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William Shakespeare

 

ANTONIO E CLEOPATRA

 

 

 

PERSONAGGI

 

ANTONIOOTTAVIO CESARELEPIDO: triunviri

SESTO POMPEO

DOMIZIO ENOBARBOVENTIDIOEROTESCARODERCETADEMETRIOFILONE:

amici di Antonio

MECENATEAGRIPPADOLABELLAPROCULEIOTIREOGALLO: amici di Cesare

MENAMENECRATEVARRIO: amici di Sesto Pompeo

TAUROluogotenente generale di Cesare

CANIDIOluogotenente generale di Antonio

SILIO ufficiale nell'esercito di Ventidio

EUFRONIOambasciatore di Antonio a Cesare

ALESSA; MARDIANOeunuco; SELEUCO; DIOMEDE: al seguito di Cleopatra

Un indovino

Un Buffone

CLEOPATRAregina d'Egitto

OTTAVIAsorella di Cesaree moglie di Antonio

CARMIANAIRA: al seguito di Cleopatra

UfficialiSoldatiMessaggeri ed altri del Seguito

 

 

 

Scena: In varie parti dell'Impero Romano

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Alessandria. Una stanza nel Palazzo di Cleopatra

(Entrano DEMETRIO e FILONE)

 

FILONE: Sìquesta passione del nostro generale passa la misura: quei suoi occhi fieri che sopra le file e le schiere guerresche scintillavano come Marte catafrattoora si abbassano e volgono la funzione e la devozione del loro sguardo sopra una fronte abbronzata:

il suo cuore di condottiero che nelle mischie di grandi battaglie ha fatto scoppiare le fibbie della corazza sul suo petto rinnega ogni moderazione ed è diventato il mantice ed il ventaglio per raffrescare la lussuria di una zingara.

 

(Squillo di trombe. Entrano ANTONIOCLEOPATRAle sue Dameil Seguito con gli eunuchi che le fanno vento)

 

Ecco che vengono: stai bene attento e vedrai in lui il terzo sostegno del mondo trasformato nello zimbello di una puttana: guarda e osserva.

CLEOPATRA: Se è veramente amoreditemi quanto.

ANTONIO: Vi è miseria nell'amore che può essere valutato.

CLEOPATRA: Voglio stabilire un limite per sapere quanto io sia amata.

ANTONIO: Allora bisognerà che tu trovi un nuovo cielouna nuova terra.

 

(Entra un Servo)

 

SERVO: Notizie da Romamio buon signore.

ANTONIO: Ciò mi infastidisce: sii breve.

CLEOPATRA: NoascoltateleAntonio: forse Fulvia è adirata; oppure chi sa che il quasi imberbe Cesare non vi abbia inviato il suo potente comando: "Fai questoo quest'altro; soggioga quel regnoe libera quell'altro; eseguiscioppure ti condanniamo".

ANTONIO: Comeamor mio!

CLEOPATRA: Forse! anzimolto probabilmente: non dovete intrattenervi qui più a lungoè venuto da parte di Cesare il vostro congedo; e perciò ascoltateloAntonio. Dov'è l'intimazione di Fulvia? o di Cesareper meglio dire? o di entrambi? Fate entrare i messaggeri.

Come è vero che io sono la regina d'Egittotu arrossisciAntonioe quel tuo sangue è il vassallo di Cesare: oppure è cosi che la tua guancia si vergogna quando la garrula Fulvia ti sgrida. I messaggeri!

ANTONIO: Che Roma sprofondi nel Tevere e l'ampio arco dell'ordinato impero cada! Qui è il mio posto. I regni sono argilla: e il legame di questa nostra terra nutre egualmente la bestia e l'uomo: la nobiltà della vita consiste in questo; (l'abbraccia) quando una coppia cosi bene assortita e due esseri simili possono far ciòimpongo al mondosotto pena di punizionedi riconoscere che siamo incomparabili.

CLEOPATRA: Eccellente impostura! Perché avrebbe dunque sposato Fulviasenza amarla? Non sono la sciocca che voglio sembrare; Antonio sarà sempre Antonio.

ANTONIO: Ma incitato da Cleopatra. Adessoper amor dell'Amore e delle sue ore soavinon sciupiamo il tempo in un aspro colloquio: non vi è un minuto delle nostre vite che non dovrebbe prostrarsi senza qualche piacereadesso. Quale divertimento stanotte?

CLEOPATRA: Ascoltate gli ambasciatori.

ANTONIO: Ohibòlitigiosa regina! cui ogni cosa si addiceil rimproveroil risoil pianto; di cui ogni passione pienamente si sforza di rendersi in te bella e ammirata! Non voglio ambasciatorise non siano tuoi; e soli soli stanotte vagheremo per le vie osservando i costumi della gente. Vienio mia regina; ieri notte lo desideravi.

 

(Al Messo) Non parlarci

(Escono Antonio e Cleopatra col loro Seguito)

 

DEMETRIO: Cesare è tenuto in cosi poco conto da Antonio?

FILONE: Signoretalvoltaquando egli non è Antonioresta troppo al di sotto di quella grandezza che dovrebbe sempre accompagnare Antonio.

DEMETRIO: Sono molto dolente che egli così giustifichi i pubblici calunniatori che in tal guisa ne parlano a Roma: ma voglio sperare in un contegno migliore per il domani. Buon riposo!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - La stessa. Un'altra stanza

(Entrano CARMIANAIRAALESSA e un Indovino)

 

CARMIANA: Signor Alessadolce Alessaincomparabile Alessaquasi perfettissimo Alessa dov'è l'indovino che avete tanto lodato alla regina? Oh potessi conoscere quel marito checome voi ditedeve caricare le sue corna di ghirlande!

ALESSA: Indovino!

INDOVINO: Che volete?

CARMIANA: E' questo l'uomo? Siete voisignoreche conoscete gli eventi?

INDOVINO: So leggere un poco nell'infinito libro misterioso della natura.

ALESSA: Mostrategli la vostra mano.

 

(Entra ENOBARBO)

 

ENOBARBO: Portate subito il banchetto e vi sia vino a sufficienza per bere alla salute di Cleopatra.

CARMIANA: Buon signoredatemi la buona fortuna.

INDOVINO: Io non la facciola predìco.

CARMIANA: Vi prego allorapreditemene una.

INDOVINO: Sarete assai più florida di quel che non siate.

CARMIANA: Egli vuol dire in carne.

IRA: Novuol dire che vi tingerete quando sarete vecchia.

CARMIANA: Le rughe non vogliano!

ALESSA: Non turbate la sua prescienzastate attenta.

CARMIANA: Silenzio!

INDOVINO: Sarete più amante che amata.

CARMIANA: Preferirei infiammarmi il fegato col bere.

ALESSA: Suvviaascoltatelo.

CARMIANA: Orsùqualche eccellente fortuna! Fate che io mi mariti a tre re in una mattinata e che rimanga vedova di tutti; fate che a cinquant'anni io abbia un figlio a cui Erode di Giudea possa rendere omaggio: trovatemi il modo di sposarmi con Ottavio Cesare e rendetemi eguale alla mia padrona.

INDOVINO: Vivrete più a lungo della signora che servite.

CARMIANA: Ohbenissimo! Preferisco una vita lunga ai fichi!

INDOVINO: Avete visto ed esperimentato per l'innanzi una fortuna migliore di quella che si approssima.

CARMIANA: Alloraprobabilmentei miei figli non avranno un nome: di graziaquanti bambini e bambine dovrò avere?

INDOVINO: Se ognuno dei vostri desideri avesse un uteroed ogni desiderio fosse fecondoun milione.

CARMIANA: Bastainsensato! Ti perdono perché sei mago.

ALESSA: Credete che nessuno all'infuori delle vostre lenzuola sia a conoscenza dei vostri desideri?

CARMIANA: Orsùavantidite ad Ira la sua.

ALESSA: Vogliamo conoscere tutti le nostre sorti.

ENOBARBO: La miae la maggior parte delle nostre fortune stanotte sarà... di andare a letto ubriachi.

IRA: Ecco qui una palma che presagisce castitàse non altro.

CARMIANA: Proprio come il Nilo straripante presagisce carestia.

IRA: Andatepazza compagna di lettovoi non sapete pronosticare.

CARMIANA: Ebbenese una palma madida non è pronostico di feconditànon è vero che io posso grattarmi l'orecchio. Di graziapreditele soltanto una sorte dozzinale.

INDOVINO: Le vostre sorti sono simili.

IRA: Ma comema come? Datemi dei particolari.

INDOVINO: Ho detto.

IRA: Non ho un tantino di fortuna più di lei?

CARMIANA: Ebbenese tu avessi un tantino di fortuna più di medove vorresti porlo?

IRA: Non nel naso di mio marito.

CARMIANA: Il cielo perdoni i nostri malvagi pensieri! Alessa...

suvviala sua sortela sua sorte! Ohfagli sposare una donna che non possa veniredolce Iside te ne supplico! e fa' che ella muoiae dagliene una peggiore! e la peggiore segua alla peggiorefinché la peggiore di tutte lo accompagni ridendo alla sepolturabecco cinquanta volte! Buona Isideascoltami questa preghiera anche se dovessi negarmi qualche affare di maggior peso: buona Isideti supplico!

IRA: Amen. Buona deaascolta la nostra preghiera! Poichése spezza il cuore vedere un bell'uomo male ammogliatoè anche un dolore mortale vedere un vile furfante che non sia cornuto: quindicara Isidemantieni il decoro e dagli la sorte che si merita.

CARMIANA: Amen.

ALESSA: Ebbenese stesse in loro rendermi beccolo farebberoa costo di far le puttane!

ENOBARBO: Silenzio! ecco Antonio.

CARMIANA: Non lui; la regina.

 

(Entra CLEOPATRA)

 

CLEOPATRA: Avete veduto il mio signore?

ENOBARBO: Nosignora.

CLEOPATRA: Non era qui?

ENOBARBO: Nosignora.

CLEOPATRA: Era disposto all'allegriama tutto ad un tratto un pensiero di Roma lo colpì. Enobarbo!

ENOBARBO: Signora?

CLEOPATRA: Cercatelo e conducetelo qui. Dov'è Alessa?

ALESSA: Quial vostro servizio. Il mio signore s'avvicina.

CLEOPATRA: Non vogliamo vederlo: venite con me.

 

(Escono)

(Entra ANTONIO con un Messaggero e Seguito)

 

MESSAGGERO: Fulvia tua moglie per prima scese in campo.

ANTONIO: Contro mio fratello Lucio?

MESSAGGERO: Sì: ma presto la guerra ebbe fine e le circostanze del tempo li fecero diventare amici unendo le loro forze contro Cesarela cui miglior fortuna in guerra li cacciò dall'Italia fin dal primo incontro.

ANTONIO: Beneche c'è di peggio?

MESSAGGERO: La natura delle cattive nuove infetta chi le reca.

ANTONIO: Quando esse riguardano un pazzo o un vile. Avanti: le cose passate son per me finite. E' così; ascolto come se mi adulasse colui che mi dice il veroanche se nel suo racconto si annidi la morte.

MESSAGGERO: Labieno - questa è una dura notizia - ha col suo esercito di Parti conquistato l'Asia oltre l'Eufratefacendo sventolare la sua bandiera vincitrice dalla Siria alla Lidia e alla Ioniamentre che...

ANTONIO: Antoniotu vorresti dire...

MESSAGGERO: Ohmio signore!

ANTONIO: Parlami francamentenon attenuare la voce pubblica: chiama Cleopatra com'è chiamata a Roma; rimprovera con le parole di Fulvia e biasima le mie colpe con tale assoluta licenza quale la verità e la malizia insieme unite hanno il potere di esprimere. Ohnoi produciamo gramigne quando i nostri venti veloci non soffianoe dirci i nostri torti è come arare il nostro terreno. Addiolasciami solo un poco.

MESSAGGERO: Al vostro nobile piacere.

 

(Esce)

 

ANTONIO: Olàle notizie da Sicione! Parlate!

PRIMO DEL SEGUITO: L'uomo di Sicione... c'è qui?

SECONDO DEL SEGUITO: Attende il vostro volere.

ANTONIO: Fatelo entrare. Debbo spezzare questi forti ceppi egiziani o perdermi nella mia passione.

 

(Entra un altro Messaggero)

 

Chi siete voi?

SECONDO MESSAGGERO: Fulviatua moglieè morta.

ANTONIO: Dove è morta?

SECONDO MESSAGGERO: A Sicione: questa lettera narra la durata della sua malattia con tutto ciò di più serio che ti interessi sapere.

 

(Gli dà una lettera)

 

ANTONIO: Lasciami solo. (Esce il Messaggero) Ecco una grande anima che se n'è andata! Eppure l'ho desiderato: noi vorremmo di nuovo per noi ciò che spesso il nostro disprezzo caccia via; la soddisfazione presenteattenuandosi coll'andare del tempodiventa l'opposto di se stessa: Fulvia mi sembra buonaora che se n'è andata; la mano che la sospinse vorrebbe ora trarla indietro. Bisogna che io mi sottragga a questa regina incantatrice: la mia indolenza cova diecimila sventurepiù grandi dei mali che conosco. Olà! Enobarbo!

 

(Rientra ENOBARBO)

 

ENOBARBO: Che volete signore?

ANTONIO: Debbo partire subito di qui.

ENOBARBO: Ebbenein tal caso uccideremo tutte le nostre donne.

Vediamo come solo una scortesia sia mortale per esse; se dovranno sopportare la nostra partenzamorte è la parola.

ANTONIO: Bisogna che me ne vada.

ENOBARBO: In una circostanza estremamuoiano le donne: ma sarebbe peccato sacrificarle per nulla; benchéscegliendo tra loro ed una grande causaesse debbano essere contate per nulla. Cleopatraal più lieve accennomorrà immediatamente; io l'ho vista morire venti volte per ragioni più lievi. Credo vi sia nella morte un naturale ardore che compie qualche atto amoroso su leitale è la celerità sua nel morire.

ANTONIO: Ella è astuta oltre il pensiero umano.

ENOBARBO: Ahimènosignore; le sue passioni non sono fatte d'altro che della parte più fina del puro amore: non possiamo chiamare i suoi venti e le sue acque sospiri e lacrime; sono uragani e tempeste maggiori di quelle che non possano riferire gli almanacchi. Non può essere astuzia in lei; se è astuziaella può creare un acquazzone al pari di Giove.

ANTONIO: Vorrei non averla mai veduta!

ENOBARBO: Ohsignore! Avreste perduto lo spettacolo di un'opera maravigliosae il non esserne stato beneficato avrebbe screditato il vostro viaggio.

ANTONIO: Fulvia è morta.

ENOBARBO: Signore?

ANTONIO: Fulvia è morta.

ENOBARBO: Fulvia!

ANTONIO: Morta!

ENOBARBO: Ebbene signoreoffrite agli dèi un sacrificio di gratitudine. Quando piace alle divinità di togliere la moglie a un uomoquesti le riconosce come i sarti della terra e si consola riflettendo che quando le vecchie vesti sono usate vi è materiale per farne delle nuove. Se non vi fossero altre donne che Fulviaallora avreste ricevuto una vera ferita e il caso sarebbe deplorevole: ma questo dolore è coronato dalla consolazione; la vostra vecchia gonnella partorisce una nuova sottana; e in realtà le lacrime che dovrebbero annaffiare questo dolore si annidano in una cipolla.

ANTONIO: La faccenda che essa ha avviato nello Stato non può tollerare la mia assenza.

ENOBARBO: E la faccenda che voi avete avviata qui non può fare a meno di voispecialmente quella di Cleopatra che dipende completamente dalla vostra dimora.

ANTONIO: Non più risposte frivole. Che i nostri ufficiali siano informati di ciò che proponiamo. Rivelerò la causa della nostra fretta alla reginae otterrò il suo consenso alla partenza. Poiché non soltanto la morte di Fulviae motivi più urgentici esortano fortementema anche le lettere di molti nostri solerti amici a Roma ci richiedono in patria. Sesto Pompeo ha lanciato la sfida a Cesare e tiene il dominio del mare: il nostro popolo incostante - il cui amore non è mai legato a chi se lo merita finché i suoi meriti non sono trascorsi - comincia ad attribuire tutte le qualità e le dignità di Pompeo il Grande a suo figlio; il qualeeminente per fama e potenza e più eminente ancora per vigore e energias'innalza com il primo dei soldati; il suo semesviluppandosipotrebbe mettere in pericolo i fianchi del mondo. Si generano molte cose checome il crine del cavallohanno già la vita ma non ancora il veleno di un serpe. Di' a coloro che ci sono sottoposti che il mio desiderio esige una pronta partenza di qui.

ENOBARBO: Lo farò.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - La stessa. Un'altra stanza

(Entrano CLEOPATRACARMIANAIRA ed ALESSA)

 

CLEOPATRA: Dov'è?

CARMIANA: Non l'ho più visto da allora.

CLEOPATRA: Vedete dov'èchi è con luicosa fa: non vi ho mandata io.

Se lo trovate tristeditegli che sto danzando; se lietoriferitegli che mi sono improvvisamente ammalata. Prestoe ritornate.

 

(Esce Alessa)

 

CARMIANA: Signorami sembra chese lo amate moltovoi non seguiate il metodo per costringerlo a contraccambiarvi.

CLEOPATRA: Cosa dovrei fare che io non faccio?

CARMIANA: Lasciatelo libero in ogni cosanon lo contrariate in nulla.

CLEOPATRA: Tu insegni da sciocca: questo è il modo per perderlo.

CARMIANA: Non lo mettete tanto alla prova; vorrei che vi frenaste: col tempo finiamo coll'odiare ciò che spesso temiamo. Ma ecco che viene Antonio.

 

(Entra ANTONIO)

 

CLEOPATRA: Sono malata e triste.

ANTONIO: Mi dispiace di rivelare il mio proposito...

CLEOPATRA: Aiutatemi ad uscirecara Carmiana; cadrònon può durare a lungo cosìi fianchi della natura non ci reggono.

ANTONIO: Ebbenemia carissima regina...

CLEOPATRA: Vi pregotenetevi più lontano da me.

ANTONIO: Che avete?

CLEOPATRA: Sodai vostri stessi occhiche vi sono buone notizie. Che dice la donna maritata? Potete andare: vorrei che non vi avesse mai accordalo il permesso di venire! (Che ella non dica che sono io che vi trattengo qua; non ho potere su voi; siete suo.

ANTONIO: Gli dèi ben sanno...

CLEOPATRA: Ohnon vi fu mai regina così grandemente tradita! Eppure fin dal principio vidi stabilirsi il tradimento.

ANTONIO: Cleopatra...

CLEOPATRA: Come dovrei credere che voi possiate esser mio e fedeleanche se giurando faceste tremare gli dèi sui loro tronivoi che siete stato infedele a Fulvia? E' una sfrenata pazzia l'essere sedotti da questi voti pronunziati dalla bocca e che si spezzano nel giuramento stesso!

ANTONIO: Dolcissima regina...

CLEOPATRA: Novi pregonon cercate un pretesto per la vostra partenzama salutate e partite: quando mi supplicavate per rimanereallora era il momento di parlare: ma allora non si faceva parola di partenze; l'eternità era sulle nostre labbra e nei nostri occhila felicità nell'arco delle nostre ciglia; nessuna facoltà in noi era tanto misera da non essere di origine celeste: tutto è ancora cosìoppure voiil più grande soldato del mondovi siete mutato nel più grande mentitore.

ANTONIO: Orsùsignora!

CLEOPATRA: Vorrei avere la tua statura; sapresti allora che vi è un cuore in Egitto.

ANTONIO: Ascoltatemiregina: la suprema necessità del momento richiede i nostri servigi per qualche tempo; ma tutto il mio cuore rimane in usufrutto presso di voi. La nostra Italia scintilla tutta di spade civili: Sesto Pompeo si avvicina al porto di Roma: l'eguaglianza di due potenze domestiche origina una incerta lotta di fazione: coloro che erano odiaticresciuti in forzasono recentemente divenuti cari:

il proscritto Pompeoricco della gloria di suo padreva insinuandosi rapidamente nei cuori di coloro che non hanno guadagnato nulla col presente governoe il loro numero minaccia; e la quietemalata di inazionevorrebbe ritemprarsi attraverso qualsiasi audace cambiamento. Il mio motivo personalequello che maggiormente dovrebbe giustificare presso di voi la mia partenzaè la morte di Fulvia.

CLEOPATRA: Benché l'età non mi abbia potuta liberare dalla folliami ha liberata dalla puerilità; può forse morire Fulvia?

ANTONIO: E' mortamia regina: guardae a tuo regale comodo leggi le brighe che ella ha suscitato; ma il meglio è in fine; guarda quando e dove ella è morta.

CLEOPATRA: Oh perfido amore! Dove sono le sacre fiale che avresti dovuto riempire di dolorose lacrime? Adesso solamente vedo nella morte di Fulvia come sarà accolta la mia.

ANTONIO: Non altercate più a lungo ma preparatevi ad apprendere quale sia il mio propositoche sarà o cesserà di essere secondo il vostro consiglio. Per il fuoco che feconda il limo del Nilome ne andrò di qui come tuo soldato e servoper fare pace o guerra secondo il tuo desiderio.

CLEOPATRA: Taglia i miei lacciCarmianapresto; nolascia: passo rapidamente dallo star male al sentirmi benepurché Antonio ami.

ANTONIO: Mia preziosa reginacessate e rendete giustizia all'amore di chi sostiene una prova onorevole.

CLEOPATRA: Così mi disse Fulvia. Vi pregovolgetevi e piangete per lei; quindi ditemi addio e affermate che le vostre lacrime sgorgano per l'Egiziana: avanti recitate una scena di eccellente ipocrisia e fate che assomigli ad una perfetta onoratezza.

ANTONIO: Mi accendete il sangue: basta.

CLEOPATRA: Potete far di meglio; ma è recitato abbastanza bene.

ANTONIO: Ebbeneper la mia spada...

CLEOPATRA: E per lo scudo! Sempre meglio: pure non è ancora la perfezione. GuardaCarmianati pregocome a questo erculeo romano si addice il contegno del risentimento.

ANTONIO: Vi lasciosignora.

CLEOPATRA: Cortese signoreuna parola. Signorevoi ed io dobbiamo separarcima non si tratta di questo: signorevoi ed io ci siamo amatima non si tratta nemmeno di questo; ciò lo sapete bene: vi è qualcosa che vorrei... Ohla mia dimenticanza è proprio un Antonioe ho tutto obliato.

ANTONIO: Se la vostra regalità non avesse la frivolezza come sua sudditavi prenderei per la frivolezza stessa.

CLEOPATRA: E' dura fatica tenersi tale frivolezza così vicina al cuorecome fa Cleopatra. Masignoreperdonatemipoiché le mie stesse grazie mi uccidono quando vi dispiacciono. Il vostro onore vi richiama di qui; quindi siate sordo alla mia non compianta follia e che tutti gli dèi vi accompagnino! La vittoria coronata d'alloro si posi sulla vostra spada e l'affabile successo si distenda ai vostri piedi!

ANTONIO: Andiamo. Venite; la nostra separazione indugia e vola in tal modo che turestando quivieni con meed iofuggendomenerimango con te. Andiamo!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Roma. La casa di Cesare

(Entrano OTTAVIO CESAREleggendo una letteraLEPIDOe il loro Seguito)

 

CESARE: Potete vedereLepidoe sappiatelo d'ora innanziche Cesare non ha innata la pecca di odiare il nostro grande socio. Ecco le notizie di Alessandria: egli pescabevee consuma le lampade notturne in orge; non è più virile di Cleopatra né la regina di Tolomeo più femminile di lui: a mala pena concesse udienza o si degnò ricordarsi di avere dei colleghi: troverete in lui un uomo che è il compendio di tutte le colpe seguite da tutti gli uomini.

LEPIDO: Non posso pensare che vi siano mali sufficienti ad oscurare tutte le sue virtù: i difetti in lui somigliano alle macchie del cielopiù accese nell'oscurità della notte; ereditatipiuttosto che acquisiti; cosa che egli non può cambiare anziché cosa che egli scelga.

CESARE: Siete troppo indulgente. Concediamo che non ci sia gran male a voltolarsi nel letto di Tolomeoregalare un regno per uno spassosedersi a sbevazzare in compagnia di una schiavaandare barcollando per le vie in pieno meriggiofacendo ai cazzotti con dei gaglioffi che puzzan di sudore: ammettiamo pure che ciò gli si addica - e deve essere realmente eccezionale il temperamento di chi non può venire insozzato da tali cose - ma pure Antonio non può in alcun modo scusare le sue colpequando noi dobbiamo sopportare così grande peso per la sua leggerezza. Se egli riempisse gli ozi delle sue voluttàla sazietà e l'artrite gliene chiederebbero conto; ma perdere un tempo che lo richiama a rullo di tamburo dai suoi piaceri e che gli parla con la forza delle sue e delle nostre condizioniè cosa che merita rimproverocosì come sgridiamo quei ragazzi cheessendo già maturi in conoscenzasacrificano la loro esperienza ad un immediato piacere ribellandosi al giudizio.

 

(Entra un Messaggero)

 

LEPIDO: Ecco altre notizie.

MESSAGGERO: I tuoi ordini sono stati eseguitie d'ora in orao nobilissimo Cesaresarai informato di ciò che accade fuori d'Italia.

Pompeo è forte per maree sembra che egli sia amato da quelli che solamente il timore univa a Cesare: i malcontenti riparano ai porti e la voce pubblica lo considera trattato molto ingiustamente.

CESARE: Avrei dovuto prevederlo. Ci è stato insegnato fino dallo stato primordiale che colui che è al potere fu desiderato fino al momento in cui vi giunse; e che l'uomo in declinomai amato fino a che non si merita più alcun amorediventa caro allorché se ne avverte la mancanza. Questa moltitudinesimile a un giunco galleggiante sulla correnteavanza e retrocede seguendo il flutto variabile fino a marcire per il suo stesso moto.

MESSAGGERO: Cesareti porto la notizia che Menecrate e Menafamosi piratiassoggettano il maresolcandolo e ferendolo con navi d'ogni sorta; intraprendono molte violente scorrerie in Italia; gli abitanti della costa impallidiscono a pensarvi e la fiera gioventù si ribella; nessuna nave può azzardarsi fuori senza essere catturata appena vista; perché il nome di Pompeo spaventa di più che non il dover resistere alla sua guerra.

CESARE: Antonioabbandona le tue lascive gozzoviglie. Quando una volta fosti scacciato da Modenadove uccidesti i consoli Irzio e Pansala fame ti era alle calcagna; eppurebenché allevato tra le raffinatezzetu la combattesti con una sopportazione più grande di quella che potessero avere gli stessi selvaggi. Bevesti l'orina dei cavalli e il pantano squamoso dinanzi a cui si sarebbe serrata persin la gola degli animali; il tuo palato non disprezzò allora la bacca più aspra sulla più rozza siepe; come il cervoallorquando la neve ammanta il pascolobrucasti la scorza degli alberi. Si racconta che sulle Alpi tu mangiasti ben strana carnealla cui vista molti morivano; tutto ciò - e ferisce il tuo onore che io ne parli adesso - fu tollerato da te così da soldato che la tua guancia non dimagrì nemmeno.

LEPIDO: E' un peccato che sia così decaduto!

CESARE: La sua vergogna presto lo riconduca a Roma: è l'ora che noi due ci mostriamo sul campoe a questo fine raduniamo immediatamente il consiglio; Pompeo si rafforza nella nostra inazione.

LEPIDO: DomaniCesaresarò in grado di informarvi esattamente quanto io possa affrontare presentemente per mare e per terra

CESARE: E fino a tale incontro ciò sarà anche mia cura. Addio.

LEPIDO: Addiosignore. Di ciò chenel frattemposaprete sui moti esternivi pregosignoredi rendermi partecipe.

CESARE: Non ne dubitatesignore; lo consideravo mio dovere.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano CLEOPATRACARMIANAIRA e MARDIANO)

 

CLEOPATRA: Carmiana!

CARMIANA: Signora?

CLEOPATRA: Ahah! Dammi da bere della mandragora.

CARMIANA: Perchésignora?

CLEOPATRA: Perché io possa dormire durante il lungo spazio di tempo in cui il mio Antonio non ci sarà.

CARMIANA: Voi pensate troppo a lui..

CLEOPATRA: Ohquesto è tradimento!

CARMIANA: Signoranon lo credo.

CLEOPATRA: Ehieunuco Mardiano!

MARDIANO: Che desidera Vostra Altezza?

CLEOPATRA: Non di sentirti cantare; non prendo alcun piacere in alcuna cosa d'eunuco: è bene per te cheessendo privo di semei tuoi pensieri più liberi non possano volar via dall'Egitto. Provi tu l'amore?

MARDIANO: Sìgraziosa signora.

CLEOPATRA: In realtà!

MARDIANO: Non in realtàsignora; poiché io nulla posso fare che non sia veramente onesto da farsi: eppure ho delle violente passionie penso a ciò che Venere faceva con Marte.

CLEOPATRA: O Carmianadove pensi che egli sia adesso? Starà in piedio seduto? o forse cammina? o è sul suo cavallo? O felice cavallo che porti il peso di Antonio! Comportati altieramenteo cavallonon sai chi rechi in groppa? Il semi-Atlante che regge questa terrail braccio e il cimiero degli uomini. Egli parla adessoo mormora:

"Dov'è il mio serpente del vecchio Nilo?". Poiché cosi mi chiama.

Adesso mi nutro del più delizioso veleno. Pensare a meche sono nera dagli amorosi pizzichi di Febo e solcata dalle rughe profonde del tempo! O Cesare dall'ampia frontequando dimoravi ancora qui sulla terraallora ero un boccone degno di un monarca; e il grande Pompeo si fermava dilatandomi gli occhi in faccia; là egli voleva ancorare il suo sguardo e morire contemplando la sua vita.

 

(Entra ALESSA)

 

ALESSA: Sovrana d'Egittosalute!

CLEOPATRA: Come sei diverso da Marco Antonio! Purevenendo da parte suaquel grande elisire ti ha dorato della sua tinta. Come sta il mio valoroso Marco Antonio?

ALESSA: L'ultima cosa che egli fececara reginafu di baciare con l'ultimo di molti ripetuti baci - questa perla orientale. Le sue parole mi sono rimaste in cuore.

CLEOPATRA: Il mio orecchio deve allora coglierle di là.

ALESSA: "Buon amico - egli disse - di' che il forte romano invia alla grande regina egiziana questo tesoro di un'ostricae che ai piedi di leiper fare ammenda del trascurabile donoaccrescerà di regni il suo trono opulento; tutto l'Orientedillela chiamerà padrona".

Quindi mi accennò colla testa e dignitosamente montò su un focoso cavallo che nitriva così forte da soffocare bestialmente ciò che avessi voluto dire.

CLEOPATRA: Ebbeneera triste o lieto?

ALESSA: Simile alla stagione dell'anno che è tra gli estremi del caldo e del freddo: non era né triste né lieto.

CLEOPATRA: Oh ben equilibrato umore! OsservaloosservaloCarmianaecco l'uomo; osservalo. Non era tristeperché voleva mostrarsi sereno a quelli che atteggiavano il loro volto secondo il suo; non era lietoe ciò sembrava ammonirli che il suo ricordo e la sua gioia erano rimasti in Egitto. Stava tra le due cose. Ohceleste mescolanza! Ma sii tu triste o felicela violenza di entrambi questi sentimenti ti si addice come a nessun altro. Hai incontrato i miei messi?

ALESSA: Sisignoraventi messaggeri diversi; perché li mandate così frequenti?

CLEOPATRA: Colui che nascerà il giorno in cui dimenticherò di inviare messi ad Antonio morrà in miseria. Inchiostro e cartaCarmiana.

Benvenutomio buon Alessa. Carmianaho mai amato Cesare altrettanto?

CARMIANA: Oh quel prode Cesare!

CLEOPATRA: Possa tu rimanere soffocata da un'altra esclamazione simile! Di'quel prode Antonio.

CARMIANA: Quel valoroso Cesare!

CLEOPATRA: Per Isideti farò sanguinare i denti se paragonerai ancora a Cesare il mio uomo tra gli uomini.

CARMIANA: Col vostro perdono graziosissimonon fo che cantare sul vostro tono.

CLEOPATRA: Miei giorni in erbaallorquando ero verde nel giudizio e fredda nel sangue per poter dire ciò che dissi! Orsùvia; portami inchiostro e carta: egli dovrà ricevere ogni giorno uno speciale salutoa costo di spopolare l'Egitto.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - Messina. La casa di Pompeo

(Entrano POMPEOMENECRATE e MENA in atteggiamento marziale)

 

POMPEO: Se i grandi dèi sono giustidevono appoggiare le azioni degli uomini più giusti.

MENECRATE: Sappiatedegno Pompeoche essi non negano ciò che differiscono.

POMPEO: Mentre stiamo supplici al loro tronoscade la cosa per cui li preghiamo.

MENECRATE: Ignari di noi stessispesso invochiamo il nostro stesso dannoche i saggi numi ci negano per nostro bene; così ricaviamo un profitto sprecando le nostre preghiere.

POMPEO: Debbo riuscire: il popolo mi ama e il mare mi appartiene; la mia potenza va aumentando e la mia speranza profetica mi dice che arriverà alla sua pienezza. Marco Antonio in Egitto siede a banchettoe non farà guerra fuori: Cesare accumula danaro laddove perde i cuori:

Lepido li adula entrambi ed è da entrambi adulato; ma egli non li ama né essi si curano di lui.

MENECRATE: Cesare e Lepido sono in campo: conducono una grandissima forza.

POMPEO: Da chi lo sapete? E' falso.

MENECRATE: Da Silviosignore.

POMPEO: Egli sogna: so che sono assieme a Roma ad aspettare Antonio.

Possano tutti i fascini dell'amorelasciva Cleopatraaddolcire le tue labbra appassite! Che la magia si unisca alla bellezza e la lussuria ad entrambe! Impastoia il libertino in un pascolo di deliziee mantieni il suo cervello nei fumi dell'ebbrezza; cuochi epicurei aguzzino con salse stimolanti il suo appetitoe il sonno ed il cibo possano prorogare il suo onore in un oblìo leteo.

 

(Entra VARRIO)

 

EbbeneVarrio!

VARRIO: Ciò che sto per dirvi è certissimo: Marco Antonio è atteso a Roma da un'ora all'altra: vi sarebbe stato tempo anche per un viaggio più lungo calcolando quando ha lasciato l'Egitto.

POMPEO: Avrei ascoltato più volentieri una cosa meno grave. Menanon credevo che quel ghiottone innamorato si sarebbe coperto dell'elmo per così piccola guerra: la sua abilità militare vale due volte quella degli altri due. Ma solleviamo più in alto la stima di noi stessise la nostra mossa ha il potere di strappare dal grembo della vedova d'Egitto quell'Antonio mai sazio di piaceri.

MENA: Non posso immaginare che Cesare ed Antonio vadano bene d'accordo: la moglie di quest'ultimoche è mortafece torto a Cesare; suo fratello guerreggiò contro di lui; benchésecondo menon istigato da Antonio.

POMPEO: Non soMenacome piccole inimicizie possano far luogo ad altre maggiori. Se non fosse che siamo contro di loroandrebbe da sé che combatterebbero l'un contro l'altro; poiché hanno motivi sufficienti per sguainare le spade. Ma come la paura che hanno di noi possa cementare le loro scissioni e rappattumare la loro meschina discordianon lo sappiamo ancora. Sia come vogliono i nostri dèi. Le nostre vite dipendono dall'usare le nostre massime energie. VieniMena.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Roma. La casa di Lepido

(Entrano ENOBARBO e LEPIDO)

 

LEPIDO: Buon Enobarboè una lodevole azione e sarà ben degno di voi indurre il vostro capitano a un colloquio calmo e pacato.

ENOBARBO: Gli suggerirò di rispondere secondo se stesso: se Cesare lo irritache Antonio guardi al di sopra del capo di Cesare e parli gagliardamente come Marte. Per Giovefossi io ad avere la barba d'Antonionon me la raderei proprio oggi.

LEPIDO: Questo non è tempo di risentimenti personali.

ENOBARBO: Ogni momento è buono per la cosa che si origina in esso.

LEPIDO: Ma le cose piccole devono cedere il passo alle più grandi.

ENOBARBO: Ma non se le piccole vengono per prime.

LEPIDO: Il vostro discorso è ispirato dall'ira: mavi pregonon attizzate la brace. Ecco il nobile Antonio.

 

(Entrano ANTONIO e VENTIDIO)

 

ENOBARBO: Ed ecco laggiù Cesare.

 

(Entrano CESAREMECENATE e AGRIPPA)

 

ANTONIO: Se qui ci accorderemo beneandremo contro i Parti: ascoltaVentidio.

CESARE: Non soMecenate; domanda ad Agrippa.

LEPIDO: Nobili amicila causa che ci ha riuniti è importantissimané valga a dividerci qualche motivo più meschino. I torti possano essere ascoltati con moderazione: se ci accaloriamo a discutere i nostri insignificanti dissensicommettiamo un delitto col pretesto di curare le nostre ferite. Quindinobili compagnie di questo io vi supplico ardentementetoccate i punti più dolorosi coi termini più soavie fate sì che l'asprezza non si unisca agli argomenti.

ANTONIO: Ben detto. Se fossimo davanti ai nostri esercitie in procinto di combattereagirei così.

 

(Squillo di trombe)

 

CESARE: Benvenuto a Roma.

ANTONIO: Grazie.

CESARE: Sedete.

ANTONIO: Sedetesignore.

CESARE: Suvviadunque.

ANTONIO: Ho saputo che prendete in cattivo senso delle cose che non ne hanno; o cheavendonenon vi riguardano.

CESARE: Mi farei rider dietro seper nulla o per pocomi ritenessi offesoe specialmente trattandosi di voi; ma mi farei rider dietro ancor più se mai vi nominassi sprezzantementepoiché fare il vostro nome non è affar mio.

ANTONIO: Che v'importaCesaredella mia permanenza in Egitto?

CESARE: Non più di quello che vi potesse importarein Egittola mia permanenza a Roma: peròse voi laggiù tramavate contro il mio poterela vostra permanenza in Egitto poteva essere oggetto della mia attenzione.

ANTONIO: Che intendete dire con "tramavate"?

CESARE: Vi potrà far piacere di comprendere ciò che voglio dire da ciò che mi avvenne qui. Vostra moglie e vostro fratello mi mossero guerra; e la loro controversia vi concerneva da vicino; voi eravate la parola di guerra.

ANTONIO: Sbagliate nel vostro parere; mio fratello non ha mai fatto uso del mio nome come pretesto di guerra: io stesso me ne informaie tengo le mie informazioni da relatori degni di fede che sguainarono le spade con voi. Non screditava egli piuttosto la mia autorità assieme alla vostra e non faceva forse guerra anche contro il mio volereuna volta che io seguivo la stessa vostra causa? Di ciò le mie lettere vi hanno chiarito già prima. Se volete imbastire una contesadacché non avete ragioni sufficienti per crearne unanon dovete farlo con queste inezie.

CESARE: Voi vi elogiate attribuendo a me errori di giudizioma le vostre scuse ve le siete rabberciate da voi stesso.

ANTONIO: Nonoso che non vi può sfuggirene sono certol'inevitabilità di questo pensieroche iovostro associato nella causa contro cui egli combattevanon potevo considerare con occhio favorevole quelle guerre che minacciavano la mia stessa pace. In quanto a mia moglievi augurerei di trovare la sua anima in un'altra donna; la terza parte del mondo è vostrae voi la potreste guidare facilmente al passo con una cavezza: ma non una tale moglie.

ENOBARBO: Avessimo noi tutti mogli similicosì che gli uomini potessero andare in guerra colle donne!

ANTONIO: Essendo così indomitariconosco con dispiacereo Cesareche le sue agitazioni originate dalla sua impazienza e non prive di astuzia politicadebbono avervi dato molta inquietudine: dovete però riconoscere che non potevo farci nulla.

CESARE: Vi scrissi quando passavate il tempo tra le orge di Alessandria; intascaste le mie lettere e con insulti scacciaste schernendolo il mio messo senza avergli dato udienza.

ANTONIO: Signoremi capitò addosso prima di essere ammesso: e inoltre avevo allora festeggiato tre re e non ero più quello che ero al mattino: ma il giorno seguente glie lo spiegai io stessoil che era come avergli chiesto scusa. Che quell'uomo non entri nella nostra contesa; se dobbiamo discuteresia messo fuori dalla nostra disputa.

CESARE: Avete spezzato l'impegno del vostro giuramentomentre non avrete mai lingua per accusarmi di una cosa simile.

LEPIDO: CalmaCesare!

ANTONIO: NoLepidolasciatelo parlare: l'onore di cui egli parlaadesso mi è sacroanche ammettendo che mi abbia fatto difetto. Ma continuateCesare; l'impegno del mio giuramento...

CESARE: Era di prestarmi armi ed aiuto quando li richiedessi: cose che entrambe rifiutaste.

ANTONIO: Che trascuraipiuttostoe inoltre quando ore avvelenate mi avevano tolto la coscienza di me stesso. Ne farò ammenda a voi per quanto io possa: ma la mia lealtà non potrà avvilire la mia grandezzané la mia potenza agire senza di essa. E' vero che Fulviaper farmi tornare dall'Egittosuscitò qui una guerra; ed io stessoche ne sono la causa innocentechiedo scusa di ciòper quanto si addica al mio onore di piegarsi in simile circostanza.

LEPIDO: Nobili parole.

MECENATE: Vi piaccia non insistere più oltre sui vostri torti reciproci: per dimenticarli completamente basterebbe ricordare che le presenti necessità vi spingono a riconciliarvi.

LEPIDO: Degne paroleMecenate.

ENOBARBO: Oppurese vi prestate vicendevolmente il vostro affetto per il momentopotretequando non udrete più una parola sul conto di Pompeorestituirvelo di nuovo: avrete tempo di litigare quando non avrete altro da fare.

ANTONIO: Tu non sei che un soldato: taci.

ENOBARBO: Avevo quasi dimenticato che la verità deve saper tacere.

ANTONIO: Voi mancate di rispetto a questa riunioneperciò state muto.

ENOBARBO: Continuate dunque; sono il vostro assennatissimo sasso.

CESARE: Non è che mi dispiaccia la sostanza ma piuttosto il modo del suo parlare; poiché non può essere che restiamo amici essendo così diverse le nostre indoli nelle loro azioni. Purese sapessi quale cerchio ci potrebbe tenere saldamente uniti assiemene andrei in cerca da un capo all'altro del mondo.

AGRIPPA: PermettetemiCesare...

CESARE: ParlaAgrippa.

AGRIPPA: Hai una sorella da parte di madrel'ammirevole Ottavia: il grande Marco Antonio è vedovo adesso.

CESARE: Non lo diteAgrippa: se Cleopatra vi udissea buon diritto potreste essere rimproverato per la vostra avventatezza.

ANTONIO: Non sono ammogliatoCesare: permettete che ascolti Agrippa.

AGRIPPA: Per mantenervi in perpetua amiciziaper rendervi fratelli e unire i vostri cuori in un nodo indissolubileAntonio prenda per moglie Ottaviala cui bellezza ha diritto per lo meno al migliore degli uomini come maritola cui virtù e le cui grazie tutte dichiarano quello che nessun altro potrebbe esprimere. Con questo matrimonio tutte le piccole gelosieche adesso sembrano grandie tutti i grandi timoriche adesso racchiudono i loro pericolisarebbero nulla: la verità diverrebbe una favolamentre adesso una mezza favola è considerata verità; l'amore che ella porterebbe ad entrambi vi attirerebbe l'un verso l'altro e dietro al suo esempio vi attirerebbe l'amore di tutti. Perdonate ciò che ho dettopoiché il mio non è un pensiero del momentoma studiato e meditato a dovere.

ANTONIO: Vorrà Cesare parlare?

CESARE: Non prima che egli oda come Antonio sia toccato da quanto è stato già detto.

ANTONIO: Quale potere avrebbe Agrippa se dicessi: "Agrippasia così"per dar compimento a tutto ciò?

CESARE: Il potere di Cesare e il suo potere su Ottavia.

ANTONIO: Possa io non mai sognare di impedimenti davanti a tale onesto scopo che si presenta così graziosamente! Lasciami stringere la tua mano: seconda questo atto di graziae d'ora innanzi possa un cuore fraterno governare i nostri affetti e dirigere i nostri grandi disegni!

CESARE: Ecco la mia mano. Io vi affido una sorellaquale nessun fratello amò mai cos' caramente: viva essa per riunire i nostri regni e i nostri cuori; e che i nostri affetti non se ne fuggano via mai più!

LEPIDO: Felicementeamen!

ANTONIO: Non credevo di dover sfoderare la spada contro Pompeo; poiché ultimamente egli mi rese cortesie grandi e fuori del comune: debbo almeno ringraziarloper evitare che mi si accusi di ingratitudine; subito dopo lo sfiderò.

LEPIDO: Il tempo incalza: bisogna andare immediatamente in cerca di Pompeooppure egli verrà a cercare noi.

ANTONIO: Dove si trova?

CESARE: Vicino al Monte Miseno.

ANTONIO: Quali sono le sue forze per terra?

CESARE: Grandi e in aumento; ma per mare egli è padrone assoluto.

ANTONIO: Così corre voce. Vorrei che già ci fossimo scontrati!

Affrettiamoci a farlo: pureprima di metterci in armisbrighiamo la faccenda di cui abbiamo parlato.

CESARE: Col massimo piacere; e vi invito a vedere mia sorellaalla quale vi condurrò direttamente.

ANTONIO: Lepidonon ci private della vostra compagnia.

LEPIDO: Nobile Antonionemmeno la malattia mi potrebbe trattenere.

 

(Squillo di tromba. Escono CesareAntonio e Lepido)

 

MECENATE: Benvenuto dall'Egittosignore.

ENOBARBO: Metà del cuore di Cesaredegno Mecenate! Mio onorevole amicoAgrippa!

AGRIPPA: Buon Enobarbo!

MECENATE: Abbiamo motivo di rallegrarci che le cose siano così bene accomodate. Ve la siete spassata in Egitto.

ENOBARBO: Sìsignore; sconcertavamo il giorno dormendo e della notte facevamo giorno bevendo.

MECENATE: Otto cinghiali arrostiti intieri per colazione e solamente dodici commensali; è vero questo?

ENOBARBO: Questo non è che una mosca a petto di un'aquila: avemmo festini molto più mostruosie che veramente meritavano di essere notati.

MECENATE: E' una dama magnificentissimase ciò che si narra di lei corrisponde alla realtà.

ENOBARBO: Quando incontrò Marco Antonio per la prima voltaella ghermì il suo cuoresopra il fiume Cidno.

AGRIPPA: Là ella si mostrò veramente a suo vantaggiooppure il mio informatore ha ben favoleggiato di lei.

ENOBARBO: Vi dirò. La barca in cui sedevasimile a un trono brunitosplendeva sull'acqua: la poppa era d'oro battuto: le vele di porporae così profumate che i venti languivano d'amore per esse; i remi erano d'argento e si abbassavano ritmicamente al suono dei flautiobbligando l'acqua che essi colpivano a seguirli più rapida quasi fosse innamorata delle loro percosse. In quanto alla sua personarendeva meschina ogni descrizione: ella giaceva sotto la sua tenda di drappo d'orotessutooffuscando quella Venere in cui vediamo l'immaginazione superare la natura: da entrambi i lati le stavano dei graziosi bambini paffuticome sorridenti amorinicon flabelli versicolori la cui brezza pareva infiammare le delicate guance che essi rinfrescavanofacendo ciò che essi disfacevano.

AGRIPPA: Oh mirabile spettacolo per Antonio!

ENOBARBO: Le sue donzellesimili a Nereidi o sirenele si affaccendavano d'attorno e nell'atto d'inchinarla l'adornavano; al timone governava una dall'aspetto di sirena; il serico sartiame si tendeva sotto il tocco di quelle mani delicate come fioriche celermente accudivano al loro ufficio. Dalla barca uno strano e sottile profumo si spandeva a colpire i sensi delle vicine sponde. La città riversava il suo popolo verso di leie Antoniotroneggiante sulla piazza del mercatorimase seduto solo solozufolando all'aria; la qualese il vuoto fosse stato cosa possibilesarebbe andata anch'essa a contemplare Cleopatralasciando una lacuna nella natura.

AGRIPPA: Mirabile Egiziana!

ENOBARBO: Al suo sbarco Antonio mandò a leiinvitandola a un banchetto: ella rispose che sarebbe stato meglio che egli fosse suo ospitee lo pregò di accettare. Il nostro cortese Antonioa cui nessuna donna udì mai pronunciare la parola "no"dopo essersi fatto radere la barba dieci volte andò al festino ecome scottopagò col suo cuore ciò che solamente i suoi occhi avevano mangiato.

AGRIPPA: Regale putta! Ella indusse il grande Cesare a mettere a letto la spada; egli la arò ed ella dette il raccolto.

ENOBARBO: La vidi una volta saltare a piè zoppo quaranta passi nella pubblica via; avendo perso il respiroparlò ansandocosì da trasformare in cosa perfetta un difetto: e pur essendo senza fiato ella emanava un fascino attorno.

MECENATE: Adesso Antonio dovrà abbandonarla per sempre.

ENOBARBO: Mai; egli non lo farà: l'età non può appassirlané l'abitudine rendere insipida la sua varietà infinita: le altre donne saziano i desideri che esse alimentanoma ella affama di sé laddove più si prodiga: poiché le cose più vili acquistano grazia in leicosì che i sacerdoti santi la benedicono nella sua lussuria.

MECENATE: Se bellezzasaggezza e modestia possono fermare il cuore di AntonioOttavia è una bazza benedetta per lui.

AGRIPPA: Andiamo. Buon Enobarbosiate mio ospite finché rimarrete qui.

ENOBARBO: Ve ne ringrazio umilmentesignore.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - La stessa. La casa di Cesare

(Entrano ANTONIOCESAREOTTAVIA in mezzo ad essie Seguito)

 

ANTONIO: Il mondo ed il mio alto ufficio mi divideranno talvolta dal vostro petto.

OTTAVIA: E durante tutto questo tempo inginocchiata innalzerò agli dèi le mie preghiere per voi.

ANTONIO: Buona nottesignore. Ottavia mianon leggete i miei difetti nell'opinione del mondo: non mi sono tenuto nei limiti; ma il futuro andrà tutto pel fil della sinopia. Buona nottecara signora.

OTTAVIA: Buona nottesignore.

CESARE: Buona notte.

 

(Escono tutti salvo Antonio)

(Entra un Indovino)

 

ANTONIO: Ebbenemesseredesiderereste essere in Egitto?

INDOVINO: Volesse il cielo che non me ne fossi mai allontanato e che voi non foste venuto qui!

ANTONIO: La ragionese potete dirmela?

INDOVINO: La vedo nella mia ispirazionema non l'ho sulla lingua: ma affrettatevi a tornare in Egitto al più presto.

ANTONIO: Dimmiquale fortuna si leverà più in alto: quella di Cesare o la mia?

INDOVINO: Quella di Cesare. PerciòAntonio non rimanere al suo fianco: il tuo demoneossia lo spirito che ti guardaè nobilecoraggiosoaltoincomparabilequando non vi è quello di Cesare; ma vicino ad esso il tuo angelo ha paura come se fosse soverchiato:

quindi metti spazio sufficiente tra voi.

ANTONIO: Non parlar più di ciò.

INDOVINO: Non ne parlo ad alcuno fuori che a te; giammaise non sia a te. Se giuochi con lui ad un giuoco qualunquesei sicuro di perdere; eper questa buona sorte naturaleegli ti batte malgrado i tuoi vantaggi: il tuo splendore si offusca quando egli ti brilla accanto.

Te lo dico ancorail tuo spirito ha paura di guidarti quando egli è vicinomalui lontanoriprende la sua nobiltà.

ANTONIO: Vattene: di' a Ventidio che vorrei parlargli. (Esce l'Indovino) Egli andrà in Partia. Sia arte o casoha detto il vero: i dadi stessi gli obbedisconoe nei nostri giuochi la mia migliore destrezza cede alla sua fortuna: se tiriamo a sorteegli vince; i suoi galli vincono i miei in battaglia anche quando non hanno alcuna probabilità di vittoriae le sue quaglie chiuse nel recinto della lottabattono sempre le mie malgrado lo svantaggio. Me ne andrò in Egitto: e benché io faccia questo matrimonio per la mia pacein Oriente risiede il mio piacere.

 

(Entra VENTIDIO)

 

OhveniteVentidiodovete andare contro i Parti: la vostra nomina è pronta; seguitemi per riceverla.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - La stessa. Una strada

(Entrano LEPIDOMECENATE ed AGRIPPA)

 

LEPIDO: Non ve ne date più oltre pensiero: vi pregoaffrettatevi a seguire i vostri generali.

AGRIPPA: SignoreMarco Antonio chiede il tempo di baciare Ottaviae noi seguiremo.

LEPIDO: Addio fino al momento in cui vi vedrò nella vostra assisa militareche bene si addice ad entrambi.

MECENATE: Se conosco bene la stradasaremo al Monte prima di voiLepido.

LEPIDO: Il vostro percorso è più brevee i miei disegni mi conducono molto fuori di strada: guadagnerete due giorni su me.

MECENATE e AGRIPPA: Signorevi auguriamo un buon successo!

LEPIDO: Addio.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano CLEOPATRACARMIANAIRA ed ALESSA)

 

CLEOPATRA: Datemi della musicamusicamalinconico alimento di quanti traffichiamo in amore.

TUTTI: Musicaolà!

 

(Entra l'eunuco MARDIANO)

 

CLEOPATRA: Lasciamola da parteandiamo al biliardo: vieniCarmiana.

CARMIANA: Mi fa male un braccioè meglio che giochiate con Mardiano.

CLEOPATRA: Per una donna giocare con un eunuco è come giocare con un'altra donna. Andiamovolete giocare con mesignore?

MARDIANO: Come meglio possosignora.

CLEOPATRA: Quando il buon volere si mostraanche se esso non giunga al segnol'attore può aver diritto all'indulgenza. Ma ora non ne ho voglia: datemi la mia lenza; andremo al fiume: làmentre la mia musica suonerà da lontanoinsidierò i pesci dalle pinne fulveil mio amo ricurvo trapasserà le loro mascelle melmoseetirandoli sucrederò che ognuno di essi sia un Antonioe dirò: "Ahahsiete preso!".

CARMIANA: Fu divertente quando faceste una scommessa sulla vostra pesca; allorquando il vostro palombaro appese all'amo di Antonio un pesce salatoche egli tirò su con ardore.

CLEOPATRA: Quella volta - ohche tempi! risi fino a fargli perdere la pazienzae la notte stessa risi fino a rendergliela: la mattina dopoprima della nona oralo rimandai ebbro al suo letto; quindi posi su lui le mie acconciature e i miei mantellimentre cingevo la sua spada di Filippi.

 

(Entra un Messaggero)

 

Ohdall'Italia! Riversa le tue feconde notizie nelle mie orecchie che per lungo tempo sono rimaste sterili.

MESSAGGERO: Signorasignora...

CLEOPATRA: Antonio è morto! Se dici questocanagliatu uccidi la tua padrona: ma se sta bene ed è liberoe tu me lo annunzi per taleecco dell'oro e le mie vene più azzurre da baciare: una mano che i re hanno sfiorato colle loro labbra e tremarono baciando.

MESSAGGERO: Per prima cosasignoraegli sta bene.

CLEOPATRA: Ebbeneecco dell'oro ancora. Ma mariuolobadanoi siamo soliti dire che i morti stanno bene: se vuoi intendere questofonderò l'oro che ti ho donato e lo verserò giù per la tua gola nefanda.

MESSAGGERO: Buona signoraascoltatemi.

CLEOPATRA: Ebbenesuvviati ascolteròma non c'è nulla di buono sul tuo volto: se Antonio è libero e sanoperché quell'aspetto fosco per proclamare tali buone notizie? e se non sta benetu dovresti giungere come una Furia coronata di serpentie non in aspetto d'uomo.

MESSAGGERO: Vi piacerà udirmi?

CLEOPATRA: Ho voglia di batterti prima che tu parli: purese dici che Antonio vivesta bene ed è amico di Cesare e non suo prigionieroti porrò sotto una pioggia d'oroe farò grandinare ricche perle su te.

MESSAGGERO: Signoraegli sta bene.

CLEOPATRA: Ben detto.

MESSAGGERO: Ed è amico di Cesare.

CLEOPATRA: Tu sei un onest'uomo.

MESSAGGERO: Cesare e lui sono amici più di quanto lo siano mai stati.

CLEOPATRA: Fa' con me la tua fortuna!

MESSAGGERO: Ma puresignora...

CLEOPATRA: Non mi piace questo "ma pure"esso indebolisce il buon precedente; via con questo "ma pure"! "Ma pure" è come un carceriere che sta per condurmi innanzi qualche mostruoso malfattore. Ti pregoamicovuota tutto il sacco nel mio orecchioil buono e il cattivo assieme: egli è amico di Cesare e in buona salutetu dicie dici anche che è libero.

MESSAGGERO: Liberosignora! No: non ho fatto tale rapporto: egli è legato a Ottavia.

CLEOPATRA: Per qual buon servizio?

MESSAGGERO: Per il servizio migliore nel letto.

CLEOPATRA: Sono pallidaCarmiana.

MESSAGGERO: Signoraegli è sposato con Ottavia.

CLEOPATRA: Che la più infetta pestilenza ti colpisca!

 

(Lo percuote)

 

MESSAGGERO: Buona signoracalmatevi.

CLEOPATRA: Che dite? Via(percuotendolo di nuovo) trista canaglia! o mi caccerò innanzi a calci gli occhi tuoi come palle: ti strapperò i capelli(scuotendolo) sarai frustato colle verghe di ferro e bollito nell'acqua salatae sentirai lo strazio d'esser macerato nella salamoia.

MESSAGGERO Graziosa signoranon sono stato ioche vi reco la notiziaa fare il matrimonio.

CLEOPATRA: Dimmi che non è vero e ti darò una provinciae renderò splendide le tue fortune: le percosse che hai avute saranno servite a farti espiare di avermi messa in colleraed io ti ricompenserò con quel dono che la tua modestia potrà chiedere.

MESSAGGERO: Egli è sposatosignora.

CLEOPATRA: Canagliahai vissuto abbastanza.

 

(Sguaina un pugnale)

 

MESSAGGERO: Allora dovrò fuggire. Che volete faresignora? Io non ne ho colpa.

 

(Esce)

 

CARMIANA: Buona signoracontenetevi; quell'uomo è innocente.

CLEOPATRA: Vi sono degli innocenti che non sfuggono alla folgore.

Possa l'Egitto sprofondare nel Nilo! e che tutte le miti creature si trasformino in serpi! Richiama quello schiavo: benché io sia furiosanon lo morderò: chiamalo.

CARMIANA: Egli ha paura di venire.

CLEOPATRA: Non gli farò alcun male. (Esce Carmiana) Mancano di nobiltà queste mani se colpiscono uno che è al di sotto di me; senz'altro motivo che quello che io stesso ho fatto nascere.

 

(Rientra CARMIANA col Messaggero)

 

Vieni quamessere. Benché sia cosa onestanon è mai bene recare cattive novelle: date ad un grazioso messaggio un esercito di linguema lasciate che le cattive notizie si annuncino da se stesse nell'atto in cui ci colpiscono.

MESSAGGERO: Ho fatto il mio dovere.

CLEOPATRA: E' sposato? Non potrò odiarti più di cosìanche se tu me lo riconfermi.

MESSAGGERO: E' sposatosignora.

CLEOPATRA: Che gli dèi ti confondano! E persisti ancora?

MESSAGGERO: Dovrei mentiresignora?

CLEOPATRA: Oh vorrei che tu lo avessi fattoanche se metà del mio Egitto fosse andata sommersa e divenuta una cisterna per gli squamosi serpenti! Vaitogliti di qui: avessi tu la bellezza di Narciso sul voltomi appariresti mostruoso. E' sposato?

MESSAGGERO: Imploro il perdono di Vostra Altezza.

CLEOPATRA: E' sposato?

MESSAGGERO: Non prendete ad offesa il fatto che non vorrei offendervi:

punirmi per quello che mi fate fare voi mi sembra molto ingiusto: egli è sposato con Ottavia.

CLEOPATRA: Ohche debba esser la colpa di lui a fare uno scellerato di teche non sei ciò di cui hai sicura scienza! Vattene da qui: le mercanzie che hai portate da Roma sono troppo care per me: che esse ti restino sulle braccia e possa tu esserne rovinato!

 

(Esce il Messaggero)

 

CARMIANA: Vostra benigna Altezza si calmi.

CLEOPATRA: Lodando Antonio ho disprezzato Cesare.

CARMIANA: Molte voltesignora.

CLEOPATRA: Ne sono ripagataadesso. Conducimi via di qui: vengo meno:

oh Iraoh Carmiana! non è nulla. Vai da quell'uomobuon Alessa; digli di riferire i tratti di Ottaviala sua etàla sua indole; e fa' che egli non dimentichi il colore dei suoi capelli: torna presto ad informarmi. (Esce Alessa) Lasciamo che se ne vada per sempre: no...

Carmianabenché da un lato egli sia dipinto come la Gorgonedall'altro è come Marte. (A Mardiano) Di' ad Alessa di riferirmi quanto ella sia alta. CompatiscimiCarmianama non mi parlare.

Conducimi nella mia stanza.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Nei pressi del Capo Miseno

(Squillo di tromba. Entrano POMPEO e MENA da una partecon tamburi e trombe; dall'altra CESAREANTONIOLEPIDOENOBARBOMECENATEcon Soldati in marcia)

 

POMPEO: Io ho i vostri ostaggicome voi avete i miei; e parleremo prima di combattere.

CESARE: E' molto opportuno che prima conferiamo e per questo ho mandati innanzi a me i miei propositi scritti; se li hai consideratifa' che noi sappiamo se essi potranno vincolare la tua spada scontenta e ricondurre in Sicilia molta balda giovinezza che altrimenti dovrà qui perire.

POMPEO: A voi tutti e treunici senatori di questo grande mondoagenti supremi degli dèi: io non vedo come mio padre potrebbe mancare di vendicatoriavendo un figlio e degli amici; poiché Giulio Cesareche a Filippi apparve al buon Bruto sotto forma di spettrolà vi vide lavorare per lui. Che cosa indusse il pallido Cassio a cospirare? E cosa indusse l'onorato da tutti e onesto romanoBrutoe i suoi compagni armaticorteggiatori della bella libertàa insanguinare il Campidogliose non che essi volevano che un uomo fosse solamente un uomo? Questo è ciò che mi ha indotto ad armare la mia flottaal cui peso l'oceano irato spumeggia; e per mezzo di essa intendo punire l'ingratitudine che la sprezzante Roma ha gettato sul mio nobile padre.

CESARE: Pigliate tempo.

ANTONIO: Tu non puoi spaventarciPompeocolle tue vele; combatteremo in mare: per terra tu sai quanto ti soverchiamo.

POMPEO: Per terra veramente mi hai soverchiato della casa di mio padre: magiacché il cuculo non costruisce il nido per se stessorestaci quanto potrai.

LEPIDO: Compiacetevi di dirci - poiché siamo usciti fuori di tema - come accogliete le proposte che vi abbiamo mandate.

CESARE: Questo è il punto.

ANTONIO: Non lasciatevi persuaderema valutate che cosa convenga più abbracciare.

CESARE: E che cosa possa derivare dal tentare una ventura più grande.

POMPEO: Mi avete offerta la Sicilia e la Sardegna ed io dovrei liberare tutto il mare dai pirati; inoltre dovrei mandare a Roma misure di grano; una volta accordatici su questodovremmo separarci senza avere intaccate le spaderiportandoci indietro gli scudi non ammaccati.

CESAREANTONIOLEPIDO: Questa è la nostra offerta.

POMPEO: Sappiate dunque che sono venuto qui come un uomo pronto ad accettare questa proposta: ma Marco Antonio mi ha messo in qualche impazienza. A costo di perderne il merito parlandonedovete sapere che quando Cesare e vostro fratello erano in guerravostra madre venne in Sicilia e vi trovò un'amichevole accoglienza.

ANTONIO: L'ho sentito direPompeo; e sono molto desideroso di rendervi il liberale ringraziamento che vi devo.

POMPEO: Datemi la vostra mano: non credevo di incontrarvi quisignore.

ANTONIO: I letti d'Oriente sono molli; e grazie ne rendo a voi che mi avete chiamato qui prima del mio stesso proposito; poiché ci ho guadagnato.

CESARE: Da quando vi ho veduto l'ultima volta c'è un cambiamento in voi.

POMPEO: Ebbeneio non so quali conti la dura fortuna assommi sulla mia faccia; ma ella non penetrerà mai nel mio petto per rendersi vassallo il mio cuore.

LEPIDO: Ben ritrovato!

POMPEO: Lo speroLepido. Così siamo d'accordo. Desidero che la nostra convenzione sia scritta e sigillata da noi.

CESARE: La prima cosa da fare.

POMPEO: Ci festeggeremo a vicenda prima di separarcie tiriamo a sorte chi comincerà.

ANTONIO: Comincerò ioPompeo.

POMPEO: NoAntonioaffidatevi alla sorte: maprimo od ultimola vostra raffinata cucina egiziana avrà il grido. Ho sentito dire che Giulio Cesare ingrassò banchettando laggiù.

ANTONIO: Ne avete sentite!...

POMPEO: I miei pensieri sono cortesisignore.

ANTONIO: E cortesi le parole per esprimerli.

POMPEO: Ecco dunque quanto ho udito: ho sentito dire che Apollodoro portò...

ENOBARBO: Basta così: la portò.

POMPEO: Che cosadi grazia?

ENOBARBO: Una certa regina a Cesare in una materassa.

POMPEO: Ti riconoscoadesso: come stai soldato?

ENOBARBO: Bene; e c'è speranza che continui a star beneperché mi accorgo che si preparano quattro festini.

POMPEO: Lascia che io ti stringa la mano; non ti ho mai odiato. Ti ho veduto combattereed ho invidiato il tuo valore.

ENOBARBO: Signoreio non vi ho mai amato molto; ma vi ho lodato quando meritavate ben dieci volte l'elogio che facevo di voi.

POMPEO: Godi della tua franchezzache non ti sta affatto male. Vi invito tutti a bordo della mia galera: volete precederesignori?

CESAREANTONIOLEPIDO: Mostrateci il camminosignore.

POMPEO: Venite.

 

(Escono tutti eccetto Mena ed Enobarbo)

 

MENA (a parte): Tuo padrePompeonon avrebbe mai fatto questo trattato. Ci siamo conosciutisignore.

ENOBARBO: In marecredo.

MENA: Infatti signore.

ENOBARBO: Avete avuto successo sull'acqua.

MENA: E voi per terra.

ENOBARBO: Loderò chiunque mi loderàbenché non si possa negare ciò che ho fatto per terra.

MENA: Né ciò che io ho fatto sull'acqua.

ENOBARBO: Sìqualcosa potete negare per vostra sicurezza: siete stato un gran ladrone per mare.

MENA: E voi per terra.

ENOBARBO: Allora ripudio il mio servizio per terra. Ma datemi la vostra manoMena: se i nostri occhi avessero autoritàessi potrebbero sorprendere qui due ladri che si baciano.

MENA: Le facce di tutti gli uomini sono veritierecomunque siano le loro mani.

ENOBARBO: Ma non vi è mai una bella donna che abbia una faccia veritiera.

MENA: Non è calunnia; esse rubano i cuori.

ENOBARBO: Siamo venuti qua per combattere con voi.

MENA: Per parte miami dispiace che tutto si sia risolto in una bevuta. Pompeo oggi scaccia ridendo la sua fortuna.

ENOBARBO: Se lo facertamente col pianto non potrà farla tornare addietro.

MENA: L'avete dettosignore. Non credevamo di trovare qui Marco Antonio. Di graziaè sposato con Cleopatra?

ENOBARBO: La sorella di Cesare si chiama Ottavia.

MENA: E' verosignore; era la moglie di Caio Marcello.

ENOBARBO: Ma adesso è la moglie di Marco Antonio.

MENA: Di graziasignore?

ENOBARBO: E' vero.

MENA: Allora Cesare e lui sono legati assieme per sempre.

ENOBARBO: Se fossi costretto ad azzardare una predizione su questa unionenon profetizzerei così.

MENA: Credo che la politica abbia avuto forza maggiore in tale matrimonio che non l'amore degli interessati.

ENOBARBO: Lo credo anch'io. Ma vedrete che il vincolo che sembra legare assieme il loro sodalizio sarà proprio quello che strozzerà l'amicizia loro: Ottavia è d'indole austerafredda e riservata.

MENA: Chi non vorrebbe una moglie simile?

ENOBARBO: Non colui che non è così lui stesso e questi è Marco Antonio. Egli tornerà nuovamente al suo piatto egiziano: allora i sospiri di Ottavia rinfocoleranno Cesare; ecome ho detto primaciò che è la forza della loro amicizia diverrà la causa immediata della loro discordia. Antonio impiegherà il suo affetto laddove esso si trova; qui non ha sposato che il suo tornaconto.

MENA: Può darsi. Suvviasignorevenite a bordo? Ho un brindisi per voi.

ENOBARBO: Lo accetteròsignore: Vi abbiamo assuefatte le nostre gole in Egitto.

MENA: Veniteandiamo via.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - A bordo della galera di Pompeoal largo del Capo Miseno

(Suona la musica. Entrano due o tre Servi portando una tavola imbandita)

 

PRIMO SERVO: Stanno per giungerecompagno. Alcune delle loro piante sono già mal radicate; il vento più debole del mondo le getterà a terra.

SECONDO SERVO: Lepido è molto acceso.

PRIMO SERVO: Lo hanno ubriacato come un accattone.

SECONDO SERVO: Quando essi si stuzzicano vicendevolmente nel punto deboleegli grida "Basta"; li riconcilia colla sua supplica ed egli stesso si riconcilia col vino.

PRIMO SERVO: Ma ciò solleva guerra più grande tra lui e la sua saviezza.

SECONDO SERVO: Ebbeneecco cosa vuol dire avere un nome nella compagnia dei grandi uomini: preferirei avere una canna che non mi servisse a nulla che una partigiana che non potessi sollevare.

PRIMO SERVO: Esser chiamati in un'alta sferae non mostrarvisi in motoè come i buchi dove dovrebbero stare gli occhiche miseramente sfigurano le guance.

 

(Squillo di tromba. Entrano CESAREANTONIOLEPIDOPOMPEOAGRIPPAMECENATEENOBARBOMENA con altri Capitani)

 

ANTONIO (a Cesare): Così fannosignore: essi misurano l'accrescimento del Nilo per mezzo di certe graduazioni sulla piramide; sannodall'altezzadalla bassezza o dalla media se sopravverrà carestia o abbondanza. Più si rigonfia il Niloe più esso promette: quando si ritirail seminatore sparge la sementa sul limo e sulla melma e in breve viene a raccogliere.

LEPIDO: Avete là degli strani serpenti.

ANTONIO: SìLepido.

LEPIDO: Il vostro serpente d'Egitto nasce dal vostro fango per virtù del vostro sole: e così il vostro coccodrillo.

ANTONIO: Proprio così.

POMPEO: Sedetevi... e del vino! Alla salute di Lepido!

LEPIDO: Non mi sento così bene come dovreima non rimarrò indietro.

ENOBARBO: Non vi sentirete bene finché non avrete dormito; temo che sarete ubriaco sino allora.

LEPIDO: Sìcertamenteho sentito dire che le piramidi dei Tolomei sono cose bellissime; senza contraddizionel'ho sentito dire.

MENA (a parte a Pompeo): Pompeouna parola.

POMPEO (a parte a Mena): Parlami all'orecchio: che c'è?

MENA (a parte a Pompeo): Abbandona il tuo sedilete ne pregocapitanoe ascolta una mia parola.

POMPEO (a parte a Mena): Attendi un momento. Questo vino per Lepido!

LEPIDO: Che razza di cosa è il vostro coccodrillo?

ANTONIO: E' fattosignorecome se stesso ed è largo quanto la sua larghezza; è esattamente alto quanto lo è e si muove coi suoi propri organi; vive di ciò che lo nutree una volta che i suoi elementi lo abbandonano trasmigra.

LEPIDO: Di che colore è?

ANTONIO: Del suo colore.

LEPIDO: E' uno strano rettile.

ANTONIO: Proprio: e le sue lacrime sono umide.

CESARE: Questa descrizione lo soddisferà?

ANTONIO: Certoinsieme al brindisi che gli porta Pompeoo altrimenti è un vero epicureo.

POMPEO (a parte a Mena): Andate a farvi impiccare messereimpiccare!

Parlarmi di questo? Via! Fate come vi comando. Dov'è la coppa che ho chiesto?

MENA (a parte a Pompeo): Seper i miei meritimi vuoi ascoltarealzati dalla tua sedia.

POMPEO (a parte a Mena): Mi sembra che tu sia pazzo. Di che si tratta?

 

(Si alza e va in disparte)

 

MENA: Ho sempre fatto di cappello alle tue fortune.

POMPEO: Mi hai servito con grande fedeltà. Che altro hai da dire? (Ai Commensali) State allegrisignori!

ANTONIO: Tenetevi lontano da queste sabbie mobiliLepidopoiché vi affonderete.

MENA: Vuoi essere signore di tutto il mondo?

POMPEO: Che dici?

MENA: Per la seconda voltavuoi essere signore di tutto il mondo?

POMPEO: E come potrebbe essere?

MENA: Accetta soltanto ebenché tu mi creda poveroio sarò l'uomo che ti darà tutto il mondo.

POMPEO: Hai bevuto troppo?

MENA: NoPompeomi sono tenuto lontano dalla coppa. Tu saraise l'osiil Giove terrestre: tutto ciò che l'oceano recinge o il cielo abbraccia sarà tuose lo vuoi.

POMPEO: Mostrami con qual mezzo.

MENA: Questi tre comproprietari del mondoquesti colleghisono sulla tua nave; lascia che io tagli l'ormeggio; equando saremo in alto maresi salti loro alla gola: tutto sarà tuo.

POMPEO: Ahavresti dovuto farlo senza parlarmene! In me accettare sarebbe una scelleraggine; in te eseguire sarebbe stato rendermi un buon servizio. Devi sapere che non è il mio profitto che guida il mio onore; ma il mio onore che guida quello. Rimpiangi che la tua lingua abbia così tradito il tuo atto: se l'azione fosse stata compiuta a mia insaputain seguito l'avrei trovata ben fattama adesso la devo condannare. Desistie bevi.

MENA (a parte): Per questomai più seguirò la tua indebolita fortuna.

Chi cerca e non prende una cosa allorché gli viene offertanon la troverà mai più.

POMPEO: Questo brindisi a Lepido!

ANTONIO: Portatelo a riva. Lo farò io per luiPompeo.

ENOBARBO: Alla vostra saluteMena!

MENA: BenvenutoEnobarbo!

POMPEO: Riempite finché la coppa sia scosta.

ENOBARBO: Ecco un uomo robustoMena.

 

(Addita il Servo che porta via Lepido)

 

MENA: Perché?

ENOBARBO: Egli trasporta la terza parte del mondoamico: non vedete?

MENA: Allora la terza parte è ebra: vorrei che tutto il mondo lo fossecosì tutto andrebbe d'incanto.

ENOBARBO: Bevete; accrescete la baldoria.

MENA: Venite.

POMPEO: Questo non è ancora un festino alessandrino.

ANTONIO: Ma vi si avvicina. Spillate i barili'olà! Alla salute di Cesare!

CESARE: Ne farei volentieri a meno. E' una fatica mostruosa quando mi lavo il cervello e più mi s'intorbida.

ANTONIO: Siate figlio delle circostanze.

CESARE: Fate il vostro brindisi ed io risponderò: ma preferirei digiunare quattro giorni di seguito che bere tanto in uno solo.

ENOBARBO (ad Antonio): Ahmio valoroso generale! Dobbiamo adesso danzare il baccanale egiziano e celebrare le nostre libagioni?

POMPEO: Facciamolo buon soldato.

ANTONIO: Orsùprendiamoci tutti per manofinché il vino vincitore non abbia sprofondato i nostri sensi in un molle e soave Lete.

ENOBARBO: Prendiamoci tutti per mano. Bombardate le nostre orecchie con musica fragorosa: frattanto vi metterò ai vostri postie quindi quel fanciullo canterà; e ognuno ripeterà il ritornello così forte quanto forte riusciranno a intonarlo i suoi robusti polmoni.

 

(La musica suona. Enobarbo li dispone uniti per le mani)

 

 

CANZONE

 

Vienpaffuto re del vinoBaccofacci l'occhiolino!

Anneghiamo i guai nel nappocoroniamoci di grappoli.

Mescifin che il mondo girimescifin che il mondo giri!

CESARE: Che vorreste di più? Pompeobuona notte. Buon fratellopermettete che vi conduca via: le nostre cure più gravi guardan bieco questa leggerezza. Gentili signorisepariamoci; vedete che ci siamo infuocati le guance: il forte Enobarbo è più debole del vino e la mia stessa lingua balbetta ciò che dice: la sfrenata ebbrezza ci ha quasi trasformati tutti in buffoni. Perché aggiungere altre parole? Buona notte. Buon Antoniola vostra mano.

POMPEO: Vi metterò alla prova sulla spiaggia.

ANTONIO: Va benesignore. Datemi la vostra mano.

POMPEO: OhAntoniovoi possedete la casa di mio padre... ma che importa? siamo amici. Suvviascendiamo nella barca.

ENOBARBO: Fate attenzione a non cadere.

 

(Escono tuttifuorché Enobarbo e Mena) Menanon voglio scendere a terra

 

MENA: Noandiamo nella mia cabina. Quei tamburi! quelle trombe e flauti! Suvvia! Nettuno senta che diamo un fragoroso addio a questi grandi compagni: suonate e andate a farvi impiccare! Suonate!

 

(Musica di trombe e tamburi)

 

ENOBARBO: Ohédico. Ecco il mio berretto.

MENA: Ohé! Nobile capitanovenite.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

 

SCENA PRIMA - Una pianura in Siria

(Entra VENTIDIO come in trionfo con SILIO ed altri RomaniUfficiali e Soldati; innanzi a lui viene recato il cadavere di Pacoro)

 

VENTIDIO: Orao saettanti Partisiete vinti e adesso la fortuna soddisfatta mi fa vendicatore della morte di Marco Crasso. Portate il corpo del figlio del re dinanzi al nostro esercito. Il tuo PacoroOrodepaga così per Marco Crasso.

SILIO: Nobile Ventidiomentre ancora la tua spada è calda del sangue dei Partiinsegui i Parti fuggitivi: scorri attraverso la Mediala Mesopotamia e pei ricoveri in cui si rifugiano i vinti: così il tuo comandante supremo Antonio ti porrà sul carro trionfale mettendo ghirlande sul tuo capo.

VENTIDIO: O SilioSilioho fatto abbastanza: un subalternonotalo benecorre il rischio di compiere un'azione troppo grande; impara questoSilio: è preferibile non fare una cosa piuttosto che colla nostra azione acquistarci una gloria troppo altaallorché colui che serviamo è lungi. Cesare e Antonio hanno vinto sempre più per mezzo dei loro ufficiali che personalmente: Sossioche aveva il mio posto in Siria ed era suo luogotenenteper avere accumulato una rapida rinomanzache egli raggiunse prestissimoperse il suo favore. Colui che in guerra fa più di quel che non possa il suo capitanodiventa il capitano del suo capitano: e l'ambizionevirtù del soldatopreferisce una sconfitta ad una vittoria che lo oscuri. Potrei far di più per il bene di Antonioma ciò lo offenderebbee la mia opera perirebbe in codesta offesa.

SILIO: Tu possiediVentidiole doti senza le quali il soldato e la sua spada poco si distinguerebbero l'uno dall'altra. Scriverai ad Antonio?

VENTIDIO: Gli esporrò umilmente ciò che abbiamo compiuto nel suo nomeche è magica parola di guerra: comecoi suoi stendardi e le sue schiere ben pagateabbiamo scacciata esausta dal campo la non mai prima battuta cavalleria dei Parti.

SILIO: Dove si trova adesso?

VENTIDIO: Sta dirigendosi su Atene: dovecon la fretta che ci concederà tutto il bottino che dovremo portarci dietrocompariremo dinanzi a lui. Avantilaggiù; sfilate!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Roma. Un'anticamera nella casa di Cesare

(Entrano AGRIPPA da una portae ENOBARBO da un'altra)

 

AGRIPPA: E chei fratelli si sono separati?

ENOBARBO: Si sono sbrigati di Pompeo; egli se n'è andato; gli altri tre stanno suggellando il trattato. Ottavia piange perché deve lasciar RomaCesare è tristee Lepidodopo il festino di Pompeocome dice Menaè verde dal male.

AGRIPPA: Quel nobile Lepido!

ENOBARBO: Un bravissimo uomo: e come ama Cesare!

AGRIPPA: E come intensamente adora Marco Antonio!

ENOBARBO: Cesare? E' proprio il Giove degli uomini.

AGRIPPA: Cos'è Antonio? Il dio di Giove.

ENOBARBO: Parlavate di Cesare? Come! Non ha eguali!

AGRIPPA: O Antonio! O uccello d'Arabia!

ENOBARBO: Se volete lodare Cesaredite "Cesare": non andate oltre.

AGRIPPA: In veritàli ha colmati entrambi di lodi eccellenti.

ENOBARBO: Ma egli preferisce Cesare; pure ama anche Antonio. Ohcuorilinguenumeriscribibardipoetinon possono pensaredirecontarescriverecantareversificare il suo amore per Antonio. Ma per quanto si riferisce a Cesareinginocchiateviinginocchiatevi e ammirate.

AGRIPPA: Egli li ama entrambi.

ENOBARBO: Essi sono le sue elitre ed egli il loro scarabeo. (Suono di tromba al di dentro) Benequesta tromba ci chiama a cavallo. Addionobile Agrippa.

AGRIPPA: Buona fortunadegno soldatoe addio.

 

(Entrano CESAREANTONIOLEPIDO e OTTAVIA)

 

ANTONIO: Non più oltresignore.

CESARE: Mi togliete una gran parte di me stesso; trattatemi bene in lei. Sorellamostratevi tal moglie quale vi fanno i miei pensierie così che la mia più estesa promessa possa essere superata dalla prova della vostra condotta. Nobilissimo Antoniofate sì che questa virtù che è posta tra noi come il cemento del nostro amore per tenerlo ben saldonon si trasformi nell'ariete per sconquassarne la fortezza; poiché meglio sarebbe essere amici senza ricorrere a questo mezzose tale mezzo non sarà amato da entrambi.

ANTONIO: Non mi offendete colla vostra sfiducia.

CESARE: Ho detto.

ANTONIO: Per quanta cura ve ne prendiatenon troverete la minima causa di ciò che sembrate temere: ebbeneche gli dèi vi proteggano e facciano sì che i Romani servano ai vostri fini! Separiamoci qui.

CESARE: Addiomia carissima sorellasta' bene; gli elementi ti siano propizie portino ogni conforto ai tuoi spiriti! Addio.

OTTAVIA: Mio nobile fratello!

ANTONIO: L'aprile è nei suoi occhi: è la primavera dell'amoree queste sono le piogge che l'annunziano. State lieta.

OTTAVIA: Signorecustodite bene la casa del mio sposoe...

CESARE: CosaOttavia?

OTTAVIA: Ve lo dirò in un orecchio.

ANTONIO: La sua lingua non vuole obbedire al suo cuorené il suo cuore può istruire la sua lingua; ella è simile alla piuma del cigno che galleggia sui flutti ad alta marea senza piegarsi né da un lato né dall'altro.

ENOBARBO (a parte ad Agrippa): Cesare piangerà?

AGRIPPA (a parte a Enobarbo): Ha un'ombra sul volto.

ENOBARBO (a parte ad Agrippa): Sarebbe un male per lui se fosse un cavalloe lo è essendo egli un uomo.

AGRIPPA (a parte a Enobarbo): EbbeneEnobarboquando Antonio vide il cadavere di Giulio Cesarepianse come se ruggisse; e pianse quando a Filippi vide il trucidato Bruto.

ENOBARBO (a parte ad Agrippa): In quell'anno infatti era tormentato da un reuma; egli lamentò ciò che aveva annientato intenzionalmente; quando vedrete piangere così meallora sì che dovrete credermi.

CESARE: Nodolce Ottaviaavrete sempre mie notizie: il tempo durante il quale rimarrete assente non supererà mai il mio pensiero per voi.

ANTONIO: Suvviasignoresuvvia; lotterò con voi nella mia forza d'amore: guardateio vi stringo al mio pettoe così vi lascio andareaffidandovi agli dèi.

CESARE: Addiosiate felici!

LEPIDO: Che le innumerevoli stelle rischiarino il tuo dolce cammino!

CESARE: Addioaddio!

 

(Bacia Ottavia)

 

ANTONIO: Addio!

 

(Suono di trombe. Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano CLEOPATRACARMIANAIRA ed ALESSA)

 

CLEOPATRA: Dov'è quell'uomo?

ALESSA: Ha quasi paura di presentarsi.

CLEOPATRA: Susu!

 

(Entra un Messaggero)

 

Vieni quamessere.

ALESSA: Buona MaestàErode di Giudea non osa sollevare lo sguardo su voi se non quando siete ben disposta.

CLEOPATRA: Avrò la testa di quell'Erode: ma in qual modo potrei ottenerla quando non c'è Antonio per procurarmela? Avvicinati.

MESSAGGERO: Graziosissima Maestà...

CLEOPATRA: Hai veduto Ottavia?

MESSAGGERO: Sìtemuta regina.

CLEOPATRA: Dove?

MESSAGGERO: Signoraa Roma; la guardai in volto e la vidi avanzarsi tra suo fratello e Marco Antonio.

CLEOPATRA: E' alta come me?

MESSAGGERO: Nosignora.

CLEOPATRA: L'hai sentita parlare? Ha la voce acuta o bassa?

MESSAGGERO: Signoral'ho sentita parlare: ha la voce bassa.

CLEOPATRA: Ciò non va tanto bene. Egli non potrà amarla a lungo.

CARMIANA: Amarla! O Iside! E' impossibile.

CLEOPATRA: Sembra anche a meCarmiana: di voce cupa e nana. Vi è qualche maestà nel suo incedere? Ricordase mai posasti gli occhi su una vera maestà.

MESSAGGERO: Ella si trascina: il moto e lo stare in lei sono la medesima cosa: mostra più un corpo che una vita ed è più una statua che un essere animato.

CLEOPATRA: E' proprio certo?

MESSAGGERO: O io non so osservare.

CARMIANA: Non vi sono tre uomini in Egitto che possano fare più esatte osservazioni.

CLEOPATRA: Egli è molto accortome ne avvedo; non vi è proprio niente in lei: quest'uomo ha buon giudizio.

CARMIANA: Eccellente.

CLEOPATRA: Dimmi a un dipresso i suoi annite ne prego.

MESSAGGERO: Signoraella era vedova...

CLEOPATRA: Vedova! Carmiana ascolta.

MESSAGGERO: E credo che abbia trent'anni.

CLEOPATRA: Ti rammenti il suo volto? è allungato o rotondo?

MESSAGGERO: Rotondo fino all'eccesso.

CLEOPATRA: La maggior parte di coloro che sono così sono sciocchi. E i capelli di che colore?

MESSAGGERO: Brunisignora; e la sua fronte così bassa quanto ella possa desiderarla.

CLEOPATRA: Ecco dell'oro per te. Non devi prendere in mala parte la mia asprezza di prima: ti impiegherò di nuovo: ti trovo adattissimo per gli affari. Va' a preparartile nostre lettere sono pronte.

 

(Esce il Messaggero)

 

CARMIANA: Un uomo come si deve.

CLEOPATRA: Sìveramente: mi pento molto di averlo così maltrattato.

Ebbene mi sembra chea sentir luiquella creatura non sia gran cosa.

CARMIANA: Nullasignora.

CLEOPATRA: Quell'uomo ha qualche esperienza della maestà e dovrebbe intendersene.

CARMIANA: Se ha esperienza della maestà? Iside ne guardi! lui che vi ha servito per tanto tempo!

CLEOPATRA: Ho ancora una cosa da domandarglibuona Carmiana: ma non importa; tu me lo condurrai laddove starò a scrivere. Tutto potrebbe ancora accomodarsi.

CARMIANA: Ve lo garantiscosignora.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Atene. Una stanza nella casa di Antonio

(Entrano ANTONIO e OTTAVIA)

 

ANTONIO: NonoOttavianon solo questoche sarebbe scusabile insieme a mille altre cose di simile portata; ma egli ha intrapreso una nuova guerra contro Pompeo; ha fatto il suo testamento e l'ha letto in pubblico: ha parlato inadeguatamente di me: quando per forza non poteva esimersi dall'usare a mio riguardo termini d'onoreli ha pronunciati freddamente e debolmente; mi ha misurato le lodi con grande ristrettezza; quando gli si presentava la migliore occasione egli non la prendeva o parlava solo a denti stretti.

OTTAVIA: Oh mio buon signorenon credete a tutto; ose dovete crederenon vi irritate di tutto. Nessuna donna più infelice se mai tale divisione accadrà - si sarà trovata frammezzopregando per entrambi voi: i buoni dèi mi scherniranno subito quando pregherò: "Ohbenedite il mio signore e marito!" e poi annullerò questa preghiera gridando con eguale forza: "Ohbenedite mio fratello!". Vinca il marito o vinca il fratellouna preghiera distrugge l'altra; non c'è alcuna via di mezzo tra questi due estremi.

ANTONIO: Gentile Ottavialasciate che la vostra preferenza si diriga verso quell'oggetto che cerca di conservare meglio il vostro amore. Se perdo il mio onoreperdo me stesso: meglio non esser vostro che esser vostro così sfrondato. Macome avete chiestovoi stessa interverrete tra noi: nel frattemposignora farò i preparativi per una guerra che eclisserà vostro fratello. Affrettatevi quanto lo potete; così i vostri desideri saranno esauditi.

OTTAVIA: Grazie al mio signore. Il potente Giove faccia di metanto debolela vostra riconciliatrice! Le guerre tra voi due sarebbero come se il mondo si fendesse e bisognasse colmare la voragine cogli uomini uccisi.

ANTONIO: Quando vi sarà manifesto chi ne sia stata l'originevolgete il vostro cruccio in quella direzione; poiché le nostre colpe non possono mai essere tanto simili da permettere al vostro amore di parteggiare per esse in misura eguale. Preparatevi alla partenza; sceglietevi coloro che debbono accompagnarvie comandate qualunque spesa il vostro cuore desideri.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - La stessa. Un altra stanza

(Entrano ENOBARBO ed EROTEche s'incontrano)

 

ENOBARBO: Come vaamico Erote!

EROTE: Sono giunte strane notiziesignore.

ENOBARBO: E quali?

EROTE: Cesare e Lepido hanno dichiarato guerra a Pompeo.

ENOBARBO: E' cosa vecchia: qual è il risultato?

EROTE: Cesaredopo essersene servito nelle guerre contro Pompeoultimamente ha rifiutato di considerarlo suo pari; non ha voluto che egli condividesse la gloria dell'azioneenon limitandosi a questolo accusa di avere scritto in precedenza delle lettere a Pompeo; sulla sua propria accusa lo arresta e cosi il povero terzo è rinchiuso finché la morte non allarghi la sua prigione.

ENOBARBO: Allorao mondohai solamente un paio di mascellee non più; e se vi getti in mezzo tutto il cibo che haiesse seguiteranno ad arrotarsi tra loro. Dov'è Antonio?

EROTE: Passeggia nel giardino... così; e scaccia col piede i fuscelli che si trovano sul suo camminogrida "Sciocco d'un Lepido!" e minaccia di far tagliare la gola di quel suo ufficiale che uccise Pompeo.

ENOBARBO: La nostra flotta è pronta.

EROTE: Per l'Italia e Cesare. InoltreDomizio: il mio signore vi desidera al più presto; avrei potuto comunicarvi queste notizie più tardi.

ENOBARBO: Sarà una cosa di nulla; ma sia pure. Conducimi da Antonio.

EROTE: Venitesignore.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Roma. La casa di Cesare

(Entrano CESAREAGRIPPA e MECENATE)

 

CESARE: Tenendo Roma in dispregioha fatto tutto questo e più ad Alessandriaed ecco in qual modo: nella piazza del mercatosu una tribuna d'argento lui e Cleopatra furono pubblicamente insediati su seggi d'oro: ai loro piedi sedeva Cesarioneche dicono figlio di mio padree tutta l'illegale progenie cheda quel tempola loro lussuria ha procreato. Ad essa egli affidò il governo d'Egittoe la fece regina assoluta della bassa Siriadl Cipro e di Lidia.

MECENATE: E ciò pubblicamente?

CESARE: Nella pubblica piazzadove si fanno gli esercizi. Là proclamò i suoi figli re dei re; dette ad Alessandro la Grande Mediala Partia e l'Armenia; a Tolomeo assegnò la Siriala Cilicia e la Fenicia. Ella apparve in quel giorno nei paramenti della dea Iside; e spesso già prima aveva dato udienzacome si raccontain tale veste.

MECENATE: Bisogna che Roma ne sia informata.

AGRIPPA: E Romagià disgustata della sua insolenzaritrarrà da lui la sua buona opinione.

CESARE: Il popolo lo saed ha ricevuto adesso le sue lagnanze.

AGRIPPA: E chi dunque accusa?

CESARE: Cesare: e dice cheavendo spogliato in Sicilia Sesto Pompeonon gli abbiamo assegnata la sua parte dell'isola: inoltre egli dice di avermi prestato delle navi che non gli sono state restituite; in ultimo si lagna perché Lepido è stato deposto dal triumvirato e perché ci tratteniamo tutte le sue rendite.

MECENATE: Signorebisognerebbe rispondere a ciò.

CESARE: E' già fattoe il messaggero è partito. Gli ho detto che Lepido era diventato troppo crudeleche abusava della sua alta autorità e che meritava un tale cambiamento di fortuna; di ciò che ho conquistato gli concedo una partema però esigo altrettanto della sua Armenia e degli altri regni da lui conquistati.

MECENATE: Non condiscenderà mai a questo.

CESARE: E allora nemmeno noi cederemo alla sua richiesta.

 

(Entra OTTAVIA col suo Seguito)

 

OTTAVIA: SaluteCesaremio signore! Salutecarissimo Cesare!

CESARE: Chi avrebbe mai immaginato che un giorno ti avrei chiamata reietta!

OTTAVIA: Non mi avete chiamata cosìe non ne avete ragione.

CESARE: Perché siete giunta così all'improvviso? Voi non venite come una sorella di Cesare: la moglie di Antonio dovrebbe avere un esercito per precederlae i nitriti dei cavalli dovrebbero annunciare il suo avvicinarsi prima assai della sua apparizione; gli alberi lungo la strada dovrebbero essere carichi di persone e l'aspettativa languire in attesa di ciò che le manca; sìla polvere sarebbe dovuta salire fino al tetto del cielo sollevata dalle vostre innumerevoli truppe. Ma voi siete giunta a Roma come una ragazza del mercato e avete prevenuto l'omaggio del nostro amore chese si trascura di mostrarlospesso si disamora. Vi saremmo venuti incontro per mare e per terrarendendovi ad ogni tappa un omaggio più grande.

OTTAVIA: Mio buon signorenon fui costretta a venire in tal modoma lo feci di mia spontanea volontà. Il mio signoreMarco Antoniosentendo che vi preparavate a una guerrane informò il mio orecchio dolente; e per questo lo pregai che mi lasciasse tornare.

CESARE: La qual cosa egli presto vi concesseessendo voi un ostacolo tra lui e la sua lussuria.

OTTAVIA: Non dite cosìmio signore.

CESARE: Gli tengo gli occhi addosso e le cose sue mi giungono sul vento. Dov'è adesso?

OTTAVIA: Mio signorein Atene.

CESARE: Nomia troppo offesa sorella; Cleopatra l'ha richiamato a sé con un cenno. Egli ha abbandonato il suo impero a una puttana ed ora arruolano per la guerra i re del mondo. Ha radunato Boccore di Libia; Archelao di Cappadocia; Filadelfore di Paflagonia; il re traceAdalla; il re Malco di Arabia; il re del Ponto; Erode di Giudea; Mitridatere di Comagene; Polemone e Amintare della Media e di Licaoniainsieme a una più ampia lista di scettri.

OTTAVIA: Ahimèinfelicissimache ho il cuore diviso tra due amici che si affliggono reciprocamente!

CESARE: Benvenuta qui: le vostre lettere hanno ritardato la nostra rottura fino al momento in cui ci accorgemmo in qual modo eravate insultata e che noi stessi eravamo in un pericolo cagionato dalla nostra stessa negligenza. Rincuoratevi: non lasciatevi turbare dalle circostanze che adducono sul vostro piacere queste due necessitàma lasciate senza lamento che quanto è decretato segua la sua strada verso il destino. Benvenuta a Roma; nulla potrebbe essermi più caro.

Voi siete stata offesa oltre i limiti del pensiero; e gli alti dèiper rendervi giustiziahanno scelto per ministri noi e quelli che vi amano. Confortatevie siate sempre benvenuta tra noi.

AGRIPPA: Benvenutasignora.

MECENATE: Benvenutacara signora. Ogni cuore in Roma vi ama e compiange: solo l'adultero Antoniosfrenato nelle sue abominanionivi respinge e affida la sua potente autorità a una bagascia che sbraita contro di noi.

OTTAVIA: E' proprio cosìsignore?

CESARE: E' certissimo. Sorellabenvenuta: vi pregosiate sempre pazientemia carissima sorella!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Vicino ad Azio. Il campo di Antonio

(Entrano CLEOPATRA ed ENOBARBO)

 

CLEOPATRA: Regolerò i conti con tenon dubitare.

ENOBARBO: Ma perchéperchéperché?

CLEOPATRA: Ti sei opposto alla mia partecipazione a questa guerrae dici che non sarebbe opportuna.

ENOBARBO: Ebbeneforse che lo è?

CLEOPATRA: Anche se la guerra non fosse stata dichiarata a noiperché non dovremmo parteciparvi personalmente?

ENOBARBO (a parte): Benepotrei rispondere che se dovessimo servirci insieme di cavalli e giumentei cavalli sarebbero semplicemente perduti; le giumente si porterebbero ciascuna un soldato e il suo cavallo.

CLEOPATRA: Cosa dite?

ENOBARBO: La vostra presenza deve certamente imbarazzare Antonioe togliere dal suo cuoredal suo cervellodal suo tempo ciò che adesso non dovrebbe esserne distratto. Egli è già stato imputato di leggerezzae si dice a Roma che l'eunuco Fotino e le vostre donne dirigono questa guerra.

CLEOPATRA: Roma sprofondi e marciscano le lingue di coloro che parlano contro di noi! Io sopporto un peso in questa guerra ecome governatrice del mio regnovi comparirò in qualità d'uomo. Non parlate contro di ciò; non voglio rimanere indietro.

ENOBARBO: Va beneho finito. Ecco il generale.

 

(Entrano ANTONIO e CANIDIO)

 

ANTONIO: Non è stranoCanidioche da Taranto a Brindisi egli abbia così rapidamente potuto tagliare il mare Ionio e impadronirsi di Toróna? Ne avete sentito parlaremia cara?

CLEOPATRA: La rapidità non è mai tanto ammirata quanto dai pigri.

ANTONIO: Un buon rabbuffo che potrebbe adattarsi al migliore degli uominilo scagliarsi contro la fiacchezza. Canidiolo combatteremo per mare.

CLEOPATRA: Per mare: sarebbe forse possibile altrove?

CANIDIO: E perché il mio signore vuol far questo?

ANTONIO: Perché a questo egli ci provoca.

ENOBARBO: Il mio signore l'ha già sfidato a un singolare combattimento.

CANIDIO: Sìe a sostenere questo combattimento a Farsaglia dove Cesare combatté con Pompeo; ma egli scarta quelle offerte che non servono al suo vantaggioe così dovreste far voi.

ENOBARBO: Le vostre navi non sono ben fornite d'uominii vostri marinai sono mulattierigente raccolta affrettatamente con una leva forzata: nella flotta di Cesare vi sono quelli che hanno spesso combattuto contro Pompeo: le loro navi sono leggere e le vostre pesanti. Nessuna vergogna vi verrà se rifiutate di combatterlo per mareessendo preparato per terra.

ANTONIO: Per mareper mare.

ENOBARBO: Degnissimo signore con ciò voi annullate la somma reputazione militare di cui godete per terra; dividete il vostro esercito che consiste principalmente di fanti agguerriti; lasciate inerte la vostra rinomata periziaabbandonate completamente il cammino che promette il successoeda una ferma certezzavi date in balìa unicamente al caso e alla sorte.

ANTONIO: Combatterò per mare.

CLEOPATRA: Ho sessanta vele e Cesare non ne ha di migliori.

ANTONIO: Bruceremo il nostro sovrappiù di navi; e col restocompletamente equipaggiatocombatteremo l'avanzata dl Cesare dal promontorio d'Azio. Ma se perdiamoallora potremo combattere per terra.

 

(Entra un Messaggero)

 

Che vuoi?

MESSAGGERO: La notizia è sicuramio signore; egli è stato avvistato; Cesare ha preso Toróna.

ANTONIO: Può darsi che egli sia là in persona? è impossibile; è già strano che vi sia il suo esercito. Canidiotu comanderai per terra le nostre diciannove legioni e i nostri dodicimila cavalieri. Noi ci recheremo alla nostra nave: andiamomia Tetide!

 

(Entra un Soldato)

 

Che c'èdegno soldato?

SOLDATO: Oh nobile generalenon combattete per mare; non vi affidate a delle tavole imputridite. Potete non prestar fede a questa spada e a queste mie ferite? Lasciate che gli Egiziani e i Fenici se ne vadano a guazzare come le oche; noi siamo abituati a vincere stando sul terreno e combattendo piede a piede.

ANTONIO: Benebene: andiamo.

 

(Escono AntonioCleopatra ed Enobarbo)

 

SOLDATO: Per Ercolecredo di aver ragione.

CANIDIO: Sìsoldato; ma tutta la sua azione guerresca non si sviluppa dal lato della sua vera forza: così il nostro condottiero è condottoe noi siamo uomini in mano di donne.

SOLDATO: Voi guidate per terra le legioni e tutta la cavallerianon è vero?

CANIDIO: Marco OttavioMarco GiusteioPublicola e Celio si terranno sul mare: ma noi abbiamo il comando supremo per terra. La rapidità di Cesare supera ogni credenza.

SOLDATO: Mentre egli era ancora in Romail suo esercito avanzava in distaccamenti così piccoli da ingannare tutte le spie.

CANIDIO: Sapete chi sia il suo luogotenente?

SOLDATO: Dicono che sia un certo Tauro.

CANIDIO: Lo conosco bene.

 

(Entra un Messaggero)

 

MESSAGGERO: Il generale chiede di Canidio.

CANIDIO: Il tempo è gravido di notizie ed ogni minuto ne partorisce qualcuna.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA OTTAVA - Una pianura vicino ad Azio

(Entrano CESARE e TAURO col suo esercito in marcia)

 

CESARE: Tauro!

TAURO: Mio signore?

CESARE: Non combattere per terra; mantienti unito: non provocare a battagliafinché non avremo finito per mare. Non oltrepassare le prescrizioni di questo scritto: la nostra fortuna dipende da questo azzardo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA NONA - Un'altra parte della pianura

(Entrano ANTONIO ed ENOBARBO)

 

ANTONIO: Disponiamo i nostri squadroni su quel fianco della collinain vista delle schiere di Cesare; da quel luogo potremo vedere il numero delle navi e procedere di conseguenza.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA DECIMA - Un'altra parte della pianura

(Entrano da un lato CANIDIOmarciando col suo Esercitoe dall'altro TAUROil luogotenente di Cesarecol suo Esercito. Dopo che sono usciti si ode il fragore di una battaglia navale. Allarme. Entra ENOBARBO)

 

ENOBARBO: Rovinarovinatutto è rovina! Non posso guardare più a lungo. L'Antoniadel'ammiraglia egizianacon tutte le sessanta navifugge voltando il timone: è uno spettacolo che mi consuma gli occhi.

 

(Entra SCARO)

 

SCARO: Dèi e deee tutto il loro sinodo!

ENOBARBO: Che hai da disperarti?

SCARO: Il più grande pezzo del mondo è perduto per mera stupidaggine; abbiamo sprecati in baci regni e province.

ENOBARBO: Come si presenta il combattimento?

SCARO: Dalla nostra partesimile alla peste bubbonica che porta sicura morte. Quella infiocchettata giumenta d'Egitto... - che la colga la lebbra! - nel mezzo della battagliaquando le sorti apparivano come due gemelle della medesima etào meglioquando la nostra sembrava la maggiorepunta dal tafano come una vacca in giugnoalza le vele e si dà alla fuga.

ENOBARBO: Anch'io l'ho veduto: i miei occhi si ammalarono a quello spettacoloe non poterono sopportare più a lungo la vista.

SCARO: Una volta che ella ebbe viratoAntoniola nobile rovina dei suoi incantesimidispiega la sua ala marinae come un'anitra impazzita lasciando il combattimento nel suo apogeole corre dietro:

non ho mai veduto un'azione così vergognosa; esperienzavirilitàonoremai prima furono violati in tal maniera.

ENOBARBO: Ahimèahimè!

 

(Entra CANIDIO)

 

CANIDIO: La nostra fortuna sul mare ha perso il fiato e sprofonda lamentevolmente. Se il nostro generale fosse stato ciò che sapeva di essere sarebbe andata bene: ohegli ci ha dato l'esempio della fuga molto flagrantemente per mezzo della sua!

ENOBARBO: Comesiete a tanto? Ebbeneallora buona notte davvero.

CANIDIO: Essi sono fuggiti verso il Peloponneso.

SCARO: E' facile giungervie là attenderò ciò che verrà in seguito.

CANIDIO: Mi voglio arrendere a Cesare colle mie legioni e la mia cavalleria: già sei re mi indicano la via della resa.

ENOBARBO: Voglio ancora seguire la sorte ferita di Antoniosebbene la mia ragione si volga col vento contro di me.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA UNDICESIMA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entra ANTONIO col Seguito)

 

ANTONIO: Udite! la terra mi comanda di non calpestarla più a lungo; ella ha vergogna di portarmi. Amicivenite qua: ho tanto indugiato nel mondo che ho perso la strada per sempre. Ho un vascello carico d'oro; prendetelo e dividetevelo; fuggite e fate pace con Cesare.

TUTTI: Fuggire? Noi no.

ANTONIO: Io stesso sono fuggito e ho insegnato ai codardi a correre ed a mostrare le spalle. Amiciandatevene; io stesso ho deciso di seguire una via che non ha bisogno di voiandatevene: il mio tesoro è nel portoprendetelo. Ohho seguito ciò che arrossisco a guardare: i miei capelli stessi si rivoltanopoiché i bianchi rinfacciano ai bruni la loro inconsideratezzae questi la paura e la follia a quelli. Amiciandatevene: ricevete da me delle lettere per degli amici che vi apriranno la via. Vi pregonon siate tristi e non rispondetemi con riluttanza: approfittate del partito che la mia disperazione vi offre; abbandonate colui che abbandona se stesso:

andiamo diritto alla spiaggia: voglio consegnarvi quella nave e quel tesoro. Lasciatemi per un pocovi prego: adesso vi prego; sìfatelopoiché in verità ho perduto il diritto di comandaree quindi vi prego; vi rivedrò tra poco.

 

(Si siede)

(Entra CLEOPATRA sorretta da CARMIANA e da IRA; EROTE le segue)

 

EROTE: Suvviagentile signorarecatevi da lui e confortatelo.

IRA: Fatelocarissima regina.

CARMIANA: Fatelo! Che altro potreste fare di meglio?

CLEOPATRA: Lasciate che mi sieda. OhGiunone!

ANTONIO: Nononono.

EROTE: Vedete chi è quisignore?

ANTONIO: Oh vergognavergognavergogna!

CARMIANA: Signora...

IRA: Signoraoh buona imperatrice!

EROTE: Signoresignore!

ANTONIO: Sìmio signoresì; egli a Filippi portava la spada come un danzatorementre io colpivo il magro e grinzoso Cassio; e fui io che finii il pazzo Bruto; Egli combatteva soltanto per mezzo dei suoi luogotenenti e non aveva alcuna pratica nelle ardite squadre guerresche: eppure adesso... Non importa.

CLEOPATRA: Ah! Sostenetemi.

EROTE: La reginamio signorela regina.

IRA: Andate da luisignoraparlategli: egli è sfibrato dalla vergogna.

CLEOPATRA: Viasostenetemi: oh!

EROTE: Nobilissimo signorelevatevi; la regina si avvicina: la sua testa è reclinata e la morte la prenderàa meno che il vostro conforto non la salvi.

ANTONIO: Ho offeso la mia reputazione: la più bassa delle aberrazioni.

EROTE: Signorela regina.

ANTONIO: Ohdove mi hai condottoEgiziana? Vedi come sottraggo la mia vergogna ai tuoi occhiriguardando quello che ho lasciato dietro a me distrutto nel disonore.

CLEOPATRA: Oh mio signoremio signoreperdonate alle mie vele timorose! Io non pensavo che mi avreste seguita.

ANTONIO: Egizianasapevi troppo bene che il mio cuore era legato al tuo timonee che mi avresti rimorchiato dietro di te: conoscevi la tua supremazia sul mio spiritoe che il tuo cenno avrebbe potuto farmi disobbedire al comando degli dèi.

CLEOPATRA: Ohperdonate!

ANTONIO: Adesso dovrò inviare a quel giovane umili preghieretrovare espedienti e furberie negli stratagemmi della bassezza; io che maneggiavo come volevo metà della massa del mondo facendo e disfacendo le fortune. Voi sapevate fino a qual punto mi avevate soggiogatoe che la mia spadaresa debole dal mio affettolo avrebbe obbedito in ogni cosa.

CLEOPATRA: Perdono. perdono!

ANTONIO: Non spargete una lacrimavi dico; una sola di esse vale tutto ciò che è stato vinto e perso: datemi un bacioquesto basta a compensarmi. Abbiamo mandato il nostro precettoreè tornato? Amoremi par di pesare come piombo. Del vinolaggiùe le nostre vivande!

La fortuna sa che la sfidiamo maggiormente quando ella più ci colpisce.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA DODICESIMA - Egitto. Il campo di Cesare

(Entrano CESAREDOLABELLATIREO ed altri)

 

CESARE: Si avanzi quello che viene da parte di Antonio. Lo conoscete?

DOLABELLA: Cesareè il suo precettore: segno che è spennacchiato se vi manda una piuma così misera della sua alalui che aveva re a bizzeffe come messaggerinon molte lune fa.

 

(Entra EUFRONIOambasciatore di Antonio)

 

CESARE: Avvicinati e parla.

EUFRONIO: Tale qual sonovengo da parte di Antonio: ero tempo fa così trascurabile ai suoi finicome la rugiada del mattino sulla foglia di mirto lo è per il suo grande mare.

CESARE: Sia: manifesta il tuo incarico.

EUFRONIO: Egli ti saluta signore delle sue sortie ti chiede di vivere in Egitto: se ciò non gli è accordatolimita le sue richieste e ti prega di lasciarlo respirare tra il cielo e la terracome cittadino privato in Atene: questo per lui. InoltreCleopatra riconosce la tua grandezzasi sottomette alla tua potenzae da te implora la corona dei Tolomei per i suoi erediche sono adesso affidati alla tua mercé.

CESARE: In quanto ad Antonionon ho orecchie per la sua richiesta. I desideri della regina saranno ascoltatipurché ella scacci dall'Egitto il suo amantedisprezzato da tuttio là gli tolga la vita; se farà questonon pregherà inascoltata. Ciò per entrambi.

EUFRONIO: Che la fortuna ti segua!

CESARE: Conducetelo attraverso le truppe. (Esce Eufronio) (A Tireo) Ora è tempo di provare la tua eloquenza; affrettati; strappa Cleopatra da Antonio: promettie nel nome nostroquanto ella richiede; aggiungi altre offertedi tua invenzione. Le donne non sono forti nella sorte propiziama il bisogno renderebbe spergiura anche la vestale intatta. Prova la tua astuziaTireo; stabilisci tu stesso il prezzo della tua faticache noi terremo in conto di legge.

TIREO: Cesarevado.

CESARE: Osserva come Antonio sopporta la sua sfortunae cosa pensi che esprima il suo contegno nell'esercizio di ogni sua facoltà.

TIREO: Lo faròCesare.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TREDICESIMA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano CLEOPATRAENOBARBOCARMIANA ed IRA)

 

CLEOPATRA: Che dobbiamo fareEnobarbo?

ENOBARBO: Meditare e morire.

CLEOPATRA: E Antonioo siamo noi che ne abbiamo colpa?

ENOBARBO: Antonio soloche volle mettere il suo piacere al di sopra della sua ragione. Che cosa importava se eravate fuggita da quel grande apparato guerresco le cui numerose schiere si atterrivano vicendevolmente? perché mai doveva seguirvi? Il prurito dell'affetto non avrebbe dovuto allora troncare la sua abilità di comandante; nel momento in cui una metà del mondo si opponeva all'altra ed egli era l'unica ragione di contesa. Fu una vergogna non inferiore alla sua perdital'aver seguito le vostre bandiere in fuga abbandonando la sua flotta sbalordita.

CLEOPATRA: Ve ne pregotacete.

 

(Entra ANTONIO coll'ambasciatore EUFRONIO)

 

ANTONIO: E' questa la sua risposta?

EUFRONIO: Sìmio signore.

ANTONIO: La regina troverà dunque benevolenza se mi abbandonerà.

EUFRONIO: Così dice.

ANTONIO: Informala. Manda al fanciullo Cesare questa testa grigia ed egli colmerà di principati i tuoi desideri.

CLEOPATRA: Quella testamio signore?

ANTONIO: Torna da lui: digli che egli porta con sé la rosa della giovinezza e che da lui il mondo si attende qualcosa di notevole: le sue monetele sue navile sue legioni potrebbero appartenere anche a un codardo i cui ministri vincerebbero tanto al servizio di un fanciullo quanto sotto il comando di Cesare: io lo sfido perciò a lasciare da parte il suo fortunato vantaggio e a misurarsi con me già declinantespada contro spadanoi soli. Glielo scriverò: seguimi.

 

(Escono Antonio ed Eufronio)

 

ENOBARBO (a parte): Sìè molto verosimile che il potente Cesare voglia degradare la sua fortuna ed esibirsi in spettacolo contro uno spadaccino! Vedo che i giudizi degli uomini formano un tutto unico colle loro fortune e che i fatti esteriori si trascinano dietro le loro qualità intimeper degenerare egualmente. E dire che egli sognaconoscendo la situazioneche il prospero Cesare voglia cimentarsi colla sua miseria! Oh Cesarehai vinto anche il suo giudizio!

 

(Entra un Servo)

 

SERVO: Un messo da Cesare.

CLEOPATRA: Come senz'altre cerimonie? Vedetedonne mie; dinanzi alla rosa aperta si turano il naso quelli stessi che s'inginocchiavano davanti ai suoi bocciuoli. Fallo entraremessere.

 

(Esce il Servo)

 

ENOBARBO (a parte): La mia onestà comincia a trovarsi in contrasto con me stesso. La lealtà fedelmente serbata agli insensati trasforma la nostra fede in pura follia: pure colui che ha la costanza di seguire fedelmente un signore caduto vince colui che ha vinto il suo signoree si guadagna un posto nella storia.

 

(Entra TIREO)

 

CLEOPATRA: La volontà di Cesare?

TIREO: Ascoltatela in disparte.

CLEOPATRA: Non vi sono che amici: parla liberamente.

TIREO: Forse essi sono anche amici di Antonio.

ENOBARBO: Egli ha bisogno di averne quanti ne ha Cesaresignoreo altrimenti non gli serviamo a nulla. Se a Cesare piacciail nostro signore si affretterà ad essergli amico: in quanto a noivoi lo sapetesiamo di colui che egli seguee cioè saremo di Cesare.

TIREO: Va bene. Ecco alloraillustre regina: Cesare ti esorta a non considerare troppo le condizioni in cui ti trovi e a ricordare solo che egli è Cesare.

CLEOPATRA: Prosegui: questo è un parlar da re.

TIREO: Egli sa che vi stringete ad Antonio non perché lo amiatema perché lo temete.

CLEOPATRA: Oh!

TIREO: Egli quindi commisera le ferite del vostro onore come macchie imposte colla violenza ed immeritate.

CLEOPATRA: Egli è un dio e sa ciò che è vero. Il mio onore non fu cedutoma preso colla forza.

ENOBARBO (a parte): Per esserne sicurolo domanderò ad Antonio.

Signoresignoresei così sconquassato che dobbiamo lasciarti colare a piccopoiché l'essere a te più caro ti abbandona.

 

(Esce)

 

TIREO: Devo riferire a Cesare ciò che gli chiedete? Poiché in certa misura egli desidera che gli si chiedano grazie. Egli sarebbe molto contento se vi faceste delle sue fortune un bastone su cui appoggiarvi: ma proprio rallegrerebbe il suo spirito il sentir dire da me che avete abbandonato Antonio e che vi siete messa sotto la protezione di lui che è signore dell'universo.

CLEOPATRA: Come vi chiamate?

TIREO: Mi chiamo Tireo.

CLEOPATRA: Gentilissimo messaggeroriferite a Cesare questo da parte mia: bacio la sua mano vincitrice: ditegli che sono pronta a deporre la mia corona ai suoi piedie ad inginocchiarmi: ditegli che attendo dalla sua voce sovrana il destino d'Egitto.

TIREO: Questa è la vostra più nobile risoluzione. Quando la saggezza e la fortuna combattono assiemese la prima osa ciò che puònessun evento riuscirà a scuoterla. Accordatemi la grazia di deporre il mio omaggio sulla vostra mano.

CLEOPATRA: Spesso il padre del vostro Cesaredopo aver sognato la conquista di regniposò le sue labbra su questa indegna mano ed i baci vi piovevano.

 

(Rientrano ANTONIO ed ENOBARBO)

 

ANTONIO: Dei favoriper Giove tonante! Chi sei tugaglioffo?

TIREO: Uno che solo eseguisce il comando dell'uomo più potente e più degno di essere obbedito nei suoi ordini.

ENOBARBO (a parte): Sarete frustato.

ANTONIO: Avvicinatevi! Ahnibbio! Adesso dèi e demoni! la mia autorità si dilegua da me: or non è moltoquando gridavo "Olà!"i re accorrevan come fanciulli in gara esclamando: "Che chiedete?". Non avete orecchie? Sono ancora Antonio.

 

(Entrano dei Servi)

 

Portate via questo cialtrone e frustatelo.

ENOBARBO (a parte): E' meglio giocare con un leoncello che con un vecchio leone morente.

ANTONIO: Luna e stelle! Frustatelo. Fossero anche venti dei più grandi tributari che riconoscono Cesarese li trovassi così impertinenti colla mano di quella là... come si chiamada quando non è più Cleopatra? Frustatelocompagnifinché lo vediate torcere la faccia come un bambino e piagnucolare forte chiedendo pietà: conducetelo via.

TIREO: Marco Antonio...

ANTONIO: Trascinatelo via: dopo che sarà stato frustato conducetelo qui di nuovo: questo cialtrone d'inviato di Cesare gli porterà un messaggio da parte nostra.

(Escono i Servi con Tireo) Eravate già mezzo appassita prima che io vi conoscessi: ah! Ho dunque lasciato il mio guanciale intatto a Roma e rinunciato ad avere una discendenza legittimae da una gemma tra le donneper essere ingannato da una che gitta il suo sguardo su dei servi?

CLEOPATRA: Mio buon signore...

ANTONIO: Siete sempre stata un'incostante: ma quando ci induriamo nel nostro vizio - oh miseria! - i saggi dèi ci cucion le palpebrelasciano cadere i nostri chiari giudizi nella nostra stessa sozzura; ci fanno adorare i nostri errorie ridono mentre ci avviamo pavoneggiandoci alla nostra rovina.

CLEOPATRA: Ohsiamogiunti a questo?

ANTONIO: Vi ho trovata come un boccone freddo sul piatto di Cesare morto; noeravate un avanzo di Gneo Pompeo; senza tener conto di quelle ore più salacinon registrate nella fama volgareche avete spilluzzicato nella vostra lussuria: poichéne sono sicurosebbene possiate immaginarvi cosa dovrebbe essere la temperanzanon sapete che cosa essa sia.

CLEOPATRA: Perché tutto questo?

ANTONIO: Permettere a uno schiavo abituato ad accettare mance e a dire "Dio ve ne renda merito!" di prendere familiarità colla compagna dei miei giuochila vostra manosigillo regale e pegno di nobili cuori!

Ohfossi io sul colle di Basan a ruggire più forte della greggia cornuta! poiché ne ho fiere ragioni; e proclamarle civilmente come se un collo stretto dal capestro ringraziasse il carnefice per la sua destrezza.

 

(Rientrano i Servi con TIREO)

 

E' stato frustato?

PRIMO SERVO: Sodomio signore.

ANTONIO: Ha gridato? ha chiesto perdono?

PRIMO SERVO: Ha chiesto grazia.

ANTONIO: Se tuo padre è vivorimpianga di non avere avuto una figlia in tua vece; e tu pentiti di seguire Cesare nel suo trionfodacché sei stato frustato per averlo seguito: d'ora innanzi la bianca mano di una donna ti faccia venir la febbree ti faccia tremare al solo guardarla. Torna da Cesaree raccontagli il modo come fosti accolto:

tieni a mente di dirgli quanto egli mi irriti; poiché egli sembra superbo e sprezzanteinsistendo su ciò che sono adesso e non su ciò che sapeva che io ero: egli mi fa montare in collerae in questo momento è facilissimo farloquando le mie buone stelle che erano un tempo la mia guida hanno lasciate vuote le loro orbite lanciando i loro fuochi nell'abisso dell'inferno. Se non gli piace ciò che ho detto e ciò che ho fattodigli che gli rimane Ipparcoil mio libertoda potere a volontà frustareimpiccare o torturare come gli piaceràper esser in pari con me: sollecitalo tu stesso: e vattene via coi segni delle tue frustate!

 

(Esce Tireo)

 

CLEOPATRA: Avete finito?

ANTONIO: Ahimèla nostra luna terrena si è eclissata adesso e presagisce solamente la caduta di Antonio.

CLEOPATRA: Debbo aspettare che abbia finito.

ANTONIO: Dunque per adulare Cesare avete scambiato occhiate con uno che gli allaccia le stringhe?

CLEOPATRA: Non mi conoscete ancora?

ANTONIO: Così fredda verso di me?

CLEOPATRA: Ahcarose è cosìche il cielo faccia scaturire dal mio freddo cuore la grandineavvelenandone le sorgentie che il primo chicco mi cada sul collo; e mentre quello si disciogliesimilmente si dissolva la mia vita E il secondo chicco colpisca Cesarionefinché a poco a poco la prole del mio gremboinsieme a tutti i miei valorosi Egizianiper il fondersi di questa tempesta di gragnuolagiaccia senza sepoltura fino a che le mosche e le zanzare del Nilo non li abbiano sotterrati cibandosene!

ANTONIO: Sono pago. Cesare è ora in Alessandria dove mi opporrò al suo fato. Le nostre forze di terra hanno nobilmente resistito; anche la nostra flotta dispersa si è riunita di nuovo e naviga avanzando minacciosamente. Dove sei statoo mio ardimento? Mi uditesignora?

Se ritornerò ancora una volta dal campo per baciare queste labbracomparirò insanguinato; io e la mia spada ci distingueremo: c'è ancora speranza.

CLEOPATRA: Ecco il mio coraggioso signore!

ANTONIO: I miei nerviil mio cuoreil mio respiro si triplicherannoe combatterò furiosamente: poiché quando le mie ore scorrevano nella prosperità gli uomini riscattavano la loro vita da me con uno scherzo; ma adesso voglio serrare i denti e mandare alle tenebre tutti quelli che mi si oppongono. Andiamoprendiamoci un'altra notte di piaceri:

chiamatemi tutti i miei tristi capitani; riempiamo ancora una volta le nostre coppe e scherniamo il rintocco della mezzanotte.

CLEOPATRA: E' il mio compleanno: avevo pensato che l'avrei trascorso tristemente; ma poiché il mio signore è di nuovo Antoniovoglio tornare ad essere Cleopatra.

ANTONIO: Tutto andrà ancora bene.

CLEOPATRA: Convocate intorno al mio signore tutti i suoi nobili capitani.

ANTONIO: Sìed io parlerò loro; stanotte forzerò il vino a sprizzare dalle loro cicatrici. Venitemia reginac'è ancor del succo qui. La prossima volta che combatteròcostringerò la morte ad amarmipoiché voglio battermi persino colla sua falce avvelenata.

 

(Escono tutti eccetto Enobarbo)

 

ENOBARBO: Adesso vuole abbarbagliare la folgore. Essere infuriato è come trovarsi tanto spaventato da non aver più paurae in tale stato d'animo anche una colomba beccherebbe un astore. Io vedo sempre che una diminuzione nel cervello del nostro capitano gli rende il coraggio; quando il valore intacca la ragioneesso divora la spada con cui combatte. Cercherò qualche modo per lasciarlo.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - Davanti ad Alessandria. Il campo di Cesare

(Entrano CESAREAGRIPPA e MECENATE con l'Esercito. CESARE legge una lettera)

 

CESARE: Mi tratta di ragazzo e mi sgridacome se avesse il potere di scacciarmi dall'Egitto; ha frustato colle verghe il mio messaggero; mi sfida a singolare combattimentoCesare contro Antonio. Sappia quel vecchio malandrino che ho molti altri mezzi per moriree frattanto mi rido della sua sfida.

MECENATE: Cesare deve pensare che quando un uomo così grande comincia ad infuriarsivuol dire che è ormai spinto sull'orlo della rovina.

Non dategli respiroma approfittate adesso del suo turbamento. L'ira non ha mai fatto buona guardia a se stessa.

CESARE: Informa i nostri migliori capi che domani intendiamo combattere l'ultima di molte battaglie. Nelle nostre filedi quelli che servivano Marco Antonio ultimamente ve ne sono in numero sufficiente per catturarlo. Attendi a che ciò sia fattoe festeggia l'esercito; abbiamo abbondanza di viveri per farloe i soldati si sono meritati questa larghezza. Povero Antonio!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano ANTONIOCLEOPATRA ENOBARBOCARMIANAIRAALESSA ed altri)

 

ANTONIO: Non combatterà con meDomizio?

ENOBARBO: No.

ANTONIO: E perché non lo farebbe?

ENOBARBO: Pensatrovandosi in condizioni venti volte miglioridi essere come venti uomini contro uno.

ANTONIO: Domanisoldatocombatterò per terra e per mare: o sopravviveròo bagnerò il mio onore morente nel sangue che lo farà rivivere. Sei disposto a ben combattere?

ENOBARBO: Colpirò gridando: "Tutto per tutto".

ANTONIO: Ben detto; andiamo. Chiama i servi della mia casa: voglio che stanotte siamo liberali a mensa.

 

(Entrano tre o quattro Servi)

 

Dammi la manosei stato rettamente onesto; ... e anche tu; ... tu...

e tu... e tu; mi avete servito benee avete avuto dei re per compagni.

CLEOPATRA (a parte a Enobarbo): Che significa ciò?

ENOBARBO (a parte a Cleopatra): E' una di quelle bizzarrie che il dolore sprigiona dalla mente.

ANTONIO: E anche tu sei onesto. Vorrei esser fatto di altrettanti uomini quanti voi siete e che tutti voi foste riuniti insieme in un Antoniocosì che vi potessi servire così bene come mi avete servito.

SERVO: Gli dèi non vogliano.

ANTONIO: Benemiei buoni compagniservitemi stanotte: non lesinatemi le coppee abbiate per me considerazione come allorquando il mio impero era anch'esso vostro compagno e obbediva al mio comando.

CLEOPATRA (a parte a Enobarbo): Che vuol dire?

ENOBARBO (a parte a Cleopatra): Vuol far piangere i suoi seguaci.

ANTONIO: Servitemi stanotteforse sarà la fine del vostro dovere:

forse non mi vedrete mai più; o se mi vedretevedrete un'ombra mutilata: forse domani servirete un nuovo padrone. Io vi guardo come chi prende congedo. Miei onesti amiciio non vi scaccio; macome un padrone legato al vostro buon serviziovi tengo fino alla morte:

assistetemi due ore stanottenon vi chiedo altro e che gli dèi ve ne ricompensino!

ENOBARBO: Che intendetesignoredando loro questo dolore? Guardateessi piangonoed io stessoasino che sonoho gli occhi come se sentissero la cipolla: vergognanon trasformateci in donne.

ANTONIO: Ohohoh! Ch'io sia affatturatose intendevo giungere a questo! La grazia sbocci dove cadono quelle lacrime! Miei sinceri amicivoi mi interpretate in un senso troppo doloroso; poiché vi ho parlato per vostro conforto e desideravo che incendiaste colle torce questa notte. Sappiateamici mieiche ho buone speranze per domanie che vi condurrò dove mi attendo piuttosto una vita vittoriosa che morte e onore. Andiamo a cenavenitee anneghiamo le nostre ansie.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - La stessa. Davanti al Palazzo

(Entrano due Soldati di guardia)

 

PRIMO SOLDATO: Fratellobuona notte: domani è il giorno.

SECONDO SOLDATO: Si deciderà tutto in un modo o nell'altro: buona fortuna. Non hai udito nulla di strano per le vie?

PRIMO SOLDATO: Nulla. Quali notizie?

SECONDO SOLDATO: Non sarà che un rumore. Buona notte a te.

PRIMO SOLDATO: Benecompagnobuona notte.

 

(Entrano altri due Soldati)

 

SECONDO SOLDATO: Soldativigilate attentamente.

TERZO SOLDATO: Anche voi. Buona nottebuona notte.

 

(Si collocano ai quattro angoli del palcoscenico)

 

QUARTO SOLDATO: Noi qui: e se domani la nostra flotta vinceràho sicura speranza che gli uomini a terra resisteranno.

TERZO SOLDATO: E' un valoroso esercito e pieno di risoluzione.

 

(Musica di oboe come di sotto il palco)

 

QUARTO SOLDATO: Silenzio! Cos'è questo rumore?

PRIMO SOLDATO: Udite! Udite!

SECONDO SOLDATO: Ascoltate!

PRIMO SOLDATO: Una musica in aria.

TERZO SOLDATO: Sotto terra.

QUARTO SOLDATO: E' un buon segnonon è vero?

TERZO SOLDATO: No.

PRIMO SOLDATO: Silenziodico! Che vorrà dir ciò?

SECONDO SOLDATO: E' il dio Ercoleche Antonio venerava e che adesso lo abbandona.

PRIMO SOLDATO: Avanziamo; vediamo se altre sentinelle odono ciò che noi udiamo.

SECONDO SOLDATO: Olàcompagni!

TUTTI: Olà! Olà! Udite questo?

PRIMO SOLDATO: Sìnon è strano?

TERZO SOLDATO: Uditecompagni? udite?

PRIMO SOLDATO: Seguiamo il rumore fino al limite della nostra guardia; vediamo come andrà a finire.

TUTTI: Volentieri. E' strano.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - La stessa. Una stanza nel Palazzo

(Entrano ANTONIO e CLEOPATRACARMIANA ed altri del Seguito)

 

ANTONIO: Erote! La mia armaturaErote!

CLEOPATRA: Dormite un poco.

ANTONIO: Nocolombella mia. Erotevieni; la mia armaturaErote!

 

(Entra EROTE con un'armatura)

 

Vienibuon compagnorivestimi del mio ferro: se la fortuna non sarà nostra oggiè perché la sfidiamo: vieni.

CLEOPATRA: Anch'io vi voglio aiutare. Questo a che serve?

ANTONIO: Ahlascia starelascia stare! Tu sei colei che mi arma il cuore: non cosìnon cosìquestoquesto.

CLEOPATRA: Pianolàvoglio aiutarvi: deve stare così.

ANTONIO: Benebene; adesso vinceremo. Vedimio buon compagno? Va' ad armarti.

EROTE: Subitosignore.

CLEOPATRA: Non è affibbiata bene?

ANTONIO: Benissimobenissimo: e chi la sfibbieràfinché a noi non piaccia di togliercela per prender ripososentirà una tempesta. Tu ti ingarbugliErote; e la mia regina è uno scudiero più abile di te in questo: affrettati. Oh amorepotessi tu oggi vedere la mia guerra e assistere alla mia regale occupazione! vedresti un artefice all'opera.

 

(Entra un Soldato armato)

 

Buon giorno a tebenvenuto: hai l'aspetto di uno che conosce una consegna guerresca: ci leviamo di buon'ora per un lavoro che amiamoe vi accudiamo con gioia.

SOLDATO: Già mille combattentisignorebenché sia ancora prestohanno indossata la loro piastra e maglia e vi aspettano alla porta della città.

 

(Grida. Squilli di trombe. Entrano Capitani e Soldati)

 

CAPITANO: La mattina è bella. Buon giornogenerale.

TUTTI: Buon giornogenerale.

ANTONIO: Ecco una bella musicaragazzi: questa mattinatacome lo spirito di un giovane destinato a farsi notarecomincia per tempo.

Cosìcosìorsùdatemi questo: in questo modo: va bene. Addiosignoraqualunque cosa accada di me: questo è il bacio d'un soldato:

(la bacia) biasimevole e degno di vergognoso rimprovero sarebbe l'indugiarsi in complimenti più volgari; ti voglio lasciare adesso come un uomo di acciaio. Voi che volete combattere seguitemi da vicino; vi condurrò alla battaglia. Addio.

 

(Escono AntonioErotei Capitani e i Soldati)

 

CARMIANA: Di graziaritiratevi nella vostra stanza.

CLEOPATRA: Conducimi. Egli mi lascia da valoroso. Se lui e Cesare potessero decidere questa grande guerra in singolare combattimento!

Allora Antonio... ma adesso... Beneavanti.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Alessandria. Il campo di Antonio

(Suonano le trombe. Entrano ANTONIO ed EROTE: un Soldato vien loro incontro)

 

SOLDATO: Gli dèi facciano di questo un lieto giorno per Antonio!

ANTONIO: Vorrei che tu e quelle tue cicatrici mi avessero una volta persuaso a combattere per terra!

SOLDATO: Se tu lo avessi fattoi re che si sono ribellati e il soldato che ti ha lasciato stamani seguirebbero ancora i tuoi passi.

ANTONIO: Chi se n'è andato stamani?

SOLDATO: Chi! Uno che era sempre vicino a te: chiama Enobarbo ed egli non ti udràoppure dal campo di Cesare dirà: "Non sono uno dei tuoi".

ANTONIO: Che dici?

SOLDATO: Signoreegli è con Cesare.

EROTE: Signorenon ha preso con sé i suoi scrigni e i suoi tesori.

ANTONIO: E' partito?

SOLDATO: Certamente.

ANTONIO: Va'Erotee mandagli i suoi tesori; fallonon tenerne nullate lo ordino: scrivigli... io firmerò cortesi addii e saluti:

digli che gli auguro di non aver più ragione di cambiar padrone. Ohle mie sventure hanno corrotto anche gli uomini onesti! Affrettati.

Enobarbo!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Alessandria. Il campo di Cesare

(Squillo di tromba. Entra CESARE con AGRIPPAENOBARBO ed altri)

 

CESARE: AvanzaAgrippae comincia la battaglia: è nostro volere che Antonio sia preso vivo; fa' che ciò si sappia.

AGRIPPA: Va beneCesare.

 

(Esce)

 

CESARE: Il tempo della pace universale si approssima: se questa si dimostrerà una giornata favorevolenel mondo tripartito germoglierà liberamente l'olivo.

 

(Entra un Messaggero)

 

MESSAGGERO: Antonio è sceso in campo CESARE: Va'ordina ad Agrippa di collocare nell'avanguardia coloro che hanno disertatocosì che Antonio sembri sfogare la sua furia sopra se medesimo.

 

(Escono tutti eccetto Enobarbo)

 

ENOBARBO: Alessa si è ribellatoed era andato in Giudea per gli interessi di Antonio; là ha persuaso il grande Erode a schierarsi con Cesaree ad abbandonare il suo padrone Antonio: per queste sue fatiche Cesare lo ha fatto impiccare. Canidio e gli altri che disertarono hanno ottenuto impieghima nessuna onorevole fiducia. Ho agito male; di ciò mi accuso così amaramente che non potrò rallegrarmi mai più.

 

(Entra un Soldato di Cesare)

 

SOLDATO: EnobarboAntonio ti invia tutti i tuoi tesoricon in più un liberale dono: il messaggero è venuto sotto la mia protezionee adesso sta scaricando i suoi muli nella tua tenda.

ENOBARBO: Te ne faccio dono.

SOLDATO: Non scherzateEnobarbo: vi dico la verità: sarebbe meglio che conduceste il portatore in salvo fuori dall'esercito; devo attendere al mio ufficio o altrimenti l'avrei fatto io stesso. Il vostro generale continua ad essere un Giove.

 

(Esce)

 

ENOBARBO: Io sono il solo scellerato della terrae sento acutamente di esserlo. OhAntoniominiera di generositàcome avresti ripagati i miei migliori servigi quando incoroni così d'oro la mia bassezza!

Ciò mi fa gonfiare il cuore: se il veloce affanno non lo spezzeràun mezzo più rapido colpirà più velocemente dell'affanno: ma l'affanno basterà a tantolo sento. Io combattere contro di te? No: andrò a cercare qualche fosso in cui morire; il più sozzo converrà meglio all'ultima parte della mia vita.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Campo di battaglia tra gli accampamenti

(Allarme. Tamburi e trombe. Entrano AGRIPPA ed altri)

 

AGRIPPA:. Ritiriamocici siamo spinti troppo innanzi: Cesare stesso ha filo da torcere e la nostra oppressione sorpassa quello che ci aspettavamo.

 

(Escono)
(Rullo di tamburi. Entra ANTONIO con SCAROquest'ultimo ferito)

 

SCARO: O mio valoroso generalequesto si chiama combattere! Se avessimo fatto così fin dal principioli avremmo ricacciati indietro colle teste fasciate di cenci.

ANTONIO: Tu sanguini abbondantemente.

SCARO: Avevo qui una ferita che somigliava a una Tma adesso è diventata un'H.

 

(Lontano suona la ritirata)

 

ANTONIO: Essi si ritirano.

SCARO: Li cacceremo nei cessi: ho ancora posto per altre sei ferite.

 

(Entra EROTE)

 

EROTE: Sono battutisignoreed il nostro vantaggio può considerarsi una bella vittoria.

SCARO: Flagelliamo le loro schiene e piombiamo loro addosso di dietrocome prendiamo le lepri: è divertente malmenare un fuggiasco.

ANTONIO: Ti compenserò una volta per il tuo allegro incoraggiamento e dieci volte per il tuo valore. Vieni.

SCARO: Vi seguirò zoppicando.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA OTTAVA - Sotto le mura di Alessandria

(Allarme. Entrano ANTONIOmarciandoe SCARO con altri)

 

ANTONIO: Lo abbiamo ricacciato nel suo campo: qualcuno corra innanzi e informi la regina intorno alle nostre gesta. Domaniprima che il sole ci vedaverseremo il sangue che oggi ci è sfuggito. Vi ringrazio tutti; poiché le vostre braccia son gagliarde e avete combattuto non come se serviste la causama come se la causa di ognuno di voi fosse eguale alla mia; vi siete dimostrati tutti Ettori. Entrate nella cittàabbracciate le vostre moglii vostri amici e raccontate loro le vostre gestamentre essi con lacrime di gioia laveranno il sangue aggrumato sulle vostre ferite e coi loro baci risaneranno quelle onorate piaghe. (A Scaro) Dammi la tua mano; (Entra CLEOPATRA col Seguito)

a questa grande fata voglio racco mandare le tue azionifacendo sì che i suoi ringraziamenti ti benedicano. O luce del mondocingi il mio collo armato; slanciaticon tutti i tuoi ornamentiattraverso alla mia impenetrabile armatura fino al mio cuore e cavalca trionfante sui suoi balzi.

CLEOPATRA: Signore dei signori! Valore sconfinatotorni sorridente senza essere stato preso dalla grande insidia del mondo?

ANTONIO: Mio usignuololi abbiamo ricacciati ai loro letti. Dunquefanciulla! benché i capelli grigi si mescolino in certo grado coi bruni più giovanipure abbiamo un cervello che nutre i nostri nervi e può dar dei punti alla giovinezza. Guarda quest'uomo; affida alle sue labbra la tua mano propizia: bacialao mio guerriero: egli ha oggi combattuto come se un dioin odio all'umanitàavesse menato strage sotto tal forma.

CLEOPATRA: Ti daròamicoun'armatura tutta d'oro che appartenne a un re.

ANTONIO: L'ha meritatafosse essa coperta di rubini come il carro del sacro Febo. Dammi la tua mano: dobbiamo fare una marcia gioconda attraverso Alessandria; portiamo i nostri scudi intaccati come gli uomini che li posseggono: se il nostro grande palazzo avesse capacità sufficiente per accogliere il nostro esercitoceneremmo tutti assieme brindando al fato del giorno a venireche promette uno splendido pericolo. Trombettieriassordate di bronzeo clangore le orecchie della città; fate che gli squilli si uniscano ai nostri rullanti tamburiin modo che cielo e terra congiungano i loro suoniplaudendo al nostro avanzarsi.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA NONA - Il campo di Cesare

(Sentinelle ai loro posti)

 

PRIMO SOLDATO: Se non saremo rilevati entro un'oradovremo ritornare al corpo di guardia: la notte è luminosae si dice che dovremo schierarci in battaglia alle due del mattino.

SECONDO SOLDATO: Quest'ultimo giorno è stato brutto per noi.

 

(Entra ENOBARBO)

 

ENOBARBO: Ohsii a me testimoneo notte...

TERZO SOLDATO: Chi è quell'uomo?

SECONDO SOLDATO: Rimaniamo fermi ed ascoltiamolo.

ENOBARBO: Siimi testimoneo benedetta lunaallorché la storia denunzierà all'odio dei posteri i nomi dei disertoriche il povero Enobarbo si pentì dinanzi al tuo volto!

PRIMO SOLDATO: Enobarbo!

SECONDO SOLDATO: Silenzio! Ascoltiamo ancora.

ENOBARBO: Ohsovrana signora della profonda malinconiairrora su me l'avvelenato umidore della nottecosì che la vitavera ribelle alla mia volontànon mi rimanga più attaccata addosso: getta il mio cuore contro la durezza di pietra della mia colpaed essoinaridito dal doloresi frantumerà in polvere ponendo termine ad ogni cupo pensiero. OhAntoniopiù nobile di quel che non sia infame il mio tradimentoperdonami per ciò che ti riguardae che il mondo poi mi iscriva nel registro dei disertori e dei fuggiaschi: oh AntonioAntonio!

SECONDO SOLDATO: Parliamogli.

PRIMO SOLDATO: Ascoltiamolo; poiché le cose che egli dice potrebbero interessare Cesare.

TERZO SOLDATO: Facciamolo. Ma egli dorme.

PRIMO SOLDATO: E' svenutopiuttosto; poiché una preghiera cattiva come la sua non fu ancora mai detta per chiamare il sonno.

SECONDO SOLDATO: Andiamo da lui.

TERZO SOLDATO: Destatevisignoredestatevi; parlateci.

SECONDO SOLDATO: Uditesignore?

PRIMO SOLDATO: La mano della morte lo ha ghermito. (Rullo lontano di tamburi) Ascoltate! I tamburi sommessamente svegliano i dormienti.

Portiamolo al corpo di guardia; è un uomo cospicuo: la nostra ora è completamente trascorsa.

TERZO SOLDATO: Venite dunque; potrebbe ancora riaversi.

 

(Escono col corpo di Enobarbo)

 

 

 

SCENA DECIMA - Tra i due accampamenti

(Entrano ANTONIO e SCAROcon l'Esercito)

 

ANTONIO: Oggi i loro preparativi sono per marenon piacciamo loro per terra.

SCARO: Si combatterà per terra e per maremio signore.

ANTONIO: Vorrei che combattessero nel fuoco o nell'aria; combatteremmo anche là. Ma ecco qui; la nostra fanteria rimarrà con noisulle colline vicino alla città: sono stati impartiti gli ordini per il mare; essi sono usciti dal porto... in luogo dove potremo meglio sorvegliare il loro ordinamento e osservare il loro tentativo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA UNDICESIMA - Un'altra parte del campo

(Entra CESARE col suo Esercito)

 

CESARE: A meno che non veniamo attaccatiresteremo tranquilli per terra ea parer miopotremo esserlopoiché le sue truppe migliori sono fuori a bordo delle sue galere. Alle vallatee cerchiamo di mantenere i nostri più grandi vantaggi.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA DODICESIMA - Colline vicino ad Alessandria

(Entrano ANTONIO e SCARO)

 

ANTONIO: Non si sono ancora scontrati: da dove si erge quel pino potrò scorgere tutto: ti informerò immediatamente di come si annunziano gli eventi.

 

(Esce)

 

SCARO: Le rondini hanno costruito i loro nidi nelle vele di Cleopatra:

gli àuguri dicono di non saperedi non poter dire; hanno un aspetto torvo e non osano esprimere quello che sanno. Antonio è valorosoma sfiduciatoe a sbalzi le sue commiste fortune gli danno speranza e timore per ciò che ha e per ciò che non ha.

 

(Rullo di tamburi lontanocome in un combattimento navale)

(Rientra ANTONIO)

 

ANTONIO: Tutto è perduto; questa infame Egiziana mi ha tradito: la mia flotta ha ceduto al nemico; e laggiù i soldati gettano i cappelli in aria e brindano assieme come amici che si sono persi da lungo tempo.

Puttana tre volte incostante! sei tu che mi hai venduto a questo novizioed il mio cuore è in guerra soltanto con te. Di' loro di fuggire tutti; poiché quando mi sarò vendicato della mia incantatriceavrò tutto finito. Di' loro di fuggire; vai. (Esce Scaro) Oh soleio non ti vedrò più sorgere: la fortuna e Antonio qui si separanoe qui ci stringiamo la mano. Tutto doveva dunque ridursi a questo? I cuori che mi scodinzolavano alle calcagna e a cui avevo concesso ciò che desideravanosi squaglianoe lasciano piovere sul fiorente Cesare il loro giulebbe; e questo pino che li sovrastava tutti è scortecciato.

Sono tradito. Oh falsa anima d'Egitto! Questa fatale incantatricei cui occhi avevano il potere di spingermi alla guerra o di richiamarmene indietroil cui petto era la mia coronail mio fine supremocome una vera zingara mi ha trascinato con una gherminella nel cuore stesso della rovina. Olà EroteErote!

 

(Entra CLEOPATRA)

 

Ahmalia! Indietro!

CLEOPATRA: Perché il mio signore è in collera contro il suo amore?

ANTONIO: Dilegua o ti darò quello che ti meritiguastando il trionfo di Cesare. Che egli ti prenda e ti sollevi davanti ai plebei urlanti:

segui il suo carrocome la più grande vergogna di tutto il tuo sesso:

simile ad un mostrosii esposta per pochi soldi e lascia che la paziente Ottavia solchi il tuo volto colle sue unghie affilate. (Esce Cleopatra) E' bene che te ne sia andatase vivere è un bene; ma meglio sarebbe stato che tu fossi caduta sotto la mia furiapoiché una sola morte te ne avrebbe risparmiate molte. Eroteolà! Ho addosso la camicia di Nesso: insegnamio mio antenato Alcideil tuo furore:

fa' ch'io scaraventi Lica sulle corna della lunae con queste mani che hanno sollevato la clava più pesante possa distruggere il prode che è in me. Quella strega morrà: ella mi ha venduto al fanciullo romanoed io soccombo in questo complotto: per questo ella deve morire. Eroteoh!

 

(Esce)

 

 

 

SCENA TREDICESIMA - Alessandria. Il Palazzo di Cleopatra

(Entrano CLEOPATRACARMIANAIRA e MARDIANO)

 

CLEOPATRA: Soccorretemidonne mie! Ohegli è più pazzo di Telamone per il suo scudo; il cinghiale di Tessaglia non fu mai così schiumante.

CARMIANA: Al mausoleo! Chiudetevici dentro e mandategli a dire che siete morta. La separazione dell'anima e del corpo non è più dolorosa che la perdita della grandezza.

CLEOPATRA: Al mausoleo! Mardianova' a dirgli che mi sono uccisadigli che la mia ultima parola fu "Antonio"e fagli una narrazione commoventete ne prego: vaMardianoe riferiscimi come accoglie la notizia della mia morte. Al mausoleo!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUATTORDICESIMA - La stessa. Un'altra stanza

(Entrano ANTONIO ed EROTE)

 

ANTONIO: Erotemi vedi ancora?

EROTE: Sìnobile signore.

ANTONIO: Talvolta vediamo una nuvola che ha la forma di un dragotalvolta un vapore simile a un orso o a un leonea una cittadella turritaa una roccia strapiombantea una montagna spaccataa un azzurro promontorio rivestito d'alberiche fan cenni al mondo e deludono coll'aria i nostri occhi: tu hai veduto questi segni; essi formano il corteo del cupo vespero.

EROTE: Sìmio signore.

ANTONIO: Ciò che adesso è un cavallocolla rapidità del pensiero è cancellato dalla cortina di nubi che lo rende indistinto come acqua nell'acqua.

EROTE: E' veromio signore.

ANTONIO: Erotemio buon fanteadesso il tuo capitano è proprio una di tali forme: io sono ancora Antonioma pure non posso conservare questa forma visibilemio fante. Ho intrapreso questa guerra per l'Egitto; e la regina - di cui pensavo di possedere il cuorepoiché ella possedeva il miochementre mi appartenevane aveva raccolti sotto di sé un milione di piùoggi perduti - quella reginaEroteha tagliato le carte con Cesare e falsamente giocato la mia gloria per il trionfo di un nemico. Nonon piangeregentile Erote; rimaniamo noi stessi per finirci.

 

(Entra MARDIANO)

 

Ohla tua infame signora! Ella mi ha derubato della mia spada.

MARDIANO: NoAntoniola mia padrona ti amavae le sue fortune erano intieramente collegate alle tue.

ANTONIO: Vatteneeunuco insolente; silenzio! Ella mi ha traditoe sarà messa a morte.

MARDIANO: La morte può essere pagata una sola volta da una personaed ella ha saldato il conto ciò che volevi fareè stato già fattoprevenendo il tuo braccio: l'ultima cosa che disse fu "Antonio!

nobilissimo Antonio!". Quindi un gemito straziante interruppe il nome di Antonioche rimase diviso tra il suo cuore e le sue labbra. Ella ha reso la vita col tuo nome così sepolto in lei.

ANTONIO: E' mortadunque?

MARDIANO: Morta.

ANTONIO: DisarmamiErote; l'opera del lungo giorno è compiuta e dobbiamo dormire. (A Mardiano) Andartene via di qua sano e salvo è ricco premio alla tua fatica; vai. (Esce Mardiano) Toglitogli: il settemplice scudo di Aiace non potrebbe stornare l'assalto dato al mio cuore. Fendetevio miei fianchi! Cuoresii una volta più forte del tuo involucroe infrangi la tua fragile custodia! PrestoErotepresto! Non sono più un soldato. Vattenearmatura ammaccata: sei stata indossata con onore. Lasciami solo un momento. (Esce Erote) Ti voglio raggiungereCleopatrae implorare piangendo il mio perdono.

Così bisogna poiché adesso ogni indugio è tortura: dacché la torcia è spentasdraiamoci e non brancoliamo più. Adesso ogni fatica sarebbe inutile; sìla forza stessa sarebbe di impedimento a se medesima; finiamola dunque e tutto è fatto. Erote! Vengoo mia regina. Erote!

Aspettami: laddove le anime stanno a giacere sui fioriandremo tenendoci avvinti per le manie col nostro augusto aspetto faremo che gli spiriti ci guardino stupiti: Didone e il suo Enea saranno abbandonati dal loro corteo e tutti verranno a veder noi. OlàEroteErote!

 

(Rientra EROTE)

 

EROTE: Che vuole il mio signore?

ANTONIO: Da quando Cleopatra è mortasono vissuto in tale disonore che gli dèi detestano la mia bassezza. Ioche colla mia spada dividevo il mondoe sulla verde schiena di Nettuno costruivo città di navimi incolpo di avere meno coraggio di una donna; sono meno magnanimo di lei che colla sua morte dice al nostro Cesare: "Io sono la vincitrice di me stessa". Tu hai giuratoEroteche quando ve ne fosse la necessitàche adesso è veramente giuntaquando io vedessi dietro a me l'inevitabile persecuzione del disonore e dell'orroremi avresti ucciso al mio comando: fallo; il momento è giunto: tu non colpisci meè Cesare che deludi. Fa' tornare il colore sulle tue guance.

EROTE: Gli dèi me lo impediscano! Dovrei compiere quello che tutte le frecce dei Partibenché nemichesbagliando il bersaglio non riuscirono a fare?

ANTONIO: Erotevorresti trovarti affacciato a una finestra nella grande Roma e vedere il tuo padrone passare colle braccia incrociate cosìpiegando il capo sottomessocol volto vinto da un'acuta vergognamentre il rotato seggio del fortunato Cesareprocedendo innanzi a luicoprirebbe di vituperio la sua bassezza seguace?

EROTE: Non vorrei vedere questo.

ANTONIO: Vienidunque; poiché bisogna guarirmi con una ferita.

Sfodera quella tua onesta spada che hai usata così utilmente per la patria.

EROTE: Ohsignoreperdonatemi!

ANTONIO: Quando ti resi liberonon giurasti allora di far questo allorché te lo avessi ordinato? Fallo subitooppure i tuoi servigi precedenti non saranno che incidenti involontari. Sguaina la spadae vieni.

EROTE: Distogliete allora da me quel nobile voltoin cui vive la venerazione di tutto il mondo!

ANTONIO (volgendosi da lui): Ecco!

EROTE: La mia spada è sguainata.

ANTONIO: Allora falle compiere subito l'atto per cui l'hai sfoderata.

EROTE: Mio caro padronemio capitano e mio imperatorelasciate che prima di vibrare questo sanguinoso colpoio vi dica addio ANTONIO: E' dettoamico; addio.

EROTE: Addiogrande capo. Debbo colpire adesso?

ANTONIO: AdessoErote.

EROTE: Ebbeneecco: così sfuggo al dolore della morte di Antonio!

 

(Si uccide)

 

ANTONIO: Tre volte più nobile di me! Tu mi insegnio valoroso Eroteciò che dovrei fare e che tu non hai potuto. La mia regina ed Erote col loro coraggioso esempio mi hanno sorpassato nell'acquistarsi gloria nel ricordo dei posteri: ma io voglio essere come uno sposo nella mortee correrò ad essa come al letto di un'amante. Avantidunque; Eroteil tuo padrone muore tuo discepolo: ho imparato da te a far così. (Si lascia cadere sulla spada) Come! Non sono morto ancora? non sono morto ancora? Olàguardie! Ohfinitemi!

 

(Entrano DERCETA e Guardie)

 

PRIMA GUARDIA: Cos'è questo rumore?

ANTONIO: Ho compiuto male l'opera miaamici: ohconducete a termine quel che ho iniziato!

SECONDA GUARDIA: La stella è tramontata.

PRIMA GUARDIA: E il tempo è al suo fine.

TUTTI: Ahimèsventura!

ANTONIO: Chi mi amami colpisca a morte.

PRIMA GUARDIA: Non io.

SECONDA GUARDIA: Né io.

TERZA GUARDIA: Né alcuno.

 

(Escono le Guardie)

 

DERCETA: La tua morte e le tue fortune fanno fuggire i tuoi seguaci.

Questa spada mostrata a Cesareinsieme con tali notiziemi raccomanderà a lui.

 

(Entra DIOMEDE)

 

DIOMEDE: Dov'è Antonio?

DERCETA: LàDiomedelà.

DIOMEDE: E' vivo? Non vuoi rispondere?

 

(Esce Derceta)

 

ANTONIO: Sei làDiomede? Sfodera la tua spada e dammi colpi che bastino a farmi morire.

DIOMEDE: Supremo signorela mia padrona Cleopatra mi ha inviato a te.

ANTONIO: Quando ti ha mandato?

DIOMEDE: Oramio signore.

ANTONIO: Dov'è?

DIOMEDE: Chiusa nel suo mausoleo. Ella aveva un timore profetico di ciò che è accadutopoiché quando si accorse che voi la sospettavateil che mai non avverràdi essersi accordata con Cesaree che l'ira vostra non si sarebbe placatavi mandò a dire che era morta; ma più tarditemendo l'effetto che ne sarebbe potuto conseguire mi ha inviato a svelare la veritàma temo di essere giunto troppo tardi.

ANTONIO: Troppo tardibuon Diomede: chiama le mie guardiete ne prego.

DIOMEDE: Olàle guardie del generale! Le guardieolà! Veniteil vostro signore vi chiama.

 

(Entrano quattro o cinque Guardie di Antonio)

 

ANTONIO: Buoni amiciportatemi dov'è Cleopatra; questo è l'ultimo servigio che vi chiederò.

PRIMA GUARDIA: Siamo dolentisignoreche non possiate vivere più a lungo di tutti i vostri sinceri seguaci.

TUTTI: Dolorosissimo giorno!

ANTONIO: Nomiei buoni compagninon fate che il crudele destino si compiaccia dell'omaggio del vostro dolore: date il benvenuto al fato che viene per punircie noi lo castigheremo mostrando di non curarcene. Sollevatemi: vi ho spesso guidati: portatemi adessobuoni amicie ricevete tutti i miei ringraziamenti.

 

(Escono portando Antonio)

 

 

 

SCENA QUINDICESIMA - La stessa. Un Mausoleo

(Entranoal piano di sopraCLEOPATRA con le sue AncelleCARMIANA ed IRA)

 

CLEOPATRA: Oh Carmiananon me ne andrò mai di qui.

CARMIANA: Confortatevicara signora.

CLEOPATRA: Nonon voglio: tutti gli eventi strani e terribili sono i benvenutima disprezzo i conforti; la grandezza del nostro doloreper essere proporzionata alla nostra causadeve essere intensa quanto quella.

 

(Entraal di sottoDIOMEDE)

 

Ebbeneè morto?

DIOMEDE: La morte è su di luima non è ancor morto. Guardate fuori dall'altro lato del vostro mausoleo; le sue guardie l'hanno trasportato lì.

 

(Entraal di sottoANTONIO portato dalle Guardie)

 

CLEOPATRA: O solebrucia la grande sfera nella quale ti muovi! Si copra di tenebre il mutevole lido del mondo. O AntonioAntonioAntonio! AiutoCarmianaaiutoIraaiuto; aiutoamici dabbasso; portiamolo qui.

ANTONIO: Silenzio! Non è il valore di Cesare che ha rovesciato Antonioma è quello di Antonio che ha trionfato di se stesso.

CLEOPATRA: Così doveva essereche nessuno eccetto Antonio vincesse Antonio; ma quale sciagura!

ANTONIO: MuoioEgizianamuoio; solo per poco ancora importuno la mortefinché io posi sulle tue labbra l'ultimo povero bacio di tante migliaia.

CLEOPATRA: Non osocaro... mio caro signoreperdononon oso scendereper non essere presa: il superbo trionfo del fortunato Cesare non sarà mai adornato della mia persona; se i coltellii velenile serpihanno tagliodardo od effettosono salva: tua moglie Ottaviacoi suoi occhi pudichi e la sua silente condannanon avrà l'onore di squadrarmi. Ma vienivieniAntonio... aiutatemidonne mie... dobbiamo portarti quassù; assistetemibuoni amici ANTONIO: Ohprestoo sarò morto.

CLEOPATRA: Ecco davvero un faticoso esercizio! Come pesa il mio signore! La nostra forza è tutta dileguata nel dolore che ci opprime.

Avessi il potere della grande GiunoneMercurio dalle forti ali ti porterebbe su collocandoti al fianco di Giove. Ancora un piccolo sforzo... coloro che concepiscono desideri sono stati sempre dei pazzi... Oh vienivienivieni; (sollevano Antonio accanto a Cleopatra) e sii il benvenutoil benvenuto! muori dove sei vissuto:

rianimati sotto i miei baci: avessero le mie labbra un tale poterele consumerei così.

TUTTI: Doloroso spettacolo!

ANTONIO: Io muoioEgizianamuoio: dammi del vinoe lasciami parlare un poco.

CLEOPATRA: Nolascia parlare mee lasciami imprecare così alto che la falsa meretrice Fortuna spezzi la sua ruotaprovocata dalle mie offese.

ANTONIO: Una paroladolce regina: assicurate presso Cesare il vostro onore e la vostra salvezza. Oh!

CLEOPATRA: Sono cose che non vanno assieme.

ANTONIO: Ascoltatemio gentile; non fidatevi di alcuno di quelli che stanno attorno a Cesareeccettuato Proculeio.

CLEOPATRA: Mi affiderò alla mia risoluzione ed alle mie mani; ma a nessuno intorno a Cesare.

ANTONIO: Non vi lamentate né addolorate del miserevole cambiamento sopraggiunto al termine della mia vitama confortate i vostri pensieri nutrendoli delle prime fortune in cui sono vissutocome il più grande principe del mondoed il più nobile; non muoio adesso bassamente né mi tolgo con viltà l'elmo davanti al mio compatriota:

sono un Romano vinto con onore da un Romano. Ora il mio spirito se ne va; non posso più.

CLEOPATRA: Nobilissimo tra gli uominivuoi dunque morire? Non ti curi dunque di me? dovrò vivere in questo scialbo mondo chenella tua assenzanon è migliore d'un porcile? Ohvedetedonne mie(Antonio muore) la corona del mondo si scioglie. Mio signore! Ohè appassita la ghirlanda di guerrala stella polare del soldato è tramontata: i ragazzi e le fanciulle sono adesso a uno stesso livello cogli uomini; la superiorità è sparita e non rimane nulla di rotevole sotto la visitante luna.

 

(Sviene)

 

CARMIANA: Ohcalmasignora!

IRA: Anche la nostra sovrana è morta.

CARMIANA: Signora!

IRA: Signora!

CARMIANA: Signora. signorasignora!

IRA: Reale Egizianaimperatrice!

CARMIANA: ZittazittaIra!

CLEOPATRA: Nonon sono altro che una donna dominata dalle stesse povere passioni che albergano nella ragazza che munge e compie le più umili mansioni. Dovrei gettare il mio scettro agli dèi maligni per dir loro che questo mondo era eguale al loroprima che essi ne rapissero il nostro gioiello. Ora tutto è nulla; la pazienza è scioccae l'impazienza si addice a un cane arrabbiato: è dunque peccato precipitarsi nella dimora segreta della morteprima che la morte osi venire a noi? Come statedonne? Suvviasuvvia! Allegre! EbbeneCarmiana! Mie nobili fanciulle! Ahdonnedonneguardatela nostra lampada è esauritaè spenta! Buone fanciullefatevi cuore: lo seppelliremo; e quindi adempiremo nell'alta guisa romana ciò che è coraggioso e nobileprocurando che la morte sia orgogliosa di prenderci. Veniteandiamo: la spoglia di questo grande spirito è fredda adesso: ahdonnedonne! Venitenon abbiamo altro amico all'infuori della risoluzione e della fine più pronta.

 

(Escono; quelli di sopra portano via il corpo di Antonio)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - Alessandria. Il campo di Cesare

(Entrano CESAREAGRIPPADOLABELLAMECENATEGALLOPROCULEIO ed altri che formano il suo Consiglio di guerra)

 

CESARE: Va' da luiDolabellae digli di arrendersi; essendo così a mal partito egli simula i suoi indugi.

DOLABELLA: Va beneCesare.

 

(Esce)

(Entra DERCETA con la spada di Antonio)

 

CESARE: Che significa ciò? e chi sei tu che osi apparirci così?

DERCETA: Mi chiamo Derceta; servii Marco Antonio che fu il più degno di essere meglio servito: finché rimase in piedi e parlòfu il mio padroneed io impiegai la mia vita contro coloro che lo odiavano. Se ti piacerà accogliermi sarò per Cesare quello che fui per lui; se non ti piaceràti abbandono la mia vita.

CESARE: Che cosa dici?

DERCETA: Dicoo Cesareche Antonio è morto.

CESARE: Lo schiantarsi di un essere così grande avrebbe dovuto produrre un più grande frastuono: la terra rotonda avrebbe dovuto cacciare i leoni nelle vie tranquillee i cittadini nelle spelonche di quelli. La morte di Antonio non rappresenta una catastrofe sola; nel suo nome era racchiusa una metà del mondo.

DERCETA: Egli è mortoCesare; non per opera di un pubblico ministro di giustiziané per opera di un coltello prezzolatoma quella stessa mano che scrisse la sua gloria nelle azioni che compì hacol coraggio prestatole dal cuoretrafitto il cuore. Questa è la spada; l'ho sottratta alla sua ferita guardaè macchiata del suo nobilissimo sangue.

CESARE: Siete tristiamici? Mi castighino gli dèima queste sono notizie da inumidire gli occhi dei re.

AGRIPPA: Ed è strano che la natura ci debba costringere a lamentare le azioni nelle quali abbiamo più persistito.

MECENATE: Le sue colpe e le sue glorie si bilanciavano in lui.

AGRIPPA: Uno spirito più eletto non guidò mai la natura umana: ma voio dèici date qualche difetto per farci uomini. Cesare è commosso.

MECENATE: Quando un così vasto specchio è posto davanti a luiegli deve scorgervi se stesso.

CESARE: O Antonio! io ti ho condotto a questo. Ma noi sovente con un colpo di lancetta dobbiamo curare i mali del nostro corpo: io dovevo necessariamente mostrarti lo spettacolo di un tramonto simileoppure contemplare il tuo: non potevamo abitare assieme nel mondo intero: ma lascia che io ti lamenti con lacrime sovrane come il sangue dei cuorio fratello mioa me associato nelle più grandi impresemio compagno nell'imperoamico e commilitone sul fronte di guerrabraccio del mio stesso corpo e cuore in cui il mio alimentava i suoi pensieri; e lascia che io rimpianga che le nostre stelle irreconciliabili abbiano scissa così la nostra eguaglianza. Ascoltatemibuoni amici...

 

(Entra un Egiziano)

 

Ma vi parlerò in un momento più opportuno: l'espressione di quell'uomo annuncia qualche messaggio; udremo ciò che dirà. Di che paese siete?

EGIZIANO: Sono ancora un povero egiziano. La regina mia signora rinchiusa in tutto ciò che le rimaneil suo mausoleodesidera istruzioni circa i tuoi intendimenticosì da potereessendosi preparataadattarsi alla via a cui sarà costretta.

CESARE: Ditele di stare di buon animo: ella presto saprà da noiper mezzo d'uno dei nostriquali onorevoli e gentili decisioni abbiamo preso per lei; poiché Cesare non può vivere ed essere scortese.

EGIZIANO: Gli dèi ti proteggano!

 

(Esce)

 

CESARE: Venite quaProculeio. Andate a dirle che non le prepariamo alcuna vergogna: datele quei conforti che il suo dolore richiedeper evitare chenella sua magnanimitàella non abbia a sfuggirci con qualche colpo mortale; poiché la sua presenza a Roma renderebbe eterno il nostro trionfo. Andate e al più presto informatemi di ciò che dice e ciò che pensate di lei.

PROCULEIO: ObbediscoCesare.

 

(Esce)

 

CESARE: Galloandate con lui. (Esce Gallo) Dov'è Dolabellaper accompagnare Proculeio?

TUTTI: Dolabella!

CESARE: Lasciatelo stareperché adesso mi ricordo in qual faccenda è occupato: egli sarà pronto a suo tempo. Venite con me alla mia tendadove vedrete come a malincuore io sia stato trascinato a questa guerra; come io abbia proceduto con calma e moderazione in tutti i mici scritti: venite con me a vedere ciò che posso mostrarvi in proposito.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Alessandria. Il Mausoleo

(Entrano CLEOPATRACARMIANA ed IRA)

 

CLEOPATRA: La mia desolazione comincia a creare una vita migliore. E' misera cosa esser Cesare; non essendo egli la Fortunaè il servo della Fortunaun ministro del suo volere: ed è invece cosa grande compiere quell'atto che dà termine a tutti gli altriche incatena gli incidenti ed arresta il cambiamento; che addormenta e impedisce di assaporare quel fango che nutre il mendicante e Cesare.

 

(Entranoalle porte del MausoleoPROCULEIOGALLO e Soldati)

 

PROCULEIO: Cesare invia i suoi saluti alla regina d'Egittoe ti invita a studiare quali favori desideri che egli ti conceda.

CLEOPATRA: Qual è il tuo nome?

PROCULEIO: Mi chiamo Proculeio.

CLEOPATRA: Antonio mi parlò di voi e mi disse di aver fiducia in voima non m'importa molto d'essere ingannatanon sapendo che fare della fedeltà. Se il vostro padrone vuole avere una regina mendica davanti a sédovete dirgli che la maestàper mantenere il suo decoronon può mendicare meno di un regno: se gli piaccia affidarmi il vinto Egitto per mio figliomi darà tanto del mio da indurmi a inginocchiarmi dinanzi a lui per ringraziarlo.

PROCULEIO: State di buon animo; siete caduta in mani principesche; non temete di nulla: rimettetevene liberamente in tutto al mio signoreil quale è così pieno di grazia che essa trabocca su tutti coloro che ne abbisognano. Lasciate che io gli riferisca la vostra dolce sottomissionee troverete un vincitore che vi pregherà di aiutarlo a mostrarsi corteseallorché v'inginocchierete davanti a lui per chiedergli solamente grazia.

CLEOPATRA: Vi pregoditegli che io sono la vassalla della sua fortunae che gli mando il riconoscimento del trionfo che ha ottenuto. D'ora in ora apprendo una lezione d'obbedienzae lo mirerei volentieri in volto.

PROCULEIO: Glielo riferiròcara signora. Confortateviperché so che il vostro stato è compatito da colui che ne è la causa.

GALLO: Vedete come è facile sorprenderla. (A questo punto Proculeio e due Guardie salgono sul Mausoleo per mezzo di una scala appoggiata a una finestraed essendone discesisi trovano alle spalle di Cleopatra. Alcune Guardie tolgono le sbarre alla porta e l'aprono) Sorvegliatela fino all'arrivo di Cesare.

 

(Esce)

 

IRA: Reale maestà!

CARMIANA: Oh Cleopatra! tu sei presaregina.

CLEOPATRA: Prestoprestobuone mani.

 

(Sguaina un pugnale)

 

PROCULEIO: Fermatevidegna signorafermatevi: (l'afferra e la disarma) non fate un tal torto a voi stessache con ciò siete salvatae non tradita.

CLEOPATRA: Sono dunque tradita anche dalla morte che libera dal languore persino i cani?

PROCULEIO: Cleopatranon insultate la generosità del mio padrone distruggendo voi stessa: lasciate che il mondo veda bene impiegata la sua nobiltàcui la vostra morte non permetterebbe mai di rivelarsi.

CLEOPATRA: Dove seio morte? Vieni quavieni! Vienivieni a prendere una regina che vale molti bambini e molti accattoni.

PROCULEIO: Moderatevisignora.

CLEOPATRA: Signoreio non prenderò cibo e non berròsignoreese proprio è necessario indulgere una volta a vani discorsinon dormirò nemmeno: distruggerò questa dimora mortalequalunque cosa possa far Cesare. Sappiatesignoreche non apparirò incatenata alla corte del vostro padrone e che non una sola volta sarò insultata dal casto sguardo della fredda Ottavia. Dovrei essere sollevata in alto e mostrata all'urlante plebaglia della censoria Roma? Sia piuttosto una fossa d'Egitto la mia gentile tomba! Ponetemi piuttosto ignuda sulla melma del Nilo e lasciate che i moscerinicoprendomi di cacchionifacciano di me una cosa immonda! fatemi piuttosto una forca delle alte piramidi del mio paese e appiccatemi lassù in catene!

PROCULEIO: Voi estendete questi pensieri d'orrore più oltre di quanto ne troverete ragione in Cesare.

 

(Entra DOLABELLA)

 

DOLABELLA: Proculeioil tuo padrone Cesare sa quello che hai fattoe mi ha mandato a cercarti: in quanto alla reginala prenderò sotto la mia custodia.

PROCULEIO: Va beneDolabella. preferisco così: sii gentile con lei.

(A Cleopatra) A Cesare dirò ciò che vi piaceràse volete impiegarmi presso di lui.

CLEOPATRA: Digli che vorrei morire.

 

(Escono Proculeio e i Soldati)

 

DOLABELLA: Nobilissima imperatriceavete udito parlare di me?

CLEOPATRA: Non potrei dirlo.

DOLABELLA: Sicuramente mi conoscete.

CLEOPATRA: Non importasignoreciò che ho udito o saputo. Voi ridete quando i ragazzi o le donne vi raccontano i loro sogni; non è il vostro modo di fare?

DOLABELLA: Non capiscosignora.

CLEOPATRA: Ho sognato che vi era un condottiero chiamato Antonio: ohun altro sogno simileper poter vedere un'altra volta un uomo simile!

DOLABELLA: Se vi piacesse...

CLEOPATRA: Il suo volto era come il cielo e in esso vi erano un sole e una luna che seguivano il loro corso illuminando il piccolo O della terra.

DOLABELLA: Sovrana creatura...

CLEOPATRA: Le sue gambe stavano a cavalcioni dell'oceano: il suo braccio alzato era il cimiero del mondo: la sua voce era armoniosa come tutte le intonate sfereper gli amici; ma quando voleva soggiogare e scuotere il mondoera simile al tuono rumoreggiante.

Quanto alla sua generositànon c'era inverno in essa; era un autunno la cui fecondità si accresceva pei raccolti: le sue gioie erano come delfini che mostravano la schiena al di sopra dell'elemento in cui vivevano: nella sua assisa correvano corone e serti realie i regni e le isole erano come piastre d'argento cadute dalla sua tasca.

DOLABELLA: Cleopatra...

CLEOPATRA: Credi tu che vi sia stato o che vi potrebbe essere un uomo simile a quello che ho sognato?

DOLABELLA: Nogentile signora.

CLEOPATRA: Voi mentite in cospetto degli dèi. Ma se vi fosse o fosse mai stato un tale uomoecco quel che passa ogni confine del sogno; alla natura manca il potere di rivaleggiare colla fantasia in istrane forme; eppure l'immaginare un Antonio sarebbe un capolavoro della natura contro la fantasiadi cui ella offuscherebbe completamente le larve.

DOLABELLA: Ascoltatemibuona signora. La vostra perdita è grande quanto voi stessa; e voi la sopportate come si conviene al suo peso:

vorrei non poter mai raggiungere un bramato successo se io non provo a rimbalzo del vostroun dolore che mi penetra fino in fondo al cuore.

CLEOPATRA: Vi ringraziosignore. Sapete cosa Cesare intenda fare di me?

DOLABELLA: Mi ripugna dirvi ciò che vorrei sapeste.

CLEOPATRA: Suvviavi pregosignore...

DOLABELLA: Malgrado la sua nobiltà d'animo...

CLEOPATRA: Dunque mi condurrà in trionfo?

DOLABELLA: Sìsignora; lo so.

 

(Squillo di tromba e grida dal di dentro: "Largo a Cesare!")
(Entrano CESAREGALLOPROCULEIOMECENATESELEUCO ed altri del suo Seguito)

 

CESARE: Qual è la regina d'Egitto?

DOLABELLA: E' l'imperatoresignora.

 

(Cleopatra s'inginocchia)

 

CESARE: Alzatevinon dovete inginocchiarvi: vi pregoalzatevialzatevi regina d'Egitto.

CLEOPATRA: Signoregli dèi così vogliono; devo obbedire al mio padrone e signore.

CESARE: Non accogliete tristi pensieri: la memoria degli affronti che ci facestebenché scritta nella nostra carnela ricorderemo come fosse avvenuta solamente per caso.

CLEOPATRA: Unico signore del mondonon posso esporre la mia causa così bene da farla apparire innocente; ma confesso di essere stata colma delle debolezze che già prima hanno spesso fatto vergogna al nostro sesso.

CESARE: Cleopatrasappiate che siamo disposti piuttosto a mitigare che ad aggravare: se vi conformerete ai nostri disegni che sono molto benigni per voitroverete un benefizio in tale cambiamento; ma se cercherete di farmi apparire crudeleseguendo l'esempio di Antoniovi priverete dei miei buoni propositied esporrete i vostri figli a quella rovina dalla quale li proteggerò se fidate in me. Ora vi lascio.

CLEOPATRA: Potete andare per il mondo intiero: esso è vostro; e noi che siamo i vostri stemmi e i vostri segni di conquistastaremo appesi in qual luogo vi piaccia. Eccomio buon signore.

CESARE: Voi mi consiglierete in tutto ciò che concerne Cleopatra.

CLEOPATRA: Questa è la nota del danaroargenteria e gioielli di cui sono in possesso: la lista è esattae solo le cose trascurabili non vi sono registrate. Dov'è Seleuco?

SELEUCO: Quisignora.

CLEOPATRA: Questo è il mio tesoriere: lasciate che egli dicaa suo rischiomio signoreche non ho serbato nulla per me stessa. Di' la veritàSeleuco.

SELEUCO: Signorapreferirei sigillarmi le labbra piuttosto che direa mio rischioquello che non è.

CLEOPATRA: Che cosa mi sono tenuta?

SELEUCO: Abbastanza da riscattare quanto avete palesato.

CESARE: Nonon arrossiteCleopatra; approvo la saggezza del vostro atto.

CLEOPATRA: VedeteCesare! Oh guardate come gli uomini seguono la fortuna! i miei seguaci saranno vostri adessoe se le nostre condizioni mutasseroi vostri diverrebbero miei. L'ingratitudine di questo Seleuco mi rende furiosa. Oh schiavoindegno di maggior fede che non accordiamo all'amore mercenario! E cheindietreggi? te ne andraite lo garantisco; ma voglio strapparti gli occhianche se avessero ali: schiavoinfame senz'animacane! Prodigio di bassezza!

CESARE: Buona reginalasciate che vi preghiamo.

CLEOPATRA: O Cesarequale cocente vergogna è mai questa chementre tu ti pieghi a visitarmi quidegnandoti di onorare della tua grandezza la mia sottomissioneil mio stesso servo debba accrescere ancora la somma delle mie disgrazie aggiungendovi la sua malvagità!

Mettiamo purebuon Cesareche io mi sia serbata qualche gingillo donnescoinezie trascurabilidoni di tale valore quali siamo soliti offrire agli amici ordinarie mettiamo pure che abbia messi in disparte alcuni doni più nobili per Livia e Ottaviaonde interessarle alla mia sorte; debbo dunque essere smascherata da uno che ho nutrito?

Per gli dèi! ciò mi fa cadere più in basso del luogo dove sono. (A Seleuco) Ti pregovatteneo ti mostrerò i tizzoni della mia collera attraverso le ceneri della mia sventura: se tu fossi un uomoavresti pietà di me.

CESARE: RitiratiSeleuco.

 

(Esce Seleuco)

 

CLEOPATRA: Si sappia che noi grandissimi siamo mal giudicati per le azioni compiute da altrie che una volta caduti rispondiamo personalmente delle colpe altrui; siamo quindi degni di compassione.

CESARE: Cleopatranon ciò che vi siete serbata né ciò che avete dichiarato metteremo noi nella lista delle prede; tutto ciò continui ad appartenervidisponetene a vostro piacimentoe credete che Cesare non è un mercante da far bottino insieme con voi delle cose vendute dai mercanti. Perciò confortatevi: non fatevi una prigione dei vostri pensieri: nocara regina: poiché intendiamo disporre di voi secondo il consiglio che voi stessa ci darete. Nutritevi e dormite: la nostra cura e la nostra pietà è così presso di voi che rimaniamo vostri amici; e cosìaddio.

CLEOPATRA: Mio padronee mio signore!

CESARE: Non così. Addio.

 

(Squillo di tromba. Escono Cesare e il suo Seguito)

 

CLEOPATRA: Egli mi lusinga a parolefanciullemi lusinga a parole perché io non agisca nobilmente verso me stessa: ma ascoltaCarmiana.

 

(Parla sottovoce a Carmiana)

 

IRA: Moriamobuona signora; il giorno luminoso è finito e le tenebre ci attendono.

CLEOPATRA: Affrettati: ho già parlato ed è stato provveduto: va' a sollecitare. CARMIANA: Vadosignora.

 

(Rientra DOLABELLA)

 

DOLABELLA: Dov'è la regina?

CARMIANA: Eccolasignore.

 

(Esce)

 

CLEOPATRA: Dolabella!

DOLABELLA: Signorasecondo quanto avevo giurato per vostro comando e che il mio amore mi fa sacro mantenetevi dico questo: Cesare ha deciso di attraversare la Siriae fra tre giorni vi manderà innanzi a sé coi vostri figli. Fate di ciò l'uso migliore; io ho eseguito il vostro piacere e la mia promessa.

CLEOPATRA: Dolabellarimarrò vostra debitrice.

DOLABELLA: Ed io il vostro servo. Addiobuona reginadebbo recarmi da Cesare.

CLEOPATRA: Addioe grazie. (Esce Dolabella) AdessoIrache pensi?

Tucome una burattina egizianasarai messa in mostra a Romaal pari di me: abbietti schiavi dai grembiali sporchicon squadre e martellici alzeranno alla vista di tutti: saremo avvolte dai loro aliti grevirancidi di cibi grossolanie costrette ad aspirarne le emanazioni.

IRA: Gli dèi non vogliano!

CLEOPATRA: Sìquesto è certissimoIra: gli insolenti littori ci afferreranno come meretrici e dèi rimatori rognosi ci canteranno in ballate stonate: istrioni di pronto ingegno improvviseranno commedie su di noirappresentando i nostri conviti alessandrini; Antonio sarà raffigurato ubriacoed io vedrò qualche giovanotto travestito da stridula Cleopatra avvilire la mia grandezza in atteggiamento di puttana.

IRA: Oh buoni dèi!

CLEOPATRA: Sìquesto è certo.

IRA: Non vedrò mai ciòpoiché sono sicura che le mie unghie sono più forti dei miei occhi.

CLEOPATRA: Ebbenequesta è la maniera di burlarci dei loro preparativi e vincere le loro assurde intenzioni.

 

(Rientra CARMIANA)

 

Ebbene. Carmiana! Adornatemi come una reginadonne mie: andate a prendere le mie vesti migliori: io vado di nuovo sul Cidnoa incontrare Marco Antonio: va'Irafanciulla mia. Adesso nobile Carmianamorremo davveroe quando avrai eseguito questo compito ti darò il permesso di divertirti fino al giorno del Giudizio. Portatemi la mia corona e tutto il resto. (Esce Ira. Rumore al di dentro) Cos'è questo rumore?

 

(Entra una Guardia)

 

GUARDIA: C'è un campagnuolo che non vuole gli si rifiuti di vedere l'Altezza Vostra: vi porta dei fichi.

CLEOPATRA: Lasciatelo entrare. (Esce la Guardia) Che misero strumento può compiere una nobile azione! Egli mi porta la libertà. La mia risoluzione è presaed io non ho nulla di femminile in me: adesso sono salda come il marmo dalla testa ai piedi; adesso la luna incostante non è il mio pianeta.

 

(Rientra la Guardia con un Buffone vestito da contadino che porta un canestro)

 

GUARDIA: Ecco l'uomo.

CLEOPATRA: Escie lascialo qui. (Esce la Guardia) Hai tu là il grazioso serpente del Niloche uccide senza far male?

BUFFONE: Ce l'ho davveroma non vorrei essere quello che vi consiglierà di toccarlopoiché il suo morso è immortale; coloro che ne muoiono guariscono di rado o mai.

CLEOPATRA: Ti rammenti di alcuno che ne sia morto?

BUFFONE: Di moltissimiuomini ed anche donne. Ho sentito parlare di una non più tardi di ieri: una donna onestissimama un poco dedita alla menzognail che una donna non dovrebbe fare se non onestamente:

ho sentito dire come morì del suo morso e che dolore provò: veramenteella ha fatto un ottimo rapporto sul serpente; ma chi credesse a tutto ciò che dicono le donne non si salverebbe dalla metà di ciò che esse fanno: ma è fallibileche il serpente è un curioso serpente.

CLEOPATRA: Vattene; addio.

BUFFONE: Vi auguro ogni gioia col serpente.

 

(Posa il suo canestro)

 

CLEOPATRA: Addio.

BUFFONE: Dovete mettervi in mentefate attenzioneche il serpente agirà secondo la sua natura.

CLEOPATRA: Sìsì; addio.

BUFFONE: State attentail serpente non deve essere affidato alle cure di gente saggiapoichéin veritànon c'è bontà nel serpente.

CLEOPATRA: Non te ne dar pensiero; se ne avrà cura.

BUFFONE: Benissimo. Non dategli nullavi pregoperché non vale il suo nutrimento.

CLEOPATRA: Mangerà di me?

BUFFONE: Non dovete credere che io sia così semplice da non sapere che il diavolo stesso non mangerebbe una donna: so che una donna è un piatto per gli dèise il diavolo non la condisce. Maveramentequesti stessi figli di puttana di diavoli fanno gran torto agli dèi nelle donnepoiché di dieci che gli dèi ne fabbricanoi diavoli ne guastano cinque.

CLEOPATRA: Benevattene addio

BUFFONE: Sìdavvero: vi auguro gioia col serpente.

 

(Esce)

(Rientra IRA con un mantouna coronaeccetera)

 

CLEOPATRA: Datemi il mio manto e ponetemi in capo la mia corona: ho in me una sete d'immortalità: adesso non più il sugo del grappolo d'Egitto inumidirà queste labbra: prestoprestobuona Irapresto.

Mi sembra di sentire Antonio chiamarmi; lo vedo alzarsi per lodare il mio nobile atto; lo sento schernire la fortuna di Cesarefortuna che gli dèi concedono agli uomini per giustificare la loro collera futura.

Sposoio vengo: adesso il mio coraggio trovi il mio diritto a quel nome! Io sono fuoco ed aria; cedo gli altri miei elementi ad una vita più intima. Bene; avete finito? Venite dunque e prendete l'ultimo tepore delle mie labbra. Addiogentile Carmiana; Iraun lungo addio.

(Le bacia. Ira cade morta) Ho l'aspide tra le labbra? Cadi? Se tu e la natura potete separarvi così dolcementeil tocco della morte è come il pizzicotto di un amanteche fa male ed è desiderato. Giaci immobile? Se svanisci cosìdici al mondo che esso indegno di un addio.

CARMIANA: Disciogliti in pioggiadensa nubecosì che io possa dire che gli stessi dèi piangono!

CLEOPATRA: Questo esempio mi fa apparire vile: se ella per prima incontrerà il riccioluto Antonioegli la solleciterà dandole quel bacio che è per me il mio cielo. Vienicreatura micidiale; (a un aspide che ella si applica al petto) coi tuoi denti acuti sciogli d'un tratto questo intricato nodo di vita: povero bruto velenosoirritati e fa' presto. Ohpotessi tu parlarecosì che potessi udirti chiamare il gran Cesare un asino senza abilità!

CARMIANA: O stella d'Oriente!

CLEOPATRA: Silenziosilenzio! Non vedi che ho il mio bambino al pettoche succhia fino a fare addormentare la balia?

CARMIANA: Ohfiniamo! finiamo!

CLEOPATRA: Dolce come balsamolene come l'ariasoave come... Oh Antonio!... Sìvoglio prendere anche te. (Si applica un altro aspide al braccio) Perché dovrei restare...

 

(Muore)

 

CARMIANA: ...in questo basso mondo? Ebbeneaddio. Ed oravantatio morteche giace in tuo potere una fanciulla senza pari. Piumose finestrechiudetevi; e che l'aureo Febo non sia mai contemplato di nuovo da occhi così regali. La vostra corona è di sbieco; la voglio mettere a postoe poi mi divertirò.

 

(Entrano le Guardie correndo)

 

PRIMA GUARDIA: Dov'è la regina?

CARMIANA: Parlate pianonon la svegliate.

PRIMA GUARDIA: Cesare ha mandato...

CARMIANA: Un messaggero troppo lento. (Si applica un aspide) Ohvieni prestoaffrettati: già ti sento in parte.

PRIMA GUARDIA: Avvicinatevioh! Non va tutto bene: Cesare è stato ingannato.

SECONDA GUARDIA: Dolabella è stato mandato da Cesare; chiamatelo.

PRIMA GUARDIA: Che lavoro è questo? Carmianavi pare ben fatto?

CARMIANA: E' ben fattoe degno di una principessa discesa da tanti regali sovrani. Ahsoldato!

 

(Muore)
(Rientra DOLABELLA

 

DOLABELLA: Che succede qui?

SECONDA GUARDIA: Tutte morte.

DOLABELLA: Cesarei tuoi pensieri toccano in questo i loro effetti:

tu stesso vieni a vedere eseguito l'atto temuto che tanto cercasti di evitare.

VOCI (di dentro): Largo laggiùlargo a Cesare!

 

(Rientra CESARE col suo Seguito)

 

DOLABELLA: OhSignoresiete certamente un àugure; ciò che temevate si è compiuto.

CESARE: Coraggiosa alla fineella indovinò le nostre intenzioni e da regina scelse la sua strada. In qual modo sono morte? Non le vedo sanguinare.

DOLABELLA: Chi è stato con loro per ultimo?

PRIMA GUARDIA: Un semplice contadino che le portò dei fichi: questo era il suo paniere.

CESARE: Avvelenate dunque.

SECONDA GUARDIA: Oh Cesarequesta Carmiana era viva un momento fa; ella stava in piedi e parlava; l'ho trovata che aggiustava il diadema alla sua padrona morta; si reggeva in piedi tremando e ad un tratto è caduta.

CESARE: O nobile debolezza! Se avessero inghiottito del velenociò apparirebbe per un rigonfiamento esteriore: ma Cleopatra sembra dormirecome se volesse imprigionare un altro Antonio nella rete possente delle sue grazie.

DOLABELLA: Quisul suo pettovi è una puntura sanguinosa e leggermente rigonfia: lo stesso sul braccio.

PRIMA GUARDIA: Questa è la traccia di un aspide: e queste foglie di fico sono coperte di una bava simile a quella che lascia l'aspide nelle caverne del Nilo.

CESARE: E' molto probabile che sia morta così; poiché il suo medico mi ha detto che elle ha fatte infinite esperienze sul modo di morire senza dolore. Portatela nel suo lettoe recate le sue donne fuori dal mausoleo: ella verrà sepolta presso al suo Antonio: nessuna tomba sulla terra racchiuderà una coppia altrettanto famosa. Avvenimenti così grandi colpiscono anche quelli che li hanno provocati; e la pietà ispirata dalla loro storia non sarà minore della gloria di colui che li ha condotti a questa lamentevole catastrofe. Il nostro esercito assisterà in forma solenne a questi funeralie quindi andremo a Roma.

VieniDolabellaabbi cura che vi sia il massimo ordine in questa grande solennità.

 

(Escono)



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