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William Shakespeare

 

ENRICO SESTO

(Parte Seconda)

 

 

PERSONAGGI

RE ENRICO SESTO

HUMPHREYduca di Gloucestersuo zio

IL CARDINALE BEAUFORTvescovo di Winchesterprozio del Re

RICCARDO PLANTAGENETOduca di York

RICCARDOEDOARDO: suoi figli

IL DUCA DI SOMERSET

IL DUCA DI SUFFOLK

IL DUCA DI BUCKINGHAM

LORD CLIFFORD

IL GIVANE CLIFFORDsuo figlio

IL CONTE DI SALISBURY

IL CONTE DI WARWICK

LORD SCALESgovernatore della Torre

LORD SAY

SIR HUMPHREY STAFFORD

SIR GUGLIELMO STAFFORDsuo fratello

SIR GIOVANNI STANLEY

VAUX

MATTEO GOFFE

GUALTIERO WHITEMORE

Un Comandante

Un Capitano

Un Secondo

Due Gentiluomini prigionieri con Suffolk

GIOVANNI HUME e GIOVANNI SOUTHWELLpreti

BOLINGBROKEun indovino

TOMMASO HORNERarmaiuolo

PIETROsuo operaio

Il Segretario di Chatham

Il Sindaco di Sant'Albano

SIMPCOXun impostore

GIANNI CADEribelle

GIORGIO BEVIS

GIOVANNI HOLLAND

DICK il macellaio

SMITH il tessitore

MICHELE ecceteraseguaci di Cade

ALESSANDRO IDENgentiluomo del Kent

Due Assassini

MARGHERITAconsorte di re Enrico

ELEONORAduchessa di Gloucester

GHITA JOURDAINstrega

La Moglie di Simpcox

SignoriDame e Persone del seguito

un Araldo

Postulanti

Anziani

un Bidello

uno Sceriffo e Ufficiali

Cittadini

Apprendisti

Falconieri

Guardie

Soldati

Messi

Uno spirito

 

 

 

Scena: in diversi luoghi dell'Inghilterra

  

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Londra. Il Palazzo

(Squillo di trombepoi suono di oboe. Entrano da una parte il RE ENRICOil DUCA DI GLOUCESTERSALISBURYWARWICK e il CARDINALE BEAUFORT; dall'altra la REGINA MARGHERITA condotta da SUFFOLKYORKSOMERSET e BUCKINGHAM)

 

SUFFOLK: Avendo ricevuto incarico alla mia partenza per la Francia di sposare come procuratore di Vostra Maestà imperiale la principessa Margheritaho eseguito il mio compito e contratto gli sponsali nell'antica e famosa città di Tours alla presenza dei re di Francia e di Siciliadei duchi di OrléansCalabriaBretagna e Alençondi sette contidodici baroni e venti reverendi vescovi: e ora al cospetto dell'Inghilterra e dei suoi nobili paripiegando il ginocchiorassegno umilmente i miei diritti sulla regina nelle vostre graziose mani che sono la sostanza di quella maestà che io adombravo.

Questa principessa è il dono più prezioso che mai sovrano ricevesse.

ENRICO: AlzatiSuffolk. Benvenutaregina Margherita: non posso darti segno più affettuoso d'amore che questo affettuoso bacio. O Dioche mi dai la vitaconcedimi anche un cuore pieno di gratitudinepoiché in questo bel viso hai donato infinite benedizioni terrene alla mia animase l'armonia dell'amore terrà uniti i nostri cuori.

MARGHERITA: Gran re d'Inghilterra e mio grazioso signorei colloqui che di giorno e di nottenella veglia e nei sogniin nobile compagnia o nel corso delle preghiereho avuto in immaginazione con voio dilettissimo sovranomi incoraggiano a salutare il mio re con le semplici parole che l'intelligenza mi consente e la grande gioia del cuore mi suggerisce.

ENRICO: Il suo aspetto mi aveva rapitoma la grazia delle parole rivestite della maestà della saggezzami fa passare dallo stupore a lacrime di gioia; tale è la pienezza della mia intima felicità.

Signoricon voce lieta ed unanime salutate la mia sposa.

TUTTI (inginocchiandosi): Viva la regina Margheritagioia dell'Inghilterra!

 

(Suono di trombe)

 

MARGHERITA: Ringrazio voi tutti.

SUFFOLK: Lord Protettorese così piace a Vostra Graziaquesti sono gli articoli della pace conclusa per mutuo consenso fra il nostro sovrano e Carlo re di Francia per la durata di diciotto mesi.

GLOUCESTER (legge): "In primissi conviene tra il re di Francia Carlo e Guglielmo de la Pole marchese di Suffolkambasciatore di re Enrico d'Inghilterrache il detto Enrico sposerà madama Margherita figlia di Renatore di Napolidi Sicilia e di Gerusalemme e la coronerà regina d'Inghilterra prima del trenta maggio prossimo. Parimenti che il ducato di Angiò e la contea del Maine saranno sgomberati e consegnati al re suo padre...".

 

(Lascia cadere il foglio)

 

ENRICO: Zioche cos'è questo?

GLOUCESTER: Perdonatemimio grazioso signore: un improvviso malore mi ha colpito al cuore e mi ha velato gli occhi: non posso continuare la lettura.

ENRICO: Zio Winchestervi pregocontinuate voi.

CARDINALE (legge): "Parimenti si conviene inoltre tra loro che i ducati d'Angiò e del Maine siano sgombrati e consegnati al re suo padre e che ella sia mandata in Inghilterra a costo e spese del re Enrico e senza dote alcuna".

ENRICO: Approviamo queste condizioni. Monsignor marcheseinginocchiatevi. Io ti creo primo duca di Suffolk e ti cingo con questa spada. Cugino di Yorkesoneriamo Vostra Grazia dall'ufficio di Reggente in terra di Francia per la durata di diciotto mesi. Graziezio WinchesterGloucesterYorkBuckinghamSomersetSalisbury e Warwick; vi ringrazio tutti per il grande favore che mi avete fatto ricevendo in questo modo la principessa mia sposa. Suvviaentriamo e diamo le disposizioni necessarie perché la sua incoronazione si celebri nel più breve tempo possibile.

 

(Escono il Rela Regina e Suffolk)

 

GLOUCESTER: Nobili pari d'Inghilterracolonne dello Statocon voi il duca Humphrey deve sfogare il suo cordoglioche è anche vostro e comune a tutto il paese. Come! non ha mio fratello Enrico spesa la sua giovinezzadato prove di valoreprodigato denaro e sangue del popolo inglese nelle guerre? non ha spesso dormito all'addiaccio nel freddo invernale e nel calore cocente dell'estate per conquistare la Franciasuo legittimo retaggio? Non ha mio fratello Bedford rivolto l'intelligenza a mantenere con accorta politica quello che Enrico aveva conquistato? non avete voi stessiSomersetBuckinghamil valoroso YorkSalisbury e il vittorioso Warwickricevuto profonde ferite in Francia e in Normandia? Mio zio Beaufort e io stesso con tutto il dotto Consiglio del regno non abbiamo meditato a lungonon ci siamo intrattenuti nella sala delle adunanze a dibattere a tutte le ore del giorno e della notte e in tutti i modi come tenere in soggezione il re di Francia e i Francesi? E Sua Maestà non è stata coronata nell'infanzia a Parigi a dispetto dei nemici? ed ora tutte queste fatiche e questi onori debbono andare distruttie distrutte le conquiste di Enricola vigilanza politica dl Bedfordle vostre gesta di guerra e le deliberazioni del Consiglio? O pari d'Inghilterra!

vergognosa è questa lega e fatale questo matrimonio che oscurano la vostra famacancellano i vostri nomi dal libro della memoriaradono i segni della vostra rinomanzasopprimono i ricordi delle conquiste francesidisfacendo tutto come se mai fosse stato.

CARDINALE: Nipoteche significa questo discorso appassionatoquesta perorazione così particolareggiata? La Francia è nostra e continueremo a tenercela.

GLOUCESTER: Sìziola terremo se potremo: ma ora è impossibile farlo. Suffolkil nuovo duca che comanda a bacchettaha dato i ducati dell'Angiò e del Maine al povero re Renato il cui grosso titolo mal s'accorda con la borsa striminzita.

SALISBURY: Ora per la morte di Colui che diede la vita per tuttiqueste contee erano le chiavi della Normandia; ma perché piange Warwickil mio prode figlio?

WARWICK: Per il dolore che non si possono più riconquistare; perché se vi fosse speranza di riconquistarlei miei occhi non spargerebbero lacrime e la mia spada invece farebbe versare caldo sangue. L'Angiò e il Maine! Io li ho conquistati; queste province le hanno conquistate le mie braccia e le città che ho prese a prezzo di ferite si restituiscono con pacifiche parole? Mort Dieu!

YORK: Quanto al duca di Suffolk che ha offuscato l'onore di questa isola bellicosapossa morire soffocato! il re di Francia m'avrebbe dovuto strappare il cuore prima che avessi acconsentito a un simile trattato. Ho sempre letto che i re d'Inghilterra ricevettero con le loro mogli grandi somme di denaro e doti! e il nostro Enrico regala il suo per unirsi a una donna che non gli reca nessun profitto.

GLOUCESTER: Bello scherzo e mai sentito prima che Suffolk dovesse chiedere un intero quindicesimo per il costo e le spese incontrate a condurla qui! Essa avrebbe dovuto rimanere in Francia a morirvi di fame prima che...

CARDINALE: Lord Gloucesterora vi scaldate troppo: tale è stato il piacere di monsignore il re.

GLOUCESTER: Lord Winchesterconosco il vostro pensiero: non sono i miei discorsi che vi dispiaccionoma è la mia presenza che vi disturba. Il rancore ha da venir fuori: superbo prelatoti leggo la furia in faccia. Se rimanessi quiricominceremmo i nostri antichi battibecchi. Signoriaddio; quando sarò morto direte che avevo presagito la perdita della Francia a breve scadenza.

 

(Esce)

 

CARDINALE: E così il nostro Protettore se ne va infuriato. Voi sapete che è mio nemicoanzidi piùnemico di voi tuttietemonon grande amico del re. Consideratesignoriche egli è il più prossimo parente ed erede presuntivo della corona inglese: se Enrico col suo matrimonio avesse acquistato un impero e tutti i più ricchi reami dell'occidentec'è ragione di credere che il Protettore non ne sarebbe soddisfatto. Badate benesignorinon lasciatevi affascinare il cuore dalle sue blande parole; siate prudenti e state in guardia.

Che importa se è il beniamino del popolo che lo chiama "Humphreyil buon duca di Gloucester" e lo applaude e grida a gran voce "Gesù conservi la Vostra Reale Eccellenza" e "Dio protegga il buon duca Humphrey"? Temosignoriche sotto questa lusinghiera apparenza scopriamo un ben pericoloso Protettore.

BUCKINGHAM: E perché dovrebbe proteggere il nostro sovranoquando questi è in età di governarsi da sé? Cugino Somersetunitevi a me e tutti insiemecol duca di Suffolksbalzeremo presto il duca Humphrey dal suo seggio.

CARDINALE: Questa importante faccenda non consente indugiandrò subito dal duca di Suffolk.

 

(Esce)

 

SOMERSET: Cugino Buckinghamsebbene l'orgoglio di Humphrey e la grandezza del suo ufficio ci siano causa di doloresorvegliamo l'altero cardinale: la sua insolenza è più intollerabile che quella di tutti i principi del paese messi insieme: se Gloucester viene rimossodiventerà Protettore lui.

BUCKINGHAM: O tu o ioSomersetsaremo il Protettore a dispetto del duca Humphrey o del cardinale.

 

(Escono Buckingham e Somerset)

 

SALISBURY: L'orgoglio era già andato innanzi e l'ambizione lo segue.

Mentre costoro lavorano a loro vantaggiosta bene che noi lavoriamo nell'interesse del regno. Ho sempre visto Humphreyil nobile duca di Gloucestercomportarsi da gentiluomo; mentre invece ho veduto spesso l'orgoglioso cardinale contenersi più da soldato che da uomo di Chiesaostinato ed altezzoso come se fosse padrone di tuttoe bestemmiare come un furfante qualunque e condursi ben diversamente da quello che si addice al reggitore d'uno Stato. Warwickfiglio mio e conforto della mia vecchiaiacoi tuoi atticon la semplicità e con l'ospitalità ti sei acquistato tanto favore popolare che solo il duca Humphrey ti supera in questo: e quanto a tefratello Yorkl'azione con cui hai ristabilito l'ordine in Irlanda e le tue gesta recenti nel cuore della Franciaquando eri Reggente pel nostro sovranoti hanno reso temuto e onorato presso il popolo. Uniamo dunque le nostre forze per il pubblico benecercandoper quanto è possibile di imbrigliare e reprimere la superbia di Suffolk e del cardinale e l'ambizione di Somerset e di Buckingham eal tempo stessodi favorire gli atti del duca Humphrey in quanto tendono all'utile del paese.

WARWICK: Così Dio aiuti Warwickcome è vero che ama questa terra e desidera il bene della patria!

YORK (a parte): E così dice Yorkche più di ogni altro ha ragione di dirlo.

SALISBURY: Dunque affrettiamoci e attenti alla mano.

WARWICK: Alla mano! Oh! padreil Maine è perdutoquel Maine che Warwick conquistò con la forza delle armi e che avrebbe conservato finché gli fosse durata la vita: mano favorevolevolete direma io voglio dire il Maine che ritoglierò alla Francia o altrimenti mi lascerò uccidere.

 

(Escono Warwick e Salisbury)

 

YORK: L'Angiò e il Maine sono ceduti alla FranciaParigi è perdutaeandati questila Normandia sta in bilico. Suffolk ha negoziato il trattatoi pari l'hanno approvato ed Enrico è stato ben felice di barattare due ducati con la bella figlia di un duca. E non so biasimarli: cos'importa ad essi? quello che regalano è mionon loro.

I pirati possono vendere a buon mercato la preda e col ricavato farsi degli amici e regalare alle cortigianee spassarsela da gran signori sinché tutto sia svanitomentre il meschino proprietario di quei beni piangesi torce le misere maniscuote il capo ementre gli altri dividono il bottino e si portano via tuttotrema in disparte e si lascia morir di fame non osando neanche toccare il suo: così York deve stare con le mani alla cintola e mordersi le labbramentre le sue terre sono contrattate e vendute. E' come se i regni d'Inghilterradi Francia e d'Irlanda fossero per la mia carne e per le mie ossa quello che per il cuore del principe di Calidone era il tizzo fatale che Altea bruciò. L'Angiò e il Maine ceduto ai Francesi! brutte notizie per mepoiché contavo sulla Francia come conto sul fertile suolo dell'Inghilterra. Verrà giorno che York reclamerà il suoe perciò prenderò le parti dei Nevilfarò mostra di amare l'orgoglioso duca Humphreye quando vedrò giunto il momentoreclamerò la corona poiché quella è l'aurea mèta a cui miro. Il superbo Lancaster non usurperà il mio dirittoné continuerà a tenere lo scettro nel pugno fanciullesco né a portare la corona sul capopoiché con questa mal s'accorda la sua bigotteria. DunqueYorknon muoverti se non quando sia venuta la tua ora: osserva e veglia quando gli altri dormonoper ficcar l'occhio nei segreti dello Statofinché Enricosazio delle gioie amorosenon sarà in discordia con la sua sposa e regina comprata a ben caro prezzoe Humphrey non si sarà messo in lotta coi pari; allora leverò in alto la candida rosa dal cui dolce odore l'aria sarà profumatanella mia bandiera porterò lo stemma di York a contendere con la casa di Lancastere costringerò a cedermi la corona colui che col suo governo di pedante ha umiliato l'Inghilterra.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SECONDA - La casa del Duca di Gloucester

(Entrano GLOUCESTER e sua Moglie)

 

DUCHESSA: Perché piega il capo il mio signore come grano maturo che china la spiga sotto il rigoglioso carico di Cerere? perché il grande duca Humphrey aggrotta la fronte come se si accigliasse ai favori del mondo? Perché sono i tuoi occhi fissi sulla cupa terraguardando quello che sembra velare la tua vista? che vedi colà? La corona di Enrico adorna di tutti gli onori del mondo? Se è cosicontinua a guardare e tieni prono il viso sino a quando essa non ti cingerà il capo. Stendi il braccio e afferra quel cerchio glorioso d'oro. Che! è troppo corto? l'allungherò col mio; e sollevando insieme la corona alzeremo entrambi le teste al cielo né mai abbasseremo i nostri occhi a degnare di un solo sguardo il terreno.

GLOUCESTER: O Noracara Norase ami il tuo signore bandisci il verme roditore degli ambiziosi pensieri: se macchinerò qualunque cosa contro il re mio nipoteil virtuoso Enricopossa un tale pensiero segnare il mio ultimo respiro in questo mondo mortale. Quello che mi turba è un cattivo sogno che ho fatto questa notte.

DUCHESSA: Che ha sognato il mio signore? dimmelo e ti ricambierò col dolce racconto del sogno che ho fatto verso mattina.

GLOUCESTER: Mi sembrava che questo bastoneinsegna del mio ufficio in cortefosse stato spezzato in dueda chi non ricordoma credo dal cardinale; e sui pezzi del bastone rotto erano collocate le teste di Edmondoduca di Somersete di Guglielmo de la Poleprimo duca di Suffolk. Questo è il mio sogno. Dio sa che cosa voglia presagire.

DUCHESSA: Cheche! questo voleva dire soltanto che chi romperà un solo ramo del bosco di Gloucester perderà la testa per la sua audacia.

Ma ora ascoltamiHumphreymio amato duca: mi sembrava di sedere sul trono nella cattedrale di Westminstersu quel trono dove sono incoronati i re e le reginee lì mi si inginocchiavano davanti Enrico e Margherita e mi ponevano sul capo la corona.

GLOUCESTER: ViaEleonoraallora debbo proprio rimproverarti:

presuntuosa e perversa Eleonora! Non occupi fra le donne il secondo posto nel regno e non sei la moglie del Protettore e amata da lui? Non hai a portata di mano tutti i piaceri mondani oltre quanto può giungere il tuo pensiero? e vuoi ancora macchinar tradimenti per precipitare tuo manto e te stessa dalla sommità dell'onore nell'abisso dell'infamia? Via da me e che io non abbia più a sentire cose simili.

DUCHESSA: Che maimio signore! siete in collera così con Eleonora perché vi ha raccontato quel che è soltanto un sogno? un'altra volta terrò per me i miei sogni e non sarò rimproverata.

GLOUCESTER: Vianon esser in collera; vedi che mi sono rabbonito di nuovo.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Lord Protettoreè volere di Sua Maestà che vi prepariate a cavalcare sino a Sant'Albano dove i sovrani intendono di cacciare col falcone.

GLOUCESTER: Vengo subito. Noravuoi venire anche tu?

DUCHESSA: Sìmio signorevi seguirò tosto. (Escono Gloucester e il Messo) Debbo proprio seguire e non precedere sinché Gloucester è di animo così umile e vile. Se fossi uomo e duca e il più prossimo parentetoglierei di mezzo questi noiosi inciampi e mi spianerei la strada sui loro corpi decapitati. Ma pur essendo donnanon sarò fiacca nel far la mia parte nel dramma della fortuna. Olàvoi! Ser Giovanni! non aver paurasiamo soli: qui non ci siamo che tu e io.

 

(Entra HUME)

 

HUME: Gesù protegga la Vostra Reale Maestà!

DUCHESSA: Che dici mai? Maestà! io non sono che Vostra Grazia!

HUME: Ma per grazia di Dio e col consiglio di Hume il titolo di Vostra Grazia s'ingrandirà assai.

DUCHESSA: Che diciil mio uomo? Hai parlato con Ghita Jourdainl'astuta stregae con Ruggero Bolingbrokeil magoe s'impegnano ad aiutarmi?

HUME: Hanno promesso di mostrare a Vostra Altezza uno spirito evocato dalle profondità infernaliche risponderà alle domande che gli farà Vostra Grazia.

DUCHESSA: Basta così: alle domande penserò poi. Quando ritorneremo da Sant'Albano faremo tutte queste cose a puntino. QuiHumeprenditi questa ricompensa; goditela coi compagni che ti aiutano in questa importante faccenda.

 

(Esce)

 

HUME: E Hume deve godersela col denaro della duchessa? certo che lo farà. Ma suvviaser Giovanni Humesuggella le tue labbra e "zitto" sia la parola d'ordine. Questo affare richiede silenzio e segretezza.

Madama Eleonora dà denaro perché venga la strega: l'oro non potrebbe fallireanche se si dovesse far venire il diavolo. Ma poi c'è dell'oro che viene anche da altra parte: meglio non confessare che viene dal ricco cardinale e dal grande e nuovo duca di Suffolk; eppure è proprio cosìpoiché a dirla chiaramenteconoscendo l'ambizione della duchessaessi mi pagano perché le scavi il terreno sotto i piedi e le faccia ronzare questi incantesimi nel cervello. Si dice che "a furfante astuto non occorre mediatore"tuttavia io sono il mediatore di Suffolk e del cardinale. Stai attentoHume: quasi li chiamavi entrambi una coppia di astuti furfanti. Be'è proprio cosìe così temo che la furfanteria di Hume finirà con l'essere la rovina della duchessa e che questacadendo in disgraziatrascinerà Humphrey con sé. Macomunque vada a finireavrò oro da tutti .

 

(Esce)

 

 

 

SCENA TERZA - Il Palazzo

(Entrano tre o quattro Postulanti fra cui PIETROl'uomo dell'armaiuolo)

 

PRIMO POSTULANTE: Messeristiamo vicini: il lord Protettore passerà di qui tra poco e potremo presentargli le nostre suppliche tutti.

SECONDO POSTULANTE: Dio lo protegga perché è un brav'uomo; Gesù lo benedica!

 

(Entrano SUFFOLK e la REGINA MARGHERITA)

 

PIETRO: Eccolo qui che vienecredoe la regina è con lui. Voglio essere il primosicuramente.

SECONDO POSTULANTE: Indietroimbecille! questo non è il Protettoreè il duca di Suffolk.

SUFFOLK: Che haiil mio uomo? vuoi qualche cosa da me?

PRIMO POSTULANTE: Vi pregomio signorescusatemi: vi avevo preso per il lord Protettore.

MARGHERITA (legge): "Al lord Protettore!"le vostre suppliche sono per Sua Signoria? Lasciatemele vedere: cosa dice la tua?

PRIMO POSTULANTE: La miase piace a Vostra Maestàè contro Giovanni Goodmanl'uomo del cardinaleche mi ha preso la casale terrela mogliee se le tiene.

SUFFOLK: Anche la moglie! questo è un grosso torto davvero. E la tuadi che tratta? Ma che c'è qui? (Legge) "Contro il duca di Suffolk che ha cintato a suo favore i terreni pubblici di Melford". Come maifurfante?

SECONDO POSTULANTE: Ahimè! signore; la mia non è che una petizione a nome di tutta la città.

PIETRO: Contro il mio padroneTommaso Hornerche ha detto che il duca di York è legittimo erede della corona.

MARGHERITA: Che dici? che il duca di York afferma che è il legittimo erede della corona?

PIETRO: Che il mio padrone lo era? no davvero: il mio padrone ha detto che egliil ducalo era e che il re era un usurpatore.

SUFFOLK: Chi è là? (Entrano alcuni Servi) Conducete via questo individuo e mandate subito un birro a chiamare il suo padrone. Ne riparleremo alla presenza del re.

 

(Escono i Servi con Pietro)

 

MARGHERITA: E quanto a voi che amate cercar protezione sotto le ali di Sua Grazia il Protettorerifate le vostre suppliche e presentatele a lui. (Lacera la petizione) Viacanaglia! Suffolklasciateli andare.

TUTTI: Suvviaandiamocene.

 

(Escono i Postulanti)

 

MARGHERITA: Monsignore di Suffolksono questi i modi e i costumi della corte d'Inghilterra? è questo il governo delle Isole Britannicheè questa la regalità del re d'Albione? Che! Re Enrico deve essere ancora come uno scolaretto sotto l'autorità dell'arcigno duca di Gloucester? e io che ho titolo e stile di reginadebbo essere trattata come la suddita di un duca? Te lo dico francamenteDe la Polequando nella città di Tours prendesti parte alla giostra in onore delle mie nozze e rubasti i cuori delle dame di Franciacredevo che re Enrico ti assomigliasse per coraggiocortesia e prestanza: ma tutta la sua mente è volta alla santitàa contare le avemarie sul rosario; i suoi campioni sono i profeti e gli apostoli; le sue armi i santi motti della Sacra Scritturail suo studio è la sua lizza e tutto quel che ama sono le statue di bronzo dei santi canonizzati.

Vorrei che il collegio dei cardinali lo eleggesse papase lo portasse a Roma e gli mettesse in testa la tiara: questa è la dignità che ci vorrebbe per la sua santocchieria SUFFOLK: Madamaabbiate pazienza; come fui strumento della venuta di Vostra Altezza in Inghilterracosì mi adoprerò qui per la vostra piena felicità.

MARGHERITA: Oltre all'altero Protettore ci sono Beaufortil prete autoritarioSomersetBuckingnam e l'imbronciato York; e colui che fra costoro è da meno è sempre in Inghilterra più potente del re.

SUFFOLK: E quello che è da più non può fare in Inghilterra più dei Nevil: Salisbury e Warwick non sono dei pari come tutti gli altri.

MARGHERITA: Nessuno di questi signori mi irrita tanto come quella dama orgogliosala moglie del Protettore: gira tronfia per il palazzo con gran seguito di gentildonne e pare più un'imperatrice che la moglie del duca Humphrey. Chi è nuovo a corte la scambia per la regina: porta indosso il reddito di un ducato e in cuor suo sprezza la mia povertà.

Non camperò tanto da vendicarmi di lei? Da quella spregevole e plebea donnaccia che èl'altro giorno s'è vantata fra le sue favorite che lo strascico della peggiore delle sue gonne da strapazzo valeva più di tutte le terre di mio padrefinché Suffolk non gli diede due ducati in cambio di sua figlia.

SUFFOLK: Madamaio stesso ho invischiato un cespuglio a suo danno e posto a zimbello un covo di tali uccelli che la duchessa vi calerà sopra per udirne i canti e non risalirà più a disturbarvi. Sicchélei è servita; emadamaascoltatemiperché mi prenderò la libertà di consigliarvi. Sebbene il cardinale non ci vada molto a geniodobbiamo unirci a lui e agli altri signori sino a che non ci sia riuscito di far cadere in disgrazia il duca Humphrey. Quanto al duca di Yorkla petizione che abbiamo udita testénon è certo a suo vantaggio: così a uno a unoli estirperemo tutti e voi da sola prenderete felicemente il timone dello Stato.

 

(Suona una fanfara. Entrano il RE ENRICOil DUCA DI GLOUCESTERil CARDINALE BEAUFORTBUCKINGHAMYORKSOMERSETSALISBURYWARWICK e la DUCHESSA DI GLOUCESTER)

 

ENRICO: Per parte mianobili signorinon m'importa: Somerset o York per me è tutt'uno.

YORK: Se York si è comportato male in Francia gli si tolga la reggenza.

SOMERSET: Se Somerset è indegno dell'ufficiosia pure York il Reggente: cederò di fronte a lui.

WARWICK: Non è neanche il caso di discutere se Vostra Grazia sia degno o no: certo York è il più degno.

CARDINALE: Ambizioso Warwicklascia parlare chi è da più di te.

WARWICK: Il cardinale non è da più di me in campo.

BUCKINGHAM: Tutti i presenti sono da più di teWarwick.

WARWICK: Warwick può vivere tanto da superarvi tutti.

SALISBURY: Zittofiglio mio! e tuBuckinghamdi' perché dovrebbe essere preferito Somerset per questo ufficio.

MARGHERITA: Davvero? perché il re lo vuole.

GLOUCESTER: Madamail re è abbastanza vecchio per giudicare da sé:

queste non sono faccende di donne.

MARGHERITA: Se è cosìche bisogno c'è che Vostra Grazia faccia da Protettore a Sua Maestà?

GLOUCESTER: Madamasono Protettore del regno maquando vorràrassegnerò il mio ufficio.

SUFFOLK: E allora rassegnalo e finiscila con questa insolenza. Da quando sei re - poiché chi è re se non tu solo? - lo Stato è andato in rovina ogni giorno di piùil Delfino è stato vittorioso oltremaree i nobili e i pari del regno sono stati schiavi del tuo potere sovrano.

CARDINALE: Tu hai tormentato la borghesiae le casse del clero sono magre e vuote per le tue estorsioni.

SOMERSET: I tuoi edifici sontuosi e i vestiti di tua moglie hanno assorbito una gran parte del pubblico tesoro.

BUCKINGHAM: Nell'eseguire con crudele rigore le sentenze contro i rei hai ecceduto la legge e così hai ridotto te stesso alla mercé della legge.

MARGHERITA: Si sospetta fondatamente che in Francia tu abbia venduto città e uffici; se ciò fosse provato ci rimetteresti il capo. (Esce Gloucester e la Regina lascia cadere il ventaglio) Dammi il ventaglio:

cheservanon sai farlo? (Schiaffeggia la Duchessa) Oh! scusatesignoraeravate voi?

DUCHESSA: Io? sìiosuperba Francese: se potessi mettere le unghie sulla vostra bellezza vi lascerei in faccia il segno dei miei dieci comandamenti ENRICO: Calmatevibuona zianon l'ha fatto di proposito.

DUCHESSA: Non l'ha fatto di proposito? buon repensaci finché sei in tempo se non vuoi che ti fasci e ti culli come un bambino; ma sebbene qui il capoccia non porti calzonisappi che si accorgerà di non avere schiaffeggiato madama Eleonora impunemente.

 

(Esce)

 

BUCKINGHAM: Monsignor cardinaleseguirò Eleonora e cercherò di sapere quel che fa Humphrey: ora è punta sul vivola sua ira non ha più bisogno di spronee correrà difilato in perdizione.

 

(Esce)
(Rientra GLOUCESTER)

 

GLOUCESTER: Signoriora che ho sfogato la collera facendo un giro intorno al cortilesono ritornato per parlare delle cose dello Stato.

Quanto alle vostre maligne accuse menzognereprovatelee sono pronto a sottomettermi al rigore della legge: ma Dio mi usi misericordiacome è vero che amo il re e la patria! Ma venendo alla questione che abbiamo tra manodicosireche York è proprio l'uomo che ci vuole per la reggenza di Francia.

SUFFOLK: Prima di nominarlo lasciate che vi dica qualche ragionee grave per di piùper cui mi par che York sia fra tutti il meno adatto.

YORK: Te lo diròSuffolkperché sono il meno adatto: prima di tutto perché non so lusingare il tuo orgoglio; in secondo luogoperchése sarò nominatolord Somerset non mi darà né indennitàné danaroné equipaggiamento per tenermi qui sinché il Delfino non abbia riconquistato tutta la Francia. Anche l'ultima volta dovetti aspettare i suoi comodi sinché Parigi non fu assediataaffamata e presa.

WARWICK: Ne sono buon testimonioné mai atto più turpe fu commesso da un traditore in questo paese.

SUFFOLK: Zittoinsolente Warwick!

WARWICK: E tuimmagine dell'orgoglioperché dovrei star zitto?

 

(Entrano HORNERl'armaiuoloe il suo uomo PIETROaccompagnati dalle Guardie)

 

SUFFOLK: Perché fra i presenti c'è un uomo accusato di tradimento:

pregate Dio che il duca di York riesca a giustificarsi.

YORK: C'è alcuno che accusa York di tradimento?

ENRICO: Che vuoi direSuffolk? dimmi chi sono costoro.

SUFFOLK: Di graziaMaestàquesti è l'uomo che accusa il suo padrone di alto tradimento e precisamente di aver detto che Riccardo duca di York è legittimo erede della corona e che Vostra Maestà è un usurpatore.

ENRICO: Di': hai proprio detto questo?

HORNER: Piaccia a Vostra Maestàio non ho mai detto né pensato una cosa simile. Dio mi è testimonio: questo birbante mi accusa falsamente.

PIETRO (alzando le mani): Per queste dieci ossamiei signorime l'ha detto una sera in soffittamentre stavamo lustrando l'armatura del duca di York.

YORK: Sozzo furfantevil meccanico! pagherai con la testa questo discorso di traditore. Supplico la Maestà Vostra di fargli sentire il rigore della legge.

HORNER: Ahimèsignore! fatemi impiccare se ho detto queste parole.

L'accusatore è il mio apprendistae l'altro giornoquando lo picchiai per un malestrogiurò in ginocchio che me l'avrebbe fatta pagare: c'è chi può testimoniarlo; perciò supplico Vostra Maestà di non rovinare un brav'uomo per le accuse di un furfante.

ENRICO: Ziocome si deve giudicare in questo caso secondo la legge?

GLOUCESTER: Secondo me la sentenza dovrebbe essere questa: Somerset sia nominato Reggente in Franciapoiché quello che abbiamo sentito or ora fa nascere sospetti intorno a York; e quanto a costoro si fissi un giorno perché combattano in luogo opportunodal momento che l'armaiuolo può portar testimoni circa il malanimo del suo servo.

Questa è la leggee questa sarebbe la sentenza del duca Humphrey.

SOMERSET: Ringrazio umilmente Vostra Maestà.

HORNER: Accetto volentieri il combattimento.

PIETRO: Ahimèmio signorenon posso combattere; per amor di Dio abbiate pietà di me! Sono una povera vittima dell'astio di quell'uomo.

O Dioabbiate pietà di me! non saprò assestare neanche un colpo. O Dio! Ahimè!

GLOUCESTER: Gaglioffoo combattere o essere impiccato.

ENRICO: Conduceteli in prigione; il combattimento avrà luogo l'ultimo giorno del mese prossimo: andiamoSomerseta dare le disposizioni per la tua partenza.

 

(Squillo di trombe. Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Il giardino di Gloucester

(Entrano GHITA JOURDAINHUMESOUTHWELL e BOLINGBROKE)

 

HUME: Venitesignori miei; la duchessavi dicoaspetta l'adempimento delle vostre promesse.

BOLINGBROKE: Mastro Humeabbiamo preparato quanto occorre. Sua Signoria la duchessa vuol vedere e udire i nostri esorcismi?

HUME: Sì; che mai? non dubitate del suo coraggio.

BOLINGBROKE: Ho sentito dire che è una donna intrepida; ma converràmastro Humeche voi le stiate vicinolassùmentre noi lavoriamo qui sotto; e cosìvi pregoandatevene in nome di Dio e lasciateci. (Esce HUME) Mamma Jourdainsdraiatevi bocconi a terrae voiGiovanni Southwellleggete; e tutti all'opera.

 

(Entra la DUCHESSA in alto e HUME la segue)

 

DUCHESSA: Benissimomiei signorie benvenuti. Cominciate; e più presto saràtanto meglio.

BOLINGBROKE: Pazienzabuona signora; gli stregoni sanno cogliere il momento opportuno: la notte profondala notte oscurala notte silenziosa. L'ora della notte in cui Troia fu incendiata; il momento in cui le civette stridonoi cani alla catena ululanogli spiriti camminano e i fantasmi erompono dalle tombe: questo è il momento migliore per il lavoro che abbiamo tra mano. Madamasedete e non temete: gli spiriti che evocheremoli chiuderemo entro un circolo magico.

 

(A questo punto fanno gli scongiuri del caso e tracciano il cerchio; Bolingbroke o Southwell legge "Conjuro te" eccetera. Tuona e lampeggia terribilmentepoi sorge lo spirito)

 

SPIRITO: Adsum GHITA JOURDAIN: Asmath! Per l'eterno Dio al cui nome e alla cui potenza tu tremirispondi a quello che ti chiederòpoiché non te ne andrai di qua sinché tu non abbia parlato.

SPIRITO: Domanda quello che vuoi: oh! avessi parlato e fosse finita!

BOLINGBROKE (leggendo da una carta): "Prima di tuttocirca il re: che sarà di lui?" SPIRITO: E' ancor vivo il duca che Enrico deporrà; ma gli sopravviverà e morrà di morte violenta.

 

(Mentre lo Spirito parla Southwell scrive la risposta)

 

BOLINGBROKE: "Che destino attende il duca di Suffolk?".

SPIRITO: Egli morirà e perirà per acqua.

BOLINGBROKE: "Che accadrà del duca di Somerset?".

SPIRITO: Eviti i castelli: sarà più sicuro su pianure sabbiose che dove stanno castelli montani. Finisciperché non reggo più.

BOLINGBROKE: Discendi all'oscurità e al lago di fuoco: falso demoniovia!

 

(Tuoni e lampi. Esce lo Spirito)

(Entrano rapidamente YORK e BUCKINGHAM con le Guardie)

 

YORK: Prendete questi traditori e le loro cianfrusaglie. Stregavi abbiamo spiata da vicino. Come! anche voimadamasiete qui? Il re e lo Stato vi sono obbligati per tanto disturbo che vi siete preso. Il Protettore senza dubbio vi ricompenserà per tutti questi meriti.

DUCHESSA: Non tanto cattivi quanto i tuoi verso il re d'Inghilterraduca villanoche minacci senza motivo.

BUCKINGHAM: Verissimosignoraproprio nessuno. Come chiamate questo?

Conduceteli via; metteteli in prigione e isolati. Voimadamaverrete con noi. Staffordconducila con te.

 

(Escono dall'alto la Duchessa e Hume scortati)

 

E produrremo in giudizio tutti questi gingilli. Via tutti!

 

(Escono le Guardie con SouthwellBolingbrokeeccetera)

 

YORK: Lord Buckinghamdavvero l'avete spiata bene: un bel piano e ben scelto per costruirvi su! Oraper favoresignor miovediamo che cosa ha scritto il diavolo. Che c'è qui? "E' ancor vivo il duca che Enrico deporrà; ma gli sopravviverà e morrà di morte violenta". Giàma questo è come "Aio teAeacidaRomanos vincere posse". Beneandiamo avanti: "Dimmi che destino attende il duca di Suffolk. Egli morirà e perirà per acqua. Che accadrà al duca di Somerset? Eviti i castelli: sarà più sicuro su pianure sabbiose che dove stanno castelli montani". Viaviasignoriquesti oracoli sono difficili a comprendersi e di non facile compimento. Il re è ora in viaggio per Sant'Albano e con lui è il marito di quest'amabile signora: e là andranno queste notizie quanto più presto un cavallo può portarle: una triste colazione per il Protettore.

BUCKINGHAM: Monsignore di YorkVostra Grazia deve permettermi di fare da corriere e di ricevere la meritata ricompensa.

YORK: Come desideratemio buon signore. Chi è costà? (Entra un Servo) Invitate i signori di Salisbury e di Warwick a cenare con me domani sera. Andate.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - Sant'Albano

(Entrano il RE ENRICOla REGINA MARGHERITAGLOUCESTERil CARDINALE e SUFFOLK con Falconieri che emettono il loro grido)

 

MARGHERITA: Credetemisignori; nella caccia presso il fiume non mi sono divertita tanto da molti e molti anni: eppurese non erroil vento era assai forte e v'era ogni probabilità che la vecchia Gianna non si levasse a volo.

ENRICO: Ma che buona posta ha preso il vostro falco e come ha volato sopra tutti gli altri! Vedete come Dio opera in tutte le sue creature!

sìuomini e uccelli amano assai di salire in alto.

SUFFOLK: Non c'è da stupirepiaccia a Vostra Maestàche i falchi del Protettore vadano tanto in su: sanno che il loro padrone ama le altezze e manda i pensieri dove un falcone non saprebbe giungere.

GLOUCESTER: Mio signorebassaignobile mente è quella che non sa levarsi più in alto di un uccello.

CARDINALE: Lo sapevo già: egli vorrebbe sovrastare alle nubi.

GLOUCESTER: Sìmonsignor cardinale? che vorreste dire? non piacerebbe a Vostra Grazia di saper volare al cielo?

ENRICO: Il tesoro dell'eterna gioia.

CARDINALE: Il tuo cielo è sulla terra; i tuoi occhi e i tuoi pensieri si appuntano a una coronatesoro del tuo cuore; pernicioso Protettorepericoloso lordche ti stemperi in adulazione al re e allo Stato!

GLOUCESTER: Come! CardinaleVostra Preteria è diventata così violenta? "Tantaene animis caelestibus irae"? uomini di Chiesa così collerici? buono zionascondete tanto malanimo: un sant'uomo come voi!

SUFFOLK: Niente malanimoo almeno quanto sta bene in una contesa così giusta e contro un pari così cattivo.

GLOUCESTER: Così cattivoe come chisignor mio?

SUFFOLK: Come voise piace a VossignoriaProtettore illustrissimo.

GLOUCESTER: ComeSuffolk! l'Inghilterra conosce la tua insolenza.

MARGHERITA: E la tua ambizioneGloucester.

ENRICO: Zittati pregobuona regina: non aizzare questi pari infuriati; poiché benedetti sono i pacificatori sulla terra.

CARDINALE: Dio mi benedica per la pace che farò con la spada contro questo superbo Protettore.

GLOUCESTER (a parte al Cardinale): In fede miazio santofosse vero che si venisse a questo!

CARDINALE (a parte a Gloucester): Per la Verginequando l'oserai!

GLOUCESTER (a parte al Cardinale): Non chiamarti intorno una banda di partigiani per questa faccenda; rispondi di questa offesa con la tua sola persona.

CARDINALE (a parte a Gloucester): Sìdove non oserai mostrare la testa; mase ositrovati questa sera al lato orientale dei boschetto.

ENRICO: Che state dicendomiei signori?

CARDINALE: Credetemicugino Gloucesterse il vostro uomo non avesse fatto levare la selvaggina così improvvisamenteavremmo avuto caccia migliore. (A parte a Gloucester) Vieni con la spada a due mani.

GLOUCESTER: E' verozio.

CARDINALE (a parte a Gloucester): Avete capito bene? il lato orientale del boschetto.

GLOUCESTER (a parte al Cardinale): Cardinalevi sarò.

ENRICO: Ebbeneche c'èzio Gloucester?

GLOUCESTER: Parlavamo di falchinient'altrosire. (A parte al Cardinale) Oraper la madre di Diopretevi raderò il cocuzzolo o non so più tirar di spada.

CARDINALE (a parte a Gloucester): "Medice te ipsum..." Protettorein guardia! proteggi te stesso.

ENRICO: Il vento cresce e così la vostra irritazionemiei signori.

Quanto fastidiosa è questa musica al mio cuore! Quando queste corde non sono intonateche speranza c'è di armonia? Vi pregomiei signorilasciatemi comporre questa contesa.

 

(Entra uno gridando "Miracolo")

 

GLOUCESTER: Che vuol dire questo chiasso? amicoche miracolo è questo che annunci?

UNO: Miracolo! miracolo!

SUFFOLK: Vieni a dire al re di che miracolo si tratta.

UNO: Mezz'ora fa al santuario di Sant'Albano un cieco ha acquistata la vistaun uomo che non ha mai veduto prima in vita sua.

ENRICO: Sia lodato Iddio che a coloro che credono concede luce nell'oscuritàe conforto nella disperazione!

 

(Entrano il SINDACO di Sant'Albano e i suoi Colleghi; SIMPCOX portato da due persone su di una sedia e sua Moglie seguita da una gran moltitudine)

 

CARDINALE: Ecco qua i cittadini in processione che vengono a condurre l'uomo da Vostra Maestà.

ENRICO: Grande è il sollievo che ha ricevuto in questa valle terrenasebbene la vista moltiplichi in lui l'occasione di peccare.

GLOUCESTER: Largosignori mieiconducetelo vicino al re: Sua Maestà vuole parlargli.

ENRICO: Buon uomoraccontaci i particolari affinché possiamo render gloria per te al Signore. Dunquetu sei stato a lungo cieco e ora ci vedi ?

SIMPCOX: Cieco natocosì piaccia a Vostra Maestà.

MOGLIE: Sìdavverolo era proprio.

SUFFOLK: Chi è questa donna?

MOGLIE: Sua mogliese piace a Vostra signoria.

GLOUCESTER: Se fossi stata sua madrel'avresti potuto dire con maggiore sicurezza.

ENRICO: Dove sei nato?

SIMPCOX: A Berwick nel settentrionecosì piaccia a Vostra Maestà.

ENRICO: Povero diavolo! grande è stata la bontà di Dio con te: non lasciar passare né giorno né notte senza santificarli con la preghierae ricorda sempre quello che il Signore ha fatto per te.

MARGHERITA: Dimmibuon uomo; sei venuto qui a questo santuario per caso o per devozione?

SIMPCOX: Per pura devozioneDio lo sa perché sono stato chiamato cento volte e più nel sonno dal buon Sant'Albano che mi diceva:

"Simpcoxvienifa' un'offerta al mio santuario e ti aiuterò".

MOGLIE: Veroverissimo; e molte volte ho udito io stessa una voce che gridava così.

CARLO: Come! sei anche storpio?

SIMPCOX: SiDio Onnipotente mi aiuti!

SUFFOLK: E come mai lo sei diventato?

SIMPCOX: Cadendo da un albero.

MOGLIE: Da un susinosignore.

GLOUCESTER: E da quanto tempo sei cieco?

SIMPCOX: Oh! dalla nascitasignore.

GLOUCESTER: Come? e salivi sugli alberi?

SIMPCOX: Fu una volta sola in vita miaquand'ero giovane.

MOGLIE: Purtroppo; e l'arrampicarsi gli è costato caro.

GLOUCESTER: Santa Messa! per arrischiarti così vuol dire che le susine ti piacevano assai.

SIMPCOX: Ahimèsignor mioè stata mia moglie che voleva delle amoscinee mi ha fatto arrampicare a rischio della vita.

GLOUCESTER: Furbacchionepoco ti gioverà! Lasciami vedere gli occhi:

chiudili; ora aprili. A mio parerenon mi sembra che tu ci veda ancor bene.

SIMPCOX: Sì? signorechiaro come il giorno grazie a Dio e a Sant'Albano.

GLOUCESTER: Proprio davvero? Di che colore è questo mantello?

SIMPCOX: Rossosignore; rosso come il sangue.

GLOUCESTER: Beneè giusto. E di che colore è la mia tunica?

SIMPCOX: Neranerissima come il giaietto.

GLOUCESTER: Come! allora sai di che colore è il giaietto.

SUFFOLK: Eppurecredonon ha mai visto il giaietto in vita sua.

GLOUCESTER: Ma molti mantelli e tuniche prima d'oggi.

MOGLIE: Mai prima d'oggi in vita sua.

GLOUCESTER: E dimmiqual è il mio nome?

SIMPCOX: Ahimèsignorenon lo so.

GLOUCESTER: E qual è il nome di lui?

SIMPCOX: Non lo so GLOUCESTER: Né il suo?

SIMPCOX: Nodavverosignore.

GLOUCESTER: E qual è il tuo nome?

SIMPCOX: Saunder Simpcox per servirvisignore.

GLOUCESTER: E alloraSaundersiediti quiil più bugiardo furfante della Cristianità. Se tu fossi stato cieco natoconoscere tutti i nostri nomi non ti sarebbe stato più difficile che conoscere il nome dei diversi colori che portiamo. Può darsi che gli occhi distinguano i colorima nominarli tutti così presto ed esattamente è impossibile.

Miei signoriSant'Albano ha fatto proprio un vero miracolo; ma non vi sembrerebbe grande la valentia di colui che restituisse a questo storpio l'uso delle gambe?

SIMPCOX: Osignorese lo sapeste fare!

GLOUCESTER: Miei signori di Sant'Albanonon avete bidelli in città e quelle cose che chiamano fruste?

SINDACO: Sise piace a Vostra Grazia.

GLOUCESTER: Allora chiamatene uno subito.

SINDACO: Va' subito a chiamare qui il bidello.

 

(Esce un Servo)

 

GLOUCESTER: E ora portatemi qui uno sgabello e tubricconese ti vuoi risparmiare delle buone frustatesalta questo sgabello e corri via.

 

(Entra un Bidello)

 

SIMPCOX: Ahimèsignore; non mi reggo sulle gambe da solo: volete proprio torturarmi invano!

GLOUCESTER: Beneamico mio; vogliamo solo che tu ricuperi l'uso delle gambe. Bidellofrustalo finché non salta quello sgabello.

BIDELLO: Sissignore. Avantitulevati il farsetto subito.

SIMPCOX: Ahimè! signor mioche debbo fare? non riesco a stare in piedi.

 

(Il Bidello lo colpisce una volta; egli salta lo sgabello e scappa; e la Gente lo segue e grida "Miracolo!")

 

ENRICO: OhSignore! come puoi tu veder questo e tollerarlo con tanta pazienza?

MARGHERITA: Ho riso proprio di gusto a vedere il furfante darsela a gambe.

GLOUCESTER: Seguite il mariuolo e conducete in prigione questa baldracca.

MOGLIE: Ahimè! Signorel'abbiamo fatto proprio per bisogno.

GLOUCESTER: Siano frustati in ogni mercatofinché non arrivino a Berwickdonde sono venuti .

 

(Escono il Sindacoil Bidellola Moglieeccetera)

 

CARDINALE: Il duca Humphrey oggi ha fatto un miracolo.

SUFFOLK: Verissimo; ha fatto balzare in piedi e scappar via lo storpio.

GLOUCESTER: Ma voi avete fatto più miracoli di me: in un sol giornomio signoreavete fatto scappar via intere città.

 

(Entra BUCKINGHAM)

 

ENRICO: Che notizie ci porta nostro cugino Buckingham?

BUCKINGHAM: Tali notizie che mi trema il cuore a comunicarle. Un branco di malvagi e corrotticon l'appoggio di madama Eleonorala moglie del Protettoree in concerto con leiideatrice e anima di questo complottohanno tramato contro la vostra autorità in commercio con streghe e maghi. Li abbiamo colti sul fattomentre evocavano spiriti maligni dall'inferno e li interrogavano intorno alla vita e alla morte di re Enrico e di altri membri del Consiglio privatocome Vostra Maestà sarà poi più minutamente informata.

CARDINALE: E cosìlord Protettorevedremo vostra moglie comparire in giudizio a Londra. Questa notiziacredoha tolto il filo alla vostra spada; è molto probabilemio signoreche non manterrete l'appuntamento.

GLOUCESTER: Prete ambiziososmetti di affliggere il mio cuore: il dolore mi toglie le forzeevinto come sonomi arrendo a tecome mi arrenderei al più vile staffiere.

ENRICO: Oh Dio! che mai fanno i cattiviaccumulando confusione sul loro capo.

MARGHERITA: Gloucesterguarda come è insozzato il tuo nido: e cerca almeno tu di apparire innocente.

GLOUCESTER: Signoraquanto a mechiamo in testimonio il cielo che ho sempre amato il re e lo Stato: quanto a mia moglienon so come sia.

Quello che ho sentito mi riempie di dolore: manobile com'èse ha dimenticato l'onore e la virtù e si è mischiata a gente checome la peceinsozza la nobiltàla bandisco dal mio letto e dalla mia compagniae abbandono alla legge e all'infamia colei che ha disonorato il chiaro nome di Gloucester.

ENRICO:. Ebbeneper questa notte riposeremo qui: domani ritorneremo a Londra per esaminare a fondo questi fattiper costringere i turpi rei alla resa dei contie pesare la causa sull'esatta bilancia della giustizia il cui ago indica sicuramente chi è dalla parte della ragione.

 

(Squillo di trombe. Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Londra. Il giardino del Duca di York

(Entrano YORKSALISBURY E WARWICK)

 

YORK: Miei buoni signori di Salisbury e di Warwickora che abbiamo frugalmente cenatopermettetemi in questo viale appartato di chiedervi che cosa pensate del mio indiscutibile diritto alla corona d'Inghilterra.

SALISBURY: Mio signorebramo di sentire da voi tutto per minuto.

WARWICK: Caro Yorkincomincia; ese le tue pretese sono fondatepotrai disporre dei Nevil come ti piace.

YORK: Allora così stanno le cose. Edoardo Terzomiei signoriebbe sette figli; il primoEdoardo il Principe Nero e principe di Galles; il secondoGuglielmo di Hatfield; il terzoLionello duca di Clarence; dopo di lui vi fu Giovanni di Gandduca di Lancaster; il quinto fu Edmondo Langleyduca di York; il sesto fu Tommaso di Woodstockduca di Gloucester; Guglielmo di Windsor fu il settimo e ultimo. Edoardo il Principe Nero premorì al padre e lasciò un unico figlioRiccardoche dopo la morte di Edoardo Terzo occupò il trono finché Enrico Bolingbrokeduca di Lancasterprimogenito ed erede di Giovanni di Gandincoronato col nome di Enrico Quartos'impadronì del regnodepose il legittimo sovranomandò la povera regina in Francia donde era venuta e lui a Pomfretdovecome tutti sapetel'innocente Riccardo fu assassinato a tradimento.

WARWICK: Padreil duca ha detto la verità: proprio così la casa di Lancaster si è impossessata del trono.

YORK: E ora lo tiene con la forza e non per diritto; poichéessendo morto Riccardoerede del primo figlioavrebbero dovuto regnare i discendenti del secondo.

SALISBURY: Ma Guglielmo di Hatfield morì senza lasciare eredi.

YORK: Il terzo figlioduca di Clarencediscendendo dal quale io reclamo la coronaebbe una figliaFilippache sposò Edmondo Mortimerconte di Marche da lui ebbe Ruggeroda cui nacquero EdmondoAnna ed Eleonora.

SALISBURY: E questo Edmondodurante il regno di Bolingbrokecome ho dettoavanzò pretese alla coronae sarebbe divenuto rese Owen Glendower non l'avesse tenuto in prigionia sino alla morte. Ma sentiamo il resto.

YORK: Annasua sorella primogenitamadre miaed erede della coronasposò Riccardo conte di Cambridge nato da Edmondo Langleyquinto figlio di Edoardo Terzo: e io reclamo il regno come figlio di Anna:

ella era erede di Ruggero conte di Marchche era figlio di Edmondo Mortimersposo di Filippasola figlia di Lionello duca di Clarence:

cosìse i discendenti di chi nacque prima sono preferiti a quelli di chi nacque dopoio sono re.

WARWICK: Quale semplicissimo procedimento è più semplice di questo?

Enrico dice di aver diritto alla corona in quanto discende da Giovanni di Gandquarto figlioe York in quanto discende dal terzo; quella discendenza non è ancora venuta menoma fiorisce in te e nei tuoi figlibei ramoscelli di tal tronco. Padre Salisburyinginocchiamoci e in questo luogo appartato salutiamo per primi il nostro legittimo sovranoonorando il suo diritto alla corona.

A DUE: Viva il nostro sovranoRiccardo re d'Inghilterra!

YORK: Vi ringraziamosignori! Ma non sarò vostro re finché non sarò coronato e la mia spada non si sarà bagnata nel sangue del cuore della casa di Lancaster; e ciò non si può fare d'un trattoma con ponderazione e nel segreto del silenzio. Fate come faccio io in questi giorni pericolosi: chiudete un occhio sull'insolenza del duca di Suffolksull'orgoglio di Beaufortsull'ambizione di Somersetsu Buckingham e sul resto della bandafinché non abbiano irretito il pastore di questo bel greggequel principe virtuosoil buon duca Humphrey: è questo quel che cercano e cercandolo vi troveranno la mortese York sa leggere nel futuro.

SALISBURY: Mio signore separiamoci; ora sappiamo bene come la pensate.

WARWICK: Il mio cuore mi assicura che il conte di Warwick porrà un giorno sul trono il duca di York.

YORK: Nevildi questo sono certo: che Riccardo vivrà tanto a lungo da fare del conte di Warwick l'uomo più grande d'Inghilterra dopo il sovrano.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Un tribunale

(Suonano trombe. Entrano RE ENRICOla REGINA MARGHERITAGLOUCESTERYORKSUFFOLK SALISBURY; e scortati dalle Guardiela DUCHESSA DI GLOUCESTERGHITA JOURDAINSOUTHWELLHUME e BOLINGBROKE)

 

ENRICO: Avanzatemadama Eleonora Cobhammoglie di Gloucester. Agli occhi di Dio e nostri la vostra colpa è grande: ascoltate la sentenza della legge per peccati a cui libri divini comminano la morte. Voi quattro sarete ricondotti di qui in prigione e dalla prigione al patibolo: la strega sarà ridotta in ceneri a Smithfield e voi tre sarete strozzati sulla forca. Voimadamapoiché siete di più nobile nascitadopo tre giorni di pubblica penitenzasarete confinata qui nel vostro paese a vivere privata di ogni onore in bando perpetuo presso Sir Giovanni Stanley nell'isola di Man.

DUCHESSA: Grato mi è il bando e grata mi sarebbe la morte.

GLOUCESTER: Eleonorala legge ti ha giudicata e io non posso giustificare colei che la legge condanna. (Escono la Duchessa e gli altri prigionieri accompagnati dalle Guardie) I miei occhi sono pieni di lacrime e il cuore di cordoglio. AhHumphrey! questo disonore alla tua età ti farà chinare il capo sino a terra per il dolore. Supplico Vostra Maestà di darmi il permesso di andare; l'affanno richiede conforto e la mia vecchiaia quiete.

ENRICO: FermatiHumphreyduca di Gloucester: prima di andare consegna il bastone; Enrico sarà Protettore di se stesso: e Dio sarà speranzasostegnoguida e lucerna al mio cammino. E va' in paceHumphreynon meno amato di quand'eri Protettore del tuo re.

MARGHERITA: Non vedo perché un re uscito di minorità debba essere protetto come un fanciullo. Dio e re Enrico governino il reame d'Inghilterra! restituitemessereil vostro bastone e il regno al sovrano.

GLOUCESTER: Il mio bastone? eccolo quanobile Enrico; tanto volentieri lo riconsegno quanto volentieri tuo padre Enrico me lo diede; e altrettanto volentieri lo depongo ai tuoi piedi quanto volentieri altri lo prenderebbero per soddisfare la loro ambizione.

Addiobuon re! Quando sarò morto possa una pace onorata circondare sempre il tuo trono.

 

(Esce)

 

MARGHERITA: Ebbene; solo ora Enrico è re e Margherita regina; e Humphrey duca di Gloucester non è quasi più se stessoavendo sofferto così crudele mutilazione. Due colpi in una volta sola: la moglie bandita e un membro amputato: voglio dire questo bastoneinsegna del suo onorestrappatogli di mano: e stia lì dove è meglio che si troviin mano di Enrico.

SUFFOLK: Così questo superbo pino langue e lascia cadere a terra i suoi rami: così l'orgoglio dl Eleonora muore all'inizio.

YORK: Lasciatelo andaresignori. Se piace a Vostra Maestàquesto è il giorno fissato per il combattimento; se Vostra Altezza vuole vedere il duello. Lo sfidante e lo sfidatol'armaiuolo e il suo uomosono pronti a entrare in lizza.

MARGHERITA: Sìsìmio buon signore; ho lasciato la corte apposta per vedere la soluzione di questa contesa.

ENRICO: In nome di Diovedete che la lizza e ogni altra cosa siano come si deve: qui la finiscano e Dio protegga il buon diritto.

YORK: Non ho mai visto un individuo più a mal partito o più pauroso di combattere di quello che sia lo sfidanteil servo di quest'armaiuolo.

 

(Da una porta entra l'ARMAIUOLO con gli Amici che bevono con lui alla sua salute tanto da ubriacarlo. Un tamburo lo precede. Egli ha un bastone a cui è legato un sacchetto pieno di sabbia. Da un'altra porta entra PIETROpure preceduto da un tamburo e fornito di bastone con sacchetto. Lo accompagnano alcuni Apprendisti che bevono alla sua salute)

 

PRIMO AMICO: Ecco quaamico Hornerbevo alla vostra salute questo bicchiere di vin di Spagna: non temetevi andrà benone.

SECONDO AMICO: E quiamicoun bicchiere di vin chiaro.

TERZO AMICO: E qui c'è un boccale di birra forteamico. Bevetee non abbiate paura del vostro garzone.

HORNER: Fate girare il bicchiere e berrò alla salute di voi tutti; di Pietro non m'importa un fico.

PRIMO APPRENDISTA: Bevo alla tua salutePietronon aver paura.

SECONDO APPRENDISTA: In gambaPietroe non aver paura del padrone:

dagliene per l'onore degli apprendisti.

PIETRO: Grazie a tutti. Bevete e pregate per meper favoreperché credo di aver bevuto il mio ultimo sorso in questo mondo. Certose muoioti lascio il mio grembiule: e tuMemmoavrai il martello: e tuMasoprenditi tutti i miei quattrini. Dio mi benedica! non saprò tener testa al mio padrone che è così buon schermitore.

SALISBURY: Suvviafinitela di bere e venite ai colpi. Tucome ti chiami?

PIETRO: Pietroin fede mia.

SALISBURY: Pietro! e poi?

PIETRO: Pietro Picchia.

SALISBURY: Picchia? e allora picchia per bene il tuo padrone.

HORNER: Signorisono venuto quiper così direprovocato dal mio garzone per provare che è furfante e che io sono galantuomo: e riguardo al duca di York possa io morire se ho mai voluto male a luial re o alla regina; e perciòPietrofatti sotto a prendere qualche buona legnata.

YORK: Presto: la lingua si incomincia a ingarbugliare a questo gaglioffo. Trombettieridate il segnale ai duellanti.

 

(Segnale. Combattonoe Pietro abbatte l'avversario)

 

HORNER: BastaPietro! basta! Confessoconfesso il mio tradimento.

 

(Muore)

 

YORK: Portategli via l'arma. Caro il mio uomoringrazia Dio e il vino che ha fatto incespicare il tuo padrone.

PIETRO: O Dio! ho proprio vinto i miei nemici davanti a tutti questi signori? O Pietroil tuo diritto ha trionfato!

ENRICO: Portate lontano dalla nostra vista quel traditore; la sua morte prova che era colpevole e Dio nella sua giustizia ci ha rivelato la sincerità e l'innocenza di questo povero diavolo che egli avrebbe voluto assassinare a torto. E tugiovanottoseguici e riceverai una ricompensa.

 

(Squillo di trombe. Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Una strada

(Entrano GLOUCESTER e i suoi Servi in abito da lungo)

 

GLOUCESTER: Così anche il giorno più sereno ha talvolta la sua nube e dopo l'estate vien sempre lo sterile inverno col freddo iroso e mordente; così si alternano gioie e dolorifuggevoli come le stagioni. Che ora èmesseri?

SERVI: Le diecisignore.

GLOUCESTER: E' l'ora che mi fu indicata perché assistessi al passaggio della duchessa punita: ella non potrà sopportare i selci della stradaa doverli calcare coi suoi teneri piedi! Cara Nora! la tua nobile mente non potrà tollerare il popolaccio che malignamente ti scruterà in visoe riderà di questa umiliazionementre prima seguiva le ruote del tuo cocchio maestoso quando passavi in trionfo per le vie! Ma zitto! Credo che stia venendo; preparerò i miei occhi pieni di lacrime a vedere le sue miserie.

 

(Entra la DUCHESSA DI GLOUCESTER avvolta in un lenzuolo biancoi piedi nudi e una candela accesa in mano; sono con lei SIR GIOVANNI STANLEYlo SCERIFFO ed Ufficiali)

 

SERVI: Se Vostra Grazia vuolela libereremo dalle mani dello Sceriffo.

GLOUCESTER: Nonon movetevi se vi è cara la vitalasciatela passare.

DUCHESSA: Siete venutomio signorea vedere la mia pubblica vergogna? Ora tu pure fai penitenza! Vedi come la gente mi guarda; vedi come la volubile moltitudine ti addita e tutti fissano gli occhi su di te e accennano col capo! AhGloucester! nasconditi ai loro sguardi odiosie rinchiuso nella tua stanza compiangi la mia vergogna e impreca contro i tuoi nemicituoi e miei.

GLOUCESTER: Sii pazienteNora; cerca di dimenticare questo dolore.

DUCHESSA: AhGloucester! Insegnami a dimenticare me stessapoiché quando penso che sono tua moglie e tu un principe e Protettore di questo regnosento solo che non dovrei esser condotta cosìtutta avvolta nella vergogna con cartelli di infamia sul dorsoe seguita da una plebaglia che gode a vedere le mie lacrime e a udire i gemiti che mi vengono dal profondo del cuore. Quando i selci senza pietà mi tagliano i teneri piedi e io trasaliscola plebaglia maligna ridee mi dice di guardare dove cammino. AhHumphrey! come posso sopportare questo giogo vergognoso? credi tu che giungerò mai a guardare il mondo o a considerare felici coloro che godono il sole? nole tenebre saranno la mia luce e la notte il mio giorno: e pensare al fasto che godetti sarà un inferno. Talora dirò: "Sono la moglie del duca Humphreyed egli un principe e reggitore del paese: eppure così resse e fu tal principeche dovette starsene fra gli spettatori mentre iosua desolata duchessaero oggetto di meraviglia e segnata a dito da ogni ozioso furfante che mi seguisse". Ah! sii pur mite e non arrossire alla mia infamiané muoverti mai finché la mannaia non ti penda sul collocome sarà certo fra brevepoiché Suffolkche può volgere a piacer suo colei che odia te e noi tuttie York e l'empio Beaufortquel falso pretehanno invescato i cespugli per insidiarti le alieper quanto tu cerchi di svolazzareriusciranno ad acchiapparti; ma continua pure a non temere e a non far nulla contro i tuoi nemicifinché non avrai il piede nel lacciolo.

GLOUCESTER: Ah! Norataci: tu sei del tutto fuori di strada: prima di essere accusato debbo essere in colpae se i nemici fossero venti volte più numerosi e ciascuno di essi avesse una potenza venti volte superiorenon potrebbero farmi nulla di male sinché continuerò ad essere lealesincero e innocente. Vorresti forse che ti strappassi a questa vergogna? Ebbenela tua infamia non sarebbe cancellata e io mi troverei in grave pericolo per aver offeso la legge. Nella calma puoi trovare il migliore confortoLenuccia; ti pregopiega il cuore alla pazienza: tra poco si esaurirà questa morbosa curiosità della gente.

 

(Entra un Araldo)

 

ARALDO: Invito Vostra Grazia al Parlamento di Sua Maestà che si terrà a Bury il primo del prossimo mese.

GLOUCESTER: Né si è mai chiesto prima il mio parere! queste sono mene occulte. Ebbene vi sarò. (Esce l'Araldo) Lena miati salutoe voisceriffofate in modo che la sua penitenza non vada oltre gli ordini del re.

SCERIFFO: Se piace a Vostra Graziasin qui giungono gli ordini che ho ricevutida questo momento Sir Giovanni Stanley è incaricato di condurla all'isola di Man.

GLOUCESTER: Sir Giovannidovete tenerla là sotto la vostra giurisdizione?

STANLEY: Così mi è stato ingiuntose piace a Vostra Grazia.

GLOUCESTER: Non trattatela peggio proprio perché vi prego di trattarla bene. Può darsi il caso che tornino tempi migliorie potrei vivere tanto da farvi del bene se ne farete a lei; e così addiosir Giovanni.

DUCHESSA: Come? mio signoreve ne andate senza dirmi addio?

GLOUCESTER: Le mie lacrime ti dicono che non posso parlare.

 

(Escono Gloucester e i Servi)

 

DUCHESSA: Dunque te ne sei andato? Ogni mia consolazione se ne va con te! Nessuna me ne resta: la mia gioia è la morteal cui nome ho spesso tremato perché avrei voluto che questo mondo durasse eterno.

Stanleyti pregoconducimi via di qua; non m'importa dovepoiché non chiedo alcun favore; conducimi solo dove ti è stato ordinato.

STANLEY: All'isola di Mandunquemadamadove sarete trattata secondo il vostro rango.

DUCHESSA: Malissimo; perché il mio rango è rango d'infamia: e dovrò allora essere trattata infamemente?

STANLEY: Sarete trattata come richiede la vostra condizione di duchessa e di moglie di Humphrey.

DUCHESSA: Addiosceriffopossa tu essere più felice di mesebbene tu mi abbia guidata su questo umiliante cammino.

SCERIFFO: E' il mio ufficiomadamaperdonate.

DUCHESSA: Sìsìaddio; hai fatto il tuo dovere. SuvviaStanleydobbiamo andare?

STANLEY: Madamala vostra penitenza è finita: gettate via questo lenzuolo e andate a vestirvi per il viaggio.

DUCHESSA: Col lenzuolo non se ne andrà l'obbrobrio; nomi resterà appiccicato alle vesti più ricche e apparirà comunque mi vesta. Suprecedimi; mi par mill'anni di vedere la mia prigione.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

 

SCENA PRIMA - L'Abbazia di Bury Saint Edmunds

(Fanfara. Entrano in Parlamento RE ENRICOla REGINA MARGHERITABEAUFORTSUFFOLKYORKBUCKINGHAMSALISBURY e WARWICK)

 

ENRICO: Non so perché lord Gloucester non sia ancor venuto: non è suo costume arrivare per ultimoqualunque sia la ragione che lo fa ritardare ora.

MARGHERITA: Non avete occhi per vedere? o non volete proprio osservare quanto stranamente ha mutato contegno? che alterigia di portamento è la suae come da poco tempo in qua è diventato insolente e orgoglioso e brusco di motie così cambiato da quel che era? Ricordiamo bene quando era mite e affabilee bastava un nostro sguardo un po' freddo per farlo cadere subito in ginocchiocosicché tutta la corte lo ammirava per il contegno sottomesso: ma se lo incontriamo ora la mattinaquando tutti danno il buon giornoaggrotta la frontefa la faccia scurae passa oltre senza piegare il ginocchio e senza degnarci dell'atto di ossequio a cui abbiamo ben diritto. Nessuno fa caso ai botoli quando ringhianomaquando il leone ruggeanche i grandi uomini tremano e Humphrey non è uomo di scarso conto in Inghilterra. Prima di tutto notate che è il vostro più stretto parente e sarebbe il primo a salire se voi cadeste. Considerando il suo livore e il vantaggio che avrebbe dalla vostra mortenon è accortezzami sembrache egli stia tanto presso alla vostra reale persona o che sia ammesso al Consiglio di Vostra Maestà. Con l'adulazione ha conquistato il cuore dei borghesi ese gli piacerà di provocare qualche agitazionec'è da temere che tutti lo seguiranno. Ora è primavera e la gramigna non ha ancora messo radici profonde; se la lasciate fareinvaderà tutto il giardino eper mancanza di curasoffocherà tutte le erbe buone. L'affetto reverente che ho per il mio signore mi ha fatto rilevare queste pericolose disposizioni nel duca; se è cosa scioccadite che è paura di donna: se più folti ragioni riusciranno a cacciarlalo riconoscerò francamente e dirò che ho fatto torto al duca. Miei signori di SuffolkBuckingham e Yorkconfutate le mie asserzioni se potete; altrimenti ammettete il buon fondamento delle mie parole.

SUFFOLK: Vostra Maestà ha letto bene nell'animo di questo duca: se fossi stato invitato a dir per primo il mio pensieroavrei espresso le stesse idee di Vostra Grazia. La duchessalo giuro sulla mia vitaistigata da lui ha iniziato le sue pratiche diabolicheo eglise anche non era al corrente di questi atti criminosiha spinto quel cervello bacato della pazza duchessa a macchinare con mille arti la caduta del nostro sovranovantando la propria alta nobiltà come colui che aveva diritto al trono immediatamente dopo il re. L'acqua corre liscia dove il letto è profondo ed egli nasconde il tradimento sotto le apparenze della innocuità. La volpe non latra quando vuol rubare l'agnello: nonomio sovrano. Gloucester è un uomo non sondato abbastanza e pieno di profondi inganni.

CARDINALE: Non ha inventato strane morti per piccoli reaticontro ogni forma di legge?

YORK: Ementre era Protettorenon ha imposto gravi tributi nel regno per il soldo delle truppe in Francia che poi in realtà non ha mai mandato? In conseguenza di ciò vi sono state nelle città ribellioni giornaliere.

BUCKINGHAM: Ehqueste sono piccole colpe rispetto a quelle che non si conoscono e che il tempo rivelerà nel duca Humphreyche sembra un uomo così liscio.

ENRICO: Ve lo dico senz'altromiei signori: la cura con cui recidete le spine che molesterebbero il nostro piede è degna di lodema a dirvi quello che sento in coscienzail nostro parente Gloucester è tanto innocente di mene traditrici contro la nostra reale persona quanto lo sono l'agnello di latte o l'innocua colomba. Il duca è virtuosomite e di troppo buoni costumi per sognare il male o per adoperarsi per la mia rovina.

MARGHERITA: Ah! non c'è nulla di più pericoloso che questa stolta fiducia. Vi sembra una colomba? sono penne prese a prestitopoiché il suo carattere è quello del corvo odioso. Vi pare un agnello? la pelle non gli appartieneperché le sue disposizioni sono quelle del lupo vorace. Qual è il macchinatore d'inganni che non sa assumere un'apparenza d'accatto? Attentomio signore! la sicurezza di noi tutti dipende dalla morte di questo fraudolento.

 

(Entra SOMERSET)

 

SOMERSET: Salute al mio grazioso sovrano.

ENRICO: Benvenutolord Somerset. Che notizie di Francia?

SOMERSET: Che siete stato privato di ogni autorità in quei territori:

tutto è perduto.

ENRICO: Brutte notizielord Somersetma sia fatta la volontà del cielo!

YORK (a parte): Brutte notizie per me perché speravo tanto fermamente di ottenere la Francia quanto spero di ottenere la fertile Inghilterra. Così i miei fiori periscono in boccio e i bruchi rodono le foglie. Ma riparerò a questo prima che passi molto tempo o darò il mio titolo in cambio di una tomba gloriosa.

 

(Entra GLOUCESTER)

 

GLOUCESTER: Ogni felicità al re mio signore! Perdonatemimio sovranose ho tardato tanto.

SUFFOLK: AnziGloucestersappi che sei venuto anche troppo prestoa meno che tu non sia più leale di quello che sembri. Ti dichiaro qui in arresto per alto tradimento.

GLOUCESTER: EbbeneSuffolknon mi vedrai per questo arrossire o cambiare in viso: un cuore senza macchia non si spaventa per poco. La sorgente più pura non è così libera dal fango quanto sono puro di tradimento verso il mio sovrano. Chi può accusarmi? di che sono colpevole?

YORK: Si credemio signoreche vi siate lasciato corrompere dal re di Francia e che quando eravate Protettore vi siate trattenuto il soldo delle truppe e che per questo Sua Maestà abbia perduto la Francia.

GLOUCESTER: Così si crede? e chi lo crede? Io non ho mai derubato i soldati della loro paga né ho mai avuto un soldo dal re di Francia.

Così mi aiuti Iddioho persino vegliato la notteanzi una notte dietro l'altra nel cercare il bene dell'Inghilterra. Se ho tolto un quattrino al re o se ho risparmiato un grosso per mio usomi sia contestato il giorno del giudizio. Al contrarionon volendo tassare la borghesia bisognosaho speso molto del mio per pagare le truppe e non ne ho mai chiesto la restituzione.

CARDINALE: Dite questomio signoreperché vi giova.

GLOUCESTER: Quello che dico è la pura e semplice veritàne chiamo Dio a testimonio.

YORK: Quando eravate Protettore avete inventato strane e inaudite torture per rei e il governo inglese si è acquistato per questo fama di tirannico.

GLOUCESTER: Invece tutti sanno che quand'ero Protettore la compassione era il mio solo difettopoiché mi commovevo alle lacrime dei rei e mi bastavano le loro umili parole per mandarli assolti da ogni colpa. Non ho mai dato ai colpevoli il castigo che meritavano a meno che non si trattasse di omicidi sanguinari o di turpi ladroni che spogliavano i poveri viandanti: ma l'assassiniosanguinoso reatoho punito con tormenti più gravi che la fellonia o qualsiasi altra colpa.

SUFFOLK: Mio signorequeste colpe sono relativamente lievi e se ne risponde facilmente; ma siete accusato di reati assai più gravidei quali non potete altrettanto facilmente giustificarvi. Vi arresto in nome di Sua Maestà e vi affido al lord cardinale perché vi tenga in prigionia sino al giorno del giudizio.

ENRICO: Monsignore di Gloucesterè mia viva speranza che riusciate a giustificarvi pienamente di ogni sospetto: la coscienza mi dice che siete innocente.

GLOUCESTER: Ahgrazioso sovrano! Questi sono tempi pericolosi: la virtù è soffocata dalla turpe ambizione e la carità cacciata di qui dal rancore; l'istigazione al male domina e l'equità è esulata dalle terre di Vostra Altezza. So che costoro hanno tramato di togliermi la vita; se la mia morte potesse rendere felice quest'isola e porre termine alla loro tiranniala soffrirei assai di buon animo; ma non sarebbe che il prologo della tragediapoiché migliaia di altre vittime che non sospettano pericolonon basteranno a metter fine al loro sanguinoso dramma. Gli occhi rossi e scintillanti di Beaufort tradiscono la malvagità del suo cuoree la fronte rannuvolata di Suffolk il suo odio tempestoso; il furbo Buckingham sfoga con la lingua il carico di invidia che gli grava sull'anima; l'ostinato Yorkche cerca di afferrare la luna e il cui braccio presuntuoso ho trattenuto più volteha preso di mira la mia vita con false accuse; e voimia sovranain lega con gli altrisenza alcun motivomi avete accumulato il disonore sul capoe avete fatto del vostro meglio per inimicarmi l'amatissimo sovrano. Sìvi siete concertati tuttied io stesso sapevo dei vostri segreti convegnie tutto per toglier di mezzo la mia vita innocente. Non mancheranno falsi testimoni contro di me né invenzioni di tradimenti di ogni specie per ingrandire la mia colpevolezza e si avvererà l'antico proverbio che per battere un caneun bastone è subito trovato.

CARDINALE: Mio signorei suoi rimbrotti sono intollerabili; se al reo si concede tanta libertà di parolae se coloro che cercano di difendere la vostra reale persona dall'arma occulta del tradimento e dalla furia del traditore sono così rimproveratirimbeccati e svillaneggiatisi raffredderanno nel loro zelo verso la Maestà Vostra.

SUFFOLK: Non ha egli rinfacciato alla nostra sovrana in sua presenza con parole ignominiosesebbene destramente espressedi aver subornato qualcuno a dire il falso per scalzare la sua autorità?

MARGHERITA: A chi perde do licenza di accusare a piacer suo.

GLOUCESTER: Parole assai più vere che sentite: perdoè veroe maledetti siano quelli che vinconoperché mi hanno ingannato in questo giuoco! e chi perde così ha ben diritto di parlare.

BUCKINGHAM: Torce a piacer suo il senso delle nostre parole e vuol tenerci qui tutto il giorno. Lord cardinaleegli è vostro prigioniero.

CARDINALE: Messericonducete via il duca e custoditelo diligentemente.

GLOUCESTER: Ah! Così re Enrico gitta via il bastone prima che le gambe abbiano la forza di sostenergli il corpo; così il pastore è allontanato a forza dal tuo fianco e i lupi ringhiano contendendo chi ti addenterà per primo. Ah! fossero pur infondate le mie paure; poichébuon re Enricotemo la tua rovina.

 

(Esce accompagnato dalle Guardie)

 

ENRICO: Miei signorifate o disfate come sembra meglio alla vostra saggezzae come se noi stessi fossimo qui.

MARGHERITA: Come? Vostra Maestà vuole ora lasciare il Parlamento?

ENRICO: SìMargherita. Mi sento il cuore oppresso dal doloree la sua piena incomincia a traboccarmi negli occhie il mio corpo è come avvolto nella sofferenza; poichéche vi è di più penoso del malcontento? Ah! zio Humphreynel tuo viso vedo la mappa dell'onoredella fedeltà e della lealtà: non vi è mai stato momentobuon Humphreyin cui ti abbia trovato falso o abbia dovuto dubitare della tua fede. Che maligna stella invidia ora la tua fortuna al punto che questi grandi signori e Margherita nostra regina cerchino la rovina della tua vita innocente? Tu non hai mai fatto torto né a loro né ad alcun altro. Come il beccaio trascina il vitello e lega l'infelice e lo batte se recalcitra mentre lo conduce al macellocosì senza alcuna pietà lo hanno condotto via; e come la madre corre muggendo qua e làcercando dove sia andato il suo piccolo innocente e può solo lamentar la perdita del suo carocosì compiango il caso del buon Gloucester con tristi lacrime vane e lo seguo con occhi velati dal pianto senza potergli dare alcun aiutotanto potenti sono i suoi nemici. Lamenterò la sua fortuna e tra un gemito e l'altro dirò "chi è traditore? non certamente Gloucester".

 

(Escono tuttieccetto la Reginail CardinaleSuffolk e York. Somerset sta in disparte)

 

MARGHERITA: Magnanimi signorila fredda neve si liquefa ai caldi raggi del sole: Enricomio signoreè troppo freddo nelle grandi occasionitroppo pieno di futile pietàe l'apparente bontà di Gloucester lo inganna come il coccodrillo lacrimoso sorprende con quella finzione di dolore i creduli viandanti; o come il serpente che con pelle lucida e screziata sta attorcigliato su una riva fiorita e punge un fanciullo che lo crede buono perché e tanto bello. Credetemisignorise nessuno fosse più saggio di me - eppure in questo caso mi credo di buon senso - Gloucester dovrebb'essere spacciato al più presto via da questo mondo se vogliamo liberarci dal timore che egli ci incute.

CARDINALE: E' assai opportuno che egli muoia; ma abbiamo bisogno di un buon pretesto per la sua morte; è giusto che sia condannato secondo le forme di legge.

SUFFOLK: Noquesta a mio avviso non sarebbe buona politica: il re s'adoprerà di salvargli la vita; probabilmente la borghesia si solleverà per salvargli la vita; e d'altra parte non abbiamo che futili argomentipoco più che sospettiper dichiararlo meritevole di morte.

YORK: E cosìragionando a questo modonon vorreste che morisse.

SUFFOLK: Ah! Yorknon c'è nessuno che più di me lo voglia morto.

YORK: E' York che più di tutti ha ragione di volerlo morto. Ma voilord cardinalee voilord Suffolkdite quello che pensate nell'intimo del cuorenon è tutt'uno mettere Humphrey a proteggere il re o un'aquila con lo stomaco vuoto a difesa del pollame contro l'astore affamato?

MARGHERITA: Così i poveri polli sarebbero sicuri della morte.

SUFFOLK: Madamaè vero; e non sarebbe pazzia fare la volpe guardiana dell'ovilee sebbene sia giudicata astuta e sanguinariapassare sopra alla sua inclinazione alla colpa solo perché non ha ancora effettuati i suoi propositi? Nomuoia per il solo fatto che è volpe.

La natura la dichiara nemica del gregge prima ancora che le sue fauci si tingano di sangueallo stesso modo che la ragione dichiara Humphrey nemico del mio re. E non state a guardare tanto pel sottile come l'ucciderete: sia con trappole o con lacciuolisia per astuzianel sonno o nella vegliapoco importa comepurché muoia; poiché onesto è quell'inganno che confonde colui che ha tramato inganni per primo.

MARGHERITA: Nobilissimo Suffolkqueste sono parole risolute.

SUFFOLK: Per niente risolutese non si traducono in pratica; perché spesso si parla e raramente si vuole agire. Matrattandosi di azione meritoriail mio cuore e la mia lingua sono d'accordoeper salvare il re dal suo nemicodite una sola parola e gli darò io gli estremi conforti religiosi.

CARDINALE: MaSuffolkvorrei che morisse prima che possiate prendere gli ordirli sacri: se acconsentite e ritenete giusto questo attoditelo e gli troverò il boiatanto mi sta cuore la salvezza del sovrano.

SUFFOLK: Qua la mano: val la pena di farlo.

MARGHERITA: E così la penso anch'io.

YORK: E io pure: e ora che noi tre abbiamo parlatopoco importa se altri impugna la nostra condanna.

 

(Entra un Corriere)

 

CORRIERE: Grandi signorivengo dall'Irlanda a marce forzateper informarvi che i ribelli sono in armi e passano gli Inglesi a fil di spada. Mandate soccorsisignorie arrestate questa furia in tempoprima che la ferita sia incurabilepoiché sinché è frescav'è grande speranza che si sani.

CARDINALE: E' una breccia che deve essere subito chiusa! che consiglio date in questo frangente?

YORK: Che Somerset sia mandato là come Reggente. E' giusto che si impieghi un reggitore così fortunato: basta pensare al successo che ha avuto in Francia!

SOMERSET: Se York con tutta la sua sottile politica fosse stato Reggente in vece mia non sarebbe rimasto in Francia così a lungo.

YORK: No certoné l'avrei perduta tutta come hai fatto tu. Avrei preferito morire subito piuttosto cherestando là finché tutto fu perdutoriportare a casa un tal carico di disonore. Mostrami il segno d'una sola cicatrice sulla pelle: chi la conserva così intatta raramente vince.

MARGHERITA: Ma via; questa è una scintilla che diventerà un grande incendio se si portano a nutrirla esca e vento. Chetatevibuon York; e voicaro Somersetstate zitto: se tuYorkfossi stato Reggente colàla tua fortuna sarebbe stata forse peggio della sua.

YORK: Come! peggio di nulla? alloravergogna a tutti.

SOMERSET: E a te fra gli altri che auguri vergogna.

CARDINALE: Monsignore di Yorkmettete alla prova la vostra fortuna. I barbari Irlandesi sono in armi e stemperano la creta col sangue degli Inglesi: volete condurre in Irlanda un corpo di truppe scelte da ciascuna contea e tentar la vostra fortuna contro costoro?

YORK: Lo faròmio signorese piace a Sua Maestà.

SUFFOLK: Come! la nostra autorità implica il suo consenso e quello che decidiamo noi egli conferma: alloranobile Yorkassumiti senz'altro questo compito YORK: Sta bene: provvedetemi di soldatisignorimentre metto in ordine i miei affari.

SUFFOLK: Penserò io a sbrigare questa incombenzamonsignore di York.

Ma ritorniamo al falso duca Humphrey.

CARDINALE: Non parliamone piùperché lo tratterò in modo tale che non ci darà altra molestia. E così separiamocila giornata è quasi finita. Lord Suffolkvoi e io dobbiamo parlare di quell'avvenimento.

YORK: Monsignore di Suffolkaspetto i miei soldati a Bristol entro due settimane e là li farò imbarcare per l'Irlanda.

SUFFOLK: Sarà fatto a puntino monsignore di York.

 

(Escono tutti tranne York)

 

YORK: Ora o maiYorkdevi irrigidire i tuoi pavidi pensieri e mutare i vacillanti propositi in risolutezza: sii quello che speri di essereo abbandona alla morte quello che seiché non val la pena di goderlo.

La paura pallida stia col plebeo e non trovi asilo in un cuore regale.

Più fitti che acquazzoni primaverili i pensieri sopravvengono l'uno all'altroe non ve n'è uno che non si riferisca al potere. Il cervellopiù affaccendato d'un ragno laboriosointesse moleste reti per impigliarvi i miei nemici. Benesignoribene; astuti davvero a spedirmi lontano con un esercito! Temo che vi stiate riscaldando in seno il serpe affamatocheristoratovi pungerà al cuore. Gli uomini erano proprio quello che mi mancava e voi me li date. Ve ne sono grato: eppure siate certi che è come se metteste armi affilate in mano ad un pazzo. Mentre mi formerò in Irlanda un possente esercitosusciterò in Inghilterra una tenebrosa tempesta che manderà migliaia di anime in paradiso o le precipiterà all'inferno; e questo tremendo turbine non cesserà di infuriare finché l'aureo serto sul mio capocome i raggi luminosi dello splendido solenon calmi la furia di questo pazzo uragano. Come strumento dei miei propositi ho indotto un risoluto uomo del KentGiovanni Cade di Ashfordad agitare il popolo col nome di Giovanni Mortimere bene vi riuscirà. In Irlanda ho visto questo Cade tener testa con fermezza a una schiera di armatie combattere così a lungo che le sue cosce erano coperte di frecce come un istrice irto di aculeie alla fineappena salvatol'ho visto balzare in piedi e sgambettare come un danzatore di morescascuotendo quei dardi insanguinati come il ballerino fa coi sonagli. E spessotravestito sì da parere un furbo e irsuto Irlandesesi è messo in comunicazione coi nemiciesenza essere scopertoè ritornato nuovamente da me a informarmi delle loro furfanterie. Questo demonio sarà qui mio luogotenentepoiché rassomiglia il defunto Mortimer al visoall'andaturaall'accento: per mezzo suo scandaglierò gli umori del popolo e vedrò che cosa pensa della casa di York e delle sue pretese. E se fosse presostraziato e torturatoso che nessun tormento che gli si possa infliggere gli farà mai dire che l'ho persuaso io a prendere le armi. Se ha fortunacome è molto probabileebbeneecco che io torno dall'Irlanda con le truppe e mieto dove quel furfante ha seminato; poichémorto Humphreycome certamente saràe deposto Enricoil primo a farsi avanti sarò io.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SECONDA - Bury Saint Edmunds. Una sala di parata

(Entrano a passo rapido alcuni Assassini)

 

PRIMO ASSASSINO: Correte da monsignor di Suffolk e ditegli che abbiamo spacciato il duca secondo i suoi ordini.

SECONDO ASSASSINO: Oh! fosse ancor da fare! Che abbiamo mai fatto? hai mai sentito un uomo così pieno di contrizione?

PRIMO ASSASSINO: Ecco che viene monsignore.

 

(Entra Suffolk)

 

SUFFOLK: Avete sbrigato questa faccenda?

PRIMO ASSASSINO: Sìmio buon signoreè morto.

SUFFOLK: Ottimamente. Andate a casa mia e riceverete la ricompensa per questo atto rischioso. Il re e i pari stanno per venire. Avete acconciato bene il letto? Sta tutto in ordine come vi ho detto di fare?

PRIMO ASSASSINO: Sìmio buon signore.

SUFFOLK: Via! andatevene.

 

(Escono gli Assassini)

(Suono di trombe. Entrano RE ENRICOla REGINA MARGHERITAil CARDINALEBEAUFORT e SOMERSET con persone del Seguito)

 

ENRICO: Andate subito a convocare nostro zio alla nostra presenza; ditegli che intendiamo di giudicar Sua Grazia oggi e di vedere se è colpevole come si è affermato.

SUFFOLK: Vado subito a chiamarlosire.

ENRICO: Signoriprendete i vostri posti; e vi prego tutti di non esser severi contro il nostro zio di Gloucesterse non in quanto veritiere testimonianze di persone probe dimostrino che egli ha ordito colpevoli macchinazioni.

MARGHERITA: Dio non voglia che il malanimo la vinca a tal punto da far condannare un patrizio innocente. Preghiamo il cielo che possa liberarsi da ogni sospetto!

ENRICO: GrazieMargheritaqueste tue parole mi danno molto sollievo.

 

(Rientra SUFFOLK)

 

Come! perché sei così pallido? e perché tremi? dov'è nostro zio? che c'èSuffolk?

SUFFOLK: Morto nel suo lettosire: Gloucester è morto.

MARGHERITA: Dio non voglia!

CARDINALE: Segreto giudizio di Dio: ho sognato questa notte che il duca era muto e non poteva proferir parola.

 

(Il Re sviene)

 

MARGHERITA: Che ha il mio signore? Aiutosignori! Il re è morto!

SOMERSET: Sollevatelostrizzategli il naso.

MARGHERITA: Correteandateaiutoaiuto! Oh! Enricoapri gli occhi!

SUFFOLK: Ritorna in sé madamacalmatevi.

ENRICO: O Dio del cielo!

MARGHERITA: Come sta il mio grazioso signore?

SUFFOLK: Confortatevimio sovrano; grazioso Enricoconfortatevi!

ENRICO: Come? Monsignor di Suffolk mi conforta? Poco fa è venuto a gracchiare la nota del corvoil cui tetro suono mi ha tolto le forze vitali ed ora crede che il cinguettio di uno scriccioloinvitandomi con cuor falso a confortarmiscacci l'impressione del primo suono?

Non nascondere il veleno sotto queste melate parolenon mi metter le mani addossodesistidico: il loro tocco mi spaventa come la puntura di un serpe. Tufunesto messaggeronasconditi alla mia vista! nelle tue pupille sta la violenza sanguinaria e in truce maestà spaventa il mondo. Non guardarmipoiché i moi occhi mi feriscono: o piuttosto non andartene; vieni e come un basilisco uccidi coi tuoi sguardi l'innocente che ti contemplapoiché nell'ombra della morte troverò gioiae nella vita solo una doppia morteora che Gloucester è spirato.

MARGHERITA: Perché rimproverate così monsignore di Suffolk? Sebbene il duca gli fosse nemicopure egli da buon cristiano ne lamenta la morte: e quanto a mesebbene mi fosse ostilese lacrime profuse o gemiti che spezzano il cuore o sospiri che consumano il sangue potessero richiamarlo in vitavorrei essere accecata dal piantoalterata dai gemitie pallida come la primula pei sospiri che mi bevessero il sanguese tutto questo servisse a far rivivere il nobile duca. Chissà quel che il mondo può pensare di me? poiché è risaputo che non eravamo buoni amici e si può ritenere che il duca lo abbia fatto uccidere io: e così la mia reputazione sarà ferita dalla lingua velenosa della calunniae le corti dei principi si riempiranno di voci della mia infamia. Questo è tutto quello che guadagno con la sua morte: ahimè infelice! essere regina e coronata di infamia.

ENRICO: AhimèGloucester sciagurato!

MARGHERITA: Dovresti dolerti per me più sciagurata di lui. Come! torci il viso da un'altra parte e lo nascondi? Non sono una lebbrosa che metta ribrezzo: guardami. Che! sei diventato sordo come una vipera?

Sii allora anche velenoso e uccidi la tua desolata regina. E' ogni tuo conforto chiuso nella tomba di Gloucester? Vuol dire allora che madonna Margherita non è mai stata la tua gioia: fa' a lui una statua e veneralae fa' della mia immagine un'insegna d'osteria. E' dunque per questo che ho fatto quasi naufragioe per questo il vento contrario mi ha dalle spiagge d'Inghilterra respinta per ben due volte alla mia terra natale? Che voleva dir questo se non che il vento con sicura profezia sembrava esortarmi a non cercare questo nido di scorpioni né a metter piede su questa spiaggia ostile? E allora io maledicevo quegli amorevoli venti e chi li aveva scatenati dalla loro ferrea cavernae li esortavo a spirare verso la benedetta spiaggia inglese oaltrimentia spingere la nostra poppa contro un terribile scoglio! Ma Eolo non volle uccidermi per lasciare a te questo compito odioso: il bel mare caracollante ricusò di affogarmi sapendo che tu mi avresti affogata sulla spiaggia con lacrime amare come la salsedineprovocate dalla tua durezza: gli scogli che tutto infrangono si nascosero nel fondo sabbioso e non vollero urtarmi con le irte punte affinché il tuo cuore di selcepiù duro di lorouccidesse Margherita nel tuo stesso palazzo. Rimasi sulla tolda della nave nella tempesta ad osservare per quanto potei le tue rupi biancastrementre dalla tempesta venivamo respinti lontano dalla rivae quando il cielo oscurandosi celò ai miei occhi ansiosi la vista della tua terrami levai dal collo un costoso gioiello: era in forma di cuore circondato di diamanti; e lo gettai verso la terrae il mare lo accolsee così mi augurai che il tuo corpo potesse fare del mio cuore: e proprio in quel momento non vedendo più la bella Inghilterradissi ai miei occhi di seguire il mio cuore e li chiamai ciechi e appannati occhiali per aver perduto di vista la desiderata costa di Albione. Quante volte ho invitato Suffolk strumento della tua vergognosa incostanzaa sedere presso di me e a incantarmi con la sua linguacome faceva Ascanio con Didone pazza d'amore quando le raccontava le gesta di suo padre a cominciare dall'incendio di Troia! Non sono stregata come lei? o non sei tu falso come lui? Ahimè! non posso più parlare. MuoriMargheritapoiché Enrico si duole che tu sia vissuta così a lungo.

 

(Rumore dall'interno. Entrano WARWICK SALISBURYe molti Borghesi)

 

WARWICK: Corre vocepossente sovranoche il buon duca Humphrey sia stato fatto assassinare a tradimento da Suffolk e dal cardinale Beaufort. I borghesi sono come un furioso sciame di api che hanno perduto la reginasi sparpagliano qua e làe non badano a chi pungono pur di vendicarlo. Io stesso ho calmato il loro fermento sediziosoalmeno finché non si sappia il modo della sua morte.

ENRICO: Che egli sia mortobuon Warwickè purtroppo vero; ma come sia morto lo sa Dio e non Enrico. Entrate nella sua stanzaguardate il corpo esanime e poi avrete di che spiegare la sua morte improvvisa.

WARWICK: Lo faròmio sire. Salisburyresta col popolo irritato finché non ritorno.

 

(Escono Warwick e Salisbury)

 

ENRICO: Tusommo giudice di tutte le cosearresta i miei pensieri che tentano di persuadermi che mani violente abbiano attentato alla vita di Humphrey. Se il mio sospetto è infondato perdonamio Diopoiché tu solo puoi giudicare. Vorrei ben riscaldare con innumerevoli baci le sue pallide labbra e versare sul suo viso infinite lacrime amare e dire alla sua muta ed esanime spoglia quanto io lo abbia amatoe toccare con la mia mano la sua che non risponde: ma vane sono tutte queste meschine onoranzee vedere la sua morta immagine terrena non farebbe che accrescere la mia afflizione.

 

(Rientrano WARWICK e gli altri portando il cadavere di GLOUCESTER su un letto)

 

WARWICK: Venite quigrazioso siree guardate questo cadavere.

ENRICO: Sìper vedere quanto sia profonda la mia tomba; poiché con la sua anima se ne è andato ogni mio conforto terreno e veder lui è vedere la mia vita sotto le sembianze della morte.

WARWICK: Come è vero che la mia anima vuol vivere eternamente con quel temuto re che assunse forma mortale per liberarci dalla maledizione e dalla collera di Dio padrecredo fermamente che questo duca illustre sia stato ucciso da mani violente.

SUFFOLK: Tremenda asserzione espressa con solenni parole! ma che prove può portare lord Warwick per questa sua asseverazione?

WARWICK: Vedete come il sangue gli stagna sul viso. Ho visto molte persone morte naturalmentecinereesmuntepallide perché tutto il sangue discende al cuore affannatoche ve lo trae per averne aiuto nella lotta che combatte contro la mortee questo sangue si raggela colà e non torna più ad abbellire la guancia col rossore. Ma vedete la sua faccia è nera e piena di sanguegl occhi sporgono più di quando era vivoorrendamente sbarrati come quelli di un uomo strangolatoi capelli irtile narici dilatate dallo sforzole mani stese come quelle di chi si sia divincolato negli ultimi aneliti e sia stato sopraffatto dalla violenza. Guardate: i suoi capelli sono appiccicati al lenzuolo; la barbasempre accuratamente tenutaè confusa e scompigliata come grano d'estate allettato dalla tempesta; il meno importante di questi indizi prova sicuramente che è stato assassinato su questo letto.

SUFFOLK: ComeWarwick! chi avrebbe dovuto uccidere il duca? io stesso e Beaufort l'avevamo in consegna; e vorrei speraresignor mioche noi non siamo assassini.

WARWICK: Ma eravate entrambi nemici giurati del duca Humphrey e proprio voi l'avevate in consegna: è naturale che non gli faceste festa come a un amicoe infatti è evidente che ha trovato un nemico.

MARGHERITA: Questo è come dire che ritenete questi nobili colpevoli della morte prematura del duca.

WARWICK: Se si trova una mucca morta e sanguinante di frescoe si vede lì presso un beccaio con la scurechi non penserà che l'uccisore è lui? chi trova la pernice nel nido del nibbioimmagina come l'uccello sia mortosebbene il nibbio voli in alto col becco non insanguinato. Altrettanto sospetta si presenta questa tragedia.

MARGHERITA: Siete voi il beccaioSuffolk? e dov'è il vostro coltello?

e Beaufort un nibbio? ma dove sono i suoi artigli?

SUFFOLK: Non porto coltello per uccidere i dormienti; ma ecco qui una spada vendicatrice arrugginita nell'ozio che ripulirò nel cuore maligno di colui che mi calunnia con la taccia sanguinosa dell'omicidio. Di'se l'osisuperbo signore di Warwickche io sono colpevole della morte del duca.

 

(Escono il Cardinale e altri)

 

WARWICK: Che cosa non ardisce Warwickse il falso Suffolk ardisce sfidarlo?

MARGHERITA: Non ardirà calmare il suo spirito ribelle né cesserà di essere un detrattore arroganteanche se Suffolk lo sfidasse ventimila volte.

WARWICK: Madamastate zittasia detto con tutto il rispettopoiché ogni parola che dite a suo favore è un'offesa alla vostra reale dignità.

SUFFOLK: Stolto signore e ignobile nella tua condotta! Se mai si può credere che una dama abbia fatto tal torto al maritonon vi è dubbio che tua madre deve aver accolto nel suo letto di peccato qualche rozzo villanzone ignorantee che sul nobile tronco è stato innestato un ramo di pianta selvaticae tu ne sei il frutto; tuche non puoi aver mai appartenuto alla nobile razza dei Nevil.

WARWICK: Se non fosse che la tua stessa colpa d'omicida ti difende e che non voglio rubare il mestiere al boia liberandoti da un'infamia senza nomee se non fosse ancora che la presenza del sovrano m'impone moderazionefalso e vile assassinoti farei chieder perdono in ginocchio delle tue parolee ti obbligherei a riconoscere che parlavi di tua madre e che questa ti ha fatto bastardo: e dopo averti costretto a questo pavido atto di sottomissioneti pagherei a dovere e manderei l'anima all'infernopernicioso succhiatore di sangue di dormienti!

SUFFOLK: E tu sarai sveglio quando ti caverò sanguese avrai il coraggio di seguirmi fuori di qui WARWICK: Via anche subitoo ti trascinerò a forza fuori di qui:

sebbene tu ne sia indegnoincrocerò la spada con la tua e darò qualche conforto allo spirito del duca Humphrey.

 

(Escono Suffolk e Warwick)

 

ENRICO: Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! tre volte armato è chi difende il giusto; e inermesebbene coperto di ferroè colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.

 

(Rumore interno)

 

MARGHERITA: Che rumore è questo?

 

(Rientrano SUFFOLK e WARWICK con le spade sguainate)

 

ENRICO: Che maisignori! qui in nostra presenza con armi che vi ha messe in mano la collera! che ardire è questo? come! e che è questo clamore tumultuoso?

SUFFOLK: Il traditore Warwick e gli uomini di Bury mi hanno assaltatopossente sovrano.

 

(Rientra SALISBURY)

 

SALISBURY (al Popolo che entra): Messeristate in disparte: è giusto che il re sappia che cosa pensate. Venerato sovranoil popolo vi fa sapere per bocca mia chese Suffolk non è immediatamente messo a morte o bandito dalla bella Inghilterrasarà strappato a forza dal vostro palazzo e torturato con lenta e atroce morte. Dicono che è stato lui a uccidere il duca Humphrey e che quindi temono che farà altrettanto con Vostra Altezzae che un impulso di amore e lealtàlibero da ogni intento di caparbia opposizionecome di contrastare i vostri volerifa loro chiedere così insistentemente che sia messo al bando. A tutela della vostra reale persona dicono che se Vostra Maestà volesse dormire e desse ordine di non essere disturbatopena il vostro risentimento o la mortenonostante tale ordine perentoriose si vedesse un serpente con lingua forcuta strisciare di soppiatto verso di voisarebbe pur necessario svegliarvi; poiché altrimentise vi si lasciasse in questo pernicioso sonnoil serpe velenoso potrebbe renderlo eterno; e perciò gridano chelo vogliate o nocercheranno di difendervi da serpenti così feroci com'è il falso Suffolkche col morso velenoso ha turpemente privato della vita il vostro amato zio che valeva venti volte più di lui.

POPOLO (dall'interno): Una risposta dal remonsignor di Salisbury!

SUFFOLK: E' proprio da plebei rozzi e zotici mandare tal ambasciata al loro sovrano; ma voimio signoreavete gradito l'incarico che vi permetteva di mettere in mostra la vostra forbita eloquenza: però tutto l'onore che Salisbury si è acquistato è l'esser divenuto ambasciatore di calderai.

POPOLO (dall'interno) Una risposta dal reo entreremo a forza!

ENRICO: Va'Salisburye di' loro da parte mia che li ringrazio per le loro amorevoli premuree che anche se non vi fossi così spinto da lorogià mi proponevo di fare quello che ora chiedonopoiché continui presentimenti m'avvertono che Suffolk cercherà di minare la mia autorità; e perciò giuro per la maestà di Colui di cui sono indegno rappresentante in terra che egli non infetterà col respiro quest'aria per altri tre giornipena la morte.

 

(Esce Salisbury)

 

MARGHERITA: O Enricolasciami perorare per il nobile Suffolk.

ENRICO: Regina poco nobilese chiami nobile Suffolk! bastadico; se lo difenderai non farai che accrescere in me la collera. Anche se l'avessi soltanto dettomanterrei la parola; ma quando ho giuratoessa diventa irrevocabile. Se dopo tre giorni sarai trovato su alcuna terra del regnoil mondo intero non ti riscatterà la vita. SuvviaWarwicksuvviabuon Warwickvieni con me; ho gravi cose da comunicarti.

 

(Escono tutti tranne la Regina e Suffolk)

 

MARGHERITA: Il malanno e il dolore vi accompagnino! Struggicuore e amara ambizione siano i vostri compagni di giuoco. Che bel paio! il diavolo faccia da terzo e vendetta a tre doppi segua i vostri passi!

SUFFOLK: Lascianobile reginaqueste maledizionie permetti a Suffolk di accomiatarsi dolorosamente da te.

MARGHERITA: Vergogna! vile donnicciuola e miserabile infrollito! non hai fiato da maledire i tuoi nemici?

SUFFOLK: La peste li colga! Ma perché li maledirei? Se le maledizioni uccidessero come i gemiti della mandragorainventerei termini amari e aspri e duri e orribili a udireche proferirei energicamente a denti stretti con segni di odio mortale quali possono essere quelli dell'invidia sparuta nella sua aborrita grotta. Le mie parole sarebbero così piene di passione che la lingua incespicherebbe a pronunciarle; mi scintillerebbero gli occhi come selce percossa; mi si rizzerebbero i capelli in capo come a un pazzosìogni parte del corpo sembrerebbe maledirli e bestemmiarli e sin da ora il cuore oppresso si spezzerebbese non lo facessi. Veleno sia la loro bevanda! Fielepeggio che fieleil più prelibato sapore che possano gustare; l'ombra più dolceun folto di cipressie basilischi mortiferi lo spettacolo più attraente! il tocco più morbido dia loro tanto bruciore quanto la puntura della lucertolala loro musica sia spaventosa come il sibilo del serpente e civette di malaugurio completino il concerto! Tutti i più sozzi terrori dell'inferno tenebroso...

MARGHERITA: Bastaamato Suffolk: tu ti tormenti; e queste terribili maledizioni come il sole contro il vetro e come un fucile troppo carico possono rimbalzare e rivolgere le loro forze contro te stesso.

SUFFOLK: M'hai fatto maledire ed ora mi dici di smetterla? Per questo suolo da cui sono banditopotrei maledire una intiera notte d'invernostando nudo sulla cima di un montedove il freddo mordente non lasciasse crescere erbae mi parrebbe un minuto passato in giuoco.

MARGHERITA: Oh! lasciati persuadere da mecessa. Dammi la manoché possa bagnarla con tristi lacrime; né la pioggia del cielo possa cancellare le tracce della mia mestizia. Oh! potesse questo bacio imprimersi sulla tua mano perché tu potessidal loro suggellopensare a queste labbra attraverso a cui s'esalan per te mille sospiri; ma vatteneperché io possa conoscere il mio dolore; è solo immaginario finché mi stai vicino: è come pensare alla privazione quando si è nell'abbondanza. Riuscirò a farti richiamare dal bandoostanne pur sicurocercherò di far bandire me pure; e bandita sono giàse non altro da te. Vattenenon parlarmivattene subito. Ohnon andare ancora: così due amici condannati si abbraccianosi bacianoe si congedano mille volteassai più restii a lasciarsi che a morire. Eppureaddio; e addio alla vita quando te ne sarai andato.

SUFFOLK: Così il povero Suffolk è dieci volte banditouna volta dal re e nove da te medesima. Non è questa terra che mi importiquando tu non ci sia; il deserto sarebbe anche troppo popolato se Suffolk avesse la tua celestiale compagniaperché dove sei tucolà è il mondo con tutti i piaceri che può dare; e dove non sei tunon è che desolazione. Non posso più parlarevivi e godi: io stesso avrò gioia soltanto dal sapere che tu vivi.

 

(Entra VAUX)

 

MARGHERITA: Dove si dirige Vaux con tanta fretta? Che notiziedi grazia?

VAUX: A informare Sua Maestà che il cardinale Beaufort è in punto di morte; perché lo ha colpito improvvisamente un grave malore che gli toglie il respirogli fa sbarrare gli occhi e lo fa boccheggiarebestemmiando Dio e maledicendo gli uomini sulla terra. Talvolta parla come se lo spettro del duca Humphrey gli fosse a fianco del lettotalvolta chiama il re e sussurra al suo guancialecome bisbigliasse a lui i segreti dell'anima oppressa; e mi si manda a informare Sua Maestà che anche ora lo invoca a gran voce.

MARGHERITA: Andate pure a portare questa triste notizia al re. (Esce Vaux) Ahimèche mondo è mai questo! che notizie son queste! ma perché mi dolgo di una perdita di così poco contodimenticando il bando di Suffolktesoro dell'anima mia? perchéSuffolknon piango solo per tegareggiando in lacrime con le nubi del mezzogiorno? le loro per accrescere la fertilità della terrale mie per aumentare il mio dolore? Ed oravattene: il relo saista per venire; se ti trova presso di mesei morto.

SUFFOLK: Se mi allontano da tenon posso viveree morire sotto i tuoi occhi sarebbe come dormire piacevolmente con la testa nel tuo grembo; qui potrei mandare l'ultimo respiro quietamente e dolcemente come un bambino in culla che muoia con la mammella materna fra le labbra. Invecelontano dalla tua vistaimpazzirei e ti invocherei perché mi chiudessi gli occhi e la bocca coi baci: così ricacceresti indietro l'anima fuggente o io la spirerei così entro al tuo corpo che vi vivrebbe in dolce Eliso. Morire presso di te sarebbe un giuocoe lontano da te una tortura peggiore della morte stessa. Oh! lasciami rimanereaccada quel che vuole accadere.

MARGHERITA: Via! sebbene la separazione sia un doloroso corrosivodobbiamo applicarlo a una ferita che sarebbe altrimenti mortale. In Franciacaro Suffolk; mandami tue notiziepoichédovunque tu sia su questa terrascoprirò un'Iride che saprà trovarti.

SUFFOLK: Vado.

MARGHERITA: E portati il mio cuore con te.

SUFFOLK: Un gioiello chiuso nel più doloroso scrigno che abbia mai contenuto cosa di valore. Ci separiamo come una barca che si spacca in due: da questa parte io cado verso la morte.

MARGHERITA: E io da quest'altra.

 

(Escono da parti diverse)

 

 

 

SCENA TERZA - Una camera da letto

(Entrano RE ENRICOSALISBURYWARWICK e si avvicinano al letto del Cardinale)

 

ENRICO: Come sta monsignore? parlaBeaufort al tuo sovrano.

CARDINALE: Se tu sei la morte ti darò il tesoro dell'Inghilterraquanto basti per comprare un'altr'isola simile a questapurché tu mi lasci vivere e non mi faccia più sentir dolore.

ENRICO: Ah! che segno di cattiva vitaquando 1'avvicinarsi della morte appare terribile!

WARWICK: Beaufortè il tuo sovrano che ti parla.

CARDINALE: Portatemi ai giudizio quando volete. Non è morto a letto? e dove avrebbe dovuto morire? e so io far vivere la gentevoglia o non voglia? Oh! non torturatemi più! confesserò! Tornate in vita? allora mostratemi dov'è: darei mille sterline per poterlo vedere. Non ha occhila polvere li ha accecati. Pettinategli in giù i capelli:

guardateguardate! gli si rizzano sul capo come rami invischiati a prendere le ali della mia anima. Datemi da bere e dite allo speziale di portarmi il veleno potente che ho comprato da lui.

ENRICO: Tu che muovi eternamente i cieli guarda con occhio pietoso questo sciagurato; allontana l'intrigante demonio instancabile che strettamente assedia l'anima di questo sciaguratoe libera il suo petto da questa nera disperazione.

WARWICK: Vedete come le trafitture della morte lo fanno ghignare!

SALISBURY: Non turbatelolasciatelo morire in pace.

ENRICO: E pace all'anima suase così piace a Dio. Cardinalese pensi alla beatitudine celestealza la manoda' segno che speri. Egli muore e non dà segno. Oh! Dioperdonagli.

WARWICK: Da così brutta morte si può arguire quanto mostruosa sia stata la sua vita.

ENRICO: Astenetevi dal giudicareperché siamo tutti peccatori.

Chiudetegli gli occhi; abbassate le cortinee andiamo tutti a meditare.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - La costa del Kent

(Allarme. Si combatte sul mare. Sparo di cannoni. Entrano un COMANDANTEun CAPITANO e un SECONDOGUALTIERO WHITMORE e altri; con loro SUFFOLK e altri Prigionieri)

 

COMANDANTE: Il gaio giorno propalatore e pietoso a poco a poco è calato in seno al mare: ora i lupi ululanti svegliano le brenne che tirano il melanconico e tragico carro della notte; con le ali sonnolentepigre e cadenti esse sfiorano le tombe dei morti e dalle fauci nebbiose spirano nell'aria una turpe oscurità infetta. Traete dunque fuori i prigionieriperché mentre la nostra pinaccia è ancorata presso i Downsstabiliscano che riscatto sono pronti a pagareo tingano del loro sangue questa spiaggia macchiandola.

Capitanoti dono questo prigionieroe tu che sei il suo secondo prenditi quest'altro come sua preda; e il terzo è la tua parteGualtiero Whitmore.

PRIMO GENTILUOMO: Qual è il mio riscattocapitano? dimmelo.

CAPITANO: Mille corone o ci rimetti la testa SECONDO: E altrettanto darete voi o perderete la vostra.

CAPITANO: Come! vi par molto pagare duemila corone voi che avete nome e stile di gentiluomini? Tagliate le gole a entrambi questi furfanti!

A morte: la vita di quelli che abbiamo perduti in combattimento non si compensa con una somma così meschina!

PRIMO GENTILUOMO: Le daròmesseree perciò risparmiatemi la vita.

SECONDO GENTILUOMO: E così farò ioe scriverò subito a casa.

WHITMORE: Nell'andare all'arrembaggio ho perduto un occhio e per questo moriraia Suffolk) e così sarebbe di costoro se potessi fare a modo mio.

COMANDANTE: Non essere così precipitoso: prendi il riscatto e lascialo vivere.

SUFFOLK: Guarda il mio San Giorgio: sono un gentiluomo; fissa il prezzo che credi e sarai pagato.

WHITMORE: Sono anch'io un gentiluomoil mio nome è Walter Whitmore. E come! perché trasalisci? ti spaventa la morte?

SUFFOLK: Mi spaventa il tuo nomeil cui suono è morte. Un indovino trasse l'oroscopo dalla mia nascita e mi disse che sarei morto per l'acquaper "water"; ma questo non t'ispiri idee di sangue: il tuo nome è GualtieroWalterse è pronunciato come si deve.

WHITMORE: Gualtiero o Walterqualunque sia poco importa. Il vile disonore non deturperà mai il mio nome che non lavassi subito la macchia col sangue: perciò se mercanteggerò mai la vendettaspezzate pure la mia spadasfigurate e rompete il mio stemmaproclamatemi codardo dappertutto.

SUFFOLK: FermatiWhitmorepoiché il tuo prigioniero è un principeil duca di SuffolkGuglielmo de la Pole.

WHITMORE: Il duca di Suffolk avvolto in cenci!

SUFFOLK: Sì; ma questi cenci non sono il duca: talvolta Giove assumeva sembianze non sue: perché non potrei farlo io?

COMANDANTE: Ma Giove non fu mai ucciso e tu lo sarai.

SUFFOLK: Villanaccio oscuroil sangue di re Enricol'onorato sangue dei Lancaster non deve essere versato da un vile staffiere. Non mi hai tu baciata la mano e tenuta la staffa? e non hai a testa nuda trottato a fianco della mia mula ingualdrappataritenendoti felice se ti facevo un cenno con la testa? Quante volte non sei stato pronto a riempirmi la coppanon ti sei nutrito degli avanzi del mio tagliere e non ti sei inginocchiato presso la tavola quando banchettavo con la regina Margherita? Ricordatene e siine mortificatosìe tempera il tuo orgoglio imbozzacchito. Di'quante volte hai atteso in anticamera rispettosamente finché uscissi? Questa mia mano che con un tratto di penna ti ha conferito favori ora fermerà per incanto la tua lingua sfrenata.

WHITMORE: Parlacomandantedebbo pugnalare questo desolato giovinotto?

COMANDANTE: Lascia prima che le mie parole lo pugnalino come ha fatto con me.

SUFFOLK: Vile marranole tue parole son ottuse e così sei tu.

COMANDANTE: Portatelo via di qua e sul bordo del palischermo tagliategli la testa.

SUFFOLK: Non l'oserai se non vuoi perdere la tua.

COMANDANTE: SìPole.

SUFFOLK: Pole!

COMANDANTE: SìPoleser Pol... tigliacanilepozzangherasentinasudiciume e sporcizia che intorbida l'acqua limpida dove l'Inghilterra beve. Ora ti tapperò codesta bocca sempre spalancata a divorare il tesoro del regno: le tue labbra che han baciato la reginaleccheranno la terra; e tu che sorridesti alla morte del buon duca Humphrey ghignerai invano contro i venti insensibili che ti fischieranno in viso per dispregio: e possa tu sposarti alle furie dell'inferno per aver osato di fidanzare un possente signore alla figlia di un re che non val nullapoiché non ha né sudditi né ricchezze né corona. Con arti diaboliche sei divenuto grande e ti sei saziato dei pezzi insanguinati del cuore della tua madre patriacome fece l'ambizioso Silla. Tu vendesti alla Francia l'Angiò e il Maine e per causa tua i falsi Normanni rivoltosi sdegnano di riconoscere la nostra signoriae la Picardia ha ucciso i suoi governatorisorprese le fortezze e rimandati a casa i nostri soldati feriti e in cenci. In odio a te si levano in armi il principesco Warwick e tutti i Neville cui terribili spade non furono mai sguainate invano; ora la casa di York privata della corona dall'uccisione vergognosa di un re incolpevole e dalla superba tirannide usurpatricearde del fuoco della vendetta. Le sue bandiere piene di speranza levano in alto il sole checelato a mezzotenta di risplendere col motto "Invitis nubibus". Il popolo del Kent si è levato in armie per concluderevituperio e miseria sono entrati nel palazzo del nostro sovranoe tutto per causa tua. Via!

portatelo via di qua.

SUFFOLK: Fossi un dio per fulminare questi miserabili schiaviservili e abbietti! Gli uomini dappoco s'inorgogliscono di nulla: questo furfanteperché è comandante di una barchettaalza la voce più minacciosamente di Barguloil forte pirata illirico. I fuchi non succhiano il sangue delle aquilema saccheggiano gli alveari. E' impossibile che io muoia per mano di un basso vassallo come sei tu. Le tue parole suscitano in me colleranon dolore: io porto un messaggio da parte della regina in Francia: ti ordino di traghettarmi sano e salvo attraverso lo stretto.

COMANDANTE: Walter!

WHITMORE: ViaSuffolkdebbo traghettarti alla morte.

SUFFOLK: "Gelidus timor occupat artus": è te che io temo.

WHITMORE: Avrai ragione di temere prima che ti lasci. Come! avete paura ora? Consentite a piegarvi?

PRIMO GENTILUOMO: Mio grazioso signoresupplicateloparlategli come si deve.

SUFFOLK: La lingua imperiosa di Suffolk è severaruvidaeusa a comandarenon ha appreso a supplicar favori. Dio mi guardi dall'onorare gente come codesta con umili preghiere: noil mio capo si china sul ceppo piuttosto che queste ginocchia si pieghino davanti ad alcuno che non sia il re del cielo o il mio sovrano; e la mia testa danzi sulla picca insanguinata piuttosto che stare scoperta in presenza di un volgare staffiere. La vera nobiltà non sa che sia la paura: io posso sopportare assai più di quello che non osiate far voi.

COMANDANTE: Trascinatelo via e che non parli più.

SUFFOLK: Suvviasoldatiusatemi tutta la crudeltà che poteteperché questa mia morte non sia mai dimenticata. Molti grandi uomini sono morti per mano di ignobili straccioni. Il soave Tullio fu assassinato da uno spadaccino romanouno sgherro; la mano bastarda di Bruto pugnalò Giulio Cesare e selvaggi isolani uccisero Pompeo Magno:

Suffolk muore per mano di pirati.

 

(Escono Whitmore e altri con Suffolk)

 

COMANDANTE: Quanto a costoro per cui abbiamo stabilito il riscattoconsentiamo che uno di loro se ne vada: parta pure e voi altri venite con me.

 

(Escono tutti tranne un Gentiluomo. Rientra WHITMORE col cadavere di SUFFOLK)

 

WHITMORE: Qui stiano la sua testa e il corpo esanime finché la regina sua amante non dia loro sepoltura.

 

(Esce)

 

PRIMO GENTILUOMO: O barbaro e sanguinoso spettacolo! Porterò il suo corpo al re: se non lo vendicheràlo faranno i suoi amici; e certamente lo farà la regina che lo ebbe caro in vita.

 

(Esce col cadavere)

 

 

 

SCENA SECONDA - Blackheath

(Entrano GIORGIO BEVIS e GIOVANNI HOLLAND)

 

GIORGIO: Viatrovati una spadaanche di legno: essi sono in ballo da due giorni.

GIOVANNI: E avranno bisogno di dormire.

GIORGIO: Te l'assicuro: Gianni Cadeil lanaiolovuol dare nuova veste allo Statoo rivoltarla e farvi nuovo pelo.

GIOVANNI: E ne ha bisogno perché è tutta sdrucita. Proprio vero: non c'è mai stato bene in Inghilterra da quando i signori son venuti di moda.

GIORGIO: O tempi miserabili! La virtù degli operai non è per niente considerata.

GIOVANNI: Sìi nobili non soffrirebbero di andare in giro in grembiale di cuoio.

GIORGIO: E c'è di più; nel Consiglio del re non c'è voglia di lavorare.

GIOVANNI: Verissimo; eppure si dice "lavora al tuo mestiere": e questo è come dire "i magistrati siano lavoratori"; dunque noi dovremmo essere i magistrati.

GIORGIO: Giusto cosìperché non c'è nessun miglior segno di un buon cervello che una mano incallita.

GIOVANNI: Eccoli! eccoli! c'è il figlio di Bestil conciatore di Wingham...

GIORGIO: Gli daremo le pelli dei nemici da farne pelle di cane per guanti.

GIOVANNI: E Dick il macellaio...

GIORGIO: E allora vedremo abbattere il peccato come un bue e tagliare la gola all'iniquità come a un vitello.

GIOVANNI: E Smith il tessitore...

GIORGIO: Ergola loro vita è attaccata a un filo.

GIOVANNI: Suvviauniamoci a loro.

 

(Suono di tamburi. Entrano CADEDICK il macellaioSMITH il tessitoreun Segantinoseguiti da una grandissima folla)

 

CADE: NoiGiovanni Cadecosì chiamato dal nome del nostro supposto padre...

DICK (a parte): O piuttosto dall'aver rubato un cado o barile di aringhe.

CADE: Poiché i nostri nemici cadranno davanti a noianimati come siamo dallo spirito di buttar giù re e principi... Di' loro di far silenzio.

DICK: Silenzio!

CADE: Mio padre era un Mortimer...

DICK (a parte): Un galantuomo e buon muratore.

CADE:. Mia madre una Plantageneta...

DICK: La conoscevo benissimo; faceva la levatrice.

CADE: Mia moglie discende dai Lacy.

DICK (a parte): Già: era figlia di un merciaio ambulante e vendeva molti lacci da scarpe.

SMITH (a parte): Ma da qualche tempo in quanon potendo più girare con la gerla coperta di pellicciafa la lavandaia a casa sua.

CADE: Perciò appartengo a un'onorevole casa.

DICK: Proprio: in araldica il campo è una cosa onorevoleed egli è nato in un campo sotto una siepeperché suo padre non ha avuto mai altra casa che la prigione.

CADE: Io sono coraggioso.

SMITH (a parte): Bisogna beneperché la miseria è sempre coraggiosa.

CADE: So sopportare di tutto.

DICK (a parte): Non c'è dubbioperché l'ho visto frustare in mercato per tre giorni di seguito.

CADE: Non temo né spada né fuoco.

SMITH (a parte): Non ha da aver paura della spadaperché ha una cotta a tutta prova.

DICK (a parte): Ma però dovrebbe aver paura del fuoco perché è stato bollato col ferro rovente su una mano per aver rubato una pecora.

CADE: Siate coraggiosi alloraperché il vostro capitano è coraggioso e giura di fare una riforma generale. In Inghilterra le pagnotte da sette soldi e mezzo saranno vendute per un soldo; la capacità del boccale sarà triplicatae stabilirò che sia delitto bere birra leggera. Tutto il regno sarà di tutti e il mio palafreno andrà à pascolare in Cheapside. E quando sarò ree lo sarò...

TUTTI: Dio salvi Vostra Maestà!

CADE: Grazie a tuttibrava gente: dunquequando sarò renon ci sarà più denarotutti mangeranno e berranno a mie spesee vi vestirò tutti con la stessa livrea perché andiate d'accordo da buoni fratelli e mi riveriate come vostro signore.

DICK: E la prima cosa che faremo sarà di ammazzare tutti gli avvocati.

CADE: Sì; questo lo voglio proprio fare. Non è una maledetta cosa che dalla pelle di un agnello innocente si faccia cartapecora? che la cartapecora con quattro sgorbi sopra sia la rovina di un uomo? C'è chi dice che l'ape punge; ma io dico che è la cera dell'ape che pungeperché avendo messo una volta il sigillo a un documento non sono mai più stato padrone di me stesso. Ohchi arriva ora?

 

(Entrano alcuni conducendo il Segretario di Chatham)

 

Smith. Il segretario di Chathamuno che sa leggere e scrivere e fare di conto.

CADE: Ohcosa mostruosa!

SMITH: L'abbiamo preso che faceva modelli di calligrafia pei ragazzi.

CADE: Che furfante!

SMITH: In tasca ha un libro con lettere rosse.

CADE: Oilà! dev'essere uno stregone.

DICK: sicuro; sa stendere obbligazioni e scrivere in carattere cancelleresco.

CADE: Me ne dispiace; dev'essere un brav'uomosul mio onoree a meno che non lo trovi colpevolenon morirà. Vieni quiuomo mio. Debbo interrogarti. Come ti chiami?

SEGRETARIO: Emanuele.

DICK: Lo scrivono di solito al principio delle lettere: vedrai che ti va male.

CADE: Lasciatemi dire. Hai l'abitudine di scrivere il tuo nome o fai il segno di croce come qualsiasi altro galantuomo?

SEGRETARIO: Signoreringrazio Dio di essere stato allevato così bene da saper scrivere il mio nome.

TUTTI: Ha confessato: portatelo via! è un furfante e un traditore.

CADE: Viavia! dico: impiccatelo con la penna e il calamaio legati al collo.

 

(Esce uno col Segretario)

(Entra MICHELE)

 

MICHELE: Dov'è il nostro generale?

CADE: O tu particolareeccolo qui.

MICHELE: Scappatescappatescappate! Sir Humphrey Stafford e suo fratello sono qui vicino con le truppe del re.

CADE: Fermatifurfantefermati o ti ammazzo. Egli deve scontrarsi con un suo pari: egli non è che cavalierenon è vero?

MICHELE: Già?

CADE: E allora per essere suo parimi farò subito cavaliere.

(S'inginocchia) Alzatisir Giovanni Mortimer. E ora addosso!

 

(Entrano SIR HUMPHREY STAFFORD e suo Fratello con tamburi e Soldati)

 

STAFFORD: Ribelli villanipattume e schiuma del Kentdestinati alla forcadeponete le armiritornate alle vostre case; abbandonate questo stalliere: se lo fareteil re userà misericordia.

FRATELLO: Ma sarà adiratocollericoe pronto al sanguese persistete: perciòarrendersi o morire.

CADE: Quanto a questi schiavi vestiti di seta non me ne importa nulla:

buona genteparlo a voiperché su voi spero di regnare in seguitoessendo legittimo erede della corona.

STAFFORD: Furfantetuo padre era muratore e tu un cimatorenon è vero?

CADE: E Adamo era giardiniere.

FRATELLO: E che c'entra?

CADE: C'entra per questo: Edmondo Mortimer conte di March sposò la figlia del duca di Clarencenon è vero?

STAFFORD: Sicuro.

CADE: E da lei ebbe due gemelli.

FRATELLO: Questo è falso.

CADE: Qui sta la questione; ma io vi dico che è vero. Il più vecchio messo a balia fu rapito da una mendicante enon sapendo da chi era nato e a che famiglia appartenevaquando fu grande divenne muratore; e io sono suo figlio; negatelo se potete.

DICK: E' verissimoe perciò sarà re.

SMITH: Signoreha fatto un camino in casa di mio padree i mattoni sono ancor vivi là ad attestarlodunque non negatelo.

STAFFORD: E crederete alle parole di questo vile meccanico che non sa neanche lui quel che si dice?

TUTTI: Sìdiamineperciò andatevene.

FRATELLO: Gianni Cadeè il duca di York che te l'ha insegnato.

CADE (a parte): Menteperché sono io che l'ho inventato. Andate un po'compare; dite al re da parte mia che per riguardo a suo padre Enrico Quintoal tempo del quale i ragazzi giocavano corone francesi a testa e crocepermetto che regni ma gli farò da Protettore.

DICK: E inoltre vogliamo la testa di lord Say perché ha venduto il ducato del Maine.

CADE: Ottima ragione; perché l'Inghilterra così è stata storpiatae andrebbe col bastone se la mia potenza non la tenesse su. Re miei compagnivi dico che lord Say ha castrato lo Stato e ne ha fatto un eunuco; e di più sa parlare francese e perciò è un traditore.

STAFFORD: O ignoranza grossolana e miserabile!

CADE: Rispondetese potete: i Francesi sono nostri nemici; e alloravenite viavi domando solo questo: chi parla con lingua del nemico può essere un buon consigliereo no?

TUTTI: Nonoe per questo vogliamo la sua testa.

FRATELLO: Bene; visto che le buone parole non servono a nullaattacchiamoli con le truppe del re.

STAFFORD: Viaaraldoe per ogni città proclama traditori quelli che sono in armi con Cade; di' che coloro che cercheranno di fuggire prima della fine della battaglia saranno impiccati come esempio alle porte delle loro casesotto gli occhi delle mogli e dei figli. E voi che siete amici del reseguitemi.

 

(Escono i due Stafford e Soldati)

 

CADE: E voi che amate il popoloseguite me. Ora siate uomini; è per la libertà. Non lasceremo vivo un solo nobileun solo gentiluomo: non risparmiate se non chi va in scarponi: questi soli sono galantuomini e prenderebbero le nostre parti se osassero.

DICK: Sono tutti in ordine e marciano contro di noi.

CADE: Il nostro ordine è il massimo disordine. Suvvia: avantiin marcia!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Un'altra parte di Blackheath

(Allarme. Combattimento. Entrambi gli STAFFORD sono uccisi. Entrano CADE e gli altri)

 

CADE: Dov'è Dickil macellaio di Ashford ?

DICK: Eccomimessere.

CADE: Sono caduti davanti a te come pecore e buoie ti sei comportato come se fossi nella tua beccheria: e questa sarà la tua ricompensa: la quaresima sarà lunga il doppio e tu avrai licenza di macellare per novantanove persone.

DICK: Non desidero di più.

CADE: A dire la verità non meriti di meno. Porterò questo trofeo della mia vittoriae i cadaveri di costoro saranno trascinati alla coda del mio cavallo sinché non arriviamo a Londradove la spada del sindaco sarà portata in processione davanti a noi.

DICK: Se vogliamo che ci vada beneapriamo le prigioni e lasciamo in libertà i prigionieri.

CADE: Ve lo garantiscostatene sicuri. Suvviamarciamo verso Londra.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Un'altra parte di Blackheath

(Entrano RE ENRICO con una supplicala REGINA con la testa di Suffolkil DUCA DI BUCKINGHAM e LORD SAY)

 

MARGHERITA: Ho sentito dire spesso che il dolore indebolisce la mente e la rende paurosa e degenere; pensiamo perciò alla vendetta e cessiamo di piangere. Ma chise continua a guardare questo capopuò cessare dal piangere? La tua testa può riposare qui sul mio petto; ma dov'è il corpo che dovrei abbracciare?

BUCKINGHAM: Che risposta dà Vostra Maestà alla supplica dei ribelli?

ENRICO: Manderò qualche santo vescovo per cercare di persuaderli; perché Dio non voglia che tante anime semplici periscano di spadae piuttosto che la guerra li uccidaio stesso parlamenterò col loro capoGianni Cade. Ma aspettatevoglio rileggerla.

MARGHERITA: Ah! barbari; questo bel viso che ha dominato come un pianeta sopra di menon poté commuovere quelli che erano indegni di guardarlo?

ENRICO: Lord SayGianni Cade ha giurato di aver la tua testa.

SAY: Sìma spero che Vostra Maestà avrà prima la sua.

ENRICO: Che maisignora! continui ancora a far lamenti e lutto per la morte di Suffolk? Temo chese io fosse mortonon avresti fatto tanti pianti per meamor mio.

MARGHERITA: Amor miono; per te non farei pianti: morirei addirittura.

 

(Entra un Messo)

 

ENRICO: Che notizie porti? perché vieni con tanta fretta?

MESSO: I ribelli sono in Southwarkfuggitesire. Gianni Cade si proclama lord Mortimerdisceso dalla casa del duca di Clarenceapertamente dichiara Vostra Maestà usurpatore e giura di farsi incoronare re in Westminster. Il suo esercito è una moltitudine cenciosa di servi e contadini rozzi e spietati. La. morte di sir Humphrey Stafford e di suo fratello li ha incoraggiati e rianimati a procedere. Chiamano falsi parassiti i dottigli avvocatii cortigianii gentiluomini e vogliono metterli a morte.

ENRICO: Disgraziati! non sanno quello che fanno.

BUCKINGHAM: Amato signoreritiratevi a Killingworthsinché non abbiamo raccolto un esercito per domarli.

MARGHERITA: Se il duca di Suffolk fosse vivo questi ribelli del Kent sarebbero ben presto quietati.

ENRICO: Lord Sayi traditori ti odianovieni con me a Killingworth.

SAY: Ciò potrebbe mettere in pericolo la persona di Vostra Maestà. La vista mia è odiosa ai loro occhi; e perciò resterò in questa città e vivròper quanto è possibilesolo e nascosto.

 

(Entra un altro Messo)

 

MESSO: Gianni Cade si è impadronito del Ponte di Londra; i cittadini fuggono e abbandonano le loro case; la plebaglia assetata di preda si unisce al traditore; e tutti insieme giurano di saccheggiare la città e la vostra corte reale.

BUCKINGHAM: Allora non indugiatesire; via di qua! montate a cavallo.

ENRICO: VieniMargherita: Dioche è la nostra speranzaci soccorrerà.

MARGHERITA: Ogni mia speranza se n'è andata ora che Suffolk è morto.

ENRICO (a Lord Say): Addiosignorenon fidarti dei ribelli del Kent.

BUCKINGHAM: Non fidatevi di nessunose non volete essere tradito.

SAY: Confido soltanto nella mia innocenzae perciò sono ardito e risoluto.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Londra. La Torre

(Entra LORD SCALES e cammina sulle mura della Torre. Sotto entrano due o tre Cittadini)

 

SCALES: Che c'è? Gianni Cade è ucciso?

PRIMO CITTADINO: Nosignorené è probabile che lo saràperché hanno preso il ponteuccidendo tutti quelli che resistevano. Il sindaco chiede che Vostro Onore gli mandi soccorso dalla Torreper difendere la città dai ribelli.

SCALES: Disponete pure di quel tanto di aiuto che vi posso dare; ma ho anch'io i miei guai: i ribelli hanno cercato di impadronirsi della Torre. Andate a Smithfield e raccogliete gente; là vi manderò Matteo Goffe. Combattete per il reper il paeseper la vostra vita stessa; e così addio perché debbo andarmene via di qua.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Londra. Cannon Street

(Entra GIANNI CADE con gli altri e batte col bastone sulla Pietra di Londra)

 

CADE: Ora è Mortimer signore di questa città. E quiseduto sulla Pietra di Londraordino e prescrivo che a spese della municipalitàla fontanella non getti che chiaretto durante il primo anno di regno; e d'ora innanzise qualcuno non mi chiama lord Mortimersarà reo di alto tradimento.

 

(Entra un Soldato correndo)

 

SOLDATO: Gianni Cade! Gianni Cade!

CADE: Ammazzatelovoi laggiù.

 

(Lo uccidono)

 

SMITH: Se questo individuo ha un filo di criterionon vi chiamerà più Gianni Cade: in ogni caso ha avuto la lezione che gli spettava.

DICK: Mio signoresi sta raccogliendo un esercito in Smithfield.

CADE: Suvviaandiamo a combattere contro di loro. Ma prima date fuoco al Ponte di Londrae se potete bruciate anche la Torre. Viaandiamo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Londra. Smithfield

(Allarmi. MATTEO GOFFE e tutti gli altri sono uccisi. Poi entra GIANNI CADE con la sua compagnia)

 

CADE: Va benemesseri. Alcuni vadano a demolire la Savoy; altri alle scuole di dirittoe radete tutto al suolo.

DICK: Ho una supplica da fare a Vostra Signoria.

CADE: Accordatoanche se si trattasse di una signoriain grazia di quella parola "Signoria".

DICK: Vogliamo soltanto che le leggi dell'Inghilterra escano tutte dalla vostra bocca.

GIOVANNI (a parte): Allora sarà una legge dolorosaperché ha avuto in bocca un colpo di lancia e non è ancora guarito.

SMITH (a parte): AnziGiovannisarà legge fetenteperché pel formaggio abbrustolito che mangia gli puzza il fiato.

CADE: Vi avevo già pensato e così sarà! Via! bruciate tutti gli atti del regno: la mia bocca sarà il parlamento d'Inghilterra.

GIOVANNI (a parte): Allora probabilmente avremo leggi che mordonoa meno che non gli leviamo i denti.

CADE: E d'ora innanzi tutto sarà in comune.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Mio signorepreda grossapreda grossa! Ecco qui lord Say che ha venduto le città alla Franciaquello che ci ha fatto pagare ventun quindicesimi e uno scellino per sterlina quando fu messa l'ultima imposta.

 

(Entra GIORGIO BEVIS con LORD SAY)

 

CADE: Bene; per questo sarà decapitato dieci volte. Ah! tu lord di saiadi sargiaanzi di bucherame! Ora tu sei venuto a tiro della nostra reale giurisdizione. Cos'hai da dire alla mia Maestà per aver consegnato la Normandia a "Monsieur baise-mon-cul" il Delfino di Francia? Ti comunico con la presentecioè con la presenza presente di lord Mortimerche io sono la scopa che deve ripulire la corte dal sudiciume pari tuo. Hai corrotto a tradimento la gioventù del regno fondando una scuola di grammaticae mentre prima i nostri padri non avevano altro libro che le tacche e le taglie hai introdotto l'uso della stampa e contrariamente alla maestà e dignità del re hai costruito una cartiera. Si proverà in faccia tua che intorno a te hai degli uomini che spesso discorrono di nomi e verbi e simili abominevoli parole che nessun orecchio cristiano può tollerare. Hai nominato giudici di pace perché chiamino davanti a sé dei poveruomini per cose a cui questi non sono in grado di rispondere. Inoltre li hai fatti mettere in prigione e perché non sapevano leggere li hai fatti impiccare; mentre proprio per questa sola ragione sarebbero stati quanto mai degni di vivere. Quando cavalchi fai uso di una ricca gualdrappanon è vero?

SAY: Ebbene?

CADE: Tu non dovresti permettere al tuo cavallo di portare un mantelloquando gente più onesta di te non ha che panni di gamba e farsetto.

DICK: E lavora in maniche di camicia come meper esempioche sono macellaio.

SAY: Uomini del Kent...

DICK: Che hai da dire del Kent?

SAY: Soltanto questo: che è "bona terramala gens".

CADE: Portatelo via! parla latino.

SAY: Lasciatemi parlare e poi portatemi dove volete. Cesare scrisse nei suoi Commentari che il Kent è il posto più civile di tutta questa isola: bello è il paese perché pieno di ricchezze e perché la gente è generosavalorosaalacre e ricca; e questo mi fa sperare che non siate privi di pietà. Non ho venduto il Maine né ceduto la Normandia; eppureper ricuperarlidarei la vita. Ho sempre reso giustizia con indulgenza; mi sono lasciato commuovere dalle preghiere e dalle lacrime; non mai dai donativi. Quando mai ho preteso qualche cosa da voise non a vantaggio del redel re mio e di voi stessi? Ho dato larghi doni ai dotti perché il mio sapere mi aveva procurato il favore del sovrano e perché vedevo che l'ignoranza è la maledizione di Dio e il sapere è l'ala con cui voliamo al cielo. Se non siete posseduti da spiriti maligni vi asterrete dall'uccidermi: questa lingua ha parlamentato nel vostro interesse con monarchi stranieri...

CADE: Vien viaquando mai hai menato un colpo in campo?

SAY: I grandi uomini hanno le braccia lunghe; spesso ho colpitoe colpito a morte gente che non vedevo.

GIOVANNI: Mostruoso vigliacco! come? prendere la gente alle spalle!

SAY: Il mio viso è pallido perché ho vegliato per il vostro bene.

CADE: Dategli un ceffone e riacquisterà il colorito.

SAY: Una lunga vita sedentariaspesa a decidere le cause dei poverimi ha riempito di disturbi e di malanni.

CADE: Ti daremo come porzione un pezzo di corda e l'assistenza di una scure.

DICK: Perché tremi?

SAY: E' la parlasiae non la paura.

CADE: Vedete: scuote la testa come se volesse dire "me la pagherete":

vedremo se la testa starà più ferma in cima a una picca. Portatelo via e tagliategli la testa.

SAY: Ditemi qual è la mia colpa più grave. Ho desiderato ricchezze e onori? Dite: sono i miei scrigni pieni d'oro estorto con violenza? i miei abiti sontuosi a vedersi? chi ho offeso perché cerchiate così la mia morte? Queste mani son pure di sangue innocentequesto petto non ha mai contenuto pensieri ingannatori. Oh! lasciatemi vivere.

CADE (a parte): Sento dentro di me una certa pietà alle sue parolema la reprimerò. Morirànon fosse altro perché parla così bene in difesa della sua pelle. Portatelo via! ha un diavolo sotto la lingua; non parla in nome di Dio. Suportatelo viadicoe tagliategli subito la testae poi forzate la casa di suo generosir Giacomo Cromertagliate la testa anche a luie portatele qua entrambe su due picche.

TUTTI: Sarà fatto.

SAY: Ahconcittadini! se quando pregateDio fosse duro come voiche sorte avrebbero le vostre anime dopo la morte? Muovetevi dunque a pietà e risparmiatemi la vita.

CADE: Portatelo via! e fate come vi dico. (Escono alcuni con Lord Say) Il più superbo pari del regno non porterà testa sulle spalle se non mi paga tributo; e non si sposerà ragazza che non mi dia il tributo della sua verginitàprima che l'abbiano gli altri. Gli uomini saranno miei vassalli diretti; inoltre ordiniamo e comandiamo che le loro Mogli siano tanto libere quanto il cuore sa desiderare o lingua sa dire.

DICK: Mio signorequando potremo andare in Cheapside a mettere i negozi all'asta?

CADE: Subito.

TUTTI: Ohbello!

 

(Rientrano con le teste)

 

CADE: E questo non è ancora più bello? Lasciate che si bacino perché da vivi si son voluti molto bene; e ora separateli ancora perché non si concertino di cedere altre città alla Francia. Soldatidifferite sino a notte il saccheggio della cittàperché vogliamo fare una solenne cavalcata attraverso alle strade preceduti da queste teste anziché da mazzieri; e ad ogni crocicchio le faremo baciare l'una l'altra. Via!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA OTTAVA - Southwark

(Allarme e ritirata. Entrano Cade e tutta la sua ciurmaglia)

 

CADE: Su per Fish Street e giù da Saint Magnus' Corner! Abbattete e uccidete! Annegateli nel Tamigi! (Si suona a parlamento) Che rumore è questo che sento? Chi è così ardito da suonare a ritirata o parlamento quando ho comandato di uccidere?

 

(Entrano BUCKINGHAM e CLIFFORD con Seguito)

 

BUCKINGHAM: Sìecco qui quelli che osano disturbarti. SappiCadeche noi veniamo come ambasciatori da parte del re al popolo che hai traviato; e qui offriamo amnistia a tutti quelli che ti abbandoneranno e andranno a casa tranquillamente.

CLIFFORD: Che diteconcittadini? volete cedere e arrendervi a quella mercé che vi viene offerta o vi lascerete condurre a Morte da un ribelle? Chi ama il re e ne accetta il perdono getti in aria il berretto e dica "Dio salvi Sua Maestà!". Chi odia lui e non onora la memoria di suo padre Enrico Quinto che fece tremare tutta la Franciacontinui a brandire minacciosamente l'arma e passi oltre.

TUTTI: Viva il re! viva il re!

CADE: Come? Buckingham e Cliffordsiete così audaci? voivillanigli credete? Volete proprio essere impiccati con l'amnistia legata al collo? La mia spada si è aperta il passo attraverso le porte di Londrasolo perché aveste a lasciarmi in asso al Cervo Bianco in Southwark? Credevo che non avreste deposte queste armi finché non aveste recuperato la vostra antica libertà; ma siete vili e codardi e gradite di vivere schiavi dei nobili. Possano gravarvi la schiena di pesi sino a spezzarlavi portino via le case di sopra la testa e sotto i vostri occhi vi sforzino le mogli e le figlie: quanto a me mi industrierò io e la Maledizione di Dio vi prenda tutti!

TUTTI: Seguiremo Cadeseguiremo Cade!

CLIFFORD: E' forse Cade il figlio di Enrico Quinto che voi gridate così forte di voler andare con lui? Credete che vi condurrà nel cuore della Francia e farà dei più bassi di voi altrettanti conti e duchi?

Ahimè! egli non ha né casa né luogo dove rifugiarsie non sa come vivere se non di saccheggiosalvo che non derubi i vostri amici e noi. Non sarebbe vergogna chementre siete così discordii paurosi Francesiche avete vinto or non è moltofacessero un balzo attraverso il mare e vi battessero? Mi sembra giàper causa di queste lotte civilivederli fare da padroni per le strade di Londragridando "vigliacco" a tutti quelli che incontreranno. Meglio che mille Cade malnati vadano a rovina piuttosto che voi abbiate a piegarvi alla mercé dei Francesi. In Franciain Francia a ricuperare quello che avete perduto; risparmiate l'Inghilterra che è la vostra patria. Enrico ha mezzivoi siete uomini forti; se Dio è dalla nostra partenon dubitate della vittoria.

TUTTI: Clifford! Clifford! seguiremo il re e Clifford.

CADE: Ci fu mai piuma che si movesse al vento come questa moltitudine?

Il nome di Enrico Quinto li trascina verso mille guai e io resto qui abbandonato. Vedo che parlottano per sorprendermi. Spada miaaprimi un varcoperché non c'è da star qui. A dispetto dei diavoli e dell'infernomi farò strada in mezzo a voi! e il cielo e l'onore mi sono testimoni: non è mancanza di coraggio in mema solo il tradimento vile e vergognoso dei miei seguaci che mi obbliga a darmela a gambe.

 

(Esce)

 

BUCKINGHAM: Come! è fuggito? qualcuno lo segua; e chi ne porta la testa al re avrà mille corone di ricompensa. (Alcuni escono) Seguitemisoldati: troveremo il modo di rappacificarvi col sovrano.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA NONA - Il Castello di Killingworth

(Suono di trombe. Entrano sulla terrazza RE ENRICOla REGINA MARGHERITA e SOMERSET)

 

ENRICO: Ci fu mai monarca che occupasse un trono in terra e fosse meno felice di me? Appena uscito di culla fui fatto re all'età di nove mesi; e non vi fu mai suddito che desiderasse di esser sovrano quanto io desidero di essere suddito.

 

(Entrano BUCKINGHAM e CLIFFORD)

 

BUCKINGHAM: Salute e felici notizie a Vostra Maestà!

ENRICO: EbbeneBuckinghamil traditore Cade è stato sorpreso? o si è soltanto ritirato per raccogliere forze?

 

(Entra sotto una gran moltitudine con corde al collo)

 

CLIFFORD: E' fuggitosiree tutte le sue forze si arrendonoe umilmente e con la corda al collo aspettano da Vostra Maestà sentenza di vita o di morte.

ENRICO: Alloracieloapri le tue eterne porte per accogliervi il mio rendimento di grazie e di lode. Soldatioggi col pentimento avete riscattato le vostre vite e avete dimostrato quanto amate il principe e la patria: persistete in queste lodevoli disposizioni e siate certi che Enricoper quanto possa essere sfortunatonon vi negherà mai la sua benevolenzae così con grazia ed amnistia per tutti vi rimando ai vostri paesi.

TUTTI: Viva il re! Viva il re!

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Piaccia a vostra Maestà di sapere che il duca di York è appena ritornato dall'Irlanda e che con un forte esercito di animosi fanti e gialdonieri irlandesi marcia a questa volta con superbo schieramento di forze; e cammin facendo continua a proclamare che è in armi solo per allontanare dal tuo fianco il duca Somerset che egli chiama traditore.

ENRICO: Tale è la mia situazioneangustiato fra Cade e Yorkcome una nave che essendo sfuggita a una tempesta è improvvisamente sorpresa dalla calma e assalita da un pirata. Cade è appena respintoi suoi uomini dispersie York è già in armi a spalleggiarlo. Ti pregoBuckinghamva' incontro a lui a chiedergli per che motivo viene in armi. Digli che manderò il duca Edmondo alla Torre; eSomersetti faremo rinchiudere colà finché egli non abbia licenziato il suo esercito.

SOMERSET: Sirevolentieri andrò in prigionia o a morte per fare il bene del mio paese.

ENRICO: In ogni casomoderate le parole poiché egli è fiero e non tollera che gli si parli duramente.

BUCKINGHAM: Lo faròmio signoree non dubito di fare in modo che tutto riesca a vostro vantaggio.

ENRICO: Moglieentriamo e impariamo a governar megliopoiché può darsi che l'Inghilterra giunga ancora a maledire il mio miserabile regno.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA DECIMA - Kent. Il giardino di Iden

(Entra CADE)

 

CADE: Maledetta l'ambizione! e maledetto me stesso che ho una spadae pur tuttavia sto per morir di fame! Da cinque giorni sono nascosto in questi boschi e non oso metter fuori la testa perché in tutto il paese ci sono guardie per prendermi; ma ora ho tanta fame chese mi promettessero anche mille anni di vitanon potrei restar più qui.

Perciò mi sono arrampicato su un muro di mattoni e sono entrato in questo giardino per vedere se posso mangiare erba o trovare insalata che non sarebbe fuori di posto per rinfrescare lo stomaco in una giornata calda come questa. E credo che questa parola "insalata" sia di buon augurio: poiché molte voltese non fossi stato "in celata" la mia zucca sarebbe stata spaccata da una partigianae molte altre voltequando avevo sete durante le marce gagliardemi ha servito di boccale per bervi dentro ed ora codesta che si chiama "insalata" Mi deve servire di cibo.

 

(Entra IDEN)

 

IDEN: Dio! chi vorrebbe vivere angustiato in corte quando potesse godere di viali tranquilli come questi? Questo piccolo patrimonio che mio padre mi ha lasciato mi soddisfa e per me vale una monarchia. Non cerco di ingrandirmi con la rovina del prossimo o di accumulare ricchezza provocando in altri chissà che invidia: quello che ho mi mantiene decorosamente e mi permette di mandar via i mendicanti contenti dalla mia porta.

CADE: Ecco qui il padrone della terra che vuole arrestarmi come vagabondo perché sono entrato nella sua proprietà senza permesso. Ah!

furfantevuoi tradirmi e avere dal re mille corone portandogli la mia testa. Ma io ti farò mangiare ferro come uno struzzo e ingoiare questa spada come uno spillone prima che ci separiamo.

IDEN: Villanzonechiunque tu sianon ti conosco: perché dovrei tradirti? Non basta che tu sia penetrato nel mio giardino come un ladro per derubarmiarrampicandoti sul muro a dispetto di me proprietario: vuoi anche sfidarmi con le tue impertinenze?

CADE: Sfidarti? sìper il miglior sangue che sia mai stato spillatoe farti affronto anche. Guardami bene: non mangio carne da cinque giorni; eppure se ti fai avanti coi tuoi cinque uomini e non vi lascio tutti morti stecchitiprego Dio di non mangiar più erba in vita mia.

IDEN: Non si dirà maifinché esiste l'Inghilterrache Alessandro Idenscudiere del Kentabbia combattuto contro un povero affamato approfittando della sua inferiorità. Fissami bene e vedi se riesci coi tuoi occhi a farmi abbassare lo sguardo: confronta membro a membro e vedrai quanto tu sia da meno: la tua mano è come un dito rispetto al mio pugnola tua gamba un bastoncello rispetto a questa mia poderosa colonnail mio piede ha più forza a combattere che tutto il tuo corpo; e se alzo il braccio fa' conto che la tua fossa sia già scavata. Invece delle parolegiacché l'una val l'altrala mia spada ti dirà quello che la lingua tace.

CADE: Pel mio valore! il più gran capitano che ho mai sentito parlare!

Spada miase perdi il filo e non fai costole di bove di questo pezzo di contadino prima di riprender sonno nel foderoprego Dio in ginocchio che ti cambi in bullette. (A questo punto combattono e Cade è atterrato) Ohsono ucciso! la fame soltanto mi ha ucciso: se mi deste i dieci pasti che ho perduto e se diecimila diavoli venissero contro di meli sfiderei tutti. Disseccatigiardino; e d'ora innanzi sii un cimitero per quelli che vivono in questa casa perché l'anima invitta di Cade parte da questa terra.

IDEN: E' proprio Cade che ho uccisoquel mostruoso traditore? Spadati terrò sacra per tale atto e ti farò mettere sulla mia tomba quando sarò morto: non tergerò mai questo sangue dalla punta e tu lo porterai sempre come un'impresa araldica per proclamare l'onore che il tuo signore si guadagnato.

CADE: Idenaddio! e insuperbisci pure della tua vittoria. Di' al Kent da parte mia che ha perduto il suo uomo migliore ed esorta tutti ad essere vili; perché io che non ho mai avuto paura di nessunosono vinto dalla fame e non dal valore.

 

(Muore)

 

IDEN: Chiamo a testimonio il cielo che tu mi fai torto. Muoridannato miserabilemaledizione di colei che ti generò! e come caccio questa spada nel tuo corpocosì vorrei poter cacciare la tua anima nell'inferno. Di qua ti trascinerò pei talloni a un immondezzaio che sarà la tua tomba e là ti taglierò la testa inonorata e la porterò in trionfo al re lasciando il tronco in pasto ai corvi.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - Campi fra Dartford e Blackheath

(Entra YORK col suo Esercito irlandesetamburi e bandiere)

 

YORK: Dall'Irlanda viene York in armi per rivendicare il suo diritto e togliere la corona dal capo del debole Enrico: sonate fortecampane; bruciatefuochi di gioiachiari e luminosiper accogliere il legittimo re della grande Inghilterra. Ah! santa maestàchi non vorrebbe comprarti a caro prezzo? Obbediscano coloro che non sanno comandarequesta mano fu fatta per non toccare altro che oro: ma non può dare debita esecuzione alle mie parole se non l'equilibrano una spada o uno scettro; ecome è vero che la mia anima esisteavrò uno scettro su cui agiterò i fiordalisi di Francia.

 

(Entra BUCKINGHAM)

 

Chi si avanza? Buckinghamper molestarmi? Il re certamente lo manda:

debbo dissimulare.

BUCKINGHAM: Se le tue intenzioni sono buoneYorkti do un cordiale saluto.

YORK: Humphrey di Buckinghamaccetto il tuo saluto. Sei mandatoo vieni di tua volontà?

BUCKINGHAM: Sono inviato da Enriconostro venerato sovranoper sapere la ragione di queste armi in tempo di pace; o perché tuessendo suddito come lo sono iocontro il giuramento che prestasti di leale sudditanzahai raccolto un così grande esercito senza il suo consenso e osi portarlo così vicino alla corte.

YORK (a parte): Quasi non mi riesce di parlaretanto grande è la mia collera: ohpotrei svellere le rocce e battagliare coi macignitanto sono sdegnato a queste abbiette parolee come Aiace Telamonio potrei sfogare la mia furia sulle pecore e sui buoi. Sono di origine più alta del repiù regale all'aspetto e nei pensierima debbo adattarmi per un pocofinché Enrico non sia più debole e io più forte. Buckinghamti pregoperdonami se non ti ho ancora risposto ma la mente era turbata da una profonda tristezza. Il motivo per cui ho portato qui questo esercito è che desidero di allontanare dal re l'orgoglioso Somersetpronto a ribellarsi a Sua Maestà e allo Stato.

BUCKINGHAM: Tu presumi troppo; ma se le tue armi non hanno altro scopoil re ha già acceduto alla tua richiesta: il duca di Somerset è nella Torre.

YORK: E' proprio prigionierosul tuo onore?

BUCKINGHAM: Sìlo èsul mio onore.

YORK: AlloraBuckinghamcongedo le mie forze. Graziesoldatiscioglietevi: domani trovatevi nel campo di San Giorgio dove riceverete il soldo e ogni cosa che desiderate. Il mio sovranoil virtuoso Enricodisponga del mio primogenito; anzi dei miei figli tutticome pegno della mia fedeltà e del mio affetto; come è vero che vivoli manderò ben volentieri: terrebenicavalliarmiogni cosa che housi come vuolepurché Somerset muoia.

BUCKINGHAM: Yorklodo questa amorosa sottomissione: andremo entrambi alla tenda di Sua Maestà..

 

(Entra RE ENRICO col Seguito)

 

ENRICO: Buckinghamdunque York non intende farci nulla di malese viene così con te sottobraccio.

YORK: York si presenta a Vostra Maestà con tutta sottomissione e umiltà.

ENRICO: E qual è allora lo scopo di tutte queste truppe?

YORK: Per cacciare di qua il traditore Somerset e per combattere contro il mostruoso ribelle Cadecheperòcome ho sentito in seguitoè già stato sconfitto.

 

(Entra IDEN con la testa di CADE)

 

IDEN: Se uno così rozzo e di così bassa condizione può presentarsi a un reoffro a Vostra Maestà la testa di un traditorela testa di Cade che ho ucciso in combattimento.

ENRICO: La testa di Cade! Gran Dioquanto sei giusto! Ohlasciate che io vedaora che è mortola testa di colui che in vita mi diede tanto affanno. Dimmiamicosei tu che l'hai ucciso?

IDEN: Sìse piace a Vostra Maestà.

ENRICO: Come ti chiami e qual è il tuo rango?

IDEN: Il mio nome è Alessandro Idenpovero scudiero del Kent che ama il suo re.

BUCKINGHAM: Se piace a Vostra Maestànon sarebbe fuor di luogo crearlo cavaliere per questo servizio.

ENRICO: Ideninginocchiati. (Egli s'inginocchia) Alzati cavaliere.

Per tua ricompensa ti diamo mille marchi e vogliamo che d'ora innanzi tu presti servizio presso la nostra persona.

IDEN: Possa Iden vivere tanto da meritare così grande beneficiomantenendosi sempre fedele al suo sovrano.

ENRICO: GuardaBuckingham: Somerset sta venendo con la regina. Va' a dirle di nasconderlo prontamente agli occhi del duca.

 

(Entrano la REGINA e SOMERSET)

 

MARGHERITA: Anche se ci fossero qui mille York egli non nasconderà la testama starà qui arditamente e gli terrà fronte viso a viso.

YORK: Come mai! Somerset in libertà? AlloraYorkschiudi i tuoi pensieri a lungo celati e lascia che la tua lingua vada di pari col tuo cuore. Dovrò tollerare la vista di Somerset? Falso re! perché sei venuto meno alla fede data sapendo che non tollero le offese? Ti ho chiamato re? Notu non sei re! né atto a governare e a reggere moltitudinitu che non osi né sai importi a un traditore. Alla tua testa non si addice una corona; la tua mano è fatta per stringere un bordone di pellegrino e non per onorare lo scettro temuto del principe. Codesta corona d'oro deve cingere la mia fronteche spianandosi o accigliandosi puòcome la lancia di Achilleuccidere o sanare. Ecco qua una mano adatta a tenere alto uno scettro e con quello sancire leggi sovrane. Cedimi il tuo posto: pel cielo! tu non governerai più colui che Dio ha creato tuo signore.

SOMERSET: Traditore mostruoso! ti arrestoYorkper alto tradimento contro il re e la corona. Obbedisciaudace traditoree inginocchiati a chieder grazia.

YORK: Vuoi che m'inginocchi? Prima lascia che chieda a costoro se permettono che m'inginocchi davanti a un uomo. Tu chiama qui i miei figli perché mi facciano sicurtà. (Esce una Persona del seguito) So che impegneranno le spade per la mia libertàpiuttosto che lasciarmi imprigionare.

MARGHERITA: Chiamate qui Cliffordditegli di venire subito a dichiarare se i bastardi di York debbano far malleveria per il loro padre traditore.

 

(Esce Buckingham)

 

YORK: O napoletana dal sangue guastorifiuto di Napoli e flagello sanguinoso dell'Inghilterra; i figli di Yorkche ti son superiori per nascitasi offriranno a garanzia del loro padree maledizione a coloro che li respingeranno!

 

(Entrano EDOARDO e RICCARDO)

 

Eccoli qua: son certo che lo faranno.

 

(Entra CLIFFORD con suo Figlio)

 

MARGHERITA: Ed ecco qui Clifford per fare opposizione.

CLIFFORD: Salute e felicità al re mio sovrano!

 

(Si inginocchia)

 

YORK: GrazieClifford: che notizie ci porti ? non cercare di spaventarci coi tuoi sguardi irati: il tuo sovrano sono ioinginocchiati ancora; se hai errato ti perdoniamo.

CLIFFORD: Questo è il mio reYork; non sbaglioma tu erri molto credendo che io erri. Viaall'ospedale dei pazzi! Quest'uomo e ammattito.

ENRICO: SìClifford. Un umore pazzesco e ambizioso lo mette contro il suo sovrano.

CLIFFORD: E' un traditoreconducetelo alla Torre e gli si mozzi quella testa faziosa.

MARGHERITA: Egli è già stato dichiarato in arrestoma non vuole obbedire: dice che i suoi figli impegneranno la loro parola per lui.

YORK: Lo farete voifigli miei?

EDOARDO: Sìpadrese la nostra parola serve a qualche cosa.

RICCARDO: E se non serviranno le parole serviranno le armi.

CLIFFORD: Come! che razza di traditori è questa!

YORK: Guardati allo specchio e chiama con tal titolo la tua immagine; io sono il tuo re e tu sei falso in cuore e traditore. Chiamate qui al palo i miei due coraggiosi orsi chesoltanto scotendo le loro catene.

sbigottiranno questi cagnacci fieri all'aspettoma pronti a nascondersi: dite a Salisbury e a Warwick di venire da me.

 

(Entrano i CONTI Dl SALISBURY e WARWICK)

 

CLIFFORD: Sono questi i tuoi orsi? li tormenteremo a morte e con le loro catene legheremo il guardianose oserai portarli nell'arena.

RICCARDO: Spesso ho visto un cane bastardoaccanito e presuntuosorivoltarsi e mordere perché lo trattenevanomaferito dalla zampa crudele dell'orsomettersi la coda fra le gambe e urlare: lo stesso farete voi se sfidate lord Warwick.

CLIFFORD: Via di quaammasso di colleraturpe e deforme massellotanto storto nei modi quanto lo sei nell'aspetto.

YORK: Tra poco ti faremo ardere ben bene.

CLIFFORD: Sta' attento a non ardere te stesso con la tua propria vampa.

ENRICO: Come! Warwickil tuo ginocchio ha disimparato a piegarsi?

Vecchio Salisburyvergogna alla tua canizie che ha pazzamente traviato quel mentecatto di tuo figlio. Come! con un piede nella fossa fai la parte del prepotente e con le lenti vai in cerca di guai ?

Dov'è la fededov'è la lealtà? Se sono bandite dalle teste canutedove mai troveranno rifugio in terra? vuoi tuin cerca di guerrascavarti la tomba e infamare col sangue codesta vecchiaia onorata? Che ti serve l'essere vecchio se manchi di esperienzao perché non l'usi a dovere se la possiedi? Vergogna! piega dinanzi a me quel ginocchio che si inclina verso la fossa per la tarda età.

SALISBURY: Mio signoreho attentamente esaminato il titolo di questo famoso duca e in coscienza ritengo che Sua Signoria sia legittimo erede del trono d'Inghilterra.

ENRICO: Non mi hai giurato fedeltà?

SALISBURY: Sì.

ENRICO: E eredi di poter essere in regola col cielo venendo meno a tal giuramento?

SALISBURY: E' peccato grande giurare di commettere un peccatoma è un peccato anche maggiore rispettare un giuramento peccaminoso. Chi sarà vincolato da un giuramento solenne a commettere omicidiorubarestuprare una vergine puratogliere il suo all'orfano o privare la vedova dei suoi dirittinon avendo per questi torti altra ragione che il vincolo dell'impegno formale assunto da lui?

MARGHERITA: Un sottile traditore non ha bisogno di sofismi che lo aiutino.

ENRICO: Chiamate Buckingham e ditegli di armarsi.

YORK: Chiama pur Buckingham e tutti gli amici che hai; sono deciso a incontrare la morte o a difendere la mia dignità.

CLIFFORD: Ti assicuro della prima se i sogni si avverano.

WARWICK: Faresti meglio a coricarti e a sognare ancoracosì ti terresti lontano dal turbine della battaglia.

CLIFFORD: Sono risoluto a sopportare una qualsiasi tempesta più forte di quella che puoi provocare oggi; e te ne lascerò il segno sull'elmo se ti riconoscerò dall'emblema della tua casa.

WARWICK: Oraper l'emblema della mia casal'antico cimiero dei Nevill'orso rampante incatenato al bastone nodosooggi porterò alto il mio elmo per farti pauracome sulla cima di una montagna si mostra il cedro che sa conservare le foglie a dispetto di qualsiasi bufera.

CLIFFORD: E dal tuo elmo ti strapperò l'orso e lo calpesterò con disprezzosebbene il guardiano lo protegga.

CLIFFORD JUNIOR: Prendiamo dunque le armipadre vittoriosoper schiacciare i ribelli e i loro complici.

RICCARDO: Ohibò! carità! non parlate con tanto rancore perché questa sera cenerete con Gesù Cristo.

CLIFFORD JUNIOR: O turpe segnato da Dioquesto è più di quanto tu possa dire.

RICCARDO: Se non in cielocertamente cenerete all'inferno.

 

(Escono da parti diverse)

 

 

 

SCENA SECONDA - Sant'Albano

(Allarme per il combattimento. Entra WARWICK)

 

WARWICK: Clifford di Cumberlandè Warwick che ti chiama: e se non fuggi davanti all'orsoora che la tromba suona furiosamente l'allarme e le grida dei morenti riempiono la vacua ariavieni fuori a combattere con me! Orgoglioso signoreClifford di CumberlandWarwick è rauco per averti tanto chiamato a battaglia.

 

(Entra YORK)

 

Dunquenobile signoresiamo già in movimento?

YORK: Clifford che ha la morte in manomi ha ucciso il cavallo; ma l'ho ripagato di ugual moneta e ho fatto carogna per nibbi e corvi del bell'animale che amava tanto.

 

(Entra CLIFFORD)

 

WARWICK: L'ora è sonata per l'uno o per l'altro di noi.

YORK: FermatiWarwickcercati qualche altra selvagginaperché questo è un cervo che io stesso voglio inseguire a morte.

WARWICK: Allora buona fortunaYork: tu combatti per una corona. Come è vero che spero di farmi onore oggiCliffordmi duole nell'anima di lasciarti senza combattere.

 

(Esce)

 

CLIFFORD: Che vedi in meYork? perché ti fermi?

YORK: Se tu non fossi mio nemico giuratoproverei la più alta ammirazione per il tuo valoroso contegno.

CLIFFORD: Né mancherebbe di lode e stima da parte mia la tua prodezza se non fosse dimostrata per difendere un ignobile tradimento.

YORK: La mia prodezza mi aiuti ora contro la tua spadamentre la esercito per la causa della giustizia e del diritto.

CLIFFORD: Pongo in giuoco l'anima e il corpo.

YORK: Terribile scommessa! In guardia!

CLIFFORD: "La fin couronne les oeuvres".

 

(Combattono; Clifford cade e muore)

 

YORK: Così la guerra ti ha dato pace poiché sei finalmente quieto.

Pace sia con l'anima suao cielose questa è la tua volontà.

 

(Esce)

(Entra il giovane CLIFFORD)

 

CLIFFORD JUNIOR: Vergogna e confusione! tutto è in rotta: la paura semina il disordine e il disordine ferisce dove dovrebbe essere di aiuto. Guerra figlia dell'inferno che il cielo nella sua collera fa propria ministrasuscita nei petti gelidi di nostra parte le fiamme della vendetta! Nessuno fugga: chi serve fedelmente la guerranon sente più l'amor di se stesso; chi ama se medesimo non può essere valoroso nella sua intima naturama solo per puro caso. (Vede il cadavere del padre) Il vile mondo perisca e le fiamme preordinate del Giudizio avvolgano insieme terra e cielo; ora la tromba universale squilli e faccia cessare ogni altro particolare e minor suono! Caro padreeri tu destinato a logorare la tua giovinezza nella pace e a rivestire l'argentea livrea della saggia vecchiaiaper poinella tua età venerabile e sedentariamorir nella facinorosa battaglia? A questa vista il mio cuore diventa di sassoe così sarà finché vivrò.

York non risparmia i nostri vecchie io non risparmierò i loro bambini: le lacrime delle vergini saranno per me quello che la rugiada è per il fuocoe la bellezza che spesso converte i tirannisarà alla mia collera ardente come olio e stoppa. Da qui innanzi niente pietà:

se incontrerò un fanciullo della casa di Yorklo farò in pezzi come Medea selvaggia fece del giovane Assirtoe cercherò di diventar famoso per la mia crudeltà. Suvviatunuova rovina dell'antica casa dei Cliffordcome Enea col vecchio Anchisecosì ti levo sulle mie virili spalle; ma Enea portava un carico viventementre nulla pesa così come il mio dolore.

 

(Esce portando via il padre)

(Entrano per combattere RICCARDO e SOMERSET. SOMERSET è ucciso)

 

RICCARDO: E qui stattene! poiché sotto una meschina insegna d'osteriail Castello di Sant'AlbanoSomerset morendo ha reso famoso l'indovino. Spadamantieni la tua tempra; cuoresii ancora irato: i preti pregano per i nemicima i principi li uccidono.

 

(Esce)

(Combattimento. Scorrerie. Entrano RE ENRICOla REGINA MARGHERITA e altri)

 

MARGHERITA: Viamio signore! Siete troppo lento: vergognavia!

ENRICO: Possiamo correre più presto dei cieli? Buona Margheritarimani.

MARGHERITA: Di che cosa siete fatto? Non volete né combattere né fuggire; ora è saggia difesa virile dare campo al nemico e salvarsi come si puòcioè soltanto con la fuga. (Allarme lontano) Se siete presotoccheremo il fondo delle nostre fortunema se riusciamo a fuggirecome può darsi nonostante la vostra neghittositàgiungeremo a Londra dove avete partigiani e dove questa breccia fatta ora nelle nostre fortune può essere chiusa prontamente.

 

(Rientra il giovane CLIFFORD)

 

CLIFFORD JUNIOR: Se non fosse che il mio cuore medita soltanto future vendettebestemmierei anziché dirvi di fuggire; ma fuggire dovete assolutamente: lo spirito della sconfitta regna senza rimedio nel cuore dei nostri partigiani: andate se volete salvarvi! E speriamo di vivere sino al giorno della loro sconfitta e del loro rovescio di fortuna. Viavia! mio signore.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Campo vicino a Sant'Albano

(Allarme. Ritirata. Entrano YORKRICCARDOWARWICK e Soldati con tamburi e bandiere)

 

YORK: Chi mi sa dire qualche cosa di Salisburyquel canuto leone che nella furia dimentica le vecchie ferite e tutti gli acciacchi del tempoe come un valoroso nel fiore della giovinezza riesce a riaversi tuttoquando il bisogno lo richiede? Questo non è di per sé un giorno felice e la nostra vittoria è nullase abbiamo perduto Salisbury.

RICCARDO: Mio nobile padretre volte oggi l'ho aiutato a salire a cavallo e tre volte l'ho difeso col mio corpo; tre volte l'ho condotto lontano dalla battaglia persuadendolo a non combatter più: ma tuttavia l'ho sempre ritrovato dov'era il pericolo. La volontà nel suo vecchio e debole corpo era come un ricco arazzo in una casa modesta. Ma eccolo là che viene in tutta la sua nobiltà.

 

(Entra SALISBURY)

 

SALISBURY: Eccoper questa mia spada hai combattuto bene oggie tutti abbiamo fatto altrettanto. Vi ringrazioRiccardo: Dio solo sa quanto mi resta ancora da vivere; ma certo Egli ha voluto che oggi mi salvaste tre volte da morte imminente. Peròsignori mieinon abbiamo ancora ottenuto quello che volevamo: non basta che i nostri nemici siano fuggiti questa voltapronti come sono a riaversi.

YORK: So benissimo che la nostra salvezza sta nel dar loro la cacciapoichécome sono stato informatoil re è fuggito a Londra per convocare subito il Parlamento: incalziamolo prima che siano mandate le convocazioni. Che dice lord Warwick? dobbiamo inseguirli?

WARWICK: Inseguirli? certamente! anzi precederlise è possibile. Ora in fede miasignoriquesta è stata una gloriosa giornata: la battaglia di Sant'Albano vinta dal famoso York resterà celebre in tutti i tempi avvenire. Rullino i tamburi e suonino le trombe! e tutti a Londra: e il cielo ci mandi molti altri giorni come questo!

 

(Escono)



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