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William Shakespeare

 

ENRICO QUARTO

(Parte Prima)

 

 

PERSONAGGI

 

RE ENRICO QUARTO

ENRICOprincipe di Galles; GIOVANNI DI LANCASTER: figli del Re

RALPH NEVILLEconte di Westmoreland

SIR GUALTIERO BLUNT

TOMMASO PERCYconte di Worcester

ENRICO PERCYConte di Northumberland

ENRICO PERCYche viene detto HOTSPURsuo figlio

EDMONDO MORTIMERconte di March

SCROOParcivescovo di York

ARCHIBALDOconte di Douglas

OWEN GLENDOWER

SIR RICCARDO VERNON

SIR GIOVANNI FALSTAFF

SIR MICHELEamico dell'arcivescovo di York

POINS

GADSHILL

PETO

BARDOLFO

LADY PERCYmoglie di Hotspur e sorella di Mortimer

MONNA FAPRESTOostessa della taverna della Testa di Cinghiale a Eastcheap

SignoriUfficialilo Sceriffoun Osteun CiambellanoGarzoniVetturaliViaggiatori e Servi

 

 

 

La scena è in Inghilterra e in Galles

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Londra. Una stanza del Palazzo

(Entrano ENRICO QUARTOGIOVANNI DI LANCASTERil CONTE DI WESTMORELANDSIR ROBERTO BLUNT e altri)

 

ENRICO: Scossi come siamopallidi d'inquietudinetroviamo un momento di tregua affinché la pace spaventata riprenda respiro e parli con rotti accenti delle nuove zuffe che dobbiamo cominciare su spiagge lontane. L'assetata bocca di questa terra non tingerà più le sue labbra col sangue dei propri figli; la guerra non ne scaverà più i campi per farne trinceené calpesterà i suoi fiori con i ferrati zoccoli degli ostili corsieri. Quegli occhi avversi chesimili a meteore di un cielo tempestosod'un nascimento tutti e nutriti della stessa sostanzas'incontrarono pur ora nell'urto fraterno e nel furioso corpo a corpo delle stragi civiliora marceranno tutti uniti in belle schiereper lo stesso camminoné più amiciparenti e congiunti si troveranno di fronte. La lama della guerracome un pugnale mal chiuso nella guainanon ferirà più il suo padrone.

Perciòamicifino al sepolcro di Cristo - di cui siamo ora i soldati e sotto la cui croce benedetta siamo arrolati e impegnati a combattere - noi condurremo immantinente un esercito d'Inglesile cui braccia furono plasmate nel seno delle madri per cacciare i pagani dalle terre sante sulle cui distese si posarono quei piedi divini cheor sono quattordici secolifurono confittiper la nostra salutesull'amara croce. Ma questo nostro proposito data già da dodici mesi; è dunque inutile dire che noi vogliamo andare: non è per questo che ci siamo ora qui radunati. Sentiamo dunque da voigentile cugino Westmorelandche cosa decise ieri sera il nostro consiglio per affrettare questa impresa che tanto ci sta a cuore.

WESTMORELAND: Mio sovranol'urgenza di questa spedizione si discusse con ardore e proprio ieri notte si affidarono i vari comandiquandoa scompigliare tuttogiunse un messo dal Galles carico di gravi notiziela peggiore delle quali era che il nobile Mortimer conducendo gli uomini dello Ererefordshire a battaglia contro l'impetuoso e selvaggio Glendowerera caduto nelle rozze mani di quel gallese; mille dei suoi furono massacrati e i loro corpi così brutalmente oltraggiati dalle donne gallesi e tanto vergognosamente mutilatiche non se ne può riferire o parlare senza molta vergogna.

ENRICO: Sembra dunque che la notizia di questo combattimento abbia troncata la discussione dell'impresa di Terra Santa.

WESTMORELAND: Questa insieme ad altre notiziemio grazioso signore; poiché notizie ancor più sfavorevoli e sgradite vennero dal norded eccone il tenore: il giorno della Santa Croceil prode Hotspuril giovane Enrico Percye il valoroso Archibaldoquello scozzese di sì provato coraggios'incontrarono a Holmedon ove passarono un'ora di tristezza e di sanguecome dal rombo delle loro artiglierie e dall'apparente probabilità si propalò la notizia; poiché colui che ce la portò era salito a cavallo proprio nel fervore e nel rigoglio della mischia e incerta ancora pendeva la vittoria.

ENRICO: Ecco qui un amico carofedele e zelantesir Gualtiero Bluntcheappena sceso da cavallotinto d'ogni varietà di suolo tra Holmedon e questa nostra dimoraci porta notizie favorevoli e gradite. Il conte di Douglas è sconfitto; diecimila audaci scozzesi e ventidue cavalieri accatastati nel loro sangue ha visti sir Gualtiero sui piani di Holmedon; Hotspur ha fatto prigioniero Mordake conte di Fifefiglio maggiore del vinto Douglase i conti di Atholdi Murraydi Angus e Menteith. Non è questa un'onorevole spogliauna ricca predaehcugino?

WESTMORELAND: E' davvero vittoria di cui un principe può andare orgoglioso.

ENRICO: Eccodicendo questo tu mi rendi tristee mi fai commettere peccato d'invidia verso lord Northumberlandpadre di un giovane sì ricco di virtùtema delle lodi di ogni uomo d'onorela più diritta e rigogliosa pianta d'un boscoil favorito e l'orgoglio della dolce Fortunamentre ioche contemplo la sua gloriavedo la dissolutezza e il disonore macchiare la fronte del mio giovane Enrico. Ohsi potesse provare che qualche fata nottivaga ha cambiato i nostri bambini nelle culle ove essi giacevanoe chiamato il mio Percy e il suo Plantageneto! Io avrei allora il suo Enrico ed egli il mio. Ma non pensiamo più a lui. Che ditecuginodell'orgoglio di questo giovane Percy? I prigionieri da lui fatti in questo scontro li tiene per conto suo e mi manda a dire che io non avrò che Mordakeconte di Fife.

WESTMORELAND: Questi sono gl'insegnamenti di suo zioc'è sotto Worcestera voi avverso in tutti i modiil quale gli fa rizzare le penne e alzare la cresta della giovinezza contro Vostra Maestà.

ENRICO: L'ho mandato a chiamare perché mi risponda di questo. Intanto per queste ragioni bisogna che trascuriamo per ora i nostri santi disegni su Gerusalemme. Cuginomercoledì prossimo terremo consiglio a Windsor; informatene i parima voi tornate in fretta presso di noi perché c'è assai più da dire e da fare ch'io non possa spiegare adesso con lo sdegno che mi agita.

WESTMORELAND: Così faròmio sovrano.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Londra. Un appartamento del Principe

(Entrano il PRINCIPE ENRICO e FALSTAFF)

 

FALSTAFF: Di' suRigoragazzo miodi' su; a che punto siamo del giorno?

PRINCIPE: Tu hai lo spirito così balordo pel gran bere vecchio vin di Spagna e sbottonarti dopo cena e dormire sulle panche al pomeriggioche hai dimenticato di domandare ciò che veramente vuoi sapere. Che diavolo hai tu a che fare con l'ora del giorno? A meno che le ore fossero coppe di vin di Spagnai minuti capponi e gli orologi lingue di ruffianei quadranti insegne di bordelli e lo stesso almo sole una bella e calda ragazza in taffettà color fiammaio non vedo ragione perché tu debba sprecar fiato a domandare l'ora del giorno.

FALSTAFF: Bene davveroRigo; ora sì che mi ravvisipoichénoi che prendiamo le borseandiamo secondo la luna e le sette stelle e non secondo Feboquel sì bello ed errante cavaliere. E ti pregomio caro birichinoquando tu sarai re... così Dio salvi tua Grazia...

Maestàdovrei direperché di grazia non ne avrai nessuna...

PRINCIPE: Che! nessuna?

FALSTAFF: Noin fede mia; neanche quella che serve da prologo a un uovo col burro.

PRINCIPE: E allora? avantial sodoal sodo!

FALSTAFF: Per la Verginedunquecaro birichinoquando tu sarai renon permettere che noii cavalieri della nottesi sia chiamati rubacuori del giorno. Fa' che siamo le guardie forestali di Dianai gentiluomini dell'ombrai favoriti della lunae che la gente dica che noi siamo uomini di buon governoessendo governaticome il maredalla nostra nobile e casta signorala lunasotto la cui faccia noi... rubiamo.

PRINCIPE: Tu dici bene e il ragionamento torna bene; poiché la fortuna di noialtriche siamo gli uomini della lunaha il suo flusso e riflusso come il mareessendo governatacome il maredalla luna. Ed eccone la prova: una borsa d'oro strappata via risolutissimamente la notte di lunedì e dissolutissimamente spesa il martedì mattina:

pretesa al bercio di: "Metti giù!" e spesa al grido di: "Porta qua!"; ora in magra bassa come il piede della scalaora in piena alta come la cima della forca.

FALSTAFF: Perdio! Tu dici il veroragazzo. E non è la mia ostessa della taverna una dolcissima fanciulla?

PRINCIPE: Come il miele d'Iblamio vecchio pataffione. E non è una casacca di pelle di bufalo un dolcissimo vestitoun vestito dicon... fino?

FALSTAFF: Come sarebbe a diremattacchione? Ricominci co' tuoi frizzi e i tuoi equivoci? Che diamine c'entro io con una casacca di pelle di bufalo?

PRINCIPE: E che canchero c'entro io con l'ostessa?

FALSTAFF: Be'tu l'hai chiamata a fare i conti assai più di una volta.

PRINCIPE: Ho mai chiamato te a sborsare la tua parte?

FALSTAFF: Norendo onore al merito; lì tu hai sborsato sempre tutto.

PRINCIPE: Lì e altrovefin dove è arrivato il mio conio; e dove non è arrivatoho usato del mio credito.

FALSTAFF: Sìe tanto l'hai usato che se non apparisse che tu sei l'erede apparente... Ma dimmidolce birichinosi rizzeranno ancora forche in Inghilterra quando tu sarai re? E l'ardire sarà semprecome orafrustrato dal morso arrugginito di quella vecchia befana di mamma Legge? Quando sarai re non appiccare un ladro.

PRINCIPE: Nol'appiccherai tu.

FALSTAFF: Io? Magnifica! Perdiosarò un bel giudice.

PRINCIPE: Giudichi già a rovescio: voglio dire che toccherà a te d'appiccare i ladri; diverrai così un eccellente boia.

FALSTAFF: BeneRighettobenee fino a un certo segno questo mestiere mi garberebbequanto quello di stare a fare anticamera a cortete lo assicuro.

PRINCIPE: Per ottener che effetti?

FALSTAFF: Giàper ottenere effetti di vestiariodei quali il boia non ha difetto in guardaroba. Sanguediddiomi sento malinconico come un vecchio gatto o un orso strapazzato.

PRINCIPE: O un vecchio leoneo il liuto d'un amante.

FALSTAFF: Sìo il basso d'una cornamusa della contea di Lincoln.

PRINCIPE: Che diresti se ti chiamassi melanconico come una lepre o il pantano di Moor-ditch?

FALSTAFF: Tu tiri fuori i più disgustosi paragoni e sei davvero il più metaforicoil più briccone e... il più dolce dei principini. MaRighettoti prego; non mi infastidire più con queste vanità. Volesse Iddio che tu ed io sapessimo dove comprare una provvista di buon nome.

Un vecchio lord del Consiglio mi ha redarguito l'altro giorno nella strada per cagione vostramesserema non gli ho dato retta: eppure parlava molto saggiamentema non gli ho porto attenzione: eppure parlava saggiamentee per di più in piazza.

PRINCIPE: Hai fatto bene: perché la saggezza fa sentire la sua voce per le piazzee niuno vi porge attenzione.

FALSTAFF: Ohtu fai un uso sacrilego dei testie saresti capace di corrompere un santo. Tu mi hai fatto molto maleRigoche Dio ti perdoni per questo. Prima di conoscertiRigoio non sapevo nulla di nulla ed ora sonose devo dir la veritàpoco meglio di uno dei malvagi. Bisogna che io abbandoni questa vitae l'abbandonerò; per Iddiose non lo facciosono un furfante. Non voglio dannarmi neanche per tutti i figli di re della Cristianità.

PRINCIPE: Dove prenderemo una borsa domaniGianni?

FALSTAFF: Pel sangue di Diodove tu vuoiragazzo mio. Io sarò dei vostri. Se non lo fossichiamatemi furfante e schernitemi.

PRINCIPE: Vedo in te un gran miglioramento di vita: dal pregare al predare.

 

(Entra POINS a qualche distanza)

 

FALSTAFF: VediRigoè la mia vocazionee un uomo non fa peccato a lavorare secondo la sua vocazione. Poins! Ora sapremo se Gadshill ha teso qualche rete. Ohse gli uomini si dovessero salvare soltanto per loro meritoqual buco nell'inferno sarebbe abbastanza ardente per lui? Egli è il più arcipotente briccone che mai gridasse "alto là" a un galantuomo.

 

PRINCIPE: Buon giornoEdoardo.

POINS: Buon giornoRigo. Che dice messer Rimorso? Che dice sir Giovanni Contrito... di zucchero con vino di Spagna? Cosa avete combinato tu e il diavolo riguardo alla tua anima che gli vendesti l'ultimo Venerdì Santo per una coppa di Madera e una coscia di cappone freddo?

PRINCIPE: Sir Giovanni mantiene la sua parolail diavolo avrà ciò che fu pattuito. Poiché eoli non ha mai fatto finora mentire un proverbiodarà al diavolo ciò che gli spetta.

POINS: Allora tu sarai dannato per aver tenuto parola al diavolo.

PRINCIPE: Altrimenti sarebbe stato dannato per aver messo in mezzo il diavolo.

POINS: Maragazzi mieiragazzi mieidomattina alle quattroa Gadshill. Ci saranno dei pellegrini che vanno a Canterbury con ricche offertee dei mercanti che cavalcano verso Londra con le borse rotonde; io ho maschere per tutti; voi avete i cavalli per voi.

Gadshill dorme stanotte a Rochester e io ho ordinato una cena per domani sera a Eastcheap: potremo fare il colpo sicuri come se dormissimo nei nostri letti. Se volete andare io riempirò le vostre borse di corone; se non voleterestate a casa e fatevi impiccare.

FALSTAFF: AscoltateDoardose resto a casa e non vovi manderò a far impiccare per esserci andati.

POINS: Davveropappagorgia?

FALSTAFF: Rigosarai dei nostri?

PRINCIPE: Chi? Io rubare! Io un ladro! Io noin fede mia.

FALSTAFF: Non c'è onestàné virilitàné buona solidarietà in tené sei reale di sangue se non osi andar per le spicciole per dieci scellini.

PRINCIPE: Bene dunqueper una volta in vita mia commetterò una follia.

FALSTAFF: Eccoben detto.

PRINCIPE: Ma noavvenga che puòresterò a casa FALSTAFF: Per Iddioio sarò dunque un traditore quando tu sarai re.

PRINCIPE: Non me ne importa.

POINS: Sir Giovanniti pregolasciami solo col principe; gli dirò tali ragioni per quest'avventurach'egli verrà.

FALSTAFF: Che Dio dunque dia a te lo spirito di persuasione e a lui gli orecchi dell'avvantaggiamentoaffinché ciò che tu dici commuova e ciò ch'egli ode possa esser credutoonde il principe legittimo diventiper divertimentoun falso ladropoiché queste povere scappatelletutte quelle che i nostri tempi ci lascian farehan bisogno di protezione. Addio: mi troverete a Eastcheap.

PRINCIPE: Addioseconda primavera! Addio estate di San Martino!

 

(Falstaff esce)

 

POINS: Oramio buon principedolce come il mielecavalcate con noi domani: ho da fare uno scherzo e da solo non mi riesce di farlo.

FalstaffBardolfoPeto e Gadshill deruberanno quegli uomini ai quali noi abbiamo già teso la trappola; voi ed io non ci troveremo sul luogoma quando essi avranno il bottinose voi ed io non lo ruberemo lorotagliatemi questa testa dalle spalle.

PRINCIPE: Ma come faremo a separarci da loro sul partire?

POINS:. Ecconoi partiremo prima o dopo di loro e daremo ad essi un appuntamento al quale dipende da noi di mancare; allora essi si avventureranno soli all'impresa e appena l'avranno compiuta noi piomberemo loro addosso.

PRINCIPE: Giàma è probabile che essi conoscano che siam noi dai nostri cavallidagli abiti e dagli altri fornimenti.

POINS: Ma che! I nostri cavalli non li vedranno; li legherò nel bosco e dopo che li avremo lasciati cambieremo le maschere; e signorinoho certe cappe di bucherame fatte apposta per mascherare i nostri abiti a loro ben conosciuti.

PRINCIPE: Giàma dubito non siano troppo forti per noi.

POINS: Eccodue di loro li conosco per i più genuini codardi che mai voltassero il dorsoe quanto al terzos'egli si batte più che non ne veda ragionerinunzio per sempre al mestiere delle armi. Il bello di questo scherzo saranno le incommensurabili bugie che questo stesso grasso briccone ci racconterà quando c'incontreremo a cena: come si sia battuto contro trenta almenoquali paratequali colpiquali rischi abbia dovuto sosteneree nella confutazione delle sue menzogne starà il divertimento.

PRINCIPE: Benissimoverrò con te: provvedi tutte le cose necessarie e vienmi a trovare domani sera a Eastcheap; io cenerò là. Addio.

POINS: Addiomio signore.

 

(Esce)

 

PRINCIPE: Vi conosco tuttie pel momento voglio assecondare lo sfrenato umore del vostro ozio. In questo imiterò il soleche permette alle nubi basse e malefiche di velare la sua bellezza al mondo affinchéquando gli piacerà di esser di nuovo lui medesimoessendosi fatto desiderarepossa venir ammirato ancor piùquando romperà attraverso le impure e brutte masse di vaporiche parevano soffocarlo. Se tutto l'anno fosse di giorni festividivertirsi sarebbe noioso quanto lavorarema quando essi vengono di radocapitano desideratiché nulla piace più delle cose rare. Così quand'io mi leverò di dosso questa vita di scapestrato e pagherò il debito che mai avevo promesso di pagaree manterrò più di quello che non promisidi altrettanto sorpasserò l'aspettazione della genteecome un brillante metallo sopra un terreno brunola mia conversionescintillando sui miei falli trascorsisembrerà più meritevole e attirerà più sguardi del meritoche non ha alcuno specchietto che lo faccia risaltare. Io trasgrediròper farmi della trasgressione un'artee quando la gente meno vi pensariparerò il tempo perduto.

 

 

 

SCENA TERZA - Londra. Una stanza del Palazzo

(Entrano ENRICO QUARTONORTHUMBERLANDWORCESTERHOTSPURSIR GUALTIERO BLUNT ed altri)

 

ENRICO: Il mio sangue è stato troppo freddo e calmoincapace di fremere a questi affronti: e voi ve ne siete accortie quindi calpestate la mia pazienza: ma siate certi che d'ora innanzi sarò piuttosto il regale me stessopossente e formidabileche non quale mi vorrebbe il mio temperamentoche è stato tranquillo come l'oliomolle come tenere piumee per questo ha perduto quel titolo al rispettoche un'anima altera non porta mai che ad un'altr'anima altera.

WORCESTER: La nostra casamio sovranonon merita che le si usi contro la verga della potenza; di quella stessa potenza che le nostre mani hanno aiutato a rendere così imponente.

NORTHUMBERLAND: Signore...

ENRICO: Worcestervattenech'io vedo nel tuo occhio la minaccia e la disobbedienza. Oh messereil vostro contegno è troppo audace ed imperioso e la maestà di re non poté mai finora tollerare l'irato baluardo della fronte di un suddito. Voi avete ampio permesso di lasciarci; se ci occorrerà la vostra opera e il vostro consigliovi faremo chiamare. (Worcester esce. A Northumberland) Stavate per parlare?

NORTHUMBERLAND: Simio buon signore. Quei prigionieri domandati in nome di Vostra Altezza e che furon presi da Arrigo Percyqui presentea Holmedonnon vennerocom'egli assicuranegati in modo sì reciso come è stato riferito a Vostra Maestà. L'invidiao l'erroreson dunque colpevoli di questo fallo e non mio figlio.

HOTSPUR: Mio sovranoio non negai affatto i prigionierima ricordo chefinita la battagliamentre arso dal furore e dalla estrema faticaansante e sfinito me ne stavo appoggiato sulla spadavenne lì un certo paritutto lindoleggiadramente vestitofresco come uno sposocol mento raso di recente che pareva un campo di stoppie dopo la mietitura; era profumato come un mercante di modee teneva tra il pollice e l'indice una scatoletta di aromiche di quando in quando avvicinava al naso e poi la ritirava; del che il nasoadiratoquando ve l'avvicinava ancorasoffiava; e non faceva che sorridere e ciarlaree mentre i soldati passavano da presso portando i mortiegli li chiamava manigoldi ignorantimaleducatia portare a quel modo un cadavere sconcio e bruttotra il vento e la sua nobiltà. In termini fioriti e da signora m'interpellò e tra l'altro mi chiese i miei prigionieri in nome di Vostra Maestà. Io alloratutto dolorante per le ferite che s'eran freddateseccato da questo pappagalloper la pena e l'impazienza gli risposi distrattamentenon ricordo che...

che li avrebbe e non li avrebbe; ché mi veniva la smania a vederlo scintillante di eleganze e sì soavemente profumatociarlare come una dama d'onoredi cannoni e di tamburi e di ferite - che Dio gli perdoni! - e dirmi che il rimedio più sovrano del mondo per una conclusione interna era lo spermacetie ch'era gran peccatoproprio cosìche si scavasse lo scellerato salnitro dalle viscere della terra innocente per distruggere così vilmente tanti bei giovani gagliardi; e che se non fosse stato per quei vili cannonilui stesso si sarebbe fatto soldato. A queste sue ciarle futili e sconnesseio risposimio signorevagamente come già vi dissi; e vi supplico affinché il suo rapporto non sia accettato come accusa e s'interponga tra la mia devozione e la Vostra Maestà.

BLUNT: Tenuto conto delle circostanzemio buon signorequalunque cosa Arrigo Percy abbia detto allora a un simile individuo e in simile luogo e momentocon tutto il resto che vi è stato riferitopuò ragionevolmente esser lasciato caderee mai più sorgere a suo danno ed essergli ritorto contro come accusaquello che egli ha detto allorapurché lo disdica ora.

ENRICO: Sìma intanto egli rifiuta i prigionieri a meno che noia nostre spesenon riscattiamo subito suo cognatoquello sciocco di Mortimerchesull'anima miaha deliberatamente tradito la vita di coloro che condusse a battaglia contro quel gran magoquel dannato di Glendowerla cui figliaa quanto si diceha di recente sposato il conte di March. Dovremo dunque vuotare i nostri scrigni per ricondurre a casa un traditore? Dovremo pagare il tradimento? E venire a patti con dei codardiche si son perduti e condannati da sé? Noche muoia di fame sulle sterili montagne; ché mai terrò in conto d'amico quell'uomola cui lingua mi chiederà di spendere un soldo per ricondurre a casa il ribelle Mortimer.

HOTSPUR: Il ribelle Mortimer! Egli mai non passò al nemicomio sovranoche per le vicende della guerra. A provare tale verità non occorre che una voce per tutte quelle feritequelle ferite spalancatech'egli ricevette da valoroso quando sulla sponda cannosa della dolce Severnpassò quasi un'ora in singolar tenzone a corpo a corpo a gareggiar d'audacia col gran Glendower. Tre volte ripreser lenae tre volte di mutuo accordo bevvero le acque della Severn veloce chespaventata dai loro sguardi sanguinosicorse piena di timore tra le tremanti canne a nascondere il capo ricciuto nella cava spondatinta del sangue di quei valorosi combattenti. L'astuzia sfrontata e corrotta non colorò mai le sue macchinazioni di sì mortali feritené il nobile Mortimer avrebbe potuto riceverne tante e sì volentieri: non sia dunque calunniato con l'accusa di ribelle.

ENRICO: Tu menti su di luiPercymenti su di lui! Egli non ha mai tenuto testa a Glendower. Ti assicuro che avrebbe piuttosto osato affrontare il diavolo da soloche aver per avversario Owen Glendower.

Non hai vergogna? Mamessereche d'ora innanzi non vi senta più parlare di Mortimer. Mandatemi i vostri prigionieri con la maggiore speditezzao avrete da me un messaggio che v'increscerà. Monsignore di Northumberlandvi autorizziamo a partire con vostro figlio.

Mandateci i vostri prigionieri o ne sentirete delle belle.

 

(Escono Enrico QuartoBlunt e il Seguito)

 

HOTSPUR: E se il diavolo venisse ruggendo a chiedermeliio non li manderei. Voglio raggiungerlo sul momento e dirglielo: voglio sollevarmi il cuore foss'anche a rischio della testa.

NORTHUMBERLAND: Che! Ebbro di collera? Fermateviaspettate un momento: eccoviene vostro zio.

 

(Rientra WORCESTER)

 

HOTSPUR: Parlare di Mortimer! Perdio! ne parlerò e che la mia anima non trovi misericordias'io non faccio causa comune con lui. Sìper lui vuoterò tutte queste vene e verserò il mio sangue prezioso goccia a goccia nella polverema solleverò il calpestato Mortimer tanto alto nell'aria quanto questo re sconoscentequesto ingrato e cancheroso Bolingbroke.

NORTHUMBERLAND (a Worcester): Fratelloil re ha fatto diventar pazzo vostro nipote.

WORCESTER: Chi ha provocato quest'eccitazione dopo che io ero partito?

HOTSPUR: Egli vuolenientemenotutti i miei prigionierie quand'io ho insistito di nuovo pel riscatto del fratello di mia mogliela sua guancia si è fatta pallida e mi ha guardato con occhio micidialetremando al solo nome di Mortimer.

WORCESTER: Non posso biasimarlo: non fu questi proclamato dal morto Riccardo il più prossimo parente?

NORTHUMBERLAND: Così fuudii io stesso la proclamazione: e fu allora che l'infelice re - Dio ci perdoni la parte che avemmo nelle sue sventure - partì per la spedizione d'Irlanda da doveimpeditoritornò per esser deposto e poco dopo assassinato.

WORCESTER: E per la sua morte noi viviamonell'ampia bocca del mondocalunniati e vilipesi.

HOTSPUR: Mapianovi prego: proclamò allora re Riccardo mio fratello Edmondo Mortimer erede alla corona?

NORTHUMBERLAND: Così fece; io stesso lo udii.

HOTSPUR: Non posso allora biasimare il re suo cuginoper aver desiderato ch'egli morisse di fame sulle sterili montagne. Ma è possibile che voiche metteste la corona sul capo di quest'uomo ingratoe che per causa sua portate l'odiosa macchia di una complicità assassinaè mai possibile che sopportiate un mondo di maledizioni per far da suoi agentida vili mandatarida capestroda scala o anche da boia? Ohperdonatemise io scendo sì in basso per mostrarvi in quale rango e condizione vi trovate sotto questo astuto re. Patirete voi che si dicaoh vergogna! ai nostri giovani e si racconti nelle cronache futureche uomini della vostra nobiltà e potenza s'impegnarono entrambi per una causa ingiusta - come voi due avete fattoche Dio vi perdoni - abbattendo Riccardobella rosa graziosaper piantare questo spinoquesta rosa canina di Bolingbroke? E si dirà a vostra maggior vergogna che voi siete schernitimessi in dispartescrollati via da colui pel quale patiste queste vergogne? Nov'è ancor tempo perché possiate redimere il vostro onore offuscato e ritornare nella buona opinione del mondo.

Vendicatevi del beffardo e sdegnoso disprezzo di questo re superboche studia notte e dì per ricambiare i debiti che ha con voi fin col sanguinoso pagamento della vostra morte. Io dicodunque...

WORCESTER: Pacecuginonon dite altro. Vi aprirò ora un segreto libroe alle vostre menti scontentepronte alle più audaci concezionileggerò cose profonde e pericolosepiene di rischioe di spirito sì avventuroso quanto ne occorre a traversare un alto mugghiante torrente sull'incerto sostegno dell'asta di una lancia.

HOTSPUR: Se ci si cade dentrobuona notte! O affondare o nuotare.

Venga pure il pericolo da oriente a occidente; l'onore gli andrà incontro da nord a sud e verranno alle prese. Ohil sangue bolle di più a dar la caccia a un leone che a levare una lepre.

NORTHUMBERLAND: La visione di una grande impresa lo spinge oltre i limiti della moderazione.

HOTSPUR: Pel cielo! Mi sembrerebbe un salto da nulla quello di strappare il fulgido onore alla luna dal viso pallidoo di tuffarsi nel profondo del marelà dove lo scandaglio non poté mai toccar terrae tirar su per le chiome l'onore annegatose quegli che lo salvasse di là potesse portarsenza rivali tutta la sua gloria. Ma finiamola con queste meschine compartecipazioni!

WORCESTER: Egli immagina un mondo di fantasmi ma non la forma di ciò che dovrebbe perseguire. Buon cuginodatemi ascolto per un momento.

HOTSPUR: Vi domando perdono.

WORCESTER: Quegli stessi nobili scozzesi che sono vostri prigionieri...

HOTSPUR: Li terrò tutti. Per Iddio! Egli non avrà uno solo di quegli scozzesi. Nodovesse uno scozzese salvargli l'animaegli non l'avrà.

Li terròlo giuro per questa mano.

WORCESTER: Voi divagate e non volete dare ascolto alle mie proposte:

quei prigionieri li riterrete.

HOTSPUR: Giàli riterròquesto è chiaro. Egli ha detto che non voleva riscattare Mortimer; ha proibito alla mia lingua di parlare di Mortimerma io lo coglierò quando dorme e gli griderò all'orecchio:

"Mortimer!". Anzifarò insegnare a uno storno a non dir altro che "Mortimer" e glielo darò affinché la sua collera sia sempre in movimento.

WORCESTER: Ascoltatecuginouna parola.

HOTSPUR: Io rinunzio qui solamente a ogni altra occupazione se non quella di irritare e tormentare questo Bolingbroke; e quanto a quello spadaccino del principe di Gallesse non pensassi che suo padre non lo ama e che sarebbe contento gli accadesse qualche disgrazialo farei avvelenare con un bicchiere di birra.

WORCESTER: Addio nipote; vi riparlerò quando sarete meglio disposto a starmi a sentire.

NORTHUMBERLAND: Ma che sciocco impaziente seiinvelenito come se una vespa ti avesse puntoda prorompere in questo umore donnesco legando il tuo orecchio a non altra lingua che la tua?

HOTSPUR: Eccovedeteio son frustato e flagellato con verghesferzato con ortichepunto da formiconiquando sento parlare di quel vile politicastro di Bolingbroke. Al tempo di Riccardo... come si chiama quel luogo? che gli venga il cànchero... è nella contea di Gloucester; è dove dimorava quel pazzo del duca suo ziosuo zio York; dove io per la prima volta resi omaggio a questo re dei sorrisia questo Bolingbrokeperdio! quando voi e lui tornaste da Ravenspurgh.

NORTHUMBERLAND: Al castello di Berkeley.

HOTSPUR: Appunto. Ah! quante inzuccherate cortesie non mi prodigò allora quel cane strisciante! Vedete: "quando la sua fortuna pargoletta sarebbe divenuta adulta"e "gentile Arrigo Percy"e "cortese cugino"; che il diavolo si porti simili impostori!... Dio mi perdoni; buono ziodite quel che avete a direch'io ho finito.

WORCESTER: Nose non avete finitoseguitate pure: noi staremo qui ad aspettare i vostri comodi.

HOTSPUR: Ho finito in verità.

WORCESTER: Allora torniamo ancora una volta ai vostri prigionieri scozzesi. Liberateli subito senza riscatto e fate del figlio di Douglas il vostro unico agente per radunare truppe in Scoziale qualiper varie ragioni che vi farò sapere per iscrittosaranno facilmente accordatesiatene sicuro. (A Northumberland) Voimio signorementre vostro figlio è così occupato in Scoziavi insinuerete segretamente nel cuore di quel nobile prelatoil nostro bene amato arcivescovo.

HOTSPUR: Di Yorknon è vero?

WORCESTER: Appunto. Egli è crucciato ancora per la morte di suo fratello lord Scroop a Bristol. Non dico questo come supposizione di ciò che penso potrebbe esserema di cosa che so è già stata ruminatatramata e sistematae che attende soltanto di poter vedere il volto dell'occasione che la favorisce.

HOTSPUR: L'ho subodoratoe per l'anima miatutto andrà bene.

NORTHUMBERLAND: Tu lasci sempre andare i cani prima che la selvaggina sia levata.

HOTSPUR: Perbacco! Non può che essere un eccellente progetto; e poi le forze di Scozia e di York... si uniranno a Mortimereh?

WORCESTER: Così avverrà.

HOTSPUR: In fede miaè stato ottimamente combinato.

WORCESTER: Né lieve è il motivo che ci spinge in tutta fretta a salvare i nostri capi capeggiando un esercito; chéper quanto ci comportassimo con prudenzail re si considererà sempre come nostro debitore e penserà che noi ci crediamo mal pagati finché egli non trovi il momento di saldare il conto con usura. E vedete com'egli comincia già a straniarci dalle sue buone grazie.

HOTSPUR: Proprio cosìproprio così; ci vendicheremo di lui.

WORCESTER: Cuginoaddio: non andate più oltre in questo affare di quello ch'io v'indicherò per lettera. Quando il tempo sarà maturoil che avverrà prestoandrò segretamente da Glendower e da lord Mortimer e là farò in modo che voi e Douglas. e insieme le nostre forzeci incontreremo felicemente portando nelle nostre braccia vigorose le nostre fortune che oggi invece teniamo con tanta incertezza.

NORTHUMBERLAND: Addiobuon fratello: confido che riusciremo.

HOTSPUR: Zioaddio. Ohsian brevi le ore finché giunga l'istante in cui il tumulto dei campi di battagliail fragore dei colpi e i gemiti faccian eco plaudendo al nostro spasso!

 

(Escono)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - Rochester. Il cortile di un albergo

(Entra un Vetturale con una lanterna in mano)

 

PRIMO VETTURALE: Olàeh! Se non sono le quattro del mattinovuo' essere impiccato! Il carro di Boote è sopra al camino nuovo e il nostro cavallo non è ancora caricato. Olàstalliere!

STALLIERE (di dentro): Vengovengo.

PRIMO VETTURALE: Ti pregoMasobatti la sella di Codimozzometti dei fiocchi di lana nella punta; la povera bestia è scorticata sul garrese oltre ogni misura.

 

(Entra un altro Vetturale)

 

SECONDO VETTURALE: Qui i piselli e le fave sono fradici come un cane; questo è il mezzo più spiccio per far venire i vermi ai poveri cavalli. Questa casa è tutta sottosopra dacché è morto lo stalliere Berto.

PRIMO VETTURALE: Povero diavolo! Non ebbe più un momento d'allegria dacché il prezzo dell'avena aumentò; fu la sua morte

SECONDO VETTURALE: Credo chequanto a pulciquesta sia la più lurida casa su tutta la strada di Londra. Sono punzecchiato come una tinca.

PRIMO VETTURALE: Come una tinca? Per la messa! Non c'è mai stato re nella cristianità che sia stato morso meglio di medacché ha cantato il gallo.

SECONDO VETTURALE: Ecco quanon ci danno mai un pitale e allora noi pisciamo nel caminoe l'orina genera pulci come un ghiozzo.

PRIMO VETTURALE: Olàstalliere! Vieni qua! E che tu possa essere impiccato! Vieni qua!

SECONDO VETTURALE: Ho un prosciutto e due radiche di zenzero che devo consegnare a Charing Cross.

PRIMO VETTURALE: Corpo di Dio! I tacchini nel mio paniere son proprio morti di fame. Olàstalliere! Che ti colga la peste! Non hai mai occhi in testa? Non ci senti? Se romperti la zucca non è una buona azione come bere un bicchieresono proprio un briccone. Vienipossa tu morire impiccato! Non c'è coscienza in te?

 

(Entra GADSHILL)

 

GADSHILL: Buon giornovetturali. Che ore sono?

PRIMO VETTURALE: Credo sian le due.

GADSHILL: Ti pregoprestami la tua lanterna per vedere il mio castrato nella stalla.

PRIMO VETTURALE: Nopianovi prego: so in verità una gherminella che ne val due di queste.

GADSHILL: Ti pregoprestami la tua.

SECONDO VETTURALE: Sìproprioe quando? me lo sai dire? prestami la tua lanternafa lui... per la Madonna! Prima ti voglio vedere impiccato.

GADSHILL: O sor vetturale! A che ora pensi d'arrivare a Londra?

SECONDO VETTURALE: Abbastanza in tempo per andare a letto al lume di candelate lo garantisco. Vienivicino Mugschiameremo i signori:

essi voglion viaggiare in compagnia perché hanno gran bagaglio.

 

(Escono i Vetturali)

 

GADSHILL: Olàeh! cameriere!

CAMERIERE (di dentro): Pronto! disse il borsaiolo.

GADSHILL: Che torna a dire: prontodisse il cameriere: poiché tanto poco tu differisci dal borsaioloquanto chi dirige da chi lavora. Sei tu che tendi la rete.

 

(Entra il Cameriere)

 

CAMERIERE: Buon giornopadron Gadshill. Va bene quello che vi dissi ieri sera: c'è un piccolo proprietario della campagna di Kent che ha portato seco trecento marchi d'oro. Sentii che lo diceva a uno della brigata ieri sera a cenaa una specie di ufficiale del tesoro; che ha pure grande abbondanza di bagagliDio sa cosa. Sono già alzati e chiedono uova e burro; se ne andranno tra poco GADSHILL: Comparese non s'incontrano coi valletti di San Nicolati darò questa testa.

CAMERIERE: Nonon la voglio; ti pregotienla pel boiaperché so che adori San Nicola con tanta devozione quanta può averne un uomo senza fede.

GADSHILL: Che mi parli tu di boia? Se io sono appiccatofaremo un grasso paio sulle forcheperché se sono appiccato ioil vecchio sir Giovanni lo sarà come me e tu sai ch'egli non è davvero rifinito. Va' là! Ci son degli altri troiani che tu non sogneresti neppurei qualiper spassoson contenti di fare onore alla nostra professionee se si volesse veder troppo a fondo nelle nostre faccendemetterebbero tutto a posto per amor del loro buon nome. Io non sono associato con miserabili girovaghicon grassatori da quattro soldi armati di perticané con quei pazzi e paonazzi mustacchiati tracannatori di cervogiama con la nobiltà e con la serenitàcon borgomastri e pezzi grossigente che sa l'affar suo e che è più pronta a colpire che a parlaree a parlare più presto che a beree a bere più presto che a pregare: eppuresanguediddioio mentiscopoiché essi pregano continuamente il loro santola borsa del pubblicoo piuttosto non la preganoma la depredano; ché vi cavalcan sopra per lungo e per largo e sene fanno borzacchini.

CAMERIERE: Che! Fanno borzacchini con la borsa del pubblico? E resisterà essa all'acqua per una brutta strada?

GADSHILL: Eccome! La giustizia l'ha ingrassata. Noi rubiamo come se fossimo dentro una botte di ferroperfettamente sicuri; abbiamo la ricetta dei semi di felci... camminiamo invisibili.

CAMERIERE: In fede miacredo che dobbiate piuttosto ringraziare la notte che il seme delle felcise camminate invisibili.

GADSHILL: Dammi la mano: tu avrai parte del nostro acquistoquant'è vero che sono un uomo onesto.

CAMERIERE: Dammela piuttosto in quanto sei un farabutto ladro.

GADSHILL: Va' là! "homo" è un nome comune a tutti gli uomini. Di' allo stalliere di portar fuori dalla stalla il mio castrato. Addiosozzo ribaldo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - La strada presso Gadshill

(Entrano il PRINCIPE ENRICO e POINS)

 

POINS: Venitenascondiamocinascondiamoci: ho portato via il cavallo di Falstaff ed egli si logora come il velluto gommato.

PRINCIPE: Tienti nascosto.

 

(Entra FALSTAFF)

 

FALSTAFF: Poins! Poins! ti possano impiccare! Poins!

PRINCIPE (avanzando): Silenziobirbante dagli arnioni lardosi! Cosa vai sbraitando?

FALSTAFF: Dov'e PoinsRigo?

PRINCIPE: E' andato su in cima al colle: andrò a cercarlo.

 

(Fa finta di cercare Poins)

 

FALSTAFF: Io son maledetto perché rubo in compagnia di quel ladro. Il briccone ha portato via il mio cavallo e lo ha legato non so dove. Se devo camminare ancora quattro piedi precisimisurati con la squadranon avrò più fiato. Ecconon dubito di morire d'una bella mortedopo tuttose sfuggo alla forca per aver ucciso quel furfante. Son vent'anni che tutte le ore giuro di abbandonare la sua compagniaeppure eccomi qui ammaliato dalla compagnia di questo furfante Se il briccone non mi ha dato qualche pozione per farsi amare da me vuo' essere impiccato. Non può essere diversamente: io ho bevuto qualche pozione. Poins! Rigo!

Che la peste vi colga tutti e due! Bardolfo! Peto! Voglio morir di fame se faccio un passo di più per rubare. Se diventare un galantuomo e piantare questi furfanti non è un'azione buona quanto bere un bicchier di vinoio mi riconosco per il più gran mariolo che abbia mai masticato con un dente. Otto metri di terreno malpari fan per me come settanta miglia a piedie quei birbanti dal cuore di pietra lo sanno bene. Accidenti a tutto! Quando i ladri non sanno essere fedeli l'uno all'altro! (Fischiano) Che vi prenda la peste a tutti! Datemi il mio cavallofurfantie che v'impicchino!

PRINCIPE (venendo avanti): Silenziopancione! Sdraiati giùmetti l'orecchio a terrae ascolta se senti il passo di viaggiatori.

FALSTAFF: Avete delle leve per rialzarmi quando sarò giù? Pel sangue d'Iddionon porterò più la mia carne così lontana a piediper tutto il denaro che è nelle casse di tuo padre. Che canchero vi piglia di uccellarmi così?

PRINCIPE: Tu menti; tu non sei uccellato; sei scavalcato.

FALSTAFF: Ti pregobuon principe Righettoaiutami a ritrovare il mio cavallobuon figlio di re!

PRINCIPE: Ma va' viabriccone! Sono forse il tuo stalliere?

FALSTAFF: Va'appiccati con le tue giarrettiere di erede presuntivo!

Se son presovi farò la spia. Se non farò fare delle ballate su tutti voicantate su arie da triviovuo' che un bicchier di vin di Spagna mi sia di veleno. Quando uno scherzo è così spintoe a piedi per di piùio lo detesto.

 

(Entra GADSHILLcon BARDOLFO e PETO)

 

GADSHILL: Fermo là!

FALSTAFF: Così faccio mio malgrado.

POINS:. Oh! ecco il nostro palo; conosco la sua voce.

BARDOLFO: Che notizie?

GADSHILL: Imbacuccateviimbacuccatevimettetevi le maschere: c'e denaro del re che scende dalla collina; va alle casse del re.

FALSTAFF: Mentifurfanteva alla taverna del re.

GADSHILL: Ce n'è abbastanza per tutti.

FALSTAFF: Giàdi forche.

PRINCIPE: Messerivoi quattro li affronterete nello stretto sentieroEdoardo Poins ed io andremo più in giù; se sfuggono al vostro attacco s'imbatteranno in noi.

PETO: Quanti sono?

GADSHILL: Circa otto o dieci.

FALSTAFF: Perdio! Non ruberanno essi a noi?

PRINCIPE: Che! Sareste un codardoser Giovanni Pancia?

FALSTAFF: In veritànon sono Giovanni di Gandvostro nonnoma però non sono un codardoRigo.

PRINCIPE: Benelo vedremo alla prova.

POINS: Compare Gianniil tuo cavallo è dietro la siepe; quando ne avrai bisogno lo troverai là. Addio e tieni fermo.

FALSTAFF: Ohpoterlo picchiaredovessi essere appiccato.

PRINCIPE (a parte a Poins): Neddove sono i nostri travestimenti?

POINS:. Qui vicino: seguitemi.

 

(Escono il Principe e Poins)

 

FALSTAFF: Orapadroni mieibuona fortuna dico ioe ognuno badi alle sue faccende.

 

(Entrano i Viaggiatori)

 

PRIMO VIAGGIATORE: Vienicompare; il ragazzo condurrà i nostri cavalli giù dalla collina e noi ce n'andremo un po' a piedi per sgranchirci le gambe.

PRIMO LADRO: Fermi!

I VIAGGIATORI: Gesù ci benedica!

FALSTAFF: Colpite! Accoppatelitagliategli il collo a questi birbanti! Ah! vermi figli di bagasce! Bricconi ingrassati a prosciutto! Costoro ci odianonoialtri giovani; accoppateli!

Tosateli!

I VIAGGIATORI: Oh! Siamo rovinati per semprenoi e tutto quello che possediamo.

FALSTAFF: Appiccatevi! Bricconi panciuti! Siete rovinati? Nograssi marranimagari aveste qui tutti i vostri tesori! Avanticoticoni!

Avanti! E chefurfanti! I giovani devono pur campare. Voi siete grandi giuratinon è vero? Vi faremo giurar noiin fede mia.

 

(Esce Falstaff ecceteraspingendo avanti i Viaggiatori)

(Rientrano il PRINCIPE ENRICO e POINS travestiti)

 

PRINCIPE: I ladri hanno legato i galantuomini. Se tu ed io potessimo ora derubare i ladri e andarcene allegramente a Londrasarebbe argomento di conversazione per una settimanadi risate per un mesee ce ne ricorderemmo sempre come di un bello scherzo.

POINS: State nascosto: li sento venire.

 

(Rientrano i Ladri)

 

FALSTAFF: Venitepadroni mieidividiamoe poi a cavallo prima che venga giorno. Se il principe e Poins non sono due codardi matricolatinon c'è giustizia al mondo: non c'è più valore in quel Poins che in un'anatra selvatica.

PRINCIPE: Fuori il denaro!

POINS: Bricconi!

 

(Mentre stanno dividendoil Principe e Poins saltano loro addosso.

Scappano tuttie Falstaffdopo aver scambiato un colpo o duefugge anche lui abbandonando il bottino)

 

PRINCIPE: Preso con molta facilità. Ora saltiamo allegramente a cavallo; i ladri sono dispersi e così presi da paura che non osano incontrarsi l'un l'altro; ognuno prende il compagno per un ufficiale.

Andiamobuon Edoardo. Falstaff suda a morte e ingrassa la terra sterile mentre cammina. Se non mi facesse ridere lo compiangerei.

POINS: Come ruggiva il furfante!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Il Castello di Warkworth

(Entra HOTSPURleggendo una lettera)

 

HOTSPUR: "Maper parte miamio signorepotrei esser ben contento di trovarmi làconsiderata l'affezione che porto alla vostra casa". Egli sarebbe contento... e perché dunque non lo è? Per l'affezione che porta alla nostra casa: in questo mostra ch'egli ama di più il suo granaio che la nostra casa. Leggiamo ancora: "L'impresa che avete cominciata è pericolosa..."; eccoquesto è certo: è pericoloso prendere un'infreddaturadormirebere; ma ti diròsignor mio scioccoda quel cespo d'orticail pericolonoi cogliamo quel fiorela sicurezza. "L'impresa che avete incominciata è pericolosa; gli amici di cui parlate sono incerti; il momento stesso è male sceltoe tutta la vostra trama troppo leggera per controbilanciare sì forte opposizione". Così la pensate voi? Così la pensate? Io vi ripeto che siete uno scempio e vile marranoe che mentite. Che scervellato è costui! Per Iddio! La nostra trama è buonaquant'altra che sia stata mai orditai nostri amici fedeli e costanti: buona tramabuoni amici e pieni di fiducia; eccellente tramaottimi amici. Che furfante dall'anima di ghiaccio è costui! Eccomonsignore di York approva la trama e il piano generale dell'azione. Pel sangue d'Iddiose avessi qui quel briccone gli spaccherei il cervello col ventaglio della sua dama! Non ci siamo mio padre mio zioio stesso? Monsignor Edmondo Mortimermonsignore di York e Owen Glendower? Non ci sono inoltre i Douglas? Non ho io le loro lettere che promettono di venirmi incontro in armi il nove del mese venturo? E alcuni di loro non sono già in marcia? Che canaglia di un pagano è dunque costui? Che pezzo d'infedele! Ah! vedrete adesso che nella sincerità della sua paura e freddezza di cuore correrà dal re e gli svelerà tutti i nostri movimenti. Oh! vorrei potermi dividere in due e darmi degli schiaffi per aver invitato un simile vaso di latte scremato a sì onorevole impresa! Lo possano impiccare! Dica pur tutto al re; noi siamo preparati. Io partirò appunto questa notte.

 

(Entra LADY PERCY)

 

Caterinadebbo lasciarvi tra due ore.

LADY PERCY: O mio buon signoreperché ve ne state così solo? Per quale offesa sono io da quindici giorni bandita dal letto del mio Enrico? Dimmidolce signorecos'è che ti toglie l'appetitol'allegria e il tuo sonno dorato? Perché chini gli occhi in terra e trasalisci sì di sovente quando sei seduto solo? Perché le tue guance han perduto la freschezza del colorito e perché abbandoni i miei tesori e i miei diritti di sposa alla cupa meditazione e alla maledetta melanconia? Nei tuoi sogni leggeri io ho vegliato presso di te e ti ho udito mormorare racconti di ferree guerredir parole di incitamento al tuo saltante corsierogridare "coraggio! al campo!". E tu hai parlato di sortitedi ritiratedi trinceedi tendedi palizzatedi difesedi parapettidi basilischidi cannonidi colubrinedi prigionieri riscattatidi soldati uccisi e di tutte le vicende di un'impetuosa battaglia. Lo spirito dentro di te è stato così in guerrae ti ha talmente agitato nel sonnoche stille di sudore sono apparse sulla tua frontecome bolle su di un torrente commosso di fresco; e sul tuo volto sono apparsi strani movimentiquali si vedono in uomini che trattengono il respiro per qualche grande improvvisa ingiunzione. Ohche presagi son questi? Qualche grave affare deve avere il mio signore per le mani ed io debbo saperloo egli non mi ama.

HOTSPUR: Olàeh!

 

(Entra un Servo)

 

Gilliams è andato col pacchetto?

SERVO: Sìmonsignoreun'ora fa.

HOTSPUR: Butler è andato a prendere quei cavalli dallo sceriffo?

SERVO: Ne ha portato unomio signoreun momento fa.

HOTSPUR: Quale cavallo? Un roano mozzorecchionon è vero?

SERVO: Sìmio signore.

HOTSPUR: Quel roano sarà il mio trono. Eccolo monterò subito: OhEspérance! Ordinate a Butler di portarlo fuori nel parco.

 

(Esce il Servo)

 

LADY PERCY: Maascoltatemimio signore.

HOTSPUR: Cosa dicimadonna?

LADY PERCY: Che cosa vi porta lontano da me?

HOTSPUR: Ma! Il mio cavalloamor mioil mio cavallo.

LADY PERCY: Viafinitelafolle babbuino! Una donnola non ha tanta irrequietezza quanta ne agita voi. Main fede miaio voglio saperevoglio sapere il vostro affareArrigolo voglio conoscere. Temo che mio fratello Mortimer si agiti per il suo titolo e vi abbia mandato a chiamare per aiutarlo nella sua impresa. Ma se voi andate...

HOTSPUR: ...fin là a piedimi stancheròamor mio.

LADY PERCY: Andiamoandiamoparrocchettorispondetemi subito alla domanda che ho fatta. In fede miati torcerò il dito mignoloArrigose tu non mi dici il vero.

HOTSPUR: Viaviabaloccona! amore? io non ti amoio non ti voglio beneCaterina: questo non è un mondo da giocar coi fantoccini e tornear con le labbra. Bisogna avere i nasi sanguinanti e gli scudi fessi e farli circolare. Dio mioil mio cavallo! Che diciCaterina?

Che vuoi da me?

LADY PERCY: Voi non mi amate? Non mi amate davvero? Va benenon mi amate dunque; se non mi amateio non amerò più me stessa. Voi non mi amate? Suditemi se parlate per ischerzo o no?

HOTSPUR: Vienivuoi vedermi salire a cavallo? Equando sarò montatogiurerò che ti amo infinitamente. Ma ascoltatemiCaterinaè necessario che d'ora innanzi non mi domandiate più dove vadoné per qual motivo. Vado dove devo andareeper concludere stasera vi debbo lasciaregentile Caterina. So che siete saggiama pure non più saggia della moglie di Arrigo Percy; siete costantema pure siete donna; per segretezza nessuna signora è più chiusa di voi: poiché io credo bene che tu non dirai quello che tu ignorie fino a questo punto io mi fiderò di tegentile Caterina.

LADY PERCY: Come! Fino a questo punto?

HOTSPUR: Non un pollice più in là. Ma ascoltatemiCaterina: dove vado ioverrete anche voi; io partirò oggivoi domani. Siete contenta di questoCaterina?

LADY PERCY: Devo esserlo per forza.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Eastcheap. La taverna della Testa di Cinghiale

(Entrano il PRINCIPE ENRICO e POINS)

 

PRINCIPE: Edoardoti pregoesci fuori da quella stanza appiccicosa e aiutami a ridere un poco.

POINS: Dove sei statoRigo?

PRINCIPE: Con tre o quattro indòttifra tre o quattro ventine di botti. Ho toccato la corda più bassa dell'umiltà. Sor taleio son fratello giurato di un terzetto di tavernai e posso chiamarli coi loro nomi di battesimocome MasoRiccardo e Cecco. Essi giurano già sulla loro salute eterna chesebbene io sia soltanto principe di Gallespure sono il re della cortesia; e mi dicono chiaramente che non sono uno zanni superbo come Falstaffma un corinzioun giovanotto di temperamento ardenteun buon ragazzo - perdio! mi chiamano così - e quando sarò re d'Inghilterra comanderò tutti i buoni ragazzi di Eastcheap. Bere molto essi lo chiamano tingere in scarlattoe se voi nel bagnarvi la gola prendete fiatoessi gridano "Hem!" e vi dicono di tirar giù d'un colpo. Per concludereho fatto tanti progressi in un quarto d'ora che posso bere per tutta la vita con qualunque calderaioparlando il suo proprio gergo. Ti diròEdoardoche tu hai perduto molto onore per non essere stato con me in questa azione. Madolce Edoardoper raddolcire il qual nome di Edoardo io ti do questi due soldi di zucchero che mi mise or ora tra le mani un sottotavernaiouno che non parlò mai altro inglese in vita sua che "otto scellini e sei denari" e "siete il benvenuto"con quest'aggiunta squillantesubito, subito, signore! Segnate una pinta di moscato per la Mezzalunae così via. MaEdoardoper far passare il tempo finché Falstaff non vengati pregoappostati in qualche stanza qui accantomentr'io domanderò al mio garzoncello per qual motivo mi ha dato lo zuccheroe tu non smetter mai di chiamare "Cecco!" affinché egli non possa farmi altro racconto che "subito".

Fatti da parte e io ti mostrerò come si fa.

POINS: Cecco!

 

(Esce Poins)

 

PRINCIPE: A meraviglia.

POINS: Cecco!

 

(Entra CECCO)

 

CECCO: Subitosubitomessere. Guarda se occorre niente nella stanza della MelagranaDolfo.

PRINCIPE: Vieni quiCecco.

CECCO: Mio signore?

PRINCIPE: Quanto tempo hai da servireCecco?

CECCO: In fede miacinque anni e altrettanto da...

POINS (di dentro): Cecco!

CECCO: Subitosubitomessere.

PRINCIPE: Cinque anni! Per la Madonna! Una lunga ferma per far risonare le stoviglie di peltro. MaCeccooserai esser così valoroso da fare il codardo col tuo impegno e mostrargli un bel paio di tacchi e fuggir via da lui?

CECCO: O Diomessereio giurerei su tutti i libri d'Inghilterra ch'io avrei cuore...

POINS (di dentro): Cecco!

CECCO: Subitosubitosignore.

PRINCIPE: Quanti anni haiCecco?

CECCO: Lasciate che veda... verso il prossimo San Michele avrò...

POINS (di dentro): Cecco!

CECCO: Subitomessere. Vi pregomio signoreaspettate un momento.

PRINCIPE: Sìma ascoltateCecco: per lo zucchero che tu mi hai datoerano due soldinon è vero?

CECCO: O Diovorrei che fossero stati quattro!

PRINCIPE: Ti darò per esso mille sterline; domandamele quando vuoi e tu le avrai.

POINS (di dentro): Cecco!

CECCO: Subitosubito.

PRINCIPE: Subito Cecco? NoCecco: ma domaniCecco; oppureCeccogiovedìoppurein veritàCecco quando tu vuoi. MaCecco...

CECCO: Mio signore?

PRINCIPE: Vuoi tu derubare questa giubba di cuoio coi bottoni di cristalloquesta testa rapataquest'anello d'agataqueste calze cenerognole con giarrettiera di salaquesta lingua melata e borsa spagnola...

CECCO: O Diomesserecosa volete dire?

PRINCIPE: Ebbene dunqueil vostro moscato scuro è la vostra sola bevanda; poichévedeteCeccoil vostro farsetto di tela bianca diventa sudicio. In Barbariamesserenon può costar tanto.

CECCO: Cosamessere?

POINS (di dentro): Cecco!

PRINCIPE: Vattenebriccone! Non senti che ti chiamano?

 

(Tutti e due lo chiamano: Cecco resta imbarazzato e non sa da che parte andare)

(Entra l'Oste)

 

OSTE: Che! Te ne stai lì fermo mentre tutti ti chiamano? Attendi agli ospiti là dentro. (Esce Cecco) Mio signoreil vecchio sir Giovanni con un'altra mezza dozzina è alla porta: li devo fare entrare?

PRINCIPE: Lasciali lì un momento e poi apri la porta.

 

(Esce l'Oste) Poins!

(Rientra Poins)

 

POINS: Subitosubitomessere.

PRINCIPE: Compare Falstaff e gli altri ladri sono alla porta: staremo allegri?

POINS: Allegri come grilliragazzo mio. Ma dite su: che sugo ci avete cavato da questo scherzo fatto al garzone? Sentiamoa che v'è servito?

PRINCIPE: Ora ho addosso tutti i ghiribizzi che sono stati ghiribizzi dagli antichi giorni del buon padre Adamo fino alla giovinezza di questa presente mezzanotte. Che ore sonoCecco?

CECCO (di dentro): Subitosubitomessere.

PRINCIPE: Ma che questo ragazzo debba aver sempre meno parole di un pappagalloeppur esser figlio di donna! Tutta la sua industria sta nell'andar su e giù per le scaletutta la sua eloquenza nel dire la cifra di un conto. Io non la penso ancora come Percyl'Hotspur del nord; quegli che mi uccide sei o sette dozzine di scozzesi a colazionesi lava le mani e dice alla moglie: "Accidenti a questa vita tranquilla! ho bisogno di lavorare". "O mio dolce Arrigo - dice lei - quanti ne hai uccisi quest'oggi?". "Dài da bere al mio cavallo roano"dice lui; e risponde: "Circa quattordici"e un'ora dopo:

"Un'ineziaun'inezia". Ti pregofa' entrare Falstaff: io farò la parte di Percy e quel dannato maiale farà dama Mortimer sua moglie.

"Trinca!" dice l'ubriaco. Fa' entrare Buzzofa' entrare Sego.

 

(Entrano FALSTAFFGADSHILLBARDOLFO e PETO seguiti da CECCO con vino)

 

POINS:. BenvenutoGiannidove sei stato?

FALSTAFF: Peste a tutti i codardidico ioe di quella buona pure!

Per la Madonna e amen! Dammi un bicchiere di vin di Spagnagarzone.

Piuttosto che condurre a lungo questa vitavoglio far calzerammendarle e anche farci il piede. Peste a tutti i codardi! Dammi un bicchiere di vin di Spagnabriccone. Non c'è dunque più coraggio a questo mondo?

 

(Beve)

 

PRINCIPE: Hai veduto mai Febo baciare un panino di burro? Quella creatura di cuor teneroche si liquefaceva alla dolce dichiarazione del sole? Se tu l'hai vedutoguarda allora quella mantèca.

FALSTAFF: Briccone che seic'è anche della calce in questo vin di Spagna: in un briccone non si può trovare che della furfanteria: pure un codardo è peggiore di un bicchiere di vin di Spagna con dentro della calce. Un briccone codardo. Va' per la tua stradavecchio Giannimuori quando vuoise la forza virilela vera forza virile non è cosa dimenticata sulla faccia della terraio sono allora un'aringa senza latte. Non vi sono tre galantuomini in Inghilterra che non siano ancora stati impiccati e un di loro è grasso e sta invecchiando. Dio ci aiuti intanto! Un brutto mondodico io. Vorrei essere un tessitore; potrei cantar salmi o qualunque altra cosa. Peste a tutti i codardinon mi stanco di ripetere.

PRINCIPE: Ebbenedunquesacco di lana? Cosa vai brontolando?

FALSTAFF: Un figlio di re! Se non ti batto fuori dal tuo regno con una spada di legno e caccio tutti i tuoi sudditi innanzi a te come un gregge di oche selvatichenon vuo' più portare peli sul viso. Voiprincipe di Galles!

PRINCIPE: Ma insommapallone figlio di una bagasciache è successo?

FALSTAFF: Non siete voi un codardo? Rispondete a questo; e anche Poins là.

POINS: Pel sangue di Dio! Pancionese mi chiamate codardopel Signoreti pugnalerò.

FALSTAFF: Io chiamarti codardo! Ti voglio veder dannato prima di chiamarti codardo; ma darei mille sterline se potessi correre veloce come te. Avete le spalle abbastanza diritte e non v'importa se vi vedono il dorso. E chiamate questo spalleggiare i vostri amici? Il canchero a codesto spalleggiare! Datemi gente che mi sappia star di fronte. Dammi un bicchiere di vin di Spagna: sono un briccone se oggi ho bevuto.

PRINCIPE: O furfante! Le sue labbra non sono ancora asciutte dell'ultimo sorso.

FALSTAFF: Non importa nulla. (Beve) Peste a tutti i codardidico ancora.

PRINCIPE: Che c'è?

FALSTAFF: Che c'è? C'è che quattro di noi qui hanno preso mille sterline questa mattina.

PRINCIPE: Dove sonoGianni? Dove sono?

FALSTAFF: Dove sono? Portate via ci sono state! Cento addosso a noi poveri quattro.

PRINCIPE: Che! Centoamico mio?

FALSTAFF: Sono un birbante se non ho incrociato la spada con una dozzina di loro per due ore di seguito. L'ho scampata per miracolo. Ho avuto otto puntate attraverso il mio giustacuorequattro attraverso le bracheil mio brocchiere è stato passato da parte a partela mia spada intaccata come una sega: "ecce signum"! Non combattei mai meglio dacché son uomo: tutto è stato inutile. Peste a tutti i codardi! Che parlino: se dicono più o meno della veritàsono dei furfanti e figli delle tenebre.

PRINCIPE: Parlatemesseri; com'è andata?

GADSHILL: Noi quattro piombammo addosso a circa una dozzina...

FALSTAFF: Sedici almenosignor mio.

GADSHILL: E li legammo.

PETO: No nonon furono legati.

FALSTAFF: Briccone! Furon tutti quanti legatituttio io sono un giudeoun ebreo giudeo.

GADSHILL: Mentre stavamo dividendoun sette o otto uomini freschi ci piombarono addosso.

FALSTAFF: E slegarono gli altrie poi ne vennero ancora.

PRINCIPE: E tre! Avete combattuto contro tutti?

FALSTAFF: Tutti? Non so cosa vogliate dir con tuttima se io non ho combattuto con cinquanta di lorosono un mazzo di radici. Se non ce n'erano cinquantadue o cinquantatré sul povero vecchio Gianninon sono allora una creatura a due gambe.

PRINCIPE: Pregate Iddio di non averne ucciso qualcuno.

FALSTAFF: Che! Oramai le preghiere non giovan più! Ne ho cucinati due; son sicuro di averne serviti duedue bricconi in abito di bucherame.

Io ti dico il veroRigo; se ti dico una bugia; sputami in facciachiamami rozza. Tu conosci la mia vecchia messa in guardia.... io stavo così e tenevo la punta a questo modo: quattro bricconi in bucherame mi piombarono addosso.

PRINCIPE: Come! Quattro? Tu hai detto or ora soltanto due.

FALSTAFF: QuattroRigo; ti ho detto quattro.

POINS: Sì sìha detto quattro.

FALSTAFF: Questi quattro venivano di fronte e puntarono con gran vigore contro di me. Io non mi scomposi per questoma presi le loro sette punte sul mio scudocosì.

PRINCIPE: Sette? Ma se or ora non ce n'eran che quattro?

FALSTAFF: In bucherame!

POINS: Sìquattro in abiti di bucherame.

FALSTAFF: Sette per quest'elsa! o io sono uno scellerato.

PRINCIPE (a Poins): Ti pregolascialo dire; tra poco ce ne saranno di più.

FALSTAFF: Mi stai a sentireRigo?

PRINCIPE: Sìe sono anche tutto orecchi Gianni.

FALSTAFF: Fai bene poiché questo val la pena di essere ascoltato.

Questi nove in bucheramedei quali ti parlavo...

PRINCIPE: Benegià due di più.

FALSTAFF: Essendosi spezzate le loro punte...

POINS: Giù caddero le loro brache.

FALSTAFF: Cominciarono a cedermi terrenoma io li incalzai da pressoli attaccai a corpo a corpoe rapido come il pensierosette degli undici ne servii.

PRINCIPE: O mostruoso! Undici uomini in bucherame scaturiti fuori da due!

FALSTAFF: Macome volle il diavolotre malnati bricconi vestiti di verde di Kendal mi vennero dietro e si buttarono su di me... perché era così buioRigoche tu non avresti potuto veder la tua mano.

PRINCIPE: Queste menzogne son simili al padre che le genera: grosse come montagneevidentipalpabili. Ma cometrippone dal cervello di cretasciocco zucconefiglio di puttanasvergognatobarile di sego bisunto...

FALSTAFF: Che! Sei pazzo? Sei pazzo? La verità non è verità?

PRINCIPE: Ma come hai potuto conoscere questi vestiti di verde di Kendal se era così buio che tu non potevi veder la tua mano? Andiamodicci la tua ragione: cosa rispondi a questo?

POINS: Andiamofuori la vostra ragioneGianni! la vostra ragione!

FALSTAFF: Che! per forza? Sanguediddio; fossi alla corda o su tutti i cavalletti del mondo non ve la direi per forza. Darvi un grano di ragione per forza! Se codesti grani fossero abbondanti come le morenon darei a nessun uomo una ragione per forzaio.

PRINCIPE: Non voglio più a lungo esser colpevole di questo peccato.

Questo florido codardoquesto pigialettoquesto ammazzacavalliquesta enorme montagna di carne...

FALSTAFF: Va' làtisichellopelle d'anguillalingua di bue disseccatanerbo di torostoccafisso - ohdatemi fiato per dir tutto quello che ti somiglia! - auna da sartorefodero di spadaturcassotuvile stocco incantato...

PRINCIPE: Benone! Piglia fiato e poi ricomincia. Quando ti sarai stancato di questi volgari paragonilascia che ti dica soltanto queste due parole.

POINS: Sta' attentoGianni.

PRINCIPE: Noi due vedemmo voi quattro piombare su altri quattrolegarli e impadronirvi del loro denaro. Sta' ora a sentirecome un racconto assai semplice ti tapperà la bocca. Allora noi due piombammo su voialtri quattro e in un battibaleno vi spaventammo facendovi abbandonare il bottino che teniamo con noisissignoree che possiamo mostrarvi qui in questa casa. E voiFalstaffportaste via la vostra trippa assai alla sveltacon sì agil destrezzae mugliavate chiedendo misericordiae continuavate a correre e a mugliare come non ho mai sentito fare a un torello. Manigoldo che non sei altrointaccare la tua spada come hai fatto e poi contare che fu nel combattimento! Che gherminellache invenzionequale scappatoia potrai ora tirar fuori per sottrarti a questa evidente e manifesta vergogna?

POINS: Via! sentiamoGianniche gherminella inventerai?

FALSTAFF: Per Iddio! Io vi riconobbi come colui che vi ha fatti. Ecco quaascoltatemipadroni miei. Toccava a me uccidere l'erede apparente? Dovevo io volgermi contro il principe legittimo? Tu sai bene ch'io sono valoroso come Ercolema badate all'istinto; il leone non toccherà mai il vero principe. L'istinto è una gran cosa; eccoio sono stato codardo per istinto. Non ne avrò che migliore opinione di te e di me finché vivrò; di mecome leone coraggiosodi tecome vero principe. Maper Iddio! ragazziio son lieto che voi abbiate il denaro. Ostessachiudete le porte: vegliate stanottepregherete domani. Galanti cavalierigiovaniragazzicuori d'oroa voi tutti i titoli della cordiale amicizia! Che! non staremo allegri?

Improvviseremo una commedia?

PRINCIPE: Accettoe l'argomento sarà... la tua fuga.

FALSTAFF: Oh! Non parlar più di questoRigose mi vuoi bene!

 

(Entra l'Ostessa)

 

OSTESSA: O Gesùmonsignore il principe...

PRINCIPE: Che c'èmadonna ostessa? Che mi dici?

OSTESSA: Per la Vergine! signor mioc'è alla porta un nobile uomo della corte che vorrebbe parlar con voi. Dice che viene da parte di vostro padre.

PRINCIPE: Dagli quello che gli manca per diventare un reale uomo e rimandalo da mia madre.

FALSTAFF: Che sorta d'uomo è?

OSTESSA: Un vecchio.

FALSTAFF: Cosa fa la gravità fuor dal letto a mezzanotte? Gli darò la sua risposta?

PRINCIPE: Falloti pregoGianni.

FALSTAFF: In fede miagli farò far fagotto alla svelta.

 

(Esce)

 

PRINCIPE: Ora a voimesseri: per la Madonna! vi siete battuti bene!

voi Petoe voi pure Bardolfo! Anche voialtri siete leoni che fuggite via per istinto; non volete toccare il vero principeeh novergogna!

BARDOLFO: In fede mia! Io son fuggito quando ho visto fuggir gli altri.

PRINCIPE: In fede mia! Ditemisul seriocom'è successo che la spada di Falstaff è così intaccata?

PETO: Eccol'ha intaccata lui con il suo pugnale e ha detto che avrebbea forza di giuramenticacciato la verità fuori dall'Inghilterra se non vi avesse fatto credere che ciò era avvenuto combattendoe ha persuaso noi pure a fare altrettanto.

BARDOLFO: Sìe a fregarci i nasi col ranuncolo delle passere per farli sanguinarea imbrattarci gli abiti e giurare ch'era sangue di galantuomini. Io ho fatto quel che non facevo da sette anni: ho arrossito ascoltando i suoi mostruosi inganni.

PRINCIPE: O briccone! Tu rubasti un bicchiere di vin di Spagna diciotto anni fa e fosti colto in flagrante ed'allora in poihai sempre avuto dei rossori estemporanei. Tu avevi fuoco e spada al tuo fianco eppure sei fuggito: quale istinto ti spinse a farlo?

BARDOLFO (mostrando il viso): Signor miovedete queste meteore?

Osservate questi fuochi?

PRINCIPE: Li vedo.

BARDOLFO: Cosa pensate che ciò significhi?

PRINCIPE: Fegato caldo e borsa fredda.

BARDOLFO: Colleramio signorese giustamente compresa.

PRINCIPE: Nose preso giustamentecapestro.

 

(Rientra FALSTAFF)

 

Ecco che viene il magro Gianniecco che viene osso scarnito. Ebbenemia dolce creatura imbottita di vento? Quanto tempo èGiannidacché ti sei veduto il ginocchio?

FALSTAFF: Il mio ginocchio? Quando avevo press'a poco i tuoi anniRigoavevo la vita più sottile d'un artiglio d'aquila; sarei potuto passare attraverso l'anello di un anziano. Al diavolo i sospiri e i dispiaceri! Fan gonfiare un uomo come una vescica. Ci son brutte notizie in giro: c'è stato qui sir Giovanni Bracy da parte di vostro padre; in mattinata dovete andare alla corte. Quel pazzo del nordPercye quello del Galles che bastonò Amaimon e fece cornuto Lucifero e fece giurare al diavolo sulla croce di un'alabarda gallese d'essere suo fedele vassallo... cànchero! come si chiama?

POINS: Oh! Glendower.

FALSTAFF: OwenOwenproprio luie suo genero Mortimer e il vecchio Northumberland e quel vivacissimo scozzese tra tutti gli scozzesiDouglasche corre a cavallo su una collina a perpendicolo...

PRINCIPE: Quello che cavalca a gran carriera e con la pistola uccide un passero che vola.

FALSTAFF: Avete colpito giusto.

PRINCIPE: Ma lui non colpì mai il passero.

FALSTAFF: Ma quella granbestia ha del coraggio; non sa darsela a gambe.

PRINCIPE: E alloragranbestia che seiperché lo lodi per esser così destro a correre?

FALSTAFF: A cavalloallocco che sei! Ma a piedi non si sposta d'un passo.

PRINCIPE: SìGianniper istinto.

FALSTAFF: Siam d'accordoper istinto. Dunque c'è anche luie un certo Mordakee mille altri berretti azzurri. Worcester è partito di nascosto questa notte; la barba di tuo padre è diventata bianca a queste notizie: e ora si può acquistar terreni a buon mercato come dello sgombro andato a male.

PRINCIPE: Allora è probabilese viene un giugno caldo e queste zuffe civili continuanoche noi compreremo musi di tinca come si comprano le bullette; tanto al cento.

FALSTAFF: Per la messa! Ragazzotu dici il vero; è probabile che avremo un buon traffico in quel genere. Ma dimmiRigonon hai tu una terribile paura? Nella tua condizione di erede apparente poteva il mondo sceglierti tre nemici come quel demonio di Douglasquello spiritato di Percye quel diavolo di Glendower? Non hai una terribile paura? Non ti si ghiaccia il sangue solo a pensarci?

PRINCIPE: Neppure per ombra; in fede miami manca un po' del tuo istinto.

FALSTAFF: Be'tu sarai tremendamente sgridato domani quando vai da tuo padre; se mi vuoi benepreparati a rispondergli.

PRINCIPE: Tu fa' la parte di mio padree interrogami sui particolari della mia vita.

FALSTAFF: Devo farlo? Acconsento! Questa sedia sarà il mio tronoquesto pugnale il mio scettroe questo cuscino la mia corona.

PRINCIPE: Il tuo trono è preso per un trespoloil tuo scettro d'oro per un pugnale di lattae la tua preziosa e ricca corona per una misera corona di calvizie!

FALSTAFF: Ebbenese il fuoco della grazia non si è in te completamente spentotu ora ti sentirai commosso. Dammi un bicchiere di vin di Spagnaché i miei occhi diventino rossionde si possa credere che io ho pianto perché devo parlare appassionatamente e lo farò nel tono del re Cambise.

PRINCIPE: Ecco qui la mia riverenza.

FALSTAFF: Ed ecco qui il mio discorso. Fate alanobili signori.

OSTESSA: O Gesù! Questo è davvero un divertimento!

FALSTAFF: Dolce reginaomai più non piangete; vano è questo di pianti stillicidio.

OSTESSA: Ohil padre! Come sta contegnoso!

FALSTAFF: Per Diosignorila regina afflitta via conduceteché le cateratte degli occhi suoi l'onde del pianto occlude.

OSTESSA: O Gesù! Egli recita proprio come uno di quegli scalzacani di commedianti ch'io ho veduto.

FALSTAFF: Pace! mio buon quartino: pace! buon cicchetto. Rigonon solo mi meraviglia dove tu passi il tuo tempoma anche con chi ti accompagni; poiché sebbene la camomilla più è calpestata e più cresce rigogliosapure la gioventùpiù è sciupatapiù presto si consuma.

Che tu sia mio figlioio ho in parte la parola di tua madrein parte la mia opinionema soprattutto me ne assicura un certo vezzo perverso del tuo occhio e un certo lascivo penzolare del labbro inferiore. Se dunque tu mi sei figlioecco qui il punto difficile: perchéessendomi figliosei tu così segnato a dito? L'almo figlio del cielo diverrà un discolo e si ciberà di more? Cosa neanche da domandarsi. Il figlio del re d'Inghilterra diverrà un ladro e ruberà le borse? E' una domanda che uno può fare. Vi è una cosaArrigodi cui tu hai spesso sentito parlare e che è conosciuta a molti della nostra terra col nome di pece. Questa pececome ci riferiscono antichi scrittoriinsudicia assai; così fa la compagnia che tu frequentipoichéArrigoora non ti parlo tra i fumi del vinoma tra le lacrime; non con gioiama con noia; non con le parole soltanto ma anche con le querele... Eppure c'è un uomo virtuosoch'io ho spesso osservato in tua compagniama non ne conosco il nome.

PRINCIPE: Che sorta d'uomo èpiaccia a Vostra Maestà?

FALSTAFF: Un bell'uomo aitantein fede miae corpulentodall'aspetto giovialedall'occhio simpatico e di portamento nobilissimo; penso che la sua età sia di circa cinquant'anni oper Nostra Donnatenda alla sessantinaeora che mi sovvengosi chiama Falstaff. Se quell'uomo fosse dato alla dissolutezzam'ingannerebbe di moltochéArrigonei suoi sguardi io vedo la virtù. Se dunque l'albero si può conoscere dal frutto come il frutto dall'alberoallora io dico perentoriamente che c'è virtù in quel Falstaff. Sta' con luibandisci gli altri. E dimmi oravassalletto che non sei altrodimmidove sei stato questo mese?

PRINCIPE: Parli tu come un re? Via! mettiti al mio posto e io farò la parte di mio padre.

FALSTAFF: Mi deponi? Se tu lo saprai fare soltanto con la meta della serietà e maestà miatanto nelle parole che nel contenutovoglio essere appeso per le calcagna come un coniglietto di latte o un leprotto nella bottega d'un pollaiolo.

PRINCIPE: Ebbeneeccomi qui seduto.

FALSTAFF: Ed io son qui in piedi. Giudicatepadroni miei.

PRINCIPE: DunqueArrigoda dove venite?

FALSTAFF: Mio nobile signoreda Eastcheap.

PRINCIPE: Le lagnanze che odo sul conto tuo sono gravi.

FALSTAFF: Pel sangue di Diomio signore! sono false. Ora vi sollazzerò io nella parte di principino. in fede mia!

PRINCIPE: Tu bestemmiperverso ragazzo? D'ora innanzi non alzar più gli occhi su di me. Tu sei violentemente trasportato lontano dalla grazia divina: c'è un diavolo che ti sta ai panni sotto le sembianze di un vecchio uomo grasso: una botte d'uomo è il tuo compagno. Perché ti associ con quella cassa di umoriquel moggio di bestialitàquel gonfio fagotto d'idropisia quell'enorme otre di vin di Spagnaquella valigia zeppa di budellaquel bove arrostito di Manningtreedal ventre infarcitocon quel venerando vizioquella grigia iniquitàquel padre ruffianoquell'annosa vanità? A che cosa è egli buono se non a gustare il vin di Spagna e a berlo? In che cosa è accurato e pulitose non a trinciare un cappone e a mangiarlo? In che cosa è abilese non nell'astuzia? In che cosa è astutose non nelle bricconate? In che cosa è bricconese non in tutte le cose? In che cosa è valent'uomose non in niente?

FALSTAFF: Vorrei che Vostra Grazia mi facesse comprender meglio. A chi accenna Vostra Grazia?

PRINCIPE: A quel briccone abominevole traviatore della gioventùFalstaffquel vecchio Satana dalla barba bianca.

FALSTAFF: Mio signoreio conosco quell'uomo.

PRINCIPE: So che lo conosci.

FALSTAFF: Ma dire che io conosca in lui più di male che in me stessosarebbe dir di più di quello che è a mia conoscenza. Ch'egli sia vecchio - tanto più è peccato! - ne fan fede i suoi capelli bianchi; ma ch'egli sia - con tutto il rispetto per vostra reverenza - un puttaniereio assolutamente lo nego. Se il vin di Spagna e lo zucchero sono una colpache Dio aiuti i malvagi! Se esser vecchio e arzillo è peccatoallora più d'un vecchio compagnone di mia conoscenza sarà dannato; se per esser grassi s'ha da essere odiatiallora le vacche magre del Faraone dovranno essere amate. Nomio buon signorebandisci Petobandisci Bardolfobandisci Poinsma quanto al dolce Gianni Falstaffal gentile Gianni Falstaffal fedele Gianni Falstaffal prode Gianni Falstaffe tanto più prode in quanto è il vecchio Gianni Falstaffnon lo bandire dalla compagnia del tuo Arrigonon lo bandire dalla compagnia del tuo Arrigo. Bandire il paffuto Giannisarebbe bandire il mondo intero.

PRINCIPE: Lo bandiscolo voglio!

 

(Si ode picchiare. Escono l'OstessaCecco e Bardolfo)

(Rientra BARDOLFO correndo)

 

BARDOLFO: Ohsignor mio! signor mio! Lo sceriffocon un'enorme rondaè alla porta. FALSTAFF: Vattenemariolo che sei! finiamo la farsa. Io ho molto da dire in favore di quel Falstaff.

 

(Rientra l'Ostessa)

 

OSTESSA: O Gesù! Signor mio! signor mio!...

PRINCIPE: Olà! Olà! Il diavolo cavalca su di un archetto di violino.

Che c'è?

OSTESSA: Lo sceriffo con tutta la ronda è alla porta: son venuti a perquisire la casa. Li devo fare entrare?

FALSTAFF: Mi stai a sentireRigo? Non chiamar mai patacca una moneta d'oro genuino: oro è la tua costituzione essenzialesenza parerlo.

PRINCIPE: E tu un codardo naturale senza istinto.

FALSTAFF: Io nego la premessa maggiore: se volete negare l'ingresso allo sceriffobenese no fatelo entrare. Se io non farò sulla carretta bella figura come chiunque altroal diavolo tutta la mia educazione! Spero che non ci vorrà più tempo a strozzar me col capestro che un altro!

PRINCIPE: Va'nasconditi dietro l'arazzo: gli altri vadano di sopra.

Orapadroni mieifaccia franca e buona coscienza.

FALSTAFF: Le ho avute tutt'e due; ma la loro data è spirata e perciò mi nasconderò.

 

(Escono tutti meno il Principe e Peto)

 

PRINCIPE: Fate entrare lo sceriffo.

 

(Entra lo Sceriffo con un Vetturale)

 

Ebbenemaestro sceriffocosa volete da me?

SCERIFFO: Innanzi tuttovi domando perdonomio signore. Grida di popolo han seguìto certe persone fin dentro questa casa.

PRINCIPE: Che sorta d'uomini?

SCERIFFO: Uno di loro è ben conosciutomio grazioso signoreun omone grasso.

VETTURALE: Grasso come il burro.

PRINCIPE: Quest'uomove lo assicuro non è qui perché l'ho or ora io stesso incaricato d'una commissione et'impegno la mia parolasceriffoche domaniall'ora di pranzolo manderòperché risponda a te o a qualunque altro di qualunque cosa sarà accusato. E ora permettetemi che vi preghi di lasciar la casa.

SCERIFFO: Così faròmio signore. Vi sono due galantuomini che in questa aggressione han perduto trecento marchi.

PRINCIPE: Può darsi: s'egli ha derubato questi uominine sarà responsabile; e con ciò arrivederci.

SCERIFFO: Buona nottemio nobile signore.

PRINCIPE: Penso che sia quasi buon giornonon è così?

SCERIFFO: Inverosignor miocredo che siano le due.

 

(Escono lo Sceriffo e il Vetturale)

 

PRINCIPE: Questo mariolo bisunto è conosciuto come la cattedrale di San Paolo. Va'fallo uscir fuori.

PETO: Falstaff! E' profondamente addormentato dietro l'arazzo e stronfia come un cavallo.

PRINCIPE: Ascolta con che fatica trae il respiro. Frugagli nelle tasche(Peto fruga) Che hai trovato?

PETO: Nient'altro che cartemio signore.

PRINCIPE: Vediamo che cosa sono; leggile.

PETO (legge): "Item" un cappone 2 scellini 2 denari; "item" salsa 4 denari; "item" vin di Spagna 2 galloni5 scellini 8 denari; "item" acciughe e vin di Spagna dopo cena2 scellini 6 denari; "item" panel soldo.

PRINCIPE: O enormità! Soltanto un soldo di pane per tutta quella quantità di vin di Spagna! Conserva gli altri fogliché li leggeremo a nostro agioe lascialo dormir là fino a giorno. Nella mattinata andrò alla corte. Dobbiam andare tutti alla guerra e tu avrai un posto onorevole. Procurerò a quel grasso mariolo un comando nella fanteria e so che una marcia di duecento metri sarà la sua morte. Il denaro sarà restituito con gl'interessi. Vieni da me a buon'ora domattina; e con ciò buon giorno Peto.

PETO: Buon giornomio buon signore.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA - Bangor. La casa dell'Arcidiacono

(Entrano HOTSPURWORCESTERMORTIMER e GLENDOWER)

 

MORTIMER: Queste promesse son bellei partigiani sicurie il nostro inizio pieno di buone speranze.

HOTSPUR: Lord Mortimer e voicugino Glendowervolete sedervi? E voi purezio Worcester. Cànchero! Ho dimenticato la carta.

GLENDOWER: Noeccola qui. Sedetecugino Percysedetebuon cugino Hotspur; ogni volta che Lancaster parla di voi con questo nome la sua guancia divien pallida emandando un sospirovi vorrebbe in paradiso.

HOTSPUR: E voi all'inferno tutte le volte che sente parlare di Owen Glendower.

GLENDOWER: Non posso biasimarlo: alla mia natività la fronte del cielo era piena di fantasmi di fuoco e di fiaccole ardentie quand'io nacqui la fabbrica e le vaste fondamenta della terra tremarono come un codardo.

HOTSPUR: Questo sarebbe avvenuto lo stesso se in quel momento avesse partorito la gatta di vostra madre e voi non foste mai nato.

GLENDOWER: Dico che la terra tremò quand'io nacqui.

HOTSPUR: Ed io dico che la terra non era del mio sentimentose voi supponete che tremasse perché vi temeva.

GLENDOWER: I cieli eran tutti in fiamme e la terra tremò.

HOTSPUR: Ohallora la terra tremò vedendo i cieli in fiamme e non per il timore della vostra nascita. La natura inferma scoppia sovente in strane eruzioni: spesso la terra gestante è trafitta e tormentata da una specie di colicacausata da un vento impetuoso imprigionato nel suo ventreche sforzandosi di uscir fuori scuote la vecchia avola terra e fa crollare i campanili e le torri muscose. Alla vostra nascita la nostra nonna terraavendo questo malannotremò per il dolore.

GLENDOWER: Cuginonon da molti uomini io sopporto simili contraddizioni. Permettetemi di dirviancora una voltache alla mia nascita la fronte del cielo era piena di fantasmi di fuoco; le capre scesero correndo dalle montagnegli armenti spaurivano i campi coi loro strani clamori. Questi segni mi distinsero come uomo straordinario e tutti gli eventi della mia vita mostrano ch'io non sono nella lista degli uomini volgari. Dove vive colui - circondato dal mare che sferza le spiagge dell'Inghilterradella Scozia e del Galles - che possa chiamarmi discepolo o che mi sia stato maestro?

Portami fuori unotra i figli di donnache possa seguirmi negli ardui sentieri dell'arte o gareggiar con me nei profondi esperimenti della magia.

HOTSPUR: Credo non ci sia nessun uomo che parli meglio il gallese. Me ne vo a pranzo.

MORTIMER: Pacecugino Percylo farete infuriare.

GLENDOWER: Io posso evocare gli spiriti dal vasto abisso.

HOTSPUR: Lo posso fare anch'ioe ogni uomo lo può fare. Ma verranno poi quando li chiamate?

GLENDOWER: Ma io posso insegnarticuginoa comandare al diavolo.

HOTSPUR: E io posso insegnarticuginoa svergognare il diavolo dicendo la verità: dite la verità e svergognate il diavolo. Se tu hai il potere di evocarloportalo qui e io ti giuro che avrei potere di farlo fuggire svergognatoOhfinché vivetedite la veritàe svergognate il diavolo!

MORTIMER: Andiamo! Andiamo! Non più di queste inutili chiacchiere.

GLENDOWER: Tre volte Enrico Bolingbroke ha voluto tener testa alla mia potenzae tre volte dalle sponde del Wye e della Severn dal letto di sabbialo rimandai a casa desolato e con la schiena sferzata dalle intemperie.

HOTSPUR: A casa senza suole e per di più col tempo cattivo! Come sfuggì alle febbriin nome del diavolo?

GLENDOWER: Veniteecco qui la carta. S'han da dividere i nostri diritti secondo la nostra triplice convenzione?

MORTIMER: Sìl'arcidiacono ha diviso tutto in tre circoscrizioni molto eguali. L'Inghilterra dal Trent alla Severnfin quial sud e all'estè assegnata come mia parte. Tutta la parte occidentaleil Gallesal di là della sponda della Severne tutte le fertili terre entro quei confinia Owen Glendower; e a voicaro cuginoquello che resta a nordal di là del Trent. I nostri contratti tripartiti sono stati stesie appena sigillati reciprocamente - un affare che si può compiere questa notte - cugino Percyvoi ed iocol mio buon signore di Worcesterpartiremo domaniper incontrarci con vostro padre e l'armata scozzese a Shrewsburycome rimanemmo d'accordo. Mio padre Glendower non è ancor prontoné avremo bisogno del suo aiuto per queste due settimane. Intanto potrete radunare i vostri valvassorigli amicie i gentiluomini dei dintorni.

GLENDOWER: Mi basterà un tempo ancor più breve per raggiungervio pari; e io condurrò le vostre signoredalle quali dovete ora fuggire senza prender congedoo si verserà un mondo di lacrime per la separazione di voi dalle vostre spose.

HOTSPUR: Mi sembra che la mia partedal nord di Burton a quinon eguagli in quantità una delle vostre: vedete come questo fiume mi viene a serpeggiare qui e taglia fuori dal meglio di tutta la mia terra un'immensa mezzalunaun enorme canìone. Farò arginare la corrente in questo puntoe qui l'onda linda e argentea del Trent scorrerà in un nuovo lettopari e liscia: non serpeggerà più con curve sì profonde per rubarmi una così ricca bassura.

GLENDOWER: Non serpeggerà? Lo faràdeve farlo: vedete che lo fa già.

MORTIMER: Osservate però com'esso continua il suo corsoe mi si piega con eguale acquisto sull'altra partetagliando via tanto della sponda oppostaquanta dall'altra parte ne porta via a voi.

WORCESTER: Sìma con un po' di spesasi può tagliarlo quie dal lato nord guadagnare questa punta di terra; allora scorrerà dritto e eguale.

HOTSPUR: Voglio così; si farà con poca spesa.

GLENDOWER: Non voglio che si cambi nulla.

HOTSPUR: Non volete?

GLENDOWER: Noe voi non lo farete.

HOTSPUR: Chi mi dirà di no?

GLENDOWER: Ve lo dirò io.

HOTSPUR: Ch'io non v'intenda allora: ditemelo in gallese.

GLENDOWER: So parlare inglesesignorebene quanto voiperché fui educato alla corte inglesedoveancor giovanecomposi con molta grazia per l'arpa più di una canzone inglese dando alla lingua un proficuo ornamento: virtù che in voi non si vide mai.

HOTSPUR: Noper la Vergine! E me ne rallegro di cuore! Vorrei esser piuttosto un gatto e gridar miaoche uno di quei tali trafficanti di ballate in versi. Vorrei piuttosto sentir tornir un candeliere d'ottone o cigolare un'arida ruota sul suo asseche ciò non mi farebbe affatto allegare i denti quanto questa leziosa poesia: è come l'andatura forzata d'un ronzino che si trascina a fatica.

GLENDOWER: Andiamosi farà deviare il corso del Trent.

HOTSPUR: Non me ne importa! Darei via tre volte altrettanta terra a qualunque amico che lo meritassema se s'ha a mercanteggiareascoltatemi beneio cavillerò per la nona parte di un capello. I contratti son stati stesi? s'ha da andar via?

GLENDOWER: La luna brilla serena; potete partir di notte. Affretterò lo scrivano e al tempo stesso avvertirò le vostre mogli della vostra partenza da qui. Temo che mia figlia impazziscatanto ama follemente il suo Mortimer.

 

(Esce)

 

MORTIMER: Ih! cugino Percycome contrariate mio padre!

HOTSPUR: Non ne posso fare a meno: talora mi fa venir la stizza a raccontarmi della talpa e della formicadel fantastico Merlino e delle sue profeziee di un dragoe di un pesce senza pinnee di un grifone dalle ali tarpatee di un corvo in mudadi un leone accovacciato e di un gatto rampantee una tal quantità di tantafereda farmi perdere la fede. Sentite questa: l'altra sera mi tenne almeno per nove ore a contare i vari nomi dei diavoli che eran suoi valletti.

Io gridavouhme "beneseguitate pure" ma non ascoltavo una parola. Ohè uggioso come un cavallo che zoppicao una moglie che grida e tempestapeggio di una casa piena di fumo. Vorrei vivere piuttosto di formaggio e d'aglio in un mulino a ventolontanoche nutrirmi di ghiottonerie e sentir le sue chiacchiere nella più bella villa della cristianità.

MORTIMER: In fede mia è un degno gentiluomooltremodo coltoversato in strani misterivaloroso come un leone e meravigliosamente affabilegeneroso come le miniere dell'India. Debbo dirvelocugino?

Egli ha un gran rispetto per il vostro carattere e giunge a frenare la propria naturale inclinazione allorché contrariate il suo umore; proprio così: vi garantisco che nessun uomo al mondo avrebbe potuto provocarlo come avete fatto voisenza aver sentito sapor di pericolo e di rabbuffo; ma non provatevi spessove ne scongiuro

WORCESTER: In fede miamio signorela vostra ostinatezza è da biasimarsi. Da quando siete venuto qui avete fatto abbastanza per fargli perder la pazienza. Dovete assolutamente impararesignor mioa correggervi di questo vizio chesebbene talvolta mostri grandezzacoraggiofuoco - e questa è la maggior grazia che vi conferisce - pure sovente mostra un'aspra colleradifetto di educazionemancanza di frenoorgogliosuperbiapresunzionedisdegno; e la più piccola di tali imperfezionise s'attacca a un gentiluomogli fa perdere i cuori degli uomini e lascia una macchia sulle altre belle qualità togliendo lode ad esse.

HOTSPUR: Benissimoeccomi a scuola! Che le buone maniere vi portino fortuna! Ecco le nostre mogli che vengono; congediamoci da loro.

 

(Rientra GLENDOWER con LADY MORTIMER e LADY PERCY)

 

MORTIMER: Questa è la mortal contrarietà che mi fa infuriare; mia moglie non sa parlare inglesené io gallese.

GLENDOWER: Mia figlia piangeessa non vuol dividersi da voivuol esser anche lei soldato e andare alla guerra.

MORTIMER: Buon padreditele che lei e mia zia Percy ci seguiranno ben presto sotto la vostra guida.

 

(Glendower le parla in galleseella risponde nella stessa lingua)

 

GLENDOWER: Ella si dispera per questo: è una sgualdrinella stizzosa e ostinata che non intende persuasione.

 

(Ella parla a Mortimer in gallese)

 

MORTIMER: Capisco i tuoi sguardi: io conosco a perfezione quel dolce gallese che tu versi da questi gonfi cieli ese non fosse per la vergognati risponderei con lo stesso linguaggio (Ella parla ancora in gallese) Capisco i tuoi baci e tu i miei; è una conversazione che "si sente": ma non starò mai in ozioamor miofinché non abbia appreso la tua favella. La tua lingua rende il gallese dolce quanto canzoni scritte in alto stilecantate da una vaga regina in un'estiva pergolamentre s'accompagna alle più melodiose modulazioni del suo liuto.

GLENDOWER: Se ora v'inteneriteessa diverrà folle.

 

(Essa parla ancora in gallese)

 

MORTIMER: Io sono l'ignoranza stessa di questa lingua.

GLENDOWER: Ella vi prega di sdraiarvi su questi molli giunchi e di posare il vostro gentile capo sul suo grembomentr'ella vi canterà la canzone che più vi piace e sulle vostre palpebre incoronerà sovrano il dio del sonno incantando il vostro sangue con delizioso soporee vi sarà tal differenza tra la veglia e il sonno quale tra il giorno e la notte nell'ora prima che i corsieri del carro celeste comincino il loro viaggio dorato nell'oriente.

MORTIMER: Mi siederò e l'udrò cantare con tutto il cuore. Frattanto credo che il nostro contratto sarà steso.

GLENDOWER: Fate così. I musici che devon sonare per voi si librano nell'aria a mille leghe di quima verranno qui immantinente. Sedetevi e ascoltate.

HOTSPUR: Vieni. Caterinatu sai adagiarti con ogni grazia! Vieniprestoprestoch'io possa posare la mia testa sul tuo grembo.

LADY PERCY: Andate dunquecervel d'oca!

 

(Musica)

 

HOTSPUR: Ora mi accorgo che il diavolo comprende il gallesee non c'è da stupirsi se è così pieno di ghiribizzi! Per Nostra Donnaè un buon musico!

LADY PERCY: Allora dovreste essere un musico perfetto poiché anche voi siete tutto governato dai ghiribizzi! State tranquillomariolo che sietee udite la dama che canta in gallese.

HOTSPUR: Preferirei udire Damala mia cagnaabbaiare in irlandese.

LADY PERCY: Vuoi che ti rompa la testa?

HOTSPUR: No.

LADY PERCY: Allora sta' zitto!

HOTSPUR: Neanche; quello è un difetto delle donne.

LADY PERCY: Allora che Dio ti aiuti!

HOTSPUR: A entrar nel letto della signora gallese.

LADY PERCY: Ma che dici?

HOTSPUR: Silenzioella canta.

 

(Lady Mortimer canta una canzone gallese)

 

HOTSPUR: AndiamoCaterinaadesso voglio che mi cantiate anche la vostra canzone.

LADY PERCY: Io noin verità.

HOTSPUR: Non voiin verità! Cuor mio! Voi giurate come la moglie di un confettiere. "Non voi in verità" e "com'è vero che son viva"e "che Dio mi corregga" e "vero come la luce del giorno" e tu dai dei pegni di sì legger zendado pei tuoi giuramentiche par proprio tu non sia mai andata di là da Finsbury. GiuramiCaterinada quella dama che seiun buon giuramento che riempia la boccae lascia "in verità" e altre simili protestazioni di panpepatoagli abiti dalle risvolte di velluto e ai borghesi ripicchiati. Andiamocanta.

LADY PERCY: Non voglio cantare.

HOTSPUR: Eppur è il miglior mezzo per divenir sarto o ammaestratore di pettirossi. Se i contratti sono stesitra due ore sarò partitoe voi venite quando volete.

 

(Esce)

 

GLENDOWER: Andiamoandiamolord Mortimer ! Siete tanto lento a muovervi quanto il focoso lord Percy arde di andare. A quest'ora il contratto è fatto; non avremo che a suggellarlo e poi salteremo subito a cavallo.

MORTIMER: Di tutto cuore.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Londra. Il Palazzo

(Entrano ENRICO QUARTOil PRINCIPE ENRICOed altri)

 

ENRICO: Signorilasciateci soli. Il principe di Galles ed io dobbiamo conferire privatamentema state viciniché tra poco avremo bisogno di voi. (Escono i Pari) Io non so se Iddioper qualche cattivo servigio da me fattoha volutocon segreta condannafar nascere dal mio sangue un castigo e un flagello per mema tu mi fai crederecol tuo genere di vitad'essere stato designato soltanto per esser l'ardente vendettae la verga celeste che deve punire le mie trasgressioni. Dimmicome potrebbero altrimenti desideri così scomposti e bassigesta così poveremeschinevilimiserabilipiaceri così steriliuna società così grossolana come quella a cui tu ti sei unito e innestatoaccompagnarsi alla nobiltà del tuo sangue e stare all'altezza del tuo cuore di principe?

PRINCIPE: Piacesse A Vostra Maestà ch'io potessi scagionarmi da tutte quante le colpe così incontrastabilmente come son sicuro di lavarmi da molte di quelle che mi vengono apposte. Pur lasciate che vi chieda tale indulgenzaper la confutazione di molte fole inventate da quei sorridenti accattagrazie e vili trafficanti di notizieai quali spesso l'orecchio della grandezza deve per forza porgere ascoltoch'io possa trovar perdonocol mio vero pentimentodi alcuni veri errori in cui la mia giovinezza si è smarrita colpevolmente e sregolatamente.

ENRICO: Dio ti perdoni! Pur lasciaArrigoch'io mi stupisca delle tue inclinazioniche batton ala in modo così disforme dal volo di tutti i tuoi avi. Per la tua brutalità hai perduto il tuo seggio al consiglio che è stato preso da tuo fratello minore; ai cuori di tutta la corte e dei principi del mio sangue sei quasi un estraneo; tutta l'attesa e la speranza della tua giovinezza è distruttae ogni uomo nell'intimo della sua anima profeticamente predice la tua caduta. Se io fossi stato così prodigo della mia presenza rendendomi ordinario agli occhi degli uominiabbandonandomi stantio e a vil prezzo a volgari compagniel'opinione pubblicache mi aiutò a conquistare la coronasi sarebbe sempre mantenuta leale al suo possessore e mi avrebbe lasciato all'oscuro esiliopoveruomo di nessun conto e senza prosperità alcuna. Mostrandomi di radonon potevo uscire senza che la mia comparsa destasse meraviglia come apparizione di cometa; gli uomini dicevano ai loro figli: "E' lui"; altri dicevano: "Dov'è? qual è Bolingbroke?"e io allora involavo al cielo tutta la sua grazia e mi vestivo di tale umiltà da strappare l'obbedienza dai cuori degli uominiecheggianti applausi e saluti dalle lor boccheanche in presenza del re coronato. Così mantenni alla mia persona freschezza e novitàe la mia presenza non era mai veduta checome manto pontificalenon destasse meraviglia; e così la mia comparsarara ma sontuosaera una vera festa eper esser raraassumeva solennità. Il frivolo re andava saltellando di qua e di là con scapati buffoni e capi ameni avventati checome fascinottibrillavano per un istante e tosto s'estinguevano; scardassò la sua dignitàassociò la sua regale persona con saltimbanchilasciò che il suo gran nome fosse profanato dai loro scherni ea danno della sua reputazionesi fece eco delle risa provocate da monelli burlonitollerando le puntate d'ogni imberbe vanesio metaforico; si familiarizzò coi triviis'infeudò alla popolarità al punto che gli occhi di tuttisaziandosi di lui ogni giornofuron presto satolli di quel mielee cominciarono a provar disgusto per quella dolcezza della quale poco più di un poco è di gran lunga troppo. Avvenne cosìche quando aveva occasione di farsi vederecome il cuculo in giugnoera udito ma non apprezzatoera guardato ma con occhi sì stanchi e indifferenti per l'abitudineda non presentare quegli sguardi meravigliati che si fissano sul sole della regalità quando risplende raramente a occhi ammiranti. Lo guardavano invece con occhio assopito e abbassando le palpebre gli dormivano in facciaprendendo quell'aspetto che gli uomini rannuvolati assumono coi loro nemicisentendosi sazisatolli e pieni della sua presenza. E tuArrigosegui la stessa viapoiché hai perduto il tuo privilegio di principe avvilendoti con volgare compagnia. Non v'è occhio che non sia stanco della tua presenza troppo consuetase non il mioche ha sempre desiderato di vederti di più e che ora fa ciò che non vorrei facesse: si rende cieco di folle tenerezza.

PRINCIPE: D'ora innanzimio tre volte grazioso signoresarò più me stesso.

ENRICO: Per tutto il mondoquale tu sei oggitale era Riccardo quand'io tornando di Francia posi piede a Ravenspurghe quale io ero alloratale è oggi Percy. Ora io affermo pel mio scettroe anche sull'anima miach'egli ha più degno titolo al governo che non teombra di successore! Egli senza nessun dirittoo parvenza di dirittoriempie di soldatesche le campagne del regnoaffronta le armate zanne del leone epur non essendo più di te in debito cogli anniguida vecchi pari e venerandi vescovi a sanguinose battaglie e a strapazzanti zuffe. Quali imperituri onori non ha ottenuto contro il famoso Douglascui le celebri gestale ardite incursioni e il gran nome nelle armi valsero il posto più eminente tra tutti i soldati e il supremo titolo militare per tutti i regni che riconoscono Gesù! Tre volte Hotspurquesto Marte in fascequesto bambino guerrieroha sconfitto il gran Douglas nelle sue imprese. Una volta lo fece prigioniero e lo rimise in libertàfacendosene un amico per ingrossar la voce dell'audace sfida e scuoter la pace e la sicurezza del nostro trono. E che pensi di questo? PercyNorthumberlandSua Grazia l'arcivescovo di YorkDouglas e Mortimer fan capitoli d'alleanza contro di noi e sono in armi. Ma perché mai do a te simili notizie?

PerchéArrigoparlo a te dei miei nemicia te che sei il più vicino e più caro del miei nemici? Non mi meraviglierei che tu per servile paurabassa inclinazionee sotto l'impulso del malumore combattessi contro di me al soldo di Percy seguendolo alle calcagna come un caneumiliandoti ad ogni suo cipiglio e mostrando così fin a qual punto tu sia degenerato.

PRINCIPE: Non lo pensare neppurequesto non avverrà! E Dio perdoni a coloro che stornarono sì lungi da me la buona opinione di Vostra Maestà! Io mi redimerò di tutto questo sul capo di Percye al tramontare di un giorno glorioso oserò dirvi che son vostro figliopresentandomi a voi con le vesti insanguinate e il volto coperto di una maschera di sangue cheuna volta lavatoporterà via con sé ogni mia vergogna passata. E ciò avverrà il giornoin qualunque tempo spuntiche quel figlio dell'onore e della gloriaquel valoroso Hotspurquel cavaliere da tutti lodatoe il vostro Enrico a cui nessuno pensas'incontreranno. Quanto agli onori che posano sul suo cimierovolesse il cielo che fossero moltitudini e che le vergogne fossero raddoppiate sul mio capo! Tempo verrà quando io forzerò questo figlio del nord a cambiare tutte le gloriose sue imprese con le ignominie della mia vita. Percymio buon signorenon è che un mio agenteche fa incetta per me di gesta gloriose; ed io gliene farò rendere così stretto contoche dovrà cedermi ogni sua gloriafin il più piccolo onore che si siano acquistato i suoi annio gli strapperò il conto dal cuore. Questo io qui promettonel nome di Dioe se potrò compierlo col suo aiutosupplico Vostra Maestà di sanare le inveterate ferite della mia dissolutezza: se no la fine della vita distrugga ogni legame. Io vuo' morire centomila morti prima d'infrangere la più piccola parte di questo voto.

ENRICO: E per esso muoiano centomila ribelli! In questa guerra tu avrai comando e la sovrana fiducia.

 

(Entra BLUNT)

 

Che c'èbuon Blunt? I tuoi sguardi son pieni di fretta.

BLUNT: E lo è pure l'affare di cui vengo a parlarvi. Lord Mortimer di Scozia ha mandato a dire che Douglas e i ribelli inglesi si sono incontrati a Shrewsbury l'undici di questo mese. Se tutte le parti han tenuto le loro promessesaranno un oste assai potente e temibilequal mai insidiò uno Stato.

ENRICO: Il conte di Westmoreland è partito quest'oggi e con lui mio figliomonsignor Giovanni di Lancasterpoiché questa informazione è di cinque giorni or sono. Mercoledì prossimo partirete voiArrigoe giovedì marceremo noi in persona. Il luogo di convegno è Bridgenorth e voiArrigomarcerete attraverso la contea di Gloucester. Così calcolando tutto quello che ci rimane da farefra circa dodici giorni le nostre forze tutte si aduneranno a Bridgenorth. Abbiamo per le mani un gran da fare. Partiamo: mentre gli uomini s'indugianol'opportunità s'impingua.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Eastcheap. La taverna della Testa di Cinghiale

(Entrano FALSTAFF e BARDOLFO)

 

FALSTAFF: Bardolfonon son io miseramente deperito dopo quest'ultima azione? Non sono scemato? Non m'assottiglio? Eccola pelle mi casca da dosso come la cioppa d'una vecchia matrona; sono avvizzito come una vecchia mela renetta. Ebbenemi pentirò e alla sveltamentre ho ancora un po' di floridezza: tra poco sarò così rifinito che non avrò più la forza di pentirmi. Se non ho dimenticato di che è fatto l'interno di una chiesasono un grano di pepeun cavallo di birraio.

L'interno di una chiesa! La compagniala scellerata compagnia è stata la mia rovina!

BARDOLFO: Sir Giovannisiete così agitato che non potrete vivere a lungo.

FALSTAFF: Maproprio così! Andiamocantami una canzone da bordello; fammi stare allegro. Io ero inclinato alla virtù come dev'esserlo un gentiluomoero abbastanza virtuoso; bestemmiavo poconon giocavo ai dadi più di sette volte per settimananon andavo al bordello più di una volta ogni quarto... d'orarestituivo il denaro che prendevo in prestito... tre o quattro volte ciò m'accadde; vivevo bene e con buona misurae ora vivo senza alcun ordineoltre ogni misura.

BARDOLFO: Sfido! Siete così grassosir Giovanniche per forza dovete essere oltre ogni misuraoltre ogni ragionevole misurasir Giovanni.

FALSTAFF: Correggi il tuo viso e io correggerò la mia vita. Tu sei la nostra nave ammiragliatu porti la lanterna a poppa vale a dire il tuo naso - tu sei il Cavaliere della Lampada Ardente.

BARDOLFO: In veritàsir Giovannila mia faccia non vi fa alcun male.

FALSTAFF: Nogiurerei che ne faccio anzi tanto buon uso quanto molti uomini di un teschietto di morto o di un "memento mori". Io non vedo mai il tuo viso senza pensare al fuoco dell'inferno o al ricco epulone che viveva ravvolto nella porporapoiché eccolo là nelle sue vestiche ardearde. Se tu fossi in qualche modo dato alla virtùio giurerei per il tuo voltoe il mio giuramento sarebbe: "Per questo fuoco che è l'Angelo di Dio". Ma tu sei un gran depravato e se non fossein veritàper la luce del tuo volto saresti il sole della piena oscurità. Quando tu corresti sua Gadshillnella notteper acchiappare il mio cavallos'io non pensai che tu eri un "ignis fatuus" o una palla di fuoco grecoil denaro non è più buono a comprar nulla. Ohtu sei una perpetua fiaccolataun perenne falò di gioia! Tu mi hai fatto risparmiare mille marchi in lampioni e torceandando in giro con te di notte di taverna in taverna; ma il vin di Spagna che tu mi hai bevuto mi avrebbe fatto comprare dei lumi a uguale buon mercato dal più caro candelaio d'Europa. Ho mantenuto di fuoco quella salamandra che tu seiper trentadue anniche Iddio me ne ricompensi!

BARDOLFO: Pel sangue d'Iddio! Vorrei bene che la mia faccia fosse nella vostra pancia!

FALSTAFF: Dio ce ne liberi! Sarei sicuro di avere il bruciore di stomaco.

 

(Entra l'Ostessa)

 

E cosìdama Partelottala gallinaavete trovato chi mi ha vuotato le tasche?

OSTESSA: Ma sir Giovanni! Che pensate maisir Giovanni? Pensate forse che io tenga dei ladri in casa mia? Ho cercatoho domandatoe mio marito pureuomo per uomoragazzo per ragazzoservo per servo.

Prima d'ora in casa mia non s'è mai perduta la decima parte di un capello.

FALSTAFF: Voi mentiteostessa; Bardolfo fu tosato e perse molti pelie io giuro che mi furono vuotate le saccocce. Andatesiete una donnaandate.

OSTESSA: Chiio? Noio ti sfido: per la luce d'Iddioio non sono stata mai chiamata così in casa mia prima d'ora.

FALSTAFF: Va' là! Vi conosco abbastanza bene.

OSTESSA: Nosir Giovanni; voi non mi conoscetesir Giovanni. Io vi conoscosir Giovanni: mi dovete del denarosir Giovannie ora attaccate briga per non darmelo. Vi comprai una dozzina di camicie per il vostro dorso.

FALSTAFF: Tela di Daoulastelaccia di Daoulas; le ho regalate a mogli di fornai che n'hanno fatto degli stacci.

OSTESSA: Oracom'è vero che sono una donna onestaera tela d'Olanda da otto scellini al braccio. Inoltresir Giovannidovete del denaro qui per il vostro vittoi vostri cicchetti e denaro prestatoventiquattro sterline.

FALSTAFF: Egli ne ha avuto la sua parte; paghi lui.

OSTESSA: Lui? Ohimè! Egli è povero: non ha nulla.

FALSTAFF: Come! Povero? Mirate il suo viso: cosa chiamate voi ricco?

Battan moneta del suo naso e delle sue guance: io non pagherò un centesimo. Che! Mi prendete per un giovincello? Non sarò io libero di fare il mio comodo nella mia locandasenza aver le tasche svaligiate?

Ho perduto un anello-sigillo di mio nonno che valeva quaranta marchi.

OSTESSA: O Gesù! Ho sentito il principe che gli dicevanon so quante volteche quell'anello era di rame.

FALSTAFF: Come! Il principe è un marioloun sicofantepel sangue d'Iddio! Se fosse qui e parlasse a quel modolo bastonerei come un cane.

 

(Entrano il PRINCIPE ENRICO e PETO marciando: FALSTAFF va loro incontro sonando il piffero col suo bastone)

 

Che c'è di nuovoragazzo? Il vento soffia davvero da quella parte?

Dobbiam tutti marciare?

BARDOLFO: Sìdue per duealla moda di Newgate.

OSTESSA: Signor miovi pregoascoltatemi.

PRINCIPE: Che ci diciMonna Fapresto? Come sta tuo marito? Gli voglio beneè un uomo onesto.

OSTESSA: Mio buon signoreascoltatemi.

FALSTAFF: Ti pregolasciala andare e stammi a sentire.

PRINCIPE: Che diciGianni?

FALSTAFF: L'altra notte mi addormentai qui dietro quest'arazzoe mi svaligiarono le tasche: questa casa è diventata un bordello; svaligiano le tasche.

PRINCIPE: Che hai perdutoGianni?

FALSTAFF: Mi crederai tuRigo? Tre o quattro cambiali da quaranta sterline l'una e un anello-sigillo di mio nonno.

PRINCIPE: Una bagattella; roba da un otto denari.

OSTESSA: E' quel che gli ho detto iomio signore; e gli dicevo che l'avevo inteso dire da Vostra Grazia esignor mioegli parla di voi molto villanamenteda quell'uomo sboccato che èe ha detto che vi avrebbe bastonato.

PRINCIPE: Che! Così diceva?

OSTESSA: Se non è veronon c'è più in me né fedené veritàné sesso femminile.

FALSTAFF: Non c'è più fede in te che in una prugna cottané più verità in te che in una volpe stanataequanto alla femminezzala pulzella Mariannaparagonata a tepotrebbe essere la moglie del deputato rionale. Va'cosa che seiva'!

OSTESSA: Dite suche cosache cosa?

FALSTAFF: Che cosa? Mauna cosa di cui ringraziare Dio.

OSTESSA: Io non sono una cosa di cui ringraziare Dio; imparalo! Sono la moglie di un galantuomo econ tutto il rispetto per il tuo cavalieratotu sei un furfante a chiamarmi così.

FALSTAFF: Con tutto il rispetto per il sesso di donnatu sei una bestia a dire diversamente OSTESSA: Di' suche bestia sonofurfante?

FALSTAFF: Che bestia? Mauna lontra.

PRINCIPE: Una lontrasir Giovanni! Perché una lontra?

FALSTAFF: Eccoessa non è né carne né pesce; un uomo non sa come prenderla.

OSTESSA: Tu sei ingiusto a dir così: tu o ogni altro uomo sa come prendermifurfante che sei!

PRINCIPE: Dici il veroostessaed egli ti calunnia grossolanamente.

OSTESSA: E lo stesso fa di voisignor mio. L'altro giorno disse che gli dovevate mille sterline.

PRINCIPE: Galantuomoti devo mille sterline?

FALSTAFF: Mille sterlineRigo? Un milione! Il tuo amore vale un milione; tu mi devi il tuo amore.

OSTESSA: Anzimio signorevi ha chiamato mariolo e ha detto che vi avrebbe bastonato.

FALSTAFF: Ho detto questoBardolfo?

BARDOLFO: Davverosignor Giovanniavete detto proprio così.

FALSTAFF: Sì... se egli diceva che il mio anello era di rame.

PRINCIPE: Dico che è di rame: oserai mantenere la tua parola adesso?

FALSTAFF: Rigotu sai che se tu non fossi che un uomo io l'osereima siccome tu sei principeio ti temo come temo il ruggito di un leoncino.

PRINCIPE: E perché non come il leone?

FALSTAFF: Il re solo deve esser temuto come il leone. Pensi tu che io ti tema come temo tuo padre? Ma che! Se così fosseprego Iddio che la mia cintura scoppi!

PRINCIPE: Ohse scoppiassecome ti cadrebbero le budella fino ai ginocchi ! Masor talenon c'è posto per la fedela veritàl'onestà in questo tuo petto; è tutto pieno di budella e di diaframma.

Accusare una donna onesta di averti svaligiato le tasche! Ma figlio di mala femminaspudoratogran bestia bavosa; se nelle tue tasche c'era altro che conti d'osteriaappunti di bordelli e un misero soldo di zucchero candito per darti un po' di fiato; se la tua tasca era ricca di altro che di questi vituperisono uno scellerato. E tuttavia voi sostenete il contrario e non volete mettervi in tasca il torto che avete. Non ti vergogni?

FALSTAFF: Mi stai a sentireRigo? Tu sai che Adamo nello stato d'innocenza caddee cosa dovrebbe fare il povero Gianni Falstaff in questi tempi d'immoralità? Tu vedi che io ho più carne d'ogni altro uomo e perciò più fragilità. Confessate dunque di aver svaligiato le mie tasche?

PRINCIPE: Pare che sia cosìdalla tua storia.

FALSTAFF: Ostessati perdono; va'prepara la colazioneama tuo maritobada ai tuoi servitratta bene i tuoi ospiti; tu mi troverai trattabile a ogni onesta ragione: vedi che son pacificato. Ma dunque?

Viati pregovattene. (Esce l'Ostessa) OraRigoalle notizie della corte. Quanto al furtogiovanotto... com'è stata accomodata la faccenda?

PRINCIPE: O mio dolce manzoio devo esser sempre il tuo buon angelo; il denaro è restituito.

FALSTAFF: Oh! Non mi piacciono queste restituzioniè un doppio lavoro.

PRINCIPE: Io e mio padre siam tornati buoni amici e posso fare quel che voglio.

FALSTAFF: Per prima cosa rubami il tesoro regio e fallo subitosenza neanche lavarti le mani.

BARDOLFO: Fatelosignor mio.

PRINCIPE: Ti ho procuratoGianniun comando nella fanteria.

FALSTAFF: Avrei preferito che fosse di cavalleria. Dove troverò uno che sappia rubar bene? Oh! Cosa non darei per trovare un bel ladro di ventidue anni o giù di lì! Son tremendamente a nudo di tutto. Ad ogni modo sia ringraziato Iddio per questi ribelli: non molestano altro che la gente per beneio li approvo e li lodo.

PRINCIPE: Bardolfo!

BARDOLFO: Signor mio!

PRINCIPE: Va' a portare questa lettera a monsignor Giovanni di Lancastera mio fratello Giovanniquesta a monsignore di Westmoreland. (Esce Bardolfo) AndiamoPetoa cavallo! A cavallo !

Ché tu ed io dobbiamo cavalcare trenta miglia prima di pranzo. (Esce Peto) Vienmi ad incontrare alle due del pomeriggio al Temple HallGianni; là saprai del tuo comando e riceverai denaro e gli ordini per la fornitura dei tuoi. Il paese è in fiammePercy è in alto e loro o noi dobbiamo umiliarci.

 

(Esce)

 

FALSTAFF: Preziose parole! Mondo magnifico! Ostessala mia colazione; andiamo! O che bella cosa se questa taverna fosse il mio tamburo!

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - Il campo dei ribelli presso Shrewsbury

(Entrano HOTSPURWORCESTER e DOUGLAS)

 

HOTSPUR: Ben dettomio nobile scozzese! Se dir la verità in questo bel secolo non fosse creduto adulazioneDouglas avrebbe tali doti che nessun altro soldato de' nostri giorni sarebbe tanto celebrato per tutto il mondo. Per Iddio! Io non so adularee sdegno le lingue dei piaggiatorima nessun uomo ha posto più onorevole di voi nell'affetto del mio cuore. Andiamoprendetemi sulla parolaprovatemisignor mio.

DOUGLAS: Tu sei il re dell'onore: non vive sulla terra uomocheper quanto potenteio non osi affrontare.

HOTSPUR: Fatelo e tutto andrà bene...

 

(Entra un Messo con lettere)

 

Che lettere hai tu costà? Non posso che ringraziarvi.

MESSO: Queste lettere vengono da vostro padre...

HOTSPUR: Lettere da lui! Perché non viene egli stesso?

MESSO: Non può veniresignor mio; è gravemente malato.

HOTSPUR: Per le piaghe di Cristo! Come ha egli tempo d'esser malato in un tal frangente? Chi conduce le sue forze? Sotto qual comando marciano?

MESSO: Le sue letteremio signorenon iodichiarano le sue intenzioni.

WORCESTER: Dimmiti pregosta egli in letto?

MESSO: V'erasignor mioquattro giorni prima ch'io partissi equando lo lasciaii suoi medici temevano molto per la sua vita.

WORCESTER: Avrei voluto che i tempi fossero stati sani prima che la malattia venisse a visitarlo. Mai la sua salute fu di maggior valore d'adesso.

HOTSPUR: Malato adesso! Cader giù adesso! Questa malattia avvelena lo stesso sangue vitale della nostra impresae si propaga anche quifin nel nostro campo. Egli mi scrive qui che una malattia interna... che i suoi amici non si poterono radunare sì presto per mezzo di un deputatoch'egli non ha ritenuto conveniente d'affidare un incarico così pericoloso e delicato ad altr'anima che vi portasse meno interesse della sua. Nondimeno ci dà l'audace consiglio di marciare con le nostre piccole forze per vedere come la fortuna sia disposta verso di noi poichécom'ei scrivenon c'è da indietreggiareora che il re è certamente informato di tutti i nostri progetti. Che ne dite?

WORCESTER: La malattia di vostro padre è una vera mutilazione per noi.

HOTSPUR: Pericolosa feritaproprio un membro tagliato via. Eppurein fede mianon è così; la sua perdita ora sembra maggiore di quello che non sarà in realtà. Sarebbe forse prudente porre su di un sol tiro di dadi l'intero tesoro di tutte le nostre forze? Porre una posta così ricca al sottil rischio di un'ora incerta? Non sarebbe bene? in questo modo scopriremmo il fondo e l'anima delle nostre speranzel'orlo stessoil limite estremo di tutte le nostre fortune.

DOUGLAS: Così ci accadrebbe infatti; ora invece ci resta ancora una dolce aspettativa d'ereditàe possiamo arditamente spendereforti della speranza di quello che ci deve ancora venire. In questo vive un conforto di riscossa.

HOTSPUR: Un rifugioun asilo dove fuggirese il diavolo e la sventura guardano minacciosi la nostra vergine impresa.

WORCESTER: Eppurevorrei che vostro padre fosse stato qui! La qualità e il pelo della nostra impresa mal sopportano divisione: alcuni che non conoscono la ragione della sua assenza penseranno che la prudenzala lealtà al rela pura e semplice disapprovazione della nostra condottaabbian tenuto il conte lontano di qui; e pensate come un simile timore possa volger il corso di una esitante fazione e far nascere dubbi sulla bontà della nostra causaché ben sapete come noiche azzardiamodobbiamo tenerci lontani da un giudizio troppo severo e chiudere ogni pertugioogni feritoiaper dove possa scrutarci l'occhio della ragione. Quest'assenza di vostro padre tira da parte una tenda che scopre all'ignaro un certo timoreche prima non aveva neppur sognato.

HOTSPUR: Voi andate troppo oltre. Io piuttosto argomenterei così della sua assenza: essa dà lustroopinione più altamaggior audacia alla nostra grande impresache se il conte fosse qui; poiché la gente dovrà pensare che se noisenza il suo aiutopossiamo riunire forze tali da investire un regnocon l'appoggio suo potremmo rovesciarlo addirittura. Finora tutto va benetutte le nostre membra sono ancor sane.

DOUGLAS: Quanto il cuore può desiderarlo la paura non è parola che s'oda pronunziare in Scozia.

 

(Entra SIR RICCARDO VERNON)

 

HOTSPUR: Mio cugino Vernon! Benvenutoper l'anima mia!

VERNON: Pregate Iddio che le mie notizie meritino il benvenutosignore. Westmorelandforte di settemila uominimarcia a questa volta: con lui è il principe Giovanni.

HOTSPUR: Niente di male. Che altro c'è?

VERNON: Ho appreso inoltre che il re in persona s'è mossoo intende di venir qui rapidamente con forte e potente esercito.

HOTSPUR: Anche lui sarà ben accolto. Dov'è suo figlioquel pazzerello del principe di Galles dal piè leggeroe i suoi camerati che spinsero da parte il mondoordinandogli di girare a sua posta?

VERNON: Tutti equipaggiatitutti in armitutti piumati come struzzi che fendono il vento con l'alirifocillati come aquile che escono dal bagnoscintillanti come immagini in vesti doratepieni di vita come il mese di maggioe sfolgoranti come il sole di luglioprocaci come caprettiimpetuosi come torelli. Ho visto il giovane Enricocon la visiera abbassatai cosciali alle gambetutt'armato splendidamentesollevarsi da terra come l'alato Mercurio e balzare in sella con tanta destrezzaquale angelo caduto dalle nubi per montare e maneggiar un ardente Pegasoe incantare il mondo con la sua nobile maestria di cavaliere.

HOTSPUR: Bastanon dir altro. Queste lodi accendon la febbre più che il sole di marzo. Vengano pure; essi giungono come vittime adorne pel sacrificioche offriremo ancor calde e sanguinanti all'occhiardente vergine della fumante guerra. Martecoperto della sua maglia di ferrosiederà sul suo altareimmerso nel sangue fino agli orecchi.

Sono tutto in fiammesentendo che questa ricca preda è così vicina e non nostra ancora. Vialasciatemi provare il mio cavallo che deve portarmi come fulmine contro il petto del principe di Galles.

S'incontrerà un Enrico con un Enricodestriero con focoso destrieroper non più separarsifinché l'un dei due non cadrà cadavere. Ohse Glendower fosse venuto!

VERNON: Ci sono altre notizie. Appresi a Worcestermentre cavalcavo a questa voltach'egli non potrà radunare le sue forze prima di due settimane.

DOUGLAS: E' la peggior notizia ch'io abbia sinora udito.

VERNON: Sìin fede miaessa ha un suono che gela.

HOTSPUR: A quanto potrà ammontare l'intero esercito del re?

VERNON: A trentamila.

HOTSPUR: Siano pure quarantamila! Senza mio padre e Glendower le nostre forze potranno bastare per la grande giornata. Andiamopassiamole rapidamente in rassegna; il giorno del giudizio è vicino:

se dobbiamo tutti moriremoriamo allegramente.

DOUGLAS: Non parlar di morire: io non temo la morteo la mano della morteper questa mezza annata.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Una strada pubblica presso Coventry

(Entrano FALSTAFF e BARDOLFO)

 

FALSTAFF: Bardolfovattene intanto a Coventry: riempimi una bottiglia di vin di Spagna; i nostri soldati traverseranno la città; noi saremo a Sutton Co'fil' stasera.

BARDOLFO: Volete darmi un po' di denarocapitano?

FALSTAFF: Mettilo fuori tumettilo fuori tu.

BARDOLFO: Questa bottiglia fa un angelo.

FALSTAFF: E se fa un angelo prendilo per le tue fatichee se ne fa ventiprendili tutti quantiio rispondo della bontà del conio. Di' al mio luogotenente Peto d'incontrarmi in fondo alla città.

BARDOLFO: Così faròcapitano. Arrivederci.

 

(Esce)

 

FALSTAFF: Se non mi vergogno dei miei sudditi voglio essere una triglia marinata. Ho abusato della leva del re in un modo dannato. Ho presoin cambio di centocinquanta soldatitrecento e tante sterline.

Non fo leva che tra facoltosi possidentifigli di agricoltori benestanti: vo’ in cerca di giovani fidanzatiquelli i cui bandi eran stati fatti due volte; una provvista di comodoni che avrebbe più caro sentir la voce del diavolo che un tamburo; gente che teme lo sparo di un archibugio peggio di un uccello colpito o di un'anatra selvatica ferita. Non ho arruolato che mangiatori di crostini imburraticon nella pancia dei cuori non più grossi di una testa di spilloche hanno comprato la dispensa dal servizio. Ora tutto il mio esercito non si compone che d'alfiericaporaliluogotenentisottufficiali:

miserabililaceri come Lazzaro che si vede sulle tele dipintequando i cani del ricco Epulone gli leccavano le piaghe; tutta gente cheper dire il veronon furon mai soldati: servitori disonesti licenziatifigli cadetti di fratelli cadettigarzoni d'osteria scappatistallieri disoccupaticancheri d'un mondo tranquillo e d'una lunga pacedieci volte più vergognosamente stracciati d'una vetusta bandiera. Per riempire i posti di quelli che hanno comprato i loro congedi ho messo insieme una tale accozzagliache pensereste ch'io abbia centocinquanta laceri figli prodighi appena tornati dal badare i porci e dal nutrirsi di avanzi e di ghiande. Un burloneche m'incontrò per la stradami disse che avevo alleggerito tutte le forche e arruolato cadaveri. Nessun occhio ha mai visto simili spauracchi. Non marcerò attraverso Coventry con loroquesto è chiaro.

C'è di più; i marioli marciano con le gambe larghe come se avessero i ferri ai piediché in verità ne ho cavata la maggior parte di prigione. Non c'è che una camicia e mezzo in tutta la mia compagniae la mezza camicia è fatta di due tovaglioli uniti insieme e gettati sulle spallecome una cotta d'araldo senza manichee la camiciaper dir la verità fu rubata al mio oste a Sant'Albanoo al locandiere dal naso rosso di Daventry. Ma questo non importatroveranno abbastanza biancheria su tutte le siepi.

 

(Entrano il PRINCIPE ENRICO e WESTMORELAND)

 

PRINCIPE: Ebbenepallone d'un Gianni? Come vamaterasso?

FALSTAFF: Che! Rigo! Come vapazzerello? Che diavolo fai tu nella contea di Warwick? Mio buon signore di Westmorelandvi domando perdonopensavo che Vostro Onore fosse già a Shrewsbury.

WESTMORELAND: In veritàsir Giovanniè da un bel pezzo che io dovrei essercie voi pure; ma le mie forze vi son già. Il reve lo assicuroconta su tutti noi: dobbiamo partire tutti stasera.

FALSTAFF: Che! Non dubitate di meio son vigile come un gatto a rubar crema.

PRINCIPE: Credo davvero a rubar cremaché il tuo furto ti ha fatto già diventar burro. Ma dimmiGiannidi chi sono quegli individui che ci seguono?

FALSTAFF: MieiRigomiei.

PRINCIPE: Non ho mai visto più miserabili straccioni.

FALSTAFF: Che! Che! Buoni abbastanza per farsi infilare; carne da cannonecarne da cannone; riempiranno una fossa al pari dei migliori.

Va' làamicouomini mortaliuomini mortali.

WESTMORELAND: Sìsir Giovanni ma mi sembra che siano poveri e magri oltre misuratroppo sbrindelloni.

FALSTAFF: In fede mia! Quanto alla loro povertà non so dove l'abbiano presa; quanto alla magrezza io non l'ho loro insegnata di certo.

PRINCIPE: Nolo giurereia meno che non chiamate magrezza aver tre dita di lardo sulle costole. Ma sbrigatevigalantuomo! Percy è già sul campo.

 

(Esce)

 

FALSTAFF: Che! Il re è già accampato?

WESTMORELAND: Sìsir Giovannitemo che indugiamo troppo.

FALSTAFF: Benissimola fine di una battaglia e il principio di un banchetto son proprio quel che ci vuole per un pigro combattente e un convitato affamato.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Il campo dei ribelli presso Shrewsbury

(Entrano HOTSPURWORCESTERDOUGLAS e VERNON)

 

HOTSPUR: Ci batteremo con lui stanotte.

WORCESTER: Ciò non può essere.

DOUGLAS: Allora gli date vantaggio.

VERNON: Neppur per ombra.

HOTSPUR: Perché dite questo? Non attende egli rinforzi?

VERNON: E noi pure.

HOTSPUR: I suoi son certii nostri son dubbi.

WORCESTER: Buon cuginolasciatevi consigliare: non vi muovete stanotte.

VERNON: Non vi muovetemio signore.

DOUGLAS: Voi non mi consigliate bene. Dite così per paura e per freddezza di cuore.

VERNON: Non mi calunniateDouglas; sulla mia vita! - e oso sostenere ciò che dico con la mia vita - se un beninteso onore mi spinge innanziio mi consiglio sì poco con la debole pauraquanto voimio signoreo ogni altro scozzese che oggi vive. Vedremo domanialla battagliachi di noi ha paura.

DOUGLAS: Sìo stanotte.

VERNON: Acconsento.

HOTSPUR: Stanotteio dico.

VERNON: Andiamoandiamociò non può essere. Assai mi meraviglioche uomini esperti al comando come siete voinon prevediate quali ostacoli trattengono la nostra spedizione: parte della cavalleria di mio cugino Vernon non è ancora giunta; i cavalieri di vostro zio Worcester non sono arrivati che oggie il loro ardore e il loro slancio sono addormentatiil loro coraggio domato e smussato dalla dura fatica: non v'è un solo cavaliere che non sia la metà della metà di sé.

HOTSPUR: Nelle stesse condizioniin generale è la cavalleria del nemicospossata dal viaggio e infiacchitamentre la maggior parte dei nostri sono completamente riposati.

WORCESTER: Le truppe del re sono assai più numerose delle nostre; per amor di Diocuginoattendete finché tutti siano giunti.

 

(Una tromba annuncia un parlamentare. Entra SIR GUALTIERO BLUNT)

 

BLUNT: Vengo con graziose offerte da parte del rese mi concedete rispettoso ascolto.

HOTSPUR: Benvenutosir Gualtiero Blunte volesse Iddio che foste de' nostri! Alcuni tra noi vi amano molto e invidiano i vostri grandi meriti e la bella famapoiché non siete della nostra partema ci state contro come nemico.

BLUNT: E Dio mi guardi di non esserlo semprefintantochéfuor d'ogni limite e dovere di lealtàvoi state contro la sacra maestà. Ma veniamo al mio messaggio. Il re mi ha mandato per conoscere la natura delle vostre lagnanzee per qual motivo voi sollevatedal seno della pace civilequesta temeraria ostilitàinsegnando al suo regno sottomesso un'audacia crudele. Se il re hain qualche modoobliato i vostri servigi che confessa esser moltepliciegli v'invita a dire le vostre lagnanzeein gran frettai vostri desideri saranno appagati con usura e avrete perdono assoluto per voi e per tutti coloroa istigazione vostracosì traviati.

HOTSPUR: Gentile è il ree noi ben sappiamo che il re conosce in qual momento giova promettere e in quale mantenere. Mio padremio zio ed io gli demmo la corona che porta. Quandocon la sola forza di sì e no ventisei seguacidisprezzato nell'opinione del mondomisero e umiliatopovero proscritto di cui nessuno si curavatornò nascostamente in patriamio padre lo accolse da amico sulla spiaggiae udendolo giurare e far voto dinanzi a Diocon lacrime d'innocenza e proteste di fedeltàch'egli non tornava che per essere duca di Lancasterreclamare le sue terre e chiedere il suo perdonomio padremosso dalla bontà del suo cuore e dalla pietàgli giurò aiuto e glielo diede anche. Allorché i pari e i baroni del regno videro che Northumberland propendeva per luigrandi e piccoli vennero a lui col cappello in mano epiegando il ginocchiogli mossero incontro nelle borgatenelle cittànei villaggilo attesero sui ponti gli fecero alagli offersero donigli giurarono fedeltàgli diedero i loro eredi come paggiseguirono i suoi passi in auree moltitudini. Poco dopo costui - come avviene quando la grandezza conosce se stessa - mi sale un po' più in alto che non avesse promesso a mio padreallorché povero gli scorreva il sanguesulla desolata spiaggia di Ravenspurgh; e ora eccolo in verità che s'incarica di riformare certi editti ed alcuni severi decreti che troppo opprimono il popolo; grida contro gli abusisembra che pianga sulle sventure della sua patriae con questo sembiantecon questa maschera di giustiziasi conquista i cuori di tutti quelli ai quali aveva gettato l'amo. Andò anche più oltre: fece tagliar la testa a tutti i favoritiche il re assente aveva lasciati qui come suoi deputatimentr'egli attendeva in persona alla guerra d'Irlanda.

BLUNT: Tacetenon son venuto a udir questo.

HOTSPUR: Veniamo dunque al punto. Poco tempo dopo egli depose il re; subito dopo gli tolse la vita; senza por tempo in mezzo oppresse lo Stato di tasse; a peggiorare le coselasciò che il suo parente March - che se ciascuno fosse al suo proprio posto sarebbe suo re legittimo - fosse trattenuto come ostaggio nel Gallesper restarvi prigioniero senza riscatto; umiliò me nelle mie fortunate vittoriecercò di farmi cadere nell'insidia per mezzo dello spionaggio; cacciò con improperi mio zio dal consiglio; rabbiosamente congedò mio padre dalla corte; infranse giuramento su giuramentocommise abusi su abusi ein conclusioneci spinse a cercar salvezza in questo esercito ealtresìa esaminar un po' più da vicino il suo titoloche noi troviamo di linea troppo indiretta perché possa a lungo continuare.

BLUNT: Devo portare questa risposta al re?

HOTSPUR: Non questasir Gualtiero: ci ritireremo un momento per consultarci. Andate dal re; che ci dia qualche pegno di sicuro ritorno eal mattino prestomio zio gli porterà le nostre proposte. E con questoaddio.

BLUNT: Mi auguro che accetterete il suo perdono e la sua amicizia.

HOTSPUR: Può darsi che li accetteremo.

BLUNT: Prego Dio che sia così!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - York. Il Palazzo dell'Arcivescovo

(Entrano l'ARCIVESCOVO DI YORK e SIR MICHELE)

 

ARCIVESCOVO: Affrettatevibuon sir Micheleportate questa lettera suggellatacon fretta alataal lord maresciallo; questa a mio cugino Scroope tutte le altre alle persone cui sono indirizzate. Se sapeste di quale importanza sonovi sbrighereste davvero!

MICHELE: Mio buon signoreindovino il loro contenuto.

ARCIVESCOVO: E' probabile che lo indoviniate. Domanibuon sir Micheleè il giorno in cui le sorti di diecimila uomini devono esser messe alla provapoichémessereda quanto mi si fa veracemente intendereil re s'incontra a Shrewsbury con lord Arrigocon forze potenti che ha raccolto rapidamentee io temosir Michelecheparte a causa della malattia di Northumberlandle cui forze erano le più considerevolie parte a causa dell'assenza di Owen Glendower ch'era pure un vigoroso nerbo su cui contavanoe che oradissuaso dalle predizioninon è venutole forze di Percy sian troppo deboli per dare immediata battaglia al re.

MICHELE: Mamio buon signorenon dovete temerec'è Douglas e lord Mortimer.

ARCIVESCOVO: NoMortimer non c'è.

MICHELE: Ma c'è MordakeVernonlord Arrigo Percye c'è monsignor di Worcestere una schiera di valorosi guerrieridi nobili gentiluomini.

ARCIVESCOVO: Così èma il re ha radunato il fior delle truppe di tutto il paese: il principe di Galleslord Giovanni di Lancasteril nobile Westmorelandil battagliero Blunte molti altri soci e uomini onorevoli di gran fama ed autorità nelle armi.

MICHELE: Non dubitatesignor miotroveranno degni avversari.

ARCIVESCOVO: Lo spero anch'iopure giova temeree onde prevenire il peggioaffrettatevisir Micheleché se lord Percy non ha fortunaprima che il re congedi le sue truppe si propone di farci visitaavendo avuto notizia della nostra cospirazionee non è che prudenza di rafforzarci contro di lui; affrettatevi dunque. Debbo andare a scrivere ancora ad altri amicied ora addiosir Michele.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - Il campo del Re presso Shrewsbury

(Entrano ENRICO QUARTOil PRINCIPE ENRICOGIOVANNI DI LANCASTERSIR GUALTIERO BLUNT e SIR GIOVANNI FALSTAFF)

 

ENRICO: Come sanguigno il sole comincia a spuntare su quella boscosa collina! Il giorno sembra impallidire al suo aspetto alterato.

PRINCIPE: Il vento meridionale annunzia come araldo i suoi propositie sibilando cavernoso tra le foglie predice una giornata di tempesta e d'uragano.

ENRICO: Sia allora d'un sentire con chi perdepoiché nulla può sembrare brutto a coloro che vincono.

 

(Suona una tromba. Entrano WORCESTER e VERNON)

 

Ebbenemonsignore di Worcester! Non va bene che voi ed io ci si debba incontrare nei termini in cui c'incontriamo. Voi avete tradito la nostra fiducia e ci avete costretti a spogliarci delle nostre comode vesti di pace per comprimere le nostre vecchie membra coll'inurbano acciaio; questo non va benesignor mioquesto non va bene. Che rispondete? Volete sciogliere questo rozzo nodo di una guerra aborrita da tuttie muovervi ancora nell'orbita di quell'obbedienzain cui brillavate di splendore sì puro e naturalerinunziando a essere una meteora di vaporiun prodigio di terrore e un presagio di sventure scatenate per i tempi che han da nascere?

WORCESTER: Ascoltatemimio sovrano. Quanto a mepotrei esser ben contento di passare il margine estremo della mia vita in ore tranquillechévi assicuroio non ho cercato questo giorno di discordia.

ENRICO: Voi non lo avete cercato! Com'è dunque venuto?

FALSTAFF: La ribellione si trovava sul suo camminoegli la trovò.

PRINCIPE: Silenziogracchiosilenzio!

WORCESTER: Piacque a Vostra Maestà distogliere da me e da tutta la nostra casa gli sguardi del vostro favore; eppure debbo ricordarvimio signoreche noi fummo i primi e i più cari dei vostri amici. Per voi io ruppi il bastone del mio comando al tempo di Riccardoe viaggiai giorno e notte per venirvi incontro e baciarvi la manoallorché non eravate ancora per posizione e per stima né potente né fortunato come me. Fui io stessoe furono mio fratello e suo figlioche vi riconducemmo in patria sfidando arditamente tutti i pericoli di quell'ora. Voi ci giurastee il giuramento lo faceste a Doncasterche non avevate alcuna intenzione avversa allo Stato e che avreste reclamato soltanto i diritti allora maturati: il dominio di Gandil ducato di Lancaster. Noi giurammo di aiutarvi in questo. Ma in breve la fortuna vi piovve a profusione sul capo e foste inondato da un diluvio di grandezzain parte a causa del nostro aiutoin parte per l'assenza del ree altresì per le colpe di un frivolo regnoper le sofferenze che pareva voi aveste sopportatee per i venti contrari che trattennero sì a lungo il re nelle sue sfortunate guerre d'Irlandache tutti in Inghilterra lo credettero morto. Da questo cumulo di eventi favorevoli coglieste occasione per farvi vivamente pregare di afferrare nelle vostre mani il governo del paese.

Dimenticaste allora il giuramento fatto a noi a Doncasterenutrito da noici trattaste come quel crudele pulcinoil giovane cuculotratta il passero: v'impossessaste del nostro nidoe col nostro nutrimento cresceste a tal moleche neanche il nostro amore osò avvicinarsi al vostro sguardo per tema di essere divorato; e per salvarcifummo costretti a fuggire con agile ala lontano dal vostro sguardo e riunire le nostre presenti forze; per cui vi stiamo di fronte per quelle stesse ragioni che voi medesimo vi siete levate contro colla vostra ingrata condottai minacciosi sguardi e la violazione di tutti gl'impegni e giuramenti che ci faceste nei primi tempi della vostra impresa.

ENRICO: Queste cose le avete infatti enumerate e proclamate alle croci dei mercatile avete lette nelle chiese alfin di ornare il manto della ribellione di qualche bel colore che riesca gradito agli occhi di quei volubili voltacasacca e poveri scontentiche stanno a bocca aperta e si fregano le mani ascoltando le notizie di qualche tumultuosa innovazione. Non mai la ribellione mancò di simili tinte d'acquerello per dipingere la sua causané di canaglia furibondaaffamata per un po' di turbolenta ruina e disordine.

PRINCIPE: Più d'un'animanei nostri due esercitipagherà caramente questo incontrose mai essi verranno alle mani. Dite a vostro nipote che il principe di Galles si unisce al mondo intiero in lode di Enrico Percy. Per tutte le mie più care speranzenon mettendo in suo conto la presente impresaio non credo viva gentiluomo più prodepiù attivamente valoroso o più valorosamente giovanilepiù baldo e più audace di luiche adorni questo nostro tempo con le sue nobili gesta.

Quanto a mee lo dico a mia vergognaho negletto i doveri della cavalleria ea quel che mi si dicetale è l'opinione ch'egli ha di me. Pure dichiaro innanzi alla maestà di mio padre che sarei lietononostante il vantaggio del suo gran nome e della sua famadi tentare la fortuna con lui in singolar tenzone onde risparmiar sangue alle due parti.

ENRICO: E noiprincipe di Gallesti permetteremmo dl correre tale venturaad onta degli infiniti motivi che ci si opporrebbero. Nobuon Worcesternonoi amiamo molto il nostro popolo; amiamo anche quelli che sono stati persuasi a seguire il partito di vostro nipoteese accetteranno l'offerta del nostro perdono tanto lui che loroe voi stesso e tutti quantisarete ancora miei amicicom'io di voi.

Andate a riferir questo a vostro nipote e portatemi risposta delle sue intenzioni. Ma s'egli non vuol cedereil rimprovero e la terribile punizione sono ai nostri comandi e compiranno il loro ufficio. Ed ora andate; non vogliamo ora essere disturbati da altra risposta: facciamo una bella offerta; accettatela saggiamente.

 

(Escono Worcester e Vernon)

 

PRINCIPE: Non sarà accettatasull'anima mia! Douglas e Hotspur uniti affronterebbero fiduciosi tutto il mondo in armi.

ENRICO: Per questo ogni condottiero vada al suo postoché appena avremo la loro risposta li attaccheremo; e Dio ci aiuti come la nostra causa è giusta!

 

(Escono tutti eccetto il Principe e Falstaff)

 

FALSTAFF: Rigose durante la battaglia mi vedi a terra e mi ripari col tuo corpobeneè un servizio d'amico.

PRINCIPE: Non v'è che un colosso che potrebbe renderti tale servizio.

Di' le tue preghieree addio.

FALSTAFF: Vorrei che fosse ora di andare a lettoRigoe che tutto andasse bene.

PRINCIPE: Tu sei debitore a Dio di un trapasso.

 

(Esce)

 

FALSTAFF: Debitore non sono ancorae mi rincrescerebbe di pagarlo prima del suo giorno. Che bisogno ho io di correre incontro a chi non mi cerca? Ebbenenon importal'onore mi tira innanzi. Mae se poi l'onore mi toglie di mezzo mentre io muovo all'attacco? E allora? Può l'onore rimettermi al posto una gamba? No. O un braccio? No. Togliere il dolore di una ferita? No. L'onore non s'intende dunque di chirurgia? No. Che cosa è l'onore? Una parola. Che cosa c'è in questa parola onore? Che cos'è quest'onore? Aria. Bell'acquisto! Chi lo possiede? Quegli che morì mercoledì. Lo sente? No. E' dunque una cosa inafferrabile? Sìper i morti. Ma non potrà vivere con i vivi? No.

Perché? La calunnia non lo soffrirà. E allora io non ne voglio punto:

l'onore non è che un mero stemma da mortorioe così finisce il mio catechismo.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SECONDA - Il campo dei ribelli

(Entrano WORCESTER e VERNON)

 

WORCESTER: Ohnosir Riccardomio nipote non deve sapere le offerte generose e liberali del re.

VERNON: Sarebbe meglio che le conoscesse.

WORCESTER: In questo caso siamo rovinati. Non è possibilenon può essere che il re tenga la sua promessa di amarci; ci sospetterà sempre e troverà occasione di punire quest'offesa col pretesto di altre colpe. Per tutta la nostra vitail sospetto fisserà su di noi i suoi mille occhiché del tradimento non ci si può fidare più che della volpela qualeper quanto addomesticatacarezzata e tenuta chiusaconserverà sempre qualche tratto della selvatichezza della sua razza.

Per triste o allegro che sia il nostro aspettoi nostri sguardi saranno male interpretati e saremo nutriti come i buoi nella stallatanto più accarezzati quanto più vicini a morte. Si potrà forse dimenticare la trasgressione di mio nipoteha la scusa della giovinezza e del sangue ardenteil privilegio del nome che ha adottato: Hotspur lo scervellatoche si lascia governare da un impulso. Tutte le sue colpe gravano sul capo mio e di suo padrenoi l'adescammoe da noi si lasciò corrompere. Noicausa di tuttopagheremo per tutti. Perciòbuon cuginonon sappia Arrigo in alcun caso l'offerta del re.

VERNON: Riferite ciò che volete; io non farò che confermare. Ecco vostro nipote.

 

(Entrano HOTSPUR e DOUGLAS)

 

HOTSPUR: Mio zio è tornato. Mettete in libertà monsignore di Westmoreland. Che nuovezio?

WORCESTER: Il re vi darà battaglia tra poco.

DOUGLAS: Fategli portare la sfida da monsignore di Westmoreland.

HOTSPUR: Lord Douglasandate voi stesso a dirglielo.

DOUGLAS: Ci andròperdioe molto volentieri.

 

(Esce)

 

WORCESTER: Non v'è alcun segno di clemenza nel re.

HOTSPUR: Gliela chiedeste forse? Dio ne guardi!

WORCESTER: Gli parlai dolcemente delle nostre lagnanzedei giuramenti da lui rottied egli cercò di rimediarvi negando con un nuovo spergiuro di aver mai mancato a un giuramento: e ci chiama ribellitraditorie vuol punirci di questo nome odioso colle sdegnose sue armi.

 

(Rientra DOUGLAS)

 

DOUGLAS: All'armi! Gentiluominiall'armi! ho lanciato un'audace sfida al viso di re Enricoe la portò Westmorelandch'era qui ostaggio.

Ciò non può mancare di farlo muovere rapidamente all'attacco.

WORCESTER: Il principe di Galles si fece avanti in presenza del re e sfidò voinipotea singolare combattimento.

HOTSPUR: Ohvolesse il cielo che la contesa riposasse sulle nostre due testee che nessunoeccetto io e Arrigo Monmouthfosse oggi a corto di respiro! Diteditein che modo mi ha sfidato? Lo ha fatto con disprezzo?

VERNON: Nosull'anima mia! Non ho udito mai in vita mia lanciare sfida con maggior modestiaa meno che non fosse un fratello a provocare un fratello ai nobili esercizi e alle prove delle armi. Egli vi rese tutti gli omaggi che ad uomo possono rendersi; ornò le vostre lodi di eloquenza principescaparlo dei vostri meriti come una cronacainnalzandovi anche al di sopra della sua lodee disprezzando questa come troppo debole per apprezzarvi ecosa degna davvero di principefece di sé una menzione piena di rossorerimproverandosi la vagabonda giovinezza con tanta graziacome se in quell'istante egli si fosse reso padrone dell'arte dell'insegnare e dell'imparare. E qui si fermòma lasciate ch'io dichiari al mondo che s'egli sopravvive all'avverso fato di questa giornatal'Inghilterra non avrà mai posseduto speranza sì bellatanto male apprezzata per le sue stravaganze.

HOTSPUR: Io credocuginoche tu sia invaghito delle sue follie. Non ho sentito mai ricordare in un principe più sfrenata licenza; ma sia quello che vuoleprima di sera lo stringerò sì forte tra le mie braccia di soldatoch'egli si rannicchierà sotto la mia carezza!

All'armiall'armi! Prestoe voi compagnisoldatiamiciconsiderate quello che avete da fare da voi stessi meglio che non possa accendervi il sangue con persuasiva parola io che non ho il dono dell'eloquenza.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Mio signore ecco lettere per voi.

HOTSPUR: Non posso leggerle adesso. O signoriil tempo della vita è breve; ma trascorrere miseramente questo breve tratto di tempo sarebbe ancora troppo lungo quand'anche la vitagaloppando sullo stilo d'una meridianafinisse il suo viaggio in un'ora. Se viviamoviviamo per calpestare dei re; se moriamobella è la mortequando dei principi muoiono con noi. Quanto alle nostre coscienzesante son l'armi impugnate per una giusta causa.

 

(Entra un altro Messo)

 

MESSO: Mio signorepreparateviil re avanza rapidamente.

HOTSPUR: Lo ringrazio se mi taglia le parolech'io non fo professione di parlatore. Vi dico soltanto questo: ogni uomo faccia del suo meglio. E ora traggo una spada per tingerne la lama del miglior sangue che incontrerò nelle vicende di questo periglioso giorno. OraEspérance! Percy! E avanti! Sonate tutti potenti strumenti di guerra e a quella musica abbracciamoci tuttipoiché scommetto il cielo contro la terrache alcuni tra noi non si renderanno mai più una seconda volta simile cortesia.

 

(Suonano le trombe. Si abbracciano ed escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Una pianura presso Shrewsbury

(Scorrerie e scaramucce. Segnale d'allarme per la battaglia. Quindi entrano e s'incontrano DOUGLAS e SIR GUALTIERO BLUNT)

 

BLUNT: Qual è il tuo nometu che nella battaglia mi attraversi sempre il cammino? Quale onore cerchi sul mio capo?

DOUGLAS: Sappi allora che il mio nome è Douglase che ti seguo così nella battaglia perché alcuni mi dicono che tu sei un re.

BLUNT: Ti dicono il vero.

DOUGLAS: Il signore di Stafford ha pagata cara oggi la sua somiglianza con tepoiché questa spada ha messo fine ai suoi giorni invece che ai tuoire Enrico; lo stesso farò di tese non ti arrendi mio prigioniero.

BLUNT: Non nacqui di quelli che si arrendonoo superbo scozzesee tu troverai un re che vendicherà la morte di lord Stafford.

 

(Combattono e Blunt è ucciso)
(Entra HOTSPUR)

 

HOTSPUR: O Douglas! Se tu avessi combattuto così a Holmedonnon avrei mai trionfato di alcuno scozzese.

DOUGLAS: Tutto è finitola vittoria è completa: qui giace il re senza vita.

HOTSPUR: Dove?

DOUGLAS: Qui.

HOTSPUR: QuestoDouglas? No; conosco benissimo questo volto; era un prode cavaliere di nome Bluntequipaggiato in tutto come il re.

DOUGLAS: Un pazzo accompagni la tua anima dovunque essa vada! Troppo caro hai pagato un titolo d'accatto. Perché mi hai detto che eri il re?

HOTSPUR: Ve ne son parecchi che combattono nella cotta d'arme del re.

DOUGLAS: E alloraper la mia spada! io ucciderò tutte le sue cottetruciderò tutto il suo guardarobapezzo per pezzofinché non m'incontrerò col re.

HOTSPUR: Suandiamo! I nostri soldati sono in procinto di vincere la giornata.

 

(Escono)

(Allarme. Entra FALSTAFFsolo)

 

FALSTAFF: Quantunque a Londra potessi sfuggire al pagamento del mio scottotemo di rimaner scottato dalle fucilate quiqui non si fanno tacche che sulla zucca. Piano! Chi siete? Sir Gualtiero Blunt! L'avete avuto l'onorenon è mica vanità questa! Io son caldo come il piombo liquefatto e altrettanto pesante. Dio tenga il piombo lontano da me!

Non mi occorre altro peso che quello delle mie viscere. Ho condotto i miei straccioni dove son stati cucinati! Di trecentocinquanta non ne rimangono tre in vitae così conciche dovranno domandare l'elemosinaper il resto della loro vitaalle porte della città. Ma chi vien qui?

 

(Entra il PRINCIPE ENRICO)

 

PRINCIPE: Che! Te ne stai qui oziando? Prestami la tua spada. Molti nobilila cui morte non è vendicatagiacciono irrigiditi e freddi sotto le zampe dei cavalli dell'insolente nemico: ti pregodammi la tua spada.

FALSTAFF: O Rigoti pregolasciami prender fiato un momento. Quel turco di papa Gregorio non compì mai tali gesta con le armi quali ne ho compiute io quest'oggi. Ho spacciato Percyl'ho messo al sicuro.

PRINCIPE: C'è davvero ai sicuro! E' vivo e fresco per ucciderti. Ti pregodammi la tua spada.

FALSTAFF: Noper Iddio! Rigose Percy è vivotu non avrai la mia spadama prendi la mia pistolase vuoi.

PRINCIPE: Dammela. Che! E' nella fonda?

FALSTAFF: SìRigoè caldaè calda; ce n'è dentro da riempire di fumi una città.

 

(Il Principe tira fuori dalla fonda una bottiglia di vin di Spagna)

 

PRINCIPE: Come! E' questo il momento di scherzare e folleggiare?

 

(Gliela getta ed esce)

 

FALSTAFF: Benese Percy è vivo è un uomo perso. Se egli viene sulla mia stradabene; ma se non ci vienee io capito nella sua di mia volontàche faccia pur di me una bistecca. A me non piace un onore che fa far delle smorfie come quello di sir Gualtiero. Datemi la vitae se la posso conservarebenese no l'onore viene senza ch'io lo cerchie tutto è finito.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA QUARTA - Un altra parte del campo

(Allarme. Scorrerie. Entrano ENRICO QUARTOil PRINCIPE ENRICOGIOVANNI DI LANCASTER e il CONTE DI WESTMORELAND)

 

ENRICO: Ti pregoEnricoritirati; tu perdi troppo sangue; lord Giovanni di Lancasterandate con lui.

LANCASTER: Io nomio signorefinché non perda anch'io sangue.

PRINCIPE: Supplico Vostra Maestà di venire avanti sul fronte della battagliaper timore che la vostra assenza non sgomenti i vostri amici.

ENRICO: Così farò. Monsignore di Westmorelandconducetelo alla sua tenda.

WESTMORELAND: Venitesignor miovi condurrò alla vostra tenda.

PRINCIPE: Condurmimio signore? Non mi occorre il vostro aiuto. Non voglia Iddio che una leggera scalfittura faccia ritirare il principe di Galles da un campo di battaglia come questoove tanta nobiltà giace bagnata nel sangue e calpestatae le armi dei ribelli trionfano nelle stragi!

LANCASTER: Ci siamo riposati anche troppo. Venitecugino Westmoreland; il nostro dovere ci chiama da questa parte: venite per amor di Dio.

 

(Escono Giovanni di Lancaster e Westmoreland)

 

PRINCIPE: Per Iddio! Tu mi hai ingannatoLancaster! Non ti credevo signore di tanto ardire; prima ti amavo come mio fratelloGiovanni; ma ora ti tengo caro come l'anima mia.

ENRICO: L'ho visto tener lord Percy a rispetto con resistenza più vigorosa ch'io non m'aspettassi in sì giovane guerriero.

PRINCIPE: Ohquesto ragazzo ha del coraggio da vendere a tutti noi!

 

(Esce. Allarme. Entra DOUGLAS)

 

DOUGLAS: Un altro re! Crescono come le teste dell'Idra. Io sono Douglasfatale a tutti quelli che portano indosso i tuoi colori. Chi sei tuche contraffai la persona di un re?

ENRICO: Il re stessoo Douglase molto addolorato che tu abbia incontrato tante sue ombree non il vero re. Ho due figli che cercano Percy e te per il campo: ma ora che mi sono fortunatamente imbattuto in teti metterò alla prova. Difenditi.

DOUGLAS: Temo tu sia un'altra contraffazioneeppurein veritàti comporti da re. Ma chiunque tu siason certo che sarai mio: ed ecco come ti conquisto.

 

(Combattono e mentre Enrico Quarto è in pericolo rientra il PRINCIPE ENRICO)

 

PRINCIPE: Alza il capovile scozzeseo è probabile tu non lo sollevi mai più! Gli spiriti del valoroso Shirleydi Stafforddi Blunt sono nelle mie armi: è il principe di Galles che ti minaccia ed ei mai non promette se non intende pagare. (Combattono: Douglas fugge) State lieto mio signore: come sta Vostra Grazia? Sir Nicola Gawsey ha mandato per soccorsie così pure Clifton; andrò subito da Clifton.

ENRICO: Aspettariprendi fiato un momento. Tu hai riacquistata tutta la perduta stima e mi hai dimostrato che tu fai qualche conto della mia vita col bell'aiuto che mi hai portato.

PRINCIPE: O Dio! Troppo mi hanno oltraggiato coloro che han detto che io anelavo la vostra morte. Se così fosseavrei potuto lasciar che continuasse a trionfar su di voi l'insolente mano di Douglasche vi avrebbe spacciato più rapidamente di tutte le velenose pozioni del mondorisparmiando a vostro figlio la fatica del tradimento.

ENRICO: Corri da Clifton: io andrò da sir Nicola Gawsey.

 

(Esce)

(Entra HOTSPUR)

 

HOTSPUR: S'io non m'ingannotu sei Arrigo Monmouth.

PRINCIPE: Tu parli come se io volessi negare il mio nome.

HOTSPUR: Il mio nome è Arrigo Percy.

PRINCIPE: Vedo dunque un valoroso ribelle di questo nome. Io sono il principe di Galles. Non pensarePercydi dividere più a lungo alcuna gloria con me: due stelle non possono muoversi nella medesima sferané l'Inghilterra può sopportare il doppio regno di Arrigo Percy e del principe di Galles.

HOTSPUR: Né ciò avverràArrigo; ché l'ora è venuta che deve por fine a uno di noi due. Volesse Iddio che la tua fama nelle armi fosse ora grande come la mia!

PRINCIPE: L'accrescerò avanti di lasciartie mieterò gli onori che fioriscono sul tuo cimieroper farne una ghirlanda al mio capo.

HOTSPUR: Non posso tollerare più a lungo le tue scempiaggini.

 

(Combattono)

(Entra FALSTAFF)

 

FALSTAFF: Ben dettoRigo! DagliRigo! Ma non troverete qui un giuoco da ragazzive lo assicuro.

 

(Rientra DOUGLAS; combatte con FALSTAFF che si lascia cadere come morto. DOUGLAS esce. HOTSPUR è ferito e cade)

 

HOTSPUR: O Arrigotu mi hai derubato della mia giovinezza! Io sopporto meglio la perdita di questa fragile esistenzache non quella degli orgogliosi titoli che hai conquistati su di me; i miei pensieri ne son feriti più che la mia carne per la tua spadama il pensiero è lo schiavo della vita e la vita è lo zimbello del tempoe il tempo che abbraccia nella sua rassegna tutto il mondodeve anch'esso aver fine. Ohpotrei far profeziema la terrea e fredda mano della morte posa sulla mia lingua: noPercytu sei polverecibo per...

 

(Muore)

 

PRINCIPE: Per i vermivaloroso Percy. Addiogran cuore! Mal tessuta ambizionecome ti sei ritirata! Quando questo corpo racchiudeva un'animaun regno era troppo angusto confine per lui; ora due passi della più vile terra gli sono spazio sufficiente! Questa terra che ti sostiene morto non sostiene vivo un gentiluomo intrepido come te. Se tu fossi ancora sensibile alle lodi non mostrerei per te tanta affettuosa premura. Che i miei colori coprano il tuo viso deturpato epur da parte tuaio mi ringrazierò per averti reso questo bell'omaggio d'affetto. Addioporta con te in cielo le tue lodi ! La tua ignominia dorma con te nella tomba e non sia ricordata nel tuo epitaffio! (Scorge Falstaff a terra) Che! Vecchia conoscenza! Non ha potuto tutta questa carne conservare un poco di vita? Povero Gianniaddio! Avrei perduto più volentieri un uomo migliore di te. Ohmi peserebbe molto la tua mancanza se io fossi ora vago di follie! La morte non ha colpito oggi una più grassa predasebbene ne abbia colpite molte più predilette di te in questa sanguinosa mischia. Fra poco tornerò a farti sventrareintanto giaci nel tuo sangue accanto al nobile Percy.

 

(Esce)

 

FALSTAFF (alzandosi): Sventrare! Se tu mi sventri oggiti darò il permesso di salarmi edomanianche di mangiarmi. Pel sangue d'Iddio!

Era tempo di contraffare il morto o quel bollente truculento scozzese mi avrebbe pagato lo scotto e sistemato per sempre. Contraffare? Io mento; io non ho contraffatto nulla; morire è contraffareperché quegli che non ha la vita di un uomo è la contraffazione di un uomo; ma far finta di esser mortoquando con questo mezzo uno riesce a viverenon è già essere una contraffazione ma proprio la reale perfetta immagine della vita. La miglior parte del valore è la prudenzae con questa miglior parte io ho salvato la mia vita.

Perdio! Ho paura di questa polveriera di Percyquantunque sia morto.

E se anche lui simulasse la morte e si alzasse? In fede miatemo che di noi due egli si dimostrerebbe il contraffattore più gagliardo.

Perciò lo metterò al sicuroe poi giurerò di averlo ucciso. E perché non potrebbe egli alzarsi come ho fatto io? Nulla può denunciarmise non gli occhie nessuno mi vede: perciòcompare(pugnalandolo) con una nuova ferita nella cosciavieni con me.

 

(Prende Hotspur sulle spalle)

(Rientrano il PRINCIPE ENRICO e GIOVANNI DI LANCASTER)

 

PRINCIPE: Vienifratello Giovannitu hai valorosamente insanguinato la tua vergine spada.

LANCASTER: Ma piano! Chi abbiamo noi qui? Non mi avete detto che questo grassone era morto?

PRINCIPE: Così vi ho detto; l'ho veduto mortosenza respiro e sanguinante sul terreno. Sei tu vivo? O è uno scherzo che la fantasia fa ai nostri occhi? Ti pregoparla; non ci fideremo dei nostri occhi senza la testimonianza delle nostre orecchie. Tu non sei ciò che sembri.

FALSTAFF: Noquesto è certo; non sono un uomo doppioma se non sono Gianni Falstaff sono allora uno zanni. Ecco qui Percy; (gettando per terra il corpo) se vostro padre vuol farmi onorebene; se noche uccida lui stesso un altro Percy. Io mi aspetto di essere fatto conte o ducave lo assicuro.

PRINCIPE: Ma se io stesso ho ucciso Percy e ho visto te morto!

FALSTAFF: Tu l'hai ucciso? Signore! Signore! Come questo mondo è vòlto alla menzogna! Riconosco con voi ch'io ero per terra e senza fiatoe lui pure; ma ci siamo alzati tutti e due allo stesso istante e abbiamo combattuto una lunga ora all'orologio di Shrewsbury. Se mi si vuol crederebenese noquelli che dovrebbero ricompensare il valoreportino questo peccato sulla loro testa. Giuro sulla mia vita ch'io gli ho fatto questa ferita nella coscia; se costui fosse vivo e lo negasseper le piaghe di Cristo! gli farei mangiare un pezzo della mia spada.

LANCASTER: Questo è il più strano racconto che io abbia mai sentito!

PRINCIPE: E lui il più strano individuofratello Giovanni. Andiamoporta nobilmente sulle spalle il tuo fardello e per parte miase una menzogna ti può giovarela dorerò delle più belle parole ch'io sappia trovare. (Si sente suonare la ritirata) La tromba suona la ritirata; la vittoria è nostra. Vienifratelloandiamo al punto più alto del campo per vedere quali dei nostri amici son vivi e quali morti.

 

(Escono i Principi Enrico e Lancaster)

 

FALSTAFF: Seguiròcome diconoper mercede. Chi mi ricompensaDio lo ricompensi! Se io divento grandediminuiròperché mi purgherò e lascerò il vin di Spagnae vivrò sobriamente come si conviene a un nobile.

 

(Esceportando via il cadavere)

 

 

 

SCENA QUINTA - Un'altra parte del campo

(Suono di trombe. Entrano ENRICO QUARTOil PRINCIPE ENRICOGIOVANNI DI LANCASTERil CONTE DI WESTMORELAND e altricon WORCESTER e VERNON prigionieri)

 

ENRICO: Così la ribellione trovò sempre il suo castigo. Perfido Worcesternon avevamo noi mandato a tutti graziaperdono e parole affettuose? E tu non riferisti le nostre offerte in modo contrario?

Non tradisti la fiducia del tuo parente? Tre cavalieri oggi uccisi nelle nostre fileun nobile conte e molti altri ancora sarebbero vivi a quest'orase tuda cristianoavessi lealmente portato tra i nostri eserciti un leale messaggio.

WORCESTER: Sono stato costretto a far quello che ho fatto per mia sicurezza; ed ora mi sottometto con pazienza a quel destino che mi cade sul capoe a cui non posso sfuggire.

ENRICO: Conducete a morte Worcester e anche Vernon; per gli altri colpevoli aspetteremo. (Escono Worcester e Vernon scortati) Come va la battaglia?

PRINCIPE: Il nobile scozzeselord Douglasquando ha visto sfuggirgli la fortuna della giornatamorto il nobile Percye tutti i suoi uomini presi dal panicoè fuggito col resto ecadendo da una collinasi è fracassato talmenteche gl'inseguitori l'han preso.

Douglas è nella mia tenda e supplico Vostra Grazia ch'io possa disporre di lui.

ENRICO: Di tutto cuore.

PRINCIPE: Allorafratello Giovanni da Lancastertoccherà a voi questo onorevole atto di generosità: andate da Douglas e lasciatelo libero di fare quello che più gli piacesenza riscatto alcuno. Il suo valoreche i nostri cimieri oggi hanno provatoci ha insegnato a pregiare simili atti di gran coraggio anche nel cuore dei nostri avversari.

LANCASTER: Son riconoscente a Vostra Grazia di questa grande cortesia che andrò a conferire immediatamente.

ENRICO: Ecco allora quel che rimane da fare: dividiamo il nostro esercito: voimio figlio Giovannie voicugino Westmoreland vi dirigerete su York con la più solerte rapidità per scontrarvi con Northumberland e il prelato Scroopchea quanto si dicesono in gran faccende per armarsi. Io e voifiglio Enricomarceremo alla volta del Galles per combattere Glendower e il conte di March. La ribellione avrà perduto ogni suo impero in questa terra quando avrà avuto un'altra sconfitta come questa epoiché questa guerra è così ben cominciatanon ci fermiamo finché non sia riconquistato tutto ciò che è nostro.

 

(Escono)



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