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William Shakespeare

 

ENRICO QUINTO

 

 

 

PERSONAGGI

 

RE ENRICO QUINTO

IL DUCA DI GLOUCESTERIL DUCA DI BEDFORD: fratelli del Re

IL DUCA DI EXETERzio del Re

IL DUCA DI YORKcugino del Re

IL CONTE DI SALISBURY

IL CONTE DI WESTMORELAND

IL CONTE DI WARWICK

L'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY

IL VESCOVO DI ELY

IL CONTE DI CAMBRIDGE

LORD SCROOP

SIR TOMMASO GREY

SIR TOMMASO ERPINGHAM

GOWERFLUELLENMACMORRISJAMY: ufficiali nell'esercito dl Re

BATESCOURTWILLIAMS: soldati nello stesso

PISTOLANYMBARDOLFO

Un Ragazzo

Un Araldo

CARLO SESTOre di Francia

LUIGIil Delfino

DUCHI DI BORGOGNAORLEANS e BORBONE

IL CONNESTABILE di Francia

DUCHI DI BERRI e di BRETAGNApersonaggi muti

RAMBURES e GRANDPRE'nobili francesi

IL GOVERNATORE di Harfleur

MONTJOYaraldo francese

Ambasciatori al re d'Inghilterra

ISABELLAregina di Francia

CATERINAfiglia di Carlo e di Isabella

ALICEsua damigella d'onore

Ostessa di una taverna in Eastcheapgià Monna Fapresto e ora sposa di Pistola

NobiliDameUfficialiSoldatiCittadiniMessi e Persone del seguito

Coro

 

Scena: In Inghilterrapoi in Francia

 

 

 

PROLOGO

(Entra il Coro)

 

CORO: Ohaver qui una Musa di fuoco che sapesse salire al più luminoso cielo dell'invenzione; un regno che servisse da palcoscenicoprincipi che facessero da attori e monarchi da spettatori di questa scena grandiosa! Allorail valoroso Enricoda quel che eraassumerebbe davvero il portamento di Marte econdotti al guinzaglio come segugila fameil ferro e il fuoco gli striscerebbero alle calcagna chiedendo impiego. Mamiei signoriperdonate le menti basse e piatte che hanno ardito portare su questo indegno palco un argomento così grande: potrebbe mai infatti questa platea contenere i vasti campi di Francia o potremmo stipare entro questo cerchio di legno anche i soli elmi che impaurirono l'aria stessa a Azincourt? Ma scusateci: come uno sgorbio di cifre serve in breve spazio a rappresentare un milionecosì lasciate che noisemplici zeri in questo gran contomettiamo in moto le forze della vostra immaginazione. Supponete che entro la cinta di queste pareti siano chiuse due potenti monarchie e che un pericoloso stretto ne separi le fronti che sporgono alte sul mare. Colmate col vostro pensiero le nostre lacune; di un uomo che vedete fatene mille e createvi un imponente esercito; se parliamo di cavalliimmaginate di vederli realmente stampare gli zoccoli sul terreno molle che ne riceve le impronte; poiché è il vostro pensiero che ora deve vestire riccamente i nostri re e portarli qua e làsaltando intieri periodi di tempoe condensando i fatti di molti anni in un volger di clessidra; e per quest'ultima funzione ammettete come Coro in questa storia me chea mo' di prologosollecito con umiltà la vostra pazienza perché ascoltiate con animo benevolo e giudichiate con indulgenza questo nostro spettacolo.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Londra. Un'anticamera nel Palazzo Reale

(Entrano l'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY e il VESCOVO DI ELY)

 

CANTERBURY: Ve lo diròmonsignore: viene ora ripresentato quel progetto di legge che nell'undecimo anno di regno del defunto sovrano poco mancò non fosse approvato ai nostri danni; ciò che sarebbe accaduto senz'altro se l'irrequietezza e le lotte del tempo non l'avessero messo a tacere.

ELY: Mamonsignorecome fare ad opporci ora?

CANTERBURY: Bisogna pensarci bene. Se passa perdiamo più della metà dei nostri averiperché ci sarebbero tolte tutte le terre che persone pie hanno lasciato in eredità alla Chiesa. Si vuole infatti che col decoro conveniente a un renoi equipaggiamo ben quindici contimille e cinquecento cavalieriseimiladuecento scudieriche si mantengano con larghezza cento fra lazzaretti per gli appestati e case di ricovero pei vecchi e pei poveri inabili al lavoroe inoltre che si versino nelle casse reali mille sterline l'anno. Questo è il tenore del progetto.

ELY: Che po' po' di bevuta.

CANTERBURY: Si berrebbero anche il bicchiere!

ELY: Ma che rimedio c'è?

CANTERBURY: Il re è pieno di benevolenza e di considerazione per noi.

ELY: E' un amoroso figlio di santa madre Chiesa.

CANTERBURY: La sua condotta in gioventù non prometteva tanto. Maappena suo padre spiròanche quella sfrenatezzaattutendosi in luisembrò pure morire; sìin quel momento stesso la riflessione venne come un angelo a cacciare da lui la fragilità umanatrasformando il suo corpo in un paradiso atto a contenere spiriti celestiali. Mai non vi fu alcuno così pronto a impararené mai ci fu tanta pienezza di conversione che lavasse i peccati con impeto così irresistibile; né l'idra della caparbietà perdette il suo predominio così all'improvviso come in questo re.

ELY: Questo cambiamento è una benedizione per noi.

CANTERBURY: Se lo sentite parlare di teologia vorreste con ammirazione convinta che fosse fatto vescovo; se discute di politicadireste che non si è occupato d'altro in vita sua. Ascoltate i suoi discorsi di guerra e la descrizione di una terribile battaglia vi sembrerà una musica; fatelo ragionare di qualche cosa che richieda sottigliezza di discernimentoed egli scioglierà il nodo gordiano con tanta facilità come se si trattasse della sua giarrettiera; insomma quando parlal'aria stessaquella vagabonda matricolatasi fermae un muto stupore sta in agguato negli orecchi degli uomini per capire i suoi soavi melati discorsi. Bisogna ammettere che la vita pratica gli abbia dato tutto questo sapere teoricoe c'è ancora da stupire pensando come Sua Maestà se ne sia impadronitoconsiderando che sembrava così dedito alla vita frivolache i suoi compagni erano ignorantirozzi e superficialiil suo tempo speso in bagordibanchetti e divertimentie che non si osservò mai in lui amore per lo studioper la vita ritirataper l'isolamento dai pubblici ritrovi e dalla compagnia del volgo.

ELY: La fragola cresce sotto l'ortica e le bacche salutari prosperano e maturano meglio in compagnia di frutti di qualità inferiore: così il principe celò il suo spirito di osservazione sotto le apparenze del libertinaggio; e questo spirito senza dubbio deve aver fatto come l'erba estiva che cresce di notte non vistama proprio allora più soggetta alla forza di sviluppo che le è insita.

CANTERBURY: Dev'essere cosìperché non è più il tempo dei miracolie perciòdove vediamo la perfezionedobbiamo supporre l'esistenza dei mezzi che hanno condotto a questo risultato.

ELY: Ma orabuon monsignoretornando al modo di mitigare questo progetto presentato alla Camera dei ComuniSua Maestà è favorevole o no?

CANTERBURY: Non sembra piegare né di qua né di là: mase maipende un po' più dalla parte nostra che da quella dei proponenti; poiché in nome del clero e per le guerre di Francia di cui ho discusso con lui lungamentegli ho offerto una somma assai maggiore di quella che la Chiesa non abbia mai dato prima ad alcuno dei suoi predecessori.

ELY: E che accoglienza ha fatto Sua Maestà a quest'offertamonsignore?

CANTERBURY: Ottimasoltanto non v'è stato tempo di parlarecome Sua Maestàmi accorsiavrebbe desideratodelle molte e chiare ragioni per cui eglicome discendente di Edoardo suo bisnonnoha diritto ad aver certi ducatie in termini più generali la corona e il trono di Francia.

ELY: Che cosa interruppe i vostri discorsi?

CANTERBURY: In quel momento l'ambasciatore di Francia chiese di essere ricevutoe credo che sia giunta l'ora dell'udienza: non sono le quattro?

ELY: Sì.

CANTERBURY: Allora entriamo a sentire il messaggioma son sicuro di indovinarlo a puntinoprima ancora che l'ambasciatore abbia aperto bocca.

ELY: Vi accompagnerò perché sono ansioso di ascoltare.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Lo stesso luogo. Sala del trono

(Entrano RE ENRICOGLOUCESTERBEDFORDEXETERWARWICKWESTMORELAND e Persone del seguito)

 

ENRICO: Dov'è Sua Eccellenza l'arcivescovo di Canterbury?

EXETER: Non è qui presente.

ENRICO: Mandatelo a cercarebuono zio.

WESTMORELAND: Debbo far entrare l'ambasciatoresire?

ENRICO: Non ancoracugino. Prima di dargli udienza vorrei farmi un'idea di certe questioni importanti riguardanti me e la Franciache occupano molto i miei pensieri

 

(Entrano l'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY e il VESCOVO DI ELY)

 

CANTERBURY: Dio e i suoi angeli proteggano il vostro sacro trono e ve lo lascino occupare a lungo con dignità.

ENRICO: Vi ringraziamo assai. Mio dotto monsignorevi preghiamo di spiegarci con scrupolosa giustizia se la legge salica che esiste in Francia escluda o no il nostro buon diritto. Ma ricordatevimio caro e fedele monsignore: non dovete foggiare a modo vostrotorcere e piegare il senso di quello che avete studiato e sofisticamente gravare la vostra dotta coscienza sostenendo diritti spurii o che non vadano in modo naturale pienamente d'accordo con la verità; poiché Dio solo sa quanti che godono ora perfetta salute verseranno il sangue a sostegno delle decisioni a cui ci spingerà Vostra Reverenza. Guardate beneperciòa che impegnate la mia persona e come risvegliate la spada della guerra che ora dorme tranquilla. Vi ordiniamoin nome di Diodi essere molto cauto; poiché questi due regni non hanno mai conteso senza grande spargimento di sanguee ogni goccia innocente sarebbe un grido di doloreuna penosa accusa contro colui che a torto avesse affilato le spade a far strage di vite umaneanche troppo brevi per natura. Tenendo presente questo ammonimento solenne parlatemonsignoree noi vi ascolteremo con grande attenzione e crederemo in cuor nostro che quello che vi disponete a dire sia purificato dalla vostra coscienza quanto l'anima per opera del battesimo è purificata dal peccato originale.

CANTERBURY: Allora ascoltatesiree voipariche siete devoti nella vita e nei vostri servigi a questo trono imperiale. Non vi è ostacolo alle pretese di Vostra Altezza sulla Francia se non il principio che si attribuisce a Faramondo: "In terram Salicam mulieres ne succedant": "Le donne non hanno diritto di ereditare in terra Salica". I Francesi con ingiusta interpretazione dicono che la terra Salica è il regno di Francia e che Faramondo è il creatore di questa legge e dell'esclusione del ramo femminile. Eppure i loro stessi autori affermano esplicitamente che la terra Salica è in Germaniatra i fiumi Sala ed Elbache là Carlo Magnoavendo sottomessi i Sassonilasciò alcuni coloni Franchi e questisdegnando le donne tedesche per la loro immoralitàfecero questa legge: cioè che nessuna donna ereditasse in terra Salica. Oracome ho dettoquesta terra è tra l'Elba e il Salaed è chiamata oggi Meisen; allora è chiaro che la legge Salica non fu inventata per il regno di Francia. Del resto i Franchi si impadronirono della terra Salica solo quattrocentonovantun anni dopo la morte di re Faramondo che senza fondamento si suppone il creatore della legge; questi morì nel 426 di nostra redenzionementre Carlo Magno sottomise i Sassoni e collocò i coloni Franchi al di là del fiume Sala nell'anno 805. Inoltredicono i loro scrittorire Pipinoche depose Childericoavanzò pretese alla corona di Francia come erede universale in quanto discendeva da Bitilde che era figlia di re Clotario. Ugo Capeto pureche usurpò la corona di Carlo duca di Lorenasolo erede maschio del vero ramo di Carlo Magnoper dare al suo titolo qualche apparenza di veritàsebbene in realtà fosse fallace e vanosi presentò come erede di Lingardefiglia di Carlomannoche era figlio di Lodovico imperatoree questi a sua volta figlio di Carlo Magno. Anche Luigi Decimosolo erede dell'usurpatore Capetonon poté regnare con coscienza tranquilla sinché non si fu assicurato che la bella regina Isabellasua nonnadiscendeva in linea retta da Ermengardafiglia del predetto Carloduca di Lorenacol quale matrimonio i discendenti di Carlo Magno riebbero la corona di Francia. Così è chiaro come il sole estivo che il titolo di Pipinole pretese di Ugo Capetoi fatti che placarono gli scrupoli di Luigi trovarono la loro base nel buon diritto di una donna: e così fanno anche oggi i re di Franciasebbene sostengano la legge Salica per escludere le pretese che voi avanzate in forza della vostra discendenza da una donna e preferiscano nascondersi dietro pretesti trasparenti anziché sconfessare senz'altro i titoli infondati per cui hanno usurpato i vostri diritti e quelli dei vostri progenitori.

ENRICO: Posso dunque con pieno diritto e tranquilla coscienza avanzare questa pretesa?

CANTERBURY: Se vi è peccato ricada sulla mia testavenerato sovranopoiché è scritto nel libro dei Numeri: "Quando l'uomo muorel'eredità discende alla figlia". Nobile siredifendete il vostro dirittospiegate la bandiera di guerraguardate ai vostri possenti predecessori. Andatevenerato signorealla tomba del bisavolo da cui derivate il vostro diritto: invocate il suo spirito bellicoso e quello del vostro grande prozioEdoardo il Principe Neroche in terra di Francia compì tragiche gestasconfiggendo l'intero esercito nemicomentre il suo valorosissimo padre stava sulla collina e sorrideva vedendo il suo leoncello far strage della nobiltà francese. O nobili Inglesiche impegnarono tutto il baldanzoso esercito avversario con metà delle loro forzementre l'altra metà stava ridendo in disparteinattiva spettatrice!

ELY: Ricordate quei morti valorosi e rinnovatene le gesta col braccio possente; siete il loro erede e sedete sul loro trono. Il sangue coraggioso che li rese rinomatiscorre nelle vostre vene; e il mio prode sovrano è nel più bel fiore della giovinezzamaturo per gesta e grandi imprese

EXETER: Tutti i vostri confratellire e monarchi della terrasi aspettano che vi ridestiate come già fecero i leoni della vostra stessa razza.

WESTMORELAND: Essi pensano che Vostra Maestà abbia buone ragioni e mezzi e forzae li avete realmente; mai re d'Inghilterra ebbe a sua disposizione nobili più ricchi e sudditi più lealii cui cuori hanno lasciato i corpi qui in patriae stanno già sotto la tenda nei campi di battaglia di Francia.

CANTERBURY: Oh! mio caro sovranolasciate che i loro corpi li seguano a rivendicare i vostri diritti col sanguecol ferro e col fuoco. E noidegli ordini spiritualiper aiutarviprocureremo a Vostra Maestà tal somma di denaro quale il clero non diede mai ad alcuno dei vostri antenati.

ENRICO: Dobbiamo non solo armarci per invadere la Franciama raccogliere truppe contro gli Scozzesi che marceranno contro di noi ogni volta che troveranno un'occasione propizia.

CANTERBURY: Mio nobile sovranole popolazioni di confine saranno pel nostro territorio difesa sufficiente contro codesti predoni.

ENRICO: Non intendo parlare dei predoni che fan gualdanema di un attacco in forze della Scozia che per noi è sempre stata una vicina infidapoiché la storia dice che ogni volta che il mio bisavolo andò in Francia col suo esercito gli Scozzesicome il mare attraverso all'apertura di un arginemossero contro il suo regno indifeso con tutta la pienezza dei loro mezzitormentando con furiosi attacchi la terra spoglia di difensoricingendo strettamente di assedio città e castellitantoché l'Inghilterra inerme ne era scossa e tremava al pensiero di quel pessimo vicino

CANTERBURY: Ma ne ha avuto allora più paura che danno giacché sentite che esempio ha lasciato di sé: quando tutta la cavalleria era in Francia ed il nostro paese vedovato dei suoi nobilinon solo si difese bene ma prese e imprigionò come un vagabondo il re di Scozia; poi lo mandò in Francia a ornare con altri re prigionieri il trionfo di Edoardo e ad arricchir la sua cronaca di lode come la fanghiglia del fondo del mare si arricchisce di rottami e di tesori incalcolabili.

WESTMORELAND: Ma vi è un detto assai antico e vero: "Chi Francia intende conquistarecon Scozia deve incominciare"perché una voltaquando l'aquila d'Inghilterra era fuori in cerca di predaal suo nido indifeso venne furtivamente la faina scozzese per succhiare le uova principesche e per fare la parte del sorcio in assenza del gattorovinando e guastando più di quello che poteva mangiare.

EXETER: Ne seguirebbe che il gatto non deve allontanarsi da casa. Ma questo è un rimedio estremoperché abbiamo serrature per custodire la roba nostra e trappole ingegnose per catturare i ladruncoli. Mentre la mano affilata combatte all'esterola testa giudiziosa si difende in casa; poiché un paese ben governato è come una musica che ha parti altebasse e bassissimele qualidebitamente armonizzates'accordano in una cadenza piena e perfettamente intonata.

CANTERBURY: E appunto per questo il cielo assegna all'umanità diverse funzionie ne mantiene l'attività in perpetuo movimentodandole per fine e risultato la subordinazione; e proprio in questo modo operano le api che per legge di natura possono essere maestre di azione ordinata a un regno. E infatti hanno re e funzionari di varia specie; alcuni come sommi magistrati esercitano il governo in casa; altri come mercanti s'avventurano nel commercio fuori della patria; altri come soldati armati di pungiglioni fanno preda dei vellutati fiori estivi e il bottino con lieta marcia portano a casa alla tenda dell'imperatore.

Questimaestoso ma sempre in faccendesorveglia i muratori che cantando costruiscono l'aureo palazzoi cittadini disciplinati che impastano il mielei poveri facchini che per le strette porte introducono a fatica i loro carichi pesanti e i seri giudici che con mormorio tetro consegnano ai pallidi carnefici i fuchi pigri e sonnacchiosi. E da questo deduco che molte attività dirigendosi a uno stesso finecooperano pur movendo da opposte direzioni. Come molte freccescagliate da diverse parti del campocolpiscono un solo bersaglio; come molte strade vanno a finire in una sola città; come molti corsi d'acqua dolce si ritrovano in un unico mare salato; come molte linee convergono verso il centro della meridianacosì molte azioniuna volta iniziatepossono tendere a un solo scopoed essere ben condotte e con successo. Perciò in Franciamio sire! Dividete le forze della vostra bella Inghilterra in quattro parti; una portatela in Francia e con quella la farete tremare. Se col resto non sappiamo allontanare i cani dalle nostre porteci si azzanni pure e il nostro paese perda la sua reputazione di ardimento e di accortezza.

ENRICO: Fate entrare i messi del Delfino. (Escono alcuni del Seguito) Ora siamo ben decisie con l'aiuto di Dio e di voi tutti che siete i muscoli della nostra forzaridurremo in soggezione la Francia che ci appartiene o la faremo tutta a pezzi. Colà ci assideremo governando con maestoso imperio la Francia e i suoi ducati grandi quasi come regni o deporremo queste ossa in un'urna ingloriosasenza monumento o altro che le ricordi. La storia leverà la voce a parlare altamente dei nostri attio altrimenti la nostra tombacome uno schiavo turco a cui è stata tagliata la linguaresterà senza parola e non sarà onorata neanche di un labile epitaffio di cera.

 

(Entrano gli Ambasciatori di Francia)

 

Ora siamo pronti ad ascoltare quanto desidera il nostro caro cugino il Delfino; poiché abbiamo sentito che il messaggio viene da lui e non dal re.

PRIMO AMBASCIATORE: Piaccia a Vostra Maestà di autorizzarci ad assolvere francamente il nostro compito: o dobbiamo piuttosto comunicarvi alla lontana e in forma modesta il pensiero del Delfino e il messaggio che ci è stato affidato?

ENRICO: Non siamo un tirannoma un re cristianoalla cui volontà le passioni sono tanto sottomesse quanto i miserabili incatenati nelle nostre prigioni. Quindi in modo franco e schietto diteci gli intendimenti del Delfino.

PRIMO AMBASCIATORE: Così stanno le coseallorain poche parole.

Recentemente Vostra Maestà mandò in Francia a reclamare certi ducati in forza dei diritti acquisiti dal vostro grande predecessore re Edoardo Terzo. E in risposta a ciòil principe nostro signore dice che conservate ancor troppo il sapore della vostra giovinezza e vi consiglia di far senno: non c'è nulla in Francia che si possa conquistare ballando la vivace gagliarda; né potete ivi guadagnarvi ducati con gli stravizi. Perciòcome più conforme alla vostra indolevi manda il tesoro rinchiuso in questo barile; e in cambio vi chiede che non si parli più dei ducati che pretendete. Questo dice il Delfino.

ENRICO: Che tesorozio?

EXETER: Palle da tennissire.

ENRICO: Siamo lieti che il Delfino ci usi tanta piacevolezza. Vi ringraziamo assai per il suo dono e per il disturbo che vi siete preso: quando avremo trovato le racchette che occorrono per queste pallese Dio vuolegiocheremo in Francia una partita che farà pigliare il grillo alla corona di suo padre. Ditegli che ha sfidato un tale avversario che tutti i campi di giuoco in Francia saranno disturbati dai suoi tiri. E comprendiamo perché ci rimprovera il libertinaggio di un temponon valutando bene che uso ne abbiamo fatto. Non abbiamo mai tenuto in troppo gran conto questo povero trono; e perciòvivendone lontanici abbandonammo a barbara licenzapoiché sempre accade che gli uomini si danno bel tempo quando sono fuori di casa. Ma dite al Delfino che osserverò tutte le forme della maestàmi comporterò regalmente e spiegherò tutte le vele della mia grandezzaquando mi leverò sul trono di Francia. Per questa ragione ho messo da parte tutta la mia maestà e ho faticato come un uomo qualunque nei giorni ferialima sorgerò colà con tal pienezza di splendore da abbagliare gli occhi della Francia e da accecare anzi il Delfinose ci guarderà. E dite a quel principe così amante delle piacevolezze che questo suo scherno ha cambiato le palle da tennis in palle da cannonee grave colpevolezza pesa sulla sua anima per la rovinosa vendetta che volerà con esse: questa burla abbatterà castelli e costerà a molte migliaia di donne la morte dei loro cari maritia molte madri la morte dei figlie fra coloro che non sono ancora nati vi sarà chi avrà ragione di maledire questa beffa del Delfino. Ma tutto ciò è nelle mani di Dioa cui mi appello e nel cui nomeditelo pure al Delfinomi accingo a venire per fare quella vendetta che potrò e ad alzare la mia onesta mano in una causa sacra. Così andatevene in pace e dite al Delfino che la sua burla avrà sapore di cosa poco spiritosa quando quelli che ne piangeranno saranno assai più di quelli che ne rideranno. Scortateli debitamente. Addio.

 

(Escono gli Ambasciatori)

 

EXETER: E' stato un ameno messaggio davvero.

ENRICO: Speriamo di fare arrossire quello che lo ha mandato. Perciòmiei signorinon omettete nessuna occasione per preparare sollecitamente la nostra spedizionepoiché ora noi non abbiamo un pensiero che non riguardi la Franciasalvo quelli che si volgono a Dio e quindi hanno la precedenza su ogni altro. Perciò raccogliamo al più presto le truppe e pensiamo a tutto quello che con ragionevole rapidità può aggiungere penne alle nostre ali; perchécome è vero Dioandremo a rimproverare il Delfino alle porte della casa paterna.

Perciò ognuno s'ingegni a far sì che questa bella azione sia presto avviata.

 

(Escono. Squillo di trombe)

 

 

 

ATTO SECONDO

(Entra il Coro)

 

CORO: Ora tutta la gioventù inglese è infiammata e le seriche vanità sono riposte nell'armadio; ora gli armaioli fanno affari e nel petto di ciascun uomo regna solo il pensiero dell'onore. Tutti vendono il pascolo per comprare il cavalloseguendo con le ali ai piedi come Mercuri inglesi colui che è specchio di tutti i re cristiani. Aleggia nell'aria la speranza che nasconde la spada dalla punta all'elsa sotto corone imperiali e nobiliaripromesse a Enrico e ai suoi seguaci. I Francesiavendo ricevuto notizia sicura di questi formidabili preparativitremano di paura e con le arti che questa suggerisce cercano di frustrare i propositi degli Inglesi. O Inghilterrapiccola forma materiale di intima grandezza come un corpo minuscolo con un cuore possenteche cosa non potresti fare sotto il pungolo dell'onorese tutti i tuoi figli sentissero il vincolo del sanguecome natura vuole! Ma vediil re di Francia ha scoperto il tuo difettoun certo numero di cuori vuoti che riempie di perfide corone.

Tre uomini corrottiRiccardo conte di Cambridgelord Enrico Scroop di Masham e sir Tommaso Grey cavaliere del Northumberlandper oro francese odiosa colpa invero - si sono uniti in congiura con il pavido re di Franciaese l'inferno e il tradimento mantengono la promessacolui che onora il titolo reale dovrà morire per mano loro a Southampton prima di imbarcarsi per il continente. Pazientate e rimedieremo alla difficoltà della distanza e condenseremo l'azione. La somma è pagatai traditori hanno fatto il loro pianoil re è partito da Londra e la scenao signoriè ora portata a Southampton. Ivi è il teatro ora e ivi dovete sedere; di là vi porteremo sani e salvi in Franciae vi riporteremo indietrofacendo un incantesimo affinché lo stretto vi lasci passare senza inconvenientiperchése ci riescenon vogliamo arrecar nausea neanche a un solo spettatore col nostro dramma. Ma non sposteremo la scena a Southampton finché non entri il re.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA PRIMA - Londra. Una strada

(Entrano il CAPORALE NYM e il TENENTE BARDOLFO)

 

BARDOLFO: Ben trovatocaporale Nym.

NYM: Buon giornotenente Bardolfo.

BARDOLFO: Come! tu e l'alfiere Pistola siete ancora amici?

NYM: Per parte mia non me ne importa; parlo poco e al momento buono si vedrà chi riderà; ma sia come vuol essere. Non oso battermi ma chiuderò gli occhi e sguainerò la spada. E' ordinariama che importa?

può servire ad abbrustolire il formaggio e tollera il freddo quanto quella di qualsiasi altro uomo; e basta così.

BARDOLFO: Vi offro la colazione per rappattumarvie poi ce ne andremo in Francia da buoni fratelli; facciamo cosìottimo caporale Nym.

NYM: In fede miacamperò quanto possoquesto è certo; e quando non potrò più camparefarò come potrò: questa è la mia decisione e questo il nocciolo della questione.

BARDOLFO: CaporalePistola ha proprio sposato Nora Faprestoed è proprio vero che essa ti ha fatto tortoperché era fidanzata con te.

NYM: Non sapreile cose vanno come possono; gli uomini quando vanno a letto non si levano la gola e c'è chi dice che i coltelli tagliano. Le cose vanno come possono; sebbene la pazienza sia una rozza stancadeve pur trottaree si deve pur venire a qualche conclusione. Ma! non saprei.

 

(Entrano PISTOLA e l'Ostessa)

 

BARDOLFO: Ecco qui l'alfiere Pistola e sua moglie. Tu intantocaporalesta' zitto. Come vaoste Pistola?

PISTOLA: Vile cane bastardomi chiami oste? per questa mano ti giuro che ho questo termine in gran dispetto e la mia Nora non terrà più dozzinanti.

OSTESSA: Noin veritào almeno per lungo tempoperché non possiamo dare vitto e alloggio a una dozzina o una quindicina di signore che vivono onestamente di cucito senza che si dica subito che teniamo un bordello (Nym e Pistola sguainano le spade) Oh! Vergine Santaguardate se non hanno tirato fuori le spade! ci toccherà vedere adulterio volontario e omicidio!

BARDOLFO: Buon tenentebuon caporaleniente violenze!

NYM: Bah!

PISTOLA: Bah a tecane islandesebotolo islandese dagli orecchi aguzzi!

OSTESSA: Buon caporale Nymmostra il tuo valore e rimetti la spada nel fodero.

NYM: Vuoi venir via di qua? vorrei averti di fronte da solo.

PISTOLA: "Solo"egregio cane? vipera vile! il "solo" ti ricaccio nella faccia stupenda e tra i denti e in golae nei tuoi detestabili polmonisicuroe nello stomacoperdioe quel che è peggio nella bocca fetente e te lo rigiro nelle budella perchéso uccidere: il cane di Pistola è alzato e il lampo del colpo è pronto a seguire.

NYM: Non sono il diavolo Barbason; i vostri scongiuri non servono a niente. Ho voglia di pestarvi a modino; se fate il cattivo con mevi rabbonirò con la mia spada per quanto possoper parlare pulito. Se venite fuori di quavi pizzicherò le budella per quel che so fareper dirlo chiaro e tondoe questo è quanto.

PISTOLA: Smargiasso vilemaledetto furioso. La tomba spalanca le sue fauci e la morteinvaghita di teti s'avvicina. Perciòsguaina.

BARDOLFO: Sentitesentite quel che dico; come è vero che son soldatoil primo che tira gli caccio in corpo la spada sino all'elsa.

 

(Sguaina)

 

PISTOLA: Un giuramento di potenza grande. La mia furia si calma. Qua la mano; porgimi la zampa anterioreo valentissimo.

NYM: Ti taglierò la gola una volta o l'altraper parlar pulitoe questo è quanto.

PISTOLA: "Coupe la gorge!" questa è l'espressione. Ti sfido ancora.

Cane di Cretacredi di poterti prendere la mia sposa? Nova' all'ospedale e dalla tinozza del mal francese togliti quella budellona impestata della razza di Cressidacolei che chiamano Dora Squarcialenzuolae sposala. Io ho e avrò per sola donna la "quondam" Fapresto; e "pauca"! basta così; vattene.

 

(Entra il Ragazzo)

 

RAGAZZO: Oste Pistolavoi e vostra moglie dovete venire dal mio padrone: si sente molto male e vorrebbe andare a letto. Buon Bardolfomettigli la tua faccia tra le lenzuola e fagli da scaldaletto. Davvero si sente molto male.

BARDOLFO: Viafurfante!

OSTESSA: In veritàfarà un bel bocconcino pei corviuno di questi giorni. Il re ha ferito Falstaff al cuore. Buon maritovieni subito a casa.

 

(Escono l'Ostessa e il Ragazzo)

 

BARDOLFO: Suvviavolete far pace? Dobbiamo andare in Francia insieme.

Perché diavolo dovremmo tenere coltelli per tagliarci la gola a vicenda?

PISTOLA: Gonfino i fiumie infurino per farne i dimon felli!

NYM: Vuoi darmi gli otto scellini che ho vinto per quella scommessa?

PISTOLA: Paghi il volgo servile!

NYM: E io voglio averliquesto è quanto.

PISTOLA: Il valore aggiusterà il conto; suvviatira.

 

(Sguainano)

 

BARDOLFO: Per questa spada! il primo che tira lo ammazzo: vedrete che lo ammazzo davvero !

PISTOLA: La spada è un giuramentoe i giuramenti debbono fare il loro corso.

BARDOLFO: Caporale Nymse volete far pacebenese no siate nemici anche con me. Vi pregorimettete la spada nel fodero.

NYM: Mi date gli otto scellini che ho vinto alla scommessa?

PISTOLA: Sei scellini e mezzoa contanti; e un bicchierino parimenti ti vuo' daree amicizia concorderò e fratellanza: vivrò per Nym e Nym vivrà per mee questo è esattoperché sarò vivandiere al seguito delle truppe e mi locupleterò. Qua la mano!

NYM: E mi darai i sei scellini e mezzo?

PISTOLA: L'uno sull'altro esattamente NYM: Benequesto è quanto.

 

(Si stringono la mano)

(Rientra l'Ostessa)

 

OSTESSA: Se siete figli di donnavenite subito da sir Giovanni. Ah!

poverinotrema tanto per la terzana quotidiana che lo bruciache è una pietà a vederlo. Cari amicivenite da lui.

NYM: Il re ha sfogato i suoi cattivi umori sul cavaliere; né più né meno.

PISTOLA: Nymhai detto giusto. Il suo cuore è fratto e corroborato.

NYM: Il re è un buon re: ma sia come si vuole ha i suoi umori e i suoi estri.

PISTOLA: Andiamo a condolerci col cavaliere e quanto a noiagnellini mieicontinuiamo a vivere.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Southampton. La sala del Consiglio

(Entrano EXETERBEDFORD e WESTMORELAND)

 

BEDFORD: Come è vero Dioil re è assai ardito a fidarsi di questi traditori.

EXETER: Saranno arrestati tra poco.

WESTMORELAND: Con che serenità e calmo contegno si comportano! come se la fedeltà sedesse loro in cuorecoronata d'ossequio e di costante lealtà.

BEDFORD: Il re conosce pienamente le loro intenzioni avendo intercettate notizie in un modo che nemmeno se lo sognano.

EXETER: Sìma come si può pensare che l'uomo che è stato suo compagno di letto e che egli ha riempito di favori sin quasi a sazietàsi induca per oro straniero a consegnare il suo sovrano al tradimento e alla morte?

 

(Suono di trombe. Entrano RE ENRICOSCROOPCAMBRIDGEGREY e Persone del seguito)

 

ENRICO: Ora il vento è favorevole e ci imbarcheremo. Monsignore di Cambridgee mio buon signore di Mashame voicaro cavaliereditemi quello che pensate. Non ritenete che l'esercito che conduciamo con noi riuscirà ad aprirsi il passo attraverso alle forze francesi compiendo l'impresa per cui lo abbiamo raccolto?

SCROOP: Nessun dubbiosignorese ciascun uomo farà del suo meglio.

ENRICO: Non ne dubito; giacché siamo ben convinti che non portiamo di qua con noi un sol cuore che non consenta col nostro e siamo certi che quelli che restano desiderano tutti che la fortuna e la vittoria ci accompagnino.

CAMBRIDGE: Non ci fu mai monarca più venerato e amato di Vostra Maestàe non c'è suddito che soffra e sia inquieto alla dolce ombra del vostro governo.

GREY: E' vero; quelli che erano nemici di vostro padre hanno temprato la loro amarezza col miele e vi servono con cuori compenetrati di zelo e di senso del dovere.

ENRICO: Questo ci riempie l'animo di gratitudine e vogliamo dimenticare l'uso delle mani piuttosto che non ricompensare il merito secondo la sua importanza e dignità.

SCROOP: Così i vostri servi lavoreranno con accresciuto vigore e rinfrancati dalla speranza ne trarranno stimolo a operare incessantemente.

ENRICO: La pensiamo anche noi così. Zio Exeterfate mettere in libertà l'uomo arrestato ieri per aver inveito contro la nostra persona: crediamo che sia stato istigato dall'ubriachezzae siccome siam certi che vi ha riflettuto benegli facciamo grazia.

SCROOP: Questa è clemenza; ma è anche mancanza di cautela: lasciatelo puniresireperché l'esempio non produca altri casi del generese si tollera un atto come questo.

ENRICO: Non ostacolate la nostra clemenza.

CAMBRIDGE: Vostra Maestà può mostrarsi misericordiosoanche facendolo punire GREY: Siregli usate già gran misericordia sedopo averlo punito severamentegli fate grazia della vita.

ENRICO: Ahimè! il grande amore e la cura che avete per me son severe requisitorie contro quel povero diavolo. Se non si chiudono gli occhi alle piccole colpe causate dall'ubriachezzacome li dovremo spalancare quando ci compariranno davanti delitti capitalimasticatiinghiottiti e ben digeriti! Dunque faremo mettere in libertà quell'uomosebbene CambridgeScroopGreyansiosi e preoccupati per l'incolumità della nostra personadesiderino che sia punito. E ora venendo agli affari di Franciachi sono i commissari recentemente nominati?

CAMBRIDGE: Uno sono iosire; Vostra Maestà ordinò ieri che chiedessi l'ufficio.

SCROOP: Così faceste con memio sovrano.

GREY: E con mesire.

ENRICO: E allora Riccardoconte di Cambridgeecco qui il vostro mandato; ed ecco qui il vostrolord Scroop di Mashame voiGrey di Northumberlandsignor cavaliereeccovi il vostro. Leggete e saprete quanto ben conosco quello che valete. Lord Westmoreland e zio Exeterci imbarcheremo questa notte. Come! signoriche cosa vedete in codesti fogli che vi fa cambiar colore? guardate come si sono mutati in volto; perché le loro guance sono bianche come la carta? Ebbeneche cosa vi avete letto che vi ha talmente impauriti e che vi ha tolto il sangue dal viso?

CAMBRIDGE: Confesso la mia colpae mi sottometto alla mercé di Vostra Maestà.

GREY e SCROOP: E ad essa noi pure ci raccomandiamo.

ENRICO: La clemenza che poco fa era ancor viva in noi è stata soffocata e uccisa dal vostro consiglio. Se avete un po' di pudore non osate parlare di clemenza; poiché le ragioni che avete portate si rivolgono contro voi stessi come cani contro i loro padroni e vi azzannano. Vedeteprincipi e nobili pariquesti mostri inglesi! Voi tutti sapete come il nostro affetto è stato pronto a concedere a monsignor di Cambridge costì tutti gli onori spettanti alla sua dignità; e quest'uomo per poche leggere corone si è indotto a cospirare alla leggera e ad accedere con giuramento agli intrighi orditi dal re di Francia per ucciderci qui in Hampton; e lo stesso ha giurato questo cavaliere legato a noi non meno di Cambridge per benefici ricevuti. Ma oh! cosa dirò di telord Scroopcreatura crudeleselvaggiaingrata e inumana? Tu che tenevi la chiave di tutti i miei consigliche conoscevi le parti più riposte della mia animache avresti quasi potuto coniarmi in monete d'oro se avessi voluto sfruttarmi nel tuo interesse! E' possibile che denaro straniero potesse sottrarre da te la minima particella di male per ferirmi anche soltanto un dito? E' così strano chesebbene la verità spicchi evidente come il nero sul biancol'occhio mio quasi non riesce a discernerla. Tradimento e omicidio sono sempre andati di conserva sotto lo stesso giogo come due demoni che hanno giurato di aiutarsi a vicendaoperando per motivi grossolanamente naturali cosicché non provocano esclamazioni di stupore; ma tuandando oltre ogni misurahai fatto sì che lo stupore accompagnasse il tradimento e l'assassinioe quell'astuto demonioqualunque sia statoche ti ha manipolato in modo così assurdodeve essersi acquistato nell'inferno reputazione di eccellente. Tutti gli altri spiriti maligni che suggeriscono tradimento mettono insieme l'opera di dannazione alla bell'e meglioprendendo a prestito da una simulata onestà visionicolori e forme speciose; ma quello che ti ispirò disse: "Ora puoi andare" e non ti insegnò nessun motivo per tradirese non che avresti gradito ornarti del nome del traditore. Se quello stesso demonio che ti ha così menato pel naso percorresse con passo leonino l'intiero mondopotrebbe ritornare all'ampio Tartaro e dire alle legioni infernali: "Non potrò mai conquistar un'anima così facilmente come quella di questo Inglese". Oh! Come hai infettato di sospetti la dolcezza della fiducia! Vi sono uomini che sembrano ligi al dovere?

ebbeneanche tu lo sembravi; che sono dotti e seri? ebbeneanche tu lo eri; di nobile famigliareligiosisobriliberi da eccessi sia di gioiasia di colleraferminon dominati dagli impulsidi contegno decorosouomini che operano sempre a ragion veduta e pesano con accurato discernimento le testimonianze dell'occhio e dell'orecchio?

anche tu sembravi talefornito di qualità passate al vaglio più scrupoloso. E così la tua caduta ha prodotto una specie di contaminazione che fa sospettare anche degli uomini meglio dotati.

Piangerò per teperché questo tuo fallo è come una seconda caduta del genere umano. Le loro colpe sono manifeste: arrestateli perché rispondano di esse alla legge. E Dio li perdoni pei loro tradimenti.

EXETER: Ti arresto per alto tradimento col nome di Riccardo conte di Cambridge; ti arresto per alto tradimento col nome di Enrico Scroop di Masham; ti arresto per alto tradimento col nome di Tommaso Grey cavaliere del Northumberland.

SCROOP: Dio ha giustamente rivelato i nostri propositie mi dolgo della mia colpa più che della mia morte; e supplico Vostra Maestà di perdonaresebbene il corpo debba pagare il fio.

CAMBRIDGE: Non sono stato sedotto dall'oro di Franciasebbene lo abbia preso per raggiungere più facilmente i miei scopi; ma sia ringraziato Dio che non l'ha permesso; ne godrò col cuore al momento dell'espiazione supplicando Dio e voi di perdonarmi.

GREY: Un suddito fedele non godette mai tanto della scoperta di un pericolosissimo tradimento quanto gioisco ora di essere stato impedito in così maledetta impresa. Perdonate la mia colpama non risparmiate il mio corposire.

ENRICO: Dio vi assolva nella sua clemenza. Ascoltate la vostra condanna. Voi avete cospirato contro la nostra reale persona; vi siete uniti a un nemico dichiarato e dai suoi forzieri avete ricevuto oroarra della nostra morte; e con questo non solo avreste condannato il vostro re all'uccisionema i suoi principi e pari alla servitùi suoi soldati all'oppressione e al disprezzol'intiero regno alla desolazione. Per riguardo alla nostra persona non vogliamo vendetta; ma quanto al regno di cui avete cercato la rovinaci corre l'obbligo di curarne la salvezza e perciò vi sottoponiamo al rigore delle sue leggi. Andatevene di qua a mortepoveri sciagurati! Dio nella sua clemenza ve ne renda meno amaro il saporee vi ispiri sincero pentimento delle vostre gravi colpe. Conduceteli via. (Escono CambridgeScroop e Grey con le Guardie) Orasignoriin Francia!

L'impresa sarà gloriosa per voi non meno che per noi. Non dubitiamo dell'esito fortunato della guerraperché Dio ha per sua grazia rivelato questo pericoloso tradimento occulto che ne minacciava l'inizio. Ora non temiamo che ogni difficoltà non sia tolta dal nostro cammino. E allora avanticari concittadini! Affidiamo la nostra potenza alle mani di Dio e mettiamola senz'altro in movimento.

Imbarchiamoci lietamente e spieghiamo le bandiere: non vi può essere vero re d'Inghilterra se non è anche re di Francia.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Londra. Davanti a una taverna

(Entrano l'OstessaPISTOLANYMBARDOLFO e il Ragazzo)

 

OSTESSA: Ti pregomarito mio dolcissimolascia che ti accompagni sino a Staines.

PISTOLA: Noperché il mio cuore virile dolora. Bardolfosii allegro; Nymfuori con le tue vanterie; ragazzosfodera il tuo coraggioperché Falstaff è mortoe dobbiamo far lutto.

BARDOLFO: Vorrei essere con luidovunque siain paradiso o all'inferno.

OSTESSA: Nocertonon è all'inferno. Se mai uomo andò nel seno di Artù è proprio lui. Ha fatto la più bella fine che si sia mai vistae si è spento come un bambino appena battezzato. E' morto fra le dodici e l'unaal voltare della marea; quando l'ho visto spiegazzare le lenzuola e come giocherellare con fiori e sorridere guardandosi la punta delle ditaho capito che non c'era che una strada per lui; perché aveva il naso affilato come una penna e balbettava di campi verdi. "Che maisir Giovanni dico io - che c'èil mio uomo? state di buon animo". E lui a gridare: "Dio! Dio! Dio!" tre o quattro volte; allora per confortarlogli ho detto che non pensasse a Dio e che credevo che non fosse ancora il momento di confondersi con queste idee. E allora mi ha detto che gli mettessi altre coperte sui piedi:

ho messo la mano sotto le lenzuola e glieli ho toccatied eran freddi come il marmo; allora ho spinto la mano su su sino alle ginocchiaed erano fredde come marmoe poi più su e più sue tutto era freddo come marmo.

NYM: Dicono che abbia imprecato al vin di Spagna.

OSTESSA: Sidavvero.

BARDOLFO: E alle donne.

OSTESSA: Questo poi no!

Rag. Sìsì; I'ha proprio fattoe ha detto che erano diavoli incarnati.

OSTESSA: L'incarnato è un colore che non ha mai potuto tollerare.

RAGAZZO: Una volta disse che il diavolo se lo sarebbe portato per causa delle donne.

OSTESSA: In qualche modosìha accennato alle donne; ma era reumatico e parlava della meretrice di Babilonia.

RAGAZZO: Non ricordate che vedeva una pulce ferma sul naso di Bardolfo e diceva che era un'anima nera che bruciava nel fuoco dell'inferno?

BARDOLFO: Ma! l'alimento che manteneva quel fuoco è finito; e queste son tutte le ricchezze che mi son guadagnate al suo servizio.

NYM: Andiamoo troveremo che il re è già partito da Southampton.

PISTOLA: Andiamoamor mio: le tue labbra! Attenta alle mie masserizie ed ai miei beni mobili. Il buon senso ti governi e la parola d'ordine sia: "Qui si vende a contanti". Non fidarti di nessunopoiché i giuramenti sono pagliuzze e la fede degli uomini è di pasta frollae "tieni duro" è il solo cane che valga qualche cosatesoro mio: perciò "caveto" sia il tuo consigliere. Va'tergiti gli occhi. Ecompagni d'armein Francia come sanguisughe a succhiaresucchiare sino all'ultima goccia di sangue.

RAGAZZO: Mi dicono che non faccia bene.

PISTOLA: Toccate la sua morbida bocca e marciamo.

BARDOLFO: Addioostessa.

 

(La bacia)

 

NYM: Non so baciaree questo è quanto; ma addio.

PISTOLA: E qui si parrà la tua saggia economiae segretezzati comando.

OSTESSA: Sta' bene; addio.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Francia. Il Palazzo Reale

(Squillo di trombe. Entrano il RE DI FRANCIA con Seguitoil DELFINOi DUCHI DI BERRI e BRETAGNAil CONNESTABILE e altri)

 

RE: Dunque gli Inglesi si avvicinano con tutto il loro esercitoed è necessario approntare la nostra resistenza con cura maggiore del solito. Perciò i duchi di Berridi Bretagnadi Brabante e di Orléans avanzeranno con le loro truppee voiprincipe Delfinoprontamente rifornirete di uomini prodi e di adeguati mezzi di difesa le nostre piazzefortiperché il re d'Inghilterra si avvicina impetuosamente come l'acqua al vortice che la succhia. Conviene dunque che prendiamo tutti quei provvedimenti che il timore può insegnarci coi recenti esempi che han lasciato sui nostri campi i fatali Inglesi da noi posti in non cale.

DELFINO: Veneratissimo padreè giustissimo che ci armiamo contro il nemicoperché anche se non vi fossero in atto né guerra né dissenso alcunola pace stessa non dovrebbe addormentare un regno a tal punto che non si provvedessero difesenon si raccogliessero truppe e non si attendesse ai preparativiproprio come si fa in attesa di una guerra.

Perciò è bene che ci mettiamo in giro a ispezionare i punti più deboli della Francia; ma facciamolo senza mostrar più paura che se sapessimo l'Inghilterra occupata in una moresca di Pentecosteperché ha un re così dappocoe lo scettro è portato così pazzamente da un giovane vano leggerosuperficiale e capriccioso che non c'è ragione di temerne.

CONNESTABILE: Zittoprincipe Delfino! errate assai nel giudicare questo re. Vostra Altezza chieda agli ambasciatori mandati recentemente con che maestà li ha ascoltatida che ragguardevoli consiglieri è circondato. quanto moderato nelle obiezioni e di più quanto terribile per la fermezza; e riconoscerete che le sue frivolezzeormai esauriteerano come l'apparenza esterna del romano Bruto che nascondeva il suo discernimento sotto le sembianze della follia; così i giardinieri nascondono sotto il concime quelle radici che sorgeranno per prime in pianta delicata.

DELFINO: Non è cosìmio signor gran connestabile; ma sebbene non pensi come voipoco importa. Nella difesa è meglio supporre il nemico più potente di quello che sembrapoiché così si provvede come è necessario; mentre se ci si prepara con debolezza e parsimoniasi fa come l'avaro che per risparmiare un po' di stoffa sciupa un intiero vestito.

RE: Riteniamo pure che Enrico è forte; eprincipiarmatevi bene per affrontarlo. La sua famiglia si è nutrita della nostra carneed egli è di quella razza sanguinaria che ci ha perseguitati in casa nostra.

Lo attesta la nostra memorabile infamiaquando nella fatale battaglia di Crecy tutti i nostri principi furono fatti prigionieri da quel nero vanto del GallesEdoardo il Principe Nero; e intanto quel gigante di suo padredall'alto di una collina gigantescaincoronato dall'aureo soleguardava l'eroica prole e sorrideva a vederlomentre egli deturpava l'opera della natura e sfigurava le immagini create vent'anni prima da Dio e da padri francesi. Questo è un ramo di quel ceppo vittoriosoe dobbiamo temerne la nativa potenza e il destino che lo protegge.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Ambasciatori che vengono da parte di Enrico re d'Inghilterra chiedono di essere ammessi alla presenza di Vostra Maestà.

RE: Daremo loro subito udienza: introduceteli. (Escono il Messo e alcuni Signori) Vedete che la caccia è condotta con accanita prontezza.

DELFINO: Fate fronte e fermate gli inseguitori; poiché i cani paurosi abbaiano forte solo quando quelli che essi sembrano minacciare fuggono davanti a loro. Mio buon sovranotagliate corto con gli Inglesi e fate loro capire di che monarchia siete a capo. L'amor propriosirenon è così brutto peccato come la negligenza.

 

(Rientrano i Signori con EXETER e il Seguito)

 

RE: Da parte del nostro fratello d'Inghilterra?

EXETER: Da parte suae così egli saluta Vostra Maestà. In nome di Dio Onnipotente vuole che vi togliate di dosso e mettiate da parte le glorie usurpateche per dono del cieloper legge di natura e per diritto delle gentiappartengono a lui e ai suoi eredi; cioè la corona di Francia e gli ampi onori che l'accompagnano per consuetudine e per prescrizione secolare. Perché sappiate che non è una pretesa falsa o illegale cercata nelle tarlature di un remoto passato né rinvenuta frugando nell'antica polvere dell'obliovi manda da esaminare questo albero genealogico che dimostra chiaramente e ricorda in modo esatto la sua discendenza. E vi ingiunge chequando lo troverete disceso in linea retta dal più celebre dei suoi famosi antenatiEdoardo Terzogli cediate la corona e il regno sottratti fraudolentemente a luigenuino e legittimo pretendente.

RE: Altrimenti che cosa si verificherà?

EXETER: Sanguinosa coercizione; poiché se nascondete la corona anche nei vostri cuoriivi frugherà per prenderla. Perciò egli viene in fiera tempestatuono e terremoto come Gioveper costringerese le richieste non gioveranno. Quindi vi ingiungeper le viscere del Signoredi consegnare la corona e di avere pietà delle povere anime per cui questa guerra vorace già spalanca le ampie fauci facendo ricadere sul vostro capo il sangue dei mortile lacrime delle vedovele grida degli orfanii gemiti segreti delle verginiper i maritipei padripei fidanzati che saranno inghiottiti in questa lotta.

Queste sono le sue domandele sue minaccee il mio messaggio; salvo che non sia qui presente il Delfinoal quale porto un saluto inviato espressamente per lui.

RE: Quanto a noiprendiamo tempo a considerare tutto ciò: domani vi daremo le nostre precise intenzioni da comunicare al nostro confratello d'Inghilterra.

DELFINO: E se desiderate il Delfinoeccolo qui: che avete da dirgli da parte del re d'Inghilterra?

EXETER: Spregio e sfida. La considerazione che fa di voi si riassume così: disistimadisprezzoqualunque cosa che non sia disdicevole al potente che vi manda questo messaggio. Così dice il mio ree se vostro padreaccogliendo tutte le nostre richiestenon addolcisce l'amara beffa fatta a Sua Maestàquesti vi chiamerà a renderne tal conto che le vuote caverne e le sotterranee viscere della Francia vi rimprovereranno il vostro trascorso e riecheggeranno il vostro scherno con la voce dei suoi cannoni.

DELFINO: Ditegli chese mio padre gli darà una risposta arrendevoleciò avverrà contro la mia volontàperché non desidero che accapigliarmi col re d'Inghilterra: e a questo scopo per far degno riscontro alla sua giovanile frivolezza gli mandai in regalo palle da tennis di Parigi.

EXETER: E per questo farà tremare il vostro Louvre di Parigi anche se fosse il primo campo di tennis della possente Europa. E state pur certo che troverete una grande differenzacome con meraviglia l'abbiamo trovata noi suoi sudditifra le qualità che ci promettevano gli anni della immaturità e quelle che possiede ora. Adesso egli pesa il tempo sino allo scrupolo e ve ne accorgerete a vostro danno se rimane in Francia.

RE: Domani saprete pienamente come la pensiamo.

EXETER: Lasciateci in libertà il più presto possibileaffinché il nostro re non venga qui in persona a chiedere perché tardiamopoiché ha già messo piede su questa terra.

RE: Sarete presto rimandati con buone condizioni. Una notte è un periodo di respiro assai breve per rispondere a cose di tanta importanza.

 

(Squillo di tromba. Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

(Entra il Coro)

 

CORO: Così sulle ali dell'immaginazione la nostra scena si sposta con la rapidità del pensiero. Supponete di aver visto il re bene armato imbarcarsi al molo di Southamptone la sua splendida flotta far vento al giovane Febo con seriche bandiere. Fate lavorare la fantasia e con l'aiuto suo vedete i mozzi che si arrampicano sui cordami di canapaudite lo stridulo fischietto che mette ordine fra i suoni confusi; osservate le conteste vele spinte dal vento che spira invisibilecondurre pei solchi del mare le immense navi che tagliano con le prore i cavalloni. Immaginatevi di essere sulla riva e di guardare una città che danza sui flutti incostantiperché tale appare questa flotta maestosa che segue la sua rotta verso Harfleur. Seguitelaseguitela!

Afferratevi con la mente alla poppa di queste navie lasciate l'Inghilterra silenziosa come il cuor della nottecustodita da vegliardivecchie e bambini: tutta gente che ha oltrepassato la pienezza del vigore o non vi è ancor giunta; chi vi è mai infatti che abbia un sol pelo sul mento e non segua in Francia questa eletta di cavalieri? Lavorate di fantasia e con essa vedete un assedio: notate sugli affusti i cannoni che spalancano le bocche micidiali contro Harfleur circondata; ma poi supponete che l'ambasciatore francese ritorni e dica a Enrico che il re gli offre sua figlia Caterina e con lei in dote alcuni piccoli ducati di nessuna importanza. L'offerta è respintai pronti artiglieri toccano con la miccia i diabolici cannoni (allarmesparo di cannoni) e tutto crolla davanti a loro. E ora siate tanto cortesi da completare ancora il nostro spettacolo con l'opera della vostra mente.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA PRIMA - Francia. Davanti a Harfleur

(Allarme. Entrano RE ENRICOEXETER BEDFORDGLOUCESTER e Soldati con scale a piuoli)

 

ENRICO: Ancora una volta sulla brecciacari amiciancora una volta!

oppure chiudete l'apertura del muro coi cadaveri dei nostri commilitoni. In pace nulla si adatta a un uomo come il contegno dimesso e l'umiltà. Ma quando avete nell'orecchio lo squillo della guerraallora imitate l'azione della tigre: irrigidite i muscolichiamate a raccolta tutto il vostro coraggionascondete la bonarietà sotto le sembianze di un truce furore; date all'occhio un aspetto terribilefate che scruti attraverso alle feritoie del capo come un cannone di bronzoe la fronte lo domini così paurosamente come una roccia frastagliata sporge e sopravanza alla base logora divorata dal selvaggio oceano devastatore. Ora serrate i dentiaprite bene le naricitrattenete il respiro e tendete il coraggio sin dove può giungere. Avantiavantinobilissimi Inglesiil cui sangue deriva da padri provati nella guerrapadri che come altrettanti Alessandri combatterono in questi luoghi dalla mattina alla sera e ringuainarono le spade solo per mancanza di avversari. Non disonorate le vostre madri e dimostrate che coloro che chiamate padri vi hanno veramente generati. Siate esempio a uomini di sangue più grossolano e insegnate loro come si fa la guerra. E voibuoni fantile cui membra furono procreate in Inghilterraqui mostrate come foste nutriti. Possiamo giurare che senza dubbio alcuno siete degni della razza a cui appartenetepoiché non c'è nessuno di voi tanto basso e vile che non abbia un generoso lampo negli occhi. Vedo che state come levrieri che tirano il guinzagliopronti a lanciarsi. La partita è incominciata.

Seguite l'impulso del vostro coraggio. Questo è l'ordinee ora gridate: "Dio per re Enrico! Inghilterra e San Giorgio!".

 

(Allarme. Sparo di cannoni. Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Lo stesso luogo

(Entrano NYMBARDOLFOPISTOLA e il Ragazzo)

 

BARDOLFO: Sususu! alla brecciaalla breccia!

NYM: Per favorecaporalefermati. I colpi sono troppo caldie per parte mia non ho un assortimento di vite; codesto scherzo scotta troppoquesta è l'antifona.

PISTOLA: L'antifona è appropriatissimapoiché gli scherzi di questo genere abbondano.

Copi a dritta e a mancacadon di Dio i vassallie spada e scudo nel sanguinoso ludo acquistan fama immortale.

RAGAZZO: Vorrei essere in un'osteria a Londra! darei tutta la mia fama per un boccale di birra e la pelle salva.

PISTOLA: E io:

Se ai desideri dessi il sopravvento non mancherei all'intentoma volerei là dov'io bramo.

RAGAZZO: Sì celermentema non sì onestamentecome uccel canta sul ramo.

 

(Entra FLUELLEN)

 

FLUELLEN: Sualla precciapirpanti! fiagaglioffi!

 

(Cacciandoseli avanti)

 

PISTOLA: Sii misericordiosogrande ducaverso esseri di mortale argilla; smorza la tua furiasmorza la tua animosa furiasmorza la tua furiagrande duca; bello miosmorza la tua furia; usaci indulgenzacocco bello.

NYM: Ecco del buon umore! Vostra Signoria conquista i cattivi umori.

 

(Escono NymPistolaBardolfoseguiti da Fluellen)

 

RAGAZZO: Giovane come sonoho osservato questi tre smargiassi. Servo come garzone tutti e tre: ma se loro tre servissero menon farebbero un uomo intiero; davvero tre pagliacci simili sommati insieme non fanno un uomo. Bardolfo è rosso in facciama ha un fegato bianco come un cencio; quindi la vince con la faccia tostama non con le armi.

Pistola ha una lingua che uccidema una spada cheta chetae così massacra le parolema conserva intatte le armi. Nym ha sentito dire che gli uomini taciturni sono i migliorie perciò non dice le orazioni per paura di essere creduto vigliacco; ma le sue rare male parole s'accompagnano con altrettanto rari buoni fattiperché non ha mai rotto altre teste che la suae ciò avvenne contro un palo un giorno che era ubriaco. Rubano tutto e lo chiamano acquistare.

Bardolfo ha rubato una custodia da liutol'ha portata per dodici leghe e l'ha venduta per tre soldi e mezzo. Nym e Bardolfo sono amici per la pelle nel portar via la roba degli altrie a Calais hanno rubato un ramaiolo; ho capito da questo che erano disposti a mandar giù qualunque cosa. Vorrebbero che acquistassi familiarità con le tasche del prossimo quanta ne hanno i guanti o i fazzoletti: ma sarebbe contro la mia dignità di uomo prender dalla tasca altrui per metter nella mia; poiché non si intascano che le offese. Debbo proprio lasciarli e cercarmi qualche servizio migliore. La loro furfanteria mi dà allo stomacoche non è abbastanza forte per sopportarla: e debbo perciò rigettarla.

 

(Esce)

(Rientra FLUELLEN seguito da GOWER)

 

GOWER: Capitano Fluellendovete venire subito alle mine; il duca di Gloucester vuol parlare con voi.

FLUELLEN: Alle mine! dite al duca che non è il caso che si fada alle mine perché le mine non sono state fatte secondo i principi dell'arte della guerra; gli scafi non sono pene profondi; perché fedetel'affersarioe potete dirlo al ducaha scafato circa quattro praccia sotto con le contromine. Per Paccocredo che farà saltare tutto in aria se non si prendono migliori disposizioni.

GOWER: Il duca di Gloucestera cui è affidata la direzione dell'assediosi lascia consigliare da un Irlandeseun uomo senza dubbio di gran valore.

FLUELLEN: E' il capitano Macmorrisnon è fero?

GOWER: Credo che sia lui.

FLUELLEN: Per Pacco; è la più grande pestia che ci sia al mondo e glielo direi in faccia; nell'arte della guerrafedetedico l'arte romana della guerranon è più prafo di un potolo.

 

(Entrano MACMORRIS e JAMY in distanza)

 

GOWER: Eccolo quie con lui è il capitano Jamy delle truppe scozzesi.

FLUELLEN: Il capitano Jamy è un signore falorosissimoquesto è certoe di grande esperienza e cultura circa le antiche pattaglie; per quello che so delle sue disposizioniper Paccoegli sostiene i suoi argomenti meglio di qualsiasi altro ufficiale al mondofondandosi sui principi praticati dai Romani nelle antiche pattaglie.

JAMY: Buon ciornocapitano Fluellen.

FLUELLEN: Puona sera a Vostra Signoriapuon capitano Jamy.

GOWER: Ebbenecapitano Macmorrisavete lasciate le mine? gli zappatori hanno smesso il lavoro?

MACMORRIS: Per Grishto! cosce mal fatte: sci rinuncia al lavoro e la tromba sciuona la ritirata. Giuro per questa mano e per l'anima di mio padre che sciono cosce mal fatte; sci è rinunciatoe ioGrishto mi scialviavrei fatto scialtare in aria la città in un'ora. Oh! cosce mal fattecosce mal fattegashpitacosce mal fatte!

FLUELLEN: Capitano Macmorrisfi prego ora; forreste concedermi di disputare con foi un poco sulle arti delle pattagliedelle pattaglie romanetanto per discuterefedetee per scampiare amichefolmente le ideefuoi per soddisfare il mio pensierofuoi per la soddisfazionefedetedella mia mentequanto ai princìpi dell'arte della guerra: ecco il pusillis.

JAMY: Benissimocari capitaniciuraddioe io farò altrettanto se possocon vostra buona licenzase trovo l'occasione ciusta: proprio davvero.

MACMORRIS: Grishto mi aiutinon è tempo di chiacchiere. Oggi tutto shcotta: il tempola battagliail re e i duchi: non è tempo di chiacchiere. La città è ascediata e la tromba ci chiama alla breccia; noi shtiamo qui a parlare e intanto non sci fa nullaper Grishto. Dio mi ascistaè una vergogna shtar qui con le mani alla cintolacon tutte le gole che ci sciono da tagliare e tutto il lavoro che c'è da fare: e intanto non sci fa nienteper Grishto!

JAMY: Per Dio! prima che kvesti occhi miei si abbandonino in braccio a Morfeoo farò kvalche cosa di buono o ciacerò sul terrenosìprocomberò; ma venderò la pelle più cara che potròciuraddioe kvesto è kvanto; maper la Verginemi sarebbe piaciuto sentirvi parlare di kvalche bell'arcomento militare tra voi due.

FLUELLEN: Capitano Macmorrisstate attento e se spaglio correggetemi liperamente; credo che non fi siano molti della fostra nazione...

MACMORRIS: Della mia nazione? E cosc'è la mia nazione? Furfantebashtardobriccone e mashcalzone. Cosc'è la mia nazione? chi parla della mia nazione?

FLUELLEN: Fedete un po' quise prendete la cosa in modo tutto contrario a quello che intendefo iocapitano Macmorrisforse penserò che non mi usate tutta quella cortesia che dofreste se afeste sennofedeteperché non sono al di sotto di foi per scienza nell'arte delle pattaglieper nascita e per tutto il resto.

MACMORRIS: Nonon credo che sciate un pari mio; eGrishto mi aiutivi taglierò la teshta.

GOWER: Signori mieic'è un malinteso fra voi due.

JAMY: E' un brutto ekvivoco.

 

(Si suona a parlamento)

 

GOWER: La città invita a parlamentare.

FLUELLEN: Capitano Macmorrisquando si richiederà una occasione più migliorefedeteprenderò la lipertà di farfi federe che conosco pene l'arte delle pattaglie; e pasta così.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Lo stesso luogo. Davanti alle porte

(Il Governatore e alcuni Cittadini sulle mura. Truppe inglesi sotto. Entra RE ENRICO col Seguito)

 

ENRICO: Cosa decide il governatore della città? questa è l'ultima volta che consentiamo a parlamentare: perciò affidatevi alla nostra clemenzaaltrimenticome uomini che ambiscono la loro stessa distruzioneci sfidate a fare quanto di peggio può accadere: poiché come è vero che sono un soldato - il nome che nei miei pensieri meglio mi conviene - se comincio ancora una volta il bombardamentonon lascerò questa città di Harfleur semiconquistatasinché non sia sepolta nelle sue stesse ceneri. Chiuderemo tutte le porte della misericordia e il soldatofatto rude e spietato dopo aver sentito l'odore del sanguevagherà libero di ucciderecon una coscienza ampia come l'infernomietendo come fossero erba le vostre belle fanciulle e i bambini fiorenti. Che importerà a me allora se l'empia guerracol volto affumicato e rivestita di fiamme come il principe dei demonicompirà tutte le fiere gesta attinenti alla distruzione e alla devastazione? Che importerà a medal momento che voi stessi ne sarete la causase vergini pure cadranno in mano della stupro ardente e violento? Come si può imbrigliare la malvagità sfrenata quando corre a precipizio giù per la china? Tanto vale comandare ai soldati infuriati che fanno bottino quanto ordinare al leviatano di venire a riva. Perciòuomini di Harfleurabbiate compassione della vostra città e del vostro popolomentre ho ancora in pugno i soldatie mentre la fresca e moderata aura della grazia tiene lontane le nubi sozze e infette del massacro imperiosodel sacco e delle atrocità di ogni specie. Altrimentiaspettatevi tra pochi istanti di vedere il soldato accecato dal sangue contaminare con sozza mano le chiome delle vostre figlie strepitantii vostri padri afferrati per le bianche barbe e le loro teste venerande sfracellate contro i murii vostri piccoli infilati nudi sulle picchementre le madri impazzite feriranno il cielo con le loro urla confusecome quando le donne di Giudea imprecavano contro gli sgherri sanguinari di Erode. Che dite?

cederete e renderete vano tutto ciòocolpevoli di volervi difendere a ogni costovi farete distruggere?

GOVERNATORE: Le nostre speranze oggi sono svanite. Il Delfino a cui avevamo chiesto aiuto ci risponde che non ha forze pronte per far levare così grande assedio. Perciògran reaffidiamo la nostra città e le nostre vite alla tua umana misericordia. Varca le porte; disponi di noi e delle cose nostreperché non siamo più in condizione di difenderci.

ENRICO: Aprite le porte! Suvviazio Exeterentrate in Harfleur; rimanetevi e munitela fortemente contro i Francesi: usate clemenza con tutti. Quanto a noicaro ziopoiché l'inverno si avvicina e le malattie si diffondono fra i nostri soldatici ritireremo a Calais.

Questa notte saremo vostri ospiti in Harfleure domani saremo pronti a marciare.

 

(Squillo di trombe. Il Re entra in città col Seguito)

 

 

 

SCENA QUARTA - Rouen. Stanza nel Palazzo

(Entrano CATERINA e ALICE)

 

CATERINA: Alicetu as été en Angleterreet tu parles bien le langage.

ALICE: Un peumadame.

CATERINA: Je te priem'enseignez; il faut que j'apprenne à parler. Comment appelez-vous la main en anglois?

ALICE: La main? elle set appelée "de hand".

CATERINA: "De hand". Et les doigts?

ALICE: Les doigts? ma foij'oublie les doigtsmais je me souviendrai. Les doigts? je pense qu'ils sont appelés "de fingres".

CATERINA: La mainde hand; les doigtsde fingres. Je pense que je suis le bon écolier; j'ai gagné deux mots d'anglois vitement. Comment appelez-vous les ongles?

ALICE: Les onglesnous les appelons "de nails".

CATERINA: "De nails". Ecoutez; dites-moi si je parle bien: "de hand"de fingreset "de nails".

ALICE: C'estbien ditmadame; il est fort bon anglois.

CATERINA: Dites-moi l'anglois pour le bras.

ALICE: "De arm"madame.

CATERINA: Et le coude?

ALICE: "De elbow".

CATERINA: "De elbow". Je m'en fais la répétition de tous les mots que vous m'avez appris dès à présent.

ALICE: Il est trop difficilemadamecomme je pense.

CATERINA: Excusez-moiAlice; écoutez: "de hand"de fingresde "nails"de "arm"de "bilbow".

ALICE: "De elbow"madame.

CATERINA: O Seigneur Dieuje men oublie! "de elbow". Comment appelez- vous le col?

ALICE: "De neck"madame.

CATERINA: "De nick". Et le menton?

ALICE: "De chin".

CATERINA: "De sin". Le colde nick; le mentonde sin.

ALICE: Oui. Sauf votre honneuren véritévous prononcez les mots aussi droit que les natifs d'Angleterre.

CATERINA: Je ne doute point d'apprendrepar la grace de Dieuet en peu de temps.

ALICE: N'avez-vous pas déjà oublié ce que vous ai enseigné?

CATERINA: Nonje reciterai à vous promptement: "de hand"de "fingres"de mails...

ALICE: "De nails"madame.

CATERINA: "De nails"de armde ilbow.

ALICE: Sauf votre honneurde elbow.

CATERINA: Ainsi dis-je; "de elbow"de nicket "de sin". Comment appelez-vous le pied et la robe?

ALICE: "De foot"madameet "de coun".

CATERINA: "De foot" et "de coun"? O Seigneur Dieu! ce sont mots de son mauvaiscorruptiblegroset impudiqueet non pour les dames d'honneur d'user. Je ne voudrois prononcer ces mots devant les seigneurs de Francepour tout le monde. Il faut "de foot" et "de coun"neanmoins. Je reciterai une autre fois ma leçon ensemble: "de hand"de fingresde nailsde armde elbowde nickde sinde footde coun.

ALICE: Excellentmadame!

CATERINA: C'est assez pour une fois. Allons-nous à diner.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Lo stesso luogo

(Entrano il RE DI FRANCIAil DELFINOil DUCA DI BORBONEil CONNESTABILE DI FRANCIA e altri)

 

RE: E' certo che ha passato la Somme.

CONNESTABILE: Se non si combatte contro di luisirenon è più il caso di vivere in Francia: abbandoniamo tutto e cediamo i nostri vigneti a un popolo barbaro.

DELFINO: "O Dieu vivant"! alcuni pochi ramoscelli del nostro troncoil superfluo della virilità dei nostri padrii nostri virgulti innestati su un ceppo selvatico e barbaro debbono proprio crescere così improvvisamente sino al cielo e guardare dall'alto in basso chi li ha innestati?

BORBONE: Normannima bastardibastardi! "Mort de ma vie!" se si avanzano e non li combattiamovenderò il mio ducato e comprerò un podere pantanoso e sudicio in quella frastagliata isola di Albione.

CONNESTABILE: "Dieù des batailles!" dove trovano tanto spirito? non è il loro clima nebbiosocrudo e grigioe il sole non li guarda pallidoquasi per dispettouccidendo i loro frutti col suo cipiglio?

Il loro brodo d'orzoacqua bollitaun beverone che va bene per rozze fiaccatepotrà riscaldare il loro sangue che è così freddo a un tal punto di valoroso caloree il nostroche ci scorre così vivo nelle vene ed è rinvigorito dal vinosembrerà invece tanto gelido? Oh! per l'onore della nostra terra non pendiamo come ghiacciuoli penzolanti dai tetti delle nostre casementre un popolo così frigido trasuda giovinezza e valore nei nostri campiricchi sìma poveridiciamolo pureriguardo ai signori che vi hanno avuto i natali.

DELFINO: In fede mia e sul mio onorele nostre dame ci deridono e dicono chiaramente che il nostro vigore è esaurito e che concederanno i loro corpi alla esuberante virilità dei giovani inglesiper approvvigionare la Francia di guerrieri bastardi.

BORBONE: Ci invitano nelle loro scuole di ballo inglesi a insegnare le alte piroette della volta e la briosa correntedicendo che ogni nostro merito sta nei calcagni e che siamo abilissimi a scappare.

RE: Dov'è Montjoy l'araldo? mandatelo al più presto a portare al re d'Inghilterra una secca sfida. Suvviaprincipi; affilando lo spirito dell'onore ancora più che le vostre spadescendete in campo: Carlo Delabrethgran connestabile di Franciavoi duchi di OrléansBorbone e BerriAlençonBrabanteBar e BorgognaJaques ChatillonRamburesVaudemontBeaumontGrandpréRoussi e FauconbergFoixLestraleBouciqualt e Charoloisgranduchigrandi principibaroninobili e cavalieriin omaggio al vostro gran rango rimovete da voi grandi ontearrestate Enrico d'Inghilterra che marcia alteramente attraverso al nostro paese con bandiere tinte nel sangue di Harfleur.

Precipitatevi sul suo esercito come la neve sciolta fa sulle valliquando l'Alpe sputa e spurga la sua bava sulla sottoposta bassura.

Calategli addossoavete forza abbastanzae portatelo prigioniero su un cocchio a Rouen.

CONNESTABILE: Questo s'addice ai forti. Mi duole che i suoi soldati siano così pochiammalati e affamati per effetto delle marcepoiché sono certo che quando vedrà il nostro esercitoil suo cuore cadrà in preda al più abbietto terrore e a mo' di vittoria ci offrirà il prezzo del suo riscatto.

RE: Perciòmonsignore connestabileaffrettate la partenza di Montjoy: dica al re d'Inghilterra che lo abbiamo mandato per sapere che riscatto è disposto a dare. Principe Delfinovoi starete con noi in Rouen.

DELFINO: Nono; ne supplico Vostra Maestà.

RE: Chetateviperché rimarrete con noi. E ora partitemonsignor connestabile e principi tuttie portateci presto la notizia della disfatta del re d'Inghilterra.

 

(Escono)

 

 

 

 

SCENA SESTA - Il campo inglese in Piccardia

(Entrano GOWER e FLUELLEN incontrandosi)

 

GOWER: Che novitàcapitano Fluellen? venite dal ponte?

FLUELLEN: Fi assicuro che si stanno facendo al ponte cose pellissime.

GOWER: Il duca di Exeter è incolume?

FLUELLEN: Il duca di Exeter è magnanimo come Agamennone; è un uomo che amo e onoro con l'animacol cuore; pronto a fare per lui tutto il mio doferetutto quanto sta in mea dare la fita stessa: egli non è stato ferito per nulla affattoDio sia lodato e penedetto! e tiene il ponte con grande prafura e secondo tutte le regole dell'arte della guerra. E c'è al ponte anche un tenente alfieree in coscienza mi pare che sia pari a Marco Antonio per falore: non è uomo di alcun contoma gli ho fisto fare pelle prodezze.

GOWER: Come si chiama?

FLUELLEN: Alfiere Pistola.

GOWER: Non lo conosco.

 

(Entra PISTOLA)

 

FLUELLEN: Eccolo qui in persona.

PISTOLA: Capitanoti prego di essermi cortese. Il duca di Exeter ti ama assai.

FLUELLEN: Sìgrazie a Dio; questo amore l'ho meritatoin parte almeno.

PISTOLA: Bardolfoun soldato fermo e dal cuore saldo e di attivo coraggioper crudo fato e per effetto della volubile ruota della Fortuna follela cieca dea che sta su la rotante pietra erratica...

FLUELLEN: Permettetealfiere Pistola: la fortuna si dipinge ciecasìcon penda dafanti agli occhiper significare che è orpa; ed è dipinta anche con la ruota per indicare - e questa è la morale della fafola - che gira ed è incostanteed è tutta mutapilità e fariazionee il suo piedefedeteè su una pietra sferica che rotolae rotola e rotola: in feritàil poeta ne fa una pellissima descrizione: la rappresentazione della fortuna è un'allegoria eccellente.

PISTOLA: La fortuna è nemica di Bardolfo e gli fa fiero cipigliopoiché ha rubato una pisside e deve esser impiccato. Maledetta morte!

chiappi i cani il capestrol'uomo sia libero e la corda non gli strozzi il gorgozzule. Ma Exeter gli ha infitto la mortal condanna per pisside di poco conto. Vai dunque e parla per lui; il duca ascolterà la tua voce. Non lasciar che il taglio di una vil corda da un soldo con vile infamia recida di Bardolfo il vital filo. Intercedicapitanoper la sua vita e te ne rimeriterò.

FLUELLEN: Alfiere Pistolacomprendo solo in parte quello che dite.

PISTOLA: Ebbeneallegrati per questo.

FLUELLEN: Maalfierenon è cosa da rallegrarsipoichéfedeteanche se fosse mio fratelloinfiterei il duca a fare quello che più gli piace e a mandarlo a morteperché la disciplina defe essere rispettata.

PISTOLA: Muori e sii dannato: un fico per la tua amicizia!

FLUELLEN: Penissimo.

PISTOLA: E fico di Spagna!

 

(Esce)

 

FLUELLEN: Ottimamente.

GOWER: Benequesto è un briccone che si dà arie di onest'uomo. Ora lo ricordo: un ruffianoun borsaiolo.

FLUELLEN: Fi assicuro che al ponte dicefa le più pelle parole che si possano federe un giorno d'estate. Ma fa penone: alla prima occasione si fedrà che quello che mi ha detto fa proprio pene daffero.

GOWER: Sicuro: è un imbroglioneun imbecilleun furfante che di quando in quando va alla guerraper darsi delle arie quando torna a Londra sotto le mentite spoglie di combattente. Gente di questa specie ricorda perfettamente i nomi dei grandi generalie impara a memoria dove sono stati compiuti i vari fatti d'armea che ridottaa che breccia o convogliochi fu uccisochi ne uscì con onore e chi disonoratoe che condizioni pose il nemico; e questo mandano a mente con perfetta fraseologia guerresca e lo guarniscono con bestemmie di nuovo conio; quando ci si pensafa meraviglia vedere che effetto facciano tra boccali spumanti e cervelli imbevuti di birra una barba tagliata come quella di un certo generale e un'uniforme da campagna in pessime condizioni. Ma dovete imparare a conoscere questa gente che disonora il nostro tempose non volete commettere qualche grosso equivoco.

FLUELLEN: Fi dico una cosacapitano Gower; fedo che non è quello che gradirebbe di apparire agli altri; se mi si presenta l'occasione di coglierlo in fallogli dirò quello che penso di lui. (Suono di tamburi) Sentiteecco il re; debbo dargli notizie di quello che si fa al ponte.

 

(Tamburi e bandiere. Entrano RE ENRICOGLOUCESTER e Soldati)

 

FLUELLEN: Dio penedica Fostra Maestà!

ENRICO: EbbeneFluellen! vieni dal ponte?

FLUELLEN: Sìse piace a Fostra Maestà. Il duca di Exeter lo ha falorosamente difeso: i Francesi sono stati respintidopo farie azioni assai prillanti. L'affersario stafa per impossessarsenema è stato costretto a ritirarsie il duca di Exeter è padrone della posizione. Posso assicurare Fostra Maestà che il duca è un faloroso.

ENRICO: Quanti uomini avete persoFluellen?

FLUELLEN: La perdizione dell'affersario è stata molto grandecome era ragionefole; per parte mia credo che il duca non abbia perso che un uomoe si tratta di un tale che defe essere impiccatoperché ha rubato in una chiesaun certo Pardolfose Fostra Maestà lo conosce: la sua faccia è tutta pupponischianze e pitorzoli e fuochi folatici. Sempra che le lappra gli soffino sul naso e questo è come un carpone accesoora paonazzo e ora rosso; ma a quest'ora il suo naso deve essere stato giustiziato e il fuoco spento.

ENRICO: E così vorrei che fossero soppressi tutti i rei di questa sorta: diamo anzi ordine espresso che nelle nostre marce attraverso il paese non si tolga nulla ai villaggi con la forzache quello che si prende sia debitamente pagatoche nessuno dei Francesi sia rimproverato o offeso con alterigia di linguaggio; perché quando la mitezza e la crudeltà si giuocano fra loro un regnoil giocatore più umano è il primo a vincere.

 

(Segnale di tromba. Entra MONTJOY)

 

MONTJOY: Mi riconoscete certo dal mio abito.

ENRICO: Certamente ti riconosco; e che mi vieni a riferire?

MONTJOY: Il pensiero del mio signore.

ENRICO: Dimmelo.

MONTJOY: Così parla il mio re: Di' a Enrico d'Inghilterra chesebbene sembrassimo mortinon eravamo che addormentati: saper attendere il vantaggio serve meglio in guerra che la precipitazione. Informalo che avremmo potuto infliggergli un grave scacco a Harfleur; sennonché abbiamo pensato che non fosse bene tagliare il bubbone finché non fosse maturo. Ora è giunto per noi il momento di recitare la nostra parte e lo faremo con voce imperiale: il re d'Inghilterra si pentirà della sua folliariconoscerà la sua debolezza e ammirerà la nostra pazienza. Perciò digli di considerare il suo riscatto che deve essere in proporzione delle spese che abbiamo subitedei sudditi che ci sono stati uccisidelle umiliazioni che abbiamo dovuto trangugiare; e se dovesse rispondere in esatta misurala sua miseria piegherebbe sotto il carico. A compensare le nostre spese il suo tesoro è troppo povero; tutto l'esercito inglese è troppo piccolo per scontare il sangue che abbiamo sparso; e per la nostra umiliazionese egli in persona si inginocchiasse ai nostri piedisarebbe meschina e misera riparazione.

A questo aggiungi la mia sfida; eper concluderedi' che ha tradito i suoi seguacila cui condanna è ormai pronunciata. Sin qui il re mio signorequesto il mio messaggio.

ENRICO: So qual è il tuo ufficio; ma come ti chiami?

MONTJOY: Montjoy.

ENRICO: Sai disimpegnare bene il tuo ufficio. Ritorna pure e di' al tuo reche ora non cerco di scontrarmi con luima che vorrei andare a Calais senza impedimenti; poichéa essere sincerosebbene non sia saggio fare simili confessioni a un nemico astuto e che sa cogliere così bene il vantaggiola mia gente è molto indebolita dalle malattieil mio esercito assottigliato e questi pochi soldati che mi restano non sono meglio di altrettanti Francesimentrese fossero in perfetta salutete lo dico francamentearaldosu un paio di gambe inglesi mi parrebbe di veder marciare tre Francesi. EppureDio mioperdonamise mi lascio sfuggire questa millanteriama è questa vostra aria di Francia che mi ha infettato con questo vizioe debbo dichiararmi pentito. Va' perciòe riferisci al tuo re che sono quiil mio riscatto è questo mio fragile corpo che non val nullail mio esercito un pugno di uomini estenuati e malaticci. Tuttavianel nome di Dioavvertilo che ci faremo avanti anche se il re di Francia o altro simile potentato ci venisse tra i piedi. Prenditi questo per le tue faticheMontjoy. Va' e di' al tuo signore di pensarci bene. Se ci lasciate passarepasseremo; se ce lo impeditecoloreremo col vostro sangue questa terra giallastra: e cosìMontjoyaddio. Il succo della nostra risposta è questo: così come siamo preferiremmo di non venire a battaglia ma non diciamo che la rifiuteremo. Questo riporta al tuo signore.

MONTJOY: Questo riferirò. Ringrazio Vostra Maestà.

 

(Esce)

 

GLOUCESTER: Spero che non ci attaccheranno ora.

ENRICO: Siamo nelle mani di Diofratellonon in quelle dei Francesi.

Andiamo al ponte; si avvicina la notteci accamperemo oltre il fiume e domani daremo l'ordine della partenza.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Il campo francese vicino a Azincourt

(Entrano il CONNESTABILE DI FRANCIARAMBURESORLEANSil DELFINO e altri)

 

CONNESTABILE: Zitti! La mia è la miglior armatura del mondo; ohfosse giorno!

ORLEANS: Avete un'eccellente armaturama date al mio cavallo la lode che gli spetta.

CONNESTABILE: E' il miglior cavallo d'Europa.

ORLEANS: Non farà mai giorno?

DELFINO: Monsignore d'Orléans e voi monsignore gran connestabile parlate di cavalli e di armature?

ORLEANS: Sia per l'uno sia per l'altro siete il principe meglio equipaggiato del mondo.

DELFINO: Che notte lunga è questa! Non cambierei il mio cavallo con alcuno che cammina a quattro zampe. "Ça"ah! rimbalza da terra quasi che avesse le viscere di crini come una palla da tennis: "le cheval volant"il Pegasoavec les narines de feu! Quando lo cavalcomi innalzo che mi sembra d'essere un falco: trotta in aria e la terra canta quando la tocca; l'infimo corno del suo zoccolo è più armonioso della zampogna di Mercurio.

ORLEANS: E' del colore della noce moscata.

DELFINO: E ha il calore dello zenzero. E' l'animale che sembrerebbe fatto apposta per Perseo: è tutt'aria e fuoco; e terra e acquatorpidi elementicompaiono soltanto nella sua immobilità paziente quando il cavaliere sta montando in sella: esso solo merita il nome di cavallogli altri potete chiamarli bestie.

CONNESTABILE: Davverosignoreè un cavallo eccellente e impareggiabile.

DELFINO: E' il principe dei palafreni; il nitrito sembra il comando di un monarca e l'aspetto provoca l'omaggio.

ORLEANS: Basta cugino.

DELFINO: Nonon ha sale in zucca quell'uomo che dal levarsi dell'allodola fino al coricarsi dell'agnello non sa variare le meritate lodi del mio palafreno. E un tema fluido come il mare: date la parola alle sabbie ed ogni granellino troverà nel mio cavallo argomento sufficiente. Merita che un sovrano vi ragioni sue che un re dei re lo cavalchi e che in ogni parte del mondonota e sconosciutatutti interrompano le loro particolari occupazioni per ammirarlo. Una volta scrissi in sua lode un sonetto che cominciava così: "O meraviglia di natura...".

ORLEANS: Ho sentito un sonetto per un'amante che cominciava allo stesso modo.

DELFINO: Sarà stato un'imitazione di quello che scrissi pel mio corsieropoiché il mio cavallo è la mia amante.

ORLEANS: E allora si può dire che la vostra amante vi porta bene.

DELFINO: Mesì; e questa è la migliore lode e riconoscimento di perfezione di una buona amante esclusiva.

CONNESTABILE: No; perché mi pare che ieri la vostra amante vi abbia perversamente scavalcato.

DELFINO: E così forse ha fatto la vostra.

CONNESTABILE: La mia non portava briglia.

DELFINO: Oh! vuol dire allora che era vecchia e docile e che voi cavalcate vestito come un fante irlandese con calzoni attillati e senza brache larghe alla moda francese.

CONNESTABILE: V'intendete bene d'equitazione.

DELFINO: Lasciatevi consigliare da meallora; chi cavalca così e non sta attentova a finire in qualche brutto pantano. Preferisco avere il cavallo per amante.

CONNESTABILE: Tanto varrebbe che la mia amante fosse una giumenta.

DELFINO: Connestabileti assicuro che ogni pelo della mia bella è naturale.

CONNESTABILE: Potrei menare simile vantose per amante avessi una scrofa.

DELFINO: "Le chien est retourné à son propre vomissementet la truie lavée au bourbier"; tu fai uso di qualsiasi cosa.

CONNESTABILE: Però non uso il cavallo come amanteo un proverbio simile al vostro così poco a proposito.

RAMBURES: Connestabilesono stelle o soli quelli che ho visto sull'armatura nella vostra tenda questa notte?

CONNESTABILE: Stellesignor mio.

DELFINO: Alcune di esse cadranno domanicredo.

CONNESTABILE: E tuttavia il mio cielo non se ne accorgerà neanche.

DELFINO: Può darsiperché molte sono superfluee sarebbe più onore se ce ne fosse un minor numero.

CONNESTABILE: Sìcome le lodi del vostro cavallo che trotterebbe meglio se alcuni dei vostri elogi sperticati scendessero di sella.

DELFINO: Vorrei caricarlo di tutte le lodi che merita! Non si farà mai giorno? domani trotterò un miglio e la mia strada sarà lastricata di facce inglesi.

CONNESTABILE: Non lo direi per timore che mi si facesse rimangiare la mia sfacciataggine. In ogni modo vorrei che fosse mattina per accapigliarmi con gli Inglesi.

RAMBURES: Chi vuol correre il rischio di scommettere che farò venti prigionieri?

CONNESTABILE: Prima dovreste esporvi al rischio di prenderli.

DELFINO: E mezzanotte; vado ad armarmi.

 

(Esce)

 

ORLEANS: Al Delfino par mill'anni che spunti il giorno.

RAMBURES: Al Delfino par mill'anni di mangiarsi gli Inglesi.

CONNESTABILE: Credo che potrà mangiarsi benissimo quelli che ucciderà.

ORLEANS: Per la bianca mano della mia damaè un valoroso principe.

CONNESTABILE: Anziché per la mano giurate pel piedeche così potrà calpestare il giuramento.

ORLEANS: Non c'è che dire: è il più attivo gentiluomo di Francia.

CONNESTABILE: Se l'attività sta nel fareegli è sempre sul punto di fare qualche cosa.

ORLEANS: Non ha mai fatto niente di malech'io sappia.

CONNESTABILE: E non ne farà neanche domani: si conserverà ancora questa reputazione.

ORLEANS: So che è un valoroso.

CONNESTABILE: Me lo ha detto anche un altro che lo conosce meglio di voi.

ORLEANS: Chi è?

CONNESTABILE: Lui stesso: e mi ha detto che non gli importava che altri lo sapesse.

ORLEANS: Non occorre neanche dirlo: non è virtù occulta in lui.

CONNESTABILE: Eppure in fede mia lo èmessere: nessuno l'ha mai vista salvo il suo lacchè: è un valore incappucciato come un falcoe quando lo scoprono fa un grande starnazzar d'ali.

ORLEANS: Il malanimo non parla mai bene.

CONNESTABILE: Risponderò con quest'altro proverbio: "Tutti gli amici sono adulatoli".

ORLEANS: E io con questo: "Anche al diavolo si deve dare quello che gli spetta".

CONNESTABILE: Giusto! il vostro amico è il diavolo del proverbio e questo gli risponde a puntino: "Al diavolo il malanno".

ORLEANS: In fatto di proverbi avete la meglio solo in quanto "lo sciocco lancia troppo presto la sua freccia".

CONNESTABILE: Non mi avete colpito.

ORLEANS: Noe non è neanche la prima volta che siete stato oltrepassato.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Gran connestabilegli Inglesi sono a millecinquecento passi dalle vostre tende.

CONNESTABILE: Chi ha misurato questa distanza?

MESSO: Monsignor Grandpré.

CONNESTABILE: Un valente ed esperto gentiluomo. Ohfosse già giorno!

Ahimè! il povero Enrico d'Inghilterra non desidera tanto come noi che spunti l'alba.

ORLEANS: Che miserabile sventato è codesto re d'Inghilterra a brancolare con quei testoni dei suoi seguaci in luoghi che non conosce!

CONNESTABILE: Se gli Inglesi capissero qualche cosascapperebbero.

ORLEANS: E mancano proprio di questo; se fossero armati di intelletto non avrebbero elmi così pesanti.

RAMBURES: L'Inghilterra genera valorose creature; i loro mastini hanno un coraggio impareggiabile.

ORLEANS: Cagnacci stupidissimi! che a occhi chiusi si precipitano nelle fauci di un orso russo a farsi schiacciare le teste come mele fradice; sarebbe come dire che una pulce è valorosa perché osa sdigiunarsi sul labbro di un leone.

CONNESTABILE: Proprioproprio: e gli uomini di quel paese somigliano ai mastini nell'attaccare con violenza e forza brutalelasciando tutta l'intelligenza alle mogli; imbandite loro generosamente carne di bueferro e acciaio e li vedrete mangiare da lupi e combattere da diavoli.

ORLEANS: Sìma ora questi Inglesi sono maledettamente a corto di carne di bue.

CONNESTABILE: E allora domani vedremo che hanno solo voglia di mangiare e punta di combattere. Ora è tempo di armarcidobbiamo andare?

ORLEANS: Adesso sono le due; ma lasciatemi un po' vedere: sìprima delle dieci ciascuno di noi si sarà presi i suoi cento Inglesi.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUARTO

(Entra il Coro)

 

CORO: Ora supponete che un indistinto mormorio e le cieche tenebre riempiano la grande cavità dell'universo. Da un campo all'altro nel grembo dell'ingrata oscurità notturna il mormorio dei due eserciti turba così poco la quiete che ciascuna sentinella immobile quasi sente i bassi bisbigli delle altre che vigilano. Un fuoco risponde all'altro e attraverso alle deboli fiamme ciascun esercito scorge la massa scura dell'avversario. I destrieri sembrano minacciarsi penetrando il sordo orecchio della notte con alti nitriti baldanzosie dalle tende gli armoraridando il tocco finale alle armature dei cavaliericon operosi martelli ribadiscono le giunture annunciando con terribile suono che si stanno facendo gli ultimi preparativi. I galli per la campagna cominciano a cantaree gli orologi suonano le tre nel mattino sonnacchioso. Superbi del loro numeroper nulla impensieritii Francesi fiduciosi e anche troppo animosi si giuocano ai dadi gli Inglesi disprezzati e rimproverano la notte lenta e storpia che pare allontanarsi tediosamente zoppicando come una brutta e turpe strega. I poveri Inglesi condannaticome vittime destinate al sacrificio stanno pazientemente vegliando intorno ai fuochi e pensano in cuor loro ai pericoli che li attendono il mattinoe il triste atteggiamentole guance smunte e gli abiti logorati dalla guerra li fanno apparire come altrettanti orrendi spettri alla luna che li guarda. Ma oh! chi ora vedrà il regale comandante di questo esercito in disfacimento andare da tenda a tenda e da un posto di guardia all'altrogridi: "Lode e gloria sul suo capo!"poiché egli visita tutti i suoi soldatia ciascuno dà il buon giorno sorridendo affabilmente e li chiama tutti fratelliamici e compatrioti; dal suo viso si direbbe che un terribile esercito circonda le sue schiere; egli non ha perduto alcunché del suo colorito per la notte insonne e faticosama appare fresco e vince col lieto aspetto e l'amabile maestà del viso gli effetti della fatica; sicché quei miserabiliprima pallidi e languentisi fanno coraggio al solo guardarlo. Una liberalità universale come quella del soleil suo occhio dona a ciascunosciogliendo il gelo della pauracosicché tutto l'esercitodai più alti personaggi ai più umili soldativedeper quanto la nostra debole capacità può rappresentarloqualcosa di Enrico nella notte. E ora la nostra scena deve spostarsi rapidamente al campo di battaglia doveahimècon quattro o cinque spadacce intaccate mal maneggiate in ridicolo duellofaremo torto al gran nome di Azincourt. Eppure state a vedereimmaginando la realtà da quello che non ne è che una pallida imitazione.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA PRIMA - Il campo inglese ad Azincourt

(Entrano RE ENRICOBEDFORD e GLOUCESTER)

 

ENRICO: E' veroGloucesterche siamo in gran pericolo; ma appunto per questotanto più grande dovrebbe essere il nostro coraggio. Buon giornofratello Bedford. Dio Onnipotente! Anche nelle cose cattive c'è qualche elemento buonosolo che si sappia discernerlo con l'osservazione; il nostro cattivo vicino ci ha fatti levare di buon'orae ciò giova alla salute e all'economia; inoltre esso è come una coscienza esterna a noi che ci predica sante cosee ci esorta a prepararci alla morte come si deve. Così dalle erbacce possiamo trarre il miele e ricavare un insegnamento morale persino dal diavolo.

 

(Entra ERPINGHAM)

 

Buon giornovenerando sir Tommaso Erpingham. Un buon cuscino morbido sarebbe preferibile per la tua testa canuta che una ruvida zolla francese.

ERPINGHAM: Nosirepreferisco questo lettoperché così posso dire "ora dormo come un re".

ENRICO: E' una bella cosa quando si tollerano i mali solo per effetto dell'esempio altrui: lo spirito è sollevato ese la mente si ravvivasenza dubbio gli organi del corpo prima spenti e morti sembrano erompere dal sepolcro dove dormivano e si muovono con nuova vivacità e leggerezza gettando la vecchia scaglia. Prestami il tuo mantellosir Tommaso. Fratellisalutatemi i principi che sono nel campoaugurate loro per me il buon giorno e invitateli a venire presto alla mia tenda.

GLOUCESTER: Lo faremosire.

ERPINGHAM: Debbo accompagnare Vostra Maestà?

ENRICO: Nomio buon cavaliere; va' coi miei fratelli dai signori d'Inghilterra; io debbo intrattenermi alquanto con la mia coscienzae preferisco esser solo.

ERPINGHAM: Dio ti benedica dal cielonobile Enrico!

 

(Escono tutti eccetto il Re)

 

ENRICO: Dio ti rimeritivecchio amicoperché parli così serenamente.

 

(Entra PISTOLA)

 

PISTOLA: Chi va là?

ENRICO: Amici!

PISTOLA: Parla: sei ufficialeo vile soldatocomune o plebeo?

ENRICO: Sono gentiluomo in una compagnia.

PISTOLA: Trascini tu la possente picca?

ENRICO: Proprio cosìe voichi siete?

PISTOLA: Un gentiluomo che non è da meno dell'imperatore.

ENRICO: Allora siete più che il re.

PISTOLA: Il re è bel giovinottoun cuor d'oroun ragazzo di bella vita e un favorito dalla famadi ottima famiglia e dal pugno gagliardo. Gli bacio la scarpa fangosa e con tutte le fibre del cuore amo quell'adorabile zerbinotto. Come ti chiami?

ENRICO: Harry Le Roi.

PISTOLA: Le Roi! un nome della Cornovaglia. Sei tu della genìa di Cornovaglia?

ENRICO: Nosono un gallese.

PISTOLA: Conosci Fluellen?

ENRICO: Sì.

PISTOLA: Digli che nel giorno di San Davide gli pesterò il porro sulla testa.

ENRICO: E voi non portate lo stocco sul berretto in quel giorno perché non ve lo pesti a sua volta sulla testa.

PISTOLA: Sei tu suo amico?

ENRICO: E parente anche.

PISTOLA: Un fico a te.

ENRICO: Grazie; Dio vi accompagni.

PISTOLA: Mi nomino Pistola!

 

(Esce)

 

ENRICO: Un nome adatto alla tua truculenza!

 

(Entrano FLUELLEN e GOWER)

 

GOWER: Capitano Fluellen!

FLUELLEN: Sìma in nome di Gesù Cristoappassate la foce. Si ha gran merafiglia in tutto l'uniferso quando non si osserfano i feri antichi precetti e leggi della guerra. Se fi deste la priga di studiare le guerre di Pompeo Magno trofereste che non si facevano chiacchiere e non si parlafa a fànfera nel campo di Pompeo. Fe lo garantisco io; fedreste che per cerimonie di guerrae curee forme e serietà e modestiatutto era pen diferso.

GOWER: Ebbeneil nemico fa chiasso; si è sentito tutta la notte.

FLUELLEN: Se il nemico è una pestiaun impecilleun puffonesco ciarlierocredete che anche noi - guardate bene - dovremmo essere pestieimpecillipuffoneschi ciarlieri? che ne dite in coscienza?

GOWER: Parlerò a voce più bassa.

FLUELLEN: Sìfi scongiuro e supplico di farlo.

 

(Escono Gower e Fluellen)

 

ENRICO: Sebbene appaia di foggia antiquataci sono molta diligenza e valore in questo Gallese.

 

(Entrano tre soldatiGIOVANNI BATESALESSANDRO COURT e MICHELE WILLIAMS)

 

COURT: Compagno Batesquella laggiù non è la luce del mattino che spunta?

BATES: Credo di sìma non abbiamo nessuna ragione di desiderare l'avvicinarsi del giorno.

WILLIAMS: Colà ne vediamo il principioma credo che non riusciremo a vederne la fine. Chi va là?

ENRICO: Amici!

WILLIAMS: Chi è il vostro capitano?

ENRICO: Sir Tommaso Erpingham.

WILLIAMS: Un ottimo vecchio capitanoe un gentiluomo assai cortese:

di graziacosa pensa della nostra situazione?

ENRICO: Che è come quella di uomini che hanno fatto naufragio su di un banco di sabbia e si aspettano di essere portati via dalla prossima marea.

BATES: Non ha detto al re come la pensa?

ENRICO: Noe non è bene che lo faccia. Perchésebbene non stia a me dirlocredo che il re non sia che un uomo come tutti gli altri. La violetta ha lo stesso odore per lui e per mee il cielo lo stesso aspetto: i suoi sensi sono come quelli di ogni altro uomo e se si mette da parte la pompa realevisto nella sua nuditànon è né più ne meno che un mortale qualunque; e sebbene le sue aspirazioni tendano più in altoquando calano lo fanno con la stessa ala nostra. Perciò quando ha ragione di temerei suoi timori hanno lo stesso carattere dei nostri; ma è ragionevole che nessuno lo intimoriscaperché se poi mostrasse paura disanimerebbe il suo esercito.

BATES: Può mostrare esteriormente tutto il coraggio che vuole; ma credo chefreddo come fa questa nottesi augurerebbe di essere nel Tamigi sino al collo e vorrei che lo fosse ed io con luia tutti i pattipurché fossimo fuori di qui.

ENRICO: A dir la veritàcredo in coscienza che il re non si auguri di essere se non dove è attualmente.

BATES: E allora vorrei che vi restasse solo; perché in ogni caso si pagherebbe il suo riscatto e si salverebbero le vite di tanti poveri uomini.

ENRICO: Probabilmente non gli volete tanto male da augurargli di essere solo quiper quanto lo diciate per vedere che pensano gli altri. Quanto a memi sembra che non morirei in nessun posto più felice che in compagnia del repoiché la causa per cui combatte è giusta e onorevole.

WILLIAMS: Questo è più di quel che sappiamo.

BATES: Sìe anche più di quel che dovremmo cercare di sapere: ne sappiamo abbastanza se sappiamo che siamo sudditi del re; se la sua causa è ingiustal'obbedienza che dobbiamo al re ci toglie ogni responsabilità pei suoi atti.

WILLIAMS: Questo è più di quel che sappiamo. Il re stesso avrà un grosso conto da rendere a Dioquando tutte le gambe e braccia e teste tagliate in battaglia si ricomporranno il giorno del Giudizio e tutti grideranno: "Morimmo nel tale e tal luogo"chi bestemmiandochi invocando un chirurgochi piangendo per la moglie lasciata povera su questa terrachi lagnandosi per debiti non pagati e chi pei figli rimasti derelitti. Credo che pochi di quelli che finiscono in battaglia muoiano serenamente: perché come possono disporre l'anima loro a spirito di carità quando il loro pensiero è solo di sparger sangue? Orase questi uomini non fanno una pia morteciò peserà fortemente sulla coscienza del re che ve li avrà condottimentre essi non possono disobbedireché sarebbe contro la più elementare idea di sudditanza.

ENRICO: Così se un figlio per ordine del padre viaggia in mare per ragioni di commercio e finisce malestando a quello che dite voii suoi peccati dovrebbero essere addebitati al padre che lo mandò; così se un servoinviato dal padrone a portare una somma di denaroè assalito dai ladroni e muore in stato di peccato senza essersi riconciliato con Diopotete dire che gli affari del padrone sono stati la causa della dannazione del servo; ma non è così. Il re non è tenuto a rispondere della fine speciale dei suoi soldatiné il padre pel figlioné il padrone pel servo: poiché non avevano per scopo la loro morte ma solo di sfruttarne i servizi. E inoltre non c'è re che avendo una causa giustissima e dovendo deciderla con le armipossa tentare di farla trionfare solo con soldati mondi di ogni peccato.

Alcuni hanno forse sulla coscienza un omicidio volontario e commesso a sangue freddoaltri la seduzione di vergini ingannate con falsi giuramenti di fedeltàqualcun altro si è fatto uno schermo della guerra dopo aver ferito il dolce seno della pace con saccheggi e ruberie. Orase questi uomini hanno eluso la legge e sono sfuggiti al castigo nel loro paesesebbene possano sottrarsi all'insegnamento degli uomininon hanno ali per volare lontani da Dio: la guerra è il suo strumento di punizione e di vendetta; così uomini che hanno prima offeso le leggi del re si trovano ora ad essere puniti in questa guerra fatta dal re: quando più temevano la morte riuscirono a salvare la vitae ora che sperano di essere sicuriperiscono. Allorase incontreranno la morte senza esservi preparatiil re non avrà nessuna colpa della loro dannazionecome prima non ne aveva dei peccati pei quali ora stanno per essere puniti. Ogni suddito deve obbedienza al rema l'anima di ciascun suddito è affare tutto suo. Perciò ogni soldato in guerra dovrebbe comportarsi come uno che è a letto ammalato gravementee lavare ogni macchiolina della coscienza. Se muore in questo stato d'animola morte gli sarà vantaggiosa; se non muoreavrà speso bene il tempo impiegato in questa preparazione: e in tal caso non è peccato supporre che Diofacendogli così generoso donogli conceda di sopravvivere perché riconosca la sua grandezza e insegni agli altri come ci si prepara a morire.

WILLIAMS: E' certo che se uno muore in peccatoquesto deve ricadere sul suo capoe il re non ne risponde.

BATES: Per conto mio non desidero che risponda per me; e tuttavia combatterò arditamente per lui.

ENRICO: Coi miei orecchi ho sentito il re dire che non vuole esser riscattato.

WILLIAMS: Sìl'ha detto per farci combattere allegramente; ma quando ci avranno tagliato la golaegli può essere riscattatoe noi non ci guadagneremo niente.

ENRICO: Se vivo tanto da vedere una cosa similenon mi fiderò più della sua parola.

WILLIAMS: Gli darete voi la paga allora! E' una pericolosa scarica di cerbottanaquella che può tirare il risentimento di poveri diavoli contro un monarca! Tanto varrebbe cercar di cambiare il sole in ghiaccio facendogli aria con una penna di pavone. Non vi fiderete più della sua parola! viaè proprio una sciocchezza.

ENRICO: Il vostro rimprovero è un po' troppo forte: andrei in collera con voise il momento non fosse inopportuno.

WILLIAMS: Riprenderemo la contesa se campiamo.

ENRICO: Ben volentieri.

WILLIAMS: Come farò a riconoscerti?

ENRICO: Dammi un tuo pegno e lo porterò sul berrettose avrai il coraggio di riconoscerlo per tuoti sfiderò.

WILLIAMS: Ecco qua il mio guanto; dammene uno dei tuoi.

ENRICO: Eccolo.

WILLIAMS: Io pure porterò questo sul berretto; se mai verrai da me quando domani sarà passato e mi dirai: "Questo è il mio guanto"perdio! ti darò un ceffone.

ENRICO: Se non muoio primalo reclamerò come mio.

WILLIAMS: Credo che preferiresti di essere impiccato.

ENRICO: Bene; lo farò anche se ti trovo in compagnia del re.

WILLIAMS: Mantieni la parolae addio.

BATES: Fate paceimbecilli d'Inglesifate pace; se sapeste contarevedreste che abbiamo da affrontare in abbondanza duelli coi Francesi.

ENRICO: Davvero; i Francesi possono scommettere venti testoni francesi contro uno che ci batterannoperché i testoni li portano sulle spalle; ma non è reato per un Inglese tosare testoni francesi e domani il re stesso si farà tosatore. (Escono i Soldati) Addosso al re!

Addossiamo al re le vitele animei debitile mogli ansiosei bambini e persino i peccati. Il re deve caricarsi di ogni cosa. O dura condizione! nata a un parto con la grandezza del sovrano soggetto alle critiche di ogni imbecille che non sente altro che i propri dolori. A quanta tranquillità d'animo non debbono rinunciare i monarchiche invece i privati cittadini godono! e che cosa mai hanno i re che anche i privati cittadini non abbianose si esclude il fastoil fasto regale? E che cosa sei tuo fasto e vano idolo? che razza di divinitàse soffri pene assai più di coloro che ti adorano? quali sono le tue rendite? quali le tue entrate? O fastomostrami quello che vali! Qual è l'essenza dell'adorazionedi cui sei circondato? Sei forse qualche cosa di più del rangodel gradodella forma esteriore che incutono soggezione e timore agli altri uomini? ove tuche sei temutosei men felice di chi teme. Che bevi tu spesso se non adulazione avvelenata invece che un amabile omaggio? Oh! superba grandezzaprovati: cadi ammalata e di' al fasto che ti guarisca:

credi che l'adulazione spegnerà il fuoco della febbre soffiandovi su titolie che la malattia se ne andrà con i profondi inchini e le genuflessioni? Pensi forsequando ti appropri l'omaggio del poverodi poterti appropriare anche la sua salute? Noorgoglioso sogno che ti trastulli con la quiete del re in modo così sottile; sono un re che ha scoperto le tue malizie. E so benissimo che l'unguentolo scettroil globola spadala mazzala corona imperialeil manto intessuto di oro e di perlei titoli pomposi e prolissi che annunciano il sovranoil trono su cui siede l'ondata di fasto che batte contro l'alta riva di questo mondonessuna di queste cosefastosissima pompaposte in un letto maestoso dormono così profondamente come il miserabile servo che con ventre pieno e mente vuota va a riposaresazio di sudato pane; che non vede mai la paurosa nottefiglia dell'infernomacome un galoppinodall'alba al tramonto suda sotto l'occhio di Febo e tutta la notte dorme nell'Eliso; e il giorno dopo all'aurora si alzaaiuta Iperione a salire a cavalloe segue così l'anno che scorre senza posalavorando utilmente sino al giorno della sua morte; se non fosse per le cerimoniequesto miserabile che passa i giorni nel lavoro e le notti nel sonnoavrebbe la precedenza sul re. Il servovivendo entro l'orbita della quiete pubblicala gode pienamente; ma quel grosso cervello è ben lontano dal pensare a quale ansiosa veglia il monarca deve sottoporsi per assicurare quella quiete che dà al contadino a tutte le ore i maggiori vantaggi.

 

(Entra ERPINGHAM)

 

ERPINGHAM: Sirei nobili ansiosi per la vostra assenza vi cercano per tutto il campo.

ENRICO: Buon cavaliereraccoglili tutti alla mia tenda: ti precedo.

ERPINGHAM: Sarà fattosire.

 

(Esce)

 

ENRICO: O Dio degli eserciti! da' la tempra dell'acciaio al cuore dei miei soldati; distruggi in essi ogni timore; togli loro la facoltà di contarese la superiorità degli avversari li spaventa. Non oggio Signorenon rivolgere oggi il tuo pensiero alla colpa grazie alla quale mio padre ottenne la corona. Ho dato nuova sepoltura ai resti di Riccardo e ho versato su essi più lacrime di contrizione che non siano le gocce di sangue che la violenza gli fece spargere Mantengo a mie spese cinquecento poveri che due volte il giorno alzano le mani scarne al cielo per impetrare perdono per quel sanguee ho fondato due monasteri dove gravi e pii sacerdoti attendono a salmodiare per l'anima di luie farò ancora di piùsebbene tutto quello che posso fare a nulla valgagiacchédopo aver fatto tutto ciòil mio pentimento risorge implorando perdono.

 

(Entra GLOUCESTER)

 

GLOUCESTER: Mio signore!

ENRICO: La voce di mio fratello Gloucester! Sìso perché sei venuto:

verrò con te. L'opera della giornatai miei amicitutto insommaattende il mio cenno.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Il campo francese

(Entrano il DELFINOORLEANSRAMBURES e altri)

 

ORLEANS: Il sole indora le nostre armature; andiamosignori DELFINO: "Montez à cheval"! Il mio cavallo! servi! lacchè! ah!

ORLEANS: O prode!

DELFINO: Via! "les eaux et la terre"!

ORLEANS: "Rien puis? l'air et le feu"!

DELFINO: "Ciel"! cugino Orléans.

 

(Entra il CONNESTABILE)

 

Che c'èmonsignor connestabile?

CONNESTABILE: Ascoltate come i nostri destrieri nitriscono anelando al combattimento!

DELFINO: In sellae pungete loro i fianchi affinché il loro caldo sangue sprizzi negli occhi agli Inglesi e li spenga con questa mostra di sovrabbondante coraggioah!

RAMBURES: Come! volete che lascino ricadere dagli occhi il sangue dei nostri cavalli? e allora come riusciremo a vedere le loro lacrime genuine?

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Gli Inglesi sono schierati in battagliapari francesi.

CONNESTABILE: A cavallovalorosi principi! subito in sella! Basta che vi presentiate a quella meschina banda affamatae il bello spettacolo che offrirete li svoterà dell'anima non lasciando ad essi che il guscio della loro umanità. Non c'è abbastanza lavoro per tutte le nostre mani: e le loro vene languenti non hanno tanto sangue da macchiare tutte le spade che i prodi Francesi sguaineranno oggi e che dovranno ringuainare per mancanza di selvaggina. Soffiamo su di loro:

il fiato stesso del nostro valore basterà a rovesciarli. Non c'è dubbio alcunosignoriche il superfluo dei nostri valletti e servi che brulicano senza molto profitto intorno alle nostre schiere basterebbero a purgare il campo da questi meschini nemici anche se noi prendessimo posizione alle radici di questo monte per osservare oziosamente lo spettacolo. Ma l'onore non ce lo permette. Che si deve dire? un po' di lavoroe poi tutto sarà finito. Le trombe diano il segnale di montare in sella e marciare: al nostro avvicinarci in atto di sfida gli Inglesi si getteranno a terra spaventati e si arrenderanno.

 

(Entra GRANDPRE')

 

GRANDPRE': Perché indugiate così a lungosignori di Francia? quelle carogne di isolaniche non hanno più speranza di salvare le ossafanno ben brutta figura nel campo a quest'ora mattutina: le loro cenciose bandiere sventolano meschinamente e la nostra aria passando le fa ondeggiare quasi per scherno: il grande Marte sembra aver fatto fallimento nel loro esercito immiserito e sbircia spaventato attraverso ai fori della visiera arrugginita. I cavalieri seggono immobili come quei candelieri che hanno forma di uomini a cavallo con la candela brandita; e i loro poveri ronzini stanno a testa bassacon la pelle e i fianchi cascanticol muco che gocciola dagli occhi spentie nelle bocche pallide e inerti il morso è sudicio di erba a metà masticatafermo e immoto; e quei bricconi di corvicome se fossero gli esecutori testamentarisi librano sulle loro teste in attesa del loro momento. Chi volesse descriverlo non può provvedersi di un corredo sufficiente di parole atte a rappresentare al vivo questo esercitosvuotato di vita com'è.

CONNESTABILE: Hanno recitato le preghiere e attendono la morte.

DELFINO: Dobbiamo mandar loro cibo e nuove vestidar la biada ai loro cavalli famelicie dopo attaccarli?

CONNESTABILE: Aspetto solo la mia guardia. Ma noal campo! Prendete la bandiera a un trombettiere per non perder tempo. Suvvia: il sole è altoe qui sciupiamo il tempo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Il campo inglese

(Entrano GLOUCESTERBEDFORDEXETERERPINGHAM con tutte le sue Truppe; SALISBURY e WESTMORELAND)

 

GLOUCESTER: Dov'è il re?

BEDFORD: Il re stesso è andato a osservare lo schieramento nemico.

WESTMORELAND: Hanno circa sessantamila combattenti.

EXETER: Sono cinque contro uno: inoltre sono truppe fresche.

SALISBURY: Il braccio di Dio combatta con noi! è un'inferiorità spaventevole. Dio sia con voiprincipi; vado al mio posto. Se abbiamo a rivederci solo in cielonobile lord Bedford e caro lord Gloucester e mio buon lord Exetercaro parentee voiguerrieri tuttiaddio gioiosamente.

BEDFORD: Addiobuon Salisburye la buona fortuna ti accompagni.

EXETER: Addio buon signore. Combatti da prode quest'oggi: eppure ti faccio torto a ricordartelo poiché tu sei il valore in personafermo e fedele.

 

(Esce Salisbury)

 

BEDFORD: E' pieno tanto di valore quanto di cortesiae in ambedue queste doti è un principe.

 

(Entra RE ENRICO)

 

WESTMORELAND: Oh! se avessimo qui anche solamente diecimila di quegli Inglesi che in patria se ne stanno sfaccendati oggi!

ENRICO: Chi esprime questo desiderio? mio cugino Westmoreland? Nomio bel cugino; se è destino che si muoiasiamo in numero sufficiente a costituire per la patria una grave perdita; e se siamo destinati a sopravviveremeno siamo e tanto più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dioti pregonon augurarti che abbiamo un solo uomo di più. Per Giove! non sono avido di denaroné mi curo di vedere chi mangia a mie spese e non mi addoloro se altri porta i miei abiti.

Tali cose esteriori non sono nei miei desideri: ma se è un peccato essere avido di onoreallora sono l'anima più peccatrice di questo mondo. Nocuoricino mionon augurarti neanche un solo soldato che ci venga dall'Inghilterra. Alla pace di Dio! Non vorrei perdere quel tanto d'onore che un sol uomo di più potrebbe condividere con meneanche se ne andasse di mezzo la salvezza dell'anima mia. Oh! non desiderarne neanche uno; e piuttostoWestmorelandfa' proclamare in tutto l'esercito che chi non si sente l'animo di combattere se ne vada: gli daremo il passaporto e gli metteremo in borsa denari per il viaggio. Non vorremmo morire con alcuno che temesse di esserci compagno nella morte. Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiniano: chi sopravviverà e tornerà a casasi leverà in punta di piedi e si farà più grande al nome di San Crispiniano. Chi non morirà oggi e vivrà sino alla vecchiaiaogni annola vigiliaconviterà i vicini e dirà: "Domani è San Crispiniano": poi tirerà su la manica e mostrerà le cicatrici e dirà: "Queste ferite le ebbi il giorno di San Crispino". I vecchi dimenticano: egli dimenticherà tutto come gli altrima ricorderà le sue gesta di quel giorno... e fors'anche un pochino di più. E allora i nostri nomiche saranno termini familiari in bocca suare EnricoBedford e ExeterWarwick e TalbotSalisbury e Gloucestersaranno ricordati di nuovo in mezzo ai bicchieri traboccanti: questa storia il buon uomo insegnerà a suo figlio. E sino alla fine del mondo il giorno di San Crispino e San Crispiniano non passerà senza che vengano menzionati i nostri nomi. Felici noinoi pochischiera di fratelli; poiché chi oggi spargerà il suo sangue con me sarà mio fratelloe per quanto bassa sia la sua condizione questo giorno la nobiliterà: molti gentiluomini che dormono ora nei loro letti in Inghilterra malediranno se stessi per non essere stati qui oggie non parrà loro neanche di essere uomini quando parleranno con chi avrà combattuto con noi il giorno di San Crispino.

 

(Rientra SALISBURY)

 

SALISBURY: Mio sirerecatevi al vostro posto sollecitamente. Le truppe francesi sono in perfetto ordine e muoveranno tra poco all'assalto contro di noi.

ENRICO: Tutto è prontose lo sono anche i nostri cuori.

WESTMORELAND: Perisca colui che si sente ora vacillare il cuore.

ENRICO: Ora non desideri altri aiuti dall'Inghilterracugino?

WESTMORELAND: Per Dio! mio sirevorrei che voi ed io soli senz'altro aiuto potessimo combattere questa regale battaglia!

ENRICO: Ora hai sottratto al tuo augurio cinquemila uomini. E questo mi piace più che l'augurio dell'aggiunta di uno solo. Sapete quali sono i vostri posti: Dio vi assista tutti!

 

(Segnale di tromba. Entra MONTJOY)

 

MONTJOY: Ancora una voltare Enricovengo a sapere se vuoi trattare per il riscatto prima della tua certa sconfittapoiché sei così vicino all'abisso che vi sarai inevitabilmente inghiottito. Inoltreper misericordiail connestabile ti invita ad esortare i tuoi compagni al pentimento; sicché le loro anime possano ritirarsi pacifiche e pure da questi campi dovemiseri! i loro poveri corpi debbon giacere e corrompersi.

ENRICO: Chi ti ha mandato ora?

MONTJOY: Il connestabile di Francia.

ENRICO: Riportagli ancorati pregola risposta che ti ho dato altra volta. Prima mi uccidano e poi venderanno le mie ossa. Buon Dio!

Perché si canzonano così dei poveri diavoli? L'uomo che vendette la pelle del leone ancora vivofu ucciso mentre gli dava la caccia.

Molti di noi andranno senza dubbio a morire in patria e sulle loro tombene sono sicurosarà ricordato eternamente in bronzo quello che avranno fatto quest'oggi; e quelli chemorendo da prodilasceranno le loro ossa in Franciasebbene sepolti nei vostri letamaidiventeranno famosiperché il sole li bacerà e leverà in alto sino al cielo il loro onorelasciando che la parte terrena infetti la vostra aria col lezzo pestilenziale. Nota dunque il sovrabbondante valore degli Inglesi chemorticome un proiettile di strisciocreeranno un secondo periodo di guaiuccidendo nel disfacimento della morte.

Permettimi di parlare con orgoglio: di' al connestabile che siamo guerrieri dei giorni feriali: i colori vistosi e l'oro sono insozzati dalle marce penose sotto la pioggia; il nostro esercito non ha più neanche un pezzo di piuma- buon segnosperoche non fuggiremo - e il tempo ci ha ridotti trasandati. Maper la messai nostri cuori sono a puntoe i miei poveri soldati mi dicono che prima di notte si rivestiranno di abiti più freschi o torranno di sopra al capo dei Francesi i loro gai vestiti nuovi e cambieranno loro destinazione. Se lo farannoe non ne dubito se piace a Dioil mio riscatto sarà presto pagato. Araldorisparmiati la fatica: non ritornare più a chiedere il riscatto. Non avranno che queste mie membra e di' al conestabile chese le lascio loro come sonone ricaverebbe ben poco.

MONTJOY: Sarà fatto re Enrico. E così addio: non udrai più la voce di nessun araldo.

 

(Esce)

 

ENRICO: Credo che verrai ancora una volta per un riscatto.

 

(Entra YORK)

 

YORK: Sirechiedo umilmente in ginocchio che mi sia concesso di guidare l'avanguardia.

ENRICO: E così siaprode York. Orasoldatimarciamo. E tuDiodisponi in questo giorno secondo la tua volontà.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Il campo di battaglia

(Allarme. Scorrerie. Entrano PISTOLAun Soldato francese e il Ragazzo

 

PISTOLA: Arrenditicane!

SOLDATO: Je pense que vous êtes gentilhomme de bonne qualité.

PISTOLA: "Qualtitie calmie custure me"! sei gentiluomo? come ti chiami? Esponi.

SOLDATO: O Seigneur Dieu!

PISTOLA: Monsignor Diu; è un nome da gentiluomo: pondera bene le mie paroleSignor Diue stai attento. Signor Diutu perirai sulla punta di questo schidionesalvo chesignoremi paghi un egregio riscatto.

SOLDATO: O prenez misèricorde! ayez pitié de moi!

PISTOLA: Un moà non basta; quaranta ne voglioo attraverso la bocca ti caverò la coratella in un guazzetto di sangue cremisi.

SOLDATO: Est-il impossible d'échapper la force de ton bras?

PISTOLA: Ombra! canemaledetto e lussurioso caprone di montagnanon mi offri l'ombra d'un quattrino?

SOLDATO: O pardonnez-moi!

PISTOLA: Dici davvero? vuol dire una tonnellata di moà? Vieni quaragazzo: chiedi in francese a questa canaglia come si chiama.

RAGAZZO: Ecoutez: comment êtes-vous appelé?

SOLDATO: Monsieur le Fer.

RAGAZZO: Dice che il suo nome è Signor Fer.

PISTOLA: Signor Fer! di' che lo ferrerò e lo furerò e lo ferirò.

Esponiglielo in francese.

RAGAZZO: Non so come si dicano queste cose in francese.

PISTOLA: Non importa: digli che si prepari l'anima perché gli taglierò la gola.

SOLDATO: Que dit-ilmonsieur?

RAGAZZO: Il me commande de vous dire que vous faites vous prêt; car ce soldat ici est disposé tout à cette heure de couper votre gorge.

PISTOLA: Oh!cuppele gorgepermafoàvillanzonea meno che tu non mi dia coronebuone corone; o altrimenti ti tribbierò con la mia spada.

SOLDATO: Oh! je vous supplie pour l'amour de Dieume pardonner! Je suis gentilhomme de bonne maison: gardez ma vieet je vous donnerai deux cents écus.

PISTOLA: Che cosa sta dicendo?

RAGAZZO: Vi prega di risparmiargli la vita; è un gentiluomo di buona famiglia e per il suo riscatto vi darà duecento corone.

PISTOLA: Digli che la mia furia si calma e che accetto le corone.

SOLDATO: Petit monsieurque dit-il?

RAGAZZO: Encorequ'il est contre son jurement de pardonner aucun prisonnier; néanmoinspour les écus que vous l'avez promisil est content de vous donner la libertéle franchissement.

SOLDATO: Sur mes genouxje vous donne mille remerciements; et je m'estime heureux que je suis tombé entre les mains d'un chevalierje pensele plus bravevaillantet très distingué seigneur d'Angleterre.

PISTOLA: Dichiarami quello che diceragazzo.

RAGAZZO: Vi ringrazia mille volte in ginocchio e si stima felice di essere caduto nelle mani di uno che ècome credeil più prodevaloroso e degno signore d'Inghilterra.

PISTOLA: Giacché mi è dato succhiargli sanguegli userò alquanta clemenza. Seguitemi!

RAGAZZO: Suives-vous le grand capitaine. (Escono Pistola e il Soldato francese) Non ho mai sentito una voce così forte uscire da un cuore così vuoto: ma è vero il detto: "Il vaso vuoto è quello che rende più suono". Bardolfo e Nym avevano dieci volte più valore di costui che fa tanto baccano come il diavolo nelle vecchie rappresentazioniche si lascerebbe tagliare le unghie da chiunque con un coltello di legno.

Eppure gli altri due sono stati impiccatie così sarebbe di lui se osasse rubare qualche cosa rischiando la pelle. E ora me ne vado dai lacchè che difendono i bagagli del campo; se i Francesi lo sapesseropotrebbero far buona predapoiché a guardia non ci sono che ragazzi.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA QUINTA - Un'altra parte del campo

(Entrano il CONNESTABILEORLEANSBORBONEil DELFINO e RAMBURES)

 

CONNESTABILE: O diable!

ORLEANS: O Seigneur! le jour est perdu! tout est perdu!

DELFINO: "Mort de ma vie"! tutto è confusionetutto! Infamia e vergogna eterna posan beffarde sui nostri elmi piumati. "O méchante fortune"! Non fuggite.

 

(Breve allarme)

 

CONNESTABILE: Tutte le nostre truppe sono in rotta.

DELFINO: O disonore incancellabile! uccidiamoci da noi stessi. Sono questi i miserabili che ci siamo giuocati ai dadi?

ORLEANS: E' questo il re a cui abbiamo chiesto il riscatto?

BORBONE: Infamiaeterna infamianull'altro che infamia! Moriamo con onore: ritorniamo ancora una voltae colui che non seguirà il Borbone orase ne vada via di quae da vile mezzanocol berretto in manofaccia la guardia alla porta mentre la sua figlia più bella verrà contaminata da un soldataccio non più nobile del mio cane.

CONNESTABILE: Il disordine che ci ha rovinati ci aiuti ora! Andiamo in folla a sacrificare la nostra vita.

ORLEANS: Ma di noi ce n'è di vivi quanti bastano per schiacciare col loro numero gli Inglesise si potesse mettere un po' d'ordine fra le nostre file.

BORBONE: L'ordine! il diavolo se lo porti! Andrò nella calca: sia breve la vitao altrimenti sarà troppo lunga la vergogna.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Un'altra parte del campo

(Allarme. Entrano RE ENRICO e SoldatiEXETER e altri)

 

ENRICO: E' andata assai beneprodi compatriotima non è ancora finita: i Francesi tengono ancora il campo.

EXETER: Il duca di York saluta Vostra Maestà.

ENRICO: E' vivomio buono zio? nello spazio di un'ora tre volte l'ho visto cadere e tre volte rialzarsi a combattere insanguinato dall'elmo agli speroni.

EXETER: E in questo stato quel soldato valoroso giace impinguando del suo sangue il terrenoe al suo fiancocompagno per onorate feritesta anche il nobile conte di Suffolk. Questi è morto per primo. Yorktutto coperto di feritegli si avvicina dove giace inzuppato di sanguegli prende il mentogli bacia le ferite sanguinanti e grida forte: "Aspettamicaro cugino Suffolkla mia anima ti sarà compagna; attendianima carae poi voliamo insieme al cielo comeben combattendo su questo campo gloriosoinsieme abbiamo compiuto il nostro dovere di cavalieri". A queste parole mi avvicinai e cercai di confortarlo. Mi sorrisemi strinse debolmente la mano e mi disse:

"Caro signoredite al mio sovrano come l'ho servito" Poi si voltòmise il braccio ferito intorno al collo di Suffolk e gli baciò le labbra; e così sposato alla morte suggellò col sangue un patto di nobile affetto. La dolcezza di questa scena mi costrinse a versare lacrime contro la mia volontà: confesso che non fui uomo abbastanza; quanto v'è di materno in me si raccolse negli occhi e piansi dirottamente.

ENRICO: Non ti biasimo; perchéudendo questomi si velano gli occhi e poco manca che pianga io pure. (Allarme) Maudite! che nuovo allarme è questo? I Francesi si sono riordinati: ogni soldato uccida i suoi prigionieri. Fate circolare quest'ordine.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Un'altra parte del campo

(Entrano FLUELLEN e GOWER)

 

FLUELLEN: Uccidere i ragazzi a guardia del pagaglio! è espressamente fietato dalla legge delle armi: è la più gran furfanteria che si possa fare; non fi parein coscienza?

GOWER: E' certo che non un solo ragazzo è rimasto vivo; quei vigliacchi bricconi che sono fuggiti dalla battaglia hanno fatto questo macello; inoltre hanno bruciato e portato via tutto quello che era nella tenda del ree il re ha fatto benissimo a ordinare l'uccisione dei prigionieri. E' un re prode.

FLUELLEN: Sìè nato a Monmouthcapitano Gower. Come si chiama la città dofe nacque Alessandro il Grosso?

GOWER: Volete dire Alessandro il Grande.

FLUELLEN: Grande o grosso non è lo stesso? Il grossoil grandeil possentel'immenso o il magnanimo sono in fondo la stessa cosala stessa musica con qualche fariazione.

GOWER: Credo che Alessandro il Grande sia nato in Macedonia: suo padre era chiamato Filippo di Macedoniase non sbaglio.

FLUELLEN: Credo anch'io che sia nato in Macedonia. Ora se guardate le carte del mondofi assicurocapitanoche paragonando Macedonia e Monmouth troferete che sono in identica posizione. C'è un fiume in Macedonia e ce n'è uno a Monmouth; a Monmouth si chiama Wye ma nel cerfello non ritrofo più il nome dell'altro; in ogni caso non importasi assomigliano come le dita della mano e c'è salmone in tutt'e due.

Se osserfate la fita di Alessandro e quella di Enrico troferete che la seconda ha qualche somiglianza con la primaperché c'è un simpolismo in tutto Alessandro - lo sa Dioma lo sapete anche foi arrappiatoinfuriatoiratoincolleritoinfiperitoindignato e anche un po' eppropieno di fino e di furiauccise il suo migliore amicoClito.

GOWER: Il nostro re non è come lui in codesto: non ha mai ucciso nessuno dei suoi amici.

FLUELLEN: Non sta penenotate oralefarmi la parola di pocca prima che la storia sia fatta e finita. Parlo per figura retorica di comparazione: come Alessandrotra i fumi del finouccise il suo amico Clitocosì Enrico di Monmouthperò in pieno possesso della sua intelligenza e discernimentoha messo alla porta il cafaliere grasso dal gran pancionequello così ricco di scherzipeffefurfanterie e canzonature: non ricordo più come si chiami.

GOWER: Sir Giovanni Falstaff.

FLUELLEN: Proprio lui. Fi assicuro che a Monmouth nasce di gran prafa gente.

GOWER: Ecco qui Sua Maestà.

 

(Allarme. Entrano RE ENRICO coi SoldatiWARWICKGLOUCESTER e altri)

 

ENRICO: Dacché sono venuto in Francia è la prima volta che mi incollerisco sul serio. Prendi un trombettierearaldo; va' dalla cavalleria che è su quella collina. Se vogliono combatterescendano; se nosgombrino il campo: ci offendono la vista. Se non faranno né l'una né l'altra cosa andremo noi da loroe li faremo schizzar via come pietre scagliate da un'antica fionda assira. Inoltre sgozzeremo tutti i prigionieri che abbiamo nelle manie nessuno di quelli che prenderemo in seguito godrà della nostra clemenza. Va' a dir loro tutto questo.

 

(Entra MONTJOY)

 

EXETER: Maestàecco l'araldo francese.

GLOUCESTER: I suoi occhi sono più umili del solito.

ENRICO: Ebbeneche significa questoaraldo? non sai che ho già promesso queste mie ossa come riscatto? e vieni ancora a parlar di riscatto?

MONTJOY: Nogran re. Vengo a chiederti in carità che ci sia concesso di percorrere questo campo insanguinatodi registrare i nomi dei morti e poi di seppellirliseparando i nobili dai plebeiperché molti dei nostri principiahimègiacciono immersi e annegati nel sangue dei mercenarie i plebei bagnano le rozze membra nel sangue dei principi: i cavalli feriti diguazzano nel sangue sino ai pasturali e con furia selvaggia scalciano coi piedi ferrati contro i morti padroniuccidendoli una seconda volta. Ohpermetticigran redi esaminare il campo liberamente e di rimuovere i loro cadaveri.

ENRICO: Ti dico la veritàaraldonon so ancora se la vittoria è nostra o vostraperché vedo ancora molti dei vostri soldati che s'affacciano e galoppano nel campo.

MONTJOY: La vittoria è vostra.

ENRICO: Dio ne sia lodatonon la nostra forza. Che castello è quello che si vede qui vicino?

MONTJOY: Si chiama Azincourt.

ENRICO: Allora chiamiamo questa la battaglia di Azincourt combattuta nel giorno dei Santi Crispino e Crispiniano.

FLUELLEN: Il fostro pisnonno di fausta memoriase piace a Fostra Maestàe il fostro prozioEdoardo il Principe Nerocome ho letto nelle cronachecompatterono una pellissima pattaglia qui in Francia.

ENRICO: SìcertoFluellen.

FLUELLEN: Quello che Fostra Maestà dice è giustissimo: se Fostra Maestà si ricordai Gallesi compatterono falorosamente in un giardino in cui crescefano dei porrie ne misero nei loro perretti di Monmouthe come Fostra Maestà saa tutt'oggi il porro è un onorevole distintifo militare per quella gentee non credo che neanche Fostra Maestà sdegni di portarlo il giorno di San Dafide.

ENRICO: Lo porto a ricordo di gesta onorate; perchésapeteanch'io sono gallesemio buon compatriota.

FLUELLEN: Tutte le acque del Wye non potreppero lafar dal corpo di Fostra Maestà il sangue gallesefe lo assicuro: Dio lo penedica e lo protegga finché piacerà alla sua graziae difenda Fostra Maestà pure!

ENRICO: Graziemio buon concittadino.

FLUELLEN: Per Gesùsono concittadino di Fostra Maestà e non m'importa che altri lo sappia; lo confesserò anzi a tutto il mondo: non è il caso che mi fergogni di Fostra Maestàsia lode a Diofintantoché Fostra Maestà continua a essere un galantuomo.

ENRICO: Dio mi conservi così. I nostri araldi vadano con lui e mi riferiscano esattamente il numero dei morti da ambo le parti.

Chiamatemi quel tale che è laggiù. (Accenna a Williams)

 

(Gli Araldi escono con Montjoy)

 

EXETER: Soldatodovete presentarvi al re.

ENRICO: Soldatoperché porti quel guanto sul berretto?

WILLIAMS: Se piace a Vostra Maestàè il pegno di un tale con cui dovrei combattere se è vivo.

ENRICO: Un inglese?

WILLIAMS: Sì; un furfante che ha fatto lo smargiasso con me questa notteese è vivo e chiede la restituzione del guantoho promesso di schiaffeggiarlo: se vedo sul suo berretto il mio guanto che in parola di soldato si è impegnato di portare se viveglielo leverò a suon di botte.

ENRICO: Che pensatecapitano Fluellen? è giusto che questo soldato mantenga il giuramento?

FLUELLEN: Difersamentenon dispiaccia a Fostra Maestàsareppe un figliacco e un mariuoloin coscienza.

ENRICO: Può darsi che il suo nemico sia un gentiluomo di alto rangoe che perciò gli sia impossibile di rispondere a un uomo di bassa condizione.

FLUELLEN: Anche se fosse nopile come il diafolocome Lucifero e Pelzepù stessoè necessariofedeteche mantenga l'impegno e il giuramento. Se si fa spergiurola sua riputazione difentereppe quella del furfante più matricolato e del più sfrontato gaglioffo che mai calcasse con la sua nera scarpa il suolo di Dio e la sua terrain coscienzaecco!

ENRICO: Alloragiovanottomantieni la promessa quando incontri quel tale.

WILLIAMS: Lo farò come è vero che vivosire.

ENRICO: Sotto chi servi?

WILLIAMS: Sotto il capitano Gowermio sire.

FLUELLEN: Gower è un puon capitano che è molto istrutto e alletterato nell'arte militare.

ENRICO: Fallo venire qui da mesoldato.

WILLIAMS: SìMaestà.

 

(Esce)

 

ENRICO: SentiFluellen; porta questo segno per me sul tuo berretto.

Quando Alençon ed io eravamo insieme a terragli strappai questo guanto dall'elmose qualcuno lo reclama vuol dire che è amico di Alençon e nemico mio; se t'imbatti in luiarrestalose mi vuoi bene.

FLUELLEN: Fostra Maestà mi fa tanto onore quanto può desiderare il cuore di un suddito: sarei curioso di federe un uomo su due gambe che se la prenda con questo guantociò è tutto; sarei proprio contento di federlo e Dio voglia nella sua grazia che lo veda.

ENRICO: Conosci Gower?

FLUELLEN: E' un mio caro amicose fi piace.

ENRICO: Va' a cercarlo e conducilo alla mia tenda.

FLUELLEN: L'andrò a cercare.

 

(Esce)

 

ENRICO: Monsignore di Warwick e fratello Gloucesterseguite Fluellen dappresso. Il guanto che gli ho dato come insegna gli può forse procurare un ceffone. E' quello del soldato esecondo l'accordolo dovrei portare io stesso. Seguitelobuon cugino Warwick: se il soldato lo schiaffeggiae arguisco dal suo contegno risoluto che lo faràne può nascere qualche improvviso guaio; perché so che Fluellen è coraggioso ese incolleritoè pronto a esplodere come polvere da sparo e a restituire prontamente l'offesa: seguitelo e vedete che non succeda nulla di male fra di loroe voizio Exetervenite con me.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA OTTAVA - Davanti alla tenda di Re Enrico

(Entrano GOWER e WILLIAMS)

 

WILLIAMS: Sono sicuro che è per farvi cavalierecapitano.

 

(Entra FLUELLEN)

 

FLUELLEN: Sia fatta la folontà di Dio; capitanofi pregofenite supito dal re: fi attende forse qualcosa a cui siete pen lontano dal pensare.

WILLIAMS: Signoreconoscete questo guanto?

FLUELLEN: Se conosco questo guanto! so che questo guanto è un guanto.

WILLIAMS: Io sì che lo conosco e così lo reclamo.

 

(Lo percuote)

 

FLUELLEN: Pel sangue di Dio! il più gran traditore che ci sia in tutto il mondo unifersaleo in Francia o in Inghilterra.

GOWER: Come mai! e che furfanteria è questa?

WILLIAMS: Credete che io voglia essere spergiuro?

FLUELLEN: Fatefi da partecapitano Gower: pagherò il tradimento a suon di colpife lo assicuro io.

WILLIAMS: Non sono un traditore.

FLUELLEN: Menti per la gola. Fi ordino di arrestarlo in nome di Sua Maestà: è un amico del duca di Alençon.

 

(Entrano WARWICK e GLOUCESTER)

 

WARWICK: Che c'è? che c'è? cosa succede?

FLUELLEN: Monsignore di Warwicksia lode a Dio! s'è sfelato il più contagioso tradimento che sia mai fenuto in lucetal lucefedetequale potreste desiderare in un giorno d'estate. Ecco qui Sua Maestà.

 

(Entrano RE ENRICO ed EXETER)

 

ENRICO: Ebbene! cosa state facendo?

FLUELLEN: Mio sire! ecco qui un furfante e un traditore cheguardi Fostra Maestàha colpito il guanto che Fostra Maestà ha tolto all'elmetto di Alençon.

WILLIAMS: Mio signorequel guanto era mio; questo è il suo compagno; e la persona a cui l'ho dato in cambio promise di portarlo sul berrettoe alla mia volta giurai di batterlo se l'avesse fatto. Ho incontrato quest'uomo col guanto sul berretto e ho mantenuto la parola.

FLUELLEN: Fostra Maestà ha sentitocon rispetto parlandoche razza di furfante pidocchiosodi pezzente garantito è quest'uomo. Spero che Fostra Maestà mi sarà buon testimonio e certificherà che questo è il guanto di Alençon che Fostra Maestà mi ha dato. Che ne dite in coscienza?

ENRICO: Dammi il guantosoldatoecco l'altro: sono io quel tale che hai promesso di batteree m'hai detto anche di gran male parole.

FLUELLEN: Piaccia a Fostra Maestà di fargli tagliare la testase c'è legge marziale in questo mondo.

ENRICO: Che soddisfazione mi puoi dare?

WILLIAMS: Tutte le offese partono dal cuore: dal mio non ne è venuta nessuna contro Vostra Maestà.

ENRICO: Ma se hai offeso me!

WILLIAMS: Vostra Maestà non mi apparve in figura di re; sembravate un uomo qualunque; prova ne sia che veniste nella notte con abito e contegno dimesso. Di quello che soffrì Vostra Altezza in quelle sembianzeve ne supplicodate colpa a voi e non a mepoiché se foste stato proprio la persona per cui vi avevo presonon vi sarebbe stata offesa. Perciò prego Vostra Maestà di perdonarmi.

ENRICO: Quizio Exeter; riempite questo guanto di corone e datelo a costui; tienlogiovanottoe portalo come onorevole distinzione sul berretto finché non ne reclamerò la restituzione. Dategli le corone e voicapitanofate pace con lui.

FLUELLEN: Per la luce del giorno! Questo indifiduo ha fegato in corpo quanto pasta. Teneteeccofi qui uno scellino e fi raccomando di serfire Diodi tenerfi lontano da paruffepisticciquestionidisaccordie f'assicuro sarà tanto meglio per foi.

WILLIAMS: Non voglio il vostro denaro.

FLUELLEN: Fe lo do di cuore; fi serfirà a far riparare le scarpe. Fiaperché fi dofreste fergognare? le fostre scarpe non son più così puone; e lo scellino è puonofe lo garantisco: e se non è puono fe lo cambio.

 

(Entra un Araldo inglese)

 

ENRICO: Dunquearaldoavete contato morti?

ARALDO: Ecco l'elenco dei Francesi uccisi.

 

(S'inginocchia e consegna alcune carte)

 

ENRICO: Zioche prigionieri di elevata condizione sono stati presi?

EXETER: Carlo duca di Orléansnipote del re; Giovanni duca di Borbone e monsignor Bouciqualt; di altri signoribaronicavalieri e scudieri ben mille e cinquecentooltre a gente di non molto conto.

ENRICO: Questo elenco mi dice che diecimila Francesi giacciono morti sul campo: fra questi vi sono centoventisei principi e nobili che hanno diritto a insegna; si aggiungono ottomila e quattrocento cavalieriscudieri e valorosi gentiluominidei quali cinquecento erano stati fatti cavalieri proprio ieri; cosicché fra questi diecimila che hanno perduto non vi sono che milleseicento gregari: gli altri sono principibaronicavalieriscudieri e gentiluomini di buona famiglia. Fra i nomi dei loro nobili che sono stati uccisi trovo Carlo Delabrethgran connestabile di Francia; Jacques di Chatillonammiraglio di Franciail comandante dei balestrierimonsignor di Ramburesil gran Maestro di Franciail valoroso ser Guiscardo DauphinGiovanniduca di Alençon; Antonioduca di Brabantefratello del duca di Borgognae Edoardoduca di Bar; fra i valorosi contiGrandpré e RoussiFauconberg e FoixBeaumont e MarleVaudemont e Lestrale. Ecco qui una regale compagnia della morte! E dov'è il ruolo degli Inglesi morti? (L'Araldo gli mostra un'altra carta) Edoardo duca di Yorkil conte di Suffolksir Riccardo KetlyDavy Gam scudiere: nessun altro di qualche nome; e dei gregari soltanto venticinque. Oh Dio! il tuo braccio ci ha assistiti e al tuo braccio soltanto e non a noi ascriviamo la vittoria. Quando mai senza l'uso di stratagemmi e con effetto del semplice urto e dell'azione ordinaria della battaglia vi fu nei campi avversari tanta disparità di perdite? Prendine tutto l'onoreo Diopoiché è tuo esclusivamente.

EXETER: E' veramente meraviglioso!

ENRICO: Suvviaandiamo in processione al villaggio e si proclami in tutto l'esercito che sarà punito con la morte chi coi suoi vanti tenti di sottrarre a Dio la lode che spetta a Lui solo.

FLUELLEN: Ma non è lecitoMaestàdire quanti sono stati uccisi?

ENRICO: Sìcapitanoma sempre riconoscendo che Dio ha combattuto per noi.

FLUELLEN: Sìin coscienza ci ha aiutati assai.

ENRICO: Compiamo i sacri riti: si cantino il "Non nobis" e il "Te Deun"; si dia sepoltura ai morti e poi a Calais e in Inghilterradove non giunsero mai dalla Francia uomini più felici.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUINTO

(Entra il Coro)

 

CORO: Consentite ora che mi faccia suggeritore a quelli che non hanno letto la storia. A quelli che l'hanno letta domando umilmente che non esigano conto preciso del tempodei numeridella debita successione degli eventi i quali non possono essere rappresentati qui nella loro immensa ed esatta realtà. Ora portiamo il re verso Calaise là supponetelo giunto. Dopo averlo visto colàtrasportatelo attraverso il mare sulle ali del pensiero. Vedete; la spiaggia inglese sembra chiudere il mare entro una cerchia di uominidonne e ragazzi le cui grida e gli applausi superano il basso profondo del maree questo pare precedere il re come un battistrada: così lasciate che sbarchi e proceda in gran pompa verso Londra. Il pensiero muove con passo così rapido che già potete immaginarlo in Blackheathdove i pari vorrebbero che il suo elmo ammaccato e la spada contorta fossero portati davanti a lui attraverso alla città; senonché egli lo vietanon sapendo che cosa siano vanagloria e orgoglioe lasciando a Dio ogni trofeosegno e manifestazione di onore. Ma ora nella viva fucina e opificio del pensiero vedete come Londra riversa nelle strade i suoi cittadini. Il sindaco e i suoi confratelli di più alto gradocome i senatori dell'antica Romacoi plebei che si accalcano dietro ad essivanno incontro al loro Cesare vincitore e lo introducono nella città; così con pari amoreseppure con minor pompase il generale della nostra graziosa imperatrice ritornasse dall'Irlanda portando la ribellione infilata sulla punta della spada - come potrebbe essere benissimo a suo tempo - quanti lascerebbero le loro pacifiche occupazioni nella città per dargli il benvenuto! In maggior numero e a maggior ragione lo fecero con Enrico. E ora immaginatelo a Londradove la lamentevole condizione dei Francesi gli permette di rimanerementre l'imperatore viene a intercedere per la Francia e a metter pace fra loro. Intanto tralasciate tutti gli altri eventiqualunque ne sia la naturasino al ritorno di Enrico in Francia: là dobbiamo portarlo.

Io stesso ho rappresentato tutto questo intervallo di tempo col ricordarvi che è passato. Rassegnatevi dunque ad accettare questo breve sommario e riportate l'occhioseguendo ancora il pensieroancora e subito in Francia.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA PRIMA - Francia. Il campo inglese

(Entrano FLUELLEN e GOWER)

 

GOWER: Sta bene; ma perché portate il ramoscello di porro oggi che il giorno di San Davide è passato?

FLUELLEN: Ci sono occasionimotifiscopi e perché in tutte le cose; fe lo dirò perché siete mio amicocapitano Gower. Quel furfanteinsolentepezzentepidocchioso e smargiasso di Pistola che foi ed io tutti sappiamofedeteche è uomo di nessun meritoè fenuto da me ieri portando pane e sale infitandomi a mangiare il mio porro. La cosa è accaduta in luogo dove non era il caso che litigassi con lui; ma ora mi prendo la lipertà di portare il ramoscello sul perretto sinché non lo incontri ancorae allora gli dirò che cosa desidero.

 

(Entra PISTOLA)

 

GOWER: Ma guardateeccolo qui che si avanza gonfio e tronfio come un tacchino.

FLUELLEN: Il gonfioil tronfio e il tacchino non contano niente. Dio fi penedicaalfiere Pistola! scappioso e pidocchioso furfanteDio fi penedica.

PISTOLA: Ah! sei tupazzo; bramivil Troianoche ti accorci la fatal tela della Parca? Via di qua: l'odore di porro mi muove lo stomaco.

FLUELLEN: Fi prego con tutto il cuorepriccone pidocchioso e scappiosoa mia richiestaper mio desiderio e preghieramangiate questo porro; e proprio perchéfedetenon fi piacenon lo desideratenon lo appetite e fi guasta la digestionefi infito a mangiarlo.

PISTOLA: Noper Cadwallader e tutte le sue capre.

FLUELLEN: Eccofi una capra intanto. (Lo percuote) Rognosofolete afere la compiacenza di mangiarlo?

PISTOLA: Vil Troianotu morrai.

FLUELLEN: Dite la feritàscappioso; ma sarà quando Dio forrà. Intanto fi infito a fifere e a mangiare; suffiaecco qui la salsa. (Lo percuote) Ieri mi afete chiamato scudiero di alta montagnae oggi foglio fare di foi "uno scudiero di passo grado". Fi pregorestate serfito; se sapete farfi peffe di un porrosaprete anche mangiarlo.

GOWER: Bastacapitano lo avete intronato.

FLUELLEN: O mangia un po' del porro o gli batterò la zucca quattro giorni di seguito. Mangiatemangiate: fi farà pene alla capoccia insanguinata e alla feritafinché è fresca.

PISTOLA: Debbo proprio mangiarlo?

FLUELLEN: Sifuor di duppio e di questione e senza equivoci.

PISTOLA: Giuro su questo porro che mi vendicherò quanto mai orribilmente: mangioma sìmangioma giuro...

FLUELLEN: Mangiate per far piacere a me; folete altra salsa per il porro? ma ormai non ne resta tanto da giurarci su.

PISTOLA: Quieta codesto randellonon vedi che mangio?

FLUELLEN E puon pro fi facciarognoso mariuoloproprio di cuore. Nono non gettatene fia. La pelle fi farà pene alla ferita. E se fi capita di federe porri in affenire fatefene pure peffe! e questo è tutto PISTOLA: Va bene.

FLUELLEN: Sìil porro fa pene; eccofi un quattrino per farfi riparare la zucca.

PISTOLA: Un quattrino a me!

FLUELLEN: Sìdafferoproprio daffero: lo dofete prendere; se noho un altro porro in tasca e mangerete anche quello.

PISTOLA: Prendo il quattrino come arra di vendetta.

FLUELLEN: Se fi deppo qualche cosa ditemelo che fi pagherò con pastoni; difenterete mercante di legna e da me non prenderete che randelli. Dio fi accompagni e conserfie fi sani la zucca.

 

(Esce)

 

PISTOLA: Tutto l'inferno fremerà per questo.

GOWER: Andateandate un po': siete un briccone vile che si finge coraggioso. Vi fate beffe di un'antica tradizione nata per onorevole ragionedi un emblema usato a ricordo di un passato atto di valoree non avete il coraggio di confermare coi fatti alcuna delle vostre parole! Vi ho visto canzonare e beffare questo signore già due o tre volte. Credevate forseperché non sa parlare inglese come i nativi del luogoche non sapesse maneggiare un randello inglese? Ora sapete che non è così. E per l'avvenire fate in modo che il castigo che vi ha inflitto questo gallese vi faccia vivere da buon inglese. Addio.

PISTOLA: La fortuna mi volta ora le spalle? Nuova mi giunge che la mia Lena è defunta all'ospedale per mal francese; e così il mio punto d'appoggio è scomparso. Vecchio diventoe dalle mie stanche membra l'onore è cacciato a colpi di bastone. Benemezzano mi farò e inclinerò a diventare tagliaborse lesto di mano. Andrò in Inghilterra furtivamente e là di furto vivrò. Sulle ferite che mi ha fatto il randello metterò cerotti e dirò che le ho ricevute nelle guerre di Gallia.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SECONDA - Francia. Il Palazzo Reale

(Entrano da una porta RE ENRICOEXETERBEDFORDGLOUCESTERWARWICKWESTMORELAND e altri Signori; da un'altra il RE DI FRANCIAla REGINA ISABELLAla PRINCIPESSA CATERINA e altre Dameil DUCA DI BORGOGNA e il Seguito)

 

ENRICO: La pace a questa assembleapoiché per la pace siamo qui adunati. Al nostro fratello re di Francia e alla nostra sorellasalute e buon giorno; augurio di gioia alla nostra bel'a e augusta cugina Caterina; e voiduca di Borgognasalutiamopoiché siete ramo e membro di quella casa reale che ha predisposto questo grande convegno; e principi e pari di Franciasalute a tutti!

RE: Assai lieti siamo di vedere il vostro visoeccellentissimo fratello d'Inghilterra; benvenutoe così a voiprincipi inglesi tutti.

ISABELLA: Felici sianofratello d'Inghilterrala fine di questo fausto giorno e l'esito di questo amichevole convegnocome felici siamo noi di vedere i vostri occhiquegli occhi che sin qui hanno diretto contro i Francesiche si trovavano a loro portatale pupille micidiali del basilisco: speriamo che il veleno di questi sguardi abbia perduto la sua forza e che questo giorno muti in amore ogni dolore e contesa.

ENRICO: E qui siamo venuti appunto per dire "amen" a questo augurio.

ISABELLA: E voi anche salutoprincipi inglesi tutti.

BORGOGNA: Il mio omaggio e l'espressione del mio affetto a entrambigrandi re di Francia e d'Inghilterra! Le vostre Maestà possono attestare quanto io abbia lavorato con tutta la mia intelligenza e quante fatiche abbia durato e quanti sforzi fatti per condurvi quia questa corte e a questo regale colloquio. Poiché i miei buoni uffici son riusciti a farvi incontrare faccia a faccia regale ed a quattr'occhipermettetemi che chieda alla presenza vostra sovranache ostacolo o impedimento vi è per cui la pace nudapovera e maltrattatacara nutrice delle artidell'abbondanza e della feconditànon debba mostrare il viso amabile in questa nostra fertile Franciail più bel giardino del mondo. Ahimè! essa è stata troppo a lungo scacciata da questa terrale cui ricchezze giacciono confuse corrompendosi per effetto della sua stessa fertilità. Le sue vitiche infondevano letizia al cuorenon potateperiscono; dalle siepigià accuratamente tenutegermogliano virgulti disordinati come le capigliature dei prigionieri selvaggiamente scarmigliate. Sui maggesi mettono radici il logliola cicutae la prolifica fumariamentre arrugginisce il vomere che dovrebbe distruggere tale selvatichezza. Il prato coltivato che innanzi produceva primavera screziatasalvastrella e verde trifoglionon toccato dalla falce e non purgatoconcepisce in stato di assoluto abbandono e produce in rigoglio solo odiosi lapazicardi pungenticicute e lappolesenza più bellezza o utilità. E come i nostri vignetimaggesiprati e siepi pervertiti nella loro natura inselvatichisconoproprio così le nostre casenoi stessi e i figli abbiamo perdutoo non abbiamo tempo di acquistare le scienze che dovrebbero ornare il nostro paese; ma come soldati che non meditano altro che sanguediventiamo selvaggiabituandoci a bestemmiarea fare il viso trucea vestire sciattamente e a praticare ogni costume che non sembra voluto dalla natura. A ridurre tutte queste cose nella loro grazia primiera siete qui convocati: e il mio discorso mira a scoprire l'ostacolo che impedisce alla dolce pace di togliere questi gravi inconvenienti e benedirci coi doni di un tempo.

ENRICO: Duca di Borgognase volete realmente la pacela cui mancanza fa nascere le gravi imperfezioni che avete ricordatedovete comprarlaaccogliendo tutte le nostre giuste richiesteil cui tenore generale e le cui clausole particolari avetebrevemente elencatinelle vostre mani.

BORGOGNA: Il re le ha sentitema non ha ancora risposto.

ENRICO: Allora la paceche avete sostenuto con tanta energiadipende dalla sua risposta.

RE: Ho appena scorsi gli articoli; piaccia a Vostra Maestà di designare qualcuno del suo Consiglio che segga con noi a esaminarli di nuovo con maggiore attenzionee subito daremo la risposta decisiva su quello che ci sentiamo di accettare.

ENRICO: E così faremofratello. Andate col rezio Exetere voi fratelli miei Clarence e Gloucestere anche voi Warwick e Huntingdon.

Vi diamo la più ampia autorizzazionesecondo quello che nella vostra saggezza vi sembrerà più confacente alla nostra dignitàdi ratificareaggiungeremutare ciò che è contenuto nelle nostre domande e altro ancorae noi consentiremo a quello che avrete deciso.

Voletebella sorellaandare coi principi o rimanere invece qui con noi?

ISABELLA: Amato fratelloandrò con loro: forse una voce femminile può giovare qualche pocoquando su certi articoli si insista con troppa minuzia.

ENRICO: Però lasciate qui con noi nostra cugina Caterina: essa è l'oggetto della nostra principale richiestaed è inclusa negli articoli che stanno in testa al trattato.

ISABELLA: Glielo permettiamo ben volentieri.

 

(Escono tutti eccetto Re EnricoCaterina e Alice)

 

ENRICO: Bellabellissima Caterinavorreste compiacervi di insegnare a un soldato parole di tal natura che riescano a farsi strada nell'orecchio di una dama e al suo cuore gentile perorino la causa dell'amore?

CATERINA: Vostra Maestà mi canzona; non so parlare inglese.

ENRICO: O bella Caterinase volete amarmi direttamente con cuore francese sarò ben lieto di sentirvelo confessare anche col vostro inglese storpiato. Che vi sembra di meCaterina?

CATERINA: "Pardonnez-moi": non capisco che voglia dire "che vi sembra".

ENRICO: Vuol dire che un angelo sembra voi e che voi sembrate un angelo.

CATERINA: Que dit-il? que je suis semblable à les anges?

ALICE: Ouivraimentsauf votre graceainsi dit-il.

ENRICO: L'ho dettocara Caterinae non c'è da arrossire a dirlo.

CATERINA: O bon Dieu! les langues des hommes sont pleines de tromperies.

ENRICO: Che dice? che le lingue degli uomini sono piene d'inganni?

ALICE: "Oui"che lingue di uomini esser piene d'inganni; così la principessa.

ENRICO: Allora la principessa è una vera inglese. In fede miaCaterinail mio modo di corteggiare è fatto apposta per la tua intelligenza. Sono lieto che tu non sappia parlare meglio l'inglesepoiché se lo sapessi troveresti in me tanta semplicità da credere che sono un contadino che ha venduto il podere per comperare la corona.

Non so di svenevolezze in amore: so dirti solo chiaro e tondo "ti amo"e se poi dicendomi "davvero?" e altro voi voleste farmi continuaretrovereste che ho esaurito la mia conversazione amorosa.

Rispondetemive ne pregoe datemi la mano in segno che l'affare è concluso; che ne ditesignora?

CATERINA: "Sauf votre honneur"io capir bene.

ENRICO: Vergine Santa! se mi chiedeste di ballare o far versi per amor vostrosareste la mia rovina; per la poesia non posseggo né parole né ritmo e per la danza la mia forza non è nel ritmosebbene abbia un discreto ritmo di forza. Se potessi conquistare una dama col saltamontone o volteggiando in sella in completa armaturamodestia a partesalterei presto su una moglie. O se potessi guadagnare le sue grazie a suon di busse o facendo caracollare il mio cavallosaprei menar botte da orbi o star fermo in sella come uno scimmione senza mai perdere le staffe. Main nome di DioCaterinanon so far lo scemo né buttar fuori discorsi con voce strozzata dall'emozionené ho abilità nel mettere insieme proteste d'amorema solo giuramenti piuttosto forti che uso soltanto quando vi sono provocatoma ai quali non vengo meno a nessun costo. Se ti senti di amare una persona di tal fattaCaterinaa cui poco importa se il sole lo abbronzache nello specchio non cerca un'immagine da vagheggiareil tuo occhio sia il tuo cuciniere. Ti parlo schietto da soldatoe se puoi amarmi per questoprendimialtrimentidirei cosa vera se ti dicessi che moriròma non di mal d'amoreper Dio: eppure è anche vero che ti voglio bene. Finché sei a tempoCaterinaprenditi un individuo d'una costanza semplice e genuinache non ti farà torto perché non ha il dono di saper corteggiare a destra e sinistra. I giovanotti che hanno dovizia di parole conquistano le belle dame coi versima poi sanno trovare ottime ragioni per piantarle in asso. Che mai! chi sa parlar bene è un chiacchieronee una poesia non è che una ballata. Una gamba ben tornita è destinata ad afflosciarsiuna schiena dritta a curvarsiuna barba nera a incanutireuna testa ricciuta a diventare calvaun bel viso ad avvizzire e un occhio vivace a spegnersi. Ma un cuore in ordine è come il sole e la lunao meglio come il sole soltanto che sempre splendenon è mutevole e va costantemente per la stessa strada. Se un tipo simile ti piaceprendi me; e se prendi meprendi un soldatoe se prendi un soldatoprendi un re. E che dici allora di questo mio amore? parlabella miae di' di sì ti prego.

CATERINA: E possibile io amare il nemico della Francia?

ENRICO: Nonon è possibile che tu ami il nemico della FranciaCaterinama amando meamerete l'amico della Franciaperché amo tanto la Francia che non rinuncerò neanche a un suo solo villaggio. La voglio tuttae quando la Francia sarà mia e io vostrola Francia sarà vostra e voi mia.

CATERINA: Non capisco che voler dire.

ENRICO: NoCaterina? allora te lo dirò in francese e questo idioma sarà come una sposa novella che abbraccia il maritocioè mi si attaccherà tanto alla lingua che non le riuscirà di cacciarlo via. "Je quand sur le possession de France et quand vous avez le possession de moi - aspettaho perso il filoSan Dionigi mi aiuti - donc votre est France et vous êtes mienne. Caterinami è più facile conquistare il regno di Francia che parlarne la lingua. Non riuscirò mai a muoverti in franceseo soltanto ti muoverò alle risa.

CATERINA: "Sauf votre honneurle françois que vous parlez il est meilleur que l'anglois lequel je parle.

ENRICO: NoCaterinaproprio no: è press'a poco lo stesso quando parliamo tu la mia e io la tua lingua dicendosìla verità ma storpiando le parole. Ma Caterinaquesto inglese lo capisci? mi vuoi bene?

CATERINA: Non saprei dire.

ENRICO: Lo sa qualcuna delle tue conoscentiglielo chiederò. Suvviasono sicuro che mi vuoi bene; e la seraquando ti ritirerai nella tua cameradomanderai tante cose di me a questa gentildonnae so che biasimerai in me proprio quelle qualità che ami di tutto cuore. MaCaterinafatti beffe di me bonariamenteperchéamabile principessati amo assai. Se mai sarai miacome una voce intima mi dice che saraiti prenderò d'assalto e perciò sarai una buona procreatrice di soldati; non è possibile che fra te e mecon l'aiuto di San Dionigi e di San Giorgiomettiamo insieme un ragazzo mezzo francese e mezzo inglese che andrà a Costantinopoli a prendere il Gran Turco per la barba? sì? che ne dicimio bel fiordaliso?

CATERINA: Non lo so.

ENRICO: Nolo saprai in seguito; ma per ora basta che tu prometta:

prometti che farai di tutto per la parte francese di questo ragazzoe per la metà inglese impegno la mia parola di re e di giovane valido.

Che rispondi tula plus belle Catharine du monde, mon très cher et divin déesse?

CATERINA: Vostra Maestà saper "fausse" francese quanto basta per ingannare "la plus sage damoiselle" che è in Francia.

ENRICO: Oraabbasso il mio cattivo francese! Per il mio onoree in buon ingleseti amoCaterina; e per il mio onore non oso giurare che mi ami; eppure il mio sangue comincia a lusingarmi e a dirmi di sìa dispetto della mia brutta faccia che non sa commuoverti. Maledetta l'ambizione di mio padre! quando mi ha messo al mondo non pensava che alle guerre civili: per questa ragione sono nato con questa scorza duracon questa faccia di ferrochequando fo la corte alle signorele spaventa. Main fede miaCaterinacon gli anni migliorerò: la mia consolazione è che la vecchiaia che guasta la bellezza non potrà imbruttire il mio viso più di così. Se mi prendimi prendi nella mia condizione peggioree possedendomimi troverai sempre meglio: e perciò ditemibellissima Caterinami accettate?

Mettete da parte i vostri rossori di fanciulla; confessate i sentimenti del vostro cuore con volto da imperatrice; prendimi per mano e di': "Enrico d'Inghilterrasono tua" e appena avrai allietato il mio orecchio con queste paroleti dirò forte: "L'Inghilterra è tuaI'Irlanda è tuala Francia è tua ed Enrico Plantageneto è tuo"e costuisebbene io lo dica in sua presenzase non è degno di essere compagno del miglior retroverai almeno che è il miglior re dei buoni compagnoni. Or viarispondi in musica partitaperché la tua voce è musica e il tuo inglese è inglese solo in parte; perciòregina su tutte le donnemettimi a parte della tua mente col tuo ingleseche lo è solo in parte: mi accetti?

CATERINA: Ciò sarà come piacerà al "roi mon père".

ENRICO: Gli piacerà assai: gli dovrà piacereCaterina.

CATERINA: Allora piacerà anche a me.

ENRICO: E con questo vi bacio la mano e vi chiamo mia regina.

CATERINA: Laissezmon seigneurlaissez: ma foije ne veux point que vous abaissiez votre grandeur en baisant la main d'une de votre seigneurie indigne serviteurexcusez moije vous suppliemon très puissant seigneur.

ENRICO: Allora vi bacerò le labbraCaterina.

CATERINA: Les dames et les damoiselles pour être baisées devant leur nocesil n'est pas la coutume de France.

ENRICO: Signora interpreteche dice la Principessa?

ALICE: Che non è uso delle signore di Francia... come si dice "baiser"?

ENRICO: Baciare.

ALICE: Vostra Maestà capire meglio di me.

ENRICO: Non è uso che le fanciulle in Francia bacino prima del matrimonionon è vero?

ALICE: Ouivraiment.

ENRICO: Caterinal'etichetta obbedisce ai grandi re. Cara Caterinavoi ed io non possiamo lasciarci confinare entro i limiti ristretti delle usanze di un paese; siamo noi i creatori delle usanze e la libertà che accompagna il nostro rango tappa la bocca ai critici: e così farò io con la vostrapoiché difendete la schizzinosa usanza del vostro paese e mi negate un bacio: perciò abbiate pazienza e siate arrendevole. (La bacia) Sulle vostre labbraCaterinac'è stregoneria: c'è più eloquenza nel loro melato tocco che nella lingua di tutto il Consiglio di Franciae riuscirebbero a persuadere Enrico d'Inghilterra più che una supplica collettiva di sovrani. Ecco qui vostro padre.

 

(Rientrano il RE e la REGINA DI FRANCIAil DUCA DI BORGOGNA e gli altri Signori)

 

BORGOGNA: Dio salvi Vostra Maestà! reale cuginostate insegnando l'inglese alla nostra principessa?

ENRICO: Vorrei che imparassemio bel cuginoquanto profondamente l'amoin buon inglese.

BORGOGNA: Non è una scolara intelligente?

ENRICO: La nostra lingua è ruvidacuginoe per conto mio non sono molto morbido di carattere; così non avendo in me né lo spirito né il linguaggio dell'adulazione non riesco a svegliare in lei lo spirito dell'amore cosicché possa apparirle nelle sue vere sembianze.

BORGOGNA: Perdonate la franchezza del mio scherzose cerco di darvi adeguata risposta. Se volete fare degli scongiuri occorre che tracciate il cerchioe se volete evocare in lei l'amore nelle sue vere sembianzeesso deve apparire nudo e cieco. Vi sentite di biasimarlaseessendo ancora una fanciulla pronta ad arrossire per pudor verginalenon vuole vedere così a occhi nudi un ragazzo nudo e cieco? Sarebbemio signoreuna condizione un po' dura da imporre a una fanciulla.

ENRICO: Eppure chiudono gli occhi e cedono quando il cieco amore le prende a forza.

BORGOGNA: Ma allora sono scusateperché se chiudono gli occhi non vedono quello che stanno facendo.

ENRICO: Quindimio buon signoreinsegnate a vostra cugina come consentire a chiudere gli occhi.

BORGOGNA: Le strizzerò l'occhio per farle segno di acconsentirese le insegnate a capire il segnaleperché le ragazzetenute calde nell'estatesono come le mosche alla fine di agostoche hanno occhi e non vedono; e perciò si lasciano toccarementre prima non si lasciavano neanche guardare.

ENRICO: La morale della favola mi dice di lasciar passare il tempo e il caldo; e così potrò prendere la moscavostra cuginache sarà cieca anch'essa.

BORGOGNA: Come è l'amore prima che si cominci ad amare.

ENRICO: Così è davvero; e alcuni di voi possono ringraziare l'amore se sono ciecoe non vedo molte belle città di Franciaperché c'è di mezzo una bella fanciulla francese.

RE: Sì mio signorele vedete come in una pittura a sorpresa le città cambiate in fanciulla - poiché tutte sono cinte da mura inviolateattraverso alle quali la guerra non è mai penetrata.

ENRICO: Caterina sarà mia moglie?

RE: Sìse volete.

ENRICO: Lo voglio: purché le città inviolate di cui avete parlato l'accompagnino. Così la fanciulla che si frapponeva fra me e l'oggetto dei miei desideri mi spianerà la via a raggiungerlo.

RE: Abbiamo consentito a tutte le condizioni che ci sembrarono ragionevoli.

ENRICO: E' cosìsignori d'Inghilterra?

WESTMORELAND: Il re ha accolto ogni richiesta. Prima sua figlia e poi tutto il restosecondo le formule ferme e chiare delle nostre domande.

EXETER: Però non vuole accettare una cosacioè che il re di Franciadovendo fare concessioninomini Vostra Maestà in questa forma e con questa denominazione: "Notre très cher fils HenriRoi d'AngleterreHéritier de France"e in latino: "Praeclarissimus filius noster HenricusRex Angliaeet Haeres Franciae".

RE: Ma non ho rifiutato in forma talefratelloche io non sia dispostoa vostra richiestaa concederlo.

ENRICO: Allora vi prego in segno di affetto e di alleanza di mettere questa clausola con le altre: e concedetemi la mano di vostra figlia.

RE: Prendetelabel figlioe con lei datemi discendenti perché i regni rivali di Francia e di Inghilterrale cui spiagge stesse sembrano pallide d'invidial'una per la grandezza dell'altracessino dal loro odioe questa felice unione crei nei loro cuori inteneriti rapporti di buon vicinato e cristiana concordia: la guerracosìnon caccerà piùtra Inghilterra e Franciala spada che gronda sangue.

TUTTI: Amen.

ENRICO: Benvenuta Caterinae tutti mi siano testimoni che qui la bacio come mia regina sovrana.

 

(Squillo di trombe)

 

ISABELLA: Dioautore felice di tutte le nozzeunisca in uno i vostri cuoriin uno i vostri reami! Come il marito e la moglie diventano nell'amore un solo esserecosì tra i vostri Stati si compia stretta unionecosicché il malanimo e la crudele gelosiache turbano spesso la felicità coniugalenon si caccino di mezzo a rompere i patti conclusi fra questi regnia spezzar il vincolo che fa di essi un corpo solo. Possano sempre i popoli dei due paesi accogliersi a vicendai Francesi come fossero Inglesie gli Inglesi come fossero Francesi. Dio accolga la nostra preghiera!

TUTTI: Amen.

ENRICO: Prepariamoci al matrimonio; in quel giornoduca di Borgognacon tutti gli altri pari ci presterete giuramento a garanzia di questa alleanza. Allora giurerò fedeltà a Caterina e voi a me: e possano i nostri giuramenti essere mantenuti e darci felicità.

 

(Fanfara. Escono)

 

 

 

EPILOGO

(Entra il Coro)

 

CORO: Sin qui con penna rozza e inadeguatapiegando sotto il peso del suo compitoil nostro autore ha continuato la sua storia confinando entro breve spazio grandi personaggi e ha bistrattatotoccando solo qua e là qualche puntoil corso completo della loro gloria. Piccolo il tempo; ma in quello splendette fulgido quest'astro d'Inghilterra.

La fortuna gli fucinò la spada con cui conquistò il più bel giardino del mondolasciandone il figlio imperiale signore. Enrico Sestocoronato in fascegli succedette come re di Francia e d'Inghilterra; e sotto di lui tanti comandarono nello Statoche perdettero e fecero sanguinare l'Inghilterra; come è stato spesso rappresentato nel nostro teatroe ricordando ciòfate buon viso anche a questo dramma.

 

(Esce)



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