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William Shakespeare

 

ENRICO SESTO

(Parte Terza)

 

 

PERSONAGGI

RE ENRICO SESTO

EDOARDOprincipe di Gallessuo figlio

LUIGI UNDICESIMOre di Francia.

IL DUCA DI SOMERSETIL DUCA DI EXETERIL CONTE DI OXFORDIL CONTE DI NORTHUMBERLANDIL CONTE DI WESTMORELANDLORD CLIFFORD: partigiani di re Enrico

RICCARDO PLANTAGENETOduca di York

EDOARDOconte di Marchpoi re Edoardo Sesto; EDMONDOconte di Rutland; GIORGIOpoi duca di Clarence; RICCARDOpoi duca di Gloucester: suoi figli

IL DUCA DI NORFOLKIL MARCHESE DI MONTAGUEIL CONTE DI WARWICKIL CONTE DI PEMBROKELORD HASTINGSLORD STAFFORD: partigiani del duca di York

SIR GIOVANNI MORTIMERSIR UGO MORTIMER: zii del duca di York

ENRICOconte di Richmondgiovinetto

LORD RIVERSfratello di Lady Grey

SIR GUGLIELMO STANLEY

SIR GIOVANNI MONTGOMERY

SIR GIOVANNI SOMERVILLE

Il Precettore di Rutland

Il Sindaco di York

Il Luogotenente della Torre

Un Nobile

Due Guardacaccia

Un Cacciatore

Un figlio che ha ucciso il padre

Un padre che ha ucciso il figlio

LA REGINA MARGHERITA

LADY GREYpoi sposa di Edoardo SESTO

BONAsorella della regina di Francia

SoldatiPersone del seguitoMessiGuardianieccetera

 

 

Scena: durante parte del terzo atto in Francia; durante il resto del dramma in Inghilterra

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Londra. Il Parlamento

(Allarme. Entrano il DUCA DI YORKEDOARDORICCARDONORFOLKMONTAGUEWARWICKe Soldati)

 

WARWICK: Non riesco a comprendere come sia sfuggito il re.

YORK: Mentre inseguivamo i cavalieri del settentrioneastutamente si allontanò di soppiattoabbandonando i suoi uomini: e allora il grande lord Northumberland che da valoroso guerriero non poté mai sopportare il suono della ritiratarincorò l'esercito avvilito; ed egli stessolord Stafford e lord Clifford avanzando insieme vennero alla carica contro la fronte del nostro principale corpo di truppe eessendovi penetratifurono uccisi dalle spade dei semplici soldati.

EDOARDO: Il padre di lord Staffordduca di Buckinghamè ucciso o ferito gravementepoiché gli ho tagliato l'elmo con un fendente; e che questo sia veropadreecco qui il suo sangue a dimostrarlo.

MONTAGUE: Ed ecco quifratelloil sangue del conte di Wiltshirecol quale mi sono scontrato quando le schiere presero contatto.

RICCARDO: Parla tu per mee di' loro che cosa ho fatto.

 

(Gettando a terra la testa del duca di Somerset)

 

YORK: Di tutti i miei figli Riccardo è quello che ha meglio meritato.

Ma dunqueVostra Grazia monsignore di Somersetsiete proprio morto?

NORFOLK: Tal sia delle speranze di tutto il ramo di Giovanni di Gand!

RICCARDO: E così spero di squassare la testa di re Enrico.

WARWICK: E io pure. Vittorioso principe di Yorkgiuro per il cielo di non chiuder occhiofinché non ti veda seduto su quel trono che ora la casa di Lancaster usurpa. Questo è il palazzo del pavido re e questo è il trono: renditene padroneYorkpoiché è tuoe non degli eredi di re Enrico.

YORK: Assistimi alloraamato Warwicke lo faròpoiché qui siamo entrati a forza.

NORFOLK: Tutti vi aiuteremo; chi fuggirà morrà.

YORK: GrazieNorfolk. Trattenetevi con memiei signorie voisoldatirestate presso di me a dormire stanotte.

 

(Salgono)

 

WARWICK: Quando verrà il re non usategli violenzaa meno che egli non cerchi di cacciarvi con la forza.

YORK: La regina ha convocato qui oggi il Parlamentoma è ben lontana dal pensare che faremo parte del suo consiglio: e qui a parole o a colpi facciamo valere il nostro diritto.

RICCARDO: Senza deporre le armi rimaniamo in questo palazzo.

WARWICK: Questo sarà chiamato il Parlamento sanguinoso se Plantagenetoduca di Yorknon sarà fatto ree non verrà deposto il pauroso Enrico la cui viltà ci ha fatti passare in proverbio presso i nemici.

YORK: Allora non lasciatemimiei signori; siate risolutiintendo entrare nel pieno possesso dei miei diritti.

WARWICK: Né il re né coloro che più lo amano né il più superbo partigiano dei Lancaster oserà muovere alase Warwick scuote i sonagli. Pianterò sul trono Plantagenetoe cerchi di scalzarlo chi ne ha il coraggio. DeciditiRiccardo: reclama la corona d'Inghilterra.

 

(York sale sul trono)

(Squillo di trombe. Entrano RE ENRICOCLIFFORDNORTHUMBERLANDWESTMORELANDEXETERe gli altri)

 

ENRICO: Miei signoriguardate dove siede l'ostinato ribelle: proprio sul trono! Forse sostenuto dalla forza di Warwickquel falso pariaspira alla corona e a regnare come sovrano. Conte di Northumberlandegli ha ucciso tuo padre e il tuolord Clifforded entrambi avete giurato di vendicarvi sopra di luii suoi figlii suoi favoriti e i suoi amici.

NORTHUMBERLAND: Se non lo faròil cielo si vendichi sopra di me.

CLIFFORD: Questa speranza fa sì che Clifford non porti altro segno di lutto che la spada.

WESTMORELAND: Come! tollereremo questo? strappiamolo di là: il mio cuore arde di collera e non posso più trattenermi.

ENRICO: Calmaticonte di Westmoreland.

CLIFFORD: La calma è pei poltronicome è lui: egli non oserebbe seder làse vostro padre fosse vivo: mio amato signorequi in Parlamento attacchiamo la famiglia di York.

NORTHUMBERLAND: Hai detto giustocuginocosì sia.

ENRICO: Ah! non sapete che la città li favorisce e che essi hanno soldati pronti ai loro cenni?

EXETER: Ma quando il duca sarà uccisofuggiamo subito.

ENRICO: Sia lungi dal cuore di Enrico il proposito di trasformare il palazzo del Parlamento in un macello. Cugino Exeterfronte accigliataparole e minacce sono le armi che Enrico intende di usare.

Tusedizioso duca di Yorkdiscendi dal trono e inginocchiati ai miei piedi a chiedere grazia e mercé; sono il tuo sovrano YORK: Io sono il tuo sovrano.

EXETER: Vergogna! scendi di costà: egli ti ha creato duca di York YORK: Era mio retaggiocome lo era la contea.

EXETER: Tuo padre tradì la corona.

WARWICK: Sei tuExeterche tradisci la coronaseguendo Enrico che è un usurpatore CLIFFORD: E chi dovrebbe seguire se non il suo re legittimo?

WARWICK: E' veroClifforde questi è Riccardoduca di York ENRICO: E debbo io starmene qui in piedi mentre tu siedi sul mio trono?

YORK: Così deve essere e sarà: rassegnati.

WARWICK: Contentati di essere duca di Lancastere lascia che egli sia re.

WESTMORELAND: Egli è re e duca di Lancastere lord Westmoreland lo sosterrà fino al l'estremo.

WARWICK: E Warwick lo contesterà. Voi dimenticate che siamo coloro che vi cacciarono dal campouccisero i vostri padri e a bandiere spiegate marciarono attraverso alla città sino alle porte del palazzo.

NORTHUMBERLAND: SìWarwicklo ricordo con cordoglioe per l'anima di mio padretu e la tua casa ve ne pentirete..

WESTMORELAND: Plantagenetofra te e questi tuoi figlii tuoi parenti e amicispegnerò più vite che le gocce di sangue che mio padre aveva nelle vene.

CLIFFORD: Non insistere oltre perché invece di parole io non ti mandi un tal messo che vendicherà la morte del mio genitore prima che io mi muova.

WARWICK: Povero Cliffordsprezzo le tue vane minacce.

YORK: Consentite che mostriamo il nostro titolo alla corona?

altrimenti le nostre armi lo sosterranno in campo.

ENRICO: Che titolo hai tu alla coronatraditore? Tuo padre eracome sei tuduca di York; tuo nonnoRuggero Mortimerconte di March. Io sono figlio di Enrico Quinto che obbligò il Delfino e i Francesi a piegarsi e occupò le loro città e province.

WARWICK: Non parlare di Francia giacché l'hai perduta tutta.

ENRICO: Il Protettore la perdettenon io: quando io fui incoronato non avevo che nove mesi.

RICCARDO: Ora sei vecchio quanto bastae tuttavia continui a perdere.

Padrestrappa la corona dal capo dell'usurpatore.

EDOARDO: Caro padrefa' ciò e ponitela sulla testa.

MONTAGUE: Fratello miose ami e onori le armidecidiamo la questione con la spada e smettiamola di cavillare a questo modo.

RICCARDO: Sonate le trombe e i tamburie il re fuggirà.

YORK: Zittifigli.

ENRICO: Zitto tu e lascia che re Enrico parli.

WARWICK: Plantageneto deve parlare per primo: ascoltatelosignori! e state in silenzio e attentiperché chi lo interrompe è un uomo morto.

ENRICO: Credi tu che lascerò il trono realesu cui sedettero mio nonno e mio padre? no: prima la guerra spopolerà questo mio regno; sìe la loro bandiera già spiegata in Francia e ora con mio grande cordoglio in Inghilterra sarà il mio sudario. Perché vacillatesignori? il mio titolo è valido e migliore assai del suo.

WARWICK: ProvaloEnricoe sarai re.

ENRICO: Enrico Quarto ottenne la corona per conquista.

YORK: Fu per ribellione contro il suo sovrano.

ENRICO (a parte): Non so che dire: il mio titolo è debole. Dimmi: non può un re adottare un erede?

YORK: E che perciò?

ENRICO: Se lo puòallora sono legittimo repoiché Riccardo alla presenza di molti pari cedette la corona ad Enrico Quarto di cui mio padre era eredecome io lo sono di lui.

YORK: Egli si levò contro il suo sovrano e l'obbligò a cedergli la corona con la violenza.

WARWICK: E anche se l'avesse fatto liberamentecredete che così avrebbe pregiudicato la trasmissione della corona?

EXETER: Noperché poteva cedere la coronasolo riservando i diritti regali dell'erede prossimo.

ENRICO: Sei tu contro di noiduca di Exeter?

EXETER: Suo è il buon diritto e perciò perdonatemi.

YORK: Perché bisbigliatemiei signorie non rispondete?

EXETER: La coscienza mi dice che egli è re legittimo.

ENRICO (a parte): Tutti si ribelleranno contro di me e si volgeranno a lui.

NORTHUMBERLAND: Plantagenetoa dispetto di tutte le tue pretesenon credere che Enrico sarà deposto.

WARWICK: Lo sarà anche a dispetto di tutti.

NORTHUMBERLAND: T'inganni: non sono le tue truppe meridionali dell'Essexdel Norfolkdel Suffolk e del Kent quelle chepur dandoti tanta presunzione e superbiaporteranno in alto il duca a mio dispetto.

CLIFFORD: Re Enricosia giusto o no il tuo titololord Clifford giura di combattere in tua difesa: si apra la terra e m'inghiottisca vivo se piego il ginocchio a chi mi uccise il padre!

ENRICO: O Cliffordcome le tue parole confortano il mio cuore!

YORK: Enrico di Lancasterabbandona la corona. Che cosa borbottate o complottatesignori?

WARWICK: Rendete giustizia al duca di Yorko altrimenti riempirò il Parlamento di armati e sopra il trono sul quale siede scriverò il suo titolo col sangue dell'usurpatore.

 

(Batte in terra col piede e i Soldati compaiono)

 

ENRICO: Monsignore di Warwicklasciami dire soltanto una parola: per quel tanto di vita che mi resta lascia che io regni come sovrano.

YORK: Assicurami solennemente della corona per me e per i miei eredie regnerai in pace e quiete per tutto il resto della tua vita.

ENRICO: E così sia: Riccardo Plantagenetogodrai il regno dopo la mia morte.

CLIFFORD: Che torto è questo che fate al principe vostro figlio!

WARWICK: Che bene è questo per l'Inghilterra e per lui medesimo!

WESTMORELAND: Abbiettopauroso Enricoche sempre disperi!

CLIFFORD: Che danno hai fatto a te stesso e a noi!

WESTMORELAND: Non mi regge l'animo di udire questi articoli.

NORTHUMBERLAND: Neanche a me.

CLIFFORD: Suvviacuginoandiamo a dare queste notizie alla regina.

WESTMORELAND: Addiore ignavo e degenerenel cui freddo sangue non vive più alcuna traccia di onore.

NORTHUMBERLAND: Possa tu divenire preda della casa di York e morire in catene per questa vile azione.

CLIFFORD: Possa tu essere sopraffatto in una terribile guerra o morire in pace abbandonato e disprezzato!

 

(Escono NorthumberlandClifford e Westmoreland)

 

WARWICK: Voltati da questa parteEnricoe non guardarli neanche.

EXETER: Cercano vendetta e non cederanno.

ENRICO: AhExeter!

WARWICK: Perché sospiratesire?

ENRICO: Non per me stessolord Warwickma per mio figlio che da padre snaturato priverò del suo retaggio. Ma sia pur così; (a York) lascio la corona a te e ai tuoi eredi per sempre a condizione che qui giuri di cessare dalla guerra civile e di onorarmi finché vivrò come tuo re e sovrano e purché prometta che per tradimento o per aperti atti di ostilità non cercherai di depormi e assumere tu stesso la corona.

YORK: Mi impegno a giurarlo e a mantenere il giuramento.

WARWICK: Viva re Enrico! Plantagenetoabbraccialo.

ENRICO: E lungamente possiate vivere tu e questi arditi figli!

YORK: Ora York e Lancaster sono riconciliati.

EXETER: E maledetto sia colui che seminerà zizzania fra di loro.

 

(Fanfara. Discendono)

 

YORK: Addioamato sovrano: vado al mio castello.

WARWICK: E io andrò a occupare Londra coi miei soldati.

NORFOLK: E io a Norfolk coi miei seguaci.

MONTAGUE: E io al mare donde sono venuto.

 

(Escono York coi figliWarwickNorfolkMontagueSoldati e Seguito)

 

ENRICO: E io a corte con dolore e cordoglio.

 

(Entrano la REGINA MARGHERITA e il PRINCIPE DI GALLES)

 

EXETER: Ecco qua la regina con occhi che tradiscono la collera: me ne andrò via furtivamente.

ENRICO: E così farò ioExeter.

MARGHERITA: Nonon andartene da me; altrimenti ti seguirò.

ENRICO: Calmatiamata reginae rimarrò qui.

MARGHERITA: Chi può essere calmo in tali frangenti? Ahsciagurato!

Fossi io morta fanciullanon ti avessi mai visto e non ti avessi mai dato un figliogiacché sei un padre così snaturato. Ha forse meritato di perdere in tal modo i suoi diritti naturali? Se tu avessi avuto per lui la metà dell'amore che sento io o avessi provato i dolori che soffrii nel darlo alla luce o lo avessi nutrito come ho fatto iocol tuo sangueavresti versato il sangue più puro del tuo cuore piuttosto che fare erede quel selvaggio duca e diseredare il tuo unico figlio.

PRINCIPE: Padrevoi non potete diseredarmi. Se siete reperché non dovrei succedervi?

ENRICO: PerdonamiMargherita; perdonami caro figlio; il conte di Warwick e il duca mi hanno forzato.

MARGHERITA: Forzato! sei re e ti lasci forzare? Mi vergogno di sentirti parlare così. Ah timoroso miserabile! hai rovinato te stessotuo figlio e mee ti sei lasciato prendere la mano dalla casa di York a tal punto che regnerai solo col suo beneplacito. Trasmettere la corona a lui e ai suoi eredi è come scavarti la tomba ed entrarvi assai prima del tempo. Warwick è Cancelliere e Signore di Calais; il fiero Falconbridge ha il comando dello Strettoil duca è fatto Protettore del regno; e tuttavia credi che sarai salvo? è la salvezza dell'agnello tremante circondato dai lupi. Se io che sono una debole donna fossi stata lài soldati avrebbero dovuto sollevarmi sulle loro picche prima che avessi sanzionato un tale atto; ma tu preferisci la vita all'onore; econsiderando ciòqui ti dichiaro che ripudierò la tua tavola e il tuo lettofinché non sia revocato quest'atto del Parlamento che disereda mio figlio. I signori del settentrione che hanno tradito la tua bandieraseguiranno la mia solo che la vedano spiegare; e la spiegherò a tuo disonore e a totale rovina della casa di York. Così ti lascio. Andiamofigliovieni con me; il nostro esercito è prontoe lo seguiremo.

ENRICO: Fermaticara Margheritae ascoltami.

MARGHERITA: Hai parlato anche troppo di già: vattene.

ENRICO: Caro figlio Edoardovuoi tu almeno rimanere con me?

MARGHERITA: Sìper essere assassinato dai suoi nemici.

PRINCIPE: Quando ritornerò vittorioso dal campovedrò Vostra Maestà:

sino a quel momento seguirò mia madre.

MARGHERITA: Vienifigliovia; non c'è tempo da perdere.

 

(Escono la Regina e il Principe)

 

ENRICO: Povera regina! l'amore per me e per suo figlio l'ha fatta uscire in parole di collera. Possa essa vendicarsi di quell'odiato duca che con altero spiritosospinto dall'ambizionemi toglierà la coronae come aquila affamata si accanirà contro la mia carne e quella di mio figlio! La perdita di quei tre signori mi tormenta.

Scriverò loro e li supplicherò con belle parole. Viacuginovoi farete da messaggero

EXETER: E spero di riconciliarvi tutti.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Il Castello di Sandal

(Entrano EDOARDORICCARDO e MONTAGUE)

 

RICCARDO: Fratellosebbene io sia il più giovanelasciatemi parlare.

EDOARDO: Noso far meglio io la parte dell'oratore.

MONTAGUE: Ma io ho ragioni forti e di gran peso.

 

(Entra il DUCA DI YORK)

 

YORK: Comefratello mio e figli miei! in contesa? qual è la ragione della vostra lite e chi è stato il primo a cominciarla?

EDOARDO: Non una litema un lieve dissenso.

YORK: Intorno a che cosa?

RICCARDO: Intorno a quello che riguarda Vostra Grazia e noi: la corona d'Inghilterrapadreche è vostra.

YORK: Miaragazzo? nofinché re Enrico non sia morto.

RICCARDO: Il vostro diritto non dipende né dalla vita né dalla morte di lui.

EDOARDO: Ora voi siete l'eredeperciò godetela adesso; se date alla casa di Lancaster agio di respirarealla fine vi oltrepasserà nella corsa.

YORK: Ho giurato che regnerà in pace.

EDOARDO: Ma per un regno si può rompere qualsiasi giuramento: per conto mio verrei meno a mille giuramenti pur di regnare un anno.

RICCARDO: NoDio non voglia che Vostra Grazia diventi spergiuro.

YORK: Lo saròse rivendicherò la corona con guerra aperta.

RICCARDO: E io proverò il contrario se mi lasciate parlare.

YORK: Non puoi farlofiglio; è impossibile.

RICCARDO: Non è valido affatto un giuramento che non sia prestato davanti a un magistrato fornito di legittima autorità su colui che giura: Enrico non lo eraperché aveva usurpato il trono; quindiconsiderando che avete giurato in mani sueil vostro giuramentomio signoreè vano e irrito. Perciò all'armi! Epadrepensate che cosa bella è portare una corona nel cui piccolo cerchio è l'Eliso e tutto quello che i poeti favoleggiano di felicità e di gioia. Perché esitiamo così? non avrò requie finché la rosa bianca che porto non sia tinta nel sangue appena appena tiepido del cuore di Enrico.

YORK: Riccardohai detto abbastanza: sarò re o morirò. Fratellotu andrai subito a Londra e aizzerai Warwick a questa impresa. TuRiccardoandrai dal duca di Norfolk e gli parlerai segretamente dei nostri propositi. VoiEdoardo andrete da lord Cobham col quale gli uomini del Kent non faranno difficoltà a sollevarsi: ripongo grande fiducia in loro perché sono soldati accortinobiligenerosi e pieni di ardire. Mentre sarete così occupatiche mi resterà da fare se non cercare un pretesto per levarmi in armi senza che il re o alcuno della casa di Lancaster sappiano delle mie intenzioni?

 

(Entra un Messo)

 

Ma adagio: che notizie? perché vieni con tanta fretta?

MESSO: La regina con tutti i conti e i signori del settentrione intende di assediarvi qui nel vostro castello. Ella è qui vicina con ventimila uomini e perciò attendete a fortificare la vostra posizionemio signore.

YORK: Sìcon la mia spada. E che! credi che abbiamo paura di loro?

Edoardo e Riccardovoi starete con me; mio fratello Montague andrà in tutta fretta a Londra: il nobile WarwickCobham e gli altri che abbiamo lasciati protettori del resi rinforzino con una politica energica e non si fidino del semplice Enrico e dei suoi giuramenti.

MONTAGUE: Vadofratello; li persuaderònon dubitare: e mi congedo umilmente da voi.

 

(Esce)

(Entrano SIR GIOVANNI e SIR UGO MORTIMER)

 

YORK: Zii mieisiete venuti a Sandal in buon momentoperché la regina intende di assediarci col suo esercito.

SIR GIOVANNI: Non ce n'è bisogno; l'incontreremo in campo aperto.

YORK: Come? con cinquemila uomini?

RICCARDO: Sìcon cinquecentopadrese occorre. Il loro generale è una donna; di che dovremmo temere?

 

(Marcia in lontananza)

 

EDOARDO: Sento i loro tamburi: mettiamo in ordine i nostri uominiusciamo e offriamo loro battaglia senz'altro.

YORK: Cinque contro venti! sebbene la sproporzione sia grandenon dubito affattoziodella nostra vittoria. In Francia ho vinto molte battagliequando i nemici erano dieci contro uno di noi: perché non dovrei avere ora lo stesso successo?

 

(Allarmi. Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Campo di battaglia tra il Castello di Sandal e Wakefield

(Allarme. Entrano RUTLAND e il suo Precettore)

 

RUTLAND: Ah! dove debbo fuggire per salvarmi dalle loro mani?

Precettoreguardateecco che viene il sanguinario Clifford.

 

(Entra CLIFFORD con Soldati)

 

CLIFFORD: Cappellanovattene! il tuo sacro carattere ti salva la vita. Quanto al marmocchio di quel maledetto ducail cui padre uccise mio padremorirà.

PRECETTORE: Ed iomio signoremorirò con lui.

CLIFFORD: Soldaticonducetelo via!

PRECETTORE: AhCliffordnon assassinare questo fanciullo innocente se non vuoi essere odiato da Dio e dagli uomini!

 

(Escetrascinato via dai Soldati)

 

CLIFFORD: Come! E' già morto? è la paura che gli fa chiudere gli occhi? Glieli riaprirò.

RUTLAND: Così il leone dopo essere stato a lungo rinchiuso guarda il miserabile che trema sotto le zampe che stanno per farlo a branie così s'avvicina guardando superbamente la preda e viene verso di lui per lacerargli le membra. Ah! buon Clifforduccidimi con la tua spada e non con questo tuo crudele occhio minaccioso! Dolce Cliffordlascia che io ti parli prima di morire: sono un oggetto troppo umile per la tua collera; fa' le tue vendette su uomini e lascia che io viva.

CLIFFORD: Parli invanopovero ragazzo; il sangue di mio padre ha chiuso l'accesso per cui dovrebbero entrare le tue parole.

RUTLAND: E allora lascia che il sangue di mio padre lo apra ancora:

egli è un uomo Cliffordtieni testa a lui.

CLIFFORD: Se avessi qui i tuoi fratellile loro vite in aggiunta alla tua non sarebbero sufficiente vendetta per menose aprissi le tombe dei tuoi antenati e ne appendessi in catene le bare imputriditeciò non calmerebbe la mia ira né darebbe sollievo al mio cuore. La vista di qualsiasi persona della casa di York è come una furia che mi tormenta l'animae finché io non riesca a sradicare questo ramo maledettosenza lasciarne vivo uno soloio vivo nell'inferno.

Perciò...

 

(Alzando la mano)

 

RUTLAND: Ohlasciami pregare prima di morire! Ti pregodolce Cliffordabbi pietà di me!

CLIFFORD: La pietà che può dare la punta della mia spada.

RUTLAND: Non ti ho fatto alcun male; perché vuoi uccidermi?

CLIFFORD: Tuo padre me ne ha fatto.

RUTLAND: Ma questo fu prima che nascessi. Tu hai un figlio: per amor suo abbi pietà di meperché per vendettase Dio è giustoegli non venga ucciso miseramente come me. Ahchiudimi in prigione per il resto della vita; e quando ti offenderòmi farai morirema non ora perché non hai motivo.

CLIFFORD: Non ho motivo! Tuo padre uccise mio padre; perciò muori.

 

(Lo colpisce)

 

RUTLAND: "Di faciant laudis summa sit ista tuae!" (Muore)

CLIFFORD: PlantagenetovengoPlantageneto! e il sangue di questo tuo figlio che è sulla mia spadaarrugginirà su quest'armafinché il tuo sangue coagulato con esso non m'induca a tergerli entrambi.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA QUARTA - Un'altra parte del campo

(Allarmi. Entra il DUCA DI YORK)

 

YORK: L'esercito della regina è padrone del campo: entrambi i miei zii sono rimasti uccisimentre tentavano di salvarmie tutti i miei seguaci voltano le spalle all'ardito nemico e fuggono come navi davanti al vento o agnelli inseguiti da lupi affamati. Dio sa che sorte hanno avuta i miei figli: ma questo so in modo sicuroche si sono comportati come uomini destinati ad acquistarsi fama in vita o in morte. Tre volte Riccardo s'è aperta la via sino a me e tre volte ha gridato "Coraggiopadre! combatti sino alla vittoria" e altrettante volte Edoardo è venuto al mio fianco con la spada arrossatatinta sino all'elsa del sangue di coloro che si erano scontrati con lui: e quando i guerrieri più temerari si ritiravanoRiccardo gridò "Alla carica! non cedete un palmo di terreno!" e ancora gridò "Una coronao altrimenti una tomba gloriosa! uno scettro o un sepolcro in terra!". A questo grido caricammo ancorama ahimè! indietreggiammo nuovamente:

così ho veduto un cigno nuotare con vana fatica controcorrente ed esaurire l'energia contro onde più forti di lui. (Breve allarme all'interno) Ahudite! i micidiali inseguitori mi danno la caccia ed io sono debole e non posso sfuggire alla loro rabbia; d'altrondese io fossi forte non eviterei la loro rabbia; le ore della mia vita sono contate! Qui debbo fermarmi e qui devon finire i miei giorni.

 

(Entrano la REGINA MARGHERITACLIFFORDNORTHUMBERLANDil giovane PRINCIPE e Soldati)

 

VeniteClifford sanguinoso e rude Northumberlandoso sfidar la vostra rabbia spietata ad infuriare ancor di più: sono il vostro bersaglio e attendo i colpi.

NORTHUMBERLAND: Arrenditi alla nostra clemenza superbo Plantageneto.

CLIFFORD: Sìa quella clemenza che il suo braccio spietato discendendo dall'alto offrì a mio padre. Ora Fetonte è caduto dal carro e ha fatto sera proprio al punto del mezzogiorno.

YORK: Dalle mie ceneri come da quelle della fenice può nascere un altro uccello che si vendicherà di voi tutti; e con questa speranza volgo gli occhi al cielo spregiando tutti i tormenti che potrete infliggermi. Perché non venite avanti? Come! siete tanti ed avete paura?

CLIFFORD: Così parlano i codardi quando non sanno più dove fuggire e così le colombe danno di becco negli artigli acuti del falco; così i ladridisperando ormai della vitasvillaneggiano i birri.

YORK: OhCliffordpensa ancorae ricorda nel tuo pensiero la mia vita passata; ese lo puoi a dispetto del rossoreguarda questa faccia e morditi la lingua che calunnia di viltà un uomo che prima d'ora ti ha fatto venir meno e fuggire con un aggrottar di ciglio.

CLIFFORD: Non ti ribatterò parola per parola ma ti affibbierò colpo per colpoquattro contro uno.

MARGHERITA: Fermativaloroso Cliffordpoiché per mille ragioni vorrei prolungare alquanto la vita del traditore. La collera lo rende sordo: parlagli tuNorthumberland.

NORTHUMBERLAND: FermatiClifford! non fargli l'onore di pungerti neanche un ditofosse pure per ferirlo al cuore. Che atto di valore sarebbequando un cane bastardo mostra i dentificcargli la mano in bocca se si può respingerlo con un calcio? E' buon diritto di guerra approfittare di tutti i vantaggi; combattere in dieci contro uno non diminuisce il valore.

 

(Mettono le mani addosso a York che si divincola)

 

CLIFFORD: Sìsìcosì si agita la beccaccia nella tagliola.

NORTHUMBERLAND: Così si divincola il coniglio nella rete.

YORK: Così trionfano i ladri per il bottino conquistatoe così anche uomini gagliardi cedono alla forza di ladroni troppo numerosi.

NORTHUMBERLAND: E che vuole Vostra Maestà che gli si faccia?

MARGHERITA: Valorosi guerrieriClifford e Northumberlandponete su questa tana di talpa colui che con le braccia stese voleva toccar le montagnesebbene poi non ne rompesse che l'ombra con la mano. Come!

eravate voi che volevate essere re d'Inghilterra? Eravate voi quello che s'affannava tanto in Parlamento e ci predicava la sua alta origine? Dove sono i vostri quattro figli che dovrebbero darvi man forte ora? il lascivo Edoardo e il gagliardo Giorgio? e dov'è quel valoroso prodigio di gobboRicciardettoil vostro ragazzoche con la voce bofonchiante soleva incitare il babbo nelle sedizioni? ocon gli altridov'è Rutlandil vostro beniamino? GuardaYorkho intinto questa pezzuola nel sangue che il valoroso Clifford con la punta della spada ha fatto uscire dal petto del ragazzo; e se i tuoi occhi possono versare lacrime per la sua mortete la darò per tergertene le guance. Ahimèpovero York! se non ti odiassi mortalmente lamenterei il tuo stato miserabile. Di graziasfoga il tuo doloreYorke così mi divertirai. Come! il tuo cuore in fiamme ti ha arse le viscere al punto che non versi neanche una lacrima per la morte di Rutland? perché sei così pazienteil mio uomo? dovresti uscire di sennoe proprio per farti uscire di senno ti schernisco così. Pesta i piedidelirasmania perché io possa cantare e danzare.

Ah! vedo: vuoi essere pagato per dare spettacolo: York non può parlare se non porta una corona. Una corona per York! esignoriinchinatevi profondamente: tenetegli le mani mentre gliela pongo sul capo. (Gli mette sulla testa una corona di carta) Sìdiamineora pare proprio un re! Sìquesti è colui che occupò il trono di Enrico e da Enrico fu proclamato erede. Ma come accade che il grande Plantageneto è incoronato così presto e ha rotto il suo solenne giuramento? Ora che mi ricordovoi non dovreste esser re finché Enrico non abbia dato la mano alla morte: e vuoi circondarti il capo con l'aureola di Enrico e rubare alle sue tempie il diadema oramentre è ancor vivoe contro il tuo sacrosanto giuramento? Oh! è una colpa troppo imperdonabile.

Via la coronae con la corona la testa: e finché siamo vivi cogliamo il momento per ucciderlo.

CLIFFORD: Questo tocca a me per amor di mio padre.

MARGHERITA: Nofermatevi; sentiamo che orazioni vuol recitare.

YORK: Lupa di Franciama peggio dei lupi di Franciala cui lingua avvelena più del dente delle vipere! quanto male si addice al tuo sesso trionfare come un'amazzone svergognata dei dolori di quelli che la fortuna ha fatto schiavi. Se non fosse che il tuo visospudorato per la consuetudine di atti malvagiè impassibile come una mascheracercherei di farti arrossireorgogliosa regina. Se non fossi senza pudore basterebbe a svergognarti dire donde vieni e da chi discendi.

Tuo padre porta il titolo di re di Napolidelle Due Sicilie e di Gerusalemmeeppure è più povero di un contadino inglese. E' quel povero sovrano che ti ha insegnato a insultare? non è necessario né ti giovasuperba reginaseppure non debba verificarsi il proverbio che il mendicantesalito a cavallolo fa crepare. E' la bellezza quella che spesso rende le donne orgogliose; ma Dio sa che ben poca è la parte che te n'è toccata; è la virtù che le fa ammirarema è il suo contrario che rende te oggetto di meraviglia: è la modestia del contegno che le fa sembrare divinee la mancanza di essa ti fa abominevole. Sei tanto opposta a tutto quel che vi è di bene quanto lo sono gli antipodi a noi o il mezzogiorno al settentrione. Cuore di tigre involto in una pelle di donna! Come hai potuto vuotar di sangue il figlio e dire al padre di asciugarsene gli occhi eppur continuare ad apparire in sembianza di donna? Le donne sono teneredolcipietose e pieghevoli; tu rigidainduritaimpietritaaspra e senza pietà. Vuoi che io infuri? ebbeneora sarai contenta: volevi che piangessi? ebbeneora sarai contentaperché il vento furioso accumula i rovesci di pioggia equando la sua furia cadel'acqua incomincia. Queste lacrime sono il rito funebre per il mio caro Rutland e ogni goccia grida vendetta per la sua morte contro teferoce Clifforde tefalsa Francese.

NORTHUMBERLAND: Mi colga il malannose le sue passioni non mi commuovono al punto che quasi non riesco a frenare le lacrime.

YORK: Neanche i cannibali famelici avrebbero toccato o macchiato di sangue il suo viso; ma voi siete più inumanipiù inesorabili ohdieci volte di più delle tigri d'Ircania. Vedispietata reginale lacrime di un padre infelice. Hai imbevuto questo pannicello del sangue del mio caro figlio e io ne lavo il sangue con le lacrime.

Conserva la pezzuola e vantatenee se racconterai questa crudele storia veracementeper l'anima mia gli ascoltatori verseranno lacrime; sìpersino i miei nemici verseranno lacrime copiose e diranno: "Ahimè! fu un fatto veramente pietoso". Ecco quaprendetevi questa corona e con la corona la mia maledizione: nell'ora del dolore possa tu avere quel conforto che ora ricevo dalle tue mani crudeli!

Spietato Cliffordlevami da questa vita; la mia anima al cielo il mio sangue sulle vostre teste.

NORTHUMBERLAND: Se avesse fatto strage di tutto il mio parentadodovrei pur piangere con luivedendo come l'intimo dolore gli tortura l'anima.

MARGHERITA: Come! in lacrimelord Northumberland? Se solo pensi ai torti che ha fatto a noi tuttile tue cocenti lacrime si asciugheranno ben presto.

CLIFFORD: Questo per il mio giuramento e questo per la morte di mio padre.

 

(Lo colpisce)

 

MARGHERITA: E questo per far giustizia al nostro buon re.

 

(Lo colpisce)

 

YORK: Aprimi la porta della tua misericordiapietoso Iddio!

Attraverso a queste ferite la mia anima vola in cerca di Te.

 

(Muore)

 

MARGHERITA: Mozzategli la testa e ponetela sulla porta della città di York: così York guarderà York dall'alto.

 

(Squillo di trombe. Escono)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - Una pianura vicino alla Croce di Mortimer nello Herefordshire

(Marcia. Entrano EDOARDO e RICCARDO con Truppe)

 

EDOARDO: Non so come nostro padre sia fuggito o se sia veramente scampato all'inseguimento di Clifford e di Northumberland. Se fosse stato presol'avremmo saputose fosse stato ucciso l'avremmo saputo; ma però anche se fosse scampatoavremmo pur dovuto ricevere la felice notizia della sua salvezza. Che ha mio fratello? perché è così triste?

RICCARDO: Non posso essere lieto finché non sappia in modo sicuro a che sia giunto il nostro valoroso padre. L'ho visto correre qua e là durante il combattimento e ho osservato come fra tutti prendeva di mira Clifford in modo particolare. Nel fitto della mischia sembrava comportarsi come un leone in una mandria di buoi o come un orso circondato dai caniquandomorsi alcuni e fattili guairegli altri si tirano in disparte e abbaiano. Così faceva nostro padre coi suoi nemici; così i suoi nemici fuggivano davanti al mio marziale padre:

davvero è un gran privilegio essere suoi figli. Vedete come l'aurora apre le porte d'oro e s'accomiata dal sole splendente; come rassomiglia al fiore della giovinezzaadorno come un garzone che va baldanzoso dalla sua bella.

EDOARDO: Ho gli occhi abbagliati o vedo veramente tre soli?

RICCARDO: Tre splendidi soli e ciascuno perfetto; non separati da nuvole tormentate dal ventoma distinti in un cielo chiaro e sereno.

Guardateguardate! Essi si unisconosi abbracciano e sembrano baciarsi come se giurassero un'alleanza indissolubile; ora sono soltanto una luceuna lampadaun sole. In questo il cielo ci prefigura qualche evento.

EDOARDO: E' cosa meravigliosa ed inaudita. Credofratelloche ci spinga al campo dove dobbiamo operare in modo che noifigli del valoroso Plantagenetosplendendo ciascuno pei propri meritiuniamo tuttavia le nostre luci e illuminiamo la terra come questo sole fa col mondo. Qualunque cosa esso presagiscaporterò da qui innanzi sul mio scudo tre soli luminosi.

RICCARDO: Noportate piuttosto tre "sole"sole figlievoglio dire:

sia detto con vostra buona licenzavoi preferite la fattrice al maschio.

 

(Entra un Messo)

 

Ma chi sei tuil cui triste aspetto annuncia qualche terribile storia che ti pesa sulle labbra?

MESSO: Ahuno che fu addolorato spettatorequando fu ucciso il nobile duca di Yorkaugusto padre vostro e mio amato signore!

EDOARDO: Non dire altro poiché ho già udito troppo.

RICCARDO: Di' come morìperché io invece voglio sentire tutto.

MESSO: Egli era circondato da molti nemici e resisteva loro come Ettoresperanza di Troiaresisteva ai Greci che avrebbero voluto entrare nella città; ma Ercole stesso deve cedere a forze superiori e molti colpisebbene di piccola scureintaccano e abbattono la quercia più dura. Vostro padre fu vinto da molti nemicima ucciso soltanto dal braccio irato del crudele Clifford e della regina. Questa per dispregio prima incoronò il grazioso ducagli rise in faccia e quando piangeva pel dolore gli diedeperché si asciugasse le guanceuna pezzuola intinta nel sangue innocente del piccolo Rutland già ucciso dal crudele Clifford. Dopo molti scherni e turpi beffe gli tagliarono la testa e la posero sulla porta della città di York e colà è ancorail più triste spettacolo che abbia mai visto.

EDOARDO: Amato duca di Yorknostro sostegnoora che sei morto non abbiamo più nulla che ci regga. O Cliffordselvaggio Cliffordhai ucciso colui che per la sua cavalleria era il fiore d'Europa; e l'hai vinto a tradimento poiché corpo a corpo egli avrebbe vinto te. Ora la dimora della mia anima è diventata una prigione: oh! fuggisse di qua per modo che il mio corpo potesse essere chiuso nella fossa a riposare! Da qui innanzi non gioirò piùmaimai più!

RICCARDO: Non posso piangere poiché tutti gli umori del corpo quasi non bastano a spegnere la fornace ardente del mio cuore; né la lingua può alleggerire il cuore del suo grave peso; il fiato stesso col quale dovrei parlare alimenta i carboni che mi ardono in petto e mi brucia con fiamme che le lacrime spegnerebbero. Piangere è diminuire la profondità del dolore: piangano dunque i fanciulli; per mecolpi e vendetta! Riccardoio porto il tuo nome; vendicherò la tua morte o morirò famoso per averlo tentato.

EDOARDO: Quel prode duca ha lasciato il nome a te; ma il ducato e il suo seggio discendono a me.

RICCARDO: Nose tu sei figlio di quell'aquila sovranada' prova della tua discendenza fissando gli occhi nel sole: invece di seggio e ducatodi' trono e regno; o questi sono tuoi o tu non nascesti da lui.

 

(Marcia. Entrano WARWICKil MARCHESE DI MONTAGUE e il loro Esercito)

 

WARWICK: Miei signoricome vache notizie?

RICCARDO: Monsignore di Warwickse dovessimo raccontarvi le nostre tristi notizie e ad ogni parola fìccarci il pugnale nelle carni sino alla fine della storiale parole ci darebbero più dolore delle ferite. Il duca di York è ucciso!

EDOARDO: Warwick! Warwick! quel Plantageneto che ti teneva caro come la salvezza dell'anima suaè stato ucciso dal feroce Clifford.

WARWICK: Ho già annegato questa notizia nelle lacrime dieci giorni fae ora per accrescere il vostro dolorevengo a dirvi che cosa è accaduto dopo quel momento. Dopo la sanguinosa battaglia di Wakefield in cui il vostro valoroso padre ha esalato l'ultimo respiroda messi rapidissimi mi furono portate notizie della vostra sconfitta e della sua morte. Io allora in Londracome Protettore del reraccolsi i miei soldati con gran numero di amicie bene equipaggiato marciai verso Sant'Albano per fermare la reginaconducendo con me il re nel mio interessepoiché ero stato avvertito dagli informatori che la sovrana veniva con l'idea di revocare la legge da poco approvata in Parlamento circa il giuramento di re Enrico e la vostra successione. A dirla in breve ci incontrammo a Sant'Albano; le nostre schiere si urtarono e da ambo le parti si combatté accanitamente: mao per la freddezza del re che considerando con benevolenza la sposa guerriera toglieva ai miei soldati tutto il loro ardoreo per la notizia del successo riportato da leio per la straordinaria paura della crudeltà di Clifford che tuona sangue e morte ai prigionierinon saprei direfatto sta che mentre le armi dei nemici erano mobili come fulminiquelle dei nostri soldaticome civette dal volo indolente o come il correggiato d'un pigro battitore di granocadevano dolcemente sugli avversari come se colpissero degli amici. Cercai di rincorarli mostrando la giustizia della nostra causa e promettendo buona paga e grandi compensi; ma tutto invano: non avevano coraggio per combattere e noi in loro nessuna speranza di vincere la battaglia. Così fuggimmo:

il re dalla regina; Giorgio vostro fratelloNorfolk e io stesso siamo venuti in tutta fretta a unirci con voipoiché sapevamo che eravate in questa marca a raccogliere altre forze per un nuovo combattimento.

EDOARDO: Warwickdov'è il duca di Norfolk? e quando è ritornato Giorgio dalla Borgogna in Inghilterra?

WARWICK: Il duca è a circa sei miglia di qui coi suoi soldatiequanto a vostro fratelloè stato recentemente mandato dalla vostra buona zia la duchessa di Borgogna con rinforzi di soldati per questa guerra inevitabile.

RICCARDO: Caso raro che il prode Warwick sia fuggito: spesso l'ho sentito lodare per i suoi inseguimentima sino ad ora non avevo mai sentito parlare dell'infamia di una sua ritirata.

WARWICK: Non è la mia infamiaRiccardoche ora tu odi: poiché devi sapere che questa forte mano può strappare la corona dalla testa del debole Enrico e togliergli dal pugno il venerato scettroanche se fosse tanto famoso e ardito in guerra quanto è stimato per dolcezzaspirito di pace e pietà religiosa.

RICCARDO: Lo so benissimolord Warwick; non biasimarmi: è l'amore per la tua gloria che mi ha fatto parlare. Ma in questo difficile momento che cosa si deve fare? Dobbiamo gettar via le cotte d'acciaio e avviluppare i corpi in neri abiti da lutto contando le avemarie sul rosario? o lasciare con le armi della vendetta i segni della nostra devozione sugli elmetti dei nemici? Se siete per quest'ultimo partitodite di sì e tosto all'operamiei signori.

WARWICK: Ebbeneappunto per questo Warwick è venuto a cercarti col fratello Montague: ascoltatemisignori miei. L'orgogliosa e insultante regina con Clifford e l'altero Northumberland e molti altri superbi uccelli della stessa penna hanno lavorato il remolle come cera pronta a liquefarsi. Egli aveva giurato di consentire alla vostra successione e il giuramento è registrato in forma solenne negli atti del Parlamento; e ora tutta quella banda se ne è andata a Londra per frustrare questo giuramento e quant'altro può nuocere alla casa di Lancaster. Credo che la loro forza giunga a trentamila uomini: ora se con l'aiuto di Norfolk e mioe con tutti gli amici che tuprode conte di Marchti puoi procurare tra gli affezionati Gallesiriusciremo a mettere insieme anche soltanto venticinquemila uominialloravia! marceremo ancora su Londraancora monteremo i nostri destrieri coperti di schiuma e grideremo ancora "Caricate i nemici!"ma non fuggiremo più neanche una volta.

RICCARDO: Sìora sento proprio parlare il grande Warwick: non giunga mai a vedere un giorno di sole colui che griderà "Ritiratevi" quando Warwick invece ordina di resistere.

EDOARDO: Warwickmi appoggio sulla tua spalla; se mi verrai meno - e Dio non voglia che ciò avvenga - Edoardo dovrà cedere: il cielo tenga lontano questo pericolo.

WARWICK: Non più conte di Marchma duca di York; e sopra di ciò non vi è che il trono regale d'Inghilterra; poiché re d'Inghilterra tu sarai proclamato in ogni borgo attraverso il quale passeremo e chi per la gioia non getterà in alto il berrettoper tale colpa perderà la testa. Re Edoardoprode RiccardoMontaguenon indugiamo sognando la famama facciamo sonare le trombe e accingiamoci a eseguire il nostro compito.

RICCARDO: AlloraCliffordse il tuo cuore fosse anche duro e guisa d'acciaio come con gli atti hai dimostrato di averlo di sassovengo a trapassarlo o a darti il mio.

EDOARDO: Allora rullatetamburi! Iddio e San Giorgio ci proteggano!

 

(Entra un Messo)

 

WARWICK: Che c'è? che notizie ci porti?

MESSO: Il duca di Norfolk v'informa per mezzo mio che la regina si avvicina con un potente esercito ed egli desidera di consultarsi con voi.

WARWICK: Benissimo! prodi guerrierimarciamo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Davanti a York

(Squillo di trombe. Entrano RE ENRICOla REGINA MARGHERITAil PRINCIPE DI GALLESCLIFFORD e NORTHUMBERLAND con tamburi e trombe)

 

MARGHERITA: Benvenutomio signorea questa bella città di York. Là è la testa del grande nemico che cercò di cingersi della vostra corona:

questa vista non vi rallegra il cuoremio signore?

ENRICO: Sìcome la vista degli scogli rallegra coloro che temono di far naufragio: questo spettacolo mi disgusta nel profondo dell'anima.

Rattieni la tua vendettamio Dio! non è colpa miané di proposito sono venuto meno al giuramento.

CLIFFORD: Mio grazioso sovranoquesta mitezza troppo grandequesta dannosa pietà debbono essere messe da parte. Che animali guarda il leone con occhi amichevoli? non la bestia che vorrebbe usurpargli il covile. A chi lecca la mano l'orsa della foresta? non a coloro che le rubano i piccoli sotto gli occhi. Chi sfugge alla puntura mortale del serpente nascosto? non colui che gli mette il piede sulla schiena.

Anche il più piccolo vermecalpestatosi rivoltae le colombe difendono col becco la nidiata. L'ambizioso York mirava alla tua corona e s'accigliava mentre tu sorridevi: non essendo che duca voleva fare del figlio un re eda buon padremigliorare la fortuna della sua prole: tuessendo re e avendo avuto dal cielo un bel figlioacconsentisti a diseredarlodimostrandoti padre indifferente. I bruti nutrono i loro piccoliesebbene il viso dell'uomo li impauriscachi non li ha vistiquando si tratta di proteggere le loro creatureusare persino quelle ali che altre volte avevano adoperato per fuggire spaventati? chi non li ha veduti far battaglia con chi si era arrampicato sino al nidooffrendo la vita a difesa dei figli?

Vergognamio signore! prendeteli a esempio. Non sarebbe peccato che questo bel ragazzo perdesse i diritti che gli vengono dalla nascita per colpa del padre e in un lontano avvenire avesse a dire a suo figlio: "Quello che il mio bisavolo e il mio avolo conquistaronomio padre trascurato regalò stoltamente"? Ah! che vergogna sarebbe questa!

Guarda questo ragazzo: il suo volto virile che promette fortunatempri il tuo cuore liquefatto e ti induca a conservare ciò che è tuo e a trasmetterlo a lui.

ENRICO: Clifford ha fatto assai bene la parte di oratorepresentando argomenti di gran forza. Ma dimmiCliffordnon hai mai sentito dire che ciò che è male acquistato non può finir bene? e fu mai cosa felice per un figlio che il padreper accumulargli denaroandasse all'inferno? Lascerò in eredità a mio figlio atti virtuosie fosse piaciuto al cielo che mio padre non mi avesse lasciato altro; poiché tutto il resto lo si gode a tal prezzo che vi è infinitamente più ansia nel difendere il possesso che piacere nel goderlo. Ahcugino Yorkse i tuoi migliori amici sapessero quanto profondamente mi duole che la tua testa sia costà!

MARGHERITA: Rinfrancatevimio signore: i nemici sono vicini e questa tepidezza indebolisce anche i vostri seguaci. Avete promesso di far cavaliere il vostro prode figlio: sguainate la spada e armatelo subito. Edoardoinginocchiati.

ENRICO: Edoardo Plantagenetoalzati cavaliere e ricorda sempre questo: sguaina la spada solo a difesa del diritto.

PRINCIPE: Mio nobile padrecol vostro permesso la sguainerò come erede della coronae in tale causa l'userò fino alla morte.

CLIFFORD: Ebbene; queste sono parole di principe coraggioso.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Reali comandantistate prontipoiché con un esercito di trentamila uomini viene Warwick a sostegno del duca di York; nel corso della marcia lo proclama re nelle città per cui passae molti corrono sotto le sue bandiere. Riordinate le vostre truppe perché sono vicinissimi.

CLIFFORD: Vorrei che Vostra Maestà lasciasse il campo: la regina ha maggior fortuna quando siete assente.

MARGHERITA: Sìmio buon signorelasciateci alla nostra fortuna.

ENRICO: Ma come! questa è anche la mia fortuna; quindi rimarrò.

NORTHUMBERLAND: Purché sia con la ferma volontà di combattere.

PRINCIPE: Mio reale padrefate animo a questi nobili signori e rincorate quelli che combattono in vostra difesa. Sguainate la spadabuon padree gridate "San Giorgio!".

 

(Marcia. Entrano EDOARDOGIORGIORICCARDOWARWICKNORFOLKMONTAGUE e Soldati)

 

EDOARDO: OraEnrico spergiurovuoi tu inginocchiartichieder grazia e porre la corona sul mio capoo preferirei tentare la terribile fortuna della battaglia?

MARGHERITA: Rimprovera i tuoi favoritiragazzo orgoglioso e insolente! mal ti si addice usare questo sfacciato linguaggio al tuo sovrano e legittimo re.

EDOARDO: Io sono il suo re e tocca a lui piegare il ginocchio. Ha consentito a proclamarmi erede; ma dopo ha rotto il giuramento poichéa quel che apprendovoireginache siete effettivamente re sebbene egli porti la coronalo avete indotto a cancellare con un nuovo atto del Parlamento il mio nome e sostituirvi quello di suo figlio.

CLIFFORD: E con ragione: chi dovrebbe succedere al padre se non il figlio?

RICCARDO: Siete quimacellaio? Oh! non mi riesce di parlare.

CLIFFORD: Sìgobbo; sono qui per rispondere a te o al più superbo della tua razza.

RICCARDO: Siete stato voi a uccidere il giovane Rutlandnon è vero?

CLIFFORD: Sìe il vecchio Yorkma non sono ancora soddisfatto.

RICCARDO: Per amor di Diosignoridate il segnale di attaccare.

WARWICK: Che dici tuEnricosei disposto a rinunciare alla corona?

MARGHERITA: Come! linguacciuto Warwickosate parlare? quando ci siamo incontrati l'ultima volta a Sant'Albano le gambe vi hanno servito meglio delle mani.

WARWICK: Allora toccò a me di fuggiree ora tocca a te.

CLIFFORD: Avevate detto altrettanto alloraeppure siete fuggito.

WARWICK: Non è stato il vostro valoreCliffordche mi ha allontanato di là.

NORTHUMBERLAND: Noné fu la vostra valentia che vi fece rimanere.

RICCARDO: Northumberlandho molto rispetto per te. Cessiamo di parlamentare perché col cuore gonfio a stento mi trattengo dall'uccidere quel Cliffordcrudele massacratore di bambini.

CLIFFORD: Ho ucciso tuo padre: chiami forse quello un bambino?

RICCARDO: Sìda codardo vigliacco e traditore come uccidesti il nostro tenero fratello Rutland; ma prima del tramonto del sole ti farò maledire quest'atto.

ENRICO: Silenziosignorie lasciatemi parlare.

MARGHERITA: Sfidaliallorao altrimenti tieni chiuse le labbra.

ENRICO: Ti pregonon imporre limiti alle mie parole: sono re e posso parlare a mio talento.

CLIFFORD: Sirela ferita che ci ha condotti a questo incontro non può sanarsi a parole; perciò state zitto.

RICCARDO: Alloraboiasguaina la spada. Per Colui che ci ha creati tuttisono sicuro che Clifford non ha coraggio che sulla lingua.

EDOARDO: Di'Enricoriconoscerai o no il mio diritto? migliaia di uomini hanno rotto il digiuno stamani che non saranno vivi all'ora del pranzosalvo che tu non ceda la corona.

WARWICK: Se rifiutiil loro sangue ricada sul tuo capo; poiché York si arma per la causa della giustizia.

PRINCIPE: Se quello che dice Warwick è giustotutto può esser giusto e il torto non esiste più.

RICCARDO: Chiunque sia tuo padrecodesta è certo tua madreperché hai la stessa lingua.

MARGHERITA: Tu invece non sei né come tuo padre né come tua madre; sei un turpe mostro segnato da Dio con un marchio perché tutti ti fugganocome i rospi avvelenati o il terribile morso dei ramarri.

RICCARDO: Ferro di Napoli nascosto da doratura inglesetuo padre ha tanto diritto al titolo di re quanto un rigagnolo al nome di mare; e non ti vergogniconoscendo la tua bassa estrazionedi lasciare che la tua lingua riveli anche la bassezza originaria del tuo cuore?

EDOARDO: Darei mille corone per un pugnello di paglia che ricordasse a questa svergognata ciana quello che è. Elena di Grecia era assai più bella di tesebbene tuo marito sia forse un altro Menelaoeppure mai il fratello di Agamennone fu tanto offeso da quella falsa donna quanto questo sovrano fu danneggiato da te. Suo padre aveva trionfato nel cuore della Franciadomato il re e costretto il Delfino a piegarsi; e se tuo marito si fosse scelto una sposa secondo la sua dignitàavrebbe potuto conservare sino ad oggi quella gloria; ma quando assunse al suo letto una mendicante econ le sue nozzeonorò il tuo povero padreda quel momento tanto splendor di sole cominciò a preparargli la tempesta che ha spazzato via di Francia le fortunate conquiste di Enrico Quinto e in patria ha accumulato rivolta contro la sua corona: poiché da che cosa è stata prodotta questa confusione se non dal tuo orgoglio? se tu fossi stata umileil nostro titolo sarebbe rimasto in quiescenza e noiper riguardo al buon reavremmo messo a tacere le nostre pretese fino a un'altra generazione.

GIORGIO: Ma quando vedemmo che il nostro sole faceva primavera per te e che la tua estate non ci dava frutticalammo la scure su teradice dell'usurpazione; e sebbene il taglio abbia talora colpito noi stessisappi chegiacché abbiamo incominciato a colpirenon smetteremo sinché non ti avremo abbattuta o non avremo innaffìata la tua crescita col nostro sangue ardente.

EDOARDO: E con questo proposito ti sfido rifiutando ogni ulteriore conferenzagiacché neghi al buon re di parlare. Sonatetrombe!

Sventolino le nostre bandiere che si coloreranno nel sangue! o la vittoria o una tomba.

MARGHERITA: FermatiEdoardo.

EDOARDO: Nodonna rissosanon ci fermeremo ancora: queste parole spegneranno oggi migliaia di vite.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Un campo di battaglia fra Towton e Saxton nel Yorkshire

(Allarmi. Scorrerie. Entra WARWICK)

 

WARWICK: Esaurito dalla fatica come un corridore in garami adagio un po' a prender fiatopoiché i molti colpi dati e ricevuti hanno tolto nerbo ai miei forti muscoli e a dispetto di tutto debbo riposarmi alquanto.

 

(Entra EDOARDO correndo)

 

EDOARDO: Sorridimicielo amicoo colpisciminemica morte! poiché questo mondo è corrucciato e il sole di Edoardo si ottenebra.

WARWICK: Che maimio signore? che sorte è la nostra? che buone speranze abbiamo?

 

(Entra GIORGIO)

 

GIORGIO: La nostra sorte è la sconfittala nostra speranza una triste disperazione: le nostre file sono rotte e la rovina ci segue da presso. Che ci consigliate di fare? dove dobbiamo fuggire?

EDOARDO: La fuga è inutile perché ci seguono con le ali ai piedimentre noi siamo deboli e non possiamo sfuggire all'inseguimento.

 

(Entra RICCARDO)

 

RICCARDO: Ah! Warwickperché ti sei ritirato! la terra assetata ha bevuto il sangue di tuo fratello versato dalla punta d'acciaio della lancia di Clifford: negli spasimi della morte gridavae sembrava un tetro lamento che venisse di lontanoWarwick, vendicami! Fratello, vendica la mia morte!. Così quel nobile gentiluomo morì sotto i ventri dei cavalli nemici che bagnavano i pasturali nel suo sangue fumante.

WARWICK: E allora s'ubriachi la terra del nostro sangue; sono tanto deciso a non fuggire che ucciderò il cavallo. Perché ce ne stiamo qui come donnicciuole impaurite piangendo le nostre perdite mentre il nemico infuriae stiamo a guardare come se si trattasse di una tragedia recitata per spasso da simulanti attori? Qui in ginocchio giuro a Dio nell'alto dei cieli che non avrò posa né mi fermeròfinché la morte non mi abbia chiuso gli occhi o la fortuna non mi abbia concesso giusta misura di vendetta.

EDOARDO: O Warwickpiego anch'io il ginocchio con te e in questo voto incateno la mia anima alla tuae prima che il mio ginocchio s'alzi dalla fredda faccia della terra protendo la manogli occhiil cuore a Te che estolli e abbassi i resupplicandotise me lo concediche questo corpo sia preda dei nemici ma che le bronzee porte del cielo si aprano per accogliere dolcemente l'anima peccatrice! Orasignoridiciamoci addio finché c'incontriamo di nuovosia in cielo sia sulla terra RICCARDO: Fratellodammi la mano enobile Warwicklascia che ti stringa fra le stanche braccia: io che mai non ho pianto mi sciolgo per il dolore che l'inverno abbia a troncare così bruscamente la nostra primavera.

WARWICK: Viavia! ancora una voltacari signoriaddio.

GIORGIO: E ora ritorniamo tutti alle nostre truppe; permettiamo di andarsene a coloro che non si sentono di rimanerechiamiamo nostre colonne quelli che non ci abbandoneranno e promettiamose la fortuna sarà nostradi dar loro ricompense quali i vincitori ottenevano nei giuochi olimpici. Ciò può ispirare coraggio nei loro petti tremebondipoiché v'è ancora speranza di vita e di vittoria. Ma non indugiamo di più; andiamocene tosto di qua.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Un'altra parte del campo

(Scorrerie. Entrano RICCARDO e CLIFFORD)

 

RICCARDO: OraCliffordti ho scelto in mezzo a tutti. Supponi che questo braccio sia per il duca di York e quest'altro per Rutlandentrambi decisi alla vendetta anche se tu fossi circondato da un muro di bronzo.

CLIFFORD: Riccardoora sono solo con te: questa è la mano che uccise tuo padre York e questa è la mano che colpì tuo fratello Rutlande qui è il cuore che esulta della loro morte e incoraggia le mani che uccisero tuo padre e tuo fratello a fare altrettanto con te; e cosìin guardia!

 

(Combattono)

(Entra WARWICK. CLIFFORD fugge)

 

RICCARDO: NoWarwickcercati altra selvagginaperché voglio dare la caccia a questo lupo sino ad ucciderlo.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Un'altra parte del campo

(Allarmi. Entra RE ENRICO solo)

 

ENRICO: Questa battaglia è come la guerra del mattino quando le nubi morenti contendono con la luce che crescee il pastore soffiandosi sulle dita non sa se sia giorno o notte. Ora la vittoria inclina da questa partecome un mare possente forzato dalla marea a combattere col vento; ora inclina dall'altra partecome quello stesso mare che la furia del vento forzi a ritirarsi; talora la vince il vento e talora la marea; ora l'uno è più forte ora l'altra fortissima: lottano entrambi per la vittoria corpo a corpoe nessuno è vincitore o vinto:

così ugualmente bilanciata è questa terribile battaglia. Mi sederò qui su questa tana di talpa; conceda Dio la vittoria a chi vuole! La regina Margherita e Clifford mi hanno allontanato dal combattimento coi loro rimbrottientrambi giurando che la fortuna li seconda quando io sono lontano. Ohvolesse Dio farmi morire! poichéche vi è in questo mondo se non dolori e guai? O Dio! che vita felice se fossi un semplice campagnuolo! starei seduto come ora su un monticello di terrafacendo curiose meridiane punto per puntoper vedere come corrono i minutiquanti minuti compongono l'orae quante ore costituiscono il giornoquanti giorni compiono l'anno e quanti anni può vivere un uomo mortale; e saputo questodistribuire il tempo:

tante ore per la cura del greggetante per il riposotante per la meditazionetante per lo svago; per tanti giorni le mie pecore sono state gravidetante settimane passeranno prima che quelle semplici creature figlinoe tanti anni prima che tosi gli agnelli: così minutioregiornimesi e annispesi nei propositi per cui furono creatiporterebbero alla quiete della tomba l'uomo incanutito. Ah!

che vita sarebbe questaquanto dolcequanto amabile! Il biancospino non dà ai pastori che guardano le pecore che nulla sanno un'ombra più dolce di quella che il baldacchino riccamente ricamato dà ai re che temono il tradimento dei loro sudditi? ohsì a mille doppi! e per concluderele rustiche giuncate del pastorela fredda bevanda leggera dalla borraccia di cuoiol'usato sonno alla fresca ombra di un alberotutte queste cose che egli gode piacevolmente e senza pensieri superano assai il lusso del principele vivande servite in piatti d'oro scintillantiil letto finemente lavorato in cui giace quando a lui ministrano l'ansiala diffidenza e il tradimento

 

(Allarme. Un Figlio che ha ucciso il padre entra col cadavere)

 

FIGLIO: E' un tristo vento quello che non giova ad alcuno. Può darsi che quest'uomo che ho ucciso in combattimento corpo a corpo possegga un gruzzolo di corone; e io che forse gliele prenderò fra pocodovrò prima di sera cederle probabilmente con la mia vita a un altrocome quest'ultimo le cede ora a me. Ma chi è costui? O Dioè la faccia di mio padre che ho ucciso senza saperlo! O tempi tristise succedono cose simili! Fui arruolato a forza in Londra dal partito del re e mio padre che era servo del conte di Warwick è stato arruolato dal suo padrone per il partito di Yorke io che da lui ho ricevuto la vital'ho con le mie stesse mani privato della sua. Perdonami Dio: non sapevo quello che mi facessi! Perdonamipadreperché non ti ho riconosciuto! Le mie lacrime laveranno queste tracce sanguinosee non più parolefinché non siano scorse a loro voglia.

ENRICO: O pietoso spettacolo! o tempi sanguinosi! Mentre i leoni guerreggiano e combattono pei loro coviligli innocenti agnelli soffrono per le loro inimicizie. Piangi disgraziato uomomi unirò a te nel pianto stilla per stilla e i nostri occhi e cuoricome in guerra civilesiano accecati dalle lacrime e si spezzino sotto il peso del dolore.

 

(Un Padre che ha ucciso il figlio entra col cadavere tra le braccia)

 

PADRE: Tu che mi hai resistito così ostinatamentedammi il tuo orose ne haiperché l'ho acquistato a prezzo di cento colpi. Ma vediamo:

è questa la faccia del nostro nemico? Ahnononoè il mio unico figlio! Ahragazzose ti resta un filo di vita alza gli occhi e vedi che pioggia di lacrimenata dalla tempesta turbinosa della mia animacade sulle tue ferite che mi mettono la morte negli occhi e nel cuore.

O Dioabbi pietà di questo tempo miserabile! Che atti crudeli di carneficina snaturativiolenti e inutili genera quotidianamente questa lotta mortale! O figliotuo padre ti ha dato la vita troppo tardi e te l'ha tolta troppo presto!

ENRICO: Dolore che s'aggiunge al dolore! cordoglio fuori di ogni comune misura! ohse la mia morte potesse arrestare questi atti spietati! Ohmisericordiabenigno cielo misericordia! sul suo viso sono la rosa rossa e la rosa biancai fatali colori delle nostre case in lotta: l'una rassomiglia al suo sangue purpureo e l'altra è come raffigurasse le sue pallide guance: l'una rosa appassisca e fiorisca l'altra! Se continuerete a contenderemigliaia di vite periranno.

FIGLIO: Come mia madre s'infurierà contro di me per la morte di questo padrené mai si cheterà!

PADRE: Come piangerà mia moglie per l'uccisione del figlioné mai sarà sazia!

ENRICO: Come per questi terribili casi il paese giudicherà male il rené mai si calmerà!

FIGLIO: Vi fu mai figlio che così piangesse la morte di un padre?

PADRE: Vi fu mai padre che si lamentasse tanto sul figlio?

ENRICO: Ci fu mai re così addolorato per le pene dei sudditi? Grande è il vostro dolore ma il mio è dieci volte più grande.

FIGLIO: Ti porterò via di quain un luogo dove io possa sfogare il mio pianto.

 

(Esce col cadavere)

 

PADRE: Queste mie braccia ti faranno da sudario; il mio cuorecaro figliosarà il tuo sepolcro e dal mio cuore la tua immagine non si allontanerà mai: i miei sospiri saranno i tuoi rintocchi funebrie tuo padre farà tanto lutto per teunico figlioquanto ne fece Priamo per tutta la sua prode figliolanza. Ti porterò via di qua; combatta chi vuoleperché ho assassinato colui che non avrei mai dovuto uccidere.

 

(Esce col cadavere)

 

ENRICO: Tristi uomini così trasportati dal dolorequi sta un re ancor più addolorato di voi.

 

(Allarmi. Scorrerie. Entrano la REGINA MARGHERITAil PRINCIPE e EXETER)

 

PRINCIPE: Fuggitepadrefuggite! poiché tutti i vostri amici sono scappatie Warwick impazza come un toro furioso. Via! perché la morte ci insegue da vicino.

MARGHERITA: Montate a cavallomio signoreandate verso Berwicke di carriera. Edoardo e Riccardo come un paio di levrieri che scorgono la timida lepre in fugasono alle nostre spalle con gli occhi scintillanti di collera e con le spade insanguinate nelle mani irosee perciòvia di qua subito.

EXETER: Via! poiché la vendetta li accompagna. Vianon state a discutereaffrettatevi a partire o almeno seguitemi: io vi precedo.

ENRICO: Viaprendimi con tebuon Exeter: non che io abbia paura di rimanerema desidero di andare dove la regina vuole. Avantivia!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Un'altra parte del campo

(Forte allarme. Entra CLIFFORD ferito)

 

CLIFFORD: Qui si spegne la mia lampada; sìqui muorementrefinché duròdiede luce a re Enrico. Oh! Lancastertemo per la tua rovina più che per la separazione dell'anima mia dal corpo. L'amore e la paura che suscitavo ti tennero attaccati molti amicie ora che muoiotutta questa forte compagnia si scioglie a danno tuo e a pro dell'arrogante York: il popolaccio brulica come le mosche estivee dove sciamano i moscerini se non verso il sole? e chi splende ora se non i nemici di Enrico ? O Febose non avessi mai concesso a Fetonte di reggere i tuoi focosi destrieriil tuo carro fiammeggiante non avrebbe mai scottato la terra; e tuEnricose avessi governato con autorità come fanno i re e come fecero tuo padre e tuo nonnoe non avessi ceduto terreno alla casa di Yorkcostoro non si sarebbero levati come le mosche d'estate; io e migliaia di altri non avremmo lasciato vedove in lutto per la nostra morte in questo infelice regnoe anche oggi occuperesti il trono in pace. Poichéche cosa favorisce tanto le erbacce quanto l'aria dolce? e che cosa rende tanto audaci i ladroni quanto la troppa indulgenza? Ma i lagni non giovanoe insanabili sono le mie feritenon v'è dove fuggire né forza per continuare la fuga: il nemico è spietato e non userà mercée del resto io non l'ho meritata da loro. L'aria è penetrata nelle mie ferite mortali e il troppo sangue sparso mi toglie le forze. VeniteYorkRiccardoWarwick e gli altri: ho ferito il petto dei vostri padri; aprite il mio.

 

(Sviene)

(Allarme e ritirata. Entrano EDOARDOGIORGIORICCARDOMONTAGUEWARWICK e Soldati)

 

EDOARDO: Ora respiriamosignori: la buona fortuna ci dice di posare e di spianare in aspetto di pace il cipiglio della guerra. Una parte delle truppe insegue la sanguinaria regina che guidava a suo piacere l'arrendevole Enrico sebbene fosse recome la vela gonfiata da una violenta raffica spinge una nave a tagliar le onde. Ma credete voi signoriche Clifford sia fuggito con essi?

WARWICK: Noè impossibile che scampasse poichésebbene lo dica in sua presenzavostro fratello Riccardo l'ha segnato per la tomba edovunque siaè certamente morto.

 

(Clifford geme e muore)

 

EDOARDO: Che anima è quella che ha preso un così doloroso commiato dalla vita?

RICCARDO: Un gemito mortale come quando la vita e la morte si sciolgono l'una dall'altra.

EDOARDO: Guardate chi èe ora che la battaglia è finitaamico o nemicotrattiamolo umanamente.

RICCARDO: Revoca la tua misericordiosa sentenza poiché è Cliffordche non contento di tagliare in Rutland il ramo quando stava mettendo le foglievolse il coltello omicida alla radice dalla quale il tenero ramoscello era soavemente germogliatovoglio dire il nostro augusto padreil duca di York.

WARWICK: Levate dalla porta di York la testaquella di vostro padreche Clifford vi aveva collocatae mettete questa in suo luogo:

occorre rendere misura per misura.

EDOARDO: Portate innanzi quel fatale uccellaccio di malaugurio che a noi e ai nostri non cantò mai altro che morte; ora la morte arresterà il suo tetro suono minacciosoe tacerà la lingua sempre pronta a predir sciagure.

WARWICK: Credo che abbia perduti i sensi. ParlaClifford; riconosci chi ti parla? Le nebbie tenebrose della morte gli offuscano i raggi della vita ed egli non ci vede né ode ciò che gli diciamo.

RICCARDO: Piacesse al cielo che invece potesse farlo. Ma forse lo può.

E' forse sua astuzia fingersi mortoperché vorrebbe sfuggire agli scherni che usò con nostro padre al momento della morte.

GIORGIO: Se credi che sia cosìtormentalo con parole pungenti.

RICCARDO: Cliffordchiedi mercé e non otterrai grazia.

EDOARDO: Cliffordpentiti con vana penitenza.

WARWICK: Cliffordinventa scuse per le tue colpe.

GIORGIO: Mentre noi inventiamo orribili torture per le tue colpe.

RICCARDO: Amasti Yorke io sono figlio di York.

EDOARDO: Avesti pietà di Rutland: io avrò pietà di te.

GIORGIO: Dov'è Margheritala tua comandante. per difenderti ora?

WARWICK: Ti beffanoClifford: bestemmia come eri solito.

RICCARDO: Come! neanche una bestemmia? La va male quando Clifford non ha in serbo neanche un'imprecazione per i suoi amici. Capisco da ciò che è proprio morto; e per l'anima miase sacrificando questa mano destra potessi ricomprargli due ore di vita per beffarlo con ogni sorta di dispregime la taglierei d'un colpo e col sangue che ne sgorgasse soffocherei quella canagliala cui sete inestinguibile York e il giovane Rutland non bastarono a soddisfare WARWICK: Sìma è morto: mozzate la testa al traditore e ponetela dove sta quella di vostro padre. E ora a Londra con marcia trionfaledove sarete coronato re d'Inghilterra. Di là Warwick partirà per la Francia a chiedere Madama Bona come vostra sposa. Così unirai saldamente queste due terre e avendo la Francia come amicanon temerai i nemici dispersiche sperano di rivoltarsi ancora; poichésebbene non abbiano la forza di offendere pungendotiaspettati di sentirli ronzare intorno a molestia degli orecchi. Prima di tutto assisterò all'incoronazionee poi andrò in Bretagna a concludere queste nozzese piace a Vostra Maestà.

EDOARDO: Sia come vuoicaro Warwickpoiché erigo il mio trono sul tuo dorsoné mai intraprenderò cosa per cui mi manchino il tuo consiglio e consenso. Riccardocreerò te duca di Gloucester e Giorgio di Clarence; Warwick avrà autorità di fare e disfare a piacer suo al pari di noi stessi.

RICCARDO: Date a me il titolo di duca di Clarence e a Giorgio quello di duca di Gloucesterperché il ducato di Gloucester è di malaugurio.

WARWICK: Via via! questa è un'osservazione sciocca: Riccardo sia duca di Gloucester; e ora a Londraper prendere possesso di questi onori.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

 

SCENA PRIMA - Una foresta nel settentrione dell'Inghilterra

(Entrano due Guardacaccia con balestre)

 

PRIMO GUARDACACCIA: Ci nasconderemo sotto questa folta macchiapoiché i cervi passeranno presto attraverso a questo praticelloe così al coperto ci metteremo alle poste e sceglieremo il più bello di loro.

SECONDO GUARDACACCIA: E io starò sopra la collina; così potremo tirare entrambi.

PRIMO GUARDACACCIA: Non va bene: il rumore della tua balestra spaventerebbe il branco e così il mio colpo andrebbe perduto. Stiamo qui tutti e due e prendiamo di mira il migliore; per ingannare il tempo ti dirò che cosa mi accadde un giorno proprio in questo medesimo punto dove intendiamo appostarci.

SECONDO GUARDACACCIA: Ecco un uomo: aspettiamo finché sarà passato.

 

(Entra RE ENRICOtravestitocon un libro di preghiere)

 

ENRICO: Mi sono allontanato furtivamente dalla Scozia solo per il desiderio di salutare questa mia terra con occhi desiosi. NoEnrico; questa terra non è più tuail tuo posto è occupatolo scettro ti è stato strappato di manoe cancellato il balsamo col quale ero stato consacrato: nessun ginocchio piegato ti proclamerà Cesare oranessun umile supplice ti chiederà giustizia insistentemente; noneanche un uomo verrà a chiederti di riparare i suoi torti; poiché come potrei aiutare costoroquando non son capace di aiutare me stesso?

PRIMO GUARDACACCIA: Sìecco un cervo la cui pelle vale la paga di un guardacaccia: questo è il re deposto; impadroniamoci di lui.

ENRICO: Amara avversitàlascia che ti abbracci: poiché gli uomini saggi dicono che questo è il partito più assennato.

SECONDO GUARDACACCIA: Perché aspettiamo? mettiamogli le mani addosso.

PRIMO GUARDACACCIA: Fermati un momentosentiamo ancora un po'.

ENRICO: La regina e mio figlio sono andati in Francia a cercare aiuto ecome mi si diceil grande Warwickche comanda a suo talentosi è pure recato colà per chiedere la sorella del re di Francia come sposa per Edoardo. Povera regina e povero figlio! se queste notizie sono verela vostra è fatica sprecataperché Warwick è un sottile oratore e Luigi è un principe che si lascia presto conquistare da parole commoventi. Mase è per questoanche Margherita può trarlo dalla suapoiché è donna degna di gran compassione: i suoi sospiri faranno breccia nel petto del re; le sue lacrime riusciranno a penetrare un cuore di sasso; la tigre stessa si farà mansueta mentre ella si lamenta. Nerone medesimo sarebbe preso da pietà udendo i suoi lagni e vedendole le lacrime amare. Sìma d'altra parteessa è andata per chiedere mentre Warwick è andato per offrire: ellaponendosi alla sinistra di Luigigli chiede aiuto per EnricoWarwick dalla destra gli chiede una moglie per Edoardo. Margherita dice piangendo che Enrico è depostoegli invecesorridendoche Edoardo è investito dall'autorità regia: sicché la povera disgraziata non potrà più parlare per il dolore mentre Warwick illustrerà il buon diritto del suo signoreattenuerà il suo tortoaddurrà argomenti di gran forza e in conclusione alienerà il re da leiottenendone la promessa di sua sorella e chissà quali altre cose per rafforzare e consolidare la nuova dignità di Edoardo; o Margheritacosì sarà e tupovera animacome sei andata da lui desolata così resterai abbandonata!

SECONDO GUARDACACCIA: Di': chi sei tu che parli di re e di regine?

ENRICO: Più di quello che sembro e meno di quello per cui sono nato:

sono almeno un uomoe meno di questo non posso essere; se agli uomini è lecito parlar di monarchi perché non deve essere permesso anche a me?

SECONDO GUARDACACCIA: Sìma tu parli come se fossi re.

ENRICO: Ebbenelo sono nel mio pensiero e questo basta.

SECONDO GUARDACACCIA: Ma se sei redov'è la tua corona?

ENRICO: La corona l'ho nel cuorenon sul capo; non è coperta di diamanti e pietre preziose indianené è visibile: la mia corona si chiama rassegnazioneuna corona che i re di rado posseggono.

SECONDO GUARDACACCIA: Benese siete un re incoronato di rassegnazionela vostra corona di rassegnazione e voi stesso vi dovete rassegnare a venir con noi; poichécome crediamovoi siete il re che Edoardo ha deposto e noisuoi sudditi che gli abbiamo giurato fedeltàvi arrestiamo come suo nemico.

ENRICO: Ma non vi è mai capitato di giurare e di venir meno al giuramento?

SECONDO GUARDACACCIA: Noalmeno con un giuramento di tal generené lo faremo ora.

ENRICO: Dove abitavate quando ero re d'Inghilterra?

SECONDO GUARDACACCIA: Qui in questo paese dove siamo ora.

ENRICO: Fui consacrato re all'età di nove mesi; mio padre e mio nonno erano re e voi mi avete giurato fedeltà di sudditi: non è dunque vero che siete venuti meno al giuramento?

PRIMO GUARDACACCIA: Noperché eravamo vostri sudditi soltanto mentre eravate nostro sovrano.

ENRICO: Sono dunque morto? non respiro come ogni altro essere vivente?

Ahsciocchi che siete! non sapete quello che giurate. Vedete: come soffio questa piuma lontano dal mio volto e l'aria la respinge ancora verso di meed essa obbedisce al mio fiato quando soffio io e al fiato di un altro quando soffia quellogovernata sempre dall'aria che spira più fortetale è la leggerezza di voi uomini del popolo. Ma non rompete i vostri giuramenti: con la mia umile supplica non voglio farvi commettere tale peccato. Andate dove volete e il re riceverà i vostri comandi: siate pure voi i re: comandate e io ubbidirò.

PRIMO GUARDACACCIA: Siamo sudditi fedeli di re Edoardo.

ENRICO: E lo sareste ancora di Enrico se fosse sul trono su cui siede Edoardo.

PRIMO GUARDACACCIA: In nome di Dio e del re vi ordiniamo di venir con noi dalle guardie.

ENRICO: In nome di Dio conducetemi; sia obbedito al nome del vostro re; quello che Dio vuolelo compia il vostro re; e a quello che il re vuole umilmente mi arrendo.

 

(Escono)

 

 

SCENA SECONDA - Londra. Il Palazzo

(Entrano RE EDOARDOGLOUCESTERCLARENCE e LADY GREY)

 

EDOARDO: Fratello Gloucesteril marito di questa damaSir Riccardo Greyè stato ucciso nella battaglia di Sant'Albano e le sue terre confiscate dal vincitore: quello che chiede è di ritornare in possesso dei suoi beni ese vogliamo essere giustinon possiamo rifiutarglieloperché il degno gentiluomo ha perduto la vita combattendo per la casa di York.

GLOUCESTER: Vostra Maestà farà bene ad accogliere la supplica: sarebbe disonore ricusare.

EDOARDO: Lo sarebbe davvero; ma voglio attendere alquanto.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Già! vedo che la dama deve concedere qualche cosa prima che il re acconsenta ad accogliere la sua umile richiesta.

CLARENCE (a parte a Gloucester): Conosce la selvaggina e non gliene sfugge il sentore.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Zitto!

EDOARDO: Vedovaprenderemo in considerazione la supplica: ritornate in altro momento a sentire quello che ne pensiamo.

LADY GREY: Amato sirenon posso attendere: piaccia a Vostra Maestà di decidere subitoe quello che piacerà a voipiacerà a me.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Sìvedova? allora vi assicuro che riavrete le vostre terrese quello che piacerà a lui piacerà anche a voi. Tenete più duro o vi prenderete un bel colpo.

CLARENCE (a parte a Gloucester): Non temo per leise però non le capita di cadere

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Dio non vogliao altrimenti egli ne approfitterà.

EDOARDO: Quanti figli haivedova? dimmelo.

CLARENCE (a parte a Gloucester): Credo che voglia chiederle di regalargli un bambino.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Noche io possa essere frustatose non sarà lui a darne due a lei.

LADY GREY: Treamato sire.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Ne avrete quattrose farete a modo suo.

EDOARDO: Sarebbe un peccato se perdessero le terre del loro padre.

LADY GREY: Siate dunque misericordiosovenerato siree accogliete la mia supplica.

EDOARDO: Signoridatemi licenza; voglio mettere alla prova il senno di questa vedova.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Sìla licenza è accordataperché voi userete della vostra licenzafinché la giovinezza non si licenzi e vi dia licenza di usare le grucce.

 

(Gloucester e Clarence si ritirano in disparte)

 

EDOARDO: Ora ditemisignoraamate i vostri LADY GREY: Sìcaramentecome amo me stessa.

EDOARDO: E non sareste disposta a fare molto pur di far loro del bene?

LADY GREY: Per far loro del bene sarei disposta a tollerare qualche male.

EDOARDO: Allora procurate di ottenere le terre di vostro marito per far loro del bene.

LADY GREY: Appunto per questo mi sono presentata a Vostra Maestà.

EDOARDO: Vi dirò io come queste terre si possono riavere.

LADY GREY: Così mi legherete di gratitudine a voisire.

EDOARDO: Che servizio sei disposta a rendermi se te le ridò?

LADY GREY: Quello che comandatepurché stia in me di farlo.

EDOARDO: Ma tu farai obiezione al favore che intendo domandare.

LADY GREY: Nomio buon sovranotranne che non sia cosa che io non possa fare.

EDOARDO: Ma tu puoi fare quello che voglio chiederti.

LADY GREY: Ebbeneallora farò quello che Vostra Maestà domanda.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Egli l'incalza fortee molta pioggia logora il marmo.

CLARENCE (a parte a Gloucester): E' rosso come fuoco: allora la cera di lei deve liquefarsi.

LADY GREY: Perché si ferma il mio signore? Non debbo sentire il compito che mi assegnate?

EDOARDO: Compito facile: si tratta solo di amare un re.

LADY GREY: E' presto fatto perché sono suddita.

EDOARDO: Ebbeneallora ti concedo senz'altro le terre di tuo marito.

LADY GREY: E io prendo licenza con l'anima piena di gratitudine.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Il contratto è fatto: la donna lo suggella con una riverenza.

EDOARDO: Ma fermati: è dei frutti dell'amore che intendo parlare.

LADY GREY: E io puremio amato sovrano.

EDOARDO: Sìma temo che tu prenda la cosa in altro senso. Che amore pensi che io cerchi tanto di ottenere?

LADY GREY: Il mio amore sino alla mortei miei umili ringraziamentile mie preghiere: quell'amore che la virtù domanda e la virtù volentieri concede.

EDOARDO: Noin veritànon intendevo questo amore.

LADY GREY: Ebbeneallora il vostro pensiero non è quello che credevo.

EDOARDO: Ma ora in parte almeno puoi capire la mia idea.

LADY GREY: La mia idea sarà di non concedere affatto quello a cui capisco che Vostra Maestà mirase ho indovinato giusto.

EDOARDO: A parlarti chiaromiro a giacere con te.

LADY GREY: E a parlarvi chiaropreferirei giacere in prigione.

EDOARDO: E allora non avrai le terre di tuo marito.

LADY GREY: Ebbenela mia onestà sarà la mia doteperché non le comprerei a prezzo di questa.

EDOARDO: Ma in ciò fai gran torto ai tuoi figli.

LADY GREY: E in quello Vostra Maestà fa gran torto a loro e a me. Mapossente signoreil vostro umore allegro male si accorda con la serietà della mia richiesta; perciò vi piaccia di lasciarmi andare con un sì o con un no.

EDOARDO: Sìse accondiscendi alla mia domandase nono.

LADY GREY: Alloranomio signore. Della mia supplica non c'è più nulla da fare.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Non piace alla vedova; aggrotta la fronte.

CLARENCE (a parte a Gloucester): Il re è il più goffo corteggiatore della Cristianità.

EDOARDO (a parte): Il suo aspetto la mostra piena di pudorele sue parole rivelano un senno incomparabile; tutte le sue perfezioni sono degne della regalità: in un modo o nell'altro è fatta per appartenere a un re; sarà la mia amante o altrimenti la mia regina. E se re Edoardo ti prendesse per sua regina?

LADY GREY: E' meglio a dirsi che a farsimio amato sovrano: sono una suddita con cui si può scherzarema del tutto indegna di un trono.

EDOARDO: Leggiadra vedova! per la mia maestà ti giuro che le mie parole corrispondono esattamente a quello che ho nell'animo; e questo è di godere il tuo amore.

LADY GREY: E questo è più di quello a cui io sia disposta ad arrendermi. So che sono troppo bassa per essere la vostra reginama troppo alta per essere la vostra concubina.

EDOARDO: State cavillandodonnavolevo proprio dire che intendo di farvi mia sposa.

LADY GREY: Vostra Maestà s'affliggerà che i miei figli vi chiamino padre.

EDOARDO: Non più che quando le mie figlie ti chiameranno madre. Tu sei vedova e hai dei figli; eper la Vergineioche non sono che uno scapolone ho degli altri: come! è assai bello essere padre di molti figli. Non dire altroperché sarai la mia regina.

GLOUCESTER (a parte a Clarence): Il padre spirituale ha ora condotto a termine la confessione.

CLARENCE (a parte a Gloucester): Quando ha preso il camice del confessoreè stato per amor della camicia.

EDOARDO: Fratellivoi state pensando che cosa abbiamo detto.

GLOUCESTER: Alla vedova non deve piacereperché sembra molto seria.

EDOARDO: Vi parrebbe strano forse che le dessi marito?

CLARENCE: Chimio signore?

EDOARDO: Me stessoClarence.

GLOUCESTER: La meraviglia durerebbe dieci giorni almeno.

CLARENCE: E sarebbe un giorno di più di quello che non durino di solito le meraviglie.

GLOUCESTER: E per questo la meraviglia sarebbe grandissima.

EDOARDO: Scherzate purefratelli: posso dirvi intanto che ho accolto le sue suppliche per le terre del marito.

 

(Entra un Nobile)

 

NOBILE: Mio sireEnricoil vostro avversarioè stato preso e lo hanno condotto prigioniero alla porta del palazzo.

EDOARDO: Sia portato alla Torre; fratelliandiamo dall'uomo che lo ha arrestato e chiediamogli come la cosa è avvenuta. Donnavenite con noi. Voisignorila tratterete onorevolmente.

 

(Escono tutti eccetto Gloucester)

 

GLOUCESTER: SìEdoardo vuol trattare le donne onorevolmente. Fosse egli consuntomidolloossa e tuttoe che dai suoi lombi non nascesse alcuno a defraudarmi degli aurei giorni a cui tendo lo sguardo! Eppure fra il desiderio della mia anima e mequando pure l'autorità del lussurioso Edoardo fosse morta e sepoltavi sono ClarenceEnricoil suo giovane figlio Edoardo e la loro discendenza diretta che sarà Dio sa quantae tutti pronti a prendere il loro luogo nella successione prima che mi assicuri il mio: un pensiero che mi ghiaccia nei miei propositi. Ebbenemi limito a sognare la sovranitàcome uno che stando su un promontorio vede una spiaggia lontana su cui vorrebbe mettere il piede e desidera che il piede cammini come l'occhioe impreca al mare che lo separa da quel luogoproponendosi di prosciugarlo col cucchiaio per attuare il suo desiderio. Allo stesso modo voglio la corona che è lontana da mee così impreco alle circostanze avverse e mi propongo di abbattere gli ostacoli lusingandomi di poter fare l'impossibile. L'occhio è troppo pronto e il cuore presume eccessivamentese la mia mano e la mia forza non li uguagliano. Ebbenesupponiamo che non vi sia possibilità di regno per Riccardo: quale altro piacere può fornirmi il mondo?

troverò forse il mio paradiso in grembo a una donnacoprirò il mio corpo di gai ornamenti e affascinerò il bel sesso con le parole e con gli sguardi? o miserabile pensiero e più difficile a mettere in atto che ottenere venti corone d'oro! Già! L'amore mi abbandonò fin da quando ero in seno a mia madre e perché non m'impacciassi delle sue tenere leggi corruppe con qualche dono la fragile natura e la indusse ad atrofizzarmi il braccio come un ramo seccoa crearmi un'odiosa prominenza sul dorso dove la deformità siede a scherno del mio corpo a dar forma disuguale alle mie gambea sproporzionarmi in ogni partea far di me un ammasso caoticoun orsacchiotto mal leccato che non ha alcuna delle sembianze materne. Come potrei essere fra quelli che piacciono alle donne? Mostruoso errore nutrire un tal pensiero!

Dunquegiacché questa terra non mi offre alcuna gioia se non nel comandarenel tenere a freno e nell'usar prepotenze a coloro che sono fatti meglio di mesarà mio paradiso sognare il trono e per tutta la mia vita considerare il mondo come un infernofinché il mio capoportato dal tronco deformenon sia circondato da una splendente corona. E tuttavia non so come ottenerlapoiché molte vite si frappongono tra me e il mio scopo: come colui chesmarritosi in un bosco spinosoora spezza le spine ora ne è laceratocerca una via di uscita e se ne svianon sa come giungere all'aperto e lotta disperatamente per riuscirvicosì mi tormento per afferrar lo scettro d'Inghilterra e o mi libererò da questa sofferenza o mi aprirò la via con una scure insanguinata. Sicuro! so sorridere esorridendouccidere e gridare "ben fatto" per quello che mi affligge il cuoree bagnare le guance di lacrime false e atteggiare il viso a seconda delle occasioni. Annegherò più marinai che la sirenacome il basilisco ucciderò chi mi guarda; saprò parlare come Nestore o ingannare più astutamente di Ulissee come Sinone potrò prendere un'altra Troia. So aggiungere colori al camaleonte e cambiar forma come Proteose ciò mi giovae dar lezioni a quell'assassino di Machiavelli. Se sono capace di far questonon saprò anche ottenere una corona? Via! la coglieròanche se fosse assai più lontana di quel che non sia.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA TERZA - Francia. Il Palazzo Reale

(Squillo di trombe. Entrano LUIGI RE DI FRANCIABONA sua sorellail BORBONEsuo ammiraglio; il PRINCIPE EDOARDOla REGINA MARGHERITA e il CONTE DI OXFORD. LUIGI si siede e si alza ancora)

 

LUIGI: Bella regina d'Inghilterranobile Margheritasiedi accanto a noi; non si confà alla tua dignità e alla tua nascita che tu stia in piedi mentre Luigi è seduto.

MARGHERITA: Nopossente re di Franciaora Margherita deve ammainare le vele e imparare a servire per un certo tempo dove i re comandano.

Erodebbo confessarloregina della grande Albione in un aureo passato; ma ora la sventura ha conculcato il mio titolo e mi ha con disonore trascinata a terradove devo assidermi in modo conforme alle mie fortune e rassegnarmi a tale umiliazione.

LUIGI: Mia bella reginadimmidonde nasce questa profonda disperazione?

MARGHERITA: Da una causa che mi riempie gli occhi di lacrime e mi ferma la linguamentre il cuore è soffocato dagli affanni.

LUIGI: Di qualunque cosa si trattisii tu stessa ancora e siedi al nostro fianco. (La fa sedere presso di lui) Non porgere il collo al giogo della fortuna e lascia trionfare il tuo animo impavido su ogni disavventura. Dimmi il tuo pensieroregina Margheritae racconta i tuoi dolori: li allevieremo se il re di Francia può farlo.

MARGHERITA: Queste benevole parole ravvivano in me i pensieri languenti e inducono i muti dolori a scioglier la lingua. Sappi dunquenobile Luigiche Enricosolo signore dei miei affettida re che era è divenuto un proscritto e forzato a vivere nella Scozia abbandonato da tuttimentre l'arrogante e ambizioso Edoardoduca di Yorkusurpa il titolo regio e il trono del monarca d'Inghilterra legittimamente consacrato. Questa è la ragione per cui iopovera Margheritacon questo mio figlioprincipe Edoardoerede di Enricosono venuta a implorare il tuo giusto e legittimo aiuto. Se ci manchiogni nostra speranza è finita; la Scozia vorrebbe soccorrerci ma non può; il nostro popolo e i nobili sono traviatiil tesoro confiscatoi soldati messi in fuga ecome vedisiamo noi stessi nella più dolorosa delle situazioni.

LUIGI: Illustre reginacalma con la pazienza la tempesta dell'animo mentre noi escogitiamo il modo di dissiparla del tutto.

MARGHERITA: Quanto più indugiamotanto più forte diventa il nostro nemico.

LUIGI: Più indugio e più ti aiuterò.

MARGHERITA: Ma l'impazienza è l'ancella del vero dolore: ed ecco qui colui che crea il mio.

 

(Entra WARWICK)

 

LUIGI: Chi è colui che si avvicina con piglio così ardito alla nostra persona?

MARGHERITA: Il nostro conte di Warwickil più grande amico di Edoardo.

LUIGI: Benvenutovaloroso Warwick! che cosa ti conduce in Francia?

 

(Egli discende dal tronoella si alza)

 

MARGHERITA: Sìora comincia una seconda tempestapoiché è costui che muove a piacer suo vento e marea.

WARWICK: Vengo anzitutto a salutare la tua regale persona con spirito di amicizia e sincero amore da parte del nobile Edoardo re d'Inghilterramio signore e sovrano e tuo amico dichiarato; poi vengo a stabilire con te solenni rapporti di buon vicinato e infine a confermare tali rapporti con vincolo nuzialese acconsenti a dare in matrimonio al re d'Inghilterra la virtuosa madama Bona tua leggiadra sorella.

MARGHERITA (a parte): Se ciò si compieEnrico perde ogni speranza.

WARWICK (a Bona): Egraziosa madamaa nome del nostro recol vostro permesso e approvazioneho l'ordine di baciarvi la mano e rivelarvi con parole la passione che è nel cuore del mio sovranodove la famafacendosi strada di recente attraverso il suo attento orecchioha collocato l'immagine della tua bellezza e virtù.

MARGHERITA: Re Luigi e madama Bonasentitemi parlare prima di rispondere a Warwick. La sua domanda non viene da un amore bene inteso ed onesto di Edoardoma da un inganno generato dalla necessità; poiché come possono i tiranni governar sicuramente in casa lorose non si procurano grandi alleanze all'estero? Per dimostrare che è tiranno basta il semplice fatto che Enrico vive ancora; ma anche se fosse morto ecco qui il principe Edoardofiglio di re Enrico. Guarda perciòLuigidi non attirare su di te pericolo e disonore con questa alleanza e con questo matrimonio; poichésebbene gli usurpatori possano esercitare per un certo tratto il loro dominioil cielo è giusto e il tempo punisce i torti da loro commessi.

WARWICK: Che offese son questeMargherita?

PRINCIPE: E perché non regina?

WARWICK: Perché tuo padre Enrico ha usurpato il tronoe tu non sei principe più di quanto ella sia regina.

OXFORD: Allora Warwick sopprime il grande Giovanni di Gand che sottomise la maggior parte della Spagna; e dopo Giovanni di GandEnrico Quartola cui saggezza fu di specchio ai più savi; e dopo quel prudente principeEnrico Quintoche da prode conquistò tutta la Francia: da costoro il nostro Enrico discende in linea retta.

WARWICK: Oxfordcome accade che in questo discorso che sembra correre così liscionon avete detto come mai Enrico Sesto perdette tutto quello che Enrico Quinto aveva conquistato? Forse questi pari di Francia ne sorriderebbero. Maper quanto riguarda il restoci esponete un albero genealogico di sessantadue anniben poco tempo perché un regno cada in prescrizione.

OXFORD: ComeWarwick! puoi parlare contro il tuo sovrano a cui hai obbedito per trentasei annisenza rivelare il tuo tradimento con un solo rossore?

WARWICK: E Oxford che ha sempre sostenuto le ragioni della giustiziapuò ora difendere la falsità con un albero genealogico? Vergogna!

lascia Enrico e da' a Edoardo il titolo di re.

OXFORD: Chiamare mio re colui checon ingiusta condannafece mettere a morte mio fratello maggiorelord Aubrey Vere e peggio ancora mio padre nel declino della maturitàquando la natura già lo conduceva alla soglia della morte? NoWarwicknofinché la mia vita sosterrà questo braccioquesto braccio sosterrà la casa di Lancaster.

WARWICK: Ed il mio la casa di York.

LUIGI: Regina Margheritaprincipe Edoardo e Oxfordfavoritea nostra richiestaallontanarvi alquanto mentre m'intrattengo ulteriormente con Warwick.

 

(Si ritirano in disparte)

 

MARGHERITA: Voglia il cielo che le parole di Warwick non lo incantino.

LUIGI: OraWarwickdimmi proprio in coscienza: è Edoardo il vostro vero re? poiché sono riluttante a legarmi con uno che non sia stato eletto secondo la legge.

WARWICK: A ciò impegno il mio credito e il mio onore.

LUIGI: E il popolo lo vede di buon occhio?

WARWICK: Tanto più in quanto Enrico non è stato fortunato.

LUIGI: E ancorarimossa ogni simulazionedimmi con tutta sincerità la misura del suo amore per nostra sorella Bona.

WARWICK: L'ama come si addice a un monarca come lui: io medesimo l'ho udito dire e giurare spesso che questo suo amore era una pianta perenne con le radici nel terreno della virtùle foglie e i frutti mantenuti in vita dal sole della bellezzaesente da rancorema tale da dar luogo allo sdegno se Bona non ricambiasse la sua passione.

LUIGI: Orasorelladi' qual è la tua ferma decisione.

BONA: Il vostro consenso o il vostro rifiuto saranno anche miei. (A Warwick) Eppure confesso che molte volte prima di oggiquando ho sentito parlare dei meriti del vostro reil mio orecchio inclinava il mio discernimento alla simpatia.

LUIGI: E alloraWarwickcosì decido: mia sorella sarà sposa di Edoardo e subito si redigerà il contratto della controdote che il vostro re le darà in misura pari alla dote. Avvicinateviregina Margheritaaffinché voi pure testimoniate che Bona andrà sposa a Edoardo.

PRINCIPE: A Edoardoma non al re d'Inghilterra.

MARGHERITA: Warwick ingannatore! E' stato tuo accorgimento di rendere vana la mia supplica con questo matrimonio: prima che tu venissiLuigi era amico di Enrico.

LUIGI: E ancora lo è di lui e di Margherita: ma se il vostro titolo alla corona è debole come il successo di Edoardo dimostra è giusto che io sia sciolto dall'impegno di darvi aiuto che avevo contratto poco fa; tuttavia godrete da parte mia tutta la benevolenza che la vostra condizione richiede e che la mia posizione può darvi.

WARWICK: Enrico ora vive nella Scozia a suo agio dovenulla avendonulla può perderee quanto a voi stessagià nostra reginaavete un padre capace di mantenervie meglio sarebbe importunare lui anziché il re di Francia.

MARGHERITA: Zittoimpudente e svergognato Warwickzittotu che fai e disfi i re; non mi moverò di qua sinché con le parole e con le lacrime piene di verità non faccia capire al re Luigi le tue frodi astute e il falso amore del tuo signorepoiché siete tutti e due della stessa razza.

 

(Un Corriere suona il corno all'interno)

 

LUIGI: Warwickquesta è qualche lettera per noi o per te.

 

(Entra un Corriere)

 

CORRIERE: Mio signor ambasciatorequeste lettere sono per voi e sono mandate da vostro fratello il marchese Montague: queste altre sono per Vostra Maestà da parte del nostro ree questemadamasono per voida parte di chinon so.

 

(Leggono le lettere)

 

OXFORD: Mi piace assai di vedere che la nostra bella regina e signora sorride per le notiziee Warwick si rannuvola per le sue.

PRINCIPE: Sì: osservate come Luigi batte i piedi in terracome se fosse irritato: spero che tutto vada per il meglio.

LUIGI: Warwickche notizie hai ricevuto? e voibella regina?

MARGHERITA: Le mietali da riempirmi il cuore di gioia insperata.

WARWICK: Le mie piene di dolore e scontento.

LUIGI: Come! il tuo re ha sposato lady Grey; e ora per secondare il tuo inganno e il suo mi manda una lettera per persuadermi e pazientare? E questa l'alleanza che cerca colla Francia? E osa schernirci in questo modo?

MARGHERITA: L'avevo già detto a Vostra Maestà: questo dimostra l'amore di Edoardo e l'onestà di Warwick.

WARWICK: Re Luigidichiaro solennemente pel cielo che mi vede e per la speranza che ho della beatitudine celesteche sono innocente di questa mala azione di Edoardo. Egli non è più il mio re poiché mi disonora così; e capirebbe di aver disonorato quanto mai se stessose avesse consapevolezza della sua infamia. Come mai ho potuto dimenticare che mio padre incontrò morte prematura per opera della casa di York? Come sono passato sopra all'offesa fatta a mia nipote? è mai possibile che io l'abbia aiutato a cingere la corona reale e a privare Enrico dei diritti che gli spettavano per nascita? E tutto per ricevere alla fine infamia in compenso? Infamia a lui! poiché quello che merito è onore eper recuperare l'onore che ho perduto per luida questo momento lo abbandono e ritorno a Enrico. Mia nobile reginadimentichiamo i passati rancori e d'ora innanzi sarò tuo servo fedele.

Vendicherò il torto fatto a madama Bona e ridarò ad Enrico la primitiva maestà.

MARGHERITA: Warwickqueste parole hanno cambiato il mio odio in affetto; perdono e dimentico del tutto le tue antiche colpe e godo che tu sia divenuto amico di re Enrico.

WARWICK: Lo sono divenuto tanto e così sinceramente chese re Luigi acconsente a fornirci alcune poche truppe sceltem'impegno a sbarcarle sulla nostra costa e a rimuovere con le armi il tiranno dal trono. Non è la sua novella sposa che lo soccorrerà; equanto a Clarencecome mi dicono queste lettereè facile che si stacchi da luipoiché Edoardo è stato spinto alle nozze dall'appetito e non dall'onore né dal desiderio di rafforzare e garantire il nostro paese.

BONA: Caro fratelloquale modo migliore di vendicare Bona che aiutare quest'infelice regina?

MARGHERITA: Famoso principecome vivrà il povero Enrico se tu non lo salvi dall'orrenda disperazione!

BONA: La mia causa e quella della regina d'Inghilterra sono una sola.

WARWICK: E la mialeggiadra madama Bonas'unisce alla vostra.

LUIGI: E la mia con la suacon la tua e con quella di Margherita:

sono finalmente e fermamente deciso a darvi aiuto.

MARGHERITA: Ringrazio umilmente per tutti.

LUIGI: Alloramesso del re d'Inghilterraritorna al più presto e di' al falso Edoardotuo supposto reche Luigi di Francia sta mandando un corteo mascherato a far festa con lui e con la novella sposa. Hai sentito quello che si è detto qui orava' e spaventa il tuo sovrano con quanto hai saputo.

BONA: Digli che spero che diventi presto vedovo e che porterò una ghirlanda di salice per amor suo.

MARGHERITA: Digli che ho messo da parte gli abiti da lutto e sono pronta a indossare l'armaturaWARWICK: E da parte mia digli che mi ha fatto tortoe che perciò lo priverò della corona prima che molto tempo sia passato. Eccoti la ricompensa: vattene.

 

(Esce il Corriere)

 

LUIGI: Warwicktu e Oxford passerete il mare con cinquemila uomini e darete battaglia al falso Edoardo eal momento propizioquesta nobile regina e il principe seguiranno con nuovi rinforzi. Ma prima che tu vadachiariscimi un dubbio: che pegno mi dai della tua sicura fede?

WARWICK: Questo vi assicura della mia sicura fede: se la nostra regina e questo giovane principe acconsentonounirò a lui coi santi vincoli del matrimonio la mia figlia primogenita che è tutta la mia gioia.

MARGHERITA: Sìacconsento e vi ringrazio per questa offerta. Figlio miola fanciulla è bella e virtuosaperciò non esitare: da' la mano a Warwick e con la mano l'irrevocabile promessa che solo la figlia di Warwick sarà tua.

PRINCIPE: Sìl'accettoperché ne è ben degna; ed ecco qui la mano per impegnare la mia fede.

 

(Dà la mano a Warwick)

 

LUIGI: Perché indugiamo? siano subito arruolati questi soldati e tumonsignor di Borbonenostro ammiraglio supremoli trasporterai con la flotta reale. Mi par mill'anni che Edoardo sia rovesciato dalla guerra per avere chiesto a scherno la mano di una dama francese.

 

(Escono tutti tranne Warwick)

 

WARWICK: Venni da parte di Edoardo come ambasciatorema ritorno come suo nemico mortale e giurato: mi aveva incaricato di nozzee risponderò con una terribile guerra. Non aveva nessun altro da fare suo zimbello? e allora nessun altro che me volgerà il suo scherzo in dolore. Sono stato io il principale strumento per innalzarlo alla corona e sarò il principale strumento per tirarlo giù: non perché commiseri la triste sorte di Enricoma perché voglio vendicarmi della beffa di Edoardo.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - Londra. Il Palazzo

(Entrano GLOUCESTERCLARENCESOMERSET e MONTAGUE)

 

GLOUCESTER: Ora dimmifratello Clarenceche cosa pensi di questo recente matrimonio con lady Grey? Non ha nostro fratello fatto una degna scelta?

CLARENCE: Ahimèc'è molto di qui alla Francia; come poteva aspettare finché Warwick ritornasse?

SOMERSET: Miei signorifinitela di parlar così; ecco qua il re che viene.

GLOUCESTER: E la sua sposascelta così opportunamente.

CLARENCE: Voglio dirgli chiaramente il mio pensiero.

 

(Squillo di trombe. Entra RE EDOARDO con Persone del seguito; LADY GREY in qualità di Regina; PEMBROKESTAFFORDHASTINGS e altri)

 

EDOARDO: Che dici della mia sceltafratello Clarence che te ne stai così meditabondo come fossi quasi malcontento?

CLARENCE: Quello che ne dicono Luigi di Francia o il conte di Warwick che sono così deboli per coraggio e giudizio da non offendersi per questo nostro affronto.

EDOARDO: E anche se si offendessero senza ragionenon sono altro che Luigi e Warwick; io sono Edoardo re vostro e di Warwicke debbo poter fare a modo mio.

GLOUCESTER: E farete a modo vostroperché siete nostro sovrano:

eppure i matrimoni affrettati raramente fanno buona riuscita.

EDOARDO: Davverofratello Riccardosiete offeso voi pure?

GLOUCESTER: Io no; Dio non voglia che io desideri di veder separati coloro che Egli ha uniti; sìe sarebbe peccato disgiungere coniugi che sembrano proprio fatti l'uno per l'altro.

EDOARDO: Lasciando da parte i vostri scherni e la vostra avversioneditemi perché lady Grey non avrebbe dovuto divenire mia moglie e regina d'Inghilterra. E anche voiSomerset e Montagueditemi liberamente quello che pensate.

CLARENCE: Questa allora è la mia opinione: che re Luigi diventa vostro nemico perché vi siete burlato di lui a proposito del matrimonio con madama Bona.

GLOUCESTER: E Warwick.seguendo i vostri ordinisi trova ora disonorato da quest'altro matrimonio.

EDOARDO: E se tanto Luigi quanto Warwick potessero essere pacificati da un qualche accorgimento che sapessi escogitare?

MONTAGUE: Eppure l'unirvi alla Francia con tali nozze avrebbe rafforzato la nostra monarchia contro tempeste esterne più che qualsiasi altro matrimonio combinato in patria.

HASTINGS: Come! non sa Montague che l'Inghilterra è sicura in se stessase è fedele a se medesima?

MONTAGUE: Ma tanto più sicuraquanto più è sostenuta dalla Francia.

HASTINGS: E' meglio servirsi che fidarsi della Francia. Lasciamoci sostenere da Dio e dai mari che ci ha dati per difesa inespugnabile e difendiamoci soltanto col loro aiuto: in essi e in noi medesimi sta tutta la nostra salvezza.

CLARENCE: Per questo solo discorso lord Hastings merita di sposare l'erede di lord Hungerford.

EDOARDO: Sìma che avete da dire? E' stato per mia volontà e concessionee per una volta tanto la mia volontà sia legge.

GLOUCESTER: Eppure mi sembra che Vostra Maestà non abbia fatto bene a dare la figlia ed erede di lord Scales al fratello della vostra amata sposa: sarebbe stata più adatta per me o per Clarence; ma nella vostra sposa seppellite ogni senso fraterno.

CLARENCE: Altrimenti non avreste unita l'erede di lord Bonville col figlio di vostra moglielasciando che i vostri fratelli si aggiustassero altrove.

EDOARDO: Ahimèpovero Clarence! è perché non hai moglie che sei malcontento? Te la troverò io.

CLARENCE: Nello scegliervene una per voi avete offerto la misura del vostro discernimento; e poiché si è dimostrato molto superficialedatemi licenza di essere il mezzano dl me stesso; e a questo scopo intendo di lasciarvi presto.

EDOARDO: Va' o resta: Edoardo sarà sempre re e non si lascerà legare dalla volontà di suo fratello.

ELISABETTA: Miei signorise volete rendermi giustiziadovete riconoscere che prima che piacesse a Sua Maestà di elevarmi alla corona realenon ero di ignobile origine; e gente più bassa di me ha avuto la stessa fortuna. Ma come questo titolo onora me e i mieicosì la vostra antipatiamentre vorrei riuscirvi graditaoffusca la mia gioia col pensiero del pericolo e del dolore.

EDOARDO: Mia caradesisti dal lusingare il loro malumore: che dolore o pericolo può capitarti finché Edoardo è tuo costante amico e loro sovrano cui essi debbono obbedire? e obbediranno me e ameranno te se non cercano deliberatamente il mio odio; se lo farannopenserò io a difenderti ed essi sentiranno la vendetta della mia collera.

GLOUCESTER (a parte): Sento e non parloma tanto più intensamente medito.

 

(Entra un Corriere)

 

EDOARDO: Oramessoche lettere o che notizie ci porti dalla Francia?

CORRIERE: Mio sireniente lettere; solo poche parole ma tali che senza il vostro speciale perdono non oso riferirle.

EDOARDO: Certoti perdoniamo; perciò in breve ripetimi le loro parole con tutta la precisione di cui sei capace. Che risposta dà re Luigi alle nostre lettere?

CORRIERE: Queste furono le sue precise parole al momento della mia partenza: "Di' al falso Edoardotuo supposto reche Luigi re di Francia sta mandando un corteo mascherato a far festa con lui e con la novella sposa".

EDOARDO: Luigi è così coraggioso? forse crede che io sia Enrico. Ma che ha detto madama Bona per il mio matrimonio?

CORRIERE: Queste furono le sue parole proferite con pacato disdegno:

"Digli che con la speranza che diventi presto vedovo porterò una corona di salice per amor suo".

EDOARDO: Non la biasimo: non poteva dir di menopoiché le è stato fatto tortoma che ha detto la regina di Enrico? perché ho sentito dire che era colà.

CORRIERE: "Digli - mi ha detto - che smetto i miei abiti da lutto e sono pronta ad indossare l'armatura".

EDOARDO: Forse vuol far la parte dell'amazzone. Ma che cosa ha detto Warwick sentendo queste offese?

CORRIERE: Più infuriato di tutti gli altri contro Vostra Maestà mi ha congedato con queste parole: "Digli da parte mia che mi ha fatto torto e che perciò gli toglierò la corona prima che sia passato molto tempo".

EDOARDO: Ahil traditore! ha osato lasciarsi sfuggire parole così orgogliose? Beneessendo stato messo sull'avvisomi armerò: avranno guerra e pagheranno cara la loro presunzione. Ma dimmiè Warwick ora in buoni rapporti con Margherita?

CORRIERE: Sìgrazioso sovrano; essi sono uniti di tanta amicizia che il giovane principe Edoardo sposa la figlia di Warwick.

CLARENCE: Forse la primogenita; Clarence avrà la più giovane. E orafratello readdio e cerca di star saldo sul trono poiché me ne andrò di qua a sposare l'altra figlia di Warwickper riuscire non inferiore a te in matrimonio sebbene io non porti la corona. Chi ama me e Warwick mi segua.

 

(Clarence esce e Somerset lo segue)

 

GLOUCESTER (a parte): E io no: i miei pensieri mirano più in alto:

rimango non per amore di Edoardo ma per amore della corona.

EDOARDO: Clarence e Somerset se ne sono andati da Warwick; debbo armarmi contro il peggio che può accadere e la rapidità è necessaria in questo caso disperato. Pembroke e Staffordandate per conto mio ad arruolare uomini e a fare preparativi per la guerra; i nemici sono già sbarcati o lo saranno tra poco: io stesso vi seguirò subito in persona. (Escono Pembroke e Stafford) Ma prima ch'io vadachiaritemi un dubbioHastings e Montague. Voi due più che tutti gli altri siete vicini a Warwick per sangue e affinità: ditemi se amate Warwick più di me. Se è così andate entrambi da lui; vi preferisco nemici aperti anziché falsi amici: ma se intendete di mantenervi fedeli datemene garanzia con un giuramento di amiciziaperch'io non abbia mai a sospettare di voi.

MONTAGUE: Iddio aiuti Montague secondo che egli vi sarà fedele!

HASTINGS: E Hastings secondo che egli favorirà la causa di Edoardo.

EDOARDO: E voifratello Riccardostarete dalla nostra parte?

GLOUCESTER: Sìa dispetto di tutto quello che vi può contrastare.

EDOARDO: Davvero? Allora sono sicuro della vittoria. Andiamocene di qua e non perdiamo tempo sinché non abbiamo incontrato Warwick col suo esercito straniero.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Una pianura nel Warwickshire

(Entrano WARWICK e OXFORD con Soldati francesi)

 

WARWICK: Ve l'assicuromio signore: tutto va bene; il popolo accorre a noi in folla.

 

(Entrano CLARENCE e SOMERSET)

 

Ecco qui Somerset e Clarence che giungono. Dite subitomiei signorisiamo tutti amici?

CLARENCE: Non temetesignore.

WARWICK: Alloragentile Clarencebenvenuto per Warwick e benvenutoSomerset: ritengo viltà nutrire sfiducia quando un nobile cuore mi porge la mano aperta in segno di affettoaltrimenti potrei pensare che Clarencefratello di Edoardonon sia che un finto sostenitore della nostra impresa: ma benvenutocaro Clarence; mia figlia sarà tua. E ora che ci resta se non sorprendere e fare prigioniero tuo fratello col favore della notte mentre è negligentemente accampatoi suoi soldati dispersi in città e poche guardie soltanto vigilano intorno a lui? I nostri informatori credono assai facile l'impresa:

come Ulisse e il gagliardo Diomede con astuzia e forza si avvicinarono furtivamente alle tende di Reso e ne rapirono i fatali destrieri tracicosì noi coprendoci col nero manto della notte possiamoprima di essere scortiabbattere la guardia di Edoardo e far lui prigioniero; non dico di ucciderlo perché intendo soltanto di sorprenderlo. Quelli che vogliono seguirmi in questo tentativoacclamino col vostro condottiero al nome di Enrico. (Tutti gridano "Enrico!") Procediamo ora silenziosamente. Per Warwick e i suoi amiciDio e San Giorgio!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - Il campo di Edoardo vicino a Warwick

(Escono tre Guardie a vigilare la tenda del Re)

 

PRIMA GUARDIA: Venitemesseriognuno al suo posto: il re sta già certo dormendo.

SECONDA GUARDIA: Come! non va a letto?

PRIMA GUARDIA: Noha fatto un giuramento solenne di non giacere in letto e riposarsisinché Warwick o lui stesso non sia perito.

SECONDA GUARDIA: Probabilmente allora sarà domanise Warwick è così vicino come si dice.

TERZA GUARDIA: Ma ditemiper favorechi è il nobile che riposa col re nella tenda?

PRIMA GUARDIA: E' lord Hastingsl'intimo amico del re.

TERZA GUARDIA: Ondavvero? ma perché il re ha dato ordine che i suoi principali seguaci alloggino nelle città all'intornomentre egli si tiene all'addiaccio?

SECONDA GUARDIA: Tanto maggiore è l'onore quanto più grande è il pericolo.

TERZA GUARDIA: Sìma a me date dignità e quiete e le preferisco a un onore pieno di pericoli. Se Warwick sapesse in che situazione si trova il renon c'è da dubitare che verrebbe a svegliarlo.

PRIMA GUARDIA: A meno che le nostre alabarde non gli impedissero il passo.

SECONDA GUARDIA: Sìe per quale altra ragione facciamo la guardia alla tenda reale se non per difendere la sua persona dai nemici notturni?

 

(Entrano WARWICKCLARENCEOXFORDSOMERSET e Soldati)

 

WARWICK: Questa è la sua tenda e vedete dove sono le guardie.

Coraggiomesseriora o mai è il momento di farci onore! Seguitemied Edoardo cadrà nelle nostre mani.

PRIMA GUARDIA: Chi va là?

SECONDA GUARDIA: Fermao sei morto.

 

(Warwick e gli altri gridano "WarwickWarwick!" e attaccano la Guardia. I Soldati fuggono gridando "All'armiall'armi"Warwick e gli altri seguono. Con suono di tamburi e di trombe rientrano WARWICKSOMERSET e gli altri che portano RE EDOARDOche indossa una vestagliaseduto su una sedia. Il Duca di GLOUCESTER e HASTINGS fuggono attraverso il palcoscenico)

 

SOMERSET: Chi sono quelli che fuggono così?

WARWICK: Riccardo e Hastings: lasciateli andareil duca è qui.

EDOARDO: Il duca! quando ci lasciammoWarwickmi chiamavi re.

WARWICK: Sìma la cosa non è più la stessa: quando mi disonoraste nella mia ambasciataa mia volta vi considerai deposto e vengo ora a crearvi duca di York. Ahimè! come potreste governare un regno voi che non sapete usare gli ambasciatoricontentarvi di una sola moglietrattare fraternamente i fratelliné fare il bene del vostro popoloné difendervi dai nemici?

EDOARDO: Fratello Clarenceanche tu qui? Allora vedo proprio che Edoardo è finito. TuttaviaWarwicka dispetto di ogni disavventuradi te e dei tuoi compliciEdoardo si comporterà sempre da re; per quanto l'avversità della fortuna possa rovesciare la mia autoritàil mio animo è al di là del giro della sua ruota.

WARWICK: E allora Edoardo sia sovrano soltanto nella sua mente. (Gli toglie la corona) Ma Enrico ora porterà la corona d'Inghilterra e sarà re di fattoe tu non sarai che un'ombra. Monsignore di Somerseta mia richiesta curate che il duca Edoardo sia tosto condotto da mio fratello l'arcivescovo di York. Dopo aver combattuto con Pembroke e coi suoi compagni vi seguirò e vi dirò che risposta gli mandano Luigi e madama Bona. E arrivederci fra non moltobuon duca di York.

EDOARDO: A quel che il fato impone l'uomo deve inchinarsi: non giova resistere alla forza del vento e della marea.

 

(Viene condotto via a forza)

 

OXFORD: Che cosa ci resta da fare oramiei signorise non marciare coi soldati alla volta di Londra?

WARWICK: Sìquesta è la prima cosa che dobbiamo fare: liberare Enrico dalla prigionia e assiderlo sul trono reale.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Londra. Il Palazzo

(Entrano la REGINA ELISABETTA e RIVERS)

 

RIVERS: Madamache vi fa cambiare improvvisamente idea?

ELISABETTA: Comefratello Riversnon sapete ancora la sventura che ha da poco colpito re Edoardo?

RIVERS: Che mai! ha perduto una battaglia campale contro Warwick?

ELISABETTA: No; ha perduto la sua reale persona.

RIVERS: Allora il sovrano è ucciso?

ELISABETTA: Sìquasi uccisopoiché tradito dall'infedeltà delle sue guardie o improvvisamente sorpreso dal nemicoè stato fatto prigioniero: e come ho saputo è stato affidato all'arcivescovo di Yorkfratello dell'implacabile Warwicke perciò nostro nemico.

RIVERS: Queste notizielo confessosono assai dolorose; eppuregraziosa signorasopportatele quanto meglio potete: Warwick che ora è vittorioso un giorno potrà essere vinto.

ELISABETTA: Sino a quel momento debbo sostenermi in vita con la speranzae divezzarmi dalla disperazione per amore del figlio di Edoardo che porto in grembo: questo è ciò che in me frena la collera e mi fa sopportare con spirito sottomesso l'avversa fortuna: per questo inghiotto tante lagrime e trattengo i sospiri che mi suggono il sangue; per non guastare o annegare con essi il frutto dell'amore di Edoardo e vero erede della corona inglese.

RIVERS: Mamadamadov'è andato Warwick?

ELISABETTA: Mi si informa che sta venendo verso Londra per mettere ancora una volta la corona sul capo di Enrico. Indovina il resto; gli amici di re Edoardo saranno rovinati: maper sfuggire alla violenza del tiranno - poiché non c'è da fidarsi di chi ha già mancato alla parola - mi recherò senz'altro in un luogo d'asiloove metterò in salvo almeno i diritti dell'erede di Edoardo: là sarò sicura dalla violenza e dalla frode. Suvviafuggiamo finché è possibile: se Warwick ci prende la nostra morte è certa.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Un parco vicino al Castello di Middleham nel Yorkshire

(Entrano GLOUCESTERHASTINGSSIR GUGLIELMO STANLEY e altri)

 

GLOUCESTER: Oralord Hastings e sir Guglielmo Stanleynon stupitevi se vi ho condotto nel più folto boschetto del parco. La cosa sta così.

Sapete che il re mio fratello è qui prigioniero dell'arcivescovopresso il quale gode buon trattamento e grande libertàe spessoaccompagnato da poche guardie viene a caccia da queste parti per divertirsi. L'ho segretamente avvertito chese a quest'ora viene qui col pretesto di cacciare secondo il solitotroverà amici con cavalli e uomini per liberarlo dalla prigionia.

 

(Entra RE EDOARDO con un Cacciatore)

 

CACCIATORE: Di quisignoreperché la selvaggina è da questa parte.

EDOARDO: Noda quest'altra: guarda dove stanno i cacciatori. Fratello GloucesterHastings e voialtri siete qui in segreto per rubare daini all'arcivescovo?

GLOUCESTER: Fratelloil momento e la circostanza richiedono che si faccia presto. Un cavallo è pronto per voi all'angolo del parco.

EDOARDO: Ma dove andremo in seguito?

HASTINGS: A Lynnmio signore; e di là ci imbarcheremo per le Fiandre.

GLOUCESTER: Ben pensatocredetemi: così volevo dire anch'io.

EDOARDO: Stanleyricompenserò la tua sollecitudine.

GLOUCESTER: Ma perché ci fermiamo qui? non è tempo da chiacchiere.

EDOARDO: Cacciatoreche dici? vuoi venire con noi ?

CACCIATORE: Meglio far questo che rimanere ed essere impiccato.

GLOUCESTER: Allora seguici e basta con le parole.

EDOARDO: Addio arcivescovo: difenditi dal risentimento di Warwick e prega Dio che io possa tornare in possesso della corona.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Londra. La Torre

(Squillo di trombe. Entrano RE ENRICOCLARENCEWARWICKSOMERSETil giovane RICHMONDOXFORDMONTAGUE e il Luogotenente della Torre)

 

ENRICO: Messer luogotenentegiacché Dio e gli amici hanno sbalzato Edoardo dal trono reale e hanno volto la mia prigionia in libertàla paura in speranzail dolore in gioiacosa ti debbo ora che sono libero?

LUOGOTENENTE: I sudditi non possono pretendere nulla dal sovrano; ma se un'umile preghiera vale qualche cosaallora chiedo perdono a Vostra Maestà.

ENRICO: Per che ragioneluogotenente? perché mi hai trattato bene?

Sta' sicuro che compenserò la tua cortesia perché ha fatto della mia prigionia un piacerequel piacere che gli uccelli in gabbia provanoquandodopo molti pensieri malinconici finalmente intonando le note d'una familiare armoniadimenticano la perdita della libertà. Ma Dio in primo luogo e poi tuWarwickmi avete fatto nuovamente libero e perciò ringrazio soprattutto Dio e te: Egli fu l'autore e tu lo strumento. Quindi per vincere la malignità della fortuna vivendo in umile condizione in cui il destino non possa farmi malee perché il popolo di questa benedetta terra non abbia a soffrire per causa delle stelle che mi avversanosebbene il mio capo continui a portare la coronaa teWarwickaffido il governo perché la fortuna ti assista in tutti i tuoi atti.

WARWICK: Vostra Maestà ha sempre avuto fama di virtuoso e ora si acquisterà altrettanta reputazione di saggezzapoiché cerca di spiare e parare i colpi della fortuna contraria: ben pochi uomini infatti sanno secondare l'influenza delle stelle che li guidano. Eppure in una sola cosa mi permetto di biasimare Vostra Maestàche ha scelto me quando Clarence è sul posto.

CLARENCE: NoWarwicktu sei degno del comando: a te i cieli al tuo nascere diedero un ramoscello di ulivo e una corona di allorocome a chi è destinato ad essere fortunato in pace e in guerra; a te quindi dono il mio libero consenso.

WARWICK: E io scelgo Clarence soltanto per Protettore.

ENRICO: Warwick e Clarencedatemi le mani che io le unisca e con esse i cuoriperché nessun dissenso ostacoli il vostro buon governo. Vi faccio entrambi Protettori dello Stato: io invece mi ritirerò a vita privata e passerò il resto dei miei giorni in devozione a penitenza dei peccati e a lode del Creatore.

WARWICK: Che cosa risponde Clarence alla volontà del suo sovrano?

CLARENCE: Che acconsente se Warwick pure acconsenteperché faccio affidamento sulla tua fortuna.

WARWICK: Allorasebbene riluttantedebbo piegarmi. Ci uniremo come una doppia ombra del corpo di Enrico e prenderemo il suo posto: voglio dire nel portare il peso del governo mentre egli ne gode l'onore e vive in tranquillità. E oraClarenceè più che mai necessario che senz'altro Edoardo sia dichiarato traditore e che le terre e i beni suoi siano confiscati.

CLARENCE: E che altro ancora? Sìche si stabilisca l'ordine della successione.

WARWICK: Ah! in questo Clarence avrà la sua parte.

ENRICO: Ma vi supplicopoiché non comando piùche una delle prime cose che farete sia di richiamare al più presto dalla Francia Margheritavostra reginae mio figlio Edoardo; perchése non li vedo quila mia gioia per la libertà ricuperata è eclissata da dubbioso timore.

CLARENCE: Sarà fatto al più prestosire.

ENRICO: Chi è quel giovinetto di cui sembrate prendervi tanta curalord Somerset?

SOMERSET: Sireè il giovane Enricoconte di Richmond.

ENRICO: Avvicinatisperanza dell'Inghilterra. (Gli pone la mano sul capo) Se è la verità che misteriosi poteri suggeriscono al mio profetico pensieroquesto bel ragazzo sarà la fortuna del nostro paese: ha un volto pieno di placida maestàun capo fatto dalla natura per portare la coronauna mano destinata a reggere lo scettro e la persona atta ad onorare un giorno il trono regale. Fatene gran contomiei signoripoiché costui vi aiuterà più di quanto io vi abbia danneggiato.

 

(Entra un Messo)

 

WARWICK: Che notizie ci portiamico?

MESSO: Che Edoardo è fuggito dalle mani di vostro fratello ecome questi ha sentito diresi è recato in Borgogna.

WARWICK: Sgradevoli notizie! ma come è fuggito?

MESSO: Fu rapito da Riccardoduca di Gloucestere da Lord Hastings che lo attendevano nascosti al margine della foresta e lo strapparono alle mani dei cacciatori dell'arcivescovopoiché la caccia era il suo esercizio giornaliero.

WARWICK: Mio fratello è stato troppo negligente nel disimpegno del suo incarico. Ma andiamo via di quasireper trovare rimedio a qualsiasi male che ci possa accadere.

 

(Escono tutti eccetto SomersetRichmond e Oxford)

 

SOMERSET: Mio signorequesta fuga di Edoardo non mi piace affattoperchésenza dubbioil duca di Borgogna gli darà aiuto e ben presto avremo nuove guerre. Come la profezia fatta or ora da Enrico mi ha rallegrato il cuoreinducendomi a concepire grandi speranze del giovane Richmondcosì il mio cuore nutre apprensione per quello che può capitargli in queste lotte con suo e nostro danno: perciòlord Oxfordad impedire il peggiolo manderemo subito via di qua in Bretagnafinché non siano passate queste tempeste di odi civili.

OXFORD: Sìpoiché se Edoardo ritorna in possesso della coronaè facile che Richmond e tutti gli altri siano rovinati.

SOMERSET: E così sarà; egli quindi deve andare in Bretagna. Suvviaoccupiamocene subito.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Davanti a York

(Squillo di trombe. Entrano RE EDOARDOGLOUCESTERHASTINGS e Soldati)

 

EDOARDO: Orafratello Riccardolord Hastings e voi tuttisino a questo punto la fortuna ha fatto ammenda e mi dice che ancora una volta scambierò il mio misero stato con la corona reale di Enrico.

Abbiamo passato e poi ripassato i mari felicemente e abbiamo portato dalla Borgogna il desiderato aiuto. Che cosa ci resta allora se non entrare nel nostro ducatoessendo giunti dall'approdo di Ravenspurgh davanti alle porte di York?

GLOUCESTER: Le porte sono chiuse. Fratello questo non mi piace; se si inciampa sulla soglia è sicuro presagio che dentro alla casa si nasconde il pericolo.

EDOARDO: Ehvia! i pronostici non debbono spaventarci ora: dobbiamo entrare con qualunque mezzobuono o cattivoperché gli amici accorreranno qui da noi.

HASTINGS: Sirebusserò ancora una volta per chiamar gente.

 

(Entrano sulle mura il SINDACO DI YORK e gli Anziani)

 

SINDACO: Miei signorieravamo stati preavvisati del vostro arrivo e abbiamo chiuso le porte per nostra propria salvezzaperché dobbiamo fedeltà ad Enrico.

EDOARDO: Masignor sindacose Enrico è vostro reEdoardo è almeno duca di York.

SINDACO: Vedomio buon signore; per tale io vi conosco.

EDOARDO: Ebbenenon pretendo altro che il mio ducatoessendo ben contento di quello soltanto.

GLOUCESTER (a parte): Ma basta che la volpe ficchi dentro il naso e riuscirà ben presto a farsi seguire da tutto il corpo.

HASTINGS: Perchésignor sindacodubitate così? Aprite le portesiamo amici di re Enrico.

SINDACO: Proprio? Allora vi saranno aperte le porte.

 

(Discende con gli Anziani)

 

GLOUCESTER: Un valorososaggio capitano è facile a convincersi!

HASTINGS: Quel buon vecchio vuole che tutto vada a piacer nostroa patto di non avervi parte; ma una volta che saremo dentro la cittànon ho alcun dubbio che ridurremo alla ragione lui e i suoi compagni.

 

(Entrano sotto il Sindaco e due Anziani)

 

EDOARDO: Così va benesignor sindaco: queste porte non debbono essere chiuse che di notte e in tempo di guerra. Che! Non abbiate pauradatemi le chiavi(prende le chiavi) perché Edoardo difenderà la cittàte e tutti quegli amici che si compiaceranno di seguirlo.

 

(Marcia. Entrano MONTGOMERY e Soldati)

 

GLOUCESTER: Fratelloquesto è sir Giovanni Montgomerynostro fidato amico se non m'inganno.

EDOARDO: Benvenutosir Giovanni! perché venite in armi?

MONTAGUE: Per aiutare re Edoardo in tempo di buferacome ogni suddito fedele dovrebbe fare.

EDOARDO: Graziebuon Montgomery; ma ora vogliamo dimenticare il nostro diritto alla corona e reclamare soltanto il ducatofinché non piaccia a Dio di mandarci il resto.

MONTAGUE: Alloraaddio; me ne vado di qua perché ero venuto a servire un re e non un duca. Tamburinobattie marciamo via.

 

(Il Tamburino comincia a battere una marcia)

 

EDOARDO: Nofermatevi per un pocosir Giovannie discuteremo del mezzo più sicuro per recuperare la corona.

MONTGOMERY: Come! parlate di discutere! in poche parolese qui non vi proclamate nostro revi abbandono alla fortunae me ne vado a tener indietro coloro che verranno a soccorrervi. Per che ragione dobbiamo combattere se non avanzate nessun diritto?

GLOUCESTER: Ebbenefratelloperché guardate tanto pel sottile?

EDOARDO: Quando saremo divenuti più fortidichiareremo le nostre pretese. Sino a quel momento è saggezza nascondere le nostre intenzioni.

HASTINGS: Bando agli scrupoli e agli accorgimenti ! ora comandano le armi.

GLOUCESTER: E una mente impavida sale più presto alla corona.

Fratellovi proclameremo re senza indugio; e la voce che ne correrà richiamerà intorno a voi molti amici.

EDOARDO: Allorasia come voletepoiché è il mio dirittoed Enrico usurpa la corona.

MONTGOMERY: Ora il mio sovrano parla veramente da ree ora sarò il campione di Edoardo.

HASTINGS: Suonatrombettiere! faremo qui la proclamazione di Edoardoe tucommilitoneleggila.

 

(Gli dà una carta. Squillo di tromba)

 

SOLDATO (legge): "Edoardo Quarto per grazia di Dio re d'Inghilterra e Francia e signore d'Irlanda eccetera".

MONTGOMERY: E chiunque nega il diritto di re Edoardolo sfido con questo a singolar tenzone.

 

(Getta a terra il guanto)

 

TUTTI: Evviva Edoardo Quarto!

EDOARDO: Grazievaloroso Montgomerye grazie a voi tutti; se la fortuna mi aiuta ricompenserò la vostra amorevolezza. Per questa notte ci fermeremo qui a York equando il sole del mattino alzerà il suo carro sul confine dell'orizzonteavanzeremo contro Warwick e i suoi compagnipoiché ben so che Enrico non è un soldato. Ah! riottoso Clarencemal ti sta di adulare Enrico e di abbandonare tuo fratello!

Eppurecome meglio potremoverremo incontro a te e a Warwick.

Avantivalorosi soldati: non dubitate della vittoria eottenuta quellanon dubitate di una generosa ricompensa.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA OTTAVA - Londra. Il Palazzo

(Squillo di trombe. Entrano RE ENRICOWARWICKMONTAGUECLARENCEEXETER e OXFORD)

 

WARWICK: Che consiglio mi datesignori? Edoardo dal Belgio con Tedeschi impetuosi e tardi Olandesi ha passato incolume lo stretto e con le truppe marcia rapidamente verso Londramentre molti scimuniti accorrono sotto le sue bandiere.

ENRICO: Raccogliamo uomini e respingiamolo.

CLARENCE: Un piccolo fuoco è presto soffocatoma per poco che sia lasciato a sénon lo estinguono i fiumi.

WARWICK: Nel Warwickshire ho amici fidatinon turbolenti in pace ma arditi in guerra. Li raccoglieròe tuClarencegenero mioindurrai nel Suffolknel Norfolk e nel Kent i cavalieri e i gentiluomini a unirsi a te. Tufratello Montaguenel Buckinghamshirenel Northampton e Leicestershire troverai uomini propensi a dar ascolto ai tuoi comandi; e tuvaloroso Oxfordstraordinariamente amato nell'Oxfordshireraccoglierai i tuoi seguaci. Il mio sovrano circondato dai devoti cittadinicome la nostra isola è cinta dall'oceano o come la pudica Diana è attorniata dalle ninfestarà quieto in Londrafinché non verremo da lui. Miei signoriprendete congedo senza perder tempo a rispondere. Addio sire.

ENRICO: Addiomio Ettore e verace speranza di Troia.

CLARENCE: In segno di fedeltà bacio la mano alla Maestà Vostra.

ENRICO: Sìben disposto Clarence; sii fortunato!

MONTAGUE: Coraggiosirevi saluto.

OXFORD: E così suggello la mia fedeltàe vi dico addio.

ENRICO: Caro Oxfordamato Montague e tutti voiuna volta ancora addio. Abbiate fortuna!

WARWICK: Addiodiletti signoriarrivederci a Coventry.

 

(Escono tutti eccetto Re Enrico ed Exeter)

 

ENRICO: Mi fermerò alquanto al Palazzo. Cugino Exeterche pensa Vostra Signoria? Mi sembra che le forze che Edoardo ha in campo non dovrebbero essere in grado di tener testa alle mie.

EXETER: Ma il pericolo è che egli riesca a subornare gli altri.

ENRICO: Non temo di questo; i miei meriti mi han dato fama: non ho chiuso gli orecchi alle domande di nessuno né frustrate le speranze dei postulanti con lunghi indugi; la mia commiserazione è stata balsamo alle loro feritela dolcezza ne ha alleviato i più grandi dolorie la compassione ne ha asciugato i fiotti di lacrime. Non ho desiderato la ricchezza dei cittadini e non li ho gravati con grandi impostené sono stato pronto alla vendettaanche quando hanno peccato assai verso di me. E alloraperché dovrebbero amare Edoardo più di me? NoExeterquesta bontà genera bontàe quando il leone fa festa all'agnelloquesto non cessa di seguirlo.

 

(Grida interne di "Lancaster Lancaster!")

 

EXETER: Uditeuditesire! che grida son quelle?

 

(Entrano RE EDOARDOGLOUCESTER e Soldati)

 

EDOARDO: Arrestate il pudibondo Enrico! Portatelo via di qua e proclamateci ancora una volta re d'Inghilterra. Tu eri la sorgente che alimentava tutti i ruscelli: ora il tuo getto s'inaridisce e il mio mare li assorbe ingrossando quanto più essi diminuiscono. Conducetelo alla Torre! non lasciatelo parlare! (Escono alcuni con Re Enrico) E orasignoriandiamo verso Coventry ove rimane l'arrogante Warwick.

Il sole è caldo; mase indugiamoil freddo mordente dell'inverno distruggerà le nostre speranze di buon raccolto.

GLOUCESTER: Viaprestoprima che le sue forze si raccolganoe cerchiamo di sorprendere all'impensata questo grande traditore:

valorosi soldatimarciamo subito verso Coventry.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - Coventry

(Entrano WARWICKil Sindaco di Coventrydue Messi e altri sulle mura)

 

WARWICK: Dov'è il corriere che è venuto da parte del prode Oxford?

Quanto lontano di qui è il tuo signoregalantuomo?

PRIMO MESSO: Deve essere a Dunsmorein marcia a questa volta.

WARWICK: Quanto lontano è nostro fratello Montague? dov'è il corriere mandato da Montague?

SECONDO MESSO: Dovrebbe essere a Daintry con una grossa schiera.

 

(Entra SIR GIOVANNI SOMERVILLE)

 

WARWICK: Di'Somervilleche dice il mio amato genero? ea tuo giudizioquant'è vicino ora Clarence?

SOMERVILLE: L'ho lasciato a Southam con le sue forze e prevedo che sarà qui fra due ore.

 

(Si ode un tamburo)

 

WARWICK: Eccolo qui vicino: sento i suoi tamburi.

SOMERVILLE: Non i suoimio signore: Southam è da questa parte; i tamburi che Vostra Signoria sente marciano da Warwick.

WARWICK: Chi potrebbe essere? forse amici non aspettati.

SOMERVILLE: Sono prossimi e presto lo saprete.

 

(Marcia. Squillo di trombe. Entrano RE EDOARDOGLOUCESTER e Soldati)

 

EDOARDO: Trombettiereva' alle mura e suona a parlamento.

GLOUCESTER: Vedete come l'arcigno Warwick sta a guardia sul muro!

WARWICK: Ohdisdetta imprevista! è venuto Edoardoil libertino?

hanno dormito i nostri informatori o sono stati compraticosicché non abbiamo avuto nessuna notizia del suo arrivo?

EDOARDO: OraWarwickvuoi aprire le porte della cittàusare un linguaggio conveniente piegare umilmente le ginocchiachiamare Edoardo col titolo di re e chiedergli misericordia? a questi patti egli ti perdonerà tutte le offese.

WARWICK: No; vuoi tu piuttosto ritirare di qui le tue forzeconfessare chi ti ha portato su e poi tirato giùchiamare Warwick col titolo di patrono e pentirti? A questi patti resterai ancora duca di York.

GLOUCESTER: Credevo che dicesse almeno "resterai re"o ha detto una facezia senza averne l'intenzione?

WARWICK: Non è un ducato un ricco donomessere?

GLOUCESTER: Anche troppoquando lo dà un povero conte. Ti presterò omaggio per così bel dono.

WARWICK: Sono stato io a dare il regno a tuo fratello.

EDOARDO: Allora è mioper dono di Warwickse non fosse per altro.

WARWICK: Non sei Atlante da portare così gran pesoeomiciattolo mioWarwick si riprende il suo dono: Enrico è il mio re e Warwick il suo suddito.

EDOARDO: Ma il re di Warwick è prigioniero di Edoardoeprode Warwickrispondi soltanto a questo: che cosa è il corpo quando la testa è tagliata?

GLOUCESTER: Ahimèche imprevidente quel Warwick! mentre voleva rubare il diecigli hanno destramente sottratto il re dal mazzo di carte.

Avete lasciato il povero Enrico nel palazzo del vescovoe dieci contro unovi ritroverete con lui nella Torre.

EDOARDO: Proprio così: ma Warwick è sempre Warwick.

GLOUCESTER: SuvviaWarwickcogli l'occasione: inginocchiatiinginocchiati; se non oraquando? batti il ferro finché è caldo.

WARWICK: Preferirei mozzarmi questa mano di colpo e gettartela in faccia piuttosto che calare così la mia vela e renderti omaggio.

EDOARDO: Barcamenati come puoi e siano pure vento e marea in tuo favore: questa manoravvolta nei neri capelli del tuo capo appena tagliato e ancor caldoscriverà nella polverecol tuo sanguequeste parole: "Warwickmutevole col ventoora non può più mutare".

 

(Entra OXFORD con tamburi e bandiere)

 

WARWICK: O belle bandiere! ecco Oxford che giunge.

OXFORD: OxfordOxfordper Lancaster!

 

(Egli e le Truppe entrano nella città)

 

GLOUCESTER: Le porte sono aperte: entriamo anche noi.

EDOARDO: Nono: altri nemici potrebbero assaltarci alle spalle.

Manteniamo il nostro schieramentoperchésenza dubbiousciranno ancora e ci sfideranno a battaglia: altrimentinon essendo la città ben difesasnideremo ben presto i traditori.

WARWICK: BenvenutoOxfordperché abbiamo bisogno del tuo aiuto.

 

(Entra MONTAGUE con bandiere e tamburi)

 

MONTAGUE: MontagueMontagueper Lancaster!

 

(Egli e le Truppe entrano nella città)

 

GLOUCESTER: Tu e tuo fratello pagherete questo tradimento col miglior sangue che avete in corpo.

EDOARDO: Quanto più forte il nemicotanto più grande è la vittoria:

il cuore mi dice che vinceremo felicemente.

 

(Entra SOMERSET con tamburi e bandiere)

 

SOMERSET: SomersetSomersetper Lancaster!

 

(Egli e le Truppe entrano nella città)

 

GLOUCESTER: Due del tuo nomeentrambi duchi di Somersetperdettero la vita per opera della casa di York; e tu sarai il terzo se questa spada non mi fallisce.

 

(Entra CLARENCE con tamburi e bandiere)

 

WARWICK: Ecco Giorgio di Clarence che si avanza rapidamente con forze sufficienti a sfidare suo fratello a battaglia: in lui un retto amore del giusto prevale sul naturale affetto fraterno! Vieni Clarencevienie tu verrai se Warwick ti chiama.

CLARENCE: Suocero Warwicksai tu che significa questo? (Togliendosi dal cappello la rosa rossa) Guardascaglio contro di te questo segno della mia infamia: non voglioper rimettere Lancaster sul tronorovinare la casa di mio padreche diede il sangue per cementarne le pietre. Come! credi tuWarwickche Clarence sia così duroinsensibile e snaturato da rivolgere i mortali strumenti di guerra contro suo fratello e contro il suo legittimo re? Forse mi rinfaccerai il mio sacrosanto giuramentoma l'osservarlo sarebbe più empio che l'atto di Jefte quando sacrificò la figlia. Sono tanto dolente per il mio trascorso cheper ben meritare di mio fratelloqui mi dichiaro tuo mortale nemico decisodovunque t'incontri - e ti incontrerò se esci di costà - a non darti tregua per avermi turpemente traviato. E cosìorgoglioso Warwickti sfidoe volgo a mio fratello il viso cosparso di rossore. PerdonamiEdoardofarò degna ammendae tu Riccardonon fare il cipiglio alle mie colpeperché d'ora in poi non sarò più incostante.

EDOARDO: Benvenutoe dieci volte più amato che se non avessi mai meritato il nostro odio.

GLOUCESTER: Benvenutobuon Clarence; questo è atto di fratello.

WARWICK: O arcitraditoreingiusto e spergiuro!

EDOARDO: E oraWarwickvuoi lasciare la città e combattere? o dobbiamo fartene saltare le pietre intorno alla testa?

WARWICK: Sicuro! non credete che mi sia imprigionato qui per difendermi! me ne vado verso Barnet e ti sfido a battagliaEdoardose osi.

EDOARDO: SìWarwickEdoardo l'osa e fa strada. Signorial campo:

San Giorgio e vittoria!

 

(Escono. Marcia. Warwick e le sue truppe li seguono)

 

 

 

SCENA SECONDA - Un campo di battaglia presso Barnet

(Allarmi e scorrerie. Entra RE EDOARDO conducendo WARWICK ferito)

 

EDOARDO: Giaci qui; morto temuore ogni nostra paurapoiché Warwick era un orco che ci spaventava tutti. E oraMontaguein guardia: vado in cerca di teperché le tue ossa tengano compagnia a quelle di Warwick.

WARWICK: Ah! chi è qui? amico o nemicodimmi se è vincitore York o Warwick. Ma perché lo chiedo? Il corpo maciullatoil sangue versatola mancanza di forzal'affievolirsi del cuore mostrano che debbo restituire il corpo alla terra econ la mia mortedare vittoria al nemico. Così cede al filo dell'ascia il cedrosebbene le sue braccia offrissero rifugio all'aquila realesebbene sotto la sua ombra dormisse il feroce leone e i suoi rami più alti sovrastassero all'ampio albero di Giovedifendendo gli umili cespugli dalla violenza del vento invernale. Questi occhiora offuscati dal tenebroso velo della morteerano penetranti quanto il sol di mezzogiorno a scrutare i segreti tradimenti del mondo: i solchi sulla mia fronteora pieni di sangueerano spesso assomigliati a sepolcri di re; poiché qual re viveva a cui io non potessi scavare la tomba? E chi osava sorridere quando Warwick corrugava la fronte? ed ecco ora tutta la mia gloria è brutta di polvere e sangue; i miei palchii miei vialii miei manieri mi abbandonanoe di tutte le mie terre nulla mi resta se non quanto è lungo il mio corpo. Ebbene! che sono il fastoil comandoil regnose non terra e polvere? e comunque si vivasi deve pur morire.

 

(Entrano OXFORD e SOMERSET)

 

SOMERSET: AhWarwickWarwick! Se fossi come siamo noipotremmo rifarci delle nostre perdite. La regina ha condotto dalla Francia un grande esercitoe ne abbiamo avuto notizia proprio ora. Ahfossi tu in grado di fuggire!

WARWICK: Ebbenenon fuggirei. Ah! Montaguese sei costìcaro fratelloprendimi la mano e con le labbra trattieni ancora dentro di me l'anima mia. Tu non mi amialtrimentifratellocon le lacrime laveresti il sangue raggrumato che m'incolla le labbra e non mi permette di parlare. Vieni prestoMontagueo mi troverai morto.

SOMERSET: AhWarwick! Montague ha esalato l'ultimo respiro e sino all'ultimo fiato ha chiamato Warwick e ha gridato: "Ricordatemi al mio prode fratello"e più avrebbe voluto direma quel che diceva sonava come uno sparo in un sotterraneo in cui nulla si percepisce distintamente; però alla fine l'udii mormorare con un gemito:

"Warwickaddio!".

WARWICK: Riposi in pace l'anima sua! Voisignorifuggite e conservatevi. Warwick vi dice addioe a rincontrarci in cielo.

 

(Muore)

 

OXFORD: Via via! ad incontrare il grande esercito della regina.

 

(Escono portando via il cadavere)

 

 

 

SCENA TERZA - Un'altra parte del campo

(Squillo di trombe. Entra RE EDOARDO in trionfo; CLARENCEGLOUCESTER e altri)

 

EDOARDO: Sin qui la nostra fortuna ascende e noi ci orniamo dei serti della vittoria. Ma a mezzo del giorno luminoso discerno una nube nerasospetta e minacciosache si scontrerà col nostro splendido soleprima che giunga in occidente al suo letto ristoratore; voglio diremiei signoriche le truppe raccolte dalla regina in Francia sono sbarcate sulla nostra costae come mi si informamarciano in questa direzione per darci battaglia.

CLARENCE: Un lieve venticello presto disperderà quella nube e la respingerà colà donde è venuta: i tuoi stessi raggi faranno dileguare quei vaporiperché non ogni nube porta tempesta.

GLOUCESTER: Si calcola che le truppe della regina ammontino a trentamila uomini; inoltre Somerset e Oxford si sono uniti a lei:

siate certi che se le si dà tempo di respirare la sua parte diventerà tanto forte quanto la nostra.

EDOARDO: I nostri devoti amici ci avvertono che marciano verso Tewksbury. Noiavendo avuto il sopravvento sul campo di Barnetandiamo immediatamente colàperché il buon volere accorcia la stradae durante la marcia le nostre forze aumenteranno in ogni contea attraversata. Rullino i tamburigridate "Coraggio!" e avanti.

 

(Squillo di trombe. Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - Pianura presso Tewksbury

(Marcia. Entrano la REGINA MARGHERITAil PRINCIPE EDOARDOSOMERSETOXFORD e Soldati)

 

MARGHERITA: Signorii saggi non stanno inoperosi a lamentare le loro perditema con serenità cercano rimedio ai loro mali. Che importa se l'albero è stato gettato in mare dal ventorotta la gomenaperduta l'àncora e metà dei marinai inghiottiti dalle onde? Il pilota è ancor vivo: ma è giusto che abbandoni il timone ecome un ragazzo impauritoaggiunga con le lacrime acqua al mare e forza a quello che ne ha già troppamentre al suono dei suoi gemiti s'infrange sugli scogli la nave che un'azione coraggiosa potrebbe salvare? Ah che vergogna! che colpa sarebbe questa! Dite pure che Warwick era la nostra àncorache importa? Montague l'alberoche importa? i nostri amici massacrati i cordami: che perciò? Oxford che è qui non è un'altr'àncora? e Somerset un altro bell'albero? e i nostri amici di Francia il nostro velame e l'attrezzatura? E perchésebbene siamo inespertinon si concede una volta tanto al giovane Edoardo e a me l'ufficio d'un esperto pilota? Non siamo disposti a sedere piangendolontani dal timone: sebbene il vento violento ce ne dissuada seguiremo la rotta schivando i bassifondi e gli scogli che ci minacciano di naufragio. Con le onde tanto vale rimproverarle quanto dir loro belle parole. E che cosa è Edoardo se non un mare spietatoClarenceun'ingannevole sabbia mobile e Riccardo un aspro scoglio micidiale?

Tutti costoro sono nemici della nostra povera navicella. Dite pure che sapete nuotare: ahimèserve solo per poco! mettete piede sulla sabbia e v'inghiottirà prontamentescendete sullo scoglio e la marea vi porterà via o morrete di fame; o nell'uno o nell'altro di questi tre modi incontrerete la morte. Questo vi dicosignoriper farvi comprendere chese qualcuno di voi volesse abbandonarcinon c'è da attendere clemenza da quei tre fratelli più che dalle onde crudelidalle sabbie e dagli scogli. Allora coraggio! Se v'è qualcosa che non si può evitareè debolezza puerile lagnarsene o temerla.

PRINCIPE: Una donna così valorosa ispirerebbe magnanimità nel petto di un vile che l'udisse pronunziare queste parole e gli farebbeanche inermetener testa a un armato. Non parlo in questo modo perché dubiti di alcuno dei presentipoiché se soltanto sospettassi che qualcuno temegli darei licenza di partire subitoperché al momento del bisogno non infettasse gli altri e non li rendesse simili a se stesso. Se ve n'è alcuno quiil che Dio non vogliaparta prima che abbiamo bisogno del suo aiuto.

OXFORD: Così alto coraggio in donne e fanciulli! e saranno i guerrieri pusillanimi? nosarebbe eterna infamia. O valoroso giovane principe!

il tuo famoso avo rinasce in te: possa tu vivere a lungorinnovando la sua immagine e ripetendo le sue glorie!

SOMERSET: E chi non vuole combattere per una tale speranza vada a casa e a letto e se si alzasia oggetto di scherno e di meraviglia come la civetta quando compare di giorno.

MARGHERITA: Grazienobile Somerset; caro Oxfordgrazie.

PRINCIPE: E prendetevi anche i miei ringraziamentidi uno che non ha null'altro da darvi.

 

(Entra un Messo)

 

MESSO: Preparatevisignoripoiché Edoardo è vicino e pronto a combattere; perciò siate risoluti.

OXFORD: Non mi aspettavo di menola sua tattica gli consiglia di incalzarci così per coglierci alla sprovvista.

SOMERSET: Ma egli si inganna: siamo già pronti.

MARGHERITA: Godo in cuor mio di vedervi così animosi.

OXFORD: Qui schiereremo il nostro esercito e di qui non ci moveremo.

 

(Squillo di trombe e marcia. Entrano RE EDOARDOCLARENCEGLOUCESTER e Soldati)

 

EDOARDO: Valorosi seguacilaggiù è il bosco spinoso che con l'aiuto del cielo e della vostra forza deve essere sradicato prima di notte.

Non ho bisogno di aggiungere altra esca al fuocopoiché so che voi già siete infiammati dal desiderio di arderli vivi. Date il segnale di combattimento e avantisignori.

MARGHERITA: Signoricavalieri e gentiluominiquello che vorrei dire le mie lacrime lo contraddicono; ad ogni parola che proferisco debbo inghiottire l'acqua degli occhi miei. Perciò non vi dico che questo:

Enricovostro sovranoè prigioniero del nemicola sua autorità usurpatail suo regno un luogo di macelloi sudditi uccisile leggi cancellatee il tesoro dissipato; colà è il lupo che ha fatto tutta questa rovina. Voi combattete per la causa della giustizia: allora nel nome di Dio siate prodisignorie date il segnale del combattimento.

 

(Allarme. Ritirata. Scorrerie. Escono)

 

 

 

SCENA QUINTA - Un'altra parte del campo

(Squillo di trombe. Entrano RE EDOARDOCLARENCEGLOUCESTERSoldaticon la REGINA MARGHERITAOXFORD e SOMERSET prigionieri)

 

EDOARDO: E qui finiscono queste lotte tumultuose. Conducete subito Oxford al Castello di Hames; quanto a Somersetsia mozza la sua testa colpevole. Andateportateli via di qua; non voglio neanche sentirli parlare.

OXFORD: Per parte mia non vi disturberò coi discorsi.

SOMERSET: Neanch'ioma m'inchinerò rassegnato alla mia fortuna.

 

(Escono Oxford e Somerset con le Guardie)

 

MARGHERITA: Così ci separiamo tristemente in questo mondo agitatoper ritrovarci con gioia nella beata Gerusalemme.

EDOARDO: E' stato fatto il proclama che a chi trova Edoardo daremo una grande ricompensa e al principe lasceremo salva la vita?

GLOUCESTER: Sìma ecco là il giovane Edoardo che viene.

 

(Entrano alcuni Soldati col PRINCIPE EDOARDO)

 

EDOARDO: Conducete qui quel valoroso: sentiamolo parlare! Come! una spina così giovane e già comincia a pungere? Edoardoche soddisfazione mi puoi dare per aver impugnate le armiaizzati i miei sudditi e procurati a me tanti affanni?

PRINCIPE: Parla come si conviene a un sudditoorgoglioso e ambizioso York. Fa' conto che mio padre parli per bocca mia. Abbandona il trono e sta' in ginocchiomentre io sto in piedi e ti faccio le stesse domande alle quali vorresti che rispondessi iotraditore.

MARGHERITA: Ahfosse stato tuo padre altrettanto risoluto!

GLOUCESTER: E allora avreste continuato a portar le sottanesenza rubare i calzoni a Lancaster.

PRINCIPE: Tenete le favole di Esopo per le notti invernalinon è questo il luogo per ringhiose facezie.

GLOUCESTER: Per Dioragazzaccioti flagellerò per queste parole.

MARGHERITA: Sìsei nato per essere il flagello degli uomini.

GLOUCESTER: Per amor del cieloconducete via questa prigioniera bisbetica.

PRINCIPE: Noconducete via piuttosto questo bisbetico gobbo.

EDOARDO: Zittoragazzaccio impertinenteo ti paralizzerò la lingua.

CLARENCE: Ragazzaccio villanosei troppo sfacciato!

PRINCIPE: So qual è il mio doverementre voi ignorate il vostro.

Lascivo Edoardoe tu Giorgio spergiuroe tudeforme Ricciardettotraditori che non siete altroio sono al di sopra di voi tutti; tu usurpi i diritti di mio padre e i miei.

EDOARDO: Prendi questotu che somigli a questa linguacciuta.

 

(Lo ferisce)

 

GLOUCESTER: Dài i tratti? Prendi questo per finire più presto l'agonia.

 

(Lo colpisce)

 

CLARENCE: E prendi questo perché mi hai rinfacciato lo spergiuro.

 

(Lo colpisce)

 

MARGHERITA: Ohuccidete anche me!

GLOUCESTER: Diaminepronto!

 

(Fa l'atto di colpirla)

 

EDOARDO: FermoRiccardofermo! abbiamo già fatto anche troppo.

GLOUCESTER: Perché deve vivere e riempire il mondo di chiacchiere?

EDOARDO: Che mai! sviene? fatela tornare in sé.

GLOUCESTER: Clarencescusatemi presso il re mio fratello; debbo andare a Londra per una faccenda seria: prima che arriviate là anche voi ne sentirete delle belle.

CLARENCE: Che maiche mai?

GLOUCESTER: La Torre! La Torre!

 

(Esce)

 

MARGHERITA: Edoardocaro Edoardoparla a tua madrefiglio! non puoi parlare? traditoriassassini! Quelli che uccisero Cesare non sparsero sanguenon commisero colpanon meritarono biasimo se a quel delitto si pone a fronte questo. Egli era un uomo e questiin confrontoun bambino; e sui bambini gli uomini non sfogano la loro furia. V'è un nome peggiore di quello di assassino perché io possa usarlo? Nono; il mio cuore scoppia se parlo; ma proprio per questo parleròperché il mio cuore giunga a scoppiare. Beccai e furfanti! cannibali sanguinari! che soave pianta avete tagliato immaturamente! Non avete figlimacellaialtrimenti il pensiero di essi vi avrebbe mossi a pietà: ma se mai vi accadrà di avere un figlioaspettatevi di vederlo uccidere nella giovinezza come voicarneficiavete spacciato questo dolce principe!

EDOARDO: Via! conducetela via a forza.

MARGHERITA: Nonon portatemi viaammazzatemi qui: in questo mio corpo caccia la spadati perdonerò la mia morte. Come mai! non vuoi farlo? Clarencefallo tu.

CLARENCE: Per Dio! non voglio farti tanto favore.

MARGHERITA: Fallobuon Clarence; sìcaro Clarencefammi questa grazia.

CLARENCE: Non mi hai sentito giurare che non lo farò?

MARGHERITA: Sìma tu sei avvezzo a venir meno ai giuramenti; se prima fu peccatoora sarebbe carità. Non vuoi proprio farlo? dov'è quel beccaio del diavoloRiccardo il deforme? Riccardodove sei? non sei qui proprio davveroperché l'assassinio è un atto di carità per te; a chi chiede sangue non dici mai di no.

EDOARDO: Viadico! ve l'ordinoconducetela via di qua.

MARGHERITA: Così sia di voi e dei vostri quello che è stato di questo principe!

 

(Esce)

 

EDOARDO: Dov'è andato Riccardo?

CLARENCE: A Londra in tutta frettaecome credoa fare una cena di sangue nella Torre.

EDOARDO: E' precipitoso se gli viene in mente un'idea. E ora allontaniamoci di qua; congedate i soldati semplici dopo averli pagati e ringraziatie andiamo a Londra a vedere come sta la nostra amata regina: spero che frattanto abbia dato alla luce un figlio.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SESTA - Londra. La Torre

(Entrano sulle mura RE ENRICOGLOUCESTER e il Luogotenente)

 

GLOUCESTER: Buon giornosignore. Come! così intento allo studio?

ENRICO: Sìmio buon signore: ma dovrei piuttosto dire semplicemente "mio signore"; è un peccato adularee chiamar te buono è adulazione:

dire buon Gloucester è lo stesso che dire buon demonioe l'uno e l'altro è assurdità; perciò niente "mio buon signore".

GLOUCESTER: Messerelasciateci soli: dobbiamo parlare a quattr'occhi.

 

(Esce il Luogotenente)

 

ENRICO: Così fugge il pastore negligente senza curarsi del lupo; così la pecora innocente prima dà il vello e poi la gola al coltello del beccaio. Che scena di morte deve ora recitare Roscio?

GLOUCESTER: Il sospetto perseguita sempre chi sa di esser in fallo; il ladro in ciascun cespuglio crede di vedere un birro.

ENRICO: L'uccello che è stato invischiato in un cespuglio dubita di ogni altro cespuglio che vede e si sente tremare le alie io padre infelice di un povero uccelletto ho ancora sott'occhio il fatale ordigno in cui il mio disgraziato piccolo è stato invischiatopreso e ucciso.

GLOUCESTER: Che gonzo scimunito fu quel tale a Creta che insegnò al figlio il comportamento di un uccello! E a dispetto delle ali l'imbecille annego.

ENRICO: Io sono Dedaloil mio povero ragazzo Icaro; Minossetuo padre che non ci lasciò partire; il sole che riscaldò le ali del mio caro figliotuo fratello Edoardoe tu stesso il mareil cui abisso odioso ne inghiottì la vita. Ah! uccidimi con l'arma non con le parole. Soffrirà meno il mio petto a sentire la punta del tuo stoccoche non gli orecchi udendo quella tragica storia. Ma perché vieni?

vuoi la mia vita?

GLOUCESTER: Credi forse che io sia un boia?

ENRICO: Un persecutore sei certamente: se l'assassinare degli innocenti è opera da carneficeebbene allora sei un boia.

GLOUCESTER: Ho ucciso tuo figlio per la sua presunzione.

ENRICO: Se fossi stato ucciso tu la prima volta che commettesti un atto di presunzionenon saresti vissuto tanto da uccidere mio figlio.

E ora faccio questa profezia: moltissimi che non temono di dover soffrire la minima parte della mia pauravecchi sospirantivedove e orfani in lacrimeuomini per i figlimogli pei mariti e orfani pei genitorimalediranno per la morte immatura dei loro cari il giorno in cui tu nascesti. La civetta fece sentire il suo stridio di malaugurio alla tua nascita; il gufo mandò il suo rauco grido pronosticando tempi sventurati; i cani ulularono e una orrenda tempesta abbatté gli alberi; il corvo gracchiò di sul comignolo e le gazze ciarliere cantarono in tetra disarmonia. Tua madre sentì più dolore d'una madreeppure diede alla luce meno della speranza d'una madrepoiché tu nascesti uno sgorbio imperfetto e deformeben diverso dal frutto che si aspettava da così bell'albero. Quando nascesti avevi già i denti per significare che venivi per azzannare tutti: e se è vero il resto che ho sentito direvenisti...

GLOUCESTER: Non voglio sentire di più: muori profetaa mezzo del discorso: (lo colpisce) si vede che tra l'altro ero destinato anche a questo.

ENRICO: Sìe a molte altre uccisioni dopo questa. Dio perdoni i miei peccati e perdoni te.

 

(Muore)

 

GLOUCESTER: Come! il sangue ambizioso dei Lancaster cola al suolo? Mi aspettavo di vederlo salire. Vedete come la mia spada piange per la morte del povero re. Ohpossano coloro che desiderano la caduta della nostra casa versare di tali lacrime purpuree! Se ti resta ancora una scintilla di vitagiù giùnell'inferno; e di' che sono stato io a mandarti(lo colpisce ancora) io che non ho né pietà né amore né paura. In realtà è vero quello che Enrico ha detto di mepoiché ho spesso sentito dire da mia madre che venni al mondo coi piedi avanti.

E non ho avuto ragione allora di affrettarmi a cercar la rovina di coloro che usurpavano i nostri diritti? La levatrice si stupì e le donne gridarono: "Gesù ci benedica: nato coi denti" ed era vero; e questo indicava chiaramente che avrei ringhiato e morso e fatto il cane. Alloragiacché il cielo ha foggiato così il mio corpol'inferno mi storpiò la mente in proporzione. Non ho fratellinon somiglio a nessun fratello; e questa parola "amore" che i barbogi chiamano divinastia con gli uomini che si somigliano l'un l'altro e non con me: io sono soltanto me stesso. AttentoClarence; tu mi pari la lucema io ti preparerò un giorno nero perché sussurrerò in giro tali profezie che Edoardo sarà in timore della vitae ioper liberarlo dal timoresarò la tua morte. Re Enrico e il principe suo figlio sono morti: Clarenceora tocca a te e poi agli altripoiché continuerò a ritenermi infimo finché non sia salito più alto di tutti.

Getterò il cadavere in un'altra stanza; tuEnricotrionfa pure il giorno del giudizio.

 

(Esce col cadavere)

 

 

 

SCENA SETTIMA - Londra. Il Palazzo

(Squillo di trombe. Entrano RE EDOARDOla REGINA ELISABETTACLARENCEGLOUCESTERHASTINGSuna Nutrice col Principino e Persone del seguito)

 

EDOARDO: Ancora una volta sediamo sul trono reale d'Inghilterraricomprato a prezzo del sangue dei nemici: che prodi avversari abbiamo falciato nel colmo del loro orgoglio come grano autunnale! Tre duchi di Somersettriplicemente famosi come arditi campioni di indiscusso valore; due Cliffordpadre e figlio; due Northumberlandgli uomini più prodi che abbiano mai spronato corsieri al suono della tromba e con essi i due orsi poderosiWarwick e Montagueche con le loro catene avvinsero il leone regale e col ruggito fecero tremare la foresta! Così abbiamo cacciato il sospetto dal nostro trono e ci siamo fatti della sicurezza il nostro sgabello. AvvicinatiBettae lasciami baciare mio figlio. Giovane Edoardoi tuoi zii e io stesso abbiamo vegliato in armi nella notte invernaleabbiamo marciato a piedi nel caldo cocente dell'estateperché tu possa un giorno godere la corona in pace; tu raccoglierai il frutto delle nostre fatiche.

GLOUCESTER (a parte): Rovinerò il suo raccolto se tu posassi il capo nella tombapoiché non godo ancora alcuna considerazione al mondo.

Questa spalla è stata formata così spessa per levare pesie ne leverà di grossi o mi romperanno la schiena. Tutestatrova la via e tu manoeseguirai.

EDOARDO: Clarence e Gloucesteramate la mia cara regina e baciate il principe vostro nipote.

CLARENCE: L'omaggio che debbo a Vostra Maestà suggello sulle labbra di questo caro fanciullo.

ELISABETTA: Grazienobile Clarence; degno fratellograzie.

GLOUCESTER: L'amoroso bacio che do al frutto sia testimonio dell'amore che ho per l'albero da cui è venuto. (A parte) A dir la veritàcosì Giuda baciò il Maestro e gridò "salve" mentre invece intendeva di fargli ogni sorta di male.

EDOARDO: Ora sono assiso sul trono come brama il mio cuoregodendo della pace del mio paese e dell'amore dei miei fratelli.

CLARENCE: Che cosa vuole Vostra Maestà si faccia di Margherita?

Renatosuo padreha impegnato presso il re di Francia il regno delle due Sicilie e di Gerusalemme e qui ha mandato il denaro del riscatto.

EDOARDO: Se ne vada: conducetela Francia. E ora non ci resta che passare allegramente il tempo in maestose feste trionfali e lieti spettacoli teatraligli spassi più graditi in corte. Sonatetrombe e tamburi! Addio amari affanni! poiché quisperocomincia la nostra durevole gioia. 




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