Readme.it in English  home page
Readme.it in Italiano  pagina iniziale
readme.it by logo SoftwareHouse.it

Ebook in formato Kindle (mobi) - Kindle File Ebook (mobi)

Formato per Iphone, Ipad e Ebook (epub) - Ipad, Iphone and Ebook reader format (epub)

Versione ebook di Readme.it powered by Softwarehouse.it


RobertLouis Stevenson



L'ISOLADEL TESORO

 

 

AS. L. O.


gentiluomoamericano


inricambio di molte piacevoli ore


ecoi più cari auguri


ilseguente racconto


disegnatoin armonia


colsuo classico gusto


l'affezionatoamico autore dedica




ALL'ESITANTEACQUIRENTE


Storiemarine in marinaresco tono


Etempeste e avventure e caldi e geli


Ebastimenti ed isole e crudeli


Piraterieed interrato oro


Edogni vecchia favola ridetta


Neiprecisi antichi modi:


Setutto ciòcome a me piacque un tempo


Piacciaai più savi giovani d'oggi:


Cosìsiacosì accada! - Ma se no


Seil giovane saputo non più brama


Gliantichi amori suoi dimenticò


Kingstono Ballantine il valoroso


OCooper dalla selva e dal maroso:


Cosìpur sia! E rassegnato io possa


Ei miei pirati entrare nella fossa


Ovedormono quelli e lor fantasmi!




PARTEPRIMA - IL VECCHIO FILIBUSTIERE



Capitolo1

Ilvecchio lupo di mare all'"Ammiraglio Benbow"



Pregatodal cavalier Trelawneydal dottor Livesey e dal resto della brigatadi scrivere la storia della nostra avventura all'Isola del Tesorocon tutti i suoi particolarinessuno eccettuatosalvo la posizionedell'isola; e ciò perché una parte del tesoro ancora viè nascosta- io prendo la penna nell'anno di grazia 17... emi rifaccio al tempo in cui il mio padre gestiva la locandadell'"Ammiraglio Benbow" e il vecchio uomo di mare dal visoabbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola prese alloggio pressodi noi.


Loricordo come fosse ieriquando entrò con quel suo passopesanteseguito dalla carriola che portava il baule. Altopoderosobrunocon un codino incatramato che gli ricadeva sopra il suobisunto abito blu: le mani rugose e ricoperte di cicatricicon leunghie rotte e orlate di nero; eattraverso la guanciail tagliodel colpo di sciabola d'un bianco livido e sporco. Roteò ingiro un'occhiata fischiettando fra sée poicon la suavecchia stridula e tremula voce ritmata e arrochita dalle manovredell'àrganointonò quell'antica canzone di mare chedoveva più tardi così spesso percuotere i nostriorecchi:



"Quindicisulla cassa del morto


Quindiciuomini yò-hò-hò


Euna bottiglia di rum per conforto!"



Poicon un pezzo di bastone simile a una manovella batté contro laportae come mio padre apparveordinò bruscamente unbicchiere di rum. Appena gli fu portatolo bevve lentamenteassaporandolo all'uso dei conoscitorie intanto seguitava a guardareintorno a sé esaminando le colline e la nostra insegna.


"Questoè un luogo adatto" disse alfine "e ottimamentesituato.


Moltagenteamico mio?" Mio padre rispose che no; poca assai: unadesolazione.


"Bene.E' l'ancoraggio che fa per me. Ehitu" gridò all'uomodella carriola "vienie aiuta a portar su il mio baule. Resteròqui un pezzetto" continuò. "Sono un uomo alla buonaio: rumprosciuttouova: altro non mi servee quella punta lassùper osservar le navi che passano. Il mio nome? Capitanopotetechiamarmi. Ahcapiscocapisco ciò che vi preoccupa...Prendete!" E gettò sul banco tre o quattro monete d'oro."Mi avvertirete quando sarà finito" aggiunseconuno sguardo fieroda comandante.


Inveritàmalgrado i suoi abiti frusti e il suo rozzo parlareegli non aveva l'aria d'un marinaio: si sarebbe piuttosto detto unsecondo o un padrone di naveabituato a vedersi ubbidito o apicchiare. L'uomo della carriola ci riferì ch'era sbarcatodalla corriera la mattina davanti al "Giorgio Reale"ches'era informato degli alberghi lungo la costae udito parlar benedel nostrolo aveva prescelto in grazia del suo isolamento. Questofu tutto quanto potemmo sapere sul conto del nostro ospite.


Egliera assai taciturno. Passava la sua giornata gironzolando intornoalla calao per le collineprovvisto d'un cannocchiale marino; etutta la sera rimaneva in un angolo della sala accanto al fuocoabere dei grog molto forti. A chi gli rivolgeva la parola evitava perlo più di rispondere: dava un rapido e iroso sguardoesoffiava per le narici come una tromba d'allarme; sicché tantonoi che gli avventori imparammo presto a lasciarlo stare. Ognigiornoquando rientrava dalla sua passeggiatanon tralasciava dichiedere se qualche marinaio si fosse visto lungo la strada. Noicredevamo dapprima fosse la mancanza d'una compagnia di gente dellasua specie che lo spingesse a tali domande; finimmo però colcapire cheal contrariociò che gli premeva era evitareincontri. Quando un marinaio scendeva all'"Ammiraglio Benbow"(come talvolta accadeva a chi si recava a Bristol per la stradacostiera) egli puntava il nuovo arrivato attraverso la cortinadell'uscio prima di decidersi a passar nella salae finchéquello non alzava i tacchistava muto come un pesce. Questo contegnonon aveva peraltro nulla di misterioso ai miei occhigiacchéio in certo modo dividevo le preoccupazioni del capitano. Un giornotirandomi in disparte m'aveva promesso un pezzo d'argento di quattropence per ogni primo del mesea patto che io facessi buona guardia el'avvisassi non appena comparisse un "marinaio con una gambasola". Spesso accadeva che giungeva il primo del meseed iodovevo richiedergli il mio salario: egli allora mi rispondeva conquel suo pauroso soffiare attraverso le naricie con unaguardataccia che mi atterriva: ma la settimana non passava mai senzach'egli si ravvedesse e mi consegnasse i miei quattro penceripetendomi l'ordine di stare attento al marinaio con una gamba sola.


Nonsaprei dire come questo personaggio fosse diventato l'incubo dei mieisogni. Nelle notti di tempestaquando il vento scoteva i quattroangoli della casa e i cavalloni infuriati mugghiavano lungo la cala econtro le rupiio me lo vedevo apparir dinanzi in mille forme e conmille diaboliche espressioni. Ora aveva la gamba tagliata fino alginocchioora fino all'anca; ora non era più uomoma unasorta di mostro nato proprio cosìcon una gamba solaequesta nel bel mezzo del corpo. Vederlo saltarecorrere e inseguirmiscavalcando siepi e fossatiera il più tremendo degli incubi.E cosìcon tali bieche visioniio pagavo abbastanza caro ilpremio dei miei quattro pence mensili.


Macurioso a dirsimalgrado il terrore che il marinaio dalla gamba solam'incutevaio ero poi di fronte al capitano in persona il menopauroso fra tutti quanti l'avvicinavano.


Certesere egli beveva assai più grog che non potesse sopportare;allora si tratteneva lì a cantare le sue vecchiesinistreselvagge canzoni di mare non curandosi d'alcuno; altre volte offrivada bere in giro e costringeva la intimidita brigata ad ascoltar lesue storie o accompagnare in coro i suoi ritornelli.


Quantevolte ho udito la casa rintronare di "Yò-hò hòe una bottiglia di rum"mentre i vicinicol timore della mortesul capol'accompagnavano con tutta l'animacercando ognuno disuperare l'altroa scanso di appunti! Perché in questiaccessi egli era l'uomo più insolente e prepotente del mondo:ora imponeva silenzio battendo con la palma sulla tavolaorapigliava fuoco per una domanda che gli era rivoltao perchénessuno osservava nullail che per lui era segno che la compagnianon s'interessava al racconto. E non tollerava che si lasciasse lasala prima che egli ubriaco fradicio non avessebarcollandoraggiunto il suo letto.


Ciòche soprattutto sbigottiva l'uditorio erano le sue storie.


Spaventevolistorie d'impiccagionid'annegamentidi burrasche di maredelleIsole delle Tartarughee di gesta e luoghi selvaggi in terrespagnole. A sentir luiera vissuto fra la più dannata razzache Iddio seminasse per i mari; e il suo linguaggio brutale urtava inostri semplici paesani quasi al pari dei delitti ch'egli descriveva.Mio padre sempre andava lamentando che quell'uomo sarebbe stato larovina dell'albergopoiché ben presto la gente si sarebbestancata di venir lì per essere tiranneggiataavvilita espedita a battere i denti nei propri letti; ma io credo invece che lasua presenza ci fosse profittevole. E' vero che sul momento gliavventori ci rimanevano male; ma poi provavano non so che gusto atornarci su col pensieroe quasi amavano ciò che dava unascossa alla monotona e sonnacchiosa vita del paese. C'era persino trai più giovani chi per lui ostentava ammirazionequalificandolo "un vero lupo di mare"un "autenticotizzo d'inferno"e dicendo ch'erano gli uomini di siffattatempra che rendevano l'Inghilterra formidabile sul mare.


Veramentein certo modoegli lavorava alla nostra rovinagiacchésettimane e settimane e poi mesi e mesi si susseguivano senza ch'eglidesse segno di voler sloggiaree intanto da lunga data il suo denaroera finito e a mio padre non aveva l'animo di insistere per avernedell'altra. Se appena egli vi alludevail capitano soffiavaattraverso il naso talmente forte che pareva ruggissee con unafulminante occhiata cacciava via dalla sala il mio povero padre. Iolo vedevomio padredisperato torcersi le mani dopo tali rabbuffie credo che l'affanno e il terrore nei quali viveva affrettasserograndemente la sua immatura e disgraziata fine.


Tuttoil tempo che rimase con noi il capitano non mutò mai nulla delsuo vestiarioeccetto qualche calza comprata da un merciaioambulante. Essendosi rotto uno degli angoli del suo cappello atricornoegli lo lasciava spenzolar giù sebbene gli desseabbastanza noia quando tirava vento. Rivedo l'aspetto dell'abitoch'egli stesso rappezzava nella sua stanza di sopra e chegiàprima della fineera un mosaico di toppe. Mai scrisse néricevette una lettera; mai parlava con alcuno fuorché coivicini; e con questiper lo piùsolo quand'era ubriaco dirum. Nessuno di noi mai aveva visto aperto il grosso baule marino.


Unavolta soltanto il nostro uomo trovò chi gli tenne testae fuverso la finequando il mio povero padre era già molto minatodal male che doveva condurlo alla tomba. Il dottor Livesey giunse asera a veder l'infermo; si fece servire un boccone da mia madrepoise ne andò a fumare una pipata nella salain attesa che ilsuo ca vallo gli fosse ricondotto dal villaggiogiacché alvecchio "Benbow" non avevamo stallaggio. Io ve lo seguiierammento ancora lo stridente contrasto che faceva il lindo erilisciato dottore con la sua parrucca candida come nevei suoi nerie scintillanti occhi e le sue compite manierecon la rusticaplebaglia e soprattutto con quel sudicio torvo e ripugnantespauracchio di pirataacciaccato laggiù in quell'angolo dalrumcon le braccia sulla tavola. D'improvviso costui - dico ilcapitano - intonò la sua eterna canzone:



"Quindicisulla cassa del morto


Yò-hò-hòe una bottiglia di rum!


Satanaagli altri non ha fatto torto


Conla bevanda li ha spediti in porto.


Yò-hò-hòe una bottiglia di rum!"



Ioavevo da prima creduto che la "cassa del morto" fosse lastessa grossa cassa ch'egli teneva di sopra nella stanza davanti; equesta idea s'era fusa nei miei incubi con l'immagine del marinaiodalla gamba sola. Ma da lungo tempo ormai noi avevamo cessato di farattenzione al ritornello; solo agli orecchi del dottor Livesey quellasera giungeva nuovo; ed io m'accorsi dell'impressione tutt'altro chegradevole ch'egli ne ricevevagiacché alzò gli occhi eguardò per un momento con aria irritata prima di decidersi acontinuare col vecchio giardiniere Taylor il suo discorso intorno auna nuova cura delle affezioni reumatiche. Frattanto il capitanos'andava accendendo della sua musica e alzando il tono; e alla fineschiaffò sulla tavola con la palma quel tal colpo che noitutti sapevamo significava: Silenzio! Nessuna voce fu piùuditaad eccezione di quella del dottor Liveseyche continuòa parlare come primachiaro e cortesetirando tra una frase el'altra una vistosa boccata di fumo. Il capitano lo fissòbieco un istantebatté un nuovo colpo con la palmaglilanciò un'altra occhiatacciaeaccompagnando la frase conuna triviale bestemmiagridò:


"Silenziolaggiù a prua!" "E' a me che il signore intendeparlare?" disse il dottore; e non appena il ribaldo gli ebbecon un'altra bestemmiarisposto affermativamente"io non hoche una cosa da dirvi" replicò il dottore "ed èche se voi continuate a tracannare rumil mondo sarà prestoliberato da uno schifoso miserabile." Spaventevole fu lo scoppiod'ira del vecchio gaglioffo. Scattò in pieditrasse e aprìun coltello a serramanicoe bilanciandolo sulla palma della manostava per inchiodare al muro l'avversario.


Ildottore non si mosse. Parlandogli di sopra la spallacon lo stessotono di vocepiuttosto rinforzatoper modo che l'intiera salapotesse udirema perfettamente tranquillo e fermodisse:


"Senon rimettete immediatamente in tasca quel coltellovi giuro sul mioonore che alle prossime assise sa rete impiccato." Seguìtra i due una battaglia di sguardi: ma presto il capitano si arrese:ripose l'arma e riprese il suo posto tremando come un cane bastonato.


"Eorasignore" continuò il dottore "dal momento cheio so che razza d'arnese c'è nel mio distrettopotete starsicuro che sarete sorvegliato giorno e notte. Io non sono soltantodottore:


sonoanche magistratoe se appena mi giunge una lagnanza sul contovostrofosse magari per una smargiassata come quella di staseraprovvederò a farvi spazzar via di qui. Siete avvisato."Poco dopo il cavallo del dottor Livesey giunse alla portaed eglipartì; ma per quella sera e molt'altre successive il capitanorimase tranquillo.




Capitolo2

Can-neroappare e scompare



Pocotempo dopo ciòcapitò il primo di quei misteriosieventi che dovevano finalmente sbarazzarci del capitano se pure noncome vedremodelle conseguenze della sua presenza. Cominciava alloraun rigidissimo invernocon lunghe aspre gelate e violente bufere; efin dal principio apparve chiaro che il mio povero padredifficilmente avrebbe visto la primavera. Di giorno in giornodeclinavae mia madre ed iocon sulle braccia il peso dell'albergoeravamo troppo occupati per prestare attenzione al nostro fastidiosoospite.


Eraun mattino di gennaioassai per tempocon un freddo che passava leossae tutta la baia biancheggiava di brina; le onde baciavanodolcemente i ciottoli della rivae il sole ancora basso doravaappena la cresta delle colline e riluceva lontano sul mare.


Ilcapitano alzatosi più presto del solito era sceso allaspiaggia col suo coltellaccio dondolante sotto le larghe falde delsuo abito bluil cannocchiale sotto l'ascellae il tricorno buttatoindietro sulla nuca. Vedo ancora il suo alito ondeggiare in ariadietro a lui come fumo mentre egli si allontanava rapidamente.


L'ultimosuono che giunse ai miei orecchi mentre egli girava dietro la granderupefu un potente sbuffo d'iracome se egli ancora fossetravagliato dal pensiero del dottor Livesey.


Miamadre era in quel momento disopra col babbo; ed io stavoapparecchiando la tavola per la colazione del capitanoquandol'uscio della sala si aprìed uno sconosciuto si fece avanti.Era pallido come cera; due dita gli mancavano alla mano sinistra; eper quanto portasse un coltellaccionon pareva troppo aggressivo.


Maio dovevo pur tener d'occhio la gente di maresia con una sola gambache con duee quella apparizione mi sconcertò. Egli non aveval'aria di marinaio; purenon so quale aroma marino lo circondava.


Allamia domanda cosa volesserispose ordinando del rum; mamentreandavo a prenderlosedette a un tavolo e mi richiamò. Io mifermai col tovagliolo in mano.


"Vieniquiragazzo" disse lui. "Quipiù vicino." Iomi avvicinai di un passo.


"E'questa qui la tavola del mio amico Bill?" chiese con unastrizzatina d'occhi.


Risposiche io il suo compagno Bill non lo conoscevoe quella tavola era peruna persona che dimorava presso di noie che noi chiamavamo ilcapitano.


"Perfettamente"fece lui. "Il mio compagno Bill può anche farsi chiamarcapitano se così gli aggrada. Ha un taglio su una guanciaemaniere molto gentilispecie quando ha trincatoil mio compagnoBill. Mettiamoper modo di direche il tuo capitano abbia unacicatrice su una guancia; mettiamoper modo di direche questaguancia sia la destra. Eh? Che ti dicevo io? E adessosentiamoancora: il mio amico Bill è in casa?" Risposi che erauscito per una passeggiata.


"Dache parteragazzo mio? Da che parte ha preso?" Gli indicai larupe aggiungendo che il capitano sarebbe stato presto di ritorno; edopo che ebbi risposto a varie altre domande:


"Ah"disse lui "questo gli farà prò come un buonbicchiereal mio camerata Billl" L'espressione del suo visopronunciando tali paroleera tutt'altro che amabileed io avevo lemie buone ragioni per pensare che lo straniero si sbagliavadato cheintendeva parlar sul serio. Ma ciò non mi riguardava: ed'altra parteche avrei fatto? Egli rimase lìattaccatoall'usciosorvegliando l'angolo della rupe come il gatto che aspettail sorcio. Ad un certo punto io scappai sulla stradama subito mirichiamòe siccome io tardavo un po' a ubbidireil suopallido volto prese un'espressione ferocee con una bestemmia che mifece sobbalzaremi comandò di rientrare. Appena fui lìtornò alle maniere di primatra lusinghiere e beffardemibatté sulla spallami disse ch'ero un bravo ragazzo e ches'era innamorato di me.


"Hoio stesso un figliolo che ti assomiglia come due gocce d'acquaed ètutto il mio orgoglio. Ma l'importante per i ragazzi è ladisciplinapiccolo miola disciplina. Se tuper esempioavessinavigato con Billnon ti saresti fatto chiamar due volteno dicerto. Non era questo il metodo di Bill né di chi navigava conlui. Ma ecco il mio compagno Billsicuramentecol suo cannocchialesotto il braccioDio lo benedicaè lui senza dubbio.Rientriamopiccolo mioe mettiamoci dietro la porta: gli faremo unapiccola sorpresa a BillDio lo benedica ancora una volta." Cosìdicendo lo sconosciuto mi sospinse nella sala e mi ficcònell'angolo dietro a sé in modo che rimanessimo nascosti dallaporta aperta. Io ero inquieto e assai intimoritocome si puòimmaginaree la mia paura era accresciuta dal vedere che lo stessosconosciuto tremava a sua volta. Egli liberò l'impugnatura delcoltellaccioprovò a rimuovere la lama nel foderoe durantetutta l'attesa seguitò a trangugiar saliva quasi avessecomesi suol direun rospo in gola.


Finalmenteil capitano entrò sbattendo la porta dietro le spallee senzaguardare né a destra né a sinistra attraversòdifilato la sala dirigendosi alla tavola apparecchiata per la suacolazione.


"Bill"fece lo sconosciuto con una voce che mi parve si sforzasse d'essereferma e animosa.


Ilcapitano girò sui calcagni e guardò verso noi: ilsangue sparì dalla sua faccia che diventò livida finoalla punta del naso: egli aveva l'aria d'uno che s'imbatta in unospettroo nel diavoloo in qualcosa di peggiose un qualcosa dipeggio vi fosse; e io confesso che provai un senso di pietà avederlo d'improvviso così invecchiato e disfatto.


"VieniquaBillvieni qua. Tu mi riconoscinon è vero? Il tuovecchio camerata di bordo lo riconosci bene!" Il capitanorespirò convulso.


"Can-Nero!"disse.


"Echi altri vorresti che fossi?" replicò lo stranierosensibilmente rassicurato. "Can-Nero meglio che maivenuto asalutare il suo vecchio camerata Bill all'albergo dell''AmmiraglioBenbow'. AhBillvistoqualcosa abbiamo vistonoi duedopo cheio ci lasciai questi due artigli" soggiunse alzando la manomutilata.


"Benevediamo" disse il capitano. "Tu mi hai ripescato; eccomiedunque parla. Che c'è?" "Sei ben tu" replicòCan-Nero. "Non c'è sbaglioBill. Io voglio farmi servireun bicchiere di rum da questo caro ragazzo che ho preso in simpatiae noi ci metteremo a sederese così ti piacee parleremoschiettocome conviene a vecchi amici di bordo." Quando iorientrai col rumessi stavano già seduti; l'uno da un latol'altro dall'altro della tavola del capitano: Can-Nero vicino allaportadi sbiecoin maniera da poter tener d'occhio il suo vecchiocompagno ecosì mi sembròsorvegliare insieme lapropria linea di ritirata.


Costuimi ordinò di andarmene e di lasciare la porta spalancata.


"Ibuchi delle serrature non sono di mio gustoragazzo mio!"aggiunse.


Ioli lasciai solie mi ritirai nel bar.


Dilìpur facendo del mio meglio per ascoltareio per un pezzonon sentii se non un sommesso parlottarema alla fine le voci sialzarono e potei cogliere una o due paroleper lo piùbestemmiedel capitano.


"Nononono; e basta!" gridò una prima volta.


Epoi:


"Sefinisce con la forcasarà la forca per tuttidico io!"D'un tratto una formidabile esplosione di bestemmie mescolata conaltri rumori: tavola e sedie che si rovesciavanoun tintinnìodi lamee infine un urlo di doloredopo di che vidi Can-Nerofuggire a precipizio e il capitano corrergli alle calcagnatutt'edue col coltellaccio alla manoed il primo che versava sangue dallaspalla sinistra. Arrivato alla portail capitano vibrò alfuggitivo un ultimo tremendo fendente che gli avrebbe certamentespaccato la schiena in due se l'arma non si fosse intoppata nellospessore dell'insegna dell'"Ammiraglio Benbow"incidendonell'orlo inferiore dell'asse una tacca che tuttora èvisibile.


Quelcolpo fu l'ultimo dello scontro. Non appena nella stradaCan-Neromalgrado la feritamise le ali ai piedie in mezzo minuto sidileguò dietro il corno della collina. Il capitano dal cantosuo restò lì accanto all'insegna impalato e comeinebetito.


Sipassò più volte la mano sugli occhie alfine si decisea rientrare.


"Jimdel rum!" E mentre così dicevavacillava un pocoe conuna mano si appoggiava al muro.


"Sieteferito?" gridai.


"Delrum!" ripeté. "Devo andar via. Del rum! Del rum!"Io corsi a prenderne; ma ero talmente sconvolto che ruppi unbicchiere e guastai il rubinettoe mentre ero così intrigatosentii come un tonfo sordo nella sala; volai e trovai il capitanodisteso lungo per terra. Nello stesso tempo mia madreallarmatadalle grida e dallo strepito della zuffas'era precipitata giùper aiutarmi. Fra tutti e due gli sollevammo il capo. Egli respiravaforteaffannosamente; i suoi occhi erano chiusiil viso terreo.


"MioDiomio Dio!" gridò mia madre. "Che sventura per lanostra casa! E il tuo povero padre infermo!" Frattanto nonsapevamo che fareper soccorrere il capitanoconvinti com'eravamoche nello scontro con lo sconosciuto avesse ricevuto un colpomortale. Presi il rumnondimenoe cercai di fargliene entrare unpo' in golama i suoi denti erano serrati e le mascelle dure comeferro. Un sollievo fu per noi quando la porta si aprì e ildottor Livesey entrò per la solita visita a mio padre.


"Ohdottore" gridammo "che c'è da fare? Dov'èferito?" "Ferito? Storie!" disse il dottore. "Nonpiù ferito di me o di voi. Ha avuto un colpocome gli avevopredetto. Viasignora Hawkinsrisalite da vostro maritoesepossibilenon raccontategli nulla. Quanto a medevo far del miomeglio per salvar la vita tre volte indegna di questo miserabile; eJim qui mi porterà un catino." Quando io tornai colcatinoil dottore aveva già rimboccato la manica del capitanoe messo a nudo il suo grosso e muscoloso braccio. Esso era cosparsodi tatuaggi. "Ecco la fortuna""Buon vento""Billy Bones se ne infischia" si leggeva molto chiaramentesu l'avambraccio; e sopravicino alla spallasi vedeva una forcacon un uomo appeso: scena resaa parer miocon grande bravura.


"Profetico!"esclamò il dottore toccando con la punta del dito iltatuaggio. "E oramastro Billy Bonesse questo è ilvostro nomevediamo un po' il colore del vostro sangue. Jimhaipaura del sangue?" "Nosignore." "Bene. Alloratieni il catino." E ciò dicendo tirò fuori lalancetta e aprì una vena.


Nonpoco sangue si dovette cavare allo sciagurato prima ch'egli aprissegli occhi e volgesse intorno il suo sguardo annebbiato.


Primariconobbe il dottorecon un brusco aggrottar di ciglia; poi posògli occhi su mee apparve confortato. Ma d'improvviso cambiòcoloree tentò di alzarsi gridando:


"Dov'èCan-Nero?" "Non c'è nessun Can-Neroqui" disseil dottore "all'infuori di quello che vi frulla per il capo.Avete bevuto del rumvoie vi ha preso un colpoprecisamente comevi avevo predettoed io vi ho tratto or ora mio malgrado dalla fossadove stavate già con un piede. E adessosignor Bones...""Non è questo il mio nome" interruppe lui.


"Nonimporta" ribatté il dottore. "E' il nome d'unfilibustiere di mia conoscenzaed io vi chiamo così per farprestoed ecco cosa desidero dirvi: un bicchiere di rum non viammazzerà: ma se voi ne berrete unone berrete certo un altroe poi un altro; ed io scommetto la mia parrucca che se non videcidete a troncar di nettomoriretecapite? mo-ri-re-tee ve neandrete diritto al Creatore come l'uomo della Bibbia. Sufate unosforzo. Vi aiuterò a mettervi a lettoper questa volta."Con non poca fatica riuscimmo a trasportarlo al piano di sopra e loadagiammo sul suo letto.


Ilsuo capo ripiombò sul guanciale come se egli dovesse svenire.


"Dunque"aggiunse il dottore "ricordatevi bene: ve 1o dico per scarico dicoscienza: rum per voi significa morte." Detto ciòprendendomi per un bracciouscì per vedere mio padre.


"Nonè nulla" mi disse appena fuori dell'uscio. "Gli hocavato sangue abbastanza perché possa stare un pocotranquillo. Il meglio per lui e per voi sarebbe che rimanesse unasettimana dov'è. Ma se lo coglie un altro colpoèfinita."




Capitolo3

Lamacchia nera



Versomezzogiorno entrai dal capitano con qualche bibita rinfrescanteemedicine. Egli si trovava ancora nel medesimo statoforse un tantinosollevatoe appariva insieme debole ed eccitato.


"Jim"disse "tu sei l'unicoquiche valga qualcosa; e tu sai come iosono sempre stato buono con te. Non c'è stato mese che nont'abbia pagato i tuoi quattro pence. E ora tu vediamico miocomesono malandato e abbandonato da tutti. Jimtu mi devi dare unbicchierino di rum; è vero che me lo daimio piccolo amico?


"Ildottore..." presi a dire.


Maegli mi tagliò la parola con una voce fiacca ma appassionata.


"Idottori sono una massa di scope: e quel dottoreche vuoi che sappialuidi gente di mare? Io sono stato in paesi dove s'arrostivae imiei compagni la febbre gialla te li faceva cascar come moschee iterremoti facevano ondeggiare la terra come un mare: ebbeneche puòsapere il dottore di paesi simili? e io vivevo di rumcapisci?Bevandacibo: per me il rum era tutto:


comemarito e moglieeravamo; e se tu ora non mi dai il mio rumio nonsarò più che una povera vecchia carcassa rigettatasugli scoglie il mio sangue ricadrà su teJime su quellamaledetta scopa di dottore." Qui intramezzò una buonadose di bestemmie; e in tono lamentevole continuò:


"GuardaJimcome tremano le mie dita. Non riesco a tenerle ferme. Non hobevuto una goccia in questa maledetta giornata. Quel dottore èun cretinoti dico. Se non bevo un po' di rumJimvedrò glispettri: qualcuno già l'ho visto. Ho visto il vecchio Flint lànell'angolodietro a te; come fosse dipintol'ho visto; e se glispettri mi prendonocome la mia vita è stata burrascosamorirò di spavento. Lo stesso tuo dottore ha detto che unbicchiere non mi fa male. Ti do una ghinea d'oroJimse mi porti unbicchierino." Egli s'andava sempre più riscaldando; e ciòm'inquietava per il mio padreche quel giorno era molto abbattuto eaveva bisogno di quiete: a parte ciòse le parole deldottoreche egli mi ricordavami rassicuravanoil suo tentativo dicorruzione non mancava d'indispormi.


«Nonvoglio del vostro denaro" dissi io "se non quanto dovete amio padre. Vi darò un bicchierema niente di più."Appena l'ebbe a portata di manol'afferrò avidamentee lovuotò d'un fiato.


"Ahahora va un po' meglioproprio meglio. Ma sentiamopiccolo mioquanto tempo ha detto il dottore che dovrei rimanere in questavecchia cuccetta?" "Non meno d'una settimana." "Permille fulmini!" gridò. "Una settimana! E'impossibile. Tra una settimana essi mi avranno già scagliatola macchia nera. I tangheri stanno cercando di passarmi al ventoinquesto dannato momento; ruffiani incapaci di custodire quello cheavevano acciuffatovorrebbero sgraffignare quello d'altri. Domandoio se è un trattare da gente di mare? Ma io ho l'anima delrisparmiatoreio. Mai sciupato né perso il mio buon denaroio; e li metterò di nuovo nel sacco. Non mi fanno mica paura.Mollerò un'altra mano di terzeruolie li lascerò incoda un'altra volta." Mentre così parlava s'era levatodal letto con grande faticae appoggiandosi alla mia spalla estringendomi fino quasi a farmi gridaremoveva le gambe come fosseroun peso morto. La violenza del suo linguaggio faceva un tristecontrasto con la fievolezza della sua voce. Provo a sedersi sullasponda del lettoe restò immobile.


"Queldottore mi ha finito" mormorò. "Mi ronzano leorecchie.


Rimettimigiù." Ma prima che io potessi aiutarloera giàricaduto al suo posto di prima dove rimase un momento in silenzio.


"Jim"disse alfine "hai visto quel marinaio?" "Can-Nero?""SìCan-Nero. Lui è un cattivo soggettomaquelli che l'hanno mandato sono peggio ancora. Ebbenese io nonriesco ad andarmene viaed essi mi lanciano la macchia nerabadaciò che a loro preme è il mio vecchio baule; allora tumonti a cavallo - sai montare a cavallono? - ebbenetu monti acavallo e vai - sìperdio - vai da quella vecchia ciabatta didottoree gli dici di radunar tutti quanti - giudici e il resto- elui li pescherà all''Ammiraglio Benbow' - l'intera ciurmagliadel vecchio Flintuomini e ragazzi e compagnia. Io ero il primoufficiale del vecchio Flinte sono io il solo che conosce il posto.Mi ha confidato il segreto a Savannahmentre stava per morirevedicome potrei farlo io adesso. Ma tu non devi denunciarli a meno chenon mi lancino la macchia nerao a meno che tu non riveda Can- Nerooppure il marinaio della gamba solaJim - lui soprattutto." "Macapitanocos'è la macchia nera?" "E' unavvertimentoamico mio. Te lo spiegherò se arriveranno a quelpunto. Ma tu hai da far buona guardiae poi divideremo in due - dueparti uguali - parola d'onore." Divagò ancora un pocomentre la sua voce sempre più s'affievoliva: ma appena io gliebbi somministrato la sua pozione ch'egli prese docile come unragazzoosservando che "se c'era un uomo di mare che mai avesseavuto bisogno di drogheera proprio lui"s'immerse in un sonnopesante come una sincopedove io lo lasciai.


Checosa avrei fatto se le cose si fossero svolte in modo normaleio nonso. Probabilmente avrei tutto raccontato al dottoregiacchéero martoriato dal dubbio che il capitano dovesse pentirsi delle sueconfidenze e liberarsi di me. Ma il mio povero padre morìimprovvisamente quella serail che relegò nell'ombra ognialtra cosa. La nostra angosciale visite dei vicinii preparatividel funerale e per giunta le faccende della locanda da sbrigaremitennero talmente occupato che non ebbi tempo di ripensare al capitanoe tanto meno alla mia paura.


Eglidiscesea dir veroil mattino seguente e consumò i suoipasti mangiando poco ma bevendoio temopiù rum del solitogiacché si servì egli stesso al bar col suo musoarcigno soffiando attraverso il nasosenza che alcuno osassecontrariarlo. La sera prima del funerale era più ubriaco chemai. Nulla di più ripugnante che sentire quella vocenellacasa visitata dalla mortericantare la vecchia sconcia canzone. Maper quanto deboleegli ispirava a noi tutti una paura mortalee ildottore accorso improvvisamente presso un malato distante moltemigliaera sempre rimasto dopo la disgrazia lontano dalla nostracasa.


Hodetto che il capitano era debole: effettivamente pareva sempre piùdeclinareanziché riacquistar le sue forze. Egli sistrascinava su e giù per le scale; andava e veniva dalla salaal bare talvolta cacciava il naso fuori dell'uscio per odorare ilmaree camminava appoggiandosi al muro e respirando faticosamentecome chi sale un'erta. Con me direttamente non parlò piùed io penso che avesse dimenticato le sue confidenze. Ma il suo umores'era fatto più instabile; etenuto conto della suadepressione fisicapiù violento che mai. Quando era ubriacoora aveva la inquietante abitudine di sfoderare il suo coltellaccio etenersi la nuda lama sulla tavola a portata di mano. Con tutto ciòsi curava meno della gente: sembrava chiuso nei suoi pensieri epiuttosto assente. Una voltaper esempiocon nostra grandesorpresaintonò una specie di canzone d'amore campagnolacheegli doveva aver imparato in gioventùprima di mettersi anavigare.


Cosìandarono le cose finché il giorno dopo del funerale verso letre di un pomeriggio pungente di freddo e nebbiosomentre mitrattenevo un momento sulla soglia dell'albergo pieno di tristezzapensando a mio padrescorsi sulla strada un individuo che lentamentesi avvicinava. Di certo era un ciecopoiché picchiava davantia sé con un bastone e portava una mascherina verde che glicopriva occhi e naso. Incurvato dall'età o dagli stentiindossava un ampiovecchio e cencioso soprabito da marinaiocon uncappuccioche gli dava un aspetto deforme. Mai vidi in vita miafigura più sinistra. Un po' prima dell'albergo si fermòe dando alla sua voce un bizzarro tono di cantilenae rivolgendosial vuotodinanzi a luidisse:


"C'èqualche buona creatura che voglia informare un povero cieco che haperduto la sua preziosa vista difendendo il proprio caro paesenativol'Inghilterra - e Dio benedica Re Giorgio! - dove o in qualeparte di questa regione egli attualmente si trova?" "Voisiete all''Ammiraglio Benbow'baia del Monte Neromio brav'uomo"risposi.


"Sentouna voce" riprese "una giovine voce. Vorresti darmi unamanomio caro ragazzoe farmi entrare?" Gli porsi la manoela sozza creatura senz'occhidalle parole melatel'agguantòdi scatto come una tenaglia. Ne fui talmente impaurito che cercaisvincolarmima il cieco mi strinse a sé con uno strattone.


"Eoraragazzo mioconducimi dal capitano." "Signore"obiettai "vi giuro sulla mia parola che non oso." "Oh"ghignò lui. "E' così? Conducimi difilatoo tirompo il braccio." Difatti me lo torsementre parlavacosìforteche mi sfuggì un grido.


"Signore"spiegai "è per voi che dico ciò. Il capitano non èdel solito umore. Ha sempre il coltellaccio sguainato. Un altrosignore..." "Andiamo"incalzò lui. "Su!"Voce così crudelefredda e odiosa io non sentii mai. Essapoté sul mio animo più del dolore; sicché miaffrettai a ubbidire varcando la soglia e dirigendomi al posto doveabbrutito dal rumsedeva il vecchio infermo filibustiere.


Ilcieco s'aggrappava a me stringendomi nel suo pugno di ferroe miopprimeva col suo peso fino quasi a schiacciarmi.


"Conducimidritto da luie quando gli sono davantidi': 'Ecco un amico pervoiBill!' Se non lo faiti farò questoio!" eaccompagnò la minaccia con un tal pizzicotto che io credettidi svenire. Preso in quest'alternativae gelato dal terroredimenticai la mia paura del capitano eaperto l'uscio della saladissi con voce tremante la frase impostami.


Ilpovero capitano alzò la fronte. In un batter di ciglia i fumidel rum svanironoed egli rimase lì disubriacato con gliocchi sbarrati e fissi. Più che sbigottimento si leggeva sulsuo viso un mortale malessere. Fece per alzarsima credo che leforze non gli sarebbero bastate.


"StaiBillstai" disse il mendicante. "E' vero che non ci vedoma se un dito si muovelo sento. Gli affari sono affari. Porgi latua mano sinistra. E tupiccoloprendi quella mano per il polsoeavvicinala alla mia destra." Gli obbedimmo tutt'e due; ed iovidi in quel punto il cieco far scivolare qualcosa dal cavo dellamano con cui teneva il bastonein quella del capitanocheprestamente si richiuse.


"Eccofatto" disse il cieco.


Etosto si sciolse da mee con incredibile precisione e sveltezzaattraversò la sala e saltò nella strada. Ed iorimastolì intontitopotei nel silenzio udire i colpi del suo bastoneche man mano s'andava allontanando.


Civolle un po' di tempo prima che ci riavessimo dalla sorpresa; allafinee quasi simultaneamenteio lasciai libero il suo polsoedegli ritirò la sua mano dando una acuta sbirciata al palmo.


"Alledieci!" gridò. "Sei ore di tempo. Gliela facciamoancora!" E scattò in piedi.


Masubito barcollòsi portò una mano alla golarimase inbilico un attimoe con uno strano rantolo stramazzò lungodisteso con la faccia sul pavimento.


Iomi precipitai sopra chiamando mia madre. Ma le nostre premure nonvalsero a nulla. Fulminato dall'apoplessia il capitano era morto.Strano a dirsi! Io non l'avevo di sicuro mai amatoper quanto daultimo mi ispirasse una certa pietà: ma quando lo vidi spentoai miei piediscoppiai a piangere. Era la seconda morte che iovedevoe lo sgomento procuratomi dalla prima era ancora vivo nel miocuore.




Capitolo4

Ilbaule marino



Ionon tardai naturalmente a raccontare a mia madre tutto ciò chesapevocome forse avrei dovuto fare molto primae subito vedemmoquanto difficile e pericolosa fosse la nostra posizione. Del denarodel capitanose pur ve n'erauna parte spettava indubbiamente anoi; ma era ben poco probabile che i suoi cameratie soprattutto idue campioni da me conosciutiCan-Nero e il cieco mendicantefossero disposti a rinunciare al loro bottino per saldare i debitidel morto. Orase io montavo a cavallo e correvo come il capitanovoleva per il dottor Liveseyavrei lasciato mia madre sola eindifesa: non era dunque il caso di pensare a ciò. D'altrapartenoi non ci sentivamo di rimanere più a lungo nellanostra casa. Il cadere dei carboni nella griglia del fornelloilsemplice tic-tac dell'orologioci facevano trasalire di spavento.Alle nostre orecchie pareva di sentire la strada battuta da unoscalpiccìo che venisse mano a mano avvicinandosi. Ed iostretto fra il cadavere del capitano giacente sul pavimento dellasalae il pensiero di quell'abominevole cieco ronzante nei dintornie pronto a riapparirepassavo dei momenti in cui per il terrore nonavevo capello in testa che non fosse dritto. Tuttaviaqualche cosabisognava decidere. Decidemmo finalmente di uscir insieme a cercareaiuto nel vicino villaggio. Detto fatto. A testa scoperta comeeravamoci slanciammo nella crescente oscurità della sera enella gelida nebbia.


Ilvillaggio era a poche centinaia di passi da noinascosto alla vistasull'altra costa della baia; eciò che molto mi confortavain direzione opposta a quella dove il cieco era apparsoe dovepresumibilmente si era eclissato. Il tragitto non richiese piùdi qualche minutosebbene varie volte ci fermassimo tendendol'orecchio. Ma nessun rumore insolito: nullatranne il leggerofrusciare della risacca sul lidoe il gracchiare dei corvi nelbosco.


Eral'ora che si accendevano le candele nelle casequando entrammo nelvillaggioed io mai dimenticherò il grande sollievo cheprovai nel vedere a porte e finestre quei lumi d'oro. Ma fu questoahimèil massimo dell'aiuto che laggiù ci aspettava.


Poichée fa meraviglia che quella gente non se ne vergognassenessuno diloro acconsentì a ritornare con noi all'"AmmiraglioBenbow". Più ci dilungavamo a dipingere i nostri affannie più lorodonneuomini e ragazzisi aggrappavano alle loroporte. Il nome del capitano Flintignoto a meera abbastanzapopolare in mezzo a loroe non lo si udiva pronunciare senzaraccapriccio.


Uominiche avevano accudito a lavori agricoli di là dall'"AmmiraglioBenbow"raccontavano d'essersi imbattuti lungo la strada inalcuni stranieri dall'aspetto di contrabbandieried essersi tiratiin disparte; ed uno almeno aveva visto un piccolo bragozzo all'ancorain quella che noi chiamavamo la Tana di Kitt; e perciò bastavache uno fosse in relazione col capitano per incutere loro una pauramortale. In conclusionese trovammo alcuni disposti a correre acavallo dal dottor Liveseyil quale abitava in tutt'altra direzionenessuno volle aiutarci a difendere la nostra casa.


Sela viltà ècome diconocontagiosala discussione percontro accende l'ardire: sicché dopo che ognuno ebbe detta lasuaparlò mia madre. E dichiarò che non intendevarinunciare al denaro che apparteneva al suo povero orfano.


"Senessuno di voi osa" esclamò "Jim ed io oseremo.Rifaremo la strada che abbiamo fattae tante grazie a voimassa diconigli che non siete altro. Dovesse costarci la vitanoi apriremoquel baule. Vuole prestarmisignora Crossleyquella borsa? Miservirà per riportare indietro il nostro avere."Naturalmente io dichiarai che avrei accompagnato mia madre; e nonmeno naturalmente tutti quanti ad alte grida condannarono la nostratemerità: ma anche allora non un solo uomo pronto a seguircisaltò fuori. Tutto il loro aiuto si restrinse a munirci di unapistola carica per difesa in caso di aggressionee a prometterci difarci trovar cavalli sellati nell'eventualità che nel ritornofossimo inseguitimentre un ragazzo sarebbe andato al galoppo daldottorein cerca di soccorso armato.


Ilmio cuore batteva a martello quando noi due nella notte gelatauscimmo incontro alla pericolosa avventura. La luna pienaincominciava a sorgere e sembrava rossa attraverso i marginisuperiori della nebbia; e ciò accresceva la nostra frettagiacché non c'era nessun dubbio che prima del nostro ritornoavrebbe fatto giornoe la nostra partenza sarebbe stata esposta atutti gli sguardi. Svelti e silenziosi sgusciavamo lungo le siepisenza vedere né udire niente capace di aumentare la nostrainquietudinefinché con indicibile sollievo la portadell'"Ammiraglio Benbow" si richiuse alle nostre spalle.


Iospinsi il chiavistelloe per un istante restammo soli e ansimantinel buio accanto al cadavere del capitano. Poi mia madre prese unacandela nel bar e tenendoci per mano c'inoltrammo nella sala. Egliera lì come l'avevamo lasciatocon la schiena sul pavimentogli occhi spalancatie un braccio proteso.


"Tiragiù la persianaJim" bisbigliò mia madre."Potrebbero arrivare e vederci dal di fuori. "Ed ora"aggiunse appena io ubbidii "dobbiamo trovargli la chiave che haindossoe io non so chi di noi due lo vorrà toccare!" Edebbe come un singulto.


Iomi buttai in ginocchio. Sul pavimentopresso la sua mano c'era unpiccolo disco di carta annerita da un lato. Nessun dubbio che era "lamacchia nera"; presolo in mano e rivoltatololessi sull'altrolatoscritto con scrittura ferma e chiaraquesto breve messaggio:"Tempo fino alle dieci di stasera." "Mamma" dissiio "aveva tempo fino alle dieci" e proprio mentrepronunciavo queste parole il nostro orologio cominciò abattere le ore Quegli improvvisi colpi ci fecero sobbalzare: maportavano una buona notiziagiacché non erano che le sei.


"SuJim" riprese lei "quella chiave." Frugai le suetascheuna dopo l'altra. Alcuni spiccioliun ditaleun po' direfedue grossi aghiun rotolo di tabacco morsicato in cimail suocoltello dal manico ricurvouna bussola tascabilee un acciarino:nient'altro saltò fuori.


Iocominciavo a disperare.


"Forseal suo collo" suggerì mia madre.


Superandouna acuta ripugnanzalacerai la camicia attorno al collo; e lìattaccata a un pezzo di spago incatramatoche tagliai col suo stessocoltellotrovammo la chiave. Incoraggiati da questa vittoriabalzammo di furia al piano di sopranella piccola stanza dove pertante notti egli aveva dormito e dove il suo baule non era statomosso dal giorno del suo arrivo.


Eraall'apparenza uno dei soliti bauli marinicon sul coperchio impressaa fuoco l'iniziale "B"e gli spigoli ammaccati e consumatidal lungo e aspro uso.


"Dammila chiave" disse mia madre. E malgrado la serratura fosse duraaprì in un batter d'occhioed alzò il coperchio.


Unacuto odore di tabacco e di catrame si sprigionò dall'internoma nulla comparve all'infuori di un ottimo abito completodiligentemente spazzolato e piegatocheal dire di mia madrenonera mai stato indossato. Al disottocominciava la confusione:


unquadranteun vaso di lattaalcuni rocchi di tabaccodue belle paiadi pistoleuna barra d'argentoun vecchio orologio spagnoloeparecchie altre cianfrusaglie di scarso valorequasi tutte diprovenienza straniera; un paio di bussole montate in ramee cinque osei curiose conchiglie delle Indie Occidentalia proposito dellequali più volte dopo d'allora mi accadde di domandarmi perchéegli se le portasse dietro nella sua errabonda criminosa eperseguitata esistenza.


Nullafin qui di qualche valoreeccetto l'argentoe quei gingilli; enulla che in qualche modo rispondesse alle nostre aspettative. Sottoc'era un vecchio cappotto da marinaio sbiancato dalla salsedine inpiù d'una taverna di porto di mare. Con impazienza mia madrelo tolse viaed ecco in fondo al baule un pacchetto avvolto in telaceratache pareva contenere cartee un sacchetto di tela cheurtatorispose con un tintinnìo d'oro.


"Mostreròa quei furfanti che io sono una donna onesta" disse mia madre."Prenderò ciò che mi spettae non un millesimo dipiù.


Porgila borsa della signora Crossley." E incominciò a farpassaredal sacchetto marino in quello che io le tendevol'importodel debito del capitano: lunga e complicata faccenda giacchéle monete erano di tutti i paesi e valute; doppioni e luigi d'oroghineepezzi da otto e non so che altre: tutte quante mescolate acasaccio. E purtroppo le ghineeche sole permettevano a mia madre difare il contoerano le meno numerose.


D'untrattomentre eravamo a circa metà dell'operazioneposai unamano sul braccio di lei: un rumore da me sentito nel silenziodell'aria ghiacciata mi aveva fatto saltare il cuore in gola: ilpicchiettìo del bastone del cieco sulla strada indurita dalgelo.


Eil rumore si veniva sempre più avvicinandomentre immobilinoi trattenevamo il respiro. Poi un colpo violento fu sferrato controla portasi sentì girare la maniglia e il catenaccio striderementre il miserabile tentava di forzarlodopo di che seguì unlungo silenziodentro come fuori. Finalmente il picchiettìodel bastone ricominciòe con indescrivibile nostra gioiaadagio adagio si affievolìfinché si spense nellalontananza.


"Mammaprendiamo tutto quantoe andiamo" dissi iosicuro com'ero cheil fatto della porta chiusa a chiave dovesse crear sospetto e tirarciaddosso l'intero nido di vespementre d'altra parte della misurapresa mi compiacevo fino a un punto difficilmente immaginabile da chimai si fosse scontrato con quel terribile cieco.


Maper quanto squassata dallo spaventomia madre mai avrebbe toccatonulla più del suo dirittoallo stesso modo in cui erainflessibilmente decisa a non accontentarsi di un millesimo di meno.


"Mancaancora parecchio alle sette" diceva lei; sapeva cos'era il fattosuo e intendeva averlo. E ancora stava discutendo con mequando unsottile fischio partito da lontano sopra la collinaferì ilsilenzio. Bastòe ce ne fu d'avanzoper entrambi.


"Portovia ciò che ho" fece leibalzando in piedi.


"Edio questoper arrotondare il conto" aggiunsi ioarraffando ilplico di tela cerata.


Senzaperder tempolasciando la candela accanto al baule vuotoscendemmoa tastoni la scalaaprimmo la portaed eccoci in piena ritirata.Non era il caso di tardare un attimo. La nebbia andava velocementedileguandosi; già libera e nitida la luna illuminava lealture; solo nella conca della vallicella e attorno alla portadell'albergo pendeva intatto ancora quasi un tenue velo di brumacoprendo i primi passi della nostra fuga. Assai prima che a metàcammino e poco oltre il piede della collinaentrammo in piena luce.Ma non bastava: già sentivamo il rumore di passi che siavvicinavano di corsae volgendoci indietro a riguardare in quelladirezionevedemmo una luce sbattuta di qua e di là cherapidamente si avvicinavasegno evidente che uno di quelli chevenivano reggeva una lanterna.


"Figliomio" proruppe mia madre "prendi il denarocorri. Io misento mancare." Vidi la fine certa per tutti e due. Ahcontutto il cuore maledissi la codardia dei nostri vicini; e come nevolevo alla mia povera madre per la sua onestà e avidità;la passata audacia e la presente debolezza! Per fortuna avevamoraggiunto il ponticello; la sostenni barcollante com'era fino allasponda dell'argine dove ella sospirò e mi si afflosciòsulle spalle. Io non so dove trovassi la forza (e futemonon senzabrutalità) di trascinarla ai piedi dell'argineun po' sottol'arcoma non oltre un certo puntopoiché l'arco era troppobassoio non potevo fare altro se non strisciarvi sotto. Cosìci toccò restaremia madre quasi interamente esposta allavistaed entrambi a portata di voce dall'albergo.




Capitolo5

Lafine del cieco


Lacuriosità vinse in me la paura. Incapace di rimanere lìtornai indietro strisciando gatton gattoniall'argine; da dovenascosto dietro un cespuglio di ginestrepotevo spiare la strada findavanti alla nostra porta.


Avevoappena raggiunto quel postoquando i nostri nemiciin numero disette o ottoarrivarono correndo con furia disordinatapreceduti dialcuni passi dall'uomo con la lanterna. Tre di essi andavano insiemedandosi la manoed io malgrado la nebbia potei riconoscere chequello di mezzo era il cieco. Poco dopo la sua voce provò chenon m'ero sbagliato.


"Giùla porta" gridò lui.


"Sì!Sì!" rispose un coro di due o tre; e si scagliaronocontro l'"Ammiraglio Benbow" seguiti dal portatore dellalanterna. Poi li vidi fermarsi e li udii confabulare a bassa vocecome fossero sorpresi di trovare la porta aperta. Ma la pausa duròpocopoiché il cieco riprese a lanciare ordini. E la sua voceecheggiava più forte e più agracome se egli bruciassed'impazienza e di rabbia.


"Dentro!Dentro! Dentro!" urlavamaledicendoli per l'indugio.


Quattroo cinque immediatamente ubbidironoe due rimasero sulla strada colterribile pezzente. Un silenzioun grido di sorpresae infine comeun tuono dall'interno.


"Billè morto!" Ma di nuovo il cieco bestemmiava contro di loroe contro la loro lentezza.


"Unodi voi che lo frughi" gridò "poltroni mangiaufoegli altri sua cercare il baule." Sentii lo strepito dei loropassi veementi su per la nostra vecchia scalacosì dascuotere la casa; e subito dopo nuove voci di stuporefinchéla finestra della camera del capitano fu spalancata con fracasso etintinnìo di vetri infrantie un uomo si sporse al chiaro dilunatesta e spallerivolgendosi al cieco nella strada.


"Pew"gridò "ci hanno preceduti. Qualcuno ha messo il baulesottosopra." "C'è?" ruggì Pew.


"Ildenaro c'è." "All'inferno il denaro. La carta diFlintdico io." "Non la troviamo in nessun posto"replicò l'uomo.


"Ehivoi di sottoc'è in dosso a Bill?" A questo punto unaltro camerataquello probabilmente ch'era rimasto a frugare ilcorpo del capitanosi affacciò sulla soglia dell'albergo.


"Billè già stato frugato" disse. "Non c'ènulla." "E' la gente dell'albergo: è quel ragazzo.Ahgli avessi cavati gli occhi!" imprecò il cieco."Erano lì poco fa: avevano chiuso a chiave la portaquando io tentai d'entrare. Sumocciosicercate qui intornoetrovatemeli." "Non c'è dubbio: hanno lasciato illoro moccolo qui" disse il compagno dalla finestra.


"Cercateintorno e trovatemeli. Buttate all'aria la casa!" ripetéPew picchiando in terra col bastone.


Nellanostra vecchia casa successe un quarantotto: passi pesanti chepestavano su e giùmobili rovesciatiporte sfondate a calcicon un fracasso da rintronare il vicinatofinché gli uominidi nuovo scesero dichiarando che in nessun luogo ci si potevascovare. Proprio in quel momento lo stesso fischio che giàaveva turbato mia madre e me mentre stavamo contando il denaro delcapitanoecheggiò di nuovo chiaro nella. nottema oraripetuto due volte. Io avevo prima pensato che fosse un avviso delcieco destinato a lanciare la sua banda all'assalto; ora invece capiiche era un suono proveniente dall'alto della collina verso ilvillaggio; ea giudicarne dall'effetto prodotto sui contrabbandierili avvertiva dell'approssimarsi d'un pericolo.


"Dinuovo Dirk" disse uno. "Due volte! Converràsloggiareamici." "Sloggiate purevigliacchi!" gridòPew. "Dirk non è mai stato altro che uno stupidoconiglio: non dovreste badargli. Devono esser lì; non possonoesser lontani; nelle manili avete.


Muovetevicercatelirazza di cani! Ohil diavolo mi pigli!


Avessila mia vista!" Questa sfuriata parve produrre un qualcheeffetto. Due di essi cominciarono a cercare qua e là tra laroba sconvoltaa malincuore peròcredo ioe tuttaviapreoccupati ciascuno del proprio rischiomentre gli altri rimaserosulla strada irresoluti.


"Avetesottomano un mucchio d'oroidioti che sieteed eccovi lìimpalati! Sareste ricchi come tanti rese trovaste 'quello:' e voisapete che c'èe vi ciondolate come marmotte. Ci fu mai unodi voi che osasse tener testa a Bill? E io gli ho tenuto testaiocieco! E perderò la mia fortuna per causa vostra. Saròun povero dannato costretto a mendicare un sorso di rummentrepotrei farmi rotolare in carrozza! Se aveste appena il coraggio di unsorcio in una forma di cacioli avreste già acciuffati.""Al diavolo Pew!" borbottò uno "abbiamo idoppionie basta." "Probabilmente l'hanno nascostoquelbenedetto affare" disse un altro. "Prendi le sterlinePewe smetti di sbraitare." Sbraitare era il termine adattotalmente imbestialito s'era Pew a quelle obiezionifinché lacollera lo sopraffece completamentee come impazzito si mise abattere nel mucchio a casaccioe il suo bastone risuonòsordamente sulle spalle di più d'uno.


Essia loro volta scaricarono un sacco di maledizioni e minacce sullosciagurato ciecotentando invano di afferrargli il bastone estrapparglielo di mano.


Questacontesa fu la nostra salvezzapoiché mentre ancora essabollivaun altro rumore giunse ai nostri orecchi dalla cima dellacollina verso il villaggio: uno scalpitare di cavalli spinti algaloppo. Quasi nello stesso istante il lampo e la detonazione d'uncolpo di pistola partirono dal lato della siepe. Era evidentementel'estremo segnale del pericolo: difatti i filibustieri giraronosubito la schiena e si squagliarono correndo chi giù lungo laspiaggiachi di traverso su per la collinae così via; cosìche in mezzo minuto non rimase di essieccetto Pewla minimatraccia.


Ilperché l'avessero piantato: se per effetto dello spaventooper vendetta delle male parole e percosseio non saprei: il fatto èche egli restò soloe andava su e giù tempestando colbastone il terrenocome delirassechiamando a gran voce i compagni.


Finalmentesbagliando direzioneprese a correre verso il villaggio e mioltrepassò gridando:


"JohnnyCan-NeroDirk" e altri nomi "non abbandonate il vostrovecchio Pewcamerati... il vostro vecchio Pew!" In quel momentoil rumore della cavalcata raggiunse l'alturae quattro o cinquecavalieri apparvero nel chiaro di luna e si lanciarono a galopposerrato giù per il pendìo. Pew si accorse allora delproprio errore; si voltò gridandoe si avventò drittoin direzione del fosso dove ruzzolò. Ma in un batter d'occhiosi rialzò; einferocito com'eraprese un altro slancio chelo portò sotto il primo dei cavalli che arrivavano. Ilcavaliere provò a evitarloma invano. Pew cadde con un urloche risuonò nella nottee quattro zampe ferrate localpestaronooltrepassandolo.


Eglisi piegò su un fiancopoi mollemente si abbatté sullasua facciae non si mosse più.


Ioscattai in piedie detti una voce ai cavalieri. Essi s'arrestaronoinorriditie immediatamente li riconobbi. Uno di loroche stava incodaera un ragazzo mandato dal villaggio in cerca del dottorLivesey; gli altri erano ufficiali della dogana che egli avevaincontrato a metà stradae che aveva avuto l'accortezza diportare con sé. Qualche voce circa il bragozzo della Tana diKitt era giunta fino all'orecchio del sovrintendente Dancespingendolo quella stessa notte sui nostri passi: e fu questa lacircostanza che salvò mia madre e me dalla morte.


Pewera mortoe ben morto. Quanto a mia madreappena trasportata alvillaggioalcune gocce d'acqua fredda e dei sali erano bastati afarle riprendere i sensi: e orapiù che risentirsi delpassato spaventobadava a rimpiangere il resto del suo denaro.Frattanto il sovrintendente galoppava di gran carriera verso la Tanadi Kittmentre ai suoi uomini era toccato smontare e calarsi atastoni giù per la riva conducendo e talvolta sostenendo iloro cavallispinti dal timore d'una imboscata; sicché nondeve far meraviglia se arrivando alla Tana di Kitt trovarono che ilbragozzo aveva già levato l'ancorapur non essendosiallontanato molto da terra. Il sovrintendente chiamò.Risposero da bordo avvertendolo di ripararsi dal chiaro di luna senon voleva buscarsi un po' di piombo: e in quel medesimo istante ilfischio d'una pallottola gli sfiorò il braccio. Poco dopo ilbragozzo doppiava la punta del promontorioe spariva. Il signorDance rimase lìper dirla con le sue parolecome un pescefuor d'acquae tutto quanto poté fare fu di spedire un uomo aB... per informare il cutter della dogana: "il che"disselui "non servirà proprio a nulla. Se la sono scapolatalisciaed è un affare finito. A parte ciòsonocontento d'aver pestato i calli a Mastro Pew" aggiunseavendoallora allora udito il mio racconto.


Ioritornai con lui all'"Ammiraglio Benbow". Non si puòimmaginare in quale stato di sconvolgimento trovai la nostra poveracasa.


Persinol'orologio era stato buttato a terra e fracassato da quei gaglioffinella loro disperata caccia a me e a mia madre; e quantunque nullafosse stato asportato all'infuori della borsa del capitano e un dipo' di moneta dal cassetto del barmi bastò un colpo d'occhioper convincermi ch'eravamo rovinati. Il signor Dancepoinonriusciva a spiegarsi quello spettacolo.


"Hannotolto il denaromi dici. MaalloraHawkinsche diavolo cercavanoancora? Dell'altro denaro forse?" "Nosignorenon credo"risposi. "In realtàsignorecredo di aver io in tascaciò che essi cercavanoeper dirvi la veritàdesidererei metterlo al sicuro." "Giustoragazzo mio"disse lui. "Puoi consegnarlo a mese ti pare." "Iopensavo cheforseil dottor Livesey..." presi a dire.


"Benissimo"interruppe lui con fervore "benissimo: un gentiluomo e unmagistrato. E adesso che ci pensoconverrebbe a me pure correre finlàper fare il mio rapporto a lui o al cavaliere.


MastroPew è mortodopo tutto: non che io mi rammarichi; ma èmortocapiscie la gente se ne avvarrà magari volentierisepuòper dare addosso ad un ufficiale delle dogane di SuaMaestà.


Ebbenese ti piaceti porto con me." Lo ringraziai cordialmentee cene ritornammo al villaggio dove i cavalli aspettavano. Il tempo diinformare mia madre della mia intenzioneed ecco tutti in sella.


"Dogger"disse il signor Dance "tu hai un buon cavalloprenditi ingroppa questo ragazzo." Non appena che io fui montatotenendomial cinturino di Doggeril sovrintendente diede il segnalee labrigata si lanciò a gran trotto sulla strada che conducevaalla casa del dottor Livesey.




Capitolo6

Lecarte del capitano


Cavalcammospeditamente lungo tutto il camminofinché ci arrestammo allaporta del dottor Livesey.


Lafacciata della casa era completamente buia.


Ilsignor Dance mi ordinò di saltare a terra e bussaree Doggermi prestò la staffa per discendere. Subito la porta si aprìe alla mia domanda se il dottore fosse in casala cameriera risposeche era rientrato nel pomeriggio ma poi era di nuovo uscito perrecarsi a pranzare al castello e passare la serata col cavaliere.


"Ebbeneandiamo làragazzi" disse il signor Dance.


Questavoltasiccome il tragitto era brevenon salii a cavalloma corsidietro a Dogger tenendomi alla coreggia della sua staffa fino alcancelloe poi su per il lungo viale dagli alberi spogliilluminatodalla lunain fondo al quale la bianca mole del castello si ergevadominando da ogni lato i vasti e antichi parchi.


Làil signor Dance smontòe presomi con sédetta unaparolavenne introdotto.


Ilservo ci condusse lungo un corridoio tappezzato di stuoiefacendociinfine entrare in una spaziosa biblioteca tutta foderata di scaffalisormontati da bustidove il cavaliere e il dottor Livesey con lapipa in mano stavano seduti ai lati di un allegro fuoco.


Ionon avevo mai visto il cavaliere così da vicino. Era un pezzod'uomo alto più di sei piediquadratodalla faccia aperta efierache i lunghi viaggi di mare avevano arrossata e tagliuzzata dirughe; le sue sopracciglia nerissime si movevano di frequentee ciògli dava un'aria non cattivadireima piuttosto vivace e altera.


"Vengasignor Dance" egli disse con un fare affabile e dignitoso.


"BuonaseraDance" disse il dottorecon un cenno del capo. "Ebuona sera a teamico Jim. Che buon vento vi porta qui?" Drittoin piedi e rigidoil sovrintendente prese a narrare il fattospeditamentecome se recitasse una lezioneed era curioso di vederecome gli ascoltatori pendevano dalle sue labbra e di quando in quandosi scambiavano occhiate dimenticandonella meraviglia e commozionedi fumare. Udendo poi la prova di coraggio di mia madreil dottorLivesey si dette una pacca sulla cosciae il cavaliere gridò'Brava' con un gesto che gli fece spezzare contro il camino la sualunga pipa. Molto prima che il racconto fosse terminatoil signorTrelawney (era questocome il lettore ricorderàil nome delcavaliere) era scattato in piedie andava misurando a lunghi passila sala; e il dottore si era toltacome per udire megliolaparrucca incipriatascoprendo la testa dai capelli nericompletamente rasatiil che gli dava uno stranissimo aspetto "SignorDance" disse il cavaliere appena il sovrintendente ebbe finito"lei è una degnissima persona. Quanto all'averschiacciato quel mostro di atrocitàio lo considero come unatto meritoriocome schiacciare un serpente. Questo ragazzo poièun coraggiosoa quanto so. Hawkinsvuoi suonare quel campanello? Ilsignor Dance berrà un bicchiere di birra." "SicchéJim" disse il dottore "tu hai ciò che lorocercavanono?" "Eccolo qui" risposi io porgendo ilpacchetto di tela.


Ildottore l'esaminògirandolo e rigirandolo per ogni latocomese le dita gli pizzicassero dalla voglia di aprirloma poi finìper metterselo tranquillamente in tasca.


"Cavaliere"diss'egli "quando Dance avrà bevuta la birra gli toccherànaturalmente tornare al servizio Sua Maestà; ma io penso ditrattenere qui Jim Hawkins: egli dormirà a casa mia; efrattantocol vostro permessonon si potrebbe fargli avere un po'di pasticcio freddo e dargli la cena?" "Come voleteLivesey" disse il cavaliere "Hawkins s'é guadagnatoassai più di un pasticcio freddo." E così mi fuservito a una piccola tavola un abbondante pasticcio di piccioneedio cenai di gustogiacché avevo una fame da lupo; mentre ilsignor Dancericolmato di complimentisi era congedato.


"Eoracavaliere..." disse il dottore.


"EoraLivesey..." disse a un tempo il cavaliere.


"Unoalla volta! Uno alla volta!" rise il dottore. "Credo cheavrete sentito parlare di questo Flintnevvero?" "DiFlint!" esclamò il cavaliere. "Se ho inteso parlaredi Flintmi dite! Il più sanguinario dei pirati che abbia maitenuto il mare era lui. Barbablùal paragoneera un bambino.Gli spagnoli ne avevano una così smisurata paura cheviassicurosignoreio qualche volta ero persino fiero di saperloinglese. Con questi occhi ho veduto i suoi velacci al largo diTrinidad; ebbene: quel vigliacco di figlio di un ubriacone col qualenavigavose la svignò: sissignorese la svignòe sirifugiò nel Porto di Spagna." "Ebbeneio pure hosentito parlare di lui in Inghilterra" riprese il dottore. "Mal'importante è sapere: aveva o no del denaro?" "Deldenaro?" saltò su il cavaliere. "Non avete dunquesentito la storia? E che cosa cercavano quei furfantise non denaro?Di che cosa mai s'interessanose non di denaro? Per che cosarischierebbero la loro maledetta pellese non per il denaro?""E' ciò che sapremo presto" replicò ildottore. "Ma voi vi riscaldatee m'imbrogliate talmente con levostre esclamazioniche io non riesco ad aprir bocca. Ciò cheio vorrei sapereè questo: supponendo che io abbia qui nellamia tasca il filo capace di condurmi dove Flint ha seppellito il suotesorocredete che quel tesoro possa essere importante?""Importante? Per darvene un'idease noi possediamo il filo dicui mi parlateio armo un bastimento nel porto di Bristolprendocon me Hawkins e voie trovo il tesorodovessi impiegare un anno acercarlo!" "Ottimamente! E allorase a Jim non dispiaceapriremo il pacchetto" disse il dottore.


Elo posò sulla tavola.


Masiccome il pacchetto era cucitofu costretto a prendere nella suaborsa le forbici chirurgiche per tagliare i puntidopo di che vennefuori il contenuto: un quadernoed una carta suggellata.


"Primadi tutto vediamo il quaderno" disse il dottore.


Gentilmenteegli mi aveva invitato a partecipare al piacere delle ricerche; edioalzatomi dal tavolomi sporgevo ora al di sopra delle suespalleinsieme col cavalierea guardare il quaderno aperto. Sullaprima pagina apparivano soltanto alcuni brani di scrittocome quelliche un uomo con una penna in mano potrebbe tracciare per oziosaggineo per esercizio. Uno di essi riportava il testo del tatuaggio "BillyBones se ne infischia". E poi c'era:


"Mr.W. Bones piloto""Non più rum""L'haavuto al largo di Palm Key" e alcuni altri scarabocchi: vocaboliisolatiper lo piùe incomprensibili. Io non potei a meno didomandarmi chi era che l'aveva avuto e che cosa aveva avuto. Unacoltellata nella schienaforse.


"Pococi si ricavaqui" disse il dottor Liveseycontinuando asfogliare.


Leulteriori dieci o dodici pagine erano riempite di curioseannotazioni. C'era una dataa un capo della rigae all'altro capouna sommacome negli ordinari libri di commercio; con in mezzoinvece di un testo esplicativoun certo numero di crocette. Al 12giugno 1745per esempiouna somma di settanta sterline risultavachiaramente accreditata a qualcunoed in luogo del motivo non sivedevano che sei crocette. In alcuni punti era stato evidentementeaggiunto il nome della localitàcome "Al largo diCaracas"oppure una semplice indicazione di latitudine elongitudinecome 62 gradi17 primi20 secondi; 19 gradi2 primi40 secondi.


Leregistrazioni abbracciavano un periodo di circa vent'anni; gliimporti crescevano a ogni fine di pagina. ed in ultimodopo cinque osei tentativi di addizione sbagliatiun gran totale era stato fattocon aggiunte le parole: "Bonesil suo gruzzolo".


"Nonci capisco un'acca" disse il dottor Livesey.


"E'chiaro come la luce del sole" ribatté il cavaliere."Questo è il libro di conti di quella canaglia. Lecrocette rappresentano navigli affondati o città saccheggiate.Le somme indicano la parte toccata al miserabile; e dove egli temevaun equivocoaggiungevacome vedetequalcosa di più preciso.Guardate: "Al largo di Caracas". Qui si tratta di qualchedisgraziato naviglio assalito al largo di quella costa. Dio assistal'anima dei poveretti che erano a bordo: da tanto tempo sarannodiventati corallo." "Giusto!" osservò ildottore. "Ecco che cosa significa aver navigato. Giusto! E sivede che le somme aumentano mano a mano che egli sale di grado."Non c'era nient'altro nel quaderno all'infuori delle posizioni dialcuni luoghi registrate negli ultimi fogli bianchi; e una tavola diequivalenze per le monete francesiinglesi e spagnole.


"Uomoavveduto!" esclamò il dottore. "E tale da nonlasciarsi facilmente imbrogliare." "E ora" riprese ilcavaliere "passiamo all'altro." La carta era statasuggellata in parecchi punti adoperando come sigillo un ditale: lostesso ditale forse che io avevo rinvenuto nella tasca del capitano.Il dottore ruppe con molta precauzione i sigillie ne uscì lapianta d'un'isola con i dati di latitudine e longitudinefondalinomi di alturebaie e imboccatureed ogni altra indicazionenecessaria a poter portare un bastimento presso la costa in un sicuroancoraggio. Quest'isola misurava circa nove miglia in lungo e cinquein largosimile nella forma a un grosso drago rampanteed aveva dueporti assai ben riparatie nel centro una collina denominata "IlCannocchiale". Vi erano alcune aggiunte di data posteriore; especialmente visibilitre croci in inchiostro rosso: due nella partenord dell'isolauna al sud- ovest; inoltreaccanto a quest'ultimanel medesimo inchiostro rossoin una minuta e linda scrittura bendiversa dai tremolanti caratteri del capitanoqueste parole: "Quiil grosso del tesoro".


Sulrovescio del fogliola stessa mano aveva tracciato i seguentiulteriori ragguagli:


"Grandealberocontrafforte del Cannocchialepunto in direzioneNord-Nord-Estquarta a Nord.


Isoladello Scheletro Est-Sud-Estquarta ad Est.


Diecipiedi.


Labarra d'argento è nel nascondiglio nord; trovasi nella lineadel poggio estdieci braccia a sud della prospiciente rupe nera.


Learmi saranno presto trovatenella collina di sabbiaall'estremitàNord del capo della baia nord: direzione Este una quarta Nord.


J.F." Nient'altro: mapur nella sua brevitàe per quantoa me incomprensibileil documento colmò di gioia il cavalieree il dottore.


"Livesey"proruppe il cavaliere "voi lascerete immediatamente questavostra misera clientela. Io domani filo a Bristol. Tempo tresettimanetre settimane!due settimanedieci giorni forseavròa mia disposizione il miglior bastimento d'Inghilterrae la schiumadegli equipaggi. Hawkins ci accompagnerà come mozzo. TuHawkinssarai un mozzo eccellente. VoiLiveseysarete il medico dibordo; io l'ammiraglio. Prenderemo con noi RedruthJoyce e Hunter.Avremo venti favorevoliuna rapida traversatae troveremo il postosenza la minima difficoltàe denaro a palate e a mucchidarotolarcisi dentro e affogarci fino alla fine dei nostri giorni.""Trewlaney" disse il dottore "io verrò con voie vi garantisco che Jim farà altrettanto e si faràonore. Non v'è che una personache mi preoccupi..." "Echi è costui?" esclamò il cavaliere. "Ditemiil nome di questo poco di buono." "Voi" rispose ildottore "perché non siete capace di stare zitto.


Noinon siamo i soli a conoscere questo documento. Quei signori chestanotte assalirono l'albergodiavoli scatenati e disperati se maive ne furonocome pure gli altri della combriccola rimasti a bordodel bragozzoed altri ancora io credo non molto lontani di quisonodecisi come un sol uomo a tutto pur di entrare in possesso di queldenaro. Nessuno di noi deve andare da solo finché non saremoimbarcati. Jim ed io frattanto non ci staccheremo l'uno dall'altro;voi andando a Bristol vi farete accompagnare da Joyce e da Hunter; enessun di noi dovrà lasciarsi sfuggire una sillaba a propositodella nostra scoperta." "Livesey" replicò ilcavaliere "voi avete sempre ragione. Io sarò muto comeuna tomba."




PARTESECONDA - IL CUOCO DI BORDO



Capitolo7

Vadoa Bristol


Perapprontare il nostro equipaggiamento ci volle più tempo diquanto il cavaliere non immaginassee nessuno dei nostri inizialiprogettineppure quello del dottor Livesey di tenermi presso di sépoté essere attuato secondo le nostre intenzioni. Il dottoreaveva dovuto recarsi a Londra in cerca di un medico a cui rimetterela propria clientela; il cavaliere era grandemente occupato aBristoled io ero rimasto al castello sotto la sorveglianza delvecchio Redruthil guardacaccia. Ero quasi prigionieroma il mareriempiva i miei sogni con le più deliziose visioni di straneisole ed avventure. Per ore e ore il mio pensiero indugiava sullacarta della quale ricordavo esattamente i particolari. Seduto accantoal fuoco nella stanza dell'intendentemi lasciavo trasportare dallafantasia in quell'isola; ne esploravo ogni angolo; cento volte miarrampicavo su per il largo dorso del monte denominato IlCannocchialee dalla cima mi godevo i più vari e meravigliosipanorami. A volte l'isola si popolava di selvaggicoi qualicombattevamo; altre si riempiva di belve che ci inseguivano: ma innessuna di tutte queste allucinazioni vidi mai cose tantostraordinarie e tragiche come quelle che dovevamo incontrare nellarealtà.


Passaronoalcune settimane finché un bel giorno giunse all'indirizzo deldottor Livesey una lettera con l'avvertenza: "Da essere apertain caso di sua assenzada Tom Redruth o dal giovane Hawkins".Dissuggellatalatrovammoo meglio trovaidato che il guardacaccianon se la cavava a leggere se non lo stampatole seguenti importantinotizie:


"Albergodell'Ancora Vecchia - Bristol primo marzo 17...


"CaroLiveseyignorando se siete di ritorno al castello o tuttora aLondrainvio la presente in doppio ad ambedue le destinazioni.


Ilbastimento è acquistatoequipaggiatoe pronto a salpare. Maivedeste una più graziosa golettaun bambino sarebbe capace digovernarla; portataduecento tonnellate; nome'Hispaniola.' Me laprocurò il mio vecchio amico Blandlyche si ècomportato come il migliore dei cameratidandomi prova d'una bontàstupefacente. Il mio meraviglioso compagno si è fatto inquattro per servirmie la stessa cosa posso dire ha fatto ogni altrapersona a Bristol non appena saputo verso quale porto noi metteremola prua: vale a direil tesoro." "Redruth" dissiinterrompendo la lettura "questo non piacerà al dottorLivesey. Il cavaliere ha pur finito per parlare." "E chipiù di lui ne aveva il diritto?" brontolò ilguardacaccia.


"Sarebbebella che il cavaliere dovesse aspettare il permesso del dottorLivesey per aprir bocca." Dopo ciò io rinunziai aqualsiasi commento e seguitai a leggere difilato:


"Fulo stesso Blandly a scovare la Hispaniola e adoperandosi conincredibile accortezza riuscì ad ottenerla per un'inezia. C'èa Bristol una categoria di gente estremamente prevenuta controBlandly. A sentir loroquesta onesta creatura sarebbe capace di nonso chepur di far denaro; l''Hispaniola' gli apparteneva; mel'avrebbe venduta a un prezzo esorbitantee simili altreevidentissime calunnie. Nessunoperaltroosa negare le doti dellanave.


Finquinessun inciampo. Gli operaiattrezzatori ed altrid'unalentezza da stancare i santi: ma col tempo e la pazienza ci siamoarrivati. Ciò che m'inquietava era l'equipaggio.


Iovolevo una buona ventina d'uominiper l'eventualitàd'incontri con indigeni o pirati o con quei dannati francesie m'eracostato una fatica del diavolo trovarne non più d'una mezzadozzinaquando uno straordinario colpo di fortuna mi portòtra le gambe proprio l'individuo che faceva per me. Ero sul molo eper puro caso attaccai discorso con lui. Seppi ch'era un vecchiomarinaioche aveva un'osteriaconosceva tutta quanta la gente dimare di Bristolsi era guastata la salute rimanendo a terraecercava un buon posto di cuoco a bordo per ritornare sul mare. Quelmattino se n'era venuto zoppicando fin lìdicevaperprendervi una boccata d'aria salmastra.


Ione fui profondamente commossocome sarebbe capitato a voi stessoeper pura compassione lo ingaggiai lì per lì come cuocodi bordo. Si chiama Long John Silvere gli manca una gamba; maquesto particolare conta per me come una raccomandazionepoichécodesta gamba egli l'ha perduta servendo la Patria sotto gli ordinidell'immortale Hawke. Eppurenon gli passano un centesimo dipensione. In che tristi tempi viviamoLivesey!


Ebbeneio credevo fin qui di non aver trovato che un cuocoed era inveceuna intera ciurma che avevo scoperto. Fra tutti e due riuscimmo inpochi giorni a radunare una brigata dei più induriti vecchilupi di mare che si potesse immaginarenon certo belli da vederemadei tipicome il loro aspetto dimostradalla tempra indomabile. Viassicuro che potremmo affrontare una fregata.


LongJohn si è sbarazzato di due dei sei o sette che io giàavevo ingaggiati. Egli non durò fatica a persuadermi ch'eranodei marinai d'acqua dolce per nulla adatti a un'impresa di cosìmaschia importanza.


Iosto magnificamente bene di corpo e di spirito: mangio come un bue edormo come un ceppo; ma non me la godrò se non quando sentiròintorno all'àrgano lo scalpiccìo dei miei vecchi lupidi mare. Al largo! Al diavolo il tesoro! E' la gloria di questo mareche mi ha fatto girar la testa! SicchéLiveseyvenite senzaindugio: non perdete un'orase mi volete bene.


Mandateil giovane Hawkins a salutar sua madre accompagnato da Redruth; e poivolate a Bristol.


JohnTrelawney.


"Poscritto.- Non vi ho detto che Blandlyil quale tra parentesi ci manderàdietro una nave qualora dentro agosto non fossimo ritornatimi hatrovato un mirabile capitanoun uomo duro (il che mi dispiace) masotto ogni altro aspettouna perla. Long John Silver ha scovato uncompetentissimo nostromodi nome Arrow.


Abbiamopure un secondo che suona il pifferoLivesey: sicché le cosefileranno lisce come sopra una nave da guerraa bordo della nostraincomparabile 'Hispaniola.' Dimenticavo pure di dirvi che Silver èpersona seria: so da sicura fonte che ha presso una Banca un creditoil cui importo non è mai stato oltrepassato. Egli lasceràl'osteria nelle mani della moglie; e siccome lei è una negradue impenitenti celibi come voi ed io hanno ben ragione di pensareche non è soltanto la salutema anche la moglieche lorisospinge a girare il mondo.


J.T. "P.P.S. Hawkins può rimanere ventiquattr'ore pressosua madre." E' facile immaginare la frenesia in cui mi misequesta lettera. Io ero quasi fuori di me dalla gioia e guardavo condisprezzo il vecchio Tom Redruth che non sapeva fare altro chebrontolare e gemere. Chiunque tra i guardacaccia in seconda avrebbevolentieri preso il suo posto: ma tale non era il desiderio delcavaliere; e i desideri del cavaliere erano leggeper i suoiservitori; fra i quali nessunoall'infuori del vecchio Redruthsisarebbe mai arrischiato di mormorare.


L'indomanimattina noi due a piedi ci recammo all'"Ammiraglio Benbow"dove io trovai mia madre in buona salute e allegra. Il capitanocausa di tanti dolorisi era trasferito là dove ai malvagi ètolta la possibilità di poter nuocere agli altri. Il cavaliereaveva fatto riparare ogni cosae ridipingere l'insegna e i localidestinati al pubblico; aggiungendovi alcuni mobilitra cui splendevauna bella sedia a braccioli destinata a mia madre.


Allaquale aveva anche procurato un ragazzo apprendistain maniera chedurante la mia assenza non sarebbe rimasta priva di aiuto.


Fuguardando quel ragazzoche per la prima volta io mi resi conto dellamia situazione. Fino a quel momento io avevo soltanto pensato alleavventure cui andavo incontro; non alla casa che stavo per lasciare;ed oraalla vista di quello sgraziato straniero che avrebbe preso ilmio posto accanto a mia madrefui preso dalla prima crisi dilacrime. Io temo di avergli fatto fare una vita da cane a quelragazzopoiché non essendo pratico dei lavorimi offrìmille occasioni di rimproverarlo e umiliarlodelle quali io nonesitai ad approfittare.


Lanotte passòe l'indomani nel pomeriggio Redruth ed io cirimettemmo in cammino. Io dissi addio a mia madre e alla baia dov'erovissuto fin dalla lontana infanziae al caro vecchio "AmmiraglioBenbow"per quanto forse non più così caro dopoessere stato ridipinto. Uno dei miei ultimi pensieri fu per ilcapitano che tante volte avevo visto correre lungo la spiaggia colsuo cappello a tricornola sua guancia sfregiatae il suo vecchiocannocchiale di rame. Un minuto dopo avevamo girato l'angoloe lamia casa era scomparsa.


Ladiligenza ci raccolse verso sera al "Royal George"sullalanda. Io mi trovai incastrato fra Redruth ed un corpulento signoreemalgrado gli scossoni della rapida corsa e la pungente arianotturnacominciai fin dal principio a sonnecchiare e poi dormiisodo come un ceppoper colline e per valli e di posta in posta; equando infine un pugno nelle costole mi fece riscuotere e aprire gliocchimi accorsi che stavamo davanti a un vasto fabbricatoin unavia di cittàed era giorno fatto.


"Dovesiamo?" chiesi.


"ABristol" rispose Tom. "Scendi giù." Il signorTrelawney aveva preso alloggio in un albergo situato in cima al portoper poter da vicino sorvegliare i lavori della goletta. Era quella lanostra mèta; econ mio grande piacerela strada correvalungo le banchinecosteggiando una folla innumerevole di bastimentidi ogni formaattrezzatura e paese. Su l'uno i marinai cantavanointenti alla loro fatica; sull'altro si vedevano uomini lassùper aria sospesi a funi sottili all'occhio come fili di ragnatele.Quantunque io avessi vissuto tutti i miei giorni lungo la spiaggiaavevo l'impressione di accostarmi ora al mare per la prima volta.L'odore del catrame e della salsedine mi sembrava una novità.Vedevo sulle prue meravigliose polene che s'erano specchiate nei piùlontani oceani; e vecchi marinai dagli anellini d'oro agli orecchidai baffi arricciatidai codini incatramatidalla goffa e pesanteandatura; e ne ero contento non meno che se avessi assistito a unaprocessione di re e di arcivescovi.


Edora io pure avrei navigato: sopra una golettacon un nostromo cheavrebbe suonato il piffero; e marinai dal codino incatramato cheavrebbero cantato: sul mareverso un'isola sconosciutaalla ricercadi tesori nascosti!


Mentremi andavo cullando in questo sognogiungemmo a un tratto davanti aun grande albergoed incontrammo il cavalier Trelawneyvestitoproprio come un ufficiale di marinacon un abito blu scuro. Egliusciva dall'albergo col volto sorridenteimitando alla perfezionel'andatura dondolante della gente di mare.


"Oh"esclamò "eccovi qui! E il dottore è arrivato ierisera da Londra. Bene! La brigata è al completo!""Signore" dissi io "quando partiamo?" "Quandopartiamo?" rispose. "Domani! Domani!




Capitolo8

All'insegnadel "Cannocchiale"


Dopoche ebbi fatta colazioneil cavaliere mi consegnò unbiglietto indirizzato a John Silverall'insegna del "Cannocchiale".Costeggiando la darsenami dissee facendo bene attenzioneavreifacilmente trovato la piccola osteriaconper insegnaun grandetelescopio di rame. Io mi mossifelice dell'occasione di vedereancora e meglio bastimenti e marinai; e facendomi largo tra unamoltitudine di gente e carri e balle di mercanziementre il lavorodella banchina era nel suo massimo bollorearrivai alla taverna.


Eraun chiaro piccolo luogo allegro; dall'insegna ridipinta di frescodalle finestre ornate di linde tende rossee dal pavimentoaccuratamente coperto di sabbia. Posto fra due stradeaveva unaporta aperta su ciascun latoil che dava abbastanza luce alla bassae larga salamalgrado delle nuvole di fumo di tabacco chel'ingombravano.


Gliavventori erano in gran parte gente di mare: e parlavano cosìforte che io mi fermai sull'uscioquasi timoroso di entrare.


Mentreesitavoun uomo uscì da una stanza lateralee in un colpod'occhio io mi convinsi che era luiLong John. Aveva la gambasinistra tagliata fin sotto l'ancae sotto l'ascella sinistraportava una gruccia della quale si serviva con prodigiosa destrezzasaltellandovi sopra come un uccello. Era alto di corporatura erobustocon una faccia larga come un prosciuttoscialba e volgarema rischiarata da un intelligente sorriso. Con irrequieta allegriafischiettava e si aggirava tra le tavole distribuendo motti o pacchesulle spalle dei suoi ospiti preferiti.


Adire il verogià dalla prima allusione a Long John Silvercontenuta nella lettera del cavalier Trelawneym'era entrato ildubbio che si trattasse del marinaio dalla gamba sola la cuiapparizione avevo così a lungo spiata al vecchio "AmmiraglioBenbow". Ma una sola occhiata all'uomo che mi stava davanti miera bastata. Avendo visto il CapitanoCan-Nero e il cieco Pewcredevo ormai di sapere un pirata cos'erauna figura ben diversaaparer mioda questo aperto e gioviale padrone di osteria.


Iopresi subito coraggiovarcai la soglia e mi diressi verso di luicheappoggiato alla sua grucciastava discorrendo con un cliente.


"E'lei il signor Silver?" dissi porgendo il biglietto.


"Sìpiccolo mio" rispose "è proprio questo il mio nome.E tu chi sei?" Mavista la lettera del cavalieremi parveavesse come un sobbalzo.


"Oh"disse poi ad alta voce e porgendomi la mano "capisco. Tu sei ilnuovo mozzo; sono ben lieto di conoscerti." E strinse la miamano con la sua larga e solida presa.


Inquel momento uno degli avventori in fondo alla sala si alzò discattolanciandosi verso l'uscitae poiché questa gli eravicinoin un batter d'occhio fu sulla strada. Ma la sua furia avevaattirato la mia attenzioneed in un lampo riconobbi in lui l'uomodal viso cereomancante di due ditache per primo era apparsoall'"Ammiraglio Benbow".


"Oh"gridai "fermatelo! E' Can-Nero!" "Non m'importa uncavolo di saper chi sia" esclamò Silver. "Non hapagato il conto. Harrycorri e acchiappalo." Uno di quelli chestavano vicino alla porta saltò in piedi e si diede ainseguirlo.


"Fossepure l'ammiraglio Hawke pagherà il suo conto" strillòSilver; e lasciando andar la mia mano: "Chi hai detto che è?Nero che cosa?" "Cane" dissi io. "Il cavalierTrelawney non vi ha parlato dei pirati? E' uno di loro!" "Ahsì? In casa mia! Bencorri a dare una mano ad Harry. Uno diquei brutti arnesi era lui? Morganeri tu che stavi bevendo con lui?Vieni qua." Il nominato Morganun vecchio marinaio dai capelligrigi e dalla pelle color del moganosi fece avantiumile come unapecoramasticando la sua cicca.


"SicchéMorgan" interrogò Long John in tono molto severo "tuquesto Can... questo Can-Nero non l'avevi visto mai prima d'orano?""Nosignore" rispose Morgan con un inchino.


"Neppuredi nome lo conoscevino?" "Nosignore." "Permille diavoliTom Morganè meglio per te!" esclamòl'oste.


"Seavessi avuto che fare con un individuo similenon avresti mai piùmesso piede in casa miapuoi star sicuro. E che cosa ti stavadicendo?" "Non saprei precisamentesignore." "Oche ci hai sulle spalle? Una testao una rapa?" gridòLong John. "Tu non sai precisamentenon sai! E magari nonsapevi che parlavi a qualcunoeh? Suvviadi che stava cianciando?Viaggicapitanibastimenti? Sputa fuori! Cos'era?" "Stavamoparlando di lavori di carenaggio" rispose Morgan.


"Dilavori di carenaggio? Un magnifico argomento non c'è che dire.


Ritornapure al tuo postobestione." E mentre Morgan s'allontanavaSilver mi aggiunse sottovocein tono confidenzialeche mi parvemolto lusinghiero:


"E'un onest'uomoTom Morganma è stupido. E adesso"continuò ad alta voce "vediamo... Can-Nero... Nononconosco questo nome...


Peròho come un sospetto... ma sì che l'ho già vistoilmariuolo. Veniva di solito qui con un mendicante cieco." "Eraluistate pur sicuro" dissi io. "Io conobbi anche ilcieco.


Sichiamava Pew." "E' così" rincalzò Silvermolto eccitato. "Pew! Era questo il suo nomesenza dubbio. Ahche muso di gaglioffo aveva! Se noi acciuffiamo questo Can-Nero saràuna bella notizia per il cavalier Trelawney. Ben è un buoncorridore: sono assai pochi i marinai che gli stanno alla pari.Dovrebbe acchiapparloper Satanasso!


Parlavadi lavori di carenaggioeh? Te lo carenerò io!" Mentresbottava in queste frasiarrancava su e giù per la tavernaappoggiato alla sua grucciabattendo con il palmo sui tavolinieostentando un calore tale che avrebbe persuaso un giudice istruttoreo un poliziotto. I miei sospettirisvegliati dall'aver trovatoCan-Nero al "Cannocchiale"m'inducevano a osservare ilcuoco attentamente. Ma egli era troppo profondotroppo svelto etroppo scaltro per mesicché quando quei due rientraronotrafelati confessando che nella folla avevano perduta la pistaederano stati scambiati per ladri e maltrattatiio mi sarei datogarante dell'innocenza di Long John Silver.


"Vediun po'Hawkins" diceva lui «vedi un po' quale spiacevoleaffare per un uomo come me! Il capitano Trelawney che cosa penserà?Ecco che io tengo in casa mia questo maledetto cane olandesee glido da bere il mio rum! Tu arrivi e mi spieghi ogni cosaed ecco cheio gli lascio tutta la comodità di svignarsela sotto i mieiocchi! Ma tuHawkinsmi giustificherai presso il capitano. Sei unragazzoma sei una perla di ragazzo. Me ne sono accorto appenaentrasti. Ebbenedimmi tu che cosa potevo fare io strascicandomi suquesta vecchia gruccia? Quando ero mastro marinaio di prima classegli sarei corso dietro e l'avrei abbrancato con queste vecchiegrinfiel'avreima ora..." D'un tratto s'interruppee rimaselìa bocca apertacome se si ricordasse di qualche cosa.


"Ilconto!" esplose. "Tre bicchieri di rum! Ma guardaimbecille che sonose dovevo dimenticare il mio conto!" E silasciò cadere sopra una panca; e ridevarideva fino a farsivenir le lacrime agli occhi. Io non potei fare a meno d'imitarlo; eridevamo insiemeuno scroscio dopo l'altrotanto che la taverna neera intronata.


"Ahche famosa foca sono io!" disse infine asciugandosi le guance."Noi due faremmo bene il paioperché io pure meritereiil posto di mozzo. Ma adesso tieniti pronto a virare. Il dovere èdoverecamerata. Io mi metto il mio tricornoe corro con te dalcapitano Trelawney a riferirgli la storia. Perchébadaragazzo mioè una cosa seriae né tu né io neusciamo in modo da farci onore. Neanche tuti dicosei statosvelto; né l'uno né l'altrosiamo stati svelti. Mavivaddioquella del conto è una bella burla." E daccaporicominciò a ridere così di gusto che iopur nonapprezzando come lui la faceziafui di nuovo costretto a prenderparte alla sua ilarità.


Durantela nostra breve passeggiata lungo la banchina m'interessòmolto dandomi spiegazioni riguardo ai vari bastimenti che passavamoin rassegnala loro attrezzaturaportatanazionalitàeoperazioni che si stavano eseguendo come uno scaricavaun altroimbarcava mercanziaun terzo si preparava a salpare - aggiungendovipiccoli aneddoti di vita marinaresca o ripetendomi qualcheespressione nautica per farmela bene entrare in mentecosicchéio cominciai a credere che in lui avrei avuto il più preziosocompagno di bordo.


Giuntiall'albergotrovammo a un tavolo il cavaliere e il dottor Liveseyche stavano finendo di bere un boccale di birra con paneabbrustolitoper poi recarsi a bordo della goletta per una visitad'ispezione.


LongJohn raccontò la storia dal principio alla fine con molto brioe scrupolosa esattezzarivolgendosi a me di tanto in tanto per dire:"E' stato cosìnon è veroHawkins?"al cheio non potevo fare a meno di assentire.


Idue signori si rammaricarono che Can-Nero fosse riuscito asvignarsela; ma tutti quanti convenimmo che non c'era niente da fare;e Long Johndopo aver ricevuto i loro complimentiprese la suastampella e ci lasciò.


"Tuttia bordo oggi alle quattro" gli gridò dietro il cavaliere.


"Vabeneva bene" confermò il cuoco dal corridoio.


"Cavaliere"disse il dottore "io non ho in generale eccessiva fiducia nellevostre scoperte; ma tengo a dirvi che questo John Silver mi piace.""Vale tanto oro quanto pesa" dichiarò il cavaliere.


"Eora" aggiunse il dottore "Jim può venire a bordo connoinon è vero?" "Certamente" disse ilcavaliere. "Prendi il tuo cappelloHawkinse andiamo avisitare il bastimento."




Capitolo9

Polveree armi



Poichél'"Hispaniola" era ormeggiata alquanto fuorici toccòpassare sotto la prua e la poppa di molti altri naviglii cui caviora sfregavano la nostra chiglia ora ciondolavano sulla nostra testa.Alla fine peraltro accostammo e mettemmo piede a bordoaccolti esalutati dal secondo Arrowun vecchio marinaio guerciodalla facciaabbronzatache portava anelli agli orecchi.


Luie il cavaliere pareva se la intendessero molto bene: io notai peròimmediatamente che le cose non andavano altrettanto lisce fra ilsignor Trelawney e il capitano.


Quest'ultimoera un uomo dall'aria severache sembrava scontento di tutto ciòche lo circondava; e non tardò a dircene la ragionepoichéeravamo appena scesi in cabinache un marinaio ci raggiunse.


"Signore"annunciò costui "il capitano Smollett chiede di poterleparlare." "Sono a sua disposizione" rispose ilcavaliere. "Fatelo entrare." Il capitanoche stava allespalle del suo messaggeroentrò immediatamente e chiusel'uscio dietro di sé.


"Ebbenecapitano Smollettcos'ha da dirmi? Tutto è in ordinesperoe possiamo prendere il mare? ~ "Signor mio" rispose ilcapitano "è meglio parlar francoio pensosia pure acosto di dire cose sgradevoli. Non mi piace questa crocieranon mipiace l'equipaggioe non mi piace il mio secondo. Non ho altro daaggiungere." "Forse che non le piace il bastimento?"interrogò il cavalieremolto irritatoa quanto vidi.


"Riguardoal bastimento non posso parlare finché non l'abbia messo allaprova" replicò il capitano. "A vederlo sembrerebbeuna buona vela. Di più non posso dire." "E magarisignorenon le piacerà il suo armatore?" "Unmomento! Un momento!" intervenne il dottor Livesey. "Lasciamostare questioni che non servono che ad inasprirci. Il capitano hadetto troppo o troppo pocoed io ho bisogno di una spiegazione.


Leicapitanoha detto che non le piace questa crociera. Perchésentiamo?" "Io sono stato ingaggiato in base al sistemacosì detto degli ordini suggellatiper portare questa navedove questo signore mi ordinerà. Fin quid'accordo. Ma iotrovo ora che non c'è nessuno a bassa prua che non ne sappiapiù di me. E questo a loro sembra belloforse?" "Noche non è bello" disse il dottor Livesey.


"Poi"continuò il capitano "vengo a sapere che andiamo allaricerca di un tesoroe lo vengo a sapere (notino bene) dal miostesso equipaggio. Oraandare alla ricerca di un tesoro èaffare delicato. Per conto mio non amo viaggi similitanto meno poili amo quando sono segretie quando il segretomi perdonisignorTrelawneyè stato messo in bocca al pappagallo." "Ilpappagallo di Silver?" chiese il cavaliere.


"E'un modo di dire" spiegò il capitano. "Divulgatointendo dire.


Ioritengo che nessuno di lor signori sa che cosa l'aspetta: ma devodire ciò che penso: si tratta di vita o di morteed èun gioco serrato." "Questo è chiaroe direi ancheabbastanza giusto" osservò il dottor Livesey. "Noiandiamo incontro al pericoloma non siamo così ignoranti comelei crede. Poilei dice che non le piace l'equipaggio. Non sonoforse buoni marinai?" «Non mi piaccionosignor mio"ribadì il capitano. "E dal momento che ne parliamoaggiungerò che la scelta dei miei marinai la si sarebbe dovutariserbare a me." "Forse sì" replicò ildottore "il mio amico avrebbe forse dovuto consultarla: ma lamancanzase mancanza vi funon nascondeva nessuna cattivaintenzione. E a lei non piace neppure il signor Arrow?" "Simescola troppo con l'equipaggioper essere un buon ufficiale.


Unufficiale dovrebbe starsene da sénon mettersi a bere con laciurma." "Vuol dire che si ubriaca?" esclamò ilcavaliere.


"Nosignorema soltanto che usa troppa familiarità." "Stabene. E orala conclusionecapitano?" interpellò ildottore. "Sentiamo che cosa desidera." "Lor signorisono proprio decisi a partire?" "Decisissimi" risposeil cavaliere.


"Bene"riprese il capitano. "Allorapoiché mi hanno cosìpazientemente ascoltato mentre dicevo cose che non ero in grado diprovareprego lor signori di lasciarmi aggiungere poche parole.


Polveree armi si stanno depositando a prua. Dal momento che sotto la lorocabina c'è spazioperché non piuttosto laggiù?Primo punto. Poileicavaliereha portato con sé quattrodella sua gentee mi si dice che qualcuno di essi dovrebbe dormire aprua.


Perchénon dargli invece una cuccetta accanto alla cabina? Punto secondo...""C'è altro ancora?" chiese il cavalier Trelawney.


"Ancorauno" disse il capitano. "Si è già troppoblaterato." "Troppo davvero" convenne il dottore.


"Ripeteròciò che ho sentito io stesso" proseguì ilcapitano; "che loro hanno la carta di una isola; che ci sonosopra delle croci indicanti il posto del tesoro; e che la posizionedell'isola è..." e qui riferì latitudine elongitudine esatte.


"Maiho detto questoio" gridò il cavaliere "ad animaviva!" "Eppure l'equipaggio lo sa" ribatté ilcapitano.


"Nonpuò essere stato che leiLiveseyoppure Hawkins"proclamò il cavaliere..


"Pocoimporta chi sia stato" replicò il dottore.


Edio m'accorsi che tanto lui quanto il capitano davano ben poco pesoalle proteste del signor Trelawney.


Adire il veroneppure io gliene davo moltotale sbracatochiacchierone egli era: ma in questo caso penso che realmente avesseragionee che nessuno avesse parlato della posizione dell'isola.


"Ebbenesignori miei" continuò il capitano "io non so chi divoi custodisca questa carta: ma pongo come punto essenziale che essasia tenuta segreta anche a me e al signor Arrow: senza di che mivedrei costretto a dimettermi." "Capisco" osservòil dottore. «Noi dovremmosecondo leipreoccuparci deipericoli della situazionetrasformando la poppa della nave in unafortezzapresidiandola coi servitori personali del mio amicoemunendola di tutte le armi e polveri che sono a bordo. In altriterminiella teme un ammutinamento." "Signore" disseil capitano Smollett"senza volerla offendere le contesto ildiritto di mettermi parole in bocca. Un capitanosignor miocheprendesse il mare avendo sufficiente motivo di pronunciare quelleparolenon meriterebbe nessuna scusa. Quanto al signor Arrow loritengo sostanzialmente onesto; lo stesso potrei dire d'una partedegli uominio magariche so iodi tutti. Ma io sono responsabiledella sicurezza della nave e della vita di quanti sono a bordo. Hol'impressione che le cose non vadano del tutto benee la prego diprendere alcune precauzionio di lasciarmi rassegnare il miomandato. Questo è tutto." "Capitano Smollett"riprese il dottore con un sorriso "ha mai sentito la favoladella montagna e del topo? Mi perdonima lei me la fa ricordare.Quando entrò quiscommetto la mia parrucca che voleva dirciqualcosa più di ciò." "Dottore"soggiunse il capitano"lei ha la vista acuta. Mentre venivoquimi aspettavo di essere congedato. Non pensavo che il cavalierTrelawney mi avrebbe lasciato pronunciare più di una parola.""Non desidero sentire altro" gridò il cavaliere."Non fosse stato qui il dottor Liveseyl'avrei mandato aldiavolo. Comunqueormai ho ascoltato. Farò ciò chedesiderama ho di lei un pessimo concetto." "Come a leipiacesignore" disse il capitano. "Vedrà che sofare il mio dovere." E con queste parole si congedò.


"Trelawney"osservò il dottore "contrariamente a tutte le mie ideeio penso che lei è riuscito a tirarsi a bordo due personeoneste: quell'uomo e John Silver." "Silver sìsecosì le pare" esclamò il cavaliere "ma quantoa quell'insopportabile ciarlatanotrovo la sua condotta indegna d'unuomod'un marinaioe più ancora d'un inglese." "Bene"concluse il dottore "vedremo." Quando venimmo sul pontegli uominisorvegliati dal capitano e dal secondo Arrowavevano giàcominciato a trasportare armi e polveri ritmando su voci in cadenzala loro fatica.


Lanuova sistemazione era completamente di mio gusto. L'intera golettaera stata messa sottosopra; sei cabine erano state preparatenell'ultima parte poppiera della stivae questa serie di cuccettecomunicava col castello di prua soltanto attraverso uno strettopassaggio a babordo. In un primo momento si era stabilito che ilcapitanoArrowHunterJoyceil dottore e il cavaliere avrebberooccupato queste sei cabine. Ora invecedue erano state destinate ame e a Redruth; e Arrow e il capitano avrebbero dormito sul pontenella copertura della scala che era stata allargata in modo dameritare quasi il nome di casseretto.


Naturalmenterimaneva sempre bassa di soffitto; tuttavia c'era spazio perappendervi due amachee lo stesso Arrow sembrava soddisfatto di talesoluzione. Anche luiforsedubitava dell'equipaggio: ma questa èuna semplice congetturapoichécome il lettore vedrànon ci fu dato di giovarci a lungo dei suoi pareri.


Lavoravamocon ardore intorno alle munizioni e alle cuccettequando uno o dueritardatari accompagnati da Long John giunsero in un canotto.


Ilcuoco scavalcò la murata con la lestezza d'una scimmiaevisto ciò che stavamo facendogridò:


"Ohécameratiche è questo?" "Stiamo cambiando postoalle polveri" rispose uno di loro.


"Permille diavolise facciamo questo perderemo la marea del mattino.""Miei ordini" tagliò corto il capitano. "Poteteandare sottoamico mio. L'equipaggio avrà bisogno di cenare.""Sta benesignoresta bene" rispose il cuoco; etoccandosi il suo ciuffo di capellisparì in direzione dellacucina.


"Eccoun brav'uomocapitano" disse il dottore.


"Sìlo si direbbe" replicò il capitano Smollett. "Adagiocon quelloragazziadagio" proseguì rivolto agli uominiche maneggiavano la polvere; e subito dopoaccortosi di me che stavoosservando il cannone collocato a metà della naveun pezzo inbronzo da nove: "O tumozzo" gridò "via di lì.Corri dal cuocoche ti dia qualcosa da fare." Poimentre io midileguavosentii che diceva forte al dottore:


"Nonvoglio dei privilegiati a bordoio." Inutile dire che iocondividevo in pieno il modo di vedere del cavalieree detestavoprofondamente il capitano.




Capitolo10

Ilviaggio


Tuttaquella notte ci fu un grande trambusto a bordo per stivare a dovereogni cosa e ricevere canotti pieni di amici del cavalieretra cui ilsignor Blandlyche venivano per augurare buona traversata e feliceritorno. Non ebbi mai all'"Ammiraglio Benbow" una nottedove faticassi la metà di tanto; sicchéquando pocoprima dell'alba il nostromo soffiò nel suo fischietto e laciurma s'affrettò alle barre dell'àrganoio ero stancocome una bestia da soma. Maanche due volte più stancononavrei abbandonato il ponte: ogni cosa mi era così nuova ecuriosa: i rapidi comandiil suono acuto del fischiettole ombredegli uomini che correvano ai loro posti nella debole luce dei fanalidi bordo.


"SuPorco Arrostito" gridò uno "dacci un ritornello.""Quello d'una volta" gridò un altro.


"Sìcompagnisì" rispose Long Johnche stava lìvicino con la sua gruccia sotto l'ascella; e senz'altro intonòla canzone a me ben nota.


"Quindicisulla cassa del morto..." E l'intero equipaggio riprese in coro:


"Yohò-hòe una bottiglia di rum!" Al terzo hò!concordi fecero forza sulle barre dell'àrgano.


Perquanto interessante fosse quella scenaio improvvisamente fuiriportato al vecchio "Ammiraglio Benbow" e mi sembròdi distinguere nel coro la voce del capitano. Ma presto l'ancoraemerse e penzolò gocciolante dalla gru; presto le veleincominciarono a portare; e la terra e le navi a fuggire da una bandae dall'altra; e prima che io fossi sceso giù a schiacciare unsonnellinogià l'"Hispaniola" si era incamminataverso l'Isola del Tesoro.


Nonè mia intenzione raccontare i particolari del viaggio. Esso fuquanto mai prospero. L'"Hispaniola" si rivelò unottimo legno; l'equipaggio una accolta di validi marinaie ilcapitano all'altezza del suo compito. Ma prima che coprissimo tuttequelle miglia alcune cose accaddero che meritano d'essere conosciute.


Anzituttoil signor Arrow si rivelò peggiore ancora che non temesse ilcapitano. Non aveva nessuna autorità sulla ciurma. I suoiuomini facevano allegramente il comodo loro. Né era questo ilpiù grosso guaiopoiché dopo alcuni giorni dinavigazione incominciò a comparire in coperta con certi occhitorbidile guance infuocatela parola ingarbugliataed altrisintomi di ubriachezza. A più riprese fu messo agli arresti. Avolte cadeva facendosi malealtre rimaneva tutto il giorno distesonella sua cuccetta; altre ancorasmaltita la sborniafaceva per ungiorno o due il suo dovere in maniera passabile.


Frattantonon riuscivamo a scoprire da dove egli traesse la bevanda. Era unmistero per tutti. Né la nostra sorveglianzaper quantoattentabastava a risolverlo. E se ne chiedevamo a luici ridevasul muso quand'era ubriaco; e quando era in sé giuravasolennemente di non aver visto mai altro che acqua.


Nonsoltanto era un cattivo ufficialee guastava gli altri conl'esempioma continuando di questo passo correva diritto alla mortesicché nessuno a bordo fu troppo sorpreso o addolorato quandouna brutta notte con mare grosso egli scomparve e non se ne seppealtro.


"E'andato!" gridò il capitano. "E cosieccoci liberatidalla fatica di metterlo ai ferri." Ma intanto eravamo privi diun ufficialee bisognònaturalmentepromuovere unodell'equipaggio. Job Andersonil nostromoera il piùindicato. Costuipur conservando il suo vecchio titoloassunse lefunzioni di secondo. Il signor Trelawney aveva navigatoe la suaesperienza ci giovava non pocopoiché egli stesso con tempotranquillo stava spesso di guardia. E il quartiermastroIsraelHandsera un vecchio e pratico uomo di mareprudente e astutodelqualein caso di necessitàci si poteva fidare.


Egliera l'amico del cuore di Long John Silvere poiché mi accadedi nominarloparlerò del nostro cuoco di bordo:Porco-Arrostitocome lo chiamavano i marinai.


Abordoper aver le mani libere il più possibileegli portavala sua gruccia sospesa a una coreggia che gli girava intorno alcolloed era curioso vederlo puntare contro una paratia il piededella grucciae appoggiato lì sopraassecondando leondulazioni della navecontinuare a curare la sua cucina tranquillocome se fosse a terra. Anche più curioso eranel pieno dellaburrascavederlo attraversare il ponte. Per aiutarlo nei posti piùlarghierano state tese alcune cordicelle (dette gli orecchini diLong John)ed egli si spostava da un punto all'altroora servendosidella grucciaora trascinandosela dietro per la coreggiacon lasveltezza di un uomo sano. Nondimenoquelli tra i marinai che primaavevano navigato con luivedendolo così ridotto locompiangevano.


"Porco-Arrostitonon è un uomo qualunque" mi diceva il quartiermastro. "Daragazzo ha fatto i suoi studie parla come un libroquando ne havoglia; e bravo poi! un leone è nullaal paragone di LongJohn! Io l'ho visto alle prese con quattroe fracassar loro latestauna testa contro l'altralui disarmato!" L'equipaggiointero lo rispettava egli obbediva. Con ciascuno di loro aveva unaspeciale maniera di parlare e rendere servigi. A me non si stancavadi prodigar cortesie; e era contento di vedermi nella cucinacheteneva pulita come uno specchiocoi piatti rilucenti appesi al muroein un angolodentro una gabbiail suo pappagallo.


"VieniquaHawkins" diceva "a fare una chiacchierata con John.


Nessunoè più benvenuto di tepiccolo mio. Siedie ascolta lenovità. Ecco qui il capitano Flint: chiamo così il miopappagallo in memoria del famoso filibustiereecco qui il capitanoFlint che predice buona fortuna al nostro viaggio. Non è verocapitano?" E il pappagallo a gridare a perdifiato: "Pezzida otto! Pezzi da otto!" finché John non gli gettava ilfazzoletto sopra la gabbia.


"Vediquest'uccello" egli diceva"può avere i suoiduecent'annimio caro Hawkinsi pappagalli vivono magari di piùe se c'è uno che abbia visto più scelleratezze di luinon può essere che il diavolo. Lui ha navigato con Englandilgrande capitano Englandil pirata. Lui è stato nelMadagascarnel Malabara Surinama Providencee a Porto Bello;lui ha visto ripescare le navi della Plataed è là cheimparò "Pezzi da otto": e non deve meravigliarti:trecento e cinquanta milace n'eranoHawkins! E si è trovatoall'abbordaggio del 'Viceré delle Indie'al largo di Goa. E avederlolo diresti un bambino! Ma tu hai sentito l'odore dellapolverenon è verocapitano?" "Attenti! Pronti avirare!" strillò il pappagallo.


"Ahè un cervello finoquesto qui!" diceva il cuocoporgendogli zucchero tratto dalla tascamentre l'uccello picchiavacol becco sulla gabbia e snocciolava una sfilza di bestemmieinfernali.


"Cosìèragazzo mio" seguitava John. "Chi va al mulinos'infarina. Così questo mio povero vecchio innocente uccelloche vomita fuocoe non troverestite l'assicurouna creatura piùsavia di lui. Bestemmierebbetanto per direalla stessa manieradavanti al cappellano." E John si toccava la fronte con talegravità e compunzione che lo si sarebbe creduto un sant'uomo.


Frattantoil cavaliere e il capitano Smollett seguitavano a guardarsi incagnesco. Il cavaliere non dissimulava il suo disprezzo per ilcapitano; il capitano dal canto suo non parlava se non interrogato; ela risposta era taglientee secca e breve e non una sillaba di più.Egli riconoscevauna volta messo alle strettedi essersi sbagliatoriguardo all'equipaggio; che alcuni di loro erano svelti da non poterdesiderare di meglio; e tutti quanti si erano comportatiegregiamente. Quanto al bastimentolo amava alla follia.


"Navigapiù stretto al vento di come un uomo non potrebbe esigeredalla sua stessa mogliesignore. Però" soggiungeva"tutto ciò che posso dire è che ancora non siamoritornatie questa crociera non mi piace." Il cavaliere aquesto punto voltava le spallee andava su e giù per il pontecol mento in aria.


"Sequest'uomo non la smette" mormorava tra i denti "èla volta che scoppio." Avemmo un po' di cattivo tempoil chediede modo all'"Hispaniola" di meglio provare le suequalità. Tutti a bordo si mostravano arcicontenti: népoteva essere altrimentipoiché io credo che mai equipaggiofu così viziato da quando Noè prese il mare. Il minimopretesto era buono per distribuire il doppio "grog"; siserviva la torta in giorni fuori dai festivi; comeper esempioseil cavaliere apprendeva che ricorresse il compleanno di qualcuno;oltre a ciòc'era continuamente in coperta un barile di meleaperto nel mezzoa disposizione di chi ne avesse voglia.


"Sistemiche mai resero un'oncia di bene" diceva il capitano al dottorLivesey. "Accarezzate i marinaie ne farete dei diavoli.


Questaè la mia convinzione." Ma bene ci venne dal barile dimelecome sentirete; poiché senza di quello noi saremmorimasti completamente all'oscuro e tutti morti per tradimento.


Edecco come avvenne il fatto.


Eravamoentrati nella zona degli alisei per prendere il vento dell'isola chedovevamo raggiungere (non mi è concesso di spiegarmi meglio) ecorrevamo verso di essa facendo buona guardia giorno e notte. Eraall'incirca l'ultimo giorno del nostro viaggio di andatavolendofare il computo più largo; durante la notteod al piùtardi l'indomani mattinaavremmo dovuto avvistare l'Isola delTesoro. Navigavamo con la prua a Sud-Sud-Ovest con una brezzacostante di traverso e mare spianato. L'"Hispaniola"rullava regolarmenteabbassando di tanto in tanto il bompresso conuna sbuffata di spruzzi. Tutte quante le velein alto e in bassoportavano; e poiché la fine della prima parte della nostraspedizione era così vicinaeravamo tutti di ottimo umore.


Eraappena tramontato il sole ed iosmesso di lavoraremi dirigevoverso la mia cuccettaquando mi prese voglia d'una mela.


Corsiin coperta. I marinai tutti a prua spiavano l'apparire dell'isola. Iltimoniere stava attento alle vele e intanto fischiettava dolcemente.A parte il fruscìo dell'acqua contro il tagliamare e i fianchidella naveera questo l'unico suono che si udisse.


Contutto il corpo entrai nel barilee trovai che mele non ve n'eraquasi più; ma stando lì dentro al buiocullato dalrullìo della barca e dal mormorìo dell'acquami sareipresto addormentato se qualcuno dalla pesante corporatura non fossevenuto a sedersi rumorosamente lì contro. Il barile ebbe unascossa mentr'egli vi urtò con le spalleed io stavo persaltar fuoriquando costui incominciò a parlare. Era la vocedi Silver; e mi bastò udire dieci paroleche per tutto l'orodel mondo non sarei più uscito; e rimasi lìtuttotremantein ascoltopreso tra curiosità e spavento; poichéda quelle poche parole avevo capito che la vita di tutti igalantuomini a bordo dipendeva unicamente da me.




Capitolo11

Ciòche udii nel barile delle mele


"Nonon io" diceva Silver "era Flint il capitano; io eroquartiermastroa causa della mia gamba di legno. Io perdetti la miagamba nella stessa bordata dove il vecchio Pew lasciò lavista. Era un dottore in chirurgia quello che mi amputò lagambauscito dall'Università con tutti i diplomilatino finche ne vuoi e non so che altroma fu impiccato come un canee seccòal sole con gli altri a Corso Castle. Erano uomini di Robertsquellilà; e tutta la loro` disgrazia derivò dall'avercambiato i nomi delle loro navi: "Royal""Fortune"e così via. Oraquando un bastimento è battezzato conun nomequesto nome non si deve toccareio dico. Così fu conla "Cassandra" che ci trasportò sani e salvi dalMalabardopo che England ebbe catturato il "Viceré delleIndie"; così fu col vecchio "Walrus"la navedi Flintche io vidi allagata di sangue e carica d'oro che a momentiaffondava." "Ah" gridò un'altra vocequelladel più giovane marinaioin uno scatto di ammirazione "erala perla della brigataFlint!" "Anche Davis era un uomosotto tutti i punti di vista" riprese Silver. "Ma io non homai navigato con lui: prima con Englandpoi con Flint; questo ètutto; e ora quiper conto mioper modo di dire. Io misi da partenovecento sterline al tempo di Englande duemila dopo Flint. Non c'èmica male per un uomo di pruae tutto in bancaal sicuro.Guadagnare non è niente; ciò che conta è mettereda parte: credete a me. Cosa ne è degli uomini di Englandora? Io non lo so. E di quelli di Flint? Ehla maggior parte sonoqui a bordocontenti di pizzicar la tortamentre ieri andavanomendicandoalcuni di loro. Il vecchio Pewpersa la vistanon ebbevergogna di scialacquare milleduecento sterline in un annocome unlord del Parlamento. Dov'è ora? Ebbeneora è morto esotto coperta; ma nei suoi due ultimi anni il poveraccio crepava difame. Mendicavarubavasgozzavae con tutto ciò crepava difameper mille diavoli!" "Ebbenedopo tutto nonimportava" osservò il giovane.


"Nonimporta per gli imbecillipuoi star sicuro; né per questonéper nient'altro" gridò Silver. "Ma tusenti un po':tu sei giovaneè veroma sei una perla d'uomo. Me ne accorsiappena ti misi gli occhi addossoe voglio parlarti come si parla aun uomo." Vi lascio immaginare ciò che provai sentendoquell'abominevole briccone rivolgersi a un altro con le medesimeparole lusingatrici che già aveva adoperate con me. Credo chese fosse dipeso da mel'avrei ucciso attraverso il barile. E intantocontinuavalontano dal supporre che c'era chi l'ascoltava.


"Cosìè per tutti i cavalieri di ventura. Essi vivono duramenteerischiano la cordaperò mangiano e bevono come pasciàe quando una crociera è finitaolàsono centinaia disterline e non di soldiche gli entrano in tasca. Il guaio èche la maggior parte se ne va in rum e scialie tornano in mare conla sola camicia.


Maquesto non è il mio sistema. Io metto tutto da parte: un po'quiun po' là; e mai troppo in un posto soloa scanso disospetti. Io ho cinquant'annitienilo a mente; finita questacrociera mi metto a fare il signore sul serio. Mi dirai che eratempo. Sìma intanto io ho vissuto comodamente; mai nulla diciò che mi piaceva mi sono lasciato mancaree ho dormito sulsofficee tutto il tempo ho mangiato da ghiottoeccetto che inmare. E come ho cominciato? Da pruacome te." "Va bene"replicò il giovane "ma tutto il denaro che avete da parteora è perdutono? Dopo questo colpo non oserete mica farvipiù vedere a Bristol." "O dove diavolo immagini chesia?" chiese Silver ironico.


"ABristolnelle banche o altri posti" rispose il compagno.


"C'erasì" disse il cuoco "c'era ancora quando salpammol'àncora.


Maa quest'ora è tutto nelle mani della mia vecchia governante.Il 'Cannocchiale' è venduto: affittoavviamentomobilia; ela vecchia ragazza è partita per aspettarmi. Ti direi doveperché di te mi fido; ma non voglio suscitare gelosie tra icompagni." "E voi vi fidate della vostra governante?"chiese l'altro.


"Icavalieri di ventura" rispose il cuoco "generalmente sifidano poco gli uni degli altrie hanno ragionecredilo pure. Ma ioho il mio metodoio. Quando un camerata mi gioca un tirouno che miconosceintendo diresignifica che non gli piace troppo restare almondo insieme col vecchio John. C'era chi aveva paura di Pewe chidi Flint; ma lo stesso Flint aveva paura di me. Pauraavevamalgrado la sua arroganza. E la ciurma di Flint era la piùrude canaglia che tenesse i mari; lo stesso diavolo avrebbe avutopaura di navigare con loro. Ebbeneti dicoio non sono unmillantatoree tu stesso hai visto come sono buon compagnone; maquando navigavo da quartiermastro'agnelli' non era un nome adattoai vecchi filibustieri di Flint. Ahtu puoi esser sicuro del fattotuosul bastimento del vecchio John." "Ebbenevogliodire" replicò il giovane "che fino a un momento fal'affare non mi garbavama ora che vi ho sentito parlaresono convoi." "Sei un bravo e sveglio ragazzotu" risposeSilverdandogli una così forte stretta di mano che il barilene fu scosso. "Mai ho visto persona meglio indicata per farne uncavaliere di ventura." Io cominciavo ad afferrare il senso deiloro termini. "Cavaliere di ventura" significavasemplicemente e né più né meno che un volgarepiratae la breve scena da me sorpresa suggellava la corruzione diuno dei marinai rimasti onestiforse dell'ultimo che ancora fosse abordo. Ma su queste cose fui presto messo al correntepoichéSilver lanciò un piccolo fischioed un terzo uomosopraggiunse e sedette accanto agli altri due.


"Dickè dei nostri" disse Silver.


"Ohlo sapevo bene che Dick sarebbe stato dei nostri" ribattéla voce del quartiermastro Israel Hands. "Non è unostupidoDick." E masticò la sua cicca e sputò."Ma senti un po'Porco-Arrostitosi può sapere quantotempo resteremo qui a ciondolare come una chiatta? Ne ho abbastanzadel capitano Smollettio; mi ha rotto abbastanza le scatolecorpodi mille bombe! Voglio andare in quella cabinaio. Voglio i lorocetriolii loro vinie il resto." "Israel" proruppeSilver "la tua testa non ha molto giudizioe non ne ha maiavuto. Però tu sei capace d'ascoltareio penso:


almenole orecchie le hai abbastanza lunghe. Oraecco ciò che tidico: tu dormirai a pruavivrai malamenteparlerai piano e non tiubriacherai finché io non darò il segnale: cosìsaràragazzo miote l'assicuro io." "E ho forsedetto il contrario io?" borbottò il quartiermastro.


"Iochiedo soltanto: quando? Io non dico che questo." "Quando?Per mille diavoli!" scattò Silver. "Ebbenese vuoisaperlote lo dirò. Più tardi che mi saràpossibile: ecco quando.


Abbiamoqui un marinaio di prim'ordineil capitano Smollettche ci conduce.C'è il cavaliere e il dottore che hanno in mano una carta enon so che altro. Questa carta io non so dove sia. Né tu losai meglio di me. Alloradunqueio desidero che il cavaliere e ildottore trovino la "mercanzia"e ci aiutino a imbarcarlaper tutti i diavoli. Dopo di chevedremo. Se io fossi sicuro ditutti voidoppi figli di olandesiaspetterei a fare il colpo quandoil capitano Smollett ci avesse riportato indietro fino a metàcammino." "Ebbenea me pare che siamo tutti quanti bravimarinaiqui" osservò il giovane Dìck.


"Vuoidire che siamo tutti uomini di prua" insorse Silver. "Noipossiamo sì seguire una rottama chi è che ce la dà?E' lì dove vi arenereste tutti dal primo all'ultimovoicavalieri di ventura. Potessi fare a modo mioaspetterei che ilcapitano Smollett ci riportasse almeno fin negli alisei; alloraniente più maledetti sbagli di calcoliné acqua arazione d'una cucchiaiata al giorno. Ma io vi conosco bene voi! Misbarazzerò di loro nell'isolaappena che la "mercanzia"sarà a bordoed è un peccato. Ma voi non sietecontenti finché non siete ubriachi.


Maledizione!Sono nauseato di dover a navigare con gente simile!" "Piano!Piano!" protestò Israel. "E chi ti ha contraddetto?""Ehpensate un po' quanti grandi bastimenti ho vistoammarinatiio. E quanti diavoli di ragazzi seccare al sole sul Dockdella Forca" gridò Silver "e tutto per questasciagurata smania di fare in frettafare in frettafare in fretta.Capite? Qualcosa in mare posso dire d'aver vistoio. Se voi seguistesemplicemente la vostra rotta tenendovi stretti al ventopotrestepasseggiare in carrozzavoi. Ma voino! Ohvi conosco bene. Domaniavrete la vostra boccata di rume andate a farvi impiccare.""Che tu parli come un predicatorelo si saJohn; peròci furono pure altri capaci di manovrare e governare non meno bene dite" ribatté Israel. "Ma loro ammettevano lo scherzoloro. Non erano affatto così superbi e intrattabili; e siprendevano le loro punzecchiature da allegri compagnoni tuttiquanti." "Ah sì?" riprese Silver. "E dovesono ora? Pewche era di quella razzafinì mendicante.Flintlo stessoe morì bruciato dal rum a Savannah. Oherano una graziosa brigataerano. Soltantomi sapete dire dovesono?" "Ma" interruppe Dick "quando avremo queisignori nelle maniche ne faremo?" "Ecco un uomo che miva!" gridò il cuoco ammirato. "Questo si chiama aversenso pratico. Ebbeneche pensereste voi?


Abbandonarlia terra? Sarebbe il metodo di England. O tagliarli a pezzi come carnedi porco? Così avrebbe fatto Flint o Billy Bones." "Billyera uomo da far questo" disse Israel. "'Uomo morto nonmorde' era solito dire. Be'lui stesso è mortoora; econosce il poco e il moltoora; e se mai rude marinaio entròin portofu Billy." "Giusto" appoggiò Silver«rude e prontoera. Ma badate: io sono un uomo alla manounvero gentiluomonevvero? però stavolta la cosa èseria. Il dovere è dovereamici miei. Io sono per la morte.Quando sarò al Parlamentoe mi farò scarrozzare nelmio cocchionon vorrei che qualcuno di questi "avvocati dimare" della cabina ritornasse in paese improvvisamente come ildiavolo alla preghiera. Aspettaredico io: ma quando il momentoarrivacolpire!


"John"gridò il quartiermastro "tu sei un uomo!" "Lodirai quando avrai visto. Io per me non domando che una cosa:


Trelawney.Con queste mani gli sviterò la sua testa di vitello...


Dick!"aggiunse poi interrompendosi "alzatida bravoe prendimi unamelache possa inumidirmi la gola." Potete immaginare il mioterrore. Sarei balzato fuori e scappato via se ne avessi trovato laforza: ma cuore e muscoli mi mancarono. Sentii Dick muoversi: maqualcuno parve trattenerlo. E la voce di Hands esclamò:


"LasciastareJohnquella roba che puzza di sentina. Beviamo piuttosto unsorso di rum." "Dick" acconsentì Silver "iomi fido di te. C'è una misura sul barilottofai attenzione.Eccoti la chiave: tu riempi una mezzetta e la porti su." "Così"pensavo tra me stretto dal terrore "Arrow doveva essersiprocurati i liquori che l'avevano ucciso." Mentre Dick era viaIsrael sussurrò qualcosa all'orecchio del cuoco. Non furonoche poche paroletra le quali però io colsi un'importantefrase: "Nessun altro sarà con noi". Avevamo dunqueancora degli uomini fedelia bordo.


RitornatoDickessi bevvero uno dopo l'altropassandosi la mezzetta. Unoaugurò: "Alla nostra buona fortuna!". L'altro: "Alvecchio Flint!".


ESilvercome cantando:


"Beviamoa noie teniamoci al vento. Tortae bottino d'oro e d'argento!"In quel momento una piccola luce entrò nel barilee alzandogli occhi io vidi che la luna si era levata e stava inargentando lacima dell'albero di mezzana e illuminando il biancore della velaprodiera. Quasi nello stesso istante la voce della vedetta gridò:"Terra!"




Capitolo12

Consigliodi guerra


Rapidipassi sul ponte: gente uscita a precipizio dalla cabina e dalcastello di prua. Sgusciato all'istante fuori del barileiom'insinuai dietro la vela di trinchettoe dopo un giro a poppasboccai sul pontegiusto in tempo per raggiungervi Hunter ed ildottor Livesey che correvano verso la gru di sopravvento.


L'interoequipaggio era già lì radunato. Una zona di nebbia siera alzata quasi insieme con la luna. Laggiù a sud estscorgevamo due basse montagne distanti circa un paio di miglia; edietro una di esse una terza più altala cui cima era ancoraavviluppata dalla nebbia. Tutte e tre sembravano aguzze e di formaconica.


Iovidi ciò come in sognopoiché ancora non m'ero riavutodalla tremenda emozione di poco prima. Sentii poi la voce delcapitano Smollett che dava ordini. L'"Hispaniola" fuorientata per due quarte più al ventoe ora seguiva una rottache le avrebbe permesso di accostare l'isola da levante.


"Eadessoragazzi" disse il capitano quando le vele furono piegate"c'e qualcuno tra voi che abbia mai visto quella terra?""Iosignore" rispose Silver. "Feci acqua lìuna volta con un bastimento mercantile su cui ero cuoco.""L'ancoraggio è al sudsuppongodietro un isolotto?"chiese il capitano.


"Sissignore:è detto l'isolotto dello Scheletro. Un tempo l'isola stessaera un rifugio di piratie un marinaio che avevamo a bordo conoscevai nomi di tutte le località Quella punta a nord la chiamavanol'Albero di Trinchetto. Ci sono tre punte allineate da nord a sudsignore: TrinchettoMaestraMezzana. Ma la Maestrala piùgrande cioècon la nuvola sopradi solito la chiamavano "IlCannocchiale" perché ci mettevano una vedetta quandostavano all'ancoraggio in riparazionepoiché è làche riparavano le loro navisignorecon licenza." "Ho quiuna carta" disse il capitano Smollett. "Guardate se èquesta la località." Le pupille di John lampeggiarono nelprendere in mano la cartama io gettando un'occhiata su essacompresi quale delusione l'aspettava. Quella non era la carta che noiavevamo trovato nel baule di Billy Bonesbensì una copiaaccurata contenente tutti i particolarinomialtezza dei fondalieccettuate soltanto le crocette rosse e le postille. Per quanto acutofosse la sua delusioneSilver ebbe la forza di mascherarla.


"Sìsignorequesto è il postonon c'è dubbioe molto bendisegnato. O chi mai può aver fatto questo?mi domando io. Ipirati erano troppo ignorantipenso. Ecco qui: 'Ancoraggio CapitanoKidd': così appunto lo chiamava il mio camerata. C'èuna forte corrente che segue la costa sude poi risale verso il nordper la costa ovest. Avete ben fattosignorea tenervi al ventodell'isola. Almenose è vostra intenzione di prender terra ecarenarenessun posto migliore esiste in queste acque.""Grazie" disse il capitano Smollett. "Vi chiameròpiù tardi per darci una mano. Potete andare." Io erostupito dell'impassibilità con cui John rivelava la suaconoscenza dell'isolae non senza apprensione lo vidi avvicinarmisi.Egli certo ignorava che io dal fondo del barile avevo sorpreso laloro congrega; ma da quel momento un tale orrore m'aveva preso dellasua crudeltàdoppiezza e potenzache a stento riuscii areprimere un brivido mentre egli mi posava la mano sul braccio.


"Ah"disse "è un bel postoquest'isola: delizioso per unragazzo che voglia scendere a terra. Tu ti bagneraiti arrampicheraisugli alberidarai la caccia alle capree t'inerpicherai su quellecime tu stesso come una capra. Vedi? Io mi sento ringiovanire. Amomenti dimenticavo la mia gamba di legnodimenticavo. E' una bellacosa esser giovane e aver dieci ditacredi a me. Quando avrai vogliadi fare una piccola escursioneavverti il vecchio John: egli tipreparerà un boccone da portare con te." E battendomisulla spalla col fare più amichevolesi staccò da mezoppicando e si calò a bassa prua.


Ilcapitano Smollettil cavaliere e il dottor Livesey stavanodiscorrendo tra loro sul cassero di poppa; e per quanto ansioso iofossi di raccontar loro la mia storianon osavo apertamenteinterromperli. Mentre stavo cercando un pretestoil dottor Liveseymi chiamò a sé. Aveva lasciato la sua pipa dabbassoeda fumatore appassionato voleva mandarmi a prenderla; ma appena glifui vicino abbastanza da potergli parlare senza che altri udisseroproruppi: "Sentadottore. Conduca il capitano e il cavaliere incabinae poi trovi un pretesto per mandarmi a chiamare. Ho delleterribili notizie." Il dottore apparve turbato per un momentoma non tardò a dominarsi.


"GrazieJim" disse ad alta vocecome se io avessi soddisfatto unadomanda "è tutto ciò che desideravo sapere."Dopo di che voltò le spalle e raggiunse gli altri due. Essiconfabularono insieme un poco; e sebbene nessuno di loro trasalisse oalzasse la voceo si lasciasse sfuggire una sillabaera chiaro cheil dottor Livesey aveva loro riferito le mie parolepoichésubito dopo sentii il capitano dare a Job Anderson l'ordine diradunare tutta la gente sul ponte.


"Ragazzi"incominciò il capitano Smollett. "Devo dirvi una parola.


Questaterra che abbiamo avvistato e la mèta del nostro viaggio.


Ilsignor Trelawney da generoso gentiluomo qual è e quale tuttilo conosciamomi ha chiesto proprio ora alcune informazioniepoiché io ho potuto affermargli che tutti a bordodal primoall'ultimohanno adempiuto il proprio doveree come meglio io nonavrei desideratoebbenelui ed io e il dottore scenderemo in cabinaa bere alla vostra salute e buona fortunae a voi saràservito un 'grog' che berrete alla salute e fortuna NOSTRA. Devodirvi che penso di ciò? Penso che è nobile e gentile daparte sua.


Ese voi siete d'accordo con memandate un evviva marino al gentiluomoche l'ha voluto." L'evviva seguìcome c'era daaspettarsima risuonò così pieno e caloroso cheloconfessostentavo a credere che uscisse dal petto di quei medesimiuomini che stavano tramando contro le nostre vite.


"Ancoraun evviva al capitano Smollett!" gridò Long John quandoil primo si fu acquietato.


Eanche questo scoppiò unanime.


Dopodi che i signori scesero dabbassoe quasi subito fu mandato a direche Jim Hawkins era desiderato in cabina.


Litrovai tutti tre seduti intorno al tavolocon davanti una bottigliadi vin di Spagna e uva passa. Il dottore fumavatenendo la suaparrucca sulle ginocchiacome sempre quando era agitato.


Dallafinestra di poppaaperta sulla notte caldasi vedeva la lunapalpitare nella scia della nave.


"EdunqueHawkins" proruppe il cavaliere "tu hai qualcosa dadire. Parla." Io obbediie nel più breve modo possibileriferii tutti i particolari della conversazione di Silver. Nessunom'interruppenessuno si mosse: mi ascoltarono dal principio allafine senza staccarmi un momento gli occhi di dosso.


"Jim"disse il dottore "siedi." Mi fecero posto alla loro tavolami servirono del vinomi riempirono le mani d'uva passa; e l'unodopo l'altro con un inchino bevvero alla mia saluterallegrandosidella mia fortuna e del mio coraggio.


"Eoracapitano" disse il cavaliere "riconosco che lei avevaragione e io torto. Sono stato un asinolo confessoe mi pongo aisuoi ordini." "Non più asino di me" ribatte ilcapitano. "Io non ho mai sentito parlare di un equipaggio cheavendo l'intenzione di ammutinarsi non ne lasciasse trapelare qualchesegno dando modo a chiunque avesse occhi di avvertire il pericolo eprovvedere. Ma quest'equipaggio mi batte." "Capitano"osservò il dottore "ciòse permettesi deve aSilver.


Quelloè un uomo straordinario." "Starebbe bene appesoall'estremità d'un pennonesignore" rispose il capitano."Ma queste sono chiacchiereche non portano a niente. Io vedotre o quattro puntie con licenza del signor Trelawney lienumererò." "Leisignoreè il capitano. Alei tocca parlare" disse il signor Trelawney con signorilecortesia.


"Puntoprimo" incominciò il capitano. "Dobbiamo proseguirepoiché tornare indietro non è possibile. Se io dessil'ordine di virar di bordoessi immediatamente si rivolterebbero.Punto secondoabbiamo del tempo davanti a noialmeno finchéil tesoro non sia trovato. Terzo puntoc'è qualche marinaiofedele. Orasignoresiccome prima o dopo bisognerà purvenire alle cortecosì io propongo di afferrare l'occasioneper i capelli come si suol direrompendola noi stessi per primi unbel giornomentre loro meno se l'aspettano. Io credo che possiamocontare sui vostri personali servitorisignor Trelawney?" "Comesu me stesso." "Tre. E con noicontando Hawkinsfacciamosette. E quanto ai marinai onesti?" "Molto probabilmentegli uomini di Trelawney" disse il dottore.


"Quelliche aveva scelti lui stessoprima d'imbattersi in Silver.""No" chiarì il cavaliere "Hands era uno deimiei." "E io che mi sarei fidato di Hands!" mormoròil capitano.


"Epensare che sono tutti inglesi!" esclamò il cavaliere.


"Verrebbevoglia di far saltare la nave." "Ebbenesignori"riprese il capitano "il meglio che io possa dire non ègran cosa. A noi conviene metterci in campana e fare buona guardia.E' penosolo so. Si preferirebbe venir subito alle mani.


Manon c'è rimedio fin tanto che non conosciamo i nostri uomini.


Mettersiin attesa e aspettare il vento buono: questo è il mio parere.""Jimquipuò esserci d'aiuto meglio di chicchessia"disse il dottore. "Gli uomini non diffidano di luie Jim èun ragazzo che osserva." "Hawkinsio ripongo in teun'immensa fiducia" aggiunse il cavaliere.


Maio ero troppo conscio della mia impotenza per non disperare; enondimenograzie a un curioso concorso di circostanzedovevaproprio per mezzo mio giungere la salvezza. Frattanto noi avevamo unbel direnon erano più di sette su ventisei quelli su cuisapevamo di poter fare assegnamentoe di questi sette uno era unragazzocosicché eravamo sei adulti da una partecontrodiciannove dall'altra.




PARTETERZA - LA MIA AVVENTURA A TERRA



Capitolo13

Comeincominciò la mia avventura


L'aspettodell'isolaquando io salii sul ponte l'indomani mattinaeracompletamente cambiato. Quantunque la brezza fosse del tutto cadutaavevamo fatto un bel tratto di cammino durante la nottee eravamoora imprigionati dalla bonaccia a circa mezzo miglio a sud-est dellapiatta costa orientale. Boscaglie grigiastre rivestivano gran partedella sua superficie. Questa tinta uniforme era interrotta nella zonapiù bassa da strisce di sabbia gialla e da una quantitàdi alberi elevatidella famiglia dei piniche sormontavano glialtri: alcuni isolatialtri a gruppi; ma la colorazione generale eramonotona e triste. I monti innalzavano su questa vegetazione i loropicchi di nuda roccia.


Tuttierano di forma bizzarrae il Cannocchialedi tre o quattrocentopiedi il più alto dell'isolapresentava il più stranoprofilobalzando su ripido e scabro da ogni latoper rimanere incima improvvisamente mozzato come un piedestallo su cui collocare unastatua.


L'"Hispaniola"rullava sulle onde gonfie. Le verghe squassavano i bozzellila barradel timone sbatteva di qua e di làe l'intera navescricchiolavagemevas'impennava e abbatteva come una creaturatorturata. Io mi tenevo attaccato ai paterazzie ogni cosa mi giravavertiginosamente intorno; poiché se ero abbastanza buonmarinaio mentre la nave filavaquesto rimaner lì piantato esballottato come una bottiglia era cosa che non sopportavo senzanauseae soprattutto a digiuno.


Forseanche l'aspetto melanconico dell'isola con le sue cineree foreste e isuoi rocciosi e selvaggi picchie lo spumeggiare e tuonare delleonde contro l'irta riva acuivano il mio malessere; fatto sta chemalgrado il sole smagliante e infuocatoe l'allegria degli uccellimarini che si tuffavano e gridavano intorno a noie la prospettivacosì grata sempre a chi approda dopo una lunga navigazioneiomi sentivo il cuore oppressoe fin da quella prima occhiata imparaia odiare l'Isola del Tesoro.


Avevamodavanti una mattinata di fastidioso lavoropoiché non c'eraindizio di vento; e bisognava mettere in mare i canotti e tirare ilbastimento a rimorchio per tre o quattro migliavisto che tanto erail cammino per doppiare la punta dell'isolapassare lo strettocanalee raggiungere il porto dietro l'isolotto dello Scheletro. Iopresi posto in una imbarcazionedoveperaltronon avevo nulla dafare. Il calore era soffocantee gli uomini curvi sulla loro faticabrontolavano rabbiosamente. Andersonche governava il mio canottoanziché richiamare l'equipaggiò all'ordineprotestavapeggio degli altri.


"Ma"disse infine con una bestemmia "non andrà sempre così."Queste parole mi parvero un pessimo segno. Fino a quel giorno gliuomini avevano compiuto il loro lavoro di buona voglia e con slancio;ma la semplice vista dell'isola era bastata ad allentare i vincolidella disciplina.


Durantetutto il tragitto Long John stette vicino al timoniere a pilotare lanave. Egli conosceva lo stretto come la palma della sua manoequantunque lo scandaglio indicasse più acqua che nonrisultasse dalla cartaJohn non ebbe mai un momento di esitazione.


"C'èuna spinta violentaquicol riflusso" disse "ed ècome se questo canale fosse stato scavato con una vanga."Gettammo l'àncora nel preciso punto segnato sulla cartaacirca un terzo di miglio da ciascuna riva: la terra da un latoel'isolotto dello Scheletro dall'altro. Il fondo era pura sabbia.


Iltuffo della nostra àncora sollevò una nuvola di uccelliche gridando girarono sopra i boschi: ma in meno di un minuto sierano di nuovo posatie tutto era ridiventato quieto e silenzioso.


Larada era completamente riparata dalla costa e circondata da boschi icui alberi discendevano fino quasi a lambire il mare; le rive eranoin gran parte piatte; e le cime dei monti disposte a cerchioformavano una specie di lontano anfiteatro. Due fiumiciattoli omeglio due paludosi ruscelletti si scaricavano in questo chechiamerei stagno; e la vegetazione su quella parte della costaostentava una specie di malvagio splendore. Da bordo nulla potevamoscorgere né del fortino né della palizzatacompletamente affondata nel verde; e se non fosse stato per la cartaspiegata sotto i nostri occhiavremmo potuto illuderci d'essere iprimi ad ancorarci lì da quando l'isola era emersa dalleacque.


Nonc'era un alito di vento né si sentiva alcun rumore tranne iltuonar della risacca mezzo miglio lontano lungo la spiaggia e controle scogliere di fuori. Caratteristiche esalazioni di foglieimputridite e tronchi d'alberi marciti stagnavano sul postodell'ancoraggio. Io vidi il dottore arricciare il naso piùvoltecome si fa quando si annusa un uovo guasto.


"Nonso nulla del tesoro" disse "ma scommetterei che qui c'èla malaria." Se il contegno degli uomini era stato inquietantenel canottodiventò addirittura minaccioso non appenaritornati a bordo. Si raggruppavano sul ponte a mormorare tra loro.Il più semplice comando veniva accolto con aria cattiva edeseguito di mala voglia e trascuratamente. Persino ai marinai onestidoveva essersi appiccicato il contagiopoiché non c'era unuomo a bordo che riprendesse un altro. La rivoltaera chiarocipendeva sul capo come una nuvola carica di tempesta.


Néeravamo noi soli della cabina ad avvertire il pericolo. Long John sidava molto da farecorrendo di gruppo in gruppo e prodigandosi inconsigli di calma. Nessuno avrebbe potuto offrire un miglior esempio.Egli superava se stesso in buon volere e cortesia; e a tuttidispensava sorrisi. Appena sentiva un comandoeccolo sulla grucciacol più gioviale"sìsì signore"; equando non c'era altro da fareintonava una canzone dietro l'altracome per coprire il malcontento dei compagni.


Fratutti i lati oscuri di quel bieco pomeriggiol'evidente ansia diLong John appariva il più peggiore.


Noitenemmo consiglio in cabina.


"Signore"disse il capitano rivolgendosi al cavaliere "se io arrischio unaltro ordinel'intero equipaggio si ribellerà come un soluomo. Sìsignoresiamo a questo punto. Mettiamo che mi sirisponda male. Se io ribattoeccoci ai ferri corti; se taccioSilver capisce che c'è sotto qualche cosae la partita èperduta.


Peril momentonoi non abbiamo che un uomo su cui poter contare.""E sarebbe?" domandò il cavaliere.


"Silversignore. Egli desidera non meno ardentemente di noi che le cose siassestino. Questa non è che una bizza. Silver la farebbe loropresto passare se ne avesse l'occasionee ciò che io vipropongo è di fornirgli quest'occasione. Concediamo agliuomini il permesso di scendere a terra un pomeriggio. Se vanno tuttila nave è nostra. Se nessuno si muovenoi teniamo la cabina eDio proteggerà il nostro buon diritto. Se solo alcuni vannoSilvercredete a meli riporterà a bordo dolci comeagnelli." Così fu deciso. Pistole cariche vennerodistribuite a tutti gli uomini sicuri; HunterJoycee Redruthfurono messi al corrente della situazionee ricevettero le nostreconfidenze con minor sorpresa e maggior coraggio di quanto nonavessimo immaginato; dopo di che il capitano salì sul ponteearringò l'equipaggio.


"Ragazzi"disse "la giornata è stata caldae siamo tutti stanchi enon di buon umore. Un giro a terra non farà male a nessuno; icanotti stanno ancora in acqua: potete prenderlie chi ne ha vogliapuò rimanere a terra tutto il pomeriggio. Farò tirareun colpo di cannone mezz'ora prima del calar del sole." Queglisciocchi pensavano certo di trovarsi a inciampare nel tesoro appenasbarcatiperché in un lampo il loro malumore si dissipòe mandarono un evviva che risvegliò l'eco di un monte lontanoe spinse in aria un altro stormo di uccelli che stridendovolteggiarono sopra l'ancoraggio.


Ilcapitano era uomo troppo accorto per rimanere in mezzo a loro.


Eglisi dileguò subito lasciando a Silver il compito di regolare laspedizioneil che credo fu un ottimo consiglio. Si fosse trattenutosul pontenon avrebbe potuto più a lungo fingere d'ignorarela reale situazione. Era chiaro come il sole. Silver era il verocapitano e disponeva di un equipaggio in rivolta. Gli onestie iopotei presto assodare che ne rimanevano a bordoerano indubbiamentedella gente assai stupida. O megliola verità era questachel'esempio dei caporioni aveva più o meno demoralizzato tuttiquanti: e alcuni pochibravi ragazzi in fondonon si sarebberolasciati portare o spingere un passo più in là.Difattiuna cosa è essere poltrone e infingardoaltra cosa èimpadronirsi di una nave e trucidare una schiera di innocenti.


Laspedizione fu finalmente allestita. Sei rimanevano a bordoed itredici altricompreso Silvercominciarono a calarsi nei canotti.


Fuallora che mi balenò in mente la prima di quelle idee pazzeche tanto contribuirono a salvarci la vita. Restando a bordo seiuominiera chiaro che i nostri non potevano pensare a impadronirsidella nave; ma poiché le forze delle due parti sibilanciavanoaltrettanto chiaro era cheper il momentola cabinanon necessitava del mio aiuto. Mi prese a un tratto la voglia discendere a terra. Con la lestezza di un gatto scivolai giù dalbordo e mi acquattai a prua del canotto più vicinoche quasisubito si mosse.


Nessunosi accorse di metranne il rematore di pruache mi disse:


"SeituJim? Abbassa la testa." Ma Silver dall'altro canotto sivoltò a guardaree gettò una voce per sapere se eroio; e da quel momento io cominciai a pentirmi di ciò che avevofatto. Gli equipaggi gareggiarono in velocità per guadagnarela riva; ma il canotto che mi portavaavendo qualche vantaggioinizialeed essendo insieme più leggero e meglio governatosorpassò di molto il suo concorrente. La prua del nostro avevagià urtato contro il groviglio degli alberi della rivaed ioafferrato un ramom'ero lanciato fuori piombando nel piùvicino cespuglioquando Silver e gli altri arrancavano ancoracinquanta metri indietro.


"Jim!Jim!" udii gridare alle mie spalle.


Maio non diedi retta: saltandocurvandomispezzando rami per aprirmiun passaggiocorsi e corsi dritto da vanti a me fin tanto che leforze non mi abbandonarono.




Capitolo14

Ilprimo colpo


Erotalmente contento di aver piantato Long Johnche incominciai adivertirmi osservando con interesse lo strano luogo dov'ero capitato.


Avevoattraversato una zona paludosa popolata di salicigiunchi e curiosialberi esoticied ero giunto sull'orlo d'un terreno scopertoondulato e sabbiosoesteso circa un migliocosparso di rari pini ed'un gran numero di alberi contortinon diversi nella strutturadalla querciama dalla foglia grigio argentea come i salici.All'estremità della radura si drizzava una delle montagnecondue bizzarri picchi scoscesi che splendevano vivacemente al sole.


Ioprovavo ora per la prima volta la gioia dell'esploratore.


L'isolaera disabitata; i miei compagni di bordo li avevo lasciati indietroe nulla viveva davanti a me tranne mute bestie e uccelli. Andavogirando tra gli alberi. Qua e là fiorivano piante a mesconosciutequa e là guizzavano serpentie uno tiròfuori la testa da una fenditura di rocciae sibilò verso mecon un rumore simile al fischio d'una trottolasenza che io neppuresospettassi di aver davanti un nemico mortaleil famoso serpente asonagli.


Entraipoi nel folto di quella sorta di querce (querce sempreverdilesentii poi chiamarle) che crescevano basserasente la sabbiacomeprunicoi rami capricciosamente intrecciatidal fogliame fitto ecompatto come stoppia. Il bosco cominciava dalla cima di unmonticello sabbioso e scendeva giù guadagnando in estensioneed altezzafino al margine della vasta palude piena di canneattraverso la quale il più vicino dei piccoli ruscelli trovavala via per sboccare nell'ancoraggio.


Sottoil sole cocente si alzavano dalla palude esalazioni acrie ilprofilo del Cannocchiale tremolava dentro ai vapori.


Improvvisamentecominciò tra i giunchi una specie di tramestìo;un'anitra selvatica volò via con un grido raucoun'altra laseguì; e subito sull'intero specchio della palude un'enormenuvola d'uccelli schiamazzanti roteò nell'aria. Immaginai chealcuni dei miei compagni di bordo stessero avvicinandosi lungo i latidella palude. E non m'ingannavopoiché presto udii i lontanie sommessi accenti d'una voce umana checontinuando io a tenderel'orecchioveniva a poco a poco facendosi più forte e piùvicina.


Ciòmi mise in grande agitazione e timore. Strisciai sotto il fogliamed'una quercia sempreverdee là mi rannicchiai a origliaremuto come un pesce.


Un'altravoce risposedopo di che la primache ora riconoscevo per quella diSilverripresee continuò a lungo con una abbondanzatorrenzialeinterrotta solo di tratto in tratto dall'altra. Agiudicare dal tonodiscutevano animatamente e quasi litigavano: manessuna parola giungeva distinta ai miei orecchi.


Finalmentesembrò che i due si fermasseroe forse anche sedetteropoiché non solo smisero di avvicinarsima nella pausa glistessi uccelli si acquietarono e a poco a poco scesero a riprendere iloro posti nello stagno.


Aquesto punto io mi accorsi che stavo trascurando la mia faccenda. Dalmomento che ero stato così scioccamente ardito daaccompagnarmi con quei disperatiil meno che potessi fare era dispiarne le mossee mio evidente dovere era avvicinarmi loro il piùpossibileprotetto dal fogliame degli alberi ricurvi.


Iopotevo stabilire con sufficiente esattezza la direzione in cui sitrovavano gli interlocutorinon soltanto dal suono delle loro vocima anche dal modo di comportarsi di alcuni uccelli che tuttorasvolazzavano spaventati sule teste degli intrusi.


Strisciandogatton gattoni con studiata lentezza mi diressi verso loroe allafine alzando la testa poteiattraverso un buco tra le fogliespingere lo sguardo in una piccola radura verde vicino alla palude estretta tra gli alberidove Long John Silver e un altro della ciurmastavano faccia a faccia discorrendo.


Ilsole li investiva in pieno. Silver aveva gettato il suo cappellosull'erbae il suo largoglabro e biondo visolucido per ilcaloreera alzato verso quello del camerata in atto di esortare.


"Amicomio" diceva "è perché ti stimo come l'orocome l'oroti dicoe puoi credermi sulla parola! Se io non ti fossiattaccato come la peceti pare che sarei qui a metterti in guardia?Tutto è decisotu non puoi né togliere néaggiungere nulla: è per salvar la tua testa che ti parlo: chese uno di questi cani lo sapesseche accadrebbe di meTom? Dimmituche accadrebbe di me?" "Silver" replicòl'altro col volto in fiamme e la voce rauca come quella del corvoche tremava come una corda tesa "Silvertu sei un uomo d'etàe sei onestoalmeno tale sei ritenuto; e in più hai deldenaroche tanti poveri marinai non hannoe sei anche bravose nonsbaglio. E vorresti farmi credere che ti lasci comandare da quellamassa di gaglioffi? Oh no! Com'è vero che Dio mi vedepreferirei perdere questa mano... Se io rinnego il mio dovere..."Qui fu interrotto da un improvviso rumore. Avevo scoperto uno deimarinai onestied ecco chenel medesimo istanteun altro mi sirivelava. Lontano nella palude qualcosa come un grido di collera ferìl'aria; un altro subito lo seguìe infine un urlo orribile eprolungato. Le rocce del Cannocchiale lo riecheggiarono molte volte;l'intera moltitudine degli uccelli di palude scattò di nuovoin altooscurando il cielo con un repentino e tumultuoso volo; equell'urlo disperato mi risuonava ancora dentro mentre il silenzioaveva da tempo ripreso il suo dominioe soltanto il frusciare degliuccelli che ridiscendevanoe il rombo della risacca lontanaturbavano la stanca quiete del pomeriggio.


Tomal rumoreera balzato come un cavallo sotto lo sprone; ma Silver nonmosse ciglio: rimase là dov'eraleggermente appoggiato allasua grucciasorvegliando il compagno come un serpente pronto aschizzare.


"John"disse il marinaio protendendo la mano.


"Giùle mani!" intimò Silver saltando indietro un metro con ladisinvolta rapidità di un esperto ginnasta.


"Giùle manise ti piaceJohn Silver" disse l'altro. "Se haipaura di mevuol dire che hai cattiva coscienza. Main nome delCieloche accade?" "Che accade?" replicòSilver sorridendoma più in guardia che maicon gli occhipiccoli come capocchie di spillo nella larga facciascintillanticome pezzetti di vetro. "Che accade? Ohio credo che si trattadi Alan..." A queste parole il povero Tom avvampò di unaluce eroica.


"Alan!"gridò. "Allora la sua anima riposi in pace. Era un veromarinaio. Quanto a teJohn Silvertu fosti a lungo mio compagnomaora non lo sei più. Se io muoio come un canemoriròcompiendo il mio dovere. Tu hai fatto uccidere Alannon èvero? Ebbeneammazza anche mese ne hai il coraggio. Io ti sfido."Detto ciòquel bravo ragazzo voltò le spalle al cuocoe s'incamminò verso la spiaggia. Ma non doveva andare lontano.Con un muggito John si attaccò a un ramo d'alberoe liberatala sua gruccia dall'ascella la scaraventò nell'aria. La stranafreccia colpì Tom con la punta proprio in mezzo alla schienacon tale violenza che il poverettolevate le braccia e emesso ungemitocadde.


Eraferito: ma se gravemente o nochi poteva dirlo? A giudicare dalrumorecredo che avesse la spina dorsale spezzata. Ma Silver non glilasciò tempo di riprendersi. Agile come una scimmia e puresenza la grucciain un lampo gli fu addossoper ben due volteimmerse il suo coltello fino al manico in quel corpo senza difesa.


Dalmio nascondiglio lo sentii ansimare forte mentre portava i colpi.


Ionon so cosa veramente sia svenire; ma so che per qualche istante ciòche mi circondava sparì dalla mia vistaconfuso dentro unnebbioso caos. Silvere gli uccellie l'alta vetta del Cannocchialeturbinavano insiemeconfusidavanti ai miei occhi; e non so quantecampane e ronzii di voci lontane mi rintronavano gli orecchi.


Quandoripresi coscienzalo scelleratogruccia sotto il bracciocappelloin testagià si era ricomposto. Davanti a luiimmobilesull'erbagiaceva Tom: ma l'assassino non si curava minimamente diluibadando a pulire sopra un ciuffo d'erba il suo coltello sporcodi sangue. Ogni altra cosa era immutata: il sole continuava spietatoa risplendere sullo stagno maleodorante e sui picchi delle montagne;ed io facevo fatica a persuadermi che un assassinio era statocommesso ed una vita umana barbaramente troncata un momento primasotto i miei occhi.


OraJohn ficcò la mano nella tascae preso un fischietto se loportò alle labbratirandone fuori alcuni suoni modulati chesi propagarono nell'aria calda. Io non potevo capirenaturalmenteil significato di quel segnalema istantaneamente esso risvegliòi miei timori. Altri sarebbero arrivati. Io sarei forse statoscoperto. Due dei nostri erano già stati tolti di mezzo. DopoTom e Alannon avrebbe potuto toccare a me?


Subitocominciai a districarmistrisciando indietro più velocementee silenziosamente che potevo verso il punto in cui il bosco sidiradava. Intanto sentivo saluti scambiati fra il vecchiofilibustiere e i suoi cameratie queste voci mi davano le ali.


Appenafuori del folto mi misi a correre come mai avevo corso in vita miabadando poco alla direzione della mia fugapur di allontanarmi dagliassassini. E più correvopiù mi cresceva la paurafinché si trasformò in una specie di delirio.


Inveritàchi era più irreparabilmente perduto di me?Come avrei osato ioal colpo del cannoneraggiungere i canotti traquei demoni fumanti ancora del loro delitto? Il primo che mi avessevisto non mi avrebbe torto il collo come a un beccaccino? E la miastessa assenza non avrebbe denunciato loro la mia paura e perciòla conoscenza della sorte che mi aspettava? Tutto finitopensavo.


Addio"Hispaniola"addio cavaliereaddio dottoreaddiocapitano! Che mi rimaneva se non morire di fame o per mano deirivoltosi?


Frattantocontinuavo a correrecome ho dettoe senza accorgermene ero giuntoai piedi della piccola montagna dai due picchiin una zonadell'isola dove le querce sempreverdi crescevano meno fittee nelportamento e nelle dimensioni somigliavano meglio ad alberiforestali. In mezzo a queste si ergevano alcuni pini alti dacinquanta a settanta piedie l'aria qui circolava più purache laggiù nei pressi dello stagno.


Maecco che un nuovo allarme mi fece fermare col cuore in gola.




Capitolo15

L'uomodell'isola


Dalfianco della montagna che qui era scoscesa e rocciosasi staccòuna massa di ghiaia e precipitò strepitando e rimbalzando tragli alberi. Istintivamente girai gli occhi da quella partee scorsiun'ombra rapida balzare dietro il tronco d'un pino. Cosa fosse: seuna scimmiaun orso o un uomonon avrei saputo dire.


Misembrò nerae pelosa: altro non colsi. Ma lo spavento dellanuova apparizione mi legò i piedi.


Edeccomi la via sbarrata da ogni lato. Dietro a megli assassini;davantiquel coso imboscato. Che fare? Non esitai a preferire agliignoti i pericoli noti. Silver in persona mi sembrò menoterribile al paragone di quella creatura dei boschisicchévoltai la schienae pur lanciando indietro sospettose occhiate dasopra le spalleritornai sui miei passi nella direzione dei canotti.


Subitol'ombra riapparvee facendo un largo giro accennava a tagliarmi lastrada. Io ero stancosì certo; ma fossi pur stato frescocome appena alzatoavrei lo stesso compreso che non era il caso divoler gareggiare in velocità con un tale avversario. Lacreatura schizzava da un albero all'altro simile a un dainomuovendosu due gambe come noi; macosa che mai vidi fare a un uomocorrevaquasi piegata in due. E tuttavia era un uomo; ormai non potevo piùdubitarne.


Mitornarono in mente cose udite sui cannibalie ci mancò pocoche gridassi al soccorso. Ma il semplice fatto che si trattava di unuomosia pure selvaggiomi rassicurava almeno un po'; mentre lapaura di Silver si ravvivava in proporzione. E perciò mifermaie stavo cercando una via di scampoquando mi balenòil ricordo della mia pistola. Non ero dunque privo di mezzi didifesa. A questo pensiero ripresi animovolsi risoluto la fronteall'uomo dell'isolae gli mossi arditamente incontro.


Eglisi era in quel momento nascosto dietro il tronco d'un altro alberoma doveva spiarmi attentamenteperchévistomi avanzare nellasua direzioneriapparve e fece un passo verso di me; poi esitòindietreggiòsi spinse di nuovo avantie finalmentecon miogrande stupore e confusionesi buttò in ginocchio e tese lemani giunte come a supplicare.


Iodi nuovo mi fermai.


"Chisiete?" gli chiesi.


"BenGunn" rispose con una voce chioccia simile a una serraturaarrugginita "sono il povero Ben Gunne da tre anni non hoparlato a un cristiano." Mi accorsi allora che egli era unbianco come mee le sue fattezze erano piacenti. La sua pelle erabruciata dal solee le labbra annerite; e due begli occhi azzurribrillavano sorprendenti in quella faccia scura. Io non avevo maivisto o immaginato nessun pezzente lacero e cencioso quanto costuiche dei pezzenti era il principe.


Branidi vecchie vele di bastimento e di vecchie incerate marinaresche loricoprivanoe il complicato lavoro di rattoppatura era tenutoinsieme da un sistema di legature le più strambe e diversecome bottoni metallicipezzi di giunco e occhielli di cordicellacatramata. Intorno alla vita portava un cinturino di cuoio stretto dauna fibbia di rame: l'unico oggetto solido in tutto il suo vestiario.


"Treanni!" esclamai. "Naufragato?


"Noragazzo mio'marooned'." Quel termine non mi giungeva nuovo:sapevo che si applica a quella orribile forma di castigoabbastanzain uso presso i piraticonsistente nel lasciare il colpevolecon unpo' di polvere e qualche pallasu un'isola deserta e lontana.


"'Marooned'tre anni fa" riprese "e da allora ho vissuto di carne dicapradi bacche e di ostriche. Un uomo in qualunque luogo si trovipuò ben bastare a se stesso. Maamico mioil mio cuoresospira un cibo cristiano. Non avresti per caso un pezzo diformaggio? No? Ah quante notti ho sognato del formaggiosoprattuttoabbrustolitoe poi mi svegliavoed eccoero lì!" "Semai potrò ritornare a bordo" gli dissi "avreteformaggio a bizzeffe." Durante tutto questo tempo egli avevacontinuato a palpare la stoffa della mia giaccaad accarezzare lemie mania osservare i miei stivali; ementre mi ascoltavaamanifestare una gioia infantile per trovarsi in presenza di un suosimile. Udendo però le mie ultime parole drizzò latesta con una specie di sospettoso stupore.


"Semai puoi ritornare a bordotu dici? O perché? E chi te loimpedirebbe?" "Ohnon voilo so bene" risposi.


"Nodavvero" scattò. "Ma dimmiragazzo miocome tichiami?


"Jim.""JimJim" ripeteva con evidente compiacimento. "EbbeneJimdevi sapere che ho vissuto una vita talmente brutta chearrossiresti a sentirla raccontare. Adessoper esempiocrederestia guardarmiche io abbia avuto una buona e tenera madre?" "Nonon precisamente." "Vedi?" replicò. "Eppureio la ebbie molto pia. Ed io ero un ragazzo gentile ed educatoedero capace di snocciolarti il catechismo così spedito che nonstaccavi una parola dall'altra. Ed ecco dove siamo arrivatiJimesi era cominciato con il giocare alle fossette sulle lapidi benedettedei sepolcri! Così si era incominciatoma si andò benpiù lontano; e mia madre mi aveva detto e predetto tuttoquantola mia santa donna. Ma è stata la Provvidenza che miha condotto qui. Ho riflettuto a fondo su tutto ciò inquest'isola solitariae sono ritornato alla religione. Non mi cilascerò più prendere a bere tanto rum: ma un goccinoappena per la buona fortunanaturalmentealla prima occasione cheavrò.


Misono ripromesso di essere buonoe so come fare. E poiJim..."Dette un'occhiata in giroe abbassando il tonobisbigliò:


"Iosono ricco." Non ci voleva meno di tanto per convincermi che alpoveraccio chiuso nel suo lungo isolamento aveva dato di volta ilcervelloed egli dovette leggermi in viso quel pensiero perchérincalzò con ardore:


"Riccoti dicoricco! E perché tu lo sappiadi teJimvoglio fareun uomo. AhJimbenedici pure la tua stellache sei stato il primoa incontrarmi." A queste parole un'ombra improvvisa gli calòsulla faccia. Strinse la mia mano come in una tenagliae alzòdavanti ai miei occhi un indice minaccioso.


"Jimdimmi la verità: non è la nave di Flintquella?"A questo punto io ebbi una felice ispirazione. Cominciai a credere diaver trovato un alleatoe subito risposi:


"Nonon è la nave di Flint. Flint è mortoma io vi diròla verità come desiderate: ci sono alcuni marinai di Flint abordoed è tanto peggio per noi altri." "Per casoun uomo... con una gamba sola?" ansimò.


"Silver?""SìSilvercosì si chiamava." "E' ilnostro cuocoe anche il caporione." Egli continuava a tenermiper il polsoe udendo ciò me lo torse.


"Seè Long John che ti mandaio sono frittolo so. Ma voilosapete in che acque navigate?" Io cominciai ad attuare il miodisegnoe quasi in forma di risposta gli raccontai l'intera storiadel nostro viaggio e la situazione in cui ci trovavamo. Egli miascoltò col più vivo interessee alla fine mi battéun colpetto sulla nuca.


"Tusei un buon ragazzoJimma voi tutti siete in una bruttasituazionenon ti pare? Ebbenemettetevi nelle mani di Ben Gunn:


BenGunn è l'uomo che ci vuole. Ma dimmi: tu credi che il tuocavaliere si mostrerebbe generosoqualora fosse aiutato mentre sitrova in questa brutta situazionecome puoi vedere?" Io gli'assicurai che il cavaliere era il più liberale degli uomini.


«Bene!Maintendiamoci" riprese Ben Gunn "io non vorrei che miricompensasse dandomi una livrea o roba similee mettendomi a fareil guardaportone: non è a questo che io tengoJim. Ciòche a me preme di conoscere è se sarebbe disposto a cederequalche cosa come un migliaio di sterline sul tesoro che ormai ègià come suo." "Sono sicuro di sì. Standoagli accorditutti i marinai avrebbero avuto la loro parte." "Eil passaggio di ritorno?" aggiunse con l'aria d'uno che la salunga.


"Oh!Il cavaliere è un gentiluomo. E del restose ci sbarazziamodegli altriavremo pur bisogno di qualcuno che ci aiuti a manovrareil bastimento." "Già" disse lui "Potreiessere utile." E parve rasserenato.


"Ora"continuò"voglio dirti qualcosa; qualcosama non più di tanto. Ioero imbarcato con Flint quando sotterrò il tesoro: lui con seialtri: sei forti marinai. Essi rimasero a terra circa una settimanae noi a bordeggiare col vecchio "Walrus". Un bel giornovedemmo il segnaleed ecco Flint arrivare tutto solo in un piccolocanotto con la testa fasciata da una sciarpa blu. Sorgeva il soleelui dritto a prua sembrava pallido come un morto. Ma intanto c'eracapisci; e gli altri seimorti tuttimorti e sotterrati. Comeavesse fattonessuno a bordo se lo seppe spiegare. Ci fu battagliain ogni modoe assassinioe morte immediata; luipensacontrosei! Billy Bones era il suo primo ufficialeLong Johnquartiermastro. Gli chiesero dov'era nascosto il tesoro. 'Oh' disselui 'potete andare a terrase così vi piacee rimanerci'disse; 'ma quanto al bastimentodeve salpare per cercare altrocorpo di mille bombe!' Così disse.


"Orbenetre anni dopo io ero su un'altra nave quando avvistammo quest'isola."Ragazzi" dico "lì c'è il tesoro diFlint. Vogliamo scendere a cercarlo?" Al capitano la cosa nonpiacquema i miei compagni furono tutti d'accordo; e sbarcammo. Perdodici giorni cercaronosempre più arrabbiati con mefinchéun bel mattino tornarono tutti a bordo. 'Quanto a teBeniamino Gunneccoti un moschetto" mi dissero "e una vanga e una marra.Puoi restare qui e trovarlo da teil tesoro di Flint' mi dissero. EdunqueJimtre anni sono stato quie in tutto questo tempo senzaun boccone da cristiano. Ma oraguardaJimguardami bene. Ti pareche io abbia l'aria di un uomo di bassa prua? Nonon e vero? Nélo sono assolutamentedico io." E qui strizzò l'occhioe mi diede un energico pizzicotto.


"Turiferisci queste parole al tuo cavaliere" aggiunse poi. "'Nélo èassolutamente': sono queste le parole. Tre anni rimastosolo in quest'isolae di giorno e di nottee col bel tempo e con lapioggiae a volte (dirai) avrebbe magari voluto pregare (dirai) e avolte magari pensare alla sua vecchia madrepotesse essere ancoraviva! (dirai)ma la maggior parte del suo tempo (è questo chedovrai dire)la maggior parte del suo tempo Ben Gunn la spendeva inun'altra faccenda. E qui gli darai un pizzicotto come faccio io."E di nuovo mi pizzicò nella maniera più confidenziale.


"Poi"continuò "tu salterai sue gli dirai questo: Gunn èun onest'uomo (gli dirai) e ripone di gran lunga più fiduciadi gran lunga più fiduciatieni a mentein un gentiluomo dinascita che in questi signori di venturaessendo stato egli stessouno di questi." "Bene" dissi io. "Non ho capitouna sillaba di quel che avete detto. Ma ciò non contadalmomento che io non so come andare a bordo." "Ah" fecelui "questo è un guaio di sicuro. Ma c'è il miocanottofabbricato da mecon le mie brave mani. Lo tengo lìal riparo della rupe bianca. Al peggio dei peggi potremo servircene anotte inoltrata. Ih!" proruppe a un tratto. "Che succede?"Perché proprio in quel puntomentre il sole era ancora un'orao due lontano dal tramontotutti gli echi dell'isola si svegliaronorispondendo con un lungo mugghio al tuono di un colpo di cannone.


"Hannoincominciato la battaglia" gridai. "Seguitemi." Edimenticando tutti i miei terrori mi buttai a correre versol'ancoraggiomentre il disgraziato nei suoi cenci caprini trottavaagile e leggero al mio fianco.


"Asinistra! A sinistra!" ansimava lui. "Tieniti a sinistracompagno Jim! Sotto gli alberi! E' lì che ho ucciso la miaprima capra. Esse non osano più scendere fin lì: sonoaccampate sulle montagne per paura di Ben Gunn. Ah! Quello èil 'citimero' (cimitero voleva dire). Vedi i tumuli? Io vengo lìa pregare di tanto in tantoquando penso che sia press'a pocodomenica. Non è precisamente una cappellama ha un aspettopiù serio che altrove; e poisentiBen Gunn era un po'sprovvisto: niente cappellanoe nemmeno una bibbia e una bandierasenti." In questo modo continuava a parlare mentre io correvosenza aspettare né ricevere risposta.


Ilcolpo di cannone fu seguito dopo una lunga pausa da una scarica dimoschetteria.


Un'altrapausae poia meno di un quarto di miglio davanti a meio poteicontemplaresventolante al disopra delle cime degli alberilabandiera britannica.




PARTEQUARTA - IL FORTINO



Capitolo16

Ildottore continua il racconto: come la nave fu abbandonata


Eracirca un'ora e mezza (tre tocchiin linguaggio marinaresco) quando idue canotti dell'"Hispaniola" si recarono a terra. Ilcapitanoil cavaliere ed io stavamo in cabina discutendo dellasituazione. Ci fosse stato un alito di ventosaremmo piombati suirivoltosi rimasti con noi a bordoavremmo salpato l'àncora epreso il largo. Ma il vento mancavae per colmo di sfortuna Hunterarrivò con la notizia che Jim Hawkins era sgusciato in uncanotto e filato a terra con gli altri.


Nessundi noi avrebbe mai pensato a dubitare di Jim Hawkins: ma eravamopreoccupati per la sua vita. Con uomini di quello stampo ci parevaquasi un miracolo poter rivedere quel ragazzo. Corremmo sul ponte. Lapece bolliva fra le connessure. Il puzzo nauseabondo che eranell'aria mi rivoltava lo stomaco; se mai si respirò febbre edissenteriafu in quell'abominevole ancoraggio. I sei miserabilistavano raccolti sul castello di prua borbottando al riparo di unavela. Potevamo vedere le imbarcazionicon un uomo in ciascunaaffrettarsi verso terra toccando già quasi la foce del fiume.Uno d'essi fischiettava "Lillibullero".


L'attesaci opprimeva. Si decise che Hunter ed io saremmo scesi a terra colpiccolo canotto in cerca di notizie.


Leimbarcazioni avevano accostato a destra; ma Hunter ed io puntammo indirezione del fortino segnato sulla carta. I due uomini rimasti aguardia delle "yole" sembrarono fortemente turbati dallanostra apparizione. "Lillibullero" tacque; ed io vidi queidue discutere sul da farsi. Fossero andati a informare Silverlecose avrebbero forse preso tutta un'altra piega; ma essi avevano leloro istruzionipensoe decisero di rimanere tranquillamente làdov'eranoe daccapo echeggiò "Lillibullero".


Lacosta presentava una leggera sporgenza; ed io governavo in modo dafrapporla tra noi e loro; sicchéanche prima di approdaregià eravamo fuori della vista delle imbarcazioni. Io saltai aterraecon un fazzolettone di seta sotto il cappello per ripararmidal caldoed un paio di pistole cariche per mia difesamiincamminai con la maggior rapidità che la prudenza miconsentiva.


Nonavevo ancora percorso cento metri che arrivai al fortino.


Eccoin che cosa consisteva. Una sorgente di limpidissima acqua sgorgavaquasi alla cima d'un poggio. Su quel poggioincludendovi lasorgenteera stata costruita con dei tronchi d'albero una robustaridotta capace di contenere una quarantina di uomini. Su ciascuno deilati si aprivano feritoie per il fuoco di moschetteria. Tutt'intornoc'era un largo spazio diboscatoe il sistema difensivo eracompletato da una palizzata di sei piedi d'altezza interamentechiusatroppo solida per poter essere abbattuta senza lunghi elaboriosi sforzie troppo aperta per poter coprire gli assalitori.Questi rimanevano alla mercé degli uomini del forte; i qualistandosene tranquilli nei propri riparipotevano sparar loro addossocome a tante pernici. Buona guardia e viveri: d'altro nonabbisognavano i difensorichea parte il caso di una completasorpresaerano in grado di tenere il posto contro un reggimento.


Quelloche particolarmente mi seduceva era la sorgente. Poiché senella cabina dell'"Hispaniola" custodivamo armi e munizioniin abbondanza e viveri e squisiti viniuna cosa però erastata trascurata: mancavamo d'acqua. Stavo appunto pensando a ciòquando il grido d'un uomo in fin di vita risuonò sull'isola.Io non ero un novellino in fatto di morte violenta: ho servito SuaAltezza Reale il Duca di Cumberland e sono stato io stesso ferito aFontenoy: malgrado ciò il mio cuore si mise a battereprecipitosa mente. "Jim Hawkins è finito!" fu questoil mio primo pensiero.


Essereun vecchio soldato è qualche cosa: ma essere stato medico èqualcosa di più. Agio per andarsene ciondolandonella nostraprofessione non c'è. Sicché io subito presi le miedecisioni e senza perder tempo ritornai sulla spiaggia e saltai nelpiccolo canotto.


Perfortuna Hunter era un buon rematore. Volavamo sul pelo dell'acquaeil canotto fu presto attraccato ed io a bordo della goletta.


Trovaii miei compagni profondamente scossi com'era da aspettarsi.


Ilcavaliere era sedutopallido come un cenciopensando forse in qualesciagurata avventura ci aveva condottipovera anima! E uno dei seiuomini di prua non aveva l'aria di stare molto meglio.


"Eccoun uomo nuovo a queste faccende" disse il capitano Smollettpuntando l'indice verso di lui. "Poco è mancato che nonsvenissedottorequando sentì il grido. Ancora un colpo dibarrae quest'uomo è nostro." Io esposi il mio piano alcapitanoe d'accordo stabilimmo i particolari della sua esecuzione.


Collocammoil vecchio Redruth nel passavanti tra la cabina e il castello dipruacon tre o quattro moschetti carichi e un materasso perripararsi. Hunter portò il canotto sotto la finestra di poppae Joyce ed io ci affrettammo a caricarlo di cassette di polveremoschettiscatole di biscottibarili di lardouna botticella dicognace la mia preziosa cassetta di medicinali.


Frattantoil cavaliere e il capitano rimasero sul pontee quest'ultimo chiamòil quartiermastroche era il principale marinaio a bordo.


"SignorHands" disse "come vedete siamo in due con un paio dipistole ciascuno. Se uno di voi fa il più piccolo segnaleèun uomo morto." Essi apparvero abbastanza sconcertatie dopoessersi brevemente consultati s'immersero l'un dopo l'altro nelboccaporto di pruacredendo senza dubbio di poterci cogliere allespalle. Maquando videro Redruth che sbarrava loro il passo nelcorridoiofecero dietro fronte di nuovo una testa emerse sulponte.


"Giùcane!" intimò il capitano.


Latesta di nuovo sparì e per un po' non sentimmo altro di queisei vigliacchi.


Frattantobuttando giù la roba come ci veniva alle maniavevamocaricato il canotto quanto più potessimo osare. Joyce ed io cicalammo per la finestra di poppae vogando a gran forza di nuovo cidirigemmo a terra.


Questosecondo viaggio stuzzicò non poco l'attenzione dei guardianilungo la costa. "Lillibullero" fu interrotto di nuovoenoi stavamo per perderli di vista dietro il piccolo promontorioquando uno di essi saltò a terra e si eclissò. Ebbi unamezza idea di modificare il mio piano e distruggere le loroimbarcazioni: ma Silver e gli altri potevano essere lìe nonvolli espormi al rischio di perdere tutto per voler prendere troppo.


Prendemmoterra nello stesso punto di prima e ci accingemmo ad approvvigionarela ridotta. Pesantemente caricati tutti e trefacemmo il primoviaggio e lanciammo le nostre provvigioni al di là dellosteccato. Poilasciato Joyce a guardarleun uomo soloa dire ilveroma munito di una mezza dozzina di moschettiHunter ed ioritornammo al piccolo canotto e nuovamente caricammo le nostrespalle. E così seguitammo senza riprender fiato finchél'intero carico non fu sistemato: allora i due servitori siinstallarono nel fortinoed ioremando a tutta forzariguadagnail'"Hispaniola".


Ilfatto che noi ci fossimo arrischiati a caricare una seconda volta ilcanotto può sembrare più audace di quanto in realtànon fosse. Perché se essi avevano su di noi il vantaggio delnumeroa noi rimaneva quello delle armi. Nessuno degli uomini aterra disponeva di un moschettoe prima che avessero potutoraggiungerci con le loro pistolenoi ci lusingavamo di riuscire adar loro un buon acconto freddandone almeno una mezza dozzina.


Ilcavalierepienamente rimessosi dal suo abbattimentomi aspettavaalla finestra di poppa. Afferrò la gomena assicurandolae noicominciammo a riempire in fretta e furia il canotto. Lardopolvere ebiscotti formarono il caricocon un solo moschettoe uncoltellaccio a testaper il cavaliereper meRedruth e ilcapitano. Il resto delle armi e delle munizioni lo buttammo in maree poiché non c'erano più di due braccia e mezzod'acquapotemmo vedere sotto di noi l'acciaio scintillare al solesul nitido fondo sabbioso.


Inquel momento la marea cominciava a calaree il bastimento dondolandosi portava sull'àncora. Si sentivanoaffievolite dallalontananzadelle voci che si chiamavano fra le due imbarcazioniequesta circostanzapure rassicurandoci riguardo a Joyce e Hunterspostati molto più verso estci consigliò diaffrettare la nostra partenza.


Redruthabbandonato il suo posto nel corridoiosaltò nel canotto chenoi conducemmo verso la parte posteriore del ponte per comoditàdel capitano Smollett.


"Marinai"gridò questi "mi sentite?" Nessuna risposta dalcastello di prua.


"E'a teAbraham Grayè a te che io parlo." Ancora nessunarisposta.


"Gray"riprese il capitano alzando un poco la voce "io lascio ilbastimento e ti ordino di seguire il tuo capitano. So che in fondosei un buon ragazzonon credo poi che nessuno della tua banda siacosì cattivo come vorrebbe sembrare. Ho l'orologio in mano: tido trenta secondi per raggiungermi." Seguì un altrosilenzio.


"Suamico miovieni" continuò il capitano "non star lìa tentennare. Ogni secondo mette in pericolo la mia esistenza equella di questi signori..." Si sentì un improvvisotafferuglioun rumore di rissae Abraham Gray scattò fuoricon una coltellata sulla guanciae arrivò correndo presso ilcapitano come un cane al fischio del padrone.


"Sonocon leisignore" ansimò.


Esubito dopolui e il capitanosi lanciarono nel canotto e noiprendemmo il largo.


Eravamofuori della navema non ancora a terranella nostra ridotta.




Capitolo17

Continuail racconto del dottore: l'ultimo viaggio del piccolo canotto


Questoquinto viaggio fu totalmente diverso dagli altri.


Innanzituttoil guscio di noce che ci portava era estremamente carico. Cinqueuomini adultitre dei qualiTrelawneyRedruth e il capitano altipiù di sei piedicostituivano già un peso superiorealla sua portata. Aggiungetevi la polvereil lardo ed i sacchi dipane. A poppal'acqua sfiorava il bordo. A più riprese neimbarcammo un po' e ancora non avevamo coperto un centinaio di metriche già le mie brache e le falde del mio abito ne eranoinzuppate.


Ilcapitano ci fece sistemare il caricoe riuscimmo ad equilibrare unpo' meglio il canotto. Ciò nonostante osavamo appenarespirare.


Insecondo luogoincominciava il riflusso: una forte impetuosa correnteci spingeva a ovest attraverso la baia e poi a sud ed al largo per lostretto che avevamo imboccato il mattino. Le stesse onde agitatemettevano in pericolo la nostra imbarcazione sovraccarica; ma ilpeggio era che noi avevamo deviati dalla nostra rotta e ci eravamoallontanati dal nostro conveniente punto di approdo dietro ilpromontorio. Se avessimo lasciato fare alla correntesaremmo andatia battere accanto alle imbarcazioni dove i pirati potevanosorprenderci in ogni istante.


"Nonriesco a mantenere la prua sul fortesignore" dissi alcapitano.


Iomanovravo il timonementre lui e Redruthagili tutti e duevogavano.


"Lamarea ci trascina via. Non potrebbe remare un po' più forte?""Il canotto si riempirebbe" disse lui. "Lei deve tenerdurosignorese non le rincresce: tener duro finché nonguadagni." Io provaie vidi concretamente che la corrente cispingeva a ovestfinché non misi la prua in pieno estossiaprecisamente ad angolo retto rispetto alla direzione che dovevamoseguire.


"Inquesto modo non approderemo mai" osservai.


"Seè questa l'unica rotta che possiamo tenerenon c'è cheda tenerla" replicò il capitano. "Bisogna continuarea risalire la corrente. Vedesignorese per caso ci lasciamoportare sottovento al punto di approdoè difficile dire doveprenderemo terraoltre al rischio di essere attaccati dalleimbarcazioni; mentre sulla rotta che noi seguiamo la corrente dovràdiminuiree allora potremo svignarcela ritornando indietro lungo lacosta." "La corrente è già diminuitasignore" disse il marinaio Gray che stava a prua. "Lei puòallentare un po'." "Grazieragazzo mio" risposicomese niente fra di noi fosse accaduto; poiché ci si eratacitamente intesi di trattarlo come uno dei nostri.


D'improvvisoil capitano ruppe di nuovo il silenzioe mi parve che la sua vocefosse sensibilmente alterata.


"Ilcannone!" pronunciò.


"Ciho pensato" dissi iosicuro come ero che egli alludesse a unbombardamento del forte. "Ma non potranno mai sbarcare ilcannonee se anche vi riuscisserosarebbero poi incapaci di alarloattraverso la boscaglia." "Guardi indietrodottore"replicò il capitano.


Noiavevamo completamente dimenticato il cannone; e làcon unfremito di orrorevedemmo i cinque banditi intenti a levargli la suacasaccacom'essi chiamavano il guscio di grossa tela incerata che innavigazione ricopriva il pezzo. Equasi non bastasseimprovvisamente mi balenò in mente che palle e polvere dacannone erano rimaste a bordoe un solo colpo d'ascia avrebbe messoogni cosa nelle mani di quegli sciagurati.


"Israelera il cannoniere di Flint" disse Gray con voce rauca.


Sfidandoogni pericolo ci dirigemmo verso il punto di approdo. Ci eravamointanto portati sufficientemente fuori del grosso della corrente perpoter governaresia pure procedendo con l'andatura necessariamentelenta dei remied io riuscii a mantenere la prua sulla mèta.Ma il peggio era chedata la rotta che ora seguivopresentavamoall'"Hispaniola" il fianco invece della pruaoffrendole unbersaglio largo quanto una porta di granaio.


Iopotei non solo scorgere ma udire quel brutto birbante di Israel Handsgettare sul ponte un proiettile.


"Chidi voi due è il miglior tiratore?" chiese il capitano.


"Ilsignor Trelawney senza dubbio" dissi io.


"SignorTrelawneyvuol avere la cortesia di togliermi di mezzo uno di quegliuomini? Hands possibilmente?" fece il capitano.


Trelawneycon la freddezza d'un automaverificò l'esca del suo fucile.


"Ora"avvertì il capitano "piano con quel fucilese noriempiremo il canotto. E noiattenti a mantener l'equilibrio mentrelui spara." Il cavaliere spianò il fucilei remirestarono sospesie noi ci portammo dall'altro bordo per mantenerl'equilibrio. Tutto riuscì così egregiamente che nonimbarcammo una goccia d'acqua.


Frattantoessi avevano fatto girare il cannone sul suo pernoe Handschestava vicino alla bocca con in mano lo spazzatoioera di conseguenzail più esposto. Ma la fortuna non ci fu amicaperchéegli si chinò nel preciso momento in cui Trelawney lasciavapartire il colpo. La palla gli fischiò sopra la testae fuuno degli altri quattro che cadde.


Algrido del colpito fecero eco non soltanto i suoi compagni di bordoma una moltitudine di voci dalla spiaggiae guardando in quelladirezione io vidi gli altri pirati sbucare dalla boscaglia eprecipitarsi a prender posto nelle imbarcazioni.


"Eccoi canotti che arrivano" dissi io.


"Alloravia!" gridò il capitano. "Non importa se imbarchiamoacqua. Prendere terrabisogna: se noè finita." "Unasola delle imbarcazioni è equipaggiatasignore"aggiunsi.


"Laciurma dell'altra sta certamente facendo il giro della spiaggia pertagliarci la strada." "Faranno una bella sudata!"replicò il capitano. "Marinai a terrasi sa cosavalgono. Non sono loro che mi preoccupano: è la palla delcannone. Un gioco da salotto! Un ragazzo che è un ragazzo nonsbaglierebbe. Mi avvertacavaliereappena vede che stanno per farfuocoche agguanteremo." Frattanto avevamo avanzato abbastanzavelocemente per un canotto così sovraccaricoe avevamoimbarcato ben poca acqua. Eravamo ormai vicini alla spiaggia: ancoratrenta o quaranta colpi di remoe l'avremmo toccatapoichéil riflusso già aveva scoperto una sottile lingua di sabbia aipiedi della macchia.


L'imbarcazionenon era più da temere: il piccolo promontorio l'aveva giànascosta ai nostri occhi. La marea che ci aveva così rudementeinceppati primaora ci compensava trattenendo i nostri avversari.L'unico pericolo rimaneva il cannone.


"Seio osassi" disse il capitano "fermerei per far saltare unaltro uomo." Ma era chiaro che a bordo dell'"Hispaniola"non pensavano affatto a differire il colpo. Essi non avevano nemmenodegnato di uno sguardo il loro camerata cadutoche tuttavia non eramorto e si sforzava di trascinarsi via di là.


"Attenti!"gridò il cavaliere.


"Agguanta!"comandò il capitanopronto come un'eco.


Elui e Redruth sciarono con una tale violenza che la poppa andòinteramente sommersa. Il colpo scoppiò nel medesimo istante. Efu questo il primo sentito da Jimgiacché la fucilata delcavaliere non era arrivata al suo orecchio. Dove passò ilproiettile nessuno di noi seppe con precisione: ma io credo che fusopra le nostre testee lo spostamento d'aria contribuì alnostro disastro.


Comunquesiail canotto affondò per la poppa piano piano in tre piedid'acqualasciando me e il capitano in piedifaccia a faccia. Glialtri tre presero un bagno completo e tornarono a galla inzuppati eborbottando.


Finquipoco male. Nessuna vittima tra noie potevamo con sicurezzaguadagnare la riva a guado. Ma tutte le nostre provviste erano infondo al maree per colmo di sciagura dei cinque fucili solo duerimanevano utilizzabili. Il mioche tenevo sulle ginocchial'avevoabbrancato e portato in alto con una mossa istintiva. Il capitanoportava il suo sul dorso a bandolieraeper prudenzacol calcio inalto. I tre rimanenti erano affondati col canotto.


Lanostra inquietudine crebbe udendo voci cheattraverso gli alberidella spiaggiasi venivano accentuando. Non solo ci impensieriva ilpericolo di essere tagliati fuori dal fortinomezzo impotenticom'eravamo; ma il timore ancora che Hunter e Joyceattaccati daquella mezza dozzina di nemicinon avessero l'animo e la capacita diresistere. Hunter lo sapevamo bene ch'era un uomo risolutoma diJoyce non eravamo altrettanto sicuri: egli era certo un piacevole egarbato domesticomaestro nell'arte di spazzolare abitima nonugualmente adatto a servire il dio della guerra.


Assediatida simili pensieri raggiungemmo il più presto possibile larivalasciando alle nostre spalle l'infelice piccolo canotto e unabuona metà delle nostre polveri e provviste.




Capitolo18

Continuail racconto del dottore: fine della prima giornata di combattimento


Conle ali ai piedi attraversammo la zona boscosa che ci separava dalfortinosentendo a ogni passo le grida dei pirati risuonare piùvicine. Presto udimmo il loro scalpiccìo e gli scrosci deirami spezzati dalla furia della loro corsa.


Iocapii che andavamo incontro a una seria scaramuccia e verificai lamia esca.


"Capitano"dissi "Trelawney è un ottimo tiratore. Dategli il vostrofucile: il suo è inservibile." Scambiarono i fucilieTrelawney muto e impassibile com'era stato fin dal principio deltrambustosi fermò un momento per accertarsi che l'arma fossein ordine. Allora ioaccortomi che Gray era inermegli porsi il miocoltellaccio. Egli si sputò nella manoaggrottò lesopracciglia e agitò nell'aria la lama facendola sibilare; enoi ne avemmo il cuore allargatoperché ogni suo gesto dicevachiaramente che la nostra nuova recluta valeva il pane che mangiava.


Quarantapassi più in là sboccammo sul margine del boscoevedemmo davanti a noi la palizzata. Abbordammo il recinto a metàdel lato sude quasi nello stesso istante sette rivoltosi con JobAndersonil mastro d'equipaggioalla testaapparvero gridandoall'angolo sud-ovest.


Sifermarono come sconcertatie prima che si riavessero dalla sorpresanon solo il cavaliere ed ioma anche Hunter e Joyce dall'internodella ridottafacemmo in tempo a far fuoco. I quattro colpi sisparpagliarono in una salva alquanto irregolarema ottennero loscopo: uno dei nostri nemici cadde; e gli altri senza esitaregirarono le spalle e si tuffarono nella macchia.


Dopoaver ricaricato andammo giù lungo l'esterno della palizzata avedere il nemico caduto. Era stecchito: la palla l'aveva colpito inmezzo al cuore.


Stavamorallegrandoci del nostro buon successoquando un colpo di pistolacrepitò nella boscagliauna palla mi fischiò vicinoall'orecchioe il povero Tom Redruth ondeggiò e si abbattélungo disteso al suolo. Il cavaliere ed io rispondemmo al colpomasiccome tiravamo a casaccioè probabile che sciupassimosoltanto la polvere. Dopo di che ricaricammo un'altra voltaeriportammo la nostra attenzione sul disgraziato Tom Il capitano eGray erano già curvi su di luied io con una occhiatam'accorsi che tutto era finito.


Credochedata la immediatezza della nostra rispostala salva avessedisperso nuovamente i ribellipoiché senza altri fastidipotemmo prendere il corpo del vecchio guardacacciaissarlo aldisopra dello steccato e ricoverarlogemente e sanguinantenellaridotta.


Ilpovero vecchio non aveva mai pronunciato una parola di sorpresadilamentodi paurao anche solo di acquiescenzadall'inizio dellenostre tribolazioni fino al momento in cui l'avevamo deposto lìdove doveva morire. Si era sistemato dietro al materasso come unvaloroso troiano; aveva eseguito ogni ordine in silenzio e beneconassoluta devozione; era di vent'anni il più anziano deinostri: ed eccotoccava a luia questo vecchio fedele e volonterososervitoremorire.


Ilcavaliere cadde in ginocchio accanto a luie gli baciò lamano singhiozzando come un fanciullo.


"Mene vadodottore?" chiese il moribondo.


"Tomamico mio" risposi "tu ritorni al Creatore." "Avreiprima voluto regalare qualcuno dei miei confetti a quelli là...""Tom" proruppe il cavaliere "dimmi che mi perdonivuoi?" "Le pare che sarebbe rispettosoda me a leisignorcavaliere?


Nondimenocosì sia. Amen!" Dopo un breve silenzio espresse ildesiderio che qualcuno gli leggesse una preghiera. "E' l'usanzasignore" aggiunse come per scusarsi. E poco doposenza altreparolespirò.


Frattantoil capitanodel quale avevo osservato le tasche e il petto gonfioltre misuraaveva tirato fuori un mucchio di cose le piùdisparate: la bandiera ingleseuna bibbiaun rotolo di cordaabbastanza fortepenna e calamaioil libro di bordoe una granquantità di tabacco. Trovato poi nel recinto il fustopiuttosto lungo di un abete abbattuto e spogliol'aveva con l'aiutodi Hunter alzato nel posto della ridotta dove i tronchi incrociatiformavano un angolo; earrampicatosi sul tettoaveva con le suestesse mani spiegata e issata la bandiera.


Questoparve riconfortarlo assai. Dopo di che rientrò nella casa e siaccinse a passare in rassegna le provvistecome se nient'altro lointeressasse. Ma non mancò di badare al trapasso di Redrutheappena questi ebbe chiuso gl occhi si avvicinò portandoun'altra bandierae devotamente la distese sul cadavere.


"Nonaffliggetevisignore" disse al cavaliere stringendogli la mano."Egli è fortunato: nulla ha da temere un marinaio che èmorto compiendo il proprio dovere verso il capitano e versol'armatore. Può non essere buona teologiaquestama èun fatto." Poi mi tirò in disparte.


"DottorLivesey" mi chiese «fra quante settimane credete chearriverà l'altra nave?" Gli risposi che non si trattavadi settimanebensì di mesi; che se noi non fossimo ritornatialla fine d'agostoBlandly avrebbe mandato a cercarcima néprima né dopo. "Può lei stesso fare il conto"aggiunsi.


"Ebbene"riprese il capitano grattandosi la testa "pur contando molto suibenefici della Provvidenzadirei che siamo piuttosto mal ridotti.


"Cioè?""E' un peccato che abbiamo perduto questo secondo caricoeccocosa intendevo dire" replicò il capitano. "Per lemunizioni ce la potremo cavarema quanto a viveri siamo scarsiassai scarsi: al puntodottor Liveseyche quasi è un beneritrovarci con quella bocca di meno." E accennò conl'indice al corpo che giaceva sotto la bandiera.


Inquel momento con un ruggito e un sibilo una palla passò inalto al disopra del tetto della casa e andò a cadere lontanonella boscaglia "Ohò!" esclamò il capitano."Fuoco volante! Avete già abbastanza poca polverei mieigiovinotti!" Al secondo tentativo il colpo fu meglio direttoeil proiettile cadde entro lo steccato sollevando un nuvolo di sabbiama senza provocare nessun altro danno.


"Capitano"fece il cavaliere "la casa è del tutto fuori dallavisuale del bastimento. Probabilmente mirano alla bandiera. Nonconverrebbe abbassarla?" "Abbassare la mia bandiera?"gridò il capitano. "Nosignoremai!". E questeparole riscossero il generale consensopoiché quell'uscitarivelava non solo il maschio valoroso uomo di marema anchel'accorgimento politico di chi intendeva mostrare al nemico che nontemeva le sue cannonate.


Durantetutta la serata si accanirono a bombardare. L'una dopo l'altra lepalle ci oltrepassavanoo non arrivavano fino a noio buttavano inaria la sabbia dello steccato: ma il tiro era così alto che lapalla ricadeva morta e si affondava nella soffice arena. Non c'era datemere nessun rimbalzoe sebbene un proiettile fosse penetrato daltetto nella casaandando a conficcarsi nel pavimentopresto ciabituammo a quel gioco grossolano senza dargli più importanzache al cricket.


"C'èuna cosa buonain tutto questo" osservò il capitano "edè che il bosco dinanzi a noi è sgombro. La marea da unpo' di tempo si sta ritirando; le nostre provviste dovrebberotrovarsi all'asciutto. C'è qualcuno che voglia andare aprendere del lardo?" Gray e Hunter si offrirono per primi.Armati fino ai denti si slanciarono fuori dallo steccatoma senzarisultatopoiché gli ammutinatipiù arditi di quantonon sospettassimoovvero fiduciosi nella perizia di tiratore diIsraelsi stavano già impadronendo delle provviste e letrasportavano a guado in una delle imbarcazioni che era 1ìvicino e che un remo opportunamente manovrato manteneva ferma controla corrente. Silverinstallato a poppateneva il comandoe ognunodi loro adesso era munito di un moschetto tirato da non si sa qualenascondiglio.


Ilcapitano intantoseduto davanti al libro di bordoannotava:


"AlessandroSmollettcapitano; Davide Liveseymedico di bordo; Abraham Graysecondo carpentiere; John Trelawneyarmatore; John Hunter e RiccardoJoyceservi dell'armatorei soli dell'intero equipaggio rimastifedeliavendo viveri per dieci giorni a mezza razionesbarcaronooggi e issarono la bandiera britannica sul fortino dell'Isola delTesoro. Tomaso Redruthservo dell'armatoreguardacacciaucciso dairibelliJames Hawkinsmozzo..." Proprio in quel momentomentre io mi commuovevo pensando alla sorte del ragazzouna voce sisentì dalla parte di terra.


"Qualcunoche chiama" disse Hunter che era di guardia.


"Dottore!Cavaliere! Capitano! Hallo! Huntersiete voi?" squillòla voce.


Edio corsi alla portae giunsi in tempo per vedere Jim Hawkins sano esalvo scavalcare lo steccato.




Capitolo19

Ilracconto è ripreso da Jim Hawkins: la guarnigione del fortino


Vedendola bandieraBen Gunn si fermò trattenendomi per un braccioesedette. "Ecco là i tuoi compagni" disse "nonc'è dubbio." "E' più probabile che siano irivoltosi" feci io.


"Che?in un posto come questodove non approdano se non piratiSilverspiegherebbe la bandiera nerastanne pur certo. Sono i tuoicompagniti dico. C'è stata battagliae credo che loro se lasiano cavata benee ora stanno a terra nel vecchio fortino costruitoanni e anni fa da Flint. Ahci aveva una testaquel Flint! Rum aparteun uomo di quello stampo non fu mai visto Nessuno gli facevapaura; nessuno eccetto Silver: Silver sìaveva quelprivilegio.


"Bene"dissi io "può essere cosìe così sia:ragione in piùalloraperché io mi affretti araggiungere i miei." "Nocamerata" rispose Ben"niente affatto. Tu sei un buon ragazzose non m'ingannomanon sei che un ragazzoper dirla in una parola. Ora Ben Gunn sa.Neanche per del rum mi si tirerebbe dove vaineanche per del rumfinché non abbia visto il tuo gentiluomo di nascita e ottenutola sua parola d'onore. E non dimenticare le mie parole: 'Di granlunga più fiducia' (questo devi dire) 'di gran lunga piùfiducia': e qui gli dai un pizzicotto." E una terza voltaconla stessa aria di uomo che la sa ungami pizzicò.


"Equando ci sia bisogno di Ben Gunntu sai dove trovarloJim.


Esattamentedove lo trovasti oggi E chi verrà tenga in mano qualcosa dibiancoe venga solo E tu dirai: 'Ben Gunn'dirai'ha le sue braveragioni'." "Bene" dissi io. "Credo di avercapito. Voi avete una proposta da faree desiderate vedere ilcavaliere o il dottoree visi troverà dove io vi ho trovato.E' tutto?" "E a quale oradi'?" aggiunse. "Ebbenemettiamo da mezzogiorno alle treall'incirca." "Siamointesi. E ora posso andare?" "Non ti dimenticherai mica?"chiese ansiosamente "'Di gran lunga più fiducia' e 'lesue proprie ragioni'questo è l'essenziale: te lo dico dauomo a uomo. Ebbeneallora" e seguitava a trattenermi "puoiandareJim. EJimse per caso vedessi Silvernon lo tradirestimica Ben Gunn? Neanche a tirarti con gli àrgani lo tradiresti.Nonon è vero? E se i pirati si accampano a terraJimchedirai tu se l'indomani ci saranno delle vedove?" A questo puntouna forte detonazione lo interruppee una palla di cannone arrivòsquarciando la macchia e andò ad affondarsi nella sabbia ameno di cinquanta metri dal luogo dove stavamo discorrendo. E noifuggimmo a gambe levateciascuno per la sua strada.


Duranteun'ora buona frequenti colpi continuarono a scuotere l'isola e lepalle a sforacchiare con fracasso la boscagliamentre io passavo daun nascondiglio all'altrosempre inseguitoalmeno così miparevada quei tremendi proiettili. Ma verso la fine delbombardamentopur non osando ancora avventurarmi dalla parte delfortinodove le palle battevano di preferenzacominciai in certomodo a riprendere coraggioe dopo un lungo giro verso eststrisciando fra gli alberiscesi alla riva.


Ilsole era appena tramontato: la brezza marina si alzava destandosussurri nella selva e increspando la superficie opaca della baia; lamarea si era ritiratascoprendo larghi tratti di sabbiae l'ariafreddaseguita al calore del giornomi pungeva attraverso ilcamiciotto.


L'"Hispaniola"era sempre ancorata allo stesso posto; ma in cima all'albero maestrosventolava il Jolly Rogeril vessillo nero dei pirati. Mentre stavoguardandoun altro lampo rossastro balenòcon un tuono cherisvegliò il coro degli echie un'altra palla tagliòl'aria sibilando. Era la fine del bombardamento.


Rimasiqualche tempo a osservare il trambusto che seguiva all'attacco. Sullaspiaggia vicino alla palizzata alcuni stavano demolendo qualcosa acolpi d'ascia: era il nostro piccolo disgraziato canottocome piùtardi mi accorsi. Più in làpresso l'imboccatura delfiumeun gran fuoco bruciava in mezzo agli alberie rischiarava unadelle imbarcazioni che faceva la spola tra quel punto e la nave.


Gliuominiche prima avevo visti così rabbuiatiora remandoschiamazzavano allegri come ragazzi. Ma quelle voci sgangheratetradivano il rum.


Miparve finalmente di potermi incamminare verso il fortino. Io mitrovavo assai lontanosulla lingua di terra bassa e sabbiosa chechiude l'ancoraggio ad est ed a mezza marea rimane congiunta conl'isolotto dello Scheletro; ed ecco chealzatomi in piedividi unpo' più in là su quella striscia di terra sorgere tra icespugli bassimolto alta nel cieloe di un candore abbaglianteuna rupe isolata: e pensai che fosse la rupe di cui Ben Gunn mi avevaparlatodicendo che se un giorno o l'altro vi fosse bisogno di uncanotto avrei saputo dove cercarlo.


Camminandorasente la boscaglia raggiunsi la parte posteriore della palizzatadal lato della rivae fui presto festosamente accolto dai fedelicamerati.


Lamia storia fu immediatamente raccontatadopo di che cominciai aguardarmi intorno. La casacioè tettomuripavimentoerafatta di rozzi tronchi di pino. Il pavimento sovrastava qua e làdi un piedeun piede e mezzoil livello della sabbia. La porta davain un vestibolo dove la piccola sorgente scaturivabrillando dentrouna vasca alquanto bizzarraformata solo da una caldaia di ferrodanaveprivata del suo fondo e interrata nel suolo.


Pocorimaneva oltre la carcassa della casa; solo in un angolo si vedevauna lastra di pietra che faceva da posto per il fuocoed un vecchioe arrugginito recipiente di ferro destinato a contenere il fuoco.


Ipendii del monticello e tutto l'interno della palizzata erano statiliberati dagli alberi per costruire la casa; e i ceppi stessimostravano quale superbo e splendido bosco era stato distrutto. Dopol'abbattimento degli alberiquasi tutto il terreno vegetale erastato asportato dalle acque o seppellito sotto la duna; soltanto doveil piccolo ruscellodiramandosi dalla caldaiascorrevauna spessapelliccia di muschioalcune felci e certi piccoli serpeggianticespugli mettevano ancora tra la sabbia una nota verde. Addossatoalla palizzatatroppo addossato per la difesadicevano essiilbosco lussureggiava ancora alto e densoesclusivamente formato dipini dalla parte del montee mescolato di querce sempreverdi dallaparte del mare.


Lafresca brezza seraledella quale ho parlatofischiava attraverso lefessure della rozza costruzione e seminava il pavimento di unaincessante pioggia di sabbia fine. Dappertutto era sabbia: sabbia neinostri occhisabbia tra i nostri dentisabbia nelle nostreminestresabbia danzante nella sorgente al fondo della caldaiasimile a una zuppa quando apre il bollore. Un buco quadrato nel tettofaceva da camino: ma solo una parte del fumo vi trovava sfogo; ilresto turbinava per la casa costringendoci a tossire e lacrimare.


Aggiungeteche Grayla nuova reclutaaveva la testa fasciata per una feritariportata nello strapparsi agli ammutinatie quel povero vecchioTomtuttora insepoltogiaceva lungo il murorigido sotto l'UnionJack.


Fossimorimasti oziosila malinconia ci sarebbe saltata addosso; ma ilcapitano Smollett non era uomo da lasciare il tempo a ciò.


Chiamaticici divise in due squadre; da una parte il dottoreGray ed io;dall'altra il cavaliereHunter e Joyce. Malgrado la stanchezzageneraledue furono mandati per legna nel boscoaltri due messi ascavare la fossa per Redruth; il dottore ebbe il posto di cuoco; iodi guardia alla portae lo stesso capitano andava dall'uno all'altroincoraggiandoci tutti e dando una mano dove occorreva.


Ditanto in tanto il dottore veniva alla porta a respirare un po' d'ariae a riposare i suoi occhi irritati dal fuoco; e sempre aveva unaparola per me.


"QuestoSmollett" mi disse una volta "vale più di me. E ciòsignifica qualcosaJim." Un'altra voltadopo un silenziopiegò la testa da un lato e mi fissò chiedendo:


"QuestoBen Gunn che uomo è?" "Non sapreisignore. Non sonosicuro che sia sano di mente." "Se hai qualche dubbio di'pure che non lo è" riprese il dottore.


"Unuomo rimasto tre anni a rosicchiarsi le unghie sopra un'isola desertanon potrà mai apparire sano di mente come uno di noi. Non èconforme alla natura. Ma tu mi dicevi che sospirava un pezzo diformaggiono?" "Sìsignoreformaggio.""EbbeneJimvedi che a qualcosa giova essere ghiotto. Tuconosci la mia tabacchierano? E mai mi vedesti prender tabacco. Osai perché? Perché nella tabacchiera tengo un pezzo diformaggio parmigiano: un formaggio fatto in Italiaassai nutriente.Ebbenesarà per Ben Gunn." Prima di metterci a tavolaseppellimmo il vecchio Tom nella sabbiae per alcuni istantirestammo raccolti intorno a lui a capo scopertonel vento. Un belmucchio di legna era stato radunatoma non sufficiente a giudiziodel capitanoche scosse la testae disse che l'indomani mattinabisognava rimettersi al lavoro "con un po' più diaccanimento". Dopo di chemangiato il nostro lardoe bevutociascuno un buon bicchiere di grog all'acquavitei tre capi siriunirono in un angolo a esaminare la situazione.


Iocredo che non sapessero come uscirneessendo le provviste cosìscarse che la fame ci avrebbe costretti ad arrenderci prima chel'aiuto arrivasse. Il miglior partitocosì concluseroera difare dei vuoti nelle file dei filibustieri fino a deciderli adabbassare la bandiera o a scappare con l'"Hispaniola". Dadiciannove essi erano già ridotti a quindici; altri due eranoferitied unoalmenoil marinaio colpito vicino al cannoneingravi condizionise pure non morto. Non dovevamo trascurare nessunabuona occasione di far fuocoe stare bene attenti a risparmiarci. Aparte ciòavevamo due potenti alleati: rum e clima.


Quantoal primopur attraverso mezzo miglio di distanzasentivamo queidannati strepitare e cantare fino a notte alta; e quanto al secondoil dottore scommetteva la sua parrucca cheaccampati com'erano nelpantano e sprovvisti di medicinenon sarebbe passata una settimanache metà di loro sarebbero caduti come mosche.


"Sicché"aggiunse "se non siamo noi ad essere ammazzati primanon glisembrerà veroa lorodi scapolarsela con l''Hispaniola'. E'sempre un bastimentoe potranno riprendere il loro mestiere.""Sarà il primo bastimento che perdo" disse ilcapitano.


Ioero morto di stanchezzacome si può immaginare; e quando micoricaiil che non fu se non dopo un lungo andare e veniredormiicome una marmotta.


Glialtri erano in piedi da un pezzoe avevano già fattocolazione e accresciuto di un'altra buona metà il mucchiodella legnaquando fui svegliato da un trambusto e rumore di voci.


"Bandierabianca!" sentii dire; e subito dopocon un grido di sorpresa:


"Silverin persona!" Allora saltai giùe stropicciandomi gliocchi corsi una feritoia.




Capitolo20

L'ambasciatadi Silver


Inrealtà c'erano due uomini fuori dello steccatouno dei qualisventolava un panno biancoe l'altro gli stava tranquillamenteaccanto: nientemeno che Silver in persona.


Eraancora assai prestoe il freddo pungeva come non maie penetravafino alle ossa. Il cielo era chiaro e pulitoe le cime degli alberisi coloravano di rosa nel sole. Madove stava Silver col suoseguacetutto era ancora in ombraed essi apparivano immersi finoal ginocchio in un denso e biancastro vapore che durante la notte erasalito dalla palude. Freddo e vapore insieme raccontavano losquallore dell'isola: luogo umidopieno di febbrimalsano.


"Nessunosi muova" avvertì il capitano. "Dieci contro unoquesto è un tranello." Poi si volse al filibustiere:


"Chiva là? Fermoo sparo." "Bandiera parlamentare"gridò Silver.


Ilcapitano si teneva nel vestiboloattento a non esporsi ad un colposparato a tradimento. E rivolto a noicomandò:


"Lasquadra del dottore a fare la guardia. Dottor Liveseyfavoriscamettersi al lato nord; Jim all'estGray all'ovest.


L'altrasquadratutti a caricare i moschetti. Svegliragazzie attenti."Poi di nuovo si rivolse ai ribelli.


"Evoi che volete con la vostra bandiera parlamentare?" Questavolta fu l'altro a rispondere.


"E'il capitano Silversignoreche viene a fare delle proposte.""Il capitano Silver? Non lo conosco. Chi è costui?"gridò il capitano. E a mezza vocecome parlasse tra sél'udimmo aggiungere:


"Capitano!Una bella carrieraperbacco!" Long John replicò eglistesso:


"Sonoiosignore. Questi poveri diavoli mi hanno scelto per capitano dopola vostra diserzione" e calcò sulla parola "diserzione"."Noi siamo pronti a sottometterci purché ci si intendasulle condizionisenza tante cerimonie. Tutto ciò che io vichiedocapitano Smollettè la vostra parola che mi lascereteuscire sano e salvo da questo recinto e mi concederete un minuto perportarmi fuori tiro prima che si apra il fuoco." "Amicomio" disse il capitano Smollett "io non desidero affattoparlare con voi. Se avete qualcosa da dirmipotete entrareeccotutto. Se un tradimento ha da venireverrà da parte vostraeil Signore vi aiuti." "Non occorre altro" esclamòLong Johnallegramente. "Una vostra parola mi basta. Soriconoscere un galantuomo: siatene pur sicuro." Vedemmo ilcompagno dalla bandiera bianca tentare di trattenere Silver: néera da stupirsenedata la franca risposta del capitano. Ma Silvergli rise sonoramente sul muso e gli dette una pacca sulla schienaquasi che l'idea di un pericolo fosse stata assurda. Poi si avvicinòalla palizzatagettò al disopra la sua grucciaalzòin aria una gambae con grande vigore e destrezza riuscì ascavalcare il recinto e a buttarvisi dentro illeso.


Confessoche io m'interessavo troppo a quanto stava accadendoper esseredella minima utilità come sentinella. Difattiavevo giàabbandonato la mia feritoia per sgusciare dietro al capitano; ilquale stava ora seduto sulla sogliai gomiti sui ginocchila testanelle manie gli occhi fissi sull'acqua che gorgogliava versandosifuori della caldaia di ferro e perdendosi nella sabbia.


Ecanticchiava tra sé: "Venite fanciulle e fanciulli".


Guadagnarla cima del monticello fu per Silver una faticaccia.


Controla ripidezza dell'ertagl'intricati ceppi degli alberie lamollezza della sabbia dove il piede affondavaegli con la suagruccia penava come un battello nel vento avverso. Ma vi si accanìin silenziocome un bravoe arrivò infine davanti alcapitano che salutò col più squisito garbo di questomondo. Si era abbigliato come meglio poteva: uno smisurato abitoazzurro carico di bottoni d'oro gli arrivava fino alle ginocchia; eun cappello riccamente gallonato gli troneggiava sulla nuca.


"Eccoviqui" disse il capitano alzando il capo. "Ma fareste meglioa sedere." "Non vorreste lasciarmi entrarecapitano?"si lamentò Long John.


"Inverità è troppo fredda la mattinata per seder fuorisulla sabbia." "EhSilver" obietto il capitano. "Sevi fosse piaciuto di rimanere un onest'uomopotreste ora sederenella vostra cucina.


Colpavostra. O siete il cuoco del mio bastimento (e foste pure bentrattato!) o siete il capitano Silverun volgare ribelle e pirata; ein questo caso potete andare a farvi impiccare!" "Benebene" replicò il mastro cuoco sedendo sulla sabbiasecondo all'invito "mi darete poi una mano per rialzarmieccotutto. Ma che delizioso posto avete trovato! Ahecco Jim! Buongiorno a teJim. Dottorei miei rispetti. Ebbeneeccovi tuttiriuniti insieme come una felice famigliase così possoesprimermi." "Se avete qualcosa da direamico mioèmeglio che vi sbrighiate" proferì il capitano.


"Piùche giustocapitano Smollett" replicò Silver. "Ildovere anzituttonessun dubbio. Ebbenesentite: ci avete giocato unbel tiro l'altra notte. Un bel tiro davveronon saprei negarlo.


Parecchidi voi sono discretamente abili nel maneggiare la manovella. E nonnegherò che alcuni dei miei siano stati scossi: o magarituttie magari io stesso: ed è probabilmente per questo chesono qui per trattare. Mabadate benecapitano: ciò non siripeteràperdio! Faremo buona guardiae diminuiremo untantino il rum. Voi forse pensate che eravamo tutti quanti fradici:ma v'assicuro che io non avevo bevuto una goccia; soltanto non nepotevo più dalla stanchezzae se mi fossi risvegliato unsecondo primavi avrei presi sul fattovi avrei. Egli non eraancora mortoquando lo raggiunsinon era." "Sicché?"fece il capitano Smollett con la massima calma.


Tuttele chiacchiere di Silver erano per lui un enigmama nessuno mail'avrebbe immaginatoa giudicare dall'intonazione della voce.


Quantoa mecominciavo a scorgere un filo di luce. Le ultime parole di BenGunn mi tornarono a mente. Pensai che egli avesse visitato ifilibustieri mentre giacevano ubriachi intorno al loro fuocoeriflettei con gioia che non più di quattordici erano i nemicicon cui ci restava da fare i conti.


"Edunqueecco qua" disse Silver. "Noi vogliamo questotesoroe l'avremo: ecco il nostro punto. A voi preme di salvar lavostra pellesuppongo: ed ecco il vostro. Voi avete una cartanon èvero?" "Può darsi" rispose il capitano.


"Ohvoi l'avetesìlo so beneio" ribatté LongJohn. "Non è il caso di essere così ruvidi con lagente; non serve affattocredete a me. Ciò che intendo dire èche ci occorre la vostra carta. Del restoio per me non vi ho maivoluto male..." "Questo mi è indifferenteamicomio" interruppe il capitano. "Noi conosciamo perfettamentele vostre intenzionie non ce ne importaperchéoramaivedetela cosa non è più possibile." Eguardandolo tranquillamenteil capitano prese a riempire la suapipa.


"SeAbraham Gray..." insinuò Silver.


"Basta!"gridò il signor Smollett. "Gray non mi ha detto nullanéio gli ho chiesto nulla; eciò che più importavorreiveder voi e lui e l'isola intera saltare in aria. Cosìamicomiosapete ciò che penso a tale riguardo." La piccolasfuriata smorzò i bollori di Silver. Egliche giàs'irritavanon tardò a ricomporsi.


"Puòessere" disse addolcendo il tono. "Io non pretendo didecidere quello che la gente per bene può ritenere corretto omenoa seconda del caso. E poiché vedo che voi vi preparate afare una pipatami permetterò di imitarvi." E riempìla sua pipae l'accese; e i due uomini rimasero per un po' a fumarein silenzioora guardandosi in facciaora calcando il tabaccoorapiegandosi a sputare. Era uno spasso vederlicome assistere a unascena di teatro.


"Eora" riprese Silver "ecco qua. Voi ci date la carta perchépossiamo procurarci il tesoroe smettete di sparare sui poverimarinai e spaccar loro la testa mentre dormono. Voi fate ciòe noi vi lasciamo liberi di scegliere: o venite a bordo con noi unavolta caricato il tesoronel qual caso io m'impegno sulla mia parolad'onore a sbarcarvi in qualche luogo sani e salvi; oppurese ciònon vi aggradavisto che parecchi dei miei uomini hanno uncaratteraccio e conservano vecchie ruggini a causa di punizioniallora potete restare quipotete. Noi divideremo con voi leprovvistetanto per ciascunoed io m'impegnocome sopraadavvertire la prima nave che incontroe a mandarla qui a prendervi.Ora mi ammetterete che questo è parlare. Potevate volermi piùliberale di così? No di certo. Ed io spero" e qui alzòla voce "che tutti i vostri compagni qui dentro rifletterannoalle mie paroleperché ciò che è detto a uno èdetto a tutti." Il capitano Smollettalzatosibatté lapipa contro il palmo della mano scuotendone la cenere.


"E'tutto qui?" domandò.


"L'ultimamia parolacorpo di mille bombe!" rispose.


"Respingetelae non avrete da me altro che pallottole di moschetto.""Benissimo" disse il capitano. "E ora sentite me. Sevoi verrete uno per uno disarmatiio m'impegno a mettervi tuttiquanti ai ferri e trasportarvi in Inghilterra dove vi si allestiràil vostro bravo processo. Se rifiutatesappiate che io mi chiamoAlessandro Smollettche ho issato la bandiera del mio sovranoe vispedirò tutti all'inferno. Voi non potete scoprire il tesoro.Voi non potete manovrare l''Hispaniola': non c'è tra voi unuomo capace di ciò. Voi non potete combatterci. Grayquisiè sbrigato di cinque di voi. La vostra barca è malgovernatamastro Silver; siete sottoventoe correte a battere neifrangenti. Ve ne accorgerete. Io rimango quive lo dichiaro netto.Sono le ultime parole amichevoli che vi rivolgoperché vigiuro in nome del Cielo che la prossima volta che v'incontreròvi caccerò una palla nella schiena. Prestoragazzo mio.Liberateci della vostra presenzavi pregoe viaun piede dopol'altroe al galoppo." La faccia di Silver era impressionante:gli occhinella rabbiagli schizzavano fuori della testa. Scuotéla pipa ancora accesae gridò:


"Datemiuna mano!" "Io no!" replicò il capitano.


"Chimi dà una mano per rialzarmi?" grugnì ilmiserabile.


Nessunodi noi si mosse.


Masticandole più zozze imprecazioni si trascinò sulla sabbiafinché riuscì ad attaccarsi alla parete del vestiboloe a alzarsi di nuovo sulla gruccia. Allora sputò nellasorgente.


"Ecco"gridò "il conto che faccio di voi. Entro un'ora viriscalderò come un ponce nel vostro fortino. Ridetecorpo diSatanassoridete pure! Tra un'ora riderete al rovescio. Quelli chemoriranno saranno i più fortunati." E con una spaventosabestemmia si allontanòinciampando e affondando nella sabbia;e con l'aiuto dell'uomo con il vessillo parlamentare riuscìdopo quattro o cinque tentativi fallitia scavalcare la palizzata.


Unistante dopo scompariva dietro gli alberi.




Capitolo21

L'attacco


Nonappena Silver fu scomparsoil capitanoche l'aveva attentamenteseguitosi volse verso l'interno della casae trovò chenessuno all'infuori di Gray era al proprio posto. Fu la prima voltache lo vedemmo in collera.


"Alvostro posto" ruggì. Poidopo che avemmo ubbidito:"Gray" disse "io citerò il vostro nome a titolod'onore nel libro di bordo; voi avete compiuto il vostro dovere comeun vero marinaio.


SignorTrelawneymi meraviglio di lei! E leidottoremi pareva che untempo avesse portato l'uniforme reale! Ma se è così cheha servito a Fontenoyavrebbe fatto meglio a rimanersene sotto lecoperte".


Lasquadra del dottore era ritornata alle feritoie: gli altri stavanocaricando i moschetti di riservae ciascunocom'è naturalecol viso rosso e l'orecchio teso.


Ilcapitano ci guardò un momento in silenzio; poi riprese:


"Ragazzimieiho assestato a Silver una bordata. Gli ho bruciato la pelle diproposito. Prima che l'ora sia passatacom'egli ha dettociattaccheranno. Noi siamo in minor numeronon occorre dirlo: peròcombatteremo stando al copertoe un minuto fa avrei soggiunto: condisciplina. Io non dubito minimamente che possiamo suonarglielesevoi volete." Dopo di questofece la rondae constatòcom'ebbe a direche tutto era in regola.


Suidue lati minori del fortinoa est e a ovestc'erano soltanto dueferitoie; sul lato suddove si trovava la portaaltre due; e sullato nordcinque. Disponevamonoi settedi una ventina dimoschetti; la legna da bruciare era ammassata in quattro catastecome tavoledirei quasiuna nel mezzo di ciascun latocon sopramunizioni e quattro moschetti carichi a portata di mano deidifensori. Nel centroallineatii coltellacci.


"Gettatevia il fuoco" ordinò il capitano. "Il freddo èpassatoe non bisogna avere il fumo negli occhi." Il recipientedi ferro fu portato fuori dal signor Trelawney e le braci spentenella sabbia.


"Hawkinsnon ha ancora fatto colazione. Hawkinsprendi la tua colazione eritorna al tuo posto a mangiarla" continuò il capitanoSmollett. "Animoragazzo mioe non perdiamo tempo. Hunterpassa a tutti un bicchiere di grappa." E mentre questi eseguivail capitano completava mentalmente il suo piano di difesa.


"Dottore"riprese "lei occuperà la porta. Attento a vederemasenza esporsi. Si tenga in dentroe tiri dal vestibolo. Huntervoioccuperete il lato estlà. Joyceamico miovoi stareteall'ovest. Signor Trelawneylei è il miglior tiratore: lei eGray terrete questo lungo tratto nord con le cinque feritoie. Lìè il punto debolelì... Se loro riuscissero araggiungerlo e sparare attraverso le stesse nostre aperturele coseprenderebbero una cattiva piega. Hawkinsné tu né iosiamo dei tiratori valenti:


rimarremolì per caricare e dare una mano." Come il capitano avevadettoil freddo era passato. Non appena il sole ebbe scavalcato lanostra cintura di alberibatté con tutta la sua forza soprala radura e asciugò in un baleno i vapori. La sabbia diventòbruciante e la resina dei tronchi d'albero del fortino si liquefece.Camiciotti e vestiti furono buttati all'aria: i colli delle camicierivoltati e le maniche rimboccate fin sulle spalle; e aspettammo lìciascuno al suo postocome in una febbreestenuati dal caldo edall'ansia.


Passòun'ora.


"Possanomorire impiccati!" borbottò il capitano. "Ci sicrepa di noia. Grayfischiate per chiamare il vento." Maproprio in quel punto apparvero i primi segni dell'attacco.


"Scusisignore" disse Joyce "se vedo qualcuno devo sparare?""Ve l'ho ben detto!" sbuffò il capitano.


"Graziesignore" rispose Joyce con la stessa placida gentilezza.


Nonsuccesse niente per un po': ma quelle parole ci avevano messiall'erta: occhi aguzzatiorecchi tesii moschettieri con l'armabilanciata nel pugnoil capitano nel mezzo del fortino con le labbratirate e le sopracciglia aggrottate.


Passaronocosì alcuni secondifinché d'improvviso Joyce puntòil suo moschetto e sparò. Il rimbombo non era ancora spentoche altre detonazioni risposero dal di fuori con una diffusa scaricacolpo dietro colpoin fila indianada ogni parte del recinto.


Parecchiepalle colpirono il fortinoma nessuna vi penetrò; e come ilfumo si fu dileguatogli alberi e lo steccato ricomparirono immobilie deserti come prima. Non un ramoscello oscillavanon il luccichìod'una canna di fucile tradiva la presenza dei nostri nemici.


"Avetecolpito il vostro bersaglio?" chiese il capitano.


"Nosignore" rispose Joyce "non credo." "La piùbella cosa è la verità" masticò il capitanoSmollett.


"Caricail suo fucileHawkins Quanti ritenete che fossero dal vostro latodottore?" "Posso dirglielo con precisione. Tre colpi furonotirati da questo lato. Ho visto le tre vampe: duevicinissime l'unaall'altrala terza più a ovest." "Tre" ripetéil capitano. "E quanti dalla sua partesignor Trelawney?"Ma qui la risposta non fu così facile. Da nord ne eranoarrivati molti: sette secondo i calcoli del cavaliere; otto o novesecondo Gray. Da est e da ovest un solo colpo era stato tirato. Eradunque chiaro che l'attacco veniva dal lato nord e che sui rimanentitre fronti saremmo stati molestati da una semplice finta di ostilità.


Mail capitano Smollett non cambiò per niente le suedisposizioni.


Segli ammutinati riuscivano a superare la palizzatapensavasisarebbero impadroniti di ogni feritoia indifesae ci avrebberouccisi come tanti sorci nella nostra stessa fortezza.


Delresto non ci si lasciò troppo agio a riflettere. D'improvvisocon un potente urràuna piccola nube di pirati si precipitòfuori della boscaglia dalla parte nordcorrendo dritta verso lapalizzata. Nello stesso tempo da oltre gli alberi fu riaperto ilfuocoe una palla fischiò attraverso l'entrata e mandòin pezzi il moschetto del dottore.


Similia un branco di scimmie gli assalitori balzarono in cima allosteccato. Il cavaliere e il dottore spararono continui colpi; treuomini caddero: uno a testa in giùdentro il recinto; dueall'indietrofuori: ma uno di questi era evidentemente piùtramortito di spavento che feritoperché in un attimo si alzòin piedi e scomparve nella macchia.


Dueavevano morso la polvereuno era fuggitoquattro erano riusciti aguadagnare il nostro trinceramentoe intantovicino agli alberisette od otto provvisti ognuno di parecchi moschetti dirigevano unaccanito quanto innocuo fuoco contro il nostro fortino.


Iquattro che erano entratipuntavano diritti sulla casa correndo egridando; e i compagni nascosti tra gli alberi con alti clamori liincoraggiavano. Alcuni colpi furono sparatima tanta era la furiadei tiratoriche nessuno colse nel segno. In un istante i quattropirati avevano scalato il monticelloed eccoli sopra noi.


Latesta di Job Andersonil nostromoscattò nella feritoia delmezzo.


"Daiche ci sono tuttidai!" ruggì con una voce di tuono.


Nellostesso momento un altro pirata afferrò il moschetto di Hunterper la cannaglielo strappò di manoe con un tremendo colpostese il povero ragazzo inanimato al suolo. E un terzogirandoincolume intorno alla casabalzò improvvisamente nell'entratae si lanciò con un coltellaccio sul dottore.


Lanostra posizione era totalmente rovesciata. Poco primatiravamostando al riparosu un nemico scoperto; ora invece eravamo noi gliesposti e incapaci di restituire un colpo.


Ilfortino era pieno di fumo e a questo dovevamo la nostra relativasicurezza. Grida confusedetonazioni di colpi di pistolae undisperato lamento riempivano i miei orecchi!


"Fuoriragazzifuori! Combattiamo all'aperto! Mano ai coltellacci!"comandò il capitano.


Iotolsi con furia un coltellaccio dal mucchioe qualcunoprendendoneun altro nel medesimo istantemi fece una sbucciatura alle dita cheappena sentii. Mi slanciai fuori della porta in pieno sole. Qualcunoignoro chimi seguiva da vicino. Proprio davanti a me il dottorestava inseguendo il suo assalitore giù per il pendioe nelmomento stesso che i miei occhi caddero su di luiegli raggiunse losciaguratoe lo colpì buttandolo riverso per terra e con unlargo taglio nella faccia.


"Intornoalla casaragazziintorno alla casa!" gridava il capitano; ediopur in mezzo al tumultoavvertii un cambiamento nella sua voce.


Macchinalmenteobbedii; e rivoltomi a levantecol mio coltellaccio in ariacorsiall'angolo della casa. Un attimoed eccomi di fronte ad Anderson.Con un mugghio feroce egli alzò sopra la testa la lama chelampeggiò nel sole. Io non ebbi tempo di spaventarmi perchémentre l'arma mi pendeva addossofulmineamente mi spostai spiccandoun salto; e mancatomi un piede nella soffice sabbiaruzzolai testaall'ingiù lungo il pendio.


Quandom'ero lanciato fuori della portagli altri ribelli stavano giàarrampicandosi sullo steccato per farla finita con noi. Uno d'essicon in testa un berretto rosso e il suo coltellaccio tra i dentiaveva persino raggiunto la cima e con una gamba l'aveva giàscavalcata. Ebbenel'intervallo era stato così brevechequando io mi ritrovai di nuovo in piedi tutti erano ancora nellastessa posizione: l'uomo dal berretto rosso mezzo di qua e mezzo dilàe un altro cominciava a mostrar la testa al disopra deipali. E nondimenoin questo brevissimo lasso di tempo ilcombattimento era terminatoe la vittoria era nostra.


Grayche mi seguiva da vicinoaveva abbattuto con un fendente il grossonostromo senza lasciargli tempodopo che gli era fallito il colpodi rimettersi in sesto. Un altro era stato freddato a una feritoiamentre tirava dentro la casa; e ora agonizzavacon in mano lapistola ancora fumante. Un terzocome dissiera stato spacciato daldottore. Dei quattro che erano riusciti a scavalcare la palizzatasolo uno rimaneva incolumeil qualeabbandonato il suo coltellacciosul teatro della mischiasi arrampicava un'altra volta per uscirnecol timore della morte alle calcagna.


"Fuocofuoco dalla casa!" ordinò il dottore. "E voiragazziritornate al coperto!" Ma queste parole non furonosentitenessun colpo partìe l'ultimo ribaldo potéscapolarsela immergendosi con gli altri nel bosco. Degli assalitorinon rimanevanoin tre secondiche i cinque caduti: quattro dentroe uno fuori dal recinto.


IldottoreGray ed io ci affrettammo a metterci al riparo. I superstitiavrebbero presto raggiunto il luogo dove avevano lasciato i loromoschetti; il fuoco avrebbe potuto ricominciare da un momentoall'altro.


Lacasa si era intanto liberata un po' dal fumo; e noi in un batterd'occhio misurammo il prezzo della nostra vittoria.


Huntergiaceva privo di sensi davanti alla sua feritoia; Joycevicino a luicon una palla nella testaimmobile per sempre; mentre nel mezzo ilcavaliere sorreggeva il capitano: l'uno non meno pallido dell'altro.


"Ilcapitano è ferito" disse il signor Trelawney.


"Sonofuggiti?" chiese il signor Smollett.


«Tuttiquelli che hanno potutostate pur sicuro" rispose il dottore"ma ce ne sono cinque che non corre ranno più.""Cinque!" esclamò il capitano. "Ebbeneabbiamoprogredito. Cinque da una parte e tre dall'altrarimaniamo quattrocontro nove. La disparità è meno forte. Alla partenzaeravamo sette contro diciannove; o quanto meno lo pensavamoil chenon è affatto meglio (1)." Nota 1. Gli ammutinatirimasero presto soltanto ottogiacché l'uomo colpito dalsignor Trelawney a bordo della goletta morì della sua feritala sera stessa: ma ciònaturalmentenon fu che piùtardi a conoscenza del partito fedele.




PARTEQUINTA - LA MIA AVVENTURA IN MARE



Capitolo22

Doveincomincia la mia avventura


Iribelli non si fecero più vederené spararono un solocolpo dai loro nascondigli. Avevano avuto il fatto loro per quelgiornoper dirla col capitano; e noipadroni del luogopotemmo intutta tranquillità ed agio vegliare i feriti e preparare ilpranzo. A dispetto del pericolo io e il cavaliere facemmo la cucinaall'aperto; e tuttavia anche lì ci raggiungevano gli acutigemiti dei pazienti del dottore; era uno strazio e una disperazionesentirli.


Degliotto uomini caduti nell'azionetre soltanto respiravano ancora: ilpirata che era stato colpito davanti alla feritoiaHunter e ilcapitano Smollett. I primi due potevano ritenersi perduti; difatti ilrivoltoso mori sotto il bisturi del dottoree Hunter malgrado lenostre cure non riprese più conoscenza. Egli languìl'intero giorno respirando pesantemente come il vecchio filibustierea casa nostra dopo il suo colpo apoplettico; aveva avuto le costolefracassate e il cranio fratturato nella cadutae cosìnelcorso della notte seguentesenza né un gesto né unasillabapassò al Creatore.


Quantoal capitanole sue ferite erano gravi in veritàma nonpericolose. Nessun organo era irrimediabilmente leso. La palla diAndersongiacché era stato Anderson il primo a sparargligliaveva spezzato una scapola e toccato leggermente il polmone; l'altragli aveva soltanto lacerato e spostato qualche muscolo del polpaccio.Egli sarebbe senza dubbio guaritosecondo quanto affermava ildottorema intanto e per alcune settimanedoveva astenersi dalcamminare o dal muovere il braccio; epossibilmenteevitare diparlare.


Lamia sbucciatura alle dita non aveva più importanza di un morsodi pulce. Il dottor Livesey ci mise sopra un impiastroe persoprappiù vi aggiunse una tiratina d'orecchi.


Dopopranzo il cavaliere e il dottore si consultarono un momento alcapezzale del capitano; e ragionato che ebbero a loro piacimentoessendo di poco passato mezzogiornoil dottore prese il cappello ele pistolecinse un coltellacciomise la carta in tascae con unmoschetto sulle spalle scavalcò la palizzata dal lato nord es'inoltrò di buon passo nel bosco.


Grayed io ci eravamo ritirati all'estremità del fortino per nonudire i discorsi dei nostri superiori. La stupore del mio compagnonel vedere quella uscita fu tale che si levò la pipa di boccae non pensò più a rimettervela.


"PerSatanasso" proruppe "il dottor Livesey è matto?""Io non lo credo" risposi. "Sono sicuro che èl'ultimo di noi a correre questo rischio." "Ebbeneamicomioti ammetterò che non sia pazzo; ma alloraascoltamibenese non è pazzo LUIlo sono io." "Io suppongo"replicai "che il dottore ha una sua idea. Se non sbagliova incerca di Ben Gunn." Indovinavoinfatticome più tardirisultò; ma intantopoiché nella casa si moriva dalcaldo e la sabbia dentro il recintosotto il sole di mezzogiornomandava riverberi arroventatiio a poco a poco mi lasciai prendereda un'altra idea che non era proprio altrettanto giusta. Cominciai ainvidiare il dottore chebeato luise ne camminava nella frescaombra degli alberigodendosi i canti degli uccelli e il graditoaroma dei pinimentre ioinchiodato lìarrostivocoi mieiabiti appiccicati alla calda resinae con quel sangue sparsoe queipoveri cadaveri stesi intorno a me... Mi prese a poco a poco un taledisgusto di quel luogoche quasi finì per divenire terrore.


Pertutto il tempo che impiegai a ripulire la casa e a lavare ilvasellamequesto disgusto e il desiderio di evadere si fecero semprepiù tormentosifinchétrovandomi non osservato daalcunoaccanto a un sacco di panemi riempii le tasche di biscottie detti inizio alla mia scappata.


Eropazzose vogliamoe certo stavo per abbandonarmi a un'azioneinsensata e temeraria: ma ero deciso a compierla senza trascurareogni possibile precauzione. Questi biscottiqualunque cosa micapitassemi avrebbero evitato di morire di fame almeno fino a tuttol'indomani. Altrodi cui m'impadroniifu un paio di pistole; esiccome già possedevo una fiaschetta di polvere e pallottolemi credetti sufficientemente armato.


Quantoal disegno che avevo in testanon era in se stesso cattivo. Miproponevo di partire dalla lingua di sabbia che separa a levantel'ancoraggio dal mare apertoportarmi fino alla Roccia Bianca cheavevo osservato la sera primaed accertarmi se era lì o noche Ben Gunn teneva nascosto il canotto; fatica tutt'altro cheoziosacome tuttora penso. Maessendo certo che non mi avrebberopermesso di lasciare il recintoil mio unico mezzo era congedarmialla francesee scappar via mentre nessuno mi badava:


equesto era un modo di agire così brutto che mi rendeva la cosastessa nettamente riprovevole. Ma io non ero che un ragazzoe avevopreso la mia decisione.


Orbenele circostanze si disposero infine in modo da crearmi una magnificaoccasione. Il cavaliere e Gray erano occupati a cambiare le bende alcapitano; la costa appariva sgombra; io rapido come una saettascavalcai lo steccatotuffandomi nel folto degli alberi; eprimache la mia assenza fosse notatanon ero già più aportata di voce dei miei compagni.


Efu questa la mia seconda folliapeggiore assai della primadato chea guardia del fortino io non lasciavo che due soli uomini validi: maal pari della prima contribuì alla comune salvezza.


Iomi rivolsi dritto verso la costa a levante dell'isolaperchéavevo deciso di percorrere la lingua di sabbia dal lato del mareperevitare il rischio di farmi scoprire dall'ancoraggio.


Nonostanteche il pomeriggio fosse già inoltratol'aria si mantenevarovente. Continuando il mio cammino attraverso l'alta selvasentivolontano davanti a meinsieme col continuo fragore dei marosiunmormorìo di frascheun agitarsi di ramisegni evidenti chela brezza marina si era alzata più vivace del solito.


Prestoalcune fresche folate mi raggiunsero; e fatti alcuni passi miritrovai sul margine del boscoe vidi il mare stendersi azzurro eluminoso fino all'orizzontee la risacca abbattersi fumante di spumalungo la spiaggia.


Ionon ricordo di aver mai visto il mare calmo intorno all'Isola delTesoro. Il sole poteva dardeggiare dall'altol'aria restare senza unsoffiole acque dell'ancoraggio essere lisce e azzurre; ma sempreancora lungo la costa esterna quei cavalloni si rovesciavano tuonandoe tuonando giorno e notte; né io credo vi fosse un puntodell'isola dove quel dannato clamore non arrivasse.


Avanzaicamminando con grande piacere lungo i frangentifinchésembrandomi di essermi ormai spinto abbastanza a sudapprofittai delriparo di alcuni folti cespugli per strisciare cautamente fin sullapunta della lingua di terra.


Dietrodi me c'era il mare aperto: di frontel'ancoraggio. Come se labrezza marina si fosse sfogata più presto del solitonell'inconsueta violenzaera già spenta; un leggero einstabile venticello da sud e sud-est era seguitoportando vastibanchi di nebbia; e l'ancoraggioriparato dall'isolotto delloScheletrogiaceva quieto e plumbeo come la prima volta che vieravamo entrati. In quell'intatto specchio l'"Hispaniola"si rifletteva dalla cima degli alberi fino alla linea d'immersionecompresa la bandiera corsara che pendeva dalla punta dell'albero dimaestra.


Lungoil bordo era accostato uno dei canotti governato da Silver (lui loriconoscevo sempre) verso cui si chinavanoappoggiati albastingaggiodue uominiuno dei qualicon in testa un berrettorossoera lo stesso furfante che alcune ore prima avevo visto acavalcioni sulla palizzata. Sembrava che parlassero e ridessero:


peròa quella distanzapiù di un miglionon potevo naturalmenteafferrare una sillaba. D'improvviso scoppiò un atroceinfernale gridìoche a tutta prima mi gelò il sangue;ma riconobbi subito la voce di "capitano Flint"e misembrò anchedalle penne sgargiantidi distinguere l'uccelloposato sul polso del suo padrone.


Pocodopoil canotto si distaccòdirigendosi verso la spiaggiael'uomo dal berretto rosso e il suo compagno si calarono dentro lacabina.


Nelfrattempo il sole era tramontato dietro il Cannocchialee poichéla nebbia si andava rapidamente addensandol'aria cominciava ascurire. Volendo rintracciare il canotto quella sera stessanondovevo perdere tempo.


LaRoccia Biancaabbastanza visibile al disopra dei cespuglieraancora circa un ottavo di miglio distantegiù sulla lingua diterrae mi ci volle un po' per arrivarcistrisciando spesso carponiattraverso il forteto. La notte già incombeva quando misi lamano sul suo scabro fianco. Proprio sotto di essa c'era una piccolacavità erbosa nascosta da rocce e da una lussureggiantevegetazione che mi arrivava al ginocchio; e nel mezzo della bucac'era proprio una piccola tenda di pelle di capra simile a quella chegli zingari si portano dietro in Inghilterra.


Saltainella bucasollevai l'orlo della tendaed ecco il canotto di BenGunn: rustico lavorose altro mai ve ne fuconsistente in una rozzabistorta carcassa di legno durocon tesa sopra una coperta di pelledi capracol pelo verso il di dentro. Lo scafo era estremamentepiccolo anche per mee non so immaginarmi come potesse portare unadulto. C'era un sedile collocato più in basso che fossepossibileuna specie di pedana alle due estremitàe unadoppia pagaia come propulsore.


Nonavevo mai visto una pirogail battello degli antichi Bretonima nevidi poi unae non saprei dare una più chiara ideadell'imbarcazione di Ben Gunn che confrontandola con la prima e piùinforme piroga che mano d'uomo avesse costruita. Ma un gran vantaggioalla piroga non le mancava di certoleggerissima com'eraeportatile.


Orache avevo trovato il battellosembrava naturale che l'avventurafinisse lì; ma nel frattempo un'altra idea m'era saltata inmentee me ne ero così ardentemente innamoratoche l'avreirealizzatacredoanche a dispetto dello stesso capitano Smollett.Si trattava di sgusciare fuori protetto dall'oscuritànotturnatagliare l'ormeggio dell'"Hispaniola" e lasciarlaandare alla deriva contro la costa come meglio le piacesse. Erosicuro che ai ribellidopo lo scacco del mattinonulla stesse tantoa cuore quanto levare l'àncora e prendere il largo; sarebbepensavoun bel colpo impedirglielo; e poiché avevo constatatocome lasciassero i loro guardiani sprovvisti di una imbarcazionecredevo di poter attuare il mio progetto con poco rischio.


Messomia sedereper attendere che fosse buiomangiai di gusto il miobiscotto. Notte più propizia al mio disegno non si sarebbepotuta scegliere tra mille. La nebbia aveva ormai invaso tutto ilcielo. Quando le ultime luci del giorno diminuirono fino a scompariredel tuttoun'assoluta oscurità avvolse l'Isola del Tesoro. Equando infine mi caricai sulle spalle la pirogaedistricatomi afatica dalla buca dove avevo mangiatopresi a tastoni la stradanonvi erano in tutto l'ancoraggio che due soli punti visibili.


Unoera il gran fuoco acceso sulla rivaintorno al quale gli sconfittipirati stavano gozzovigliando. L'altrouno scialbo luccichio nelletenebreindicava il punto dove la goletta era ancorata. Il riflussol'aveva fatta girare; ora mi presentava la prua; e poiché isoli lumi a bordo erano nella cabinaciò che io vedevo nonera che il riverbero dentro la nebbia dei vivi raggi che scaturivanodalla finestra di poppa.


Lamarea calava già da qualche tempoe mi toccòattraversare un lungo banco di sabbia pantanosaaffondandovi piùvolte fin sopra il collo del piedeprima di raggiungere il limitedel mare. Mi addentrai un po'econ un po' di forza e destrezzadeposi sulla superficiea chiglia in giùla piroga.




Capitolo23

Lamarea discende


Lapirogacom'ebbi modo di constatare prima di lasciarlaeraun'imbarcazione molto sicura per una persona della mia statura epesoleggera e adatta a tenere il mare: macosì stramba esbilencaera pure il più difficile scafo da governare. Inqualunque maniera la si prendesseandava sempre alla derivae lamiglior manovra che sapesse fare era girare in tondo. Lo stesso BenGunn aveva ammesso che era "dura da maneggiare finché nonsi conoscevano i suoi modi".


Iocertamente non conoscevo i suoi modi. Si girava verso tutte ledirezioni fuorché verso quella quella dove mi premeva andare:la maggior parte del tempo avanzavamo di traversoe se non fossestato per il rincalzo della mareasono sicurissimo che non avrei maiabbordato la nave. Per fortunamentre pagaiavo alla megliola mareaseguitava a sospingermi avantie l'"Hispaniola" stavagiusto sulla mia rottadifficilmente mi sarebbe sfuggita.


Daprincipio mi si parò davanti come una macchia di qualcosa piùnero ancora delle tenebrepoi alberi e scafo presero formae subitodoposiccome più avanzavo e più la corrente dellamarea rinforzavami trovai vicino alla gòmenae l'afferrai.


Lagòmena era tesa come la corda di un arcotanto la nave tiravasu l'àncora. Tutt'intorno allo scafonel buiola marettadella corrente sobbolliva e gorgogliava come un piccolo torrentemontano. Un colpo del mio coltellaccioe l'"Hispaniola" sene sarebbe andata mormorando con la marea. Graziosissima prospettiva.


Mami ricordai in tempo che il taglio improvviso d'una gòmenatesa è non meno pericoloso di un cavallo che spara calci.Fossi stato così temerario da tagliare il cavo che legaval'"Hispaniola" all'àncorac'erano dieci probabilitàcontro una che io e la piroga insieme saremmo stati sbalzati in aria.


Questariflessione mi trattenne; e se il caso non mi avesse favorito in modospecialeavrei dovuto abbandonare il mio disegno. Ma la leggerabrezza che aveva cominciato a soffiare da sud-est e sudsi eracolcadere della nottegirata verso sud- ovest. Mentre appunto stavomeditandoarrivò una folatainvestì l'"Hispaniola"e la sospinse contro corrente; econ mia grande gioiasentii lagòmena allentarsi nel mio pugnoe la mano con la quale latenevo tuffarsi per un secondo nell'acqua.


Ciòmi decise; tirai fuori il coltellacciol'aprii coi dentie tagliaii cordoni del cavo finché non me ne rimasero che due o tre atrattenere il bastimento. Dopo di che rimasi tranquilloaspettandodi tagliare gli ultimi quando la loro tensione fosse un'altra voltadiminuita in seguito a un soffio di vento.


Durantetutto questo tempo un brusìo dalla cabina era giunto al mioorecchio; maa dire il verola mia mente era talmente presa daaltroche non vi avevo troppo fatto caso. Adesso peròchenon avevo più niente da farecominciai a prestarvi maggioreattenzione.


Riconobbiuna voce come quella del quartiermastro Israel Handsgiàcannoniere di Flint; l'altra era naturalmente la voce dell'amico miodal berretto rosso. Tutti e due erano ubriachi fradicieppuretrincavano ancorapoichémentre io tendevo l'orecchiounodi essi con un'imprecazione aprì la finestra di poppa e buttòvia qualche cosa che indovinai essere una bottiglia vuota. Ma essinon erano solo brilli; si capiva che erano anche furiosamentearrabbiati. Le bestemmie volavano come grandinee di tanto in tantoculminavano in una tale esplosione che pareva non potesse finire senon in una zuffa. Ma ogni volta la contesa si placava e il tono dellevoci si abbassavafinché un'altra crisi non sopraggiungevaper passare allo stesso modosenza alcun risultato.


Aterra io potevo vedere il chiarore del grande fuoco dell'accampamentoche bruciava tra gli alberi della riva. Qualcuno andava cantando unavecchia triste e uggiosa canzone marinarescacon un languidotremolare alla fine di ogni strofache pareva non dovesse avertermine se non con la pazienza del cantore. Più d'una voltadurante il viaggio io l'avevo sentitae ricordavo queste parole:


Unsolo della ciurma restò in vita Che numerosa era sul mareuscita.


Epensai che era un ritornello troppo lugubremente appropriato a unabrigata che il mattino aveva incontrato così crudeli perdite.


Main veritàa quanto vedevotutti questi scellerati eranoaltrettanto insensibili quanto il mare su cui navigavano.


Finalmentela brezza arrivò; la goletta si spostò nell'oscuritàe mi si portò più vicina; io sentii la gòmenamollare un'altra voltae con un rude sforzo troncai le ultime fibre.


Labrezza non ebbe che una debole azione sulla mia pirogaed io fuiquasi istantaneamente proiettato contro la prua dell'"Hispaniola".Nello stesso tempo la goletta prese lentamente a girare sul suocalcagnòlo in mezzo alla corrente.


Iomi agitavo come un demonio aspettandomi di dover affogare da unmomento all'altroe quando mi fui accorto che non mi era possibiledistaccare con un colpo la pirogami portai dritto verso poppa.Finalmente libero da quella pericolosa vicinanzae giusto mentrestavo dando l'ultima spintale mie mani si scontrarono con unafunicella che penzolava fuori bordo dal cassero di poppa.Immediatamente l'afferrai.


Perchéavessi fatto ciònon saprei dire. Fu dapprima un attoistintivo: ma non appena ebbi in pugno la corda e la sentii saldalacuriosità prese il sopravventoe decisi di gettareun'occhiata dalla finestra della cabina.


Aforza di braccia tirai a me la cordae quando mi ritenni abbastanzavicinomi alzai con mio grande rischio quasi in piedi sulla pirogae potei scoprire il soffitto e parte dell'interno della cabina.


Intantola goletta e la sua piccola seguace scivolavano velocementesull'acqua: difatti eravamo già arrivati all'altezza del fuocodell'accampamento. Il bastimento chiacchieravacome dicono imarinaiabbastanza forterompendo con un incessante sobbollimentodi spuma le innumerevoli increspature del mare; e finché ionon gettai l'occhio al disopra del davanzale della finestranonpotei comprendere come mai i guardiani non avessero dato l'allarme.Uno sguardo peraltro fu sufficiente; e fu il solo che osai lanciareda quell'instabile scafo. Esso mi mostrò Hands e il suocompagno stretti in una lotta mortaleognuno con la mano sulla goladell'altro.


Iomi lasciai ricadere sul banco e giusto in tempoperché eroquasi fuori bordo. Per un momento non vidi altro che quelle due faccescarlatte di furoreondeggianti sotto la lampada fumosa; e chiusi lepalpebre per dare modo ai miei occhi di riabituarsi alle tenebre.


L'eternacanzone si era infine zittitae intorno al fuoco dell'accampamentola decimata banda aveva intonato il coro che così spesso ioavevo udito:


"Quindicisulla cassa del mortoYòhò-hòe unabottiglia di rum!


Satanaagli altri non ha fatto tortoCon la bevanda li ha spediti in porto.


Yohò-hòe una bottiglia di rum!" Io stavo pensandoall'opera che in quel preciso momento bevanda e diavolo compivanonella cabina dell'"Hispaniola"quando fui sorpreso da unimprovviso rullìo della piroga. Nel medesimo istante essa sitorse violentemente e sembrò cambiare rotta. La sua velocitàera intanto stranamente aumentata.


Spalancaigli occhi. Tutt'intorno a me ila mare bolliva con piccole irte cresteronzanti e fosforescenti. La stessa "Hispaniola" nel cuisolcoa distanza di pochi metriio fuggivo aggiratopareva esitaresulla direzione da prendereed io vidi i suoi alberi tentennarecontro l'oscurità della notte; poiguardando megliomiaccertai che anch'essa virava verso il sud.


Gettaiun'occhiata obliqua al disopra delle mie spallee il mio cuoresussultò. Làproprio dietro a mec'era il chiaroredel fuoco dell'accampamento. La corrente si era piegata ad angolorettotrascinando con sé l'alta mole della goletta; e laminuscola saltellante pirogasempre accelerando la sua corsa e conpiù acuto stridere e borbottare di acquafilava per lostretto verso il mare aperto.


D'improvvisola nave virò violentementedeviando di forse una ventina digradi. Quasi nello stesso momento due urli si susseguirono a bordoed io sentii un calpestìo di passi su per la scala delcorridoioe compresi che i due beoni erano infine stati interrottinella loro contesa e richiamati al senso dell'imminente disastro.


Iomi coricai supino nel fondo di quel disgraziato scafo e devotamenteraccomandai la mia anima al Creatore. Ero sicuro che all'uscita dallostretto saremmo andati a sbattere contro i furiosi frangenti diqualche scogliera dove tutti i miei affanni avrebbero trovatoimmediata fine; e sebbene fossi abbastanza forte da sopportare lamortemal sopportavo la visione dell'avvicinarsi del mio destino.


Credodi aver continuato a rimanere in tale stato per orecontinuamentesbalzato qua e là dai marosi e inzuppato dai loro spruzzi; esempre aspettandoa un prossimo tuffola morte. A poco a poco lastanchezza mi vinse; un torporeun passeggero stupore occuparonopure in mezzo ai miei terroriil mio spirito; finché il sonnomi preseed iogiacendo nella mia piroga sballottata dai fluttisognai la mia casa e il mio vecchio "Ammiraglio Benbow".




Capitolo24

Lacrociera della piroga


Erapieno giorno quando mi svegliai e mi trovai a navigare all'estremitàsud-ovest dell'Isola del Tesoro. Il sole era già altomanascosto alla mia vista dalla mole del Cannocchiale che da questolato discendeva fino quasi al mare in paurosi dirupi.


Lapunta Issa la Bolina e il monte dell'Albero di Mezzana erano vicini;il montenudo e fosco; la puntaturrita di rupi alte quaranta ocinquanta piedi e contornate in basso da grossi blocchi di rocciafranata. Ero appena un quarto di miglio al largo e il mio primopensiero fu di pagaiare verso la costa e approdare.


Questoprogetto fu presto abbandonato. Tra i massi rovinati la risaccatempestava urlando; clamorosi rimbombitorrenti di spume lanciati inalto e che ricadevano pesantementesi susseguivano di attimo inattimoed io mi vidi - se avessi osato avventurarmi più davicino - sfracellato contro la selvaggia riva o condannato adesaurirmi nel vano tentativo di scalare le rocce a strapiombo.


Néquesto era tuttoperché dei mostri melmosi mi apparverosimili a lumaconi di straordinaria grandezzache a branchi di due otre dozzine strisciavano sulla piatta superficie dei macignio silasciavano con grande strepito ricadere in mare sollevando coi lorolatrati gli echi delle insenature.


Seppiin seguito che erano dei leoni marini assolutamente innocui.


Mail loro aspettoaggiunto alla difficoltà della spiaggia ealla furia dei cavallonifu più che sufficiente a disgustarmidi quell'approdo. In veritàpreferivo morire di fame in marepiuttosto che affrontare simili pericoli.


Frattantomi si offrivao mi così mi sembròuna soluzionemigliore. A nord del Capo Issa la Bolina la costa corre per un buontratto lasciandocon la bassa mareascoperta una lunga striscia disabbia gialla. Oltre quel capoancora a nordne spunta un altroilCapo dei Boschicom'era segnato sulla cartarivestito di secolaripini verdi che discendevano fino a sfiorare il mare.


Ricordavodi aver sentito da Silver che lungo tutta la costa occidentaledell'Isola del Tesoro la corrente va verso norde rilevando dallamia posizione che io ero già sotto la sua influenzapensaiche era meglio lasciarmi dietro il Capo Issa la Bolina e riservare lemie forze per un tentativo di approdo al più attraente Capodei Boschi.


Nelmare c'erano onde grandi e lisce. Un vento piacevole e costantesoffiava da sude non essendovi contrasti fra esso e la correnteimarosi si alzavano e ricadevano senza frangersi.


Fossestato diversamenteio sarei morto da un pezzo: ma in quellecondizioni era stupefacente la facilità e la sicurezza con cuila mia piccola e leggera imbarcazione navigava. Spessostando ancoracoricato sul fondo della piroga senza alzare più di un occhioal disopra del bordovedevo pendere su me minacciosa una grossacresta azzurra; ma la piroga non faceva che sobbalzare un po'danzare come in cima a delle mollee calarsi dall'altra latodell'onda come in un nido con la disinvoltura di un uccello.


Presipresto coraggioe mi misi a sedere per provare la mia bravura apagaiare. Ma basta un minimo cambiamento nella disposizione del pesoa provocare una alterazione nel comportamento di una piroga. Ed io miero appena mossoche il canottointerrompendo di colpo la suadanzante andaturaprecipitò lungo un così rapidopendio d'acqua che mi dette le vertiginie con una nuvola di schiumaaffondò il naso nel fianco dell'ondata successiva.


Inzuppatoe atterrito mi lasciai immediatamente ricadere nella primitivaposizioneal che la piroga sembrò tornare in séeriprese a portarmi tra i marosi con la delicatezza di prima. Erachiaro che non bisognava contrariarla; ma di questo passonon avendoio modo di influire sulla sua rottacome potevo sperare di prenderterra?


Miprese una tremenda paurae tuttavia non perdetti la testa.


Innanzituttomuovendomi con grande precauzioneaggottai col mio berretto marinol'acqua dalla piroga; e poiallungando ancora una volta lo sguardoal disopra del bordopresi a studiare come faceva a scivolare cosìdolcemente fra i cavalloni.


Miaccorsi che ogni cavalloneanziché la voluminosa uguale eliscia eminenza che sembra dalla riva o dal ponte d'una naveera deltutto simile a una catena di montagne terrestriricca di picchidialtipiani e di valli. La pirogaabbandonata a se stessapiegandosiora sull'uno ora sull'altro fiancos'infilava per così direnei punti più bassievitando i ripidi declivi e le piùalte ed irte creste.


"Ebbene"dissi a me stesso "è chiaro che mi conviene rimanere dovesono e non turbare l'equilibrioma è anche chiaro che possopassare la pagaia al disopra del bordoe di tanto in tantonellezone pianedare un colpo o due verso terra." Detto fatto. Mialzai sui gomitie stando in questa disagiatissima posizione davo aintervalli qualche debole colpo per far volgere la prua verso lacosta.


Erauna lenta e spossante fatica. Tuttavia guadagnavo terrenoeavvicinandomi al Capo dei Boschiper quanto lo vedessiirremissibilmente perdutoconstatai che avevo fatto qualchecentinaio di metri ad est. In realtàero assai vicino aterra.


Vedevole fresche verdi cime degli alberi oscillare alla brezzae erosicuro di approdare al prossimo promontorio.


Eradavvero tempopoiché la sete cominciava a torturarmi. Levampe del sole spioventi dall'altole miriadi di riflessi lanciatidalle ondegli spruzzi marini che mi cadevano addosso e si seccavanoincrostando le mie labbra di salesi alleavano per bruciare la miagola e indolenzirmi la testa. La vista degli alberi cosìvicini mi consumava di smania: ma presto la corrente mi trascinòoltre il promontorioe quando la nuova distesa di mare mi si aprìalla vistaio scorsi qualcosa che cambiò il cammino dei mieipensieri.


Davantia mea distanza di neppure un miglioscorsi l'"Hispaniola"alla vela. Ebbi naturalmente la certezza che sarei stato preso; maero talmente afflitto dalla mancanza d'acquache non sapevo iostesso se rallegrarmi o dolermi di quella prospettiva; e assai primadi giungere a una conclusionela sorpresa si era al tuttoimpadronita di mee non potei fare altro che sbarrare gli occhi estupire.


L'"Hispaniola"era sotto la vela di trinchetto e due fiocchie la bella candidatela splendeva al sole come neve o argento. Nel primo istante che laviditutte le sue vele portavanoed essa faceva rotta pernord-ovestcosicché io presumevo che i suoi marinaiaggirassero l'isola per ritornare all'ancoraggio. Orainveceappoggiava sempre più verso ovestcosicché credettiche mi avessero scoperto e mi dessero la caccia. Ma finalmente entròin pieno ventofu respinta indietroe restò là unmomento inertecon le vele che sbattevano.


"Chebalordi!" dissi tra me "devono essere pieni come otri."E pensai a come il capitano Smollett li avrebbe fatti ballare.


Frattantola goletta a poco a poco andava alla banda e iniziava un'altrabordata navigando velocemente un minuto o dueper rimanere di nuovoin panne. Questo si ripeté varie volte. Di quadi làdi sudi giù; a norda suda esta ovest:


l'"Hispaniola"navigava a colpi impetuosie ogni ripetizione si concludeva come eracominciatacon un vano sbattere di vele. Mi persuasi che nessuno lagovernava. Mae gli uomini? O erano ubriachi fradicio avevanodisertatopensavo; e forsepotendo io salire a bordoriuscirei arestituire la nave al capitano.


Lacorrente sospingeva piroga e goletta a sud a una stessa velocità.Ma la navigazione di quest'ultima era così insensata eincoerentee il bastimento indugiava così tanto a virarechesicuramente non guadagnava nullaseppure addirittura non perdeva.


Bastavasoltanto che osassi alzarmi a pagaiaree l'avrei sicuramenteraggiunta. Il progetto aveva un'aria di avventura che mi tentavaeil pensiero della cassa d'acqua accanto al cassero di pruaraddoppiava il mio rinascente coraggio.


Alzatomifui quasi subito accolto da un'altra nuvola di sbruffima stavoltatenni duro nel mio propositoe mi misi con tutta forza e cautela apagaiare dietro la malgovernata "Hispaniola".


Adun certo punto imbarcai un tale colpo di mare che dovetti fermarmi eaggottarecol cuore palpitante come un uccello; ma a poco a pocoimparai la manovra e guidai la piroga tra i flutti senz'altrofastidio chedi tanto in tantoun urto nella prua e uno schizzo dischiuma sulla mia faccia.


Oraguadagnavo rapidamente sulla goletta; potevo vedere il rameluccicante sulla barra del timone quando si piegava da un lato; etuttavia non un'anima appariva sul ponte. Indubbiamentel'"Hispaniola" era abbandonata. Oppure gli uominicottidal rumgiacevano sottodove io avrei potuto chiuderliforseedisporre della nave a mio piacimento.


Daqualche momento essa si stava comportando nella peggior manierapossibile per me. Teneva la prua quasi a sudcontinuandonaturalmentea zigzagare. Ogni volta che andava alla bandale suevele si gonfiavano parzialmentee non tardavano di nuovo a drizzarlacontro il vento. Ho detto che ciò era il peggio per me;infattideserta come sembravacon le vele che sbattevano fragorosecome cannonii bozzelli che ruzzolavano sul ponte e lo tempestavanodi colpiessa continuava ad allontanarsi da meaggiungendo allavelocità della corrente quella non piccola della sua deriva.


Mafinalmente la fortuna mi aiutò. Per alcuni secondi la brezzacadde fino a diventare un soffioe sotto l'azione della correntel'"Hispaniola" piano piano girò sul proprio assepresentandomi da ultimo la poppa con la finestra della cabinaspalancata e sul tavolo la lampada ancora accesa in pieno giorno. Lavela di trinchetto pendeva floscia come una bandiera. Salvo lacorrentela nave era immobile.


Durantegli ultimi istanti ero di nuovo rimasto indietro; ma oramoltiplicando i miei sforziraggiungevo un'altra volta la mia preda.


Nondistavo da lei più di cento metriquando tornò ilvento con una brusca folata; l'"Hispaniola" ripartìmura a babordoe di nuovo si allontanòinclinata sul fiancosfiorando l'acqua come una rondine.


Ilmio primo moto fu di disperazionema il secondo fu di gioia.


Lagoletta virò fino a mostrarmi il fiancoe poi ancora fino acoprire una metà e poi due terzi e poi tre quarti dello spazioche ci divideva. Vedevo i marosi bollire bianchi di spuma sotto lasua prua. Mi sembrava smisuratamente altaguardata dall'umiltàdella mia piroga.


D'improvvisocompresi. Non ebbi tempo né di riflettere ne di agire persalvarmi. Ero sulla cima di un'onda quando la goletta arrivòcon impeto sulla successiva. Il bompresso era sulla mia testa.


Scattaiin piedie mi slanciairespingendo con un calcio la pirogasott'acqua. Con una mano mi aggrappai al bastone di fioccomentre ilmio piede si collocava fra lo straglio e il braccio; e stando io cosìagganciato e tutto ansimanteun sordo colpo m'avvertì che lagoletta aveva investito e fracassato la pirogae che io mi trovavosenza possibilità di scampo prigioniero dell'"Hispaniola".




Capitolo25

Ammainoil Jolly Roger


Miero appena installato sul bompressoche il flocco volante siriscosse e si riempì di vento cambiando muratacol rumore diuna schioppettata. Sotto l'urto la goletta tremò fino allachigliama di lì a pococontinuando le altre vele a portareil fiocco tornò a svolazzaree poi ricadde ozioso.


Pocomancò che lo scossone non mi gettasse in mare. Senza perderetempo strisciai lungo il bompresso e piombaitesta in avantisulponte.


Erosottovento al cassero di pruae la randa maestrache portavasempremi nascondeva una parte della coperta di poppa. Non si vedevaanima viva. Il tavolatonon più scopato dopo la rivoltaportava l'impronta di molte pedate; e una bottiglia vuotacol collorottorotolava di qua e di là per gli ombrinali come una cosaviva.


D'improvvisol'"Hispaniola" prese il vento in pieno. I fiocchi alle miespalle strepitarono fortela barra del timone si abbattél'intera nave ebbe un doloroso sussulto; nello stesso istante laverga di randa rientrò dentro il bordoe la velastridendonei bozzellimi permise di vedere la parte della coperta di poppa.


Ledue guardie erano là: Berretto Rosso supinorigido come unastangacon le braccia spalancate come quelle d'un crocifissolelabbra semichiuse che scoprivano i denti; Israel Hands appoggiatocontro il bastingaggioil mento sul pettole palme delle maniaperte davanti a sée la facciasotto la tinta bronzeascialba come una candela di sego.


Perun momento la nave si contorse andando storta come un cavalloviziosomentre le vele prendevano il vento ora da un bordo oradall'altroe la verga di randabalzando di qua e di làfacevasotto lo sforzolamentare l'albero. Di tanto in tanto unanuvola di spruzzi saltava al disopra del bastingaggio e la pruacozzava violentemente contro un maroso; il grande e bene attrezzatoveliero navigava assai peggio della rustica e bistorta piroga ormaiseppellita in fondo al mare.


Aogni sobbalzo della goletta Berretto Rosso scivolava da una bandaall'altra: macosa oscena a vederené il suo atteggiamentoné la smorfia che gli metteva in luce i dentieranomodificati da questi bruschi spostamenti. A ogni sobbalzo pure Handslo si vedeva ripiegarsi su se stesso e abbioccarsi sulla coperta comeun sacco vuoto; i suoi piedi sdrucciolavano sempre piùlontanie tutto il corpo s'inclinava verso poppacosicché ilsuo viso a poco a poco mi fu nascostoe alla fine non emerse piùche un orecchio e la punta di un baffo.


Inquell'istante mi accorsi di macchie di sangue annerito sul tavolatointorno a loroil che mi fece pensare che nel furoredell'ubriachezza i due si fossero massacrati.


Stavocosì guardando e meravigliandomiquandoin un momento dicalma in cui il bastimento smise di rullareIsrael Hands si giròa metà verso di mee torcendosi con un fioco gemito ripresela posa nella quale lo avevo trovato prima. Quel gemito che tradivauna pena e una debolezza mortalie il modo come quella mascellaaperta pendevami andarono diritti al cuore. Ma ricordandomi ildiscorso che avevo sentito dal barile di meleogni pietàvenne meno.


Avanzaiverso poppa fino all'albero di maestra.


"Venitea bordosignor Hands" dissi ironicamente.


Egligirò a fatica i suoi occhi: ma era troppo abbrutito peresprimere sorpresa. Tutto quanto poté fare fu di dire unaparola:


"Acquavite."Io riflettei che non c'era tempo da perderee spostando la verga diranda che di nuovo dondolava di traverso alla copertascappai apoppa e per la scala del cassero discesi nella cabina.


Erauna scena di disordine difficilmente immaginabile. Tutti i cassettichiusi a chiave erano stati scassinati per cercare la carta. Sulpavimentodue dita di motadove i banditi s'erano sdraiati acioncare e consultarsi dopo essersi impantanati nello stagno checontornava il loro campo. Le paratietutte dipinte in bianco-argentoe fregiate di dorature tutt'intornoavevano impronte di manisporche. Dozzine di bottiglie vuote tintinnavano insiemeurtandosinegli angoli al rullìo della nave. Uno dei libri di medicinadel dottore stava aperto sulla tavola con metà delle paginestrappateprobabilmente per accendere la pipa. In mezzo a tutto ciòla lucerna diffondeva ancora una luce fumosa e rossastracome terrad'ombra.


Passainella cantina. Le botti erano sparite e la maggior parte dellebottiglie erano state bevute e buttate via. Dall'iniziodell'ammutinamento nessun di loro certamente aveva smesso di bere edi ubriacarsi.


Rovistandoqua e là trovai una bottiglia con un resto d'acquavite perHands; e per me afferrai alcuni biscottiun po' di frutta inconservaun grosso grappolo d'uvae un pezzo di formaggio. Conquesta roba risalii in coperta; deposi la mia provvista dietro latesta del timonee tenendomi a doverosa distanza dal quartiermastroraggiunsi a prua la cassa d'acquadove con una buona interminabilesorsata spensi la mia sete; e allorama solamente alloraporsi aHands l'acquavite.


Credone bevesse un quarto di litro prima di decidersi a staccar labottiglia dal muso.


"Ah"disse "un po' di questa ci volevaper mille diavoli!" Ioseduto nel mio angolettoavevo già cominciato a mangiare.


"Moltoferito?" gli chiesi.


Egligrugnìo piuttosto latrò:


"Sequel dottore fosse a bordoun paio di volte che mi visitasse mirimetterebbe in piedima non ho fortuna iovedied è questoche mi secca. Quanto a quella ramazzaè bell'e andata"aggiunse indicando l'uomo dal berretto rosso. "Non è maistato un marinaiodel resto. Ma da dove sei saltato fuoritu?""Sono venuto a bordo per prendere possesso di questa navesignor Hands; e fino a nuovo ordine siete pregato di considerarmicome vostro capitano." Mi guardò stizzitoma nonarticolò sillaba. Sulle sue guance era tornato un po' dicolorebenché apparisse ancora molto sfinito e continuasse ascivolare e ricadere a secondo delle scosse del bastimento.


"Aproposito" continuai io "non posso battere questa bandierasignor Handse con vostra licenza l'abbasserò. Meglio nessunache questa." Espostando un'altra volta la verga di randacorsi alla drizza della bandieraammainai quella maledetta insegnae la scagliai in mare.


"Diosalvi il Re!" esclamai agitando il mio berretto. "E' finitacol capitano Silver!" Egli mi osservava acuto e furtivo senzalevare il mento dal petto.


"Iosuppongo" disse infine "io suppongocapitano Hawkinschetu avrai voglia di approdareora. Vogliamo discutere?" "Masìcon tutto il cuoresignor Hands. Dite pure." E mirimisi a mangiare di buon appetito.


"Quest'uomo"cominciò egli con un debole cenno del capo verso il cadavereO'Brien si chiamavaun bestione d'irlandesequest'uomo ed ioavevamo messo alla vela con l'intenzione di ricondurre il bastimentoall'ancoraggio. Ebbeneadesso lui è mortomorto come lasentinae io non vedo chi sarà capace di manovrare questobastimentonon vedo. Se non ti do qualche consiglio non te la caviquesto è quanto io posso dire. Oraascoltami: tu mi darai dabere e da mangiaree una vecchia sciarpa per fasciarmi la feritamidarai; e io ti dirò come manovrare. Mi sembra che la propostaquadrino?" "Dovete sapere una cosa" dissi io "edè che io non intendo ritornare all'ancoraggio del capitanoKidd. Io conto di andare nella baia del Nord e arenarmi làtranquillamente." "Me l'aspettavo" gridò lui."E dunque tu vedi che non sono poi un così perfettoidiotadopo tutto. Le cose le conosco anch'iono?


Hotentato il mio colpoho tentato; e ho perdutoe sei tu adesso chehai il sopravvento su me. La baia del Nord? E sia. Non ho possibilitàdi sceltaio. Vorrei piuttosto aiutarti a portarci alla Riva delleForchequesto sìper Satanasso!" La proposta mi parveabbastanza sensata. Concludemmo senz'altro il patto. Tre minuti dopol'"Hispaniola" filava spedita col vento in poppa lungo lacosta dell'Isola del Tesorocon buona speranza di doppiare prima dimezzogiorno l'estrema punta settentrionale ed entrare nella baiaprima dell'alta mareaper poter arenare in salvo e aspettare che labassa marea ci permettesse di sbarcare.


Legaiallora la barra del timone e scesi dabbasso a prendere nel mio bauleuno dei fazzoletti di seta finaregalo di mia madre.


Colqualee col mio aiutoHands poté bendare la largasanguinante ferita della pugnalata ricevuta sulla coscia; e dopo cheebbe mangiato e tracannato ancora uno o due sorsi di acquavitecominciò a visibilmente a risollevarsisi tenne megliodrittoparlò più forte e più chiaroe sembròcompletamente un altro uomo.


Labrezza ci favoriva magnificamente. Procedevamo davanti a lei con laleggerezza di un uccello. La costa fuggiva come il lampoe la scenacambiava ogni momento. Presto oltrepassammo i luoghi montuosivolammo lungo una regione piatta e sabbiosa sporadicamentepicchiettata di pini nanie superata anche quella girammo lo spronedella collina rocciosa che chiude l'isola a nord.


Ioero molto fiero del mio nuovo posto di comandoe mi godevo il tempochiaro e luminosoe i vari aspetti della costa. Possedevo acqua inabbondanzae buone cose da mangiaree la mia coscienzache giàmi aveva duramente rimorso per la mia diserzionesi acquietava oranella grande conquista che ero riuscito a fare.


Nullami sarebbe più rimasto da desiderare se non ci fossero statigli occhi del quartiermastro che mi seguivano beffardi per tutto ilponteed il sinistro sorriso che di continuo affiorava sulle suelabbra. Era un sorriso fatto di sofferenza e debolezza insiemeunsorriso di vecchio disfatto: ma c'era pureoltre a ciòunapunta di schernoun'ombra di perfidianella sua espressionementreegli scaltramente mi spiava e spiava e spiava seguendo il mio lavoro.




Capitolo26

IsraelHands


Ilvento favoriva il nostro desiderio soffiando verso ponentecosicchépotevamo correre dalla punta nord-est dell'isola alla bocca dellabaia del Nord molto più agevolmente. Non avendo però lapossibilità di ancorarcie non osando arenare prima che lamarea fosse salita un bel po'avevamo del tempo d'avanzo. Ilquartiermastro mi disse in quale modo mettere il bastimento in panna;vi riuscii dopo molti tentativie in silenzio ci sedemmo per fare unaltro pasto.


"Capitano"disse infine con lo stesso inquietante sorriso "ecco qui il miovecchio camerata O'Brien. Io penso che tu vorrai bene gettarlo inmare. Ioin generenon sono troppo delicatoe non mi faccionessuna colpa per averlo conciato così; manon lo trovodecorativoti pare?" "Io non mi sento forte abbastanza"risposi "e non è una faccenda che mi piaccia. Per mepuòrestare dov'è." "E' un bastimento che portadisgrazia questa 'Hispaniola'Jim" continuò luiammiccando. "Un mucchio di uomini sono stati uccisi su questa'Hispaniola': una fila di poveri marinai morti e seppelliti da quandotu ed io ci imbarcammo a Bristol. Mai ho visto una cosìmaledetta sorteiomai. Questo O' Brien era pure dei nostrie oraè mortono? Ebbenesentiio non sono istruitomentre tusei un ragazzo capace di leggere e scrivere; per parlar chiarocreditu che un uomo morto sia morto per davveroo torni a vivere dinuovo?" "Voi potete uccidere il corposignor Handsma nonlo spiritodovreste pur saperlo. O' Brien è passato in unaltro mondoe forse in questo momento ci spia." "Ah"disse lui "questo è spiacevole: vuol dire che ammazzarela gente non è che un perder tempo. Comunque siagli spiritinon contano moltoa quanto ho visto.


Mici voglio misurareiocon gli spiritiJim. E orache hai parlatoliberamentemi useresti una vera cortesia se volessi scendere giùin cabina a prendermi una... ma sìuna... corpo di Satanasso!non riesco a tirar fuori il nome; aheccouna bottiglia di vinoJim; quest'acquavite è troppo forte per la mia testa."L'esitazione del quartiermastro non mi parve naturalee quanto alsuo preferire il vino all'acquavitenon gli credetti affatto.


L'interastoria non era che un pretesto. Egli voleva allontanarmi dal pontequesto era evidente: maa quale scoponon riuscivo a immaginare. Isuoi occhi evitavano di incontrarsi coi miei: essi vagavano senzaposa da un punto all'altro; e ora si volgevano al cieloora con unrapido sguardo al cadavere di O' Brien. Egli non smetteva disorridere e di tirar fuori la lingua con un'aria cosìcolpevole e imbarazzata che persino un ragazzo avrebbe detto chestava macchinando qualche tradimento. Io peraltro non esitai arispondereperché ero conscio della mia superiorità sudi luie convinto che con un essere così supinamente stupidoavrei potuto facilmente tener nascosti i miei sospetti fino allafine.


"Delvino?" dissi. "Perfettamente. Bianco o rosso?" "Bah!Ti confesso che per me è quasi la stessa cosa. Purchésia forte e abbondanteche differenza c'è?" "Benissimo"risposi. "Vi darò del Portosignor Hands. Ma mi toccheràfaticareper trovarlo." Dopo di che mi infilai nel portello contutto il fracasso possibile; mi levai le scarpepercorsi piano pianoil corridoioe salito per la scala di pruamisi fuori la testa daquel boccaporto. Io sapevo che lui non si sarebbe aspettato divedermi làtuttavia non trascurai nessuna precauzioneedeffettivamente i miei peggiori sospetti risultarono giustificati.


Eglisi era alzato sulle mani e sulle ginocchiae sebbene la gamba glifacesse un gran male mentre si muoveva - lo sentii infatti soffocareun gemito - riuscì tuttavia a attraversare abbastanzarapidamente il ponte. In mezzo minuto raggiunse gli ombrinali dibabordoe tirato fuori da un rotolo di cordame un lungo coltelloomeglio un corto pugnale macchiato di sangue fino all'impugnaturaloesaminò un istante con una truce smorfiane provò lapunta sulla manopoinascostolo in fretta sotto il camiciottoraggiunse precipitosamente il suo posto di prima contro ilbastingaggio.


Avevovisto abbastanza. Israel poteva muoversiera armato adesso; e lagran pena che si era data per liberarsi della mia presenza dicevachiaro che ero io la vittima designata. Che cosa avrebbe fatto poi?Si sarebbe sforzato per attraversare l'isola trascinandosi dalla baiadel Nord al campo della palude? O avrebbe sparato un colpo di cannonecon la speranza di far accorrere i compagni in suo aiuto? Quinaturalmenteero al buio.


Sentivoperò di potermi fidar di lui riguardo a un punto di comuneinteresse; ed era la sorte della goletta. Tutti e due tenevamo aportarla ad arenare in salvo; in un luogo riparatodi modo cheatempo opportuno con poco rischio e disagiola si potesse condurrefuori di là: finché ciò non fosse avvenutolamia vitapensavosarebbe stata sicuramente risparmiata.


Mentrela mia mente girava intorno a queste coseil mio fisico non erarimasto inoperoso. Di furia ero ritornato nella cabinami erorimesso le scarpeavevo arraffato a caso una bottiglia di vino; econ questa in mano a giustificazione del ritardoero riapparso incoperta.


Handsgiaceva come l'avevo lasciatoripiegato su di séeraggomitolatole palpebre abbassate come fosse troppo debole persopportare la luce. Al mio sopraggiungere dette peraltro unasbirciata in suruppe il collo della bottiglia con la disinvolturad'uno abituato a quel gestoe tracannò un lungo sorsoaccompagnandovi il suo brindisi favorito: "Alla nostra buonafortuna!". Rimase un momento quietoe poitirato fuori unrotolo di tabaccomi pregò di tagliargli una cicca.


"Tagliamiun pezzetto di questo" disse "non ho il coltelloioe seanche lo avessi mi mancherebbe la forza. AhJimJimriconosco cheho sbagliato manovra! Tagliami un pezzettoche sarà forsel'ultimoragazzo; perché io sto incamminandomi verso quellalontana dimorae non c'è dubbio!" "Sta benevitaglierò un po' di tabacco; ma se fossi in voi e mi sentissicosì maleio direi le mie orazioni da buon cristiano.""O perché?" fece lui. "Sudimmi un po'perché." "Perché?" gridai. "Nonstavate poco fa interrogandomi a proposito del morto? Voi avetemancato alla parola datasiete vissuto in peccato menzogna e sangue;c'è qui un uomo che avete ucciso e vi giace ai piedi in questomomentoe voi mi domandate perché! Per l'amor di DiomastroHandsma è questo il perché!" Parlavo con uncerto calore pensando al pugnale insanguinato che egli tenevanascosto nella sua tasca e destinato al suo perfido disegno disopprimermi. Eglidal canto suobevve un'altra lunga sorsata divinoe con un tono di eccezionale solennità riprese:


"Durantetrent'anni ho corso i mari e ho visto il buono e il cattivoe ilmeglio e il peggioil bel tempo e la burrascae le provvisteesaurirsie i coltelli lavoraree cos'altro non ho visto? Ebbeneora io ti dico che mai ho visto dalla bontà uscire il bene. Iosono per chi picchia per primo; i morti non mordono:


questaè la mia opinione... amencosì sia. E ora ascoltami"aggiunse cambiando tono a un tratto "basta con questesciocchezze.


Lamarea è sufficientemente altaadesso. Ti darò i mieiordinicapitano Hawkinse sarà cosa fatta." Cirimanevano appenatutto calcolatoun paio di miglia da fare; ma lanavigazione era delicatal'imboccatura di questo ancoraggio nord eranon solo stretta e poco profondama orientata da est a ovestinmodo che per entrare bisognava governare la goletta con moltaabilità. Io erocredoun buon subalterno e Hands eracertamente un ottimo pilotapoiché andammo intorno intornopiegando di qua e di làrasentando i banchi di sabbia con unaprecisione e accuratezza che facevano piacere a vedere.


Subitodopo superata la boccala terra ci circondò da ogni parte.


Lerive della baia del Nord erano altrettanto boscose quanto quelledell'ancoraggio sud; ma lo specchio d'acqua si distendeva piùlungo e più strettoe somigliava di più all'estuariodi un fiumecome in realtà era. Dritta davanti a noiall'estremità sudsi scorgeva la carcassa d'un bastimentonaufragato in completo sfacelo. Era stato un grande trealberimatante intemperie e stagioni vi erano passate soprache lungo ifianchi gli pendevano come delle reti di alghe gocciolantie incoperta erbe terrestri avevano messo radicie ora si ornavano di unaricca fioritura. Malinconico spettacoloin veritàma chedenotava la tranquillità del rifugio.


"Eora" disse Hands "guarda: c'è un bel posticino làper arenarvi. Un fondo di sabbia fina e lisciasenza una ruga;alberi tutt'intorno e fiori che sbocciano come un giardino su quellavecchia nave." "Ma una volta arrenati" domandai "comefaremo a rimetterci a galla?" "Ebbene" rispose lui"ascolta. Con la bassa mareatu porti un cavo a terradaquell'altra parte; lo fai girare intorno al tronco di uno di queigrossi pini; riporti il cavo a bordolo leghi all'àrganoeaspetti l'alta marea. Venuta l'alta mareatutto l'equipaggio sulcavo ad alaree il bastimento esce via facile come un olio. E oraragazzo mioattenzione. Siamo vicini al postoe abbiamo troppoabbrivo. Un po' più a tribordocosìdirittoatribordoa babordo un po'dirittodiritto!" Così eglilanciava i suoi comandi che io eseguivo senza fiatarefinchétutt'a un tratto gridò: "E oramio caroforza!" Edio con tutta la mia forza passai la barra al ventoe l'"Hispaniola"virò rapidamente e corse con alta la verga di prua verso lapiatta riva boscosa.


L'eccitazionedi queste ultime manovre aveva molto allentato la vigilanza da mefino ad allora esercitata con sufficiente attenzione sulquartiermastro. Completamente assorto nell'attesa che la navetoccasseavevo del tutto dimenticato il pericolo che incombevaestavo curvo sul bastingaggio di tribordo a osservare la schiuma chesi allargava davanti al tagliamare; quando mi guardai attornoHandsera lì vicino a me e che col pugnale nella sua destra.


Credoche tutti e due gettammo un forte grido quando i nostri occhi siincontrarono: ma mentre il mio era il grido del terrore biancoilsuo era un ruggito di rabbia pari a quello del toro che assale. Eglimi si lanciò controed io con un balzo mi spostai di latoverso prua. In quell'atto mollai la barra del timone che si abbattéviolentemente a babordo; e fu indubbiamente questo che mi salvòla vitagiacché la barra colpì Hands in pieno petto elo lasciò per un momento intontito.


Primache potesse riaversi io ero al sicuro fuori dall'angolo dove mi avevastrettocon davantilibera tutta la coperta. Proprio di fronteall'albero di maestra mi fermaitirai fuori dalla tasca una pistolamirai con sangue freddoanche se si era già voltato e mi sigettasse di nuovo controe tirai il grilletto. Il cane si abbassòma non seguì né lampo né detonazione: l'umiditàmarina aveva guastato la polvere. Maledissi la mia trascuratezza.Come mai non avevo da tanto tempo cambiato l'esca e la polvere dellemie uniche armi? Non sarei stato come adesso un nudo agnello chefugge dinanzi al beccaio.


Sorprendenteera la sveltezza con cuiferito com'eraegli si muovevacoi suoicapelli grigi spioventi sugli occhirosso in viso come il rossod'una bandieraubriaco di precipitazione e di furore. Io non ebbitempo néin realtàmolta voglia di provare l'altrapistolapersuaso che sarebbe stato inutile. Una cosa vidichiaramente: cioè che non dovevo limitarmi a indietreggiarealtrimenti ben presto egli mi avrebbe spinto e stretto contro lapruacosì come un attimo prima quasi mi aveva stretto controla poppa. Una volta così catturatonove o dieci pollici delpugnale sporco di sangue sarebbero stati l'ultima mia esperienza daquesta parte dell'eternità. Appoggiai il palmo delle manisull'albero di maestrache era di notevole grossezzae aspettai contutti i miei nervi tesi.


Vedendoche io mi preparavo a spostarmisi fermò anche luiepassarono alcuni istanti in finte da parte sua e corrispondenti mosseda parte mia. In questo modo io avevo spesso giocato a casatra lerocce della baia della Montagna nerama non certolo si puòcrederecon un simile batticuore. Tuttaviacome sto dìcendoera un gioco da ragazzied io mi sentivo capace di vincere lapartitacontro un marinaio anziano e ferito a una coscia. In veritàero talmente imbaldanzito che mi permisi alcune furtive riflessionisulla probabile fine della contesa. Mamentre ero certo di poterlatirare molto in lungonon vedevo alcuna speranza di un definitivoscampo.


Lecose stavano a questo puntoquando all'improvviso l'"Hispaniola"urtò contro il fondovacillòsfregò un istantecon la chiglia la sabbiae poicome sotto un potente ceffonesbandò sulla sinistrain modo tale che il ponte fece unangolo di quarantacinque gradi e dai fori degli ombrinali scaturìuna mezza tonnellata d'acqua che si allargò come uno stagnofra il mezzo del ponte e il bastingaggio.


Tuttie due noi andammo a gambe levate e quasi insieme ruzzolammo negliombrinalimentre il morto dal berretto rossocon le sue bracciasempre stese in crocevenne rigido a sbattere dietro a noi. Eravamocosì viciniche la mia testa urtò sul piede delquartiermastro e i miei denti ne scricchiolarono. Malgrado il colpo etuttofui io il primo a rialzarmitanto più che Hands erarimasto ostacolato dal corpo dell'ucciso. L'improvviso sbandamentodella nave aveva reso il ponte inadatto alla corsa:


dovevoescogitare qualche altro mezzo di evasionee questo all'istantepoiché il mio avversario mi era quasi alle costole.


Rapidocome il lampo saltai sulle sartie di mezzanadivorai le griselle unadopo l'altrae non ripresi fiato se non quando mi trovai installatosulla verga di gabbia.


Lamia prontezza mi aveva salvato: il pugnale aveva colpito neanche unmezzo piede al disotto di mementre io scappavo sue Israel Handsrimase lì a bocca apertala faccia tesa verso di mepropriocome fosse la statua della sorpresa e della delusione.


Poichél'attimo era mionon indugiai a cambiare l'innesco alla mia pistolae appena una fu in ordinemi affrettaiper maggior sicurezzaavuotare l'altra e ricaricarla da capo.


Lamia nuova occupazione sconvolse Hands: egli cominciò a capireche la sorte gli girava le spalle; e dopo una evidente esitazione sialzò pesantemente fra le sartie e col pugnale tra i dentiincominciò con penosa lentezza a salire. Gli ci volle moltotempo e lamenti a tirarsi dietro la sua gamba ferita; ma prima cheegli avesse coperto poco più di un terzo della distanza che ciseparavaio avevo tranquillamente finito i miei preparativi.


Alloracon una pistola in ogni mano mi rivolsi a lui.


"Unpasso di piùmastro Handse vi brucio le cervella. I mortinon mordonolo sapete bene" aggiunsi con una risatina.


Dicolpo si fermò. Io lessi nelle contrazioni del suo volto glisforzi che egli faceva per riflettere; e il processo era cosìlento e laborioso cheforte della mia recuperata sicurezzascoppiaiin una risata. Finalmentedopo aver inghiottito una o due volte lasalivaparlò con ancora sulla faccia i segni della stessaestrema perplessità. Dovetteper parlaretogliersi ilpugnale dalla boccama non fece altro.


"Jim"disse "vedo che siamo a un brutto puntotu ed ioe ci convieneconcludere la pace. Io ti avrei preso se non fosse stato per quellosbandamentoma non ho fortunaioe vedo che mi tocca ammainare;cosa duracapisciper un mastro marinaio come medi fronte a unosbarbatello tuo pariJim." Io bevevo le sue parole sorridendocisopratronfio come un gallo in cima a un muroquando in unbattibaleno la sua mano destra sormontò le sue spalle. Qualchecosa ronzò come una freccia attraverso l'aria; io sentii unurto e poi un lancinante dolore e mi trovai conficcato all'albero peruna spalla. Nel bruciore dello spasimo e nella scossa della sorpresanon posso dire completamente di mia volontà ma sono comunquecerto che non miraitutt'e due le mie pistole scattaronoe tutt'edue mi caddero di mano. Esse non caddero sole: con un grido soffocatoil quartiermastro lasciò andare le sartiee piombò inmare a capofitto.




Capitolo27

"Pezzida otto"


Stantel'inclinazione della navegli alberi pendevano per un bel pezzosull'acquae dalla mia gruccia del pennone di gabbia io non avevosotto di me che la superficie della baia. Handsche non era salitotantostava perciò più vicino al bastimentoed eracaduto fra me e il bastingaggio. Egli tornò a galla una voltain un cerchio di spuma e sanguedopodiché affondò perdavvero. Tornata calma l'acqua lo vidi giacere raggomitolato sullanitida sabbia lucentenell'ombra dei fianchi della nave. Uno o duepesci guizzarono lungo il suo corpo. A volte nel tremolìodell'acqua sembrava muoversi un po'quasi tentasse di alzarsi. Macolpito da un paio di pallee per giunta annegatoegli era benmortoed era carne per i pesci in quel preciso luogo dove egli avevapensato di scannarmi.


Miero appena convinto di questoche cominciai a sentirmi venir menoper la stanchezza e la paura. Il sangue caldo mi scorreva sul petto eper la schiena. Il pugnalenel punto dove m'aveva inchiodato laspalla all'alberobruciava come un ferro arroventato: tuttaviaquello che mi torturava non era tanto questa sofferenza fisicacheavrei sopportato senza lamentarmiquanto il timore di piombar giùdal pennone in quelle quiete acque verdiaccanto al cadavere delquartiermastro.


Miaggrappai con tutte e due le mani fino a farmi dolere le unghieechiusi gli occhiquasi a nascondermi la vista del pericolo. Pianopiano recuperai la mia calmail mio polso rallentò i suoibattiti ed io ripresi possesso del mio equilibrio.


Ilmio primo pensiero fu di tirar via il pugnale; mao che fossepenetrato troppo in profonditào che i miei nervi nonresistesseroci rinunziai con un violento brivido. Cosa stranaquelbrivido fu provvidenziale. Difatti per poco il colpo non era fallito;la lama mi tratteneva appena per una linguetta di pellee quelsussulto la lacerò. Il sangue corse naturalmente piùspeditoma io mi ritrovai padrone dei miei movimentirimanendoattaccato all'albero soltanto col camiciotto e la camicia.


Conun energico strappone staccai l'uno e l'altra e per le sartie ditribordo riguadagnai la coperta. Per nulla al mondoagitato comeeromi sarei una seconda volta arrischiato sulle sartiestrapiombanti di bordo da dove Israel era appena precipitato.


Scesidabbasso e fasciai come meglio potei la mia ferita. Essa mi pungevaassai e sanguinava abbondantementema non era né profonda népericolosané m'infastidiva granché mentre adoperavoil mio braccio. Mi guardai attornoe poiché la nave adessoera in un certo senso mia proprietàmi detti a pensare almodo di liberarla del suo ultimo passeggeroil morto O' Brien.


Comedissiegli era stato sbattuto contro il bastingaggio dove se nestava simile a una specie di osceno e goffo pupazzo; di grandezzanaturalesìma quanto diverso dai colori e dalla graziadella vita! Data la sua postura ci riuscii facilmente; e poichéle tragiche avventure alle quali ero abituato mi avevano reso quasiinsensibile all'orrore della mortelo presi per la cintola comefosse un sacco di cruscae con una poderosa spinta lo mandai fuoribordo. Egli affondò con un sonoro tonfoperdendo il berrettorosso che rimase a galleggiare sulla superficie; e quando le acque siricomposero vidi lui e Israel coricati l'uno accanto all'altrochetutti e due parevano tremare attraverso il leggero increspamentodell'acqua. O' Brien sebbene ancora giovane era molto calvo. E orastava là con quel suo cranio pelato contro le ginocchiadell'uomo che l'aveva uccisoe i pesci passeggiavano alacrementesopra l'uno e l'altro.


Eroormai solo sul bastimento. La marea cominciava a scendere. Il soleera così poco lontano dal tramonto che già l'ombra deipini della riva ovest si allungava dentro l'ancoraggiostampandosiin ritagli di figure sul ponte. La brezza della sera erasi svegliatae per quanto la baia fosse ben riparata dalla montagna dei due picchisituata a estil cordame cominciava a zufolare una sua piccola dolcecanzone e le vele oziose chiacchieravano sbattendo qua e là.


Miaccorsi del pericolo che la nave correva. Abbassai prontamente iflocchi raccogliendoli in un mucchio sul pontema quanto alla grandevela fu un affare serio. Al momento dello sbandamento della nave laverga s'era naturalmente abbattuta fuori bordo e il capo di essaconun piede o due della velapescavano dentro l'acqua.


Ciòaumentava il pericolo: ma la tensione era così forte che ioesitavo a metter le mani nella faccenda. Finalmente presi il coltelloe tagliai le drizze. Il picco caddela vela con una gran pancia siaccasciò sull'acquama io ebbi poi un bel tirare: non poteirimuovere l'ala bassa. Questo fu tutto ciò che le mie forze mipermisero di fare: per il resto l'"Hispaniola" doveva alpari di me confidare nella sua buona stella.


Intantol'ombra aveva occupato l'intero ancoraggioe gli ultimi raggi disolericordolampeggiando attraverso un'apertura del boscospargevano splendori come di gioielli sul mantello fiorito della navenaufragata. L'aria cominciava a mordere; le acque fluivano rapideverso l'alto maree la goletta si coricava sempre più sul suofianco.


Miarrampicai a prua e guardai giù. L'acqua sembrava pocoprofonda; e per maggior sicurezzatenendomi con tutte e due le manial provese tagliatomi lasciai dolcemente scivolare fuori bordo.L'acqua mi arrivava appena alla cintola; la sabbia era salda eattraversata da rugheed io lietamente raggiunsi la riva lasciandol'"Hispaniola" inclinata a quel modocon la gran velaappollaiata sulla superficie della baia. E il sole sparì deltutto e la brezza sibilò nel crepuscolo fra gli ondeggiantiombrelli dei pini.


Eroalmeno efinalmentefuori dal maree non me ne tornavo a manivuote. La golettalibera ormai dei filibustieri e pronta a imbarcarei nostri uomini e a prendere il largoera là. Io nondesideravo solo rientrare nello steccato e farvi sfoggio delle mieprodezze. Rischiavo forse di essere un po' biasimato per la miaaudaciama la ripresa dell'"Hispaniola" costituiva unostringente argomentoed io speravo che lo stesso capitano Smollettavrebbe riconosciuto che io non avevo sprecato il mio tempo.


Inebriatoda tali pensieri mi preparai a ritornare al fortinodai mieicompagni. Ricordandomi che il più orientale dei fiumi che siriversavano nell'ancoraggio del capitano Kidd discendeva dallamontagna dei due picchi posta alla mia sinistrami diressi da quellaparte per poter attraversare il corso d'acqua alla sorgente. La selvanon era troppo intricatae camminando lungo gli speroni inferioridel monte riuscii presto ad aggirarlo e poco dopocon l'acqua aipolpacciguadai il fiumicello.


Arrivaicosì vicino al luogo dove avevo incontrato Ben Gunne perciòmi inoltravo con maggior precauzionetenendo gli occhi benspalancati. L'oscurità era quasi completae quando sboccaidalla valle che divideva i due picchiscorsi laggiù contro ilcielo un vacillante riverberoe pensai che l'uomo dell'isola stessecuocendo la sua cena davanti a un gagliardo fuoco. E però mimeravigliavo dentro di me di tanta imprudenzapoiché se lavedevo io quella lucenon poteva esser vista dallo stesso Silveraccampato sulla riva paludosa?


Lanotte diventava sempre più scura: era tanto se riuscivo aorientarmi approssimativamente verso la mia destinazione: la doppiamontagna dietro di me e il Cannocchiale alla mia destra sidisegnavano nelle tenebre sempre più sfumati; poche e pallidele stelle; e procedendo lungo il terreno ondulatocontinuamenteinciampavo nei cespugli e cadevo nelle buche della sabbia.


D'improvvisoun lieve chiarore si diffuse intorno a me. Alzai gli occhi: la cimadel Cannocchiale appariva debolmente illuminata; poco dopo qualcosadi argenteo luccicò laggiù dietro gli alberi: la lunasi era alzata.


Conquest'aiuto compii in fretta il resto del mio cammino; ea voltecamminandoaltre correndomi avvicinavo impazientemente allapalizzata. Tuttaviaaddentrandomi nella boscaglia che lafronteggiavanon fui così spensierato da non rallentare ilpasso e procedere con un po' più di cautela. Misera in veritàsarebbe stata la conclusione delle mie avventure se per sbaglio mifossi presa una palla dai miei stessi compagni.


Laluna saliva sempre più su: la sua luce cadeva qua e làa chiazze nelle zone più rade del boscoe proprio davanti ame un lume di diverso colore filtrava attraverso gli alberi. Era diun rosso ardente chedi quando in quandosi velava un po' come seprovenisse dalle braci di un falò agonizzante.


Perquanto aguzzassi gli occhi non riuscivo a capire di che si trattasse.


Arrivaiinfine al limite della radura. L'estremità ovest era giàinondata dal plenilunio; il resto e lo stesso fortino rimanevatuttora immerso in una nera oscurità solcata da lunghe striscedi luce argentata. Dall'altro lato della casa un enorme fuoco avevabruciatole cui braci spargevano attorno un robusto riverberopurpureo nettamente contrastante col molle pallore della luna. Nonun'anima che si muovessenon un suonoeccetto i bisbigli dellabrezza tra gli alberi.


Mifermai molto sorpreso in cuor mio e forse anche un po' spaventato.Noi non usavamo accendere grandi fuochi; secondo gli ordini delcapitano eravamo infatti molto guardinghi circa il bruciar legna;cosicché io cominciai a dubitare che le cose in mia assenzaavessero preso una cattiva piega.


Quattoquatto feci il giro dall'estremità esttenendomi vicinoall'ombrae trovato il punto propizio dove il buio era piùfittoscavalcai lo steccato.


Permaggior sicurezza mi buttai a terra carponi e strisciai silenziosoverso l'angolo della casa. Avvicinandomi mi entrò in cuore unimprovviso sollievo. Non è un grato rumore in séed iol'ho spessoaltre voltemaledetto; ma quella notte fu come unamusica al mio orecchio il russare concorde e fragoroso dei miei amicinel loro placido sonno. II grido marino della sentinellaquel "Tuttobene!" mai mi diede un così beato senso di sicurezza.


Intantouna cosa era certa: essi facevano una pessima guardia.


Fossestato Silvercoi suoiora al mio postonon un anima avrebbe vistol'aurora. Ecco cosa voleva direpensavoavere il capitano ferito; edi nuovo aspramente mi rimproverai di averli lasciati in quelpericolo e con una così scarsa guardia.


Giuntointanto alla portami alzai in piedi. Buio pestolà dentro;i miei occhi non distinguevano nulla. Quanto a rumoriudivo ilcontinuo ronzìo di calabrone dei dormentiea intervalliuntimido suonoquasi uno svolazzare e beccaredi cui non riuscivo arendermi conto.


Tendendole braccia in avanti mi inoltrai. Mi sarei coricato al mio posto (conuna tacita risatina pensavo) e goduto le loro facce sorprese quandomi avrebbero scoperto al mattino.


Ilmio piede urtò in qualcosa di molle: le gambe di un dormente;il quale si voltò grugnendoma senza svegliarsi.


D'improvvisouna voce stridula lacerò le tenebre:


"Pezzida otto! Pezzi da otto! Pezzi da otto! Pezzi da otto! Pezzi da otto!"e così viasenza pausa né cambiamentocome lostrepito di un piccolo mulino.


Ilpappagallo verde di Silvercapitano Flint! Era lui che avevo sentitopicchiare col becco su un pezzo di corteccia; era lui chevigilandomeglio di qualsiasi essere umanoannunciava del mio arrivo col suonoioso ritornello.


Mimancò il tempo di riavermi. Agli acuti strilli del pappagallogli uomini si svegliarono e saltarono in piedie con una infernaleimprecazione la voce di Silver tuonò:


"Chiva là?" Voltatomi per fuggirebattei violentementecontro unoindietreggiaie caddi nelle braccia di un altro che mistrinse e tenne saldo.


"Portauna torciaDick" comandò Silver non appena la miacattura fu assicurata.


Euno di loro lasciò la casa per rientrare subito dopo con untizzone acceso.




PARTESESTA - IL CAPITANO SILVER



Capitolo28

Nelcampo nemico


Ilrosso bagliore della fiaccolailluminando l'interno del fortinomimostrò realizzate le mie peggiori apprensioni. I pirati eranoin possesso della casa e delle provviste: ecco il bariledell'acquaviteecco la carne salataecco il biscotto:


tuttocome prima; eciò che moltiplicava la mia angoscianessunatraccia di prigionieri. Non potevo pensare altro se non che fosserotutti morti; e il rimorso di non essermi trovato lìa morireinsieme con loromi spaccava il cuore.


Eranoin tutto sei: nessun altro era sopravvissuto. Cinque di essi scossiall'improvviso dal primo sonno dell'ubriachezzastavano in piediancora accesi e gonfi. Il sesto si era sollevato soltanto su ungomito: il suo viso era coperto da un pallore mortalee le bendesporche di sangue che gli avvolgevano la testa dicevano che era statoferito di recente e ancora più di recente fasciato. Miricordai di uno che durante il grande attaccocolpito da una pallaera scappato nel bosco: senza dubbio era lui.


Ilpappagallo si lisciava le penneappollaiato sulla spalla di LongJohn. Questi mi parve alquanto più pallido e duro del solito.


Portavaancora lo stesso bell'abito di panno con il quale aveva compiuto lasua missione: ma quest'abitoper un amaro contrastoera sporco difango e lacerato dagli spini dei rovi.


"Ecosìecco qua Jim Hawkinsmorte delle mie ossapiovuto afarci visitaeh? Vienivieni pureio prendo la cosaamichevolmente." Così dicendo sedette sul bariledell'acquavite e si mise a riempire la pipa.


Edopo che ebbe acceso:


"Vabeneragazzo: pianta la torcia nella catasta della legna; e voisignori mieiandate pure: non è il caso dl rimanere in piediper il signor Hawkins: egli vi scuseràstate tranquilli.""E cosìJim" e caricava il tabacco "eccotiqui: una ben amabile sorpresa per il povero vecchio John. Io m'eroaccorto che tu eri un ragazzo sveglioquando ti misi gli occhiaddosso la prima volta: ma ora quest'improvvisata finisce disbalordirmifinisce." A tutto ciònaturalmenteionulla replicai. Essi mi avevano messo con le spalle al muro; ed iorimanevo làguardando Silver in facciacon un piglioabbastanza coraggiosoforsema con in cuore la più cupadisperazione.


Silvertirò con molto sussiego una o due boccate di fumoe continuò:


"EoraJimdal momento che ti trovi quivoglio un po' dirti come lapenso. Tu mi sei sempre stato caro come un ragazzo di spiritoed iot'ho amato come l'immagine di me stesso quando ero giovane e bello.Ho sempre desiderato che ti unissi a noi per avere la tua parte emorire da gentiluomo; e oraecco che ci sei venutomio piccoloardito. Il capitano Smollett è un distinto uomo di marenonmi stancherò di riconoscerlo: ma quanto a disciplina èinflessibile. "Il dovere è dovere" dice luie haragione. Devi guardarti dal capitanotu. Lo stesso dottore ce l'ha amorte con te: "ingrato furfante"così ti chiamava;e insomma la conclusione è questache tu non puoi ritornarecoi tuoi perché di te non si vuol più sapere; e a menoche tu non formassi un terzo equipaggionel qual caso nonraccoglieresti gran compagnianon ti resta che unirti al capitanoSilver." Fin qui tutto andava bene. I miei amici vivevanodunquee sebbene io credessi vera in parte l'affermazione di Silverche quelli della cabina me ne volevano per la mia diserzioneleparole udite mi diedero più sollievo che afflizione.


"Quantoal fatto che sei nelle nostre mani" continuò Silver "eche ci sei non ne puoi dubitareio non dirò nulla. Iopreferisco ragionare: dalle minacce non ho mai visto uscir niente dibuono.


Seil servizio ti quadraebbenetu ti arruoli con noi; se non tiquadrasei padrone padronissimo di dir di nocamerata mio; e se c'èun marinaio al mondo capace di parlare più chiaro di cosìDio mi fulmini!" Attraverso tutte queste beffarde parole ioavevo bene avvertito la minaccia di morte che mi pendeva sul capo; lemie guance scottavano e il mio cuore martellava affannosamente dentroil mio petto.


"Devodunque rispondere?" chiesi con un filo di voce.


"Nessunoti sta alle costoleragazzo mio. Rileva la tua posizione. Nessunovuole farti premura; il tempocome vediscorre cosìpiacevolmente in tua compagnia." "Ebbene" dissi ioprendendo un po' di coraggio "se devo sceglieredichiaro che hodiritto di sapere che cosa è successoe perché voisiete quie dove si trovano i miei amici." "Che cosa èsuccesso?" echeggiò uno dei filibustieri con un sordogrugnito. "Fortunato chi lo sa!" "Sarebbe meglio chetenessi chiusi i tuoi boccaporti fino a quando non ti si dirige laparolaamico mio" intervenne Silver trucemente. E rivolgendosia me con l'amabile tono di primarispose: "Ieri mattinadurante il piccolo quartosi presenta il dottor Livesey con bandierabianca. Capitano Silvermi dicesiete tradito. Il bastimento nonc'è più. Ebbenepuò darsi che nella notteavessimo bevuto un bicchiere di piùe cantato magari perfarla passare. Non dico di no. Comunquenessuno di noi aveva messoil muso fuori. Guardammoecorpo di mille bombela vecchia golettanon c'era più. Io non ho mai visto una banda di minchionirestare lì con un'aria più istupidita. Ebbenedice ildottorevogliamo trattare? Trattammolui ed ioe il risultatoeccolo qui: provvisteacquavitefortinolegna da ardere che voiaveste la preveggenza di tagliare e accatastare; eper cosìdiretutta quella benedetta navedalle crocette alla chiglianellenostre mani. Quanto a lorosono filati viané so dove sitrovino." Tirò placidamente un'altra boccata di fumoeproseguì:


"Eperché tu non ti metta in testa che sei compreso nel pattoecco le ultime parole pronunciate: Quanti sietedico ioadandarvene? Quattrodice luiquattrouno dei quali ferito.


Quantoa quel ragazzoignoro dov'èche il diavolo se lo portidiceluinon me ne importa affatto. Ne siamo stufi. Queste furono le sueparole." "E' tutto qui?" "Sìètutto quanto devi saperefigliolo mio." "E ora devoscegliere?" "Ora devi sceglieresicuro." "Ebbene"dissi io "io non sono così sciocco da non sapere che cosami aspetta. Ma accada quel che accadanon me ne importa. Ne ho vistimorire abbastanza da quando vi ho incontrato. Ci sono però unao due cose che mi preme dirvi" e mentre così parlavo eroassai eccitato "e la prima è questa: voi siete in unabrutta situazione: nave perdutatesoro perdutouomini perduti:tutta la vostra impresa naufragata; e se desiderate sapere chi ne èstato la causaio sono stato. Io stavo acquattato nel barile dellemele la sera che avvistammo l'isolae sentii voiJohne voiDickJohnsone Hands che dorme ora in fondo al maree immediatamenteriferii sillaba per sillaba ciò che avevate detto. E quantoalla golettasono stato io a tagliare il cavoio a uccidere gliuomini che erano a bordoio a portarla dove né voi nénessuno dei vostri uomini la rivedrà mai. E sono io che possoridere; il filo della matassa era in mano miae voi non mi fatepaura più di una mosca. Ammazzatemi o risparmiatemi come piùvi piacerà. Ma una sola cosa dirò ancora: se voi mirisparmiatedimenticherò il passatoe quando compariretedavanti alla corte sotto l'accusa di pirateriavi difenderòcon tutte le mie forze. Tocca a voi scegliere. O sopprimermi senzatrarne il minimo utileo risparmiarmi assicurandovi un testimonioche vi salverà dalla forca." M'interruppi perchéproprio mi mancava il respiro. Con mia gran meraviglia nessuno diloro si mosse; rimasero tutti a guardarmi mogi come tante pecore. Ementre così mi guardavanoripresi: "E oramastroSilverpoiché voi siete il migliore di tuttise le coseandassero alla peggio usatemi la cortesia di far conoscere al dottorein che modo mi sono comportato." "Me lo ricorderò"disse Silver con un accento così curioso che io non avreipotutoanche a prezzo della mia vitadecidere se si burlasse dellamia richiesta o fosse simpaticamente commosso dalla mia prova dicoraggio.


"Aggiungeròio qualche cosa" gridò il vecchio marinaio dalla facciacolor di moganodetto Morganche avevo visto nella taverna diSilver sulla banchina di Bristol "è stato lui ariconoscere Can-Nero." "E sentite me" intervenne ilmastro cuoco "che ve ne dico un'altracorpo d'una saetta: èstato questo ragazzo a sgraffignare la carta a Billy Bones. Dalprincipio alla fineJim Hawkins è stato il nostro scoglio!""E alloraecco per lui" proferì Morganaccompagnandovi una bestemmia.


Ebalzò in piedi tirando fuori il coltello con selvaggiairruenza.


«Altolà!" gridò Silver. "Chi sei tuTom Morgan?Ti credi forse di essere il capitano? Se così èpermille diavoliti mostrerò che t'inganni. Prova a mettermiticontroe andrai dove tanti cristiani da trent'anni a questa partesono andati prima di tedal primo all'ultimo: qualcuno sulla puntadel pennoneche Dio mi fulminiqualcuno fuori bordoe tutti quantia pascere i pesci.


Nonc'è mai stato nessuno che mi abbia guardato nel bianco degliocchi e abbia poi visto un giorno feliceTom Morgante l'assicuroio." Morgan tacque; ma tra gli altri sorse un roco mormorìo.


"Tomha ragione" disse una voce.


"Iosono stato seccato abbastanza da un capitano" aggiunse un altro."M'impicchino se mi lascio romper le scatole da voiJohnSilver." "C'è qualcuno di voimiei signorichevoglia venire a spiegarsi di fuori con me?" urlò Silversporgendosi di sul caratello con in pugno la sua pipa accesa."Coraggiosu: parlate: non siete mica muti? Chi lo desiderasarà servito. Avrò dunque vissuto tanti anni pervedermi provocare dal figlio di un ubriaco? Voi conoscete le regole:siete gentiluomini di fortunaa quanto dite. Ebbeneeccomi pronto.Prenda un coltellaccio chi ha fegatoe io vi prometto che vedròil colore delle sue budella malgrado la mia gruccia e tuttoprimache questa pipata sia finita." Nessuno si mossenessunorispose.


"Cosìsiete voino?" aggiunse riportando la pipa alla bocca. "Ahbellissimi da vederenon c'è dubbio. Ma non troppo bravi sulterrenono davvero. Ma se vi parlo nell'inglese di Re Giorgio credoche mi capirete. Orbene: io sono vostro capitano per elezione. Iosono il capitano qui perché sono migliore di tutti d'un buonmiglio marino. Voi rifiutate di battervi come dovrebbero deigentiluomini di fortuna. Alloracorpo d'una saettaobbediretestate pur certi. Oraio voglio bene a questo ragazzo:


nonho mai visto un ragazzo migliore di lui. Vale più lui d'unqualsiasi paio di vigliacchi che siete qui dentro; ed ecco cosa vidico: vorrò vedere chi oserà mettergli le mani addossoecco che cosa vi dicoe potete star sicuri." Seguì unlungo silenzio. Io stavo dritto con le spalle al muroe con il cuoreche continuava a battere come il martello d un fabbro; ma un raggiodi speranza ora mi spuntava dentro. Silver si piazzò contro ilmurocon le braccia incrociatela pipa all'angolo della boccaimmobile come fosse in chiesa; ma lanciava intorno sguardi furtiviecon la coda dell'occhio spiava i suoi irrequieti compagni. I quali siandavano gradatamente raccogliendo all'estremità del fortinoe il loro sommesso bisbigliare risuonava continuo al mio orecchiocome un ruscello. Uno dopo l'altro alzavano gli occhie la lucerossastra della fiaccola batteva per un istante sulle loro torbidefacce: ma non era su meera su Silver che cadevano i loro sguardi.


"Sembrache ne abbiate delle cose da dire" osservò Silverlanciando lontano uno sputo. "Cantatemelache la possa sentireo se nomettetevi alla cappa." "Chiedo perdonocapitano"replicò uno degli uomini "voi prendete un po' troppo allaleggera qualcuna delle nostre regole. Questo equipaggio èscontento; questo equipaggio non ama le intimazioni più deicolpi di agucchione; quest'equipaggio ha i suoi diritti non menodegli altri; mi permetto di dirlo; e a norma delle stesse vostreregole sostengo che noi possiamo discutere insieme. Chiedo perdonovi riconosco come capitano in questo momentoma reclamo il miodirittoed esco per tenere consiglio." E con un diligentesaluto marittimoquest'individuoun uomo di trentacinque annialtomalaticciodagli occhi giallisi diresse freddamente verso laporta e scomparve. I rimanentiuno dopo l'altroseguirono il suoesempio; ciascuno facendo il proprio salutopassandoeaccompagnandovi qualche scusa.


"Conformealle regole" disse uno. "Consiglio di prua" disseMorgan. E cosìcon una o un'altra frasesfilarono tuttilasciando Silver e me soli alla luce della torcia.


Ilmastro cuoco si levò la pipa dalla bocca.


"Orastai attentoJim Hawkins" disse con voce fermama cosìsommessa che appena mi arrivava all orecchio. "Tu sei a duepassi dalla morteeciò che è ben peggiodallatortura. Essi stanno per disfarsi di me. Ma io ti assicuro chequalunque cosa accadasarò con te. In verità non eraquesta la mia precisa intenzione prima di averti sentitono. Eroquasi disperato di perdere questa grossa focaccia e rischiare diessere impiccato per giunta. Ma ho visto che tu sei di buona razza. Emi son detto: sostieni HawkinsJohne Hawkins sosterrà te.Tu sei l'ultima sua cartaecorpo di mille bombeJohn è latua. Spalla a spalladico io. Tu salvi il tuo testimonioe luisalverà la tua testa." Cominciavo più o meno acapire.


"Intendetedire che tutto è perduto?" "Ma sìperdiosì! Partita la navepartirà la mia testa: una cosatira l'altra. Quando guardai la baiaJim Hawkinse non vidi piùla golettaebbeneduro come sonomi diedi per vinto. Per ciòche riguarda quella combriccola e il loro consigliocredi a menonsono che degli stupidi e dei vigliacchi sputati. Io ti salveròse mi riescedalle loro grinfie. MaattenzioneJim: tu in compensosalverai Long John dalla forca." Io ero sgomento: mi sembravauna cosa così disperata quella che mi chiedevaluiilvecchio piratail caporione della banda.


"Ciòche potrò lo farò" dissi.


"Affarefatto!" gridò Long John. "Tu parli da ragazzocoraggiosoecorpo d'una bombaio non sono ancora perduto."Arrancò fino alla torcia infissa nel mucchio della legnaeriaccese la pipa.


"AscoltamibeneJim" riprese tornando. "Io ho la testa sul collo.


Iosono dalla parte del cavaliereormai. So che tu hai condottol'"Hispaniola" in salvoe non importa dove. Come tu abbiafattolo ignoro; ma in salvo c'è. Immagino che Hands eO'Brien sono rimbecilliti. In verità non ho mai nutritoeccessiva fiducia in nessuno dei due. Orabada a ciò che tidico. Io non faccio domande né desidero che altri me nefaccia. Quando una partita è perduta io lo riconoscoio. Ericonosco quando un ragazzo è bravo. Ahtu che sei giovanequante belle cose avremmo potuto combinare insiemetu ed io!"Spillò dalla botticella un po' d'acquavite.


"Vuoiassaggiarecamerata?" Eavuto il mio rifiutodisse:


"Benene prenderò un sorso ioJim. Ho bisogno di calafatarmiioperché c'è del torbido in vista. E a proposito ditorbidoJimmi sai dire perché mai quel dottore mi ha datola carta?" Il mio viso espresse un così ingenuo stuporeche egli giudicò inutile pormi altre domande.


"Comunquesiame l'ha data. E là sotto c'è qualche cosasenzadubbioqualche cosa sicuramentelà sottoJimdi cattivo odi buono." E inghiottì un altro sorso d'acquavitescotendo la grossa testa bionda con l'aria di uno che non presagisceniente di allegro.




Capitolo29

Dinuovo la macchia nera


Ilconsiglio dei pirati durava da qualche tempoquando uno di lororientrò nella casa; eripetendo lo stesso saluto che aveva aimiei occhi un senso ironicochiese per un momento in prestito latorcia. Silver acconsentì e quello si ritiròlasciandoci al buio.


"Laburrasca s'avvicinaJim" disse Silver che frattanto aveva presoun tono schiettamente amichevole e familiare.


Miaccostai alla feritoia più vicinae guardai. Le braci delgrande fuoco si erano consumate e la fioca luce che ora mandavanospiegava il perché della richiesta della torcia. Essi stavanoradunati lungo il pendioa metà strada dalla palizzata; unoreggeva la torciaun altro era in ginocchio in mezzo a loroed iovidi la lama di un coltello aperto nel suo pugno balenare colorandosiora al lume della luna ora a quello della torciamentre gli altricurviosservavano i suoi movimenti. Riuscii poi a scorgere che oltreal coltello teneva in mano un libroe ancora non avevo finito distupirmi di come un così strano oggetto fosse capitato in loropossessoche l'inginocchiato si rialzò e l'intera banda siincamminò verso la casa.


"Vengono"dissi; e ripresi il posto di primasembrandomi poco dignitoso farmisorprendere a spiare.


"Benelasciali venirepiccolo miolasciali venire;" fece Silverallegramente "io ho ancora una palla nella mia sacca." Laporta si aprìe i cinque ammucchiati sulla soglia spinseroavanti uno di loro. In altre circostanze sarebbe stato comico vederecostui procedere adagioun piede dopo l'altroesitando e tendendodavanti a sé la sua mano chiusa.


"Avantiragazzoavanti" gridò Silver. "Non ti voglio micamangiare. Dai quimarinaio d'acqua dolce. Conosco le regolee miguarderò bene dall'offendere una deputazione."Rinfrancato da queste paroleil filibustiere si affrettòedopo aver passato qualcosa a Silver da mano a manosi ritiròpiù veloce ancora nel gruppo dei compagni. Il cuoco detteun'occhiata a ciò che gli era stato consegnato.


"Lamacchia nera! Me l'aspettavo. O dove mai avete pescato questo pezzodi carta? Oh! Oh! Guardate un po' qui! Non vi porterà fortuna:da una bibbial'avete strappato. Ma chi è quell'idiota chestrappa una bibbia?" "Ecco" proruppe Morgan "ecco!Che vi dicevo io? Niente di buono ne verrà fuorivi dicevo.""Ebbeneormai è cosa fatta per tutti" ripreseSilver. "Prevedo che sarete tutti impiccati. Ma chi èquel rammollito che possedeva una bibbia?" "E' Dick"disse una voce.


"Dick?Allora Dick può andare a pregare per l'anima sua. Ha visto isuoi giorni miglioricredete a me." A questo punto l'uomo dagliocchi gialli interruppe.


"PiantalaJohn Silvercon queste chiacchiere. L'equipaggio ti ha decretato lamacchia nera con voto unanimeconforme dovuto; rivolta la cartaconforme dovutoe leggi ciò che c'è scritto.


Poipotrai parlare." "GrazieGiorgio" replico il cuoco."Tu sei sempre sveglioin fatto d'affari; e le regole le sai amemoriacome mi piace di constatare. Ebbenea ogni modocos'èquesto? Ah! Destituito!


cosìnon è vero? Molto elegantemente scritto davvero; quasigiurerei che è stampato. E' la tua scritturaGiorgio? Ehtuvai diventando un uomo di comandoin questo equipaggio. Potrestiessere capitano domaniche non mi stupirei affatto. Porgimi ancoraquella torcia per cortesiavuoi? Questa pipa non tira.""Andiamo" scattò Giorgio. "Finisci di prendertigioco di quest'equipaggio. Lo sappiamo che sei un buffonema ormainon rappresenti più nulla e puoi scendere dal barile eprendere parte alla votazione." "Mi pareva d'averti sentitodire che conosci le regole" ribatté Silver con faresprezzante. "In ogni casose tu non le conoscile conosco ioe rimarrò quiperché sono ancora il vostro capitanobadatefino a che voi non abbiate presentato i vostri reclami ed ionon vi abbia risposto. Nel frattempola vostra macchia nera non valeun biscotto. Dopo ciòvedremo." "Oh" replicòGiorgio "non dubitare: noi siamo tutti d'accordo.


Primoci hai messo in un bell'imbroglio con questa crociera: non sarai cosìsfacciato da volerlo negare. Secondohai lasciato uscire il nemicoda questa trappola per che cosa? per nulla.


Perchétenevano ad andarsene loro? Io non lo soma è chiaro che citenevano. Terzonon ci hai permesso di saltare loro addossomentresi ritiravano. Ohnoi ti leggiamo dentroJohn Silver: tu vuoibarare al gioco: è lì dove tu zoppichi. E finalmentequartoc'è questo ragazzo qui." "E' tutto?"domandò Silver senza scomporsi.


"Emi pare che basti" suggellò Giorgio. "Noi saremoimpiccati e seccheremo al sole a causa della tua maledettaincapacità." "Ebbeneora sentite: io risponderòsu questi quattro punti: l'uno dopo l'altrorisponderò sututti. Vi ho messo in un imbroglio con questa crocieravi ho messo?Ohvediamo un po': voi tutti sapete che cosa io volevoe voi tuttisapete che se ciò fosse stato fatto noi saremmo questa nottecome eravamo primaa bordo dell'"Hispaniola"tutti quantivivi e in gambae pieni di buona torta di prugnee col tesoro infondo alla stivacorpo d'una saetta! Ebbenechi mi ha attraversato?Chi mi ha forzato la mano a melegittimo capitano? Chi mi destinòla macchia nera il giorno stesso che sbarcammoe aprì questoballo? Ahun grazioso balloed io ci sono dentro con voi; un balloche mi sembra una cornamusa all'estremità d'una corda sullaRiva delle Forche presso la città di Londrami sembra. Maechi ha fatto questo? EbbeneAnderson è statoe Handse tuGiorgio Merry! E tul'ultimo a bordo di quella manica d'intrigantihai la diabolica tracotanza di presentarti come capitano al miopostotu che ci hai colati a picco tutti quanti! Per Satanasso!Questo supera qualunque più sbalorditiva storia." Silverfece una pausaed io mi accorsi dal volto di Giorgio e dei suoicamerati che quelle parole non erano state dette invano.


"Questoper il numero uno" proclamò l'accusato asciugandosi ilsudore della frontepoiché aveva parlato con tale veemenzache ne tremava la casa. "Ebbenevi do la mia parola che mi fanausea di dover discorrere con voi. Non avete né buon senso némemoriavoie Dio sa dove avevano la testa le vostre madri quandovi mandarono sul mare. Sul marevoigentiluomini di fortuna! Sartidovevate essere: ecco il vostro mestiere!" "Tira viaJohn"disse Morgan. "Rispondi sugli altri punti." "Ahsìgli altri. Formano un bel mazzettono? Voi dite dunque che questacrociera è andata male. Ahper Iddiose poteste capire finoa che punto è andata malevedreste! Siamo così vicinialla forca che il mio collo già si irrigidisce solo apensarci.


Voili avete visti gli impiccatiincatenaticon gli uccelli che glisvolazzano intornoe gli uomini di mare che li segnano a dito mentrediscendono per la spiaggia con la marea. Ohchi è quello là?dice uno. Quello? Ma quello è John Silver. Io l'ho conosciutobenedice un altro. E sentite le catene che tintinnano mentrepassate e arrivate all'altra boa. Ed ecco a che punto all'incirca citroviamo noi tutti figli delle nostre madrigrazie a luia Handsad Anderson e altri disastrosi imbecilli che sono tra voi.


Ese volete che vi risponda riguardo al quarto punto: o questo ragazzopossa io creparenon è forse un ostaggio? E noi vogliamoprivarci d'un ostaggio? Ahnosignori miei: potrebbe essere lanostra ultima àncora che io non me ne meraviglierei. Ammazzarequesto ragazzo? Io nocamerati! E il numero tre? Ah sìc'èdella roba da dire sul numero tre. Forse che non conta niente per voiil fatto di avere un vero dottore d'università che viene avisitarvi ogni giornoteJohncon la tua testa rottao teGiorgio Merryche solo sei ore fa avevi addosso i brividi dellafebbre e che ancora in questo momento hai gli occhi color dellabuccia di limone? E magari voi non pensate che può arrivareuna nave di conservaeh? Eppure verràe non si faràaspettare moltoe vedremo allora chi sarà contento dipossedere un ostaggio al momento buono. E quanto al numero dueperché sono sceso a pattiebbenein ginocchiostrisciandosiete venuti da me a supplicarmi che lo facessiin ginocchio sietevenutitanto eravate abbattutie sareste morti di fame se nonl'avessi fatto:


matutto ciò è un'inezia: guardatequil'importante èquesto!" E gettò in terra qualcosa che io tosto riconobbiper quella stessa carta ingiallitacon le tre croci rosse che avevorinvenutaavvolta nella tela ceratain fondo al baule del capitano.Perché il dottore l'avesse datanon riuscivo a immaginarlo.


Mase era inesplicabile per mel'apparizione della carta sembròuna cosa addirittura incredibile agli ammutinati. Come gatti sopra unsorcio vi saltarono sopra. Essa passò di mano in mano; avicenda se la strappavano. A sentire le bestemmiele esclamazioniipuerili scoppi di risa con cui essi accompagnavano il loro esameavreste detto non solo che palpavano l'oroma che già sitrovavano in mare con l'oro nella stiva eper di piùinsicurezza.


"Sì"disse uno "è proprio quella di Flint. J. F.con sottouna sbarra e le due mezze chiavi; così ha sempre firmato.""Splendido" disse Giorgio. "Ma come faremo a portarvia il tesoro senza la nave?" Silver si drizzò di colpoe appoggiandosi con una mano al muro gridò:


"PrendinotaGiorgio. Ancora un'impertinenzae t'invito a misurarti con me.Come faremo! E che ne so io? Piuttosto tume lo dovresti dire: tu egli altri che avete perduto la mia goletta coi vostri maneggiche ildiavolo v'incenerisca. Ma tu notu non lo saiche non hai piùcervello d'un pollo. Ma puoi parlare correttoe ci parleraiGiorgioMerrystanne pur certo." "La carta è giàqualche cosa" fece il vecchio Morgan.


"Qualchecosa! Lo credo bene" riprese il cuoco. "Voi perdete lanaveio trovo il tesoro. Chi vale meglio? E oraio mi ritirocorpod'una bomba! Eleggete chi vi aggrada a vostro capitano; io ne ho finsopra i capelli." "Silver!" esclamarono in coro."Porco-Arrostito per sempre! Viva Porco-Arrostito!Porco-Arrostito nostro capitano!" "E questa è lanuova musicano?" gongolò il cuoco. "Giorgioamicomioio credo che ti conviene aspettare un altro turnoe buon per teche io non sono vendicativo. Nonon è mai stato il miosistema. E oracameratiquesta macchia nera? Non vale piùgran chenon è vero? Dick ha contrariato la sua buona sorte eguastato la bibbiae questo è tutto." "Ma gioveràsempre ancora baciare il librono?" mormorò Dicknaturalmente preoccupato per la maledizione che s'era tirata addosso.


"Unabibbia con un pezzo di meno?" rispose Silver beffardo. "No.


Quellanon vale più d'un libro di canzoni." "E' così?"esclamò Dick quasi gioioso. "Allora credo che mi convieneconservarla ancora." "PrendiJimecco una curiositàper te" disse Silver porgendomi la carta.


Eraun disco grande all'incirca come uno scudo. Un latoche rispondevaall'ultima facciata del libroera bianco; l'altro recava alcuniversetti dell'Apocalisse: queste parolefra le altreche micolpirono profondamente:


"Fuorisono i malvagi e gli assassini". Il lato stampato era statoannerito con carbone di legna che già cominciava a sfumar viamacchiandomi le dita; sul lato bianco era stato scritto con lo stessomezzo la parola: "Destituito". Ho sotto gli occhimentrestendo il mio raccontocodesta curiosità: nessuna traccia discritto rimane all'infuori di un semplice graffio come quello che viavrebbe lasciato un colpo di unghia.


Cosìfinì la notte avventurosa. Poidopo aver bevuto tuttici sicoricò per dormiree Silver restrinse la sua vendettaapparente al solo fatto di mettere Giorgio Merry di sentinellaminacciandolo di morte se non avesse fatto buona guardia.


Passòdel tempo prima che potessi chiudere gli occhie Dio sa se avevomateria su cui riflettere: l'uomo da me ucciso nel pomeriggio; la miaposizione estremamente rischiosae soprattutto la formidabilepartita nella quale vedevo Silver impegnatoche con una mano tenevainsieme gli ammutinatie con l'altra si sforzavaadoperando ognipossibile ed impossibile mezzodi ottenere la sua pace e salvare lasua miserabile esistenza. Egli stesso dormiva tranquillo e ronfavasonoramente: ma il mio cuore si addolorava per luipure perversocom'erapensando agli oscuri pericoli che l'accerchiavanoed allavergognosa forca che lo aspettava.




Capitolo30

Sullaparola


Fuisvegliatoossia fummo svegliatigiacché vidi anche lasentinella drizzarsi di soprassalto dallo stipite della porta controil quale si era appoggiatoda una voce chiara e cordiale che cichiamava dal margine del bosco.


"Ohédel fortino!" gridava "C'è qui il dottore." Eralui infatti. Ma la gioia di riascoltare quella voce non fu senzaamarezza. Ricordando la mia insubordinata condotta e vedendo in mezzoa quale compagnia e tra quali pericoli essa m'aveva gettatoarrossivo di vergogna e non osavo guardare in faccia il nuovo venuto.


Eglidoveva essersi alzato quando era ancora buioperché appenaora incominciava a schiarire. Affacciatomi a una feritoia lo vididrittocome Silver l'altra voltae immerso fino al ginocchio nellanebbia stagnante.


"Leidottore! Buon giorno a lei!" scattò Silver completamentesveglio e raggiante d'amabilità. "Svelto e mattinierodavvero. E difattiè l'uccello mattiniero che acchiappa ibuoni bocconicome si suol dire. SuGiorgioscuotitie faientrare il dottore. Stanno tutti beneanche i vostri pazienti: tuttibenee allegri." Così blateravain piedi sulla cima delmonticellocon la gruccia sotto l'ascella e una mano sulla paretedel fortinoil vecchio John ancora tale e quale: nella vocenellemanierenell'espressione.


"Eabbiamo anche una sorpresa per leiuna vera sorpresasignore"continuò. "Un piccolo forestieroquieh! eh! Un nuovodozzinante e inquilinosignoredall'aspetto sano e gagliardo: comeun sopraccarico ha dormitoaccanto a John: bordo a bordo siamostatitutta la notte." Il dottore Livesey era in quel momentodi qua dello steccato e assai vicino al cuoco. Udii la sua vocealterata domandare:


"MicaJim?" "Proprio lui; e più Jim che mai" risposeSilver.


Ildottore si arrestò di colpoe rimase alcuni istanti senzaparolacome interdetto.


"Benebene" disse infine "prima il dovere e poi il piacerecomedireste voi stessoSilver. Vediamo questi vostri pazienti."Entrò nel fortinoerivoltomi un fervido cenno del capoprocedette alla visita degli ammalati. Egli non tradiva alcunaapprensione malgrado sapesse che la sua vita tra quei perfidi demoniera sospesa a un filo; e passava discorrendo dall'uno all'altro quasifacesse un'ordinaria visita professionale presso qualche pacificafamiglia inglese. I suoi modi credo influissero sugli uomini i qualisi comportavano con lui come se nulla fosse accadutoed egli fosseancora il medico di bordo e loro altrettanta fedele gente di prua.


"Voistate meglioamico mio" disse all'individuo dalla testafasciata. "Se mai qualcuno l'ha scampata bellasiete voiquello; la vostra testa dev'essere dura come il ferro. E voiGiorgiocome va? Il vostro colore è buononessun dubbio; mail vostro fegatomio caroè guasto. L'avete presa lamedicina? Dite voiragazzil'ha presa la medicina?" "Sìsignoresìl'ha presa" rispose Morgan.


"Perchévedeteda quando mi ritrovo a essere medico di ribellio diprigionieriper meglio dire" continuò il dottoreLivesey col suo tono più allegro "io mi faccio un puntod'onore di non sottrarre un uomo a Re Giorgio (Dio lo benedica) ealla forca." I furfanti si scambiarono un'occhiatamaricevettero la botta in silenzio.


«Dicknon si sente benesignore" disse uno.


"No?Venite quiDicke fatemi vedere la vostra lingua. Difattisareistupito se con una lingua simile si sentisse bene. E' una lingua dafar paura ai francesi. E siamo daccapo con la febbre." "Ecco"interloquì Morgan "cosa si guadagna a rovinare labibbia." "Ecco cosa si guadagnacome dite voia esseredegli asini matricolati" ribatté il dottore "e anon aver giudizio sufficiente per distinguere l'aria buona dalvelenoe la terra asciutta da un vile pestifero pantano. Io sonoconvinto (ma naturalmente è una semplice opinione) che non civorrà meno del diavolo per estirpare la malaria dai vostriorganismi. Accamparsi in una palude! Mi meraviglio di voiSilver.Tutto calcolato siete meno sciocco di tanti altrima mi sembratesprovvisto della più elementare nozione delle regoleigieniche." Dopo che li ebbe medicati tuttiseguendo essi lesue prescrizioni con una specie di comica sottomissione che lirendeva piuttosto simili a scolaretti che a sanguinari ribelli epirati: "Ebbene" aggiunse "per oggi è fatto. Eora vorreise non vi rincresceavere un colloquio con quelragazzo." E accennò a me con la testacon ariaindifferente.


GiorgioMerryche stava sulla porta sputando e bofonchiando per non so cheamara medicina ingoiataalla prima parola del dottore si giròtutto infiammato e reagì con un violento «No!" eun'imprecazione.


Silverpiantò un colpo sul barile con il palmo aperto.


"Silenzio!"ruggì. E girò intorno uno sguardo leonino. "Dottore"continuò poi col suo tono abituale "ci pensavo appuntoconoscendo il suo debole per questo ragazzo. Noi le siamo tuttidevotamente grati per la sua bontàecome vedeabbiamo fedein leie trangugiamo le sue droghe come fossero grog. Ora io credodi aver trovato una soluzione soddisfacente per tutti. Hawkinsvuoitu darmi la tua parola d'onore di giovane gentiluomo (perchéun giovane gentiluomo tu lo sei per quanto di umile origine)la tuaparola d'onore che non taglierai la corda?" Io m'affrettai apromettere.


"Alloradottore" riprese Silver "lei mi usi la cortesia di usciredal recinto. Una volta fuoriio porterò il ragazzo laggiùnell'internodi fronte a leie ritengo che attraverso la palizzatapotrete discorrere. Buon giorno a leisignoree tutti i nostririspetti al cavaliere e al capitano Smollett." L'esplosione dimalcontentoche soltanto le occhiate minacciose di Silver avevarepressoscoppiò non appena il dottore ebbe lasciato la casa.Silver fu nettamente accusato di fare il doppio giocodi cercare diottenere una pace separatadi sacrificare gli interessi dei suoicomplici e vittime: in una paroladi ciò che precisamentestava facendo. Il tradimento mi pareva in questo caso talmenteevidente che non sapevo immaginare come egli sarebbe riuscito adistogliere la loro collera. Ma Silver valeva da solo due volte tuttigli altri; e la vittoria della notte lo aveva enormemente innalzatoai loro occhi. Si scagliò contro tutti quanti trattandoli daperfetti cretiniaffermò che era necessario che io parlassicol dottoree agitando loro la carta sotto il nasodomandòse volevano rompere il trattato il giorno stesso di muovere allaricerca del tesoro.


"Noperdio!" gridò. "Saremo noi che stracceremo iltrattato al momento opportuno; e fino ad allora io abbindoleròil dottoredovessi magari ungergli gli stivali con dell'acquavite."Dopo di che comandò di accendere il fuocoe s'incamminòtrionfanteappoggiato sulla sua grucciacon una mano sulla miaspallalasciandoseli dietro disorientati e ridotti al silenzio dallasua volubile e prestigiosa parolapiù che convinti delle sueragioni.


"Adagiopiccoloadagio" mi sussurrava. "Ci salterebbero addosso inun batter d'occhiose ci vedessero affrettarci." Con meditatalentezza dunque attraversammo la sabbia dirigendoci verso il puntodove il dottoredall'altro lato della palizzataaspettava; e giuntia portata di voceSilver si fermò.


"Leiterrà conto anche di questodottore; e il ragazzo le diràcome gli ho salvato la vitae come sono stato destituito appunto perquesto! Dottorequando un uomo naviga così stretto al ventocome faccio ioe gioca a testa e croceper così direil suoultimo respironon le sembrerà troppoforsedi regalargliuna buona parola. Lei vorrà tener presente che non èpiù soltanto la mia vitama è quella di questo ragazzoora che è in gioco; e mi parlerà schiettamentedottoree mi darà un briciolo di speranza per tirare avantiper misericordia." Subito dopo aver girato le spalle ai suoicompagni e al fortinoSilver aveva cambiato aspetto: le sue guancesembravano infossate; la voce gli tremava: mai vidi creatura piùmortalmente abbattuta.


«Johnnon avrete mica paura?" chiese il dottor Livesey.


"Dottoreio non sono un vilenoaffatto: neppure tanto così (e feceschioccar le dita). Se lo fossinon parlerei. Ma confessofrancamente che l'idea della forca mi dà i brividi. Lei èbuonolei è un vero uomo; il migliore che io abbia maiincontrato. E lei non dimenticherà ciò che ho fatto dibenealla stessa maniera che non dimenticherà il male. E oraio mi allontanocome vedee lascio soli lei e Jim. E lei terràconto anche di questoperché è uno spingersi molto inlà anche questo!" Ciò dicendo si tiròindietro di un po'tanto da non poterci ascoltaresedette sopra unceppo d'albero e si mise a fischiarevoltandosi di tanto in tanto inmodo da poter sorvegliare ora me e il dottoreora i suoi turbolentiribaldi che andavano su e giù per la sabbia tra il fuoco cheerano intenti a riaccendere e la casa da dove prendevano lardo ebiscotto per la colazione.


"EcosìJim" mi disse tristemente il dottore "eccotiqui. La birra che ti sei fatta ti tocca berlafiglio mio. Iddio mi ètestimonio che non ho il coraggio di rimproverarti: mati piaccia onon ti piacciadesidero dirti questo: quando il capitano Smollettstava benenon osasti distaccarti da noi; quando s'ammalò enon era in grado d'impedirti... ahperdioquella fu una verabassezza!" Confesso che a questo punto io non potei trattenerele lacrime.


"Dottore"dissi "mi risparmi. Mi sono rimproverato io stesso abbastanza:la mia vita è oramai condannatae io sarei già mortose Silver non avesse preso le mie parti; edottoremi credasapròmoriree riconosco che lo merito: ma il mio spavento è latortura. Se arriveranno a torturarmi..." "Jim"interruppe il dottore con tutt'altro tono di voce. «Jimquestonon deve accadere. Salta la palizzatae fuggiamo.


"Dottoreho dato la mia parola. :~ "Lo solo so. E che vuoi farciJimadesso? Mi addosserò io tutto: vergogna e biasimoragazzomio: ma lasciarti quinonon posso. Salta! Un saltoe sei fuoriefiliamo come gazzelle." "No" replicai. "Ciòche lei mi consiglia so benissimo che non lo farebbe lei stesso; nélei né il cavaliere né il capitanoe neanch'io lofarò. Silver si è fidato di meio gli ho dato la miaparolae ritorno con lui. Madottoremi lasci finire. Se mimettono alla tortura potrebbe sfuggirmi una parola a proposito delposto dov'è l''Hispaniola'; perché io l'ho presal''Hispaniola'con l'aiuto della sorte e dell'audacia insieme; e orasi trova nella baia del Nordsulla spiaggia sudquasi al livellodell'alta marea. A mezza marea dovrebbe essere a secco.""L''Hispaniola!'" esclamò il dottore.


Iogli feci una rapida narrazione delle mie avventure che lui ascoltòin silenzio.


"C'èuna specie di fatalità in tutto questo" osservòappena ebbi finito. "A ogni passosei tu che ci salvi la vita;e tu credi che noi possiamo lasciarti morire? Sarebbe una benmeschina ricompensafiglio mio. Tu hai scoperto la congiuratu haitrovato Ben Gunnla più bella cosa che tu hai fatto o potraimai faredovessi pur campare cent'anni. Ohper Giovea propositodi Ben Gunnquesto è il colmo della sfortuna! Silver"chiamò "Silver! Desidero darvi un consiglio." E comeil cuoco si fu avvicinato:


"Perquel tesoro non affrettatevi troppo." "In fede miasignoreio cercherò di tirare le cose in lungo; perònon possoscusi tantosalvare la mia vita e quella del ragazzo senon mettendomi a cercare quel tesorocreda a me." "EbbeneSilverquando è cosìfarò ancora un passo:attento alle burraschequando lo troverete." "Signoresiadetto tra noi: questo che lei mi aggiunge o è troppo o ètroppo poco. A quale scopo sta puntando: perché abbandonare ilfortinoperché darmi quella cartaio non lo sonon èvero? E tuttavia ho fatto la sua volontàa occhi chiusisenza ricevere una parola di speranza. Ma questono: questo ètroppo. Se lei non vuole spiegarmi nettamente le sue intenzioniebbeneme lo dicaed io lascerò il timone." "No"fece il dottore con aria pensosa. "Non ho il diritto di dire dipiù: il segreto non è miocapiteSilver; altrimentivi do la mia parola che ve lo aprirei. Ma con voi andrò piùlontano che possoed anche un passo più in là; dopo diche la mia parrucca se la dovrà vedere col capitanose nonsbaglio! Ein primo luogovoglio darvi un po' di speranza. Silverse voi ed io usciamo da questa trappola da lupifarò persalvarvi tutto quanto possoeccetto il falso testimone.


Lafaccia di Silver era raggiante.


"Leinon potrebbe parlar meglione sono persuasofosse pure mia madre.""Ebbenequesta è la mia prima concessione" ripreseil dottore.


"Laseconda è un consiglio: custodite bene il ragazzoe se viserve aiutochiamate. Io vado a procurarveloe ciò stesso viproverà che non parlo a casaccio. ArrivederciJim." E ildottor Livesey mi strinse la mano attraverso la palizzata; erivoltoa Silver un cenno di salutoentrò di buon passo nel bosco.




Capitolo31

Lacaccia al tesoro: l'indice di Flint


"Jim"disse Silver quando fummo soli "se io ho salvato la vita a tetu l'hai salvata a mee questo non lo scorderò. Ho visto cheil dottore ti sollecitava a scappare; con la coda dell'occhio l'hovisto; e ho visto che tu dicevi di nochiaro come se ti udissi.


Jimquesto è un buon punto per te. E' il primo lampo di speranzadopo l'attacco fallitoed è a te che io lo devo. E oraJimci tocca metterci alla caccia del tesoro con ordini suggellaticomesi direbbecosa che a me non garba. Ma noi due dobbiamo tenercistretti come fossimo cuciti insiemeper salvare la nostra testa adispetto della sorte e del destino." In quel momento un uomo cichiamò perché la colazione era prontae presto sedemmosulla sabbiaintorno al fuococon davanti biscotto e lardo fritto.Avevano acceso un fuoco da arrostire un buee questo fuoco eratalmente divampato e ardente che non ci si potevano accostare che dallato del ventoe non senza precauzione. Mossi dallo stesso spiritodi dissipazioneavevano cotto tre volte più roba di quantanon ne potessimo mangiaree uno di lorocon una risata da scemogettava i resti nel braciere che ravvivato da quell'insolito alimentotornava a fiammeggiare e scoppiettare. Io non vidi in vita mia gentepiù noncurante del domani. "Giorno per giorno" èl'unica espressione adatta a qualificare la loro maniera di vivere;tanto per lo sciupìo delle provviste quanto per le sentinelleaddormentate; e sebbene essi fossero abbastanza arditi per affrontareuna breve scaramucciaio vedevo chiaramente la loro assolutainettitudine a sostenere qualcosa come una campagna prolungata.


Lostesso Silverche mangiava col capitano Flint sulla spallanonaveva una parola di rimprovero per la loro indifferenzacosa che mistupivatanto più che ben di rado egli si era mostrato cosìaccorto come poco fa.


"Sicompagni" diceva lui "è una vera bazza per voi averePorco- Arrostito che pensa per voi con questa sua zucca qui. Io hoottenuto ciò che volevoio. Certoessi tengono la nave. Dovela tenganonon lo so: ma una volta acciuffato il tesorocimetteremo a cercarla e la scoveremo. E alloraamici mieipoichéabbiamo i canottiavremo il sopravvento." Così andavadiscorrendo con la bocca piena di lardo scottante; e mentre ristoravala loro speranza e fiduciacredo bene che risollevava insieme sestesso.


"Quantoall'ostaggio" continuò "suppongo che quella saràl'ultima sua chiacchierata con la gente che ama tanto. Io ho avuto lamia parte di notizie; e gliene sono grato; ma oramai è cosafinita. Lo terrò al guinzaglio mentre andremo alla caccia deltesoroperché ci converrà custodirlo come fosse oroin caso di accidentecapitee per il momento. Una volta in possessodella nave e del tesoroe che navigheremo come allegri compagniohallora parleremo col signor Hawkinsparleremoe gli daremo la suarazionesicuroin compenso delle sue gentilezze." Che gliuomini fossero ora di buon umorenessuna meraviglia.


Quantoa meero tremendamente abbattuto. Qualora il piano che egli avevafinito d'abbozzare fosse diventato attuabileSilvergià duevolte traditorenon avrebbe esitato ad adottarlo. Egli aveva ancoraun piede da una parte e uno dall'altrae non c'è dubbio cheavrebbe preferito la libertà e la ricchezza coi pirati allaprospettiva di sfuggire semplicemente all'impiccagioneche eraquanto di meglio potesse sperare da parte nostra.


Inoltree anche se la forza delle cose lo avesse costretto a mantenere laparola data al dottor Liveseyanche allora quale pericolo dinanzi anoi! Che momentoquando i sospetti dei suoi seguaci si fosserotrasformati in certezzaed io e lui ci fossimo trovati a doverdifendere la nostra vitaluiuno sciancatoed ioun ragazzocontro cinque robusti e svelti marinai!


Siaggiunga a questa duplice apprensione il mistero che tuttoracircondava la condotta dei miei amiciil non chiarito abbandono delfortinol'inesplicabile cessione della cartaepiù duroancora da comprenderel'ultimo avvertimento a Silver: "Attentoalle burrasche quando lo troverete" e sembrerà naturaleil fatto che io gustassi così poco la mia colazione e con ilcuore agitato seguissi i miei carcerieri alla ricerca del tesoro.


Dovevamofare una curiosa figuraa chi ci avesse vistisporchi nei nostripanni marinareschie tuttieccetto mearmati fino ai denti. Silverportava due fucili a tracollal'uno davantil'altro di dietrooltre al grosso coltellaccio alla cintura e a una pistola in ciascunatasca del suo abito a falde quadrate. A completare questo stranospettacoloil capitano Flint stava appollaiato sulla sua spallagracchiando stramberie e brani d'insensate chiacchiere di bordo.Legato alla vita da una cordaio seguivo docilmente il cuoco cheteneva un dei capi ora nella mano libera ora tra i suoi poderosidenti. Ero proprio condotto come un orso addomesticato.


Glialtri erano variamente caricati: alcuni portavano picconi e pale cheavevano sbarcato dall'"Hispaniola" come arnesi di primanecessità; altri lardobiscotti e acquavite per il pasto dimezzogiorno. Tutte queste provviste osservai che provenivano dallanostra riservae potei così constatare la verità delleaffermazioni di Silver. Non avesse concluso un patto col dottorelaperdita della nave avrebbe ridotto lui e i suoi seguaci a sostentarsidi acqua e dei prodotti della loro caccia. L'acqua non sarebbe statadi loro gusto; un marinaio non è di solito buon tiratore;oltre al fatto chetrovandosi così scarsi di viverinonsembrava che dovessero neppure abbondare di polvere.


Cosìdunque equipaggiatie marciando in fila indianaci avviammo tutticompreso quello dalla testa fasciatache meglio certo avrebbe fattoa rimanersene quietoe raggiungemmo la riva dove i due canotti ciattendevano. Anche questi portavano traccia della ubriaca follia deipirati: uno aveva un sedile rottoe tutti e due erano imbrattati difango e mezzo pieni d'acqua. Dovevamo portarli con noi per maggiorsicurezzae cosìimbarcati parte su uno parte sull'altroattraversammo la baia.


Mentreremavamonacque una disputa a proposito della carta. La croce rossaera naturalmente un segno troppo grande per costituire un precisopunto di riferimentoe i termini della nota scritta dietro eranoalquanto ambigui. Come il lettore forse ricorderàla notadiceva:


"Grandealberocontrafforte del Cannocchialepunto di direzioneNord-Nord-Estquarta a Nord. Isola dello Scheletro Est-Sud-Estquarta a Est. Dieci piedi".


Ungrande albero era dunque il dato principale.


Oradiritto davanti a noila baia era chiusa da un pianoro alto da due atrecento piedi che verso nord si riuniva alle pendici meridionali delCannocchiale e verso sud si drizzava fino a collegarsi all'aspra escoscesa altura denominata la Montagna dell'Albero di Mezzana. Ilpianoro era folto di pini di diversa altezza. Esemplari di variaspecie si ergevano qua e làsuperando di quaranta o cinquantapiedi i loro vicini; ma solo stando sul posto e consultando labussola si sarebbe potuto stabilire quale di questi fosse il precisogrande albero del capitano Flint.


Tuttaviaprima ancora che le imbarcazioni fossero a metà stradagiàciascuno si era scelto il suo preferito. Solo Long John scrollava lespalle e pregava di star tranquilli fino a che non si fosse lassù.


Vogavamoadagioper ordine di Silverdi modo che gli uomini non sistancassero presto; e dopo una lunga traversata sbarcammo alla focedel secondo torrente che precipita lungo una boscosa forra delCannocchiale. Di lìpiegando a sinistracominciammo a salirel'erta che portava al pianoro.


All'inizioil terreno grasso e melmoso e il groviglio delle erbe palustriostacolarono grandemente i nostri passi: a poco a pocoperòla montagna diventò più ripida e rocciosamentre ilboscocambiando caratterecresceva più rado e menodisordinato. Era in verità uno dei più incantevoliposti dell'isolaquesto dove ci addentravamo. Ginestre dal profumoacuto e arbusti vari fioriti avevano preso il posto dell'erba. Sulleverdi macchie degli alberi di noce moscata spiccavano i rossi fustidei pini dai larghi ombrelli; e il miscuglio dei loro aromiimpregnava l'ariache era fresca ed eccitantecosa che sotto iraggi perpendicolari del sole ci dava un dolcissimo refrigerio.


Congrida e salti la brigata si sparse intorno a ventaglio. Molto incodaSilver ed io seguivamo: io impastoiato dalla cordalui arandocon un profondo ansimare la sdrucciolevole ghiaia. E di tanto intanto occorreva anche che gli dessi una mano per evitare che glimancasse un piede e ruzzolasse giù per il pendio.


Avevamocosì percorso circa mezzo miglio e stavamo per toccare ilciglio del pianoroquando dall'individuo più lontano sullasinistra partì un urlo di orrore a cui seguirono reiterategrida che fecero accorrere i compagni.


"Cheabbia trovato il tesoro non può darsi" osservò ilvecchio Morgan affrettandosi dietro a noi "perché iltesoro è assolutamente in cima." In realtàcomeassodammo non appena sul postosi trattava di qualcosa di bendiverso. Ai piedi di un grosso pino e mezzo nascosto in un verdecespuglio tra i cui rami erano impigliati alcune piccole ossaunoscheletro umano giaceva sul terreno con alcuni brandelli di vestito.Questa vista misecredoun gelo acuto in ogni cuore.


"Eraun uomo di mare" dichiarò Giorgio Merryche piùcoraggioso di tutti si era chinato là sopra per esaminar davicino i brani del vestito. "In ogni modoquesta è telada marinaio bell'e buona." "Giàgià"disse Silver "è probabile. Né io penso che tiaspettassi di trovare un vescovoqui. Ma in che strano modo sonodisposte queste ossa! Non è naturale." Infattitornandoa guardarenon si poteva credere che il corpo fosse in una posizionenormale. A parte qualche disordine (dovuto forse agli uccelli che sierano nutriti di lui o alla lenta crescita delle piante che a poco apoco ne avevano avvolto i resti) l'uomo giaceva in una posizioneperfettamente rettilineai piedi orientati in un sensole mani tesesopra la testa come quelle di un tuffatorenella opposta direzione.


"Miè venuta un'ideanella mia vecchia zucca" annuncioSilver.


"Eccoqui la bussolaecco laggiù la più alta puntadell'isolotto dello Scheletro che spicca simile a un dente. Vogliamorilevare il punto sulla linea di queste ossa?" Così fufatto. Il corpo era appunto orientato in direzione dell'isolottoela bussola dava precisamente Est-Sud-Estquarto Est.


"Neero certo" gridò il cuoco. "Questo è un segnoindicatore. In dirittura di questo troviamo la stella polare e ilnostro bell'oro splendente. Macorpo d'una saettalo credereste chesento un freddo nella schiena se penso a Flint? Questo è unodei suoi scherzinon c'è dubbio. Egli era solo qui con sei.Li ha uccisi tuttiuno dopo l'altroe questo l'ha rimorchiato qui eorientato con la bussolamorte delle mie ossa! Era grandequest'uomoe aveva i capelli biondi. Sìdoveva essereAllardyce. Ti ricordi di AllardyceTom Morgan?" "Ma sìma sì che me ne ricordo;" rispose l'interpellato "midoveva del denaromi dovevae sbarcando mi portò via ilcoltello." "A proposito di coltello" fece un altro "operché non cerchiamo il suo lì intorno? Flint non erauomo da vuotare le tasche d'un marinaioe gli uccelli un coltellonon se lo mangianomi pare." "Questo è veroperdio" esclamò Silver.


"Nullaproprio nulla è rimasto qui" fece Merry continuando afrugare tra le ossa. "Né un centesimo né unatabacchiera. Questo non mi sembra naturale." "Noperbaccono" rincalzò Silver "né naturale nésimpaticoper niente. Per mille diavoliamici mieise soltantoFlint fosse in vitaci scotterebbe abbastanzaquie per voi e perme. Erano sei come noiessie non sono più che ossa.""L'ho visto morto io con questi occhiFlintl'ho visto"disse Morgan. "Billy mi portò dentro. Egli era làcoricatocon dei soldoni sugli occhi." "Morto sìcertamentemorto e sotterrato" fece l'individuo dalla testafasciata "ma se ci sono spiriti che ritornanoFlint dovrebbeessere tra quelli. PerchéDio mioha fatto una brutta fineFlintha fatto." "Ohsì che l'ha fatta"aggiunse un altro. "Un momento deliravaun altro momentostrepitava per del rumoppure cantava: "Quindici sopra la cassadel morto..." Era la sua unica canzonecamerati; e vi dico laveritàio non l'ho mai più potuta sentireda allora.


Facevaun caldo d'infernola finestra era apertae io sentivo quellavecchia canzone che risuonava chiara chiarae intanto la morte glistava con le unghie addosso." "Viaviafiniscila con latua storia. E' mortoe non cammina piùper quel che so io; oquanto menonon va in giro di giornostate pur sicuri"interruppe Silver. "La paura è fatta di nulla.


Andiamoavanti per i doppioni." Riprendemmo il cammino: maa dispettodel sole ardente e della luce accecantei pirati smisero di correreciascuno per proprio conto gridando per il bosco; ma procedevanostretti l'uno all'altro e parlavano sottovoce. Il terrore del mortofilibustiere incombeva su di loro.




Capitolo32

Lacaccia al tesoro: la voce tra gli alberi


Perliberarsi da quel turbamentoe per dar modo a Silver e al malato diriposarel'intera brigata si mise a sedere non appena giunta in cimaalla salita.


Essendoil pianoro leggermente inclinato verso occidenteil punto dovesostammo dominava da tutti e due i lati una vasta distesa. Di fronteal di là delle vette degli alberiscoprivamo il Capo delleForeste frangiato di spuma; dietronon soltanto la baia laggiùcon l'Isola dello Scheletroma anche verso estoltre la lingua diterra e la pianura orientaleun grande spazio di mare aperto. Ertosopra di noi si drizzava il dorso del Cannocchiale punteggiato dirari pini e zebrato di oscuri burroni. Si sentiva solo il rumoredella lontana risaccamontante da ogni partee il ronzìod'innumerevoli insetti nella macchia. Non un essere umanonon unavela in mare: l'immensità del panorama accresceva il senso disolitudine.


Silversedette e rilevò con la bussola alcune orientazioni.


"Cisono tre "grandi alberi"" disse poi "sulla lineapress'a poco dell'Isolotto dello Scheletro. 'Contrafforte delCannocchiale' indicase non sbaglioquella più bassa crestalaggiù. Ormaitrovare la mercanzia è solo un gioco daragazzi. Ma io avrei voglia di mangiareprima." "Io non hoappetito" borbottò Morgan. "E' il pensiero di Flintcredoche me l'ha tolto." "Oh per questofiglio miopuoiringraziare la tua stella che è morto" disse Silver.


"Erabrutto come il diavolo" saltò su un terzo con un moto diraccapriccio. "Ah quella faccia paonazza!" "Cosìl'aveva ridotto il rum" aggiunse Merry. "Paonazzasìsiamo d'accordo. E' la parola giusta." Dopo chescoperto loscheletroavevano lasciato ai loro pensieri prendere questa piegasi erano ridotti a parlare sempre più sottovocefino quasi abisbigliarecosicché il suono delle loro parole interrompevaappena il silenzio della foresta. Tutto a un tratto dal folto deglialberi di fronte a noi si sentì una voce sottileacuta etremulaintonare l'aria e le parole ben note:


"Quindicisopra la cassa del morto Yòhò-hò e unabottiglia di rum!" Io non vidi mai uomini piùterribilmente sbigottiti dei nostri pirati. I loro visi siscolorirono come per incanto; alcuni balzarono in piedialtri siavvinghiarono ai loro vicini; Morgan si dibatteva per terra.


"E'Flintper...!" gridò Merry.


Ilcanto cessò di colpotroncato nel mezzo di una notaquasiche una mano avesse tappato la bocca del cantore. Venendo da cosìlontanoattraverso la limpida e luminosa atmosfera tra il verdedegli alberiera risuonato leggero e melodiosoe l'effetto prodottosui miei compagni mi parve più strano che mai.


"Andiamo"disse Silver stentando a tirare fuori le parole dalle sue labbracolor cenere "questo non è niente. Pronti a virare! E'una impressione curiosache mi fa questa voce. Io non saprei chenome darle: ma è certo qualcuno che si burla di noiqualcunoin carne e ossacredete a me." Mentre così parlavariprendeva coraggioe il suo viso riprendeva colore. Già glialtri incominciavano a lasciarsi persuaderee ritornavano un poco inséquando la stessa voce ruppe di nuovo il silenzio. Non erapiù un cantoquesta voltama un debole lamentoso appello chegli echi della gola del Cannocchiale si rimandavano anche piùaffievolito.


"DarbyMac Graw!" gemeva la voce (è questa la parola che megliorende il suono) "Darby Mac Graw! Darby Mac Graw!" ancora eancora e ancora; e poifattasi alquanto più acutae con unabestemmia che tralascio:


"Portamiil rumDarby!" Lo spavento inchiodò al suolo ifilibustieri. Gli occhi fuori della testaessi stavano ancora lìdopo un pezzo che la voce non si sentiva piùguardandodavanti a sémuti e allibiti.


"Nonc'è dubbio" balbettò uno. "Andiamo via!""Sìfurono queste le sue ultime parole" gemetteMorgan "le sue ultime parole su questa terra." Dick avevatirato fuori la bibbiae pregava con ardore. Egli aveva ricevuto unabuona educazioneprima di darsi al mare e imbarcarsi con cattivicompagni.


Silverteneva ancora duro. Sentivo che batteva i dentima non si arrendeva.


"Nessunoin quest'isola ha mai sentito parlare di Darby" mormoròegli "nessuno all'infuori di noi qui." Efacendo un enormesforzo: "Camerati" gridò "io sono qui peracciuffare quella mercanziae non mi lascerò mettere nelsacco né da un uomo né dal diavolo. Non ho mai avutopaura di Flint da vivoeper mille diavolisapròaffrontarlo da morto. A meno di un quarto di miglio da quici sonosettecentomila sterline. Quando mai un gentiluomo di fortuna havoltato la poppa a tanta grazia di Dio per timore di un vecchio beonedi marinaio dalla gola paonazzae per giunta morto?" Ma non sivedeva segno di un risveglio di coraggio nei suoi seguaci: il loroterrorepiuttostosembrava accresciuto dall'empietà delleparole.


"SmettilaJohn" disse Merry. "Non prendertela con uno spirito."Gli altri erano troppo spaventati per aprir bocca. Se la sarebberodata a gambe ciascuno per conto propriose avessero osato: ma lapaura li raggruppava insieme e li stringeva a John quasi che dal suocoraggio potessero trarre sostegno. Luidal canto suoaveva quasicompletamente vinto la sua debolezza.


"Unospirito? Sia pure" disse "ma c'è qualcosa che ionon vedo chiaroqui. Voi avete sentito un'eco. Oranessuno ha maivisto uno spirito con un'ombra. E allorache bisogno avrebbe egli diun'eco? Vorrei saperlo. Questo non è certo naturale."L'argomento mi parve assai debole. Ma nessuno può mai saperecome reagisca la gente superstiziosa; econ mia grande sorpresavidi Giorgio Merry molto sollevato.


"E'proprio così" approvò egli. "Tu hai la testasul colloJohnnon c'è dubbio. Svelti a virarecamerati.Quel marinaio làsbaglia di bordatacredo. Eripensandocisìsomigliava alla voce di Flintlo ammetto: ma non era peròcosì chiarain fondo.


Sisarebbe piuttosto detta la voce di qualcun altro... la voce di...""Di Ben Gunnper mille diavoli!" ruggì Silver.


"Sìera così infatti" esclamò Morgan levandosi sulleginocchia.


"Eraproprio Ben Gunn!" "Questo non fa una gran differenzanonvi pare?" intervenne Dick.


"BenGunn non è qui in carne ed ossa più di quanto c'èFlint." Quest'osservazione suscitò lo sdegno dei marinaianziani.


"Eche c'importa di Ben Gunn?" gridò Merry. "Morto ovivonon c'importa niente di lui." Io ero stupito di vederecome avevano ripreso animoe come sui loro visi era tornato ilcolore naturale. Presto si rimisero a chiacchieraremettendosi ditanto in tanto in ascolto; e poco doponon sentendo piùnientesi rimisero in spalla i loro arnesi e proseguirono ilcamminopreceduti da Merry che portava la bussola di Silver permantenerli nella linea dell'Isola dello Scheletro. Merry non s'eraingannato: morto o vivonessuno si curava di Ben Gunn.


SoloDick aveva sempre la sua bibbia apertae camminando lanciava intornoocchiate tremantima senza incontrare consensimentre Silver locanzonava per le sue precauzioni.


"Tel'avevo ben dettote l'avevo ben detto ioche avevi guastato labibbia. Se non è più buona per giurarci soprache vuoiche se ne faccia uno spirito? Neanche questo!" E soffermatosisulla grucciafece schioccare le sue grosse dita.


MaDick non era uomo da poter essere confortato; io non tardai adaccorgermi che si reggeva appena in piedi: sotto l'influenza delcaldodella stanchezza e dello spaventola febbre prevista daldottor Livesey saliva rapidamente.


Ilterreno sgombro rendeva facile la marcia sulla cima che il nostrosentiero costeggiava da un latopoichécome giàdissiil pianoro era inclinato verso occidente. I pini grandi epiccoli crescevano nello spazio aperto; e anche fra i gruppi di nocimoscati e di azaleevaste radure si stendevanoarroventate dalsole. Tagliando l'isola come facevamo quasi per nord-ovestciavvicinavamo sempre più ai contrafforti del Cannocchiale dauna partee dall'altra scoprivamo sempre meglio quella baiaoccidentale che io tutto tremante e sballottato dalle onde avevoattraversato con la piroga.


Raggiuntoil primo dei grandi alberi e rilevata la posizionesi vide che nonera quello buono. Stesso risultato col secondo. Il terzo si elevavaquasi duecento piedi al disopra del bosco ceduo:


gigantevegetale dal fusto rossovoluminoso come una casettaalla cuiimmensa ombra avrebbe manovrato una compagnia. Lo si scorgevadall'alto mareda levante e da ponentee avrebbe potuto figurarecome punto di riferimento sulla carta.


Manon era la sua altezza ciò che impressionava i miei compagnibensì il sapere che settecentomila sterline in oro stavanosotterrate in qualche punto della sua diffusa ombra. Il pensiero deldenaromano a mano che essi si avvicinavanoassorbiva i loroterrori di poco fa. I loro occhi fiammeggiavanoi loro piedicorrevano più svelti e leggeri: l'intera loro anima eraincatenata da quella ricchezza che li attendeva là eprometteva a ognuno di loro tutta una vita di piacere e digozzoviglia.


Silverarrancava grugnendosulla sua gruccia; le sue narici dilatatetremavano; egli bestemmiava come un turco quando le mosche gli siposavano sul volto acceso e lucido di sudore: dava furiosi strattonialla corda che mi legava a luie di tanto in tanto si girava versodi me con un'occhiata assassina. Non si preoccupava certo dinascondere i suoi pensieri che io leggevo come in un libro aperto.Nella immediata prossimità dell'oroaveva dimenticato tuttoil resto: la promessa fatta al dottoree il suo avvertimentoappartenevano ormai al passato; e senza dubbio egli speravad'impadronirsi del tesororitrovare l'"Hispaniola"imbarcarsi col favore della notte dopo aver scannato ogni onest'uomoche lì rimastoe darsi alla fuga come prima aveva progettatofilando via carico di crimini e di ricchezze.


Assediatoda tali timorifaticavo a tener dietro al rapido passo dei cercatoridel tesoro. Spesso inciampavoed era allora che Silver tirava cosìbruscamente la corda e mi fulminava coi suoi sguardi. Dickche orasi era accodato a noie formava la retroguardiaparlava tra sénella crescente eccitazione della febbrebiascicando preghiere ebestemmie. Anche questo aggravava la mia angosciae per colmo dipena ero tormentato dalla visione della tragedia che doveva un giornoessersi svolta su quel pianoroquando quel dannato filibustieredalla faccia paonazza morto poi a Savannah cantando e reclamando dabereaveva con le sue mani trucidato i suoi sei complici. Questobosco adesso così tranquillo doveva aver rintronato di urlaquel giorno; e pensandoci oranel calore dell'immaginazionemipareva di sentirlo rintronare ancora.


Toccavamointanto il margine della macchia.


"Urràcompagni! Sututti insieme!" tuonò Merry; e quelli cheerano in testa si slanciarono.


Manon avevano fatto più di dieci metriche li vedemmo di bottoarrestarsi. Un grido strozzato ferì l'aria. Silver acceleròil passozappando col piede della sua gruccia come un indemoniato; ein un attimo piombammo là.


Unalarga buca ci si apriva davantiscavata da tempoperché ifianchi erano franatie sul fondo germogliava l'erba. Lìdentro stavano un manico di vanga spezzato in due; esparse qua elàtavole di casse da imballaggio. Sopra una di queste assiio lessiimpresso a fuocoil nome di "Walrus" - il nomedella nave di Flint.


Tuttoera chiaro fino all'evidenza. Il nascondiglio era stato scoperto esvaligiato: le settecentomila sterline erano sfumate!




Capitolo33

Lacaduta di un capo


Nonfu mai visto al mondo un simile capovolgimento: Tutti i sei uominisembravano fulminati. Ma Silver superò presto il colpo.


Tuttii suoi desideri si erano avventati verso quel denaro come cavalli dacorsa; eper quanto fermato all'improvvisodi nettoavevamantenuto il suo sangue freddorecuperato il suo equilibrioemodificato il suo piano prima ancora che gli altri avessero avutotempo di misurare le proporzioni del loro disinganno.


"Jim"mi disse sottovoce "prendi questae difenditi." E mi passòuna pistola a due colpi.


Intantosi muoveva tranquillamente verso nordspostandosi in modo che labuca rimanesse tra noi due e gli altri cinque. Poi mi guardòscotendo la testa come per dire "Eccoci in una bruttasituazione"cosa che purtroppo pensavo anch'io.


Ilsuo aspetto era adesso del tutto amichevole; e questi continuicambiamenti mi indignavano al punto che non potei trattenermi dalmormorargli: "E cosìavete di nuovo cambiato partito!"Non ebbe tempo di rispondermi. Con grida e bestemmie i piratiunodietro l'altroerano saltati nella bucae ora scavavano con le lorounghie buttando di lato le assi: Morgan rinvenne una moneta d'oro.Egli la sollevò in alto in un turbine di bestemmie. Era unadoppia ghinea: e passò lampeggiando di mano in mano.


"Dueghinee!" ruggì Merry brandendola verso Silver. "Sonoqueste le tue settecentomila sterlinenon è vero? E tu seil'uomo che ti intendi d'affarinon è vero? Sei quello che nonha mai guastato nullaturazza di poltronetesta di legno!""Scavateragazzi: avantiscavate" disse Silver contranquillissima insolenza; "non mi stupirei che trovaste deitartufi." "Dei tartufi!" strillò Merry. "Losentitecamerati? Ebbeneio vi dico che quell'uomo sapeva tutto.Guardatelo: glielo si legge in faccia." "EhMerry"esclamò Silver "di nuovo aspiri al posto di capitano?


Seiun ragazzo che sa farsi stradanon c'è dubbio." Maquesta volta tenevano tutti per Merry. Cominciarono ad arrampicarsifuori dalla bucalanciando occhiate furibonde.


Particolaredi buon augurio per noi: uscivano tutti dal lato opposto a Silver.


Ecosì restammo: due da una partecinque dall'altradivisidalla bucasenza che nessuno trovasse l'ardire di sparare il primocolpo. Silver non si muoveva: ben dritto sulla sua gruccialisorvegliavae sembrava più impassibile che mai.Innegabilmente era coraggioso.


Allafine Merry stimò bene di parlare.


"Camerati"disse "ecco là due di 'loro' soli: uno è ilvecchio storpio che ci ha portati quie messi in questo pasticcio;l'altro è quel moccioso a cui io voglio strappare le budella.E adessocamerati..." Alzò la voce e insieme il bracciocol gesto di chi incita a un assaltoquando: pan! pan! pan!trecolpi di moschetto balenarono dalla macchia. Merry piombò acapo fitto nella buca; l'uomo dalla testa bendata girò su sestesso come una trottolae stramazzò su di un fiancorestando lì fra le convulsioni dell'agonia; gli altri tregirarono la schiena e schizzarono via con quanta forza avevano incorpo.


Inun batter d'occhio John aveva scaricato i due colpi di una pistolacontro Merry che rantolavae poiché il moribondo in unosforzo estremo alzò gli occhi verso di lui: "Giorgio"gli disse "eccoti pagato." In quel mentre il dottoreGraye Ben Gunn con in pugno i loro moschetti fumanti sbucarono dallamacchia di noci moscati e si avvicinarono a noi.


"Avantiragazzi" gridò il dottore. "Di corsa: dobbiamoimpedire loro di raggiungere i canotti." E partimmo di grancarriera affondando a volte nei cespugli fino al petto.


Silverteneva molto a non staccarsi da noi. Lo sforzo che quest'uomo dovevacompiere saltando sulla sua gruccia fino quasi a farsi scoppiare imuscoli del pettoera tale chesecondo il dottorenessun validoindividuo ne sarebbe stato capace. Malgrado ciòegli rimanevagià indietro di trenta passied era del tutto esaustoquandotoccammo l'estremità del pendìo.


"Dottore"avvertì egli "guardi là. Non c'è fretta."Infatti non c'era fretta. In una zona più aperta del pianoroscorgemmo i superstiti che continuavano a correre nella stessadirezione verso cui si erano incamminatiossia verso il Montedell'Albero di Mezzana. Visto che eravamo già fra loro e icanottisedemmo per riprendere fiatomentre Long John asciugandosiil sudore lentamente ci raggiungeva.


"Graziedi cuoredottore" disse "lei è arrivato al giustomomentocredoper me e per Hawkins... E cosìsei tuBenGunn... Ebbenetu sei gentilenon c'è che dire..." "Iosono Ben Gunnsono" rispose il "maroon" torcendosicome un'anguilla nel suo imbarazzo. E aggiunse dopo una lunga pausa"Come state voimastro Silver? Benissimovi ringrazionon èvero?" "BenBen" mormorò Silver "se pensoa ciò che mi hai fatto!" Il dottore mandò Gray aprendere una delle vanghe abbandonate dai ribelli nella loro fuga; ementre continuavamo a discendere con tutto comodo verso il luogo dovegiacevano i canottiriferì in poche parole quello che eraaccaduto. Questa storiadi cui Ben Gunnil "maroon" semiidiotaera l'eroe dal principio alla fineinteressòmoltissimo Silver.


Neisuoi lunghi vagabondaggi per l'isolaBen aveva trovato lo scheletroed era lui che l'aveva spogliato. Egli aveva trovato il tesorol'aveva dissotterrato (era il manico della sua vanga quello ritrovatonella buca)l'aveva trasportato sul dorso in molti faticosi viaggidai piedi del gran pino fino alla grotta in cui abitava sullamontagna dai due picchi nella punta nord-est dell'isolae làtutto quest'oro era rimasto immagazzinato e al sicuro fin da due mesiprima dell'arrivo dell'"Hispaniola".


Ildottore gli aveva strappato il segreto nel pomeriggio dell'attacco.L'indomani mattinavisto l'ancoraggio desertoera andato da Silver;gli aveva lasciato la cartainutile ormai; ceduto le provvistepoiché la grotta di Ben Gunn era ben fornita di carne di caprada lui stesso salata: ceduto ogni e qualunque cosapur di ottenerela possibilità di abbandonare sano e salvo il fortino eritirarsi sulla montagna dai due picchi al fine di sottrarsi allamalaria e guardare il tesoro.


"Quantoa teJim" mi disse "è stato a malincuorema hoagito per il meglio di coloro che si erano mantenuti fedeli al lorodovere; e se tu non eri di questidi chi la colpa?" Quelmattinoconsiderando che io sarei rimasto coinvolto nell'atrocedelusione preparata agli ammutinatiegli era corso alla grotta; elasciato il capitano sotto la custodia del cavaliereportati con séGray e il "maroon"aveva attraversato l'isola in diagonaleper andare ad appostarsi vicino del pino.


Accortosiperaltro subito che la nostra brigata era in anticipo su di luispedì avanti Ben Gunnbuon corridoreperché facessedel suo meglio da solo. A costui venne l'idea di sfruttare lasuperstizione dei suoi antichi cameratie vi riuscì cosìbene che Gray e il dottore ebbero il tempo di arrivare a imboscarsiprima della comparsa dei cercatori del tesoro.


"Ah"fece Silver "è stata una fortuna per me avere quiHawkins.


Leidottoreavrebbe lasciato fare a pezzi il vecchio Johnsenzadedicargli neppure un pensiero." "Noneppure uno"confermò il dottore allegramente.


Intantoavevamo raggiunto i canotti. Armato della vangail dottore ne demolìunoe tutti quanti ci imbarcammo sull'altro dirigendocibordeggiando la costaverso la baia del Nord.


Fuun tragitto di otto o nove miglia. Silversebbene fosse stancomortoprese un remo anche lui come noie scivolammo veloci sopra unmare di seta. Presto passammo lo strettoe doppiammo il capo sud-estdell'isola intorno al quale quattro giorni prima avevamo rimorchiatol'"Hispaniola".


Lasciatacidietro la montagna dai due picchiscorgemmo il nero orifizio dellagrotta di Ben Gunne il profilo di un uomo in piediappoggiato a unmoschetto. Era il cavaliere; sventolammo un fazzolettoe glilanciammo tre urrà irrobustiti dalla potente voce di Silver.


Tremiglia più in làproprio all'imboccatura della baiadel Nordche cosa potevamo incontrare se non l'"Hispaniola"che navigava da séalla ventura? L'ultima marea l'avevarimessa a galla; e se vi fosse stato un vento robusto oppure un forteriflusso come nell'ancoraggio sudnon l'avremmo mai piùrivistao per lo meno si sarebbe incagliata senza rimedio.Effettivamentead eccezione della vela maestra ridotta in brandelliil guasto era di poco conto. Fu preparata un'altra àncoraevi demmo fondo in un braccio e mezzo d'acqua. Poi riprendemmo i remidirigendoci alla cala del Ruml'approdo più vicino al tesorodi Ben Gunn; mentre Gray ritornava da solo col canotto all'Hispanioladove avrebbe passato la notte a fare la guardia.


Unadolce salita conduceva all'entrata della grotta. In cima ciimbattemmo nel cavaliere. Con me egli fu gentile e affettuosoedella mia scappata non disse nullané in biasimo né inlode. Il manieroso saluto di Silver gli fece salire un po' di sanguealla faccia.


"JohnSilver" gli disse "voi siete un inqualificabile furfante eimpostoreun mostruoso impostore. Mi si è detto che devoastenermi dal farvi processare: ebbeneme ne asterrò. Ma levittimesignorepesano sul vostro collo come macine da mulino.""Le mie cordiali graziesignore" replicò Long Johncon un nuovo inchino.


"Viproibisco di ringraziarmi" scattò il cavaliere. "E'una grave infrazione al mio dovere. Levatevi di lì!"Entrammo nella grotta. Era un largo e arioso ambiente rallegrato dauna piccola sorgente con una pozza di limpida acqua su cui siinclinavano delle felci. Il suolo era sabbia. Davanti a un vigorosofuoco stava coricato il capitano Smollette in un angolo lontanodove la fiamma svegliava appena qualche debole riverberointravidigrandi mucchi di monete e masse quadrangolari di verghe d'oro. Era iltesoro di Flint che eravamo venuti a cercare da così lontanoe che già era costato la vita a diciassette uominidell'"Hispaniola". Quanto fosse costato ammassarloquantosangue e doloriquante belle navi affondatequanta brava genteattratta in mare da quel miraggioquanti colpi di cannonequanto dioffesemenzogne e crudeltànessuno al mondo forse potrebbedire.


Mac'erano ancora tre su quest'isola: Silveril vecchio Morgan e BenGunnciascuno dei quali aveva avuto la sua parte in questi delittiallo stesso modo in cui aveva invano sperato di ottenere la sua partedi ricompensa.


"EntraJim" mi disse il capitano. "Tu sei un buon ragazzonel tuogenere: ma io non credo che noi navigheremo ancora insieme.


Seiun po' troppo un ragazzo viziatoper me. O chi vedoJohn Silver?Che vento vi ha portato qui?" "Rientro nelle filesignore"rispose Silver.


"Ah!"fece il capitano; e non aggiunse altro.


Checenaquella seraattorniato da tutti i miei amici; e che pastoconcarne di capra salata da Ben Gunnparecchie ghiottonerie e unabottiglia di vino vecchio dell'"Hispaniola"!


Gentepiù allegra e felice credo che non fu mai vista. E Silver eralàseduto in dispartequasi fuori della luce del focolareche però mangiava di gustopronto a slanciarsi quando sidesiderava qualcosa; e accordando il suo risoma in sordinaalnostro: lo stesso calmogarbatoossequioso marinaio che era statodurante la traversata.




Capitolo34

eultimo


L'indomanimattina ci si mise di buon'ora al lavoroperché trasportarequel grosso mucchio d'oro a bordo dell'"Hispaniola"facendogli percorrere un miglio per terra fino alla spiaggia e poitre miglia per mare fino all'"Hispaniola"era impresatutt'altro che agevole per un così scarso numero di uomini.Dei tre banditi in fuga per l'isola ci davamo ben poco pensiero. Unasemplice sentinella appostata sul dorso della montagna bastava aproteggerci da qualsiasi sorpresa; senza contaredel restoche dibattersi essi dovevano essere più che stufi.


Illavoro fu dunque condotto speditamente. Gray e Ben Gunn andavano evenivano col canottomentre gli altri badavano ad accatastare iltesoro sulla spiaggia. Due sole barre legate insieme con una cordaformavano un buon carico per un adultoe camminando lentamente.Quanto a meessendo poco adatto a quella faticarimasi tutto ilgiorno occupato nella grotta a imballare le monete nei sacchi dapane.


Erauna curiosa collezionesimile a quella di Billy Bonesper lavarietà dei coniima talmente più ricca e abbondanteche io provai un immenso piacere ad assortirla. Monete inglesifrancesispagnoleportoghesi; giorgi e luigidobloni e doppieghineemoidori e zecchini con le effigi di tutti i re d'Europa degliultimi cento anni; bizzarri pezzi orientali impressi di segni chesomigliavano a fili di cordicelle o brani di tele di ragno; pezzirotondi e pezzi quadrati e pezzi forati nel mezzocome medaglie daportare al collo: tutte le varietà di moneta del mondofiguravanocredoin quella raccolta; e quanto al loro numero pensoche uguagliassero le foglie dell'autunnoperché avevo malealla schiena dopo tanto curvarmie male alla mano dopo tantoscegliere.


Iltrasporto durò parecchio: alla fine di ogni giorno una fortunaera stivata a bordoe un'altra attendeva il suo turno perl'indomani; e durante tutto questo tempo i tre superstiti ribelli nondettero segno di vita.


Finalmentemi sembra che fosse la terza seraio gironzolavo col dottore suldorso della montagna nel punto che dominava le parti bassedell'isolaquando dalla fitta oscurità di laggiù ilvento ci portò un'eco tra di grida e di canti. Non fu che unbreve intermezzoa cui seguì il silenzio dì prima.


"Iddioli perdoni" disse il dottore "sono gli ammutinati.""Tutti ubriachisignore" risuonò la voce di Silveralle nostre spalle.


Silverdevo dirlogodeva della massima libertà; e malgrado iquotidiani rimproveri sembrava considerarsi di nuovo come undipendente a cui venivano elargiti privilegi e riguardi. In veritàc'era da stupire a vedere con che disinvoltura egli sopportava certestaffilatee con quale inesauribile garbo continuava a sforzarsi dientrar nelle grazie di tutti. Nessuno però lo trattava megliod'un canesalvo Ben Gunnche conservava una tremenda paura del suovecchio quartiermastro; oppure io stessoche realmente gli dovevoqualche gratitudinenonostante che riguardo a ciò avessiforse ragione di pensare di lui peggio di chiunque altroperchél'avevo visto sul pianoro meditare un nuovo tradimento. E perciòfu con un tono aspro che il dottore gli rispose.


"Ubriachio deliranti" disse.


"Leiha ragione" replicò Silver "ma ciò non fadifferenza né per lei né per me." "Suppongonon pretenderete che io vi prenda per un uomo pietoso" ribattéil dottore con un ghigno "cosicché può darsi che imiei sentimenti vi sorprendano. Ma se io fossi sicuro che delirano (esono moralmente certo che uno di loro ha la febbre) lascerei questocampo e rischierei volentieri la pelle per portar loro il soccorsodella mia scienza." "Chiedo perdonosignorema leiavrebbe torto. Ci rimetterebbe la sua preziosa esistenzastia pursicuro. Io sono mani e piedi dalla sua parteadessoe non vorreivedere le nostre forze indebolite e private della sua personatantopiù che so quanto a lei devo. Ma quella gente laggiùnon sarebbe capace di mantenere la parolanoanche supponendo chelo volesse; eciò che più contanon crederebbe chelei mantenesse la sua." "Difatti" disse il dottore"voi siete l'uomo capace di mantenere la parola: lo sappiamo."Furono quelle all'incirca le ultime notizie che avemmo dei tre.


Solouna volta udimmomolto lontanoun colpo di fucilee pensammo checacciassero. Si tenne consiglioe fu decisocon grande giubilo diBen Gunn e la piena approvazione di Graydi abbandonarli sull'isola.Lasciammo loro una notevole provvista di polvere e di pallequasitutta la carne di capra salataun po' di medicinalie alcune altrecose di prima necessità: degli arnesidegli abitiuna veladi ricambioparecchie braccia di corda; edietro richiesta deldottoreuna buona provvista di tabacco.


Nient'altroci restava da fare nell'isola. Già avevamo stivato il tesoro eimbarcato sufficiente acquainsieme col resto della carne di capraper fronteggiare qualsiasi eventualità; e finalmente un belmattino salpammo l'àncoraoperazione che richiese tutte lenostre forzee uscimmo dalla baia del Nord sotto la stessa bandierache il capitano aveva issato e difeso alla palizzata.


Itre ci avevano spiato più da vicino di quanto nonimmaginassimocome presto constatammo. Poiché uscendo dallostretto dovemmo costeggiare molto da vicino la punta sude livedemmo là tutti tre inginocchiati l'uno accanto all'altrosopra una striscia di sabbiatendendoci le braccia supplichevoli.Piangeva il cuore a tuttiio credoad abbandonarli in quel miserostato; ma noi non potevamo esporci al rischio di un altroammutinamento; e riportarli a casa loro per consegnarli alla forcasarebbe stato un atto di gentilezza alquanto crudele. Il dottoredette loro una vocee li informò delle provviste che avevamolasciate e del luogo dove le avrebbero trovate. Ma essi continuavanoa chiamarci per nomesupplicandoci per amor di Dio di avere pietàe di non abbandonarli alla morte in quella solitudine.


Daultimovedendo che la nave proseguiva la sua rapida corsa e stavaper arrivare fuori portata di voceuno di loro (non so chi) saltòin piedi con un rauco gridopuntò il suo moschettoe unapalla passò fischiando sulla testa di Silver e bucò lavela maestra.


Alloraci riparammo dietro il bastingaggio; e quando io tornai a guardareessi erano scomparsie la stessa striscia di sabbia si era perdutanella lontananza. Così era finita con loro; e prima dimezzogiornocon mia indicibile gioiaanche il più alto piccodell'Isola del Tesoro s'era affondato nel cerchio azzurrodell'orizzonte.


Trovandocia corto di uominidovevamo tutti dare una mano ai lavori di bordo;solo il capitanodisteso su un materasso a poppasi limitava atrasmettere ordiniperché malgrado si fosse rimesso in forzeaveva ancora bisogno di riposo. Non potendo affrontare il viaggio diritorno senza rifornirci d'uominivolgemmo la prua verso il piùvicino porto dell'America spagnola; e quando vi giungemmoostacolatida venti contrari e da parecchie aspre rafficheeravamo esausti.


Clavail sole mentre gettavamo l'àncora in un magnifico golfo; esubito ci trovammo attorniati da un nugolo di imbarcazioni piene dinegri e di indiani del Messicoe mulatti che vendevano frutti elegumi e offrivano di tuffarsi per una piccola moneta. La vista ditante facce ridenti - i negri specialmente - il sapore dei fruttitropicalie soprattutto le luci della città cheincominciavano a brillareformavano il più deliziosocontrasto col nostro torbido e sanguinoso soggiorno nell'isola. Ildottore e il cavaliereprendendomi con loroscesero a terra apassarvi la serata. Là si incontrarono col capitano di unanave da guerra inglesee attaccarono discorso con lui che licondusse a bordo; in breve le ore volarono via cosìpiacevolmente che già sorgeva l'alba quando ci accostavamo alfianco dell'"Hispaniola".


BenGunn era sul ponte soloe appena ci vide prese a raccontarcitra lepiù buffe contorsioniche Silver era fuggito. Il "maroon"aveva chiuso un occhio su quella fuga avvenuta poche ore fa sopra uncanottoe ci assicurava di essersi così comportato persalvaguardare le nostre viteche sarebbero certo state compromessequalora "quell'uomo dalla gamba sola" fosse rimasto abordo. Ma ciò non era tutto. Il cuoco non se n'era andato amani vuote. Aveva furtivamente praticato un buco in un tramezzoes'era impadronito d'un sacco di monetedel valore forse di tre oquattrocento ghineeper provvedere alle sue ulterioriperegrinazioni.


Iocredo che fummo tutti contenti d'esserci liberati di lui cosìa buon mercato.


Infineper abbreviare questa lunga storiaprendemmo alcuni uomini a bordofacemmo un buon viaggio; e l'"Hispaniola" toccòBristol proprio mentre il signor Blandly si preparava ad armare lanave di conserva. Di tutti gli uomini che erano partiti con essa nonpiù di cinque rimpatriavano. "Satana agli altri non hafatto torto - con la bevanda li ha spediti in porto"spietatamente; nonostante chea dire il veronoi non ci trovassimocosì mal ridotti come quell'altra nave della canzone:


"Conun sol uomo della ciurma in vita Che numerosa era sul mare uscita."Ciascuno di noi ebbe una larga parte del tesoroche impiegòsaggiamente o follemente a seconda della propria natura. Il capitanoSmollett ha smesso di navigare. Gray non soltanto custodì ilsuo denaroma rapidamente preso dal desiderio di ascesa sociales'impratichì del suo mestieree ora è secondo sopra unbel bastimento di cui possiede una parte; e è anche ammogliatoe padre di famiglia. Quanto a Ben Gunnricevette mille sterlinechescialacquò in tre settimaneoper essere più esattiin diciannove giorniperché al ventesimo ricomparve con letasche vuote. Allora gli fu dato un posto di portinaioproprio comeaveva temuto stando sull'isola; ed egli vive tuttoracircondatodalle simpatie dei ragazzi del luogoche però ne fanno un po'il loro zimbelloe è un distinto cantore in chiesa ladomenica e i giorni festivi.


DiSilver non si seppe altro. Quel terribile uomo di mare con una gambasola è finalmente fuori dal cerchio della mia vita; ma iocredo che abbia ritrovato la sua vecchia negra e viva contentoinsieme con lei e il capitano Flint. Così almeno mi piacesperaredato che non mi sembra molto probabile che la felicitàlo aspetti nell'altro mondo.


Leverghe d'argento e le armi stanno ancoraper quel che ne sodoveFlint le ha sotterratee per conto mio ci resteranno per un pezzo.Neanche un tiro di buoi potrebbe riportarmi in quell'isola maledetta;e i miei più paurosi incubi sono quando sento i cavallonituonare lungo la costao quando salto d'improvviso sul mio lettocon negli orecchi la stridula voce del capitano Flint:


"Pezzida otto! Pezzi da otto!"




Google





Google