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William Shakespeare



LE ALLEGRE COMARI

DI WINDSOR

 

 

 

 

PERSONAGGI

 

GIOVANNI FALSTAFF

FENTONgiovane signore

ROBERTO SOMMARIOgiudice di pace

ABRAMO MINGHERLINOnipote di Sommario

FRANCO FORDGIORGIO PAGE: borghesi di Windsor

GUGLIELMO PAGEragazzofigliuolo di Page

DON UGO EVANScurato gallese

DOTTOR CAIOmedico francese

BARDOLFOPISTOLANYM: al seguito di Falstaff

L'Oste della Locanda della Giarrettiera

ROBINpaggio di Falstaff

SIMPLICIOservo di Mingherlino

GIOVANNINOservo del Dottor Caio

GIANNIROBERTO: servi di Ford

LA SIGNORA FORDLA SIGNORA PAGE: le allegre comari

ANNA PAGEsua figlia

MONNA FAPRESTOgovernante del Dottor Caio

FollettiFateSatiri e altre persone che fanno parte della mascherata

 

 

 

Scena: a Windsor e nei dintorni

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - A Windsor. Una strada davanti alla casa di Page. Alberi e una panchina

(Si avvicinano il giudice SOMMARIOMINGHERLINOe DON UGO EVANSparlando vivacemente)

 

SOMMARIO (con calore): E' inutilereverendo. Non cercate di persuadermi. Ne farò un caso da Camera Stellata. Se egli fosse non unoma venti Giovanni Falstaffnon riuscirebbe lo stesso a raggirare il cavaliere Roberto Sommario.

MINGHERLINO (approvando): Roberto Sommariogiudice di pace della contea di Gloucesteruno dei "quorum".

SOMMARIO: Giànipote Mingherlinoe "Custalorum".

MINGHERLINO: Giàe "Rotulorum" eziandio; un gentiluomo natomesser parrocoche firma col titolo di "Armigero" su ogni polizzamanoquietanza o obbligazione: "Armigero"!

SOMMARIO: E' quello che facciamo. E lo facciamo senza interruzioneda trecento anni a questa parte.

MINGHERLINO: Così fecero tutti i suoi successoriche lo precedettero; e così faranno tutti i suoi antenatiche lo seguiranno. E per questohanno come blasone dodici lucci d'argento.

SOMMARIO (con orgoglio): E' il nostro antico stemmadodici lucci.

EVANS: Totici pulci? in un fecchio stemma totici pulci passantici stanno penone. La pulce è animale amico tell'uomoe un simpolo t'affetto!

SOMMARIO (sostenuto): Le pulci ce le avete voi negli orecchi!

MINGHERLINO: Io posso inquartarezio.

SOMMARIO: Sicurose vi sarete sposato.

EVANS: Sarà taffero spostatose lo inquarta.

SOMMARIO: Nient'affatto!

EVANS: Ma sì! per la Matonna! S'egli ha un quarto tel fostro plasonea foi non restano che tre falteseconto il mio semplice moto ti fetere; ma lasciamo correre. Se messer Giofanni Falstaff fi ha offesoio sono uomo ti chiesa e pen folentieri mi farò metiatore fra foi tueper trofare una pace... un compromesso.

SOMMARIO: E' il Consiglio che deve giudicare. C'è reato di sedizione!

EVANS: Il Consiglio! Ma il Sacro Consiglio non giutica ti ropa setiziosa. Nelle setizioni il timor t'Ittio non c'entra. E il Sacro Consigliopatatepreferisce sentir parlare ti timor ti Tio; non ti setizioni. Mettetefelo pene in mente.

SOMMARIO: Fossi ancora giovanela risolverei con la spada.

EVANS: E' meglio che ta spata fi facciano gli amicie risolfano loro la questione. Eppoi io ho in testa un'altra iteache potrebbe tare puoni frutti... Conoscete Anna Pagefigliuola ti mastro Giorgio Page?

Una graziosa ferginella.

MINGHERLINO: Anna Page? Ha i capelli scuri; e una vocettauna di quelle vocette di donna...

EVANS: E' proprio cotesta persona; in tutto il montonon ne potrete trofare una meglio. Suo nonnomorento (che Tio l'assista a una felice Resurrezione) le lasciòper quanto ella appia ticiassette annisettecento sterline in oro et argento. Sareppe una puona ispirazione ti mettere ta parte tutte queste nostre chiacchiere e pattipecchie pensare a un pel matrimonio fra il nostro mastro Apramo e la signorina Anna Page...

SOMMARIO: Le ha lasciato settecento sterlineil nonno?

EVANS: E suo patre le tarà anche un più pel gruzzolo.

SOMMARIO: Conosco la signorina. Effettivamente ha moltissime doti.

EVANS: Settecento sterlinee speranze; fuol tire esser totata taffero.

SOMMARIO: Andiamo dunque a far visita a mastro Page... Ma non ci sarà mica Falstaff?

EVANS: Non forrei tire pugia. Io tisprezzo i pugiarticome tisprezzo la gente falsa e tutti quelli che non ticono il fero. Il cafalier Falstaff è làma fi prego ti lasciarfi conturre ta chi fi fuol pene.

Tomanterò io se Page è in casa. (Si avvicina alla porta di casa Page e bussa chiamando) Ehi ti casa! Che il cielo fi tia pene.

PAGE (di dentro): Chi è?

 

(Entra PAGE)

 

EVANS: La penetizione ti Tioe il fostro amico col giutice Sommario e col giofane Mingherlinoche può tarsi che teppa parlarfi ti una certa faccentase la cosa fi garpa.

PAGE: Lieto di vedervi in buona saluterispettabilissimi signori. E vi ringrazio della selvagginamastro Sommario.

SOMMARIO: Sono felice di vedervisignor Page! Buon pro vi faccia!

Avrei voluto che la selvaggina fosse meglioma che volete? Fu uccisa così malamente... Come sta la signora Page? Sempre più bene vi voglio; e di tutto cuore! proprio di tutto cuore!

PAGA: Graziesignor mio SOMMARIO: Sono iosignoreche debbo ringraziarvi .

PAGE: Piacere di vedervicaro Mingherlino.

MINGHERLINO: Come va il vostro levriero fulvo? Ho sentito che alle corse di Cotsall s'è lasciato battere.

PAGE: Chi lo sa come è andata.

MINGHERLINO: Non lo volete confessarevia; non lo volete confessare SOMMARIO: Sicuro che non vuol confessarlo... Sarà stato il solito fiuto ostacolato... Quel cane è ottimo.

PAGE: Una carognasignor mio!

SOMMARIO: Un ottimo cane e altrettanto bello. Bello e bravo... Che si può dire di più? Bravo e bello... E... il cavalier Falstaff è da voi?

PAGE: Sìè qui in casa. Sarei contento se potessi mettere i miei buoni uffici fra voi due.

EVANS: Questo è parlare ta cristiano!

SOMMARIO: Mi ha offesosignor Page.

PAGE: Ein certo modoegli lo riconosce.

SOMMARIO: Riconoscerlonon vuol dire aver rimediato non vi pare? Mi ha offeso; veramentevi assicuro. Il gentiluomo Roberto Sommario si dichiara offeso.

PAGE: Ecco messer Giovanni.

 

(FALSTAFFseguito da BARDOLFONYM e PISTOLAesce da casa Page)

 

FALSTAFF: Dunquesignor Sommariovolete fare ricorso contro di me a Sua Maestà?

SOMMARIO: Cavalierevoi avete bastonato i miei servim'avete ucciso un dainoe sforzato una porta in casa mia.

FALSTAFF: E non baciai la figlia del portiere?

SOMMARIO: Cose da nulla! Risponderete di tutto questo.

FALSTAFF: E rispondo subito. Ho fatto tutto quello che dite. Ecco risposto.

SOMMARIO: Sentiremo cosa ne pensano in Consiglio.

FALSTAFF: Vi consiglio di parlarne il meno possibile. Vi riderebbero dietro!

EVANS: "Pauca ferpa"cafaliere.... Poche e puone parole.

FALSTAFF: Buone parole un corno. Mingherlino! Io vi ho rotto la testa!

Che umore vi salta in testa contro di me?

MINGHERLINO: Che umore? Un vero tumore ci ho in testa contro di voi e questi tre vostri gabbamondo: (indicandoli a uno a uno) BardolfoNym e Pistola. Furono loro a portarmi all'osteriaa farmi bere e vuotarmi le tasche

BARDOLFO (sguainando la spada): Ah! Pezzo di cacio bacato!

MINGHERLINO: Ma non ho detto nientenon ho detto niente.

PISTOLA (sguainando la spada anche lui): ComecomeMefistofele?

MINGHERLINO (timidamente): Ma niente...

NYM (stuzzicandolo con la spada): Voglio farmelo a fette. A fette! E' il mio stile.

MINGHERLINO (disperato): Ma dov'è andato il mio servo Simplicio? Lo sapeteziodov'è andato?

EVANS (mettendosi fra Mingherlino e i tre giovinastri): State un po' puoni. (PistolaBardolfo e Nym indietreggiano) E procetiamo per ortine. (Tira fuori un taccuino) Se ho pen capito ci sono tre arpitri in questa faccenta: (scrivendo) primomastro Pagefitelicetmastro Page; secontome stesso; terzoultimo e tefinitifo: l'Oste tella Giarrettiera.

PAGE: Sta a noi tre d'ascoltare e giudicare.

EVANS: Perfettamente. Stenterò un esposto tella causa nel mio taccuino; eppoi la taglieremo con la più gran tiscrezione.

FALSTAFF: Pistola!

PISTOLA: Son tutt'orecchi.

EVANS: Pel tiavolo e la fersiera! Che maniera di esprimersi! Son tutt'orecchi! Che affettazione!

FALSTAFF: Sei tuPistolache hai rubato la borsa al signor Mingherlino?

MINGHERLINO: Quant'è vero che ci sono questi guanti! E ch'io possa non rimettere più piede in casa mia. Mi ha rubato sette pezzi da sei denari l'unodue scellini grossi di Edoardoche m'eran costati due scellini e due denari ciascuno da Edoardo Miller... Per i miei guanti!

FALSTAFF: E' veroPistola?

EVANS: Noè falsose è un tagliaporse.

PISTOLA: Ah zotico montanaro! (A Falstaff) Messer Giovanni e padrone mio! Raccolgo la sfida di questa sciaboletta di latta. Io ti do la mentita per la gola! Io ti do la mentita. Bava e schiumatu menti!

MINGHERLINO (indicando Nym): E dunque è stato lui. Per questi guanti!

NYM: Attentosignorino. Voi scherzate col fuoco. Resterete preso dalla vostra trappola se volete fare lo sbirro con me. Questo è quanto.

MINGHERLINO (indicando Bardolfo): Per questo cappello! Allora non può essere che il giovanotto dalla faccia rossa! Non riesco a ricordarmi quel che feci e non feci quando mi ubriacastema non sono neanche del tutto rimbecillito.

FALSTAFF: Faccia rossache rispondi?

BARDOLFO: Rispondo che il signore aveva tanto bevuto da perdere le sue cinque sentenze...

EVANS: I cinque sensiper Pacco. Che razza t'ignoranza!

BARDOLFO: E briaco com'era fucome diconopelato; e le cose seguirono il loro curricolo.

MINGHERLINO: Già: anche allora parlavi latino... Ma non fa niente. Mai piùfinché vivovoglio ubriacarmifuorché in compagnia di gente onesta e perbene. M'ubriacherò con gente timorata d'Iddioe non più con ribaldi ubriaconi.

EVANS: Tio fi ascolti. E' un proposito tegno.

FALSTAFF: Così avete sentito che tutte le accuse sono state smentite.

Signoril'avete sentito voi stessi!

(Durante l'ultima parte di questo colloquioda casa Page esce ANNAportando vino e bicchieri. La seguono la signora PAGE e la signora FORD)

 

PAGE: Riporta pure dentro il vinofigliuola. Verremo a bere in casa.

 

(Anna rientra in casa)

 

MINGHERLINO: Cielo!... E' Anna Page!

FALSTAFF: Signora Fordbenvenutain parola d'onore! Permettetesignora. (L'abbraccia)

PAGE (alla moglie): Moglie miafai buona accoglienza a questi signori. Passate. C'è in tavola un pasticcio caldo di cacciagione.

Passatesignori. E spero che ogni malumore l'affogheremo nel vino.

 

(Tuttieccetto Mingherlinoentrano in casa Page)

 

MINGHERLINO: Darei quaranta scellini per avere qui il mio libro di sonetti e canzoni. (Si avvicina Simplicio) EhiSimpliciodove sei stato? Devo farmi il servitore da mea quanto pare. Non hai almeno con te il mio libro degli indovinelli?

SIMPLICIO: Il libro degli indovinelli? Ma lo prestaste alla signorina Alice Shortcakelo scorso Ognissantiuna quindicina di giorni avanti San Michele.

 

(SOMMARIO ed EVANS vengono a chiamare MINGHERLINO)

 

SOMMARIO: Andiamonipote: andiamonipote: siam tutti ad aspettarti.

(Prendendolo per un braccio) E senti primanipote caro... C'è in aria una proposta... una specie di proposta lanciata da don Ugo. M'intendi?

MINGHERLINO: Sìzio. E sarò ragionevole. Se è una cosa da farsifarò tutto quello ch'è ragionevole fare.

SOMMARIO: Stai dunque a sentire.

MINGHERLINO: E quello che faccio.

EVANS (prendendogli l'altro braccio): Prestate orecchio alla sua propostamastro Mingherlino! Et anche io fi tescriverò la cosase foi offrite capacità.

MINGHERLINO: Nono. Io farò tutto ciò che dice lo zio. Vi prego di scusarmi. Ma lui è giudice di pace al suo paeseper quanto io sia uno che non conta niente.

EVANS: Non sta qui la questione: la questione è tel fostro matrimonio.

SOMMARIO: Ecco il punto...

EVANS: Propriamente. Ecco proprio il punto... e con Anna Page!

MINGHERLINO: Se si tratta di questoio son pronto a sposarla... a condizioni ragionevoli.

EVANS: Ma potete affezionare la ragazza? Lo forremmo sapere talla fostra poccao almeno talle fostre lappra...; fisto che fari filosofi sostengono che le lappra non sono che una parte tella pocca. Insommaper parlar chiarocretete che potreste riporre in lei il fostro affetto?

SOMMARIO: Abramo Mingherlinonipote mioti senti di volerle bene?

MINGHERLINO: Speromesseredi fare come si conviene ad uno disposto ad ogni cosa che sia ragionevole.

EVANS: Ma no! Tio signore e santissima Matonna! tofete tircipositifamentese potete fissare la fostra propensione su ti lei.

SOMMARIO: Questo devi dirci... La sposeresti con una buona dote?

MINGHERLINO: Sono pronto a fare anche di piùa una vostra ragionevole richiestacaro zio.

SOMMARIO: Cerca d'intendere! Cerca d'intenderenipotino. Quello che faccioè solamente per compiacerti... Puoi sentire amore per la ragazza?

MINGHERLINO: Sono pronto a sposarlaa vostra richiesta. E se da principio non ci sarà un grande amoreil cielo potrà anche farlo decrescerequando ci saremo conosciuti meglioquando ci saremo sposati ed avremo più occasione di conoscerci. Vorrei sperare che dalla maggiore intimità si accresca sempre più la repulsione. Ma se mi ordinate di sposarlaio la sposo. Sono liberamente dissolutoe dissolutamente...

EVANS: Mi pare una risposta piena ti tiscernimentoa parte il fallo tel "tissolutamente". Pisognafa tire "risolutamente". Ma l'intenzione era puona.

SOMMARIO: Sìio credo che mio nipote parlasse con buona intenzione.

MINGHERLINO: E come no? Diversamente che mi possano impiccare.

 

(Rientra ANNA PAGE)

 

SOMMARIO: Ecco la bella signorina Anna! (S'inchina) Vorrei esser giovane per amor vostrosignorina!

ANNA (inchinandosi anche lei): E' in tavolasignori. Mio padre desidera la vostra riverita compagnia.

SOMMARIO: Sono ai suoi ordinibella signorina Anna.

EVANS (precipitandosi in casa Page): Tio sia penetetto... Non foglio certo mancare al "peneticite".

 

(Sommario lo segue)

 

ANNA (a Mingherlino): Volete passaresignorein cortesia?

MINGHERLINO (sorridendo scioccamente): Vi ringrazioe di cuore. Sto benissimo.

ANNA: La cena vi aspettamessere.

MINGHERLINO: Non ho fame. Graziee di cuore. (Simplicio entra in casa Page) Anche a un giudice di pace può talvolta essere utile il servo d'un amico. Finché non sarà morta mia madreio non posso tenere che tre servitori ed un paggio. Che volete farci? Fino allora dovrò vivere come un povero gentiluomo nato.

ANNA: Se non entrate voinon posso entrare nemmeno io. Vi aspettano per sedersi a tavola...

MINGHERLINO: In veritànon voglio mangiare. Ma vi ringraziocome se avessi mangiato.

ANNA (perdendo la pazienza): Vi supplicosignorepassate dentro.

MINGHERLINO: Grazie. Preferisco far due passi qui. L'altro giorno mi sono fatto male a uno stincotirando con il mio maestro di scherma.

La posta era di tre stoccate contro un piatto di susine cotte...

Paravo un colpo alla testae lui mi tira allo stinco... Vi giuro cheda alloral'odore delle vivande calde mi nausea. Ma che cosa hanno i vostri cani che non fanno che abbaiare? C'è qualche orsoqui nelle vicinanze?

ANNA: E' possibilesignore. Ne ho sentito accennare.

MINGHERLINO: Mi piace assai la giostra degli orsima protesterò contro di essa con non meno ardore di chiunque in Inghilterra.

Scommetto che avreste paurase vedeste un orso scioltonon credete?

ANNA: Ehcredo di sì.

MINGHERLINO: Ormaiper meè come mangiare e bere. Quel famoso orsoSackersonl'avrò incontrato libero almeno venti voltee l'ho anche afferrato per la catena. Vi garantisco che le donne urlavano e strillavano da non credersima le donneè veronon possono tollerarli: sono delle gran brutte bestiacce.

 

(PAGE si fa sulla porta di casa)

 

PAGE: Volete entrarecaro mastro Mingherlino? Stiamo ad aspettare voi.

MINGHERLINO: Io non mangio. Tante graziesignore.

PAGE: Per tutti i diavoli! Non voglio mica darvela vinta! Avantiavanti! (Spalanca la portasi fa da un lato per lasciarlo passare)

MINGHERLINO: Non sia mai... Prima voi.

PAGE (entrando): Venite!

MINGHERLINO (s'incamminama dopo un passo si ferma. e si volta):

Signorina Anna! Prima dovete passare voi...

ANNA: Nosignore. Entratevi prego.

MINGHERLINO: No davveroche non entrerò prima! Ci mancherebbe altro!

Non vi farò mai questo sgarbo!

ANNA (sempre dietro a lui): Per piaceresignore...

MINGHERLINO: Preferirò esser villanopiuttosto che insistente e noioso. Ma vi fate tortocredetelo...

 
(Entra in casa seguito da Anna)

 

 

 

SCENA SECONDA - La stessa

(Don UGO EVANS e SIMPLICIO escono da casa Page)

 

EVANS: Faie cerca tel Tottor Caio tofe sia la casa. Colà timora una certa Monna Faprestoche èa così tirela sua gofernantela sua palia asciutta o la sua cuocalafantaiastiratrice...

SIMPLICIO: Benemessere.

EVANS: Un momento... manca il meglio! Talle questa lettera. E' una tonna che conosce intimamente la signora Anna Page: e la lettera è per pregarla e richieterle ti patrocinare i tesiteri tel tuo patrone presso la signora Anna Page. Ti pregofa'; io foglio antare a finir ti pranzare; teppon fenire mele renette e cacio.

 

(Simplicio parte. Evans torna dentro)

 

 

 

SCENA TERZA - Una stanza nella Locanda della Giarrettiera

(FALSTAFF seduto a un favolo a bere; l'Oste affaccendato con coppe e boccali; PISTOLANYMBARDOLFO e ROBIN)

 

FALSTAFF (passando la sua coppa): Mio oste della Giarrettiera!

OSTE (voltandosi): Che dice il mio briccone sopraffino? Parla dottamente e saggiamente.

FALSTAFF: In veritàoste miodevo allontanare alcuni dei miei seguaci.

OSTE: E licenziali pureErcole possente! Discacciali. Che se ne vadano; a galoppoa galoppo.

FALSTAFF: Quispendo dieci sterline a settimana...

OSTE: Ma sei un imperatore! Sei un Cesareun Kaisere un Visir.

Prenderò Bardolfo al mio servizio. Spillerà il vinometterà la cannella. Ti va benegrande Ettore?

FALSTAFF: Benissimooste caro.

OSTE: Inteso. Dammelo pure. (A Bardolfo) T'insegnerò a metter la calce nel vino e a servire la birra con molta schiuma. Sono un uomo di parola. Vieni con me.

FALSTAFF: VaiBardolfo! E un buon mestiere quello di tavernaio. Da un mantello vecchio si può ricavare una giacchetta nuova; e da un servitore usatoun taverniere fresco. Vai vaiBardolfo. Addio!

BARDOLFO: E' un mestiere che ho sempre sognato. Farò quattrini.

PISTOLA: Vile Ungaro!. Vuoi tu maneggiare lo zipolo?

 

(Bardolfo esce)

 

NYM: Fu concepito in una sbornia. Non ha l'anima eroica. Non l'ho detta da bell'umore?

FALSTAFF: Finalmente mi sono liberato di questa scatola di zolfanelli.

I suoi furti erano troppo palesi. Truffava come un cattivo cantante.

Sempre fuori tempo.

NYM: L'umore corrente sta nel saper rubare nella pausa d'una minima.

PISTOLA: Rubare! Che razza d'espressione! La gente istruita direbbe:

trasferire.

FALSTAFF: Ebbenesignoriio sono scalcagnato.

PISTOLA: Alloraattento a non sbucciarvi i piedi!

FALSTAFF: Non c'è rimedio. Bisogna che inventi qualcosabisogna che mi ingegni.

PISTOLA: I corvi giovani vogliono beccare.

FALSTAFF: Chi di voi conosce un tale Fordqui a Windsor?

PISTOLA: Conosco il personaggio: è un tipo sostanzioso.

FALSTAFF: Attenzioneragazzi! Vi ho esposta la tragica situazioneora vi dirò le misure da prendere.

PISTOLA (accennando la pancia di Falstaff): Circonferenzaoltre quattro braccia.

FALSTAFF: Meno spiritoPistola! E' verissimo che di vita sono circa quattro braccia. Ma non mi propongo di far vita più ascetica: mi propongo di crescere. In breve: voglio conquistare la moglie di Ford.

Ho scoperto che s'interessa a me; chiacchieraparla in punta di forchettalancia sguardi invitanti... So leggere benissimo nel suo stile; e le sue più severe espressionitradotte in volgarenon significano che questo: "Io appartengo a messer Giovanni Falstaff".

PISTOLA: L'ha studiata benesi vedee ha tradotto la sua onestà in volgarità.

NYM: L'àncora s'è aggrappata al fondo. Vi dà nell'umore questa trovata?

FALSTAFF: Corre voce che è la signora che comanda sui quattrini del marito; (fa l'atto di chi conta moneta) egli è circondato da un'intera legione di angelotti d'oro.

PISTOLA: E voi da una legione di diavoli! dateci sottoforza!

NYM: L'umore si rinfranca. Tenetemi di buon umore gli angeli.

FALSTAFF: Le ho scritto questa lettera. Ed un'altra ne ho scritta alla moglie di Pageche pure mi fa l'occhiolino dopo avermi studiato per tutti i versida conoscitrice... Ora il suo sguardo si posava sui miei piedi come un raggio di soleora indorava la mia pancia torreggiante...

PISTOLA: Era proprio il sole sopra il letamaio.

NYM (a Pistola): Ma bene! Che bell'umore!

FALSTAFF (continuando): Il suo sguardo percorreva il mio esteriore con sì avida intenzioneche dall'ardore di quegli occhi mi sentivo abbrustolire come da uno specchio ustorio. Questa è la lettera per leiperché anche lei tiene i cordoni della borsa: è come un territorio della Guiana... tutt'oro e tesori. Diventerò il loro cassieree saranno le mie banche. Saranno le mie Indieorientali e occidentalidove io estenderò grandi commerci... (A Pistola) A tefila: porta questa lettera alla signora Page. (A Nym) E tuquest'altra alla signora Ford. Ci arricchiremoragazzifaremo quattrini.

PISTOLA: E io dovrei diventare ser Pandaro di Troiaio che cingo al mio fianco l'acciaro? Ma che Lucifero ci porti tutti quanti!

NYM: E io non son d'umore di prestarmi a tali porcherie. Meglio che vi ripigliate questa sporca lettera. Iola mia dignità la tengo alta.

 

(Buttano sul tavolo le due lettere)

 

FALSTAFF (alzandosia Robin): A tegiovanottoporta questa lettera sana e salva a destinazione. Vogascialuppa miaa quei lidi dorati!

Quanto a voiribalditoglietevi dal mio sguardo! Struggetevi come chicchi di grandine! Trascinate pel mondo i vostri zoccoli! Cercatevi un altro covile! Via di qui! Ormai Falstaff vivrà nello spirito dei tempi. Economicamentealla francese. Ribaldi ! A mebasta un paggettino con le falde.

 

(Esce seguito da Robin)

 

PISTOLA: Che gli avvoltoi ti mangino la trippa. Ma ci sono ancora dadi piombati per buscherare ricchi e poveri. Bezzi avrò in tasca allorché tu ne mancheraivil Turco frigio!

NYM: Ho dei progetti in testache sono umori di vendetta.

PISTOLA: Ti vuoi vendicare?

NYM: Sì; pel firmamento e le sue stelle.

PISTOLA: Col senno o con l'acciaro?

NYM: Con tutt'e due codesti umori. Svelerò a Page l'umore di quest'amore.

PISTOLA: E a Ford io narrerò come Falstaffvassallo abiettovuol fare immonda la sua colombavuol stender la mano sul suo denaroe insozzargli il dolce letto.

NYM: Il mio umore non si raffredderà di certo. Inciterò Page a servirsi del veleno... Gl'infonderò l'itteriziache periglioso è il mio adiramento. Ecco il mio vero umore.

PISTOLA: Va' là: tu sei proprio il Dio Marte dei malcontenti. Al lavoro!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - In casa del dottor Caio

(Tavoli e mensole carichi di librifogliboccettestorte e lambicchi. In fondola porta di uno stanzino. Altre due porteuna delle quali s'apre direttamente sulla strada. Vicino a questa porta una finestra)

(Entrano MONNA FAPRESTO e SIMPLICIO)

 

FAPRESTO (chiamando): Giovannino! Giovannino!

 

(Entra GIOVANNINO)

 

Fammi il piacere. Va' alla finestrae guarda se arriva il padroneil dottor Caio. Perché se vienee trova qui degli estraneimetterà a dura prova la pazienza di Dio e il vocabolario della nostra lingua.

GIOVANNINO: Vo a osservare.

FAPRESTO: Bravo! Poi staseraprima che si spenga il fuococi beviamo insieme un bel bicchierino di vino caldo! (Esce Giovannino) E' un buonissimo figliuologentilepremuroso; la miglior persona da tenere per casa. E vi giuro che non è punto pettegolo né litighino. Il suo peggior difetto è la mania di pregare. In questo è un po' fissato. Ma chi non ha difetti? Passiamoci sopra. Dunque vi chiamate Simplicio?

SIMPLICIO: In mancanza di meglio...

FAPRESTO: E mastro Mingherlino è il vostro padrone?

SIMPLICIO: Precisamente.

FAPRESTO: Ma chi è? Quello con la barbona tondaa forma di lunetta da guantaio?

SIMPLICIO: Ma noper Bacco. Ha un visuccio che par di sierocon una barbettina giallastracolor della faina.

FAPRESTO: E' mansueto di carattere?

SIMPLICIO: Come no? Ma all'occasione sa anche muovere le mani quant'altri mai. Ultimamentes'è perfino picchiato con un guardiacaccia.

FAPRESTO: Sì... sì... Ora mi par di ricordarmi. Uno che va sempre a testa altatutto impettito?

SIMPLICIO: E' luiè lui.

FAPRESTO: Be'che il cielo non mandi ad Anna Page peggior fortuna!

Dite a don Ugo che farò quel che posso pel vostro padrone... Anna è una buona ragazzae speriamo...

GIOVANNINO (dalla finestra): Viaper carità! C'è il padrone!

FAPRESTO: Ora tu senti la musica! Giovanottoalla svelta dentro a questo stanzino. (Chiude Simplicio nello stanzino) Tanto non si tratterrà che un minuto. (Chiamando) Giovannino! O Giovannino!

 

(Entra CAIO. MONNA FAPRESTO finge di non accorgersene)

 

Giovanninocorri in città e cerca il padrone! Che non gli sia successo qualcosa. Non si vede ancora tornare. (Canta) "E giùe giùe giùe giù...".

CAIO (sospettoso): Che cantate? Non voglio queste sciansciafruscole!

Andate nello stanzino e piliatemi una "boîte verte"... una scatoladico... una scatola verde. Avete capito che scatola? La scatola verde.

 

(Caio è indaffarato intorno a certe carte sulla tavola)

 

FAPRESTO: Ve la porto subito... (A parte) Meno male che non è andato da sé. Se avesse trovato quello dentros'inferociva come un toro.

 

(Entra nello stanzino)

 

CAIO (asciugandosi la fronte): "Fefefefe! Ma foiil fait fort chaud! Je m'en vais à la cour... la grande affaire".

FAPRESTO (rientra con la scatola verde): E' questadottore?

CAIO: "Oui"mettetela nella mia tasca. "Dépechez-vous". Svelta! E dov'è quel discolo di Giovannino?

FAPRESTO: Giovannino! Giovannino!

GIOVANNINO (avanzando): Prontosignore.

CAIO: Giovanninosei un vero zanni. Pilia la tua spadae seguimi al tribunale.

GIOVANNINO (aprendo la porta): La spada è all'ordine; l'ho lì fuori.

CAIO (s'avvia dietro Giovannino): Ho finito per far tardi! (Fermandosi di colpo) Ascidenti! "Qu'ai-je oublié?" (Corre verso lo stanzino) Sci sono dei sempliscinello stanzinoche non volio dimenticare per tutto l'oro del mondo.

FAPRESTO: Povera me! Ora trova il giovanottoe va in bestia.

CAIO (scopre Simplicio): "Oh! diable! diable!" Chi sc'è nello stanzino? Furfante! "Larron"! (Spingendo Simplicio fuori dello stanzino) Portami la spadaGiovannino!

FAPRESTO: Padrone miostatevi contento.

CAIO: Di che cosa maidebbo esser contento?

FAPRESTO: Che il giovanotto è una persona perbene.

CAIO: Cosa sta a fare una persona perbenedentro il mio stanzino? Le persone perbene non vanno a nascondersi negli stanzini degli altri.

FAPRESTO: Vi supplico di non esser così flemmaticoe saprete subito tutto. Il ragazzo è venuto a parlarmi per conto di don Ugo.

CAIO: E scioè?

SIMPLICIO: E' verolo giuro. Per pregar costei...

FAPRESTO (a Simplicio): Ma state un po' zitto.

CAIO (a Monna Fapresto): State un po' zitta voipiuttosto! (A Simplicio) Sentiamo questa storia.

SIMPLICIO: Vorrebbedicevache la signoravostra governantemettesse una parolina buona con la signorina Anna Pageper il mio padrone che ha intenzione di chiederla in moglie.

FAPRESTO: E questo è tutto. Si capisce che io non ho voglia d'impicciarmene: non ho proprio voglia.

CAIO: E cosìè don Ugo che ti manda! Giovanninoalla sveltabaillez-moicarta e penna... (A Simplicio) Tuaspetta un momento.

 

(Caio si siede a un tavolo e scrive)

 

FAPRESTO (tira Simplicio in disparte): Meno male ch'è calmo. Se la pigliava alla rovesciaavreste sentito gli urli di colica! Si capiscecaro amicoche per il vostro padrone farò quel che posso. Ma il più comico è che anche il dottoreil padron mio... Posso ben chiamarlo padronesapete: io gli tengo la casaio lavostirofabbrico la birracuociofo le puliziefo il panepreparo da bere e da mangiarerifò i letti... tutto da me.

SIMPLICIO: E' un bel carico sulla schiena d'una sola persona.

FAPRESTO: Lo capite anche voi. E' davvero un bel caricoe alzarsi presto la mattina; e la sera andare a letto tardi. Non ne parliamo. Vi dirò dunquema in un orecchioche non ne trapeli nullache anche il mio padrone è innamorato della signora Anna Page. Ma io so beneAnnaquello che ha in testa; e non è né questo né l'altro.

CAIO (si avvicina e porge a Simplicio una lettera): Olàbabbuinoporta questa lettera a don Ugo... E' una sfida... per Dio!... A quel babbuasso di pretevolio taliarli la golalà nel parco. Volio insegnarli a impicciarsia intrufolarsi! (A Simplicio) Puoi andartene. Qui non è aria per te. (Esce Simplicio) Li volio taliarea quel pretetutt'e due i granelliper Dio; che non li resterà un granello da seminar nell'orto.

FAPRESTO: Viadopo tuttoparlava per conto di un amico!

CAIO (furioso): Che significa! Non mi avete sempre detto che Anna Page me la sposo io? L'ammazzeròil prete intrigante!... A misurare le nostre armiho nominato l'oste della Giarrettiera. E Anna Pageper Diola volio per me.

FAPRESTO: Signore miola ragazza è a voi che vuol benee così tutto andrà per filo e per segno. Ma lasciate un po' che anche la gente si sfoghi a chiacchierare. (Caio le tira un orecchio) Ahi! Per tutti i diavoli!...

 

(Si divincola e si scioglie)

 

CAIO: AndiamoGiovannino. Al tribunale. (A Monna Fapresto) Per Diose non ho la ragazavi caccio di casa... Andiamomettiti alle mie calcagnaGiovannino. (EsconoCaio porta la scatola verde e le sue carte)

FAPRESTO: Vedretevedrete come Anna vi farà dannarevedrete! Tanto lo so come la pensa Anna. Nessunoin tutta Windsorsa meglio di me come Anna la pensa. Comegrazie a Dionon c'è altri che abbia su di lei l'influenza che ho io.

FENTON (da fuori): C'è nessuno?

FAPRESTO: Chi è? (Affacciandosi alla finestra) Accostatevi un po'di grazia.

 

(Entra FENTON)

 

FENTON: Eccomi qua. Come andiamobuona donna?

FAPRESTO: Sempre megliose è Vossignoria che si degna domandarlo.

FENTON: Novità? Come sta la graziosissima Anna?

FAPRESTO: Per graziosaè graziosa davvero. E così sinceracosì buona. E' amica vostra; posso ben dirvelogiacché ci siete.

Ringraziamone Iddio.

FENTON: Ci riuscirò a farmi voler bene? Non sarà fatica sprecata?

FAPRESTO: Tutto è nelle mani di quello lassù. Ma per conto miosignor Fentongiurerei sulla Bibbia che vi ama. Vossignoria non ha mica una verrucaquialla palpebra?

FENTON: Proprio io. E che vuol dire?

FAPRESTO: Nullanulla. Una storia troppo lunga. Ma se vi dico... che non c'è un'altra Annina come lei: la ragazza più onesta che abbia mai spezzato questo panene detesto il cielo. S'è avuto una discussione d'un'ora su quella verruca. Non mi diverto maicome con questa figliuola... Benché sia un po' troppo portata alla melagoniaall'immaginazione... Ma se si tratta di voi...

FENTON: Oggi dovrei rivederla. Eccovi qualcosa. E parlatele di memi raccomando... Se avete occasione d'incontrarla prima di meparlatele in mio favore...

FAPRESTO: Sicuro che lo faccio. E la prossima volta che ci vediamo a tu per turacconterò a Vostro Onore la storia della verruca e vi darò notizia di tutti gli altri che le ronzano intorno.

FENTON: Benissimo! Arrivederci! Ora ho fretta.

FAPRESTO: Ossequi a Vossignoria. (Esce Fenton) E' una così brava persona. Ma Anna non lo ama... Io lo soAnninache cosa ha per la testa. Mi sono dimenticata di qualcosa. Accidenti! Ma di che cosa mi sarò dimenticata?

 

(Esce in fretta)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - Una strada davanti a casa Page

(Dalla casa esce la Signora PAGEin cappelloscialle e con una lettera in mano)

 

SIGNORA PAGE: Come!... Non ho mai ricevuto lettere d'amore ai bei tempi della mia gioventù; e mi trovo a riceverne adesso! Ma vediamo un po': (legge) "Non domandatemi perché vi amo. E' pur vero che l'amore si lascia ammonire dalla ragionema non la ricerca come propria confidente. Voi non siete più tanto giovanené io lo sono; ecco un primo punto in comune. Siete gaia come me; questo fa già un secondo punto. Vi piace il buon vinoe a me lo stesso. Come immaginare simpatia più completa? Se l'amore d'un soldato possa bastarviio v'amosignora Page. E non vi diro: abbiate pietà di me. Non sarebbe un'espressione da soldato. Vi dirò: amatemi. E mi firmo:

Giovanni Falstaffvostro servitoresempre di giorno e nottea tutte l'orepronto a pugnare per il vostro amore".

Che vero Erode di Giudea! E che mondo! Che mondaccio schifoso! Uno ch'è quasi ridotto a pezzi dalla decrepitudinee fa il galletto a questa maniera. Vorrei saperein nome del diavologli indizi di leggerezza che la mia conversazione può avergli offerto a questo ubriaco di fiammingoperché egli abbia l'audacia d'affrontarmi così... Ma sein tuttol'avrò visto tre volte... E moderai sempre la mia vivacità: Dio m'è testimone. Verrebbe voglia di chiedere una legge al parlamentoper fare abbassar la cresta agli uomini. Come vendicarmi?... Perché bisogna pur che mi vendichi! Questo è sicurocom'è sicuro che la sua pancia non è che pasta frolla.

 

(Entra la signora FORDdirigendosi verso casa Page)

 

SIGNORA FORD: Ohsignora Page! Stavo proprio per venirvi a trovare.

SIGNORA PAGE: Ed io stavo venendo da voi!... Ma non vi sentite bene?

SIGNORA FORD: Tutt'altro. E potrei dimostrarvelo.

SIGNORA PAGE: Eppure! Sarà una mia idea.

SIGNORA FORD: Avrete forse ragione; per quantoripetovi potrei provare il contrario. Ho bisogno d'un consigliosignora Page.

SIGNORA PAGE: Cosa vi succedesignora bella?

SIGNORA FORD: Ohcara miase non fosse per un briciolo di rispetto umanoche onore potrei ottenere!

SIGNORA PAGE: Infischiatevi di quel briciolomia cara! E prendetevi l'onore. Di che si tratta? Non vi date pensiero delle quisquilie. Di che si tratta?

SIGNORA FORD: Succede che se volessi discendere un minuto d'eternità all'infernomi potrei insignire d'un bel titolo cavalleresco.

SIGNORA PAGE: Non fate scherzi! La cavalieressa Alice Ford!

Cavalierati che vanno pei trivi. Meglio sarà che restiate così come siete.

SIGNORA FORD: Ma non perdiamo tempo. (Porgendole una lettera) Leggete questa... leggete. Così saprete subito come io potrei passare nei ranghi della cavalleria. (Cambiando tono) Diffiderò dei pancionifinché abbia occhi da distinguere un uomo dall'altro!... E pensare che questo non diceva mai parolacce. E lodava la modestia delle donne; e se biasimava un difettolo faceva così garbatamentein termini sì onestida non dover dubitare che i suoi sentimenti fossero una sola cosa con le sue parolementre essi vanno d'accordo proprio come il diavolo con l'acqua santa. Che tempestami chiedoha buttato sulle rive di Windsor questa enorme balena piena di olio? Come mi vendicherò di lui? Mi pare che il miglior mezzo sia di nutrirlo di speranzefinché il perverso fuoco della lussuria non l'abbia fatto fondere nel suo stesso grasso. V'è capitato mai nulla di simile?

SIGNORA PAGE (confrontando le due lettere una dopo l'altra): Sono uguali... Non è cambiato che il nome: Ford invece di Page! Consolatevi che non siete la sola con una reputazione così pessima. La mia lettera e la vostra son gemelle. Ma che la tua si prenda pure l'eredità: ché la miagiuronon lo farà mai. Scommetterei che ne ha un migliaioforse piùdi codeste letterecon lo spazio in bianco per il nome! E non sono neppure della prima edizione. Le tira a stampanon c'è nessun dubbioché non gl'importa quello che mette sotto il torchiodal momento che vorrebbe metterci noi due. Vorrei essere piuttosto una gigantessasepolta sotto il monte Pelio. Ebbenelo sapete quel che vi dico?... E' più facile trovare venti tortore vizioseche un uomoun unico uomoun po' decente.

SIGNORA FORD (prendendo la lettera della signora Page): Sono proprio uguali!... Stessa calligrafia... Stesse parole... Ma per chi ci prende?

SIGNORA PAGE: Non lo so davvero. Quasi quasicomincio a bisticciarmi con la mia onestà! Vorrei mettermi ad esaminare me medesimacome esaminerei una donna che non conosco affatto. Perché se egli in me non avesse notato qualche inclinazione che io stessa ignoronon m'avrebbe certo abbordato con tale violenza.

SIGNORA FORD: Abbordare? State sicura che a bordo mio non sale di certo.

SIGNORA PAGE: E non parliamo di me. Se fa tanto di penetrare sotto il mio boccaportonon prenderà più il mare. Orsù: vendichiamoci; diamogli un appuntamento. Figuriamo d'incoraggiarloe meniamolo per le lunghecon bei pretestida costringerlo a impegnare i suoi cavalli all'oste della Giarrettiera.

SIGNORA FORD: Intendiamociperò. Son con voi nel fargliene patire di tutti i coloripurché non ne vada di mezzo la nostra reputazione. Se mio marito vedesse questa letteranon la finirebbe piùcon la sua gelosia.

SIGNORA PAGE: Ecco vostro marito insieme al mio. Il mio è così infinitamente lontano dall'esser gelosoquanto son io dal dargliene il motivo più piccolo; e codestasperoè distanza incommensurabile.

SIGNORA FORD: Siete una donna fortunata.

SIGNORA PAGE: Studiamo un po' insieme che cosa si può fargli a questo grassone... Venite...

 

(Non viste vanno a sedersi su una panchina tra gli alberiabbastanza vicino per udire i seguenti colloqui. Entrano FORD e PISTOLAPAGE e NYM a coppie. FORD parla con PISTOLA)

 

FORD: Voglio sperare che non sia vero!

PISTOLA: A volte la speranza è un cane scodato. A Falstaff gli piace vostra moglie!

FORD: Che storiesignor mio! Mia moglie non è una ragazzetta.

PISTOLA: Ma quello se la fa con tutte: grandi e piccolericche e poverevecchie e bambine. Senza eccezionecaro Ford. E' il miscugliol'insalata che gli piace.

FORD: Fa la corte a mia moglie!

PISTOLA: E con che ardore! Attenzioneo finirete come Atteone con Melampo alle calcagna! Che parola brutta!

FORD: Quale parola?

PISTOLA: Le corna! Arrivederci! Attenzione. Occhi aperti. I ladri camminano la notte. Attenzioneprima che venga l'estate e i cuculi comincino a cantare. Caporale Nymandiamo. (A Page) Dategli rettasignor Page; Nym sa bene quello che dice. (Esce Pistola)

FORD (a parte): Cercherò di pazientare. Ma in questa faccenda ci voglio veder chiaro.

NYM: Proprio così. La menzogna non mi dà nell'umore. Egli mi ha scombussolato gli umori. Voleva che portassi a vostra moglie una delle sue solite lettere di bell'umore! Ma io ho una spada al mio fianco e se occorre la so adoperare. Per farla breve: gli piace vostra moglie.

Sono il caporale Nym; e dichiaro che quanto ho detto è nello spirito della più pura verità. Mi chiamo Nym. A Falstaff gli piace vostra moglie. Adieu. E a me non piace l'umore del pan di cuculo; e codesto e proprio l'umore. Adieu.

 

(Segue Pistola. Page e Ford parlano fra loro)

 

PAGE: "E codesto è proprio l'umore"dice costui! Ecco uno che dallo spavento fa uscir di senno il linguaggio.

FORD: Voglio tenerlo d'occhioFalstaff!

PAGE: Non avevo sentito mai un furfante così ciarliero e pieno d'affettazione.

FORD: Se fo tanto di scoprire che è vero...

PAGE: Per mea quell'abitante del Catai non ci credo nemmeno se fosse il parroco a garantire che è una brava persona.

FORD (a parte): A me pare un ragazzo di giudizio.

 

(La signora PAGE e la signora FORD si avvicinano. Hanno sentito tutto)

 

PAGE: Sei tuMeg?

SIGNORA PAGE: OhGiorgiodove vai? Senti un po' una cosa...

 

(Parlano a parte)

 

SIGNORA FORD (con aria di santarellina): Come staiFrancolino mio?

Così malinconico?

FORD (un po' bruscamente): Malinconico io? Non sono affatto malinconico... Vai a casa... vai...

 

(Le volta le spalle)

 

SIGNORA FORD: Eppure hai qualche grillo per la testa...

M'accompagnatesignora Page?

SIGNORA PAGE: Di certo. E tuGiorgiotorni a casa per cena? (Piano alla signora Ford) Ma guardate chi viene? E' lei che ci servirà da ambasciatrice con quel cavaliere da strapazzo.

 

(Si avvicina MONNA FAPRESTO)

 

SIGNORA FORD: Parola d'onoreche anch'io ci avevo pensato. E' la persona più adatta.

SIGNORA PAGE (a Monna Fapresto): Andate da mia figlia?

FAPRESTO: Ci andavo davvero. Come sta la nostra Annina?

SIGNORA PAGE: Allora venite con noi e la vedrete. Abbiamo da fare con voi una chiacchierata d'un'ora.

 

(Le tre donne si recano in casa Page)

 

PAGE: E dunquemastro Ford?

FORD (si riscuote): Avete sentito quel mariuoloche cosa mi diceva?

PAGE: E voi avete sentito cosa mi diceva quell'altro?

FORD: Li credete veraci?

PAGE: Che il diavolo li porti quei manigoldi! Per meil cavalier Falstaff non è capace d'una cosa simile. E i due che lo accusano di aver delle mire sulle nostre mogli sono servi licenziati... Canaglie bell'e buoneora che sono senza impiego.

FORD: Erano suoi servitori?

PAGE: Comenon lo sapete?

FORD: La faccenda non mi piace di più per questo. Dove abita Falstaff?

Alla locanda della Giarrettiera?

PAGE: Sì... E vi dirò un'altra cosa... Ammesso che Falstaff corteggi mia moglieio lo lascerò fare. E sul mio capo porterò tutte le conseguenzese da mia moglie egli ottenga qualcosa più che delle rispostacce.

FORD: Intendiamoci. Di mia moglie non dubito. Ma mi ripugna lasciar correre le cose. E non bisogna fidarsi poi troppo. Non mi piacerebbe di portare nessuna conseguenza sul capo. Non posso star tranquillocosì.

 

(L'Oste si avvicina in gran fretta; SOMMARIO lo segue un po' a distanza)

 

PAGE: Ecco che viene schiamazzando l'oste della Giarrettiera. Per essere così allegroo bisogna abbia il vino al cervelloo la borsa piena di quattrini. Come andiamooste?

OSTE: E tubriccone sopraffino? Sei un vero signorone! (Voltandosichiama ad alta voce) Forzacavalier giudice! Forza!

SOMMARIO (trafelato): Sto arrivandooste miosto arrivando. Buon giorno e salutebuon mastro Page! Mastro Pagenon volete seguirci?

Credo che ci si prepari un bel divertimento.

OSTE: Diglielo tucavalier giudicediglielobriccone sopraffino.

SOMMARIO: Messerec'è un duello tra don Ugoil reverendo gallesee Caioil medico francese...

FORD: Bravo ostevi vorrei dire una parola...

OSTE: Che c'èbriccone sopraffino? dimmi pure.

 

(Parlano a parte)

 

SOMMARIO (a Page): E cosìvolete venire con noi a vedere? Quel burlone dell'oste ha da misurare le loro spadee credo abbia spedito i duellanti in due opposte direzioni. Sapete bene che don Ugo è uno che non scherza. Vi spiego in che consiste la burla...

 

(Parlano a parte)

 

OSTE (a Ford): Dimmi un po'non avresti mica qualche ruggine contro Falstaffil mio onorato cliente?

FORD: Per nullavi assicuro. Non si tratta che d'uno scherzo. Vi darò mezzo gallone di vino cotto spagnuolose mi lasciate accedere a luidicendogli che mi chiamo Brook.

OSTE: Qua la manosopraffino. Avrai ingresso liberoe avrai libera uscita. Dico bene? ll tuo nome sarà Brook. E tu vedrai che cavaliere simpaticone! (Avviandosi) Ma vogliamo andarceneamici?

SOMMARIO: Son con voioste.

PAGE: Sento dire che il francese è un ottimo spadaccino.

SOMMARIO: Non esageriamo. Ai miei giorni avrei potuto mostrarvi di meglio. Oggidì fanno tante storie... E la guardia a distanza... e la passata... la stoccata... e che so io! Fegatosignor Pageè questione di fegato. Un tempocon il mio spadoneavrei fatto scappare come topi quattro pezzi d'uomini

OSTE (chiamando): Avantiragazzivi volete muovere?

PAGE: Siamo pronti! Etutto sommatopreferirei sentirli bisticciare che vederli battersi. (Sommario e Page seguono l'Oste)

FORD: E' un bello scemo questo Pagea fidarsi così della fragilità della moglie. Per meio non metto l'animo in pace tanto facilmente...

Cominciamoche mia moglie Falstaff lo conobbe in casa Page. E quello che là avranno fattochi lo può sapere? Indagarebisogna. E intanto ho trovato modo di presentarmi a Falstaff sotto falso nome. Tanto meglio se su mia moglie non ci sarà da dir niente. In caso contrarionon sarà fatica sprecata.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA SECONDA - Una stanza alla Locanda della Giarrettiera

(Entrano FALSTAFF e PISTOLA)

 

PISTOLA: Ve li renderò un po' per settimana.

FALSTAFF: Non ti presto neanche un baiocco.

PISTOLA: Ed allora farò del mondo un'ostricache aprirò con la punta della spada.

FALSTAFF: Neanche un baiocco. T'ho già fatto abbastanza da mallevadore. Tre volte ho messo in croce i miei migliori amiciper sospendere qualche condanna a te e al tuo compare Nym. E se così non facevovi avrei visti tutt'e due dietro ai ferri della gabbia come due bertucce. Me ne andrò diritto all'infernoper aver giurato a degni gentiluomini miei amici che siete due bravi soldatidue giovanotti di vero coraggio. E quando sparì il manico del ventaglio della signora Bridgetdetti io la parola d'onore che non te l'eri preso tu...

PISTOLA: Ma si divise l'incasso. Non aveste di parte quindici denari?

FALSTAFF: Ma riflettifurfanterifletti! Che pretenderesti? Che arrischiassi l'anima gratis? Concludendo: via dai piedi. Non sono io la forca dove tu possa impiccarti. Vattene! Un coltellino e la marmagliaecco quel che ti ci vuole! Tornatene al tuo maniero di Pickthatch!. Vai! Non hai voluto consegnare quella letterabriccone.

Ne andava del tuo onore! Ma comeabisso d'ignominia: se stento io a osservare a puntino le leggi del mio onore! Sicuroioio stessoa voltelasciando da parte il timor d'Iddioe nascondendo l'onore dietro alla necessitàmi adatto ad arrabattarmia scantonaread arrangiarmi. E tutufurfantevuoi mettere i tuoi cencii tuoi sguardi di gatto selvaticoil tuo linguaggio da bettolale tue bestemmie da ribottavorresti metterli al riparo del tuo onore! Ti ribellitu!

PISTOLA: Me ne pento. Da un uomoche potete pretendere di più?

 

(Entra ROBIN)

 

ROBIN: Signoreuna donna desidera parlarvi.

FALSTAFF: Entri pure.

 

(Entra MONNA FAPRESTO tutta sorridente. ROBIN e PISTOLA parlano in disparte)

 

FAPRESTO: Signorebuon giorno.

FALSTAFF: Buon giorno a voibrava sposa.

FAPRESTO: Non sposase non vi dispiace.

FALSTAFF: E allorabrava ragazza FAPRESTO: Proprio cosìposso giurarlo... Ragazza come mamma miail giorno che mi partorì .

FALSTAFF: Ci credo sulla parola! Desiderate?

FAPRESTO: Con licenza vostravi vorrei concedere una parola o due.

FALSTAFF: Ma duemilabellezza; ed io vi concederò la mia attenzione.

FAPRESTO: C'è una certa signora Ford. (Accennando Pistola e Robin) Per piaceresignorefatevi un po' più vicinoda questo lato... Sapete:

io abito presso il dottor Caio...

FALSTAFF: Va beneavanti. E la signora Fordvoi dite...

FAPRESTO: Vostra Eccellenza dice proprio il vero... Prego Vostra Eccellenza di mettersi un po' vicinoqui da questa parte.

FALSTAFF: Ma non abbiate pauranessuno ci sente. (accennando Pistola e Robin) Sono servitori mieigente del mio seguito!

FAPRESTO: E allorache Dio li benedica e li faccia servi suoi.

FALSTAFF: Veniamo al dunque. La signora Ford... Che cosa mi dite?

FAPRESTO: Gran brava signoracredetemi! Ma Dio mioche seduttore che siete! Che il cielo perdoni a voie a noi tutti quanti.

FALSTAFF: La signora Ford! Procediamo... La signora Ford...

FAPRESTO: A farla breveecco di cosa si tratta. L'avete messa in tale titubanza che è un piacere. Il cavaliere più bello di quanti si veggono quando la corte è qui a Windsornon sarebbe riuscito a farla titubanzare a quel modo. E sì che ne vengonoe cavalierie signorie gentiluomini con le loro carrozze; una carrozza dietro l'altrae biglietti su bigliettie regali uno appresso all'altro. Cavalieritutti profumati di muschio: in un fruscìo di seta e d'oro. E con quelle manierequelle maniere alleganti che hanno di parlare! E con i vini zuccherosidei più squisiti e sopraffini che ci siano per conquistare il cuore d'una donna! Parola d'onore che nessuno riuscì ad ottenere un'occhiata. Stamattina stessavedete: qualcuno m'ha dato venti angelottima io rinuncio a tutti gli angeli di questa speciese ci deve essere sotto qualcosa di poco pulito. Non sono riuscitidicevoneanche fra tutti il più magnificoa far accostare le sue labbra alla coppa. E sì che ce n'erano di contianzimeglio ancoradelle guardie del corpo. Ma tant'è. Con leinon attacca.

FALSTAFF: Si può sapere che cosa vi manda a dirmi? Siate breveo mio buon Mercurio in gonnella!

FAPRESTO: Avete ragione. Ha ricevuto la vostra letterave ne ringrazia mille volte; e vi fa sapere che suo marito stasera sarà fuori di casa tra le dieci e le undici.

FALSTAFF: Fra le dieci e le undici.

FAPRESTO: Esatto. Dice dunque la signorache potrete venire a vedere il quadro che sapete. Il signor Ford - il marito - sarà fuori di casa.

Con lui quella buona signora fa una vita d'inferno. E' talmente geloso! Una vitacciapoverina.

FALSTAFF: Dunque fra le dieci e le undici. I miei omaggie ditele che non mancherò.

FAPRESTO: Ehcome correte. Ma ho un altro messaggio per Vostra Eccellenza. Anche la signora Page vi manda i saluti più cordiali. Vi diròin un orecchioche quella è una donna ben educatamodesta e virtuosachequant'altra mai qui a Windsornon tralascia le sue preghiere mattina e sera. La signora Page m'incarica di dir a Vostra Eccellenza che suo marito difficilmente s'assenta da casa; ma ella spera che verrà un'occasione... verrà... Non ho mai visto nessuna donna più infanatichita per un uomo. Ma che cosa ci avete? Ci avete l'incantesimo?

FALSTAFF: Nessun incantesimogarantisco; se si eccettua qualche piccolo dono naturale.

FAPRESTO Dio ve li benedica!

FALSTAFF: Ma ditemi un po' una cosaper favore. La moglie di Ford e la moglie dl Pagenon si saranno mica confidate l'una con l'altra quest'amore per me?

FALSTAFF: Ci mancherebbe altro! Non sono tanto sciocchemi figuro.

Quello sarebbe un bel tiro! Piuttosto: la signora Page griderebbe che le mandastein nome di tutti gli amoriil vostro paggetto. Suo marito ha una meravigliosa infezione pel paggettoe bisogna riconoscere che il signor Page è pure una brava persona. In tutta Windsornon c'è donna sposata che faccia più bella vita della signora Page! Fa quel che le paredice quello che vuolecompra tutto ciò che desiderae paga subito; va a letto quando le piacesi leva quando ne ha voglia; insommafa tutto il suo comodo. E del restolo meritaperché se a Windsor c'è una donna simpaticaè lei. Bisognerà che le mandiate il paggetto: non c'è rimedio.

FALSTAFF: Glielo manderò.

FAPRESTO: Mandateglielo dunquee così potreste fare anche in modo che il paggetto vi servisse un po' come da ambasciatore fra voi due; ma cercateper le varie circostanzedi aver qualche parola convenuta da intendervi senza bisogno che il ragazzino capisca... E' meglio che i ragazzi certe cose non le sappiano: per noialtri grandi è diverso: ché abbiamo discrezioneperché abbiamo esperienza.

FALSTAFF: Arrivederci. I miei ossequi alle signore. E qui c'è qualcosa per voi... ma s'intende che vi resto debitore... Ragazzova' con questa donna. (Monna Fapresto esce con Robin) Tutte queste notizie mi fanno girare il capo. (A se stesso) Che ne dicivecchio mio? Coraggio e avanti! Da questo tuo corpacciofinirò col trarre più vantaggio ora che di quando era giovane. A quanto parenon si stancano di guardarti. Può darsi che dopo avermi sciupati tanti solditu ora me ne cominci a guadagnare. Ti ringraziocorpaccio. Lasciali dire che sei enorme e deforme. Che importase tu piaci?

 

(Entra BARDOLFOrecando un bicchiere di vino)

 

BARDOLFO: Signor Falstaffc'è un certo messer Brookche vorrebbe conoscervi e parlarvi E intanto vi ha mandatoper bere di mattinaun caratello di questo vino di Spagna.

FALSTAFF: Brooksi chiama?

BARDOLFO: Sìsignore.

FALSTAFF: Che passi il bruco! (Esce Bardolfo e Falstaff beve) Sempre benvenuti i bruchi che portano tanta abbondanza. (Sgocciola il bicchiere) Ahcara signora Fordcara signora Ford! V'ho afferrato per la vitaeh?

 

(Rientra BARDOLFOseguito da FORD travestito. FORD porta una grossa borsa di denaro)

 

FORD: Salvemio signore.

FALSTAFF: Salve. Desiderate parlarmi?

FORD: Sono un bello sfacciato a presentarmi così senza cerimonie.

FALSTAFF: Ma siete benvenuto! In che cosa vi posso servire? Vai puretavernaio!

 

(Esce Bardolfo)

 

FORD: Io sono unosignoreche ha sperperato un'immensità di denaro.

Mi chiamo Brook.

FALSTAFF: Caro signor Brooknon desidero di meglio che approfondire la nostra conoscenza.

FORD: Ed è pure il mio gran desiderio. Io non vengo per chiedervi quattrini: ve lo dico subito. Edi noi dueforse son io che mi trovo in migliori condizioni di poterne dare. Ciòin qualche modomi ha incoraggiato a presentarmimagari in una maniera inopportuna. Macome suol dirsiquando il denaro va avanti si spalancano tutte le porte.

FALSTAFF: Il danarosignor mioè e sarà sempre la più forte avanguardia.

FORD: Giustissimo. Intantoecco qui dei soldi che mi pesano!

Aiutatemi voisignor Falstaff. Prendeteli tutti... prendetene mezzi; ma alleggeritemi di questo fardello!

FALSTAFF: Signorenon so proprio come io abbia meritato di diventarediciamo cosìil vostro facchino.

FORD: Ve lo dico subitose vorrete ascoltarmi.

FALSTAFF: Parlatemastro Brook. E sarò ben lieto di mettermi ai vostri ordini.

FORD: So che siete una persona molto istruita - sarò breve - e già da tempo vi conoscevo per fama; sebbene non avessi tanto agio quanto desiderio d'esservi presentato convenientemente. Bisognaorache io vi confessi una cosaanche se essa debba darvi una meschina opinione di me. Ma vi pregomesser Giovanni: ascoltando tutte le follie che vi sto per raccontarenon perdete d'occhio le vostre. E ricordando come sia facile cadere in certi peccatiforse sarà più facile che mi diate il vostro perdono.

FALSTAFF: Benissimo. Andate avanti FORD: In questa città c'è una gentildonna: il cognome di suo marito è Ford...

FALSTAFF: E va bene.

FORD: Questa gentildonnasono anni che io l'amo. E per leivi assicurone ho fatte di tutte. L'ho seguita con un'assiduità piena di fervore; ho cercato a ogni prezzo qualsiasi occasione d'incontrarmi con leima che dico? di intravederlanon fosse che un attimo. Le ho comprato un'immensa quantità di regali; e non a lei soltantoma a tutti quelli che sapessero consigliarmi intorno ai suoi gusti e ai suoi desideri. In brevel'ho assediata... come l'amore assediava me... senza tregua. Per il mio amoreo non fosse altroper la mia prodigalitàqualche ricompensa potevo meritarla. Nulla ne ho ricavato fuorché l'esperienza. Dicono che l'esperienza è un gioiello. Un gioiello che ho pagato un prezzo favoloso... Ho imparato che:

L'amore com'ombra fuggese amor sostanza insegue; insegue quel che fuggee fugge quel che insegue.

FALSTAFF: Promise maila signoradi ricompensare le vostre attenzioni?

FORD: Mai!

FALSTAFF: E la sollecitaste voi a tal proposito?

FORD: Mai!

FALSTAFF: Ma che razza di amore era il vostro?

FORD: Era come una bella casa costruita sul terreno di un altro. Ed io ho perduto la mia casaper avere sbagliato il luogo dove la costrussi.

FALSTAFF: A quale scopo venite a raccontare a me questa storia?

FORD: Quando ve l'avrò dettovi avrò detto tutto. Ho sentito chementre con me ella si mostrava così severain altre occasioni s'è lasciata trasportare in un modo da far nascere sul suo conto una quantità di pettegolezzi. Ed eccoci al nocciolo della questionesir Giovanni. Voi siete un gentiluomo di eccellente lignaggiod'ammirevole eloquiodi grande entratura: v'imponete col vostro rango e la vostra persona. Tutti vi ricercano per le vostre benemerenze di guerriero e uomo di corteper la vostra dottrina...

FALSTAFF: Ma vi prego...

FORD: E' cosìe voi lo sapete. (Posa sul tavolo la borsa di denaro) Questi sono denari. Spendetenespendeteli tutti; spendetene anche di piùspendete tutto quello che ho... Ioin cambionon voglio che un po' del vostro tempo... quanto vi basti per un assedio galante all'onestà della signora Ford. Metteteci la vostra migliore arte di corteggiatore. Conquistatela. Se è possibilea voi deve riuscire più facile che ad ogni altro.

FALSTAFF: Come può giovare alla vostra grande passioneche io conquisti per me ciò che desiderate per voi! Il metodo con il quale pretendete curarvi è piuttosto curioso!

FORD: Cercate di capire le mie intenzioni. Ella si appoggia con tal sicurezza sull'eccellenza della sua virtùche la follia della mia anima non osa presentarsi a lei. Ella è come una luce troppo vividae che non si può guardare. Ma se potessi farmi dinanzi a lei con in mano qualche prova sicura della sua frivolezzail mio desiderio troverebbe un precedente e un argomento per farsi valere. E potrei snidarla da quei baluardi della purezzadel buon nomedella fedeltà coniugalee di mille altri schermi dietro ai quali ora si difende contro ogni mio assalto. Che ve ne paresir Giovanni?

FALSTAFF (soppesando la borsa): Signor Brook: per prima cosapiglio senza complimenti i vostri soldi. Ed oraeccovi la mano... Se è questo che desiderateparola di gentiluomo che voi avrete la moglie di Ford.

FORD: Ohsignore!

FALSTAFF: Ho promesso.

FORD: Non badate a spesecavaliere; denaro ne avrete a bizzeffe.

FALSTAFF: E la moglie di Fordl'avrete: l'avrete a bizzeffe. Vi dirò che debbo vederla ad un appuntamento fissatomi proprio da lei. Un minuto avanti che arrivasteusciva di qui una sua cameriera... o mezzana che vogliamo chiamarla. Debbo trovarmi con la signora Ford questa serafra le dieci e le undici; visto che allora quel gelosaccio birbone del marito non è in casa. Dopovenite a trovarmie saprete com'è andata.

FORD (inchinandosi): E' una vera fortuna che mi sia messo in mano vostra... Ma Fordlo conoscete?

FALSTAFF: Al diavolo quel povero cornuto! Non lo conosco. Ed ho anche torto a chiamarlo povero... Perché dicono che il becco gelosaccio abbia quattrini a palate. E soprattutto per questo che m'interessa sua moglie. Mi servirò di lei come chiave alla cassaforte di quel beccaccione: sarà il mio granaio.

FORD: Era meglio che Ford l'aveste conosciuto; non fosse che per evitarlo se per caso lo incontrate.

FALSTAFF: Al diavolo quell'abbietto mercante di burro salato! Lo incenerirò con un'occhiata. Tremerà quando vedrà il mio bastone ruotar come una meteora sopra alle sue corna. Mastro Brook: io domerò quel villano; e voi andrete a letto con la moglie. Venite prestostasera... Ford è uno scimunito ed io l'eleverò di grado; avrete a considerarlomastro Brookuno scimunito ed un becco. E staserafatevi vedere presto.

 

(Prende la borsa ed esce)

 

FORD: Che maledetto cialtrone d'epicureo è costui! Mi si schianta il cuore dalla rabbia. Eppoi vengano a dirmi che la mia gelosia era infondata... Mia moglie l'ha mandato a chiamarehanno fissato l'ora:

si sono accoppiati. Chi l'avrebbe creduto?... Guarda che inferno è una moglie disonesta! Il mio letto insozzatola cassaforte vuotatae lacerata la mia reputazione. E non solo dovrò subire quest'infame smaccoma sentirmi appioppare quei titoli obbrobriosi dalla persona medesima che mi fa torto... Che nomiche parolacce!... Luciferoper esempiopuò andare. CiriattoBarbariccia possono andare. Sono appellativi infernalisono nomi di diavoli. Ma cornuto!... Becco cornuto!... neanche il diavolo ha un nome come questo. Che asino quel Page! Che asino credulone! Lui ha fiducia in sua moglie; lui non è geloso... Stai fresco! Vorrei affidare il mio burro a un Fiammingoil mio formaggio al reverendo Ugoo la mia acquavite a un Irlandese; vorrei far portare a spasso la mia chinea da un ladropiuttosto che lasciare mia moglie in balìa di se stessa... Perché allora una donna rimuginacomplottatesse imbrogli... E ciò che una donna ha macchinatolo porterà in fondoa costo di spezzarsi il cuore.

Ringrazio il cielo della mia gelosia!... Alle undici. Ci metterò riparo io. Sorprenderò mia mogliemi vendicherò di Falstaffe riderò di Page! Sveltoall'opera! Meglio arrivare tre ore prima che un minuto dopo. Ma che nomi! Cornutocornutobecco cornuto!...

 

(Esce in gran fretta)

 

 

 

SCENA TERZA - Un campo nelle vicinanze di Windsor

(CAIO e GIOVANNINO passeggiano su e giù)

 

CAIO (fermandosi): Giovannino!

GIOVANNINO: Signore!

CAIO: Che ore sono?

GIOVANNINO: E' passata l'ora che don Ugo aveva promesso d'esser qui.

CAIO: Per Dio. Col non venire è riuscito a salvare la pellascia. Chi sa quanto è stato a pregare sulla sua Bibbia! Ché se veniva quiper Dioa quest'ora era spasciato!

GIOVANNINO: Ha avuto giudizio. Se lo sentiva che Vossignoria l'avrebbe uccisose veniva.

CAIO: Perdinciun'aringa in salamoia non è tanto morta com'io usciderò lui. Prendi la spada. Giovannino. E ti fo vedere io come si fa a usciderlo.

GIOVANNINO: Mi dispiacesignorema non so tirare.

CAIO: Prendi la spadamarmotta. (Cominciano a battersi)

GIOVANNINO: Fermofermo: c'è gente!

 

(Si avvicinano l'OsteSOMMARIOMINGHERLINO e PAGE)

 

OSTE: Ti protegga Iddioo dottore sopraffino!

SOMMARIO: Salvedottor Caio!

PAGE: Eccoci qua.

MINGHERLINO: Signorebuon giorno.

CAIO: Unoduetre quattro: che cosa sci venite a fare?

OSTE: A vederti duellare... a vederti combattere... a vederti in azione sul terreno... Te quite làte di sopra e te di sotto. In guardia! Finta! Parata! Cavazione! A fondo! E' mortoil mio Etiope?

E' morto il mio Francesco? ahsopraffino! Che mi raccontiEsculapio?

Che mi raccontiGaleno? Mio midollo di sambuco? E' mortopiscio sopraffino? L'hai ammazzato?

CAIO: Perdinci: quello è il prete più viliacco del mondo! Non ha neanche osato farsi vedere.

OSTE: E' che tu sei il re degli orinali di Castiglia. Sei Ettore di Greciafiglio mio!

CAIO: Testimoniatevi pregoche sono stato quisei o settedue o tre ore ad aspettarloe lui non è venuto.

SOMMARIO: Non poteva far megliocaro dottore. Egli è medico di anime:

e voi medico di corpi. A combattervi fra voi è un andar contropelo della vostra professione! Non vi sembramastro Page?

PAGE: Eppuremastro Sommarioun tempo foste gran spadaccinosebbene oggi siate giudice di pace...

SOMMARIO: Corpo di Baccomastro Page: anche ora che son vecchioe della paceanche orase vedo sguainare una spada... mi pizzicano le mani... Si ha un bell'essere giudici di pacesacerdotidottorimastro Pagea tutti c'è rimasto addosso un po' di fuoco della gioventù... Siamo figli di donnacaro Page.

PAGE: Verissimomastro Sommario.

SOMMARIO: E sempre sarà così. Dottor Caiosono venuto a prendervi per riaccompagnarvi a casa. Perché il mio ufficio è di pace. E voi siete medico esimio; come don Ugo s'è mostrato un sacerdote prudente e paziente. Venite con mecaro dottor Caio.

OSTE: Un momentoamico mio giudice. (A Caio) E tusignor Letame...

CAIO: Letame? E che cosa significa?

OSTE: In buon volgareLetame significa valoreo sopraffino!

CAIO: Allorascertoio non ho meno Letame di qualsiasi inglese! ma a quel can malfusso di preteparola che li talio li orecchi.

OSTE: E lui farà di te una polpettasopraffino mio!

CAIO: Una polpetta? Che cosa vuol dire?

OSTE: Vuol direche ti darà piena soddisfazione!

CAIO: Scerto che dovrà farmi polpetta. Per Diose dovrà farlo!

OSTE: Penserò iostai sicuroa farglielo fareo che vada in malora!

CAIO: Vi ringrazio.

OSTE: Inoltresopraffino mio... (a parte agli altri tre) Tu giudicee anche tu Pagee tu caballero Mingherlinoandate presto a Frogmore per la strada attraverso la città.

PAGE (a parte): Don Ugo è laggiù?

OSTE: Sì. E vedete un po' di che umore. Intanto io vengo col dottor Caiodalla parte dei campi. Va bene?

SOMMARIO: Così faremo.

SOMMARIO e MINGHERLINO: Arrivedercidottore!

 

(Escono)

 

CAIO: Lo usciderò quel pretascioche vuol parlare ad Anna Page per conto d'uno scimunito.

OSTE: E tu ammazzalo! Ma per il momento rinfodera la tua impazienza.

Butta un po' d'acqua fresca sui tuoi bollori. E vieni a Frogmore con me. Passiamo per i campi. Ti conduco a una festa in una fattoria dove c'è Anna Pagee le farai la corte. Dagli alla volpe!. Sei contento?

CAIO: Vi ringrazioper Diovi volio proprio bene. Manderò avventori alla vostra locanda: signoronicavalierigentiluomini; tutta la mia clientela.

OSTE: Ed ioin compensoostacolerò in qualsiasi modo le tue faccende con Anna Page. Ho detto bene?

CAIO: Benissimo! Per Diosono contento!

OSTE: Andiamoallora.

CAIO: Vienmi alle calcagnaGiovannino.

 

(Si allontanano)

 

 

 

ATTO TERZO

 

SCENA PRIMA - Un prato nelle vicinanze di Frogmore. Un sentierocon due staccionate che lo traversano: una vicinal'altra in distanza

 

(Don UGO EVANSin panni di gamba e farsettosta in mezzo alla scena con la spada sfoderata in una manoun libro aperto nell'altra. SIMPLICIO è di vedettaarrampicato su un albero)

 

EVANS: Titemi un po'serfo tel puon mastro Mingherlino e amico Simplicio ti nome; ma ta che parte siete stato a cercare mastro Caiol'uomo che appella se stesso: tottore in meticina?

SIMPLICIO: Sono andato giù per la via della chiesae pel viale del parco; ho fatto anche la strada che va a Windsor vecchia: dappertutto sono stato. Non mi resta che guardare dalla parte di città.

EVANS: Ti prego e ti supplico ferfentemente: fetete un po' anche ta quella parte.

SIMPLICIO: Volentieri signore.

EVANS: Santo cielo! Son talmente gonfio ti collerache ho la mente tutta agitata. Come forrei che fosse una purla! Ma intantoche malinconia! Certoalla prima occasionegli spaccherò tutti i suoi orinali su quella testaccia. (Canta) Presso alle cascatelle e ai ruscelletticantan gli uccelli i loro matrigali.

Là ti rose faremo i nostri lettie ghirlante ti fiori profumati!...

Presso alle cascatelle...

(S'interrompe e dice) Santo Signore! Che foglia afrei ti piangere!

(Canta) Cantan gli uccelli i loro matrigali quant'io setuto stafo in Papilonia...

e ghirlante ti fiori profumati.

Presso alle cascatelle...

SIMPLICIO (scendendo dall'albero): Eccolo che arrivadon Ugoda quella parte.

EVANS: Penfenuto. (Canta) Presso alle cascatelle e ai ruscelletti...

E che il ciel protegga il giusto. Che armi ha?

SIMPLICIO: Non vedo armisignore. E vengono anche il mio padrone e mastro Sommarioinsieme con un altro gentiluomodalla parte di Frogmore: scavalcano la staccionata nella nostra direzione.

EVANS: Per piaceretammi la mia sottana. O meglio notienla tu in praccio. (Simplicio raccoglie di terra la sottana)

 

(Dalla staccionata più vicinaentrano PAGE e SOMMARIOseguiti da MINGHERLINO. Contemporaneamentesi vedono l'OsteCAIO e GIOVANNINO scavalcar la staccionata di fondo)

 

SOMMARIO: Come mai da queste parti? Buongiornoreverendo. Un giocatore lontano dai dadie uno studioso lontano dai suoi libriche miracoli!

MINGHERLINO (sospirando): Ohdolce Anna Page!

PAGE: Salvedon Ugo!

EVANS: Il cielo fi penetica nella sua misericortia.

SOMMARIO: Veggo il libro e la spada. Ve li state studiando tutti e duereverendo?

PAGE: E così vestito come un giovincello; in farsetto e panni di gambacon questo tempaccio da reumatismi.

EVANS: Ci sono cause e motifise sto questa maniera.

PAGE: Reverendosiamo venuti a cercarvi per un'opera buona.

EVANS: Si tratta?

PAGE: C'è laggiù un signore di riguardoche evidentemente è stato offeso da qualcunoe che s'accapiglia con la sua gravità e la sua pazienza in un modo mai visto.

SOMMARIO: Io ho ottant'anni suonati: ma non ho mai sentito persona del suo rangodella sua serietà e della sua dottrinache perdesse così ogni rispetto di se stessa.

EVANS: E chi è?

 

(L'Oste CAIO e GIOVANNINO stanno avvicinandosi)

 

PAGE: Credo lo conosciate... (Evans si volta) E' il dottor Caioil celebre medico francese...

EVANS: Fifa Ittio e la mia rappia! che preferirei mi parlaste t'una scotella ti pappa.

PAGE: Perché?

EVANS: Ma quello non sa niente ti niente; né t'Ippocratené ti Galeno. (Alzando la voce) E per ti piùè un pricconeil più pel priccone e figliacco che si posso trofare.

 

(CAIO si avvicina con un pugnale e la spada sguainata)

 

PAGE: Ve lo dicevo che è lui che doveva battersi col prete.

MINGHERLINO (sospirando): Ohdolce Anna Page!

SOMMARIO: Infattisi vede dalle armi. Vanno tenuti divisi. Ecco il dottor Caio.

 

(si mette dinanzi a Caio e lo trattiene)

 

PAGE (a Evans): Calmareverendo: giù la spada.

SOMMARIO: E lo stesso voibravo dottore...

OSTE: Disarmatelie che poi litighino quanto vogliono. Purché non si facciano buchiche strazino pure la nostra lingua.

 

(Evans e Caio vengono disarmati)

 

CAIO: Vi pregouna parolina in un orecchio: perché non vi volete battere?

EVANS (a partea Caio): Un po' ti pazienza: a suo tempo.

CAIO: Siete un viliacco per Dio... un cagnazzo... e uno scimmiotto.

EVANS (a partea Caio): Ma non facciamo ritere questa gente alle nostre spalle! Alla fostra amicizia ci tengo; e prima o poi fi tarò sottisfazione. (Forte) Ti spatterò tutti i tuoi orinali sul musoper insegnarti a tenere gli appuntamenti!

CAIO: "Diable!" Giovannino! Oste della Giarrettiera! Ditelielo voi quanto l'ho aspettato per farli la pelle! All'appuntamentosc'ero o non sc'ero?

EVANS: Quant'è fero che sono cristianoè questo il luogo ch'era stapilito. Me ne appello qui all'oste.

OSTE: Pacevi dico gallo e gallesefranco e celtadottore d'anime e dottore dei corpi.

CAIO: Quest'è buonaè stupenda!

OSTE: Pace: e state a sentire cosa vi dice l'oste della Giarrettiera.

Non sono io un buon politico? Un volpone? Un Machiavelli? E dovrei guastarmi col mio dottore? Giammai: ch'egli mi procura pozioni ed evacuazioni. Dovrei perdere il mio pastoreil mio parrocoil mio don Ugo? Giammai: ch'egli m'insegna il Verbo e il proverbio. Dammi la tua mano terrestree tu la tua mano celeste. (Unisce le loro mani) Così!... Professoronisono stato io a giocarvimandandovi in luoghi sbagliati. Generosi sono i vostri cuoriintatte sono le vostre pance.

Chiudiamo la partita nel vino cotto. (A Page e Sommario) Viale loro spademettetele in pegno. Seguitemipacifici ragazzi! Andiamo.

 

(S'arrampica sulla staccionata)

 

SOMMARIO: Che bel matto d'un oste. Veniteamiciseguiamolo!

MINGHERLINO (a parte): Ohdolce Anna Page!

 

(SommarioPage e Mingherlino seguono l'oste)

 

CAIO: Se ho capito benevi siete burlato di noieh?

EVANS: Appunto. Ci ha preso per i suoi zimpelli. Ma tifentiamo amicitottoree mettiamo insieme i nostri cerfelli per fenticarci ti questo oste tignosorognoso e improglione.

CAIO: Di tutto cuoreper Dio. E pensare che aveva promesso di portarmi da Anna Page. Me l'ha fatta!

EVANS: Ci penso io a schiacciargli la zucca. Antiamo.

 

(Scavalcano la staccionata e si allontanano)

 

 

 

SCENA SECONDA - Strada di Windsorpresso alla casa di Ford

(Entrano la signora PAGE e ROBINche camminando pomposamente la precede di qualche passo. ROBIN si ferma)

 

SIGNORA PAGE: Avantiavantigallettinoprima il mestiere tuo era di seguireora è di fare il battistrada. Che ti piace di più: guidare i miei passi o trottare alle calcagna del tuo padrone?

ROBIN: A dire il veropreferisco andare avanti a voicome un vero uomoche stare dietro al padrone come un nano.

SIGNORA PAGE: Che adulatore di ragazzo! Vedo bene che diverrai un cortigiano.

 

(FORD viene loro incontro)

 

FORD: Piacere d'incontrarvisignora. Si può chiedervi dove andate?

SIGNORA PAGE: Andavo proprio da vostra moglie. Sarà in casa?

FORD: Certo. E' tanto affaccendata quanto le basta per reggersi rittaper mancanza di compagnia. Credo che se noialtri mariti si dovesse morirevoi due vi sposereste subito...

SIGNORA PAGE: Potete esser certo: ma ci sposeremmo subito con altri due mariti!

FORD: O dove l'avete trovato questo bel misirizzi?

SIGNORA PAGE: Non mi ricordo come si chiami il signore che l'ha dato a mio marito. Ragazzocome si chiama il cavaliere?

ROBIN: Sir Giovanni Falstaff!

FORD: Giovanni Falstaff!

SIGNORA PAGE: Proprio lui. Non riesco mai a tenere a mente il suo nome. Hanno fatto un'amiciziafra lui e mio marito... Allora è in casa vostra moglie?

FORD: Ma sì.

SIGNORA PAGE (s'inchina): Con permesso. Muoio dalla voglia di vederla!

 

(La signora Page esce frettolosamente preceduta da Robin)

 

FORD: Ma cos'ha Page nella testa? Non vede proprio nulla? Non capisce nulla? Dorme della grossa? C'è quel ragazzino che porterebbe una lettera lontano venti migliacon la precisione che un cannone coglierebbe nel segno a duecento passi! E Page è lì che aiuta gli intrighi della mogliee la incoraggia alle pazzie. Quellaora va dalla moglie miae si porta dietro il paggio di Falstaff. Ci vuol poco a sentire che in aria c'è burrasca... Con il paggio di Falstaff... Bell'imbroglio!... Le mogli si ribellano e vanno insieme a perdizione! Ma bene! Io lo coglierò sul fattopoi metterò mia moglie alla torturae strapperò il velo dell'ipocrisia dal visetto della signora Page. Mostrerò a tutti che Page è un becco beato: e i vicini m'approveranno di non aver fatto complimenti. (Suonano le ore all'orologio di Windsor) L'orologio mi dà il via! E' la mia stessa certezza che m'impone di agire. In casa troverò Falstaff; ed invece di criticarmila gente mi loderà per la mia risoluzione. Com'è vero che la terra sta fermaFalstaff è in casa mia. Ci vo subito.

 

(Voltandosisi incontra a faccia a faccia con PageSommarioMingherlinol'OsteCaio e Giovanninoche vengono per la via)

 

TUTTI: Ben trovatomastro Ford!

FORD: Bella brigatavivaddio! Ci ho a casa una quantità di roba buona; venite tutti da me.

SOMMARIO: Scusatemima non possomastro Ford.

MINGHERLINO: Neanche io. Siamo invitati dalla signorina Annané vorrei mancare per tutto l'oro del mondo.

SOMMARIO: Sapete che si sta combinando il fidanzamento di Anna Page con mio nipote Mingherlino. Oggi si dovrebbe aver la risposta.

MINGHERLINO: Papà Pagespero nel vostro consenso.

PAGE: E lo avete. Io son tutto per voi. Invecemia moglie (rivolgendosi a Caio) sta per il dottore.

CAIO: Per Dio... E la ragascia vuol bene a me. Me l'ha garantito Monna Fapresto.

OSTE: Ma del giovane Fentonche dite? Quello danzavolteggiae gli occhi gli brillano di gioventù; scrive poesie; ci ha una chiacchieraed olezza di primavera. Vince luivince lui. Ce l'ha in pugno! Vince lui!

PAGE: Il mio consensoperònon glielo do davvero. E' un giovanotto che non ha un soldoè stato della brigata di quel pazzo del principe e di Poins. Eppoi viene di troppo alto... la sa troppo lunga. Nienteniente. Con i soldi mieinon rifà la sua fortuna di certo. Se vuole Annala pigli; ma così com'èsenza soldi. Per i soldi ci vuole il mio consenso; e questo va in tutt'altra direzione.

FORD: Insistoproprio di cuore; venitequalcunoa casa mia. Oltre a una buona cenac'è da divertirsi. Ci ho perfino un mostroda farvi vedere. Sudottorevenite; e così voi Padredon Ugo...

SOMMARIO: Allora vi salutiamo. Faremo con più libertà la nostra cortea casa Page.

 

(Escono Sommario e Mingherlino)

 

CAIO: Giovanninovai pure a casa. Vengo fra poco.

 

(Esce Giovannino)

 

OSTE: Arrivedercicuoricini mici. Io vo dal mio bravo cavalier Falstaffa bere con lui vino delle Canarie.

 

(Esce l'Oste)

 

FORD (a parte): Ho paura che lo farò bere prima io. E lo farò anche ballare! (forte) Moviamoci!

PAGECAIOEVANS: Siamo con voi: andiamo a veder questo mostro.

 

(Escono con Ford)

 

 

 

SCENA TERZA - L'atrio di casa Ford.

(Arazzi alle pareti. Scala interna che conduce a un ballatoio. Un gran caminetto. Tre portedelle quali una fiancheggiata da due finestreche si apre sulla via)
(La signora FORD e la signora PAGE affaccendate)

 

SIGNORA FORD: GianniRoberto alla svelta...

SIGNORA PAGE: Sbrighiamocisbrighiamoci. La cesta del bucato!

SIGNORA FORD: Ma è pronta... E' Robin che non si vede!

 

(Entrano due Servitori che portano un gran cesto)

 

SIGNORA PAGE (con impazienza): Più avanti: ancoraancora...

SIGNORA FORD: Mettetelo lì.

 

(I Servitori eseguiscono)

 

SIGNORA PAGE: Date agli uomini tutte le istruzionima facciamo presto.

SIGNORA FORD: Come vi ho già dettoRobertoGianni: voi due tenetevi prontiqui accostonel celliere; e quando chiameròvenite subito.

Senza perdere un attimoprendete il cesto in in spallae portatelo a Datchetdi corsadov'è il prato delle lavandaie. Laggiùrovesciatelo in quel fosso tutto fangoso ch'è presso al Tamigi.

SIGNORA PAGE: Ma avranno inteso bene?

SIGNORA FORD: Gliel'ho detto e ridetto. Sanno per filo e per segno cosa devon fare. Andate; e correte qui appena chiamo!

 

(Escono i Servitori)

 

SIGNORA PAGE: Ecco il piccolo Robin.

 

(Entra ROBIN)

 

SIGNORA FORD: Alloracivettinoche notizie?

ROBIN: Il mio padronecavalier Falstaffè alla porta qui dietro casasignora Ford; e chiede di vedervi.

SIGNORA PAGE: Senti un po'pupazzo: sei sicuro di non averci tradite?

ROBIN (alla signora Page): Posso giurare. Il mio padrone non sa che ci siete qui voi; e mi ha minacciato di eterna libertàse vi dico qualcosa; che significa mi licenzierebbe su due piedi.

SIGNORA PAGE: Bravo ragazzo. La tua discrezione ti servirà da sarto; avrai farsetto e panni di gamba nuovi. Ora vado a nascondermi.

SIGNORA FORD (a Robin): Tu vai dal tuo padrone; e digli che sono qui sola... (Esce Robin) Signora Pagemi raccomando la parte.

SIGNORA PAGE: State tranquilla. E se recito male fischiatemi.

SIGNORA FORD: Siamo pronti. Lo conceremo per le feste questo gocciolone! Questa zucca acquatica... Imparerà a distinguere le tortore dalle gazze!

 

(La signora Page esce da una delle portelasciandola socchiusa; da un'altra entra Falstaff)

 

FALSTAFF: "Ti ho colto alfineo mio divin gioiello?". Ed ora potrei anche morire: ho vissuto abbastanza. Ho toccato il vertice di tutte le mie ambizioni. Istante di paradiso!

SIGNORA FORD: Mio dolce cavaliere!

 

(Si abbracciano)

 

FALSTAFF: Signora Fordio non ti so mentire. Non ti so far chiacchieresignora. Ti confesso un desiderio colposo: io vorrei che tuo marito fosse morto! Son pronto a ripeterlo all'Onnipossente: per fare di te la mia signora.

SIGNORA FORD: Iovostra signora? Ahimècavaliere; sarei una signora dappoco.

FALSTAFF: Che la corte di Francia me ne mostri una eguale! I tuoi occhi gareggiano con i diamanti! La tua fronte ha quell'arcuata bellezza che tanto si addice alle più superbe pettinature alla moda veneziana.

SIGNORA FORD: Un semplice fazzolettosignore. Ecco che cosa mi sta bene; e forse neppur quello.

FALSTAFF: Sei una scherana a parlare così! Saresti Una dama di corte perfetta. La bellezza del tuo passo darebbe al semicerchio del guardinfante l'ondulazione più armonica. Mi par di vedere come tu saresti se Fortuna non ti fosse stata nemicacome amica t'è stata la natura. Non fingereviadi non saperlo.

SIGNORA FORD: Credeteminon ho nessuna di queste doti.

FALSTAFF: Cos'èallorache m'ha fatto innamorare di te? Questo solo dovrebbe dirti ch'è in te qualcosa di straordinario! Io non so lusingarti: non ti so dire che sei questo e quest'altrocome farebbero tanti mocciosetti che sembrano donne vestite da uomoe che puzzano come botteghe di semplicisti e droghieri. A me non mi riesce.

Ma ti amo! Amo te sola! Tu sola lo meriti.

SIGNORA FORD: Non ingannatemicavaliere. Ho gran paura che vi piaccia la signora Page...

FALSTAFF: Sarebbe come dire che mi piace la prigione per debitich'è più odiosa del fumo di calcina.

SIGNORA FORD: Sa il cielo quanto vi amo... (con sottinteso) e un giorno ne avrete la prova!

FALSTAFF: Serbatemi cotesto animo: ne sarò degno.

SIGNORA FORD: Degno ne sieteposso dirlo; o non avrei per voi questa inclinazione.

 

(Rientra ROBIN di corsa)

 

ROBIN: Signora Ford! Signora Ford! C'è qua all'uscio la Signora Pagetrafelata e stravoltae dice che ha bisogno di parlarvi subitoall'istante!

FALSTAFF: Sarà bene che io non ci sia. Mi nasconderò dietro un arazzo.

SIGNORA FORD: E' meglio! Quella lìè una tale pettegola... (Falstaff si nasconde dietro un arazzo)

 

(Rientra la signora PAGEdalla porta dietro alla quale stava nascosta)

 

SIGNORA FORD: Ebbene? Che succede?

SIGNORA PAGE (fingendosi tutta affannata): Signora Ford! Che cosa avete fatto! Vi siete svergognata e rovinata per sempre!

SIGNORA FORD: Ma che vi pigliasignora cara?

SIGNORA PAGE: Con un galantuomo di marito come il vostroandate a dargli questi sospetti!

SIGNORA FORD: Che sospetti?

SIGNORA PAGE: Che sospetti! Eh via: me lo chiedete? Ahimèio vi credevo tutt'altra.

SIGNORA FORD: Insommasi può sapere che c'è?

SIGNORA PAGE: C'è che vostro marito sta venendo quiinsieme a tutti i magistrati di Windsora cercar qualcuno checome egli dicesi è nascosto in casaper profittarecon la vostra complicitàdella sua assenza. Siete rovinata!

SIGNORA FORD: Così spero non sia.

SIGNORA PAGE: Pregate il cielo che non siache qui non si trovi quello che cercano. Certo è che vostro marito sta arrivandocon mezza Windsor alle calcagna. Sono corsa avanti ad avvertirvi. Se vi sentite la coscienza tranquillanessuno più felice di me; ma se il vostro amico è quifatelo scappare: vi dicofatelo scappare. Non state lì intontita! Un po' di presenza di spirito! Difendete la vostra reputazione; o addio per sempre alla vostra vita serena e onorata.

SIGNORA FORD: Che posso fare? C'è qui un signoremio amico carissimo.

E più che per l'onor miotremo per il pericolo che lo minaccia...

Vorrei perdere mille sterlinepurché fosse lontano...

SIGNORA PAGE: Ehvia: cominciate a perder tempo col "vorrei" e il "non vorrei". Vostro marito è qui che arriva. Trovate qualche stratagemma: in casa non potete nasconderlo... Ma non avrei mai creduto!... C'è questa cesta. Se è di corporatura normalepotrebbe nascondersi dentro; e si coprirebbe con la biancheria sudiciacome se fosse roba da lavare. Anzisiccome son giorni di bucatochiamate un paio di uominie lo portino al prato di Datchet!

SIGNORA FORD: e' troppo grosso per entrarci... come posso fare?...

 

(Falstaff esce di dietro l'arazzo e si precipita verso il cesto)

 

FALSTAFF: Fatemi provare! Fatemi provare! Ohfatemi provare!... Ma c'entro... ma c'entro... Seguite il consiglio della vostra amica...

C'entro di sicuro.

 

(Butta fuori dal cesto la biancheria)

 

SIGNORA PAGE: Come! Il Signor Falstaff! (Piano a Falstaff) Sincere le vostre letterecavaliere!...

FALSTAFF (arrampicandosi nel cestopianoalla signora Page): Amo te sola! Ma aiutami. Se riesco a infilarmi qua dentromai più...

 

(Si sentono voci da fuori; Falstaff si rannicchia nel cesto. Lo ricoprono con biancheria sporca)

 

SIGNORA PAGE (a Robin): Ragazzoaiuta a nascondere il tuo padrone!

Signora Fordchiamate gli uomini. (A Falstaff) Ipocrita d'un cavaliere!...

SIGNORA FORD: Gianni! Roberto! Gianni!

 

(Robin butta nel cesto la biancheria restata fuorie se ne va di corsa. Entrano i due Servitori)

 

Via questi pannima svelti. E dov'è la pertica? Piacciconi! (I Servitori passano la pertica nei manicie sollevano il cesto con grandissimo sforzo) Portateli a Datchetalla lavandaia. Ma svelti!

 

(Si spalanca la porta che dà sulla strada; ed entrano FORDPAGECAIO e Don UGO EVANS)

 

FORD: Avantivi prego. Se il mio sospetto non ha fondamentoridete pure di mesarò il vostro zimbello. L'avrò meritato. (Vede gli uomini col cesto) E quest'affareora? Dove lo portate?

PRIMO SERVITORE: Per Bacco: dalla lavandaia.

SIGNORA FORD: Ma che interessa a tedove lo portano e dove non lo portano? Ci mancherebbe altro che tu dovessi metter bocca anche nel bucato...

FORD: Bucato!. Vorrei poter lavare il mio onore con un bel bucato! Il bucato: il bucato! Ci vorrebbe davvero un bucato: un bucato di quelli... (Escono i Servitori con il cesto) Amicistanotte ho fatto un sogno; e ve lo racconto. Prendeteprendete: ecco tutte le chiavi.

Salite all'altre stanze: cercatefrugatetrovate: garantisco che staneremo la volpe. Ma primachiudiamo qui. (Chiude a chiave la porta che comunica con l'esterno) Via: sguinzagliate i furetti!

PAGE: Caro Fordcalmatevi: così vi fate troppo torto.

FORD: E' veromastro Page. Susu signori: ci divertiremo. (Sale alcuni scalini) Seguitemi.

 

(Gli altri esitano)

 

EVANS: Che stranezza t'umori e ti gelosie!

CAIO: In Franciaper Dioquesto non suscede. Noiin Francianon siamo gelosi.

PAGE: Signoriandiamo su con lui. Vediamo come finisce questa faccenda.

 

(Salgono EvansPage e Caio)

 

SIGNORA PAGE: Cosìè riuscita doppiamente bene!

SIGNORA FORD: Non so che cosa mi diverta di piùse la delusione di mio marito o quella del cavaliere.

SIGNORA PAGE: Chi sa la paura che ha avutoquando vostro marito chiedeva cosa c'era nel cesto!

SIGNORA FORD: Ho idea che abbia bisogno d'un bagno; e così a buttarlo in acqua non gli può far che bene.

SIGNORA PAGE: Ma che vada al diavoloquesto impostore... Vorrei che a tutti i suoi simili si potesse fargli lo stesso.

SIGNORA FORD: Mio marito doveva avere una speciale ragione di sospettare che Falstaff fosse qui; fino ad ogginon l'avevo mai visto talmente accecato dalla gelosia.

SIGNORA PAGE: Cercherò di saperlo; ed a Falstaffintantogli faremo altri scherzi; la sua morbosa fregola non guarirebbe con questa medicina soltanto.

SIGNORA FORD: E se mandassimo a lui quella befana della Fapresto a fargli le scuse per il bagno forzato?... Gli si fanno balenare nuove speranze; si attira in un nuovo tranelloe gli si dà un'altra lezione.

SIGNORA PAGE: Facciamo cosìed invitiamolo per domattina alle ottoper offrirgli un po' di ricompensa.

 

(FordPageCaio e Don Ugo Evans scendono)

 

FORD: Non si trova! E' anche possibile che il cialtrone si vantasse di ciò che non aveva potuto ottenere.

SIGNORA PAGE (a parte alla signora Ford): Sentite?

SIGNORA FORD: Mi avete trattata proprio benesignor Ford; che vi pare?

FORD: Bene davvero.

SIGNORA FORD: Il cielo vi renda migliore dei vostri pensieri!

FORD: Amen.

SIGNORA PAGE: Voi nuocete a voi stessoe di moltocaro signor Ford.

FORD: E' cosìe ne porto la pena.

EVANS: Se in questa casa c'è qualcuno nascosto nelle camerenei cassoni o tentro gli armatimi siano rimessi i miei peccatiil giorno tel giutizio unifersale!

CAIO: E neppure io ho trovato nulla. Qui non sc'è nessuno!

PAGE: Bella figuramastro Ford! Non vi vergognate? E' il demonioil malignoche vi mette queste ubbie per la testa! Non vorrei avere una malattia come la vostra per tutto il tesoro di Windsor.

FORD: Pageè la mia disgrazia: e una disgrazia che mi fa soffrire.

EVANS: E' la cattifa coscienza! Fostra moglie è una tonna perpene. Ce ne fosse una come lei su cinquemila! Anzisu cinquecento!

CAIO: Per Dio! Mi pare anche a me una donna perbene.

FORD: Vi avevo invitati a desinare. Mentre preparanofacciamo quattro passi nel parco. Scusatemivi prego. Poi vi dirò perché ho agito a questa maniera. Sumoglie; e voisignora Page: (prende loro la mano) perdonatemi. Ve lo chiedo di cuore.

 

(La signora Ford e la signora Page vanno a preparare la mensa)

 

PAGE (agli altri): Andiamosignori; ma datemi retta: dobbiamo seguitare a pigliarlo un po' in giro... Domattina prestovenite a colazione da me. E andremo a uccellare tutti insieme. Ho un falco da brughierabravissimo. Siamo d'accordo?

FORD: Come volete.

EVANS: Se c'è già il primoio sarò il seconto.

CAIO: E se sci sono il primo e il secondoil terzo sono io.

FORD: PassatePage.

EVANS: Fi pregoricortatefi tomani quel pitocchioso furfante tell'oste.

CAIO: Scertamente! per Diocon tutto il cuore!

EVANS: Pitocchioso furfantepermettersi ti tali scherziti tali peffe!

 

(Tutti escono dietro a Page e Ford)

 

 

 

SCENA QUARTA - Davanti a casa Page

(FENTON ed ANNAseduti sotto gli alberi)

 

FENTON: E' inutile: a tuo padre non gli riesco simpatico. Annina mia dolcenon mi mandare da lui un'altra volta.

ANNA: E allora?

FENTON: Decidi tu stessa. Tuo padre dice che io son di nascita troppo elevatae che siccome scialacquando ho dissestato il mio patrimonioora cerco di rifarlo coi suoi soldi. Ha tirato fuori altre storie: le mie passate sregolatezzei miei amici dissoluti... E dice ch'è impossibile che io t'ami fuorché per i quattrini.

ANNA: Chi sa che non abbia ragione.

FENTON: No; te lo giurosulla felicità che aspetto dal destino. Fuin realtàla ricchezza di tuo padreil motivo che dapprima mi spinse a corteggiarti. Ma non appena t'ebbi conosciutam'accorsi che valevi più di tutto l'oro coniatopiù di tutti i sacchetti di monete; e sei tu sola il tesoro che voglio conquistare.

ANNA: Caro Fenton! Tentate ancora di convincere il babbo! Tentate ancora! E se poiscegliendo i momenti buoni e con gli sforzi più umilinon ci riusciremoallora... Sentite...

 

(Parlano pianoa parte)

(S'apre la portaimprovvisamente: ed escono di casa PAGESOMMARIOMINGHERLINO e MONNA FAPRESTO)

 

SOMMARIO: InterrompeteliMonna Fapresto. Ora deve parlare mio nipote.

 

(Monna Fapresto si avvicina a Fenton ed Anna)

 

MINGHERLINO (spaurito): Voglio tirare un colpo o due. Tanto per provare.

SOMMARIO: Non lasciarti intimidire!

MINGHERLINO: Ma lei non mi intimidisce affatto. Non è per questo. E' questione che ho paura!

FAPRESTO (ad Anna): C'è il signor Mingherlino che ha qualcosa da dirvi.

ANNA: Eccomi subito. (A partea Fenton) E' il candidato del babbo.

Guardate un po' che fastello di difetti ridicoli può apparire bellose dispone d'una rendita di trecento sterline.

FAPRESTO: Come vasignor Fenton? (Traendolo in disparte) Ho da dirvi una parola.

 

(Anna si avvicina a Sommario e Mingherlino)

 

SOMMARIO: Coraggioragazzo. Fosse qui tuo padre!

MINGHERLINO: Ebbi un padresignorina Anna. E mio zio può raccontarvi su di lui un sacco di storielle divertenti. Viazioper piacereraccontate alla signorina quello scherzo del babboquando rubò le due oche dal pollaio...

SOMMARIO: Signorina Annamio nipote è innamorato di voi.

MINGHERLINO: E' così: quanto io amo donna nella contea di Gloucester.

SOMMARIO: Vi farà una vita da signora.

MINGHERLINO: Sicurovenga chi vogliache non sia di grado superiore a scudiere.

SOMMARIO: Vi farà un assegno di cento cinquanta sterline.

ANNA: Ottimo signor Sommariolasciate che parli un po' luicon la sua bocca.

SOMMARIO: Grazie! Grazie delle buone parole! Vuol parlartinipote. Vi lascio...

 

(Si mette un po' in disparte)

 

ANNA: E allorasignor Mingherlino?

MINGHERLINO (tirandosi la barba): Allorasignorina?

ANNA: Quali sono le vostre volontà?

MINGHERLINO: Le mie volontà! Questa mi piace! Le mie volontà! Grazie a Dio non ho fatto ancora testamento. Grazie a Dionon sono mica tanto malato.

ANNA: Intendevo chiedervisignor Mingherlino: cosa volete da me?

MINGHERLINO (a occhi bassi): In veritàper parte mianon voglio nienteo quasi niente. E' vostro padre e mio zioche hanno preso le mosse... Se vatanto meglio; se nobuona fortuna a chi riesce. Del restoloro due vi diranno meglio di me come stanno le cose.

Domandatelo a vostro padre. Eccolo qui.

 

(Entrano PAGE e la signora PAGEdi ritorno da casa FORD)

 

PAGE: Carissimo Mingherlino... Vogligli benefiglietta mia. Ma cos'è questa storia? Cosa fa qui il signor Fenton? Signorela vostra presenza qui non mi piace. Vi ho già dettosignoreche mia figlia è impegnata...

FENTON: Non arrabbiatevisignor Page!

SIGNORA PAGE: Sul seriosignor Fentonnon state così appresso alla bambina mia.

PAGE: Non è roba per voi.

FENTON: Mi lasciate parlare un momento?

PAGE: Perfettamente inutile. Venitesignor Sommario. AndiamoMingherlinofiglio mio. (A Fenton) Voi conoscete le mie ideee la vostra insistenza m'offende.

 

(PageSommario e Mingherlino entrano in casa)

 

FAPRESTO (a partea Fenton): Provate con la signora Page.

FENTON: Mia buona signoraamo vostra figlia d'un amore così onestoche malgrado gli ostacolii rifiuti e le mossacceio tengo alto lo stendardo del mio amore: io non indietreggerò mai... Concedetemi il vostro aiuto...

ANNA: Mammina mianon mi far sposare quel cretino laggiù.

SIGNORA PAGE: Non lo voglio affatto. Ho in mente per te molto meglio.

FAPRESTO: Allude al mio padroneil dottore.

ANNA: Preferirei mi lapidassero con le rapee mi seppellissero viva.

SIGNORA PAGE: Non v'affliggetesignor Fentonnon vi sarò alleatama nemmeno avversaria. Voglio scandagliare mia figlia a vostro riguardoe piglierò dopo le mie decisioni. Per il momento arrivederci. Bisogna che Anna rientri subitosuo padre s'inquieta.

 

(La signora Page entra in casa. Anna la seguee sulla porta si ferma e si volta a salutare)

 

FENTON: Arrivedercigentil signora. AddioAnnetta.

 

(Si chiude la porta)

 

FAPRESTO: Tutto merito mio. "Eh - le ho detto - ma volete buttare ai cani la figliolina vostradandola a quell'imbecille o al dottore? Non c'è qui il signor Fenton?". Merito mio.

FENTON: Vi ringrazio. Evi pregostasera date questo anello alla mia Annetta. E questoper il vostro disturbo.

 

(Le dà del denaroed esce)

 

FAPRESTO (seguendolo con lo sguardo): Che il cielo ti dia fortuna! Ha un così buon cuore! Una donna dovrebbe buttarsi nel fuoco o in acquaper un cuore simile... (Mette in tasca il denaro) Eppure vorrei che la signorina Anna l'avesse il mio padroneo che l'avesse il signor Mingherlino... oin fede miache l'avesse il signor Fenton. Io farò del mio meglio per ciascuno dei tre. Così ho promessoe terrò la parola; ma in special modo per il signor Fenton... E pensiamo ora a quest'altra commissione per il cavalier Falstaff da parte delle due signore! Iobestiache sto qui a perder tempo!...

 

(Esce in fretta)

 

 

 

SCENA QUINTA - Sala nella Locanda della Giarrettiera. Mattina presto

(Scende FALSTAFF dalla sua camera)

 

FALSTAFF (chiamando): Bardolfo! Presto!

BARDOLFO (entra di corsa): Eccomisignore.

FALSTAFF: Subito una mezzetta di vinoe un crostino. (Bardolfo esce; Falstaff si siede) E avrei vissuto fino ad oggiper esser messo in un cesto come una carretta di rifiuti di macelleria e scagliato nel Tamigi! Accidenti! Se ricasco mai più in queste trappolevoglio farmi cavare il cervelloe cuocerlo nel burro e darlo ai caniper regalo di Capodanno... Quei due manigoldi mi buttarono a fiume con una disinvoltura... nemmeno si trattasse di una covata di quindici cagnolini ciechi. Capirete dalle mie proporzioniche ho facilità a colare a picco; e se il fondo fosse stato più giù dell'infernoci sarei arrivato... Affogavoper Diose l'acqua non era così bassa.

Affogavo!... Una morte che detestoperché l'acqua fa gonfiare i cadaveri. E io sembrerei una montagna di gelatinase dovessi gonfiare un altro poco.

 

(Rientra BARDOLFO con due bicchieri)

 

BARDOLFO: C'è qui Monna Fapresto che vorrebbe parlarvi.

 

(Posa sul tavolo i due bicchieri)

 

FALSTAFF (prende un bicchiere): Fammi prima mescolare un po' di vino all'acqua del Tamigi. Ho un freddo in panciacome avessi inghiottito delle palle di neve per rinfrescar la vescica. (Beve) Avantifalla passare.

BARDOLFO: Entratesignora.

 

(Entra MONNA FAPRESTO)

 

FAPRESTO: Con permesso... Scusate il disturboe buon giorno a Vostra Signoria.

FALSTAFF (vuota il secondo bicchiere di vino. A Bardolfo): Porta via questi calici; e preparami un beverone caldo.

BARDOLFO (prendendo i bicchieri): Ci sbatto dentro qualche uovo?

FALSTAFF: Vino solovino solo: non ci voglio sperma di pollo nelle mie bevande. (Esce Bardolfo) E dunqueche c'è?

FAPRESTO: Vengo da parte della signora Ford...

FALSTAFF: Della signora Ford? Ma ne ho avuto abbastanza! Per leison finito in un fiordo! E l'acqua del fiordo m'ha riempito la pancia.

FAPRESTO: Non è stata colpa suapoverella! Sapeste la sua collera con i servitori! Son loro che hanno capito male le distruzioni!

FALSTAFF: E così ho sbagliato iofidandomi della promessa di una pazza!

FAPRESTO: Signore miose vedeste come è afflittavi si stringerebbe il cuore! Stamani il marito va a cacciae la signora vorrebbe che tornaste da leifra le otto e le nove. Debbo portarle la risposta subito. Garantisco che vi compenserà di quanto avete sofferto.

FALSTAFF: Va bene! Anderò a trovarla. Diteglielo. E che intanto rifletta sulla natura dell'uomo e sull'umana fralezzaper sapere meglio apprezzare il mio merito.

FAPRESTO: Glielo dirò.

FALSTAFF: Allorafra le nove e le dieci.

FAPRESTO: Fra le otto e le novesignore.

FALSTAFF: Andate. Non mancherò.

FAPRESTO: Dio v'accompagni.

 

(Esce)

 

FALSTAFF: Strano che il signor Brook non si faccia vedere. Mi ha mandato a dire che lo aspettassi. Ehi suoi quattrini mi interessano!... Ma eccolo che arriva.

 

(Entra FORDtravestito da Brookcome nel Secondo Atto)

 

FORD: Salutecavaliere!

FALSTAFF: Mastro Brooksarete venuto di certo per sapere com'è andata con la signora Ford!

FORD: Appunto.

FALSTAFF: Mastro Brooknon vi dirò bugie. Giunsi a casa sua all'ora stabilita...

FORD: E andò bene?

FALSTAFF: Andò malecaro signore.

FORD: E come mai? Forse madama aveva cambiato pensiero?

FALSTAFF: Affatto. Ma non c'eravamo quasi nemmeno abbracciati e sbaciucchiatiscambiando amorose protesteche quel ficcanaso di cornutoil quale vive in continuo allarme di gelosiaviene e ci guasta tutto l'incantesimo. Insommas'era appena finito di recitare il prologo della nostra commedia. Ed ecco Fordcon una canca di amiciche richiamati ed aizzati dal suo furoreaccorrevano a rovistare da cima a fondo la casaper trovare l'amante della moglie!

FORD: Mentre eravate là?

FALSTAFF: Mentre ero là.

FORD: E v'hanno cercatosenza potervi trovare?

FALSTAFF: Sentite. Per fortunaarrivò in tempo una certa signora Pagead avvertirci che Ford si accostava a gran passi; e fu lei che ebbe idea (la signora Ford non capiva più nulla) di farmi portar via nella cesta del bucato.

FORD: Nella cesta del bucato?

FALSTAFF: Nella cesta del bucato. Fra camicie e grembiuli sporchicalze e calzini fetiditovaglie piene d'unto. Signor Brook mioera il più infame miscuglio di puzzi che mai abbiano offeso narici.

FORD: Quanto siete stato là dentro?

FALSTAFF: Ora saprete ciò che ho soffertocercando di portare al male quella donnaper il bene vostro. Ero aggomitolato nel cesto; echiamati dalla padronavennero un paio di servi di Forddue furfanti. La signora dice che portino a lavare quella biancheria sudicia. Si caricano il cesto in ispalla; ed ecco che sulla porta s'incontra quel birbante geloso del loro padronee domanda una volta o due che cosa hanno nel cesto. Io tremavo di paura che quel matto volesse guardare. Ma il fato lo trattenneperché si vede che lo vuol becco a ogni costo. Luicontinua la sua perquisizione; e memi portano via come panni sporchi. Ma sentite il seguitomastro Brook; sentite. Io pativo le pene di tre morti tutte differenti. Primo: la paura d'esser trovato da quel putrido caprone furioso. Secondo: la paura di rimaner curvato nella circonferenza d'una bottein quella posizione che mi toccavo la testa con i piedicome quando si prova la lama d'un fiorettopunta contro elsa. Terzo: la paura d'essere impregnatocome una forte essenzadai panni luridiche fermentavano nel loro grasso. Pensate a tutto questo: uno della mia complessione.

Io che patisco il caldo più che se fossi di burroe che sono sempre in punto di liquefare. E' un miracolo se non son morto soffocato.

Quando il bagno di sudore era al colmo ed io ero mezzo cotto nel mio intintocome uno stufato olandesemi buttano a fiume. Arroventato come eromi scaraventano in acquache friggevo come un ferro di cavallo. Ve ne fate idea?

FORD: Mi dispiacesignoremolto sinceramenteche per mia cagione abbiate passato tanti guai! Il mio caso diventa disperato; perché capisco che non vorrete mai più ritentare.

FALSTAFF: Signor Brookpiuttosto che arrendermi. mi farò buttare nell'Etna come mi hanno buttato nel Tamigi. Il marito stamani va a cacciae la signora ha mandato a dirmi che mi aspetta tra le otto e le nove.

FORD: Le otto son già.

FALSTAFF: Corro subitodunque. Tornate più tardiquando vi comodae vi racconterò che successo ho avuto. L'opera sarà coronataquando l'avrete. Arrivederci. L'avretemastro Brook. E Fordlo farete becco.

 

(Esce)

 

FORD: Ma è un sogno? un'allucinazione? Forse io dormo. SvegliatisvegliatiFord! Stanno guastandoti ciò che hai di più caroFord mio:

ecco che cosa vuol dire aver mogliee casae biancheriae ceste del bucato!... Per memi riconosco quello che sono. Ma lo coglierò sul fattoquesto sporcaccione. E' in casa miae non mi scappa.

Impossibile. Vada pure a ficcarsi nel borsellino più piccolonello scatolino del pepe... Per paura che sia il diavolo che lo consigliaio frugherò nei posti più inverosimili. Non posso evitare d'essere quello che sono; ma non per questo voglio rassegnarmi. Se ho tante corna da diventar mattoalmenocome dice il proverbiovoglio essere feroce come un toro.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - La strada dinanzi alla casa di mastro Page

(La signora PAGE esce di casa con MONNA FAPRESTO e GUGLIELMO)

 

SIGNORA PAGE: Credi che sia di già da mastro Ford?

FAPRESTO: Certo che c'è di giào ci sarà tra un momentoma è fuor dei cancheri per essere stato buttato nell'acqua. La signora Ford vi prega di venire subito.

SIGNORA PAGE: Sarò da lei in un attimodevo prima condurre a scuola questo giovanottino... Ecco che viene il suo maestroè giorno di vacanza a quel che pare.

 

(S'avvicina Don UGO EVANS)

 

Ebbenedon Ugoniente scuolaoggi?

EVANS: Nomastro Mingherlino ha tetto ti lasciar giocare i ragazzi.

FAPRESTO: Sia benedetto!

SIGNORA PAGE: Don Ugomio marito dice che mio figlio non fa nessun profitto nei suoi studi. Vi pregofategli qualche domanda di grammatica.

EVANS: Fieni quaGuglielmosualza la testa.

SIGNORA PAGE: Subambinoalza la testa; rispondi al tuo maestronon aver paura.

EVANS: Guglielmoquanti numeri ha il nome?

GUGLIELMO: Due.

FAPRESTO: Davvero credevo che ce ne fosse uno di piùperché si dice:

"Al nome di Dio" cioè della Santissima Trinità.

EVANS: Zitta con le fostre chiacchiere! Come si tice pelloGuglielmo?

GUGLIELMO: "Pulcher".

FAPRESTO: Pulci!. C'è di meglio che le pulcidi sicuro!

EVANS: Siete una tonna proprio semplice! Zittafi prego... Che cosa fuol tire "lapis"Guglielmo?

GUGLIELMO: Pietra.

EVANS: E che cos'è pietraGuglielmo?

GUGLIELMO: Un sasso.

EVANS: Noè "lapis". Ti pregocacciatelo in testa!

GUGLIELMO: "Lapis".

EVANS: Prafo Guglielmo... E ta tofe fengono gli articoliGuglielmo?

GUGLIELMO: Gli articoli vengono dai pronomi e si declinano così:

nominativo singolarehic, haec, hoc.

EVANS: Nominativohig, haeg, hog. Attentoti prego: genitifohujus... Eppenequal è l'accusatifo?

GUGLIELMO: Accusativohinc.

EVANS: Fiaricortati peneragazzo: accusatifohung, hang, hog.

FAPRESTO: Gog e Magog: scommetto che in latino vuol dire il paese di vattelapesca.

EVANS: Smettetela con le fostre ciarlequella tonna... Qual è il focatifoGuglielmo?

GUGLIELMO (si gratta il capo): O... il vocativo comincia con O...

EVANS: RicortatiGuglielmoil focatifo "caret"...

FAPRESTO: Carota: è una buona radice.

EVANS: Tacetepuona tonna.

SIGNORA PAGE: Zitta.

EVANS: Qual è il genitifo pluraleGuglielmo?

GUGLIELMO: Il caso genitivo?

EVANS: Già!

GUGLIELMO: Il caso genitivo è: "horurnharumhorum".

FAPRESTO: Ohche malumore! Non ne parlar maibambinodi questo caso generativo!

EVANS: Fergognatefiquella tonna!

FAPRESTO: Fate male a insegnare al bambino queste parolacce:

gl'insegna le chicche e le cacchecose che sanno da sé anche troppo prestoe a esser di malumore. Vergognatevi!

EVANS: Tonnasei pazza? non ne capisci niente tei casitei numeritei generi? Seiproprio la più sciocca cristiana che immaginar si possa!

SIGNORA PAGE (a Monna Fapresto): Fammi il favoresta' zitta.

EVANS: E oraGuglielmofammi esempi tella teclinazione tei pronomi.

GUGLIELMO: Me ne son proprio scordato.

EVANS: E': "quiquaequot": se scorti i tuoi "qui"i tuoi "quae"e i tuoi "quot"sarai sculacciato... E ora fattene pure a giocare!

SIGNORA PAGE: Ne sa più di quanto credevo.

EVANS: Ha una memoria sfeglia... Arrifetercisignora Page.

 

(Se ne va per la sua strada)

 

SIGNORA PAGE: Addiocaro don Ugo. Vattene a casaragazzo. Viasi fa troppo tardi.

 

(Esce con Monna Fapresto)

 

 

 

SCENA SECONDA - L'atrio di casa Ford: come al Terzo Atto. In un angolo il cesto del bucato

(FALSTAFF e la signora FORDseduti)

 

FALSTAFF: Signora Fordil vostro rammarico ha cancellato ogni traccia di quanto soffersi. Vedo che il vostro amore è sentito veramentee lo ricambio in tutto e per tuttoa capello. E non solo per ciò che riguarda i semplici offici d'amore; ma in ogni accompagnamentocomplemento e cerimonia... Ditemi però: siete voi ben sicuracirca il vostro maritoora?

SIGNORA FORD: E' a uccellaremio dolce signore.

SIGNORA PAGE (chiamando da fuori): Comare Ford! Comare!

SIGNORA FORD (aprendo una porta a Falstaff): Prestopassate in quella stanza.

 

(Falstaff va nella stanza attiguama lasciando socchiusa la porta)

(Entra la signora PAGE)

 

SIGNORA PAGE: Dite un pococarinachi è in casa con voi?

SIGNORA FORD: La servitùe nessun altro.

SIGNORA PAGE: Assolutamente?

SIGNORA FORD: Assolutamente! (sottovoce) Ma parlate più forte.

SIGNORA PAGE: Sono proprio contenta che non ci sia nessun altro.

SIGNORA FORD: E perché?

SIGNORA PAGE: Perché vostro marito è stato ripreso dai soliti furori.

Ed è laggiù che dà in escandescenze col marito mio: bestemmia contro tutta la gente sposatae maledice tutte le figlie di Evasenza eccezione. Si picchia in fronte le mani strillando: "Spuntatespuntate!". Le cose più pazze che io abbia mai vistodiventano rose e viole in confronto alla sua frenesia. Sono proprio contenta che non sia quiquel grasso signore.

SIGNORA FORD: Ma perché? Parla forse di lui?

SIGNORA PAGE: Parla soltanto di lui! E protesta che l'altra volta glielo fecero scappare dentro una cesta. Dice che il cavaliere è qui; ed ha fatto interrompere la caccia a mio marito ed agli altriper verificare di nuovo il suo sospetto. Sono ben lieta che non ci sia il vostro cavaliere e vostro marito ora dovrà convincersi della propria follia...

SIGNORA FORD: Signora Pagequanto è ancora lontano?

SIGNORA PAGE: Qui in fondo alla strada. Starà pochi minuti.

SIGNORA FORD: Sono rovinata! Il cavaliere è qui!

SIGNORA PAGE: Allora siete rovinata davveroe lui è un uomo morto...

Ma che razza di donna!... Mandatelo viamandatelo via: meglio uno scandalo che un assassinio.

 

(Falstaff fa capolino alla porta)

 

SIGNORA FORD: Di dove può scappare? Dove posso cacciarlo? Rimetterlo nella cesta un'altra volta?

FALSTAFF (entrando precipitosamente): Ahno davvero! In cestaio non ci torno. Non posso uscire avanti che arrivi?

SIGNORA PAGE: Ahimè! Tre fratelli di mastro Fordcon le loro pistolestanno di guardia alle porte perché non esca nessuno. Se non ci fosse stato questo... Mainsommacosa ci fate qui?

FALSTAFF: Che volete che faccia!... Mi arrampicherò su per la cappa del camino.

SIGNORA PAGE: Vanno sempre lì a scaricare gli schioppi. Piuttostonascondetevi nel forno.

FALSTAFF: E dov'è?

SIGNORA FORD: Inutile; va a guardarci di certo. Non c'è armadiocassonecanteranobaulepozzo o cantinadi cui egli non abbia un memorialee che non vada a ispezionare con l'elenco alla mano. In casa mia non c'è dove nascondervi.

FALSTAFF (esasperato): Allora esco!

SIGNORA PAGE: Se andate fuori così come sietevi fanno la pelle!

L'unica sarebbe travestirsi!

SIGNORA FORD: Ma come si fa a travestirlo?

SIGNORA PAGE: Questo non lo so davvero. Non esiste un vestito da donna così ampio; altrimenticon una scuffiauna sciarpa e un fisciùpoteva passare.

FALSTAFF: Da brave: inventate qualcosa! Qualsiasi espedientepurché non succeda un macello.

SIGNORA FORD: La zia della camerieraquella grassona di Brainfordha lasciato su (accennando al piano di sopra) un vestito.

SIGNORA PAGE: Credo che gli starà: è grassa come lui.

SIGNORA FORD: E c'è anche il cappello con le galee una sciarpa.

Corretesucavaliere! Intantocon la signora Pagecercheremo qualcosa da nascondervi il viso.

SIGNORA PAGE: Prestopresto... veniamo su subito. Cominciate a infilarvi la veste.

 

(Falstaff corre al piano di sopra)

 

SIGNORA FORD: Non so cosa darei perché mio marito lo incontrasse così mascherato. Non la può soffrirequella vecchia di Brainford: giura e spergiura ch'è una strega; le ha proibito di farsi vederee ha persino minacciato di picchiarla.

SIGNORA PAGE: Che il cielo lo guidi sotto il bastone di vostro marito... e che poi il diavolo s'incarichi lui di guidare il bastone.

SIGNORA FORD: Ma sta arrivando sul serio?

SIGNORA PAGE: Purtroppo. E discorrediscorre della cesta: chi sa mai da chi l'ha risaputo.

SIGNORA FORD: Cercheremo di scoprirlo: ora chiamo i miei uomini che la riportino viafacendo in modo d'incontrarsi sull'uscio con mio marito come ieri.

SIGNORA PAGE: Ormai sarà qui! Andiamo a vestire quell'altro da strega.

SIGNORA FORD: Ma prima voglio spiegare ai miei servi che cosa debbono fare con la cesta. Salitee porterò subito il fisciù per camuffargli la testa.

SIGNORA PAGE: Mascalzone! Non lo potremo mai beffare abbastanza.

 

(Esce la signora Ford. Mentre la signora Page sale le scale dice:) Qui si dimostra che le buone mogli concilian l'onestà con l'esser liete.

Come sta scritto negli antichi fogli:

i ponti li rovinan le acque chete.

 

(Rientra la Signora FORDseguita da due Servitori)

 

SIGNORA FORD: Avanti... caricatevi il cesto in ispalla. Il padrone è quasi alla porta. Se vuol vedere cosa c'è nel cestoobbeditegli.

Presto! andate.

 

(La signora Ford prende roba da un armadioe sale al piano superiore)

 

PRIMO SERVITORE:. Suohforza!

SECONDO SERVITORE: Preghiamo il cielo cheanche questa voltanon sia pieno di cavaliere!

PRIMO SERVITORE: Speriamo. Preferirei fosse piombo! (Sollevano il cesto)

 

(Si apre la porta che dà sulla stradaed entrano FORDPAGESOMMARIOCAIO e Don UGO EVANS)

 

FORD: Se poi la cosa si dimostra veramastro Pagecome vi rimangerete le vostre canzonature? (Vede i Servitori col cesto) Giù quel cestofurfante! E si chiami subito mia moglie! Amore nel cesto!.

Ruffiani! E' una vera congiura contro di me; un complottouna combriccolauna cospirazione. (Soffoca dalla collera) Ma ora il diavolo sarà smascherato. E mia moglie? Avanti... fatti avanti! Guarda i bei panni che mandi a lavare!

PAGE: Questo passa ogni limite. Ma Ford! Non vi si può lasciare così scatenato. Bisognerà legarvi.

EVANS: E' pazzo. E' peggio t'un cane con la rappia!

SOMMARIO: Cosi non vamastro Ford... non va davvero.

FORD: Lo dico anch'ioche non va. (La signora è in cima alle scale; Ford l'indica col dito) Avantiavantisignora Ford: donna onestamoglie modestacreatura di virtùvittima del marito geloso. (La signora Ford è scesae si è messa davanti al marito) E' dunque vero:

tutti i miei sospetti sono sballati!

SIGNORA FORD (calmissima): Se è della mia onestà che tu sospettisa il cielo che sospetti il falso.

FORD: Detto benefaccia di bronzo! Continua così! Esci fuoribriccone!

 

(Comincia a buttare i panni dal cesto)

 

PAGE: E' troppo!

SIGNORA FORD: Non ti vergogni? Lascia stare quei panni.

FORD: Ora ti faccio vedere!

EVANS: Tutto questo è tissennato! Cosa state costì a prancicare i festiti ti fostra moglie? (Agli altri) Fenite viaantiamocene!

FORD (ai Servitori): Vuotate il cestovi ho detto!

SIGNORA FORD: Ma perchévia? Cos'hai?

FORD: Mastro Pagequant'è vero che io sono ioieri qualcuno fu fatto uscire dentro a questa cesta. Perché non può esserci anche oggi? So che è qui in casalo so di sicuro; le mie informazioni sono esattela mia gelosia ha buone ragioni; e dunque vuotiamo senz'altro questi panni.

 

(Page aiuta a vuotare il cesto)

 

SIGNORA FORD: Se c'è un uomo lì dentro schiacciatelo come una pulce!

PAGE: Qui non c'è nessuno.

 

(Rovescia la cesta vuota)

 

SOMMARIO: In fedesignor Fordciò non è bello! Vi fate gran torto.

EVANS: Mastro Fortfareste meglio a pregaree a non tar retta alle fostre immaginazioni: ciò è gelosia.

FORD: Non è qui quello che cerco.

PAGE: Sfido! Egli non esiste che nel vostro cervello!

FORD: Aiutatemi ancora a cercare per casa; e se non lo troviamonon abbiate riguardi pel mio eccesso: ch'io diventi la vostra facezia per sempre. Dican pure: "E' geloso come Ford che cercava in un guscio di noce l'amante della moglie!". Datemi questa soddisfazione. Cercate con me un'ultima volta.

SIGNORA FORD: Signora Page! Scendetevoi e la vecchiamio marito vuol salire in camera.

FORD: La vecchia? Che vecchia?

SIGNORA FORD: La zia della cameriera; quella donna di Brainford.

FORD: Quella strega!... quella cialtronaquella vecchia impostora! Ma io le avevo proibito di mettere più piede in casa mia. Verrà a portare ambasciatemi figuro! Come siamo ingenuinoialtri uomini! Chi sa che ti combinacon la scusa di venire a dir la ventura! Armeggia con le magìegli incantesimile figure astrologiche ed altri artifici dello stesso genere al di là della nostra capacità; e che cosa ne sappiamo di quello che c'è sotto? (Prende un bastoneappeso a una parete) Vieni giùstregamegera. Vieni giù t'ho detto...

SIGNORA FORD: Calmatimio buon marito; e voisignoricercate che non faccia del male a quella disgraziata.

 

(Condotto dalla signora PAGEappare FALSTAFFin vesti femminili; esitaquando si trova in fondo alle scale)

 

SIGNORA PAGE: Venitemamminavenite; datemi la mano...

FORD: Gliela do iola mano! (Falstaff scappaFord lo rincorre bastonandolo) Via di quistregamegerastracciona... carogna rognosa... Via di qui... Te le do io le arti magiche! Te la do io la fortuna!

 

(Falstaff fugge nella via)

 

SIGNORA PAGE: Ma non vi vergognate? Credo che l'avete mezza ammazzataquella poverina!

SIGNORA FORD: L'ammazzerà davvero! Bella prodezza!

FORD: Quella stregaalla forca!

 

(Sale le scale)

 

EVANS: Eppurecreto anch'io che teppa essere taffero una strega. Non mi piacciono le tonne parpute; e sotto la sciarpaho fisto che questa afefa un parpone!...

FORD (dal ballatoio): Amicisalite? Ve lo chiedo per piacere!...

Veniamo alle conclusioni della mia gelosia! Se anche questa volta ho gettato l'allarme inutilmentenon datemi ascolto mai piùquando abbaio di nuovo.

PAGE: Facciamo anche questo; andiamo.

 

(Salgono le scale per seguire Ford)

 

SIGNORA PAGE: Dio miol'ha picchiato in modo pietoso!

SIGNORA FORD: Non direi pietosoperdiana! Spietatopiuttosto.

SIGNORA PAGE: Vorrei che quel bastone fosse benedetto e appeso all'altare: ha reso un servigio sacrosanto!

SIGNORA FORD: Che ne dite? Col privilegio del nostro sessoe con l'appoggio della buona coscienzanon potremmo perseguitarlo con qualche altra vendetta?

SIGNORA PAGE: La libidineormaidovrebbe essergli passata dallo spavento! E a meno che il demonio non lo tenga addirittura pei capellicredo che non vorrà più molestarci.

SIGNORA FORD: Ma ai nostri sposi si deve raccontare il trattamento che gli abbiamo fatto?

SIGNORA PAGE: Di certo; non fosse che a dissipare ogni ubbia dalla mente di vostro marito... E se poi giudicassero che quel povero galante dl grassone debba essere tormentato ancora un po'ce ne incaricheremo di nuovo noi due.

SIGNORA FORD: Vorrannoscommettoche sia pubblicamente svergognato.

Credo anch'io che la farsa non sarebbe completafinché non lo svergogneremo pubblicamente.

SIGNORA PAGE: E allora pensiamo che cosa si potrebbe fare! Battiamo il ferro finché è caldo!

 

 

 

SCENA TERZA - Una camera nella Locanda della Giarrettiera

(Entrano l'Oste e BARDOLFO)

 

BARDOLFO: Messerei tedeschi desiderano tre dei vostri cavalli: il duca in persona verrà domani a corteed essi gli vanno incontro.

OSTE: Chi sarà mai questo duca che arriva così segretamente? Non ho sentito dir nulla a corte. Vorrei parlare con quei signori; parlano la nostra lingua?

BARDOLFO: Sìsignoreve li vado a chiamare.

OSTE: Avranno i miei cavalli; ma li farò pagaree salato! Hanno avuto la mia casa ai loro ordini per una settimana; ho mandato via gli altri miei clienti; dovranno sborsare: li condirò io. Venite.


(Escono)

 

 

 

SCENA QUARTA - L'atrio di casa Ford

(PAGEFORDle signore PAGE e FORD e don UGO EVANS stanno conversando)

 

EVANS: Ecco una delle tonne più sagge che io appia mai conosciuto.

PAGE: E così vi mandò queste due lettere al medesimo tempo!

SIGNORA PAGE: A distanza d'un quarto d'ora.

FORD (inginocchiandosi): Perdonamimoglie. D'ora innanzi fa' quello che vuoi: potrò sospettare che il sole sia gelidoma non sospetterò più te di leggerezza. D'ora innanziquest'eretico avrà fede assoluta nel tuo onore.

PAGE: Bene... bene... ma basta! Non esagerate nell'umiliarvicome prima nell'accusare. Cerchiamo invece di prolungare questa beffa. Che le nostre mogliper darci un pubblico divertimentofissino un appuntamento al vecchio grassonein luogo ove noi possiamo sorprenderloe dargli il suo avere.

FORD: La cosa migliore è di fare come esse han proposto.

PAGE: Di mandargli a dire che lo aspettano a mezzanotte nel Parco?...

Figuratevi! Si guarderà bene dall'andarci.

EVANS: M'afete tetto che fu già puttato nel fiume. E quanto era festito ta fecchial'afete pastonato ti santa ragione. Ritengo che ormai appia paurae non ci fata. La sua carne è stata punitae i tesiteri saranno spenti.

PAGE: Lo credo anch'io.

SIGNORA PAGE: Stabilite voi cosa gli dovete farequando sarà nel Parco. A portarcelo ci pensiamo noialtre!

SIGNORA FORD: E' antica leggenda che Herne il cacciatoreun tempo guardiacaccia nella selva di Windsorquand'è invernosulla mezzanottecon due enormi corna in testasi aggira intorno a una quercia. La sua apparizione fa disseccare le pianteporta infermità al bestiamee tramuta in sangue il latte delle vacche... Camminandoil fantasma trascina una catenacon fragore tetro ed orrendo...

Avrete certo sentito parlare di questo fantasmae sapete bene cheingenui e superstiziosi com'eranoi nostri vecchi ci credettero sempree dettero sempre per vera la storia di Herne.

PAGE: Ancora oggi sono molti chenel cuore della nottenon passano senza sgomento presso la quercia di Herne il cacciatore. Ma con tutto ciò?

SIGNORA FORD: Ecco la nostra idea. Falstaff travestito da Hernecon gran corna sul capodovrà aspettarci alla quercia...

PAGE: Ammettiamo pure che ci vengae così camuffato. E quando è lìche ne fate? Qual è il vostro disegno?

SIGNORA PAGE: Ci abbiamo già pensato. Appena noi due e Falstaff ci saremo incontratiAnninamia figliuolamio figlio e tre o quattro giovinetti come lorovestiti di bianco e di verdechi da follettochi da fata e chi da diavolinocon corone di candelini in testa e sonagli in manosalteranno fuori tutt'a un tratto da uno di quei fossi di taglialegnae correranno verso di noigridando e cantando.

Noi due fuggiremo impauritementre essi circondano lui. Ecome si dice che facciano le fatedaranno pizzicotti a quel sozzo cavaliere.

Gli domanderanno perché e come si trovi in quel luogonell'ora del convegno delle fate; e come ardiscasu quei sentieri consacratipresentarsi in un costume tanto profano.

SIGNORA FORD: Finché non dica la veritài finti folletti lo punzecchieranno e lo bruciacchieranno con le loro fiaccole.

SIGNORA PAGE: E quando infine egli avrà confessatoci faremo tutti conosceregli toglieremo le cornae sempre sbeffeggiandolo lo scorteremo fino a Windsor.

FORD: Bisognerà che i ragazzi sappiano bene la parte; se no va tutto all'aria.

EVANS: Quanto ai ragazzilasciate fare a me. Io mi foglio mascherare ta satiroper arrostire un po' il cafaliere con la mia torcia.

FORD: Eccellente! Corro subito a comprare le maschere!

SIGNORA PAGE: La mia Anna sarà regina delle fatecon un bell'abito tutto bianco.

PAGE: Compro io la seta per il suo vestito! (A parte) E così travestitaMingherlino se la porterà viae andranno a sposarsi alla chiesa di Eton... (Forte) Senz'altro: mandate a Falstaff la vostra ambasciata.

FORD (a Page): Io vo a fargli visita in persona di Brooke mi fo raccontare i suoi progetti. Vedrete che ci viene.

SIGNORA PAGE: Non temete di questo. Susvelti. Via a comprare gli ornamenti e tutto il necessario per le nostre fatine.

EVANS: Antiamo. Sarà tifertentissimo; e alla fine si tratta ti scherzo a fin ti pene.

 

(Escono PageFord ed Evans)

 

SIGNORA PAGE: Signora Fordvoi spedite la Fapresto dal cavalier Falstaffa fargli l'ambasciata. (Esce la signora Ford) Io andrò dal dottor Caio. Lui solo ha il mio consenso per sposare Annina Page. Quel Mingherlinosarà un riccone quanto vuolema è un tale imbecille! E mio marito che va a fissarsi proprio su lui!... Ma anche il dottore ha quattrini. E a corteha amicizie potenti. La sposerà luivenissero pure a chiederla ventimila partiti migliori.

 

(Esce)

 

 

 

SCENA QUINTA - Stanza alla Locanda della Giarrettiera

(SIMPLICIO da una parte aspetta in piedi. Entra l'Oste)

 

OSTE: Zoticoneche vai tu cercando? Pellaccia! Parlabofonchiaragiona... Sii breveconcisosveltospiccio.

SIMPLICIO: Signorsì! Vengo da parte del signor Mingherlinoper parlare col cavalier Falstaff.

OSTE (indicando una delle porte che si aprono sul ballatoio): Quella lassù è la sua camerala sua casala sua magioneil castellocon letto di parata e lettuccio da campo. Torno tornov'è la storia del Figliol Prodigopitturata ora di fresco. Sali subussachiama. Ti risponderà come un antropofago! Vai subussat'ho detto!

SIMPLICIO: E' salita in camera una vecchia... una grassa... Se permetteteaspetto che scenda; perchéad esser sincerosono venuto qui per parlare con lei.

OSTE: Una grassa? Cheper caritàil cavaliere non venga svaligiato!

Meglio chiamarlo. Cavalieremio sopraffino cavaliere. Dai fiato ai tuoi militari polmoni. Rispondi! Sei in camera? Il tuo osteil tuo Pilade t'appella.

FALSTAFF (appare sull'uscio di camera): Che voleteoste mio?

OSTE: C'è questo tartaro boemoe aspetta che scenda la tua grassa damigella. Mandala giùcavaliere sopraffinomandala giù. Le mie camere sono illibate. Delle tresche da me? O non ti vergogni?

FALSTAFF (scendendo): Un minuto fac'era infatti una certa grassona; ma ormai è andata via.

SIMPLICIO: E non era per caso l'indovina di Brainford?

FALSTAFF: Proprio leiin carne e ossa. Che te ne volevi farenicchio d'ostrica vuoto?

SIMPLICIO: Il mio padroneil signor Mingherlinol'ha vista passare per istradae mi ha detto di correrle appressoa domandarle se un tale Nymche gli rubò una catena d'oroha questa catenao se invece...

FALSTAFF: Con la vecchiase n'è parlato ora.

SIMPLICIO: E che ha dettoper piacere?

FALSTAFF: Ha detto che quello che rubò la catena al signor Mingherlinoè la stessa identica persona che glie l'ha furata.

SIMPLICIO: Mi dispiace di non aver discorso con lei in persona. Avevo altre cose da chiederlesempre da parte del signor Mingherlino.

FALSTAFF: E che cose? Butta fuori.

OSTE: Suforza!

SIMPLICIO (riservato): Non possonon posso farne mistero!

OSTE (minaccioso): Fanne misteroper Dioo sei un uomo morto!

SIMPLICIO: E perchémio signore? Non si tratta che della signorina Anna Pagee di sapere se fortuna vuole che il mio padrone l'abbia o non l'abbia.

FALSTAFF: E' la sua fortuna.

SIMPLICIO: Ma quale?

FALSTAFF: D'averla o non averla. Vai pure. Digli che la donna m'ha risposto così.

SIMPLICIO: Posso prendermi licenza di riferir tutto?

FALSTAFF: Ma sìtinconelicenziati!

SIMPLICIO: Vi ringrazio di cuore. Farò felice il mio padronecon queste informazioni.

 

(Esce)

 

OSTE: Sei un gran sapientonecaro messer Falstaff! E c'è stata davvero l'indovina?

FALSTAFF: Ma sì che c'è stataoste mio! Mi ha insegnato più cose di quante ne avessi imparate in vita mia. E non ho nemmeno pagato un centesimo; anzisono stato pagato io per la lezione!

 

(Entra BARDOLFOinzaccherato e affannato)

 

BARDOLFO: Misericordiamessere! Truffatruffabella e buona!

OSTE: Dove sono i miei cavalli? Dammene buone notizievassallo.

BARDOLFO: Scappati coi truffatori... perché avevo appena oltrepassato Etonche mi buttaron giù dalla groppa d'uno di essi in un pantanodettero di spronee via... come tre diavoli di tedeschitre dottori Faust.

OSTE: Sono semplicemente andati incontro al ducamarrano. Non dire che sono scappati; i tedeschi son gente onesta.

 

(Don UGO EVANS apre la porta e guarda intorno)

 

EVANS: Tof'è il mio oste?

OSTE: Che c'èmessere?

EVANS: Tenete t'occhio le fostre poste: un amico mio fenuto in città mi tice che ci son tre falsi teteschi che han truffato ti cafalli e ti tenaro tutti i locantieri ti Reatingti Maitenheatti Coleprook...

Fe lo tico pel fostro penefetete! Foi siete saggiopieno ti frizzi e ti arguzie... e non sta pene che siate truffato! Attio!

 

(Chiude la porta. Il dottor CAIO apre la porta e guarda)

 

CAIO: Dov'è il mio oste della Giarrettiera?

OSTE: Quisignor dottorein perplessità e in dubbioso dilemma.

CAIO: Non so quel che succede; ma mi si disce che state fascendo grandi preparativi per un duca di Germania; in fede mianon sc'è nessun duca che la corte stia aspettandove lo dico pel vostro bene.

Addio!

 

(Chiude la porta)

 

OSTE: Al ladroal ladrofurfante! corri... Soccorretemicavaliere.

Son rovinato... Fuggicorri... Al ladroal ladro! Son rovinato!

 

(Esce correndoseguito da Bardolfo)

 

FALSTAFF: Vorrei che il mondo intero fosse imbecheratoperché io sono stato imbecherato e picchiato per giunta... Se arriva agli orecchi della corte la storia: come sono stato metamorfosatoe comenelle mie metamorfosisono stato inzuppato e bastonatomi faranno struggere il sego a goccia a gocciaper dare la sugna agli stivaloni da pescatori. Mi perseguiteranno coi loro lazzida ridurmi peggio d'una pera risecchita per l'umiliazione... Non me n'è andata una bene da quando barai alla primiera. E mi restasse un filo di fiato da poter pregarequasi quasi mi darei alla penitenza...

 

(Entra MONNA FAPRESTO)

 

E voi da che parte venite?

FAPRESTO: Dalle due partic'è bisogno di dirlo?

FALSTAFF: Che il diavolo se ne prenda unae la versiera si prenda quell'altra; e così sono accomodate tutt'e due. M'hanno procurato più guaiche non possa sopportare la infame fragilità della natura umana.

FAPRESTO: Come se loro non avessero sofferto! Posso garantirlo io; una specialmentela signora Fordpoverella! Ne ha toccate tantech'è tutta lividure nere e paonazze. Non le è rimasto un pezzettino di bianco in tutta la pelle.

FALSTAFF: Proprio a me vieni a parlare di neri e di paonazzi? A forza di bastonatem'hanno fatto diventare dei colori dell'arcobaleno! E miracolo che poi non sono stato arrestato come la strega di Brainford.

Se la mia straordinaria presenza di spiritoe la mia perfezione nel contraffare l'andatura di una vecchierellanon mi avessero scampatoquel furfante di sbirro mi avrebbe ficcato nei ceppinei volgari ceppicome strega.

FAPRESTO: Signore mioho da parlarvi: andiamo suin camera vostra.

Vi dirò come stanno le cosee sono sicura che sarete contento. Eccovi intantouna lettera dalla quale potrete cominciare ad intendere.

Poveri cuori innamorati: quanta fatica per mettervi insieme! Certo che uno di voi deve avere sull'anima dei peccatacciper essere perseguitati a questa maniera.

FALSTAFF: Andiamovenite su in camera.

 

(Salgono insieme)

 

 

 

SCENA SESTA - La stessa

(L'Oste entra con FENTON)

 

OSTE: Lasciatemi in pacesignor Fenton; ne ho già tante pel capo:

voglio piantar tutto.

FENTON: Invecedovete ascoltarmi ed aiutarmi. Parola di gentiluomoche vi darò cento sterline d'oro per voipiù quello che avete perso.

OSTE: E sentiamo! Voi sapete chealmenoso tenere un segreto.

FENTON: Più volte vi parlai del mio tenero amore per la bella Anna Page. Amore corrispostoquanto è possibile a me di desiderare e a lei di dimostrare. Ho qui una sua lettera che vi stupirà. E la burla di cui lì si diceè così strettamente legata a quanto ho da proporviche è impossibile parlare d'una cosa senza l'altra. Il grosso Falstaff v'ha una gran parte; l'idea della beffa ve la esporrò per disteso.

State bene a sentirecaro oste. (Parla scorrendo la lettera) Stanottetra mezzanotte e l'unala mia Anna diletta si troverà vestita da regina delle fatepresso la quercia di Herne. A qual finelo sentirete qui. In codesto travestimentomentre ci sarà un gran tramestìo per altre burleil padre le ha ordinato di fuggire con Mingherlinoe andare a Eton immediatamente a sposarsi con lui. Annina ha finto di accettare... D'altro canto la madrecheavversa a tale matrimonioha sempre favorito il dottor Caioha parimenti disposto di far compiere il ratto al dottoreche mentre altri spassi occupano l'attenzione di tuttidovrebbe correre con Anna alla parrocchiadove si troverà un prete per sposarli subito. Anninafingendosi docile al disegno della madreha dato la sua promessa anche al dottore. E veniamo al dunque. Il padre ha disposto che Annina si vesta di bianco.

Mingherlino la riconoscerà al colore del vestito e al momento buono le si accosteràla piglierà per mano e la porterà via. Ma la madreper meglio indicarla al dottore - poiché tutti devono essere mascherati - ha deciso che la ragazza indossi una elegante veste verde non attillatacon nastri svolazzanti intorno al capo. Quando sarà il momentoil dottor Caio le darà un pizzico alla mano; ea questo segnalela ragazza ha promesso di seguirlo.

OSTE: Ma insommaAnninachi vuole ingannare: il padre o la madre?

FENTON: Tutti e duemio caro ostee fuggire con me. Manca soltanto che voi impegnate il vicario ad aspettarci in chiesafra mezzanotte e l'unaper unirci nel sacro vincolo del matrimonio.

OSTE: Voi fate la parte vostra; ed io corro dal vicario. Pensate a portare la ragazza; e preti non ve ne mancherà.

FENTON: Ve ne avrò gratitudine eterna: ma voglio che ne abbiate un segno fin d'ora.

 

(Fenton dà all'Oste una borsa piena di denaro; ed escono insieme parlando)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - L'atrio della Locanda della Giarrettiera

(FALSTAFF e MONNA FAPRESTO scendono dalla camera di FALSTAFF)

 

FALSTAFF: Vi prego: basta con le chiacchiereandate... Sarò di parola. E' questa la terza voltaed io spero che il dispari mi porti bene. Ma svelta! Dicono che i numeri dispari hanno un influsso soprannaturale sulla nascitala mortee la fortuna... andate.

FAPRESTO: Vi procurerò la catenae farò il possibile per trovarvi un bel paio di corna.

FALSTAFF: Viavia; che il tempo passa... Testa alta e gamba leggera.

 

(Esce MONNA FAPRESTO ed entra FORD travestito da Brookcome nel Secondo Atto)

 

Giusto voi! Caro Brook: o l'affare riesce questa serao non riesce più. Trovatevi nel Parco verso mezzanottealla quercia di Herne. Ne vedrete delle belle.

FORD: Ma non andaste ieri all'appuntamento del quale mi avevate parlato?

FALSTAFF: Ci andaicosì come ora mi vedete: come un povero vecchio; e venni via ch'ero trasformato in una vecchierella. Quel vigliacco di Fordsuo maritoha in corpo il peggior diavolo di gelosia che abbia mai posseduto un furioso... Vi confesso che mi bastonò quanto volle:

intendiamocisotto quelle mie spoglie di donna. Perché come uomocaro Brooknon ho paura neanche di Golia armato d'un subbio da tessitore. Che sola vita è una spola... Ora ho fretta:

accompagnatemie vi racconto ogni cosa. (Mettendosi il mantello) Dal tempo che strappavo alle oche le penne e facevo forca a scuola e giocavo a trottolanon sapevo più cosa volesse dire toccarne a questa maniera. (Vicino alla porta) Passate. Di quel Ford dovrei dirvi cose incredibili. Ma stanotte mi vendico e consegno sua moglie nelle mani vostre. (Esce) Venite. Si preparanocaro Brookcose grandi. (Ford lo segue sorridendo) Venite.

 

 

 

SCENA SECONDA - Notte. Nelle immediate vicinanze del Parco di Windsor

(Entrano PAGESOMMARIO e MINGHERLINO con una lanterna in mano)

 

PAGE: Avanti avanti. Ci nasconderemo nel fosso del castelloe lì resteremofinché non appaiono le luci delle fate. Mingherlinofigliuolo miovi raccomando la mia bambina.

MINGHERLINO: Per Bacco! Abbiamo parlatoci siamo combinati una parola d'ordine. Io vo da quella ch'è vestita di biancoe dirò: "Zitti!".

Lei risponde: "Buci!". Così siamo sicuri di non sbagliarci.

SOMMARIO: Benissimo: ma che bisogno c'era di "zitti" e di "buci"? La riconoscerai bene dal vestito bianco. Sono sonate le dieci.

PAGE: Che notte scura! Le luci e i folletti ci staranno a pennello...

Che il cielo dia buon esito a questa burla. Fuorché il diavolonessuno di noi ha intenzioni cattive; e il diavolo lo riconosceremo dalle sue corna. Andiamo: seguitemi.

 

(Vanno al Parco)

 

 

 

SCENA TERZA - La stessa

(Si avvicinano la signora PAGEla signora FORD e il dottor CAIO)

 

SIGNORA PAGE: Siamo intesidottore: la mia figliuola è vestita di verde. Quando sarà il momento giustola pigliate per mano e correte con lei alla parrocchia; ma fate più svelti che è possibile. Voiprecedeteci nel Parco; noi due dobbiamo venirci insieme.

CAIO: So quel che debbo fare: "Adieu".

 

(Si avvia al Parco)

 

SIGNORA PAGE: Buona fortuna! il divertimento di mio marito a vedere Falstaff beffato non compenserà la sua collera per il matrimonio di Anna col dottor Caio. Pazienza! Meglio un po' d'arrabbiatura che un lungo crepacuore!

SIGNORA FORD: Ed ora dove saranno Annina con le fate? E don Ugo travestito da satiro?

SIGNORA PAGE: Son tutti rimpiattati in un fossovicino alla quercia di Hernecon le torce schermate. Le agiteranno nella notte al momento preciso che noi ci incontreremo con Falstaff.

SIGNORA FORD: Chi sa la paura che gli piglia!

SIGNORA PAGE: O con la paura o senza pauradovrà sempre restare beffato.

SIGNORA FORD: Certo che glie ne stiamo facendo una grossa.

SIGNORA PAGE: Non c'è scrupolo a ingannare tali esseri abietti e la loro libidine.

SIGNORA FORD: E' quasi l'ora. Alla querciaalla quercia!

 

(Entrano nel Parco)

 

 

 

SCENA QUARTA - La stessa

(A corsasi avvicinanocon le torce schermate le fatedon UGO EVANStravestito da SatiroPISTOLA da PuckMONNA FAPRESTO in biancoda regina delle fateANNA PAGEGUGLIELMO e altri giovinetticon vestiti rossinerigrigiverdi e bianchi)

 

EVANS: Sfeltesfeltefatine! E non fi scortate la parte.

Soprattuttomi raccomantoniente paura. Nascontiamoci nel fossoe al segnale che tarò iofate come f'ho tetto... Trottatetrottate...

 

(Entrano nel Parco)

 

 

 

SCENA QUINTA - Sotto una enorme quercia nel Parco di Windsor

(FALSTAFF è travestito da Herne il cacciatorecon una pelle di cervo e relative corna)

 

FALSTAFF: L'orologio del castello ha battuto la mezzanotte. Il momento si avvicina... Mi assistano gli dèi dal sangue focoso. TuGiovenon dimenticare che per la tua Europa diventasti toro...così amore t'impose le corna... Potenza d'amore che or muti gli uomini in bestieor le bestie in uomini. E tu fostio gran Gioveanche un cignoper amore di Leda. Onnipotenza d'amore! quanto poco c'è mancato che un dio prendesse le fattezze d'un'oca! Una prima volta peccasti in aspetto di quadrupede: peccatoo mio Giovedavvero bestiale. L'altra volta in sembianza di volatile; e fu un peccato volubile. Se gli dèi hanno i lombi pruriginosiche cosa dovremo fare noimiseri mortali? Quanto a me: eccomi cervo di Windsor! Il più grassoscommettodi tutta la foresta. O Gioveraffresca la mia fregola; o finirà che mi si strugge addosso tutto il sego. Ma chi è? La mia cerbiatta?

 

(Entra la signora FORD seguita a qualche passo dalla signora PAGE)

 

SIGNORA FORD: Sir Giovanni!... Sei quicervo mio? Mio cervo maschio?

FALSTAFF: O cerbiattina dalla coda nera! Ora il cielo può piovere tartufipuò tuonare canzonette lascivepuò grandinare confetti profumatinevicare eringipuò rovesciare tutta una tempesta d'amorose provocazioni. Io mi rifugio qui!

 

(L'abbraccia)

 

SIGNORA FORD: Caroè con me la signora Page!

FALSTAFF: Dividetemi fra voi come un capretto di frodo: a ciascuna una coscia. Per me terrò il costato. Serbo la schiena al guardiano dl questo parcoe lascio le corna in eredità ai vostri mariti. Non sono io un vero capocaccia? Non parlo come Herne il cacciatore? Amorefinalmentesi comporta da ragazzo onestoe comincia a darmi qualche soddisfazione... Quant'è vero che sono uno spirito lealesiate le benvenute.

 

(Si sente un suono di corni)

 

SIGNORA PAGE: Misericordia! Cos'è questo rumore?

SIGNORA FORD: Che il cielo ci perdoni i nostri peccati!

FALSTAFF: Cosa può essere?

SIGNORA PAGE e SIGNORA FORD: Fuggiamofuggiamo.

 

(Le due donne scappano)

 

FALSTAFF: Sembra che il diavolo non voglia ch'io pecchi e mi danniper paura che il mio lardo struggendosi gli mandi a fuoco tutto l'inferno. Altrimenti non si metterebbe sempre di mezzo a questa maniera!

 

(Un improvviso sfavillare di luci. Guidate dal satiro EVANSche reca una torcia accesacantando e danzando appaiono le fatee si accostano a FALSTAFFportando in testa corone luminose ed agitando raganelle)

 

REGINA DELLE FATE:

O fate verdi e candidenere e grigeche a frotte danzate al chiar di luna e all'ombra della nottevoi eredi orfanelle d'un'immutabil sorteil vostro ufficio e il vostro dovere ecco vi chiama...

Tuaraldo Follettointona il tuo proclama.

PISTOLA:

Elfiascoltate i vostri nomi; il vostro concentoaerei gingillitralasciate un momento.

 

(Tutti tacciono)

 

AvantiGrillo; in gamba. Perlustra i focolarie dove trovi i tizzi scoperti sugli alarie di cenere e untume le pietre ingombre e sordidepinza serve e massaiefinché divengan lividecolor dell'uva orsina. La nostra bella fatanon vuole veder gente oziosa e sfaticata.

FALSTAFF: Sono fate. A parlarci è pericolo di morte. Io serro gli occhie giù mi raggomitolo. Nessun uomo deve spiar quello che fanno.

EVANS:

E tuTonchio! Se trofi qualche puona fanciulla che torma tolcementecome quant'era in cullaperché le sue preghiere tre folte ha recitatola fantasia rallegrale con un sogno incantato.

Ma quelle che assopentosi non pensano alle colpepinza lor pracciagampespalleancheschiena e polpe.

REGINA DELLE FATE:

All'opramiei folletti!

Frugate dentro e fuori il Parco e il gran Castello.

D'ogni buona venturad'ogni auspicio più bellospargete i penetrali della dimora eccelsa.

Fino al dì del Giudizio da niun sia manomessadegna del castellanoe il castellano d'essa.

Ogni seggio dell'Ordine per voi tutto s'irrori di balsamici succhi e preziosi fiori:

ogni stalloogni stemmaogni cimiero eletto sia di leal blasone per sempre benedetto!

E voifate dei praticanterete la sera danzando un cerchio come quel della Giarrettiera.

E ne resti un'impronta dal verde più spiccato che sia più fresca e folta di tutto quanto il prato; e "honni soit qui mal y pense" in smeraldini ciuffi scrivetee in fiori rossibianchi e turchini; come zaffiriperlee ricami affibbiati sotto al curvo ginocchio dei cavalieri armati:

ché dalle fate i fiori son per lettere usati.

Ed ora disperdetevi! Ma la danza solenne fino all'una eseguite sotto la quercia d'Herne.

EVANS:

Super mano. Ogni tinta all'altra pen s'alterna.

 

(Le Fate circondano la quercia)

 

E fenti grosse lucciolefacendoci lanternaguitano il nostro pallo festoso. Ma un momento!

Qui sento puzzo d'uomo. Che puzzo d'uomo sento!

FALSTAFF:

Che il cielo m'allontani questo capron selvaggio; or mi fa diventare un pezzo di formaggio.

PISTOLA:

Vil verme! che il malocchio colpì fin dalle fasce!

REGINA DELLE FATE:

Follettiognun di voi accorra con la face.

Provategli col fuoco la punta delle dita; s'egli è castola fiamma non gli darà feritama s'ei trasalel'anima dentro la carne è guasta.

PISTOLA:

Alla prova del fuoco!

FALSTAFF:

Ma bastabastabasta!

EVANS (avvicinando la torcia accesa alle corna di Falstaff):

Profiamo un po' se il fuoco s'attacca a queste rame.

 

(Falstaff grida e mugola di dolore)

 

REGINA DELLE FATE:

E' corrottoè corrottosozzo nelle sue brame!

Circondatelofatecantate il vostro schernopinzatelo in cadenzamovendo il piede alterno.

 

(A girotondo intorno a Falstaffle Fate cantano)

 

Alla gogna i turpi ardorialla gogna la lussuria:

la lussuriatriste fuoco che s'annida dentro il cuore.

Salgon alte le sue fiammealtealtissime le fiamme:

e il pensiero le rattizzatorturando il peccatore.

Per la sua scelleratezzao follettiv'ingegnate a chi meglio lo punzecchiasaltellando intornointorno.

Punzecchiatelobruciatelo:

finché il lume delle faci e il pallore della luna non si spengano nel giorno.

(Mentre cantano e danzanole fate pungono FALSTAFF. Intantoentra il dottor CAIO e rapisce una fata vestita di verde. MINGHERLINOentrando dalla parte oppostarapisce una fata vestita di bianco. Infinearriva FENTONche rapisce ANNA PAGE. Si sentono echeggiare corni da caccia. Le fate fuggono. FALSTAFF s'alzasfila la testiera da cervoe tenta di fuggirema si incontra' a faccia a faccia con PAGEFORDla signora PAGE e la signora FORD)

 

PAGE: Non scappate... non scappate... Tanto siete preso. (Falstaff cerca di rinfilarsi la maschera) O volete seguitare a far la parte di Herne il cacciatore?

SIGNORA PAGE (a parte): Vi prego... Non spingiamo più oltre lo scherzo. (Falstaff butta la maschera) Ditemi un po'sir Giovanni: che ne pensate delle comari di Windsor? E a temaritonon sembra che queste ramificazioni (indica le corna) stiano meglio in un bosco che a casa?

FORD: Signor miochi è il cornutoadesso? Signor Brook: Falstaff è un imbroglione. Imbroglione e cornuto! E son queste le sue cornasignor Brook. Di Ford non ha potuto godersi che la cesta del bucatoil bastonesignor Brooke venti sterline che dovrà restituire al signor Brookperché i suoi cavalli sono già sotto sequestro per garanziasignor Brook.

SIGNORA FORD: Messer Giovanninon abbiamo avuto fortuna. Non siamo riusciti ad avere un solo convegno! Rinuncio ad avervi per amantema resterete sempre il mio cervo!

FALSTAFF: Comincio ad accorgermi di aver fatto la figura del somaro.

FORD: Del somaro e anche del bue; e le prove non mancano.

FALSTAFF: Pensare che non erano fate!... Due o tre volte ho avuto il sospetto che non fossero fate; ma il senso della mia colpevolezza e la violenza della sorpresa mi fecero prender per vero un inganno volgare... A dispetto d'ogni evidenza e d'ogni ragionele ho credute fate sul serio. Vedi un po' come una testa può smarrirsiquando è volta al male.

EVANS (rientrama senza maschera da satiro): Cafalier Falstaffserfite il puon Tiolasciate il peccatoe le fate non fi punzecchieranno più!

FORD: Ben detto. Ugo il satiro!

EVANS (a Ford): Ma anche foifate il piacere: smettetela con le fostre gelosie!

FORD: Non sospetterò più mia mogliefino al giorno che saprete farle bene la corte pronunziando bene la nostra lingua.

FALSTAFF: Come ho lasciato che il cervello mi si risecchisse tanto al soleda cadere in un tranello così grossolano? Mi son fatto menare pel naso anche da un caprone gallese? Mi metterò in capo un berretto a sonagli di frisato? Ora non ci manca altro che mi vada a traverso un pezzetto di formaggio abbrustolitoe mi strozzi.

EVANS: Il formaggio non è puono a far purro; e la fostra pancia è tutto purro.

FALSTAFF (caricaturando la pronuncia di Evans): Purro e formaggio! Ho campato fino ad oggiper essere lo zimbello di uno che cucina così la nostra lingua?. Basterebbe questoper mortificare in tutto il regno i libertini e i nottambuli.

SIGNORA PAGE: Ma andiamosignor Falstaff! Dato pure che avessimo cacciato la virtù sotto ai piedie volessimo buttarci a capofitto sulla via dell'infernovi par possibile che il diavolo scegliesse proprio voi per farci cadere?

FORD: Proprio una mortadella! Un sacco di stoppa!

SIGNORA PAGE: Un uomo gonfiato col mantice!

PAGE: Un trippone decrepito e ingrinzito!

FORD: Più maligno di Satana!

PAGE: Povero come Giobbe!

FORD: E perfido come la moglie di Giobbe!

EVANS: Tetito alle fornicazioni e alle taferneal fin ti Spagna e a ogni altro tinoe all'itromelee alle ripottee alle pestemmiee alle smargiassatee alle ciarle e alle ciance?

FALSTAFF: Sono il vostro bersaglio... Non ce la posso... Mi arrendo...

Non so neanche rispondere a questa flanella gallese. Perfino l'ignoranza mi scardassa. Fate di me cosa vi pare.

FORD: Non dubitate. Vi porteremo a Windsorda un certo Brookal quale avete scroccato quattrinie del quale dovevate essere il ruffiano. Fra tutte le mortificazioni che ora soffritequesta di rendere i quattrini credo sia per voi la più atroce.

PAGE: Cavalierenon disperatevi. Verrete a casa miae berremo insieme qualcosa di caldo. Dovrete ridere alle spalle di mia mogliecome lei ora ride alle spalle vostre. Ditele un po' che il signor Mingherlino ha sposato sua figlia!...

SIGNORA PAGE: C'è chi n dubita! (A parte) E se Anna Page è figliuola miaa quest'ora s'è già sposata col dottor Caio!

 

(Si sente MINGHERLINO che chiama da fuori scena)

 

MINGHERLINO: Ohé! ohé! papà Page!

PAGE: Che succedefiglio mio? Avete fatto?

MINGHERLINO: (entrando in scena): Abbiamo fatto! Neanche l'uomo più furbo del mondo ci capirebbe nulla. Giuoco la testa!

PAGE: Che e successo?

MINGHERLINO: Arrivo a Eton per sposare Annae mi trovo fra mano un gran tanghero di ragazzo. Se non si fosse stati in chiesal'avrei cazzottato; o lui avrebbe cazzottato me. Che non possa più muovermi se non credevo che fosse Anna. Ed invece era un postiglione.

PAGE: Per l'anima mia! Ma allora ti sei sbagliato!

MINGHERLINO: E me lo venite a dir voi! So ben che mi son sbagliatose ho preso un giovinotto per una ragazza! Ma se anche ci fossimo sposatibenché fosse vestito da donnanon l'avrei voluto di certo.

PAGE: Colpa tua! te l'avevo spiegato così bene come riconoscere Anna al vestito!

MINGHERLINO: Mi avvicino alla ragazza vestita di bianco e grido:

"Zitti!"lei risponde: "Buci!" come s'era d'accordo con Anna. Einvece di Annaera un postiglione.

SIGNORA PAGE: Giorgio caronon inquietarti. Avevo saputo del vostro progettoe ho fatto vestire Anna di verde. Ora è in parrocchia col dottor Caio; e l'ha sposato.

 

(Si sente urlare CAIOpieno di collera)

 

CAIO: Signora Page! Dov'è la signora Page? (Entrando in scena) Ahper Diome l'avete fatta! Ho sposato un ragazzo!... un "garçon"... un "paysan"... dicoun ragazzo invece di Anna! Per Diom'avete beffato.

SIGNORA PAGE: Che dite? Ma non era vestita di verde?

CAIO: Proprio quella! E' un ragazzo. Butto all'aria tutta Windsorper Dio.

 

(Esce di corsa scotendo i pugni)

 

FORD: Questa è bella! E allorachi s'è preso l'Anna vera?

PAGE: Ho un cattivo presentimento. Ecco Fenton...

 

(Entrano FENTON e ANNA a braccetto)

 

Ebbenemastro Fenton?

ANNA (inginocchiandosi): Perdonopadre mio; e anche tumamminaperdono.

PAGE: Dite un po'signorina: come mai non siete andata con Mingherlino?

SIGNORA PAGE: Come maipettegolanon sei andata col dottore?

FENTON: Non la tormentate... Ascoltatemi. Entrambiper Annaavevate progettato un cattivo matrimoniodove l'amore non c'entrava per niente. Noida gran tempoci eravamo promessi. Ora siamo legati da un vincolo che nulla può spezzare. La sua disobbedienza è benedetta.

Questo inganno perde il nome d'astuziadi disobbedienza o d'irriverenza; perché soltanto così ella poteva evitare mille ore empie ed esecrandeche le sarebbero capitate addosso per un matrimonio forzato.

FORD: Non rimanete così di sasso. Non c'è rimedio! Nelle cose d'amoreè il cielo che comanda! I campi possono comprarsi col denaroma le mogli ce le dà il destino.

FALSTAFF: Come son contento! V'eravate bene appostato per colpirmie la vostra freccia ha scantonato.

PAGE: Non c'è nulla da fare! Fentonche Dio ti dia gioia. Ciò che non possiamo evitareaccettiamolo amorevolmente.

FALSTAFF: O diremo che quando i cani vanno a caccia di notteogni selvaggina è buona.

SIGNORA PAGE:

Ma neppur io vuo' più lagnarmiamiciFentonche il ciel ti dia giorni felici!

Tutti insiemeseduti ad un bel fuocoa casa finiremo questo giuocoqueste strane avventure esilaranti.

Andiamotutti; (a Falstaff) e il cavaliereavanti.

FORD: Andiamo. Io aggiungo un'altra cosa sola.

Falstaff a Brook mantenne la parola:

della moglie di Ford ogni diletto promise. E Brook or se la porta a letto.

 

(Escono)



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