce che egliera malato; e la mattina dopoHastie fu chiamato per tempo alcapezzale di luiche gli chiese con grande ansia se si intendesse dimedicina. Appunto di tale scienza si professava esperto quel teologofallitoal quale si era sagacemente rivolto. Hastie lo esaminòed essendo vanesioignorante e sospettosissimonon riuscì acomprendere se il gentiluomo fosse malato per davvero o si dessemalato per guadagnare tempo. In questa incertezzatornò daicompagni; e (scegliendo il responso che gli avrebbe dato credito inqualsiasi esito del male) annunciò che il paziente era inpericolo di vita.


-Nonostante questo- aggiunse con una bestemmia- dovesse anchescoppiare lungo la viaci dovràstamaniguidare alnascondiglio del tesoro.


Manell'accampamento parecchi (fra i quali c'era Mountain) furonodisgustati da una simile brutalità. Avrebbero potuto assistereall'assassinio del Mastero prendere essi stessi a pistolettate quelgentiluomosenza provare verso di lui alcuna pietà; ma sierano commossila sera primaper il suo ardire nel difendersi e perla sua franchezza nel riconoscere la propria sconfitta; forse anchecominciavano a provare avversione per il loro nuovo capo; comunquedichiararono che se il signor Durie era malatodoveva essergliconcesso un giorno di riposomagari a dispetto di Hastie.


Lamattina dopo il Master era chiaramente peggioratoe Hastie stessocominciò a mostrare un interesse più umano: tanto èfacilestando intorno ai malati (anche solo facendo finta dicurarli)provare sentimenti di compassione. Il terzo giorno Mountaine Hastie furono chiamati nella tenda del Masteril quale annunciòloro di stare per morirediede loro minuti particolari circa laposizione del nascondiglio; e li pregò di mettersi allaricerca senza indugiocosì che potessero verificare se liingannava o noe per poter correggere il loro sbaglio se in un primomomento non fossero riusciti a trovare il punto.


Maqui sorse una difficoltàsulla quale egli contava di certo.


Nessunodi questi malfattori si fidava dell'altronessuno acconsentiva arestare indietro. D'altrondesebbene il Master sembrasse sfinitoparlasse con un filo di vocee avesse lunghi periodid'insensibilitàsi poteva tuttavia sospettare che la suamalattia non fosse vera; enel caso che tutti muovessero alla cacciadel tesoropoteva darsi che si accorgessero di essere andati allaricerca di un montone di cinque piedie che al ritornoilprigioniero non ci fosse più. Pertantoessi decisero direstare nei pressi dell'accampamentocon la scusa dell'ansia perl'infermo; ecerto (tanto sono commisti i sentimenti umani) parecchiprovarono una sincerase non profondacompassione per l'uomo che sierano proposti di assassinare barbaramente. Nel pomeriggioHastie fuchiamato nella tenda a pregareil che egli fece (per quanto questopossa sembrare incredibile) con perfetta compunzione; verso le ottodi sera i lamenti di Secundra annunciarono che tutto era finito; eprima delle diecil'indùal lume di una torcia infissa nelterrenoscavava la fossa per il suo padrone. L'alba del giorno dopovide il seppellimento del Masteral quale tutti i superstitiassistettero compunti; e il corpo fu deposto sottoterraavvolto inuna pellicciama con la faccia scopertache appariva di cereopallore e con le narici tamponatesecondo una consuetudineorientaleseguita da Secundra. Non appena la fossa fu piena diterrai lamenti dell'indù commossero di nuovo tutti i cuori;e sembra che quella banda di assassinilungi dal mostrarerisentimento per quegli urli lugubri e (in quel paese) pericolosi perla comune sicurezzatentasse burberamentema gentilmentediconsolare il fedele servitore.


Peròl'umana naturase pure ha dei lampi di benignità persino neipeggiori uominiè anchee soprattutto cupida; e cosìquei malviventi distolsero ben presto la propria attenzionedall'afflitto indùrivolgendola alle proprie faccende.Siccome il nascondiglio del tesoro eraper quanto non ancoraidentificatomolto vicinofu deciso di non togliere l'accampamento;e il giorno passòper i malandriniin esplorazioniinfruttuose nei boschiper Secundrain pianti sulla tomba del suopadrone. Quella notte nessuna sentinella montò la guardiamatutti si coricarono intorno al fuocosecondo il costume deiboscaiolie cioè nella disposizione dei raggi di una ruota econ le teste verso l'esterno della cerchia. L'alba li trovònella stessa posizione; se non che Pinkertonche giaceva a destra diMountaintra questi e Hastienelle ore della notte era statosegretamente massacratoe giaceva ancora avvolto nel suo mantelloma offrendofuori di essoil terrificante spettacolo della testascotennata. La bandaquella mattinaera pallida come una compagniadi fantasmiperché la pertinacia bellica oper parlare piùcorrettamentela pertinacia assassina degli indiani era conosciuta atutti. Ma tutti diedero la colpa principale alla mancata vigilanzanotturna; eaccesi dall'idea di essere ormai prossimi al tesorodecisero di non cambiare bivacco. Pinkerton fu sepolto accanto alMasteri superstiti passarono di nuovo la giornata in esplorazionie ritornarono con l'animo agitato da un misto d'ansia e di speranza;perchémentre erano certi di star per trovare ciò checercavanoerano anche dominati dallo spavento di quello che gliindiani potevano perpetrare di notte. Mountain montò disentinella per primo: egli dichiaròpoidi non aver maipreso sonnodi non essersi neppure messo a sedere e di aver fatto laguardia con una vigilanza assidua e instancabile.


Quandodalla posizione delle stelleegli capì di aver finito ilproprio turnosi avvicinò al fuocosenza nessuna ansiapersvegliare il suo successore. Costui (era Hicksil calzolaio) dormivadalla parte del circolo posta sottoventoun po' più in làdi quelli che dormivano dalla parte di sopravventoche era offuscatadal fumo spinto là dalla brezza. Mountain si chinò atoccare il compagno sulla spalla; sentì immediatamente la manointrisa di un umidore appiccicosoe (a un improvviso cambiare delvento) la luce del falò batté sul dormientemostrandolocome Pinkertonmorto e scotennato.


Evidentementela banda era ormai alla mercé di uno di quei famosi bravacciindianiche a volteinseguono una carovana per giorni e giorniené per fatica di marcené per stanchezza di vegliesmettono di tenerla d'occhio e di carpire una cotenna umana a ognitappa. A questa scopertai cercatori del tesorogià ridottia una misera mezza dozzinafurono presi dal panico: afferraronopochi oggetti di prima necessità eabbandonando il restodelle loro masseriziescapparono nell'interno della foresta.Lasciarono il loro fuoco ancora acceso e il loro defunto compagnoinsepolto. Per tutta la giornata non interruppero la fugamangiandodurante il cammino come potevano; epoiché avevano terroredel sonnocontinuarono ad avanzare a caso perfino nelle oredell'oscurità. Ma il limite della resistenza umana èpresto raggiunto: quando infine si fermaronoquegli avventurieri siaddormentarono profondamente; e si svegliaronopoiper scoprire cheil nemico era ancora alle loro calcagna e che la morte e lamutilazioneancora una voltaavevano sfregiato e assottigliato laloro comitiva.


Lospavento cominciava a ottenebrare loro la mente; essi avevanosmarrito la via attraverso le terre desertee le loro provvistestavano ormai per finire. Sarebbe superfluo che io dilungassi con ilresoconto degli orrori che seguirono questa narrazione giàtroppo lunga. Basti dire che quandoinfineuna notte passòsenza che nessuno fosse trucidato e poté risorgere la speranzache l'assassino avesse desistito dalla persecuzioneMountain eSecundra erano rimasti soli. Il mercante è fermamente convintoche il loro invisibile nemico fosse qualche guerriero di suaconoscenzache l'avesse misericordiasi sarebbe estesa a Secundraper il fatto che questi era creduto dementesia perchéattraverso tutti gli orrori della fugae mentre gli altri gettavanoperfino armi e vettovaglieaveva continuato a trotterellare con unpiccone in spalla sia perchénegli ultimi giorniavevaparlato senza posa fra sé con fervore e irruenza. Ma l'indùera abbastanza sano di mentequando si mise a parlare in inglese. -Credete che quello si sia allontanato sul serio?- chiesedopo ilprimo benedetto risveglio in sicurezza.


-Prego Iddio di sìcredo di sìoso credere di sì- aveva ripetuto Mountain quasi con incoerenzasecondo quanto eglimi disse nel descrivermi la scena.


Ein veritàegli era così sconvolto chefino al momentoin cui ci incontrò la mattina doponon riusciva a capacitarsise fosse sogno o realtà chea questo puntoSecundra avevafatto un netto dietrofront tornando sui loro passirivolto a quellesolitudini brulle e ghiacciateper un cammino segnato ad ogni tappadalla pietra miliare di un cadavere mutilato.




NOTE:


1)Matematico e astrologo scozzese (1175?-1232) famoso come mago ericordato da Walter Scott nei "Lamenti dell'ultimo menestrello.




CAPITOLODODICESIMO


Ilviaggio nelle solitudini (Continuazione)


Lastoria di Mountainnella versione esposta a Sir William e al al miolordrisultò naturalmente sfrondata di particolariconcernenti la prima fasefacendo sembrare che la spedizione sifosse svolta senza incidenti fino al momento in cui si era ammalatoil Master. Ma la parte finale fu raccontata con forzail narratorestesso fremeva ancora nel rievocarlae la situazione in cui noi citrovavamosull'orlo di quello stesso deserto e ognuno con interessiparticolarigli fornì un uditorio pronto a condividere il suoturbamento. Infattile informazioni di Mountain non solo cambiavanoper il mio Lord Durrisdeer la faccia del mondoma influivano suiprogetti di Sir William Johnson.


Sentodi dover esporre questi ultimi più in esteso al lettore. AdAlbany erano giunte voci d'incerta attendibilità che parlavanodi imminente inizio di certe ostilità; l'esperto in rapportidiplomatici con gli indiani si era affrettato a spingersi nellesolitudininonostante l'avvicinarsi dell'invernoper troncare ilmale sul nascere. Oraalle frontiereveniva a sapere di esserearrivato troppo tardi e una scelta difficile si prospettava a un uomoin cuitutto sommatol'ardire non era maggiore della prudenza. Lasua autoritàfra i guerrieri dipintipuò paragonarsia quella del lord presidente Culloden fra i capi dei nostriHighlanders nel '45vale a dire che per quegli uomini egli eral'unica voce della ragionee i consigli di pace e moderazionepotevano prevalerese maisolo grazie ai suoi buoni uffici. Perciòtornando indietroavrebbe lasciato campo apertonella provinciaatutti gli orrori della guerra indiana: case incendiateviandanticatturati e uomini dei boschi in cerca della solita orrenda preda dicotenne umane. D'altrondeprocedere ancora verso il nordarrischiarsi con una comitiva tanto esigua più oltre nellazona desertaportare parole di pace tra selvaggi bellicosi giàrallegrati dal rinnovarsi della guerraerano partiti estremi daiquali la sua mentein modo visibilesi ritraeva.


-Sono venuto troppo tardi- disse varie volte; poi cadde in profondameditazionereclinando la testa fra e mani e battendo la punta delpiede sul suolo.


Sollevòinfine la testae guardò noi tutticioè mylordMountain e meseduti intorno a un piccolo fuocoacceso in un angolodell'accampamento per consentirci di stare appostati.


-Mylorda parlar francomi sento perplesso- dichiarò. -Credo che sia veramente necessario andare avantima per nienteconveniente godere oltre il piacere della vostra compagnia. Siamoancora sulla sponda del fiumee credo che il rischioandando a sudsia minimo.


Nonvi sembra opportuno che voi e il signor Mackellarcon l'equipaggiodi una sola imbarcazionefacciate ritorno ad Albany?

Devodire che mylord aveva ascoltato il racconto di Mountain guardandosempre costui con occhio intento e sbigottitoe chealla fine delraccontoera rimasto assorto in una specie di fantasticheria. Nelsuo aspetto c'era qualcosa di spaventosoqualcosa cheai mieiocchinon era del tutto umano: la faccia magra e bruna sembravainvecchiatala bocca era melanconicala dentatura scoperta in un"rictus" perpetuol'iride dilatata in un campo biancoiniettato di sangue. Non potevo osservare il mio padrone senza quellaspecie di ribrezzo cheio credoè troppo frequentemente ilsentimento fondamentale ispirato dalla malattia delle persone care.Non potei fare a meno di accorgermi che gli altri sopportavano amalapena la sua vicinanza: Sir William evitava di trovarglisi vicinoMountain sfuggiva il suo sguardo equando lo incontravatentennavae si interrompeva nel suo racconto.


Peraltroall'appello sopra riferitomylord sembrò ricuperare ildominio di sé.


-Ad Albany? - chiese con voce chiara.


-In quei pressialmeno- rispose Sir William. - Non vedoper voipiù sicura via di salvezza.


-Sono contrarissimo al fatto di tornare indietro- dichiaròmylord.


-Non ho paura degli indiani- aggiunse con una scrollata di spalle.


-Vorrei poter dire altrettanto- replicò sorridendo SirWilliam- se c'è qualcuno che possa dirlodovrei essere io.Ma dovete tener presente la mia responsabilità- egliaggiunse- e il fatto chesiccome il viaggio è diventatorischiosissimo e il vostro compitose mai ne avesteèconcluso dalla domestica sciagura che vi hanno comunicataio nonsarei per niente scusabile se vi permettessi di procedere e correreiil rischio di essere denigrato se mai accadesse qualcosa dispiacevole.


Mylordsi volse a Mountain. - Di che ha finto di morire?- gli chiese.


-Temo di non aver capito Vostro Onore- disse il mercante smettendodi fasciarsi i dolorosi congelamenticome interdetto.


Perun attimoil mio padrone parve sconcertatoe poi con una certairritazioneinsisté: - Vi ho chiesto di che cosa sia morto.Mi sembra una domanda abbastanza chiara.


-Oh non so- disse Mountain. - Anche Hastie non lo sapeva affatto.


E'sembrato ammalarsi e morire di morte naturale.


-Eccoavete visto? - fa mylordin tono conclusivo rivolgendosi a SirWilliam.


-Il pensiero di Vossignoria mi resta oscuro- replicò SirWilliam.


-Ma come! - riprese mylord- qui si tratta di una successionepuòvenir contestato il diritto di mio figlio al titoloe supponendomorto costui di non si sa chenascerebbero naturalmente moltisospetti.


-Maperdio! L'hanno sepolto! - esclamò Sir William.


-Non lo crederò mai!- ribatté mylordtremando in mododa far pena. - Non lo crederò mai! - esclamò di nuovobalzando in piedi.


-Aveva l'aspetto di un morto? - chiese a Mountain.


-Se ne aveva l'aspetto? - ripeté il mercante. - Sembrava cereo.Ma insommaquale scopo avrebbe avuto? Vi dico che l'ho coperto diterra con le mie mani.


Ilmio lord agguantò Sir William per la giubba con manocontratta. - Quell'uomo èdi nomemio fratello- fa- masi sa bene che non fu mai reale.


-Reale? - fa Sir William. - Che andate dicendo?

-Non è di questo mondo- bisbigliò mylord. - Non lo èluiné quel nero demonio che lo serve. Gli ho infisso la miaspada nelle viscere- esclamò- ho sentito l'elsa risonarglicontro lo sternoe il suo sangue sprizzarmi caldo in facciatantetante volte! - ripeté con un gesto indescrivibile. - Ma luinon ne è morto- aggiunse (e io sospirai forte). - Perchédovrei crederlo morto adesso? Nonon ci crederòfinchénon lo vedo marcire- asserì.


SirWilliam mi guardò con il viso rabbuiato. Mountaindimenticodelle sue piaghespalancava gli occhiallibito.


-Mio signore- dissi. - cercate di tornare in voi. - Ma la mia golaera così aridae il mio spirito così sconvolto che nonpotei aggiungere altro.


-No- dichiara mylord- non è pensabile che egli possacapirmi.


Mackellarmi capisceperché sa tuttoe l'ha visto seppellire un'altravolta. Questo Mackellar è un ottimo servo per meSir William;l'ha sepolto con le sue manil'ha sepolto lui stessocon l'aiuto dimio padreal lume di due candelieri d'argento. Quell'altro servo èuno spirito familiare: quello l'ha portato con sé dalCoromandel. Così da tempo vi avrei detto queste coseSirWilllamma era un segreto di famiglia. - Fece queste ultimeosservazionicon una specie di compostezza malinconicain cui lasua momentanea aberrazione sembrò dileguarsi.- Dovrestechiedervi cosa possa significaretutto ciò- proseguì.- Mio fratello si ammalamuoree è sepolto: si dice così;e tutto sembra molto semplice. Ma perché lo spirito familiareè tornato indietro? Credo che dobbiate capire anche voi che èun punto da chiarire.


-Sarò a vostra disposizione fra mezzo minutomylord- disseSir William alzandosi.- Signor Mackellarho bisogno di dirvi dueparole- e mi portò fuori dell'accampamento. La brinascricchiolava sotto i nostri passi e gli alberi che ci circondavanoerano bianchi di brina: proprio come quella notte nella macchia. -Naturalmente questo farnetica- disse Sir Williamappena fummo dovenon potevamo essere sentiti.


-Ma certo- risposi. - Il mio povero padrone è pazzo. Misembra chiaro.


-Devo farlo legare? - chiese Sir William. - Mi rimetto al vostroarbitrio. Se questi sono vaneggiamentimi sembra l'unica decisioneda prendere.


Abbassaigli occhi a terrali volsi indietro verso l'accampamentocontemplando i fuochi accesi e le persone che ci osservavanoligirai intorno a me sui boschi e sulle montagneda un'unica parte nonpotei girarlicioè per guardare in faccia Sir William.


-Sir William- dissi infine- non credo che mylord sia sano di mentee non lo credo da molto tempo. Ma ci sono vari gradi di pazzia; e seegli debba o no essere vigilatoSir Williamnon è cosa cheio possa giudicare.


-Giudicherò io- dichiarò. - Mi baserò suifatti. C'era in tutte le sue ciarle qualche parola vera o assennata?Esitate? - chiese. - Devo credere che voi abbiate giàseppellitoprima d'oraquel gentiluomo?

-Non l'ho mai seppellito- risposie poifacendomi coraggio: - SirWilliam- dissi- a meno che io non vi racconti una lunga storiache riguarda principalmente una nobile famiglia (ein certo modoanche la mia persona)mi sarà impossibile chiarirvi questafaccenda. Datemi ordine di parlaree obbediròsenzadiscutere se sia giusto o no. Ad ogni modovi dirò questo:che mylord non è demente quanto sembra. Voiper vostradisavventurasiete coinvolto nello strascico di strani fatti.


-Non voglio immischiarmi nei vostri segreti- riprese Sir William; -però sarò francoa rischio di riuscire scortese: viconfesso che la compagnia toccatami non mi garba per niente.


-Non posso biasimarvi per quanto voi dite- risposi.


-Non vi ho chiesto né censure né elogisignore- scattòSir William. - Desidero unicamente liberarmi di voi ea tal finemetto un'imbarcazione equipaggiata a vostra disposizione.


-Vi sono grato per la vostra offerta- dissi dopo aver riflettuto.


-Ma voi dovete permettermi di fare una piccola obiezione. C'èin noi una curiosità legittima di conoscere la veritàsui fatti recenti; io stesso provo un po' questa curiosità; ilmio padrone (è chiaro) ne prova anche troppa. Il ritornoindietro dell'indù è enigmatico.


-Sembra enigmatico anche a me- interruppe Sir William- esiccomevado da quelle partimi propongo di mettere in chiaro questaquestione. Quel servotornando alla tomba del suo padronesia permorirvi su come un canesia per altro motivosi esponecomunqueaun grave pericoloe io mi propongo di salvarlose posso. C'èforse qualcosa da ridire sul suo conto?

-NoSir William. - risposi.


-E sul conto dell'altro? - egli aggiunse. - Ho sentito (s'intende)quanto ne racconta Lord Durrisdeerma la circostanza della fedeltàdell'indù m'induce a supporre che il suo padrone fosse dotatodi nobili qualità.


-Non dovete chiedere a me certe cose! - esclamai. - Anche l'infernopuò avere nobili ardori. Conosco quell'uomo da una ventinad'annie l'ho sempre odiatosempre ammiratoe sempre temuto conanimo di schiavo.


-Non credetemi indiscreto- disse Sir William.- Mi sono intromesso neivostri segreti sventatamente. Mi basterà vedere la tomba esemi è possibilesalvare l'indù. A queste condizionipotete voi convincere il vostro padrone a ritornare ad Albany?

-Sir William- risposi- vi dirò come stanno le cose. Voi nonvedete mylord in luce favorevole; vi deve sembrare perfino strano cheio possa amarlo; eppure non sono il solo ad amarlo. Soltanto la forzapotrà indurlo a tornare ad Albanye questo sarebbe unasentenza di morte per la sua ragione eforseper la sua vita.Questa è la mia sincera opinione; ma sono nelle vostre maniepronto a ubbidirvise volete assumere la responsabilità dicomandare.


-Non voglio neppure l'ombra della responsabilità; tutti i mieisforzi sono diretti a liberarmene- esclamo Sir William. - Voiinsistete nel voler continuare questo viaggio Fate pure. Io me nelavo le mani.


Ecosì dicendogirò i tacchi e diede ordine di levare ilcampo.


Mylordche aspettava a poca distanzafu subito al mio fianco.


-Qual è la decisione? - mi chiese. - Farete a modo vostrorisposi.


-Vedrete la tomba.


Ilsito della tomba del Master fu agevolmente determinatotra le guide;era infatti nei pressi di un punto di riferimento molto cospicuoinquelle solitudini: una serie di picchiriconoscibili per forma ealtezzalà dove nascevano molti tumultuosi tributari di quelmare interno che è il lago Champlain. Pertanto fu possibilearrivarvi seguendo un tragitto rettilineoinvece che le ormeinsanguinate dei fuggitivie percorrendo in circa sedici ore dicammino una distanza per varcare la quale quei meschini avevanocamminato più di sessanta ore. Lasciammo le imbarcazioni sottobuona guardia nel fiume; ma era probabile cheal ritornoletrovassimo imprigionate dal ghiaccio; epur volendo ridurre alminimo il nostro corredo per la spedizionedovemmo includervi nonsolo un'infinità di pelliccedestinate a ripararci dalfreddoma anche un arsenale di racchette da nevesenza le quali cisarebbe stato impossibile continuare il viaggio al sopraggiungeredelle imminenti nevicate. Ci mettemmo in cammino con un certosgomento; la marcia fu condotta con cautele militari; e la tappanotturna fu scelta e vigilata con somma diligenza. Appunto perchéscendeva la notte ed eravamo capitati in un posto che offrivaricovero sicuro ad una comitiva del nostro numeroci fermammoilsecondo giornoa poca distanza dalla metaper decisione repentinadi Sir William.


Davantia noi si stendeva l'alta catena dei montialla quale ci eravamoobliquamente avvicinati durante l'intero giorno. Fin dallo schiariredell'alba i suoi picchi argentei erano stati il nostro punto di miraattraverso una sconvolta forestasolcata da spumosi torrenti ecosparsa di massi enormi. Le vette (come dico) erano argenteeperchésulle cime più alte la neve cadeva ogni notte; ma i boschiavalle avevano appena una velatura di brina. Per tutto il giorno ilcielo era sembrato carico di tetri vaporiattraverso i quali il solefluttuavarilucendo non più di uno scellino; per tutto ilgiorno il vento aveva soffiato contro la nostra guancia sinistracrudamente gelidoma purissimo da respirare. Però verso serail vento si calmò; le nuvolenon essendo più sospintesi dispersero e si dileguarono; il sole calò dietro di noi confreddo splendoree la bianca fronte dei monti partecipò alsuo bagliore morente.


Primache cenassimo era già buio; mangiammo in silenzioe il pastonon era ancora finito che mylord si allontanò furtivamente dalfuocodirigendosi verso il margine del campo. Lo raggiunsiimmediatamente.


Ilcampo era su un pianoro che dominava un lago gelatoche misuravaforse un miglio di lunghezza; tutt'intorno a noila foresta siestendeva giù per le forre e sopra i declivipiù inalto si ergevano i monti imbiancati e più su ancora la lunaveleggiava nel cielo sereno. Non spirava un alito di vento; non c'erafruscio tra le frasche; e i rumori del nostro accampamento eranoattutiti o inghiottiti dalla quiete intorno. Ormai che il sole e ilvento erano entrambi scomparsisembrava quasi caldoe si aveval'impressione di una notte di luglio: singolare illusione dei sensimentre la terral'acqua e l'aria erano intirizzite dal gelo.


Mylordo meglioquel che io continuo a chiamare con il titolo che gli eratanto caroreggeva un gomito su una mano e affondava il mentonell'altracontemplandodavanti a séla distesa dei boschi.I miei occhi seguirono i suoie si posaronoquasi con piaceresulbrinoso intrico dei piniche salivano per le alture imbiancate dallalunao calavano nell'ombra delle forre. Vicinissima a noimi dissic'era la tomba del nostro nemicoormai disceso dove i malignicessano di molestaree nascosto da un cumulo di zolle gravanti sullesue membra un giorno così alacri. Non potei fare a meno diconsiderarlo in certo modo feliceper essere liberoinfinedalleansie e dalla stanchezza umanedalla quotidiana fatica dellospiritodall'obbligo di varcare il fiume degli eventipena ildisonore o la mortea qualsiasi costo.


Nonpotei fare a meno di giudicare desiderabile la fine di quel lungoviaggio; ea questo puntola mia mente si rivolse al mio padrone.


Nonera forse quasi morto lui stesso? o simile a un soldato mutilato cheinvano attenda il congedoe resti inutile e deriso sul campo dibattaglia? Mi ricordai di quando era un cortese e prudente signoreornato di decorosa alterigia; un figlio fin troppo devotoun maritofin troppo amoroso; un uomo capace di soffrire in silenzioe la cuimano io mi compiacevo di stringere. A quel ricordo la pietà micontrasse la gola in un singhiozzo: fui sul punto di piangere forteconfrontando le sue antiche virtù con la sua presente miseria.Rimasi al suo fianco; esotto la luna pienapregai Dio con fervoreaffinché egli fosse liberatoo io avessi la forza dipersistere nel mio affetto per lui.


«OSignore»dissi«per me e per se stesso costui era ilmigliore degli uomini e ora ne sento ribrezzo. Egli non ha fattonessun malealmeno finché non è stato oppresso dallesventure; le ferite delle quali cominciamo ad aver raccapriccio sonoferite onorande. Ohricoprile; ohprendilo con Teprima che noiarriviamo a odiarlo!».


Eroancora assorto in questa muta preghieraquando un rumore risuonòimprovviso nella notte: non era molto fortené molto vicinoeppuredopo quel silenzio prolungato e profondoscompigliòil campo come un allarme di trombe. Prima che io avessi ripresofiatoSir William era al mio fiancoe la maggior parte deiviaggiatori si accalcava dietro di luitendendo l'orecchio. Forsequando mi girai a guardarlic'era sulle loro guance un pallorediverso da quello della lunae lo scintillio riflesso dai raggidell'astro notturno negli occhi di alcunie l'ombra che si addensavasulla fronte di altri (secondo che essi alzavano o abbassavano lafronte per ascoltare) davano al gruppo un'aria strana d'animazione ed'ansia. Mylord stava in prima filaprotendendosi un po' e alzandole mani per imporre silenzio: sembrava pietrificato. E il suonocontinuòrinnovato senza posaa ritmo crescente.


Aun tratto Mountain bisbigliòansimandoma in tono disollievo: - Ora capisco; - ementre ci giravamo tutti perascoltarloaggiunse:

-L'indù conosceva il nascondiglio. E' luista scavando iltesoro.


-Ma certo! - esclamò Sir William. - Siamo stati sciocchi a nonimmaginare una cosa simile.


-Però- riprese Mountain- è strano che il rumore siatanto vicino al nostro vecchio accampamento. E poi non capisco comemai lui ci sia arrivato prima di noi; a meno che non avesse le ali! -La cupidigia e lo spavento sono ali- osservò Sir William. -Ma questo malandrino ci ha fatto paurae ho idea di ricambiargli ilcomplimento. Che ne ditesignori? Vogliamo fare una battuta dicaccia al chiaro di luna?

Glialtri acconsentironoe furono prese misure per accerchiare Secundraintento all'opera; alcuni indiani al servizio di Sir William siaffrettarono a precederci. Quanto a noilasciata una buona guardiaal nostro quartier generaleli seguimmo per gli accidentati meandridella foresta. La brina scricchiolava; ogni tanto il ghiaccio siscrepolava rumorosamente sotto i nostri passi; e sulle nostre testependeva l'oscurità dei pini interrotta dallo splendore dellaluna. Il nostro tragitto ci portò in una cavità delterrenoe mentre vi discendevamoil rumore del piccone si attenuòe quasi tacque. L'altro declivio della forra era più apertocosparso appena appena di pini radi e di massi che proiettavano sottola luna ombre nere come inchiostro. Qui i rumori ci giunsero piùdistinti: potevamo ormai percepire lo squillo del ferroe calcolarecon maggiore precisione la furia con la quale lo scavatore usava ilsuo strumento. Mentre ci avvicinavamo alla sommità dell'ertaalcuni uccelli si alzarono in volo e rimasero librati nel chiarorelunare come macchie scure. Un momento dopo contemplavamoattraversouna cortina d'alberiun quadro singolare.


Sottol'intenso lume del pleniluniosi stendeva un angusto pianoro spogliodi alberivigilato dalle bianche cime e recintato da foltimacchioni. Rozzi equipaggiamentisimili a quelli che fanno laricchezza del boscaioloerano sparsidisordinatamentesul suolo.


Versoil centro c'era una tendainargentata dalla brinae con la portaspalancata sull'interno buio. A una estremità di quel piccolopalcoscenicogiaceva qualcosa di simile ai resti di un corpo umano.


Senzanessun dubbio eravamo arrivati sul luogo dove si era accampatoHarrisc'erano gli oggetti sparsi nel panico della fugac'era latenda dove il Master aveva esalato l'ultimo respiroe la carognacongelata che giaceva davanti a noi era certo il cadavere delcalzolaio beone. Giungere sulla scena di un tragico avvenimento fasempre stringere il cuorearrivarvi dopo tanti giornie trovarla(nei recessi di un deserto) del tutto immutatadovette turbarel'animo dei più indifferenti. Eppure la causa che ci impietrìfu diversa; fu cioè la vista (in un certo modo presagita) diSecundra con i piedi affondati nella tomba del suo defunto padrone.Aveva gettato via gran parte dei suoi indumenti; tuttavia le suebraccia e le sue spalle gracili luccicavano di sudore copioso; la suafaccia era contratta dall'ansia e dall'aspettativa; i suoi colpirisonavano sulla tomba fitti come singhiozzi; e dietro di luistranamente deformata e nera come inchiostro sul terreno gelatol'ombra ripeteva e parodiava il suo veloce gesticolare. Al nostroarrivoqualche uccello notturno si alzò dai cespugli e quindivi fece ritornoma Secundraassorto nella sua faticanon si avvideo non si curò di noi.


SentiiMountain bisbigliare a Sir William: - Buon Dio! è la tomba! Lovuole disseppellire! - Tutti avevamo avuto la stessa ideaeppuresentirla manifestare in parole mi fece fremere. Sir William trasalìviolentemente.


-Dannato cane sacrilego! - esclamò. - Che state facendo?

Secundradiede un balzosi lasciò sfuggire un tenue grido soffocatolasciò cadere l'attrezzo e rimase un attimo attonito davanti achi gli parlava. Un momento doposi slanciava con la rapiditàdi una freccia verso i boschi della parte opposta; e quindialzatele braccia in un violento gesto di risolutezzatornava sui suoipassi.


-Sudunqueprestoaiutatemi. - cominciò a dire. Ma a questopuntomylord si fece avantia fianco di Sir William; la lunarischiarò in pieno il suo viso e Secundrariconoscendo ilnemico del proprio signoreperdette la favella. - Lui! - strillòegiunte le manisi rannicchiò su se stesso.


-Viavia! - disse Sir William. - Nessuno vuole farvi del malesesiete innocente; ese siete colpevolenon c'è via di scampoper voi.


Parlate!Che facevate quifra e tombe dei morti e i cadaveri degli insepolti?

-Voi non assassino? - chiese Secundra. - Voi uomo sincero? Voiproteggermi?

-Vi proteggeròse siete innocente- replicò SirWilliam. - L'ho già dettoe non capisco perchépossiate dubitarne.


-Là tutti assassini- esclamò Secundra- ecco perché!Lui assassino - e indicò Mountain; - là due pagatori diassassinie indicò mylord e me- tutti assassini dacapestro! Ora salverò il Sahib. Ah! vi vedrà tuttiappesi a una forca. Il Sahib- continuò indicando la fossa-lui non morto. Lui sepoltonon morto.


Mylordemise un lieve gemitosi avvicinò alla tomba e rimase aguardarvi dentro fissamente.


-Sepolto e non morto? - esclamò Sir William. - Che ciarle sonoqueste?

-VedeteSahib- disse Secundra.- Il Sahib e io soli con assassini;lui tenta ogni mezzo scapparenessuno buono. Poi tenta questo mezzo;buono in clima caldobuono in India; quiin luogo freddochi sa?Vi dicoabbastanza fretta; aiutatevoi; accendete fuocovoiaiutate strofinare.


-Di che parla quest'animale? - esclamò Sir William. - La testami gira.


-Vi dicoio seppellito lui vivo- aggiunse Secundra.- Io insegnatolui ingoiare lingua. Quando tirato fuori abbastanza prestolui nonmolto peggiorato. Accendete fuoco voi.


SirWilliam si girò verso il più vicino dei suoi uomini. -Accendete un po' di fuoco- gli disse. - Sembro proprio destinato astare fra i pazzi.


-Voi buon uomo- replicò Secundra. - Ora io tiro fuori Sahib.


Mentreparlava tornò alla fossa e riprese il lavoro interrotto.Mylord sembrava radicato nel terreno e io non mi muovevo dal suofiancotemendoneanch'io sapevo che cosa.


Ilgelo non era ancora penetrato molto in profondità nel terrenoben prestol'indù poté gettare da parte il piccone emettersi a raccogliere la terra a manciate. Poi liberò unlembo di pelle di bufalo; vidi quindi le sue dita impigliarsi in unaciocca di capelli; qualche momento ancorae la luna rischiaròqualcosa di bianco.


Secundrasi accovacciòraspando delicatamente con le dita e soffiandoa piene gote; quando si tirò da parteil volto del Master miapparve interamente scoperto. Era mortalmente pallidocon gli occhichiusile orecchie e le narici tamponatele gote cadentiil nasoaffilato come nei cadaveri; masebbene fosse stato sotterra tantigiorninon presentava nessun segno di corruzione e (cosa che parvestranissima a noi tutti) aveva le labbra e il mento ricoperti di unapeluria bruna.


-Dio mio- esclamò Mountain- aveva il viso liscio come unbambinoquando l'abbiamo sepolto!

-Dicono che il pelo cresca ai morti- osservò Sir William;però la sua voce era impacciata e spenta.


Secundranon badava affatto ai nostri discorsima scavava con la sveltezza diun bassottonel terreno molle. Di momento in momentola forma delMasteravvolta nella pelle di bufalodiventava più netta nelfondo della fossa poco profonda; esotto la chiarissima luce dilunale ombre degli astanticosì come questi si sporgevano aosservare e si ritraevanoguizzavano sul suo viso che emergeva.


Quellavista ci ispirava un orrore mai provato. Io non osavo guardare infaccia mylord ma lo tenevo d'occhio e non lo vidineppure una voltariprendere fiato. Un po' indietrouno degli uomini (non so quale)scoppiò in una specie di singulto.


-Ora- disse Secundra- voi aiutate me sollevare lui.


Nonho idea del tempo passato poi; le ore durante le quali l'indùsi affannò a rianimare il corpo del suo padrone possono esserestate tree possono essere state cinque. Io so una cosa solae cioèche era ancora notte e che la luna non era ancora tramontata (sebbenefosse già bassa sull'orizzonte e sbarrasse il pianoro conlunghe ombre) quando Secundra gettò un piccolo grido disoddisfazione; e ioprotendendomicredetti di scorgere un mutamentosul gelido viso del dissepolto. Un momento dopo vidi fremere le suepalpebre; quindi esse si sollevarono interamentee il cadavere disette giorni mi guardòper un attimoin faccia.


Possogiurare io stesso su questi segni di vita. Ho sentito da altri che ilMaster tentòvisibilmentedi parlare; che i suoi dentiapparvero fra la barba; e che la sua fronte si contrasse come in unospasimo o in uno sforzo. E questo può essere vero ma io non loso; io ero altrimenti occupato. Poichéal primo schiudersidegli occhi del mortoil mio Lord Durrisdeer cadde in terra equando lo sollevaiera cadavere.


Spuntòil giornoe Secundra non volle ancora desistere dai suoi inutilisforzi. Sir Williamlasciando sotto il mio comando un piccolo gruppodi uominiproseguì nella sua missione alle prime lucidell'albae l'indù ancora strofinava le membra del morto egli alitava in bocca. Mi pareva che tali fatiche dovessero dar vita aun sasso; ma tranne per quell'attimo (che decretò la morte dimylord) il nero spirito del Master non ridiscese più nella suaderelitta creta; everso il pomeriggioanche il servo fedele siconvinse. Vi si rassegnò con imperturbabile calma.


-Troppo freddo- disse- buon mezzo in Indiainutile qui. Echiedendo del cibo che divorò avidamente non appena gli fumesso davantisi avvicinò al fuoco e vi prese posto al miofianco. Quando ebbe finito di mangiaresi distese lì dov'erae cadde in un sonno infantiledal quale dovetti svegliarloqualcheora dopoper farlo partecipare alle duplici esequie. Non si mostròmai turbato: sembrava aver superato di colpoe con lo stesso sforzoil rimpianto per il suo padrone e la paura di me e di Mountain.


Unodegli uomini rimasti con me era esperto nell'incidere la pietraeprima che Sir William ci tornasse a prenderefeci intagliare su unmasso l'iscrizione seguentecon la quale posso porre fine al mioracconto:

J.D.


EREDEDI UN TITOLO SCOZZESE SIGNORE DELLE ARTI E DELLE GRAZIE AMMIRATO INEUROPAIN ASIAIN AMERICA IN GUERRA E IN PACE NELLE TENDE DEICACCIATORI SELVAGGI E NELLE CITTADELLE DEI RE NONOSTANTE I GRANMERITI LE MOLTE IMPRESE E LE DURE PROVE QUI GIACE OBLIATO.


H.D.


FRATELLODI LUI DOPO UNA VITA D IMMERITATI AFFANNI CORAGGIOSAMENTE SOPPORTATIMORI' QUASI AL TEMPO STESSO E DORME NELLA STESSA TOMBA INSIEME CON ILSUO FRATELLO AVVERSARIO.


LAPIETA' DELLA MOGLIE E DI UN VECCHIO SERVITORE ERESSE QUESTA LAPIDE ADENTRAMBI.




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